StampaQuotidiana ,
illuminazione
quasi
lunare
,
una
specie
di
lievissimo
azzurreggiare
notturno
,
di
effetto
squisito
.
Una
Narrativa ,
ÿþLA
GRANDE
FIAMMA
.
A
Rocco
Pagliara
.
I
.
Nell
'
ora
tarda
della
sera
,
partita
l
'
ultima
persona
amica
o
indifferente
,
per
la
quale
essa
provava
l
'
orgogliosa
e
invincibile
necessità
di
mentire
,
chiuse
tutte
le
porte
ermeticamente
,
piombata
la
casa
nel
profondo
silenzio
notturno
,
interrogate
con
lo
sguardo
sospettoso
fin
le
fantastiche
penombre
della
sua
stanza
solitaria
,
dove
sola
vivente
era
una
pia
lampada
consumantesi
innanzi
a
una
sacra
immagine
,
prosciolto
il
suo
spirito
dall
'
obbligo
della
bugia
e
le
sue
labbra
dall
'
obbligo
del
sorriso
,
ella
si
lasciava
abbruciare
dalla
grande
fiamma
.
Immobile
,
con
le
palpebre
socchiuse
e
le
mani
abbandonate
lungo
il
corpo
,
ritta
come
un
bianco
fantasma
nel
mezzo
della
sua
stanza
,
sentiva
un
flusso
di
calore
salire
alle
guancie
delicatamente
brune
e
smorte
,
un
flusso
di
calore
vivificarle
il
cervello
,
un
'
onda
di
lacrime
calde
pungerle
i
bellissimi
grandi
occhi
bruni
.
Scorrevano
taciturnamente
,
senza
singhiozzi
,
le
lacrime
calde
sulle
guancie
e
le
avvampanti
guancie
se
le
ribevevano
:
dal
cuore
e
dal
cervello
che
ardevano
,
si
diffondeva
per
tutta
la
persona
l
'
impetuoso
torrente
di
quel
calore
ed
ella
sentiva
tutte
le
sue
piccole
vene
palpitare
nella
fiamma
che
le
dilatava
.
Lo
scoppio
della
passione
lungamente
represso
,
in
quel
generoso
organismo
,
assumeva
la
forma
di
febbre
ad
altissima
temperatura
:
ed
essa
,
vacillante
,
come
se
avesse
smarrito
il
senso
di
ogni
altra
cosa
che
la
sua
febbre
non
fosse
,
si
lasciava
cadere
sul
letto
,
rigida
,
con
la
vestaglia
bianca
che
si
stendeva
come
un
sudario
sul
broccato
scuro
della
coltre
.
Così
,
sola
,
con
gli
occhi
sbarrati
ove
si
disseccavano
le
estreme
lacrime
,
guardando
il
soffitto
pieno
di
ombre
,
col
petto
sollevato
da
affannosi
sospiri
come
i
febbricitanti
,
ella
abbruciava
di
passione
per
l
'
assente
,
per
il
lontano
:
nè
le
sue
labbra
convulse
osavano
pronunziarne
il
dolce
nome
,
temendo
che
le
fatali
sillabe
pronunziate
in
quel
silenzio
,
in
quella
solitudine
,
rivelassero
a
tutto
il
mondo
il
suo
segreto
.
Sopra
un
fondo
di
fiamma
,
nella
sua
fantasia
che
vampeggiava
,
ella
vedeva
scritte
le
sillabe
divoratrici
di
quel
nome
,
in
lettere
nere
e
vive
,
talvolta
immobili
,
talvolta
confondentisi
in
una
bizzarra
danza
;
ma
non
osava
pronunziare
quelle
sillabe
seduttrici
;
temeva
di
struggersi
,
dicendole
;
temeva
di
morire
di
dolcezza
,
pronunziandole
.
Quell
'
entrata
così
vibrante
di
febbre
appassionata
,
nelle
prime
ore
della
notte
,
si
ripeteva
due
o
tre
volte
;
pareva
che
ella
si
assopisse
in
un
soave
abbruciamento
di
sangue
,
in
un
seguirsi
di
fiammeggianti
visioni
,
dove
talvolta
,
accanto
al
nome
adorato
,
si
veniva
a
delineare
vagamente
un
fiero
profilo
maschile
,
dove
uno
sguardo
superbo
e
amoroso
lampeggiava
;
ed
ella
sentiva
tutto
il
suo
spirito
carezzato
,
cullato
da
questa
visione
;
la
veglia
si
tramutava
in
sopore
febbrile
e
in
sogno
.
Ma
,
ogni
tanto
,
la
visione
diventava
così
vera
,
così
viva
,
così
fremente
di
amore
che
ella
udiva
,
sì
,
udiva
,
una
voce
sommessa
pronunziare
il
suo
nome
:
ella
trabalzava
,
ripresa
da
un
soffocante
impeto
di
passione
,
cercando
con
le
mani
,
nell
'
oscurità
,
quelle
calde
mani
amate
;
soffocava
,
bruciava
.
Si
levava
come
un
'
anima
errante
,
andava
al
balcone
,
sollevando
la
pesante
tenda
di
broccato
,
schiudendo
le
imposte
di
legno
,
appoggiando
l
'
acceso
volto
sul
gelido
cristallo
.
Era
alta
la
notte
;
nella
strada
non
passava
alcuno
;
spesso
,
il
freddo
vento
notturno
agitava
le
fioche
luci
dei
lampioni
,
riempiendo
la
via
di
bizzarre
forme
oscure
;
o
qualche
viandante
in
ritardo
,
ignoto
,
a
capo
basso
,
passava
senz
'
accorgersi
di
quel
balcone
quietamente
,
mitemente
,
illuminato
,
dietro
il
quale
stava
un
'
ombra
immobile
;
qualche
malinconica
carrozza
notturna
,
vuota
,
dal
cocchiere
sonnacchioso
,
dal
sonnacchioso
cavallo
,
veniva
lentamente
dall
'
alta
ombra
della
via
,
si
perdeva
lentamente
,
lontana
,
nella
bassa
ombra
della
via
.
Ella
guardava
questo
spettacolo
di
oscurità
e
di
pace
,
con
gli
occhi
intenti
,
sentendo
il
freddo
esteriore
penetrare
dalla
fronte
,
dalle
guancie
,
dalle
labbra
che
quasi
baciavano
il
cristallo
:
la
sua
febbre
si
calmava
;
le
vene
battenti
si
chetavano
;
il
petto
,
oppresso
,
respirava
più
liberamente
;
macchinalmente
ella
si
staccava
dai
cristalli
,
richiudeva
le
imposte
,
lasciava
ricadere
le
molli
,
strascicanti
tende
di
broccato
,
faceva
un
paio
di
giri
nella
sua
stanza
,
guardando
talvolta
nell
'
alta
e
stretta
specchiera
la
sua
figura
bianca
e
i
suoi
occhi
che
bruciavano
sempre
.
Come
tutti
quelli
che
soffrono
d
'
insonnia
,
per
una
forte
causa
morbosa
o
per
una
forte
causa
morale
,
ricoricandosi
,
ella
sentiva
come
un
grande
refrigerio
,
dolcissimamente
parea
che
si
dovesse
addormentare
nel
ricordo
,
nella
speranza
del
suo
amore
.
La
passione
consumatrice
nell
'
ora
che
fuggiva
,
si
faceva
tutta
tenerezza
letificante
,
diventava
un
fresco
soffio
che
le
alitava
sulla
fronte
,
sugli
occhi
,
sulle
labbra
,
sulle
mani
,
come
a
vincerne
il
bruciore
,
ed
ella
si
assopiva
,
nuovamente
,
con
le
labbra
che
si
muovevano
a
una
benedizione
.
Ma
,
ad
un
tratto
,
un
incubo
mostruoso
,
senza
nome
,
qualche
cosa
come
un
'
orribile
paura
,
la
scuoteva
,
la
faceva
balzare
sul
letto
,
come
cercando
soccorso
,
non
sapendo
,
non
conoscendo
,
non
pensando
più
nulla
,
vinta
da
uno
spavento
folle
.
Era
allora
che
,
levatasi
,
nella
penombra
,
in
preda
a
un
delirante
bisogno
di
soccorso
,
ella
andava
a
buttarsi
innanzi
alla
sacra
immagine
,
prostrandosi
sul
gradino
dell
'
inginocchiatoio
,
abbassando
il
capo
sul
duro
legno
di
quercia
,
dicendo
rapidamente
le
preghiere
,
per
non
pensare
,
per
non
sentire
,
pregando
,
pregando
,
pregando
,
con
un
fervore
di
anima
disperata
,
restando
lì
,
attaccata
a
quel
legno
,
come
se
fosse
quello
della
sua
salvazione
.
Ma
sia
che
l
'
alba
la
sorprendesse
dietro
i
cristalli
del
suo
balcone
,
o
distesa
sul
letto
con
gli
occhi
spalancati
,
o
sonnecchiante
malamente
,
o
immersa
in
preghiere
con
le
labbra
frementi
sui
grani
di
legno
del
suo
rosario
,
certo
che
,
a
quell
'
ora
gelida
,
la
sua
febbre
era
domata
,
era
caduta
:
ella
tremava
di
freddo
,
pallida
,
con
le
labbra
violacee
,
con
la
bocca
amara
,
con
le
ossa
rotte
,
quasi
uscisse
dal
terribile
abbraccio
della
terzana
;
il
viso
le
si
era
allungato
e
come
pietrificato
in
un
'
espressione
di
sofferenza
;
i
capelli
le
ricadevano
sul
collo
,
disciolti
,
prendendo
certi
profili
tragici
,
che
solo
le
chiome
delle
donne
appassionate
hanno
.
Invano
cercava
di
riscaldarsi
,
buttando
sul
letto
una
pelliccia
,
facendo
un
gran
fuoco
nel
caminetto
,
accendendo
tutti
i
lumi
della
sua
stanza
:
fra
quel
grande
calore
esteriore
ella
batteva
i
denti
,
si
addormentava
rabbrividendo
,
rabbrividendo
,
livida
,
con
la
fiamma
del
caminetto
che
crepitava
,
con
le
candele
la
cui
fiammella
strideva
nel
calore
,
col
sole
mattinale
che
entrava
,
scintillando
,
fra
i
velluti
,
i
broccati
e
le
pelliccie
,
non
giungendo
a
riscaldare
quel
gelido
corpo
di
donna
dormiente
,
dalle
palpebre
scure
e
fredde
come
il
granito
,
dalle
labbra
assottigliate
e
tremanti
ancora
di
freddo
.
Come
la
mattinata
scorreva
,
entrava
la
cameriera
,
trovando
le
candele
che
si
consumavano
,
le
legna
arse
che
si
coprivano
di
cenere
,
il
sole
che
invadeva
tutta
la
stanza
gaiamente
,
e
quel
cadavere
dormiente
,
che
riaprendo
gli
occhi
,
rabbrividiva
ancora
,
come
se
ritornasse
dal
gelo
di
un
sepolcro
.
Ogni
mattina
,
sopra
un
piatto
di
argento
,
la
cameriera
porgeva
una
lettera
.
Ma
già
la
maschera
umana
aveva
velato
la
sembianza
della
povera
febbricitante
:
ed
ella
stendeva
la
mano
,
con
indifferenza
,
a
prendere
quella
lettera
,
aspettava
che
la
cameriera
avesse
spento
i
lumi
,
riacceso
il
caminetto
,
spalancato
le
imposte
al
sole
,
aspettava
,
intorpidita
e
immobile
.
-
Si
sente
male
?
-
diceva
la
cameriera
,
guardando
il
volto
bruno
e
smorto
della
sua
padrona
che
ella
amava
.
-
No
:
ho
freddo
-
mormorava
la
padrona
,
stringendo
la
lettera
d
'
amore
nella
mano
sottile
e
agghiacciata
,
senza
neppure
guardarne
la
busta
,
come
se
fosse
inutile
aprirla
.
La
fanciulla
devota
le
riassettava
le
molli
coltri
scomposte
dall
'
insonnia
,
le
rialzava
i
cuscini
disordinati
su
cui
era
abbandonata
la
foltezza
dei
capelli
neri
,
la
interrogava
con
una
umile
occhiata
:
ma
vista
la
padrona
tutta
perduta
in
un
pensiero
,
usciva
discretamente
dalla
stanza
,
chiudendone
la
porta
,
aspettando
di
esser
chiamata
per
ritornare
.
Allora
soltanto
,
con
un
atto
breve
,
quasi
convulso
,
la
smorta
signora
faceva
saltar
via
la
busta
lacerata
e
leggeva
la
lettera
tutta
bruciante
di
passione
che
il
suo
amore
le
scriveva
.
Lettera
incoerente
e
puerile
,
balbettìo
talvolta
bizzarro
,
talvolta
monotono
di
frasi
stravaganti
che
si
ripetevano
,
si
accavallavano
,
si
confondevano
,
si
affannavano
sulla
carta
,
come
nell
'
anima
malata
di
chi
le
scriveva
.
Eppure
egli
non
era
nè
un
fanciullo
,
nè
un
pazzo
,
nè
un
infermo
;
era
un
uomo
di
trent
'
anni
,
vigoroso
,
completo
nella
sua
manifestazione
morale
,
che
aveva
saputo
vivere
,
amare
,
soffrire
.
Era
un
forte
lottatore
che
le
aveva
coraggiosamente
combattute
le
sue
battaglie
,
talvolta
vinto
,
spesso
vincitore
,
mai
domato
:
era
un
sagace
conoscitore
di
sè
stesso
,
delle
cose
e
degli
uomini
,
capace
di
grande
scetticismo
e
di
grande
entusiasmo
,
poichè
questa
è
la
vita
,
e
saggio
chi
sa
apprezzarla
e
viverla
così
.
Eppure
quell
'
amore
nato
tardi
,
nato
improvvisamente
,
come
quei
misteriosi
e
voluttuosi
fiori
del
tropico
che
germogliano
ricchi
e
violenti
,
in
una
notte
,
quell
'
amore
impetuoso
destinato
a
essere
soffocato
sotto
le
apparenze
fallaci
della
cortesia
,
gli
faceva
tremare
i
polsi
come
se
lo
assalisse
,
a
ogni
suo
nuovo
tumulto
,
il
ribrezzo
tragico
dell
'
agonia
.
In
certe
ore
di
pensiero
,
quando
gli
era
concesso
di
dialogare
con
l
'
anima
sua
,
egli
si
stupiva
della
brevità
di
quella
passione
,
della
sua
semplicità
,
mentre
sentiva
dentro
sè
scardinato
ogni
senso
della
realtà
,
mentre
si
sentiva
preso
per
la
vita
e
per
la
morte
.
Una
sera
,
in
un
ballo
,
egli
aveva
scambiato
poche
parole
con
la
bruna
e
pallida
signora
che
ancora
portava
il
nero
vestito
del
lutto
,
dopo
tre
anni
di
vedovanza
,
che
bizzarramente
trascinava
al
ballo
il
nero
vestito
e
la
persona
stanca
,
senza
sorrisi
,
senza
gioia
:
e
come
per
un
'
attrazione
ipnotica
,
egli
aveva
seguito
dovunque
il
nero
strascico
di
velluto
ondeggiante
,
cupo
velluto
bruno
,
simile
alle
acque
nere
di
un
lago
che
gli
alberi
coprono
:
egli
aveva
fissato
gli
occhi
sedotti
sopra
la
mezzaluna
di
opali
lattee
,
scintillanti
in
riflessi
siderali
azzurrini
,
che
mettea
una
luce
selenitica
fra
i
neri
capelli
di
donna
Grazia
:
e
come
la
snella
persona
muliebre
si
muoveva
,
indolentemente
,
da
un
salone
all
'
altro
,
egli
sentiva
di
doverla
seguire
,
come
un
'
ombra
.
Levando
lenta
lenta
le
palpebre
,
essa
lo
guardava
,
ogni
tanto
,
tacendo
:
e
una
irradiazione
di
fascino
partiva
da
quei
grandi
occhi
neri
,
arrivava
sino
a
lui
,
intensa
,
vibrante
,
conquidendolo
,
a
poco
a
poco
,
ma
continuamente
,
ma
sicuramente
.
Nè
egli
tentava
difendersi
.
Aveva
,
in
quell
'
ora
,
il
cuore
arido
e
la
vita
fatta
deserta
,
se
non
libera
da
una
secreta
catastrofe
famigliare
:
la
donna
cui
avea
dato
il
suo
nome
era
assente
,
lontana
,
nemica
,
egli
era
solo
,
in
tutta
la
sua
lunga
giornata
,
solo
.
Perchè
difendersi
?
Si
sentiva
debole
e
misero
come
un
fanciullo
abbandonato
,
mentre
tutti
applaudivano
alla
sua
fermezza
di
carattere
,
al
suo
coraggio
virile
,
alla
dignità
fiera
che
gli
aveva
suggerito
la
risoluzione
più
confacente
al
suo
onore
;
egli
si
sentiva
timido
e
fragile
come
lo
stelo
secco
,
che
nelle
mattinate
di
autunno
va
in
cenere
sotto
il
piede
brutale
del
viandante
,
e
lo
sguardo
di
quella
donna
parea
tremasse
di
tenerissima
pietà
,
parea
che
gli
dicesse
:
-
Vieni
.
Breve
romanzo
e
intenso
,
condotto
fuor
di
loro
da
una
mano
invisibile
:
un
giorno
si
erano
incontrati
fuori
Roma
,
in
quella
umida
,
lugubre
via
Angelica
,
lungo
il
fiume
tragico
che
ogni
giorno
ha
il
suo
morto
.
Chi
aveva
strappato
la
dama
ai
suoi
convegni
aristocratici
per
mandarla
a
contemplare
i
vortici
traditori
del
Tevere
?
Chi
aveva
preso
l
'
uomo
alla
sua
ambizione
,
alla
sua
politica
,
ai
suoi
affari
?
Esiste
dunque
una
fatalità
nella
passione
;
o
il
cuore
ha
la
sua
seconda
vista
,
che
è
anche
qualche
cosa
di
fatale
;
o
vi
è
nell
'
anima
una
seconda
vita
latente
,
incosciente
,
sopra
cui
nulla
può
la
volontà
?
-
È
vero
che
mi
ami
?
-
le
aveva
chiesto
lui
,
arrossendo
e
impallidendo
,
come
se
quella
fosse
la
prima
volta
che
parlasse
di
amore
.
-
Sì
-
ella
aveva
detto
,
senz
'
altro
.
La
virile
mano
dell
'
uomo
aveva
sfiorato
la
sottile
mano
guantata
di
nero
.
Si
guardavano
e
si
sentivano
bruciare
di
passione
;
una
uguale
grande
fiamma
li
ardeva
.
Più
la
reprimevano
e
più
essa
divampava
internamente
,
consumando
le
loro
forze
in
una
febbre
singolare
.
Temevano
il
mondo
,
malgrado
che
fossero
liberi
;
lo
temevano
con
una
paura
di
tutti
i
momenti
,
con
un
tremore
come
d
'
imminente
catastrofe
.
Niuno
aveva
il
diritto
di
muovere
loro
un
rimprovero
,
eppure
essi
temevano
tutto
,
l
'
uomo
che
passa
e
sogghigna
,
la
donna
che
passa
e
sorride
,
l
'
impiegato
postale
che
consegna
la
lettera
con
uno
sguardo
d
'
intelligenza
,
il
servo
che
domanda
permesso
prima
di
entrare
,
l
'
amico
che
assume
un
'
aria
discreta
,
l
'
amica
che
interroga
con
un
cenno
:
la
più
umile
,
la
più
sciocca
creatura
li
faceva
fremere
di
spavento
.
Forse
,
amandosi
in
quella
forma
così
rovente
,
sentivano
di
abbandonarsi
a
una
passione
tanto
diversa
dai
miseri
e
fallaci
amori
quotidiani
,
da
dover
meritare
l
'
invidia
,
il
biasimo
e
la
calunnia
;
forse
,
il
segreto
è
la
grande
condizione
dell
'
intensità
.
Così
si
vedevano
,
alla
sfuggita
,
ogni
tanto
,
avendo
messo
nella
rapida
ora
tanti
sogni
,
tante
speranze
,
tanto
fuoco
d
'
amore
,
che
non
trovavano
parole
,
soffocati
,
come
coloro
che
hanno
le
vertigini
degli
altissimi
pinnacoli
;
in
tre
o
quattro
mesi
,
fra
la
primavera
e
l
'
estate
,
vivendo
egli
a
una
villa
sui
colli
albani
,
essa
nella
palazzina
campestre
fra
gli
aranci
di
Sorrento
,
si
erano
incontrati
due
volte
,
per
due
giornate
,
in
un
villaggio
presso
Milano
,
la
prima
volta
,
a
Baia
la
seconda
volta
.
Tutta
la
loro
vita
era
sospesa
a
quei
due
giorni
di
passione
ardente
;
tutto
l
'
intervallo
fra
quei
due
giorni
non
era
che
una
lunga
aspettazione
di
giorni
aridi
e
annoiati
,
di
notti
vegliate
,
in
una
rivoluzione
del
cuore
e
dei
nervi
.
Ad
ambedue
,
quando
,
per
consolare
le
ore
di
lontananza
,
essi
evocavano
quelle
due
giornate
,
appariva
come
una
grande
fiamma
lieta
e
alta
e
divorante
;
il
ricordo
era
vasto
,
immenso
,
vago
,
quale
un
oceano
di
fuoco
,
sopra
cui
qualche
punta
appariva
,
come
estremo
albero
di
nave
sommersa
.
Insistentemente
egli
si
rammentava
il
volto
smorto
di
lei
,
quando
ella
si
affacciò
al
vagone
fermato
nella
stazione
di
Monza
e
,
malgrado
ogni
suo
impeto
di
evocazione
,
pur
volendo
fermamente
rivederla
col
suo
delicato
e
profondo
sorriso
delle
ore
più
felici
,
egli
continuava
ad
avere
innanzi
quella
faccia
pallida
di
donna
morente
.
Egli
cercava
di
rianimare
tutti
i
suoi
ricordi
,
di
quei
due
giorni
,
come
ella
era
vestita
,
la
foggia
della
sua
acconciatura
,
le
parole
che
aveva
dette
,
il
tono
della
sua
voce
:
ma
una
sola
sensazione
,
acuta
,
squisita
,
gli
ritornava
,
con
la
persistenza
di
un
martello
sull
'
incudine
:
il
profumo
che
avevano
i
guanti
morbidi
di
Grazia
e
le
mani
sottili
profumate
.
Quando
le
scriveva
di
quei
giorni
,
confusamente
,
egli
ritornava
sempre
a
dire
di
quella
faccia
pallida
allo
sportello
e
di
quelle
mani
odorose
,
di
quei
guanti
così
profumati
"...che
è
quel
profumo
,
dimmi
,
dimmi
,
amore
,
perchè
io
l
'
ho
confitto
nell
'
anima
e
ogni
tanto
mi
fa
piangere
,
come
un
fanciullo
,
perche
il
mio
amore
è
lontano
e
io
non
posso
avere
,
sotto
le
mie
labbra
,
le
sue
mani
inebrianti
?..."
Ed
ella
nella
fiorita
campagna
sorrentina
,
quando
i
villeggianti
vicini
,
o
i
suoi
ospiti
,
ritirandosi
,
l
'
avevano
lasciata
sola
,
libera
,
ella
voleva
far
riapparire
fantasticamente
quei
due
indimenticabili
giorni
di
oasi
;
ma
armandosi
con
la
stessa
forza
,
con
la
stessa
intensità
,
lo
stesso
inesplicabile
fenomeno
psicologico
avveniva
in
lei
ed
ella
non
poteva
che
ricordare
qualche
scintilla
della
grande
fiamma
.
Fra
un
turbine
roteante
d
'
impressioni
,
rammentava
soltanto
,
Grazia
,
un
sorriso
enigmatico
alla
sua
domanda
:
e
tu
,
perchè
mi
ami
?
Sì
,
egli
aveva
avuto
un
sorriso
bizzarro
,
lungo
,
pieno
di
un
segreto
profondo
:
ella
rivedeva
sempre
innanzi
agli
occhi
quel
sorriso
acuto
,
crudele
,
che
parea
le
nascondesse
la
verità
,
tormentosamente
.
E
nelle
orecchie
,
nel
cervello
di
Grazia
restava
una
sensazione
fissa
,
continua
,
invincibile
,
il
ricordo
della
sua
voce
,
quando
la
chiamava
sommessamente
,
teneramente
,
dolorosamente
,
come
se
chiedesse
amore
e
soccorso
,
come
se
invocasse
pietà
:
Grazia
,
Grazia
,
Grazia
!
...
Così
identica
era
la
loro
passione
nel
carattere
,
nella
profondità
,
nella
misura
che
il
grande
sogno
da
realizzare
nacque
nelle
loro
fantasie
esaltate
,
contemporaneamente
,
germogliando
nello
stesso
pomeriggio
autunnale
,
nella
stessa
ora
di
disperazione
,
mentre
erano
lontani
lontani
,
per
molte
miglia
.
Ambedue
furono
colpiti
dal
medesimo
,
irresistibile
desiderio
,
contro
cui
nulla
più
poteva
difenderli
;
ambedue
arsero
di
tale
desiderio
come
se
fosse
il
più
alto
,
l
'
estremo
delle
loro
anime
.
L
'
immenso
avvenire
innanzi
,
alle
loro
esistenze
ancora
giovani
,
li
sgomentava
con
la
sua
solitudine
arida
,
mentre
essi
portavano
in
cuore
di
che
riempirlo
per
sempre
,
di
una
strabocchevole
felicità
.
Al
punto
in
cui
la
grande
fiamma
che
li
ardeva
era
giunta
in
entrambi
,
era
loro
insopportabile
vivere
ancora
,
divisi
,
lontani
,
estranei
:
lo
stesso
cupo
dolore
li
abbatteva
.
La
paura
del
mondo
,
delle
sue
ciarle
,
delle
sue
calunnie
veniva
man
mano
scomparendo
innanzi
a
questo
bisogno
di
amore
,
di
felicità
che
è
in
fondo
a
tutti
i
temperamenti
umani
,
più
freddi
e
più
silenziosi
,
e
che
nell
'
ora
della
passione
parla
di
una
voce
che
nulla
fa
tacere
.
Per
chi
si
sacrificavano
?
In
nome
di
quale
principio
,
di
quale
idea
,
di
quale
persona
?
Su
quale
altare
sconosciuto
deporre
l
'
olocausto
della
loro
passione
?
-
Io
non
posso
più
soffrire
,
la
mia
vita
finisce
-
scriveva
Grazia
.
-
Io
non
posso
più
soffrire
,
il
mio
coraggio
è
esausto
-
scriveva
Ferrante
.
In
tale
ardente
impazienza
,
la
loro
sensibilità
sentimentale
raffinata
dai
sogni
,
dalle
insonnie
,
dalle
lettere
incoerenti
,
si
era
fatta
così
acuta
,
così
squisita
,
così
fremente
alla
minima
impressione
,
che
quanto
li
circondava
era
complice
del
loro
abbandono
.
Quando
donna
Grazia
passeggiava
sotto
gli
ombrosi
viali
della
sua
villa
di
Sorrento
e
fra
gli
aranci
odorosi
le
arrivava
il
canto
sottile
di
qualche
voce
innamorata
,
un
improvviso
fiotto
di
lacrime
la
inteneriva
:
e
coloro
che
l
'
accompagnavano
,
si
meravigliavano
.
Quando
ella
vedeva
,
nella
sera
,
dalla
sua
terrazza
,
levarsi
la
luna
sul
golfo
napoletano
e
tutte
le
case
intorno
soffondersi
di
bianca
luce
molle
,
una
collera
le
saliva
alla
gola
,
di
non
essere
via
,
di
non
essere
con
lui
,
in
quell
'
ora
di
dolcezza
,
una
collera
contro
il
tempo
che
fuggiva
,
contro
gli
ostacoli
che
si
frapponevano
al
suo
amore
e
contro
sè
stessa
che
non
sapeva
vincere
gli
ostacoli
.
E
a
Roma
,
l
'
autunno
è
apportatore
di
novi
,
profondi
turbamenti
alle
anime
già
turbate
:
quando
Ferrante
portava
il
suo
vagabondaggio
a
Villa
Borghese
,
dove
ancora
i
viali
pare
che
conservino
la
appassionata
fantasima
di
Beatrice
Cenci
,
ogni
ombra
femminile
,
snella
,
dal
volto
pallido
e
bruno
dietro
la
veletta
,
lo
facea
trasalire
;
quando
egli
portava
il
suo
vagabondaggio
serotino
a
uno
dei
teatri
,
bastava
che
dietro
alla
nuca
bionda
di
una
donna
,
in
un
palchetto
,
si
profilasse
il
volto
di
un
uomo
innamorato
perchè
egli
si
sentisse
,
a
un
tratto
,
immerso
in
una
disperazione
inguaribile
.
Allora
,
lontani
,
divisi
,
si
tendevano
le
braccia
come
creature
anelanti
,
che
sanno
un
posto
solo
dove
appoggiare
il
capo
stanco
:
ed
è
questo
il
petto
della
persona
che
adorano
,
assente
,
lontana
.
E
allora
,
confusamente
,
nella
crisi
fatale
di
questa
passione
,
si
venne
delineando
un
piano
di
amore
,
imperfetto
,
vago
,
ma
che
conduceva
a
un
sol
desiderio
:
quello
di
rivedersi
,
di
stare
insieme
,
lungamente
,
per
sempre
.
Ognuno
di
loro
,
invece
di
perdere
la
propria
forza
in
vani
conati
di
dolore
,
avrebbe
cercato
di
adoperarla
a
vincere
tutti
gli
ostacoli
morali
e
materiali
per
potersi
riunire
,
fra
quindici
,
fra
otto
giorni
,
in
un
paese
solitario
,
tranquillo
,
in
un
ambiente
di
poesia
e
d
'
amore
,
dove
potessero
passare
sconosciuti
o
indifferenti
alla
folla
,
o
ravvolti
in
una
comune
indulgenza
.
Chi
di
loro
due
disse
la
parola
:
Venezia
?
Chissà
!
Fu
così
,
naturalmente
,
che
i
loro
cuori
si
fermarono
su
quel
mite
orizzonte
di
arte
e
di
quiete
,
su
quell
'
ambiente
di
case
mute
e
sommerse
nel
languore
che
la
morte
precede
,
su
quella
città
dove
l
'
amore
pare
abbia
la
sua
naturale
atmosfera
di
pensiero
,
di
lirica
umana
.
Venezia
,
Venezia
!
Fu
il
nome
amabile
,
seducente
,
che
videro
brillare
ogni
giorno
,
ogni
ora
;
innanzi
alla
loro
immaginazione
;
parola
magica
che
fece
scomparire
tutte
le
altre
;
sillabe
ravvolgenti
e
incantatrici
da
cui
le
loro
anime
prese
,
legate
,
non
si
potettero
svincolare
mai
più
.
E
man
mano
le
loro
lettere
andarono
perdendo
tutto
quel
carattere
d
'
indefinito
,
tutta
quella
vaghezza
di
contorni
,
quel
continuo
agitarsi
errabondo
dello
spirito
,
quella
incoerenza
di
anime
deliranti
:
la
passione
addossata
al
muro
della
realtà
,
era
entrata
in
un
periodo
positivo
,
pratico
,
preciso
.
Ogni
giorno
,
sotto
la
volontà
inflessibile
,
sotto
la
doppia
inflessibile
volontà
,
il
loro
piano
acquistava
linea
,
colore
,
cifra
;
il
suo
aspetto
di
fatto
si
veniva
così
minutamente
facendo
reale
,
che
,
già
quasi
quasi
,
per
Grazia
e
per
Ferrante
,
parea
di
vivere
in
quella
realtà
.
Accanto
a
questi
particolari
definiti
,
matematici
,
dove
la
loro
insofferenza
si
appagava
,
come
per
il
fatto
compiuto
,
ogni
tanto
,
ma
sempre
più
scarsamente
,
si
veniva
allogando
qualche
scoppio
improvviso
di
frase
amorosa
:
oppure
una
parola
soltanto
:
Venezia
.
Anche
l
'
aspetto
degli
amanti
era
mutato
.
Si
eran
fatti
,
nell
'
esteriore
,
freddi
,
risoluti
,
distratti
in
un
pensiero
o
in
un
'
azione
,
sempre
occupati
in
qualche
cosa
,
schivando
,
con
la
freddezza
,
la
folla
degli
estranei
e
anche
quella
degli
amici
.
Parlavan
poco
,
brevemente
.
Non
più
le
belle
passeggiate
della
penisola
sorrentina
vedevano
comparire
il
bruno
volto
pensoso
di
donna
Grazia
:
ma
in
una
stanza
accanto
alla
sua
erano
aperti
tutti
i
bauli
,
tutte
le
valigie
della
casa
e
la
cameriera
,
che
le
voleva
bene
,
ignorava
ancora
la
destinazione
che
prendeva
la
sua
signora
.
Ella
vedeva
che
ogni
giorno
donna
Grazia
veniva
chiudendo
,
in
quei
bauli
e
quelle
valigie
,
tutto
quanto
aveva
di
prezioso
come
valore
e
come
ricordo
:
ella
vedeva
che
donna
Grazia
si
aggirava
per
la
casa
,
in
vestaglia
di
lana
bianca
stretta
alla
cintura
da
un
mistico
cordone
di
seta
nera
,
guardandosi
intorno
come
trasognata
,
considerando
le
pareti
vuote
e
i
cassetti
aperti
,
come
se
volesse
portare
via
ancora
qualche
cosa
.
-
La
signora
parte
per
un
lungo
viaggio
?
-
chiese
timidamente
,
un
giorno
,
la
fanciulla
devota
.
-
Lungo
,
lungo
....
-
mormorò
vagamente
,
donna
Grazia
.
-
E
io
debbo
venire
?
-
No
....
Meglio
che
non
veniate
-
soggiunse
donna
Grazia
.
-
Tutta
sola
,
un
lungo
viaggio
?
-
osò
chiedere
ancora
la
ragazza
.
Donna
Grazia
chinò
il
capo
e
non
rispose
:
un
velo
di
tristezza
le
passò
sulla
faccia
.
Tacquero
.
E
Ferrante
,
come
il
giorno
della
partenza
si
approssimava
,
non
andava
più
nei
soliti
ritrovi
di
Roma
autunnale
:
male
o
bene
,
ma
con
una
febbre
di
uomo
preoccupato
,
aveva
cercato
di
risolvere
alcuni
affari
stringenti
,
assorbito
,
distratto
,
accettando
qualunque
peggiore
risoluzione
,
purchè
fosse
immediata
.
Quando
i
suoi
intimi
lo
vedevano
ricomparire
,
per
un
momento
,
gli
domandavano
,
sorpresi
:
-
Ma
che
fai
,
dunque
?
-
Parto
-
rispondeva
lui
,
pensando
ad
altro
.
-
Dove
vai
?
Egli
faceva
un
cenno
vago
,
come
di
paese
molto
lontano
.
Per
discrezione
,
gli
intimi
non
chiedevano
altro
:
sapevano
quale
tragedia
morale
avesse
sconquassata
la
sua
famiglia
e
molti
supposero
qualche
improvvisa
,
bizzarra
decisione
.
Anzi
,
la
voce
ne
corse
,
avvolta
in
veli
misteriosi
.
Una
sera
,
un
amico
più
affettuoso
,
più
insistente
,
andò
a
casa
di
lui
:
e
lo
trovò
solo
,
fumando
,
con
le
finestre
aperte
,
ma
col
caminetto
acceso
dove
buttava
delle
carte
,
dopo
averle
lette
.
Sul
tavolino
vi
erano
altri
pacchi
di
lettere
,
un
grosso
portafoglio
di
pelle
,
tutto
sdrucito
,
due
o
tre
libri
dalla
legatura
usata
e
un
paio
di
minute
pistole
nella
loro
scatola
che
pareva
quella
di
un
gioiello
.
-
Che
fai
,
ti
vuoi
ammazzare
?
-
domandò
ridendo
l
'
amico
.
-
Forse
-
rispose
Ferrante
,
ridendo
un
poco
,
ma
poco
.
Nè
dissero
altro
,
mentre
nel
caminetto
le
lettere
avvampavano
allegramente
.
Così
,
nell
'
alba
bigia
in
cui
donna
Grazia
partì
da
Sorrento
per
Napoli
,
mentre
aveva
detto
ai
suoi
amici
che
sarebbe
partita
solamente
la
sera
,
in
quell
'
alba
bigia
,
la
sua
devota
cameriera
,
vedendola
andar
via
,
avvolta
nel
grande
mantello
bruno
,
avvolta
nel
bruno
velo
che
le
circondava
il
capo
,
il
viso
,
il
collo
,
si
chinò
,
commossa
,
a
baciarle
la
mano
:
-
Io
la
rivedrò
,
nevvero
?
-
chiese
,
cercando
di
trattenere
le
lacrime
.
-
Forse
-
disse
donna
Grazia
,
andandosene
,
senza
voltarsi
.
Tanto
la
fatalità
li
aveva
vinti
,
ambedue
.
Donna
Grazia
non
vedeva
nè
il
mite
sole
che
rallegrava
le
vie
di
Napoli
,
nè
le
azzurrità
fini
del
cielo
e
del
mare
,
nè
la
folla
lieta
che
si
godeva
quel
giorno
soave
:
chiusa
nella
carrozza
da
nolo
,
guardando
ogni
istante
il
piccolo
orologio
sospeso
alla
cintura
pur
senza
vederne
l
'
ora
,
ella
divorava
lo
spazio
con
la
mente
,
cercava
di
ripetere
per
la
millesima
volta
il
calcolo
del
tempo
e
dello
spazio
,
per
chetare
la
propria
impazienza
.
Sarebbe
partita
da
Napoli
per
Roma
alle
due
e
cinquantacinque
,
col
treno
più
celere
,
tutta
sola
nel
suo
compartimento
;
sarebbe
giunta
a
Roma
alle
otte
e
trentacinque
della
sera
;
alla
stazione
avrebbe
ritrovato
Ferrante
e
dopo
un
'
ora
e
mezzo
,
in
cui
non
sarebbero
neppure
entrati
in
Roma
,
sarebbero
ripartiti
,
via
Firenze
e
Bologna
,
per
Venezia
,
insieme
.
Insieme
!
Pensando
,
ripensando
,
pronunciando
sottovoce
questa
parola
,
ella
vedeva
scomparire
l
'
ora
,
il
tempo
,
lo
spazio
tutto
,
una
nebbia
le
scendeva
sugli
occhi
,
una
lieve
vertigine
le
confondeva
ogni
moto
.
Insieme
!
Fu
macchinalmente
che
pagò
il
cocchiere
,
scendendo
alla
partenza
,
nella
stazione
,
stringendo
fra
le
mani
il
sacchetto
dove
erano
i
suoi
valori
più
preziosi
.
La
grande
galleria
coperta
dove
si
prendono
i
biglietti
era
quasi
vuota
.
Ella
non
vi
badò
.
-
Di
prima
,
per
Roma
-
disse
,
affannando
un
po
'
al
bigliettinaio
.
-
Ecco
-
fece
quello
-
ma
si
affretti
,
perchè
il
treno
parte
.
Improvvisamente
,
presa
da
una
orribile
paura
,
ella
si
mise
a
correre
,
vedendo
appena
la
sua
strada
,
urtando
le
persone
,
lasciando
appena
il
tempo
alla
guardia
di
tagliare
il
biglietto
,
arrivando
sul
terrapieno
,
appena
a
tempo
per
vedere
il
treno
delle
due
e
cinquantacinque
allontanarsi
lentamente
.
Ella
tese
le
braccia
e
gridò
,
come
se
avesse
potuto
fermarlo
.
Un
facchino
sorrise
;
mentre
gli
impiegati
della
stazione
,
raccolti
in
gruppo
,
la
guardavano
con
curiosità
.
Alla
paura
ella
sentì
subentrare
una
grande
angoscia
e
una
grande
vergogna
:
rientrò
nella
sala
di
aspetto
,
deserta
,
si
andò
a
buttare
in
un
cantuccio
,
stringendo
le
labbra
per
non
singhiozzare
dietro
il
velo
,
stringendo
nelle
mani
nervose
,
convulsamente
,
il
manico
di
cuoio
della
borsetta
.
Perdere
il
treno
,
che
miseria
,
che
disgrazia
ridicola
,
che
tragedia
buffa
!
Le
pareva
un
'
avventura
così
sciocca
,
così
volgare
che
non
sembrava
possibile
fosse
capitata
proprio
a
lei
,
nel
momento
supremo
in
cui
si
decideva
la
crisi
del
suo
amore
;
era
fremente
di
sdegno
e
di
onta
.
Tanta
forza
di
volontà
,
tanto
impeto
vincitore
,
tanto
magnetismo
trionfante
di
amore
,
tanta
elettricità
condensata
...
e
farsi
buttare
a
terra
da
un
orologio
che
non
va
,
o
da
un
cocchiere
che
non
ha
saputo
sferzare
il
suo
cavallo
.
Avrebbe
pianto
di
collera
.
Vediamo
,
quale
era
la
piccola
,
meschina
causa
,
la
causa
stupida
per
cui
tutto
l
'
edifizio
era
crollato
?
E
cercava
,
invano
,
di
ricordarsi
:
se
era
stata
la
propria
lentezza
nell
'
annodarsi
il
velo
in
casa
sua
,
a
Napoli
,
nel
suo
appartamento
solitario
;
o
l
'
esser
tornata
indietro
,
un
momento
,
per
aver
dimenticato
un
taccuino
da
cui
non
si
separava
mai
;
o
il
non
aver
trovato
immediatamente
la
carrozza
da
nolo
;
o
perchè
il
cocchiere
avea
prescelto
la
stretta
,
difficoltosa
e
ingombra
via
di
Forcella
alla
via
della
Marina
,
per
andare
alla
stazione
.
Chi
lo
sa
!
Si
trattava
di
cinque
minuti
,
di
soli
cinque
minuti
,
cinque
piccolissimi
,
cortissimi
,
brevissimi
minuti
,
che
si
perdono
così
naturalmente
,
così
facilmente
un
po
'
qui
,
un
po
'
là
,
senza
saper
come
:
e
la
loro
perdita
,
poi
,
equivale
alla
rovina
di
tutto
un
sogno
!
Fu
solamente
dopo
un
'
ora
di
riflessioni
amarissime
,
che
ella
sentì
un
soffio
di
rassegnazione
penetrarle
nel
cuore
:
ma
pur
essendosi
calmata
,
un
'
amaritudine
gliene
rimase
.
Si
levò
,
risolutamente
:
andò
a
leggere
l
'
orario
,
sulla
parete
stuccata
di
bianco
.
Avrebbe
potuto
partire
soltanto
la
sera
,
alle
dieci
e
quarantacinque
.
Circa
sette
ore
di
attesa
!
Pure
,
non
ebbe
il
coraggio
di
rientrare
in
città
,
a
Napoli
;
le
sarebbe
parsa
una
rinunzia
completa
.
Avrebbe
aspettato
nella
stazione
.
Non
l
'
avrebbero
mandata
via
,
da
quella
sala
d
'
aspetto
?
Non
aveva
mai
viaggiato
sola
:
non
sapeva
niente
.
Il
guardiano
le
si
accostò
,
guardandola
curiosamente
.
Ella
gli
donò
subito
cinque
lire
:
si
sentì
meno
timorosa
.
Cercava
di
ricostruire
il
suo
piano
.
Bisognava
,
innanzi
tutto
,
telegrafare
a
Ferrante
-
e
tal
pensiero
la
faceva
arrossire
,
pensava
che
avrebbe
egli
detto
,
trovandola
così
sciocca
,
così
distratta
da
perdere
il
treno
.
Che
dirà
,
che
dirà
?
-
si
andava
domandando
,
mentre
girava
intorno
alla
stazione
,
senza
ritrovare
l
'
ufficio
telegrafico
.
Alla
fine
lo
trovò
.
E
allora
non
seppe
dove
indirizzare
il
telegramma
;
non
seppe
che
cosa
dire
,
si
sentiva
così
irritata
e
umiliata
,
con
sè
stessa
,
col
caso
,
che
lacerò
i
fogli
,
senza
riescire
.
Alla
fine
,
mettendo
l
'
indirizzo
della
stazione
di
Roma
gli
telegrafò
,
così
confusamente
,
che
le
riesciva
impossibile
partire
prima
delle
dieci
e
quarantacinque
,
senza
aggiungere
le
ragioni
di
questo
impossibile
e
soggiunse
,
umilmente
:
perdonami
.
Lo
soggiunse
,
poichè
non
potea
resistere
all
'
idea
del
dolore
di
lui
,
Ferrante
,
non
vedendola
giungere
alla
stazione
di
Roma
,
trovando
un
telegramma
invece
della
sua
persona
.
Oh
quelle
sette
ore
di
attesa
!
La
pallida
signora
,
vestita
di
un
grande
mantello
bruno
,
tutta
chiusa
in
un
grande
velo
di
garza
bruna
,
snella
e
flessuosa
nella
persona
,
dall
'
andatura
un
po
'
lenta
,
un
po
'
stanca
,
fu
vista
da
per
tutto
,
ripetutamente
,
nella
stazione
,
per
quel
pomeriggio
e
per
quella
sera
.
Innanzi
alle
lunghe
vetrine
del
libraio
e
nella
sala
gelida
dei
bagagli
,
camminando
,
fermandosi
,
sfogliando
distrattamente
un
libro
,
aprendo
un
giornale
illustrato
;
di
nuovo
alla
sala
del
telegrafo
,
donde
telegrafò
a
Sorrento
,
a
due
o
tre
persone
che
non
la
interessavano
punto
;
verso
le
sette
nella
sala
del
buffet
,
dove
prese
un
brodo
e
una
tazza
di
caffè
,
malgrado
che
non
avesse
fame
,
seguendo
con
l
'
occhio
distratto
i
multicolori
avvisi
della
macchina
Singer
,
della
Coca
Buton
e
della
ferrovia
lombarda
ai
Tre
laghi
;
fu
vista
finanche
fuori
stazione
,
passeggiare
in
giù
e
in
su
,
facendo
voltare
tutti
quelli
che
la
incontravano
,
mentre
essa
guardava
,
certo
senza
vederli
,
il
malinconico
giardinetto
della
piazza
,
e
le
carrozze
da
nolo
disposte
intorno
come
i
raggi
di
un
cerchio
,
e
le
insegne
dondolanti
degli
equivoci
alberghi
dal
fanale
verde
o
rosso
;
e
da
capo
,
come
se
ella
non
potesse
stare
ferma
,
fu
incontrata
al
telegrafo
,
alla
posta
,
nei
terreni
incolti
della
Piccola
Velocità
,
presso
il
venditore
di
libri
e
di
giornali
,
su
e
giù
,
su
e
giù
per
tutte
le
gallerie
.
Questo
irrequieto
fantasma
muliebre
vide
empirsi
e
vuotarsi
le
sale
di
aspetto
dei
viaggiatori
che
partivano
successivamente
per
le
linee
di
Salerno
,
di
Castellammare
,
di
Foggia
,
di
Aquila
:
vide
fermarsi
e
andarsene
i
treni
carichi
di
uomini
,
di
donne
,
di
borghesi
e
di
contadini
,
che
se
ne
andavano
ai
loro
affari
,
al
loro
lavoro
,
alle
loro
cure
.
E
nella
ultima
ora
di
attesa
la
invase
una
stanchezza
profonda
;
rincantucciata
in
un
angolo
della
sala
di
aspetto
,
silenziosa
,
immobile
,
col
sacchetto
sulle
ginocchia
,
ella
guardava
le
ondeggianti
fiammelle
del
gas
che
il
vento
della
sera
agitava
,
e
fu
il
guardiano
della
sala
che
l
'
avvertì
della
partenza
-
tanto
in
lei
si
era
fatta
la
convinzione
che
era
inutile
più
partire
,
che
Ferrante
non
l
'
amava
più
,
che
tutto
era
finito
.
Tutta
la
notte
del
viaggio
,
lunga
,
lenta
,
con
le
sue
numerose
,
monotone
fermate
,
ella
la
passò
in
una
veglia
dolorosa
alternata
da
qualche
torpore
doloroso
,
tutta
sola
nel
suo
compartimento
,
tremando
di
freddo
malgrado
le
coperte
e
le
pelliccie
.
L
'
alba
si
levò
sulla
severa
campagna
romana
;
donna
Grazia
dormiva
,
ora
,
pallida
pallida
,
e
solo
i
tre
lunghi
,
striduli
fischi
del
treno
che
entrava
in
Roma
la
riscossero
.
Le
parve
di
uscire
da
un
sogno
triste
:
il
sole
illuminava
le
prime
case
di
Roma
,
e
la
nebbia
romana
,
e
il
fumo
del
treno
,
una
felicità
di
calore
e
di
luce
l
'
avvolse
,
scendendo
dal
vagone
,
poggiando
la
sua
mano
sottile
guantata
sempre
di
nero
in
quella
tremante
di
Ferrante
.
Si
guardarono
,
così
,
lungamente
,
fra
la
folla
,
tenendosi
per
mano
,
camminando
quasi
portati
.
-
Sei
venuta
,
poi
....
-
mormorò
lui
,
cercando
di
dominare
la
propria
emozione
,
intensa
,
soffocante
.
-
Credevi
che
non
venissi
più
?
-
chiese
lei
,
con
uno
sguardo
scrutatore
,
fermandosi
un
minuto
.
-
Sì
,
l
'
ho
creduto
-
soggiunse
lui
,
chinando
gli
occhi
,
confessando
con
quelle
parole
tutte
le
angoscie
della
sua
serata
e
della
sua
nottata
.
-
Mi
perdoni
?
-
domandò
lei
,
umilmente
,
dolorosamente
,
sentendo
bene
che
fra
loro
era
già
sorto
e
consumato
il
primo
dolore
.
-
Non
dir
così
:
tu
ti
puoi
dare
e
ti
puoi
ritogliere
-
disse
fermamente
lui
,
guardando
altrove
,
per
non
far
vedere
che
sforzo
questa
fermezza
gli
costava
.
Essa
non
rispose
.
Poteva
dirgli
che
il
proprio
ritardo
non
era
stata
una
crudele
esitazione
,
l
'
idea
novamente
feroce
di
spezzare
quell
'
amore
:
poteva
semplicemente
dirgli
che
era
stata
la
perdita
di
cinque
minuti
,
per
annodare
il
velo
del
cappello
,
o
per
prendere
il
taccuino
dimenticato
e
che
quindi
ella
aveva
perduto
il
treno
.
Le
parve
,
questa
ingenua
narrazione
,
così
ridicola
,
così
volgare
,
che
non
osò
farla
;
e
lasciò
,
per
viltà
,
che
perdurasse
quell
'
amaro
malinteso
,
quel
senso
triste
di
sfiducia
che
era
nato
nell
'
animo
di
Ferrante
.
Adesso
,
col
facchino
dietro
,
erano
in
piazza
della
stazione
.
-
Dove
andiamo
?
-
ella
chiese
.
-
Non
so
....
-
rispose
Ferrante
,
incerto
.
-
Avremmo
dovuto
partire
ieri
sera
.
Stanotte
,
io
non
sono
rientrato
in
casa
mia
,
ero
così
turbato
....
-
Quando
parte
,
il
prossimo
treno
,
per
Firenze
?
-
diss
'
ella
,
brevemente
.
-
Alle
dieci
e
mezzo
,
fra
tre
ore
.
-
Tre
ore
,
tre
ore
....
-
mormorò
Grazia
,
come
pensando
.
-
Vuoi
che
ti
accompagni
a
casa
mia
....
non
vi
è
nessuno
....
o
in
albergo
?
-
E
il
verbo
accompagnare
era
stato
molto
sottolineato
.
-
No
,
no
,
a
casa
tua
-
rispose
subito
Grazia
,
con
una
paura
nella
voce
.
-
Allora
,
in
albergo
?
-
soggiunse
lui
,
pazientemente
.
-
....
Sì
,
...
ma
senza
entrare
in
Roma
-
e
abbassò
gli
occhi
,
come
vergognandosi
.
-
Vi
è
il
Continentale
qui
dietro
,
in
Piazza
Margherita
,
non
ti
stancherai
molto
.
Seguìti
dal
facchino
che
portava
le
loro
robe
,
vi
andarono
;
sottovoce
come
se
indovinasse
le
intenzioni
di
Grazia
,
Ferrante
chiese
due
stanze
al
segretario
dell
'
albergo
;
sottovoce
costui
gli
domandò
se
le
voleva
vicine
,
e
Ferrante
gli
disse
subito
che
non
importava
.
Grazia
saliva
innanzi
,
chinando
il
capo
;
alla
porta
della
sua
stanza
,
il
segretario
li
salutò
.
Ella
restò
ferma
,
guardando
Ferrante
,
con
la
mano
appoggiata
sulla
maniglia
della
porta
.
-
Rammentati
,
è
alle
dieci
e
mezzo
:
verrò
a
prenderti
alle
dieci
-
disse
Ferrante
,
gelidamente
.
Le
fece
un
saluto
corretto
e
si
allontanò
subito
.
II
.
Ella
entrò
nella
sua
stanza
e
vi
si
chiuse
,
buttandosi
pesantemente
sopra
una
poltrona
:
si
sentiva
morire
di
tristezza
,
sentiva
di
essere
disamorata
,
crudele
con
Ferrante
,
eppure
non
trovava
ancora
uno
slancio
di
tenerezza
,
un
impeto
di
passione
per
fargli
dimenticare
tutte
quelle
noie
,
quelle
punture
,
quei
disinganni
,
quelle
amarezze
.
Ma
tanta
gente
era
loro
intorno
,
dovunque
,
alla
stazione
,
in
piazza
,
nell
'
albergo
,
gente
estranea
,
è
vero
,
ma
curiosa
,
dall
'
orecchio
teso
,
dallo
sguardo
acuto
!
Ella
si
era
chiusa
nella
sua
stanzetta
,
stanzetta
piccola
,
linda
,
ma
banale
come
tutte
le
stanze
di
albergo
,
ma
fredda
con
tutto
il
lieto
sole
autunnale
che
vi
entrava
;
Grazia
si
era
chiusa
lì
dentro
,
e
un
profondo
pentimento
le
veniva
in
cuore
,
pel
modo
come
aveva
trattato
Ferrante
;
la
propria
ingiustizia
verso
quel
forte
e
docile
amante
che
nulla
chiedeva
,
che
non
si
lagnava
,
che
cercava
di
allontanarsi
,
di
ecclissarsi
sempre
,
onestamente
,
correttamente
,
mentre
nell
'
anima
gli
ardeva
la
grande
fiamma
,
questa
propria
ingiustizia
,
le
faceva
orrore
,
le
sembrava
un
egoismo
mostruoso
,
la
crudeltà
di
una
donna
glaciale
che
pospone
sempre
il
mondo
all
'
amore
.
Rivoltata
contro
sè
stessa
,
si
levò
per
chiamare
,
per
far
avvertire
Ferrante
di
venire
da
lei
:
voleva
buttarglisi
alle
ginocchia
per
farsi
perdonare
,
poichè
egli
solo
era
buono
e
giusto
.
Ma
mentre
era
lì
per
premere
il
campanello
elettrico
,
udì
parlare
sommessamente
,
nella
stanza
attigua
.
Si
fermò
:
non
era
sola
dunque
,
malgrado
che
si
fosse
chiusa
a
chiave
?
Aveva
dei
vicini
,
a
destra
e
a
sinistra
,
forse
da
tutte
le
parti
,
che
,
come
ella
udiva
la
loro
,
avrebbero
udita
la
voce
di
Ferrante
e
la
sua
,
parlando
d
'
amore
?
Oh
questi
alberghi
,
che
realtà
,
che
realtà
meschina
,
sconfortante
,
nauseante
!
Tornò
alla
poltrona
,
vi
si
sedette
,
senza
far
rumore
,
aspettando
che
le
voci
cessassero
;
forse
i
vicini
sarebbero
usciti
,
partiti
:
allora
ella
avrebbe
chiamato
Ferrante
,
per
farsi
perdonare
.
Ma
le
voci
dopo
qualche
intervallo
di
silenzio
,
brevissima
pausa
,
si
udivano
di
nuovo
:
erano
quelle
di
un
uomo
e
di
una
donna
,
che
discutevano
pacatamente
;
si
afferrava
ogni
tanto
una
parola
,
facevano
il
conto
del
loro
viaggio
.
Ella
fremeva
,
si
agitava
sulla
poltrona
,
sperando
sempre
,
a
ogni
momento
di
silenzio
,
che
i
vicini
se
ne
fossero
andati
:
ma
quietamente
essi
ricominciavano
a
chiacchierare
,
con
un
'
intonazione
monotona
,
senza
stancarsi
.
Per
un
momento
Grazia
si
turò
le
orecchie
quasi
piangendo
,
al
colmo
di
un
urto
nervoso
che
le
poche
ore
di
cattivo
riposo
del
treno
non
avevano
calmato
:
malediceva
questi
vicini
che
le
rubavano
quelle
altre
ore
di
felicità
.
Andò
ad
aprire
la
finestra
della
stanzetta
,
per
sottrarsi
a
quell
'
incubo
:
il
sole
allietava
tutto
il
piazzale
della
stazione
,
la
giornata
era
dolce
e
bella
,
Grazia
,
stette
guardando
come
un
fanciullo
che
un
nulla
distrae
,
le
persone
che
passavano
sulla
piazza
.
Così
assorta
,
non
udì
che
la
seconda
volta
,
quando
bussarono
alla
sua
porta
.
Era
Ferrante
:
ma
non
entrò
,
rispettosamente
.
-
Andiamo
?
-
diss
'
ella
sorridendogli
.
-
Sì
-
disse
lui
,
sentendo
e
vedendo
la
luce
di
quel
sorriso
,
per
la
prima
volta
.
Ella
mise
il
suo
braccio
sotto
quello
di
lui
:
si
appoggiava
lievemente
.
Non
potea
dirgli
nulla
:
ma
vi
era
nei
suoi
occhi
,
nella
sottile
mano
guantata
,
in
ogni
movimento
della
persona
tanta
femminile
tenerezza
,
una
così
affettuosa
domanda
di
perdono
che
egli
dovette
intenderla
,
in
tutta
la
sua
manifestazione
:
due
volte
,
per
le
scale
in
penombra
,
si
fermò
a
guardare
il
volto
della
sua
donna
,
quasi
volesse
imprimersi
nel
cuore
quella
espressione
così
viva
.
Chi
li
vide
passare
di
nuovo
,
sulla
piazza
,
per
la
stazione
,
andando
a
mettersi
nel
vagone
,
in
quella
bionda
mattinata
di
autunno
,
intese
,
certamente
,
che
passava
sul
capo
di
quei
due
felici
una
silenziosa
ora
celestiale
.
Di
quanto
intorno
ad
essi
avveniva
,
quei
due
più
non
sapevano
:
una
macchinale
coscienza
,
memore
di
altri
viaggi
,
di
altre
partenze
li
guidava
nella
loro
vita
esteriore
:
una
coscienza
meccanica
che
si
chetò
,
anch
'
essa
,
quando
il
treno
fu
partito
da
Roma
.
Erano
soli
.
Una
parte
delle
tendine
color
di
legno
erano
tirate
,
contro
il
sole
che
si
avanzava
;
solo
da
due
cristalli
si
vedeva
il
paesaggio
fuggente
.
Ferrante
si
era
seduto
accanto
a
Grazia
:
la
mano
di
lei
era
fra
le
sue
,
stretta
mollemente
:
a
un
certo
momento
ella
la
ritirò
,
ma
soltanto
per
sollevare
il
suo
velo
bruno
;
la
picciola
mano
fedele
ritornò
subito
fra
quelle
dell
'
amor
suo
.
Nè
dicevano
nulla
.
La
delizia
di
due
amanti
,
soli
nel
vagone
fuggente
per
la
campagna
,
fuggente
innanzi
ai
villaggi
e
alle
piccole
città
,
ha
poche
delizie
che
la
eguaglino
:
tanto
è
acuto
il
senso
di
libertà
,
di
amore
inconturbato
,
di
oblìo
terreno
che
dà
quella
fuga
.
Non
esistono
più
nè
lo
spazio
,
nè
il
tempo
,
nè
l
'
uomo
,
nè
la
vita
:
esiste
solamente
l
'
amore
,
nella
sua
massima
condizione
d
'
indipendenza
,
trasportato
lontano
,
lontano
,
dove
non
vi
sia
che
amore
.
Che
dirsi
?
Ogni
tanto
ella
sentiva
che
Ferrante
la
chiamava
per
nome
,
ripetendone
due
o
tre
volte
le
sillabe
incantatrici
:
ma
forse
non
la
voce
di
Ferrante
,
era
l
'
anima
che
parlava
e
l
'
anima
di
Grazia
stava
a
sentire
.
Due
o
tre
volte
,
a
un
lembo
di
paesaggio
illuminato
di
sole
,
a
un
piccolo
paese
sospeso
lungo
i
fianchi
di
una
collina
,
innanzi
a
una
grande
pianura
maestosa
,
i
due
volti
si
accostavano
,
dietro
allo
stesso
cristallo
,
per
vedere
come
era
bello
il
mondo
esteriore
,
non
quanto
quello
che
portavano
nel
cuore
.
Tacevano
.
Sentivano
che
era
quella
l
'
ora
invocata
tante
volte
,
nelle
insonnie
della
notte
,
nelle
vuote
mattinate
,
nelle
sere
affannose
;
sentivano
che
era
quella
la
realtà
del
loro
infinito
desiderio
,
l
'
amore
nella
solitudine
suprema
;
e
sembrava
loro
che
qualunque
parola
dovesse
turbare
questo
sacro
raccoglimento
,
questa
concentrazione
di
felicità
.
Niuno
sapeva
più
nulla
di
loro
:
essi
non
sapevano
più
nulla
,
di
niente
:
e
poteano
dire
che
il
mondo
era
scomparso
,
o
era
stato
assorbito
nella
incommensurabile
dolcezza
del
loro
amore
.
Solo
quando
il
sole
cominciò
a
discendere
sulla
poetica
campagna
toscana
,
un
senso
di
malinconia
si
mescolò
,
naturalmente
,
a
tanta
dolcezza
.
Era
una
mestizia
fuor
di
loro
,
che
veniva
dalle
cose
:
il
paesaggio
verde
,
i
colli
così
pittoreschi
,
e
le
bianche
case
,
e
il
fiume
mormorante
sul
greto
,
e
i
campanili
dei
villaggi
si
fecero
prima
rossi
,
poi
violacei
,
poi
bigi
:
tutti
i
veli
avvolgenti
,
misteriosi
,
malinconici
del
tramonto
salirono
dalla
terra
al
cielo
.
Parve
che
il
treno
corresse
meno
rapidamente
,
come
preso
anch
'
esso
da
una
fiacchezza
;
le
voci
delle
stazioni
erano
meno
vivaci
,
meno
allegre
,
alcune
sembravano
rauche
,
altre
fioche
;
il
fiume
,
apparendo
,
riapparendo
,
assunse
un
aspetto
tragico
,
di
acqua
traditrice
gorgogliante
;
la
stretta
di
mano
di
Ferrante
che
teneva
nella
sua
quella
sottile
di
Grazia
,
si
allentò
,
come
se
lo
cogliesse
una
improvvisa
,
crescente
debolezza
e
la
mano
sottile
si
raffreddò
sotto
il
guanto
.
Videro
un
cimitero
:
un
piccolo
cimitero
di
paesello
a
mezza
costa
,
con
quattro
o
cinque
cipressi
e
poche
lapidi
bianche
.
-
Beati
i
morti
-
ella
disse
sottovoce
quasi
parlasse
a
sè
stessa
.
-
Chissà
!
-
le
rispose
lui
,
sul
medesimo
tono
.
-
Forse
amano
ancora
.
-
Tu
hai
tombe
,
per
il
mondo
?
-
gli
domandò
lei
,
piegandosi
a
guardarlo
,
in
quella
penombra
crepuscolare
.
-
No
:
ma
tutti
abbiamo
delle
tombe
,
in
noi
.
-
Molte
cose
hai
veduto
morire
?
-
Molte
cose
e
molte
persone
che
son
vive
.
-
È
triste
,
è
triste
-
diss
'
ella
ributtandosi
indietro
,
sulla
spalliera
.
-
La
tristezza
è
in
fondo
alle
anime
:
non
bisogna
andarla
a
cercare
-
soggiunse
Ferrante
,
come
se
pronunziasse
una
sentenza
.
Tacquero
.
Ella
aveva
abbassato
il
velo
sul
viso
di
nuovo
e
il
capo
sul
petto
.
Egli
si
levò
,
guardò
dallo
sportello
opposto
,
nella
penombra
,
per
qualche
tempo
;
poi
ritornò
vicino
ad
essa
,
sedendosi
.
-
Grazia
?
-
Ferrante
?
-
Che
hai
?
-
Nulla
-
fece
lei
,
con
un
gesto
largo
.
-
Dimmi
,
dimmi
che
hai
.
-
Quello
che
hai
tu
-
rispos
'
ella
,
enigmaticamente
.
-
Non
parlare
di
me
:
io
sono
una
quercia
fulminata
.
Tu
non
puoi
essere
come
me
;
sei
così
giovane
,
e
così
bella
,
Grazia
,
e
così
destinata
alla
felicità
!
-
Io
ho
paura
....
paura
....
-
Di
che
,
amore
,
hai
paura
?
-
Della
vita
.
-
Fole
!
-
egli
esclamò
,
sorridendo
nella
penombra
.
-
E
della
morte
,
della
morte
,
assai
più
.
-
La
morte
è
lontana
-
fece
lui
.
-
Taci
,
taci
-
mormorò
Grazia
-
forse
passiamo
innanzi
a
un
altro
cimitero
.
Quasi
presa
da
un
vago
ma
forte
terrore
,
ella
si
era
stretta
a
lui
,
infantilmente
,
poggiandogli
la
guancia
sulla
spalla
,
chiudendo
gli
occhi
.
Quei
due
sportelli
su
cui
non
erano
tirate
le
tendine
di
lana
,
quegli
sportelli
oramai
neri
,
nella
sera
fitta
,
affascinavano
la
donna
,
come
se
fossero
aperti
sull
'
infinito
.
Egli
se
ne
accorse
,
vedendola
immobile
,
estatica
,
con
gli
occhi
sbarrati
sul
nero
orizzonte
che
fuggiva
dietro
i
cristalli
:
volle
fare
un
moto
per
levarsi
,
per
tirare
le
altre
due
tendine
.
-
No
,
no
-
lo
supplicò
lei
,
stringendosi
ancora
,
socchiudendo
gli
occhi
.
Restarono
così
:
il
lumicino
ad
olio
del
vagone
tremava
,
pareva
dovesse
spegnersi
ogni
momento
.
Bizzarre
ombre
danzavano
.
sui
divani
:
tenendola
stretta
a
sè
,
bimba
spaurita
,
Ferrante
sentiva
che
Grazia
affannava
un
poco
.
L
'
aria
si
era
raffreddata
.
Una
angoscia
li
opprimeva
,
entrambi
,
angoscia
ignota
,
angoscia
di
chi
ha
intravvisto
il
negro
problema
dell
'
infinito
.
Due
o
tre
volte
egli
volle
muovere
una
mano
per
carezzarle
i
bruni
capelli
:
ma
ella
temendo
che
Ferrante
la
lasciasse
,
rabbrividì
di
paura
.
Due
o
tre
volte
egli
disse
,
sottovoce
,
come
un
soffio
amoroso
:
-
Grazia
!
Grazia
!
Ma
ella
fremeva
,
fremeva
,
e
gli
diceva
:
-
Taci
,
taci
,
taci
.
Tanto
che
il
lungo
,
sonoro
fischio
,
triplicato
fischio
della
vaporiera
,
le
fece
gittare
un
grido
di
spavento
.
-
È
il
fischio
di
allarme
,
nevvero
-
domandò
,
piena
di
ambascia
,
quasi
che
non
fosse
possibile
,
in
quel
momento
,
altro
che
una
grande
catastrofe
.
-
No
,
no
,
è
Firenze
.
-
Tre
fischi
,
grave
pericolo
-
balbettò
lei
ostinata
.
-
È
Firenze
,
è
Firenze
,
cara
.
L
'
arrivo
spezzò
l
'
incubo
.
La
carrozza
in
cui
essi
viaggiavano
avrebbe
proseguito
sino
a
Venezia
,
attaccandosi
,
al
treno
in
partenza
da
Firenze
;
ma
per
la
partenza
ci
voleva
un
'
ora
e
mezzo
.
-
Scendiamo
?
-
Sì
,
sì
,
sì
-
disse
lei
,
levandosi
,
subito
,
avida
di
moto
,
di
luce
.
-
Vuoi
pranzare
,
nevvero
,
cara
?
-
chiese
lui
,
trattandola
infantilmente
.
-
Sì
,
subito
,
subito
-
fece
ella
,
attaccandosi
al
suo
braccio
,
con
un
'
improvvisa
disinvoltura
.
Ora
,
per
il
livido
chiarore
del
gaz
,
nella
calda
sala
del
Doney
,
seduta
di
fronte
a
lui
,
togliendosi
lentamente
,
con
un
moto
seducentissimo
,
i
lunghi
guanti
neri
,
raddrizzando
i
numerosi
anelli
delle
sue
mani
gemmate
,
appoggiando
le
lunate
spalle
a
un
seggiolone
e
distendendo
i
piedini
sopra
uno
sgabello
,
ella
era
ridiventata
la
bella
,
vivace
signora
dei
convegni
aristocratici
,
dei
balli
inebbrianti
,
dei
folleggianti
pique
-
niques
.
Anzi
,
mentre
i
nervi
le
si
chetavano
nel
senso
di
riposo
che
dà
una
sala
lucente
,
tiepida
,
con
qualche
mazzo
di
fiori
sparso
qua
e
là
,
con
una
folla
rumorosa
che
si
rallegra
nell
'
apprestamento
del
cibo
,
a
questa
sua
bella
serenità
si
mescolava
la
maliziosa
soddisfazione
della
donna
che
gusta
la
libertà
,
il
piacere
bizzarro
e
pericoloso
della
prima
,
audace
avventura
di
amore
.
Essere
in
compagnia
di
Ferrante
che
l
'
amava
,
che
ella
amava
,
guardandosi
negli
occhi
,
sorridendosi
,
innanzi
a
molta
gente
e
senza
punto
curarsi
della
gente
,
pranzando
insieme
,
come
due
sposi
innamorati
,
parlando
pianissimamente
,
a
fior
di
labbro
,
ciò
costituiva
per
lei
una
nuova
,
acre
,
vivida
,
soddisfazione
umana
,
quasi
,
che
ella
esercitasse
una
lungamente
meditata
vendetta
,
di
tanti
pranzi
di
cerimonia
,
noiosi
,
banali
,
fra
persone
indifferenti
e
antipatiche
.
Una
novella
impensata
trasformazione
si
faceva
in
lei
:
ella
si
sentiva
fatta
di
umana
argilla
,
si
sentiva
donna
,
si
sentiva
felice
di
quella
libertà
conquistata
a
prezzo
di
tante
lacrime
,
assaporava
con
lentezza
raffinata
la
sua
parte
di
felicità
terrena
.
Ferrante
,
con
lo
sguardo
profondo
dell
'
amore
,
le
leggeva
nell
'
anima
;
uno
strano
sorriso
di
conquista
gli
vagava
sulle
labbra
;
ed
ella
che
vedeva
questo
sorriso
di
conquista
,
non
se
ne
offendeva
,
no
,
anzi
ne
pareva
singolarmente
orgogliosa
.
Un
senso
segreto
ma
traboccante
di
sfida
le
saliva
dal
cuore
,
ribellatosi
al
cervello
:
una
sfida
contro
tutto
quello
che
aveva
venerato
,
di
cui
aveva
avuto
,
sino
allora
,
rispetto
e
paura
:
parevale
sentire
,
in
quell
'
ora
,
la
inutilità
dell
'
abnegazione
,
la
vacuità
del
sacrificio
,
la
ingratitudine
del
mondo
a
qualunque
privazione
morale
fatta
per
esso
.
E
come
questi
superbi
e
acri
pensieri
le
passavano
nell
'
anima
,
corrodendone
il
buon
metallo
lucido
del
carattere
,
Ferrante
seguiva
questo
passaggio
e
nel
suo
orgoglio
di
uomo
si
gloriava
del
cangiamento
.
Donna
Grazia
prese
dei
fiori
,
una
grossa
manciata
di
fiori
,
dalla
fioraia
che
glieli
offriva
non
senza
timidezza
:
i
morti
fiori
autunnali
di
cui
ella
adornò
il
suo
grande
mantello
bruno
,
fra
occhiello
e
occhiello
:
e
dopo
aver
aspirato
lungamente
il
fiore
,
quasi
impercettibile
profumo
di
una
rosa
thea
,
lo
offrì
a
Ferrante
con
un
muto
cenno
,
con
uno
sguardo
pieno
di
amore
,
sguardo
così
vibrante
di
elettricità
che
l
'
uomo
impallidì
.
Adesso
passeggiavano
su
e
giù
,
nella
galleria
di
aspetto
,
coperta
di
cristalli
,
e
curiosamente
donna
Grazia
si
fermava
a
tutte
le
piccole
botteghe
,
dove
si
vendevano
dei
nonnulla
,
piccoli
ricordi
fiorentini
,
chincaglieria
povera
di
viaggiatori
sentimentali
ed
economici
.
Essa
volle
comprare
le
noci
intagliate
che
raffigurano
la
cupola
di
Santa
Maria
del
Fiore
,
le
scatolette
di
legno
d
'
ulivo
che
vengono
da
Lucca
e
portano
sul
coperchio
le
due
rondinelle
fuggenti
,
col
motto
francese
;
je
reviendrai
,
le
scatole
da
guanti
,
di
paglia
,
foderate
di
raso
azzurro
o
rosso
.
Pareva
una
bimba
bizzarra
e
ingenua
,
al
suo
primo
viaggio
;
essa
risalì
nel
vagone
,
ridendo
,
ridendo
,
buttando
sui
sedili
i
fiori
,
gli
oggettini
,
andando
e
venendo
,
con
le
guancie
un
po
'
calde
e
le
belle
mani
che
sembravano
farfalle
gemmate
,
volitanti
di
qua
e
di
là
.
Siccome
non
si
partiva
ancora
,
Ferrante
le
chiese
permesso
di
passeggiare
sul
terrapieno
,
per
fumare
una
sigaretta
.
-
Fuma
pure
-
disse
lei
,
crollando
il
capo
,
ridendo
ancora
sottovoce
.
Egli
accese
la
sigaretta
e
si
appoggiò
a
uno
dei
pilastri
della
tettoia
,
fumando
silenziosamente
,
immobile
,
guardando
il
vagone
,
fisamente
,
come
se
là
fosse
tutta
la
sua
vita
,
come
se
gli
fosse
impossibile
di
perderlo
d
'
occhio
.
Improvvisamente
ella
si
era
fermata
,
nel
vano
dello
sportello
aperto
,
appoggiando
la
testa
allo
stipite
di
legno
,
e
guardava
Ferrante
che
fumava
.
Attorno
a
loro
i
viaggiatori
si
arrabattavano
per
trovare
i
migliori
posti
,
per
la
notte
:
qualcuno
si
fermava
innanzi
al
vagone
,
di
cui
donna
Grazia
sbarrava
l
'
entrata
,
ma
si
ritirava
subito
,
tanto
quell
'
alta
e
snella
figura
di
donna
pareva
lei
posta
a
guardia
della
carrozza
.
Ferrante
prese
ancora
un
'
altra
sigaretta
bionda
,
l
'
accese
,
la
fumò
,
imperturbabile
fra
il
chiasso
di
quella
partenza
per
la
linea
Bologna
-
Venezia
.
Donna
Grazia
si
era
seduta
dietro
lo
sportello
,
ma
teneva
il
busto
un
po
'
inclinato
,
per
guardare
ancora
il
suo
compagno
di
viaggio
:
quando
gli
vide
gittare
metà
della
seconda
sigaretta
,
spenta
,
mormorò
sommessamente
:
-
Non
vieni
?
Egli
dovette
più
che
udire
,
intendere
,
tanto
era
fioca
la
voce
seduttrice
:
fu
nel
vagone
in
un
attimo
,
tirandosi
dietro
lo
sportello
.
-
Fuma
anche
qui
:
non
mi
fa
male
-
disse
lei
,
mettendosi
di
nuovo
i
guanti
,
mollemente
.
-
No
,
no
,
tu
devi
dormire
-
rispose
lui
,
con
una
tenerezza
quasi
fraterna
.
Ma
fra
le
pelliccie
,
gli
scialli
,
le
coperte
,
al
caldo
,
ella
si
addormentò
assai
tardi
.
Teneva
gli
occhi
chiusi
,
però
,
lasciandosi
prendere
da
tutta
quella
dolcezza
dell
'
amore
e
delle
cose
;
ogni
tanto
,
con
un
moto
adorabile
di
stanchezza
,
li
schiudeva
e
trovava
gli
occhi
di
Ferrante
fissi
su
lei
,
così
teneri
,
così
amorosi
che
la
magnetizzavano
di
nuovo
,
nella
dolcezza
.
-
Non
dormi
?
-
chiedeva
ella
,
vagamente
,
come
se
parlasse
in
sogno
.
-
Non
ho
sonno
-
diceva
lui
facendole
cenno
di
chetarsi
,
sorridendo
tacitamente
.
Solo
nel
mezzo
della
notte
,
ella
trabalzò
,
scossa
da
un
grande
fragore
,
vedendo
una
gran
luce
rossastra
.
-
Che
è
?
-
gridò
,
levandosi
a
metà
.
-
Niente
,
non
aver
paura
:
passiamo
sul
Po
.
Sulle
rive
nere
del
fiume
,
nella
notte
,
grandi
cataste
di
legna
secca
bruciavano
:
attorno
ad
esse
i
guardiani
del
fiume
vegliavano
e
si
riscaldavano
,
temendo
l
'
inondazione
autunnale
.
-
Dormi
,
non
aver
paura
-
soggiunse
lui
,
lasciando
ricadere
la
tendina
,
sedendosi
accanto
a
lei
,
passandole
lievemente
la
mano
sui
capelli
,
per
chetarla
.
Quando
ella
si
risvegliò
di
nuovo
,
all
'
alba
,
avevano
già
oltrepassato
Mestre
,
erano
sulla
stretta
lingua
di
terra
che
attraversa
la
laguna
.
E
non
si
vedeva
altro
,
da
tutte
le
parti
,
che
una
grande
estensione
di
acqua
immobile
,
senza
che
un
solo
soffio
ne
agitasse
la
tinta
argentina
,
opaca
.
Ogni
tanto
una
pianta
acquatica
,
senza
fiori
,
senza
foglie
,
cioè
un
cespuglio
di
rami
nudi
e
neri
,
irti
come
spini
,
usciva
dall
'
acqua
:
o
un
pilone
nero
,
un
po
'
inclinato
,
sorgeva
dal
fondo
.
Una
lieve
nebbia
argentina
ma
senza
luccicori
fluttuava
sull
'
acqua
,
e
tutto
l
'
orizzonte
era
della
stessa
tinta
,
senza
che
si
potesse
distinguere
dove
l
'
acqua
finisse
,
dove
cominciasse
il
velo
di
nebbia
.
Un
vento
umido
e
molle
alitava
.
E
il
vagone
parea
molle
di
umidità
,
tutto
il
treno
pareva
andasse
sull
'
acqua
dormiente
,
attraverso
la
nebbia
,
fra
il
fiato
umido
e
soffocante
.
-
Ecco
Venezia
-
disse
Ferrante
,
un
po
'
ansioso
,
guardando
più
il
viso
di
Grazia
che
il
paesaggio
.
-
Non
vi
è
-
diss
'
ella
,
vedendo
solo
la
laguna
e
la
nebbia
,
tremando
un
po
'
nella
voce
,
pallidissima
.
Si
risedette
;
due
volte
mise
la
testa
fuori
del
cristallo
,
guardò
attorno
,
lungamente
;
si
passò
le
dita
sulla
manica
,
come
per
sentire
se
fosse
molle
di
umidità
.
Alla
fine
,
fra
la
laguna
e
la
nebbia
,
sorse
qualche
profilo
bigio
di
una
massa
più
oscura
.
-
Ecco
Venezia
-
ella
mormorò
,
quasi
fra
sè
.
-
Pare
una
tomba
.
Come
tutte
le
altre
mattine
,
fosse
avvolto
nella
bigiastra
velatura
il
Canal
Grande
e
la
chiesa
della
Salute
,
e
lontano
,
laggiù
,
scomparisse
addirittura
il
canale
della
Zuecca
;
o
la
lenta
pioggia
di
ottobre
piovesse
solingamente
su
quell
'
acqua
dormiente
,
su
quella
chiesa
dormiente
,
su
quei
palazzi
dormienti
;
o
il
biondo
sole
illuminasse
i
tenui
azzurri
del
cielo
e
le
sagome
fini
della
chiesa
e
circondasse
l
'
isola
di
San
Giorgio
in
un
'
aureola
di
luce
;
come
in
qualunque
mattinata
,
Ferrante
entrando
nel
salotto
pieno
di
fiori
,
trovò
donna
Grazia
seduta
,
nel
vano
dello
stretto
e
lungo
balcone
a
ogiva
,
guardando
vagamente
il
paesaggio
.
Ella
portava
sempre
una
delle
sue
vestaglie
di
lana
bianca
,
dalla
forma
di
peplo
,
che
odoravano
di
violetta
,
poichè
fra
le
arricciature
di
merletto
del
collo
,
fra
le
morbide
pieghe
del
petto
,
alla
cintura
,
spuntavano
dei
freschi
mazzolini
di
violette
.
Ella
guardava
,
con
gli
occhi
fatti
quasi
più
grandi
e
un
po
'
vitrei
dalla
lunga
contemplazione
.
-
Che
hai
?
-
disse
Ferrante
,
baciandole
le
mani
.
-
Nulla
-
fece
lei
,
con
un
piccolo
sorriso
.
-
Mi
ami
sempre
?
-
Sempre
,
sempre
.
E
un
cenno
largo
,
come
ad
accennare
un
fatto
ineluttabile
,
accompagnò
la
monotonia
di
quella
voce
dove
pareva
si
fosse
infranta
ogni
corda
di
vivacità
.
-
Sei
triste
,
mi
pare
-
disse
lui
,
chinandosi
a
guardarla
meglio
.
Ella
sorrise
ancora
,
senza
rispondere
,
gli
dette
,
con
un
atto
gentile
,
uno
dei
suoi
mazzolini
di
violette
;
egli
lo
prese
,
l
'
odorò
e
poi
lo
rigirò
fra
le
dita
,
senza
parlare
.
-
Anche
tu
sei
triste
?
-
chiese
ella
,
levando
su
la
testa
,
con
un
gesto
affettuoso
.
-
No
,
cara
.
Venivo
a
chiederti
se
volevi
uscire
.
-
....
Sì
-
disse
lei
,
dopo
una
pausa
,
-
Dove
andiamo
?
-
In
giro
-
fece
lui
.
-
Dove
tu
vuoi
.
Invece
,
la
voce
di
lui
era
un
po
'
stanca
.
Senza
dire
altro
,
ella
si
levò
e
passò
nella
sua
stanza
a
vestirsi
.
Occupavano
un
vasto
appartamento
mobiliato
,
in
uno
dei
magnifici
palazzi
del
Canal
Grande
,
dirimpetto
alla
chiesa
di
San
Giorgio
:
appartamento
mobiliato
con
qualche
traccia
del
lusso
antico
,
a
cui
si
mescolava
tutta
la
confusione
fra
comoda
ed
elegante
del
lusso
moderno
.
Ma
le
stanze
erano
tanto
grandi
che
parevano
vuote
,
sempre
;
le
finestre
,
i
balconi
erano
così
piccoli
che
la
luce
vi
entrava
scarsamente
,
anche
nelle
più
limpide
giornate
;
e
malgrado
i
fiori
di
cui
Grazia
riempiva
tutte
le
stanze
,
tutti
gli
angoli
,
tutti
i
tavolini
,
i
saloni
non
si
rianimavano
,
restavano
freddi
e
muti
come
se
fosse
impossibile
farvi
risuscitare
anche
una
finzione
di
vita
.
Grazia
e
Ferrante
stavano
sempre
insieme
;
spesso
,
lui
,
per
discrezione
,
si
ritirava
nella
sua
camera
,
lasciava
Grazia
libera
;
ma
dopo
un
poco
,
era
preso
da
tale
insoffribile
malinconia
,
che
cercava
di
lei
,
e
la
trovava
così
insoffribilmente
malinconica
,
che
si
tendevano
le
mani
,
come
se
l
'
uno
dovesse
salvare
l
'
altro
.
Quando
erano
insieme
,
certo
,
di
fronte
a
quel
paesaggio
grandioso
ma
dormiente
,
in
quell
'
ambiente
di
cose
morte
e
di
cose
moribonde
,
fra
quei
colori
che
erano
stati
vivaci
ed
erano
pallenti
,
fra
quel
silenzio
grande
di
uomini
e
di
fanciulli
,
certo
,
non
avevano
la
grande
giocondità
delle
anime
intensamente
felici
;
ma
si
teneano
per
mano
,
quieti
,
silenziosi
,
senza
sussulti
e
senza
tristezza
.
Si
ricercavano
,
dunque
,
ansiosamente
,
come
se
dovessero
sempre
partire
per
un
lungo
viaggio
,
come
se
dovessero
iniziarsi
ad
un
altissimo
diletto
spirituale
,
come
se
dovessero
raccontarsi
tutto
un
romanzo
misterioso
,
il
romanzo
del
proprio
cuore
:
ma
,
essendo
insieme
,
parean
subito
appagati
,
senza
bisogno
di
dire
nulla
,
anime
che
già
l
'
ambiente
aveva
impregnate
di
sè
.
Così
quel
giorno
,
come
tutti
i
giorni
,
solo
dopo
pochi
minuti
di
assenza
,
donna
Grazia
ritornò
per
uscire
,
vestita
tutta
di
nero
,
come
sempre
,
mentre
in
casa
era
sempre
vestita
di
bianco
:
sul
nero
vestito
,
qua
e
là
,
dai
merletti
,
dalla
cintura
,
facevan
capolino
i
freschi
mazzolini
di
violette
.
III
.
Andarono
,
per
i
grandi
saloni
,
per
la
scalea
scuriccia
:
un
servo
aprì
loro
il
portone
che
dava
,
per
tre
scalini
,
sulla
laguna
.
L
'
acqua
appena
appena
fiottava
,
contro
il
marmo
corroso
.
Il
barcaiuolo
che
sedeva
a
prora
della
gondola
,
senza
far
nulla
,
aspettando
,
si
levò
subito
e
domandò
qualche
cosa
,
nel
suo
dolce
dialetto
:
-
Ha
detto
-
spiegò
Ferrante
a
Grazia
,
interrogandola
-
se
deve
togliere
il
felze
.
-
Sì
,
sì
-
rispose
ella
subito
-
lo
tolga
pure
;
lì
sotto
si
soffoca
.
E
aspettarono
:
il
gondoliere
,
con
un
certo
moto
bizzarro
,
essendo
entrato
nella
negra
cabina
dagli
ornamenti
di
ferro
lucido
,
ne
sollevò
con
le
spalle
tutta
la
parte
superiore
,
simigliante
alla
gobba
nera
di
un
dromedario
,
al
coverchio
di
una
lunga
bara
di
ebano
dalle
intarsiature
artistiche
e
dalle
finestrine
microscopiche
:
sempre
portandola
sulle
spalle
,
la
depose
innanzi
al
portone
,
raccomandando
al
servo
questo
negro
felze
.
La
gondola
ora
aveva
la
sua
aria
di
barca
da
passeggiata
,
con
l
'
elegante
rostro
lucido
a
prora
,
i
due
posti
di
divano
,
a
poppa
,
foderati
di
panno
nero
,
adorni
di
cordoni
e
di
fiocchi
di
lana
nera
,
sgabelli
neri
su
cui
appoggiare
i
piedi
.
Grazia
e
Ferrante
vi
si
sedettero
,
senza
dire
nulla
:
e
il
gondoliere
cominciò
a
remare
verso
il
Rialto
,
senza
aver
loro
chiesto
nulla
.
Quel
giorno
lo
scirocco
era
più
pesante
del
solito
e
dava
pena
al
respiro
.
Delle
zàttere
cariche
di
carbone
andavano
per
il
Canal
Grande
,
con
un
moto
così
lento
che
pareva
quasi
indistinto
;
l
'
uomo
della
zàttera
puntava
sul
fondo
del
canale
con
una
lunga
pertica
e
,
facendo
forza
,
e
camminando
sulla
zàttera
in
senso
inverso
della
corrente
,
la
faceva
avanzare
.
Era
tutto
bruno
,
arcuato
,
quasi
piegato
in
due
,
e
passando
vicino
,
Grazia
udì
uscirgli
dal
petto
un
gemito
rauco
e
cadenzato
,
quello
che
esce
dal
petto
dello
spaccalegna
.
-
Questo
non
canta
certo
le
ottave
di
Torquato
Tasso
,
come
dicono
i
poeti
di
Venezia
-
osservò
Ferrante
,
nel
cui
cuore
lo
scetticismo
soverchiava
ogni
tanto
il
sentimento
.
-
Eppure
questa
laguna
avrebbe
dovuto
esser
fatta
solo
per
l
'
amore
e
per
l
'
arte
-
mormorò
ella
,
aspirando
il
profumo
di
un
mazzolino
di
violette
-
non
per
il
duro
lavoro
e
per
la
miseria
.
-
Gli
uomini
guastano
tutto
-
osservò
sentenziosamente
Ferrante
.
-
Sì
-
approvò
lei
,
chinando
il
capo
.
La
gondola
andava
lentamente
,
fra
il
gorgoglìo
delle
acque
smosse
;
a
un
certo
punto
,
lasciando
il
Canal
Grande
,
infilò
un
piccolo
canale
,
fra
due
alti
palazzi
grigio
-
verdastri
.
Così
faceva
sempre
il
gondoliero
che
li
conduceva
in
giro
,
senza
chieder
loro
dove
volessero
andare
.
Due
o
tre
volte
lo
aveva
chiesto
:
ma
essi
si
erano
guardati
in
faccia
,
esitanti
,
non
sapendolo
.
Ora
,
non
domandava
più
.
A
ogni
voltata
di
piccolo
canale
gli
usciva
dal
petto
un
grido
gutturale
di
avvertimento
;
a
cui
spesso
rispondeva
un
altro
grido
,
simile
,
dall
'
altro
gondoliere
che
gli
veniva
incontro
,
con
la
sua
gondola
.
-
Perchè
le
gondole
sono
così
nere
,
nere
dappertutto
,
nel
panno
,
nel
legno
,
nei
cordoni
,
nei
fiocchi
?
-
domandò
distrattamente
donna
Grazia
.
-
Portano
il
lutto
della
repubblica
-
rispose
Ferrante
,
che
aveva
accesa
una
sigaretta
e
fumava
.
-
Veramente
?
-
fece
ella
,
guardandolo
.
-
Veramente
.
-
È
triste
,
è
triste
-
susurrò
lei
,
colpita
.
Ma
sbucavano
in
Cannaregio
,
il
quartiere
popolare
,
le
cui
case
sono
piccole
,
le
cui
finestre
sono
adorne
del
bucato
familiare
,
le
cui
fondamenta
sono
continuamente
battute
dai
vivaci
zoccoletti
delle
donne
:
ed
è
un
andirivieni
,
al
sole
,
di
bimbi
biondi
,
di
donnine
dai
capelli
neri
e
ricci
,
a
ondate
fulve
,
di
uomini
piccoli
e
tarchiati
dai
mustacchi
folti
,
ispidi
e
rossastri
,
mentre
l
'
allegro
e
lezioso
dialetto
forma
un
brusìo
,
dovunque
.
Anzi
,
dinnanzi
a
una
casa
,
vi
erano
certi
suonatori
di
chitarra
,
seduti
per
terra
,
mentre
una
donna
in
piedi
,
sotto
l
'
arco
del
portone
,
cantava
una
bizzarra
melopea
,
gutturale
,
quasi
orientale
,
chiamata
la
strega
,
che
un
coro
di
donne
e
di
bambini
riprendeva
,
a
ogni
ritornello
,
con
voce
sorda
e
grave
.
-
Qui
sono
allegri
,
almeno
-
disse
donna
Grazia
,
un
po
'
rinfrancata
,
sollevandosi
sui
cuscini
.
-
Restiamo
qui
,
un
poco
.
Sotto
l
'
arco
di
un
ponticello
,
accanto
al
traghetto
,
la
gondola
si
fermò
.
I
due
amanti
tacevano
,
mentre
il
gondoliere
si
riposava
.
La
canzone
della
strega
continuava
,
grave
,
come
una
canzone
di
Costantinopoli
o
di
Algeri
:
ma
i
suonatori
e
i
cantanti
sogguardavano
spesso
i
due
signori
della
barca
,
intimiditi
,
mentre
la
musica
,
a
poco
a
poco
andava
diventando
più
debole
,
più
bassa
,
come
scoraggiata
dalla
presenza
di
quegli
estranei
.
Una
ragazza
snella
,
dallo
sciallino
di
lana
rossa
,
che
distendeva
una
fune
da
un
anello
ad
un
altro
sulle
fondamenta
,
per
mettervi
ad
asciugare
delle
matasse
di
seta
tinta
,
si
fermò
nel
suo
lavoro
,
facendo
solecchio
con
la
mano
,
per
vedere
se
quei
signori
se
ne
andavano
.
-
Andiamo
via
,
non
disturbiamo
questa
buona
gente
-
disse
Grazia
.
-
Sono
poco
abituati
ai
forestieri
:
il
Cannaregio
è
un
quartiere
di
poveri
,
di
operai
-
rispose
Ferrante
.
La
barca
si
allontanò
,
mentre
,
alle
spalle
,
ricominciava
l
'
allegro
brusìo
del
dialetto
,
ricominciava
il
ticchettìo
degli
zoccoletti
sulle
fondamenta
di
pietra
levigata
,
ricominciava
la
canzone
costantinopolitana
della
Strega
.
Andarono
innanzi
molto
tempo
,
incontrando
pochissime
gondole
,
trovandosi
a
un
tratto
in
un
largo
canale
deserto
:
un
canale
così
vasto
,
così
torbido
nelle
sue
acque
immobili
,
così
malinconicamente
intonato
che
donna
Grazia
,
per
vincerne
l
'
impressione
,
ne
chiese
il
nome
al
gondoliere
.
-
È
il
Canale
Orfano
,
eccellenza
.
E
la
gran
leggenda
tragica
,
che
era
durata
,
sinistra
e
tetra
,
per
centinaia
di
anni
,
la
leggenda
di
tutti
quei
condannati
,
innocenti
o
rei
,
che
dopo
aver
agonizzato
per
giorni
e
mesi
nelle
carceri
soffocanti
della
Repubblica
,
in
una
notte
oscura
,
facevano
l
'
ultimo
loro
viaggio
sotto
il
felze
opprimente
della
gondola
,
per
essere
strangolati
tacitamente
e
gittati
nelle
acque
profonde
del
Canale
Orfano
,
si
parò
innanzi
alla
fantasia
dei
due
amanti
,
con
tutti
i
fremiti
di
sgomento
che
tale
visione
truce
può
dare
.
-
Il
fondo
deve
essere
coperto
di
scheletri
-
disse
donna
Grazia
,
guardando
fissamente
l
'
acqua
.
-
Torniamo
indietro
-
soggiunse
Ferrante
con
voce
alterata
.
Tornarono
:
e
come
il
gondoliere
affrettava
il
movimento
dei
suoi
remi
,
donna
Grazia
gli
fece
cenno
,
con
la
mano
,
di
far
piano
:
pareva
che
temesse
di
disturbare
quei
morti
.
Ancora
,
silenziosi
,
vogarono
per
i
canali
,
muti
,
quasi
stanchi
,
non
guardandosi
neppure
.
Il
movimento
della
gondola
,
a
lungo
,
li
gittava
in
un
intorpidimento
di
tutti
i
sensi
;
tanto
che
neppure
l
'
ora
fuggente
aveva
più
valore
per
essi
.
Canali
seguivano
canali
:
l
'
acqua
era
,
dove
verdastra
,
dove
bigia
,
dove
semplicemente
torbida
,
dove
con
un
'
opaca
oscurità
di
carbone
:
palazzi
seguivano
i
palazzi
,
portoni
pesanti
chiusi
come
da
secoli
,
gradini
corrosi
dalla
salsedine
,
alti
pilastri
piantati
nelle
acque
per
legarvi
le
gondole
e
che
s
'
inclinavano
come
se
fossero
presi
da
una
inguaribile
debolezza
,
finestre
senza
cristalli
,
ma
le
cui
imposte
verdi
sembravano
sbarrate
per
sempre
.
Ogni
tanto
un
monastero
,
una
chiesa
,
una
bottega
d
'
infilatrice
di
perle
;
di
nuovo
portoni
chiusi
a
catenaccio
e
finestre
serrate
sino
all
'
ultimo
piano
.
La
linea
era
pura
,
bella
,
artistica
:
la
poesia
che
traspirava
da
tutto
l
'
ambiente
era
grande
,
ma
portava
un
profumo
di
fiori
morti
.
E
i
due
cadevano
in
un
languore
di
mestizia
che
ne
domava
ogni
entusiasmo
,
che
ne
annullava
ogni
impeto
di
vitalità
.
-
Qui
,
dicono
fuggisse
Bianca
Cappello
,
per
andarsene
con
l
'
amante
a
Firenze
-
disse
Ferrante
indicando
una
finestra
bassa
di
un
grande
palazzo
.
-
Oh
!
...
-
fece
Grazia
,
senza
aggiungere
altro
.
E
dopo
un
poco
,
sogguardando
l
'
uomo
che
amava
,
facendo
cadere
le
parole
,
ad
una
ad
una
,
gli
chiese
:
-
Tu
sei
stato
un
'
altra
volta
,
a
Venezia
?
Egli
intese
la
profondità
della
domanda
e
il
pericolo
della
risposta
:
una
rapida
emozione
gli
scompose
il
volto
.
Ma
fu
incapace
di
mentire
.
-
Sì
:
un
'
altra
volta
-
rispose
nettamente
,
buttando
nel
canale
la
sigaretta
spenta
.
-
....
Molto
tempo
fa
?
-
aggiunse
ella
,
con
la
freddezza
e
la
tenacità
di
un
giudice
che
interroga
.
-
....
Non
molto
.
Ella
tirava
,
macchinalmente
,
ad
una
ad
una
,
le
violette
dal
mazzolino
che
teneva
nelle
mani
e
dopo
averle
fatte
girare
intorno
al
dito
,
le
buttava
in
acqua
,
seguendole
un
momento
con
l
'
occhio
.
Poche
ne
rimanevano
,
smorte
,
quasi
appassite
nella
larga
foglia
verde
che
le
accartocciava
,
penzolanti
sugli
stelucci
.
-
Eri
solo
?
-
finì
d
'
interrogare
lei
,
sempre
tenendogli
piantati
gli
occhi
sul
volto
.
Egli
non
rispose
,
nè
prima
,
nè
dopo
,
sentendo
la
crescente
crudeltà
di
quel
dialogo
.
Non
rispose
e
volse
il
capo
altrove
.
Allora
ella
,
con
l
'
aria
di
una
persona
perfettamente
convinta
,
guardò
un
'
altra
volta
le
sue
ultime
violette
e
con
un
atto
risoluto
,
le
buttò
in
laguna
,
tutte
.
Ostinatamente
,
per
nascondere
il
rivolgimento
del
suo
spirito
,
egli
guardava
dall
'
altra
parte
;
e
anch
'
essa
si
mise
a
fissare
un
punto
qualunque
dell
'
orizzonte
.
Una
brutta
gondola
passò
:
le
finestrine
del
felze
,
senza
i
soliti
delicati
ornamenti
di
ferro
lucido
,
erano
chiuse
coi
lucchetti
,
come
una
cassa
forte
.
E
sulla
porticina
del
felze
,
a
guardia
,
stavano
seduti
due
carabinieri
in
tenuta
di
viaggio
e
coi
fucili
fra
le
gambe
,
immobili
,
in
quell
'
attitudine
seria
,
pensosa
,
che
dà
loro
come
una
nova
aureola
di
rispetto
.
Era
la
gondola
del
carcere
che
avendo
preso
alla
stazione
i
carcerati
e
i
carabinieri
,
li
conduceva
per
la
laguna
,
alla
tetra
dimora
.
Grazia
seguì
con
l
'
occhio
il
nero
convoglio
filante
sulle
acque
;
poi
abbassò
il
capo
sul
petto
,
reprimendo
le
ardenti
lacrime
che
le
salivano
agli
occhi
.
Fu
più
innanzi
,
in
un
canale
laterale
che
si
lega
al
Canal
Grande
nel
sestiere
di
Dorsoduro
,
che
incontrarono
la
più
tetra
barca
della
laguna
.
Era
tutta
nera
,
come
le
altre
,
ma
mancava
di
quella
grazia
civettuola
della
gondola
di
passeggiata
:
non
aveva
,
a
prua
,
il
rostro
lucido
;
era
più
larga
,
più
piatta
;
si
dondolava
goffamente
sulle
acque
:
e
i
due
gondolieri
,
invece
del
solito
gabbano
fra
cittadino
e
marinaro
,
invece
del
solito
berretto
,
portavano
una
giacchetta
nera
e
un
cappello
a
cilindro
,
con
una
coccarda
nera
.
Stava
ferma
,
la
gondola
,
innanzi
a
un
portoncino
aperto
;
due
o
tre
donne
erano
sotto
il
portoncino
.
-
Che
è
quella
gondola
?
-
disse
Grazia
al
gondoliere
,
scattando
in
piedi
.
-
È
la
gondola
dei
morti
,
eccellenza
:
quelli
sono
i
becchini
.
-
Andiamo
via
,
andiamo
via
,
Grazia
-
disse
Ferrante
rompendo
il
silenzio
,
dolcemente
,
volendo
infrangere
il
malo
incantesimo
di
quella
giornata
.
-
No
,
no
,
voglio
vedere
-
disse
lei
,
duramente
-
gondoliere
,
fermati
un
poco
.
-
È
meglio
andare
,
cara
,
è
meglio
-
ribattè
lui
,
umilmente
,
crollando
il
capo
.
Ma
ella
non
gli
dette
retta
.
In
piedi
,
appoggiata
al
divanetto
di
destra
,
guardava
nel
portoncino
nero
,
donde
arrivava
un
confuso
mormorio
.
-
Voglio
vedere
questo
morto
-
disse
a
sè
stessa
,
senza
distogliere
gli
occhi
dal
portoncino
.
E
quasi
la
sua
anima
desiosa
di
dolore
,
avesse
avuto
una
forza
magnetica
,
un
tumulto
si
fece
nell
'
ombra
del
portoncino
,
e
fra
un
piccolo
gruppo
di
donne
e
di
uomini
,
portata
da
due
altri
becchini
,
comparve
la
bara
;
dietro
le
persiane
di
una
finestra
,
al
primo
piano
,
si
udiva
un
singhiozzo
disperato
e
si
vedeva
una
mano
convulsa
che
tentava
di
aprirle
,
mentre
qualcuno
si
opponeva
,
tenendole
ferme
.
Questi
volevano
vedere
la
bara
,
che
veniva
caricata
nella
gondola
funeraria
:
la
piccola
bara
,
la
sottile
bara
,
poichè
era
la
bara
di
un
bambino
,
e
lassù
,
era
certamente
la
madre
del
bimbo
che
singhiozzava
e
tentava
disperatamente
di
aprire
la
finestra
.
A
un
tratto
,
con
un
moto
svelto
di
gente
pratica
,
i
becchini
gondolieri
ficcarono
la
piccola
bara
sotto
il
felze
e
ne
richiusero
con
un
colpo
secco
la
porticina
.
Il
picciolo
morto
era
solo
,
là
sotto
.
Ai
quattro
lati
del
felze
furono
sospese
delle
povere
e
pallide
corone
di
sfatti
crisantemi
,
che
una
fanciulla
piangente
in
silenzio
aveva
porto
ai
becchini
.
-
Andiamo
via
,
presto
,
presto
-
disse
nervosamente
Grazia
al
gondoliere
,
ricadendo
a
sedere
sul
divanetto
.
A
un
tratto
era
stata
presa
dall
'
orribile
paura
di
dover
fare
la
stessa
via
del
morticino
;
e
soggiungeva
,
mentre
si
allontanavano
,
senza
voltare
il
capo
indietro
,
presto
,
presto
.
Alle
spalle
il
singhiozzo
della
persona
che
si
disperava
dietro
la
gelosia
si
era
fatto
più
forte
,
più
alto
:
la
barca
funeraria
si
metteva
in
moto
.
Ma
era
così
lenta
,
che
la
gondola
di
Grazia
e
di
Ferrante
scomparve
subito
.
Quando
ebbero
camminato
per
un
pezzo
,
allora
soltanto
ella
si
voltò
a
guardare
Ferrante
,
ma
lo
vide
così
travolto
,
così
pallido
,
che
ne
ebbe
orrore
e
pietà
.
E
dopo
un
minuto
di
intensa
riflessione
,
ella
intuì
,
ella
indovinò
il
pensiero
di
lui
:
-
Tu
pensi
al
tuo
bambino
?
-
gli
disse
,
sottovoce
,
nella
faccia
.
Ah
,
questa
volta
,
questa
volta
,
egli
non
ebbe
il
coraggio
di
negare
:
disse
di
sì
,
semplicemente
,
senz
'
altro
.
Ed
ella
,
allargando
le
braccia
,
fece
un
atto
di
persona
vinta
,
che
lascia
andare
la
sua
vita
al
vortice
soverchiante
.
Pure
,
nella
serata
,
ubbidendo
alla
sua
natura
buona
e
generosa
,
ella
andò
a
lui
,
nella
pace
fredda
del
grande
salone
e
lo
pregò
che
le
perdonasse
.
Si
umiliava
,
tutta
confusa
,
sentendo
sempre
più
grande
farsi
la
lontananza
fra
loro
,
cercando
,
con
la
bontà
,
con
la
pietà
,
di
riavvicinare
le
loro
anime
,
nuovamente
.
E
lo
vide
tremare
,
come
essa
tremava
,
di
dolore
,
di
tenerezza
,
di
compassione
:
egli
le
carezzò
lievemente
i
capelli
,
con
quel
moto
affettuoso
,
famigliare
,
aggiungendo
qualche
vaga
parola
di
conforto
:
e
l
'
uno
voleva
consolar
l
'
altro
,
a
forza
,
come
di
una
grande
sventura
ignota
,
di
cui
nessuno
dei
due
voleva
pronunziare
il
nome
.
Nell
'
ombra
del
salone
che
solo
la
vampa
del
caminetto
spezzava
,
gittando
spruzzi
sanguigni
di
luce
sul
vecchio
tappeto
veneziano
,
essi
si
tenevano
per
mano
,
frementi
di
dolore
,
balbettando
incerte
parole
di
consolazione
e
sembravano
,
insieme
,
in
quell
'
ora
bruna
,
in
quella
camera
,
la
rovina
di
una
grande
cosa
,
i
superstiti
di
un
naufragio
dove
tutto
avessero
perduto
.
Nè
il
sole
novello
,
nè
le
miti
giornate
di
ottobre
,
nè
gli
sforzi
dei
loro
cuori
coraggiosi
e
onesti
,
nè
la
paura
della
catastrofe
che
vedevano
avvicinarsi
e
pure
volevano
scongiurare
,
potevano
ridonare
a
Grazia
e
a
Ferrante
,
ciò
che
era
irreparabilmente
fuggito
.
Ancora
per
vari
giorni
Venezia
che
tanti
amori
e
tanti
amanti
ha
visti
e
dovrà
ancora
vedere
,
per
vari
giorni
la
soave
città
languente
di
morte
,
vide
questi
due
amanti
nelle
sue
calli
,
nelle
sue
piazze
,
nelle
sue
chiese
,
sempre
insieme
,
tenendosi
sempre
per
mano
,
come
se
volessero
comunicarsi
un
fluido
che
li
legasse
per
sempre
,
come
se
volessero
vincere
un
potere
ignoto
che
aspirasse
al
dissolvimento
.
Incapaci
di
reggere
alla
solitudine
della
loro
stanza
segregata
,
della
loro
casa
così
piena
di
tristezza
,
incapaci
di
prolungare
un
dialogo
solitario
senza
che
li
conducesse
,
istintivamente
,
inconscientemente
,
a
una
fatale
conclusione
,
essi
cercavano
di
mettere
il
mondo
esteriore
fra
loro
,
desiderosi
di
quanto
potesse
distrarre
i
loro
occhi
e
le
loro
anime
.
Quella
semplice
e
bonaria
vita
esterna
veneziana
,
li
seduceva
,
non
in
sè
,
ma
perchè
li
toglieva
alla
tetra
domanda
della
loro
coscienza
;
le
lunghe
stazioni
sotto
le
Procuratie
,
innanzi
ai
piccoli
tavolini
del
caffè
Florian
,
dove
si
ripetono
,
meno
ingenue
e
meno
piacevoli
,
le
scene
goldoniane
;
le
lunghe
stazioni
,
in
piazza
,
guardando
il
volo
dei
colombi
che
discendono
a
mangiare
il
miglio
,
buttato
dalle
candide
mani
di
una
fanciulla
inglese
,
ammalata
di
nostalgia
e
di
anemia
;
le
lunghe
stazioni
nella
basilica
dove
,
sotto
le
arcate
che
pare
abbiano
profondità
infinite
,
i
lumicini
delle
lampade
moresche
brillano
innanzi
alle
sacre
immagini
cristiane
,
innanzi
ai
santi
e
alle
sante
dalla
faccia
nera
e
dal
vestito
di
argento
;
le
lunghe
stazioni
sulla
riva
degli
Schiavoni
,
nell
'
ora
del
tramonto
,
in
una
luminosità
così
fine
,
così
trasparente
che
nessun
paese
possiede
,
che
nessun
poeta
ha
saputo
descrivere
e
nessun
pittore
dipingere
;
le
lunghe
passeggiate
per
le
straduccie
strette
che
sembrano
corridoi
di
una
immensa
casa
,
la
compra
di
gingilli
,
di
ricordi
nelle
microscopiche
botteghe
di
Merceria
e
di
Frezzeria
;
le
lunghe
contemplazioni
artistiche
nei
musei
e
nelle
gallerie
,
innanzi
ai
capolavori
umani
e
divini
di
Carpaccio
e
di
Gian
Bellino
,
del
grande
Paolo
e
del
superbo
Tiziano
.
Qui
erano
più
lunghe
e
intanto
più
pericolose
le
loro
dimore
,
poichè
la
sublime
arte
veneziana
è
così
fatta
di
amore
supremo
e
di
amore
terreno
,
che
è
impossibile
non
amare
o
non
parlare
di
amore
,
per
essa
.
Queste
manifestazioni
così
potenti
della
passione
,
mentre
li
attraevano
,
li
lasciavano
turbati
sino
agli
strati
imi
del
cuore
.
Più
di
una
notte
,
levandosi
nella
veglia
affannosa
,
uscendo
dalla
sua
stanza
nella
bianca
vestaglia
come
un
fantasma
che
non
avrà
mai
requie
,
Grazia
andava
fino
alla
porta
della
stanza
di
Ferrante
e
sentiva
che
anche
lui
vegliava
,
passeggiando
,
fumando
,
schiudendo
la
sua
finestra
per
guardare
il
negro
Canal
Grande
.
Due
volte
sentì
che
egli
scriveva
,
che
scriveva
tanto
concitatamente
che
la
penna
strideva
sulla
carta
.
E
a
chi
scriveva
?
Ella
non
osò
mai
chiamarlo
,
mai
chiederglielo
.
Due
volte
Ferrante
era
uscito
,
solo
,
forse
per
impostare
queste
sue
lettere
;
mai
era
giunta
una
lettera
di
risposta
.
L
'
angoscia
che
li
ardeva
,
adesso
,
non
era
più
che
dolorosa
:
era
una
vampa
che
li
consumava
in
una
lotta
contro
un
nemico
sconosciuto
che
prendeva
sempre
più
terreno
,
che
ogni
giorno
guadagnava
una
piccola
o
una
grande
battaglia
;
era
una
fiamma
che
li
devastava
da
cima
a
fondo
,
facendo
il
vuoto
in
essi
,
senza
che
le
lacrime
alla
tenerezza
valessero
a
smorzarne
l
'
incendio
.
Nè
l
'
uno
diceva
all
'
altro
il
segreto
di
queste
veglie
ardenti
e
desolate
;
ma
ognuno
lo
indovinava
questo
segreto
,
sul
volto
dell
'
altro
,
senza
parlare
,
anzi
temendo
di
parlare
.
Ancora
camminavano
accanto
,
nella
vita
,
tenendosi
per
mano
:
ma
a
un
motto
,
a
un
gesto
,
tremavano
di
veder
sparire
l
'
amata
figura
daccanto
.
La
solitudine
,
la
solitudine
a
cui
nessun
segreto
resiste
,
la
solitudine
che
risolve
a
rilento
o
bruscamente
tutti
i
grandi
problemi
morali
dello
spirito
,
era
quella
che
li
sgomentava
.
Avevano
deserta
la
casa
,
ora
.
Un
giorno
,
sul
finire
di
ottobre
,
non
sapendo
dove
portare
il
loro
bizzarro
tormento
,
s
'
imbarcarono
sul
vaporetto
che
porta
all
'
isola
del
Lido
,
un
'
isola
tutta
verde
,
piena
di
piccole
ville
,
che
da
una
sponda
dà
sulla
laguna
,
sul
mare
immobile
,
dormiente
,
dall
'
altra
sponda
sullo
squillante
,
fragoroso
,
tempestoso
Adriatico
.
È
su
quella
sponda
che
si
erge
il
bello
stabilimento
di
bagni
marini
,
dove
accorre
tutta
Venezia
e
vengono
italiani
da
tutte
le
parti
,
e
anche
stranieri
,
tanta
è
la
gaiezza
estiva
di
quel
ritrovo
.
Ma
nulla
è
più
stranamente
malinconico
della
città
di
svernatura
al
mese
di
agosto
,
e
delle
spiaggie
di
bagni
quando
l
'
estate
è
fuggita
via
,
da
tempo
.
I
viali
dell
'
isola
erano
deserti
e
il
piccolo
tramvai
andava
e
veniva
,
pian
piano
,
vuoto
,
tanto
per
fare
le
sue
corse
di
quel
giorno
.
Lo
stabilimento
aveva
tutte
le
porte
dei
suoi
camerini
aperte
;
alcune
sbattevano
contro
le
pareti
,
per
il
vento
forte
del
mare
,
le
onde
schiumavano
rabbiose
contro
i
pali
,
frangendosi
.
Nel
grande
salone
-
terrazza
,
non
un
'
anima
;
solo
il
custode
sonnecchiava
nel
suo
casotto
,
malgrado
il
cattivo
tempo
.
Grazia
e
Ferrante
andarono
ad
appoggiarsi
alla
ringhiera
,
guardando
quel
grande
mare
burrascoso
che
li
aspergeva
di
minute
stille
gelide
.
A
un
tratto
una
voce
amica
li
riscosse
dalla
triste
contemplazione
:
un
altro
solitario
era
,
colà
,
un
amico
di
entrambi
,
un
gentiluomo
meridionale
,
cuore
profondo
sotto
apparenze
un
po
'
leggiere
,
un
po
'
scettiche
.
Era
il
solo
che
aveva
intravveduto
la
loro
passione
:
e
trovandoli
colà
non
mostrò
nè
meraviglia
nè
freddezza
.
Per
una
stranezza
Grazia
e
Ferrante
oppressi
dalla
solitudine
e
dalle
loro
segrete
torture
morali
,
per
quanto
prima
avevano
odiato
ogni
contatto
umano
,
per
tanto
in
quel
giorno
furono
contenti
di
trovare
quell
'
amico
,
quel
terzo
.
E
la
conversazione
,
sui
banchi
umidi
di
salsedine
del
vuoto
stabilimento
,
fu
insolitamente
cordiale
,
come
se
un
misterioso
vincolo
legasse
spiritualmente
quelle
tre
persone
.
E
anche
Giorgio
,
il
gran
signore
ricercato
dei
balli
e
delle
caccie
,
lontano
da
Roma
,
in
quel
posto
così
deserto
,
in
quella
giornata
di
temporale
,
pareva
avesse
dimenticato
il
suo
leggiadro
scetticismo
,
pareva
che
una
nota
più
sentimentale
,
più
tenera
,
vibrasse
nel
suo
cuore
e
nella
sua
voce
.
Grazia
che
lo
conosceva
da
anni
glielo
disse
.
-
È
il
contagio
-
disse
Giorgio
,
con
una
velatura
di
sorriso
.
-
Della
persona
?
-
gli
domandò
Ferrante
,
serio
serio
.
-
Anche
.
Ma
è
Venezia
,
sovra
tutto
.
Io
non
posso
ritornare
in
questo
paese
,
senza
sentir
rinascere
in
fondo
al
cuore
tutte
le
onde
soffocate
di
tristezza
.
-
Anche
voi
?
-
mormorò
Grazia
,
abbassando
gli
occhi
.
-
E
perchè
ci
vieni
?
-
chiese
Ferrante
.
-
Perchè
scavare
in
sè
questi
strati
così
amari
?
I
saggi
sanno
dimenticare
.
-
Sei
un
saggio
,
tu
?
-
gli
chiese
ironicamente
Giorgio
.
-
No
-
fece
l
'
altro
,
con
un
senso
di
umiltà
nella
voce
.
-
E
io
neanche
.
Ogni
anno
vengo
qui
per
un
pellegrinaggio
....
-
Religioso
?
-
chiese
Grazia
.
-
....
pietoso
-
rispose
Giorgio
.
-
Quando
la
vita
esteriore
più
mi
ha
inaridito
tutte
le
fonti
del
sentimento
,
quando
più
mi
sento
un
freddo
egoista
capace
di
sacrificare
tutto
al
mio
piacere
,
quando
più
mi
corrode
la
pazza
vanità
e
la
folle
ambizione
,
allora
io
lascio
Roma
,
lascio
Parigi
,
lascio
Londra
e
vengo
qui
,
solo
,
a
guarirmi
,
a
diventar
più
umano
,
più
buono
.
Voi
ridete
di
me
,
forse
?
-
No
,
non
rido
-
soggiunse
Grazia
,
pensosa
,
guardando
il
mare
coperto
di
bianca
spuma
.
Ferrante
taceva
,
pensando
.
-
Venezia
mi
contrista
e
mi
guarisce
-
disse
il
bel
gentiluomo
,
con
la
contrizione
di
un
penitente
,
passandosi
la
mano
sulla
fronte
,
a
scacciarne
le
ombre
che
la
offuscavano
.
Stettero
in
silenzio
,
tutti
tre
:
ognuno
era
preso
dal
proprio
pensiero
e
il
mare
mugghiante
accompagnava
i
voli
di
quelle
fantasie
.
Fu
Ferrante
che
si
risolse
a
rompere
il
silenzio
per
il
primo
,
sospirando
chiedendo
all
'
amico
:
-
Dicci
questa
istoria
,
Giorgio
.
Giorgio
guardò
Grazia
:
e
benchè
ella
non
parlasse
,
lesse
negli
occhi
di
lei
una
preghiera
.
-
Che
vi
può
importare
,
una
storia
d
'
amore
?
-
domandò
Giorgio
ad
ambedue
,
guardandoli
.
Ma
nuovamente
vide
in
ambedue
tanto
ardente
e
doloroso
desiderio
di
sapere
,
di
conoscere
,
di
misurare
,
che
intravvide
financo
,
dietro
il
desiderio
,
l
'
angoscia
di
ambedue
.
Intravvide
,
non
si
spiegò
:
intese
che
come
a
lui
era
necessario
,
in
quel
momento
,
uno
sfogo
,
ad
essi
era
necessario
,
in
quello
stesso
momento
,
l
'
appagamento
di
quel
tormentoso
desiderio
.
-
Sentite
-
disse
.
-
Io
ho
conosciuta
quella
soave
donna
a
Livorno
,
quattro
anni
fa
.
Era
una
polacca
;
si
chiamava
Anna
;
aveva
un
marito
brutale
,
e
che
ne
era
molto
,
molto
geloso
.
Ella
era
piccola
,
delicata
,
con
certi
lunghi
e
folti
capelli
fulvi
e
una
salute
così
delicata
,
che
il
più
piccolo
soffio
di
vento
la
faceva
tossire
.
Così
leggiadra
e
così
debole
,
io
l
'
ho
amata
più
di
tutte
le
donne
opulente
,
trionfali
,
maestose
,
l
'
ho
amata
più
di
qualunque
donna
abbia
mai
incontrata
,
più
di
qualunque
donna
potrò
mai
incontrare
sul
mio
cammino
....
-
Ella
vi
ha
amato
?
-
chiese
ansiosamente
donna
Grazia
.
-
Sì
-
disse
Giorgio
con
semplicità
,
-
Era
buona
e
pia
;
ma
mi
ha
amato
,
con
tanto
ingenuo
trasporto
,
che
io
consumato
alle
esaltazioni
della
passione
,
fui
scosso
per
la
prima
volta
.
Era
così
geloso
il
marito
,
che
non
le
lasciava
un
'
ora
di
libertà
:
qualche
volta
soltanto
,
quando
ella
andava
in
chiesa
,
poichè
ella
era
cattolica
e
lui
ateo
.
Bene
,
la
cercai
in
chiesa
:
ella
tremava
,
povera
piccola
,
poichè
diceva
che
questo
era
un
sacrilegio
,
un
'
offesa
a
Dio
,
il
quale
ci
avrebbe
puniti
,
nell
'
amore
nostro
.
Ma
non
poteva
fuggirmi
come
io
non
potea
trattenermi
dal
seguirla
dovunque
,
dovunque
....
Ferrante
e
Grazia
,
ora
si
guardavano
.
-
Tanto
che
-
soggiunse
Giorgio
,
preso
dall
'
amarezza
eccitante
della
sua
narrazione
-
tanto
che
qualche
cosa
fu
detta
al
marito
;
e
da
un
giorno
all
'
altro
egli
decise
di
partire
.
Oh
quella
notte
!
Coi
piedi
nudi
nelle
pianelle
,
ravvolta
in
uno
scialle
,
tremando
di
freddo
e
di
paura
,
Anna
ebbe
il
coraggio
di
lasciare
la
sua
stanza
,
senza
svegliare
suo
marito
e
di
venire
da
me
,
disperata
,
soffocando
i
singhiozzi
.
Ogni
minuto
che
passava
,
di
quella
notte
,
poteva
metterci
in
pericolo
di
morte
,
entrambi
,
eppure
non
sapevamo
dividerci
,
delirando
di
amore
e
di
dolore
.
Quando
dovette
lasciarmi
,
ella
s
'
inginocchiò
per
terra
e
disse
una
breve
preghiera
,
e
sempre
inginocchiata
,
giurò
sopra
un
piccolo
crocifisso
di
argento
che
le
pendeva
dal
collo
,
che
per
il
giorno
venti
di
ottobre
,
alle
dieci
di
sera
,
ella
si
sarebbe
trovata
a
Venezia
,
ad
aspettarmi
:
e
che
solo
la
morte
avrebbe
potuto
impedirglielo
....
-
Venne
?
-
domandò
Grazia
.
-
Sì
-
riprese
Giorgio
-
venne
.
-
Aveva
giurato
.
Io
era
da
dieci
giorni
all
'
albergo
Danieli
,
nascosto
,
inquieto
,
folle
talvolta
di
paura
,
talvolta
di
speranza
.
Venne
.
Ma
era
morente
,
la
piccola
adorata
;
nè
io
seppi
mai
come
aveva
potuto
sfuggire
alla
sorveglianza
del
marito
,
e
quale
lotta
l
'
aveva
ridotta
in
quello
stato
.
Pure
fingeva
di
star
bene
,
per
amarmi
,
per
amarmi
assai
,
sempre
meglio
,
sempre
più
,
mentre
discendeva
precipitosamente
alla
morte
....
-
Una
breve
stagione
d
'
amore
?
-
chiese
Ferrante
.
-
Diciotto
giorni
.
-
Una
sera
che
era
andato
fuori
,
costretto
da
un
dovere
inrecusabile
,
trattenendomi
due
o
tre
ore
,
al
ritorno
,
non
la
ritrovai
più
.
Era
venuto
il
marito
,
improvvisamente
,
e
l
'
aveva
portata
via
.
Per
due
giorni
girai
Venezia
come
un
pazzo
,
cercandola
.
Non
credevo
a
una
immediata
partenza
.
Poi
mi
misi
disperatamente
in
via
per
la
Polonia
....
-
E
la
raggiungeste
?
-
disse
Grazia
,
quasi
affannando
.
-
No
-
fece
Giorgio
-
era
morta
per
viaggio
.
I
tre
amici
,
come
si
avanzava
l
'
ora
pomeridiana
,
uscirono
dallo
stabilimento
e
si
avviarono
lentamente
verso
la
spiaggia
lagunare
dove
ancorava
il
vaporetto
che
doveva
ricondurli
a
Venezia
.
-
Voi
avete
dovuto
molto
soffrire
di
quella
morte
-
osservò
mestamente
Grazia
che
camminava
fra
i
due
uomini
,
rivolgendosi
a
Giorgio
.
-
Molto
:
ma
per
poco
tempo
.
Sapete
che
il
mondo
dove
viviamo
e
la
vita
che
facciamo
,
non
ci
permette
di
soffrire
che
intensamente
.
-
È
vero
-
disse
Ferrante
.
-
Però
-
soggiunse
Giorgio
-
quella
poveretta
è
stata
per
me
la
grande
,
fuggente
,
sparente
,
idealità
,
buona
e
pura
di
cui
tutti
abbiamo
bisogno
per
vivere
,
sia
essa
una
finzione
o
una
realtà
,
una
donna
o
un
'
idea
.
Intendete
ora
perchè
chiamo
Venezia
un
pietoso
pellegrinaggio
;
perchè
Venezia
mi
sembra
la
tomba
dove
è
sepolta
tutta
la
poesia
della
mia
vita
;
e
perchè
quando
mi
sento
divenire
perverso
a
furia
di
frivolezze
e
di
scetticismo
,
io
vengo
qui
a
ricordare
la
dolce
creatura
vissuta
e
morta
solo
per
l
'
amore
.
S
'
imbarcavano
,
soli
,
sul
vaporino
;
poichè
niuno
faceva
più
il
tragitto
dal
Lido
a
Venezia
.
Rosso
,
rotondo
,
come
disco
di
rame
arroventato
,
il
sole
tramontava
,
basso
sull
'
orizzonte
.
Erano
seduti
tutti
tre
sulla
terrazzina
di
prora
e
tacevano
.
A
un
tratto
Grazia
,
scuotendosi
,
disse
:
-
Povera
donna
!
Avrebbe
potuto
vivere
,
amare
,
esser
felice
....
-
Chissà
!
-
disse
profondamente
Giorgio
.
-
Se
non
fosse
morta
lei
,
sarebbe
morto
l
'
amore
.
-
È
vero
-
-
disse
Ferrante
.
-
È
vero
-
disse
Grazia
.
Nè
più
sino
alla
sera
riparlarono
di
tal
soggetto
:
tennero
compagnia
a
Giorgio
fino
a
che
egli
ripartì
,
alle
dieci
e
mezzo
per
Roma
,
discorrendo
quietamente
e
freddamente
di
arte
,
di
poesia
,
di
viaggi
,
della
società
romana
e
napoletana
,
cui
appartenevano
.
Invece
di
prendere
la
gondola
,
per
ritornare
alla
loro
casa
,
in
quell
'
avanzata
ora
notturna
,
essi
,
per
un
tacito
accordo
,
se
ne
andarono
per
le
strette
vie
,
a
piedi
,
ombre
rasentanti
le
alte
muraglie
dei
palazzi
patrizii
,
salienti
e
discendenti
per
i
ponticelli
,
fermantisi
ogni
tanto
,
per
tacito
accordo
,
a
contemplare
le
nere
acque
dei
canali
.
Non
si
davano
il
braccio
,
non
si
tenevano
per
la
mano
,
non
si
parlavano
:
andavano
col
capo
chino
,
senza
neanche
guardarsi
,
quasi
l
'
uno
non
si
accorgesse
più
della
compagnia
dell
'
altro
.
La
stazione
era
assai
lontana
,
dalla
loro
casa
;
il
tragitto
era
lungo
e
camminando
così
vi
misero
più
di
un
'
ora
.
Arrivati
innanzi
alla
piccola
porta
di
terra
,
con
una
chiave
Ferrante
la
schiuse
.
Ma
non
entrarono
:
si
guardarono
,
immobili
,
con
una
gelida
occhiata
.
-
Addio
,
Ferrante
-
ella
disse
,
glacialmente
.
-
Addio
,
amore
-
egli
disse
,
glacialmente
.
E
si
allontanò
,
nella
notte
.
La
porticina
si
richiuse
subito
.
In
ambedue
,
la
grande
fiamma
era
spenta
.
TRAMONTANDO
IL
SOLE
.
A
Enrico
Nencioni
.
I
.
-
Chiarina
,
ti
presento
un
amico
,
Giovanni
Serra
-
disse
la
padrona
di
casa
,
mentre
Serra
faceva
un
grande
inchino
.
-
Oh
Anna
,
ma
io
lo
conosco
!
-
esclamò
Clara
Lieti
,
vivacemente
,
stendendogli
la
mano
con
un
atto
famigliare
.
-
Veramente
?
E
come
?
-
soggiunse
Anna
,
con
quel
falso
interesse
mondano
,
che
copre
di
amabilità
la
perfetta
indifferenza
.
-
Da
vari
anni
....
da
moltissimi
anni
....
da
un
numero
infinito
di
anni
,
lo
conosco
-
e
Clara
finì
con
una
risatina
squillante
.
-
Non
tanti
,
poi
,
signora
Lieti
-
osservò
Giovanni
Serra
,
quasi
facendo
una
correzione
di
pura
cortesia
.
-
Allora
,
tutto
va
bene
,
vi
lascio
insieme
-
concluse
la
gentile
e
frettolosa
padrona
di
casa
,
allontanandosi
verso
gli
altri
gruppi
che
popolavano
il
suo
salone
.
Serra
restò
in
piedi
,
presso
la
signora
Lieti
:
e
taceva
.
Malgrado
la
luce
bonaria
dei
suoi
occhi
azzurri
,
la
sua
fisonomia
aveva
qualche
cosa
di
austero
,
che
contrastava
con
la
mondanità
dell
'
ambiente
.
-
Non
sedete
?
-
chiese
Clara
,
reprimendo
un
breve
moto
d
'
impazienza
.
Egli
ebbe
una
fugace
esitazione
;
poi
,
si
sedette
in
una
poltroncina
,
accanto
a
lei
.
A
poca
distanza
da
loro
,
tre
signorine
chiacchieravano
e
ridevano
con
due
giovanotti
.
-
Perchè
vi
siete
fatto
presentare
?
-
domandò
Clara
a
Serra
,
rompendo
il
silenzio
,
parlandogli
con
una
intonazione
più
intima
nella
voce
.
-
Non
sono
stato
io
.
Mi
ha
detto
,
la
signora
Anna
:
venite
,
vi
presento
a
una
donna
di
spirito
.
-
Sono
io
,
disgraziatamente
....
-
Come
,
disgraziatamente
?
-
Lo
spirito
è
una
gran
disgrazia
,
per
una
donna
-
ella
sentenziò
,
con
una
di
quelle
tetraggini
improvvise
che
le
oscuravano
la
sorridente
faccia
.
-
Perchè
,
signora
?
E
un
dono
affascinante
,
un
dono
conquistatore
....
-
Per
conquistare
che
?
-
I
cuori
degli
uomini
.
-
Bella
conquista
!
-
Non
l
'
apprezzate
più
?
-
No
,
Serra
-
ella
disse
,
profondamente
.
Egli
la
guardò
,
ma
senza
stupore
.
Si
vedeva
che
non
le
credeva
.
Ella
abbassò
le
palpebre
,
per
celare
un
lampo
d
'
ira
passeggiera
nei
suoi
dolci
,
ma
anche
fieri
occhi
castani
.
-
Mi
duole
,
che
vi
abbiano
presentato
....
-
mormorò
,
poi
,
quasi
parlando
a
sè
stessa
.
-
Lo
ripeto
,
non
è
colpa
mia
.
-
...
come
se
foste
un
estraneo
-
ella
soggiunse
,
vagamente
-
mentre
io
ho
pensato
a
voi
....
spesso
....
-
Oh
!
-
disse
lui
,
con
una
incredulità
modesta
e
cortese
.
-
...
molto
spesso
-
ella
terminò
,
senz
'
aver
l
'
aria
di
accorgersi
della
sua
negazione
.
-
E
come
mai
?
-
domandò
lui
,
con
un
po
'
d
'
ironia
,
niente
altro
.
-
Così
-
disse
Clara
tristemente
e
brevemente
.
Giovanni
Serra
abbassò
gli
occhi
,
quasi
celando
una
domanda
che
si
potea
forse
leggere
nel
suo
sguardo
.
Di
lontano
,
mentre
attraversava
il
salone
per
pregare
una
signora
di
cantare
,
Anna
mandò
loro
un
sorriso
:
li
vedea
discorrere
,
era
contenta
di
aver
bene
collocati
due
suoi
ospiti
.
-
Voi
non
credete
alle
voci
interne
dello
spirito
?
-
ella
gli
chiese
,
guardandolo
fiso
,
con
quei
suoi
occhi
che
il
pensiero
rendea
più
oscuri
.
-
Voi
non
avete
inteso
che
io
pensava
a
voi
?
-
No
,
signora
.
-
Non
credete
a
queste
voci
,
o
non
ne
avete
inteso
?
-
Io
ci
credo
,
come
credo
purtroppo
,
a
tutte
le
cose
sentimentali
:
ma
nulla
mi
ha
detto
nulla
-
e
sorrise
.
-
Peccato
!
peccato
!
-
ella
soggiunse
,
a
bassa
voce
.
Cantavano
,
adesso
.
Era
una
signora
bionda
e
fine
che
,
in
giovinezza
,
si
destinava
al
teatro
e
che
un
felice
matrimonio
aveva
tolta
al
palcoscenico
.
Ma
ella
cantava
dovunque
,
sempre
,
appena
le
domandavano
di
cantare
,
posando
il
suo
manicotto
o
il
suo
ombrellino
,
levando
la
testolina
dal
colletto
di
pelliccia
che
ornava
la
sua
mantellina
,
come
un
uccelletto
canoro
che
vive
del
suo
canto
e
morrebbe
,
se
non
cantasse
.
Tutti
tacevano
,
nel
salone
:
donna
Clara
Lieti
ora
guardava
la
cantatrice
,
quasi
non
volendo
perdere
una
espressione
di
quel
volto
,
sereno
nella
soddisfazione
del
canto
.
Poi
,
voltandosi
verso
Serra
,
pianissimo
,
gli
disse
,
con
un
sorrisetto
malizioso
,
tutta
mutata
nel
viso
:
-
Non
vi
siete
ammogliato
,
poi
?
-
Io
?
E
perchè
avrei
dovuto
ammogliarmi
?
-
Dicevano
....
-
Voi
ci
avete
creduto
?
-
egli
le
chiese
,
mostrando
per
la
prima
volta
una
ansietà
nel
viso
.
-
No
,
mai
.
-
Volevo
dire
-
replicò
lui
,
tranquillizzato
.
-
Mai
creduto
,
mai
-
riprese
Clara
,
sorridendo
.
-
Poteano
passar
gli
anni
,
potevate
viaggiare
,
cambiar
paese
,
cambiar
viso
,
dimenticare
la
patria
,
ma
ammogliarvi
,
no
!
E
le
balenò
il
trionfo
,
nel
viso
.
Egli
si
ritrasse
:
una
espressione
di
austerità
,
di
nuovo
,
gli
chiuse
il
volto
.
-
Siete
fedele
,
voi
-
esclamò
lei
,
ridendo
.
-
Io
,
sì
-
replicò
,
a
occhi
bassi
,
duramente
.
-
Fedele
,
quand
même
-
e
rideva
sempre
più
.
-
Quand
même
,
no
,
signora
Lieti
.
-
Vale
a
dire
?
-
Vale
a
dire
che
il
fedele
quand
même
,
è
l
'
uomo
che
seguita
ad
amare
,
anche
se
è
schernito
,
o
vilipeso
,
o
abbandonato
.
A
me
non
è
accaduto
nulla
di
questo
.
-
Come
?
-
diss
'
ella
,
diventata
grave
.
-
Io
non
ho
amato
nessuna
donna
frivola
o
perfida
....
-
Oh
sì
,
Serra
,
voi
avete
amata
la
più
frivola
e
la
più
perfida
fra
le
donne
!
-
ella
esclamò
,
pianissimo
,
con
un
velo
di
lacrime
negli
occhi
.
-
Che
importa
quella
?
Io
ne
ho
amata
un
'
altra
-
egli
dichiarò
pianissimo
,
guardando
innanzi
a
sè
,
come
se
vedesse
la
visione
di
una
creatura
incorporea
.
-
Ahimè
,
sono
la
medesima
persona
-
Clara
disse
,
pianissimo
,
con
una
mortale
tristezza
.
-
Per
me
,
no
.
-
È
una
illusione
,
Serra
.
Ella
era
cattiva
,
e
voi
avete
gittato
il
vostro
cuore
.
-
Il
mio
cuore
serba
un
divino
ricordo
,
un
ricordo
ideale
a
cui
resta
fedele
:
e
giacchè
tutto
si
riassume
e
si
risolve
in
illusione
,
signora
,
io
preferisco
la
mia
.
-
E
la
donna
umana
,
la
donna
terrena
,
quella
fatta
di
ossa
,
di
carne
e
di
nervi
,
quella
che
vi
ha
fatto
soffrire
e
vi
ha
fatto
piangere
,
l
'
avete
dimenticata
,
Serra
?
A
questa
domanda
così
diretta
,
così
limpida
,
che
Clara
gli
faceva
,
con
voce
pianissima
,
ma
tremante
,
egli
rispose
subito
,
pianissimo
,
ma
senza
tremare
:
-
No
,
per
molto
tempo
.
-
Per
quanto
tempo
?
-
Per
cinque
o
sei
anni
,
credo
,
portai
questo
tormento
.
Dopo
,
ebbi
una
grave
malattia
.
Quando
guarii
,
ero
guarito
anche
del
mio
segreto
tormento
.
-
Guarito
?
Completamente
?
-
Sì
,
signora
,
completamente
.
-
Felice
?
Felice
?
-
Sono
come
un
uomo
liberato
da
una
grave
e
crudele
croce
.
Quando
la
depone
,
egli
si
sente
mortalmente
stanco
:
e
,
forse
,
si
domanda
,
se
quella
croce
non
era
la
sua
vita
.
-
Non
so
che
farei
,
per
vedervi
felice
,
Serra
-
essa
gli
mormorò
,
pianissimo
,
con
tenerezza
.
-
Quando
volete
,
sapete
anche
esser
buona
.
-
Non
siate
così
amaro
.
È
da
un
'
ora
,
che
vi
parlo
con
la
più
grande
dolcezza
.
-
È
così
strana
,
per
me
,
la
cosa
,
che
non
la
capisco
.
-
Perchè
siete
così
ironico
?
Non
sentite
che
vi
parlo
a
cuore
aperto
?
-
Quale
cuore
,
donna
Clara
?
-
Il
mio
cuore
.
-
Quello
di
dieci
anni
fa
?
-
Quello
di
oggi
,
Serra
.
-
Io
non
lo
conosco
,
donna
Clara
.
-
È
un
cuore
pieno
di
umiltà
e
di
tenerezza
.
-
E
perchè
?
-
Così
.
Perchè
la
gente
si
stanca
di
essere
cattiva
,
si
disgusta
della
propria
perfidia
,
ha
la
nausea
di
sè
stessa
!
-
Pare
impossibile
,
donna
Clara
.
-
Non
mi
chiamate
così
!
-
Non
è
il
vostro
nome
?
Il
vostro
bel
nome
luminoso
e
glorioso
?
-
È
il
duro
nome
di
altri
tempi
;
chiamatemi
:
Chiarina
.
-
Vi
chiamerò
:
signora
.
-
Non
siate
così
duro
,
Serra
,
ve
ne
prego
.
-
Io
non
sono
che
rispettoso
.
-
Il
vostro
rispetto
è
freddezza
,
è
sarcasmo
.
Sapete
che
odio
questa
battaglia
di
freccie
avvelenate
.
-
Signora
Lieti
,
perdonatemi
,
se
vi
ho
irritata
.
-
Non
mi
avete
irritata
,
mi
avete
addolorata
.
-
E
da
quando
in
qua
voi
soffrite
,
signora
?
-
Ah
il
dolore
è
delle
più
trionfanti
creature
,
sappiatelo
!
-
ella
disse
,
battendo
le
palpebre
per
diradare
le
sue
lacrime
.
Giovanni
Serra
tacque
.
-
Scusatemi
,
se
vi
ho
detto
qualche
parola
pungente
-
egli
riprese
,
sottovoce
.
-
Ma
la
vostra
dolcezza
,
inaspettata
,
improvvisa
,
mi
ha
sconvolto
.
Perdonatemi
.
Nessun
cuore
vi
è
più
devoto
del
mio
,
signora
.
Ella
lo
guardò
.
Il
pallore
e
la
tristezza
di
quel
bel
volto
di
cui
egli
aveva
adorato
la
gaiezza
,
lo
colpirono
.
Anna
si
avanzava
,
tutta
contenta
,
attraverso
la
gente
che
discorreva
un
po
'
qua
,
un
po
'
là
,
ma
riunita
secondo
le
simpatie
o
gli
interessi
.
-
Ebbene
,
sono
rifioriti
i
ricordi
?
-
chiese
,
mostrando
i
suoi
bei
denti
bianchi
di
donna
grassottella
,
elegante
,
fredda
e
felice
.
-
Rifioriti
,
certo
-
disse
,
levandosi
,
Clara
.
-
Viole
mammole
?
Rose
bianche
?
-
Crisantemi
,
crisantemi
,
Anna
!
-
e
sulla
tetra
parola
fece
una
gran
risata
,
si
licenziò
con
un
sorriso
da
Serra
,
con
una
stretta
di
mano
da
Anna
,
attraversò
il
salone
,
salutando
ancora
qualcuno
ed
escì
.
Donna
Clara
Lieti
,
sotto
l
'
atrio
del
gran
portone
magnatizio
,
in
piazza
Santi
Apostoli
,
sentì
un
gran
freddo
.
Erano
gli
ultimi
di
febbraio
:
ma
sovra
,
nel
salone
,
il
caminetto
era
acceso
,
tanta
gente
vi
si
agitava
,
sotto
le
lampade
coperte
dai
larghi
paralumi
rosei
.
Giù
la
via
era
fredda
,
nella
prima
ora
della
sera
:
nè
via
Santi
Apostoli
è
molto
frequentata
.
Ella
affrettò
il
passo
,
chiudendosi
meglio
nella
sua
giacchetta
di
lontra
,
abbassando
la
faccia
sotto
la
veletta
,
stringendo
le
mani
nel
manicotto
.
Tutto
quello
che
era
accaduto
,
sopra
,
da
Anna
,
le
appariva
molto
confusamente
in
questo
primo
momento
di
solitudine
;
ma
a
traverso
il
tumulto
delle
sue
sensazioni
,
ella
sentiva
,
nitidamente
,
tutta
l
'
amarezza
di
una
delusione
.
Come
,
perchè
?
Avrebbe
forse
preferito
che
Giovanni
Serra
le
avesse
parlato
del
passato
,
scherzando
,
come
qualunque
altro
uomo
avrebbe
fatto
,
violando
,
nella
realtà
del
presente
e
dell
'
oblio
,
tutta
la
sentimentalità
di
un
grande
e
violento
amore
?
No
,
lo
scherzo
l
'
avrebbe
offesa
intimamente
,
dandole
una
delusione
.
Avrebbe
ella
preferito
che
Giovanni
Serra
,
l
'
uomo
che
ella
avea
ragione
di
stimare
come
il
più
leale
che
avesse
incontrato
mai
,
fingesse
,
innanzi
a
lei
,
un
rimpianto
che
non
sentiva
?
No
,
ella
avrebbe
inteso
l
'
ipocrisia
e
ne
sarebbe
stata
tristemente
delusa
.
Avrebbe
ella
preferito
che
egli
le
facesse
una
scena
violenta
,
come
nei
tempi
in
cui
ella
infliggeva
a
un
amore
giovane
,
onesto
e
ingenuo
le
torture
di
una
glaciale
civetteria
e
le
perfidie
di
una
fantasia
muliebre
mobilissima
?
Chi
sa
!
Ella
non
sapeva
bene
che
cosa
avrebbe
preferito
,
in
quell
'
incontro
con
l
'
antica
sua
vittima
,
se
l
'
oblìo
assoluto
,
o
la
menzogna
gentile
,
o
il
rinfocolarsi
della
passione
:
ma
quello
che
era
accaduto
,
non
le
piaceva
.
Era
scontenta
e
triste
.
Sentiva
di
aver
fatto
troppi
passi
sovra
un
terreno
infido
,
su
cui
aveva
vacillato
varie
volte
:
e
si
pentiva
della
via
intrapresa
,
così
,
obbedendo
a
non
so
quale
segreto
impulso
del
cuore
.
E
dire
che
da
tanto
tempo
,
nel
mistero
della
sua
anima
,
ella
si
preparava
a
un
incontro
con
Giovanni
Serra
;
dire
che
aveva
tanto
desiderato
,
mitemente
desiderato
questo
incontro
e
pensato
con
umiltà
,
con
tenerezza
,
tutte
le
cose
umili
e
tenere
che
gli
avrebbe
dette
;
dire
che
ella
aveva
tanto
creduto
all
'
effetto
della
bontà
e
della
dolcezza
,
sovra
un
cuore
che
ella
aveva
abbeverato
di
fiele
!
L
'
incontro
vi
era
stato
,
ma
stupidamente
combinato
,
senza
poesia
;
ella
aveva
detto
le
cose
umili
e
le
cose
tenere
,
ma
le
aveva
dette
male
ed
egli
non
le
aveva
credute
;
era
stata
buona
e
dolce
,
e
non
aveva
fatto
che
tentarlo
dolorosamente
,
rammentandogli
i
dolori
passati
.
Ah
come
era
triste
,
e
scontenta
,
e
affaticata
,
e
infinitamente
delusa
,
di
tutto
quello
che
era
accaduto
!
-
Queste
cose
del
passato
,
forse
,
bisogna
lasciarle
stare
-
pensò
fra
sè
,
e
un
sospiro
le
uscì
dal
petto
.
Per
andare
al
Corso
ella
non
aveva
osato
,
a
quell
'
ora
,
prendere
la
via
dell
'
Archetto
che
è
deserta
e
male
illuminata
:
così
,
aveva
attraversato
tutta
la
via
Santi
Apostoli
,
sul
marciapiede
,
uscendo
a
piazza
Venezia
.
Pensò
se
non
fosse
meglio
,
per
rientrare
in
casa
sua
,
in
via
Babuino
,
prendere
una
carrozza
.
Ma
la
folla
,
di
quell
'
ora
,
al
Corso
,
la
rincorò
:
la
sua
vivace
immaginazione
ricevette
una
impressione
,
immediata
,
di
distrazione
.
-
Non
ci
pensiamo
-
disse
ancora
fra
sè
,
sentendo
in
fondo
all
'
anima
una
delusione
infinita
.
Così
,
camminò
lungo
le
botteghe
fulgidamente
illuminate
,
guardando
con
occhio
distratto
le
vetrine
.
Quanto
si
pentiva
di
essere
stata
così
affettuosa
e
così
dolce
,
con
Giovanni
Serra
!
No
,
non
avrebbe
mai
voluto
apparirgli
leggiera
,
frivola
e
schernitrice
,
come
dieci
anni
prima
;
ma
avrebbe
dovuto
trattarlo
con
disinvoltura
,
ecco
,
come
se
nulla
fosse
stato
.
Come
un
altro
indifferente
qualunque
.
Quasi
quasi
aveva
tentato
di
farsi
fare
una
dichiarazione
d
'
amore
,
da
lui
!
Quasi
quasi
gliene
aveva
fatta
una
,
lei
!
E
quello
,
intanto
,
glielo
aveva
detto
così
chiaramente
,
che
non
l
'
amava
più
!
E
tutto
lo
scetticismo
naturale
e
giusto
,
che
egli
aveva
alimentato
nel
cuore
dieci
anni
,
non
era
sgorgato
,
quando
quasi
quasi
ella
gli
aveva
detto
di
amarlo
!
Ora
,
nella
via
,
Clara
Lieti
,
soffriva
atrocemente
nell
'
orgoglio
.
Quasi
aveva
chiesto
e
non
aveva
ottenuto
:
quasi
si
era
abbandonata
ed
era
stata
respinta
.
Un
'
ira
si
mescolava
alla
delusione
;
ella
camminava
più
presto
,
internamente
esaltata
dalla
ferita
che
aveva
scoperto
alla
sua
superbia
.
Poi
,
camminando
,
ad
un
tratto
,
l
'
ira
cadde
:
-
Bene
mi
sta
-
pensò
.
-
Raccolgo
quel
che
ho
seminato
.
Giovanni
ha
ragione
.
Un
uomo
la
raggiunse
:
erano
in
piazza
San
Marcello
.
-
Signora
,
buonasera
....
-
e
si
cavò
il
cappello
,
mettendosele
accanto
.
Era
Giovanni
Serra
.
Un
po
'
pallido
,
niente
altro
.
-
Buonasera
-
ella
rispose
,
con
voce
stanca
.
-
Siete
venuto
via
?
-
Sì
:
avrei
voluto
scendere
con
voi
di
là
....
ma
siete
fuggita
,
così
....
e
poi
,
si
poteva
notare
....
-
Oh
,
non
importa
!
-
diss
'
ella
con
un
sorriso
amaro
.
-
A
me
,
importa
.
La
voce
di
Giovanni
pareva
meno
breve
,
meno
secca
.
Evitava
di
guardare
Clara
.
-
Posso
accompagnarvi
,
un
poco
?
-
le
chiese
,
frenando
il
tremore
di
emozione
che
lo
vinceva
.
-
Sì
,
sì
,
anche
molto
.
-
Non
seccherà
nessuno
?
-
Chi
,
nessuno
?
-
Qualcuno
che
vi
ami
e
che
voi
amiate
.
-
Io
non
amo
nessuno
e
nessuno
mi
ama
,
Serra
-
ella
rispose
,
freddamente
.
-
Non
è
possibile
,
signora
.
-
Oh
è
possibilissimo
,
credetelo
.
-
Voi
mi
parete
una
donna
degna
dell
'
amore
di
tutto
il
mondo
-
e
la
guardò
con
un
impeto
di
ammirazione
,
in
cui
parve
risorgesse
l
'
uomo
di
dieci
anni
prima
.
-
Siete
stato
sempre
molto
esagerato
,
per
me
,
Serra
-
continuò
ella
a
dire
,
con
un
freddo
e
triste
sorriso
-
e
mi
avete
abituata
male
.
Vi
assicuro
che
la
gente
fa
di
meno
di
amarmi
,
senza
nessuno
sforzo
.
-
Non
vi
conoscono
-
egli
disse
,
a
bassa
voce
.
-
Anche
chi
mi
conosce
.
Specialmente
chi
mi
conosce
.
-
Siete
in
un
periodo
di
pessimismo
,
signora
.
-
In
verità
,
Serra
,
niuno
pensa
di
me
tutto
il
male
che
io
ne
penso
.
E
sì
che
tutti
mi
giudicano
assai
mediocremente
.
-
Non
parlate
così
-
egli
mormorò
.
-
Voi
stesso
,
Serra
.
-
Io
ve
ne
domando
perdono
.
Ero
tanto
turbato
....
mi
avete
parlato
in
un
modo
così
strano
....
-
Già
:
è
la
mia
nuova
maniera
,
quella
di
esser
buona
-
disse
Clara
,
con
un
sorrisetto
amaro
e
gelido
-
ma
mi
riesce
poco
,
come
vedete
.
-
Fare
il
male
,
vi
piaceva
di
più
?
-
egli
le
chiese
,
chinandosi
a
guardarla
attentamente
,
come
quando
gli
parea
intravvedere
la
verità
di
quell
'
anima
femminile
.
Ma
ella
schivò
la
confessione
.
Rispose
,
di
scatto
:
-
Piaceva
di
più
agli
altri
.
-
La
perfidia
?
A
chi
,
dunque
?
-
A
voi
.
-
A
me
?
-
Proprio
.
Se
io
fossi
stata
una
buona
e
affettuosa
donnina
e
non
una
civetta
infernale
,
se
fossi
stata
un
'
anima
pia
e
tenera
e
non
una
beffarda
e
arida
creatura
,
mi
avreste
amata
ben
poco
,
credetemi
-
e
le
lampeggiarono
gli
occhi
,
come
in
quei
tempi
in
cui
egli
delirava
per
quegli
occhi
.
-
Se
voi
foste
stata
non
buona
,
ma
umana
,
semplicemente
umana
,
Clara
-
egli
disse
,
a
voce
bassa
-
allora
,
voi
non
avreste
disfatta
la
mia
vita
.
-
Veramente
,
disfatta
?
Mi
sembra
che
stiate
benissimo
-
e
sogghignò
.
-
Io
non
mi
lagno
,
signora
-
rispose
Serra
,
semplicemente
,
ma
senza
durezza
-
e
non
vi
rimprovero
.
Ella
lo
guardò
,
in
silenzio
.
Veramente
,
in
quel
momento
,
mentre
attraversavano
piazza
Colonna
tutta
fulgida
di
lumi
,
Giovanni
Serra
le
parve
invecchiato
.
Su
quegli
occhi
azzurri
che
ogni
tanto
aveano
qualche
cosa
d
'
infantile
,
parea
che
veli
e
veli
di
lacrime
fossero
passati
,
nell
'
ombra
e
nella
solitudine
,
quando
l
'
uomo
può
lasciar
erompere
il
suo
dolore
,
oltre
le
dighe
della
fierezza
.
Su
quelle
labbra
si
era
posata
una
stanchezza
che
ella
soltanto
ora
scorgeva
,
la
stanchezza
di
aver
invano
chiamato
un
nome
,
di
aver
invano
invocato
un
bacio
,
di
aver
invano
singhiozzato
,
nelle
ore
solinghe
dell
'
abbandono
.
Per
la
prima
volta
,
e
con
una
intensità
profonda
,
ella
sentì
che
vi
hanno
ferite
che
non
si
chiudono
mai
,
e
sentì
che
il
tempo
può
portare
via
una
vita
,
ma
non
può
portare
via
un
dolore
da
un
uomo
vivente
.
-
Quanti
anni
avete
,
ora
,
Serra
?
Ella
lo
chiedeva
,
così
,
vagamente
,
tristemente
.
-
Trentaquattro
,
signora
.
-
Un
uomo
è
giovane
,
a
questa
età
.
-
Anche
una
donna
-
egli
disse
,
cortesemente
.
Clara
ebbe
un
lieve
moto
della
testa
.
E
con
una
infinita
tristezza
,
soggiunse
:
-
Io
non
ne
ho
più
trentaquattro
,
amico
mio
.
-
No
?
Non
eravamo
coetanei
?
-
Eravamo
?
Non
siamo
più
.
Io
ho
centotrentaquattro
anni
,
credo
.
È
incalcolabile
quanto
io
sia
vecchia
,
Serra
.
E
mentre
ella
si
abbandonava
a
quest
'
asserzione
,
piena
di
un
vero
dolore
-
ella
soffriva
moltissimo
d
'
invecchiare
-
tendeva
l
'
orecchio
,
a
raccogliere
la
contraddizione
.
Ma
egli
non
contraddisse
;
disse
,
con
un
ritorno
di
candore
ammirativo
:
-
Per
me
,
non
sarete
mai
vecchia
.
-
Vecchissima
,
vecchissima
!
-
insistette
lei
,
a
denti
stretti
.
-
Non
dite
questo
,
non
lo
credete
:
io
non
lo
credo
.
-
Io
ho
dei
capelli
bianchi
,
fra
i
neri
.
-
Ma
non
si
vedono
:
io
non
li
vedo
.
-
Perchè
li
nascondo
o
li
mostro
con
disinvoltura
.
Se
mi
guardate
bene
,
di
giorno
,
ho
una
quantità
di
piccole
rughe
,
accanto
agli
occhi
e
accanto
alle
labbra
.
-
Non
si
vedono
;
io
non
le
vedo
.
-
Perchè
rido
sempre
.
Ma
se
sono
triste
,
non
so
come
,
i
miei
capelli
bianchi
appariscono
subito
e
le
mie
rughe
si
vedono
tutte
,
sottili
,
che
tagliano
leggermente
la
pelle
,
visibilissime
.
Che
orrore
!
Aveva
detto
questo
in
fretta
,
eccitata
,
come
una
persona
che
si
confessa
di
un
suo
grave
errore
,
piena
di
dolore
,
con
una
brutalità
di
particolari
,
che
le
rendean
fischiante
,
quasi
flagellante
la
voce
.
-
Io
vi
vedrò
sempre
come
vi
ho
amata
,
Clara
-
egli
le
rispose
,
con
la
sua
buona
voce
consolante
.
-
Ah
io
sono
vecchia
,
Serra
:
nessuno
mi
ama
più
e
nessuno
mi
amerà
più
!
-
gemette
ella
,
levando
il
manicotto
,
sino
alla
bocca
,
a
soffocare
un
singhiozzo
.
Turbato
sino
al
profondo
del
cuore
,
egli
non
trovò
parole
per
esprimere
il
suo
pensiero
.
Forse
non
ne
aveva
neppure
uno
preciso
,
in
quell
'
agitazione
di
sentimenti
.
Delicatamente
,
con
una
tenerezza
paterna
,
egli
le
prese
una
mano
guantata
e
la
carezzò
fra
le
sue
:
-
Poveretta
,
poveretta
!
-
Se
sapeste
,
se
sapeste
!
-
ella
balbettò
,
al
massimo
dell
'
emozione
.
-
So
....
so
qualche
cosa
....
-
e
il
calore
della
piccola
mano
che
egli
sentiva
,
dall
'
apertura
del
guanto
,
aumentava
immensamente
la
sua
confusione
.
-
Se
potessi
dirvi
....
amico
mio
....
se
potessi
dirvi
tutto
-
ed
affannava
,
come
se
i
più
terribili
segreti
la
soffocassero
.
-
Tacete
....
non
dite
niente
-
egli
le
susurrò
,
all
'
orecchio
.
-
Che
bene
mi
farebbe
il
parlare
,
amico
mio
!
ah
io
mi
sento
affogare
.
Da
anni
e
da
giorni
,
io
vorrei
gridare
,
urlare
,
pur
di
gittar
via
la
mia
pena
.
E
lo
guardava
con
occhi
così
dolorosi
e
così
interrogativi
,
così
invocanti
un
orecchio
pietoso
alle
confidenze
,
che
egli
si
arretrò
.
Era
pallidissimo
:
ma
Clara
,
nell
'
egoismo
della
sua
angoscia
,
non
se
ne
accorgeva
.
-
Non
potrei
ascoltarvi
,
Clara
.
-
E
perchè
,
e
perchè
?
-
Così
:
non
potrei
.
-
Non
mi
siete
amico
,
allora
?
-
Sì
,
vi
sono
amico
-
e
parlava
con
un
evidente
sforzo
.
-
E
non
vorreste
confortarmi
?
-
Vorrei
,
vi
giuro
che
lo
vorrei
;
ma
così
,
non
posso
.
-
Che
crudele
siete
!
Voi
sapete
che
se
io
potessi
dirvi
la
mia
croce
,
essa
sarebbe
meno
schiacciante
,
meno
pesante
;
voi
sapete
che
se
io
potessi
piangere
accanto
a
voi
,
a
lungo
,
a
lungo
,
piangere
immensamente
,
infinitamente
,
queste
lacrime
mi
laverebbero
da
ogni
torbido
proposito
:
e
mi
negate
questo
sollievo
.
Ah
siete
un
crudele
!
Non
eravate
,
crudele
!
Si
erano
fermati
all
'
angolo
di
via
Babuino
,
dopo
aver
attraversata
piazza
di
Spagna
.
Egli
la
guardava
,
immobile
,
con
gli
occhi
pieni
di
dubbio
.
-
Ma
che
donna
siete
voi
,
Clara
,
che
non
dovete
intendermi
nè
prima
,
nè
poi
?
Io
,
vi
debbo
consolare
,
quando
tutto
il
tempo
della
vostra
gioia
è
stato
dato
ad
altri
?
Io
?
Chi
sono
io
?
Niente
,
nessuno
Così
avete
voluto
che
io
fossi
:
niente
e
nessuno
.
-
Avete
ragione
-
ella
disse
,
domata
a
un
tratto
,
caduta
nella
rassegnazione
e
nell
'
umiltà
.
-
Non
vi
rammentate
che
vi
ho
adorata
come
uno
schiavo
e
che
avete
battuto
sul
mio
cuore
,
come
si
batte
sul
dorso
di
uno
schiavo
?
Non
vi
rimprovero
,
non
mi
lamento
:
ma
voi
mi
domandate
anche
della
pietà
,
voi
che
non
ne
avete
avuta
mai
!
-
Avete
ragione
-
Clara
ripetè
,
umilmente
.
-
Vi
rammentate
,
Clara
,
che
vi
ho
voluto
bene
così
teneramente
e
che
non
me
ne
avete
voluto
mai
?
Vi
ricordate
che
avete
lasciato
che
io
vi
amassi
,
incoraggiandomi
talvolta
,
talvolta
avvilendomi
,
facendomi
passare
dalla
gioia
alla
disperazione
,
in
un
giorno
,
e
non
volendomi
bene
mai
,
mai
,
nè
prima
,
nè
dopo
,
nè
mai
?
È
vero
,
o
no
?
-
È
vero
,
è
vero
-
ella
annuì
,
chinando
il
capo
,
fatta
quasi
più
piccola
dall
'
annichilimento
,
in
cui
la
gittavano
il
rimorso
e
il
rimpianto
.
-
Vi
rammentate
,
Clara
,
che
ne
avete
amato
un
altro
,
me
presente
,
che
avete
voluto
che
io
lo
sapessi
,
che
me
lo
avete
detto
,
ridendo
?
-
Sì
,
sì
,
è
vero
.
-
E
ora
,
Clara
,
ora
che
sono
passati
dieci
anni
,
ora
che
voi
avete
mutato
il
vostro
cuore
,
come
dite
,
ora
voi
siete
come
allora
,
voi
volete
che
io
vi
conforti
,
perchè
un
altro
vi
ha
lasciata
.
Voi
siete
crudele
come
in
quel
tempo
,
Clara
:
allora
ridevate
,
adesso
piangete
,
ecco
la
differenza
!
-
Scusatemi
-
ella
mormorò
,
nel
colmo
dall
'
avvilimento
.
-
Ma
io
sono
un
uomo
,
Clara
,
e
se
posso
avere
spezzato
il
mio
cuore
,
se
posso
aver
vinto
ogni
desiderio
e
ogni
speranza
,
sono
sempre
un
uomo
,
e
voi
non
mi
potete
raccontare
i
dolori
,
che
vi
ha
dato
l
'
amore
di
un
altro
!
-
Perdonatemi
!
E
fece
l
'
atto
di
volergli
prendere
la
mano
.
Ma
egli
la
ritrasse
.
-
Non
mi
avrete
capito
,
mai
,
Clara
.
Morirò
,
ma
non
saprete
nulla
di
me
-
concluse
egli
,
più
freddamente
,
essendo
giunto
quasi
a
vincere
la
sua
emozione
.
Così
camminarono
in
silenzio
verso
la
casa
di
Clara
.
Ella
andava
a
capo
basso
,
sentendo
di
avere
errato
ancora
,
di
avere
inutilmente
violato
la
fierezza
del
proprio
cuore
,
mostrandone
il
segreto
dolore
,
a
un
uomo
che
non
poteva
avere
pietà
di
lei
:
sentendo
di
avere
nuovamente
offeso
quel
cuore
che
era
stato
così
intieramente
suo
e
che
ora
non
aveva
più
forza
pel
desiderio
,
avendone
solo
per
la
dignità
.
Più
amaro
crebbe
in
lei
il
rimpianto
,
comprendendo
di
essere
passata
accanto
all
'
amore
,
alla
devozione
,
alla
dedizione
più
completa
,
senza
accorgersene
,
abbandonando
alla
solitudine
,
all
'
angoscia
questo
cuore
inutilmente
devoto
e
inutilmente
affezionato
.
Era
troppo
tardi
,
oramai
,
anche
per
far
risorgere
in
questo
cuore
una
mite
affezione
:
troppo
tardi
,
per
ridare
a
questo
cuore
la
bella
luce
della
fiducia
.
Due
volte
,
quasi
fosse
sola
,
ella
fece
un
piccolo
cenno
definitivo
,
con
la
mano
aperta
che
pendeva
lungo
la
gonna
e
le
cui
dita
pareva
avessero
lasciato
andare
un
piccolo
e
prezioso
tesoro
.
Camminavano
accanto
:
ma
ella
che
non
aveva
mai
capito
chi
egli
fosse
,
intendeva
che
le
loro
strade
erano
diverse
.
Quando
furono
innanzi
al
portone
,
si
fermarono
.
Egli
aveva
l
'
aspetto
più
stanco
che
mai
;
ma
niuna
durezza
vi
fu
nello
sguardo
con
cui
la
fissò
.
-
Buonasera
-
ella
disse
,
con
un
'
intonazione
monotona
.
-
Buonasera
-
egli
rispose
,
cavando
il
cappello
e
facendole
un
grande
saluto
.
Ma
non
si
lasciarono
subito
.
Parea
che
si
dovessero
dire
qualche
altra
cosa
.
Parea
che
ambedue
sapessero
di
non
doversi
veder
più
e
che
una
qualche
cosa
,
più
intima
,
più
misteriosa
,
si
dovessero
dire
.
Ella
gli
stese
la
mano
:
egli
la
rattenne
un
poco
fra
le
sue
,
ma
senza
stringerla
.
Ambedue
sedavano
a
stento
il
tumulto
delle
loro
anime
.
Poi
,
a
un
tratto
,
egli
le
domandò
una
cosa
strana
,
impensata
:
-
Che
fate
ora
,
sopra
?
-
Io
?
Nulla
.
-
Qualcuno
vi
aspetterà
?
-
No
.
Nessuno
.
Il
tono
era
della
più
perfetta
franchezza
.
-
E
voi
,
che
fate
?
-
chiese
ella
con
eguale
incoscienza
.
-
Vado
a
casa
.
-
A
casa
!
E
che
ci
farete
?
-
Non
so
.
-
Buona
sera
,
Giovanni
-
ella
mormorò
,
facendo
per
andarsene
.
Ah
,
quale
sussulto
,
lo
scosse
!
Ella
che
aveva
sempre
trovato
antipatico
,
brutto
,
volgare
il
suo
nome
di
battesimo
,
tanto
che
egli
aveva
finito
per
odiarlo
,
ella
lo
pronunciava
adesso
,
dopo
dieci
anni
,
con
tanta
soavità
!
Egli
s
'
inchinò
e
le
baciò
la
mano
,
leggermente
.
Si
guardarono
:
ella
volse
le
spalle
;
pian
piano
entrò
nel
portone
,
cominciò
a
salire
le
scale
.
Non
era
forse
incerto
il
passo
della
donna
,
salendo
per
quelle
scale
,
alla
sua
casa
deserta
?
Il
passo
dell
'
uomo
era
incerto
,
andando
alla
sua
casa
deserta
.
II
.
Ella
lo
ricercò
,
dopo
soli
tre
giorni
:
ed
egli
che
l
'
aveva
fuggita
per
quattro
o
cinque
anni
,
da
quando
Clara
,
dopo
un
lungo
viaggio
,
era
ritornata
in
patria
,
egli
si
lasciò
ricercare
e
tenne
l
'
invito
.
Fatalmente
,
Clara
era
troppo
sola
e
troppo
libera
,
adesso
.
Gli
aveva
scritto
un
biglietto
fra
il
malinconico
e
scherzoso
,
per
dirgli
che
la
sera
istessa
sarebbe
andata
al
vecchio
teatro
Argentina
,
dove
cantavano
una
vecchia
musica
,
l
'
Armida
,
di
Glück
.
Ella
vi
arrivò
prima
.
Vi
era
un
gran
ballo
,
quella
sera
,
all
'
Ambasciata
d
'
Inghilterra
,
e
tutta
la
grande
società
romana
era
colà
:
l
'
Argentina
era
quasi
vuota
,
male
illuminata
,
freddina
:
pochi
amatori
di
musica
antica
stavano
nelle
poltrone
,
immobili
,
a
pregustare
le
melodie
incantatrici
.
Clara
era
vestita
di
nero
:
stava
in
un
palco
di
terza
fila
,
di
fianco
,
scelto
apposta
:
una
veletta
nera
le
scendeva
dal
cappellino
molto
semplice
e
molto
carino
.
Così
,
sembrava
più
piccola
e
più
giovane
.
Serra
tardò
.
Due
o
tre
volte
,
ella
pensò
che
non
sarebbe
venuto
e
si
pentì
di
avergli
scritto
.
Aveva
la
più
ferma
volontà
di
essere
umile
e
schietta
,
ma
il
suo
amor
proprio
dava
dei
sobbalzi
all
'
idea
di
un
rifiuto
sprezzante
.
Però
,
quando
egli
entrò
,
senza
far
rumore
,
ella
chiuse
gli
occhi
,
a
nascondere
la
gioia
del
suo
sguardo
.
Ella
si
voltò
,
gli
sorrise
e
gli
stese
la
mano
:
-
O
ma
belle
ténébreuse
....
-
egli
disse
,
con
una
certa
disinvoltura
.
Il
tono
disinvolto
durò
così
,
un
pochino
.
Poi
,
a
lui
sfuggì
una
frase
pericolosa
:
-
Io
non
voleva
venire
....
-
E
perchè
?
-
Mah
....
per
paura
.
-
Paura
di
chi
?
-
Di
voi
.
-
Di
me
?
Paura
?
-
Me
ne
avete
sempre
fatta
un
poco
,
Clara
.
-
Io
sono
una
povera
scema
-
diss
'
ella
,
con
la
più
perfetta
umiltà
-
io
non
faccio
paura
a
nessuno
.
Ed
era
umile
e
semplice
,
nello
stesso
tempo
:
e
una
gran
bontà
le
si
leggeva
negli
occhi
,
nel
sorriso
,
trapelava
nella
sua
voce
.
Gli
parve
piccolina
,
così
giovane
e
sempre
così
cara
!
Pure
,
volle
dire
quest
'
altra
cosa
lui
:
-
Credevo
che
non
sareste
venuta
....
-
Io
?
E
perchè
?
-
Per
farmi
soffrire
....
-
Io
vorrei
che
foste
l
'
uomo
più
felice
della
terra
,
amico
mio
-
esclamò
ella
,
con
una
sincera
convinzione
.
Giovanni
ebbe
un
sorriso
malinconico
.
Disse
,
di
nuovo
:
-
Sì
,
sì
,
ho
creduto
che
non
sareste
venuta
....
-
Come
avete
potuto
credermi
così
cattiva
?
-
Il
mio
animo
è
così
combattuto
dai
dubbi
,
Clara
-
e
il
volto
gli
si
turbò
.
-
No
,
no
,
non
parliamo
di
ciò
-
ella
replicò
,
subito
,
interrompendolo
.
-
Fa
male
ad
ambedue
.
-
È
vero
-
egli
consentì
.
Un
sospiro
di
sollievo
gli
uscì
dalle
labbra
.
Ma
il
pessimo
demonio
che
si
annida
nelle
anime
buone
e
le
fa
tormentate
e
tormentatrici
,
gli
fece
soggiungere
:
-
Mancavate
così
spesso
ai
convegni
,
allora
!
Ella
guardò
sul
palcoscenico
,
un
momento
.
Lo
chiamò
,
poi
:
-
Giovanni
?
-
Che
volete
?
-
Mi
fate
un
piacere
?
-
Sì
,
subito
.
-
Vogliamo
lasciare
in
pace
il
passato
?
Vogliamo
non
amareggiarci
qualche
ora
graziosa
,
che
possiamo
passare
insieme
?
Vogliamo
essere
anche
per
un
mese
,
anche
per
una
settimana
,
anche
per
una
sera
,
due
cari
amici
che
si
ritrovano
,
che
non
ricordano
più
i
torti
comuni
,
i
torti
di
uno
,
è
più
giusto
,
e
che
si
dànno
,
ingenuamente
,
alla
serenità
e
alla
letizia
di
un
colloquio
senza
ira
e
senza
malintesi
?
Vogliamo
?
-
Potremo
noi
far
questo
?
-
chiese
Giovanni
ansiosamente
.
-
Se
voi
lo
volete
,
sì
.
-
Io
lo
voglio
,
Clara
.
E
quetamente
,
tirandosi
un
po
'
indietro
,
i
due
si
posero
a
discorrere
sottovoce
,
guardandosi
con
dolcezza
,
l
'
uno
prendendo
la
parola
dall
'
altro
,
senza
mai
alterarsi
,
senza
mai
alzare
il
tono
della
voce
,
mentre
la
soave
musica
glückiana
che
culla
l
'
incantesimo
del
cavalier
Rinaldo
,
pareva
cullasse
quel
dialogo
così
mite
e
così
dolce
.
In
verità
,
Clara
fu
perfetta
,
quella
sera
.
Giustamente
malinconica
,
ella
seppe
a
tempo
sorridere
,
perchè
il
loro
colloquio
non
cadesse
nella
tetraggine
,
dove
sarebbero
risorti
gli
amarissimi
ricordi
del
passato
:
e
tutta
una
dolcezza
fioriva
dalla
sua
malinconia
e
dal
suo
sorriso
,
dalle
sue
parole
come
dal
suo
silenzio
.
Più
,
dal
suo
silenzio
.
Giacchè
ella
lasciò
molto
che
parlasse
lui
,
con
le
manine
inguantate
di
nero
congiunte
sul
suo
ventaglietto
a
stelline
d
'
argento
,
con
il
viso
intento
dietro
il
sottil
velo
nero
,
con
gli
occhi
placidi
e
dolci
,
con
la
bocca
tranquilla
e
dolce
che
approvava
,
con
un
gentil
motto
delle
labbra
.
Sovra
tutto
,
ella
non
rise
mai
.
Si
rammentava
che
egli
,
dieci
anni
prima
,
nei
tempi
dell
'
amore
e
del
tormento
,
detestava
quel
suo
riso
squillante
e
clamoroso
che
le
scopriva
tutti
i
denti
bianchi
,
che
dava
un
non
so
che
di
feroce
alle
labbra
rosee
e
che
le
riempiva
gli
occhi
di
scintille
.
Lo
aveva
tante
volte
visto
fremere
e
impallidire
,
dieci
anni
prima
,
a
quel
mal
riso
beffardo
e
aveva
sempre
più
riso
,
per
ucciderlo
a
forza
di
risate
,
come
in
una
leggenda
!
Non
rise
mai
,
quella
sera
,
mentre
Armida
cantava
le
sue
magiche
canzoni
,
che
davano
le
visioni
ineffabili
al
sonno
di
Rinaldo
.
Lo
ascoltò
,
serena
,
raccolta
,
con
un
'
attenzione
così
dolce
,
che
l
'
animo
di
Giovanni
,
restato
in
grande
trepidanza
sino
all
'
entrata
in
teatro
,
si
venne
rassicurando
,
rianimando
,
rallegrando
.
Due
o
tre
volte
,
involontariamente
,
egli
alluse
al
passato
,
giacchè
troppo
il
suo
amore
mancato
aveva
influito
sulla
sua
esistenza
,
deviandola
,
torcendola
ad
altri
ideali
dello
spirito
,
più
alti
,
più
inaccessibili
e
più
tormentosi
.
Ma
ella
,
dolcemente
,
non
rispose
alle
allusioni
che
con
un
cenno
di
umiltà
,
abbassando
il
capo
:
ed
egli
si
riprese
subito
,
commosso
da
tanta
dolcezza
.
Solo
a
vederla
così
,
ascoltatrice
intenta
e
cheta
,
tutta
data
alle
parole
che
,
egli
le
diceva
,
coi
begli
occhi
limpidi
nella
loro
nerezza
,
piccola
,
vestita
di
nero
,
senza
gioielli
,
senza
nulla
che
sfolgorasse
,
senza
nulla
che
stridesse
,
egli
si
sentì
invadere
da
una
tale
letizia
dell
'
anima
che
giammai
gli
parve
di
averne
provata
una
simile
.
Ella
fu
,
in
questo
,
perfettissima
:
giacchè
lasciò
svolgersi
quell
'
alta
consolazione
spirituale
,
senza
avere
l
'
aria
di
sospingerla
,
di
provocarla
,
di
goderne
come
di
un
trionfo
:
e
quando
lo
spettacolo
finì
,
si
levò
in
piedi
,
pian
piano
,
prendendo
il
suo
mantello
.
Egli
fu
più
lesto
di
lei
:
ed
ella
sentì
che
mentre
l
'
aiutava
ad
indossarlo
,
le
sue
mani
tremavano
.
Allora
,
ella
ebbe
un
pensiero
orgoglioso
,
muliebre
.
Pensò
:
-
Ora
mi
dà
un
bacio
.
Egli
s
'
indugiò
a
metterle
questo
mantello
ed
ella
sentì
il
suo
respiro
,
sulla
sua
nuca
:
ma
Giovanni
non
le
dette
il
bacio
.
E
come
Clara
aveva
nascosto
la
sua
subitanea
ambiziosa
idea
,
così
nascose
la
sua
pronta
delusione
.
Nè
fu
una
delusione
fortissima
.
La
dolcezza
di
quella
serata
,
aveva
ingannato
anche
lei
.
Ella
sapeva
bene
di
fare
uno
sforzo
su
sè
stessa
,
per
reprimere
gli
impeti
del
suo
temperamento
bizzarro
e
per
essere
assolutamente
dolce
:
ma
sperava
di
poter
continuare
così
,
sempre
che
lo
volesse
seriamente
.
E
come
lui
credeva
di
aver
innanzi
una
creatura
trasfigurata
,
che
gli
avrebbe
dato
le
fredde
,
tranquille
e
ultime
tenerezze
senz
'
amore
,
ma
tenerezze
sicure
di
un
'
amicizia
muliebre
,
così
ella
si
lusingava
di
poter
essere
questa
amica
gelida
,
affettuosa
e
quieta
.
Però
,
ambedue
,
chiudendo
gli
occhi
,
si
lasciarono
andare
a
questa
consolante
fiducia
.
Egli
cominciò
a
vederla
più
spesso
.
Ella
era
molto
stanca
,
invincibilmente
stanca
della
vita
mondana
che
aveva
fatta
sempre
:
e
si
appartava
volentieri
.
Se
andava
a
una
passeggiata
,
era
in
ore
strane
e
in
posti
deserti
:
lo
avvertiva
,
egli
ci
veniva
.
Se
andava
in
un
teatro
era
alle
terze
rappresentazioni
,
in
serate
vuote
;
e
dieci
minuti
dopo
il
suo
arrivo
,
entrava
lui
,
nel
palco
,
si
sedeva
in
fondo
,
ella
si
tirava
indietro
,
un
poco
.
Vestiva
di
scuro
,
sempre
;
sapeva
di
piacergli
così
.
Si
può
essere
una
semplice
amica
,
ma
si
deve
piacere
all
'
amico
.
Parlavano
con
fredda
tenerezza
.
Molto
ella
ascoltava
:
ma
quando
diceva
qualche
parola
,
era
sempre
sapiente
,
detta
con
la
più
squisita
cautela
sentimentale
.
Giammai
un
'
allusione
al
proprio
cuore
,
al
proprio
stato
,
nè
diretta
,
nè
indiretta
:
sempre
la
massima
pietà
per
gli
altri
,
la
massima
indulgenza
per
ogni
peccato
,
come
chi
sa
che
è
impossibile
non
peccare
,
quando
si
deve
peccare
.
Egli
si
era
mutato
,
però
.
Non
poteva
tenere
il
patto
di
non
evocare
il
passato
.
Era
la
sua
vita
,
il
suo
amore
di
dieci
anni
prima
,
e
ricompariva
sempre
più
spesso
,
fino
a
che
divenne
il
solo
soggetto
dei
suoi
discorsi
.
Taceva
da
tanti
anni
e
con
tutti
,
che
ora
la
verità
di
quella
mortale
passione
sgorgava
infrenabile
.
Ella
ascoltava
,
stupefatta
;
ma
non
interrompeva
mai
.
Veramente
,
egli
aveva
ragione
:
Clara
non
aveva
mai
capito
quanto
era
stata
amata
:
ora
,
lo
capiva
.
Ogni
tanto
,
quando
egli
le
diceva
una
delle
sue
torture
ineffabili
di
gelosia
,
di
allora
,
ella
faceva
un
atto
come
per
chiedere
perdono
,
un
atto
in
cui
ella
si
dichiarava
colpevole
,
sì
,
ma
incosciente
,
ma
ignorante
,
ma
degna
di
perdono
.
Egli
la
guardava
con
tanta
tenerezza
,
che
,
senza
parlare
,
le
diceva
di
averle
perdonato
.
Quando
egli
si
meravigliava
che
ella
avesse
potuto
essere
così
atroce
,
essa
gli
diceva
di
esserne
stupita
,
di
stupirsene
,
lei
stessa
:
e
ciò
come
se
si
parlasse
di
una
donna
assente
,
di
cui
si
compatissero
gli
errori
.
E
quando
egli
giungeva
a
narrare
certe
ore
terribili
in
cui
avrebbe
voluto
morire
,
pure
di
strapparsi
dal
petto
questo
amore
,
ella
aveva
una
frase
di
pietà
profonda
,
intima
,
raumiliata
,
la
frase
del
carnefice
pentito
innanzi
alla
sua
vittima
:
-
Voi
siete
buono
.
Niente
altro
,
diceva
.
Ella
non
si
difendeva
mai
,
nè
si
accusava
:
quando
egli
l
'
accusava
,
gli
dava
ragione
,
con
un
'
occhiata
,
con
un
triste
sorriso
,
con
un
cenno
espressivo
della
bella
bocca
.
Vi
era
un
ritornello
,
che
egli
pronunziava
sempre
,
nervosamente
,
a
traverso
i
suoi
racconti
scuciti
;
un
ritornello
che
rivelava
l
'
attossicamento
della
sua
vita
,
in
tutte
le
sue
più
pure
sorgenti
,
l
'
avvelenamento
crudele
di
un
sangue
giovane
e
di
un
'
anima
,
resa
inetta
a
vivere
e
incapace
di
morire
così
.
Il
ritornello
:
-
Che
veleno
mi
avete
dato
,
che
veleno
!
Quando
ella
lo
udiva
,
aveva
un
moto
così
pessimista
della
testa
e
della
persona
,
sulla
crudeltà
muliebre
,
che
egli
si
commoveva
.
Talvolta
,
tornava
la
frase
:
-
Quanto
veleno
,
Clara
,
quanto
veleno
!
Ella
diceva
,
allora
,
umilissimamente
:
-
Avete
ragione
.
Ma
da
questa
sua
umiltà
voluta
,
e
poi
quasi
fatta
naturale
,
nei
loro
colloqui
,
da
questo
suo
abbassarsi
nella
coscienza
dei
suoi
gravi
torti
,
da
questo
non
difendersi
giammai
,
da
questo
dargli
ragione
,
sempre
,
da
questo
racconto
triste
e
violento
di
un
amore
infelicissimo
,
ella
trasse
una
nuova
sensazione
e
un
nuovo
sentimento
.
Il
senso
della
sua
colpevolezza
,
verso
Giovanni
,
giganteggiò
ai
suoi
occhi
:
e
il
sentimento
della
riparazione
divenne
acuto
e
ardente
,
quanto
era
stata
la
colpa
.
Così
,
mentre
Giovanni
risaliva
tutta
la
piena
della
sua
grande
sciagura
sentimentale
e
con
la
sua
sensibilità
fine
e
tenera
ne
approfondiva
,
narrandoli
,
tutti
i
dolorosi
particolari
,
Clara
che
aveva
un
temperamento
più
fantastico
che
sensibile
,
esagerava
,
con
una
dura
voluttà
di
abbassamento
,
contro
sè
stessa
,
la
propria
aridità
passata
e
l
'
atroce
perfidia
.
Tanto
che
,
alla
fine
,
secondandolo
e
sorpassandolo
ella
,
ambedue
sembrarono
accanirsi
contro
una
persona
assente
,
lontana
,
morta
,
che
ad
ambedue
avesse
commesso
i
più
gravi
torti
.
Anzi
quella
lunga
istoria
intima
,
tenuta
chiusa
nel
cuore
per
dieci
anni
di
esistenza
triste
,
priva
di
spirituali
conforti
,
traboccando
dalle
labbra
di
Giovanni
perdeva
molta
amarezza
,
nello
sfogo
:
e
la
naturale
indulgenza
di
quel
cuore
virile
che
non
sapeva
dimenticare
,
ma
sapeva
perdonare
,
trovava
delle
misteriose
scuse
alla
donna
che
era
stata
con
lui
senz
'
amore
,
senza
carità
,
senza
pietà
.
Invece
,
quella
medesima
istoria
,
a
Clara
sembrava
più
lugubre
e
più
ignobile
che
mai
,
quando
ella
pensava
il
come
e
il
perchè
della
sua
perfidia
e
della
sua
durezza
.
Internamente
,
ella
si
maltrattava
,
molto
più
che
Giovanni
l
'
avesse
maltrattata
mai
,
nei
momenti
di
maggior
furore
.
Ogni
tanto
,
quando
egli
le
aveva
descritto
una
delle
sue
sere
tragiche
,
di
quel
tempo
,
quando
egli
passeggiava
le
serate
intiere
sotto
la
sua
casa
,
non
per
vederne
le
finestre
illuminate
,
giacchè
ella
era
fuori
,
a
ridere
,
a
divertirsi
,
ma
per
aspettarla
quando
tornava
,
per
vedere
con
chi
tornasse
,
per
vedere
il
suo
bianco
volto
nella
oscurità
,
per
udire
quel
riso
alto
e
beffardo
e
per
allontanarsi
,
non
salutato
,
non
riconosciuto
,
non
visto
,
non
rammentato
,
egli
,
col
più
tenero
dei
rimproveri
,
le
prendeva
le
mani
e
le
chiedeva
:
-
Come
avete
potuto
essere
così
cattiva
?
Ella
non
s
'
inteneriva
,
col
viso
chiuso
,
con
le
sopracciglia
aggrottate
,
piena
d
'
ira
e
di
disprezzo
contro
questa
Clara
tanto
colpevole
,
e
rispondeva
,
duramente
:
-
Io
sono
stata
sempre
cattivissima
.
-
Chi
sa
....
-
mormorava
lui
,
nella
semplice
clemenza
del
suo
animo
-
chi
sa
per
quali
strane
ragioni
....
-
Non
v
'
illudete
,
Giovanni
:
per
nessuna
misteriosa
ragione
.
Non
vi
fate
di
me
una
figura
romantica
.
Io
ero
civetta
,
volgare
e
cattiva
come
l
'
ultima
delle
donne
,
ecco
tutto
.
-
No
,
no
,
cara
donna
,
non
vi
avvilite
così
-
soggiungeva
lui
,
colpito
dai
più
bizzarri
sentimenti
,
in
contraddizione
-
io
non
voglio
che
vi
avviliate
.
Forse
,
io
fui
ingiusto
:
forse
,
sono
ingiusto
ancora
adesso
.
Chi
soffre
,
chi
ama
,
è
così
facilmente
ingiusto
.
-
Voi
siete
il
più
onesto
e
il
più
buono
fra
gli
uomini
-
ella
rispondeva
,
con
gli
occhi
velati
dalle
lacrime
.
Tacevano
.
Spesso
,
in
quel
periodo
acuto
di
reminiscenze
,
mentre
Giovanni
si
lasciava
andare
alla
immensa
consolazione
di
parlare
del
suo
amore
passato
,
egli
intravedeva
confusamente
,
in
queste
tenere
e
tristi
confidenze
,
non
so
quale
pericolo
.
L
'
intensa
attenzione
con
la
quale
Clara
lo
ascoltava
,
la
squisita
furberia
sentimentale
con
cui
lo
interrogava
,
i
suoi
silenzii
pieni
di
una
repressa
emozione
,
a
un
tratto
facevano
risorgere
tutti
i
suoi
dubbii
e
la
sua
anima
sofferente
si
rigettava
indietro
,
sgomenta
di
essersi
troppo
abbandonata
.
Spesso
,
diffidente
vagamente
,
egli
tentava
di
togliere
il
discorso
,
dicendo
che
questi
ricordi
lo
turbavano
troppo
:
ma
ella
l
'
obbligava
,
prima
con
la
dolcezza
,
poi
con
una
certa
energia
di
volontà
coperta
di
dolcezza
,
a
ritornare
alla
triste
istoria
.
Una
sera
,
in
una
passeggiata
al
chiaro
di
luna
,
gli
disse
:
-
Ditemi
tutto
.
Forse
mai
più
ci
potremo
vedere
così
liberamente
e
così
spesso
:
forse
,
fra
una
settimana
,
fra
un
giorno
,
non
ci
vedremo
più
.
Dite
,
dite
,
che
io
sappia
,
che
io
non
muoia
senza
aver
saputo
,
che
qualcuno
mi
ha
veramente
amata
.
-
Potremmo
non
vederci
più
,
Clara
?
-
La
vita
è
oscura
-
ella
rispose
,
profondamente
.
Forse
,
per
questo
,
ella
moltiplicava
gli
incontri
,
dandogli
sempre
dei
nuovi
convegni
,
ansiosa
,
affannosa
,
come
se
il
tempo
le
fuggisse
,
come
se
ella
avesse
qualche
misteriosa
chiamata
altrove
e
che
la
presentisse
.
Ella
arrivava
più
presto
,
portando
dei
fiori
nelle
mani
,
come
era
il
suo
costume
,
un
po
'
pallida
sempre
,
sotto
le
fini
velette
nere
,
vestita
quasi
sempre
di
nero
,
piccola
,
con
un
viso
che
si
levava
verso
lui
,
esprimente
una
immensa
ansietà
negli
occhi
dolci
che
egli
aveva
adorato
,
nella
bocca
ancora
fresca
e
vivida
che
era
stata
la
sua
adorazione
.
Si
stringevano
appena
la
mano
e
si
mettevano
accanto
,
passeggiando
piano
,
non
vedendo
nessuno
,
andando
per
le
vie
più
strane
e
più
remote
,
perdendosi
per
ore
intiere
,
parlando
di
quel
passato
che
ella
evocava
,
con
un
motto
,
con
un
gesto
.
E
più
il
tempo
trascorreva
,
più
cresceva
in
lei
,
in
duplice
corrente
spirituale
,
un
infinito
rimpianto
per
il
passato
e
un
acuto
rimorso
.
Di
lontano
,
questo
amore
di
cui
ella
aveva
riso
,
in
pubblico
,
questo
amore
di
cui
ella
si
era
burlata
,
come
una
pessima
femminetta
,
questo
amore
per
cui
ella
aveva
avuto
il
più
palese
disprezzo
,
questo
amore
si
faceva
più
alto
,
più
puro
,
più
spirituale
,
staccato
dal
tempo
e
dallo
spazio
,
sciolto
dalla
realtà
dei
fatti
.
In
certe
sere
,
in
cui
lui
la
riaccompagnava
a
casa
,
sino
al
portone
,
non
volendo
mai
salire
sopra
-
non
voleva
salire
,
era
inflessibile
,
non
voleva
metter
piede
in
casa
sua
-
dopo
aver
ancora
chiacchierato
a
lungo
,
nell
'
ombra
,
ella
saliva
sopra
,
così
smorta
che
pareva
svenisse
.
Nella
casa
non
vi
era
che
un
sol
lume
,
nella
sua
stanza
da
letto
;
ed
ella
l
'
attraversava
,
questa
muta
e
deserta
casa
,
all
'
oscuro
,
a
tentoni
,
guardando
nell
'
ombra
.
Ma
quando
giungeva
nella
sua
stanza
da
letto
,
ella
si
gittava
sul
letto
,
col
capo
nascosto
nei
cuscini
,
piangendo
,
singhiozzando
,
sull
'
irreparabile
:
-
Che
ho
fatto
,
che
ho
fatto
!
Che
amore
ho
perduto
,
per
sempre
,
per
sempre
!
Acuto
rimpianto
e
acuto
rimorso
!
Essa
,
forse
,
nel
furore
contro
sè
stessa
,
esagerava
,
dipingendosi
come
l
'
anima
femminile
più
turpe
comparsa
nella
gran
falange
muliebre
;
ma
non
era
men
vero
che
la
esistenza
di
Giovanni
Serra
era
stata
infranta
da
quella
passione
infelice
,
tanto
che
egli
non
aveva
raggiunto
,
come
il
suo
cuore
e
il
suo
talento
meritavano
,
nè
la
gloria
,
nè
la
felicità
:
non
era
men
vero
che
egli
era
un
essere
senza
molla
interna
che
lo
spingesse
,
senza
desiderii
e
senza
speranze
:
non
era
men
vero
che
,
per
questo
amore
,
egli
aveva
gittato
la
sua
salute
,
la
sua
gioventù
e
la
sua
fortuna
:
non
era
men
vero
che
egli
possedeva
la
più
preziosa
qualità
umana
,
che
è
l
'
onestà
,
e
la
sublime
virtù
che
è
la
bontà
.
Come
non
doveva
Clara
piangere
,
nella
solitudine
della
sua
stanza
,
tutte
le
più
ardenti
e
le
più
amare
lacrime
su
questo
amore
perduto
e
su
questo
cuore
infranto
?
Come
non
doveva
sentire
in
sè
,
temperamento
mobile
e
violento
,
assetato
di
amore
,
assetato
di
felicità
,
la
ribellione
contro
l
'
irreparabile
?
Invero
,
si
trovava
di
fronte
all
'
irreparabile
:
ed
era
quello
che
le
faceva
torcere
le
braccia
,
nella
notte
,
quando
per
tutta
una
serata
ella
aveva
udito
il
mormorio
dell
'
amore
,
al
suo
orecchio
,
ma
di
un
amore
finito
,
morto
.
Giacchè
ogni
parola
,
ogni
frase
di
Giovanni
Serra
,
pur
restando
nella
più
fine
gentilezza
da
uomo
a
donna
,
pur
avendo
la
poesia
della
tenerezza
,
diceva
a
Clara
,
che
egli
non
l
'
amava
più
.
Invano
ella
,
con
l
'
animo
ansioso
-
era
questa
,
la
sua
ansietà
-
interrogava
ogni
tono
di
voce
,
scrutava
il
senso
riposto
di
ogni
motto
,
rifaceva
,
da
sola
,
tutto
il
loro
dialogo
,
per
scoprirvi
una
sottil
luce
presente
.
No
,
non
l
'
amava
più
,
malgrado
la
commozione
che
egli
aveva
,
sempre
,
nel
lasciarla
,
nel
rivederla
,
malgrado
il
fascino
che
subiva
,
malgrado
la
gran
tenerezza
che
dominava
ogni
suo
atto
.
Amore
vissuto
tanto
tempo
e
così
ardentemente
e
ora
sepolto
sotto
un
mucchio
di
gelida
cenere
che
una
mano
andava
smovendo
,
mano
sapiente
che
conosceva
la
storia
di
quel
fuoco
e
di
quella
vampa
e
che
la
rievocava
,
sulla
fredda
cenere
.
Giovanni
non
parlava
quasi
mai
del
presente
,
con
un
atto
di
finezza
d
'
animo
,
quasi
dolendogli
di
non
poter
ancora
ardere
come
prima
,
quasi
sembrandogli
un
'
offesa
al
suo
idolo
,
la
fiamma
spenta
e
le
ceneri
gelate
.
Non
diceva
nulla
,
ma
si
capiva
così
chiaramente
,
che
nulla
più
,
più
nulla
,
non
la
più
piccola
scintilla
ardeva
innanzi
alla
cara
donna
,
simulacro
vano
della
passione
,
morto
,
come
la
passione
era
morta
.
Ed
ella
,
sì
,
singhiozzava
nelle
sue
notti
senza
sonno
su
quella
grande
fiamma
spenta
,
sentiva
di
essere
passata
accanto
alla
felicità
senza
vederla
,
allontanandosene
per
sempre
,
ma
esclamava
,
fra
l
'
inutile
pianto
:
-
Ha
ragione
,
di
non
amarmi
più
,
ha
ragione
:
egli
soltanto
ha
ragione
,
egli
che
ha
amato
!
Ma
da
queste
nascoste
battaglie
dello
spirito
che
Clara
combatteva
,
con
tutto
l
'
impulso
di
una
natura
appassionata
,
sebbene
fugace
;
da
questa
umiliazione
in
cui
la
sua
anima
era
caduta
,
tanto
che
parea
si
prostrasse
innanzi
a
Giovanni
Serra
;
da
questo
indicibile
rimpianto
dell
'
amore
,
acutissimo
in
una
donna
che
aveva
amato
l
'
amore
sovra
tutte
le
cose
umane
e
a
cui
l
'
età
non
calmava
l
'
anima
;
da
questo
tormentoso
rimorso
che
si
sollevava
da
tutti
gli
istinti
di
giustizia
e
di
equità
offesi
,
sorse
dentro
Clara
una
impetuosa
volontà
di
correggere
e
di
vincere
il
destino
.
Ella
pensò
,
questo
:
che
era
suo
dovere
morale
amare
Giovanni
Serra
,
di
un
amore
profondo
e
devoto
che
fosse
l
'
estremo
della
sua
vita
,
e
in
cui
ella
prodigasse
tutte
le
ultime
e
supreme
dolcezze
del
suo
cuore
;
che
non
solo
era
suo
dovere
,
ma
che
era
questo
il
suo
desiderio
sentimentale
più
forte
,
più
immediato
,
più
irresistibile
;
che
non
solo
era
un
desiderio
irresistibile
,
ma
che
era
,
questo
amore
,
la
più
cara
speranza
del
suo
cuore
che
voleva
lavarsi
,
che
voleva
purificarsi
e
diventar
nuovo
e
candido
come
il
cuore
del
Salmista
;
che
non
solo
era
la
sua
più
cara
speranza
,
ma
che
era
la
salvazione
della
sua
dignità
di
donna
,
l
'
assoluzione
dei
suoi
errori
trascorsi
,
la
vecchiaia
percorsa
senza
più
sentire
rimorsi
,
aspettando
serenamente
la
morte
.
Sorto
dalle
ire
soffocate
e
dai
profondi
disprezzi
di
sè
stessa
,
questo
pensiero
di
amore
l
'
avea
in
un
baleno
soggiogata
e
tutta
l
'
anima
ebbe
il
calore
del
metallo
in
fusione
.
Nessuna
voce
interna
l
'
avvertì
di
non
mettersi
a
questo
periglioso
passo
,
nelle
sue
condizioni
,
alla
sua
età
,
con
un
uomo
come
Giovanni
Serra
:
e
se
talvolta
,
un
nero
presentimento
la
colpì
,
a
traverso
le
esaltazioni
del
suo
entusiasmo
,
se
il
negro
presentimento
le
susurrò
che
ella
si
avviava
a
un
errore
anche
più
fatale
e
anche
più
irrimediabile
degli
altri
,
ella
ebbe
il
cenno
disperato
di
coloro
che
sono
ebbri
di
sacrificio
.
Giovanni
non
l
'
amava
più
:
è
vero
.
Che
importava
?
Il
suo
cuore
di
donna
che
ella
aveva
sentito
morto
,
duro
come
una
pietra
,
per
tanti
anni
,
dentro
il
suo
petto
,
ardeva
di
un
sentimento
dove
tutto
era
elemento
di
ardore
,
il
rimorso
,
il
rimpianto
,
la
pietà
,
la
tenerezza
,
il
bisogno
di
devozione
,
il
bisogno
di
darsi
,
il
bisogno
di
abbandonarsi
.
Che
importava
che
Giovanni
Serra
non
l
'
amasse
più
?
Ella
voleva
amarlo
così
profondamente
,
così
piamente
,
con
tanto
completo
abbandono
di
ogni
amor
proprio
e
di
ogni
orgoglio
,
con
tanto
perfetto
oblio
di
ogni
vanità
e
di
ogni
altro
istinto
mediocre
umano
,
che
tutto
il
dolore
passato
sarebbe
pagato
da
questa
immensa
abnegazione
amorosa
.
Ella
voleva
espiare
il
suo
passato
,
soffrendo
come
egli
aveva
sofferto
,
dando
il
suo
cuore
a
un
essere
che
non
poteva
più
amarla
;
voleva
espiare
di
non
avere
amato
,
amando
senza
speranza
,
solitaria
anima
che
recitava
un
monologo
appassionato
e
doloroso
.
In
fondo
,
come
per
tutti
i
grandi
penitenti
,
la
sua
espiazione
sarebbe
stata
anche
il
pascolo
della
sua
anima
.
Oramai
,
la
sua
esistenza
di
donna
era
deserta
.
Aveva
trentaquattro
anni
:
e
nell
'
abbandono
in
cui
era
caduta
,
si
sentiva
assai
più
vecchia
,
incapace
di
tentare
un
'
altra
volta
l
'
ignoto
dell
'
amore
.
Era
stata
molto
amata
,
due
o
tre
volte
:
ma
fatalmente
,
questi
amori
si
erano
dileguati
,
come
se
mai
fossero
esistiti
:
e
due
volte
ella
aveva
dato
il
suo
cuore
,
e
due
volte
era
stata
abbandonata
.
Esistenza
finita
,
dunque
,
giacchè
le
illusioni
non
risorgono
mai
dalla
loro
tomba
:
e
le
stanchezze
morali
sono
più
forti
di
quelle
fisiche
.
Che
restava
a
Clara
,
se
non
questa
ultima
speranza
di
potersi
dare
a
un
sentimento
vivido
e
duraturo
,
a
null
'
altro
simile
,
senza
fallacie
e
senza
disfatte
?
La
sua
espiazione
,
quella
di
voler
amare
Giovanni
Serra
,
era
anche
la
sua
salvazione
,
giacchè
ella
sapeva
di
non
poter
vivere
senza
l
'
amore
,
un
amore
qualunque
,
ma
un
amore
,
un
amore
!
Meglio
,
meglio
,
se
ciò
non
era
un
'
avventura
in
un
cuore
sconosciuto
,
innanzi
a
un
'
anima
misteriosa
,
un
'
avventura
di
incerto
risultato
,
ma
portante
con
sè
,
forse
,
una
disperazione
e
un
'
onta
novella
:
meglio
,
se
era
l
'
amare
una
creatura
nota
,
stimata
,
ammirata
per
le
sue
nobilissime
virtù
,
una
creatura
senza
amore
,
è
vero
,
ma
che
aveva
saputo
amare
,
ma
che
si
sarebbe
lasciata
amare
,
dolcemente
,
teneramente
.
L
'
espiazione
sarebbe
stata
la
vita
della
sua
anima
ed
ella
vi
si
sarebbe
buttata
con
ebbrezza
,
giacchè
quello
che
più
temeva
,
per
sè
e
intorno
a
sè
,
non
era
il
dolore
,
ma
era
l
'
aridità
,
non
era
la
tortura
,
ma
era
il
silenzio
,
non
era
la
passione
infelice
,
ma
era
l
'
indifferenza
.
Un
mese
prima
,
ella
era
immersa
nel
marasma
più
profondo
,
moralmente
così
misera
che
non
osava
neppur
dire
a
nessuno
la
sua
miseria
:
ella
si
vedeva
già
finita
,
senz
'
amore
,
senza
amicizia
,
coi
soli
legami
frivoli
mondani
,
ritenuta
per
una
donna
senza
cuore
-
giacchè
questa
,
fatalmente
,
era
la
sua
reputazione
-
e
gemente
intanto
nel
desiderio
dell
'
amore
.
Ora
,
ora
,
da
quel
pomeriggio
in
casa
di
Anna
,
ella
aveva
dato
una
sublime
ragione
alla
sua
esistenza
.
Dai
grandi
occhi
spiranti
uno
strano
turbamento
,
dai
subitanei
pallori
che
le
coprivano
il
volto
,
quando
egli
appariva
,
dalle
mani
che
si
facevano
fredde
nelle
sue
,
da
certi
più
prolungati
silenzii
che
regnavano
fra
loro
,
dall
'
imbarazzo
crudele
di
certi
momenti
,
dai
sussulti
che
ella
non
sapeva
reprimere
,
a
certi
atti
,
a
certe
parole
,
Giovanni
intravide
che
accadeva
qualche
grave
fatto
nell
'
anima
di
Clara
.
Una
o
due
volte
,
la
interrogò
:
-
Che
avete
?
-
Nulla
-
ella
diceva
,
chinando
gli
occhi
,
mordendosi
lievemente
il
labbro
,
come
quando
non
pronunziava
la
parola
che
voleva
pronunciare
.
Egli
credette
che
Clara
gli
nascondesse
un
fatto
dispiacevole
,
forse
una
lettera
dell
'
uomo
che
l
'
aveva
abbandonata
,
o
il
suo
ritorno
,
forse
.
Diventò
più
freddo
,
più
riservato
.
Mancò
a
un
appuntamento
.
Ella
lo
rimproverò
assai
,
quando
lo
rivide
.
-
Io
vi
disturbo
,
Clara
-
diss
'
egli
,
malinconicamente
.
-
Che
vi
fa
pensare
ciò
?
-
gli
chiese
ella
,
precipitosamente
.
-
Sono
stato
sempre
così
superfluo
,
nella
vostra
vita
.
È
sempre
l
'
ultimo
venuto
,
che
mi
ha
scacciato
.
Almeno
,
confessatemi
la
verità
.
-
Non
ho
nulla
da
confessarvi
,
Giovanni
.
-
Ma
voi
siete
agitata
,
molto
,
da
qualche
tempo
.
-
Sì
,
è
vero
.
-
E
non
volete
dirmi
perchè
?
-
No
,
non
ve
lo
voglio
dire
.
-
Non
me
lo
merito
?
-
È
inutile
.
-
Non
vi
posso
metter
rimedio
?
-
No
-
ed
ella
voltò
la
testa
in
là
.
-
Nè
consolazione
?
-
Consolazione
?
Forse
.
-
Ditemi
come
e
lo
farò
.
-
Non
qui
,
Giovanni
.
-
Dove
,
dunque
?
-
Nella
mia
casa
-
ella
rispose
,
tendendo
a
sè
stessa
,
e
a
lui
,
inconsciamente
,
il
più
terribile
tranello
.
-
Sapete
che
non
ci
verrò
mai
-
egli
,
disse
,
sgomento
,
sentendo
il
pericolo
.
-
Ebbene
,
io
non
vi
narrerò
le
mie
pene
,
Giovanni
-
diss
'
ella
,
tetramente
.
-
Scrivetemi
....
-
No
.
-
Parlate
qui
,
altrove
....
-
Nella
via
,
in
teatro
?
No
,
no
.
-
Io
non
posso
venirci
,
lo
sapete
,
in
casa
vostra
-
egli
mormorò
,
già
più
debole
,
già
affascinato
.
-
Perchè
?
-
Non
mi
obbligate
a
dirlo
.
-
Ditelo
.
-
È
la
casa
dove
avete
amato
un
altro
.
-
Che
ve
ne
importa
,
se
non
mi
amate
più
?
-
ella
disse
,
levando
le
spalle
,
amaramente
.
-
Ah
io
soffro
sempre
,
Clara
,
anche
non
amando
!
-
Quante
volte
,
lo
ripetete
,
che
non
amate
,
Giovanni
!
è
troppo
-
e
il
suo
tono
fu
così
lamentoso
che
egli
s
'
intenerì
.
-
Verrò
....
forse
....
una
sera
....
Ella
sorrise
,
nel
fondo
dell
'
anima
.
III
.
Tre
volte
Giovanni
Serra
mancò
alla
sua
promessa
.
Le
diceva
:
verrò
domani
sera
,
alle
nove
.
Clara
lo
aspettava
in
preda
a
una
emozione
nervosa
,
a
cui
la
sua
fantasia
dava
un
carattere
passionale
.
Ella
dal
pomeriggio
dava
ordine
che
nessun
altro
venisse
introdotto
e
ripeteva
le
sue
raccomandazioni
,
alla
cameriera
,
con
insistenza
:
quando
l
'
ora
si
appressava
,
per
frenare
la
sua
torbida
impazienza
,
ella
si
metteva
a
riordinare
delle
carte
,
prendeva
un
libro
,
forzandosi
a
intendere
ciò
che
leggeva
.
Giovanni
non
veniva
.
Le
fresche
rose
che
ella
aveva
messe
nei
vaselli
nitidi
,
rientrando
a
casa
,
parea
che
declinassero
e
languissero
,
quasi
per
morte
;
il
fuoco
si
covriva
di
cenere
,
nel
caminetto
;
ed
ella
,
discesa
dalle
esaltazioni
sentimentali
,
cadeva
in
uno
snervamento
profondo
.
Alla
fine
di
queste
serate
d
'
inutile
attesa
,
la
parte
più
sincera
di
lei
pensava
che
era
meglio
,
lasciar
finire
,
senza
finirla
,
questa
singolare
avventura
,
che
le
cose
morte
non
si
vivificano
e
che
anche
per
lei
,
Clara
,
così
innamorata
dell
'
amore
,
era
troppo
tardi
per
tentare
un
ultimo
fatto
del
cuore
.
Ma
l
'
istinto
della
vanità
muliebre
,
mediocre
istinto
,
ma
che
non
isbaglia
mai
,
tanto
è
finemente
esercitato
,
le
diceva
che
quegli
appuntamenti
mancati
erano
tante
vittorie
negative
,
è
vero
,
ma
vittorie
,
sul
cuore
di
Giovanni
:
che
chi
non
va
,
ha
paura
di
andare
;
e
chi
ha
paura
di
andare
,
ha
sempre
il
cuore
debole
e
facile
a
essere
trascinato
,
in
un
impeto
dell
'
altrui
energia
.
Così
,
ella
,
nelle
immense
prostrazioni
di
una
vivacissima
speranza
delusa
,
trovava
novelle
forze
per
ritentare
l
'
anima
di
Giovanni
.
Egli
balbettava
,
inventava
delle
scuse
magre
,
per
colorire
la
sua
assenza
:
ma
ella
lo
vedeva
molto
confuso
.
Dietro
il
pretesto
di
un
impegno
dimenticato
,
di
un
ostacolo
improvviso
,
il
freddo
istinto
della
vanità
intravedeva
il
combattimento
del
cuore
di
Giovanni
;
ed
ella
se
ne
compiaceva
,
dimenticando
il
suo
nobile
divisamento
di
amare
Giovanni
,
senza
domandargli
il
ricambio
.
Alla
terza
sera
,
ella
lo
aspettò
dietro
i
cristalli
del
balcone
;
più
nervosa
,
più
triste
,
più
esaltata
che
mai
,
ella
finì
per
aprire
il
balcone
,
malgrado
il
freddo
della
serata
.
Ebbene
,
all
'
ora
indicata
,
ella
lo
vide
giungere
frettolosamente
,
a
capo
basso
,
fermarsi
due
minuti
sotto
il
portone
,
ed
uscire
di
nuovo
,
lentamente
allontanandosi
.
Non
aveva
avuto
la
forza
di
salire
.
Era
un
gran
freddo
nell
'
aria
,
quella
sera
:
ma
ella
rientrò
con
le
guancie
brucianti
.
E
l
'
indomani
non
gli
fece
nessun
rimprovero
.
Sentiva
che
Giovanni
aveva
subìto
una
tortura
segreta
.
Egli
venne
,
al
quarto
appuntamento
,
quando
ella
non
lo
aspettava
più
,
alle
dieci
e
mezzo
,
invece
che
alle
nove
.
Il
suo
orecchio
fine
udì
il
suono
timido
e
debole
del
campanello
,
udì
la
voce
bassa
con
cui
egli
domandava
di
lei
,
in
anticamera
,
e
il
passo
cheto
con
cui
egli
si
avanzava
,
a
traverso
l
'
appartamento
.
Clara
soffocava
per
il
battito
del
suo
cuore
:
e
l
'
accoglienza
che
gli
voleva
fare
,
disinvolta
e
serena
,
come
a
un
amico
che
venisse
sempre
,
e
le
parole
che
gli
voleva
dire
,
tutto
sparve
,
ed
egli
la
trovò
in
mezzo
alla
stanza
,
aspettandolo
con
troppo
palese
ansietà
e
porgendogli
una
mano
glaciale
e
tremante
.
Sedettero
ambedue
non
accanto
,
ma
dirimpetto
:
taciturni
,
imbarazzati
.
Clara
non
osava
aprir
bocca
;
intendeva
che
la
sua
voce
l
'
avrebbe
tradita
.
Egli
guardava
,
come
trasognato
,
i
galloni
rossi
e
azzurri
che
adornavano
il
vestito
di
lana
bianca
di
Clara
.
-
Mi
volevate
:
-
eccomi
-
egli
disse
,
con
un
sospiro
,
chinando
gli
occhi
.
-
Grazie
-
mormorò
ella
,
semplicemente
.
-
Chiederete
voi
che
io
faccia
qualche
altro
sacrifizio
,
al
vostro
fascino
?
-
Tanto
vi
è
costato
,
questo
?
-
Clara
interrogò
,
ansiosamente
,
piegandosi
verso
lui
.
Egli
si
arretrò
,
quasi
temendo
la
vicinanza
di
quel
volto
.
Disse
:
-
Mi
è
costato
moltissimo
.
-
Ma
perchè
?
-
e
aveva
un
tono
così
ingenuo
,
chiedendo
ciò
,
ella
!
-
Proprio
,
non
lo
capite
?
-
No
.
-
Questa
casa
mi
è
odiosa
.
E
un
riflesso
di
tetraggine
gli
si
diffuse
sul
volto
.
Clara
si
guardò
intorno
.
-
Non
capisco
-
disse
.
-
Siamo
soli
....
-
Siamo
soli
?
-
Dubitate
di
ciò
?
-
ed
ebbe
,
sulle
belle
labbra
un
riso
forzato
.
-
Io
credo
che
vi
sia
possibile
fare
tutto
-
egli
soggiunse
,
guardandola
con
quel
misterioso
terrore
,
come
quando
gli
parea
veder
sorgere
un
mostro
nella
donna
.
-
Tutto
,
che
?
-
Non
mi
domandate
troppe
cose
,
Clara
:
io
sono
molto
turbato
.
Parlate
voi
,
piuttosto
.
-
Sì
-
ella
annuì
,
cercando
di
vincere
,
prima
di
tutto
,
sè
stessa
.
-
Lo
vedete
,
siamo
soli
.
Nessuno
può
venire
e
nessuno
ha
diritto
di
entrare
.
Qui
vi
è
la
vostra
amica
,
che
vi
aspetta
da
tanto
tempo
,
che
è
così
felice
di
passare
un
'
ora
,
con
voi
,
in
una
stanza
chiusa
....
Egli
guardò
le
porte
,
con
una
lieve
ombra
di
diffidenza
e
di
paura
negli
occhi
.
-
Anche
a
voi
,
fanno
terrore
le
porte
socchiuse
?
-
ella
soggiunse
,
infantilmente
.
E
si
levò
,
andò
a
chiudere
le
due
porte
,
fra
le
tende
.
-
Voi
temete
di
vedere
entrare
qualcuno
,
sempre
,
è
vero
,
Clara
?
-
Sì
,
da
bimba
,
l
'
ho
sempre
temuto
.
Se
qualcuno
saliva
alle
mie
spalle
,
nelle
scale
,
se
qualcuno
mi
seguiva
,
in
un
appartamento
,
se
una
porta
restava
aperta
,
con
un
vano
oscuro
,
io
era
assalita
da
uno
sgomento
folle
,
e
,
sentite
,
adesso
-
soggiunse
,
dandogli
la
mano
-
solo
a
parlarne
,
io
tremo
tutta
....
Egli
trattenne
quella
mano
fra
le
sue
,
ma
mollemente
.
-
Sono
sempre
così
sola
!
-
ella
soggiunse
,
e
gli
occhi
le
si
velarono
di
lacrime
,
mentre
il
volto
,
le
si
tramutava
.
Giovanni
guardò
quello
scoloramento
e
quei
begli
occhi
velati
:
impallidì
leggermente
.
-
Non
sempre
siete
stata
sola
-
mormorò
,
con
un
'
intonazione
ironica
,
ma
non
aspra
.
-
Oh
!
-
e
Clara
fece
un
gesto
largo
,
per
dire
che
tutto
era
finito
.
-
Lo
avete
già
dimenticato
,
Clara
?
-
Intieramente
-
ella
rispose
,
con
un
cenno
tagliente
.
-
Dimenticate
presto
,
mi
pare
.
-
Sì
,
tutto
quello
che
non
merita
di
esser
ricordato
.
-
Ma
che
meritò
di
essere
amato
,
però
.
-
Oh
chi
non
ha
errato
,
nelle
cose
del
cuore
?
Chi
ha
mai
preso
la
via
giusta
,
amando
?
-
Nessuno
,
avete
ragione
-
diss
'
egli
,
malinconicamente
.
-
Io
ho
sbagliato
sempre
,
io
-
e
il
bel
volto
ebbe
un
fremito
di
dolore
.
-
Sempre
?
-
Sempre
.
Mi
hanno
amata
poco
:
o
male
:
o
niente
.
Sarà
una
bella
burla
,
alla
fine
della
mia
vita
per
me
,
che
porto
la
reputazione
di
avere
ispirato
delle
passioni
folli
,
l
'
accorgermi
che
nessuno
mi
ha
amata
,
mai
.
E
un
doloroso
,
amarissimo
ghigno
le
contrasse
il
viso
.
Clara
era
immensamente
sincera
,
in
quel
momento
.
Aveva
tenuto
solo
all
'
amore
,
nella
vita
e
,
probabilmente
,
non
lo
aveva
,
nè
visto
nè
provato
mai
.
-
Quanto
siete
ingiusta
,
Clara
!
-
Con
chi
?
-
Con
me
.
-
Ah
già
,
è
vero
,
voi
pretendete
di
avermi
adorata
-
-
ella
soggiunse
eccitata
,
ma
schiettissima
,
sempre
.
-
Chi
ne
sa
nulla
!
È
una
leggenda
:
tante
leggende
sono
false
.
-
Perchè
dite
questo
?
Perchè
volete
negare
il
passato
?
-
Bella
istoria
,
il
passato
!
Ognuno
se
ne
inventa
uno
,
a
propria
convenienza
,
quando
il
passato
è
passato
.
Chi
conosce
la
verità
?
Voi
intanto
,
no
:
e
io
,
neppure
.
Forse
non
mi
avete
amata
mai
;
e
tutta
la
leggenda
non
è
che
una
cosa
buffa
-
e
rise
clamorosamente
,
offendendolo
anche
col
suo
riso
.
-
Clara
,
io
non
sarei
qui
,
se
non
vi
avessi
amata
-
egli
disse
seriamente
.
-
Vale
a
dire
?
-
Che
ci
vuole
una
grande
tenerezza
,
per
dimenticare
quello
che
mi
avete
fatto
:
e
una
grande
tenerezza
non
viene
che
da
un
grande
amore
.
-
Bella
rovina
,
illuminata
a
chiaro
di
luna
-
ella
disse
,
non
ridendo
,
tetramente
.
-
Ognuno
dà
quello
che
può
-
Giovanni
rispose
,
con
una
tristezza
semplice
.
Clara
tacque
.
Scherzava
con
un
tagliacarte
giapponese
e
se
ne
pungeva
le
dita
.
A
un
tratto
,
si
rivolse
tutta
mutata
:
-
Perdonatemi
,
Giovanni
:
ho
avuto
un
accesso
di
cattiveria
.
-
Tanto
,
per
non
cambiare
-
ed
egli
ebbe
un
pallido
sorriso
.
-
Sono
cose
che
restano
,
a
filoni
,
nell
'
anima
.
Ma
l
'
anima
è
così
cangiata
!
-
Così
?
-
e
la
tenerezza
velava
l
'
incredulità
.
-
Tutta
quanta
.
Non
ve
ne
siete
accorto
?
Vi
sono
sembrata
la
stessa
,
in
questo
tempo
,
la
stessa
di
dieci
anni
,
ditelo
,
in
coscienza
?
-
No
,
non
mi
siete
sembrata
la
stessa
.
Ma
non
vedo
la
causa
del
vostro
cangiamento
e
non
so
lo
scopo
.
-
Al
solito
,
voi
mi
supponete
qualche
infernale
progetto
?
No
,
Giovanni
,
disilludetevi
.
Nulla
vi
è
di
più
complicato
in
me
-
e
sorrise
,
con
una
mesta
semplicità
.
-
Nulla
?
-
Nulla
:
a
che
?
Per
sedurre
chi
?
Voi
siete
inseducibile
.
-
Vi
piacerebbe
sedurmi
?
-
Sì
,
moltissimo
-
ella
esclamò
,
impetuosamente
,
con
la
verità
sulle
labbra
e
nel
cuore
.
Giovanni
fu
scosso
,
da
questo
colpo
diretto
.
-
La
cosa
è
già
fatta
-
egli
disse
,
piano
,
cercando
una
via
obliqua
,
per
ischermirsi
.
-
La
seduzione
passata
,
Giovanni
,
non
conta
-
soggiunse
subito
,
la
terribile
e
infelice
donna
,
riportandolo
al
duello
.
-
Era
una
pessima
seduzione
,
fatta
da
una
donna
perfida
e
fallace
,
una
seduzione
fondata
sull
'
inganno
,
che
partiva
dalla
malvagità
e
arrivava
alla
perversità
.
Non
quella
,
non
quella
!
Mi
sarebbe
piaciuto
sedurvi
,
mi
piacerebbe
sedurvi
,
con
una
seduzione
nobile
e
alta
,
quella
della
schietta
anima
femminile
,
che
si
dà
in
tutta
la
sua
naturale
bontà
,
con
una
seduzione
fondata
sull
'
amore
,
profondo
,
umile
,
segreto
e
pure
sgorgante
da
ogni
atto
e
da
ogni
parola
!
Si
era
avvicinata
a
lui
,
chinata
verso
lui
,
parlandogli
:
e
gli
parlava
con
una
voce
tremante
,
roca
,
come
egli
non
aveva
mai
inteso
uscire
da
quelle
labbra
.
Egli
ebbe
un
atto
di
smarrimento
:
-
Tacete
,
Clara
,
tacete
!
-
No
,
amico
mio
,
non
mi
fate
tacere
,
non
vi
ho
mai
detto
nulla
,
in
questo
tempo
,
e
ora
muoio
,
se
non
vi
dico
tutto
....
-
Io
non
posso
udirvi
....
-
e
cercava
sciogliere
le
sue
mani
da
quelle
di
lei
che
le
tenevano
,
nell
'
affanno
dell
'
emozione
,
strettissime
.
-
Sì
,
sì
,
potete
udirmi
,
giacchè
io
nulla
debbo
dirvi
che
vi
turbi
,
che
vi
offenda
!
Giacchè
io
non
voglio
niente
da
voi
,
Giovanni
,
niente
!
Voi
mi
avete
amata
,
è
vero
,
nel
passato
e
io
sono
sacrilega
,
quando
lo
nego
,
ma
anche
il
sacrilegio
è
una
forma
della
passione
,
anche
il
calpestare
è
una
voluttà
dell
'
amore
!
E
ora
voi
non
mi
amate
più
e
avete
ragione
;
io
sono
stata
crudele
,
io
sono
stata
infame
,
con
voi
,
vengono
dei
momenti
in
cui
mi
faccio
orrore
,
ve
lo
giuro
....
Mentre
parlava
ella
,
così
,
singhiozzava
e
il
suo
petto
si
sollevava
,
nel
singulto
.
Qualche
rara
lagrima
le
usciva
dagli
occhi
e
Clara
l
'
asciugava
rapidamente
,
col
fazzoletto
.
Giovanni
l
'
ascoltava
,
la
guardava
,
stupefatto
,
incapace
di
difendersi
più
,
e
incapace
di
sottrarsi
al
pericolo
estremo
in
cui
si
trovava
.
-
Ma
,
sentite
,
Giovanni
,
sentite
con
pazienza
,
poichè
queste
cose
mi
soffocano
,
sino
a
morirne
,
e
le
debbo
dire
,
giacchè
sono
le
ultime
parole
di
passione
che
mi
usciranno
dalla
bocca
,
in
questa
vita
.
Sì
,
sì
,
le
ultime
,
poichè
io
ho
trovato
in
questa
mia
anima
,
così
maltrattata
,
così
ingiustamente
maltrattata
da
chi
non
doveva
mai
farlo
,
ho
trovato
una
sublime
speranza
,
Giovanni
,
quella
di
poter
essere
un
'
altra
donna
,
quella
di
poter
amare
con
un
infinito
entusiasmo
e
una
infinita
devozione
,
quella
di
poter
essere
in
una
estrema
tenerezza
,
una
donna
leale
,
pia
,
umile
,
vivente
solo
per
voler
bene
,
così
,
come
una
povera
creatura
ammalata
e
convalescente
si
innamora
della
vita
,
di
nuovo
!
-
Illusione
,
illusione
-
balbettò
lui
,
tentando
reagire
contro
quella
esaltazione
sentimentale
,
che
gli
si
comunicava
,
fatalmente
.
-
Voi
non
potrete
mai
far
questo
,
Clara
!
-
Io
posso
fare
tutto
quello
che
voglio
,
io
lo
farò
-
ella
rispose
energicamente
,
altieramente
.
-
Ah
ho
ben
visto
,
io
,
in
questo
tempo
,
nella
mia
anima
,
io
vi
ho
letto
come
in
un
libro
aperto
,
io
so
tutto
,
io
so
che
una
sola
cosa
può
farmi
rivivere
ed
è
un
affetto
schietto
e
saldo
,
senza
altri
interessi
morali
che
l
'
affetto
istesso
,
senza
altro
desiderio
che
dare
uno
slancio
di
purezza
a
quest
'
anima
,
senz
'
altro
ideale
che
la
redenzione
di
uno
spirito
malato
e
corrotto
.
-
Non
vi
riescirà
,
non
vi
riescirà
-
egli
esclamò
,
in
preda
a
tale
un
'
agitazione
e
a
una
confusione
,
che
gli
pareva
di
non
aver
parlato
lui
,
ma
un
altro
.
-
Se
questo
non
mi
riesce
,
io
sono
perduta
,
Giovanni
-
ella
soggiunse
,
cupamente
,
-
Ma
perchè
,
perduta
?
-
Perduta
,
perduta
!
Questo
è
l
'
ultimo
anello
che
mi
lega
alla
vita
:
se
si
spezza
,
cessa
la
ragione
della
mia
esistenza
.
Ebbene
,
io
non
posso
perdermi
,
Giovanni
,
io
non
posso
morire
,
io
sono
vecchia
,
perchè
ho
vissuto
troppo
,
è
vero
,
ma
non
ho
che
trentaquattro
anni
,
e
sono
troppo
pochi
per
rinunziare
,
per
morire
!
Io
non
voglio
rinunziare
,
io
mi
abbranco
a
questa
speranza
,
essa
mi
deve
aiutare
a
vivere
,
io
voglio
amare
così
,
se
no
,
sono
perduta
e
niuno
,
niuno
può
desiderare
la
perdita
e
la
morte
di
una
creatura
come
me
!
-
Ma
chi
,
chi
volete
amare
?
-
gridò
lui
,
levandosi
,
volendo
fuggire
,
ma
non
trovandone
la
forza
.
-
Voi
-
esclamò
ella
,
guardandolo
con
gli
occhi
sfolgoranti
,
con
le
labbra
schiuse
che
mostravano
i
bianchi
denti
minuti
,
che
egli
aveva
adorato
.
-
Me
?
me
?
E
perchè
?
-
Perchè
voi
solo
ne
siete
degno
-
diss
'
ella
,
aprendo
le
braccia
,
chinando
il
capo
,
con
un
atto
di
umiltà
.
-
Clara
,
io
sono
uno
sciocco
,
un
malato
,
un
infelice
,
io
non
merito
questo
-
disse
lui
,
turbatissimo
,
dando
indietro
,
cercando
fuggire
.
-
Voi
siete
l
'
anima
più
buona
e
più
nobile
che
io
abbia
mai
incontrata
-
ella
disse
,
con
un
accento
profondo
di
amore
,
che
finì
di
sconvolgere
Giovanni
.
-
Clara
,
voi
avrete
con
me
le
maggiori
delusioni
.
Io
ho
sofferto
,
io
sono
stanco
,
sono
vecchio
,
oh
quanto
più
di
voi
,
così
piena
di
vita
,
di
vivacità
!
Clara
,
Clara
,
se
sapeste
quanto
sono
vecchio
,
e
quanto
sono
stanco
,
non
dareste
al
mio
cuore
questa
tortura
,
questa
nostalgia
....
L
'
ultima
parola
era
così
imprudente
!
Superbamente
,
realizzando
il
suo
invincibile
bisogno
di
espiazione
,
ebbra
di
sacrificio
,
folle
di
sacrificio
,
ella
gridò
:
-
Che
importa
?
Fosse
anche
così
,
così
mi
piacete
:
fosse
anche
peggio
,
voglio
amarvi
così
!
-
È
un
inutile
amore
,
Clara
-
egli
replicò
,
tristissimamente
.
-
Perchè
,
inutile
?
L
'
amore
non
è
mai
inutile
!
-
Inutile
,
lo
vedrete
,
Clara
:
io
non
debbo
ingannarvi
.
Io
non
vi
amo
.
-
Lo
so
:
non
importa
-
diss
'
ella
,
crollando
orgogliosamente
le
spalle
.
-
Ciò
che
è
fuggito
,
non
ritorna
più
.
Io
non
posso
amarvi
di
nuovo
.
-
Non
importa
-
replicò
ancora
lei
,
giunta
al
culmine
della
superbia
e
dell
'
umiltà
sentimentale
.
-
Clara
,
Clara
,
questo
è
un
romanzo
:
io
non
ho
le
forze
morali
per
seguirvi
in
questo
romanzo
.
-
Non
importa
:
camminerò
sola
.
Il
mio
cuore
è
saldo
,
quando
l
'
amore
lo
regge
.
-
Oh
Clara
mia
,
mia
amica
buona
,
voi
v
'
illudete
,
voi
non
mi
amate
punto
,
voi
siete
in
preda
a
un
accesso
di
infinita
bontà
,
voi
v
'
ingannate
,
sul
vostro
cuore
!
-
Io
vi
adoro
-
ella
disse
,
semplicemente
,
sorridendo
.
-
Non
è
vero
.
-
Provate
-
ella
soggiunse
,
subito
,
con
una
tal
luce
nello
sguardo
,
con
un
tal
sorriso
di
offerta
sulle
labbra
,
che
il
poveretto
vacillò
.
-
Sentite
,
Clara
,
io
sono
il
più
saggio
,
fra
i
due
,
e
invece
vi
sembro
il
più
scortese
e
il
più
crudele
.
Clara
,
restiamo
amici
,
non
tentiamo
la
Provvidenza
,
non
prepariamoci
un
avvenire
di
amarissime
delusioni
.
Guai
,
se
vi
credessi
!
-
Mi
crederete
-
e
sorrise
,
fiduciosissima
di
sè
e
dell
'
amore
.
-
Io
non
vi
vedrò
più
!
-
gridò
lui
,
sentendo
sfuggirgli
l
'
estremo
suo
lembo
di
coraggio
.
-
Perchè
,
Giovanni
?
Non
mi
amate
,
è
vero
:
ma
non
è
una
dolce
consuetudine
di
vedermi
,
per
voi
?
-
Sì
,
sì
,
purtroppo
....
-
Non
mi
amate
,
lo
so
:
ma
non
sono
io
,
la
donna
che
più
avete
amata
?
Non
sono
io
la
donna
con
cui
più
avete
desiderato
di
vivere
,
la
sola
con
cui
abbiate
desiderato
di
vivere
!
-
La
sola
,
la
sola
!
-
Ebbene
?
perchè
mi
dovreste
fuggire
?
Dite
che
siete
stanco
,
ammalato
,
vecchio
,
e
che
non
mi
potete
amare
?
Quale
pericolo
correte
,
dunque
?
Voi
avete
la
gran
sicurezza
;
che
temete
?
-
Nulla
....
infatti
....
ma
dovrò
fuggirvi
.
-
No
.
Restiamo
amici
,
voi
volete
così
?
Restiamoci
.
Solamente
,
solamente
io
non
sarò
amica
,
ma
innamorata
di
voi
.
-
Clara
,
sarebbe
una
condizione
insopportabile
!
-
Io
sola
,
la
debbo
sopportare
!
Che
fa
,
a
voi
?
Vi
amerò
così
quietamente
,
così
segretamente
,
che
quasi
quasi
non
ve
ne
accorgerete
neppure
.
Sarete
buono
con
me
,
ecco
tutto
:
mentre
io
fui
così
cattiva
!
-
Voi
,
non
siete
fatta
per
questo
orribile
stato
di
animo
,
che
è
l
'
amore
non
corrisposto
.
Voi
siete
stata
sempre
una
vittoriosa
....
-
Lasciatemi
provare
la
dolcezza
di
esser
vinta
-
disse
ella
tenerissimamente
.
-
Voi
finirete
per
odiarmi
,
Clara
,
io
lo
so
!
-
e
fece
un
atto
di
disperazione
.
-
Ma
perchè
combattete
questa
lotta
inutile
e
inefficace
,
Giovanni
,
contro
me
,
contro
voi
stesso
?
Perchè
mi
negate
il
permesso
di
volervi
bene
,
quando
ciò
non
vi
costa
nulla
e
quando
ciò
può
anche
piacervi
?
Perchè
rinunziate
,
quando
non
vi
si
domanda
altro
che
di
lasciarvi
amare
,
Giovanni
?
Che
vi
fa
?
Perchè
dite
di
no
,
quando
nessuno
vi
chiede
di
dir
sì
?
Lasciatevi
amare
,
lasciatevi
amare
,
è
una
cosa
tanto
confortante
,
tanto
consolante
,
credetelo
!
Egli
non
le
rispose
nulla
.
-
Vedrete
,
amico
mio
,
vedrete
che
questo
mio
amore
,
mentre
sarà
il
segreto
della
mia
esistenza
,
non
turberà
la
vostra
.
Fidate
in
me
.
Io
vi
saprò
amare
così
bene
,
che
non
ne
avrete
nè
preoccupazione
,
nè
noia
.
Verrete
a
vedermi
,
quando
vorrete
.
Io
non
vi
darò
le
mie
ore
:
vi
aspetterò
,
sempre
.
Sarò
profondamente
felice
,
quando
vorrete
darmi
qualche
ora
del
vostro
tempo
:
e
se
non
vi
vedrò
,
ebbene
,
non
uscirà
un
lamento
dalla
mia
bocca
.
Vi
scriverò
.
Mi
permetterete
di
scrivervi
,
è
vero
?
Le
lettere
sono
uno
sfogo
così
dolce
a
chi
ama
:
e
non
turbano
colui
che
non
ama
.
Giovanni
,
Giovanni
,
lasciate
che
io
vi
ami
,
non
mi
togliete
questo
amore
,
se
vi
sono
stata
cara
una
volta
.
E
pian
piano
,
dalla
sedia
in
cui
era
seduta
dirimpetto
,
gli
scivolò
inginocchiata
,
innanzi
,
levando
il
volto
trasfigurato
verso
Giovanni
Serra
.
Egli
la
sollevò
,
nelle
sue
braccia
,
dicendole
forte
,
violentemente
come
se
volesse
convincerne
sè
stesso
,
mentre
la
stringeva
a
sè
:
-
Io
non
ti
amo
....
non
ti
amo
!
-
Ne
sei
certo
?
-
ella
chiese
,
misteriosamente
,
con
la
testa
sul
suo
petto
,
col
volto
proteso
a
lui
.
-
Non
lo
so
-
balbettò
il
poveretto
,
in
un
impulso
di
luminosa
verità
.
E
la
baciò
,
sulle
labbra
.
Tutta
la
virtù
di
quel
cuore
d
'
uomo
,
in
quel
bacio
,
cadde
.
IV
.
Infelicissimo
amore
!
Immediatamente
Giovanni
Serra
provò
il
confuso
avvilimento
della
sua
caduta
e
Clara
la
delusione
della
sua
prepotenza
sentimentale
.
Passata
l
'
ebbrezza
singolare
e
pur
triste
della
grande
serata
,
ella
si
trovò
di
fronte
a
Serra
,
nella
condizione
tormentosa
e
misera
,
di
una
donna
che
ama
troppo
,
che
vuole
amar
troppo
e
che
,
sovra
tutto
,
pensa
e
dice
di
amar
troppo
,
mentre
non
è
riamata
abbastanza
.
Infelicissimo
amore
!
Giacchè
nello
speranzoso
e
baldanzoso
animo
di
Clara
,
restituito
ai
consueti
trionfi
della
sua
beltà
e
della
sua
grazia
,
tolto
dal
fittizio
ambiente
di
umiliazione
morale
,
in
cui
ella
si
era
collocata
con
amara
voluttà
di
punizione
,
rimesso
nella
posizione
solita
ed
orgogliosa
di
una
donna
che
ha
conquistato
un
uomo
o
che
lo
ha
riconquistato
,
in
questo
animo
in
cui
gli
impeti
della
immaginazione
erano
il
fondamento
della
passione
e
dove
la
vanità
si
nascondeva
sotto
le
forme
più
semplici
,
in
questo
animo
tramontò
subito
quel
purissimo
e
inaccessibile
ideale
di
un
amore
che
volontariamente
rinunzia
alla
corrispondenza
,
di
un
amore
che
volontariamente
invoca
di
esser
dolore
e
di
essere
espiazione
.
L
'
imperioso
cuore
che
si
voleva
dare
in
un
immenso
sacrificio
,
privo
di
premio
,
ritirò
subito
la
sua
offerta
,
quando
negli
occhi
smarriti
di
Giovanni
Serra
vide
la
follia
dell
'
amore
,
quando
egli
si
curvò
a
baciare
quelle
labbra
col
trasporto
di
un
uomo
che
non
ha
mai
finito
di
amare
,
che
ricomincia
ad
amare
,
con
la
forza
di
dieci
anni
di
ricordi
,
accumulata
e
repressa
.
Clara
passò
la
notte
seguente
nella
veglia
deliziosa
,
e
indescrivibilmente
deliziosa
di
chi
ha
trovato
,
nell
'
amore
,
quello
che
cercava
,
il
gran
segreto
che
tutte
le
anime
sentimentali
e
passionali
cercano
:
un
amore
eguale
al
proprio
,
la
corrispondenza
perfetta
e
l
'
armonia
sublime
.
La
vita
,
infine
,
aveva
dato
,
con
dieci
anni
di
ritardo
,
è
vero
,
ma
con
più
potenza
di
concentramento
,
alla
donna
innamorata
dell
'
amore
,
ciò
che
ella
non
aveva
mai
provato
,
ciò
che
pochi
uomini
e
poche
donne
provano
sulla
terra
:
un
amore
schietto
e
profondo
,
così
sentito
e
così
corrisposto
.
Immensa
delusione
:
e
infelicissimo
amore
!
Poichè
,
quando
ella
rivide
Giovanni
e
guardò
nei
suoi
occhi
,
ella
vi
scorse
un
imbarazzo
mortale
,
una
tristezza
mortale
,
come
ne
nascono
nelle
pure
coscienze
di
coloro
che
caddero
per
una
inesplicabile
debolezza
della
volontà
.
Clara
credeva
,
era
certa
di
vedersi
apparire
innanzi
un
uomo
felice
,
ringiovanito
,
ridato
alla
forza
vincitrice
degli
ostacoli
e
ridato
agli
entusiasmi
dell
'
età
più
bella
:
e
invece
,
Giovanni
aveva
l
'
aspetto
di
un
uomo
che
ha
errato
e
che
sente
amaramente
tutto
il
peso
del
suo
errore
.
Clara
era
lieta
e
dolce
,
aveva
rialzato
i
suoi
capelli
in
un
grosso
nodo
attraversato
dagli
spilloni
di
tartaruga
,
come
dieci
anni
prima
,
aveva
un
vestito
chiaro
e
gaio
:
e
Giovanni
la
guardava
,
con
certi
occhi
distratti
e
stupiti
,
dove
,
ogni
tanto
,
si
abbassava
il
velo
di
una
malinconia
intensa
,
dove
,
ogni
tanto
,
passava
la
nuvola
dello
sgomento
.
-
Come
siete
gioconda
,
questa
sera
!
-
le
disse
,
come
trasognato
.
-
Perchè
ti
voglio
tanto
bene
-
ella
gli
rispose
,
dolcissimamente
,
prendendogli
le
mani
.
Egli
si
turbò
sempre
più
.
-
Non
parliamo
di
questo
,
Clara
.
-
Perchè
?
Non
mi
credi
?
Non
mi
credi
?
Egli
tacque
.
Non
le
credeva
,
infatti
.
Ella
intese
perfettamente
questa
sfiducia
.
-
Che
debbo
fare
,
perchè
tu
creda
?
-
Nulla
,
Clara
:
non
fare
nulla
.
Io
sono
uno
sventurato
.
-
E
perchè
?
Non
ti
voglio
bene
,
io
,
malgrado
la
tua
incredulità
?
Non
mi
vuoi
bene
,
tu
?
-
Io
!
-
gridò
lui
.
-
No
,
no
,
non
ti
amo
!
-
E
che
mi
hai
detto
ieri
sera
,
allora
?
Hai
mentito
?
Sei
diventato
bugiardo
,
ora
?
Non
eri
bugiardo
,
prima
.
Giovanni
Serra
non
rispose
.
Era
così
pallido
,
così
disfatto
ed
evitava
tanto
di
guardarla
!
-
Amore
mio
,
amore
mio
-
ella
riprese
,
tenerissimamente
,
carezzandogli
una
mano
-
non
tormentarti
,
te
ne
prego
.
Non
ti
dico
nulla
,
non
ti
domando
nulla
:
la
mia
voce
e
le
mie
parole
ti
agitano
,
lo
vedo
.
Lascia
ch
'
io
stia
vicino
a
te
,
così
,
in
silenzio
.
Era
,
difatti
,
seduta
accanto
a
lui
,
sul
divano
,
e
gli
aveva
passato
un
braccio
sotto
il
braccio
;
aveva
appoggiata
lievemente
la
testa
sulla
sua
spalla
.
Un
lungo
silenzio
:
ma
ella
,
a
occhi
bassi
,
sentiva
che
il
respiro
di
Giovanni
diventava
affannoso
.
Allora
,
pian
piano
,
levò
gli
occhi
,
lo
guardò
,
gli
mormorò
:
-
Mi
vuoi
bene
?
Una
così
grande
espressione
di
dolore
,
negli
occhi
di
quell
'
uomo
!
Ella
tacque
,
ancora
un
poco
,
legata
a
lui
,
cheta
,
respirando
appena
:
poi
le
parve
che
egli
le
sfiorasse
con
le
labbra
i
capelli
:
-
Mi
vuoi
bene
,
amore
?
-
chiese
,
sorridendo
nel
fondo
del
cuore
.
Giovanni
sospirò
profondamente
e
rispose
:
-
No
.
Attraversata
da
un
impeto
d
'
ira
,
ella
si
staccò
bruscamente
da
lui
,
si
levò
,
esclamando
:
-
Sei
cattivo
e
scortese
.
Una
scena
dolorosa
avvenne
fra
loro
,
dove
tutta
la
violenza
e
tutta
la
natural
tenerezza
del
cuore
di
Clara
-
tenerezza
repressa
nel
periodo
d
'
isolamento
in
cui
era
stata
-
sgorgarono
in
parole
precipitose
,
ardenti
,
innamorate
e
pure
ingiurianti
:
e
dove
tutta
la
mitezza
e
tutto
il
profondo
scetticismo
di
Giovanni
si
manifestarono
,
più
dolci
e
più
freddi
,
pieni
delle
grandi
timidità
di
chi
,
avendo
amato
invano
per
tanto
tempo
,
ha
oramai
una
paura
invincibile
di
amare
.
Due
o
tre
volte
,
durante
questa
penosissima
scena
,
ella
lo
offese
in
un
modo
crudele
,
poichè
era
avvezza
a
calpestare
i
cuori
che
adorava
,
per
poi
adorarli
più
profondamente
,
dopo
;
ed
egli
sentì
l
'
offesa
,
con
un
amaro
piacere
,
giacchè
essa
lo
autorizzava
non
a
reagire
,
ma
ad
andarsene
,
per
non
ritornare
mai
più
.
Questo
,
questo
,
era
il
suo
intimo
desiderio
,
innanzi
a
quella
donna
che
lo
affascinava
e
che
lo
terrorizzava
coi
tumulti
strani
della
sua
fantasia
,
con
le
singolarità
di
un
temperamento
fuggevole
e
pericoloso
,
con
l
'
impensato
di
un
'
anima
,
nella
quale
la
inconscienza
assumeva
degli
aspetti
terribili
e
dolcissimi
.
Nel
momento
in
cui
ella
più
gravemente
lo
ingiuriò
,
egli
pensò
che
era
giunta
la
salvazione
per
lui
,
se
partiva
.
Ma
quando
ella
lo
vide
arrivato
alla
soglia
,
quando
intese
che
lo
perdeva
,
così
,
miseramente
,
irrimediabilmente
,
lo
chiamò
con
una
voce
così
spezzata
dal
pianto
,
che
egli
si
volse
,
venne
a
lei
.
Clara
piangeva
,
Piangeva
!
Mai
l
'
aveva
vista
piangere
,
Credeva
che
non
potesse
piangere
,
tanto
il
gran
riso
clamoroso
,
e
il
riso
breve
,
e
il
sorriso
,
e
il
sogghigno
le
eran
particolari
.
Clara
piangeva
,
soffocando
dai
singhiozzi
,
con
un
lamento
che
le
usciva
dalle
labbra
,
continuo
.
Il
cuore
di
quell
'
uomo
buono
s
'
infranse
,
ed
egli
intese
sul
suo
petto
quel
povero
corpo
femminile
scosso
dai
singulti
,
ed
essa
intese
da
quella
voce
tremante
e
fievole
la
parola
d
'
amore
,
strappata
dall
'
essenza
di
quell
'
anima
,
dolorosamente
.
Tali
furono
,
sempre
,
le
amarissime
vittorie
di
Clara
;
e
procedendo
oltre
,
il
combattimento
fu
diversamente
aspro
,
con
forze
maggiori
o
minori
dall
'
una
parte
e
dall
'
altra
,
ma
concedenti
sempre
il
più
triste
dei
trionfi
al
soldato
più
energico
e
più
ardente
,
più
abituato
alla
guerra
dell
'
amore
,
più
multiplo
nelle
sue
risorse
di
attacco
e
di
difesa
.
Giacchè
appena
Giovanni
Serra
si
allontanava
da
Clara
,
dalla
sua
casa
,
dal
cerchio
magico
in
cui
ella
lo
rinserrava
,
rinasceva
in
lui
il
desiderio
della
fuga
ultima
,
della
liberazione
.
Quando
ella
non
era
presente
ed
egli
non
ne
vedeva
le
grazie
delicate
,
e
la
novissima
incantatrice
dolcezza
,
e
tutta
la
seduzione
muliebre
potente
,
Clara
gli
appariva
come
l
'
aveva
sempre
considerata
,
da
dieci
anni
:
una
donna
attraente
,
perfida
e
fallace
,
a
cui
egli
aveva
gittato
inutilmente
il
suo
cuore
e
per
la
quale
aveva
perduto
ogni
fede
in
sè
stesso
e
nella
vita
.
La
figura
di
una
creatura
quasi
mostruosa
,
senza
pietà
femminile
,
senza
alito
di
sentimento
nell
'
anima
,
senza
coscienza
pel
bene
,
come
pel
male
,
formatasi
in
dieci
anni
nel
suo
spirito
,
lo
signoreggiava
,
di
nuovo
,
con
novello
impulso
di
ribrezzo
,
di
orrore
.
Mutata
,
forse
?
Forse
.
Ella
era
capace
di
tutto
,
anche
di
vestire
l
'
aspetto
della
maggior
tenerezza
della
maggiore
nobiltà
spirituale
,
e
di
essere
,
forse
,
tenera
e
nobile
veramente
,
per
un
certo
tempo
per
ordine
della
propria
volontà
,
sino
a
che
la
natura
sopita
si
risvegliasse
,
e
l
'
onda
della
perfidia
e
della
menzogna
trasportasse
via
il
bel
sogno
di
bontà
e
di
dolcezza
.
Mutata
?
E
che
,
perciò
?
Anch
'
egli
s
'
era
mutato
purtroppo
,
e
dove
la
lava
incandescente
della
passione
aveva
gorgogliato
,
schiumando
,
del
fuoco
,
si
stendeva
il
lapillo
grigio
e
freddo
delle
devastazioni
vulcaniche
:
dove
aveva
vissuto
la
fede
nell
'
anima
umana
e
nella
sua
purezza
,
vi
era
il
gelo
di
un
dubbio
tranquillo
e
non
più
torturante
:
dove
avevano
balzato
di
gioia
e
di
voluttà
gli
entusiasmi
giovanili
,
vi
era
l
'
inazione
e
l
'
aridità
.
La
lealtà
,
il
rispetto
,
la
bontà
virile
rimanevano
intatte
in
quell
'
uomo
che
aveva
avuto
in
dono
,
nella
giovinezza
,
le
qualità
più
nobili
dello
spirito
:
ma
ciò
che
restava
,
non
bastava
all
'
amore
.
Una
parte
di
quel
cuore
,
era
veramente
finita
.
E
tutta
la
sensibilità
che
ancor
viveva
in
lui
,
fremeva
di
sgomento
all
'
idea
di
essere
stato
ripreso
da
quel
fascino
;
non
si
sentiva
più
la
forza
morale
per
quelle
lotte
e
il
risultato
non
gli
sembrava
più
la
sua
grande
ambizione
.
Così
,
di
lontano
,
egli
formava
sempre
il
disegno
di
non
vedere
mai
più
Clara
.
Ella
gli
scriveva
delle
lettere
lunghe
e
bizzarre
,
con
un
'
incoerenza
sentimentale
che
sarebbe
stata
molto
interessante
e
molto
seducente
per
un
uomo
più
giovane
e
più
vivace
,
meno
provato
dai
dolori
della
vita
,
ma
che
gli
produceva
un
senso
di
ripulsa
,
di
maggior
distacco
:
non
rispondeva
alle
lettere
.
Ella
gli
mandava
degli
appuntamenti
;
Giovanni
vi
mancava
,
due
o
tre
volte
.
Perchè
,
alla
quarta
volta
,
egli
non
resisteva
più
e
vi
andava
,
riluttante
,
pieno
di
tutte
le
incertezze
?
Egli
non
se
lo
spiegava
:
e
nella
sua
timida
immaginazione
,
il
fascino
di
Clara
assumeva
un
aspetto
onnipossente
;
Giovanni
aveva
bisogno
di
credere
a
un
potere
ascoso
,
rarissimo
,
unico
,
per
spiegare
la
mollezza
della
sua
volontà
.
Perchè
,
tante
volte
,
quando
egli
andava
da
lei
,
ben
deciso
,
ben
risoluto
,
a
dichiararle
che
quell
'
amore
così
povero
di
gioie
,
così
dubbio
,
così
squilibrato
non
aveva
ragione
di
essere
e
di
durare
,
perchè
Giovanni
,
innanzi
al
bel
volto
tranquillo
e
sorridente
di
Clara
,
a
quelle
mani
che
gli
si
tendevano
affettuosamente
,
al
suono
di
quella
voce
che
ella
rendeva
così
insinuante
,
per
lui
,
perchè
egli
non
diceva
più
niente
,
lasciandosi
andare
alla
corrente
di
quel
sentimento
,
illuso
per
un
poco
,
credendo
di
essere
amato
,
credendo
di
amare
?
Perchè
,
nelle
loro
grandi
scene
,
scoppiate
improvvisamente
,
egli
aveva
provato
a
proclamare
la
sua
libertà
,
la
sua
indifferenza
,
sempre
più
duramente
,
meravigliandosi
anzi
talvolta
della
propria
durezza
,
ed
era
riescito
soltanto
ad
esasperare
Clara
;
ma
non
aveva
svincolato
il
proprio
cuore
?
Perchè
,
mentre
egli
era
dei
due
quello
che
meno
pensava
d
'
amare
,
che
meno
diceva
d
'
amare
,
che
non
scriveva
,
che
rinunziava
ai
convegni
,
perchè
,
poi
,
era
lui
quello
che
più
cedeva
,
che
più
si
dava
,
che
più
rientrava
in
servitù
,
con
ritorni
di
affetto
che
costituivano
le
pochissime
soavità
di
quell
'
amore
?
Perchè
,
una
volta
,
quando
stettero
quindici
giorni
senza
vedersi
ed
ella
continuava
a
scrivergli
,
egli
non
ebbe
la
forza
di
non
aprire
,
come
aveva
dichiarato
,
le
sue
lettere
?
E
una
sera
,
ella
passava
,
sola
,
triste
,
pallida
,
per
una
via
,
rientrando
nella
sua
casa
deserta
con
aspetto
di
tale
abbattimento
ed
infelicità
,
che
Giovanni
,
vedendola
innanzi
a
sè
,
non
visto
da
lei
,
provò
uno
schianto
indicibile
.
Ritornò
a
lei
,
subito
,
senza
che
lo
avesse
chiamato
:
e
Clara
stessa
si
stupì
di
questo
ritorno
inatteso
,
mentre
il
suo
cuore
si
era
immerso
già
nell
'
amarezza
dell
'
abbandono
.
E
ingenuamente
,
puerilmente
,
Giovanni
non
sapendo
come
spiegarsi
la
sua
debolezza
e
la
sua
disfatta
,
pensava
a
qualche
cosa
d
'
insolitamente
affascinante
,
e
diceva
,
come
un
bimbo
:
-
È
una
strega
.
Ma
per
colei
che
misteriosamente
lo
riconduceva
a
sè
,
ogni
volta
,
questi
trionfi
erano
un
tossico
.
Fermentavano
dentro
il
suo
spirito
indomito
le
ribellioni
più
profonde
contro
questo
stato
di
lotta
che
avviliva
l
'
idea
ch
'
ella
si
era
fatta
di
quell
'
amore
e
che
la
mortificava
in
tutte
le
sue
vanità
muliebri
.
Ella
,
infine
,
lo
amava
,
è
vero
,
come
poteva
e
come
sapeva
,
con
un
senso
immensamente
egoistico
che
aveva
sempre
dominato
in
quell
'
anima
:
lo
amava
,
perchè
le
faceva
piacere
di
amare
,
perchè
il
suo
stato
migliore
era
l
'
amore
,
perchè
ella
non
sentiva
la
vita
che
quando
era
innamorata
:
l
'
amava
perchè
così
aveva
voluto
ed
ora
la
sua
volontà
era
più
forte
di
lei
.
Ciò
che
la
sconvolgeva
,
era
di
non
sentirsi
amata
abbastanza
,
mentre
ella
sapeva
di
dare
a
Giovanni
il
meglio
che
restava
di
lei
:
ciò
che
la
esasperava
,
era
questa
battaglia
quotidiana
che
ella
sosteneva
,
per
conservare
,
se
non
l
'
amore
,
la
larva
di
amore
che
le
portava
quest
'
uomo
:
ciò
che
la
faceva
delirare
di
collera
,
segretamente
,
era
di
avere
ancora
sbagliato
,
anche
in
quest
'
ultima
volta
e
di
non
potere
in
nessun
modo
metter
rimedio
al
suo
errore
.
Per
il
passato
,
coloro
che
l
'
avevano
amata
,
erano
stati
tipi
soliti
,
comuni
,
non
più
buoni
e
non
più
cattivi
di
qualunque
altro
uomo
,
in
modo
che
il
mondo
psicologico
di
Clara
non
aveva
avuto
sviluppo
che
nelle
ombre
della
sua
anima
,
assai
più
grande
e
assai
più
complessa
di
quelle
che
ella
aveva
avuto
ai
suoi
piedi
.
Ella
aveva
sofferto
per
loro
,
non
già
per
le
complicazioni
sentimentali
,
ma
perchè
questi
due
o
tre
erano
esseri
limitati
,
non
meschini
,
ma
limitati
,
a
cui
ella
aveva
creato
una
luminosa
e
inesistente
aureola
.
Aveva
sofferto
di
non
essere
amata
abbastanza
,
disprezzando
coloro
cui
mancava
la
potenza
spirituale
,
rimpiangendo
sempre
Giovanni
,
Giovanni
,
ch
'
ella
aveva
disdegnato
e
di
cui
si
rammentava
la
violenza
giovanile
di
passione
:
e
lentamente
,
nella
sua
coscienza
,
si
era
formato
il
criterio
che
solo
Giovanni
l
'
avesse
amata
e
che
solo
lui
,
così
profondo
,
così
intimo
,
così
squisito
,
avrebbe
potuto
amarla
come
ella
desiderava
.
Gli
altri
,
erano
,
infine
,
poveri
diavoli
,
ai
quali
ella
aveva
dato
il
manto
di
porpora
della
sua
immaginazione
e
uno
scettro
d
'
oro
,
sotto
cui
ella
medesima
si
era
curvata
;
ma
l
'
anima
bella
per
sè
,
grande
per
sè
,
unica
nella
tenerezza
come
unica
nella
passione
,
era
quella
di
Giovanni
.
Ella
aveva
creduto
a
una
fatalità
del
destino
quando
,
finendo
la
sua
giovinezza
,
prima
del
tramonto
,
s
'
erano
incontrati
nuovamente
ed
egli
le
aveva
parlato
dell
'
amore
passato
.
E
in
lei
si
erano
dileguate
le
profonde
stanchezze
,
mentre
più
vivo
,
più
forte
rinasceva
il
desiderio
di
amare
eccezionalmente
,
di
essere
eccezionalmente
amata
.
Ella
si
rammentava
un
Giovanni
Serra
tutto
pieno
di
un
ingenuo
e
vibrante
ardor
giovanile
,
che
faceva
dell
'
amore
non
un
breve
episodio
,
come
tutti
gli
altri
,
ma
il
grande
affare
dei
suoi
giorni
e
delle
sue
notti
,
che
dava
all
'
amore
un
tesoro
di
intima
mestizia
e
di
gioie
delicate
,
che
portava
l
'
immagine
dell
'
amata
come
la
sola
visione
degna
della
sua
fantasia
,
e
che
ne
pronunziava
il
nome
con
una
emozione
vivissima
e
candidamente
mal
repressa
.
Aveva
creduto
,
quando
egli
le
narrava
i
suoi
dolori
passati
con
sì
grande
senso
di
amarezza
,
che
egli
fosse
sempre
il
medesimo
:
e
che
era
giusto
e
umano
l
'
amarlo
;
e
che
era
una
voluttà
dolorosa
l
'
amarlo
senza
conforto
;
e
che
,
infine
,
infine
,
egli
l
'
amasse
ancora
,
malgrado
i
tentativi
di
fuga
,
malgrado
i
dinieghi
,
malgrado
i
terrori
che
gli
si
dipingevano
sul
volto
,
malgrado
che
egli
restasse
freddo
e
confuso
,
nelle
ore
più
calde
,
in
cui
ella
più
si
abbandonava
a
questa
estrema
passione
.
E
dall
'
antico
concetto
e
dal
novissimo
errore
suo
,
ella
traeva
un
veleno
interno
di
delusione
,
un
seguito
di
sconfitte
inavvertite
da
lui
,
ma
di
cui
ella
provava
il
colpo
nel
fondo
dell
'
anima
,
un
ricadere
continuamente
sulle
proprie
speranze
e
un
soffrire
per
tutte
le
parti
,
dall
'
amore
all
'
amor
proprio
,
dalla
delicatezza
all
'
orgoglio
,
dalla
sensibilità
femminile
bonaria
alla
sensibilità
femminile
maligna
.
Come
si
torturava
ella
,
per
un
ritardo
di
un
'
ora
,
per
una
parola
detta
con
troppa
disinvoltura
,
per
un
voi
apparso
improvvisamente
nel
più
intimo
discorso
:
e
il
suo
umore
si
cangiava
,
per
la
sottile
ferita
ricevuta
,
ed
egli
,
che
non
sapeva
di
aver
ferito
,
si
stupiva
del
cangiamento
,
e
arretrandosi
,
pallido
,
come
se
avesse
visto
un
fantasma
,
le
diceva
la
tetra
e
monotona
frase
:
-
Voi
siete
sempre
la
stessa
.
Sì
,
Clara
era
sempre
la
stessa
,
con
un
carattere
mobile
e
pure
ostinato
,
con
una
energia
breve
e
caduca
,
con
un
disprezzo
intimo
e
cordiale
di
sè
,
con
un
egoismo
a
cui
dava
le
forme
nobili
dell
'
amore
,
con
un
desiderio
di
vivere
e
di
godere
che
non
si
saziava
mai
;
e
su
tutto
questo
fondo
stravagante
,
e
spesso
perfido
,
e
spesso
capace
dei
più
alti
sagrificii
,
il
ricordo
di
una
vita
vissuta
mediocremente
,
il
ricordo
di
sciocchi
errori
e
di
delusioni
meschine
.
Era
sempre
la
stessa
,
lei
,
ma
da
tutti
i
pianti
versati
nella
solitudine
della
sua
casa
,
da
tutte
le
angoscie
soffocate
sotto
la
sua
maschera
di
donna
mondana
,
da
quell
'
abbandono
in
cui
aveva
passato
un
anno
,
le
era
venuta
innanzi
alla
mente
la
grande
verità
,
che
tutti
i
calcoli
dell
'
egoismo
sono
sempre
sbagliati
,
e
che
bisogna
vivere
per
gli
altri
,
per
poter
essere
felici
.
Non
era
fatta
per
questo
,
la
sua
natura
capricciosa
ed
esaltata
:
ma
la
sua
volontà
le
imponeva
di
assuefarsi
alla
più
semplice
verità
umana
,
che
è
la
felicità
altrui
:
ed
ella
giungeva
con
uno
sforzo
supremo
là
dove
altre
creature
arrivano
naturalmente
e
la
sua
bontà
calma
,
la
sua
dolcezza
ragionata
,
la
sua
serenità
esteriore
avevano
,
forse
,
maggior
merito
,
poichè
ella
affogava
in
esse
tutto
il
clamore
di
un
'
anima
ribelle
.
Soffriva
profondamente
,
perchè
non
era
amata
abbastanza
,
perchè
non
era
neppure
certa
di
essere
amata
:
dentro
le
vene
ardeva
il
sangue
per
collere
improvvise
:
cento
volte
ella
sentiva
la
tentazione
di
scacciare
Giovanni
da
sè
,
di
non
vederlo
mai
più
.
Ma
il
pensiero
che
egli
,
veramente
,
la
credesse
ancora
una
perfida
femmina
,
capace
del
male
per
la
voluttà
del
male
,
ma
l
'
idea
di
desolare
ancora
Giovanni
,
con
una
catastrofe
spirituale
,
tale
che
per
sempre
ne
restasse
violata
la
sua
memoria
,
la
rigettavano
nell
'
amore
e
nel
sacrificio
.
E
più
il
suo
spirito
spasimava
per
la
battaglia
che
sosteneva
,
più
ella
prodigava
a
Giovanni
Serra
i
tesori
della
più
squisita
affezione
.
Egli
,
talvolta
,
ne
restava
avvilito
.
Ora
,
non
le
diceva
più
di
non
crederle
;
nè
,
d
'
altra
parte
,
la
fiducia
nasceva
in
lui
,
bensì
uno
stupore
malinconico
.
Quando
ella
gli
dava
qualche
novella
pruova
,
non
chiesta
,
di
amore
,
egli
restava
confuso
e
rammaricato
:
-
Io
non
merito
questo
,
Clara
.
Tu
esageri
sempre
:
e
che
sarà
il
nostro
avvenire
,
così
?
-
Io
ti
amerò
sempre
egualmente
-
diceva
ella
,
esaltata
.
-
Quante
volte
l
'
hai
detta
la
parola
sempre
?
-
Ah
tu
sei
crudele
!
-
esclamava
lei
,
abbassando
il
capo
per
nascondere
il
suo
pallore
.
Sì
,
quell
'
onest
'
uomo
,
quell
'
uomo
onesto
e
buono
era
spesso
crudele
,
con
lei
.
Non
s
'
accorgeva
di
colpirla
,
così
duramente
:
o
non
la
credeva
sensibile
:
o
credeva
che
fosse
necessario
di
colpirla
,
per
guarirla
da
questo
morbo
spirituale
che
la
teneva
.
Certi
giorni
,
dopo
un
'
assenza
di
una
settimana
,
le
appariva
innanzi
quietissimo
,
avendo
l
'
aria
di
non
vedere
che
ella
era
disfatta
dall
'
attesa
,
non
dando
nessuna
scusa
alla
sua
mancanza
.
Un
dialogo
freddo
si
stabiliva
fra
loro
due
:
le
labbra
di
lei
fremevano
leggiermente
,
perchè
reprimevano
lo
sdegno
:
egli
non
capiva
ciò
e
dopo
un
'
ora
trascorsa
,
così
,
in
uno
strazio
fine
e
pur
terribile
,
egli
si
levava
per
andarsene
:
-
Vieni
domani
?
-
ella
diceva
,
a
occhi
bassi
,
pallida
come
uno
spettro
,
-
Non
so
.
-
Dopodomani
,
allora
?
-
Non
ti
saprei
dire
:
ho
delle
faccende
noiose
da
sbrigare
.
-
Ah
!
-
diceva
lei
,
senz
'
altro
,
sentendosi
morire
.
-
Ti
scriverò
,
quando
posso
venire
.
-
Va
bene
.
E
lentamente
lo
seguiva
,
mentre
si
avviava
alla
porta
:
gli
porgeva
una
mano
gelida
ed
immota
.
Talvolta
,
egli
le
chiedeva
:
-
Che
hai
?
-
Nulla
-
ella
rispondeva
con
voce
così
mutata
che
egli
avrebbe
dovuto
capire
.
Ma
,
temendo
una
scena
,
egli
se
ne
andava
,
senz
'
altro
.
Come
ella
correva
nella
sua
stanza
,
gittandosi
sul
letto
,
mordendo
i
cuscini
,
ingiuriando
la
freddezza
di
Giovanni
,
imprecando
alla
propria
viltà
,
esalando
tutta
l
'
ira
della
sua
delusione
,
soffocando
le
grida
del
suo
cuore
che
insorgeva
contro
un
dolore
così
atroce
!
La
crisi
durava
una
notte
intiera
:
ella
si
addormentava
all
'
alba
,
con
gli
occhi
rossi
di
lacrime
,
con
il
petto
ancora
esalante
sospiri
.
Egli
non
sapeva
nulla
di
ciò
.
Ella
temeva
che
Giovanni
la
fuggisse
per
sempre
,
se
diventava
troppo
insistente
e
troppo
noiosa
.
L
'
altiera
donna
era
giunta
a
credersi
una
seccatrice
.
Pure
,
qualche
sera
,
quando
più
l
'
onesto
e
buon
'
uomo
era
stato
crudele
,
ella
sentiva
cadere
le
forze
della
sua
rassegnazione
.
Allora
gli
appariva
infelice
,
così
accasciata
,
così
perduta
in
un
abisso
di
delusioni
,
che
l
'
oscuro
mistero
della
sua
tenerezza
per
Clara
,
si
svelava
.
Una
volta
,
egli
era
andato
via
.
Appena
fuori
,
sulle
scale
,
egli
intese
,
dietro
la
porta
ancora
chiusa
,
un
tale
scoppio
di
singhiozzi
che
tornò
indietro
,
bussò
e
la
trovò
smarrita
,
incapace
di
affogare
i
suoi
lamenti
,
incapace
di
dominarsi
più
.
Qual
notte
!
Egli
le
parlava
ed
ella
,
perduta
in
un
oceano
di
amarezza
,
non
gli
rispondeva
,
mentre
,
come
se
fosse
sola
,
si
raccomandava
alla
Madonna
ed
ai
santi
,
perchè
la
liberassero
da
quelle
torture
.
Egli
le
prendeva
le
mani
,
ma
ella
le
ritraeva
,
come
inorridita
,
convulsa
,
per
rivolgerle
al
cielo
,
per
chiedere
la
pace
,
la
pace
,
niente
altro
:
egli
cercava
di
abbracciarla
,
ma
quel
corpo
fremente
gli
sfuggiva
;
essa
passava
da
un
divano
all
'
altro
,
camminava
al
buio
,
per
le
altre
stanze
,
parlando
sola
,
gemendo
,
tutto
il
suo
male
,
gemendo
di
dover
amare
così
,
gemendo
di
essere
così
poco
amata
.
Notte
fatale
,
invero
:
giacchè
fu
allora
soltanto
ch
'
egli
capì
tutta
la
gravità
del
loro
caso
:
giacchè
fu
in
quella
scena
di
lacrime
,
di
convulsioni
,
in
cui
ella
pareva
avesse
dimenticata
persino
la
sua
presenza
,
che
egli
le
parlò
,
per
una
volta
,
come
dieci
anni
prima
,
come
un
innamorato
,
come
un
amante
.
Egli
s
'
inginocchiò
innanzi
a
lei
e
le
chiese
perdono
della
sua
condotta
,
e
la
pregò
che
avesse
pietà
di
lui
;
la
scongiurò
di
credergli
,
quando
le
diceva
che
nessun
essere
le
era
devoto
come
il
suo
,
e
di
compatirlo
se
egli
non
sapeva
amarla
,
se
egli
non
sapeva
ritrovare
in
un
'
anima
stanca
,
malata
,
vecchia
,
gli
accenti
e
gli
entusiasmi
dell
'
amore
;
che
per
quanto
egli
poteva
amare
,
l
'
amava
;
che
era
poco
,
sì
,
era
poco
,
per
una
donna
appassionata
come
lei
;
che
ella
meritava
un
miglior
innamorato
,
un
miglior
amante
;
ma
che
lui
non
poteva
amar
meglio
,
ma
che
egli
le
aveva
dato
tutto
,
dieci
anni
prima
,
e
che
quella
devastazione
era
opera
sua
.
Mentre
ella
,
sfinita
,
esausta
,
si
passava
ancora
sugli
occhi
aridi
il
fazzoletto
bagnato
di
lacrime
,
Giovanni
,
ai
suoi
piedi
,
le
narrava
ancora
la
sua
miseria
sentimentale
presente
,
la
sua
morbosa
sensibilità
che
aveva
paura
dell
'
amore
,
la
sua
impotenza
spirituale
,
tutta
la
rovina
irreparabile
che
gli
impediva
di
esser
per
lei
il
perfetto
innamorato
,
il
perfetto
amante
.
Alle
sue
ginocchia
,
in
una
evocazione
straziante
,
di
quello
che
era
stato
il
suo
passato
d
'
amore
e
nello
strazio
della
presente
realtà
,
egli
versò
poche
,
cocenti
lacrime
,
le
più
dolorose
che
avesse
versate
mai
.
Smorta
,
con
gli
occhi
spalancati
su
lui
,
reggendosi
la
testa
con
le
mani
,
ella
che
aveva
gridato
tutta
la
sua
desolazione
,
udiva
ora
le
parole
di
una
ben
diversa
miseria
,
di
un
disfacimento
umano
assai
più
tragico
del
suo
;
e
mentre
l
'
alba
faceva
il
cielo
di
un
freddissimo
biancoverdino
,
i
due
amanti
si
guardarono
,
presi
da
una
pietà
immensa
,
per
sè
stessi
,
e
sentendo
che
nessuno
dei
due
poteva
consolare
,
giammai
,
giammai
l
'
altro
.
Ella
,
folle
oramai
di
sacrificio
,
fu
dimentica
di
sè
,
e
si
rassegnò
a
una
forma
qualsiasi
dell
'
amore
,
purchè
Giovanni
non
l
'
abbandonasse
.
Rinunziava
alla
passione
,
chiudendo
gli
occhi
:
ella
che
adorava
solo
la
passione
!
L
'
amasse
Giovanni
,
come
voleva
,
come
poteva
,
quando
voleva
:
purchè
quel
residuo
di
tenerezza
fosse
suo
!
Oramai
ella
diventava
simile
ai
malati
che
,
giorno
per
giorno
,
vanno
rinunziando
alle
dolcezze
che
godono
i
sani
e
fanno
un
ragionamento
malinconico
a
ogni
rinunzia
.
Diceva
,
ella
:
-
Tu
,
che
non
mi
scrivi
mai
....
E
se
egli
annuiva
,
ella
frenava
il
suo
spasimo
.
Giovanni
,
un
tempo
,
le
aveva
troppo
scritto
:
adesso
non
ne
aveva
più
la
forza
.
Altre
volte
diceva
:
-
Tu
non
vieni
;
è
vero
,
domani
sera
?
Ed
era
perchè
soffriva
troppo
,
a
udirlo
dire
da
lui
che
non
sarebbe
venuto
.
Parlando
dell
'
amore
,
ella
soggiungeva
,
con
un
debole
sorriso
:
-
Tu
che
mi
vuoi
bene
così
poco
....
E
lo
sogguardava
,
ansiosamente
,
per
osservare
anche
l
'
espressione
più
fugace
.
Egli
sorrideva
,
acconsentendo
al
fatto
di
amarla
poco
:
Clara
indietreggiava
,
disperata
internamente
della
pruova
.
Qualche
volta
,
bonariamente
,
ella
gli
tendeva
un
tranello
:
-
Perchè
mi
ami
così
poco
?
Io
ti
voglio
troppo
bene
.
-
Perchè
non
posso
di
più
.
-
Non
puoi
,
non
puoi
?
Tenta
.
-
Oh
no
!
-
esclamava
,
con
un
tono
di
stanchezza
,
di
sfiducia
,
di
paura
.
-
Io
ti
amo
troppo
-
ella
diceva
,
affogando
di
dolore
,
ma
non
mostrandolo
.
-
È
ciò
che
mi
trafigge
.
Io
sono
un
indegno
,
Clara
.
-
E
se
non
ti
amassi
più
?
Giovanni
impallidiva
e
taceva
.
Quel
pallore
,
la
rincorava
.
-
Se
non
ti
amassi
più
,
di
'
?
-
Mi
rassegnerei
malinconicamente
.
Sono
stato
un
grande
sventurato
,
sempre
.
-
Ti
rassegneresti
?
-
e
fremeva
,
ella
.
-
Mi
rassegnerei
.
-
Mi
riesce
impossibile
di
non
amarti
,
Giovanni
!
-
ella
esclamava
.
-
Se
tu
volessi
,
ti
sarebbe
facile
.
Credimi
,
non
ti
ho
meritata
prima
:
non
ti
merito
adesso
.
Era
destino
!
-
Parliamo
d
'
altro
-
diceva
lei
,
brevemente
,
vinta
.
Ma
si
rinnovava
ogni
giorno
,
ogni
sera
,
il
duello
,
sopra
una
ben
semplice
frase
così
cara
a
tutti
gli
amanti
.
Quando
ella
era
di
umore
più
lieto
,
gli
diceva
:
-
Già
,
non
ti
domando
se
mi
vuoi
bene
.
Sarebbe
inutile
.
-
Sarebbe
inutile
-
mormorava
lui
,
sorridendo
,
cercando
di
scherzare
.
-
Non
mi
ami
affatto
?
-
e
la
voce
lievemente
le
tremava
.
-
Affatto
.
Clara
taceva
,
incapace
di
scherzare
più
.
-
Che
hai
?
-
chiedeva
Giovanni
.
-
Nulla
.
-
Nulla
?
Ti
ho
rattristata
?
-
Un
poco
.
-
Sono
un
infelice
-
diceva
Giovanni
,
così
schiettamente
addolorato
,
che
Clara
non
osava
proseguire
la
discussione
.
Ma
,
talvolta
,
la
domanda
era
diretta
:
-
Mi
vuoi
bene
?
E
se
lui
era
tranquillo
,
senza
fremiti
nella
sua
sensibilità
,
le
rispondeva
:
-
Tu
lo
sai
.
-
Non
so
nulla
.
Ripeti
un
poco
,
-
Quante
volte
lo
vuoi
sentire
,
Clara
!
-
Gli
è
che
non
lo
dici
mai
,
mai
,
mai
!
-
A
che
serve
?
-
Mi
serve
:
mi
serve
immensamente
.
Te
ne
prego
,
Giovanni
,
Giovanni
mio
,
mio
amore
,
dimmi
se
mi
vuoi
bene
!
-
Ti
voglio
bene
-
diceva
lui
,
a
occhi
bassi
,
quasi
per
forza
.
-
Quanto
?
-
Quanto
posso
.
-
E
poco
,
è
vero
,
è
poco
?
-
Perchè
mi
ricordi
che
sono
un
poverello
,
in
fatto
di
amore
?
Perchè
mi
rinfacci
la
mia
miseria
?
Perchè
mi
rimproveri
se
non
ho
più
lena
,
se
non
ho
più
una
scintilla
di
entusiasmo
?
Clara
,
Clara
,
tu
mi
uccidi
,
così
!
-
Perdonami
-
diceva
lei
,
scivolandogli
inginocchiata
innanzi
,
con
un
moto
che
le
era
familiare
.
-
Io
non
debbo
vederti
più
-
diceva
lui
,
come
se
parlasse
a
sè
stesso
.
Oppure
,
la
frase
cara
agli
amanti
riappariva
in
altri
modi
tormentosi
.
Talvolta
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
vagamente
,
distrattamente
,
come
per
un
moto
delle
labbra
,
ella
chiedeva
:
-
Mi
vuoi
bene
?
Giovanni
non
rispondeva
.
Immediatamente
,
ella
diventava
trepida
e
ansante
:
-
Giovanni
,
mi
vuoi
bene
?
Allora
egli
usciva
dalle
sue
riflessioni
e
vagamente
,
distrattamente
,
diceva
:
-
No
.
-
Giovanni
?
-
Clara
!
-
Hai
detto
che
non
mi
ami
?
-
L
'
ho
detto
.
-
Ed
è
vero
?
-
È
vero
.
Silenziosamente
,
ella
curvava
il
capo
,
e
le
lacrime
le
discendevano
sulle
guancie
.
Giovanni
la
guardava
,
desolato
:
poi
,
le
andava
vicino
,
le
carezzava
una
mano
,
le
baciava
le
guancie
bagnate
di
lacrime
.
-
Ho
scherzato
-
diceva
.
-
Tu
non
ischerzi
mai
.
-
Ho
scherzato
.
Tutto
finiva
,
così
:
ma
le
lacrime
erano
state
versate
.
E
infine
,
sulla
frase
cara
agli
amanti
,
avveniva
ancora
questo
:
-
Tu
non
mi
chiedi
mai
,
Giovanni
,
se
ti
voglio
bene
!
-
Perchè
chiedertelo
?
-
Non
ti
piace
saperlo
?
-
No
,
non
mi
piace
.
-
Ti
tormenta
,
il
mio
amore
?
-
Sì
,
mi
tormenta
tanto
.
-
Ma
perchè
,
ma
perchè
?
-
Perchè
mi
hai
amato
troppo
tardi
-
esclamava
lui
,
per
la
centesima
volta
;
-
perchè
io
non
sono
più
il
giovanotto
appassionato
di
dieci
anni
fa
,
ma
un
uomo
arido
e
stanco
,
senza
speranze
e
senza
desiderii
!
È
tardi
,
è
tardi
,
Clara
.
-
Mai
tardi
,
per
l
'
amore
.
-
Siamo
vecchi
,
Clara
:
il
nostro
sole
tramonta
.
-
Dio
mi
salvi
dalla
notte
-
ella
mormorava
,
avvilita
,
senza
più
energia
.
Vi
fu
un
giorno
,
però
,
in
cui
tutte
le
ombre
malinconiche
,
e
le
incertezze
,
e
i
timori
parvero
dileguati
.
Era
nella
calda
estate
ed
ella
era
andata
ad
Albano
,
sui
colli
,
per
fuggire
l
'
aria
soffocante
di
Roma
.
Colà
,
lo
aspettava
pazientemente
,
per
giornate
intiere
,
ma
egli
,
pur
promettendo
di
venire
a
trovarla
,
pur
scrivendole
,
non
veniva
mai
.
Per
tre
o
quattro
volte
ella
era
andata
alla
stazione
,
inutilmente
.
Una
grandissima
tristezza
adesso
opprimeva
la
donna
superba
;
giacchè
le
pesava
sulle
spalle
tutto
l
'
irreparabile
del
suo
errore
sentimentale
.
Volontariamente
ella
si
era
ingolfata
in
questo
amore
;
con
ostinazione
di
passione
ella
ne
aveva
abbracciata
la
croce
;
la
sua
fantasia
l
'
aveva
spinta
ai
più
duri
sacrificii
;
e
adesso
erano
impegnati
il
suo
cuore
e
il
suo
onore
.
Stando
sola
,
nella
freschezza
dei
colli
albani
,
ella
approfondiva
l
'
immensità
del
suo
ultimo
fallo
e
quel
verde
riposato
tutt
'
intorno
,
e
quella
serenità
la
crucciavano
.
Infine
,
un
giorno
egli
giunse
,
quasi
inaspettato
.
Era
così
lieto
!
Le
disse
,
subito
che
non
era
venuto
,
ma
che
aveva
sofferto
molto
,
a
non
venire
:
che
l
'
aveva
molto
amata
,
nella
sua
assenza
:
e
le
domandò
,
se
ella
lo
amasse
ancora
.
Così
lieto
!
Ella
diventò
lietissima
.
Andarono
,
insieme
,
sotto
l
'
ombrellino
di
Clara
,
a
una
lunga
passeggiata
,
a
braccetto
,
a
traverso
i
sentieri
di
campagna
,
fra
i
prati
fioriti
.
Clara
aveva
un
vestito
di
seta
leggiera
,
di
un
bianco
avorio
:
e
un
gran
cappello
di
merletto
avorio
come
una
cuffia
.
Pareva
molto
più
giovane
e
così
delicata
che
egli
la
chiamò
,
ridendo
:
Madame
la
marquise
.
Ella
era
raggiante
.
Si
sedettero
sull
'
erba
,
all
'
ombra
di
un
elce
secolare
,
famoso
in
quelle
campagne
,
e
le
loro
anime
furono
così
assolutamente
e
perfettamente
armoniose
,
in
quella
solinga
e
serena
campagna
,
che
essi
si
guardavano
e
indovinavano
l
'
un
l
'
altro
i
pensieri
.
Si
dispersero
,
due
volte
,
per
la
via
,
ridendo
,
scherzando
,
baciandosi
,
dietro
l
'
ombrello
abbassato
di
Clara
:
e
Madame
la
marquise
arrossiva
finemente
di
gioia
,
sotto
l
'
ombra
bianca
del
suo
grande
cappello
.
Non
un
motto
del
passato
:
non
un
pensiero
del
domani
:
non
un
velo
di
amarezza
,
mai
.
Egli
aveva
l
'
aria
di
un
fanciullo
;
strappò
dei
fiori
di
campo
,
odorosissimi
,
ne
fece
un
gran
fascio
,
lo
portarono
all
'
albergo
in
trionfo
.
Là
pranzarono
soli
,
soli
,
in
un
angolo
della
stanza
da
pranzo
,
guardandosi
negli
occhi
,
sorridendosi
,
toccandosi
le
mani
nel
porgersi
un
bicchiere
,
un
piatto
,
ebbri
di
una
gioia
di
vivere
che
li
faceva
impallidire
di
piacere
.
Andarono
sulla
terrazza
dell
'
albergo
,
soli
sempre
,
tenendosi
per
mano
,
tacendo
,
dicendosi
nello
sguardo
innamorato
quelle
cose
profonde
e
intime
,
che
l
'
amore
pensa
e
non
dice
.
Ogni
tanto
,
ella
chiedeva
:
-
Mi
vuoi
bene
?
-
Sì
-
rispondeva
lui
,
semplicemente
,
senza
reticenze
.
-
Quanto
?
-
Molto
.
-
Io
ti
adoro
-
ella
concludeva
,
arrossendo
.
Alla
sera
,
ella
lo
ricondusse
alla
stazione
,
attaccata
al
suo
braccio
,
innamoratissima
di
lui
,
mentre
lui
non
sapeva
staccare
lo
sguardo
da
quei
cari
occhi
:
si
baciarono
nella
penombra
della
stazione
,
senza
pensare
a
chi
li
guardava
.
Il
treno
si
mosse
,
ella
restava
a
guardare
e
lui
si
sporgeva
dallo
sportello
,
salutando
.
Ella
gli
scrisse
,
nei
giorni
successivi
,
otto
o
dieci
lettere
,
folli
:
egli
non
rispose
.
Aveva
giurato
di
ritornare
:
non
ritornò
.
Ella
ripartì
per
Roma
,
prima
che
la
villeggiatura
finisse
.
V
.
Vestita
di
bianco
,
con
un
leggiero
scialletto
di
crespo
bianco
sulle
spalle
,
Clara
,
in
quelle
ultime
lunghe
sere
di
estate
,
aspettava
Giovanni
al
balcone
.
Prima
,
la
solinga
donna
leggeva
un
poco
,
si
aggirava
come
un
fantasma
per
la
casa
deserta
;
poi
,
verso
le
nove
,
approssimandosi
l
'
ora
dell
'
arrivo
,
ella
esciva
sul
balcone
,
interrogando
le
penombre
di
via
del
Babuino
.
Malgrado
che
l
'
afa
di
quella
fine
d
'
agosto
togliesse
la
gente
alle
case
soffocanti
e
la
spingesse
per
le
vie
,
in
cerca
di
un
fantastico
fresco
,
via
del
Babuino
era
spopolata
.
È
lontana
dal
centro
:
ed
è
via
di
forestieri
,
che
la
popolano
solo
nell
'
inverno
.
Pochissima
gente
l
'
attraversava
;
avanzandosi
la
sera
,
non
più
un
viandante
.
Clara
guardava
l
'
alto
della
strada
,
verso
piazza
di
Spagna
,
donde
giungeva
sempre
Giovanni
,
quando
giungeva
:
e
appena
una
persona
svoltava
l
'
angolo
,
essa
si
piegava
sui
ferri
,
cercando
distinguere
l
'
alta
figura
e
il
passo
un
po
'
lento
,
a
lei
così
noti
.
L
'
ora
serotina
si
svolgeva
,
calda
,
spesso
attraversata
da
un
molle
soffio
sciroccale
;
Giovanni
non
compariva
.
Affaticata
dallo
stare
in
piedi
,
ella
si
sedeva
sovra
uno
sgabello
di
legno
,
che
era
fuori
sul
balcone
;
appoggiava
la
testa
ai
ferri
,
in
atto
di
pazienza
e
di
riposo
;
talvolta
,
un
lieve
sonno
la
coglieva
;
alle
undici
e
mezzo
,
che
ella
sentiva
suonare
a
Santa
Maria
del
Popolo
,
si
levava
,
rientrava
,
poichè
Giovanni
non
sarebbe
venuto
più
.
Un
brivido
di
freddo
la
coglieva
,
in
casa
:
e
si
accostava
alla
sua
scrivania
,
per
scrivergli
un
biglietto
,
una
lettera
,
lagnandosi
che
egli
avesse
ancora
mancato
alla
promessa
.
Ma
,
sedutasi
,
si
rialzava
subito
:
a
che
lagnarsi
?
Su
sette
sere
della
settimana
,
egli
mancava
cinque
:
e
la
lasciava
,
così
,
in
una
interminabile
aspettativa
,
fuori
su
quel
balcone
,
in
una
solitudine
e
in
una
malinconia
grande
,
sapendo
benissimo
che
ella
lo
aspettava
ogni
sera
e
che
era
sola
,
solissima
.
Adesso
,
ella
non
si
lagnava
più
,
giacchè
le
scene
la
stancavano
e
la
impaurivano
,
perduta
di
energia
,
precipitata
e
giacente
nella
inazione
spirituale
di
chi
ha
troppo
amato
inutilmente
:
e
non
lamentandosi
lei
,
egli
non
si
scusava
neppure
e
aveva
l
'
aria
di
non
rammentarsi
che
ella
non
esciva
,
non
vedeva
nessuno
,
per
lui
soltanto
.
Oramai
,
Clara
non
aveva
più
quelle
crisi
di
violenza
,
in
cui
malediceva
l
'
aridità
del
cuore
di
Giovanni
e
la
viltà
del
proprio
cuore
che
non
sapeva
infrangere
un
legame
così
fittizio
e
così
torturante
:
ella
era
in
preda
a
quelle
sonnolenti
rassegnazioni
,
che
abbattono
tutte
le
persone
di
carattere
impetuoso
,
dopo
un
periodo
di
passione
.
Sul
viso
altiero
di
Clara
,
dove
sempre
aveva
brillato
il
sorriso
trionfale
della
donna
padrona
del
proprio
destino
,
ora
sedeva
l
'
espressione
stanca
e
paziente
della
vittima
.
Quando
Giovanni
le
riappariva
innanzi
,
ella
sorrideva
tenuemente
,
gli
si
sedeva
accanto
,
ma
non
troppo
vicino
,
non
gli
faceva
un
rimprovero
,
gli
parlava
a
voce
bassa
,
senza
ridere
mai
.
Egli
la
guardava
curiosamente
:
scrutava
tutte
le
impressioni
di
quel
volto
mobile
,
di
quegli
occhi
vivacissimi
,
e
scorgendovi
come
disteso
un
velo
d
'
inesorabile
e
quieta
tristezza
,
crollava
il
capo
,
senza
dire
nulla
.
Egli
stesso
era
profondamente
triste
.
Forse
,
s
'
imponeva
di
non
andare
da
Clara
,
più
spesso
.
Forse
,
per
una
singolare
contraddizione
del
suo
spirito
,
quell
'
aspetto
di
vittima
,
quel
silenzio
,
quella
mancanza
di
sorriso
,
lo
tormentavano
più
di
una
scena
furiosa
.
Nel
settembre
,
egli
partì
per
Napoli
,
senz
'
avvertirla
neanche
;
ella
gli
scrisse
,
tre
o
quattro
volte
,
delle
lettere
pacate
,
ma
senza
rampogna
;
delle
lettere
dove
tutto
il
fuoco
dell
'
anima
di
Clara
parea
fosse
stato
smorzato
dalle
lacrime
.
Ritornò
,
Giovanni
,
dopo
dieci
giorni
:
ed
ella
non
gli
fece
nessuna
interrogazione
,
fredda
e
tenera
,
fredda
e
triste
,
fredda
e
oppressa
da
una
fatica
morale
che
le
traluceva
,
torbidamente
,
dagli
occhi
.
-
Che
hai
?
Che
hai
?
-
le
chiese
lui
,
quel
giorno
,
con
ansietà
,
andando
volontariamente
incontro
a
una
spiegazione
.
-
Sono
stanca
-
ella
disse
,
chinando
gli
occhi
.
-
Di
me
?
Ella
esitò
,
un
minuto
.
Disse
:
-
No
.
-
Finirai
per
odiarmi
,
io
lo
aveva
preveduto
-
egli
soggiunse
,
desolatamente
.
-
E
perchè
,
Giovanni
?
Tu
non
hai
nessuna
colpa
.
-
E
tu
neanche
,
poveretta
!
-
replicò
lui
,
prendendole
le
mani
.
Ella
si
svincolò
,
dolcemente
e
freddamente
.
-
Oh
io
,
sì
!
-
e
un
vero
accento
di
convinzione
,
la
dichiarava
colpevole
di
quel
malinconico
ultimo
peccato
,
pieno
di
tante
delusioni
.
-
La
colpa
è
delle
cose
,
è
degli
anni
,
è
della
fatalità
-
egli
spiegò
.
-
La
fatalità
è
la
scusa
dei
deboli
e
degli
sciocchi
-
diss
'
ella
brevemente
.
-
Io
ho
voluto
che
questo
fosse
;
la
colpa
è
mia
.
-
Poveretta
,
poveretta
!
-
mormorò
lui
,
con
voce
di
pianto
.
-
Mi
sono
ingannata
,
anche
questa
volta
-
ella
replicò
,
con
una
freddezza
di
ghiaccio
.
L
'
accenno
agli
amori
passati
,
il
primo
che
ella
facesse
durante
un
anno
e
mezzo
di
relazione
con
lui
,
la
comunanza
del
suo
amore
con
gli
altri
,
nella
mente
di
Clara
,
gli
fece
una
impressione
pessima
.
-
Io
non
ti
ho
ingannata
-
esclamò
lui
offeso
,
contristatissimo
.
-
Chi
sa
!
-
ella
disse
.
-
Hai
creduto
di
dirmi
la
verità
:
ma
quando
è
che
l
'
hai
detta
?
-
Mai
,
mai
ti
ho
ingannata
!
-
Eppure
un
giorno
mi
dicevi
d
'
amarmi
e
un
giorno
lo
negavi
.
Quando
è
che
mentivi
?
-
Mai
,
mai
,
Clara
!
-
Vedi
bene
che
tu
stesso
ignori
la
verità
.
Tu
non
sai
niente
!
-
So
che
soffro
,
ecco
tutto
.
-
Anche
io
,
molto
,
Giovanni
,
molto
.
-
Non
più
di
me
!
-
Più
di
te
,
più
di
te
,
in
un
modo
diverso
,
con
una
intensità
maggiore
e
diversa
.
Niuno
ha
mai
espiato
un
peccato
più
immediatamente
e
più
rigorosamente
di
me
,
credilo
.
-
Povera
Clara
,
io
ti
ho
portato
sfortuna
!
-
e
la
più
grande
tenerezza
vibrava
in
lui
.
Ma
queste
gelide
consolazioni
non
arrivavano
a
riscaldare
il
cuore
della
donna
.
-
La
fortuna
o
la
sfortuna
è
in
noi
-
rispose
ella
,
recisamente
.
-
In
me
,
in
me
!
Sono
un
essere
malaugurato
e
sventurato
.
-
E
perchè
?
Non
hai
amato
?
-
Troppo
presto
e
troppo
male
,
Clara
!
-
Non
sei
stato
amato
?
-
Troppo
tardi
,
troppo
tardi
.
-
I
tuoi
ricordi
saranno
dolci
,
nella
vecchiaia
-
ella
soggiunse
,
con
una
glaciale
tenerezza
.
-
Io
non
giungerò
alla
vecchiaia
degli
anni
,
lo
so
.
-
Fortunato
te
!
Fu
l
'
unica
parola
profondamente
disperata
che
le
uscì
di
bocca
,
in
quello
strano
duetto
.
Ma
,
adesso
,
i
loro
scarsi
e
rari
colloqui
diventavano
penosi
;
vi
aleggiava
una
tristezza
infinita
,
i
loro
volti
erano
distratti
e
assorbiti
,
un
soffio
di
gelo
chiudeva
la
coppia
amorosa
.
Amorosa
?
Niuna
parola
d
'
amore
,
più
.
Ella
,
a
poco
a
poco
,
gli
scriveva
meno
.
Egli
se
ne
lagnò
:
-
Perchè
mi
scrivi
così
poco
?
-
Ti
affliggerei
,
scrivendoti
.
-
Tu
puoi
dirmi
tutto
,
lo
sai
.
-
Non
ho
da
dirti
nulla
.
Anche
quando
si
vedevano
,
la
conversazione
si
rallentava
fra
loro
.
Prima
,
Clara
si
interessava
a
tutta
l
'
esistenza
di
Giovanni
lasciandosi
narrare
le
sue
noie
e
le
sue
soddisfazioni
:
adesso
,
ella
non
lo
interrogava
più
.
Se
egli
voleva
dirle
qualche
cosa
,
lo
ascoltava
,
ma
con
gli
occhi
velati
,
quasi
non
intendendo
.
-
La
tua
anima
è
lontana
,
Clara
-
le
disse
,
una
sera
.
-
Non
è
che
malata
,
tanto
malata
-
ella
si
lamentò
.
-
Non
speri
di
guarire
?
-
Sperare
di
guarire
?
Questa
guarigione
è
anche
la
morte
.
-
La
morte
è
di
tutte
le
anime
che
hanno
amato
.
-
È
vero
-
ella
concluse
,
a
capo
basso
.
Adesso
,
ogni
tanto
,
guardandola
,
mentre
essa
lo
guardava
,
gli
pareva
di
vedere
delle
lacrime
negli
occhi
.
Ma
esse
si
dileguavano
.
Talvolta
,
ella
si
alzava
dal
suo
posto
,
andava
verso
un
balcone
,
andava
nell
'
altra
stanza
:
egli
indovinava
che
Clara
rasciugava
queste
poche
lacrime
:
l
'
avanzo
dei
grandi
pianti
antichi
,
-
Perchè
ti
viene
da
piangere
,
guardandomi
?
-
le
domandò
,
infine
,
turbato
assai
di
ciò
,
intravvedendolo
.
-
Io
?
No
,
non
piango
.
-
Perchè
me
lo
nascondi
?
Non
sono
il
tuo
migliore
amico
?
-
Amico
?
Io
non
ho
amici
.
-
Il
tuo
amante
,
allora
?
-
ribattè
lui
,
dopo
una
esitazione
.
-
Io
non
ho
amanti
,
Giovanni
.
-
L
'
uomo
che
ti
ama
?
-
Nessuno
mi
ama
.
Profondo
silenzio
.
Le
lagrime
erano
inaridite
negli
occhi
di
Clara
:
ma
egli
vi
ritornò
sopra
amaramente
:
-
Non
vuoi
dirmi
,
perchè
mi
guardi
e
i
tuoi
occhi
si
orlano
di
lacrime
?
Ciò
è
così
triste
!
Mi
pare
che
tu
pianga
un
morto
.
-
Sono
tanti
i
modi
di
morire
.
Così
,
in
questo
ambiente
di
gelido
dolore
,
di
amarezze
quiete
e
infinite
,
di
grandi
veli
bigi
e
fitti
che
li
avvolgevano
in
una
nuvola
di
orrenda
e
intima
malinconia
,
evitavano
di
vedersi
in
casa
,
dove
soffrivano
anche
più
.
Non
si
davano
convegno
,
ma
si
incontravano
randagi
pallidi
,
vagabondi
delle
vie
remote
di
Roma
,
camminando
accanto
senza
parlarsi
,
o
scambiando
qualche
motto
insignificante
.
Una
volta
andarono
al
Colosseo
;
era
un
chiarore
plenilunare
bianchissimo
,
con
un
freddo
vivido
d
'
ottobre
;
ella
era
tutt
'
avvolta
in
un
mantello
col
cappuccio
.
Si
sedette
,
Clara
,
sovra
uno
scalino
dell
'
anfiteatro
;
Giovanni
,
si
sedette
più
giù
,
vicino
a
lei
,
toccandole
le
ginocchia
con
la
testa
.
Il
grandioso
circo
era
tutto
molle
e
candido
,
sotto
il
raggio
lunare
.
Ella
fece
un
atto
,
e
la
sua
mano
si
posò
,
lievissima
,
sulla
testa
di
Giovanni
.
Tacevano
:
la
mano
restava
lì
,
lieve
,
fredda
,
immota
.
Egli
si
volse
un
poco
,
prese
la
mano
e
la
baciò
sulle
dita
,
appena
appena
,
con
una
carezza
casta
,
fugace
;
la
mano
ricadde
lungo
la
persona
.
Si
guardarono
negli
occhi
,
in
quella
solitudine
,
in
quella
notte
chiara
,
e
quello
sguardo
infinitamente
e
rassegnatamente
desolato
fu
inteso
,
da
ambedue
,
per
quel
che
era
,
per
quel
che
diceva
.
L
'
indomani
,
nelle
ore
tarde
pomeridiane
,
si
videro
al
Pincio
,
dove
ella
gli
aveva
dato
convegno
.
Ella
era
vestita
di
un
abito
di
seta
grigia
e
aveva
una
giacchetta
di
velluto
nero
;
sul
cappellino
di
velluto
nero
era
una
fine
veletta
nera
.
Egli
pensò
,
vedendola
,
a
quella
sera
di
Armida
,
oramai
lontana
,
nelle
sensazioni
e
nelle
memorie
.
Ma
si
forzò
a
scacciare
ogni
debolezza
,
tanto
temeva
di
sè
.
Clara
camminò
un
poco
accanto
a
lui
:
poi
guardando
gli
alberi
di
villa
Borghese
,
dalla
terrazza
,
gli
disse
la
gran
frase
:
-
Dunque
,
si
finisce
?
Ah
egli
si
era
creduto
più
forte
!
Si
sentì
vacillare
,
non
potè
rispondere
.
Che
avveniva
,
dunque
,
in
lui
,
di
contradittorio
,
di
bizzarro
,
che
questa
soluzione
tanto
da
lui
invocata
,
ora
gli
faceva
orrore
?
-
Non
mi
rispondi
,
Giovanni
?
-
ed
ella
alzava
,
ogni
tanto
,
il
manicotto
sino
alla
bocca
,
come
a
reprimere
un
singhiozzo
,
un
grido
.
-
Tu
non
hai
pietà
di
me
,
Clara
?
-
Tu
pensi
troppo
alle
tue
miserie
,
e
non
a
quelle
altrui
;
io
non
ti
chieggo
pietà
.
-
Tu
sei
forte
.
-
Ero
forte
.
-
Tu
sei
forte
.
-
La
mia
unica
forza
mi
ha
abbandonata
-
ella
soggiunse
,
sempre
guardando
altrove
.
-
Quale
era
?
-
L
'
amore
.
È
finita
,
Giovanni
-
ed
ebbe
un
cenno
largo
,
definitivo
,
verso
la
campagna
.
-
Non
ci
vedremo
più
,
dunque
?
-
-
egli
chiese
,
debolissimo
,
tremante
,
come
un
fanciullo
disperato
.
-
A
che
servirebbe
?
A
maggiori
dolori
?
-
Come
amici
....
qualche
volta
?
-
Io
non
ti
sono
amica
,
Giovanni
:
ti
ho
troppo
amato
per
esserti
amica
.
-
Io
sono
il
più
sventurato
fra
gli
uomini
-
egli
gridò
,
gittandosi
sovra
un
banco
,
non
reggendo
più
.
Ella
gli
sedette
accanto
:
aveva
gli
occhi
bassi
,
dietro
la
veletta
.
-
Giovanni
,
sii
buono
,
non
diminuire
il
mio
coraggio
.
Vedi
....
per
giungere
a
questo
,
la
mia
anima
ha
dovuto
fare
un
così
lungo
viaggio
!
Ho
detto
io
,
la
parola
estrema
:
io
!
Che
ho
innanzi
,
io
?
Sai
che
esistenza
di
solitudine
,
d
'
inutili
e
tardi
rimpianti
,
di
pentimenti
postumi
,
di
lacrime
senza
conforto
?
Sai
che
lungo
e
deserto
viaggio
io
intraprendo
,
sino
alla
morte
,
sola
?
-
Il
più
sventurato
fra
gli
uomini
!
-
gemeva
lui
,
con
la
faccia
fra
le
mani
,
come
un
fanciullo
abbandonato
.
-
Eppure
....
io
,
io
stessa
rinunzio
.
Tutto
è
stato
inutile
,
fra
noi
:
il
tuo
amore
,
prima
;
il
mio
amore
,
dopo
.
-
Almeno
,
almeno
,
non
mi
avessi
amato
!
-
esclamò
lui
,
in
un
ingenuo
scoppio
di
dolore
.
-
Ti
ho
amato
,
invece
,
molto
,
alla
mia
maniera
,
che
è
certo
imperfetta
,
poichè
tutti
siamo
degli
esseri
imperfetti
.
Ti
ho
amato
....
così
teneramente
,
così
passionalmente
....
ma
era
tardi
,
era
tardi
,
era
tardi
!
-
Ma
io
ti
voglio
bene
,
Clara
!
-
egli
balbettò
,
smarrito
,
vedendo
che
ella
era
per
levarsi
,
per
andarsene
.
-
Ne
sei
certo
?
-
gli
chiese
ella
,
duramente
,
come
nella
prima
sera
del
loro
amore
.
-
Ne
sei
certo
?
-
Non
lo
so
-
rispose
lui
,
annientato
,
ricadendo
sul
banco
.
-
Addio
,
Giovanni
!
-
ella
disse
,
innanzi
a
lui
,
pallida
come
una
morta
.
-
Non
te
ne
andare
,
non
mi
lasciare
!
-
e
tese
le
mani
per
rattenerla
.
Ella
si
trattenne
in
piedi
,
innanzi
a
lui
.
Si
vedeva
che
non
aveva
la
forza
di
fare
un
passo
.
Guardandola
disperatamente
negli
occhi
,
tenendole
una
mano
,
egli
la
supplicava
ancora
,
confusamente
,
di
non
lasciarlo
,
così
,
in
quell
'
ombra
;
ed
ella
non
rispondeva
,
levando
il
volto
,
mordendosi
le
labbra
.
-
Giovanni
,
perchè
vuoi
che
io
resti
?
Che
ci
porterà
di
nuovo
questa
sera
,
o
il
domani
?
Non
saremo
sempre
gli
stessi
?
Che
si
muta
,
per
un
discorso
o
per
un
giorno
?
Avevamo
strade
diverse
e
ci
siamo
voluti
amare
:
questo
amore
è
stato
il
tuo
cruccio
,
allora
;
è
stato
il
mio
cruccio
,
adesso
.
Riprendiamo
la
via
,
più
stanchi
e
più
delusi
di
prima
:
Dio
benedica
la
tua
strada
!
-
Non
te
ne
andare
,
non
te
ne
andare
!
-
Addio
,
Giovanni
-
e
gli
toccò
la
mano
,
con
la
mano
guantata
,
allontanandosi
subito
.
Per
l
'
uomo
che
singhiozzava
,
lassù
,
sul
banco
del
giardino
solitario
,
come
per
la
donna
che
discendeva
alla
città
,
senza
vedere
il
sentiero
,
poichè
le
lacrime
l
'
acciecavano
,
il
sole
era
tramontato
.
Intorno
ad
essi
era
la
grande
,
lunga
,
infinita
notte
dell
'
anima
.
L
'
AMANTE
SCIOCCA
.
A
Luigi
Gualdo
.
I
.
Paolo
Spada
aspettava
la
sua
nuova
innamorata
,
con
una
vivace
curiosità
mescolata
a
una
certa
tenerezza
piena
d
'
indulgenza
e
a
movimenti
improvvisi
e
insoliti
di
buon
umore
.
Egli
aveva
realizzato
,
finalmente
,
dopo
alcuni
anni
vissuti
fra
i
tormentosi
piaceri
di
amori
inconsciamente
complicati
,
dopo
aver
adorato
delle
bizzarre
e
inquietanti
creature
che
eran
tali
,
naturalmente
,
o
che
si
affrettavano
a
diventare
bizzarre
e
inquietanti
al
suo
contatto
,
dopo
essere
stato
adorato
nelle
forme
più
turbolenti
,
più
folli
e
più
tetre
dalle
medesime
creature
,
finalmente
,
egli
aveva
realizzato
un
suo
antico
desiderio
:
desiderio
fluttuante
sempre
in
quell
'
anima
,
ora
sommersa
in
fondo
al
naufragio
di
qualche
stravagante
passione
,
ora
galleggiante
sul
mare
cheto
che
segue
le
tempeste
,
il
desiderio
,
cioè
,
di
amare
una
donna
semplice
e
di
esserne
amato
.
Anzi
,
nei
suoi
momenti
di
accasciamento
passionale
,
quando
il
più
perfido
ingranaggio
psicologico
e
le
mistificazioni
dei
sensi
avevano
esaltato
i
suoi
nervi
e
il
suo
cuore
,
quando
più
egli
aveva
provato
le
stanchezze
supreme
e
le
nausee
profonde
di
qualche
amore
complesso
,
impreciso
ed
enigmatico
,
egli
non
diceva
di
desiderare
una
donna
semplice
,
diceva
:
una
donna
stupida
.
Era
tale
la
sua
ribellione
a
nuove
avventure
d
'
amore
dove
il
cuore
e
la
persona
avessero
dei
misteri
da
rivelare
,
delle
ombre
da
indagare
,
che
egli
arrivava
alla
volgarità
di
certi
uomini
comuni
,
i
quali
vantano
,
per
aver
inteso
vantare
ad
altri
,
l
'
amore
umile
delle
donne
che
non
conoscono
l
'
ortografia
.
Paolo
Spada
,
l
'
artista
squisito
,
narratore
di
storie
sentimentali
e
crudeli
,
cesellatore
,
di
versi
ora
sonori
,
ora
dolenti
,
sempre
alti
,
sempre
nobilissimi
,
rassomigliava
,
in
queste
sue
rivolte
,
a
un
qualunque
farmacista
di
provincia
,
che
dica
il
suo
avviso
sull
'
amore
e
sulle
donne
,
a
tre
o
quattro
amici
,
al
lume
azzurro
di
un
boccale
illuminato
.
E
,
certo
,
egli
l
'
aveva
cercata
,
spesso
,
questa
donna
semplice
,
anzi
questa
donna
stupida
,
per
ripetere
il
suo
sincero
e
brutale
aggettivo
:
e
due
o
tre
volte
egli
aveva
creduto
di
trovarla
e
aveva
avuto
dei
sussulti
di
gioia
,
un
senso
generale
di
pace
nel
suo
spirito
,
come
un
addormentamento
di
tutti
i
sottili
dolori
che
stridevano
sui
suoi
nervi
.
Era
stato
deluso
,
sempre
:
giacchè
nella
semplicità
apparente
e
ingannatrice
di
queste
donne
,
egli
aveva
presto
ritrovato
quei
segreti
moti
,
quelle
illogiche
azioni
,
quelle
incoerenze
talvolta
leggiadre
,
talvolta
repulsive
,
che
danno
all
'
uomo
innamorato
l
'
acuto
e
torturante
segnale
di
non
so
quale
mistero
racchiuso
in
un
carattere
,
in
un
temperamento
muliebre
.
Fresco
e
lieto
,
egli
si
era
abbandonato
alla
dolcezza
di
trovarsi
con
una
creatura
limpida
,
cristallina
:
invece
,
quasi
per
una
ironia
,
troppe
volte
ripetuta
,
perchè
non
paresse
fatta
apposta
,
egli
si
trovava
innanzi
a
un
'
enigma
fisiologico
e
psicologico
.
In
fondo
,
alcune
di
queste
donne
erano
forse
semplici
,
o
meno
complicate
:
ma
appena
elevatesi
all
'
onore
di
essere
amate
da
Paolo
Spada
e
di
amare
Paolo
Spada
,
subito
vi
era
in
loro
,
come
per
magica
influenza
,
un
annodarsi
di
pensieri
,
d
'
idee
,
di
sentimenti
,
un
ravvolgersi
di
circostanze
e
di
fatti
,
un
concentrarsi
di
veli
e
di
ombre
,
per
cui
pareva
che
cangiassero
di
natura
.
Freddamente
furibondo
per
l
'
inganno
,
Paolo
Spada
rodeva
il
freno
di
un
giogo
spirituale
e
sensuale
,
che
lo
opprimeva
con
una
monotonia
scorante
.
Quando
veniva
la
liberazione
,
quando
,
cioè
,
l
'
amore
finiva
,
egli
giurava
di
essere
più
cauto
,
più
sagace
in
un
'
altra
prova
.
Così
,
a
furia
di
sagacia
,
di
cautela
,
di
gelida
pazienza
,
egli
aveva
ritrovata
in
Adele
Cima
la
donna
semplice
,
a
cui
il
suo
cuore
stanco
e
disfatto
anelava
.
Oh
egli
l
'
aveva
sottoposta
a
una
quantità
di
prove
,
la
giovane
donna
,
dai
belli
e
lunghi
capelli
castani
che
si
ammassavano
sulla
testina
,
dai
grandi
occhi
lionati
che
guardavano
con
tanta
tranquillità
e
tanto
candore
,
e
avevano
il
fascino
della
tranquillità
e
del
candore
,
dalle
fini
sopracciglia
nere
e
dalla
fronte
un
po
'
breve
;
e
nelle
prove
,
molto
lunghe
,
convincenti
,
esaurienti
,
era
risultato
che
Adele
Cima
era
una
donna
assolutamente
semplice
e
anche
stupida
,
un
pochino
,
non
molto
.
La
sua
beltà
mancava
di
finezza
,
la
sua
persona
non
aveva
nè
flessuosità
nè
opulenze
,
i
suoi
vestiti
non
erano
elegantissimi
:
e
,
sovra
tutto
,
ella
non
sapeva
nulla
di
ciò
,
era
giustamente
persuasa
di
essere
una
donnina
piacevole
,
era
convinta
di
vestire
come
si
conveniva
,
decentemente
,
era
contenta
di
sè
senza
alterigia
,
e
non
aveva
occhi
per
vedere
nè
il
peggio
,
nè
il
meglio
di
quello
che
essa
rappresentava
.
A
Paolo
Spada
ella
era
piaciuta
subito
,
per
la
sua
freschezza
,
per
non
so
che
di
nuovo
e
di
fragrante
,
che
era
in
lei
,
per
questi
indizii
fisici
di
semplicità
e
anche
di
una
certa
stupidaggine
,
gentile
,
non
soverchia
,
non
urtante
;
quando
ebbe
fatti
tutti
gli
assaggi
per
conoscerne
l
'
anima
,
egli
si
abbandonò
subito
ad
amare
questa
piccola
Adele
Cima
.
In
quanto
a
lei
,
lo
aveva
amato
immediatamente
.
Paolo
Spada
aveva
fatto
su
lei
un
effetto
folgorante
.
Il
suo
imbarazzo
,
la
sua
confusione
,
innanzi
a
lui
,
avevano
qualche
cosa
di
commovente
.
Le
avevan
detto
che
Paolo
Spada
era
un
illustre
artista
,
che
era
un
uomo
celebre
:
ma
ella
non
aveva
letto
di
lui
neppure
una
riga
,
e
si
era
innamorata
di
lui
,
così
,
in
un
minuto
secondo
,
senza
rimedio
.
Ella
si
vergognava
molto
di
questo
subitaneo
amore
e
non
se
lo
sapeva
spiegare
.
-
Io
vi
amo
molto
:
ma
non
so
il
perchè
-
ella
gli
diceva
,
guardandolo
coi
suoi
buoni
occhi
,
che
ingenuamente
indagavano
.
-
Cercate
bene
-
rispondeva
lui
,
sorridendo
teneramente
.
-
È
inutile
:
non
so
perchè
vi
voglio
bene
.
Lo
sapete
voi
,
forse
,
che
conoscete
tutte
le
cose
?
-
Io
?
Neppure
per
sogno
.
-
Allora
non
vi
è
,
questo
perchè
-
soggiungeva
lei
,
subito
convinta
.
Pure
,
malgrado
questo
fulminante
amore
,
Adele
Cima
era
ancora
la
sua
innamorata
e
non
ancora
la
sua
amante
.
Ella
si
rifiutava
,
debolmente
,
con
argomenti
vaghi
,
già
quasi
sedotta
e
trattenuta
da
uno
sgomento
che
,
ogni
tanto
,
appariva
nei
suoi
grandi
occhi
spalancati
.
-
Vi
faccio
paura
?
-
le
diceva
Paolo
Spada
,
un
po
'
scherzando
,
un
po
'
rattristandosi
,
-
Sì
-
rispondeva
Adele
.
-
E
perchè
?
-
Perchè
siete
una
persona
così
diversa
da
me
-
ella
diceva
,
con
una
umiltà
sincera
.
-
Non
importa
,
non
importa
-
era
la
parola
indulgente
e
carezzosa
del
seduttore
.
Ella
aveva
finito
per
promettere
di
andare
da
lui
,
in
quel
giorno
,
alle
due
;
e
Paolo
Spada
,
in
un
rinnovellamento
pacifico
di
tutte
le
sue
forze
morali
,
in
un
rigoglio
di
tutte
le
sue
energie
fisiche
,
aveva
inteso
una
viva
gioia
dilatarsi
in
lui
.
Nessun
dubbio
lo
tormentava
,
come
in
tutti
gli
altri
primi
convegni
,
in
cui
mille
volte
aveva
temuto
che
l
'
amata
non
giungesse
-
e
gli
era
bene
accaduto
,
di
aspettare
invano
!
-
che
un
capriccio
,
un
caso
la
trattenessero
:
egli
era
certo
che
Adele
Cima
sarebbe
venuta
al
convegno
.
Era
troppo
semplice
per
mancare
.
-
Ed
ella
verrà
anche
a
tempo
,
alle
due
,
non
prima
e
non
dopo
:
forse
,
si
tratterrà
per
via
;
per
non
giungere
troppo
presto
-
egli
pensò
,
leggendo
a
distanza
nell
'
anima
della
sua
dilettissima
stupida
,
come
già
la
chiamava
.
In
onore
della
semplicità
di
Adele
Cima
,
egli
non
fece
nessun
preparativo
nella
sua
casetta
di
via
San
Sebastianello
,
che
guardava
piazza
di
Spagna
e
le
prime
vette
degli
alberi
del
Pincio
:
altre
volte
egli
bruciava
dei
profumi
,
egli
comperava
dei
gigli
,
delle
orchidee
per
piacere
alle
sue
raffinate
amanti
.
Un
fascio
di
rose
in
un
vaso
di
cristallo
gli
parve
che
bastasse
.
Del
resto
,
le
sue
stanze
che
formavano
il
suo
quartierino
da
scapolo
,
da
amante
e
da
scrittore
,
avevano
in
sè
tale
accumulamento
di
bizzarrie
,
nei
mobili
,
nelle
stoffe
,
nella
disposizione
,
in
ogni
oggetto
,
che
egli
guardava
tutto
ciò
,
con
occhio
compiaciuto
,
pensando
allo
stupore
della
cara
piccola
donna
sorridendo
,
da
prima
,
all
'
effetto
che
avrebbe
prodotto
su
lei
ogni
cosa
,
dai
tappeti
di
Smirne
,
a
un
idolo
di
bronzo
e
avorio
panciuto
,
orribile
;
dal
letto
che
era
dissimulato
sotto
una
grande
stoffa
di
chiesa
,
ai
ritratti
delle
donne
amate
che
guardavano
dalle
loro
cornici
di
argento
inglese
e
di
cuoio
impresso
.
E
una
crescente
tenerezza
lo
invadeva
,
all
'
idea
di
quella
buona
giovane
creatura
,
così
attraente
e
così
nuova
per
lui
,
che
veniva
col
suo
passo
quieto
e
misurato
a
dargli
dell
'
amore
senza
enigmi
,
senza
misteri
,
senza
noie
e
senza
scene
.
Egli
si
decideva
ad
amarla
molto
e
bene
,
questa
povera
Adele
Cima
,
senza
mai
darle
un
dispiacere
,
senza
mai
farle
intendere
da
quali
altezze
di
pensiero
e
di
sentimento
egli
discendesse
,
per
raggiungere
l
'
umiltà
di
quell
'
amore
,
senza
mai
comunicarle
la
febbre
che
lo
ardeva
,
nelle
sue
ore
di
lavoro
e
di
doloroso
lavoro
.
Voleva
amarla
moltissimo
e
bene
,
giacchè
egli
sentiva
quale
grande
refrigerio
alle
sue
vene
ardenti
sarebbe
venuto
dalla
freschezza
di
quell
'
amore
,
quale
equilibrio
sereno
avrebbe
messo
nei
suoi
nervi
quella
mitezza
d
'
anima
muliebre
,
quale
pace
forte
e
vivificante
avrebbe
data
al
suo
mobile
e
inquieto
pensiero
,
la
lentezza
,
la
semplicità
,
la
piccolezza
del
pensiero
di
Adele
Cima
.
Sì
,
quella
stupida
gli
sarebbe
stata
infinitamente
cara
,
giacchè
sarebbe
stata
infinitamente
utile
al
morbo
del
suo
spirito
!
Ella
venne
alle
due
,
precise
.
Paolo
Spada
che
aveva
gli
occhi
sull
'
orologio
,
come
giuocando
con
sè
stesso
,
sorrise
,
udendo
suonare
alla
porta
.
Andò
ad
aprire
egli
stesso
.
Adele
Cima
gli
apparve
innanzi
e
gli
sorrise
,
così
innamoratamente
,
che
l
'
uomo
sentì
vincersi
da
una
emozione
.
Invece
di
baciarla
sulle
labbra
,
molto
finemente
,
egli
si
inchinò
e
le
baciò
la
mano
.
La
trattava
come
una
duchessa
:
egli
si
accorse
subito
che
ella
era
meravigliata
e
confusa
di
ciò
,
cominciando
a
non
capir
nulla
,
da
quel
primo
bacio
.
Poi
,
Adele
Cima
si
distrasse
immediatamente
:
egli
l
'
aveva
condotta
a
sedere
sopra
un
divano
,
dove
era
gittato
uno
scialle
turco
,
e
le
toglieva
lentamente
un
guanto
,
scherzando
con
le
dita
:
essa
stringeva
ogni
tanto
la
mano
di
lui
,
mentre
si
guardava
intorno
,
incantata
.
Mai
,
aveva
visto
nulla
di
simile
:
e
tutto
le
sembrava
strano
e
incomprensibile
,
producendole
esattamente
l
'
impressione
che
egli
aveva
preveduta
.
In
sè
,
egli
sorrise
di
aver
perfettamente
indovinato
quell
'
effetto
.
Adele
Cima
era
come
egli
la
vedeva
,
la
intendeva
,
la
supponeva
,
di
una
facilità
d
'
interpretazione
tale
,
come
se
egli
rileggesse
un
libro
imparato
a
memoria
nell
'
infanzia
e
tutti
i
brani
gli
si
ricostruissero
nella
mente
.
-
Vi
piace
,
qui
?
-
le
domandò
lui
.
-
....
Sì
-
ella
rispose
,
dopo
un
minuto
di
esitazione
.
È
sempre
così
oscura
,
la
casa
?
-
Sempre
.
Io
odio
la
luce
,
in
città
.
-
Ah
!
-
ella
disse
,
senza
chiedere
altro
.
-
E
ci
state
solo
,
qui
?
-
Ho
un
servo
:
l
'
ho
mandato
via
.
-
Non
vi
annoiate
,
solo
!
-
No
,
mai
.
Salvo
quando
vi
aspetto
.
-
Io
sono
venuta
puntualmente
-
ella
soggiunse
,
subito
,
volendosi
difendere
.
-
Sì
,
sì
,
cara
-
e
le
baciò
le
due
mani
.
Paolo
Spada
era
innamorato
molto
,
in
quell
'
ora
,
e
la
piccola
donna
vestita
di
un
bigio
comune
,
di
un
vestito
che
egli
le
conosceva
già
,
gli
piaceva
moltissimo
:
ella
era
in
casa
sua
:
lo
amava
,
ella
,
perchè
era
venuta
a
lui
,
senza
maggiori
indugi
,
senza
pretese
,
senza
domande
di
fedeltà
,
senza
patti
:
lo
amava
,
tutto
lo
diceva
in
lei
:
eppure
egli
indugiava
a
chiederle
di
esser
sua
,
così
,
per
prolungare
quei
minuti
,
così
tranquilli
,
sicuro
oramai
di
lei
,
come
della
luce
del
sole
.
Adele
Cima
guardò
le
rose
.
Egli
si
alzò
,
e
gliene
dette
due
,
le
più
belle
.
Essa
non
le
odorò
,
non
le
mise
alla
cintura
,
le
tenne
mollemente
fra
le
dita
,
quasi
senza
guardarle
.
-
Non
amate
le
rose
?
-
le
chiese
Paolo
Spada
.
-
....
Sì
.
-
Forse
amate
qualche
altro
fiore
,
specialmente
?
-
No
,
nessun
fiore
,
specialmente
.
-
Io
ho
amato
molto
il
giglio
,
una
volta
,
poi
le
violette
di
Parma
,
poi
le
orchidee
....
-
Che
sono
,
le
orchidee
....
-
Certi
fiori
molto
rari
,
molto
strani
....
-
Non
li
conosco
-
mormorò
ella
,
distratta
.
Pure
,
un
lieve
pallore
l
'
aveva
scolorita
.
Egli
non
se
ne
accorse
.
Ora
,
ella
si
era
levata
e
avvicinatasi
a
un
tavolino
,
ne
aveva
preso
un
ritratto
di
donna
.
-
Chi
è
questa
signora
?
-
Quale
?
Ah
!
...
una
russa
.
-
Una
straniera
?
Siete
stato
in
Russia
,
voi
?
-
Sì
,
una
volta
.
-
È
lontano
,
è
vero
?
-
Lontano
:
vi
fa
molto
freddo
.
-
Perchè
vi
andaste
allora
?
-
Mah
!
...
per
seguire
questa
signora
....
-
Voi
l
'
amavate
?
-
Sì
.
Un
silenzio
si
fece
.
Adele
Cima
si
morsicò
il
labbro
inferiore
:
poi
domandò
:
-
Come
si
chiamava
?
-
Questa
russa
?
Natalia
.
-
Che
bel
nome
!
-
Vi
pare
?
-
Il
mio
è
così
brutto
,
non
è
vero
?
-
disse
ella
venendo
a
lui
,
con
una
espressione
di
malinconia
che
lo
turbò
.
-
Adele
?
Ma
Adele
vale
mille
volte
più
di
Natalia
-
egli
esclamò
,
volendo
consolarla
subito
.
-
Eh
,
no
!
-
diss
'
ella
,
tristemente
-
è
un
brutto
nome
.
-
A
me
piace
immensamente
,
cara
.
-
Perchè
mi
volete
bene
.
-
Forse
per
questo
.
-
Ma
è
un
brutto
nome
,
non
dice
nulla
.
Si
allontanò
nuovamente
da
lui
,
andò
a
guardare
gli
altri
ritratti
;
egli
la
seguiva
,
tenendole
una
mano
,
lusingato
e
intenerito
da
quella
semplicità
,
da
quella
ingenuità
.
Ella
prese
un
altro
ritratto
e
glielo
porse
:
-
Era
bionda
,
questa
?
-
Sì
,
bionda
.
-
Vi
piacciono
le
bionde
?
-
Mi
piace
la
donna
che
amo
.
-
Più
le
bionde
o
più
le
brune
?
-
Quella
che
amo
,
quella
che
amo
!
-
replicò
lui
,
lietamente
,
felice
di
essere
amato
così
e
di
amare
così
,
-
Il
castagno
è
uno
sciocco
colore
di
capelli
-
ella
dichiarò
a
occhi
bassi
,
come
mortificata
da
questa
inferiorità
sua
.
-
Ma
no
.
-
Me
lo
hanno
detto
,
lo
so
.
Avrei
voluto
esser
bionda
,
io
.
-
I
vostri
capelli
sono
belli
.
-
Ma
biondi
,
sarebbero
stati
bellissimi
-
replicò
lei
,
ostinatamente
.
Egli
le
voltò
,
con
un
gentile
atto
,
la
testa
verso
lui
e
la
baciò
sui
capelli
.
Ella
sorrise
,
innamoratissimamente
:
e
subito
dopo
,
gli
chiese
:
-
Tutte
queste
signore
sono
state
vostre
amanti
?
-
Quasi
tutte
.
-
Sono
molte
-
ella
disse
,
abbassando
gli
occhi
.
-
Io
non
sono
più
un
giovanotto
.
-
Avete
avuto
molte
amanti
;
tutti
gli
uomini
ne
hanno
tante
?
-
Sapete
....
nella
nostra
professione
....
le
occasioni
sono
più
facili
....
-
Già
....
è
vero
,
voi
siete
uno
scrittore
.
Siete
anche
un
poeta
?
-
Sì
,
cara
-
disse
lui
,
sorridendo
.
-
Scrittori
e
poeti
pare
che
abbiano
molte
amanti
-
e
gli
occhi
grandi
e
belli
le
si
velarono
di
lacrime
.
A
quello
schietto
dolore
,
egli
non
resse
.
Le
prese
le
mani
,
l
'
abbracciò
,
cercò
di
consolarla
con
una
quantità
di
parole
vaghe
,
come
si
dicono
ai
bimbi
per
farli
finire
di
piangere
,
per
farli
addormentare
;
ella
ascoltava
,
già
subito
confortata
,
guardandolo
negli
occhi
,
credendogli
come
il
bimbo
crede
alla
mamma
.
Egli
le
soggiunse
che
tutti
quelli
erano
stati
amori
effimeri
,
che
ella
sola
era
l
'
amata
,
la
vera
,
l
'
unica
:
e
una
immensa
fede
in
queste
proteste
di
amore
si
leggeva
nel
volto
di
Adele
Cima
.
Pian
piano
egli
l
'
aveva
condotta
di
là
,
nella
sua
stanza
.
Sovra
una
scansietta
di
legno
scolpito
,
sostenuta
da
una
gran
mano
di
bronzo
,
erano
,
in
legature
fini
di
pergamena
,
tutti
i
volumi
di
prose
e
di
poesie
di
Paolo
Spada
.
L
'
innamorata
ne
prese
uno
e
l
'
aprì
:
-
Che
bella
carta
....
-
disse
,
passandovi
sovra
,
lievemente
,
le
dita
.
-
Voi
avete
scritto
tutto
questo
?
-
Sì
,
cara
.
-
È
un
romanzo
?
-
Sì
,
anima
mia
.
-
Deve
essere
bello
.
Io
ho
letto
pochissimi
romanzi
-
ella
concluse
,
posando
il
libro
.
Guardò
nuovamente
i
volumi
nello
scaffale
:
-
Ci
mettete
molto
tempo
per
scriverne
uno
,
di
libro
?
-
Per
lo
più
,
molto
tempo
.
-
Ah
!
-
ella
disse
,
chinando
nuovamente
gli
occhi
.
-
E
siete
solo
quando
scrivete
?
-
Solissimo
.
Qualunque
rumore
mi
turba
.
La
presenza
di
una
persona
,
anche
silenziosa
,
non
mi
fa
scrivere
.
-
Sì
?
-
ella
disse
,
con
un
accento
fra
sorpreso
e
sgomento
.
-
E
perchè
questo
?
-
Così
-
egli
rispose
,
un
po
'
brevemente
,
non
volendo
darle
altre
spiegazioni
.
Ella
ebbe
il
contraccolpo
di
quella
piccola
durezza
.
Si
sollevò
verso
lui
,
lo
guardò
,
gli
chiese
:
-
Mi
volete
bene
?
-
Sì
,
tanto
,
cara
.
-
Vi
ho
seccato
con
quella
domanda
sciocca
?
-
No
,
no
,
non
potete
seccarmi
.
-
Io
stessa
sono
una
sciocca
,
compatitemi
.
-
Io
vi
voglio
bene
,
non
posso
compatirvi
.
-
Mi
volete
bene
,
malgrado
la
mia
stupidità
?
-
domandò
,
fra
il
riso
e
il
pianto
.
-
Malgrado
la
vostra
stupidità
,
vi
adoro
-
disse
lui
,
lietamente
e
crudelmente
.
-
Ah
!
grazie
.
Come
l
'
ora
cadeva
,
continuando
a
guardarsi
intorno
con
stupore
e
con
paurosa
ammirazione
,
Adele
Cima
diventò
l
'
amante
di
Paolo
Spada
;
e
fu
senza
lacrime
e
senza
spasimi
,
senza
proteste
e
senza
giuramenti
.
Egli
si
sentì
felicissimo
,
come
mai
.
In
quelle
ore
d
'
amore
egli
non
si
tormentò
a
sorvegliarsi
e
a
sorvegliare
l
'
anima
dell
'
amata
:
egli
non
s
'
inchinò
a
misurare
il
pallore
dell
'
amata
e
non
tese
l
'
orecchio
a
raccogliere
il
balbettìo
della
passione
erompente
:
egli
non
pensò
ad
esser
guardingo
,
in
quell
'
eterno
e
terribile
istinto
di
diffidenza
,
che
,
nei
maggiori
trasporti
,
divide
le
anime
degli
amanti
,
insuperabilmente
.
Il
suo
cuore
e
i
suoi
nervi
si
trovarono
di
pieno
accordo
in
un
abbandono
giovanile
e
semplice
,
singolare
in
un
uomo
che
aveva
molto
e
bene
e
male
vissuto
,
che
aveva
vissuto
,
infine
.
Il
beneficio
che
egli
aspettava
dall
'
amore
di
Adele
Cima
,
gli
venne
largo
e
completo
,
giacchè
un
cordiale
,
un
morbidissimo
senso
di
riposo
avvolse
tutte
le
sue
forze
,
fece
tacere
ogni
stridore
,
versò
balsamo
su
tutte
le
vecchie
cicatrici
inciprignite
:
e
quando
ella
fu
per
partire
,
e
lui
s
'
inginocchiò
innanzi
a
lei
per
baciarle
devotamente
la
mano
,
un
verace
,
un
grande
impeto
di
riconoscenza
animava
Paolo
Spada
.
E
lei
?
Innamoratissima
e
timida
,
adorandolo
già
e
sentendo
una
ignota
,
invincibile
confusione
in
sè
,
ella
fu
felice
e
taciturna
,
piena
di
sorrisi
ineffabili
-
il
suo
sorriso
era
più
intelligente
dei
suoi
occhi
larghi
e
limpidi
-
piena
di
dedizioni
semplici
e
complete
,
obbedendo
alla
legge
dell
'
amore
con
una
immensa
umiltà
che
la
inebbriava
.
Solamente
,
dopo
,
ella
continuò
a
dargli
del
voi
;
e
teneramente
,
egli
la
riprese
di
ciò
:
-
Dammi
del
tu
,
cara
....
-
Non
mi
riesce
.
-
E
perchè
?
Non
oso
.
II
.
L
'
improvviso
e
soggiogante
amore
di
Paolo
Spada
per
Adele
Cima
aveva
preteso
che
ella
venisse
ad
abitare
con
lui
nella
casa
di
San
Sebastianello
.
La
resistenza
della
donna
era
stata
debole
e
vaga
:
l
'
amante
con
facilità
le
aveva
dimostrato
che
essendo
ella
libera
e
sola
,
nulla
di
meglio
le
restava
a
fare
che
unirsi
a
lui
.
-
Io
ti
darò
grande
noia
:
tu
sei
abituato
alla
solitudine
-
aveva
ella
opposto
,
timidamente
,
due
o
tre
volte
.
-
Tu
sei
incapace
di
annoiarmi
,
cara
-
aveva
sempre
risposto
lui
,
con
quella
tenerezza
indulgente
che
era
la
nota
principale
del
suo
amore
per
Adele
.
Ella
era
rimasta
interdetta
e
pensosa
,
come
se
cercasse
una
idea
,
ancora
oscura
nella
,
sua
mente
,
e
,
forse
,
la
forma
per
esprimerla
.
Finalmente
,
alle
reiterate
richieste
dell
'
amante
,
perchè
si
decidesse
a
venire
da
lui
,
definitivamente
,
ella
ebbe
il
coraggio
di
dire
questo
:
-
E
se
tu
,
un
giorno
,
non
mi
ami
più
?
-
Io
?
Ti
amerò
sempre
,
diletta
.
Capisci
che
non
vi
è
una
ragione
al
mondo
,
perchè
io
finisca
di
amarti
.
-
Pure
....
se
non
mi
ami
più
?
-
aveva
ella
replicato
,
incapace
di
entrare
in
nessuna
delle
sottigliezze
,
talvolta
crudeli
,
del
suo
amante
.
-
Non
è
possibile
.
Se
accadesse
....
rimarremmo
egualmente
insieme
....
-
Come
?
-
I
mariti
e
le
mogli
non
ci
restano
,
forse
,
anche
quando
non
si
amano
più
?
Adele
tacque
:
ma
non
era
convinta
.
Con
una
espressione
di
rammarico
,
soggiunse
:
-
Senza
l
'
amore
,
non
ci
vorrei
restare
.
Ma
queste
brevi
e
innocue
discussioni
non
potevano
portare
che
a
un
sol
risultato
:
alla
vittoria
della
volontà
di
Paolo
Spada
su
quella
di
Adele
Cima
.
Ella
lo
amava
profondamente
,
in
una
forma
tutta
rudimentale
,
cioè
cieca
e
assoluta
.
Venne
a
stare
con
lui
.
L
'
artistico
quartierino
non
fu
guastato
in
nulla
,
giacchè
vi
furono
unite
altre
due
stanze
,
accanto
,
che
erano
disponibili
e
dove
Adele
Cima
trasportò
i
suoi
semplici
mobili
.
Un
tappeto
di
Smirne
messo
innanzi
a
una
porta
della
camera
di
Paolo
,
nascondeva
la
comunicazione
tra
il
quartierino
e
le
due
stanze
di
Adele
,
tanto
che
per
molto
tempo
,
tutte
le
visite
di
Paolo
Spada
,
amici
,
ammiratori
,
seccatori
,
ignorarono
l
'
esistenza
della
donnina
dai
morbidi
e
lunghi
capelli
castani
,
dai
grandi
occhi
lionati
,
così
sempre
pieni
di
meraviglia
.
Appena
ella
udiva
il
campanello
,
diventava
inquieta
.
Invano
Paolo
cercava
di
trattenerla
:
se
un
passo
si
avanzava
,
indicando
che
la
persona
era
stata
ammessa
dal
cameriere
,
ella
si
levava
,
spariva
dietro
il
tappeto
,
senza
far
rumore
,
come
un
'
ombra
.
Gli
amici
di
Paolo
Spada
le
davano
una
soggezione
grande
.
Dalla
sua
stanza
,
involontariamente
,
poichè
ella
si
sarebbe
vergognata
di
origliare
,
ella
udiva
elevarsi
il
tono
della
conversazione
,
molto
forte
:
le
dispute
si
accendevano
da
un
minuto
all
'
altro
,
ed
ella
,
non
intendendone
nè
la
causa
nè
lo
scopo
,
non
udendone
bene
le
parole
che
non
arrivavano
precise
sino
a
lei
,
finiva
per
avere
una
paura
orribile
di
queste
liti
,
di
questi
scoppii
di
voce
,
di
questi
urli
.
Poco
a
poco
esse
si
chetavano
:
le
voci
si
facevano
più
fioche
:
tacevano
:
passava
un
tempo
di
silenzio
.
Timidamente
,
ella
sollevava
il
tappeto
,
faceva
capolino
:
o
Paolo
Spada
era
uscito
e
la
casa
era
deserta
:
o
lo
trovava
sdraiato
sopra
un
divano
,
sprofondato
in
quei
trenta
o
quaranta
piccoli
cuscini
di
raso
ripieni
di
piume
,
che
gli
formavano
un
letto
di
riposo
,
fumando
una
sigaretta
,
a
occhi
socchiusi
,
tranquillissimo
:
-
Che
avevate
,
a
gridar
tanto
?
-
Parlavamo
d
'
arte
.
-
Ah
!
e
si
grida
così
?
-
Così
,
cara
.
Del
resto
,
quando
non
vi
era
nessuno
,
Adele
Cima
stava
sempre
accanto
a
Paolo
Spada
.
Essi
pranzavano
assieme
;
un
cuoco
mandava
loro
il
cibo
,
da
fuori
,
giacchè
Paolo
Spada
odiava
l
'
odore
della
cucina
,
in
casa
;
il
cameriere
li
serviva
a
tavola
.
Questo
pranzo
fatto
di
pietanze
cucinate
alla
francese
,
sempre
un
po
'
fredde
,
un
po
'
monotone
nella
loro
voluta
bizzarria
,
servite
in
fretta
e
in
silenzio
,
nella
piccola
stanza
da
pranzo
,
sotto
il
chiarore
azzurrino
,
come
acquitrinoso
,
di
una
gran
lampada
sospesa
e
coperta
di
uno
strano
paralume
,
era
una
delle
cose
che
più
spostava
i
gusti
e
i
costumi
di
Adele
Cima
.
Tutte
quelle
conserve
,
quelle
mostarde
di
gusto
inglese
che
Paolo
Spada
sovrapponeva
alla
cucina
francese
,
finivano
di
stordirla
nelle
sue
quietissime
inclinazioni
culinarie
.
Per
far
piacere
al
suo
amante
,
ella
gustava
di
tutto
,
con
un
certo
coraggio
,
giacchè
molte
di
quelle
cose
non
le
piacevano
punto
:
e
sorrideva
a
lui
,
con
quel
luminoso
sorriso
dove
ella
trasfondeva
tutta
la
sua
adorazione
per
Paolo
.
A
furia
di
dominarsi
,
ella
aveva
quasi
finito
per
amare
il
fegato
d
'
oca
di
Strasburgo
,
e
per
tollerare
il
caviale
:
ma
non
le
riesciva
di
sopportare
il
roseo
salmone
,
di
cui
egli
era
così
ghiotto
,
pranzando
solo
con
quello
,
talvolta
,
e
con
una
tazza
di
tè
.
Egli
capiva
perfettamente
lo
stordimento
di
Adele
,
e
ne
godeva
,
e
ogni
volta
che
l
'
amore
compiva
un
'
altra
di
queste
sorprese
e
un
altro
di
questi
miracoli
,
egli
aveva
un
senso
di
trionfo
nel
suo
animo
.
Non
solo
egli
era
riconoscente
ad
Adele
Cima
,
che
essendo
una
povera
cara
scema
,
cercava
di
seguirlo
in
tutte
le
naturali
anomalie
della
vita
delle
persone
di
talento
,
ma
le
era
anche
grato
che
,
malgrado
lo
stupore
,
malgrado
l
'
impressione
cattiva
,
ella
restasse
quel
che
era
,
così
tenera
,
così
adorabile
nella
sua
adorazione
per
lui
.
Egli
pensava
:
-
Ella
non
ama
questa
cosa
:
ama
me
,
però
:
e
per
questo
si
sforza
di
amare
la
cosa
che
odia
;
forse
,
non
ci
riesce
:
ma
a
me
,
che
importa
?
Vedo
il
risultato
,
io
.
Essa
mi
adora
e
divorerebbe
i
carboni
ardenti
,
per
me
.
Uscivano
insieme
,
sempre
.
Ella
avrebbe
preferito
di
andare
per
il
Corso
:
anzi
,
ella
trovava
via
Nazionale
la
più
bella
delle
vie
.
Viceversa
,
egli
era
un
appassionato
,
come
tutte
le
anime
artistiche
,
dell
'
antica
Roma
e
più
della
sua
solenne
e
poetica
campagna
romana
.
Egli
non
si
stancava
mai
di
ritornarvi
,
sebbene
da
anni
ed
anni
vi
andasse
,
figliuolo
devoto
dell
'
augusta
città
,
ma
più
delle
sue
vaste
solitudini
.
Colà
,
egli
più
si
raccoglieva
e
pensava
.
Quelle
estensioni
di
terra
brunastra
,
qua
e
là
appena
appena
sparse
di
qualche
striscia
di
erba
,
quelle
ondulazioni
singolari
del
terreno
,
come
per
sommovimento
tellurico
,
quelle
alte
barriere
,
che
dividono
,
non
si
sa
perchè
,
quei
campi
infecondi
,
l
'
uno
dall
'
altro
,
quelle
rive
cretose
che
discendono
al
fiume
giallo
inclinandovi
i
neri
bracci
stecchiti
dei
salici
,
erano
il
miglior
orizzonte
per
il
suo
gran
sogno
di
arte
e
di
poesia
.
E
,
amando
Adele
Cima
,
volendola
insieme
,
sempre
,
come
emblema
di
amore
e
di
pace
,
come
compagnia
di
equilibrio
e
di
serenità
,
egli
la
conduceva
seco
,
spiegandole
benignamente
tutta
la
grandiosità
e
la
bellezza
di
quel
paesaggio
,
che
non
rassomiglia
a
nessun
altro
.
Ella
lo
ascoltava
,
incantata
dal
suono
di
quella
voce
così
toccante
nella
sottile
velatura
che
la
rendeva
un
po
'
roca
,
incantata
da
quella
luce
di
entusiasmo
che
rendeva
più
seducenti
i
bellissimi
occhi
di
Paolo
Spada
,
incantata
dall
'
armonia
di
quello
che
egli
diceva
:
e
chinava
il
capo
,
assentendo
,
diceva
un
monosillabo
,
stringendo
la
mano
del
suo
amante
.
In
verità
,
quella
campagna
romana
la
sgomentava
;
quella
solitudine
,
quella
sterilità
,
quel
gran
fiume
torbido
,
quei
neri
carri
di
pozzolana
su
cui
passavano
lunghi
distesi
,
sonnecchiando
,
pipando
,
fischiando
lugubremente
,
talvolta
,
i
carrettieri
,
le
opprimeva
i
nervi
.
Però
,
piaceva
a
Paolo
:
ciò
bastava
.
Lo
seguiva
,
docilmente
,
ogni
giorno
,
in
queste
passeggiate
:
anche
quando
il
tempo
era
bigio
,
plumbeo
e
il
gran
cielo
così
tragicamente
si
abbassava
sulla
campagna
:
ogni
tanto
egli
esclamava
:
-
Guarda
,
Adele
,
quanto
è
bello
....
-
Bellissimo
-
rispondeva
lei
,
subito
.
Viceversa
,
il
suo
cuore
era
pieno
di
tristezza
,
per
quell
'
ambiente
.
Fra
le
altre
cose
,
ella
temeva
per
Paolo
e
anche
per
lei
,
di
prendere
la
febbre
in
quei
giorni
di
autunno
,
in
quelle
ore
crepuscolari
.
Ella
che
non
aveva
l
'
abitudine
di
fumare
,
gli
chiedeva
una
sigaretta
.
Le
avevano
detto
che
la
sigaretta
è
eccellente
,
contro
l
'
infezione
della
febbre
romana
:
-
Tu
fumi
,
cara
?
-
Sì
,
sì
-
diceva
lei
,
con
un
pallido
sorriso
.
Ma
presto
la
sigaretta
,
spenta
,
le
cadeva
dalle
dita
.
Ella
si
stringeva
nel
suo
mantello
.
Aveva
i
piedi
gelati
e
non
osava
mai
portare
un
plaid
,
per
non
dare
fastidio
a
Paolo
.
Costui
,
assorto
,
taceva
.
Giacchè
,
nella
consuetudine
che
aveva
dapprima
di
andar
solo
nella
campagna
romana
e
nel
gran
fascino
che
quell
'
ambiente
esercitava
su
lui
,
egli
si
dimenticava
di
avere
accanto
Adele
Cima
e
lasciava
trascorrere
il
tempo
,
nel
più
profondo
silenzio
.
Il
cocchiere
seguitava
a
far
trottare
il
cavallo
,
pigramente
:
la
carrozza
andava
,
andava
,
lontano
,
punto
nero
sopra
la
via
giallastra
;
e
Adele
,
obbliata
,
era
presa
da
una
voglia
irresistibile
di
piangere
.
Allora
,
quando
non
ne
poteva
più
,
si
voltava
a
Paolo
,
lo
guardava
coi
suoi
belli
occhi
grandi
,
sorpresi
e
un
po
'
supplici
.
Egli
la
guardava
,
ma
non
aveva
l
'
aria
di
vederla
.
Ella
lo
chiamava
,
piano
:
-
Paolo
....
-
Che
vuoi
?
-
Dimmi
qualche
cosa
.
-
Che
cosa
?
E
la
voce
sua
era
così
strana
,
come
di
un
dormiente
che
sogna
,
una
voce
di
persona
lontana
,
una
voce
di
anima
distaccata
dal
minuto
presente
,
dallo
spazio
presente
.
Adele
trasaliva
:
-
Mi
ami
,
Paolo
?
-
gli
chiedeva
,
per
il
bisogno
di
parlare
,
di
sottrarsi
all
'
incubo
dell
'
ambiente
.
-
Ti
adoro
-
rispondeva
lui
,
con
un
tono
di
maggior
sonnambulismo
.
Poi
,
un
silenzio
.
La
carrozza
andava
sempre
.
-
Torniamo
,
Paolo
?
-
Ancora
un
po
'
.
-
È
tardi
,
amore
....
-
Non
è
tardi
.
Ma
spesso
,
queste
interruzioni
dei
suoi
pensieri
,
dei
suoi
sogni
lo
turbavano
molto
....
Senza
durezza
,
poichè
egli
amava
Adele
,
le
diceva
:
-
Taci
:
lasciami
pensare
.
-
A
che
pensi
,
amore
?
-
Penso
;
lasciami
stare
.
-
Dimmi
a
che
....
-
È
inutile
che
tu
lo
sappia
-
rispondeva
,
inasprito
,
a
un
tratto
.
Ella
aveva
pianto
,
la
prima
volta
che
le
parlò
così
;
ma
,
peggio
,
egli
non
si
era
accorto
di
quel
pianto
.
Da
allora
,
si
era
rassegnata
a
subire
tutte
le
interminabili
e
tristi
passeggiate
nella
campagna
romana
,
senza
parlare
che
quando
lui
la
interrogava
.
Moriva
di
freddo
e
di
tristezza
,
ma
soffriva
tutto
questo
per
amore
di
Paolo
.
Quando
rientravano
in
città
,
man
mano
,
si
veniva
riscaldando
:
Paolo
esciva
dal
suo
silenzio
.
Ella
sorrideva
,
di
nuovo
:
e
un
'
altra
prova
era
passata
.
D
'
altronde
,
a
questi
profondi
assorbimenti
di
Paolo
ella
doveva
cercare
di
assuefarsi
,
poichè
,
in
casa
,
lo
coglievano
spesso
.
Loquacissimo
e
beffardo
,
insieme
,
ma
graziosamente
beffardo
,
egli
cadeva
,
ad
un
tratto
,
in
una
mestizia
taciturna
che
scombussolava
,
subito
,
tutto
l
'
umore
sereno
e
dolce
di
Adele
Cima
.
Sdraiato
,
con
la
sigaretta
spenta
fra
le
dita
,
immerso
in
quei
molli
cuscini
che
erano
così
cari
alle
sue
ore
di
riposo
e
di
malinconia
,
Paolo
Spada
aveva
l
'
aspetto
immobile
e
triste
,
l
'
aria
disfatta
e
triste
,
gli
occhi
socchiusi
lasciavano
errare
uno
sguardo
vago
e
triste
.
Subito
,
Adele
gli
chiedeva
:
-
Hai
sonno
?
-
No
.
-
Sei
stanco
?
-
Sì
.
-
Di
che
sei
stanco
?
Non
sei
uscito
.
-
Sono
stanco
-
mormorava
lui
,
con
quella
sua
voce
lontana
.
Ella
faceva
trascorrere
un
po
'
di
tempo
in
silenzio
.
Indi
ritornava
a
lui
:
-
Ti
senti
male
?
-
No
.
-
Vuoi
qualche
cosa
?
-
No
.
-
Debbo
andarmene
?
-
Resta
pure
:
ma
taci
.
Adele
chinava
gli
occhi
per
non
piangere
.
Le
riesciva
impossibile
d
'
intendere
la
causa
della
tristezza
di
Paolo
Spada
,
sfuggendole
assolutamente
tutto
il
lavorio
dell
'
anima
di
costui
.
Ella
non
vedeva
che
l
'
immobilità
,
il
pallore
,
la
taciturnità
;
ella
non
capiva
,
che
la
risposta
indifferente
,
o
quella
dura
,
nella
loro
durezza
esteriore
:
ella
intravedeva
un
mistero
superiore
dello
spirito
,
arcano
,
avvolto
in
tali
veli
che
giammai
la
sua
piccola
mente
avrebbe
potuto
sollevare
,
e
una
pena
acuta
,
intimissima
,
nascosta
con
gelosa
cura
la
torturava
,
senza
che
ella
volesse
mai
esprimerla
,
o
trovasse
mai
parole
per
narrarla
.
Andava
a
prendere
un
suo
lavoro
all
'
uncinetto
,
una
di
quelle
interminabili
coltri
a
rosoni
,
bianche
,
e
seduta
in
una
poltroncina
,
lavorava
nel
più
grande
silenzio
.
Talvolta
,
la
stanchezza
la
sorprendeva
.
Ella
sonnecchiava
.
Il
capo
le
si
abbassava
sul
petto
.
-
Tu
dormi
?
-
le
dicea
lui
.
-
No
,
non
dormo
-
rispondeva
lei
,
trasalendo
,
scuotendosi
.
-
Poverina
,
ti
annoio
.
-
Non
mi
annoi
.
-
Le
mie
ore
d
'
inchiostro
sono
così
odiose
!
-
Nulla
di
te
,
è
odioso
-
ella
replicava
,
a
bassa
voce
.
Ma
questa
frase
ore
d
'
inchiostro
le
faceva
l
'
effetto
di
un
gran
buco
nero
nero
,
dove
precipitassero
Paolo
Spada
e
l
'
amor
suo
,
donde
ella
non
potesse
cavar
più
fuori
nè
l
'
amante
,
nè
l
'
amore
.
Giacchè
la
paura
più
umile
,
più
comune
,
che
la
teneva
sempre
,
che
la
tormentava
in
segreto
,
era
che
Paolo
Spada
l
'
amasse
poco
,
o
non
l
'
amasse
punto
.
Non
sapeva
,
ella
,
per
quale
paese
dei
sogni
egli
partisse
,
in
queste
sue
ore
tetre
;
neppur
supponeva
che
vi
fosse
un
immenso
,
interminabile
,
infinito
paese
dei
sogni
dove
se
ne
vanno
le
anime
dei
poeti
,
degli
artisti
,
dei
sognatori
:
ma
intuiva
,
così
,
semplicemente
che
Paolo
Spada
era
ben
lontano
,
lontano
da
lei
e
dal
suo
amore
in
quei
momenti
,
e
che
quel
corpo
,
abbandonato
fra
i
cuscini
,
quel
volto
smorto
e
chiuso
non
avevano
nè
sentimento
,
nè
volontà
.
Ella
lo
adorava
con
tutto
il
suo
piccolo
e
serio
cuore
,
con
la
sua
piccola
e
limitata
mente
,
e
oltre
l
'
amore
,
per
natura
,
per
temperamento
,
per
carattere
,
non
poteva
vedere
.
Beninteso
che
,
sempre
,
Paolo
Spada
usciva
da
una
di
quelle
crisi
di
tetraggine
,
per
gittarsi
in
impeti
di
folle
gaiezza
.
Allora
egli
colmava
la
sua
amante
di
liete
carezze
,
di
adorazioni
gioconde
e
quasi
infantili
:
la
obbligava
ad
entrare
nei
magazzini
di
mode
,
dove
le
comperava
pazzamente
delle
cose
che
non
le
servivano
punto
;
la
costringeva
a
seguirlo
nelle
grandi
trattorie
dove
ordinava
dei
pranzi
squisiti
,
sostenuti
da
vini
generosi
:
la
conduceva
ai
teatri
,
nelle
grandi
serate
:
e
,
sovra
tutto
,
parlava
con
lei
,
rideva
con
lei
,
la
corteggiava
gaiamente
,
divertendosi
di
tutte
le
inveterate
timidità
della
donna
,
delle
sue
ritrosie
,
del
suo
terrore
del
pubblico
.
Dappertutto
,
ella
andava
a
malincuore
,
poichè
ella
preferiva
,
infine
,
la
loro
casa
,
in
cui
sempre
l
'
ambiente
la
sconvolgeva
,
ma
dove
,
almeno
erano
soli
.
Adesso
,
a
poco
a
poco
Paolo
Spada
la
veniva
presentando
ai
suoi
amici
,
senz
'
altro
nome
che
questo
:
la
mia
Adele
,
e
al
primo
movimento
di
consolazione
e
di
orgoglio
che
questo
nome
le
produceva
,
detto
così
,
da
lui
,
ne
subentrava
uno
di
malinconia
,
sentendosi
ricacciata
nell
'
anonimo
,
senza
personalità
,
più
,
come
una
povera
cosa
appartenente
a
lui
,
come
gli
apparteneva
un
bastone
o
un
fazzoletto
.
Questi
amici
di
Paolo
Spada
erano
così
singolari
,
anche
essi
!
Le
parevano
tutti
affetti
da
una
leggiera
o
più
grave
pazzia
,
manifestantesi
nei
modi
o
familiari
troppo
,
o
fittiziamente
freddi
,
nelle
voci
bizzarre
che
pronunziavano
parole
anche
più
bizzarre
.
Nelle
loro
conversazioni
che
ella
si
ostinava
a
voler
intendere
,
ella
non
afferrava
che
le
prime
frasi
,
e
subito
la
sua
mente
si
confondeva
in
quei
paradossi
sull
'
amore
,
sull
'
arte
,
sulla
vita
,
e
non
ci
si
raccapezzava
più
.
Nei
caffè
,
per
le
vie
,
le
discussioni
si
prolungavano
,
accanite
,
rinascenti
,
giranti
intorno
all
'
argomento
,
col
ritorno
di
certi
nomi
,
di
certe
frasi
,
di
certi
intercalari
;
ella
ascoltava
,
fingendo
l
'
attenzione
,
ma
senza
capire
più
nulla
.
Talvolta
,
queste
discussioni
erano
nelle
vie
,
di
sera
:
Paolo
Spada
e
qualche
suo
amico
andavano
lentamente
,
fermandosi
ogni
tanto
,
accalorati
,
ardenti
,
e
Adele
Cima
imitava
il
loro
passo
,
si
fermava
con
loro
,
sempre
taciturna
,
levando
ogni
tanto
il
suo
bel
volto
bianco
e
sorpreso
verso
Paolo
,
quasi
a
pregarlo
di
finire
,
di
rientrare
.
Ma
egli
non
vedeva
lo
sguardo
timido
e
pregante
dei
bei
grandi
occhi
limpidi
e
semplici
,
e
la
disputa
si
prolungava
,
mentre
ella
cadeva
dall
'
oppressione
in
un
sonno
,
per
cui
andava
a
casa
come
una
sonnambula
.
Una
notte
,
così
,
girarono
per
due
o
tre
ore
,
intorno
a
piazza
Navona
,
Paolo
Spada
e
Massimo
Dias
,
slanciati
in
una
feroce
discussione
sull
'
Ariosto
ed
ella
,
alla
fine
,
mezza
morta
,
non
osando
dire
nulla
,
si
lasciò
cadere
a
sedere
sullo
scalino
,
presso
la
fontana
.
Fu
allora
che
egli
si
decise
a
metterla
in
carrozza
ed
a
portarla
a
casa
,
invaso
da
una
improvvisa
pietà
che
lo
rese
dolcissimo
e
amorosissimo
verso
la
donna
.
Questi
amici
di
Paolo
Spada
la
trattavano
anche
singolarmente
.
Alcuni
la
salutavano
correttamente
,
ma
non
le
dirigevano
la
parola
;
altri
le
indirizzavano
delle
frasi
galanti
in
istile
letterario
;
altri
la
riguardavano
come
un
camerata
e
usavano
familiarmente
con
lei
,
a
grosse
strette
di
mano
,
chiamandola
Adele
.
Con
quella
intuizione
delle
persone
semplicissime
,
ella
sentiva
che
sotto
la
correttezza
di
alcuni
si
nascondeva
il
disprezzo
;
le
galanterie
in
frasi
fiorite
la
imbarazzavano
e
la
facevano
arrossire
;
le
familiarità
la
turbavano
.
Qualche
volta
,
malgrado
la
sua
timidità
,
aveva
sorpreso
qualche
parola
che
suonava
caricatura
per
lei
e
certi
sorrisi
le
sembravano
dubbi
.
Ne
aveva
parlato
a
Paolo
Spada
:
-
I
tuoi
amici
mi
ritengono
per
una
stupida
.
-
No
,
cara
.
-
Credilo
,
è
così
.
-
Da
che
te
ne
accorgi
?
Saresti
diventata
furba
,
per
caso
?
-
Non
lo
so
:
ma
per
loro
,
sono
un
'
oca
.
-
Per
loro
,
come
per
me
,
sei
una
bella
,
buona
,
cara
donnina
,
ecco
tutto
.
Vuoi
dei
complimenti
,
a
quanto
pare
.
-
Se
sono
un
'
oca
per
te
,
non
voglio
essere
un
'
oca
per
gli
altri
-
ella
soggiungeva
,
assai
più
triste
,
convinta
che
Paolo
Spada
si
vantasse
della
sua
ocaggine
.
-
O
cara
ochetta
sentimentale
e
mesta
,
cara
piccola
oca
bianca
e
malinconica
,
finirai
per
rassomigliare
a
un
cigno
-
diceva
lui
,
con
la
sua
voce
sonora
e
pure
velata
che
la
seduceva
,
toccandone
le
fibre
più
recondite
del
cuore
.
Avrebbe
ella
,
forse
,
voluto
allontanarlo
,
da
queste
conversazioni
,
da
queste
dispute
con
questi
amici
dagli
occhi
stralunati
,
dalle
ciere
malaticcie
,
che
fumavano
la
pipa
,
talvolta
,
o
che
erano
in
una
perfetta
tenuta
da
gentiluomo
,
in
marsina
,
con
la
pelliccia
aperta
,
col
fiore
all
'
occhiello
,
ma
che
avevano
egualmente
la
ciera
morbosa
e
gli
occhi
sognanti
,
quasi
allucinati
.
Ma
era
un
desiderio
,
niente
altro
:
ella
era
fatta
per
seguire
Paolo
Spada
in
ogni
suo
vagabondaggio
e
per
obbedirgli
in
ogni
suo
capriccio
.
Gli
faceva
qualche
obbiezione
,
soltanto
:
-
Ti
diverti
tanto
,
in
compagnia
di
Massimo
Dias
,
di
D
'
Arcello
,
di
Lamberti
?
-
Non
mi
diverto
punto
.
-
E
allora
,
perchè
li
cerchi
tanto
?
-
Mi
sono
necessarii
.
-
Oh
!
-
Le
dispute
riscaldano
il
sangue
ed
eccitano
i
nervi
....
-
E
fan
male
alla
salute
,
-
Del
corpo
,
forse
.
Viceversa
,
fanno
bene
alla
salute
dell
'
anima
,
che
è
la
sola
interessante
.
-
La
salute
dell
'
anima
?
La
vita
eterna
,
cioè
?
-
No
,
cara
-
concludeva
lui
,
con
quel
sorriso
d
'
indulgente
amore
che
gli
spuntava
.
sulle
labbra
,
quando
ella
diceva
una
sciocchezza
.
Bensì
arrivava
il
tempo
in
cui
Paolo
Spada
abbandonava
lui
gli
amici
,
non
uscendo
,
chiudendo
la
sua
porta
,
vivendo
in
casa
per
intiere
settimane
,
fra
le
sigarette
,
il
caffè
e
il
lavoro
.
Questi
furori
di
prosa
e
di
poesia
lo
assalivano
improvvisamente
,
dopo
una
gita
nei
dintorni
,
dopo
la
lettura
di
un
libro
,
dopo
aver
ritrovato
un
vecchio
pacchetto
di
lettere
,
ed
egli
si
dava
tutto
a
quel
lavoro
della
composizione
d
'
arte
e
della
successiva
scrittura
,
sommergendosi
negli
abissi
della
creazione
e
della
forma
,
come
chi
da
un
altissimo
picco
si
getta
nel
mare
.
Non
conosceva
più
,
Paolo
Spada
,
in
quelle
sommersioni
,
nè
misura
di
tempo
e
di
spazio
,
nè
fatti
o
circostanze
,
nè
necessità
o
capricci
,
egli
dimenticava
l
'
ora
del
sonno
come
quella
dei
pasti
,
egli
volentieri
restava
,
in
pieno
meriggio
,
con
le
imposte
sbarrate
e
la
lampada
accesa
;
inchiodato
nel
suo
seggiolone
di
cuoio
,
chino
sulla
carta
,
levando
ogni
tanto
,
da
essa
,
un
par
d
'
occhi
nuotanti
nelle
visioni
,
o
passeggiante
per
la
stanza
da
studio
,
rapidamente
,
da
un
capo
all
'
altro
,
a
testa
china
,
o
leggendo
ad
alta
voce
,
anzi
declamando
dei
versi
o
della
prosa
,
gettandosi
,
talvolta
,
da
una
sedia
a
una
poltrona
,
ritornando
al
seggiolone
,
e
,
talvolta
,
cedendo
al
sonno
,
sul
gran
tavolino
da
scrivere
,
con
la
testa
sulle
braccia
,
come
un
fanciullo
.
L
'
amore
?
sparito
,
morto
.
L
'
artista
si
trovava
nel
gran
tumulto
interno
che
sconvolge
ogni
altro
affetto
e
che
trasporta
nelle
ansie
e
nelle
ebbrezze
della
concezione
e
della
procreazione
d
'
arte
,
la
febbre
che
lo
ardeva
aveva
invaso
e
incendiato
tutto
il
suo
sangue
,
e
le
sue
fantasime
d
'
arte
erano
più
vive
,
innanzi
agli
occhi
della
sua
fantasia
,
più
belle
,
più
vive
,
più
desiderate
,
più
amate
della
vivente
Adele
Cima
,
che
gli
sembrava
un
'
ombra
vana
e
fredda
.
Ella
si
rendeva
un
'
ombra
.
Girava
intorno
a
Paolo
Spada
con
un
passo
così
lieve
che
non
si
udiva
,
non
urtava
un
oggetto
,
non
faceva
stridere
una
chiave
,
spariva
dalle
porte
come
se
si
dileguasse
nell
'
aria
.
Così
ella
faceva
,
un
tempo
,
quando
aveva
assistito
sua
madre
gravemente
inferma
:
le
pareva
di
essere
presso
un
malato
,
tanto
lo
stato
fisico
e
morale
di
Paolo
Spada
le
sembrava
scombussolato
,
tumultuario
,
perduto
ogni
senso
di
realtà
.
Obbediente
come
un
bimbo
buono
,
ella
lo
aspettava
con
pazienza
alle
ore
dei
pasti
,
non
andava
a
letto
,
talvolta
,
che
tardissimo
,
vegliando
accanto
a
lui
,
leggendo
un
libro
qualunque
il
cui
senso
le
sfuggiva
,
o
dicendo
il
suo
rosario
,
o
stando
immobile
,
oramai
abituata
a
questa
vita
di
statua
.
Lui
,
che
giammai
aveva
potuto
lavorare
con
una
persona
presente
nella
stanza
o
anche
nella
casa
,
tollerava
perfettamente
quella
di
Adele
Cima
,
tanto
ella
si
rendeva
piccola
,
minuta
,
inesistente
.
Anzi
,
la
voleva
presso
a
lui
.
Era
come
un
mobile
che
si
ama
,
su
cui
si
posano
gli
occhi
volentieri
e
le
cui
linee
corrispondono
a
non
so
quale
bisogno
estetico
interiore
.
Talvolta
,
in
un
brevissimo
,
lucido
intervallo
,
era
vinto
dalla
compassione
:
-
Va
a
letto
,
cara
,
-
No
,
ti
aspetto
.
-
Io
ho
molto
da
scrivere
,
va
,
va
.
-
Che
importa
?
aspetto
.
-
Creperai
di
noia
e
di
sonno
.
-
No
,
niente
.
Aspetto
.
Tu
hai
molto
da
scrivere
?
-
Moltissimo
:
enormemente
.
-
Non
importa
,
non
importa
.
Di
amore
,
in
lui
,
non
un
atto
,
non
una
parola
.
Questo
ella
vedeva
bene
,
e
un
morso
le
afferrava
il
cuore
.
La
febbre
del
lavoro
e
di
quel
lavoro
la
colpiva
solo
per
i
suoi
fenomeni
morbosi
;
ella
non
ne
comprendeva
nè
la
purissima
fiamma
,
nè
il
nobile
tormento
,
nè
l
'
ebbrezza
del
travaglio
.
Non
si
spiegava
perchè
un
uomo
giovane
,
sano
e
bello
,
amato
,
amante
come
Paolo
Spada
si
desse
a
quella
passione
singolare
che
ne
consumava
i
giorni
,
la
salute
,
la
beltà
,
che
lo
toglieva
,
sovra
tutto
,
all
'
amore
.
Ah
questo
,
questo
,
ella
non
se
lo
spiegava
ed
era
il
suo
cruccio
più
intimo
e
più
costante
!
Nel
suo
giudizio
stretto
e
poetico
della
vita
,
le
pareva
che
un
'
altra
donna
le
potesse
togliere
Paolo
Spada
,
ma
non
già
un
foglio
di
carta
bianca
e
una
penna
intinta
nell
'
inchiostro
.
Che
egli
scordasse
i
suoi
baci
,
le
sue
carezze
,
il
suo
amore
così
saldo
e
così
affascinante
nella
semplicità
,
per
restare
i
giorni
e
le
notti
nella
sua
stanza
di
studio
scrivendo
,
lacerando
carte
,
riscrivendo
,
passando
la
penna
a
grandi
colpi
sulle
linee
scritte
,
per
cassarle
,
leggendo
,
declamando
,
fumando
,
bevendo
caffè
,
senza
sole
,
senza
luce
,
senz
'
amore
,
proprio
,
senz
'
amore
,
le
sembrava
una
cosa
tanto
folle
,
tanto
ingiusta
e
tanto
crudele
che
,
spesso
,
sparendo
nella
sua
povera
cameretta
,
se
ne
andava
a
piangere
in
un
cantuccio
,
solitariamente
.
Per
lei
l
'
amore
era
la
sola
passione
,
la
sola
occupazione
,
il
solo
pensiero
e
il
solo
affare
,
e
tutto
questo
,
molto
semplicemente
,
in
vero
temperamento
muliebre
nato
per
il
ristretto
campo
dell
'
amore
.
Giammai
,
in
queste
sue
ore
di
desolazione
,
ella
trovava
un
pensiero
contro
l
'
egoismo
artistico
di
Paolo
Spada
,
giammai
ella
si
pentiva
di
essersi
data
a
lui
,
di
esser
venuta
a
vivere
con
lui
,
ma
si
sentiva
ed
era
una
creatura
perfettamente
infelice
.
Quando
era
stata
lungamente
assente
,
egli
la
chiamava
.
Ella
si
lavava
in
fretta
gli
occhi
,
riappariva
quasi
sorridente
ed
egli
non
vedeva
punto
il
rossore
delle
palpebre
.
-
Perchè
te
ne
vai
,
Adele
?
-
Ti
disturbo
,
forse
.
-
Non
mi
disturbi
.
Non
ti
vedo
neppure
.
-
E
allora
,
perchè
mi
vuoi
?
-
Così
,
per
consuetudine
.
Ella
crollava
il
capo
,
mentre
si
faceva
pallidissima
.
Paolo
Spada
non
se
ne
accorgeva
.
Nell
'
orgoglio
fugace
dei
momenti
di
creazione
,
le
diceva
,
esaltatamente
:
-
Sai
?
Sto
scrivendo
un
capolavoro
.
-
Lo
credo
,
Paolo
.
Ma
non
gli
chiedeva
che
fosse
.
Temeva
di
dire
una
stupidaggine
,
chiedendo
.
-
È
una
novella
,
una
lunga
novella
:
ma
un
capolavoro
.
Si
chiama
:
il
vincitore
della
morte
.
Ti
piace
il
titolo
?
-
Sì
,
mi
piace
.
-
Veramente
,
ti
piace
?
Di
'
la
verità
.
-
Mi
piace
moltissimo
.
-
Ora
te
ne
leggo
un
pezzo
.
Ti
secchi
?
-
No
,
amore
,
no
.
Egli
dava
di
piglio
alle
molte
cartelle
dove
scriveva
col
suo
carattere
lungo
e
sottile
,
e
con
voce
tremante
,
mentre
le
dita
che
tenevano
il
manoscritto
tremavano
,
egli
cominciava
la
lettura
.
La
voce
si
facea
più
ferma
e
ondeggiava
nei
periodi
che
si
legavano
l
'
uno
all
'
altro
,
e
si
abbassava
mollemente
,
s
'
innalzava
violenta
.
Attentissima
,
ella
non
batteva
palpebra
.
Pure
,
quest
'
attenzione
non
gli
bastava
:
-
Tu
,
non
mi
ascolti
?
-
T
'
ascolto
.
-
Hai
l
'
aria
distratta
.
-
Non
è
così
.
Leggi
.
Paolo
riprendeva
la
lettura
.
Si
arrestava
,
per
vedere
se
sul
volto
di
Adele
Cima
passasse
qualche
impressione
:
e
la
vedea
mutar
di
colore
.
In
verità
,
era
quella
voce
dell
'
amante
,
quella
esaltazione
,
il
rombo
della
lettura
,
che
la
commovevano
.
-
Ti
piace
?
Ti
piace
?
-
Moltissimo
.
-
Dici
sul
serio
?
-
Sul
serio
.
-
Non
già
perchè
mi
vuoi
bene
?
-
Non
so
:
mi
piace
.
Egli
finiva
la
lettura
,
entusiasmato
.
-
Ti
piace
?
-
È
bellissimo
.
-
Sì
,
credo
di
aver
fatto
una
cosa
buona
-
diceva
lui
,
già
un
po
'
smontato
.
-
Quante
cartelle
ne
hai
scritte
?
-
domandava
Adele
,
dando
un
'
occhiata
obbliqua
al
manoscritto
.
-
Sessantacinque
.
-
E
quante
altre
te
ne
restano
?
-
Centocinquanta
,
più
,
forse
.
-
Ah
!
Si
voltava
in
là
,
per
non
fargli
osservare
il
suo
viso
,
dove
la
pena
che
questa
febbre
ancora
molto
,
troppo
durasse
,
si
dipingeva
.
L
'
indomani
,
lo
trovava
tetro
e
disfatto
.
-
Ho
scritto
delle
corbellerie
ignobili
-
le
dichiarava
lui
.
-
Come
?
Non
ti
sembravano
un
capolavoro
?
-
Mi
sembravano
.
Ero
esaltato
.
Sono
corbellerie
.
-
A
me
piacevano
.
-
Naturalmente
.
-
Paolo
!
-
era
la
sola
rimostranza
dolorosa
.
-
Mia
cara
,
che
vuoi
capire
tu
?
Quando
piace
a
te
,
è
segnale
di
ignobile
corbelleria
.
-
E
allora
,
perchè
leggi
a
me
?
-
Così
,
per
sfogare
:
niente
altro
.
-
Perchè
mi
domandi
il
giudizio
?
-
Perchè
gli
scrittori
sono
delle
bestie
inconcludenti
,
deboli
e
vigliacche
-
esclamava
lui
,
nella
brutalità
delle
giornate
di
abbattimento
.
-
Non
dire
questo
,
Paolo
.
-
Taci
,
Adele
.
Vattene
.
Ebbene
,
ella
si
accorgeva
che
negli
accasciamenti
della
sua
febbre
d
'
arte
,
in
quegli
accasciamenti
in
cui
tutti
i
mortali
chiedono
soccorso
di
tenerezza
,
ella
non
poteva
consolarlo
.
Sensibilissima
sentimentalmente
,
ella
misurava
col
cuore
timido
e
trepido
questa
sua
impotenza
e
la
esagerava
.
Quel
male
ignoto
e
quel
dolore
ignoto
traevano
origine
da
radici
di
profonde
e
sconosciute
infermità
morali
e
forse
fisiche
:
ella
poteva
bene
piegare
il
volto
su
quell
'
ombra
,
il
suo
inesperto
sguardo
nulla
vi
potea
mai
distinguere
.
Adele
si
ritraeva
,
con
un
senso
vivo
di
umiliazione
sempre
rinnovantesi
e
che
le
aveva
omai
aperto
nell
'
anima
una
fine
ferita
sempre
sanguinante
e
sempre
frizzante
.
Il
silenzio
era
il
suo
rifugio
,
dove
naturalmente
,
le
più
semplici
e
anche
le
più
tormentose
supposizioni
la
facean
dubitare
di
sè
stessa
,
di
Paolo
Spada
,
dell
'
amore
.
Forse
,
egli
era
stanco
di
lei
e
non
glielo
diceva
per
gentilezza
d
'
animo
;
forse
,
questo
suo
amore
che
era
niente
altro
che
amore
,
offerto
con
tanto
abbandono
,
ma
con
tanta
monotonia
,
aveva
già
nauseato
Paolo
;
forse
egli
pensava
a
quelle
sue
donne
così
raffinate
,
così
squisite
,
che
lo
amavano
in
una
forma
complicata
e
straordinaria
,
che
gli
scrivevano
quei
pacchi
di
lettere
da
lui
conservate
preziosamente
,
da
lui
spesso
rilette
,
spesso
giacenti
in
confusione
sul
tavolino
da
scrivere
-
talvolta
,
egli
si
serviva
di
quei
documenti
per
la
sua
storia
d
'
amore
-
mentre
ella
non
aveva
mai
osato
di
scrivergli
un
biglietto
,
temendo
di
commettere
degli
errori
di
grammatica
e
di
ortografia
;
forse
,
egli
già
ne
aveva
trovata
un
'
altra
....
ella
era
così
sciocca
,
così
infelicemente
sciocca
!
Con
cura
,
ella
nascondeva
i
suoi
sospetti
,
per
non
torturarlo
,
giacchè
ella
gli
risparmiava
,
amorosamente
,
qualunque
puntura
;
ma
,
senza
volerlo
,
trapelavano
.
-
Anche
oggi
,
sei
così
triste
,
Paolo
?
-
Anche
oggi
.
-
Ma
a
che
pensi
?
-
Mi
è
impossibile
di
narrartelo
:
è
troppo
lungo
.
-
Dimmi
,
almeno
,
a
chi
pensi
?
-
A
chi
?
A
nessuno
,
cara
.
-
A
nessuno
,
proprio
?
A
nessuna
donna
?
-
....
No
.
Che
pensi
?
-
Nulla
,
m
'
immagino
.
Credevo
....
perdonami
.
Non
sei
stanco
di
me
?
-
No
,
non
ancora
.
-
Dimmelo
,
quando
sei
stanco
.
-
Te
lo
dirò
,
non
dubitare
.
Ognuna
delle
risposte
di
Paolo
Spada
la
meravigliava
e
la
faceva
soffrire
.
Lo
credea
sincero
.
Non
amava
un
'
altra
donna
:
non
era
stanco
di
lei
:
ella
gli
piaceva
ancora
.
Ma
dunque
era
proprio
per
questo
terribile
lavoro
dello
scrivere
,
che
il
suo
amante
l
'
abbandonava
,
si
dimenticava
di
lei
come
se
non
esistesse
,
la
guardava
in
volto
trasognato
come
se
non
l
'
avesse
mai
vista
,
non
le
prendeva
una
mano
,
non
la
baciava
?
Così
sono
,
dunque
,
questi
uomini
che
scrivono
?
E
quest
'
arte
,
questa
parola
che
ella
udiva
ripetere
continuamente
,
senza
intenderla
,
quest
'
arte
pronunziata
ora
enfaticamente
,
ora
a
bassa
voce
in
tono
pauroso
,
quest
'
arte
le
cui
quattro
lettere
escivano
,
pronunziate
dalla
bocca
di
Paolo
Spada
,
con
un
ardor
amoroso
meglio
di
qualunque
amorosa
parola
,
ella
aveva
finito
per
odiarla
in
silenzio
,
con
tutta
la
muta
ribellione
del
suo
cuore
.
Non
era
una
donna
l
'
arte
,
nè
aveva
i
capelli
neri
,
biondi
o
rossi
,
diversi
dai
suoi
;
non
era
una
persona
slanciata
dagli
occhi
grandi
e
bruni
e
scintillanti
,
mentre
i
suoi
erano
limpidi
e
tranquilli
e
la
sua
persona
era
piccola
e
graziosa
;
non
era
una
donna
intelligente
e
sapiente
,
mentre
ella
era
una
povera
buona
,
ignorante
:
eppure
Adele
era
gelosa
di
quest
'
arte
e
la
detestava
,
con
tutto
il
cuore
,
come
se
fosse
una
creatura
viva
.
A
poco
a
poco
i
libri
,
le
carte
,
il
calamaio
,
l
'
inchiostro
e
la
penna
,
e
tutto
quello
che
è
il
corredo
di
chi
scrive
,
le
cominciarono
a
fare
orrore
:
e
gli
accessi
di
lavoro
feroce
,
o
gli
assorbimenti
lunghi
in
vaghe
contemplazioni
di
Paolo
Spada
,
le
davano
l
'
impressione
d
'
una
sua
sciagura
personale
,
sempre
respinta
e
sempre
ricadente
sul
suo
cuore
.
Un
giorno
,
quasi
fosse
presa
da
una
curiosità
puerile
,
gli
domandò
:
-
Come
ti
è
venuto
in
mente
,
di
scrivere
?
-
A
me
?
Non
me
ne
ricordo
.
-
Ma
infine
,
hai
dovuto
cominciare
?
-
Sì
,
ho
cominciato
....
non
potevo
far
di
meno
di
cominciare
.
-
Perchè
?
-
Era
il
destino
,
cara
.
-
Non
hai
mai
pensato
a
fare
un
'
altra
professione
?
-
Mai
.
Non
avrei
saputo
farla
.
-
Tu
sai
far
tutto
.
Perchè
non
hai
tentato
?
-
E
perchè
dovevo
tentare
?
-
gli
disse
lui
,
un
po
'
meravigliato
.
-
Così
....
per
fare
quel
che
fanno
tutti
gli
altri
-
diss
'
ella
,
penosamente
.
Egli
intese
qualche
cosa
:
-
Ti
piacerebbe
,
eh
,
che
io
fossi
un
medico
?
O
un
impiegato
?
O
un
ufficiale
di
cavalleria
?
-
e
una
lieve
ironia
era
nella
sua
voce
.
Ella
impallidì
e
arrossì
.
Subito
,
negò
tutto
:
-
Mi
piaci
come
sei
,
Paolo
.
-
Ma
saresti
più
felice
con
un
medico
,
m
'
immagino
:
felicissima
,
con
un
ufficiale
di
cavalleria
:
arcifelicissima
,
con
un
impiegato
,
Adele
.
-
No
,
no
,
no
-
esclamò
lei
,
disperatamente
-
non
posso
esser
felice
che
con
te
.
-
Temo
....
temo
che
tu
sia
infelice
....
sono
così
incapace
di
capirti
....
-
Non
vi
è
bisogno
,
che
tu
mi
capisca
-
soggiunse
lui
-
nessuna
donna
capisce
mai
un
uomo
e
viceversa
.
Io
sono
perfettamente
felice
,
del
resto
,
con
te
che
non
mi
capisci
:
te
lo
assicuro
.
Amami
e
basta
.
Infatti
,
in
quell
'
amore
,
così
quieto
e
così
uniforme
,
in
quel
sentimento
rudimentale
che
di
nessun
altro
si
addoppiava
e
si
facea
difficile
,
in
quell
'
espansione
semplice
quotidiana
,
senza
grandi
scene
tragiche
come
senza
troppo
fini
scene
di
commedia
,
in
quella
bontà
costante
e
suadente
,
in
quell
'
affetto
dove
mancava
qualunque
sorta
di
enigma
,
egli
trovava
l
'
ambiente
migliore
per
il
suo
spirito
stanco
e
per
il
suo
cuore
disgustato
di
eccentricità
.
Per
troppo
tempo
,
la
donna
era
stata
per
lui
elemento
di
curiosità
vivacissima
nella
vita
e
nell
'
arte
ed
era
,
quindi
diventata
sorgente
di
disordine
e
di
squilibrio
:
per
troppo
tempo
,
egli
aveva
errato
per
i
paesi
dove
il
peccato
era
anche
romanzo
e
dove
il
romanzo
conduceva
al
peccato
:
per
troppo
tempo
,
egli
aveva
cercato
nella
donna
il
pascolo
della
immaginazione
artistica
e
l
'
urto
obliquo
e
complicato
dei
sensi
.
Adele
Cima
era
il
riposo
della
sua
stanchezza
,
era
l
'
equilibrio
dell
'
asse
della
sua
vita
,
era
la
relazione
posata
e
lunga
,
lunga
e
sicura
,
dove
il
peccato
perdeva
ogni
tinta
turpe
e
acquistava
gentilezza
mite
coniugale
.
Mentr
'
ella
era
fuori
centro
,
spostata
,
messa
a
contatto
di
una
esistenza
che
aveva
capovolte
tutte
le
sue
poche
idee
,
messa
a
contatto
con
un
uomo
cento
volte
a
lei
superiore
,
della
cui
superiorità
ella
era
un
'
adoratrice
ma
anche
una
vittima
,
mentre
Adele
Cima
non
giungeva
più
a
riunire
le
sue
forze
per
vivere
,
disperse
in
un
'
atmosfera
troppo
alta
per
i
suoi
polmoni
,
Paolo
Spada
si
sprofondava
nella
beatitudine
egoistica
di
colui
che
ha
trovato
,
per
una
rarissima
fortuna
,
lo
strumento
più
adatto
alla
propria
felicità
.
Per
pensare
,
per
leggere
,
per
lavorare
,
egli
aveva
bisogno
di
non
aver
più
nè
lettere
amorose
da
scrivere
o
da
andar
a
prendere
alla
posta
;
di
non
aver
più
convegni
da
chiedere
o
da
aspettare
;
di
non
aver
più
sciarade
da
sciogliere
o
drammi
da
annodare
,
tutte
cose
che
impediscono
,
a
uno
scrittore
,
il
pensiero
,
la
letteratura
,
la
scrittura
.
Adele
Cima
,
in
quei
tempi
di
travaglio
,
mentre
era
intorno
a
lui
,
non
vi
era
,
camminava
piano
,
non
urtava
gli
oggetti
,
non
chiudeva
i
libri
,
non
muoveva
le
carte
,
spariva
,
riappariva
,
senza
domandare
di
uscire
,
di
pranzare
,
di
dormire
:
nella
sua
semplicità
o
,
piuttosto
,
nella
sua
stupidaggine
,
era
un
arnese
umile
e
perfetto
di
pace
amorosa
e
di
paziente
tenerezza
.
III
.
A
un
tratto
,
nel
cuore
innamorato
di
Adele
Cima
,
e
battuto
e
mortificato
dal
sentimento
di
non
essere
una
donna
degna
dell
'
amore
di
Paolo
Spada
,
surse
una
volontà
improvvisa
,
che
si
maturò
nell
'
ombra
e
nel
silenzio
,
che
fu
covata
e
si
schiuse
al
calore
della
passione
,
di
cui
ella
ardeva
per
il
grand
'
uomo
.
Ella
si
decise
,
così
,
senz
'
altro
,
a
diventare
una
donna
intelligente
e
colta
;
perchè
,
almeno
,
non
tutto
il
mondo
dove
l
'
artista
viveva
le
fosse
vietato
;
perchè
ella
,
almeno
,
potesse
seguirlo
in
un
discorso
,
in
una
divagazione
,
perchè
ella
non
restasse
più
sola
e
abbandonata
ad
amarlo
,
mentre
egli
se
ne
andava
negli
orizzonti
dei
sogni
e
delle
visioni
a
cui
ella
,
misera
,
non
partecipava
.
Ella
concepì
questo
audace
disegno
nelle
ore
di
solitudine
e
anche
d
'
infinita
mestizia
in
cui
cadeva
,
quando
Paolo
Spada
lavorava
e
si
scordava
assolutamente
di
lei
:
ella
accarezzò
entusiasticamente
il
suo
disegno
,
nel
tempo
in
cui
maggiormente
l
'
esistenza
con
Paolo
le
diventava
grave
e
tormentosa
,
sentendovisi
come
una
povera
creatura
perduta
e
senza
guida
;
ella
ostinatamente
studiò
questo
disegno
,
quanto
più
amara
e
più
insopportabile
le
pareva
la
sua
inferiorità
.
Non
disse
nulla
a
Paolo
.
Era
taciturna
,
sempre
:
e
non
avendo
mai
trovato
modo
di
raccontargli
la
sua
lunga
miseria
,
la
miseria
della
sua
stupidaggine
e
della
sua
ignoranza
,
non
volle
neppure
rivelargli
il
rimedio
che
il
suo
cuore
aveva
trovato
o
credeva
di
aver
trovato
.
Con
l
'
eroismo
muto
dei
cuori
che
sanno
amare
e
amare
soltanto
,
ma
che
dall
'
amore
traggono
ogni
coraggio
e
ogni
luce
,
ella
si
accinse
allo
scopo
,
sebbene
lo
sentisse
arduo
,
lontano
,
forse
inaccessibile
.
La
prima
cosa
che
ella
tentò
,
per
aprire
la
sua
intelligenza
,
fu
la
lettura
dei
libri
di
Paolo
Spada
.
Dopo
pranzo
,
quando
egli
,
fumate
nervosamente
quattro
o
cinque
sigarette
,
si
levava
come
mosso
da
un
impulso
automatico
,
per
sedersi
a
scrivere
,
ella
si
levava
e
spariva
.
Nella
sua
borsa
da
lavoro
,
accanto
al
merletto
all
'
uncinetto
,
delizia
borghese
di
altri
tempi
,
ella
aveva
sempre
un
volume
,
dei
varii
fra
romanzi
e
novelle
scritte
da
Paolo
Spada
:
e
in
camera
sua
,
si
metteva
a
leggere
.
Lo
stile
prezioso
,
ricercato
con
quella
tortura
mentale
che
era
una
delle
grandi
qualità
di
Paolo
Spada
,
le
produceva
la
prima
impressione
d
'
incomprensibilità
:
vi
erano
delle
parole
che
non
aveva
mai
lette
o
udite
e
dei
giri
di
frase
,
il
cui
senso
le
sfuggiva
:
talvolta
,
delle
frasi
ripetute
le
davano
fastidio
,
come
il
ronzìo
di
un
moscone
nell
'
orecchio
.
Non
so
come
,
ella
aveva
udito
a
parlare
del
vocabolario
:
e
finì
per
ricorrervi
,
per
conoscere
il
senso
vero
delle
parole
strane
adoperate
da
Paolo
Spada
.
Con
molta
gravità
,
teneva
il
libro
aperto
sul
tavolino
e
con
l
'
altra
sfogliava
il
vocabolario
:
alla
ricerca
della
parola
,
lasciava
perdere
il
filo
del
racconto
e
,
dopo
,
non
si
raccapezzava
più
.
E
,
spesso
,
il
vocabolario
non
le
spiegava
bene
,
tutto
:
ella
restava
sospesa
,
pensando
troppo
per
la
sua
piccola
mente
,
affaticata
,
e
non
trovando
più
nulla
.
Se
contrariamente
,
erano
i
soggetti
di
quei
romanzi
,
di
quelle
novelle
che
la
turbavano
immensamente
.
Ella
aveva
letto
,
come
tutte
le
donnine
della
sua
levatura
,
dei
romanzi
di
Montépin
e
di
Ponson
du
Terrail
,
qualche
romanzo
di
Dumas
padre
e
qualcuno
,
italiano
,
di
Guerrazzi
:
ma
le
istorie
di
Paolo
Spada
erano
così
stranamente
diverse
da
quanto
era
stato
il
poco
pascolo
della
sua
fantasia
!
Tutti
i
protagonisti
di
Spada
le
sembravano
degli
ammalati
o
dei
pazzi
:
spesso
la
inorridivano
per
il
cinismo
:
e
quando
s
'
interessava
a
qualcuno
,
più
simpatico
,
ecco
,
egli
moriva
.
In
quanto
alle
protagoniste
,
ebbene
,
ebbene
,
malgrado
che
qualcuna
di
esse
fosse
buona
e
virtuosa
,
malgrado
che
quasi
tutte
fossero
immensamente
infelici
,
per
le
lotte
con
sè
stesse
,
col
mondo
e
con
l
'
amore
,
ebbene
,
Adele
Cima
le
odiava
,
tutte
!
La
innamoratissima
donna
leggeva
i
romanzi
e
le
novelle
,
più
col
cuore
che
con
la
mente
:
e
la
sua
curiosità
d
'
ignorante
,
era
anche
fatta
di
gelosia
.
Con
quanta
carezzosa
voluttà
Paolo
Spada
dipingeva
certe
figure
di
donna
e
Adele
Cima
vi
ricercava
,
quasi
,
i
ritratti
delle
donne
che
egli
aveva
amate
:
con
quanta
crudeltà
egli
ne
disegnava
delle
altre
ed
erano
forse
quelle
che
lo
avevano
respinto
,
o
,
accettandolo
,
lo
avevano
reso
infelice
!
Ella
aveva
troppo
partecipato
alla
vita
di
Paolo
Spada
e
dei
suoi
amici
artisti
,
per
non
avere
capito
,
a
forza
di
udirlo
dire
,
che
quanto
essi
raccontavano
nei
loro
libri
,
era
loro
accaduto
:
non
aveva
visto
Paolo
Spada
copiare
le
lettere
di
amore
,
nelle
novelle
?
Così
,
la
lettura
di
questi
volumi
lenta
,
ma
continua
,
produsse
sullo
spirito
di
Adele
Cima
,
come
una
rivelazione
sempre
più
triste
,
sempre
più
torturatrice
,
del
passato
di
Paolo
Spada
.
Ah
egli
aveva
palpitato
,
e
pianto
,
e
sofferto
,
e
spasimato
,
il
suo
amante
,
non
per
lei
,
ma
per
altre
donne
,
egli
aveva
molto
e
troppo
vissuto
,
il
suo
amante
,
e
non
con
lei
;
egli
aveva
avuto
delle
scene
di
passione
e
di
disperazione
come
giammai
con
lei
!
Quante
volte
in
quelle
eterne
veglie
,
in
cui
ella
aspettava
che
Paolo
Spada
si
levasse
dal
tavolino
e
,
chiamandola
,
le
dicesse
che
era
ora
di
riposarsi
,
quante
volte
ella
posò
il
libro
,
pallida
,
disgustata
,
avvelenata
,
sentendo
di
essere
giunta
troppo
tardi
,
quando
già
la
vita
aveva
detto
tutto
al
suo
amante
!
Quante
volte
ella
si
sentì
inutile
,
inutile
a
quest
'
uomo
,
adesso
più
che
mai
,
adesso
che
conosceva
o
che
le
pareva
di
conoscere
tutto
il
passato
,
e
come
pensò
,
spesso
,
che
sarebbe
stato
meglio
liberarlo
della
sua
sciocca
presenza
!
Le
si
ripeteva
,
nell
'
anima
,
fatidicamente
,
l
'
impressione
della
prima
visita
,
quando
aveva
trovato
le
fotografie
delle
altre
amanti
e
aveva
tanto
sofferto
:
perchè
non
era
fuggita
via
,
in
quel
giorno
?
Pure
,
un
accanimento
la
teneva
,
di
legger
tutto
,
di
saper
tutto
.
Involontariamente
,
qualche
parte
del
suo
segreto
le
sfuggiva
:
-
Perchè
hai
fatto
morire
quel
povero
Attilio
Venturi
?
-
ella
chiese
un
giorno
,
al
suo
amante
.
-
Attilio
Venturi
?
Chi
?
-
Il
protagonista
del
tuo
racconto
:
L
'
ucciso
.
-
Tu
hai
letto
il
racconto
?
-
....
sì
-
diss
'
ella
,
profondamente
sconvolta
.
-
E
perchè
l
'
hai
letto
?
-
Mah
....
perchè
era
scritto
da
te
....
-
Non
vi
era
obbligo
,
anima
mia
.
-
Ho
fatto
tanto
male
?
Sono
dunque
così
sciocca
,
da
non
poter
aprire
un
tuo
libro
?
-
e
quasi
piangeva
.
-
Non
importa
,
cara
-
diss
'
egli
,
indulgentemente
-
se
ciò
ti
diverte
,
fa
pure
.
Ti
è
proprio
dispiaciuto
tanto
,
che
Attilio
Venturi
sia
morto
?
-
Oh
,
tanto
!
-
Egli
doveva
morire
-
pronunziò
Paolo
Spada
,
col
tono
dogmatico
dello
scrittore
.
-
Oh
!
-
mormorò
ella
,
senz
'
altro
,
sentendo
il
peso
della
sua
ignoranza
più
forte
,
sulle
spalle
.
Altri
dialoghi
simili
,
consecutivamente
,
accaddero
.
Un
giorno
,
un
amico
di
Paolo
Spada
aveva
elogiato
vivamente
il
volume
delle
Storie
crudeli
,
in
presenza
di
Adele
Cima
:
e
Paolo
Spada
aveva
sorriso
alle
lodi
.
Ella
riprese
il
discorso
e
arrossendo
,
disse
:
-
Tutti
i
tuoi
libri
sono
così
belli
e
mi
piacciono
tanto
,
Paolo
!
Ma
perchè
sei
così
cattivo
,
nelle
Storie
crudeli
?
-
Perchè
la
vita
è
cattiva
,
mia
cara
-
disse
lui
,
con
un
lieve
rammarico
nella
voce
.
-
Oh
no
,
Paolo
!
-
Che
ne
sai
,
tu
?
Tu
non
sai
nulla
.
-
Hai
ragione
-
ella
disse
,
soffocando
un
singhiozzo
.
E
un
'
altra
volta
:
-
Non
pensavi
che
la
vita
era
cattiva
,
Paolo
,
quando
hai
scritto
L
'
amore
di
Maria
?
-
Quella
storia
è
bruttissima
.
-
Oh
,
no
!
-
Bruttissima
,
ti
dico
.
-
A
me
è
piaciuta
-
soggiunse
ella
,
con
timidità
.
-
Questo
è
il
segnale
più
certo
della
bruttezza
-
disse
lui
,
duramente
.
Poi
quando
la
vide
piangere
,
cercò
di
consolarla
,
carezzandola
,
baciandola
.
-
Tu
leggi
troppo
,
ti
fa
male
,
Adele
.
-
Perchè
,
mi
fa
male
?
-
La
tua
testa
è
debole
,
non
leggere
tanto
.
-
Come
,
neppure
i
tuoi
libri
?
-
I
miei
meno
degli
altri
.
Già
,
non
valgono
niente
.
-
Non
dire
questo
,
non
dirlo
.
Perchè
li
hai
scritti
,
se
li
disprezzi
?
-
Così
,
Adele
-
rispose
lui
,
enigmaticamente
,
chiudendosi
nel
suo
silenzio
.
Ma
,
oramai
,
il
male
era
fatto
.
Nel
cervello
confuso
di
Adele
Cima
turbinavano
le
frasi
e
i
fatti
in
disordine
:
ed
ella
non
afferrava
più
il
nesso
delle
cose
,
ella
imbrogliava
i
nomi
dei
personaggi
e
delle
città
,
ella
spesso
faceva
a
Paolo
Spada
delle
domande
,
dove
appariva
anche
più
chiaramente
che
ella
aveva
letto
e
non
aveva
inteso
nulla
.
Due
o
tre
volte
,
egli
la
redarguì
,
vivamente
offeso
nel
suo
amor
proprio
di
artista
:
ed
Adele
che
non
conosceva
la
sensibilità
sempre
raccapricciante
delle
vanità
di
scrittore
,
due
o
tre
volte
giunse
a
ferirlo
:
e
il
modo
come
egli
le
si
rivoltò
contro
,
modo
insolito
,
di
animale
irritato
e
ingiusto
,
la
sgomentò
talmente
che
,
per
un
pezzo
ella
smise
di
parlargli
delle
sue
letture
.
Ma
il
male
era
fatto
.
La
serenità
della
mente
di
Adele
Cima
era
smarrita
,
per
sempre
.
Ella
era
entrata
in
una
via
d
'
intrichi
e
di
spine
che
la
pungevano
e
la
soffocavano
:
nè
conosceva
più
il
sentiero
per
tornare
indietro
.
In
quella
confusa
e
incerta
rivelazione
di
un
mondo
per
lei
incomprensibile
e
in
cui
ella
intravedeva
le
perfidie
della
menzogna
,
le
malvagità
del
cuore
freddo
e
duro
,
le
perversità
dei
sensi
non
governati
da
nessuna
delle
schiette
e
fluide
correnti
del
sentimento
,
la
ingenua
anima
di
Adele
si
arretrava
,
compresa
di
spavento
:
ma
i
suoi
occhi
avevano
intravisto
e
il
fiore
del
suo
candore
sentimentale
era
per
sempre
appassito
.
Sovra
tutto
,
il
maggior
tossico
le
veniva
da
quelle
donne
ignote
a
lei
,
che
Paolo
Spada
aveva
conosciute
e
amate
,
che
erano
rimaste
così
impresse
nella
memoria
dell
'
uomo
,
che
l
'
artista
aveva
voluto
renderle
nelle
sue
storie
.
Tutte
diversamente
belle
e
attraenti
sotto
la
viva
penna
dello
scrittore
,
tutte
dotate
del
fascino
della
vita
che
vibra
,
più
forte
,
nei
ricordi
e
par
vita
,
tutte
variamente
strane
e
seducenti
,
tutte
quante
davano
al
cuore
innamorato
di
Adele
Cima
le
trafitture
,
e
i
sussulti
,
e
i
pallori
,
e
gli
scoramenti
di
una
gelosia
invincibile
.
Con
curiosità
tormentatrice
,
ella
ritornava
a
rileggere
quelle
pagine
dove
la
natural
poesia
dell
'
arte
ingrandiva
e
affinava
quelle
creature
muliebri
:
e
nella
loro
essenza
,
nella
loro
forma
,
Adele
Cima
le
invidiava
,
sentendosi
da
loro
così
diversa
,
così
lontana
,
sentendosi
a
loro
tanto
inferiore
da
soffrirne
come
per
persone
umane
che
l
'
avvilissero
con
la
loro
superiorità
,
ogni
giorno
,
ogni
ora
:
-
Tu
hai
conosciuto
quell
'
Angelica
,
del
tuo
romanzo
?
-
disse
,
in
uno
dei
momenti
di
più
forte
pena
.
-
Sì
.
-
L
'
hai
amata
?
-
Sì
.
-
Era
molto
seducente
?
-
Molto
.
La
povera
semplice
donna
tacque
.
Ah
che
egli
era
una
persona
troppo
sincera
,
mentre
avrebbe
potuto
risparmiarle
queste
verità
così
atroci
!
-
Perchè
hai
finito
di
amarla
?
-
Mi
ha
tradito
.
-
Ah
!
E
se
non
ti
tradiva
?
-
Io
tradiva
lei
.
-
Così
....
tutti
questi
vostri
amori
....
finiscono
col
tradimento
?
-
Quasi
tutti
.
-
Finirà
anche
il
nostro
,
così
?
-
chiese
lei
,
desolatamente
,
mordendosi
le
labbra
per
non
iscoppiare
in
singhiozzi
.
-
Speriamo
di
no
.
-
Speriamo
?
Non
è
che
la
speranza
?
-
In
fatto
di
amore
,
tutto
è
fallace
.
Ma
perchè
continui
a
chiedere
di
cose
spiacevoli
?
Che
ti
importa
?
A
che
scavi
nel
passato
?
Quando
mai
tu
hai
scavato
?
Amami
e
basta
.
-
Anche
io
ho
un
cuore
e
una
mente
-
ella
mormorò
,
mortificata
di
essere
sempre
respinta
nelle
sue
umili
e
taciturne
funzioni
di
donna
innamorata
.
-
Credilo
,
il
cuore
ti
è
sufficiente
-
egli
concluse
,
un
po
'
sul
serio
,
un
po
'
ironicamente
.
Ella
sentì
l
'
ironia
e
non
sentì
la
serietà
del
consiglio
.
Una
gran
voglia
di
rassomigliare
a
qualcuna
di
quelle
donne
,
di
essere
meno
monotona
,
meno
semplice
,
meno
limpida
,
adesso
le
sconvolgeva
l
'
anima
.
I
suoi
vestiti
,
dapprima
graziosi
e
carini
,
ma
di
una
grande
povertà
d
'
invenzione
,
cominciarono
a
diventare
più
ricercati
:
ella
ebbe
una
vestaglia
di
lana
bianca
,
con
merletti
pioventi
e
un
grosso
cordone
di
seta
bianca
che
la
serrava
:
ella
portò
delle
camicette
insaldate
,
da
uomo
,
con
una
cravatta
maschile
:
ella
tentò
di
tagliarsi
i
capelli
,
ma
il
parrucchiere
la
consigliò
di
non
farlo
.
Queste
nuove
fogge
,
però
,
la
mettevano
in
imbarazzo
e
la
rendevano
goffa
.
Alle
pareti
quasi
nude
delle
sue
due
camerette
ella
attaccò
dei
vecchi
ventagli
giapponesi
,
dei
pezzetti
di
stoffa
antica
racimolati
fra
le
cianfrusaglie
del
quartierino
di
Paolo
Spada
e
vi
sospese
dei
quadretti
che
erano
stati
donati
a
lui
,
e
che
egli
aveva
dichiarati
orribili
;
e
questo
scemo
tentativo
di
adornamento
artistico
contrastava
con
la
semplicità
e
anche
con
la
volgarità
del
resto
dei
mobili
.
Adele
Cima
non
aveva
mai
voluto
fumare
;
anzi
il
fumo
della
sigaretta
e
dei
sigari
di
Paolo
Spada
,
dei
suoi
amici
,
le
dava
gran
fastidio
.
Si
forzò
a
imparare
:
ebbe
tre
o
quattro
emicranie
feroci
,
accompagnate
dal
mal
di
stomaco
,
ma
fumò
.
Soltanto
si
scolorava
come
una
morta
,
fumando
:
e
faceva
sforzi
enormi
per
esser
disinvolta
.
Non
aveva
mai
bevuto
liquori
,
con
un
disgusto
tutto
borghese
:
ella
provò
il
cognac
,
e
siccome
aveva
inteso
parlare
del
gin
,
come
di
un
liquore
singolare
,
assaggiò
anche
quello
.
Paolo
Spada
,
malgrado
le
sue
profonde
distrazioni
,
i
suoi
egoistici
assorbimenti
,
notò
a
poco
a
poco
tutte
queste
fittizie
manifestazioni
di
bizzarria
:
e
il
sorriso
con
cui
le
accoglieva
,
aveva
della
bontà
compassionevole
.
Due
o
tre
volte
,
egli
rise
della
goffaggine
di
Adele
Cima
:
ed
ella
fu
colpita
da
quel
riso
come
da
una
pugnalata
.
Una
sera
,
quando
più
ella
era
stata
tentata
di
essere
eccentrica
e
raffinata
,
e
quando
meno
vi
era
riescita
,
quando
più
era
stata
ridicola
nei
suoi
esperimenti
,
Paolo
Spada
,
le
aveva
detto
,
con
durezza
:
-
Smetti
.
Ella
si
era
fatta
di
mille
colori
e
aveva
abbassato
gli
occhi
.
-
Non
fumare
più
,
smetti
;
smetti
di
vestirti
come
ti
vesti
;
non
bere
cognac
e
non
parlare
di
amore
col
terzo
e
col
quarto
.
Smetti
,
smetti
,
Adele
.
-
Che
ho
fatto
di
male
?
-
Nulla
:
ma
sei
ridicola
.
Chi
te
lo
fa
fare
?
-
Così
-
diss
'
ella
,
con
voce
fievole
,
a
capo
basso
.
-
Vi
è
una
ragione
,
a
queste
stravaganze
.
Dilla
subito
.
-
replicò
improvvisamente
.
-
L
'
idea
di
piacerti
....
-
balbettò
l
'
infelicissima
.
-
Hai
sbagliato
.
Mi
dispiaci
enormemente
.
-
La
paura
del
tuo
disprezzo
....
hai
amato
tante
donne
intelligenti
e
fini
....
io
sono
una
creatura
volgare
....
-
Mi
sei
piaciuta
come
eri
:
non
ti
guastare
.
Smetti
tutte
queste
buffonate
.
Tu
non
ti
puoi
cangiare
.
-
Oh
Dio
!
-
singhiozzò
la
poveretta
.
-
E
ringrazia
il
Signore
,
invece
,
che
non
ti
cambia
.
Se
ti
cambiasse
,
non
ti
amerei
più
.
-
Perchè
mi
dici
questo
?
-
Perchè
è
la
verità
.
Ritorna
alla
tua
semplicità
,
mia
cara
,
o
ci
lasciamo
per
sempre
.
Come
ritornarvi
totalmente
?
Ella
obbedì
,
con
la
devozione
della
persona
assolutamente
innamorata
,
a
quanto
le
aveva
detto
Paolo
Spada
;
ella
ritornò
,
tristemente
,
alle
sue
vesti
di
gusto
borghese
e
ai
suoi
cappellini
insignificanti
:
ella
lasciò
le
sigarette
e
il
cognac
:
ella
schiodò
tutti
i
ventagli
vecchi
e
tutti
i
brandelli
scoloriti
delle
stoffe
,
dalle
pareti
delle
sue
stanzette
.
Ma
tutti
questi
atti
,
consecutivi
,
le
rammentavano
la
inanità
della
sua
persona
:
le
ripetevano
,
mandando
il
rosso
della
vergogna
al
viso
,
che
ella
non
poteva
elevarsi
,
in
nessun
modo
,
dalla
mediocrità
dove
era
sempre
vissuta
:
le
replicavano
,
in
tutte
le
forme
,
che
una
donna
semplice
o
anche
sciocca
,
sempre
tale
rimane
e
che
non
vi
era
speranza
,
per
lei
,
di
essere
considerata
da
Paolo
Spada
salvo
che
per
una
donnetta
di
casa
,
scema
,
ignorante
,
che
gli
dava
dell
'
amore
senza
fantasia
e
senza
drammi
,
quando
egli
aveva
voglia
di
essere
amato
.
Lo
scorno
dell
'
esperimento
fatto
e
mancato
le
ritornava
sempre
,
massime
quando
,
era
sola
:
ed
ella
chiedeva
al
Signore
,
nelle
sue
preghiere
,
per
qual
ragione
era
stata
slanciata
e
poi
chiusa
in
un
amore
dove
tutte
le
sue
facoltà
soffrivano
,
dove
soffocava
nel
silenzio
ogni
suo
dolore
e
dove
ella
non
avrebbe
mai
più
trovato
la
felicità
,
giammai
.
Le
sue
sofferenze
si
acuivano
.
Ella
frequentò
molto
la
chiesa
,
in
quel
tempo
.
Cercava
la
liberazione
,
o
cercava
la
pace
;
ma
non
otteneva
nè
l
'
una
,
nè
l
'
altra
,
giacchè
ella
era
legata
a
Paolo
Spada
per
la
vita
e
per
la
morte
,
giacchè
ella
era
sempre
in
un
profondo
spostamento
morale
e
materiale
.
Paolo
Spada
,
giusto
in
quel
tempo
,
fu
preso
da
un
accesso
di
mondanità
.
Ogni
sera
indossava
la
marsina
,
metteva
un
fiore
all
'
occhiello
,
arricciava
e
profumava
i
suoi
baffi
e
partiva
.
Ella
lo
aiutava
a
vestirsi
,
avendo
per
lui
le
cure
minute
di
una
madre
:
non
gli
chiedeva
neppure
dove
andasse
e
a
che
ora
ritornasse
.
Lo
aspettava
.
Quando
aveva
chiusa
la
porta
;
alle
sue
spalle
,
cominciava
per
Adele
una
lunga
veglia
.
Ella
riordinava
la
casa
,
tutta
quanta
,
dandole
il
suo
assetto
notturno
;
lavorava
all
'
uncinetto
,
alla
coltre
fatta
a
disegno
di
stelle
,
poichè
aveva
rinunziato
alla
lettura
:
sonnecchiava
;
si
addormentava
sulla
sedia
.
Talvolta
si
svegliava
,
di
soprassalto
,
a
un
rumore
:
non
era
nessuno
.
Talvolta
lo
stridore
della
piccola
chiave
inglese
di
Paolo
Spada
che
schiudeva
la
porta
del
quartierino
,
la
scuoteva
.
Lo
vedeva
riapparire
bene
spesso
pallido
e
stanco
,
senza
voglia
di
aprir
bocca
.
-
Fai
male
ad
aspettare
-
le
diceva
,
brevemente
.
-
Non
importa
,
Paolo
.
Non
le
diceva
più
nulla
,
lui
,
assorto
nella
stanchezza
:
non
le
faceva
una
carezza
non
le
dava
un
bacio
:
si
addormentava
di
un
sonno
pesante
.
Ella
restava
sveglia
,
nervosa
,
piangendo
chetamente
talvolta
.
Vi
erano
notti
in
cui
egli
rientrava
eccitatissimo
.
Le
raccontava
tutto
,
mettendo
in
burletta
i
tipi
ridicoli
della
società
,
ridendo
dei
buffi
spettacoli
,
elogiando
fugacemente
qualche
donna
incontrata
.
Adele
tendeva
l
'
orecchio
,
a
queste
lodi
:
-
Era
molto
bella
,
donna
Maria
Vargas
?
-
Bellissima
:
pareva
Monna
Lisa
del
Giocondo
.
L
'
amante
sciocca
,
dai
capelli
castani
insignificanti
,
dai
grandi
occhi
limpidi
e
meravigliati
,
ammutoliva
.
Egli
continuava
a
chiacchierare
,
fumava
,
si
faceva
fare
del
tè
che
ella
aveva
imparato
ad
apprestare
benissimo
,
mentre
le
mani
le
tremavano
,
nel
suo
ufficio
di
donnetta
di
casa
.
E
,
spesso
,
tornando
da
questa
casa
luminosa
,
da
questi
teatri
scintillanti
,
dove
aveva
visto
delle
donne
bellissime
,
dove
il
suo
animo
di
artista
aveva
esaltato
la
sua
ammirazione
di
uomo
,
egli
era
con
Adele
Cima
così
carezzoso
e
così
appassionato
che
,
malgrado
la
piccola
intelligenza
di
lei
,
ignara
delle
mistificazioni
umane
dell
'
amore
,
ella
intendeva
donde
venisse
questo
rinnovellamento
passionato
;
e
tutto
il
suo
essere
inorridiva
alla
mistificazione
.
Vagamente
,
ma
ostinatamente
,
ella
era
gelosa
di
tutte
queste
donne
mondane
,
signore
e
attrici
,
grandi
dame
e
grandi
avventuriere
che
,
preso
da
un
furore
di
esteriorità
tutto
estetico
,
Paolo
Spada
ricercava
ogni
giorno
e
ogni
sera
:
ma
Adele
Cima
non
arrivava
a
precisare
la
propria
gelosia
.
Non
diceva
nulla
:
ma
fiotti
di
veleno
le
inondavano
le
vene
.
Si
consumava
,
dentro
,
e
non
voleva
dare
un
sol
dolore
a
Paolo
,
sentendo
anche
che
era
inutile
e
dannoso
fargli
delle
scene
.
Qualche
indizio
di
tradimento
,
molto
tenue
,
forse
ancora
ingiusto
le
s
'
ingrandiva
nel
cuore
appassionato
,
col
dubbio
di
qualche
fatto
compiuto
.
Paolo
Spada
aveva
cambiato
fiore
all
'
occhiello
:
era
una
rosa
bianca
,
adesso
,
quella
che
portava
ogni
giorno
.
Una
copia
dell
'
Amore
di
Maria
era
partita
,
avvolta
in
una
stoffa
medievale
,
a
rose
bianche
su
fondo
rosa
pallido
,
e
diretta
a
un
indirizzo
sconosciuto
.
Un
giorno
,
uscendo
per
alcune
spesuccie
,
aveva
incontrato
Paolo
Spada
sotto
l
'
atrio
della
Posta
,
a
San
Silvestro
:
egli
aveva
avuto
innanzi
ad
Adele
Cima
,
una
leggiera
fiamma
al
viso
.
Poi
,
finalmente
,
un
giorno
,
Adele
ebbe
la
prova
precisa
e
netta
del
tradimento
:
un
biglietto
di
convegno
,
di
donna
Maria
Vargas
:
un
biglietto
cascato
dalla
tasca
di
Paolo
Spada
.
Era
impossibile
il
dubbio
.
Egli
rientrò
:
trovò
Adele
Cima
gittata
sul
letto
,
vestita
,
col
viso
verso
la
parete
.
-
Che
hai
?
Ti
senti
male
?
-
Sì
.
-
Dove
hai
male
?
-
Alla
testa
.
-
Ora
ti
do
l
'
antipirina
.
Vado
a
chiamare
il
medico
?
-
È
inutile
:
è
un
male
che
passa
.
Veramente
,
egli
aveva
udito
qualche
cosa
di
cambiato
nella
voce
di
Adele
Cima
:
ed
aveva
esitato
a
ritornare
nella
sua
stanza
.
Prima
di
uscire
,
andò
da
lei
,
di
nuovo
:
-
Come
vai
?
-
Meglio
:
grazie
.
-
Vuoi
qualche
cosa
?
-
....
No
-
Io
torno
subito
.
-
Va
bene
.
Veramente
non
si
era
voltata
a
lui
e
la
voce
era
più
tronca
e
più
velata
che
mai
.
Ma
egli
attribuì
alla
nevralgia
tutti
quei
fenomeni
e
uscì
.
Quando
rientrò
,
alle
undici
di
sera
,
la
trovò
ancora
sul
letto
,
supina
,
in
uno
stato
di
abbattimento
immenso
,
con
orribili
crampi
allo
stomaco
.
Aveva
bevuto
della
morfina
per
avvelenarsi
:
l
'
aveva
trovata
in
una
boccettina
che
Paolo
Spada
teneva
in
serbo
,
per
iniettarsi
ogni
tanto
.
Egli
non
le
strappò
questa
verità
che
a
furia
di
affannose
domande
,
di
richieste
strazianti
,
giacchè
tutto
l
'
essere
di
Paolo
era
trangosciato
all
'
idea
che
una
povera
creatura
umana
avesse
potuto
morire
per
lui
.
Ella
lo
guardava
,
con
occhi
così
disperati
e
amorosi
,
insieme
,
che
egli
non
resisteva
a
quello
sguardo
.
Al
medico
accorso
Paolo
non
disse
nulla
,
non
seppe
neppure
ricordarsi
la
misura
della
morfina
che
Adele
aveva
potuto
ingoiare
:
e
tutta
la
notte
la
sciocca
amante
che
tutto
aveva
sopportato
,
ma
non
aveva
saputo
resistere
al
tradimento
,
tutta
la
notte
ella
fu
in
pericolo
mortale
,
attaccata
al
collo
di
Paolo
Spada
,
guardandolo
con
gli
occhi
stralunati
dal
male
e
dall
'
amore
,
toccandolo
con
le
mani
gelide
e
bagnate
di
sudore
,
senza
poter
pronunziare
una
parola
sola
,
quasi
strozzata
,
soffrendo
come
una
dannata
o
cadendo
in
prostrazioni
che
parean
simili
alla
morte
.
Accanto
a
lei
,
egli
agonizzava
.
Aveva
ritrovato
il
biglietto
perduto
di
donna
Maria
Vargas
,
sotto
l
'
origliere
di
Adele
Cima
ed
aveva
inteso
la
ragione
di
quel
suicidio
,
la
ragione
immediata
e
invincibile
.
-
Perchè
hai
fatto
questo
?
Perchè
?
-
le
gridò
,
indignato
contro
sè
stesso
,
contro
i
capricci
mondani
e
contro
tutte
le
donne
mondane
.
La
inferma
non
rispose
,
ma
lo
guardò
con
tale
espressione
di
silenzio
!
-
Non
dovevi
farlo
.
Non
ne
valeva
la
pena
-
le
disse
ancora
lui
,
esaltatissimo
.
Alla
morente
gli
occhi
si
sbarrarono
in
un
infinito
stupore
,
come
se
ella
si
meravigliasse
,
sentendo
che
un
tradimento
non
è
un
tradimento
.
-
Sei
una
scema
;
non
capisci
niente
;
io
non
amo
che
te
;
sei
una
scema
-
le
continuò
a
dire
lui
,
in
preda
a
una
indomabile
agitazione
.
Adele
Cima
,
a
quell
'
aggettivo
che
si
veniva
ripetendo
,
con
tanta
ostinazione
e
tanta
crudeltà
,
insieme
a
tanto
amore
,
nella
sua
agonia
,
chiuse
gli
occhi
per
morire
.
Ma
non
morì
.
La
salvarono
il
medico
e
Paolo
Spada
.
Fu
molto
tempo
malata
,
ma
guarì
.
Il
suo
fu
un
suicidio
mancato
,
come
erano
state
mancate
varie
altre
cose
della
sua
vita
.
Spesso
,
nella
convalescenza
,
in
un
effluvio
di
tenerezza
,
innamorato
più
che
mai
della
sua
stupidina
,
Paolo
Spada
le
veniva
ripetendo
:
-
Perchè
hai
voluto
morire
?
-
Per
donna
Maria
di
Vargas
.
-
Ti
giuro
che
non
ne
valeva
la
pena
,
anima
mia
.
-
Oh
sì
!
-
No
,
no
,
sei
sempre
la
stessa
,
non
capisci
nulla
.
Se
morivi
,
vedi
,
Adele
,
era
perchè
non
hai
mai
capito
niente
.
-
È
vero
-
mormorava
lei
,
assorta
.
Dopo
quel
tentativo
di
suicidio
,
inutile
,
che
non
le
aveva
dato
la
liberazione
,
ella
non
domandò
a
Dio
neppure
più
la
pace
.
Il
suo
destino
era
di
vivere
,
di
amare
,
e
di
soffrire
per
l
'
amore
,
giacchè
il
Signore
le
aveva
inflitto
il
castigo
di
amare
un
uomo
diverso
da
lei
per
istinti
,
per
temperamento
,
per
carattere
,
giacchè
sul
suo
amore
pesava
la
fatalità
del
dissidio
intellettuale
,
lo
stato
di
oppressione
della
creatura
meno
nobile
e
meno
spirituale
,
accanto
a
un
'
anima
che
saliva
nei
cieli
dell
'
arte
.
Ella
doveva
soffrire
e
non
doveva
trovare
rimedio
alle
sue
sofferenze
,
giacchè
le
anime
alte
e
squisite
trovano
mille
vie
per
isfuggire
ai
contrasti
della
vita
quotidiana
,
mentre
le
piccole
anime
li
subiscono
tutti
,
senza
scampo
e
senza
rifugio
.
Poi
,
più
tardi
,
quando
ella
fu
bene
guarita
e
Paolo
Spada
fu
bene
sicuro
che
quella
donna
gli
fosse
vincolata
per
sempre
,
egli
scherzò
anche
sul
tentato
suicidio
.
Chi
manca
un
suicidio
,
non
corre
un
'
avventura
buffa
?
L
'
amante
sciocca
ne
rise
anche
lei
,
per
celare
la
vergogna
di
quella
ridicolaggine
.
Più
tardi
ancora
,
Paolo
Spada
tornò
a
tradirla
,
come
si
tradisce
una
buona
moglie
fedele
,
con
altre
donne
:
ella
lo
seppe
,
ma
non
trovò
la
forza
di
voler
morire
,
temendo
troppo
di
esser
chiamata
la
più
scema
fra
le
donne
.
Anzi
,
egli
finì
per
confessarle
le
sue
scappate
,
convincendola
che
erano
necessarie
alla
sua
vita
d
'
arte
,
ma
che
egli
amava
sempre
la
sua
cara
sciocca
.
La
quale
sciocca
donna
non
si
convinse
punto
,
di
questa
necessità
del
tradimento
:
vi
si
rassegnò
,
piuttosto
,
poichè
voleva
il
suo
destino
,
così
,
che
ella
,
che
sarebbe
stata
felice
con
un
uomo
limitato
e
buono
e
onesto
come
lei
,
fosse
infelicissima
con
un
grande
artista
.
SOGNO
DI
UNA
NOTTE
D
'
ESTATE
.
A
Roberto
Bracco
.
Massimo
era
solo
.
L
'
amico
d
'
infanzia
,
non
veduto
da
anni
e
poi
incontrato
improvvisamente
per
la
via
,
dopo
il
lieto
riconoscimento
era
venuto
,
alle
sette
,
a
pranzare
in
casa
di
Massimo
.
E
costui
che
trascinava
pesantemente
il
fardello
di
un
'
estate
cittadina
,
mentre
tutti
gli
altri
anni
era
partito
nel
mese
di
giugno
,
si
riprometteva
una
buona
serata
di
ricordi
,
in
compagnia
dell
'
amico
ritrovato
.
Avevano
,
infatti
,
passato
due
ore
insieme
fra
il
pranzo
,
la
sigaretta
e
i
liquori
,
chiacchierando
dei
tempi
antichi
,
cominciando
tutti
i
loro
discorsi
con
un
ti
ricordi
,
sorridendo
vagamente
alle
care
memorie
che
si
affollavano
alla
mente
,
interrompendosi
talvolta
,
dando
in
qualche
esclamazione
di
rimpianto
,
di
nostalgico
desiderio
.
Ma
nella
amichevole
giocondità
che
aveva
dilatato
i
loro
cuori
,
si
era
presto
infiltrato
un
senso
di
malinconia
;
avevano
fatte
vie
diverse
ed
erano
diventati
assai
diversi
,
in
tutto
;
partiti
dal
medesimo
punto
,
avendo
fatto
gli
stessi
studii
,
l
'
amico
era
adesso
un
illustre
avvocato
di
provincia
,
con
moglie
e
figli
,
con
idee
pratiche
e
semplici
,
un
po
'
appesantito
di
fibre
e
di
spirito
;
e
Massimo
se
ne
era
andato
per
dieci
o
quindici
anni
all
'
estero
,
di
legazione
in
legazione
,
diplomatico
senza
passione
,
indolente
,
non
facendo
carriera
per
la
sua
pigrizia
,
contento
o
non
malcontento
del
suo
posto
di
segretario
,
bello
come
un
meridionale
bello
,
ma
già
appassito
,
coi
capelli
che
si
facevano
radi
sulla
fronte
e
gli
occhi
smorti
,
non
ricchissimo
,
ma
abbastanza
ricco
,
e
adesso
inchiodato
da
un
anno
a
Napoli
,
in
licenza
-
in
penitenza
,
dicevano
gli
amici
.
Massimo
era
fine
,
originale
,
ma
già
consumato
dalla
sua
esistenza
,
e
segretamente
oppresso
da
altre
cure
:
l
'
amico
era
pieno
di
talento
,
ma
forte
e
tranquillo
,
rimasto
un
po
'
grossolano
,
chiuso
nel
buon
senso
provinciale
che
chiama
follia
l
'
originalità
,
e
che
si
mortifica
nel
presente
,
per
godere
in
un
troppo
tardo
avvenire
.
Così
,
mentre
l
'
uno
raccontava
all
'
altro
la
propria
vita
,
colui
che
ascoltava
,
apprezzava
,
giudicava
,
freddamente
giudicava
,
senza
dire
il
suo
giudizio
in
forma
cruda
,
mitigando
,
è
vero
,
per
riguardo
all
'
amicizia
d
'
infanzia
,
ma
facendo
intendere
come
si
trovassero
lontani
:
e
a
un
certo
punto
si
guardarono
in
viso
,
perchè
pensarono
di
essere
,
oramai
,
due
estranei
;
ma
non
lo
dissero
.
E
forse
,
in
fondo
,
Massimo
invidiava
all
'
illustre
avvocato
di
provincia
la
sua
limitata
ambizione
e
il
suo
assiduo
lavoro
,
e
la
famiglia
grassa
,
pacifica
,
al
sicuro
delle
tempeste
,
e
la
casa
messa
alla
buona
,
ma
la
casa
degli
avi
,
la
casa
dei
figliuoli
,
e
quel
senso
di
praticismo
,
di
serietà
,
di
equilibrio
,
tutte
le
cose
,
infine
,
che
gli
mancavano
;
mentre
l
'
avvocato
invidiava
a
Massimo
la
vita
vagabonda
ma
aristocratica
nelle
Corti
straniere
,
e
l
'
avvenire
che
potea
essere
splendido
,
e
la
libertà
di
scapolo
,
e
tutte
le
avventure
di
quella
esistenza
fantastica
,
e
quella
casa
di
giovanotto
elegante
e
squisito
,
visioni
che
avrebbero
oramai
turbato
i
suoi
sonni
di
provincia
.
A
un
certo
momento
,
sospirarono
ambedue
.
La
serata
era
calda
:
dal
balcone
aperto
del
salotto
dove
fumavano
,
non
spirava
un
soffio
di
aria
:
solo
un
acuto
profumo
di
gelsomini
veniva
di
fuori
.
Si
accorsero
di
essere
diventati
malinconici
.
Troppe
cose
del
passato
avevano
ricordate
,
troppe
pietre
sepolcrali
di
persone
care
perdute
,
di
amori
morti
avevano
rimosse
:
tutto
questo
non
si
fa
senza
un
triste
piacere
,
e
il
piacere
poi
fugge
,
e
la
tristezza
resta
.
Fumavano
in
silenzio
,
con
la
testa
rovesciata
sulla
spalliera
della
poltroncina
;
poi
l
'
avvocato
aveva
guardato
l
'
orologio
.
Per
cortesia
,
disse
a
Massimo
:
-
Vieni
via
con
me
?
Ma
non
si
eran
forse
detto
tutto
?
E
non
avevan
forse
fatto
male
,
a
dirsi
tutto
?
Massimo
rispose
vagamente
che
doveva
scrivere
alcune
lettere
urgenti
;
che
si
sarebbero
veduti
più
tardi
,
alla
Villa
,
verso
le
undici
,
senz
'
altro
.
Freddamente
,
l
'
avvocato
promise
di
esserci
,
e
si
divisero
,
convinti
che
non
si
sarebbero
riveduti
quella
sera
,
e
forse
mai
più
.
Per
dolce
che
sia
il
passato
,
esso
è
morto
;
e
fantasmi
,
anche
soavissimi
,
turbano
l
'
animo
dei
più
coraggiosi
.
Quando
fu
solo
,
Massimo
si
pentì
di
essersi
condotto
a
casa
quell
'
amico
:
tante
chiuse
cicatrici
avevano
stillato
sangue
,
in
quelle
due
ore
!
Mentre
egli
seguitava
a
fumare
,
nel
salotto
,
udiva
il
suo
servitore
che
riordinava
la
piccola
stanza
da
pranzo
;
e
poco
dopo
,
il
giovanotto
gli
venne
a
chiedere
se
avesse
bisogno
di
lui
,
in
quella
sera
,
chè
avrebbe
voluto
andarsene
a
trovare
certi
amici
,
per
fare
una
passeggiata
,
con
quel
caldo
così
grande
.
Massimo
,
con
una
parola
,
lo
licenziò
:
la
porta
si
richiuse
;
egli
era
perfettamente
solo
.
Ma
la
sua
serata
era
perduta
,
postochè
aveva
voluto
risalire
imprudentemente
il
fiume
del
passato
,
in
compagnia
di
una
persona
che
aveva
amata
:
il
viaggio
lo
aveva
scoraggiato
,
facendogli
perdere
quell
'
ultimo
resto
di
morale
pazienza
,
che
lo
aiutava
a
tirare
innanzi
quella
solitària
e
fastidiosa
estate
napoletana
.
In
queste
ore
di
ribellione
,
sdraiato
,
abbandonato
a
una
mortale
spossatezza
esteriore
,
mentre
dentro
gli
si
sollevava
il
cuore
,
egli
fumava
assai
certe
stupefacienti
sigarette
egiziane
,
che
per
lo
più
finivano
per
stordirlo
:
ma
in
quella
sera
di
estate
le
sigarette
gli
si
sfacevano
fra
le
labbra
strette
ed
egli
le
buttava
via
,
semispente
,
a
pezzetti
.
Andò
al
balcone
:
era
al
terzo
piano
di
un
gran
palazzo
di
via
Gennaro
Serra
,
ed
essendo
più
basse
le
case
innanzi
alla
sua
,
pel
livello
della
via
,
vedeva
un
po
'
di
mare
e
un
grande
arco
di
cielo
stellato
.
La
notte
era
bellissima
,
con
un
gran
palpito
luminoso
della
Via
Lattea
;
ma
la
brezza
non
veniva
e
l
'
aria
opprimeva
.
Sentendosi
avvampare
la
testa
,
solo
,
stanco
e
pure
non
potendo
restar
fermo
,
prese
la
penna
e
volle
scrivere
:
ma
improvvisamente
,
innanzi
alla
carta
bianca
,
si
fece
in
volto
più
bianco
della
carta
stessa
,
quasi
che
avesse
veduto
apparire
non
so
quale
visione
,
fra
le
penembre
della
stanza
.
Dalla
via
Gennaro
Serra
,
un
continuo
rumore
di
carrozze
si
udiva
:
tutti
uscivano
dalle
loro
case
,
tutti
se
ne
andavano
per
le
strade
,
a
respirar
meglio
,
a
guardare
le
stelle
,
a
godere
la
notte
napoletana
bella
,
fresca
nelle
ore
alte
.
Egli
si
fece
di
nuovo
al
balcone
,
soffocando
:
ritornò
alla
scrivania
,
si
rimise
a
scrivere
,
ma
non
vi
riuscì
.
E
perchè
avrebbe
dunque
scritto
?
A
che
servono
le
negre
parole
scritte
sulla
candida
carta
,
nella
effervescenza
della
solitudine
,
quando
il
parente
,
o
l
'
amico
,
o
l
'
amante
che
le
riceve
,
le
legge
forse
dinanzi
a
estranei
,
freddamente
,
ridendone
?
Troppo
tempo
e
troppe
cose
passano
fra
il
momento
che
si
scrive
e
quello
che
si
legge
,
fra
chi
scrive
e
chi
legge
,
perchè
una
lettera
serva
a
qualche
cosa
.
Un
organetto
si
fermò
in
piazza
Monte
di
Dio
,
a
suonare
,
con
un
metro
largo
,
con
un
tempo
largo
,
una
canzonetta
assai
allegra
,
la
quale
così
diventava
bizzarramente
triste
;
Massimo
s
'
impazientì
contro
quel
sentimentale
o
stanco
suonatore
di
organino
,
che
mutava
una
tarantella
in
marcia
funebre
.
Forse
il
suonatore
era
vecchio
;
forse
aveva
fatto
una
magra
giornata
;
forse
era
un
infelice
,
perciò
usciva
dalla
sua
mano
quella
nenia
così
stravagante
.
Massimo
si
abbassò
sulla
ringhiera
del
balcone
,
e
da
quell
'
altezza
buttò
a
caso
una
moneta
da
due
lire
al
suonatore
.
La
musica
,
dopo
un
poco
,
tacque
:
e
Massimo
se
ne
dolse
;
ora
si
sentiva
più
solitario
,
più
annoiato
,
più
insofferente
che
mai
della
sua
dimora
in
Napoli
.
Che
fare
,
dove
andare
,
dove
portare
il
suo
corpo
e
il
suo
spirito
,
con
quali
sciocchi
?
con
quali
indifferenti
,
con
quali
esseri
detestabili
andare
?
Come
passare
quella
notte
di
estate
?
Non
avrebbe
avuto
riposo
,
lo
sentiva
:
e
sentiva
che
non
vi
era
rimedio
alla
sua
agitazione
.
Andava
e
veniva
dalla
scrivania
al
balcone
,
macchinalmente
,
quando
un
,
sottile
canto
vicino
lo
colpì
.
Si
fermò
,
ascoltando
.
Il
canto
veniva
da
un
balcone
poco
discosto
dal
suo
,
anch
'
esso
al
terzo
piano
:
aguzzò
gli
occhi
,
vide
un
'
ombra
bianca
,
era
una
donna
che
cantava
una
vecchia
romanza
del
Tosti
,
poco
nota
,
che
è
piuttosto
un
recitativo
e
che
comincia
così
:
/
*
Il
gallo
canta
;
e
i
sogni
lieti
o
tristi
Fuggon
nel
grande
oblìo
.
Torna
al
mondo
dei
sogni
,
onde
venisti
,
Larva
dell
'
amor
mio
....
....
*
/
La
voce
era
tenue
e
un
po
'
tremula
,
ma
le
parole
si
udivano
distintamente
.
Massimo
tese
l
'
orecchio
,
guardò
acutamente
,
e
si
accorse
che
la
donna
si
dondolava
sopra
una
sedia
,
cantando
,
come
se
si
cullasse
;
aspettò
che
ella
avesse
finito
,
poi
,
piegandosi
sulla
ringhiera
,
chiamò
:
-
Luisa
,
Luisa
?
-
Che
volete
?
-
rispose
una
fresca
e
lieta
voce
femminile
.
-
Buona
sera
:
vi
sto
ascoltando
,
ma
la
vostra
canzone
è
troppo
triste
.
Perchè
non
ridete
un
poco
?
-
Così
,
per
ordine
vostro
?
-
Ve
ne
prego
:
ridete
.
-
A
che
servirebbe
?
-
Per
rallegrare
la
mia
infinita
malinconia
.
-
Voi
,
malinconico
?
-
e
diede
in
uno
scroscio
di
risa
fresco
e
limpido
.
-
Brava
,
brava
!
-
egli
esclamò
,
applaudendo
.
Lei
,
per
parlare
con
lui
,
si
era
alzata
dalla
sedia
,
si
era
messa
all
'
angolo
del
balcone
,
curvandosi
per
veder
meglio
,
e
non
li
divideva
che
lo
spazio
di
una
stanza
;
le
due
case
erano
vicine
.
-
Vi
basta
?
-
chiese
Luisa
ridendo
ancora
.
-
Mai
abbastanza
.
Sono
un
uomo
morto
,
Luisa
.
Ma
quando
sarò
da
quattro
giorni
nella
tomba
come
Lazzaro
,
veniteci
voi
e
ridete
;
io
risusciterò
,
ve
lo
prometto
.
-
Ci
vedremo
allora
,
non
mancherò
-
diss
'
ella
ridendo
.
Poi
tacque
improvvisamente
.
Massimo
,
per
ringraziarla
,
si
mise
a
cogliere
dei
gelsomini
bianchi
,
odorosissimi
,
li
raccolse
in
pugno
,
tentò
due
volte
di
buttarglieli
sul
balcone
:
ma
erano
così
leggieri
che
caddero
in
istrada
,
candidi
,
roteanti
.
-
Peccato
,
peccato
!
-
gridò
lei
,
che
aveva
indovinato
il
grazioso
pensiero
.
E
restò
a
guardare
,
giù
,
come
se
potesse
ancora
scorgere
quella
pioggerella
di
gelsomini
odorosi
.
A
un
tratto
,
ella
diede
un
piccolo
grido
:
-
Che
è
?
-
Ne
ho
trovato
uno
,
per
terra
.
Grazie
!
Sul
balcone
di
Luisa
un
'
ala
di
ventaglio
si
agitava
ed
egli
ne
vedeva
luccicare
le
stelline
:
-
Siete
voi
,
che
avete
quel
ventaglio
?
-
Sì
;
perchè
?
-
Perchè
pare
un
pezzo
di
firmamento
.
-
Non
mi
burlate
-
disse
lei
un
po
'
seria
.
Parlavano
così
tranquillamente
,
come
se
stessero
in
un
salotto
di
conversazione
:
ma
le
notti
estive
sono
così
belle
a
Napoli
,
ed
è
così
naturale
stare
al
balcone
,
o
sulla
terrazza
o
nelle
vie
,
è
così
naturale
la
chiacchiera
all
'
aria
aperta
!
Certo
l
'
elegante
addetto
non
avrebbe
fatto
così
a
Bruxelles
,
o
a
Copenaghen
,
dove
le
notti
sono
gelide
,
e
i
balconi
hanno
triplici
imposte
:
nè
con
le
dame
della
società
sua
,
si
sarebbe
permesso
una
simile
famigliarità
.
Appunto
per
questo
egli
trovava
gusto
in
questa
conversazioncella
borghese
con
una
semplice
ragazza
,
da
un
balcone
all
'
altro
,
dimenticando
la
profonda
noia
e
il
disgusto
che
lo
avevano
assalito
mezz
'
ora
prima
.
Adesso
,
sorgendo
da
quel
poco
di
mare
che
si
vedeva
dai
balconi
,
un
globo
rossastro
si
levava
nel
cielo
,
e
ascendendo
,
impallidiva
,
diventava
roseo
....
-
....
ecco
la
luna
,
signor
Massimo
-
mormorò
lei
,
piano
.
Eppure
egli
udì
.
-
È
una
bellissima
luna
,
Luisa
-
le
rispose
,
con
convinzione
.
-
Fra
poco
si
nasconderà
dietro
quelle
case
,
e
non
la
vedrò
più
-
disse
la
fanciulla
,
sempre
piano
.
Egli
udiva
benissimo
.
A
un
tratto
,
chiamò
:
-
Luisa
?
-
Che
volete
?
-
Volete
uscire
,
a
veder
la
luna
?
-
Sola
?
-
Con
me
.
-
....
nossignore
-
disse
lei
,
dopo
aver
esitato
.
-
Perchè
nossignore
?
-
Per
questo
-
replicò
Luisa
,
enigmaticamente
.
-
Venite
,
via
.
Torniamo
presto
.
-
No
,
non
posso
.
-
Siete
cattiva
,
sapete
.
Luisa
non
rispose
.
-
Se
non
vi
decidete
,
vado
via
solo
.
La
notte
sarà
magnifica
e
voi
non
la
vedrete
.
Peggio
per
voi
!
Sono
abbastanza
vecchio
,
per
non
compromettervi
.
Volete
venire
?
-
....
non
posso
.
-
Buona
sera
.
-
Buona
sera
-
mormorò
ella
,
lentamente
.
In
verità
,
rientrando
nella
sua
stanza
,
per
prendere
il
cappello
e
i
guanti
,
Massimo
era
indispettito
.
Aveva
trovato
un
diversivo
alle
tristezze
supreme
di
quella
serata
;
la
compagnia
di
Luisa
come
quella
di
un
buon
camerata
,
di
un
buon
amico
,
lo
avrebbe
distratto
.
Ed
ecco
che
quella
sciocchina
faceva
la
ritrosa
,
mentre
era
libera
,
indipendente
,
mentre
egli
non
si
era
mai
sognato
di
farle
una
linea
di
corte
,
da
un
anno
che
si
conoscevano
.
Nervoso
,
abituato
a
superare
facilmente
tutte
le
difficoltà
,
il
più
piccolo
inciampo
lo
inquietava
:
non
andò
di
nuovo
al
balcone
,
spense
tutti
i
lumi
,
e
battè
fortemente
la
porta
,
uscendo
sul
pianerottolo
;
anche
Luisa
era
una
sciocca
!
Ma
passando
innanzi
a
un
'
altra
porta
che
dava
sullo
stesso
pianerottolo
,
la
vide
schiudersi
un
poco
e
il
profilo
bruno
di
Luisa
apparve
:
-
Signor
Massimo
?
-
fece
ella
,
guardandolo
coi
neri
e
dolci
occhi
,
chiedendogli
scusa
col
tono
della
voce
,
con
lo
sguardo
.
-
Andate
là
,
che
non
capite
niente
!
-
esclamò
lui
,
nascondendo
un
sorriso
,
fingendo
di
essere
ancora
in
collera
.
-
Io
....
capisco
-
disse
lei
,
schiudendo
addirittura
la
porta
.
Ora
si
vedeva
tutta
la
sua
snella
e
alta
figura
,
rivestita
di
un
abito
bianco
di
semplice
mussola
,
con
un
nastro
di
velluto
nero
alla
cintura
:
si
vedeva
il
delicato
volto
ovale
e
bruno
,
dove
la
piccola
bocca
rosea
si
schiudeva
come
un
fior
di
granato
;
e
le
sottili
sopracciglia
nere
e
arcuate
davano
agli
occhi
neri
,
per
sè
buoni
e
soavi
,
un
'
aria
d
'
infantile
meraviglia
.
-
Perchè
avete
detto
di
no
,
Luisa
?
Avete
così
poco
spirito
?
Vi
ho
forse
mai
fatto
la
corte
,
io
,
perche
dobbiate
temere
la
mia
compagnia
?
-
È
vero
,
non
me
l
'
avete
mai
fatta
-
rispose
Luisa
,
senza
sorridere
,
abbassando
gli
occhi
.
-
O
dunque
?
Andiamo
,
prendete
un
cappello
e
una
mantellina
,
fate
una
collezione
di
risate
,
e
venite
con
me
.
Sarà
un
'
opera
di
misericordia
spirituale
:
sono
così
infelice
!
-
Sì
?
Tanto
?
-
interrogò
lei
,
ansiosa
.
-
Infelicissimo
-
confermò
lui
,
fra
il
tragico
e
il
burlesco
.
-
Per
amore
,
eh
?
-
chiese
ella
,
arrossendo
della
domanda
.
-
Nossignora
,
ragazza
curiosa
.
Naturalmente
,
nessuna
donna
mi
ama
e
io
,
naturalmente
,
non
ne
amo
nessuna
.
Andate
a
vestirvi
e
fuggiamo
....
Ella
voltò
le
spalle
,
ubbidendo
.
Massimo
restò
appoggiato
allo
stipite
della
porta
aperta
,
col
cappello
in
mano
,
rigirando
il
suo
bastoncino
di
ebano
fra
le
dita
,
tranquillo
adesso
,
abbandonandosi
al
minuto
che
passava
,
senza
pensare
ad
altro
.
Dopo
un
poco
,
brevi
passi
discreti
si
riudirono
e
Luisa
apparve
,
infilando
i
morbidi
guanti
lunghi
di
camoscio
:
aveva
messo
una
mantellina
di
merletto
nero
a
perline
nere
sul
suo
vestito
bianco
e
un
gran
cappello
di
velo
nero
,
una
di
quelle
scuffie
ampie
e
caratteristiche
che
stanno
divinamente
solo
a
un
volto
giovanile
.
Sorrideva
,
con
le
labbra
,
con
gli
occhi
,
guardando
Massimo
,
così
fresca
,
così
luminosa
di
gioventù
e
di
spirito
,
che
egli
espresse
immediatamente
la
sua
opinione
.
-
Siete
una
creatura
incantevole
-
disse
,
con
un
tono
fra
la
galanteria
e
la
verità
,
tanto
che
ella
non
seppe
nè
adontarsene
,
nè
rallegrarsene
.
Per
nascondere
il
proprio
imbarazzo
,
Luisa
si
voltò
a
chiudere
la
porta
di
casa
sua
,
mettendosene
la
chiave
in
tasca
.
Si
avviarono
,
accanto
,
per
le
scale
,
senza
che
Massimo
le
offrisse
il
braccio
:
ella
aveva
un
modo
di
camminare
leggiero
e
spedito
che
le
veniva
dalla
estrema
giovinezza
.
-
Sentite
-
le
diceva
lui
,
scendendo
-
ognuno
di
noi
si
secca
....
-
Io
non
mi
secco
mai
.
-
....
non
mi
contraddite
,
voi
vi
seccate
,
come
me
,
della
solitudine
.
Quando
state
sola
,
che
fate
?
-
Penso
....
-
E
non
vi
viene
voglia
di
uccidervi
?
-
Neppur
per
sogno
.
I
miei
pensieri
sono
dolci
.
-
A
che
pensate
?
Ella
fu
lì
lì
per
rispondere
,
con
sincerità
:
ma
fortunatamente
si
rattenne
.
-
Che
v
'
importa
?
-
mormorò
invece
,
con
una
certa
malinconia
.
-
Ma
insomma
,
se
deviate
sempre
il
discorso
,
non
lo
finirò
mai
.
E
vi
assicuro
che
è
grazioso
,
che
vale
la
pena
di
udirlo
,
Dunque
,
che
voi
vi
possiate
seccare
o
no
nella
solitudine
,
questo
non
preme
,
ma
nella
solitudine
mi
secco
io
,
e
voi
siete
allegra
,
voi
cantate
,
voi
suonate
l
'
arpa
,
voi
ridete
così
bene
.
Uniamoci
insieme
,
fraternamente
,
così
io
non
mi
seccherò
più
,
e
voi
,
credo
,
vi
divertirete
meglio
.
È
deciso
,
eh
?
Come
fratello
e
sorella
,
naturalmente
.
Un
giorno
o
l
'
altro
,
poi
,
vi
mariterei
a
un
amico
che
amassi
molto
.
È
deciso
?
Ella
rideva
,
rideva
,
sommessamente
,
mentre
attraversavano
l
'
ampio
portone
.
Una
risata
,
però
,
che
aveva
qualche
soverchio
trillo
nervoso
.
-
Non
volete
saperne
?
-
disse
lui
,
seriamente
,
fermandosi
,
sul
marciapiede
.
-
Non
è
mica
una
cattiva
offerta
.
Sono
vecchio
,
io
,
ma
sono
sempre
un
buon
figliuolo
:
ho
viaggiato
,
vi
posso
raccontare
delle
storielle
interessanti
....
pensateci
bene
....
-
Sì
....
sì
....
combineremo
,
un
giorno
o
l
'
altro
-
e
la
fanciulla
voltò
la
faccia
in
là
,
per
non
farsi
scorgere
.
Massimo
e
Luisa
scendevano
per
via
Gennaro
Serra
incontrando
una
quantità
di
gente
che
saliva
e
scendeva
,
ondeggiando
,
a
coppie
,
a
gruppi
,
a
crocchi
,
a
file
,
con
la
mollezza
estiva
della
folla
napoletana
.
Malgrado
che
fossero
le
dieci
,
molte
botteghe
erano
ancora
aperte
e
illuminate
:
non
vi
si
lavorava
;
delle
donne
in
giacchettina
bianca
prendevano
il
fresco
sulla
porta
,
chiacchierando
,
e
dall
'
Egiziaca
veniva
un
suono
di
chitarre
e
di
mandolini
.
La
birreria
Dreher
,
sotto
i
marmorei
portici
di
San
Francesco
di
Paola
,
aveva
messo
fuori
tutti
i
suoi
tavolini
di
marmo
,
e
le
tazze
di
birra
,
dalla
cima
schiumosa
e
nevosa
,
apparivano
alte
sui
vassoi
,
portati
dai
camerieri
,
mentre
i
pesanti
piattini
di
cristallo
si
accumulavano
innanzi
agli
avventori
.
Adesso
,
sorgendo
pallida
e
mancante
sul
lato
sinistro
,
elevandosi
sopra
l
'
arsenale
di
marina
,
la
luna
illuminava
tutta
piazza
Plebiscito
.
La
facciata
della
Prefettura
,
tutta
chiara
sotto
il
raggio
lunare
,
aveva
delle
persone
che
si
muovevano
sui
suoi
grandi
veroni
:
il
Gran
Caffè
e
i
suoi
tavolini
,
allargantisi
sulla
via
,
e
i
molti
avventori
erano
avvolti
in
un
chiarore
fantastico
,
e
le
donne
recavano
con
lentezza
il
cucchiaino
del
sorbetto
alle
labbra
,
o
agitavano
il
ventaglio
pian
piano
,
con
gli
occhi
sgranati
,
quasi
sognassero
.
Nella
piazza
Plebiscito
,
andando
lentamente
nella
morbida
luce
lunare
,
la
gente
passeggiava
,
sulla
striscia
di
pietra
bianca
,
innanzi
alla
fontana
:
e
il
grande
getto
d
'
acqua
,
alto
,
sottile
,
pareva
una
piuma
bianca
,
immobile
,
tutta
penetrata
dalla
luminosità
della
luna
.
-
Che
bella
notte
!
-
susurrò
Luisa
,
affrettando
il
passo
.
-
Vi
è
troppa
gente
-
disse
lui
,
buttando
la
sigaretta
,
diventato
a
un
tratto
pallido
e
pensoso
.
Luisa
se
ne
accorse
.
Affettuosamente
gli
toccò
la
mano
con
la
sua
mano
guantata
,
interrogandolo
con
lo
sguardo
;
egli
non
rispose
,
ma
le
fece
un
cenno
che
non
chiedesse
,
che
non
voleva
parlare
.
Per
temperare
questo
silenzio
,
graziosamente
le
prese
la
manina
guantata
e
se
la
passo
sotto
il
braccio
,
e
camminarono
più
presto
,
andando
verso
Santa
Lucia
.
Qualcuno
si
voltava
a
guardare
la
fanciulla
biancovestita
,
i
cui
occhi
brillavano
soavemente
sotto
la
nera
e
trasparente
aureola
del
cappello
;
ma
ella
non
vedeva
nulla
,
si
piegava
ogni
tanto
a
guardare
il
suo
compagno
,
per
osservare
se
l
'
umor
torvo
si
fosse
allontanato
.
-
Ma
che
avete
?
-
chiese
,
alla
fine
,
agitata
.
-
Vorrei
....
vorrei
non
essere
qui
-
proruppe
lui
,
esprimendole
tutta
la
sua
nostalgia
inguaribile
.
-
Ah
!
-
-
disse
ella
,
senz
'
altro
,
chiudendo
gli
occhi
,
mentre
le
labbra
le
tremavano
.
E
Massimo
non
seppe
,
o
gli
mancò
la
forza
di
spiegare
,
di
modificare
la
sua
scortesia
.
Alta
già
sopra
Capri
,
la
luna
imbiancava
tutta
la
via
marina
di
Santa
Lucia
,
dove
mille
lumicini
si
agitavano
,
dove
i
trams
,
carichi
di
gente
che
andava
verso
Posillipo
,
passavano
,
ogni
cinque
minuti
a
suono
di
cornetta
,
dove
le
venditrici
ambulanti
di
acqua
sulfurea
davano
il
loro
richiamo
,
dove
i
pescatori
accovacciati
nelle
nasse
,
fumavano
la
pipetta
corta
che
aveva
lo
stesso
colore
della
loro
pelle
.
Appoggiati
al
largo
parapetto
che
dà
sulla
via
inferiore
di
Santa
Lucia
e
sul
mare
,
uomini
e
donne
godevano
la
prima
brezza
notturna
che
si
era
messa
al
sorgere
della
luna
;
si
udiva
suonare
il
pianoforte
nel
salone
all
'
Hotel
de
Rome
,
il
salone
che
dà
sul
mare
;
laggiù
,
laggiù
,
verso
il
Wermouth
di
Torino
,
dei
cantori
ambulanti
cantavano
.
Negli
equipaggi
signorili
,
passavano
le
donne
in
abiti
chiari
,
coi
diamanti
che
scintillavano
alle
orecchie
;
Dovunque
gente
,
dovunque
suoni
e
canti
,
dovunque
la
vitalità
di
un
popolo
che
lentamente
sorbisce
la
felicità
di
una
notte
estiva
lunare
.
Senza
dirle
nulla
,
invece
di
andare
verso
il
Chiatamone
,
portandosi
la
fanciulla
a
braccetto
,
egli
le
fece
discendere
la
scala
che
porta
alla
via
inferiore
di
Santa
Lucia
,
donde
si
va
ai
bagni
la
mattina
;
dove
i
vaporini
approdano
,
dove
approdano
i
barcaiuoli
,
con
le
barchette
,
dove
sono
le
sorgenti
dell
'
acqua
sulfurea
:
ivi
,
su
quella
lingua
di
terra
,
brulica
una
folla
di
marinai
,
di
pescatori
,
di
donnette
popolane
,
e
una
trattoria
ha
le
sue
tavole
,
quasi
quasi
sino
all
'
acqua
nera
della
riva
;
i
bevitori
di
acqua
sulfurea
vi
mettono
le
loro
sedie
di
paglia
,
e
i
bimbi
vi
vendono
le
ciambellette
brusche
.
Pure
,
in
quella
notte
,
quel
brulichio
bruno
si
rallentava
,
quasi
che
il
placido
lume
della
luna
quietasse
tutti
i
movimenti
,
rammutolisse
tutte
le
voci
,
e
desse
tutta
la
sua
dolcezza
alla
vivace
scena
.
Quando
furono
sull
'
ultimo
scalino
dell
'
ampia
gradinata
,
Massimo
e
Luisa
si
arrestarono
un
minuto
.
-
Andiamo
a
cena
?
-
domandò
lui
,
distratto
.
-
Oh
no
!
-
È
vero
,
sono
una
bestia
.
Eppure
dobbiamo
far
qualche
cosa
....
andiamo
per
mare
,
allora
?
-
Sì
-
rispose
lei
,
pensosa
-
andiamo
.
-
Ma
vi
piace
di
andarvi
?
non
lo
dite
per
compiacenza
?
Io
vi
annoio
terribilmente
,
lo
so
....
Ma
,
non
è
colpa
mia
.
E
poi
,
voi
siete
buona
e
perdonate
.
Se
non
volete
andare
in
barchetta
,
rinunziamoci
.
-
Andiamoci
subito
.
Ed
egli
intese
,
in
quelle
parole
,
una
preghiera
così
spontanea
,
che
chiamò
subito
un
barcaiuolo
.
Entrò
prima
Massimo
e
invece
di
dar
la
mano
a
Luisa
,
per
farla
discendere
,
mentre
ella
esitava
,
vedendo
quel
baratro
nero
,
le
stese
le
braccia
,
la
sollevò
leggermente
e
la
depositò
sul
cuscino
di
cotonina
,
accanto
a
sè
.
Il
barcaiuolo
che
aveva
avuto
ordine
di
andare
verso
Mergellina
,
vogava
tacitamente
.
Massimo
fumava
:
ma
ogni
tanto
,
dando
uno
sguardo
a
Luisa
,
la
vedeva
così
tranquilla
,
così
serena
,
così
intimamente
felice
;
ella
era
così
bella
in
quell
'
abito
bianco
,
sotto
la
trasparente
ala
del
suo
cappello
,
con
le
mani
abbandonate
in
grembo
,
che
egli
non
osava
dire
una
parola
,
non
volendo
turbare
quel
soave
spettacolo
.
La
barchetta
si
allontanava
in
linea
retta
,
per
poi
girare
intorno
al
forte
Ovo
:
e
le
case
di
Santa
Lucia
,
e
la
collina
di
Pizzofalcone
parea
che
crescessero
verso
il
cielo
,
verso
la
luna
,
come
attirate
da
quel
morbido
chiarore
.
Massimo
e
Luisa
non
scambiavano
una
parola
,
solo
egli
la
guardava
con
insistenza
;
tutto
il
delicato
volto
e
la
persona
candidamente
vestita
,
avevano
in
quell
'
ora
e
in
quel
paesaggio
un
effluvio
di
poesia
che
avrebbe
inebriato
il
cuore
più
freddo
.
Ella
gli
sorrideva
,
così
,
naturalmente
,
quasi
che
il
suo
destino
,
nella
vita
,
fosse
di
sorridergli
sempre
;
e
l
'
ingenuo
,
giovanile
fascino
del
sorriso
rammentava
a
lui
altri
tempi
,
altre
cose
,
vagamente
,
dandogli
un
infinito
e
indefinito
sentimento
di
tenerezza
.
Allora
,
sottovoce
,
egli
provò
il
bisogno
di
chiamarla
:
-
Luisa
.
-
Che
dite
?
-
rispose
ella
,
piegandosi
per
udir
meglio
.
-
Niente
.
Ma
ancora
,
più
tardi
,
mentre
si
allontanavano
sempre
più
verso
l
'
alto
mare
,
nel
candore
immacolato
della
luna
,
verso
l
'
orizzonte
;
che
si
era
fatto
chiarissimo
,
egli
la
chiamò
per
nome
,
assai
piano
,
come
se
pronunciasse
quel
nome
per
sè
stesso
,
evocandolo
,
invocandolo
,
emblema
di
dolcezza
nelle
sue
sillabe
,
nelle
sue
lettere
,
nel
musical
suono
,
in
quello
che
era
,
in
quello
che
rappresentava
.
Quando
quel
lieve
soffio
l
'
animava
,
come
una
carezza
,
Luisa
s
'
inchinava
,
attratta
,
vincolata
dalla
voce
e
dalla
musica
;
e
Massimo
vedea
che
il
viso
le
si
tramutava
,
onde
di
sangue
le
fiottavano
alle
guancie
,
onde
di
pallore
le
salivano
alla
fronte
.
E
non
so
quale
acuta
,
spirituale
voluttà
lo
teneva
,
di
vedere
scolorare
,
al
suono
della
sua
voce
,
quel
purissimo
volto
giovanile
:
e
tutta
la
tenerezza
ch
'
egli
poneva
nella
parola
Luisa
,
si
facea
più
profonda
,
sgorgava
più
larga
,
per
circondare
,
avvolgere
,
abbracciare
quella
persona
di
donna
.
Ma
fu
un
punto
,
e
la
emozione
di
Luisa
era
così
intensa
,
egli
vide
tale
smarrimento
negli
occhi
della
fanciulla
,
che
si
fermò
,
e
riaccendendo
una
sigaretta
:
-
Perchè
non
cantate
?
-
le
disse
.
-
Voi
dovete
cantare
,
me
lo
avete
promesso
.
Scherzava
con
quella
ironia
cortese
che
serviva
a
nascondere
il
proprio
pensiero
.
Luisa
crollò
il
capo
,
tristemente
:
l
'
incanto
si
dileguava
;
ella
udiva
un
'
altra
volta
,
mentre
Massimo
parlava
,
quella
velatura
di
sogghigno
che
guastava
quante
affettuose
cose
egli
dicesse
.
Tentò
di
riafferrare
un
minuto
di
dolcezza
:
-
Chiamatemi
ancora
-
gli
disse
pregandolo
.
-
Oh
Luisa
,
Luisa
,
Luisella
,
piccola
fanciulla
cara
,
se
non
cantate
,
io
vi
riporto
a
terra
.
A
lei
gli
occhi
si
riempirono
di
lacrime
;
il
sangue
ascese
impetuosamente
dal
cuore
agli
occhi
;
nonostante
schiuse
la
bocca
e
con
la
sottile
voce
tremula
,
diede
alle
fragranti
aure
marine
una
vecchia
canzone
.
Con
le
mani
congiunte
in
grembo
,
con
la
testa
un
po
'
levata
,
guardando
il
gran
cielo
intorno
,
ella
cantava
;
la
fine
bocca
rosea
si
schiudeva
ad
arco
,
mostrando
i
denti
bianchi
,
scintillanti
,
e
ogni
tanto
i
soavi
occhi
seguivano
quasi
il
movimento
molle
della
musica
,
aprendosi
più
grandi
sul
paesaggio
.
Massimo
si
era
voltato
verso
lei
,
appoggiando
il
braccio
sul
bordo
della
barchetta
,
seguendo
il
ritmo
della
canzone
che
pareva
si
cullasse
nel
ritmo
del
mare
.
A
un
tratto
,
la
voce
le
si
velò
;
ella
tacque
.
-
Che
avete
?
-
Nulla
,
nulla
.
-
Perchè
siete
così
triste
,
Luisa
?
-
V
'
ingannate
,
non
sono
triste
....
sono
anzi
così
contenta
di
esser
qui
....
credetelo
....
Una
emozione
era
in
tutto
quello
che
diceva
,
così
sincera
!
-
Vi
credo
,
Luisa
.
Dite
un
'
altra
canzone
....
-
Sono
tutte
cose
vecchie
!
-
Non
importa
....
-
E
non
tutte
sono
liete
.
-
Non
importa
....
Mi
basta
che
le
cantiate
voi
.
-
Non
volevate
che
io
ridessi
?
-
insistè
lei
.
-
Raccontatemi
una
delle
vostre
storielle
interessanti
e
riderò
!
-
Se
vi
racconto
una
storiella
,
io
,
vi
faccio
piangere
-
e
buttò
la
sigaretta
in
mare
.
-
Allora
tacete
.
È
così
dolce
questa
notte
.
Mentre
il
barcaiuolo
vogava
verso
Mergellina
,
con
un
cenno
largo
Luisa
indicò
a
Massimo
le
carezzose
linee
delle
colline
che
vanno
da
San
Martino
al
capo
di
Posillipo
,
tutte
bagnate
dalla
luce
lunare
,
con
le
loro
case
chiarissime
dalle
mille
finestre
aperte
e
illuminate
,
coi
lumi
che
cingono
l
'
arco
della
marina
napoletana
come
una
linea
di
fuoco
,
con
uno
scintillio
dovunque
,
per
le
vie
e
sulle
colline
.
Essi
attraversavano
,
tagliandola
,
la
grande
striscia
fredda
,
lucente
come
metallo
,
che
la
luna
alta
metteva
sul
mare
,
dall
'
orizzonte
alla
riva
,
lunghissima
,
occhieggiante
,
come
mille
specchietti
moventisi
nel
raggio
lunare
.
Massimo
guardò
intorno
,
ma
i
suoi
occhi
tornavano
al
purissimo
viso
di
Luisa
,
come
se
da
esso
partisse
quel
fascio
di
dolcezza
.
Ella
sostenne
un
minuto
lo
sguardo
di
Massimo
,
poi
le
palpebre
le
batterono
,
ammaliate
,
non
reggenti
a
quel
fascino
:
-
Siete
voi
che
siete
dolce
-
le
disse
lui
,
all
'
orecchio
.
Adesso
avevano
voltato
l
'
angolo
di
Mergellina
,
costeggiavano
,
lungo
la
via
di
Posillipo
,
tutta
piena
di
ville
,
di
osterie
,
di
trams
che
passano
continuamente
,
in
tutte
le
ore
della
sera
,
specialmente
in
estate
.
Talvolta
,
tendendo
l
'
orecchio
,
si
udivano
dei
canti
venire
dalla
terra
,
affievoliti
;
e
le
ville
,
piene
di
gente
sulle
terrazze
,
sembravano
quei
castelletti
di
carta
,
dai
cento
bucherelli
,
che
i
bambini
illuminano
con
un
solo
cerino
interno
,
giocattoli
frastagliati
o
trasparenti
dai
personaggi
minuscoli
.
Passando
rasente
una
di
esse
dal
giardino
pensile
tutto
fiorito
arrivarono
delle
risate
,
degli
allegri
strilli
femminili
.
-
Abbiamo
un
pubblico
cortese
-
disse
Massimo
-
ci
prendono
,
per
due
amanti
.
-
Ah
!
-
rispose
lei
,
niente
altro
.
Il
palazzo
di
Donn
'
Anna
si
delineava
,
nero
,
avanzandosi
sul
mare
:
sul
suo
lato
destro
e
sul
sinistro
,
delle
trattorie
popolari
erano
piene
di
banchettatori
e
di
bevitori
,
ma
la
facciata
che
dà
sul
mare
serbava
il
suo
carattere
di
rovina
disabitata
,
col
mare
che
entrava
chetamente
nei
suoi
portoni
,
ormai
trasformati
in
grotte
,
come
quelle
di
Sorrento
e
di
Capri
.
La
luna
batteva
sulla
facciata
del
palazzo
,
che
la
ricchezza
e
la
superbia
di
donn
'
Anna
di
Medina
Coeli
non
aveva
potuto
finire
,
prima
di
ritornare
alla
Spagna
natìa
:
e
i
finestroni
e
le
finestre
prendevano
il
chiaror
lunare
,
fantasticamente
;
la
rovina
pareva
meno
aspra
,
meno
tetra
,
sotto
il
placido
raggio
.
Il
barcaiuolo
che
remava
più
lentamente
,
per
riposarsi
,
chiese
a
Massimo
se
voleva
entrare
in
una
di
quelle
grotte
,
con
la
barca
.
-
Avete
forse
paura
?
-
chiese
lui
a
Luisa
,
prendendone
distrattamente
la
mano
appoggiata
al
bordo
della
barchetta
.
-
No
,
non
ho
paura
-
ella
rispose
:
eppure
la
voce
era
velata
di
emozione
.
L
'
apertura
della
grotta
era
tutta
bianca
e
l
'
acqua
vi
fiottava
sordamente
,
gorgogliando
:
ma
quando
la
barca
s
'
internò
in
quel
chiuso
laghetto
di
acqua
marina
,
la
oscurità
si
fece
profonda
.
La
barca
stava
immobile
,
in
un
gorgoglio
fresco
di
onda
che
batte
alle
pareti
di
pietra
,
in
una
gran
tenebra
.
La
mano
di
Luisa
era
restata
in
quella
di
Massimo
:
egli
la
sentiva
molle
,
abbandonata
,
nella
sua
,
quasi
che
non
vi
fosse
miglior
sorte
,
miglior
destino
per
essa
.
Involontariamente
,
egli
la
strinse
,
e
intese
che
la
mano
rispondeva
alla
sua
stretta
,
fiaccamente
,
ma
dicendo
sempre
:
sì
.
Allora
egli
si
piegò
;
in
quell
'
ombra
,
per
distinguere
la
faccia
di
Luisa
;
il
barcaiuolo
remava
,
per
uscire
dalla
grotta
e
quando
furono
di
nuovo
sull
'
aperto
mare
,
al
lume
della
luna
,
egli
vide
due
lunghe
lacrime
scendere
da
quei
belli
occhi
e
disfarsi
sulle
guancie
.
Ah
!
egli
non
poteva
veder
piangere
nè
un
bimbo
,
nè
una
donna
,
foss
'
anche
di
gioia
:
e
fu
più
turbato
di
lei
.
-
Che
avete
?
Avete
avuto
paura
,
avete
freddo
?
-
chiese
precipitosamente
,
tenendole
le
mani
,
che
erano
gelide
,
invero
,
nei
guanti
.
-
No
,
no
....
-
Sì
,
sì
,
sbarchiamo
,
questo
viaggio
in
mare
,
alla
luna
,
vi
ha
gelato
.
Sbarchiamo
,
cammineremo
a
piedi
,
per
riscaldarci
.
Presso
il
palazzo
Donn
'
Anna
vi
è
spiaggia
.
Sbarcarono
,
in
fretta
,
egli
pagò
il
barcaiuolo
e
lo
licenziò
:
quello
gli
disse
delle
parole
di
augurio
;
anche
lui
li
prendeva
per
due
amanti
.
Per
salire
alla
strada
dovettero
passare
presso
una
di
quelle
trattorie
,
fra
le
tavolate
dei
mangiatori
e
dei
bevitori
,
senza
guardare
nè
a
dritta
nè
a
sinistra
,
egli
sempre
un
po
'
agitato
,
ella
che
lo
seguiva
senza
badare
a
nulla
,
quasi
che
il
suo
fato
fosse
quello
di
seguirlo
sempre
,
dovunque
,
senza
sapere
dove
si
andasse
.
I
bevitori
e
i
mangiatori
ridevano
e
gridavano
:
la
bianca
figura
di
donna
non
ne
fece
voltare
nessuno
,
tutti
erano
ebbri
del
vino
,
della
notte
,
o
delle
chiacchiere
dette
,
con
la
tanto
bella
e
felice
esaltazione
meridionale
.
Massimo
e
Luisa
scesero
per
la
stretta
scaletta
,
uno
presso
l
'
altro
,
e
quando
si
trovarono
sulla
via
di
Posillipo
stettero
,
esitanti
.
-
È
forse
tardi
per
voi
?
Volete
rientrare
?
-
Non
so
....
Voi
rientrate
?
-
Vi
accompagnerei
,
sì
,
ma
senza
rientrare
.
Non
dormirò
,
io
,
stanotte
....
-
e
voltò
la
faccia
in
là
.
-
Allora
....
allora
rimarrò
ancora
un
poco
-
disse
fievolmente
lei
.
-
Grazie
,
siete
buona
-
e
le
strinse
la
mano
.
Così
,
camminarono
,
senza
darsi
braccio
,
verso
Posillipo
,
sul
piccolo
marciapiede
rasentato
dai
trams
che
vanno
e
vengono
:
imbattendosi
in
gente
che
tornava
a
piedi
,
in
piccole
comitive
schiamazzanti
,
in
coppie
solitarie
appoggiate
al
parapetto
,
guardanti
il
mare
.
Massimo
e
Luisa
,
avanzando
lentamente
,
non
parlavano
,
divisi
sempre
da
coloro
che
transitavano
.
Le
ville
a
mezza
costa
,
e
quelle
giù
,
al
mare
,
avevano
innanzi
ai
portoni
delle
carrozze
che
aspettavano
:
i
balconi
lasciavano
udire
la
musica
che
vi
si
faceva
,
il
sottile
e
immemore
concerto
delle
notti
estive
napoletane
:
degli
equipaggi
,
di
ritorno
,
passavano
;
le
donne
erano
avvolte
in
lievi
scialli
bianchi
.
Senz
'
accorgersi
della
via
,
Massimo
e
Luisa
andavano
innanzi
,
innanzi
:
la
linea
dei
trams
finì
;
si
fecero
rare
,
poi
sparvero
,
le
osterie
;
la
gente
s
'
era
diradata
,
a
poco
a
poco
,
e
quando
ebbero
voltato
l
'
angolo
della
villa
Dini
,
la
solitudine
fu
perfetta
.
Solitudine
bianca
,
senza
terrori
di
ombre
,
senza
la
tetraggine
che
ispirano
la
campagna
e
il
mare
,
di
notte
.
Solo
un
alto
,
lontanissimo
cielo
;
solitudine
mite
,
piena
di
giardini
in
fiore
tutti
candidamente
frastagliati
dalla
luce
lunare
,
piena
di
parchi
dai
grandi
alberi
immersi
nel
chiarore
,
piena
di
vigne
folte
che
l
'
autunno
aspettava
,
per
la
vendemmia
,
piena
di
orti
dove
ancora
,
come
un
po
'
dappertutto
,
si
udiva
l
'
odore
del
gelsomino
notturno
.
La
via
era
deserta
,
l
'
ora
era
tarda
,
ormai
:
e
solo
,
ogni
tanto
,
qualche
rara
carrozza
ritornava
da
villa
Postiglione
:
tutto
Posillipo
,
con
le
sue
campagne
,
col
suo
mare
,
coi
suoi
rotondi
piccoli
golfi
che
sembrano
,
in
fondo
alla
riva
,
un
grande
occhio
azzurro
divino
,
coi
suoi
profumi
,
pareva
che
appartenesse
a
Massimo
e
Luisa
,
Egli
camminando
con
la
testa
bassa
,
con
gli
occhi
bassi
,
giuocava
con
la
mazzettina
di
ebano
,
urtando
le
pietruzze
della
via
;
Luisa
andava
accanto
a
lui
,
fissando
gli
occhi
sul
mare
:
ma
i
suoi
occhi
avevano
un
velo
innanzi
,
il
suo
sguardo
aveva
la
fissità
di
chi
non
vede
.
Ogni
tanto
levava
una
mano
alla
fronte
,
per
respingere
da
parte
una
ciocca
dei
suoi
neri
capelli
che
ricadeva
sempre
:
e
quel
movimento
aveva
qualche
cosa
di
assai
leggiadro
.
Quanto
tempo
camminarono
,
così
,
senza
scambiare
un
detto
?
Nessuno
di
loro
avrebbe
potuto
dirlo
:
presi
dal
loro
mondo
interiore
,
presi
dall
'
ambiente
che
li
aveva
vinti
,
mancava
oramai
a
loro
la
nozione
del
tempo
e
dello
spazio
,
erano
in
quell
'
oblìo
quieto
,
addormentatore
,
che
vince
tutti
i
cuori
,
dopo
le
emoziani
che
dà
il
sentimento
,
o
che
danno
le
cose
.
Massimo
si
riscosse
pel
primo
:
-
Che
cattivo
compagno
son
io
!
-
esclamò
.
-
Saranno
due
ore
che
non
vi
dico
una
parola
.
-
....
Forse
non
avevate
nulla
da
dirmi
-
azzardò
lei
,
con
un
timido
sorriso
.
-
V
'
ingannate
:
se
vi
dicessi
tutto
quello
che
dovrei
dirvi
,
sarebbe
un
opera
in
-
folio
,
in
ventiquattro
volumi
!
-
Dite
,
allora
....
-
Ci
vorrebbero
alquanti
anni
della
vostra
vita
,
per
udirmi
,
cara
:
e
....
credo
che
sia
meglio
non
farne
niente
.
-
Ditene
qualcuna
,
di
queste
cose
....
-
insistè
lei
,
con
un
tremito
nella
voce
.
-
No
,
no
-
replicò
Massimo
,
recisamente
.
Ella
lo
guardò
,
così
triste
,
che
egli
non
potette
celare
un
moto
di
dispetto
.
-
Ma
Luisa
!
Ma
che
siete
una
sensitiva
?
State
ridendo
,
il
che
è
una
cosa
graziosa
per
tutti
,
graziosissima
per
me
,
e
basta
guardarvi
perchè
la
risata
vi
si
spenga
sulle
labbra
!
Sorridete
,
e
basta
che
vi
si
dica
una
parola
perchè
sparisca
il
vostro
sorriso
!
Figliuola
mia
!
Vi
avverto
che
di
questo
passo
,
ci
vuol
poco
a
essere
la
donna
più
infelice
di
questa
terra
.
-
Non
importa
,
la
felicità
-
ella
rispose
,
con
un
sorriso
estatico
.
-
Bugia
,
bugia
!
Bisogna
esser
felici
,
bisogna
avere
il
cuore
di
bronzo
!
Di
bronzo
,
cara
mìa
bella
!
-
Non
importa
,
meglio
averlo
aperto
a
ogni
tenerezza
-
replicò
con
la
forza
del
suo
innocente
animo
.
-
Vi
preparate
un
brutto
avvenire
,
Luisa
,
-
disse
lui
,
glacialmente
.
-
Non
importa
-
ella
ribattè
,
per
la
terza
volta
,
con
il
supremo
coraggio
dei
cuori
buoni
.
Ed
era
così
bella
della
sua
gioventù
,
del
suo
candore
,
della
sua
abnegazione
,
così
bella
per
sè
,
e
per
quello
che
confusamente
ma
fortemente
sentiva
,
tanto
nobile
abbandono
,
tanto
alto
sacrificio
da
lei
traspariva
,
che
egli
si
arrestò
,
un
po
'
smarrito
,
ammirando
quella
creatura
semplice
e
sana
,
che
si
gittava
nel
precipizio
a
occhi
chiusi
,
sorridendo
.
I
.
-
Povera
Luisa
-
mormorò
soltanto
lui
,
carezzandole
la
manina
inguantata
che
si
appoggiava
fidente
al
suo
braccio
.
-
Non
mi
compatite
-
ella
rispose
,
crollando
il
capo
,
sorridendo
a
una
idea
-
io
sono
più
felice
di
voi
,
-
Forse
-
disse
lui
,
con
voce
breve
.
Adesso
,
dopo
avere
oltrepassato
il
ponte
di
Posillipo
,
quel
largo
poggiuolo
che
da
una
parte
si
affaccia
alla
collina
folta
di
vigneti
,
e
dall
'
altra
sopra
,
una
valle
che
discende
al
mare
,
mollemente
,
lasciato
il
lastricato
del
ponte
che
suonava
sotto
i
loro
passi
,
nella
notte
,
erano
entrati
in
un
sentiero
oscuro
,
fra
una
siepe
alta
di
more
spinose
,
e
una
muraglia
alta
,
tappezzata
di
edera
,
che
serra
le
due
ville
ultime
sul
mare
di
Posillipo
,
la
villa
Postiglione
e
la
villa
Sans
souci
.
Era
sparita
la
luna
dietro
la
muraglia
,
e
sullo
stretto
sentiero
che
discendeva
,
essi
non
vedevano
che
un
'
altissima
striscia
di
cielo
,
tutta
chiara
,
dove
le
pie
stelle
avevano
un
tremolìo
bianco
e
languido
.
Dagli
orti
,
di
nuovo
,
un
confuso
olezzo
di
fiori
e
di
erbe
odoranti
arrivava
,
dove
più
acuto
signoreggiava
il
profumo
del
gelsomino
:
ed
essi
andavano
in
quell
'
ombra
,
in
quel
fresco
notturno
,
ignari
della
loro
strada
,
sul
molle
terreno
umido
di
brina
che
si
faceva
elastico
sotto
i
loro
passi
.
A
un
tratto
,
levando
gli
occhi
,
un
'
immensa
linea
di
paesaggio
si
schiuse
loro
innanzi
,
tutta
candida
sotto
la
luce
lunare
.
Erano
al
Capo
,
in
quel
posto
che
la
fantasia
popolare
ha
chiamato
il
Paradisiello
:
e
il
gran
golfo
di
Napoli
era
come
una
immensa
conca
chiarissima
,
cinta
da
lumi
vividi
,
scintillante
fin
nelle
borgate
,
scintillante
fino
laggiù
,
laggiù
all
'
estrema
punta
di
Massalubrense
,
dove
l
'
abbraccio
si
chiude
;
e
da
qui
tutto
il
gran
mare
che
bagna
i
Campi
Flegrei
e
Pozzuoli
e
Cuma
,
in
una
curva
nobilissima
e
poetica
,
in
un
silenzio
di
cose
e
di
uomini
,
quasi
che
niuno
più
,
dopo
i
greci
e
i
romani
,
fosse
venuto
ad
albergare
in
quel
bellissimo
e
felice
paese
.
Lo
scoglio
del
Capo
si
avanzava
fra
i
due
golfi
,
bagnato
di
luce
da
una
parte
,
oscuro
dall
'
altra
,
ma
tutto
il
mare
,
dovunque
,
qui
sotto
lambente
la
pianura
vasta
dei
Bagnoli
,
laggiù
,
sotto
l
'
isola
di
Nisida
,
e
lontano
lontano
,
era
un
chiarore
immenso
,
immobile
e
quieto
.
-
Dio
,
quanto
è
bello
!
-
ella
disse
,
con
la
voce
velata
dalla
emozione
.
Là
innanzi
,
creata
dalla
natura
,
è
una
piattaforma
quasi
rotonda
,
una
terrazza
messavi
dal
Signore
,
a
cui
gli
uomini
hanno
aggiunto
un
muretto
rotondo
per
appoggiarvisi
,
per
sedervisi
;
di
là
tutto
si
vede
.
Di
giorno
su
quella
terrazza
vi
sono
tre
o
quattro
mendicanti
,
vecchie
e
piccine
,
che
chiedono
fastidiosamente
l
'
elemosina
agli
stranieri
estatici
;
ma
di
notte
non
un
'
anima
,
non
un
passo
.
Sulla
terrazza
,
lungo
il
muretto
e
dietro
ad
esso
,
pei
greppi
,
cresce
l
'
erba
selvatica
odorosa
e
qualche
piccolo
fiore
agreste
.
Essi
si
fermarono
colà
silenziosi
,
appoggiati
al
muretto
,
senza
lasciarsi
,
penetrati
dalla
poesia
ineffabile
di
quell
'
ora
,
in
quel
paesaggio
:
poesia
intima
e
profonda
che
misticamente
li
avvolgeva
.
-
È
tutta
dolcezza
-
disse
la
fanciulla
,
la
cui
voce
si
era
velata
,
affievolita
.
-
Infinita
dolcezza
-
rispose
lui
come
un
'
eco
.
-
Chi
abita
in
quell
'
isola
,
lassù
?
-
chiese
ella
,
levando
la
mano
,
indicando
Nisida
.
-
Una
gente
trista
....
-
e
pareva
non
volesse
continuare
.
-
Che
gente
?
-
insistè
lei
,
piegando
il
suo
bel
viso
chiaro
verso
di
lui
.
-
I
galeotti
:
lì
v
'
è
il
bagno
penale
.
-
Una
gente
infelice
-
ella
corresse
,
umilmente
.
-
Ma
le
belle
notti
estive
,
le
belle
notti
lunari
,
si
levano
anche
per
essa
.
-
Cara
Luisa
....
-
ripetè
lui
,
vagamente
.
Ella
lo
guardava
pronunziare
il
suo
nome
,
non
solo
assaporandone
la
musicalità
,
ma
sentendone
acutamente
tutto
il
tono
,
tutta
la
intenzione
.
Ogni
volta
che
questo
nome
usciva
dalle
sue
labbra
,
ella
aveva
un
piccolo
tremito
interno
:
quando
già
il
nome
era
stato
portato
via
dalle
onde
dell
'
aria
,
ancora
in
lei
,
nel
suo
cuore
si
allargavano
più
grandi
,
più
grandi
i
cerchi
di
quel
tremore
..
-
Guardate
quelle
casette
,
laggiù
?
-
continuò
ella
,
per
sfuggire
alla
sua
crescente
commozione
,
accennando
alle
casette
dei
Bagnoli
.
-
Son
tutte
chiuse
,
non
un
lume
.
Tutti
riposano
felici
,
senz
'
aver
bisogno
di
ammirare
la
notte
e
la
luna
....
.
-
Gli
abitanti
di
quelle
casette
videro
un
giorno
un
orribile
spettacolo
-
rispose
lui
,
macchinalmente
-
è
qui
che
hanno
fucilato
Misdea
.
-
Qui
?
-
Laggiù
,
in
quella
pianura
.
-
In
una
notte
come
questa
?
-
No
,
in
un
'
alba
freddissima
.
-
Perchè
lo
hanno
ucciso
?
-
Perchè
aveva
ucciso
.
-
Voi
mi
dite
sempre
delle
cose
tristi
-
ella
osservò
malinconicamente
,
con
un
lagno
infantile
.
-
Ho
torto
-
confessò
lui
-
anche
questa
bell
'
ora
dev
'
essere
guastata
.
Scusate
,
cara
.
Vi
assicurò
che
sono
molto
infelice
.
-
E
perchè
?
-
ella
chiese
,
curvandosi
a
interrogare
il
suo
volto
.
Ma
gli
aveva
sfiorato
con
la
guancia
la
spalla
.
-
Ho
scherzato
-
rispose
Massimo
,
con
la
voce
un
po
'
alterata
.
-
Volete
sedervi
?
E
le
lasciò
il
braccio
,
si
sedette
sul
parapetto
e
accese
una
sigaretta
.
Ella
,
in
piedi
,
un
po
'
triste
di
essere
stata
abbandonata
,
con
le
braccia
pendenti
lungo
la
persona
,
lo
guardava
.
-
Volete
fumare
?
-
No
-
ella
disse
.
-
Peccato
!
una
sigaretta
è
deliziosa
,
qui
,
a
quest
'
ora
.
-
Se
vi
piace
,
la
fumerò
.
Egli
le
offerse
il
portasigarette
russo
,
di
argento
,
aperto
:
ella
ne
prese
una
,
di
sigarette
,
con
le
dita
sottili
:
ma
mentre
gli
chiedeva
del
fuoco
,
Massimo
,
preso
da
un
subitaneo
moto
di
collera
,
le
strappò
la
sigaretta
e
la
buttò
giù
,
pei
greppi
.
-
Non
fumate
,
è
una
brutta
cosa
,
somigliereste
a
tante
donne
che
fumano
....
tante
donne
....
-
Come
volete
-
disse
ella
,
rassegnatamente
.
Ma
avendolo
visto
restar
torvo
,
seccato
,
cogli
occhi
bassi
,
battendo
col
tacco
contro
il
muretto
,
ella
voltò
le
spalle
e
si
allontanò
un
poco
,
girovagando
,
discendendo
verso
i
Bagnoli
,
risalendo
,
affacciandosi
alla
vallata
.
Egli
la
seguiva
con
lo
sguardo
,
ombra
bianca
attraverso
il
chiaror
bianco
della
luna
,
camminare
senza
rumore
,
con
appena
un
fruscio
del
vestito
fra
le
erbe
;
e
quando
ella
ritornò
a
lui
,
portava
dei
ramoscelli
fioriti
di
menta
selvatica
.
Picciolissimi
fiorellini
lilla
sopra
minutissime
foglioline
verdi
;
ella
ne
odorò
un
ramoscello
e
glielo
porse
.
Il
viso
di
Massimo
parve
si
rischiarasse
:
egli
prese
il
ramoscello
,
l
'
odorò
lungamente
e
poi
,
invece
di
metterlo
all
'
occhiello
,
lo
nascose
nell
'
apertura
del
soprabito
,
dentro
,
dentro
,
in
modo
che
non
si
vedesse
più
,
deposto
e
serrato
sul
petto
.
Allora
ella
fece
un
passo
e
con
un
salto
leggiero
gli
si
sedette
accanto
sul
parapetto
.
Tacevano
.
Adesso
voltavano
un
po
'
le
spalle
al
paesaggio
marino
e
avevano
innanzi
solo
la
via
donde
erano
venuti
e
le
campagne
basse
di
Fuorigrotta
.
Ma
guardavano
,
forse
,
senza
vedere
.
Erano
seduti
proprio
accanto
,
le
spalle
e
le
braccia
si
sfioravano
,
ad
ogni
lieve
movimento
.
Sempre
fumando
la
sua
sigaretta
,
egli
le
sollevò
la
mano
guantata
e
ne
arrovesciò
lentamente
il
morbido
guanto
di
camoscio
.
Pallida
e
sottile
apparve
la
manina
della
fanciulla
,
col
braccio
rotondo
e
bianco
.
-
Avete
una
bella
mano
,
Luisa
-
disse
.
Le
sue
labbra
,
delicatamente
si
posarono
sulle
dita
piegate
della
bella
mano
:
un
bacio
che
era
un
soffio
.
E
restò
a
giocherellare
con
le
dita
,
senza
poter
lasciare
quella
mano
.
Ella
non
poteva
parlare
.
-
Perchè
non
portate
tutti
quei
cerchiolini
di
oro
,
di
argento
,
di
platino
,
quei
braccialettini
che
tintinnano
,
salgono
e
scendono
,
continuamente
,
quando
la
donna
si
muove
?
Sono
carini
,
è
vero
?
Ella
lo
fissò
,
trasognata
,
come
se
non
avesse
udito
che
l
'
armonia
della
sua
voce
,
senza
intendere
il
senso
delle
parole
.
-
Sono
carini
....
-
egli
ripetè
-
ve
li
donerò
io
,
se
li
volete
da
me
;
mi
piacciono
tanto
.
Ancora
scherzava
con
la
mano
,
quasi
attirando
a
sè
la
persona
e
l
'
anima
della
fanciulla
:
e
la
bella
persona
e
la
povera
e
cara
anima
,
non
sapeano
che
piegarsi
a
lui
.
La
testolina
si
appoggiò
con
la
guancia
alla
spalla
di
lui
,
socchiudendo
gli
occhi
;
e
pian
piano
,
delicatamente
,
quasi
a
sorreggerla
,
Massimo
le
passò
un
braccio
dietro
alla
cintura
,
abbracciandola
,
reggendola
.
-
State
bene
così
?
-
le
domandò
,
con
voce
roca
.
Ella
accennò
di
sì
,
con
le
palpebre
,
non
potendo
parlare
.
-
Non
vi
addormentate
alla
luna
,
almeno
,
Luisa
.
La
luna
fa
impazzire
chi
si
addormenta
al
suo
chiarore
.
Ella
ebbe
un
sorriso
così
profondo
,
così
enigmatico
che
lo
scosse
.
Poi
,
tacquero
.
Passò
del
tempo
,
così
.
Confusamente
,
ogni
tanto
,
nella
mite
e
intima
delizia
di
quella
solitudine
,
di
quella
vicinanza
,
ella
sentiva
tremare
,
talvolta
,
nella
sua
,
la
mano
di
Massimo
;
e
talvolta
,
sentiva
il
respiro
di
lui
affannarsi
.
Allora
levava
le
palpebre
a
guardarlo
:
lo
trovava
intento
a
fissare
il
suo
volto
,
intensamente
,
con
tale
un
ardore
concentrato
di
visione
e
di
attenzione
,
che
non
aveva
ella
mai
scorto
.
Il
tempo
passava
,
sulle
loro
teste
vicine
,
sulle
mani
dalle
dita
intrecciate
,
immobilizzati
in
quell
'
atteggiamento
.
E
ad
essa
sembrava
d
'
immergersi
in
un
sogno
lungo
,
senza
fine
,
che
ricominciava
sempre
dal
principio
,
dove
passavano
sulle
sue
mani
dei
baci
leggieri
come
un
soffio
,
dove
carezzava
i
suoi
capelli
una
mano
molle
e
lenta
,
dove
un
acuto
profumo
di
fiori
che
si
appassivano
,
le
saliva
al
cervello
,
dove
una
voce
ripeteva
il
suo
nome
,
sempre
,
con
la
profondità
dell
'
amore
:
un
sogno
tutto
chiaro
di
luce
lunare
,
in
un
divino
paesaggio
,
un
sogno
ammorbidito
dalla
rugiada
,
dai
fremiti
della
campagna
,
dal
palpitare
del
mare
sotto
la
luna
.
Invero
,
Massimo
,
reggendo
la
bella
persona
,
tenendone
la
manina
nella
sua
,
sentendo
tutta
la
seduzione
di
Luisa
e
delle
cose
,
dell
'
ora
e
del
tempo
,
restava
immobile
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
cercando
di
riunire
tutti
i
suoi
pensieri
,
per
essere
forte
,
per
vincere
il
fascino
immortale
che
ha
la
beltà
della
donna
e
la
beltà
delle
cose
,
la
innocenza
della
gioventù
e
la
solenne
purità
della
notte
,
nella
campagna
,
innanzi
al
mare
.
Non
lui
sognava
,
che
era
uomo
,
che
aveva
vissuto
,
che
sapeva
;
ma
quasi
vedeva
,
dietro
le
tenui
palpebre
abbassate
di
Luisa
,
negli
occhi
pronti
di
dolcezza
che
si
schiudevano
levandosi
a
lui
,
vedeva
il
sogno
d
'
amore
,
il
sogno
di
quella
notte
d
'
estate
distender
la
sua
sottile
e
salda
rete
d
'
argento
sull
'
anima
della
fanciulla
.
E
ogni
tanto
,
come
il
fascino
di
tanto
muliebre
candore
,
di
tanta
fede
,
di
tanta
giovinezza
fragrante
si
faceva
più
alto
,
pareva
anche
a
lui
di
smarrir
la
testa
,
partito
per
sempre
,
per
la
siderale
,
per
la
selenica
regione
del
sogno
.
Cercò
di
riaversi
,
di
riaccapezzarsi
,
parlando
:
-
Dormite
?
-
volle
dire
,
scherzando
,
a
Luisa
.
Ma
egli
stesso
non
riconobbe
la
propria
voce
.
Chi
aveva
pronunziato
quella
parola
?
Ella
scosse
il
capo
,
con
un
sorriso
così
dolce
,
che
egli
non
vi
potette
reggere
:
-
Vogliamo
andar
via
?
-
le
susurrò
all
'
orecchio
.
La
luna
fa
impazzire
,
Luisa
,
Luisa
....
-
Ancora
un
poco
-
ebbe
la
forza
di
dir
lei
,
nella
innocenza
della
sua
passione
.
Ancora
un
poco
.
Egli
abbassava
il
capo
,
soffocando
le
parole
che
gli
sgorgavano
dalle
labbra
,
interdicendosi
persino
di
carezzare
più
le
fredde
dita
della
fanciulla
,
non
volendo
udire
il
profumo
di
gelsomino
,
che
veniva
da
lei
,
di
quell
'
unico
gelsomino
che
ella
aveva
raccolto
sul
balcone
e
messo
in
petto
,
non
volendo
cedere
alla
voce
di
tenerezza
infinita
che
emanava
da
lei
e
da
tutte
le
umane
cose
,
intorno
.
Sì
,
Massimo
vedeva
bene
che
ella
sognava
,
oramai
,
il
suo
grande
sogno
,
l
'
unico
e
ultimo
sogno
,
sotto
la
gelida
e
allettatrice
luce
della
luna
,
simile
a
Elena
,
la
bionda
:
sentiva
che
vincendo
la
ragione
dell
'
età
,
del
pericolo
,
dell
'
esperienza
,
che
vincendo
finanche
il
profondo
segreto
del
suo
cuore
,
egli
stesso
,
per
la
ignota
forza
di
sentimento
che
rinasce
dalle
sue
ceneri
anche
nei
cuori
inceneriti
dalla
passione
,
egli
stesso
sarebbe
stato
trascinato
dolcemente
in
quel
sogno
,
perduto
anche
lui
,
come
una
volta
,
come
sempre
.
E
facendo
,
in
quell
'
atto
,
una
delle
più
dolorose
rinunzie
della
sua
vita
,
il
braccio
che
sosteneva
Luisa
si
rallentò
,
un
poco
:
pian
piano
le
lasciò
la
mano
.
Ella
trasalì
,
comprese
:
si
levò
,
col
volto
così
pallido
che
pareva
vi
si
fosse
infiltrato
il
raggio
lunare
,
a
raffreddarne
per
sempre
il
sangue
e
le
fibre
,
si
levò
con
le
palpebre
battenti
,
gli
occhi
smorti
,
come
coperti
da
una
nebbia
torbida
.
-
Andiamo
-
ella
disse
,
voltandosi
ancora
a
salutare
il
mare
,
la
campagna
e
il
cielo
.
Camminarono
presto
,
vicino
,
senza
darsi
braccio
;
Massimo
pareva
oramai
colto
dal
freddo
,
con
un
desiderio
di
rientrare
in
casa
.
La
via
era
assai
lunga
,
mentre
,
al
venire
,
non
se
ne
erano
neppure
accorti
:
a
ogni
nuovo
gomito
che
faceva
la
via
,
egli
si
piegava
,
con
una
certa
ansietà
,
per
vedere
se
erano
vicini
;
ella
lo
guardava
di
sottecchi
,
camminando
presto
anche
lei
,
non
osando
dirgli
nulla
.
Alla
fine
gli
espresse
il
suo
pensiero
.
-
Speriamo
di
trovare
una
carrozza
.
-
Speriamo
-
ripetè
ella
.
Ma
per
un
pezzo
non
ne
trovarono
;
la
notte
era
altissima
,
tutte
le
ville
erano
chiuse
e
silenziose
,
la
strada
di
Posillipo
era
deserta
,
la
luna
,
salita
già
allo
zenit
sul
cielo
,
vi
batteva
a
picco
,
dandole
oramai
un
aspetto
un
po
'
spettrale
.
Egli
osservò
che
la
fanciulla
si
stringeva
nella
mantellina
,
trasalendo
.
-
Avete
freddo
,
è
vero
?
-
Un
poco
.
-
Siamo
stati
troppo
tempo
....
laggiù
....
Luisa
non
rispose
:
camminava
a
occhi
bassi
,
senza
voltarsi
nè
a
destra
,
nè
a
sinistra
.
-
Forse
avete
paura
,
cara
?
-
Un
poco
.
-
E
di
che
?
-
Di
tutto
....
la
via
è
così
deserta
....
gli
alberi
sembrano
fantasmi
....
-
Abbiate
paura
degli
uomini
e
non
dei
fantasmi
,
cara
.
-
È
vero
-
ella
soggiunse
,
umilmente
.
Forse
egli
stesso
,
in
quell
'
ora
così
tarda
,
in
quella
deserta
campagna
,
dove
sboccavano
tante
grotte
di
tufo
dalle
immani
bocche
nere
aperte
,
aveva
come
un
leggiero
brivido
di
confuso
sgomento
.
Erano
presi
dal
malessere
di
chi
ha
vegliato
una
notte
intera
,
in
preda
a
una
sovraeccitazione
spirituale
e
fisica
,
e
che
ne
esce
stanco
e
infelice
,
malcontente
di
sè
e
del
tempo
che
è
trascorso
.
Ma
durò
questo
sino
a
che
furono
arrivati
alla
dogana
di
Posillipo
;
ivi
una
carrozza
da
nolo
,
di
quelle
sgangherate
con
un
vecchio
ronzino
sciancato
,
una
carrozza
di
notte
,
infine
,
stazionava
.
Dormivano
il
cocchiere
e
il
cavallo
;
non
si
risvegliarono
che
a
metà
,
quando
Massimo
e
Luisa
vi
salirono
.
-
Portaci
a
Monte
di
Dio
-
disse
Massimo
al
cocchiere
.
Costui
,
sempre
sonnecchiando
,
domandò
se
doveva
alzare
il
soffietto
.
-
Sì
:
fa
freddo
-
rispose
secco
secco
Massimo
.
Il
viaggio
in
carrozza
si
compì
pure
lentamente
,
poichè
il
cavallo
si
riaddormentava
,
ogni
tanto
:
e
quando
era
sveglio
,
andava
con
un
trotterello
affannoso
di
sciancato
,
facendo
dei
passetti
corti
corti
.
Nella
carrozza
Massimo
e
Luisa
non
scambiavano
una
parola
:
ma
ella
sentiva
che
l
'
ora
precipitava
e
ogni
tanto
i
suoi
occhi
si
rivolgevano
a
quelli
di
Massimo
,
interrogando
.
Essa
voleva
sapere
da
lui
una
cosa
,
voleva
sentirgli
dare
risposta
alla
domanda
che
le
ferveva
nell
'
anima
,
da
quando
erano
andati
soli
,
per
le
vie
di
Napoli
,
per
mare
,
sotto
la
luna
.
E
tacitamente
,
nell
'
ombra
,
con
gli
occhi
,
lo
pregava
di
dirgliela
,
la
parola
;
e
lui
intendeva
la
interrogazione
continua
,
supplichevole
,
di
quei
cari
occhi
amorosi
che
volevano
essere
amati
,
niente
altro
,
e
si
voltava
in
là
,
come
distratto
,
cercando
di
sfuggire
a
quella
muta
domanda
.
Una
amarezza
,
un
'
inquietudine
lo
teneva
agitato
,
non
potendo
neppure
più
fumare
le
sue
eterne
sigarette
:
ed
ella
sentiva
che
il
suo
sogno
non
era
completo
,
se
Massimo
non
parlava
.
Passava
l
'
ora
,
fuggiva
l
'
ora
,
essi
ritornavano
con
la
carrozza
per
la
via
fatta
,
e
lui
non
voleva
,
non
voleva
dire
....
-
Che
avete
?
-
finì
per
domandare
lei
.
-
Sono
stanco
.
-
Vi
siete
annoiato
?
-
chiese
timidamente
Luisa
.
-
Sapete
bene
di
no
:
non
domandate
,
dunque
-
disse
recisamente
.
Ella
si
scosse
al
tono
un
po
'
duro
:
e
con
quanta
tenerezza
di
amore
poteva
esservi
in
lei
,
dopo
qualche
minuto
di
silenzio
,
non
seppe
fare
altro
che
chiamarlo
:
-
Massimo
.
Che
fu
l
'
effetto
di
quella
voce
,
di
quella
parola
?
Che
gli
mise
innanzi
,
che
gli
ricordò
?
È
certo
che
egli
quasi
quasi
si
levò
,
parendo
volendo
buttarsi
dalla
carrozza
,
fuggendo
alle
prese
di
uno
spettro
:
poi
ricadde
e
con
una
voce
fievole
le
disse
:
-
Luisa
,
non
mi
chiamate
più
così
,
non
pronunziate
il
mio
nome
,
ve
ne
prego
,
se
mi
volete
bene
....
Ella
tremò
,
non
intese
che
l
'
ultima
frase
,
sorrise
,
con
le
lagrime
della
gioia
agli
occhi
.
Erano
giunti
.
Salirono
presto
,
l
'
uno
dietro
all
'
altro
:
si
fermarono
sul
pianerottolo
,
prima
di
dividersi
.
Appoggiata
al
muro
,
come
esausta
,
ella
lo
interrogava
ancora
con
gli
occhi
,
perchè
le
rispondesse
.
Ma
egli
,
turbatissimo
,
la
salutò
:
ognuno
entrò
nella
propria
casa
,
lentamente
,
le
porte
si
richiusero
con
un
rumor
sordo
.
Faceva
un
po
'
di
freddo
.
Albeggiava
.
La
notte
di
estate
era
finita
.
II
.
Per
un
mese
di
seguito
Massimo
e
Luisa
si
erano
riveduti
spesso
,
ma
per
pochi
minuti
,
sempre
.
Quando
egli
si
affacciava
al
balcone
,
alla
mattina
,
la
trovava
lavorando
dietro
alla
persiana
,
e
vedeva
,
al
brillare
di
quegli
occhi
,
che
essa
lo
aspettava
:
quando
egli
rientrava
alla
sera
,
trovava
la
porta
di
Luisa
socchiusa
,
ella
dietro
la
porta
,
sorridendo
,
e
si
scambiavano
qualche
parola
.
Due
volte
,
attirato
da
quell
'
irresistibile
fascino
di
giovinezza
,
da
quella
irradiazione
simpatica
che
mette
attorno
a
sè
l
'
amore
,
egli
era
andato
a
farle
visita
e
contando
di
restar
poco
,
era
poi
restato
molto
,
tanto
l
'
ingenuo
e
profondo
amore
della
fanciulla
lo
commoveva
.
Egli
la
trattava
con
una
tenera
cortesia
,
con
un
'
affettuosità
repressa
,
e
vedeva
scintillare
nei
begli
occhi
tanta
gratitudine
,
che
la
sua
cortese
tenerezza
cresceva
.
Ma
come
i
primi
temporali
di
settembre
ebbero
spezzata
,
l
'
aria
calda
,
egli
sparve
per
qualche
giorno
,
e
invano
,
ansiosa
,
impaziente
,
infelicissima
,
ella
lo
aveva
atteso
sera
e
mattina
.
Infine
,
una
sera
,
a
metà
settembre
,
ella
lo
vide
rientrare
;
dalla
porta
socchiusa
ella
spiava
:
non
osò
chiamarlo
,
tanto
le
sembrò
tetro
il
suo
volto
.
Ma
dopo
un
'
ora
,
ella
non
ebbe
più
ritegno
,
e
andò
pian
piano
a
bussare
all
'
appartamento
di
Massimo
.
Il
servitore
,
senza
domandare
nulla
,
la
introdusse
nel
salotto
:
ivi
,
dietro
la
scrivania
,
sotto
il
gran
paralume
di
seta
rossa
trasparente
con
merletti
bianchi
,
Massimo
scriveva
.
Era
grave
,
pensoso
,
e
si
fermava
ogni
tanto
a
riflettere
,
con
la
penna
appoggiata
alle
labbra
:
in
una
di
queste
pause
,
vide
Luisa
.
-
Oh
cara
,
cara
-
disse
,
levandosi
e
stringendole
le
mani
-
giusto
....
vi
scrivevo
.
-
A
me
?
Si
era
seduta
dall
'
altra
parte
della
scrivania
e
lo
fissava
,
pallidissima
.
-
Mi
scrivevate
?
perchè
?
-
Per
....
nulla
-
disse
vigliaccamente
lui
.
Poi
,
vergognandosi
,
soggiunse
presto
:
-
Per
salutarvi
.
Parto
.
-
Partite
?
-
esclamò
lei
,
alzandosi
a
metà
sulla
sedia
.
-
Sì
.
Parto
.
-
Per
poco
?
-
Per
molto
,
invece
.
-
Quanto
tempo
?
-
Quattro
,
sei
anni
.
-
Ah
!
-
disse
ella
,
chiudendo
gli
occhi
,
come
se
svenisse
.
Anche
lui
era
smorto
;
ma
aveva
una
nervosità
che
lo
ringiovaniva
.
-
Dove
andate
?
-
soggiunse
ella
,
pigliando
fiato
a
stento
.
-
A
Pietroburgo
.
-
Tanto
lontano
,
tanto
....
-
mormorò
ella
,
con
voce
di
pianto
.
-
Già
-
fece
lui
,
con
indifferenza
-
lontano
assai
.
-
E
....
non
vi
fa
pena
....
non
vi
dispiace
andarvene
?
-
No
-
disse
lui
,
brutalmente
,
sperando
guarirla
con
la
crudeltà
.
Ella
appoggiava
la
testa
a
una
mano
,
col
gomito
sulla
scrivania
:
si
nascose
gli
occhi
coll
'
altra
mano
e
si
mise
a
piangere
zitto
zitto
,
a
lagrime
lunghe
che
le
piovevano
sulle
guancie
,
sul
collo
,
continuamente
.
-
Perchè
piangete
?
-
domandò
lui
,
nervosissimo
.
Essa
gli
fece
cenno
di
non
domandare
;
seguitava
a
piangere
,
tacitamente
.
-
Non
è
mica
morto
qualcuno
....
-
-
tentò
di
scherzare
lui
.
-
Sì
,
sì
,
è
morto
qualcuno
-
-
rispos
'
ella
,
a
bassa
voce
-
veramente
,
veramente
,
è
morto
qualcuno
.
E
,
levando
il
capo
,
con
la
santa
audacia
della
passione
,
gli
disse
:
-
Non
ve
ne
andate
:
io
vi
voglio
bene
.
-
Io
non
merito
il
vostro
bene
,
cara
;
fate
male
a
volermene
.
-
Non
posso
fare
diversamente
;
vi
voglio
bene
,
non
ve
ne
andate
.
-
Io
sono
stanco
e
vecchio
,
e
laggiù
il
dovere
mi
chiama
.
-
Non
m
'
importa
:
se
non
potete
restare
,
verrò
con
voi
.
-
Cara
Luisa
,
voi
perdete
la
testa
,
figliuola
mia
....
-
Sì
,
sì
,
è
da
quella
notte
che
l
'
ho
perduta
-
ella
rispose
con
aria
smarrita
.
-
Da
quale
notte
?
-
chiese
lui
,
inconsciamente
.
Ma
si
pentì
subito
.
Presa
da
un
impeto
di
disperazione
,
essa
scoppiò
in
singhiozzi
,
torcendosi
le
mani
,
battendo
la
testa
sulla
scrivania
,
gridando
fra
il
pianto
:
-
Oh
Dio
....
egli
ha
tutto
dimenticato
....
Signore
,
Signore
,
egli
ha
potuto
dimenticare
....
Oh
Dio
mio
,
ha
dimenticato
,
ha
dimenticato
....
Sgomento
innanzi
all
'
opera
che
egli
aveva
fatta
,
non
trovava
parole
per
consolarla
,
come
il
malvagio
monaco
medievale
del
poeta
,
che
evocato
il
demone
,
non
aveva
poi
più
il
motto
magico
per
rimandarlo
all
'
inferno
.
La
lasciava
farneticare
,
impaurito
e
dolente
,
pentito
e
amareggiato
,
sentendo
tutta
la
verità
di
quel
dolore
,
sentendo
ancora
una
volta
la
fatalità
dell
'
amore
aggravarsi
nella
sua
vita
.
Poi
,
non
reggendoci
più
,
si
levò
,
le
andò
vicino
,
le
prese
le
mani
,
la
chiamò
per
nome
e
allora
un
novello
fiotto
di
tenerezza
invase
l
'
anima
dell
'
infelice
;
ella
si
mise
a
domandargli
,
con
una
desolazione
,
con
uno
strazio
di
far
pietà
:
-
Oh
Massimo
,
Massimo
mio
....
perchè
mi
lasci
,
perchè
te
ne
vai
?
...
come
posso
stare
,
senza
di
te
,
come
posso
restare
sola
,
se
ti
voglio
bene
....
Massimo
,
Massimo
,
non
andartene
,
non
essere
senza
cuore
....
-
Luisa
,
ti
prego
,
non
piangere
,
non
dirmi
queste
cose
....
E
le
tenne
le
mani
,
la
guardò
negli
occhi
,
ipnotizzandola
,
tenendola
sotto
la
sua
volontà
.
-
Massimo
....
Massimo
....
-
ripeteva
lei
,
calmandosi
dolcemente
,
come
se
una
speranza
le
rinascesse
nel
cuore
.
-
Se
è
vero
che
mi
vuoi
bene
,
devi
farmi
una
promessa
....
-
Prometto
.
-
....
Di
esser
buona
,
di
non
piangere
,
di
ascoltare
con
pazienza
,
con
rassegnazione
.
-
Prometto
-
mormorò
lei
.
-
Senti
,
senti
-
riprese
lui
,
tenendole
le
mani
,
guardandola
,
sempre
negli
occhi
-
te
lo
debbo
ripetere
,
tu
fai
male
ad
amarmi
:
io
non
merito
questo
tesoro
così
prezioso
,
della
tua
giovinezza
,
del
tuo
cuore
,
io
sono
un
uomo
senza
gioventù
,
senz
'
entusiasmo
e
senza
illusioni
.
Io
so
tutto
,
io
ho
conosciuto
tutto
,
io
ho
cento
anni
come
Faust
e
non
vi
è
più
Margherita
che
possa
farmi
ringiovanire
.
Io
sono
un
uomo
morto
,
Luisa
.
Perchè
ti
sei
innamorata
di
me
?
-
Così
-
diss
'
ella
,
con
la
voce
monotona
della
disperazione
.
-
Senza
una
ragione
?
-
Così
.
-
Non
basta
,
Luisa
....
-
Credevo
...
,
sì
,
credevo
che
tu
mi
amassi
....
-
Ti
sei
ingannata
-
le
disse
.
-
Io
non
ti
ho
mai
amata
.
-
Mai
amata
!
-
fu
l
'
eco
desolata
della
infelice
.
-
Perchè
hai
tu
creduto
questo
,
Luisa
!
Non
sai
tu
dunque
che
cosa
sia
l
'
amore
?
-
Ho
creduto
....
ho
creduto
....
che
vuoi
,
ho
creduto
!
-
disse
ella
,
aprendo
le
braccia
,
con
un
gesto
desolatissimo
.
-
Tu
non
sai
nulla
,
cara
.
-
Forse
non
so
nulla
,
hai
ragione
-
replicò
ella
,
con
la
umiltà
dei
vinti
,
dei
perduti
.
E
chinando
il
capo
,
volendo
almeno
trovare
una
scusa
alla
sua
follia
,
cercando
ancora
un
barlume
di
speranza
nei
ricordi
,
riandò
tutto
quel
sogno
di
una
notte
di
estate
per
cui
ella
aveva
fissata
la
sua
vita
.
E
a
ogni
dolce
particolare
,
a
ogni
piccolo
e
pur
grande
fatto
che
le
si
presentava
alla
memoria
,
ella
trasaliva
,
ella
ricadeva
nella
sua
illusione
e
alla
fine
,
rendendo
tutto
il
suo
pensiero
:
-
Eppure
tu
mi
hai
amata
,
quella
notte
,
Massimo
.
-
Si
ama
sempre
un
poco
la
donna
che
abbiamo
accanto
-
mormorò
lui
,
con
un
'
ombra
di
sorriso
.
-
Qualunque
sia
?
-
Qualunque
sia
.
-
E
dopo
?
-
Dopo
,
si
dimentica
subito
.
-
Ed
essa
?
-
Se
è
savia
,
gode
del
fugace
momento
e
....
non
lo
rimpiange
.
-
E
se
ama
,
se
ama
?
-
Luisa
,
tu
mi
hai
promesso
di
esser
calma
....
Ella
si
era
alzata
e
gli
parlava
concitatamente
:
-
Ma
che
ne
so
,
io
,
di
questa
vostra
ipocrisia
sociale
,
di
questa
vostra
galanteria
mondana
;
la
chiamate
galanteria
,
non
è
vero
?
Io
sono
una
fanciulla
semplice
,
una
sciocca
,
una
illusa
,
io
ti
amavo
già
,
quando
,
quella
sera
mi
hai
detto
di
venir
teco
.
Ma
quando
si
porta
via
,
di
notte
,
una
donna
,
con
le
dolci
parole
che
tu
mi
dicesti
,
costei
deve
credere
che
tu
l
'
ami
!
Ma
tu
,
nella
barchetta
,
te
ne
ricordi
?
hai
passato
un
'
ora
a
chiamarmi
sottovoce
,
come
se
solo
le
sillabe
del
mio
nome
esistessero
!
Te
ne
rammenti
?
E
dopo
,
dopo
,
tu
non
devi
averlo
dimenticato
,
hai
preso
le
mie
mani
,
nell
'
oscurità
della
grotta
di
donn
'
Anna
,
tu
le
hai
strette
,
domandandomi
così
qualche
cosa
,
io
ho
risposto
sì
,
stringendoti
le
mani
,
questo
,
certo
,
neppure
lo
puoi
avere
obliato
,
io
l
'
ho
nell
'
anima
,
quella
stretta
di
mani
....
e
laggiù
,
laggiù
,
ti
rammenti
,
ti
ho
dato
il
fiore
di
menta
,
lo
hai
baciato
perchè
aveva
toccato
le
mie
labbra
,
lo
hai
conservato
gelosamente
,
lo
hai
chiuso
sul
tuo
petto
,
come
se
volessi
che
appassisse
colà
,
al
calore
del
tuo
cuore
:
io
ho
il
tuo
gelsomino
,
dove
è
dunque
andato
il
fiore
di
menta
?
Ma
tu
hai
baciato
la
mano
,
questa
qui
,
in
questo
punto
,
lentamente
,
dolcemente
,
con
una
lentezza
e
una
dolcezza
che
mi
parve
mi
facessero
morire
:
ma
tu
hai
tenuto
la
mia
testa
sulla
tua
spalla
,
ma
tu
mi
hai
abbracciata
te
ne
ricordi
,
certamente
,
te
ne
ricordi
,
chi
può
avere
scordato
queste
cose
?
ma
insieme
,
insieme
a
me
tu
hai
sognato
,
abbiamo
sognato
laggiù
,
nel
paradiso
,
il
nostro
paradiso
.
Oh
angeli
santi
,
voi
stessi
avete
dovuto
sorridere
,
poichè
quello
era
l
'
amore
buono
,
l
'
amore
bello
,
l
'
amore
santo
,
poichè
io
amava
e
tu
mi
amavi
,
Massimo
,
non
mentire
,
non
mentire
,
non
togliermi
questa
fede
....
-
Vi
sono
una
quantità
di
cose
che
somigliano
all
'
amore
e
che
l
'
amore
non
sono
-
disse
lui
,
glacialmente
.
-
La
sera
è
chiara
,
vi
è
una
buona
e
bella
fanciulla
,
vi
è
il
mare
,
vi
è
la
gran
poesia
di
questo
paese
nostro
,
la
notte
è
lunga
,
il
cuore
è
malinconico
-
e
allora
un
nome
,
chi
non
lo
pronunzia
,
un
fiore
chi
non
lo
chiude
sul
petto
,
un
bacio
chi
non
lo
dà
?
Sciocco
colui
che
lascia
sfuggire
questi
purissimi
brevi
piaceri
dell
'
anima
e
dei
sensi
,
puri
piaceri
che
non
hanno
la
macchia
del
peccato
,
che
non
debbono
portare
alle
lacrime
,
alla
tragedia
e
che
vi
fanno
egualmente
cara
una
notte
,
un
giorno
!
Tutto
questo
non
è
affatto
l
'
amore
nel
suo
immenso
turbamento
,
con
le
sue
lotte
quotidiane
,
con
la
sua
gelosia
feroce
,
con
la
sua
insaziabilità
crudele
e
con
la
sua
sazietà
scorante
!
È
invece
un
'
altra
cosa
che
all
'
amore
rassomiglia
,
una
cosa
carina
,
graziosa
,
che
resta
dolce
nella
memoria
,
che
non
lascia
ferita
e
che
imbalsama
poi
,
col
suo
profumo
,
le
ore
della
vecchiaia
.
Amore
no
:
tenerezza
,
simpatia
,
fascino
,
eterna
attrazione
del
femminile
,
una
cosa
mite
e
tanto
cara
,
senza
dolori
,
senza
singhiozzi
....
Luisa
,
Luisa
,
l
'
amore
è
un
'
altra
cosa
,
è
una
vampa
,
è
una
vertigine
,
è
uno
sconquasso
,
Dio
vi
salvi
....
-
Io
sono
perduta
-
ella
disse
,
brevemente
,
-
perchè
vi
amo
e
non
mi
amate
.
Come
egli
parlava
,
pianamente
,
con
quella
velatura
d
'
ironia
che
rendeva
triste
la
sua
voce
,
con
quel
senso
di
disdegno
che
rivelava
l
'
uomo
esperto
delle
tempeste
,
come
egli
le
veniva
dolorosamente
dimostrando
la
inanità
delle
sue
illusioni
,
ella
aveva
inteso
a
poco
a
poco
mettersi
fra
loro
due
una
grande
distanza
,
quasi
che
Massimo
fosse
già
partito
,
già
in
viaggio
per
il
gelido
paese
nordico
.
Ogni
parola
che
infrangeva
le
sue
speranze
,
le
s
'
imprimeva
nella
mente
,
col
lieve
sogghigno
che
l
'
avea
accompagnato
,
con
la
intonazione
sprezzante
che
era
stata
pronunziata
:
e
un
lavoro
di
distruzione
si
operava
in
lei
,
la
parola
di
lui
spegneva
tutta
la
cieca
fiducia
che
ella
aveva
avuto
nel
suo
sogno
.
Illusione
,
illusione
,
il
bacio
,
il
fiore
,
il
nome
,
la
voce
tremante
,
la
carezza
,
l
'
abbraccio
,
illusione
tutto
,
morto
tutto
,
finito
tutto
,
finito
.
Una
luce
fredda
le
si
era
fatta
dinanzi
agli
occhi
della
mente
:
egli
aveva
ragione
,
tutto
quel
sogno
di
una
notte
di
estate
,
sotto
il
pallido
,
morbido
raggio
lunare
,
era
una
cosa
graziosa
,
carina
,
niente
altro
,
da
dimenticare
immediatamente
,
da
ricordare
poi
più
tardi
,
molto
più
tardi
,
con
una
certa
soavità
,
anche
con
un
po
'
di
gratitudine
.
Ella
vedeva
,
vedeva
bene
,
adesso
.
La
scienza
della
vita
le
arrivava
di
un
colpo
solo
,
netto
e
preciso
come
quello
di
una
mannaia
che
recide
una
mano
:
tutto
sanguinava
,
ma
,
ella
vedeva
la
verità
.
E
si
sentiva
,
perduta
.
Egli
taceva
.
Era
tornato
al
suo
posto
e
giocherellava
con
la
sua
penna
di
avorio
bianco
:
ma
era
scomposto
nel
volto
.
Affettava
una
calma
che
non
aveva
:
capiva
che
la
crisi
non
finiva
lì
e
soffriva
per
sè
e
per
lei
,
immensamente
.
Ma
le
sue
burrasche
passate
gli
davano
la
forza
di
combattere
ancora
.
La
fanciulla
taceva
e
pensava
,
quasi
che
nulla
più
le
restasse
da
dire
:
anzi
si
alzò
,
come
per
andarsene
.
Ma
arrivò
sino
al
balcone
chiuso
e
appoggiò
ai
vetri
la
fronte
febbricitante
.
Stette
qualche
tempo
così
.
Poi
,
ritornò
.
Pareva
tranquillizzata
.
Ma
si
passava
ogni
tanto
la
mano
sulla
fronte
,
con
un
gesto
che
faceva
pena
.
Si
sedette
di
nuovo
.
Massimo
la
guardava
,
con
una
certa
ansietà
.
No
,
tutto
non
era
ancora
finito
....
-
E
....
ve
ne
andate
?
-
chiese
ella
,
cercando
di
rafforzare
la
propria
voce
.
-
Sì
.
-
Quando
?
-
Domani
mattina
:
o
anche
stasera
....
meglio
stasera
.
-
Infatti
....
meglio
stasera
-
rispose
lei
,
monotonamente
.
-
E
....
non
mi
avreste
salutata
?
-
Vi
scrivevo
....
-
Lasciatemi
vedere
-
diss
'
ella
,
pregando
.
Egli
obbedì
,
dandole
la
carta
,
dove
erano
scritte
soltanto
queste
poche
linee
.
"
Cara
,
cara
Luisa
-
io
debbo
lasciare
,
per
forza
,
questo
caldo
e
bel
paese
,
per
un
paese
freddo
e
brutto
.
Me
ne
vado
,
pieno
di
ricordi
della
vostra
bontà
,
me
ne
vado
,
addio
,
pregandovi
di
volermi
un
po
'
di
bene
,
da
lontano
,
per
quanto
bene
vi
voglio
io
....
"
-
Come
potete
mentire
così
?
-
diss
'
ella
,
fieramente
,
levando
la
testa
.
-
Non
mento
:
vi
voglio
bene
:
vi
ho
una
gratitudine
immensa
,
mi
siete
carissima
....
-
E
partite
,
partite
?
-
Parto
.
-
Ah
io
non
so
più
nulla
,
non
so
più
nulla
,
io
ho
perduta
la
testa
.
Da
quella
notte
....
-
mormorò
ella
,
nascondendosi
il
viso
fra
le
mani
.
Ma
dopo
qualche
minuto
,
ella
si
levò
,
andò
vicino
a
Massimo
,
si
sedette
accanto
a
lui
,
con
una
espressione
di
ansietà
,
di
angoscia
sulla
faccia
che
avrebbe
impietosito
il
cuore
più
duro
.
-
Sentite
,
sentite
,
voi
non
avete
nessuna
colpa
,
è
vero
,
io
non
posso
dire
nulla
contro
di
voi
,
voi
non
mi
avete
ingannata
,
sono
io
che
ho
voluto
ingannarmi
,
lo
confesso
.
Ma
pure
....
io
vi
amo
,
io
non
posso
levarmi
dal
cuore
questo
amore
,
io
non
resisto
al
pensiero
di
restare
sola
,
qui
,
mentre
voi
ve
ne
andate
,
così
lontano
;
morirei
;
sentite
,
non
ho
mai
mentito
,
morirei
.
Bisogna
pur
concedere
qualche
cosa
agli
illusi
,
agli
esseri
semplici
.
Il
mio
destino
è
di
amarvi
,
Massimo
,
non
vi
è
altro
,
per
me
.
Che
volete
,
il
mio
sogno
continua
,
io
non
mi
sveglierò
che
per
entrare
nella
tomba
.
Sentite
.
Lasciatemi
venir
con
voi
:
andate
solo
,
andate
triste
,
laggiù
,
in
un
paese
ove
non
avete
nè
amici
nè
parenti
.
Io
,
qui
,
non
lascio
nessuno
.
Posso
disporre
della
mia
persona
,
della
mia
vita
.
Direte
che
vi
sono
sorella
,
nipote
,
governante
,
direte
che
sono
la
vostra
serva
,
mi
contento
.
Purchè
io
possa
seguirvi
,
vi
servirò
,
laggiù
.
Non
mi
vedrà
nessuno
;
non
uscirò
,
non
andrò
in
chiesa
,
rinunzierò
al
mondo
,
a
Dio
,
a
tutto
,
pure
di
vivere
accanto
a
voi
.
Non
importa
,
se
non
mi
amate
:
portatemi
via
,
vi
amo
,
non
posso
restare
qui
.
Laggiù
,
non
importa
se
mi
tratterete
male
,
non
importa
se
mi
dimostrerete
,
che
vi
secco
:
io
avrò
pazienza
,
rassegnazione
,
come
voi
mi
comanderete
di
avere
.
Forse
,
vedete
,
non
vi
nascondo
la
mia
speranza
,
mi
amerete
un
giorno
;
lontano
,
ma
può
giungere
,
il
gran
giorno
!
Lasciatemi
aspettarlo
al
vostro
fianco
,
segretamente
,
umilmente
,
piamente
,
con
la
fede
degli
antichi
cristiani
;
lasciate
che
io
possa
spendere
la
vita
mia
per
voi
,
non
posso
farne
altro
,
della
mia
vita
.
Voi
siete
spesso
triste
,
una
volta
le
mie
risate
vi
piacevano
;
vi
piacevano
le
mie
canzoni
,
io
riderò
,
e
canterò
per
voi
,
tacerò
a
una
vostra
parola
,
aspettando
.
Voi
non
mi
amerete
mai
,
forse
,
ma
io
vi
amerò
,
sempre
.
Ah
non
mi
respingete
,
non
mi
lasciate
;
se
incontrate
di
notte
,
un
povero
cane
senza
padrone
che
vi
segue
,
malinconicamente
,
voi
non
lo
cacciate
via
,
è
vero
?
Perchè
caccereste
me
?
Siete
uomo
,
siete
cristiano
,
avete
cuore
,
avete
pietà
,
non
mi
riducete
alla
disperazione
,
portatemi
con
voi
,
voglio
morire
accanto
a
voi
,
non
qui
,
sola
,
non
sola
,
per
carità
,
portatemi
con
voi
.
E
la
disgraziata
scivolò
dalla
sedia
a
terra
,
cadendogli
ginocchioni
davanti
,
con
la
testa
convulsa
fra
le
mani
.
-
Luisa
,
Luisa
,
che
fate
?
-
gridò
lui
,
vivamente
,
cercando
di
sollevarla
.
-
No
,
no
,
resterò
qui
,
sino
a
che
mi
avrete
fatto
questa
grazia
-
diss
'
ella
,
resistendo
.
-
Luisa
,
ve
ne
scongiuro
,
voi
mi
fate
disperare
....
-
E
la
sollevò
sorreggendola
,
aiutandola
a
risedersi
:
ella
lo
guardò
supplichevole
.
-
Ditemi
la
parola
-
mormorò
abbattuta
.
Egli
capì
che
l
'
ora
era
giunta
.
-
Non
posso
,
Luisa
.
-
Perchè
non
potete
?
-
Non
posso
tenervi
nè
come
moglie
,
nè
come
amante
.
-
A
me
non
importa
della
mia
riputazione
:
vi
voglio
bene
,
voglio
venir
con
voi
.
-
Non
posso
.
-
Ma
perchè
?
-
Perchè
non
vi
amo
di
amore
...
-
Non
importa
,
vi
amerò
io
.
Egli
la
guardò
,
smarrito
:
l
'
ora
era
giunta
,
l
'
ora
incalzava
.
-
Io
amo
un
'
altra
donna
!
-
proclamò
lui
,
a
voce
chiara
.
-
Oh
!
-
ella
disse
,
come
soffocando
.
Egli
si
alzò
a
metà
,
come
se
volesse
aiutarla
.
Fredda
,
muta
,
Luisa
lo
fermò
con
un
gesto
.
E
solo
nel
guardarla
in
viso
con
gli
occhi
dove
il
cerchio
nero
,
intorno
,
era
diventato
così
largo
,
con
le
labbra
bianche
e
con
due
pieghe
alle
labbra
,
dove
prima
si
disegnava
la
curva
del
sorriso
,
con
dieci
anni
di
più
,
infine
,
con
quella
gioventù
che
pareva
sfiorita
per
sempre
,
egli
si
sentiva
torturare
dai
rimorsi
.
Ah
,
che
egli
non
avrebbe
mai
voluto
pronunziarla
,
la
fatale
parola
,
il
segreto
profondo
del
suo
cuore
,
la
nascosta
angoscia
di
tutta
la
sua
esistenza
!
Aveva
esitato
un
'
ora
,
arretrandosi
davanti
agli
intimi
recessi
dove
il
suo
amore
viveva
,
non
sapendo
violare
quel
mistero
impenetrabile
,
non
sapendo
ferire
così
mortalmente
quel
giovane
cuore
sì
amoroso
e
disperato
.
Giammai
,
giammai
,
egli
avrebbe
confessato
ad
alcuno
che
amava
,
se
quella
desolazione
di
anima
buona
appassionata
,
non
lo
avesse
spinto
a
tentarne
così
una
disperata
salvezza
:
il
suo
segreto
sarebbe
rimasto
chiuso
nel
cuore
,
noto
solo
a
Dio
e
a
colei
che
aveva
ispirato
quell
'
amore
,
bocca
umana
non
lo
avrebbe
ripetuto
,
orecchio
umano
non
lo
avrebbe
udito
,
morto
con
lui
,
il
segreto
.
Ma
innanzi
a
quelle
lacrime
,
a
quei
singhiozzi
,
innanzi
a
quella
esistenza
perduta
,
egli
aveva
finito
per
chiedersi
se
non
era
un
poco
colpevole
,
se
non
doveva
espiare
,
tentando
di
togliere
al
naufragio
quell
'
anima
,
con
un
rimedio
estremo
.
E
aveva
dischiuso
il
tempio
dove
il
suo
idolo
si
ergeva
,
fiero
e
implacabile
,
aveva
mostrato
alla
disgraziata
fanciulla
che
l
'
altare
aveva
la
sua
dea
,
invitta
,
immortale
.
Egli
,
il
più
mistico
fra
i
sacerdoti
dell
'
amore
,
che
stava
a
guardia
,
silenzioso
,
immoto
,
del
tabernacolo
che
niun
occhio
d
'
uomo
doveva
rimirare
,
aveva
adesso
sollevato
i
veli
sacri
e
mostrato
all
'
occhio
di
Luisa
la
immagine
divina
.
Si
sentiva
adesso
fiacco
,
senza
coraggio
,
senza
forza
,
come
se
quella
parola
di
rivelazione
,
avesse
vuotato
a
un
tratto
le
sue
vene
.
Aveva
detto
.
Luisa
non
piangeva
,
non
singhiozzava
,
non
sospirava
:
era
seduta
al
suo
posto
,
con
la
faccia
nascosta
fra
le
mani
sovrapposte
,
non
dando
segno
di
vita
:
anche
le
mani
che
avevano
tremato
sempre
,
ora
erano
ferme
,
bianche
come
quelle
di
una
statua
.
Quando
le
abbassò
,
quando
rialzò
il
capo
e
Massimo
potette
vedere
la
sua
faccia
,
egli
sentì
il
danno
fatto
.
Oramai
la
luce
di
quegli
occhi
dolci
e
amorosi
si
era
intorbidata
per
sempre
,
e
li
opprimeva
la
inguaribile
mestizia
delle
speranze
infrante
:
oramai
le
traccie
del
riso
erano
cancellate
da
quella
delicata
e
giovanile
fisonomia
,
mentre
fra
le
sopracciglia
si
creavano
quelle
due
rughe
dolorose
delle
lunghe
cogitazioni
malinconiche
;
oramai
il
sangue
era
fuggito
da
quelle
fresche
,
fragranti
labbra
e
il
pallore
della
viola
,
fiore
esangue
,
fiore
dolente
,
vi
si
era
impresso
,
per
sempre
.
La
disgraziata
aveva
parlato
,
nella
sua
ansia
,
nel
suo
abbandono
,
di
risa
,
di
canzoni
:
ma
bastava
guardare
la
serietà
oramai
incancellabile
del
suo
viso
,
per
intendere
che
eran
finite
,
per
sempre
,
le
canzoni
e
le
risate
.
Ah
veramente
,
veramente
,
come
l
'
antico
audace
che
tentò
disollevare
la
cortina
del
tempio
,
come
a
Salammbo
,
figlia
di
Amilcare
,
che
pose
sul
suo
capo
il
velo
di
Tani
,
cosparso
di
stelle
e
commise
il
sacrilegio
,
così
la
povera
umile
fanciulla
era
stata
fulminata
perchè
aveva
tentato
di
schiudere
un
cuore
,
perchè
aveva
voluto
entrare
nel
sacrario
della
dea
.
Invero
,
egli
aveva
in
sè
una
pietà
immensa
e
sterile
,
una
pietà
fiacca
e
triste
,
per
quella
creatura
fulminata
:
non
sapeva
dirle
più
nulla
,
la
fatalità
sfugge
alla
discussione
,
e
non
ha
conforti
che
l
'
attenuino
.
Infatti
,
fu
essa
la
prima
a
parlare
.
Era
una
voce
senza
dolcezza
,
senza
tristezza
,
non
velata
,
non
roca
,
ma
veramente
spezzata
:
nessun
sentimento
vi
vibrava
più
:
infranta
.
Adesso
le
domande
che
faceva
,
stanche
,
lente
,
sembravano
l
'
appagamento
di
una
mesta
curiosità
,
un
riandare
sulla
sventura
,
così
,
per
sapere
:
senza
che
la
conoscenza
novella
potesse
mai
più
cangiare
nulla
di
quello
che
era
stato
.
-
Voi
l
'
amate
....
molto
?
-
L
'
amo
:
quando
si
ama
,
si
ama
.
-
Lo
so
-
-
replicò
ella
,
sempre
senza
fremito
nella
voce
,
sempre
senza
luce
negli
occhi
.
-
Lo
so
:
domandavo
....
così
....
per
sapere
.
Il
braccio
di
Luisa
era
disteso
sulla
scrivania
e
la
mano
sottile
aperta
sul
panno
scuro
.
E
pareva
così
abbandonata
,
così
bianca
,
che
a
lui
sembrò
vedere
,
veramente
,
una
mano
di
persona
morta
.
Ma
salvo
ad
averne
una
infinita
compassione
,
che
cosa
ci
poteva
fare
,
lui
?
Ambedue
soffrivano
,
e
malgrado
tutto
,
l
'
uno
non
poteva
aiutare
l
'
altro
nella
propria
disgrazia
;
essa
lo
amava
,
egli
,
aveva
di
lei
una
pietà
grande
,
ma
l
'
uno
non
poteva
tergere
neppure
una
lacrima
dell
'
altro
.
Così
è
,
l
'
amore
.
La
divina
armonia
di
due
cuori
che
si
scelgano
e
che
si
amino
,
non
risuona
che
assai
raramente
,
nelle
anime
umane
.
E
non
è
,
invece
,
che
una
catena
,
l
'
amore
,
di
cui
gli
anelli
sono
di
metalli
diversi
,
male
appaiati
,
di
forme
diverse
,
che
si
corrodono
e
si
contorcono
,
senza
potersi
spezzare
.
Che
ci
poteva
fare
,
lui
?
Tutto
era
inutile
,
tutto
.
-
Voi
l
'
amate
da
molto
tempo
?
-
ricominciò
lei
,
con
quella
intonazione
d
'
indifferenza
,
che
faceva
più
male
di
uno
straziante
singhiozzo
.
-
Da
molto
tempo
.
-
Da
quando
?
-
Da
....
sempre
.
-
Non
avete
mai
amata
alcun
'
altra
?
-
No
:
mai
.
Vi
è
un
amore
che
altri
non
ne
ammette
.
-
È
vero
:
lo
so
-
ella
disse
,
chinando
gli
occhi
.
Poi
,
tacque
,
pensando
.
Sembrava
che
riflettesse
a
un
'
altra
domanda
da
fare
,
e
che
temesse
di
farla
,
di
cui
non
potesse
ritrovare
la
forma
.
Difatti
,
due
o
tre
volte
fu
lì
lì
per
parlare
,
quasi
che
la
parola
volesse
fuggirle
irresistibilmente
dalle
labbra
;
ma
si
rattenne
.
Egli
aspettava
,
oramai
deciso
a
dir
tutto
,
sempre
più
debole
,
sempre
più
esausto
di
forze
morali
.
Invero
erano
due
infelici
creature
:
ma
non
vi
era
nessun
rimedio
.
Alla
fine
,
ella
,
si
decise
e
disse
:
-
Voi
l
'
amerete
....
sempre
?
Prima
di
rispondere
egli
si
raccolse
e
nei
brevi
minuti
del
silenzio
,
ritornò
su
quello
che
era
stato
,
su
quello
che
era
la
sua
passione
,
provò
a
misurare
il
valore
e
la
durata
di
quel
vincolo
che
gli
anni
,
la
morale
e
material
consuetudine
avevano
reso
profondo
e
non
risolvibile
che
dalla
vecchiaia
o
dalla
morte
.
-
Credo
....
credo
-
egli
mormorò
,
esaurito
-
che
l
'
amerò
sempre
.
Sono
vecchio
,
Luisa
:
e
la
vita
non
si
ricomincia
.
Voi
siete
giovane
....
e
potete
obbliare
....
-
Voi
non
avete
diritto
di
parlarmi
così
-
ella
disse
,
con
un
amaro
sorriso
.
-
Non
vi
accuso
,
non
mi
lagno
;
ma
non
cercate
di
consolarmi
con
queste
vaghe
parole
.
Io
valgo
meglio
di
questi
banali
conforti
.
-
Scusatemi
-
egli
soggiunse
,
inchinandosi
a
quell
'
altero
dolore
,
che
non
soffriva
di
essere
turbato
da
nessuna
voce
,
fosse
pur
quella
della
persona
amata
.
-
Era
un
augurio
che
vi
facevo
:
vi
auguro
di
dimenticare
....
con
tutto
il
cuore
,
ve
lo
auguro
.
Ella
scorse
il
capo
,
senza
rispondere
.
-
Voi
la
raggiungete
,
colà
?
-
Sì
-
egli
disse
,
a
bassa
voce
.
-
Vi
aspetta
?
-
No
,
non
mi
aspetta
:
ma
mi
ha
chiamato
-
soggiunse
lui
amaramente
.
-
E
voi
obbedite
?
-
Obbedisco
sempre
.
Ella
mi
ha
detto
di
venir
qui
,
nell
'
estate
,
lasciandomi
senza
notizie
,
senza
lettere
,
senza
neppure
farmi
sapere
dove
viaggiava
:
e
sono
stato
qui
,
tre
mesi
per
obbedirla
.
-
Ah
,
va
bene
,
ho
inteso
-
ella
disse
,
senz
'
altro
.
-
Adesso
mi
scrive
due
parole
,
dicendomi
di
raggiungerla
,
dandomi
il
suo
indirizzo
:
e
io
parto
,
io
attraverso
l
'
Europa
,
vado
dove
ella
è
,
poichè
questo
,
capite
,
è
il
mio
destino
.
-
Essa
vi
ama
?
-
No
.
-
Non
vi
ama
?
-
No
,
niente
.
-
Non
vi
ha
amato
?
-
Mai
.
-
Nè
avete
speranza
?
-
Nessuna
.
-
Ma
perchè
non
vi
ama
?
-
Perchè
vie
della
gente
che
non
ama
mai
,
Luisa
-
gridò
lui
,
subitamente
esaltato
.
-
È
vero
,
è
vero
-
ella
rispose
,
vagamente
.
-
Vi
è
molta
gente
che
non
ama
ed
è
forse
felice
.
-
Forse
.
-
Ma
perchè
vi
chiama
?
-
Perchè
le
fa
piacere
di
avere
un
servo
.
Un
lugubre
silenzio
si
fece
intorno
:
le
due
vittime
si
guardarono
,
smorte
dello
stesso
pallore
,
esauste
dallo
stesso
morbo
morale
;
e
fu
lei
che
per
la
prima
,
con
una
infinita
dolcezza
,
gli
disse
:
-
Voi
siete
come
me
.
-
Come
voi
-
mormorò
l
'
uomo
forte
,
l
'
uomo
scettico
,
umilmente
,
dolentemente
.
Niente
altro
.
Ella
si
sollevò
dalla
sedia
,
rimase
ritta
davanti
alla
scrivania
.
-
Adesso
me
ne
vado
;
buona
sera
.
-
Ve
ne
andate
?
-
chiese
lui
,
un
po
'
affannoso
.
-
Sì
,
sì
,
me
ne
vado
;
buona
sera
,
Massimo
.
-
Restate
ancora
un
poco
-
balbettò
lui
.
-
Ditemi
....
-
Noi
ci
siamo
detto
tutto
:
non
vi
è
nulla
nel
vostro
cuore
che
io
non
sappia
:
voi
sapete
tutto
del
mio
,
non
vi
è
più
nulla
,
più
nulla
;
buona
sera
.
-
Ma
che
farete
?
-
egli
disse
.
-
Voglio
sapere
che
farete
!
-
Niente
-
disse
lei
,
voltandosi
,
facendo
un
gesto
largo
con
le
braccia
.
-
Niente
.
-
Non
ci
possiamo
lasciare
così
-
disse
lui
,
tutto
agitato
.
-
Restate
....
-
Sarebbe
inutile
.
Non
dovete
voi
andare
?
-
Sì
.
-
E
io
debbo
restare
.
Addio
,
Massimo
.
-
Addio
,
Luisa
.
Ella
se
ne
andò
senza
voltarsi
,
un
po
'
curva
,
ombra
tacita
e
dolente
.
Egli
la
vide
sparire
:
udì
aprire
e
chiudere
due
porte
.
E
pensando
che
in
quel
minuto
,
rientrata
nella
sua
casa
deserta
,
sola
col
suo
dolore
,
ella
piangeva
come
tutte
le
misere
creature
umane
,
lui
,
misera
umana
creatura
piegò
il
capo
,
nel
silenzio
,
nella
solitudine
,
nel
dolore
e
pianse
,
di
pietà
,
di
rimpianto
,
su
Luisa
,
su
Massimo
.
FINE
.
Saggistica ,
raggio
lunare
pare
diviso
in
sottilissimo
fili
d
argento
,
ride
nelle
vele
bianche
delle
sue
navicelle
Saggistica ,
diametro
apparente
a
cui
Marte
può
arrivare
non
supera
1/150
del
diametro
lunare
,
ed
è
necessario
Saggistica ,
[
Introduzione
]
-
La
controversia
che
ai
dì
nostri
si
agita
fra
quella
che
suolsi
chiamare
scuola
"
positiva
"
del
diritto
penale
e
la
scuola
detta
"
classica
"
non
è
che
il
riflesso
nel
campo
del
diritto
di
un
dissidio
assai
più
vasto
che
si
manifesta
in
tutto
quanto
il
campo
delle
discipline
filosofiche
e
morali
.
La
negazione
del
libero
arbitrio
,
e
,
secondo
i
seguaci
della
nuova
scuola
,
la
conseguente
negazione
di
ogni
responsabilità
morale
;
la
tesi
loro
che
in
diritto
penale
occorra
abbandonare
la
considerazione
astratta
del
reato
come
entità
a
sé
,
e
sia
necessario
invece
studiare
il
delinquente
nelle
sue
particolarità
fisiologiche
,
psicologiche
ed
antropologiche
,
il
delitto
nelle
sue
cause
sì
individuali
che
sociali
;
la
loro
tendenza
ad
erigere
il
diritto
penale
su
basi
utilitarie
;
tutte
le
innovazioni
insomma
sì
teoriche
che
pratiche
di
cui
la
scuola
positiva
si
fa
propugnatrice
si
presentano
come
corollari
di
quelli
che
sono
i
principî
del
movimento
scientifico
moderno
;
movimento
di
cui
il
"
positivismo
"
vuol
considerarsi
come
la
più
genuina
manifestazione
.
Il
positivismo
moderno
,
da
altri
designato
sotto
il
nome
di
filosofia
della
esperienza
,
non
fu
,
com
'
è
noto
,
eretto
a
sistema
filosofico
che
dal
Comte
,
ma
rintraccia
le
sue
origini
assai
più
addietro
,
e
può
considerarsi
,
nella
sua
espressione
generale
,
come
una
fondamentale
tendenza
dello
spirito
umano
.
Due
furono
in
ogni
tempo
le
vie
per
cui
l
'
uomo
tentò
di
accrescere
la
sfera
della
propria
conoscenza
:
ora
ripiegandosi
sopra
sé
stesso
,
traendo
dalle
profondità
della
propria
mente
e
dalla
contemplazione
delle
idee
la
parte
maggiore
dello
scibile
;
ora
invece
volgendo
lo
sguardo
attento
allo
svolgersi
dei
fatti
nel
mondo
reale
,
registrandoli
con
pazienti
osservazioni
e
confronti
,
per
ridurli
a
formole
via
via
più
schematiche
e
più
generali
.
All
'
una
corrisponde
la
tendenza
aprioristica
o
speculativa
,
all
'
altra
quella
positiva
,
empirica
o
sperimentale
.
Queste
due
tendenze
si
sono
in
ogni
tempo
divise
il
campo
del
pensiero
filosofico
,
e
nella
filosofia
greca
le
vediamo
principalmente
rappresentate
,
l
'
una
da
Platone
,
l
'
altra
da
Aristotile
.
Ma
vi
sono
state
epoche
,
in
cui
l
'
una
o
l
'
altra
delle
due
ha
sembrato
prender
decisamente
il
sopravvento
.
Così
il
prevalere
della
prima
tendenza
ha
contrassegnato
in
genere
le
epoche
di
profondo
fervore
mistico
e
religioso
,
atto
a
distogliere
l
'
attenzione
dell
'
uomo
dal
mondo
delle
realtà
terrene
,
per
rivolgerla
a
mondi
ideali
,
più
razionali
e
perfetti
di
quello
nel
quale
la
nostra
vita
si
svolge
;
mentre
l
'
osservazione
dell
'
effettivo
prodursi
ed
avvicendarsi
dei
fenomeni
ha
contrassegnato
invece
piuttosto
quelli
d
'
intensa
attività
ed
interesse
pratico
.
È
così
che
sono
opera
principalmente
del
pensiero
teologico
quegli
abusi
e
quelle
esagerazioni
del
metodo
astratto
ed
aprioristico
che
hanno
viziato
in
modo
così
singolare
la
scienza
del
Medio
Evo
,
e
che
hanno
senza
dubbio
contribuito
potentemente
a
provocare
quella
reazione
contro
la
scolastica
e
la
"
metafisica
"
che
dura
tuttora
,
e
di
cui
il
positivismo
moderno
è
la
più
recente
espressione
.
Alla
scolastica
il
positivismo
si
contrappone
sì
come
metodo
che
come
dottrina
.
-
Era
infatti
appunto
la
credenza
mistica
in
una
realtà
diversa
e
superiore
a
quella
sensibile
,
e
quindi
non
raggiungibile
per
mezzo
dell
'
osservazione
e
dello
sperimento
,
e
di
ogni
ragionamento
che
da
questi
prendesse
le
mosse
,
era
la
credenza
in
una
realtà
"
trascendentale
"
per
accedere
alla
quale
solo
potevano
valere
le
facoltà
superiori
dell
'
intelletto
e
della
ragione
pura
,
quella
che
giustificava
l
'
uso
troppo
esclusivo
,
tanto
nei
sistemi
metafisici
che
in
quelli
teologici
,
del
raziocinio
astratto
e
speculativo
.
Per
lungo
tempo
credettero
gli
uomini
che
i
fenomeni
conosciuti
per
mezzo
della
osservazione
sensibile
fossero
la
parte
più
caduca
,
più
transitoria
,
e
meno
degna
di
fede
,
del
nostro
sapere
.
Mentre
essa
non
può
fornirci
che
le
apparenze
puramente
passeggiere
del
"
mondo
dell
'
esperienza
"
,
la
nostra
ragione
,
il
nostro
intelletto
,
l
'
intuizione
,
o
addirittura
la
rivelazione
"
soprannaturale
"
ci
mettono
in
presenza
dell
'
Immutabile
,
dell
'
Assoluto
,
del
Necessario
,
in
quanto
si
contrappongono
al
Variabile
,
al
Relativo
,
al
Contingente
,
-
di
quelle
verità
eterne
ed
imperiture
che
"
trascendono
"
la
sfera
della
esperienza
.
Senza
tener
conto
di
questa
credenza
in
una
realtà
trascendentale
che
precedette
loro
,
credo
sia
impossibile
il
giudicare
rettamente
della
funzione
e
del
valore
di
molti
sistemi
filosofici
,
passati
e
moderni
.
Comunque
,
era
la
realtà
trascendentale
l
'
oggetto
di
quella
che
fu
detta
"
metafisica
"
,
e
fu
per
essa
che
la
metafisica
fu
considerata
non
solo
come
la
parte
più
nobile
ed
elevata
,
ma
anche
come
la
parte
più
"
verace
"
del
nostro
sapere
.
Col
progresso
del
pensiero
si
produsse
,
com
'
è
noto
,
un
vasto
movimento
che
fece
perdere
alle
investigazioni
metafisiche
il
favore
originariamente
tributato
loro
.
Il
cammino
trionfale
delle
scienze
fisiche
,
le
conquiste
del
metodo
sperimentale
,
la
coscienza
dell
'
infecondità
di
quel
tipo
di
speculazione
che
consiste
nel
preoccuparsi
quasi
esclusivamente
del
concatenamento
logico
delle
idee
senza
fermarsi
a
verificare
le
premesse
,
giustificazione
ultima
di
ogni
ragionamento
;
infine
la
grande
rivoluzione
metodologica
che
è
associata
col
nome
di
Bacone
;
tutto
ciò
contribuì
ad
estendere
la
sfera
d
'
influenza
della
"
fisica
"
e
ad
esaltarla
di
fronte
alla
"
metafisica
"
.
Il
primo
a
formulare
nettamente
l
'
opposizione
fra
il
positivismo
,
come
sistema
filosofico
distinto
,
e
la
metafisica
,
fu
il
creatore
della
parola
stessa
"
positivismo
"
e
il
fondatore
del
sistema
:
Augusto
Comte
.
Colla
sua
legge
dei
tre
stadi
della
conoscenza
umana
,
di
cui
il
terzo
solo
è
compatibile
secondo
lui
con
la
verità
scientifica
,
egli
condannava
inesorabilmente
ad
un
tempo
le
dottrine
ed
i
metodi
metafisici
.
Chi
legge
le
prime
pagine
del
suo
Cours
de
Philosophie
positive
,
scorge
subito
come
per
lui
il
rinnovamento
del
metodo
non
sia
che
la
conseguenza
logica
di
un
modo
radicalmente
nuovo
di
considerare
l
'
universo
ed
i
suoi
rapporti
con
la
conoscenza
dell
'
uomo
.
Ciò
che
distingue
lo
stadio
positivo
dallo
stadio
teologico
e
da
quello
metafisico
"
il
quale
in
fondo
non
è
che
una
modificazione
del
primo
"
,
è
che
in
esso
"
la
mente
umana
,
riconoscendo
l
'
impossibilità
d
'
ottenere
delle
nozioni
assolute
,
rinunzia
a
ricercare
l
'
origine
e
la
destinazione
dell
'
universo
,
e
a
conoscere
le
cause
intime
dei
fenomeni
per
applicarsi
solo
alla
scoperta
,
mediante
l
'
uso
ben
combinato
del
ragionamento
e
dell
'
osservazione
,
delle
loro
leggi
effettive
,
vale
a
dire
delle
loro
relazioni
invariabili
di
successione
e
di
similitudine
.
La
spiegazione
dei
fatti
,
ridotta
allora
a
dei
termini
reali
,
non
è
più
quindi
che
il
legame
stabilito
fra
i
diversi
fenomeni
particolari
e
alcuni
fatti
generali
,
di
cui
il
progresso
tende
sempre
più
a
diminuire
il
numero
"
.
Ora
,
se
osserviamo
questo
periodo
,
come
pure
gli
altri
che
lo
accompagnano
vediamo
che
è
facile
riscontrare
in
esso
due
elementi
distinti
,
sebbene
messi
in
stretto
rapporto
fra
di
loro
.
Oltre
all
'
elemento
metodologico
-
l
'
ammonimento
da
tener
conto
della
realtà
positiva
,
a
usare
con
sobrietà
del
raziocinio
allo
scopo
di
evitare
il
pericolo
di
equivoci
,
sofismi
,
spiegazioni
verbali
o
altri
errori
;
-
vi
si
scorge
l
'
idea
di
una
vera
e
propria
limitazione
della
conoscenza
umana
.
Non
può
l
'
uomo
conoscere
le
"
cause
intime
"
dei
fenomeni
e
deve
abbandonare
la
vana
pretesa
di
penetrare
fino
alle
"
essenze
"
alle
"
sostanze
"
delle
cose
,
di
risalire
alle
loro
origini
o
ricercare
il
loro
fine
.
La
sua
conoscenza
è
puramente
relativa
;
una
vasta
porzione
della
realtà
deve
rimanere
per
lui
in
eterno
un
mistero
,
un
campo
per
le
ipotesi
più
svariate
,
tutte
egualmente
destituite
di
ogni
possibilità
di
verificazione
.
È
questa
la
teoria
detta
della
"
relatività
della
conoscenza
"
,
la
quale
ha
prestato
allo
Spencer
gli
argomenti
per
la
sua
celebre
dottrina
dell
'
Inconoscibile
,
ma
che
si
riconnette
storicamente
e
logicamente
alle
classiche
ricerche
di
Locke
,
Hume
,
Berkeley
e
finalmente
Kant
,
sulla
natura
e
le
funzioni
della
nostra
conoscenza
.
Quale
sia
la
portata
di
tali
ricerche
è
noto
:
esse
ebbero
per
oggetto
l
'
analisi
dei
nostri
concetti
più
elevati
ed
astratti
,
lo
studio
della
origine
delle
nostre
idee
,
e
dimostrarono
la
natura
sensoriale
"
empirica
"
di
ogni
conoscenza
,
la
dipendenza
di
ciò
che
diciamo
"
mondo
esteriore
"
dalle
nostre
rappresentazioni
,
il
contenuto
sperimentale
dei
nostri
concetti
di
causa
e
di
sostanza
.
A
torto
o
a
ragione
,
da
tali
ricerche
scaturì
una
vena
di
scetticismo
e
d
'
agnosticismo
che
ancora
oggi
domina
gran
parte
del
pensiero
filosofico
,
e
risalta
evidente
negli
scritti
dei
più
fra
i
positivisti
.
Il
positivismo
è
da
questi
concepito
come
una
dottrina
critica
e
demolitrice
,
che
rovesci
,
per
la
sola
virtù
del
suo
modo
di
concepire
la
conoscenza
umana
,
tutto
un
mondo
di
antiche
idee
e
credenze
di
cui
dimostra
irrevocabilmente
la
falsità
.
Tutti
quegli
oggetti
del
pensiero
,
cui
si
accompagnava
nella
mente
dei
"
metafisici
"
qualche
credenza
effettivamente
resa
inaccettabile
dalla
nuova
teoria
della
conoscenza
(
p
.
es
.
la
credenza
ch
'
essi
facessero
parte
della
realtà
"
trascendentale
"
)
,
sono
per
ciò
solo
dichiarati
"
entità
metafisiche
"
,
destituite
pertanto
d
'
ogni
valore
e
significato
e
da
scartarsi
senza
ulteriore
esame
.
Non
è
qui
il
luogo
di
mostrare
quali
danni
alla
correttezza
del
pensiero
filosofico
può
aver
recato
tal
maniera
di
ragionare
.
Avremo
occasione
di
tornare
varie
volte
su
questo
argomento
,
specialmente
a
riguardo
del
modo
con
cui
molti
positivisti
considerano
la
libertà
e
la
volontà
,
designate
da
loro
quali
entità
metafisiche
.
Di
questo
elemento
scettico
si
risente
in
parte
l
'
attitudine
assunta
dal
"
positivismo
"
moderno
di
fronte
alle
questioni
morali
e
giuridiche
.
Ma
qui
bisogna
inoltre
tener
conto
dell
'
apparente
antagonismo
fra
la
concezione
"
scientifica
"
delle
cose
e
quella
che
e
morale
e
diritto
hanno
considerato
finora
come
essenziale
alla
propria
esistenza
e
a
cui
il
positivismo
quella
vorrebbe
sostituire
.
La
scienza
tende
a
concepire
i
fenomeni
come
svolgentisi
gli
uni
dagli
altri
secondo
leggi
fisse
e
costanti
,
fornite
del
carattere
della
necessità
;
mentre
la
morale
e
il
diritto
li
considerano
come
atti
a
mutarsi
e
trasformarsi
docilmente
sotto
la
mano
dell
'
uomo
,
dotato
di
volontà
e
libertà
.
Di
qui
un
dissidio
che
,
apparente
o
reale
che
sia
,
ha
ad
ogni
modo
fatto
credere
esservi
fra
i
risultati
della
scienza
ed
i
postulati
della
morale
un
'
insanabile
contraddizione
,
ogni
progresso
dell
'
una
dovendo
segnare
una
restrizione
ed
un
abbassamento
dell
'
altra
.
È
questo
il
problema
omai
secolare
del
libero
arbitrio
,
la
discussione
del
quale
dal
positivismo
sembra
avere
ricevuto
nei
tempi
recenti
nuovo
incitamento
e
importanza
più
grave
,
e
che
può
considerarsi
altresì
come
il
pernio
attorno
al
quale
si
aggira
la
controversia
da
esso
sollevata
a
riguardo
del
diritto
penale
.
-
Consideriamo
ora
più
specialmente
la
"
scuola
positiva
del
diritto
penale
"
.
Anche
qui
vediamo
la
proposta
di
un
metodo
,
nuovo
e
diverso
,
fondata
su
un
modo
nuovo
e
diverso
di
concepire
la
base
e
la
natura
del
diritto
di
punire
.
Come
il
positivismo
in
genere
dichiara
"
antiscientifici
"
i
metodi
della
metafisica
in
nome
di
una
nuova
teoria
della
conoscenza
,
così
pure
noi
vediamo
nella
scuola
"
positiva
"
come
contrapposta
alla
scuola
classica
,
la
pretesa
di
inaugurare
un
metodo
nuovo
,
più
"
scientifico
"
di
quello
finora
prevalso
nelle
discipline
penali
.
L
'
indirizzo
prevalente
del
diritto
penale
,
sia
per
le
sue
origini
che
risalgono
a
quel
generoso
movimento
di
reazione
che
si
produsse
nel
secolo
XVIII
contro
gli
abusi
e
gli
arbitrii
che
viziavano
l
'
amministrazione
della
giustizia
,
e
quindi
nel
razionalismo
individualistico
degli
enciclopedisti
;
-
sia
anche
per
le
tendenze
psicologiche
e
le
opinioni
individuali
degli
scrittori
che
più
hanno
influito
su
di
essa
;
-
ma
soprattutto
,
diciamolo
sin
d
'
ora
,
per
le
esigenze
imprescindibili
della
materia
penale
,
si
è
sempre
attenuto
,
e
si
attiene
tuttora
,
ad
un
metodo
essenzialmente
astratto
.
Non
questo
o
quell
'
individuo
autore
del
reato
,
ma
il
reato
stesso
è
l
'
oggetto
del
diritto
penale
:
e
il
reato
considerato
non
come
fatto
concreto
,
ma
come
ente
astratto
,
come
mero
rapporto
di
contraddizione
fra
l
'
atto
dell
'
uomo
e
la
legge
dello
stato
.
È
al
reato
così
inteso
che
viene
commisurata
la
pena
,
indipendentemente
da
ogni
effetto
d
'
emenda
o
di
ravvedimento
che
sia
a
presumersi
abbia
ad
avverarsi
nell
'
autore
del
fatto
lesivo
,
indipendentemente
dalla
pericolosità
speciale
dell
'
individuo
quale
può
risultare
dall
'
esame
particolare
di
lui
,
indipendentemente
infine
da
ogni
idea
di
esemplarità
ulteriore
della
pena
sui
male
intenzionati
.
-
Per
i
positivisti
,
un
tale
metodo
si
trova
in
contraddizione
colle
regole
più
utili
e
feconde
del
metodo
sperimentale
;
esso
è
per
loro
un
metodo
"
metafisico
"
,
come
è
una
"
entità
metafisica
"
per
loro
il
reato
quale
è
dalla
scuola
classica
considerato
e
studiato
.
Ma
non
solo
il
metodo
:
i
principii
stessi
su
cui
si
fonda
secondo
i
classici
,
il
diritto
di
punire
sono
per
loro
"
metafisici
"
.
È
questo
anzi
il
punto
in
cui
più
si
manifesta
il
carattere
critico
e
demolitore
delle
nuove
dottrine
,
analogo
a
quello
che
abbiamo
riscontrato
nel
positivismo
in
generale
.
Qui
come
là
,
la
riforma
del
metodo
si
annunzia
come
la
conseguenza
logica
della
mutazione
nelle
dottrine
;
cosicché
un
giudizio
completo
nel
metodo
non
potrà
aversi
se
non
dopo
un
esame
,
per
quanto
sommario
,
di
queste
sue
basi
teoriche
,
e
della
questione
se
e
fino
a
qual
punto
il
metodo
possa
considerarsene
come
una
logica
derivazione
.
Due
sono
i
punti
teorici
fondamentali
nei
quali
la
scuola
positiva
si
pone
come
avversaria
alla
classica
.
L
'
uno
è
rappresentato
dalla
questione
del
libero
arbitrio
,
l
'
esistenza
del
quale
la
scuola
"
classica
"
postula
come
fondamento
della
imputabilità
,
mentre
è
dall
'
altra
scuola
negata
.
L
'
altro
punto
è
la
"
giustificazione
"
del
diritto
di
punire
,
che
l
'
una
pone
nella
giustizia
,
l
'
altra
nell
'
utilità
,
nella
necessità
in
cui
si
trova
la
società
di
difendersi
dai
suoi
nemici
.
Come
è
facile
vedere
,
queste
premesse
trascendono
la
sfera
speciale
del
diritto
punitivo
per
avere
una
portata
addirittura
sul
modo
di
concepire
la
morale
.
-
Coll
'
identificarla
col
calcolo
utilitario
,
esse
tendono
a
toglierle
esistenza
distinta
;
come
,
negando
la
libertà
,
esse
le
tolgono
la
"
condizione
pratica
"
per
la
sua
possibilità
.
Per
ciò
che
riguarda
il
diritto
penale
,
piuttosto
che
a
produrre
una
riforma
di
esso
,
tali
dottrine
,
se
considerate
nella
loro
espressione
estrema
,
sembrano
atte
piuttosto
a
scalzarne
addirittura
le
basi
.
I
diversi
argomenti
dei
positivisti
sono
concatenati
fra
loro
.
Ragionano
i
positivisti
:
negato
il
libero
arbitrio
,
su
cui
poggiavano
l
'
idea
di
responsabilità
,
di
merito
e
demerito
,
idee
necessarie
così
alla
morale
come
al
diritto
,
ne
viene
di
conseguenza
che
il
diritto
di
punire
,
nel
senso
più
comune
di
questo
vocabolo
,
non
è
più
ammissibile
né
nella
società
,
né
negli
individui
,
e
sola
rimane
la
necessità
per
la
società
di
difendersi
da
chi
ne
lede
il
benessere
e
la
tranquillità
,
di
porlo
nell
'
impossibilità
di
nuocere
altrimenti
,
di
rimuovere
le
cause
per
cui
egli
fu
condotto
a
ciò
fare
.
A
questo
fine
unico
mezzo
è
lo
studio
accurato
dei
precedenti
del
colpevole
,
la
ricerca
di
tutti
i
coefficienti
che
cooperarono
alla
produzione
necessaria
del
male
,
e
ciò
col
duplice
intento
di
rimuovere
le
cause
individuali
e
sociali
del
delitto
,
di
curare
nell
'
individuo
l
'
irresistibile
impulso
a
commetterlo
;
nonché
di
mettere
,
nel
modo
più
opportuno
e
su
di
lui
efficace
,
il
reo
nella
pratica
impossibilità
di
tradurlo
in
atto
,
per
tutto
il
tempo
che
l
'
impulso
dura
.
La
verità
è
che
,
ammessi
tali
principî
,
si
avrà
una
medicina
od
una
profilassi
individuale
o
sociale
;
si
avrà
un
complesso
di
riforme
per
prevenire
in
modo
diverso
il
delitto
;
ma
di
un
vero
e
proprio
diritto
penale
non
si
potrà
parlare
.
Comunque
,
è
da
tali
premesse
che
si
traggono
le
conseguenze
surriferite
intorno
al
metodo
in
diritto
penale
.
Non
più
la
considerazione
astratta
del
reato
,
ma
lo
studio
concreto
del
delinquente
e
di
tutte
le
cause
che
lo
spinsero
a
delinquere
.
Solo
così
potrà
ottenersi
una
efficace
difesa
e
rigenerazione
sociale
.
Il
metodo
da
adottarsi
,
secondo
i
positivisti
,
non
è
diverso
da
quello
invalso
per
lo
studio
dei
fenomeni
naturali
:
mediante
l
'
osservazione
e
lo
sperimento
acquistare
una
conoscenza
chiara
del
modo
di
prodursi
e
di
svolgersi
dei
fenomeni
,
delle
leggi
fatali
che
li
governano
:
allo
scopo
di
poter
poi
agire
,
modificando
gli
antecedenti
,
sui
conseguenti
,
e
di
accrescere
così
il
nostro
potere
sulla
natura
.
Fino
a
che
punto
tale
concezione
è
essa
legittima
?
Fino
a
che
punto
i
principî
del
positivismo
come
sistema
filosofico
,
se
veri
in
generale
,
sono
applicabili
alla
sfera
più
particolare
del
diritto
penale
?
E
quali
sono
le
conseguenze
legittime
di
una
tale
applicazione
?
A
nostro
parere
,
se
la
tendenza
generale
segnata
dal
positivismo
è
giusta
,
come
quella
che
rappresenta
la
maturità
scientifica
dei
tempi
nostri
;
bisogna
però
guardarsi
da
certe
intemperanze
ed
eccessività
,
frequenti
negli
scritti
dei
positivisti
,
ma
che
del
vero
e
proprio
metodo
positivo
costituiscono
la
più
flagrante
violazione
.
Se
molte
delle
premesse
che
la
scuola
positiva
in
diritto
penale
fa
sue
,
sono
tali
che
nessuno
potrebbe
con
cognizione
di
causa
negar
loro
la
propria
adesione
;
pure
molte
delle
illazioni
che
essa
ne
trae
sono
inesatte
od
errate
,
o
non
tengono
conto
di
elementi
pure
imprescindibili
dell
'
oggetto
loro
.
Per
chiarir
ciò
,
converrà
prima
prendere
in
esame
la
questione
del
libero
arbitrio
:
per
poi
passare
alle
altre
questioni
implicate
dal
nostro
argomento
.
LIBERO
ARBITRIO
ED
IMPUTABILITÀ
MORALE
.
La
teoria
,
che
per
la
prima
volta
io
comprendeva
rettamente
,
cessava
di
essere
scoraggiante
,
e
,
oltre
al
sollievo
che
ne
venne
al
mio
spirito
,
io
cessai
di
soffrire
sotto
al
peso
,
così
grave
per
chi
mira
ad
essere
un
riformatore
delle
altrui
opinioni
,
di
reputare
una
dottrina
come
vera
,
e
la
dottrina
contraria
come
moralmente
benefica
.
[
MILL
,
Autobiography
,
,
1873
,
p
.
170
]
.
-
Se
noi
ricerchiamo
qual
'
è
la
ragione
dell
'
interesse
e
della
passione
di
cui
la
questione
del
libero
arbitrio
è
stata
in
ogni
tempo
l
'
oggetto
,
non
ci
sarà
difficile
vedere
ch
'
essa
sta
principalmente
nell
'
enorme
importanza
pratica
del
problema
della
Responsabilità
.
L
'
intima
connessione
fra
questo
e
la
libertà
del
volere
è
insieme
un
dato
del
senso
comune
,
un
risultato
della
riflessione
filosofica
,
e
un
prodotto
dell
'
evoluzione
del
diritto
dalle
forme
più
brutali
di
reazione
violenta
e
senza
misura
contro
la
causa
,
qualunque
essa
sia
,
del
danno
ricevuto
,
a
quelle
rigorosamente
misurate
e
strettamente
personali
delle
civiltà
più
progredite
.
Una
conveniente
trattazione
del
tema
della
responsabilità
non
potrebbe
quindi
andar
disgiunta
da
una
discussione
,
per
quanto
sommaria
,
della
celebre
questione
detta
del
"
libero
arbitrio
"
.
Questa
,
com
'
è
noto
,
sembra
essere
una
delle
questioni
più
ribelli
che
abbiano
mai
affaticato
l
'
ingegno
umano
;
e
da
più
secoli
ch
'
essa
è
controversa
,
non
sembra
ancora
aver
mosso
il
passo
decisivo
verso
la
sua
soluzione
.
Oggi
ancora
per
alcuni
il
libero
arbitrio
è
"
un
'
illusione
"
per
altri
esso
è
una
verità
evidente
,
un
"
fatto
"
che
non
ha
bisogno
neppure
di
dimostrazione
.
Per
quasi
tutti
poi
,
l
'
affermazione
o
la
negazione
del
libero
arbitrio
è
un
dilemma
gravissimo
,
onde
dipendono
conseguenze
teoriche
e
pratiche
di
incalcolabile
valore
.
Si
tratta
infatti
di
sapere
"
se
l
'
uomo
possa
determinarsi
da
sé
ad
agire
in
un
modo
piuttosto
che
in
un
altro
,
se
possa
scegliere
liberamente
il
male
ed
il
bene
,
e
se
perciò
possa
essere
ritenuto
responsabile
dei
propri
atti
"
.
Il
consenso
comune
è
sempre
stato
per
il
verdetto
affermativo
,
mentre
la
filosofia
,
che
col
senso
comune
non
di
rado
si
trova
in
conflitto
,
ha
dato
per
bocca
di
molti
fra
i
suoi
più
eminenti
cultori
responso
contrario
.
Secondo
l
'
opinione
più
generale
,
la
questione
"
se
l
'
uomo
possa
determinarsi
ad
agire
"
si
identifica
con
quella
della
causalità
nelle
umane
azioni
:
se
cioè
all
'
uomo
,
in
quanto
è
dotato
della
facoltà
di
volere
,
sia
applicabile
il
principio
di
causalità
.
L
'
uomo
solo
,
dicono
alcuni
,
sfugge
alla
"
legge
di
necessità
"
che
governa
tutti
quanti
gli
altri
esseri
.
Niuna
regola
lo
costringe
,
niuna
legge
fatale
gli
addita
in
anticipo
la
via
da
seguirsi
.
Egli
solo
perciò
è
veramente
libero
;
libero
non
"
relativamente
"
,
come
lo
possono
essere
alcuni
agenti
della
natura
di
fronte
ad
altri
,
ma
"
assolutamente
"
.
A
tali
affermazioni
rispondono
altri
,
facendosi
forti
di
tutto
il
movimento
scientifico
moderno
ed
asserendo
l
'
impero
della
causalità
anche
nel
campo
dell
'
umane
azioni
,
donde
essa
sembrava
voler
essere
per
sempre
esclusa
.
Essi
si
credono
perciò
anche
in
diritto
di
negare
che
le
azioni
umane
possano
dirsi
libere
,
e
ne
traggono
argomento
per
rifiutar
loro
la
responsabilità
,
così
morale
che
giuridica
.
È
un
dilemma
dal
quale
sembra
non
esservi
scampo
:
da
una
parte
una
esigenza
suprema
della
morale
e
del
sentimento
,
dall
'
altra
l
'
autorità
della
scienza
,
oggi
sempre
crescente
.
Delle
due
tesi
alternative
,
la
prima
ci
conduce
alla
concezione
di
una
volontà
quasi
nata
per
miracolo
,
distaccata
da
ogni
suo
antecedente
,
non
atta
ad
essere
studiata
nelle
sue
origini
,
nelle
sue
cause
,
non
suscettibile
cioè
di
alcuna
conoscenza
scientifica
(
scire
est
per
causas
scire
)
;
l
'
altra
sembra
por
capo
ad
un
fatalismo
più
o
meno
larvato
(
poiché
nessuno
,
come
ben
osserva
il
Mill
,
è
coerentemente
fatalista
)
.
E
mentre
il
fatalismo
ci
ripugna
,
ed
è
d
'
altra
parte
contrario
all
'
intuitiva
coscienza
e
all
'
orgoglio
dell
'
uomo
,
l
'
ammettere
una
soluzione
assoluta
della
continuità
naturale
fra
gli
antecedenti
tutti
quanti
della
volontà
e
la
volontà
stessa
,
un
abisso
attraverso
il
quale
non
sia
possibile
tendere
alcun
filo
logico
di
prevedibilità
,
è
cosa
non
meno
contraria
,
per
altri
rispetti
,
alle
nostre
esigenze
pratiche
ed
intellettuali
.
Come
la
morale
sembra
postulare
l
'
affermazione
del
"
libero
arbitrio
"
,
così
tutta
quanta
la
scienza
dell
'
uomo
sembra
postularne
la
negazione
.
Entrambe
le
alternative
sono
insomma
,
per
dirla
col
James
,
postulati
di
razionalità
,
la
scelta
fra
i
quali
non
può
non
riuscirvi
per
un
lato
od
un
altro
,
dolorosa
.
Nel
fatto
,
sulla
inevitabilità
di
questo
dilemma
sorgono
gravi
dubbi
.
È
evidente
,
che
se
una
necessità
inesorabile
costringesse
gli
uomini
ad
agire
in
determinate
guise
e
non
altrimenti
;
se
l
'
uomo
fosse
condannato
ad
assistere
,
spettatore
inerte
,
automa
cosciente
,
allo
svolgersi
degli
avvenimenti
predeterminati
ab
aeterno
da
un
fato
contro
cui
ogni
resistenza
è
vana
,
la
nostra
credenza
nella
responsabilità
sua
sarebbe
un
imperdonabile
errore
.
Questa
è
la
tesi
del
fatalismo
logico
e
coerente
.
Ma
il
fatalismo
come
dottrina
implica
l
'
impotenza
della
volontà
umana
dinanzi
a
forze
che
la
trascinano
suo
malgrado
:
esso
pone
queste
forze
come
estrinseche
alla
volontà
,
come
fattori
a
lei
esterni
che
entrano
in
lotta
con
lei
e
finalmente
la
dominano
vittoriosamente
.
Per
il
fatalista
,
la
volontà
esiste
come
entità
distinta
,
già
completamente
formata
;
esiste
l
'
impulso
ad
agire
,
la
tendenza
al
bene
o
al
male
,
il
dolore
e
il
piacere
,
il
desiderio
,
l
'
aspirazione
,
l
'
ideale
;
tutto
quel
complesso
di
elementi
che
contribuiscono
alla
costituzione
di
una
volontà
risoluta
;
solo
che
tutte
queste
forze
rimangono
senza
alcun
effetto
.
"
Ducunt
volentem
fata
,
nolentem
trahunt
"
,
è
l
'
espressione
tipica
del
modo
fatalistico
di
concepir
la
vita
:
nel
quale
la
volontà
ed
il
fato
sono
rappresentati
come
potenze
antagonistiche
,
l
'
una
però
destinata
a
soggiacere
eternamente
all
'
altra
.
La
questione
del
libero
arbitrio
però
,
com
'
è
generalmente
intesa
,
non
si
limita
a
considerare
soltanto
la
volontà
in
rapporto
alle
forze
che
ne
possono
limitare
o
contrastare
l
'
effetto
.
Se
infatti
noi
ci
domandiamo
quali
sono
le
cause
che
hanno
prodotta
una
determinata
volizione
,
oppur
discutiamo
in
astratto
se
cause
siffatte
esistono
o
sono
discopribili
,
consideriamo
la
volontà
non
più
ne
'
suoi
effetti
,
ma
nel
processo
stesso
della
sua
formazione
.
Posso
benissimo
conoscere
l
'
atto
volontario
e
saperlo
distinguere
nel
caso
pratico
dagli
atti
di
diversa
natura
,
attribuire
alla
volontà
la
sua
più
piena
efficacia
;
e
nello
stesso
tempo
rimanere
dubbioso
intorno
a
qualche
qualità
propria
dell
'
atto
volontario
stesso
.
Così
posso
pormi
la
questione
,
alla
quale
più
propriamente
si
riduce
la
controversia
del
determinismo
:
fra
le
proprietà
che
distinguono
l
'
azione
volontaria
da
quella
che
non
è
tale
,
si
trova
anche
la
proprietà
di
fare
eccezione
al
principio
di
causalità
?
Si
differenzia
essa
dalle
non
volontarie
per
una
maggiore
indeterminatezza
,
o
per
una
indeterminatezza
assoluta
?
Questa
seconda
questione
è
assai
diversa
dalla
prima
,
se
cioè
gli
atti
umani
dipendano
o
non
dipendano
dalla
volontà
.
Mentre
quella
portava
essenzialmente
sulla
volontarietà
delle
umane
azioni
,
questa
porta
sulla
loro
prevedibilità
;
mentre
quella
verteva
sulla
possibilità
per
noi
di
agire
in
un
modo
piuttosto
che
in
un
altro
,
questa
verte
piuttosto
sulla
possibilità
per
gli
altri
di
influire
su
di
noi
:
mentre
infine
la
soluzione
di
quella
può
decidere
della
fiducia
che
possiamo
avere
in
noi
,
questa
decide
piuttosto
della
fiducia
che
in
noi
possono
avere
gli
altri
.
L
'
insistere
sulla
radicale
diversità
dei
due
problemi
non
è
,
come
alcuno
potrebbe
ritenere
,
l
'
enunciare
un
truismo
:
tale
diversità
è
atta
ad
essere
stranamente
trascurata
.
Molti
la
riconoscono
in
principio
,
per
poi
dimenticarsene
nell
'
ulteriore
svolgimento
delle
loro
dottrine
,
mentre
altri
adoperano
un
linguaggio
che
lascia
incerto
quale
dei
due
problemi
intendano
trattare
.
Ciò
produce
uno
stato
di
confusione
e
d
'
equivoco
da
cui
è
assai
difficile
liberarsi
,
anche
per
le
menti
più
avvezze
alla
critica
logica
.
-
Chi
nega
il
libero
arbitrio
è
raro
che
con
ciò
voglia
negare
il
carattere
di
volontarietà
che
hanno
alcune
fra
le
nostre
azioni
.
Interrogato
,
è
anzi
probabile
ch
'
egli
protesti
contro
una
supposizione
siffatta
.
"
Chi
ha
mai
contestato
,
egli
dirà
,
l
'
esistenza
di
volizioni
e
la
loro
relativa
efficacia
?
Ciò
sarebbe
puerile
.
Sono
i
nostri
avversari
che
ci
fraintendono
.
Per
costoro
,
la
volontà
sorge
dal
nulla
;
è
un
vero
miracolo
;
è
un
concetto
che
si
trova
nel
contrasto
più
aperto
colla
concezione
scientifica
,
"
positiva
"
del
mondo
;
è
infine
una
"
entità
metafisica
"
che
noi
ci
sentiamo
in
diritto
di
scartare
sdegnosamente
.
Ma
altra
cosa
è
affermare
che
le
nostre
relazioni
son
"
necessarie
"
e
altra
cosa
affermare
che
non
possiamo
fare
ciò
che
vogliamo
.
Questa
è
la
libertà
fisica
,
mentre
noi
ci
riferiamo
alla
libertà
"
morale
"
,
fondata
nell
'
assurdo
concetto
di
una
volontà
senza
cause
.
È
soltanto
nel
concetto
di
volontà
che
differiamo
dai
nostri
avversari
;
alla
loro
concezione
metafisica
noi
sostituiamo
la
sola
concezione
positiva
"
.
A
tal
discorso
non
potremmo
rispondere
se
non
che
su
ciò
possiamo
essere
in
parte
d
'
accordo
con
loro
,
e
che
il
solo
argomento
di
discussione
sarà
fino
a
qual
punto
certe
ulteriori
loro
affermazioni
siano
conformi
alla
premessa
così
enunciata
.
Quando
si
muta
il
concetto
di
una
cosa
,
quando
,
in
altre
parole
,
non
si
fa
che
negarle
certe
proprietà
e
attribuirgliene
certe
altre
,
occorre
star
bene
attenti
a
distinguere
dalle
proprietà
che
se
ne
vanno
quelle
che
rimangono
,
per
non
attribuire
a
tal
mutamento
di
concetto
conseguenze
maggiori
di
quelle
che
veramente
ne
derivano
.
Quando
neghiamo
agli
atti
umani
l
'
attributo
della
libertà
,
occorre
essere
ben
cauti
a
sapere
di
qual
libertà
si
parla
.
Per
lungo
tempo
si
è
creduto
che
"
l
'
essenza
"
della
libertà
consistesse
nell
'
indipendenza
da
quel
principio
di
causalità
che
regge
la
natura
esteriore
;
perciò
chi
pretende
estendere
il
principio
di
causalità
alle
azioni
umane
si
è
creduto
in
diritto
di
negare
che
queste
si
possano
dir
"
libere
"
.
Lo
stesso
è
a
dirsi
dell
'
attributo
della
"
volontarietà
"
:
se
i
nostri
atti
volontari
sono
quelli
che
fuggono
ad
ogni
vincolo
causale
,
ciò
significa
che
non
v
'
è
attività
umana
che
meriti
veramente
il
nome
di
volontaria
.
Il
male
si
è
che
le
parole
"
volontario
"
e
"
libero
"
hanno
,
nel
linguaggio
ordinario
,
un
significato
determinato
ed
ormai
consacrato
dall
'
uso
.
Venti
volte
al
giorno
io
dico
:
voglio
,
e
mi
sento
libero
di
eseguire
la
mia
volontà
.
Se
qualcuno
mi
viene
a
dire
che
tale
mia
persuasione
è
frutto
di
una
"
illusione
"
,
il
mio
buon
senso
si
ribella
,
e
sono
inclinato
a
dar
del
mistificatore
al
mio
interlocutore
.
Che
se
poi
le
sue
ragioni
mi
convincono
,
io
ne
risento
un
effetto
deprimente
,
e
propendo
verso
una
concezione
fatalistica
della
vita
.
È
che
la
violazione
dell
'
uso
corrente
delle
parole
non
avviene
quasi
mai
impunemente
;
tosto
o
tardi
la
confusione
si
produce
,
con
danni
teorici
e
pratici
talora
gravissimi
.
È
come
se
qualcuno
spacciasse
monete
con
valore
effettivo
inferiore
al
loro
valor
nominale
,
e
credesse
d
'
essere
scevro
di
ogni
responsabilità
,
e
di
avere
evitato
ogni
inconveniente
,
per
non
essersene
egli
valso
se
non
per
il
loro
valore
effettivo
,
dichiarando
oltre
a
ciò
il
valore
stesso
alla
persona
ricevente
.
A
parte
la
possibilità
della
frode
e
di
illecito
guadagno
per
quest
'
ultima
,
è
certo
che
vi
sarà
tosto
o
tardi
chi
prenderà
le
monete
per
il
loro
valore
nominale
,
se
qualcuno
non
ne
arresta
il
corso
denunziando
l
'
inganno
.
Non
altrimenti
avviene
per
le
parole
adoperate
in
un
senso
troppo
diverso
dall
'
usuale
.
Il
linguaggio
ha
un
valore
essenzialmente
sociale
,
quasi
direi
pubblico
,
e
a
nessun
singolo
è
lecito
farlo
variare
arbitrariamente
.
Ogni
parola
desta
in
noi
,
occorre
non
dimenticarselo
,
una
folla
di
associazioni
,
che
solo
in
parte
soggiacciono
al
nostro
controllo
cosciente
.
Le
"
questioni
di
parola
"
che
generalmente
sono
considerate
come
disquisizioni
sterili
ed
oziose
,
hanno
invece
una
importanza
grande
appunto
per
ciò
:
che
una
parola
,
a
meno
che
non
sia
coniata
ex
novo
,
porta
seco
una
moltitudine
di
rappresentazioni
associate
che
è
vano
il
volere
assolutamente
sopprimere
negli
altri
,
e
perfino
in
noi
.
Il
chiedersi
se
ad
un
dato
oggetto
sia
applicabile
un
dato
nome
equivale
praticamente
a
chiedersi
se
tale
oggetto
possegga
le
qualità
che
da
tal
nome
sono
o
debbono
essere
rappresentate
ed
evocate
,
se
cioè
tale
oggetto
debba
farsi
registrare
nella
"
classe
di
oggetti
"
che
il
nome
designa
.
Ogni
questione
di
parola
pertanto
,
coinvolgendo
più
o
meno
direttamente
una
questione
di
classificazione
,
è
nello
stesso
tempo
anche
una
questione
di
pensiero
:
la
sola
differenza
fra
essa
e
la
"
questione
di
fatto
"
consistendo
in
ciò
,
che
mentre
in
quest
'
ultima
si
tratta
di
vedere
se
esista
un
determinato
oggetto
o
quali
sono
i
suoi
rapporti
con
altri
,
nella
prima
si
discute
se
quei
rapporti
(
ad
es
.
di
somiglianza
)
che
abbiamo
constatati
fra
più
oggetti
e
che
vengono
connotati
da
un
nome
si
estendano
anche
ad
un
altro
oggetto
:
il
che
si
esprime
dicendo
che
questo
oggetto
deve
o
non
deve
essere
chiamato
in
quel
dato
modo
.
Non
si
meravigli
quindi
alcuno
se
ravviserà
nella
presente
discussione
del
problema
del
libero
arbitrio
i
caratteri
propri
della
"
questione
di
parola
"
.
È
appunto
solo
sollevando
una
"
questione
di
parola
"
che
le
nostre
idee
sul
libero
arbitrio
e
i
suoi
rapporti
colla
responsabilità
morale
e
giuridica
potranno
farsi
chiare
;
ed
è
dal
non
averla
sollevata
per
tempo
che
dipende
,
in
gran
parte
,
lo
sterile
dispendio
di
forze
intellettuali
che
intorno
a
questa
questione
si
è
prodotto
.
L
'
inconveniente
,
che
rende
difficili
tutte
le
questioni
del
genere
di
questa
del
libero
arbitrio
,
non
è
,
come
alcuno
ha
creduto
,
ch
'
esse
non
abbiano
per
oggetto
l
'
esperienza
accessibile
e
che
perciò
offrano
soluzioni
le
une
e
le
altre
egualmente
indimostrabili
come
vere
;
ma
che
i
concetti
e
le
idee
sono
in
esse
rappresentate
da
parole
il
cui
significato
,
volgare
o
filosofico
,
ha
variato
storicamente
e
non
è
oggi
facile
a
definirsi
,
e
che
quindi
recano
implicazioni
intellettuali
o
sentimentali
aventi
coi
concetti
maestri
,
per
così
dire
,
un
semplice
rapporto
di
contiguità
e
non
di
dipendenza
logica
.
Vedremo
ciò
meglio
or
ora
.
Ma
è
così
che
spesso
gli
avversari
discutono
come
se
asserissero
cose
irreconciliabilmente
opposte
,
mentre
in
realtà
fanno
affermazioni
che
potrebbero
benissimo
sussistere
l
'
una
accanto
all
'
altra
senza
nuocersi
:
ed
avviene
altresì
che
ciascuno
di
essi
,
trasportato
dalla
foga
della
disputa
e
dallo
spirito
di
scuola
,
nonché
tratto
in
inganno
dal
suono
stesso
delle
proprie
parole
,
trascura
di
fare
le
necessarie
distinzioni
e
si
rifiuta
di
ammettere
quelle
parti
della
dottrina
avversaria
,
spesso
le
più
fondamentali
,
alle
quali
egli
non
avrebbe
di
per
sé
alcuna
obbiezione
da
fare
.
Avviene
pertanto
che
l
'
errore
di
ciascuno
consista
piuttosto
in
ciò
che
ognuno
indebitamente
nega
dell
'
altro
,
anziché
in
ciò
ch
'
egli
afferma
di
cognizione
propria
;
e
nelle
conseguenze
ch
'
egli
da
questa
indiscriminata
negazione
trae
.
-
È
generalmente
nota
la
distinzione
fra
quei
giudizii
che
il
Kant
chiama
analitici
e
quelli
ch
'
egli
chiama
sintetici
,
e
che
furono
per
lo
addietro
designati
come
proposizioni
essenziali
e
proposizioni
accidentali
.
Mentre
colle
proposizioni
sintetiche
,
che
possono
anche
essere
chiamate
proposizioni
reali
(
Mill
)
,
intendiamo
asserire
qualche
cosa
di
nuovo
nell
'
oggetto
designato
da
un
nome
,
che
perciò
non
era
implicato
nel
significato
del
nome
stesso
,
nelle
proposizioni
analitiche
,
che
possono
essere
considerate
come
verbali
,
noi
"
asseriamo
di
una
cosa
sotto
ad
un
nome
determinato
solo
ciò
che
è
asserito
di
essa
per
il
semplice
fatto
di
averla
chiamata
con
quel
nome
"
(
Mill
)
.
Tale
distinzione
non
ha
forse
quell
'
importanza
che
le
venne
da
alcuni
attribuita
,
per
il
fatto
che
praticamente
riesce
assai
difficile
il
riconoscere
quali
sono
le
proposizioni
analitiche
e
quali
le
sintetiche
.
Le
parole
non
conservano
il
medesimo
significato
da
tempo
a
tempo
,
né
da
individuo
ad
individuo
.
Esse
vanno
ora
estendendo
il
loro
senso
a
proprietà
che
prima
erano
fuori
dalla
loro
sfera
d
'
applicazione
,
ora
abbandonandone
altre
che
prima
in
essa
rientravano
.
Onde
non
sempre
le
proposizioni
sono
sintetiche
o
analitiche
per
tutti
:
certe
proprietà
,
che
per
alcuni
sono
pure
e
semplici
implicazioni
del
significato
di
una
parola
,
per
altri
,
più
ignoranti
o
meno
riflessivi
,
sono
elementi
nuovi
,
su
cui
la
loro
attenzione
va
espressamente
richiamata
.
"
Le
parole
,
scrive
un
arguto
filosofo
,
che
sono
l
'
intermediario
indispensabile
fra
il
mio
pensiero
e
l
'
altrui
,
hanno
ben
l
'
aria
di
essere
un
intermediario
inutile
ed
incomodo
fra
il
pensiero
e
il
suo
oggetto
.
Il
pensiero
per
sua
natura
è
dinamico
e
vivente
;
esso
non
è
,
ma
diventa
,
è
un
progresso
,
non
una
cosa
;
esso
è
un
organismo
di
cui
le
immagini
rappresentano
le
cellule
,
con
questa
differenza
,
che
"
ogni
cellula
occupa
un
punto
determinato
del
corpo
,
mentre
un
'
idea
veramente
nostra
riempie
tutto
il
nostro
organismo
"
(
Bergson
)
.
Le
immagini
si
avviluppano
,
si
generano
,
si
penetrano
fra
di
loro
;
esse
formano
un
tessuto
vivente
.
Questo
tessuto
,
il
linguaggio
lo
lacera
,
lo
mette
in
brandelli
,
poi
ch
'
esso
esige
che
"
noi
stabiliamo
fra
le
nostre
idee
le
medesime
distinzioni
nette
e
precise
,
la
medesima
discontinuità
che
fra
gli
oggetti
materiali
"
(
Bergson
)
.
Come
l
'
arcobaleno
sulla
cascata
permane
colla
sua
gamma
di
vivaci
colori
nonostante
il
fluire
incessante
delle
molecole
liquide
che
ne
sono
quasi
il
sostegno
materiale
,
come
il
corpo
umano
si
mantiene
colle
sue
fattezze
pressoché
inalterate
attraverso
al
perenne
rinnovarsi
della
materia
organica
che
lo
compone
,
così
,
mentre
il
pensiero
si
trova
in
uno
stato
di
plasticità
e
di
fluidità
continue
,
le
forme
del
linguaggio
che
servono
ad
esprimerlo
hanno
la
fissità
dei
solidi
che
non
mutano
d
'
aspetto
se
non
per
la
lenta
corrosione
degli
elementi
esteriori
.
Parole
rimaste
quasi
inalterate
a
traverso
i
secoli
sono
passate
a
poco
a
poco
per
infinite
sfumature
di
significato
,
in
modo
da
trovarsi
alla
fine
della
loro
evoluzione
a
contatto
,
per
così
dire
,
con
pensieri
diversissimi
da
quelli
ch
'
esse
rappresentavano
originariamente
.
La
storia
delle
scienze
e
della
filosofia
ci
offre
innumerevoli
esempi
di
questa
attitudine
del
pensiero
a
scivolare
sotto
alle
parole
.
E
ciò
che
si
verifica
per
i
popoli
si
verifica
pure
per
gli
individui
.
Per
il
medesimo
individuo
,
nei
diversi
stadi
della
sua
vita
,
a
seconda
dei
diversi
gradi
della
sua
educazione
e
della
sua
esperienza
,
il
significato
di
una
parola
cambia
.
Così
pure
se
ci
volgiamo
a
considerare
i
rapporti
degli
uomini
fra
di
loro
,
vediamo
che
per
quanto
i
diversi
individui
adoperino
gli
stessi
termini
a
designare
a
un
dipresso
i
medesimi
oggetti
,
dietro
a
tale
uso
abbastanza
uniforme
si
celano
differenze
notevoli
nel
senso
dei
termini
stessi
.
In
altre
parole
,
numerose
espressioni
,
pure
avendo
per
tutti
la
medesima
estensione
,
non
hanno
per
tutti
la
medesima
comprensione
:
non
altrimenti
che
gli
oggetti
sul
mercato
,
vendutivi
ad
un
prezzo
ch
'
è
eguale
all
'
incirca
per
tutti
,
possono
rappresentare
per
gl
'
individui
che
se
li
scambiano
gradi
diversissimi
di
valore
subbiettivo
,
cioè
di
"
utilità
marginale
"
.
"
Ciò
dipende
,
dice
il
succitato
scrittore
,
dal
modo
in
cui
facciamo
la
conoscenza
delle
parole
.
È
a
forza
di
veder
attribuire
le
medesime
parole
ad
una
quantità
di
oggetti
differenti
che
si
arriva
ad
indovinarne
il
senso
,
se
pur
ci
si
arriva
:
poiché
di
rado
si
osserva
,
e
mai
con
grande
precisione
,
e
qualche
volta
non
si
osserva
affatto
ciò
che
tutti
questi
oggetti
hanno
in
comune
.
Così
"
un
fratello
sa
chi
sono
i
suoi
fratelli
e
le
sue
sorelle
,
molto
tempo
prima
di
avere
una
nozione
qualsiasi
della
natura
dei
fatti
implicati
nel
significato
di
tali
nomi
(
MILL
,
System
of
logic
,
I
,
1
,
Ch
.
II
)
"
.
"
Per
provare
che
qualche
fraintendimento
esiste
sempre
in
fondo
alle
conversazioni
,
basta
considerarne
parecchie
che
si
succedono
sul
medesimo
argomento
.
Il
malinteso
,
impercettibile
a
prima
vista
,
diventa
allora
patente
e
colpisce
le
menti
anche
meno
accorte
.
È
così
che
la
storia
si
converte
in
leggenda
.
Il
sistema
filosofico
più
intelligibile
in
sé
e
più
chiaramente
esposto
,
se
si
propaga
e
si
estende
,
è
atto
a
diventare
una
raccolta
di
formole
vane
od
una
nuova
dottrina
.
Esso
non
è
più
compreso
o
è
mal
compreso
.
E
in
tal
modo
che
nel
Medio
Evo
ogni
commento
alla
filosofia
di
Aristotile
è
un
traviamento
oppure
un
pensiero
originale
.
Ora
la
scolastica
è
un
fatto
di
tutti
i
tempi
:
essa
compare
nell
'
antichità
,
e
il
Rinascimento
l
'
ha
appena
rovesciata
ch
'
esso
la
ristabilisce
sotto
altra
forma
"
.
Comunque
,
è
il
fatto
che
le
parole
non
hanno
eguale
comprensione
per
tutti
coloro
che
le
adoperano
,
quello
che
rende
quasi
impossibile
stabilire
quali
siano
le
proposizioni
sintetiche
e
quali
le
analitiche
.
Così
si
suol
addurre
generalmente
,
seguendo
il
Kant
,
come
esempio
di
proposizione
analitica
la
frase
:
i
corpi
sono
estesi
,
mentre
quest
'
altra
:
i
corpi
sono
pesanti
,
sarebbe
una
proposizione
sintetica
.
Ora
ciò
non
è
esatto
,
poiché
se
chi
ha
studiato
nei
libri
di
fisica
,
dove
corpo
è
generalmente
definito
come
ciò
che
occupa
dello
spazio
,
è
probabile
pensi
che
l
'
estensione
è
un
attributo
assai
più
direttamente
implicato
in
tal
nome
;
d
'
altra
parte
può
darsi
che
l
'
operaio
o
il
contadino
,
che
assai
più
spesso
ha
sentito
la
pesantezza
dei
corpi
di
quel
che
non
abbia
ragionato
sulla
loro
estensione
,
troverà
più
naturale
attribuir
loro
la
prima
che
la
seconda
.
È
vero
che
mentre
tutti
i
corpi
"
occupano
dello
spazio
"
,
vi
sono
dei
corpi
che
non
pesano
pel
braccio
che
li
solleva
;
ma
se
per
pesante
s
'
intende
semplicemente
soggetto
alla
gravità
,
si
vedrà
che
la
frase
:
i
corpi
sono
pesanti
,
è
non
meno
analitica
dell
'
altra
.
Il
principio
d
'
inerzia
,
o
di
conservazione
dell
'
energia
,
e
quello
della
conservazione
della
materia
ci
appajono
oggi
così
evidenti
che
sono
da
alcuno
in
ciò
equiparati
agli
assiomi
della
aritmetica
.
Eppure
vi
è
stato
un
tempo
in
cui
tali
verità
erano
apertamente
disconosciute
,
in
cui
si
credeva
che
il
movimento
si
esaurisse
e
la
materia
svanisse
senza
lasciar
traccia
di
sé
,
ed
è
solo
attraverso
ad
una
lunga
serie
di
sforzi
intellettuali
che
gli
uomini
sono
arrivati
a
convincersi
del
contrario
.
Il
principio
che
la
materia
"
non
si
crea
né
si
distrugge
"
,
è
asceso
al
grado
di
giudizio
analitico
solo
in
tempi
relativamente
recenti
.
In
tesi
generale
il
cammino
della
scienza
tende
ad
aumentare
il
numero
delle
proposizioni
che
sono
,
o
possono
essere
per
chi
le
enuncia
,
analitiche
.
-
Le
leggi
scientifiche
formulano
rapporti
invariabili
di
coesistenza
e
successione
fra
fatti
e
proprietà
;
il
che
ci
permette
di
dedurre
dalla
presenza
di
un
fatto
o
di
una
proprietà
una
catena
sempre
più
lunga
di
fatti
o
proprietà
.
-
Ora
le
proprietà
di
un
oggetto
sono
quelle
che
servono
alla
sua
definizione
-
un
oggetto
è
un
insieme
di
proprietà
costantemente
legate
fra
loro
.
-
Ciò
che
ci
dà
il
concetto
di
un
oggetto
non
è
che
l
'
insieme
delle
sue
proprietà
essenziali
:
e
tali
sono
quelle
appunto
che
intendo
attribuirgli
quando
gli
assegno
quel
dato
nome
.
E
quando
io
affermo
di
un
oggetto
una
di
queste
proprietà
le
quali
sono
,
o
possono
essere
contenute
nella
sua
definizione
,
io
enuncio
una
proposizione
analitica
.
Ora
la
scienza
accresce
il
numero
delle
proprietà
legate
fra
loro
in
modo
,
che
la
presenza
di
una
di
essa
sia
indizio
certo
della
presenza
delle
altre
.
-
Tutte
le
proposizioni
generali
ch
'
essa
enuncia
sono
sintetiche
per
chi
le
ode
per
la
prima
volta
,
ma
sono
atte
a
divenir
analitiche
per
chi
è
familiare
con
esse
.
Se
tutti
gli
oggetti
designati
da
un
nome
posseggono
invariabilmente
,
oltre
alle
proprietà
sin
qui
conosciute
come
costituenti
la
connotazione
del
nome
stesso
,
anche
altre
proprietà
ciò
vorrà
dire
che
basterà
d
'
ora
in
poi
semplicemente
aver
applicato
il
nome
stesso
ad
un
oggetto
per
intendere
che
questo
possiede
,
oltre
a
quelle
,
anche
queste
.
"
La
scienza
,
scrive
il
Dugas
,
è
un
linguaggio
ben
fatto
,
e
questo
linguaggio
è
l
'
espressione
,
ognora
più
abbreviativa
e
più
semplice
,
di
una
realtà
meglio
conosciuta
nei
suoi
particolari
e
nella
sua
complessità
"
.
Ma
se
pertanto
col
progredire
della
scienza
il
numero
dei
giudizi
analitici
tende
a
crescere
,
talora
per
avventura
accade
che
una
proprietà
,
fino
a
un
certo
momento
ritenuta
"
essenziale
"
ad
un
dato
oggetto
,
si
scopra
non
esser
tale
,
sia
perché
si
trovano
altri
oggetti
,
pur
aventi
tale
comunanza
di
proprietà
con
quello
da
costringerci
a
chiamarlo
collo
stesso
nome
,
ma
mancanti
di
quella
proprietà
in
particolare
;
sia
perché
una
nuova
corrente
di
pensiero
porti
a
negare
quell
'
opinione
finora
generale
.
In
breve
,
anche
nel
cammino
della
scienza
bisogna
tener
conto
dell
'
errore
possibile
.
Che
avverrebbe
se
domani
si
verificasse
un
caso
ben
constatato
di
annullamento
della
materia
?
-
Quando
si
scopre
l
'
errore
,
cioè
si
riconosce
che
una
data
proprietà
non
è
affatto
,
come
si
credeva
,
caratteristica
di
un
dato
oggetto
,
una
scelta
si
impone
:
o
si
mantiene
il
nome
di
prima
a
quel
gruppo
d
'
oggetti
,
rifiutando
d
'
ora
innanzi
la
definizione
che
se
ne
dava
mediante
quella
proprietà
;
o
si
seguita
a
ritenere
quella
proprietà
essenziale
all
'
applicabilità
del
nome
,
affermando
così
che
il
tal
gruppo
di
oggetti
non
"
merita
"
più
tal
nome
.
Ad
ogni
modo
tutto
ciò
mette
sempre
capo
ad
un
rifiuto
o
ad
una
sostituzione
di
definizione
.
Tale
rifiuto
o
sostituzione
non
interessa
gli
oggetti
reali
se
non
per
ciò
che
riguarda
quella
o
quelle
determinate
proprietà
.
Gli
oggetti
rimangono
integri
pel
rimanente
,
né
apprendiamo
nulla
sulla
loro
esistenza
o
meno
.
Non
sempre
però
di
ciò
si
tien
conto
.
Accade
,
abbiamo
visto
,
che
coloro
i
quali
sono
avvezzi
a
sentir
definire
l
'
oggetto
mediante
quella
proprietà
particolare
,
si
rifiutino
d
'
ora
innanzi
ad
applicare
il
nome
di
quell
'
oggetto
al
complesso
di
proprietà
rimanenti
,
o
,
ciò
che
è
lo
stesso
si
rifiutino
di
ammettere
l
'
esistenza
di
oggetti
a
cui
quel
nome
sia
applicabile
,
col
pretesto
che
quelli
che
esistono
"
mancano
delle
proprietà
necessarie
per
potere
essere
così
chiamati
"
.
Che
cosa
ne
deriva
?
che
siccome
invece
nel
linguaggio
ordinario
il
nome
indica
anche
la
presenza
delle
altre
proprietà
,
il
loro
rifiuto
è
male
interpretato
,
si
crede
che
"
l
'
oggetto
"
sia
addirittura
negato
,
e
se
ne
desumono
delle
conseguenze
che
sono
altrettante
erronee
quanto
difficili
a
dimostrarsi
tali
.
Infatti
la
premessa
onde
si
parte
,
il
rifiuto
di
applicare
un
dato
nome
,
può
esser
giusta
;
ma
secundum
quid
,
vale
a
dire
secondo
la
definizione
particolare
che
del
nome
è
stata
data
.
D
'
altra
parte
le
conseguenze
sono
tratte
da
quel
rifiuto
preso
sic
et
simpliciter
,
come
riguardante
il
nome
nella
sua
più
completa
ed
usuale
connotazione
.
Ci
troviamo
quindi
dinnanzi
ad
un
sofisma
,
che
spesso
si
cela
sotto
le
pieghe
di
una
sottilissima
e
complicatissima
dialettica
,
ma
che
non
è
per
questo
meno
fecondo
di
danni
.
-
Se
ora
consideriamo
più
particolarmente
la
questione
del
"
libero
arbitrio
"
vediamo
subito
come
ad
essa
si
applichi
tutto
ciò
che
abbiamo
detto
sin
qui
sulla
influenza
di
un
linguaggio
poco
preciso
nel
rendere
pressoché
insolubili
certi
problemi
.
-
La
fusione
del
problema
del
fatalismo
con
quello
della
"
causalità
delle
umane
azioni
"
è
stata
ed
è
prevalentemente
favorita
dalla
non
sufficiente
accuratezza
nell
'
accertare
che
cosa
si
intende
dire
colle
parole
causa
,
necessità
,
libertà
,
quando
si
afferma
che
anche
le
volizioni
umane
sono
necessarie
,
che
di
esse
si
potrebbero
determinare
le
cause
con
altrettanta
sicurezza
come
a
riguardo
di
qualunque
fenomeno
naturale
;
che
l
'
uomo
pertanto
non
è
"
libero
"
.
Senza
tener
conto
di
ciò
,
rimarrà
sempre
inesplicabile
come
la
conciliazione
fra
i
concetti
di
libertà
e
necessità
appaia
agli
uni
così
semplice
ed
evidente
,
mentre
ad
altri
essa
appare
addirittura
una
cosa
"
enorme
"
.
-
Alla
domanda
:
esiste
il
libero
arbitrio
?
-
si
potranno
dare
risposte
in
apparenza
contraddittorie
,
in
realtà
suscettibili
di
essere
nello
stesso
tempo
vere
e
false
,
fintanto
che
non
si
è
data
una
soluzione
alla
prima
questione
:
che
cosa
cioè
s
'
intenda
,
o
si
debba
intendere
per
libero
arbitrio
.
Originariamente
,
liberum
arbitrium
non
poteva
voler
dire
altro
che
la
facoltà
di
scegliere
volontariamente
fra
le
diverse
azioni
quella
che
si
preferisca
,
e
di
menare
ad
esecuzione
il
verdetto
della
volontà
.
Libero
arbitrio
e
volontà
non
potevano
avere
significato
diverso
,
e
questione
del
libero
arbitrio
non
poteva
rappresentare
se
non
la
questione
se
e
fino
a
che
punto
l
'
uomo
possa
volere
ciò
che
fa
.
Solo
più
tardi
questa
-
se
l
'
uomo
possa
volere
ciò
che
fa
e
fare
ciò
che
vuole
-
venne
considerata
come
la
questione
semplicemente
della
libertà
fisica
,
-
questione
facilmente
risolubile
in
senso
affermativo
;
mentre
la
questione
detta
del
"
libero
arbitrio
"
fu
trasportata
in
una
sfera
più
alta
,
quella
della
"
libertà
metafisica
"
in
cui
pur
si
stimò
conservasse
gran
parte
della
sua
importanza
pratica
e
morale
e
seguitasse
ad
essere
il
fondamento
della
responsabilità
etica
ed
anche
giuridica
.
Tale
libertà
metafisica
poi
fu
fatta
consistere
nell
'
indipendenza
più
assoluta
da
ogni
vincolo
di
causalità
.
Per
comprender
per
qual
processo
psicologico
sia
avvenuto
tale
trapasso
,
occorre
considerare
che
per
lungo
tempo
,
specialmente
sotto
l
'
influsso
del
pensiero
teologico
,
fu
creduto
che
l
'
indipendenza
dalla
causalità
costituisse
effettivamente
l
'
"
essenza
"
dell
'
atto
volontario
,
e
la
proprietà
fondamentale
per
cui
questo
potesse
dirsi
libero
e
quindi
responsabile
.
La
parola
libertà
poteva
dunque
per
tutto
questo
tempo
"
connotare
"
indifferentemente
l
'
attributo
della
volontarietà
e
quello
della
mancanza
di
causalità
.
Ma
quando
cambiò
il
modo
di
considerar
la
natura
dell
'
azione
volontaria
;
quando
si
suppose
o
si
credette
dimostrato
che
anche
di
essa
potevano
rintracciarsi
le
cause
;
ne
venne
che
chi
al
nome
libertà
faceva
corrispondere
soprattutto
il
secondo
degli
attributi
si
credette
poter
affermar
legittimamente
che
l
'
uomo
non
fosse
libero
,
e
conseguentemente
anche
che
non
fosse
neppur
responsabile
delle
proprie
azioni
.
Ne
nacque
quindi
la
credenza
che
alla
responsabilità
morale
nell
'
uomo
non
bastasse
la
libertà
fisica
,
pratica
,
ch
'
egli
asserisce
ad
ogni
istante
della
sua
vita
dicendo
:
io
voglio
,
-
ma
fosse
necessaria
una
libertà
più
elevata
e
recondita
,
di
cui
fu
fatto
un
problema
a
parte
.
Ora
è
intorno
a
questo
concetto
di
una
libertà
"
superiore
"
che
verte
tutta
la
questione
.
L
'
estensione
della
parola
libertà
a
quest
'
ulteriore
problema
è
cosa
legittima
,
e
tale
da
non
ingenerare
equivoci
?
Ed
è
proprio
questa
la
libertà
in
cui
ha
suo
fondamento
il
concetto
dell
'
umana
responsabilità
?
La
nostra
opinione
è
che
il
problema
della
libertà
è
uno
solo
.
Ed
è
il
problema
della
volontarietà
.
Ogni
indagine
avente
per
oggetto
una
libertà
"
ulteriore
"
,
più
profonda
e
verace
di
questa
implica
un
impiego
abusivo
di
termini
atto
a
traviare
il
pensiero
filosofico
,
e
pertanto
da
scartarsi
.
Quando
,
nella
discussione
intorno
al
libero
arbitrio
,
gli
uni
asseriscono
che
l
'
uomo
non
è
libero
,
l
'
importo
vero
della
loro
asserzione
è
che
l
'
uomo
non
possa
dirsi
libero
secondo
la
definizione
speciale
data
del
liberum
arbitrium
indifferentiae
dai
loro
avversari
.
Senza
tener
conto
di
ciò
ogni
apprezzamento
della
loro
dottrina
e
delle
sue
conseguenze
riescirà
malsicuro
.
Essi
intendono
semplicemente
negare
che
delle
volizioni
umane
sia
assolutamente
impossibile
rintracciare
le
cause
,
e
di
"
negare
"
quindi
quel
concetto
di
libertà
che
in
tale
assenza
di
cause
la
faceva
consistere
.
Ma
la
parola
libertà
,
come
le
altre
che
occorrono
in
questa
questione
,
"
causa
"
,
"
necessità
"
,
e
simili
,
hanno
-
giova
ripeterlo
-
un
significato
ormai
consacrato
dall
'
uso
.
La
distinzione
fra
atti
liberi
e
non
liberi
è
una
distinzione
che
ci
serve
continuamente
nelle
vicissitudini
quotidiane
.
Tutti
noi
profferiamo
continuamente
giudizi
sulla
libertà
nostra
o
l
'
altrui
,
valutiamo
l
'
innocenza
o
la
colpevolezza
di
questo
o
quell
'
individuo
,
ne
ricerchiamo
le
scuse
,
le
attenuanti
o
le
aggravanti
,
senza
mai
aver
ragionato
se
le
nostre
affermazioni
implichino
la
negazione
della
causalità
e
senza
il
più
delle
volte
sospettare
neppure
di
trattar
come
risolto
"
un
problema
metafisico
della
più
alta
importanza
e
difficoltà
"
.
Prendiamo
le
parole
così
come
ci
vengono
presentate
dall
'
uso
volgare
,
e
le
applichiamo
,
senza
troppo
esitare
,
ai
casi
pratici
ogni
qualvolta
in
essi
ravvisiamo
certi
caratteri
,
certi
segni
,
che
sono
,
logicamente
parlando
,
quelle
che
si
chiamano
le
note
dei
nostri
concetti
,
e
formano
la
connotazione
delle
parole
.
Determinare
quali
sono
queste
note
,
e
qual
è
pertanto
il
contenuto
dei
giudizi
che
tutti
noi
,
uomini
incolti
e
scienziati
,
confusi
nelle
esigenze
della
vita
pratica
,
dieci
e
dieci
volte
al
giorno
profferiamo
,
è
compito
d
'
importanza
,
non
solo
psicologica
,
ma
anche
logica
e
filosofica
grandissima
.
Esso
è
anzi
lo
scopo
di
gran
parte
dell
'
indagine
filosofica
passata
e
presente
.
Non
altrimenti
vanno
considerate
tutte
le
speculazioni
che
soglionsi
raggruppare
sotto
il
nome
di
teoria
della
conoscenza
.
Le
classiche
ricerche
di
Berkeley
sul
concetto
di
realtà
,
di
Hume
sul
concetto
di
causa
,
per
tacer
d
'
altre
,
non
hanno
,
come
venne
da
molti
creduto
,
lo
scopo
di
rispondere
alla
domanda
"
se
la
realtà
esista
"
o
"
sia
conoscibile
"
se
si
possano
o
no
ritrovare
le
cause
vere
dei
fenomeni
;
ma
piuttosto
di
analizzare
il
contenuto
di
tali
concetti
,
da
dirci
che
cosa
intendiamo
dire
quando
enunciamo
giudizi
sulla
realtà
dei
fenomeni
e
sulle
loro
cause
.
Sarebbe
assurdo
il
pensare
che
tali
giudizi
siano
privi
di
senso
,
e
che
i
termini
corrispondenti
meritino
addirittura
di
essere
cancellati
dal
nostro
vocabolario
"
scientifico
"
.
Si
potrà
discutere
quali
siano
i
caratteri
su
cui
si
basa
la
distinzione
fra
atti
liberi
e
non
liberi
,
non
già
rifiutarla
senz
'
altro
.
Alcune
distinzioni
,
specie
se
create
artificialmente
dallo
scienziato
in
vista
di
certe
differenze
fra
i
fatti
,
possono
bensì
essere
scartate
senza
scrupolo
e
abbandonate
per
sempre
,
ove
si
riconosca
inesistente
la
differenza
su
cui
si
fondavano
:
ma
altre
invece
-
che
troppo
di
frequente
ci
servono
nel
linguaggio
parlato
e
che
è
lecito
quindi
presumere
siano
basate
su
differenze
reali
fra
i
fenomeni
,
se
anche
generiche
e
difficili
a
determinarsi
-
non
possono
esserlo
senza
gravi
inconvenienti
.
"
Si
potrebbe
dire
,
scrive
il
Vailati
,
che
la
tattica
più
opportuna
da
adottarsi
dal
filosofo
e
dallo
psicologo
,
di
fronte
ad
una
parola
che
,
dalla
tradizione
o
dal
linguaggio
comune
,
gli
venga
presentata
con
significato
indeciso
o
viziato
da
pericolose
associazioni
,
sia
quella
consigliata
dal
vangelo
rispetto
al
peccatore
:
"
non
si
deve
desiderare
la
morte
ma
ch
'
essa
si
converta
e
viva
"
;
che
cioè
essa
,
spogliata
e
purificata
da
ogni
indeterminatezza
od
ambiguità
,
entri
a
far
parte
del
linguaggio
tecnico
assumendo
un
senso
quanto
meno
è
possibile
disforme
da
quello
che
vagamente
e
quasi
istintivamente
il
linguaggio
comune
le
attribuisce
"
.
Se
ora
interroghiamo
l
'
uso
popolare
;
se
ci
domandiamo
che
cosa
vogliamo
dire
quando
diciamo
di
essere
liberi
di
scegliere
questo
piuttosto
che
quel
corso
d
'
azione
,
vediamo
che
in
ogni
caso
ci
riferiamo
alla
nostra
facoltà
di
volere
una
cosa
piuttosto
che
un
'
altra
,
e
di
eseguire
la
nostra
determinazione
volontaria
.
Qualunque
sia
il
risultato
dei
moderni
studi
di
psicologia
e
di
fisiologia
sulla
volontà
;
qualunque
sia
la
risposta
che
la
scienza
moderna
sarà
per
dare
a
quell
'
altro
e
"
più
elevato
"
problema
:
se
le
nostre
azioni
siano
o
no
determinate
da
cause
;
resterà
sempre
per
noi
ridubitata
l
'
esistenza
di
un
'
azione
volontaria
come
distinta
dall
'
azione
involontaria
.
Spetterà
allo
psicologo
,
al
fisiologo
,
al
filosofo
il
determinare
su
che
si
basi
tal
distinzione
,
lo
spinger
quindi
più
innanzi
l
'
indagine
intorno
alla
natura
dei
fatti
implicati
nel
nostro
discorso
quando
diciamo
di
volere
.
Ma
il
fatto
che
talora
vogliamo
,
e
talora
non
vogliamo
agire
,
che
talora
la
nostra
volontà
resta
senza
efficacia
,
talora
invece
sortisce
il
suo
pieno
effetto
,
non
potrà
essere
distrutto
da
alcuno
sforzo
di
dialettica
.
Avremo
fatto
un
gran
passo
innanzi
quando
ci
saremo
convinti
che
ciò
che
il
senso
comune
ha
in
ogni
tempo
postulato
non
è
la
libertà
"
metafisica
"
,
consistente
nell
'
esser
sciolti
da
ogni
vincolo
di
"
causalità
"
,
ma
è
la
libertà
pratica
,
"
fisica
"
di
fare
ciò
che
vogliamo
.
-
Aggiungiamo
che
a
questo
riguardo
il
responso
della
scienza
e
della
filosofia
non
può
essere
che
la
piena
giustificazione
di
quello
del
senso
comune
.
L
'
uomo
è
dotato
di
aspirazioni
sentimentali
ed
ideali
,
di
una
ragione
capace
di
guidar
la
sua
mano
nella
scelta
dei
fini
e
dei
mezzi
,
di
una
mente
cioè
,
nella
quale
si
rispecchia
l
'
avvenire
e
dalla
quale
l
'
avvenire
è
in
parte
plasmato
;
ciò
sarà
sempre
vero
,
sia
che
la
mente
stessa
segua
ne
'
suoi
processi
una
tal
qual
regolarità
che
ci
permetta
un
giorno
di
determinarne
le
leggi
,
sia
che
questo
debba
restar
in
eterno
vietato
agli
sforzi
degli
psicologi
.
Poiché
tale
è
la
sola
pretesa
legittima
che
possano
vantare
i
"
deterministi
"
.
E
se
essi
hanno
così
spesso
palesata
la
tendenza
a
negare
o
almeno
a
deprezzare
l
'
efficacia
direttiva
della
nostra
ragione
sulle
nostre
azioni
,
nel
che
consiste
propriamente
la
volontà
e
così
pure
la
libertà
,
ciò
dipende
oltre
a
tutto
dal
persistere
in
loro
di
un
concetto
della
causalità
e
della
necessità
,
che
essi
stessi
poi
magari
in
altre
occasioni
professano
di
rigettare
.
-
È
ciò
che
osserva
il
Mill
in
un
celebre
capitolo
del
suo
Sistema
di
logica
.
"
Molti
non
credono
affatto
,
egli
dice
,
e
pochissimi
sentono
praticamente
che
non
v
'
è
nella
causalità
nulla
oltre
ad
una
invariabile
,
certa
ed
incondizionale
successione
.
Pochi
sono
coloro
ai
quali
la
semplice
costanza
di
successione
appaia
un
vincolo
di
unione
abbastanza
stringente
per
un
rapporto
di
natura
così
speciale
come
quello
di
causa
ed
effetto
.
-
Anche
se
la
ragione
lo
ripudia
,
l
'
immaginazione
conserva
il
sentimento
di
una
connessione
più
intima
,
di
un
qualche
strano
legame
o
misteriosa
costrizione
esercitata
dall
'
antecedente
sul
conseguente
.
Ora
è
appunto
ciò
che
,
considerato
in
applicazione
alla
umana
volontà
,
confligge
colla
nostra
coscienza
e
rivolta
i
nostri
sentimenti
.
-
Siamo
certi
,
che
nel
caso
delle
nostre
religioni
una
tal
costrizione
misteriosa
non
esiste
"
.
"
Coloro
che
credono
che
le
cause
traggano
seco
i
loro
effetti
per
un
mistico
legame
hanno
ragione
di
credere
che
la
relazione
fra
le
volizioni
e
i
loro
antecedenti
sia
d
'
altra
natura
.
Ma
essi
dovrebbero
fare
un
passo
innanzi
,
e
riconoscere
che
questo
è
anche
vero
del
rapporto
di
ogni
altro
effetto
col
suo
antecedente
.
Se
un
tal
vincolo
è
considerato
come
implicato
dalla
parola
necessità
,
la
dottrina
non
è
vera
delle
azioni
umane
;
ma
neppure
è
essa
allora
vera
degli
oggetti
inanimati
.
Sarebbe
assai
più
corretto
il
dire
,
che
la
materia
non
è
vincolata
da
necessità
,
che
l
'
affermare
ciò
della
mente
"
.
La
cosa
apparirà
anche
più
chiara
ove
si
rifletta
all
'
origine
psicologica
di
questo
concetto
di
un
legame
più
intimo
e
stringente
fra
i
fenomeni
della
natura
esteriore
che
non
fra
quelli
del
nostro
mondo
interno
.
A
dirimere
i
rapporti
fra
gli
elementi
della
natura
esteriore
è
necessario
un
certo
sforzo
.
-
Cosicché
l
'
affermazione
che
una
cosa
è
causa
di
un
'
altra
viene
ad
essere
il
più
delle
volte
anche
l
'
espressione
della
nostra
impotenza
,
assoluta
o
relativa
,
di
impedire
che
,
data
la
causa
,
l
'
effetto
si
produca
;
il
che
esprimiamo
dicendo
che
è
necessario
,
che
è
inevitabile
,
che
il
tal
fatto
si
produca
,
che
non
sta
in
nostro
potere
di
modificare
il
rapporto
fra
esso
e
i
suoi
antecedenti
,
o
che
per
far
ciò
si
richiede
da
parte
nostra
la
spesa
di
una
certa
somma
di
energia
.
I
rapporti
del
concetto
popolare
della
causalità
col
sentimento
dello
sforzo
furono
a
torto
trascurati
dal
Hume
e
dal
Mill
.
È
evidente
che
lo
sforzo
non
è
altro
che
l
'
indice
che
qualche
cosa
si
oppone
all
'
esecuzione
della
nostra
volontà
.
Se
la
necessità
indica
sforzo
,
relativa
impotenza
,
allora
necessità
e
volontarietà
sono
termini
antagonistici
.
Azioni
volontarie
sono
quelle
che
per
eccellenza
stanno
nel
nostro
potere
.
Non
è
peraltro
l
'
estensione
alle
azioni
volontarie
di
questa
causalità
o
necessità
in
senso
più
stretto
quella
che
i
deterministi
possono
volere
,
poiché
essa
implicherebbe
una
contraddizione
nei
termini
.
-
Essi
non
possono
affermare
se
non
che
anche
della
produzione
delle
azioni
volontarie
è
possibile
stabilire
le
leggi
.
Ma
legge
qui
non
indica
se
non
prevedibilità
.
Ogni
legge
stabilisce
che
dati
certi
elementi
della
realtà
,
se
ne
potranno
prevedere
certi
altri
.
Essa
presuppone
altresì
che
altri
elementi
nel
caso
contrario
non
vengano
a
disturbare
il
rapporto
così
stabilito
.
La
combinazione
di
più
elementi
dà
luogo
ad
effetti
che
sarebbe
stato
impossibile
argomentare
a
priori
dall
'
esame
di
ciascun
elemento
separato
ma
che
,
data
la
combinazione
,
si
possono
con
ogni
certezza
prevedere
.
Onde
se
si
conoscessero
le
leggi
dell
'
azione
combinata
di
tutti
gli
elementi
presenti
in
un
dato
oggetto
,
ad
un
istante
dato
,
sarebbe
possibile
dedurne
con
tutta
sicurezza
ciò
che
avverrà
nel
momento
successivo
.
Nella
sfera
della
volontà
,
ciò
significa
che
se
all
'
istante
che
precede
immediatamente
l
'
azione
io
conoscessi
tutti
gli
elementi
presenti
,
potrei
predire
infallibilmente
l
'
azione
che
seguirà
.
Quest
'
asserzione
teorica
non
fa
del
resto
che
mostrarci
la
quasi
-
impossibilità
pratica
che
tale
predizione
avvenga
.
-
Ben
lungi
dal
convincere
l
'
agente
della
inevitabilità
delle
proprie
azioni
,
essa
deve
fargli
presente
che
ogni
suo
pensiero
,
ogni
sua
considerazione
-
quella
"
se
esista
o
no
il
libero
arbitrio
"
compresa
-
introduce
per
ciò
solo
un
nuovo
elemento
al
complesso
di
cause
che
determineranno
l
'
evento
.
I
rapporti
di
causalità
che
lo
studioso
avrà
riscontrati
fra
i
fatti
del
suo
pensiero
e
le
sue
azioni
non
saranno
mai
per
riprodursi
indisturbati
ogni
qualvolta
egli
vorrà
servirsene
per
predire
il
corso
del
proprio
pensiero
o
della
propria
attività
nel
momento
prossimo
successivo
;
e
questo
perché
?
perché
il
semplice
fatto
di
conoscere
tutto
ciò
in
anticipo
rende
deforme
la
realtà
concreta
dalle
premesse
delle
leggi
da
lui
stabilite
:
tale
conoscenza
può
fornire
motivi
nuovi
ed
inaspettati
ad
una
delle
alternative
possibili
.
-
E
così
via
all
'
infinito
.
Come
si
vede
,
si
può
ammettere
la
possibilità
di
determinare
le
leggi
dell
'
azione
volontaria
e
nello
stesso
tempo
affermare
nell
'
uomo
il
potere
più
assoluto
di
modificare
a
suo
talento
il
corso
delle
proprie
azioni
,
dichiarando
antiscientifica
e
contraddittoria
ogni
concezione
fatalistica
della
volontà
.
Nulla
di
più
può
essere
postulato
dai
moralisti
più
rigorosi
ed
esigenti
,
per
ciò
che
riguarda
la
pratica
possibilità
della
morale
,
la
quale
sarebbe
certamente
nulla
ove
l
'
uomo
non
potesse
disporre
dei
suoi
atti
a
suo
talento
.
Ogni
esame
degli
scritti
loro
,
non
meno
che
ogni
indagine
della
coscienza
popolare
,
ci
convincerà
che
ciò
che
è
veramente
necessario
alla
morale
terrena
è
l
'
esistenza
di
quella
libertà
che
alcuni
hanno
chiamata
,
con
frase
inesatta
ed
equivoca
,
libertà
fisica
.
"
L
'
uomo
,
scrive
il
Carrara
,
ha
la
facoltà
di
determinarsi
nelle
sue
azioni
,
preferendo
a
proprio
talento
il
fare
e
il
non
fare
dietro
i
calcoli
del
proprio
intelletto
.
Questa
potenza
è
quella
che
costituisce
la
sua
libertà
d
'
elezione
.
È
in
virtù
di
tale
facoltà
che
gli
si
chiede
conto
degli
atti
a
cui
si
determina
"
.
"
Il
magistrato
trova
in
un
individuo
la
causa
materiale
di
un
atto
e
gli
dice
:
tu
facesti
:
imputazione
fisica
.
Trova
quell
'
individuo
con
volontà
intelligente
e
gli
dice
:
tu
facesti
volontariamente
:
imputazione
morale
"
.
"
La
morale
,
scrive
il
Brusa
,
insegna
che
l
'
uomo
ha
,
fra
i
previsti
,
l
'
obbligo
di
renderne
reale
uno
,
il
quale
possa
ragionevolmente
adattarsi
come
degno
de
'
suoi
fini
ideali
.
La
morale
dice
e
dirà
sempre
all
'
uomo
finché
essa
sussisterà
:
tu
devi
.
Ora
se
tu
devi
,
gli
è
che
tu
puoi
"
.
Orbene
,
che
cosa
v
'
è
in
una
libertà
così
concepita
,
che
cozzi
veramente
contro
l
'
ammissione
di
un
vincolo
di
causalità
fra
la
volontà
e
i
suoi
antecedenti
,
quale
siamo
venuti
delucidando
?
Dobbiamo
andar
più
oltre
,
e
col
Ihering
,
il
grande
filosofo
del
diritto
,
non
certo
sospetto
di
non
aver
stimato
al
suo
giusto
valore
la
funzione
della
volontà
nelle
opere
individuali
e
sociali
dell
'
uomo
,
che
senza
una
qualche
causalità
riesce
difficile
addirittura
il
concepire
la
volontà
?
"
Senza
ragion
sufficiente
,
egli
dice
,
un
movimento
della
volontà
è
altrettanto
impensabile
quanto
il
movimento
della
materia
:
la
libertà
del
volere
nel
senso
,
che
la
volontà
si
possa
mettere
in
moto
spontaneamente
senza
alcuna
causa
impulsiva
,
è
qualche
cosa
di
simile
al
barone
di
Münchhausen
,
traente
sé
stesso
per
i
capelli
fuor
della
palude
"
.
Comunque
,
il
moralista
non
ha
bisogno
,
per
concepir
la
possibilità
della
morale
fra
gli
uomini
,
di
suppor
risolta
in
senso
negativo
la
questione
"
se
le
nostre
azioni
obbediscano
o
no
al
principio
di
causalità
"
.
Quand
'
anche
fosse
dimostrato
irrevocabilmente
che
la
legge
di
causalità
non
soffre
eccezione
alcuna
neppure
nella
sfera
dell
'
attività
umana
,
rimarrebbe
sempre
indiscussa
l
'
esistenza
di
azioni
volontarie
distinte
da
quelle
che
tali
non
sono
.
Non
è
quindi
nella
negazione
del
"
libero
arbitrio
"
,
nel
senso
tradizionale
di
questa
espressione
,
che
possa
fondarsi
logicamente
la
negazione
della
responsabilità
dell
'
uomo
di
fronte
al
suo
simile
per
le
azioni
commesse
;
ed
ogni
affermazione
dei
positivisti
come
di
altri
la
quale
implichi
una
tal
premessa
è
pertanto
inammissibile
.
-
Noi
abbiamo
fin
qui
parlato
della
volontarietà
delle
nostre
azioni
come
sufficiente
a
costituire
il
fondamento
della
responsabilità
dell
'
uomo
di
fronte
ai
propri
simili
.
Con
questo
non
abbiamo
voluto
affermare
ch
'
essa
sia
sufficiente
ad
altre
esigenze
,
principalmente
a
quelle
del
sentimento
religioso
.
Ciò
che
basta
a
stabilire
la
responsabilità
dell
'
uomo
di
fronte
ad
un
altro
uomo
può
non
bastare
a
stabilirne
la
responsabilità
di
fronte
a
Dio
.
Per
farsi
una
idea
di
come
sia
sorta
e
si
sia
radicata
l
'
opinione
che
alla
possibilità
di
una
imputazione
morale
sia
necessaria
una
libertà
consistente
nell
'
indipendenza
da
ogni
causalità
,
bisogna
tener
conto
della
parte
importantissima
rappresentata
dal
"
problema
del
libero
arbitrio
"
nella
teologia
cristiana
.
È
noto
infatti
com
'
esso
costituisca
,
per
così
dire
,
il
pernio
delle
questioni
più
gravi
e
difficili
che
abbiano
agitato
il
pensiero
teologico
:
la
predestinazione
,
la
grazia
,
il
peccato
originale
,
la
redenzione
,
la
stessa
bontà
,
preveggenza
,
e
onnipotenza
divina
;
e
sia
stato
nel
seno
della
chiesa
,
dai
tempi
primitivi
fino
ai
nostri
giorni
,
una
delle
più
vivaci
sorgenti
d
'
eresie
e
di
scismi
.
Il
sentimento
religioso
è
fenomeno
oltremodo
complesso
,
composto
di
elementi
morali
ed
intellettuali
che
spesso
si
trovano
in
conflitto
fra
loro
.
Qualunque
sia
esso
stato
al
suo
inizio
:
sia
esso
stato
il
frutto
del
primo
svegliarsi
della
curiosità
scientifica
,
abbia
esso
avuto
origine
nel
sentimento
di
terrore
dell
'
uomo
primitivo
dinnanzi
ai
paurosi
fenomeni
della
natura
,
oppure
nelle
prime
e
malcerte
esigenze
del
suo
senso
morale
,
il
certo
si
è
che
nelle
nostre
religioni
più
evolute
si
riscontra
la
presenza
di
questi
vari
elementi
,
per
quanto
trasformati
e
sublimati
.
La
divinità
è
anzitutto
concepita
come
"
spiegazione
"
suprema
dell
'
universo
,
come
suprema
verità
,
ed
è
considerata
come
la
causa
prima
ed
il
sostrato
essenziale
di
tutti
i
fenomeni
.
Le
sue
attribuzioni
sono
l
'
infinità
e
l
'
eternità
,
l
'
onnipotenza
e
l
'
onniveggenza
;
ogni
limite
imposto
alla
personalità
divina
ripugna
alla
coscienza
religiosa
dei
tempi
moderni
.
Ma
nello
stesso
tempo
la
divinità
personifica
e
rappresenta
il
principio
e
la
sanzione
morale
suprema
,
il
fine
di
ogni
esistenza
,
la
sua
giustificazione
.
Affinché
il
sentimento
religioso
sia
pienamente
soddisfatto
,
affinché
una
religione
sia
veramente
tale
(
religio
?
)
,
occorre
che
la
divinità
,
oltreché
pensata
,
possa
essere
anche
venerata
ed
amata
.
Il
valore
delle
religioni
non
sta
tanto
nell
'
essere
esse
una
spiegazione
dell
'
universo
,
quanto
nell
'
essere
una
spiegazione
ottimistica
,
consolatrice
,
confortante
.
In
questa
loro
missione
sentimentale
va
ravvisata
una
delle
principali
ragioni
della
loro
forza
.
Ma
per
ciò
,
bisogna
che
la
divinità
possa
apparirci
come
immensamente
giusta
ed
immensamente
buona
,
come
la
raddrizzatrice
di
ogni
torto
,
la
compensatrice
della
infelicità
della
vita
,
come
quella
che
risolve
,
insomma
,
il
problema
del
male
:
in
essa
deve
convergere
non
la
sola
fede
,
ma
anche
la
speranza
e
la
carità
degli
uomini
.
Fino
a
che
punto
è
possibile
l
'
accordo
fra
queste
esigenze
del
sentimento
religioso
?
Il
problema
non
ha
mai
cessato
di
agitare
la
mente
dei
credenti
.
Esso
è
,
per
così
dire
,
il
problema
teologico
per
eccellenza
.
Se
Dio
è
causa
di
tutte
le
cose
,
come
spiegare
la
presenza
,
d
'
altronde
incontestabile
,
di
tanto
dolore
e
di
tanta
perversità
nell
'
universo
?
Se
Dio
è
onnipotente
ed
onniscente
,
come
non
ammetterlo
nello
stesso
tempo
o
indifferente
,
o
addirittura
malevolo
a
nostro
riguardo
?
Come
sopratutto
ammettere
in
lui
il
diritto
di
castigare
l
'
uomo
per
aver
commesso
un
fallo
la
cui
responsabilità
ultima
risalirebbe
a
lui
?
"
L
'
ultimo
autore
di
tutte
le
nostre
volizioni
,
scrive
Hume
,
fu
il
creatore
del
mondo
,
che
per
il
primo
impresse
il
movimento
a
questa
immensa
macchina
e
pose
tutti
gli
esseri
in
quella
posizione
particolare
,
dalla
quale
ogni
evento
successivo
doveva
risultare
per
una
inevitabile
necessità
.
Le
azioni
umane
possono
dunque
o
non
contenere
malizia
alcuna
,
come
quelle
che
procedono
da
una
causa
così
perfetta
,
oppure
,
se
ne
contengono
,
debbono
coinvolgere
il
creatore
nel
biasimo
che
meritano
,
dal
momento
che
si
riconosce
ch
'
egli
ne
è
la
causa
ultima
e
il
vero
autore
.
Perocché
come
un
uomo
che
ha
appiccato
il
fuoco
ad
una
mina
,
è
responsabile
di
tutte
le
conseguenze
di
questo
atto
,
tanto
se
la
miccia
è
lunga
come
se
è
corta
,
-
così
,
dovunque
si
trovi
una
catena
continua
di
modificazioni
necessarie
,
l
'
Essere
,
finito
o
infinito
,
che
ha
prodotto
la
prima
deve
essere
considerato
anche
come
l
'
autore
di
tutte
le
altre
"
.
Di
qui
l
'
ipotesi
del
libero
arbitrio
,
secondo
la
quale
la
volontà
è
essa
stessa
un
anello
terminale
nella
catena
delle
cause
,
è
essa
stessa
una
causa
prima
.
La
necessità
di
tale
ipotesi
s
'
impose
ai
dottori
della
chiesa
sin
dai
tempi
più
antichi
.
"
Né
gli
elogi
,
né
i
supplizi
,
dice
Clemente
d
'
Alessandria
,
sono
fondati
in
giustizia
,
se
l
'
anima
non
ha
il
libero
potere
di
desiderare
e
d
'
astenersi
,
e
se
il
vizio
è
involontario
"
.
Ma
subito
aggiunge
:
affinché
per
quanto
è
possibile
Dio
non
sia
la
causa
dei
vizî
degli
uomini
.
I
Manichei
,
che
,
com
'
è
noto
,
negavano
il
"
libero
arbitrio
"
,
erano
costretti
ad
ammettere
un
altro
principio
del
male
(
Hylè
)
.
Essi
furono
combattuti
vivacemente
da
Sant
'
Agostino
,
il
quale
peraltro
credette
risolvere
la
questione
concludendo
che
l
'
uomo
non
ha
avuto
il
"
libero
arbitrio
"
se
non
prima
della
caduta
,
ma
che
da
allora
in
poi
,
divenuto
preda
del
peccato
,
non
ha
più
da
sperare
la
propria
salvezza
se
non
dalla
predestinazione
e
dalla
redenzione
.
Ad
un
grado
maggiore
di
maturità
è
giunta
la
controversia
con
S
.
Tommaso
d
'
Aquino
.
L
'
uomo
è
dotato
di
libero
arbitrio
"
alioquim
frustra
essent
consilia
,
exhortationes
,
praecepta
,
prohibitiones
,
praemia
et
poenae
"
.
Il
libero
arbitrio
però
v
'
è
identificato
colla
volontà
,
e
la
distinzione
fra
volontario
ed
involontario
v
'
è
fondata
sulla
definizione
datane
da
Aristotile
.
Dio
è
sempre
la
causa
prima
di
tutte
le
cose
,
e
naturali
,
e
volontarie
.
Ma
"
come
per
le
cause
naturali
egli
non
toglie
,
movendole
,
che
i
loro
atti
siano
naturali
,
così
,
movendo
le
cause
volontarie
non
toglie
che
le
azioni
loro
siano
volontarie
,
ma
piuttosto
ciò
produce
in
loro
,
poiché
opera
in
ciascuna
cosa
secondo
la
proprietà
sua
"
.
S
.
Tommaso
ammette
dunque
la
predestinazione
:
tuttavia
egli
la
concilia
colle
esigenze
opposte
mediante
la
dottrina
delle
cause
contingenti
.
Tale
dottrina
ha
una
importanza
immensa
nella
concezione
cosmologica
del
medio
evo
,
in
cui
fra
le
altre
cose
,
serviva
a
spiegare
la
presunta
influenza
degli
astri
sul
corso
della
vita
umana
,
come
appare
anche
in
Dante
.
Secondo
questa
concezione
,
che
risale
alle
dottrine
d
'
Aristotile
sulla
materia
e
sulla
forma
-
sebbene
vi
sia
chi
discute
ch
'
essa
sia
una
riproduzione
genuina
del
pensiero
di
lui
-
l
'
ordine
che
regge
l
'
universo
e
che
emana
da
Dio
non
è
costante
in
tutte
le
sue
parti
.
Il
mondo
ci
presenta
una
gerarchia
digradante
da
una
maggiore
ad
una
minor
perfezione
,
regolarità
,
ed
uniformità
..
Il
tipo
della
uniformità
e
della
regolarità
era
la
sfera
esteriore
del
Cosmo
,
l
'
Aplanes
(
Empireo
)
coll
'
innumerabil
genere
delle
stelle
fisse
incastonate
in
esso
,
eterna
e
sempre
in
moto
nella
medesima
orbita
circolare
,
per
necessità
della
sua
stessa
natura
,
e
senza
alcuna
potenzialità
di
fare
altrimenti
.
Ma
la
terra
e
i
corpi
elementari
,
organici
ed
inorganici
,
sotto
alla
sfera
lunare
e
nell
'
interno
del
Cosmo
,
apparivano
di
perfezione
inferiore
e
di
natura
diversa
.
Erano
invero
in
parte
governati
e
pervasi
dal
movimento
e
dall
'
influenza
della
sostanza
celestiale
nella
quale
erano
comprese
,
e
dalla
quale
prendevano
in
prestito
la
loro
forma
implicata
colla
materia
,
col
principio
cioè
di
potenzialità
,
di
trasformazione
,
di
mutabilità
,
di
irregolarità
,
di
generazione
e
distruzione
.
Vi
sono
dunque
nei
corpi
sublunari
e
tendenze
fisse
e
tendenze
variabili
.
Le
tendenze
costanti
sono
quelle
che
costituiscono
la
natura
,
la
quale
sempre
aspira
al
bene
,
o
alla
perpetua
rinnovazione
di
forme
perfette
al
massimo
grado
,
per
quanto
impedita
in
quest
'
opera
dalle
influenze
avverse
,
e
perciò
atta
a
non
produr
mai
se
non
individui
difettosi
e
destinati
a
perire
(
per
ch
'
a
risponder
la
materia
è
sorda
)
.
La
parte
variabile
è
costituita
dalla
"
spontaneità
"
o
"
caso
"
i
quali
costituiscono
un
agente
indipendente
che
accompagna
inseparabilmente
la
natura
,
sempre
modificandone
pervertendone
,
frustrandone
i
propositi
.
Inoltre
,
i
diversi
agenti
naturali
di
frequente
reagiscono
gli
uni
sugli
altri
,
mentre
le
tendenze
irregolari
agiscono
alla
loro
volta
su
essi
tutti
.
Nella
misura
in
cui
agisce
la
natura
,
in
ciascuno
dei
suoi
agenti
distinti
,
i
fenomeni
sono
regolari
e
prevedibili
:
tutto
ciò
ch
'
è
uniforme
,
o
che
,
senza
essere
del
tutto
uniforme
,
ricorre
naturalmente
e
frequentemente
,
è
opera
sua
.
Ma
,
oltre
ed
accanto
alla
natura
,
vi
è
l
'
influenza
del
caso
e
della
spontaneità
,
che
è
essenzialmente
irregolare
e
imprevedibile
:
sotto
questa
influenza
vi
sono
possibilità
tanto
pro
che
contro
:
di
due
eventi
alternativi
,
tanto
l
'
uno
che
l
'
altro
possono
egualmente
prodursi
.
[
Grote
,
Aristotle
,
I
,
pp
.
164-165
]
.
Per
noi
,
che
siamo
oggi
portati
a
vedere
nella
apparente
assenza
di
cause
determinanti
piuttosto
un
segno
della
nostra
ignoranza
che
non
dell
'
irregolarità
della
natura
,
tale
concetto
di
una
irredimibile
contingenza
può
non
parere
accettabile
.
La
parola
contingenza
,
se
rimanesse
nel
nostro
vocabolario
filosofico
,
non
designerebbe
se
non
quei
fatti
che
,
per
la
complessità
e
il
numero
delle
loro
cause
,
per
la
remota
disparità
degli
elementi
che
concorrono
a
formarli
,
per
la
loro
attitudine
a
modificarsi
per
ogni
più
piccola
influenza
sopravveniente
,
ci
è
impossibile
,
allo
stato
attuale
delle
nostre
cognizioni
,
di
prevedere
.
-
Essa
starebbe
cioè
a
rappresentarci
piuttosto
la
presenza
di
leggi
molteplici
,
intreccianti
i
loro
effetti
,
la
esistenza
cioè
di
un
ordine
più
complicato
,
che
non
la
mancanza
di
ogni
legge
.
La
contingenza
in
questo
senso
non
sarebbe
che
relativa
,
non
assoluta
.
Se
per
causa
s
'
intende
non
il
complesso
degli
elementi
necessari
e
sufficienti
alla
produzione
di
un
fenomeno
,
ma
anche
quelli
semplicemente
necessari
,
causa
contingente
significherà
quel
fattore
che
può
dar
luogo
a
prodotti
diversi
a
seconda
della
diversità
degli
altri
fattori
con
cui
si
trova
in
combinazione
;
così
il
sole
sarebbe
una
causa
contingente
rispetto
all
'
esistenza
della
vita
organica
sui
pianeti
.
-
Così
intesa
,
la
distinzione
fra
cause
necessarie
e
contingenti
può
riescire
di
qualche
utilità
,
ed
è
forse
ad
averla
trascurata
che
sono
dovuti
alcuni
errori
che
si
sono
accreditati
e
diffusi
nel
mondo
scientifico
moderno
.
In
questo
senso
-
nel
senso
di
una
maggior
complessità
di
cause
-
si
può
dire
,
senza
timore
di
sollevare
contestazioni
,
che
le
azioni
volontarie
rientrano
nella
contingenza
.
Ma
oggi
in
generale
,
per
la
nostra
educazione
scientifica
,
siamo
poco
disposti
ad
ammettere
che
vi
sia
una
porzione
dell
'
universo
ove
la
legge
e
l
'
ordine
non
estendano
il
loro
dominio
:
una
contingenza
come
quella
di
S
.
Tommaso
ci
ripugna
ed
urta
contro
tendenze
ormai
inveterate
in
noi
.
Giova
osservare
però
che
non
mancano
tentativi
,
anche
modernissimi
,
di
ripristinare
un
concetto
di
contingenza
analogo
a
quello
di
S
.
Tommaso
;
e
ciò
sempre
,
osserviamolo
,
per
fini
e
mire
essenzialmente
teologiche
.
Certo
si
è
che
la
contingenza
in
senso
assoluto
rappresenta
pur
sempre
quella
soluzione
di
continuità
nella
catena
causale
,
che
è
indispensabile
per
evitar
di
concepire
il
male
come
una
emanazione
della
divinità
.
Il
male
allora
non
sorge
e
si
sviluppa
se
non
in
quella
parte
dell
'
universo
ove
domina
la
contingenza
.
Il
dualismo
inerente
ad
ogni
religione
positiva
qui
si
fa
manifesto
:
da
una
parte
Dio
e
la
"
natura
"
che
,
"
obbedendo
all
'
istinto
a
lei
dato
che
la
porta
"
,
aspira
alla
perfezione
;
dall
'
altra
una
potenza
avversa
,
sia
essa
il
caso
,
la
materia
,
la
volontà
umana
od
uno
spirito
maligno
,
il
demonio
.
Fino
a
qual
punto
la
teologia
sia
riescita
a
togliere
la
contraddizione
fra
l
'
infinità
e
l
'
onnipotenza
di
Dio
e
la
presenza
di
questa
potenza
avversa
,
è
questione
troppo
grave
per
esser
qui
discussa
;
tanto
più
che
contraddizioni
siffatte
,
insuperabili
dalla
fredda
ragione
,
possono
benissimo
essere
superate
ove
intervenga
un
atto
di
fede
.
In
ultima
analisi
,
per
la
teologia
il
problema
della
predestinazione
si
risolve
coll
'
ammettere
si
tratti
di
un
mistero
:
è
imperscrutabile
il
giudizio
per
cui
la
divinità
permette
talvolta
il
trionfo
del
male
.
Alla
provvidenza
spetta
,
secondo
S
.
Tommaso
,
permettere
alcuni
difetti
nelle
cose
,
e
l
'
apparente
ingiustizia
della
giustizia
divina
non
è
che
una
conseguenza
della
limitatezza
della
nostra
ragione
.
"
Niente
,
osserva
il
Vailati
,
prova
meglio
la
inevitabilità
dell
'
ipotesi
del
libero
arbitrio
per
i
teologi
,
quanto
il
constatare
le
enormi
assurdità
in
cui
furono
costretti
a
cadere
ogni
qualvolta
tentarono
di
rigettarla
.
Così
,
per
esempio
....
dalla
negazione
del
libero
arbitrio
Lutero
fu
costretto
ad
ammettere
la
credenza
,
moralmente
mostruosa
,
che
la
salvezza
o
la
dannazione
eterna
degli
uomini
non
dipendesse
affatto
dalla
loro
condotta
,
ma
solo
dal
beneplacito
(
grazia
)
di
Dio
,
il
quale
creandole
sapeva
già
che
una
parte
di
essi
era
irrevocabilmente
destinata
alle
pene
dell
'
inferno
.
Per
adoperare
la
sua
immagine
,
ingenua
e
cinica
nello
stesso
tempo
:
quando
Dio
nei
sacri
libri
esorta
gli
uomini
al
ben
fare
,
fa
come
quei
genitori
che
,
ai
loro
bambini
non
ancora
abili
a
camminare
,
dicono
di
venir
verso
di
loro
,
ben
sapendo
che
non
lo
possono
fare
onde
essi
sian
costretti
ad
invocare
il
loro
aiuto
"
.
Insomma
,
"
fu
soprattutto
la
difficoltà
di
conciliare
l
'
esistenza
troppo
evidente
del
male
nel
mondo
,
colla
credenza
,
troppo
preziosa
,
nella
prescienza
e
nella
giustizia
divina
,
quella
che
rese
necessaria
l
'
introduzione
di
un
'
ipotesi
che
,
come
questa
del
libero
arbitrio
,
sgravasse
da
una
parte
il
creatore
dalla
taccia
di
aver
creato
un
mondo
imperfetto
e
pieno
di
miserie
di
ogni
genere
,
e
dall
'
altra
attribuisse
a
queste
il
carattere
di
"
punizioni
"
o
"
espiazioni
"
provocate
e
rese
necessarie
dalle
disubbidienze
e
dai
peccati
degli
uomini
.
I
metafisici
che
credono
che
la
questione
del
libero
arbitrio
possa
continuare
ad
avere
un
senso
qualunque
all
'
infuori
di
ogni
implicazione
teologica
rassomigliano
a
quegli
amputati
che
si
illudono
di
sentir
ancora
dei
dolori
e
delle
trafitture
nel
membro
che
non
hanno
più
;
essi
sono
dei
teologi
.
con
una
gamba
di
legno
"
.
-
Una
cosa
infatti
altamente
degna
di
nota
è
che
il
"
problema
del
libero
arbitrio
"
,
nella
forma
in
cui
è
oggi
comunemente
inteso
,
pare
fosse
totalmente
sconosciuto
ai
grandi
pensatori
dell
'
antichità
.
I
più
fra
essi
,
è
vero
,
sembrano
aver
ammesso
insieme
con
Aristotile
un
elemento
di
spontaneità
e
di
variazione
irregolare
nell
'
universo
,
ma
questa
era
per
loro
una
veduta
puramente
cosmologica
.
Consideravano
la
causalità
e
la
volontarietà
delle
umane
azioni
come
due
questioni
differenti
,
da
trattarsi
separatamente
e
irrilevanti
l
'
una
per
l
'
altra
;
non
le
raggruppavano
insieme
in
un
solo
problema
globale
,
per
così
dire
,
pressoché
insolubile
se
non
per
mezzo
di
un
mistero
.
Ciò
è
tanto
vero
che
secondo
alcuni
di
essi
,
p
.
es
.
Epicuro
,
la
volontà
,
governata
dai
motivi
,
non
rientra
affatto
nella
cerchia
,
pur
da
loro
ammessa
,
dei
fenomeni
essenzialmente
irregolari
e
spontanei
.
Questa
mancanza
del
problema
"
del
libero
arbitrio
"
nella
filosofia
antica
è
quella
che
fa
far
le
alte
maraviglie
allo
Schopenhauer
,
e
gli
ispira
anzi
per
essa
un
certo
qual
disprezzo
.
"
Gli
antichi
,
egli
scrive
,
non
sono
da
consultarsi
su
tale
questione
,
perché
la
loro
filosofia
,
per
così
dire
ancora
allo
stato
d
'
infanzia
(
?
)
,
non
si
era
ancora
fatta
un
'
idea
adeguata
dei
due
più
profondi
o
più
gravi
problemi
della
filosofia
moderna
,
quello
cioè
del
libero
arbitrio
e
quello
della
realtà
del
mondo
esteriore
,
ossia
del
rapporto
fra
l
'
ideale
e
il
reale
.
Quanto
al
grado
di
chiarezza
e
di
comprensione
al
quale
avevano
portata
la
questione
del
libero
arbitrio
,
è
ciò
di
cui
si
può
rendersi
conto
in
modo
soddisfacente
coll
'
Etica
a
Nicomaco
di
Aristotile
(
III
,
c
.
1-8
)
;
si
riconoscerà
che
il
suo
giudizio
a
questo
proposito
non
concerne
essenzialmente
che
la
libertà
fisica
ed
intellettuale
,
ed
è
perciò
ch
'
egli
non
parla
che
dell
'
ekousion
e
dell
'
akousion
,
confondendo
gli
atti
volontari
cogli
atti
liberi
.
Il
problema
assai
più
difficile
della
libertà
morale
non
gli
si
è
ancora
presentato
,
sebbene
a
momenti
il
suo
pensiero
si
estenda
fino
a
questo
punto
,
sopratutto
in
un
punto
dell
'
Etica
a
Nicomaco
(
II
,
2
e
III
,
7
)
,
ma
egli
commette
l
'
errore
di
dedurre
il
carattere
dalle
azioni
,
anziché
queste
da
quello
"
.
Ebbene
ciò
non
fa
,
a
nostro
parere
,
che
far
risaltare
in
questo
la
superiorità
di
Aristotile
sul
filosofo
tedesco
.
La
sua
concezione
è
assai
più
positiva
-
se
per
positivo
s
'
intende
chi
possiede
una
visione
netta
della
realtà
ed
i
suoi
problemi
e
chi
sa
di
questi
discernere
gli
elementi
essenziali
da
quelli
puramente
accessori
-
di
quella
dello
Schopenhauer
.
La
ragione
per
cui
Aristotile
,
in
un
'
opera
di
morale
,
non
fa
parola
del
"
problema
del
libero
arbitrio
"
è
ch
'
esso
,
-
inteso
come
lo
intenderebbe
lo
Schopenhauer
,
-
non
è
neppur
veramente
un
problema
nel
senso
proprio
della
parola
.
Il
trasporto
della
questione
della
causalità
delle
umane
azioni
volontarie
-
problema
cosmologico
e
teologico
-
nel
campo
della
morale
,
e
l
'
applicazione
alla
questione
così
trasportata
del
nome
di
libero
arbitrio
,
hanno
fatto
credere
che
nella
morale
esista
un
problema
là
dove
veramente
non
ne
esiste
nessuno
.
Quando
il
moralista
ha
constatato
che
esiste
una
volontà
e
che
questa
è
pienamente
efficace
,
tutte
le
sue
esigenze
sono
soddisfatte
.
E
questo
è
il
solo
significato
legittimo
,
a
nostro
parere
,
della
parola
libertà
.
L
'
immaginare
una
libertà
ulteriore
,
la
sola
"
verace
"
,
consistente
nella
"
possibilità
di
volere
diversamente
da
come
abbian
voluto
,
pur
rimanendo
costanti
tutti
quanti
gli
antecedenti
della
nostra
volizione
"
;
libertà
che
non
sia
quella
di
cui
si
parla
ogni
giorno
quando
si
afferma
di
esser
liberi
perché
sì
può
far
ciò
che
si
vuole
,
ma
da
cui
dipendano
nondimeno
tutte
le
conseguenze
che
soglionsi
generalmente
far
dipendere
da
quella
;
-
il
sostituire
insomma
al
concetto
"
pratico
"
della
libertà
un
presunto
concetto
"
trascendentale
"
;
-
equivale
a
voler
a
tutti
i
costi
considerare
come
non
risolta
una
questione
che
già
lo
è
.
Sarebbe
difficile
trovare
un
sintomo
più
caratteristico
di
quella
che
i
tedeschi
chiamano
Grübelsucht
,
e
che
consiste
in
una
tendenza
insaziabile
a
dubitar
di
tutto
,
della
propria
esistenza
,
della
esistenza
degli
oggetti
che
ci
circondano
,
della
nostra
capacità
a
pensare
,
a
sapere
,
a
volere
;
mentre
è
evidente
che
,
se
la
parola
certezza
ha
un
significato
qualsiasi
,
essa
è
applicabile
a
questi
casi
della
nostra
esperienza
più
immediata
e
giornaliera
.
Quelli
che
lo
Schopenhauer
chiama
"
i
due
più
profondi
e
gravi
problemi
della
filosofia
moderna
"
non
hanno
altra
origine
.
Alla
"
realtà
del
mondo
esteriore
"
abbiamo
accennato
in
un
altro
scritto
,
parlando
della
teoria
della
"
relatività
della
conoscenza
"
.
Abbiamo
osservato
,
che
l
'
affermazione
di
una
siffatta
"
relatività
"
non
implica
alcuna
diminuzione
della
nostra
certezza
riguardo
alla
realtà
delle
cose
;
ciò
deriva
da
una
errata
interpretazione
del
valore
e
della
funzione
delle
indagini
del
Berkeley
.
Tali
indagini
non
avevano
per
scopo
di
dirci
se
le
cose
esteriori
esistano
,
di
insegnarci
cioè
qualchecosa
sulla
veridicità
della
nostra
conoscenza
,
ma
solo
di
analizzare
la
natura
del
nostro
giudizio
nell
'
esistenza
delle
cose
,
che
cosa
intendiamo
dire
quando
diciamo
:
la
tal
cosa
esiste
.
Così
il
problema
dei
rapporti
fra
l
'
ideale
ed
il
reale
non
può
essere
che
il
tentativo
di
stabilire
su
che
si
basi
tale
distinzione
.
Vi
è
una
parte
della
realtà
che
noi
crediamo
particolarmente
legata
al
nostro
io
,
un
'
altra
che
crediamo
"
indipendente
"
da
esso
.
Vi
è
una
parte
più
apparente
della
realtà
(
le
parvenze
sensibili
delle
cose
)
,
un
'
altra
più
recondita
,
a
conoscer
la
quale
giungiamo
per
mezzo
del
ragionamento
(
di
cui
argomentiamo
l
'
esistenza
)
.
Così
l
'
astronomo
giunge
a
determinare
per
mezzo
del
calcolo
i
movimenti
reali
degli
astri
,
in
contrapposto
ai
loro
movimenti
apparenti
sulla
volta
celeste
.
È
questo
-
e
non
altro
-
ciò
che
volevano
dire
gli
antichi
coll
'
antitesi
fra
i
nooumena
(
le
cose
come
reali
)
e
i
phainomena
(
le
cose
apparenti
)
;
ma
un
concetto
qual
è
quello
del
noumeno
Kantiano
non
era
ancor
venuto
loro
in
mente
.
O
la
distinzione
fra
il
fenomeno
e
il
noumeno
serve
a
discernere
alcuni
fra
gli
oggetti
della
nostra
conoscenza
da
altri
,
ed
allora
ha
un
senso
,
e
può
essere
utile
:
o
serve
a
designare
il
rapporto
fra
tutta
quanta
la
nostra
conoscenza
,
(
cioè
tutto
il
nostro
mondo
)
reale
e
possibile
,
e
una
presunta
realtà
al
di
fuori
di
essa
,
ed
allora
essa
è
addirittura
un
non
senso
.
Lo
stesso
può
dirsi
della
"
libertà
trascendentale
"
.
Questa
,
si
chiami
essa
libertà
d
'
indifferenza
o
libero
arbitrio
,
sta
precisamente
alla
libertà
nel
senso
comune
della
parola
,
come
il
noumeno
,
la
realtà
trascendentale
sta
a
quella
cui
possiam
pervenire
mediante
le
operazioni
ordinarie
del
nostro
intelletto
.
I
teorici
della
conoscenza
,
Berkeley
,
Hume
,
Kant
hanno
,
si
dice
,
dimostrato
l
'
inconoscibilità
di
una
realtà
siffatta
.
Bisogna
andar
più
oltre
,
e
dichiarare
l
'
inesistenza
di
essa
,
come
rappresentata
da
una
nozione
assurda
,
contraddittoria
e
quindi
inconcepibile
.
Non
facendo
ciò
,
si
trarranno
sempre
da
tali
teorie
conseguenze
illegittime
in
senso
scettico
:
si
crederà
cioè
,
esservi
una
porzione
della
realtà
esistente
che
sia
stata
da
tali
studi
dichiarata
inaccessibile
alla
mente
umana
,
mentre
non
si
è
fatto
che
abolire
un
concetto
,
e
più
che
un
concetto
,
una
parola
la
quale
,
essendo
vuota
di
senso
,
non
è
applicabile
ad
alcunché
di
reale
.
Per
convincersi
che
simile
è
il
caso
per
la
libertà
metafisica
o
morale
,
basta
considerare
le
definizioni
che
se
ne
sogliono
dare
,
sia
che
essa
si
affermi
,
sia
ch
'
essa
venga
negata
.
È
impossibile
definire
questa
libertà
senza
dare
artificialmente
a
tutte
le
parole
della
definizione
un
senso
diverso
dall
'
usuale
;
un
senso
"
trascendentale
"
.
"
Per
libertà
morale
o
libertà
volitiva
o
libero
arbitrio
,
scrive
il
Ferri
,
si
intende
:
la
facoltà
per
cui
l
'
uomo
può
volere
una
determinata
cosa
piuttosto
che
un
'
altra
,
indipendentemente
da
ogni
causa
o
motivo
,
esterno
o
interno
,
che
lo
determini
necessariamente
a
quella
data
volizione
o
decisione
della
volontà
.
Questa
è
appunto
la
libertà
che
forma
l
'
oggetto
della
tanto
dibattuta
questione
,
e
si
esprime
così
:
io
posso
voler
fare
questa
cosa
o
quella
,
a
mio
piacere
,
all
'
infuori
ed
in
opposizione
ad
ogni
motivo
,
a
qualsiasi
causa
necessaria
,
fisica
o
psichica
,
esterna
od
interna
"
.
A
chi
ben
guardi
questo
periodo
,
apparrà
chiaro
che
il
suo
contesto
si
presta
egualmente
bene
ad
indicare
quel
genere
di
libertà
che
è
semplicemente
implicato
dalla
volontarietà
delle
nostre
azioni
.
Il
Ferri
parla
di
un
uomo
che
può
agire
a
suo
piacere
,
indipendentemente
da
qualsiasi
causa
o
motivo
,
senza
vincolo
di
sorta
,
esterno
od
interno
,
che
lo
determini
necessariamente
.
Sembra
dunque
che
,
secondo
tale
definizione
la
libertà
che
il
Ferri
combatte
postuli
la
presistenza
di
un
qualchecosa
che
si
chiama
uomo
con
un
"
piacere
"
suo
proprio
,
e
ne
implichi
la
indipendenza
di
fronte
ad
altre
cause
,
i
motivi
,
siano
essi
esterni
(
?
)
od
interni
.
Ora
la
facoltà
di
poter
perseverare
nella
propria
volontà
a
dispetto
di
motivi
ulteriori
,
è
certo
uno
dei
dati
della
credenza
comune
nella
libertà
.
Il
negare
questo
potere
;
postulare
l
'
uomo
esistente
come
forza
,
qualunque
ne
sia
l
'
origine
,
ed
immaginare
questa
forza
annichilita
,
impotente
di
fronte
ad
altre
forze
da
lei
distinte
,
non
è
questa
la
concezione
del
fatalismo
?
È
appunto
la
negazione
di
questa
libertà
così
definita
che
può
condurre
i
lettori
(
e
gli
scrittori
stessi
)
a
conseguenze
prettamente
fatalistiche
.
Ma
tale
invece
non
era
il
pensiero
di
chi
questa
definizione
enunciava
:
le
parole
,
inadatte
ad
esprimere
cose
tanto
elevate
,
lo
hanno
tradito
.
Il
potere
di
agire
a
piacer
nostro
,
di
cui
qui
si
tratta
,
non
è
quel
potere
,
che
tutti
sappiamo
di
possedere
,
di
agire
come
ci
pare
opportuno
,
utile
,
buono
,
perché
questa
è
la
libertà
fisica
,
su
cui
non
v
'
è
discussione
aperta
.
La
libertà
"
morale
"
è
qualchecosa
di
molto
più
elevato
,
e
si
libra
in
una
sfera
ove
la
debolezza
dell
'
umana
ragione
può
invano
sperare
di
raggiungerla
.
Essa
non
è
la
libertà
di
fare
ciò
che
si
vuole
,
perché
questa
viene
sdegnosamente
rigettata
come
libertà
fisica
;
non
è
la
libertà
consistente
nel
volere
questa
o
quella
cosa
,
e
neppure
,
checché
se
ne
dica
,
quella
consistente
nel
voler
volere
,
-
poiché
anche
gli
sforzi
dell
'
attenzione
,
l
'
ostinazione
a
persistere
in
un
proposito
a
dispetto
di
tutto
e
di
tutti
,
l
'
acciecamento
volontario
sono
suscettibili
di
una
spiegazione
"
deterministica
"
.
Che
cosa
è
dunque
questa
libertà
?
Essa
è
una
creatura
vaporosa
,
che
sparisce
appena
facciamo
il
gesto
di
mettervi
sopra
la
mano
,
che
si
dilegua
in
alto
,
sempre
più
in
alto
,
che
precede
l
'
inseguitore
come
l
'
ombra
precede
il
corpo
,
indefinitamente
.
La
libertà
,
secondo
Malebranche
,
è
un
"
mistero
"
.
Ora
per
lo
scienziato
,
che
studia
il
problema
della
libertà
come
gli
vien
posto
dal
senso
comune
,
la
libertà
non
può
essere
un
mistero
.
Un
problema
deve
essere
almeno
concepibile
perché
egli
tenti
di
darne
una
soluzione
.
Egli
può
studiare
il
problema
della
volontarietà
delle
umane
azioni
,
e
può
studiare
il
problema
della
causalità
delle
umane
azioni
.
Sono
due
problemi
differenti
.
Ma
il
problema
della
"
libertà
"
è
uno
solo
.
La
parola
libertà
,
come
tutte
le
altre
parole
del
nostro
linguaggio
,
è
stata
creata
dagli
uomini
per
il
loro
uso
e
consumo
.
Essa
è
fatta
per
essere
riempita
di
buona
e
solida
sostanza
,
tolta
al
mondo
nel
quale
viviamo
e
a
conoscere
il
quale
si
affaticano
le
nostre
intelligenze
;
non
per
essere
vuotata
pneumaticamente
di
ogni
contenuto
sensibile
e
respirabile
e
poi
conservata
e
ammirata
con
superstiziosa
venerazione
,
come
se
ancor
contenesse
qualche
essenza
preziosa
.
Le
parole
nostre
tutte
hanno
un
senso
determinato
(
o
determinabile
)
ed
umano
,
né
ci
è
lecito
,
per
capriccio
,
dar
loro
un
preteso
senso
trascendentale
che
-
per
il
fatto
che
siamo
noi
stessi
uomini
-
non
potrebbe
essere
se
non
un
vero
e
proprio
non
senso
.
Di
tali
non
sensi
,
prodotti
da
parole
che
restano
campate
in
aria
dopo
che
loro
fu
tolto
ogni
valore
assegnabile
,
ve
ne
sono
stati
nella
storia
del
pensiero
assai
più
di
quanto
non
parrebbe
possibile
a
prima
vista
.
È
compito
dello
scienziato
e
del
filosofo
lo
scoprirli
appena
si
formano
e
toglierli
di
mezzo
,
e
questo
suo
lavoro
è
tutt
'
altro
che
privo
di
importanza
,
vista
la
facilità
che
hanno
gli
uomini
a
cadere
nelle
forme
più
svariate
di
psittacismo
.
Ma
quello
che
giova
notare
,
è
che
la
negazione
di
"
concetti
"
consimili
,
nulli
ab
initio
,
per
così
dire
,
per
la
presenza
di
elementi
contraddittori
,
non
è
da
confondersi
affatto
coll
'
affermazione
dell
'
inapplicabilità
dei
concetti
veri
a
determinati
oggetti
o
alla
realtà
in
genere
:
tale
negazione
non
è
che
la
constatazione
,
rispetto
ai
primi
,
della
loro
intima
ed
essenziale
nullità
.
Il
loro
annientamento
non
lascia
quindi
alcun
vacuum
nel
mondo
del
pensiero
,
alcuna
limitazione
di
esso
,
che
possa
dare
adito
a
scetticismo
di
sorta
;
la
loro
forma
è
già
subito
riempita
efficacemente
,
né
alcuna
soluzione
di
continuità
resta
a
segnare
il
luogo
ove
essi
già
furono
.
Risulta
così
illegittimo
ogni
dubbio
sulla
nostra
libertà
non
meno
che
sulla
esistenza
o
realtà
in
genere
delle
cose
.
Come
,
quando
ho
debitamente
constatato
,
con
tutti
i
mezzi
di
prova
che
come
uomo
ho
a
mia
disposizione
,
la
presenza
di
un
oggetto
,
la
mia
credenza
nell
'
esistenza
di
esso
ha
ogni
grado
immaginabile
e
desiderabile
di
certezza
,
né
v
'
è
luogo
a
dubbio
ulteriore
-
tutte
le
conseguenze
teoriche
e
pratiche
che
decorrono
da
tale
credenza
sono
d
'
ora
innanzi
legittime
;
-
così
,
quando
ho
constatato
di
trovarmi
nella
condizione
di
poter
scegliere
a
mia
volontà
fra
più
azioni
possibili
,
non
mi
è
lecito
dubbio
alcuno
sulla
libertà
mia
.
Concludendo
dunque
il
dilemma
che
il
più
delle
volte
si
crede
posto
dalla
"
questione
del
libero
arbitrio
"
-
quello
cioè
fra
la
credenza
nell
'
assoluta
imprevedibilità
degli
atti
volontari
,
e
l
'
accettazione
di
un
fatalismo
deprimente
e
distruttore
di
ogni
morale
responsabilità
,
-
è
un
falso
dilemma
.
L
'
analisi
logica
della
questione
ci
ha
condotto
a
ravvisarvi
due
problemi
distinti
,
suscettibili
ciascuno
di
soluzioni
opposte
,
ma
indipendenti
fra
loro
.
Da
una
parte
,
la
questione
se
le
nostre
azioni
dipendano
dalla
nostra
volontà
;
o
meglio
-
poiché
è
evidente
che
ve
ne
sono
alcune
che
ne
dipendono
-
quali
sono
le
azioni
che
ne
dipendono
;
fino
a
che
punto
cioè
siamo
liberi
,
e
pertanto
responsabili
.
Rientrano
in
tale
questione
tutti
quegli
studi
sulla
psicologia
e
la
patologia
della
volontà
che
sono
di
tanta
utilità
così
al
sociologo
,
come
al
moralista
e
al
giurista
.
Dall
'
altra
parte
,
la
questione
più
"
elevata
"
forse
,
ma
certo
praticamente
meno
importante
,
e
ad
ogni
modo
irrilevante
per
l
'
altra
,
se
alle
nostre
azioni
sia
o
no
applicabile
il
principio
di
causalità
.
Chi
tale
applicabilità
nega
,
intende
asserire
che
i
fenomeni
della
nostra
mente
,
che
sono
gli
antecedenti
dell
'
azione
volontaria
,
posseggono
una
fondamentale
ed
irrimediabile
irregolarità
:
che
cioè
una
previsione
sicura
dei
loro
effetti
,
come
non
si
ha
ora
,
non
si
potrà
mai
avere
.
Essi
pretendono
in
altre
parole
segnare
sin
d
'
ora
un
limite
insuperabile
alla
psicologia
della
volontà
.
Quale
delle
due
opinioni
contrarie
sia
la
vera
è
cosa
assai
ardua
a
decidersi
allo
stato
presente
delle
nostre
cognizioni
.
Certo
si
è
che
col
progredire
della
scienza
si
vanno
scoprendo
di
continuo
nuovi
casi
di
uniformità
e
regolarità
fra
i
fenomeni
,
e
non
sfuggono
a
questa
sorte
i
fenomeni
psichici
,
per
quanto
in
modo
meno
spiccato
degli
altri
.
Molta
della
contingenza
Aristotelica
o
Tomistica
si
è
ormai
dileguata
ai
nostri
occhi
;
e
la
materia
,
che
per
Aristotile
rappresentava
il
principio
della
irregolarità
,
oggi
,
mutato
significato
,
è
venuta
ad
apparirci
come
la
sede
delle
leggi
più
fisse
e
sicure
che
signoreggiano
l
'
Universo
,
-
le
meccaniche
,
le
fisiche
e
chimiche
.
Fin
qui
,
la
natura
si
è
mostrata
abbastanza
docile
ai
nostri
desideri
:
i
fatti
suoi
si
sono
lasciati
a
poco
a
poco
ridurre
in
leggi
,
plasmare
ad
una
forma
più
razionale
di
quella
che
ci
vien
presentata
dal
crudo
ordine
dell
'
esperienza
;
ed
è
ciò
che
ha
permesso
all
'
uomo
di
tanto
estendere
il
suo
potere
sulle
forze
naturali
,
che
ha
prodotto
le
meraviglie
del
vapore
e
dell
'
elettricità
,
dell
'
industria
,
dell
'
igiene
e
della
terapia
moderne
.
Ma
"
fino
a
che
punto
,
per
dirla
con
un
acuto
pensatore
americano
,
la
natura
si
mostrerà
così
plastica
nell
'
avvenire
,
nessuno
può
dire
.
Il
nostro
solo
mezzo
di
saper
ciò
è
di
metterla
alla
prova
"
.
Intanto
a
questa
lotta
dell
'
uomo
contro
l
'
oscura
potenza
del
caso
e
del
disordine
possiamo
assistere
con
una
certa
serena
tranquillità
,
sicuri
che
,
qualunque
ne
sia
l
'
esito
,
esso
non
potrà
essere
fatale
ad
alcuno
dei
supremi
postulati
della
nostra
vita
morale
.
Se
fosse
vero
che
dall
'
esito
di
questa
lotta
dipende
per
noi
la
possibilità
di
applicare
il
concetto
di
responsabilità
,
ogni
progresso
della
fisiologia
e
della
psicologia
dovrebbe
segnare
una
restrizione
della
sfera
della
morale
.
Ogni
motivo
per
agire
dovrebbe
costituire
un
'
attenuante
dell
'
azione
commessa
.
Fortunatamente
,
non
è
dell
'
assenza
di
motivi
e
di
cause
che
il
diritto
e
la
morale
hanno
bisogno
:
la
loro
base
in
tal
caso
sarebbe
davvero
troppo
malsicura
e
ristretta
.
Essi
hanno
soltanto
bisogno
che
l
'
atto
sia
l
'
emanazione
del
carattere
e
della
personalità
cosciente
dell
'
individuo
che
valuta
i
motivi
,
in
altre
parole
della
sua
ragione
.
La
suscettibilità
al
motivo
,
l
'
attitudine
cioè
ad
agire
in
modo
diverso
a
seconda
della
previsione
delle
conseguenze
dei
nostri
atti
,
ben
lungi
dall
'
essere
un
argomento
contro
la
libertà
e
la
responsabilità
,
è
piuttosto
la
prova
di
essa
.
Nella
vita
,
le
persone
di
maggior
volontà
non
sono
quelle
che
persistono
in
un
modo
d
'
agire
,
sordi
ad
ogni
voce
in
contrario
,
ma
quelli
che
meglio
si
lasciano
convincere
dalla
bontà
degli
argomenti
;
non
i
più
impulsivi
,
ma
i
più
riflessivi
nell
'
azione
:
non
quelli
che
seguono
la
randagia
associazione
delle
idee
,
ma
le
regole
della
logica
.
Per
meglio
chiarire
tutto
ciò
,
non
sarà
male
il
far
parola
dei
caratteri
distintivi
dell
'
atto
volontario
,
e
della
natura
dei
fatti
implicati
in
esso
.
Ne
derivano
infatti
conseguenze
per
la
morale
ed
il
diritto
che
meritano
forse
di
essere
segnalate
.
LA
VOLONTÀ
.
-
Che
cos
'
è
un
atto
volontario
?
E
perché
l
'
atto
volontario
solo
è
atto
responsabile
?
"
Atto
volontario
,
dice
Aristotile
,
sembra
esser
l
'
atto
il
cui
principio
è
nell
'
agente
stesso
,
che
sa
in
particolare
tutte
le
condizioni
che
l
'
atto
suo
coinvolge
"
.
"
La
parola
volontario
designa
,
propriamente
parlando
,
ciò
che
noi
facciamo
senza
esservi
costretti
da
una
necessità
qualsiasi
.
Involontarie
sono
quelle
cose
che
noi
facciamo
per
forza
maggiore
o
per
ignoranza
"
.
"
Una
cosa
fatta
per
forza
maggiore
è
quella
la
cui
causa
è
esteriore
,
e
di
tal
natura
che
l
'
essere
che
agisce
e
che
soffre
non
contribuisca
in
nulla
a
questa
causa
:
per
esempio
,
quando
siamo
trascinati
da
un
vento
irresistibile
,
o
da
gente
che
si
è
impadronita
della
nostra
persona
"
.
Tali
definizioni
d
'
Aristotile
,
quantunque
non
si
discostino
dall
'
uso
volgare
delle
parole
,
ed
esprimano
ciò
a
cui
tutti
siamo
disposti
a
consentire
,
hanno
forse
bisogno
di
esser
completate
.
Molti
movimenti
del
nostro
corpo
sembrano
aver
il
loro
principio
in
"
noi
"
senza
per
questo
meritare
il
nome
di
volontari
,
nel
senso
più
ristretto
secondo
il
quale
ci
reputiamo
responsabili
per
averli
commessi
.
La
nostra
vita
psichica
reagisce
continuamente
sulla
nostra
vita
fisica
e
fisiologica
;
essa
produce
in
noi
i
movimenti
riflessi
ed
istintivi
,
tutto
quel
complesso
di
reazioni
svariate
che
costituiscono
le
emozioni
,
eppure
questi
fatti
rientrano
in
una
categoria
ch
'
è
di
somma
importanza
il
poter
distinguere
da
quella
degli
atti
propriamente
volontari
.
Di
certi
impulsi
,
di
certi
atti
che
hanno
la
loro
sorgente
nell
'
oscuro
meccanismo
della
nostra
vita
reflessa
e
istintiva
noi
non
sogliamo
ritenerci
responsabili
se
non
nella
misura
in
cui
potevamo
impedirli
:
cosicché
la
responsabilità
,
degradando
poco
a
poco
,
svanisce
addirittura
quando
tali
impulsi
superino
un
certo
grado
di
intensità
,
che
li
rende
"
irresistibili
"
.
Come
ed
in
che
senso
le
passioni
,
che
pur
costituiscono
tanta
parte
della
nostra
individualità
,
possono
rappresentare
una
limitazione
alla
volontà
,
ponendosi
di
fronte
a
questa
come
potenze
a
lei
avverse
?
Lo
stesso
Aristotile
sembra
imbarazzato
a
rispondere
a
questa
domanda
:
"
Così
,
egli
scrive
,
non
si
possono
a
buon
dritto
chiamare
involontari
gli
atti
che
ci
fanno
commettere
la
collera
e
il
desiderio
.
Una
prima
ragione
si
è
che
,
ciò
ammesso
,
ne
verrebbe
di
conseguenza
che
nessun
essere
all
'
infuori
dell
'
uomo
,
agirebbe
volontariamente
,
neppure
i
bambini
.
Possiamo
dire
che
noi
non
facciamo
niente
di
nostra
piena
e
libera
volontà
,
nelle
cose
della
collera
e
del
desiderio
?
Oppur
dobbiamo
far
qui
una
distinzione
,
ed
ammettere
che
noi
facciamo
il
bene
volontariamente
e
il
male
involontariamente
?
ma
non
sarebbe
ridicolo
di
ammettere
una
distinzione
simile
,
dal
momento
che
non
vi
è
che
un
solo
e
medesimo
agente
che
cagiona
tutti
questi
atti
?
"
.
Gli
è
che
tali
impulsi
,
istinti
e
passioni
sono
bensì
fra
i
coefficienti
della
volontà
,
fra
gli
elementi
che
combinandosi
dànno
origine
al
fatto
complesso
della
volizione
,
e
senza
i
quali
anche
quegli
atti
che
posseggono
nel
grado
più
eminente
il
carattere
della
volontarietà
sarebbero
inintelligibili
.
-
Ma
i
movimenti
che
questi
impulsi
producono
possono
considerarsi
come
volontari
o
no
a
seconda
del
contenuto
intellettuale
,
per
così
dire
,
della
nostra
mente
al
momento
in
cui
si
eseguiscono
e
che
su
di
essi
infierisce
.
Mentre
infatti
fra
gli
scienziati
e
i
filosofi
non
manca
chi
consideri
tutta
quanta
la
nostra
vita
impulsiva
ed
attiva
,
impulsi
e
stati
sentimentali
come
manifestazioni
della
volontà
(
Schopenhauer
)
,
il
linguaggio
ordinario
sembra
riserbare
la
designazione
di
volontari
a
quelli
fra
gli
impulsi
che
siano
preceduti
o
accompagnati
da
una
chiara
e
lucida
coscienza
dell
'
atto
che
sta
per
seguire
,
con
una
visione
più
o
meno
netta
,
più
o
meno
penetrante
,
delle
sue
conseguenze
.
Questa
coscienza
è
quella
che
permette
ad
altri
impulsi
,
atti
a
controbilanciare
il
primo
,
di
sorgere
:
che
permette
,
cioè
,
il
fatto
dell
'
inibizione
,
senza
la
possibilità
della
quale
non
vi
è
atto
propriamente
volontario
.
Fermiamoci
un
momento
a
considerare
che
cos
'
è
implicato
da
ciò
.
Non
è
raro
di
trovare
scrittori
che
definiscono
gli
atti
volontari
come
quelli
a
determinare
i
quali
contribuiscono
le
nostre
idee
,
le
nostre
rappresentazioni
.
Un
tal
modo
di
esprimersi
non
è
tuttavia
del
tutto
esatto
.
-
Per
adoprare
una
frase
cara
ad
alcuni
deterministi
,
non
è
vero
che
"
ogni
determinismo
interno
rappresenti
una
determinazione
volontaria
"
.
Le
nostre
idee
e
rappresentazioni
possono
produrre
numerose
reazioni
che
pur
non
sono
volontarie
.
Se
,
per
esempio
,
estendo
il
dito
indice
della
mia
mano
,
e
ad
occhi
chiusi
mi
sforzo
di
rappresentarmi
,
più
vivacemente
che
sia
possibile
,
di
tenere
un
revolver
in
mano
e
di
premere
il
grilletto
,
mi
avverrà
certamente
di
sentire
il
mio
dito
a
tremare
per
la
tendenza
a
contrarsi
;
e
,
se
fosse
connesso
con
un
apparecchio
registratore
,
esso
certamente
tradirebbe
il
suo
stato
di
tensione
col
segnare
movimenti
incipienti
.
Questi
non
avvengono
perché
io
so
di
non
avere
in
mano
la
rivoltella
,
e
quindi
io
inibisco
la
tendenza
iniziale
.
Ma
quei
movimenti
incipienti
tengono
dietro
ad
una
rappresentazione
mia
,
e
pur
non
sono
volontari
,
anzi
si
compiono
contro
la
volontà
mia
.
Altro
esempio
sono
tutti
i
movimenti
"
incoscienti
"
che
si
compiono
quando
alcuno
di
noi
è
internamente
assorto
nella
meditazione
o
nella
fantasticheria
(
rêverie
)
,
come
il
parlar
da
soli
accompagnandosi
col
gesto
:
e
tanti
altri
.
Per
spiegare
la
produzione
dell
'
azione
volontaria
bisogna
dunque
specificare
maggiormente
e
ricorrere
a
fatti
di
natura
più
particolare
.
-
Esiste
una
categoria
di
fatti
psichici
che
è
opportuno
classificare
a
parte
dalle
semplici
"
rappresentazioni
"
,
o
"
idee
"
,
e
sono
le
nostre
credenze
,
i
giudizi
che
formuliamo
sulle
cose
.
Ora
è
di
somma
importanza
notare
che
è
solo
a
quegli
atti
su
cui
hanno
influito
vere
e
proprie
credenze
nostre
,
che
diamo
il
nome
di
volontari
.
-
Se
prima
io
non
ho
premuto
il
grilletto
,
è
perché
ben
sapevo
che
il
grilletto
non
esisteva
che
nella
mia
immaginazione
.
Il
premere
un
grilletto
immaginario
è
cosa
assurda
,
e
perciò
non
ho
voluto
far
ciò
.
-
Così
è
:
altra
cosa
è
rappresentarsi
un
albero
,
altra
cosa
il
credere
nella
sua
esistenza
,
il
giudicare
:
l
'
albero
è
.
Ogni
giudizio
presuppone
l
'
esistenza
di
rappresentazioni
,
ma
queste
sono
distinte
da
quello
e
possono
anche
esistere
senza
di
esso
.
Nello
stato
anteriore
alla
determinazione
volontaria
,
lo
stato
di
deliberazione
,
ciò
che
si
svolge
nella
nostra
mente
non
è
il
conflitto
di
semplici
idee
contraddittorie
,
richiamantisi
l
'
una
l
'
altra
secondo
le
leggi
dell
'
associazione
per
contiguità
o
per
similarità
:
ma
quello
fra
più
giudizi
sull
'
atto
che
si
compie
o
sta
per
compiersi
,
e
le
sue
conseguenze
certe
o
probabili
.
-
Perché
vi
sia
atto
volontario
,
occorre
che
tali
giudizi
figurino
fra
le
cause
dell
'
atto
stesso
:
ch
'
essi
cioè
abbiano
la
facoltà
di
sospenderne
o
di
modificarne
la
produzione
.
Se
ben
si
considera
,
è
proprio
questo
il
criterio
differenziale
fra
le
azioni
volontarie
e
le
involontarie
.
-
Se
io
sto
per
prendere
una
grave
determinazione
,
per
esempio
,
quella
di
commettere
il
suicidio
gettandomi
dalla
finestra
,
fino
ad
un
certo
momento
,
ogni
considerazione
nuova
sopravveniente
ha
la
capacità
di
sospendere
l
'
esecuzione
dell
'
atto
:
il
dolore
che
proveranno
i
congiunti
e
gli
amici
,
la
condizione
in
cui
rimarranno
gli
altri
componenti
la
famiglia
,
la
possibilità
di
porre
rimedio
alle
cause
della
mia
disperazione
,
l
'
irrevocabilità
dell
'
atto
,
o
semplicemente
il
male
fisico
della
caduta
sono
considerazioni
che
possono
,
anche
quando
ho
già
scavalcata
la
ringhiera
,
indurmi
a
non
condurre
a
termine
l
'
azione
incominciata
.
Perciò
io
dico
che
tale
azione
dipende
dalla
mia
volontà
.
Ma
da
un
certo
momento
in
poi
:
da
quando
il
punto
di
appoggio
è
perduto
e
l
'
individuo
si
è
abbandonato
,
ogni
ulteriore
considerazione
è
inutile
:
se
ad
un
certo
punto
della
discesa
l
'
individuo
è
colto
dal
pensiero
ch
'
egli
si
sfracellerà
immancabilmente
le
ossa
sul
marciapiede
,
ciò
non
gli
impedirà
di
seguitare
a
cadere
secondo
la
legge
inesorabile
della
gravità
:
l
'
atto
non
dipende
più
dal
suo
volere
.
Lo
stesso
avviene
quando
spesso
la
nostra
volontà
si
trova
in
lotta
con
le
leggi
del
nostro
organismo
.
Vi
sono
certi
movimenti
che
si
possono
bensì
non
cominciare
,
ma
che
una
volta
cominciati
non
si
possono
interrompere
.
In
altri
l
'
impulso
ad
eseguirle
cresce
colla
ripetizione
degli
atti
:
ad
un
certo
momento
della
vita
esso
diventa
realmente
irresistibile
.
In
altri
ancora
l
'
atto
è
irresistibile
sin
da
principio
quando
l
'
agente
si
trovi
in
determinate
condizioni
;
a
lui
non
è
possibile
che
evitare
le
condizioni
stesse
.
È
così
che
nascono
,
com
'
è
noto
,
la
maggior
parte
dei
vizi
di
cui
l
'
uomo
si
fa
poi
schiavo
;
è
su
ciò
che
è
fondata
la
massima
pedagogica
:
principiis
obsta
.
Tutto
ciò
rientra
nella
questione
dei
limiti
della
volontà
,
lo
studio
della
quale
è
d
'
importanza
capitale
per
il
pedagogo
,
il
moralista
,
il
sociologo
,
il
giurista
.
Nella
natura
infatti
i
fenomeni
che
godono
di
questa
singolare
proprietà
,
per
noi
oltremodo
preziosa
,
di
poter
esser
modificati
dalle
nostre
credenze
e
dai
nostri
giudizi
,
dalle
considerazioni
cioè
che
facciamo
sul
loro
modo
di
svolgersi
,
sono
in
numero
relativamente
ristretto
.
Degli
altri
noi
siamo
spettatori
,
ma
non
motori
.
Le
loro
successioni
e
le
loro
coesistenze
,
i
loro
divorzi
e
i
loro
connubi
sono
stabiliti
da
vincoli
così
tenaci
che
possiamo
bensì
conoscerli
,
ma
non
possiamo
infrangerli
.
Conosciuti
,
tali
vincoli
fra
i
fenomeni
saranno
gli
elementi
della
nostra
concezione
scientifica
dell
'
Universo
,
la
base
sempre
più
larga
,
sulla
quale
si
erigerà
quella
possibilità
di
previsione
delle
conseguenze
degli
atti
nostri
,
che
è
atta
a
renderci
sempre
più
potenti
nella
nostra
relativa
impotenza
di
fronte
all
'
immensa
natura
.
Ma
la
nostra
influenza
su
di
essi
non
sarà
che
indiretta
:
se
vogliamo
renderci
propizie
le
loro
forze
,
se
vogliamo
piegarle
ai
nostri
fini
,
non
possiamo
farlo
se
non
per
mezzo
di
quella
parte
della
realtà
,
che
realmente
si
mostra
obbediente
al
semplice
fiat
nostro
.
Che
una
parte
siffatta
della
realtà
esista
,
è
indubitabile
:
tutti
coloro
che
hanno
come
noi
identificato
la
libertà
colla
volontarietà
delle
azioni
,
hanno
considerato
la
libertà
come
un
fatto
evidente
.
Hanno
avuto
torto
però
alcuni
di
essi
di
considerare
questo
fatto
come
un
attestato
diretto
della
coscienza
.
Ciò
che
ci
dice
che
un
dato
atto
,
un
dato
movimento
terrà
dietro
ad
una
determinata
nostra
credenza
,
è
,
non
meno
che
per
quelli
che
tengono
dietro
direttamente
agli
stimoli
"
esteriori
"
,
l
'
esperienza
.
Desidero
che
domani
piova
,
e
la
pioggia
non
cade
per
questo
:
stimo
invece
opportuno
che
il
mio
braccio
si
muova
per
prendere
quell
'
oggetto
,
che
la
mia
bocca
articoli
certi
suoni
,
che
la
mia
penna
scriva
le
presenti
parole
,
ed
ecco
!
la
cosa
è
fatta
.
Nel
formulare
il
mio
desiderio
,
io
ben
sapevo
che
esso
si
sarebbe
realizzato
nel
primo
caso
,
che
non
si
sarebbe
realizzato
nel
secondo
.
Onde
io
dal
semplice
esame
del
mio
stato
d
'
animo
posso
dire
a
priori
se
esso
sarà
efficace
o
no
a
diventare
,
secondo
l
'
espressione
del
Kant
,
la
causa
dell
'
esistenza
del
proprio
oggetto
;
se
quindi
,
io
potrò
formularlo
nella
forma
risoluta
:
"
io
voglio
"
,
o
dovrò
limitarmi
a
quella
più
mite
e
modesta
:
"
io
desidero
"
,
o
"
io
spero
.
"
-
Ma
ciò
non
è
che
un
prodotto
delle
ripetute
esperienze
fatte
,
per
mezzo
delle
quali
ho
potuto
constatare
"
quali
movimenti
tengano
dietro
a
quali
pensieri
.
"
Tanto
è
vero
che
nel
caso
di
paralisi
il
rapporto
di
successione
normale
è
rotto
,
l
'
esperienza
deve
rifarsi
da
capo
:
in
un
paralitico
di
data
recente
,
vi
hanno
tutti
gli
antecedenti
dell
'
azione
volontaria
,
compresa
la
certezza
che
l
'
azione
seguirà
-
ma
l
'
azione
invece
questa
volta
non
si
produce
:
il
braccio
non
si
alza
,
le
labbra
non
si
muovono
ad
articolare
il
suono
,
le
gambe
si
rifiutano
al
comando
che
vien
loro
impartito
col
consueto
vigore
.
È
questo
uno
stato
di
cose
a
cui
presto
tien
dietro
la
convinzione
della
propria
impotenza
;
sparisce
il
vero
e
proprio
carattere
di
volizione
,
e
subentra
il
semplice
desiderio
,
distinto
dalla
volontà
vera
e
propria
in
quanto
per
questa
è
necessaria
la
previsione
dell
'
atto
.
-
Un
essere
adunque
che
non
avesse
avuto
esperienza
anteriore
non
potrebbe
,
nel
senso
proprio
della
parola
,
volere
.
Tutte
le
reazioni
sue
agli
stimoli
di
ogni
sorta
sarebbero
di
natura
inaspettata
per
lui
.
"
I
movimenti
volontari
,
scrive
il
James
,
debbono
essere
funzioni
secondarie
,
non
primitive
,
del
nostro
organismo
.
È
questo
il
primo
punto
che
deve
essere
capito
nella
psicologia
della
volontà
.
I
movimenti
reflessi
,
istintivi
,
emozionali
sono
tutti
fatti
primarii
:
i
centri
nervosi
sono
organizzati
in
modo
che
certi
stimoli
fanno
scattare
certe
parti
esplosive
;
e
la
creatura
che
assiste
per
la
prima
volta
ad
una
di
tali
esplosioni
,
fa
una
esperienza
nuova
.
Un
giorno
assistevo
insieme
ad
un
bambino
all
'
arrivo
rumoroso
di
un
treno
diretto
nella
stazione
.
Il
bambino
che
si
trovava
assai
vicino
ad
una
piattaforma
si
scosse
e
si
mise
a
piangere
,
divenne
pallido
col
respiro
affannoso
,
e
gridando
corse
a
me
a
nascondersi
il
viso
.
Sono
convinto
che
quel
piccolo
essere
non
era
meno
maravigliato
per
il
proprio
contegno
che
per
l
'
arrivo
del
treno
,
e
certo
più
di
quanto
fossi
io
,
che
assistevo
alla
scena
.
Naturalmente
,
se
una
tale
reazione
si
ripetesse
spesso
,
sapremmo
presto
che
cosa
ci
dobbiamo
aspettare
da
noi
stessi
,
e
potremmo
prevedere
la
nostra
condotta
,
pur
rimanendo
questa
involontaria
ed
incontrollabile
come
prima
.
Ma
se
,
nell
'
azione
volontaria
propriamente
detta
,
l
'
azione
volontaria
deve
essere
preveduta
,
ne
consegue
che
nessuna
creatura
che
non
abbia
un
potere
divinatorio
potrà
mai
eseguire
per
la
prima
volta
un
atto
volontario
.
Ora
noi
non
siamo
forniti
di
un
potere
di
visione
profetica
dei
movimenti
che
possiamo
fare
,
più
che
delle
sensazioni
che
possiamo
avere
.
Come
dobbiamo
aspettare
che
le
sensazioni
ci
si
presentino
,
così
dobbiamo
aspettare
che
i
nostri
movimenti
si
siano
compiuti
involontariamente
,
prima
di
formarci
l
'
idea
di
ciò
che
sono
l
'
uno
o
l
'
altro
di
questi
due
processi
.
Noi
impariamo
per
la
via
della
esperienza
tutte
le
possibilità
che
possediamo
:
quando
un
movimento
particolare
avvenuto
una
volta
in
modo
casuale
,
reflesso
e
involontario
ha
lasciato
una
traccia
di
sé
nella
nostra
memoria
,
il
movimento
può
essere
di
nuovo
desiderato
,
può
essere
proposto
come
fine
,
può
essere
deliberatamente
voluto
.
Ma
è
impossibile
vedere
in
qual
modo
avrebbe
potuto
essere
voluto
altrimenti
.
Una
provvista
di
idee
dei
vari
movimenti
possibili
,
formatasi
nella
memoria
,
per
l
'
esperienza
fatta
compiendoli
involontariamente
,
è
pertanto
il
primo
requisito
della
vita
volontaria
"
.
Vediamo
dunque
come
le
azioni
reflesse
ed
istintive
,
che
alcuni
sogliono
contrapporre
alla
volontà
come
qualchecosa
di
irreducibilmente
diverso
,
siano
invece
il
materiale
onde
la
volontà
si
vale
e
senza
il
quale
sarebbe
impossibile
comprendere
i
suoi
movimenti
.
Inoltre
,
ben
lungi
dal
rappresentare
antiche
azioni
volontarie
rese
incoscienti
,
o
subcoscienti
,
dalla
lunga
ripetizione
,
esse
sono
qualchecosa
di
anteriore
alla
volontà
,
qualchecosa
che
può
bensì
esservi
senza
che
esista
una
vera
e
propria
volontà
,
ma
senza
di
cui
una
volontà
qualsiasi
è
inintelligibile
.
Se
ora
forse
molte
delle
nostre
reazioni
istintive
sono
azioni
volontarie
diventate
automatiche
,
ciò
vuol
dire
che
prima
ancora
vi
dovevano
essere
altre
azioni
automatiche
,
se
anche
diverse
dalle
attuali
.
La
volontà
presuppone
quella
che
il
Bain
chiama
attività
spontanea
del
sistema
nervoso
,
per
la
quale
a
certi
determinati
stimoli
,
esteriori
od
interiori
,
rispondono
determinate
reazioni
.
"
Si
può
paragonare
il
sistema
nervoso
a
un
organo
i
cui
mantici
sono
costantemente
tesi
e
pronti
a
scaricarsi
in
tutti
i
sensi
a
seconda
dei
tasti
che
preme
l
'
organista
.
Lo
stimolo
delle
nostre
sensazioni
e
dei
nostri
sentimenti
(
feelings
)
non
dà
la
forza
interna
,
ma
determina
il
punto
ove
si
produrrà
la
scarica
e
come
essa
si
produrrà
.
Questa
attività
diremo
così
automatica
del
nostro
sistema
nervoso
è
la
base
di
tutta
quanta
la
nostra
vita
emozionale
,
sentimentale
,
affettiva
.
La
vista
di
certi
oggetti
,
di
certi
aggruppamenti
di
linee
e
di
colori
,
il
contatto
di
certi
corpi
,
l
'
audizione
di
certi
suoni
,
ogni
sensazione
insomma
fa
nascere
nel
nostro
organismo
certe
reazioni
determinate
,
piacevoli
o
dolorose
,
certe
preferenze
o
repulsioni
,
certi
impulsi
ad
agire
,
che
non
possono
altrimenti
chiamarsi
se
non
istintivi
.
E
nella
vita
istintiva
hanno
la
loro
radice
,
più
o
meno
direttamente
,
tutti
i
nostri
sentimenti
,
dai
più
elementari
e
volgari
,
ai
più
complessi
,
elevati
e
raffinati
.
-
La
vita
istintiva
fornisce
alla
volontà
,
oltreché
,
come
abbiamo
visto
,
i
suoi
materiali
,
anche
ogni
fine
,
ogni
ragione
in
vista
della
quale
essa
si
determina
.
I
grandi
fini
,
ai
quali
si
vogliono
talora
ricondurre
tutti
gli
altri
subordinati
:
la
nostra
conservazione
,
la
conservazione
della
specie
,
la
felicità
o
il
piacere
;
quelle
tendenze
che
possono
orientare
tutta
quanta
la
vita
di
un
uomo
,
l
'
amore
,
il
sentimento
familiare
o
patriottico
,
la
bramosia
di
sapere
,
la
passione
artistica
,
l
'
aspirazione
umanitaria
,
che
cosa
sono
in
ultima
analisi
,
se
non
grandi
istinti
,
più
degli
altri
"
fondamentali
"
?
E
nel
dire
ch
'
essi
sono
istinti
,
noi
non
intendiamo
affatto
deprezzarli
.
Il
fatto
che
un
istinto
,
una
nostra
tendenza
è
"
cieca
"
,
che
è
impossibile
"
giustificarla
"
con
una
"
ragione
"
qualsiasi
non
dice
nulla
infatti
sulla
opportunità
o
meno
per
gli
uomini
di
seguirla
;
imperocché
ciò
è
vero
di
tutte
le
nostre
maggiori
tendenze
.
Una
nostra
tendenza
,
una
nostra
preferenza
,
non
può
giustificarsi
se
non
mediante
un
'
altra
tendenza
,
un
'
altra
preferenza
;
onde
è
forza
pur
far
capo
ad
una
tendenza
,
ad
una
preferenza
che
non
ha
bisogno
di
essere
ulteriormente
giustificata
,
ad
un
qualche
cosa
cioè
,
la
cui
preferibilità
ci
sembri
perfettamente
ovvia
e
naturale
.
Ogni
sentimento
,
nel
fatto
,
basta
a
sé
stesso
;
e
alla
domanda
di
un
perché
non
si
può
rispondere
,
nella
massima
parte
dei
casi
,
se
non
:
perché
è
così
.
La
ragazza
piace
al
suo
innamorato
non
per
alcun
fine
indiretto
o
remoto
,
ma
semplicemente
perché
gli
piace
:
s
'
egli
la
sposa
,
anche
per
altri
motivi
per
la
sua
posizione
sociale
o
i
suoi
danari
,
s
'
egli
ciò
facendo
crede
di
servire
la
patria
,
o
,
avendo
una
vena
filosofica
,
è
convinto
di
servire
all
'
alto
fine
della
conservazione
della
razza
,
tutti
questi
sentimenti
sono
elementi
estranei
all
'
amore
,
che
possono
bensì
rinforzarlo
e
magari
sostituirlo
,
ma
che
non
possono
essere
,
agli
occhi
dell
'
innamorato
,
la
giustificazione
della
propria
passione
.
Il
bisogno
di
giustificare
ai
propri
occhi
un
sentimento
è
già
una
prova
ch
'
esso
incomincia
a
vacillare
.
Presso
l
'
uomo
non
meno
che
presso
gli
animali
esiste
un
certo
numero
di
tendenze
che
non
hanno
altra
giustificazione
all
'
infuori
della
propria
esistenza
.
Nel
gatto
la
vista
del
topo
fuggente
,
nella
gallina
la
vista
delle
uova
,
nel
cane
l
'
odore
di
un
buon
boccone
provocano
l
'
impulso
ad
una
serie
di
atti
,
il
fine
dei
quali
può
benissimo
essere
conosciuto
dall
'
animale
in
questione
,
ma
che
si
compierebbero
egualmente
anche
ove
tale
conoscenza
mancasse
.
La
gallina
che
ha
già
covato
e
veduti
i
pulcini
,
il
gatto
ed
il
cane
che
sanno
ormai
per
esperienza
qual
complesso
di
raffinate
sensazioni
rappresentino
il
topo
acchiappato
e
il
boccone
furato
,
alla
vista
degli
oggetti
stessi
non
provano
più
quel
semplice
e
cieco
impulso
ad
agire
della
prima
volta
:
prima
ancora
di
essersi
mossi
è
sorta
in
loro
la
rappresentazione
(
previsione
)
degli
effetti
dei
loro
movimenti
,
e
questi
effetti
possono
presentarsi
come
desiderabili
alla
loro
volta
,
cioè
rinforzare
l
'
impulso
primitivo
,
oppure
come
dolorosi
,
e
quindi
neutralizzarlo
.
Nel
caso
del
cane
,
accanto
alla
delizia
del
boccone
può
sorgere
il
ricordo
e
la
previsione
delle
frustate
del
padrone
.
Dal
momento
in
cui
nasce
la
possibilità
che
un
impulso
sia
frenato
dalla
previsione
di
conseguenze
ulteriori
,
l
'
azione
comincia
a
meritarsi
il
nome
di
volontaria
.
Intanto
l
'
azione
si
compierebbe
egualmente
anche
senza
quella
nozione
delle
conseguenze
desiderabili
dell
'
atto
,
che
costituisce
ciò
che
ìmpropriamente
chiamasi
"
l
'
idea
del
fine
"
.
Per
la
gallina
il
desiderio
di
covare
le
uova
è
altrettanto
finale
quanto
lo
è
per
noi
quello
di
mangiare
quando
abbiamo
fame
.
Le
uova
le
vengono
presentate
,
ed
essa
vi
si
adagia
sopra
,
né
essa
sa
perché
,
se
non
che
la
cosa
l
'
attrae
e
la
seduce
.
Le
uova
sono
per
lei
una
fonte
di
emozioni
,
e
l
'
oggetto
di
un
forte
sentimento
,
le
cui
ragioni
trascendono
di
gran
lunga
le
sue
capacità
intellettuali
,
e
che
per
lei
è
cosa
più
naturale
di
questo
mondo
.
Così
parteciperanno
per
lei
di
questa
tinta
emozionale
,
per
così
dire
,
tutti
quegli
oggetti
ch
'
essa
giungerà
ad
associare
colle
uova
stesse
:
le
uova
saranno
suscettibili
di
diventar
fine
per
una
quantità
di
atti
ad
esse
relativi
,
atti
in
sé
magari
spiacevoli
,
ma
eseguiti
in
vista
del
piacere
dato
dalle
uova
stesse
.
Abbiamo
dunque
veduto
che
cosa
contraddistingua
la
volontà
:
l
'
influenza
sui
nostri
atti
dei
giudizi
che
formuliamo
intorno
agli
atti
stessi
.
Abbiamo
veduto
altresì
come
ciò
presupponga
l
'
esistenza
di
impulsi
,
di
tendenze
,
di
preferenze
per
così
dire
automatiche
del
nostro
organismo
;
i
quali
fatti
costituiscono
una
terza
categoria
di
fenomeni
altrettanto
distinta
dalle
credenze
(
giudizi
)
quanto
queste
lo
sono
dalle
rappresentazioni
.
Essi
sono
la
base
di
ogni
nostra
vita
sentimentale
ed
affettiva
,
sia
essa
di
natura
inferiore
come
la
vegetativa
,
o
superiore
come
quella
estetica
e
morale
.
-
Possiamo
ora
giungere
a
conseguenze
di
qualche
importanza
a
riguardo
del
concetto
di
responsabilità
.
Se
le
azioni
volontarie
sono
solo
quelle
e
tutte
quelle
,
su
cui
influiscono
i
nostri
giudizi
sulle
conseguenze
loro
,
ne
consegue
che
solo
l
'
azione
volontaria
potrà
essere
impedita
dalla
previsione
di
un
male
vicino
o
lontano
che
sia
per
derivarne
a
qualcuno
(
propria
,
persona
,
famiglia
,
amici
,
patria
,
umanità
)
.
Solo
su
di
essa
potrà
agire
il
motivo
,
egoistico
od
altruistico
.
Ora
giova
notare
che
non
è
la
specie
,
la
qualità
di
tale
influenza
che
importa
alla
responsabilità
.
Se
io
,
dopo
aver
accertato
tutte
le
conseguenze
,
sicure
o
probabili
,
dei
miei
atti
;
dopo
aver
veduto
con
perfetta
lucidità
che
agendo
in
una
determinata
guisa
produrrò
un
determinato
danno
alla
tal
persona
o
alla
tal
cosa
la
integrità
della
quale
è
sancita
dal
senso
morale
pubblico
:
pur
nondimeno
persisto
nel
mio
disegno
semplicemente
perché
questa
considerazione
non
mi
fa
alcuna
impressione
e
mi
lascia
freddo
ed
indifferente
,
vale
a
dire
se
persisto
nel
mio
disegno
per
deficienza
d
'
impulso
al
ben
fare
,
io
non
sono
meno
responsabile
per
questo
.
In
altre
parole
,
la
deficienza
sentimentale
non
è
di
per
sé
sola
una
minorante
della
responsabilità
.
È
questo
un
punto
che
merita
di
richiamare
la
nostra
attenzione
poiché
costituisce
,
per
così
dire
,
il
nodo
della
questione
della
responsabilità
.
Il
principio
che
abbiamo
enunciato
è
atto
ad
essere
trascurato
ai
giorni
nostri
,
in
cui
taluni
sembrano
credere
che
il
non
aver
sentito
che
bisognava
agire
in
un
dato
modo
sia
una
scusa
sufficiente
per
non
aver
fatto
il
proprio
dovere
.
Eppure
il
principio
è
irrecusabile
anche
dal
punto
di
vista
deterministico
.
Ciò
che
intendiamo
biasimare
in
un
individuo
è
appunto
questa
mancanza
dei
sentimenti
,
nella
quale
si
rivela
la
sua
personalità
.
Affinché
un
individuo
possa
essere
ritenuto
responsabile
occorre
che
l
'
azione
fosse
in
suo
potere
.
Ma
"
essere
in
suo
potere
"
che
cosa
implica
,
se
non
"
l
'
assenza
di
ogni
ostacolo
insuperabile
eccetto
la
mancanza
di
spinta
al
bene
?
"
È
precisamente
in
questo
caso
che
la
punizione
e
l
'
espressione
della
disapprovazione
morale
sono
anche
utili
per
fornire
la
forza
impulsiva
deficiente
.
La
presenza
di
un
sentimento
malvagio
,
la
mancanza
di
un
sentimento
buono
,
non
alterano
adunque
la
misura
della
responsabilità
di
un
individuo
.
La
preponderanza
di
un
sentimento
qualsiasi
è
sempre
necessaria
all
'
azione
.
Se
quindi
,
per
dichiarare
uno
responsabile
,
bisognasse
constatare
che
i
sentimenti
buoni
e
malvagi
si
controbilanciano
in
lui
;
ne
deriverebbe
la
pratica
inapplicabilità
del
concetto
di
responsabilità
.
Solo
quando
un
sentimento
acquista
tale
un
sopravvento
da
invadere
tutto
quanto
il
campo
della
coscienza
,
togliendole
quella
lucidità
ch
'
è
necessaria
per
agire
volontariamente
:
solo
quando
il
sentimento
degenera
in
passione
,
e
più
che
in
passione
,
in
monomania
,
precludendo
addirittura
la
via
al
sorgere
di
ogni
considerazione
a
sé
contraria
,
dando
così
alle
reazioni
dell
'
individuo
qualche
cosa
della
natura
cieca
e
pressoché
irresistibile
dell
'
azione
riflessa
:
solo
allora
potrà
parlarsi
di
una
diminuzione
di
responsabilità
.
Ma
finché
l
'
organismo
intellettuale
rimane
inalterato
e
rimane
quindi
la
possibilità
che
sorgano
impulsi
contrari
alla
passione
dominante
,
la
responsabilità
persiste
inalterata
.
Qual
'
è
il
punto
in
cui
si
produce
il
tracollo
,
in
cui
la
preponderanza
della
passione
cioè
diviene
irresistibile
?
È
questo
il
problema
pratico
della
responsabilità
,
quello
a
cui
si
trova
di
fronte
il
giudice
e
il
moralista
nei
singoli
casi
concreti
.
Risolverlo
astrattamente
è
cosa
impossibile
.
I
limiti
del
potere
d
'
inibizione
si
spostano
di
continuo
col
crescere
della
civiltà
col
perfezionarsi
della
educazione
.
Vi
è
sempre
un
certo
punto
,
in
cui
la
coscienza
generale
quasi
istintivamente
riconosce
che
,
crescendo
più
oltre
l
'
impulso
,
esso
diviene
tale
che
nessuno
dei
consociati
in
circostanze
determinate
saprebbe
resistergli
.
Si
crea
così
una
certa
norma
,
una
certa
media
intorno
alle
quali
oscillano
i
limiti
della
responsabilità
.
Come
tali
,
esse
sono
necessariamente
imperfette
,
e
necessariamente
creano
talora
nel
loro
conflitto
colla
realtà
delle
cose
,
particolari
ingiustizie
e
crudeltà
come
indebite
indulgenze
.
Ma
ciò
è
inevitabile
,
data
la
origine
sociale
del
concetto
di
responsabilità
.
Solo
potrebbe
essere
un
giudice
infallibile
di
sé
l
'
individuo
stesso
,
ove
fosse
imparziale
,
oppure
una
divinità
omnisciente
.
Strettamente
legata
colla
questione
dei
limiti
della
responsabilità
è
quella
di
stabilire
quali
sono
gli
oggetti
su
cui
la
volontà
estende
il
proprio
potere
.
Non
manca
chi
pretende
restringere
gli
effetti
della
volontà
a
quegli
eventi
che
possono
essere
prodotti
dalle
contrazioni
muscolari
.
Ora
è
certo
che
questi
costituiscono
la
parte
più
ovvia
ed
evidente
della
sfera
della
volontà
.
Ma
una
parte
non
meno
importante
soprattutto
moralmente
è
costituita
dai
cambiamenti
che
possiamo
provocare
nel
corso
dei
nostri
pensieri
e
dei
nostri
sentimenti
.
Se
ciò
avvenga
con
o
senza
il
concorso
del
nostro
sistema
muscolare
è
questione
non
risoluta
del
tutto
,
ma
che
ad
ogni
modo
non
toglie
l
'
importanza
del
fatto
in
sé
.
Possiamo
entro
certi
limiti
dominare
e
dirigere
i
nostri
pensieri
ed
i
nostri
sentimenti
,
specialmente
mediante
l
'
attenzione
volontaria
.
Ed
a
proposito
dell
'
attenzione
è
bene
avvertire
che
anche
a
suo
riguardo
è
impossibile
concludere
a
priori
la
possibilità
di
una
spiegazione
"
deterministica
"
.
Anche
qui
possiamo
ripetere
ciò
che
abbiamo
detto
in
generale
della
volontà
.
Vi
sono
degli
oggetti
che
attraggono
quasi
automaticamente
la
nostra
attenzione
(
oggetti
brillanti
,
nuovi
insoliti
,
cose
in
sé
piacevoli
,
ecc
.
)
,
in
modo
da
farci
concentrare
nella
loro
contemplazione
,
in
piena
dimenticanza
di
ogni
altra
realtà
.
Ma
l
'
attenzione
può
svegliarsi
,
per
qualche
fine
remoto
,
e
appuntarsi
in
oggetti
in
sé
privi
di
qualunque
attrattiva
:
allora
nasce
propriamente
l
'
attenzione
volontaria
,
accompagnata
da
quel
sentimento
di
sforzo
nel
quale
alcuni
hanno
voluto
vedere
a
tutti
i
costi
un
argomento
in
favore
dell
'
indeterminismo
assoluto
.
Ma
se
noi
persistiamo
in
una
occupazione
mentale
anche
a
dispetto
degli
ostacoli
oppostici
dalla
nostra
stessa
costituzione
cerebrale
,
stanchezza
ecc
.
,
ciò
sarà
sempre
per
qualche
ragione
(
perché
crediamo
sia
utile
,
necessario
,
doveroso
far
ciò
)
.
Anzi
la
differenza
fra
l
'
attenzione
volontaria
ed
involontaria
starà
tutta
qui
:
che
nel
primo
caso
sappiamo
perché
stiamo
attenti
alle
cose
,
nel
secondo
no
.
Restano
infine
fra
gli
effetti
della
volontà
le
alterazioni
che
possiamo
produrre
sulle
nostre
abitudini
e
le
nostre
future
tendenze
all
'
azione
,
per
mezzo
delle
quali
possiamo
quasi
,
per
così
dire
,
rinnovare
la
nostra
personalità
.
Nell
'
educazione
non
sarà
mai
troppa
l
'
attenzione
attribuita
a
questa
terza
categoria
d
'
effetti
.
Lo
scopo
principale
dell
'
educazione
è
di
rendere
l
'
individuo
un
"
fascio
di
abitudini
"
buone
,
in
modo
che
lo
sforzo
ch
'
egli
dovrà
fare
per
tener
la
via
retta
d
'
azione
sia
quanto
più
lieve
è
possibile
.
Allora
,
quando
l
'
individuo
in
sé
stesso
,
o
altri
su
di
lui
hanno
ottenuto
questo
scopo
,
l
'
azione
volontaria
stessa
diviene
una
cosa
molto
più
semplice
,
in
quanto
ormai
più
non
si
rivolge
che
all
'
esterno
:
l
'
individuo
non
ha
più
bisogno
di
diffidare
delle
sue
forze
interne
,
dei
suoi
impulsi
:
è
giunto
il
momento
in
cui
l
'
educatore
può
rivolgere
al
suo
pupillo
le
parole
di
Virgilio
a
Dante
,
giunto
in
cima
alla
bella
montagna
del
Purgatorio
:
Tratto
ti
ho
qui
con
ingegno
e
con
arte
;
Lo
tuo
piacere
omai
prendi
per
duce
;
Fuor
sei
dell
'
erte
vie
,
fuor
se
'
dell
'
arte
.
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
Non
aspettar
mio
dir
più
,
né
mio
cenno
:
Libero
,
dritto
e
sano
è
lo
tuo
arbitrio
,
E
fallo
fòra
non
fare
a
suo
senno
;
Perch
'
io
te
sopra
te
corono
e
mitrio
.
(
Purg
.
,
XXVII
,
130-132,139-142
)
.
-
Perché
-
qualcuno
potrebbe
chiedere
-
questa
digressione
sulla
natura
e
i
caratteri
della
volontà
,
dal
momento
che
tutti
sappiamo
distinguere
un
atto
volontario
da
un
atto
involontario
?
Ciò
basta
perfettamente
per
ogni
bisogno
pratico
,
ed
è
soltanto
dal
lato
pratico
che
la
volontà
è
considerata
dal
moralista
e
dal
giurista
.
La
volontà
è
una
delle
cose
a
noi
più
direttamente
note
,
e
,
anziché
aver
bisogno
di
esser
"
definita
"
,
può
essa
stessa
servirci
a
definire
una
moltitudine
di
cose
.
Il
meglio
quindi
da
farsi
per
il
moralista
,
il
giurista
e
il
sociologo
è
di
assumere
la
volontà
come
un
dato
,
lasciando
allo
psicologo
e
al
metafisico
le
ulteriori
indagini
,
che
per
i
primi
non
hanno
alcun
interesse
diretto
.
Rispondiamo
,
che
se
tale
è
la
conclusione
a
cui
si
dovrebbe
arrivare
,
non
è
per
questo
men
vero
che
spesso
non
ne
vien
tenuto
conto
,
ed
è
abbastanza
,
generale
la
convinzione
che
la
scienza
possa
in
qualche
modo
negare
la
volontà
o
qualcuno
de
'
suoi
attributi
essenziali
alle
esigenze
pratiche
:
ed
il
rilevare
,
per
quanto
in
modo
sommario
,
i
principali
caratteri
per
cui
,
anche
secondo
la
scienza
psicologica
più
recente
,
si
distingue
il
processo
delle
nostre
volizioni
,
serve
quindi
ad
evitare
certi
errori
assai
comuni
,
che
tendono
ad
attribuire
alla
scienza
stessa
un
aspetto
assai
più
"
rivoluzionario
"
di
quanto
in
realtà
non
abbia
.
Le
conclusioni
a
cui
siamo
giunti
non
sono
del
tutto
irrilevanti
per
una
esatta
comprensione
della
posizione
della
morale
e
del
diritto
di
fronte
alle
scienze
propriamente
dette
.
Anzi
tutto
,
abbiamo
visto
che
ogni
descrizione
del
processo
volitivo
è
incompleta
,
la
quale
non
rilevi
come
precedenti
causali
caratteristici
della
volizione
siano
le
nostre
credenze
,
vale
a
dire
i
giudizi
che
facciamo
intorno
alle
cose
,
strettamente
o
lontanamente
connesse
coll
'
atto
che
stiamo
per
compiere
.
Abbiamo
osservato
d
'
altra
parte
,
che
ciò
presuppone
anche
nel
nostro
organismo
un
'
attività
automatica
,
per
la
quale
tali
credenze
siano
impulsive
,
facciano
cioè
nascere
in
noi
tendenze
a
determinate
azioni
;
e
come
le
tendenze
stesse
costituiscono
tutta
la
nostra
vita
istintiva
,
emozionale
,
affettiva
,
e
sono
perciò
la
base
di
ogni
nostra
preferenza
,
di
ogni
nostro
apprezzamento
sulla
desiderabilità
delle
diverse
azioni
possibili
che
,
nello
stato
di
deliberazione
volontaria
,
si
presentano
come
alternative
.
Vediamo
ora
in
che
questo
possa
interessarci
.
Che
la
credenza
,
e
non
la
semplice
rappresentazione
in
quanto
da
essa
si
distingue
,
sia
il
precedente
causale
dell
'
atto
volontario
,
ci
mostra
subito
che
della
produzione
di
questo
nessuna
meccanica
di
rappresentazioni
,
susseguentisi
per
via
di
semplice
associazione
,
potrebbe
render
esatta
ragione
.
La
psicologia
associazionistica
inglese
,
e
quella
intellettualistica
di
Herbart
non
teneva
abbastanza
conto
di
ciò
:
essa
tentava
di
derivare
tutti
quanti
i
processi
mentali
dalle
rappresentazioni
e
dai
loro
rapporti
.
Nella
psicologia
più
recente
invece
si
manifesta
la
tendenza
a
mantener
distinti
da
quelle
sì
i
fatti
di
credenza
come
gli
stati
emozionali
e
volitivi
,
gli
uni
e
gli
altri
indefinibili
per
mezzo
delle
sole
rappresentazioni
.
Ora
le
nostre
credenze
,
i
nostri
giudizi
,
sebbene
non
siano
per
nulla
indipendenti
dalle
leggi
per
cui
si
susseguono
fra
loro
le
rappresentazioni
(
leggi
dell
'
associazione
psicologica
)
,
soggiacciono
ad
altre
leggi
loro
particolari
che
da
quelle
non
possono
in
alcun
modo
dedursi
.
Tali
leggi
,
che
sono
quelle
per
cui
la
evidenza
(
la
credibilità
)
di
un
giudizio
scaturisce
da
quella
di
un
altro
giudizio
,
e
su
cui
pertanto
sono
fondati
tanto
il
processo
di
spiegazione
che
quello
di
dimostrazione
,
formano
la
base
della
logica
umana
.
Resta
perciò
salvato
quello
che
può
dirsi
il
carattere
razionale
della
volontà
,
carattere
a
cui
per
uno
strano
equivoco
si
è
creduto
che
la
"
scienza
"
potesse
in
qualche
modo
attentare
,
e
che
viene
implicato
nelle
definizioni
che
i
moralisti
più
rigorosi
ed
esigenti
dànno
della
facoltà
di
volere
e
quindi
della
libertà
.
Affermare
poi
che
la
volontà
presuppone
altresì
quegli
stati
emozionali
e
affettivi
che
costituiscono
un
terzo
elemento
irreducibile
della
nostra
vita
mentale
,
equivale
a
rilevare
un
'
altra
qualità
della
volontà
che
i
deterministi
sono
troppo
spesso
portati
a
trascurare
o
a
negare
:
voglio
dire
quella
che
potrebbe
chiamarsi
la
sua
spontaneità
ed
originalità
;
qualità
che
anch
'
essa
pertanto
non
ha
nulla
di
contraddittorio
con
un
determinato
bene
inteso
.
Da
nessuna
combinazione
di
rappresentazioni
o
credenze
potrebbe
dedursi
quale
sarà
l
'
atto
seguente
ove
non
si
conosca
quale
sarà
il
sentimento
,
nel
senso
più
ampio
della
parola
,
ch
'
esse
determineranno
:
in
altre
parole
,
quale
sarà
l
'
azione
che
l
'
agente
preferirà
.
Ora
,
come
nelle
leggi
che
regolano
le
nostre
credenze
va
ricercato
il
fondamento
della
logica
,
così
in
altre
leggi
particolari
secondo
cui
si
svolgono
le
nostre
preferenze
,
le
nostre
emozioni
,
va
ricercato
il
fondamento
psicologico
sì
dell
'
estetica
come
della
morale
propriamente
detta
.
Scopo
della
morale
è
di
determinare
i
fini
che
l
'
uomo
deve
proporsi
nell
'
operare
.
Ora
tutto
ciò
che
vogliamo
,
lo
vogliamo
come
fine
o
come
mezzo
ad
un
fine
.
Il
fine
stesso
poi
può
apparirci
a
sua
volta
come
mezzo
ad
un
fine
ulteriore
,
e
così
via
;
vale
a
dire
che
possiamo
via
via
"
giustificare
"
le
nostre
azioni
o
i
nostri
proponimenti
col
riferirli
a
fini
sempre
superiori
,
creando
così
una
scala
od
una
gerarchia
di
fini
gli
uni
agli
altri
subordinati
.
Ma
-
ritornando
su
ciò
che
abbiamo
detto
a
proposito
degli
istinti
in
questo
procedimento
non
potremo
andare
all
'
infinito
:
vi
sarà
un
certo
numero
di
fini
che
ci
apparranno
degni
di
essere
desiderati
innanzi
a
tutto
e
per
sé
stessi
;
la
cui
bontà
o
preferibilità
ci
apparrà
così
evidente
da
non
aver
bisogno
di
ulteriore
"
giustificazione
"
.
Ora
,
come
nel
decidere
della
rispettiva
desiderabilità
dei
diversi
fini
,
così
nel
decidere
di
questi
fini
ultimi
il
nostro
"
senso
morale
"
è
giudice
inappellabile
.
Ogni
tentativo
di
sfuggire
in
modo
definitivo
al
suo
verdetto
è
assurdo
:
non
si
farà
che
spostare
la
questione
,
per
tornare
,
quando
si
tratti
di
deciderla
,
alla
medesima
autorità
a
cui
abbiam
voluto
sottrarci
.
Insomma
,
senza
qualchecosa
di
desiderabile
in
sé
,
senza
un
termine
finale
,
la
cui
desiderabilità
giustifichi
le
altre
ma
non
abbia
bisogno
di
essere
giustificata
;
senza
un
"
imperativo
categorico
"
di
qualche
sorta
,
non
vi
è
morale
,
né
altra
scienza
pratica
che
sia
possibile
.
L
'
"
INDIPENDENZA
"
DELLA
MORALE
.
-
Da
tutto
ciò
che
abbiamo
detto
fin
qui
vediamo
balzare
in
piena
luce
un
principio
spesso
implicitamente
od
esplicitamente
violato
da
scienziati
e
filosofi
,
che
è
merito
della
scuola
criticista
francese
,
fondata
dal
Renouvier
,
di
avere
strenuamente
rivendicato
,
e
che
forma
il
cardine
,
per
così
dire
,
di
quella
filosofia
.
Vogliam
parlare
di
quello
che
fu
detto
"
principio
della
indipendenza
della
morale
"
.
Ciò
che
fin
qui
abbiamo
detto
può
non
considerarsi
che
come
una
illustrazione
del
medesimo
principio
.
Sono
due
i
modi
con
cui
l
'
attività
scientifica
(
comprendendo
con
questa
tutti
i
tentativi
di
spiegazione
generale
o
speciale
dei
fenomeni
,
e
quindi
anche
i
sistemi
metafisici
le
religiosi
)
hanno
sembrato
minacciare
l
'
esistenza
autonoma
della
morale
:
l
'
uno
consiste
nella
negazione
della
libertà
,
"
condizione
pratica
"
della
morale
;
l
'
altro
in
una
tendenza
più
o
meno
conscia
a
non
considerare
più
come
inappellabile
il
giudizio
del
senso
morale
,
e
nella
corrispondente
opinione
che
la
scienza
possa
in
certo
qual
modo
sostituirlo
nella
determinazione
di
ciò
che
è
bene
di
fare
.
Per
ciò
che
riguarda
il
primo
punto
,
crediamo
di
aver
dimostrato
che
il
timore
,
che
la
scienza
possa
in
alcun
modo
scalzare
le
basi
della
morale
e
del
diritto
,
essere
privo
di
fondamento
.
La
negazione
del
"
libero
arbitrio
"
,
in
quanto
questo
si
confonde
colla
inapplicabilità
del
principio
di
causalità
alle
umane
azioni
,
non
implica
la
negazione
della
libertà
umana
.
Alla
credenza
dell
'
uomo
nella
propria
libertà
noi
attribuiamo
,
con
Aristotile
e
Cartesio
,
con
Cousin
e
Mill
tutta
la
forza
di
una
verità
scientifica
.
Non
sempre
ed
in
ogni
caso
-
ma
in
generale
e
nella
normalità
-
le
nostre
credenze
hanno
il
potere
di
influenzare
le
nostre
azioni
;
quel
complesso
di
giudizi
sulla
realtà
delle
cose
,
come
sono
e
come
saranno
in
seguito
al
nostro
atto
,
congiunto
all
'
apprezzamento
etico
che
ne
facciamo
,
ha
per
la
massima
parte
di
noi
e
in
gran
parte
degli
eventi
della
nostra
vita
,
la
facoltà
di
tradursi
negli
atti
nostri
.
E
in
tale
facoltà
è
ravvisata
l
'
attuazione
più
piena
e
completa
della
libertà
,
quale
è
postulata
dalla
morale
e
dal
diritto
.
Ogni
altro
senso
della
parola
libertà
è
invero
illegittimo
e
atto
a
traviare
il
pensiero
.
Andiamo
dunque
più
oltre
di
coloro
,
i
quali
ritengono
dover
noi
mantener
la
libertà
come
postulato
supremo
della
morale
e
del
diritto
sol
perché
la
credenza
nella
libertà
è
ancor
generale
fra
gli
uomini
,
e
la
morale
ed
il
diritto
,
avendo
uno
scopo
essenzialmente
sociale
,
debbono
tener
conto
della
opinione
della
maggioranza
e
non
di
quella
di
solitari
pensatori
.
Noi
al
contrario
siamo
convinti
che
la
negazione
della
libertà
quale
base
della
morale
e
del
diritto
sia
fondata
su
un
vero
e
proprio
sofisma
,
che
scientificamente
non
regge
.
Essa
ha
,
come
abbiamo
osservato
,
lo
stesso
valore
della
"
negazione
della
realtà
esteriore
"
e
simili
tesi
in
cui
pur
troppo
si
è
spesso
smarrita
l
'
alta
filosofia
.
Come
a
chi
negava
la
realtà
delle
cose
esteriori
fu
da
taluno
risposto
col
dare
un
calcio
ad
una
pietra
;
come
a
chi
negava
il
moto
fu
risposto
col
mettersi
a
camminare
,
così
è
lecito
a
chiunque
confutare
un
filosofo
negatore
della
libertà
col
compiere
la
più
insignificante
delle
azioni
volontarie
.
-
La
prova
che
egli
così
fornisce
non
è
soltanto
in
pieno
accordo
col
senso
comune
:
essa
è
del
tutto
conforme
allo
spirito
scientifico
e
consona
ai
più
rigidi
canoni
del
metodo
sperimentale
.
A
riguardo
del
secondo
punto
,
qualche
altra
osservazione
è
forse
necessaria
.
Che
la
scienza
possa
dimostrare
"
l
'
assurdità
"
di
un
ideale
etico
è
opinione
oggidì
ancora
comune
,
com
'
è
ancora
opinione
comune
che
essa
dimostri
essere
"
illusioni
"
intere
categorie
di
parvenze
sensibili
degli
oggetti
.
È
tutt
'
altro
che
raro
,
per
esempio
,
il
trovare
fra
gli
scienziati
chi
vi
affermi
che
quei
fatti
di
special
natura
sui
quali
la
scienza
moderna
ha
attratto
di
preferenza
l
'
attenzione
degli
studiosi
,
quali
le
vibrazioni
degli
atomi
materiali
,
costituiscono
la
sola
"
realtà
"
,
mentre
quelle
apparenze
,
che
assumono
i
corpi
in
quanto
cadono
sotto
questo
o
quel
senso
,
rientrano
nel
mondo
delle
"
illusioni
"
.
Così
il
fisico
vi
dirà
:
noi
crediamo
di
veder
rosso
o
turchino
,
ci
immaginiamo
di
udire
una
determinata
nota
,
di
provare
una
data
sensazione
,
poniamo
,
di
calore
;
ma
in
realtà
non
esistono
che
certe
vibrazioni
dell
'
aria
o
dell
'
etere
che
colpiscono
i
nostri
organi
del
senso
.
Tali
affermazioni
,
che
possono
anche
non
avere
un
senso
errato
,
implicano
ad
ogni
modo
un
uso
equivoco
della
parola
illusione
.
Chi
ci
dice
così
non
si
accorge
che
anche
quelle
vibrazioni
cui
egli
accenna
,
non
ci
sarebbero
note
affatto
se
non
possedessimo
in
qualche
altro
senso
il
mezzo
di
percepirle
,
direttamente
o
indirettamente
-
senza
o
con
l
'
aiuto
di
strumenti
e
del
raziocinio
.
Egli
non
ha
dunque
alcun
diritto
di
chiamare
illusione
alcuna
delle
percezioni
stesse
.
Egli
crede
di
dar
la
preferenza
,
sulla
realtà
che
appare
ai
nostri
sensi
,
ad
una
realtà
diversa
e
più
reale
.
-
Nel
fatto
invece
egli
non
fa
che
posporre
una
parte
della
realtà
che
gli
appare
ai
sensi
,
ad
un
'
altra
parte
della
medesima
realtà
.
Parimenti
lo
scienziato
,
il
quale
si
rifiuta
di
ammettere
come
giusto
un
ideale
etico
col
pretesto
che
la
scienza
ne
ha
dimostrata
la
assurdità
,
è
sovente
vittima
di
un
'
illusione
sulla
natura
delle
proprie
ricerche
.
Egli
crede
in
certo
qual
modo
di
potersi
emancipare
dai
pregiudizi
del
bene
e
del
male
,
uscir
dalla
sfera
della
morale
,
ma
invece
vi
si
trova
sempre
e
necessariamente
di
nuovo
rinchiuso
.
Egli
potrà
bensì
eseguire
tutte
le
operazioni
che
vuole
sostituendo
un
fine
etico
ad
un
altro
,
ma
nel
far
questo
egli
compie
pur
sempre
opera
di
moralista
e
non
di
scienziato
,
e
la
sua
posizione
sarà
altrettanto
"
poco
scientifica
"
quanto
prima
.
In
altri
termini
,
la
scienza
non
può
creare
"
valori
etici
"
,
come
non
può
neppure
creare
valori
estetici
.
"
L
'
osservazione
ed
il
ragionamento
scientifico
,
scrive
il
Vailati
,
non
possono
condurci
che
a
prevedere
le
conseguenze
delle
nostre
azioni
o
a
determinare
i
mezzi
per
arrivare
a
questo
o
quello
scopo
.
Le
conclusioni
alle
quali
si
giunge
possono
essere
poste
sotto
questa
forma
:
se
si
vuole
,
o
non
si
vuole
,
la
tal
cosa
,
si
deve
volere
la
tale
o
tal
altra
cosa
.
Ma
con
nessuno
sforzo
di
alchimia
dialettica
potrebbesi
giungere
a
conclusioni
della
forma
seguente
:
si
deve
volere
,
o
non
si
deve
volere
,
la
tale
o
tal
altra
cosa
"
.
-
È
notevole
l
'
analogia
fra
quella
che
chiamasi
"
giustificazione
"
nel
mondo
morale
,
e
la
"
spiegazione
"
o
"
dimostrazione
"
nel
mondo
scientifico
.
Allo
stesso
modo
come
si
"
spiega
"
un
fatto
ed
una
legge
mostrando
che
si
può
dedurre
da
un
altro
fatto
o
da
un
'
altra
legge
,
così
non
si
può
"
giustificare
"
un
atto
od
una
norma
(
un
modo
generale
di
agire
che
ci
par
desiderabile
)
se
non
deducendola
(
mostrando
ch
'
essa
ne
è
un
presupposto
necessario
)
da
un
altro
atto
o
da
un
altra
legge
.
-
Ma
ciò
con
cui
si
"
spiega
"
,
si
dimostra
,
si
prova
un
fatto
(
una
credenza
)
non
può
essere
che
un
altro
fatto
(
un
'
altra
credenza
)
;
così
ciò
con
cui
si
"
giustifica
"
una
norma
d
'
agire
,
e
qualunque
nostra
aspirazione
in
genere
,
non
può
essere
che
un
'
altra
norma
d
'
agire
,
un
'
altra
nostra
aspirazione
.
Non
si
potrà
mai
"
giustificare
"
un
ideale
etico
per
mezzo
di
una
semplice
credenza
,
come
non
si
può
spiegare
nessun
fatto
per
mezzo
di
semplici
rappresentazioni
.
Ora
,
il
numero
delle
cose
verso
le
quali
proviamo
una
specie
di
tendenza
impulsiva
che
ci
appar
così
naturale
da
non
aver
bisogno
di
giustificarsi
,
è
notevole
.
-
Ci
riferiamo
a
quello
che
abbiamo
detto
degli
istinti
.
-
Ogni
istinto
,
con
tutte
le
emozioni
e
gli
affetti
corrispondenti
,
è
atto
a
costituire
un
fine
in
sé
.
E
nell
'
uomo
gli
istinti
,
ben
lungi
dall
'
essere
più
scarsi
che
negli
altri
animali
,
sono
assai
più
numerosi
o
svariati
,
ed
è
questa
una
delle
ragioni
della
sua
superiorità
.
Il
bisogno
di
una
"
giustificazione
"
nasce
solo
allorquando
fra
i
diversi
impulsi
,
fra
le
diverse
tendenze
si
produce
un
conflitto
:
quando
cose
di
per
sé
indifferenti
o
ripulsive
acquistano
la
capacità
di
muoverci
verso
di
loro
per
i
rapporti
di
dipendenza
che
giungiamo
a
stabilire
fra
esse
e
le
cose
che
sono
oggetto
diretto
delle
nostre
aspirazioni
e
desideri
.
Se
la
cosa
è
indifferente
,
allora
ad
essa
si
trasmette
,
intatto
,
il
suo
valore
emozionale
;
ma
se
la
cosa
invece
ha
un
contenuto
emozionale
già
di
per
sé
,
allora
questo
concorre
ad
accrescere
o
a
diminuire
lo
stimolo
che
ci
porta
all
'
azione
.
Per
raggiungere
un
fine
,
occorre
passare
sopra
ad
una
quantità
di
mezzi
sgradevoli
o
ripugnanti
:
vi
è
un
punto
però
,
nel
quale
la
sgradevolezza
dei
mezzi
supera
il
limite
,
e
la
loro
adozione
non
è
più
"
giustificata
"
dal
fine
.
È
così
che
si
"
costituisce
il
bilancio
"
,
per
così
dire
,
dei
pro
e
dei
contro
di
un
determinato
genere
di
condotta
:
se
l
'
attivo
supera
il
passivo
,
le
azioni
si
compiono
;
altrimenti
l
'
uomo
si
astiene
dall
'
agire
.
Alla
"
costituzione
del
bilancio
"
la
scienza
concorre
,
ed
abbiamo
visto
come
:
per
opera
sua
la
catena
delle
conseguenze
prevedibili
si
accresce
ogni
giorno
di
preziosi
anelli
;
ma
ciascuno
di
questi
anelli
è
,
sin
dalla
sua
comparsa
,
subito
valutato
dal
sentimento
,
ed
in
questa
valutazione
la
"
scienza
"
non
ha
nulla
che
vedere
e
deve
dichiararsi
incompetente
.
Osserviamo
ancora
che
la
principale
funzione
del
processo
di
giustificazione
si
ha
nei
rapporti
degli
uomini
fra
loro
.
Nonostante
che
ciascuno
di
noi
abbia
una
quantità
di
fini
separati
che
gli
appaiono
di
per
sé
desiderabili
;
nonostante
che
vi
sono
per
me
e
gli
altri
innumerevoli
cose
il
cui
perseguimento
è
assolutamente
disinteressato
e
che
si
ricercherebbero
egualmente
anche
se
fosse
assolutamente
impossibile
trovar
per
loro
la
più
piccola
"
giustificazione
"
;
nondimeno
gli
uomini
sono
continuamente
in
cerca
di
fini
,
che
essendo
universalmente
riconosciuti
come
degni
di
essere
appetiti
,
possano
servire
di
giustificazione
degli
atti
dei
singoli
di
fronte
ai
consociati
.
La
tendenza
all
'
unificazione
esiste
tanto
nella
morale
quanto
nella
scienza
.
Anche
fra
le
credenze
ve
ne
è
un
certo
numero
che
per
ciascuno
di
noi
non
ha
bisogno
di
essere
né
spiegata
,
né
dimostrata
vera
:
ma
ciò
non
toglie
che
il
conoscerne
la
spiegazione
,
la
dimostrazione
mi
mette
in
grado
di
convincere
chi
era
restio
ad
ammetterla
,
col
mostrargli
ch
'
essa
è
una
conseguenza
de
'
principii
che
a
lui
e
a
me
sono
comuni
o
di
fatti
ch
'
egli
stesso
non
può
rifiutarsi
di
riconoscere
come
veri
.
-
Così
in
morale
sarebbe
certamente
desiderabile
il
trovare
un
principio
etico
,
riconosciuto
universalmente
come
giusto
,
un
fine
supremo
a
cui
si
potesse
dimostrare
che
tutti
gli
altri
corrispondono
.
Ciò
è
forse
un
'
utopia
:
ma
ad
ogni
modo
,
ogni
qualvolta
si
riesce
a
dimostrare
che
un
dato
fatto
,
oltre
a
soddisfare
ad
un
dato
fine
,
soddisfa
anche
ad
un
fine
ulteriore
,
che
oltre
ad
essere
desiderato
per
sé
può
anche
essere
desiderato
in
vista
di
un
altro
bene
,
io
faccio
un
effettivo
passo
innanzi
verso
quella
possibilità
di
convincere
tutti
della
opportunità
di
un
dato
corso
d
'
azione
,
verso
quella
concordia
su
ciò
che
è
bene
(
in
concreto
)
,
che
è
stata
,
in
ogni
tempo
l
'
aspirazione
suprema
della
morale
.
I
tentativi
ordinari
di
unificazione
degli
scopi
morali
non
corrispondono
peraltro
,
troppo
spesso
,
che
apparentemente
a
tale
aspirazione
.
Essi
(
come
,
p
.
es
.
per
citare
quello
che
appare
il
più
plausibile
,
l
'
utilitarismo
)
o
non
sono
che
delle
unificazioni
puramente
verbali
(
in
quanto
che
quando
si
tratti
di
definire
,
poniamo
,
il
preteso
scopo
unico
,
il
bene
della
società
,
questo
finisce
collo
scindersi
in
una
quantità
di
beni
desiderabili
ciascuno
per
proprio
conto
)
,
oppure
equivalgono
ad
un
'
arbitraria
mutilazione
delle
aspirazioni
morali
dell
'
uomo
,
e
ad
una
"
ingiustificabile
"
soppressione
o
dedignificazione
dei
suoi
più
nobili
impulsi
eccettuato
uno
solo
,
-
come
se
non
fosse
meglio
,
di
questi
,
averne
a
disposizione
uno
di
più
piuttosto
che
uno
di
meno
.
Il
torto
loro
è
di
tendere
,
non
a
mostrare
,
che
la
bontà
,
per
esempio
,
di
certe
cose
o
di
tutte
le
cose
buone
,
è
accompagnata
dalla
loro
utilità
;
e
che
quindi
convenga
compierle
anche
a
chi
la
loro
bontà
direttamente
non
sente
;
ma
a
mostrare
che
la
sola
giustificazione
legittima
delle
cose
è
la
loro
utilità
;
nel
che
dicono
,
o
una
cosa
ovvia
di
per
sé
,
e
quindi
irrilevante
,
o
addirittura
basata
sul
falso
.
LA
"
GIUSTIFICAZIONE
"
DEL
DIRITTO
DI
PUNIRE
-
La
controversia
fra
i
positivisti
e
i
classici
nel
diritto
penale
verte
,
come
abbiamo
accennato
,
oltreché
sul
libero
arbitrio
,
anche
sulla
giustificazione
della
pena
.
Dopo
ciò
che
è
stato
detto
sul
processo
di
giustificazione
non
sarà
troppo
difficile
il
chiarire
questo
secondo
punto
.
La
posizione
assunta
dalla
scuola
positivistica
di
fronte
a
quella
classica
,
per
ciò
che
riguarda
il
diritto
di
punire
,
è
nettamente
utilitaria
.
Essa
pretende
bandire
dalle
proprie
considerazioni
ogni
idea
di
merito
o
di
demerito
,
si
propone
di
fare
astrazione
da
ogni
fine
etico
,
e
pretende
di
fondare
la
necessità
della
pena
nel
solo
criterio
della
pericolosità
del
delinquente
,
convertendo
quindi
il
diritto
di
punire
nella
semplice
necessità
o
utilità
per
la
società
,
simile
in
questo
a
qualsiasi
organismo
vivente
nella
natura
,
di
difendersi
da
chi
ne
minaccia
l
'
esistenza
od
il
benessere
.
Se
ben
si
guardi
in
fondo
a
questo
proponimento
di
"
evitar
la
morale
"
si
vedrà
la
principale
,
se
non
la
sola
ragione
sua
sta
nella
premessa
negazione
del
libero
arbitrio
.
Ogni
giudizio
di
merito
presuppone
l
'
imputabilità
morale
.
Questa
essendo
,
secondo
i
positivisti
,
dimostrata
insostenibile
per
la
negazione
del
libero
arbitrio
,
ne
deriva
che
il
principale
argomento
in
favore
della
loro
tesi
utilitaria
è
dato
dall
'
impossibilità
di
dare
altra
base
al
diritto
di
punire
.
Un
tale
argomento
però
,
crediamo
di
averlo
dimostrato
,
non
regge
alla
critica
.
La
negazione
del
"
libero
arbitrio
"
lascia
impregiudicata
ogni
questione
di
morale
umana
e
sociale
.
Ma
anche
se
ciò
non
fosse
-
ed
è
strano
che
i
positivisti
e
gli
altri
sostenitori
della
loro
tesi
non
l
'
avvertano
-
;
anche
se
la
negazione
del
libero
arbitrio
portasse
seco
di
necessità
"
l
'
impossibilità
della
morale
"
,
e
bene
e
male
,
virtù
e
vizio
,
merito
e
demerito
,
ricompensa
e
castigo
dovessero
essere
d
'
ora
innanzi
nomi
vani
e
senza
subbietto
;
ciò
avverrebbe
ad
ogni
modo
per
essere
stato
dimostrato
che
sia
per
l
'
uomo
impossibile
proporsi
qualunque
fine
ed
attuarlo
;
non
soltanto
i
fini
morali
in
particolare
.
Non
solo
il
bene
morale
,
ma
anche
l
'
utile
dovrebbe
essere
bandito
dal
campo
delle
giustificazioni
;
la
parola
stessa
"
giustificazione
"
cesserebbe
anzi
di
aver
qualsiasi
significato
.
Niente
può
servire
meglio
di
queste
conseguenze
enormi
come
riduzione
all
'
assurdo
delle
tesi
fatalistiche
che
si
annidano
spesso
più
o
meno
inconsciamente
nelle
dottrine
che
assumono
la
negazione
del
libero
arbitrio
come
loro
punto
di
partenza
.
Ai
soli
argomenti
che
soglionsi
in
generale
addurre
a
favore
dell
'
utilitarismo
sono
dunque
ridotti
coloro
che
vogliono
sostituire
la
"
difesa
della
società
"
senz
'
altro
ad
ogni
altra
base
del
diritto
penale
.
La
verbalità
di
questa
sostituzione
colpisce
subito
lo
sguardo
.
Sarebbe
difficile
invero
trovare
una
espressione
più
vaga
ed
indeterminata
,
che
meglio
si
adatti
a
tutti
i
gusti
e
meglio
si
presti
a
tutte
le
interpretazioni
ed
illazioni
più
svariate
.
Anzitutto
,
osserviamo
che
si
tratta
di
un
fine
etico
,
non
meno
"
trascendentale
"
di
qualunque
altro
fine
.
Si
presuppone
come
dimostrato
che
la
"
Società
"
sia
desiderabile
in
sé
,
e
debba
avere
la
prevalenza
indiscussa
su
tutti
gli
altri
fini
possibili
.
Oppure
si
suppone
che
scopo
e
giustificazione
della
società
sia
di
essere
la
miglior
condizione
per
l
'
attuazione
di
questi
ultimi
;
-
ed
in
questo
secondo
caso
torna
ad
affacciarsi
il
problema
:
quali
sono
essi
?
E
fino
a
che
punto
,
credendo
di
fare
il
"
bene
della
società
"
si
corre
il
rischio
di
offendere
questi
fini
?
-
E
ci
troviamo
altrettanto
lontani
da
una
soluzione
soddisfacente
del
problema
quanto
lo
eravamo
prima
di
introdurre
il
concetto
della
difesa
della
società
.
Che
rimane
dunque
di
tal
concetto
?
Una
frase
equivoca
,
che
dà
addito
al
pericolo
continuo
di
violazioni
e
soprusi
nell
'
esercizio
del
magistero
penale
,
per
l
'
impossibilità
di
determinare
che
cosa
si
debba
intendere
per
bene
della
società
e
la
conseguente
probabilità
che
qualche
furbo
l
'
identifichi
con
questo
o
quell
'
interesse
transitorio
e
particolare
.
Nel
fatto
,
se
la
"
difesa
della
società
"
come
giustificazione
del
diritto
di
punire
si
presenta
con
un
aspetto
così
plausibile
,
è
appunto
in
grazia
della
sua
grande
elasticità
.
Se
interpretata
con
sufficiente
larghezza
,
tutti
,
compresi
i
classici
,
si
possono
trovare
daccordo
nell
'
accettarla
.
Ma
la
dottrina
"
classica
"
ci
offre
,
a
mio
avviso
,
una
concezione
assai
più
maturata
,
una
definizione
assai
più
rigorosa
e
scientifica
di
qual
genere
di
difesa
sociale
sia
quella
a
cui
serve
il
diritto
penale
;
e
tale
da
non
essere
affatto
in
contraddizione
inconciliabile
con
ciò
che
forma
la
parte
sostanziale
del
positivismo
moderno
.
Nel
mentre
ch
'
essa
ci
dà
un
'
approssimazione
assai
maggiore
alla
vera
natura
e
funzione
del
magistero
punitivo
,
non
pregiudica
d
'
altra
parte
,
col
suo
principio
della
tutela
giuridica
,
alla
questione
dei
fini
a
cui
più
specialmente
questo
deve
servire
,
lasciando
la
determinazione
loro
a
chi
ne
ha
veramente
la
competenza
,
al
moralista
cioè
e
alla
coscienza
pubblica
,
manifestatasi
per
mezzo
degli
organi
a
ciò
designati
.
"
Il
delitto
come
fatto
,
scrive
il
Carrara
,
ha
origine
dalle
umane
passioni
,
le
quali
spingono
l
'
uomo
a
ledere
il
diritto
del
proprio
simile
malgrado
la
legge
che
proibiva
di
farlo
.
Il
delitto
come
ente
giuridico
ha
origine
dalla
natura
della
società
civile
.
L
'
associazione
(
che
all
'
uomo
è
imposta
dalla
legge
eterna
come
mezzo
di
conservazione
e
di
progresso
intellettuale
)
,
non
sussisterebbe
né
risponderebbe
ai
suoi
fini
,
se
ciascuno
dei
consociati
avesse
libera
ogni
sua
volontà
,
anche
ingiusta
e
dannosa
ad
altrui
.
Di
qui
la
necessità
,
di
proibire
certi
atti
che
turberebbero
l
'
ordine
esterno
,
e
decretare
che
qualora
si
commettano
saranno
considerati
come
delitti
"
.
Il
bisogno
della
difesa
del
diritto
rende
necessaria
l
'
autorità
dello
Stato
.
"
La
tutela
giuridica
,
scrive
egli
nella
mirabile
introduzione
alla
parte
speciale
del
suo
Programma
,
non
potrebbe
convenientemente
esercitarsi
mercè
la
sola
azione
disgregata
degli
individui
,
nella
quale
non
sempre
sarebbesi
trovata
,
razionalità
,
uniformità
e
potenza
;
per
lo
che
avrebbe
mancato
del
più
necessario
dei
suoi
elementi
:
la
certezza
di
sé
.
Così
la
costituzione
della
autorità
sociale
e
il
rispetto
alla
medesima
è
un
precetto
imposto
all
'
uomo
dalla
stessa
legge
di
natura
,
perché
la
forza
umana
alla
quale
è
consegnato
il
mantenimento
della
sovranità
del
diritto
si
eserciti
in
modo
razionale
,
uniforme
e
potente
.
Tranne
per
questo
fine
la
costituzione
dell
'
impero
sui
consociati
non
sarebbe
che
un
abuso
di
forza
"
.
"
Riconosciuta
così
nell
'
autorità
sociale
la
potestà
legittima
di
esercitare
una
coazione
efficace
sugli
individui
per
la
conservazione
della
legge
giuridica
,
lo
esercizio
di
tale
coazione
piuttosto
col
mezzo
del
castigo
che
col
mezzo
della
prevenzione
diretta
altro
non
è
che
la
consguenza
di
uno
stato
di
fatto
che
rende
necessaria
quella
forma
piuttosto
che
questa
.
Essendo
umanamente
impossibile
anche
ad
una
autorità
sociale
,
per
quanto
potentemente
armata
,
fermare
in
precedenza
il
braccio
del
micidiale
e
dell
'
avido
che
muove
alla
violazione
del
diritto
,
la
forza
tutelatrice
bisogna
che
si
eserciti
mediante
la
coazione
morale
.
La
necessità
della
coazione
morale
legittima
la
minaccia
della
pena
.
E
poiché
la
minaccia
della
pena
non
sarebbe
minaccia
efficace
ma
vana
parola
,
se
allo
avvenimento
di
una
violazione
la
pena
non
cogliesse
realmente
il
violatore
;
la
necessità
e
legittimità
della
minaccia
porta
seco
la
necessità
e
la
legittimità
della
irrogazione
effettiva
del
castigo
"
.
Difficile
è
davvero
comprendere
in
che
cosa
una
concezione
siffatta
possa
essere
stata
reputata
in
contraddizione
formale
coi
portati
della
scienza
moderna
.
In
ogni
stadio
di
civiltà
vi
è
stato
un
certo
numero
di
azioni
che
gli
uomini
stimarono
non
doversi
permettere
,
un
certo
numero
di
fini
,
individuali
e
sociali
,
il
cui
raggiungimento
dovesse
essere
garantito
.
Di
questi
,
che
non
hanno
mai
rappresentato
tutti
quanti
i
fini
a
cui
gli
uomini
aspirano
,
ma
solo
la
parte
più
essenziale
,
una
specie
di
minimum
di
moralità
sociale
reputato
indispensabile
alla
vita
in
comune
,
fu
stimato
necessario
rilasciare
la
protezione
all
'
autorità
sociale
,
qualunque
essa
fosse
;
e
sono
quelli
precisamente
che
quando
sono
raccolti
a
sistema
costituiscono
ciò
che
viene
chiamato
il
diritto
di
un
popolo
.
La
determinazione
di
questi
fini
,
come
già
più
volte
affermammo
,
non
spetta
allo
scienziato
,
e
neppure
al
giurista
in
quanto
egli
li
trova
già
elaborati
dalla
coscienza
popolare
,
dal
"
senso
morale
"
generale
.
Questi
può
talora
,
come
legislatore
,
come
interprete
ed
ispiratore
della
coscienza
popolare
,
assumere
anche
in
parte
questa
funzione
-
è
nota
la
funzione
che
ebbero
i
giureconsulti
e
i
magistrati
nello
svolgimento
storico
del
giure
romano
;
ma
,
in
quanto
egli
determina
non
che
cosa
è
ma
che
cosa
deve
essere
,
non
è
la
semplice
scienza
che
parla
in
lui
,
ma
la
voce
della
coscienza
morale
sua
o
per
mezzo
suo
quella
generale
del
popolo
.
Tali
fini
,
sebbene
dal
vivere
sociale
elaborati
e
resi
sempre
più
chiari
collo
svilupparsi
del
senso
morale
e
giuridico
,
pure
rappresentano
alla
loro
volta
in
molta
parte
la
ragione
stessa
per
cui
il
vivere
sociale
si
è
costituito
;
sono
quindi
sotto
molti
rispetti
la
giustificazione
della
società
,
qualchecosa
di
più
"
fondamentale
"
ancora
di
essa
,
e
che
può
essere
considerata
come
ad
essa
anteriore
.
La
"
società
"
adunque
,
negli
organi
che
la
rappresentano
o
sono
creduti
rappresentarla
,
si
"
difende
"
contro
l
'
azione
che
viola
quei
principî
ch
'
essa
ritiene
indispensabile
siano
rispettati
.
Ma
la
difesa
della
società
,
se
così
chiamar
si
vuole
,
non
si
esercita
contro
un
uomo
libero
(
dotato
di
volontà
)
allo
stesso
modo
con
cui
si
eserciterebbe
contro
un
pericolo
naturale
,
un
animale
furioso
,
un
pazzo
infrenabile
.
Contro
questi
agenti
la
sola
maniera
di
provvedere
è
di
porre
impedimenti
fisici
all
'
effettuazione
del
danno
.
Ma
sull
'
uomo
libero
,
suscettibile
di
essere
influenzato
da
motivi
,
capace
pertanto
di
astenersi
da
una
azione
in
vista
delle
conseguenze
che
questa
porterà
su
lui
o
su
altri
,
è
possibile
agire
per
via
morale
.
Nuovi
motivi
possono
essere
presentati
od
imposti
alla
sua
considerazione
per
astenersi
da
atti
che
egli
altrimenti
avrebbe
compiuti
.
Questi
motivi
possono
essere
considerazioni
intorno
all
'
immoralità
o
inciviltà
dell
'
azione
stessa
,
fornitigli
per
mezzo
della
persuasione
e
alimentati
in
lui
dal
fatto
stesso
che
la
coscienza
sociale
colpisce
l
'
azione
con
una
pena
(
vedi
Brusa
,
Proleg
.
,
p
.
135
)
e
simili
;
ma
possono
anche
consistere
nella
minaccia
di
un
male
effettivo
per
l
'
agente
,
la
quale
chiami
a
raccolta
,
ove
i
sentimenti
socievoli
ed
altruistici
non
bastino
,
anche
i
sentimenti
egoistici
a
distogliere
l
'
individuo
dalla
violazione
del
diritto
.
Così
nasce
la
necessità
della
pena
,
la
quale
può
essere
definita
in
genere
come
quel
complesso
di
conseguenze
dolorose
artificialmente
annesse
a
date
azioni
volontarie
dalla
legge
o
dalla
pubblica
opinione
allo
scopo
di
diminuirne
il
numero
e
di
tranquillare
la
coscienza
sociale
.
La
pena
dunque
,
ripetiamo
,
può
essere
considerata
come
un
modo
di
"
difesa
"
;
ma
essa
è
un
modo
di
difesa
speciale
,
diretto
contro
speciali
pericoli
e
speciali
nemici
.
Il
giustificare
quindi
la
pena
colla
difesa
della
società
può
anche
non
implicare
un
errore
;
ma
a
condizione
di
non
significare
se
non
ciò
che
altri
,
con
locuzione
più
precisa
,
chiamano
"
tutela
giuridica
"
.
-
Ove
ben
si
consideri
,
tutte
le
altre
dottrine
che
sono
state
escogitate
per
render
ragione
del
diritto
di
punire
sono
deficienti
per
non
aver
tenuto
conto
di
tutti
i
dati
del
problema
,
per
aver
contemplato
un
solo
lato
,
se
anche
vero
,
della
questione
,
facendo
più
o
meno
astrazione
dalle
esigenze
pratiche
alle
quali
soggiace
in
ogni
suo
stadio
il
diritto
,
ed
in
qualche
modo
dimenticando
che
il
diritto
è
un
organismo
concreto
,
la
cui
vitalità
ed
il
cui
retto
funzionamento
dipendono
dal
soddisfacimento
di
condizioni
molteplici
,
fuor
dalle
quali
esso
corre
il
rischio
di
venir
meno
al
suo
fine
;
-
per
aver
mancato
,
pertanto
,
di
senso
"
positivo
"
,
nel
significato
più
proprio
di
questa
parola
.
La
teoria
della
giustizia
assoluta
-
della
espiazione
-
della
pena
fondata
puramente
ed
assolutamente
sulla
proporzione
fra
il
male
e
la
colpa
da
compensarsi
e
retribuirsi
col
male
del
castigo
,
se
si
basa
puramente
sul
giudizio
del
merito
e
demerito
del
colpevole
e
non
viene
in
pratica
limitata
da
altre
considerazioni
,
mette
capo
,
nonché
ad
una
indebita
confusione
del
diritto
colla
morale
,
ad
un
esagerato
subiettivismo
.
Allo
speculatore
astratto
essa
si
presenta
come
idealmente
giusta
,
ed
anche
come
idealmente
efficace
.
Che
cosa
può
meglio
contribuire
a
far
sì
che
gli
uomini
perseverino
nella
retta
via
,
dell
'
idea
che
saranno
puniti
esattamente
in
proporzione
del
loro
merito
,
tenuto
conto
di
tutto
ciò
che
può
alleviare
,
di
tutto
ciò
che
può
aggravare
la
loro
responsabilità
?
Ma
un
tal
giudizio
richiede
un
giudice
onniveggente
ed
infallibile
,
quale
solo
può
ritrovarsi
in
una
divinità
.
Non
per
nulla
i
sistemi
religiosi
hanno
sempre
avuta
la
tendenza
ad
accettare
senza
restrizioni
la
dottrina
dell
'
espiazione
.
Nel
fatto
,
siccome
la
giustizia
terrena
è
amministrata
da
uomini
atti
ad
ingannarsi
ed
a
peccare
,
la
teoria
del
perfetto
adattamento
del
castigo
al
demerito
è
stata
la
fonte
dei
peggiori
abusi
.
Essa
è
quella
,
che
,
abbandonando
al
giudice
una
discrezione
illimitata
,
è
stata
uno
dei
più
validi
sostegni
del
sistema
inquisitorio
di
procedura
.
La
teoria
della
esemplarità
della
pena
,
d
'
altra
parte
,
è
esposta
ad
obbiezioni
analoghe
.
Essa
urta
anzitutto
contro
il
nostro
sentimento
di
giustizia
,
poiché
non
sarebbe
ammissibile
che
,
solo
per
dare
un
esempio
agli
altri
fosse
punito
gravemente
chi
ha
commesso
un
fatto
,
la
responsabilità
per
il
quale
sia
per
molti
riguardi
mitigata
.
Intesa
in
questo
senso
,
la
teoria
della
esemplarità
potrebbe
legittimare
anche
la
condanna
del
pazzo
e
di
chi
ha
agito
per
forza
maggiore
,
e
perfino
quei
giudizi
contro
gli
animali
e
le
cose
che
furono
comuni
nel
Medio
Evo
.
Vero
è
che
la
maggior
parte
dei
seguaci
di
tale
dottrina
la
intendono
in
un
modo
assai
più
razionale
:
poiché
,
si
può
obbiettare
,
l
'
esempio
non
è
efficace
se
non
quando
la
punizione
si
applica
a
chi
agisce
in
condizioni
simili
alle
nostre
,
onde
chi
è
,
normalmente
o
per
accidente
,
privo
della
facoltà
di
astenersi
volontariamente
da
una
azione
,
non
deve
esserne
colpito
.
Ma
allora
si
può
rispondere
che
,
con
tali
ed
altre
specificazioni
,
l
'
elemento
della
esemplarità
trova
il
suo
posto
anche
nella
teoria
"
classica
"
della
tutela
giuridica
.
È
ovvio
che
la
ragione
per
cui
alla
minaccia
della
pena
è
indispensabile
far
seguire
effettivamente
la
pena
che
altrimenti
mancherebbe
l
'
esempio
.
Lo
stesso
Carrara
novera
l
'
esemplarità
fra
i
requisiti
della
pena
;
ma
nello
stesso
tempo
pone
in
guardia
contro
la
cattiva
interpretazione
e
la
indebita
estensione
del
criterio
della
esemplarità
.
"
La
pena
,
egli
scrive
,
deve
essere
esemplare
:
tale
cioè
che
ingeneri
nei
cittadini
la
persuasione
che
il
reo
ha
patito
un
male
.
La
mancanza
del
primo
requisito
(
l
'
afflittività
)
fa
cessare
l
'
efficacia
della
pena
rispetto
al
reo
;
la
mancanza
di
questo
secondo
la
fa
cessare
rispetto
a
tutti
gli
altri
;
e
così
nei
buoni
come
nei
malvagi
per
diversa
ragione
.
Ma
la
esemplarità
che
richiedesi
nelle
pene
non
devesi
riguardare
come
il
fine
precipuo
a
cui
essa
deve
servire
:
ciò
condurrebbe
alla
falsa
dottrina
della
intimidazione
.
Deve
piuttosto
intendersi
come
una
condizione
esteriore
della
pena
nella
sua
irrogazione
.
Ma
non
deve
spingersi
all
'
effetto
di
aggiungere
alla
pena
tormenti
oltre
alla
giusta
misura
sotto
il
pretesto
di
renderla
più
esemplare
.
La
esemplarità
,
in
una
parola
,
deve
essere
un
risultato
che
si
deve
ottenere
dalla
punizione
,
senza
che
,
per
ottenerla
,
se
ne
alteri
la
misura
oltre
il
rapporto
della
giustizia
"
.
L
'
emenda
del
reo
è
pure
incontestabilmente
uno
degli
scopi
a
cui
sarebbe
desiderabile
che
corrispondesse
la
pena
.
Ma
si
può
essa
stabilire
come
criterio
supremo
,
a
cui
tutti
gli
altri
debbano
cedere
?
Essa
viola
l
'
esigenza
che
la
pena
sia
certa
,
nonché
l
'
altra
ch
'
essa
sia
spiacevole
e
dolorosa
.
L
'
emenda
non
potrebbe
ottenersi
se
non
coi
buoni
trattamenti
:
il
risultato
d
'
altra
parte
sarebbe
nella
maggior
parte
dei
casi
problematico
.
Il
fine
dell
'
emenda
dovrà
dunque
,
fino
a
che
la
pena
sarà
destinata
sopra
ed
anzitutto
a
guarentire
la
tranquillità
dei
consociati
,
sempre
considerarsi
come
un
fine
subordinato
.
Finalmente
,
la
teoria
dei
"
positivisti
"
.
È
curioso
notare
come
questa
,
per
quanto
si
attenga
sempre
al
semplice
diritto
di
difesa
sociale
,
pure
quando
si
tratta
di
interpretarlo
si
presenti
piuttosto
come
una
dottrina
eclettica
,
che
fa
larga
parte
alle
diverse
esigenze
delle
altre
scuole
,
e
mentre
ora
sembra
accostarsi
alle
forme
più
utilitarie
di
difesa
(
colla
giustificazione
perfino
della
pena
di
morte
)
,
ora
si
accosta
piuttosto
alla
dottrina
dell
'
emenda
,
ed
ora
invece
,
col
dar
maggior
rilievo
all
'
elemento
subiettivo
nell
'
esame
del
delinquente
,
ai
medesimi
risultati
cui
mette
capo
la
teoria
dell
'
espiazione
.
Secondo
il
Florian
,
gli
scopi
della
pena
sono
tre
:
a
)
porre
il
delinquente
nella
impossibilità
materiale
di
nuocere
(
pura
difesa
)
;
b
)
cercare
che
il
delinquente
non
ricada
nel
delitto
e
che
in
lui
si
destino
sentimenti
ed
attitudini
sociali
(
emenda
)
;
c
)
trattenere
gli
altri
dal
delitto
mediante
la
minaccia
e
l
'
intimidazione
.
Nella
dottrina
però
dei
positivisti
è
notevole
la
sfiducia
rispetto
a
quest
'
ultimo
fine
,
cioè
all
'
efficacia
della
minaccia
della
pena
a
distogliere
i
male
intenzionati
dal
delinquere
.
Se
basata
sulla
negazione
assoluta
del
"
libero
arbitrio
"
,
tale
sfiducia
è
,
come
abbiamo
visto
,
del
tutto
infondata
;
se
invece
derivata
dal
concetto
della
irresistibilità
di
certi
impulsi
per
certe
categorie
d
'
individui
,
sordi
perciò
alla
coazione
morale
,
la
questione
è
ben
lungi
dall
'
essere
definitivamente
risolta
,
ma
si
presenta
come
plausibile
e
di
immenso
interesse
.
Le
ricerche
e
le
intuizioni
geniali
del
Lombroso
non
hanno
,
e
non
dovrebbero
avere
,
altro
scopo
che
di
stabilire
se
esistano
tali
categorie
d
'
individui
,
quali
siano
e
come
riconoscerle
.
Tali
ricerche
possono
portare
a
risultati
preziosi
,
di
grandissima
importanza
anche
per
il
diritto
penale
,
ma
certamente
non
pare
che
il
materiale
di
fatti
sin
qui
accumulato
sia
sufficiente
per
poter
ancora
considerar
la
teoria
come
scientificamente
provata
.
Troppo
è
ardua
tale
questione
per
poterla
qui
discutere
:
essa
è
di
competenza
dello
psichiatra
,
del
fisiologo
e
dell
'
antropologo
più
che
del
giurista
,
il
quale
si
deve
limitare
ad
accettare
i
portati
dei
loro
studi
ove
abbia
sufficienti
garanzie
ch
'
essi
sono
solidamente
fondati
.
Non
si
tratta
ad
ogni
modo
-
ed
è
questo
il
punto
di
massima
importanza
per
la
presente
dissertazione
-
di
una
questione
di
assoluta
affermazione
o
negazione
,
ma
di
una
questione
di
misura
.
La
teoria
del
delinquente
nato
non
può
pretender
di
essere
estesa
a
tutti
quanti
gli
umani
delinquenti
.
La
tesi
dell
'
inefficacia
assoluta
della
pena
a
prevenire
il
delitto
mi
par
troppo
contraria
alla
coscienza
generale
e
alla
esperienza
particolare
che
ciascuno
di
noi
sì
è
fatta
della
natura
umana
,
per
poter
esser
vera
.
-
Le
manca
inoltre
una
base
di
fatto
,
poiché
nessuno
ha
osato
sperimentare
che
cosa
diverrebbe
la
società
ove
per
quindici
giorni
si
decretasse
l
'
impunità
assoluta
per
ogni
sorta
di
delitti
.
-
Ma
l
'
efficacia
della
pena
ha
certamente
dei
limiti
-
lo
prova
il
fatto
stesso
che
,
a
malgrado
delle
pene
anche
severissime
,
il
delitto
non
ha
mai
cessato
completamente
d
'
esistere
-
;
ed
è
di
sommo
interesse
il
conoscere
quali
sono
questi
limiti
.
Non
è
quindi
l
'
irresponsabilità
in
generale
,
ma
sono
alcuni
casi
di
irresponsabilità
che
la
nuova
scuola
farebbe
risaltare
;
ed
in
questo
la
sua
posizione
è
,
a
priori
,
inoppugnabile
.
Rimane
l
'
affermazione
della
scuola
positiva
di
voler
fare
astrazione
da
ogni
concetto
di
merito
o
demerito
,
di
retribuzione
.
Qui
ancora
,
tale
affermazione
,
se
fondata
nella
negazione
del
libero
arbitrio
,
è
insostenibile
.
Il
principio
della
difesa
sociale
non
può
d
'
altra
parte
fornirle
appoggio
di
sorta
.
La
nostra
coscienza
morale
,
come
ci
addita
quali
sono
i
fini
che
debbono
essere
protetti
contro
eventuali
violazioni
,
così
pure
ci
addita
i
limiti
entro
cui
tale
protezione
,
si
designi
essa
come
difesa
sociale
o
tutela
giuridica
,
va
mantenuta
-
l
'
individualità
umana
,
per
la
simpatia
naturale
che
desta
,
costituendo
di
per
sé
stessa
un
fine
che
va
rispettato
.
Vi
sarà
quindi
un
punto
in
cui
il
fine
della
sicurezza
pubblica
,
la
cui
necessità
è
tanto
più
urgente
quanto
è
più
grave
il
male
minacciato
,
non
basta
più
a
giustificare
il
sacrifizio
dell
'
individualità
-
in
cui
la
pena
(
che
,
per
essere
una
restrizione
della
personalità
,
è
in
sé
un
male
)
sembra
un
mezzo
troppo
increscioso
per
ottenere
il
risultato
voluto
.
Quale
è
questo
punto
?
Quello
in
cui
la
pena
cessa
di
essere
giusta
,
perché
sproporzionata
al
demerito
del
colpevole
.
Nel
determinare
questo
punto
,
la
nostra
coscienza
morale
sarà
giudice
inappellabile
:
dopo
ciò
che
abbiamo
detto
nel
suo
corso
di
giustificazione
non
ci
pare
che
ciò
abbia
bisogno
di
essere
ulteriormente
dimostrato
.
Ecco
dunque
come
il
concetto
del
merito
,
di
ciò
che
è
giusto
subisca
il
delinquente
come
conseguenza
del
suo
operato
,
è
concetto
che
non
si
può
assolutamente
evitare
,
perché
esso
è
un
elemento
che
entra
continuamente
nei
nostri
giudizi
.
Che
se
poi
invece
l
'
affermazione
dei
positivisti
di
voler
fare
astrazione
da
tale
idea
indica
il
proponimento
di
escludere
dal
diritto
penale
le
considerazioni
d
'
indole
più
strettamente
etica
,
allora
questo
è
un
principio
già
ammesso
nella
distinzione
rigorosa
fra
diritto
e
morale
,
in
quanto
quello
riguarda
un
numero
minore
di
azioni
e
si
astiene
,
per
motivi
di
garanzia
individuale
,
da
ogni
ingerenza
nella
nostra
personalità
subiettiva
.
Anche
a
questo
riguardo
dunque
possiamo
dire
che
la
nuova
scuola
,
combattendo
la
scuola
"
classica
"
,
ha
un
po
'
combattuto
"
contro
i
mulini
a
vento
"
.
È
forse
il
caso
di
ripetere
ancora
una
volta
che
molte
controversie
si
potrebbero
evitare
,
se
chi
combatte
una
dottrina
si
proponesse
sul
serio
di
comprenderla
completamente
,
e
se
,
anziché
scegliere
questa
o
quell
'
affermazione
,
staccata
di
questo
o
quell
'
autore
,
per
aver
facile
giuoco
di
demolirla
,
si
curasse
di
considerare
la
teoria
avversa
nella
sua
coerenza
logica
e
nella
sua
forma
più
accettabile
;
se
insomma
invece
di
prendere
le
teorie
per
il
loro
lato
più
debole
,
si
prendessero
dal
loro
lato
più
vero
.
È
così
che
troppo
spesso
uno
si
maraviglia
della
facilità
colla
quale
può
sbaragliare
un
avversario
creduto
formidabile
,
mentre
non
si
accorge
che
quella
che
ha
dinanzi
a
sé
non
è
l
'
avversario
in
carne
ed
ossa
,
ma
una
immagine
impagliata
,
per
così
dire
,
del
medesimo
,
posta
inoltre
nella
maniera
più
acconcia
per
essere
colpita
.
Un
esame
più
attento
gli
avrebbe
tosto
chiarito
l
'
inganno
.
Spesso
fatti
e
cose
,
che
a
prima
vista
ci
appaiono
illogici
ed
assurdi
,
cessano
poi
di
apparirci
tali
appena
uno
studio
più
accurato
e
una
conoscenza
più
precisa
della
complessa
realtà
ci
forzano
a
riconoscere
un
fondamento
ed
una
giustificazione
che
prima
ci
erano
sfuggiti
solo
in
grazia
di
ingenuo
semplicismo
e
,
diciamolo
pure
,
di
un
'
ignoranza
da
dilettanti
.
La
lezione
che
ci
dànno
i
fatti
è
spesso
una
lezione
di
modestia
.
È
assai
frequente
,
ed
in
special
modo
di
fronte
al
diritto
,
un
certo
atteggiamento
di
fastidiosa
impazienza
e
d
'
intolleranza
,
che
dipende
dall
'
incapacità
di
afferrare
la
ragione
della
molteplicità
,
della
complicanza
e
sottigliezza
delle
esigenze
a
cui
deesi
piegare
chi
lavora
in
un
campo
pratico
.
Il
diritto
è
un
prodotto
essenzialmente
"
storico
"
,
frutto
di
sforzi
protratti
per
secoli
in
vista
di
risultati
pratici
di
grande
interesse
ma
di
enorme
difficoltà
:
esso
ha
dovuto
nel
suo
svolgimento
tener
conto
di
innumerevoli
esigenze
talora
contraddittorie
,
preferire
spesso
fra
più
mali
il
minimo
,
cercare
il
contemperamento
delle
varie
tendenze
,
dei
vari
bisogni
,
delle
varie
idealità
:
e
rappresenta
quindi
l
'
accumulazione
di
una
sapienza
che
spesso
è
di
difficile
comprensione
al
profano
,
e
presta
facilmente
il
fianco
alle
obbiezioni
superficiali
di
un
immaturo
senso
comune
.
Così
chi
guarda
soprattutto
all
'
esigenza
di
far
giustizia
mal
comprenderà
perché
il
giudice
sia
inceppato
da
leggi
che
pretendono
fissare
anticipatamente
la
misura
della
responsabilità
del
colpevole
.
Chi
guarda
invece
piuttosto
all
'
emenda
si
stupisce
della
barbarie
dei
mezzi
adoperati
nella
repressione
del
delitto
,
che
sono
in
contraddizione
con
tutte
le
teorie
moderne
sull
'
educazione
.
Chi
infine
guarda
alla
necessità
di
difendere
la
società
,
ove
non
interpreti
tale
concetto
con
sufficiente
larghezza
,
si
maraviglierà
di
certe
debolezze
e
condiscendenze
,
dell
'
inefficacia
dei
mezzi
escogitati
,
oppure
vorrà
un
adattamento
della
difesa
al
pericolo
concreto
,
troppo
superiore
a
quanto
non
permetta
la
necessità
di
determinare
legalmente
la
pena
prima
che
la
violazione
effettiva
si
sia
avverata
.
Le
medesime
considerazioni
si
possono
fare
,
a
parer
nostro
,
anche
intorno
a
quell
'
altra
questione
che
ci
interessa
:
quella
cioè
che
più
specialmente
riguarda
il
metodo
del
diritto
penale
.
IL
METODO
DEL
DIRITTO
PENALE
.
-
La
questione
del
metodo
può
dirsi
il
nodo
della
controversia
fra
i
positivisti
ed
i
"
classici
"
.
Il
metodo
di
cui
i
positivisti
propugnano
l
'
adozione
anche
nelle
discipline
penali
è
,
com
'
è
noto
,
quello
stesso
delle
scienze
naturali
,
"
positive
"
;
cioè
l
'
osservazione
e
,
entro
i
limiti
del
possibile
,
lo
sperimento
,
che
mettano
in
luce
le
vere
cause
del
delitto
,
rimovendo
le
quali
soltanto
si
può
sperar
di
sopprimere
il
delitto
stesso
.
"
Il
reato
è
un
fatto
dell
'
uomo
,
che
si
verifica
in
società
e
che
alla
società
riesce
dannoso
;
è
quindi
,
un
fenomeno
individuale
e
sociale
insieme
.
Or
dunque
è
necessario
prima
di
parlare
del
reato
,
studiare
l
'
uomo
che
ha
commesso
il
reato
e
l
'
ambiente
,
nel
quale
si
produsse
.
Di
qui
l
'
indagine
dei
caratteri
,
che
si
mostrano
propri
della
massa
dei
delinquenti
,
da
un
lato
;
dall
'
altro
,
l
'
esame
delle
peculiari
condizioni
dell
'
ambiente
fisico
e
sociale
,
nel
quale
la
delinquenza
fiorisce
.
Appariva
quindi
evidente
fin
dagli
esordi
del
nuovo
indirizzo
,
che
il
reato
,
una
volta
studiato
nelle
sue
manifestazioni
reali
e
quotidiane
,
era
il
prodotto
e
il
resultato
di
un
triplice
ordine
di
fattori
:
antropologici
od
individuali
(
fisici
e
psichici
)
,
fisici
e
sociali
.
Ora
,
che
un
tale
studio
possa
essere
fecondo
di
utili
ed
interessanti
risultati
,
è
cosa
evidente
.
E
appunto
notiamo
che
l
'
ipotesi
del
liberum
arbitrium
indifferentiae
colla
conseguente
impossibilità
di
ogni
studio
scientifico
del
delitto
,
aveva
per
tal
riguardo
un
effetto
deprimente
.
Chi
invece
nega
il
libero
arbitrio
ha
la
speranza
di
poter
un
giorno
fondare
una
scienza
completa
dell
'
uomo
in
tutte
le
manifestazioni
della
sua
attività
morale
e
materiale
,
e
quindi
anche
di
poter
rintracciare
tutte
quelle
cause
molteplici
che
possono
aver
posto
un
individuo
nella
triste
"
necessità
"
del
delitto
.
Ma
un
tale
studio
,
se
offre
un
interesse
scientifico
e
pratico
grandissimo
,
può
considerarsi
come
un
metodo
accettabile
in
diritto
penale
,
e
tale
da
poter
essere
utilmente
sostituito
al
metodo
finora
prevalente
?
Anzitutto
,
occorre
scartare
una
opinione
,
che
più
volte
nel
corso
del
presente
lavoro
abbiamo
dichiarata
errata
:
quella
cioè
che
un
'
organizzazione
,
qual
è
quella
del
diritto
,
che
ha
per
scopo
la
determinazione
ed
il
raggiungimento
di
fini
,
possa
aver
per
base
unica
l
'
osservazione
della
realtà
.
Se
una
cosa
debba
o
non
debba
essere
è
questione
in
cui
la
"
scienza
"
non
ha
nulla
che
fare
.
Se
una
pena
sia
o
no
conveniente
,
giusta
,
opportuna
è
cosa
che
solo
il
nostro
"
sentimento
"
può
decidere
.
Una
pena
potrebbe
apparirci
come
la
sola
efficace
a
estirpare
il
delitto
e
pur
essere
scartata
come
quella
che
urta
contro
il
nostro
senso
morale
.
La
osservazione
della
realtà
può
dirci
qual
è
il
risultato
dell
'
applicazione
di
una
data
pena
:
il
nostro
sentimento
,
se
il
provvedimento
della
pena
comporti
un
grado
di
desiderabilità
tale
da
essere
adottato
per
raggiungere
questo
risultato
.
In
altre
parole
,
anche
dopo
che
la
scienza
,
l
'
uso
del
metodo
positivo
,
ci
ha
mostrati
i
mezzi
necessari
ove
si
voglia
raggiungere
il
fine
,
resta
sempre
adito
al
giudizio
etico
se
valga
la
pena
di
adottarli
in
vista
del
medesimo
.
Perciò
,
sia
che
si
tratti
di
elaborare
il
diritto
o
di
stabilire
le
sanzioni
per
la
sua
violazione
,
l
'
uso
esclusivo
del
metodo
"
positivo
"
è
addirittura
una
impossibilità
.
Ma
se
tutto
ciò
è
vero
,
si
dirà
:
se
è
vero
che
la
sola
osservazione
oggettiva
della
realtà
non
può
bastare
né
al
giurista
,
né
al
moralista
;
pur
nondimeno
è
sempre
su
un
materiale
concreto
,
di
fatto
,
che
deve
esercitarsi
il
giudizio
nostro
,
se
anche
contiene
elementi
etici
;
e
quindi
quanto
più
la
pena
sarà
stabilita
caso
per
caso
,
quanto
più
essa
terrà
conto
dei
molteplici
e
variabili
elementi
che
possono
concorrere
a
modificare
l
'
opportunità
e
la
misura
del
gastigo
,
tanto
più
il
nostro
metodo
sarà
"
positivo
"
nel
senso
più
proprio
della
parola
;
poiché
questo
non
disconosce
la
funzione
del
nostro
senso
etico
nella
determinazione
del
fine
,
ma
richiama
l
'
attenzione
sulla
impossibilità
di
raggiungere
un
fine
qualsiasi
senza
conoscere
la
realtà
sulla
quale
si
deve
operare
.
Rispondiamo
che
tali
osservazioni
sarebbero
perfettamente
giuste
se
l
'
uso
dell
'
astrazione
non
trovasse
a
sua
volta
la
sua
giustificazione
nelle
esigenze
pratiche
della
materia
.
È
impossibile
evitar
l
'
uso
dell
'
astrazione
nella
scienza
;
tanto
meno
sarà
possibile
evitarlo
in
morale
e
diritto
.
Anche
per
ciò
che
riguarda
la
scienza
,
i
fatti
concreti
esorbitano
sempre
dalle
categorie
nette
e
precise
ch
'
essa
pone
,
e
contengono
sempre
dei
residui
e
degli
elementi
da
essa
non
contemplati
.
Ciò
è
vero
tanto
delle
scienze
astratte
quanto
di
quelle
che
si
propongono
espressamente
di
studiare
i
fatti
.
Il
fatto
della
scienza
non
è
il
fatto
della
natura
.
E
le
scienze
stesse
che
hanno
per
oggetti
i
fatti
procedono
per
due
vie
principali
:
la
constatazione
delle
somiglianze
e
la
determinazione
di
medie
:
processi
nei
quali
l
'
astrazione
si
trova
continuamente
implicata
.
Se
non
vi
fossero
anche
nei
fatti
delle
somiglianze
e
delle
ripetizioni
accanto
alle
loro
diversità
,
non
solo
la
scienza
storica
sarebbe
impossibile
,
ma
sarebbe
perfino
impossibile
riferire
un
fatto
qualsiasi
per
mezzo
delle
parole
;
non
avremmo
che
una
successione
d
'
impressioni
indefinibili
.
"
L
'
ordine
generale
dei
fatti
non
esclude
certi
disordini
,
né
la
regolarità
certe
irregolarità
.
Lo
storico
che
generalizza
,
classifica
,
riassume
,
deve
rendersi
conto
di
ciò
ch
'
egli
fa
;
egli
deve
vedere
che
la
complessità
e
la
varietà
del
reale
sorpassano
ogni
immaginazione
e
sfidano
ogni
sforzo
di
analisi
completa
;
egli
deve
guardarsi
dal
negare
la
diversità
col
pretendere
di
ricondurla
tutta
quanta
alle
unità
ch
'
egli
constata
.
Nella
morale
poi
,
ed
a
più
forte
ragione
nel
diritto
,
per
l
'
indole
sociale
di
queste
discipline
,
la
necessità
di
una
certa
astrazione
si
presenta
come
inevitabile
.
-
La
morale
sociale
è
certamente
più
astratta
della
morale
individuale
,
quale
può
elaborarsi
in
un
animo
generoso
,
preoccupato
della
inevitabile
insufficienza
di
tutte
le
soluzioni
generali
e
a
grandi
linee
dei
problemi
etici
.
Ogni
precetto
categorico
,
quando
sia
considerato
dalla
coscienza
individuale
desiosa
di
realizzare
il
minimo
possibile
di
ingiustizia
e
d
'
immoralità
,
è
atto
ad
apparir
difettoso
nel
senso
che
vi
sono
dei
casi
rispetto
ai
quali
esso
non
raggiunge
assolutamente
più
il
suo
fine
.
La
complicatezza
e
la
sottigliezza
della
casistica
etica
è
pressoché
infinita
.
Ne
consegue
pur
troppo
inevitabilmente
,
che
ogni
sistema
dogmatico
e
assoluto
di
morale
,
ogni
precettistica
astratta
,
ogni
"
codificazione
"
delle
nostre
norme
di
condotta
non
può
alla
lunga
non
apparire
insoddisfacente
ed
incompleta
alle
anime
più
nobili
e
raffinate
,
che
sono
senza
posa
alla
ricerca
del
massimo
bene
e
del
minimo
male
,
ed
atta
a
patire
,
nei
casi
reali
,
di
numerose
eccezioni
.
Se
alcune
norme
eterne
di
morale
ci
appajono
universalmente
giuste
,
come
per
esempio
quella
di
non
fare
agli
altri
ciò
che
non
vorremmo
fatto
a
noi
;
ciò
dipende
e
soprattutto
dal
fatto
ch
'
esse
esprimono
piuttosto
la
condizione
d
'
animo
in
cui
si
deve
porre
colui
che
vuol
giudicare
della
via
più
retta
nelle
evenienze
pratiche
,
che
non
una
vera
e
propria
regola
pratica
d
'
azione
.
Ma
appena
dall
'
indeterminatezza
ideale
si
scende
nel
campo
delle
pratiche
realtà
per
porre
una
regola
definita
da
non
derogarsi
mai
nelle
vicissitudini
della
vita
,
allora
nasce
tosto
il
conflitto
fra
le
più
delicate
aspirazioni
dell
'
anima
individuale
e
la
grossolana
rigidità
della
morale
tradizionale
e
legale
.
E
così
l
'
opinione
pubblica
è
in
genere
indulgente
verso
quelle
grandi
personalità
che
dànno
,
a
torto
o
a
ragione
,
maggiori
garanzie
di
veder
meglio
e
più
lontano
dagli
altri
,
permettendo
loro
di
violare
,
in
vista
di
un
resultato
determinato
,
i
canoni
più
indiscussi
della
morale
costituita
;
è
così
anche
che
vediamo
talvolta
le
persone
veramente
buone
e
generose
mettersi
in
contrasto
coi
modi
di
pensare
della
società
ove
vivono
,
perdonando
dove
altri
condannerebbe
,
e
valersi
della
loro
conoscenza
del
mondo
morale
per
trovare
giustificazioni
ed
attenuanti
prima
insospettate
alle
azioni
dei
loro
simili
,
ammaestrandoci
a
guardare
più
benevolmente
la
vita
degli
altri
e
ad
astenerci
da
ogni
giudizio
fondato
su
criteri
troppo
esclusivi
,
generali
ed
assoluti
.
"
De
même
que
la
grace
est
parfois
plus
belle
que
la
beauté
,
de
même
il
y
a
une
chose
encore
plus
juste
que
la
justice
:
la
bonté
"
.
Un
tal
modo
di
pensare
peraltro
,
ove
si
generalizzasse
in
epoche
di
senso
morale
malfermo
ed
incerto
,
ove
non
fosse
usato
con
una
certa
diffidenza
e
mantenuto
in
una
cerchia
,
per
così
dire
,
tutta
individuale
e
morale
,
sarebbe
certo
assai
pericoloso
.
Il
permesso
di
contravvenire
alle
norme
riconosciute
di
condotta
in
vista
di
un
fine
superiore
,
se
dispensato
con
troppa
larghezza
,
può
condurre
,
ai
peggiori
abusi
:
i
risultati
della
morale
gesuitica
sono
lì
per
ammaestrarcene
.
Ogni
società
richiede
per
conservarsi
e
prosperare
che
un
certo
numero
di
regole
pratiche
di
condotta
siano
universalmente
osservate
dai
consociati
,
e
che
la
facoltà
di
violarle
in
singoli
casi
non
sia
abbandonata
all
'
arbitrio
individuale
.
Il
numero
di
queste
regole
varia
coi
tempi
,
ed
è
presumibile
che
diminuisca
col
crescere
della
civiltà
e
col
perfezionarsi
del
senso
morale
.
Intanto
possiamo
vedere
che
già
si
cammina
per
certi
riguardi
in
questo
senso
.
Nelle
vecchie
società
a
base
consuetudinaria
ed
autoritaria
un
numero
enorme
di
atti
,
quale
oggi
a
grande
stento
riusciamo
a
rappresentarci
,
era
sottratto
all
'
arbitrio
individuale
e
regolato
secondo
precetti
rigidi
e
fissi
,
valevoli
per
ogni
tempo
ed
ogni
circostanza
sanzionati
da
pene
severissime
ed
inflessibili
.
In
tali
stadi
di
civiltà
sembra
,
come
osserva
il
Bagehot
,
essere
stato
profondamente
,
se
non
consapevolmente
sentito
che
per
i
popoli
ancora
all
'
inizio
della
propria
evoluzione
è
meglio
il
seguire
una
norma
purchessia
,
che
il
non
seguirne
alcuna
.
Oggi
invece
siamo
in
un
'
epoca
di
piena
discussione
:
vediamo
l
'
individuo
ergersi
colla
propria
ragione
e
col
proprio
sentimento
di
fronte
alla
collettività
,
senza
tollerare
altre
ingerenze
nella
sua
facoltà
di
crearsi
una
vita
secondo
le
proprie
aspirazioni
e
di
gudicare
della
opportunità
dei
proprii
atti
nelle
singole
circostanze
,
all
'
infuori
di
quelle
più
strettamente
necessarie
.
La
libertà
,
non
solo
di
fronte
alle
leggi
,
ma
anche
di
fronte
alla
pubblica
opinione
e
alle
consuetudini
,
la
reciproca
tolleranza
in
fatto
di
pensiero
e
di
moralità
,
tutta
questa
maggior
fluidità
e
plasticità
di
tutto
l
'
ambiente
sociale
sono
sintomi
della
maggior
fiducia
riposta
nell
'
individuo
e
della
corrispondente
diffidenza
verso
le
regole
di
viver
sociale
di
carattere
troppo
fisso
,
troppo
asssoluto
e
troppo
durevole
.
Ma
che
siamo
ben
lontani
ancora
dall
'
epoca
in
cui
si
potrà
fare
a
meno
di
ogni
regola
fissa
,
ce
lo
mostrano
d
'
altra
parte
tutte
le
nuove
leggi
sorte
in
epoca
recente
allo
scopo
di
guarentire
precisamente
questa
libertà
individuale
contro
i
soprusi
e
gli
arbitrii
dei
singoli
,
tutti
i
complicati
organi
del
diritto
pubblico
odierno
,
col
loro
meccanismo
di
freni
e
contrappesi
,
di
reciproca
vigilanza
e
controllo
,
che
costituiscono
uno
dei
caratteri
delle
moderne
democrazie
.
Onde
è
a
dirsi
che
si
tratti
piuttosto
di
una
sostituzione
di
norme
piuttosto
che
di
una
vera
e
propria
loro
diminuzione
,
e
che
si
è
in
cerca
di
regole
che
contemperino
il
massimo
di
libertà
e
indipendenza
individuale
,
il
massimo
di
fluidità
sociale
,
con
quella
regolarità
e
con
quell
'
equilibrio
necessario
alla
vita
di
una
società
;
non
del
modo
di
poter
fare
a
meno
di
qualunque
norma
;
-
tesi
quest
'
ultima
che
solo
gli
anarchici
,
nel
loro
incoercibile
ottimismo
,
possono
aver
l
'
audacia
di
sostenere
.
Tali
norme
pertanto
,
che
la
loro
sanzione
sia
semplicemente
esercitata
dall
'
opinione
(
morale
)
,
o
dallo
stato
(
diritto
)
,
non
possono
in
qualche
modo
non
partecipare
della
natura
dell
'
astrazione
:
il
diritto
non
può
,
per
la
sua
stessa
natura
di
disciplina
sociale
,
piegarsi
ai
fatti
particolari
nella
loro
complessità
talora
formidabile
.
È
così
che
nasce
il
conflitto
fra
la
legge
e
l
'
equità
,
fra
il
jus
strictum
e
il
jus
equum
,
fra
il
diritto
civile
e
il
naturale
,
fra
il
diritto
e
la
giustizia
.
Il
diritto
,
come
disse
il
Vico
,
ha
bisogno
anzitutto
del
certo
;
ora
il
certo
non
si
può
ottenere
se
non
fissando
dei
limiti
e
delle
categorie
generali
ed
astratte
,
che
,
appunto
come
tali
,
hanno
qualche
cosa
in
sé
dell
'
arbitrario
.
Di
questi
inconvenienti
-
e
come
potrebbe
essere
diversamente
?
-
partecipa
anche
il
diritto
penale
.
La
pena
accompagna
il
precetto
giuridico
come
sua
sanzione
,
precede
quindi
la
violazione
del
precetto
medesimo
e
non
può
pertanto
non
essere
astrattamente
commisurata
,
in
base
a
ciò
che
per
una
misura
media
appar
giusto
,
utile
.
E
ciò
per
una
necessità
difficilmente
evitabile
senza
andare
incontro
ad
inconvenienti
maggiori
.
È
necessario
che
ogni
cittadino
conosca
che
cosa
lo
attende
ov
'
egli
commetta
questa
o
quella
azione
lesiva
del
diritto
.
È
necessario
veder
guarentito
l
'
individuo
contro
l
'
arbitrio
personale
del
giudice
,
contro
l
'
impeto
momentaneo
del
sentimento
pubblico
,
contro
il
prevalere
di
considerazioni
estranee
al
magistero
penale
.
L
'
individualità
moderna
è
troppo
gelosa
della
propria
integrità
per
esporla
al
capriccio
variabile
e
alla
mutevole
forza
del
sentimento
.
Fra
le
garanzie
reclamate
oggidì
dall
'
individuo
,
la
principale
è
senza
dubbio
quella
consacrata
dall
'
art
.
1
del
codice
penale
nostro
,
il
principio
cioè
che
nessuno
possa
essere
punito
per
una
azione
che
non
sia
stata
nelle
debite
forme
e
anteriormente
al
suo
compimento
,
dichiarata
reato
.
Nullum
delictum
,
nulla
peona
sine
praevia
lege
poenali
.
Come
il
giudice
di
un
fatto
deve
essere
designato
prima
che
il
fatto
sia
compiuto
,
così
prima
del
fatto
deve
essere
stabilito
che
esso
costituisce
delitto
e
qual
'
è
la
pena
sua
.
Onde
il
grave
pericolo
insito
in
ogni
pena
indeterminata
.
La
pena
quindi
deve
essere
eseguita
quale
fu
stabilita
dalla
legge
,
e
non
in
base
ad
una
presunta
temibilità
del
reo
,
argomentata
dai
suoi
caratteri
particolari
.
"
La
pena
,
scrive
il
Carrara
,
non
può
essere
che
una
pena
.
Mite
sì
;
giusta
.
Ma
adeguata
al
passato
;
e
inamovibile
per
fatti
posteriori
"
.
Ed
ecco
la
semplice
e
naturale
giustificazione
di
quel
metodo
astratto
che
considera
il
reato
come
ente
giuridico
,
contro
al
quale
i
positivisti
sollevano
tante
obbiezioni
.
Ma
a
prescindere
dal
suo
"
sapor
metafisico
"
,
non
poco
irritante
forse
per
i
positivisti
più
profondamente
penetrati
dallo
spirito
di
scuola
,
nella
espressione
ente
giuridico
non
è
a
vedersi
se
non
l
'
espressione
della
necessità
di
una
determinazione
legale
del
delitto
,
del
valore
comparativo
dei
delitti
fra
loro
e
colle
rispettive
pene
,
-
e
ciò
puramente
a
scopo
di
pubblica
garanzia
.
Fissar
la
pena
prima
del
resto
vuol
dire
necessariamente
fissarla
per
mezzo
di
dati
astratti
,
di
generalizzazioni
,
ed
in
base
ad
una
media
:
quindi
esporla
ad
essere
nei
casi
concreti
,
malgrado
la
discrezione
limitata
concessa
al
giudice
,
ora
troppo
severa
,
ora
troppo
mite
.
Ma
come
evitar
ciò
?
È
un
'
imperfezione
pressoché
inevitabile
in
ogni
istituzione
sociale
ch
'
essa
non
debba
tener
conto
di
certe
esigenze
individuali
,
e
consideri
le
grandi
linee
e
le
grandi
masse
;
ciò
a
cui
dobbiamo
mirare
essendo
che
di
queste
ingiustizie
ve
ne
sia
il
minor
numero
possibile
.
-
Intanto
i
seguaci
della
nuova
scuola
,
col
voler
ridurre
senz
'
altro
il
giudizio
penale
ad
un
libero
esame
della
temibilità
dell
'
individuo
,
tolgono
,
senza
essere
forse
abbastanza
consci
della
gravità
ciò
che
propongono
,
una
delle
più
valide
garanzie
di
libertà
individuale
,
una
di
quelle
più
faticosamente
acquistate
in
epoche
recenti
.
D
'
accordo
in
ciò
colle
dottrine
in
apparenza
più
discordi
dalle
loro
,
come
,
p
.
es
.
,
quella
della
espiazione
,
essi
tendono
in
pratica
a
rinnovare
le
forme
più
schiette
del
procedimento
inquisitorio
,
col
subbiettivismo
,
coll
'
arbitrio
eccessivo
del
giudice
,
colla
pena
indeterminata
e
straordinaria
e
la
confusione
delle
parti
in
giudizio
,
che
a
questo
sistema
sono
inerenti
.
Qualunque
sia
il
nostro
parere
sulla
desiderabilità
di
ovviare
agli
inconvenienti
che
oggi
si
verificano
,
non
si
può
negare
l
'
importanza
di
simili
considerazioni
e
la
necessità
di
non
mai
perderle
di
vista
,
nel
tentar
qualunque
riforma
.
Anche
per
ciò
che
riguarda
il
metodo
nel
diritto
penale
,
possiamo
dunque
dire
che
le
affermazioni
dei
positivisti
,
a
meno
,
che
non
siano
corrette
da
numerose
restrizioni
,
sono
eccessive
o
peccano
di
unilateralità
,
non
tenendo
sufficiente
conto
di
esigenze
e
pericoli
pratici
per
volgere
l
'
attenzione
di
preferenza
a
uno
solo
dei
dati
del
complesso
problema
della
giustizia
pratica
.
Anche
qui
,
possiamo
dire
che
peccano
di
semplicismo
ed
ottimismo
,
mancando
pertanto
di
senso
"
positivo
"
.
-
Tutto
ciò
ci
mostra
qual
'
è
la
funzione
possibile
,
e
nello
stesso
tempo
quali
sono
i
limiti
,
del
"
metodo
positivo
"
nel
diritto
penale
.
Non
vogliamo
dire
che
le
nuove
dottrine
non
rappresentino
una
tendenza
giusta
e
vera
,
che
il
metodo
astratto
non
sia
la
fonte
,
in
molti
casi
concreti
,
di
deplorevoli
inconvenienti
,
che
la
corrente
di
pensiero
scientifico
,
la
quale
ha
influito
così
potentemente
nel
trasformare
tutte
le
condizioni
di
vita
nell
'
epoca
presente
,
debba
restare
senza
un
efficace
infiusso
nel
diritto
penale
.
Ben
diverso
è
il
nostro
pensiero
.
Crediamo
piuttosto
,
che
se
i
positivisti
forse
non
hanno
recato
tutto
il
vantaggio
che
possono
recare
,
se
si
sono
attirata
da
parte
dei
"
classici
"
un
'
antipatia
e
una
ripulsione
eccessiva
,
ciò
è
dovuto
al
fatto
ch
'
essi
non
hanno
saputo
sempre
discernere
la
parte
sana
delle
loro
dottrine
,
ch
'
essi
hanno
interpretato
il
"
positivismo
"
in
un
modo
troppo
angusto
e
parziale
,
traendone
conseguenze
affrettate
ed
estreme
e
mancando
di
quello
spirito
conciliativo
ed
equanime
,
senza
il
quale
ogni
collaborazione
scientifica
è
impossibile
.
Qualunque
sia
l
'
opinione
a
cui
si
arrivi
sulla
necessità
di
introdurre
questa
o
quella
riforma
nell
'
indirizzo
prevalente
nel
diritto
penale
,
indirizzo
che
risale
al
Beccaria
,
ciò
che
non
gli
si
può
contestare
è
l
'
amore
verso
la
libertà
umana
ed
i
diritti
individuali
,
a
cui
sono
ispirati
i
suoi
principi
.
-
Ogni
giudizio
su
di
esso
che
non
tenesse
conto
delle
sue
origini
nel
grande
movimento
razionalistico
del
secolo
XVIII
correrebbe
il
rischio
di
essere
ingiusto
e
manchevole
.
Come
reazione
a
tutto
un
sistema
,
inveterato
da
secoli
di
soprusi
e
d
'
arbitrii
,
per
cui
l
'
individuo
era
continuamente
minacciato
di
pene
oscure
ed
incerte
,
motivate
dall
'
argomento
senza
repliche
della
ragione
di
stato
,
niuna
meraviglia
ch
'
essa
abbia
talora
forse
anche
trapassato
il
segno
in
senso
contrario
.
Vediamo
infatti
il
movimento
di
riforma
accennarsi
in
sulle
prime
nel
Beccaria
stesso
con
forme
che
a
noi
parrebbero
eccessivamente
dogmatiche
ed
intransigenti
,
spiegabili
in
lui
per
il
fatto
ch
'
egli
si
era
trovato
a
contatto
col
sistema
,
contro
il
quale
combatte
,
in
tutta
la
sua
crudità
,
mentre
non
era
naturalmente
in
grado
di
misurare
gli
eventuali
danni
del
sistema
opposto
.
Sono
caratteri
della
dottrina
del
Beccaria
:
l
'
intolleranza
assoluta
di
ogni
interpretazione
della
legge
penale
,
non
giustificabile
neppure
con
giudici
peggiori
di
quelli
del
tempo
suo
;
un
ossequio
alla
legge
e
alla
certezza
della
pena
portato
fino
all
'
acciecamento
di
non
volerne
saper
neanche
del
diritto
di
grazia
;
la
mancanza
di
ogni
senso
storico
.
Tolto
quindi
assolutamente
l
'
arbitrio
del
giudice
;
e
alle
pene
arbitrarie
sostituite
pene
assolutamente
determinate
e
fisse
.
"
Chi
potrebbe
lagnarsi
della
proclamazione
di
questi
principi
,
osserva
il
Brusa
riferendosi
alla
nuova
legislazione
criminale
,
per
ciò
solo
che
di
un
tratto
essi
non
tennero
conto
di
certe
esigenze
ulteriori
della
giustizia
pratica
?
Se
il
diritto
criminale
avesse
dovuto
attendere
la
propria
risurrezione
prima
dallo
spirito
storico
che
non
da
quello
speculativo
,
neanche
la
riforma
leopoldina
e
le
altre
contemporanee
avrebbero
potuto
precorrere
la
rivoluzione
del
1849
.
Chi
può
anzi
dire
se
,
per
esempio
,
l
'
obbrobrioso
mercato
della
giustizia
che
profittava
a
giudici
e
sovrani
avrebbe
altrimenti
allora
cessato
,
insieme
all
'
abuso
delle
mitigazioni
per
motivi
futili
ed
indegni
,
come
quella
che
il
bigamo
avesse
,
sposando
una
meretrice
,
elevato
questa
ad
una
vita
onorata
?
"
.
La
stessa
giustificazione
utilitaria
del
diritto
di
punire
,
la
stessa
dottrina
del
contratto
sociale
,
per
quanto
oggi
si
possano
riconoscere
i
loro
difetti
come
teorie
generali
,
hanno
nella
mente
del
Beccaria
e
dei
suoi
contemporanei
una
funzione
ed
un
valore
che
sarebbe
ingiusto
disconoscere
.
Essi
rappresentano
la
negazione
degli
abusi
di
un
sistema
anteriore
:
la
teoria
utilitaria
,
come
quella
che
vuol
rattenere
la
pena
entro
i
limiti
della
necessità
di
reprimere
solo
le
azioni
che
veramente
turbano
l
'
ordine
e
la
tranquillità
sociale
;
la
teoria
del
contratto
sociale
come
quella
che
denuncia
le
ineguaglianze
stridenti
,
non
più
fondate
nella
reciprocità
dei
servigi
e
contrarie
al
sentimento
di
giustizia
.
Oggi
la
pratica
delle
legislazioni
è
venuta
introducendo
via
via
quelle
limitazioni
ai
principii
assoluti
,
che
apparvero
necessarie
ad
un
migliore
contemperamento
delle
varie
tendenze
.
-
Al
giudice
si
è
concesso
quell
'
arbitrio
che
è
indispensabile
al
retto
esercizio
delle
sue
funzioni
;
entro
i
limiti
fissati
dalla
legge
egli
può
graduare
la
pena
adattandola
quanto
è
più
possibile
alla
particolare
gravità
del
fatto
.
Per
ciò
che
riguarda
il
convincimento
,
il
sistema
delle
prove
morali
,
sostituito
a
quello
delle
prove
legali
,
nel
quale
massima
è
la
diffidenza
verso
la
personalità
del
giudice
,
già
segna
un
passo
grandissimo
in
una
direzione
nella
quale
si
può
molto
avanzare
.
Perocché
quando
è
lasciata
al
giudice
la
facoltà
di
condannare
od
assolvere
secondo
il
proprio
convincimento
,
sì
può
intravedere
anche
la
possibilità
di
lasciargli
secondo
il
proprio
convincimento
graduare
le
pene
.
E
l
'
istituzione
stessa
dei
giurati
,
per
quanto
la
si
voglia
limitata
al
puro
giudizio
del
fatto
,
pure
è
un
segno
della
medesima
tendenza
.
In
pratica
,
i
giurati
sono
i
rappresentanti
della
coscienza
popolare
anche
per
ciò
che
riguarda
la
valutazione
del
fatto
come
delitto
o
no
,
e
perciò
forniscono
un
avvicinamento
,
per
quanto
limitato
,
alla
"
individualizzazione
"
della
pena
.
Ma
in
tutto
ciò
il
canone
più
indicato
del
metodo
positivo
è
di
procedere
gradatamente
,
senza
sacrificare
nulla
di
ciò
che
si
è
ottenuto
,
in
vista
di
risultati
che
possono
essere
problematici
ed
incerti
.
La
"
individualizzazione
della
pena
"
non
è
l
'
aspirazione
esclusiva
di
nessuna
scuola
speciale
,
ma
la
tendenza
naturale
del
progresso
;
la
sola
questione
da
discutersi
essendo
fino
a
qual
punto
essa
si
possa
conciliare
con
garanzie
essenziali
di
libertà
contro
gli
arbitrii
di
qualunque
specie
.
Tale
questione
è
troppo
grave
per
essere
discussa
nel
presente
lavoro
,
che
pretende
più
che
altro
esporre
alcune
osservazioni
pregiudiziali
sulle
questioni
che
più
spesso
si
discutono
intorno
al
diritto
punitivo
;
-
la
forma
stessa
in
cui
tale
questione
è
da
noi
enunciata
,
mostra
d
'
altra
parte
come
riteniamo
essere
impossibile
risolverla
così
a
priori
ed
in
generale
.
Trattandosi
essenzialmente
di
una
questione
di
misura
,
essa
si
presterà
a
soluzioni
sempre
varie
coll
'
avanzare
del
tempo
e
col
progredire
della
civiltà
,
e
secondo
le
divergenze
nel
carattere
e
nell
'
educazione
dei
popoli
.
Nello
stabilire
il
valore
comparativo
dei
reati
fra
loro
e
la
proporzione
loro
colle
pene
,
una
legge
ben
fatta
dovrà
avvicinarsi
quanto
più
è
possibile
alla
realtà
delle
cose
,
ed
essere
quanto
più
possibile
particolareggiata
,
creando
distinzioni
e
categorie
che
realmente
corrispondano
a
quelle
che
si
riscontrano
nelle
cose
stesse
.
Ma
ciò
non
deve
considerarsi
come
un
sovvertimento
delle
basi
su
cui
fin
qui
posava
il
diritto
penale
.
-
Al
contrario
,
il
movimento
positivistico
deve
piuttosto
considerarsi
come
un
tentativo
di
completare
ed
integrare
l
'
indirizzo
fin
qui
prevalente
nel
diritto
penale
,
di
spingerlo
più
velocemente
in
una
direzione
già
presa
,
di
additarne
certe
lacune
e
di
colmarle
,
senza
per
questo
rinunciare
ai
benefizi
dall
'
indirizzo
prevalente
presi
più
specialmente
di
mira
.
-
Esso
non
può
propugnare
la
sostituzione
assoluta
del
"
metodo
positivo
"
al
metodo
astratto
:
ciò
sarebbe
,
come
abbiam
visto
,
non
aver
intesa
del
tutto
la
natura
del
metodo
positivo
,
e
disconoscere
quella
del
diritto
stesso
:
ma
nello
stesso
tempo
ci
dà
un
avvertimento
di
tener
conto
,
più
di
quanto
non
lo
si
sia
fatto
forse
per
il
passato
,
dei
risultati
dell
'
osservazione
positiva
,
e
soprattutto
insiste
su
alcuni
fatti
e
leggi
nuove
scoperte
o
intravedute
dalla
scienza
moderna
,
che
possono
condurci
a
vedere
un
po
'
diversamente
la
natura
dell
'
uomo
,
oggetto
del
diritto
penale
,
e
la
società
.
-
Ciò
può
portare
una
trasformazione
,
nella
legge
stessa
,
nel
senso
di
darle
una
maggior
specializzazione
,
nonché
nell
'
ufficio
del
giudice
,
aumentando
la
sua
discrezione
,
perché
egli
possa
tener
conto
di
quella
relatività
,
che
tutti
i
fenomeni
posseggono
,
e
che
non
si
può
trascurare
senza
lacerare
in
qualche
modo
la
giustizia
come
la
verità
.
Ed
è
qui
che
si
manifesta
una
delle
pieghe
caratteristiche
del
pensiero
moderno
,
che
merita
attenzione
.
La
"
negazione
del
libero
arbitrio
"
,
nel
senso
tradizionale
,
non
è
,
come
abbiam
visto
,
una
dottrina
così
sovversiva
come
alcuni
hanno
voluto
farla
apparire
:
e
non
è
che
in
base
ad
un
equivoco
che
si
può
sostenere
ch
'
essa
scalzi
le
basi
del
diritto
e
della
morale
.
Ciò
non
ostante
non
è
a
negarsi
l
'
influenza
che
deve
esercitare
il
nuovo
modo
di
concepire
la
libertà
sulle
concezioni
etiche
e
giuridiche
.
Il
"
liberum
arbitrium
indifferentiae
"
come
solo
ed
indispensabile
fondamento
della
libertà
e
della
responsabilità
,
portava
a
far
concepire
queste
come
qualità
fisse
ed
inalterabili
dell
'
uomo
in
ogni
condizione
di
tempo
e
di
cose
;
eccesso
a
cui
doveva
contrapporsi
quello
di
considerare
ogni
causa
ed
ogni
condizione
assegnabile
come
una
minorante
della
responsabilità
.
Ogni
ricerca
sulle
condizioni
obbiettive
della
responsabilità
dichiarata
pericolosa
,
o
scoraggiata
come
impossibile
.
Il
"
negatore
del
libero
arbitrio
"
che
non
sia
vittima
di
equivoci
sul
valore
di
tal
negazione
,
sarà
portato
invece
a
vedere
nella
libertà
e
responsabilità
,
qualità
esistenti
nell
'
uomo
,
ma
analoghe
alle
altre
,
atte
cioè
ad
essere
studiate
nella
loro
genesi
e
nella
loro
evoluzione
,
suscettibili
di
gradazioni
infinite
,
e
subordinate
alla
presenza
di
certe
condizioni
e
concomitanti
,
a
concepire
in
altri
termini
la
responsabilità
piuttosto
dinamicamente
ed
evoluzionisticamente
,
che
staticamente
.
Ed
in
questo
senso
gli
studi
nuovi
sulla
responsabilità
possono
portare
un
contributo
prezioso
,
come
al
sociologo
,
così
al
legislatore
e
al
giurista
.
Col
mostrarci
quali
delle
nostre
azioni
veramente
dipendano
dalla
nostra
volontà
,
fino
a
che
punto
siamo
effettivamente
liberi
di
compiere
una
data
azione
,
e
fino
a
che
punto
invece
la
responsabilità
dei
nostri
atti
vanisca
dinanzi
all
'
influenza
di
cause
prepotenti
,
essa
può
rivelarci
nuovi
casi
di
irresponsabilità
,
come
anche
di
responsabilità
finora
inaspettate
(
ipnotismo
,
suggestione
)
.
Né
il
giurista
deve
guardare
con
sospetto
e
diffidenza
la
corrente
dei
nuovi
studi
come
se
ogni
risultato
di
questi
dovesse
segnare
un
'
offesa
alla
integrità
del
diritto
e
della
morale
.
L
'
idea
di
un
antagonismo
fra
gli
studi
"
positivi
"
in
genere
e
le
nostre
aspirazioni
etiche
è
un
concetto
falso
,
contro
il
quale
è
stato
nostro
intento
di
combattere
in
tutto
il
corso
del
presente
lavoro
.
Abbiamo
dunque
visto
a
che
cosa
si
riduca
la
possibilità
per
gli
studi
scientifici
di
modificare
il
nostro
concetto
di
responsabilità
:
non
nella
negazione
di
questa
,
ma
nell
'
avvertimento
che
la
responsabilità
è
qualche
cosa
di
più
fuggitivo
,
di
meno
palpabile
,
di
assai
più
legato
al
fatto
particolare
nella
sua
complessità
,
di
quanto
forse
non
lo
supponessero
le
vecchie
scuole
di
morale
,
sta
l
'
importanza
della
nuova
scuola
anche
nel
campo
del
diritto
penale
.
Ed
è
questo
anzi
,
a
mio
parere
,
ciò
che
dovrebbe
renderla
sopra
ogni
altra
cosa
simpatica
.
Essa
tende
a
mostrarci
sempre
più
che
anche
nel
campo
dell
'
infamia
e
del
delitto
sono
numerosi
i
disgraziati
,
coloro
che
hanno
assai
più
bisogno
di
essere
educati
,
ajutati
e
curati
che
d
'
essere
minacciati
di
punizione
.
Nonostante
le
intemperanze
e
gli
errori
incontestabili
che
ne
hanno
segnato
il
sorgere
,
la
nuova
scuola
desta
attenzione
e
interesse
per
il
nuovo
soffio
di
simpatia
che
da
essa
nccessariamente
,
quasi
a
dispetto
di
certe
sue
premesse
utilitarie
,
spira
verso
coloro
che
furono
condotti
al
delitto
e
all
'
abbrutimento
da
cause
strapotenti
.
Essa
ci
addita
,
se
non
l
'
impossibilità
,
la
terribile
difficoltà
di
sfuggire
a
certi
impulsi
quando
tutto
nella
vita
concorre
a
togliere
stimolo
e
potenza
alla
difesa
contro
di
essi
.
Essa
ci
mostra
,
anche
nel
campo
della
morale
,
l
'
esistenza
di
una
schiera
di
privilegiati
,
che
compiono
il
bene
senza
fatica
,
poiché
tutto
in
loro
,
condizioni
fisiologiche
,
psicologiche
e
sociali
,
cospira
a
far
loro
vedere
il
lato
buono
delle
cose
,
che
godono
una
specie
di
"
rendita
di
situazione
"
morale
,
mentre
per
altri
la
medesima
condotta
non
potrebbe
mantenersi
se
non
a
prezzo
di
indicibili
sforzi
e
sacrifizi
.
Onde
un
grande
e
benefico
impulso
a
tutte
le
riforme
sociali
,
che
tendono
a
togliere
le
cause
della
delinquenza
,
in
modo
da
render
quanto
meno
necessario
è
possibile
il
provvedimento
increscioso
ed
imperfetto
dell
'
applicazione
della
pena
.
La
pena
non
è
il
miglior
modo
di
difesa
sociale
,
o
di
tutela
giuridica
che
dir
si
voglia
.
La
sua
efficacia
è
limitata
:
è
presto
raggiunto
il
punto
oltre
il
quale
un
aumento
nella
severità
di
essa
non
produce
più
una
diminuzione
corrispondente
negli
attentati
al
diritto
.
La
sicurezza
sociale
non
è
perciò
da
essa
se
non
imperfettamente
ristabilita
:
il
senso
morale
,
se
non
imperfettamente
soddisfatto
.
Ogni
giorno
,
coll
'
ingentilirsi
dei
costumi
,
cresce
la
ripugnanza
per
i
mezzi
fisici
di
repressione
;
ogni
giorno
,
si
sente
maggiormente
il
bisogno
di
trovare
mezzi
più
potenti
e
più
civili
di
prevenire
il
delitto
.
Sotto
un
certo
aspetto
,
la
pena
può
considerarsi
come
il
sintomo
dell
'
impotenza
della
società
a
provvedere
altrimenti
ai
mali
che
la
travagliano
.
Troppo
forse
si
è
creduto
per
lo
addietro
che
i
mezzi
penali
fossero
la
panacea
per
tutte
le
correnti
delittuose
che
serpeggiano
nella
società
.
Gli
studi
positivi
moderni
,
psicologici
,
antropologici
e
sociali
,
hanno
se
non
altro
il
merito
di
aver
fatto
concepire
in
un
modo
più
relativo
la
natura
e
la
funzione
del
diritto
penale
.
La
controversia
fra
la
scuola
positiva
e
la
scuola
classica
può
dirsi
pertanto
un
prodotto
,
più
che
di
divergenze
reali
di
dottrine
,
di
tendenze
e
di
aspirazioni
.
Eccessivamente
ostile
è
stata
forse
finora
l
'
attitudine
sì
da
una
parte
che
dall
'
altra
;
ed
è
venuto
,
parmi
,
il
momento
in
cui
alle
lotte
ed
alle
polemiche
,
in
parte
almeno
sterili
,
debba
succedere
il
riconoscimento
dei
rispettivi
limiti
,
il
contemperamento
delle
tendenze
,
e
la
serena
collaborazione
.
-
"
Se
nel
secolo
XVI
,
scrive
Carlo
Cattaneo
in
alcune
sue
mirabili
pagine
,
che
fu
il
primo
dell
'
era
moderna
,
la
ragione
individuale
aveva
ardito
farsi
a
discutere
popolarmente
li
arcani
religiosi
,
e
nel
XVII
li
asserti
delle
scuole
filosofiche
,
nel
XVIII
ella
estese
quell
'
aspro
sindacato
a
tutte
le
istituzioni
civili
.
Sommo
divenne
il
contrasto
fra
la
vita
delli
uomini
e
i
loro
pensieri
.
Vivendo
in
mezzo
all
'
intreccio
dei
vincoli
sociali
,
quelle
menti
animate
dai
geometri
e
acuite
dal
calcolo
mercantile
osarono
domandare
se
,
e
come
,
e
quanto
ciascuna
istituzione
giovasse
ad
ogni
individuo
partecipe
della
civile
aggregazione
.
Tutto
si
valutò
dunque
col
giudicio
individuale
e
giusta
l
'
individuale
interesse
.
Si
considerò
la
società
come
un
patto
fra
eguali
;
si
domandò
la
revisione
del
patto
,
il
ritorno
all
'
uguaglianza
primitiva
,
la
restituzione
dello
stato
naturale
del
genere
umano
.
Le
predilezioni
delle
scuole
e
l
'
inesplicabile
eccellenza
delle
arti
e
delle
lettere
antiche
sospinsero
ad
immaginare
un
mondo
primitivo
,
educato
nelle
lingue
,
nelle
arti
,
nelle
scienze
,
nelle
leggi
da
una
serie
di
geni
benefici
,
l
'
opera
dei
quali
sotto
lo
sforzo
della
superstizione
e
della
violenza
fosse
venuta
oscurandosi
successivamente
fino
alle
caligini
del
Medio
Evo
,
ma
potesse
coll
'
opera
d
'
altri
geni
rivocarsi
in
breve
,
e
quasi
di
repente
,
al
nativo
splendore
.
Vi
fu
perfino
chi
preferì
ad
una
fittizia
civiltà
,
ingombra
dei
ruderi
d
'
ogni
tempo
e
piena
di
ingiustizie
e
di
corruttele
,
la
semplice
e
pura
vita
,
che
li
uomini
dovevano
aver
gioito
prima
del
patto
sociale
in
seno
alla
primigenia
selva
della
terra
.
Adunque
lo
sforzo
capitale
del
pensiero
umano
nello
scorso
secolo
XVIII
era
una
generale
censura
delle
istituzioni
del
tempo
,
nel
senso
di
ogni
individuo
,
e
all
'
intento
di
ristaurare
il
regno
della
logica
naturale
e
della
personale
indipendenza
.
Nel
secolo
presente
vi
fu
quasi
riflusso
del
pensiero
umano
in
contrario
verso
.
Si
trovò
che
l
'
utile
di
ogni
individuo
scaturiva
dal
complesso
dell
'
azienda
sociale
,
né
poteva
avverarsi
mai
nella
solitudine
o
nel
dissociamento
.
Le
più
complicate
istituzioni
apparvero
necessari
effetti
del
consorzio
civile
e
forme
della
sua
esistenza
.
Si
vide
che
certe
consuetudini
erano
scala
e
preparazione
ad
altre
migliori
,
alle
quali
i
popoli
non
potevano
giungere
altrimenti
;
e
così
si
vennero
spiegando
e
giustificando
certi
ordinamenti
transitori
,
che
in
faccia
ad
una
logica
immediata
sembravano
assurdi
e
barbari
.
Viceversa
s
'
intravvide
sotto
lo
splendore
delle
libertà
antiche
l
'
oppressione
e
la
servitù
delle
moltitudini
,
e
nella
dolorosa
ruina
di
quelle
meravigliose
civiltà
si
riconobbe
un
evento
che
poteva
condurre
all
'
emancipazione
degli
oppressi
.
La
consolante
dottrina
del
progresso
si
svolse
dal
seno
della
istoria
si
vide
il
genere
umano
elevarsi
dalla
ferocia
del
vivere
ferino
,
attraverso
alla
guerra
,
alla
schiavitù
,
alle
devastazioni
,
alle
tirannidi
,
ai
supplici
,
alle
torture
,
sino
all
'
effezione
graduale
dell
'
utile
,
del
giusto
,
dell
'
equo
,
del
bello
,
del
vero
,
della
pace
,
della
carità
.
Allora
si
rallentò
quella
inesorabile
censura
,
spinta
dai
nostri
padri
nel
diretto
interesse
dell
'
individuo
;
ed
in
quella
vece
si
promosse
un
'
interpretazione
benigna
,
benigna
forse
oltre
misura
,
di
tutte
le
transazioni
scalari
e
successive
della
civil
società
:
si
giustificò
il
senso
comune
dei
popoli
,
che
aveva
sancito
e
venerato
ciò
che
era
rispettivamente
opportuno
ai
luoghi
ed
ai
tempi
;
e
le
leggi
più
celebri
apparvero
piuttosto
frutti
di
una
certa
graduale
maturanza
d
'
interessi
e
di
opinioni
,
che
liberi
decreti
della
mente
individua
dei
legislatori
.
Perloché
la
tendenza
più
comune
del
pensiero
istorico
in
questo
secolo
XIX
è
una
generale
spiegazione
delle
eccessive
forme
civili
,
in
quanto
promuovono
gradualmente
lo
spontaneo
sviluppo
dell
'
individuo
ed
il
suo
bene
,
nello
sviluppo
e
nel
bene
della
intera
società
.
Questo
comune
movimento
delle
dottrine
filosofiche
e
istoriche
nell
'
età
nostra
si
diramò
poi
per
molte
strade
assai
divergenti
.
Li
uni
,
mettendosi
a
tutta
carriera
nella
idea
delle
successive
evoluzioni
sociali
,
vollero
stringere
un
corso
di
secoli
in
poche
giornate
,
e
s
'
appresero
di
slancio
al
sogno
di
un
incivilimento
nuovo
ed
inaudito
,
senza
famiglia
,
senza
eredità
,
senza
proprietà
.
Altri
al
contrario
acquietandosi
nella
generale
giustificazione
dei
fatti
,
e
confidando
nel
genio
naturale
delle
moltitudini
,
e
nella
forza
ingenita
che
spinge
le
cose
al
compimento
di
un
ordine
prestabilito
,
ricadono
nel
fatalismo
dell
'
oriente
,
e
maledicendo
alla
virtù
infelice
santificano
la
vittoria
e
adorano
la
forza
.
Altri
fraintesero
la
giustificazione
istorica
del
passato
,
e
vi
supposero
la
necessità
di
ritornare
le
cose
ai
loro
principi
;
e
vanamente
additarono
,
come
mèta
ad
un
viaggio
retrogrado
dell
'
umanità
,
ora
l
'
un
ora
l
'
altra
delle
età
già
consumate
.
In
mezzo
a
queste
aberrazioni
,
i
più
veggenti
sanno
congiungere
la
fiducia
nel
progresso
alla
paziente
accettazione
delle
lente
e
graduate
sue
fasi
,
e
alla
critica
proporzionale
e
perseverante
,
ch
'
è
pur
necessaria
a
promuoverlo
.
Essi
sanno
discernere
le
istituzioni
transitorie
e
caduche
da
quelle
senza
cui
l
'
umano
consorzio
non
regge
.
Essi
nutrono
la
generosa
persuasione
che
l
'
individuo
non
è
sempre
cieco
strumento
del
tempo
,
ma
una
forza
libera
e
viva
,
la
quale
tratto
tratto
può
far
trapiombare
la
dubia
bilancia
delle
umane
cose
.
Questa
scuola
pratica
,
che
studia
il
campo
della
libertà
umana
nel
seno
della
necessità
e
del
tempo
,
deve
librarsi
tra
la
violenza
logica
delle
dottrine
passate
,
e
l
'
indolente
e
servile
ottimismo
delle
dottrine
che
si
levarono
sulla
ruina
di
quelle
"
.
Sarebbe
difficile
invero
immaginare
un
quadro
più
eloquente
e
più
vero
di
ciò
che
è
stato
il
grande
movimento
scientifico
del
secolo
testé
trascorso
e
un
cenno
più
chiaro
e
riassuntivo
di
quelli
che
sono
veramente
,
a
parer
nostro
,
i
caratteri
essenziali
delle
tendenze
positive
moderne
.
In
un
altro
nostro
scritto
,
abbiamo
tentato
di
dare
al
"
positivismo
"
un
significato
più
vasto
,
e
nello
stesso
tempo
meno
radicale
e
dogmatico
di
quello
che
gli
attribuiscono
molti
dei
sostenitori
dei
"
sistemi
"
positivistici
;
di
mostrare
cioè
come
sia
vano
il
voler
restringere
questo
all
'
accettazione
ed
alla
applicazione
di
pochi
principi
teorici
e
metodologici
,
e
come
si
tratti
,
piuttosto
che
di
un
brusco
mutamento
nella
direzione
del
pensiero
scientifico
,
dello
sviluppo
graduale
di
una
specie
di
facoltà
nuova
,
così
variata
e
complessa
nei
suoi
diversi
aspetti
che
è
pressoché
impossibile
di
darne
una
definizione
che
sia
insieme
e
completa
e
precisa
.
Chi
potrebbe
,
per
esempio
,
formulare
esattamente
i
principi
su
cui
si
fonda
il
senso
storico
,
quella
delicata
facoltà
di
comprendere
ogni
epoca
sotto
il
suo
vero
colore
,
facoltà
che
è
uno
dei
tratti
più
caratteristici
della
società
intellettuale
contemporanea
?
È
qualche
cosa
di
simile
a
ciò
che
si
chiama
,
nella
vita
sociale
,
la
inestimabile
qualità
del
"
tatto
"
del
"
saper
vivere
"
-
qualche
cosa
che
non
s
'
insegna
,
ma
che
s
'
impara
bensì
,
frequentando
certe
persone
,
vivendo
in
certi
ambienti
,
respirando
,
come
si
suol
dire
,
una
certa
atmosfera
.
"
Se
osserviamo
-
dicevamo
-
la
differenza
fra
la
scienza
e
la
filosofia
moderna
e
quelle
che
hanno
per
lo
più
prevalso
nel
passato
,
vediamo
che
ciò
che
più
nettamente
caratterizza
questa
in
confronto
a
quella
è
lo
spirito
nuovo
di
cui
questa
è
animata
.
Vediamo
in
essa
,
da
un
lato
,
una
maggior
circospezione
nelle
osservazioni
e
nelle
esperienze
,
una
conoscenza
più
esatta
dei
mezzi
più
atti
a
raggiungere
un
determinato
risultato
scientifico
,
una
maggior
prudenza
nella
generalizzazione
e
nella
deduzione
,
un
più
completo
disinteresse
,
per
così
dire
,
nella
aspirazione
alla
verità
,
un
'
unità
più
completa
nella
sua
ricerca
,
e
infine
una
indipendenza
maggiore
da
considerazioni
estranee
alla
scienza
;
dall
'
altra
parte
,
un
perfezionamento
dello
spirito
critico
,
la
tendenza
a
non
accontentarsi
di
spiegazioni
puramente
verbali
e
formali
di
fenomeni
,
ad
analizzare
i
nostri
concetti
e
a
scomporre
ne
'
suoi
elementi
ogni
nostra
cognizione
.
Finalmente
,
bisogna
tener
conto
della
influenza
profonda
esercitata
in
tutti
i
rami
dello
scibile
dal
nuovo
elemento
di
recente
introdotto
nelle
speculazioni
filosofiche
e
scientifiche
:
la
teoria
della
evoluzione
.
Mentre
prima
v
'
era
la
tendenza
a
considerare
ogni
cosa
"
sub
specie
aeternitatis
"
,
oggi
tutto
invece
ci
appare
in
preda
ad
un
perpetuo
lavorio
di
trasformazione
e
siamo
portati
a
considerare
tutti
gli
eventi
piuttosto
da
un
punto
di
vista
dinamico
che
statico
.
Si
è
propagato
fra
noi
un
sentimento
oltremodo
vivace
della
relatività
di
tutti
i
fenomeni
concreti
al
momento
,
cosmologico
o
storico
,
in
cui
si
producono
;
onde
una
reazione
contro
i
modi
troppo
astratti
e
semplicisti
di
concepire
la
realtà
,
i
quali
troppo
trascuravano
il
"
coefficiente
del
tempo
"
,
e
contro
la
filosofia
razionalista
del
secolo
XVIII
;
è
la
propagazione
del
metodo
storico
comparativo
in
tutte
le
scienze
"
.
È
a
torto
che
alcuni
hanno
voluto
vedere
in
questo
complesso
di
tendenze
,
frutto
della
maturità
scientifica
dei
tempi
nostri
,
l
'
indicazione
di
una
limitazione
effettiva
del
nostro
sapere
ad
una
porzione
ristretta
della
realtà
,
mentre
un
vasto
campo
di
questa
,
tutto
ciò
ché
riferisce
all
'
al
di
là
dei
fenomeni
,
sia
per
sempre
sottratto
alle
nostre
indagini
.
L
'
Agnosticismo
sistematico
è
anzi
ciò
che
vi
può
esser
di
più
estraneo
alla
scienza
moderna
.
Se
si
è
creduto
il
contrario
,
ciò
dipende
dall
'
influenza
che
nella
filosofia
moderna
hanno
avuto
le
teorie
della
conoscenza
di
Hume
,
Berkeley
,
Kant
.
Ma
tali
dottrine
,
qualunque
sia
la
nostra
opinione
sulla
loro
intrinseca
accettabilità
e
giustezza
,
qualunque
sia
stata
l
'
opinione
dei
loro
stessi
creatori
,
non
giustificano
,
come
è
stato
mostrato
,
alcuna
delle
conseguenze
agnostiche
e
scettiche
che
alcuni
ne
hanno
tratto
.
Il
loro
scopo
,
non
è
,
abbiamo
detto
,
di
dare
un
giudizio
sulla
possibilità
o
l
'
attendibilità
della
nostra
conoscenza
,
ma
di
definirla
e
spiegarla
;
di
dirci
che
cosa
intendiamo
dire
quando
affermiamo
che
la
tal
cosa
esiste
,
che
la
sua
causa
è
la
tal
altra
cosa
,
etc
.
,
non
di
dirci
se
tali
nostri
giudizi
siano
veri
o
no
.
Delle
parole
causa
,
sostanza
,
realtà
e
simili
esse
ci
forniscono
definizioni
nuove
e
diverse
dalle
antiche
;
ma
non
ne
segue
che
per
ciò
solo
alcuna
porzione
della
realtà
sia
sottratta
alle
nostre
ricerche
come
non
ne
segue
neppure
che
debba
prevalere
questo
o
quel
metodo
di
ricerca
ad
ogni
altro
.
Se
oggi
sappiamo
imporre
dei
limiti
ad
una
troppo
impaziente
curiosità
scientifica
,
se
ci
atteniamo
di
preferenza
,
ove
ciò
sia
possibile
,
al
metodo
induttivo
o
sperimentale
,
piuttosto
che
all
'
astratto
e
razionale
;
ciò
non
che
per
la
nostra
esperienza
intellettuale
più
matura
,
la
quale
ci
ha
insegnato
la
via
più
economica
e
sicura
per
giungere
alla
scoperta
del
vero
,
ed
a
guardarci
da
certe
intemperanze
ed
errori
in
cui
troppo
spesso
caddero
i
pensatori
del
passato
.
Concludendo
adunque
,
il
positivismo
più
che
un
sistema
nuovo
e
radicalmente
diverso
da
quelli
che
lo
hanno
preceduto
,
rappresenta
un
complesso
di
tendenze
che
si
sono
formate
a
poco
a
poco
in
un
grande
secolo
di
indefesso
lavoro
pratico
ed
intellettuale
,
di
incessante
discussione
e
di
inesorabile
critica
:
il
sorgere
delle
scuole
storiche
ed
evoluzionistiche
,
la
visione
sempre
più
netta
della
relatività
e
della
complessità
dei
fenomeni
,
la
ripugnanza
a
concepire
qualsiasi
campo
della
realtà
come
non
soggetto
a
leggi
"
naturali
"
sono
tutte
manifestazioni
del
medesimo
movimento
.
Di
queste
tendenze
generali
del
mondo
moderno
dovevano
inevitabilmente
risentirsi
anche
la
morale
ed
il
diritto
,
e
ciò
naturalmente
non
poteva
avvenire
senza
un
periodo
di
crisi
,
contrassegnato
dalla
eccessiva
baldanza
demolitrice
degli
uni
,
da
eccessivi
timori
e
ingiustificati
scoraggiamenti
degli
altri
.
Per
ciò
che
riguarda
il
diritto
penale
,
abbiam
visto
come
ciò
si
palesasse
soprattutto
nella
pretesa
demolizione
del
concetto
di
responsabilità
,
e
nelle
offese
all
'
autonomia
del
nostro
senso
morale
nel
determinare
l
'
esistenza
e
la
ragione
del
"
diritto
di
punire
"
.
Ma
abbiam
visto
pure
,
come
ciò
derivasse
da
una
errata
interpretazione
dei
principii
supremi
su
cui
il
movimento
positivo
si
reputa
fondato
.
Resta
dunque
,
come
sola
legittima
e
veramente
feconda
,
la
tendenza
rappresentata
da
tutti
i
moderni
studi
psicologici
e
sociali
,
criminologici
e
antropologici
.
Nello
stesso
tempo
,
abbiamo
rilevato
come
ciò
possa
portare
a
limitazione
e
sostituzioni
parziali
del
diritto
punitivo
con
altri
mezzi
migliori
.
Non
già
però
in
forza
della
enunciazione
di
alcuni
principii
,
ma
per
opera
dei
risultati
a
cui
eventualmente
i
nuovi
studi
metteranno
a
capo
.
Fino
a
che
punto
ciò
potrà
portare
ad
una
trasformazione
profonda
del
presente
indirizzo
nel
diritto
penale
,
è
impossibile
determinare
sin
d
'
ora
,
solo
un
avvenire
di
studi
,
d
'
esperienze
e
d
'
ulteriore
maturazione
scientifica
e
morale
potrà
dare
gradualmente
a
questa
domanda
una
completa
risposta
.
Gennaio
-
Ottobre
1901
Narrativa ,
I
L
'
arrivo
del
"
Senegal
"
Alle
tre
,
quando
la
campana
annunziò
la
fine
della
lezione
,
il
professore
Domenico
Perez
non
lasciò
liberi
,
come
avrebbe
dovuto
,
i
suoi
discepoli
.
Spiegava
da
due
ore
un
atto
dell
'
Edipo
Re
e
non
voleva
interromperlo
.
Dominando
con
la
voce
ferma
e
severa
i
moti
d
'
impazienza
della
classe
,
andò
avanti
per
un
'
altra
diecina
di
minuti
,
sino
alla
fine
;
poi
pronunziò
la
frase
sacramentale
:
-
Basterà
per
oggi
.
Appena
uscito
nel
corridoio
,
in
compagnia
degli
alunni
più
diligenti
che
gli
rivolgevano
ancora
domande
intorno
alle
cose
udite
,
si
vide
accostare
da
Baldassare
,
il
bidello
.
-
Signor
professore
,
c
'
è
un
signore
che
lo
aspetta
.
-
Chi
è
?
-
Non
ha
detto
il
nome
...
Dice
che
è
venuto
da
Firenze
apposta
per
lei
.
-
Da
Firenze
?
...
Dov
'
è
?
-
L
'
ho
fatto
accomodare
nella
sala
di
convegno
...
Vi
è
rimasto
un
pezzo
a
dormire
,
sul
divano
!
...
Prima
di
sonare
la
campana
sono
andato
ad
avvertirlo
;
allora
è
sceso
giù
nel
cortile
!
...
Ha
un
'
aria
...
una
cert
'
aria
...
Perez
sorrise
vedendo
la
smorfia
con
la
quale
Baldassare
intendeva
esprimere
l
'
aria
dello
sconosciuto
,
e
s
'
affacciò
dal
ballatoio
.
Non
distinguendo
nessuno
in
mezzo
alla
folla
degli
scolari
sciamanti
giù
per
la
corte
,
discese
le
scale
;
sull
'
ultimo
ripiano
,
scorgendo
il
visitatore
che
pareva
appostato
per
attenderlo
al
varco
-
una
figura
alta
e
smilza
,
un
paio
di
gambe
lunghe
chiuse
in
calzoni
strettissimi
,
una
faccia
magra
tagliata
da
due
baffi
chiari
uncinati
-
esclamò
:
-
Bertini
!
...
Ma
come
?
Sei
tu
,
Lodovico
?
-
Sono
io
.
-
Senza
avvertirmi
?
...
Senza
scrivermi
una
parola
?
...
-
soggiunse
,
buttandogli
le
braccia
al
collo
e
baciandolo
con
grande
effusione
sulle
due
guance
.
-
Non
importa
;
grazie
egualmente
!
...
Che
piacere
!
...
Sai
che
non
ci
vediamo
da
Valsorrisa
?
...
Quant
'
è
?
Due
anni
!
...
Quando
sei
arrivato
?
-
Da
un
'
ora
.
-
E
sei
venuto
per
me
?
Che
bravo
!
Andiamo
via
!
Sono
libero
.
Sono
tutto
per
te
.
Quanto
ti
tratterrai
?
-
Riparto
stasera
.
-
Come
?
-
protestò
l
'
altro
,
fermandosi
,
tra
stupito
e
crucciato
,
sul
punto
di
varcare
il
portone
del
Liceo
.
-
Ma
niente
affatto
!
...
Dopo
due
anni
che
aspetto
questa
tua
visita
,
vieni
per
mezza
giornata
?
Che
dico
?
Per
qualche
ora
appena
!
-
Non
posso
fermarmi
di
più
.
-
Hai
da
fare
?
Che
hai
da
fare
?
Non
ammetto
pretesti
!
Ti
sequestro
.
Almeno
sino
a
domani
.
-
Ti
prego
non
insistere
.
Non
posso
.
Perez
gli
fermò
addosso
lo
sguardo
.
Nel
primo
momento
,
nella
sorpresa
del
riconoscimento
,
non
aveva
fatto
attenzione
all
'
aspetto
dell
'
amico
suo
;
ora
,
udendo
quella
risposta
proferita
brevemente
,
in
tono
che
non
ammetteva
replica
,
e
rammentando
le
parole
di
Baldassare
sullo
strano
atteggiamento
del
visitatore
,
scorgeva
realmente
qualche
cosa
d
'
insolito
in
lui
.
Magrissimo
era
sempre
stato
,
ma
d
'
una
magrezza
sana
,
ossea
e
nervosa
;
ora
il
suo
viso
lungo
ed
affilato
pareva
emaciato
come
dopo
una
malattia
;
le
tempie
,
dove
i
capelli
cominciavano
a
incanutire
,
eran
solcate
da
vene
inturgidite
;
gli
occhi
si
volgevano
intorno
esitanti
,
inquieti
,
quasi
sospettosi
;
anche
il
passo
era
malfermo
.
-
Sia
come
vuoi
,
-
concesse
Perez
,
tenendo
temporaneamente
per
sé
quelle
osservazioni
,
ma
proponendosi
di
cogliere
o
di
far
nascere
più
tardi
l
'
occasione
di
manifestarle
.
-
Vieni
a
casa
mia
?
-
Per
fare
?
-
Niente
!
Sono
libero
,
ti
ripeto
;
posso
dedicarti
tutto
il
pomeriggio
.
Dicevo
così
,
nel
caso
che
volessi
riposarti
.
Sei
all
'
albergo
?
-
No
,
ho
lasciato
la
valigia
alla
stazione
.
-
Dovresti
essere
stanco
;
ho
sentito
che
ti
sei
addormentato
,
aspettandomi
.
-
Ora
sono
riposato
.
-
Va
bene
;
allora
verrai
da
noi
a
pranzo
stasera
:
è
inteso
.
La
mamma
sarà
felice
di
vederti
.
Per
il
momento
vogliamo
andare
al
caffè
?
-
Grazie
;
io
non
prendo
nulla
.
-
Allora
...
-
fece
Perez
,
un
poco
imbarazzato
,
cercando
che
cosa
potesse
piacere
all
'
amico
;
-
allora
...
montiamo
in
carrozza
e
giriamo
un
poco
in
città
o
in
campagna
?
Solo
quell
'
offerta
riuscì
gradita
all
'
invitato
.
-
Andiamo
al
mare
?
-
propose
.
-
Dove
tu
vuoi
!
...
Vetturino
!
...
-
chiamò
,
fermando
con
un
gesto
del
braccio
una
carrozza
che
passava
loro
dinanzi
in
quel
momento
.
-
Monta
su
,
caro
,
ti
prego
...
Vetturino
,
alla
Gettata
!
...
-
Poi
,
accomodatosi
nel
suo
cantuccio
,
battendo
con
la
mano
sul
ginocchio
dell
'
amico
,
esclamò
giocondamente
:
-
E
così
?
-
E
così
?
-
ripeté
l
'
altro
,
come
un
'
eco
.
Cavata
di
tasca
la
borsa
del
tabacco
e
cominciando
ad
arrotolare
una
sigaretta
,
soggiunse
:
-
Che
fai
?
...
Sei
contento
?
...
Lavori
?
-
Lavoro
,
sì
.
E
tu
?
-
A
che
lavori
?
-
insisté
l
'
interrogato
,
come
se
non
avesse
udito
la
domanda
.
-
Vuoi
?
-
concluse
,
offrendogli
da
fumare
.
-
Grazie
!
Ti
dirò
che
sono
in
un
periodo
di
grande
fecondità
.
Mentre
la
carrozza
attraversava
i
quartieri
popolari
,
arrestandosi
tratto
tratto
per
l
'
ingombro
dei
tram
,
delle
automobili
,
dei
legni
,
dei
carri
,
dei
veicoli
d
'
ogni
sorta
,
Perez
cominciò
a
parlare
delle
sue
occupazioni
letterarie
.
Scrittore
di
commedie
prima
che
insegnante
di
lettere
greche
,
egli
adempiva
con
tutta
coscienza
l
'
ufficio
scolastico
;
ma
più
che
la
cattedra
lo
attirava
il
palcoscenico
,
dove
aveva
raccolto
e
raccoglieva
ancora
i
premî
più
ambiti
.
Quanti
ammiravano
in
lui
l
'
artista
geniale
,
l
'
arguto
dipintore
dei
costumi
contemporanei
,
non
riuscivano
a
spiegarsi
come
egli
potesse
essere
anche
un
dotto
cultore
delle
classiche
discipline
;
in
realtà
,
il
giovane
aveva
sofferto
d
'
un
intimo
disagio
vivendo
con
la
mente
,
per
ragioni
di
studio
,
in
tempi
tanto
remoti
e
disformi
da
quello
nel
quale
era
nato
,
del
quale
osservava
,
intendeva
ed
amava
i
caratteri
,
nella
vita
reale
;
ma
il
disagio
era
finito
,
e
le
due
occupazioni
si
erano
conciliate
,
perché
l
'
amore
della
modernità
gli
aveva
impedito
di
isterilirsi
nel
fanatismo
del
passato
e
gli
aveva
fatto
ricercare
ed
intendere
nelle
antiche
letterature
solo
ciò
che
vi
resta
di
veramente
vivo
,
di
eternamente
giovane
e
fresco
.
Proprio
in
quei
giorni
,
dopo
una
vivace
polemica
sostenuta
con
un
Tedesco
erudito
e
pedante
,
egli
aveva
concepito
l
'
idea
d
'
un
saggio
intorno
alle
"
Forme
letterarie
fossili
"
,
e
nell
'
esporre
all
'
amico
gli
argomenti
coi
quali
si
accingeva
a
sostenere
la
propria
tesi
,
si
animava
ed
accalorava
:
piccolo
,
vivacissimo
,
tutto
fuoco
,
roteava
gli
occhi
e
mulinava
con
le
braccia
come
sostenendo
un
assalto
contro
avversarî
invisibili
,
bucava
l
'
aria
con
l
'
indice
disteso
come
per
trapassare
da
parte
a
parte
gli
autori
incriminati
.
-
Nel
mondo
della
creazione
artistica
,
come
nella
natura
vivente
,
le
specie
appariscono
,
vivono
più
o
meno
a
lungo
e
poi
dànno
luogo
ad
altre
più
o
meno
diverse
.
Il
poema
e
la
tragedia
hanno
fatto
il
loro
tempo
come
gl
'
ittiosauri
e
i
teromorfi
;
sono
finiti
con
gli
elmi
e
gli
scudi
,
coi
manti
e
le
corone
:
roba
da
museo
.
Al
giorno
d
'
oggi
che
i
re
,
quelli
che
restano
,
portano
il
cappello
a
cencio
e
le
scarpe
con
le
gomme
,
e
i
militari
si
vestono
di
grigio
per
non
lasciarsi
scorgere
da
lontano
,
e
gli
eroi
si
trovano
,
quando
si
trovano
,
nel
corpo
dei
pompieri
o
tra
i
casellanti
delle
strade
ferrate
,
non
vi
sono
altre
forme
possibili
che
il
romanzo
o
la
novella
e
il
dramma
o
la
commedia
.
Il
naturalista
ricostruisce
con
senso
religioso
i
formidabili
giganti
della
fauna
antica
,
ma
non
nutre
la
folle
idea
di
richiamarli
in
vita
.
Io
m
'
inginocchio
dinanzi
a
Sofocle
,
ma
rido
di
chi
presume
mettere
al
mondo
nuovi
"
Edipi
"
.
Le
commedie
nostre
saranno
benissimo
semplici
coccodrilli
,
e
se
vuoi
umilissime
lucertole
a
petto
dei
colossi
antidiluviani
;
ma
la
colpa
non
è
nostra
se
quegli
stampi
sono
andati
distrutti
.
-
E
le
tue
commedie
nuove
?
-
Tre
,
mio
caro
;
non
meno
di
tre
:
omne
trinum
...
E
tre
casi
di
adulterio
,
uno
dopo
l
'
altro
!
I
critici
e
i
commissarî
dei
concorsi
governativi
mi
lapideranno
,
ma
il
pubblico
verrà
a
sentire
.
Non
dico
ad
applaudire
.
Può
darsi
benissimo
che
mi
fischi
di
santa
ragione
;
ma
la
colpa
sarà
stata
mia
,
non
dell
'
argomento
.
Non
ne
conosco
altri
che
appassionino
tanto
le
platee
,
perché
nessun
altro
offre
una
così
intima
associazione
del
comico
col
drammatico
,
e
se
vuoi
col
tragico
,
ma
nel
senso
moderno
della
parola
.
La
nostra
civiltà
ha
preteso
disciplinare
l
'
indisciplinabile
,
quel
sentimento
che
il
mito
antico
,
più
accorto
,
aveva
simboleggiato
in
un
fanciullo
,
bendato
per
giunta
,
cioè
due
volte
cieco
,
doppiamente
irresponsabile
.
Il
matrimonio
,
l
'
unione
eterna
e
indissolubile
,
è
il
più
bel
tentativo
di
correggere
la
realtà
,
di
realizzare
l
'
ideale
;
ma
la
natura
,
che
noi
disconosciamo
,
si
prende
giuoco
di
noi
,
scombussola
i
nostri
piani
,
sconvolge
la
nostra
vita
.
Dico
la
nostra
,
e
non
la
loro
,
della
gente
coniugata
:
perché
,
sentimentalmente
,
la
situazione
è
la
stessa
,
sia
nelle
giuste
nozze
,
sia
negli
amori
liberi
.
Quante
volte
hai
giurato
ad
una
donna
,
con
tutta
la
sincerità
del
cuore
,
con
tutto
il
convincimento
della
volontà
,
che
l
'
ami
unicamente
,
che
l
'
amerai
sempre
?
E
quante
volte
,
con
quanto
dolore
,
ti
sei
accorto
dell
'
inganno
?
Bertini
,
rivoltatosi
bruscamente
,
buttò
via
la
sigaretta
non
ancora
finita
di
fumare
;
poi
,
raddrizzatosi
sul
sedile
incrociò
le
braccia
e
chinò
il
capo
.
Perez
,
senza
aspettare
risposta
alle
domande
espresse
non
tanto
per
curiosità
di
sapere
quanto
per
bisogno
di
affermare
,
riprese
:
-
La
poesia
ha
inventato
l
'
anima
sorella
,
l
'
anima
gemella
,
che
andiamo
cercando
,
che
presto
o
tardi
incontriamo
e
che
allora
ci
prende
tutti
per
sé
;
ma
la
natura
,
quando
crediamo
di
esserci
assortiti
con
la
creatura
predestinata
,
ce
ne
sospinge
dinanzi
,
un
bel
giorno
,
a
nostra
insaputa
,
un
'
altra
che
ci
piace
di
più
,
che
ci
par
fatta
per
noi
meglio
dell
'
altra
,
che
distrugge
il
prestigio
dell
'
altra
,
che
vogliamo
e
dobbiamo
ottenere
,
a
qualunque
costo
di
morirne
,
salvo
a
ricrederci
ancora
una
volta
,
quando
ci
troviamo
esposti
ad
una
terza
seduzione
ancora
più
forte
,
o
semplicemente
diversa
.
Sai
che
lo
ha
detto
anche
Napoleone
;
il
matrimonio
non
è
istituzione
fondata
su
leggi
di
natura
,
e
Balzac
lo
ha
scritto
in
fronte
alla
sua
"
Fisiologia
"
.
La
natura
non
vuole
amori
unici
ed
eterni
;
esige
anzi
,
per
il
conseguimento
dei
suoi
fini
,
il
più
gran
numero
di
amori
.
Noi
siamo
come
i
germi
che
essa
sparpaglia
a
milioni
per
l
'
aria
,
sulla
terra
,
nelle
acque
,
per
moltiplicare
le
probabilità
che
s
'
incontrino
e
si
fecondino
e
si
schiudano
in
nuove
forme
di
vita
.
Uomini
e
donne
,
tutti
quanti
siamo
,
nonostante
i
nostri
codici
scritti
e
la
nostra
morale
intima
,
che
altro
facciamo
,
io
ti
domando
,
se
non
cercarci
per
sedurci
,
se
non
sfoggiare
ed
accrescere
le
nostre
doti
per
suscitare
il
più
gran
numero
di
desiderî
dai
quali
deriveranno
il
più
gran
numero
di
accostamenti
?
Perché
mai
tu
scolpisci
le
tue
statue
,
ed
io
scrivo
le
mie
commedie
,
e
il
nostro
Natali
dipinge
i
suoi
quadri
,
e
Luigi
Albani
compone
le
sue
musiche
,
se
non
per
abbagliare
queste
signore
con
l
'
aureola
della
gloria
?
E
queste
signore
perché
mai
passano
metà
della
loro
vita
dalla
sarta
e
dinanzi
allo
specchio
,
se
non
per
fulminarci
col
fulgore
della
loro
bellezza
?
In
tutti
i
loro
rapporti
,
in
quelli
che
sembrano
più
innocenti
,
uomini
e
donne
non
fanno
altro
che
scherzare
col
fuoco
:
la
fedeltà
dei
mariti
,
delle
mogli
e
degli
amanti
è
un
miracolo
altrettanto
grande
quanto
la
preservazione
di
una
santabarbara
fra
il
grandinare
delle
granate
.
-
L
'
albergo
di
Francia
è
in
questa
via
?
L
'
oratore
si
sentì
così
bruscamente
interrotto
nel
bel
mezzo
dell
'
argomentazione
da
quella
domanda
,
che
per
un
momento
rimase
senza
parola
.
-
L
'
albergo
di
Francia
?
...
Qui
siamo
sul
corso
Vittorio
Emanuele
;
l
'
albergo
di
Francia
è
nella
via
Cavour
.
-
Passiamo
di
là
,
se
non
ti
dispiace
.
-
Vetturino
,
per
via
Cavour
...
Ma
sai
che
sei
un
bel
tipo
?
-
esclamò
poi
,
fra
crucciato
e
sorridente
.
-
Mi
fai
sgolare
senza
darmi
retta
,
e
non
mi
narri
nulla
di
te
,
delle
cose
tue
!
Perché
hai
trasferito
lo
studio
a
Firenze
?
-
Per
finire
il
monumento
a
Mazzini
:
te
lo
scrissi
.
-
Un
tempo
non
potevi
lavorare
fuori
della
pace
di
Promonte
...
Come
sta
tua
sorella
?
Il
dottore
tuo
cognato
?
I
tuoi
nipotini
?
-
Stanno
bene
,
grazie
.
-
Che
desiderio
di
tornare
lassù
!
Bisogna
che
scriva
alla
signora
Laura
.
Il
tuo
monumento
,
dalle
figure
che
ne
ho
viste
sui
fogli
illustrati
,
è
una
bellezza
.
So
che
vi
hai
lavorato
molto
;
forse
troppo
?
Sei
un
poco
affaticato
?
-
Un
poco
.
-
Si
vede
.
Te
lo
volevo
dire
.
Non
sei
stato
sofferente
?
-
Un
poco
.
-
Perché
non
ti
riposi
?
Perché
non
ti
fermi
con
noi
?
Ti
prometto
di
farti
divagare
.
Hai
qui
tanti
ammiratori
!
E
non
poche
ammiratrici
,
sai
?
Ecco
l
'
albergo
di
Francia
.
Ferma
,
vetturino
...
-
No
!
no
!
-
protestò
vivacemente
Bertini
,
trattenendo
col
braccio
il
braccio
dell
'
amico
,
ed
ordinando
poi
al
cocchiere
,
con
voce
breve
:
-
Via
!
E
mentre
la
carrozza
trascorreva
dinanzi
alla
facciata
dell
'
albergo
,
vi
fermò
lo
sguardo
,
rivoltandosi
a
guardarvi
anche
dopo
che
l
'
edificio
fu
oltrepassato
.
Perez
era
rimasto
in
silenzio
,
non
comprendendo
.
-
Se
ti
decidessi
a
restare
-
riprese
poi
,
tanto
per
dire
-
non
ti
consiglierei
quest
'
albergo
,
né
gli
altri
del
centro
.
Sono
i
più
frequentati
dalla
gente
danarosa
,
ma
c
'
è
troppo
frastuono
intorno
.
Dovresti
andare
all
'
Hotel
Monsalvato
,
sul
Colle
d
'
Elsa
,
a
quattrocento
metri
sul
livello
della
baraonda
cittadina
;
è
un
incanto
.
-
Forse
andrò
in
Val
d
'
Aosta
,
dai
Mauri
.
-
Ah
,
i
Mauri
!
Che
brava
gente
!
Vi
andrò
probabilmente
anche
io
,
quest
'
ottobre
.
Sai
che
Aurelia
è
sposa
?
Allora
il
discorso
si
volse
sul
tema
degli
amici
comuni
.
Quantunque
neanche
ora
Bertini
fosse
molto
loquace
,
Perez
non
volle
sforzarlo
con
osservazioni
che
potevano
riuscire
indiscrete
.
Serbava
inappagata
la
curiosità
di
sapere
che
cosa
lo
occupasse
,
perché
mai
avesse
voluto
esaminare
la
facciata
e
passare
a
rassegna
le
finestre
dell
'
albergo
di
Francia
.
E
continuò
a
discorrere
per
due
,
evocando
i
ricordi
d
'
altri
tempi
,
quando
,
giunta
la
carrozza
sulla
Gettata
,
in
faccia
al
mare
,
Lodovico
lo
interruppe
ancora
una
volta
:
-
Vogliamo
passare
dal
semaforo
,
se
non
ti
dispiace
?
-
Non
mi
dispiace
niente
affatto
.
Ma
prima
di
tutto
,
scusa
,
che
vuoi
farvi
,
al
semaforo
?
Aspetti
telegrammi
con
telegrafo
senza
fili
?
Un
ambiguo
sorriso
,
un
sorriso
veramente
strano
,
increspò
le
labbra
di
Lodovico
.
-
Forse
!
-
E
poi
,
perché
non
l
'
hai
detto
prima
?
Il
semaforo
non
è
al
mare
,
è
sulla
collina
di
San
Rocco
.
-
Andiamo
sulla
collina
.
-
A
San
Rocco
!
La
carrozza
prese
un
'
altra
direzione
,
e
la
conversazione
dei
due
amici
,
o
piuttosto
il
monologo
di
Perez
,
anch
'
esso
.
Ora
lo
scrittore
dimostrava
allo
statuario
,
con
un
senso
di
compiacimento
,
l
'
enorme
sviluppo
preso
dalla
città
industre
,
i
quartieri
sorti
come
per
incanto
sul
lido
orientale
,
verso
la
cinta
delle
vecchie
fortificazioni
.
-
Guarda
quante
ville
e
quanti
fumaioli
!
...
Vedi
quelle
caserme
?
Sono
le
case
degli
operai
:
il
primo
tentativo
di
risolvere
seriamente
questa
parte
del
gran
problema
sociale
...
Un
borgo
marinaro
sulla
riva
,
un
rione
industriale
dalla
parte
opposta
:
in
mezzo
la
città
vecchia
che
si
va
rinnovando
!
Vedi
quella
selva
di
antenne
?
È
il
porto
...
-
Sapranno
al
semaforo
-
domandò
ad
un
tratto
Bertini
-
a
che
ora
arriverà
il
"
Senegal
"
?
-
Ma
come
?
-
esclamò
Perez
,
con
aria
di
stupore
.
-
Volevi
salire
fin
lassù
solo
per
questo
?
Ma
gli
arrivi
dei
piroscafi
sono
annunziati
alle
Messaggerie
!
C
'
è
di
meglio
:
basta
passare
dalla
Vedetta
!
...
Vetturino
,
torna
indietro
.
Alla
Vedetta
marittima
.
Ancora
una
volta
la
carrozza
cambiò
rotta
.
Perez
restò
un
pezzo
in
silenzio
aspettando
che
il
suo
compagno
dicesse
qualche
cosa
;
poi
,
vedendolo
assorto
,
con
lo
sguardo
vagante
per
il
panorama
della
città
,
domandò
a
bruciapelo
:
-
Aspetti
un
amico
,
con
questo
"
Senegal
"
?
Lo
stesso
sorriso
,
sottile
e
falso
,
spuntò
sulle
labbra
dello
scultore
.
-
Sì
!
-
Chi
,
se
è
lecito
?
L
'
interrogato
non
rispose
subito
.
Mosse
il
capo
con
un
breve
atto
d
'
imbarazzo
,
lo
volse
a
guardare
dietro
di
sé
,
esitante
e
sospettoso
;
poi
,
afferrata
la
mano
di
Perez
,
proferì
:
-
Lo
saprai
fra
poco
...
Non
mi
chieder
nulla
,
per
ora
...
Il
bidello
non
s
'
era
ingannato
:
c
'
era
qualcosa
di
molto
strano
nell
'
aspetto
di
Bertini
,
un
pensiero
molesto
che
corrugava
la
sua
fronte
e
fermava
il
suo
sguardo
,
una
inquietudine
che
rendeva
nervosi
i
suoi
minimi
gesti
.
Perez
rispettò
la
preghiera
;
non
interrogò
,
non
disse
più
nulla
,
mentre
la
carrozza
rotolava
sordamente
sull
'
inghiaiato
della
riviera
Margherita
,
domandando
solo
a
se
stesso
da
che
parte
del
mondo
veniva
quel
piroscafo
,
quale
persona
restituiva
in
Italia
che
stesse
tanto
a
cuore
a
Lodovico
.
Una
donna
,
probabilmente
?
La
vita
intima
dello
scultore
era
stata
sempre
molto
mossa
:
egli
aveva
nutrito
passioni
gagliarde
e
tempestose
.
Non
era
più
giovane
,
certo
;
doveva
ormai
aver
varcato
la
quarantina
.
L
'
aveva
varcata
senza
meno
:
due
anni
addietro
,
a
Valsorrisa
,
non
ne
aveva
annunziato
l
'
arrivo
imminente
?
Ma
per
una
natura
appassionata
come
la
sua
,
non
era
ancora
l
'
età
della
rinunzia
;
era
anzi
la
più
pericolosa
.
Proprio
a
Valsorrisa
,
nelle
poche
settimane
che
vi
avevano
trascorse
insieme
,
non
si
era
infiammato
per
la
bella
signora
Lariani
?
Poco
dopo
,
nell
'
autunno
,
era
andato
improvvisamente
a
porre
il
suo
studio
a
Firenze
,
per
finire
-
aveva
detto
-
il
monumento
a
Mazzini
:
verità
,
o
non
piuttosto
semplice
pretesto
?
Cominciata
infatti
a
Promonte
e
destinata
a
Palermo
,
perché
mai
quell
'
opera
doveva
esser
compiuta
proprio
in
Toscana
?
Qualche
grossa
novità
era
sopravvenuta
nella
vita
dell
'
artista
:
nonostante
il
suo
silenzio
,
Perez
ne
aveva
pur
avuto
qualche
sentore
,
aveva
udito
parlare
di
una
signora
,
straniera
,
per
la
quale
l
'
amico
suo
doveva
aver
fatto
una
nuova
passione
.
Forse
costei
aveva
dovuto
lasciarlo
,
era
andata
lontano
,
ed
ora
tornava
a
lui
?
Ma
nel
suo
aspetto
,
nelle
sue
parole
,
non
c
'
era
la
gioia
,
se
pur
e
ansiosa
,
di
chi
aspetta
una
persona
cara
;
c
'
era
l
'
inquietudine
,
l
'
ambascia
,
una
specie
di
paura
...
-
D
'
ordinario
,
i
postali
dall
'
Africa
arrivano
nel
pomeriggio
?
L
'
improvvisa
domanda
distolse
Perez
dalle
sue
riflessioni
.
-
Non
lo
so
-
rispose
,
comprendendo
confusamente
che
dall
'
Africa
Lodovico
non
poteva
aspettare
un
'
amante
.
-
Ma
ti
caverai
la
curiosità
fra
due
minuti
.
Stiamo
per
arrivare
.
La
carrozza
si
era
messa
al
passo
,
per
la
rampa
di
Bevagna
.
Lo
scultore
non
levava
gli
occhi
dall
'
immensa
distesa
delle
acque
,
liquido
smeraldo
sotto
le
balze
della
costa
,
d
'
un
azzurro
carico
come
inchiostro
più
oltre
,
fino
all
'
estremo
orizzonte
.
-
Ecco
la
Vedetta
.
Scesero
entrambi
dinanzi
al
gabbiotto
di
legno
dipinto
di
verde
con
pretese
da
chiosco
orientale
.
Dall
'
uscio
socchiuso
si
scorgeva
un
cannocchiale
girevole
sopra
un
treppiedi
piantato
nel
centro
del
bussolotto
.
Una
tabellina
di
lavagna
,
sull
'
entrata
,
portava
scritto
col
gesso
:
"
Il
piroscafo
"
Senegal
"
arriverà
oggi
alle
ore
17
"
.
Bertini
,
consultato
l
'
orologio
,
osservò
,
come
parlando
tra
sé
:
-
Dovrebbe
essere
in
vista
.
L
'
uomo
di
guardia
rispose
:
-
Sissignore
.
Già
si
scorge
a
occhio
nudo
.
Guardi
in
direzione
della
punta
di
Platania
.
Lo
scultore
si
accostò
alla
ringhiera
che
correva
lungo
l
'
orlo
della
balza
e
vi
si
afferrò
con
tutte
e
due
le
mani
sprofondando
lo
sguardo
nella
direzione
indicata
.
Perez
guardò
anch
'
egli
verso
quel
punto
,
ma
non
distinse
nulla
.
Ad
occidente
era
tutto
uno
sfolgorio
d
'
oro
,
nel
cielo
dove
il
sole
rutilava
,
nel
mare
dove
l
'
immensa
scaglia
del
suo
riflesso
si
stemperava
tremolando
.
-
Lodovico
!
-
gridò
a
un
tratto
Perez
,
riportando
lo
sguardo
verso
il
compagno
e
vedendolo
talmente
piegato
sulla
ringhiera
,
che
un
altro
poco
e
sarebbe
precipitato
nell
'
abisso
.
-
Lodovico
,
bada
!
...
Non
facciamo
scherzi
!
...
L
'
altro
si
ritrasse
,
guardando
gli
scogli
della
riva
sottoposta
,
bruni
e
brulli
a
fiore
delle
acque
smeraldine
.
-
Quanto
sarà
alto
?
...
-
disse
.
-
Trenta
metri
?
...
Quaranta
?
...
Temi
che
non
sarebbe
igienico
tuffarsi
in
mare
da
qui
?
...
Senza
rilevare
la
lugubre
facezia
,
Perez
rispose
con
un
'
altra
domanda
:
-
Dove
vuoi
andare
,
ora
?
-
Vorrei
andare
al
porto
,
ma
non
in
carrozza
.
Congeda
il
vetturino
.
-
Come
ti
piace
...
Ecco
fatto
-
soggiunse
,
dopo
aver
pagato
la
corsa
.
-
Andiamo
?
Mentre
la
carrozza
se
ne
tornava
in
città
dalla
parte
alta
,
essi
discesero
la
china
.
Bertini
si
voltava
tratto
tratto
,
guardando
il
mare
della
Platania
,
dove
una
nubecola
di
fumo
rivelava
ormai
la
corsa
del
"
Senegal
"
.
Perez
restò
ancora
un
poco
senza
dir
nulla
;
a
un
tratto
,
prendendo
il
braccio
dell
'
amico
,
con
voce
di
dolce
rimprovero
,
esclamò
,
piano
:
-
Allora
,
senti
,
io
non
crederò
più
che
tu
sia
venuto
per
i
miei
begli
occhi
!
...
-
E
ancora
più
piano
,
con
tono
di
affettuosa
confidenza
:
-
Chi
aspetti
?
...
Che
hai
?
...
Bertini
si
fermò
,
si
tolse
il
cappello
passandosi
la
destra
sulla
fronte
,
se
lo
ripose
in
capo
con
un
gesto
brusco
,
poi
disse
:
-
No
,
Domenico
;
non
sono
venuto
per
te
...
Sono
venuto
da
te
perché
non
posso
sentirmi
solo
,
in
quest
'
ora
d
'
angoscia
;
perché
ho
bisogno
di
udire
una
voce
fraterna
,
di
appoggiarmi
ad
un
braccio
sicuro
...
-
Eccomi
qua
!
...
-
esclamò
Perez
,
chinandosi
verso
di
lui
,
offrendogli
il
braccio
,
che
egli
prese
un
momento
e
poi
lasciò
.
-
Che
posso
fare
per
alleviare
la
tua
pena
?
Non
dirmene
nulla
,
se
ti
costa
...
-
Mi
costa
tacere
!
...
Ho
bisogno
di
gridare
!
...
Perdonami
se
non
ti
ho
dato
retta
...
Ma
ti
ho
udito
bene
,
sai
!
Certe
tue
proposizioni
mi
hanno
fatto
fremere
,
tanto
parevano
dette
per
me
:
tutto
quanto
hai
enunziato
,
a
proposito
dei
tuoi
lavori
,
intorno
all
'
amore
,
al
matrimonio
,
all
'
adulterio
...
Pronunziò
questi
nomi
con
voce
vibrante
,
stridente
,
quasi
acre
,
come
se
gli
scottassero
le
labbra
;
poi
,
dopo
una
pausa
,
più
tranquillamente
,
ma
anche
più
dolorosamente
:
-
No
,
che
non
c
'
è
differenza
,
quando
si
ama
,
fra
le
unioni
che
il
mondo
giudica
libere
,
e
quelle
che
sanziona
con
le
sue
leggi
!
Quando
pare
che
nessuna
legge
ci
governi
,
il
cuore
impone
le
sue
,
e
sono
le
ferree
...
Guarda
,
-
soggiunse
sopra
un
altro
tono
,
esitando
,
fermandosi
,
rivoltandosi
verso
l
'
amico
:
-
Guarda
...
come
farò
a
spiegarti
la
situazione
in
cui
mi
trovo
?
...
C
'
è
una
donna
che
m
'
appartiene
,
perché
si
è
data
a
me
,
perché
mi
sono
dato
a
lei
,
perché
ci
amiamo
,
perché
tale
è
la
sua
e
la
mia
volontà
:
va
bene
?
Ora
questa
donna
,
mia
da
tre
anni
oramai
,
il
cui
possesso
io
mi
sono
assicurato
con
la
fedeltà
più
cieca
e
l
'
adorazione
più
devota
,
che
mi
è
rimasta
anche
lei
fedele
strenuamente
,
sinceramente
;
questa
donna
,
oggi
,
stasera
,
fra
qualche
ora
mi
tradirà
.
Fra
poco
,
prima
di
notte
,
quando
sarà
giunto
il
"
Senegal
"
,
questa
donna
cadrà
fra
le
braccia
di
un
altro
,
all
'
albergo
di
Francia
:
capisci
?
Io
sono
qui
per
vedere
arrivare
questo
"
Senegal
"
,
per
passare
sotto
le
finestre
di
questo
albergo
dove
l
'
infamia
sarà
consumata
.
Né
io
,
né
tu
,
né
alcuno
può
nulla
per
impedirlo
:
nulla
capisci
?
Io
posso
fare
una
cosa
sola
,
quella
che
tu
m
'
hai
consigliata
:
restarmene
qui
,
fino
a
domani
.
Questo
sì
,
posso
farlo
.
Posso
scendere
,
anzi
,
all
'
albergo
di
Francia
,
precisamente
;
cercare
anzi
di
avere
una
camera
attigua
alla
loro
,
passare
la
notte
lì
,
dietro
l
'
uscio
che
ci
dividerà
.
Eccolo
,
quel
che
posso
fare
,
se
tu
persisti
a
trattenermi
!
Perez
non
disse
verbo
,
turbato
dall
'
espressione
quasi
iraconda
con
la
quale
Lodovico
aveva
proferito
le
ultime
parole
.
La
conferma
,
improvvisamente
ottenuta
,
delle
sue
supposizioni
intorno
alla
natura
tutta
sentimentale
delle
inquietudini
dell
'
amico
non
gli
procurava
il
più
piccolo
compiacimento
per
la
propria
perspicacia
,
tanto
il
caso
si
rivelava
grave
.
Molte
domande
gli
salivano
alle
labbra
:
"
Perché
ti
tradisce
?
...
Non
t
'
ama
più
?
...
Vi
siete
lasciati
?
...
Chi
arriva
col
"Senegal"?..."
ma
l
'
altro
non
gli
diede
il
tempo
di
formularle
.
Facendoglisi
accosto
con
un
nuovo
moto
di
confidenza
,
riprendendo
a
parlare
con
voce
ancora
grossa
,
ma
più
pacata
,
riprese
:
-
Capisci
ora
perché
me
ne
vado
?
Capisci
che
stanotte
non
posso
restar
qui
,
che
ho
bisogno
di
sentirmi
portar
via
,
non
importa
dove
,
col
treno
più
rapido
che
mi
trascini
il
più
lontano
possibile
?
-
E
ad
un
moto
di
Perez
,
che
si
era
rivoltato
per
interromperlo
:
-
Che
cosa
vorresti
dirmi
?
Che
debbo
rassegnarmi
,
se
non
c
'
è
da
far
nulla
?
Eh
,
lo
vedi
,
mi
rassegno
!
...
Hai
temuto
che
volessi
buttarmi
in
mare
?
...
Non
aver
paura
!
...
Non
sarei
venuto
a
cercarti
,
se
avessi
voluto
spiccare
il
salto
!
...
Non
ho
armi
addosso
:
prova
un
po
'
;
non
sono
venuto
per
ammazzare
nessuno
...
Niente
ammazzamenti
,
se
anche
quella
donna
fosse
mia
moglie
...
Noi
non
siamo
di
quelli
che
ammazzano
,
né
le
mogli
né
le
amanti
,
è
vero
?
...
Perché
si
ammazzano
anche
le
amanti
,
è
vero
?
non
le
sole
mogli
!
...
Ah
,
come
hai
ben
detto
che
non
c
'
è
nessuna
differenza
,
per
il
sentimento
,
fra
l
'
unione
libera
e
il
matrimonio
!
Se
questa
donna
fosse
mia
moglie
,
io
non
potrei
infrangere
il
vincolo
coniugale
in
un
paese
come
il
nostro
che
non
ammette
il
divorzio
;
potrei
infrangerlo
altrove
;
ma
divorziato
o
separato
,
forse
che
soffrirei
più
di
quanto
soffro
adesso
,
per
aver
perduta
la
creatura
che
fu
mia
,
che
volevo
mia
?
...
Se
fosse
mia
moglie
,
vedi
,
e
sapessi
che
oggi
,
qui
,
in
quest
'
albergo
,
ella
avesse
un
convegno
con
un
altro
uomo
...
se
fosse
mia
moglie
,
ecco
,
non
potendo
assassinare
né
lei
né
lui
,
non
dovendo
ammazzarmi
,
non
volendo
chiamare
un
commissario
e
due
guardie
che
frenerebbero
le
risa
accertando
la
mia
disgrazia
,
qual
altra
cosa
potrei
fare
,
se
non
quella
che
faccio
:
spiare
l
'
arrivo
dell
'
uomo
che
viene
a
portarmela
via
,
aggirarmi
per
i
luoghi
del
loro
incontro
,
immaginare
,
antivedere
,
non
veder
altro
con
gli
occhi
della
mente
fuorché
i
loro
abbracciamenti
,
e
quando
l
'
infamia
starà
per
compiersi
fuggire
,
fuggire
,
fuggire
?
...
-
No
,
scusa
!
-
proruppe
finalmente
Perez
,
non
appena
la
voce
di
Bertini
perdette
qualche
cosa
della
sua
veemenza
;
-
scusa
,
non
crederò
mai
che
,
marito
o
amante
,
un
uomo
nella
tua
condizione
non
possa
fare
altro
!
Come
hai
scoperto
che
sta
per
tradirti
?
-
Non
l
'
ho
scoperto
!
Me
l
'
ha
detto
lei
stessa
!
-
E
tu
non
hai
parlato
,
non
hai
pregato
,
non
hai
ingiunto
,
non
sei
riuscito
a
trattenerla
?
E
chi
è
costui
che
viene
dagli
antipodi
a
portartela
via
?
Un
tuo
predecessore
,
naturalmente
?
Un
primo
amante
a
cui
ora
ritorna
?
No
?
...
Ma
non
l
'
avrà
mica
sedotta
per
lettera
o
per
mezzo
degli
annunzî
economici
di
qualche
giornale
!
La
conosce
?
Come
la
conosce
?
Lodovico
si
voltò
a
guardarlo
,
con
espressione
di
stupore
e
d
'
impazienza
,
quasi
non
potendo
spiegarsi
come
mai
l
'
amico
non
comprendesse
.
-
È
suo
marito
.
Perez
ammutolì
.
Avrebbe
voluto
domandare
:
"
Perché
non
l
'
hai
detto
prima
?
Perché
non
l
'
hai
detto
subito
?
Come
potevo
sospettarlo
,
se
parlavi
della
possibilità
che
fosse
tua
moglie
?..."
.
Gli
pareva
che
il
narratore
fosse
stato
reticente
,
che
avesse
posto
una
specie
di
studio
nel
mantenere
,
nel
prolungare
l
'
equivoco
.
Ma
non
si
sentiva
di
rimproverarlo
,
vedendolo
tanto
eccitato
,
in
preda
a
un
così
angoscioso
tormento
.
-
Ah
,
suo
marito
!
...
-
ripeté
soltanto
,
sommessamente
,
meccanicamente
,
dopo
che
entrambi
ebbero
mossi
lunghi
passi
senza
dire
una
sillaba
.
-
E
tu
non
lo
conosci
?
-
soggiunse
dopo
un
altro
silenzio
.
-
Non
lo
conosco
,
non
credetti
neppure
che
esistesse
,
quando
la
incontrai
.
Era
un
marito
così
lontano
,
invisibile
,
introvabile
!
Viveva
nell
'
Africa
australe
,
in
uno
Stato
nuovo
,
mezzo
barbaro
,
quasi
selvaggio
,
lo
Stato
libero
della
Stanlesia
,
dove
era
andato
ad
ordinare
l
'
esercito
,
lasciando
quello
inglese
,
a
cui
prima
apparteneva
.
Mi
parve
sul
principio
che
un
marito
di
questa
fatta
fosse
un
personaggio
da
pochade
,
inventato
per
coonestare
una
situazione
illegale
,
per
attribuire
un
padre
putativo
a
creature
innocenti
...
-
Vi
sono
figli
?
-
Ve
ne
sono
due
,
ma
il
più
grandicello
era
ed
è
in
collegio
a
Calcutta
,
io
ne
conobbi
uno
solo
,
il
piccolino
che
ella
aveva
seco
.
-
A
Valsorrisa
?
-
domandò
rapidamente
Perez
,
ripensando
alla
Lariani
,
che
Lodovico
aveva
corteggiata
lassù
.
-
A
Valsorrisa
:
te
ne
rammenti
?
-
E
come
!
La
signora
Rosanna
Lariani
?
-
Lei
...
-
confermò
il
dolente
,
così
piano
che
Perez
comprese
piuttosto
dal
moto
del
capo
che
dal
suono
della
parola
.
-
È
dunque
lei
la
straniera
di
cui
mi
avevano
parlato
!
...
Sarà
certamente
più
conosciuta
col
nome
del
marito
?
...
-
Harrington
,
sì
.
-
Ma
,
in
verità
,
allora
non
mi
parve
...
-
Tu
andasti
via
troppo
presto
-
riprese
il
narratore
,
senza
lasciargli
esprimere
il
suo
pensiero
;
-
partisti
pochi
giorni
dopo
il
suo
arrivo
,
non
sapesti
quel
che
seppi
di
lei
,
da
lei
stessa
.
Nessuno
la
conosceva
.
Mi
narrò
la
storia
complicata
del
suo
matrimonio
,
con
questo
capitano
inglese
,
diventato
di
botto
colonnello
nella
Stanlesia
,
dove
ella
aveva
seguito
il
padre
,
ingegnere
italiano
emigrato
anche
lui
per
cercare
lavoro
nelle
miniere
laggiù
,
ai
primi
tempi
della
costituzione
di
quello
Stato
...
Nessuno
la
conosceva
a
Valsorrisa
;
nessuno
poteva
confermare
o
smentire
quella
narrazione
,
il
romanzesco
episodio
del
loro
incontro
sotto
la
tenda
,
mentre
il
padre
di
lei
agonizzava
,
assassinato
da
un
minatore
cinese
;
il
cavalleresco
aiuto
offertole
dal
colonnello
in
quella
terribile
circostanza
,
la
salvezza
che
il
matrimonio
propostole
ed
accettato
era
stata
per
lei
,
orfana
e
sola
in
mezzo
ad
un
mondo
ignoto
ed
ostile
.
Dovevo
credere
che
ella
avesse
lasciato
questo
marito
laggiù
a
causa
del
clima
?
Che
costui
si
contentasse
di
vederla
durante
i
pochi
mesi
di
permesso
che
quel
Governo
gli
accordava
ogni
quattro
anni
?
...
Chi
ha
conosciute
donne
italiane
che
hanno
sposato
ufficiali
inglesi
al
servizio
della
Stanlesia
,
e
che
se
ne
rimangono
in
Europa
,
andando
e
venendo
dall
'
Inghilterra
in
Italia
e
dall
'
Italia
in
Inghilterra
,
vagabondando
per
le
stazioni
climatiche
,
senz
'
altra
compagnia
tranne
quella
di
un
bambino
?
...
Ma
sì
,
ma
sì
;
vi
fu
un
momento
in
cui
credetti
di
aver
da
fare
con
un
'
avventuriera
!
Non
mi
costa
dirti
la
nuda
e
cruda
verità
,
dopo
averla
detta
tale
e
quale
a
lei
stessa
!
...
Ella
mi
diede
la
prova
del
mio
inganno
,
ed
il
rimorso
degl
'
ingiuriosi
sospetti
cominciò
a
stringermi
a
lei
.
Prima
era
stato
desiderio
,
appetito
,
ammirazione
professionale
per
la
sua
bellezza
statuaria
.
Poi
fu
stupore
e
fascino
per
la
singolarità
della
sua
persona
morale
.
Hai
mai
sognato
di
trovare
una
donna
a
cui
poter
dire
tutto
,
capace
di
comprendere
tutto
,
di
scusare
le
tue
debolezze
,
di
perdonare
i
tuoi
difetti
,
di
ammettere
la
fatalità
delle
tue
colpe
,
di
amarti
nonostante
le
tue
infamie
?
Una
donna
che
si
mostri
a
te
come
tu
ti
mostri
a
lei
,
senza
veli
,
fino
all
'
ultimo
fondo
del
cervello
e
del
cuore
?
Dev
'
esser
proprio
vero
che
la
parola
ci
fu
data
per
nascondere
i
nostri
pensieri
,
tante
sono
le
menzogne
piccole
e
grandi
che
andiamo
spacciando
,
anche
quando
crediamo
di
essere
più
sinceri
,
per
apparire
più
belli
,
più
leali
,
più
generosi
,
più
amabili
.
Sì
,
lo
hai
detto
:
noi
lavoriamo
continuamente
all
'
opera
di
seduzione
;
ma
non
soltanto
con
gli
sforzi
dell
'
ingegno
e
gli
artifizî
della
toletta
;
ma
anche
,
e
più
,
con
la
mascherata
del
sentimento
.
Ed
hai
mai
pensato
che
forse
solo
gli
amanti
criminali
,
le
coppie
delle
prostitute
e
degli
assassini
si
conoscono
quali
sono
realmente
?
Noi
,
nella
nostra
società
timorata
e
pudibonda
,
c
'
incontriamo
,
ci
uniamo
,
restiamo
più
o
meno
a
lungo
congiunti
,
e
ci
lasciamo
conoscendoci
meno
di
prima
.
Nessuno
riesce
a
leggere
nell
'
altro
,
perché
ciascuno
si
studia
di
nascondersi
.
Quando
il
grave
abito
della
menzogna
ci
opprime
,
quando
vorremmo
buttarlo
via
,
la
paura
di
scoprirci
dinanzi
a
chi
resta
protetto
,
di
disarmarci
dinanzi
a
chi
resta
agguerrito
,
ci
fa
sopportare
la
maschera
della
finzione
,
la
cappa
dell
'
ipocrisia
.
Ora
,
con
questa
donna
,
dopo
quarant
'
anni
di
bugie
dette
alle
altre
ed
a
me
stesso
,
io
ho
potuto
essere
finalmente
sincero
.
Più
che
con
lei
,
con
me
stesso
.
Ora
,
questa
volta
,
la
prima
volta
,
ho
visto
un
'
anima
nuda
.
E
non
credere
che
te
ne
voglia
tessere
l
'
elogio
,
da
innamorato
,
da
cieco
.
Ho
visto
le
sue
bruttezze
,
sai
,
e
non
sono
poche
.
Ma
forse
ella
non
ne
è
responsabile
;
forse
la
vita
dura
,
un
'
esperienza
precoce
,
infinitamente
rara
alla
sua
età
e
nel
suo
sesso
,
l
'
ha
fatta
così
.
Non
è
una
scuola
di
idealità
lo
spettacolo
della
lotta
per
l
'
esistenza
,
tra
la
schiuma
della
emigrazione
europea
in
Africa
,
nelle
miniere
della
Stanlesia
,
con
la
febbre
dell
'
oro
,
la
follia
delle
ricchezze
,
la
cecità
della
fortuna
,
lo
scatenamento
di
tutti
gl
'
istinti
peggiori
.
Forse
ella
sarebbe
stata
un
'
altra
,
se
non
avesse
perduto
bambina
la
mamma
sua
,
se
il
padre
non
l
'
avesse
condotta
seco
laggiù
,
se
non
fosse
vissuta
in
mezzo
ad
una
natura
primitiva
e
ad
una
umanità
imbestialita
,
se
non
avesse
dovuto
difendersi
armata
mano
contro
la
concupiscenza
di
qualcuno
,
che
non
potendo
comprarla
con
un
pugno
di
diamanti
,
tentava
di
sottoporla
per
forza
di
muscoli
...
E
poi
,
quand
'
anche
ella
portasse
dalla
nascita
i
suoi
difetti
,
potrei
io
esser
severo
con
lei
dopo
averle
rivelato
la
feccia
del
mio
pensiero
e
del
mio
sentimento
?
Io
e
tu
e
tutti
quanti
siamo
,
non
abbiamo
i
nostri
torti
ed
i
nostri
vizî
?
Una
bellezza
rara
e
divina
riscatta
i
suoi
:
la
schiettezza
,
la
sincerità
,
la
semplicità
con
le
quali
si
è
svelata
...
La
passione
vibrava
,
tremava
,
fremeva
nella
voce
di
Lodovico
,
lo
traeva
fuori
del
filo
del
ragionamento
:
né
Perez
diceva
nulla
per
rimetterlo
in
carreggiata
,
vinto
dal
calore
di
quella
parola
,
preso
dall
'
interesse
di
quella
confessione
.
-
Ma
che
volevo
dirti
?
-
esclamò
lo
stesso
confidente
,
arrestandosi
,
come
non
ritrovandosi
più
,
come
sovvenendosi
di
qualche
cosa
dimenticata
.
-
Ah
,
questo
:
che
anche
quando
l
'
evidenza
mi
costrinse
ad
ammettere
l
'
esistenza
del
marito
,
io
non
lo
conobbi
,
non
vidi
com
'
era
fatto
,
lo
seppi
assente
,
lontano
,
in
un
'
altra
parte
del
mondo
,
dove
ella
non
sarebbe
mai
più
andata
,
di
dove
egli
forse
sarebbe
tornato
,
ma
non
si
sapeva
quando
,
tardi
certamente
,
non
prima
di
tre
anni
,
forse
quando
l
'
amor
mio
per
lei
sarebbe
finito
,
poiché
io
le
dichiaravo
che
sarebbe
finito
!
ed
ella
lo
sapeva
!
come
sapeva
e
dichiarava
che
sarebbe
finito
il
suo
per
me
Quando
ti
dico
che
abbiamo
rinunziato
alle
finzioni
,
che
abbiamo
guardato
in
faccia
la
realtà
,
la
più
triste
,
la
più
dolorosa
,
la
più
malvagia
!
Ma
vedi
:
la
verità
è
salutare
.
Noi
andiamo
continuamente
giurando
che
ogni
nostro
amore
è
eterno
,
perché
questo
giuramento
ci
è
richiesto
,
perché
noi
stessi
crediamo
di
far
bella
figura
dichiarandoci
capaci
di
amare
eternamente
.
Ma
ogni
volta
che
giuri
,
nello
stesso
preciso
momento
che
le
parole
solenni
ti
escono
dalle
labbra
,
sentendo
dentro
di
te
che
giuri
il
falso
,
che
prometti
l
'
impossibile
,
un
senso
di
fastidio
,
un
impeto
di
ribellione
non
comincia
a
menomare
l
'
amor
tuo
?
Con
lei
,
con
questa
donna
,
ammettendo
entrambi
l
'
amara
verità
,
riconoscendo
che
l
'
amor
nostro
,
che
ogni
amore
è
mortale
,
io
mi
sono
sentito
invece
come
dinanzi
a
una
creatura
cara
i
cui
giorni
sono
contati
,
per
la
quale
daremmo
tutto
il
nostro
sangue
,
alla
quale
ci
afferriamo
con
l
'
ardore
della
disperazione
.
Ora
,
vedi
,
in
questa
trepidazione
dell
'
anima
,
in
questo
terrore
di
poterla
perdere
,
di
doverla
perdere
,
ecco
,
un
bel
giorno
una
lettera
dall
'
Africa
annunzia
che
suo
marito
s
'
imbarca
,
che
fra
un
mese
sarà
di
ritorno
con
l
'
altro
figlio
.
Oggi
,
vedi
,
egli
arriva
;
ed
ella
è
venuta
naturalmente
ad
incontrarlo
,
perché
questo
è
il
suo
piacere
,
di
lui
;
perché
questo
è
il
dovere
di
lei
,
e
perché
io
non
ho
il
diritto
di
impedirlo
.
Io
non
posso
impedir
nulla
,
perché
una
volta
,
quando
si
parlò
,
ipoteticamente
,
della
possibilità
che
ella
fosse
libera
,
le
dissi
che
non
l
'
avrei
sposata
,
ed
ella
mi
fu
grata
della
mia
schiettezza
.
No
,
ella
non
può
sottrarsi
per
me
a
quest
'
uomo
che
le
ha
dato
il
suo
nome
,
i
suoi
figli
,
che
le
dà
l
'
agiatezza
della
vita
,
la
sicurezza
del
domani
;
ma
quando
riconosco
questa
necessità
,
quando
penso
che
ella
doveva
pure
un
giorno
o
l
'
altro
essermi
portata
via
,
allora
immagino
anche
che
cosa
accadrà
di
lei
,
oggi
stesso
,
dal
momento
che
sarà
ricongiunta
a
quell
'
uomo
;
e
allora
,
no
,
non
voglio
che
un
altro
me
la
prenda
!
Che
m
'
importa
se
è
suo
marito
?
Perché
è
suo
marito
non
deve
farmi
nulla
che
me
la
porti
via
?
-
Vi
sono
molti
...
-
fece
per
dire
Perez
;
ma
l
'
infervorato
gli
troncò
la
frase
sulle
labbra
,
riprendendo
con
nuovo
impeto
:
-
Lo
so
,
lo
so
,
vi
sono
molti
,
vi
sono
tanti
che
non
ne
soffrirebbero
,
che
si
compiacerebbero
anzi
pensando
:
"
In
fin
dei
conti
,
questa
donna
io
stesso
l
'
ho
portata
via
al
suo
possessore
legittimo
"
.
Bravo
!
Lo
so
!
Ma
perché
potessi
acquetarmi
a
questo
pensiero
,
come
ci
acqueta
ordinariamente
,
bisognava
averla
conosciuta
nelle
circostanze
ordinarie
,
insieme
con
l
'
uomo
a
cui
appartiene
.
Quando
tu
t
'
innamori
della
donna
d
'
un
altro
,
cominci
col
vedere
costui
al
suo
fianco
,
lo
hai
già
visto
prima
d
'
innamorarti
,
lo
hai
udito
chiamarla
per
nome
,
dirle
parole
dolci
,
trattarla
come
cosa
propria
:
tu
non
puoi
dunque
dolerti
di
questa
condizione
preesistente
,
conosciuta
ed
inevitabile
.
Puoi
soffrire
,
più
tardi
,
quando
quella
creatura
è
tua
,
perché
non
è
tutta
tua
;
ma
ti
rassegni
,
naturalmente
;
non
ti
costa
troppo
rinunziare
al
possesso
esclusivo
,
ad
un
bene
impossibile
,
che
immagini
soltanto
,
che
non
hai
provato
.
E
allora
il
pensiero
egoista
,
il
sentimento
volgare
,
il
compiacimento
del
ladro
che
ride
del
derubato
,
ti
è
conforto
;
allora
tu
pensi
che
se
un
altro
,
esercitando
il
suo
diritto
di
proprietà
,
t
'
impedisce
d
'
avere
tutta
per
te
la
creatura
amata
,
tu
lo
punisci
,
ti
vendichi
,
ingannandolo
,
portandogli
via
una
parte
del
suo
bene
.
Ma
io
,
pensa
,
io
non
le
ho
visto
mai
nessuno
d
'
intorno
,
non
ho
neppure
creduto
sulle
prime
che
fosse
d
'
un
altro
,
e
quando
l
'
ho
dovuto
ammettere
,
ho
saputo
che
costui
era
lontano
,
enormemente
,
in
un
paese
quasi
favoloso
,
ubi
sunt
leones
.
Io
non
posso
persuadermi
d
'
averla
portata
via
a
nessuno
,
se
l
'
ho
trovata
sola
,
abbandonata
a
se
stessa
,
padrona
delle
sue
mosse
,
se
non
ho
dovuto
nascondermi
da
nessuno
,
se
ho
dovuto
trionfare
della
sua
resistenza
soltanto
.
Che
ella
appartenesse
ad
un
altro
,
non
è
stato
mai
per
me
un
fatto
presente
,
visibile
,
tangibile
:
è
stata
una
cosa
perduta
nel
passato
e
nel
futuro
,
nel
tempo
lontano
del
suo
matrimonio
,
quando
non
la
conoscevo
ancora
,
in
quello
di
là
da
venire
della
loro
riunione
.
La
sola
cosa
presente
,
visibile
,
tangibile
,
è
stato
il
mio
possesso
.
Io
ho
avuto
questa
donna
per
me
,
ti
dico
;
tutta
,
per
me
solo
,
due
anni
;
io
sono
andato
a
stabilirmi
a
Firenze
per
averla
accanto
,
per
lavorare
a
riprodurre
la
sua
forma
divina
.
Attraversavo
una
crisi
terribile
,
col
cuore
vuoto
ed
il
cervello
esausto
;
non
sapevo
fare
più
nulla
,
mi
sentivo
vecchio
ed
inutile
,
avevo
un
cimitero
dentro
di
me
e
la
morte
dinanzi
.
Non
credevo
mai
più
di
finire
il
monumento
a
Mazzini
;
covavo
da
anni
un
germe
d
'
idea
per
la
statua
dell
'
"
Azione
"
senza
potergli
dare
il
grado
di
calore
necessario
perché
si
schiudesse
,
senza
trovare
il
modello
che
incarnasse
il
tipo
immaginato
.
Ella
è
stata
la
mia
ispirazione
,
mi
ha
ridato
la
fiducia
,
l
'
energia
,
tutta
una
nuova
giovinezza
.
L
'
"
Azione
"
,
è
lei
;
la
"
Diana
"
dell
'
esposizione
di
Venezia
è
lei
,
la
"
Valchiria
"
di
Monaco
è
lei
,
la
"
Forza
"
e
la
"
Volontà
"
del
monumento
a
Bismarck
per
il
concorso
internazionale
di
Amburgo
sono
lei
;
tutti
questi
corpi
di
donna
robusti
ed
agili
,
tutte
questa
membra
possenti
e
delicate
,
tutte
le
purezze
di
queste
fronti
,
tutti
gli
slanci
di
questi
atteggiamenti
sono
suoi
,
di
lei
.
La
natura
e
la
vita
l
'
hanno
fatta
così
,
nel
corpo
e
nell
'
anima
,
forte
e
soave
,
superba
e
gentile
;
così
come
l
'
ho
vista
,
io
l
'
ho
riprodotta
ed
eternata
nel
marmo
e
nel
bronzo
.
Queste
sono
cose
visibili
e
tangibili
,
che
non
ammettono
dubbie
interpretazioni
.
Questo
è
il
fondamento
dei
miei
diritti
su
lei
e
dei
suoi
su
me
stesso
.
Suo
marito
?
Che
importa
se
colui
che
sta
per
arrivare
è
suo
marito
?
Marito
,
amante
,
è
un
altro
a
cui
io
non
posso
disputarla
,
a
cui
ella
va
ad
offrirsi
.
Marito
,
amante
:
che
cosa
significano
queste
parole
?
Che
valore
hanno
queste
convinzioni
?
Il
marito
sono
io
,
sono
stato
io
,
quando
ho
colmato
la
sua
solitudine
,
quando
ho
condiviso
la
sua
vita
,
quando
ho
palpitato
e
gioito
e
sofferto
e
creato
per
lei
;
l
'
amante
,
il
rivale
,
il
ladro
,
è
lui
che
viene
a
rubarmela
!
...
-
Ma
lei
?
-
domandò
finalmente
Perez
,
che
non
aveva
più
tentato
di
interromperlo
,
rispettoso
della
sua
ambascia
;
-
ma
lei
,
con
che
cuore
gli
va
incontro
?
Se
t
'
ama
ancora
,
se
va
a
lui
per
semplice
dovere
,
di
che
ti
lagni
?
-
Ah
,
sì
:
di
che
mi
lagno
!
Se
mi
ama
ancora
,
dovrebbe
bastarmi
,
non
dovrei
chieder
altro
!
Perché
indagare
quale
specie
di
dovere
,
quale
gradazione
di
sentimento
,
quale
sfumatura
di
affetto
la
lega
a
lui
?
È
una
curiosità
indiscreta
,
va
bene
?
Ma
se
capisco
,
se
vedo
,
se
sento
che
egli
non
esercita
un
semplice
diritto
legale
,
riprendendola
;
che
vanta
diritti
anche
sul
cuore
di
lei
?
...
Quando
tu
ami
le
donne
d
'
altri
,
lo
sai
cosa
ti
induce
a
sopportare
di
non
averle
tutte
per
te
?
Oltre
all
'
impossibilità
d
'
evitare
il
possesso
promiscuo
,
ti
piega
e
ti
placa
la
fiducia
che
esse
ti
ispirano
,
assicurandoti
d
'
amare
te
soltanto
,
di
provare
antipatia
,
ripugnanza
,
disprezzo
e
ribrezzo
per
l
'
altro
.
Molte
volte
tu
hai
per
l
'
appunto
trionfato
perché
hai
trovato
donne
la
cui
anima
è
stata
offesa
,
il
cui
corpo
è
stato
profanato
,
la
cui
vita
è
stata
spezzata
da
mariti
brutali
,
indegni
,
malvagi
.
Che
sentimento
di
gelosia
puoi
tu
concepire
per
opera
di
costoro
,
ai
quali
le
creature
dolorose
si
sottopongono
perché
non
possono
fare
altrimenti
,
perché
una
stolta
legge
sancisce
l
'
iniqua
necessità
?
Agguagliate
a
semplici
cose
,
a
proprietà
materiali
,
private
dell
'
esercizio
della
volontà
e
della
libertà
,
esse
sono
sopraffatte
nello
stato
d
'
inerzia
,
d
'
incoscienza
,
di
sorda
e
cupa
e
disperata
ribellione
:
tu
non
puoi
provare
gelosia
,
ma
ira
,
sdegno
e
pietà
.
Lo
so
:
qualche
altra
volta
ti
hanno
mentito
,
giurandoti
di
amare
te
soltanto
,
di
restar
fredde
e
insensibili
fra
le
braccia
dell
'
altro
;
ma
non
ti
sei
accorto
della
menzogna
,
l
'
hai
creduta
perché
ti
giovava
crederla
,
e
te
ne
sei
compiaciuto
e
inorgoglito
.
Io
sono
dinanzi
a
una
creatura
a
cui
ho
chiesto
,
da
cui
ho
ottenuto
sempre
e
soltanto
la
verità
.
Non
solamente
ella
non
mi
ha
detto
che
detesta
suo
marito
,
mi
ha
confessato
di
amarlo
.
Di
amarlo
,
ti
dico
,
e
non
sarai
tu
quello
che
ti
stupirai
perché
ci
ama
entrambi
.
Tu
sai
le
complicazioni
reali
del
cuore
,
così
diverse
dalla
schematica
semplicità
che
gli
attribuisce
la
convenzione
,
la
presunzione
,
l
'
ipocrisia
.
Lo
ama
,
d
'
un
amor
senza
dubbio
diverso
dal
mio
:
ma
che
importa
?
Che
consolazione
me
ne
può
venire
?
Io
ho
dovuto
udire
l
'
elogio
di
suo
marito
,
per
l
'
affetto
profondo
che
le
porta
,
per
le
prove
che
gliene
ha
date
e
gliene
dà
,
per
la
condiscendenza
con
cui
,
nonostante
il
suo
orgoglio
britannico
,
ha
lasciato
che
uno
dei
figli
,
il
più
piccolo
,
sia
da
lei
educato
in
Italia
,
all
'
italiana
;
per
la
fedeltà
che
le
serba
,
laggiù
,
nella
Stanlesia
,
non
ostante
la
facilità
di
avere
quante
donne
gli
piacerebbero
...
Allora
,
sì
,
ho
pensato
che
la
menzogna
ha
del
buono
,
che
la
verità
è
talvolta
insopportabile
.
Ma
ella
non
è
donna
da
mentire
né
da
disdirsi
.
La
sua
volontà
è
forte
,
tenace
,
ostinata
.
Come
dice
ciò
che
pensa
,
così
fa
ciò
che
vuole
.
Le
ho
chiesto
almeno
una
cosa
,
una
sola
:
di
non
venire
fin
qui
ad
incontrarlo
,
di
aspettarlo
a
casa
,
a
Firenze
.
Non
potendo
impedire
che
egli
ve
la
raggiungesse
,
mi
sarei
rassegnato
per
forza
;
all
'
idea
che
ella
stessa
si
movesse
per
andare
ad
offrirglisi
mi
ribellavo
.
Ella
ha
detto
di
no
,
che
non
può
,
che
ha
promesso
,
che
ha
fatto
così
tutte
le
altre
volte
,
prima
di
me
;
che
io
pretendo
troppo
,
ciò
che
non
può
darmi
,
l
'
assurdo
:
ed
eccomi
qui
per
assistere
al
loro
incontro
,
in
queste
condizioni
,
con
queste
certezze
:
capisci
ora
,
capisci
?
...
Egli
gridò
le
ultime
parole
;
a
un
tratto
,
guardandosi
intorno
,
come
uscendo
da
un
sogno
,
domandò
ansiosamente
:
-
Dove
siamo
?
Che
ora
è
?
Anche
Perez
volse
intorno
lo
sguardo
.
Entrambi
avevano
smarrito
la
nozione
del
luogo
e
del
tempo
;
lo
sfondo
del
paesaggio
,
giù
per
il
vallone
della
Marcia
,
più
oltre
fino
alla
riviera
delle
Palme
,
era
sfilato
loro
dinanzi
senza
che
lo
riconoscessero
;
ora
si
ritrovavano
nel
rione
di
Mezzo
,
dove
la
folla
,
il
movimento
della
città
ricominciavano
a
circondarli
.
-
Sono
le
quattro
e
un
quarto
-
disse
Perez
.
-
Le
quattro
e
un
quarto
!
...
Via
,
al
porto
!
...
Sarà
troppo
tardi
!
...
Perez
lo
seguì
senza
dir
nulla
.
Fu
sul
punto
di
proporgli
di
cercare
un
'
altra
carrozza
,
ma
poi
pensò
che
avrebbero
fatto
più
presto
a
piedi
,
prima
di
andare
alla
stazione
più
vicina
.
Lodovico
,
con
l
'
ansia
che
lo
sospingeva
,
col
suo
lungo
passo
,
lo
sopravvanzava
;
tratto
tratto
si
rivoltava
bensì
,
ma
per
domandargli
,
senza
fermarsi
:
"
Dove
siamo
?
...
Quanto
manca
ancora
?
...
A
destra
o
a
sinistra
?..."
.
E
Perez
gli
dava
le
indicazioni
richieste
,
affrettandosi
anch
'
egli
,
quantunque
la
ragione
gli
suggerisse
di
opporsi
al
disegno
dell
'
appassionato
,
di
trascinarlo
altrove
per
impedirgli
di
assistere
a
quell
'
incontro
.
Ma
la
certezza
che
ogni
tentativo
sarebbe
riuscito
vano
,
che
Lodovico
sarebbe
andato
solo
se
egli
avesse
rifiutato
di
accompagnarlo
,
gli
chiudeva
la
bocca
.
Un
senso
di
curiosità
,
anche
,
il
bisogno
istintivo
di
sapere
qualche
altra
cosa
,
di
conoscere
altre
circostanze
dell
'
avventura
,
di
indagare
le
intenzioni
dell
'
amico
,
lo
tratteneva
.
Quali
accordi
avevano
presi
gli
amanti
?
Quel
marito
che
veniva
dalla
Stanlesia
in
Europa
a
così
rari
intervalli
,
quanto
sarebbe
rimasto
presso
la
moglie
?
Presto
o
tardi
non
sarebbe
ripartito
?
...
-
Torna
per
sempre
?
-
non
poté
trattenersi
dal
domandare
,
quando
il
dubbio
gli
si
affacciò
.
Parve
che
la
domanda
traesse
troppo
violentemente
il
cogitabondo
dai
suoi
pensieri
e
gli
riuscisse
incomprensibile
;
perché
,
volgendosi
di
scatto
,
rispose
:
-
Chi
?
-
Poi
,
senza
aspettare
la
spiegazione
,
riprendendo
la
via
,
soggiunse
:
-
Non
so
.
Andrà
a
Londra
.
-
Solo
,
o
con
lei
?
-
Non
so
.
A
destra
?
-
A
destra
.
Allora
,
quando
la
rivedrai
?
-
Quando
le
piacerà
.
Mi
ha
imposto
di
non
lasciarmi
vedere
finché
sarà
con
lui
.
-
Ha
ragione
!
-
Di
allontanarmi
da
Firenze
,
di
andarmene
a
Promonte
,
dai
miei
,
finché
non
mi
richiamerà
lei
stessa
.
-
È
prudenza
.
E
tu
cominci
a
disubbidirle
troppo
presto
,
seguendola
fin
qui
!
-
No
!
-
replicò
con
forza
.
-
Questo
l
'
ho
ottenuto
!
Questo
l
'
ho
messo
come
patto
!
-
Perché
?
-
Perché
così
!
Non
si
arriva
mai
?
-
Ci
siamo
.
Oltrepassata
la
riviera
,
erano
giunti
dinanzi
al
porto
,
infatti
;
ma
Perez
sostò
,
esitante
.
-
Bisogna
sapere
a
quale
calata
dirigerci
.
Guardandosi
intorno
vide
un
gruppo
di
scaricatori
di
carbone
,
con
le
labbra
rosseggianti
e
gli
occhi
lucenti
sulle
facce
da
negri
.
-
Dove
si
attracca
il
"
Senegal
"
?
-
Al
ponte
della
Boa
.
-
Grazie
!
Ripresero
la
via
,
e
il
ponte
apparve
,
oltre
la
strada
ferrata
,
sbarrato
da
una
cancellata
,
ingombro
in
fondo
dalla
folla
che
aspettava
l
'
arrivo
del
piroscafo
.
Perez
vide
che
il
cancello
era
chiuso
,
che
un
gruppo
di
tre
o
quattro
persone
parlamentavano
col
doganiere
posto
a
guardia
dell
'
entrata
.
Lodovico
doveva
aver
veduto
anch
'
egli
,
perché
affrettò
ancora
il
passo
,
procedendo
verso
il
cancello
che
si
schiudeva
in
quel
punto
.
-
Dove
va
?
Non
si
può
!
...
-
disse
la
guardia
,
arrestandolo
con
un
gesto
della
mano
,
dopo
aver
lasciato
passare
gli
altri
.
-
Perché
?
Quei
signori
sono
pure
entrati
!
...
-
Ha
il
permesso
?
Occorre
il
permesso
della
Capitaneria
.
-
Dov
'
è
questa
Capitaneria
?
Ma
un
fischio
lungo
e
rauco
lo
fece
rivolgere
:
la
prora
del
piroscafo
spuntava
dietro
la
fila
dei
legni
dell
'
àncora
,
tutto
il
corpo
della
nave
si
veniva
avanzando
,
a
piccolo
moto
.
-
Non
siamo
più
a
tempo
...
Lasciateci
passare
...
Che
vi
fa
?
-
Non
si
può
.
-
Ma
lasciateci
passare
,
vi
dico
!
...
Il
tono
della
voce
,
l
'
espressione
del
viso
impaurirono
Perez
.
Fece
per
intervenire
,
ma
già
Lodovico
,
visto
un
graduato
sopraggiungere
,
gli
si
accostava
dicendo
,
con
altro
tono
,
di
preghiera
,
quasi
di
supplicazione
:
-
Senta
,
brigadiere
...
Non
abbiamo
avuto
il
tempo
di
fornirci
di
permesso
...
Aspettiamo
persone
care
...
Ci
consenta
di
entrare
...
Il
graduato
rivolse
alla
guardia
un
cenno
d
'
assenso
:
i
due
amici
penetrarono
nel
recinto
.
Per
un
lungo
tratto
esso
era
sgombro
;
la
folla
si
stringeva
in
fondo
,
contro
la
seconda
cancellata
.
Vi
era
gente
d
'
ogni
grado
ed
età
,
signori
,
popolani
,
contadini
,
marinai
,
donne
,
vecchi
,
bambini
,
facchini
coi
carretti
pronti
per
lo
sbarco
dei
bagagli
,
emigranti
seduti
sulle
casse
e
sui
sacchi
delle
povere
masserizie
,
dame
riparate
dal
sole
sotto
le
cupolette
dei
variopinti
ombrellini
.
Perez
vide
Lodovico
fermarsi
a
un
tratto
,
trasalendo
.
-
Che
hai
?
-
Eccola
.
Taci
.
Seguendo
lo
sguardo
dell
'
amico
egli
scorse
una
signora
vestita
tutta
di
bianco
,
col
cappello
rosso
e
l
'
ombrellino
dello
stesso
colore
.
Quasi
avvertita
da
un
senso
magnetico
,
ella
si
volse
verso
i
due
sopravvenuti
,
ma
non
un
muscolo
del
suo
viso
si
contrasse
,
non
il
più
piccolo
moto
la
tradì
.
Perez
riconobbe
subito
la
figura
ammirata
a
Valsorrisa
,
due
anni
addietro
:
meravigliosamente
bella
nel
corpo
e
nel
viso
,
alta
e
flessuosa
come
Diana
,
come
la
Valchiria
,
con
un
prezioso
volume
di
bionde
chiome
lucenti
sulla
nuca
e
sulla
fronte
,
dove
,
come
in
tutto
il
viso
,
il
riflesso
dell
'
ala
del
cappello
e
dell
'
ombrellino
diffondeva
un
chiaror
caldo
di
fiamma
.
Dopo
aver
rivolto
ai
due
amici
lo
sguardo
inespressivo
e
quasi
cieco
con
cui
si
guardano
gli
sconosciuti
,
ella
si
voltò
verso
una
donna
che
le
stava
da
presso
tenendo
per
mano
un
bambino
:
la
governante
ed
il
figlio
.
Chinatasi
a
dire
qualche
cosa
al
fanciullo
,
si
raddrizzò
,
tornò
a
rivoltarsi
verso
il
piroscafo
.
La
massa
enorme
del
"
Senegal
"
si
avanzava
ancora
più
lentamente
,
di
fianco
;
si
udivano
i
fischi
del
comando
,
si
vedeva
a
prora
il
gruppo
dei
marinai
pronti
alla
manovra
dell
'
àncora
,
dominati
dall
'
ufficiale
che
faceva
cenni
verso
la
plancia
.
La
barca
del
pilota
,
con
la
stessa
bandiera
azzurra
e
stellata
che
sventolava
all
'
albero
maestro
della
nave
,
la
precedeva
guidandola
;
a
un
nuovo
fischio
,
a
un
ordine
:
"
Mòlla
!
"
l
'
àncora
si
staccò
dal
fianco
possente
,
scivolò
col
fragore
delle
ferre
catene
,
precipitò
in
mare
sollevando
una
nappa
di
spuma
.
Tutt
'
intorno
,
dalle
murate
dei
piroscafi
attraccati
,
marinai
e
passeggeri
seguivano
curiosamente
la
manovra
;
la
folla
era
densa
a
bordo
d
'
un
grosso
transatlantico
tedesco
,
il
"
Braunschweig
"
,
che
aveva
issato
la
bandiera
di
partenza
,
e
le
cui
gru
stridevano
tirando
a
bordo
balle
e
bauli
,
e
per
le
cui
scale
era
un
continuo
andirivieni
.
Più
fitto
ancora
era
il
formicolio
a
bordo
del
"
Senegal
"
,
e
dalla
riva
alla
nave
,
come
dalla
nave
alla
riva
,
gli
avidi
sguardi
degli
arrivanti
e
degli
aspettanti
si
cercavano
,
si
incrociavano
,
e
già
qualche
fazzoletto
sventolava
,
ai
primi
riconoscimenti
.
Con
la
macchina
ormai
ferma
,
per
la
sola
forza
acquisita
,
il
"
Senegal
"
si
avanzò
ancora
un
poco
,
girò
su
se
stesso
mentre
la
barca
del
pilota
portava
a
terra
,
alle
prese
d
'
ormeggio
,
le
gomene
che
i
marinai
vi
annodavano
;
poi
gli
argani
stridettero
tesandole
,
e
la
nave
si
dispose
lungo
la
calata
.
La
folla
si
rimescolò
,
ciascuno
percorse
la
banchina
in
su
e
in
giù
,
cercando
di
avvicinarsi
il
più
possibile
alle
persone
care
,
chiamandole
per
nome
,
e
saluti
e
notizie
brevi
cominciarono
a
scambiarsi
.
Nei
movimenti
confusi
di
quella
massa
di
persone
lo
sguardo
di
Lodovico
seguiva
intento
ed
ardente
la
cupoletta
dell
'
ombrellino
rosso
,
ed
anche
Perez
non
la
perdeva
d
'
occhio
,
cercando
di
scoprire
in
mezzo
ai
passeggeri
affacciati
dal
ponte
della
prima
classe
chi
fosse
l
'
aspettato
da
quella
donna
.
A
un
tratto
l
'
ombrellino
si
abbassò
e
rialzò
due
o
tre
volte
,
come
una
bandiera
,
in
segno
di
saluto
,
e
dal
piroscafo
,
dall
'
angolo
della
scala
,
un
uomo
rispose
con
un
gesto
del
braccio
,
ed
un
giovinetto
che
gli
stava
a
fianco
agitò
festosamente
il
fazzoletto
.
Perez
sentì
afferrarsi
la
mano
come
dentro
una
morsa
e
udì
la
voce
rauca
dell
'
amico
esclamare
:
-
Eccolo
...
È
lui
!
Liberato
dalla
stretta
,
egli
considerò
attentamente
quell
'
uomo
.
Era
alto
e
robusto
,
con
un
petto
largo
su
cui
la
folta
barba
castana
appena
brizzolata
si
diffondeva
a
ventaglio
;
aveva
un
nobile
portamento
;
tutta
la
persona
rigidamente
composta
nel
costume
da
viaggio
,
con
la
tunica
a
cintola
,
i
calzoni
corti
,
le
gambe
strette
dalle
lunghe
uose
,
rivelava
l
'
abito
del
comando
,
la
professione
marziale
.
Fermo
contro
la
murata
,
non
si
sporgeva
,
portava
soltanto
la
mano
all
'
orecchio
per
cogliere
le
parole
che
la
moglie
ed
il
figlioletto
gli
rivolgevano
dalla
riva
,
e
rispondeva
con
qualche
monosillabo
,
od
a
brevi
cenni
del
capo
e
della
mano
,
mentre
l
'
adolescente
che
era
seco
,
un
collegiale
di
forse
dieci
anni
,
gridava
saluti
e
domande
al
fratellino
ed
alla
madre
.
Costei
,
addossata
ad
una
presa
d
'
ormeggio
,
riparata
contro
il
sole
dall
'
ombrellino
appoggiato
alla
spalla
,
non
si
rivoltava
,
pareva
non
sospettasse
neppure
la
presenza
dei
due
amici
,
dell
'
amante
,
e
Perez
era
talmente
compreso
dall
'
ambascia
di
quest
'
ultimo
,
che
temeva
di
doverla
vedere
da
un
momento
all
'
altro
prorompere
.
Con
le
mascelle
contratte
,
coi
pugni
chiusi
,
Lodovico
guardava
così
fisso
il
nuovo
arrivato
,
che
costui
avrebbe
finito
con
l
'
accorgersene
;
ed
ecco
:
già
pareva
a
Perez
che
se
ne
fosse
accorto
,
che
volgesse
su
loro
uno
sguardo
inquieto
e
sospettoso
.
-
Moviamoci
...
Vieni
da
questa
parte
...
-
propose
all
'
amico
,
trascinandolo
qualche
passo
più
lontano
,
guardando
qua
e
là
sul
ponte
del
piroscafo
,
per
darsi
un
contegno
,
per
fingere
di
cercare
qualcuno
tra
i
passeggeri
,
impaziente
di
uscire
da
quella
situazione
pericolosa
;
ma
a
bordo
,
compiute
le
operazioni
di
ormeggio
,
abbassati
i
pontili
,
i
viaggiatori
che
tentavano
di
scendere
erano
trattenuti
dai
marinai
di
guardia
alle
scale
,
per
lasciar
libero
il
passo
ai
facchini
.
I
bagagli
avevano
la
precedenza
su
gli
uomini
,
e
fremiti
d
'
impazienza
e
sospiri
d
'
ansia
passavano
tra
i
circostanti
,
mentre
sfilavano
i
bauli
di
tutte
le
fogge
e
grandezze
,
le
casse
,
le
valigie
,
le
scatole
,
i
cesti
,
le
cappelliere
.
Le
creature
umane
anelanti
di
riabbracciarsi
dopo
separazioni
lunghe
e
crudeli
erano
ancora
costrette
a
guardarsi
da
lontano
,
a
farsi
cenno
con
la
mano
,
a
soffocare
l
'
impeto
degli
affetti
;
né
tutte
le
anime
erano
in
festa
;
si
vedevano
molti
con
gli
occhi
arrossati
al
pensiero
di
dover
partecipare
o
ricevere
le
nuove
delle
sciagure
sopravvenute
,
dei
disinganni
patiti
nel
tempo
della
solitudine
.
Un
gruppo
di
donne
,
anziane
,
giovani
e
adolescenti
,
tutte
egualmente
vestite
di
lutto
greve
,
piangevano
silenziosamente
,
evitando
di
guardarsi
,
senza
guardar
neppure
verso
la
nave
:
certo
,
essa
non
recava
loro
la
persona
diletta
,
perduta
lontano
,
di
là
dai
mari
,
ma
fredde
e
inerti
reliquie
.
A
bordo
i
viaggiatori
,
affratellati
dalla
convivenza
,
si
salutavano
commossi
sul
punto
di
disperdersi
per
il
vasto
mondo
senza
probabilità
di
mai
più
rivedersi
,
e
l
'
enorme
casa
galleggiante
continuava
a
vuotarsi
delle
sue
masserizie
,
pareva
destinata
a
spopolarsi
,
come
un
luogo
infausto
,
colpito
dalla
sciagura
.
Un
baule
stretto
e
lungo
come
un
feretro
era
tratto
fuori
da
due
uomini
che
lo
reggevano
dai
due
capi
,
e
Perez
sentiva
il
contagio
di
quella
tristezza
diffusa
tutt
'
intorno
,
del
dramma
che
martoriava
il
cuore
dell
'
amico
suo
,
che
doveva
certamente
turbare
quello
della
donna
;
quando
a
un
tratto
i
suoni
fragorosi
e
giocondi
d
'
una
fanfara
squillarono
:
la
musica
del
"
Braunschweig
"
,
nel
punto
che
l
'
enorme
nave
stava
per
salpare
,
intonava
una
marcia
militare
,
quasi
a
stordire
le
altre
anime
più
afflitte
degli
espatrianti
che
trascinava
verso
l
'
ignoto
,
forse
verso
la
morte
,
strappandoli
ai
congiunti
lacrimosi
sulla
riva
materna
.
-
Quando
finiranno
?
-
esclamò
lo
scrittore
,
irritato
da
quei
suoni
,
smanioso
ormai
di
andar
via
;
ma
Lodovico
non
rispose
.
Non
rompeva
il
silenzio
dal
momento
che
aveva
riconosciuto
il
marito
,
e
i
suoi
sguardi
non
lasciavano
la
figura
di
quell
'
uomo
,
sempre
immobile
accanto
al
figlio
,
se
non
per
rivolgersi
verso
il
punto
dove
la
fiamma
dell
'
ombrellino
rivelava
la
presenza
della
donna
accanto
all
'
altra
creaturina
.
Ma
egli
non
si
esponeva
più
come
prima
,
si
ritraeva
anzi
,
studiava
di
nascondersi
dietro
gli
altri
spettatori
;
e
non
già
per
la
prudenza
consigliata
da
Perez
,
bensì
per
un
improvviso
impaccio
,
per
un
senso
di
timidezza
e
quasi
d
'
umiliazione
sorto
dapprima
confusamente
nell
'
anima
sua
,
poi
cresciuto
e
divenuto
insopportabile
.
Tutti
i
diritti
poc
'
anzi
vantati
nel
narrare
la
sua
storia
,
tutte
le
ragioni
addotte
per
dimostrare
all
'
amico
ed
a
se
stesso
che
quella
donna
gli
apparteneva
,
si
rivelavano
ora
arbitrarî
e
sofistici
,
si
disperdevano
dinanzi
ad
una
verità
lampante
e
crudele
:
egli
era
un
estraneo
,
un
intruso
,
tra
quei
coniugi
che
si
ritrovavano
,
tra
quei
figli
e
quei
genitori
che
ricostituivano
l
'
unità
della
famiglia
.
Tanto
tempo
e
tanto
spazio
li
avevano
divisi
,
ed
ecco
:
si
tendevano
le
braccia
;
un
istante
ancora
,
ed
avrebbero
tornato
a
formare
un
vivente
complesso
dal
quale
egli
era
escluso
.
Che
stava
a
far
lì
?
Quella
donna
non
era
sua
,
se
ora
egli
non
poteva
avanzarsi
verso
di
lei
e
portarsela
via
;
quell
'
uomo
non
era
un
ladro
che
gliela
involava
,
se
veniva
a
prendersela
alla
luce
del
sole
,
dinanzi
alla
folla
;
il
ladro
era
lui
stesso
,
che
doveva
trarsi
in
disparte
e
farsi
piccolo
per
non
lasciarsi
scorgere
.
Egli
era
un
intruso
,
una
spia
,
un
frodolento
.
Nella
mortificazione
e
nell
'
avvilimento
che
occupavano
il
suo
cuore
,
la
stessa
memoria
del
possesso
esercitato
fino
al
giorno
innanzi
si
ritraeva
in
un
passato
lontano
,
si
annebbiava
e
attenuava
come
quella
d
'
una
finzione
.
Il
passato
,
remoto
o
prossimo
,
era
passato
;
solo
l
'
ora
presente
esisteva
,
e
in
quell
'
ora
il
suo
possesso
era
distrutto
.
-
Andiamo
via
!
...
-
suggerì
Perez
,
smanioso
.
-
Fermiamoci
alla
dogana
,
fammi
il
piacere
!
-
No
!
-
gli
rispose
con
voce
dura
,
che
non
ammetteva
insistenze
.
Voleva
restare
,
doveva
vedere
.
Una
forza
superiore
a
quella
della
ragione
,
una
specie
di
fascino
lo
inchiodava
lì
,
dietro
la
siepe
degli
aspettanti
,
sollevato
sulla
punta
dei
piedi
,
coi
muscoli
del
collo
irrigiditi
,
tutti
i
nervi
tesi
.
Più
forte
del
dolore
,
più
forte
dell
'
umiliazione
era
l
'
avidità
di
vedere
,
la
necessità
di
non
perdere
un
solo
particolare
di
quella
scena
.
Un
ferro
aguzzo
e
tagliente
gli
ricercava
le
carni
,
recideva
le
vive
fibre
del
legame
che
aveva
fatto
di
lui
e
di
quella
donna
un
corpo
solo
,
un
essere
solo
;
ma
sul
punto
di
sentirsi
mutilato
non
voleva
perdere
la
coscienza
di
sé
,
resisteva
alle
esortazioni
dell
'
amico
come
avrebbe
respinto
un
torpente
sopra
un
letto
operatorio
,
per
assistere
allo
scempio
.
E
già
,
finito
lo
sbarco
dei
bagagli
,
le
guardie
lasciavano
i
loro
posti
,
i
primi
viaggiatori
si
affollavano
verso
le
scale
non
più
vietate
.
Egli
vide
il
marito
avanzarsi
,
ma
senza
fretta
,
dando
una
mano
al
giovinetto
,
dividendosi
con
l
'
altra
la
barba
sul
petto
.
L
'
ombrellino
rosso
si
mosse
anch
'
esso
,
ed
egli
stesso
fece
un
passo
;
ma
allora
,
col
coraggio
della
paura
,
Perez
esclamò
a
voce
bassa
e
concitata
:
-
Lodovico
,
ti
prego
!
...
Non
commettere
imprudenze
!
...
Resta
lì
:
siamo
già
troppo
vicini
.
La
governante
e
il
bambino
possono
riconoscerti
.
Obbedì
,
si
fermò
,
vide
a
poco
a
poco
diminuire
la
distanza
che
separava
i
due
gruppi
:
la
donna
col
figlio
e
la
familiare
avanzarsi
in
prima
linea
,
sull
'
orlo
della
banchina
,
il
padre
e
l
'
altro
figlio
scendere
i
gradini
della
scala
di
bordo
e
porre
il
piede
a
terra
.
Oltre
il
gruppo
delle
donne
piangenti
,
dietro
un
carro
carico
di
bauli
,
avvenne
finalmente
l
'
incontro
.
Egli
trattenne
il
respiro
,
e
lo
stesso
moto
del
suo
cuore
parve
arrestarsi
un
istante
;
ma
il
sangue
gli
rifluì
rapidamente
per
tutte
le
arterie
e
il
petto
gli
si
gonfiò
al
soffio
dell
'
aria
,
in
un
improvviso
senso
di
sollievo
,
quasi
di
gioia
,
di
timida
e
incredula
gioia
,
vedendo
che
quell
'
uomo
non
si
stringeva
con
impeto
alla
donna
sua
ritrovata
dopo
tanto
corso
di
tempo
,
non
l
'
abbracciava
con
tutta
la
forza
delle
sue
braccia
nerborute
,
non
restava
a
guardarla
negli
occhi
per
riconoscerne
e
possederne
l
'
anima
;
ma
le
dava
due
baci
sulle
due
guance
,
due
baci
calmi
,
appena
fraterni
,
quasi
distratti
,
e
subito
dopo
si
volgeva
,
prima
ancora
di
abbracciare
il
figliuoletto
,
a
cercare
i
bagagli
.
Per
un
momento
,
a
quella
vista
che
aveva
temuta
atroce
e
insostenibile
,
tutta
l
'
oppressura
,
tutta
la
mortificazione
dell
'
anima
si
disperse
,
tutta
la
coscienza
della
sua
forza
e
del
suo
diritto
tornò
ad
assicurarlo
.
Quella
donna
era
sua
per
quel
che
gli
costava
di
fremiti
,
di
spasimi
,
di
estasi
,
di
pianti
;
gliel
'
aveva
guadagnata
,
gliel
'
aveva
meritata
il
fuoco
divampato
nel
suo
cuore
,
la
fiamma
dell
'
estro
accesa
nel
suo
pensiero
e
nella
sua
fantasia
.
Ella
gli
si
era
accordata
perché
si
era
sentita
necessaria
a
lui
,
perché
quegli
ardori
,
quelle
febbri
si
erano
comunicati
a
lei
,
rivelandole
tutto
un
mondo
,
tutta
una
vita
dei
quali
non
aveva
sospettato
l
'
esistenza
accanto
a
quell
'
uomo
freddo
e
misurato
.
Un
moto
d
'
orgoglio
,
un
senso
di
trionfo
lo
animò
;
ma
fu
un
lampo
.
Già
ella
si
stringeva
all
'
altro
figlio
,
già
i
figli
si
stringevano
ai
genitori
formando
un
cerchio
dal
quale
la
stessa
domestica
si
teneva
lontana
.
Era
lì
,
sotto
i
suoi
occhi
,
la
famiglia
riunita
,
il
nucleo
umano
primordiale
,
il
cardine
d
'
ogni
consorzio
;
e
nessuno
,
e
tanto
meno
lui
,
poteva
penetrare
in
quella
intimità
fondata
sulla
perpetuazione
della
carne
e
del
sangue
...
Allora
,
mentre
Perez
non
faceva
e
non
diceva
più
nulla
per
porre
termine
a
quello
spettacolo
,
egli
stesso
,
afferrato
bruscamente
un
braccio
dell
'
amico
e
stringendolo
forte
,
esclamò
con
voce
arrochita
:
-
Via
!
...
Andiamo
via
!
...
Si
allontanarono
,
infatti
,
facendosi
strada
tra
la
folla
,
schivando
i
carri
,
passando
accanto
a
quello
dove
il
marito
riconosceva
la
sua
roba
,
mentre
dava
ai
facchini
l
'
indirizzo
dell
'
albergo
di
Francia
.
Quando
furono
nello
spazio
libero
affrettarono
il
passo
;
ma
usciti
fuori
della
cancellata
e
giunti
presso
la
dogana
,
Lodovico
si
fermò
voltandosi
a
guardare
indietro
.
-
Che
fai
lì
?
-
domandò
Perez
,
irritato
;
-
non
ne
hai
abbastanza
?
-
No
:
taci
;
aspetta
.
I
coniugi
,
distaccatisi
dalla
folla
,
preceduti
dal
facchino
coi
bauli
,
seguiti
dalla
governante
coi
figli
,
si
avanzavano
:
il
marito
non
si
appendeva
al
braccio
della
moglie
,
non
le
dava
il
braccio
;
le
andava
accanto
,
parlando
senza
gesti
;
ella
era
invece
tutta
animata
,
diceva
qualcosa
con
espressione
vivace
.
Vedendoli
avvicinarsi
,
Perez
sentì
rinascere
,
con
la
paura
,
un
senso
di
ribellione
contro
l
'
audace
che
sfidava
il
pericolo
d
'
essere
riconosciuto
e
quasi
si
compiaceva
dell
'
ambascia
propria
e
di
quella
che
infliggeva
;
e
quando
la
coppia
fu
giunta
al
loro
fianco
,
tremò
vedendo
il
marito
fermare
lo
sguardo
su
Lodovico
,
quasi
leggendogli
in
faccia
il
suo
secreto
,
mentre
la
compagna
passava
senza
neppure
guardarli
,
come
non
accorgendosi
di
loro
.
Per
buona
sorte
il
figlio
più
piccolo
,
intento
a
narrare
qualche
cosa
al
fratello
,
non
levò
gli
occhi
,
distrasse
anche
l
'
attenzione
della
governante
rivolgendole
una
domanda
;
e
solo
dopo
che
la
comitiva
si
fu
allontanata
avviandosi
alla
dogana
,
il
trepidante
trasse
liberamente
il
respiro
.
-
Io
domando
se
questa
è
una
cosa
ragionevole
!
...
Che
gusto
tormentarsi
così
!
...
Vogliamo
ora
andar
via
una
buona
volta
,
in
nome
di
Dio
?
-
No
.
Aspetta
.
Volle
ancora
indugiarsi
,
ostinato
,
inflessibile
,
sordo
;
aspettò
sinché
la
famiglia
non
riuscì
dalla
dogana
e
non
ebbe
preso
posto
nell
'
omnibus
dell
'
albergo
,
sinché
il
pesante
carrozzone
non
si
scosse
,
non
si
mosse
verso
la
città
,
non
fu
scomparso
dietro
una
fila
di
carri
di
merci
allungati
sul
binario
.
Allora
soltanto
Perez
poté
finalmente
trascinarlo
presso
una
carrozza
e
spingerlo
a
prendervi
posto
.
-
Vieni
a
casa
mia
.
-
Alla
stazione
!
Alla
stazione
!
...
-
Ma
sì
...
Non
ti
trattengo
!
...
Te
ne
andrai
appena
ti
sarai
rimesso
...
Per
ora
vieni
con
me
...
Sei
troppo
agitato
...
Aspetta
di
calmarti
...
Vieni
un
istante
!
-
soggiunse
,
accostando
le
mani
in
atto
di
preghiera
.
-
Alla
stazione
!
Alla
stazione
!
II
Il
convegno
-
Castelmaggiore
!
...
A
Castelmaggiore
!
Il
treno
,
entrato
rapido
e
strepitoso
sotto
la
tettoia
,
rallentò
improvvisamente
la
corsa
,
stridendo
per
tutte
le
ferree
giunture
;
la
voce
del
conduttore
risonò
annunziando
il
nome
della
città
,
e
Lodovico
Bertini
sorse
in
piedi
,
nello
scompartimento
deserto
,
e
si
accostò
allo
sportello
.
Un
facchino
,
un
vecchio
a
cui
la
candida
barba
scendeva
fin
sul
petto
del
camiciotto
di
lavoro
,
lo
aperse
togliendo
di
mano
al
viaggiatore
la
valigia
e
la
borsa
.
-
Dove
va
il
signore
?
All
'
albergo
?
-
No
;
mi
fermo
qui
,
al
Caffè
.
Riparto
col
direttissimo
delle
9
e
15;
verrete
a
riprendere
il
bagaglio
qualche
minuto
prima
dell
'
arrivo
del
treno
.
-
Stia
tranquillo
:
alle
9
e
10
sarò
da
lei
.
I
viaggiatori
in
partenza
si
affollavano
dinanzi
alle
carrozze
;
gli
arrivati
facevano
ressa
all
'
entrata
del
ristorante
,
intorno
al
bancone
con
le
vivande
e
le
bevande
;
il
carro
coi
sacchi
della
posta
cigolava
sulle
tre
ruote
,
spinto
a
mano
da
un
fattorino
che
avvertiva
di
far
largo
;
il
capostazione
esaminava
un
foglio
alla
luce
di
una
delle
grandi
lampade
ad
arco
.
Entrato
nella
sala
,
Bertini
udì
le
voci
del
personale
di
servizio
richiamare
al
loro
posto
i
partenti
,
lo
sbattere
degli
sportelli
,
il
fischio
della
locomotiva
;
quando
sedette
dinanzi
al
tavolino
di
marmo
vide
il
convoglio
sfilare
col
suo
carico
di
vite
,
con
le
sue
luci
fioche
dietro
i
vetri
appannati
e
le
tendine
abbassate
.
Un
cameriere
gli
si
presentò
,
domandando
:
-
Comanda
?
-
Tè
e
latte
,
con
qualche
biscotto
.
Quantunque
non
avesse
desinato
prima
di
mettersi
per
via
,
sentiva
di
non
poter
prendere
cibo
.
Aveva
la
gola
stretta
e
la
testa
in
fiamme
.
Dalle
grandi
arcate
aperte
sotto
la
tettoia
veniva
una
brezza
frizzante
che
gli
faceva
passare
qualche
brivido
per
il
corpo
senza
rinfrescargli
la
fronte
.
Quando
il
vassoio
con
le
cogome
,
il
piattello
,
la
chicchera
e
la
salvietta
gli
fu
posto
dinanzi
,
egli
non
toccò
nessuna
di
quelle
cose
:
trasse
dalla
tasca
interna
dell
'
abito
il
portafogli
e
ne
cavò
la
lettera
ricevuta
due
sere
innanzi
,
per
espresso
.
Appena
due
sere
innanzi
,
dopo
un
mese
e
mezzo
di
silenzio
,
cinquanta
giorni
dopo
l
'
arrivo
del
"
Senegal
"
,
egli
aveva
rivisto
i
caratteri
di
Rosanna
!
Sette
settimane
erano
trascorse
senza
che
ella
avesse
trovato
modo
di
fargli
pervenire
una
parola
,
lasciandolo
solo
col
suo
dolore
,
vagante
di
luogo
in
luogo
,
senza
casa
,
senza
pace
,
senza
tregua
.
Fuggito
la
stessa
sera
dell
'
arrivo
del
piroscafo
,
non
si
era
sentito
capace
di
ridursi
,
secondo
le
prescrizioni
di
lei
,
a
Promonte
,
sul
lago
,
presso
i
parenti
.
Come
portare
nella
casa
paterna
l
'
ambascia
che
lo
struggeva
?
Come
spiegare
alla
sorella
,
al
cognato
,
la
tempesta
scatenatasi
nel
suo
cuore
?
In
quei
luoghi
dove
pure
aveva
tanto
vissuto
,
dove
aveva
dato
forma
alle
sue
concezioni
più
vaste
,
ora
sentiva
che
gli
sarebbe
mancato
il
respiro
.
Che
avrebbe
fatto
,
non
potendo
più
lavorare
?
Che
avrebbe
detto
,
non
potendo
parlare
se
non
di
lei
?
...
Alla
verde
conca
del
lago
meraviglioso
,
sulle
vette
dominatrici
della
terra
,
adunatrici
di
nembi
,
nelle
valli
inargentate
dalle
acque
spumose
,
sotto
i
boschi
solenni
,
egli
aveva
sognato
di
tornare
;
ma
con
lei
,
per
molto
o
per
poco
,
pur
di
farla
partecipe
di
quelle
bellezze
,
pur
di
associarla
ai
ricordi
della
sua
prima
vita
.
Ma
ella
si
era
negata
,
adducendo
di
non
poter
entrare
nella
sua
casa
,
di
non
voler
presentarsi
ai
suoi
parenti
,
a
sua
sorella
,
che
doveva
conoscere
o
sospettare
i
loro
rapporti
,
e
che
l
'
avrebbe
severamente
giudicata
;
e
,
come
sempre
,
nulla
era
valso
a
farla
ricredere
.
Troppo
,
a
quell
'
ora
,
gli
sarebbe
stato
grave
chiudersi
lassù
,
mentre
non
solo
il
suo
sogno
si
disperdeva
,
ma
anch
'
ella
era
come
perduta
per
lui
;
e
col
bisogno
di
stordirsi
,
di
evitare
quanto
potesse
rammentargli
la
sua
condizione
sciagurata
,
di
fuggire
da
se
stesso
,
era
andato
dove
nessuno
lo
conosceva
,
dove
nessuno
gli
avrebbe
chiesto
che
cosa
lo
martoriasse
:
in
Isvizzera
,
errando
per
monti
e
per
valli
,
saltando
dai
treni
sui
piroscafi
e
dai
piroscafi
sui
treni
,
riparando
dalle
città
rumorose
negli
alpestri
villaggi
,
tornando
dalle
alte
solitudini
alla
baraonda
dei
grandi
alberghi
e
dei
"
Kursaal
"
,
cercando
ovunque
invano
di
dimenticare
i
pensieri
molesti
e
di
dissipare
le
immagini
odiose
.
Disperando
di
riuscirvi
,
non
sapendo
che
fare
della
sua
vita
,
era
ridisceso
in
Italia
per
ridursi
finalmente
,
secondo
il
volere
di
lei
,
al
paese
natale
,
presso
i
congiunti
,
sostenuto
dalla
superstiziosa
lusinga
che
lì
,
dove
ella
gli
aveva
raccomandato
di
recarsi
e
promesso
di
scrivergli
,
la
sua
lettera
sarebbe
arrivata
più
presto
.
Ma
,
sul
punto
di
eseguire
i
suoi
comandamenti
,
la
tentazione
di
rivederla
,
non
fosse
che
da
lontano
,
di
sfuggita
,
un
istante
,
passando
secretamente
da
Firenze
,
si
era
impadronita
del
suo
spirito
e
lo
aveva
soggiogato
.
Andato
a
nascondersi
nello
studio
ancora
tutto
odorante
di
lei
,
tutto
pieno
dei
ricordi
di
lei
,
dei
fiori
secchi
,
delle
trine
,
dei
ventagli
,
dei
ritratti
,
delle
crete
dove
egli
aveva
riprodotto
la
stupenda
sua
forma
,
si
era
tenuto
lontano
dai
ritrovi
degli
amici
e
dei
conoscenti
,
aveva
poi
cominciato
ad
aggirarsi
cautamente
intorno
ai
luoghi
dove
avrebbe
potuto
incontrarla
:
invano
.
Una
notte
s
'
era
spinto
fin
sotto
la
sua
casa
,
ma
il
domani
all
'
alba
era
fuggito
ancora
una
volta
,
per
aver
visto
e
immaginato
con
gli
occhi
della
mente
,
dietro
quelle
finestre
chiuse
,
dietro
quei
muri
ciechi
,
un
altro
al
suo
posto
,
accanto
a
lei
,
carezzare
la
sua
fronte
,
baciare
le
sue
labbra
,
vivere
la
sua
vita
.
Allora
,
allora
soltanto
si
era
rifugiato
a
Promonte
,
per
rintanarsi
nel
suo
covo
come
una
bestia
ferita
.
Aveva
il
cuore
lacerato
e
sanguinante
.
Invano
la
ragione
gli
rappresentava
che
questo
era
lo
scotto
inevitabile
del
bene
fruito
;
invano
l
'
egoismo
gli
consigliava
di
aspettare
tranquillamente
il
giorno
in
cui
ella
lo
avrebbe
richiamato
.
Non
era
più
sicuro
di
riacquistare
la
felicità
di
prima
.
Quand
'
anche
null
'
altro
dovesse
sopravvenire
a
distruggerla
,
il
ricordo
delle
pene
sofferte
l
'
avrebbe
intorbidata
.
Al
pensiero
che
la
creatura
amata
era
stata
di
un
altro
,
un
moto
di
repugnanza
,
repugnanza
fisica
,
lo
arretrava
.
Ma
non
solamente
sentiva
che
ella
era
stata
contaminata
nel
corpo
,
vedeva
che
anche
l
'
anima
sua
gli
sfuggiva
.
Per
aver
lasciato
passare
tanto
tempo
senza
rammentarglisi
,
bisogna
che
un
rivolgimento
fosse
avvenuto
nel
suo
cuore
,
nella
sua
vita
.
Come
negare
,
contro
l
'
evidenza
,
la
forza
degli
affetti
,
dei
doveri
e
degli
interessi
che
lo
avevano
prodotto
?
L
'
uomo
che
le
aveva
dato
il
proprio
nome
,
che
dedicava
alla
casa
fondata
con
lei
tutte
le
sue
energie
,
che
le
assicurava
un
'
esistenza
facile
e
larga
,
godeva
di
privilegi
indistruttibili
;
ne
godeva
il
figlio
tornato
a
lei
,
forse
più
che
l
'
altro
vissuto
sempre
al
suo
fianco
.
Di
questa
creaturina
,
del
posto
che
aveva
occupato
nel
cuore
della
madre
,
egli
era
stato
geloso
.
Ora
la
gelosia
impotente
lo
rodeva
,
lo
umiliava
al
pensiero
che
la
madre
era
tutta
dei
figli
,
la
moglie
tutta
del
marito
.
Parlandole
o
scrivendole
,
egli
avrebbe
potuto
farsi
valere
,
rammentarle
le
parole
dettegli
e
le
prove
dategli
,
contrastarla
a
tutti
coloro
che
la
riprendevano
,
vincerla
ancora
una
volta
;
da
lontano
,
costretto
al
silenzio
,
doveva
incrociare
le
braccia
,
abbandonare
indifesa
la
causa
dalla
quale
dipendeva
la
sua
vita
.
O
forse
insistere
,
contraddirla
,
contrariarla
,
sarebbe
stato
inutile
,
come
era
stato
inutile
tutto
quanto
le
aveva
detto
perché
non
andasse
incontro
al
marito
,
perché
si
contentasse
di
aspettarlo
a
casa
sua
.
Che
cosa
era
dunque
il
bene
che
gli
voleva
,
se
non
la
faceva
capace
di
arrendersi
a
un
suo
desiderio
,
sia
pure
smodato
?
...
Poi
pensava
che
anch
'
egli
l
'
aveva
ferita
,
una
volta
,
molto
più
profondamente
,
dicendole
che
,
libera
,
non
l
'
avrebbe
sposata
;
e
allora
riconosceva
che
entrambi
si
erano
mantenuti
fedeli
al
proponimento
di
esser
sinceri
,
di
uniformarsi
alla
realtà
esteriore
ed
intima
,
alla
verità
necessaria
ed
amabile
.
Ma
ora
,
no
;
ora
non
più
;
ora
non
riconosceva
altra
verità
fuorché
il
suo
dolore
,
altra
realtà
fuorché
il
bisogno
di
lenirlo
;
ora
non
chiedeva
,
non
aspettava
,
non
cercava
altro
che
una
menzogna
,
ma
pietosa
e
salutare
.
E
non
ne
trovava
,
e
non
ne
sperava
.
Ella
non
gli
avrebbe
mai
scritto
,
come
non
gli
aveva
mai
detto
:
"
Amo
te
solo
,
odio
mio
marito
"
.
Una
simile
certezza
lo
avrebbe
forse
pacificato
,
gli
avrebbe
dato
forza
per
sopportare
le
separazioni
,
le
contrarietà
,
la
partecipazione
di
un
altro
al
possesso
di
quel
corpo
la
cui
anima
sarebbe
stata
tutta
sua
.
Egli
doveva
invece
contentarsi
di
una
parte
di
quella
vita
,
della
minor
parte
.
L
'
avrebbe
forse
totalmente
perduta
,
se
il
marito
non
fosse
andato
più
via
.
Non
era
questo
il
pericolo
?
Che
fare
per
evitarlo
,
come
riprendersi
il
suo
bene
,
senza
che
nessuno
mai
più
glielo
potesse
contendere
?
...
Talvolta
egli
aveva
tentato
di
reagire
contro
la
passione
,
di
resisterle
,
di
contenerla
.
Altri
amori
giudicati
necessarî
alla
sua
vita
non
erano
finiti
senza
che
egli
ne
fosse
morto
?
Prima
non
si
era
appagato
di
ciò
che
le
donne
altrui
avevano
potuto
o
voluto
accordargli
?
All
'
idea
di
prenderne
una
per
sé
non
si
era
sempre
ribellato
?
Due
o
tre
volte
,
bensì
,
nella
prima
giovinezza
,
la
tentazione
era
stata
fortissima
,
avvalorata
dai
consigli
dei
parenti
,
dalle
esortazioni
della
madre
;
ma
non
si
era
sempre
vinto
,
e
sua
madre
non
era
morta
col
dolore
di
lasciarlo
solo
?
La
libertà
non
gli
era
sembrata
un
bene
tanto
grande
da
potersi
pagare
con
qualche
cosa
di
più
penoso
ancora
che
non
la
solitudine
?
Nel
matrimonio
non
aveva
visto
una
convenzione
micidiale
all
'
amore
,
e
dell
'
amore
non
aveva
sempre
avuto
bisogno
per
le
sue
ispirazioni
d
'
artista
?
...
Ma
il
ragionamento
,
il
ricordo
della
tenacissima
opinione
di
tutta
la
sua
vita
restavano
inefficaci
contro
il
dolore
.
Nel
suo
dolore
egli
riconosceva
ora
che
il
legame
indissolubile
,
sempre
evitato
come
il
più
grave
dei
danni
,
non
era
un
ostacolo
alla
felicità
,
se
altri
ora
se
ne
giovava
per
distruggere
la
felicità
sua
.
Quella
convenzione
giudicata
funesta
all
'
amore
era
il
patto
che
garentiva
il
possesso
.
La
sua
condizione
di
amante
costretto
a
nascondersi
,
a
fuggire
,
a
cedere
il
posto
usurpato
,
a
vedere
un
altro
occuparlo
da
padrone
legittimo
,
era
sciagurata
e
intollerabile
.
I
giorni
e
le
settimane
erano
passati
lenti
,
eterni
,
numerati
ad
uno
ad
uno
,
misurati
ad
ora
ad
ora
,
senza
che
egli
sapesse
che
cosa
accadeva
della
creatura
diletta
,
che
cosa
potesse
fare
egli
stesso
per
averne
notizie
:
se
tornare
a
Firenze
,
se
scrivere
a
qualche
amico
,
se
scriverle
direttamente
,
a
rischio
di
tradirla
.
La
paura
che
il
caso
l
'
avesse
tradita
,
che
suo
marito
avesse
scoperto
il
loro
secreto
,
trovando
una
lettera
,
udendo
qualche
parola
sfuggita
al
bambino
od
ai
servi
,
arrestava
il
moto
del
suo
cuore
;
ma
quantunque
il
sospetto
non
fosse
da
escludere
,
qualche
altra
cosa
,
una
voce
interiore
,
un
oscuro
presentimento
gli
diceva
che
no
,
che
nulla
era
stato
scoperto
,
che
ella
era
al
sicuro
,
che
il
suo
silenzio
dipendeva
unicamente
dalla
sua
volontà
.
Infinitamente
più
che
l
'
impossibilità
di
far
nulla
per
avere
qualche
notizia
,
per
uscire
da
quell
'
ansia
,
lo
umiliava
,
lo
mortificava
e
lo
avviliva
l
'
idea
che
la
volontà
di
lei
fosse
determinata
da
ragioni
che
egli
non
poteva
combattere
.
Il
bisogno
di
signoreggiare
quella
vita
,
di
occuparla
tutta
di
sé
,
di
uniformare
alla
propria
volontà
quella
volontà
forte
e
tenace
,
alimentava
il
fuoco
della
sua
passione
.
Nessun
'
altra
donna
lo
aveva
avvinto
con
le
blandizie
,
con
le
lusinghe
,
con
le
illusioni
,
quanto
costei
con
la
resistenza
e
l
'
ostilità
.
Tutto
quanto
aveva
fatto
,
nei
primi
tempi
,
per
vincerla
,
era
stato
invano
:
ella
gli
si
era
accordata
,
inaspettatamente
,
quando
aveva
voluto
,
quando
egli
ne
aveva
perduto
la
speranza
.
Nonostante
la
dedizione
,
dopo
il
possesso
,
con
tutte
le
prove
d
'
amore
ottenute
,
egli
aveva
più
volte
sentito
di
non
essere
penetrato
fino
agli
ultimi
recessi
dell
'
anima
sua
.
Ora
che
un
altro
gliela
contendeva
,
ora
che
egli
non
poteva
vivere
senza
trionfare
di
costui
,
senza
saperla
sua
interamente
,
perdutamente
,
come
una
cosa
inerte
,
come
la
cera
duttile
,
come
la
creta
malleabile
,
ora
ella
si
dava
tutta
a
quell
'
altro
,
restava
lontana
,
chiusa
,
inaccessibile
.
La
tentazione
di
fuggirla
,
piuttosto
che
contentarsi
del
poco
che
gli
avrebbe
concesso
,
si
era
insinuata
allora
nel
suo
pensiero
,
lo
aveva
investito
e
dominato
.
Non
era
giustizia
,
no
,
che
egli
spasimasse
così
,
mentre
nella
nuova
vita
che
ella
ora
viveva
non
trovava
modo
d
'
infondergli
fede
,
di
dargli
speranza
e
coraggio
...
Improvvisamente
,
la
sua
lettera
era
giunta
,
quella
lettera
sulla
quale
si
era
precipitato
avidamente
,
che
aveva
letta
e
riletta
tanto
da
poterla
ripetere
senza
dimenticarne
una
sillaba
,
e
che
,
nondimeno
,
ora
,
nel
silenzio
della
stazione
deserta
,
tornava
a
rileggere
ancora
una
volta
.
La
lettera
diceva
:
Partirò
posdomani
,
sola
,
col
direttissimo
delle
7
e
25
per
arrivare
a
Milano
il
giorno
dopo
,
alle
7
e
50
.
Torna
domani
a
Firenze
,
prenota
due
cabine
della
"
Sleeping
"
facendoti
dare
due
biglietti
separati
,
e
mandami
il
mio
.
Riparti
con
l
'
accelerato
delle
6
e
33
,
scendi
alla
stazione
di
Castelmaggiore
e
aspetta
alle
9
e
15
il
passaggio
del
mio
treno
,
dove
salirai
a
raggiungermi
.
Alla
stazione
di
Milano
mi
lascerai
:
mio
marito
ritorna
da
Londra
.
Tutto
era
stato
puntualmente
eseguito
.
Lasciato
immediatamente
Promonte
,
egli
era
corso
a
Firenze
,
all
'
ufficio
della
Compagnia
dei
"
Wagons
-
Lits
"
.
Il
commesso
aveva
voluto
rilasciare
un
solo
biglietto
per
le
due
cabine
,
non
comprendendo
come
persone
che
dovevano
viaggiare
insieme
avessero
bisogno
di
biglietti
separati
;
ma
poi
glieli
aveva
pur
dati
,
ed
egli
aveva
spedito
a
Rosanna
,
in
lettera
raccomandata
,
quello
che
doveva
servire
per
lei
.
Era
partito
con
l
'
accelerato
delle
6
e
33
,
aspettava
ora
il
passaggio
del
direttissimo
;
ma
,
rileggendo
quella
lettera
,
come
quando
l
'
aveva
letta
la
prima
volta
,
tutte
queste
istruzioni
,
tutte
le
circostanze
nelle
quali
le
aveva
effettuate
,
sparivano
dalla
sua
memoria
:
i
suoi
occhi
e
il
suo
pensiero
si
fermavano
sulle
parole
dell
'
ultimo
rigo
:
"
Mio
marito
ritorna
da
Londra
"
.
Per
tornarne
,
doveva
esservi
andato
;
se
ella
gli
moveva
ora
incontro
,
non
ve
lo
aveva
accompagnato
;
era
dunque
rimasta
solo
per
qualche
tempo
,
poco
o
molto
,
non
poteva
dir
quanto
,
una
settimana
per
lo
meno
:
e
di
quel
tempo
di
libertà
non
aveva
saputo
o
voluto
profittare
per
richiamarlo
,
per
rivederlo
,
dovunque
,
comunque
!
Lo
richiamava
ora
,
sul
punto
di
andare
ancora
una
volta
incontro
a
quell
'
uomo
,
per
rivederlo
un
giorno
più
presto
!
...
A
un
fischio
di
locomotiva
,
breve
,
acuto
,
lontano
,
egli
si
riscosse
,
si
guardò
intorno
.
La
stazione
era
ancora
deserta
;
il
padrone
del
Caffè
sonnecchiava
dentro
un
bussolotto
illuminato
dalla
fiamma
gialla
d
'
una
lampada
a
gas
;
il
cameriere
;
dinanzi
al
banco
delle
vivande
,
parlottava
con
un
manovratore
.
Egli
ripiegò
la
lettera
e
la
richiuse
nel
portafogli
.
Si
versò
un
poco
di
latte
e
di
tè
,
ne
assaggiò
un
sorso
,
e
ripose
la
chicchera
.
L
'
orologio
,
sul
quadro
dell
'
orario
,
segnava
le
otto
e
un
quarto
.
A
quell
'
ora
ella
doveva
essere
già
partita
,
il
treno
che
la
portava
già
correva
verso
di
lui
.
Un
senso
di
gioia
,
trepida
ma
grande
,
lo
invase
a
quella
certezza
;
egli
sentì
il
suo
rancore
dissiparsi
.
All
'
idea
che
fra
un
'
ora
sarebbe
giunta
,
che
l
'
avrebbe
avuta
tutta
una
notte
per
sé
,
che
avrebbe
potuto
finalmente
sfogare
la
piena
dei
sentimenti
accumulati
nel
suo
cuore
,
l
'
immobilità
gli
riuscì
intollerabile
.
Chiamato
il
cameriere
e
pagatolo
,
si
alzò
,
uscì
fuori
della
sala
,
sotto
la
pensilina
.
I
binarî
liberi
si
dilungavano
,
convergendo
nella
lontananza
,
perdendosi
verso
le
masse
scure
delle
cabine
e
dei
depositi
,
verso
le
linee
rigide
formate
dalle
colonne
delle
carrozze
e
dei
carri
mobili
sotto
il
fioco
lume
della
luna
non
ancora
al
primo
quarto
.
Gli
ufficî
erano
quasi
tutti
chiusi
;
solo
quelli
del
capostazione
,
del
telegrafo
e
dei
biglietti
proiettavano
sul
marciapiedi
la
luce
delle
loro
lampade
incappucciate
di
verde
.
Due
o
tre
commessi
stavano
curvi
sulle
scrivanie
,
dinanzi
a
grossi
registri
ed
a
fogli
di
carta
stampata
;
non
si
udiva
altro
rumore
fuorché
il
ticchettare
degli
apparecchi
telegrafici
.
Chiuse
le
sale
d
'
aspetto
,
tranne
quella
della
terza
classe
,
sopra
i
cui
nudi
banchi
il
facchino
dalla
barba
candida
ed
un
suo
compagno
erano
distesi
a
dormire
.
Per
ingannare
il
tempo
egli
si
mise
a
percorrere
la
fronte
della
stazione
,
da
un
capo
all
'
altro
;
poi
riattraversò
la
sala
del
Caffè
ed
uscì
sul
piazzale
.
Non
una
carrozza
,
non
un
passante
,
non
un
rumore
.
Sulla
facciata
esteriore
dell
'
edifizio
erano
aperti
l
'
ufficio
del
Dazio
,
dove
due
impiegati
chiacchieravano
fumando
nelle
pipe
,
e
il
passaggio
d
'
entrata
,
col
gabbiotto
della
giornalaia
:
una
vecchietta
sonnecchiante
in
mezzo
alla
mostra
dei
fogli
illustrati
,
aperti
nelle
pagine
più
vistose
,
fra
le
grosse
intestazioni
dei
quotidiani
e
le
copertine
dei
libercoli
pornografici
.
Le
pozzanghere
formate
dall
'
acquazzone
del
pomeriggio
rendevano
malagevole
l
'
avventurarsi
oltre
il
marciapiedi
;
rinunziando
ad
entrare
in
città
,
egli
cominciò
a
misurarlo
tra
i
due
cancelli
che
lo
chiudevano
,
come
aveva
fatto
dell
'
altro
.
Il
tempo
scorreva
con
una
lentezza
disperante
.
Passando
e
ripassando
dinanzi
al
Dazio
,
i
suoi
occhi
erano
attratti
dall
'
orologio
i
cui
indici
parevano
immobili
;
per
vederli
un
poco
spostati
verso
l
'
ora
attesa
con
la
febbre
nei
polsi
,
egli
prometteva
a
se
stesso
di
non
guardarli
troppo
spesso
;
ma
poi
,
quando
li
fissava
dopo
aver
voltato
le
spalle
più
volte
,
trovava
che
era
trascorso
qualche
minuto
appena
.
Fermandosi
,
chiudendo
gli
occhi
,
tentava
raffigurarsi
la
donna
amata
come
doveva
essere
atteggiata
in
quel
momento
:
raccolta
in
un
angolo
della
carrozza
sussultante
nella
corsa
vertiginosa
,
sotto
la
luce
della
lampada
elettrica
,
col
viso
ravvolto
in
un
velo
,
col
capo
appoggiato
alla
mano
guantata
,
con
gli
occhi
allo
sportello
,
immobile
nella
persona
,
ma
con
l
'
anima
tesa
verso
di
lui
;
e
allora
la
tenerezza
e
il
rancore
,
l
'
amore
e
la
gelosia
,
il
bisogno
di
stringersela
al
cuore
e
l
'
impeto
di
respingerla
si
avvicendavano
tanto
tumultuosamente
da
confondersi
in
un
unico
fremito
,
in
uno
spasimo
solo
.
Le
nove
meno
un
quarto
.
Ancora
quaranta
minuti
.
La
stazione
restava
deserta
:
si
udiva
soltanto
qualche
fischio
rauco
,
soffocato
,
di
macchine
manovranti
lontano
;
qualche
passo
risonava
,
ma
di
persone
che
uscivano
,
avviandosi
alla
città
.
Nessun
viaggiatore
sarebbe
venuto
a
prendere
quel
treno
della
notte
?
Nessun
parente
od
amico
sarebbe
sopraggiunto
ad
aspettare
qualcuno
?
...
Alle
nove
,
mancando
mezz
'
ora
all
'
arrivo
del
treno
,
egli
entrò
per
vedere
se
l
'
ufficio
dei
biglietti
fosse
aperto
.
Era
ancora
chiuso
;
il
facchino
dormiva
ancora
sulla
panca
della
sala
d
'
aspetto
.
La
vendita
sarebbe
forse
cominciata
solo
venti
minuti
prima
dell
'
arrivo
del
treno
?
L
'
attesa
di
quegli
altri
dieci
minuti
fu
eterna
.
Pareva
che
il
tempo
si
fosse
arrestato
,
che
non
potesse
più
scorrere
,
che
la
stazione
fosse
abbandonata
,
che
la
vicina
città
fosse
morta
.
L
'
arrivo
di
due
o
tre
persone
,
silenziose
,
senza
bagaglio
,
gli
parve
un
avvenimento
,
un
ritorno
alla
vita
.
Ma
nessuno
sportello
si
schiudeva
ancora
,
nulla
preannunziava
la
partenza
,
neanche
ora
che
mancavano
venti
minuti
soltanto
,
che
ne
mancavano
diciannove
.
Che
cosa
avveniva
?
Quand
'
anche
il
treno
fosse
in
ritardo
,
la
vendita
dei
biglietti
non
doveva
cominciare
all
'
ora
regolare
?
Forse
gli
orologi
esterni
anticipavano
su
quello
del
capostazione
?
Per
quale
incantesimo
nessuno
appariva
?
Non
era
egli
in
preda
ad
un
incubo
?
Aveva
realmente
ricevuto
una
lettera
di
lei
?
Era
una
cosa
reale
,
quel
convegno
in
treno
?
Non
era
una
stravaganza
,
una
immaginazione
,
una
irragionevole
speranza
?
...
Diciotto
minuti
soltanto
-
e
gli
sportelli
restavano
ancora
sbarrati
...
Allora
,
per
uscire
da
quell
'
incubo
,
per
udire
una
voce
,
per
sapere
qualcosa
,
s
'
avvicino
alla
giornalaia
.
-
Il
direttissimo
non
arriva
alle
nove
e
un
quarto
?
-
Alle
nove
e
un
quarto
,
sissignore
.
-
Ma
allora
perché
non
aprono
la
biglietteria
?
La
vecchia
inforcò
gli
occhiali
,
guardò
un
suo
grosso
orologio
di
acciaio
,
e
disse
:
-
Ecco
:
apriranno
a
momenti
.
Ma
passò
ancora
un
altro
minuto
,
ne
passarono
due
,
senza
che
gli
sportelli
si
schiudessero
.
E
a
un
tratto
due
uomini
uscirono
dall
'
interno
della
stazione
,
uno
dei
quali
diceva
all
'
altro
:
-
Non
si
parte
fino
a
domani
.
Egli
credé
d
'
aver
frainteso
.
Poi
il
sangue
gli
rifluì
tutto
al
cuore
e
la
vista
gli
si
offuscò
.
Con
passo
dapprima
malfermo
,
poi
precipitato
,
rientrò
sotto
la
tettoia
nel
punto
che
alcuni
manovali
attraversavano
i
binarî
e
gruppi
di
commessi
si
formavano
dinanzi
agli
ufficî
,
scambiando
notizie
e
domande
e
commenti
.
-
Al
bivio
del
Saliceto
...
La
linea
è
ingombra
...
Si
appronta
il
carro
-
attrezzi
...
Una
falsa
manovra
dello
scambio
...
Il
treno
merci
è
rovesciato
...
E
il
direttissimo
?
Una
fiamma
gli
salì
al
viso
,
il
suolo
gli
mancò
sotto
i
piedi
.
Corse
all
'
ufficio
del
capostazione
,
non
lo
riconobbe
perché
tutti
gli
usci
erano
aperti
,
ormai
,
e
tutte
le
stanze
illuminate
;
domandò
a
un
uomo
seduto
dinanzi
ad
una
scrivania
:
-
Scusi
,
signore
:
mi
vuol
dire
che
cosa
è
accaduto
?
-
Non
so
precisamente
;
la
linea
è
ingombra
.
Riuscì
,
trovò
finalmente
il
capo
sulla
soglia
del
suo
ufficio
,
intento
a
rimproverare
uno
dei
suoi
dipendenti
.
-
Non
ho
bisogno
delle
vostre
osservazioni
!
...
Andate
al
vostro
posto
senza
tante
chiacchiere
...
Desidera
?
-
domandò
poi
,
con
voce
appena
meno
brusca
,
al
viaggiatore
che
portava
la
mano
al
cappello
.
-
Vuol
favorire
di
dirmi
che
cosa
è
accaduto
?
Io
aspetto
il
direttissimo
delle
nove
e
un
quarto
...
-
La
linea
è
stata
ostruita
da
un
treno
merci
che
manovrava
al
bivio
del
Saliceto
.
-
Ma
il
direttissimo
?
-
Il
direttissimo
sarà
avvertito
e
fermato
a
tempo
e
luogo
...
Poi
,
voltategli
le
spalle
ed
avvicinatosi
al
telefono
,
gridò
nel
portavoce
:
-
Signor
ingegnere
?
...
Sì
,
la
seconda
squadra
sarà
pronta
a
momenti
...
Com
'
è
?
...
La
gru
sta
in
consegna
al
Movimento
...
Prenda
le
binde
da
otto
tonnellate
...
Va
bene
?
...
Sissignore
:
alla
cabina
numero
8
...
Come
?
...
Ha
deragliato
?
...
Perdio
!
...
Vengo
subito
!
...
Lasciato
l
'
apparecchio
,
lanciò
un
ordine
al
sottocapo
:
-
Trattenga
l'842
a
Santa
Rufina
,
telegrafi
che
per
linea
ingombra
non
lo
posso
ricevere
.
Mi
mandi
subito
la
seconda
squadra
.
E
s
'
allontanò
rapidamente
,
scavalcando
le
linee
dei
binari
,
facendo
cenno
con
tutt
'
e
due
le
mani
di
seguirlo
agli
uomini
schierati
sul
marciapiedi
centrale
.
Stordito
,
smarrito
,
Bertini
volse
intorno
lo
sguardo
.
Che
cosa
era
avvenuto
?
Nessuno
glielo
avrebbe
spiegato
?
Un
brivido
gli
passò
per
la
schiena
al
pensiero
del
pericolo
che
minacciava
la
creatura
diletta
,
al
disastro
che
forse
era
già
avvenuto
.
Non
era
forviato
il
convoglio
che
la
trasportava
?
O
il
treno
che
facevano
fermare
a
Santa
Rufina
era
il
suo
?
-
Per
favore
!
...
Sentite
!
...
-
disse
ad
un
guardasala
,
fermandolo
mentre
gli
passava
dinanzi
.
-
Qual
è
il
numero
del
direttissimo
che
si
aspettava
per
le
nove
e
un
quarto
?
-
28.35
,
signore
.
-
Siete
sicuro
che
non
sia
l'842
?
-
Sicurissimo
!
L'842
è
un
misto
che
dovrebbe
arrivare
alle
9
e
42
,
ma
che
sarà
fermato
a
Santa
Rufina
.
-
E
il
direttissimo
?
-
Era
già
transitato
da
Santa
Rufina
quando
è
sopravvenuto
l
'
accidente
al
treno
merci
.
-
Ma
allora
come
e
dove
sarà
avvertito
del
pericolo
?
-
È
stata
formata
la
correntale
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
-
Ogni
guardiano
va
al
casello
vicino
trasmettendo
al
compagno
la
notizia
dell
'
accidente
e
l
'
ordine
di
disporre
i
segnali
di
fermata
.
-
E
quanto
occorrerà
per
liberare
la
linea
?
-
Signor
mio
,
chi
può
dirlo
?
...
Due
ore
potevano
bastare
;
ma
forse
non
ne
basteranno
quattro
...
Il
capotecnico
e
il
capodeposito
avevano
subito
avvertito
il
Servizio
trazione
;
il
signor
ingegnere
con
la
prima
squadra
era
subito
accorso
sopra
una
macchina
,
il
carro
-
attrezzi
era
già
pronto
;
ma
quando
hanno
fatto
per
attaccarlo
alla
macchina
ha
deragliato
.
Se
lo
vuol
vedere
,
vada
laggiù
in
fondo
,
presso
il
castelletto
idraulico
,
dove
c
'
è
quel
chiaro
...
Lavorano
a
soccorrere
il
carro
di
soccorso
!
...
E
sorrise
discretamente
,
gettando
intorno
una
cauta
occhiata
,
per
paura
che
l
'
avessero
udito
.
Bertini
corse
nella
direzione
indicata
.
La
fatalità
si
complicava
,
una
volontà
ostile
e
maligna
pareva
volesse
accumulare
gli
ostacoli
,
moltiplicare
i
pericoli
.
Alla
luce
fumosa
delle
torce
a
vento
si
vedeva
il
carro
degli
attrezzi
pencolare
fuori
delle
rotaie
:
la
piattaforma
dalla
quale
doveva
essere
spinto
nella
buona
direzione
non
era
stata
assicurata
,
non
aveva
le
rotaie
combinanti
con
quelle
del
binario
,
e
poco
era
mancato
che
la
massa
pesante
non
si
fosse
rovesciata
.
-
Via
le
leve
!
-
gridava
il
capostazione
agli
uomini
intenti
alla
manovra
.
-
Tofano
e
Giacomelli
,
montate
su
a
scaricare
le
binde
...
Quelle
da
quattro
basteranno
...
Animo
,
via
!
...
Gli
uomini
si
arrampicarono
sul
carro
carico
d
'
ogni
sorta
d
'
ordegni
e
di
congegni
:
argani
,
morse
,
chiavi
,
martelli
,
mazze
,
una
fucina
,
ruote
di
cordami
,
spessori
di
legno
,
torce
a
vento
,
fiaccole
a
petrolio
.
Sollevata
una
binda
da
quattro
tonnellate
,
la
passarono
oltre
il
parapetto
,
porgendola
ai
compagni
.
-
A
noi
,
svelti
!
-
ordinò
ancora
il
capo
.
-
Disponetela
fra
la
testata
e
il
traversone
...
Più
su
,
più
su
:
all
'
angolo
,
ho
detto
...
Ma
qui
,
perdio
,
sotto
lo
spigolo
,
o
parlo
turco
?
...
Così
...
Forza
di
braccia
!
Le
braccia
nerborute
girarono
il
manubrio
della
macchina
,
dapprima
agevolmente
,
poi
,
quando
essa
affrontò
il
peso
del
carro
,
con
una
tensione
violenta
,
con
uno
sforzo
penoso
.
Sotto
la
spinta
possente
il
carro
si
scosse
un
poco
,
si
sollevò
di
qualche
centimetro
;
a
un
tratto
traballò
scricchiolando
.
-
Ferma
!
Tolta
una
fiaccola
di
mano
a
un
operaio
,
il
capo
si
cacciò
sotto
le
prime
ruote
,
ne
esaminò
la
posizione
;
poi
percorse
tutto
il
fianco
fino
a
quelle
posteriori
.
-
Un
'
altra
binda
qui
,
al
centro
del
traversone
...
-
Ma
udendo
improvvisamente
un
lontano
tintinnare
di
campanello
,
si
volse
a
chiamare
:
-
Marziani
!
...
Il
capotecnico
?
-
Eccomi
,
signor
capo
.
-
Diriga
lei
l
'
operazione
.
Io
vado
a
ricevere
l
'
accelerato
.
Un
treno
sopravveniva
infatti
dall
'
altra
parte
della
linea
,
dove
nessun
ostacolo
si
era
frapposto
;
e
Bertini
domandava
tra
sé
per
quale
fatalità
l
'
accidente
aveva
dovuto
prodursi
dalla
parte
di
Firenze
,
nel
preciso
momento
in
cui
,
dopo
tanta
pena
,
egli
aspettava
Rosanna
.
E
in
un
improvviso
ritorno
dell
'
ansia
sopita
dinanzi
allo
spettacolo
dello
sforzo
sostenuto
dai
lavoratori
,
si
volse
ad
uno
degli
astanti
:
-
Il
direttissimo
è
stato
fermato
?
-
Certamente
,
a
quest
'
ora
...
Se
no
,
sarebbe
andato
a
sfondare
il
treno
merci
,
deragliato
.
-
Come
si
saprebbe
?
-
domandò
ancora
,
trepidante
.
-
Eh
!
Le
male
nuove
le
porta
il
vento
.
-
A
che
distanza
da
qui
è
il
bivio
del
Saliceto
?
-
A
quattro
chilometri
e
mezzo
.
-
E
Santa
Rufina
?
-
A
dodici
chilometri
.
Restava
sapere
in
qual
punto
della
via
interposta
fosse
fermato
il
convoglio
.
Certo
,
in
aperta
campagna
,
lontano
dalle
stazioni
,
senza
precise
notizie
dell
'
accaduto
,
del
pericolo
corso
,
della
durata
della
sosta
.
Come
far
sapere
qualche
cosa
a
Rosanna
?
Come
rassicurarla
?
Egli
si
struggeva
di
non
poter
far
nulla
,
invidiava
gli
operai
sudanti
a
mettere
in
piano
il
carro
,
si
torceva
le
mani
per
non
poterle
adoperare
com
'
essi
,
per
non
potersi
cacciare
sotto
le
ruote
a
rimetterle
al
posto
,
con
la
febbre
di
veder
rimossi
gli
ostacoli
,
quel
primo
ostacolo
.
Le
notizie
dell
'
accidente
passavano
ora
di
bocca
in
bocca
,
con
più
precisi
particolari
:
il
deviatore
della
cabina
numero
quattro
,
per
un
falso
segnale
del
manovratore
,
aveva
aperto
lo
scambio
al
treno
merci
mentre
la
colonna
era
in
moto
;
l
'
ago
si
era
spostato
fra
un
'
asse
e
l
'
altra
del
primo
carro
,
dando
la
diramazione
sopra
il
binario
per
il
quale
doveva
transitare
il
direttissimo
,
ostruendo
la
linea
di
corsa
:
l
'
ingegnere
dell
'
ufficio
di
trazione
,
con
una
squadra
di
operai
raccolta
alla
prima
notizia
,
era
sul
posto
,
ma
non
poteva
far
nulla
senza
gli
attrezzi
.
E
dalla
stazione
,
cessato
lo
squillare
del
campanello
,
veniva
il
rombo
del
treno
accelerato
arrivante
a
tutto
vapore
,
fischiando
e
stridendo
,
condannato
poi
anch
'
esso
a
restarsene
inerte
,
ad
aspettare
la
liberazione
del
binario
e
l
'
arrivo
del
direttissimo
.
La
macchina
si
staccava
e
si
allontanava
;
i
viaggiatori
,
avvertiti
dell
'
accaduto
,
si
sparpagliavano
in
folla
sotto
la
tettoia
,
entravano
nel
Caffè
,
si
spingevano
verso
la
piattaforma
attratti
dal
chiarore
delle
torce
,
e
Bertini
vide
fra
gli
altri
una
coppia
di
giovani
sposi
in
costume
da
viaggio
,
il
marito
appoggiato
al
braccio
della
moglie
,
stretto
a
lei
,
sfiorante
con
la
falda
del
berretto
basco
il
velo
che
ella
teneva
sollevato
sulla
fronte
e
che
lasciava
scoperto
un
visetto
rotondo
,
grazioso
,
infantile
.
-
Largo
!
...
Indietro
!
...
Favoriscano
di
sgombrare
!
Il
capo
,
sopravvenuto
,
faceva
scostare
i
curiosi
con
aspra
voce
di
comando
;
Bertini
dovette
obbedire
in
preda
ad
un
nuovo
cruccio
,
quasi
ricacciato
più
lontano
da
Rosanna
,
quasi
impedito
di
affrettare
con
la
tensione
della
volontà
e
l
'
impeto
del
desiderio
la
liberazione
del
carro
.
Sotto
la
tettoia
crocchi
di
viaggiatori
si
scambiavano
le
notizie
,
commentandole
aspramente
;
alcuni
stranieri
volgevano
intorno
sguardi
incerti
e
sospettosi
;
visi
inquieti
di
donne
si
vedevano
spiare
dai
finestrini
del
treno
immobile
;
il
Caffè
era
invaso
,
tutti
i
tavolini
occupati
da
gente
rumorosa
e
contrariata
;
solo
i
due
giovani
sposi
,
l
'
uomo
sempre
al
braccio
della
donna
,
si
sorridevano
,
fermi
dinanzi
al
banco
,
scegliendo
nei
quadri
mobili
delle
cartoline
illustrate
quelle
con
le
vedute
di
Castelmaggiore
:
liberato
il
braccio
della
moglie
,
il
marito
le
offriva
una
penna
col
serbatoio
,
ed
ella
riempiva
i
cartoncini
uno
dopo
l
'
altro
,
curva
sopra
un
angolo
del
banco
,
passandoli
poi
al
compagno
che
vi
aggiungeva
la
propria
firma
.
Un
moto
d
'
irritazione
cacciò
Bertini
lontano
dallo
spettacolo
di
quella
felicità
.
Riavvicinandosi
alla
piattaforma
,
vide
le
luci
muoversi
e
una
colonna
di
candido
vapore
sprigionarsi
dal
fumaiolo
della
macchina
,
mentre
un
fischio
breve
ed
acuto
lacerava
l
'
aria
:
il
carro
,
finalmente
liberato
,
era
trainato
verso
il
luogo
del
bisogno
.
Allora
,
come
trascinato
anch
'
egli
da
quella
forza
bruta
,
come
attratto
da
un
potere
occulto
,
s
'
avviò
lungo
i
binarî
deserti
diramantisi
a
ventaglio
gli
uni
dagli
altri
.
Non
sapeva
fin
dove
sarebbe
andato
,
ma
si
sentiva
sospinto
nella
direzione
del
convoglio
immobile
in
mezzo
alla
campagna
deserta
.
Secondo
che
avanzava
,
oltre
gli
edifizî
e
le
cabine
e
i
castelli
idraulici
,
il
ventaglio
si
restringeva
,
le
stecche
d
'
acciaio
rientravano
una
nell
'
altra
,
riducendosi
al
doppio
binario
di
corsa
.
Fitte
siepi
lo
fiancheggiavano
,
una
bassa
e
intricata
vegetazione
di
robinie
,
dalla
quale
emergevano
i
fusti
frondosi
degli
eucalitti
;
tratto
tratto
un
cancelletto
vi
si
apriva
,
oltre
il
quale
si
vedeva
la
campagna
bagnata
dal
lume
della
luna
vicina
al
tramonto
:
un
chiarore
scialbo
ed
umido
avvolgente
i
filari
dei
gelsi
e
dei
salici
,
qua
e
là
riverberato
da
pozze
d
'
acqua
.
Non
una
bava
di
vento
,
non
una
voce
nel
silenzio
grave
dell
'
alta
notte
;
solo
l
'
arpeggio
eolio
dei
fili
telegrafici
,
in
prossimità
dei
pali
risonanti
come
casse
di
strumenti
armonici
.
Le
rotaie
d
'
acciaio
si
distendevano
rigide
e
diritte
,
sempre
più
lontano
;
parevano
rincorrersi
a
perdita
di
vista
,
verso
l
'
infinito
,
verso
l
'
inarrivabile
.
Bertini
procedeva
per
la
solitudine
,
con
gli
occhi
,
gli
orecchi
,
tutti
i
sensi
aperti
ed
intenti
a
cogliere
segni
di
vita
,
credendo
di
udire
l
'
eco
dei
fischi
della
locomotiva
di
soccorso
,
di
scorgere
il
chiarore
delle
fiaccole
rischiaranti
il
lavoro
dei
manovali
;
ma
nulla
si
scorgeva
ancora
,
nulla
si
udiva
.
La
vista
della
stazione
e
dei
fabbricati
che
l
'
attorniavano
era
anch
'
essa
perduta
nella
lontananza
:
solo
una
punta
di
vivo
fuoco
rosseggiava
in
cima
a
un
disco
.
Fremente
,
febbricitante
,
egli
andava
,
andava
,
col
proposito
,
col
bisogno
di
raggiungere
il
bivio
del
Saliceto
,
di
sapere
qualche
cosa
di
preciso
;
ma
più
s
'
inoltrava
,
più
l
'
inquietudine
,
l
'
ansia
,
la
paura
gli
facevano
tremare
il
cuore
.
Quantunque
la
via
ferrata
fosse
una
guida
infallibile
,
gli
pareva
di
non
poter
più
trovare
quel
bivio
,
d
'
essersi
avviato
sopra
un
altro
binario
,
d
'
aver
lasciato
la
buona
strada
.
Perduta
la
nozione
del
tempo
,
credeva
d
'
aver
percorso
chilometri
e
chilometri
,
d
'
essersi
dilungato
enormemente
,
d
'
aver
marciato
da
ore
:
l
'
orologio
,
che
aveva
dimenticato
di
rimontare
,
non
andava
più
.
La
linea
non
doveva
essere
libera
,
ormai
?
Il
convoglio
non
stava
per
sopravvenire
,
precipitoso
,
inarrestabile
,
portandosi
via
la
creatura
amata
,
lasciandolo
solo
in
mezzo
alla
campagna
muta
ed
oscura
?
La
prudenza
consigliava
di
tornare
indietro
,
di
raggiungere
la
stazione
,
di
aspettare
lì
,
tranquillamente
,
come
gli
altri
viaggiatori
,
come
i
due
sposi
in
viaggio
di
nozze
;
ma
allora
,
rivedendo
con
la
mente
quella
coppia
felice
,
egli
sentiva
più
acuta
,
più
tormentosa
,
più
intollerabile
tutta
la
propria
pena
.
Spasimava
da
due
mesi
,
dal
giorno
in
cui
era
giunto
l
'
avviso
dell
'
arrivo
del
marito
,
ma
non
mai
come
ora
.
Se
per
un
istante
,
al
pensiero
dell
'
imminente
incontro
con
la
diletta
,
aveva
potuto
illudersi
sperando
nel
ritorno
dei
giorni
felici
,
ora
,
nelle
tenebre
addensate
col
tramonto
della
falce
lunare
,
nel
sonno
silenzioso
della
terra
,
nella
solitudine
inanimata
di
quegli
ignoti
luoghi
,
l
'
inganno
riusciva
evidente
.
Che
vita
era
questa
che
lo
sbalestrava
fuori
della
sua
casa
,
fuori
del
suo
paese
,
che
lo
faceva
errare
a
quell
'
ora
per
la
campagna
,
aspettando
un
treno
arrestato
da
un
improvviso
pericolo
?
Superato
quello
,
quali
altri
,
quanti
altri
sarebbero
sorti
?
Rosanna
andava
a
raggiungere
ancora
una
volta
il
marito
:
dove
,
come
,
quando
,
per
quanto
tempo
l
'
avrebbe
rivista
?
Quell
'
uomo
sarebbe
ripartito
,
forse
,
ma
per
ritornare
;
il
tempo
della
sua
lontananza
se
ne
sarebbe
volato
via
,
come
se
n
'
era
volato
tant
'
altro
.
La
serena
fiducia
,
la
certezza
del
possesso
assoluto
,
della
comunione
perfetta
non
era
possibile
senza
l
'
unione
che
egli
aveva
dichiarato
di
non
voler
contrarre
neppure
ipoteticamente
,
e
che
sempre
,
prima
di
quell
'
amore
,
aveva
giudicata
odiosa
e
repugnante
.
Allora
tutta
la
sua
vita
sentimentale
,
dai
primi
albori
,
dagli
ingenui
amori
dell
'
adolescenza
alle
fiamme
della
giovinezza
,
gli
passò
per
la
memoria
:
quante
prove
fallaci
,
quante
illusioni
perdute
,
ritrovate
,
riperdute
ancora
,
fino
a
quest
'
ultima
!
Stanco
,
vecchio
,
morto
,
il
suo
cuore
aveva
palpitato
ancora
una
volta
grazie
alla
creatura
miracolosa
;
egli
aveva
gioito
,
sofferto
,
vissuto
per
lei
;
comprendeva
che
dopo
di
lei
non
avrebbe
potuto
ricominciare
,
e
che
,
quand
'
anche
,
mai
più
avrebbe
trovato
un
'
anima
simile
a
quella
;
sentiva
che
tutti
questi
motivi
lo
spingevano
ad
afferrarsi
a
lei
,
disperatamente
;
ed
a
quell
'
ora
,
con
quell
'
ansia
nel
cuore
,
ecco
,
finalmente
riconosceva
che
il
legame
solenne
,
sancito
,
benedetto
,
era
il
solo
che
potesse
umanamente
garantire
il
possesso
;
e
nulla
gli
pareva
più
desiderabile
e
degno
che
prendersi
Rosanna
,
unirsi
a
lei
per
la
vita
e
per
la
morte
,
dare
al
mondo
lo
spettacolo
della
loro
felicità
come
lo
davano
quegli
sposi
in
viaggio
di
nozze
,
sorridenti
della
contrarietà
sopravvenuta
,
noncuranti
di
giungere
un
poco
più
presto
o
un
poco
più
tardi
,
certi
di
portare
con
sé
tutto
il
proprio
bene
.
Perché
non
era
ella
libera
?
Che
cosa
occorreva
perché
si
liberasse
?
...
Allora
,
come
al
bagliore
di
lampi
interiori
,
i
recessi
più
tenebrosi
del
suo
pensiero
si
illuminavano
,
quelli
dove
appariscono
le
possibilità
più
chimeriche
,
dove
sorgono
le
tentazioni
inconfessabili
...
Un
chiarore
lontano
,
incerto
,
sorto
dal
fondo
della
linea
,
fermò
ad
un
tratto
la
sua
attenzione
.
Un
uomo
con
una
lanterna
in
mano
si
veniva
avanzando
;
la
lanterna
,
pendente
dal
braccio
disteso
lungo
il
fianco
,
lasciava
in
ombra
il
viso
del
sopravveniente
,
bagnandogli
i
piedi
di
luce
.
-
Venite
dal
bivio
di
Saliceto
?
-
domandò
Bertini
quando
colui
,
un
cantoniere
,
gli
giunse
dinanzi
e
alzò
la
lanterna
per
guardarlo
in
faccia
.
-
Nossignore
,
vengo
dal
casello
374
.
-
Dove
è
stato
fermato
il
direttissimo
?
-
Al
passaggio
a
livello
del
Fossone
.
-
Quanto
manca
perché
la
linea
si
sgombri
?
-
La
linea
è
sgombra
;
vado
a
...
-
È
sgombra
?
Egli
non
udì
altro
,
voltò
le
spalle
al
guardiano
,
corse
verso
la
stazione
,
con
la
folle
paura
di
non
giungervi
in
tempo
.
Sull
'
angusto
passaggio
dove
s
'
era
avanzato
agevolmente
a
brevi
passi
,
riusciva
malagevole
correre
;
più
volte
sul
punto
di
perdere
l
'
equilibrio
,
più
volte
distese
le
braccia
per
ripararsi
dall
'
imminente
caduta
.
Con
le
orecchie
fischianti
,
gli
pareva
di
udire
il
lontano
rombo
del
treno
in
moto
,
si
rivoltava
un
istante
a
guardare
indietro
,
poi
riprendeva
la
corsa
,
rassicurato
per
poco
.
Al
pensiero
che
la
notizia
non
era
ancora
giunta
alla
stazione
,
moderò
l
'
andatura
,
riprese
a
correre
col
timore
che
le
disposizioni
per
ricevere
il
convoglio
fossero
state
trasmesse
per
telegrafo
o
per
telefono
.
Una
voce
,
sul
punto
che
passava
dinanzi
a
un
casello
,
gridò
:
-
Ferma
!
...
Chi
è
?
...
Non
rispose
,
non
si
fermò
,
spronato
dalla
vista
del
riverbero
diffuso
lontanamente
dai
lumi
della
stazione
.
Quando
vi
giunse
,
trafelato
,
ansante
,
il
campanello
annunziante
che
il
disco
era
aperto
cominciava
a
squillare
;
i
viaggiatori
rimasti
a
terra
riprendevano
i
loro
posti
sull
'
accelerato
,
si
udivano
voci
di
richiamo
,
gli
sportelli
sbattere
con
colpi
secchi
:
-
In
vettura
!
...
In
vettura
!
...
Non
c
'
erano
più
facchini
;
egli
si
rivolse
al
cameriere
del
Caffè
perché
gli
portasse
le
valigie
.
E
finalmente
i
fanali
del
treno
,
i
grossi
occhi
roventi
apparvero
nella
distanza
,
s
'
ingrossarono
sulla
metallica
fronte
della
locomotiva
spinta
a
tutta
forza
,
vomitante
dense
volute
di
nero
fumo
squarciate
dal
candido
vapore
del
fischio
lungo
,
insistente
,
interminabile
.
Figure
di
uomini
e
di
donne
in
piedi
si
profilarono
nei
vani
luminosi
delle
finestre
,
nessuno
nella
carrozza
coi
letti
,
tutta
chiusa
,
come
deserta
.
Un
dubbio
attraversò
il
pensiero
di
Bertini
:
Rosanna
non
c
'
era
?
Se
non
era
partita
,
per
un
contrattempo
,
per
un
caso
imprevedibile
?
-
Il
signore
ha
la
cabina
7
e
8
?
-
gli
domandò
il
conduttore
aiutandolo
a
montare
sul
terrazzino
.
-
Sì
.
Da
che
parte
?
-
Favorisca
...
-
Avete
saputo
dell
'
accidente
?
-
E
come
!
...
Siamo
rimasti
più
di
tre
ore
fermi
in
aperta
campagna
!
...
Ecco
la
sua
cabina
.
Desidera
che
le
prepari
il
letto
?
Gli
rispose
di
sì
dopo
un
istante
di
esitazione
,
pensando
che
il
breve
indugio
lo
avrebbe
liberato
per
sempre
da
quell
'
uomo
.
Cercò
di
sporgersi
da
un
finestrino
per
vedere
l
'
ora
all
'
orologio
della
stazione
e
regolare
il
suo
:
i
vetri
erano
rialzati
e
fermati
.
-
L
'
ora
,
per
piacere
?
-
È
la
una
meno
un
quarto
.
Già
la
macchina
,
dopo
la
rapida
sosta
,
lanciava
un
nuovo
fischio
:
la
carrozza
si
scosse
,
cominciò
la
corsa
.
E
non
appena
il
conduttore
lo
lasciò
solo
,
egli
apri
l
'
uscio
del
gabinetto
di
toletta
.
Vedendo
apparire
una
figura
maschile
,
trasalì
indietreggiando
per
istinto
;
poi
riconobbe
se
stesso
nel
giuoco
degli
specchi
.
Portò
la
mano
ancora
tremante
alla
maniglia
dell
'
altro
uscio
,
lo
aperse
.
Vide
gli
occhi
di
Rosanna
cercare
i
suoi
.
Era
seduta
sul
lettuccio
,
col
velo
rialzato
sulla
fronte
,
le
mani
nude
congiunte
in
grembo
.
Le
cadde
in
ginocchio
dinanzi
,
le
prese
le
mani
,
se
le
strinse
al
petto
.
Soffocato
dal
tempestoso
pulsare
delle
arterie
,
non
poté
nel
primo
istante
articolare
una
parola
,
poi
balbettò
:
-
Sei
tu
?
...
Sei
tu
?
...
-
Che
è
stato
?
Siamo
in
ritardo
?
-
Come
?
...
Non
sai
?
...
Quattro
ore
,
quattro
ore
che
aspetto
,
tremando
,
fremendo
al
pensiero
del
tuo
pericolo
...
Non
ti
sei
accorta
di
nulla
?
...
Dormivi
?
...
-
Ho
dormito
,
sì
:
ero
tanto
stanca
.
Ma
tra
veglia
e
sonno
m
'
accorgevo
che
il
treno
era
immobile
,
udivo
rumore
di
passi
,
voci
di
sconosciuti
...
Che
è
stato
?
-
La
linea
ingombra
,
ostruita
da
un
treno
merci
...
Ma
che
importa
?
Tanto
meglio
,
se
non
hai
saputo
...
Sei
tu
?
Sei
tu
?
Sei
tu
?
...
Lasciati
guardare
...
Lo
sai
da
quanto
tempo
non
ti
vedo
?
...
Che
luce
fioca
mandano
queste
lampade
!
...
Lo
sai
da
quanto
tempo
ti
aspetto
?
Lo
sai
che
ti
credevo
perduta
?
Lo
sai
che
non
ti
vo
'
perdere
?
Anch
'
ella
alzò
lo
sguardo
luminoso
al
grappolo
delle
lampadine
elettriche
.
La
cabina
,
con
la
levigatezza
del
suo
mogano
,
con
la
lucentezza
dei
suoi
ottoni
,
aveva
l
'
aspetto
di
un
mobile
,
di
un
grande
armadio
rotolante
.
Quantunque
nel
fracasso
della
corsa
vertiginosa
nessuno
potesse
udire
dal
prossimo
scompartimento
,
egli
abbassò
ancora
la
voce
,
le
domandò
quasi
all
'
orecchio
:
-
Sei
tu
?
E
sei
mia
?
Sei
mia
,
di
'
?
...
Rivoltatasi
verso
di
lui
,
passandogli
una
mano
sulla
fronte
,
ella
rispose
:
-
Non
vedi
che
cosa
faccio
per
te
?
Allora
tutta
la
sua
passione
soffocata
,
umiliata
,
disconosciuta
,
traboccò
.
Scotendo
la
testa
,
con
voce
amara
,
egli
protestò
:
-
Che
fai
?
Sei
rimasta
sola
,
non
so
quanto
,
mentre
quell
'
uomo
era
a
Londra
,
e
mi
chiami
ora
soltanto
,
ora
che
vai
ad
incontrarlo
un
'
altra
volta
!
Ella
non
rispose
.
-
Mentre
una
cosa
sola
confortava
il
mio
dolore
,
l
'
idea
che
non
fossi
libera
,
che
ti
torturassi
come
me
per
non
potermi
vedere
,
per
non
poter
dir
nulla
,
tu
eri
padrona
di
te
stessa
,
e
non
mi
chiamavi
,
non
mi
scrivevi
!
...
E
ora
ti
stupisci
dei
miei
dubbi
!
...
Non
sai
dunque
,
non
capisci
,
non
intuisci
quel
che
ho
sofferto
,
quel
che
soffro
,
dal
giorno
che
ti
lasciai
dinanzi
al
"
Senegal
"
,
da
quando
ti
vidi
al
fianco
di
quell
'
uomo
,
ricongiunta
a
lui
,
baciata
da
lui
?
All
'
evocazione
del
ricordo
,
la
gioia
di
averla
ritrovata
,
di
sentirsela
vicina
,
cadde
repentinamente
;
il
dolore
,
la
gelosia
,
il
corruccio
,
tutte
le
immagini
esasperanti
e
tutti
i
pensieri
maligni
tornarono
a
invaderlo
.
-
Che
hai
fatto
?
Dove
sei
stato
?
-
domandò
ella
,
dolcemente
,
prendendogli
una
mano
,
come
per
placarlo
.
-
Non
lo
so
,
che
cosa
ho
fatto
;
non
lo
so
ridire
,
come
ho
vissuto
.
Sono
stato
a
Promonte
,
ma
prima
a
Firenze
,
per
tentar
di
vederti
...
Rimproverami
,
anche
!
-
esclamò
con
più
forza
,
vedendola
accigliarsi
.
-
I
torti
sono
miei
,
anche
!
Io
dovevo
starmene
tranquillo
,
dovevo
sentirmi
sicuro
e
felice
,
dopo
averti
vista
laggiù
,
sulla
banchina
,
tutta
occupata
di
quell
'
uomo
e
dei
vostri
figli
,
senza
un
saluto
,
un
cenno
,
uno
sguardo
per
me
;
dopo
essermi
nascosto
da
voi
,
da
te
,
come
una
spia
,
come
un
ladro
!
Non
so
,
non
so
;
senza
l
'
amico
che
mi
stava
accanto
,
non
so
come
,
non
so
dove
avrei
trovato
la
forza
di
padroneggiarmi
.
-
Era
Perez
?
Non
le
rispose
a
voce
,
assentì
con
un
breve
moto
del
capo
,
incalzando
:
-
Mi
passasti
accanto
,
dinanzi
al
cancello
,
e
non
mi
guardasti
neppure
;
non
t
'
accorgesti
neppure
allora
di
me
che
fremevo
e
spasimavo
,
tutta
infervorata
non
so
da
che
,
non
so
perché
!
-
Ti
vidi
.
-
Che
gli
dicevi
?
-
Non
mi
rammento
.
-
Non
ti
rammenti
!
Ma
mi
rammento
io
,
io
che
ti
vidi
sparire
in
quel
carrozzone
d
'
albergo
,
io
che
mi
sentii
a
un
tratto
divenuto
estraneo
a
te
,
solo
,
abbandonato
,
perduto
,
senza
saper
che
fare
della
mia
vita
,
con
la
folle
tentazione
di
seguirti
ancora
,
di
raggiungerti
per
afferrarti
e
portarti
via
,
sotto
i
suoi
occhi
,
sotto
gli
occhi
dei
tuoi
figli
,
dinanzi
a
tutti
;
poi
col
bisogno
di
fuggire
,
di
non
restare
più
un
solo
istante
in
quei
luoghi
,
quella
sera
,
quella
notte
,
la
notte
della
contaminazione
...
Con
voce
grave
,
guardandolo
negli
occhi
,
ella
disse
:
-
Fosti
tu
che
volesti
seguirmi
.
Non
ti
pregai
di
rinunziare
a
quest
'
idea
?
Che
vi
hai
guadagnato
?
Egli
rispose
duramente
:
-
Avrei
sofferto
peggio
se
non
vi
avessi
visti
.
E
mi
pento
di
non
aver
preso
una
stanza
in
quell
'
albergo
!
Avrei
meglio
misurato
tutta
la
tua
capacità
di
fingere
!
E
lasciò
la
sua
mano
,
la
respinse
,
si
ritrasse
.
-
Perché
?
Ella
era
calma
,
serena
,
sicura
di
se
stessa
;
il
tono
della
sua
voce
nel
muovere
la
domanda
rivelava
una
curiosità
che
non
teneva
molto
ad
essere
appagata
.
Egli
la
guardò
un
tratto
senza
dir
nulla
.
Il
convoglio
precipitava
la
sua
corsa
,
si
sprofondava
nelle
tenebre
,
rombando
e
strepitando
,
come
quello
che
lo
aveva
portato
via
la
notte
della
contaminazione
.
Egli
non
fuggiva
questa
volta
,
come
allora
;
si
vedeva
anzi
al
fianco
la
donna
che
aveva
allora
lasciata
ad
un
altro
;
ma
il
ricordo
dell
'
incubo
risorse
nella
sua
memoria
.
Si
rivide
con
la
fronte
ardente
al
gelido
vetro
,
con
gli
occhi
sbarrati
nelle
tenebre
fuggenti
,
o
fisi
all
'
orologio
,
per
calcolare
il
momento
nel
quale
la
coppia
sarebbe
rimasta
.
sola
:
"
Alle
dieci
...
o
forse
alle
undici
...
fra
un
'
ora
...
fra
mezz
'
ora
...
Ora
!
"
.
Una
pesantezza
plumbea
lo
aveva
abbattuto
sul
sedile
,
moti
di
nausea
gli
erano
saliti
dalle
viscere
alla
gola
nei
tempestosi
scotimenti
di
quella
corsa
pazza
,
traendolo
dallo
stuporoso
assopimento
.
Poche
altre
notti
erano
tanto
durate
nella
sua
vita
;
nessuna
luce
egli
aveva
tanto
spiata
come
quella
del
nuovo
giorno
,
con
la
quale
ella
sarebbe
finalmente
uscita
dalle
braccia
di
quell
'
uomo
;
ma
né
il
nuovo
giorno
,
né
i
tanti
altri
che
erano
seguiti
,
né
tutti
quelli
che
seguirebbero
potevano
dissipare
interamente
l
'
incubo
e
ridargli
le
fede
perduta
.
Ecco
:
Rosanna
era
lì
,
accanto
a
lui
,
sola
con
lui
nella
carrozza
lanciata
attraverso
lo
spazio
,
ma
egli
sentiva
di
non
averla
per
sé
.
Ella
diceva
,
tranquillamente
:
-
Che
cosa
pretendevi
?
Volevi
che
non
mi
occupassi
di
mio
marito
per
badare
a
te
?
Volevi
che
mi
sottraessi
al
suo
abbraccio
,
ai
suoi
baci
,
che
non
li
ricambiassi
?
Per
qual
motivo
?
Con
quale
pretesto
?
Egli
stese
le
braccia
,
alzò
il
viso
,
proruppe
con
voce
tremante
di
tenerezza
amara
,
di
timido
rimprovero
,
di
passione
umiliata
:
-
Perché
sei
mia
,
perché
sei
l
'
amor
mio
,
la
donna
mia
...
-
Non
è
vero
.
-
Non
è
vero
?
Ella
fece
per
replicare
con
altrettanta
vivacità
;
poi
parve
farsi
forza
,
stringendosi
una
mano
nell
'
altra
.
Dopo
una
pausa
,
tranquillamente
,
lentamente
,
spiegò
:
-
Lo
sai
,
qual
è
la
verità
,
e
non
dovrei
aver
bisogno
di
ripeterla
,
ora
.
Per
il
mondo
,
per
la
legge
,
per
i
miei
figli
,
io
sono
di
mio
marito
.
La
fatalità
mi
ti
sospinse
dinanzi
un
giorno
,
quando
ero
sola
,
quando
cercavo
un
amico
.
Cercavo
un
amico
,
ed
ho
preso
un
amante
...
Ma
no
,
non
credere
che
io
vada
mendicando
attenuanti
.
Ti
avrei
preso
anche
se
non
fossi
stata
sola
.
Mi
turbasti
troppo
,
mi
piacesti
troppo
:
anche
questa
è
verità
.
Forse
altre
avrebbero
resistito
alla
tentazione
;
io
provai
,
ma
non
vi
riuscii
.
Pago
la
mia
debolezza
,
sai
!
O
credi
d
'
essere
il
solo
a
soffrire
,
con
la
tua
gelosia
?
Io
soffro
della
falsità
in
cui
vivo
,
delle
menzogne
che
dico
,
degli
inganni
che
ordisco
.
Tu
ti
senti
ingannato
,
ed
hai
ragione
,
sì
;
perché
se
ti
amassi
come
nei
romanzi
o
sul
teatro
,
avvelenerei
mio
marito
,
piuttosto
che
sottopormi
alle
sue
carezze
!
Ti
senti
ingannato
,
ne
soffri
,
e
nel
tuo
dolore
non
pensi
all
'
altro
inganno
che
io
infliggo
,
al
tradimento
che
commetto
,
infinitamente
più
grave
.
-
No
,
perché
egli
non
sa
.
Chi
non
sa
non
soffre
.
-
Hai
ragione
;
perché
io
non
conto
.
Che
importa
se
soffro
io
?
Vi
era
tanto
rimprovero
nella
calma
apparente
della
sua
risposta
,
che
Lodovico
chinò
la
fronte
,
con
l
'
atteggiamento
di
chi
sente
il
proprio
torto
senza
potere
o
volere
confessarlo
.
Dopo
un
breve
silenzio
le
riprese
la
mano
,
appoggiò
la
fronte
sulla
sua
spalla
,
mormorando
:
-
Mi
perdoni
,
Rosanna
?
-
Di
che
?
-
fece
ella
,
scotendo
il
capo
,
con
un
sorriso
ironico
e
indulgente
insieme
.
-
Di
che
?
Di
volermi
bene
?
-
Lo
capisci
,
lo
sai
,
lo
senti
che
se
dico
queste
cose
,
se
soffro
questi
tormenti
,
è
perché
ti
voglio
bene
?
-
A
voce
più
bassa
,
ma
più
fervida
,
più
appassionata
,
soggiunse
:
-
Te
ne
voglio
più
che
non
credessi
,
sai
!
Non
te
ne
ho
voluto
mai
tanto
.
Ora
,
ora
soltanto
conosco
e
misuro
quanto
te
ne
voglio
.
Appressatosi
a
lei
,
spinto
addosso
a
lei
dagli
sbattimenti
del
treno
serpeggiante
precipitosamente
per
vie
curve
,
si
sentì
tutto
aderire
al
suo
fianco
soave
.
La
cinse
con
le
braccia
,
le
ricercò
con
la
bocca
la
bocca
.
Ella
si
ritrasse
,
sciolse
il
nodo
delle
mani
intrecciatesi
alla
sua
vita
:
-
No
,
lasciami
.
La
sua
voce
era
sommessa
e
dolce
,
ma
ferma
e
risoluta
.
Egli
obbedì
,
tacitamente
.
-
Tu
misuri
ora
soltanto
-
riprese
ella
-
il
bene
che
mi
vuoi
,
io
misuro
ora
soltanto
la
colpa
che
ho
commessa
.
Quando
mi
vincesti
,
quando
mi
diedi
a
te
,
la
prima
volta
,
non
provai
nulla
del
rimorso
che
avrebbe
dovuto
invadermi
.
Ti
rammenti
che
te
lo
dissi
,
ti
rammenti
,
di
'
?
-
Sì
.
-
Guardai
dentro
di
me
,
dissi
a
me
stessa
:
"
Ho
tradito
la
fede
giurata
,
sono
adultera
,
adultera
"
.
Ma
queste
parole
non
ebbero
nulla
del
loro
senso
.
E
non
già
perché
mi
fossi
assuefatta
all
'
idea
della
caduta
.
Mi
conosci
.
Te
lo
direi
.
Mi
ero
anzi
creduta
padrona
di
me
stessa
,
mi
pareva
moralmente
e
materialmente
impossibile
tradire
mio
marito
.
Perché
lo
avrei
tradito
?
Perché
era
lontano
?
Per
appagare
un
appetito
,
allora
?
...
Ma
quando
ti
conobbi
,
quando
ti
amai
,
mi
parve
altrettanto
impossibile
resistere
a
questo
amore
.
Tu
dubitasti
dell
'
esistenza
di
mio
marito
perché
era
assente
;
io
me
ne
dimenticai
.
Come
tu
non
t
'
inquietasti
al
pensiero
che
un
giorno
sarebbe
tornato
,
così
non
vi
pensai
neanch
'
io
.
Noi
abbiamo
sempre
coraggio
per
affrontare
i
pericoli
lontani
.
Ora
egli
è
qui
.
Io
sono
caduta
nelle
sue
braccia
uscendo
dalle
tue
...
Egli
domandò
furiosamente
:
-
Di
'
,
che
ti
ha
fatto
?
Ma
senza
lasciarle
il
tempo
di
rispondere
una
sillaba
,
ingiunse
con
mal
contenuta
violenza
,
chiudendole
la
bocca
:
-
No
!
Taci
!
Ella
rise
d
'
un
riso
sottile
ed
ambiguo
.
Voleva
dire
che
non
avrebbe
parlato
,
anche
senza
il
divieto
?
O
che
egli
stesso
,
fra
poco
,
avrebbe
ripetuta
la
domanda
?
O
che
parlare
e
tacere
era
tutt
'
uno
?
-
Ora
vedi
-
riprese
pacatamente
,
-
io
so
che
cosa
è
il
tradimento
.
Lo
so
ora
,
che
v
'
inganno
entrambi
.
-
No
!
-
scattò
egli
ancora
.
-
Tu
non
lo
inganni
,
lui
!
-
No
?
-
O
non
lo
inganni
più
,
perché
sei
tornata
a
lui
e
ti
sottrai
a
me
,
e
sei
pentita
d
'
esserti
data
a
me
,
perché
lo
ami
;
o
ricominci
ad
amarlo
,
mentre
non
mi
ami
più
,
se
pure
mi
amasti
mai
!
Dapprima
ella
scosse
il
capo
,
poi
fece
un
gesto
d
'
assenso
,
poi
ripeté
:
-
Non
ti
amo
;
non
t
'
ho
mai
amato
.
Naturalmente
.
-
Mi
ami
?
Mi
ami
ancora
?
D
'
amore
,
ami
me
solo
?
-
No
.
-
Ci
ami
entrambi
?
Come
puoi
amare
due
uomini
a
una
volta
?
Ami
in
lui
il
tuo
protettore
,
il
padre
dei
tuoi
figli
?
Di
quali
sofistiche
distinzioni
sei
capace
?
Parla
,
rispondi
!
Che
cosa
ti
sentiresti
di
fare
per
provarmi
l
'
amore
che
dici
di
portarmi
?
-
Che
cosa
vorresti
che
facessi
?
-
Lascialo
,
seguimi
,
dammi
tutta
la
tua
vita
!
L
'
espressione
del
sentimento
pervenuto
al
parossismo
,
della
necessità
intuita
negli
interminabili
giorni
vissuti
insopportabilmente
lontano
da
lei
,
riconosciuta
un
'
ora
innanzi
,
al
sorgere
del
mortale
pericolo
sulla
via
ignota
,
in
mezzo
alle
tenebre
,
gli
era
salita
alle
labbra
impetuosa
,
irrefrenabile
,
irrevocabile
.
Stretto
alle
braccia
di
lei
,
con
gli
occhi
perduti
negli
occhi
di
lei
,
aspettava
ora
la
parola
che
avrebbe
segnato
il
suo
destino
.
Con
l
'
animo
sospeso
,
sentì
che
il
treno
rallentava
,
in
prossimità
di
una
stazione
:
attenuandosi
il
frastuono
,
arrestandosi
la
corsa
,
gli
parve
che
anche
quel
formidabile
ed
incosciente
congegno
partecipasse
all
'
ansiosa
sua
aspettazione
.
Ella
indugiava
a
rispondere
.
Lo
guardava
fiso
,
negli
occhi
,
nell
'
anima
.
Mentre
le
voci
dei
conduttori
annunziavano
un
nome
incomprensibile
,
disse
finalmente
,
pianissimo
,
passandosi
una
mano
sulla
fronte
:
-
Vuoi
che
lo
lasci
?
...
Lo
vuoi
proprio
?
...
Sarebbe
molto
più
facile
che
tu
non
creda
.
Sulle
prime
egli
non
comprese
.
Poi
,
come
un
lampo
,
un
dubbio
gli
attraversò
la
mente
,
il
dubbio
antico
,
dei
primi
giorni
:
ella
non
doveva
essere
unita
legalmente
a
quell
'
uomo
.
Tutti
i
sospetti
concepiti
due
anni
innanzi
,
nell
'
incontrarla
sola
,
in
un
albergo
di
montagna
,
lo
invasero
,
confusamente
;
rivide
in
lei
l
'
avventuriera
sospettata
,
riprovò
il
moto
di
diffidenza
che
lo
aveva
fatto
indietreggiare
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
-
proferì
,
dopo
una
lunga
pausa
,
mentre
il
suono
soffocato
della
cornetta
e
il
fischio
della
locomotiva
annunziavano
la
ripresa
della
corsa
.
-
Dico
che
la
nostra
unione
non
è
indissolubile
.
-
Non
siete
maritati
?
L
'
ambiguo
sorriso
tornò
ad
incresparle
l
'
angolo
della
bocca
.
-
Siamo
maritati
.
-
Allora
?
Ella
si
prese
la
sinistra
nella
destra
,
considerando
il
cerchietto
d
'
oro
dell
'
anello
nuziale
lucente
nella
penombra
.
Lo
fece
girare
un
poco
nel
dito
eburneo
,
poi
lo
trasse
,
lo
guardò
contro
la
luce
.
-
Allora
,
possiamo
divorziare
.
Quando
ti
domandai
se
,
libera
,
mi
avresti
sposata
,
ti
spiegai
che
la
mia
domanda
non
t
'
impegnava
a
nulla
,
perché
la
legge
della
Stanlesia
non
ammette
il
divorzio
.
Ti
nascosi
la
verità
...
quella
volta
sola
!
...
Nella
Stanlesia
il
divorzio
è
ammesso
;
come
negli
Stati
più
liberali
dell
'
America
del
Nord
,
si
può
pronunziare
per
dodici
motivi
diversi
...
Questo
anello
si
può
spezzare
,
io
posso
tornare
libera
,
sposare
chi
voglio
...
E
lo
guardò
.
Considerando
anch
'
egli
il
cerchietto
d
'
oro
,
sentì
lo
sguardo
di
lei
pesargli
addosso
.
Comprendeva
di
dover
dire
,
con
impeto
:
"
Sì
,
è
ciò
che
sognavo
,
è
ciò
che
volevo
,
è
ciò
che
voglio
;
la
soluzione
insperata
,
la
felicità
assicurata
.
Perché
non
me
lo
hai
detto
prima
?
Perché
non
mi
hai
risparmiato
tante
pene
?..."
.
Ma
una
specie
di
afasia
gli
impediva
di
proferir
verbo
.
Sentiva
di
doverle
strappare
quell
'
anello
,
di
dover
fare
il
gesto
di
buttarlo
via
;
ma
una
specie
di
paralisi
gli
saliva
dalla
mano
al
braccio
,
come
un
gelo
.
Il
suo
lungo
dolore
degli
ultimi
mesi
,
il
suo
spasimo
di
un
'
ora
addietro
per
la
campagna
oscura
e
taciturna
,
la
sua
decisione
d
'
un
istante
prima
,
cadevano
,
si
disperdevano
,
nel
crescere
e
nell
'
aggravarsi
di
un
senso
di
diffidenza
ostile
.
Un
dubbio
gli
balenava
nella
mente
:
non
aveva
ella
taciuto
finora
per
calcolo
,
per
esasperarlo
,
per
portarlo
al
grado
della
follia
...
?
Lo
aveva
ingelosito
per
ridurlo
docile
,
inerte
,
pronto
ai
suoi
voleri
.
Voleva
essere
sposata
.
Non
gli
aveva
chiesto
una
prima
volta
,
come
per
misurare
l
'
amor
suo
,
se
,
libera
,
l
'
avrebbe
sposata
?
Questo
era
,
evidentemente
,
il
suo
scopo
!
Ed
egli
che
un
momento
prima
si
sarebbe
legate
le
mani
e
i
piedi
pur
di
averla
tutta
e
per
sempre
sua
,
ora
,
a
un
tratto
,
poiché
la
proposta
veniva
da
lei
,
ma
non
francamente
pronunziata
,
insinuata
piuttosto
,
come
una
semplice
possibilità
;
ora
che
ella
gli
poneva
dinanzi
,
quasi
per
adescarlo
,
il
cerchietto
d
'
oro
lucente
,
il
simbolo
della
catena
,
ora
egli
si
ribellava
,
sentendosi
preso
come
in
un
tranello
.
Di
no
,
di
no
,
doveva
rispondere
di
no
,
spiegando
tutto
il
suo
pensiero
,
poiché
si
era
proposto
di
dir
sempre
la
verità
,
poiché
l
'
aveva
detta
e
l
'
aveva
pretesa
da
lei
;
ma
quando
alzò
gli
occhi
,
quando
si
vide
guardato
negli
occhi
,
gli
mancò
il
coraggio
di
significare
una
verità
della
quale
comprendeva
la
bruttezza
.
-
Egli
consentirebbe
?
-
domandò
,
per
indugiare
ancora
un
poco
prima
di
dire
la
menzogna
.
-
Se
saprà
che
ho
un
amante
,
domanderà
egli
stesso
il
divorzio
.
-
Perché
non
m
'
hai
detto
prima
che
avevamo
questa
via
d
'
uscita
?
Con
la
fronte
e
le
sopracciglia
un
poco
corrugate
nello
sforzo
di
fissare
gli
occhi
negli
occhi
di
lui
,
ella
rispose
domandando
a
sua
volta
:
-
Perché
te
lo
avrei
detto
,
mentre
egli
era
lontano
e
tu
tranquillo
?
-
Hai
ragione
!
-
Perché
te
lo
avrei
detto
,
quando
mi
dichiaravi
che
la
libertà
ti
era
troppo
cara
?
-
Hai
ragione
!
Ed
io
sono
stato
punito
di
quella
risposta
!
Ma
benedico
le
mie
sofferenze
perché
mi
hanno
preparato
quest
'
ora
di
gioia
.
Tu
spezzerai
questo
anello
,
ne
porterai
un
altro
,
il
mio
,
fino
alla
morte
.
Senza
lasciarlo
con
gli
occhi
,
stringendosi
ancora
più
a
lui
,
ella
insisté
:
-
Vuoi
?
...
Proprio
,
vuoi
?
-
Ne
dubiti
?
-
Non
lo
dici
per
condiscendenza
?
Ti
senti
di
legarti
per
sempre
?
Sei
sincero
come
le
altre
volte
?
Non
mi
nascondi
nulla
,
in
fondo
all
'
anima
?
Dopo
un
istante
di
lotta
interiore
,
egli
confessò
:
-
Sì
,
ti
ho
nascosto
qualche
cosa
...
Non
sono
stato
sincero
.
Mi
è
parso
...
ho
creduto
...
non
so
...
Ti
giuro
che
mi
sarebbe
sembrato
un
sogno
,
se
m
'
avessero
detto
che
potevi
ancora
liberarti
da
quell
'
uomo
...
Ma
ora
...
quando
l
'
hai
annunziato
tu
stessa
...
Non
so
...
il
nostro
cuore
è
così
complicato
...
-
È
vero
.
Hai
temuto
ch
'
io
ti
sforzassi
?
-
No
,
non
questo
precisamente
.
Perché
mi
sforzeresti
?
Tu
hai
tutto
da
perdere
lasciando
tuo
marito
...
Egli
ti
ama
ragionevolmente
,
ti
lascia
sola
per
anni
,
ha
cieca
fiducia
in
te
.
Della
mia
gelosia
,
delle
mie
esigenze
,
sai
già
qualche
cosa
...
Egli
lavora
per
te
,
ti
assicura
una
vita
molto
più
larga
che
io
non
potrei
...
Ma
sì
,
lasciami
dire
:
bisogna
metter
nel
conto
anche
questo
,
se
bisogna
dir
tutto
...
Se
mi
proponi
di
sciogliere
il
tuo
matrimonio
per
unirti
a
me
,
null
'
altro
può
guidarti
fuorché
l
'
amore
che
mi
porti
.
Ti
chiedevo
una
prova
dell
'
amor
tuo
:
me
la
dài
.
Grazie
,
Rosanna
!
Una
gran
tenerezza
gli
faceva
tremare
un
poco
la
voce
.
Tutti
quegli
argomenti
egli
non
li
aveva
cercati
,
non
li
aveva
accattati
come
pretesti
:
erano
vere
ragioni
emerse
spontaneamente
dal
fondo
del
suo
pensiero
,
come
espressioni
di
verità
lampanti
.
I
cattivi
sospetti
erano
stolti
.
Dopo
averlo
riconosciuto
,
dopo
aver
confessato
il
moto
di
diffidenza
,
si
sentiva
migliore
,
degno
del
suo
perdono
.
-
Rosanna
,
tu
m
'
hai
compreso
e
perdonato
.
È
vero
che
mi
credi
senza
che
io
aggiunga
altre
parole
?
-
Sì
,
ti
credo
,
-
proferì
ella
,
gravemente
.
Egli
si
abbandonò
.
Passata
una
mano
alla
sua
vita
,
stringendosi
al
suo
fianco
,
aderendo
a
lei
,
guancia
contro
guancia
,
mormorò
:
-
Rosanna
,
è
detto
.
Da
due
mesi
,
dal
giorno
che
mi
annunziasti
il
suo
ritorno
,
questo
è
il
primo
momento
che
traggo
liberamente
il
respiro
.
Se
mi
avessi
annunziato
prima
la
possibilità
di
questa
soluzione
...
No
:
non
ti
rimprovero
!
Forse
avrei
tentato
di
resistere
,
come
ho
resistito
ora
...
Ma
non
te
ne
dolere
:
è
una
prova
;
vuol
dire
che
il
bisogno
di
averti
tutta
per
me
è
tanto
forte
da
trionfare
delle
mie
inveterate
consuetudini
di
vita
e
di
pensiero
.
Io
non
volli
mai
legarmi
ad
una
donna
,
neanche
a
te
:
lo
sai
,
te
lo
dissi
.
Ma
in
questi
due
mesi
di
spasimi
insopportabili
,
una
rivoluzione
è
avvenuta
nella
mia
vita
;
a
poco
a
poco
,
ogni
giorno
,
ogni
ora
che
passavo
lontano
da
te
,
sentivo
sorgere
,
ingigantire
ed
urlare
la
necessità
di
farti
mia
,
di
farmi
tuo
,
per
sempre
.
Stanotte
,
qualche
ora
addietro
,
quando
ti
ho
aspettata
struggendomi
di
desiderio
doloroso
,
quando
ho
udito
che
un
pericolo
terribile
era
sorto
sulla
tua
via
,
compresi
che
questa
vita
non
è
più
possibile
.
Rosanna
,
la
legge
sociale
e
morale
vuole
che
ogni
uomo
abbia
una
sua
propria
donna
:
io
l
'
ho
trasgredita
,
ma
perché
non
avevo
ancora
trovato
chi
prendermi
.
È
venuta
la
mia
ora
,
l
'
ora
della
crisi
,
della
rinnovazione
.
Grazie
a
Dio
non
è
troppo
tardi
,
ma
non
è
neanche
presto
,
e
non
ho
più
tempo
da
perdere
.
Affretta
il
giorno
della
tua
liberazione
,
e
di
qui
ad
allora
ti
giuro
che
non
farò
più
nulla
che
ti
dispiaccia
.
Se
vuoi
che
non
ti
veda
più
,
che
non
ti
scriva
più
,
che
sparisca
,
non
mi
costerà
nulla
obbedirti
,
sorretto
dalla
divina
speranza
,
dalla
certezza
beata
.
Andrò
ad
aspettarti
in
capo
al
mondo
,
o
a
Promonte
.
Ci
sposeremo
lassù
,
vedrai
finalmente
il
mio
paese
,
entrerai
da
padrona
nella
mia
casa
;
ci
sposeremo
nella
chiesa
dove
si
sposò
la
mamma
mia
...
Sentì
che
ella
scoteva
la
testa
.
Si
volse
a
guardarla
.
Ella
diceva
di
no
,
con
una
mossa
del
capo
,
tacitamente
.
-
Non
a
Promonte
?
In
un
altro
sito
?
...
Dove
tu
vorrai
!
-
No
.
-
Come
?
...
Non
vuoi
?
...
Non
mi
credi
?
...
-
Ti
credo
,
te
l
'
ho
già
detto
.
Ma
perché
questo
matrimonio
si
sciolga
,
perché
io
torni
libera
di
contrarne
un
altro
con
te
,
c
'
è
ancora
una
difficoltà
.
-
Quale
?
Ella
sorse
in
piedi
.
Lungo
le
strette
curve
sulle
quali
il
treno
volava
,
la
carrozza
era
scossa
,
urtata
,
sbattuta
così
violentemente
,
che
riusciva
molto
difficile
mantenersi
ritti
.
Afferrata
con
la
sinistra
all
'
orlo
della
cuccetta
superiore
,
ella
distese
la
destra
a
cercare
qualche
cosa
in
mezzo
alle
borse
ed
alle
scatole
che
vi
erano
sparpagliate
.
-
Che
ti
occorre
?
-
domandò
egli
,
sorgendo
a
sua
volta
.
-
La
borsetta
a
mano
.
-
Quella
di
cuoio
?
-
No
,
quella
di
maglia
.
-
Eccola
.
Frugatovi
dentro
,
tra
il
fazzolettino
di
pizzo
,
le
fialette
,
il
portamonete
,
ne
trasse
una
lettera
,
gliela
porse
senza
dir
nulla
e
si
lasciò
ricadere
sul
lettuccio
.
Egli
rimase
in
piedi
,
addossato
alla
parete
,
per
leggere
sotto
la
lampada
.
La
lettera
portava
un
francobollo
inglese
,
con
la
stampiglia
dell
'
ufficio
di
Londra
;
sulla
busta
,
il
nome
e
l
'
indirizzo
di
Rosanna
,
scritti
con
caratteri
grandi
,
larghi
,
forti
:
la
scrittura
del
marito
,
che
egli
riconobbe
per
averla
vista
sopra
un
'
altra
lettera
odiosa
:
quella
annunziante
il
suo
ritorno
.
Il
testo
,
in
inglese
,
diceva
:
Cara
Rosanna
,
mia
cara
moglie
,
ti
avverto
che
ripartirò
per
l
'
Italia
lunedì
prossimo
e
che
arriverò
a
Milano
martedì
,
col
treno
delle
7
e
55
del
mattino
.
Come
mi
promettesti
,
ti
aspetto
laggiù
per
tornare
insieme
con
te
a
casa
nostra
,
dove
passeremo
gli
ultimi
giorni
prima
della
cerimonia
.
Io
sono
pronto
,
e
non
dubito
che
anche
tu
abbia
tutto
preparato
.
Ho
molto
piacere
che
tu
abbia
scelto
un
paesetto
del
lago
dove
nessun
indiscreto
ci
disturberà
;
approvo
pienamente
che
i
ragazzi
siano
affidati
alla
famiglia
di
tua
cugina
.
Cara
moglie
mia
,
a
ben
presto
e
per
sempre
.
Dopo
aver
letto
,
egli
rilesse
ancora
,
per
comprendere
,
ascrivendo
alla
sua
imperfetta
conoscenza
della
lingua
l
'
oscurità
di
quelle
espressioni
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
?
-
le
domandò
poi
,
abbassando
il
foglio
,
senza
tornarle
a
fianco
.
-
Non
hai
capito
?
-
Io
no
...
Tranne
...
-
Tranne
?
-
Che
tu
non
m
'
abbia
ingannato
,
assicurandomi
che
siete
legalmente
uniti
.
-
Non
ti
ho
ingannato
.
Ma
ti
ho
spiegato
che
ci
maritammo
con
una
legge
che
consente
il
divorzio
,
che
lo
pronunzia
molto
facilmente
,
per
molti
motivi
,
compreso
il
consenso
reciproco
.
-
Allora
?
-
Allora
,
quella
cerimonia
i
cui
effetti
si
possono
annullare
con
un
semplice
atto
di
volontà
,
quel
matrimonio
contratto
fuori
del
mondo
civile
,
dinanzi
ad
un
giudice
di
pace
mezzo
selvaggio
,
non
ci
sembrò
la
cosa
solenne
che
dovrebbe
essere
,
che
è
per
tutti
gli
altri
.
Allora
,
siccome
mio
marito
è
cattolico
,
e
più
che
cattolico
,
credente
,
fu
stabilito
che
avremmo
celebrato
un
giorno
il
rito
religioso
in
Europa
,
per
santificare
la
nostra
unione
,
per
renderla
veramente
indissolubile
.
-
E
non
ci
avete
pensato
ancora
?
-
Non
ancora
.
-
E
lo
celebrerete
ora
?
-
Sì
.
-
Egli
è
venuto
apposta
?
-
No
.
Io
stessa
gli
ho
chiesto
di
effettuare
il
nostro
antico
proponimento
.
-
Tu
?
Quando
?
Ora
?
-
pronunziò
egli
con
impeto
.
-
Ora
.
La
guardò
,
poi
si
guardò
intorno
,
come
non
sapendo
dove
fosse
,
come
cercando
qualche
cosa
intorno
a
sé
.
Nella
corsa
sempre
più
turbinosa
,
pareva
che
da
un
momento
all
'
altro
le
lucide
e
fragili
pareti
della
cabina
dovessero
sfasciarsi
,
che
il
pesante
carrozzone
dovesse
forviare
e
frantumarsi
.
Ora
,
sotto
una
lunga
successione
di
interminabili
gallerie
,
il
fracasso
era
talmente
assordante
come
se
intere
montagne
franassero
.
-
Tu
?
...
-
ripeté
l
'
esterrefatto
,
pianissimo
,
quasi
in
un
soffio
,
chinandosi
verso
di
lei
,
afferrandola
agli
omeri
,
figgendole
gli
occhi
nell
'
anima
,
trapassandola
con
lo
sguardo
infiammato
.
-
Sì
,
io
.
-
Tu
,
ora
?
Dopo
aver
visto
la
mia
pena
al
solo
pensiero
del
ritorno
di
quell
'
uomo
?
Quando
c
'
era
una
via
d
'
uscita
da
quest
'
inferno
,
tu
stessa
l
'
hai
chiusa
?
Mi
dirai
almeno
perché
?
E
le
strinse
così
forte
le
mani
,
che
ella
disse
,
con
un
ritorno
dell
'
ambiguo
sorriso
:
-
Mi
fai
male
,
sai
!
-
Ti
spezzo
!
-
scattò
egli
,
esasperato
dal
suo
sorriso
,
improvvisamente
e
confusamente
sovvenendosi
dei
suoi
lunghi
dinieghi
,
delle
sue
resistenze
,
delle
sue
ostilità
,
con
l
'
impeto
folle
di
trarne
vendetta
,
d
'
infrangere
le
morbide
forme
di
quell
'
anima
dura
ed
avversa
.
-
Se
tu
persisti
in
questo
proposito
,
se
non
dichiari
a
quell
'
uomo
che
hai
mutato
idea
,
ti
spezzo
,
ti
uccido
piuttosto
.
Ella
rise
più
sottilmente
ancora
,
dicendo
:
-
Via
,
non
esagerare
...
Noi
non
ci
amiamo
fino
al
delitto
.
Improvvisamente
egli
la
lasciò
,
le
voltò
le
spalle
,
mosse
un
passo
,
afferrò
la
maniglia
dell
'
uscio
per
ripassare
nella
propria
cabina
.
La
voce
di
lei
lo
trattenne
:
la
voce
non
più
fredda
e
incisiva
,
ma
tenera
e
dolce
come
nei
momenti
migliori
.
-
Sei
capace
di
riconoscere
la
verità
?
-
Che
cosa
vuoi
dirmi
?
-
proruppe
egli
ancora
.
-
Che
recito
?
Che
recitiamo
entrambi
?
Che
recitano
tutti
?
Che
l
'
amor
nostro
,
che
tutto
l
'
amore
è
una
finzione
,
che
tutta
la
vita
è
un
inganno
?
Grazie
.
Lo
so
.
Ella
gli
stese
le
due
mani
,
prese
le
sue
,
se
lo
trasse
a
fianco
.
-
Stammi
a
sentire
...
Vienimi
qui
vicino
,
così
...
Stammi
a
sentire
senza
interrompermi
...
La
vita
è
quella
che
è
.
Così
com
'
è
,
una
logica
rigorosa
la
governa
...
Un
giorno
tu
mi
dicesti
che
non
mi
avresti
sposata
,
e
fosti
sincero
.
Zitto
,
lasciami
parlare
:
non
voglio
essere
interrotta
,
ti
dico
!
...
Fosti
sincero
,
fosti
nella
logica
della
situazione
d
'
allora
.
Io
ero
sola
;
nessuno
ti
dava
ombra
;
perché
avresti
menomata
la
tua
libertà
?
...
Sai
perché
ti
feci
quella
domanda
?
Per
vedere
se
avresti
mentito
.
Mentii
io
stessa
,
ti
nascosi
la
possibilità
di
sciogliere
il
mio
matrimonio
,
per
proporti
il
caso
astratto
,
per
leggere
nel
fondo
del
tuo
pensiero
.
Una
promessa
bugiarda
mi
avrebbe
fatto
dubitare
di
tutte
le
altre
tue
parole
.
Fosti
sincero
,
e
mi
piacesti
,
e
te
ne
fui
grata
.
Ora
dici
che
mi
sposeresti
,
ora
ti
duoli
perché
voglio
escluderne
la
possibilità
,
e
sei
sincero
ancora
.
Con
la
tua
gelosia
contro
l
'
uomo
che
viene
a
riprendermi
,
non
trovi
,
non
puoi
trovare
altra
uscita
fuorché
nel
rompere
questo
legame
e
nell
'
accettare
di
unirti
con
me
.
Anche
questa
è
logica
,
anche
ora
dici
quel
che
senti
,
quel
che
devi
sentire
:
io
non
dubito
delle
tue
parole
.
Ma
se
ciò
che
ora
ti
seduce
si
avverasse
,
se
io
fossi
tua
moglie
,
sai
quale
sarebbe
la
logica
della
situazione
nuova
?
Quando
mio
marito
non
fosse
più
mio
marito
,
quando
non
avesse
più
nessun
diritto
su
me
,
quando
non
si
frapponesse
più
fra
noi
,
tu
non
saresti
più
geloso
di
lui
,
ma
probabilmente
di
altri
;
e
allora
ti
pentiresti
di
avere
rinunziato
alla
possibilità
di
lasciarmi
se
io
ti
tradissi
,
o
più
semplicemente
il
giorno
in
cui
l
'
amor
nostro
fosse
finito
;
perché
lo
sai
,
è
vero
?
che
l
'
amore
,
come
ogni
altra
cosa
,
finisce
?
Un
uomo
giunto
all
'
età
tua
senza
avere
provato
il
bisogno
di
prender
moglie
,
può
ridursi
a
portar
via
quella
d
'
un
altro
,
ma
per
pentirsene
poi
,
per
accusare
di
sciocchezza
se
stesso
e
di
calcolo
quell
'
altra
...
-
Che
dici
?
-
tentò
di
interrompere
egli
,
in
un
impeto
di
protesta
.
-
Non
io
;
lo
hai
già
sospettato
tu
stesso
,
or
ora
...
-
Non
m
'
hai
compreso
!
Non
m
'
hai
perdonato
!
-
Ma
sì
,
ma
sì
:
ho
compreso
benissimo
.
Nulla
di
più
naturale
ed
umano
...
-
Ma
non
sai
che
un
'
altra
donna
,
nella
tua
condizione
...
-
Lo
so
:
altre
donne
,
nella
mia
condizione
,
darebbero
qualche
anno
di
vita
per
la
possibilità
di
unirsi
indissolubilmente
all
'
amante
.
Lo
so
:
vi
sono
mogli
che
per
raggiungere
questo
scopo
fanno
l
'
impossibile
,
affrontano
lunghi
processi
,
adducono
le
più
tristi
e
penose
menzogne
,
rinnegano
la
patria
...
E
stammi
a
sentire
:
finché
non
ti
avevo
incontrato
,
io
mi
rallegravo
del
mio
privilegio
.
Non
ammettevo
di
dover
tradire
mio
marito
;
ma
pensavo
pure
talvolta
,
leggendo
un
romanzo
,
udendo
una
musica
,
ricordando
i
sogni
della
prima
gioventù
,
che
un
giorno
avrei
potuto
essere
esposta
ad
una
tentazione
irresistibile
...
Quel
giorno
avrei
potuto
mettere
d
'
accordo
il
mio
cuore
e
la
mia
coscienza
,
con
la
facilità
di
ottenere
il
divorzio
dalla
legge
africana
.
E
se
alla
nostra
unione
manca
ancora
la
consacrazione
religiosa
,
dopo
tanti
anni
,
ciò
non
è
stato
già
per
la
lontananza
di
mio
marito
,
per
i
troppo
brevi
suoi
ritorni
;
ma
perché
io
stessa
ho
indugiato
pensando
che
fosse
stolto
rinunziare
alla
via
d
'
uscita
,
nel
caso
che
avessi
amato
un
altro
uomo
.
-
E
vi
rinunzi
ora
che
mi
ami
?
-
disse
egli
,
interrompendola
violentemente
,
torcendole
una
mano
.
Ella
rispose
,
guardandolo
in
faccia
:
-
Sì
,
perché
ti
amo
.
Per
un
momento
egli
rimase
attonito
,
senza
fiato
,
come
sospeso
in
un
dubbio
oscuro
.
Ella
gli
prese
la
testa
fra
le
mani
,
gli
accostò
la
bocca
alla
bocca
.
-
Perché
t
'
amo
,
capisci
?
mio
malgrado
,
contro
ragione
,
non
so
come
,
non
so
quanto
;
e
perché
questo
è
il
solo
modo
d
'
amarti
ancora
e
d
'
essere
amata
da
te
.
Tu
m
'
amerai
finché
sarò
d
'
un
altro
:
che
m
'
importa
del
tuo
tormento
?
Finché
sarai
geloso
,
mi
amerai
,
da
morirne
;
il
giorno
che
fossi
tua
moglie
l
'
amor
tuo
finirebbe
nella
sicurezza
,
nella
sazietà
.
Io
sono
orgogliosa
anche
,
sai
,
e
non
voglio
doverti
nulla
.
Anche
se
fossi
povero
e
mi
dessi
il
solo
tuo
nome
,
ti
resterei
obbligata
,
e
non
voglio
!
Voglio
obbligarti
io
,
invece
;
voglio
che
tu
stesso
debba
a
me
qualche
cosa
,
poco
o
molto
,
non
importa
,
non
foss
'
altro
ciò
che
l
'
amor
mio
è
stato
finora
nella
tua
vita
d
'
uomo
e
d
'
artista
.
Allora
egli
tremò
,
abbagliato
dalla
nuova
bellezza
diffusa
nel
viso
di
Rosanna
,
dalla
luce
sfolgorante
nel
suo
sguardo
,
oppresso
e
come
impaurito
dall
'
ebbrezza
prodotta
dalle
parole
di
lei
,
dal
ritrovare
in
lei
finalmente
,
dopo
i
lunghi
dubbi
e
gli
sconforti
e
le
disperazioni
,
la
donna
amante
che
gli
si
era
concessa
dopo
una
lunga
resistenza
,
ma
senza
falsi
pudori
,
senza
ipocrisie
,
senza
calcoli
,
per
impeto
di
simpatia
,
per
forza
di
desiderio
,
per
slancio
di
passione
;
allora
,
col
cuore
stretto
dalla
vergogna
per
i
sospetti
concepiti
un
momento
prima
,
con
l
'
anima
chiusa
dal
dolore
nel
vedere
dileguarsi
per
volere
di
lei
l
'
insperata
possibilità
,
egli
pianse
.
Non
una
parola
gli
uscì
dalla
gola
stretta
nello
spasmo
,
dalle
labbra
bagnate
dalle
grosse
lacrime
che
gli
rigavano
il
volto
.
-
Non
voglio
che
tu
pianga
!
-
disse
ella
,
accigliandosi
,
ritraendosi
.
-
Non
mi
piace
il
pianto
d
'
un
uomo
.
E
poi
,
di
che
ti
lagni
?
Hai
dimenticato
ciò
che
mi
dicesti
una
volta
?
Egli
la
guardò
senza
rispondere
,
senza
comprendere
.
Tante
cose
le
aveva
dette
!
A
quale
alludeva
?
-
Non
ti
rammenti
che
prevedendo
la
fine
dell
'
amor
nostro
,
io
previdi
anche
che
dopo
di
te
avrei
preso
necessariamente
un
altro
amante
,
e
poi
un
terzo
,
e
poi
un
quarto
,
e
che
mi
sarei
a
poco
a
poco
ridotta
come
le
donne
che
hanno
perduto
ogni
diritto
al
rispetto
?
Il
ricordo
atroce
irruppe
nella
sua
mente
.
Infatti
!
...
Senza
una
parola
né
un
accento
di
rimprovero
,
accertando
semplicemente
una
verità
patente
ed
una
legge
ineluttabile
,
ella
aveva
affermato
l
'
impossibilità
di
fermarsi
nella
via
degli
errori
;
gli
aveva
riferito
il
giudizio
letto
in
un
libro
:
"
Si
trovano
donne
che
non
hanno
avuto
mai
amanti
,
non
se
ne
trovano
che
ne
abbiano
avuto
uno
solo
"
.
Atroce
,
atroce
la
pena
allora
sofferta
.
Ella
non
gli
aveva
rimproverato
di
averla
sospinta
per
la
lubrica
china
,
ma
egli
stesso
ne
aveva
provato
un
rimorso
acutissimo
.
Una
gelosia
inaudita
,
la
gelosia
contro
gli
ignoti
ancora
a
lei
stessa
,
in
braccio
ai
quali
ella
sarebbe
caduta
,
lo
aveva
morso
.
Per
evitare
l
'
estremo
avvilimento
di
quella
creatura
,
per
evitare
a
se
stesso
il
rimorso
intollerabile
,
per
salvare
le
anime
loro
,
egli
le
aveva
proposto
di
lasciarsi
,
piuttosto
,
in
piena
passione
,
di
amarsi
da
lontano
,
dolorosamente
ma
puramente
,
di
non
amarsi
piuttosto
in
nessun
modo
,
se
a
questo
patto
ella
si
sarebbe
sentita
sicura
da
nuove
cadute
.
-
Non
ti
rammenti
che
mi
offristi
di
rinunziare
a
me
,
per
salvarmi
?
...
Te
ne
rammenti
,
è
vero
?
...
E
allora
,
non
ti
lagnare
!
Lasciami
stringere
a
mio
marito
:
è
il
mezzo
di
garentirmi
contro
nuovi
pericoli
e
di
vivere
solo
,
eternamente
,
nella
mia
memoria
.
Egli
chinò
il
capo
,
chiudendosi
la
bocca
col
fazzoletto
,
per
reprimere
il
nuovo
impeto
di
pianto
.
-
Non
piangere
!
-
ingiunse
ella
ancora
.
-
Tu
che
comprendi
tante
cose
,
-
le
rispose
,
amaramente
,
con
voce
rotta
,
-
non
comprendi
il
mio
dolore
?
...
Non
comprendi
che
io
darei
la
vita
per
averti
conosciuta
prima
,
quando
nessun
'
ombra
aveva
sfiorato
questa
tua
anima
,
quando
nulla
avrebbe
potuto
impedirti
di
accettare
il
mio
nome
?
Ella
tacque
un
poco
,
a
capo
chino
,
con
lo
sguardo
fiso
;
poi
disse
,
piano
:
-
Sì
,
prima
...
forse
...
-
Ed
anche
ora
!
-
insisté
egli
,
stendendo
le
braccia
,
cercando
di
stringerla
a
sé
,
di
vincerla
con
la
forza
dei
muscoli
e
l
'
impeto
delle
parole
.
-
Ed
anche
ora
,
Rosanna
;
se
tu
vuoi
,
se
credi
all
'
amor
mio
,
se
sei
capace
di
leggermi
nel
cuore
,
di
vedervi
la
fiamma
che
lo
investe
e
lo
brucia
.
Se
non
vuoi
che
il
rimorso
avveleni
tutta
la
mia
vita
,
dimmi
di
sì
,
dimmi
di
sì
;
altrimenti
dovrò
credere
che
tu
intenda
punirmi
,
giustamente
,
perché
quando
mi
proponesti
la
prima
volta
l
'
ipotesi
della
nostra
unione
,
ricusai
di
accoglierla
.
Sii
generosa
,
non
mi
serbare
rancore
...
-
Non
te
ne
serbo
.
-
Allora
non
t
'
impegnare
,
Rosanna
!
Sei
ancora
in
tempo
!
Non
ti
chiedo
altro
che
d
'
aspettare
ancora
un
poco
,
per
rassicurarti
,
per
provarti
che
non
posso
mutare
,
qualunque
cosa
avvenga
;
che
abbandonarmi
a
te
,
riposare
in
te
,
darti
quanto
mi
resta
di
sentimento
,
di
ingegno
e
di
vita
,
è
l
'
unico
mio
desiderio
,
l
'
ultimo
mio
bisogno
...
Ella
scosse
il
capo
,
senza
rialzarlo
.
-
No
.
Mai
.
Egli
si
premé
tra
le
mani
la
fronte
scottante
;
poi
,
levatosi
,
si
appressò
al
finestrino
,
col
petto
oppresso
,
il
respiro
mozzato
dall
'
aria
ormai
greve
della
cabina
,
avido
di
ristorarsi
al
soffio
della
flotte
.
Restò
invaso
dallo
stupore
alzando
la
tenda
:
albeggiava
,
il
cielo
impallidiva
sulla
terra
ancora
avvolta
nell
'
ombra
,
le
masse
vegetali
profilavano
dense
e
nere
sul
lividore
dell
'
orizzonte
.
Oltre
la
linea
della
siepe
fuggente
e
stormente
al
soffio
impetuoso
prodotto
dalla
corsa
del
treno
,
i
campi
rigati
dai
solchi
delle
piantagioni
,
pezzati
dalle
culture
,
divisi
dai
fossi
;
i
casolari
vigilati
dagli
alberi
d
'
alto
fusto
,
nel
mezzo
dei
chiusi
,
dormivano
ancora
,
parevano
abbandonati
,
deserti
,
senza
forme
viventi
,
senza
chiarori
alle
finestre
,
senza
fumi
ai
comignoli
:
solo
nelle
profondità
dello
spazio
ricominciava
la
vita
col
dramma
eterno
della
notte
e
del
giorno
,
con
la
tacita
pugna
della
luce
e
delle
tenebre
personificata
nei
miti
antichissimi
,
perpetuantesi
nel
tempo
interminabile
Il
convoglio
fuggiva
verso
la
notte
in
fuga
,
come
nella
folle
intenzione
di
raggiungerla
,
e
gli
occhi
del
dolente
tentavano
di
rifugiarvisi
,
gonfi
di
nuove
lacrime
dinanzi
all
'
agonia
di
quella
notte
d
'
amore
e
di
dolore
.
-
È
giorno
?
La
voce
di
lei
,
la
mano
di
lei
appoggiatasi
alla
sua
spalla
lo
fecero
trasalire
.
-
Di
già
!
Poi
,
scorgendo
gli
occhi
lacrimanti
:
-
Ancora
?
-
soggiunse
,
crucciata
.
Egli
disse
,
in
tono
di
amara
preghiera
,
scrollando
il
capo
:
-
Che
ti
fa
?
...
Lasciami
piangere
!
Il
suo
pianto
era
queto
e
dolce
,
senza
singhiozzi
.
Piangendo
le
passò
un
braccio
attorno
al
collo
,
posò
la
fronte
sulla
sua
spalla
.
Sempre
tentando
d
'
infrenare
l
'
impeto
della
commozione
,
disse
:
-
Capisco
...
capisco
...
Forse
hai
ragione
...
forse
l
'
amore
finirebbe
se
ti
avessi
tutta
per
me
...
Tristo
cuore
,
il
nostro
...
Tristo
amore
,
che
ha
bisogno
di
sentirsi
insidiato
,
di
lottare
per
vivere
...
-
Tutta
la
vita
è
lotta
.
-
È
vero
.
È
vero
.
Di
momento
in
momento
la
luce
si
diffondeva
vittoriosa
;
il
cielo
dell
'
orizzonte
già
splendeva
con
un
'
immensa
lastra
d
'
argento
tagliata
da
un
fuso
di
nubi
che
s
'
indorava
dalla
parte
del
sole
imminente
.
Egli
volse
lo
sguardo
da
quello
spettacolo
agli
occhi
della
donna
.
Anche
in
lei
,
anche
nell
'
anima
sua
,
un
contrasto
di
luci
e
d
'
ombre
,
fulgori
di
bellezze
e
oscurità
profonde
.
Come
giudicarla
,
se
anch
'
egli
aveva
il
sentimento
della
propria
miseria
,
se
temeva
di
spingere
lo
sguardo
nelle
oscure
profondità
della
propria
coscienza
?
...
-
Che
ore
saranno
?
...
-
domandò
la
sua
voce
.
Egli
trasse
l
'
orologio
.
-
Sono
le
sei
e
dieci
.
-
Milano
è
vicina
!
...
Rientra
nella
tua
cabina
.
Ho
bisogno
di
restar
sola
.
-
Vado
.
Mi
richiamerai
?
-
Sì
.
Le
sfiorò
la
fronte
con
un
bacio
lieve
,
e
la
lasciò
.
Ancora
il
giuoco
degli
specchi
,
nel
passaggio
,
lo
fece
sussultare
;
poi
,
aperto
il
finestrino
della
sua
cabina
,
si
abbandonò
sul
lettuccio
.
Con
gli
occhi
alla
luce
trionfante
,
abbacinato
,
cullato
dal
moto
del
treno
dopo
la
notte
insonne
,
sentì
il
suo
pensiero
annebbiarsi
.
Era
partito
la
sera
precedente
?
Non
era
passato
un
tempo
lunghissimo
,
dal
momento
che
aveva
ricevuto
la
lettera
di
Rosanna
?
Quante
cose
,
nel
giro
di
poche
ore
!
L
'
attesa
alla
stazione
,
il
pericolo
sulla
linea
ingombra
,
la
corsa
lungo
il
binario
...
Ma
quanti
maggiori
mutamenti
nelle
disposizioni
del
suo
cuore
,
quanti
più
gravi
avvenimenti
nella
sua
intima
vita
!
Dalla
gioia
al
pensiero
di
rivederla
dopo
tanta
separazione
,
al
proposito
di
rimproverarla
acremente
per
il
lungo
abbandono
;
dalla
paura
di
perderla
spaventosamente
in
uno
scontro
di
treni
,
all
'
ebbrezza
di
stringersela
viva
sul
vivo
cuore
;
dalla
rivelazione
della
possibilità
del
divorzio
,
alla
inesorabile
deliberazione
del
ribadimento
della
catena
...
Di
un
altro
!
Di
un
altro
!
Era
d
'
un
altro
,
restava
d
'
un
altro
,
sarebbe
sempre
stata
d
'
un
altro
.
Il
treno
la
trasportava
con
la
velocità
del
vento
incontro
a
quell
'
uomo
,
traversava
senza
fermarsi
le
stazioni
minori
,
sostava
un
istante
nelle
più
importanti
,
riprendeva
la
sua
corsa
fatale
verso
la
mèta
.
Ora
non
più
ostacoli
lungo
la
via
ferrata
,
libera
fino
all
'
estremo
orizzonte
sui
pingui
campi
ridestati
dal
sole
.
Così
fossero
sorti
altri
ostacoli
!
Se
almeno
quel
convoglio
si
fosse
infranto
contro
un
altro
,
se
si
fosse
precipitato
in
un
abisso
,
se
si
fosse
bruciato
tra
le
fiamme
d
'
un
incendio
inestinguibile
!
Null
'
altro
avrebbe
potuto
impedire
che
Rosanna
raggiungesse
suo
marito
,
che
rendesse
più
stretto
il
nodo
coniugale
.
Meglio
la
morte
,
meglio
morire
schiacciato
,
arso
,
annientato
con
lei
,
dopo
avere
intravvisto
la
possibilità
di
farla
sua
!
...
Ecco
,
roteanti
nella
corsa
del
treno
,
le
case
del
suburbio
milanese
;
ecco
il
conduttore
apparire
sull
'
uscio
:
"
Siamo
a
Londra
,
signore
"
.
A
Londra
?
Come
mai
tanto
lontano
?
Ma
via
,
giù
dal
letto
per
entrare
nella
cabina
di
lei
,
a
darle
l
'
ultimo
bacio
.
Vuota
,
la
cabina
;
ella
stava
fuori
,
nel
corridoio
,
in
piedi
dinanzi
ad
una
finestra
,
fra
gli
altri
viaggiatori
pronti
a
discendere
;
e
non
uno
sguardo
per
lui
,
quasi
fosse
divenuto
un
estraneo
,
quasi
non
lo
avesse
mai
conosciuto
.
Non
si
conoscevano
più
,
come
sotto
il
"
Senegal
"
:
ella
era
d
'
un
altro
.
Ecco
:
quell
'
altro
aspettava
sotto
la
tettoia
,
faceva
cenni
di
saluto
alla
donna
sua
;
ma
allora
ella
si
rivoltava
,
rientrava
un
istante
nella
cabina
e
traendolo
a
sé
lo
baciava
sulla
bocca
...
Il
bacio
lo
destò
.
Il
sogno
non
era
stato
tutto
ingannatore
;
ella
era
china
su
di
lui
,
sorridente
,
odorante
,
fresca
dopo
il
lavacro
mattutino
.
-
Lèvati
,
dormiglione
:
siamo
a
Milano
.
Distese
le
braccia
per
stringerla
a
sé
ma
ad
un
tratto
udì
picchiare
.
Rialzatasi
rapidamente
,
ella
sparì
dietro
l
'
uscio
del
gabinetto
.
-
Avanti
,
chi
è
?
Il
conduttore
entrò
annunziando
:
-
Siamo
arrivati
,
signore
.
-
Grazie
.
Va
bene
.
Pensate
alle
mie
valigie
.
Si
alzò
,
si
ricompose
,
uscì
nei
corridoio
.
Ella
vi
era
già
,
gli
sorrise
,
gli
stese
la
mano
,
come
riconoscendolo
in
quel
punto
.
-
Avete
dormito
bene
,
Bertini
?
..
-
A
voce
più
bassa
soggiunse
:
-
Ti
permetto
di
accompagnarmi
.
Egli
dubitò
di
avere
udito
male
.
Non
gli
aveva
scritto
che
alla
stazione
di
Milano
doveva
lasciarla
,
che
dovevano
fingere
di
non
conoscersi
.
Ma
poiché
ella
si
rivoltava
,
quasi
a
richiamarlo
,
ad
attirarlo
presso
di
sé
,
la
raggiunse
e
l
'
aiutò
a
discendere
.
Un
altro
treno
sopraggiungeva
in
quel
momento
,
empiva
la
tettoia
di
frastuono
e
di
fumo
.
-
Chiasso
?
-
domandò
ella
al
facchino
.
-
Chiasso
,
sissignora
.
Ella
cercò
tra
la
folla
dei
viaggiatori
attraversanti
i
binarî
,
avviantisi
alle
scale
d
'
uscita
.
-
Eccolo
!
...
-
disse
,
riconoscendo
l
'
alta
figura
del
marito
,
intento
anch
'
egli
a
guardarsi
intorno
;
poi
ingiunse
:
-
Seguimi
.
Lodovico
la
seguì
macchinalmente
.
Prima
che
potesse
riflettere
,
che
potesse
considerare
quale
fosse
la
nuova
volontà
di
lei
,
la
vide
scambiare
un
bacio
col
consorte
e
poi
rivolgendosi
verso
di
lui
:
-
Francesco
,
ho
il
piacere
di
presentarti
il
signor
Bertini
...
un
grande
scultore
italiano
...
un
mio
buon
amico
,
col
quale
ho
fatto
insieme
il
viaggio
...
III
Sul
lago
Acque
grigie
,
cielo
grigio
,
veli
di
nebbie
erranti
sulle
coste
dei
monti
,
solitudine
e
silenzio
sulle
rive
fuggenti
dinanzi
al
battello
vibrante
e
pulsante
.
Ai
rintocchi
della
campana
del
timoniere
,
Perez
,
ritto
a
poppa
con
gli
sguardi
verso
le
lontananze
vaporose
del
bacino
di
Morganella
,
si
rivolse
,
vide
il
pontile
sporgente
dalla
sponda
sinistra
,
lesse
col
cannocchiale
il
nome
scritto
sull
'
arco
dell
'
approdo
:
"
Promonte
-
Fraida
"
,
e
andò
a
cercare
la
sua
valigia
,
deposta
sotto
coperta
per
timore
che
venisse
a
piovere
.
Il
"
Ticino
"
era
mezzo
vuoto
,
in
quella
uggiosa
mattinata
d
'
autunno
;
nessun
forestiere
tra
gli
scarsi
viaggiatori
della
prima
classe
;
popolata
solo
la
seconda
,
di
paesani
:
fattori
di
campagna
con
sacchi
e
fagotti
,
operai
con
gli
strumenti
del
mestiere
,
qualche
contadina
col
capo
avvolto
nel
fazzoletto
vistoso
,
due
preti
che
si
preparavano
a
scendere
mentre
il
moto
delle
ruote
si
arrestava
,
per
riprendere
subito
dopo
in
senso
inverso
.
Sul
pontile
non
c
'
erano
né
viaggiatori
né
curiosi
:
solo
due
marinai
della
"
Lacustre
"
pronti
ad
afferrare
le
gomene
lanciate
dai
loro
compagni
di
bordo
.
Sbarcato
con
la
sua
valigia
in
mano
,
Perez
si
guardò
intorno
,
un
poco
imbarazzato
:
Lodovico
gli
aveva
scritto
che
lo
avrebbe
rilevato
all
'
approdo
,
e
non
si
vedeva
nessuno
.
-
Non
c
'
è
una
carrozza
?
Un
omnibus
dall
'
albergo
?
-
domandò
a
uno
dei
marinai
.
-
Nossignore
.
A
questa
stagione
c
'
è
aperto
il
solo
"
Grand
-
Hôtel
"
,
alla
Fraida
;
ma
l
'
omnibus
scende
soltanto
alla
stazione
della
ferrovia
,
a
Gozzana
.
-
Si
troverà
almeno
qualcuno
che
mi
porti
la
valigia
e
mi
insegni
la
via
?
-
Dove
va
?
-
Dal
signor
Bertini
,
il
cognato
del
dottor
Salfi
...
-
Ah
,
bene
!
-
rispose
quell
'
uomo
,
con
espressione
di
rispetto
,
udendo
pronunziare
i
due
nomi
.
-
Aspetti
un
momento
che
il
battello
sia
ripartito
:
proveremo
all
'
osteria
del
Morello
;
e
se
mai
,
sono
qua
io
.
Ma
quando
il
"
Ticino
"
liberato
dalle
gomene
,
fischiò
sul
punto
di
riprendere
la
corsa
,
Perez
udì
il
fischio
prolungarsi
in
un
tintinnìo
di
sonagliere
.
Rivoltatosi
,
vide
un
calessino
avanzarsi
a
tutta
carriera
,
arrestarsi
di
botto
dinanzi
al
pontile
:
Lodovico
lo
guidava
.
-
Manca
di
funicolari
,
questa
tua
Promonte
!
-
gli
disse
allegramente
,
caricando
la
valigia
sullo
svelto
veicolo
.
-
Quando
si
sta
fra
le
nubi
,
si
fa
trovare
almeno
un
ippogrifo
!
-
Scusami
,
-
rispose
l
'
altro
.
-
Ho
calcolato
male
il
tempo
.
Ti
prego
di
scusarmi
.
-
Non
ti
scuso
niente
affatto
:
ti
ringrazio
.
Almeno
una
volta
in
vita
mia
avrò
potuto
pronunziare
una
parola
regale
:
"
Poco
mancò
non
mi
toccasse
aspettare
!..."
.
Rise
della
propria
facezia
;
poi
,
osservando
il
cavallino
fremente
per
la
corsa
vertiginosa
e
carezzandolo
sulla
groppa
in
sudore
,
esclamò
:
-
Ma
guarda
questa
povera
bestiola
,
come
l
'
hanno
conciata
!
...
Ma
che
maniera
di
guidare
!
...
Denunzieremo
il
signor
padrone
alla
Società
zoofila
del
capoluogo
!
Quando
ebbe
preso
posto
accanto
all
'
ospite
,
quando
il
legnetto
s
'
avviò
per
la
salita
,
gli
mancò
il
cuore
di
scherzare
.
Se
non
avesse
visto
l
'
amico
suo
da
tre
anni
invece
che
da
tre
soli
mesi
,
l
'
opera
del
tempo
avrebbe
spiegato
la
trasformazione
operatasi
in
lui
;
il
solo
dolore
dell
'
anima
non
poteva
averla
prodotta
.
I
capelli
delle
tempie
erano
quasi
tutti
incanutiti
;
sul
viso
scarnito
e
soffuso
d
'
un
lividore
malsano
le
occhiaie
si
erano
gonfiate
d
'
umore
,
come
negl
'
infermi
di
nefrite
;
i
solchi
delle
rughe
erano
più
profondi
,
le
vene
temporali
più
turgide
e
serpiginose
.
Bisognava
domandargli
:
"
Soffri
?
Perché
non
ti
curi
?..."
ma
le
parole
gli
morivano
sulle
labbra
,
per
paura
di
toccare
la
piaga
secreta
di
quell
'
anima
in
pena
.
Egli
stesso
ruppe
il
silenzio
per
domandargli
:
-
Sei
partito
iersera
?
-
Iersera
.
-
Hai
fatto
colazione
?
-
Sì
,
male
,
a
bordo
.
-
Prenderai
qualche
cosa
arrivando
.
-
No
,
grazie
;
aspetterò
il
pranzo
,
oramai
.
Il
cavallino
scodinzolava
,
dondolava
la
testa
,
annitriva
,
quasi
scacciandosi
di
dosso
la
stanchezza
per
vincere
l
'
erta
della
via
tagliata
sul
vivo
e
nudo
fianco
della
montagna
.
-
Che
vista
!
...
-
esclamò
Perez
,
volgendo
lo
sguardo
al
lago
,
che
dall
'
altezza
gradatamente
crescente
si
slargava
,
svelando
tutte
le
sinuosità
delle
sue
coste
,
tutte
le
macchie
dei
paeselli
adagiati
sulle
rive
o
inerpicati
su
per
le
frastagliate
pendici
.
-
Una
lastra
d
'
acciaio
,
-
riprese
lo
spettatore
ammirato
ed
estatico
,
-
in
fondo
a
una
conca
di
lavagna
:
guarda
che
stupenda
intonazione
!
...
È
questo
il
punto
da
dove
prendesti
il
bozzetto
che
mi
mandasti
dopo
la
prima
rappresentazione
del
"
Fascino
"
?
...
Ma
nel
tuo
quadretto
c
'
è
il
sole
,
c
'
è
l
'
azzurro
,
c
'
è
il
verde
...
Tacque
,
per
la
rinnovata
paura
di
toccare
un
tasto
falso
.
Dopo
un
'
altra
lunga
pausa
domandò
:
-
A
casa
tua
stanno
tutti
bene
?
-
Bene
,
grazie
.
Come
affrontare
l
'
argomento
scottante
?
Come
riprendere
la
conversazione
interrotta
da
tre
mesi
,
all
'
arrivo
del
"
Senegal
"
,
dopo
quanto
aveva
saputo
?
...
Accompagnato
l
'
amico
alla
stazione
,
quella
sera
,
con
vane
parole
di
esortazione
alla
calma
,
con
la
viva
raccomandazione
di
non
lasciarlo
almeno
senza
notizie
,
non
aveva
più
ricevuto
da
lui
se
non
qualche
cartolina
illustrata
da
diverse
città
e
stazioni
climatiche
svizzere
.
Gli
aveva
scritto
egli
stesso
;
ma
la
sua
lettera
,
diretta
alla
posta
di
Lucerna
,
non
doveva
essergli
pervenuta
,
perché
era
rimasta
senza
risposta
.
Aveva
chiesto
di
lui
a
sua
sorella
,
a
Promonte
,
ed
ella
gli
aveva
fatto
sapere
che
era
tornato
lassù
,
con
lei
,
ma
in
condizioni
di
salute
e
di
spirito
che
la
impensierivano
.
Si
era
proposto
di
chiedere
qualche
giorno
di
licenza
per
andarlo
a
trovare
,
quando
una
strana
lettera
gli
aveva
preannunziato
l
'
imminente
scioglimento
del
dramma
.
Sulla
busta
,
con
l
'
intestazione
del
"
Grand
-
Hôtel
"
di
Fraida
-
una
frazione
di
Promonte
,
dall
'
altra
parte
del
lago
-
la
scrittura
dell
'
indirizzo
gli
era
riuscita
ignota
.
Cercata
,
prima
di
leggere
,
la
sottoscrizione
,
il
nome
di
Rosanna
Lariani
lo
aveva
stupito
.
Che
mai
poteva
volere
da
lui
?
...
Ella
gli
si
rammentava
,
evocando
rapidamente
i
ricordi
di
Valsorrisa
;
poi
gli
chiedeva
senz
'
altro
un
favore
.
Al
suo
matrimonio
,
contratto
civilmente
nella
Stanlesia
,
era
mancata
-
narrava
-
la
benedizione
religiosa
;
un
po
'
tardi
,
ma
in
tempo
,
aveva
deciso
,
d
'
accordo
col
marito
,
di
accostarsi
all
'
altare
;
per
evitare
l
'
indiscreta
curiosità
dei
conoscenti
,
sarebbero
andati
a
sposarsi
in
un
paesetto
fuori
mano
,
a
Promonte
sul
Lago
,
la
terra
natale
del
comune
amico
Bertini
;
e
poiché
questi
aveva
accettato
di
essere
suo
testimonio
,
ella
chiedeva
a
lui
stesso
se
voleva
servire
da
testimonio
al
marito
;
in
caso
affermativo
,
lo
pregava
di
trovarsi
lassù
per
la
mattina
del
27
ottobre
,
alle
7;
la
cerimonia
si
sarebbe
celebrata
,
beninteso
,
con
estrema
semplicità
,
senza
la
minima
concessione
alle
consuetudini
mondane
,
senza
nessun
altro
spettatore
fuorché
i
due
amici
testimoni
,
ai
quali
era
data
viva
preghiera
di
astenersi
da
ogni
formalità
,
di
non
darsi
altro
disturbo
fuorché
quello
di
assistere
al
compimento
del
rito
...
Naturalmente
egli
aveva
risposto
accettando
,
annunziando
anche
a
Lodovico
che
sarebbe
arrivato
con
la
seconda
corsa
del
26
.
Nulla
gli
aveva
chiesto
di
spiegargli
,
come
se
avesse
compreso
ogni
cosa
;
e
in
verità
,
quantunque
ignorasse
quanto
era
sopravvenuto
,
aveva
intuito
la
gravità
della
crisi
.
Per
ribadire
l
'
anello
che
la
legava
al
marito
,
bisognava
che
quella
donna
volesse
sottrarsi
all
'
amante
;
ma
perché
mai
,
allora
,
proprio
l
'
amante
doveva
assistere
a
quelle
nozze
?
Un
secreto
accordo
era
intervenuto
fra
loro
?
Ma
allora
che
cosa
crucciava
,
quale
pena
rodeva
l
'
amico
suo
?
-
Volendo
ripartire
domani
,
-
gli
domandò
,
per
dire
qualche
cosa
,
per
interrompere
il
silenzio
penoso
,
-
quale
corsa
mi
conviene
prendere
?
-
Quella
del
pomeriggio
.
La
mattina
il
battello
in
discesa
passa
alle
5;
bisognerebbe
levarsi
alle
3
per
giungere
in
tempo
.
-
No
,
non
ho
furia
;
preferisco
aspettare
.
Tacque
ancora
;
poi
ridomandò
:
-
E
tu
,
ti
tratterrai
un
pezzo
quassù
?
...
Tornerai
a
Firenze
?
...
Che
cosa
ti
proponi
di
fare
?
L
'
interrogato
si
voltò
a
guardarlo
con
espressione
di
meraviglia
.
-
Mi
tratterrò
?
...
Dove
andrò
?
...
Che
cosa
farò
?
...
Pareva
in
preda
a
un
grande
stupore
,
come
se
le
domande
fossero
troppo
bizzarre
e
stravaganti
.
-
E
tu
,
lo
sai
che
cosa
farai
?
...
Lo
sa
nessuno
,
quel
che
farà
?
...
Conosci
qualcuno
che
faccia
ciò
che
vuole
?
...
Ah
,
sì
!
...
Un
carro
in
discesa
era
apparso
da
una
svoltata
e
s
'
avanzava
incrociandosi
col
calessino
.
L
'
uomo
che
lo
guidava
,
un
contadino
di
dubbia
età
,
con
le
labbra
sottili
interamente
sbarbate
,
gli
occhietti
lucenti
,
il
collo
avvolto
in
un
fazzoletto
,
salutò
profondamente
,
cavandosi
il
berretto
.
-
Riverisco
,
signoria
!
-
Ciao
,
Pin
!
...
-
gli
gridò
lo
scultore
,
improvvisamente
animato
,
con
un
sorriso
ed
un
gesto
vivace
.
-
Tien
duro
,
Pin
!
...
Non
mollare
!
...
Vendiamolo
caro
,
quel
seme
.
-
Stia
pur
sicuro
!
...
-
gridò
a
sua
volta
il
passante
,
con
un
riso
sonoro
.
-
A
Pinella
Scórcola
non
la
fanno
mica
!
...
-
Bravo
Pinella
!
...
Ma
gettata
quella
voce
d
'
approvazione
all
'
uomo
già
lontano
,
lo
sguardo
del
dolente
si
spense
.
-
Quel
bruto
,
sì
,
fa
ciò
che
vuole
;
sa
quanto
deve
vendere
il
suo
raccolto
,
come
può
frodare
il
compratore
.
-
Dando
un
colpo
di
frusta
al
cavallo
che
trasalì
e
quasi
s
'
impennò
all
'
inusato
maltrattamento
,
soggiunse
:
-
Tu
lo
sai
ciò
che
vuoi
:
arrivare
presto
alla
stalla
,
mangiare
il
tuo
sacco
di
biada
...
Ma
io
,
ma
noi
...
-
È
vero
!
-
mormorò
Perez
,
chinando
il
capo
,
pensando
alla
stranezza
del
caso
che
lo
faceva
salire
su
quell
'
alpe
per
assistere
alle
rinnovate
nozze
d
'
un
uomo
che
non
conosceva
e
della
donna
per
cui
l
'
amico
suo
spasimava
.
Ma
Lodovico
,
con
voce
rauca
,
strozzata
da
un
colpo
di
tosse
,
ribatté
:
-
È
vero
,
che
cosa
?
...
C
'
è
qualche
cosa
di
vero
?
...
C
'
è
qualche
cosa
di
reale
?
...
Io
ti
domando
se
questa
scena
che
ci
sta
dinanzi
esiste
,
se
noi
che
parliamo
esistiamo
,
se
l
'
universo
e
la
vita
hanno
nulla
di
consistente
...
Divago
?
Hai
paura
che
mi
giri
?
-
Vedo
che
soffri
.
-
Ora
?
In
questo
momento
?
No
.
Ora
non
soffro
.
Perez
tentò
di
prendergli
la
mano
guantata
che
stringeva
le
redini
,
esclamando
:
-
Lodovico
,
lasciami
dire
...
Ma
egli
continuò
,
come
se
non
avesse
udito
l
'
interruzione
:
-
Ora
mi
par
di
sognare
...
Ti
giuro
che
il
solo
sentimento
ancora
vivo
in
me
è
lo
stupore
...
Non
mi
riconosco
,
non
riconosco
niente
intorno
a
me
...
Tutto
ha
un
senso
nuovo
,
insolito
,
impenetrabile
...
La
memoria
m
'
inganna
...
Ho
tardato
a
ordinare
che
attaccassero
perché
non
pensavo
più
che
tu
dovessi
arrivare
a
quest
'
ora
...
quantunque
il
motivo
del
tuo
viaggio
...
quello
,
no
,
non
mi
fosse
uscito
di
mente
!
...
Rise
d
'
un
riso
così
doloroso
,
che
Perez
ripeté
con
una
nuova
effusione
il
gesto
,
gli
strinse
con
più
forza
la
mano
ed
espresse
finalmente
tutta
la
sua
inquieta
curiosità
domandando
,
a
frasi
rotte
,
per
accenni
:
-
Ma
perché
?
...
Che
cosa
significa
?
...
Siete
d
'
accordo
?
...
Con
quale
intenzione
?
...
Abbandonate
le
redini
per
rispondere
alla
stretta
della
mano
amica
,
Lodovico
mormorò
,
battendo
le
ciglia
sugli
occhi
stanchi
:
-
Perché
!
...
Perché
questa
è
la
logica
,
dice
,
della
nostra
situazione
...
Perché
il
nodo
che
la
stringe
a
suo
marito
è
troppo
saldo
,
perché
quell
'
uomo
soffrirebbe
troppo
nel
perderla
,
perché
i
figli
non
possono
essere
abbandonati
...
-
Va
bene
;
ma
quale
necessità
di
compiere
la
nuova
cerimonia
?
...
-
Non
potendo
disfare
questo
nodo
,
bisogna
,
dice
,
rinsaldarlo
.
Si
sono
sentiti
,
dice
,
poco
maritati
dalla
legge
africana
,
che
consente
il
divorzio
con
estrema
facilità
;
vogliono
,
vuole
,
una
conferma
irrevocabile
.
-
E
tu
,
proprio
tu
,
devi
servirle
da
testimonio
?
-
Io
.
E
la
cerimonia
deve
celebrarsi
proprio
qui
,
nella
chiesa
del
mio
paese
;
e
tu
,
il
mio
migliore
amico
,
il
mio
confidente
,
anche
tu
devi
esser
presente
.
-
Lo
so
,
ma
non
capisco
.
Perché
?
-
Perché
!
Forse
perché
io
non
possa
dubitare
che
il
suo
proponimento
è
stato
attuato
;
perché
neanche
in
sogno
io
creda
più
alla
possibilità
che
torni
libera
.
-
Ma
dunque
...
volevi
che
divorziasse
?
Il
dolente
strinse
anche
più
forte
la
mano
fraterna
.
-
Non
posso
vivere
senza
di
lei
.
-
Volevi
sposarla
?
...
-
insisté
Perez
,
stupito
.
-
Ti
pare
incredibile
?
Non
te
ne
sai
dare
ragione
?
...
Ma
capisci
ora
la
parte
che
questa
donna
ha
presa
nella
mia
vita
?
...
Sì
,
ho
voluto
unirla
a
me
,
per
sempre
...
E
la
perdo
,
invece
,
per
volontà
sua
,
unicamente
.
E
non
posso
maledirla
...
Tu
che
studi
il
cuore
umano
,
studia
questo
caso
:
ella
mi
sfugge
perché
mi
ama
.
Questa
è
,
dice
,
la
più
gran
prova
d
'
amore
che
m
'
abbia
data
.
Ascolta
,
tu
che
passi
come
me
la
vita
a
cercare
immagini
di
bellezza
:
io
le
dissi
un
giorno
,
ai
primi
tempi
dell
'
amor
nostro
,
che
bisognava
fare
una
cosa
bella
di
questo
nostro
amore
,
che
bisognava
salvarlo
dalla
corruzione
,
dalle
volgarità
...
Quando
mi
è
parso
che
la
dissoluzione
del
suo
matrimonio
e
la
nostra
unione
fossero
ciò
che
di
meglio
potessimo
fare
per
la
bellezza
dell
'
esempio
che
avremmo
dato
al
mondo
,
ella
ha
sdegnosamente
sorriso
,
mi
ha
dimostrato
che
ci
saremmo
odiati
il
domani
delle
nostre
nozze
;
mentre
,
dal
momento
che
ci
saremo
uniformati
alla
necessità
,
che
avremo
sacrificato
il
nostro
piacere
al
dovere
,
che
avrò
assistito
alla
benedizione
del
suo
anello
nuziale
,
la
nostra
fiamma
purificata
arderà
più
alta
,
la
stessa
memoria
dell
'
amor
nostro
sarà
benedetta
...
La
sua
voce
si
spense
in
un
brivido
.
Lasciata
la
mano
del
compagno
,
riafferrò
le
redini
,
le
trasse
forte
a
sé
,
fece
arrestare
la
bestia
e
balzò
a
terra
.
-
Lodovico
!
Che
fai
?
-
Nulla
:
mi
muovo
.
Perez
scese
anche
lui
,
gli
si
pose
a
fianco
,
incapace
di
proferir
parola
.
Sentiva
l
'
inutilità
di
qualunque
commento
,
l
'
intimo
accordo
dei
loro
giudizi
nel
riconoscere
che
quella
soluzione
era
veramente
la
più
degna
,
la
sola
degna
.
Soltanto
,
mentre
egli
la
considerava
teoricamente
,
da
spettatore
disinteressato
,
il
cuore
dell
'
amico
suo
sanguinava
.
Come
confortarlo
?
Che
dirgli
?
Il
cavallo
,
nonostante
la
minor
gravezza
della
soma
e
la
minore
pendenza
della
strada
già
presso
al
termine
,
non
aveva
modificato
l
'
andatura
.
Ora
il
lago
era
scomparso
dietro
le
spalle
dei
viandanti
,
in
una
insenatura
della
montagna
si
scorgeva
il
paesetto
con
le
sue
casette
bianche
sparse
come
un
gregge
intorno
ad
una
massa
alta
e
scura
:
la
chiesa
.
Fra
poche
ore
,
lassù
,
si
sarebbe
compiuto
il
rito
.
Come
avrebbe
Lodovico
sostenuto
la
commozione
ineffabile
,
se
il
solo
pensiero
di
ciò
che
si
preparava
lo
turbava
così
?
E
che
cosa
sarebbe
poi
avvenuto
dei
due
amanti
?
L
'
intenzione
di
attingere
nella
benedizione
nuziale
nuova
forza
per
resistere
alla
tentazione
e
tornare
al
suo
ufficio
di
moglie
e
di
madre
,
chiudendo
nel
cuore
la
fiamma
del
sentimento
vietato
,
deponeva
senza
dubbio
in
favore
di
quella
donna
;
ma
i
migliori
proponimenti
sarebbero
poi
valsi
contro
l
'
abito
contratto
,
contro
la
forza
dei
ricordi
?
Che
ostacolo
avrebbe
ella
potuto
trovare
nel
compimento
della
cerimonia
religiosa
al
proseguimento
dei
loro
secreti
rapporti
?
Vedendo
l
'
angoscia
dell
'
amico
,
Perez
pensava
di
confortarlo
con
questo
argomento
:
"
Non
ti
disperare
:
costei
che
ti
dà
una
prova
d
'
amore
rifiutando
di
unirsi
a
te
,
ma
per
restare
tua
con
la
memoria
,
col
cuore
,
tornerà
a
te
,
nell
'
altro
modo
,
quando
vorrai
...
"
ma
uno
scrupolo
lo
tratteneva
,
un
senso
come
di
pudore
all
'
idea
di
negare
una
cosa
bella
,
la
saldezza
dei
buoni
propositi
di
lei
,
la
possibilità
che
entrambi
perseverassero
nel
sacrifizio
.
-
Partiranno
subito
?
-
domandò
tuttavia
,
per
dedurne
quando
e
dove
avrebbero
potuto
rivedersi
.
-
Subito
...
Scenderanno
a
Gozzana
per
prendere
il
treno
delle
undici
e
cinque
.
-
Tornano
a
Firenze
?
-
Per
prendere
i
figli
.
Ripartono
per
l
'
Inghilterra
.
-
Suo
marito
non
torna
in
Africa
?
Lodovico
rispose
di
no
con
una
mossa
del
capo
.
-
No
?
Non
vi
torna
più
?
Con
uno
sforzo
su
se
stesso
,
l
'
interrogato
proferì
:
-
No
....
Si
è
dimesso
...
Si
stabiliscono
a
Londra
...
A
quell
'
annunzio
,
improvvisamente
,
Perez
ebbe
la
piena
coscienza
del
proprio
torto
.
Il
sacrifizio
era
totale
,
per
volontà
di
lei
,
evidentemente
;
ella
aveva
sentito
che
non
bastava
unirsi
spiritualmente
al
marito
,
ma
che
doveva
restare
al
suo
fianco
,
materialmente
,
vigilata
dal
suo
affetto
,
lontana
dalla
tentazione
.
Nulla
restava
da
dire
per
consolare
l
'
afflitto
;
nulla
,
fuorché
lodare
la
bellezza
di
quell
'
anima
;
ma
ogni
parola
di
lode
non
avrebbe
aperto
una
nuova
ferita
nell
'
anima
dell
'
amante
?
Procedettero
ancora
un
pezzo
in
silenzio
;
poi
,
alla
Croce
del
Calvario
,
scoprendosi
il
panorama
della
Valsilvana
,
simile
ad
uno
squarcio
enorme
nel
fianco
della
terra
,
con
le
vene
denudate
del
Borchio
e
della
Marsaglia
,
Perez
sostò
un
momento
,
volgendo
lo
sguardo
per
il
paesaggio
.
-
E
questo
"
Grand
-
Hôtel
"
di
Fraida
?
-
domandò
all
'
amico
.
-
Io
non
me
ne
rammento
.
-
Dall
'
altra
parte
della
montagna
,
oltre
il
bosco
dei
larici
.
-
La
conosco
,
Fraida
;
dico
che
questo
albergo
due
anni
addietro
non
c
'
era
.
-
È
nuovo
,
dell
'
altro
anno
.
Superato
l
'
ultimo
tratto
dell
'
erta
,
il
cavallo
s
'
arrestò
al
principio
d
'
un
viale
piano
e
diritto
.
Pareva
che
l
'
intelligente
animale
volesse
significare
:
"
È
ora
di
risalire
"
.
Lodovico
,
infatti
,
riprese
il
proprio
posto
,
seguito
dall
'
amico
.
Appena
sentì
le
redini
in
mano
al
padrone
,
la
bestia
ripartì
al
piccolo
trotto
,
con
la
testa
alta
,
scodinzolando
.
In
pochi
minuti
percorse
il
viale
,
sino
in
fondo
alla
piazza
La
chiesa
la
dominava
da
una
specie
di
alta
terrazza
alla
quale
si
saliva
per
una
larga
gradinata
:
una
chiesa
severa
come
un
castello
,
munita
di
due
campanili
che
parevano
torri
,
coi
muri
disadorni
anneriti
dall
'
età
,
umidi
e
rivestiti
di
musco
alla
base
.
Un
poco
più
in
alto
della
chiesa
,
di
fianco
,
tra
una
folta
macchia
di
alberi
,
un
vasto
e
basso
casamento
,
con
una
specie
di
rustico
portico
,
formato
da
colonne
di
mattoni
:
la
vecchia
casa
dei
Bertini
.
Il
cavallo
s
'
avviò
lentamente
per
la
ripidissima
viottola
che
portava
lassù
.
Sotto
il
portico
i
parenti
dell
'
ospite
aspettavano
:
la
sorella
,
il
cognato
i
nipoti
.
-
Benvenuto
!
...
Bentornato
fra
noi
!
...
-
esclamo
il
dottore
,
con
un
sorriso
cordiale
sulla
faccia
barbuta
,
stendendo
le
braccia
nerborute
a
prendere
la
valigia
,
a
stringere
le
due
mani
dell
'
ospite
.
-
Da
quanto
tempo
ci
aveva
promesso
questa
desideratissima
visita
!
...
-
Si
vede
-
soggiunse
la
sorella
,
scrollando
il
capo
precocemente
bianco
di
chiome
;
ma
roseo
e
fresco
di
carnagione
-
che
il
nostro
paese
non
gli
piace
,
e
forse
neanche
la
nostra
casa
!
Perez
protestò
vivacemente
:
-
Signora
Laura
,
non
mi
mortifichi
,
adesso
!
...
Sarei
di
difficile
contentatura
se
non
giudicassi
il
paese
semplicemente
meraviglioso
;
e
quanto
alla
loro
casa
,
è
proprio
sicura
che
sia
tutta
loro
,
dopo
che
io
vi
sono
venuto
?
-
Questo
è
anche
vero
!
Ma
se
non
esercitate
la
vostra
parte
di
proprietà
,
c
'
è
il
caso
d
'
incappare
nella
prescrizione
!
-
Eccomi
qui
ad
interromperla
!
...
Come
cresce
questa
gioventù
!
...
-
esclamò
poi
,
rivolgendosi
ai
due
adolescenti
,
posando
la
mano
sulle
loro
spalle
,
e
fermandosi
estatico
dinanzi
alla
piccola
Rita
.
-
Ma
guardate
un
poco
come
ci
siamo
fatte
grandi
e
belle
,
zitte
zitte
,
senza
dirne
nulla
allo
zio
del
cuore
!
...
Non
te
ne
rammenti
più
,
dello
zio
del
cuore
?
...
Abbiamo
perduto
un
poco
di
memoria
,
intanto
che
ci
siamo
fatte
signorine
?
...
La
bimba
avvampò
.
Bruna
con
gli
occhi
azzurri
,
il
viso
magro
e
allungato
dei
Bertini
,
la
personcina
slanciata
,
l
'
espressione
dolce
e
patetica
,
pareva
una
figura
spiccata
da
un
quadro
.
-
Se
lo
zio
del
cuore
vuol
vedere
la
stanza
che
gli
abbiamo
preparata
...
-
Sicuro
che
voglio
vederla
!
E
bada
bene
che
se
non
è
bella
come
quella
dell
'
altra
volta
,
mi
prenderò
la
tua
!
Era
ancora
la
stessa
,
all
'
angolo
di
mezzogiorno
e
di
levante
,
con
le
sue
finestre
aperte
sulle
vedute
della
valle
e
del
lago
:
un
grosso
mazzo
di
violette
,
in
un
vaso
di
cristallo
sulla
scrivania
,
la
profumava
.
Egli
vi
si
trattenne
il
tempo
di
disfare
la
valigia
,
di
mettere
in
ordine
le
sue
cose
e
cambiarsi
;
subito
dopo
uscì
nel
salotto
in
cerca
di
Lodovico
.
-
Mio
fratello
è
andato
un
momento
fuori
-
gli
disse
la
signora
Laura
.
-
Se
avete
bisogno
di
qualche
cosa
...
-
Grazie
!
Di
nulla
!
...
Non
sarà
nello
studio
?
...
-
Oh
,
nello
studio
!
...
-
esclamò
l
'
interrogata
,
con
espressione
di
profondo
rammarico
.
-
Non
vi
ha
posto
piede
da
che
è
qui
;
non
ne
ha
neppure
cercato
la
chiave
!
-
Non
se
ne
dolga
.
Lo
lasci
riposare
.
-
È
quel
che
ho
detto
per
iscusarlo
,
a
chi
si
lagna
della
sua
inerzia
.
Vi
ha
parlato
almeno
del
monumento
sull
'
Antalba
?
-
No
.
-
Vedete
?
...
Il
suo
nome
fu
concordemente
suggerito
da
tutti
,
quando
sorse
l
'
idea
d
'
innalzare
una
grande
immagine
sacra
su
quella
vetta
.
Si
sono
raccolte
più
di
trentamila
lire
:
somma
ragguardevole
,
se
pensate
che
il
nostro
paese
non
è
ricco
,
e
che
,
naturalmente
,
questo
denaro
dovrà
servire
alle
sole
spese
vive
.
Per
la
scelta
del
tema
si
sono
interamente
affidati
alla
sua
fantasia
d
'
artista
;
monsignor
Garbarini
,
il
nostro
vescovo
,
gli
ha
fatto
sapere
che
se
i
fondi
disponibili
non
basteranno
allo
svolgimento
di
un
'
idea
grandiosa
,
supplirà
del
suo
.
Ma
dopo
molte
promesse
,
dopo
le
calde
sollecitazioni
rivoltegli
da
Don
Pietro
Castelli
,
il
nostro
vecchio
e
buon
curato
orgoglioso
di
lui
più
che
un
padre
del
figlio
,
egli
non
parla
neppure
di
mettersi
al
lavoro
.
Aveva
detto
che
doveva
risalire
su
quel
monte
,
per
ispirarsi
:
dacché
è
qui
,
è
uscito
oggi
la
prima
volta
,
per
venirvi
incontro
.
-
Ha
lavorato
tanto
,
a
Firenze
...
-
Non
è
il
lavoro
quello
che
lo
abbatte
così
;
io
so
di
quali
sforzi
è
capace
quando
ha
sereno
lo
spirito
...
Sentite
,
Perez
,
giacché
siamo
su
questo
doloroso
argomento
...
Noi
abbiamo
aspettato
con
tanta
impazienza
questa
vostra
visita
perché
speriamo
molto
in
voi
...
Non
vedete
com
'
è
ridotto
il
mio
povero
Lodovico
?
-
Mi
pare
un
poco
sofferente
,
infatti
.
Che
ha
?
-
Lo
sappiamo
,
forse
?
...
Mio
marito
non
è
riuscito
ad
osservarlo
,
non
gli
ha
potuto
strappare
una
sola
parola
.
Dichiara
che
sta
benissimo
!
E
non
digerisce
,
passa
le
notti
insonni
...
-
Neurastenia
,
dispepsia
nervosa
,
probabilmente
.
-
Poterlo
credere
!
...
Noi
facciamo
assegnamento
su
voi
,
Perez
,
che
gli
siete
tanto
amico
,
che
avete
la
sua
confidenza
...
Con
noi
è
chiuso
,
irritabile
a
un
grado
che
non
posso
dirvi
...
Interrogatelo
,
diteci
che
ha
,
che
cosa
possiamo
fare
per
lui
;
fate
voi
stesso
qualche
cosa
per
guarirlo
;
per
divagarlo
...
-
Proverò
,
signora
Laura
;
ma
bisognerebbe
aver
tempo
,
e
disgraziatamente
i
giorni
della
mia
licenza
sono
contati
.
-
Già
,
dimenticavo
che
siete
venuto
per
la
cerimonia
di
domani
,
non
per
noi
...
Siete
molto
più
amico
di
quei
signori
che
nostro
!
L
'
espressione
di
fiduciosa
preghiera
,
di
cordiale
abbandono
che
aveva
animato
il
suo
viso
e
la
sua
voce
diede
luogo
,
mentre
ella
proferiva
queste
ultime
parole
,
a
un
senso
di
riserva
,
quasi
di
diffidenza
.
-
Amico
no
,
davvero
!
...
-
protestò
Perez
.
-
No
?
-
Conobbi
la
signora
a
Valsorrisa
,
due
anni
addietro
,
quando
passammo
la
stagione
lassù
con
Lodovico
.
-
Giovane
?
Bella
?
-
domandò
l
'
altra
,
a
denti
stretti
.
-
Ma
come
?
Non
la
conosce
?
-
Io
no
.
-
Non
sono
qui
col
marito
,
alla
Fraida
?
-
Sì
,
ho
sentito
che
vi
sono
tornati
da
qualche
giorno
,
dopo
esservi
stati
un
mese
fa
,
per
la
richiesta
delle
pubblicazioni
;
ma
io
non
li
ho
visti
,
né
allora
né
ora
...
Perez
tacque
un
poco
;
poi
,
come
spiegando
la
cosa
a
se
stesso
,
riprese
:
-
Senza
dubbio
,
nella
loro
condizione
particolarissima
,
hanno
bisogno
di
solitudine
,
di
raccoglimento
...
-
Senza
dubbio
!
-
ripeté
la
signora
Laura
.
-
Nessun
indiscreto
-
soggiunse
,
sottolineando
la
parola
con
l
'
intonazione
della
voce
e
un
gesto
della
mano
-
li
disturberà
.
-
Però
,
con
loro
...
coi
parenti
di
Lodovico
...
-
Ma
già
:
è
quel
che
si
potrebbe
pensare
,
se
gli
sono
tanto
amici
da
scegliere
proprio
il
suo
paese
per
compiervi
questa
...
Non
pronunziò
la
parola
;
dopo
una
breve
reticenza
riprese
:
-
Non
mancavano
certamente
siti
fuori
mano
,
in
Toscana
...
se
stanno
a
Firenze
...
-
Vi
sta
la
signora
.
Il
marito
è
rimasto
finora
in
Africa
,
nella
Stanlesia
...
Suo
fratello
non
le
ha
narrato
?
-
Lodovico
non
è
stato
mai
molto
loquace
;
ora
,
poi
...
Parve
che
ella
volesse
aggiungere
qualche
cosa
,
ma
si
rivoltò
a
un
tratto
udendo
rumore
di
passi
:
lo
scultore
apparve
sull
'
uscio
.
-
Laura
-
disse
alla
sorella
-
non
mi
riesce
di
trovar
la
chiave
dello
studio
.
Dove
l
'
avranno
cacciata
?
-
L
'
ho
serbata
io
.
Ti
serve
?
-
Bisognerebbe
aprirlo
per
mettervi
un
po
'
d
'
ordine
.
-
Subito
.
Faccio
da
me
,
o
vieni
anche
tu
?
-
No
,
io
resto
con
Perez
.
I
due
amici
uscirono
sulla
terrazza
.
Il
velo
della
nebbia
si
era
sollevato
un
poco
;
un
sole
pallido
,
senza
raggi
,
pendeva
sulla
cima
Antalba
.
-
Ho
sentito
del
monumento
sacro
che
vogliono
innalzare
lassù
-
disse
Perez
-
Ti
disponi
a
lavorare
?
-
Io
?
...
Se
mi
dài
un
'
idea
,
se
mi
spieghi
che
cosa
debbo
fare
!
...
Si
appoggiò
a
una
delle
colonne
,
strappò
alcune
foglie
gialle
dalla
vite
che
vi
si
attorcigliava
,
e
soggiunse
,
pianissimo
,
come
parlando
tra
sé
:
-
Domattina
verrà
qui
.
-
Ho
sentito
che
tua
sorella
non
la
conosce
ancora
.
-
No
.
Non
ha
voluto
conoscere
nessuno
dei
miei
,
non
ha
voluto
entrare
in
questa
casa
,
prima
della
funzione
sacra
...
Perez
chinò
il
capo
in
atto
d
'
approvazione
,
senza
pronunziare
le
parole
di
lode
che
gli
venivano
alle
labbra
.
-
A
proposito
!
...
-
esclamò
poi
,
-
vorrei
dirti
una
cosa
...
La
signora
Lariani
mi
scrisse
di
astenermi
dalle
solite
formalità
;
ma
fiori
vorrei
pure
mandarne
...
anche
come
annunzio
che
sono
arrivato
.
Lodovico
rispose
,
con
lo
stesso
tono
raccolto
:
-
Fiori
,
sì
.
Li
mando
anch
'
io
...
-
Ne
avete
sempre
tanti
,
in
giardino
?
Tuo
cognato
li
coltiva
con
la
stessa
passione
?
-
Sempre
...
La
piccola
Rita
attraversava
in
quel
momento
la
terrazza
correndo
.
Visti
i
due
amici
,
si
fermò
di
botto
.
-
Rita
,
-
le
domandò
lo
zio
,
-
dov
'
è
tuo
padre
?
-
L
'
hanno
mandato
a
chiamare
da
Cecco
della
Gervasa
...
Dice
che
sta
molto
male
.
-
E
tu
dove
vai
?
-
In
giardino
,
a
coglier
fiori
per
la
cappella
del
Redentore
.
-
Lasciane
,
dei
belli
...
Ne
ho
bisogno
.
-
Eh
!
...
-
rispose
la
bimba
,
facendo
col
braccino
un
gesto
largo
.
-
Prima
che
li
colga
tutti
!
...
Ma
se
vuoi
scegliere
,
perché
non
vieni
con
me
?
-
Mi
pare
che
la
mia
nipotina
del
cuore
abbia
proprio
ragione
-
approvo
Perez
.
-
Andiamo
anche
noi
.
Si
avviarono
.
Dietro
l
'
edificio
principale
,
oltre
la
corte
interna
,
dirimpetto
ai
corpi
rustici
,
il
vecchio
granaio
che
lo
scultore
aveva
trasformato
e
adattato
a
studio
già
mostrava
il
grande
uscio
e
le
finestre
spalancate
La
signora
Laura
,
vedendo
passare
la
piccola
brigata
,
venne
innanzi
sulla
soglia
.
-
Dove
andate
?
-
In
giardino
-
rispose
Rita
.
-
Laura
,
-
soggiunse
lo
scultore
,
-
io
e
Perez
abbiamo
bisogno
di
fiori
,
per
stasera
.
-
Ma
...
-
fece
ella
,
esitante
,
e
quasi
con
un
moto
di
contrarietà
.
-
Domani
,
veramente
,
bisognerebbe
ornare
la
cappella
,
alla
Guardiola
.
Un
lampo
passò
nello
sguardo
di
Lodovico
.
Egli
rispose
,
con
voce
dura
:
-
Se
bisogna
ornare
la
cappella
,
cercheremo
altrove
...
-
Ma
no
,
ma
no
...
fa
'
pure
...
ce
ne
sarà
per
tutti
...
-
soggiunse
tosto
la
signora
Laura
,
riguardosa
a
un
tratto
,
e
come
pentita
delle
prime
parole
mentre
suo
fratello
,
voltatosi
verso
la
bambina
,
le
ingiungeva
brevemente
:
-
Rita
,
andiamo
!
La
bimba
,
quasi
comprendendo
il
secreto
dissenso
dei
parenti
,
si
voltò
a
guardare
la
madre
coi
grandi
occhi
inquieti
,
poi
si
mosse
dietro
allo
zio
.
Allora
,
con
voce
concitata
e
dolente
,
la
signora
Laura
trattenne
un
istante
l
'
amico
.
-
Vedete
,
Perez
?
...
Ha
preso
fuoco
...
Che
gli
ho
detto
?
-
Sst
!
...
Stia
zitta
!
...
Venga
,
venga
con
noi
...
-
E
procedendo
a
brevi
passi
,
in
modo
da
far
crescere
la
distanza
dai
due
che
li
precedevano
,
l
'
ospite
riprese
:
-
Scusi
,
mia
buona
amica
,
ma
neanche
a
me
sembra
che
la
nostra
richiesta
le
abbia
fatto
molto
piacere
...
Vivacemente
,
schiettamente
,
ella
confessò
:
-
È
vero
,
sì
...
e
ve
ne
chiedo
scusa
!
...
Ma
che
volete
!
...
Se
dovessi
dirvi
che
vediamo
con
molta
simpatia
questa
donna
,
non
sarei
punto
sincera
.
-
Mi
permette
di
dirle
che
ha
torto
?
-
Perché
è
venuta
qui
?
Perché
si
nasconde
da
noi
?
Che
cosa
significa
questo
tardivo
matrimonio
religioso
?
Che
cosa
vuole
da
mio
fratello
?
...
No
,
Perez
:
bisogna
che
vi
dica
tutto
,
una
buona
volta
..
Io
sento
che
il
male
di
Lodovico
viene
da
lei
.
Egli
rispose
,
con
voce
grave
:
-
Il
male
,
ma
forse
anche
il
bene
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
Erano
sulla
soglia
del
giardino
,
dove
lo
scultore
e
la
sua
nipotina
cominciavano
ad
aggirarsi
,
chinati
sulle
aiuole
,
sui
vasi
,
sulle
piccole
tettoie
che
riparavano
le
piante
più
delicate
dalle
intemperie
.
-
Signora
Laura
,
a
una
donna
d
'
alti
sentimenti
come
lei
si
può
,
si
deve
anzi
dir
tutto
,
affinché
giudichi
serenamente
...
La
signora
Lariani
è
stata
una
grande
passione
di
Lodovico
;
non
è
mancato
per
lui
se
,
invece
di
rendere
indissolubile
il
nodo
coniugale
,
ella
non
lo
ha
sciolto
,
chiedendo
ed
ottenendo
il
divorzio
in
Africa
per
sposare
suo
fratello
.
Lei
stessa
si
è
opposta
a
questo
disegno
;
lei
stessa
,
stringendosi
al
padre
dei
propri
figli
,
rende
impossibile
la
pazzia
che
Lodovico
avrebbe
commessa
a
cuor
leggero
.
Non
ha
voluto
lei
stessa
conoscere
nessuno
di
loro
,
finché
la
benedizione
nuziale
non
avrà
cancellato
il
ricordo
del
legame
colpevole
e
riscattato
l
'
errore
.
-
Ah
!
...
-
fece
la
signora
Laura
,
fermandosi
e
guardando
l
'
ospite
con
un
senso
d
'
immenso
stupore
.
-
Domani
,
dopo
la
cerimonia
,
prima
di
partire
per
l
'
Inghilterra
,
dove
vanno
a
stabilirsi
,
verrà
qui
.
Veda
lei
,
nella
sua
bontà
,
nella
sua
giustizia
,
se
merita
di
essere
accolta
ostilmente
...
IV
Il
rito
Il
domani
,
all
'
alba
,
mentre
ancora
tutta
la
casa
era
immersa
nel
sonno
,
Perez
fu
destato
dalla
cameriera
che
venne
a
portargli
il
caffè
.
Si
levò
,
si
vestì
rapidamente
,
e
andò
a
picchiare
all
'
uscio
di
Lodovico
.
Lo
trovò
seduto
alla
scrivania
,
con
la
testa
fra
le
mani
:
vedendo
il
letto
non
ancora
disfatto
e
le
molte
carte
strappate
nel
cestino
,
comprese
che
aveva
passata
la
notte
a
scrivere
ed
a
stracciare
i
suoi
scritti
.
-
Se
la
cerimonia
è
per
le
sette
,
-
gli
disse
,
senza
dare
a
dividere
d
'
essersi
accorto
di
nulla
,
-
non
abbiamo
molto
tempo
da
perdere
.
-
Sono
pronto
.
Uscirono
insieme
nella
corte
,
montarono
sul
calessino
già
attaccato
,
guidato
questa
volta
dal
fattore
,
che
prese
la
via
della
Fraida
.
Non
scambiarono
una
parola
durante
il
breve
percorso
,
sotto
il
bosco
dei
larici
.
La
nebbia
si
era
riaddensata
,
nella
notte
,
ma
un
vento
fresco
che
cominciava
a
levarsi
la
discacciava
ora
lungo
le
coste
dei
monti
,
la
faceva
svaporare
dalla
valle
come
da
una
immensa
caldaia
.
Una
carrozza
a
quattro
posti
stava
ferma
dinanzi
al
cancello
del
"
Grand
-
Hôtel
"
;
gli
sposi
aspettavano
nel
salottino
del
pian
terreno
rialzato
.
In
un
semplicissimo
abito
da
viaggio
,
di
color
grigio
,
senza
trine
,
senza
nastri
,
con
una
sola
spilla
al
colletto
,
formata
da
tre
serpentelli
annodati
in
un
triplice
simbolo
di
eternità
,
la
signora
Lariani
,
in
piedi
accanto
alla
finestra
,
leggeva
un
libro
che
posò
sul
davanzale
per
volgersi
ai
sopravvenuti
.
-
Grazie
dei
fiori
!
-
disse
,
mostrando
i
mazzi
disposti
in
due
grandi
vasi
sul
pianoforte
.
-
Grazie
a
voi
,
Perez
,
d
'
avere
accettato
...
-
Rivolta
al
marito
,
presentò
:
-
Domenico
Perez
,
Francesco
;
il
dotto
e
l
'
artista
di
cui
ti
ho
tanto
parlato
,
che
ci
fa
il
piacere
di
esser
tuo
testimonio
.
Il
colonnello
Harrington
gli
strinse
la
mano
,
dicendo
in
un
italiano
alquanto
dentale
:
-
Le
sono
molto
grato
dell
'
onore
che
mi
fate
.
-
Lieto
e
fortunato
io
stesso
...
-
Sono
le
sette
precise
,
-
riprese
ella
,
dopo
aver
guardato
l
'
orologio
,
e
rivolgendosi
allo
scultore
,
a
cui
il
colonnello
si
era
avvicinato
,
salutandolo
con
molta
cordialità
.
-
Non
si
potrebbe
essere
più
puntuali
!
Il
tempo
di
prendere
una
tazza
di
tè
:
volete
?
-
Grazie
,
no
...
-
si
scusò
egli
,
inchinandosi
.
-
Allora
voi
,
Perez
?
-
Volentieri
,
signora
.
-
Poco
latte
o
molto
?
-
Moltissimo
.
-
Quante
altre
volte
siete
venuto
quassù
?
-
gli
domandò
ancora
,
servendolo
.
-
Tre
o
quattro
;
ma
non
mi
sono
bastate
.
Bisognerebbe
viverci
tutta
la
vita
.
-
Tutta
è
forse
troppo
;
ma
pochi
luoghi
,
veramente
,
ho
visto
di
una
bellezza
così
perfetta
.
È
vero
,
Francesco
?
-
Sicuramente
,
-
confermò
l
'
interrogato
,
cominciando
ad
infilarsi
i
guanti
.
-
Vi
sono
paesaggi
di
più
maestà
,
ma
nessuno
così
...
così
graceful
.
-
Ben
detto
,
-
approvò
Perez
.
-
La
grazia
è
propriamente
la
qualità
di
queste
linee
.
-
Do
you
speak
english
?
-
Yes
,
Sir
.
-
I
am
very
glad
...
Mentre
essi
parlavano
in
inglese
,
ella
s
'
avvicinò
a
Bertini
,
che
sfogliava
il
libretto
da
lei
lasciato
sul
davanzale
della
finestra
.
Era
un
opuscolo
di
poche
decine
di
pagine
,
legato
di
tela
verde
con
fregi
d
'
oro
;
sul
fronte
miniato
si
leggeva
:
"
Il
Matrimonio
cristiano
,
con
l
'
aggiunta
della
Messa
per
gli
sposi
"
.
Ogni
pagina
,
inquadrata
di
rosso
,
era
divisa
in
due
colonne
:
una
per
il
testo
,
l
'
altra
per
la
traduzione
della
Benedictio
anuli
e
della
Missa
pro
sponso
et
sponsa
.
-
Io
non
sono
dotta
come
voi
,
-
spiegò
ella
,
con
un
sorriso
di
scusa
.
-
Ho
bisogno
di
aiuto
per
comprendere
le
formole
del
rituale
.
Egli
rispose
,
senza
alzare
lo
sguardo
,
continuando
a
sfogliare
macchinalmente
le
pagine
:
-
È
un
latino
molto
facile
.
-
Sì
,
quello
della
messa
comune
lo
conosco
anch
'
io
;
ma
vi
sono
parti
nuove
,
in
quelle
che
andiamo
ad
ascoltare
...
A
questo
proposito
...
S
'
interruppe
,
sollevò
le
mani
,
si
trasse
dal
dito
l
'
anello
nuziale
,
e
glielo
porse
.
Egli
depose
il
libro
,
senza
stendere
la
mano
.
Il
suo
sguardo
pareva
cieco
;
il
viso
era
livido
e
inespressivo
come
una
maschera
.
-
Prendete
,
custoditelo
;
tocca
a
voi
consegnarlo
al
sacerdote
.
La
mano
che
egli
sollevò
lentamente
tremava
;
quando
ella
vi
ebbe
deposto
il
cerchietto
d
'
oro
,
si
abbassò
come
gravata
d
'
un
peso
insostenibile
.
-
Stanlesia
has
been
founded
twenty
years
ago
-
spiegava
il
colonnello
a
Perez
;
-
it
is
a
free
State
of
english
speaking
people
...
-
Se
non
vi
dispiace
,
-
diss
'
ella
,
volgendosi
dalla
loro
parte
,
-
continuerete
la
vostra
conversazione
in
carrozza
;
ora
è
tempo
d
'
andare
...
Raccolse
da
una
poltrona
i
guanti
e
il
mantello
,
che
Perez
corse
a
reggerle
;
poi
,
preso
il
libretto
della
messa
nuziale
,
disse
a
Bertini
che
chiudeva
con
un
gesto
automatico
l
'
anello
nel
portamonete
:
-
Datemi
il
braccio
.
Si
avviarono
così
,
a
fianco
l
'
uno
dell
'
altra
.
Ella
era
,
come
sempre
,
perfettamente
padrona
di
sé
,
sciolta
nelle
mosse
,
serena
nel
viso
.
Il
braccio
di
lui
tremava
tanto
,
il
suo
passo
era
così
malfermo
,
che
ella
sostò
un
momento
,
nel
giardino
.
-
La
mattinata
è
fresca
.
Vi
levate
mai
così
presto
?
-
Talvolta
...
Tremava
anche
la
sua
voce
,
pareva
che
egli
non
potesse
più
dominarsi
.
Ella
si
volse
a
guardare
dietro
di
sé
.
Perez
,
rimasto
solo
mentre
il
colonnello
dava
ordini
al
portinaio
ed
al
cameriere
,
si
avanzava
a
raggiungerli
.
-
Quanto
tempo
è
,
Perez
,
gli
domandò
-
che
assisteste
in
duello
il
vostro
amico
?
-
Molti
anni
,
signora
;
troppi
anni
!
...
-
Sottolineando
con
l
'
espressione
della
voce
e
dello
sguardo
l
'
esortazione
al
coraggio
che
era
nell
'
allusione
di
lei
,
soggiunse
:
-
Ti
rammenti
,
Lodovico
?
Sopraggiunto
il
marito
,
salirono
in
carrozza
:
ella
prima
,
additando
a
Bertini
il
posto
accanto
al
suo
;
Perez
e
il
colonnello
poi
,
sedendo
sui
posti
dirimpetto
.
Il
vento
,
ringagliardito
,
aveva
squarciato
il
velo
della
nebbia
;
candidi
lembi
ne
rimanevano
ancora
attaccati
alle
asperità
delle
montagne
,
simili
a
brandelli
d
'
una
gran
veste
lacerata
;
fiocchi
di
vapori
s
'
insinuavano
fra
i
solchi
della
terra
in
modo
da
porne
in
evidenza
tutta
la
plastica
.
-
La
cima
Antalba
è
quella
?
-
domandò
ella
,
rivolta
a
Bertini
,
e
additando
la
vetta
più
alta
della
Gobba
del
Cammello
.
-
Sì
.
-
Lassù
dovrebbe
sorgere
il
vostro
monumento
?
Egli
rispose
con
una
impercettibile
scossa
delle
spalle
.
Riprendendo
l
'
animato
discorso
in
inglese
col
marito
,
Perez
non
lasciava
con
gli
occhi
l
'
amico
,
e
il
ricordo
evocato
dalla
signora
Lariani
si
precisava
ora
nella
sua
memoria
.
Nella
prima
gioventù
,
forse
più
di
venti
anni
addietro
,
in
seguito
a
una
discussione
artistica
invelenitasi
e
degenerata
in
diverbio
,
egli
aveva
assistito
Lodovico
sul
terreno
,
a
Roma
.
In
una
simile
mattinata
autunnale
,
lungo
la
via
Appia
,
si
era
trovato
seduto
come
ora
dinanzi
al
compagno
in
procinto
di
battersi
;
ma
il
pericolo
a
cui
il
giovane
andava
allora
incontro
lo
aveva
reso
loquace
,
ilare
,
quasi
felice
,
mentre
l
'
uomo
maturo
pareva
ora
smarrito
all
'
appressarsi
dell
'
ultimo
atto
della
sua
ultima
passione
.
Salita
e
girata
dalla
parte
del
monte
,
la
carrozza
venne
ad
arrestarsi
dinanzi
alla
porticina
destra
della
chiesa
:
la
sola
aperta
,
delle
tre
.
Le
poche
persone
che
stavano
giù
nella
piazza
volsero
appena
il
capo
:
certamente
la
curiosità
di
assistere
ad
una
cerimonia
nuziale
le
avrebbe
spinte
a
raggiungere
la
comitiva
;
ma
nessuno
sospettò
che
a
quell
'
ora
,
senza
apparato
,
si
stesse
per
celebrare
un
matrimonio
:
evidentemente
i
forestieri
accompagnati
dal
signor
Bertini
andavano
visitando
le
cose
notevoli
di
Promonte
.
Dall
'
interno
,
il
tendone
di
pelle
imbottita
che
difendeva
l
'
entrata
della
porticina
si
sollevò
:
il
vecchio
custode
apparve
,
inchinandosi
a
tutti
,
salutando
con
rispettosa
cordialità
lo
scultore
.
-
Signor
Lodovico
,
suo
servo
.
Ella
domandò
entrando
:
-
Non
vi
è
qui
un
'
opera
del
signor
Bertini
?
-
Eccola
!
-
rispose
il
vecchio
,
additando
l
'
acquasantaio
.
Un
grande
angelo
,
con
le
ali
raccolte
,
lo
sguardo
al
cielo
,
le
braccia
protese
ed
arcuate
,
reggeva
con
ambe
le
mani
un
'
anfora
antica
.
Le
forme
disegnate
sotto
il
peplo
leggero
erano
quelle
d
'
un
adolescente
,
senza
sesso
,
o
piuttosto
ambiguamente
partecipe
dei
caratteri
dei
due
sessi
:
un
divino
ermafrodito
,
agile
e
forte
come
un
efebo
,
coi
fianchi
e
il
seno
soavi
d
'
una
giovinetta
canefora
,
il
viso
d
'
una
bellezza
ideale
e
propriamente
oltreumana
.
-
Pare
un
Donatello
,
-
disse
il
colonnello
,
rompendo
il
silenzio
.
-
Infatti
!
-
rispose
Perez
,
molto
stupito
d
'
udire
un
così
sagace
giudizio
artistico
in
bocca
ad
un
uomo
d
'
arme
piovuto
dall
'
estrema
Africa
orrenda
.
Il
vecchio
,
con
voce
tremante
di
orgoglio
e
di
tenerezza
insieme
,
soggiunse
:
-
Il
signor
Lodovico
aveva
appena
vent
'
anni
quando
lavorò
per
la
sua
chiesa
...
Questa
è
la
chiesa
del
signor
Bertini
...
Qui
sono
sepolti
i
suoi
nonni
,
qui
si
sposarono
i
suoi
genitori
,
qui
fu
tenuto
a
battesimo
...
Me
ne
rammento
come
fosse
ieri
,
e
se
ne
rammenta
Don
Pietro
...
Lì
,
dinanzi
al
fonte
...
la
sua
sorellina
e
gli
altri
bambini
che
reggevano
i
ceri
...
ed
era
buono
anche
nelle
fasce
,
il
nostro
signor
Lodovico
...
Lo
scultore
pareva
non
udisse
,
considerando
il
marmo
;
ma
non
pareva
neanche
che
vi
riconoscesse
l
'
opera
propria
,
tanto
il
suo
sguardo
era
attonito
.
-
Ora
si
aspetta
la
statua
che
lavorerà
per
la
cima
Antalba
...
L
'
ha
promessa
a
Monsignore
!
...
Chi
sa
che
bellezza
...
Perez
tagliò
corto
,
osservando
:
-
Non
facciamo
aspettare
il
signor
curato
.
Per
la
navata
di
destra
,
nella
cui
penombra
splendevano
le
luci
delle
lampade
votive
,
la
comitiva
s
'
avviò
alla
sacristia
.
Don
Pietro
,
già
vestito
del
camice
e
della
pianeta
,
finiva
di
cingere
la
stola
ed
il
manipolo
:
vecchissimo
,
con
una
tenue
aureola
di
capelli
bianchi
intorno
alla
fronte
ed
alla
nuca
che
parevano
scolpite
nell
'
avorio
antico
,
egli
manteneva
ancora
diritta
l
'
alta
persona
,
e
solo
le
sue
mani
tremavano
un
poco
.
Le
distese
ai
sopravvenuti
,
chinando
la
bella
testa
in
atto
di
saluto
,
e
disse
:
-
Se
gli
sposi
vogliono
udire
la
lettura
del
"
Contrahant
"
,
non
resterà
poi
che
apporre
la
loro
firma
,
con
quella
dei
testimoni
,
dopo
la
cerimonia
.
Assentendo
tutti
,
prese
dalle
mani
del
chierico
il
foglio
e
lesse
la
formula
di
consentimento
dell
'
autorità
ecclesiastica
.
Poi
chiese
:
-
L
'
anello
?
Ella
si
volse
a
Bertini
:
ma
poiché
pareva
che
questi
non
comprendesse
,
spiegò
:
-
Bertini
,
volete
dare
l
'
anello
al
reverendo
?
Allora
soltanto
egli
trasse
il
cerchietto
d
'
oro
e
lo
consegnò
al
sacerdote
.
Tutti
tornarono
in
chiesa
.
Non
vi
erano
se
non
due
donne
,
due
contadine
,
inginocchiate
sotto
il
pergamo
.
Gli
ori
dell
'
altare
rifulgevano
alla
luce
dei
ceri
che
il
sacrista
veniva
accendendo
.
Due
inginocchiatoi
stavano
disposti
sopra
un
breve
tappeto
,
poco
discosti
dal
primo
gradino
,
per
gli
sposi
;
più
indietro
,
due
sedie
per
i
testimoni
.
Il
celebrante
salì
sull
'
altare
,
lentamente
,
sostando
ad
ogni
gradino
.
Fece
l
'
atto
di
genuflettersi
,
distese
le
braccia
,
chinò
la
fronte
e
baciò
la
tovaglia
.
Poi
,
ridisceso
,
si
appressò
agli
sposi
.
Nel
silenzio
augusto
domandò
con
voce
solenne
:
-
Voi
,
Francesco
Patrizio
Harrington
,
volete
prendere
per
vostra
legittima
moglie
,
secondo
il
rito
di
Santa
Romana
Chiesa
,
Rosanna
Lariani
?
Rigidamente
composto
,
come
dinanzi
ad
un
capo
,
come
sulla
fronte
del
suo
reggimento
,
l
'
interrogato
si
sciolse
dall
'
atteggiamento
marziale
,
s
'
inchinò
e
disse
con
voce
vibrante
di
commozione
contenuta
:
-
Sì
.
-
E
voi
,
Rosanna
Lariani
,
volete
prendere
per
vostro
legittimo
marito
,
secondo
il
rito
di
Santa
Romana
Chiesa
,
Francesco
Patrizio
Harrington
?
Ella
che
reggeva
con
le
due
mani
intrecciate
il
libretto
,
a
testa
china
,
prosciolse
le
braccia
,
rialzò
la
fronte
e
rispose
fermamente
:
-
Sì
.
Un
senso
d
'
indefinibile
inquietudine
guadagnò
l
'
animo
di
Perez
.
Senza
volgere
il
capo
egli
guardò
con
la
coda
dell
'
occhio
alla
sua
destra
.
Lodovico
,
ritto
dietro
la
seggiola
,
ne
aveva
strettamente
afferrata
la
spalliera
con
una
mano
;
l
'
altra
,
con
la
quale
reggeva
il
cappello
,
era
scossa
da
un
tremito
violento
.
Col
viso
cadaverico
,
le
mascelle
contratte
,
lo
sguardo
fiso
e
ardente
,
era
evidente
che
faceva
uno
sforzo
straordinario
per
non
tradirsi
.
Ma
già
,
alzate
le
braccia
paterne
,
distese
le
venerabili
mani
tremolanti
,
socchiusi
i
miti
occhi
,
il
sacerdote
pronunziava
con
voce
ispirata
le
parole
irrevocabili
:
-
Ego
coniungo
vos
in
matrimonium
,
in
nomine
Patris
,
et
Filii
,
et
Spiritus
Sancti
.
L
'
inquietudine
,
la
commozione
,
il
turbamento
di
Perez
,
al
pensiero
della
tempesta
che
imperversava
in
quel
punto
nel
cuore
dell
'
amico
,
divennero
insostenibili
;
col
bisogno
di
reagire
,
di
scuotersi
,
di
far
qualche
cosa
,
depose
il
cappello
sulla
seggiola
e
cominciò
a
cavarsi
i
guanti
.
Ora
,
risalito
sull
'
altare
,
il
sacerdote
iniziava
la
cerimonia
della
Benedizione
,
proferiva
le
formule
alle
quali
l
'
accolito
dava
le
dovute
risposte
.
-
Adiutorum
nostrum
in
nomine
Domini
.
-
Qui
fecit
coelum
et
terram
.
-
Domine
,
exaudi
orationem
meam
.
-
Et
clamor
meus
ad
te
veniat
...
Quale
secreta
virtù
possedevano
le
parole
antiche
,
le
formule
che
per
secoli
e
secoli
erano
state
ripetute
dalle
anime
pie
,
che
per
secoli
e
secoli
avrebbero
echeggiato
sotto
le
volte
sacre
al
raccoglimento
ed
alla
penitenza
,
sopra
le
culle
e
sopra
le
bare
?
Appartenevano
ad
una
lingua
non
più
parlata
dagli
uomini
,
ma
eternamente
viva
,
come
la
più
propria
espressione
della
preghiera
.
E
il
significato
ne
era
così
chiaro
,
si
traduceva
così
facilmente
anche
agli
ignari
:
-
Benedici
,
Signore
,
questo
anello
che
noi
nel
tuo
nome
benediciamo
,
affinché
colei
che
lo
porterà
,
tenendo
integra
fede
al
suo
sposo
,
rimanga
in
pace
e
nella
volontà
tua
,
ed
in
carità
scambievole
sempre
viva
.
Per
Cristo
Signore
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Il
cerchietto
d
'
oro
era
stato
deposto
in
un
vassoio
d
'
argento
.
Curvata
l
'
alta
persona
a
prendere
l
'
aspersorio
che
l
'
accolito
gli
porgeva
,
il
sacerdote
tracciò
con
mano
non
più
tremante
un
segno
di
croce
sul
simbolo
;
poi
lo
consegnò
allo
sposo
,
che
lo
passò
all
'
anulare
sinistro
della
donna
sua
.
-
In
nome
del
Padre
,
del
Figlio
e
dello
Spirito
Santo
.
-
Così
sia
.
-
Conferma
,
Signore
,
ciò
che
noi
operammo
.
-
Dal
tempio
santo
tuo
che
è
in
Gerusalemme
.
-
Kyrie
eleison
...
Allora
accadde
una
cosa
terribile
.
Come
un
brivido
sonoro
,
come
l
'
anelito
e
il
gemito
d
'
un
'
anima
ferita
e
penante
echeggiò
sotto
le
volte
della
vecchia
chiesa
;
poi
la
voce
potente
dell
'
organo
si
affermò
,
si
modulò
,
si
svolse
nelle
note
lunghe
e
gravi
d
'
un
canto
solenne
.
Perez
si
sentì
opprimere
il
petto
e
mozzare
il
fiato
e
velare
lo
sguardo
da
una
commozione
veemente
,
che
un
repentino
moto
di
collera
soffocò
e
poi
disperse
.
Chi
aveva
ordinata
quella
musica
?
Alla
cerimonia
da
celebrare
con
estrema
semplicità
,
chi
aveva
aggiunto
l
'
irresistibile
prestigio
di
quel
canto
d
'
implorazione
,
di
fede
e
di
speranza
?
Non
bastava
il
tormento
inflitto
allo
spettatore
di
quelle
nozze
;
bisognava
anche
,
per
colmo
di
raffinatezza
,
esasperarlo
con
la
sottile
e
profonda
malìa
dei
suoni
e
dei
ritmi
?
...
E
col
cuore
tremante
di
carità
imponente
,
sapendo
di
non
poter
far
altro
che
appagare
il
secreto
senso
di
curiosità
sempre
vigile
nel
suo
spirito
indagatore
,
egli
si
volse
a
guardare
l
'
amico
.
Lodovico
Bertini
era
rimasto
nello
stesso
atteggiamento
,
con
la
destra
alla
spalliera
,
con
l
'
altro
braccio
pendente
lungo
il
fianco
;
ma
non
tremava
più
,
non
si
stringeva
con
la
forza
di
prima
al
sostegno
.
Pareva
che
tutte
le
sue
membra
rilassate
si
fossero
rapprese
in
quella
positura
;
soltanto
la
fronte
si
era
abbassata
,
e
dalle
palpebre
gonfie
le
lacrime
sgorgavano
,
solcavano
le
guance
emaciate
,
stillavano
a
terra
.
I
coniugi
gli
voltavano
le
spalle
;
l
'
officiante
,
sull
'
altare
,
era
intento
alla
celebrazione
del
rito
:
nessuno
poteva
scorgere
il
suo
pianto
.
Se
anche
lo
avessero
scorto
,
egli
non
sarebbe
riuscito
a
frenarlo
.
Non
piangeva
da
tanto
tempo
,
dalla
notte
passata
in
viaggio
,
sul
treno
,
con
lei
.
Non
aveva
più
pianto
,
alla
stazione
di
Milano
,
vedendola
andar
via
con
quell
'
uomo
a
cui
aveva
dovuto
stringere
la
mano
e
rivolgere
parole
senza
nesso
né
significato
.
Non
aveva
pianto
neanche
dopo
averli
riveduti
entrambi
,
alla
Fraida
,
invitato
da
lei
,
quando
vi
erano
venuti
per
le
pubblicazioni
;
dopo
averla
udita
annunziare
che
,
insieme
con
Perez
,
egli
,
egli
stesso
,
sarebbe
stato
testimonio
alle
nozze
,
e
che
,
compiuta
la
cerimonia
e
ripresi
i
figli
a
Firenze
,
sarebbero
andati
a
stabilirsi
in
Inghilterra
.
Tutte
queste
cose
lo
avevano
troppo
stordito
,
come
colpi
di
mazza
sulla
nuca
.
Le
poche
parole
scambiate
da
solo
a
sola
con
lei
,
in
un
momento
di
libertà
,
gli
avevano
dimostrato
che
nulla
gli
restava
da
fare
se
non
obbedirla
,
fino
all
'
ultimo
,
covando
il
suo
corruccio
,
nutrendosi
del
suo
dolore
.
Durante
l
'
ultima
notte
aveva
vegliato
,
tentando
di
significarlo
,
per
lei
;
cercando
parole
che
non
sarebbero
più
uscite
dalla
memoria
,
che
le
avrebbero
eternamente
attestato
la
forza
della
sua
passione
,
che
l
'
avrebbero
implacabilmente
accompagnata
,
come
la
voce
del
rimorso
,
come
il
rantolo
dell
'
agonia
;
ma
aveva
lacerato
tutte
le
sue
scritture
,
non
trovando
neppur
una
espressione
capace
di
rendere
tutto
il
suo
pensiero
,
giudicando
vana
la
ricerca
,
artificioso
lo
studio
,
riconoscendo
l
'
inutilità
d
'
ogni
tentativo
di
influire
in
qualunque
modo
su
quell
'
anima
risoluta
ed
inflessibile
.
Era
rimasto
inchiodato
sulla
poltrona
,
innanzi
alla
scrivania
,
con
le
membra
di
piombo
,
con
gli
occhi
aridi
e
bruciati
.
Aveva
trasalito
all
'
arrivo
dell
'
amico
,
rabbrividito
al
freddo
dell
'
alba
autunnale
,
tremato
entrando
nell
'
albergo
,
ritrovandosi
dinanzi
a
lei
ed
all
'
uomo
che
gliela
portava
via
senza
speranza
più
di
ritorno
.
Quando
ella
si
era
tolto
dal
dito
l
'
anello
nuziale
,
affidandoglielo
,
per
poco
non
lo
aveva
lasciato
cadere
,
ma
non
già
in
un
impeto
di
ribellione
,
bensì
dalla
violenza
dello
stordimento
.
Egli
,
egli
stesso
,
che
aveva
voluto
spezzare
quell
'
anello
e
dargliene
uno
suo
,
per
la
vita
e
per
la
morte
,
egli
stesso
doveva
ora
custodirlo
affinché
un
altro
lo
ripassasse
,
benedetto
,
al
suo
dito
,
per
la
vita
e
per
la
morte
?
...
Nulla
aveva
più
avuto
senso
,
durante
il
ritorno
a
Promonte
,
in
carrozza
,
in
chiesa
,
dinanzi
all
'
opera
giovanile
,
alla
statua
scolpita
da
qualcuno
di
cui
si
era
rammentato
confusamente
,
come
di
una
conoscenza
perduta
,
come
di
un
morto
.
Delle
parole
del
custode
non
aveva
compreso
altro
che
l
'
evocazione
dei
suoi
morti
,
rivedendo
le
salme
deposte
su
quel
livido
marmo
,
in
un
tempo
lontano
,
o
forse
ieri
.
Nello
spirito
ottenebrato
,
nell
'
anima
smarrita
,
i
preparativi
della
cerimonia
,
le
figure
e
i
gesti
e
le
voci
avevano
assunto
un
carattere
irreale
,
come
nei
sogni
.
Sì
,
ella
aveva
risposto
di
sì
,
inevitabilmente
,
come
negli
incubi
,
quando
nulla
si
può
fare
per
impedire
che
le
fatalità
si
compiano
,
quando
non
si
può
accorrere
,
quando
non
si
può
gridare
.
E
l
'
anello
nuziale
che
era
stato
in
suo
potere
era
tornato
al
dito
di
lei
,
per
mano
d
'
un
altro
!
A
un
tratto
,
udendo
gli
accordi
dell
'
organo
,
riconoscendo
la
voce
delle
vecchie
canne
armoniose
come
gole
umane
,
la
voce
che
aveva
impetrato
requie
eterna
ai
suoi
morti
,
che
cantava
requie
alla
sua
speranza
,
il
suo
pianto
troppo
a
lungo
contenuto
traboccò
.
La
voce
diceva
:
"
La
speranza
è
morta
,
la
gioia
è
finita
,
la
stessa
tua
vita
finisce
:
esala
gli
ultimi
sospiri
qui
dove
traesti
i
primi
vagiti
;
aspetta
di
raggiungere
colei
che
lungamente
invano
sognò
di
vederti
un
giorno
dinanzi
a
questo
altare
,
accanto
alla
tua
sposa
,
di
udirti
pronunziare
la
sillaba
del
consenso
,
la
sillaba
che
ella
stessa
disse
all
'
uomo
col
quale
ti
generò
;
paga
ora
i
tuoi
errori
,
sconta
la
tua
gioia
effimera
e
peccaminosa
;
nascondi
lo
strazio
dell
'
anima
tua
all
'
uomo
che
offendesti
e
che
riprende
i
suoi
diritti
;
piangi
tutte
le
tue
lacrime
perché
il
tuo
sogno
è
svanito
senza
ritorno
mai
più
,
china
la
fronte
superba
dinanzi
alla
divina
maestà
d
'
una
legge
che
disconoscesti
e
calpestasti
,
ai
giorni
del
folle
orgoglio
,
della
baldanza
cieca
...
"
Poi
il
canto
solenne
e
potente
del
Kyrie
si
abbassò
di
tono
,
si
spezzò
nelle
frasi
d
'
un
mottetto
accompagnante
la
recitazione
del
Pater
:
-
Padre
nostro
che
stai
nei
cieli
,
santificato
il
nome
tuo
,
venga
a
noi
il
tuo
regno
,
sia
la
tua
volontà
...
Una
volontà
fatale
si
compiva
,
infatti
.
Contesa
da
due
affetti
,
quella
donna
tornava
necessariamente
al
primo
.
Egli
non
assisteva
semplicemente
alla
consacrazione
di
quelle
nozze
,
ma
vi
contribuiva
per
una
necessità
evidente
.
Ogni
atto
ed
ogni
gesto
,
dinanzi
a
quell
'
altare
,
avevano
un
significato
recondito
che
egli
ora
discopriva
;
rendendo
l
'
anello
,
egli
rendeva
al
possessore
legittimo
la
donna
già
stata
sua
.
Colui
che
l
'
aveva
impalmata
e
poi
perduta
,
la
riotteneva
ora
da
lui
.
Non
era
soltanto
necessario
ma
giusto
.
Nella
vita
di
quella
donna
egli
era
stato
un
episodio
,
un
'
illusione
,
un
errore
:
errore
anch
'
esso
fatale
,
ma
emendabile
...
-
Dànne
il
nostro
pane
...
non
indurne
in
tentazione
...
La
preghiera
aveva
anch
'
essa
un
senso
profondo
:
chiedendo
di
non
essere
tentate
,
le
creature
umane
confessavano
tutta
la
debolezza
loro
.
Ella
era
caduta
,
come
tante
altre
;
ma
per
rialzarsi
,
come
poche
altre
.
Ed
il
Pater
noster
di
quella
Benedizione
nuziale
non
si
chiudeva
come
l
'
ordinario
:
la
voce
dell
'
accolito
si
sposava
a
quella
del
prete
,
implorando
ancora
:
-
Liberane
dal
male
.
-
Salva
i
tuoi
servi
.
-
In
te
,
mio
Dio
,
speranti
.
-
Manda
loro
,
Signore
,
un
santo
aiuto
.
-
E
da
Sionne
custodiscili
.
-
Sii
ad
essi
,
Signore
,
torre
di
fortezza
.
-
Contro
la
faccia
del
nemico
.
-
Signore
,
esaudisci
la
mia
prece
.
-
E
salga
a
te
la
voce
mia
.
-
Il
Signore
sia
con
voi
.
-
E
con
lo
Spirito
tuo
.
Il
canto
tacque
,
e
le
labbra
del
dolente
cessarono
di
tremare
e
gli
occhi
di
piangere
.
Tutta
la
sua
attenzione
era
diretta
a
comprendere
le
formule
sacre
,
a
non
perderne
una
sillaba
sola
.
Rivolto
ancora
ai
coniugi
,
il
sacerdote
ora
supplicava
:
-
Volgiti
in
grazia
,
Signore
,
sopra
questi
tuoi
servi
,
ed
agli
istituti
tuoi
,
coi
quali
ordinasti
la
propagazione
dell
'
umano
genere
,
benignamente
assisti
,
affinché
coloro
che
dall
'
autorità
tua
sono
congiunti
,
col
tuo
ausilio
ti
servano
.
Era
giusto
che
sull
'
amore
fecondo
di
quegli
sposi
,
di
quei
genitori
,
si
stendesse
la
benedizione
divina
.
L
'
amor
suo
era
stato
invece
condannato
alla
sterilità
;
tutti
i
suoi
amori
fuori
legge
erano
stati
senza
frutto
,
spasimi
vani
,
adulterazioni
dell
'
ufficio
di
natura
.
I
suoi
occhi
inariditi
si
fermarono
sul
corpo
della
donna
genuflessa
ora
dinanzi
all
'
altare
,
con
lo
sguardo
sulle
pagine
del
libro
sacro
.
Nella
positura
abbattuta
,
dietro
l
'
ampio
giro
della
veste
cadente
,
le
sue
forme
parevano
scomparse
;
né
la
memoria
gliele
rappresentava
ormai
più
.
Aveva
egli
premuto
quel
corpo
con
le
mani
tremanti
di
desiderio
,
con
le
labbra
ardenti
di
febbre
?
A
quell
'
ora
lo
stesso
ricordo
del
possesso
un
tempo
esercitato
era
svanito
;
come
non
vedeva
il
corpo
di
lei
,
egli
non
sentiva
più
il
proprio
,
assiderato
,
congelato
nella
rigidità
del
dolore
.
-
Per
Cristo
Signore
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Finita
la
Benedizione
,
cominciava
ora
la
Messa
.
-
In
nome
del
Padre
,
del
Figlio
e
dello
Spirito
Santo
.
Mi
accosterò
all
'
altare
di
Dio
.
-
A
Dio
che
è
letizia
della
giovinezza
mia
.
La
voce
dell
'
organo
accompagnò
la
recitazione
del
Salmo
;
un
supplice
ardore
,
uno
slancio
di
tutta
l
'
anima
sulle
ali
della
speranza
;
poi
queruli
gridi
soffocati
di
dolore
e
rimorso
,
la
prostrazione
,
l
'
abbattimento
;
e
poi
ancora
il
richiamo
potente
della
fede
sicura
,
squilli
di
gloria
trionfale
.
"
Giudicami
,
Signore
,
e
scerni
la
causa
mia
da
quella
della
gente
non
santa
...
Poiché
tu
sei
,
Dio
,
mia
fortezza
,
come
mai
m
'
allontani
da
te
?
...
Canterò
al
suono
della
cetra
le
vostre
lodi
,
mio
Dio
;
perché
sei
triste
,
anima
mia
,
e
perché
mi
conturbi
?
Confida
nel
Signore
,
poiché
lo
loderò
ancora
come
mia
salute
e
mio
Dio
...
Mi
confesso
a
Dio
onnipotente
...
Abbia
misericordia
di
voi
l
'
onnipotente
Iddio
,
e
perdonàti
i
vostri
peccati
vi
conduca
alla
vita
eterna
...
Dimostrane
,
Signore
,
la
tua
misericordia
e
concedine
la
grazia
tua
salutare
"
...
Baciato
l
'
altare
,
il
sacerdote
recitò
una
preghiera
sommessa
;
poi
,
con
voce
ispirata
,
disse
agli
sposi
il
passo
di
Tobia
:
-
Il
Dio
d
'
Israello
vi
unisca
ed
egli
stesso
sia
con
voi
.
Fa
'
,
Signore
,
che
da
oggi
questi
due
più
che
prima
ti
benedicano
.
Beati
coloro
che
temono
il
Signore
e
procedono
per
le
sue
vie
.
Sia
gloria
al
Padre
,
al
Figlio
ed
allo
Spirito
Santo
.
-
Kyrie
eleison
.
-
Kyrie
eleison
.
-
Christe
eleison
.
-
Christe
eleison
.
Una
gran
voce
,
un
coro
di
voci
clamanti
percosse
l
'
aria
,
fece
tremare
i
vetri
delle
alte
finestre
.
Al
più
rapido
ritmo
il
penitente
sentì
slargarsi
il
petto
oppresso
,
riaffrettarsi
il
debole
polso
,
un
'
onda
di
sangue
salirgli
al
viso
ed
alla
fronte
.
-
Esaudiscine
,
onnipotente
e
misericordioso
Iddio
,
affinché
ciò
che
per
nostro
ufficio
è
amministrato
,
dalla
tua
benedizione
sia
meglio
adempiuto
.
Per
Cristo
Signore
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
La
muta
voce
dell
'
anima
vinta
assentì
:
"
Così
sia
"
.
La
ribellione
era
vana
,
la
rassegnazione
inevitabile
.
Egli
non
ne
era
più
avvilito
,
come
una
volta
.
Nelle
frasi
dell
'
Epistola
agli
Efesini
,
che
il
sacerdote
ora
leggeva
,
lo
spirito
stanco
riconosceva
verità
necessarie
,
attuali
ed
eterne
.
"
Siano
le
donne
soggette
ai
loro
sposi
come
a
Dio
,
poiché
l
'
uomo
è
capo
della
donna
...
"
ed
era
bastato
che
quell
'
uomo
si
fosse
presentato
perché
tosto
riprendesse
la
donna
sua
...
"
Uomini
,
amate
le
vostre
spose
...
"
e
colui
amava
la
consorte
d
'
un
amore
sincero
,
sicuro
,
costante
,
senza
convulsioni
,
senza
follie
.
"
Chi
ama
la
sua
sposa
ama
se
stesso
...
Perciò
l
'
uomo
abbandonerà
il
padre
suo
e
la
madre
sua
,
e
si
stringerà
alla
sua
sposa
,
e
saranno
due
in
una
carne
...
"
.
L
'
immagine
di
quelle
due
carni
aderenti
,
la
visione
di
quei
due
corpi
accoppiati
,
la
gelosia
fisica
delle
voluttà
procurate
a
quella
donna
da
un
altro
,
ora
non
lo
torturavano
più
,
egli
non
presumeva
più
che
ella
ne
fosse
stata
contaminata
.
Il
salmo
del
Graduale
e
del
Tratto
risonarono
in
mezzo
a
una
melodia
dolce
e
lene
,
ad
un
fremito
d
'
ale
che
finì
in
un
clangore
di
trombe
e
di
tube
.
-
La
tua
sposa
sia
come
una
vite
abbondante
tra
le
mura
della
tua
casa
.
Siano
i
tuoi
figli
come
novelle
piante
d
'
olivo
nel
cerchio
della
tua
mensa
.
Alleluja
!
Alleluja
!
Mandi
a
voi
il
Signore
aiuto
dal
suo
santuario
,
e
da
Sionne
vi
custodisca
.
Alleluja
!
Ecco
così
sarà
benedetto
l
'
uomo
che
teme
il
Signore
.
Ti
benedica
il
Signore
da
Sionne
,
e
vedrai
i
beni
di
Gerusalemme
per
tutti
i
giorni
della
vita
tua
,
e
vedrai
i
figli
dei
figli
tuoi
.
Pace
sopra
Israello
...
Le
formole
sacre
si
ripetevano
,
ritornavano
più
e
più
volte
,
integralmente
,
o
appena
modificate
,
quasi
perché
s
'
incidessero
profondamente
sulle
fronti
,
nei
cuori
,
come
un
indelebile
stampo
di
fuoco
.
La
Sequentia
dell
'
Evangelo
di
San
Matteo
diceva
:
"
In
quel
tempo
si
accostarono
a
Gesù
i
Farisei
tentatori
e
dissero
:
È
lecito
all
'
uomo
abbandonare
la
donna
sua
per
qualsivoglia
cagione
?
Il
quale
rispose
loro
:
Non
leggeste
che
chi
creò
l
'
uomo
in
principio
li
fece
maschio
e
femmina
?
E
disse
:
Perciò
l
'
uomo
abbandonerà
il
padre
e
la
madre
e
si
stringerà
alla
sua
sposa
,
e
saranno
due
in
una
carne
.
Talmente
che
non
sono
due
,
ma
una
carne
.
Ciò
dunque
che
Iddio
congiunse
,
l
'
uomo
non
divida
"
.
Era
stato
il
sogno
d
'
un
'
ora
,
poter
disgiungere
quegli
sposi
,
distruggere
quella
famiglia
per
crearsene
una
sulle
rovine
.
Ella
aveva
avuto
ragione
di
opporsi
,
di
frapporre
l
'
ostacolo
insuperabile
.
Era
troppo
tardi
,
oramai
,
e
bisognava
passare
sopra
troppi
dolori
per
giungere
ad
una
gioia
dubbiosa
e
insidiata
.
Lasciare
quella
donna
al
suo
destino
,
andare
incontro
al
proprio
,
null
'
altro
era
possibile
.
Le
vie
che
essi
seguivano
si
erano
incrociate
,
per
poi
divergere
sempre
più
,
nella
vastità
del
mondo
e
della
vita
.
Era
l
'
ultim
'
ora
dell
'
incontro
;
che
cosa
sarebbe
accaduto
di
lui
,
da
quell
'
ora
in
avanti
?
-
In
te
sperai
,
Signore
;
dissi
a
me
stesso
:
tu
sei
il
mio
Dio
,
nelle
tue
mani
stanno
i
giorni
miei
.
Allora
,
dalle
più
intime
fibre
,
dalle
viscere
più
profonde
,
il
fremito
percorritore
dell
'
ispirazione
si
propagò
per
tutto
l
'
essere
suo
.
Mentre
il
celebrante
prendeva
dalla
patena
e
sollevava
l
'
ostia
,
l
'
opera
alla
quale
egli
aveva
pensato
invano
,
le
immagini
da
collocare
sulla
cima
Antalba
,
gli
balenarono
dinanzi
agli
occhi
della
mente
;
un
asceta
con
la
fronte
al
cielo
,
una
penitente
coi
ginocchi
sulla
terra
,
prossimi
e
pur
separati
,
concordi
ed
uniti
solo
nell
'
adorazione
dell
'
ignota
potenza
che
governa
l
'
universo
.
Mentre
il
sacerdote
deponeva
l
'
ostia
sul
corporale
e
mesceva
il
vino
e
l
'
acqua
nel
calice
,
e
l
'
offeriva
,
e
si
chinava
davanti
all
'
altare
,
mentre
l
'
organo
distendeva
sulla
trama
dell
'
Offertorio
un
tenue
ricamo
di
sospiri
melodiosi
,
le
immagini
si
precisarono
:
egli
vide
in
se
stesso
l
'
uomo
lontano
ormai
dalle
vie
del
mondo
,
inaccessibile
alle
cupidità
dei
sensi
,
consunto
da
un
interno
ardore
;
vide
in
lei
la
creatura
ancora
bisognosa
di
soccorso
,
ancora
genuflessa
per
implorare
aiuto
nelle
prove
della
vita
.
-
Con
spirito
d
'
umiltà
ed
animo
contrito
,
accogline
,
Signore
,
e
sia
tale
il
nostro
sacrifizio
oggi
nel
tuo
cospetto
,
che
piaccia
a
te
,
Dio
Signore
.
Il
senso
recondito
della
volontà
di
lei
,
nel
costringerlo
a
prender
parte
a
quella
cerimonia
,
si
manifestava
ora
chiaramente
:
rinunziando
entrambi
alla
gioia
contesa
,
mortificando
entrambi
la
loro
passione
,
entrambi
dovevano
farne
olocausto
ai
piedi
dell
'
altare
,
entrambi
dovevano
attinger
forza
e
trovar
pace
nel
pensiero
di
Dio
.
-
Laverò
le
mie
mani
fra
gl
'
innocenti
e
circonderò
il
tuo
altare
,
o
Signore
,
per
udire
la
voce
delle
tue
lodi
e
narrare
le
universe
tue
meraviglie
.
Ella
aveva
fatto
assegnamento
sulla
santità
del
luogo
,
sulla
solennità
del
rito
,
per
compiere
l
'
opera
di
persuasione
;
sulle
parole
,
gli
accenti
,
i
gesti
del
celebrante
;
sulle
melodie
e
le
armonie
dell
'
organo
,
sulle
luci
velate
filtranti
dalle
finestre
istoriate
,
sulle
faci
ardenti
dinanzi
alle
immagini
sante
.
-
O
Signore
,
amai
lo
splendore
della
tua
casa
e
il
luogo
ove
abita
la
gloria
tua
.
Non
fare
che
si
perda
con
gli
empi
,
Dio
,
l
'
anima
mia
...
E
come
un
'
onda
venuta
di
lontano
,
sospinta
ed
incalzata
da
soffi
gagliardi
,
ingrossata
nella
corsa
rapida
e
fragorosa
;
come
la
piena
d
'
un
torrente
improvvisamente
gonfio
dei
mille
rivoli
d
'
una
lunga
pioggia
dirotta
,
la
memoria
della
fede
nutrita
nella
remota
adolescenza
,
delle
preghiere
recitate
con
cuore
sincero
,
delle
paure
e
delle
speranze
per
la
salute
dell
'
anima
invasero
lo
spirito
suo
Le
parole
della
Secreta
,
mormorate
dal
celebrante
a
capo
chino
,
non
si
udirono
;
ma
nelle
supplicazioni
del
Canone
,
nel
pietoso
Memento
dei
vivi
e
dei
morti
,
nel
mistero
della
Consacrazione
e
dell
'
Elevazione
,
tutto
ciò
che
di
più
dolente
e
di
più
grandioso
,
di
più
mortificato
e
di
più
trionfale
era
nell
'
immortale
poesia
dei
Salmi
,
toccò
una
viva
fibra
del
suo
cuore
,
tradusse
un
pensiero
della
sua
mente
.
Tutta
la
sua
vita
trascorsa
,
le
sue
gioie
e
i
suoi
dolori
,
le
sue
lusinghe
e
i
suoi
disinganni
,
le
sue
aspettazioni
e
i
suoi
rimpianti
,
gli
parvero
un
punto
:
nell
'
estremo
tratto
di
via
che
ancora
gli
restava
da
percorrere
vide
e
sentì
che
due
cose
sole
poteva
e
doveva
fare
:
meditare
il
formidabile
enimma
del
destino
umano
,
significarlo
con
l
'
arte
sua
.
Ed
era
ancora
merito
di
lei
:
all
'
inizio
dell
'
amor
loro
,
come
nel
punto
del
distacco
,
ella
lo
ispirava
,
gli
additava
il
suo
ufficio
,
gli
suggeriva
visioni
di
bellezza
e
di
nobiltà
.
-
Preghiamo
.
Da
salutari
precetti
ammoniti
,
ed
alla
divina
istituzione
uniformati
,
osiamo
dire
:
Padre
nostro
che
stai
nei
cieli
...
Ogni
parola
della
reiterata
preghiera
gli
passò
nell
'
anima
come
un
elettuario
che
irrita
al
primo
contatto
la
nuda
carne
della
piaga
,
per
diffondere
subito
dopo
un
senso
di
refrigerio
.
Ma
il
sacerdote
,
prima
di
soggiungere
il
Libera
,
rivolto
nuovamente
agli
sposi
dal
lato
dell
'
Evangelo
,
implorò
con
nuovo
slancio
:
-
Sii
propizio
,
Signore
,
alle
preci
nostre
;
ed
a
questi
tuoi
istituti
,
coi
quali
ordinasti
la
propagazione
del
genere
umano
,
presta
la
tua
benigna
assistenza
,
affinché
quanto
da
te
è
congiunto
col
tuo
aiuto
sia
serbato
.
O
Dio
che
per
virtù
della
tua
potenza
dal
nulla
il
tutto
creasti
;
che
,
ordinati
i
principi
dell
'
universo
,
e
fatto
l
'
uomo
a
tua
immagine
,
fondasti
l
'
inseparabile
aiuto
della
donna
,
in
modo
che
originando
il
corpo
femmineo
dalla
stessa
carne
virile
,
c
'
insegnasti
mai
non
esser
lecito
disgiungere
ciò
che
da
un
sol
corpo
ti
piacque
formare
;
Dio
che
con
tanto
eccellente
mistero
l
'
amplesso
coniugale
consacrasti
,
che
nell
'
alleanza
nuziale
predesignasti
il
sacramento
di
Cristo
e
della
Chiesa
;
Dio
,
per
cui
la
donna
si
unisce
all
'
uomo
,
e
questa
società
,
fin
dal
principio
ordinata
,
si
munì
della
sola
benedizione
non
cancellata
né
per
la
pena
del
peccato
originale
né
per
la
sentenza
del
diluvio
:
volgi
lo
sguardo
sopra
questa
tua
serva
che
dovendosi
unire
in
coniugale
consorzio
chiede
d
'
essere
munita
della
tua
protezione
.
Era
la
benedizione
delle
vergini
spose
proferita
altra
volta
da
quelle
stesse
labbra
per
le
nozze
della
sorella
sua
.
La
sorella
era
stata
ostile
a
quella
creatura
,
aveva
visto
in
lei
la
colpevole
,
la
seduttrice
,
colei
che
lo
aveva
indotto
in
tentazione
e
trascinato
al
peccato
:
non
sapeva
che
il
tentatore
era
stato
lui
stesso
;
nella
calma
imperturbata
della
sua
virtù
ignorava
e
non
ammetteva
le
tempeste
che
sconvolgono
le
vite
umane
.
-
Sia
in
essa
il
giogo
dell
'
amore
e
della
pace
;
fedele
e
casta
si
sposi
in
Gesù
Cristo
e
viva
imitatrice
delle
donne
sante
.
Sia
amabile
allo
sposo
suo
come
Rachele
,
saggia
come
Rebecca
,
longeva
e
fedele
come
Sara
.
Nulla
di
lei
,
degli
atti
di
lei
,
usurpi
l
'
autore
della
prevaricazione
.
Sia
ferma
nella
fede
e
nei
comandamenti
,
stretta
ad
un
solo
talamo
,
fugga
i
contatti
illeciti
,
munisca
la
sua
debolezza
con
la
forza
della
disciplina
;
sia
rispettabile
per
verecondia
,
venerabile
per
pudore
,
erudita
nelle
dottrine
celesti
,
feconda
nella
prole
,
laudabile
ed
innocente
,
e
giunga
al
riposo
dei
beati
ed
al
regno
celeste
,
e
vedano
entrambi
i
figli
dei
figli
loro
sino
alla
terza
ed
alla
quarta
generazione
e
pervengano
alla
desiderata
vecchiezza
...
Era
come
un
lavacro
,
come
una
redenzione
.
L
'
errore
antico
doveva
esserle
rimesso
in
nome
di
Colui
che
difese
l
'
adultera
.
Si
era
confessata
,
infatti
,
ed
era
stata
assolta
,
poiché
il
celebrante
,
dopo
avere
recitato
il
Libera
,
dopo
avere
portato
il
calice
alle
labbra
per
bere
un
sorso
del
vino
mistico
,
si
accingeva
a
comunicarla
.
Chiuso
il
libro
,
levata
la
fronte
dalla
mano
con
la
quale
l
'
aveva
sorretta
,
ella
protendeva
ora
il
capo
per
ricevere
l
'
ostia
che
il
prete
,
discesi
i
gradini
dell
'
altare
,
e
paternamente
chinato
verso
di
lei
,
le
offriva
mentre
l
'
organo
cantava
il
suo
più
alato
canto
.
-
Ecco
sia
così
benedetto
ogni
uomo
che
teme
il
Signore
,
e
tu
vedrai
i
figli
dei
figli
tuoi
:
pace
sopra
Israello
.
Qualche
cosa
di
quella
benedizione
,
di
quella
pace
piamente
invocata
,
scese
su
di
lui
;
poiché
,
nel
proferire
la
formula
,
il
sacerdote
lo
guardò
.
Egli
si
sentì
leggere
nell
'
anima
dallo
sguardo
limpido
e
dolce
,
si
sentì
compreso
e
compatito
e
perdonato
dal
vecchio
prete
che
lo
aveva
asperso
,
bambino
,
dell
'
acqua
lustrale
.
-
Ti
preghiamo
,
onnipotente
Iddio
,
di
accompagnare
con
benigno
favore
le
istituzioni
della
tua
provvidenza
,
sicché
coloro
che
unisci
in
legittima
società
conservi
in
lunga
pace
.
Per
Cristo
Signor
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
-
Benediciamo
il
Signore
.
Anche
la
messa
era
finita
.
Restava
ancora
l
'
ultima
formula
.
Ancora
una
volta
dirigendo
la
parola
agli
sposi
,
il
prete
invocò
:
-
Il
Dio
di
Abramo
,
il
Dio
d
'
Isacco
e
il
Dio
di
Giacobbe
sia
con
voi
,
affinché
vediate
i
figli
dei
figli
vostri
sino
alla
terza
ed
alla
quarta
generazione
,
e
poscia
abbiate
vita
eterna
senza
fine
,
con
l
'
aiuto
del
Signore
nostro
Gesù
Cristo
,
che
insieme
col
Padre
e
con
lo
Spirito
Santo
vive
e
regna
,
unico
Dio
,
per
tutti
i
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Con
parola
libera
,
non
più
costretta
nelle
formule
liturgiche
,
il
celebrante
riprese
:
-
Sposi
cristiani
,
l
'
esempio
che
avete
dato
accostandovi
all
'
altare
,
santificando
la
vostra
unione
,
non
resterà
infecondo
.
Così
possiate
serbare
intatto
il
tesoro
della
fede
e
amarvi
scambievolmente
e
vivere
nel
timore
di
Dio
.
Preso
ancora
l
'
aspersorio
,
li
benedisse
:
-
Piaccia
a
te
,
Santa
Trinità
...
-
poi
lesse
le
parole
del
Vangelo
di
San
Giovanni
:
-
In
principio
era
il
Verbo
...
-
Lodovico
...
Il
suono
del
suo
nome
,
mormorato
da
Perez
,
lo
scosse
.
Voltatosi
,
vide
che
la
chiesa
non
era
più
tutta
deserta
come
prima
:
alcune
donne
venute
a
compiere
le
consuete
devozioni
,
qualche
curioso
attratto
dal
suono
dell
'
organo
,
erano
sparsi
qua
e
là
,
dinanzi
alle
cappelle
,
intorno
all
'
altare
maggiore
.
Ma
già
tutta
la
cerimonia
era
finita
:
il
sacerdote
,
raccolto
il
calice
,
inchinatosi
dinanzi
all
'
altare
,
s
'
avviava
alla
sacristia
.
Perez
mosse
un
passo
verso
la
sposa
,
stendendole
la
mano
:
-
Tutti
i
miei
rallegramenti
!
Ella
rispose
,
ricambiando
la
stretta
:
-
Grazie
,
Perez
.
Mentre
questi
rinnovava
il
gesto
col
marito
,
ella
offerse
la
mano
al
suo
testimonio
:
-
Bertini
,
grazie
.
La
sua
voce
era
grave
,
l
'
espressione
del
suo
viso
serena
,
la
stretta
di
mano
franca
e
forte
come
quella
d
'
un
amico
,
d
'
un
buon
camerata
.
Anche
il
marito
strinse
cordialmente
la
mano
ai
due
amici
;
poi
,
a
un
invito
del
custode
,
tutti
ripassarono
nella
sacristia
.
-
Poiché
abbiamo
dato
lettura
dell
'
atto
nuziale
,
-
disse
Don
Pietro
,
-
non
resta
se
non
che
questi
signori
lo
firmino
.
Piegò
il
foglio
in
due
,
per
il
lungo
,
e
scrisse
sul
fianco
,
sillabando
le
parole
che
veniva
tracciando
lentamente
:
-
I
sotto
-
scritti
sposi
hanno
pre
-
stato
il
loro
mutuo
con
-
senso
dinanzi
a
me
cu
-
rato
ed
ai
sotto
-
scritti
testi
-
monî
...
Il
marito
firmò
primo
,
poi
la
moglie
,
poi
Perez
,
da
ultimo
Bertini
.
-
Ed
ora
non
occorre
altro
,
-
disse
Don
Pietro
,
spargendo
di
sabbia
rossa
la
fresca
scrittura
.
-
Il
Signore
vi
abbia
nella
sua
santa
custodia
.
Mille
anni
felici
!
Ella
gli
baciò
la
mano
,
il
colonnello
gliela
strinse
,
prendendo
poi
a
parte
il
sacrista
ed
il
custode
per
distribuire
del
denaro
.
Mentre
Perez
intratteneva
la
sposa
dopo
essersi
inchinato
al
sacerdote
,
questi
fermò
lo
scultore
che
gli
aveva
anch
'
egli
baciato
la
mano
.
-
Lodovico
,
figliuolo
mio
,
quando
ci
darai
l
'
opera
promessa
?
...
Guarda
che
il
tempo
passa
,
e
che
gl
'
iniziatori
sono
impazienti
di
vedere
attuato
il
loro
disegno
.
-
Non
so
,
Padre
...
Mi
dia
ancora
qualche
tempo
.
-
Possibile
che
tu
non
abbia
fatto
nulla
,
sinora
?
...
Neanche
un
abbozzo
?
...
Un
lavoratore
instancabile
come
te
!
-
Bisogna
che
m
'
intenda
con
lei
...
Forse
ho
trovato
qualche
cosa
...
Quando
potrò
vederla
?
-
Quando
vorrai
.
Lo
sai
che
per
te
qualunque
ora
è
buona
.
-
Grazie
,
Padre
...
Allora
,
arrivederla
presto
.
-
Arrivederci
presto
,
figliuolo
mio
.
V
L
'
addio
Sulla
spianata
,
dinanzi
alla
chiesa
,
il
cocchiere
che
aspettava
il
ritorno
degli
sposi
,
fumando
,
spense
il
sigaro
e
lo
intascò
,
vedendo
uscire
la
comitiva
,
la
moglie
a
braccio
del
marito
,
i
due
testimonî
ai
due
lati
della
coppia
;
e
cavatosi
il
cappello
,
già
apriva
lo
sportello
della
carrozza
perché
tutti
vi
rimontassero
,
quando
la
signora
gli
disse
:
-
No
,
non
ancora
:
aspettate
...
Sentite
Bertini
,
-
soggiunse
rivolta
allo
scultore
,
-
mio
marito
ed
io
saremmo
lieti
di
salutare
un
momento
i
vostri
parenti
...
-
Saranno
essi
lietissimi
...
Per
il
sentiero
serpeggiante
sul
dorso
della
montagna
,
chiuso
tra
bassi
muricciuoli
dai
quali
sporgevano
le
siepi
di
vitalba
,
si
avviarono
tutti
alla
casa
.
Il
cielo
si
era
ancora
più
schiarito
,
le
ultime
volute
dei
vapori
si
diffondevano
come
chiome
disciolte
e
ondeggianti
al
vento
,
canute
nella
bassa
conca
del
lago
,
bionde
nel
sole
delle
altitudini
.
-
Vi
fermate
a
lungo
?
-
domandò
ella
a
Perez
,
col
quale
procedeva
ora
avanti
.
-
Non
tanto
quanto
vorrei
.
Debbo
purtroppo
tornare
alla
scuola
.
-
Tenete
compagnia
al
vostro
amico
,
-
soggiunse
;
poi
,
dopo
una
breve
pausa
,
con
voce
più
bassa
ma
con
più
calore
d
'
accento
:
-
Ne
ha
bisogno
.
In
fondo
al
sentiero
,
tra
le
sbarre
di
un
cancelletto
di
legno
,
si
vide
una
testolina
affacciarsi
,
poi
ad
un
tratto
sparire
con
un
breve
grido
di
sorpresa
.
-
La
vostra
nipotina
?
-
domandò
ella
,
voltandosi
verso
Bertini
.
-
E
la
mia
,
del
cuore
!
-
rispose
Perez
.
Ora
il
cancello
si
schiudeva
,
e
la
bimba
,
precedendo
il
babbo
,
la
mamma
ed
i
fratelli
,
si
avanzava
con
le
manine
incrociate
sul
seno
per
reggere
un
enorme
fascio
di
fiori
e
di
fronde
,
una
messe
tanto
copiosa
che
la
vestiva
tutta
e
quasi
le
nascondeva
il
visino
.
Giunta
dinanzi
alla
sposa
si
fermò
,
la
guardò
con
gli
occhi
color
di
cielo
,
e
disse
:
-
Signora
,
la
mamma
ed
io
...
Ma
già
ella
si
chinava
su
di
lei
,
quasi
in
ginocchio
,
tenendole
le
braccia
,
attirandola
a
sé
:
-
Cara
,
cara
,
bimba
mia
cara
...
Fu
una
cosa
difficile
raccogliere
quei
fiori
,
ricomporli
,
staccare
i
gambi
delle
rose
impigliati
nelle
pieghe
della
vesticciuola
della
donatrice
.
La
signora
Laura
vi
diede
mano
,
dicendo
in
tono
d
'
amabile
rimprovero
:
-
Ma
bisognava
ripulirli
e
legarli
...
Non
si
offrono
i
fiori
a
questo
modo
...
-
Lasci
,
lasci
!
...
Sono
anzi
più
belli
!
Scambiarono
così
le
prime
parole
prima
della
presentazione
:
poi
,
quando
lo
scultore
ebbe
pronunziato
:
"
Mia
sorella
...
"
la
signora
Laura
stese
la
mano
alla
visitatrice
dicendo
con
un
sorriso
di
grande
gentilezza
e
di
profonda
bontà
:
-
Sia
la
benvenuta
fra
noi
.
Mi
permetta
di
esprimerle
i
nostri
auguri
più
sinceri
...
-
La
ringrazio
,
signora
.
Creda
che
sono
fra
i
più
graditi
.
Compita
la
presentazione
,
scambiati
gli
inchini
e
le
strette
di
mano
,
i
padroni
di
casa
lasciarono
il
passo
agli
ospiti
.
-
Rita
!
...
-
chiamò
la
straniera
,
volgendosi
alla
bambina
.
-
Ti
chiami
Rita
,
lo
so
!
...
Dammi
la
tua
manina
.
La
fanciulletta
parve
tutta
orgogliosa
di
tornare
a
casa
stringendo
la
destra
della
sposa
,
che
reggeva
con
l
'
altra
mano
i
fiori
offerti
da
lei
.
Traversata
la
terrazza
,
dato
uno
sguardo
al
panorama
,
tutti
entrarono
nel
salotto
.
-
Bertini
,
io
interpreto
il
desiderio
di
mio
marito
ed
esprimo
il
mio
direttamente
,
chiedendovi
di
farci
vedere
il
vostro
studio
.
-
Sì
,
signora
!
-
rispose
pronta
la
minuscola
donnina
.
-
Lo
zio
non
vi
lavora
più
dacché
è
a
Firenze
,
ma
vi
sono
dentro
tante
belle
cose
...
C
'
è
anche
la
mia
statua
,
di
quando
ero
piccina
...
-
Ah
,
sì
?
-
rispose
ella
sorridendo
.
-
Rappresenterà
un
angioletto
!
...
Andiamo
a
vederla
.
Lo
studio
,
vastissimo
,
tutto
illuminato
da
un
largo
lucernario
,
ingombro
nel
mezzo
da
una
forte
impalcatura
,
pieno
di
gessi
,
di
cere
,
di
crete
,
con
le
pareti
nascoste
da
pezzi
di
scultura
antica
,
da
modelli
anatomici
,
da
quadri
,
da
bozzetti
,
da
stampe
,
da
stoffe
,
da
armi
,
aveva
un
solo
angolo
ospitale
,
dietro
un
paravento
:
un
largo
divano
basso
,
qualche
sgabello
,
un
tavolino
a
due
palchetti
sovraccarico
di
albi
e
di
libri
d
'
arte
.
Ma
gli
ospiti
non
vi
si
fermarono
;
guidati
dalle
due
donne
,
girarono
per
lo
stanzone
,
esaminando
le
opere
che
vi
erano
disseminate
.
-
Questo
è
il
bozzetto
dell
'
acquasantaio
?
...
Questo
è
il
gesso
del
"
Fiore
della
memoria
"
?
...
Il
busto
del
"
Leopardi
"
...
L
'
amica
dell
'
artista
riconosceva
ad
una
ad
una
tutte
le
sue
opere
e
le
additava
al
marito
,
che
le
considerava
da
vicino
per
esaminarne
la
fattura
,
e
poi
se
ne
discostava
per
coglierne
l
'
effetto
totale
.
-
E
questa
statua
di
quando
eri
piccina
?
-
Eccola
,
signora
:
venga
con
me
.
In
un
angolo
,
sopra
un
tripode
,
la
statuina
di
bronzo
,
alta
poco
più
di
un
palmo
,
rappresentava
la
piccoletta
,
ritta
in
piedi
,
con
la
testolina
piegata
,
le
braccine
protese
,
le
manine
dischiuse
,
nell
'
atto
di
offrirsi
ad
una
persona
diletta
.
-
Che
mossa
!
...
Che
vita
!
...
-
esclamò
Perez
.
-
Se
non
par
che
si
muova
!
-
È
la
vita
fermata
nel
metallo
-
confermò
il
colonnello
.
Ella
disse
soltanto
:
-
È
molto
bella
.
-
Mi
permettete
di
offrirvela
?
-
E
come
,
Bertini
!
...
Sono
permessi
che
si
accordano
molto
volentieri
...
Ma
non
vorrei
privare
i
vostri
cari
...
-
No
,
signora
,
-
soggiunse
la
sorella
,
-
noi
abbiamo
la
nostra
copia
,
in
sala
da
pranzo
.
Il
dottore
colse
l
'
occasione
per
proporre
:
-
Se
vogliono
gradire
una
tazza
di
cioccolata
...
-
Grazie
,
dottore
;
ma
abbiamo
i
minuti
contati
,
e
vorremmo
ancora
vedere
tutte
queste
altre
cose
belle
.
-
Prendono
il
battello
delle
10
e
15
?
-
No
,
scendiamo
a
Gozzana
,
prendiamo
il
treno
delle
11
.
-
Ma
si
potrebbe
anche
fare
un
'
altra
cosa
,
-
soggiunse
la
signora
Laura
:
-
far
servire
qui
stesso
la
cioccolata
...
Mentre
ella
andava
a
dare
gli
ordini
,
la
visita
continuò
.
Gli
ospiti
passarono
dinanzi
a
tutto
ciò
che
restava
degli
antichi
lavori
dello
scultore
,
copie
od
abbozzi
.
Non
vi
era
frammento
che
l
'
amica
non
riconoscesse
-
Questo
è
uno
studio
per
la
"
Giovanna
d
'
Arco
"
?
...
La
prima
idea
dell
'
"
Amerigo
Vespucci
"
...
Aveste
ragione
di
modificare
quelle
figure
di
selvaggi
:
rammentavano
troppo
i
mori
del
monumento
mediceo
di
Livorno
.
Si
aggirò
per
ogni
angolo
,
vide
ogni
cosa
,
rimosse
tutti
i
cavalletti
girevoli
,
lesse
tutte
le
firme
dei
bozzetti
pittorici
,
tutti
i
titoli
dei
libri
sul
tavolino
.
Vedendo
sopra
una
mensoletta
un
calice
da
fiori
,
vuoto
,
disse
alla
piccola
Rita
:
-
Ma
come
?
Tu
lasci
senza
fiori
lo
studio
dello
zio
,
e
ne
dài
tanti
agli
estranei
?
E
mentre
la
piccina
balbettava
qualche
confusa
parola
di
scusa
,
ella
stessa
scelse
tre
rose
dal
fascio
,
una
bianca
,
una
gialla
ed
una
rossa
,
e
le
dispose
nel
calice
.
-
Ricordati
che
sono
senz
'
acqua
,
pensa
a
dar
loro
nuova
vita
.
Quando
il
servizio
fu
pronto
sul
tavolino
sbarazzato
dai
libri
,
la
conversazione
,
divenuta
generale
,
sfiorò
molti
argomenti
:
la
floricoltura
del
dottore
,
il
movimento
dei
forestieri
sul
lago
,
le
bellezze
della
natura
e
dell
'
arte
italiana
.
-
Ora
,
-
ella
disse
,
levandosi
,
dando
il
segno
dell
'
addio
,
-
non
bisogna
dormire
sugli
allori
,
Bertini
!
-
Glielo
dica
lei
,
signora
!
-
soggiunse
la
sorella
.
-
Forse
le
sue
raccomandazioni
riusciranno
più
efficaci
delle
nostre
.
-
Di
questo
gruppo
sacro
,
sulla
cima
Antalba
,
guardate
che
vogliamo
avere
presto
notizia
!
Non
è
possibile
che
quassù
,
dinanzi
a
questo
sublime
spettacolo
,
non
troviate
motivi
d
'
ispirazione
.
Erano
di
nuovo
usciti
sulla
terrazza
;
dopo
una
breve
sosta
,
ridiscesero
tutti
,
ospiti
e
padroni
di
casa
,
verso
la
chiesa
.
Tutte
le
nebbie
erano
ormai
disciolte
,
nel
trionfo
del
sole
;
solo
un
ultimo
fiocco
ne
restava
,
sull
'
Antalba
,
piegato
dal
vento
in
modo
da
simulare
il
fumo
d
'
un
vulcano
.
Pareva
veramente
che
,
per
un
'
improvvisa
eruzione
,
dalle
viscere
del
monte
esalasse
un
ardente
fiato
.
-
Meraviglioso
!
Divino
!
...
-
mormorò
ella
ancora
,
girando
lo
sguardo
per
la
conca
lacustre
,
quasi
a
raccogliere
e
imprimersi
nella
mente
tutti
i
particolari
di
quella
visione
,
come
aveva
fatto
di
ogni
angolo
e
di
ogni
opera
dello
studio
.
Poi
,
rivolta
alla
padrona
di
casa
:
-
Signora
...
-
disse
,
stendendole
la
mano
.
Si
tennero
un
momento
per
mano
,
guardandosi
;
poi
,
con
moto
concorde
,
si
accostarono
,
si
baciarono
sulle
due
guance
.
Chinatasi
sulla
piccina
,
la
straniera
le
prese
la
testolina
fra
le
mani
,
la
baciò
sulla
fronte
.
-
Rammenta
tu
allo
zio
che
vogliamo
vedere
altre
statue
.
Digli
che
ti
scolpisca
lassù
!
...
Strinse
la
mano
a
lui
da
ultimo
,
dopo
aver
preso
congedo
da
tutti
gli
altri
.
-
Fate
contenti
i
vostri
cari
e
i
vostri
amici
!
...
Avete
un
dovere
,
se
non
dinanzi
ad
essi
,
dinanzi
all
'
Arte
che
aspetta
grandi
cose
da
voi
.
Egli
non
poté
rispondere
;
chinò
soltanto
il
capo
,
per
nascondere
l
'
ultima
contrazione
del
viso
.
Quando
fu
in
carrozza
,
dopo
che
la
frusta
schioccò
e
i
cavalli
si
mossero
,
ella
salutò
ancora
,
con
la
mano
,
col
capo
;
lanciò
ancora
un
'
ultima
esortazione
:
-
Siamo
intesi
,
Bertini
!
...
Al
lavoro
!
...
Buon
lavoro
!
...
Narrativa ,
PARTE
PRIMA
CAPITOLO
PRIMO
La
pioggia
,
caduta
a
diluvio
durante
la
notte
,
aveva
reso
impraticabile
quel
lungo
stradone
di
campagna
,
tutto
a
volte
e
risvolte
,
quasi
in
cerca
di
men
faticose
erte
e
di
pendii
meno
ripidi
.
Il
guasto
dell
'
intemperie
appariva
tanto
più
triste
,
in
quanto
,
qua
e
là
,
già
era
evidente
il
disprezzo
e
quasi
il
dispetto
della
cura
di
chi
aveva
tracciato
e
costruito
la
via
per
facilitare
il
cammino
tra
le
asperità
di
quei
luoghi
con
gomiti
e
giravolte
e
opere
or
di
sostegno
or
di
riparo
:
i
sostegni
eran
crollati
,
i
ripari
abbattuti
,
per
dar
passo
a
dirupate
scorciatoje
.
Piovigginava
ancora
a
scosse
nell
'
alba
livida
tra
il
vento
che
spirava
gelido
a
raffiche
da
ponente
;
e
a
ogni
raffica
,
su
quel
lembo
di
paese
emergente
or
ora
,
appena
,
cruccioso
,
dalle
fosche
ombre
umide
della
notte
tempestosa
,
pareva
scorresse
un
brivido
,
dalla
città
,
alta
e
velata
sul
colle
,
alle
vallate
,
ai
poggi
,
ai
piani
irti
ancora
di
stoppie
annerite
,
fino
al
mare
laggiù
,
torbido
e
rabbuffato
.
Pioggia
e
vento
parevano
un
'
ostinata
crudeltà
del
cielo
sopra
la
desolazione
di
quelle
piagge
estreme
della
Sicilia
,
su
le
quali
Girgenti
,
nei
resti
miserevoli
della
sua
antichissima
vita
raccolti
lassù
,
si
levava
silenziosa
e
attonita
superstite
nel
vuoto
di
un
tempo
senza
vicende
,
nell
'
abbandono
d
'
una
miseria
senza
riparo
.
Le
alte
spalliere
di
fichidindia
,
ispide
,
carnute
e
stravolte
,
o
le
siepi
di
rovi
secchi
e
di
agavi
,
le
muricce
qua
e
là
screpolate
erano
di
tratto
in
tratto
interrotte
da
qualche
pilastro
cadente
che
reggeva
un
cancello
scontorto
e
arrugginito
o
da
rozzi
e
squallidi
tabernacoli
,
i
quali
,
nella
solitudine
immobile
,
guardati
dagl
'
ispidi
rami
degli
alberi
gocciolanti
,
anziché
conforto
ispiravano
un
certo
sgomento
,
posti
com
'
eran
lì
a
ricordare
la
fede
a
viandanti
(
per
la
maggior
parte
campagnuoli
e
carrettieri
)
che
troppo
spesso
,
con
aperta
o
nascosta
ferocia
,
dimostravano
di
non
ricordarsene
.
Qualche
triste
uccelletto
sperduto
veniva
,
col
timido
volo
delle
penne
bagnate
,
a
posarsi
su
essi
;
spiava
,
e
non
ardiva
mettere
neppure
un
lamento
in
mezzo
a
tanto
squallore
.
Vi
strillava
,
al
contrario
(
almeno
a
prima
vista
)
,
una
giumenta
bianca
montata
da
un
fantoccio
in
calzoni
rossi
e
cappotto
turchino
.
Se
non
che
,
a
guardar
bene
,
quella
giumenta
bianca
si
scopriva
anch
'
essa
compassionevole
:
vecchia
e
stanca
,
sbruffava
ogni
tanto
dimenando
la
testa
bassa
,
come
se
non
ne
potesse
più
di
sfangare
per
quello
stradone
;
e
il
cavaliere
,
che
la
esortava
amorevolmente
,
pur
in
quella
vivace
uniforme
di
soldato
borbonico
,
non
appariva
meno
avvilito
della
sua
bestia
,
le
mani
paonazze
,
gronchie
dal
freddo
,
e
tutto
ristretto
in
sé
contro
il
vento
e
la
pioggia
.
-
Coraggio
,
Titina
!
E
intanto
il
fiocco
del
berretto
a
barca
,
di
bassa
tenuta
,
pendulo
sul
davanti
,
gli
andava
in
qua
e
in
là
,
quasi
battendo
la
solfa
al
trotto
stracco
della
povera
giumenta
.
Dei
rari
passanti
a
piedi
o
su
pigri
asinelli
qualcuno
che
ignorava
come
qualmente
il
principe
don
Ippolito
Laurentano
tenesse
una
guardia
di
venticinque
uomini
con
la
divisa
borbonica
nel
suo
feudo
di
Colimbètra
,
dove
fin
dal
1860
si
era
esiliato
per
attestare
la
sua
fiera
fedeltà
al
passato
governo
delle
Due
Sicilie
,
si
voltava
stupito
e
si
fermava
un
pezzo
a
mirare
quel
buffo
fantasma
emerso
dai
velarii
strappati
di
quell
'
incerto
crepuscolo
,
e
non
sapeva
che
pensarne
.
Passando
innanzi
allo
stupore
di
questi
ignoranti
,
Placido
Sciaralla
,
capitano
di
quella
guardia
,
non
ostanti
il
freddo
e
la
pioggia
ond
'
era
tutto
abbrezzato
e
inzuppato
,
si
drizzava
sulla
vita
per
assumere
un
contegno
marziale
;
marzialmente
,
se
capitava
,
porgeva
con
la
mano
il
saluto
a
qualcuno
di
quei
tabernacoli
;
poi
,
chinando
gli
occhi
per
guardarsi
le
punte
tirate
su
a
forza
e
insegate
dei
radi
baffetti
neri
(
indegni
baffi
!
)
sotto
il
robusto
naso
aquilino
,
cangiava
l
'
amorevole
esortazione
alla
bestia
in
un
:
«
Su
!
su
!
»
imperioso
,
seguito
da
una
stratta
alla
briglia
e
da
un
colpetto
di
sproni
giunti
,
a
cui
talvolta
Titina
-
mannaggia
!
-
sforzata
così
nella
lenta
vecchiezza
,
soleva
rispondere
dalla
parte
di
dietro
con
poco
decoro
.
Ma
questi
incontri
,
tanto
graditi
al
capitano
,
avvenivano
molto
di
rado
.
Tutti
ormai
sapevano
di
quel
corpo
di
guardia
a
Colimbètra
,
e
ne
ridevano
o
se
n
'
indignavano
.
Il
Papa
in
Vaticano
con
gli
Svizzeri
;
don
Ippolito
Laurentano
,
nel
suo
fèudo
con
Sciaralla
e
compagnia
!
E
Sciaralla
,
che
dentro
la
cinta
di
Colimbètra
si
sentiva
a
posto
,
capitano
sul
serio
,
fuori
non
sapeva
più
qual
contegno
darsi
per
sfuggire
alle
beffe
e
alle
ingiurie
.
Già
cominciamo
che
tutti
lo
degradavano
,
chiamandolo
caporale
.
Stupidaggine
!
indegnità
!
Perché
lui
comandava
ben
venticinque
uomini
(
ohè
,
venticinque
!
)
e
bisognava
vedere
come
li
istruiva
in
tutti
gli
esercizii
militari
e
come
li
faceva
trottare
.
E
poi
,
del
resto
,
scusate
,
tutti
i
signoroni
non
tengono
forse
nelle
loro
terre
una
scorta
di
campieri
in
divisa
?
Veramente
,
dichiararsi
campiere
soltanto
,
scottava
un
po
'
al
povero
Sciaralla
,
che
«
nasceva
bene
»
e
aveva
la
patente
di
maestro
elementare
e
di
ginnastica
.
Tuttavia
,
a
colorar
così
la
cosa
s
'
era
piegato
talvolta
a
malincuore
,
per
non
essere
qualificato
peggio
.
Campiere
,
sì
.
Campiere
capo
.
-
Caporale
?
-
Capo
!
capo
!
Che
c
'
entra
caporale
?
Ammettete
allora
che
sia
milizia
?
Di
chi
?
come
?
e
perché
vestita
a
quel
modo
?
Sciaralla
si
stringeva
nelle
spalle
,
socchiudeva
gli
occhi
:
-
Un
'
uniforme
come
un
'
altra
.
Capriccio
di
Sua
Eccellenza
,
che
volete
farci
?
Con
alcuni
più
crèduli
,
tal
'
altra
,
si
lasciava
andare
a
confidenze
misteriose
:
che
il
principe
cioè
,
mal
visto
per
le
sue
idee
dal
governo
italiano
,
il
quale
-
figurarsi
!
-
avrebbe
alzato
il
fianco
a
saperlo
morto
assassinato
o
derubato
senza
pietà
,
avesse
davvero
bisogno
nella
solitudine
della
campagna
di
quella
scorta
,
di
cui
egli
,
Sciaralla
,
indegnamente
era
capo
.
Restava
però
sempre
da
spiegare
perché
quella
scorta
dovesse
andar
vestita
di
quell
'
uniforme
odiosa
-
Boja
,
piuttosto
!
-
s
'
era
sentito
più
volte
rispondere
il
povero
Sciaralla
,
il
quale
allora
pensava
con
un
po
'
di
fiele
quanto
fosse
facile
al
principe
il
serbare
con
tanta
dignità
e
tanta
costanza
quel
fiero
atteggiamento
di
protesta
,
rimanendo
sempre
chiuso
entro
i
confini
di
Colimbètra
,
mentre
a
lui
e
ai
suoi
subalterni
toccava
d
'
arrischiarsi
fuori
a
risponderne
.
Invano
,
a
quattr
'
occhi
,
giurava
e
spergiurava
,
che
mai
e
poi
mai
,
al
tempo
dei
Borboni
,
avrebbe
indossato
quell
'
uniforme
,
simbolo
di
tirannide
allora
,
simbolo
dell
'
oppressione
della
patria
;
e
soggiungeva
scotendo
le
mani
:
-
Ma
ora
,
signori
miei
,
via
!
Ora
che
siete
voi
i
padroni
...
Lasciatemi
stare
!
È
pane
.
Dite
sul
serio
?
Gli
volevano
amareggiare
il
sangue
a
ogni
costo
,
fingendo
di
non
comprendere
che
egli
poi
non
era
tutto
nell
'
abito
che
indossava
;
che
sotto
quell
'
abito
c
'
era
un
uomo
come
tutti
gli
altri
costretto
a
guadagnarsi
da
vivere
in
qualche
porca
maniera
.
Con
gli
sguardi
,
coi
sorrisi
,
componendo
il
volto
a
un
'
aria
di
vivo
interessamento
ai
casi
altrui
,
cercava
in
tutti
i
modi
di
stornar
l
'
attenzione
da
quell
'
abito
;
poi
,
di
tutte
quelle
arti
che
usava
,
di
tutte
quelle
smorfie
che
faceva
,
si
stizziva
fieramente
con
se
stesso
,
perché
,
a
guardar
quell
'
abito
senza
alcuna
idea
,
gli
pareva
bello
,
santo
Dio
!
e
che
gli
stésse
proprio
bene
;
e
quasi
quasi
gli
cagionava
rimorso
il
dover
fingersi
afflitto
di
portarlo
.
Aveva
sentito
dire
che
su
a
Girgenti
un
certo
«
funzionario
»
continentale
,
barbuto
e
bilioso
,
aveva
pubblicamente
dichiarato
con
furiosi
gesti
,
che
una
tale
sconcezza
,
una
siffatta
tracotanza
,
un
così
patente
oltraggio
alla
gloria
della
rivoluzione
,
al
governo
,
alla
patria
,
alla
civiltà
,
non
sarebbero
stati
tollerati
in
alcun
'
altra
parte
d
'
Italia
,
né
forse
in
alcun
'
altra
provincia
della
stessa
Sicilia
,
che
non
fosse
questa
di
Girgenti
,
così
...
così
...
-
e
non
aveva
voluto
dir
come
,
a
parole
;
con
le
mani
aveva
fatto
un
certo
atto
.
Oh
Dio
,
ma
proprio
per
lui
,
per
quell
'
uniforme
borbonica
dei
venticinque
uomini
di
guardia
,
tanto
sdegno
,
tanto
schifo
?
O
perché
non
badavan
piuttosto
codesti
indignati
al
signor
sindaco
,
ai
signori
assessori
e
consiglieri
comunali
e
provinciali
e
ai
più
cospicui
cittadini
,
che
venivano
a
gara
,
tutti
parati
e
impettiti
,
a
fare
ossequio
a
S
.
E
.
il
principe
di
Laurentano
,
che
li
accoglieva
nella
villa
come
un
re
nella
reggia
?
E
Sciaralla
non
diceva
dell
'
alto
clero
con
monsignor
vescovo
alla
testa
,
il
quale
,
si
sa
,
per
un
legittimista
come
Sua
Eccellenza
,
poteva
considerarsi
naturale
alleato
.
Sciaralla
gongolava
e
gonfiava
per
tutte
queste
visite
;
e
nulla
gli
era
più
gradito
che
impostarsi
ogni
volta
su
l
'
attenti
e
presentar
le
armi
.
Se
veniva
monsignore
,
se
veniva
il
sindaco
,
la
sentinella
chiamava
dal
cancello
il
drappelletto
dal
posto
di
guardia
vicino
,
e
un
primo
saluto
,
là
,
in
piena
regola
,
con
un
bel
fracasso
d
'
armi
,
levate
e
appiedate
di
scatto
;
un
altro
saluto
poi
,
sotto
le
colonne
del
vestibolo
esterno
della
villa
,
al
richiamo
dell
'
altra
sentinella
del
portone
.
Rispetto
al
salario
,
era
così
poco
il
da
fare
,
che
tanto
lui
quanto
i
suoi
uomini
se
ne
davano
apposta
,
cercandone
qua
e
là
il
pretesto
;
e
una
delle
faccende
più
serie
erano
appunto
questi
saluti
alla
militare
,
i
quali
servivano
a
meraviglia
a
toglier
loro
l
'
avvilenza
di
vedersi
,
così
ben
vestiti
com
'
erano
,
inutili
affatto
.
In
fondo
,
con
tali
e
tanti
protettori
,
Sciaralla
avrebbe
potuto
ridersi
della
baja
che
gli
dava
la
gente
minuta
,
se
,
come
tutti
i
vani
,
non
fosse
stato
desideroso
d
'
esser
veduto
e
accolto
da
ognuno
con
grazia
e
favore
.
Non
sapeva
ridersene
poi
,
e
anzi
da
un
pezzo
in
qua
ne
era
anche
più
d
'
un
po
'
costernato
,
per
un
'
altra
ragione
.
C
'
era
una
chiacchiera
in
paese
,
la
quale
di
giorno
in
giorno
si
veniva
sempre
più
raffermando
,
che
tutti
gli
operaj
delle
città
maggiori
dell
'
isola
,
e
le
contadinanze
e
,
più
da
presso
nei
grossi
borghi
dell
'
interno
,
i
lavoratori
delle
zolfare
si
volessero
raccogliere
in
corporazioni
o
,
come
li
chiamavano
in
fasci
,
per
ribellarsi
non
pure
ai
signori
,
ma
a
ogni
legge
,
dicevano
,
e
far
man
bassa
di
tutto
.
Più
volte
,
essendo
di
servizio
nell
'
anticamera
,
ne
aveva
sentito
discutere
nel
salone
.
Il
principe
ne
dava
colpa
,
s
'
intende
,
al
governo
usurpatore
che
prima
aveva
gabbato
le
popolazioni
dell
'
isola
col
lustro
della
libertà
e
poi
la
aveva
affamata
con
imposte
e
manomissioni
inique
;
gli
altri
gli
facevano
coro
;
ma
monsignor
vescovo
pareva
a
Sciaralla
che
meglio
di
tutti
sapesse
scoprir
la
piaga
.
Il
vero
male
,
il
più
gran
male
fatto
dal
nuovo
governo
non
consisteva
tanto
nell
'
usurpazione
che
faceva
ancora
e
giustamente
sanguinare
il
cuore
di
S
.
E
.
il
principe
di
Laurentano
.
Monarchie
,
istituzioni
civili
e
sociali
:
cose
temporanee
;
passano
;
si
farà
male
a
cambiarle
agli
uomini
o
a
toglierle
di
mezzo
,
se
giuste
e
sante
;
sarà
un
male
però
possibilmente
rimediabile
.
Ma
se
togliete
od
oscurate
agli
uomini
ciò
che
dovrebbe
splendere
eterno
nel
loro
spirito
:
la
fede
,
la
religione
?
Orbene
,
questo
aveva
fatto
il
nuovo
governo
!
E
come
poteva
più
il
popolo
starsi
quieto
tra
le
tante
tribolazioni
della
vita
,
se
più
la
fede
non
gliele
faceva
accettare
con
rassegnazione
e
anzi
con
giubilo
,
come
prova
e
promessa
di
premio
in
un
'
altra
vita
?
La
vita
è
una
sola
?
questa
?
le
tribolazioni
non
avranno
un
compenso
di
là
,
se
con
rassegnazione
sopportate
?
E
allora
per
qual
ragione
più
accettarle
e
sopportarle
?
Prorompa
allora
l
'
istinto
bestiale
di
soddisfare
quaggiù
tutti
i
bassi
appetiti
del
corpo
!
Parlava
proprio
bene
,
Monsignore
.
La
vera
vera
ragione
di
tutto
il
male
era
questa
.
Insieme
però
con
Monsignore
che
veramente
,
ricco
com
'
era
,
sentiva
poco
le
tribolazioni
della
vita
,
Sciaralla
avrebbe
voluto
che
tutti
i
poveri
la
riconoscessero
,
questa
ragione
.
Ma
non
riusciva
a
levarsi
dal
capo
un
vecchierello
mendico
,
presentatosi
un
giorno
al
cancello
della
villa
col
rosario
in
mano
,
il
quale
,
stando
ad
aspettar
l
'
elemosina
e
sentendo
un
lungo
brontolio
nel
suo
stomaco
,
gli
aveva
fato
notare
con
un
mesto
sorriso
:
-
Senti
?
Non
te
lo
dico
io
;
te
lo
dice
lui
che
ha
fame
...
La
costernazione
di
Sciaralla
,
per
quel
grave
pericolo
che
sovrastava
a
tutti
i
signori
,
proveniva
più
che
altro
dalla
sicurezza
con
cui
il
principe
,
là
nel
salone
,
pareva
lo
sfidasse
.
Riposava
certo
su
lui
e
sul
valore
e
la
devozione
dei
suoi
uomini
quella
sicurezza
del
principe
,
al
quale
poteva
bastare
che
dicesse
di
non
aver
paura
,
lasciando
poi
agli
altri
il
pensiero
del
rimanente
.
Fortuna
che
finora
lì
a
Girgenti
nessuno
si
moveva
,
né
accennava
di
volersi
muovere
!
Paese
morto
.
Tanto
vero
-
dicevano
i
maligni
-
che
vi
regnavano
i
corvi
,
cioè
i
preti
.
L
'
accidia
,
tanto
di
far
bene
quanto
di
far
male
,
era
radicata
nella
più
profonda
sconfidenza
della
sorte
,
nel
concetto
che
nulla
potesse
avvenire
,
che
vano
sarebbe
stato
ogni
sforzo
per
scuotere
l
'
abbandono
desolato
,
in
cui
giacevano
non
soltanto
gli
animi
,
ma
anche
tutte
le
cose
.
E
a
Sciaralla
parve
di
averne
la
prova
nel
triste
spettacolo
che
gli
offriva
,
quella
mattina
,
la
campagna
intorno
e
quello
stradone
.
Aveva
già
attraversato
il
tratto
incassato
nel
taglio
perpendicolare
del
lungo
ciglione
su
cui
sorgono
aerei
e
maestosi
gli
avanzi
degli
antichi
Tempii
akragantini
.
Si
apriva
là
,
un
tempo
,
la
Porta
Aurea
dell
'
antichissima
città
scomparsa
.
Ora
egli
ranchettava
giù
per
il
pendìo
che
conduce
alla
vallata
di
Sant
'
Anna
,
per
la
quale
scorre
,
intoppando
qua
e
là
,
un
fiumicello
di
povere
acque
:
l
'
Hypsas
antico
,
ora
Drago
,
secco
d
'
estate
e
cagione
di
malaria
in
tutte
le
terre
prossime
,
per
le
trosce
stagnanti
tra
gl
'
ispidi
ciuffi
del
greto
.
Impetuoso
e
torbido
per
la
grande
acquata
della
notte
scorsa
,
investiva
laggiù
,
quella
mattina
,
il
basso
ponticello
uso
,
d
'
estate
,
ad
accavalciare
i
ciottoli
e
la
rena
.
Veramente
da
quella
triste
contrada
maledetta
dai
contadini
,
costretti
a
dimorarvi
dalla
necessità
,
macilenti
,
ingialliti
,
febbricitanti
,
pareva
spirasse
nello
squallore
dell
'
alba
un
'
angosciosa
oppressione
di
cui
anche
i
rari
alberi
che
vi
sorgevano
fossero
compenetrati
:
qualche
centenario
olivo
saraceno
dal
tronco
stravolto
,
qualche
mandorlo
ischeletrito
dalle
prime
ventate
d
'
autunno
.
-
Che
acqua
,
eh
?
-
s
'
affrettava
a
dire
capitan
Sciaralla
,
imbattendosi
lungo
quel
tratto
nella
gente
di
campagna
o
nei
carrettieri
che
lo
conoscevano
,
per
prevenire
beffe
e
ingiurie
,
e
dava
di
sprone
alla
povera
Titina
.
Non
a
caso
però
,
quel
giorno
,
metteva
avanti
la
pioggia
della
notte
scorsa
.
Trottando
e
guardando
nel
cielo
la
nera
nuvolaglia
sbrendolata
e
raminga
,
pensava
proprio
a
essa
per
trovarvi
una
scusa
che
gli
quietasse
la
coscienza
,
avendo
trasgredito
a
un
ordine
positivo
ricevuto
la
sera
avanti
dal
segretario
del
principe
:
l
'
ordine
di
recare
sul
tamburo
una
lettera
a
don
Cosmo
Laurentano
,
fratello
di
don
Ippolito
,
che
viveva
segregato
anche
lui
nell
'
altro
fèudo
di
Valsanìa
,
a
circa
quattro
miglia
da
Colimbètra
.
Sciaralla
non
se
l
'
era
sentita
d
'
avventurarsi
a
quell
'
ora
,
con
quel
tempo
da
lupi
,
fin
laggiù
;
aveva
pensato
che
Lisi
Prèola
,
il
vecchio
segretario
,
avendo
una
forca
di
figliuolo
che
aspirava
a
diventar
capitano
della
guardia
,
non
cercava
di
meglio
che
mandar
lui
Sciaralla
all
'
altro
mondo
;
che
però
forse
quella
lettera
non
richiedeva
tale
urgenza
ch
'
egli
rischiasse
di
rompersi
il
collo
per
una
via
scellerata
,
al
bujo
,
sotto
la
pioggia
furiosa
,
tra
lampi
e
tuoni
;
e
che
infine
avrebbe
potuto
aspettar
l
'
alba
e
partir
di
nascosto
,
senza
rinunziare
per
quella
sera
alla
briscola
nella
casermuccia
sul
greppo
dello
Sperone
,
dove
si
riduceva
coi
tre
compagni
graduati
a
passar
la
notte
,
dandosi
il
cambio
ogni
tre
ore
nella
guardia
.
L
'
uscir
di
Colimbètra
era
sempre
penoso
per
capitan
Sciaralla
,
ma
una
vera
spedizione
allorché
doveva
recarsi
a
Valsanìa
,
dove
ogni
volta
gli
toccava
d
'
affrontar
paziente
l
'
odio
d
'
un
vecchio
energumeno
,
terrore
di
tutte
le
contrade
circonvicine
,
chiamato
Mauro
Mortara
,
il
quale
,
approfittando
della
dabbenaggine
di
don
Cosmo
,
a
cui
certo
i
libracci
di
filosofia
avevano
sconcertato
il
cervello
,
vi
stava
da
padrone
,
né
sopra
di
lui
riconosceva
altra
signoria
.
-
Coraggio
,
coraggio
,
Titina
!
-
sospirava
pertanto
Sciaralla
,
ogni
qual
volta
gli
si
presentava
alla
mente
la
figura
di
quel
vecchio
:
basso
di
statura
,
un
po
'
curvo
,
senza
giacca
,
con
una
ruvida
camicia
d
'
albagio
di
color
violaceo
a
quadri
rossi
aperta
sul
petto
irsuto
,
un
enorme
berretto
villoso
in
capo
,
ch
'
egli
da
se
stesso
s
'
era
fatto
dal
cuojo
d
'
un
agnello
,
la
cui
concia
col
sudore
gli
aveva
tinti
di
giallo
i
lunghi
cernecchi
e
,
ai
lati
,
l
'
incolta
barba
bianca
:
comico
e
feroce
,
con
due
grosse
pistole
sempre
alla
cintola
,
anche
di
notte
,
poiché
si
buttava
a
dormir
vestito
su
uno
strapunto
di
paglia
per
poche
ore
soltanto
:
a
settantasette
anni
sveglio
ancora
e
robusto
,
più
che
un
giovanotto
di
venti
.
-
E
non
morrà
mai
!
-
sbuffava
Sciaralla
.
-
Sfido
!
che
gli
manca
?
Dopo
tant
'
anni
è
considerato
come
parte
della
famiglia
anche
da
don
Ippolito
,
che
è
tutto
dire
.
Con
don
Cosmo
per
poco
non
si
dànno
del
tu
.
E
ripensava
,
proseguendo
la
via
,
alle
straordinarie
avventure
di
quell
'
uomo
che
,
al
Quarantotto
,
aveva
seguito
nell
'
esilio
a
Malta
il
principe
padre
,
don
Gerlando
Laurentano
,
il
quale
gli
s
'
era
affezionato
fin
da
quando
,
privato
del
grado
di
gentiluomo
di
camera
,
chiave
d
'
oro
,
per
uno
scandalo
di
corte
a
Napoli
,
sera
ritirato
a
Valsanìa
,
dove
il
Mortara
era
nato
,
figlio
di
poveri
contadini
,
contadinotto
anche
lui
,
anzi
guardiano
di
pecore
,
allora
.
A
un
'
avventura
segnatamente
,
tra
le
tante
,
si
fermava
il
pensiero
di
Placido
Sciaralla
:
a
quella
che
aveva
procurato
al
Mortara
il
nomignolo
di
Monaco
;
avventura
dei
primi
tempi
,
avanti
al
Quarantotto
,
quando
a
Valsanìa
,
attorno
al
vecchio
principe
di
Laurentano
,
acceso
di
vendetta
dopo
quello
scandalo
di
corte
a
Napoli
,
si
radunavano
di
nascosto
,
venendo
da
Girgenti
,
i
caporioni
del
comitato
rivoluzionario
.
Mauro
Mortara
faceva
la
guardia
ai
congiurati
a
piè
della
villa
.
Ora
una
volta
un
frate
francescano
ebbe
la
cattiva
ispirazione
di
avventurarsi
fin
là
per
la
questua
.
Il
Mortara
,
chi
sa
perché
,
lo
prese
per
una
spia
;
e
senza
tante
cerimonie
lo
afferrò
,
lo
legò
,
lo
tenne
appeso
a
un
albero
per
tutto
un
giorno
;
alla
notte
lo
sciolse
e
lo
mandò
via
;
ma
tanta
era
stata
la
paura
,
che
il
frate
non
poté
più
riaversene
e
ne
morì
poco
dopo
.
Quest
'
avventura
era
più
viva
delle
altre
nella
memoria
di
Sciaralla
,
non
solo
perché
in
essa
Mauro
Mortara
si
mostrava
,
come
a
lui
piaceva
crederlo
,
feroce
,
ma
anche
perché
l
'
albero
,
a
cui
il
francescano
era
stato
appeso
,
era
ancora
in
piedi
presso
la
villa
,
e
Mauro
non
tralasciava
mai
d
'
indicarglielo
,
accompagnando
il
cenno
con
un
muto
ghigno
e
un
lieve
tentennar
del
capo
,
atteggiato
il
volto
di
schifo
nel
vedergli
addosso
quell
'
uniforme
borbonica
.
-
Coraggio
,
coraggio
,
Titina
!
Conveniva
soffrirseli
in
pace
gli
sgarbi
e
i
raffacci
di
quel
vecchio
.
Il
quale
,
sì
,
guaj
e
rischi
d
'
ogni
sorta
ne
aveva
toccati
e
affrontati
in
vita
sua
,
senza
fine
;
ma
che
fortuna
,
adesso
,
servire
sotto
don
Cosmo
che
non
si
curava
mai
di
nulla
,
fuori
di
quei
suoi
libracci
che
lo
tenevano
tutto
il
giorno
vagante
come
in
un
sogno
per
i
viali
di
Valsanìa
!
Che
differenza
tra
il
principe
suo
padrone
e
questo
don
Cosmo
!
che
differenza
poi
tra
entrambi
questi
fratelli
e
la
sorella
donna
Caterina
Auriti
,
che
viveva
-
vedova
e
povera
-
a
Girgenti
!
Da
anni
e
anni
tutti
e
tre
erano
in
rotta
tra
loro
.
Donna
Caterina
Laurentano
aveva
seguito
lei
sola
le
nuove
idee
del
padre
;
e
poi
si
diceva
che
,
da
giovinetta
,
aveva
recato
onta
alla
famiglia
,
fuggendo
di
casa
con
Stefano
Auriti
,
morto
poi
nel
Sessanta
,
garibaldino
,
nella
battaglia
di
Milazzo
,
mentre
combatteva
accanto
al
Mortara
e
al
figlio
don
Roberto
,
che
ora
viveva
a
Roma
e
che
allora
era
ragazzo
di
appena
dodici
anni
,
il
più
piccolo
dei
Mille
.
Figurarsi
,
dunque
,
se
il
principe
poteva
andar
d
'
accordo
con
quella
sorella
!
Ma
con
Cosmo
,
intanto
,
perché
no
?
Questi
,
almeno
apparentemente
,
non
aveva
mai
parteggiato
per
alcuno
.
Ma
forse
non
approvava
la
protesta
del
fratello
maggiore
contro
il
nuovo
Governo
.
Chi
aveva
però
ragione
di
loro
due
?
Il
padre
,
prima
che
liberale
,
era
stato
borbonico
,
gentiluomo
di
camera
e
chiave
d
'
oro
:
che
meraviglia
,
dunque
,
se
il
figlio
,
stimando
fedifrago
il
padre
,
s
'
era
serbato
fedele
al
passato
Governo
?
Meritava
anzi
rispetto
per
tanta
costanza
:
rispetto
e
venerazione
;
e
non
c
'
era
nulla
da
ridire
,
se
voleva
che
tutti
sapessero
com
'
egli
la
pensava
,
anche
dal
modo
con
cui
vestiva
i
suoi
dipendenti
.
Sissignori
,
sono
borbonico
!
ho
il
coraggio
delle
mie
opinioni
!
Un
toffo
di
terra
arrivò
a
questo
punto
alle
spalle
di
capitan
Sciaralla
,
seguíto
da
una
sghignazzata
.
Il
capitano
diè
un
balzo
sulla
sella
e
si
voltò
,
furente
.
Non
vide
nessuno
.
Da
una
siepe
sopra
l
'
arginello
venne
fuori
però
questa
strofetta
,
declamata
con
tono
derisorio
,
lento
lento
:
Sciarallino
,
Sciarallino
,
dove
vai
con
tanta
boria
sul
ventoso
tuo
ronzino
?
Sei
scappato
dalla
storia
,
Sciarallino
,
Sciarallino
?
Capitan
Sciaralla
riconobbe
alla
voce
Marco
Prèola
,
il
figlio
scapestrato
del
segretario
del
principe
,
e
sentì
rimescolarsi
tutto
il
sangue
.
Ma
,
subito
dopo
,
il
Prèola
gli
apparve
in
tale
stato
,
che
le
ciglia
aggrottate
gli
balzarono
fino
al
berretto
e
la
bocca
serrata
dall
'
ira
gli
s
'
aprì
dallo
stupore
.
Non
pareva
più
un
uomo
,
colui
:
salvo
il
santo
battesimo
,
un
porco
pareva
,
fuori
del
brago
,
ritto
in
piedi
,
cretaceo
e
arruffato
.
Con
le
gambe
aperte
,
buttato
indietro
sulle
reni
a
modo
degli
ubriachi
,
il
Prèola
seguitò
da
lassù
a
declamare
con
ampii
e
stracchi
gesti
:
Oppur
vai
,
don
Chisciottino
,
all
'
assalto
d
'
un
molino
?
od
a
caccia
di
lumache
t
'
avventuri
col
mattino
,
così
rosso
nelle
brache
,
nel
giubbon
così
turchino
,
Sciarallino
,
Sciarallino
?
-
Quanto
sei
caro
!
-
sbuffò
Sciaralla
,
allungando
una
mano
alle
terga
,
ove
la
mota
gli
s
'
era
appiastrata
.
Marco
Prèola
si
calò
giù
,
sul
sedere
,
dall
'
arginello
lubrico
di
fango
,
e
gli
s
'
accostò
.
-
Caro
?
No
,
-
disse
,
-
mi
vendo
a
buon
mercato
!
Ti
piace
la
poesia
?
Bella
!
E
séguita
,
sai
?
La
stamperò
su
L
'
Empedocle
domenica
ventura
.
Capitan
Sciaralla
stette
ancora
un
pezzo
a
guardarlo
,
col
volto
contratto
,
ora
,
in
una
smorfia
tra
di
schifo
e
di
compassione
.
Sapeva
che
colui
andava
soggetto
ad
attacchi
d
'
epilessia
;
che
spesso
vagava
di
notte
come
un
cane
randagio
e
spariva
per
due
o
tre
giorni
finché
non
lo
ritrovavano
come
una
bestia
morta
,
con
la
faccia
a
terra
e
la
bava
alla
bocca
,
o
su
al
Culmo
delle
Forche
o
su
la
Serra
Ferlucchia
o
per
le
campagne
.
Gli
vide
la
faccia
gonfia
,
deturpata
da
una
livida
cicatrice
su
la
gota
destra
,
dall
'
occhio
alla
bocca
,
con
pochi
peli
ispidi
biondicci
sul
labbro
e
sul
mento
;
gli
guardò
il
vecchio
cappelluccio
stinto
e
roccioso
,
che
non
arrivava
a
nascondergli
la
laida
calvizie
precoce
;
notò
che
calvo
era
anche
di
ciglia
;
ma
non
poté
sostenere
lo
sguardo
di
quegli
occhi
chiari
,
verdastri
,
impudenti
,
in
cui
tutti
i
vizii
pareva
vermicassero
.
Cacciato
dalla
scuola
militare
di
Modena
,
il
Prèola
era
stato
a
Roma
circa
un
anno
nella
redazione
d
'
un
giornalucolo
di
ricattatori
;
scontata
una
condanna
di
otto
mesi
di
carcere
,
aveva
tentato
di
uccidersi
buttandosi
giù
da
un
ponte
nel
Tevere
;
salvato
per
miracolo
,
era
stato
rimpatriato
dalla
questura
,
e
ora
viveva
alle
spalle
del
padre
,
a
Girgenti
.
-
Che
hai
fatto
?
-
gli
domandò
Sciaralla
.
Il
Prèola
si
guardò
l
'
abito
cretoso
addosso
,
e
con
un
ghigno
frigido
rispose
:
-
Niente
.
Un
insultino
...
Con
le
mani
aggiunse
un
gesto
per
significare
che
s
'
era
voltolato
per
terra
.
Poi
,
all
'
improvviso
,
cangiando
aria
e
tono
,
gli
ghermì
un
braccio
e
gli
gridò
:
-
Qua
la
lettera
!
So
che
l
'
hai
!
-
Sei
matto
?
-
esclamò
Sciaralla
con
un
soprassalto
,
tirandosi
indietro
.
Il
Prèola
scoppiò
a
ridere
sguajatamente
.
-
Mi
serve
soltanto
per
annusarla
.
Càvala
fuori
.
Voglio
sentire
se
sa
odor
di
confetti
.
Animale
,
non
sai
che
il
tuo
padrone
sposa
?
Sciaralla
lo
guardò
,
stordito
.
-
Il
principe
?
-
Sua
Eccellenza
,
già
!
Non
credi
?
Scommetto
che
la
lettera
parla
di
questo
.
Il
principe
annunzia
le
prossime
nozze
al
fratello
.
Non
hai
visto
monsignor
Montoro
?
È
lui
il
paraninfo
!
Veramente
monsignor
Montoro
in
quegli
ultimi
giorni
s
'
era
fatto
vedere
molto
più
di
frequente
a
Colimbètra
.
Che
fosse
vero
?
Sciaralla
si
sforzò
d
'
impedire
che
quella
notizia
incredibile
,
di
un
avvenimento
così
inopinato
,
gli
accendesse
in
un
lampo
la
visione
di
splendide
feste
,
di
una
gaja
animazione
nuova
in
quel
silenzioso
,
austero
ritiro
;
la
speranza
di
regali
per
la
bella
comparsa
che
avrebbe
fatto
coi
suoi
uomini
e
il
servizio
inappuntabile
che
avrebbe
disimpegnato
...
Ma
il
principe
,
possibile
?
così
serio
...
alla
sua
età
?
E
poi
,
come
prestar
fede
al
Prèola
?
Cercando
di
nascondere
la
meraviglia
e
la
curiosità
con
un
sorriso
di
diffidenza
,
gli
domandò
:
-
E
chi
sposa
?
-
Se
mi
dài
la
lettera
,
te
lo
dico
,
-
rispose
quello
.
-
Domani
!
Va
'
là
!
Ho
capito
.
E
Sciaralla
si
spinse
col
busto
per
cacciar
la
giumenta
.
-
Aspetta
!
-
esclamò
il
Prèola
,
trattenendo
Titina
per
la
coda
.
-
M
'
importa
assai
delle
nozze
,
e
che
tu
non
ci
creda
!
Forse
...
vedi
?
questo
mi
premerebbe
più
di
sapere
...
forse
il
principe
parla
al
fratello
delle
elezioni
,
della
candidatura
del
nipote
.
Non
sai
neanche
questo
?
Non
sai
che
Roberto
Auriti
,
«
il
dodicenne
eroe
»
,
si
presenta
deputato
?
-
So
un
corno
io
;
chi
se
n
'
impiccia
?
-
fece
Sciaralla
.
-
Non
abbiamo
l
'
on
.
Fazello
per
deputato
?
-
Non
lo
dico
io
che
siete
fuori
della
storia
,
vojaltri
,
a
Colimbètra
!
-
ghignò
il
Prèola
.
-
Abbiamo
le
elezioni
generali
,
e
Fazello
non
si
ripresenta
,
somaro
,
per
la
morte
del
figliuolo
!
-
Del
figliuolo
?
Se
è
scapolo
!
Il
Prèola
tornò
a
ridere
sguajatamente
.
-
E
che
uno
scapolo
,
uomo
di
chiesa
per
giunta
,
non
può
aver
figliuoli
?
Bestione
!
Avremo
l
'
Auriti
,
sostenuto
dal
governo
,
contro
l
'
avvocato
Capolino
.
Fiera
lotta
,
singolar
tenzone
...
Dammi
la
lettera
!
Sciaralla
diede
una
spronata
a
Titina
e
con
uno
sfaglio
si
liberò
del
Prèola
.
Questi
allora
gli
tirò
dietro
una
e
due
sassate
;
stava
per
tirargli
la
terza
,
quando
dalla
svoltata
si
levò
una
voce
rabbiosa
:
-
Ohè
,
corpo
di
...
Chi
tira
?
E
un
'
altra
voce
,
rivolta
evidentemente
a
Sciaralla
che
fuggiva
:
-
Vergògnati
!
Fantoccio
!
Ignorante
!
Buffone
!
E
dalla
svoltata
apparvero
sotto
un
ombrellaccio
verde
sforacchiato
,
stanchi
e
inzaccherati
,
i
due
inseparabili
Luca
Lizio
e
Nocio
Pigna
,
o
,
come
tutti
da
un
pezzo
li
chiamavano
,
Propaganda
e
Compagnia
:
quegli
,
uno
spilungone
ispido
e
scialbo
,
con
un
pajo
di
lenti
che
gli
scivolavano
di
traverso
sul
naso
,
stretto
nelle
spalle
per
il
freddo
e
col
bavero
della
giacchettina
d
'
estate
tirato
su
;
questi
,
tozzo
,
deforme
,
dal
groppone
sbilenco
,
con
un
braccio
penzolante
quasi
fino
a
terra
e
l
'
altro
pontato
a
leva
sul
ginocchio
,
per
reggersi
alla
meglio
.
Erano
i
due
rivoluzionarii
del
paese
.
Capitan
Sciaralla
credeva
a
torto
che
nessuno
si
movesse
a
Girgenti
.
Si
movevano
loro
,
Lizio
e
Pigna
.
È
vero
che
,
l
'
uno
e
l
'
altro
,
quella
mattina
,
così
bagnati
e
intirizziti
,
sotto
quell
'
ombrello
sforacchiato
,
non
davano
a
vedere
che
potessero
esser
molto
temibili
le
loro
imprese
rivoluzionarie
.
Nessuno
poteva
vederlo
meglio
di
Marco
Prèola
,
il
quale
avendo
già
da
un
pezzo
abbandonato
al
caso
la
propria
vita
,
tenuta
per
niente
da
lui
stesso
più
che
dagli
altri
e
senza
più
né
affetti
né
fede
in
nulla
,
sciolta
non
pur
d
'
ogni
regola
,
ma
anche
d
'
ogni
abitudine
e
gettata
in
preda
a
ogni
capriccio
improvviso
e
violento
,
tutto
vedeva
buffo
e
vano
e
tutto
e
tutti
derideva
,
sfogando
in
questa
derisione
le
scomposte
energie
non
comuni
dell
'
animo
esacerbato
.
Sapeva
che
,
tre
giorni
addietro
,
quei
due
si
erano
recati
alla
marina
di
Porto
Empedocle
a
catechizzare
i
facchini
addetti
all
'
imbarco
dello
zolfo
,
gli
scaricatori
,
gli
stivatori
,
i
marinaj
delle
spigonare
,
i
carrettieri
,
i
pesatori
,
per
raccoglierli
in
fascio
.
Vedendoli
di
ritorno
a
quell
'
ora
,
in
quello
stato
,
arricciò
il
naso
,
si
fermò
in
mezzo
allo
stradone
ad
aspettarli
per
accompagnarsi
con
loro
fino
a
Girgenti
;
quando
gli
furon
vicini
,
aprì
le
braccia
,
quasi
per
reggere
un
fiasco
,
di
que
'
grossi
,
e
disse
loro
:
-
Andiamo
;
niente
:
lo
porto
io
.
Il
Pigna
si
fermò
e
,
sforzandosi
di
dirizzarsi
meglio
sul
braccio
,
squadrò
con
disprezzo
il
Prèola
.
Il
corpo
,
tutto
groppi
e
nodi
;
ma
una
faccia
da
bambolone
aveva
,
senza
un
pelo
,
arrossata
sulle
gote
dal
salso
che
gli
aveva
dato
fuori
alla
pelle
,
e
un
pajo
d
'
occhi
neri
,
smaltati
e
mobilissimi
da
matto
,
sotto
un
cappellaccio
tutto
sbertucciato
,
che
lo
faceva
somigliare
a
uno
di
quei
fantocci
che
schizzan
su
dalle
scàtole
a
scatto
.
Marco
Prèola
lo
chiamò
con
un
vezzeggiativo
dispettosamente
bonario
,
e
gli
disse
ammiccando
:
-
Nociarè
,
non
te
n
'
avere
a
male
!
Mondaccio
laido
è
questo
,
d
'
ingrati
.
Marinaj
,
piedi
piatti
.
Oh
,
e
chiudi
il
paracqua
,
Luca
!
Dio
ci
manda
l
'
acqua
,
e
non
te
ne
vuoi
profittare
?
Laviamoci
il
visino
,
così
...
E
levò
la
faccia
fangosa
verso
il
cielo
.
Spruzzolava
ancora
dalle
nuvole
che
s
'
imporporavano
negli
orli
frastagliati
,
correndo
incontro
al
sole
che
stava
per
levarsi
,
un
'
acquerugiola
gelida
e
pungente
.
-
Che
son
aghi
?
-
gridò
,
sbruffando
come
un
cavallo
,
squassando
la
testa
e
buttandosi
apposta
addosso
al
Pigna
.
Sozzo
com
'
era
già
da
capo
a
piedi
e
tutto
fradicio
di
pioggia
,
si
sentiva
ormai
libero
da
ogni
angustia
di
guardarsi
dall
'
acqua
e
dalla
zàcchera
,
e
provava
la
voluttà
,
sguazzando
nel
fango
senza
più
impaccio
né
ritegno
,
di
potere
insozzarne
gli
altri
impunemente
.
-
Scànsati
!
-
gli
gridò
il
Pigna
.
-
Chi
ti
cerca
?
chi
ti
vuole
?
chi
ti
ha
dato
mai
confidenza
?
Il
Prèola
,
senza
scomporsi
,
gli
rispose
:
-
Quanto
mi
piaci
arrabbiato
!
Creta
madre
,
caro
mio
.
Te
ne
volevo
attaccare
un
po
'
...
Mi
scansi
?
Poi
ti
lagni
degli
altri
,
che
sono
ingrati
.
-
Ci
vuole
una
faccia
...
-
brontolò
il
Pigna
,
rivolto
al
Lizio
.
Ma
questi
andava
chiuso
in
sé
,
non
curante
e
accigliato
.
Diede
una
spallata
,
come
per
dire
che
non
voleva
esser
frastornato
dai
suoi
pensieri
,
e
avanti
.
Il
Prèola
li
seguì
un
pezzo
in
silenzio
,
un
po
'
discosto
,
guardando
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
.
Aveva
nelle
viscere
la
smania
di
fare
qualche
cosa
,
quella
mattina
;
non
sapeva
quale
,
si
sarebbe
messo
a
urlare
come
un
lupo
.
Per
non
urlare
,
apriva
la
bocca
,
si
cacciava
una
mano
sui
denti
e
tirava
fin
quasi
a
slogarsi
la
mascella
;
poi
sospirava
o
si
scrollava
tutto
in
un
fremito
animalesco
.
Poteva
solo
sfogarsi
con
quei
due
;
ma
,
a
stuzzicare
il
Lizio
,
che
gusto
c
'
era
?
Disperatonaccio
come
lui
e
,
per
giunta
,
con
la
testa
piena
di
fumo
.
Due
disgrazie
,
una
sopra
l
'
altra
,
il
suicidio
del
padre
,
bravo
avvocato
ma
di
cervello
balzano
,
poi
quello
del
fratello
,
gli
avevano
cattivato
in
paese
una
certa
simpatia
,
mista
di
costernazione
,
e
anche
un
certo
rispetto
.
Studiava
molto
e
parlava
poco
,
anzi
non
parlava
quasi
mai
.
La
ragione
c
'
era
,
veramente
:
gli
mancava
quasi
mezzo
alfabeto
.
Di
lui
si
poteva
ridere
soltanto
per
questo
:
che
aveva
trovato
nel
Pigna
il
suo
organetto
;
e
organetto
e
sonatore
,
ogni
volta
,
ai
comizii
,
comparivano
insieme
.
Se
il
Pigna
stonava
,
egli
lo
rimetteva
in
tono
,
serio
serio
,
tirandolo
per
la
manica
.
Rivoluzione
sociale
...
fratellanza
dei
popoli
...
rivendicazione
dei
diritti
degli
oppressi
...
parole
grandi
,
insomma
!
E
forse
perciò
,
distratto
,
s
'
era
attaccato
intanto
a
un
tozzo
di
pane
faticato
da
altri
per
lui
.
Faceva
benone
,
oh
!
Solo
che
,
con
questo
po
'
po
'
di
freddo
...
-
Una
caffettierina
,
volesse
Iddio
!
-
invocò
con
improvviso
scatto
il
Prèola
,
levando
le
braccia
.
-
Tre
pezzetti
di
zucchero
,
un
vasetto
di
panna
,
quattro
fettine
di
pane
abbruscato
.
Oh
animucce
sante
del
Purgatorio
!
Luca
Lizio
si
voltò
,
brusco
,
a
guatarlo
.
Proprio
a
una
tazzina
di
caffè
pensava
in
quel
momento
,
così
accigliato
;
e
la
vedeva
,
e
se
ne
inebriava
quasi
in
sogno
,
aspirandone
il
fumante
aroma
;
e
stringeva
in
tasca
,
nel
desiderio
che
lo
struggeva
,
il
pugno
intirizzito
.
Partito
a
bujo
,
e
sconfitto
,
da
Porto
Empedocle
,
sentiva
un
freddo
da
morire
;
non
gli
pareva
l
'
ora
d
'
arrivare
.
Avvilito
da
quel
bisogno
meschino
,
si
vedeva
misero
,
degno
di
conforto
,
d
'
un
conforto
che
sapeva
di
non
poter
trovare
in
nessuno
.
Poc
'
anzi
,
tra
quel
fantoccio
fuggito
di
là
su
la
giumenta
bianca
e
il
Prèola
fermo
più
su
ad
aspettare
con
un
ghigno
rassegato
sulle
labbra
,
aveva
avuto
lui
stesso
un
'
improvvisa
strana
impressione
di
sé
,
che
gli
era
penetrata
fino
a
toccare
e
sommuovere
dal
fondo
del
suo
essere
un
sentimento
finora
sconosciuto
,
quasi
di
stupore
per
tutti
i
suoi
sdegni
,
per
tutte
le
sue
furie
ardenti
,
le
quali
a
un
tratto
gli
s
'
erano
scoperte
,
come
da
lontano
,
folli
e
vane
,
là
in
mezzo
a
quella
scena
di
desolato
squallore
.
Nella
magrezza
miserabile
del
suo
corpo
tremante
di
freddo
e
pur
madido
di
un
sudorino
vischioso
,
s
'
era
veduto
simile
a
quegli
alberi
che
s
'
affacciavano
dalle
muricce
,
stecchiti
e
gocciolanti
.
Gocciolavano
anche
a
lui
per
il
freddo
la
punta
del
naso
e
gli
occhi
miopi
dietro
le
lenti
.
S
'
era
ristretto
in
sé
;
e
,
quasi
quell
'
impressione
,
toccato
il
fondo
del
suo
essere
e
vanita
in
quello
stupore
,
gli
si
fosse
ora
serrata
attorno
come
un
'
irta
angustia
,
s
'
era
sentito
tutto
dolere
:
doler
le
tempie
schiacciate
,
le
aguzze
sporgenze
delle
scapole
,
su
cui
la
stoffa
della
giacchettina
d
'
estate
aveva
preso
il
lustro
,
e
i
polsi
scoperti
dalle
maniche
troppo
corte
e
i
piedi
bagnati
entro
le
scarpe
rotte
.
E
tutto
ora
gli
pareva
un
di
più
,
una
soperchieria
crudele
:
ogni
nuova
pettata
di
quello
stradone
divenuto
una
fiumara
di
creta
;
la
cruda
luce
dell
'
alba
che
,
non
ostante
la
cupezza
di
quelle
nuvole
,
si
rifletteva
su
la
motriglia
e
lo
abbagliava
;
ma
sopra
tutto
la
compagnia
di
quel
tristo
,
da
capo
a
piedi
imbrattato
di
fango
,
fango
fuori
,
fango
dentro
,
che
stuzzicava
il
Pigna
a
parlare
.
Avvezzo
ormai
da
anni
a
star
zitto
,
provava
uno
stordimento
a
mano
a
mano
più
confuso
per
quel
suo
silenzio
che
,
all
'
insaputa
di
tutti
,
si
nutriva
e
s
'
accresceva
dentro
di
lui
di
certe
stravaganti
impressioni
,
come
quella
di
poc
'
anzi
,
che
non
avrebbe
potuto
esprimere
neppure
a
se
stesso
,
se
non
a
costo
di
togliere
ogni
credito
e
ogni
fiducia
all
'
opera
sua
.
Marco
Prèola
,
intanto
,
seguitava
a
dire
,
quasi
tra
sé
:
-
Io
,
va
bene
;
che
sono
io
?
un
vagabondo
;
mi
merito
questo
e
altro
.
Ma
vedete
Domineddio
che
tempo
pensa
di
fare
,
quando
sono
in
cammino
per
una
santa
missione
due
poveri
umanitarii
che
una
turba
irriverente
ha
cacciato
via
,
di
notte
,
a
nerbate
!
Il
Pigna
accennò
di
fermarsi
,
fremente
;
ma
Luca
Lizio
lo
tirò
via
con
uno
strappo
alla
manica
e
un
grugnito
rabbioso
.
-
Nerbate
...
ma
bada
,
sai
!
-
masticò
quello
tra
i
denti
.
-
Gliele
darei
io
,
le
nerbate
...
-
E
da
te
me
le
piglierei
,
Nociarè
,
-
s
'
affrettò
a
dirgli
il
Prèola
con
un
inchino
,
-
perché
tu
,
non
sembri
,
ma
sei
un
eroe
.
Puzzi
,
mannaggia
,
ma
sei
un
eroe
;
e
quando
te
lo
dico
io
ci
puoi
credere
.
Il
popolo
non
ti
può
capire
.
Non
può
capire
la
tua
idea
,
perché
per
disgrazia
l
'
idea
non
ha
occhi
,
non
ha
gambe
,
e
non
ha
bocca
.
Parla
e
si
muove
per
bocca
e
con
le
gambe
degli
uomini
.
Se
dici
,
poniamo
:
«
Popolo
,
l
'
umanità
cammina
!
T
'
insegnerò
io
a
camminare
!
»
-
son
capaci
di
guardarti
le
cianche
,
come
le
butti
:
«
Ma
guarda
un
po
'
,
chi
vuole
insegnarci
a
camminare
!
»
.
-
Pezzo
d
'
asino
!
-
sbottò
Propaganda
,
non
potendo
più
tenersi
.
-
E
non
si
chiama
ragionare
coi
piedi
,
codesto
?
-
Io
?
Il
popolo
!
-
rimbeccò
il
Prèola
.
-
Il
Popolo
,
per
tua
norma
,
-
ribatté
il
Pigna
,
roteando
gli
occhi
da
matto
;
ma
subito
si
trattenne
.
-
Non
lo
nominare
,
il
Popolo
;
non
sei
degno
neanche
di
nominarlo
,
tu
,
il
Popolo
!
Troppe
cose
ha
capito
il
Popolo
,
caro
mio
,
per
tua
norma
;
e
prima
di
tutte
questa
:
che
i
tuoi
patrioti
lo
ingannarono
...
-
I
miei
?
-
fece
il
Prèola
,
ridendo
.
-
I
tuoi
,
quelli
che
lo
spinsero
a
fare
la
rivoluzione
del
Sessanta
,
promettendo
l
'
età
dell
'
oro
!
I
patrioti
e
i
preti
.
Noi
,
caro
mio
,
per
tua
norma
,
gli
dimostriamo
,
quattr
'
e
quattr
'
otto
e
con
le
prove
alla
mano
,
che
...
capisci
?
per
virtù
della
sua
stessa
forza
,
capisci
?
per
virtù
,
dico
bene
,
della
sua
stessa
forza
,
non
per
concessione
d
'
altri
,
esso
può
,
se
vuole
,
migliorare
le
sue
condizioni
.
-
Meglio
sarebbe
per
forza
della
sua
virtù
,
-
osservò
,
placido
,
il
Prèola
.
Il
Pigna
lo
guardò
,
stordito
.
Ma
subito
quello
s
'
affrettò
a
tranquillarlo
:
-
Niente
,
non
ci
badare
.
Giuoco
di
parole
!
-
Per
virtù
...
per
virtù
della
sua
stessa
forza
,
-
ribatté
a
bassa
voce
,
non
più
ben
sicuro
il
Pigna
,
rivolgendosi
al
Lizio
per
consigliarsi
con
gli
occhi
di
lui
se
aveva
detto
bene
;
e
seguitò
,
un
po
'
sconcertato
:
-
Migliorare
,
sissignore
,
questo
iniquo
ordinamento
economico
,
dove
uomini
vivono
...
cioè
,
no
...
oppure
,
sì
...
uomini
vivono
senza
lavorare
,
e
uomini
,
pur
lavorando
,
non
vivono
!
Capisci
?
Noi
diciamo
al
Popolo
:
«
Tu
sei
tutto
!
Tu
puoi
tutto
!
Unìsciti
e
detta
la
tua
legge
e
il
tuo
diritto
!
»
.
-
Bravissimo
!
-
esclamò
il
Prèola
.
-
Permetti
che
parli
io
,
adesso
?
-
La
tua
legge
e
il
tuo
diritto
!
-
ripeté
ancora
una
volta
il
Pigna
,
furioso
.
-
Parla
,
parla
.
-
E
non
t
'
offendi
?
-
Non
m
'
offendo
:
parla
.
-
Fosti
,
sì
o
no
,
sagrestano
fino
a
poco
tempo
fa
?
Propaganda
si
voltò
di
nuovo
a
guardarlo
,
stordito
.
-
Che
c
'
entra
questo
?
E
il
Prèola
,
placido
:
-
Hai
promesso
di
non
offenderti
!
Rispondi
.
-
Sagrestano
,
sissignore
,
-
riconobbe
il
Pigna
,
coraggiosamente
.
-
Ebbene
?
Che
vuoi
dire
con
ciò
?
Che
ho
cambiato
colore
?
-
No
,
che
colore
!
Lascia
stare
.
Al
massimo
,
casacca
.
-
Ho
imparato
a
conoscere
i
preti
,
ecco
tutto
!
-
E
a
far
figliuoli
,
-
raffibbiò
il
Prèola
:
-
sette
figlie
femmine
,
tutte
di
fila
;
lo
puoi
negare
?
Nocio
Pigna
si
fermò
per
la
terza
volta
a
guatarlo
.
Aveva
promesso
di
non
offendersi
.
Ma
dove
voleva
andare
a
parare
con
quell
'
interrogatorio
?
Aveva
perduto
il
posto
alla
chiesa
,
perché
una
delle
figliuole
,
la
maggiore
,
e
un
certo
canonico
Landolina
...
-
Col
patto
,
oh
,
di
non
toccare
certi
tasti
,
-
lo
prevenne
,
scombujandosi
e
abbassando
gli
occhi
.
-
No
no
no
,
-
disse
precipitosamente
il
Prèola
,
con
una
mano
al
petto
.
-
Senti
,
Nocio
,
io
sono
,
a
giudizio
de
'
savi
universale
,
quel
che
si
dice
un
farabutto
.
Va
bene
?
Sono
stato
otto
mesi
dentro
...
figùrati
!
E
vedi
qua
?
-
soggiunse
,
indicando
la
cicatrice
sulla
gota
.
-
Quando
mi
buttai
a
fiume
,
come
dicono
a
Roma
...
Già
!
...
Figùrati
dunque
se
certe
cose
mi
possono
fare
impressione
!
Sai
,
anzi
,
che
mi
fa
impressione
?
Che
tu
,
a
quella
disgraziata
...
-
Non
tocchiamo
,
t
'
ho
detto
,
certi
tasti
.
-
Caro
mio
!
-
sospirò
il
Prèola
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Ti
faccio
una
confidenza
.
Quelli
che
combatto
sono
i
soli
per
cui
abbia
una
certa
stima
.
Ma
questi
tali
,
per
le
mie
...
diciamo
disgrazie
,
non
vogliono
averne
di
me
,
e
non
mi
vorrebbero
lasciar
vivere
.
Qui
sbagliano
.
Vivere
debbo
!
E
per
vivere
,
sto
coi
preti
.
Gli
uomini
non
perdonano
;
Dio
invece
,
a
detta
dei
preti
,
m
'
ha
da
un
pezzo
perdonato
;
e
con
questa
scusa
si
servono
di
me
.
Guarda
,
oh
,
che
piazza
,
Nocio
!
-
aggiunse
,
buttandosi
indietro
il
cappelluccio
per
mostrare
la
fronte
.
-
E
ce
n
'
ho
,
dentro
,
sai
!
Se
le
cose
mi
fossero
andate
per
il
loro
verso
...
Basta
,
lasciamo
stare
.
Io
,
voi
...
tutto
...
ma
guardate
!
Fango
.
Ci
stiamo
tutti
e
tre
,
coi
piedi
affondati
;
ebbene
,
parliamoci
chiaro
,
in
nome
di
Dio
,
diciamoci
le
cose
come
sono
,
senza
vestirle
di
frasi
,
nude
;
pigliamoci
questo
piacere
!
Io
sono
un
porco
,
sì
,
ma
tu
che
sei
,
Nociarè
?
che
lavoro
è
il
tuo
,
me
lo
dici
?
Pàssati
una
mano
sulla
coscienza
:
tu
non
lavori
!
-
Io
?
-
esclamò
il
Pigna
,
stupito
più
che
offeso
dell
'
ingiustizia
,
allungando
il
braccio
e
ripiegandolo
sul
petto
con
l
'
indice
teso
.
-
Lavori
per
la
causa
?
Frase
!
-
ribatté
il
Prèola
,
pronto
.
-
T
'
ho
pregato
:
la
verità
nuda
!
Poi
te
la
vesti
a
casa
come
vuoi
,
per
quietarti
la
coscienza
.
Lavoravi
...
ti
cacciarono
via
dalla
chiesa
;
poi
,
da
un
banco
di
lotto
...
Calunnia
,
lo
so
!
Ma
pure
,
se
davvero
ti
fossi
messo
in
tasca
i
bajocchi
dei
gonzi
che
venivano
a
giocare
al
botteghino
,
credi
che
per
me
avresti
fatto
male
?
Benone
avresti
fatto
!
Ma
ora
che
fai
?
Lavorano
le
tue
figliuole
,
e
tu
mangi
e
predichi
.
E
qua
,
quest
'
altro
San
Luca
evangelista
...
Come
lo
chiamate
?
Amore
libero
.
Va
bene
:
frase
!
Il
fatto
è
che
s
'
è
messo
con
un
'
altra
delle
tue
figliuole
,
e
...
Luca
Lizio
,
a
questo
punto
,
livido
e
scontraffatto
,
si
avventò
con
le
braccia
protese
alla
gola
del
Prèola
.
Ma
questi
si
trasse
indietro
,
ridendo
,
finché
poté
ghermirgli
i
polsi
e
respingerlo
senza
furia
.
-
Ma
va
'
!
-
gli
gridò
,
con
un
lustro
di
gioja
maligna
negli
occhi
e
nei
denti
.
-
Io
sto
dicendo
la
verità
.
-
Lascialo
perdere
!
-
s
'
interpose
il
Pigna
,
a
sua
volta
trattenendo
Luca
Lizio
e
riavviandosi
.
-
Non
vedi
che
fa
professione
di
mosca
canina
?
-
Canina
,
già
:
gli
ho
punzecchiato
la
nudità
,
-
sghignò
il
Prèola
.
-
E
con
questo
freddo
...
Sì
sì
,
meglio
nasconderla
!
Volevo
spiegarti
soltanto
,
caro
Nocio
,
senza
offenderti
,
perché
non
puoi
fare
effetto
.
-
Perché
questo
è
un
paese
di
carogne
!
-
gridò
il
Pigna
,
voltandosi
a
fulminarlo
con
tanto
d
'
occhi
.
-
D
'
accordo
!
-
approvò
subito
il
Prèola
.
-
E
io
,
piú
carogna
di
tutti
.
D
'
accordo
!
Ma
tu
non
lavori
:
le
tue
figliuole
lavorano
,
e
Luca
mangia
e
studia
,
e
tu
mangi
e
predichi
.
Studiare
,
predicare
:
parole
.
La
sostanza
è
il
boccone
che
si
mangia
.
Vorrei
sapere
come
non
vi
strozza
,
pensando
che
le
tue
figliuole
sgobbano
a
cucire
e
non
dormono
la
notte
per
procurarvelo
.
Il
Pigna
finse
di
non
udire
;
scrollò
più
volte
il
capo
e
brontolò
tra
sé
,
di
nuovo
:
-
Paese
di
carogne
!
Va
'
ad
Aragona
,
a
due
passi
da
Girgenti
;
va
'
a
Favara
,
a
Grotte
,
a
Casteltermini
,
a
Campobello
...
Paesi
di
contadini
e
solfaraj
,
poveri
analfabeti
.
Quattromila
,
soltanto
a
Casteltermini
!
Ci
sono
stato
la
settimana
scorsa
ho
assistito
all
'
inaugurazione
del
Fascio
.
-
Col
lumino
acceso
davanti
alla
Madonna
?
-
domandò
il
Prèola
.
-
Altro
è
Dio
,
altro
il
prete
,
imbecille
!
-
rispose
alteramente
il
Pigna
.
-
E
le
trombe
che
suonano
la
fanfara
reale
?
-
Disciplina
!
Disciplina
!
-
esclamò
il
Pigna
.
-
Fanno
bene
!
Bisognava
vederli
...
Tutti
pronti
e
serii
...
quattromila
...
compatti
...
parevano
la
terra
stessa
,
la
terra
viva
,
capisci
?
che
si
muove
e
pensa
...
ottomila
occhi
che
sanno
e
che
ti
guardano
...
ottomila
braccia
...
E
il
cuore
mi
si
voltava
in
petto
pensando
che
soltanto
da
noi
,
qua
a
Girgenti
,
capoluogo
,
a
Porto
Empedocle
,
paese
di
mare
,
aperto
al
commercio
,
niente
!
niente
!
non
si
può
far
niente
!
Come
i
bruti
!
Peggio
!
Ma
sai
come
vivono
giù
a
Porto
Empedocle
?
Come
si
fa
ancora
l
'
imbarco
dello
zolfo
?
Lo
sai
?
Marco
Prèola
era
stanco
:
crollò
il
capo
,
mormorò
:
-
Porto
Empedocle
...
E
a
tutti
e
tre
si
rappresentò
l
'
immagine
di
quella
borgata
di
mare
cresciuta
in
poco
tempo
a
spese
della
vecchia
Girgenti
e
divenuta
ora
comune
autonomo
.
Una
ventina
di
casupole
prima
,
là
sulla
spiaggia
,
battute
dal
vento
tra
la
spuma
e
la
rena
,
con
un
breve
ponitojo
da
legni
sottili
,
detto
ora
Molo
Vecchio
,
e
un
castello
a
mare
,
quadrato
e
fosco
dove
si
tenevano
ai
lavori
forzati
i
galeotti
,
quelli
che
poi
,
cresciuto
il
traffico
dello
zolfo
,
avevano
gettato
le
due
ampie
scogliere
del
nuovo
porto
,
lasciando
in
mezzo
quel
piccolo
Molo
,
al
quale
in
grazia
della
banchina
,
è
stato
serbato
l
'
onore
di
tener
la
sede
della
capitaneria
del
porto
e
la
bianca
torre
del
faro
principale
.
Non
potendo
allargarsi
per
l
'
imminenza
d
'
un
altipiano
marnoso
alle
sue
spalle
,
il
paese
s
'
è
allungato
sulla
stretta
spiaggia
,
e
fino
all
'
orlo
di
quell
'
altipiano
le
case
si
sono
addossate
,
fitte
,
oppresse
,
quasi
l
'
una
sull
'
altra
.
I
depositi
di
zolfo
s
'
accatastano
lungo
la
spiaggia
;
e
da
mane
a
sera
è
uno
stridor
continuo
di
carri
che
vengono
carichi
di
zolfo
dalla
stazione
ferroviaria
o
anche
,
direttamente
,
dalle
zolfare
vicine
;
e
un
rimescolìo
senza
fine
d
'
uomini
scalzi
e
di
bestie
,
ciattìo
di
piedi
nudi
sul
bagnato
,
sbaccaneggiar
di
liti
,
bestemmie
e
richiami
,
tra
lo
strepito
e
i
fischi
d
'
un
treno
che
attraversa
la
spiaggia
,
diretto
ora
all
'
una
ora
all
'
altra
delle
due
scogliere
sempre
in
riparazione
.
Oltre
il
braccio
di
levante
fanno
siepe
alla
spiaggia
le
spigonare
con
la
vela
ammainata
a
metà
su
l
'
albero
;
a
piè
delle
cataste
s
'
impiantano
le
stadere
su
le
quali
lo
zolfo
è
pesato
e
quindi
caricato
su
le
spalle
dei
facchini
,
detti
uomini
di
mare
,
i
quali
,
scalzi
,
in
calzoni
di
tela
,
con
un
sacco
su
le
spalle
rimboccato
sulla
fronte
e
attorto
dietro
la
nuca
,
immergendosi
nell
'
acqua
fino
all
'
anca
,
recano
il
carico
alle
spigonare
,
che
poi
,
sciolta
la
vela
,
vanno
a
scaricar
lo
zolfo
nei
vapori
mercantili
ancorati
nel
porto
,
o
fuori
.
-
Lavoro
da
schiavi
,
-
disse
il
Pigna
,
-
che
stringe
il
cuore
,
certi
giorni
d
'
inverno
.
Schiacciati
sotto
il
carico
,
con
l
'
acqua
fino
alle
reni
.
Uomini
?
Bestie
!
E
se
dici
loro
che
potrebbero
diventar
uomini
,
aprono
la
bocca
a
un
riso
scemo
o
t
'
ingiuriano
.
Sai
perché
non
si
costruiscono
le
banchine
sulle
scogliere
del
nuovo
porto
,
da
cui
l
'
imbarco
si
potrebbe
far
più
presto
e
comodamente
coi
carri
o
i
vagoncini
?
Perché
i
pezzi
grossi
del
paese
sono
i
proprietarii
delle
spigonare
!
E
intanto
,
con
tutti
i
tesori
che
si
ricavano
da
quel
commercio
,
le
fogne
sono
ancora
scoperte
sulla
spiaggia
e
la
gente
muore
appestata
;
con
tanto
mare
lì
davanti
,
manca
l
'
acqua
potabile
e
la
gente
muore
assetata
!
Nessuno
ci
pensa
;
nessuno
se
ne
lagna
.
Pajono
tutti
pazzi
,
là
,
imbestiati
nella
guerra
del
guadagno
,
bassa
e
feroce
!
-
Ma
sai
che
parli
bene
davvero
?
-
concluse
il
Prèola
,
approvando
.
-
Ma
sai
che
ti
giovarono
sul
serio
le
prediche
che
sentisti
da
sagrestano
?
-
Baibai
,
baibai
,
dice
l
'
Inglese
!
-
soggiunse
Nocio
Pigna
,
stendendo
minacciosamente
il
lunghissimo
braccio
.
-
Trecentomila
siamo
,
caro
mio
,
oggi
come
oggi
.
E
presto
ci
sentirete
.
Superata
l
'
erta
dello
stradone
,
appoggiato
di
là
all
'
altro
versante
della
vallata
,
Placido
Sciaralla
seguitava
intanto
a
trotterellare
su
Titina
per
Valsanìa
,
immerso
in
nuove
e
più
complicate
considerazioni
,
dopo
quelle
notizie
del
Prèola
.
A
un
certo
punto
se
ne
stancò
,
scrollò
le
spalle
e
si
mise
a
guardare
intorno
.
Gli
si
svolgeva
ora
,
a
sinistra
,
la
campagna
lieta
della
vicinanza
del
mare
,
tutta
a
mandorli
,
a
olivi
e
a
vigneti
.
Era
già
in
vista
della
Seta
,
casale
d
'
una
cinquantina
d
'
abituri
allineati
sullo
stradone
,
fondachi
e
taverne
per
i
carrettieri
,
la
maggior
parte
,
da
cui
esalava
un
tanfo
acuto
e
acre
di
mosto
,
un
tepor
grasso
di
letame
,
e
botteghe
di
maniscalchi
,
di
magnani
,
di
carraj
,
con
una
stamberguccia
in
mezzo
,
ridotta
a
chiesuola
per
le
funzioni
sacre
della
domenica
.
Per
schivare
la
vista
di
quei
borghigiani
zotici
che
lo
conoscevano
tutti
,
Sciaralla
imboccò
un
sentieruolo
tra
i
campi
e
in
breve
s
'
internò
nelle
terre
di
Valsanìa
.
Tranne
il
vigneto
,
cura
appassionata
e
orgoglio
di
Mauro
Mortara
,
e
l
'
antico
oliveto
saraceno
,
il
mandorleto
e
alcuni
ettari
di
campo
sativo
e
,
giù
nell
'
ampio
burrone
,
l
'
agrumeto
,
che
costituivano
la
parte
di
mezzo
riservata
a
don
Cosmo
,
tutto
il
resto
era
ceduto
in
piccoli
lotti
a
mezzadrìa
a
poveri
contadini
,
non
dal
principe
don
Ippolito
direttamente
,
a
cui
anche
quel
fèudo
apparteneva
,
ma
da
fittavoli
di
fittavoli
,
i
quali
non
contenti
di
vivere
in
città
da
signori
sulla
fatica
di
quei
poveri
disgraziati
,
li
vessavano
con
l
'
usura
più
spietata
e
con
un
raggiro
intricato
di
patti
esosi
.
L
'
usura
si
esercitava
sulla
semente
e
su
i
soccorsi
anticipati
durante
l
'
annata
;
l
'
angheria
più
iniqua
,
nei
prelevamenti
al
tempo
del
raccolto
.
Dopo
aver
faticato
un
anno
,
il
così
detto
mezzadro
si
vedeva
portar
via
dall
'
aja
a
tumulo
a
tumulo
quasi
tutto
il
raccolto
:
i
tumuli
per
la
semente
,
i
tumuli
per
la
pastura
,
e
questo
per
la
lampada
e
quello
per
il
campiere
e
quest
'
altro
per
la
Madonna
Addolorata
,
e
poi
per
San
Francesco
di
Paola
,
e
per
San
Calògero
,
e
insomma
per
quasi
tutti
i
santi
del
calendario
ecclesiastico
;
sicché
talvolta
,
sì
e
no
,
gli
restava
il
solame
,
cioè
quel
po
'
di
grano
misto
alla
paglia
e
alla
polvere
,
che
nella
trebbiatura
rimaneva
sull
'
aje
.
Il
sole
s
'
era
già
levato
,
e
capitan
Sciaralla
vedeva
qua
e
là
,
nella
distesa
delle
terre
,
sprazzar
di
luce
qualche
pozza
d
'
acqua
piovana
o
forse
qualche
piccolo
rottame
smaltato
.
Tutta
la
campagna
vaporava
,
quasi
un
velo
di
brina
vi
tremolasse
.
Di
tratto
in
tratto
,
qualche
tugurio
screpolato
e
affumicato
,
che
i
contadini
chiamavano
roba
,
stalla
e
casa
insieme
,
e
usciva
da
questo
la
moglie
d
'
uno
dei
mezzadri
per
legare
all
'
aperto
il
porchetto
grufolante
,
e
tre
,
quattro
gallinelle
la
seguivano
;
innanzi
alla
porta
rossigna
e
imporrita
di
quello
,
un
'
altra
donna
pettinava
una
ragazzetta
che
piagnucolava
;
mentre
gli
uomini
,
con
vecchi
aratri
primitivi
,
tirati
da
una
mula
stecchita
e
da
un
lento
asinello
che
si
sfiancava
nello
sforzo
,
grattavano
a
mala
pena
la
terra
,
dopo
quella
prim
'
acquata
della
notte
.
Tutta
questa
povera
gente
,
vedendo
passare
Sciaralla
su
la
giumenta
bianca
,
sospendeva
il
lavoro
per
salutarlo
con
riverenza
,
come
se
passasse
il
principe
in
persona
.
Capitan
Sciaralla
rispondeva
pieno
di
dignità
,
alzando
la
mano
al
berretto
,
militarmente
,
e
accoglieva
quelle
dimostrazioni
di
rispetto
come
un
anticipato
compenso
all
'
umiliazione
che
andava
a
patire
da
quella
vecchia
bestia
feroce
del
Mortara
.
Una
costernazione
tuttavia
gli
guastava
il
piacere
di
quei
saluti
:
tra
breve
,
entrando
nei
dominii
di
colui
,
sarebbe
stato
assaltato
dai
cani
,
da
quei
tre
mastini
più
feroci
del
padrone
,
il
quale
certo
aveva
loro
insegnato
a
fargli
ogni
volta
quell
'
accoglienza
.
E
aveva
un
bel
gridare
Sciaralla
,
mentre
quelli
gli
saltavano
addosso
,
di
qua
e
di
là
,
fino
all
'
altezza
di
Titina
,
la
quale
a
sua
volta
traeva
salti
da
montone
,
spaventata
:
Mauro
o
il
curàtolo
Vanni
di
Ninfa
si
presentavano
col
loro
comodo
a
richiamarli
,
quando
il
malcapitato
aveva
già
veduto
più
volte
la
morte
con
gli
occhi
.
Con
quei
tre
mastini
Mauro
Mortara
conversava
proprio
come
se
fossero
creature
ragionevoli
.
Diceva
che
gli
uomini
non
san
capire
i
cani
;
ma
questi
sì
,
gli
uomini
.
Il
male
è
-
diceva
-
che
,
poveretti
,
non
ce
lo
sanno
esprimere
;
e
noi
crediamo
che
non
ci
capiscano
e
non
sentano
.
Sciaralla
però
se
lo
spiegava
altrimenti
,
il
fenomeno
.
Quei
cani
intendevano
così
bene
il
padrone
,
perché
questo
era
più
cane
di
loro
.
E
gli
parve
d
'
averne
una
riprova
quella
mattina
stessa
.
Mauro
stava
innanzi
alla
villa
;
e
i
tre
amiconi
,
vigili
attorno
,
col
muso
all
'
aria
.
Ebbene
,
all
'
arrivo
di
lui
,
questa
volta
,
essi
se
ne
stettero
lì
(
uno
,
anzi
,
sbadigliò
)
,
quasi
avessero
compreso
che
il
padrone
avrebbe
fatto
ottimamente
le
loro
veci
.
-
Che
vuoi
tu
qua
,
a
quest
'
ora
,
mal
'
ombra
?
-
gli
disse
infatti
Mauro
,
tirandosi
giù
dal
capo
il
cappuccio
del
ruvido
cappotto
,
in
cui
era
avvolto
,
e
scoprendo
la
testa
oppressa
dall
'
enorme
berretto
villoso
.
Quand
'
era
prossima
la
vendemmia
,
Mauro
Mortara
non
dormiva
più
,
le
notti
:
stava
a
guardia
della
vigna
,
passeggiando
per
i
lunghi
filari
,
insieme
coi
tre
mastini
.
Forse
se
n
'
era
stato
all
'
aperto
anche
con
quella
notte
da
lupi
:
n
'
era
ben
capace
!
Sciaralla
lo
salutò
umilmente
,
poi
,
indicando
i
cani
,
domandò
:
-
Posso
scavalcare
?
-
Scavalca
,
-
borbottò
Mauro
.
-
Che
porti
?
-
Una
lettera
per
don
Cosmo
,
-
rispose
Sciaralla
,
smontando
dalla
giumenta
.
E
mentre
si
cercava
nella
tasca
interna
del
cappotto
,
si
sentiva
addosso
gli
occhi
di
Mauro
pieni
d
'
ira
e
di
scherno
.
-
Eccola
.
La
manda
Sua
Eccellenza
di
gran
fretta
.
-
Sta
'
qui
,
-
gl
'
intimò
Mauro
,
prendendo
la
lettera
.
-
E
bada
di
non
lasciare
la
giumenta
.
Sciaralla
sapeva
che
gli
era
proibito
di
salire
alla
villa
,
come
se
,
con
la
sua
uniforme
,
potesse
sconsacrare
quel
vecchiume
,
quella
rozza
cascinaccia
d
'
un
sol
piano
:
lui
che
veniva
dagli
splendori
di
Colimbètra
,
dove
uno
si
poteva
specchiare
anche
nei
muri
!
La
proibizione
non
partiva
certo
da
don
Cosmo
,
ma
dal
Mortara
stesso
,
il
quale
gli
vietava
perfino
di
legare
la
giumenta
agli
anelli
confitti
nell
'
aggetto
della
rustica
scala
a
collo
.
Doveva
tener
le
briglie
in
mano
e
star
lì
in
piedi
,
all
'
aperto
,
ad
aspettare
,
quasi
fosse
venuto
per
l
'
elemosina
.
Appena
Mauro
si
mosse
,
i
tre
cani
s
'
accostarono
pian
piano
a
capitan
Sciaralla
e
cominciarono
a
fiutarlo
.
Il
poveretto
,
fermo
e
con
l
'
anima
sospesa
,
alzò
gli
occhi
al
Mortara
che
saliva
la
scala
.
-
Non
vi
sporcate
il
muso
con
codesti
calzoni
!
-
disse
Mauro
,
dopo
aver
chiamato
a
sé
i
cani
;
e
soggiunse
,
rivolto
a
Sciaralla
:
-
Adesso
ti
mando
un
sorso
di
caffè
,
per
farti
rimettere
dalla
paura
.
Pervenuto
al
pianerottolo
,
fece
per
bussare
al
modo
convenuto
,
battendo
cioè
tre
volte
il
saliscendi
sul
dente
del
nasello
interno
;
ma
,
appena
alzato
il
saliscendi
,
la
porta
si
aprì
,
e
Mauro
entrò
esclamando
:
-
Aperta
?
Di
nuovo
aperta
?
L
'
avete
aperta
voi
?
-
soggiunse
poi
dietro
l
'
uscio
della
cucina
,
da
cui
per
un
istante
s
'
era
mostrata
la
testa
incuffiata
di
donna
Sara
Alàimo
,
la
casiera
(
cameriera
,
no
!
)
di
Valsanìa
.
-
Io
?
-
gridò
dall
'
interno
donna
Sara
.
-
Mi
alzo
adesso
,
io
!
E
,
sentendo
che
Mauro
si
allontanava
,
fece
le
corna
con
una
mano
e
le
scosse
più
volte
in
un
gesto
di
dispetto
.
Cameriera
,
no
-
lei
:
eh
perbacco
!
né
di
lui
,
né
di
nessuno
,
là
dentro
.
Aveva
la
ventola
in
mano
,
è
vero
;
stava
ad
accendere
il
fuoco
in
cucina
,
ma
era
vera
signora
,
di
nascita
e
d
'
educazione
,
lei
;
lontana
parente
di
Stefano
Auriti
,
cognato
dei
Laurentano
,
e
perciò
,
via
,
se
vogliamo
,
parte
della
famiglia
anche
lei
.
Stava
a
Valsanìa
da
molti
anni
a
badare
a
don
Cosmo
,
che
forse
non
avrebbe
mai
sentito
alcun
bisogno
di
lei
se
la
sorella
donna
Caterina
non
gliel
'
avesse
mandata
da
Girgenti
,
dove
da
vera
signora
non
le
restava
altra
consolazione
che
quella
di
morire
dignitosamente
di
fame
.
A
Valsanìa
le
giornate
le
passavano
a
strisciar
la
groppa
a
due
gatti
,
debitamente
castrati
,
che
le
andavano
sempre
dietro
a
coda
ritta
;
a
dir
corone
di
quindici
poste
,
a
labbreggiar
senza
fine
altre
preghiere
;
ma
,
a
starla
a
sentire
,
tutto
andava
bene
,
solo
perché
c
'
era
lei
;
senza
lei
,
addio
ogni
cosa
.
Se
le
messi
imbiondivano
,
se
gli
alberi
fruttificavano
,
se
veniva
a
tempo
la
pioggia
...
Insomma
si
dava
l
'
aria
di
governare
il
mondo
.
Mauro
non
la
poteva
soffrire
.
E
donna
Sara
in
questo
lo
contraccambiava
cordialmente
;
anzi
nulla
le
riusciva
più
penoso
che
il
dovere
apparecchiar
la
tavola
anche
per
lui
,
poiché
don
Cosmo
pur
troppo
s
'
era
ridotto
fino
a
tal
punto
,
fino
a
dar
quest
'
onore
a
un
figlio
di
contadini
e
quasi
contadino
zappaterra
anche
lui
;
sissignori
...
mentre
lei
,
donna
Sara
,
vera
signora
di
nascita
e
d
'
educazione
,
lì
,
in
cucina
lei
,
e
obbligata
a
servirlo
!
S
'
affacciò
alla
finestra
e
,
vedendo
giù
capitan
Sciaralla
,
emise
un
profondo
sospiro
con
un
breve
lamento
nella
gola
:
-
Ah
,
Placidino
,
Placidino
!
Offriamolo
al
Signore
in
penitenza
dei
nostri
peccati
...
Intanto
Mauro
era
entrato
nello
stanzino
da
bagno
di
don
Cosmo
.
Tutto
era
vecchio
e
rustico
in
quell
'
antica
villa
abbandonata
:
rosi
i
mattoni
dei
pavimenti
avvallati
;
le
pareti
e
i
soffitti
,
anneriti
;
le
imposte
e
i
mobili
,
stinti
e
corrosi
;
e
tutto
era
impregnato
come
d
'
un
tanfo
di
granaglie
secche
,
di
paglia
bruciata
,
d
'
erbe
appassite
nell
'
afa
delle
terre
assolate
.
Nello
stanzino
da
bagno
,
don
Cosmo
,
in
mutande
a
maglia
,
nudo
il
torso
peloso
,
nudi
i
piedi
nelle
vecchie
ciabatte
,
si
preparava
alla
consueta
abluzione
con
una
dozzina
di
spugne
,
grandi
e
piccole
,
disposte
sul
lavabo
.
Si
lavava
tutto
,
ogni
mattina
,
anche
d
'
inverno
,
con
l
'
acqua
diaccia
;
e
questa
era
l
'
unica
delizia
della
sua
vita
:
solennissima
pazzia
,
invece
,
per
Mauro
che
,
sì
e
no
,
ogni
mattina
si
lavava
«
la
semplice
maschera
»
,
com
'
egli
diceva
,
per
significare
la
sola
faccia
.
-
Avete
dormito
di
nuovo
con
la
porta
aperta
?
-
Sì
?
Oh
guarda
!
-
fece
don
Cosmo
,
come
ne
fosse
stupito
;
e
si
grattò
sul
mento
la
corta
barba
grigia
,
ricciuta
.
-
Mai
,
eh
?
gli
occhi
non
li
aprirete
mai
?
-
incalzò
Mauro
.
-
Non
lo
dico
io
?
Il
bamboccetto
!
l
'
ajo
,
la
bàlia
,
gli
dobbiamo
dare
...
Santissimo
Dio
,
che
cristiano
siete
?
Non
lo
avete
letto
il
giornale
di
jeri
?
Di
quei
lacci
di
forca
che
,
con
la
scusa
della
fame
,
vogliono
mandare
a
gambe
all
'
aria
tutto
quello
che
abbiamo
fatto
noi
,
a
costo
del
sangue
nostro
?
Don
Cosmo
,
tra
i
gesticolamenti
furiosi
di
Mauro
,
non
s
'
era
accorto
della
lettera
che
questi
teneva
in
mano
,
e
quietamente
aveva
cominciato
a
insaponarsi
il
capo
calvo
.
Stizzito
da
quella
calma
,
Mauro
seguitò
:
-
E
se
tutti
fossero
come
voi
...
Ma
ci
sono
anch
'
io
,
qua
per
grazia
di
Dio
!
Vecchio
come
sono
,
avrebbero
ancora
da
vedersela
con
me
!
Don
Cosmo
voltò
il
capo
tutto
luccicante
di
bolle
di
sapone
e
lo
guardò
:
-
Vedi
che
posso
dunque
seguitare
a
dormire
anche
con
la
porta
aperta
?
Ci
sei
tu
!
I
giornali
,
a
Valsanìa
,
capitavano
di
tanto
in
tanto
,
già
destinati
al
loro
più
umile
e
forse
più
utile
uso
d
'
involti
.
Mauro
se
li
rimetteva
in
sesto
amorosamente
,
ci
passava
sopra
le
mani
più
volte
per
appianarne
le
brancicature
e
gli
strambelli
;
e
,
vincendo
con
una
pazienza
da
certosino
l
'
enorme
stento
della
lettura
(
giacché
da
sé
assai
tardi
aveva
imparato
a
compitare
appena
)
,
se
ne
pascolava
per
intere
settimane
,
cacciandoseli
a
memoria
dal
primo
all
'
ultimo
rigo
.
Eran
tutte
notizie
nuove
per
lui
,
echi
sperduti
colà
della
vita
del
mondo
.
Nell
'
ultimo
giornale
,
venutogli
così
per
caso
tra
mano
,
aveva
letto
,
il
giorno
avanti
,
dl
uno
sciopero
di
solfaraj
in
un
paese
della
provincia
e
della
costituzione
di
essi
in
«
Fascio
di
lavoratori
»
.
-
Rivendicazione
del
proletariato
!
Uhm
!
si
era
fatte
spiegare
da
don
Cosmo
queste
due
parole
per
lui
sibilline
,
e
tutta
la
notte
,
chiuso
nel
boricco
sotto
l
'
acqua
furiosa
,
aveva
ruminato
e
ruminato
,
sbuffante
di
sacro
sdegno
contro
quei
nemici
della
patria
.
Non
degnò
di
risposta
le
ultime
parole
di
don
Cosmo
,
il
quale
anche
per
lui
non
doveva
avere
la
testa
a
segno
,
e
gli
porse
la
lettera
di
don
Ippolito
.
-
L
'
ha
portata
uno
dei
suoi
pagliacci
:
Sciarallino
il
capitano
.
-
Per
me
?
-
domandò
don
Cosmo
meravigliato
,
tenendo
l
'
acqua
nelle
mani
giunte
.
-
Mi
scrive
Ippolito
?
Oh
che
miracolo
...
Apri
,
leggi
:
ho
le
mani
bagnate
...
-
Asciugatevele
!
-
gli
disse
Mauro
,
brusco
.
-
Negli
affari
di
vostro
fratello
sapete
bene
che
non
voglio
entrarci
.
Ma
non
pare
la
sua
scrittura
.
-
Ah
,
Prèola
,
-
osservò
don
Cosmo
,
guardando
la
busta
.
La
lettera
era
scritta
dal
segretario
sotto
dettatura
e
firmata
da
don
Ippolito
.
Leggendola
,
don
Cosmo
alle
prime
righe
aggrottò
le
ciglia
,
poi
sciolse
man
mano
la
tensione
della
fronte
e
degli
occhi
in
uno
stupore
doloroso
;
abbassò
le
pàlpebre
;
abbassò
la
mano
con
la
lettera
.
-
Ah
,
dunque
è
vero
...
-
Vero
che
cosa
?
-
brontolò
Mauro
,
stizzito
della
sua
curiosità
.
Don
Cosmo
sporse
il
labbro
contraendo
in
giù
gli
angoli
della
bocca
in
un
gesto
d
'
amara
e
sdegnosa
commiserazione
,
tentennando
il
capo
,
poi
disse
:
-
Se
dà
questo
passo
,
non
c
'
è
più
rimedio
...
si
rovina
...
-
Ditemi
che
cos
'
è
,
santo
diavolo
!
-
ripeté
Mauro
,
vieppiù
stizzito
.
Ma
don
Cosmo
stette
a
guardarlo
un
pezzo
prima
di
rispondergli
.
-
Mi
domanda
la
villa
,
-
poi
disse
lasciandosi
cadere
a
una
a
una
le
parole
dalle
labbra
,
-
la
villa
,
per
Flaminio
Salvo
.
-
Qua
?
-
domandò
Mauro
con
un
soprassalto
,
quasi
don
Cosmo
gli
avesse
dato
un
pugno
in
faccia
.
-
Qua
?
-
ripeté
,
tirandosi
indietro
.
-
A
Flaminio
Salvo
,
la
villa
del
generale
Laurentano
?
Ma
don
Cosmo
non
s
'
infuriava
come
Mauro
per
l
'
immaginaria
profanazione
della
villa
:
era
sì
oppresso
di
doloroso
stupore
per
ciò
che
significava
quell
'
ospitalità
offerta
al
Salvo
dal
fratello
.
Pochi
giorni
addietro
un
amico
,
Leonardo
Costa
,
che
veniva
qualche
volta
a
trovarlo
dal
vicino
borgo
di
mare
,
gli
aveva
riferito
la
voce
che
correva
a
Girgenti
d
'
un
prossimo
matrimonio
di
don
Ippolito
con
la
sorella
nubile
,
zitellona
del
Salvo
.
Don
Cosmo
non
aveva
voluto
crederci
:
suo
fratello
Ippolito
aveva
due
anni
più
di
lui
,
sessantacinque
;
da
dieci
era
vedovo
e
s
'
era
mostrato
sempre
inconsolabile
,
pur
nella
sua
compostezza
,
della
morte
della
moglie
,
santa
donna
...
Impossibile
!
-
Eppure
...
-
Gli
risponderete
di
no
?
-
disse
Mauro
minaccioso
dopo
avere
atteso
un
momento
.
Don
Cosmo
aprì
le
braccia
e
sospirò
,
con
gli
occhi
chiusi
:
-
Sarebbe
inutile
!
E
poi
,
del
resto
...
-
Come
!
-
lo
interruppe
Mauro
.
-
Il
Salvo
,
quell
'
usuraio
baciapile
,
qua
?
Ma
me
ne
vado
io
,
allora
!
E
non
vi
ricordate
,
perdio
,
che
suo
padre
andò
ad
assistere
al
Te
Deum
quando
vostro
padre
fu
mandato
in
esilio
?
E
lui
,
lui
stesso
giovanotto
,
non
insegnò
alla
sbirraglia
borbonica
la
casa
dove
s
'
era
nascosto
don
Stefano
Auriti
con
vostra
sorella
,
quando
i
nobili
di
Palermo
portarono
a
Satriano
in
Caltanissetta
le
chiavi
della
città
?
Ve
le
siete
scordate
,
voi
,
queste
cose
?
Io
le
ho
tutte
qua
in
mente
,
come
in
un
libro
stampato
!
Fatelo
venire
a
Valsanìa
,
ora
,
se
n
'
avete
il
coraggio
!
Ma
la
stanza
del
Generale
,
no
!
quella
,
no
!
La
chiave
del
camerone
la
tengo
io
!
Là
non
metterà
piede
,
o
l
'
ammazzo
,
parola
di
Mauro
Mortara
!
Don
Cosmo
non
si
scompose
affatto
dal
suo
penoso
attonimento
a
quella
lunga
sfuriata
.
Parecchie
volte
era
stato
sul
punto
di
far
intendere
a
Mauro
che
a
Gerlando
Laurentano
suo
padre
non
era
mai
passata
per
il
capo
l
'
idea
dell
'
unità
italiana
,
e
che
il
Parlamento
siciliano
del
1848
,
nel
quale
suo
padre
era
stato
per
alcuni
mesi
ministro
della
guerra
,
non
aveva
mai
proposto
né
confederazione
italiana
né
annessione
all
'
Italia
,
ma
un
chiuso
regno
di
Sicilia
,
con
un
re
di
Sicilia
e
basta
.
Questa
l
'
aspirazione
di
tutti
i
buoni
vecchi
Siciliani
d
'
allora
;
la
quale
,
se
di
qualche
punto
,
all
'
ultimo
,
s
'
era
spinta
più
in
là
,
non
era
stato
mai
oltre
una
specie
di
federazione
,
in
cui
ciascuno
stato
dovesse
conservare
la
propria
autonomia
.
Non
glien
'
aveva
detto
mai
nulla
;
né
pensò
di
dirglielo
adesso
;
e
lasciò
che
Mauro
,
sbuffando
di
sdegno
,
gli
voltasse
le
spalle
e
andasse
a
rinchiudersi
in
quella
stanza
del
principe
padre
,
sacra
per
lui
quanto
la
patria
stessa
,
primo
covo
della
libertà
e
ora
quasi
tempio
di
essa
.
Giù
,
intanto
,
innanzi
alla
villa
,
il
povero
Sciaralla
stava
ad
aspettare
ancora
il
caffè
promesso
:
magari
un
sorso
,
e
una
bella
fiammata
per
stirizzirsi
...
Aspetta
,
aspetta
:
se
ne
scordò
anche
lui
e
cominciò
a
sentirsi
tra
le
spine
per
il
ritardo
della
risposta
.
Avrebbe
dovuto
averla
con
sé
dalla
sera
avanti
,
se
avesse
obbedito
al
Prèola
.
Pensava
che
a
quell
'
ora
il
principe
a
Colimbètra
s
'
era
forse
levato
e
domandava
al
segretario
quella
risposta
.
E
lui
,
ecco
,
era
ancora
là
,
ad
aspettarla
!
Ma
ci
voleva
tanto
a
legger
la
lettera
e
a
buttar
giù
due
righi
di
risposta
?
O
che
il
Mortara
,
a
bella
posta
,
non
l
'
avesse
ancora
data
a
don
Cosmo
?
E
capitan
Sciaralla
sbuffava
;
se
la
prendeva
ora
con
Titina
che
non
stava
ferma
un
momento
,
tormentata
dalle
mosche
.
-
Quieta
!
Quieta
!
Quieta
!
Tre
strattoni
di
briglia
.
Titina
chiuse
gli
occhi
lagrimosi
con
tanta
pena
rassegnata
,
che
Sciaralla
subito
si
pentì
dello
sgarbo
.
-
Hai
ragione
anche
tu
,
poveretta
!
Non
hanno
dato
neanche
a
te
una
manata
di
paglia
...
E
lasciò
andare
un
sospirone
.
Finalmente
don
Cosmo
s
'
affacciò
a
una
finestra
della
villa
.
Al
rumore
delle
imposte
,
Sciaralla
si
voltò
di
scatto
.
Ma
don
Cosmo
si
mostrò
meravigliato
di
vederlo
ancora
lì
.
-
Oh
,
Placido
!
E
che
fai
?
-
Ma
come
,
eccellenza
!
la
risposta
!
-
gemette
il
Capitano
,
giungendo
le
mani
.
Don
Cosmo
aggrottò
le
ciglia
.
-
C
'
è
bisogno
della
risposta
?
-
Come
!
-
ripeté
Sciaralla
,
esasperato
.
-
Se
sto
qui
da
un
'
ora
ad
aspettarla
!
Ecco
,
ecco
appunto
!
Quel
vecchio
boja
non
glien
'
aveva
detto
nulla
!
-
Hai
ragione
,
sì
,
aspetta
,
figliuolo
,
-
gli
disse
don
Cosmo
,
ritirandosi
dalla
finestra
.
Pensò
che
il
fratello
stava
attento
anche
alle
minime
formalità
(
minchionerie
,
le
chiamava
lui
)
,
e
che
avrebbe
considerato
come
un
affronto
,
o
un
grave
sgarbo
per
lo
meno
,
non
aver
risposta
;
prese
dunque
un
umile
foglietto
di
carta
ingiallito
,
intinse
la
penna
tutta
aggrumata
in
una
bottiglina
d
'
inchiostro
rugginoso
e
,
in
piedi
,
lì
sul
piano
di
marmo
del
cassettone
,
si
mise
a
ponzar
la
risposta
,
che
infine
,
dopo
molto
stento
,
gli
uscì
in
questi
termini
:
Da
Valsanìa
li
22
di
settembre
del
1892
.
Caro
mio
Ippolito
,
Tu
forse
non
sai
in
quali
miserevoli
condizioni
sia
ridotta
questa
decrepita
stamberga
,
dove
io
solamente
posso
abitare
,
che
mi
considero
già
fuori
del
mondo
,
e
non
me
ne
lagno
!
Se
tu
stimi
,
ciò
non
per
tanto
,
che
non
si
possa
fare
di
meno
,
che
ci
vengano
a
rusticare
li
Salvo
;
abbi
,
ti
prego
,
l
'
avvertenza
di
prevenirli
che
qua
difettiamo
di
tutto
,
e
che
però
seco
loro
si
portino
tutte
qelle
masserizie
di
Casa
et
ogni
altra
suppellettile
,
di
cui
reputino
aver
bisogno
.
Altro
vorrei
dirti
e
direi
,
se
vano
non
mi
paresse
lo
sperare
,
che
potesse
tornare
al
pro
la
mia
ragione
.
Onde
,
senz
'
altro
,
caramente
ti
abbraccio
.
Cosmo
Chiuse
la
lettera
,
sbuffando
,
e
si
recò
di
nuovo
alla
finestra
.
Capitan
Sciaralla
accorse
,
si
levò
il
berretto
e
vi
accolse
la
lettera
.
-
Bacio
le
mani
a
Vostra
Eccellenza
!
Un
salto
,
e
in
sella
.
-
Di
volo
,
Titina
!
Bau
!
bau
!
bau
!
i
tre
mastini
,
svegliati
di
soprassalto
,
gli
corsero
dietro
un
lungo
tratto
,
per
dargli
a
modo
loro
l
'
addio
.
Don
Cosmo
rimase
alla
finestra
:
seguì
con
gli
occhi
il
galoppo
di
capitan
Sciaralla
fino
alla
voltata
del
viale
;
poi
il
ritorno
ringhioso
e
sbuffante
dei
tre
mastini
,
dopo
la
vana
corsa
e
il
vano
abbajare
.
Quando
le
tre
bestie
alla
fine
si
sdrajarono
di
nuovo
a
terra
presso
la
scala
e
allungando
il
muso
sulle
zampe
anteriori
chiusero
gli
occhi
per
rimettersi
a
dormire
,
egli
,
mirandole
,
scrollò
lievemente
il
capo
e
sorrise
.
Davanti
a
quel
loro
ricomporsi
al
sonno
non
gli
sembrarono
più
vani
né
l
'
abbajare
né
la
corsa
di
poc
'
anzi
.
Ecco
:
le
tre
bestie
avevano
protestato
contro
la
venuta
di
quell
'
uomo
,
il
quale
aveva
loro
interrotto
il
sonno
,
ora
che
credevano
di
averlo
cacciato
via
,
tornavano
saggiamente
a
dormire
.
-
Perché
è
saggezza
del
cane
,
-
pensò
,
sospirando
profondamente
-
quand
'
abbia
mangiato
e
atteso
agli
altri
bisogni
del
corpo
,
lasciare
che
il
tempo
passi
dormendo
.
Guardò
gli
alberi
,
davanti
alla
villa
:
gli
parvero
assorti
anch
'
essi
in
un
sogno
senza
fine
,
da
cui
invano
la
luce
del
giorno
,
invano
l
'
aria
smovendo
loro
le
frondi
tentassero
di
scuoterli
.
Da
un
pezzo
ormai
,
nel
fruscìo
lungo
e
lieve
di
quelle
fronde
egli
sentiva
,
come
da
un
'
infinita
lontananza
,
la
vanità
di
tutto
e
il
tedio
angoscioso
della
vita
.
CAPITOLO
SECONDO
Pregati
da
Flaminio
Salvo
,
che
dagli
affari
di
banco
e
dai
tanti
altri
negozii
a
cui
attendeva
non
aveva
mai
un
momento
libero
,
Ignazio
Capolino
,
già
suo
cognato
,
e
Ninì
De
Vincentis
,
giovane
amico
di
casa
,
scendevano
il
giorno
dopo
in
carrozza
da
Girgenti
a
Valsanìa
per
dare
le
opportune
disposizioni
per
la
villeggiatura
:
incarico
graditissimo
all
'
uno
e
all
'
altro
,
per
due
diverse
,
anzi
opposte
ragioni
.
I
carri
,
sovraccarichi
di
suppellettile
,
erano
partiti
da
un
pezzo
da
Girgenti
,
e
a
quell
'
ora
dovevano
essere
già
arrivati
a
Valsanìa
.
Il
discorso
,
tra
i
due
in
quella
carrozza
padronale
del
Salvo
,
era
caduto
su
le
proposte
nozze
di
donna
Adelaide
sorella
di
don
Flaminio
,
col
principe
di
Laurentano
.
-
No
no
:
è
troppo
!
è
troppo
!
-
diceva
sogghignando
Capolino
.
-
Povera
Adelaide
,
è
troppo
,
dopo
cinquant
'
anni
d
'
attesa
!
Diciamo
la
verità
!
Ninì
De
Vincentis
batteva
di
continuo
le
pàlpebre
,
come
per
contenere
nei
begli
occhi
neri
a
mandorla
il
dispiacere
per
quella
derisione
.
Nello
stesso
tempo
,
con
l
'
atteggiamento
del
volto
pallido
affilato
avrebbe
voluto
mostrare
l
'
intenzione
almeno
d
'
un
sorriso
,
per
regger
la
cèlia
e
rispondere
in
qualche
maniera
all
'
ilarità
pur
così
smodata
e
sconveniente
di
Capolino
.
-
Già
,
nozze
per
modo
di
dire
!
-
seguitò
questi
,
implacabile
,
lì
che
nessuno
lo
sentiva
(
Ninì
,
il
buon
Ninì
,
pasta
d
'
angelo
,
era
men
che
nessuno
)
.
-
Per
modo
di
dire
...
perché
,
lasciamo
andare
!
sarà
bene
,
sarà
male
:
la
legge
è
legge
,
caro
mio
,
e
le
opinioni
politiche
e
religiose
,
se
còntano
,
còntano
poco
di
fronte
a
lei
.
Ora
il
principe
,
lo
sai
,
conditio
sine
qua
non
,
vuole
che
il
matrimonio
sia
soltanto
religioso
,
non
ammette
l
'
altro
per
le
sue
idee
.
Dunque
,
matrimonio
senza
effetti
legali
,
mi
spiego
?
Sarà
una
cosa
bella
,
oh
!
Gustosa
,
anche
coraggiosa
,
non
dico
di
no
:
ma
quella
povera
Adelaide
,
via
!
E
Capolino
si
mise
a
ghignar
di
nuovo
,
come
se
nel
suo
concetto
Adelaide
Salvo
non
fosse
la
donna
più
adatta
a
quell
'
eroismo
di
nuovo
genere
che
si
richiedeva
da
lei
,
a
quella
sfida
coraggiosa
alla
società
civilmente
costituita
.
Ninì
De
Vincentis
taceva
e
continuava
a
sbattere
gli
occhi
,
ancora
con
quel
sorriso
afflitto
,
rassegato
sulle
labbra
,
sperando
che
il
suo
silenzio
impacciasse
la
foga
derisoria
del
compagno
.
Ma
che
!
Ci
sguazzava
,
Capolino
.
-
Perché
lo
fa
?
-
riprese
,
ponendosi
davanti
la
sposa
zitellona
.
-
Per
entrare
nel
mondo
con
tutti
i
diritti
di
signora
?
Ma
io
direi
che
ne
esce
,
piuttosto
.
Va
a
rinchiudersi
a
Colimbètra
!
È
monacazione
sotto
tutti
i
rispetti
,
mi
spiego
?
Il
principe
,
a
buon
conto
,
ha
sessantacinque
anni
sonati
.
S
'
interruppe
a
un
atto
del
De
Vincentis
.
-
Eh
,
caro
mio
!
Lo
so
,
tu
fai
professione
d
'
angelo
;
ma
qua
si
tratta
di
matrimonio
;
e
ci
si
deve
pur
pensare
all
'
età
.
Vis
,
vis
,
vis
:
lo
dicono
anche
i
sacerdoti
!
Dunque
,
mondo
,
niente
.
Diventa
principessa
,
principessa
di
Laurentano
:
dirò
,
regina
di
Colimbètra
!
Sì
:
per
me
,
per
te
,
per
tutti
noi
che
riteniamo
il
matrimonio
religioso
,
non
pur
superiore
al
civile
,
ma
il
solo
,
il
vero
che
valga
;
quello
che
,
bastando
davanti
a
Dio
,
dovrebbe
strabastare
per
gli
uomini
.
Tutti
gli
altri
però
,
ohè
,
non
hanno
mica
l
'
obbligo
di
riconoscerlo
e
di
rispettare
lei
,
fuori
di
Colimbètra
,
quale
principessa
di
Laurentano
;
e
Lando
,
per
esempio
,
il
figlio
del
primo
letto
,
di
rispettarla
quale
seconda
madre
.
E
che
le
resta
allora
?
La
ricchezza
...
Non
lo
fa
per
questo
certamente
,
ricca
com
'
è
di
casa
sua
.
Se
lo
facesse
per
questo
,
oh
!
povera
Adelaide
,
ho
una
gran
paura
che
le
andrebbe
a
finire
come
a
me
...
E
qui
rise
di
nuovo
Capolino
,
ma
come
una
lumaca
nel
fuoco
.
Dopo
una
lunghissima
lotta
,
era
riuscito
a
ottenere
in
moglie
una
sorella
di
Flaminio
Salvo
,
mezza
gobba
,
minore
di
due
anni
di
donna
Adelaide
,
e
formarsi
con
la
dote
di
lei
uno
stato
invidiabile
.
Allegrezza
in
sogno
,
ahimè
!
Povero
mondo
,
e
chi
ci
crede
!
Cinque
anni
dopo
,
morta
la
moglie
,
sterile
per
colmo
di
sventura
,
aveva
dovuto
restituire
al
Salvo
la
dote
,
ed
era
ripiombato
nello
stato
di
prima
,
con
tante
e
tante
idee
,
una
più
bella
e
più
ardita
dell
'
altra
nel
fecondo
cervello
alle
quali
purtroppo
,
così
d
'
un
tratto
,
era
venuta
meno
la
benedetta
leva
del
denaro
.
S
'
era
concesso
sei
mesi
di
profondo
scoramento
e
poi
altri
sei
d
'
invincibile
malinconia
,
sperando
con
quello
e
con
questa
d
'
intenerire
il
cuore
dell
'
altra
sorella
del
Salvo
,
di
donna
Adelaide
appunto
.
Ma
il
cuore
di
donna
Adelaide
non
s
'
era
per
nulla
intenerito
:
ben
guardato
nell
'
ampia
e
solida
fortezza
del
busto
,
aveva
per
due
anni
resistito
all
'
assedio
di
lui
,
assedio
di
gentilezze
,
di
cortesie
,
di
devozione
;
aveva
infine
respinto
d
'
un
colpo
un
assalto
supremo
e
decisivo
,
e
Capolino
s
'
era
dovuto
ritirare
in
buon
ordine
.
Altri
sei
mesi
di
profondo
scoramento
,
d
'
invincibile
malinconia
;
e
,
finalmente
,
munito
d
'
una
seconda
moglie
,
giovane
,
bella
e
vivacissima
,
era
ritornato
con
più
fortuna
all
'
assalto
della
casa
di
Flaminio
Salvo
.
Le
male
lingue
dicevano
che
in
grazia
di
Nicoletta
Spoto
,
cioè
della
moglie
giovane
,
bella
e
vivacissima
,
la
quale
era
diventata
subito
quasi
la
dama
di
compagnia
di
donna
Adelaide
e
dell
'
unica
figliuola
di
don
Flaminio
,
Dianella
,
Capolino
era
bucato
nel
banco
in
qualità
di
segretario
e
d
'
avvocato
consulente
.
Ma
se
vogliamo
pigliare
tutte
le
mosche
che
volano
...
Da
un
anno
egli
viveva
nel
lusso
e
nell
'
abbondanza
;
tanto
lui
quanto
la
moglie
si
servivano
da
padroni
dei
landò
pomposi
e
dei
superbi
cavalli
della
scuderia
del
Salvo
;
elegantissimo
cavaliere
,
ogni
domenica
,
su
e
giù
per
il
viale
della
Passeggiata
,
pareva
che
egli
ne
facesse
la
mostra
;
e
infine
col
favore
incondizionato
di
Flaminio
Salvo
era
riuscito
a
imporsi
,
a
farsi
riconoscere
capo
del
partito
clericale
militante
,
il
quale
,
dopo
il
ritiro
dell
'
onorevole
Fazello
,
gli
avrebbe
offerta
fra
pochi
giorni
la
candidatura
alle
imminenti
elezioni
politiche
generali
.
All
'
anima
candida
di
Ninì
De
Vincentis
non
balenava
neppur
da
lontano
il
sospetto
che
tutta
quell
'
acredine
di
Capolino
per
donna
Adelaide
potesse
avere
una
ragione
recondita
e
inconfessabile
.
Come
non
credeva
che
qualcuno
mai
si
fosse
potuto
accorgere
del
suo
timido
,
puro
e
ardentissimo
amore
per
Dianella
Salvo
,
la
figlia
ora
inferma
di
don
Flaminio
,
così
non
s
'
era
mai
accorto
,
prima
,
del
vano
ostinato
assedio
di
Capolino
a
donna
Adelaide
,
né
credeva
ora
minimamente
alle
chiacchiere
maligne
sul
conto
di
quella
cara
signora
Nicoletta
,
seconda
moglie
di
Capolino
.
Non
sapeva
scoprir
secondi
fini
in
nessuno
;
meno
che
mai
poi
quello
del
denaro
.
Era
,
su
questo
punto
,
come
un
cieco
.
Da
parecchi
anni
dopo
la
morte
dei
genitori
,
si
lasciava
spogliare
,
insieme
col
fratello
maggiore
Vincente
,
da
un
amministratore
ladro
,
chiamato
Jaco
Pacia
,
il
quale
aveva
saputo
arruffar
così
bene
la
matassa
degli
affari
,
che
il
povero
Ninì
,
avendogliene
tempo
addietro
domandato
conto
,
per
poco
non
ne
aveva
avuto
il
capogiro
.
E
s
'
era
dovuto
recare
una
prima
volta
al
banco
del
Salvo
per
un
prestito
di
denaro
su
cambiali
.
Parecchie
altre
volte
era
poi
dovuto
ritornare
allo
stesso
banco
;
e
,
alla
fine
,
per
consiglio
dell
'
amministratore
,
aveva
fatto
al
Salvo
la
proposta
di
saldare
il
debito
con
la
cessione
della
magnifica
tenuta
di
Primosole
,
proposta
che
il
Salvo
aveva
subito
accettata
,
acquistandosi
per
giunta
la
più
fervida
gratitudine
di
Ninì
,
a
cui
naturalmente
non
era
passato
neppure
per
il
capo
il
sospetto
d
'
un
accordo
segreto
tra
il
Pacia
,
suo
amministratore
,
e
il
banchiere
.
Amava
Dianella
Salvo
e
in
don
Flaminio
non
sapeva
veder
altro
che
il
padre
di
lei
.
Ora
avrebbe
tanto
desiderato
che
la
fanciulla
,
scampata
per
miracolo
a
un
'
infezione
tifoidea
,
fosse
andata
a
recuperar
la
salute
a
Primosole
,
nell
'
antica
villa
di
sua
madre
,
dove
tutto
le
avrebbe
parlato
di
lui
,
con
la
mesta
,
amorosa
dolcezza
dei
ricordi
materni
.
Ma
i
medici
avevano
consigliato
al
Salvo
per
la
figliuola
aria
di
mare
.
E
Ninì
pensava
,
dolente
,
che
a
Valsanìa
sul
mare
egli
non
avrebbe
potuto
recarsi
a
vederla
se
non
di
rado
.
Si
confortava
per
il
momento
col
pensiero
che
avrebbe
sorvegliato
lui
alla
preparazione
della
camera
,
del
nido
che
l
'
avrebbe
accolta
per
qualche
mese
.
Come
se
Capolino
avesse
letto
il
pensiero
del
suo
giovane
amico
,
di
cui
facilmente
e
da
un
pezzo
aveva
indovinato
l
'
ingenua
aspirazione
,
suggellò
,
dopo
la
risata
,
con
un
basta
!
il
primo
discorso
,
e
riprese
,
fregandosi
le
mani
:
-
Tra
poco
saremo
arrivati
.
Tu
attenderai
alla
camera
di
Dianella
;
sarà
meglio
.
Io
penserò
per
donna
Vittoriona
.
Ninì
,
soprappreso
così
,
mostrò
una
viva
costernazione
per
quest
'
ultima
,
ch
'
era
la
moglie
del
Salvo
,
pazza
da
molti
anni
.
-
Sì
sì
,
-
disse
,
-
bisogna
star
bene
attenti
,
che
questo
cambiamento
,
Dio
liberi
,
non
la
turbi
troppo
.
-
Non
c
'
è
pericolo
!
-
lo
interruppe
Capolino
.
-
Vedrai
che
neppure
se
n
'
accorgerà
.
Seguiterà
tranquillamente
la
sua
interminabile
calza
.
Fa
le
calze
al
Padreterno
,
lo
sai
.
Notte
e
giorno
;
e
vuole
che
lavorino
con
lei
anche
le
due
suore
di
San
Vincenzo
che
l
'
assistono
.
Pare
che
questa
calza
sia
già
grande
come
un
tartanone
.
Ninì
crollò
il
capo
mestamente
.
La
vettura
,
poco
oltre
la
Seta
,
entrò
nel
fèudo
,
dallo
stradone
.
Il
cancello
era
rovinato
:
una
sola
banda
,
tutta
arrugginita
,
era
in
piedi
,
fissa
a
un
pilastro
;
l
'
altro
pilastro
era
da
gran
tempo
diroccato
.
La
strada
carrozzabile
,
che
attraversava
quest
'
altra
parte
del
fèudo
,
ceduta
anch
'
essa
a
mezzadria
,
era
come
tutto
il
resto
in
abbandono
,
irta
di
cespugli
,
tra
i
quali
si
vedevano
i
solchi
lasciati
di
recente
dai
carri
con
la
suppellettile
.
Ninì
De
Vincentis
guardò
tutt
'
intorno
quella
desolazione
senza
dir
nulla
,
ma
seguitò
a
parlar
per
sé
e
per
lui
Capolino
.
-
La
malatuccia
-
disse
,
facendo
una
smusata
-
avrà
poco
da
stare
allegra
qua
,
non
ti
pare
?
-
È
molto
triste
,
-
sospirò
Ninì
.
-
Non
dico
soltanto
per
il
luogo
-
soggiunse
Capolino
.
-
Anche
per
quelli
che
vi
stanno
.
Due
tomi
,
caro
mio
.
Adesso
vedrai
.
Mah
...
Questa
villeggiatura
si
farà
più
per
donna
Adelaide
che
non
ci
viene
,
che
per
Dianella
.
E
Dianella
,
che
forse
lo
sospetta
,
la
soffrirà
in
pace
,
al
solito
,
per
amore
della
zia
...
Eh
!
Flaminio
è
un
grand
'
uomo
,
non
c
'
è
che
dire
!
-
L
'
aria
però
è
buona
,
-
osservò
il
giovanotto
per
attenuare
,
almeno
un
po
'
,
l
'
aspro
giudizio
del
compagno
sul
Salvo
.
-
Ottima
!
ottima
!
-
sbuffò
Capolino
,
il
quale
,
da
questo
punto
,
si
chiuse
in
un
silenzio
accigliato
,
fino
all
'
arrivo
alla
villa
.
I
carri
erano
giunti
da
poco
,
insieme
con
la
giardiniera
che
aveva
portato
due
servi
del
Salvo
,
il
cuoco
,
una
cameriera
e
due
tappezzieri
.
Donna
Sara
Alàimo
,
sul
pianerottolo
in
cima
alla
scala
,
batteva
le
mani
,
festante
,
a
quelle
quattro
montagne
di
bella
roba
su
i
carri
.
-
Presto
,
scaricate
!
-
ordinò
ai
servi
e
ai
carrettieri
Capolino
,
smontando
dalla
vettura
e
agitando
la
mazzettina
.
Poi
,
salita
in
fretta
la
scala
,
domandò
a
donna
Sara
:
-
Don
Cosmo
?
Ed
entrò
senza
aspettar
risposta
,
nel
vecchio
cascinone
con
Ninì
De
Vincentis
,
che
gli
andava
dietro
come
un
cagnolino
sperduto
.
-
Scaricate
!
-
ripeté
uno
dei
servi
,
rifacendo
tra
le
risate
dei
compagni
il
tono
di
voce
e
il
gesto
imperioso
di
quel
padrone
improvvisato
.
Don
Cosmo
s
'
aggirava
come
una
mosca
senza
capo
per
le
stanze
lavate
di
fresco
da
donna
Sara
,
la
quale
fin
dal
giorno
avanti
,
appena
saputa
la
notizia
della
prossima
venuta
del
Salvo
,
s
'
era
sentita
tutta
allargare
dalla
contentezza
e
,
subito
messa
in
gran
da
fare
,
aveva
anche
persuaso
a
don
Cosmo
che
sarebbe
stato
bene
sgombrare
questa
e
quella
stanza
della
decrepita
mobilia
,
perché
gli
ospiti
ricconi
non
vedessero
tutta
quella
miseria
in
una
casa
di
principi
.
«
Ma
no
!
ma
no
!
ma
no
!
»
aveva
cominciato
subito
a
strillare
don
Cosmo
dalla
sua
stanza
,
udendo
il
fracasso
di
quei
poveri
vecchi
mobili
strappati
a
forza
dai
loro
posti
e
trascinati
;
e
donna
Sara
,
stupefatta
da
quella
protesta
:
«
No
?
Come
no
,
se
me
l
'
ha
detto
lei
?
»
.
Perché
avveniva
sempre
così
:
donna
Sara
parlava
,
parlava
,
e
don
Cosmo
,
dal
canto
suo
,
pensava
,
pensava
,
facendo
finta
di
tanto
in
tanto
d
'
udire
,
con
qualche
rapido
cenno
del
capo
,
quando
più
lo
pungeva
il
fastidio
del
suono
di
quelle
interminabili
parole
.
Questi
cenni
erano
interpretati
naturalmente
da
donna
Sara
come
segni
d
'
assentimento
;
la
sopportazione
con
cui
don
Cosmo
simulava
d
'
ascoltarla
,
come
riconoscimento
della
saggezza
con
cui
lei
governava
la
casa
e
il
mondo
;
e
tanto
lontana
era
arrivata
nell
'
interpretare
a
suo
modo
quei
segni
e
quella
sopportazione
del
suo
padrone
,
che
forse
qualche
sera
se
lo
sarebbe
preso
per
mano
e
condotto
a
letto
,
se
tutt
'
a
un
tratto
don
Cosmo
,
sbarrando
tanto
d
'
occhi
e
prorompendo
in
un
'
esclamazione
inopinata
,
non
le
avesse
fatto
crollare
tutto
il
castello
delle
sue
supposizioni
.
-
Don
Cosmo
onorandissimo
!
-
esclamò
Capolino
,
scoprendolo
alla
fine
,
dopo
aver
girato
anche
lui
di
qua
e
di
là
per
trovarlo
.
-
In
gran
confusione
,
eh
?
Perbacco
!
-
No
,
no
,
-
s
'
affrettò
a
rispondere
don
Cosmo
per
troncar
subito
le
cerimonie
,
con
le
nari
arricciate
per
il
lezzo
acre
di
muffa
che
ammorbava
il
cascinone
,
umido
ancora
per
l
'
insolita
lavatura
.
-
Cercavo
una
stanza
appartata
,
dove
starmene
senza
recare
incomodo
.
Capolino
fece
per
protestare
;
ma
don
Cosmo
lo
fermò
a
tempo
:
-
Lasciatemi
dire
!
Ecco
...
comodo
io
,
comodi
loro
:
va
bene
così
?
In
capo
,
in
capo
,
tenete
in
capo
!
Alzò
una
mano
,
così
dicendo
,
a
carezzare
l
'
elegantissima
barbetta
nera
di
Ninì
De
Vincentis
.
-
Ti
sei
fatto
un
bel
ragazzo
,
figliuolo
mio
,
e
così
cresciuto
,
mi
fai
accorgere
di
quanto
sono
vecchio
!
Tuo
fratello
Vincente
?
sempre
arabista
?
-
Sempre
!
-
rispose
Ninì
,
sorridendo
.
-
Ah
!
Quei
quattordici
volumi
d
'
arabo
manoscritti
dovrebbero
pesare
come
tanti
macigni
,
nel
mondo
di
là
,
sull
'
anima
del
conte
Lucchesi
-
Palli
che
volle
farne
dono
morendo
alla
nostra
Biblioteca
per
rovinare
codesto
povero
figliuolo
!
-
Ne
ha
già
interpretati
dieci
,
-
disse
Ninì
.
-
Gliene
restano
ancora
quattro
,
ma
grossi
così
!
-
Faccia
presto
!
faccia
presto
!
-
concluse
don
Cosmo
paternamente
.
-
E
,
anche
tu
,
figliuolo
mio
,
bada
...
badate
alle
cose
vostre
:
so
che
vanno
male
!
Giudizio
!
Capolino
intanto
,
presso
la
finestra
,
s
'
industriava
di
farsi
specchio
della
vetrata
aperta
,
e
si
lisciava
sulle
gote
le
fedine
,
già
un
po
'
brizzolate
.
Bello
non
era
davvero
,
ma
aveva
occhi
fervidi
e
penetranti
che
gli
accendevano
simpaticamente
tutto
il
volto
bruno
e
magro
.
Sentendo
cadere
il
discorso
tra
il
Laurentano
e
Ninì
,
finse
di
star
lì
a
determinare
i
punti
cardinali
della
villa
.
-
Esposizione
a
mezzogiorno
,
è
vero
?
Ma
se
l
'
era
scelta
per
lei
,
questa
camera
,
don
Cosmo
?
-
Questa
o
un
'
altra
,
-
rispose
il
Laurentano
.
-
Camere
ce
n
'
è
d
'
avanzo
,
vedrete
;
ma
tutte
così
,
vecchie
e
in
pessimo
stato
.
Uscendo
di
qua
...
(
no
,
senza
cerimonie
:
scusate
,
che
gusto
c
'
è
a
dire
che
non
è
vecchio
quello
che
è
vecchio
?
Si
vede
!
)
...
dicevo
,
uscendo
di
qua
,
abbiamo
questo
lungo
corridojo
,
che
divide
in
due
parti
il
casermone
:
le
camere
da
questa
parte
sono
a
mezzogiorno
;
quelle
di
là
,
a
tramontana
.
La
sala
d
'
ingresso
interrompe
di
qua
e
di
là
il
corridojo
,
e
divide
la
villa
in
due
quartieri
uguali
,
salvo
che
di
qua
,
in
fondo
,
abbiamo
un
camerone
,
il
cui
uscio
è
alle
mie
spalle
;
di
là
,
invece
,
abbiamo
una
terrazza
.
È
semplicissimo
.
-
Ah
bene
bene
bene
,
-
approvò
Capolino
.
-
E
dunque
abbiamo
anche
un
camerone
?
Don
Cosmo
sorrise
,
negando
col
capo
;
poi
spiegò
che
cosa
era
il
«
camerone
»
,
e
come
ridotto
e
da
chi
custodito
.
-
Per
amor
di
Dio
!
-
esclamò
Capolino
.
-
Sarebbe
meglio
perciò
,
-
concluse
don
Cosmo
,
-
che
disponeste
l
'
abitazione
nel
quartiere
di
là
,
libero
del
tutto
.
Io
m
'
ero
scelta
apposta
questa
camera
.
Capolino
approvò
di
nuovo
;
e
poiché
i
servi
eran
già
venuti
su
col
primo
carico
,
s
'
avviò
con
Ninì
per
l
'
altro
quartiere
.
Don
Cosmo
rimase
in
quella
camera
,
dove
con
l
'
ajuto
di
donna
Sara
trasportò
tutti
i
suoi
libracci
.
La
povera
casiera
,
sentendo
quanto
pesava
tutta
quella
erudizione
,
non
riusciva
a
capacitarsi
come
mai
don
Cosmo
che
se
l
'
era
messa
in
corpo
,
potesse
vivere
poi
così
sulle
nuvole
.
Don
Cosmo
,
ancora
con
le
nari
arricciate
,
non
riusciva
a
capacitarsi
,
invece
,
perché
quella
mattina
ci
fosse
tutto
quel
puzzo
d
'
umido
.
Ma
forse
non
distingueva
bene
tra
il
puzzo
e
il
fastidio
che
gli
veniva
dal
pensare
che
or
ora
,
per
l
'
arrivo
degli
ospiti
,
tutte
le
sue
antiche
abitudini
sarebbero
frastornate
,
e
chi
sa
per
quanto
tempo
.
Di
lì
a
poco
,
Capolino
ritornò
,
lasciando
solo
di
là
il
De
Vincentis
,
che
s
'
era
dimostrato
molto
più
adatto
di
lui
alla
bisogna
:
così
almeno
dichiarò
.
In
verità
,
veniva
per
porre
a
effetto
una
delle
ragioni
per
cui
s
'
era
volentieri
accollato
l
'
incarico
del
Salvo
:
quella
cioè
di
scoprir
l
'
umore
di
don
Cosmo
circa
il
matrimonio
del
fratello
,
o
di
«
tastargli
il
polso
»
su
quell
'
argomento
,
com
'
egli
diceva
tra
sé
.
Non
già
che
sperasse
che
ormai
quelle
nozze
potessero
andare
a
monte
;
ma
,
conoscendo
la
diversità
,
anzi
l
'
opposizione
inconciliabile
tra
i
due
modi
di
pensare
e
di
sentire
del
Salvo
e
di
don
Cosmo
,
gli
piaceva
supporre
che
qualche
attrito
,
qualche
urto
potesse
nascere
dal
soggiorno
di
quello
a
Valsanìa
.
Era
così
astratta
e
solitaria
l
'
anima
di
don
Cosmo
,
che
la
vita
comune
non
riusciva
a
penetrargli
nella
coscienza
con
tutti
quegli
infingimenti
e
quelle
arti
e
quelle
persuasioni
che
spontaneamente
la
trasfigurano
agli
altri
,
e
spesso
,
perciò
,
dalla
gelida
vetta
della
sua
stoica
noncuranza
lasciava
precipitar
come
valanghe
le
verità
più
crude
.
-
Uh
quanti
libri
!
-
esclamò
Capolino
entrando
.
-
Già
lei
studia
sempre
...
Romagnosi
,
Rosmini
,
Hegel
,
Kant
...
A
ogni
nome
letto
sul
dorso
di
quei
libri
sgranava
gli
occhi
,
come
se
vi
ponesse
punti
esclamativi
sempre
più
sperticati
.
-
Poesie
!
-
sospirò
don
Cosmo
,
con
un
gesto
vago
della
mano
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Come
come
?
Don
Cosmo
,
non
capisco
.
Filosofia
,
vorrà
dire
.
-
Chiamatela
come
volete
,
-
rispose
il
Laurentano
,
con
un
nuovo
sospiro
.
-
Da
studiare
,
poco
o
niente
:
c
'
è
da
godere
,
sì
,
della
grandezza
dell
'
ingegnaccio
umano
,
che
su
un
'
ipotesi
,
cioè
su
una
nuvola
,
fabbrica
castelli
:
tutti
questi
varii
sistemi
di
filosofia
,
caro
avvocato
,
che
mi
pajono
...
sapete
che
mi
pajono
?
chiese
,
chiesine
,
chiesacce
,
di
vario
stile
,
campate
in
aria
.
-
Ah
già
,
ah
già
...
-
cercò
d
'
interrompere
Capolino
,
grattandosi
con
un
dito
la
nuca
.
Ma
don
Cosmo
,
che
non
parlava
mai
,
toccato
giusto
su
quell
'
unico
tasto
sensibile
,
non
seppe
trattenersi
:
-
Soffiate
,
rùzzola
tutto
;
perché
dentro
non
c
'
è
niente
:
il
vuoto
,
tanto
più
opprimente
,
quanto
più
alto
e
solenne
l
'
edifizio
.
Capolino
s
'
era
tutto
raccolto
in
sé
,
per
raccapezzarsi
,
incitato
dalla
passione
con
cui
don
Cosmo
parlava
,
a
rispondere
,
a
rintuzzare
;
e
aspettava
,
sospeso
,
una
pausa
;
avvenuta
,
proruppe
:
-
Però
...
-
No
,
niente
!
Lasciamo
stare
!
-
troncò
subito
don
Cosmo
,
posandogli
una
mano
su
la
spalla
.
-
Minchionerie
,
caro
avvocato
!
Per
fortuna
,
in
quella
,
Mauro
Mortara
,
sulla
spianata
innanzi
alla
villa
dalla
parte
che
guardava
la
vigna
e
il
mare
,
si
mise
a
chiamare
col
suo
solito
verso
-
pio
,
pio
,
pio
-
gl
'
innumerevoli
colombi
,
a
cui
soleva
dare
il
pasto
due
volte
al
giorno
.
Don
Cosmo
e
Capolino
s
'
affacciarono
al
balcone
.
Anche
Ninì
si
sporse
a
guardare
dalla
ringhiera
dell
'
ultimo
balcone
in
fondo
,
e
poi
dal
terrazzo
s
'
affacciarono
i
servi
e
le
cameriere
e
i
tappezzieri
.
Era
ogni
volta
,
tra
quel
candido
fermento
d
'
ali
,
una
zuffa
terribile
,
giacché
la
razione
delle
cicerchie
era
rimasta
da
tempo
la
stessa
,
mentre
i
colombi
s
'
erano
moltiplicati
all
'
infinito
e
vivevano
,
ormai
,
quasi
in
istato
selvaggio
per
il
fèudo
e
per
tutte
le
contrade
vicine
.
Sapevano
l
'
ora
dei
pasti
e
accorrevano
puntuali
a
fitti
nugoli
fruscianti
,
da
ogni
parte
:
invadevano
,
tubando
d
'
impazienza
,
in
gran
subbuglio
,
i
tetti
della
villa
,
della
casa
rustica
,
del
pagliajo
,
del
colombajo
,
del
granajo
,
del
palmento
e
della
cantina
,
e
se
Mauro
tardava
un
po
'
,
dimentico
o
assorto
nelle
sue
memorie
,
una
numerosa
comitiva
si
spiccava
dai
tetti
e
andava
a
sollecitarlo
dietro
la
porta
della
nota
camera
a
pianterreno
:
la
comitiva
a
poco
a
poco
diventava
folla
e
in
breve
tutta
la
spianata
ferveva
d
'
ali
e
grugava
,
mentre
per
aria
tant
'
altri
si
tenevan
su
le
ali
sospesi
a
stento
,
non
sapendo
dove
posarsi
.
Don
Cosmo
pensò
con
dispiacere
che
quel
giorno
,
intanto
,
Mauro
non
sarebbe
salito
a
desinare
;
gliel
'
aveva
detto
la
sera
avanti
:
-
Questa
è
l
'
ultima
volta
che
mangio
con
voi
.
Perché
mi
farete
la
grazia
di
credere
che
non
verrò
a
sedermi
a
tavola
con
Flaminio
Salvo
.
Ora
se
ne
stava
giù
tra
i
suoi
colombi
a
testa
bassa
,
aggrondato
.
Capolino
l
'
osservava
dal
balcone
,
come
se
avesse
sotto
gli
occhi
una
bestia
rara
.
-
Lo
saluto
?
-
domandò
piano
a
don
Cosmo
.
Questi
con
la
mano
gli
fe
'
cenno
di
no
.
-
Orso
,
eh
?
-
soggiunse
Capolino
.
-
Ma
un
gran
bel
tipo
!
-
Orso
,
-
ripeté
don
Cosmo
,
ritirandosi
dal
balcone
.
Andati
nella
sala
da
pranzo
dell
'
altro
quartiere
,
già
riccamente
addobbata
dai
tappezzieri
,
Capolino
tentò
di
nuovo
di
«
tastare
il
polso
»
a
don
Cosmo
sul
noto
argomento
.
Non
sarebbe
più
certo
ricascato
a
muovergliene
il
discorso
dai
libri
di
filosofia
.
Don
Cosmo
era
distratto
nell
'
ammirazione
di
quella
sala
resa
così
d
'
improvviso
irriconoscibile
-
Prodigio
d
'
Atlante
!
esclamava
,
battendo
una
mano
su
la
spalla
di
Ninì
De
Vincentis
.
-
Mi
par
d
'
essere
a
Colimbètra
!
Subito
Capolino
colse
la
palla
al
balzo
:
-
Lei
non
ci
va
più
da
anni
,
a
Colimbètra
,
eh
?
Don
Cosmo
stette
un
po
'
a
pensare
.
-
Da
circa
dieci
.
E
restò
sospeso
,
senza
aggiunger
altro
.
Ma
Capolino
,
fissando
il
gancio
per
tirarlo
a
parlare
:
-
Da
quando
vi
morì
sua
cognata
,
è
vero
?
-
Già
,
-
rispose
,
asciutto
,
il
Laurentano
.
E
Capolino
sospirò
:
-
Donna
Teresa
Montalto
...
che
dama
!
che
lutto
!
Vera
donna
di
stampo
antico
!
E
,
dopo
una
pausa
,
grave
di
simulato
rimpianto
,
un
nuovo
sospiro
,
d
'
altro
genere
:
-
Mah
!
Cosa
bella
mortal
passa
e
non
dura
!
Donna
Sara
Alàimo
,
la
casiera
,
che
si
trovava
in
quel
punto
a
servire
in
tavola
,
per
rialzarsi
agli
occhi
degli
ospiti
dalla
sua
indegna
condizione
di
serva
,
fu
tentata
d
'
interloquire
e
sospirò
timidamente
con
un
languido
risolino
:
-
Metastasio
!
Ninì
si
voltò
a
guardarla
,
stupito
;
don
Cosmo
accomodò
la
bocca
per
emettere
un
suo
riso
speciale
,
fatto
di
tre
oh
!
oh
!
oh
!
pieni
,
cupi
e
profondi
.
Ma
Capolino
,
nel
vedersi
minacciato
d
'
aver
guastate
le
uova
nel
paniere
sul
più
bello
,
rimbeccò
,
stizzito
:
-
Leopardi
,
Leopardi
...
-
Petrarca
,
Petrarca
,
scusate
,
caro
avvocato
!
-
protestò
don
Cosmo
,
aprendo
le
mani
.
-
Me
n
'
appello
a
Ninì
!
-
Ah
,
già
,
Petrarca
,
che
bestia
!
Muor
giovine
colui
che
al
cielo
è
caro
...
-
si
riprese
subito
Capolino
.
-
Confondevo
...
E
lei
dunque
...
dunque
lei
non
rivede
il
fratello
da
allora
?
Don
Cosmo
riprese
a
un
tratto
l
'
aria
addormentata
,
socchiuse
gli
occhi
;
confermò
col
capo
.
-
Sempre
sepolto
qui
!
-
spiegò
allora
Capolino
al
De
Vincentis
,
come
se
questi
non
lo
sapesse
.
-
Altri
gusti
,
capisco
...
anzi
diametralmente
opposti
,
perché
don
Ippolito
ama
la
...
la
compagnia
,
non
sa
farne
a
meno
...
E
forse
,
io
dico
,
dopo
la
sciagura
,
avrebbe
molto
desiderato
di
non
restar
solo
,
senza
parenti
attorno
...
Ma
,
lei
qui
;
il
figlio
sempre
a
Roma
...
e
...
Don
Cosmo
,
che
aveva
già
compreso
,
ma
a
suo
modo
,
l
'
intenzione
di
Capolino
,
per
tagliar
corto
uscì
a
dire
:
-
E
dunque
fa
bene
a
riammogliarsi
,
volete
dir
questo
?
D
'
accordo
!
Tu
intanto
,
-
soggiunse
,
rivolgendosi
a
Ninì
,
-
bello
mio
,
non
ti
risolvi
ancora
?
Ninì
,
nel
vedersi
così
d
'
improvviso
tirato
in
ballo
,
s
'
invermigliò
tutto
:
-
Io
?
-
Guarda
come
s
'
è
fatto
rosso
!
-
esclamò
Capolino
,
scoppiando
a
ridere
,
dalla
rabbia
.
-
Dunque
c
'
è
,
dunque
c
'
è
?
-
domandò
don
Cosmo
,
picchiandosi
con
un
dito
il
petto
,
dalla
parte
del
cuore
.
-
Altro
se
c
'
è
!
-
esclamò
Capolino
,
ridendo
più
forte
.
Ninì
,
tra
le
spine
,
mortificato
,
urtato
da
quella
risata
sconveniente
,
protestò
con
qualche
energia
:
-
Ma
non
c
'
è
nientissim
'
affatto
!
Per
carità
,
non
dicano
codeste
cose
!
-
Già
!
San
Luigi
Gonzaga
!
-
riprese
allora
Capolino
,
prolungando
sforzatamente
la
risata
.
-
O
piuttosto
...
sì
,
dov
'
è
donna
Sara
?
lui
sì
,
davvero
,
Metastasio
...
un
eroe
di
Metastasio
,
don
Cosmo
!
o
diciamo
meglio
,
un
angelo
...
ma
un
angelo
,
non
come
ad
Alcamo
,
badiamo
!
Sa
,
don
Cosmo
,
che
ad
Alcamo
chiamano
angelo
il
porchetto
?
Ninì
s
'
inquietò
sul
serio
;
impallidì
;
disse
con
voce
ferma
:
-
Lei
mi
secca
,
avvocato
!
-
Non
parlo
più
!
-
fece
allora
Capolino
,
ricomponendosi
.
Don
Cosmo
rimase
afflitto
,
senza
comprendere
in
prima
:
poi
aprì
la
bocca
a
un
ah
!
che
gli
rimase
in
gola
.
Si
trattava
forse
della
figlia
del
Salvo
?
Ah
,
ecco
,
ecco
...
Non
ci
aveva
pensato
.
Non
la
conosceva
ancora
.
Ma
sicuro
!
benissimo
!
Una
fortuna
per
quel
caro
Ninì
!
E
glielo
volle
dire
:
-
Non
ti
turbare
,
figliuolo
mio
.
È
una
cosa
molto
seria
.
Non
dovresti
perder
tempo
,
nella
tua
condizione
.
Ninì
si
torse
sulla
seggiola
quasi
per
resistere
,
senza
gridare
,
alla
puntura
di
cento
spilli
su
tutto
il
corpo
.
Capolino
rattenne
il
fiato
e
aspettò
che
la
valanga
precipitasse
.
Don
Cosmo
non
seppe
rendersi
ragione
dell
'
effetto
di
quelle
sue
parole
e
guardò
,
stordito
,
prima
l
'
uno
,
poi
l
'
altro
.
-
M
'
è
scappata
qualche
altra
minchioneria
?
-
domandò
.
-
Scusate
.
Non
parlo
più
neanche
io
.
Ninì
viveva
veramente
in
cielo
,
in
un
cielo
illuminato
da
un
suo
sole
particolare
,
lì
lì
per
sorgere
,
non
sorto
ancora
,
e
che
forse
non
sarebbe
sorto
mai
.
Lo
lasciava
lì
,
dietro
le
montagne
dure
della
realtà
,
e
preferiva
rimanere
nel
lume
roseo
e
vano
d
'
una
perpetua
aurora
,
perché
il
sole
,
sorgendo
,
non
dovesse
poi
tramontare
,
e
perché
le
ombre
,
inevitabili
,
rimanessero
tenui
e
quasi
diafane
.
Già
gli
s
'
era
affacciato
il
dubbio
che
il
Salvo
ormai
non
avrebbe
accolto
bene
la
sua
richiesta
di
nozze
,
dato
che
egli
si
fosse
mai
spinto
a
fargliela
.
Ma
aveva
sempre
rifuggito
dall
'
accogliere
e
ponderare
questo
dubbio
per
non
turbare
il
purissimo
sogno
di
tutta
la
sua
vita
.
E
non
perché
quel
dubbio
gliel
'
avesse
impedito
,
ma
perché
veramente
gli
mancava
il
coraggio
di
tradurre
in
atto
un
ideale
così
altamente
vagheggiato
che
quasi
temeva
si
potesse
guastare
al
minimo
urto
della
realtà
,
non
s
'
era
mai
risoluto
,
non
che
a
fare
la
richiesta
,
ma
nemmeno
a
dichiararsi
apertamente
con
Dianella
Salvo
.
Ora
,
il
sospetto
che
egli
potesse
farlo
per
la
dote
della
ragazza
che
avrebbe
rimesso
in
sesto
le
sue
finanze
,
gli
cagionò
un
acutissimo
cordoglio
,
gli
avvelenò
la
gioja
di
quel
servigio
reso
per
amore
,
e
che
invece
poteva
parere
interessato
;
e
,
come
se
tutt
'
a
un
tratto
il
suo
sole
avesse
dato
un
tracollo
,
tutto
improvvisamente
gli
s
'
oscurò
,
e
quando
le
stanze
furon
messe
in
ordine
,
ed
egli
con
la
gola
stretta
d
'
angoscia
fece
un
ultimo
giro
d
'
ispezione
,
non
seppe
posare
,
come
s
'
era
proposto
,
sul
guanciale
del
letto
di
Dianella
il
bacio
dell
'
arrivo
,
perché
ella
,
senza
saperlo
,
ve
lo
trovasse
la
sera
,
andando
a
dormire
.
Don
Cosmo
e
Capolino
,
piccoli
,
neri
,
sotto
un
cielo
altissimo
,
cupamente
infocato
dal
tramonto
,
s
'
erano
messi
intanto
a
passeggiare
innanzi
alla
vecchia
villa
,
per
il
lungo
,
diritto
viale
,
che
fa
quasi
orlo
,
a
manca
,
al
ciglio
,
d
'
onde
sprofonda
ripido
un
burrone
ampio
e
profondo
,
detto
il
vallone
.
Pareva
che
lì
l
'
altipiano
per
una
convulsione
tellurica
si
fosse
spaccato
innanzi
al
mare
.
La
tenuta
di
Valsanìa
restava
di
qua
,
scendeva
con
gli
ultimi
olivi
in
quel
burrone
,
gola
d
'
ombra
cinerulea
,
nel
cui
fondo
sornuotano
i
gelsi
,
i
carubi
,
gli
aranci
,
i
limoni
lieti
d
'
un
rivo
d
'
acqua
che
vi
scorre
da
una
vena
aperta
laggiù
in
fondo
nella
grotta
misteriosa
di
San
Calògero
.
Dall
'
altra
parte
del
burrone
,
alla
stessa
altezza
,
eran
le
terre
alberate
di
Platania
che
a
mezzogiorno
scendono
minacciose
sulla
linea
ferroviaria
,
la
quale
,
sbucando
dal
traforo
sotto
Valsanìa
,
corre
quasi
in
riva
al
mare
fino
a
Porto
Empedocle
.
La
zona
di
fiamma
e
d
'
oro
del
tramonto
traspariva
in
un
fantastico
frastaglio
di
tra
il
verde
intenso
degli
alberi
lontani
,
di
là
dal
burrone
.
Qua
,
su
i
mandorli
e
gli
olivi
di
Valsanìa
,
alitava
già
la
prima
frescura
d
'
ombra
,
dolce
,
lieve
e
malinconica
,
della
sera
.
Quest
'
ora
crepuscolare
,
in
cui
le
cose
,
nell
'
ombra
calante
,
ritenendo
più
intensamente
le
ultime
luci
,
quasi
si
smaltano
nei
lor
chiusi
colori
,
era
alla
solitudine
di
don
Cosmo
più
d
'
ogn
'
altra
gradita
.
Egli
aveva
costante
nell
'
animo
il
sentimento
della
sua
precarietà
nei
luoghi
dove
abitava
,
e
non
se
n
'
affliggeva
.
Per
questo
sentimento
che
si
trasfondeva
lieve
e
vago
nel
mistero
impenetrabile
di
tutte
le
cose
,
ogni
cura
,
ogni
pensiero
gli
erano
insopportabilmente
gravi
.
Figurarsi
,
ora
,
come
schiacciante
dovesse
riuscirgli
il
discorso
di
Capolino
,
che
s
'
aggirava
fervoroso
intorno
alle
imprese
fortunate
del
Salvo
,
a
un
gran
disegno
che
costui
meditava
,
insieme
col
direttore
delle
sue
zolfare
,
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
per
sollevar
le
sorti
dell
'
industria
zolfifera
,
miserrime
da
parecchi
anni
.
-
Coscienza
nuova
,
la
sua
,
-
diceva
Capolino
.
-
Lucida
,
precisa
e
complicata
,
don
Cosmo
,
come
un
macchinario
moderno
,
d
'
acciajo
.
Sa
sempre
quel
che
fa
.
E
non
sbaglia
mai
!
-
Beato
lui
!
-
ripeteva
don
Cosmo
con
gli
occhi
socchiusi
,
in
atto
di
rassegnata
sopportazione
.
-
E
credentissimo
,
sa
!
-
seguitava
Capolino
.
-
Veramente
divoto
!
-
Beato
lui
!
-
È
una
meraviglia
come
,
tra
tante
brighe
,
riesca
a
trovar
tempo
e
modo
di
badare
anche
al
nostro
partito
.
E
con
che
impegno
ne
ha
sposato
la
causa
!
Ma
,
poco
dopo
,
Capolino
cambiò
discorso
,
accorgendosi
che
don
Cosmo
non
gli
prestava
ascolto
.
Gli
si
fece
più
accosto
,
gli
toccò
il
braccio
e
aggiunse
piano
,
con
aria
mesta
:
-
Quel
povero
Ninì
!
Son
sicuro
che
ci
piange
,
sa
?
per
quel
po
'
di
baja
che
gli
abbiamo
dato
a
tavola
.
Innamoratissimo
,
povero
figliuolo
!
Ma
la
ragazza
,
eh
!
purtroppo
,
non
è
per
lui
.
-
Fidanzata
ad
altri
?
-
domandò
don
Cosmo
,
fermandosi
.
-
No
no
:
ufficialmente
,
no
!
-
negò
subito
Capolino
.
-
Ma
...
zitto
però
,
mi
raccomando
:
non
deve
saperlo
neanche
l
'
aria
!
Io
credo
,
caro
don
Cosmo
,
che
la
ragazza
sia
in
fondo
più
malata
d
'
anima
che
di
corpo
.
-
Toccata
,
eh
?
-
Toccata
.
Questa
forse
è
l
'
unica
cosa
mal
fatta
di
suo
padre
.
Qua
Flaminio
ha
sbagliato
...
eh
,
non
c
'
è
che
dire
,
ha
sbagliato
!
Don
Cosmo
si
rifermò
,
crollò
più
volte
il
capo
e
disse
,
serio
serio
:
-
Vedete
dunque
che
sbaglia
anche
lui
,
caro
avvocato
?
-
Ma
se
il
diavolo
,
creda
,
ci
volle
proprio
cacciar
la
coda
,
quella
volta
!
-
riprese
Capolino
.
-
Lei
saprà
che
Flaminio
...
sarà
dieci
anni
,
altro
che
dieci
!
saranno
quindici
di
sicuro
!
Insomma
lì
,
poco
più
poco
meno
,
fu
a
un
pelo
di
morire
affogato
...
Non
lo
sa
?
E
come
!
Ai
bagni
di
mare
,
a
Porto
Empedocle
.
Una
cosa
buffa
,
creda
,
buffa
e
atroce
al
tempo
stesso
!
Per
un
pajo
di
zucche
...
-
Di
zucche
?
Sentiamo
,
-
disse
don
Cosmo
,
contro
il
suo
solito
,
incuriosito
.
-
Ma
sì
,
-
seguitò
Capolino
.
-
Prendeva
un
bagno
,
ai
Casotti
.
Non
sa
nuotare
e
,
per
prudenza
,
si
teneva
tra
i
pali
del
recinto
,
dove
l
'
acqua
,
sì
e
no
,
gli
arrivava
al
petto
.
Ora
(
il
diavolo
!
)
vide
un
pajo
di
zucche
galleggiare
accanto
a
lui
,
lasciate
in
mare
forse
da
qualche
ragazzo
.
Le
prese
.
Stando
accoccolato
,
perché
l
'
acqua
lo
coprisse
fino
al
collo
-
(
com
'
è
brutto
l
'
uomo
nell
'
acqua
,
don
Cosmo
mio
,
l
'
uomo
che
non
sa
nuotare
!
)
-
gli
venne
la
cattiva
ispirazione
d
'
allungar
la
mano
a
quel
pajo
di
zucche
e
cacciarsele
sotto
con
la
cordicella
che
le
teneva
unite
;
ci
si
mise
a
seder
sopra
,
e
,
siccome
le
zucche
,
naturalmente
,
spingevano
,
e
lui
aveva
lasciato
il
sostegno
del
palo
per
veder
se
quelle
avessero
tanta
forza
da
sollevargli
i
piedi
dal
fondo
,
a
un
tratto
,
patapùmfete
!
perdette
l
'
equilibrio
e
tracollò
a
testa
giù
,
sott
'
acqua
!
-
Oh
,
guarda
!
-
esclamò
don
Cosmo
,
costernato
.
-
Si
figuri
,
-
riprese
Capolino
,
-
come
cominciò
a
fare
coi
piedi
per
tornare
a
galla
!
Ma
,
per
disgrazia
,
i
piedi
gli
s
'
erano
impigliati
nella
cordicella
e
,
naturalmente
,
per
quanti
sforzi
facesse
sott
'
acqua
,
non
li
poteva
più
tirare
al
fondo
.
-
Zitto
!
zitto
!
ohi
ohi
ohi
...
-
fece
con
Cosmo
contraendo
le
dita
e
tutto
il
volto
.
Ma
Capolino
seguitò
.
-
Badi
che
è
buffo
davvero
rischiar
d
'
affogare
in
un
recinto
di
bagni
,
in
mezzo
a
tanta
gente
che
non
se
ne
accorgeva
e
non
gli
dava
ajuto
,
non
sospettando
minimamente
ch
'
egli
fosse
lì
con
la
morte
in
bocca
!
E
sarebbe
affogato
,
affogato
com
'
è
vero
Dio
,
se
un
ragazzotto
di
tredici
anni
-
questo
Aurelio
Costa
,
che
ora
è
ingegnere
e
direttore
delle
zolfare
del
Salvo
ad
Aragona
e
a
Comitini
-
non
si
fosse
accorto
di
quei
due
piedi
che
si
azzuffavano
disperatamente
a
fior
d
'
acqua
e
non
fosse
accorso
,
ridendo
,
a
liberarlo
...
-
Ah
,
capisco
...
-
fece
don
Cosmo
.
3/4
E
la
figliuola
,
adesso
...
-
La
figliuola
...
la
figliuola
...
-
masticò
Capolino
.
-
Flaminio
,
capirà
,
dovette
disobbligarsi
con
quel
ragazzo
e
si
disobbligò
nella
misura
del
pericolo
che
aveva
corso
e
del
terrore
che
s
'
era
preso
.
Gli
dissero
che
era
figlio
d
'
un
povero
staderante
all
'
imbarco
dello
zolfo
...
-
Il
Costa
,
già
,
Leonardo
Costa
,
-
interruppe
don
Cosmo
.
-
Amico
mio
.
Viene
a
trovarmi
qua
,
qualche
domenica
,
da
Porto
Empedocle
.
-
Saprà
dunque
che
sta
con
Flaminio
,
adesso
?
-
soggiunse
Capolino
.
-
Flaminio
lo
levò
dalle
stadere
e
gli
diede
un
posto
nel
suo
gran
deposito
di
zolfo
su
la
spiaggia
di
levante
.
Al
figlio
Aurelio
,
poi
,
volle
dar
lui
la
riuscita
,
senza
badare
a
spese
;
non
solo
,
ma
se
lo
tolse
con
sé
,
lo
fece
crescere
in
casa
sua
coi
figliuoli
,
con
Dianella
e
con
quell
'
altro
bimbo
che
gli
morì
.
Anche
questa
disgrazia
contribuì
certo
a
fargli
crescere
l
'
affetto
per
il
giovine
.
Ma
,
affetto
,
dico
,
fino
a
un
certo
punto
.
Per
la
stessa
ragione
per
cui
ora
non
darebbe
la
figlia
a
Ninì
De
Vincentis
,
non
la
darebbe
mai
,
m
'
immagino
,
neanche
ad
Aurelio
Costa
,
suo
dipendente
,
si
figuri
!
-
Ma
!
-
esclamò
don
Cosmo
,
scrollando
le
spalle
.
-
Ricco
com
'
è
...
con
una
figlia
sola
...
-
Eh
no
...
eh
no
...
,
-
rispose
Capolino
.
-
Capisco
,
a
un
caso
di
lui
,
tutte
le
ricchezze
cascheranno
per
forza
in
mano
a
qualcuno
,
a
un
genero
,
a
quello
che
sarà
.
Ma
vorrà
ben
pesarlo
,
prima
,
Flaminio
!
Non
è
uomo
da
rosee
romanticherie
.
Può
averne
la
figlia
...
E
,
romanticherie
nel
vero
senso
della
parola
,
badi
!
Perché
,
di
questa
sua
vera
e
segreta
malattia
sono
a
conoscenza
io
,
per
certe
mie
ragioni
particolari
;
ne
è
a
conoscenza
credo
,
anche
Flaminio
,
o
almeno
ne
ha
il
sospetto
;
ma
lui
,
l
'
ingegnere
Costa
(
ottimo
giovine
,
badiamo
!
giovine
solido
,
cosciente
del
suo
stato
e
di
quanto
deve
al
suo
benefattore
)
non
ne
sa
nulla
di
nulla
,
non
se
l
'
immagina
neppur
lontanamente
;
glielo
posso
assicurare
,
perché
ne
ho
una
prova
di
fatto
,
intima
.
L
'
ingegnere
...
A
questo
punto
Capolino
s
'
interruppe
,
scorgendo
in
fondo
al
viale
un
uomo
,
che
veniva
loro
incontro
di
corsa
,
gesticolando
.
-
Chi
è
là
?
-
domandò
,
fermandosi
,
accigliato
.
Era
Marco
Prèola
,
tutto
impolverato
,
arrangolato
,
in
sudore
,
con
le
calze
ricadute
su
le
scarpacce
rotte
.
Stanco
morto
.
-
Ci
siamo
!
ci
siamo
!
-
si
mise
a
gridare
,
appressandosi
.
-
È
arrivato
!
-
L
'
Auriti
?
-
domandò
Capolino
.
-
Sissignore
!
-
riprese
il
Prèola
.
-
Per
le
elezioni
:
non
c
'
è
più
dubbio
!
Vengo
di
corsa
apposta
da
Girgenti
.
Si
tolse
il
cappelluccio
roccioso
,
e
con
un
fazzoletto
sudicio
s
'
asciugò
il
sudore
che
gli
grondava
dal
capo
tignoso
.
-
Mio
nipote
?
-
domandò
,
frastornato
e
stupito
,
don
Cosmo
.
Subito
Capolino
,
con
aria
rammaricata
,
prese
a
informarlo
delle
dimissioni
del
Fazello
,
e
delle
premure
che
si
facevano
su
lui
perché
accettasse
la
candidatura
,
e
delle
voci
che
correvano
a
Girgenti
su
questa
venuta
inattesa
di
Roberto
Auriti
.
Voci
...
voci
a
cui
egli
,
Capolino
,
non
voleva
prestar
fede
per
due
ragioni
:
prima
,
per
il
rispetto
che
aveva
per
l
'
Auriti
,
rispetto
che
non
gli
consentiva
di
supporre
che
,
non
chiamato
,
venisse
a
contendere
un
posto
che
il
Fazello
lasciava
volontariamente
.
La
compagine
del
partito
che
rappresentava
la
maggioranza
del
paese
,
come
per
tante
prove
indiscutibili
s
'
ra
veduto
,
rimaneva
salda
,
anche
dopo
il
ritiro
di
Giacinto
Fazello
.
L
'
altra
ragione
era
più
intima
,
ed
era
questa
:
che
gli
sarebbe
doluto
,
troppo
doluto
,
d
'
aver
per
avversario
non
temibile
,
in
una
lotta
impari
,
uno
che
,
non
ostanti
le
divergenze
d
'
opinioni
in
famiglia
,
era
parente
pur
sempre
dei
Laurentano
ch
'
egli
venerava
e
della
cui
amicizia
si
onorava
.
No
,
no
:
preferiva
credere
piuttosto
che
l
'
Auriti
fosse
venuto
a
Girgenti
solo
per
riveder
la
madre
e
la
sorella
.
-
Ma
che
dice
,
avvocato
?
-
proruppe
Marco
Prèola
,
scrollandosi
dalle
spalle
quel
lungo
,
faticoso
discorso
,
col
quale
Capolino
,
senza
parere
,
aveva
voluto
dare
un
saggio
delle
sue
attitudini
politiche
.
-
Se
sono
andati
a
prenderlo
alla
stazione
quattro
mascalzoni
,
studentelli
dell
'
Istituto
Tecnico
?
se
sono
arrivate
in
paese
la
mafia
e
la
massoneria
,
capitanate
da
Guido
Verònica
e
da
Giambattista
Mattina
?
Non
c
'
è
più
dubbio
,
le
dico
!
È
venuto
per
le
elezioni
.
Mentre
Capolino
e
il
Prèola
discutevano
tra
loro
,
gli
occhi
,
il
naso
,
la
bocca
di
don
Cosmo
facevano
una
mimica
speciosissima
:
si
strizzavano
,
s
'
arricciavano
,
si
storcevano
...
Vivendo
in
quell
'
esilio
,
assorto
sempre
in
pensieri
eterni
,
con
gli
occhi
alle
stelle
,
al
mare
lì
sotto
,
o
alla
campagna
solitaria
intorno
,
ora
,
così
investito
da
tutte
quelle
notizie
piccine
,
si
sentiva
come
pinzato
da
tanti
insettucci
fastidiosi
.
-
Gesù
!
Gesù
!
Pare
impossibile
...
Quante
minchionerie
...
-
E
allora
,
un
bicchiere
di
vino
,
si
-
don
Co
'
-
esclamò
,
per
concluder
bene
,
Marco
Prèola
.
-
Vossignoria
mi
deve
fare
la
grazia
d
'
un
bicchiere
di
vino
.
Non
ne
posso
più
!
Ho
girato
tutta
Girgenti
per
trovare
il
nostro
carissimo
avvocato
;
m
'
hanno
detto
che
si
trovava
qua
a
Valsanìa
,
e
subito
mi
sono
precipitato
a
piedi
per
la
Spina
Santa
.
Mi
guardino
!
Ho
la
gola
,
propriamente
,
arsa
.
-
Andate
,
andate
a
bere
alla
villa
,
-
gli
rispose
don
Cosmo
.
-
E
non
c
'
è
il
Mortara
?
-
domandò
il
Prèola
.
-
Ho
paura
...
-
aggiunse
ridendo
.
-
Mi
sparò
,
or
è
l
'
anno
...
Dice
che
venivo
qua
nel
fèudo
a
caccia
dei
suoi
colombi
.
Parola
d
'
onore
,
si
-
don
Cosmo
,
non
è
vero
!
Per
le
tortore
venivo
.
Forse
,
qualche
volta
,
non
dico
,
avrò
sbagliato
.
Tiro
e
,
botta
e
risposta
,
mi
sento
arrivare
...
Fortuna
che
mi
voltai
subito
.
Pum
!
Nelle
natiche
,
una
grandinata
...
Privo
di
Dio
,
le
giuro
,
si
-
don
Co
'
,
che
se
non
era
per
il
rispetto
alla
famiglia
Laurentano
...
La
doppietta
ce
l
'
avevo
anch
'
io
e
,
parola
d
'
onore
...
Dal
fondo
del
viale
giunse
in
quella
un
rumore
di
sonaglioli
.
I
tre
,
che
s
'
erano
accostati
alla
villa
conversando
,
si
voltarono
a
guardare
.
Capolino
chiamò
:
-
Ninì
!
Ninì
!
Ecco
le
vetture
!
Arrivano
!
Ninì
s
'
affrettò
a
scendere
dalla
villa
,
ne
scesero
anche
i
servi
,
donna
Sara
Alàimo
e
la
cameriera
,
già
amiche
tra
loro
.
Erano
due
vittorie
.
Nella
prima
stava
don
Flaminio
con
la
figliuola
;
nella
seconda
,
la
demente
con
due
infermiere
.
Don
Cosmo
s
'
aspettava
di
vedere
smontare
da
una
delle
vetture
anche
donna
Adelaide
,
la
sposa
:
restò
disilluso
.
Ninì
De
Vincentis
non
ebbe
il
coraggio
di
farsi
avanti
a
offrire
il
braccio
a
Dianella
.
Col
cuore
tremante
e
la
vista
annebbiata
dalla
commozione
,
le
intravide
il
volto
affilato
,
pallidissimo
sotto
la
spessa
veletta
da
viaggio
,
e
la
seguì
con
lo
sguardo
,
mentre
,
appoggiata
al
braccio
di
Capolino
,
tutta
avvolta
in
una
pesante
mantiglia
,
saliva
pian
piano
la
scala
,
come
una
vecchina
,
tra
gli
augurii
ossequiosi
di
donna
Sara
Alàimo
.
Donna
Vittoria
,
smontata
dalla
vettura
faticosamente
per
l
'
enorme
pinguedine
,
restò
tra
le
due
infermiere
con
gli
occhi
immobili
,
vani
nell
'
ampio
volto
pallido
,
incorniciato
dall
'
umile
scialle
nero
,
che
teneva
in
capo
;
guardò
così
un
pezzo
don
Cosmo
;
poi
aprì
le
labbra
carnose
e
quasi
bianche
un
sorriso
squallido
e
disse
in
un
inchino
:
-
Signor
Priore
!
Una
delle
infermiere
la
prese
per
mano
,
mentre
don
Cosmo
,
accanto
al
Salvo
,
socchiudeva
gli
occhi
,
afflitto
.
Ninì
andò
dietro
alla
demente
.
-
Grazie
,
-
disse
Flaminio
Salvo
,
stringendo
forte
la
mano
a
don
Cosmo
.
-
E
non
dico
altro
a
lei
.
-
No
,
no
...
s
'
affrettò
a
rispondere
il
Laurentano
,
turbato
e
commosso
ancora
dal
triste
spettacolo
,
sentendo
un
'
improvvisa
,
profonda
pietà
per
quell
'
uomo
che
,
nella
sua
invidiata
potenza
,
con
quella
stretta
di
mano
gli
confidava
in
quel
punto
il
sentimento
della
propria
miseria
.
CAPITOLO
TERZO
-
Di
qua
,
di
qua
,
mi
segua
,
-
disse
al
signore
che
gli
veniva
dietro
il
vecchio
cameriere
dalle
piote
sbieche
in
fuori
,
che
lo
facevano
andare
in
qua
e
in
là
con
le
gambe
piegate
.
Attraversarono
su
i
soffici
tappeti
polverosi
tre
stanze
morte
in
fila
,
in
ognuna
delle
quali
il
cameriere
,
passando
,
apriva
gli
scuri
dei
vecchi
finestroni
tinti
di
verde
.
Le
stanze
tuttavia
rimanevano
in
un
'
angustiosa
penombra
,
sia
per
la
pesantezza
dei
drappi
,
sia
per
la
bassezza
della
casa
sovrastata
dagli
edifizii
di
contro
che
paravano
.
Aperti
gli
scuri
,
il
cameriere
guardava
la
stanza
e
sospirava
,
come
per
dire
:
«
Vede
com
'
è
arredata
bene
?
E
intanto
non
figura
!
»
.
Pervennero
così
al
salone
in
fondo
,
lugubre
e
solenne
,
dal
palco
scompartito
,
in
rilievo
,
ornato
di
dorature
.
Il
signore
trasse
da
un
elegante
portafogli
un
biglietto
da
visita
stemmato
,
ne
piegò
un
lembo
e
lo
porse
al
cameriere
,
il
quale
,
indicando
un
uscio
nel
salone
,
disse
:
-
Un
momentino
.
C
'
è
di
là
il
cavalier
Prèola
.
-
Prèola
padre
?
-
Figlio
.
-
E
cavaliere
per
giunta
?
-
Per
me
,
-
protestò
il
vecchio
inchinandosi
profondamente
con
la
mano
al
petto
,
-
tutti
i
padroni
miei
,
cavalieri
!
E
,
andandosene
su
i
piedi
sbiechi
,
lesse
sottecchi
,
sul
biglietto
da
visita
:
Cav
.
Gian
Battista
Mattina
.
-
(
Costui
,
-
dunque
,
-
cavaliere
autentico
,
pare
)
.
Il
Mattina
rimase
in
piedi
,
cogitabondo
in
mezzo
al
salone
;
poi
scrollò
le
spalle
,
seccato
;
volse
uno
sguardo
distratto
in
giro
;
vide
uno
specchio
alla
parete
di
fronte
e
vi
s
'
appressò
.
In
quel
vasto
specchio
,
dalla
luce
tetra
,
la
propria
immagine
gli
apparve
come
uno
spettro
;
e
ne
provò
un
momentaneo
turbamento
indefinito
.
Spirava
da
tutti
i
mobili
,
dal
tappeto
,
dalle
tende
quel
tanfo
speciale
delle
case
antiche
,
d
'
una
vita
appassita
nell
'
abbandono
.
Quasi
il
respiro
d
'
un
altro
tempo
.
Il
Mattina
si
guardò
di
nuovo
attorno
con
una
strana
costernazione
per
la
immobilità
silenziosa
di
quei
vecchi
oggetti
,
chi
sa
da
quanti
anni
lì
senz
'
uso
,
e
si
accostò
di
più
allo
specchio
per
scrutarsi
davvicino
,
movendo
pian
piano
la
testa
,
stirandosi
fin
sotto
gli
occhi
stanchi
le
punte
dei
folti
baffi
conservati
neri
da
una
mistura
,
in
contrasto
coi
capelli
precocemente
grigi
che
conferivano
cotal
serietà
al
suo
volto
bruno
.
A
un
tratto
,
un
lunghissimo
sbadiglio
gli
fece
spalancare
e
storcere
la
bocca
,
e
all
'
emissione
del
fiato
fradicio
contrasse
il
volto
in
un
'
espressione
di
nausea
e
di
tedio
.
Stava
per
scostarsi
dallo
specchio
,
allorché
sul
piano
della
mensola
,
chinando
gli
occhi
,
scorse
qua
e
là
tanti
bei
mucchietti
di
tarlatura
disposti
quasi
con
arte
,
e
si
chinò
a
mirarli
con
curiosità
.
Avevano
lavorato
bene
quelle
tarme
,
e
nessuno
intanto
pareva
tenesse
in
debito
conto
la
lor
fatica
...
Eppure
,
il
frutto
,
eccolo
là
,
bene
in
vista
,
che
diceva
:
«
Questo
è
fatto
.
Portate
via
!
»
.
Stese
una
mano
a
uno
di
quei
mucchietti
,
ne
prese
un
pizzico
e
strofinò
le
dita
.
Niente
!
Neanche
polvere
...
E
,
guardandosi
i
polpastrelli
dell
'
indice
e
del
pollice
,
andò
a
sedere
su
una
comoda
poltrona
accanto
al
canapè
.
Seduto
,
la
scosse
un
po
'
,
come
per
accertarsi
della
solidità
.
-
Neanche
polvere
...
Niente
!
Con
una
smorfia
,
trasse
dal
tavolinetto
tondo
innanzi
al
canapè
un
album
,
in
capo
al
quale
era
il
ritratto
del
padrone
di
casa
,
il
canonico
Agrò
.
Era
sempre
parso
al
Mattina
che
il
canonico
Pompeo
Agrò
avesse
una
strana
somiglianza
con
un
uccellaccio
,
di
cui
non
rammentava
il
nome
.
Certo
il
naso
,
largo
alla
base
,
acuminato
in
punta
,
s
'
allungava
in
quel
volto
come
un
becco
Era
però
negli
occhietti
grigi
,
vivi
,
sotto
la
fronte
alta
e
angusta
,
tutta
la
malizia
astuta
,
sottile
e
tenace
,
di
cui
l
'
Agrò
godeva
fama
.
Il
Mattina
esaminò
quel
viso
,
come
se
nei
tratti
di
esso
volesse
scorgere
la
ragione
dell
'
invito
ricevuto
la
sera
avanti
.
Che
diamine
poteva
voler
da
lui
l
'
Agrò
?
Il
dissidio
di
questo
canonico
gran
signore
col
partito
clericale
,
dissidio
che
suscitava
tanto
scandalo
in
paese
,
era
proprio
proprio
vero
,
o
non
piuttosto
un
atteggiamento
concertato
,
insidioso
,
per
tradir
la
buona
fede
dell
'
Auriti
,
penetrar
nel
campo
avversario
e
sorprenderne
le
mosse
?
Eh
,
a
fidarsi
d
'
una
volpe
...
Quel
colloquio
segreto
col
Prèola
...
Fosse
tutto
un
tranello
?
Alzò
gli
occhi
,
volse
di
nuovo
lo
sguardo
attorno
e
di
nuovo
dall
'
immobilità
silenziosa
di
quei
vecchi
oggetti
senz
'
uso
e
senza
vita
si
sentì
turbato
,
quasi
che
essi
,
per
averne
egli
scoperto
le
magagne
,
lo
spiassero
ora
più
ostili
.
Udì
per
le
tre
stanze
in
fila
la
voce
del
vecchio
cameriere
,
che
ripeteva
:
-
Di
qua
,
di
qua
,
mi
segua
.
Posò
l
'
album
e
guardò
in
direzione
dell
'
uscio
.
-
Oh
!
Verònica
...
-
Caro
Titta
,
-
rispose
Guido
Verònica
,
fermandosi
in
mezzo
al
salone
.
Si
tolse
le
lenti
per
pulirle
col
fazzoletto
pronto
nell
'
altra
mano
;
strizzò
gli
occhi
fortemente
miopi
,
e
con
l
'
indice
e
il
pollice
della
mano
tozza
si
stropicciò
il
naso
maltrattato
dal
continuo
pinzar
delle
lenti
;
poi
si
appressò
per
sedere
su
la
poltrona
di
fronte
al
Mattina
;
ma
questi
,
alzandosi
,
lo
prese
sotto
il
braccio
e
gli
disse
piano
:
-
Aspetta
,
ti
voglio
far
vedere
...
E
lo
condusse
innanzi
alla
mensola
per
mostrargli
tutti
quei
mucchietti
di
polviglio
.
Il
Verònica
,
non
comprendendo
che
cosa
dovesse
guardare
,
miope
com
'
era
,
si
chinò
fin
quasi
a
toccar
col
naso
il
piano
della
mensola
.
-
Tarli
?
-
disse
poi
,
ma
senza
farci
caso
,
anzi
guardando
freddamente
il
Mattina
,
come
per
domandargli
perché
glieli
avesse
mostrati
:
e
andò
a
sedere
su
la
poltrona
.
-
Tu
quoque
?
-
domandò
allora
il
Mattina
,
rimasto
male
e
volendo
dissimular
la
stizza
.
-
Non
so
di
che
si
tratti
,
-
gli
rispose
il
Verònica
con
l
'
aria
di
chi
voglia
nascondere
un
segreto
.
-
Neanch
'
io
,
-
s
'
affrettò
a
soggiungere
il
Mattina
con
indifferenza
..
-
Ho
ricevuto
un
invito
...
E
posò
gli
occhi
senza
sguardo
su
la
fronte
del
Verònica
sconciata
da
tre
lunghi
raffrigni
in
vario
senso
:
ferite
riportate
in
duello
.
-
Torni
da
Roma
?
-
No
.
Da
Palermo
.
-
E
ti
trattieni
molto
?
-
Non
so
.
Dimostrava
chiaramente
il
Verònica
con
quelle
secche
risposte
che
voleva
restar
chiuso
in
sé
,
per
non
darsi
importanza
con
ciò
che
-
volendo
-
avrebbe
potuto
dire
.
Difatti
il
suo
còmpito
,
adesso
,
era
questo
:
mostrarsi
seccato
,
anzi
stanco
e
sfiduciato
.
Per
sua
disgrazia
,
egli
-
e
tutti
lo
sapevano
-
aveva
un
ideale
:
la
Patria
,
rappresentata
,
anzi
incarnata
tutta
quanta
nella
persona
di
un
vecchio
glorioso
statista
,
il
Crispi
,
battuto
alcuni
anni
addietro
in
una
tumultuosa
seduta
parlamentare
,
dopo
una
lotta
piccina
e
sleale
.
Per
questo
vecchio
glorioso
s
'
era
cimentato
in
tanti
e
tanti
duelli
,
riportandone
quasi
sempre
la
peggio
;
aveva
respinto
su
i
giornali
con
inaudita
violenza
di
linguaggio
le
ingiurie
degli
oppositori
.
Ma
ormai
,
caduto
quel
Vecchio
,
anche
la
patria
per
lui
era
caduta
:
trionfava
la
marmaglia
;
non
era
noja
,
la
sua
;
era
propriamente
schifo
di
vivere
.
Non
credeva
affatto
che
Roberto
Auriti
potesse
vincere
,
quantunque
sostenuto
dal
Governo
;
ma
quel
suo
Vecchio
venerato
-
che
ancora
intorno
all
'
avvenire
della
patria
s
'
illudeva
come
un
fanciullo
-
gli
aveva
imposto
di
recarsi
a
Girgenti
a
combattere
per
l
'
Auriti
;
sapeva
che
questi
,
più
che
per
le
premure
del
Governo
,
s
'
era
piegato
ad
accettare
la
lotta
per
la
spinta
del
vecchio
statista
;
ed
eccolo
a
Girgenti
.
Tanto
per
non
venir
meno
al
dovere
,
rispondeva
ora
all
'
invito
dell
'
Agrò
,
d
'
un
canonico
,
lui
che
amava
i
preti
quanto
il
fumo
negli
occhi
.
C
'
era
;
bisognava
che
s
'
adattasse
.
Non
ostante
però
la
sfiducia
con
cui
s
'
era
lasciato
andare
a
quella
impresa
elettorale
,
si
sentiva
alquanto
stizzito
nel
vedersi
messo
ora
alla
pari
con
un
Mattina
qualunque
,
appajato
con
costui
nella
piccola
congiura
che
il
canonico
Agrò
pareva
volesse
ordire
.
Il
Mattina
si
mosse
su
la
poltrona
,
sbuffando
e
prendendo
un
'
altra
positura
.
-
Si
fa
aspettare
...
-
Chi
c
'
è
di
là
?
-
domandò
Guido
Verònica
,
senz
'
ombra
d
'
impazienza
.
Il
Mattina
si
protese
e
disse
sottovoce
:
-
Prèola
figlio
,
la
lancia
spezzata
d
'
Ignazio
Capolino
.
L
'
ho
saputo
dal
cameriere
.
Che
te
ne
pare
?
Domando
e
dico
,
che
cosa
ci
stiamo
a
fare
qua
noi
due
?
-
Sentiremo
...
-
sospirò
il
Verònica
.
-
Non
vorrei
che
...
Il
Mattina
s
'
interruppe
,
vedendo
aprir
l
'
uscio
ed
entrare
,
lungo
e
curvo
su
la
sua
magrezza
,
il
canonico
Pompeo
Agrò
Facendo
cenno
con
ambo
le
mani
ai
due
ospiti
di
rimaner
seduti
,
disse
con
vocetta
stridente
:
-
Chiedo
vènia
...
Stieno
,
stieno
seduti
,
prego
.
Caro
Verònica
;
cavaliere
esimio
.
Qua
,
cavaliere
,
segga
qua
,
accanto
a
me
;
non
ho
paura
de
'
suoi
peccatacci
di
gioventú
.
-
Sì
,
gioventù
!
-
sorrise
il
Mattina
,
mostrando
il
capo
grigio
.
Il
Canonico
trasse
dal
petto
un
vecchio
orologino
d
'
argento
.
-
Il
pelo
,
eh
,
lei
m
'
insegna
,
e
non
il
vizio
.
Già
le
dieci
perbacco
!
Ho
perduto
molto
tempo
...
Mah
!
S
'
alterò
in
volto
;
restò
un
momento
perplesso
,
se
dire
o
non
dire
;
poi
,
come
attaccando
una
coda
al
sospiro
rimasto
in
tronco
:
-
La
gratitudine
,
un
mito
!
Tentennò
il
capo
,
e
riprese
:
-
Sarebbero
disposti
lor
signori
a
venire
un
momentino
con
me
?
-
Dove
?
-
domandò
il
Mattina
.
-
In
casa
di
Roberto
Auriti
...
tanto
amico
mio
,
tanto
fin
dall
'
infanzia
,
lo
sanno
.
I
nostri
padri
,
più
che
fratelli
,
compagni
d
'
arme
;
quello
di
Roberto
a
Milazzo
,
e
il
mio
cadde
al
Volturno
.
Storia
,
questa
.
Se
ne
dovrebbe
tener
conto
in
paese
,
invece
di
menare
tanto
scalpore
per
la
mia
...
come
la
chiamano
?
diserzione
...
eh
?
diserzione
,
già
.
La
veste
!
Sissignori
.
Ma
sotto
la
veste
c
'
è
pure
un
cuore
;
e
ce
l
'
ho
anch
'
io
per
la
santa
amicizia
,
e
anche
...
e
anche
...
Il
Canonico
forse
voleva
aggiungere
«
per
la
patria
»
;
lo
lasciò
intendere
col
gesto
e
pose
un
freno
alla
foga
del
sentimento
generoso
.
Si
sforzava
di
parlar
dipinto
,
con
un
risolino
arguto
sulle
labbra
,
strofinandosi
di
continuo
sotto
il
mento
le
mani
ossute
,
come
se
le
lavasse
alla
fontanella
delle
sue
frasi
polite
,
sì
,
non
però
fluenti
e
limpide
e
continue
,
ma
quasi
a
sbruffi
,
esitanti
spesso
e
con
curiosi
ingorghi
esclamativi
.
Di
tratto
in
tratto
,
nel
sollevar
le
pàlpebre
stanche
,
lasciava
intravedere
qualche
obliquo
sguardo
fuggevole
,
così
diverso
dall
'
ordinario
,
che
subito
ciascuno
immaginava
quell
'
uomo
dovesse
,
nell
'
intimità
,
non
esser
quale
appariva
,
aver
più
d
'
una
afflizione
profondamente
segreta
che
lo
rendeva
astuto
e
cattivo
,
e
travagli
d
'
animo
oscuri
.
-
Prima
d
'
andare
,
-
riprese
cangiando
tono
,
-
due
paroline
per
intenderci
.
Avrei
meditato
...
messo
su
,
o
mi
sembra
,
un
piccolo
piano
di
battaglia
.
Non
la
pretendo
a
generale
,
veh
!
Lor
signori
combatteranno
;
io
porterò
il
gamellino
.
Ecco
.
Ben
ponderato
tutto
,
il
nostro
più
temibile
avversario
chi
è
?
Il
Capolino
?
No
;
ma
chi
gli
fa
spalla
:
il
Salvo
,
già
suo
cognato
,
potentissimo
.
Ora
io
da
buona
fonte
so
che
il
Salvo
fino
a
pochi
giorni
fa
non
voleva
permettere
in
verun
modo
questa
...
questa
comparsa
del
Capolino
.
-
Sì
,
sì
,
-
confermò
il
Mattina
.
-
A
causa
delle
trattative
di
matrimonio
tra
la
sorella
e
il
principe
di
Laurentano
.
-
Oh
!
Benissimo
,
-
approvò
il
Canonico
.
-
Ma
il
Salvo
concesse
la
grazia
di
fargli
spalla
appena
seppe
che
il
principe
non
intendeva
d
'
aver
riguardo
alla
parentela
dell
'
Auriti
e
ordinava
non
ne
avesse
parimenti
il
partito
.
Stando
così
le
cose
,
le
sorti
del
nostro
Roberto
sono
quasi
disperate
.
Non
c
'
illudiamo
.
-
Eh
,
lo
so
!
-
sbuffò
il
Verònica
.
Subito
il
Canonico
lo
fermò
con
un
gesto
della
mano
,
seguitando
:
-
Ma
se
noi
,
ecco
,
pognamo
che
noi
,
signori
miei
,
a
dispetto
della
libertà
concessa
dal
principe
,
riuscissimo
a
legar
mani
e
piedi
al
colosso
,
al
Salvo
...
eh
?
Come
?
Ecco
:
sarebbe
questo
il
mio
piano
.
Pompeo
Agrò
,
data
così
l
'
esca
alla
curiosità
,
stette
un
pezzo
con
le
mani
spalmate
,
sospese
sotto
il
mento
;
poi
le
ritrasse
,
richiudendole
;
chiuse
anche
gli
occhi
per
raccogliersi
meglio
;
lasciò
andar
fuori
un
altro
:
«
Ecco
!
»
,
come
un
gancio
per
sostener
l
'
attenzione
dei
due
ascoltatori
,
e
rimase
ancora
un
po
'
in
silenzio
.
-
Lor
signori
sanno
le
condizioni
con
cui
si
effettuerà
il
matrimonio
per
espressa
volontà
del
Laurentano
.
Ora
queste
condizioni
,
secondo
che
io
ho
divisato
,
dovrebbero
diventare
il
punto
...
come
diremo
?
vulnerabile
del
Salvo
.
-
Il
tallone
d
'
Achille
,
-
suggerí
il
Mattina
,
scotendosi
,
per
dire
una
cosa
nuova
.
-
Benissimo
!
d
'
Achille
!
-
approvò
l
'
Agrò
.
-
E
mi
spiego
.
Preme
al
Salvo
certamente
,
avendole
accettate
,
che
il
figlio
del
principe
,
residente
a
Roma
(
mi
par
che
si
chiami
Gerlando
,
eh
?
come
il
nonno
:
Gerlandino
,
Landino
)
non
sia
o
almeno
,
non
si
mostri
apertamente
contrario
a
questo
matrimonio
del
padre
.
Anzi
so
che
il
Salvo
ha
posto
come
patto
la
presenza
del
giovine
alla
cerimonia
nuzialc
,
per
il
riconoscimento
del
vincolo
da
parte
sua
e
come
impegno
da
gentiluomo
per
l
'
avvenire
.
Io
non
conosco
codesto
Gerlandino
,
ma
so
che
è
di
pelo
...
cioè
,
diciamo
,
di
stampa
ben
altra
dal
padre
.
-
Opposta
!
-
esclamò
il
Veronica
.
-
Io
lo
conosco
bene
.
-
Oh
bravo
!
-
soggiunse
l
'
Agrò
.
-
Ammesso
dunque
che
non
abbia
neppure
le
idee
di
Roberto
Auriti
,
tra
i
due
,
voglio
dire
tra
questo
e
un
Capolino
,
dovrebbe
aver
più
cara
,
m
'
immagino
,
la
vittoria
del
parente
.
Guido
Verònica
,
a
questo
punto
,
si
scosse
e
sospirò
a
lungo
,
come
per
votarsi
dell
'
illusione
accolta
per
un
momento
,
e
disse
:
-
Ah
,
no
,
non
credo
,
sa
!
non
credo
proprio
che
Lando
si
impicci
di
codeste
cose
...
-
Mi
lasci
dire
,
-
riprese
il
Canonico
,
con
voce
agretta
.
-
A
me
non
cale
che
se
ne
impicci
:
vorrei
saper
solamente
da
lei
che
è
stato
tanto
tempo
a
Roma
e
conosce
il
giovine
,
se
l
'
antagonismo
,
diciamo
così
,
tra
don
Ippolito
Laurentano
e
donna
Caterina
Auriti
sussista
anche
tra
i
loro
figliuoli
.
-
No
,
questo
no
!
-
rispose
subito
il
Verònica
.
-
Sono
anzi
in
buon
accordo
,
amici
.
-
Mi
basta
!
-
esclamò
allora
il
Canonico
picchiandosi
col
dorso
d
'
una
mano
la
palma
dell
'altra.-
Mi
strabasta
!
Se
della
parentela
con
l
'
Auriti
non
vuole
tener
conto
il
padre
,
può
invece
,
o
potrebbe
,
tener
conto
il
figlio
.
Ed
ecco
legato
il
Salvo
,
il
colosso
!
Pompeo
Agrò
volle
godere
un
momento
di
quella
prima
vittoria
guardando
acutamente
,
con
un
sorrisino
un
po
'
smorfioso
,
il
Verònica
,
poi
il
Mattina
,
già
accampati
entrambi
nel
suo
piano
,
stimato
almeno
meditabile
.
Quindi
,
come
un
generale
non
contento
di
vincere
soltanto
a
tavolino
,
con
le
leggi
della
tattica
,
scese
a
osservare
le
difficoltà
materiali
dell
'
impresa
.
-
Il
punto
,
-
disse
,
-
sarà
persuadere
a
quel
benedetto
Roberto
di
servirsi
di
questo
spediente
.
Giacché
,
per
lo
meno
abbiamo
bisogno
di
una
lettera
privata
di
Gerlandino
,
da
far
vedere
o
conoscere
in
qualche
modo
al
Salvo
,
ecco
!
o
diretta
al
Salvo
stesso
,
che
sarà
difficile
,
o
a
Roberto
,
o
a
qualche
amico
:
a
lei
,
per
esempio
,
caro
Verònica
:
insomma
,
una
prova
,
un
documento
...
Guido
Verònica
non
volle
dichiarare
ch
'
egli
non
poteva
attendersi
una
lettera
da
Lando
,
col
quale
non
aveva
alcuna
intimità
;
stimò
,
sì
,
ingegnoso
il
piano
dell
'
Agrò
,
ma
forse
inattuabile
per
la
troppa
schifiltà
di
Roberto
il
quale
...
il
quale
...
sì
,
benemerenze
patriottiche
...
-
«
Onestà
immacolata
!
»
-
soggiunse
l
'
Agrò
.
-
Sì
,
-
concesse
il
Verònica
,
-
e
anche
ingegno
,
se
vogliamo
;
ma
...
ma
...
ma
...
al
dì
d
'
oggi
...
e
gli
secca
il
Prefetto
e
par
che
gli
secchino
anche
gli
amici
...
basta
!
Sarà
un
affar
serio
!
Io
,
per
me
,
mi
metterei
anche
la
pelle
alla
rovescia
per
ajutarlo
,
però
...
S
'
interruppe
;
si
batté
la
fronte
con
una
mano
;
esclamò
:
-
Ho
trovato
!
Giulio
...
c
'
è
Giulio
...
il
fratello
di
Roberto
,
giusto
in
questo
momento
nella
segreteria
particolare
di
S
.
E
.
il
ministro
D
'
Atri
:
eh
,
perbacco
!
a
lui
sì
posso
scrivere
...
è
intimissimo
di
Lando
.
Da
Giulio
si
otterrà
facilmente
quello
che
vogliamo
,
senza
farne
saper
nulla
a
Roberto
,
che
opporrebbe
chi
sa
quanti
ostacoli
.
Ecco
fatto
!
-
Bravissimo
!
bravissimo
!
-
non
rifiniva
più
d
'
esclamare
il
Canonico
,
gongolante
.
Solo
il
Mattina
era
rimasto
come
una
barca
,
la
cui
vela
non
riuscisse
a
pigliar
vento
.
Vedendo
quell
'
altre
due
barche
filar
così
leste
senza
più
curarsi
di
lui
rimasto
floscio
indietro
si
sentì
umiliato
,
volle
dir
la
sua
e
,
non
potendo
altro
,
si
provò
a
soffiare
un
po
'
di
vento
contrario
e
a
parar
qualche
secca
o
qualche
scoglio
.
-
Già
,
-
disse
,
-
ma
non
sarà
troppo
tardi
,
signori
miei
?
Riflettiamo
!
Prima
che
la
lettera
arrivi
,
anche
facendo
con
la
massima
sollecitudine
,
di
qui
a
Roma
,
chiama
e
rispondi
!
Ci
vorrà
una
settimana
;
dico
poco
.
Il
Salvo
avrà
tutto
il
tempo
,
di
compromettersi
e
non
si
potrà
più
tirare
indietro
.
-
Eh
,
lo
vorrò
vedere
!
-
esclamò
il
Canonico
con
un
sogghignetto
,
e
alzando
una
mano
,
come
per
salutarlo
da
lontano
.
-
No
,
sa
!
no
,
sa
!
Mai
piùù
mai
piùù
,
mai
piùù
...
Vuole
che
gli
stia
poi
tanto
a
cuore
il
Capolino
?
-
Ma
la
propria
dignità
,
scusi
!
-
si
risentì
il
cavaliere
,
come
se
fosse
in
ballo
la
sua
.
-
Bella
figura
ci
farebbe
!
Ma
sa
che
oggi
stesso
nella
sala
di
redazione
dell
'
Empedocle
si
proclamerà
ufficialmente
la
candidatura
di
Capolino
con
l
'
intervento
del
Salvo
e
di
tutti
i
maggiorenti
del
partito
?
Non
scherziamo
!
-
In
questo
caso
,
-
saltò
a
dire
il
Verònica
,
-
per
far
più
presto
,
si
spedirà
a
Giulio
ora
stesso
,
d
'
urgenza
,
un
telegramma
in
cifre
.
Roberto
ha
un
cifrario
particolare
col
fratello
.
Non
perdiamo
più
tempo
...
Piuttosto
...
aspetti
!
...
ora
che
ci
penso
...
il
Selmi
...
perdio
!
-
Selmi
?
-
domandò
il
Canonico
,
stordito
da
quel
nome
che
cadeva
all
'
improvviso
come
un
ostacolo
insormontabile
su
la
via
così
bene
spianata
.
-
Il
deputato
Selmi
?
-
Corrado
Selmi
,
sì
,
-
rispose
il
Verònica
.
-
L
'
ho
visto
a
Palermo
...
Ha
promesso
a
Roberto
di
venire
qua
,
per
lui
,
e
che
anzi
avrebbe
tenuto
un
discorso
...
-
Ebbene
?
-
fece
l
'
Agrò
.
-
Anzi
,
un
parlamentare
di
tanta
autorità
...
vero
patriota
...
-
Lasci
andare
!
lasci
andare
!
-
lo
interruppe
il
Verònica
,
socchiudendo
gli
occhi
,
scotendo
una
mano
.
-
Patriota
...
va
bene
!
Bacato
,
bacato
,
bacato
,
caro
Canonico
...
Debiti
...
compromissioni
...
storie
...
e
Dio
non
voglia
che
il
povero
Roberto
per
causa
di
lui
...
Basta
.
Non
è
per
questo
,
adesso
...
Ma
per
Lando
Laurentano
...
E
Guido
Verònica
fece
piú
volte
schioccar
le
dita
,
come
per
strigarsele
dell
'
impiccio
che
gli
dava
il
pensiero
del
Selmi
.
-
Non
capisco
...
-
osservò
il
Canonico
.
-
Forse
tra
il
Laurentano
e
il
Selmi
?
...
-
Eh
,
altro
!
-
esclamò
il
Verònica
.
-
Nimicizia
mortale
!
-
Affar
di
donne
,
-
aggiunse
il
Mattina
,
serio
,
socchiudendo
gli
occhi
,
soddisfattissimo
di
quella
contrarietà
.
E
il
Canonico
,
incuriosito
:
-
Ah
sì
?
di
donne
?
-
Storia
vecchia
,
-
rispose
il
Verònica
.
-
Finita
,
a
quanto
pare
,
ma
,
fino
a
un
anno
fa
,
Corrado
Selmi
-
lo
dico
perché
tutta
Roma
lo
sa
-
fu
l
'
amante
di
donna
Giannetta
D
'
Atri
,
moglie
del
Ministro
d
'
oggi
.
Il
Canonico
levò
una
mano
:
-
Uh
,
che
cose
!
E
questa
...
e
questa
donna
Giannetta
chi
sarebbe
?
-
Ma
una
Montalto
!
-
disse
il
Verònica
.
-
Cugina
di
Lando
...
Lei
sa
che
la
prima
moglie
del
principe
fu
una
Montalto
.
-
Ah
,
ecco
!
E
forse
il
giovine
...
?
-
Da
ragazzo
,
tra
cugini
...
Questo
non
lo
so
bene
.
Il
fatto
è
che
Lando
Laurentano
provocò
due
volte
il
Selmi
...
Ora
,
capirà
,
se
questi
viene
qua
a
sostenere
la
candidatura
di
Roberto
...
-
Già
,
già
,
già
...
ora
comprendo
!
-
esclamò
il
Canonico
.
-
si
dovrebbe
impedire
!
Ah
,
si
dovrebbe
impedire
!
-
Forse
non
sarà
difficile
,
-
concluse
il
Verònica
.
-
Perché
Corrado
Selmi
avrà
da
combattere
per
sé
nel
suo
collegio
.
Basta
,
vedremo
.
Adesso
andiamo
subito
da
Roberto
.
Il
Canonico
si
alzò
.
-
Pronti
,
-
disse
.
-
La
vettura
è
giù
.
Un
momentino
,
col
loro
permesso
.
Prendo
il
cappello
e
il
tabarro
.
Poco
dopo
,
il
Verònica
e
il
Mattina
rividero
il
vecchio
cameriere
dai
piedi
sbiechi
,
parato
da
automedonte
,
e
salirono
in
vettura
con
l
'
Agrò
.
Venendo
su
dal
Ràbato
,
per
piazza
San
Domenico
notarono
subito
un
movimento
insolito
lungo
la
via
maestra
.
Quattro
,
cinque
monellacci
,
correndo
e
fermandosi
qua
e
là
,
strillavano
il
giornaletto
clericale
Empedocle
,
che
pareva
andasse
a
ruba
.
-
L
'
Impiducli
!
L
'
Impiducli
!
E
per
tutto
si
formavano
capannelli
,
qua
a
leggere
,
là
a
commentar
vivamente
qualche
articolo
,
certo
violento
,
stampato
in
quel
foglio
.
Il
Verònica
,
vedendo
passare
presso
la
vettura
uno
di
quegli
strilloni
,
non
seppe
resistere
alla
tentazione
,
e
mentre
il
Canonico
-
che
per
le
vie
della
città
,
in
quei
giorni
,
si
sentiva
in
mezzo
a
un
campo
nemico
-
consigliava
:
-
«
Meglio
a
casa
!
meglio
a
casa
!
»
-
si
fece
buttare
nella
vettura
una
copia
del
giornale
.
La
prese
il
Mattina
.
-
Leggo
io
?
E
cominciò
a
leggere
sottovoce
l
'
articolo
di
fondo
,
quello
che
,
indubbiamente
,
suscitava
tanto
fermento
nel
pubblico
.
Era
intitolato
Patrioti
per
bisogni
di
famiglia
,
e
si
riferiva
-
senza
far
nomi
,
ma
con
turpe
evidenza
-
alla
memoria
di
Stefano
Auriti
,
padre
di
Roberto
,
alterando
con
vilissima
calunnia
la
storia
romanzesca
del
suo
amore
per
Caterina
Laurentano
;
la
fuga
dei
due
giovani
poco
prima
della
rivoluzione
del
1848;
la
parte
presa
da
Stefano
Auriti
a
questa
rivoluzione
«
non
già
per
amor
di
patria
,
ma
appunto
per
bisogni
di
famiglia
,
cioè
per
la
conquista
d
'
una
dote
insieme
con
le
grazie
del
suocero
per
forza
,
ricco
,
liberale
,
sì
,
ma
,
ahimè
,
d
'
una
inflessibilità
superiore
a
ogni
previsione
»
.
Man
mano
,
leggendo
,
la
voce
del
Mattina
si
alterava
dallo
sdegno
,
acceso
maggiormente
dall
'
indignazione
dell
'
Agrò
,
che
prorompeva
di
tratto
in
tratto
,
accennando
di
turarsi
le
orecchie
e
buttandosi
indietro
:
-
Oh
vigliacchi
!
oh
vigliacchi
!
A
un
certo
punto
il
Mattina
si
vide
strappar
di
mano
il
giornale
.
Guido
Verònica
,
pallidissimo
,
col
volto
scontraffatto
dall
'
ira
,
aprì
lo
sportello
della
vettura
,
ne
balzò
fuori
e
,
senza
sentire
i
richiami
del
Canonico
,
tanto
per
cominciare
,
si
lanciò
di
furia
tra
un
crocchio
di
gente
,
in
mezzo
al
quale
stava
il
Capolino
,
a
cui
schiaffò
in
faccia
il
giornale
,
stropicciandoglielo
sul
muso
.
L
'
aggressione
fu
così
fulminea
,
che
tutti
restarono
per
un
momento
storditi
e
sgomenti
,
poi
s
'
avventarono
addosso
all
'
aggressore
:
accorse
gente
,
vociando
,
da
tutte
le
parti
:
nel
mezzo
era
la
mischia
,
fitta
:
volavano
bastonate
,
tra
urli
e
imprecazioni
.
Il
Mattina
non
ebbe
tempo
né
modo
di
cacciarsi
in
difesa
del
Verònica
;
ma
,
poco
dopo
,
l
'
abbaruffìo
,
lì
nel
forte
,
si
allargò
:
la
rissa
era
partita
.
Il
Canonico
chiamava
il
Mattina
,
smaniando
,
dalla
vettura
.
Questi
udì
alla
fine
e
si
volse
;
ma
vide
in
quella
il
Verònica
,
senza
cappello
,
senza
lenti
,
strappato
,
ansimante
tra
una
frotta
di
giovani
che
evidentemente
lo
difendevano
,
e
accorse
.
Ritornò
,
poco
dopo
,
alla
vettura
del
Canonico
:
-
Niente
-
dice
;
-
stia
tranquillo
;
andiamo
pure
;
è
tra
amici
;
se
l
'
è
cavata
bene
.
Il
Canonico
tremava
tutto
.
-
Signore
Iddio
,
Signore
Iddio
...
che
scandalo
...
Ma
perché
?
...
Schifosi
...
Non
conveniva
sporcarsi
le
mani
...
E
ora
che
avverrà
?
-
Oh
,
-
fece
con
una
certa
sprezzatura
il
Mattina
.
-
Un
duello
;
è
semplicissimo
...
o
una
querela
,
se
la
santa
religione
non
consentirà
a
quel
farabutto
di
dar
conto
delle
turpitudini
che
pure
gli
ha
permesso
di
sfognare
.
-
La
religione
,
scusi
,
lasciamola
stare
,
cavaliere
,
-
disse
Pompeo
Agrò
pacatamente
.
-
Non
c
'
entra
e
...
mi
lasci
dire
!
non
c
'
entra
neppure
il
Capolino
.
-
Come
no
?
-
Mi
lasci
dire
.
Io
so
chi
ha
scritto
l
'
articolo
,
quella
sozzura
.
Il
Prèola
,
il
Prèola
venuto
stamani
da
me
,
non
so
da
chi
spedito
...
Brutto
ingrato
!
feccia
d
'
uomo
!
-
Ma
il
Capolino
,
-
obbiettò
il
Mattina
,
-
è
direttore
del
giornale
e
ha
lasciato
passar
l
'
articolo
.
-
Giurerei
,
metterei
le
mani
sul
fuoco
,
-
rispose
il
Canonico
,
-
che
non
lo
lesse
prima
.
È
mio
avversario
,
veda
,
eppure
lo
riconosco
incapace
d
'
una
siffatta
bassezza
...
E
ora
che
troveremo
in
casa
di
Roberto
?
Donna
Caterina
Auriti
-
Laurentano
abitava
con
la
figlia
Anna
,
vedova
anch
'
essa
,
e
col
nipote
,
una
vecchia
e
triste
casa
sotto
la
Badìa
Grande
.
La
casa
era
appartenuta
a
Michele
Del
Re
,
marito
di
Anna
,
che
null
'
altro
aveva
potuto
lasciare
in
eredità
alla
vedova
giovanissima
,
all
'
unico
figliuolo
,
Antonio
,
che
ora
aveva
circa
diciott
'
anni
.
Vi
si
saliva
per
angusti
vicoli
sdruccioli
,
a
scalini
,
malamente
acciottolati
,
sudici
spesso
,
intanfati
dai
cattivi
odori
misti
esalanti
dalle
botteghe
buje
come
antri
,
botteghe
per
lo
più
di
fabbricatori
di
pasta
al
tornio
,
stesa
lì
su
canne
e
cavalletti
ad
asciugare
,
e
dalle
catapecchie
delle
povere
donne
,
che
passavano
le
giornate
a
seder
su
l
'
uscio
,
le
giornate
eguali
tutte
,
vedendo
la
stessa
gente
alla
stess
'
ora
,
udendo
le
solite
liti
che
s
'
accendevano
da
un
uscio
all
'
altro
tra
due
o
più
comari
linguacciute
per
i
loro
monelli
che
,
giocando
,
s
'
erano
strappati
i
capelli
o
rotta
la
testa
.
Unica
novità
,
di
tanto
in
tanto
,
il
Viatico
;
il
prete
sotto
il
baldacchino
,
il
campanello
,
il
coro
delle
divote
:
Oggi
e
sempre
sia
lodato
Nostro
Dio
Sacramentato
...
Morto
il
marito
,
dopo
appena
tre
anni
di
matrimonio
,
Anna
Auriti
era
quasi
morta
anch
'
essa
per
il
mondo
.
Fin
dal
giorno
della
sciagura
non
era
uscita
mai
più
di
casa
,
neanche
per
andare
a
messa
le
domeniche
;
né
s
'
era
mai
più
mostrata
,
nemmeno
attraverso
i
vetri
delle
finestre
sempre
socchiuse
.
Soltanto
le
monache
della
Badìa
Grande
,
affacciandosi
alle
grate
a
gabbia
,
avevano
potuto
vederla
dall
'
alto
,
quand
'
ella
veniva
a
prendere
,
sul
vespro
,
un
po
'
d
'
aria
nell
'
angusto
giardinetto
pensile
della
casa
,
ch
'
era
addossata
alla
tetra
,
altissima
fabbrica
di
quella
badìa
,
già
antico
castello
baronale
dei
Chiaramonte
.
Né
certo
quelle
monache
avevano
potuto
sentire
alcuna
invidia
di
lei
,
reclusa
come
loro
.
Come
loro
,
se
non
più
semplicemente
,
vestiva
di
nero
,
sempre
;
come
loro
nascondeva
,
sotto
un
fazzoletto
nero
di
seta
annodato
al
mento
,
i
capelli
,
se
non
recisi
,
non
più
curati
affatto
,
appena
ravviati
in
due
bande
e
attorti
alla
lesta
dietro
la
nuca
;
que
'
bei
capelli
castani
,
voluminosi
,
che
tanta
grazia
un
giorno
,
acconciati
con
arte
,
avevano
dato
al
suo
pallido
,
mite
,
soavissimo
volto
.
Donna
Caterina
aveva
condiviso
strettamente
questa
clausura
della
figlia
,
vestita
anch
'
essa
di
nero
,
fin
dal
1860
,
data
della
morte
eroica
del
marito
,
a
Milazzo
.
Rigida
,
magra
,
non
aveva
l
'
aria
di
mesta
rassegnazione
della
figlia
.
La
macerazione
cupa
dell
'
orgoglio
,
la
fierezza
del
carattere
che
,
a
costo
d
'
incredibili
sacrifizii
,
non
s
'
era
mai
smentita
di
fronte
alle
più
crudeli
avversità
della
sorte
,
le
avevano
alterato
così
i
lineamenti
del
volto
,
che
nessuna
traccia
esso
ormai
serbava
più
dell
'
antica
bellezza
.
Il
naso
le
si
era
allungato
,
affilato
e
teso
sulla
bocca
vizza
,
qua
e
là
rientrante
per
la
perdita
di
alcuni
denti
;
le
gote
le
si
erano
affossate
;
aguzzato
il
mento
.
Ma
sopra
tutto
gli
occhi
,
sotto
le
folte
sopracciglia
nere
,
mostravano
la
rovina
di
quel
volto
:
le
pàlpebre
s
'
eran
rilassate
,
una
più
,
l
'
altra
meno
;
e
quell
'
occhio
più
dell
'
altro
socchiuso
,
dallo
sguardo
lento
,
velato
d
'
intensa
angoscia
,
conferiva
a
quella
faccia
spenta
l
'
aspetto
d
'
una
maschera
di
cera
,
orribilmente
dolorosa
.
I
capelli
,
intanto
,
le
erano
rimasti
nerissimi
e
lucidi
,
quasi
per
dileggio
,
per
far
risaltare
meglio
lo
scempio
di
quelle
fattezze
e
smentir
la
credenza
che
i
dolori
facciano
incanutire
.
Aveva
sofferto
tutto
donna
Caterina
Laurentano
,
anche
la
fame
,
lei
nata
nel
fasto
,
allevata
e
cresciuta
fra
gli
splendori
d
'
una
casa
principesca
:
la
fame
,
quando
,
domata
la
rivoluzione
del
1848
,
a
diciotto
anni
,
col
primo
figliuolo
neonato
,
Roberto
,
aveva
dovuto
seguire
nell
'
esilio
,
in
Piemonte
,
il
marito
,
escluso
con
altri
quarantatré
dall
'
amnistia
,
e
condannato
alla
confisca
dei
pochi
beni
.
Il
padre
,
don
Gerlando
Laurentano
,
anch
'
egli
tra
quei
quarantatré
esclusi
,
la
aveva
allora
invitata
ad
andare
con
lui
a
Malta
,
suo
luogo
d
'
esilio
,
a
patto
però
che
avesse
abbandonato
per
sempre
Stefano
Auriti
.
Lei
?
Aveva
rifiutato
sdegnosamente
;
e
con
più
sdegno
aveva
poi
rifiutato
l
'
elemosina
del
fratello
Ippolito
,
il
quale
con
altri
pochi
indegni
della
nobiltà
siciliana
era
andato
a
ossequiar
Satriano
a
Palermo
,
e
ne
aveva
ottenuto
la
restituzione
dei
beni
confiscati
al
padre
.
Ed
era
andata
a
Torino
col
marito
,
tutti
e
due
sperduti
e
come
ciechi
,
a
mendicare
per
quel
figlioletto
la
vita
.
Nessuno
degli
esuli
,
dei
fuorusciti
siciliani
colà
,
aveva
voluto
credere
dapprima
che
ella
,
di
così
cospicui
natali
,
unica
figliuola
femmina
del
principe
di
Laurentano
,
non
avesse
portato
nulla
con
sé
,
né
ricevesse
soccorsi
dalla
famiglia
;
e
Stefano
Auriti
era
stato
perciò
in
tutti
i
modi
ostacolato
dagli
stessi
compagni
di
sventura
nella
ricerca
affannosa
d
'
un
posticino
che
gli
avesse
dato
pane
,
solo
pane
per
la
moglie
e
per
sé
.
E
allora
ella
s
'
era
gravemente
ammalata
e
per
cinque
mesi
era
stata
in
un
ospedale
,
ricoverata
per
carità
dopo
infiniti
stenti
,
e
per
carità
il
piccolo
Roberto
era
stato
allevato
in
un
altro
ospizio
.
S
'
erano
ravveduti
finalmente
e
commossi
i
compagni
d
'
esilio
e
avevano
ajutato
a
gara
Stefano
Auriti
.
Uscita
dall
'
ospedale
,
ella
aveva
ricevuto
la
notizia
che
il
padre
,
don
Gerlando
Laurentano
,
era
morto
volontariamente
a
Bùrmula
,
di
veleno
.
Dei
dodici
anni
passati
a
Torino
,
fino
al
1860
,
donna
Caterina
serbava
ormai
una
memoria
vaga
,
confusa
,
come
di
una
vita
non
vissuta
propriamente
da
lei
,
ma
piuttosto
immaginata
in
un
sogno
strano
e
violento
,
in
cui
tuttavia
sprazzavano
visioni
liete
,
qualche
momento
felice
e
ardente
,
d
'
entusiasmo
patriottico
.
Incancellabilmente
impressa
nel
cuore
aveva
invece
l
'
ora
del
risveglio
da
questo
sogno
:
allorché
le
era
pervenuta
la
notizia
che
Stefano
Auriti
,
partito
col
figliuolo
appena
dodicenne
da
Quarto
con
Garibaldi
per
la
liberazione
della
Sicilia
,
era
caduto
nella
battaglia
campale
di
Milazzo
.
Neanche
la
grazia
di
farla
impazzire
aveva
voluto
concederle
Iddio
in
quel
momento
!
E
aveva
dovuto
sentire
,
vedere
quasi
,
il
suo
cuore
di
moglie
straziato
,
colpito
a
morte
,
là
in
Sicilia
,
trascinarsi
sanguinando
dietro
al
figliuolo
giovinetto
,
rimasto
ora
senza
il
presidio
del
padre
a
seguitare
la
guerra
.
Le
avevano
fatto
a
Torino
una
colletta
,
e
coi
due
orfanelli
,
Giulio
e
Anna
,
nati
colà
,
era
ritornata
in
Sicilia
,
nella
patria
già
liberata
;
ma
da
vedova
,
in
gramaglie
,
e
più
misera
di
come
ne
era
partita
:
tra
l
'
esultanza
di
tutti
,
lei
,
con
quei
due
piccini
,
vestiti
anch
'
essi
di
nero
.
Roberto
era
già
entrato
a
Napoli
con
Garibaldi
,
e
ora
combatteva
sotto
Caserta
,
accanto
a
Mauro
Mortara
.
Era
stata
accolta
in
casa
degli
Alàimo
,
parenti
poveri
di
Stefano
Auriti
.
Novamente
il
fratello
Ippolito
,
ora
riparato
a
Colimbètra
,
le
aveva
profferto
ajuto
;
e
novamente
,
con
pari
sdegno
,
ella
lo
aveva
rifiutato
,
meravigliando
e
gettando
nella
costernazione
gli
Alàimo
,
che
la
ospitavano
.
Povera
gente
,
anche
d
'
intelletto
povera
e
di
cuore
,
quante
amarezze
non
le
aveva
cagionate
!
S
'
era
dovuta
guardare
da
loro
,
come
da
nemici
acerrimi
della
sua
dignità
,
ch
'
essi
non
intendevano
;
capacissimi
com
'
erano
di
chiedere
e
d
'
accettare
di
nascosto
quell
'
ajuto
che
ella
aveva
rifiutato
,
non
contenti
del
lavoro
che
faceva
in
casa
e
che
si
procacciava
da
fuori
per
cavarne
un
giusto
compenso
al
poco
dispendio
che
dava
loro
.
S
'
era
rialzata
per
poco
da
quell
'
orribile
avvilimento
al
ritorno
di
Roberto
,
accolto
da
tutto
il
paese
quasi
in
delirio
.
Ancora
,
ricordando
quel
giorno
,
quel
momento
,
le
sue
misere
carni
eran
corse
da
brividi
.
Ah
con
quale
esultanza
,
con
che
spasimo
d
'
amore
e
di
dolore
s
'
era
serrato
al
seno
il
figliuolo
,
che
ritornava
solo
,
senza
il
padre
,
l
'
eroe
giovinetto
dalla
camicia
rossa
,
che
il
popolo
le
aveva
recato
su
le
braccia
in
trionfo
!
Il
Governo
provvisorio
le
aveva
accordato
un
sussidio
mensile
,
e
a
Roberto
-
non
potendo
altro
,
per
l
'
età
-
aveva
accordato
una
borsa
di
studio
in
Palermo
.
L
'
aveva
perduta
pochi
anni
dopo
,
questa
borsa
,
Roberto
,
per
seguir
Garibaldi
alla
conquista
di
Roma
.
Ma
al
torrente
di
sangue
giovanile
,
che
avrebbe
ristorato
le
vene
esauste
di
Roma
,
la
ragion
di
Stato
aveva
opposto
,
ad
Aspromonte
,
un
argine
di
petti
fraterni
;
e
Roberto
,
con
gli
altri
,
era
stato
preso
e
imprigionato
,
prima
alla
Spezia
,
poi
al
forte
Monteratti
a
Genova
.
Liberato
,
aveva
ripreso
gli
studii
,
per
poco
.
Nel
1866
,
dietro
a
Garibaldi
,
di
nuovo
.
Solo
nel
1871
gli
era
venuto
fatto
di
laurearsi
in
legge
;
e
subito
era
andato
a
Roma
per
provvedere
,
dopo
tante
vicende
tumultuose
,
alla
propria
esistenza
e
a
quella
dei
suoi
.
Qualche
anno
dopo
,
lo
aveva
raggiunto
il
fratello
Giulio
.
Anna
,
a
Girgenti
,
aveva
già
trovato
marito
,
e
donna
Caterina
-
aspettando
che
Roberto
a
Roma
si
facesse
largo
e
si
preparasse
un
avvenire
degno
del
suo
passato
,
e
la
consolasse
infine
di
tutte
le
amarezze
patite
e
dell
'
avvilimento
per
cui
maggiormente
aveva
sofferto
-
era
andata
a
vivere
in
casa
del
genero
Michele
Del
Re
.
La
morte
di
questo
,
tre
anni
dopo
,
la
sciagura
della
figlia
,
la
miseria
sopravvenuta
di
nuovo
,
quasi
non
avevano
avuto
potere
di
scuoterla
da
un
dolore
più
cupo
e
profondo
,
in
cui
era
caduta
.
Il
figlio
,
il
figlio
da
cui
tanto
si
aspettava
,
il
suo
Roberto
,
fra
il
trambusto
violento
della
nuova
vita
nella
terza
Capitale
,
tra
la
baraonda
oscena
dei
tanti
che
vi
s
'
abbaruffavano
reclamando
compensi
,
carpendo
onori
e
favori
,
il
suo
Roberto
si
era
perduto
!
Stimando
semplicemente
come
suo
dovere
quanto
aveva
fatto
per
la
patria
,
non
aveva
voluto
né
saputo
accampare
alcun
diritto
a
compensi
,
aveva
forse
sperato
e
atteso
che
gli
amici
,
i
compagni
,
si
fossero
ricordati
di
lui
dignitoso
e
modesto
.
Poi
forse
lo
schifo
lo
aveva
vinto
e
tratto
in
disparte
.
E
qual
rovinìo
era
sopravvenuto
in
Sicilia
di
tutte
le
illusioni
,
di
tutta
la
fervida
fede
,
con
cui
s
'
era
accesa
alla
rivolta
!
Povera
isola
,
trattata
come
terra
di
conquista
!
Poveri
isolani
,
trattati
come
barbari
che
bisognava
incivilire
!
Ed
eran
calati
i
Continentali
a
incivilirli
:
calate
le
soldatesche
nuove
,
quella
colonna
infame
comandata
da
un
rinnegato
,
l
'
ungherese
colonnello
Eberhardt
,
venuto
per
la
prima
volta
in
Sicilia
con
Garibaldi
e
poi
tra
i
fucilatori
di
Lui
ad
Aspromonte
,
e
quell
'
altro
tenentino
savojardo
Dupuy
,
l
'
incendiatore
;
calati
tutti
gli
scarti
della
burocrazia
;
e
liti
e
duelli
e
scene
selvagge
;
e
la
prefettura
del
Medici
,
e
i
tribunali
militari
,
e
i
furti
,
gli
assassinii
,
le
grassazioni
,
orditi
ed
eseguiti
dalla
nuova
polizia
in
nome
del
Real
Governo
;
e
falsificazioni
e
sottrazioni
di
documenti
e
processi
politici
ignominiosi
:
tutto
il
primo
governo
della
Destra
parlamentare
!
E
poi
era
venuta
la
Sinistra
al
potere
,
e
aveva
cominciato
anch
'
essa
con
provvedimenti
eccezionali
per
la
Sicilia
;
e
usurpazioni
e
truffe
e
concussioni
e
favori
scandalosi
e
scandaloso
sperpero
del
denaro
pubblico
;
prefetti
,
delegati
,
magistrati
messi
a
servizio
dei
deputati
ministeriali
,
e
clientele
spudorate
e
brogli
elettorali
;
spese
pazze
,
cortigianerie
degradanti
;
l
'
oppressione
dei
vinti
e
dei
lavoratori
,
assistita
e
protetta
dalla
legge
,
e
assicurata
l
'
impunità
agli
oppressori
...
Da
due
giorni
-
dacché
Roberto
era
arrivato
a
Girgenti
-
usciva
dalla
bocca
amara
di
donna
Caterina
Auriti
questo
fiotto
veemente
di
crudeli
ricordi
,
d
'
acerbe
rampogne
,
di
fiere
accuse
.
Guardando
il
figlio
,
a
traverso
le
pàlpebre
rilassate
,
con
quell
'
occhio
quasi
spento
,
si
votava
il
cuore
di
tutte
le
amarezze
accumulate
in
tanti
anni
,
di
tutto
il
dolore
,
di
cui
l
'
anima
sua
s
'
era
nutrita
e
attossicata
.
-
Che
speri
?
che
vuoi
?
-
gli
domandava
.
-
Che
sei
venuto
a
far
qui
?
E
Roberto
Auriti
,
investito
dalla
furia
della
madre
,
taceva
aggrondato
,
a
capo
chino
,
con
gli
occhi
chiusi
.
Aveva
ormai
quarantatré
anni
:
già
calvo
,
ma
vigoroso
,
col
volto
fortemente
inquadrato
dalle
folte
sopracciglia
nere
,
quasi
giunte
,
e
dalla
corta
barba
pur
nera
,
se
ne
stava
avvilito
e
addogliato
,
come
un
fanciullo
debole
al
cospetto
di
quella
madre
che
,
pur
così
debellata
dai
dolori
e
dagli
anni
,
serbava
tanta
energia
e
così
fieri
spiriti
.
Si
sentiva
veramente
sconfitto
.
L
'
animo
,
troppo
teso
negli
sforzi
della
prima
gioventù
,
gli
era
venuto
meno
a
poco
a
poco
,
di
fronte
alla
nuova
,
laida
guerra
,
guerra
di
lucro
,
guerra
per
la
conquista
indegna
dei
posti
.
E
ne
aveva
chiesto
uno
anche
lui
,
non
per
sé
,
per
il
fratello
Giulio
,
e
lo
aveva
ottenuto
al
Ministero
del
tesoro
.
Egli
s
'
era
affidato
agli
scarsi
,
incerti
proventi
della
professione
d
'
avvocato
:
proventi
che
tuttavia
,
tal
volta
,
non
gli
lasciavano
al
tutto
tranquilla
la
coscienza
,
non
già
perché
non
li
credesse
meritato
compenso
al
proprio
lavoro
,
allo
zelo
;
ma
perché
la
maggior
parte
delle
liti
gli
venivano
per
il
tramite
dei
deputati
siciliani
suoi
amici
,
di
Corrado
Selmi
specialmente
,
e
per
parecchie
aveva
il
dubbio
che
le
avesse
vinte
,
non
tanto
per
la
sua
bravura
,
quanto
per
l
'
indebita
e
non
gratuita
ingerenza
di
quelli
.
Ma
egli
,
morto
il
cognato
Michele
Del
Re
,
aveva
la
madre
e
la
sorella
vedova
e
il
nipote
da
mantenere
a
Girgenti
;
oltre
che
a
Roma
,
da
parecchi
anni
,
non
era
più
solo
.
Certo
la
madre
non
ignorava
la
convivenza
di
lui
a
Roma
con
una
donna
,
di
cui
per
antichi
pregiudizii
e
per
la
puritana
rigidezza
dei
costumi
non
poteva
avere
alcuna
stima
;
non
glien
'
aveva
mai
fatto
parola
;
ma
egli
sentiva
l
'
aspra
condanna
nel
cuore
materno
,
un
'
altra
amarezza
-
secondo
lui
ingiusta
-
che
la
madre
non
gli
mostrava
per
non
avvilirlo
,
per
non
ferirlo
vieppiù
.
Ma
forse
donna
Caterina
,
in
quei
momenti
,
non
ci
pensava
nemmeno
,
tutt
'
intesa
com
'
era
a
mettere
innanzi
al
figlio
,
con
foga
inesausta
,
insieme
coi
ricordi
luttuosi
della
famiglia
,
le
condizioni
tristissime
del
paese
.
E
durante
quest
'
esposizione
,
la
sorpresero
il
canonico
Pompeo
Agrò
e
il
Mattina
.
Dalla
cordialità
vivace
,
con
cui
Roberto
Auriti
lo
accolse
,
l
'
Agrò
comprese
subito
ch
'
egli
ignorava
ancora
la
pubblicazione
di
quel
turpe
articolo
.
Presentò
il
Mattina
,
ossequiò
la
signora
.
Donna
Caterina
aspettò
che
i
primi
convenevoli
fossero
scambiati
e
che
i
due
amici
esprimessero
la
gioja
di
rivedersi
dopo
tanti
anni
;
e
riprese
,
rivolta
all
'
Agrò
:
-
Per
carità
,
Monsignore
,
glielo
faccia
intendere
anche
lei
,
che
è
amico
sincero
.
Qua
siamo
tra
noi
.
Anche
questo
signore
,
se
l
'
ha
condotto
lei
,
sarà
un
amico
.
Io
voglio
persuadere
mio
figlio
a
non
accettare
questa
lotta
.
-
Mamma
...
-
pregò
Roberto
,
con
un
sorriso
afflitto
.
-
Sì
,
sì
,
-
incalzò
la
madre
.
-
Lo
dicano
loro
.
Che
ha
fatto
Roberto
,
e
perché
,
in
nome
di
che
cosa
viene
oggi
a
chiedere
il
suffragio
del
suo
paese
?
Forse
in
nome
di
tutto
ciò
che
fece
da
giovinetto
,
in
nome
del
padre
morto
,
dei
sacrifizii
e
degli
ideali
santi
per
cui
quei
sacrifizii
furono
fatti
e
quello
strazio
sofferto
?
Farà
ridere
!
-
Oh
,
no
,
perché
,
donna
Caterina
?
-
si
provò
a
interrompere
il
canonico
Agrò
,
portandosi
una
mano
al
petto
,
quasi
ferito
.
-
Non
dica
così
.
-
Ridere
!
ridere
!
-
incalzò
quella
con
più
foga
.
-
Lo
sa
bene
anche
lei
come
quegli
ideali
si
sono
tradotti
in
realtà
per
il
popolo
siciliano
!
Che
n
'
ha
avuto
?
com
'
è
stato
trattato
?
Oppresso
,
vessato
,
abbandonato
e
vilipeso
!
Gli
ideali
del
Quarantotto
e
del
Sessanta
?
Ma
tutti
i
vecchi
,
qua
,
gridano
:
Meglio
prima
!
Meglio
prima
!
E
lo
grido
anch
'
io
,
sa
?
io
,
Caterina
Laurentano
,
vedova
di
Stefano
Auriti
.
-
Mamma
!
mamma
!
-
supplicò
Roberto
,
con
le
mani
agli
orecchi
.
E
subito
la
madre
:
-
Sì
,
figlio
:
perché
prima
almeno
avevamo
una
speranza
,
quella
che
ci
sostenne
in
mezzo
a
tutti
i
triboli
che
tu
sai
e
non
sai
,
là
,
a
Torino
...
Nessuno
vuol
più
saperne
,
ora
,
credi
.
Troppo
cari
si
son
pagati
,
quegli
ideali
;
e
ora
basta
!
Ritòrnatene
a
Roma
!
Non
voglio
,
non
posso
ammettere
che
tu
sia
venuto
qua
in
nome
del
Governo
che
ci
regge
.
Tu
non
hai
rubato
,
figlio
,
non
hai
prestato
man
forte
a
tutte
le
ingiustizie
e
le
turpitudini
che
qua
si
perpetrano
protette
dai
prefetti
e
dai
deputati
,
non
hai
favorito
la
prepotenza
delle
consorterie
locali
che
appestano
l
'
aria
delle
nostre
città
come
la
malaria
le
nostre
campagne
!
E
allora
perché
?
che
titoli
hai
per
essere
eletto
?
chi
ti
sostiene
?
chi
ti
vuole
?
Entrò
,
in
questo
punto
,
Guido
Verònica
,
rassettato
e
ricomposto
.
Era
salito
all
'
albergo
dopo
la
rissa
per
cambiarsi
d
'
abito
,
e
vi
aveva
lasciato
detto
che
se
qualcuno
fosse
venuto
a
cercar
di
lui
,
egli
sarebbe
ritornato
alle
ore
tre
del
pomeriggio
.
Subito
l
'
Agrò
e
il
Mattina
gli
fecero
cenno
con
gli
occhi
,
che
Roberto
non
sapeva
nulla
.
Donna
Caterina
Auriti
s
'
era
levata
in
piedi
,
per
incitare
il
figlio
a
rifiutare
l
'
ajuto
del
Governo
,
che
del
resto
non
avrebbe
avuto
alcun
valore
nell
'
imminente
lotta
,
e
ad
accettar
questa
,
invece
,
in
nome
dell
'
isola
oppressa
.
Non
avrebbe
vinto
,
certamente
;
ma
la
sconfitta
almeno
non
sarebbe
stata
disonorevole
e
sarebbe
servita
di
mònito
al
Governo
.
-
Perché
voi
lo
vedrete
,
-
concluse
.
-
Faccio
una
facile
profezia
:
non
passerà
un
anno
,
assisteremo
a
scene
di
sangue
.
Guido
Verònica
parò
le
mani
grassocce
.
-
Per
carità
,
signora
mia
,
per
carità
,
non
dica
codeste
cose
,
che
sono
orribili
in
bocca
a
lei
!
Le
lasci
dire
ai
sobillatori
che
,
senza
volerlo
,
fanno
il
giuoco
dei
clericali
!
Scusi
,
Canonico
;
ma
è
proprio
così
!
Quattro
mascalzoni
ambiziosi
che
seminano
la
discordia
per
assaltare
i
Consigli
comunali
e
provinciali
e
anche
il
Parlamento
;
altri
quattro
ignobili
nemici
della
patria
che
sognano
la
separazione
della
Sicilia
sotto
il
protettorato
inglese
,
uso
Malta
!
E
c
'
è
poi
la
Francia
,
la
nostra
cara
sorella
latina
,
che
soffia
nel
fuoco
e
manda
denari
per
trar
partito
domani
di
qualche
sommossa
brigantesca
,
ispirata
dalla
mafia
!
-
Ah
sì
?
-
proruppe
donna
Caterina
,
che
s
'
era
tenuta
a
stento
.
-
Lei
si
conforta
così
?
Sono
tutte
calunnie
,
le
solite
,
quelle
che
ripetono
i
ministri
,
facendo
eco
ai
prefetti
e
ai
tirannelli
locali
capi
-
elettori
;
per
mascherare
trenta
e
più
anni
di
malgoverno
!
Qua
c
'
è
la
fame
,
caro
signore
,
nelle
campagne
e
nelle
zolfare
;
i
latifondi
,
la
tirannia
feudale
dei
cosiddetti
cappelli
,
le
tasse
comunali
che
succhiano
l
'
ultimo
sangue
a
gente
che
non
ha
neanche
da
comperarsi
il
pane
!
si
stia
zitto
!
si
stia
zitto
!
Guido
Verònica
sorrise
nervosamente
,
aprendo
le
braccia
;
poi
si
rivolse
a
Roberto
:
-
Oh
senti
...
(
col
suo
permesso
,
signora
!
)
:
avrei
bisogno
del
tuo
cifrario
,
per
spedire
un
telegramma
d
'
urgenza
a
Roma
.
-
Ah
già
,
bravo
,
bravo
!
-
esclamò
il
canonico
Agrò
,
riscotendosi
dal
doloroso
atteggiamento
preso
durante
la
violenta
intemerata
di
donna
Caterina
.
Roberto
si
recò
di
là
per
il
cifrario
.
La
conversazione
cadde
fra
i
tre
amici
e
la
vecchia
signora
;
poi
l
'
Agrò
per
rompere
il
silenzio
penoso
sopravvenuto
,
sospirò
:
-
Eh
,
certo
sono
tristi
assai
le
condizioni
del
nostro
povero
paese
!
E
la
conversazione
fu
ripresa
un
po
'
,
ma
senza
più
calore
.
I
tre
avevano
un
'
intesa
segreta
tra
loro
ed
erano
anche
gonfii
e
costernati
dello
scandalo
di
quell
'
articolo
:
si
scambiavano
occhiate
d
'
intelligenza
,
avrebbero
voluto
rimanere
soli
un
momento
per
accordarsi
sul
miglior
modo
di
preparare
Roberto
.
Ma
donna
Caterina
non
se
n
'
andava
.
-
Sa
se
Corrado
Selmi
,
-
le
domandò
Guido
Verònica
,
-
ha
scritto
a
Roberto
che
verrà
?
-
Verrà
,
verrà
,
-
rispose
ella
,
scrollando
il
capo
con
amaro
sdegno
.
-
Ci
ho
pensato
,
-
disse
piano
il
Verònica
all
'
Agrò
e
al
Mattina
.
-
Tanto
meglio
,
se
viene
.
Anzi
gli
spedirò
io
stesso
un
telegramma
perché
venga
subito
,
per
me
,
capite
?
Cosí
Lando
...
zitti
,
ecco
Roberto
.
Ma
non
era
Roberto
:
entrò
invece
nella
sala
un
giovinotto
alto
,
smilzo
,
a
cui
le
lenti
serrate
in
cima
al
naso
,
congiungendo
le
folte
sopracciglia
,
davano
un
'
aria
di
cupa
e
rigida
tenacia
.
Era
Antonio
Del
Re
,
il
nipote
.
Pallidissimo
di
solito
,
appariva
in
quel
momento
quasi
cèreo
.
-
Hanno
letto
nell
'
Empedocle
?
-
domandò
con
un
fremito
nelle
labbra
e
nel
naso
.
Il
canonico
Agrò
e
il
Mattina
alzarono
subito
le
mani
per
impedire
che
seguitasse
.
-
Contro
Roberto
?
-
domandò
donna
Caterina
.
-
Contro
il
nonno
!
-
rispose
,
vibrante
,
il
giovinotto
.
-
una
manata
di
fango
!
E
contro
te
!
-
Sozzure
!
sozzure
!
-
esclamò
l
'
Agrò
.
-
Per
carità
,
non
ne
sappia
nulla
il
povero
Roberto
!
-
Già
sta
a
leggerlo
,
-
disse
il
nipote
,
sprezzante
.
-
No
!
no
!
gridò
allora
l
'
Agrò
,
levandosi
in
piedi
.
-
Oh
Signore
Iddio
,
bisogna
prevenirlo
!
Già
questi
farabutti
hanno
avuto
la
lezione
che
si
meritavano
dal
nostro
Verònica
!
Per
carità
,
vada
lei
,
donna
Caterina
...
Imprudenza
,
imprudenza
,
ragazzo
mio
!
Donna
Caterina
accorse
;
ma
troppo
tardi
.
Roberto
Auriti
,
ignorando
quel
che
poc
'
anzi
aveva
fatto
il
Verònica
,
era
corso
pallido
,
col
volto
contratto
da
un
sorriso
spasmodico
,
e
come
un
cieco
alla
redazione
di
quel
giornalucolo
,
presso
Porta
Atenèa
.
Vi
aveva
trovati
già
raccolti
i
maggiorenti
del
partito
,
con
Flaminio
Salvo
alla
testa
,
per
proclamare
,
subito
dopo
l
'
aggressione
,
la
candidatura
di
Ignazio
Capolino
.
Al
vecchio
usciere
,
che
stava
di
guardia
nella
saletta
d
'
ingresso
innanzi
all
'
uscio
a
vetri
della
sala
di
redazione
,
aveva
detto
-
ancor
sorridendo
a
quel
modo
-
che
Roberto
Auriti
voleva
parlare
col
direttore
.
Nella
sala
di
redazione
s
'
era
fatto
un
improvviso
silenzio
;
poi
agli
orecchi
di
Roberto
eran
venute
queste
parole
concitate
:
-
Nossignori
!
Vado
io
,
tocca
a
me
;
l
'
articolo
l
'
ho
scritto
io
,
e
io
ne
rispondo
!
Non
aveva
neppur
visto
chi
gli
s
'
era
fatto
innanzi
:
gli
s
'
era
lanciato
addosso
come
una
belva
,
lo
aveva
levato
di
peso
e
scagliato
con
tale
impeto
contro
l
'
uscio
,
che
questo
s
'
era
sfondato
,
sfasciato
,
con
gran
fracasso
e
rovinìo
di
vetri
infranti
.
Quando
il
Verònica
,
il
Mattina
e
il
nipote
Del
Re
sopraggiunsero
a
precipizio
,
tra
la
ressa
della
gente
accorsa
da
ogni
parte
agli
urli
che
s
'
eran
levati
altissimi
dalla
sala
di
redazione
,
Marco
Prèola
col
volto
insanguinato
e
un
coltello
in
mano
si
dibatteva
ferocemente
sbraitando
:
-
Lasciatemi
,
maledetti
,
lasciatemi
!
Se
lo
liberate
adesso
,
l
'
ammazzo
più
tardi
!
Lasciatemi
!
Lasciatemi
!
CAPITOLO
QUARTO
In
fondo
al
vestibolo
,
tra
i
lauri
e
le
palme
,
su
lo
sfondo
della
gran
porta
a
vetri
colorati
,
la
preziosa
statua
acefala
di
Venere
Urania
,
scavata
a
Colimbètra
nello
stesso
posto
ove
ora
sorge
la
villa
,
pareva
che
non
per
vergogna
della
sua
nudità
tenesse
sollevato
un
braccio
davanti
al
volto
ideale
che
ciascuno
,
ammirandola
,
le
immaginava
subito
,
lievemente
inclinato
,
come
se
in
realtà
vi
fosse
;
ma
per
non
vedere
inginocchiati
alla
soglia
della
cappella
che
si
apriva
a
destra
tutti
quegli
uomini
così
stranamente
parati
:
la
compagnia
borbonica
di
capitan
Sciaralla
.
La
messa
era
per
finire
.
Dentro
la
cappella
,
lucida
di
marmi
e
di
stucchi
,
stavano
soltanto
il
principe
don
Ippolito
,
raccolto
nella
preghiera
su
l
'
inginocchiatojo
dorato
e
damascato
,
innanzi
all
'
altare
;
più
indietro
,
Lisi
Prèola
,
il
segretario
;
più
indietro
ancora
,
le
donne
di
servizio
:
la
governante
e
due
giovani
cameriere
.
La
servitù
mascolina
doveva
contentarsi
d
'
assistere
alla
messa
dal
vestibolo
;
solo
a
Liborio
,
cameriere
favorito
del
principe
,
in
brache
corte
e
calze
di
seta
,
era
concesso
di
star
su
l
'
entrata
,
più
dentro
che
fuori
;
e
questa
pareva
a
Sciaralla
un
'
ingiustizia
del
Prèola
,
bell
'
e
buona
.
In
qualità
di
capitano
,
egli
si
riteneva
degno
di
sedere
per
lo
meno
accanto
al
Prèola
stesso
,
se
non
subito
dopo
il
principe
,
ecco
.
Apertamente
,
no
,
non
se
ne
lagnava
,
per
prudenza
;
ma
ci
pigliava
certe
bili
!
E
come
d
'
un
peccato
d
'
invidia
se
n
'
era
confessato
a
don
Lagàipa
,
che
ogni
domenica
veniva
a
Colimbètra
a
dir
messa
.
-
Almeno
davanti
a
Dio
dovremmo
essere
tutti
eguali
,
ecco
!
Tutti
,
escluso
il
principe
;
non
c
'
era
bisogno
di
dirlo
.
Ma
lui
,
Sciaralla
,
non
si
lagnava
perché
voleva
esser
favorito
,
messo
avanti
agli
altri
,
distinto
dai
suoi
subalterni
al
cospetto
di
Dio
?
Le
corna
aveva
dunque
,
le
corna
e
la
coda
del
demonio
,
quella
sua
riflessione
,
che
pur
sembrava
giusta
a
prima
giunta
.
Così
don
Illuminato
Lagàipa
aveva
tappata
la
bocca
a
Sciaralla
.
E
Sciaralla
,
un
sospirone
.
Vera
tentazione
del
demonio
era
intanto
quella
statua
nuda
,
lì
davanti
la
cappella
,
per
tutti
quegli
uomini
di
guardia
che
dovevano
star
fuori
.
Mentre
le
labbra
recitavano
le
preghiere
,
gli
occhi
eran
quasi
costretti
a
peccare
guardando
senza
volerlo
quella
nudità
,
che
S
.
E
.
il
principe
,
tanto
divoto
,
non
avrebbe
dovuto
tenere
così
esposta
!
Oh
maledetta
!
Sembrava
viva
,
sembrava
...
Le
povere
donne
di
servizio
abbassavano
gli
occhi
,
ogni
volta
,
passando
;
e
anche
don
Illuminato
li
abbassava
,
pezzo
d
'
ipocrita
!
Ridevano
intanto
,
fiorenti
,
le
mirabili
forme
della
dea
decapitata
,
emersa
dal
tempo
remoto
,
nata
da
uno
scalpello
greco
,
da
un
artefice
ignaro
che
la
sua
opera
dovesse
tanto
sopravvivere
e
parlare
a
profana
gente
un
linguaggio
diabolico
,
ornamento
d
'
un
vestibolo
,
tra
cassoni
di
lauri
e
di
palme
.
Finita
la
messa
,
gli
uomini
della
compagnia
di
guardia
fecero
ala
su
l
'
attenti
,
al
passaggio
del
principe
che
si
recava
al
Museo
.
Così
eran
chiamate
le
sale
a
pianterreno
dell
'
altro
lato
del
vestibolo
,
nelle
quali
tra
alte
piante
di
serra
erano
raccolti
gli
oggetti
antichi
,
d
'
inestimabile
valore
:
statue
,
sarcofaghi
,
vasi
,
iscrizioni
,
scavati
a
Colimbètra
,
e
che
don
Ippolito
aveva
illustrati
molti
anni
addietro
nelle
sue
Memorie
d
'
Akragas
,
insieme
col
prezioso
medagliere
esposto
su
,
nel
salone
della
villa
.
L
'
antica
famosa
Colimbètra
akragantina
era
veramente
molto
più
giù
,
nel
punto
più
basso
del
pianoro
,
dove
tre
vallette
si
uniscono
e
le
rocce
si
dividono
e
la
linea
dell
'
aspro
ciglione
,
su
cui
sorgono
i
Tempii
,
è
interrotta
da
una
larga
apertura
.
In
quel
luogo
,
ora
detto
dell
'
Abbadia
bassa
,
gli
Akragantini
,
cento
anni
dopo
la
fondazione
della
loro
città
,
avevano
formato
la
pescheria
,
gran
bacino
d
'
acqua
che
si
estendeva
fino
all
'
Hypsas
e
la
cui
diga
concorreva
col
fiume
alla
fortificazione
della
città
.
Colimbètra
aveva
chiamato
don
Ippolito
la
sua
tenuta
,
perché
anch
'
egli
lassù
,
nella
parte
occidentale
di
essa
,
aveva
raccolto
un
bacino
d
'
acqua
,
alimentato
d
'
inverno
dal
torrentello
che
scorreva
sotto
Bonamorone
e
d
'
estate
da
una
nòria
,
la
cui
ruota
stridula
era
da
mane
a
sera
girata
da
una
giumenta
cieca
.
Tutt
'
intorno
a
quel
bacino
sorgeva
un
boschetto
delizioso
d
'
aranci
e
melograni
.
Nel
museo
don
Ippolito
soleva
passare
tutta
la
mattinata
,
intento
allo
studio
appassionato
e
non
mai
interrotto
delle
antichità
akragantine
.
Attendeva
ora
a
tracciare
,
in
una
nuova
opera
,
la
topografia
storica
dell
'
antichissima
città
,
col
sussidio
delle
lunghe
minuziose
investigazioni
sui
luoghi
,
giacché
la
sua
Colimbètra
si
estendeva
appunto
dov
'
era
prima
il
cuore
della
greca
Akragante
.
Presso
una
delle
ampie
finestre
della
seconda
sala
,
guarnite
di
lievi
tende
rosee
,
era
la
scrivania
massiccia
,
intagliata
;
ma
don
Ippolito
componeva
quasi
sempre
a
memoria
,
passeggiando
per
le
sale
;
architettava
all
'
antica
due
,
tre
periodoni
gravi
di
laonde
e
di
conciossiaché
,
e
poi
andava
a
trascriverli
su
i
grandi
fogli
preparati
su
la
scrivania
,
spesso
senza
neppur
sedere
.
Tenendosi
con
una
mano
sul
mento
la
barba
maestosa
,
che
serbava
tuttavia
un
ultimo
vestigio
,
quasi
un
'
aria
del
primo
color
biondo
d
'
oro
,
egli
,
alto
,
aitante
,
bellissimo
ancora
,
non
ostanti
l
'
età
e
la
calvizie
,
si
fermava
davanti
a
questo
o
a
quel
monumento
,
e
pareva
che
con
gli
occhi
ceruli
,
limpidi
sotto
le
ciglia
contratte
,
fosse
intento
a
interpretare
una
iscrizione
o
le
figure
simboliche
d
'
un
vaso
arcaico
.
Talvolta
anche
gestiva
o
apriva
a
un
lieve
sorriso
di
soddisfazione
le
labbra
perfette
,
giovanilmente
fresche
,
se
gli
pareva
d
'
aver
trovato
un
argomento
decisivo
,
vittorioso
,
contro
i
precedenti
topografi
.
Su
la
scrivania
era
quel
giorno
aperto
un
volume
delle
storie
di
Polibio
,
nel
testo
greco
,
Lib
.
IX
,
Cap
.
27
,
alla
pagina
ov
'
è
un
accenno
all
'
acropoli
akragantina
.
Un
gravissimo
problema
travagliava
da
parecchi
mesi
don
Ippolito
circa
alla
destinazione
di
questa
acropoli
.
-
Disturbo
?
-
domandò
,
inchinandosi
su
la
soglia
di
quella
seconda
sala
,
don
Illuminato
Lagàipa
,
che
già
si
era
spogliato
degli
arredi
sacri
e
aveva
fatto
la
solita
colazione
di
cioccolato
e
biscottini
.
Era
un
prete
di
mezz
'
età
,
tondo
di
corpo
,
dal
volto
bruciato
dal
sole
,
nel
quale
gli
occhi
cilestri
,
troppo
chiari
,
pareva
vaneggiassero
smarriti
.
Buon
uomo
,
in
fondo
,
pacifico
e
noncurante
,
lì
,
in
presenza
del
principe
,
che
ogni
domenica
lo
tratteneva
a
colazione
,
si
dava
,
per
fargli
piacere
,
arie
di
rigida
e
battagliera
intransigenza
,
di
cui
rideva
poi
,
discorrendo
filosoficamente
con
la
sua
vecchia
e
fedele
Fifa
,
l
'
asina
mansueta
,
che
lo
riconduceva
al
campicello
presso
il
camposanto
di
Bonamorone
,
pochi
ettari
di
terra
,
che
-
se
sapevano
il
rapido
passar
della
vita
-
pure
,
sotto
questo
o
quel
re
,
gli
producevano
ogni
anno
quel
tanto
che
modestamente
gli
bisognava
.
-
Domenica
,
oggi
,
e
non
si
lavora
!
-
soggiunse
,
levando
le
mani
e
sorridendo
.
-
Non
è
lavoro
,
il
mio
,
propriamente
,
-
gli
disse
con
un
sobrio
gesto
garbato
don
Ippolito
.
-
Già
,
già
!
otia
,
otia
,
secondo
Cicerone
!
-
si
corresse
don
Lagàipa
.
-
Ha
ragione
.
Venivo
per
dirle
che
jeri
mattina
,
prima
che
mi
recassi
al
mio
campicello
,
Monsignore
mi
fece
l
'
onore
d
'
incaricarmi
d
'
un
'
ambasciata
per
Vostra
Eccellenza
.
-
Monsignor
Montoro
?
-
Già
.
Mi
disse
di
avvertir
Vostra
Eccellenza
che
oggi
,
nel
pomeriggio
,
con
l
'
ajuto
di
Dio
,
verrà
qua
,
per
parlare
,
suppongo
,
delle
prossime
elezioni
.
Eh
,
-
sospirò
,
intrecciando
le
dita
e
scotendo
le
mani
così
giunte
,
-
pare
che
il
diavolaccio
maledetto
si
senta
prudere
le
corna
...
Guerra
,
guerra
...
tempesta
!
Ho
sentito
che
sono
arrivate
da
Palermo
,
per
richiamo
,
dicono
,
del
canonico
Agrò
,
due
certe
gallinelle
d
'
acqua
...
già
!
due
famosi
galoppini
al
comando
dell
'
alta
mafia
e
della
famigerata
banda
massonica
...
un
tal
Mattina
,
un
tal
Verònica
...
-
L
'
Agrò
?
-
disse
cupo
don
Ippolito
Laurentano
,
che
s
'
era
impuntato
a
quel
nome
,
senza
più
badare
al
resto
.
-
Dunque
l
'
Agrò
vuole
proprio
scendere
in
piazza
,
senza
alcun
ritegno
,
senza
alcun
riguardo
,
nemmeno
per
l
'
abito
che
indossa
?
-
Eh
!
-
tornò
a
sospirare
don
Lagàipa
.
-
Superiore
mio
...
superiore
...
ma
dico
ciò
che
si
dice
...
relata
refero
...
non
manda
giù
,
dicono
,
che
non
l
'
abbiano
fatto
vescovo
al
posto
del
nostro
Eccellentissimo
monsignor
Montoro
.
Crede
di
salvare
le
apparenze
con
...
con
la
scusa
dell
'
antica
amicizia
che
lo
lega
all
'
Auriti
,
ecco
...
-
Bell
'
amicizia
,
da
gloriarsene
!
-
brontolò
il
Laurentano
.
-
Per
un
sacerdote
!
-
Ma
l
'
Agrò
...
-
osservò
don
Illuminato
.
E
non
aggiunse
altro
.
Chiuse
gli
occhi
,
tentennò
il
capo
,
emise
un
terzo
sospiro
:
-
Eh
,
si
complica
...
la
faccenda
si
complica
...
sì
,
dico
...
si
fa
molto
delicata
...
-
Per
me
?
-
salto
su
a
dire
don
Ippolito
(
e
il
lucido
cranio
gli
s
'
infiammò
)
.
-
Delicata
per
me
?
Sappia
monsignor
Montoro
...
già
dovrebbe
saperlo
;
io
non
riconosco
,
non
ho
mai
riconosciuto
per
nipote
codesto
Roberto
Auriti
garibaldesco
.
Non
lo
conosco
neppur
di
vista
:
qua
non
è
mai
venuto
,
né
io
del
resto
gli
avrei
fatto
oltrepassar
la
soglia
del
mio
cancello
.
Per
ordine
del
suo
Governo
,
non
invitato
dalla
cittadinanza
,
viene
con
la
folle
speranza
di
prendere
il
posto
di
Giacinto
Fazello
?
Bene
.
Avrà
ciò
che
si
merita
.
Senza
alcuna
considerazione
per
la
mia
sciagurata
parentela
in
-
vo
-
lon
-
ta
-
ria
,
si
lotti
e
si
vinca
!
-
Ah
,
lottare
,
lottare
,
sicuro
!
bisogna
lottare
!
disse
don
Illuminato
,
aggrottando
fieramente
le
ciglia
su
quegli
occhi
vani
.
-
Anche
se
non
si
dovesse
vincere
.
-
E
perché
no
?
-
domandò
severo
don
Ippolito
.
-
Che
probabilità
di
vittoria
può
aver
l
'
Auriti
?
Che
conta
l
'
Agrò
?
-
Ma
...
dicono
...
la
prefettura
...
e
don
Iluminato
grattò
la
guancia
raschiosa
.
-
Non
è
base
!
-
ribatté
subito
il
principe
.
-
L
'
abbiamo
veduto
nelle
elezioni
comunali
.
-
Già
,
già
...
-
si
rimise
don
Lagàipa
.
-
Però
...
la
mafia
in
campo
,
adesso
...
la
polizia
favoreggiatrice
...
tutte
le
male
arti
...
dicono
...
e
deve
arrivare
...
non
so
,
un
pezo
grosso
...
un
deputato
...
Selmi
,
mi
par
d
'
avere
inteso
...
Don
Ippolito
rimase
in
silenzio
per
un
pezzo
,
col
volto
atteggiato
di
nausea
;
poi
,
scotendo
un
pugno
,
proruppe
:
-
Filangieri
!
Filangieri
!
Il
Lagàipa
scrollò
il
capo
,
sospirando
a
questa
esclamazione
,
frequente
su
le
labbra
del
principe
e
accompagnata
sempre
da
quel
gesto
di
rabbioso
rammarico
:
-
Filangieri
!
Sapeva
quanta
venerazione
don
Ippolito
Laurentano
serbasse
ancora
alla
memoria
del
Satriano
,
repressore
benedetto
della
rivoluzione
siciliana
del
1848
,
provvido
,
energico
restauratore
dell
'
ordine
sociale
dopo
i
sedici
mesi
dell
'
oscena
baldoria
rivoluzionaria
.
Di
quei
sedici
mesi
era
rimasto
vivo
di
raccapriccio
nel
principe
il
ricordo
,
copra
tutto
per
la
minaccia
brutale
del
volgo
ai
privilegi
nobiliari
e
alla
credenza
religiosa
.
Satriano
era
stato
per
lui
il
sole
trionfatore
di
quella
bufera
sovvertitrice
;
e
come
un
sole
,
ritornata
la
calma
,
aveva
brillato
su
nel
cielo
di
Sicilia
dalla
reggia
normanna
di
Palermo
,
riaperta
alle
splendide
feste
per
circondare
di
prestigio
napoleonico
il
suo
potere
.
Lì
,
nella
reggia
,
don
Ippolito
aveva
conosciuto
donna
Teresa
Montalto
,
giovinetta
,
a
cui
poi
il
Satriano
stesso
aveva
voluto
far
da
padrino
nelle
nozze
,
ottenendo
a
lui
,
sposo
,
con
sommo
stento
dal
Re
l
'
ordine
di
cavaliere
di
San
Gennaro
,
di
cui
già
il
padre
era
stato
insignito
.
La
bufera
s
'
era
scatenata
di
nuovo
nel
1860
:
dal
ritiro
di
Colimbètra
egli
ne
udiva
il
rombo
lontano
:
lottava
di
là
con
tutte
le
forze
,
nel
piccolo
àmbito
della
città
natale
:
la
causa
dei
Borboni
era
per
il
momento
perduta
;
bisognava
lottare
per
il
trionfo
del
potere
ecclesiastico
;
restituita
Roma
al
Pontefice
,
chi
sa
!
Intanto
si
doveva
a
ogni
costo
impedire
che
la
rappresentanza
di
Giacinto
Fazello
fosse
usurpata
da
Roberto
Auriti
.
-
Del
resto
,
-
riprese
,
-
l
'
Auriti
non
ha
più
alcun
prestigio
nel
paese
.
Ne
manca
da
circa
vent
'
anni
...
-
Simpatie
,
però
...
-
oppose
reticente
il
Lagàipa
,
-
ecco
,
sì
...
qualche
simpatia
forse
la
gode
...
-
Non
contano
nulla
,
oggi
,
le
simpatie
,
-
rispose
don
Ippolito
recisamente
.
-
Di
fronte
agl
'
interessi
,
nulla
!
Prese
dalla
scrivania
,
così
dicendo
,
il
volume
delle
storie
di
Polibio
che
vi
stava
aperto
e
istintivamente
se
l
'
appressò
agli
occhi
.
Subito
questi
gli
andarono
sul
passo
,
tante
volte
riletto
e
tormentato
,
della
controversia
su
quella
benedetta
acropoli
.
Si
distrasse
dal
discorso
;
rilesse
ancora
una
volta
il
passo
,
con
la
mente
già
piena
di
nuovo
della
controversia
che
l
'
agitava
;
sospirò
;
chiuse
il
libro
,
lasciandovi
l
'
indice
in
mezzo
e
,
ponendoselo
dietro
il
dorso
:
-
Insomma
,
-
disse
,
-
bisogna
vincere
,
don
Illuminato
!
Io
,
guardi
,
in
questo
momento
ho
contro
me
un
esercito
di
eruditi
tedeschi
;
di
topografi
;
di
storici
antichi
e
nuovi
d
'
ogni
nazione
;
la
tradizione
popolare
;
eppure
non
mi
do
per
vinto
.
Il
campo
di
battaglia
è
qua
.
Qua
li
aspetto
!
Gli
mostrò
il
libro
,
picchiando
con
le
nocche
delle
dita
su
la
pagina
,
e
soggiunse
:
-
Come
tradurrebbe
lei
queste
parole
:
kat
'
autàs
tàs
derinàs
anatolàs
?
Investito
da
quei
quattro
às
,
às
,
às
,
às
,
come
da
quattro
schiaffi
improvvisi
,
il
povero
don
Illuminato
Lagàipa
restò
quasi
basito
.
Credeva
di
non
meritarsi
un
simile
trattamento
.
Don
Ippolito
sorrise
;
poi
,
introducendo
il
braccio
sotto
il
braccio
di
lui
,
soggiunse
:
-
Venga
con
me
.
Le
spiegherò
in
due
parole
di
che
si
tratta
.
Uscirono
sul
vasto
spiazzo
innanzi
alla
villa
;
se
ne
scostarono
un
tratto
a
destra
;
quindi
,
voltando
le
spalle
,
il
principe
mostrò
al
prete
l
'
ampia
zona
di
terreno
,
dietro
la
villa
,
in
scosceso
pendìo
,
coronata
in
cima
da
un
greppo
isolato
,
ferrigno
,
da
un
cocuzzolo
tutt
'
intorno
tagliato
a
scarpa
.
-
Questa
,
è
vero
?
la
collina
akrea
,
-
disse
.
-
Quella
lassù
,
la
nostra
famosa
Rupe
Atenèa
.
Bene
.
Polibio
dice
:
«
La
parte
alta
(
l
'
arce
,
la
così
detta
acropoli
,
insomma
)
sovrasta
la
città
,
noti
bene
!
,
in
corrispondenza
a
gli
orienti
estivi
»
.
Ora
,
dica
un
po
'
lei
:
donde
sorge
il
sole
,
d
'
estate
?
Forse
dal
colle
dove
sta
Girgenti
?
No
!
Sorge
di
là
,
dalla
Rupe
.
E
dunque
lassù
se
mai
,
era
l
'
Acropoli
,
e
non
su
l
'
odierna
Girgenti
,
come
vogliono
questi
dottoroni
tedeschi
.
Il
colle
di
Girgenti
restava
oltre
il
perimetro
delle
antiche
mura
.
Lo
dimostrerò
...
lo
dimostrerò
!
Mettano
lassù
Camìco
...
la
reggia
di
Còcale
...
Omface
...
quello
che
vogliono
...
l
'
Acropoli
,
no
.
E
scartò
con
la
mano
Girgenti
,
che
si
vedeva
per
un
tratto
,
lassù
,
a
sinistra
della
Rupe
,
più
bassa
.
-
Lì
,
-
riprese
,
additando
di
nuovo
la
Rupe
Atenèa
e
ispirandosi
,
-
lì
,
sublime
vedetta
e
sacrario
soltanto
,
non
acropoli
,
sacrario
dei
numi
protettori
,
Gellia
ascese
,
fremebondo
d
'
ira
e
di
sdegno
,
al
tempio
della
diva
Athena
dedicato
anche
a
Giove
Atabirio
,
e
vi
appiccò
il
fuoco
per
impedirne
la
profanazione
.
Dopo
otto
mesi
d
'
assedio
,
stremati
dalla
fame
,
gli
Akragantini
,
cacciati
dal
terrore
e
dalla
morte
,
abbandonano
vecchi
,
fanciulli
e
infermi
e
fuggono
,
protetti
dal
siracusano
Dafnèo
,
da
porta
Gela
.
Gli
ottocento
Campani
si
sono
ritirati
dal
colle
;
il
vile
Desippo
s
'
è
messo
in
salvo
;
ogni
resistenza
è
ormai
inutile
.
Solo
Gellia
non
fugge
!
Spera
d
'
avere
incolume
la
vita
mercé
la
fede
,
e
si
riduce
al
santuario
d
'
Athena
.
Smantellate
le
mura
,
ruinati
i
meravigliosi
edifizii
,
brucia
qua
sotto
la
città
intera
;
e
lui
dall
'
alto
,
mirando
l
'
incendio
spaventoso
che
innalza
una
funerea
cortina
di
fiamme
e
di
fumo
su
la
vista
del
mare
,
vuol
ardere
nel
fuoco
della
Dea
.
-
Stupenda
,
stupenda
descrizione
!
-
esclamò
il
Lagàipa
con
gli
occhi
sbarrati
.
Giù
,
nel
secondo
dei
tre
ampii
ripiani
fioriti
,
degradanti
innanzi
alla
villa
,
come
tre
enormi
gradini
d
'
una
scalea
colossale
,
Placido
Sciaralla
e
Lisi
Prèola
,
appoggiati
alla
balaustrata
marmorea
,
avevano
interrotto
la
conversazione
e
ora
tentennavano
il
capo
,
ammirati
anch
'
essi
del
calore
con
cui
il
principe
aveva
parlato
,
sebbene
per
la
distanza
non
ne
avessero
colto
una
parola
.
Don
Ippolito
Laurentano
restò
acceso
a
mirare
con
gli
occhi
intensi
il
magnifico
panorama
.
Dov
'
egli
aveva
rappresentato
l
'
incendio
formidabile
e
la
distruzione
,
ora
s
'
abbandonava
la
pace
inconsapevole
della
campagna
;
dov
'
era
il
cuore
dell
'
antica
città
sorgeva
ora
un
bosco
di
mandorli
e
d
'
olivi
,
il
bosco
detto
perciò
ancora
della
Civita
.
Le
chiome
dei
mandorli
s
'
erano
con
l
'
autunno
diradate
e
,
tra
quelle
perenni
degli
olivi
cinerulei
,
parevano
aeree
,
assumevano
sotto
il
sole
una
tinta
roseo
-
dorata
.
Oltre
il
bosco
,
sul
lungo
ciglione
,
sorgevano
i
famosi
Tempii
superstiti
,
che
parevano
collocati
apposta
,
a
distanza
,
per
accrescere
la
meravigliosa
vista
della
villa
principesca
.
Oltre
il
ciglione
,
il
pianoro
,
ove
stette
splendida
e
potente
l
'
antica
città
,
strapiombava
aspro
e
roccioso
a
precipizio
sul
piano
dell
'
Akragas
,
tranquillo
piano
luminoso
,
che
spaziava
fino
a
terminare
laggiù
laggiù
,
nel
mare
.
-
Non
posso
soffrire
questi
Tèutoni
,
-
disse
il
principe
,
rientrando
con
don
Illuminato
Lagàipa
nel
Museo
,
-
questi
Tèutoni
che
,
non
potendo
più
con
le
armi
,
invadono
coi
libri
e
vengono
a
dire
spropositi
in
casa
nostra
,
dove
già
tanti
se
ne
fanno
e
se
ne
dicono
.
S
'
intese
in
quel
punto
il
rotolìo
d
'
una
vettura
per
la
strada
incassata
,
dietro
la
villa
,
e
don
Ippolito
contrasse
le
ciglia
.
Entrò
poco
dopo
,
turbato
,
smarrito
nella
sorpresa
,
Liborio
,
il
cameriere
.
-
Pe
...
perdoni
,
eccellenza
,
-
balbettò
.
-
È
arrivata
da
Girgenti
la
...
la
signora
...
-
Che
signora
?
-
domandò
il
principe
.
-
Sua
sorella
...
donna
Caterina
...
Don
Ippolito
restò
dapprima
come
stordito
da
un
improvviso
colpo
alla
testa
.
Arricciò
il
naso
,
impallidì
.
Poi
,
d
'
un
subito
,
il
sangue
gli
balzò
al
capo
.
Chiuse
gli
occhi
,
impallidì
di
nuovo
,
aggrottò
le
ciglia
,
serrò
le
pugna
e
,
col
cuore
che
gli
martellava
in
petto
,
domandò
:
-
Qua
?
Dov
'
è
?
-
Su
,
eccellenza
...
nel
salone
,
-
rispose
Liborio
;
e
,
poco
dopo
,
vedendo
che
il
principe
restava
perplesso
,
chiese
:
Ho
fatto
male
?
Don
Ippolito
si
voltò
a
guardarlo
per
un
pezzo
,
come
se
non
avesse
inteso
;
poi
disse
:
-
No
...
E
si
mosse
,
senza
neppur
volgere
uno
sguardo
al
Lagàipa
.
Con
l
'
animo
in
tumulto
,
cercò
di
fissare
un
pensiero
che
gli
spiegasse
il
perché
di
quella
visita
straordinaria
,
non
volendo
,
non
sapendo
ammettere
quel
che
gli
era
in
prima
balenato
,
che
la
sorella
cioè
,
colei
che
in
tante
e
tante
sciagure
aveva
sempre
rifiutato
con
ostinata
fierezza
,
anzi
con
disprezzo
,
ogni
soccorso
,
venisse
ora
a
intercedere
per
il
figlio
Roberto
.
Ma
che
altro
poteva
voler
da
lui
?
Salì
la
scala
.
Era
tanto
oppresso
d
'
angoscia
e
in
preda
a
un
'
agitazione
così
soffocante
,
che
dovette
fermarsi
per
un
momento
davanti
la
soglia
.
Entrare
?
presentarsi
a
lei
in
quello
stato
?
No
.
Doveva
prima
ricomporsi
.
E
in
punta
di
piedi
si
diresse
alla
camera
da
letto
.
Qua
,
istintivamente
,
s
'
appressò
allo
scrigno
dove
erano
conservati
un
medaglioncino
di
lei
in
miniatura
,
di
quand
'
ella
era
giovinetta
di
sedici
anni
,
e
i
due
biglietti
che
gli
aveva
scritti
,
senza
intestazione
e
senza
firma
,
uno
da
Torino
,
dopo
la
morte
violenta
del
padre
,
l
'
altro
da
Girgenti
,
al
ritorno
dall
'
esilio
dopo
la
morte
del
marito
.
Il
primo
,
più
ingiallito
,
diceva
:
«
I
beni
,
confiscati
a
Gerlando
Laurentano
dal
governo
borbonico
,
furono
restituiti
al
figlio
Ippolito
da
Carlo
Filangieri
di
Satriano
.
Nulla
dunque
mi
spetta
dell
'
eredità
paterna
.
La
moglie
e
il
figlio
di
Stefano
Auriti
non
mangeranno
il
pane
d
'
un
nenico
della
patria
»
.
L
'
altro
,
più
laconico
,
diceva
:
«
Grazie
.
Alla
vedova
,
agli
orfani
,
provvedono
i
parenti
poveri
di
Stefano
Atriti
.
Da
te
,
nulla
.
Grazie
»
.
Scostò
con
la
mano
quei
due
biglietti
e
fissò
gli
occhi
sul
medaglioncino
,
che
egli
aveva
tolto
dal
salone
della
casa
paterna
dopo
la
fuga
della
sorella
con
Stefano
Auriti
.
Da
allora
-
eran
già
quarantacinque
anni
-
non
l
'
aveva
più
riveduta
!
Come
avrebbe
riveduto
,
ora
,
dopo
tanto
tempo
,
dopo
tante
vicende
funeste
,
quella
giovinetta
bellissima
che
gli
stava
davanti
,
rosea
,
ampiamente
scollata
,
nell
'
antica
acconciatura
,
con
quegli
occhi
ardenti
e
pensosi
?
Richiuse
lo
scrigno
,
dopo
aver
gettato
un
altro
sguardo
su
i
due
biglietti
sprezzanti
;
e
,
grave
,
accigliato
,
s
'
avviò
al
salone
.
Sollevata
la
tenda
dell
'
uscio
,
intravide
con
gli
occhi
intorbidati
dalla
commozione
la
sorella
in
piedi
,
alta
,
vestita
di
nero
.
Si
fermò
poco
oltre
la
soglia
,
oppresso
d
'
angoscioso
stupore
alla
vista
di
quel
volto
disfatto
,
irriconoscibile
.
-
Caterina
,
-
mormorò
,
sostando
;
e
le
tese
istintivamente
le
braccia
,
pur
con
l
'
impressione
in
contrasto
,
che
quella
era
ormai
un
'
estranea
,
al
tutto
ignota
.
Ella
non
si
mosse
:
rimase
lì
,
in
mezzo
al
salone
,
cerea
tra
le
fitte
gramaglie
,
col
volto
contratto
e
gli
occhi
chiusi
,
altera
,
indurita
nello
spasimo
di
quell
'
attesa
.
Aspettò
che
egli
le
si
accostasse
e
gli
toccò
appena
la
mano
con
la
sua
,
gelida
,
guardandolo
ora
con
quegli
occhi
stanchi
,
velati
di
cordoglio
,
quasi
a
metà
nascosti
dalle
palpebre
,
uno
più
,
l
'
altro
meno
.
-
Siedi
,
-
disse
,
con
gli
occhi
bassi
,
quasi
intimidito
,
il
fratello
,
indicando
il
divano
e
le
poltrone
nella
parete
a
sinistra
.
Seduti
,
stettero
un
lungo
pezzo
entrambi
senza
poter
parlare
,
in
un
silenzio
che
fremeva
d
'
intensa
,
violenta
commozione
.
Don
Ippolito
chiuse
gli
occhi
.
La
sorella
,
dopo
aver
soffocato
parecchie
volte
con
sforzo
un
singhiozzo
che
le
faceva
impeto
alla
gola
,
disse
alla
fine
,
con
voce
rauca
:
-
Roberto
è
qui
.
Don
Ippolito
si
scosse
;
riaprì
gli
occhi
e
,
senza
volere
,
li
volse
in
giro
per
la
sala
,
come
se
-
smarrito
tra
gl
'
interni
ricordi
tumultuanti
-
avesse
temuto
un
'
imboscata
.
-
Non
qui
,
-
riprese
donna
Caterina
,
con
un
freddo
,
amaro
,
lievissimo
sorriso
,
-
nel
tuo
dominio
straniero
.
A
Girgenti
,
da
due
giorni
.
Don
Ippolito
,
aggrondato
,
chinò
più
volte
la
testa
per
significarle
che
sapeva
.
-
E
so
perché
è
venuto
,
-
aggiunse
con
voce
cupa
;
poi
levò
il
capo
e
guardò
la
sorella
con
penosissimo
sforzo
.
-
Che
potrei
...
-
Nulla
...
oh
!
nulla
,
-
s
'
affrettò
a
rispondergli
donna
Caterina
.
-
Voglio
che
tu
lo
combatta
con
tutte
le
tue
forze
.
Non
ci
mancherebbe
altro
,
che
anche
tu
lo
sostenessi
e
che
egli
andasse
su
anche
coi
vostri
voti
!
-
Sai
bene
...
-
si
provò
a
dirle
il
fratello
.
-
So
,
so
,
-
troncò
recisamente
con
un
gesto
della
mano
donna
Caterina
.
-
Ma
combatterlo
,
Ippolito
,
non
col
coltello
alla
mano
,
non
andando
a
scavar
le
fosse
,
come
le
jene
,
a
scoperchiare
certe
tombe
sacre
,
da
cui
i
morti
potrebbero
levarsi
e
farvi
morire
di
paura
.
-
Piano
,
piano
,
-
disse
don
Ippolito
tendendo
le
mani
che
gli
tremavano
,
non
tanto
per
protestare
,
quanto
per
placare
quell
'
ombra
tragica
della
sorella
così
agitata
.
-
Io
non
t
'
intendo
...
-
Mi
brucia
le
mani
,
-
disse
allora
donna
Caterina
,
gettando
sul
tavolinetto
innanzi
al
divano
una
copia
dell
'
Empedocle
tutta
brancicata
.
Don
Ippolito
prese
quel
foglio
,
lo
spiegò
e
cominciò
a
leggerlo
.
-
Con
codeste
sozze
armi
...
Contro
un
morto
...
-
mormorò
donna
Caterina
,
accompagnando
la
lettura
del
fratello
.
Ansava
,
seguendo
quella
lettura
e
osservando
sul
volto
di
lui
l
'
impressione
disgustosa
ch
'
egli
ne
riceveva
.
-
Roberto
-
riprese
,
-
è
andato
alla
redazione
di
codesto
giornale
.
Gli
si
è
fatto
innanzi
l
'
autore
dell
'
articolo
,
che
è
figlio
,
m
'
hanno
detto
,
d
'
un
tuo
...
schiavo
qui
,
il
Prèola
.
L
'
ha
preso
e
scagliato
contro
una
porta
.
Glielo
hanno
strappato
dalle
mani
...
Ora
costui
,
armato
di
coltello
(
e
l
'
ha
cavato
fuori
!
)
minaccia
d
'
uccidere
;
e
questa
mattina
stessa
è
stato
visto
in
agguato
presso
la
mia
casa
.
Ma
io
non
temo
di
lui
;
temo
che
Roberto
si
comprometta
di
nuovo
e
torni
a
insozzarsi
le
mani
...
Così
volete
combatterlo
?
Don
Ippolito
che
,
seguitando
a
leggere
,
aveva
ascoltato
con
animo
sospeso
il
racconto
,
a
quest
'
ultima
domanda
si
scosse
,
indignato
,
come
se
la
sorella
lo
avesse
percosso
sul
viso
,
accomunandolo
con
quell
'
abietto
che
aveva
scritto
l
'
articolo
.
Si
levò
in
piedi
,
alteramente
;
ma
si
frenò
subito
,
e
andò
a
premere
un
campanello
.
A
Liborio
,
che
subito
si
presentò
su
la
soglia
:
-
Il
Prèola
!
-
ordinò
.
Poco
dopo
il
vecchio
segretario
entrò
curvo
,
ossequioso
,
anzi
strisciante
,
quasi
cacciato
lì
dentro
a
frustate
.
Vestiva
un
'
ampia
e
greve
napoleona
.
Dal
colletto
basso
,
troppo
largo
,
la
grossa
testa
calva
,
inteschiata
,
sbarbata
,
gli
usciva
come
quella
d
'
un
vitello
scorticato
.
-
Eccellenza
...
eccellenza
...
-
Manda
subito
a
chiamare
tuo
figlio
a
Girgenti
,
-
comandò
il
principe
.
-
Che
venga
subito
qua
!
Debbo
parlargli
.
-
Eccellenza
,
mi
conceda
,
-
s
'
arrischiò
a
dire
il
Prèola
,
storcendosi
e
curvandosi
vieppiù
,
con
una
mano
sul
petto
,
mentre
la
trama
delle
vene
gli
si
gonfiava
sul
cranio
paonazzo
,
-
mi
conceda
che
all
'
eccellentissima
sua
signora
sorella
io
,
umilmente
...
-
Basta
,
basta
,
basta
!
-
gridò
seccamente
il
principe
.
-
So
io
quel
che
debbo
dire
a
tuo
figlio
.
Anzi
,
ascolta
!
Mi
fa
troppo
schifo
,
e
non
voglio
né
vederlo
,
né
parlargli
.
Gli
dirai
tu
che
se
si
arrischia
ancora
a
mostrare
la
sua
laida
grinta
per
le
vie
di
Girgenti
,
tu
sei
messo
alla
strada
:
ti
caccio
via
su
due
piedi
!
Inteso
?
Il
Prèola
cavò
un
fazzoletto
dalla
tasca
posteriore
della
napoleona
e
approvò
,
approvò
più
volte
,
asciugandosi
il
cranio
;
poi
si
portò
il
fazzoletto
agli
occhi
e
si
scosse
tutto
per
un
impeto
di
singhiozzi
:
-
Sforcato
...
sforcato
...
-
gemette
.
-
Mi
disonora
,
eccellenza
...
Lo
manderò
via
,
a
Tunisi
...
Ho
già
fatto
le
pratiche
...
Intanto
subito
,
lo
faccio
venire
qua
.
Mi
perdoni
,
mi
compatisca
,
eccellenza
.
E
uscì
,
rinculando
,
ossequiando
,
col
fazzoletto
su
la
bocca
.
Donna
Caterina
si
alzò
.
Con
questo
,
-
le
disse
don
Ippolito
,
-
non
intendo
affatto
di
derogare
a
me
stesso
,
alla
lotta
per
i
miei
principii
,
contro
tuo
figlio
.
Donna
Caterina
alzò
gli
occhi
a
un
grande
ritratto
a
olio
di
Francesco
II
,
a
un
altro
del
Re
Bomba
,
che
troneggiavano
nel
magnifico
salone
,
da
una
parete
:
chinò
il
capo
e
disse
:
-
Sta
bene
.
Non
desidero
altro
.
E
si
mosse
per
uscire
.
-
Caterina
!
-
chiamò
don
Ippolito
,
quand
'
ella
era
già
presso
l
'
uscio
.
-
Te
ne
vai
così
?
Forse
non
ci
rivedremo
mai
più
...
Tu
sei
venuta
qua
...
-
Come
dall
'
altro
mondo
...
-
diss
'
ella
,
crollando
il
capo
.
-
E
non
t
'
avrei
riconosciuta
,
-
soggiunse
il
fratello
.
-
Perché
...
attendi
un
po
'
qua
:
ti
farò
vedere
come
io
ti
ricordavo
,
Caterina
.
Corse
a
prendere
dallo
scrigno
nella
camera
da
letto
il
medaglioncino
in
miniatura
,
e
glielo
mostrò
:
-
Guarda
...
Ti
ricordi
?
Donna
Caterina
provò
dapprima
come
un
urto
violento
alla
vista
della
sua
immagine
giovanile
,
e
ritrasse
il
capo
;
poi
prese
dalle
mani
di
lui
il
medaglioncino
,
si
appressò
al
balcone
e
si
mise
a
contemplarlo
.
Da
un
pezzo
quegli
occhi
quasi
spenti
non
avevano
più
lacrime
,
e
l
'
ebbero
.
Pianse
silenziosamente
anche
lui
,
il
fratello
.
-
Lo
vuoi
?
-
le
disse
infine
.
Ella
negò
col
capo
,
asciugandosi
gli
occhi
col
fazzoletto
listato
di
nero
,
e
gli
porse
in
fretta
il
medaglioncino
.
-
Morta
,
-
disse
.
-
Addio
.
Don
Ippolito
l
'
accompagnò
a
piè
della
villa
;
l
'
ajutò
a
montare
in
vettura
;
le
baciò
lungamente
la
mano
;
poi
la
seguì
con
gli
occhi
,
finché
la
vettura
non
svoltò
dal
breve
viale
a
manca
per
uscire
dal
cancello
.
Là
uno
della
compagnia
,
in
divisa
borbonica
,
pensò
bene
d
'
impostarsi
militarmente
per
presentar
le
armi
.
Don
Ippolito
se
n
'
accorse
e
si
scrollò
rabbiosamente
.
-
Codeste
pagliacciate
!
-
muggì
fulminando
con
gli
occhi
capitan
Sciaralla
,
che
si
trovava
presso
il
vestibolo
.
Risalì
alla
villa
,
si
chiuse
in
camera
,
e
di
lì
mandò
a
far
le
scuse
a
don
Illuminato
,
se
per
quel
giorno
non
lo
tratteneva
a
desinare
con
lui
.
Monsignor
Montoro
arrivò
alle
quattro
del
pomeriggio
con
la
sua
vettura
silenziosa
,
tirata
da
un
pajo
di
vispi
muletti
accappucciati
.
Lo
accompagnava
Vincente
De
Vincentis
,
l
'
arabista
,
che
aveva
lasciato
quel
giorno
la
biblioteca
di
Itria
per
il
vicino
palazzo
vescovile
e
s
'
era
sfogato
a
parlare
per
tutti
i
giorni
e
i
mesi
,
in
cui
,
quasi
avesse
lasciato
la
lingua
per
segnalibro
tra
un
foglio
e
l
'
altro
di
quei
benedetti
codici
arabi
,
restava
muto
come
un
pesce
.
Aveva
parlato
anche
in
vettura
,
durante
il
tragitto
,
con
certi
scatti
e
schizzi
e
sbruffi
che
gli
scotevano
tutto
il
corpicciuolo
ossuto
,
sparuto
,
convulso
.
Gli
occhi
duri
,
dietro
le
lenti
fortissime
da
miope
,
nel
volto
scavato
,
sanguigno
,
avevano
la
fissità
della
pazzia
.
Parecchie
volte
il
vescovo
con
le
mani
molli
feminee
e
la
voce
melata
,
dalle
inflessioni
misurate
e
quasi
soffuse
di
pura
autorità
protettrice
,
gli
aveva
consigliato
calma
,
calma
;
gli
consigliò
adesso
,
piano
,
prudenza
,
prudenza
,
oltrepassando
il
cancello
della
villa
tra
il
riverente
ossequio
degli
uomini
di
guardia
;
e
,
di
nuovo
,
col
gesto
,
prudenza
,
prima
di
smontare
dalla
vettura
.
I
due
ospiti
furono
subito
introdotti
da
Liborio
nel
salone
;
ma
confidenzialmente
il
vescovo
si
permise
d
'
uscire
sul
terrazzo
marmoreo
aggettato
su
le
colonne
del
vestibolo
esterno
,
per
godere
del
grandioso
spettacolo
della
campagna
e
del
mare
.
Si
delineava
tutta
di
lassù
la
lontana
riviera
su
l
'
aspro
azzurro
del
mare
sconfinato
,
da
Punta
Bianca
,
a
levante
,
che
pareva
uno
sprone
d
'
argento
,
via
via
,
con
insenature
e
lunate
più
o
meno
lievi
fino
a
Monte
Rossello
a
ponente
,
di
cui
soltanto
nella
notte
si
vedeva
il
faro
sanguigno
.
Solo
per
breve
tratto
,
quasi
nel
mezzo
della
dolce
amplissima
curva
,
la
riviera
era
interrotta
dalla
foce
dell
'
Hypsas
.
Don
Ippolito
sopravvenne
poco
dopo
,
premuroso
,
non
ancor
ben
rimesso
dal
grave
turbamento
che
la
visita
della
sorella
gli
aveva
cagionato
.
-
Ho
condotto
con
me
il
nostro
De
Vincentis
,
-
disse
subito
monsignor
Montoro
,
-
perché
vorrebbe
vedere
non
so
che
cosa
nel
vostro
Museo
,
caro
principe
.
Lo
farete
accompagnare
,
e
noi
resteremo
qua
,
su
questo
pergamo
di
delizia
:
non
saprei
staccarmene
.
Ma
prima
il
De
Vincentis
vorrebbe
rivolgervi
una
preghiera
.
-
Sì
,
-
scattò
questi
,
come
se
avesse
ricevuto
una
scossa
elettrica
.
-
Volevo
venire
da
solo
,
questa
mattina
stessa
.
Monsignore
,
invece
,
no
,
dice
,
meglio
che
vieni
con
me
.
È
una
cosa
molto
seria
,
molto
seria
...
-
Sentiamo
,
-
disse
il
principe
,
invitandolo
col
gesto
a
rimettersi
a
sedere
sulla
seggiola
di
giunco
del
terrazzo
.
Il
De
Vincentis
si
curvò
goffamente
per
vedere
dove
fosse
la
seggiola
;
poi
,
sedendo
e
afferrando
i
bracciuoli
con
le
piccole
mani
secche
e
adunche
,
proruppe
:
-
Don
Ippolito
,
rovinati
!
rovinati
!
-
Ma
no
...
ma
no
...
-
si
provò
a
correggere
Monsignore
,
protendendo
la
mano
gravata
dall
'
anello
vescovile
.
-
Rovinati
,
Monsignore
,
mi
lasci
dire
!
-
ribatté
il
De
Vincentis
;
e
le
cave
gote
sanguigne
gli
diventarono
livide
.
-
E
causa
della
rovina
è
mio
fratello
Niní
!
È
andato
lui
dal
...
dal
...
Ancora
una
volta
le
mani
del
vescovo
si
protesero
;
il
De
Vincentis
le
intravide
a
tempo
e
si
poté
tenere
.
Ma
già
il
principe
aveva
compreso
.
-
Dal
Salvo
,
-
disse
pacatamente
.
-
So
che
gli
avete
ceduto
...
-
Ninì
!
Ninì
!
-
squittì
il
De
Vincentis
.
-
Primosole
...
Ninì
!
Lui
gliel
'
ha
ceduto
...
Non
so
nulla
io
;
nulla
di
nulla
;
al
bujo
,
cieco
...
E
lui
più
cieco
di
me
,
stupido
,
pazzo
,
innamorato
...
Come
dice
?
Transeat
per
Primosole
...
Sì
!
Ci
ho
fatto
la
croce
...
benché
...
benché
il
podere
solo
,
sa
,
è
stato
pagato
,
e
in
un
modo
che
fa
ridere
...
-
Ma
no
,
perché
?
-
interruppe
di
nuovo
,
serio
,
Monsignore
.
-
Piangere
,
allora
!
-
rimbeccò
il
De
Vincentis
,
che
aveva
già
perduto
le
staffe
.
-
Va
bene
?
Ottantacinquemila
lire
,
e
la
villa
in
groppa
!
La
villa
di
mia
madre
,
là
...
E
con
la
mano
accennò
verso
levante
,
oltre
il
greppo
dello
Sperone
,
al
colle
più
alto
,
detto
di
Torre
che
parla
,
dall
'
aspetto
d
'
un
leone
posato
,
a
cui
faceva
da
giubba
un
folto
bosco
di
ulivi
.
-
Quarantaduemila
,
-
riprese
,
-
erano
di
cambiali
scadute
:
il
resto
,
sfumato
,
volato
via
in
meno
di
due
anni
?
Dove
?
ora
sento
che
si
tratta
di
cedere
al
Salvo
anche
le
terre
di
Milione
.
E
che
ci
resta
?
I
debiti
col
Salvo
...
gli
altri
debiti
...
Lo
so
,
ho
saputo
...
Lei
sposerà
,
dice
,
la
sorella
...
donna
Adelaide
...
-
E
che
c
'
entra
?
-
domandò
,
stordito
,
dolente
,
il
principe
,
guardando
monsignor
Montoro
.
-
Mi
congratulo
,
badi
,
mi
congratulo
...
-
soggiunse
subito
il
De
Vincentis
,
rosso
come
un
gambero
.
-
Noi
però
siamo
rovinati
!
E
si
alzò
per
non
far
vedere
le
lagrime
sotto
le
lenti
cerchiate
d
'
oro
.
Don
Ippolito
guardò
di
nuovo
il
vescovo
.
senza
comprendere
.
-
Vi
dirò
,
-
disse
questi
con
tono
grave
,
di
risentimento
per
la
disubbidienza
del
giovine
e
calò
su
gli
occhi
chiari
,
pallidi
,
globulenti
,
le
palpebre
esilissime
come
veli
di
cipolla
.
-
Vi
dirò
.
So
che
Flaminio
Salvo
ha
già
fatto
donazione
alla
sorella
delle
terre
di
Primosole
e
che
è
disposto
a
farle
donazione
,
quando
sarà
,
anche
di
quelle
del
feudo
di
Milione
.
Ma
sono
addolorato
del
modo
con
cui
il
nostro
Vincente
si
è
espresso
,
perché
...
perché
non
è
il
modo
,
codesto
,
di
parlare
di
persone
onorandissime
,
da
cui
forse
,
senza
saperlo
,
abbiamo
ricevuto
qualche
beneficio
.
Il
De
Vincentis
,
che
stava
con
le
spalle
voltate
ad
asciugarsi
gli
occhi
,
si
voltò
a
queste
ultime
parole
del
vescovo
.
-
Beneficio
?
-
Sì
,
figliuolo
.
Tu
non
puoi
comprenderlo
perché
disgraziatamente
non
ti
sei
dato
mai
cura
de
'
tuoi
affari
.
Vedi
ora
il
dissesto
e
senti
il
bisogno
d
'
incolparne
qualcuno
,
a
torto
;
invece
di
portarvi
rimedio
.
Non
eri
venuto
qua
per
questo
?
Il
De
Vincentis
,
che
non
poteva
ancora
parlare
dalla
commozione
,
chinò
più
volte
il
capo
.
-
È
meglio
-
riprese
Monsignore
,
-
che
tu
vada
giù
;
col
vostro
permesso
,
principe
.
Esporrò
io
il
tuo
desiderio
.
Don
Ippolito
si
alzò
e
invitò
il
De
Vincentis
a
seguirlo
;
poi
,
su
la
scala
,
lo
affidò
a
Liborio
,
cui
diede
la
chiave
del
Museo
,
e
ritornò
dal
vescovo
,
che
lo
accolse
con
un
sospiro
,
scotendo
le
mani
intrecciate
.
-
Due
sciagurati
,
lui
e
il
fratello
!
Flaminio
Salvo
,
vi
assicuro
,
principe
,
ha
usato
loro
un
trattamento
da
vero
amico
.
Senz
'
alcuna
...
non
diciamo
usura
per
carità
,
non
se
ne
parla
nemmeno
;
senz
'
alcun
interesse
ha
prestato
loro
dapprima
somme
rilevantissime
;
ha
avuto
poi
offerta
da
loro
stessi
una
terra
,
di
cui
egli
,
banchiere
,
dedito
ai
commercii
,
capirete
,
non
sa
che
farsi
:
un
altro
creditore
avrebbe
mandato
al
pubblico
incanto
la
terra
,
per
riavere
il
suo
danaro
.
Egli
invece
ha
fatto
all
'
amichevole
e
ha
continuato
a
tenere
aperta
la
cassa
ai
due
fratelli
che
spendono
,
spendono
...
non
so
come
,
in
che
cosa
...
senza
vizii
,
poverini
,
bisogna
dirlo
,
ottimi
,
ottimi
giovani
,
ma
di
poco
cervello
.
Il
fatto
è
che
navigano
proprio
in
cattive
acque
.
-
Vorrebbero
ajuto
da
me
?
-
domandò
don
Ippolito
,
con
un
tono
che
lasciava
intendere
che
sarebbe
stato
dispostissimo
a
darlo
.
-
No
,
no
,
-
rispose
afflitto
Monsignore
.
-
Una
preghiera
che
,
stimo
,
non
potrà
avere
alcun
effetto
.
Il
De
Vincentis
crede
che
Ninì
,
suo
fratello
minore
,
sia
innamorato
della
figlia
di
Flaminio
Salvo
,
e
...
-
E
...
?
-
fece
il
principe
.
Ma
aveva
già
compreso
;
e
il
dialogo
terminò
sicilianamente
in
uno
scambio
di
gesti
espressivi
.
Don
Ippolito
si
pose
le
mani
sul
petto
e
domandò
con
gli
occhi
:
«
Dovrei
farne
io
la
richiesta
al
Salvo
?
»
.
Monsignore
assentì
malinconicamente
col
capo
;
col
capo
dapprima
negò
l
'
altro
,
poi
alzò
le
spalle
e
una
mano
a
un
gesto
vago
,
per
significare
:
«
Non
lo
faccio
;
ma
quand
'
anche
lo
facessi
?...»
.
Monsignore
sospirò
,
e
basta
.
Stettero
un
pezzo
in
silenzio
entrambi
.
Don
Ippolito
,
già
da
parecchi
anni
,
avvertiva
confusamente
che
quel
monsignor
Montoro
gli
era
non
tanto
davanti
agli
occhi
,
quanto
nello
spirito
,
un
grave
ingombro
,
quasi
che
col
peso
inerte
di
quelle
sue
carni
rosee
troppo
curate
si
adagiasse
a
impedire
che
tante
cose
attorno
a
lui
e
per
mezzo
di
lui
si
movessero
.
Quali
,
in
verità
,
non
avrebbe
saputo
dire
;
ma
certo
,
con
quella
figura
lì
,
con
quella
mollezza
rosea
inerte
ingombrante
,
molte
e
molte
colui
doveva
trascurarne
,
che
forse
un
altro
,
al
posto
suo
,
più
àlacre
e
men
femineo
,
avrebbe
mosse
,
anzi
scosse
e
avviate
.
Dal
canto
suo
,
Monsignore
avvertiva
,
che
tra
lui
e
il
principe
c
'
era
un
sentimento
non
ben
definibile
,
che
spesso
da
una
parte
e
dall
'
altra
s
'
arricciava
,
si
ritraeva
,
lasciando
tra
loro
un
vuoto
impiccioso
,
dal
quale
venisse
dentro
a
ciascuno
de
'
due
una
certa
lieve
acredine
rodente
.
Forse
questo
vuoto
era
fatto
da
un
argomento
,
che
Monsignore
sapeva
di
non
poter
toccare
,
e
che
pure
era
tanta
parte
della
vita
del
principe
:
cioè
,
i
suoi
studii
archeologici
,
il
suo
culto
per
le
antiche
memorie
.
Non
poteva
toccarlo
,
quest
'
argomento
,
per
timore
che
fosse
pretesto
a
don
Ippolito
di
riparlargli
d
'
una
cosa
,
di
cui
egli
,
uomo
di
mondo
e
senza
ubbìe
d
'
alcuna
sorta
,
non
voleva
sapere
.
Più
volte
il
principe
aveva
cercato
d
'
indurlo
a
consacrare
almeno
una
piccola
parte
della
sua
cospicua
mensa
vescovile
al
restauro
dell
'
antico
Duomo
,
insigne
monumento
d
'
arte
normanna
,
deturpato
nel
Settecento
da
orribili
sostruzioni
di
stucco
e
volgarissime
dorature
.
Egli
s
'
era
rifiutato
,
dicendogli
che
,
se
mai
fosse
riuscito
a
metter
da
parte
qualche
risparmio
,
lo
avrebbe
piuttosto
destinato
a
costituire
una
rendita
,
per
cui
al
convento
di
Sant
'
Alfonso
,
lì
presso
la
cattedrale
,
potessero
ritornare
i
Padri
Liguorini
cacciati
dopo
il
1860
.
A
don
Ippolito
non
importava
nulla
dei
miglioramenti
arrecati
alla
sua
città
natale
dalle
nuove
amministrazioni
succedute
alle
decurie
e
agli
intendenti
del
suo
tempo
.
Per
quanto
non
si
desse
requie
nella
lotta
e
mostrasse
animo
risoluto
a
raggiungerne
il
fine
,
non
aveva
più
fiducia
,
in
fondo
,
di
potere
un
giorno
rivedere
la
città
,
da
cui
s
'
era
esiliato
.
La
vedeva
col
pensiero
,
com
'
era
prima
di
quell
'
anno
fatale
,
ancora
coi
burgi
e
gli
stazzoni
,
cioè
coi
pagliaj
e
le
fornaci
nella
piazza
paludosa
fuori
Porta
di
Ponte
;
ancora
coi
tre
crocioni
del
Calvario
sul
declivio
del
colle
,
da
cui
ogni
anno
,
il
venerdì
santo
,
si
faceva
la
predica
a
tutto
il
popolo
lì
adunato
,
e
ancora
con
l
'
antico
giardinetto
che
un
suo
amico
devoto
,
il
colonnello
Flores
,
comandante
la
guarnigione
borbonica
,
per
ingraziarsi
gli
animi
dei
cittadini
,
vi
aveva
fatto
costruire
dieci
anni
prima
della
rivoluzione
.
Sapeva
che
quel
giardinetto
era
stato
abbattuto
per
ingrandire
il
piano
dalla
parte
che
guarda
il
mare
;
e
sapeva
che
su
la
vasta
piazza
sorge
adesso
un
gran
palazzo
,
destinato
agli
ufficii
della
Provincia
e
sede
della
Prefettura
.
Ma
anche
questa
era
per
lui
un
'
usurpazione
indegna
,
perché
la
prima
pietra
di
quel
palazzo
era
stata
posta
nel
1858
da
un
munifico
vescovo
,
che
voleva
farne
un
grande
ospizio
per
i
poveri
,
onde
ancora
i
vecchi
lo
chiamavano
il
Palazzo
della
Beneficenza
.
Gli
sarebbe
piaciuto
che
il
Duomo
fosse
restaurato
da
monsignor
Montoro
,
perché
le
chiese
...
eh
,
quelle
non
erano
edifizii
che
la
nuova
gente
potesse
aver
piacere
d
'
abbellire
;
ed
eran
la
sola
cosa
,
di
cui
egli
sentisse
profondo
il
rimpianto
.
Gli
arrivavano
lì
,
nel
suo
esilio
,
le
voci
delle
campane
delle
chiese
più
vicine
.
Egli
le
riconosceva
tutte
,
e
diceva
:
-
Ecco
,
ora
suona
la
Badìa
Grande
...
ora
suona
San
Pietro
...
ora
suona
San
Francesco
...
Arrivò
,
anche
quella
sera
,
a
rompere
il
lungo
silenzio
,
in
cui
egli
e
il
vescovo
lì
sul
terrazzo
eran
caduti
,
il
suono
dell
'
avemaria
dalla
chiesetta
di
San
Pietro
.
Il
cielo
,
poc
'
anzi
d
'
un
turchino
intenso
,
s
'
era
tutto
soffuso
di
viola
;
e
sotto
,
nella
campagna
già
raccolta
nella
prima
ombra
,
spiccava
tra
i
mandorli
spogli
una
fila
di
alti
cipressi
notturni
,
come
un
vigile
drappello
a
guardia
del
vicino
tempio
della
Concordia
,
maestoso
,
sul
ciglione
.
Monsignor
Montoro
si
tolse
lo
zucchetto
,
si
curvò
un
poco
,
chiudendo
gli
occhi
;
il
principe
si
segnò
,
e
tutti
e
due
recitarono
mentalmente
la
preghiera
.
-
Avete
sentito
di
questi
scandali
,
-
disse
poi
il
vescovo
gravemente
,
-
che
turberanno
certo
la
nostra
tranquilla
diocesi
?
Don
Ippolito
chinò
più
volte
il
capo
,
con
gli
occhi
socchiusi
.
-
È
stata
qui
mia
sorella
.
-
Qui
?
-
domandò
con
vivo
stupore
il
vescovo
.
Don
Ippolito
allora
gli
parlò
brevemente
della
visita
e
della
violenta
scossa
ch
'
egli
ne
aveva
avuto
.
-
Oh
comprendo
!
comprendo
!
-
esclamò
Monsignore
,
scotendo
le
bianche
mani
intrecciate
e
socchiudendo
gli
occhi
anche
lui
.
-
Come
ridotta
...
-
sospirò
don
Ippolito
profondamente
.
Per
cangiar
tono
al
discorso
,
monsignor
Montoro
,
dopo
aver
tirato
dentro
aria
e
aria
,
sbuffò
:
-
E
intanto
il
nostro
paladino
vuol
montare
a
ogni
costo
in
arcione
;
e
sarà
un
nuovo
scandalo
,
che
avrei
voluto
almeno
evitare
...
-
Capolino
?
-
domandò
,
accigliandosi
,
don
Ippolito
.
-
Battersi
?
-
Ma
sì
!
Aggredito
...
-
Lui
?
Il
Prèola
!
-
Lui
,
anche
lui
!
Non
sapete
tutto
,
dunque
?
Il
nostro
Capolino
fu
aggredito
la
mattina
da
un
tal
Verònica
,
che
si
trovava
insieme
con
l
'
Agrò
,
che
tanto
m
'
addolora
...
-
Non
me
lo
disse
,
-
mormorò
quasi
tra
sé
don
Ippolito
.
-
Perché
pare
,
-
spiegò
Monsignore
,
-
almeno
a
quel
che
si
dice
in
paese
,
pare
che
l
'
Auriti
non
sapesse
della
rissa
della
mattina
.
Basta
.
Bisognerà
chiudere
un
occhio
,
perché
lo
sfregio
,
eh
,
lo
sfregio
è
stato
molto
grave
:
gli
hanno
strappato
il
giornale
in
faccia
,
su
la
pubblica
via
...
Sapete
che
il
nostro
Capolino
è
focoso
,
cavaliere
compito
...
Non
è
stato
possibile
ridurlo
a
ragione
,
all
'
osservanza
del
precetto
cristiano
...
Ha
già
mandato
il
cartello
di
sfida
...
-
So
che
tira
bene
di
spada
,
-
disse
don
Ippolito
,
cupo
e
fiero
.
-
In
fin
dei
conti
,
non
sarà
male
dare
una
lezione
a
uno
di
costoro
per
abbassare
a
tutti
la
cresta
.
Per
me
,
Monsignore
,
l
'
ho
dichiarato
alla
stessa
mia
sorella
,
lotta
senza
quartiere
!
-
Ma
sì
!
la
vittoria
,
la
vittoria
sarà
nostra
senza
dubbio
,
-
concluse
il
vescovo
.
Seguì
un
altro
silenzio
;
poi
Monsignore
domandò
,
riscotendosi
:
-
Landino
?
-
come
se
per
caso
gli
fosse
venuto
di
far
quella
domanda
,
ch
'
era
in
fondo
la
vera
ragione
della
sua
visita
.
Aveva
combinato
lui
quelle
prossime
nozze
di
Adelaide
Salvo
con
don
Ippolito
;
aveva
lasciato
intendere
a
questo
che
solo
per
un
riguardo
a
lui
Flaminio
Salvo
consentiva
che
la
sorella
contraesse
quel
matrimonio
illegittimo
,
almeno
a
giudizio
della
società
civile
;
ma
voleva
-
ed
era
giusto
-
che
il
figlio
del
primo
letto
riconoscesse
la
seconda
madre
,
e
fosse
presente
alla
celebrazione
religiosa
:
trattando
con
gentiluomini
di
quella
sorte
,
questo
solo
atto
di
presenza
gli
sarebbe
bastato
.
Don
Ippolito
s
'
infoscò
.
Dopo
una
lunga
lotta
con
se
stesso
,
aveva
scritto
al
figlio
che
gli
era
cresciuto
sempre
lontano
;
prima
a
Palermo
nella
casa
dei
Montalto
,
poi
a
Roma
,
e
col
quale
perciò
non
aveva
alcuna
confidenza
.
Lo
sapeva
d
'
idee
e
di
sentimenti
al
tutto
opposti
ai
suoi
,
quantunque
non
fosse
mai
venuto
con
lui
ad
alcuna
discussione
.
Era
molto
malcontento
del
modo
con
cui
gli
aveva
comunicato
la
decisione
di
contrarre
queste
seconde
nozze
e
del
modo
con
cui
gli
aveva
espresso
il
desiderio
di
averlo
a
Colimbètra
per
l
'
avvenimento
.
Troppe
ragioni
in
iscusa
:
la
solitudine
,
l
'
età
,
il
bisogno
di
cure
affettuose
...
Gli
pareva
d
'
essersi
avvilito
agli
occhi
del
figlio
.
Il
disgusto
però
e
l
'
avvilimento
non
erano
soltanto
per
effetto
d
'
una
lettera
mal
riuscita
:
provenivano
da
una
causa
più
intima
e
profonda
nel
cuore
di
lui
.
Senza
troppo
volerlo
da
principio
,
s
'
era
lasciato
persuadere
a
ridurre
a
effetto
un
disegno
stimato
su
le
prime
inattuabile
;
superato
l
'
ostacolo
della
sua
grave
pretesa
,
trovata
la
sposa
,
stabilite
le
nozze
,
d
'
un
tratto
s
'
era
veduto
stretto
da
un
impegno
non
ben
ponderato
avanti
,
e
non
aveva
potuto
più
tirarsi
indietro
per
nessuna
ragione
.
La
famiglia
Salvo
,
se
non
aveva
titoli
nobiliari
,
era
pur
d
'
antico
sangue
,
conveniente
l
'
età
della
sposa
;
nulla
in
fondo
da
ridire
su
l
'
immagine
che
gli
avevano
mostrata
di
donna
Adelaide
in
una
fotografia
;
e
poi
la
soddisfazione
per
la
deferenza
ai
suoi
principii
politici
e
religiosi
...
Sì
,
sì
;
ma
la
memoria
venerata
di
donna
Teresa
Montalto
?
e
l
'
avvilimento
per
la
coscienza
della
propria
debolezza
?
Non
aveva
saputo
resistere
allo
sgomento
che
gl
'
incuteva
segretamente
,
da
qualche
tempo
in
qua
,
la
solitudine
,
la
sera
,
quando
si
chiudeva
in
camera
e
,
guardandosi
le
mani
,
si
dava
a
pensare
che
...
sì
,
la
morte
è
sempre
accanto
a
tutti
,
bimbi
,
giovani
,
vecchi
,
invisibile
,
pronta
a
ghermire
da
un
momento
all
'
altro
;
ma
allorché
man
mano
si
fa
sempre
più
prossimo
il
limite
segnato
alla
vita
umana
e
già
per
tanti
anni
e
tanto
cammino
si
è
sfuggiti
comunque
all
'
assalto
di
questa
compagna
invisibile
,
scema
da
un
canto
,
grado
grado
,
l
'
illusione
d
'
un
probabile
scampo
,
e
cresce
dall
'
altro
e
s
'
impone
il
sentimento
gelido
e
oscuro
della
tremenda
necessità
di
incontrarla
,
di
trovarsi
a
un
tratto
a
tu
per
tu
con
essa
in
quella
strettura
del
tempo
che
avanza
.
E
sentiva
mancarsi
il
respiro
;
si
sentiva
stringer
la
gola
da
un
'
angoscia
inesprimibile
.
Le
sue
mani
gli
facevano
orrore
.
Soltanto
le
mani
in
lui
,
per
ora
,
erano
da
vecchio
:
ingrossate
le
nocche
,
la
pelle
aggrinzita
.
Sì
,
le
sue
mani
avevano
cominciato
a
morire
.
Gli
si
intorpidivano
spesso
.
E
non
poteva
più
,
la
notte
,
stando
a
giacer
supino
sul
letto
,
vedersele
congiunte
sul
ventre
.
Ma
quella
era
pure
la
sua
positura
naturale
:
doveva
distendersi
così
per
conciliare
il
sonno
.
Ebbene
,
no
:
si
vedeva
morto
,
con
quelle
mani
fredde
come
di
pietra
sul
ventre
;
e
subito
si
scomponeva
,
prendeva
un
'
altra
positura
,
e
smaniava
a
lungo
.
Per
questo
aveva
manifestato
il
desiderio
d
'
un
'
intima
compagnia
;
e
il
desiderio
,
ecco
,
si
attuava
;
ma
egli
ne
provava
in
segreto
stizza
e
avvilimento
.
Gli
pareva
che
questo
suo
desiderio
avesse
acquistato
su
lui
una
volontà
che
non
era
più
la
sua
.
Altri
infatti
lo
aveva
assunto
e
lo
guidava
e
trascinava
lui
,
che
non
poteva
più
opporsi
:
come
il
cavallo
,
che
aveva
dato
la
prima
spinta
a
una
vettura
in
discesa
,
ora
dalla
vettura
stessa
si
sentiva
premere
e
spingere
suo
malgrado
.
-
Nessuna
risposta
?
-
soggiunse
Monsignore
,
per
rompere
subito
il
fosco
silenzio
in
cui
il
principe
s
'
era
chiuso
.
-
Bene
,
bene
;
tanto
per
sapere
.
Risponderà
.
Intanto
...
ecco
:
abbiamo
parlato
con
Flaminio
circa
alla
presentazione
.
Si
può
fare
a
Valsanìa
,
è
vero
?
Donna
Adelaide
scenderà
a
visitar
la
nipote
e
la
povera
cognata
;
voi
,
di
qua
stesso
,
per
lo
stradone
,
senza
toccar
la
città
,
vi
recherete
a
visitare
il
fratello
e
i
vostri
ospiti
.
Va
bene
così
?
In
settimana
.
Sceglierete
voi
il
giorno
.
-
Subito
,
-
disse
il
principe
,
riavendosi
con
una
mossa
energica
.
-
Domani
.
-
Troppo
presto
...
-
osservò
sorridendo
Monsignore
.
-
Bisognerà
avvertire
...
dar
tempo
...
Doman
l
'
altro
poi
,
no
:
è
martedì
.
Le
donne
,
sapete
bene
,
badano
a
codeste
cose
.
Sarà
per
mercoledì
.
E
si
alzò
,
con
stento
e
con
riguardo
per
la
sua
molle
rosea
grassezza
donnescamente
curata
,
sospirando
:
-
Bene
eveniat
!
Quel
povero
figliuolo
...
-
soggiunse
poi
,
alludendo
al
De
Vincentis
.
-
Si
trovasse
modo
di
tranquillarlo
...
Ne
sarei
proprio
lieto
...
Mah
!
A
piè
della
scala
monsignor
Montoro
trattenne
il
principe
e
,
indicando
la
porta
del
Museo
ove
era
il
De
Vincentis
,
disse
piano
:
-
Non
vi
fate
vedere
.
Lo
saluterete
dal
terrazzo
.
Buona
sera
.
Il
principe
gli
baciò
la
mano
e
risalì
la
scala
.
Poco
dopo
dal
terrazzo
s
'
inchinò
al
vescovo
e
salutò
con
la
mano
il
De
Vincentis
che
si
scappellava
,
evidentemente
senza
scorgerlo
.
Rimase
lì
,
seduto
presso
la
balaustrata
a
guardar
nella
campagna
l
'
ombra
che
man
mano
s
'
incupiva
,
la
striscia
rossastra
del
crepuscolo
che
diveniva
livida
e
quasi
fumosa
sul
cerulo
mare
lontano
,
su
cui
,
laggiù
in
fondo
,
nereggiavano
gli
uliveti
di
Montelusa
,
a
destra
della
lucida
foce
dell
'
Hypsas
.
In
mezzo
al
cielo
cominciava
ad
accendersi
la
falce
della
luna
.
Don
Ippolito
guardò
i
Tempii
che
si
raccoglievano
austeri
e
solenni
nell
'
ombra
,
e
sentì
una
pena
indefinita
per
quei
superstiti
d
'
un
altro
mondo
e
d
'
un
'
altra
vita
.
Tra
tanti
insigni
monumenti
della
città
scomparsa
solo
ad
essi
era
toccato
in
sorte
di
veder
quegli
anni
lontani
:
vivi
essi
soli
già
,
tra
la
rovina
spaventevole
della
città
;
morti
ora
essi
soli
in
mezzo
a
tanta
vita
d
'
alberi
palpitanti
,
nel
silenzio
,
di
foglie
e
d
'
ali
.
Dal
prossimo
poggio
di
Tamburello
pareva
che
movesse
al
tempio
di
Hera
Lacinia
,
sospeso
lassù
,
quasi
a
precipizio
sul
burrone
dell
'
Akragas
,
una
lunga
e
folta
teoria
d
'
antichi
chiomati
olivi
;
e
uno
era
là
,
innanzi
a
tutti
,
curvo
sul
tronco
ginocchiuto
,
come
sopraffatto
dalla
maestà
imminente
delle
sacre
colonne
;
e
forse
pregava
pace
per
quei
clivi
abbandonati
,
pace
da
quei
Tempii
,
spettri
d
'
un
altro
mondo
e
di
ben
altra
vita
.
Sonò
a
un
tratto
,
nel
bujo
sopravvenuto
,
il
chiurlo
lontano
d
'
un
assiolo
,
come
un
singulto
.
Don
Ippolito
si
sentì
stringere
improvvisamente
la
gola
da
un
nodo
di
pianto
.
Guardò
le
stelle
che
già
sfavillavano
nel
cielo
,
e
gli
parve
che
al
loro
lucido
tremolìo
rispondesse
dalle
campagne
deserte
il
tremulo
canto
sonoro
dei
grilli
.
Poi
vide
oltre
il
burrone
del
fiume
,
a
levante
,
vacillare
il
lume
di
quattro
lanterne
cieche
su
per
l
'
aspro
greppo
dello
Sperone
.
Era
Sciaralla
,
che
si
arrampicava
coi
tre
compagni
per
montar
la
vana
guardia
alla
casermuccia
lassù
.
CAPITOLO
QUINTO
Appena
il
primo
albore
filtrò
lieve
attraverso
le
foglie
coriacee
del
caprifico
in
fondo
alla
vigna
,
Mauro
Mortara
,
che
vi
stava
sotto
,
con
le
spalle
appoggiate
al
tronco
,
aggrottò
le
ciglia
,
ritirò
le
braccia
e
stirò
la
schiena
rugliando
;
poi
s
'
allargò
tutto
in
un
lungo
sbadiglio
e
si
rilassò
richiudendo
gli
occhi
come
a
cercar
di
nuovo
il
tepido
bujo
del
sonno
;
ma
udì
un
gallo
cantare
da
un
'
aja
lontana
,
un
altro
da
più
lontano
rispondere
;
udì
un
frullo
d
'
ali
vicino
,
e
si
riscosse
.
I
tre
mastini
,
accucciati
sotto
l
'
albero
intorno
a
lui
,
lo
guardavano
con
occhi
umidi
,
intenti
,
salutandolo
amorosamente
con
la
coda
.
Ma
il
padrone
li
guatò
,
seccato
che
lo
avessero
veduto
dormire
;
poi
si
guatò
le
gambe
distese
aperte
,
rigide
,
su
la
terra
cretosa
della
vigna
;
si
scrollò
dalle
spalle
il
cappotto
d
'
albagio
;
si
stropicciò
gli
occhi
acquosi
col
dorso
delle
mani
,
cavò
in
fine
dalla
sacca
,
pendula
da
un
ramo
,
tre
tozzi
di
pan
secco
e
li
buttò
in
bocca
alle
bestie
;
si
tirò
su
su
in
piedi
e
,
appeso
il
cappotto
all
'
albero
,
lo
schioppo
alla
spalla
,
si
mosse
ancor
mezzo
trasognato
per
la
vigna
.
Non
gli
riusciva
più
vegliar
tutta
la
notte
:
guardingo
,
a
una
cert
'
ora
,
come
se
qualcuno
se
ne
potesse
accorgere
,
andava
a
rintanarsi
sotto
quel
caprifico
;
per
poco
,
diceva
a
se
stesso
;
ma
stentava
a
destarsi
di
giorno
in
giorno
vieppiù
.
Le
gambe
non
eran
più
quelle
d
'
una
volta
;
anche
la
forza
del
polso
non
era
più
quella
.
Ah
,
la
sua
bella
vigna
!
Forse
il
vino
di
quell
'
anno
lo
avrebbe
ancora
bevuto
;
ma
quello
dell
'
anno
venturo
?
Diede
una
spallata
,
come
per
dire
:
«
Oh
,
alla
fin
fine
...
»
,
e
tornò
a
sbadigliare
a
quella
prima
luce
del
giorno
che
pareva
provasse
pena
a
ridestare
la
terra
alle
fatiche
;
guardò
la
distesa
vasta
dei
campi
,
da
cui
tardava
a
diradarsi
l
'
ultimo
velo
d
'
ombra
della
notte
;
poi
si
voltò
a
guardare
il
mare
,
laggiù
,
d
'
un
turchino
fosco
,
vaporoso
,
di
tra
le
agavi
ispide
e
i
pingui
ceppi
glauchi
dei
fichidindia
,
che
sorgevano
e
si
storcevano
in
quella
scialba
caligine
.
La
luna
calante
,
sorta
tardi
nella
notte
,
era
rimasta
a
mezzo
cielo
,
sorpresa
dal
giorno
,
e
già
smoriva
nella
crudezza
della
prima
luce
.
Qua
e
là
nella
campagna
entro
quel
velo
lieve
di
nebbiolina
bianchiccia
fumigavano
i
fornelli
dove
si
bruciava
il
mallo
delle
mandorle
,
e
quel
fumichìo
nell
'
immobilità
dell
'
aria
,
saliva
dritto
al
cielo
.
Tuttavia
,
da
due
giorni
,
Mauro
Mortara
era
meno
aggrondato
.
Guardava
ancora
in
cagnesco
la
villa
;
ma
poi
,
pensando
che
Flaminio
Salvo
ogni
mattina
,
a
quell
'
ora
,
se
ne
partiva
in
carrozza
o
per
Girgenti
o
per
Porto
Empedocle
,
e
che
non
vi
ritornava
se
non
a
tarda
sera
,
tirava
un
respiro
di
sollievo
,
Come
se
la
vista
del
cascinone
gli
diventasse
più
lieve
,
sapendo
che
colui
non
c
'
era
.
Vi
rimanevano
,
sì
,
coi
servi
,
la
moglie
e
la
figliuola
;
ma
quella
,
una
povera
pazza
,
tranquilla
e
innocua
;
e
questa
...
-
pareva
impossibile
!
-
questa
,
quantunque
figlia
di
quel
«
malo
cristiano
»
,
non
era
cattiva
,
no
,
anzi
...
E
Mauro
,
senza
volerlo
,
volse
in
giro
uno
sguardo
per
vedere
se
donna
Dianella
fosse
già
per
la
vigna
.
In
pochi
giorni
,
da
che
era
a
Valsanìa
,
s
'
era
rimessa
quasi
del
tutto
;
si
levava
per
tempo
,
ogni
mattina
;
aspettava
che
il
padre
partisse
con
la
carrozza
,
e
veniva
a
raggiunger
lui
là
per
la
vigna
,
e
gli
domandava
tante
cose
della
campagna
:
degli
olivi
,
come
si
governano
;
dei
gelsi
,
che
a
marzo
colgono
sangue
di
nuovo
e
,
quando
sono
in
amore
,
per
gettare
,
son
molli
come
una
pasta
,
poi
si
fermava
sotto
l
'
ombrellone
del
pino
solitario
laggiù
dove
l
'
altipiano
strapiomba
sul
mare
,
per
assistere
alla
levata
del
sole
dalle
alture
della
Crocca
,
in
fondo
in
fondo
all
'
orizzonte
,
livide
prima
,
poi
man
mano
cerulee
,
aeree
e
quasi
fragili
.
Il
primo
a
indorarsi
al
sole
,
ogni
mattina
,
era
quel
pino
là
,
che
si
stagliava
maestoso
su
l
'
azzurro
aspro
e
denso
del
mare
,
su
l
'
azzurro
tenue
e
vano
del
cielo
.
In
pochi
giorni
Dianella
aveva
fatto
il
miracolo
:
l
'
orso
era
domato
.
L
'
aria
del
volto
,
la
nobiltà
gentile
e
pure
altera
del
portamento
,
la
dolcezza
mesta
dello
sguardo
e
del
sorriso
,
la
soavità
della
voce
avevano
fatto
il
miracolo
,
pianamente
,
naturalmente
,
andando
incontro
e
vincendo
la
ruvidezza
ombrosa
del
vecchio
selvaggio
.
Parlando
,
a
volte
,
ella
aveva
nella
voce
e
negli
sguardi
certe
improvvise
opacità
,
come
se
,
di
tratto
in
tratto
,
l
'
anima
le
si
partisse
dietro
qualche
parola
e
le
andasse
lontano
lontano
,
chi
sa
dove
;
smarrita
,
se
tardava
a
ritornarle
,
domandava
:
«
Che
dicevamo
?
»
e
sorrideva
,
perché
lei
stessa
non
sapeva
spiegarsi
ciò
che
le
era
avvenuto
.
Spesso
anche
,
a
ogni
minimo
tocco
rude
della
realtà
,
provava
quasi
un
improvviso
sgomento
,
o
,
piuttosto
,
l
'
impressione
di
un
'
ombra
fredda
che
le
si
serrasse
attorno
,
e
aggrottava
un
po
'
le
ciglia
.
Subito
però
cancellava
con
un
altro
dolce
sorriso
il
gesto
ombroso
involontario
,
sgranando
e
ilarando
gli
occhi
,
rinfrancata
.
«
Perché
mi
si
dovrebbe
far
male
?
»
pareva
dicesse
a
se
stessa
.
«
Non
vado
innanzi
alla
vita
,
fiduciosa
e
serena
?
»
La
fiducia
le
raggiava
da
ogni
atto
,
da
ogni
sguardo
,
e
avvinceva
.
Anche
quei
tre
mastini
feroci
del
Mortara
bisognava
vedere
che
festa
le
facevano
ogni
volta
!
Si
voltavano
anch
'
essi
,
or
l
'
uno
or
l
'
altro
,
a
guardare
verso
la
villa
,
come
se
l
'
aspettassero
.
E
Mauro
,
per
non
allontanarsi
troppo
,
s
'
indugiava
a
esaminare
ora
questo
ora
quel
tralcio
,
i
cui
grappoli
,
tesori
gelosamente
custoditi
,
aveva
già
mostrati
quasi
a
uno
a
Dianella
,
gongolando
accigliato
alle
lodi
ch
'
ella
gli
profondeva
tra
vivaci
esclamazioni
di
meraviglia
:
-
Uh
,
quanti
qua
!
-
Carica
,
eh
?
E
questo
tralcio
,
guardate
...
-
Un
albero
...
pare
un
albero
!
-
E
qua
,
qua
...
-
Oh
,
più
uva
che
pampini
!
E
può
sostenerla
tant
'
uva
,
questa
vite
?
-
Se
non
avrà
male
dal
tempo
...
-
Che
peccato
sarebbe
!
E
questa
?
-
domandava
,
vedendo
qualche
vite
atterrata
.
-
È
stato
il
vento
?
Ah
,
dev
'
essere
ancora
legata
...
Oppure
,
più
là
:
-
E
questi
?
Vitigni
selvaggi
?
Innesti
nuovi
,
ho
capito
.
Evviva
,
evviva
...
Ah
,
c
'
è
pure
compensi
nella
vita
!
E
nella
voce
pareva
avesse
la
gioja
dell
'
aria
pura
e
del
sole
,
quella
stessa
gioja
che
tremava
nella
gola
delle
allodole
.
Per
quel
giorno
Mauro
le
aveva
promesso
una
visita
al
«
camerone
»
del
Generale
:
al
«
santuario
della
libertà
»
.
Ma
i
cani
,
a
un
tratto
,
drizzarono
le
orecchie
;
poi
l
'
uno
dopo
l
'
altro
s
'
avventarono
senza
abbajare
verso
il
sentieruolo
sotto
la
vigna
,
sul
ciglio
del
burrone
.
-
Don
Ma
'
!
Don
Ma
'
!
-
chiamò
poco
dopo
,
di
lì
,
una
voce
affannata
.
Mauro
la
riconobbe
per
quella
di
Leonardo
Costa
,
l
'
amico
di
Porto
Empedocle
;
e
chiamò
a
sé
i
cani
.
-
Te
'
,
Scampirro
!
Te
'
,
Nèula
!
Qua
,
Turco
!
Ma
i
cani
avevano
riconosciuto
anch
'
essi
il
Costa
e
s
'
erano
fermati
al
limite
della
vigna
,
scodinzolandogli
dall
'
alto
.
Sopravvenne
Mauro
.
-
Il
principale
?
È
partito
?
-
gli
domandò
subito
Leonardo
Costa
,
trafelato
,
ansante
.
Era
un
omaccione
dalla
barba
e
dai
capelli
rossi
,
crespi
,
la
faccia
cotta
dal
sole
e
gli
occhi
bruciati
dalla
polvere
dello
zolfo
.
Portava
agli
orecchi
due
cerchietti
d
'
oro
;
in
capo
,
un
cappellaccio
bianco
tutto
impolverato
e
macchiato
di
sudore
.
Veniva
di
corsa
da
Porto
Empedocle
,
per
la
spiaggia
,
lungo
la
linea
ferroviaria
.
-
Non
so
,
-
gli
rispose
Mauro
,
fosco
.
-
Per
favore
,
date
una
voce
di
costà
,
che
aspetti
;
debbo
parlargli
di
cosa
grave
.
Mauro
scosse
il
capo
.
-
Correte
,
farete
a
tempo
...
Che
vi
è
avvenuto
?
Leonardo
Costa
,
riprendendo
la
corsa
,
gli
gridò
:
-
Guaj
!
guaj
grossi
alle
zolfare
!
-
Maledetto
lui
e
le
zolfare
!
-
brontolò
Mauro
tra
sé
.
Flaminio
Salvo
scendeva
la
scala
della
villa
per
montar
su
la
vettura
già
pronta
,
quando
Leonardo
Costa
sbucò
dal
sentieruolo
a
ponente
,
di
tra
gli
olivi
,
gridando
:
-
Ferma
!
Ferma
!
-
Chi
è
?
Cos
'
è
?
-
domandò
il
Salvo
,
con
un
soprassalto
.
-
Bacio
le
mani
a
Vossignoria
,
-
disse
il
Costa
,
togliendosi
il
cappellaccio
e
accostandosi
senza
più
fiato
e
tutto
grondante
di
sudore
.
-
Non
ne
posso
più
...
Volevo
venire
stanotte
...
ma
poi
...
-
Ma
poi
?
Che
cos
'
è
?
che
hai
?
-
lo
interruppe
,
brusco
,
il
Salvo
.
-
Ad
Aragona
,
a
Comitini
,
tutti
i
solfaraj
,
sciopero
!
-
annunziò
il
Costa
.
Flaminio
Salvo
lo
guardò
con
freddo
cipiglio
,
lisciandosi
le
lunghe
basette
grige
che
,
insieme
con
le
lenti
d
'
oro
,
gli
davano
una
certa
aria
diplomatica
,
e
disse
,
sprezzante
:
-
Questo
lo
sapevo
.
-
Sissignore
.
Ma
jersera
,
sul
tardi
,
-
riprese
il
Costa
,
-
è
arrivata
a
Porto
Empedocle
gente
da
Aragona
e
ha
raccontato
che
tutto
jeri
hanno
fatto
l
'
ira
di
Dio
nel
paese
...
-
I
solfaraj
?
-
Sissignore
:
picconieri
,
carusi
,
calcheronaj
,
carrettieri
,
pesatori
:
tutti
!
Hanno
finanche
rotto
il
filo
telegrafico
.
Dice
che
hanno
assaltato
la
casa
di
mio
figlio
,
e
che
Aurelio
ha
tenuto
testa
,
come
meglio
ha
potuto
...
Flaminio
Salvo
,
a
questo
punto
,
si
voltò
a
spiare
acutamente
gli
occhi
di
Dianella
che
s
'
era
accostata
alla
vettura
.
Quello
sguardo
strano
,
rivolto
alla
figlia
a
mezzo
del
discorso
,
frastornò
il
Costa
,
il
quale
si
voltò
anche
lui
a
guardare
la
«
signorinella
»
,
com
'
egli
la
chiamava
.
Questa
di
pallida
si
fece
vermiglia
,
poi
subito
pallida
di
nuovo
.
-
Dunque
?
-
gridò
Flaminio
Salvo
,
con
ira
.
-
Dunque
,
sissignore
,
-
riprese
il
Costa
,
sconcertato
.
-
Guajo
grosso
,
non
c
'
è
soldati
;
il
paese
,
nelle
loro
mani
.
Due
carabinieri
soli
,
il
maresciallo
e
il
delegato
...
Che
possono
fare
?
-
E
che
posso
fare
io
di
qua
,
me
lo
dici
?
-
gridò
il
Salvo
su
le
furie
.
-
Tuo
figlio
Aurelio
che
cos
'
è
?
il
signor
ingegnere
direttore
,
venuto
dall
'
École
des
Mines
di
Parigi
,
che
cos
'
è
?
Marionetta
?
Ha
bisogno
che
gli
tiri
io
il
filo
di
qua
,
per
farlo
muovere
?
-
Ma
nossignore
,
-
disse
Leonardo
Costa
,
ritraendosi
d
'
un
passo
,
come
se
il
Salvo
lo
avesse
sferzato
in
faccia
.
-
Può
star
sicuro
Vossignoria
che
mio
figlio
Aurelio
sa
quello
che
deve
fare
.
Testa
e
coraggio
...
non
tocca
a
dirlo
a
me
...
ma
di
fronte
a
duemila
uomini
tra
solfaraj
e
carrettieri
,
mi
dica
Vossignoria
...
Del
resto
,
il
guajo
è
un
altro
,
fuori
del
paese
.
Aurelio
ha
mandato
ad
avvertirmi
jeri
sera
che
quelli
hanno
catturato
per
lo
stradone
gli
otto
carri
di
carbone
che
andavano
alle
zolfare
di
Monte
Diesi
.
-
Ah
,
sí
?
-
fece
il
Salvo
,
sghignando
.
-
Vossignoria
sa
-
seguitò
il
Costa
-
che
il
carbone
lassù
per
le
pompe
dei
cantieri
è
come
il
pane
pei
poverelli
,
e
anche
piú
necessario
.
Vossignoria
va
a
Girgenti
?
Vada
subito
dal
prefetto
perché
mandi
soldati
alla
stazione
d
'
Aragona
,
quanti
più
può
,
per
fare
scorta
al
carbone
fino
alle
zolfare
.
Ci
son
sette
vagoni
pieni
per
rinnovare
il
deposito
;
i
carrettieri
sono
in
isciopero
anch
'
essi
;
ma
il
carbone
si
potrà
caricare
su
i
muli
e
su
gli
asini
,
scortati
dalla
forza
:
ci
metteranno
più
tempo
,
ma
almeno
si
potrà
scongiurare
il
pericolo
che
la
zolfara
grande
,
la
Cace
,
Dio
liberi
,
s
'
allaghi
...
-
E
s
'
allaghi
!
s
'
allaghi
!
s
'
allaghi
!
-
scattò
,
furente
,
Flaminio
Salvo
,
levando
le
braccia
.
-
Vada
tutto
alla
malora
!
Non
m
'
importa
più
di
niente
!
Io
chiudo
,
sai
!
e
mando
tutti
a
spasso
,
te
,
tuo
figlio
,
tutti
,
dal
primo
all
'
ultimo
,
tutti
!
Caccia
via
!
Andiamo
!
-
ordinò
al
cocchiere
.
La
carrozza
si
mosse
,
e
Flaminio
Salvo
partì
senza
neppur
voltarsi
a
salutare
la
figlia
.
Alla
sfuriata
insolita
,
don
Cosmo
s
'
era
affacciato
a
una
finestra
della
villa
e
donna
Sara
Alàimo
s
'
era
fatta
sul
pianerottolo
della
scala
.
L
'
uno
e
l
'
altra
,
e
giù
Dianella
e
il
Costa
rimasero
come
intronati
.
Il
Costa
alla
fine
si
scosse
,
alzò
il
capo
verso
la
finestra
e
salutò
amaramente
:
-
Bacio
le
mani
,
si
-
don
Cosmo
!
Ha
ragione
,
lui
:
è
il
padrone
!
Ma
per
quel
Dio
messo
in
croce
,
creda
pure
,
si
-
don
Cosmo
mio
,
creda
,
Signorinella
:
non
sono
prepotenze
!
La
fame
è
fame
,
e
quando
non
si
può
soddisfare
...
Donna
Sara
dal
pianerottolo
scrollò
il
capo
incuffiato
,
con
gli
occhi
al
cielo
.
-
Mangia
il
Governo
,
-
seguitò
il
Costa
,
-
mangia
la
Provincia
;
mangia
il
Comune
e
il
capo
e
il
sottocapo
e
il
direttore
e
l
'
ingegnere
e
il
sorvegliante
...
Che
può
avanzare
per
chi
sta
sotto
terra
e
sotto
di
tutti
e
deve
portar
tutti
sulle
spalle
e
resta
schiacciato
?
...
Ah
Dio
!
Sono
un
miserabile
,
un
ignorante
sono
;
e
va
bene
:
mi
pesti
pure
sotto
i
piedi
finché
vuole
.
Ma
mio
figlio
,
no
!
mio
figlio
non
me
lo
deve
toccare
!
Gli
dobbiamo
tutto
,
è
vero
;
ma
anche
lui
,
se
è
ancora
lì
,
padrone
mio
riverito
,
che
mi
può
anche
schiaffeggiare
,
ché
da
lui
mi
piglio
tutto
e
gli
bacio
anzi
le
mani
;
se
ancora
è
lì
che
comanda
e
si
gode
le
sue
belle
ricchezze
,
lo
deve
pure
a
mio
figlio
,
lo
deve
:
lei
lo
sa
,
Signorinella
,
e
fors
'
anche
lei
,
si
-
don
Cosmo
...
siamo
giusti
!
-
Già
,
già
,
-
sospirò
il
Laurentano
dalla
finestra
,
-
l
'
affare
delle
zucche
...
-
Che
zucche
?
-
domandò
,
incuriosita
,
donna
Sara
Alàimo
.
-
Ma
!
-
fece
il
Costa
.
-
Ve
lo
farete
raccontare
qualche
volta
dalla
Signorinella
qua
,
che
conosce
bene
mio
figlio
,
perché
son
cresciuti
insieme
,
anche
con
quell
'
altro
ragazzo
,
suo
fratellino
,
che
il
Signore
volle
per
sé
e
fu
una
rovina
per
tutti
.
La
povera
signora
,
là
,
che
me
la
ricordo
io
,
bella
un
occhio
di
sole
!
ci
perdette
la
ragione
;
e
lui
,
povero
galantuomo
...
chi
ha
figli
lo
compatisce
...
Dianella
,
col
cuore
gonfio
per
la
durezza
del
padre
,
a
questo
ricordo
non
poté
più
reggere
e
per
nascondere
il
turbamento
,
prese
il
sentieruolo
per
cui
il
Costa
era
venuto
,
e
sparve
tra
gli
olivi
.
Subito
donna
Sara
,
poi
anche
don
Cosmo
invitarono
il
Costa
ad
andar
su
,
per
farlo
rimettere
un
po
'
dalla
corsa
e
non
lasciarlo
così
sudato
alla
brezza
del
mattino
.
Donna
Sara
avrebbe
voluto
far
di
più
:
offrirgli
una
tazzina
di
caffè
;
ma
per
non
perdere
una
parola
del
discorso
fitto
fitto
che
il
Costa
aveva
attaccato
subito
con
don
Cosmo
sul
Salvo
,
ora
che
la
figliuola
non
poteva
più
sentirlo
,
finse
di
non
pensarci
.
-
Ci
conosciamo
,
santo
Dio
,
ci
conosciamo
,
si
-
don
Co
'
!
Che
era
lui
,
alla
fin
fine
?
Io
,
sì
,
coi
piedi
scalzi
,
ho
portato
in
collo
,
lo
dico
e
me
ne
vanto
;
in
collo
lo
zolfo
e
il
carbone
,
dalla
spiaggia
alle
spigonare
.
Il
latino
come
dice
?
Necessitas
non
abita
legge
.
Sissignore
;
e
sono
stato
stivatore
,
e
me
ne
vanto
,
misero
staderante
agl
'
imbarchi
per
la
dogana
,
e
me
ne
vanto
.
Lui
,
però
,
che
cos
'
era
?
Di
nobile
casato
,
sissignore
;
ma
un
sensaluccio
era
,
che
veniva
da
Girgenti
a
Porto
Empedocle
,
tutto
impolverato
per
lo
stradone
della
Spinasanta
,
perché
non
aveva
neanche
da
pagarsi
la
carrozza
o
d
'
affittarsi
un
asinello
,
allora
che
la
ferrovia
non
c
'
era
.
E
i
primi
pìccioli
,
come
li
fece
?
Lo
sa
Dio
e
tanti
lo
sanno
,
tra
i
morti
e
i
morti
.
Poi
prese
l
'
appalto
delle
prime
ferrovie
,
insieme
col
cognato
che
ora
sta
a
Roma
,
signor
ingegnere
,
banchiere
,
commendatore
,
don
Francesco
Vella
,
che
conosciamo
anche
lui
...
-
Ah
,
-
fece
donna
Sara
,
-
ha
un
'
altra
sorella
,
lui
?
-
Come
no
?
-
rispose
il
Costa
,
sospendendo
gli
inchini
con
cui
aveva
accompagnato
ogni
titolo
del
Vella
,
-
donna
Rosa
,
maggiore
di
tutti
,
moglie
del
-
(
e
s
'
inchinò
ancora
una
volta
)
-
commendatore
Francesco
Vella
,
pezzo
grosso
dell
'
Amministrazione
delle
ferrovie
adesso
.
La
linea
qua
,
da
Girgenti
a
Porto
Empedocle
,
non
la
fece
lui
?
Balla
comare
,
che
fortuna
suona
!
Centinaja
di
migliaja
di
lire
,
sorella
mia
;
denari
a
cappellate
,
come
fossero
stati
rena
...
Due
ponti
e
quattro
gallerie
...
Allunga
là
un
gomito
;
taglia
qua
a
scarpa
...
Poi
altre
imprese
di
linee
...
Tutta
la
ricchezza
gli
è
venuta
di
là
,
dico
bene
,
si
-
don
Co
'
?
Ci
conosciamo
!
-
E
le
zucche
?
le
zucche
?
-
tornò
a
domandare
donna
Sara
.
Bisognò
che
il
Costa
gliela
narrasse
per
minuto
,
quella
famosa
storia
delle
zucche
;
e
donna
Sara
lo
compensò
con
le
più
vivaci
esclamazioni
di
stupore
,
di
raccapriccio
,
d
'
ammirazione
del
vocabolario
paesano
,
battendo
di
tratto
in
tratto
le
mani
,
per
scuotere
don
Cosmo
,
il
quale
,
conoscendo
la
storia
,
era
ricaduto
nel
suo
solito
letargo
filosofico
.
Si
scosse
alla
fine
,
ma
senza
aprir
gli
occhi
;
pose
una
mano
avanti
,
disse
:
-
Però
...
-
Ah
,
sì
!
-
riattaccò
subito
con
enfasi
il
Costa
,
battendosi
le
due
manacce
sul
petto
.
-
In
coscienza
,
un
'
anima
sola
abbiamo
,
davanti
a
Dio
,
e
debbo
dire
la
verità
.
Ma
mio
figlio
,
oh
,
si
-
don
Cosmo
-
(
e
il
Costa
levò
una
mano
con
l
'
indice
e
il
pollice
giunti
,
in
atto
di
pesare
)
-
tutti
i
figli
saranno
figli
,
ma
quello
!
cima
!
diritto
come
una
bandiera
!
in
tutte
le
scuole
,
il
primo
!
Appena
laureato
,
subito
il
concorso
per
la
borsa
di
studio
all
'
estero
...
Erano
,
sorella
mia
,
più
di
quattrocento
giovani
ingegneri
d
'
ogni
parte
d
'
Italia
:
tutti
sotto
,
tutti
sotto
se
li
mise
!
E
mi
stette
fuori
quattr
'
anni
,
a
Parigi
,
a
Londra
,
nel
Belgio
,
in
Austria
.
Appena
tornato
a
Roma
,
senza
neanche
farlo
fiatare
,
il
Governo
gli
diede
il
posto
nel
Corpo
degli
ingegneri
minerarii
,
e
lo
mandò
in
Sardegna
,
a
Iglesias
,
dove
ci
fece
un
lavoro
tutto
colorato
su
una
montagna
...
Sarrubbas
...
non
so
...
ah
,
Sarrabus
,
già
,
dico
bene
,
Sarrabus
(
parlano
turco
,
in
Sardegna
)
,
un
lavoro
che
fa
restare
,
sorella
mia
,
allocchiti
.
Ci
stette
poco
,
un
anno
,
poco
più
,
perché
una
Società
francese
,
di
quelle
che
...
i
marenghi
,
a
sacchi
...
vedendo
quella
carta
,
rimase
a
bocca
aperta
.
Non
lo
dico
perché
è
figlio
mio
;
ma
quanti
ingegneri
c
'
è
,
qua
e
fuorivia
?
se
li
mette
in
tasca
tutti
!
Basta
.
Questa
Società
francese
,
dice
,
qua
c
'
è
la
cassa
,
figlio
mio
,
tutto
quello
che
volete
.
Aurelio
,
tra
il
sì
e
il
no
d
'
accettare
,
venne
qua
in
permesso
-
saranno
sei
o
sette
mesi
-
per
consigliarsi
con
me
e
col
principale
,
suo
benefattore
,
ch
'
egli
rispetta
come
suo
secondo
padre
e
fa
bene
!
Il
principale
stesso
gli
sconsigliò
d
'
accettare
,
perché
lo
volle
per
sé
,
capite
?
per
badare
alle
sue
zolfare
d
'
Aragona
e
Comitini
.
Noi
diciamo
:
il
poco
mi
basta
,
l
'
assai
mi
soverchia
...
Accettò
,
ma
ci
scàpita
,
parola
d
'
onore
!
E
con
tutto
questo
,
ora
...
ora
è
marionetta
,
l
'
avete
inteso
?
...
Cristo
sacrato
!
Leonardo
Costa
levò
un
braccio
,
si
alzò
,
sbuffò
per
il
naso
,
scrollando
il
capo
,
e
prese
dalla
sedia
il
cappellaccio
bianco
.
Doveva
andar
via
subito
;
ma
ogni
qual
volta
si
metteva
a
parlare
di
quel
suo
figliuolo
,
lustro
,
colonna
d
'
oro
della
sua
casa
,
non
la
smetteva
più
.
-
Bacio
le
mani
,
si
-
don
Cosmo
,
mi
lasci
scappare
.
Donna
Sara
,
servo
vostro
umilissimo
.
-
Oh
,
e
aspettate
!
-
esclamò
questa
,
fingendo
di
ricordarsi
,
ora
che
il
discorso
era
finito
.
-
Un
sorsellino
di
caffè
...
-
No
no
,
grazie
-
si
schermí
il
Costa
.
-
Ho
tanta
fretta
!
-
Cinque
minuti
!
-
fece
donna
Sara
,
levando
le
mani
a
un
gesto
che
voleva
dire
:
«
Non
casca
il
mondo
!
»
.
E
s
'
avviò
.
Ma
il
Costa
,
sedendo
di
nuovo
,
sospirò
,
rivolto
a
don
Cosmo
:
-
C
'
è
una
mala
femmina
,
si
-
don
Co
'
,
una
mala
femmina
che
da
qualche
tempo
a
questa
parte
mette
male
tra
mio
figlio
e
don
Flaminio
;
io
lo
so
!
E
donna
Sara
non
poté
piú
varcare
la
soglia
:
si
voltò
,
strizzò
gli
occhi
,
arricciò
il
naso
e
chiese
con
una
mossettina
del
capo
:
-
Chi
è
?
-
Non
mi
fate
sparlare
ancora
,
donna
Sara
mia
!
-
sbuffò
il
Costa
.
-
Ho
parlato
già
troppo
!
Ma
,
tanto
,
donna
Sara
Alàimo
aveva
già
compreso
di
quale
mala
femmina
egli
intendesse
parlare
,
e
uscì
,
esclamando
con
le
mani
per
aria
:
-
Che
mondo
!
che
mondo
!
Dianella
non
s
'
affrettò
quella
mattina
a
raggiungere
Mauro
alla
vigna
.
Quello
sguardo
duro
del
padre
nell
'
ira
,
mentre
il
Costa
parlava
del
pericolo
da
cui
il
figlio
era
minacciato
in
Aragona
,
le
aveva
in
un
baleno
richiamato
alla
memoria
un
altro
sguardo
di
lui
,
di
tanti
anni
addietro
,
quando
il
fratellino
era
morto
e
la
madre
impazzita
.
Aveva
undici
anni
,
lei
,
allora
.
E
più
della
morte
del
fratello
,
più
della
sciagura
orrenda
della
madre
le
era
rimasta
indelebile
nell
'
anima
l
'
impressione
di
quello
sguardo
d
'
odio
che
a
lei
-
ragazzetta
ancor
quasi
ignara
,
incerta
e
smarrita
tra
i
giuochi
e
la
pena
-
aveva
lanciato
il
padre
,
nel
cordoglio
rabbioso
:
-
Non
potevi
morir
tu
invece
?
-
le
aveva
detto
chiaramente
quello
sguardo
.
Così
.
Proprio
così
.
E
Dianella
comprendeva
bene
adesso
perché
il
padre
non
avrebbe
esitato
un
momento
a
dar
la
vita
di
lei
in
cambio
di
quella
del
fratello
.
Tutte
le
cure
e
l
'
affetto
e
le
carezze
e
i
doni
,
di
cui
egli
l
'
aveva
poi
colmata
,
non
erano
più
valsi
a
scioglierle
dal
fondo
dell
'
anima
il
gelo
,
in
cui
quello
sguardo
s
'
era
quasi
rappreso
e
indurito
.
Spesso
se
n
'
adontava
con
se
stessa
,
sentendo
che
il
calore
dell
'
affetto
paterno
non
riusciva
più
a
penetrare
in
lei
quasi
respinto
istintivamente
da
quel
gelo
.
Per
qual
ragione
seguitava
egli
ormai
a
lavorare
con
tanto
accanimento
?
ad
accumulare
tanta
ricchezza
?
Non
per
lei
certamente
;
sì
per
un
bisogno
spontaneo
,
prepotente
,
della
sua
stessa
natura
;
per
dominare
su
tutti
;
per
esser
temuto
e
rispettato
;
o
fors
'
anche
per
stordirsi
negli
affari
o
per
prendersi
a
suo
modo
una
rivincita
su
la
sorte
che
lo
aveva
colpito
.
Ma
in
certi
momenti
d
'
ira
(
come
dianzi
)
,
o
di
stanchezza
o
di
sfiducia
,
lasciava
pur
vedere
apertamente
che
tutte
le
sue
imprese
e
i
suoi
sforzi
e
la
sua
vita
stessa
non
avevano
più
scopo
per
lui
,
perduto
l
'
erede
del
nome
,
colui
che
sarebbe
stato
il
continuatore
della
sua
potenza
e
della
sua
fortuna
.
Da
un
pezzo
,
convinta
di
questo
,
Dianella
,
pur
non
sapendo
neanche
immaginare
la
propria
vita
priva
di
tutto
quel
fasto
che
la
circondava
,
aveva
cominciato
a
sentire
un
segreto
dispetto
per
quella
ricchezza
del
padre
,
di
cui
un
giorno
(
il
piú
lontano
possibile
!
)
ella
sarebbe
stata
l
'
unica
erede
,
per
forza
e
senza
alcuna
soddisfazione
per
lei
.
Quante
volte
,
nel
vederlo
stanco
e
irato
,
non
avrebbe
voluto
gridargli
:
«
Basta
!
Lascia
!
Perché
la
accresci
ancora
,
se
dev
'
esser
poi
questa
la
fine
?
»
.
E
altro
ancora
,
ben
altro
avrebbe
voluto
gridargli
,
se
con
l
'
anima
avesse
potuto
arrivare
all
'
anima
del
padre
,
senza
che
le
labbra
si
movessero
e
udissero
gli
orecchi
.
Da
quanto
aveva
potuto
intendere
col
finissimo
intuito
e
penetrare
con
quegli
occhi
silenziosamente
vigili
e
da
certi
discorsi
colti
a
volo
senza
volerlo
,
aveva
già
coscienza
che
la
ricchezza
del
padre
,
se
non
al
tutto
male
acquistata
,
aveva
pur
fatto
molte
vittime
in
paese
.
Crudele
con
lui
la
sorte
,
crudele
la
rivincita
che
si
prendeva
su
essa
.
Voleva
tutto
per
sé
,
tutto
in
suo
pugno
:
zolfare
e
terre
e
opificii
,
il
commercio
e
l
'
industria
dell
'
intera
provincia
.
Ora
perché
gravare
su
le
esili
spalle
di
lei
-
figlia
...
sí
,
amata
,
ma
non
prediletta
,
quantunque
rimasta
sola
-
il
fardello
di
tutte
quelle
ricchezze
,
che
molti
forse
maledicevano
in
segreto
e
che
certo
non
le
avrebbero
portato
fortuna
?
Eppure
s
'
era
illusa
,
fino
a
poco
tempo
fa
,
che
il
padre
l
'
avrebbe
lasciata
libera
nella
scelta
;
che
anzi
egli
stesso
l
'
avesse
ajutata
a
scegliere
,
beneficando
colui
che
,
da
ragazzo
,
gli
aveva
salvato
la
vita
.
Bruno
,
come
fuso
nel
bronzo
,
coi
capelli
ricci
,
neri
,
e
gli
occhi
fermi
e
serii
,
Aurelio
Costa
le
era
apparso
la
prima
volta
,
a
tredici
anni
;
era
stato
poi
per
tanto
tempo
suo
compagno
di
giuoco
,
suo
e
del
fratellino
.
Tutt
'
e
tre
,
ragazzi
,
non
capivano
allora
che
differenza
fosse
tra
loro
.
Alla
morte
del
fratellino
però
,
Aurelio
era
man
mano
divenuto
con
lei
sempre
più
timido
e
circospetto
;
non
aveva
piú
voluto
giocare
come
prima
;
era
cresciuto
tanto
;
gli
s
'
era
alterata
la
voce
;
s
'
era
messo
a
studiare
,
a
studiare
;
e
lei
,
che
allora
non
aveva
più
di
dodici
anni
,
s
'
era
contentata
d
'
assistere
zitta
zitta
al
suo
studio
,
fingendo
di
studiare
anche
lei
;
ogni
tanto
,
in
punta
di
piedi
,
andava
a
tirargli
un
ricciolo
sulla
nuca
.
A
diciott
'
anni
Aurelio
era
poi
partito
per
iscriversi
all
'
Università
di
Palermo
nella
facoltà
d
'
ingegneria
.
Senza
più
lui
,
la
casa
per
tanti
mesi
era
rimasta
per
lei
come
vuota
;
aveva
l
'
impressione
di
quella
sua
prima
solitudine
,
come
se
avesse
passato
tutto
un
inverno
interminabile
con
la
fronte
appoggiata
ai
vetri
d
'
una
finestra
su
cui
le
gocce
della
pioggia
scorrevano
come
lagrime
,
su
cui
qualche
mosca
superstite
,
morta
di
freddo
,
rimaneva
attaccata
e
lei
con
un
dito
,
toccandola
appena
,
la
faceva
cadere
.
Forse
da
allora
la
sua
fronte
,
per
il
contatto
di
quei
vetri
gelati
,
le
era
rimasta
così
come
fasciata
di
gelo
.
Ma
che
esultanza
poi
al
ritorno
di
lui
,
finito
l
'
anno
scolastico
!
Era
stata
così
vivace
e
piena
di
giubilo
quella
festa
,
che
il
padre
,
appena
andato
via
Aurelio
,
se
l
'
era
chiamata
in
disparte
e
pian
piano
,
con
garbo
,
carezzandole
i
capelli
,
le
aveva
lasciato
intendere
che
sarebbe
stato
bene
frenarsi
,
perché
era
ormai
un
giovanotto
quel
suo
antico
compagno
di
giuoco
,
a
cui
non
bisognava
più
dare
del
tu
.
Senza
saperne
bene
il
perché
s
'
era
fatta
di
bragia
:
oh
Dio
,
e
come
allora
,
del
lei
?
non
era
più
lo
stesso
Aurelio
?
No
,
non
era
più
lo
stesso
Aurelio
,
neanche
per
lei
;
e
se
n
'
era
accorta
sempre
di
più
di
anno
in
anno
ai
ritorni
di
lui
,
finché
all
'
ultimo
,
presa
la
laurea
,
egli
aveva
manifestato
l
'
intenzione
di
concorrere
a
una
borsa
di
studio
all
'
estero
.
Lui
,
proprio
lui
non
era
piú
lo
stesso
;
perché
lei
,
invece
...
sì
,
con
la
bocca
,
signor
Aurelio
,
ma
con
gli
occhi
seguitava
a
dargli
del
tu
.
Prima
di
partire
per
Parigi
,
era
venuto
a
ringraziare
il
suo
benefattore
,
a
giurargli
eterna
gratitudine
;
a
lei
non
aveva
saputo
quasi
dir
nulla
,
quasi
non
aveva
osato
guardarla
,
fors
'
anche
non
s
'
era
accorto
né
del
pallore
del
volto
né
del
tremito
della
mano
di
lei
.
E
tuttavia
non
s
'
era
perduta
;
aveva
fatto
anzi
tanto
più
certo
in
sé
il
suo
sentimento
,
quanto
più
incerta
era
rimasta
sul
conto
di
lui
.
Era
sicura
,
superstiziosamente
,
ch
'
egli
le
fosse
destinato
.
Dopo
la
partenza
,
più
volte
aveva
sentito
il
padre
parlare
del
valore
eccezionale
di
quel
giovine
e
dello
splendido
avvenire
che
avrebbe
avuto
,
e
lodarsi
di
quanto
aveva
fatto
per
lui
,
di
averlo
trattato
come
un
figliuolo
.
Naturalmente
questi
discorsi
le
avevano
ravvivato
sempre
più
nel
cuore
il
fuoco
segreto
e
sempre
più
acceso
la
speranza
che
il
padre
,
avendo
perduto
l
'
unico
figliuolo
,
e
avendo
quasi
creato
lui
quest
'
altro
al
quale
pur
doveva
la
vita
,
avrebbe
preferito
che
a
lui
,
anziché
a
un
altro
più
estraneo
,
andassero
un
giorno
le
ricchezze
e
la
figlia
.
S
'
era
maggiormente
raffermata
in
questa
speranza
pochi
mesi
fa
,
quando
Aurelio
,
ritornato
dalla
Sardegna
,
era
stato
assunto
dal
padre
alla
direzione
delle
zolfare
.
Non
lo
aveva
più
riveduto
dal
giorno
della
partenza
per
Parigi
.
Oppressa
,
tra
il
vano
fasto
,
dalla
vita
meschina
di
Girgenti
,
vecchia
città
,
non
zotica
veramente
,
ma
attediata
nel
vuoto
desolato
dei
lunghi
giorni
tutti
uguali
,
sempre
con
quel
giro
di
visite
delle
tre
o
quattro
famiglie
conoscenti
che
gareggiavano
d
'
affetto
e
di
confidenza
verso
di
lei
,
ch
'
era
come
la
reginetta
del
paese
,
fra
le
spiritosaggini
solite
dei
soliti
giovanotti
eleganti
,
anneghittiti
,
immelensiti
nella
povera
e
ristretta
vita
provinciale
,
s
'
era
riscossa
alla
vista
di
lui
così
maschio
e
padrone
di
sé
.
La
gioja
di
rivederlo
le
s
'
era
però
d
'
un
subito
offuscata
al
sopravvenire
di
Nicoletta
Spoto
,
da
un
anno
appena
moglie
del
Capolino
.
Aveva
notato
uno
strano
imbarazzo
,
un
vivo
turbamento
tanto
in
costei
quanto
in
Aurelio
,
allorché
questi
,
introdotto
nel
salone
,
s
'
era
inchinato
a
salutare
.
Poi
,
appena
il
padre
aveva
condotto
via
con
sé
nello
studio
Aurelio
,
la
Capolino
,
rifiatando
,
aveva
narrato
con
focosa
vivacità
a
lei
e
alla
zia
Adelaide
,
che
quel
poveretto
lì
,
tutto
impacciato
,
aveva
nientemeno
osato
di
mandare
a
chiederla
in
isposa
,
subito
dopo
ottenuto
il
posto
d
'
ingegnere
governativo
in
Sardegna
,
ricordandosi
forse
di
qualche
occhiatina
scambiata
tanti
e
tanti
anni
addietro
,
quand
'
egli
era
ancora
studentello
all
'
Istituto
.
Figurarsi
che
orrore
aveva
provato
lei
,
Lellè
Spoto
,
a
una
tal
richiesta
,
e
come
s
'
era
affrettata
a
rifiutare
,
tanto
più
che
già
erano
avviate
le
prime
pratiche
per
il
matrimonio
con
Ignazio
Capolino
.
S
'
era
sentita
voltare
il
cuore
in
petto
a
questa
notizia
inattesa
;
s
'
era
fatta
certo
di
mille
colori
e
certo
s
'
era
tradita
con
quella
donna
,
di
cui
già
conosceva
la
relazione
segreta
e
illecita
col
padre
.
Non
le
aveva
detto
nulla
;
ma
quando
Aurelio
,
dopo
la
lunga
udienza
,
era
ritornato
in
salone
,
lei
,
tutta
accesa
in
volto
,
lo
aveva
accolto
apposta
con
premure
esagerate
ricordandogli
i
giorni
passati
insieme
,
i
giuochi
,
le
confidenze
.
E
più
volte
,
con
gioja
,
aveva
veduto
colei
mordersi
il
labbro
e
impallidire
.
Dianella
sperava
che
Aurelio
,
almeno
quella
volta
,
avesse
compreso
.
Lo
aveva
subito
scusato
in
cuor
suo
del
tradimento
,
di
cui
non
poteva
aver
coscienza
,
non
credendo
di
poter
ardire
di
alzar
gli
occhi
fino
a
lei
;
ma
...
intanto
,
ah
!
proprio
a
quella
donna
lì
,
sotto
ogni
riguardo
indegna
di
lui
,
era
andato
a
pensare
!
E
il
rifiuto
di
quella
donna
le
era
sembrato
quasi
un
'
offesa
diretta
anche
a
lei
.
Però
,
ecco
,
egli
era
stato
a
Parigi
;
la
vivacità
,
la
capricciosa
disinvoltura
di
Nicoletta
Spoto
avevano
forse
acquistato
allora
un
gran
pregio
agli
occhi
di
lui
,
ricordandogli
probabilmente
le
donne
conosciute
e
ammirate
colà
.
D
'
umilissimi
natali
,
aveva
creduto
forse
di
fare
un
gran
salto
imparentandosi
con
una
famiglia
come
quella
della
Spoto
,
molto
ricca
un
giorno
,
ora
decaduta
,
ma
tuttavia
tra
le
più
cospicue
del
paese
.
Costei
ora
,
certo
,
avvalendosi
del
potere
che
aveva
sul
padre
,
si
vendicava
dell
'
affronto
patito
quella
volta
.
Anche
lei
,
Dianella
,
aveva
notato
che
da
qualche
tempo
il
padre
non
si
mostrava
più
contento
di
Aurelio
;
e
che
da
alcune
sere
lì
,
nella
villa
,
parlando
con
don
Cosmo
Laurentano
,
insisteva
su
certe
domande
che
le
davano
da
pensare
.
Segretamente
,
lei
disapprovava
quelle
nozze
strane
della
zia
col
principe
don
Ippolito
,
ne
aveva
quasi
onta
,
sospettando
nel
padre
un
pensiero
nascosto
:
che
cioè
si
volesse
servire
di
quelle
nozze
non
certo
onorevoli
per
introdursi
nella
casa
dei
Laurentano
e
attrarre
a
sé
a
poco
a
poco
anche
le
sostanze
di
questa
.
Da
alcune
sere
,
a
cena
,
il
discorso
di
don
Cosmo
cadeva
,
insistente
,
sul
figlio
del
principe
,
su
Lando
Laurentano
,
che
viveva
a
Roma
.
Perché
?
Assorta
in
questi
pensieri
,
Dianella
s
'
era
seduta
sotto
un
olivo
sul
ciglio
del
profondo
burrone
e
guardava
la
dirupata
costa
dirimpetto
,
dove
pascolava
una
greggiola
di
capre
scesa
dalle
terre
di
Platanìa
.
Il
giorno
dopo
l
'
arrivo
in
quella
campagna
,
s
'
era
sentita
quasi
rinascere
.
L
'
aria
di
selvatica
rustichezza
,
che
la
vecchia
villa
aveva
preso
nell
'
abbandono
;
la
malinconia
profonda
che
da
quell
'
abbandono
pareva
si
fosse
diffusa
tutt
'
intorno
,
nei
viali
,
nei
sentieri
solinghi
,
quasi
scomparsi
sotto
le
borracine
e
le
tignàmiche
,
ove
l
'
aria
-
fresca
dell
'
ombra
degli
olivi
e
dei
mandorli
o
delle
alte
spalliere
di
fichidindia
-
era
satura
di
fragranze
,
amare
di
prugnole
,
dense
e
acute
di
mentastri
e
di
salvie
;
e
quell
'
ampio
burrone
precipite
;
e
la
chiara
e
gaja
vicinanza
del
mare
;
e
quegli
alberi
antichi
,
non
curati
,
irti
di
polloni
selvaggi
,
sognanti
nel
silenzio
della
solitudine
immensa
,
si
accordavano
soavemente
con
l
'
animo
in
cui
ella
si
trovava
.
Ora
,
invece
,
quei
discorsi
del
padre
...
l
'
ira
contro
Aurelio
...
e
quello
sciopero
di
solfaraj
ad
Aragona
...
le
minacce
...
E
lei
,
lì
sola
,
senza
nessuno
veramente
con
cui
votarsi
il
cuore
...
Aver
la
madre
e
non
potersi
rivolgere
a
lei
,
e
vedersela
davanti
,
peggio
che
morta
-
viva
e
vana
...
Lustreggiava
per
un
tratto
,
tra
i
culmi
radi
delle
canne
in
fondo
al
burrone
un
ruscelletto
che
a
un
certo
punto
era
stato
tagliato
dai
lavori
di
presa
per
la
linea
ferroviaria
.
Vi
fissò
gli
occhi
e
le
sorse
allora
spontanea
l
'
immagine
che
lei
fosse
rimasta
appunto
come
un
ruscello
a
cui
una
mano
ignota
per
malvagio
capriccio
avesse
traviato
la
vena
presso
la
fonte
con
irti
e
gravi
sassi
;
e
l
'
acqua
di
là
si
fosse
sparsa
stagnante
,
e
di
qua
il
ruscello
si
fosse
raddensato
in
rena
e
in
ciottoli
.
Ah
,
che
sete
inestinguibile
le
era
rimasta
dell
'
amore
materno
!
Ma
s
'
appressava
alla
madre
,
e
questa
non
la
riconosceva
per
figlia
.
Il
dolore
di
lei
così
vicino
e
urgente
non
si
ripercoteva
per
nulla
in
quella
coscienza
spenta
.
-
Vittoria
Vivona
d
'
Alessandria
della
Rocca
,
-
diceva
la
madre
di
se
stessa
,
con
voce
che
pareva
arrivasse
di
lontano
.
-
Bella
figlia
!
bella
figlia
!
Aveva
una
treccia
di
capelli
che
non
finiva
mai
;
tre
donne
gliela
pettinavano
...
Cantava
e
sonava
.
Sonava
anche
l
'
organo
in
chiesa
,
a
Santa
Maria
dell
'
Udienza
,
e
gli
angioletti
stavano
a
sentirla
,
in
ginocchio
e
a
mani
giunte
,
cosí
...
Doveva
sposare
un
riccone
di
Girgenti
;
le
venne
un
mal
di
capo
,
e
morì
...
Dianella
non
poté
più
frenare
le
lagrime
e
si
mise
a
piangere
silenziosamente
,
con
amara
voluttà
in
quella
solitudine
.
Ma
il
silenzio
attorno
era
così
attonito
,
e
così
intenso
e
immemore
il
trasognamento
della
terra
e
di
tutte
le
cose
,
che
a
poco
a
poco
se
ne
sentì
attratta
e
affascinata
.
Le
parvero
allora
gravati
da
una
tristezza
infinita
e
rassegnata
quegli
alberi
assorti
nel
loro
sogno
perenne
,
da
cui
invano
il
vento
cercava
di
scuoterli
.
Percepì
,
in
quella
intimità
misteriosa
con
la
natura
,
il
brulichìo
delle
foglie
,
il
ronzìo
degli
insetti
,
e
non
sentì
più
di
vivere
per
sé
;
visse
per
un
istante
quasi
incosciente
,
con
la
terra
,
come
se
l
'
anima
le
si
fosse
diffusa
e
confusa
in
tutte
le
cose
della
campagna
.
Ah
,
che
freschezza
d
'
infanzia
nell
'
erbetta
che
le
sorgeva
accanto
!
e
come
appariva
rosea
la
sua
mano
sul
tenero
verde
di
quelle
foglie
!
oh
,
ecco
un
maggiolino
sperduto
,
fuor
di
stagione
,
che
le
scorreva
su
la
mano
...
Com
'
era
bello
!
piccolo
e
lucido
più
d
'
una
gemma
!
E
poteva
dunque
la
terra
,
tra
tante
cose
brutte
e
tristi
,
produrne
pure
di
così
gentili
e
graziose
?
Trascorse
,
quasi
in
risposta
,
su
quelle
foglie
,
su
la
sua
mano
come
un
lieve
e
fresco
alito
di
gioja
.
Dianella
trasse
un
sospiro
e
aspettò
con
la
mano
su
l
'
erba
che
l
'
insetto
ritrovasse
la
sua
via
tra
le
foglie
,
poi
si
scosse
di
soprassalto
all
'
arrivo
festoso
improvviso
dei
tre
mastini
che
le
si
fecero
attorno
,
anzi
sopra
,
impazienti
,
scostandosi
l
'
un
l
'
altro
,
per
aver
sul
capo
la
carezza
delle
sue
mani
.
E
non
la
lasciavano
alzare
.
Alla
fine
sopraggiunse
Mauro
Mortara
.
-
Vi
siete
sentita
male
?
-
le
domandò
,
cupo
,
senza
guardarla
.
-
No
...
niente
...
-
gli
rispose
,
schermendosi
con
le
braccia
dalle
piote
e
dalle
linguate
dei
cani
,
e
sorridendo
mestamente
.
-
Un
po
'
stanca
...
-
Qua
!
-
gridò
forte
Mauro
ai
tre
mastini
,
perché
la
lasciassero
in
pace
.
E
subito
quelli
restarono
,
come
impietriti
dal
grido
.
Dianella
sorse
in
piedi
e
si
chinò
a
carezzarli
di
nuovo
,
in
compenso
della
sgridata
.
-
Poverini
...
poverini
...
-
Se
volete
venire
...
-
propose
Mauro
.
-
Eccomi
.
A
veder
la
stanza
del
Generale
?
Ho
tanta
curiosità
...
Era
impacciata
nel
parlargli
,
non
sapendo
ancor
bene
se
dargli
del
voi
o
del
tu
.
-
Vostro
padre
è
partito
?
-
Sì
,
sì
,
-
s
'
affrettò
a
rispondergli
;
e
subito
si
pentì
della
fretta
che
poteva
dimostrare
in
lei
quel
sollievo
stesso
che
provavano
tutti
quando
il
padre
era
assente
.
-
Ad
Aragona
,
-
disse
-
si
sono
ribellati
i
solfaraj
.
Bisognerà
mandarci
soldati
e
carabinieri
.
-
Piombo
!
piombo
!
-
approvò
Mauro
subito
,
scotendo
energicamente
il
capo
.
-
Sbirro
,
vi
giuro
,
andrei
a
farmi
,
vecchio
come
sono
!
-
Forse
...
-
si
provò
a
dire
Dianella
.
Ma
il
Mortara
la
interruppe
con
una
sua
abituale
esclamazione
:
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
Non
ammetteva
repliche
,
Mauro
Mortara
.
Nelle
sue
perpetue
ruminazioni
vagabonde
tra
la
solitudine
della
campagna
s
'
era
a
modo
suo
sistemato
il
mondo
,
e
ci
camminava
dentro
,
sicuro
,
da
padreterno
,
lisciandosi
la
lunga
barba
bianca
e
sorridendo
con
gli
occhi
alle
spiegazioni
soddisfacenti
che
aveva
saputo
darsi
d
'
ogni
cosa
.
Tutto
ciò
che
accadeva
,
doveva
rientrar
nelle
regole
di
quel
suo
mondo
.
Se
qualche
cosa
non
poteva
entrarci
,
egli
la
tagliava
fuori
,
senz
'
altro
,
o
fingeva
di
non
accorgersene
.
Guaj
a
contraddirlo
!
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
Che
pretendono
?
Voglio
sapere
che
pretendono
!
Dobbiamo
tutti
ubbidire
,
dal
primo
all
'
ultimo
,
tutti
,
e
ognuno
stare
al
suo
posto
,
e
guardare
alla
comunità
!
Perché
questi
pezzi
di
galera
figli
di
cane
ingrati
e
sconoscenti
debbono
guastare
a
noi
vecchi
la
soddisfazione
di
vedere
questa
comunità
,
l
'
Italia
,
divenuta
per
opera
nostra
quella
che
è
?
Che
ne
sanno
,
di
cos
'
era
prima
l
'
Italia
?
Hanno
trovato
la
tavola
apparecchiata
,
la
pappa
scodellata
,
e
ora
ci
sputano
sopra
,
capite
?
Intanto
,
guardate
:
Tunisi
è
là
!
Si
voltò
verso
il
mare
e
col
braccio
teso
indicò
,
fosco
,
un
punto
nell
'
orizzonte
lontano
.
Dianella
si
volse
a
guardare
,
senza
comprendere
come
c
'
entrasse
Tunisi
.
Ella
lo
lasciava
dire
e
non
l
'
interrompeva
mai
,
se
non
per
approvare
tutti
quegli
sproloquii
patriottici
ch
'
egli
le
faceva
.
-
È
là
!
-
ripeté
Mauro
fieramente
.
-
E
ci
sono
i
Francesi
là
che
ce
l
'
hanno
presa
a
tradimento
!
E
domani
possiamo
averli
qua
,
in
casa
nostra
,
capite
?
Vi
giuro
che
non
ci
dormo
,
certe
notti
,
e
mi
mordo
le
mani
dalla
rabbia
!
E
invece
d
'
impensierirsi
di
questo
,
quei
mascalzoni
là
pensano
a
fare
scioperi
,
ad
azzuffarsi
tra
loro
!
Tutta
opera
dei
preti
,
sapete
?
Cima
di
birbanti
!
schiuma
d
'
ogni
vizio
!
abissi
di
malizia
!
Soffiano
nel
fuoco
,
sotto
sotto
,
per
smembrare
di
nuovo
l
'
Italia
...
I
Sanfedisti
!
I
Sanfedisti
!
Io
debbo
guardarmi
davanti
e
dietro
,
perché
me
l
'
hanno
giurata
e
mi
contano
i
passi
.
Ma
con
me
le
spese
ci
perdono
...
Guardate
qua
!
E
mostrò
a
Dianella
i
due
pistoloni
napoletani
che
gli
pendevano
dalla
cintola
.
Quella
visita
alla
famosa
stanza
del
Generale
,
detta
per
antonomasia
il
Camerone
,
era
una
grazia
veramente
particolare
concessa
a
Dianella
.
Mauro
Mortara
,
che
ne
teneva
la
chiave
,
non
vi
lasciava
entrar
mai
nessuno
.
E
non
l
'
uscio
soltanto
,
ma
anche
le
persiane
dei
due
terrazzini
e
della
finestra
stavano
sempre
chiuse
,
quasi
che
l
'
aria
e
la
luce
,
entrandovi
apertamente
,
potessero
fugare
i
ricordi
raccolti
e
custoditi
con
tanta
gelosa
venerazione
.
Certo
,
dopo
la
partenza
del
vecchio
principe
per
l
'
esilio
,
uscio
e
finestre
erano
stati
spalancati
chi
sa
quante
volte
;
ma
il
Mortara
,
da
che
era
ritornato
a
Valsanìa
,
aveva
tenute
almeno
le
persiane
sempre
chiuse
così
,
e
aveva
l
'
illusione
che
così
appunto
fossero
rimaste
da
allora
,
sempre
,
e
che
però
quelle
pareti
serbassero
ancora
il
respiro
del
Generale
,
l
'
aria
di
quel
tempo
.
Questa
illusione
era
sostenuta
dalla
vista
della
suppellettile
rimasta
intatta
,
tranne
la
lettiera
d
'
ottone
a
baldacchino
,
che
non
aveva
più
né
materasse
,
né
tavole
,
né
l
'
ampio
parato
a
padiglione
.
Quella
penombra
era
così
propizia
alla
rievocazione
dei
lontani
ricordi
!
Mauro
,
ogni
volta
,
girava
un
po
'
per
la
stanza
;
si
fermava
innanzi
a
questo
o
a
quel
mobile
decrepito
,
dall
'
impiallacciatura
gonfia
e
crepacchiata
qua
e
là
;
poi
andava
a
sedere
sul
divano
imbottito
d
'
una
stoffa
verde
,
ora
ingiallita
,
con
due
rulli
alla
base
di
ciascuna
testata
,
e
lì
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
lisciandosi
con
la
piccola
mano
tozza
e
vigorosa
la
lunga
barba
bianca
,
pensava
,
e
più
spesso
ricordava
,
assorto
,
come
in
chiesa
un
divoto
nella
preghiera
.
Non
lo
disturbavano
neppure
i
topi
che
facevano
talvolta
una
gazzarra
indiavolata
sul
terrazzo
di
sopra
,
il
cui
piano
,
per
impedire
che
il
soffitto
del
camerone
rovinasse
,
s
'
era
dovuto
ricoprire
di
lastre
di
bandone
.
Il
rimedio
era
giovato
poco
e
per
poco
tempo
;
le
lastre
di
bandone
s
'
erano
staccate
e
accartocciate
al
sole
,
con
molta
soddisfazione
dei
topi
che
,
rincorrendosi
,
vi
s
'
appiattavano
;
e
il
soffitto
già
s
'
era
aggobbato
,
gocciava
d
'
inverno
per
due
o
tre
stillicidii
,
e
le
pareti
serbavano
,
anche
d
'
estate
,
due
larghe
chiose
d
'
umido
,
grommose
di
muffa
.
Don
Cosmo
non
se
ne
dava
pensiero
:
non
entrava
quasi
mai
nel
camerone
;
Mauro
non
voleva
che
si
riattasse
:
poco
più
gli
restava
da
vivere
e
voleva
che
tutto
lì
rimanesse
com
'
era
;
sapeva
che
,
morto
lui
,
nessuno
si
sarebbe
preso
più
cura
di
custodire
quel
«
santuario
della
libertà
»
;
e
il
soffitto
allora
poteva
anche
crollare
o
essere
riattato
.
Intanto
,
ogni
anno
,
al
sopravvenire
dell
'
autunno
,
egli
si
recava
sul
terrazzo
a
rassettare
e
fissar
le
lastre
di
bandone
con
grosse
pietre
,
e
sul
pavimento
del
camerone
collocava
concole
e
concoline
sotto
gli
stillicidii
.
Le
gocce
vi
piombavan
sonore
,
ad
una
ad
una
;
e
quel
tin
-
tan
cadenzato
pareva
gli
conciliasse
il
raccoglimento
Dianella
,
entrando
,
ebbe
subito
come
un
urto
dalla
vista
inattesa
d
'
una
belva
imbalsamata
che
,
nella
penombra
,
pareva
viva
,
là
,
nella
parete
di
fronte
,
presso
l
'
angolo
,
con
la
coda
bassa
e
la
testa
volta
da
un
lato
,
felinamente
.
-
Che
paura
!
-
esclamò
,
levando
le
mani
verso
il
volto
e
sorridendo
d
'
un
riso
nervoso
.
-
Non
me
l
'
aspettavo
...
Che
è
?
-
Leopardo
.
-
Bello
!
E
Dianella
abbassò
una
mano
a
carezzare
quel
pelame
variegato
;
ma
subito
la
ritrasse
tutta
impolverata
,
e
notò
che
alla
belva
mancava
uno
degli
occhi
di
vetro
,
il
sinistro
.
-
Un
altro
,
compagno
a
questo
,
-
riprese
Mauro
-
l
'
ho
regalato
al
Museo
dell
'
Istituto
,
a
Girgenti
.
Non
l
'
avete
mai
veduto
?
C
'
è
una
vetrina
mia
,
nel
Museo
.
Accanto
al
leopardo
una
jena
,
bella
grossa
,
e
,
sopra
un
'
aquila
imperiale
.
Su
la
vetrina
sta
scritto
:
Cacciati
,
inbalsamati
e
donati
da
Mauro
Mortara
.
Gnorsì
.
Ma
venite
qua
,
prima
.
Voglio
farvi
vedere
un
'
altra
cosa
.
La
condusse
davanti
al
vecchio
divano
sgangherato
.
Appese
alla
parete
,
sopra
il
divano
,
eran
quattro
medaglie
,
due
d
'
argento
,
due
di
bronzo
,
fisse
in
una
targhetta
di
velluto
rosso
ragnato
e
scolorito
.
Sopra
la
targhetta
era
una
lettera
,
chiusa
in
cornice
,
scritta
di
minutissimo
carattere
in
un
foglietto
cilestrino
,
sbiadito
.
-
Ah
,
le
medaglie
!
-
esclamò
Dianella
.
-
No
,
-
disse
Mauro
,
turbato
,
con
gli
occhi
chiusi
.
-
La
lettera
.
Leggete
la
lettera
.
Dianella
s
'
accostò
di
più
al
divano
e
lesse
prima
la
firma
:
GERLANDO
LAURENTANO
.
-
Del
Generale
?
Mauro
,
ancora
con
gli
occhi
chiusi
,
accenno
di
sì
col
capo
,
gravemente
.
E
Dianella
lesse
:
Amici
,
Le
notizie
di
Francia
,
il
colpo
di
Stato
di
Luigi
Napoleone
recheranno
certamente
una
grave
e
lunga
sosta
al
momento
per
la
nostra
santa
causa
e
ritarderanno
,
chi
sa
fino
a
quando
,
il
nostro
ritorno
in
Sicilia
.
Vecchio
come
sono
,
non
so
né
posso
più
sopportare
il
peso
di
questa
vita
d
'
esilio
.
Penso
che
non
sarò
più
in
grado
di
prestare
il
mio
braccio
alla
Patria
,
quand
'
essa
,
meglio
maturati
gli
eventi
,
ne
avrà
bisogno
.
Viene
meno
pertanto
la
ragione
di
trascinare
così
un
'
esistenza
incresciosa
a
me
,
dannosa
a
'
miei
figli
.
Voi
,
più
giovani
,
questa
ragione
avete
ancora
,
epperò
vivete
per
essa
e
ricordatevi
qualche
volta
con
affetto
del
vostro
Gerlando
Laurentano
Dianella
si
volse
a
guardare
il
Mortara
che
,
tutto
ristretto
in
sé
,
con
gli
occhi
ora
strizzati
,
il
volto
contratto
e
una
mano
su
la
bocca
,
si
sforzava
di
soffocare
nel
barbone
abbatuffolato
i
singhiozzi
irrompenti
.
-
Non
la
rileggevo
piú
da
anni
,
-
mormorò
quando
poté
parlare
.
Tentennò
a
lungo
la
testa
,
poi
prese
a
dire
:
-
Mi
fece
questo
tradimento
.
Scrisse
la
lettera
e
si
vestì
di
tutto
punto
,
come
dovesse
andare
a
una
festa
da
ballo
.
Ero
in
cucina
;
mi
chiamò
.
«
Questa
lettera
a
Mariano
Gioéni
,
a
La
Valletta
»
.
C
'
erano
a
La
Valletta
gli
altri
esiliati
siciliani
,
ch
'
erano
stati
tutti
qua
,
in
questa
camera
,
prima
del
Quarantotto
,
al
tempo
della
cospirazione
.
Mi
pare
di
vederli
ancora
:
don
Giovanni
Ricci
-
Gramitto
,
il
poeta
;
don
Mariano
Gioèni
e
suo
fratello
don
Francesco
;
don
Francesco
De
Luca
;
don
Gerlando
Bianchini
;
don
Vincenzo
Barresi
:
tutti
qua
;
e
io
sotto
a
far
la
guardia
.
Basta
!
Portai
la
lettera
...
Come
avrei
potuto
supporre
?
Quando
ritornai
a
Burmula
,
lo
trovai
morto
.
-
S
'
era
ucciso
?
-
domandò
,
intimidita
,
Dianella
.
-
Col
veleno
,
-
rispose
Mauro
.
-
Non
aveva
fatto
neanche
in
tempo
a
tirare
sul
letto
l
'
altra
gamba
.
Come
era
bello
'
Conoscete
don
Ippolito
?
Più
bello
.
Diritto
,
con
un
pajo
d
'
occhi
che
fulminavano
:
un
San
Giorgio
!
Anche
da
vecchio
,
innamorava
le
donne
.
Richiuse
gli
occhi
e
a
bassa
voce
recitò
la
chiusa
della
lettera
,
che
sapeva
a
memoria
:
-
Voi
,
più
giovani
,
questa
ragione
avete
ancora
,
epperò
vivete
per
essa
e
ricordatevi
qualche
volta
con
affetto
del
vostro
Gerlando
Laurentano
.
Vedete
?
E
vissi
io
,
come
lui
volle
.
E
qua
,
sotto
la
lettera
,
che
mi
feci
restituire
da
don
Mariano
Gioèni
,
ho
voluto
appendere
,
come
in
risposta
,
le
mie
medaglie
.
Ma
prima
di
guadagnarmele
!
Sedete
,
qua
;
non
vi
stancate
...
Dianella
sedette
sul
vecchio
divano
.
In
quel
punto
,
donna
Sara
Alàimo
,
sentendo
parlare
nel
camerone
e
vedendo
insolitamente
l
'
uscio
socchiuso
,
sporse
il
capo
incuffiato
a
guardare
.
-
Che
volete
voi
qua
?
-
saltò
su
Mauro
Mortara
,
come
avrebbe
fatto
,
se
vivo
,
quel
leopardo
.
-
Qua
non
c
'
è
nulla
per
voi
!
-
Puh
!
-
fece
donna
Sara
,
ritraendo
subito
il
capo
.
-
E
chi
vi
tocca
?
Mauro
corse
a
sprangar
l
'
uscio
.
-
La
strozzerei
!
Non
la
posso
soffrire
,
non
la
posso
vedere
,
questa
spïaccia
dei
preti
!
S
'
arrischia
anche
a
ficcare
il
naso
qua
dentro
ora
?
Non
l
'
aveva
mai
fatto
!
La
tengono
qua
i
preti
,
sapete
?
approfittandosi
di
quel
babbeo
di
don
Cosmo
.
I
Sanfedisti
,
i
Sanfedisti
...
-
Ma
ci
sono
ancora
davvero
codesti
Sanfedisti
?
-
domandò
Dianella
con
un
benevolo
sorriso
.
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
-
tornò
ad
esclamare
il
Mortara
.
-
Se
ci
sono
!
Forse
ora
si
fanno
chiamare
d
'
un
'
altra
maniera
;
ma
sono
sempre
quelli
.
Setta
infernale
,
sparsa
per
tutto
il
mondo
!
Spie
dappertutto
:
ne
trovai
una
finanche
in
Turchia
,
figuratevi
!
a
Costantinopoli
.
-
Siete
stato
fin
là
?
-
domandò
Dianella
.
-
Fin
là
?
Ma
più
lontano
ancora
!
-
rispose
Mauro
con
un
sorriso
di
soddisfazione
.
-
Dove
non
sono
stato
e
che
cosa
non
ho
fatto
io
?
Contiamo
;
ma
non
bastano
le
dita
delle
mani
:
pecorajo
,
contadino
,
servitore
,
mozzo
di
nave
,
scaricatore
di
bordo
,
stivatore
,
fochista
,
cuoco
,
bagnino
,
cacciatore
di
bestie
feroci
,
poi
volontario
garibaldino
,
attendente
di
Bixio
;
poi
,
dopo
la
Rivoluzione
,
capo
-
carcerario
:
trecento
galeotti
ho
tenuto
in
un
pugno
a
Santo
Vito
,
che
volevano
scappare
;
e
alla
fine
,
qua
,
campagnuolo
di
nuovo
.
La
mia
vita
?
Non
parrebbe
vera
,
se
qualcuno
la
volesse
raccontare
.
Stette
un
pezzo
a
lisciarsi
la
barba
,
mentre
gli
occhi
verdastri
gli
ridevano
lucidi
,
al
fremito
interno
dei
ricordi
.
-
Tagliate
un
tronco
d
'
albero
,
-
disse
,
-
e
buttatelo
a
mare
,
lontano
dalla
spiaggia
.
Dove
andrà
a
finire
?
Ero
come
un
tronco
d
'
albero
,
nato
e
cresciuto
qua
,
a
Valsanìa
.
Venne
la
bufera
e
mi
schiantò
.
Prima
partì
il
Generale
coi
compagni
;
io
partii
due
giorni
dopo
,
di
notte
,
sopra
un
bastimento
a
vela
,
com
'
usava
a
quei
tempi
:
una
barcaccia
di
quelle
che
chiamano
tartane
.
Ora
rido
.
Sapeste
però
che
spavento
,
quella
notte
,
sul
mare
!
-
La
prima
volta
?
-
Chi
c
'
era
mai
stato
!
Nero
,
tutto
nero
,
cielo
e
mare
.
Solo
la
vela
,
stesa
,
biancheggiava
.
Le
stelle
,
fitte
fitte
,
alte
,
parevano
polvere
.
Il
mare
si
rompeva
urtando
contro
i
fianchi
della
tartana
,
e
l
'
albero
cigolava
.
Poi
spuntò
la
luna
,
e
il
bestione
si
abbonacciò
.
I
marinai
,
a
prua
,
fumavano
la
pipa
e
chiacchieravano
tra
loro
;
io
,
buttato
là
,
tra
le
balle
e
il
cordame
incatramato
,
vedevo
il
fuoco
delle
loro
pipe
;
piangevo
,
con
gli
occhi
spalancati
,
senz
'
accorgermene
.
Le
lagrime
mi
cadevano
su
le
mani
.
Ero
come
una
creatura
di
cinque
anni
;
e
ne
avevo
trentatré
!
Addio
,
Sicilia
;
addio
,
Valsanìa
;
Girgenti
che
si
vede
da
lontano
,
lassù
,
alta
;
addio
,
campane
di
San
Gerlando
,
di
cui
nel
silenzio
della
campagna
m
'
arrivava
il
ronzìo
;
addio
,
alberi
che
conoscevo
a
uno
a
uno
...
Voi
non
vi
potete
immaginare
,
come
da
lontano
vi
s
'
avvistino
le
cose
care
che
lasciate
e
vi
afferrino
e
vi
strappino
l
'
anima
!
Io
vedevo
certi
luoghi
,
qua
,
di
Valsanìa
,
proprio
come
se
vi
fossi
;
meglio
,
anzi
;
notavo
certe
cose
,
che
prima
non
avevo
mai
notato
;
come
tremavano
i
fili
d
'
erba
alla
brezza
grecalina
,
un
sasso
caduto
dal
murello
,
un
albero
un
po
'
storto
a
pendìo
,
che
si
sarebbe
potuto
raddrizzare
,
e
di
cui
potevo
contare
le
foglie
,
a
una
a
una
...
Basta
!
All
'
alba
,
giunsi
a
Malta
.
Prima
si
tocca
l
'
isola
di
Gozzo
...
Malta
,
capite
?
tutta
come
un
golfo
,
abbraccia
il
mare
.
Qua
e
là
,
tante
insenature
.
In
una
di
queste
è
Burmula
,
dove
il
Generale
aveva
preso
stanza
.
Grossi
porti
,
selve
di
navi
;
e
gente
d
'
ogni
razza
,
d
'
ogni
nazione
:
Arabi
,
Turchi
,
Beduini
,
Marocchini
;
e
poi
Inglesi
,
Francesi
,
Spagnuoli
.
Cento
lingue
.
Nel
Cinquanta
,
ci
scoppiò
il
colera
,
portato
dagli
Ebrei
di
Susa
che
avevano
con
loro
belle
femmine
,
belle
!
ma
,
sapete
?
ragazzette
fresche
,
di
sedici
e
diciott
'
anni
come
voi
...
-
Oh
,
ne
ho
di
piú
io
!
-
sorrise
Dianella
.
-
Di
piú
?
Non
pare
.
Si
dipingevano
.
Senza
bisogno
,
-
seguitò
Mauro
,
-
come
se
fossero
state
vecchie
.
Peccato
!
Belle
femmine
!
Portarono
il
colera
,
vi
dicevo
:
un
'
epidemia
terribile
!
Figuratevi
che
a
Burmula
,
paesettuccio
,
in
una
sola
giornata
,
ottocento
morti
.
Come
le
mosche
si
moriva
.
Ma
la
morte
a
un
disgraziato
che
paura
può
fare
?
Io
mangiavo
,
come
niente
,
petronciani
e
pomodori
:
lo
facevo
apposta
.
Avevo
imparato
una
canzonetta
maltese
e
la
cantavo
giorno
e
notte
,
a
cavalcioni
d
'
una
finestra
.
Perché
ero
innamorato
.
-
Ah
sí
?
Là
?
-
domandò
Dianella
,
sorpresa
.
-
Non
là
,
-
rispose
Mauro
.
-
Avevo
lasciato
qua
,
a
Valsanìa
,
una
villanella
con
cui
facevo
all
'
amore
:
Serafina
...
Si
maritò
con
un
altro
,
dopo
un
anno
appena
.
E
io
cantavo
...
Volete
sentire
la
canzonetta
?
Me
la
ricordo
ancora
.
Socchiuse
gli
occhi
,
buttò
indietro
il
capo
e
si
mise
a
canticchiare
in
falsetto
,
pronunciando
a
suo
modo
le
parole
di
quella
canzonetta
popolare
:
Ahi
me
kalbi
,
kentu
giani
...
Dianella
lo
guardava
,
ammirata
,
con
un
intenerimento
e
una
dolcezza
accorata
,
che
spirava
anche
dal
mesto
ritmo
di
quell
'
arietta
d
'
un
tempo
e
d
'
un
paese
lontano
,
la
quale
affiorava
su
le
labbra
di
quel
vecchio
,
fievole
eco
della
remota
,
avventurosa
gioventù
.
Non
sospettava
minimamente
sotto
la
ruvida
scorza
del
Mortara
la
tenerezza
di
tali
ricordi
.
-
Com
'
è
bella
!
-
disse
.
-
Ricantatela
.
Mauro
,
commosso
,
fece
cenno
di
no
,
con
un
dito
.
-
Non
posso
;
non
ho
voce
.
Sapete
che
vogliono
dire
le
prime
parole
?
Ahimè
,
il
cuore
come
mi
duole
.
Il
senso
delle
altre
non
lo
ricordo
piú
.
Piaceva
tanto
al
Generale
,
questa
canzonetta
.
Me
la
faceva
cantare
sempre
.
Eh
,
avevo
buon
voce
,
allora
...
Voi
guardate
il
leopardo
?
Ora
vi
racconto
.
E
seguitò
a
raccontarle
come
,
dopo
la
morte
del
Generale
,
rimasto
solo
a
Burmula
,
non
volendo
ritornare
in
Sicilia
dove
s
'
era
già
compromesso
,
si
fosse
recato
a
La
Valletta
.
Qua
,
gli
esiliati
siciliani
avrebbero
voluto
ajutarlo
;
ma
egli
,
sapendo
in
che
misere
condizioni
si
trovassero
,
aveva
rifiutato
ogni
soccorso
e
s
'
era
messo
a
lavorare
nel
porto
,
come
mozzo
,
come
scaricatore
,
come
stivatore
.
Mancavano
le
braccia
,
decimata
la
popolazione
dal
colera
.
Poi
s
'
era
imbarcato
su
un
piroscafo
inglese
da
fochista
.
Per
più
di
sei
mesi
era
stato
sepolto
lì
,
nel
saldo
ventre
strepitoso
della
nave
,
ad
arrostirsi
al
fuoco
alimentato
notte
e
giorno
,
senza
mai
sapere
dove
s
'
andasse
.
I
macchinisti
inglesi
lo
guardavano
e
ridevano
-
chi
sa
perché
-
e
un
giorno
,
per
forza
,
avevano
voluto
presentarlo
,
così
tutto
affumicato
com
'
era
,
al
capitano
-
pezzo
d
'
omone
sanguigno
,
con
una
barbaccia
fulva
che
gli
arrivava
fin
quasi
ai
ginocchi
-
e
il
capitano
gli
aveva
più
volte
battuto
la
spalla
,
lodandolo
forse
per
lo
zelo
.
Egli
,
difatti
,
in
tutti
quei
mesi
,
non
s
'
era
dato
un
momento
di
requie
,
neanche
per
prendere
un
boccone
;
aveva
perduto
l
'
appetito
:
beveva
soltanto
,
per
temprar
l
'
arsura
del
corpo
che
,
là
sotto
,
smaniava
il
respiro
,
un
po
'
d
'
aria
!
Unico
svago
,
quando
si
approdava
in
qualche
porto
,
un
vecchio
libro
di
cucina
,
tutto
squinternato
,
sul
quale
aveva
imparato
a
compitare
con
l
'
ajuto
del
cuoco
di
bordo
,
anch
'
esso
italiano
,
da
lungo
tempo
spatriato
a
Malta
.
Svago
e
tesoro
,
per
lui
,
quel
libro
!
Perché
,
un
giorno
,
il
cuoco
,
ammalatosi
gravemente
,
era
stato
sbarcato
a
Smirne
e
,
in
mancanza
d
'
altri
,
alla
prova
di
quest
'
altro
fuoco
era
stato
messo
lui
,
erede
del
libro
e
della
dottrina
culinaria
di
quello
.
S
'
era
dato
con
tutto
l
'
impegno
a
questo
nuovo
ufficio
e
in
breve
aveva
saputo
contentar
così
bene
il
capitano
,
che
questi
poi
,
vedendolo
lì
lì
per
ammalarsi
come
quell
'
altro
cuoco
,
spontaneamente
lo
aveva
allogato
quale
sguattero
in
una
famiglia
inglese
,
ricchissima
,
domiciliata
a
Costantinopoli
.
Ma
la
malattia
contratta
a
bordo
non
lo
aveva
lasciato
lungo
tempo
a
quel
posto
,
per
un
tristo
accidente
capitatogli
uno
di
quei
giorni
.
Un
droghieruccio
d
'
Alcamo
,
stabilito
da
molti
anni
là
a
Costantinopoli
,
dal
quale
egli
si
recava
qualche
volta
per
sentir
parlare
il
dialetto
nativo
,
aveva
voluto
avvelenarlo
.
Sì
!
Invece
d
'
una
pozione
d
'
olio
di
mandorle
dolci
,
gli
aveva
dato
forse
olio
di
mandorle
amare
.
Spia
dei
preti
,
dei
Sanfedisti
,
anche
quello
!
Sbaglio
involontario
?
Ma
che
!
Ricordava
bene
che
una
volta
colui
aveva
osato
rimproverarlo
acerbamente
per
l
'
avventura
del
francescano
appeso
,
ch
'
egli
,
così
per
ridere
,
gli
aveva
narrata
.
Ah
,
ma
rimessosi
per
miracolo
,
dopo
circa
tre
mesi
,
dall
'
avvelenamento
,
gli
aveva
fatto
pagar
caro
il
delitto
.
Con
un
pugno
(
e
Mauro
mostrò
sorridendo
il
pugno
)
lo
aveva
steso
là
,
nella
bottega
.
Aveva
al
dito
un
grosso
anello
di
ferro
,
come
un
chiodo
ritorto
,
comperato
a
Smirne
,
e
con
esso
-
senza
volerlo
,
veh
!
-
gli
aveva
sfracellato
la
tempia
.
Ripresosi
dal
pauroso
sbalordimento
nel
vederselo
cascare
giù
tutto
in
un
fascio
sotto
gli
occhi
,
insanguinato
,
s
'
era
dato
alla
fuga
e
poche
ore
dopo
era
partito
con
una
nave
che
si
recava
a
un
piccolo
porto
dell
'
Asia
Minore
.
Non
ricordava
più
il
nome
del
paesello
di
mare
in
cui
era
disceso
:
era
d
'
estate
e
aveva
trovato
subito
da
allogarsi
come
bagnino
.
-
Avete
sentito
nominare
Orazio
Antinori
?
-
domandò
a
questo
punto
il
Mortara
.
-
L
'
esploratore
?
Sì
,
-
disse
Dianella
.
-
Venne
là
,
ai
bagni
,
un
giorno
,
-
seguitò
Mauro
,
-
con
un
altro
italiano
.
Li
sentii
parlare
e
m
'
accostai
.
L
'
Antinori
assoldava
cacciatori
per
la
caccia
delle
fiere
,
nel
deserto
di
Libia
.
Gli
piacqui
,
mi
prese
con
sé
.
Noi
andavamo
;
gli
mandavamo
le
fiere
uccise
;
egli
le
imbalsamava
e
poi
le
spediva
ai
musei
,
a
Londra
,
a
Vienna
...
Quando
ritornavo
dalle
cacce
,
siccome
lui
mi
voleva
bene
sapendomi
fidato
,
lo
ajutavo
a
preparar
le
droghe
,
e
intanto
,
zitto
zitto
,
gli
rubavo
l
'
arte
.
Così
imparai
a
imbalsamare
;
e
quando
lui
andò
via
,
seguitai
per
conto
mio
la
caccia
e
la
spedizione
.
Vi
voglio
raccontare
una
certa
avventura
.
Un
giorno
,
eravamo
sperduti
,
io
e
lui
,
morti
di
fame
e
di
sete
.
A
un
certo
punto
avvistammo
alcum
alberi
di
fico
e
li
prendemmo
d
'
assalto
,
figuratevi
!
Ma
i
fichi
migliori
erano
in
alto
e
non
potevamo
prenderli
.
Allora
io
,
contadino
,
che
feci
?
m
'
allontanai
e
ritornai
poco
dopo
,
munito
d
'
una
canna
bella
lunga
;
la
spaccai
un
po
'
in
cima
e
con
essa
mi
misi
a
cogliere
i
fichi
alti
piú
maturi
,
con
la
lagrima
di
latte
:
un
miele
,
vi
dico
!
L
'
Antinori
mi
guardava
e
si
rodeva
dentro
.
Alla
fine
non
poté
più
reggere
e
mi
gridò
:
«
Che
fai
?
La
smetti
?
Vuoi
farmi
ammazzare
dai
Turchi
?
»
Capii
l
'
antifona
.
Zitto
,
stesi
il
braccio
e
gli
porsi
la
canna
.
Andai
a
prenderne
un
'
altra
,
e
tutti
e
due
seguitammo
a
rubar
fichi
tranquillamente
.
Ah
,
l
'
Antinori
...
mi
voleva
bene
,
e
m
'
ajutò
tanto
,
anche
da
lontano
.
Stetti
lì
più
di
sei
anni
.
Poi
sentii
che
Garibaldi
era
sbarcato
a
Marsala
,
volai
subito
in
Sicilia
.
Sbarco
a
Messina
;
raggiungo
i
volontarii
a
Milazzo
.
Don
Stefano
Auriti
mi
morì
tra
le
braccia
.
Non
poteva
più
parlare
,
mi
raccomandava
con
gli
occhi
il
figlio
,
don
Roberto
,
il
suo
leonetto
di
dodici
anni
...
Ci
battemmo
!
A
Reggio
aprii
il
fuoco
io
,
sapete
?
la
prima
fucilata
fu
la
mia
!
Poi
Bixio
mi
prese
per
attendente
...
Che
giornata
,
quella
del
Volturno
!
Ma
ora
,
dopo
aver
visto
tante
cose
,
dopo
averne
passate
tante
,
sono
soddisfatto
,
che
volete
!
L
'
Italia
è
grande
!
L
'
Italia
è
alla
testa
delle
nazioni
!
Detta
legge
nel
mondo
!
E
posso
dire
che
anch
'
io
,
così
da
povero
ignorante
e
meschino
come
sono
,
ho
fatto
qualche
cosa
,
senza
tante
chiacchiere
.
Posso
andare
dal
re
e
dirgli
:
«
Maestà
,
alla
sedia
su
cui
voi
sedete
,
se
non
una
gamba
o
una
traversa
,
un
piccolo
pernio
,
qualche
cavicchio
,
l
'
ho
messo
anch
'
io
.
La
mia
parte
te
l
'
ho
fatta
,
figlio
mio
!
»
E
sono
contento
.
Cammino
qua
per
Valsanìa
,
vedo
i
fili
del
telegrafo
,
sento
ronzare
il
palo
,
come
se
ci
fosse
dentro
un
nido
di
calabroni
,
e
il
petto
mi
s
'
allarga
;
dico
:
«
Frutto
della
Rivoluzione
!
»
Vado
piú
là
,
vedo
la
ferrovia
,
il
treno
che
si
caccia
sottoterra
,
nel
traforo
sotto
Valsanìa
,
che
mi
pare
un
sogno
;
e
dico
:
«
Frutto
della
Rivoluzione
!
»
Vado
sotto
il
pino
,
guardo
il
mare
,
vedo
laggiù
a
ponente
Porto
Empedocle
,
che
al
tempo
della
mia
partenza
per
Malta
non
aveva
altro
che
la
Torre
,
il
Rastiglio
,
il
Molo
Vecchio
e
quattro
casucce
,
e
ora
è
diventato
quasi
una
città
;
vedo
le
due
lunghe
scogliere
del
nuovo
porto
,
che
mi
pajono
due
braccia
tese
a
tutte
le
navi
di
tutti
i
paesi
civili
del
mondo
,
come
per
dire
:
«
Venite
!
venite
!
l
'
Italia
è
risorta
,
l
'
Italia
abbraccia
tutti
,
dà
a
tutti
la
ricchezza
del
suo
zolfo
,
la
ricchezza
dei
suoi
giardini
!
»
.
Frutto
della
Rivoluzione
,
anche
questo
,
penso
,
e
-
vedete
?
-
mi
metto
a
piangere
come
un
bambino
,
dalla
gioja
...
Cavò
,
cosí
dicendo
,
dall
'
apertura
della
ruvida
camicia
d
'
albagio
un
grosso
fazzoletto
di
cotone
turchino
,
e
si
asciugò
gli
occhi
,
che
gli
s
'
erano
veramente
riempiti
di
lagrime
.
Dianella
sentì
anche
lei
inumidirsi
gli
occhi
.
Quel
vecchio
che
incuteva
tanta
paura
,
che
aveva
ucciso
un
uomo
come
niente
e
ne
aveva
fatto
morire
un
altro
per
l
'
ombra
d
'
un
sospetto
maniaco
;
che
andava
così
armato
,
in
procinto
sempre
di
versare
altro
sangue
,
pronto
com
'
era
all
'
ira
e
irsuto
e
ombroso
;
quel
vecchio
,
ecco
,
piangeva
come
un
fanciullo
per
l
'
opera
compiuta
,
ch
'
egli
vedeva
senza
mende
e
gloriosa
;
piangeva
esaltandosi
nella
sua
gesta
e
nella
grandezza
della
patria
,
per
cui
aveva
tanto
sofferto
e
combattuto
,
senza
chieder
mai
nulla
,
generoso
e
feroce
,
fedele
come
un
cane
e
coraggioso
come
un
leone
.
Né
i
suoi
colombi
,
né
la
pace
dei
campi
,
né
il
governo
della
vigna
,
né
il
canto
delle
allodole
,
riuscivano
a
rasserenargli
lo
spirito
dopo
tanto
tempo
:
quel
camerone
era
come
la
sua
chiesa
;
e
usciva
di
là
com
'
ebbro
,
e
s
'
aggirava
per
la
campagna
sotto
i
mandorli
e
gli
olivi
,
parlando
tra
sé
di
battaglie
e
di
congiure
,
guardando
biecamente
il
mare
dalla
parte
di
Tunisi
,
donde
immaginava
un
improvviso
assalto
dei
Francesi
...
Un
rumore
di
sonaglioli
e
il
rotolìo
d
'
una
vettura
vennero
a
un
tratto
a
scuotere
Dianella
da
queste
considerazioni
e
Mauro
dal
pianto
.
-
Vostro
padre
?
-
domandò
questi
,
infoscandosi
d
'
un
subito
e
ricacciandosi
nell
'
apertura
della
camicia
il
fazzoletto
.
Dianella
si
levò
,
costernata
,
e
corse
alla
finestra
a
guardare
attraverso
le
stecche
delle
persiane
.
Restò
.
Dalla
vettura
,
che
s
'
era
fermata
davanti
alla
villa
,
scendevano
il
padre
,
di
ritorno
,
e
Aurelio
Costa
-
lui
!
-
in
tenuta
da
campagna
.
-
Andate
,
andate
,
-
le
disse
Mauro
,
quasi
spingendola
.
-
Chiudo
e
me
ne
scappo
!
Dianella
uscì
sul
corridojo
e
vide
in
fondo
a
esso
il
Costa
e
il
padre
,
diretti
alla
camera
di
questo
,
nella
quale
si
chiusero
.
Allora
Mauro
Mortara
,
come
una
bestia
sorpresa
nel
giaccio
,
sgattajolò
ranco
ranco
,
senza
dirle
nulla
.
Ella
rimase
perplessa
,
profondamente
turbata
,
non
sapendo
che
pensare
di
quell
'
improvviso
insolito
ritorno
del
padre
.
Evidentemente
,
tanto
questo
ritorno
quanto
la
venuta
d
'
Aurelio
Costa
si
connettevano
con
le
notizie
dei
tumulti
d
'
Aragona
.
Qualcosa
di
molto
grave
doveva
essere
accaduto
.
Era
fuggito
Aurelio
?
No
:
Dianella
non
volle
nemmeno
supporlo
.
Forse
il
padre
stesso
aveva
mandato
a
chiamarlo
.
Con
quale
animo
?
Fu
tentata
di
recarsi
nella
sua
camera
,
attigua
a
quella
del
padre
,
se
le
riuscisse
di
cogliere
qualche
parola
attraverso
la
parete
,
ma
ricordò
lo
sguardo
del
padre
,
quella
mattina
,
e
se
n
'
astenne
;
rimase
tuttavia
come
tenuta
tra
due
,
nella
sala
d
'
ingresso
.
-
Suo
papà
,
-
le
annunziò
donna
Sara
Alàimo
,
sporgendo
il
capo
dall
'
uscio
della
cucina
.
Dianella
le
accennò
di
sì
col
capo
.
-
Con
l
'
ingegnere
,
-
aggiunse
donna
Sara
,
sottovoce
.
Dianella
le
accennò
di
nuovo
col
capo
che
sapeva
,
e
uscì
sul
pianerottolo
della
scala
esterna
.
La
vettura
era
lì
ancora
,
in
attesa
,
a
piè
della
scala
.
Dunque
il
padre
doveva
ripartire
subito
?
Forse
era
venuto
per
prendere
qualche
carta
.
-
Andrete
a
Porto
Empedocle
adesso
?
-
domandò
al
cocchiere
.
-
Eccellenza
,
sì
-
rispose
questi
.
Ed
ecco
il
padre
e
il
Costa
frettolosi
.
Flaminio
Salvo
non
s
'
aspettava
di
trovar
la
figlia
sul
pianerottolo
della
scala
,
e
,
vedendola
,
si
tirò
un
po
'
indietro
,
senza
fermarsi
,
le
fece
un
sorriso
e
la
salutò
con
la
mano
.
Aurelio
Costa
,
che
gli
veniva
dietro
,
rimase
un
istante
confuso
,
accennò
di
togliersi
il
berretto
da
viaggio
ma
il
Salvo
gli
gridò
:
-
Andiamo
,
andiamo
...
Dianella
,
pallida
,
col
fiato
rattenuto
,
li
vide
montare
su
la
vettura
,
partire
senza
volgere
il
capo
,
e
li
seguí
con
gli
occhi
finché
non
scomparvero
tra
gli
alberi
del
viale
.
Com
'
era
cangiato
Aurelio
!
Sconvolto
...
Pareva
malato
,
invecchiato
,
con
la
barba
non
rifatta
...
Dianella
pensò
al
giudizio
che
ne
aveva
dato
Nicoletta
Capolino
.
Avrebbe
voluto
vederlo
più
altero
di
fronte
al
padre
;
avrebbe
voluto
che
,
non
ostante
il
richiamo
imperioso
di
questo
,
egli
si
fosse
fermato
lì
sul
pianerottolo
,
almeno
per
salutarla
.
Invece
subito
aveva
obbedito
...
Forse
il
momento
...
Chi
sa
che
era
accaduto
alle
zolfare
!
Flaminio
Salvo
ritornò
tardi
,
la
sera
,
d
'
umor
gajo
,
come
ogni
qual
volta
prendeva
una
grave
decisione
.
A
cena
,
si
scusò
con
don
Cosmo
della
sfuriata
della
mattina
;
disse
che
n
'
aveva
fino
alla
gola
,
delle
innumerevoli
seccature
che
gli
erano
diluviate
da
quelle
zolfare
d
'
Aragona
,
e
che
aveva
deciso
di
chiuderle
.
-
Così
sciopereranno
un
po
'
per
piacer
mio
,
i
signori
solfaraj
,
e
avranno
piú
tempo
d
'
assistere
alle
prediche
dei
loro
sacerdoti
umanitarii
.
Mangino
prediche
!
Bello
,
il
vangelo
umanitario
,
don
Cosmo
,
letto
su
una
pagina
sola
!
Se
voltassero
pagina
.
Ma
se
ne
guardano
bene
!
Hanno
ragione
;
ma
la
loro
ragione
è
qua
!
E
si
toccò
il
ventre
.
-
Andate
a
far
loro
intendere
che
la
politica
doganale
seguìta
dal
Governo
italiano
è
stata
tutta
una
cuccagna
per
l
'
industria
e
gl
'
industriali
dell
'
alta
Italia
e
una
rovina
spaventosa
per
il
Mezzogiorno
e
per
la
nostra
povera
isola
;
che
da
anni
e
anni
l
'
aumento
delle
tasse
e
di
tutti
i
pesi
è
continuo
e
continuo
il
ribasso
dei
prodotti
;
che
col
prezzo
a
cui
è
disceso
lo
zolfo
non
solo
è
assolutamente
impossibile
trattarli
meglio
,
ma
è
addirittura
una
follìa
seguitar
l
'
industria
...
Io
non
avevo
chiuso
le
zolfare
per
loro
,
per
dar
loro
almeno
un
tozzo
di
pane
.
Scioperano
?
Tante
grazie
!
Vuol
dire
che
possono
fare
a
meno
di
lavorare
.
Tutti
a
spasso
!
Allegria
!
-
La
vita
!
-
sospirò
don
Cosmo
,
con
gli
angoli
della
bocca
contratti
in
giù
.
-
A
pensarci
bene
...
Lo
zolfo
,
sicuro
...
le
industrie
..
questa
tovaglia
qua
,
damascata
,
questo
bicchiere
arrotato
...
il
lume
di
bronzo
...
tutte
queste
minchionerie
sulla
tavola
...
e
per
la
casa
...
e
per
le
strade
...
piroscafi
sul
mare
,
ferrovie
,
palloni
per
aria
...
Siamo
pazzi
,
parola
d
'
onore
!
...
Sì
,
servono
,
servono
per
riempire
in
qualche
modo
questa
minchioneria
massima
che
chiamiamo
vita
,
per
darle
una
certa
apparenza
,
una
certa
consistenza
...
Mah
!
Vi
giuro
che
non
so
,
in
certi
momenti
,
se
sono
più
pazzo
io
che
non
ci
capisco
nulla
o
quelli
che
credono
sul
serio
di
capirci
qualche
cosa
e
parlano
e
si
muovono
,
come
se
avessero
veramente
un
qualche
scopo
davanti
a
loro
,
il
quale
poi
,
raggiunto
,
non
dovesse
a
loro
stessi
apparir
vano
.
Io
comincerei
,
signor
mio
,
dal
rompere
questo
bicchiere
.
Poi
butterei
giù
la
casa
...
Ricominciando
daccapo
,
chi
sa
!
...
Voi
dite
che
quei
disgraziati
la
ragione
l
'
hanno
qua
?
Beati
loro
,
signor
mio
!
E
guaj
se
si
saziano
...
Dove
l
'
avete
più
voi
,
la
ragione
?
Dove
l
'
ho
piú
io
?
Poco
dopo
,
Flaminio
Salvo
e
Dianella
erano
affacciati
alla
finestra
.
La
notte
era
scurissima
.
Le
stelle
profonde
,
che
pungevano
e
allargavano
il
cielo
,
non
arrivavano
a
far
lume
in
terra
.
I
grilli
scampanellavano
lontano
ininterrottamente
e
,
a
quando
a
quando
,
dal
fondo
del
vallone
saliva
il
verso
accorato
d
'
un
gufo
,
come
un
singulto
.
Il
bujo
,
il
silenzio
intorno
alla
villa
era
qua
e
là
a
tratti
punto
e
vibrante
di
rapidi
stridi
di
nottole
invisibili
.
Poi
la
luna
emerse
,
paonazza
,
su
dall
'
ampia
chiostra
di
Monserrato
in
fondo
,
e
s
'
avvertì
un
lievissimo
brulichìo
di
foglie
per
tutta
la
campagna
.
Un
cane
,
lontano
,
abbajò
.
-
Tu
non
hai
niente
,
Dianella
,
proprio
niente
da
dire
a
tuo
padre
?
-
domandò
il
Salvo
senza
guardarla
,
con
tono
mesto
,
come
se
con
l
'
anima
vagasse
lontano
assai
da
quella
finestra
.
-
Io
?
-
fece
Dianella
,
incerta
e
quasi
sbigottita
.
-
Niente
...
Che
potrei
dirti
?
-
Niente
,
dunque
,
-
riprese
il
padre
.
-
Nessun
piccolo
,
piccolo
segreto
...
niente
,
eh
?
Sono
contento
.
Perché
tu
,
povera
figliuola
mia
,
purtroppo
hai
soltanto
me
,
preso
da
tante
brighe
...
E
oggi
...
che
giornataccia
!
...
Sai
che
manca
a
molti
?
Il
senso
dell
'
opportunità
.
Non
dico
che
avrei
risposto
di
sí
,
se
la
domanda
mi
fosse
stata
rivolta
in
altro
giorno
,
in
altro
modo
;
ma
avrei
risposto
di
no
,
almeno
con
piú
garbo
,
ecco
,
dopo
aver
parlato
con
te
.
Dianella
temette
,
ascoltando
queste
parole
calme
e
lente
del
padre
,
che
questi
potesse
udire
il
violento
martellare
del
cuore
di
lei
,
sospeso
in
un
'
aspettazione
angosciosa
,
tra
l
'
impetuoso
ribollimento
di
tutto
il
sangue
per
le
vene
.
-
Mi
hanno
chiesto
...
tu
m
'
intendi
,
-
seguitò
il
Salvo
,
voltandosi
a
spiarla
negli
occhi
.
-
E
io
,
certo
che
la
mia
buona
figliuola
,
così
savia
,
non
poteva
aver
fissato
neanche
per
un
momento
la
propria
attenzione
su
un
giovane
-
oh
,
buono
,
sì
;
ma
pure
,
per
tante
ragioni
,
non
adatto
né
degno
-
preso
in
quel
momento
proprio
inopportuno
,
ho
rifiutato
senz
'
altro
.
Vediamo
un
po
'
,
non
indovini
?
-
No
...
-
rispose
,
più
col
fiato
che
con
la
voce
,
Dianella
.
-
Non
indovini
proprio
?
-
insistette
il
padre
,
sorridendo
come
conscio
della
tortura
che
le
infliggeva
.
-
Su
,
pròvati
...
-
Non
...
non
saprei
...
-
balbettò
lei
.
-
E
allora
bisognerà
che
te
lo
dica
,
-
concluse
il
padre
-
perché
tu
sappia
regolarti
.
Il
De
Vincentis
...
-
Ah
!
-
esclamò
Dianella
,
con
uno
scatto
di
riso
irresistibile
.
-
Quel
povero
Ninì
?
-
Quel
povero
Ninì
,
-
ripeté
il
padre
,
scrollando
il
capo
e
sorridendo
anche
lui
.
-
Dunque
,
te
l
'
aspettavi
?
-
No
,
ti
giuro
,
-
s
'
affrettò
a
rispondergli
Dianella
,
con
vivacità
.
-
M
'
ero
accorta
,
sì
...
-
Ma
t
'
aspettavi
qualche
altro
?
-
tornò
a
domandare
il
padre
,
pronto
,
guardandola
più
acutamente
.
Dianella
allora
s
'
impuntò
e
sostenne
lo
sguardo
del
padre
con
fredda
fermezza
.
-
Ti
ho
detto
di
no
.
Il
sospetto
che
il
padre
con
quel
discorso
avesse
voluto
tenderle
un
'
insidia
era
divenuto
certezza
.
Forse
non
era
neanche
vero
che
Ninì
De
Vincentis
gli
avesse
fatto
quella
richiesta
.
E
l
'
essersi
il
padre
servito
di
lui
,
povero
giovane
troppo
dabbene
,
quasi
per
metterlo
in
dileggio
,
le
parve
odioso
,
sapendo
il
De
Vincentis
anche
peraltro
vittima
del
padre
.
Questi
non
disse
più
nulla
;
rimase
ancora
un
pezzo
alla
finestra
,
a
guardar
fuori
,
poi
se
ne
ritrasse
con
un
sospiro
e
salutò
la
figlia
per
andare
a
dormire
.
-
Buona
notte
-
gli
rispose
Dianella
,
freddamente
.
Appena
sola
,
si
nascose
il
volto
tra
le
mani
e
pianse
.
Le
parve
che
il
padre
si
fosse
divertito
a
straziarle
il
cuore
,
come
un
gatto
col
topo
.
Oh
Dio
,
perché
,
perché
così
cattivo
anche
con
la
propria
figlia
,
quando
gli
sarebbe
stato
così
facile
esser
buono
con
tutti
?
Se
veramente
voleva
ch
'
ella
gli
dicesse
il
suo
segreto
,
ricordandole
che
non
aveva
più
da
confidarsi
con
altri
,
se
non
con
lui
,
perché
,
nello
stesso
momento
che
le
poneva
innanzi
la
sorte
crudele
che
le
aveva
tolto
il
consiglio
e
l
'
amore
della
madre
,
le
tendeva
un
'
insidia
?
Dunque
,
no
;
era
certo
ormai
:
egli
non
voleva
che
lei
amasse
Aurelio
.
Aveva
chiuso
le
zolfare
;
forse
aveva
posto
a
effetto
la
minaccia
della
mattina
:
«
Caccio
via
tutti
!
»
.
Anche
Aurelio
?
Oh
,
Aurelio
non
aveva
più
bisogno
di
lui
,
adesso
!
Perduto
quel
posto
,
tanti
altri
,
anche
migliori
,
avrebbe
potuto
trovarne
subito
.
E
questo
forse
,
ecco
,
faceva
più
dispetto
al
padre
,
aver
dato
a
quel
giovane
il
mezzo
di
non
aver
più
bisogno
di
lui
,
e
averglielo
dato
per
un
dovere
che
a
lui
lo
legava
.
Voleva
che
tutti
fossero
docili
strumenti
nelle
sue
mani
;
e
Aurelio
invece
avrebbe
potuto
levarglisi
contro
,
dov
'
egli
più
temeva
la
ribellione
:
nel
cuore
di
sua
figlia
.
Sì
,
sì
,
perché
sapeva
bene
che
ella
lo
amava
.
Così
lo
avesse
saputo
Aurelio
!
Ma
che
sarebbe
intanto
avvenuto
,
se
davvero
il
padre
,
chiuse
le
zolfare
,
lo
aveva
licenziato
?
Aurelio
se
ne
sarebbe
andato
di
nuovo
lontano
,
sarebbe
ritornato
in
Sardegna
,
senz
'
alcun
sospetto
dell
'
amore
di
lei
,
e
forse
,
là
...
Dianella
tornò
a
nascondersi
il
volto
tra
le
mani
.
Nel
vuoto
angoscioso
,
fissando
l
'
udito
,
senza
volerlo
,
nel
fitto
continuo
scampanellìo
dei
grilli
,
le
parve
ch
'
esso
nel
silenzio
diventasse
di
punto
in
punto
più
intenso
e
più
sonoro
;
pensò
ai
tumulti
d
'
Aragona
e
di
Comitini
;
e
quel
fervido
concento
divenne
allora
per
lei
,
a
un
tratto
,
il
clamore
lontano
,
indefinito
d
'
un
popolo
in
rivolta
,
di
cui
Aurelio
,
ribelle
,
andava
a
farsi
duce
e
vendicatore
.
E
lei
?
e
lei
?
Scoprì
il
volto
:
come
un
sogno
le
apparve
allora
la
pace
smemorata
della
campagna
,
lì
presente
,
all
'
umido
e
blando
albore
lunare
.
E
un
fresco
rivo
inatteso
di
tenerezza
le
scaturì
dal
cuore
;
e
altre
lagrime
le
velarono
gli
occhi
.
Ah
,
era
pur
bello
lo
spettacolo
di
quella
profonda
notte
lunare
su
la
campagna
,
con
quegli
alberi
antichi
,
immobili
nel
loro
triste
sogno
perenne
,
sorgente
col
fusto
dal
grembo
della
terra
,
con
quei
monti
laggiú
che
chiudevano
,
cupi
contro
il
cielo
,
il
mistero
degli
evi
più
remoti
,
con
quel
tremulo
limpido
assiduo
canto
dei
grilli
che
,
sparsi
tra
le
erbe
dei
piani
,
pareva
persuadessero
all
'
oblio
d
'
ogni
cosa
.
Tra
quei
grilli
e
quegli
alberi
e
quella
luna
e
quei
monti
non
era
forse
un
concerto
misterioso
,
a
cui
gli
uomini
restavano
estranei
?
Tanta
bellezza
non
era
fatta
per
gli
uomini
,
che
chiudevano
stanchi
,
a
quell
'
ora
,
gli
occhi
al
sonno
;
sarebbe
durata
tutta
la
notte
non
veduta
più
da
nessuno
,
nella
solitudine
della
campagna
,
quando
anche
lei
avrebbe
chiuso
la
finestra
.
Forse
voleva
questo
la
nottola
invisibile
che
strideva
svolando
lì
innanzi
,
offesa
e
attratta
dal
lume
:
voleva
ch
'
ella
non
disturbasse
più
oltre
con
la
sua
veglia
il
notturno
misterioso
concerto
della
natura
solitaria
?
E
Dianella
chiuse
la
finestra
:
lasciò
aperto
appena
appena
uno
scuro
e
,
attraverso
quello
spiraglio
,
con
le
mani
congiunte
innanzi
alla
bocca
,
pregò
silenziosamente
per
tutta
quella
bellezza
rimasta
fuori
,
animata
a
un
tratto
agli
occhi
di
lei
dallo
spirito
di
Dio
che
gli
uomini
offendono
con
le
loro
torbide
e
tristi
passioni
.
Volgendo
un
ultimo
sguardo
al
viale
innanzi
alla
villa
,
scorse
un
'
ombra
che
vi
passeggiava
,
un
cranio
lucido
sotto
la
luna
.
Don
Cosmo
?
Lui
.
Ah
,
immerso
là
nello
spirito
di
Dio
,
egli
forse
non
lo
sentiva
!
Andava
a
quell
'
ora
su
e
giù
per
il
viale
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
assorto
tuttavia
,
certo
,
nelle
sue
buje
e
vane
meditazioni
.
CAPITOLO
SESTO
Né
inviti
agli
elettori
stampati
a
caratteri
cubitali
su
carta
d
'
ogni
colore
,
né
alcuna
animazione
insolita
per
le
vie
tortuose
della
vecchia
città
.
Eppure
il
giorno
fissato
per
le
elezioni
politiche
era
imminente
.
Ma
il
tedio
da
gran
tempo
aveva
soffiato
in
bocca
alla
ciarlataneria
,
e
questa
aveva
perduto
la
voce
.
La
scala
per
dar
l
'
assalto
ai
muri
le
si
era
imporrita
e
rotto
il
pentolino
della
colla
.
S
'
era
camuffata
decorosamente
da
prete
la
ciarlataneria
a
Girgenti
,
e
raccolta
,
guardinga
,
a
collo
torto
,
andava
per
via
,
nascondendo
tra
le
pieghe
del
tabarro
il
mazzocchio
della
grancassa
cangiato
in
aspersorio
.
I
cittadini
,
sotto
a
quel
travestimento
,
la
riconoscevano
bene
:
la
lasciavano
andare
e
fare
;
la
rispettavano
anche
;
oh
,
perché
non
seccava
nemmeno
con
troppe
prediche
;
prestava
denaro
poi
,
sottomano
-
a
usura
,
ma
ne
prestava
-
;
pubblicamente
,
con
molti
carati
del
Salvo
e
con
altri
di
socii
minori
,
aveva
aperto
una
banca
popolare
cattolica
-
all
'
interesse
consentito
da
santa
madre
Chiesa
.
I
pubblici
ufficii
,
prefettura
,
intendenza
delle
finanze
,
scuole
governative
,
tribunali
,
davano
ancora
un
po
'
di
movimento
,
ma
quasi
meccanico
,
alla
città
:
altrove
ormai
urgeva
la
vita
.
L
'
industria
,
il
commercio
,
la
vera
attività
insomma
,
s
'
era
da
un
pezzo
trasferita
a
Porto
Empedocle
giallo
di
zolfo
,
bianco
di
marna
,
polverulento
e
romoroso
,
in
poco
tempo
divenuto
uno
de
'
piú
affollati
e
affaccendati
emporii
dell
'
isola
.
Ma
anche
là
,
la
sovrabbondanza
dello
zolfo
per
le
condizioni
mal
proprie
con
cui
si
svolgeva
l
'
industria
,
l
'
ignoranza
degli
usi
a
cui
quel
minerale
era
destinato
e
dei
profitti
che
se
ne
potevano
ricavare
,
il
difetto
di
grossi
capitali
,
il
bisogno
o
l
'
avidità
di
un
pronto
guadagno
,
eran
cagione
che
quella
ricchezza
del
suolo
,
che
avrebbe
dovuto
esser
ricchezza
degli
abitanti
,
se
n
'
andasse
giorno
per
giorno
ingojata
dalle
stive
dei
vapori
mercantili
inglesi
,
americani
,
tedeschi
e
francesi
,
lasciando
tutti
coloro
che
vivevano
di
quell
'
industria
e
di
quel
commercio
con
le
ossa
rotte
dalla
fatica
,
la
tasca
vuota
e
gli
animi
inveleniti
dalla
guerra
insidiosa
e
feroce
,
con
cui
si
eran
conteso
il
misero
prezzo
o
lo
scotto
o
il
nolo
della
merce
da
loro
stessi
rinvilita
.
A
Girgenti
,
solo
i
tribunali
e
i
circoli
d
'
Assise
davano
da
fare
veramente
,
aperti
com
'
erano
tutto
l
'
anno
.
Su
al
Culmo
delle
Forche
il
carcere
di
San
Vito
rigurgitava
sempre
di
detenuti
,
che
talvolta
dovevano
aspettare
tre
o
quattro
anni
per
essere
giudicati
.
E
meno
male
che
l
'
innocenza
,
nel
maggior
numero
dei
casi
,
di
questo
forzato
indugio
non
aveva
a
patire
.
La
città
era
piuttosto
tranquilla
;
ma
nelle
campagne
e
nei
paesi
della
provincia
i
reati
di
sangue
,
aperti
o
per
mandato
,
per
risse
improvvise
o
per
vendette
meditate
,
e
le
grassazioni
e
l
'
abigeato
e
i
sequestri
di
persona
e
i
ricatti
erano
continui
e
innumerevoli
,
frutto
della
miseria
,
della
selvaggia
ignoranza
,
dell
'
asprezza
delle
fatiche
che
abbrutivano
,
delle
vaste
solitudini
arse
,
brulle
e
mal
guardate
.
In
piazza
Sant
'
Anna
,
ov
'
erano
i
tribunali
,
nel
centro
della
città
,
s
'
affollavano
i
clienti
di
tutta
la
provincia
,
gente
tozza
e
rude
,
cotta
dal
sole
,
gesticolante
in
mille
guise
vivacemente
espressive
:
proprietarii
di
campagne
e
di
zolfare
in
lite
con
gli
affittuarii
o
coi
magazzinieri
di
Porto
Empedocle
,
e
sensali
e
affaristi
e
avvocati
e
galoppini
;
s
'
affollavano
storditi
i
paesani
zotici
di
Grotte
o
di
Favara
,
di
Racalmuto
o
di
Raffadali
o
di
Montaperto
,
solfaraj
e
contadini
,
la
maggior
parte
,
dalle
facce
terrigne
e
arsicce
,
dagli
occhi
lupigni
,
vestiti
dei
grevi
abiti
di
festa
di
panno
turchino
,
con
berrette
di
strana
foggia
:
a
cono
,
di
velluto
;
a
calza
,
di
cotone
;
o
padovane
;
con
cerchietti
o
catenaccetti
d
'
oro
agli
orecchi
;
venuti
per
testimoniare
o
per
assistere
i
parenti
carcerati
.
Parlavano
tutti
con
cupi
suoni
gutturali
o
con
aperte
protratte
interiezioni
.
Il
lastricato
della
strada
schizzava
faville
al
cupo
fracasso
dei
loro
scarponi
imbullettati
,
di
cuojo
grezzo
,
erti
,
massicci
e
scivolosi
.
E
avevan
seco
le
loro
donne
,
madri
e
mogli
e
figlie
e
sorelle
,
dagli
occhi
spauriti
o
lampeggianti
d
'
un
'
ansietà
torbida
e
schiva
,
vestite
di
baracane
,
avvolte
nelle
brevi
mantelline
di
panno
,
bianche
o
nere
,
col
fazzoletto
dai
vivaci
colori
in
capo
,
annodato
sotto
il
mento
,
alcune
coi
lobi
degli
orecchi
strappati
dal
peso
degli
orecchini
a
cerchio
,
a
pendagli
,
a
lagrimoni
;
altre
vestite
di
nero
e
con
gli
occhi
e
le
guance
bruciati
dal
pianto
,
parenti
di
qualche
assassinato
.
Fra
queste
,
quand
'
eran
sole
,
s
'
aggirava
occhiuta
e
obliqua
qualche
vecchia
mezzana
a
tentar
le
più
giovani
e
appariscenti
che
avvampavano
per
l
'
onta
e
che
pur
non
di
meno
talvolta
cedevano
ed
eran
condotte
,
oppresse
di
angoscia
e
tremanti
,
a
fare
abbandono
del
proprio
corpo
,
senz
'
alcun
loro
piacere
,
per
non
ritornare
al
paese
a
mani
vuote
,
per
comperare
ai
figliuoli
lontani
,
orfani
,
un
pajo
di
scarpette
,
una
vesticciuola
.
(
«
Occasioni
!
Una
poverella
bisognava
che
ne
profittasse
.
Nessuno
avrebbe
saputo
...
Presto
presto
...
Peccato
,
sì
,
ma
Dio
leggeva
in
cuore
...
»
)
.
I
molti
sfaccendati
della
città
andavano
intanto
su
e
giù
,
sempre
d
'
un
passo
,
cascanti
di
noja
,
con
l
'
automatismo
dei
dementi
,
su
e
giù
per
la
strada
maestra
,
l
'
unica
piana
del
paese
,
dal
bel
nome
greco
,
Via
Atenèa
,
ma
angusta
come
le
altre
e
tortuosa
.
Via
Atenèa
,
Rupe
Atenèa
,
Empedocle
...
-
nomi
:
luce
di
nomi
che
rendeva
più
triste
la
miseria
e
la
bruttezza
delle
cose
e
dei
luoghi
.
L
'
Akragas
dei
Greci
,
l
'
Agrigentum
dei
Romani
,
eran
finiti
nella
Kerkent
dei
Musulmani
,
e
il
marchio
degli
Arabi
era
rimasto
indelebile
negli
animi
e
nei
costumi
della
gente
.
Accidia
taciturna
,
diffidenza
ombrosa
e
gelosia
.
Dal
bosco
della
Civita
,
cuore
della
scomparsa
città
vetusta
,
saliva
un
tempo
al
colle
,
su
cui
siede
misera
la
nuova
,
una
lunga
fila
di
altissimi
e
austeri
cipressi
,
quasi
a
segnar
la
via
della
morte
.
Pochi
ormai
ne
restavano
;
uno
,
il
più
alto
e
il
più
fosco
si
levava
ancora
sotto
l
'
unico
viale
della
città
,
detto
della
Passeggiata
,
la
sola
cosa
bella
che
la
città
avesse
,
aperto
com
'
era
alla
vista
magnifica
di
tutta
la
piaggia
,
sotto
,
svariata
di
poggi
,
di
valli
,
di
piani
,
e
del
mare
in
fondo
,
nella
sterminata
curva
dell
'
orizzonte
.
Quel
cipresso
,
stagliandosi
nero
e
maestoso
dopo
il
fiammeggiare
dei
meravigliosi
tramonti
su
la
piaggia
che
s
'
ombrava
tutta
di
notturno
azzurro
,
pareva
riassumesse
in
sé
la
tristezza
infinita
del
silenzio
che
spirava
dai
luoghi
,
sonori
un
tempo
di
tanta
vita
.
Era
qua
,
ora
,
il
regno
della
morte
.
Dominata
,
in
vetta
al
colle
,
dall
'
antica
cattedrale
normanna
,
dedicata
a
San
Gerlando
,
dal
Vescovado
e
dal
Seminario
,
Girgenti
era
la
città
dei
preti
e
delle
campane
a
morto
.
Dalla
mattina
alla
sera
,
le
trenta
chiese
si
rimandavano
con
lunghi
e
lenti
rintocchi
il
pianto
e
l
'
invito
alla
preghiera
,
diffondendo
per
tutto
un
'
angosciosa
oppressione
.
Non
passava
giorno
che
non
si
vedessero
per
via
in
processione
funebre
le
orfanelle
grige
del
Boccone
del
povero
:
squallide
,
curve
,
tutte
occhi
nei
visini
appassiti
,
col
velo
in
capo
,
la
medaglina
sul
petto
,
e
un
cero
in
mano
.
Tutti
,
per
poca
mancia
,
potevano
averne
l
'
accompagnamento
;
e
nulla
era
più
triste
che
la
vista
di
quella
fanciullezza
oppressa
dallo
spettro
della
morte
,
seguito
così
ogni
giorno
,
a
passo
a
passo
,
con
un
cero
in
mano
,
dalla
fiamma
vana
nella
luce
del
sole
.
Chi
poteva
curarsi
,
in
tale
animo
,
delle
elezioni
politiche
imminenti
?
E
poi
,
perché
?
Nessuno
aveva
fiducia
nelle
istituzioni
,
né
mai
l
'
aveva
avuta
.
La
corruzione
era
sopportata
come
un
male
cronico
,
irrimediabile
;
e
considerato
ingenuo
o
matto
,
impostore
o
ambizioso
,
chiunque
si
levasse
a
gridarle
contro
.
In
quei
giorni
,
più
che
delle
imminenti
elezioni
politiche
,
gli
sfaccendati
parlavano
del
duello
del
candidato
Ignazio
Capolino
con
Guido
Verònica
.
Per
l
'
intromissione
violenta
di
Roberto
Auriti
,
la
questione
cavalleresca
s
'
era
complicata
.
Guido
Verònica
aveva
accettato
subito
la
sfida
del
Capolino
;
aveva
chiesto
però
qualche
giorno
di
tempo
per
provvedersi
di
padrini
.
Ed
era
arrivato
da
Palermo
il
deputato
Corrado
Selmi
,
con
un
altro
signore
,
che
si
diceva
famoso
spadaccino
.
Roberto
Auriti
,
intanto
,
non
potendo
battersi
col
Prèola
e
non
volendo
che
altri
vendicasse
della
turpe
offesa
la
memoria
del
padre
,
aveva
preteso
di
battersi
lui
per
primo
col
Capolino
.
I
padrini
di
questo
,
il
Verònica
stesso
,
si
erano
opposti
a
tale
pretesa
.
A
nome
del
Capolino
quelli
avevano
lealmente
dichiarato
di
deplorar
l
'
articolo
del
Prèola
,
pubblicato
di
furto
nel
giornale
.
Squalificato
così
dai
suoi
stessi
partigiani
il
vero
autore
dell
'
offesa
,
peraltro
riconosciuto
indegno
di
scendere
sul
terreno
e
ormai
cacciato
via
da
Girgenti
,
l
'
Auriti
non
aveva
più
da
domandare
altra
soddisfazione
;
e
un
solo
duello
doveva
aver
luogo
,
perché
l
'
affare
si
terminasse
lodevolmente
:
tra
il
Veronica
e
il
Capolino
,
per
l
'
aggressione
da
questo
patita
sulla
pubblica
via
.
Troppo
giusto
!
La
vertenza
tanto
dibattuta
aveva
appassionato
vivamente
la
cittadinanza
,
tra
la
quale
d
'
improvviso
s
'
erano
scoperti
tanti
calorosi
dilettanti
di
cavalleria
;
e
la
passione
sopra
tutto
s
'
era
accesa
per
l
'
intervento
d
'
un
uomo
così
noto
come
il
Selmi
e
per
le
arie
spagnolesche
e
provocanti
dell
'
altro
testimonio
del
Verònica
,
spadaccino
.
Ma
,
dal
canto
suo
,
il
campione
paesano
,
Ignazio
Capolino
s
'
era
affidato
anche
lui
in
buone
mani
:
a
un
certo
D
'
Ambrosio
lontano
parente
della
moglie
,
che
sapeva
tener
bene
la
spada
in
pugno
e
non
si
sarebbe
lasciato
imporre
né
dal
prestigio
di
Corrado
Selmi
né
dalla
spocchia
di
quell
'
altro
messere
.
E
lui
solo
,
ohè
!
perché
l
'
altro
testimonio
di
Capolino
faceva
ridere
:
Ninì
De
Vincentis
,
figurarsi
!
Povero
Ninì
,
vi
era
stato
tirato
proprio
pei
capelli
!
Sciabole
,
sangue
-
lui
che
era
una
damigella
,
un
San
Luigi
col
giglio
in
mano
.
Sarebbe
svenuto
certamente
,
assistendo
allo
scontro
!
Che
idea
,
quel
Capolino
,
andare
a
scegliere
proprio
Ninì
,
come
se
non
ci
fossero
stati
altri
piú
adatti
in
paese
!
Ma
forse
lo
aveva
scelto
il
D
'
Ambrosio
,
apposta
,
per
una
bravata
,
per
rispondere
ironicamente
alla
chiamata
dello
spadaccino
dalla
parte
avversaria
.
Ninì
ignorava
ancora
il
rifiuto
reciso
opposto
dal
Salvo
alla
domanda
di
matrimonio
che
-
costretto
dal
fratello
Vincente
-
gli
aveva
fatto
rivolgere
da
monsignor
Montoro
.
Il
Capolino
lo
aveva
forzato
ad
accettar
quell
'
ufficio
per
lui
terribile
di
secondo
testimonio
al
duello
,
dandogli
a
intendere
che
il
Salvo
lo
avrebbe
molto
gradito
.
Perbacco
,
doveva
sì
o
no
sfatare
una
buona
volta
la
fama
di
verginale
timidezza
che
s
'
era
fatta
in
paese
?
Uomo
!
uomo
!
bisognava
che
si
dimostrasse
uomo
!
Del
resto
,
pancia
e
presenza
:
non
si
voleva
altro
da
lui
.
Che
pancia
?
Dove
aveva
la
pancia
Ninì
?
Fino
e
diritto
come
un
bastoncino
...
Via
,
era
un
modo
di
dire
,
pancia
e
presenza
.
Composto
,
elegantissimo
come
un
vero
zerbinotto
di
Parigi
,
avrebbe
fatto
una
splendida
figura
.
Tutti
e
quattro
i
padrini
s
'
erano
recati
nella
mattinata
alla
villa
del
principe
di
Laurentano
,
a
Colimbètra
,
dove
il
duello
avrebbe
avuto
luogo
,
per
i
concerti
opportuni
e
la
scelta
del
terreno
.
Nessuno
lì
si
sarebbe
attentato
a
disturbare
lo
scontro
.
Il
principe
,
la
mattina
seguente
,
si
sarebbe
recato
a
Valsanìa
per
la
presentazione
con
la
sposa
,
com
'
era
già
convenuto
;
subito
dopo
la
partenza
del
principe
,
si
sarebbe
fatto
il
duello
.
Gli
sfaccendati
peripatetici
assistettero
dal
viale
della
Passeggiata
al
ritorno
in
carrozza
dei
quattro
padrini
da
Colimbètra
.
Ignazio
Capolino
,
intanto
,
aspettava
i
suoi
,
passeggiando
coi
maggiorenti
del
partito
su
l
'
ampia
terrazza
marmorea
,
davanti
al
Circolo
che
,
come
tant
'
altre
cose
,
aveva
anch
'
esso
nome
da
Empedocle
.
Quel
duello
,
proprio
alla
vigilia
delle
elezioni
,
gli
aveva
accresciuto
importanza
e
simpatia
.
Mostrava
di
non
curarsene
affatto
,
e
questa
noncuranza
per
nulla
ostentata
destava
ammirazione
e
compiacimento
negli
amici
che
gli
passeggiavano
accanto
.
Aveva
già
intrapreso
il
giro
elettorale
,
e
ora
descriveva
le
festose
accoglienze
ricevute
il
giorno
avanti
nel
vicino
borgo
di
Favara
.
Avrebbe
voluto
recarsi
quel
giorno
stesso
nell
'
altro
borgo
di
Siculiana
,
dove
gli
elettori
lo
attendevano
impazienti
;
ma
il
D
'
Ambrosio
,
suo
padrone
,
suo
tiranno
in
quel
momento
,
gliel
'
aveva
assolutamente
proibito
,
per
paura
che
si
strapazzasse
troppo
.
Gli
dispiaceva
per
gli
amici
di
Siculiana
,
ecco
.
Gli
avevano
preparato
anch
'
essi
una
gran
festa
.
La
vittoria
era
sicura
,
non
ostanti
le
minacce
e
le
prepotenze
del
Governo
e
gli
ordini
del
Prefetto
e
le
persecuzioni
della
polizia
.
Roberto
Auriti
avrebbe
avuto
,
sì
e
no
,
una
maggioranza
di
pochi
voti
soltanto
nel
borgo
di
Comitini
,
dove
Pompeo
Agrò
contava
molti
amici
.
Capolino
dava
queste
notizie
con
sincero
rammarico
per
il
suo
avversario
,
e
sinceramente
questo
rammarico
era
condiviso
da
quanti
lo
ascoltavano
.
Perché
si
sapeva
che
l
'
Auriti
non
aveva
mai
cavato
alcun
profitto
dai
principii
liberali
,
per
cui
da
giovine
aveva
combattuto
,
né
dalla
fedeltà
che
sempre
aveva
serbato
ad
essi
;
certamente
non
per
cavarne
profitto
adesso
era
venuto
a
chiedere
il
suffragio
dei
suoi
concittadini
,
bensì
quasi
per
un
dovere
impostogli
,
o
forse
per
l
'
ingenua
illusione
che
potesse
bastargli
a
chiederlo
il
rispetto
che
si
doveva
alla
sua
onestà
.
Nessuno
gli
negava
questo
rispetto
,
e
tutti
si
sentivano
anche
disposti
a
rendergli
qualche
onore
consentaneo
ai
suoi
meriti
.
Quello
della
deputazione
,
no
,
via
:
non
era
,
né
poteva
essere
per
lui
;
e
la
prova
più
evidente
era
appunto
nell
'
ingenuità
di
quella
sua
illusione
.
Venuti
i
padrini
,
Capolino
s
'
appartò
con
essi
in
un
angolo
dell
'
ampio
salone
del
Circolo
.
Ninì
De
Vincentis
pareva
imbalordito
,
col
viso
chiazzato
,
come
se
gli
avessero
dato
qua
e
là
tanti
pizzichi
,
e
gli
occhi
lustri
,
assenti
e
scontrosi
.
Il
D
'
Ambrosio
,
alto
e
biondo
,
miope
,
irrequieto
,
dalla
faccia
equina
,
le
spalle
in
capo
,
il
torace
enorme
e
le
gambe
secche
e
lunghe
,
parlava
arruffato
,
ruzzolando
le
parole
.
Era
sguajatissimo
,
e
tutti
tolleravano
le
sue
sguajataggini
,
non
solo
perché
lo
sapevano
manesco
,
ma
anche
perché
spesso
faceva
ridere
.
Le
sue
ingiurie
si
spuntavano
e
perdevano
il
fiele
nelle
risate
da
cui
erano
accolte
,
e
così
egli
poteva
ingiuriar
tutti
e
scagliare
in
faccia
le
villanie
più
crude
senza
che
nessuno
se
ne
sentisse
offeso
o
ferito
.
-
Fammi
il
santissimo
piacere
,
-
cominciò
,
-
di
dire
a
mia
cugina
Nicoletta
che
questa
sera
si
stia
quieta
,
perché
tu
devi
combattere
per
i
santi
diavoli
.
Voglio
dire
per
i
santi
ideali
.
Sei
vecchio
,
Gnazio
,
lo
vuoi
capire
?
Stendi
il
braccio
fammi
vedere
se
ti
trema
.
Capolino
,
sorridendo
,
stese
il
braccio
.
-
Va
bene
,
-
riprese
il
D
'
Ambrosio
.
-
Gli
daremo
le
palle
,
caro
mio
.
Sul
serio
!
Prima
,
alla
pistola
.
Scambio
di
tre
palle
,
a
venticinque
passi
.
(
Raccomandazione
a
Ninì
di
non
turarsi
gli
orecchi
,
al
botto
)
.
Poi
,
alla
sciabola
.
Quanto
alla
sciabola
,
siamo
a
cavallo
;
ma
per
la
pistola
,
Gnazio
mio
,
sei
vecchio
,
e
ho
paura
che
...
Basta
;
vieni
con
me
,
a
casa
mia
.
C
'
è
il
cortile
.
Voglio
vedere
come
tiri
.
Capolino
tentò
d
'
opporsi
;
ma
non
ci
fu
verso
:
dovette
andare
,
e
anche
Ninì
,
per
esercitarsi
gli
orecchi
al
botto
.
Presero
per
l
'
erta
via
di
Lena
,
dove
pareva
fosse
un
tumulto
attorno
a
qualcuno
che
cantava
.
Niente
!
Erano
pescivendoli
che
,
arrivati
or
ora
dalla
marina
,
scavalcati
dalle
mule
cariche
,
gridavano
tra
la
folla
il
pesce
fresco
,
con
lunga
e
gaja
cantilena
.
I
tre
proseguirono
per
la
salita
sempre
più
erta
di
Bac
Bac
,
finché
non
giunsero
presso
la
porta
piú
alta
della
città
,
a
settentrione
,
il
cui
nome
,
arabo
anchesso
,
Bâb
-
er
-
rijah
(
Porta
dei
venti
)
,
era
divenuto
Biberia
.
Il
D
'
Ambrosio
stava
lassù
,
in
una
casa
antica
,
col
baglio
(
vasto
cortile
acciottolato
)
e
un
cisternone
in
mezzo
,
insieme
con
la
madre
vecchissima
,
per
cui
aveva
una
devozione
più
che
religiosa
.
La
povera
vecchina
era
sorda
,
e
viveva
in
continua
ansia
,
in
continui
palpiti
per
quel
suo
figliuolo
impetuoso
.
Sempre
con
la
calza
in
collo
,
stava
a
guardare
dai
vetri
d
'
una
finestra
.
Vedeva
il
colle
,
su
cui
sta
Girgenti
,
scoscendere
in
ripido
pendìo
su
la
Val
Sollano
,
tutta
intersecata
di
polverosi
stradoni
.
Il
panorama
,
di
fronte
,
era
profondo
e
montuoso
.
A
destra
,
si
levava
fosco
e
imminente
monte
Caltafaraci
;
più
là
,
in
fondo
,
il
San
Benedetto
;
quindi
s
'
allargava
il
piano
di
Consòlida
,
e
a
mano
a
mano
,
sempre
più
verso
ponente
,
il
pian
di
Clerici
,
di
là
dalla
montagna
di
Carapezza
e
di
Montaperto
più
qua
.
Giù
,
dirimpetto
,
la
Serra
Ferlucchia
,
gessosa
,
mostrava
le
bocche
cavernose
delle
zolfare
e
i
lividi
tufi
arsicci
dei
calcheroni
spenti
.
In
fondo
in
fondo
,
dai
confini
della
provincia
sorgeva
maestoso
e
invaporato
Monte
Gemini
,
tra
i
più
alti
della
Sicilia
.
La
grigia
,
arida
asperità
ferrigna
era
solo
interrotta
qua
e
là
da
qualche
cupo
carubo
.
Il
D
'
Ambrosio
fece
aspettare
i
due
amici
nel
cortile
;
andò
su
e
ridiscese
subito
con
una
grossa
rivoltella
da
cavalleggere
e
una
scatola
di
cartucce
;
tracciò
con
un
pezzo
di
carbone
sul
muro
,
presso
la
stalla
vuota
,
quattro
segnacci
,
un
uomo
,
Guido
Verònica
;
poi
contò
dal
muro
venticinque
passi
.
-
Qua
,
Gnazio
!
Batto
tre
volte
le
mani
;
alla
terza
,
fuoco
!
In
guardia
.
Capolino
si
prestava
a
quella
prova
come
a
uno
scherzo
,
svogliato
.
Tuttavia
,
quando
si
vide
innanzi
,
sul
muro
,
quella
quintana
là
,
che
ora
smorfiosamente
inerte
pareva
aspettasse
i
suoi
colpi
ma
che
domani
gli
si
sarebbe
fatta
incontro
staccandosi
da
quel
muro
,
con
gambe
e
braccia
vive
,
presentandogli
la
bocca
d
'
un
'
altra
pistola
,
Capolino
,
col
sorriso
rassegato
sulle
labbra
,
aggrottò
le
ciglia
e
tirò
con
impegno
.
Il
D
'
Ambrosio
si
dichiarò
molto
soddisfatto
della
prova
.
Poi
,
per
ridere
,
volle
forzare
Ninì
a
tirare
anche
lui
al
bersaglio
.
Ninì
recalcitrò
come
un
mulo
.
Ma
il
D
'
Ambrosio
tanto
disse
,
tanto
fece
,
che
lo
costrinse
a
sparare
;
poi
,
subito
dopo
,
scoppiò
in
una
matta
risata
:
-
Parola
mia
d
'
onore
,
ha
chiuso
gli
occhi
,
tutti
e
due
!
Un
bicchier
d
'
acqua
!
un
bicchier
d
'
acqua
!
E
corse
a
sostenerlo
,
come
se
davvero
Ninì
stesse
per
svenire
.
Ma
non
insistette
molto
su
quello
scherzo
.
Prese
a
parlare
con
molto
fervore
di
Corrado
Selmi
:
-
Simpaticone
!
Pare
un
giovanotto
,
sai
?
ed
è
del
4
aprile
,
della
campana
della
Gancia
...
Deve
avere
per
lo
meno
cinquant
'
anni
...
Ne
dimostra
trentacinque
,
trentotto
al
più
...
Geniale
,
spregiudicato
,
alla
mano
.
Dicono
che
ha
più
debiti
che
capelli
.
Me
l
'
immagino
!
E
...
gallo
,
oh
!
Matto
per
le
pollastrelle
.
Sua
Eccellenza
il
ministro
D
'
Atri
pare
ne
debba
sapere
qualche
cosa
...
Presi
gli
accordi
per
la
mattina
seguente
,
Capolino
andò
via
con
Ninì
De
Vincentis
.
-
Mi
raccomando
per
Nicoletta
!
Prudenza
alla
vigilia
!
-
gli
gridò
dietro
il
D
'
Ambrosio
dall
'
usciolo
del
cortile
,
facendosi
portavoce
delle
mani
;
poi
,
come
se
avesse
veduto
un
cane
arrabbiato
:
-
Scànsati
,
Gnazio
!
scànsati
!
Passa
là
!
passa
là
!
Capolino
e
Ninì
De
Vincentis
si
voltarono
a
guardare
,
ridendo
,
e
videro
alle
loro
spalle
Nocio
Pigna
,
Propaganda
,
che
scendeva
per
la
stessa
via
col
lungo
braccio
penzoloni
e
l
'
altro
pontato
a
leva
sul
ginocchio
.
Propaganda
si
voltò
anche
lui
,
iroso
,
verso
il
D
'
Ambrosio
,
sbarrò
gli
occhi
lustri
da
matto
e
levando
il
braccio
,
gli
scagliò
la
parola
,
ch
'
era
per
lui
il
più
grave
marchio
d
'
infamia
:
-
Ignorante
!
E
aveva
più
che
mai
il
diritto
,
adesso
,
di
bollar
con
questo
marchio
tutti
i
suoi
nemici
,
borghesi
e
preti
e
titolati
,
Propaganda
:
il
Fascio
,
a
dispetto
della
Prefettura
e
del
Municipio
della
Polizia
e
del
Comando
militare
,
era
riuscito
finalmente
a
metterlo
su
.
Sissignori
,
anche
a
Girgenti
,
nel
paese
dei
corvi
e
delle
campane
a
morto
,
un
Fascio
,
con
tutti
i
sagramenti
.
Guardava
lassù
,
gonfio
d
'
orgoglio
e
con
aria
di
protezione
,
quelle
vecchie
casupole
del
quartiere
di
San
Michele
,
tane
di
miseria
;
quelle
anguste
viuzze
storte
,
sudice
,
affossate
,
piene
tutte
di
quel
tanfo
che
suol
lasciare
la
spazzatura
marcita
;
gli
occhi
gli
sfavillavano
.
Più
che
con
gli
uomini
,
se
la
intendeva
per
ora
con
le
pietre
corrose
e
annerite
di
quelle
casupole
,
coi
ciottoli
mal
connessi
di
quelle
viuzze
fetide
e
dirupate
;
parlava
con
esse
in
cuor
suo
;
diceva
loro
:
«
Bai
bai
!
»
.
Sopra
tutto
per
l
'
onore
del
paese
,
infatti
,
aveva
lottato
e
lottava
,
perché
non
si
dicesse
che
Girgenti
sola
,
quando
tutta
l
'
isola
era
in
fermento
,
restava
muta
e
come
morta
.
Presto
in
quelle
case
,
presto
per
quelle
vie
una
nuova
vita
avrebbe
tripudiato
.
Era
un
gran
dire
però
,
che
gli
dovesse
costar
tanta
fatica
il
persuadere
agli
altri
di
fare
il
proprio
bene
;
e
che
tutti
lo
dovessero
costringere
ad
affannarsi
,
a
incalorirsi
in
quell
'
opera
di
persuasione
così
,
che
quasi
quasi
si
poteva
sospettare
ci
avesse
qualche
tornaconto
!
Chi
glielo
faceva
fare
?
Oh
bella
!
Era
stato
messo
da
parte
,
espulso
dalla
società
,
reso
nella
sua
stessa
casa
superfluo
.
Con
le
buone
e
con
le
cattive
gli
avevano
detto
e
dimostrato
che
se
ne
poteva
pure
andare
;
che
non
si
aveva
più
alcun
bisogno
di
lui
.
Dopo
averlo
spremuto
come
un
limone
,
avergli
disonorato
una
figlia
,
o
,
come
lui
diceva
,
«
inzaccherata
di
fango
la
canizie
»
,
averlo
calunniato
e
infamato
,
volevano
buttarlo
via
?
Ah
,
no
!
Queste
cose
al
Pigna
non
si
facevano
.
Non
solo
non
era
superfluo
,
ma
anzi
necessario
,
perdio
,
voleva
essere
:
necessario
,
a
dispetto
di
tutti
!
E
presto
se
ne
sarebbero
accorti
gli
ignoranti
che
non
volevano
riconoscerlo
.
Se
altri
lavorava
per
il
suo
mantenimento
,
egli
non
ne
profittava
che
per
lavorare
a
sua
volta
per
gli
altri
;
con
questo
per
giunta
,
che
l
'
ajuto
dato
a
lui
era
misero
,
in
fondo
,
e
per
meschine
,
infime
necessità
,
mentre
l
'
ajuto
ch
'
egli
dava
agli
altri
,
l
'
opera
ch
'
egli
metteva
,
era
grande
e
per
necessità
superiori
.
Facile
,
comoda
,
quest
'
opera
?
Ah
,
sì
,
tutta
rose
,
difatti
!
Ma
scalmanarsi
da
mane
a
sera
,
correr
di
qua
e
di
là
con
quelle
belle
cianche
che
Dio
gli
aveva
date
,
perderci
la
voce
,
sprecarci
il
fiato
,
ognuno
poteva
immaginare
che
bel
piacere
dovesse
essere
!
Come
una
rocca
assediata
,
che
di
tutto
ciò
che
aveva
dentro
si
fosse
fatto
arma
e
puntello
per
resistere
agli
assalti
di
fuori
,
e
dentro
fosse
rimasta
vuota
,
Nocio
Pigna
aveva
posto
davanti
e
dietro
e
tutt
'
intorno
a
sé
ragioni
e
sentimenti
,
tutte
le
sue
disgrazie
,
com
'
armi
di
difesa
contro
a
quelli
che
lavoravano
accanitamente
per
levargli
ogni
credito
.
Più
parlava
e
più
le
sue
stesse
parole
accrescevano
la
sua
persuasione
e
la
sua
passione
.
Ma
a
furia
di
ripetere
sempre
le
medesime
cose
,
col
medesimo
giro
,
queste
alla
fine
gli
s
'
erano
fissate
in
una
forma
che
aveva
perduto
ogni
efficacia
;
gli
s
'
erano
,
per
dir
così
,
impostate
su
le
labbra
,
come
bocche
di
fuoco
che
non
mandavano
più
fuori
se
non
botto
,
fumo
e
stoppaccio
.
Dentro
,
non
aveva
più
nulla
.
Era
un
uomo
che
parlava
,
e
nient
'
altro
.
Il
Fascio
,
intanto
,
lo
aveva
messo
su
.
Che
fosse
proprio
tutto
di
lavoratori
,
si
poteva
dubitare
.
Neanch
'
egli
,
Propaganda
,
forse
arrebbe
avuto
il
coraggio
d
'
affermare
che
quegli
stessi
non
lavoratori
iscritti
fossero
molti
per
ora
.
Ma
il
forte
era
cominciare
;
e
così
,
a
poco
a
poco
,
si
comincia
.
Certo
,
una
bella
retata
,
un
'
entratura
solenne
con
qualche
migliajo
di
socii
raccolti
in
un
sol
giorno
sarebbe
stata
possibile
a
Porto
Empedocle
soltanto
,
tra
gli
uomini
di
mare
,
i
carrettieri
,
i
mozzi
delle
spigonare
,
i
giovani
di
magazzino
,
i
pesatori
e
gli
scaricatori
.
Ma
a
Porto
Empedocle
...
Piano
,
per
amor
di
Dio
!
non
poteva
più
sentirlo
nominare
,
Nocio
Pigna
:
la
memoria
della
baja
che
gli
avevano
data
laggiù
era
come
una
piaga
sempre
aperta
nel
cuore
di
lui
e
,
a
toccargliela
appena
appena
,
non
avrebbe
finito
più
di
strillare
.
Figli
di
cane
,
ributto
d
'
ogni
civiltà
!
avere
il
mare
,
signori
miei
,
lì
sempre
davanti
agli
occhi
;
che
si
scherza
?
il
mare
,
l
'
immensità
!
aver
posto
le
proprie
case
su
la
spiaggia
in
attesa
delle
navi
di
lontani
paesi
,
cioè
la
propria
vita
alla
mercé
delle
genti
;
e
,
sissignori
,
nessuno
spirito
di
fratellanza
umana
!
di
tutto
quel
mare
non
sapevano
veder
altro
che
la
spiaggia
,
anzi
le
immondizie
soltanto
della
spiaggia
,
le
loro
fecce
scorrenti
lungo
le
fogne
scoperte
.
Quel
mare
,
ah
quel
mare
avrebbe
dovuto
gonfiarsi
d
'
ira
,
di
sdegno
,
alzare
un
'
ondata
e
sommergerlo
,
ingojarselo
,
quel
paese
di
carognoni
!
Qua
,
a
Girgenti
,
bisognava
lavorare
come
le
formiche
,
pazienza
!
Aveva
cominciato
a
trattare
con
qualche
presidente
delle
maestranze
locali
:
ma
quelle
due
mani
afferrate
,
simbolo
delle
società
di
mutuo
soccorso
,
mani
tagliate
,
senza
sangue
,
cioè
senza
colore
politico
,
o
mani
col
santo
rosario
e
la
rametta
d
'
olivo
di
qualche
circolo
cattolico
,
stentavano
a
staccarsi
,
stentavano
a
tendersi
fraternamente
ai
lavoratori
d
'
altre
arti
e
d
'
altri
mestieri
,
come
avevano
fatto
a
Catania
,
a
Palermo
,
per
comporre
un
più
ampio
circolo
,
l
'
unione
di
tutte
le
forze
proletarie
,
il
Fascio
dei
Fasci
,
insomma
.
Luca
Lizio
aveva
già
scritto
a
Roma
a
don
Lando
Laurentano
(
ch
'
era
dei
loro
,
vivaddio
,
principe
e
socialista
!
)
,
perché
désse
lui
la
spinta
a
tutti
i
perplessi
e
i
titubanti
:
una
sola
parola
di
lui
,
un
cenno
sarebbe
bastato
.
Si
aspettava
di
giorno
in
giorno
la
risposta
,
la
quale
forse
tardava
per
il
dispiacere
che
quel
buffo
matrimonio
del
padre
doveva
cagionare
al
giovine
principe
.
Intanto
lui
,
Nocio
Pigna
,
non
perdeva
tempo
e
non
s
'
avviliva
tra
gli
ostacoli
.
Comprendeva
che
sarebbe
stata
ingenuità
far
troppo
assegnamento
su
quelle
maestranze
:
in
un
paese
morto
come
Girgenti
,
privo
d
'
ogni
industria
,
ove
da
anni
non
si
fabbricavan
più
case
e
tutto
deperiva
in
lento
silenzioso
abbandono
;
ove
non
solo
non
si
cercavano
mai
svaghi
costosi
,
ma
ciascuno
si
sforzava
di
restringere
i
più
modesti
bisogni
;
muratori
e
fabbri
-
ferraj
,
sarti
e
calzolaj
dipendevano
troppo
dai
pochi
così
detti
signori
;
e
il
segreto
malcontento
non
avrebbe
trovato
certo
in
loro
il
coraggio
d
'
affermarsi
apertamente
,
all
'
occasione
.
Domani
avrebbero
votato
tutti
per
quel
farabutto
di
Capolino
,
a
un
cenno
di
don
Flaminio
Salvo
.
Ma
pure
,
entrando
,
iscrivendosi
al
Partito
,
gli
operaj
potevano
servire
d
'
esempio
ai
contadini
;
tirarseli
dietro
,
ecco
.
Come
le
pecore
-
questi
-
poveretti
!
Pecore
però
,
che
sapevan
la
crudeltà
delle
mani
rapaci
che
le
tosavano
e
le
mungevano
;
pecore
che
,
se
riuscivano
ad
acquistar
coscienza
dei
loro
diritti
,
a
compenetrarsi
minimamente
di
quella
famosa
«
virtú
della
loro
forza
»
,
sarebbero
diventate
lupi
in
un
punto
.
Parte
di
essi
,
intanto
,
dimorava
sparsa
nelle
campagne
e
non
saliva
alla
città
,
alta
sul
colle
,
se
non
le
domeniche
e
le
feste
.
Quelli
tra
loro
che
si
chiamavano
garzoni
,
i
meno
imbecilliti
dalla
miseria
,
perché
riscotevano
tutto
l
'
anno
un
meschino
salario
,
temevan
troppo
i
castaldi
,
o
curàtoli
,
o
soprastanti
,
feroci
aguzzini
a
servizio
dei
padroni
.
Restavano
i
braccianti
a
giornata
,
quelli
che
,
dopo
sedici
ore
di
fatica
(
quando
avevan
la
fortuna
di
trovar
lavoro
)
,
si
riducevano
la
sera
in
città
con
la
zappa
in
collo
,
la
schiena
rotta
e
quindici
soldi
in
tasca
,
sì
e
no
.
A
questi
mirava
Nocio
Pigna
;
erano
i
più
;
ma
creta
,
creta
,
creta
,
su
cui
Dio
non
aveva
soffiato
,
o
la
miseria
aveva
da
tempo
spento
quel
soffio
;
creta
indurita
,
che
destava
pena
e
stupore
se
,
guardando
,
moveva
gli
occhi
e
,
parlando
,
le
labbra
.
Aveva
preso
in
affitto
il
vasto
magazzino
d
'
un
pastificio
abbandonato
al
Piano
di
Gamez
,
accanto
alla
sua
casa
:
capace
di
cinquecento
e
più
socii
.
Umido
e
bujo
,
di
giorno
,
senza
l
'
ajuto
di
due
o
tre
candele
non
ci
si
vedeva
;
ma
con
quelle
candele
accese
e
certi
vecchi
paramenti
sacri
di
finto
damasco
appesi
alle
pareti
,
aveva
l
'
aria
d
'
un
funerale
.
Quei
paramenti
avevano
ornato
,
un
tempo
,
nelle
feste
solenni
,
la
chiesa
di
San
Pietro
di
cui
Nocio
Pigna
era
stato
sagrestano
;
li
aveva
avuti
in
dono
dal
padre
beneficiale
d
'
allora
,
quando
s
'
erano
fatti
i
nuovi
;
e
li
aveva
conservati
con
la
canfora
e
col
pepe
in
una
vecchia
cassapanca
,
tesoro
ormai
screditato
.
Ora
,
con
le
dieci
tabelle
sopra
,
cinque
di
qua
e
cinque
di
là
,
coi
motti
sacramentali
del
Partito
,
Luca
Lizio
poteva
pur
dire
di
no
,
ma
agli
occhi
di
Pigna
facevano
una
magnifica
figura
.
Del
resto
,
per
attirare
i
contadini
,
non
vedeva
male
che
il
Fascio
avesse
quell
'
aria
di
chiesa
;
e
su
la
tavola
della
presidenza
aveva
posto
anche
un
Crocefisso
.
Dietro
la
tavola
troneggiava
lo
stendardo
rosso
ricamato
da
sua
figlia
Rita
,
la
compagna
di
Luca
.
E
Luca
stava
lì
,
dalla
mattina
alla
sera
,
a
studiare
Marx
(
Marchis
,
diceva
il
Pigna
)
,
a
prendere
appunti
,
a
corrispondere
coi
presidenti
degli
altri
Fasci
della
provincia
e
con
quelli
di
tutta
l
'
isola
e
con
Milano
e
con
Roma
.
Qualcuno
,
passando
davanti
al
portone
del
Fascio
,
talvolta
lo
poteva
vedere
magari
intento
a
cavarsi
qualche
caccoletta
dal
naso
;
quand
'
uno
è
assorto
e
perduto
nei
suoi
pensieri
,
un
dito
nel
naso
è
niente
,
le
maleducazioni
a
cui
,
senza
saperlo
,
può
lasciarsi
andare
,
sono
senza
fine
e
imprevedibili
;
in
quei
momenti
Luca
non
avvertiva
neppur
le
strombettate
dei
cinque
fratelli
addetti
alla
fanfara
;
i
quali
,
per
dire
la
verità
,
erano
un
'
ira
di
Dio
.
Ma
non
conveniva
raffreddare
l
'
entusiasmo
giovanile
.
Cinque
tra
gli
studenti
dell
'
Istituto
Tecnico
accorsi
tra
i
primi
a
iscriversi
al
Partito
:
Rocco
Ventura
,
che
aveva
preso
quell
'
anno
il
diploma
di
ragioniere
,
Mondino
Miccichè
,
Bernardo
Raddusa
,
Totò
Licasi
ed
Emanuele
Garofalo
ajutavano
Luca
nella
corrispondenza
.
Avevan
trovato
un
galoppino
che
s
'
era
assunto
l
'
ufficio
della
polizia
segreta
,
un
certo
Pìspisa
,
che
bazzicava
tutto
il
giorno
con
quelli
della
questura
.
I
quaranta
socii
,
che
presto
sarebbero
diventati
quattrocento
,
quattromila
,
avevano
già
eletto
i
loro
decurioni
,
ciascuno
con
la
sua
brava
fascia
rossa
a
tracolla
.
In
previsione
di
qualche
arresto
del
presidente
,
cioè
di
Luca
Lizio
,
era
stato
eletto
dal
Consiglio
presidente
segreto
Rocco
Ventura
.
Perché
già
,
tanto
lui
Pigna
,
quanto
il
Lizio
erano
stati
chiamati
insieme
ad
audiendum
verbum
dal
cavalier
Franco
,
commissario
di
polizia
.
Uh
,
garbatissimo
,
biondo
e
sorridente
,
strizzando
i
begli
occhi
languidi
o
carezzandosi
con
le
bianche
mani
di
dama
l
'
aurea
barbetta
spartita
sul
mento
,
il
cavalier
Franco
aveva
tenuto
loro
un
discorsetto
che
Pigna
non
si
stancava
di
ripetere
a
tutti
,
imitando
i
gesti
e
la
voce
.
Il
rosso
,
il
rosso
del
gonfalone
e
delle
fasce
aveva
urtato
sopra
tutto
il
signor
commissario
.
Eh
già
come
i
tori
,
la
sbirraglia
davanti
al
rosso
perdeva
il
lume
degli
occhi
.
Ma
non
s
'
era
mica
infuriato
il
cavalier
Franco
:
tutt
'
altro
;
aveva
voluto
sapere
perché
rosso
,
ecco
,
quando
c
'
erano
tant
'
altri
bei
colori
.
E
un
'
altra
cosa
aveva
voluto
sapere
:
perché
proprio
loro
due
,
Lizio
e
Pigna
,
s
'
erano
messi
a
quell
'
impresa
.
Che
speravano
?
che
se
n
'
aspettavano
?
Un
seggio
al
Consiglio
comunale
,
o
anche
più
su
,
al
Parlamento
?
Niente
di
tutto
questo
?
E
allora
perché
?
Per
disinteressata
carità
di
prossimo
?
Oh
guarda
!
Ma
erano
poi
certi
di
rendere
al
popolo
un
servizio
rialzandolo
dalle
condizioni
in
cui
si
trovava
?
Chi
sta
al
bujo
non
spende
per
il
lume
;
e
il
lume
costa
,
e
fa
veder
certe
cose
che
prima
non
si
vedevano
;
e
più
se
ne
vedono
e
più
se
ne
vogliono
.
Ora
,
in
che
consiste
la
vera
ricchezza
,
la
vera
felicità
?
Nell
'
aver
pochi
bisogni
.
E
dunque
...
e
dunque
...
-
Insomma
,
uno
squarcio
di
filosofia
e
questa
conclusione
:
-
Cari
signori
,
io
non
vi
faccio
arrestare
,
neanche
se
voi
voleste
.
Voi
dite
che
l
'
urto
avverrà
per
forza
,
se
non
migliora
la
sorte
dei
vostri
protetti
?
Bene
.
Io
vi
prego
di
ricordarvi
della
brocca
che
tanto
andò
al
pozzo
...
E
non
aggiungo
altro
!
Era
rimasto
un
po
'
tra
indispettito
e
sconcertato
il
cavalier
Franco
dal
silenzio
di
Luca
;
parlando
,
s
'
era
rivolto
sempre
a
lui
,
e
a
stento
aveva
nascosto
la
stizza
nel
sentirsi
invece
rispondere
dal
Pigna
.
Ma
avrebbe
potuto
dirgli
,
questi
,
la
ragione
di
quel
silenzio
?
Povero
Luca
,
che
supplizio
!
Sarebbe
stato
meno
da
compiangere
,
se
cieco
.
Oratore
nato
,
nato
per
arringar
le
folle
,
vero
tipo
dell
'
uomo
pubblico
,
tutto
per
gli
altri
,
niente
per
sé
-
bollato
nella
lingua
dal
destino
buffone
!
Scriveva
,
si
sfogava
a
scrivere
,
e
schizzava
fuoco
dalla
penna
,
schegge
d
'
inferno
;
poi
s
'
arrabbiava
,
poveretto
,
si
mangiava
le
mani
,
mugolava
,
quando
sentiva
leggere
la
roba
sua
senza
il
giusto
tono
,
il
giusto
rilievo
,
la
fiamma
che
ci
aveva
messo
lui
dentro
,
nello
scriverla
.
Nessuno
lo
contentava
,
neanche
Celsina
,
quella
tra
le
figliuole
del
Pigna
,
che
sola
s
'
era
tutta
accesa
delle
nuove
idee
.
Anche
Rita
,
sì
,
un
poco
,
prima
che
le
nascesse
il
bambino
...
Ma
che
cos
'
era
Rita
a
confronto
di
Celsina
?
Altra
spina
,
questa
,
che
faceva
sanguinare
il
cuore
di
Nocio
Pigna
:
non
poter
mandare
all
'
Università
questa
figliuola
,
che
aveva
preso
la
licenza
d
'
onore
all
'
Istituto
Tecnico
,
sbalordendo
tutti
,
preside
,
professori
e
condiscepoli
.
A
tanti
scemi
,
figli
di
ricchi
signori
,
la
via
aperta
e
piana
;
a
Celsina
,
troncata
ogni
via
;
condannata
Celsina
a
funghir
lì
in
quel
paese
marcio
,
d
'
ignoranti
.
Ecco
la
giustizia
sociale
!
Intanto
,
quella
sera
,
vigilia
delle
elezioni
,
Celsina
avrebbe
fatto
la
sua
prima
comparsa
in
pubblico
:
avrebbe
tenuto
una
conferenza
nella
sede
del
Fascio
.
Era
in
giro
dalla
mattina
,
Nocio
Pigna
,
per
questo
solenne
avvenimento
.
Mancavano
le
seggiole
.
Se
ogni
socio
si
fosse
portata
la
sua
con
sé
,
e
l
'
avesse
poi
lasciata
lì
...
Per
ora
,
egli
non
pretendeva
neppure
che
pagassero
con
la
dovuta
puntualità
la
misera
quota
settimanale
.
Ma
avessero
almeno
regalato
una
seggiola
,
santo
Dio
,
da
servire
per
loro
stessi
!
Niente
.
Sì
e
no
,
aveva
potuto
metterne
insieme
una
ventina
.
Pensava
a
tutte
le
seggiole
delle
chiese
,
a
quelle
ch
'
erano
sotto
la
sua
custodia
,
un
tempo
,
a
San
Pietro
;
pensava
alle
carrettate
che
ogni
domenica
sera
se
ne
trasportavano
all
'
emiciclo
in
fondo
al
viale
della
Passeggiata
,
ove
sonava
la
banda
militare
.
Seggiole
d
'
avanzo
,
là
per
le
bigotte
,
qua
per
le
civette
!
e
nel
Fascio
,
niente
!
Colpa
dei
socii
,
però
,
alla
fin
fine
;
e
dunque
,
peggio
per
loro
!
Sarebbero
rimasti
in
piedi
.
Stava
per
rincasare
,
quando
da
un
vicoletto
che
sboccava
nella
piazza
sentì
chiamarsi
piano
da
qualcuno
in
agguato
lì
ad
aspettarlo
,
incappucciato
.
-
Ps
,
ps
...
Un
contadino
!
Il
cuore
gli
diede
un
balzo
in
petto
.
Gli
s
'
accostò
premuroso
.
-
Serv
'
a
Voscenza
.
Posso
dirle
una
parolina
?
-
Come
dici
?
-
gli
domandò
Nocio
Pigna
,
facendoglisi
più
presso
,
costernato
dall
'
aria
di
sospetto
e
di
mistero
con
cui
quell
'
uomo
gli
stava
davanti
,
parlando
dentro
il
cappuccio
che
gli
lasciava
scoperti
appena
gli
occhi
soltanto
.
-
Vuoi
parlare
con
me
?
-
Sissignore
,
-
rispose
quegli
più
col
cenno
che
con
la
voce
.
-
Eccomi
,
figlio
mio
,
-
s
'
affrettò
a
dir
Pigna
.
-
Vieni
qua
...
entriamo
qua
...
E
gl
'
indicò
il
portone
del
Fascio
.
Ma
quegli
negò
col
capo
e
subito
si
trasse
più
indietro
nel
vicoletto
.
Pigna
lo
seguì
.
-
Non
aver
paura
.
Non
c
'
è
nessuno
.
Che
vuoi
dirmi
?
L
'
uomo
incappucciato
esitò
ancora
un
po
'
,
prima
di
rispondere
;
volse
intorno
gli
occhi
sospettosi
,
poi
mormorò
,
sempre
dentro
il
cappuccio
:
-
M
'
hanno
parlato
a
quattr
'
occhi
...
Persona
fidata
...
Dice
che
...
E
s
'
interruppe
di
nuovo
.
-
Parla
,
parla
,
figlio
mio
,
-
lo
esortò
il
Pigna
.
-
Siamo
qua
soli
...
Che
t
'
hanno
detto
?
Gli
occhi
sospettosi
sotto
il
cappuccio
espressero
lo
sforzo
penoso
che
colui
faceva
su
se
stesso
per
vincere
il
ritegno
di
parlare
.
Alla
fine
,
stringendosi
più
al
muro
e
stendendo
appena
fuor
del
cappotto
una
mano
sul
braccio
del
Pigna
,
domandò
a
bassissima
voce
:
-
È
qua
che
si
spartiscono
le
terre
?
Nocio
Pigna
,
mezzo
imbalordito
per
tutto
quel
mistero
,
restò
a
guardarlo
un
pezzo
di
traverso
,
a
bocca
aperta
.
-
Le
terre
?
-
disse
.
-
Le
terre
,
no
,
figlio
mio
.
Quegli
allora
alzò
il
mento
e
chiuse
gli
occhi
,
per
un
cenno
d
'
intesa
.
Sospirò
:
-
Ho
capito
.
Mi
pareva
assai
!
Mi
hanno
burlato
.
E
si
mosse
per
andar
via
.
Nocio
Pigna
lo
trattenne
.
-
Perché
burlato
?
No
,
figlio
mio
...
Senti
...
-
Mi
scusi
Voscenza
,
-
disse
quegli
,
fermandosi
per
farsi
dar
passo
.
-
È
inutile
.
Ho
capito
.
Mi
lasci
andare
...
-
E
aspetta
,
caro
mio
,
se
non
mi
dài
il
tempo
di
spiegarmi
...
-
s
'
affrettò
a
soggiungere
il
Pigna
.
-
Le
terre
,
sissignore
,
verranno
anche
quelle
...
Basta
volere
!
Se
noi
vogliamo
...
Sta
tutto
qui
!
Quegli
seguitò
a
scuotere
il
capo
con
amara
e
cupa
incredulità
;
poi
disse
:
-
Ma
che
dobbiamo
volere
,
noi
poveretti
?
che
possiamo
volere
?
Pigna
si
scrollò
,
urtato
:
-
E
allora
,
scusa
,
tie
'
,
ti
do
le
terre
,
è
vero
?
Prima
di
tutto
dev
'
esserci
la
volontà
,
in
te
e
in
tutti
,
senza
paura
,
capisci
?
Non
c
'
è
bisogno
di
guerra
,
mettiti
bene
in
mente
questo
!
Noi
vogliamo
anzi
cantare
inni
di
pace
,
caro
mio
.
Il
Fascio
è
come
una
chiesa
!
E
chi
entra
nel
Fascio
...
-
Voscenza
mi
lasci
andare
...
-
Aspetta
,
ti
voglio
dir
questo
soltanto
:
chi
entra
nel
Fascio
,
entra
a
far
parte
d
'
una
corporazione
che
abbraccia
,
puoi
calcolare
,
i
quattro
quinti
dell
'
umanità
,
capisci
?
i
quattro
quinti
non
ti
dico
altro
.
E
agitò
innanzi
a
quegli
occhi
le
quattro
dita
d
'
una
mano
:
poi
riprese
:
-
Unione
,
corpo
di
Dio
,
e
siamo
tutto
,
possiamo
tutto
!
La
legge
la
detteremo
noi
:
debbono
per
forza
venire
a
patti
con
noi
.
Chi
lavora
?
chi
zappa
?
chi
semina
?
chi
miete
?
O
date
tanto
,
o
niente
!
Questo
per
il
momento
.
Il
nostro
programma
...
Vieni
,
ti
spiego
tutto
...
-
Voscenza
mi
lasci
andare
...
Non
è
per
me
...
-
Come
non
è
per
te
,
pezzo
d
'
asino
?
se
si
tratta
proprio
di
te
,
della
tua
vita
,
del
tuo
diritto
?
Pensaci
,
figlio
!
Guarda
:
il
Fascio
è
qua
.
Mi
trovi
sempre
.
-
Sissignore
,
bacio
le
mani
...
Per
carità
,
come
se
non
le
avessi
detto
niente
...
E
,
voltate
le
spalle
,
se
n
'
andò
randa
randa
,
guardingo
.
Nocio
Pigna
lo
seguì
per
un
pezzo
con
gli
occhi
,
scrollando
il
capo
.
Trambusto
,
a
casa
,
più
del
solito
.
Si
progrediva
notevolmente
,
di
giorno
in
giorno
,
verso
la
rivoluzione
sociale
.
C
'
erano
-
e
s
'
indovinava
subito
fin
dalla
strada
-
i
cinque
studenti
,
già
condiscepoli
di
Celsina
.
C
'
era
anche
,
ma
ingrugnato
e
tutto
aggruppato
in
un
angolo
,
Antonio
Del
Re
,
il
nipote
di
donna
Caterina
Laurentano
e
di
Roberto
Auriti
.
Parlavano
tutti
insieme
a
voce
alta
.
Il
gigante
,
cioè
Emanuele
Garofalo
,
e
quel
piccolo
Miccichè
che
friggeva
in
ogni
membro
e
scattava
e
schizzava
come
un
saltamartino
,
e
il
recalmutese
atticciato
e
violento
Bernardo
Raddusa
gridavano
,
non
si
capiva
bene
che
cosa
,
attorno
a
sua
figlia
Mita
,
la
maggiore
delle
sei
rimaste
in
casa
,
quella
che
lavorava
tutto
il
giorno
e
talvolta
anche
la
notte
insieme
con
Annicchia
,
ch
'
era
la
terza
.
Attorno
a
questa
strillavano
le
sorelle
Tina
e
Lilla
con
Totò
Licasi
e
Rocco
Ventura
;
Rita
cercava
di
quietare
il
bimbo
che
piangeva
,
spaventato
,
Celsina
,
accesa
di
stizza
,
litigava
con
Antonio
Del
Re
;
e
,
come
se
tutto
quel
badanai
fosse
poco
,
'
Nzulu
,
il
vecchio
barbone
nero
baffuto
e
mezzo
cieco
,
acculato
su
una
seggiola
,
levando
alto
il
muso
,
si
esercitava
in
lunghi
e
modulati
guaiti
di
protesta
.
Luca
Lizio
,
appartato
,
si
teneva
il
capo
con
tutt
'
e
due
le
mani
,
quasi
per
paura
che
quegli
strilli
glielo
portassero
via
.
-
Signori
miei
,
che
cos
'
è
?
dove
siamo
?
-
gridò
Nocio
Pigna
,
entrando
.
Tutti
si
voltarono
,
gli
corsero
incontro
e
,
accalorati
,
presero
a
rispondergli
a
coro
.
Nocio
Pigna
si
turò
gli
orecchi
.
-
Piano
!
Mi
stordite
!
Parli
uno
!
-
Mita
e
Annicchia
,
al
solito
!
-
strillò
Tina
.
-
Smorfie
!
-
aggiunse
Lilla
.
Ed
Emanuele
Garofalo
,
il
gigante
,
scotendo
le
braccia
levate
,
con
voce
da
cannone
:
-
Tutti
giù
!
tutti
giù
!
-
S
'
imponga
l
'
autorità
paterna
!
-
saltò
a
dire
Mondino
Miccichè
,
facendo
il
mulinello
in
aria
col
bastoncino
.
-
Non
capisco
nulla
!
zitti
!
-
urlò
Nocio
Pigna
.
Tacquero
tutti
;
ma
subito
,
nel
silenzio
sopravvenuto
,
sonò
un
:
«
Mammalucco
!
»
rivolto
da
Celsina
ad
Antonio
Del
Re
con
tale
espressione
di
rabbia
concentrata
,
che
le
risa
si
levarono
fragorose
.
Celsina
si
fece
avanti
,
snella
su
i
fianchi
procaci
,
col
seno
colmo
in
sussulto
,
il
bruno
volto
in
fiamme
e
gli
occhi
sfavillanti
.
In
mezzo
a
tutte
quelle
risa
,
l
'
espressione
di
fierissima
stizza
accennò
in
un
baleno
di
scomporsi
,
le
labbra
di
fuoco
le
si
atteggiarono
per
un
momento
a
un
riso
involontario
,
ma
subito
si
riprese
e
gridò
imperiosamente
e
con
sprezzo
:
-
Andiamo
!
andiamo
!
andiamo
!
Chi
vuol
sentire
,
senta
!
Chi
non
vuol
sentire
...
me
n
'
importa
un
corno
!
-
Insomma
,
-
gemette
Nocio
Pigna
,
raggruppando
le
dita
delle
due
mani
e
giungendole
per
le
punte
,
-
posso
sapere
che
diavolo
è
avvenuto
?
-
E
subito
aggiunse
,
sbarrando
gli
occhi
:
-
Ma
parli
uno
!
Parlò
Rocco
Ventura
,
piccolo
e
tondo
,
col
naso
a
pallottola
in
su
e
due
baffetti
spelati
che
gli
cominciavano
agli
angoli
della
bocca
e
subito
finivano
lì
,
come
due
virgolette
:
-
Niente
,
-
disse
,
-
proponevamo
semplicemente
di
scendere
tutti
giù
,
nella
stanza
a
pianterreno
,
per
assistere
alla
prova
generale
della
conferenza
di
Celsina
,
ecco
.
-
E
Mita
e
Annicchia
,
al
solito
...
-
aggiunse
Tina
,
tutta
scarmigliata
.
-
Smorfie
!
-
ripeté
Lilla
.
-
Non
vogliono
scendere
?
e
lasciatele
stare
!
-
disse
Celsina
,
dalla
soglia
.
-
Loro
sono
le
formiche
,
si
sa
,
io
la
cicala
.
Andiamo
,
andiamo
giù
,
e
basta
!
Pigna
guardò
le
due
figlie
Mita
e
Annicchia
rimaste
sedute
,
tutt
'
e
due
vestite
di
nero
,
pallide
in
volto
e
con
gli
occhi
dolenti
;
poi
guardò
Antonio
Del
Re
,
rimasto
anch
'
egli
seduto
,
torbido
in
faccia
,
con
un
gomito
appoggiato
sul
ginocchio
e
le
unghie
tra
i
denti
.
-
Andate
,
andate
,
-
disse
a
quelli
che
già
si
disponevano
a
scendere
dietro
Celsina
nella
stanza
terrena
.
-
Ora
vengo
...
Debbo
dire
una
parola
a
don
Nino
Del
Re
.
-
Nient
'
affatto
!
-
gridò
Celsina
,
risalendo
gli
scalini
della
scaletta
di
legno
e
ripresentandosi
tutta
vibrante
su
la
soglia
.
-
Te
lo
proibisco
,
papà
!
A
Nino
ho
parlato
io
,
e
basta
!
Vieni
giù
!
-
Va
bene
,
va
bene
,
-
disse
il
Pigna
.
-
Che
furia
!
Debbo
tenergli
un
altro
discorsetto
io
...
Piano
piano
...
Antonio
Del
Re
si
sgruppò
,
scattò
in
piedi
per
un
improvviso
ribollimento
di
sdegno
;
ma
,
subito
pentito
della
risoluzione
d
'
andarsene
,
restò
lì
,
cercando
soltanto
con
gli
occhi
,
in
giro
per
la
stanza
,
il
cappello
.
-
Uh
,
santo
Dio
,
come
fate
presto
a
pigliar
ombra
anche
voi
!
Non
vi
precipitate
!
-
esclamò
Nocio
Pigna
.
-
Ma
no
!
ma
lascialo
andare
,
se
vuole
andarsene
!
-
soggiunse
aizzosa
Celsina
.
-
Mi
fa
un
gran
piacere
,
se
va
via
;
già
gliel
'
ho
detto
!
Anzi
,
aspetta
...
Corse
nel
camerino
accanto
,
in
cui
dormiva
;
trasse
da
un
cassetto
del
canterano
una
vecchia
bambola
,
la
sua
ultima
bambola
di
tant
'
anni
fa
,
ritrovata
per
caso
alcuni
giorni
addietro
e
a
cui
quel
bestione
di
Emanuele
Garofalo
,
senz
'
intendere
la
pena
che
le
avrebbe
cagionato
,
aveva
fatto
di
nascosto
con
la
penna
un
pajo
di
baffoni
da
brigadiere
;
e
venne
a
posarla
sul
petto
d
'
Antonio
Del
Re
;
gli
tirò
su
un
braccio
,
perché
se
la
tenesse
lì
stretta
,
dicendo
:
-
Tieni
;
questa
è
per
te
!
questa
tu
puoi
amare
!
-
E
di
corsa
scomparve
per
la
scaletta
.
Antonio
Del
Re
buttò
la
bambola
nel
grosso
canestro
da
lavoro
,
che
stava
tra
Mita
e
Annicchia
.
Nocio
Pigna
rimase
un
po
'
a
guardarla
,
accigliato
;
si
curvò
a
osservarla
davvicino
;
domandò
:
-
Che
sono
,
baffi
?
Per
tutta
risposta
,
Nino
riprese
la
bambola
e
se
la
ficcò
in
tasca
a
capo
all
'
ingiú
.
Le
due
gambette
,
una
calzata
e
l
'
altra
no
,
rimasero
fuori
.
-
E
cosí
il
sangue
le
andrà
alla
testa
!
-
disse
allora
Nocio
Pigna
.
-
Calma
,
calma
,
don
Ninì
!
Ragioniamo
.
Veramente
sarebbe
meglio
che
voi
ve
n
'
andaste
.
La
vostra
condizione
,
in
questo
momento
,
con
vostro
zio
a
Girgenti
,
in
ballo
...
Noi
qua
dobbiamo
lavorare
.
Si
comincia
adesso
;
poco
possiamo
fare
,
ma
una
voce
almeno
dobbiamo
levarla
,
di
protesta
.
Ora
,
io
entro
nel
vostro
cuore
di
nipote
,
e
comprendo
.
Siete
ancora
ragazzo
,
figlio
di
famiglia
:
so
come
la
pensate
;
certe
cose
non
vi
possono
far
piacere
.
Dovreste
però
entrare
anche
voi
un
poco
nel
mio
cuore
di
padre
,
comprendere
la
mia
responsabilità
,
mi
spiego
?
e
anche
...
Don
Ninì
,
sono
un
uomo
esposto
,
voi
lo
sapete
;
un
pover
'
uomo
lapidato
di
calunnie
da
tutte
le
parti
:
me
ne
rido
;
ma
quanto
a
voi
e
al
vostri
parenti
,
anche
per
riguardo
a
...
-
come
sarebbe
di
voi
don
Landino
Laurentano
?
zio
?
cugino
?
zio
,
è
vero
?
già
...
cugino
carnale
di
vostra
madre
-
anche
per
un
riguardo
a
lui
,
dicevo
,
non
vorrei
che
si
sospettasse
...
Parlo
bene
,
Mitina
?
Mita
alzò
gli
occhi
appena
appena
dal
lavoro
e
li
riabbassò
subito
,
seguitando
a
cucire
.
Antonio
Del
Re
era
andato
presso
la
vetrata
del
balconcino
e
guardava
fuori
,
nel
Piano
di
Gamez
deserto
,
seguitando
a
rodersi
le
unghie
.
-
Sentite
,
-
riprese
il
Pigna
.
-
È
la
verità
sacrosanta
:
non
ha
fatto
tanto
male
a
sé
,
a
tutta
la
sua
famiglia
e
a
voi
,
vostra
nonna
...
A
questo
punto
il
Del
Re
si
voltò
di
scatto
,
gli
venne
incontro
,
scotendo
le
pugna
,
e
gridò
:
-
Basta
!
basta
!
basta
!
Nocio
Pigna
lo
guardò
un
pezzo
,
sbalordito
,
poi
disse
:
-
Ma
sapete
che
mi
sembrate
pazzi
tutti
quanti
,
oggi
,
qua
?
Sto
dicendo
che
il
più
gran
male
lo
fece
al
paese
,
lasciando
tutto
il
ben
di
Dio
che
le
spettava
nelle
mani
di
quel
fratello
che
...
Ma
poi
,
ohè
don
Ninì
,
lasciamo
svaporar
le
smanie
e
parliamoci
chiaro
!
Di
che
colore
siete
?
Così
non
facciamo
niente
!
Io
non
vi
sforzo
.
Ma
è
tempo
di
risolvervi
,
caro
mio
:
o
qua
con
noi
,
dico
col
Partito
,
a
viso
scoperto
;
o
ve
ne
state
coi
vostri
.
Se
non
sapete
neanche
voi
stesso
...
-
Ma
giusto
lei
?
giusto
lei
?
-
proruppe
Antonio
Del
Re
,
quasi
piangendo
dalla
rabbia
,
facendoglisi
di
nuovo
incontro
,
con
le
dita
artigliate
(
alludeva
a
Celsina
)
.
-
Perché
lei
?
Non
c
'
eravate
voi
?
non
c
'
erano
quegli
stupidi
là
,
Raddusa
o
Garofalo
?
-
Che
,
lei
?
-
fece
il
Pigna
,
stordito
.
-
La
conferenza
,
-
spiegò
,
a
bassa
voce
,
Annicchia
.
-
Ah
,
la
conferenza
?
E
che
fa
?
...
Ah
,
già
...
Ma
scusate
tanto
,
don
Nino
mio
!
A
voi
non
brucia
!
Voi
ora
ve
n
'
andate
a
Roma
con
vostro
zio
,
a
seguitare
gli
studii
,
nella
bella
città
;
andate
a
sedere
a
tavola
a
pappa
scodellata
;
tasse
,
libri
,
tutto
pagato
...
Ma
pensate
,
Cristo
di
Dio
,
che
anche
mia
figlia
qua
...
Ve
l
'
immaginate
come
le
deve
ribollire
il
sangue
,
povera
figlia
mia
,
pensando
che
ha
fatto
tanto
,
stentato
tanto
,
per
niente
?
che
deve
finire
così
tutto
il
suo
amore
per
lo
studio
,
tutta
la
sua
smania
di
riuscire
?
Lasciatela
sfogare
!
Dovrebbe
dar
fuoco
a
tutto
il
paese
!
Vorreste
metterle
la
museruola
,
per
giunta
?
E
con
quale
diritto
,
scusate
?
Che
potete
far
voi
per
lei
?
Se
non
me
ne
vado
,
schiatto
...
Scappò
via
,
anche
lui
,
infuriato
,
per
la
scaletta
di
legno
.
Antonio
Del
Re
era
ritornato
presso
la
vetrata
a
guardar
fuori
.
Mita
e
Annicchia
seguitarono
a
lavorare
in
silenzio
,
a
testa
bassa
.
In
quel
silenzio
tutti
e
tre
avvertirono
l
'
affanno
del
proprio
respiro
,
che
palesava
a
loro
stessi
l
'
interno
cordoglio
esasperato
dal
pensiero
di
non
poter
opporsi
a
quello
stato
di
cose
contrario
alla
loro
natura
,
ai
loro
affetti
,
alle
loro
aspirazioni
.
Il
più
combattuto
era
Antonio
Del
Re
.
Tutta
la
cupa
amarezza
della
nonna
gli
s
'
era
trasfusa
,
sin
dall
'
infanzia
,
nel
sangue
,
e
glielo
aveva
avvelenato
;
la
tenerezza
quasi
morbosa
,
piena
di
palpiti
e
di
sgomento
,
della
madre
gli
dava
pena
e
fastidio
,
un
'
angustia
che
lo
avviliva
;
la
remissione
dello
zio
,
sopraffatto
dalle
tristi
vicende
,
rimasto
indietro
,
pur
avendo
corso
da
giovinetto
con
tanta
fiamma
e
tanto
ardire
,
e
che
tuttavia
non
voleva
parer
vinto
e
sorrideva
per
mostrar
fiducia
ancora
in
un
ideale
che
tanti
torti
,
tanti
errori
,
avevano
offeso
e
offuscato
,
gli
cagionava
dispetto
.
Sentiva
,
sapeva
che
quel
sorriso
avrebbe
voluto
nascondere
un
marcio
insanabile
,
per
una
pietà
mal
intesa
.
Ma
perché
,
invece
di
nasconderlo
,
non
lo
scopriva
zio
Roberto
quel
marcio
,
come
la
nonna
,
come
qua
in
casa
del
Pigna
,
i
suoi
compagni
,
tutti
giovani
?
In
un
modo
,
però
,
questi
lo
scoprivano
,
che
gli
faceva
nausea
e
stizza
.
Quelli
che
avevano
operato
,
combattuto
e
sofferto
,
quelli
sì
avrebbero
dovuto
gridar
forte
contro
tante
colpe
e
tante
miserie
e
domandar
giustizia
e
vendetta
in
nome
dell
'
opera
loro
e
del
loro
sangue
e
delle
loro
sofferenze
;
non
questi
che
nulla
avevano
fatto
,
che
nulla
dimostravano
di
saper
fare
,
altro
che
chiacchiere
per
passatempo
,
e
metter
tutti
in
un
fascio
gli
onesti
e
i
disonesti
,
suo
zio
coi
mestatori
e
gl
'
intriganti
,
coi
tanti
patrioti
per
burla
o
per
tornaconto
!
Non
questa
ingiustizia
soltanto
,
però
,
rendeva
avverso
Antonio
Del
Re
ai
suoi
compagni
.
Educato
alla
scuola
di
un
dolor
cupo
e
fiero
che
sdegnava
di
sfogarsi
a
parole
,
d
'
una
rinunzia
ancor
piú
fiera
che
sdegnava
ogni
bassa
invidia
,
se
egli
si
fosse
gettato
nella
lotta
,
spezzando
ogni
legame
ideale
coi
suoi
,
non
avrebbe
né
proferito
una
parola
né
cercato
compagni
:
a
testa
bassa
,
coi
denti
serrati
e
la
mano
armata
,
subito
all
'
atto
si
sarebbe
avventato
.
Quelli
invece
eran
lì
per
ciarlare
,
lì
per
spassarsi
con
le
figlie
del
Pigna
.
Non
avrebbe
voluto
riconoscere
Antonio
Del
Re
che
la
sua
avversione
e
il
suo
sdegno
erano
in
gran
parte
gelosia
feroce
.
Con
lo
stesso
ardor
chiuso
con
cui
si
sarebbe
lanciato
a
un
'
azione
violenta
,
s
'
era
innamorato
perdutamente
di
Celsina
fin
dal
primo
giorno
che
questa
,
ragazzetta
allora
con
la
vestina
fino
al
ginocchio
,
s
'
era
presentata
alle
scuole
tecniche
maschili
.
E
Celsina
,
pure
corteggiata
da
tutti
i
compagni
,
aveva
risposto
all
'
amore
di
lui
,
prima
in
segreto
,
poi
lasciandolo
intravedere
agli
altri
,
dichiarandosi
infine
apertamente
e
sfidando
la
baja
dei
disillusi
.
Non
s
'
era
chiusa
però
nel
suo
amore
,
non
s
'
era
accostata
e
stretta
a
lui
com
'
egli
avrebbe
voluto
:
era
rimasta
lì
,
in
mezzo
a
tutti
,
col
cuore
aperto
,
la
mente
qua
e
là
,
prodiga
di
parole
,
di
sguardi
e
di
sorrisi
,
inebriata
dei
suoi
trionfi
,
della
sua
gloriola
di
ribelle
a
tutti
i
pregiudizii
,
conscia
del
suo
valore
e
smaniosa
di
farsi
notare
,
ammirare
,
applaudire
.
Più
ella
gli
appariva
così
,
e
più
Antonio
riconosceva
che
non
avrebbe
dovuto
amarla
,
non
solo
perché
così
non
era
secondo
il
sentimento
suo
,
ma
anche
perché
,
pensando
alla
madre
e
alla
nonna
,
comprendeva
che
l
'
una
ne
avrebbe
avuto
orrore
e
l
'
altra
l
'
avrebbe
stimata
una
fraschetta
sciocca
.
Eppure
,
no
:
non
era
né
cattiva
né
sciocca
Celsina
,
egli
lo
sapeva
bene
;
e
anzi
,
se
avesse
dovuto
ascoltar
la
voce
più
intima
e
profonda
della
sua
coscienza
,
voce
soffocata
dal
rispetto
,
dalla
suggezione
,
dall
'
amore
,
anziché
la
ribellione
aperta
di
Celsina
avrebbe
condannato
la
fierezza
troppo
chiusa
della
nonna
,
la
rassegnazione
troppo
ligia
della
madre
.
-
Don
Ninì
,
-
chiamò
con
dolce
voce
Mita
.
-
Volete
venire
un
po
'
qua
?
Antonio
si
scosse
,
le
s
'
accostò
,
ma
nel
vederle
sollevare
il
capo
di
biancheria
ch
'
ella
stava
a
cucire
come
per
prendergli
una
misura
,
si
trasse
subito
indietro
,
urtato
,
scrollandosi
tutto
.
-
No
!
...
no
,
adesso
...
-
Caro
don
Ninì
,
-
sospirò
Mita
.
-
Pazienza
ci
vuole
!
Bisogna
far
presto
...
Voi
partite
...
Beato
voi
!
Mita
stava
ad
allestirgli
,
insieme
con
la
sorella
,
la
biancheria
che
doveva
portarsi
a
Roma
.
Tutte
le
migliori
famiglie
della
città
,
e
anche
la
nonna
e
la
madre
d
'
Antonio
,
davan
lavoro
a
quelle
due
povere
sorelle
che
si
recavano
spesso
anche
a
giornata
qua
e
là
.
La
considerazione
era
per
esse
soltanto
,
anzi
la
pietà
;
ed
esse
lo
comprendevano
bene
,
e
di
giorno
in
giorno
si
facevano
più
umili
per
meritarsela
meglio
,
per
dimostrar
la
loro
gratitudine
e
non
essere
abbandonate
.
Capivano
che
a
troppe
cose
si
doveva
passar
sopra
per
ajutarle
,
a
troppe
cose
che
il
padre
e
le
sorelle
,
anziché
attenuare
,
facevan
di
tutto
perché
avventassero
di
piú
,
come
se
apposta
volessero
concitarsi
contro
tutto
il
paese
e
stancare
la
pazienza
e
la
carità
del
prossimo
.
Ma
il
danno
poi
non
sarebbe
stato
anche
loro
?
Che
doveva
dir
la
gente
?
Noi
,
estranei
,
dobbiamo
aver
considerazione
per
voi
,
dobbiamo
ajutarvi
,
mentre
il
vostro
sangue
stesso
,
quelli
che
voi
mantenete
con
l
'
ajuto
nostro
,
debbono
farci
la
guerra
?
Disordini
,
scandali
,
inimicizie
!
Per
scusare
in
certo
qual
modo
il
padre
,
Mita
e
Annicchia
si
forzavano
a
credere
che
veramente
il
cervello
gli
avesse
dato
di
volta
dopo
la
sciagura
di
Rosa
,
la
sorella
maggiore
.
Certo
,
da
allora
s
'
era
aperto
l
'
inferno
in
casa
loro
.
Più
che
del
padre
,
Mita
e
Annicchia
si
lagnavano
,
si
crucciavano
in
cuore
delle
sorelle
.
Come
mai
non
comprendevano
queste
,
che
solamente
col
silenzio
,
con
la
modestia
più
umile
e
più
schiva
si
poteva
,
se
non
cancellare
del
tutto
,
render
meno
evidente
il
marchio
d
'
infamia
di
cui
la
loro
casa
era
ormai
segnata
?
Rita
,
quando
il
bambino
le
lasciava
un
po
'
le
mani
libere
,
e
anche
Tina
e
Lilla
,
sì
,
le
ajutavano
a
cucire
,
a
imbastire
o
a
passare
a
macchina
,
nei
giorni
non
frequenti
che
il
lavoro
abbondava
;
ma
lavoravano
senz
'
amore
,
svogliate
,
specialmente
le
due
ultime
,
perché
non
rassegnate
dopo
quella
sciagura
alla
rinunzia
di
ogni
speranza
e
di
ogni
desiderio
.
Nel
vederle
acconciarsi
e
rabbellirsi
ogni
mattina
,
si
sentivano
stringere
il
cuore
,
intendendo
che
non
si
acconciavano
,
non
si
facevano
belle
per
speranze
e
desiderii
onesti
:
dovevano
sapere
anch
'
esse
purtroppo
che
nessuno
più
,
ormai
,
avrebbe
voluto
mettersi
con
loro
.
E
da
un
giorno
all
'
altro
s
'
aspettavano
che
Tina
e
Lilla
,
con
tutti
quei
giovanotti
lì
sempre
tra
i
piedi
,
avrebbero
finito
come
Rita
.
Ma
avessero
trovato
almeno
un
buon
giovine
,
come
Luca
!
Poteva
cader
peggio
Rita
...
Perché
,
in
fondo
,
sì
,
sì
,
dovevano
riconoscere
che
Luca
era
buono
.
Solo
non
potevano
passargli
l
'
ostinazione
di
non
regolare
davanti
alla
legge
e
all
'
altare
la
sua
unione
con
Rita
.
Era
così
buono
con
tutti
,
e
amava
tanto
il
bambino
e
non
pesava
nulla
in
casa
.
Certo
,
se
non
si
fosse
fatti
tanti
nemici
per
quelle
sue
idee
,
e
non
fosse
stato
così
disgraziato
,
avrebbe
potuto
recar
molto
ajuto
alla
famiglia
,
ché
,
quanto
a
lavorare
,
lavorava
sempre
e
doveva
esser
dotto
davvero
,
a
giudicare
dai
tanti
libri
che
aveva
letti
e
leggeva
!
Un
po
'
di
questo
rispetto
imposto
dall
'
ingegno
e
dall
'
istruzione
,
Mita
e
Annicchia
lo
estendevano
anche
a
Celsina
,
perché
veramente
pareva
loro
,
per
tante
prove
,
fuori
dell
'
ordinario
,
e
riconoscevano
col
padre
che
,
in
altro
luogo
,
in
altre
condizioni
,
ella
avrebbe
fatto
davvero
chi
sa
che
spicco
!
La
vedevano
piena
di
sprezzo
per
gli
uomini
-
e
questo
per
un
verso
le
rassicurava
.
Ah
,
gli
uomini
ella
era
andata
a
sfidarli
là
,
nelle
loro
stesse
scuole
;
e
tutti
li
aveva
superati
!
Veramente
,
quella
sfida
non
avevano
saputo
approvarla
:
con
maggior
profitto
,
se
pur
con
minore
soddisfazione
,
avrebbe
potuto
frequentare
le
scuole
femminili
e
diventar
maestra
.
Così
,
invece
,
era
rimasta
senza
professione
.
Ma
non
temevano
per
l
'
avvenire
:
qualche
via
,
certo
,
Celsina
se
la
sarebbe
aperta
,
in
paese
o
altrove
.
Quel
povero
don
Ninì
,
intanto
,
che
l
'
amava
e
ne
era
geloso
...
Tanto
buono
,
poveretto
!
Ma
non
era
per
lui
,
Celsina
.
Guaj
se
lo
avessero
saputo
i
suoi
parenti
!
Pareva
loro
mill
'
anni
che
partisse
per
Roma
.
Annicchia
toccò
pian
piano
un
braccio
a
Mita
per
mostrarle
le
due
gambette
della
bambola
,
che
uscivano
dalla
tasca
di
lui
ancora
lì
,
dietro
la
vetrata
del
balconcino
.
Mita
rispose
con
un
mesto
sorriso
al
sorriso
della
sorella
;
poi
sovvenendosi
di
una
preghiera
che
dalla
notte
aveva
in
animo
di
rivolgere
al
giovine
,
si
levò
in
piedi
,
posando
il
lavoro
nel
canestro
,
e
gli
si
accostò
timidamente
.
-
Don
Ninì
,
-
gli
disse
piano
,
-
prima
di
partire
per
Roma
,
dovreste
farmi
per
l
'
ultima
volta
quella
tal
grazia
,
se
...
-
No
,
per
carità
,
no
,
Mita
,
non
me
ne
parlate
!
-
la
interruppe
con
violenza
Antonio
Del
Re
,
premendosi
le
mani
sulle
tempie
e
strizzando
gli
occhi
.
-
L
'
avete
a
disonore
,
è
vero
?
-
disse
afflitta
,
con
gli
occhi
bassi
,
Mita
.
-
No
,
non
per
questo
!
non
per
questo
!
-
s
'
affrettò
a
soggiungere
Antonio
.
-
Ma
ora
,
in
questo
momento
...
non
posso
...
non
posso
sentir
parlare
di
nulla
,
Mita
!
Una
cosa
atroce
voleva
da
lui
quella
poveretta
,
un
ricordo
atroce
gli
ridestava
proprio
in
quel
momento
.
La
guardò
,
temendo
che
l
'
orrore
che
traspariva
attraverso
il
suo
rifiuto
avesse
potuto
farle
sorgere
qualche
sospetto
.
Ma
le
vide
più
che
mai
dolenti
e
umili
i
begli
occhi
,
che
tante
lagrime
versate
avevano
velati
e
quasi
intorbidati
per
sempre
.
Quasi
ogni
notte
,
infatti
,
ella
piangeva
col
cuore
sfranto
per
Rosa
,
la
sorella
sua
disgraziata
,
la
sorella
sua
perduta
,
caduta
nell
'
ultimo
fondo
dell
'
ignominia
.
Più
volte
,
non
potendo
andarla
a
trovare
nel
luogo
infame
,
dove
ora
stava
chiusa
,
aveva
pregato
Antonio
di
andarci
per
lei
.
E
Antonio
,
l
'
ultima
volta
che
c
'
era
andato
,
trovandola
mezzo
brilla
,
era
stato
attratto
da
lei
e
...
Un
fracasso
di
grida
,
d
'
applausi
,
misti
agli
strilli
del
bambino
e
agli
abbajamenti
del
cane
,
giunse
in
quel
punto
dalla
stanza
a
terreno
;
e
poco
dopo
'
Nzulu
,
il
vecchio
barbone
,
cacciato
via
a
pedate
da
giù
,
tutto
tremante
,
piegato
sulle
zampe
di
dietro
come
se
volesse
col
fiocchetto
della
coda
convulsa
spazzare
il
suolo
,
venne
ad
allungare
il
naso
baffuto
su
le
ginocchia
di
Mita
,
che
s
'
era
rimessa
a
sedere
.
Le
due
sorelle
,
nel
veder
la
povera
bestia
implorante
ajuto
e
riparo
da
loro
,
si
misero
a
piangere
.
E
allora
Antonio
Del
Re
,
non
sapendo
più
tenersi
,
si
cacciò
in
capo
il
cappello
,
aprì
la
vetrata
del
balconcino
e
,
scavalcata
la
ringhiera
di
ferro
,
mentra
Mita
e
Annicchia
,
spaventate
,
gridavano
:
«
Oh
,
Dio
,
don
Ninì
...
che
fate
?
che
fate
?
»
,
si
calò
giù
,
reggendosi
prima
con
le
mani
a
due
bacchette
della
ringhiera
,
poi
si
lasciò
cadere
nella
piazza
sottostante
.
S
'
udì
il
tonfo
e
quindi
il
rumore
di
qualcosa
andata
in
frantumi
.
Mita
accorse
a
guardare
e
lo
vide
,
curvo
,
che
cercava
con
le
braccia
protese
,
come
un
cieco
,
il
cappello
che
gli
era
cascato
lì
presso
.
-
Don
Niní
,
vi
siete
fatto
male
?
-
Nulla
...
-
rispose
egli
di
sotto
.
-
Le
lenti
...
Mi
sono
cascate
le
lenti
.
E
,
ghermito
il
cappello
,
scappò
via
.
-
Impazzisce
!
-
disse
Mita
.
-
Ma
possibile
?
E
accennò
con
la
mano
la
stanza
giù
,
dove
Celsina
predicava
.
Precipitandosi
per
la
via
di
Gamez
,
Antonio
Del
Re
,
che
senza
lenti
non
vedeva
di
qui
là
,
inciampò
in
qualcuno
all
'
imboccatura
della
via
Atenea
.
-
Oh
Nino
!
Riconobbe
alla
voce
l
'
on
.
Corrado
Selmi
.
-
Mi
lasci
andare
!
-
gli
gridò
,
scrollandosi
rabbiosamente
.
Corrado
Selmi
aveva
lasciato
il
Verònica
all
'
albergo
in
compagnia
dell
'
altro
testimonio
,
e
si
recava
ora
in
casa
di
Roberto
Auriti
che
l
'
ospitava
.
Da
quattro
giorni
,
appena
si
mostrava
per
via
,
si
vedeva
tutti
gli
occhi
addosso
;
parecchi
curiosi
si
fermavano
anche
a
mirarlo
a
bocca
aperta
;
altri
sbucavano
dalle
botteghe
e
si
piantavan
sulla
soglia
,
addossati
gli
uni
agli
altri
.
Tanta
curiosità
l
'
obbligava
a
darsi
un
certo
contegno
,
contro
il
suo
solito
.
Ma
gli
veniva
da
ridere
.
Non
sapeva
più
dove
guardare
,
perché
gli
occhi
naturalmente
gaj
e
l
'
aria
aperta
e
fresca
del
volto
non
déssero
di
lui
un
falso
concetto
di
petulanza
.
Era
davvero
e
si
sentiva
giovanissimo
ancora
,
nel
corpo
e
nell
'
anima
,
non
ostanti
l
'
età
,
le
vicende
fortunose
e
le
tante
lotte
sostenute
.
Non
un
pelo
bianco
,
né
per
nulla
ancora
appassito
il
color
biondo
dei
baffi
e
dei
capelli
.
Vestiva
con
naturale
eleganza
e
spirava
da
tutta
la
persona
,
da
ogni
gesto
,
da
ogni
sguardo
,
una
freschezza
e
una
grazia
che
incantavano
.
Questa
persistente
gioventù
Corrado
Selmi
di
Rosàbia
la
doveva
al
vivace
,
costante
amore
per
la
vita
e
,
nello
stesso
tempo
,
al
pochissimo
peso
che
sempre
le
aveva
dato
.
Né
di
troppi
ricordi
,
né
di
troppi
studii
,
né
di
troppi
scrupoli
,
né
d
'
aspirazioni
tenaci
se
l
'
era
voluta
mai
gravare
,
come
fanno
tanti
a
cui
per
forza
poi
,
sotto
un
tal
fardello
,
debbono
le
gambe
piegarsi
e
aggobbirsi
le
spalle
.
Viaggiatore
senza
bagaglio
,
soleva
definirsi
.
E
sempre
s
'
era
imbarcato
così
,
spiccio
e
leggero
,
per
viaggi
lunghi
,
avventurosi
e
difficili
.
Niente
da
perdere
,
e
avanti
!
Fallita
l
'
insurrezione
del
4
aprile
,
scampato
per
miracolo
dal
convento
della
Gancia
,
aveva
dapprima
guerrigliato
con
le
squadre
attorno
a
Palermo
;
aveva
poi
fatto
la
campagna
del
1860
con
Garibaldi
fino
al
Volturno
;
ma
come
?
senza
munizioni
e
con
un
fucilaccio
che
non
tirava
,
venuto
da
Malta
per
sei
ducati
.
Alla
Camera
,
tra
tanti
colleghi
dalla
fronte
gravida
di
pensieri
e
dalla
cartella
gonfia
di
note
e
d
'
appunti
,
aveva
fatto
parte
delle
Commissioni
più
difficili
,
senza
né
un
lapis
né
un
taccuino
.
E
sempre
s
'
era
dato
da
fare
,
comunque
;
senza
mai
sforzarsi
;
e
tutto
gli
era
riuscito
facile
e
agevole
non
schivando
mai
,
anzi
sfidando
e
bravando
i
più
gravi
pericoli
,
le
più
difficili
imprese
,
le
avventure
più
intricate
.
Non
ammetteva
che
ci
potessero
essere
difficoltà
per
uno
come
lui
,
sempre
pronto
a
tutto
.
Non
andava
incontro
alla
vita
;
si
faceva
innanzi
,
e
passava
.
Passava
,
disarmando
tutti
con
la
sicurezza
convinta
e
la
gaja
tranquillità
:
d
'
ogni
retorica
ostentazione
,
la
rigida
virtú
dei
Catoni
;
d
'
ogni
scrupolo
di
pudore
,
l
'
onestà
delle
donne
.
Né
s
'
era
mai
fermato
un
momento
in
questa
corsa
della
vita
per
giudicare
fra
sé
se
fosse
bene
o
male
ciò
che
aveva
fatto
pur
dianzi
.
Non
bisognava
dar
tempo
al
giudizio
,
come
né
peso
ai
proprii
atti
.
Oggi
,
male
;
bene
,
domani
.
Inutile
richiamarlo
indietro
a
considerare
il
mal
fatto
;
scrollava
le
spalle
,
sorrideva
,
e
avanti
;
avanti
a
ogni
modo
,
per
ogni
via
,
senza
mai
indugiarsi
,
lasciandosi
purificare
dall
'
attività
incessante
e
dall
'
amore
per
la
vita
e
rimanendo
sempre
alacre
e
schietto
,
largo
di
favori
a
tutti
,
con
tutti
alla
mano
.
La
vita
era
per
lui
piena
di
ganci
che
lo
tiravano
di
qua
e
di
là
.
Fermarlo
,
sospenderlo
a
uno
solo
per
giudicarlo
sarebbe
stata
un
'
ingiustizia
crudele
.
Ora
Corrado
Selmi
temeva
che
la
minaccia
d
'
una
tale
ingiustizia
gli
stesse
sopra
:
che
lo
si
volesse
cioè
agganciare
per
i
molti
debiti
ch
'
era
stato
costretto
a
contrarre
,
per
le
molte
cambiali
che
aveva
in
sofferenza
presso
una
delle
primarie
banche
,
di
cui
già
si
cominciavano
a
denunziare
le
magagne
.
Forse
all
'
apertura
della
nuova
Camera
lo
scandalo
sarebbe
scoppiato
.
Prevedeva
lo
spettacolo
che
avrebbero
offerto
tutti
i
gelosi
irsuti
guardiani
dell
'
onestà
,
a
cui
il
timore
di
commettere
qualche
atto
men
che
corretto
aveva
sempre
impedito
di
far
qualche
cosa
oltre
alle
insulse
chiacchiere
retoriche
;
egoisti
meschini
e
miopi
,
diligenti
coltivatori
dell
'
arido
giardinetto
del
loro
senso
morale
,
cinto
tutt
'
intorno
da
un
'
irta
siepe
di
scrupoli
,
la
quale
non
aveva
poi
nulla
da
custodire
,
giacché
quel
loro
giardinetto
non
aveva
mai
dato
altro
che
frutti
imbozzacchiti
o
inutili
fiori
pomposi
.
Debiti
?
Cambiali
?
Oh
bella
!
Aveva
firmato
sempre
cambiali
,
lui
,
in
vita
sua
.
A
diciott
'
anni
,
a
Palermo
,
nei
primi
mesi
del
1860
,
il
Comitato
rivoluzionario
non
sapeva
come
fare
:
si
sperava
in
Garibaldi
,
si
sperava
in
Vittorio
Emanuele
e
nel
Piemonte
,
si
sperava
in
Mazzini
;
ma
i
mezzi
mancavano
e
le
armi
e
le
munizioni
.
Ebbene
,
chi
aveva
proposto
di
prendere
dalla
Cassa
di
sconto
del
Banco
di
Sicilia
seimila
ducati
con
le
firme
dei
signori
piú
facoltosi
?
Lui
.
E
aveva
firmato
lui
,
capolista
,
per
duecento
ducati
,
lui
che
non
aveva
neppure
un
carlino
in
tasca
.
Il
Governo
provvisorio
avrebbe
poi
pagato
.
Come
s
'
era
fatta
l
'
insurrezione
del
4
aprile
?
S
'
era
fatta
cosí
!
E
come
aveva
compiuto
,
lui
solo
,
il
bonificamento
dei
terreni
paludosi
che
ammorbavano
gran
parte
del
suo
collegio
elettorale
?
Ma
anche
a
furia
di
cambiali
!
Poi
,
il
collegio
s
'
era
liberato
della
malaria
,
e
i
debiti
,
si
sa
,
erano
rimasti
a
lui
,
perché
l
'
impresa
della
coltivazione
,
affidata
a
certi
suoi
parenti
inesperti
,
era
fallita
,
e
i
frutti
dell
'
opera
sua
ora
se
li
godevano
per
la
maggior
parte
tanti
altri
che
gli
davan
solo
le
bucce
come
e
quando
volevano
,
ma
che
però
gli
facevano
costantemente
l
'
onore
di
eleggerlo
deputato
.
Era
vero
,
sí
:
oltre
ai
denari
attinti
alle
banche
per
questa
impresa
e
per
altre
ugualmente
vantaggiose
a
molti
e
solo
disgraziate
per
lui
,
altri
e
non
pochi
ne
aveva
presi
per
il
suo
mantenimento
.
Vivere
doveva
;
e
poveramente
non
sapeva
,
né
voleva
.
Da
giovane
,
aveva
interrotto
gli
studii
per
prender
parte
alla
rivoluzione
.
Per
undici
anni
,
finché
Roma
non
era
stata
presa
,
non
s
'
era
dato
un
momento
di
requie
.
Posate
le
armi
,
rimasto
senza
professione
e
senza
alcuno
stato
,
dopo
avere
speso
per
gli
altri
i
suoi
anni
migliori
,
che
doveva
fare
?
Impiccarsi
?
La
fortuna
non
aveva
voluto
favorirlo
nei
negozii
;
gli
aveva
accordato
altri
favori
,
ma
che
gli
eran
costati
cari
,
e
qualcuno
-
il
maggiore
e
il
peggiore
-
non
alla
tasca
soltanto
.
Corrado
Selmi
vietava
a
se
stesso
ogni
rimpianto
.
Pure
,
di
tratto
in
tratto
,
quello
dell
'
amore
di
donna
Giannetta
D
'
Atri
-
Montalto
gli
assaltava
e
gli
strizzava
improvvisamente
il
cuore
.
Ma
più
che
pena
per
l
'
amore
perduto
,
era
rabbia
per
il
cieco
abbandono
di
sé
nelle
mani
di
quella
donna
che
per
più
d
'
un
anno
lo
aveva
reso
la
favola
di
tutta
Roma
,
facendogli
commettere
vere
e
proprie
pazzie
.
Pareva
che
colei
avesse
giurato
a
se
stessa
di
compromettersi
e
di
comprometterlo
in
tutti
i
modi
,
presa
da
una
furia
di
scandalo
.
Più
per
lei
che
per
sé
,
aveva
cercato
prima
di
frenarla
;
ma
s
'
era
poi
sfrenato
anche
lui
per
timore
che
i
suoi
ritegni
la
offendessero
o
che
la
sua
prudenza
le
paresse
dappocaggine
.
I
più
grossi
debiti
li
aveva
contratti
allora
,
sebbene
non
figurassero
sotto
il
suo
nome
per
un
riguardo
alla
donna
che
glieli
faceva
contrarre
.
Roberto
Auriti
s
'
era
prestato
con
fraterna
abnegazione
a
prender
denari
per
lui
alla
banca
,
dopo
una
segreta
intesa
però
col
governatore
di
essa
.
La
minacciata
denunzia
dei
disordini
di
questa
banca
costernava
pertanto
Corrado
Selmi
,
forse
più
che
per
sé
,
per
Roberto
Auriti
.
Ma
la
grave
costernazione
gli
era
in
parte
ovviata
dalla
fiducia
che
il
Governo
aveva
interesse
,
per
tante
ragioni
,
a
impedire
che
lo
scandalo
scoppiasse
.
Sapeva
bene
che
questo
scandalo
non
avrebbe
prodotto
soltanto
il
fallimento
d
'
una
banca
,
ma
anche
il
fallimento
di
tutto
un
ordine
di
cose
.
L
'
appoggio
del
Governo
alla
sua
rielezione
,
nonostante
che
Francesco
D
'
Atri
fosse
al
potere
,
e
l
'
appoggio
alla
candidatura
di
Roberto
Auriti
lo
raffermavano
in
questa
fiducia
.
Prima
di
partire
da
Roma
,
aveva
promesso
a
Roberto
di
venire
a
Girgenti
a
sostenerlo
nella
lotta
;
chiamato
in
fretta
in
furia
dal
telegramma
del
Verònica
,
era
accorso
,
e
subito
s
'
era
reso
conto
delle
condizioni
difficilissime
in
cui
Roberto
si
trovava
di
fronte
agli
avversarii
,
aggravate
ora
,
per
giunta
,
da
quel
duello
.
Avrebbe
fatto
di
tutto
per
liberar
Roberto
dalle
tante
angustie
da
cui
lo
vedeva
oppresso
,
per
tirarlo
su
a
respirare
un
'
altr
'
aria
,
per
innalzarlo
a
quel
posto
di
cui
lo
sapeva
meritevole
per
le
doti
della
mente
e
del
cuore
,
per
tutto
ciò
che
aveva
fatto
in
gioventù
;
ma
da
che
aveva
posto
il
piede
nella
casa
di
lui
,
a
Girgenti
,
e
conosciuto
la
madre
e
la
sorella
,
s
'
era
sentito
cascar
le
braccia
;
d
'
un
tratto
gli
era
apparsa
chiara
la
ragione
per
cui
l
'
Auriti
era
nella
vita
uno
sconfitto
.
Un
reclusorio
gli
era
sembrata
quella
casa
!
Ma
possibile
che
due
creature
umane
si
fossero
adattate
a
trascinar
l
'
esistenza
in
quella
cupa
ombra
di
tedio
amaro
e
sdegnoso
?
che
si
fossero
fatto
un
così
tetro
concetto
della
vita
?
Non
aveva
saputo
resistere
alla
tentazione
di
muoverne
il
discorso
alla
madre
,
con
la
speranza
di
scuoterla
un
po
'
.
-
Ma
se
la
vita
è
una
piuma
,
donna
Caterina
!
Un
soffio
,
e
via
...
Lei
vuol
dar
peso
a
una
piuma
?
-
Voglio
,
caro
Selmi
?
-
gli
aveva
risposto
donna
Caterina
.
-
Non
l
'
ho
voluto
io
...
Per
voi
la
vita
è
una
piuma
;
un
soffio
e
via
;
per
me
,
è
diventata
di
piombo
,
caro
mio
.
-
Appunto
questo
è
il
male
!
-
aveva
subito
rimbeccato
lui
.
-
Farla
diventar
di
piombo
,
una
piuma
!
Dovendo
vivere
,
scusi
,
non
le
sembra
che
sia
necessario
mantenere
l
'
anima
nostra
in
uno
stato
...
dirò
così
,
di
fusione
continua
?
Perché
fermare
questa
fusione
e
far
rapprendere
l
'
anima
,
fissarla
irrigidirla
in
codesta
forma
triste
,
di
piombo
?
Donna
Caterina
aveva
tentennato
un
po
'
il
capo
,
con
le
labbra
atteggiate
d
'
amaro
sorriso
.
-
La
fusione
...
già
!
Ma
per
mantener
l
'
anima
,
come
voi
dite
,
in
codesto
stato
di
fusione
,
ci
vuole
il
fuoco
,
caro
amico
!
E
quando
,
dentro
di
voi
,
il
fornellino
è
spento
?
-
Non
bisogna
lasciarlo
spegnere
,
perbacco
!
-
Eh
,
caro
:
quando
il
vento
è
troppo
forte
;
quando
la
morte
viene
e
ci
soffia
su
;
quando
cercate
attorno
e
non
trovate
più
un
fuscello
per
alimentarlo
...
-
Ma
dove
lo
cerca
lei
?
qua
?
chiusa
sempre
fra
queste
quattro
mura
come
in
una
carcere
?
La
signora
Anna
,
scusi
...
possibile
che
la
signora
Anna
...
io
non
so
...
S
'
era
interrotto
per
un
subito
imbarazzo
,
notando
che
la
sorella
di
Roberto
,
nel
vedersi
tirata
in
ballo
quando
men
se
l
'
aspettava
,
s
'
era
tutta
invermigliata
.
Fin
dal
primo
vederla
,
Corrado
Selmi
era
rimasto
ammirato
della
pura
e
delicata
bellezza
di
lei
e
istintivamente
aveva
sofferto
nel
veder
quella
bellezza
così
mortificata
da
quelle
ostinate
gramaglie
e
,
più
che
trascurata
,
sprezzata
.
A
quel
rossore
improvviso
,
aveva
temuto
d
'
essersi
spinto
un
po
'
troppo
oltre
;
ma
poi
,
vincendo
il
momentaneo
imbarazzo
,
aveva
soggiunto
:
-
Non
ha
un
figliuolo
,
lei
?
E
l
'
obbligo
,
dunque
,
di
vivere
per
lui
,
di
amar
la
vita
per
lui
...
no
?
Che
so
io
...
forse
manifesto
un
po
'
troppo
vivacemente
quel
che
penso
,
vedendo
qua
tutta
questa
tetraggine
che
non
mi
par
ragionevole
,
ecco
!
Che
ne
dice
lei
,
signora
Anna
?
Ella
s
'
era
di
nuovo
invermigliata
,
s
'
era
penosamente
costretta
a
non
abbassar
gli
occhi
,
e
con
la
vista
intorbidata
e
un
sorriso
nervoso
sulle
labbra
,
stringendosi
un
po
'
nelle
spalle
,
aveva
risposto
,
alludendo
al
figlio
:
-
È
giovane
,
lui
...
La
vita
,
se
la
farà
da
sé
...
-
Ma
lei
,
dunque
...
è
vecchia
,
lei
?
Con
quest
'
ultima
domanda
,
quasi
involontaria
,
s
'
era
chiusa
quella
prima
conversazione
.
Ora
Corrado
Selmi
rientrava
in
casa
di
Roberto
,
esilarato
di
quanto
aveva
veduto
nella
villa
di
Colimbètra
.
Tutti
quei
fantocci
là
con
la
divisa
borbonica
,
che
gli
avevano
presentato
le
armi
!
Roba
da
matti
!
Ma
che
splendore
,
quella
villa
!
Il
principe
-
no
-
non
s
'
era
fatto
vedere
.
Che
peccato
!
Avrebbe
tanto
desiderato
di
conoscerlo
.
Ecco
là
uno
che
s
'
era
fissato
anche
lui
,
nei
suoi
affetti
,
in
un
tempo
oltrepassato
...
ma
che
pur
seguitava
a
vivere
,
fuori
del
tempo
,
fuori
della
vita
...
in
un
modo
curiosissimo
,
che
bellezza
!
protendendo
da
quel
suo
tempo
certe
immagini
di
vita
che
per
forza
,
nella
realtà
dell
'
oggi
,
dovevano
apparire
inconsistenti
,
maschere
,
giocattoli
:
tutti
quei
fantocci
là
...
che
bellezza
!
-
Eppure
quei
fantocci
là
,
caro
Selmi
,
che
vi
hanno
fatto
ridere
,
-
gli
disse
donna
Caterina
,
-
nelle
elezioni
di
domani
,
qua
,
vinceranno
voi
,
il
vostro
amico
Roberto
,
il
signor
Prefetto
,
il
vostro
Governo
e
tutti
quanti
...
Ridete
ancora
,
se
vi
riesce
.
Ombre
?
Ma
siamo
noi
,
le
ombre
!
-
Io
no
,
la
prego
,
donna
Caterina
,
-
disse
allora
,
ridendo
e
toccandosi
,
il
Selmi
.
-
Mi
lasci
almeno
questa
illusione
!
Guardi
,
il
principe
,
innanzi
a
me
,
s
'
è
dileguato
lui
come
un
'
ombra
...
Avrei
pagato
non
so
che
cosa
per
vedermelo
venire
incontro
,
anche
per
rifarmi
...
eh
,
Roberto
lo
sa
...
per
rifarmi
d
'
un
certo
incontro
con
suo
figlio
a
Roma
,
in
cui
toccò
a
me
,
per
forza
,
far
la
parte
dell
'
ombra
...
Beh
!
pazienza
..
Ma
sì
,
lei
dice
bene
,
donna
Caterina
;
ci
ostiniamo
purtroppo
a
volere
esser
ombre
noi
,
qua
,
in
Sicilia
.
O
inetti
o
sfiduciati
o
servili
.
La
colpa
è
un
po
'
del
sole
.
Il
sole
ci
addormenta
finanche
le
parole
in
bocca
!
Guardi
,
non
fo
per
dire
:
ho
studiato
bene
la
questione
,
io
.
La
Sicilia
è
entrata
nella
grande
famiglia
italiana
con
un
debito
pubblico
di
appena
ottantacinque
milioni
di
capitale
e
con
un
lieve
bilancio
di
circa
ventidue
milioni
.
Vi
recò
inoltre
tutto
il
tesoro
dei
suoi
beni
ecclesiastici
e
demaniali
,
accumulato
da
tanti
secoli
.
Ma
poi
,
povera
d
'
opere
pubbliche
,
senza
vie
,
senza
porti
,
senza
bonifiche
,
di
nessun
genere
.
Sa
come
fu
fatta
la
vendita
dei
beni
demaniali
e
la
censuazione
di
quelli
ecclesiastici
?
Doveva
esser
fatta
a
scopo
sociale
,
a
sollievo
delle
classi
agricole
.
Ma
sì
!
Fu
fatta
a
scopo
di
lucro
e
di
finanza
.
E
abbiamo
dovuto
ricomprare
le
nostre
terre
chiesiastiche
e
demaniali
e
allibertar
le
altre
proprietà
immobiliari
con
la
somma
colossale
di
circa
settecento
milioni
,
sottratta
naturalmente
alla
bonifica
delle
altre
terre
nostre
.
E
il
famoso
quarto
dei
beni
ecclesiastici
attribuitoci
dalla
legge
del
7
luglio
1866
?
Che
irrisione
!
Già
,
prima
di
tutto
il
valore
di
questi
beni
fu
calcolato
su
le
dichiarazioni
vilissime
del
clero
siciliano
,
per
soddisfar
la
tassa
di
manomorta
,
e
da
questo
valore
nominale
,
noti
bene
,
furon
dedotte
tutte
le
percentuali
attribuite
allo
Stato
e
le
tasse
e
le
spese
d
'
amministrazione
.
Poi
però
tutte
queste
deduzioni
furon
ragionate
sul
valore
effettivo
e
furon
sottratte
inoltre
le
pensioni
dovute
ai
membri
degli
enti
soppressi
.
Cosicché
nulla
,
quasi
nulla
,
han
percepito
fin
oggi
i
nostri
Comuni
.
Ora
,
dopo
tanti
sacrificii
fatti
e
accettati
per
patriottismo
,
non
avrebbe
il
diritto
l
'
isola
nostra
d
'
essere
equiparata
alle
altre
regioni
d
'
Italia
in
tutti
i
beneficii
,
nei
miglioramenti
d
'
ogni
genere
che
queste
hanno
già
ottenuto
?
Non
c
'
è
stato
mai
verso
,
per
quanti
sforzi
io
abbia
fatto
,
di
raccogliere
in
un
fascio
operoso
tutta
la
deputazione
siciliana
.
Via
,
via
,
non
ne
parliamo
donna
Caterina
!
Dovrei
guastarmi
il
sangue
.
Io
faccio
quanto
posso
.
Poi
alzo
le
spalle
e
dico
:
«
Vuol
dire
che
questo
ci
meritiamo
,
noi
»
.
Si
voltò
verso
Roberto
,
per
cambiar
discorso
,
e
aggiunse
:
-
Sai
?
Ho
visto
jeri
,
per
via
,
la
moglie
del
tuo
avversario
.
Caro
mio
,
tu
devi
perdere
per
forza
.
Ah
che
bella
donnina
!
Scusatemi
,
signore
mie
,
se
parlo
così
;
ma
io
non
avrei
proprio
il
coraggio
di
vincere
,
neanche
nel
nome
santo
della
Patria
e
della
Libertà
,
per
non
far
piangere
gli
occhi
di
quella
bella
signora
!
CAPITOLO
SETTIMO
Nicoletta
Capolino
entrò
nello
studio
del
marito
già
abbigliata
,
con
uno
strano
cappellone
piumato
di
feltro
su
i
bellissimi
capelli
corvini
.
Florida
,
snella
e
procacissima
,
ardente
negli
occhi
e
nelle
labbra
,
spirava
dalle
segrete
sapienti
cure
della
persona
un
profumo
voluttuoso
,
inebriante
.
Era
quello
un
momento
drammatico
,
d
'
intermezzo
alla
commedia
che
marito
e
moglie
rappresentavano
da
due
anni
ogni
giorno
,
anche
nell
'
intimità
delle
pareti
domestiche
,
l
'
una
di
fronte
all
'
altro
,
compiacendosi
reciprocamente
della
loro
finezza
e
della
loro
bravura
.
Sapevano
bene
l
'
uno
e
l
'
altra
che
non
sarebbero
mai
riusciti
a
ingannarsi
e
non
tentavan
nemmeno
.
Che
lo
facessero
per
puro
amore
dell
'
arte
,
non
si
poteva
dire
,
ché
odiavano
entrambi
in
segreto
la
necessità
di
quelle
loro
finzioni
.
Ma
se
volevano
vivere
insieme
,
senza
scandalo
per
gli
altri
,
senza
troppo
disgusto
per
sé
,
riconoscevano
di
non
poterne
far
di
meno
.
Ed
eccoli
dunque
premurosi
a
vestire
o
meglio
,
a
mascherare
di
garbata
e
graziosa
menzogna
quel
loro
odio
;
a
trattar
la
menzogna
come
un
mesto
e
caro
esercizio
di
carità
reciproca
,
che
si
manifestava
in
un
impegno
,
in
una
gara
di
compitezze
ammirevoli
,
per
cui
alla
fine
marito
e
moglie
avevano
acquistato
non
solo
una
stima
affettuosa
del
loro
merito
,
ma
anche
una
sincera
gratitudine
l
'
uno
per
l
'
altra
.
E
quasi
si
amavano
davvero
.
-
Gnazio
,
non
vado
via
tranquilla
!
-
diss
'
ella
,
entrando
,
come
imbronciata
d
'
un
supposto
inganno
che
la
addolorava
e
costernava
.
-
Giurami
che
non
vai
a
batterti
questa
mattina
.
-
Oh
Dio
,
Lellè
,
ma
se
t
'
ho
detto
che
vado
a
Siculiana
!
-
rispose
Capolino
,
levando
le
mani
per
posargliele
lievemente
sulle
braccia
.
-
Dovevo
andarci
jeri
,
lo
sai
.
Sta
'
tranquilla
,
cara
.
Il
duello
è
stato
rimandato
alla
fine
delle
elezioni
.
-
Debbo
crederci
,
proprio
?
-
insistette
lei
,
mentre
stentava
ad
abbottonarsi
il
guanto
con
l
'
altra
mano
già
inguantata
.
Capolino
volentieri
avrebbe
risposto
a
quell
'
insistenza
con
uno
sbuffo
;
invece
,
sorrise
;
si
accostò
premuroso
;
le
prese
la
mano
per
abbottonarle
lui
quel
guanto
,
e
vi
s
'
indugiò
,
come
un
innamorato
.
-
Sapessi
quanto
mi
secca
d
'
andare
a
Valsanìa
!
-
soggiunse
lei
allora
,
parlandogli
quasi
all
'
orecchio
,
con
abbandono
.
-
Ma
va
'
!
-
esclamò
egli
,
guardandola
negli
occhi
,
come
per
farle
avvertire
che
quella
nota
tenera
(
molto
cara
e
graziosa
,
del
resto
)
era
per
lo
meno
fuor
di
tempo
e
di
luogo
.
-
Ti
giuro
!
-
replicò
lei
,
ostinandosi
,
ma
pur
rispondendo
al
sorriso
.
Capolino
scattò
a
ridere
forte
:
-
Ma
va
'
!
ma
va
'
!
che
ti
divertirai
un
mondo
!
Vedere
quella
foca
di
Adelaide
davanti
allo
sposo
...
Sarà
uno
spettacolo
impagabile
!
Dici
sul
serio
,
Lellè
?
-
Se
avessi
il
cuore
tranquillo
...
-
ripeté
Nicoletta
.
-
Jersera
ti
sei
trattenuto
qua
,
chi
sa
quanto
...
Non
t
'
ho
sentito
venire
a
letto
...
-
Ma
tutta
questa
corrispondenza
elettorale
,
non
vedi
?
-
le
disse
egli
,
indicando
la
scrivania
.
-
Zio
Salesio
,
santo
Dio
,
almeno
in
questo
,
potrebbe
ajutarmi
...
-
Oh
sì
,
zio
Salesio
!
Fossero
pasticcini
...
-
Basta
.
Non
perder
tempo
,
va
'
va
'
...
O
aspetti
la
carrozza
?
Nicoletta
fece
con
gli
occhi
il
gesto
di
chi
si
rassegna
a
credere
non
convinto
,
e
sospirò
:
-
Se
è
vero
che
vai
a
Siculiana
,
al
ritorno
verso
sera
,
passando
dallo
stradone
,
non
potresti
venire
a
Valsanìa
?
-
Ah
,
potendo
,
figùrati
!
-
rispose
egli
.
-
Ma
se
gli
amici
...
Non
ritornerò
solo
...
Se
potrò
...
dico
,
se
potrò
lasciarli
...
Tese
le
labbra
per
baciarla
.
Ella
ritrasse
il
capo
,
istintivamente
,
temendo
di
guastarsi
l
'
acconciatura
.
-
Perché
?
-
disse
.
-
Perché
mi
piaci
,
così
...
Non
vuoi
darmi
un
bacio
?
-
Piano
,
però
...
Furono
sorpresi
dalla
vecchia
cameriera
,
la
quale
veniva
ad
annunziare
che
la
carrozza
del
Salvo
era
arrivata
.
Nicoletta
si
staccò
subito
dal
marito
.
-
Ecco
,
vengo
-
disse
alla
serva
;
poi
,
tendendo
la
mano
al
marito
:
-
E
allora
,
a
rivederci
.
-
Divèrtiti
-
le
augurò
Capolino
.
Quella
vettura
,
per
una
cittaduzza
come
Girgenti
,
era
proprio
di
più
;
goffa
ostentazione
di
lusso
e
di
ricchezza
che
soltanto
al
Salvo
si
poteva
passare
.
Dal
sobborgo
Ràbato
,
ove
Capolino
abitava
,
al
viale
della
Passeggiata
,
ove
il
Salvo
da
alcuni
anni
s
'
era
fatto
costruire
un
'
amenissima
villa
,
si
poteva
andare
a
piedi
in
mezz
'
ora
.
Nicoletta
non
aveva
alcun
dubbio
che
il
marito
andava
a
battersi
quella
mattina
.
Ma
non
doveva
saperlo
per
potersi
divertire
.
Quante
e
quant
'
altre
cose
non
doveva
allo
stesso
modo
sapere
,
per
poter
essere
così
,
gaja
e
amante
della
vita
!
Ci
riusciva
,
spesso
,
a
forza
di
volontà
,
non
già
a
non
saperle
,
che
non
le
sarebbe
stato
possibile
,
ma
a
fare
,
proprio
,
come
se
non
le
sapesse
.
Di
nascosto
,
quando
ne
aveva
fino
alla
gola
,
uno
sbuffo
,
e
là
!
sollevava
l
'
anima
sopra
tutte
le
miserie
che
la
avevano
oppressa
sempre
,
fin
dalla
nascita
.
Non
doveva
sapere
,
ad
esempio
,
che
la
madre
le
aveva
fatto
morire
,
se
non
proprio
di
veleno
,
come
qualcuno
in
paese
aveva
malignato
,
certo
però
di
crepacuore
il
padre
,
per
unirsi
in
seconde
nozze
con
colui
ch
'
ella
chiamava
zio
Salesio
,
antico
scritturale
del
banco
Spoto
.
Aveva
appena
cinque
anni
,
quando
il
padre
le
era
morto
,
eppure
lo
ricordava
bene
;
tanto
che
la
madre
non
aveva
potuto
mai
persuaderla
a
chiamar
babbo
quel
suo
secondo
marito
molto
più
giovine
di
lei
.
Non
era
cattivo
,
no
,
zio
Salesio
;
ma
fatuo
,
e
vano
come
la
stessa
vanità
.
Appena
marito
della
vedova
di
Baldassare
Spoto
,
aveva
creduto
sul
serio
che
da
quel
matrimonio
gli
fosse
derivato
quasi
un
titolo
di
nobiltà
;
e
i
più
strani
fumi
gli
erano
saliti
al
cervello
;
tutta
l
'
anima
anzi
gli
si
era
convertita
in
fumo
.
Presto
però
la
brace
per
quei
fumi
aveva
cominciato
a
languire
.
Spese
pazze
...
E
n
'
avesse
almeno
goduto
!
Che
supplizio
cinese
dovevano
essere
per
lui
,
tuttora
,
quelle
scarpine
di
coppale
,
che
lo
costringevano
ad
andare
a
passetti
di
pernice
,
quasi
in
punta
di
piedi
!
Le
male
lingue
dicevano
che
sotto
il
panciotto
teneva
il
busto
,
come
le
donne
.
Il
busto
,
no
;
una
fascia
di
lana
teneva
,
stretta
e
rigirata
più
volte
attorno
alla
vita
,
anche
a
salvaguardia
delle
reni
che
gli
s
'
erano
ingommate
.
Non
era
poi
tanto
vecchio
:
aveva
appena
qualche
annetto
più
di
Capolino
:
ma
lo
sfacimento
,
ad
onta
di
tutte
le
diligenze
e
delle
piú
amorose
e
disperate
cure
,
era
cominciato
in
lui
prestissimo
.
Pareva
adesso
un
fantoccio
automatico
:
tutto
aggiustato
,
tutto
congegnato
,
tutto
finto
:
nei
denti
,
nel
roseo
delle
gote
,
nel
nero
dei
baffetti
incerati
e
del
piccolo
pappafico
e
delle
esili
sopracciglia
e
dei
radi
capelli
;
e
camminava
e
si
moveva
come
per
virtù
di
molle
,
giovanilmente
.
Gli
occhi
,
però
,
tra
tanta
chimica
,
quasi
smarriti
entro
le
borse
gonfie
e
acquose
delle
pàlpebre
,
esprimevano
una
pena
infinita
.
Perché
erano
venuti
i
guaj
,
purtroppo
,
dopo
la
morte
della
moglie
.
Nicoletta
avrebbe
potuto
sbarazzarsi
di
lui
,
ma
ne
aveva
avuto
pietà
;
s
'
era
presa
però
lei
l
'
amministrazione
di
quel
po
'
ch
'
era
restato
;
e
le
apparenze
,
sì
,
aveva
voluto
salvarle
,
e
zio
Salesio
(
ormai
quasi
mummificato
)
aveva
seguitato
a
mostrarsi
per
via
come
un
milordino
,
prodigio
d
'
eleganza
,
sempre
in
calze
di
seta
e
scarpine
di
coppale
,
in
punta
di
piedi
;
ma
,
in
casa
,
eh
,
in
casa
la
più
stretta
economia
.
Tanto
che
un
giorno
Nicoletta
se
l
'
era
visto
arrivare
con
un
involto
di
due
polli
arrosto
finti
,
di
cartone
,
sotto
il
braccio
.
Sicuro
:
due
polli
arrosto
di
cartone
da
figurare
su
la
magra
mensa
sotto
il
paramosche
di
rete
metallica
.
Ogni
giorno
il
povero
vecchio
se
li
metteva
lì
davanti
,
su
la
tavola
,
per
illudersi
:
non
poteva
farne
a
meno
!
E
quei
due
polli
di
cartone
e
un
tozzo
di
pane
(
vero
,
ma
duro
per
i
suoi
denti
non
veri
)
erano
adesso
per
intere
settimane
tutto
il
suo
pranzo
giornaliero
!
Perché
Capolino
non
aveva
voluto
prenderlo
con
sé
,
e
zio
Salesio
Marullo
,
rimasto
solo
nella
vecchia
e
triste
casa
che
Nicoletta
gli
aveva
ceduto
con
quel
po
'
ch
'
era
riuscita
a
salvare
dalla
rovina
,
spesso
,
non
sapendo
limitarsi
nelle
spese
,
per
comperarsi
una
bella
cravatta
o
un
bel
bastoncino
,
restava
digiuno
-
quando
,
beninteso
,
non
si
presentava
in
casa
di
Flaminio
Salvo
nell
'
ora
del
desinare
,
sapendo
che
la
figliastra
era
lì
.
E
Nicoletta
,
che
per
l
'
onta
segreta
gli
avrebbe
strappato
il
pappafico
o
gli
occhi
,
doveva
accoglierlo
sorridente
.
Sentiva
che
avrebbe
potuto
esser
buona
,
in
fondo
,
e
veramente
buona
le
pareva
d
'
essersi
dimostrata
in
certi
momenti
della
sua
vita
;
ma
che
intanto
un
perfido
destino
non
aveva
voluto
permetterle
d
'
esser
tale
.
Cattiva
per
forza
doveva
essere
!
Tutto
falso
in
lei
,
dentro
e
fuori
e
intorno
.
E
una
lotta
segreta
,
continua
,
per
vincer
l
'
afa
del
disgusto
,
per
non
sentir
l
'
impiccio
della
maschera
,
quantunque
già
sul
volto
le
fosse
divenuta
fina
come
la
stessa
pelle
.
Ma
aveva
su
la
fronte
un
cerro
di
capelli
svoltato
,
ribelle
,
Nicoletta
Capolino
,
e
temeva
in
certe
ore
che
così
l
'
anima
qualche
giorno
le
si
sarebbe
svoltata
in
petto
,
in
un
subito
prorompimento
contro
la
soffocazione
di
tanti
e
tanti
anni
.
Per
ora
,
il
marito
andava
a
battersi
?
E
lei
a
festa
!
Per
non
vedere
,
per
non
esser
veduta
da
troppa
gente
,
ordinò
al
cocchiere
di
lasciar
la
via
Atenea
e
di
prendere
per
la
strada
esterna
di
Santa
Lucia
,
sotto
la
città
.
Non
si
curava
più
da
un
pezzo
di
ciò
che
la
gente
pensava
nel
vederla
nella
carrozza
del
Salvo
.
Era
ormai
cosa
risaputa
.
Del
resto
,
anche
qua
,
le
apparenze
in
certo
qual
modo
erano
salvate
dalla
parentela
che
Capolino
aveva
avuto
col
Salvo
e
dall
'
ufficio
ch
'
ella
rappresentava
presso
la
figlia
di
don
Flaminio
.
L
'
audacia
aveva
sfidato
la
malignità
e
,
se
non
vinta
del
tutto
,
l
'
aveva
costretta
a
tacere
e
a
far
di
cappello
in
pubblico
;
a
spettegolare
solo
in
privato
,
ed
anche
con
una
certa
filosofica
indulgenza
.
Perché
la
filosofia
ha
questo
di
buono
:
che
alla
fine
dà
sempre
ragione
a
chi
,
comunque
,
riesca
a
imporsi
.
Villa
Salvo
era
situata
in
alto
,
aerea
,
e
dominava
il
viale
tagliato
su
la
collina
dal
lato
meridionale
.
Vi
si
saliva
per
ampie
scalee
,
che
superavano
l
'
altezza
con
agevoli
fughe
.
A
ogni
ripiano
,
su
i
pilastrini
,
eran
quattro
statue
d
'
arcigna
bruttezza
,
che
certo
non
facevano
buona
accoglienza
ai
visitatori
né
si
congratulavano
molto
con
essi
della
branca
superata
.
Si
godeva
però
di
lassù
la
vista
incantevole
dell
'
intera
campagna
tutta
a
pianure
e
convalli
e
del
mare
lontano
.
Prima
di
salire
al
piano
superiore
della
villa
,
Nicoletta
corse
diviata
allo
studio
del
Salvo
a
pianterreno
;
ma
si
arrestò
d
'
un
tratto
su
la
soglia
,
vedendo
ch
'
egli
non
era
solo
.
-
Avanti
,
avanti
,
-
disse
,
inchinandosi
,
Flaminio
Salvo
,
che
stava
in
piedi
davanti
alla
scrivania
,
a
cui
era
seduto
un
giovine
,
intento
a
scrivere
:
Aurelio
Costa
.
-
Domando
scusa
,
se
...
-
cominciò
a
dire
Nicoletta
,
guardando
il
Costa
che
si
levava
da
sedere
.
-
Ma
non
lo
dica
!
-
la
interruppe
il
Salvo
,
lisciandosi
le
basette
,
con
un
sorriso
freddo
,
a
cui
lo
sguardo
lento
degli
occhi
sotto
le
grosse
palpebre
dava
un
'
espressione
di
lieve
ironia
.
-
Venga
avanti
...
stavo
qui
a
chiacchierare
col
mio
ingegnere
.
Poi
,
notando
l
'
impaccio
di
questo
per
la
presenza
della
signora
,
aggiunse
:
-
Non
vi
conoscete
?
-
Veramente
,
di
nome
sì
,
-
rispose
con
una
certa
disinvoltura
Nicoletta
.
-
Credo
però
non
ci
sia
mai
stata
presentazione
fra
noi
...
-
Oh
!
e
allora
,
-
riprese
il
Salvo
,
-
per
la
formalità
:
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
la
signora
Lellè
Capolino
-
Spoto
.
Aurelio
Costa
,
con
gli
occhi
bassi
,
senza
scostarsi
dalla
scrivania
,
chinò
lievemente
il
capo
.
Era
ben
messo
,
senza
ombra
di
ricercatezza
,
composto
e
altero
nella
maschia
bellezza
,
cui
l
'
insolito
abito
cittadino
,
di
fresca
fattura
,
faceva
forse
apparire
un
po
'
rude
.
-
Sarà
pronta
Adelaide
?
-
domandò
Nicoletta
al
Salvo
dopo
aver
osservato
il
giovane
e
risposto
con
un
lieve
sorriso
all
'
inchino
sostenuto
di
lui
.
-
Ecco
,
un
momento
,
-
rispose
il
Salvo
.
-
Segga
,
segga
,
donna
Lellè
.
Io
vado
e
torno
.
Credo
che
Adelaide
sia
pronta
.
E
s
'
avviò
per
uscire
.
-
Ma
sarà
meglio
che
venga
su
anch
'
io
!
-
gli
gridò
dietro
Nicoletta
.
-
No
,
perché
?
-
disse
il
Salvo
,
voltandosi
su
la
soglia
.
-
Viene
giù
subito
Adelaide
.
E
uscì
.
Nicoletta
non
volle
sedere
;
girò
un
po
'
,
dimenandosi
capricciosamente
per
l
'
ampia
sala
addobbata
con
sobria
ricchezza
.
Aurelio
,
rimasto
in
piedi
,
non
sapeva
se
dovesse
,
o
no
,
rimettersi
a
sedere
;
temeva
di
commettere
un
atto
indelicato
;
ma
,
d
'
altra
parte
,
era
urtato
dal
pensiero
che
,
per
il
capriccio
di
colei
,
dovesse
star
lì
come
un
servitore
in
attesa
.
E
come
una
padrona
veramente
ella
era
lì
:
ma
a
qual
prezzo
?
E
dire
che
lui
aveva
sognato
tant
'
anni
di
farla
sua
,
quella
donna
!
Era
anche
lui
lì
al
servizio
del
Salvo
,
come
lei
,
come
Capolino
,
come
tutti
;
ma
se
ella
fosse
stata
sua
moglie
,
il
Salvo
non
avrebbe
certamente
osato
neppur
di
pensare
che
avrebbe
potuto
servirsene
pe
'
i
suoi
senili
allettamenti
.
Là
,
tra
due
vecchi
si
trovava
ella
ora
,
con
la
sua
florida
bellezza
voluttuosa
,
contaminata
.
Ne
godeva
?
Ostentava
di
fronte
a
lui
quella
sfacciata
padronanza
?
Godeva
di
quel
lusso
?
degli
onori
che
le
si
rendevano
per
l
'
onore
perduto
?
Ma
sì
!
Anche
deputato
sarebbe
stato
tra
poco
suo
marito
...
E
lei
,
moglie
d
'
un
deputato
!
Con
lui
,
invece
,
che
sarebbe
stata
,
se
pur
fosse
riuscita
a
vincere
l
'
orrore
-
già
,
l
'
orrore
!
-
d
'
unirsi
a
uno
di
così
bassi
natali
?
L
'
onestà
,
la
gioventù
,
l
'
amore
puro
e
santo
?
Ma
valevan
di
più
per
lei
le
piume
ondeggianti
e
il
velo
dell
'
ampio
cappello
!
Stanco
e
sdegnato
,
sedette
.
-
Oh
bravo
,
sì
,
-
esclamò
allora
Nicoletta
,
voltandosi
a
guardarlo
.
-
Mi
scusi
tanto
,
se
non
gliel
'
ho
detto
...
Distratta
,
pensavo
...
Si
appressò
;
venne
a
porsi
innanzi
alla
scrivania
,
di
fronte
a
lui
,
con
una
mossa
repentina
,
risoluta
e
provocante
della
persona
.
-
Lei
ora
starà
qui
,
ingegnere
?
-
Forse
...
Non
so
...
-
le
rispose
egli
,
guardandola
a
sua
volta
con
fermezza
.
-
Attendiamo
per
ora
a
tracciare
un
disegno
...
Se
si
attua
...
-
Rimarrà
qui
?
-
Ci
sarà
bisogno
d
'
un
direttore
...
Nicoletta
rimase
un
po
'
a
guardarlo
,
sopra
pensiero
;
poi
,
rialzandosi
lievemente
con
una
mano
i
capelli
su
la
fronte
:
-
Lei
studiò
a
Parigi
,
è
vero
?
-
Sì
,
-
rispose
lui
,
reciso
,
sentendo
il
profumo
inebbriante
che
ella
esalava
dalla
procacissima
persona
.
-
Parigi
!
-
esclamò
Nicoletta
Capolino
,
levando
il
mento
e
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Ci
sono
stata
,
nel
mio
viaggio
di
nozze
...
e
dica
un
po
'
,
volendo
,
adesso
,
lei
non
potrebbe
più
ritornare
ingegnere
governativo
?
Aurelio
la
guardò
,
stordito
da
questa
subitanea
diversione
Aggrottò
le
ciglia
;
rispose
:
-
Non
so
.
Non
credo
.
Ma
non
tenterei
neppure
.
Ritornerei
per
mio
conto
in
Sardegna
.
Sono
qua
per
fare
un
piacere
al
signor
Salvo
.
Non
perderei
nulla
,
andandomene
.
-
Oh
lo
so
!
-
disse
subito
lei
.
-
Coi
suoi
meriti
...
Volevo
dir
questo
appunto
!
E
il
signor
Salvo
certamente
non
se
lo
lascerà
scappare
,
se
ha
in
mente
,
come
lei
dice
,
un
disegno
.
Strizzò
un
po
'
gli
occhi
,
e
portò
un
dito
alle
labbra
,
stette
un
po
'
assorta
e
riprese
con
altro
tono
di
voce
:
-
Eppure
io
mi
ricordo
bene
di
lei
,
sa
?
di
quando
lei
era
qua
,
ancora
studente
...
giovanottino
...
sì
!
me
ne
ricordo
benissimo
ora
...
Aurelio
fece
un
violento
sforzo
su
se
stesso
per
resistere
al
turbamento
,
all
'
urto
che
le
parole
di
lei
,
dette
con
così
calma
improntitudine
,
gli
cagionavano
.
Che
voleva
da
lui
quella
donna
?
Perché
gli
parlava
così
?
Era
veramente
difficile
a
indovinare
;
e
per
Aurelio
,
anzi
,
impossibile
.
L
'
improvviso
,
inopinato
incontro
con
lui
;
l
'
impressione
che
ne
aveva
ricevuta
;
i
pensieri
che
coi
feminei
sguardi
furtivi
gli
aveva
letti
in
fronte
dopo
il
suo
irrompere
con
tanta
libertà
nello
studio
del
Salvo
,
e
poi
durante
quell
'
attesa
;
l
'
avvilimento
segreto
per
la
sua
condizione
,
che
in
fondo
non
poteva
non
sentire
davanti
a
quel
giovine
che
un
giorno
l
'
aveva
chiesta
in
moglie
onestamente
,
per
amore
;
il
pensiero
ch
'
egli
ora
sarebbe
rimasto
lì
,
nella
casa
del
Salvo
,
e
che
Dianella
lo
amava
in
segreto
,
e
che
presto
egli
,
con
la
vicinanza
,
avrebbe
potuto
accorgersene
;
e
che
tra
poco
dunque
-
ostinandosi
Dianella
fino
a
vincere
l
'
opposizione
del
padre
-
lei
avrebbe
potuto
soffrir
l
'
onta
d
'
assistere
al
fidanzamento
di
colui
con
la
figlia
del
suo
padrone
,
avevano
messo
in
subbuglio
l
'
anima
di
Nicoletta
Capolino
.
Sarebbe
toccato
a
lei
,
allora
,
di
sorvegliare
,
di
far
la
guardia
ai
fidanzati
;
e
quel
giovine
là
,
che
si
mostrava
ancor
tanto
mortificato
del
rifiuto
ch
'
ella
sdegnosamente
aveva
opposto
alla
domanda
di
lui
;
quel
giovine
là
si
sarebbe
presa
una
tale
rivincita
su
lei
:
sarebbe
diventato
domani
suo
padrone
anche
lui
,
marito
di
quella
Diana
,
da
cui
ella
si
sentiva
sprezzata
e
odiata
.
Ed
era
pur
bello
,
e
forte
,
e
fiero
!
E
ancora
(
se
n
'
era
accorta
bene
!
)
,
ancora
sotto
il
fascino
di
lei
,
per
quanto
offeso
e
sdegnato
...
Perché
poi
Flaminio
Salvo
,
che
sapeva
tutto
,
se
n
'
era
subito
uscito
e
l
'
aveva
lasciata
lì
,
sola
con
lui
?
Tornò
a
strizzar
gli
occhi
,
quasi
per
smorzare
lo
sfavillìo
dei
segreti
pensieri
;
e
aggiunse
con
un
tono
strano
:
-
Anche
lei
forse
si
ricorderà
...
Aurelio
,
sconvolto
,
levò
gli
occhi
a
guardarla
con
una
espressione
fosca
e
dura
.
-
Non
me
ne
voglia
male
,
-
disse
allora
ella
con
triste
dolcezza
,
piegando
da
un
lato
la
testa
.
-
Poiché
lei
rimarrà
qui
e
noi
avremo
occasione
di
vederci
spesso
,
cogliamo
questa
,
intanto
,
per
togliere
con
franchezza
un
'
ombra
tra
noi
,
che
ci
aduggerebbe
.
Io
passo
per
sventata
;
sarò
tale
,
non
nego
;
ma
non
posso
soffrire
le
simulazioni
,
le
dissimulazioni
d
'
ogni
sorta
,
per
nessuna
ragione
,
i
pensieri
coperti
...
Vogliamo
essere
buoni
amici
?
Gli
tese
,
così
dicendo
,
la
bella
mano
inanellata
;
e
,
dopo
la
stretta
,
gliela
lasciò
ancora
un
poco
per
aggiungere
:
-
Tanto
,
creda
,
non
glielo
dico
per
civetteria
,
né
per
avere
un
complimento
;
lei
ancora
ha
la
sua
bella
libertà
;
nessuna
perdita
e
nessun
rimpianto
.
Buoni
amici
?
E
,
sentendo
l
'
ànsito
affannoso
e
il
fruscìo
della
veste
di
seta
di
donna
Adelaide
Salvo
,
tornò
a
stringergli
la
mano
in
fretta
,
apposta
,
come
per
dar
senso
e
sapore
d
'
un
patto
segreto
a
quella
conversazione
.
-
Alla
fiera
!
alla
fiera
!
-
esclamò
donna
Adelaide
,
entrando
con
le
mani
per
aria
,
accaldata
,
sbuffante
.
-
Guarda
,
Lellè
,
guarda
,
ingegnere
,
figlio
mio
,
come
mi
hanno
parata
!
Oh
,
Maria
Santissima
,
mi
sembro
io
stessa
una
bella
puledra
stagionata
,
tutta
infiocchettata
,
da
condurre
alla
fiera
...
Ma
con
Flaminio
non
si
può
combattere
,
picciotti
miei
;
bisogna
fare
:
Su
,
bubbolino
,
salutami
il
re
;
dir
sempre
di
sì
,
dir
sempre
di
sì
.
Ridete
?
ridete
pure
...
Ridevano
,
infatti
,
Nicoletta
Capolino
e
Aurelio
Costa
,
mentre
donna
Adelaide
con
le
braccia
aperte
si
girava
intorno
come
una
trottola
;
ridevano
anche
,
irresistibilmente
,
per
il
piacere
d
sentire
espressa
con
tanta
disinvoltura
e
tanta
comicità
la
loro
segreta
impressione
,
che
essi
si
sarebbero
guardati
bene
,
non
che
d
'
esprimere
,
ma
anche
di
riflettere
,
con
quella
crudezza
,
su
la
propria
coscienza
.
Appunto
questo
voleva
donna
Adelaide
.
La
quale
sentiva
il
ridicolo
di
quelle
nozze
strane
e
tardive
,
e
poneva
le
mani
avanti
per
disarmar
l
'
altrui
malignità
.
Dotata
di
buon
senso
e
d
'
un
certo
spirito
,
aveva
stimato
di
poter
senz
'
altro
approfittare
della
sua
privilegiata
condizione
e
di
quella
dello
sposo
,
che
mascheravano
con
pompa
sdegnosa
quanto
vi
era
d
'
illegale
in
quelle
nozze
.
Ma
vi
si
prestava
senza
entusiasmo
,
quasi
per
fare
un
piacere
al
fratello
più
che
a
se
stessa
.
Sapeva
però
che
il
principe
era
un
bellissimo
e
garbatissimo
uomo
.
Ella
,
già
anziana
,
dopo
l
'
entrata
di
quella
simpatica
Nicoletta
in
casa
,
che
aveva
preso
tanto
impero
su
Flaminio
(
e
giustamente
,
veh
!
bella
figliuola
,
sacrificata
,
poverina
,
da
quel
cagliostro
del
marito
!
)
,
ella
s
'
era
stancata
della
sua
«
terribile
signorinaggine
»
come
la
chiamava
,
e
aveva
detto
di
sì
:
-
Su
,
bubbolino
,
salutami
il
re
!
Senza
municipio
;
con
la
chiesa
soltanto
.
Che
glien
'
importava
?
Vecchia
,
non
avrebbe
fatto
figli
di
certo
.
L
'
assoluzione
del
prete
,
per
lei
,
bastava
,
per
i
parenti
e
gli
amici
bastava
,
e
dunque
avanti
,
alla
fiera
!
allegramente
!
La
musoneria
,
la
musoneria
non
poteva
soffrire
,
donna
Adelaide
.
Era
impensierita
soltanto
di
questo
:
che
le
avevano
detto
che
il
principe
aveva
la
barba
lunga
.
Un
uomo
con
la
barba
lunga
doveva
essere
molto
serio
per
forza
,
o
averne
per
lo
meno
l
'
impostatura
.
Sperava
di
fargliela
accorciare
.
Bella
Madre
Santissima
,
non
ci
avrebbe
avuto
pazienza
,
lei
,
a
lisciar
peli
lunghi
come
fiumi
!
Più
corta
,
la
barba
,
più
corta
...
Chionza
popputa
,
quasi
senza
collo
,
non
era
tuttavia
brutta
,
donna
Adelaide
;
aveva
anzi
bello
il
viso
,
ma
gli
occhi
troppo
lucenti
,
d
'
una
lucentezza
cruda
,
quasi
di
smalto
,
e
lucentissimi
i
denti
che
le
si
scoprivano
tutti
nelle
sonore
risate
frequenti
.
Smaniava
sempre
,
oppressa
com
'
era
e
soffocata
da
quelle
enormi
poppe
sotto
il
mento
,
«
prepotenti
escrescenze
»
,
com
'
ella
le
chiamava
.
E
caldo
,
caldo
,
caldo
;
aveva
sempre
caldo
,
e
voleva
aria
!
aria
!
aria
!
Non
se
l
'
aspettava
,
intanto
,
il
vecchio
cascinone
di
Valsanìa
,
nel
desolato
abbandono
in
cui
da
tanti
anni
viveva
,
tutti
quei
fronzoli
e
quei
pennacchi
,
tutti
quei
paramenti
sfarzosi
che
i
tappezzieri
gli
appendevano
dalla
mattina
.
Pareva
se
li
guardasse
addosso
,
triste
e
un
po
'
stupito
,
con
gli
occhi
delle
sue
finestre
.
Oh
!
oh
!
gli
avevano
appeso
anche
un
lungo
festone
di
lauro
,
come
una
collana
;
un
'
altra
collana
,
più
su
,
di
mortella
,
sotto
le
gronde
,
con
certi
rosoni
di
carta
che
avevano
spaventato
i
passeri
del
tetto
.
Povere
care
creaturine
,
a
cui
esso
,
buon
vecchione
ospitale
,
voleva
tanto
bene
!
Eccoli
là
,
tutti
scappati
via
,
nascosti
tra
le
foglie
degli
alberi
attorno
.
E
di
là
gli
mandavano
,
sgomenti
,
certi
acuti
squittìi
,
che
volevano
dire
:
-
Oh
Dio
,
che
ti
fanno
,
vecchione
,
che
ti
fanno
?
Mah
!
S
'
era
da
gran
tempo
addormentato
,
il
vecchione
,
nella
pace
dei
campi
.
Lontano
dalla
vita
degli
uomini
e
quasi
abbandonato
da
essa
,
aveva
da
un
pezzo
cominciato
a
sentirsi
,
nel
sogno
,
cosa
della
natura
:
le
sue
pietre
,
nel
sogno
,
a
risentire
la
montagna
nativa
da
cui
erano
state
cavate
e
intagliate
;
e
l
'
umidore
della
terra
profonda
era
salito
e
s
'
era
diffuso
nei
muri
,
come
la
linfa
nei
rami
degli
alberi
e
qua
e
là
per
le
crepe
erano
spuntati
ciuffi
d
'
erba
,
e
le
tegole
del
tetto
s
'
eran
tutte
vestite
di
musco
.
Il
vecchio
cascinone
,
dormendo
,
godeva
di
sentirsi
così
riprendere
dalla
terra
,
di
sentire
in
sé
la
vita
della
montagna
e
delle
piante
,
per
cui
ora
intendeva
meglio
la
voce
dei
venti
,
la
voce
del
mare
vicino
,
lo
sfavillìo
delle
stelle
lontane
e
la
blanda
carezza
lunare
.
Che
bel
tappeto
nuovo
fiammante
su
la
vecchia
scala
rustica
,
che
aveva
due
stanghe
verdi
per
ringhiera
!
che
scorta
di
lauri
e
di
bambù
su
per
i
gradini
e
poi
sul
pianerottolo
!
e
che
drappi
damascati
ai
davanzali
delle
finestre
e
al
terrazzo
di
levante
per
nascondere
la
ringhiera
arrugginita
!
che
tappeto
anche
lì
,
su
quel
terrazzo
,
e
sedie
di
giunco
e
tavolini
e
vasi
di
fiori
...
Ora
vi
rizzavano
una
tenda
a
padiglione
.
Il
ricevimento
e
la
presentazione
degli
sposi
avrebbero
avuto
luogo
lì
,
poiché
non
s
'
era
potuta
strappare
a
Mauro
Mortara
la
chiave
del
camerone
.
Dall
'
alba
egli
era
andato
a
rintanarsi
,
non
si
sapeva
dove
.
Don
Cosmo
,
in
maniche
di
camicia
,
sbuffava
e
smaniava
per
la
camera
in
disordine
,
mentre
donna
Sara
Alàimo
,
ancora
spettinata
,
cercava
dentro
un
'
arca
antica
di
faggio
,
stretta
e
lunga
come
una
bara
,
un
abito
decente
per
farlo
comparire
nella
solenne
cerimonia
.
Spirava
da
quell
'
arca
piena
d
'
abiti
vecchi
un
denso
acutissimo
odore
di
canfora
.
-
Mi
tenga
il
coperchio
,
almeno
,
santo
Dio
!
-
gemeva
soffocata
,
come
da
sotterra
,
la
povera
«
casiera
»
.
Già
due
volte
il
coperchio
le
era
caduto
addosso
,
su
le
reni
.
E
don
Cosmo
:
-
Gnornò
!
Siamo
in
campagna
!
Lasciatemi
in
pace
!
-
Ma
si
lasci
servire
...
-
seguitava
a
gemere
dentro
l
'
arca
donna
Sara
.
-
Verrà
monsignor
vescovo
...
verrà
la
sposa
...
Vuol
comparire
in
giacchetta
?
Mi
lasci
cercare
...
So
che
c
'
è
!
-
E
io
vi
dico
,
invece
,
che
non
c
'
è
piú
!
-
Ma
se
l
'
ho
vista
io
!
C
'
è
!
C
'
è
!
Cercava
un
'
antica
napoleona
,
che
don
Cosmo
al
tempo
dei
tempi
aveva
indossata
una
o
due
volte
,
e
rimasta
perciò
nuova
nuova
,
lì
sepolta
sotto
la
canfora
,
di
foggia
antica
,
sì
,
ma
«
abito
di
tono
»
almeno
...
-
Eccola
qua
!
gridò
alla
fine
,
trionfante
,
donna
Sara
,
rizzandosi
su
le
reni
indolenzite
.
E
tira
e
tira
e
tira
...
oh
,
Dio
,
cosí
lunga
?
...
e
tira
...
Le
si
allentarono
le
braccia
,
a
donna
Sara
.
Era
una
tonaca
,
quella
.
La
tonaca
da
seminarista
di
don
Cosmo
Laurentano
.
Finì
di
tirarla
fuori
tutta
,
mogia
mogia
,
per
ripiegarla
a
modo
e
riseppellirla
coi
debiti
riguardi
.
Tentennò
il
capo
;
sospirò
:
-
Vero
peccato
!
Chi
sa
che
,
invece
di
monsignor
Montoro
,
non
sarebbe
lei
a
quest
'
ora
vescovo
di
Girgenti
...
-
Starebbe
fresca
la
diocesi
!
-
borbottò
don
Cosmo
.
-
Buttatela
via
,
giù
!
S
'
era
turbato
alla
vista
inaspettata
di
quella
tonaca
,
spettro
della
sua
antica
fede
giovanile
.
Vuota
e
nera
come
quella
tonaca
era
rimasta
di
poi
l
'
anima
sua
!
Che
angosce
,
che
torture
gli
resuscitava
...
Con
gli
angoli
della
bocca
in
giù
e
gli
occhi
chiusi
,
don
Cosmo
s
'
immerse
nelle
memorie
lontane
e
tuttavia
dolenti
della
sua
gioventù
tormentata
per
anni
dalla
ragione
in
lotta
con
la
fede
.
E
la
ragione
aveva
vinto
la
fede
,
ma
per
naufragare
poi
in
quella
nera
,
fredda
e
profonda
disperazione
.
-
C
'
era
o
non
c
'
era
?
-
gli
disse
donna
Sara
alla
fine
,
parandoglisi
davanti
con
la
napoleona
su
le
braccia
protese
.
Don
Cosmo
fece
appena
in
tempo
a
indossarla
.
Uno
degli
uomini
di
guardia
(
ne
erano
venuti
otto
,
alla
spicciolata
,
da
Colimbètra
,
in
gran
tenuta
)
entrò
di
corsa
ad
annunziar
l
'
arrivo
di
Monsignore
.
Don
Cosmo
tornò
a
sbuffare
;
volle
alzar
le
braccia
per
esprimere
il
fastidio
che
gli
recava
quell
'
annunzio
;
ma
non
poté
;
la
napoleona
...
-
Giusta
!
attillata
!
dipinta
!
-
lo
prevenne
donna
Sara
.
-
Dipinta
un
corno
!
-
gridò
don
Cosmo
.
-
Mi
sega
le
ascelle
,
mi
strozza
!
E
scappò
via
.
Sperava
che
arrivasse
per
ultimo
il
vescovo
e
che
non
toccasse
a
lui
d
'
accoglierlo
e
di
tenergli
compagnia
fino
all
'
arrivo
degli
altri
ospiti
.
Gli
seccavano
anche
questi
,
gli
seccava
enormemente
tutta
quella
pagliacciata
pomposa
;
ma
più
di
tutto
e
di
tutti
la
vista
di
monsignor
vescovo
,
di
quell
'
alto
rappresentante
d
'
un
mondo
da
cui
egli
s
'
era
allontanato
dopo
tanto
strazio
,
urtato
specialmente
dall
'
ipocrisia
di
tanti
altri
suoi
compagni
,
i
quali
,
pur
assaliti
in
segreto
dai
suoi
stessi
dubbii
,
vi
erano
rimasti
.
E
monsignor
Montoro
era
appunto
fra
questi
.
Ora
si
faceva
baciar
la
mano
,
colui
,
e
aveva
la
cura
suprema
delle
anime
di
un
'
intera
diocesi
.
Le
illusioni
incoscienti
,
le
finzioni
spontanee
e
necessarie
dell
'
anima
,
don
Cosmo
,
sì
,
le
scusava
e
le
commiserava
e
compativa
;
ma
le
finzioni
coscienti
,
no
,
segnatamente
in
quell
'
ufficio
supremo
,
in
quel
ministero
della
vita
e
della
morte
.
-
Oh
bello
!
oh
bene
!
-
diceva
intanto
Monsignore
,
molle
molle
,
smontato
dalla
vettura
e
guardando
la
campagna
intorno
,
tra
Dianella
Salvo
e
il
suo
segretario
,
giovane
prete
,
smilzo
e
pallidissimo
,
dagli
occhi
profondi
e
intelligenti
.
-
Col
mare
vicino
...
oh
bello
!
...
oh
bene
!
...
e
la
valle
...
e
la
valle
...
e
che
...
S
'
interruppe
,
vedendo
don
Cosmo
scender
la
scala
della
vecchia
villa
infronzolata
.
-
Oh
eccolo
!
Caro
mio
don
Cosmo
...
-
Monsignore
riveritissimo
,
-
disse
questi
,
inchinandosi
goffamente
.
-
Caro
...
Caro
...
-
ripeté
Monsignore
,
quasi
abbraccianolo
e
battendogli
una
mano
sulla
spalla
.
-
Da
quanti
mai
anni
non
ci
vediamo
più
...
Vecchi
...
eh
!
vecchi
...
Tu
...
(
ci
daremo
del
tu
,
spero
,
come
un
tempo
noi
due
)
tu
devi
avere
,
se
non
sbaglio
,
qualche
annetto
più
di
me
...
-
Forse
...
sì
,
-
sospirò
don
Cosmo
.
-
Ma
chi
li
conta
piú
,
Montoro
mio
?
So
che
n
'
ho
molti
dietro
;
pochi
,
davanti
;
e
quelli
mi
pesano
,
e
questi
mi
pajono
enormemente
lunghi
...
Non
so
altro
.
Dianella
Salvo
,
guardando
don
Cosmo
,
aveva
atteggiato
involontariamente
il
volto
di
riso
nel
vedergli
addosso
quell
'
antica
napoleona
che
gli
serrava
le
spalle
e
le
braccia
.
Sorrideva
sotto
il
naso
anche
il
giovine
e
pallido
prete
;
e
gli
otto
uomini
di
guardia
,
postati
e
impalati
a
piè
della
scala
,
miravano
il
fratello
del
principe
loro
padrone
,
a
quel
solenne
ricevimento
,
tra
afflitti
e
mortificati
.
Donna
Sara
Alàimo
s
'
era
accomodati
alla
bell
'
e
meglio
i
capelli
sotto
la
cuffia
ed
era
scesa
a
baciar
la
mano
al
vescovo
,
piegando
un
ginocchio
fino
a
terra
;
erano
scese
con
lei
le
due
cameriere
insieme
col
cuoco
e
il
servitore
,
e
s
'
era
accostata
anche
la
moglie
del
curàtolo
Vanni
di
Ninfa
coi
tre
marmocchi
sbracati
,
dalle
zampe
a
roncolo
.
Monsignore
tendeva
la
mano
al
bacio
e
sorrideva
a
tutti
,
chinando
il
capo
.
Poi
presentò
il
segretario
a
don
Cosmo
e
,
salendo
la
scala
della
villa
,
parlò
della
visita
che
aveva
fatto
testé
,
di
passata
,
alla
chiesuola
della
Seta
,
e
della
festa
che
gli
avevano
fatta
tutti
gli
abitanti
di
quel
casale
.
-
Che
buona
gente
...
che
buona
gente
...
E
domandò
a
Dianella
e
a
donna
Sara
se
la
domenica
andavano
a
messa
lì
,
a
quella
chiesuola
.
-
So
che
ci
viene
apposta
un
sacerdote
da
Porto
Empedocle
,
e
che
quei
buoni
borghigiani
raccolgono
l
'
obolo
dai
viandanti
tutta
la
settimana
,
per
lo
stradone
...
Entrando
nella
villa
si
rivolse
a
Dianella
e
le
domandò
:
-
La
mamma
?
Dianella
gli
rispose
con
un
gesto
sconsolato
delle
braccia
,
impallidendo
e
guardandolo
negli
occhi
amaramente
.
-
Che
pena
!
-
sospirò
Monsignore
,
andando
a
sedere
nel
terrazzo
già
addobbato
.
-
Ma
calma
,
eh
,
almeno
è
calma
?
-
Non
si
sente
!
-
esclamò
donna
Sara
.
-
E
seguita
a
pregare
,
è
vero
?
-
aggiunse
il
vescovo
.
-
Sempre
,
-
rispose
Dianella
.
-
Consolante
per
voi
,
-
osservò
Monsignore
,
tentennando
lievemente
il
capo
,
con
gli
occhi
globulenti
socchiusi
,
-
che
nel
bujo
della
mente
,
soltanto
il
lume
della
fede
le
sia
rimasto
acceso
...
Divina
misericordia
...
-
Perdere
la
ragione
!
-
mormorò
don
Cosmo
.
Monsignore
si
voltò
a
guardarlo
,
piccato
.
Ma
don
Cosmo
,
assorto
,
non
lo
vide
:
pensava
per
conto
suo
.
-
Dico
serbar
la
fede
,
pur
avendo
perduto
la
ragione
,
-
spiegò
Monsignore
.
-
Sì
,
sì
!
-
sospirò
don
Cosmo
,
riscotendosi
.
-
Ma
difficile
è
il
contrario
,
Monsignore
mio
!
-
Credo
che
non
sia
prudente
,
è
vero
,
farmi
vedere
da
lei
?
-
domandò
il
vescovo
,
rivolgendosi
a
Dianella
,
come
se
non
avesse
inteso
le
parole
di
don
Cosmo
.
-
Lasciamola
,
lasciamola
tranquilla
...
Con
te
,
-
soggiunse
poi
,
piano
e
con
un
benevolo
sorriso
a
don
Cosmo
,
-
vorrei
pur
riprendere
le
fervide
discussioni
nostre
d
'
un
tempo
,
ma
non
ora
e
non
qui
...
Se
tu
volessi
venire
a
trovarmi
...
-
Discutere
?
Stolido
perfetto
!
-
esclamò
don
Cosmo
.
-
Sono
diventato
stolido
perfetto
,
caro
Montoro
mio
...
Non
connetto
più
!
Se
uno
mi
dice
che
due
e
due
fanno
sei
e
un
altro
mi
dice
che
fanno
tre
...
-
Ecco
il
principe
!
-
lo
interruppe
donna
Sara
,
che
guardava
verso
il
viale
dalla
ringhiera
del
terrazzo
.
Monsignore
si
alzò
con
Dianella
e
don
Cosmo
per
vederlo
arrivare
.
Questi
accorse
,
per
abbracciarlo
appena
smontato
dalla
vettura
.
Cavalcavano
ai
due
lati
capitan
Sciaralla
e
un
altro
graduato
,
anch
'
essi
in
alta
tenuta
.
Il
rosso
acceso
dei
calzoni
spiccava
gajamente
tra
il
verde
degli
alberi
e
sotto
l
'
azzurro
del
cielo
.
La
vettura
era
chiusa
.
Il
segretario
Lisi
Prèola
sedeva
dirimpetto
al
principe
.
Donna
Sara
si
ritrasse
dal
terrazzo
,
ove
rimasero
soltanto
Monsignore
,
Dianella
Salvo
e
il
segretario
ad
assistere
dalla
ringhiera
all
'
abbraccio
che
i
due
fratelli
si
sarebbero
scambiato
.
Don
Ippolito
Laurentano
smontò
dalla
vettura
con
giovanile
agilità
.
Vestiva
da
mattina
e
aveva
in
capo
un
cappello
avana
dalle
ampie
tese
.
Baciò
il
fratello
e
subito
si
trasse
indietro
a
osservarlo
.
-
Cosmo
,
e
come
ti
sei
conciato
?
-
gli
domandò
sorridendo
.
-
Ma
no
!
ma
no
!
Vai
subito
a
levarti
codesto
monumento
dalle
spalle
...
Don
Cosmo
si
guardò
addosso
la
napoleona
,
di
cui
non
si
ricordava
più
,
quantunque
se
ne
sentisse
segar
le
ascelle
.
-
Sì
,
difatti
,
-
disse
,
-
sento
un
certo
odore
...
-
Odore
?
Ma
tu
appesti
,
caro
!
-
esclamò
don
Ippolito
.
-
Senti
di
canfora
lontano
un
miglio
!
E
sorrise
a
Monsignore
e
si
levò
il
cappello
per
salutare
Dianella
Salvo
nel
terrazzo
;
poi
s
'
avviò
per
la
scala
.
-
Vi
do
la
consolante
notizia
che
siete
molto
più
stolida
di
me
!
ma
molto
!
molto
!
-
diceva
poco
dopo
don
Cosmo
alla
«
casiera
»
avvilita
e
stizzita
,
punto
persuasa
che
quell
'
«
abito
di
tono
»
fosse
fuor
di
luogo
in
un
avvenimento
come
quello
,
con
la
presenza
d
'
un
monsignore
.
-
E
mi
avete
fatto
girar
la
testa
,
-
incalzava
don
Cosmo
,
-
e
mi
avete
ubriacato
con
tutta
la
vostra
canfora
...
Tirate
,
giù
!
tirate
subito
...
Non
mi
posso
scorticare
da
me
!
Datemi
la
mia
solita
giacca
,
adesso
.
Quando
ricomparve
sul
terrazzo
,
don
Ippolito
levò
le
braccia
.
-
Ah
,
sia
lodato
Dio
!
così
va
bene
!
Monsignore
e
Dianella
ridevano
.
-
Pensate
di
donna
Sara
!
che
vuoi
farci
?
-
sospirò
don
Cosmo
,
alzando
le
spalle
.
-
Vi
assicuro
che
è
molto
più
stolida
di
me
.
-
Questo
poi
!
-
disse
il
principe
,
ridendo
.
-
E
di
'
un
po
'
,
Mauro
dov
'
è
?
non
si
fa
vedere
?
-
Uhm
!
-
fece
don
Cosmo
.
-
Sparito
!
Non
ne
ho
più
nuova
da
tanti
giorni
,
da
che
abbiamo
l
'
onore
...
-
Io
so
dov
'
è
,
-
disse
Dianella
,
inchinando
graziosamente
il
capo
al
complimento
di
don
Cosmo
,
che
volle
interrompere
.
-
Sotto
un
carubo
giù
nel
vallone
...
Ma
,
per
carità
non
deve
saperlo
nessuno
!
Noi
abbiamo
fatto
amicizia
...
-
Ah
sí
?
-
domandò
don
Ippolito
,
ammirando
con
occhi
ridenti
la
gentilezza
e
la
grazia
della
fanciulla
.
-
Con
quell
'
orso
?
-
È
un
gran
pazzo
!
-
sentenziò
gravemente
don
Cosmo
.
-
No
,
perché
?
-
fece
Dianella
.
-
E
guardi
poi
chi
lo
dice
,
Monsignore
!
-
esclamò
il
principe
.
-
Non
so
che
pagherei
per
assistere
,
non
visto
,
alle
scene
che
debbono
avvenire
qua
fra
tutti
e
due
,
quando
son
soli
...
Don
Cosmo
approvò
col
capo
ed
emise
il
suo
solito
riso
di
tre
oh
!
oh
!
oh
!
-
Dev
'
essere
uno
spasso
!
-
aggiunse
don
Ippolito
.
Dianella
guardava
con
piacere
e
indefinibile
soddisfazione
quel
vecchio
,
a
cui
la
virile
bellezza
,
la
composta
vigoria
,
la
sicura
padronanza
di
sé
davano
una
nobiltà
così
altera
e
così
serena
a
un
tempo
;
indovinava
il
tratto
squisito
che
doveva
avere
senza
il
minimo
studio
e
però
senz
'
ombra
d
'
affettazione
,
e
soffriva
nel
porgli
accanto
col
pensiero
sua
zia
Adelaide
di
così
diversa
,
anzi
opposta
natura
:
scoppiante
e
sempliciona
.
Che
impressione
ne
avrebbe
ricevuta
tra
poco
?
Si
mossero
tutti
dal
terrazzo
e
tutti
,
tranne
Monsignore
e
il
suo
segretario
che
rimasero
sul
pianerottolo
innanzi
alla
porta
,
scesero
a
piè
della
scala
,
quando
i
sonaglioli
d
'
argento
annunziarono
per
il
viale
la
vettura
di
Flaminio
Salvo
.
Don
Ippolito
si
fece
avanti
per
ajutar
le
signore
a
smontare
,
e
sorprese
la
sposa
nell
'
atto
di
sbuffare
un
Eccoci
qua
!
con
le
braccia
protese
verso
il
cielo
della
carrozza
,
come
per
spiccicarsele
.
Finse
di
non
accorgersi
di
quell
'
atto
sguajato
,
facendo
più
profondo
l
'
inchino
,
poi
le
baciò
la
mano
;
la
baciò
a
donna
Nicoletta
Capolino
,
e
strinse
vigorosamente
quella
di
Flaminio
Salvo
,
mentre
le
due
signore
abbracciavano
festosamente
Dianella
,
e
don
Cosmo
restava
impacciato
,
non
sapendo
se
e
come
farsi
avanti
.
Capitan
Sciaralla
su
la
giumenta
bianca
pareva
una
statua
,
a
piè
della
scala
,
innanzi
al
plotone
su
l
'
attenti
.
-
Ah
,
i
militari
!
lasciatemi
vedere
i
militari
!
-
esclamò
donna
Adelaide
,
accorrendo
come
una
papera
,
senza
accorgersi
che
dall
'
alto
della
scala
,
tra
i
cassoni
di
lauro
e
di
bambù
,
monsignor
Montoro
col
volto
atteggiato
di
benevolo
condiscendente
sorriso
per
la
terza
volta
si
inchinava
invano
.
Dianella
,
scorgendo
alla
fine
l
'
imbarazzo
di
don
Cosmo
,
troncò
le
espansioni
d
'
affetto
di
Nicoletta
Capolino
,
e
trattenne
la
zia
per
indicargli
e
presentargli
il
futuro
cognato
.
-
Ah
già
-
fece
donna
Adelaide
,
ridendo
e
stringendogli
forte
la
mano
.
-
Tanto
piacere
!
Il
romito
di
Valsanìa
,
è
vero
?
Piacerone
!
E
come
l
'
hanno
parata
bella
la
villa
!
Uh
,
guarda
!
guarda
!
ma
c
'
è
già
Monsignore
...
E
nessuno
me
lo
diceva
!
S
'
avviò
in
fretta
per
la
scala
;
subito
il
principe
accorse
per
offrirle
il
braccio
;
don
Cosmo
lo
offrì
a
donna
Nicoletta
,
e
Dianella
seguì
col
padre
.
-
Vestiti
proprio
bene
codesti
militari
!
-
disse
donna
Adelaide
al
principe
,
tirandosi
su
davanti
con
la
mano
libera
la
veste
,
per
non
incespicar
nella
salita
.
-
Graziosi
davvero
!
pajono
pupi
di
zucchero
!
Poi
,
prima
d
'
arrivare
al
pianerottolo
in
cima
alla
scala
:
-
Monsignore
eccellentissimo
!
Credevo
che
Vostra
Eccellenza
dovesse
arrivare
col
comodo
suo
,
ed
eccola
qua
invece
...
puntuale
!
Il
vescovo
sorrise
,
tese
la
mano
perché
donna
Adelaide
baciasse
l
'
anello
,
e
le
disse
:
-
Per
aver
la
gioja
di
vedervi
così
,
a
braccio
del
principe
e
darvi
la
benvenuta
,
donna
Adelaide
,
nelle
case
dei
Laurentano
.
-
Ma
che
degnazione
,
grazie
,
grazie
,
proprio
gentile
,
Vostra
Eccellenza
!
-
rispose
donna
Adelaide
,
entrando
nella
villa
a
un
invito
del
principe
.
Entrò
Monsignore
e
poi
donna
Nicoletta
e
poi
Dianella
e
il
Salvo
e
il
segretario
del
vescovo
e
anche
don
Cosmo
:
il
principe
volle
entrare
per
ultimo
.
Quando
si
fece
nel
terrazzo
,
sorprese
i
dolci
occhi
di
Dianella
che
lo
aspettavano
,
indagatori
.
Istintivamente
rispose
a
quello
sguardo
con
un
lievissimo
sorriso
.
-
Bell
'
uomo
,
no
?
-
disse
piano
a
Dianella
Nicoletta
Capolino
.
-
Non
ci
sarà
punto
bisogno
d
'
accorciargli
la
barba
,
come
dice
Adelaide
.
-
Accorciargli
la
barba
?
-
domandò
Dianella
.
-
Sì
,
-
riprese
l
'
altra
.
-
Ci
ha
fatto
tanto
ridere
in
carrozza
,
con
la
paura
della
barba
lunga
del
principe
.
-
Che
avete
da
dire
voi
due
là
?
-
saltò
a
domandare
a
questo
punto
donna
Adelaide
.
-
Ridete
di
noi
?
Ridono
di
me
e
di
voi
,
caro
principe
.
Ragazzacce
!
Ma
non
c
'
è
che
fare
:
siamo
qua
per
questo
;
oggi
è
la
nostra
giornata
...
Come
alla
fiera
!
Flaminio
,
figlio
mio
,
non
mi
mangiare
con
gli
occhi
.
Fammi
coraggio
,
piuttosto
!
Io
ti
dico
di
sì
,
sempre
di
sì
...
Ma
lasciami
stare
allegra
!
Dico
sciocchezze
,
perché
sono
commossa
...
Andiamo
,
Nicoletta
!
Con
licenza
vostra
,
principe
,
vado
a
salutare
la
mia
povera
cognata
.
E
andò
seguita
dalla
nipote
e
da
Nicoletta
.
Subito
il
Salvo
,
per
rimediare
all
'
impressione
sgradevole
di
quella
scappata
della
sorella
nell
'
animo
del
principe
,
spiegò
con
aria
misteriosa
che
la
signora
Capolino
ignorava
affatto
che
il
marito
forse
in
quel
momento
stesso
si
batteva
e
che
lo
credeva
invece
a
Siculiana
per
il
giro
elettorale
.
-
Preghiamo
Iddio
che
avvenga
bene
!
-
sospirò
Monsignore
,
afflittissimo
,
levando
gli
occhi
al
cielo
.
-
Oh
,
non
c
'
è
da
dubitarne
!
-
sorrise
il
Salvo
.
-
Un
avversario
ridicolo
,
che
le
ha
prese
da
tutti
,
sempre
:
corto
,
grassoccio
e
miope
forte
.
Il
nostro
Capolino
,
invece
...
-
Ho
visto
da
lontano
,
per
lo
stradone
,
appena
uscito
dalla
villa
,
-
disse
don
Ippolito
,
-
le
due
carrozze
che
venivano
a
Colimbètra
.
-
Eh
già
,
-
soggiunse
il
Salvo
,
-
a
quest
'
ora
,
certamente
...
E
s
'
interruppe
.
Tacquero
tutti
per
un
istante
,
sopraffatti
senza
volerlo
dalla
costernazione
,
e
volarono
col
pensiero
alla
villa
lontana
,
dove
in
quel
momento
avveniva
lo
scontro
.
Lì
era
una
ben
diversa
realtà
:
due
uomini
a
fronte
,
due
sciabole
nude
,
guizzanti
nell
'
aria
;
qua
,
in
mezzo
al
silenzio
della
campagna
,
gli
addobbi
sfarzosi
,
improvvisati
per
una
festa
,
che
ora
,
stranamente
,
appariva
a
tutti
quasi
fuor
di
luogo
.
C
'
era
veramente
,
fin
dall
'
arrivo
,
in
fondo
a
gli
animi
una
certa
freddezza
impicciosa
,
che
tanto
il
principe
quanto
il
Salvo
cercavano
di
dissimulare
alla
meglio
.
Tale
freddezza
proveniva
dalla
risposta
di
Landino
,
finalmente
arrivata
,
alla
lettera
del
padre
:
solite
congratulazioni
,
soliti
augurii
,
espressioni
ricercate
di
compiacimento
per
la
buona
e
affettuosa
compagnia
che
il
padre
avr
'
ebbe
avuto
;
ma
nessun
accenno
alla
sua
venuta
per
assistere
alle
nozze
.
Don
Ippolito
,
partendo
da
Colimbètra
,
aveva
divisato
di
mandare
a
Roma
Mauro
Mortara
,
perché
facesse
intendere
a
Landino
quanto
dispiacere
gli
cagionasse
la
sua
condotta
,
e
lo
inducesse
a
ritornare
con
sé
in
Sicilia
.
Sapeva
che
Landino
fin
dalla
prima
infanzia
nutriva
un
affetto
tenerissimo
e
profondo
per
il
vecchio
Mauro
e
una
viva
ammirazione
per
il
carattere
di
lui
,
per
la
fedeltà
fanatica
alla
memoria
e
alle
idee
del
nonno
,
per
l
'
atteggiamento
quasi
sdegnoso
che
aveva
assunto
fin
da
principio
e
manteneva
tuttora
di
fronte
al
padre
,
cioè
di
fronte
a
lui
don
Ippolito
,
che
pure
era
il
suo
padrone
.
Nessun
ambasciatore
forse
sarebbe
stato
più
efficace
di
lui
.
Perché
quel
vecchio
selvaggio
era
come
radicato
nel
cuore
della
famiglia
.
Volle
approfittare
di
quel
momento
che
le
due
signore
s
'
erano
assentate
,
per
uscire
sul
pianerottolo
della
scala
a
ordinare
a
Sciaralla
di
mandar
giù
nel
burrone
Vanni
di
Ninfa
in
cerca
di
Mauro
,
a
cui
voleva
parlare
.
Quando
ritornò
sul
terrazzo
,
vi
ritrovò
donna
Adelaide
,
donna
Nicoletta
e
Dianella
.
Le
prime
due
s
'
erano
tolti
i
cappelli
Donna
Adelaide
aveva
gli
occhi
rossi
di
pianto
e
Dianella
era
più
pallida
e
più
fosco
il
Salvo
.
-
Io
non
v
'
ho
chiesto
,
don
Flaminio
,
-
disse
il
principe
afflitto
,
-
d
'
essere
presentato
alla
vostra
signora
,
perché
so
purtroppo
...
-
Oh
,
grazie
,
grazie
,
-
lo
interruppe
il
Salvo
,
stringendosi
nel
suo
cordoglio
e
scrollando
lievemente
il
capo
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
come
per
dire
:
«
Tanto
...
è
come
se
non
ci
fosse
!
»
.
Donna
Adelaide
s
'
era
accostata
alla
ringhiera
del
terrazzo
e
,
con
le
spalle
voltate
,
s
'
asciugava
gli
occhi
,
si
soffiava
forte
il
naso
,
dicendo
a
Nicoletta
Capolino
che
la
esortava
a
calmarsi
:
-
Sono
un
'
asinaccia
,
lo
so
!
Ma
che
ci
posso
fare
?
Quando
la
vedo
...
quando
le
vedo
quegli
occhi
...
mi
fa
una
pena
!
una
pena
!
A
un
tratto
,
facendo
uno
sforzo
,
alzò
le
braccia
,
si
provò
a
sollevare
e
a
scuotere
il
capo
,
come
soffocata
,
sbuffò
:
-
Uff
,
e
basta
ora
!
-
e
si
voltò
sorridente
.
Vennero
nel
terrazzo
due
camerieri
in
livrea
con
vassoj
pieni
di
tazze
e
di
paste
.
Dopo
la
colazione
,
monsignor
Montoro
prese
la
parola
per
dichiarare
con
un
forbito
sermoncino
(
che
pur
voleva
aver
l
'
aria
d
'
essere
improvvisato
lì
per
lì
,
alla
buona
)
la
promessa
formale
delle
prossime
nozze
,
ed
esaltò
naturalmente
i
bei
tempi
,
in
cui
alla
società
degli
uomini
bastava
d
'
intendersi
solamente
con
Dio
per
il
vincolo
matrimoniale
,
che
soltanto
la
religione
può
render
sacro
e
nobile
,
laddove
la
legge
umana
e
così
detta
civile
lo
avvilisce
e
quasi
lo
abietta
...
Tutti
ascoltavano
a
occhi
bassi
,
religiosamente
,
le
parole
dipinte
del
vescovo
.
Solo
don
Cosmo
teneva
le
ciglia
aggrottate
e
gli
occhi
serrati
,
come
se
in
qualcuna
di
quelle
parole
volesse
trovar
l
'
appiglio
per
una
discussione
filosofica
.
Don
Ippolito
,
nel
vederlo
in
quell
'
atteggiamento
,
se
ne
impensierì
sul
serio
.
Flaminio
Salvo
,
dal
canto
suo
,
con
quella
lettera
da
Roma
attraverso
all
'
anima
,
pensava
che
eran
belle
e
buone
,
sì
,
quelle
considerazioni
del
vescovo
,
ma
che
intanto
il
signor
figlio
del
principe
faceva
orecchie
da
mercante
,
e
che
non
si
stava
ai
patti
,
e
che
la
sorella
senz
'
alcuna
garanzia
si
lasciava
andare
a
quella
prima
compromissione
.
Per
donna
Adelaide
quell
'
orazioncina
era
come
una
funzione
sacra
,
quasi
come
sentir
messa
:
una
formalità
,
insomma
.
Tutta
una
commedia
,
invece
,
non
molto
divertente
in
quel
punto
era
per
Nicoletta
Capolino
,
e
nauseosa
per
Dianella
che
guardava
costei
e
chiaramente
le
leggeva
in
fronte
ciò
che
pensava
.
S
'
era
levata
una
brezzolina
dal
mare
,
e
la
tenda
a
padiglione
si
gonfiava
a
tratti
come
un
pallone
,
e
un
lembo
del
drappo
damascato
sbatteva
insolentemente
contro
le
bacchette
della
ringhiera
nascosta
.
Questo
battìo
distrasse
alla
fine
l
'
attenzione
non
molto
intensa
che
donna
Adelaide
prestava
all
'
orazioncina
oramai
troppo
lunga
e
,
come
una
nuvola
portata
dal
vento
offuscò
a
un
tratto
il
sole
,
ella
si
chinò
alquanto
a
sbirciare
il
cielo
di
sotto
la
tenda
e
non
poté
tenersi
dal
mormorare
:
-
Purché
non
piova
...
Queste
tre
parole
,
appena
mormorate
,
ebbero
un
effetto
disastroso
,
come
se
tutti
irresistibilmente
(
tranne
Monsignore
s
'
intende
)
scoprissero
una
relazione
immediata
tra
la
minaccia
della
pioggia
e
quel
ponderoso
e
interminabile
sermone
.
Don
Cosmo
sbarrò
gli
occhi
,
stralunato
;
donna
Nicoletta
non
poté
frenare
uno
scatto
di
riso
;
don
Flaminio
si
accigliò
;
Monsignore
s
'
interruppe
,
si
smarrí
,
disse
:
-
Speriamo
di
no
,
-
e
subito
soggiunse
:
-
Conchiudo
.
Conchiuse
,
naturalmente
,
con
augurii
e
rallegramenti
,
e
tutti
si
levarono
con
molto
sollievo
.
Donna
Adelaide
,
sentendosi
proprio
soffocare
sotto
quel
parato
a
padiglione
,
propose
di
scendere
a
passeggiare
per
il
viale
.
Il
principe
tornò
a
offrirle
il
braccio
,
Nicoletta
scese
con
Dianella
,
e
Monsignore
,
il
Salvo
,
don
Cosmo
e
il
segretario
tennero
dietro
.
Don
Ippolito
Laurentano
si
sentiva
la
lingua
inaridita
e
legata
,
per
la
lotta
crudele
dentro
di
lui
tra
il
sentimento
cavalleresco
che
lo
spingeva
a
mostrarsi
premuroso
e
galante
con
la
dama
,
e
il
disinganno
e
la
repulsione
invincibile
che
i
modi
di
lei
,
il
tratto
,
i
gesti
,
la
voce
,
il
riso
gli
avevano
subito
ispirato
;
tra
il
bisogno
istintivo
,
prepotente
,
irresistibile
di
liberarsene
al
più
presto
,
mandando
a
monte
senz
'
altro
quel
disegno
che
ora
,
in
atto
,
gli
appariva
così
intollerabilmente
minore
dell
'
idea
che
se
n
'
era
formata
,
e
il
pensiero
della
difficoltà
dopo
quella
prima
compromissione
,
e
il
puntiglio
inoltre
,
segreto
e
acerbo
,
contro
il
figlio
lontano
,
a
cui
gli
pareva
di
darla
vinta
,
dopo
che
s
'
era
abbassato
fin
quasi
a
chiedergli
il
permesso
di
quelle
nozze
.
Gli
bolliva
dentro
,
infine
,
acerrima
,
la
stizza
contro
Monsignore
che
così
ingannevolmente
gli
aveva
dipinto
la
sposa
:
-
briosetta
,
gran
cuore
,
indole
aperta
,
sincera
,
vivace
,
remissiva
...
-
Che
dirle
intanto
?
da
che
rifarsi
a
parlarle
?
Per
fortuna
sopravvenne
capitan
Sciaralla
ad
annunziargli
,
su
l
'
attenti
,
che
il
Mortara
era
venuto
su
dal
«
vallone
»
.
-
E
dov
'
è
?
-
domandò
il
principe
aspramente
.
-
Digli
che
venga
qua
.
-
Mauro
?
-
domandò
don
Cosmo
.
-
Eh
no
,
lascialo
stare
,
poveretto
...
Sai
com
'
è
...
-
Ah
,
quello
che
chiamano
il
monaco
?
-
esclamò
donna
Adelaide
.
-
Andiamo
a
vederlo
,
andiamo
subito
,
principe
,
per
favore
!
-
No
,
zia
!
-
pregò
Dianella
,
che
si
pentiva
d
'
avere
indicato
il
nascondiglio
...
-
Lo
faremmo
soffrire
...
-
Ma
è
proprio
così
orso
?
-
disse
,
stupita
,
donna
Adelaide
.
-
Orsissimo
!
-
confermò
don
Cosmo
.
-
Figuratevi
,
-
soggiunse
Flaminio
Salvo
,
-
che
,
dopo
tanti
giorni
,
non
ho
potuto
ancora
vederlo
.
E
Nicoletta
domandò
:
-
È
vero
che
ha
una
pelle
di
capro
in
testa
e
va
armato
fino
ai
denti
?
-
Andiamo
noi
due
soli
,
principe
!
-
propose
di
nuovo
donna
Adelaide
.
-
Vorrei
proprio
vederlo
...
non
so
resistere
,
andiamo
!
Mauro
se
ne
stava
davanti
alla
porta
della
sua
camera
a
terreno
,
e
guardava
torvo
la
vigna
e
il
mare
.
Vedendo
il
principe
con
una
signora
,
s
'
infoscò
vieppiù
;
ma
,
come
don
Ippolito
lo
chiamò
amorevolmente
,
s
'
accostò
e
si
curvò
a
baciarlo
sul
petto
.
Il
bacio
fu
seguìto
da
una
specie
di
singulto
.
-
Vecchio
mio
,
-
disse
don
Ippolito
,
intenerito
da
quel
bacio
sul
cuore
,
-
sai
chi
è
questa
signora
?
-
Me
lo
figuro
;
e
Dio
vi
faccia
contento
!
-
rispose
Mauro
,
guardando
serio
donna
Adelaide
che
lo
mirava
con
gli
occhi
lucenti
,
sbarrati
,
e
la
bocca
ridente
.
-
Vorrei
far
contento
anche
te
,
-
riprese
il
principe
.
-
Vuoi
andare
a
Roma
?
-
A
Roma
?
io
?
-
esclamò
Mauro
,
stordito
.
-
A
Roma
?
E
me
lo
domandate
?
Chi
sa
quante
volte
ci
sarei
andato
a
piedi
,
pellegrino
,
se
le
mie
gambe
...
-
Bene
,
-
lo
interruppe
il
principe
,
-
ci
andrai
col
vapore
e
con
la
ferrovia
.
Ho
da
darti
un
incarico
per
Lando
.
Vieni
domani
a
Colimbètra
...
cioè
,
domani
no
...
lasciami
pensare
!
Manderò
io
a
chiamarti
in
settimana
.
Devo
parlarti
a
lungo
.
-
E
poi
...
presto
a
Roma
?
-
domandò
,
titubante
,
Mauro
.
-
Prestissimo
!
-
Perché
sono
vecchio
,
-
soggiunse
Mauro
.
-
Su
la
forca
dei
due
7
...
e
morire
senza
veder
Roma
è
stata
sempre
la
spina
mia
!
-
Ma
ci
andrete
vestito
così
,
a
Roma
?
-
gli
domandò
donna
Adelaide
.
-
Nossignora
,
-
le
rispose
Mauro
.
-
Ci
ho
l
'
abito
buono
,
di
panno
,
e
un
bel
cappello
nero
,
come
codesto
del
vostro
sposo
.
-
E
codesta
berretta
lanosa
,
-
tornò
a
domandargli
donna
Adelaide
,
-
come
potete
sopportarla
?
Oh
Dio
,
io
soffro
soltanto
a
vederla
!
-
Questa
berretta
...
-
cominciò
a
dir
Mauro
;
ma
un
grido
improvviso
,
dall
'
altra
parte
della
cascina
,
lo
interruppe
.
Sopraggiunse
,
sconvolto
,
con
passo
concitato
,
Flaminio
Salvo
.
-
Don
Ippolito
,
venite
!
venite
!
...
Il
nostro
Capolino
...
-
Che
è
stato
?
-
gridò
donna
Adelaide
.
-
Ferito
?
-
domandò
il
principe
.
-
Sì
,
pare
gravemente
...
-
rispose
il
Salvo
.
-
Venite
!
-
Ma
chi
l
'
ha
detto
?
-
È
venuto
di
corsa
uno
dei
vostri
uomini
da
Colimbètra
...
L
'
hanno
portato
su
da
voi
ferito
al
petto
...
non
so
ancora
se
di
sciabola
o
di
pistola
...
E
la
povera
signora
Nicoletta
che
è
qua
con
noi
!
Quando
salirono
alla
villa
,
Nicoletta
si
dibatteva
tra
Monsignore
e
Dianella
,
gemendo
di
continuo
:
-
Il
cuore
me
lo
diceva
!
il
cuore
mi
parlava
!
Il
mio
cappello
...
il
mio
cappello
...
Presto
,
la
vettura
...
Infami
,
assassini
...
O
Gnazio
mio
!
-
La
vettura
è
pronta
!
-
venne
ad
annunziare
capitan
Sciaralla
.
Nicoletta
si
lanciò
senza
salutar
nessuno
.
-
Voi
,
principe
?
-
disse
il
Salvo
.
-
Debbo
andare
anch
'
io
?
-
domandò
don
Ippolito
.
E
il
Salvo
:
-
Sarebbe
meglio
.
Tu
,
Adelaide
,
questa
sera
rimarrai
qua
.
Andiamo
.
Andiamo
.
La
vettura
con
Nicoletta
,
il
principe
e
il
Salvo
partì
di
galoppo
.
-
Oh
bella
Madre
Santissima
,
che
jettatura
!
-
rimase
a
esclamare
sul
pianerottolo
della
scala
donna
Adelaide
,
battendo
le
mani
.
-
Ma
che
c
'
entrava
proprio
oggi
il
duello
,
che
c
'
entrava
?
Son
cose
giuste
?
Lasci
star
Dio
,
Monsignore
!
Mi
faccia
il
piacere
!
Che
ci
prega
?
...
Mi
scusi
Vostra
Eccellenza
,
ma
sono
parti
,
queste
,
da
fare
a
una
povera
donna
come
me
?
CAPITOLO
OTTAVO
Nella
casa
di
donna
Caterina
Auriti
Laurentano
,
il
giorno
delle
elezioni
,
erano
raccolti
intorno
a
Roberto
i
pochi
amici
rimasti
fedeli
,
riveduti
in
quei
giorni
,
mutati
come
lui
dal
tempo
e
dalle
vicende
della
vita
.
Per
un
momento
,
negli
occhi
di
ciascuno
,
abbracciando
l
'
amico
,
era
guizzato
lo
sguardo
della
gioventù
,
di
quei
giorni
lontani
,
ignari
di
ciò
che
la
sorte
riserbava
;
e
,
subito
dopo
,
fra
un
lieve
tentennìo
del
capo
,
quegli
occhi
s
'
eran
velati
di
commozione
mentre
le
labbra
si
schiudevano
a
uno
squallido
sorriso
.
«
Chi
ci
avrebbe
detto
,
-
esprimevano
quello
sguardo
velato
e
quel
sorriso
-
chi
ci
avrebbe
detto
allora
,
che
un
giorno
ci
saremmo
ritrovati
così
?
che
tante
cose
avremmo
perdute
,
che
erano
tutta
la
nostra
vita
allora
,
e
che
ci
sarebbe
parso
impossibile
perdere
?
Eppure
le
abbiamo
perdute
;
e
la
vita
ci
è
rimasta
così
:
questa
!
»
.
Più
penosa
ancora
era
la
vista
di
qualcuno
che
non
s
'
era
accorto
,
o
fingeva
di
non
accorgersi
tuttavia
delle
sue
perdite
,
e
lo
mostrava
nella
cura
della
propria
persona
rinvecchignita
,
da
cui
spiravano
,
compassionevolmente
affievolite
,
le
arie
e
le
maniere
d
'
un
'
altra
età
.
Ciascuno
s
'
era
adattato
alla
meglio
alla
propria
sorte
,
s
'
era
fatto
un
covo
,
uno
stato
.
Sebastiano
Ceràulo
,
avvocato
di
scarsi
studii
,
fervido
improvvisatore
di
poesie
patriottiche
negli
anni
della
Rivoluzione
,
giovine
allora
animoso
,
impetuoso
,
con
una
selva
di
capelli
scarmigliati
,
era
entrato
per
favore
come
segretario
negli
ufficii
della
Provincia
,
e
si
raffilava
ora
sul
cranio
con
miserevole
studio
i
quattro
lunghi
peli
incerottati
che
gli
erano
rimasti
;
s
'
era
ingrassato
enormemente
;
aveva
preso
moglie
;
ne
aveva
avuto
cinque
figliole
,
ora
tutte
smaniose
di
trovar
marito
.
Un
altro
,
Marco
Sala
,
condannato
a
morte
dal
governo
borbonico
,
e
pur
non
di
meno
tante
volte
dall
'
esilio
venuto
in
Sicilia
travestito
da
frate
per
diffondervi
segretamente
i
proclami
del
Mazzini
,
s
'
era
dato
prima
al
commercio
dello
zolfo
;
aveva
avuto
fortuna
per
alcuni
anni
;
poi
un
tracollo
;
e
per
parecchio
tempo
aveva
mantenuto
col
giuoco
la
famiglia
;
alla
fine
aveva
avuto
il
posto
di
magazziniere
dei
tabacchi
.
Rosario
Trigòna
,
che
nella
giornata
del
maggio
del
1860
,
a
Girgenti
,
mentre
Garibaldi
combatteva
a
Calatafimi
,
era
uscito
solo
,
pazzescamente
,
con
altri
quattro
compagni
,
la
bandiera
tricolore
in
una
mano
e
uno
sciabolone
nell
'
altra
incontro
ai
tre
mila
uomini
del
presidio
borbonico
,
e
che
,
inseguito
,
tempestato
di
fucilate
,
era
scampato
per
miracolo
e
aveva
raggiunto
a
piedi
Garibaldi
vittorioso
,
correndo
di
giorno
e
di
notte
e
sfuggendo
all
'
esercito
regio
che
s
'
internava
nella
Sicilia
in
cerca
del
Filibustiere
,
il
quale
era
intanto
a
Gibilrossa
sopra
Palermo
;
Rosario
Trigòna
,
disfatto
adesso
dalla
nefrite
,
gonfio
,
calvo
,
sdentato
e
quasi
cieco
,
sovraccarico
anch
'
esso
di
famiglia
,
vivucchiava
miseramente
col
magro
stipendio
di
vice
-
segretario
alla
Camera
di
Commercio
.
E
Mattia
Gangi
,
che
aveva
buttato
la
tonaca
alle
ortiche
per
prender
parte
alla
Rivoluzione
,
ora
,
asmatico
,
rabbioso
,
con
la
barba
,
i
capelli
e
le
foltissime
sopracciglia
ritinti
d
'
un
color
rosso
di
carota
,
insegnava
nel
ginnasio
inferiore
alauda
est
laeta
,
e
«
lieta
un
corno
!
»
soggiungeva
ai
ragazzi
con
tanto
d
'
occhi
sbarrati
:
«
ma
che
lieta
!
non
ci
credete
,
canta
perché
ha
fame
,
canta
per
chiamare
!
lieta
un
corno
!
»
Contrastava
con
questi
Filippo
Noto
,
alto
,
magro
,
appassito
,
ma
ancora
biondiccio
e
azzimato
.
Prima
del
'60
s
'
era
battuto
in
duello
con
un
ufficialetto
borbonico
per
motivo
di
donne
ed
era
stato
perseguitato
;
quell
'
avventura
amorosa
era
divenuta
per
lui
un
precedente
patriottico
;
ma
s
'
impacciava
poco
di
politica
:
studiando
molto
,
era
riuscito
a
tenersi
a
galla
,
a
rinnovarsi
coi
tempi
,
pur
rimanendo
malva
,
conservatore
;
passava
per
uno
degli
avvocati
più
dotti
del
foro
siciliano
,
ed
era
spesso
chiamato
a
difendere
le
più
importanti
cause
civili
anche
a
Palermo
,
a
Messina
,
a
Catania
.
Questi
cinque
amici
e
il
canonico
Agrò
si
sforzavano
di
tener
desta
la
conversazione
,
parlando
di
cose
aliene
,
di
avvenimenti
lontani
,
ricordando
aneddoti
che
promovevano
qualche
riso
stentato
;
tanto
per
impedire
che
col
silenzio
il
peso
della
sconfitta
,
quantunque
prevista
,
gravasse
maggiormente
su
gli
animi
oppressi
.
Ma
veramente
,
a
poco
a
poco
,
dopo
la
prima
scossa
nel
riveder
l
'
amico
e
ora
per
la
commozione
crescente
nel
rievocare
gli
antichi
ricordi
della
gioventù
,
cominciava
a
scomporsi
in
loro
la
coscienza
presente
,
e
con
una
specie
di
turbamento
segreto
che
li
inteneriva
avvertivano
in
sé
la
sopravvivenza
di
loro
stessi
quali
erano
stati
tanti
e
tanti
anni
addietro
,
con
quegli
stessi
pensieri
e
sentimenti
che
già
da
un
lungo
oblìo
credevano
oscurati
,
cancellati
,
spenti
.
Si
dimostrava
vivo
in
quel
momento
in
ciascuno
di
loro
un
altro
essere
insospettato
,
quello
che
ognun
d
'
essi
era
stato
trent
'
anni
fa
,
tal
quale
;
ma
così
vivo
,
così
presente
che
,
nel
guardarsi
,
provavano
una
strana
impressione
,
triste
e
ridicola
insieme
,
dei
loro
aspetti
cangiati
,
che
quasi
quasi
a
loro
medesimi
non
sembravano
veri
.
Di
tratto
in
tratto
,
però
,
entrava
nel
salotto
Antonio
Del
Re
,
che
li
vedeva
vecchi
com
'
erano
,
e
che
,
stando
un
pezzo
a
udire
i
loro
discorsi
,
provava
una
tristezza
indefinita
,
la
tristezza
che
si
prova
nel
veder
nei
vecchi
,
che
per
un
tratto
si
dimenticano
d
'
esser
tali
,
ancora
verdi
certe
passioni
che
hanno
radici
in
un
terreno
oltrepassato
,
che
noi
ignoriamo
.
-
Ci
eravamo
trattenuti
a
San
Gerlando
,
-
raccontava
Marco
Sala
,
-
a
giocare
fin
quasi
a
mezzanotte
in
casa
di
Giacinto
Lumìa
,
buon
'
anima
.
-
Povero
Giacinto
!
-
sospirò
il
Trigòna
,
scrollando
il
capo
.
-
C
'
era
con
noi
Vincenzo
Guarnotta
di
Siculiana
,
-
seguitò
il
Sala
.
-
Ah
,
Vincenzo
!
-
disse
Roberto
Auriti
.
-
Che
ne
è
?
-
Morto
,
-
rispose
il
Sala
.
-
Anche
lui
?
-
Eh
,
sarà
nove
o
dieci
anni
!
Con
quel
suo
sorriso
perenne
,
più
degli
occhi
che
della
bocca
...
occhi
chiari
,
di
mare
,
col
nudo
faccione
di
terracotta
...
«
Ah
!
sti
cazzi
!
chi
mi
pigli
pi
fissa
?
»
-
scomparso
anche
lui
.
-
Era
venuto
a
Girgenti
per
affari
,
e
alloggiava
,
come
usava
allora
che
non
c
'
erano
alberghi
,
nel
convento
di
Sant
'
Anna
.
Adesso
,
neanche
il
convento
c
'
è
piú
!
Nottata
da
lupi
:
vento
,
lampi
,
tuoni
e
acqua
,
acqua
che
il
tetto
pareva
ne
dovesse
subissare
.
Tanto
che
Giacinto
Lumìa
alla
fine
propose
a
tutti
di
rimanere
a
dormire
in
casa
sua
.
Ci
saremmo
accomodati
alla
meglio
.
Gli
altri
,
scapoli
,
e
il
Guarnotta
,
forestiere
,
accettarono
l
'
invito
;
io
,
non
ostanti
le
preghiere
insistenti
,
volli
andarmene
per
non
tenere
in
pensiero
mia
madre
,
sant
'
anima
,
e
mia
moglie
.
Prima
d
'
andarmene
,
il
Guarnotta
,
sapendo
che
per
arrivare
a
casa
dovevo
passare
per
lo
stretto
di
Sant
'
Anna
,
mi
pregò
di
bussare
alla
porta
del
convento
per
avvertire
il
frate
portinajo
ch
'
egli
quella
notte
avrebbe
dormito
fuori
.
Glielo
promisi
e
andai
.
Vi
assicuro
che
,
appena
su
la
via
,
mi
pentii
di
non
avere
accettato
l
'
ospitalità
del
Lumìa
.
Che
vento
!
portava
via
!
frustava
la
pioggia
,
densa
come
piombo
;
e
freddo
e
bujo
,
un
bujo
che
s
'
affettava
,
dopo
gli
sprazzi
paurosi
dei
lampi
.
Tuttavia
,
passando
per
lo
stretto
di
Sant
'
Anna
,
mi
ricordai
di
quel
che
m
'
aveva
detto
il
Guarnotta
e
mi
fermai
a
picchiare
alla
porta
del
convento
.
Picchia
e
ripicchia
:
niente
!
non
mi
sentiva
nessuno
!
Per
miracolo
non
buttai
la
porta
a
terra
.
Stavo
per
andarmene
,
su
le
furie
,
quando
sentii
schiudere
una
finestra
ferrata
in
alto
;
e
un
vocione
:
«
Chi
è
là
?
»
«
Sala
,
-
dico
,
-
Marco
Sala
!
»
«
Va
bene
!
»
risponde
allora
il
vocione
di
lassù
;
e
subito
dopo
sento
sbattere
di
nuovo
e
sprangare
la
finestra
.
Restai
come
un
allocco
.
Non
mi
avevano
dato
il
tempo
di
parlare
,
e
andava
bene
?
Mi
scrollai
dalla
rabbia
,
pensando
che
per
far
piacere
al
Guarnotta
che
se
ne
stava
al
coperto
,
io
,
col
rischio
di
prendere
un
malanno
,
per
giunta
ero
passato
forse
per
matto
o
per
ubriaco
.
Chi
poteva
girare
a
quell
'
ora
,
con
quel
tempo
?
Fatti
pochi
passi
,
sento
per
lo
Stretto
un
rintocco
di
campana
,
-
don
-
lento
,
che
mi
fece
sobbalzare
;
e
il
vento
propagò
il
suono
,
lugubremente
,
nella
notte
;
poi
,
di
nuovo
,
don
,
don
,
altri
rintocchi
;
saranno
stati
quindici
;
non
ci
badai
più
.
Arrivato
a
casa
,
mi
strappai
gli
abiti
,
che
mi
s
'
erano
incollati
addosso
;
mi
asciugai
ben
bene
;
mi
cacciai
a
letto
,
e
buona
notte
.
La
mattina
dopo
m
'
alzo
presto
,
com
'
è
mia
abitudine
,
vado
per
aprire
la
porta
,
e
indovinate
chi
mi
trovo
davanti
?
I
portantini
col
cataletto
.
Appena
mi
vedono
,
levano
le
braccia
,
dànno
un
balzo
indietro
;
rimangono
basiti
:
«
Don
Marco
!
Ma
come
?
Voscenza
non
è
morto
?
»
«
Figliacci
di
cane
!
»
grido
io
,
levando
il
bastone
.
E
quelli
:
«
Sissignore
...
A
Sant
'
Anna
,
stanotte
,
sono
venuti
ad
avvertire
che
Voscenza
era
morto
!
»
Quella
campana
,
capite
?
aveva
sonato
a
morto
per
me
.
Ed
ero
andato
io
stesso
ad
annunziare
la
mia
morte
.
Benché
la
storiella
non
fosse
allegra
,
le
ultime
parole
del
Sala
furono
accolte
dalle
risa
degli
amici
.
-
Ridete
.
-
diss
'
egli
.
-
Eppure
chi
sa
se
non
sono
morto
davvero
,
io
,
allora
,
cari
miei
!
Ma
sì
!
Posso
dire
che
quella
fu
l
'
ultima
nottata
allegra
della
mia
gioventù
!
Forse
,
ripensandoci
,
l
'
impressione
di
quei
rintocchi
mi
s
'
è
fissata
,
mal
augurosa
;
ma
mi
sembra
che
proprio
da
allora
la
vita
mi
si
sia
chiusa
tra
un
diluvio
di
guaj
,
sia
divenuta
per
me
come
era
lo
stretto
di
Sant
'
Anna
in
quella
notte
da
lupi
,
e
che
quei
don
don
della
campana
a
morto
mi
abbiano
seguito
per
tutto
il
cammino
...
Rientrò
,
in
quel
punto
,
Antonio
Del
Re
con
un
nuovo
telegramma
.
Ne
erano
già
arrivati
parecchi
dalle
varie
sezioni
elettorali
del
collegio
.
Il
canonico
Agrò
lo
aprì
,
lo
lesse
con
gli
occhi
soltanto
e
lo
buttò
in
un
canto
,
su
la
sedia
presso
al
canapè
.
Né
Roberto
né
gli
altri
si
curarono
di
sapere
da
che
sezione
venisse
,
che
esito
recasse
.
Il
gesto
e
il
silenzio
dell
'
Agrò
avevano
reso
inutile
ogni
domanda
.
La
sconfitta
del
momento
,
che
toccava
all
'
Auriti
,
rendeva
più
evidente
quella
,
ben
piú
grave
e
irrimediabile
,
che
a
ciascuno
era
toccata
dal
tempo
e
dalla
vita
.
E
questa
sconfitta
pareva
avesse
la
propria
immagine
scolpita
in
donna
Caterina
Auriti
Laurentano
,
taciturna
e
scura
.
Di
tratto
in
tratto
gli
amici
e
Roberto
le
volgevano
uno
sguardo
fuggevole
,
come
a
uno
spettro
del
tempo
,
di
cui
essi
erano
i
superstiti
vani
.
Altre
voci
erano
nel
nuovo
tempo
,
che
non
trovavano
eco
negli
animi
loro
;
altri
pensieri
che
non
entravano
nelle
loro
menti
;
altre
energie
,
altri
ideali
,
innanzi
a
cui
i
loro
animi
si
chiudevano
ostili
.
E
la
prova
era
patente
e
cruda
in
quel
mucchio
di
telegrammi
su
la
sedia
.
Era
sorta
improvvisamente
,
negli
ultimi
giorni
,
ma
certo
preparata
in
segreto
da
lunga
mano
,
la
candidatura
d
'
un
tale
Zappalà
di
Grotte
,
perito
minerario
:
candidatura
esplicitamente
dichiarata
come
di
protesta
e
d
'
affermazione
dei
lavoratori
delle
zolfare
e
delle
campagne
della
provincia
,
già
raccolti
in
fasci
.
Roberto
Auriti
era
passato
in
terza
linea
.
In
quasi
tutte
le
sezioni
quello
Zappalà
aveva
raccolto
più
voti
di
lui
,
mettendolo
così
fuori
di
combattimento
,
d
'
un
tratto
spiccio
e
sprezzante
,
come
si
butterebbe
da
canto
con
un
piede
uno
straccio
inutile
,
ingombro
più
che
inciampo
.
A
un
certo
punto
,
quando
arrivò
il
telegramma
da
Grotte
ch
'
era
uno
dei
maggiori
centri
zolfiferi
della
provincia
con
l
'
esito
della
votazione
quasi
unanime
per
lo
Zappalà
,
parve
che
costui
dovesse
finanche
contender
seriamente
la
vittoria
al
Capolino
ed
entrare
in
ballottaggio
,
non
ostante
il
suffragio
entusiastico
che
il
campione
clericale
aveva
raccolto
a
Girgenti
,
in
compenso
della
grave
ferita
riportata
nel
duello
.
Il
Trigòna
,
per
coprire
con
pietoso
inganno
la
verità
,
voleva
attribuire
principalmente
la
sconfitta
all
'
esito
di
quel
duello
inconsulto
,
alle
maniere
troppo
violente
del
Verònica
,
forestiere
,
e
al
contegno
arrogante
d
'
uno
dei
suoi
padrini
,
quel
signor
tale
,
spadaccino
,
che
aveva
urtato
e
indignato
veramente
la
cittadinanza
girgentana
,
non
ostante
che
il
Selmi
,
già
partito
per
il
suo
collegio
,
avesse
fatto
di
tutto
per
attenuare
l
'
indignazione
.
Il
canonico
Agrò
approvò
col
capo
,
in
silenzio
.
Non
sapeva
perdonare
al
Verònica
di
avergli
mandato
a
monte
,
con
quella
indegna
piazzata
,
il
piano
strategico
meditato
e
disegnato
da
lui
con
astuzia
così
sottile
.
E
quell
'
altro
cavaliere
Giovan
Battista
Mattina
!
Mandato
a
Grotte
a
sostenervi
la
candidatura
dell
'
Auriti
,
aveva
fatto
la
parte
di
Giuda
,
mettendosi
d
'
accordo
all
'
ultimo
momento
coi
popolari
.
-
Ma
chi
è
costui
?
-
domandò
col
solito
piglio
feroce
Mattia
Gangi
.
-
Chi
rappresenta
?
come
vive
?
che
fa
?
da
qual
chiavica
è
scappato
fuori
?
Lindo
,
attillato
,
con
quell
'
aria
di
principe
regnante
...
Il
canonico
Agrò
scosse
leggermente
la
testa
con
un
sogghignetto
su
le
labbra
,
poi
disse
:
-
Aquiloni
,
cari
amici
,
aquiloni
!
Lui
,
il
Verònica
e
quanti
altri
mai
!
Aquiloni
...
Li
vedete
in
alto
,
ai
sette
cieli
,
rimanete
a
bocca
aperta
a
mirarli
;
e
chi
sa
intanto
qual
è
la
mano
che
dà
loro
il
filo
!
Può
esser
quella
di
qualche
mala
femmina
;
o
il
filo
può
venire
dalla
Questura
,
o
da
qualche
bisca
notturna
...
Nessuno
può
saperlo
!
L
'
aquilone
intanto
è
là
,
piglia
il
vento
,
lo
segue
e
par
che
lo
domini
.
Di
tratto
in
tratto
,
uno
svarione
,
una
vertigine
,
l
'
accenno
d
'
un
crollo
a
capofitto
.
Ma
la
mano
ignota
,
sotto
,
subito
lo
rialza
con
lievi
scossettine
sapienti
o
con
larghe
stratte
energiche
e
lo
rimette
a
vento
e
torna
a
dar
filo
e
filo
e
filo
.
Gli
aquiloni
,
cari
miei
...
Quanti
ce
n
'
è
!
E
hanno
tutti
la
coda
,
et
in
cauda
venenum
...
Sei
teste
si
scossero
per
approvare
silenziosamente
e
con
profonda
amarezza
l
'
immaginoso
paragone
del
canonico
Agrò
,
che
ne
rimase
egli
stesso
un
pezzetto
come
abbagliato
,
e
trasse
un
respiro
di
sollievo
,
quasi
con
esso
si
fosse
scrollato
dall
'
anima
il
peso
della
sconfitta
.
Roberto
Auriti
soffriva
maggiormente
per
quell
'
ostinato
,
cupo
silenzio
della
madre
.
Ella
aveva
parlato
molto
prima
,
contro
il
suo
solito
,
per
dissuaderlo
dall
'
impresa
;
e
gravi
erano
state
allora
le
sue
parole
;
più
grave
,
adesso
,
era
il
suo
silenzio
.
Voleva
che
soltanto
i
fatti
parlassero
ora
,
crudamente
,
a
conferma
di
quanto
aveva
detto
.
Se
ne
irritò
,
e
disse
:
-
Del
resto
,
amici
miei
,
aquiloni
o
serpi
...
lasciamoli
andare
!
A
parlarne
,
parrebbe
che
io
,
venendo
,
mi
fossi
fatta
qualche
illusione
.
Nessuna
,
lo
sapete
.
Mi
ha
mandato
qua
Uno
,
a
cui
non
potevo
dir
di
no
:
mi
sarebbe
parso
di
disertare
.
-
Povero
Cristo
!
-
esclamò
Mattia
Gangi
.
-
Per
farti
mettere
in
croce
sei
venuto
!
-
In
croce
no
,
veramente
,
-
sorrise
Roberto
.
-
Perché
la
mia
offerta
,
col
valore
che
poteva
avere
nella
presente
lotta
,
venisse
respinta
dai
miei
concittadini
;
e
questa
risposta
data
sul
mio
nome
al
Governo
,
facesse
pensare
che
ormai
basta
,
qua
si
vuol
altro
!
-
Zappalà
,
Zappalà
si
vuole
!
-
sghignò
allora
Mattia
Gangi
.
-
Quanto
mi
piacerebbe
che
fosse
eletto
Zappalà
!
-
Mamma
,
-
soggiunse
piano
Roberto
,
toccandole
un
braccio
,
con
un
sorriso
d
'
amara
rassegnazione
,
-
asini
vecchi
...
La
madre
sporse
il
labbro
e
aggrottò
le
ciglia
mentre
gli
altri
gridavano
,
approvando
l
'
augurio
di
Mattia
Gangi
,
che
fosse
eletto
Zappalà
.
Un
Zappalà
solo
?
No
!
Cinquecentootto
Zappalà
,
uno
per
ogni
collegio
della
penisola
!
Che
sedute
allora
alla
Camera
!
Subito
,
abolizione
di
tutte
le
scuole
!
abolizione
di
tutte
le
tasse
!
abolizione
dell
'
esercito
e
della
polizia
!
della
polizia
e
della
pulizia
!
spianare
i
confini
,
e
tutti
fratelli
!
già
,
già
,
decapitare
le
montagne
,
ridurle
tutte
a
colline
d
'
uguale
altezza
!
E
Mattia
Gangi
,
sorto
in
piedi
,
si
mise
a
declamare
:
Al
ronzio
di
quella
lira
Ci
uniremo
,
gira
gira
,
Tutti
in
un
gomitolo
.
Varietà
d
'
usi
e
di
clima
Le
son
fisime
di
prima
;
È
mutata
l
'
aria
.
I
deserti
,
i
monti
,
i
mari
,
Son
confini
da
lunari
,
Sogni
di
geografi
...
...
E
tu
pur
chetati
,
o
Musa
,
Che
mi
secchi
con
la
scusa
Dell
'
amor
di
patria
.
Son
figliuol
dell
'
universo
,
E
mi
sembra
tempo
perso
Scriver
per
l
'
Italia
.
S
'
eran
levati
tutti
in
piedi
,
tranne
Pompeo
Agrò
,
e
applaudivano
calorosamente
.
-
Signori
miei
,
signori
miei
,
-
disse
allora
Filippo
Noto
,
tirandosi
con
le
dita
adunche
i
polsini
di
sotto
le
maniche
,
-
siamo
giusti
,
signori
miei
;
non
pigliamocela
con
loro
,
perché
il
torto
è
tutto
nostro
!
di
noi
cristianelli
!
Quando
noi
sentiamo
dire
:
«
Vogliamo
che
a
ciascuno
si
dia
secondo
le
sue
opere
!
Vogliamo
che
la
personalità
umana
possa
elevarsi
sopra
la
vita
materiale
!
Vogliamo
che
ciascuno
trovi
pane
e
lavoro
!
»
noi
borghesucci
ignoranti
,
noi
cristianelli
pietosi
,
siamo
i
primi
ad
applaudire
...
-
Sfido
!
-
gridò
il
Ceràulo
.
-
Nei
voti
per
la
felicità
universale
,
sfido
!
tutti
gli
animi
onesti
si
trovano
d
'
accordo
.
-
E
i
socialisti
,
ahm
!
aprono
la
bocca
,
e
voi
ci
cascate
dentro
,
-
rimbeccò
pronto
Filippo
Noto
.
-
Fanno
intravedere
un
ideale
d
'
umanità
e
di
giustizia
che
a
nessuno
può
dispiacere
,
di
cui
tutti
dovrebbero
esser
contenti
;
e
così
fanno
proseliti
alla
loro
causa
tra
quanti
non
sanno
distinguere
le
ragioni
astratte
da
quelle
pratiche
della
vita
sociale
,
caro
Ceràulo
!
Ingenui
che
non
si
domandano
neppure
se
i
nuovi
metodi
non
siano
tali
da
render
mille
volte
maggiori
le
ingiustizie
e
la
tristezza
della
nostra
valle
di
lacrime
;
dico
bene
,
Monsignore
?
Pompeo
Agrò
chinò
più
volte
il
capo
in
segno
di
approvazione
.
-
Il
pericolo
vero
,
signori
miei
,
è
qua
,
-
seguitò
con
più
calore
il
Noto
:
-
nella
persuasione
in
cui
siamo
venuti
noi
cristianelli
,
che
il
movimento
del
così
detto
quarto
stato
sia
inevitabile
,
irresistibile
...
-
È
,
è
,
è
,
purtroppo
!
-
lo
interruppe
di
nuovo
il
Ceràulo
.
-
Ma
nient
'
affatto
!
nientissimo
affatto
!
Fandonie
!
Fandonie
!
-
gridò
Filippo
Noto
.
-
Alla
teoria
dei
socialisti
manca
l
'
appoggio
della
scienza
,
caro
mio
,
della
scienza
,
della
logica
,
della
morale
e
anche
della
civiltà
,
e
non
può
reggersi
,
e
cadrà
per
forza
come
un
sogno
pazzo
,
come
uno
sproloquio
da
ubriachi
!
Vorrei
dimostrartelo
,
vorrei
dimostrarlo
a
tutti
,
e
prima
agli
uomini
di
governo
che
ci
fanno
assistere
allo
spettacolo
miserando
dello
Stato
che
si
piega
,
dello
Stato
che
si
smarrisce
e
s
'
impaccia
di
cose
di
cui
non
dovrebbe
impacciarsi
!
Si
calmò
alquanto
,
protese
le
mani
e
riprese
con
altro
tono
di
voce
:
-
Lasciatemi
dire
,
in
poche
parole
.
Tutto
il
procedimento
è
sbagliato
,
dall
'
a
alla
z
.
Guardate
!
Il
provvedere
ai
vecchi
,
alle
donne
,
ai
fanciulli
abbandonati
,
agli
infermi
,
può
esser
cosa
,
realmente
,
d
'
interesse
pubblico
.
-
Interesse
d
'
umanità
,
-
disse
il
Trigòna
.
-
Benissimo
!
D
'
accordo
!
-
approvò
il
Noto
.
-
Ma
dal
soccorrere
la
miseria
presente
per
mezzo
d
'
asili
,
di
dormitorii
,
di
cucine
economiche
,
è
stato
facile
,
inavvertito
il
passo
,
signori
miei
,
a
salvaguardare
il
proletariato
...
-
Il
cosí
detto
proletariato
,
-
masticò
tra
i
denti
il
Gangi
.
-
...
dalla
miseria
anche
possibile
,
-
seguitò
il
Noto
,
-
mercé
le
assicurazioni
obbligatorie
contro
gl
'
infortunii
del
lavoro
e
contro
la
futura
inabilità
dell
'
operajo
per
età
o
per
malattia
.
Ora
non
vi
sembra
facile
,
cari
miei
,
dati
questi
primi
passi
,
il
darne
altri
che
ci
conducano
sempre
più
verso
quello
Stato
-
Provvidenza
tanto
biasimato
dai
più
illustri
scrittori
positivi
?
Perché
,
quando
sia
entrato
nella
coscienza
pubblica
il
concetto
che
la
comunità
deve
occuparsi
di
coloro
che
per
inabilità
fisica
non
possono
lavorare
,
è
facile
saltare
il
fosso
che
ci
separa
dalla
regione
vera
del
socialismo
,
estendendo
il
principio
anche
agli
uomini
validi
e
disoccupati
.
E
valga
il
vero
!
Se
questi
,
non
ostante
la
buona
volontà
,
non
trovano
lavoro
,
o
se
le
loro
fatiche
non
sono
sufficientemente
retribuite
,
sono
forse
meno
da
compiangere
di
coloro
che
,
per
un
difetto
fisico
,
non
possono
lavorare
?
L
'
effetto
è
il
medesimo
,
signori
miei
:
la
fame
non
meritata
!
E
con
la
proclamazione
del
diritto
al
lavoro
,
si
può
vedere
da
tutti
dove
si
andrà
a
finire
;
si
è
già
veduto
,
del
resto
,
in
Francia
,
nel
1848
...
Un
'
improvvisa
esclamazione
di
sdegno
del
canonico
Agrò
interruppe
a
questo
punto
il
discorso
di
Filippo
Noto
,
che
cominciava
ad
assumere
proporzioni
e
tono
di
vera
concione
.
Era
arrivata
da
Comitini
,
paese
nativo
dell
'
Agrò
,
una
lettera
che
denunziava
un
altro
tradimento
.
Il
figlio
di
Rosario
Trigòna
s
'
era
venduto
colà
al
partito
Capolino
,
spargendo
la
voce
che
Roberto
Auriti
si
ritirava
dalla
lotta
e
pregava
gli
amici
di
votare
per
il
candidato
clericale
contro
il
socialista
Zappalà
.
L
'
Agrò
non
si
poté
frenare
:
senz
'
alcuna
pietà
per
il
povero
padre
mezzo
cieco
lì
presente
,
ebbe
parole
di
fuoco
per
quel
tristo
che
gli
faceva
patire
un
così
grave
smacco
là
,
nella
sua
stessa
cittadella
.
Roberto
Auriti
tentò
più
volte
di
interromperlo
,
s
'
affrettò
poi
a
consolare
l
'
amico
,
il
quale
dapprima
s
'
era
levato
in
piedi
inorridito
,
lì
per
lì
per
lanciarsi
su
quella
lettera
e
su
l
'
Agrò
,
poi
s
'
era
lasciato
cader
di
peso
su
la
seggiola
,
rompendo
in
singhiozzi
,
col
volto
tra
le
mani
.
-
Ma
sarà
una
calunnia
,
Rosario
...
una
calunnia
,
vedrai
!
Tuo
figlio
avrà
agito
in
buona
fede
,
credendo
di
interpretare
il
mio
pensiero
...
Difatti
,
tra
i
due
,
tra
il
Capolino
e
quello
Zappalà
,
via
!
meglio
che
i
voti
siano
andati
al
Capolino
...
Ha
stimato
insostenibile
da
parte
mia
la
lotta
...
e
...
-
No
...
no
...
-
muggiva
tra
i
singhiozzi
Rosario
Trigòna
,
inconsolabile
.
-
Infame
!
Infame
!
Per
fortuna
,
sopravvenne
Mauro
Mortara
,
che
da
Valsanìa
s
'
era
recato
a
Colimbètra
per
accordarsi
col
principe
circa
alla
sua
andata
a
Roma
.
Non
sapeva
nulla
delle
elezioni
.
Accolto
con
festa
da
Marco
Sala
,
dal
Ceràulo
,
dal
Gangi
,
i
quali
non
lo
vedevano
da
tanto
tempo
,
scostò
tutti
con
le
braccia
e
quasi
s
'
inginocchiò
ai
piedi
di
donna
Caterina
,
prendendole
una
mano
e
baciandogliela
più
e
più
volte
;
abbracciò
poi
Roberto
e
si
chinò
a
baciarlo
al
suo
solito
in
petto
,
sul
cuore
.
-
A
Roma
!
-
disse
.
-
Sapete
?
Vengo
a
Roma
!
Ma
il
suo
giubilo
non
trovò
eco
:
tutti
erano
ancora
sconcertati
e
commossi
dal
pianto
del
Trigòna
.
-
Oh
,
don
Rosario
!
-
esclamò
Mauro
.
-
E
che
avete
?
Perché
piangete
?
Guardò
tutti
in
giro
e
appuntò
gli
occhi
sul
canonico
Agrò
che
appariva
il
più
scuro
e
il
più
turbato
.
-
Niente
,
-
disse
subito
Roberto
.
-
Una
notizia
,
senza
dubbio
,
infondata
.
Signori
miei
,
per
carità
!
Soffro
...
soffro
della
vostra
pena
...
molto
più
che
per
me
.
Volete
farmi
contento
?
Non
parliamo
più
di
nulla
.
Quel
che
è
stato
è
stato
.
Basta
!
Voi
sapete
quanto
mi
siete
cari
e
per
qual
ragione
.
Io
non
vi
ringrazio
di
quel
che
avete
fatto
per
me
in
questa
occasione
,
perché
so
che
,
se
sono
cangiati
i
tempi
,
non
è
cangiato
il
nostro
cuore
,
e
voi
dunque
non
potevate
non
fare
per
me
quel
che
avete
fatto
.
Il
torto
è
nostro
,
veramente
,
cari
miei
!
E
lo
sappiamo
tutti
,
da
un
pezzo
,
chi
per
un
verso
,
chi
per
un
altro
.
Dunque
...
dunque
basta
:
perché
lagnarci
adesso
?
È
stata
un
'
altra
prova
,
di
cui
io
,
per
conto
mio
,
non
sentivo
alcun
bisogno
...
Basta
!
Non
ne
poteva
proprio
più
Roberto
Auriti
.
La
vista
di
quegli
amici
e
il
silenzio
della
madre
,
il
pianto
del
Trigòna
,
la
stizza
acerba
dell
'
Agrò
,
la
frigida
saccenteria
del
Noto
gli
eran
divenuti
insopportabili
.
Gli
premeva
di
scrivere
a
Roma
,
di
dar
subito
notizia
della
lotta
perduta
alla
sua
donna
,
a
colei
che
da
tanto
tempo
gli
aveva
addormentato
aspirazioni
e
sdegni
,
e
nella
quale
affogato
ormai
nell
'
incuria
di
tutto
ciò
che
non
si
riferisse
direttamente
e
minutamente
alla
sua
persona
,
neghittoso
e
dimentico
,
saziava
soltanto
la
fame
bruta
del
senso
.
Di
fronte
alla
nobiltà
della
madre
,
alla
purezza
della
sorella
,
si
sentiva
quasi
istintivamente
costretto
a
nascondere
anche
a
se
stesso
la
sua
schiavitù
d
'
affetto
per
quella
donna
che
conosceva
tutte
le
sue
miserie
;
e
le
scriveva
di
notte
.
Falsando
i
proprii
sentimenti
,
per
stare
in
pace
con
lei
e
averla
docile
e
pronta
alle
sue
voglie
,
non
aveva
osato
confessarle
prima
di
partire
la
vera
ragione
per
cui
s
'
esponeva
a
quella
lotta
:
le
aveva
dato
a
intendere
ch
'
era
per
migliorare
la
sua
condizione
,
ponendosi
da
deputato
più
in
vista
.
E
nelle
prime
lettere
le
aveva
lasciato
sperare
non
improbabile
la
vittoria
;
poi
man
mano
l
'
aveva
messa
in
dubbio
;
le
aveva
scritto
infine
che
gli
premeva
ormai
soltanto
di
ritornar
presto
a
lei
.
Andava
lui
stesso
a
impostare
quelle
lettere
,
mentre
per
tutte
le
altre
si
serviva
del
nipote
.
Eppure
sapeva
che
questi
,
il
giorno
appresso
,
sarebbe
partito
con
lui
per
intraprendere
a
Roma
gli
studii
universitarii
e
avrebbe
abitato
in
casa
sua
e
veduto
,
dunque
,
e
saputo
tutto
.
Ma
voleva
,
finché
era
lì
,
serbare
il
segreto
.
Quel
giovanotto
ispido
e
angoloso
non
era
fatto
certamente
per
attirar
la
confidenza
di
alcuno
.
E
Roberto
soffriva
al
pensiero
di
condurlo
con
sé
,
di
fargli
conoscere
e
di
far
quindi
conoscere
per
mezzo
di
lui
alla
madre
e
alla
sorella
la
vita
ch
'
egli
viveva
a
Roma
.
Ma
come
esimersi
?
Donna
Caterina
,
intanto
,
domandava
a
Mauro
notizie
del
fratello
Cosmo
,
«
di
quel
matto
»
,
e
di
donna
Sara
Alàimo
.
-
Non
me
ne
parlate
,
per
carità
!
-
esclamò
Mauro
.
-
Vado
a
Roma
,
vi
dico
,
e
non
so
altro
,
non
voglio
saper
altro
in
questo
momento
!
-
Caro
Mauro
mio
,
-
gli
rispose
allora
donna
Caterina
,
sorridendo
amaramente
,
-
se
è
così
,
chiudi
gli
occhi
,
tùrati
bene
gli
orecchi
e
ritòrnatene
subito
subito
in
campagna
:
segui
il
consiglio
mio
!
Quando
dalla
Badia
Grande
gli
amici
scesero
alla
via
Atenea
,
si
trovarono
presi
in
mezzo
a
una
fiumana
di
popolo
che
esaltava
la
proclamazione
d
'
Ignazio
Capolino
.
La
carrozza
del
canonico
Agrò
si
dovette
fermare
;
Il
vecchio
servo
-
cocchiere
dalle
zampe
sbieche
faceva
schioccar
la
frusta
:
-
Ohi
,
favorì
!
Ohi
,
favorì
!
-
Poteva
mai
figurarsi
che
si
dovesse
mancar
di
rispetto
al
suo
padrone
,
o
che
questi
dovesse
aver
paura
?
E
,
tra
il
clamore
e
la
confusione
,
non
udiva
la
voce
del
Canonico
che
gli
gridava
:
«
Indietro
,
Cola
!
indietro
!
Per
la
via
del
Purgatorio
!
»
.
Un
fischio
,
e
due
,
e
tre
...
Figli
di
cane
!
Ma
Capolino
era
ancora
a
letto
,
convalescente
nella
villa
del
principe
di
Laurentano
a
Colimbètra
,
e
la
dimostrazione
di
giubilo
,
per
darsi
uno
sfogo
diretto
,
fu
proprio
tentata
di
cangiarsi
lì
per
lì
in
dimostrazione
di
protesta
contro
il
canonico
Agrò
.
Per
fortuna
,
i
caporioni
riuscirono
a
stornar
la
bufera
che
stava
per
rovesciarsi
sulla
carrozza
mal
capitata
,
non
per
riguardo
a
Pompeo
Agrò
che
non
ne
meritava
alcuno
,
ma
all
'
abito
che
indossava
indegnamente
.
Qualche
fischio
sì
,
passando
,
non
sarebbe
stato
sprecato
;
poi
via
,
via
,
alla
Passeggiata
,
sotto
la
villa
di
Flaminio
Salvo
.
-
Viva
Ignazio
Capolinòòò
!
-
Vivààà
!
-
Viva
il
nostro
deputatòòò
!
-
Vivààà
!
Nel
bujo
della
sera
,
sotto
il
pallore
dei
lampioni
,
per
l
'
angusta
via
passò
tumultuando
quel
torrente
di
popolo
,
che
si
lasciava
trascinare
senza
il
minimo
entusiasmo
,
come
un
armento
belante
,
dalla
volontà
di
due
o
tre
interessati
.
La
villa
di
Flaminio
Salvo
era
illuminata
tutta
,
splendidamente
,
perché
si
vedesse
come
segno
di
trionfo
dalla
lontana
Colimbètra
.
Vi
erano
raccolti
i
maggiorenti
del
partito
che
si
affacciarono
tutti
al
gran
balcone
dalla
balaustrata
di
marmo
,
appena
i
clamori
della
dimostrazione
si
fecero
sentire
giú
per
il
viale
.
-
Viva
Flaminio
Salvòòò
!
-
Vivààà
!
-
Viva
Ignazio
Capolinòòò
!
-
Vivààà
!
Salì
alla
villa
una
commissione
di
dimostranti
,
che
fu
accolta
dal
Salvo
con
quel
solito
sorriso
freddo
,
a
cui
lo
sguardo
lento
degli
occhi
sotto
le
grosse
pàlpebre
dava
un
'
espressione
di
lieve
ironia
.
E
veramente
quei
quindici
o
sedici
cittadini
accaldati
,
usciti
or
ora
dalla
moltitudine
anonima
,
che
giù
nel
bujo
del
viale
aveva
tanta
imponenza
,
assumendo
lì
ciascuno
il
proprio
nome
,
il
proprio
aspetto
,
timidi
,
impacciati
,
smarriti
,
ossequiosi
,
facevano
una
ben
misera
figura
,
tra
gli
splendori
del
magnifico
salone
.
Flaminio
Salvo
si
dichiarò
grato
alla
cittadinanza
di
quella
spontanea
affermazione
del
sentimento
popolare
;
diede
notizie
della
salute
dell
'
on
.
Capolino
e
,
in
presenza
della
commissione
stessa
,
pregò
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
di
recarsi
sul
momento
alla
villa
del
principe
,
a
Colimbètra
,
per
darvi
l
'
annunzio
della
proclamazione
e
di
quella
manifestazione
di
giubilo
di
tutto
il
popolo
di
Girgenti
.
Uno
dei
quindici
,
allora
,
s
'
affacciò
al
balcone
e
,
tra
i
lumi
sorretti
da
due
camerieri
,
arringò
con
impeto
la
folla
.
Nessuno
badò
allo
scompiglio
delle
povere
nottole
del
viale
che
abbarbagliate
piombavan
dall
'
alto
a
strisciare
sulle
teste
dei
dimostranti
,
quindi
al
clamore
,
al
battìo
delle
mani
,
si
risollevavano
disperatamente
,
lanciando
acutissimi
stridi
,
come
per
chiedere
ajuto
e
vendetta
alle
stelle
che
sfavillavano
ilari
in
cielo
.
L
'
oratore
improvvisato
diceva
che
l
'
elezione
di
Capolino
era
un
avvenimento
dei
più
memorabili
della
storia
italiana
contemporanea
;
ma
nessuno
certamente
avrà
potuto
levar
dal
capo
a
quelle
nottole
,
che
invece
tutta
la
città
,
quella
sera
,
si
fosse
raccolta
soltanto
per
dare
a
loro
una
immeritatissima
guerra
.
Arringava
ancora
quell
'
oratore
,
quando
Aurelio
Costa
su
un
sauro
del
Salvo
,
sellato
in
fretta
in
furia
,
partì
di
galoppo
per
Colimbètra
.
Giù
,
confuso
tra
la
folla
,
era
il
Pigna
,
arrivato
in
coda
alla
dimostrazione
,
espurgato
smaltito
evacuato
da
essa
con
molta
violenza
di
conati
lungo
tutto
il
percorso
.
Prepotenza
!
Sopraffazione
!
Andava
per
i
fatti
suoi
,
stava
a
traversar
la
via
Atenea
,
quando
la
folla
gli
era
venuta
addosso
;
non
aveva
fatto
in
tempo
a
ritrarsi
,
e
allora
quelli
che
stavano
alla
fronte
lo
avevano
strappato
indietro
per
passare
,
e
così
la
fiumana
se
l
'
era
ingojato
:
sguizzare
,
con
quelle
cianche
e
quel
groppone
,
non
gli
era
stato
possibile
;
furibondo
,
urlando
,
s
'
era
messo
a
tirare
spinte
da
tutte
le
parti
e
pugni
e
calci
e
gomitate
,
per
farsi
un
po
'
di
largo
e
uscirne
;
ma
quelli
per
il
gusto
di
portarselo
via
con
sé
come
in
ostaggio
gli
s
'
eran
pigiati
con
furia
addosso
,
gridando
:
«
Ecco
Pigna
!
c
'
è
Pigna
!
viva
Pigna
!
abbasso
Propaganda
!
no
,
viva
!
giù
,
giù
con
noi
!
»
e
qualche
lattone
e
qualche
scapaccione
era
pur
volato
;
più
che
mai
inferocito
,
come
un
cinghiale
in
mezzo
a
una
muta
di
cani
,
aveva
avventato
anche
morsi
ai
più
vicini
;
più
d
'
una
volta
,
puntando
i
piedi
e
le
spalle
per
svincolare
un
braccio
e
credendo
che
la
folla
dietro
lo
avrebbe
parato
,
trovando
invece
un
po
'
di
largo
fatto
da
qualcuno
che
voleva
scansarlo
,
era
stato
per
cadere
;
ma
subito
altri
lo
avevan
scaraventato
con
un
nuovo
urtone
alle
spalle
di
chi
stava
davanti
,
e
lì
,
rinserrato
compresso
,
boccheggiante
come
un
pesce
,
altri
lattoni
e
scapaccioni
e
dileggi
;
e
tira
e
spingi
,
se
l
'
erano
sballottato
così
,
malmenandolo
in
tutti
i
modi
,
fino
a
che
,
pesto
,
disfatto
,
non
s
'
era
lasciato
andare
alla
corrente
,
ma
con
le
proprie
gambe
no
,
no
:
là
,
così
,
trascinato
...
Selvaggi
!
Mascalzoni
!
Coscienze
vendute
!
Che
spettacolo
!
Oh
Girgenti
,
disonore
della
Sicilia
e
dell
'
umanità
!
ludibrio
,
vituperio
!
Tutti
in
sagrestia
domani
,
sì
,
sì
,
ad
attaccar
con
le
ostie
della
chiesa
le
mezze
carte
da
cinque
lire
...
Sì
,
viva
Capolino
e
viva
Salvo
!
viva
Bacco
e
viva
Mammone
!
-
Così
esclamando
,
e
guardando
con
aria
di
dispetto
minaccioso
la
folla
sotto
la
villa
del
Salvo
,
ora
s
'
accomodava
una
spalla
,
ora
soffiava
o
sbruffava
,
ora
sorsava
col
naso
,
e
puh
,
feccia
della
umanità
!
puh
,
vili
ignoranti
!
-
Domani
,
Propaga
'
,
sta
'
zitto
!
-
gli
gridavano
alcuni
.
-
Domani
c
'
inscriveremo
tutti
al
Fascio
!
Ora
,
qua
:
Viva
Capolinòòò
!
(
Non
ci
credere
,
sai
?
è
per
minchionare
)
.
Viva
!
vivààà
!
Questa
la
conclusione
d
'
una
giornata
campale
,
questo
il
rinfranco
di
tutte
le
corse
che
s
'
era
fatte
fin
dalla
mattina
da
un
seggio
elettorale
all
'
altro
,
per
assegnar
le
parti
ai
compagni
,
per
dare
istruzioni
,
e
qua
regolare
,
e
là
persuadere
,
e
incitare
,
e
pregare
,
secondo
i
casi
,
che
il
suffragio
di
tutti
i
lavoratori
fosse
per
un
lavoratore
,
loro
compagno
,
perdio
!
Angelo
Zappalà
,
che
li
avrebbe
difesi
,
che
avrebbe
perorato
la
loro
causa
in
Parlamento
!
Sì
,
dato
che
quella
candidatura
popolare
doveva
valer
soltanto
quale
protesta
,
egli
in
fondo
avrebbe
potuto
dichiararsi
soddisfatto
dell
'
esito
:
sì
,
ma
della
votazione
dei
paeselli
vicini
!
il
cuore
gli
faceva
sangue
invece
per
la
vergogna
di
Girgenti
capoluogo
,
della
sua
città
natale
!
Ludibrio
,
vituperio
...
Quando
,
alla
fine
,
il
Pigna
,
senza
più
voce
,
cascante
a
pezzi
dalla
stanchezza
,
si
ridusse
a
casa
,
al
Piano
di
Gamez
,
per
mandar
giù
un
boccone
di
cena
avvelenato
dalla
bile
,
salendo
i
primi
gradini
della
scaletta
di
legno
che
dalla
stanza
terrena
conduceva
a
quella
di
sopra
,
vi
trovò
al
bujo
in
fitto
colloquio
Celsina
e
Antonio
Del
Re
.
-
Ohè
,
voi
qua
?
-
Va
'
su
;
passa
,
papà
!
-
gli
disse
Celsina
,
come
a
un
cane
.
-
Sto
a
salutarlo
.
Parte
domani
.
-
Ah
,
buona
sera
,
allora
,
-
disse
il
Pigna
.
-
Cioè
,
buon
viaggio
...
Partite
subito
,
dunque
?
V
'
invidio
,
caro
mio
.
Oh
,
vedrete
certo
a
Roma
...
come
viene
a
essere
di
voi
don
Landino
Laurentano
?
già
,
zio
,
l
'
abbiamo
detto
:
riveritelo
tanto
per
me
,
ditegli
che
Girgenti
ha
bisogno
di
lui
;
sta
disonorando
l
'
isola
,
Girgenti
...
-
Abbiamo
inteso
,
papà
,
-
lo
interruppe
Celsina
infastidita
.
-
Lasciaci
parlare
adesso
!
Vattene
!
-
Paese
di
carogne
!
-
brontolò
il
Pigna
,
tirando
su
a
stento
le
cianche
per
la
scala
.
-
Farabutti
...
ohi
ohi
...
ignoranti
...
E
svoltò
.
Subito
i
due
giovani
si
riabbracciarono
.
Antonio
non
si
reggeva
più
;
ebro
,
perduto
,
non
poteva
più
staccarsi
da
lei
;
le
cercò
la
bocca
,
com
'
arso
di
sete
,
per
un
altro
bacio
che
le
penetrasse
nel
fondo
più
fondo
dell
'
anima
;
un
altro
bacio
smanioso
,
cocente
,
infinito
,
col
quale
darle
tutto
se
stesso
e
prendersela
tutta
,
nello
spasimo
del
più
violento
desiderio
.
-
Basta
,
-
gemette
ella
,
esausta
,
abbandonandogli
il
capo
sul
petto
.
Ma
egli
la
stringeva
ancora
,
più
ardente
;
più
tremante
;
voleva
ancora
la
bocca
.
-
No
,
basta
,
Nino
,
-
disse
allora
Celsina
,
riavendosi
.
-
Basta
...
basta
...
Gli
prese
le
mani
,
gliele
strinse
;
se
le
posò
sul
seno
ansante
,
senza
lasciargliele
;
riprese
:
-
Così
!
...
Dunque
,
senti
...
tu
vedrai
,
è
vero
?
cercherai
...
Devi
far
di
tutto
...
-
Sì
...
-
M
'
ascolti
?
-
Sì
.
-
Non
m
'
ascolti
!
Basta
,
ora
,
Nino
!
T
'
ho
detto
,
basta
.
Non
m
'
ascolti
...
-
Sì
...
cercherò
...
-
Che
cercherai
?
Lasciami
,
per
carità
!
-
Non
so
...
farò
di
tutto
...
figùrati
!
Dammi
ancora
un
bacio
...
-
No
!
Dove
cercherai
?
-
Ma
per
tutto
,
per
tutto
...
-
Sì
,
un
posticino
qualunque
...
infimo
anche
...
per
cominciare
,
capisci
?
...
Tu
sai
che
posso
...
m
'
adatterò
a
fare
ogni
cosa
!
Debbo
,
debbo
essere
a
Roma
al
più
presto
,
m
'
ascolti
?
-
Sì
,
amore
...
amore
...
amore
mio
!
-
alitò
egli
;
poi
,
stringendole
le
braccia
e
smaniando
:
-
Come
faccio
?
oh
Celsina
mia
...
come
faccio
?
-
Zitto
!
-
gli
intimò
Celsina
.
-
Non
voglio
che
ti
sentano
su
.
-
Allora
vado
...
non
posso
...
-
Sì
,
va
'
va
'
...
è
tardi
!
Mi
chiamano
.
Scrivimi
subito
,
sai
?
-
Sì
...
-
Addio
,
addio
.
Ma
egli
non
sapeva
lasciarle
ancora
la
mano
;
le
accostò
il
volto
al
volto
,
le
domandò
:
-
Che
mi
dài
?
-
Che
vuoi
?
-
Te
,
tutta
!
Vieni
con
me
,
vieni
con
me
!
-
Potessi
!
Subito
!
-
Oh
amore
...
Che
mi
dài
?
Qualcosa
tua
..
-
Non
ho
nulla
,
Nino
mio
...
-
Eppure
ho
qualcosa
di
te
,
sai
?
che
tu
m
'
hai
data
.
-
Io
?
-
Non
m
'
hai
dato
niente
tu
?
Neppure
il
cuore
,
un
poco
?
-
Ah
,
quello
...
-
E
un
'
altra
cosa
...
Non
ti
ricordi
?
-
No
...
-
La
bambola
...
-
Ah
,
-
sorrise
Celsina
,
-
quella
coi
baffi
?
-
Non
ridere
,
non
ridere
.
Glieli
ho
cancellati
,
sai
?
Me
la
porto
con
me
.
-
Ragazzo
...
-
Sai
?
stanotte
è
stata
con
me
,
abbracciata
con
me
,
a
letto
.
E
sempre
...
-
Ma
va
'
!
Non
sono
io
,
quella
,
sai
!
-
Lo
so
;
ma
è
tua
,
è
stata
tua
...
Non
l
'
hai
baciata
tu
?
-
Tanto
,
da
bambina
...
-
E
dunque
...
-
Va
'
,
va
'
,
Nino
.
Mi
richiamano
.
Addio
.
Ricòrdati
,
sai
?
Scrivimi
!
Addio
.
Un
altro
lungo
,
lungo
bacio
sulla
porta
,
e
Antonio
andò
via
.
Si
fermò
nel
Piano
di
Gamez
deserto
;
e
si
guardò
intorno
,
smarrito
;
guardò
su
nel
vano
immoto
dell
'
aria
ed
ebbe
un
senso
di
stupore
,
come
se
,
sveglio
,
fosse
entrato
in
un
sogno
.
Come
sfavillavano
le
stelle
!
Sentì
schiudere
la
vetrata
del
balconcino
.
Celsina
s
'
affacciò
.
-
Addio
.
Ricòrdati
.
-
Sì
.
Addio
!
Era
già
lontana
;
lontana
la
voce
,
lontana
la
figura
;
e
quella
casetta
,
sulla
cui
facciata
chiara
in
mezzo
al
Piano
umido
e
nero
si
rifletteva
la
luna
,
e
quel
Piano
stesso
,
il
chioccolìo
della
fontanella
,
e
quelle
anguste
viuzze
storte
,
nere
,
tutto
il
paese
silenzioso
nella
notte
,
alto
sul
colle
,
sotto
le
stelle
,
ogni
cosa
gli
parve
come
lontana
ormai
;
gli
parve
come
se
egli
da
lontano
,
con
tristezza
infinita
,
con
infinita
angoscia
contemplasse
la
propria
vita
che
rimaneva
lì
,
strappata
da
lui
.
Quando
Aurelio
Costa
arrivò
a
Colimbètra
,
don
Ippolito
Laurentano
sapeva
già
della
proclamazione
di
Capolino
;
e
ne
parlava
nel
salone
con
don
Salesio
Marullo
e
con
Ninì
De
Vincentis
.
Il
primo
,
accorso
subito
da
Girgenti
appena
conosciuto
l
'
esito
del
duello
;
il
secondo
,
dopo
lo
scontro
a
cui
aveva
assistito
da
testimonio
,
rimasto
a
Colimbètra
accanto
al
letto
del
ferito
.
Zio
Salesio
ascoltava
il
principe
con
un
'
aria
di
degnazione
contegnosa
,
come
se
Capolino
lo
avesse
fatto
elegger
lui
.
Ma
sì
,
via
!
non
gli
aveva
dato
in
moglie
la
figliastra
?
Da
cinque
giorni
si
sentiva
proprio
rinato
,
là
tra
gli
splendori
di
Colimbètra
,
nei
quali
s
'
invaniva
e
si
ricreava
,
come
se
fossero
suoi
.
Camminava
su
gli
spessi
tappeti
più
che
mai
in
punta
di
piedi
;
faceva
il
bocchino
a
tutte
le
cose
belle
e
preziose
che
vedeva
;
a
tavola
per
poco
non
sveniva
dal
piacere
davanti
a
quelle
finissime
stoviglie
luccicanti
,
o
quando
Liborio
in
marsina
e
guanti
bianchi
gli
presentava
i
cibi
prelibati
.
E
,
sul
tramonto
,
non
ostante
che
i
piedi
gli
facessero
male
,
scendeva
su
lo
spiazzo
e
andava
fino
al
cancello
per
il
gusto
di
farsi
salutare
militarmente
dall
'
uomo
di
guardia
in
calzoni
rossi
e
cappotto
turchino
.
L
'
uomo
di
guardia
prendeva
lo
stesso
gusto
a
salutare
;
e
tutti
e
due
,
dopo
il
saluto
,
si
guardavano
e
si
sorridevano
.
Ninì
De
Vincentis
pareva
non
si
fosse
rimesso
ancora
del
tutto
dallo
spavento
che
s
'
era
preso
nel
veder
Capolino
piegarsi
sulle
gambe
,
ferito
in
petto
dalla
pistola
del
Verònica
,
al
secondo
colpo
.
Era
stata
,
veramente
,
una
terribile
sorpresa
per
tutti
,
quella
ferita
.
Le
pistole
,
per
tacita
intesa
fra
i
padrini
,
erano
state
caricate
in
modo
da
non
produrre
alcun
effetto
,
volendosi
che
il
vero
duello
avvenisse
alla
sciabola
.
E
meno
male
che
la
palla
,
arrivata
senza
troppa
violenza
,
aveva
appena
appena
intaccato
una
costola
ed
era
deviata
dal
cuore
!
Ma
non
solo
quello
spavento
teneva
ancora
il
povero
Ninì
tanto
abbattuto
e
sbalordito
;
Nicoletta
Capolino
gli
aveva
lasciato
intendere
chiaramente
che
Dianella
Salvo
non
era
né
sarebbe
mai
stata
per
lui
,
quand
'
anche
il
padre
non
avesse
opposto
un
così
reciso
rifiuto
alla
domanda
.
Dopo
la
prima
notte
vegliata
accanto
al
letto
del
marito
,
non
ostante
l
'
assicurazione
dei
medici
che
ogni
pericolo
per
fortuna
fosse
scongiurato
,
Nicoletta
si
era
persuasa
che
non
era
piú
il
caso
di
rappresentar
la
parte
della
moglie
disperata
,
come
aveva
fatto
a
Valsanìa
all
'
annunzio
della
ferita
toccata
«
a
Gnazio
suo
»
.
E
s
'
era
messa
ad
alternar
le
cure
amorose
e
diligenti
al
suo
povero
«
paladino
»
ferito
con
lo
studio
sapiente
di
rimaner
lì
a
Colimbètra
,
nella
memoria
di
don
Ippolito
Laurentano
,
ospite
graditissima
.
Ah
,
se
al
posto
di
quella
foca
di
Adelaide
Salvo
fosse
stata
lei
,
là
,
tra
poco
,
regina
di
quel
piccolo
regno
!
Era
certa
che
tutte
le
parti
buone
,
di
cui
si
sentiva
pur
dotata
e
che
la
sorte
aveva
voluto
opprimere
e
soffocare
in
lei
,
si
sarebbero
ridestate
liberamente
e
avrebbero
preso
alla
fine
in
lei
il
sopravvento
;
certo
che
avrebbe
saputo
render
felici
gli
ultimi
anni
di
quell
'
altero
e
bellissimo
vecchio
,
ancora
così
vegeto
,
e
fresco
!
Indovinava
in
lui
l
'
amaro
disinganno
provato
alla
vista
della
futura
sposa
;
ma
intuiva
che
nessun
'
arte
di
seduzione
sarebbe
valsa
su
quell
'
uomo
,
il
quale
della
fedeltà
alla
parola
data
s
'
era
fatta
quasi
una
religione
.
Neppur
l
'
ombra
della
civetteria
,
dunque
,
in
lei
,
ma
una
gara
di
cortesie
e
di
compitezze
con
lui
,
in
quei
giorni
,
senza
la
minima
affettazione
.
E
che
prediche
a
quattro
occhi
allo
zio
Salesio
,
il
quale
non
voleva
capire
che
non
c
'
era
più
nessuna
ragione
,
proprio
,
perché
si
trattenesse
ancora
a
Colimbètra
.
Sapeva
star
bene
a
posto
,
sì
-
troppo
bene
,
anzi
-
zio
Salesio
;
ma
...
ma
...
ma
...
E
del
suo
sogno
inattuabile
,
della
nostalgia
della
bontà
,
dell
'
incubo
che
le
cagionava
la
vista
del
patrigno
così
compito
e
ridicolo
,
della
nausea
che
in
quel
momento
le
dava
la
sua
lunga
odiosa
finzione
d
'
affetto
per
quel
marito
,
per
quel
degno
compagno
della
parte
peggiore
di
sé
,
Nicoletta
si
vendicava
tormentando
Ninì
De
Vincentis
,
segnatamente
la
sera
,
su
quel
terrazzo
aggettato
su
le
colonne
del
vestibolo
esterno
.
Gli
parlava
di
Dianella
.
Lo
straziava
quasi
con
voluttà
.
Sapeva
che
nessun
dolore
,
nessuna
ingiustizia
,
non
solo
non
avrebbero
fatto
commettere
alcunché
di
male
a
quel
giovine
incorruttibile
,
ma
non
gli
avrebbero
neppure
strappato
una
parola
acerba
dalle
labbra
,
tanto
era
schiavo
della
propria
bontà
e
rassegnato
a
essa
!
Gli
parlava
misteriosamente
,
con
frasi
smozzicate
,
quasi
per
non
farlo
saziare
in
una
volta
sola
del
proprio
dolore
.
Ninì
voleva
sapere
per
qual
ragione
gli
avesse
detto
che
Dianella
Salvo
non
sarebbe
stata
mai
per
lui
,
nemmeno
se
il
padre
avesse
accondisceso
.
-
Perché
?
Eh
,
caro
Ninì
...
C
'
è
una
ragione
,
una
ragione
che
non
è
cattiva
soltanto
per
voi
!
-
Che
ragione
?
-
Non
ve
la
posso
dire
.
-
Cattiva
anche
per
chi
?
-
Anche
per
me
,
Ninì
!
-
Per
lei
?
-
domandava
Ninì
,
stupito
.
E
lei
,
sorridendo
:
-
Sicuro
.
Voi
non
la
vedete
;
ma
c
'
è
.
C
'
è
una
relazione
tra
me
,
voi
e
...
lei
.
Che
relazione
?
Che
ci
può
esser
di
comune
tra
me
e
voi
?
Eppure
c
'
è
,
Ninì
.
Io
e
voi
siamo
uniti
da
qualche
cosa
.
Pare
impossibile
,
no
?
Eppure
!
Ninì
De
Vincentis
restava
assorto
ad
almanaccare
su
quella
ragione
misteriosa
e
si
struggeva
dentro
.
Quando
Aurelio
Costa
,
introdotto
da
Liborio
,
si
presentò
nel
salone
,
Nicoletta
era
presso
il
marito
;
ma
sopravvenne
poco
dopo
e
provò
un
gran
piacere
nel
farsi
veder
da
lui
in
quella
casa
principesca
,
tra
gli
ossequii
e
il
rispetto
di
tutti
.
Don
Ippolito
s
'
affrettò
a
riferirle
la
notizia
della
dimostrazione
popolare
.
-
Ora
riposa
,
-
diss
'
ella
.
-
Temo
che
si
turberebbe
troppo
...
Ma
,
se
vogliono
...
-
No
,
no
,
-
soggiunse
subito
il
principe
.
-
si
troverà
modo
d
'
annunziarglielo
domani
.
-
Ma
sì
,
credo
che
don
Flaminio
,
-
aggiunse
Aurelio
Costa
,
-
mi
abbia
mandato
così
di
fretta
a
quest
'
ora
,
per
far
sapere
lì
per
lì
agli
elettori
che
l
'
onorevole
Capolino
e
il
principe
sarebbero
stati
subito
informati
della
dimostrazione
.
-
Mi
dispiace
tanto
per
lei
,
ingegnere
,
-
disse
allora
Nicoletta
,
-
che
ha
dovuto
farsi
codesta
corsa
...
-
Ma
non
lo
dica
!
-
la
interruppe
subito
il
Costa
.
-
L
'
ho
fatta
anzi
con
piacere
.
-
Anche
perché
,
scommetto
,
-
interloquì
zio
Salesio
,
-
lei
non
era
mai
stato
a
Colimbètra
,
eh
?
Meravigliosa
dimora
caro
ingegnere
...
meravigliosa
!
Vero
paradiso
in
terra
!
Il
principe
sorrise
chinando
lievemente
il
capo
e
invitò
Aurelio
Costa
a
rimanere
a
cena
.
Per
quella
serata
Ninì
De
Vincentis
fu
lasciato
in
pace
da
Nicoletta
;
ma
non
gliene
fu
grato
affatto
.
Aveva
preso
gusto
alla
tortura
.
Fu
tutta
per
Aurelio
Costa
Nicoletta
quella
sera
.
E
volle
proprio
inebriarlo
;
volle
ch
'
egli
interpretasse
segretamente
tutte
le
premure
e
gli
sguardi
e
i
sorrisi
di
lei
come
un
compenso
all
'
incarico
ingrato
impostogli
da
Flaminio
Salvo
,
di
venire
cioè
là
a
Colimbètra
ad
annunziare
il
trionfo
del
marito
;
e
volle
che
in
quel
compenso
ch
'
ella
gli
dava
,
egli
sentisse
un
sapor
di
vendetta
contro
il
Salvo
stesso
,
il
quale
,
pur
conoscendo
i
sentimenti
di
lui
,
lo
aveva
mandato
lì
come
un
servo
.
Considerava
egli
tutti
come
suoi
schiavi
venduti
?
Poteva
anche
darsi
però
che
questi
schiavi
alla
fine
,
così
provocati
,
accettassero
la
sfida
e
s
'
intendessero
tra
loro
!
Non
s
'
intendevano
già
?
Non
c
'
era
già
tra
loro
un
accordo
,
un
patto
segreto
?
E
gli
occhi
di
Nicoletta
Capolino
fissi
in
quelli
di
lui
ora
sfolgoravano
aizzosi
e
ardenti
,
ora
s
'
illanguidivano
velati
e
turbati
,
quasi
nella
promessa
di
un
'
intensa
voluttà
.
Schiavo
,
schiavo
con
lei
!
si
sarebbero
vendicati
di
tutti
quei
vecchi
che
volevano
tenere
schiavi
loro
due
giovani
!
Per
lei
,
d
'
ora
innanzi
,
egli
avrebbe
amata
la
sua
schiavitù
;
e
non
avrebbe
più
pensato
di
diventar
padrone
anche
se
Dianella
Salvo
gli
avesse
fatto
intendere
apertamente
il
suo
amore
.
Schiavo
,
schiavo
con
lei
!
Era
veramente
com
'
ebro
Aurelio
Costa
,
avvampato
in
volto
da
una
gioja
riconoscente
verso
quella
donna
,
quando
,
a
sera
tarda
,
lasciò
Colimbètra
.
Non
sapeva
che
pensare
.
Il
sangue
gli
frizzava
per
le
vene
,
le
orecchie
quasi
gli
rombavano
.
Era
ella
così
,
per
abito
o
per
natura
,
lusinghiera
con
tutti
,
o
per
lui
unicamente
aveva
formato
quei
sorrisi
e
trovato
quegli
sguardi
e
quelle
premure
?
Doveva
dubitarne
o
esserne
certo
?
E
se
certo
,
per
qual
ragione
s
'
era
indotta
così
d
'
improvviso
a
tentarlo
,
a
provocarlo
,
dopo
avere
opposto
,
anni
fa
,
un
così
deciso
e
sdegnoso
rifiuto
all
'
onesta
domanda
di
lui
?
Se
n
'
era
pentita
?
Stanca
,
nauseata
della
parte
infame
che
le
aveva
assegnato
il
marito
,
voleva
ribellarsi
e
vendicarsi
,
scegliendo
per
la
vendetta
chi
onestamente
un
giorno
aveva
voluto
farla
sua
?
Voleva
ora
dargli
questa
rivincita
sopra
colui
per
il
quale
lo
aveva
allora
rifiutato
?
O
voleva
tendergli
un
'
insidia
?
Questo
sospetto
,
per
quanto
gli
paresse
indegno
in
quel
momento
,
gli
s
'
era
pure
insinuato
tra
le
varie
ondeggianti
supposizioni
.
Non
poteva
aver
molta
stima
di
lei
.
Ma
quale
insidia
?
Innamorarlo
,
fargli
perdere
la
testa
,
fino
al
punto
di
suscitar
la
gelosia
di
Flaminio
Salvo
,
e
farlo
cacciar
via
da
questo
?
Ma
non
le
aveva
egli
detto
che
nessuna
perdita
sarebbe
stata
per
lui
,
ormai
,
lasciare
il
Salvo
?
E
poi
,
qual
interesse
avrebbe
avuto
ad
allontanarlo
?
che
ombra
le
dava
?
Le
ricordava
nella
miseria
presente
,
il
passato
?
Ma
se
lei
stessa
,
stringendogli
forte
,
segretamente
la
mano
,
aveva
voluto
ricordare
a
lui
invece
quel
passato
,
per
toglier
l
'
ombra
di
esso
fra
loro
due
?
E
gli
era
parsa
sincera
!
Sì
,
franca
e
sincera
!
E
com
'
era
bella
!
Qual
fascino
si
sprigionava
da
tutta
la
persona
di
lei
!
Oh
,
esserne
amato
...
Giunto
alla
villa
di
Flaminio
Salvo
,
ora
silenziosa
e
buja
,
Aurelio
Costa
lasciò
nella
scuderia
il
cavallo
e
salì
nello
studio
,
ove
il
Salvo
lo
aspettava
.
Questi
notò
subito
il
turbamento
,
l
'
animazione
insolita
nel
volto
e
nelle
parole
del
giovine
che
si
scusava
del
ritardo
per
essere
stato
trattenuto
a
cena
dal
principe
.
Ascoltandolo
,
lo
fissava
con
acuta
investigazione
;
e
,
appena
Aurelio
chinava
gli
occhi
,
accentuava
un
po
'
più
il
solito
sorriso
,
effuso
in
tutti
i
lineamenti
del
volto
,
che
un
po
'
di
stanchezza
,
quella
sera
,
faceva
apparir
più
floscio
.
-
Me
l
'
aspettavo
-
gli
disse
,
carezzandosi
le
basette
.
-
Credetti
che
...
-
si
provò
ad
aggiungere
Aurelio
.
-
Ma
sì
!
hai
fatto
bene
,
-
lo
interruppe
subito
il
Salvo
.
-
Che
buon
'
aria
porti
da
fuori
!
Deve
far
bene
una
cavalcata
a
quest
'
ora
in
campagna
...
Bella
serata
!
Qua
si
soffoca
...
Quando
sarai
vecchio
te
ne
ricorderai
...
-
Io
?
-
domandò
Aurelio
,
indotto
a
sorridere
dal
tono
amorevole
con
cui
il
Salvo
gli
parlava
,
quantunque
le
parole
,
dopo
le
riflessioni
fatte
nel
venire
,
lo
ponessero
in
sospetto
.
-
Perché
?
-
Mah
...
dico
,
forse
...
-
sospirò
il
Salvo
,
accompagnando
un
'
alzata
di
spalle
con
un
gesto
vago
della
mano
.
-
Veramente
,
tu
ci
sei
avvezzo
...
Di
giorno
,
di
notte
,
in
giro
...
Vita
mossa
,
la
tua
!
Ma
forse
questa
gita
è
stata
speciale
.
Quando
siamo
vecchi
,
ci
si
accendono
,
così
,
a
lampi
,
ricordi
,
visioni
lontane
di
noi
stessi
quali
fummo
in
certi
momenti
...
e
non
sappiamo
neppure
perché
quel
momento
e
non
un
altro
ci
sia
rimasto
impresso
e
,
a
un
tratto
,
ci
si
stacchi
e
guizzi
sperduto
nella
memoria
.
Era
forse
un
ricordo
più
ampio
,
di
tutto
un
brano
di
vita
.
S
'
è
spezzato
.
Resta
viva
una
sola
scena
,
vivo
un
sol
momento
,
un
attimo
...
E
ti
rivedrai
a
cavallo
,
in
una
notte
serena
sotto
le
stelle
...
e
forse
invano
ti
sforzerai
di
ricordarti
quali
pensieri
avevi
in
quel
punto
in
mente
,
quali
sentimenti
nel
cuore
...
-
Ma
questo
avviene
anche
senz
'
esser
vecchi
-
osservò
Aurelio
.
-
Non
è
lo
stesso
,
-
rispose
il
Salvo
.
-
Te
n
'
accorgerai
.
E
restò
un
pezzo
con
gli
occhi
immobili
e
fissi
senza
attenzione
.
C
'
era
veramente
anche
nel
Salvo
,
quella
sera
,
non
so
che
di
strano
,
e
anche
Aurelio
lo
notò
,
come
se
,
durante
la
sua
assenza
,
quegli
,
lì
nello
studio
austero
,
se
ne
fosse
stato
immerso
in
pensieri
che
gli
avessero
ingenerato
una
tristezza
nuova
.
Quali
pensieri
?
Certo
,
se
n
'
era
stato
coi
gomiti
su
la
scrivania
e
la
testa
tra
le
mani
,
poiché
sul
capo
,
calvo
su
l
'
occipite
,
erano
scomposti
i
pochi
capelli
grigi
attorno
alla
fronte
.
Aurelio
sapeva
ch
'
era
profondamente
triste
il
fondo
di
quell
'
anima
torbida
e
imperiosa
,
e
che
il
tratto
duro
,
i
modi
risentiti
e
irruenti
eran
come
rigurgiti
istantanei
di
quella
tristezza
inveterata
,
nascosta
,
compressa
,
inconsolabile
.
Ma
perché
si
era
tanto
abbandonato
ad
essa
proprio
in
quella
sera
che
doveva
esser
lieto
della
vittoria
?
-
Tutti
bene
laggiú
?
-
domandò
il
Salvo
,
riscotendosi
.
-
Lui
,
lo
hai
visto
?
-
No
,
-
rispose
Aurelio
,
dissimulando
l
'
impaccio
e
il
turbamento
che
forse
gli
trasparivano
sul
viso
,
col
timore
d
'
aver
mancato
a
una
cosa
che
doveva
fare
;
e
però
aggiunse
in
iscusa
,
arrossendo
:
-
Perché
la
signora
disse
che
riposava
.
-
Su
gli
allori
,
eh
?
-
aggiunse
il
Salvo
;
quindi
,
levando
il
mento
e
sorridendo
apertamente
,
domandò
:
-
E
...
dimmi
,
contenta
,
lei
...
la
signora
?
Aurelio
aprì
le
braccia
,
e
con
l
'
aria
di
chi
si
fa
nuovo
di
una
cosa
:
-
Non
mi
parve
,
-
rispose
.
-
Perché
?
-
Dev
'
esser
contenta
.
Va
a
Roma
...
-
Già
,
col
marito
adesso
...
-
Deputato
,
deputato
,
-
concluse
il
Salvo
,
dimenando
il
capo
.
-
Era
necessario
!
Deputato
.
E
si
alzò
.
-
Vedi
,
caro
mio
,
quali
sono
le
nostre
colpe
imperdonabili
?
Poi
ci
lamentiamo
!
In
un
momento
come
questo
,
con
un
'
impresa
come
quella
che
abbiamo
in
animo
di
tentare
,
che
ci
costa
già
tanti
studii
,
che
mi
espone
già
a
tanti
rischi
,
ho
fatto
eleggere
deputato
Capolino
.
Proprio
l
'
uomo
che
mi
ci
voleva
,
non
ti
pare
?
per
parlar
forte
a
Roma
,
domani
,
al
Ministero
dell
'
Industria
e
del
Commercio
...
Ma
era
necessario
.
Vedrai
che
Ignazio
starà
benissimo
a
Roma
:
è
il
posto
suo
,
quello
.
Qua
m
'
ingombrava
...
Piazza
pulita
,
piazza
pulita
...
Caso
mai
,
andrò
io
a
parlare
col
signor
Ministro
,
a
Roma
.
Bisogna
però
che
prima
qua
sottoscrivano
tutti
i
produttori
di
zolfo
,
grossi
e
piccini
;
li
voglio
tutti
;
e
con
questo
,
che
limitino
occorrendo
,
l
'
estrazione
del
minerale
e
lo
depositino
tutto
nei
magazzini
generali
.
Se
no
,
niente
.
Arrischio
i
miei
capitali
per
la
salvezza
dell
'
industria
siciliana
.
Ho
diritto
di
pretendere
l
'
unione
e
l
'
accordo
di
tutti
gl
'
interessati
e
qualche
lieve
sacrifizio
,
se
occorre
.
Intanto
,
mentre
qua
si
studia
sul
serio
per
portar
rimedio
a
questa
condizione
di
cose
disperata
per
tutti
,
hai
sentito
a
Grotte
?
Vogliono
imporsi
col
numero
...
Stupidi
!
Imporsi
a
chi
,
e
perché
?
la
rovina
,
oggi
,
è
più
per
chi
ha
,
che
per
chi
non
ha
!
Il
numero
...
Che
forza
può
avere
il
numero
?
Ti
può
dar
l
'
urto
bestiale
;
ma
la
valanga
che
atterra
,
si
frantuma
anch
'
essa
nello
stesso
tempo
.
Ah
che
nausea
!
che
nausea
!
A
uno
a
uno
,
hanno
paura
,
capisci
?
e
si
raccolgono
in
mille
per
dare
un
passo
che
non
saprebbero
da
soli
;
a
uno
a
uno
,
non
hanno
un
pensiero
;
e
mille
teste
vuote
,
raccolte
insieme
,
si
figurano
che
l
'
avranno
,
e
non
s
'
accorgono
che
è
quello
del
matto
o
dell
'
imbroglione
che
le
guida
.
Questo
,
là
.
E
qua
?
Qua
un
altro
spettacolo
,
più
nauseante
.
Io
forse
invecchio
,
Aurelio
.
-
Lei
?
-
Invecchio
,
sì
;
perdo
il
gusto
di
comandare
.
Me
lo
fa
perdere
la
servilità
che
scopro
in
tutti
.
Uomini
,
vorrei
uomini
!
Mi
vedo
attorno
automi
,
fantocci
che
devo
atteggiare
così
o
così
,
e
che
mi
restano
davanti
,
quasi
a
farmi
dispetto
,
nell
'
atteggiamento
che
ho
dato
loro
,
finché
non
lo
cambio
con
una
manata
.
Soltanto
di
fuori
però
,
capisci
?
si
lasciano
atteggiare
!
Dentro
...
eh
,
dentro
,
restano
duri
,
coi
loro
pensieri
coperti
,
nemici
,
vivi
solamente
per
loro
.
Che
puoi
su
questi
?
Docili
di
fuori
,
miti
,
malleabili
,
visi
ridenti
,
schiene
ossequiose
,
t
'
approvano
,
t
'
approvano
sempre
.
Ah
,
che
sdegno
!
Vorrei
sapere
perché
mi
arrovello
così
;
perché
e
per
chi
lo
faccio
...
Domani
morrò
.
Ho
comandato
!
Sì
,
ecco
:
ho
assegnato
la
parte
a
questo
e
a
quello
,
a
tanti
che
non
hanno
mai
saputo
veder
altro
in
me
che
la
parte
che
rappresento
per
loro
.
E
di
tant
'
altra
vita
,
vita
d
'
affetti
e
di
idee
che
mi
s
'
agita
dentro
,
nessuno
che
abbia
mai
avuto
il
più
lontano
sospetto
...
Con
chi
vuoi
parlarne
?
Sono
fuori
della
parte
che
devo
rappresentare
...
Certe
volte
,
a
qualcuno
che
viene
qua
a
visitarmi
,
a
incensarmi
,
mi
diverto
a
rivolgere
certi
sguardi
,
certi
sguardi
che
sfondano
la
parete
,
e
me
lo
vedo
allora
per
un
attimo
,
restar
davanti
sospeso
,
impacciato
,
goffo
;
Dio
sa
che
forza
devo
far
su
me
stesso
per
non
scoppiargli
a
ridere
in
faccia
.
Mi
crederebbe
ammattito
,
per
lo
meno
.
E
anche
tu
,
caro
mio
,
se
vedessi
con
che
occhi
mi
stai
guardando
in
questo
momento
...
-
Io
no
!
-
disse
subito
Aurelio
,
riscotendosi
.
Flaminio
Salvo
rise
,
scotendo
il
capo
:
-
Anche
tu
,
anche
tu
...
È
così
;
per
forza
è
così
...
Ti
posso
io
dire
quel
che
vorrei
veramente
da
te
?
il
piacere
che
mi
faresti
,
se
tu
agissi
com
'
io
forse
al
tuo
posto
agirei
?
-
E
perché
no
?
-
domandò
Aurelio
,
levandosi
.
-
Mi
dica
...
-
Ma
perché
no
,
-
negò
subito
il
Salvo
,
stringendosi
nelle
spalle
,
-
perché
non
posso
...
Puoi
dirmi
tu
quel
che
pensi
,
quel
che
senti
,
la
vita
che
hai
dentro
in
questo
momento
?
...
Non
puoi
...
Sei
davanti
a
me
nelle
relazioni
che
possono
correre
fra
me
e
te
:
tu
sei
il
mio
ingegnere
,
il
mio
buon
figliuolo
che
amo
,
a
cui
questa
sera
,
davanti
a
una
ventina
di
marionette
,
ho
dato
l
'
incarico
di
recarsi
a
Colimbètra
,
messaggero
di
trionfo
:
e
basta
!
Che
altro
potrei
dirti
?
Questo
soltanto
,
forse
,
per
il
tuo
bene
...
E
Flaminio
Salvo
posò
una
mano
sulla
spalla
di
Aurelio
:
-
Non
ti
tracciar
vie
da
seguire
,
figliuolo
mio
;
né
abitudini
,
né
doveri
;
va
'
,
va
'
,
muoviti
sempre
;
scròllati
di
tratto
in
tratto
d
'
addosso
ogni
incrostatura
di
concetti
;
cerca
il
tuo
piacere
e
non
temere
il
giudizio
degli
altri
e
neanche
il
tuo
,
che
puoi
stimar
giusto
oggi
e
falso
domani
.
Conosci
don
Cosmo
Laurentano
?
Se
sapessi
quanta
ragione
ha
quel
matto
!
Va
'
,
va
'
,
è
tardi
;
andiamo
a
dormire
.
Addio
.
Sceso
nel
viale
della
Passeggiata
,
sotto
gli
alberi
spioventi
,
nell
'
ampio
silenzio
della
notte
,
Aurelio
Costa
ebbe
l
'
impressione
di
non
trovar
più
se
stesso
in
sé
,
e
si
fermò
come
per
cercarsi
.
I
pensieri
che
lo
avevano
agitato
intorno
al
suo
avvenire
,
per
quel
vasto
disegno
del
Salvo
;
gli
sguardi
provocanti
,
le
parole
e
le
premure
di
Nicoletta
Capolino
,
poc
'
anzi
,
a
Colimbètra
;
e
qua
,
adesso
,
questo
discorso
triste
,
sinuoso
e
inatteso
del
Salvo
,
gli
avevano
quasi
disperso
,
sparpagliato
lo
spirito
.
Una
parte
era
rimasta
là
a
Colimbètra
;
l
'
altra
qua
nella
villa
.
Frastornato
,
messo
in
sospetto
,
ripensava
alle
parole
del
Salvo
.
E
dunque
sarebbe
andata
a
Roma
Nicoletta
?
E
allora
?
Ma
come
?
Il
Salvo
s
'
era
voluto
sbarazzare
del
Capolino
?
Sì
,
lo
aveva
detto
chiaramente
:
Piazza
pulita
.
Aveva
alluso
fors
'
anche
a
lei
?
C
'
era
una
certa
ironia
nella
domanda
che
gli
aveva
rivolta
:
Contenta
,
la
signora
?
Aveva
voluto
allontanare
anche
lei
dalla
sua
casa
?
O
forse
ella
gli
si
era
ribellata
?
Era
egli
così
triste
,
in
un
animo
così
insolito
,
per
questo
?
E
che
voleva
da
lui
?
Che
senso
cavare
dalle
strane
cose
che
gli
aveva
dette
?
Ti
posso
io
dire
il
piacere
che
mi
faresti
,
se
tu
agissi
com
'
io
forse
al
tuo
posto
agirei
?
Che
piacere
?
che
aveva
inteso
dire
?
Un
desiderio
segreto
,
inconfessabile
?
O
aveva
detto
così
,
in
genere
?
S
'
era
lamentato
d
'
aver
attorno
automi
,
fantocci
...
E
quei
consigli
,
infine
!
Per
quanto
si
sforzasse
,
non
riuscì
a
raccapezzarsi
.
E
allora
,
quasi
lasciando
fuori
,
a
vagar
dove
volevano
pensieri
e
dubbii
e
sospetti
,
si
restrinse
nel
guscio
sicuro
della
sua
coscienza
,
nel
sentimento
modesto
,
tranquillo
e
solido
che
aveva
sempre
avuto
di
sé
.
Per
il
caso
fortuito
d
'
aver
cavato
,
un
giorno
,
quasi
senza
volerlo
,
dalle
mani
della
morte
il
Salvo
,
era
stato
sollevato
a
una
condizione
invidiabile
,
di
cui
con
le
sue
stesse
doti
naturali
,
e
la
buona
volontà
,
aveva
poi
saputo
rendersi
degno
.
Il
favore
stesso
della
fortuna
,
che
tutti
riconoscevano
meritato
,
l
'
eco
ingrandita
degli
onori
a
cui
era
venuto
negli
studii
,
nei
concorsi
,
nella
professione
,
gli
avevano
dato
di
poi
un
'
importanza
che
egli
stesso
riconosceva
soverchia
,
e
che
lo
metteva
qualche
volta
in
imbarazzo
.
Il
modo
con
cui
si
vedeva
accolto
e
trattato
,
quel
che
si
diceva
di
lui
,
gli
dimostravano
di
continuo
ch
'
egli
era
per
gli
altri
qualcosa
di
più
che
per
se
stesso
;
un
altro
Aurelio
Costa
,
ch
'
egli
non
conosceva
bene
,
di
cui
non
si
rendeva
ben
conto
;
restava
perciò
sempre
innanzi
agli
altri
in
uno
stato
d
'
animo
angustioso
,
in
una
strana
apprensione
confusa
,
di
venir
meno
all
'
aspettativa
altrui
,
di
decadere
dalla
sua
reputazione
.
Sapeva
star
bene
al
suo
posto
,
ma
avrebbe
voluto
starci
quieto
e
sicuro
;
invece
gli
pareva
che
gli
altri
,
avendo
egli
preso
a
salire
fin
da
ragazzo
,
gli
indicassero
ancora
come
a
lui
pertinente
un
posto
più
alto
,
e
lo
spingessero
e
non
lo
lasciassero
star
tranquillo
.
Non
era
timidezza
la
sua
;
era
un
ritegno
impiccioso
,
che
spesso
lo
irritava
contro
gli
altri
o
contro
se
stesso
,
una
costernazione
assidua
che
si
scoprisse
in
lui
qualche
manchevolezza
,
se
appena
appena
si
fosse
allontanato
dal
campo
delle
sue
conoscenze
,
ove
si
sentiva
sicuro
,
dal
posto
,
ove
poteva
stare
,
ov
'
era
arrivato
da
sé
per
suo
merito
effettivo
.
La
irritazione
contro
se
stesso
nasceva
anche
dal
veder
che
tanti
,
da
lui
stesso
stimati
inferiori
in
tutto
,
sapevano
farsi
avanti
con
disinvoltura
ed
erano
lasciati
passare
;
mentre
lui
,
ritenuto
da
tutti
superiore
anche
al
concetto
ch
'
egli
aveva
di
se
medesimo
,
lui
si
tirava
indietro
e
,
se
spinto
,
si
sentiva
spesso
impacciato
nei
movimenti
,
nel
parlare
,
e
arrossiva
talvolta
come
una
fanciulla
.
Quella
sera
,
Aurelio
Costa
avvertì
più
che
mai
quel
senso
di
inesplicabile
fastidio
che
gli
cagionava
sempre
la
propria
ombra
nell
'
allungarsi
sperticatamente
,
assottigliandosi
innanzi
a
lui
,
a
mano
a
mano
che
si
allontanava
dai
lampioni
accesi
.
Dopo
il
frastuono
della
dimostrazione
popolare
,
il
silenzio
della
città
addormentata
,
vegliata
da
quei
lugubri
lampioni
,
gl
'
incuteva
ora
una
cupa
ambascia
.
A
metà
della
via
Atenea
deserta
,
scorse
Roberto
Auriti
,
solo
;
si
voltò
a
guardarlo
con
profonda
pena
e
lo
seguì
con
gli
occhi
finché
non
lo
vide
svoltare
per
una
delle
erte
viuzze
a
manca
che
conducevano
alla
Badia
Grande
.
Tutta
quella
notte
si
vegliò
in
casa
di
donna
Caterina
Laurentano
,
dovendo
Roberto
e
il
nipote
partire
a
bujo
,
alle
quattro
del
mattino
.
La
vecchia
casa
era
ancora
illuminata
a
petrolio
,
e
s
'
andava
col
lume
in
mano
da
una
stanza
all
'
altra
.
Anna
Del
Re
s
'
indugiava
amorosamente
negli
ultimi
preparativi
per
il
figliuolo
.
Che
strazio
,
per
lei
,
quella
partenza
!
Tutto
il
suo
mondo
,
tutta
la
sua
vita
,
da
anni
e
anni
,
erano
raccolti
nell
'
amore
e
nelle
cure
per
quel
suo
unico
bene
.
Come
avrebbe
vissuto
più
ora
senza
di
lui
?
E
piangeva
silenziosamente
.
Se
l
'
era
allevato
,
lo
aveva
custodito
con
l
'
anima
e
col
fiato
,
non
badando
ai
rimproveri
della
madre
che
temeva
lo
avviziasse
troppo
.
Ma
no
,
no
!
che
avviziare
!
Era
tanto
impensierita
e
tormentata
,
lei
,
nel
vederlo
crescere
così
freddo
e
arcigno
,
sempre
e
tutto
chiuso
in
sé
,
e
procurava
con
le
sue
maniere
,
con
le
cure
sempre
vigili
,
d
'
addolcirlo
,
ecco
,
di
riscaldarlo
con
l
'
amore
materno
,
di
renderlo
più
espansivo
e
confidente
.
Non
sapeva
che
cosa
egli
covasse
in
fondo
al
cuore
,
che
lo
allontanava
anche
dalla
compagnia
dei
giovani
della
sua
età
.
Studiare
,
studiava
anche
troppo
,
con
nocumento
finanche
della
salute
;
e
quando
non
studiava
,
stava
acutamente
assorto
in
certi
pensieri
che
gli
rendevano
più
irsute
le
ciglia
,
più
duro
e
scontroso
lo
sguardo
dietro
le
lenti
da
miope
.
-
Oh
Dio
,
Ninuccio
,
se
vedessi
come
ti
fai
brutto
...
Egli
le
rispondeva
con
una
spallata
.
Forse
soffriva
,
il
suo
Ninuccio
,
delle
angustiose
condizioni
della
famiglia
,
forse
pensava
che
la
nonna
anche
senza
derogare
affatto
a
se
stessa
,
ai
suoi
sentimenti
,
avrebbe
potuto
essere
ricca
.
Troppo
,
certo
,
l
'
infanzia
di
lui
e
la
prima
giovinezza
erano
state
aduggiate
dall
'
ombra
cupa
di
tante
sventure
in
quella
vecchia
e
vasta
casa
sempre
silenziosa
,
nella
quale
il
sole
,
entrando
,
pareva
non
recasse
mai
né
luce
né
calore
.
Che
casa
!
Lo
notava
quella
notte
,
presentendo
lo
squallore
in
cui
domani
le
sarebbe
apparsa
!
Logorati
i
mobili
,
anneriti
i
soffitti
,
consunto
il
pavimento
,
inaridite
e
stinte
le
cornici
delle
imposte
,
sbiadita
in
tutte
le
stanze
la
carta
da
parato
.
Pur
curata
e
pulita
e
rassettata
sempre
,
pareva
che
anch
'
essa
sentisse
oscuramente
la
doglia
della
vita
.
Aveva
ragione
Corrado
Selmi
;
aveva
interpretato
bene
il
segreto
sentimento
di
lei
...
Già
da
tempo
rassegnata
,
avrebbe
desiderato
,
se
non
per
sé
,
almeno
per
quel
figliuolo
,
che
alla
fine
qualche
sorriso
di
pace
alleviasse
un
po
'
l
'
oppressione
delle
memorie
dolorose
,
quel
cupo
rancore
contro
la
vita
,
la
muta
,
disperata
amaritudine
della
madre
.
Calma
,
e
non
pace
!
Non
poteva
aver
pace
l
'
anima
di
donna
Caterina
Laurentano
.
Forse
perché
non
credeva
più
in
nulla
?
Lei
sì
,
Anna
,
credeva
;
credeva
fervidamente
in
Dio
,
pur
senza
seguire
alcuna
delle
pratiche
religiose
.
Le
donne
del
vicinato
non
la
vedevano
mai
andare
a
messa
,
come
la
madre
;
e
tuttavia
distinguevano
tra
l
'
una
e
l
'
altra
,
indovinavano
che
la
signora
giovane
era
religiosa
e
,
nell
'
intravederla
qualche
volta
da
lontano
,
così
bella
e
mite
,
sempre
vestita
di
nero
,
se
l
'
additavano
come
una
santa
.
Anna
stava
sopra
tutto
in
pensiero
per
la
nuova
vita
,
in
mezzo
alla
quale
si
sarebbe
trovato
fra
poco
il
figlio
nella
casa
del
fratello
,
a
Roma
.
Non
dubitava
che
Roberto
avrebbe
avuto
le
più
diligenti
cure
per
il
nipote
;
ma
la
donna
ch
'
egli
aveva
con
sé
?
i
parenti
,
gli
amici
?
quel
Corrado
Selmi
che
,
col
suo
fascino
strano
,
era
finanche
riuscito
a
turbar
lei
?
Chi
sa
quale
impressione
ne
avrebbe
ricevuto
il
suo
Ninuccio
,
vissuto
sempre
qua
,
rinchioccito
presso
lei
e
la
nonna
!
L
'
una
e
l
'
altra
avevano
parlato
spesso
e
a
lungo
,
con
amarezza
,
della
vita
mancata
del
loro
Roberto
,
della
falsa
famiglia
che
s
'
era
formata
,
su
le
notizie
che
ne
aveva
dato
loro
Giulio
,
l
'
altro
fratello
;
notizie
piuttosto
vaghe
,
perché
Giulio
,
cresciuto
sempre
a
Roma
,
aveva
perduto
del
tutto
l
'
aria
,
il
sentimento
della
famiglia
,
non
pareva
più
affatto
neanche
siciliano
;
e
forse
scusava
il
fratello
maggiore
;
certo
non
dava
alcun
peso
,
alcuna
importanza
a
tante
cose
che
per
poco
a
lei
e
alla
madre
non
facevano
orrore
.
Era
una
maestra
di
canto
,
moglie
d
'
un
tenore
che
aveva
perduto
la
voce
,
la
compagna
di
Roberto
.
E
Giulio
aveva
detto
,
ridendo
,
che
questo
tenore
,
buon
uomo
,
sedeva
ogni
giorno
alla
tavola
di
Roberto
e
dormiva
poi
,
la
sera
,
presso
un
fratello
della
moglie
che
teneva
una
specie
di
collegio
,
di
conservatorio
di
musica
privato
,
dove
colei
insegnava
canto
c
il
marito
fungeva
nientemeno
che
da
censore
.
Roberto
era
come
in
pensione
in
quella
casa
,
dove
qualche
volta
,
nelle
annate
di
maggiore
affluenza
,
alloggiava
anche
qualche
convittore
che
non
aveva
trovato
posto
nel
collegio
del
fratello
.
A
contatto
di
tal
gente
si
sarebbe
trovato
dunque
,
tra
poco
,
il
figliuolo
.
Parecchie
volte
Anna
aveva
cercato
di
persuadere
la
madre
di
proporre
a
Roberto
il
loro
trasferimento
a
Roma
.
Avrebbero
venduto
quella
casa
,
albergo
di
tante
sventure
e
si
sarebbero
accomodate
a
vivere
alla
meglio
a
Roma
,
magari
sole
dapprima
,
sole
o
con
Giulio
soltanto
.
Chi
sa
che
,
a
poco
a
poco
,
col
tempo
,
la
madre
non
sarebbe
poi
riuscita
a
liberar
Roberto
da
quella
compagnia
...
Non
sarebbe
stato
anche
un
risparmio
,
di
tre
case
farne
una
sola
?
E
tutta
la
famiglia
raccolta
insieme
...
-
Sogni
!
-
le
aveva
detto
la
madre
.
E
non
aveva
voluto
neanche
mettere
in
discussione
la
proposta
.
Sapeva
che
né
Giulio
avrebbe
voluto
perdere
la
propria
libertà
,
né
Roberto
avrebbe
saputo
sciogliersi
dalla
schiavitù
di
quella
donna
.
Anche
lei
,
poi
,
all
'
età
sua
,
non
avrebbe
potuto
resistere
a
un
cambiamento
così
radicale
di
vita
e
d
'
abitudini
.
-
Sogni
!
Quand
'
io
morrò
,
e
Nino
sarà
cresciuto
,
tu
andrai
con
lui
...
Ci
penserà
lui
a
farti
una
nuova
vita
.
-
Ma
intanto
!
...
-
sospirava
Anna
,
e
guardava
nell
'
altra
stanza
il
figlio
,
che
ascoltava
i
discorsi
della
nonna
e
dello
zio
,
con
una
mano
tra
i
capelli
,
un
gomito
su
la
tavola
,
sotto
la
lampada
che
pendeva
dal
soffitto
.
Eccolo
:
non
dimostrava
né
pena
d
'
allontanarsi
da
lei
per
circa
un
anno
,
né
gioja
di
recarsi
a
Roma
.
Sempre
così
!
Una
volta
sola
su
i
primi
dello
scorso
anno
,
infatuato
d
'
una
scoperta
che
credeva
d
'
aver
fatto
,
d
'
un
suo
speciale
congegno
per
trarre
-
diceva
-
l
'
energia
elettrica
dalle
onde
del
mare
(
era
venuto
,
quell
'
anno
,
all
'
Istituto
Tecnico
un
bravo
professore
di
fisica
,
il
quale
era
riuscito
a
infervorare
per
la
sua
scienza
tutti
gli
scolari
)
le
aveva
parlato
con
vero
calore
,
per
indurla
a
spingere
la
nonna
a
chiedere
in
prestito
qualche
migliajo
di
lire
,
-
non
allo
Zio
Borbonico
,
no
!
-
ma
allo
zio
Cosmo
,
magari
:
un
migliajo
di
lire
in
prestito
,
per
costruire
alla
meglio
gli
attrezzi
necessarii
agli
esperimenti
che
si
sarebbe
recato
a
fare
a
Valsanìa
,
su
la
piaggia
.
Povero
figliuolo
!
Gli
aveva
fatto
cascar
le
braccia
,
subito
.
La
nonna
?
chieder
denaro
in
prestito
ai
fratelli
?
E
non
la
conosceva
?
S
'
era
subito
rinchiuso
nel
suo
ispido
silenzio
,
e
non
aveva
voluto
darle
nemmeno
una
spiegazione
su
quella
sua
famosa
scoperta
.
Chi
sa
quanto
c
'
era
di
vero
...
Forse
un
'
illusione
puerile
!
Ma
pure
,
tutto
quell
'
anno
,
aveva
seguitato
a
studiare
accanitamente
quella
scienza
,
e
ora
,
andando
a
Roma
,
si
proponeva
di
dedicarsi
a
essa
interamente
.
Altri
affetti
-
pur
essendo
così
giovane
-
altre
cure
,
altre
voglie
pareva
non
avesse
.
-
Ninuccio
,
-
chiamò
.
Aveva
finito
di
preparare
la
valigia
,
e
voleva
l
'
ajuto
di
lui
,
per
chiuderla
.
Egli
accorse
subito
.
-
Troppo
piena
?
-
gli
domandò
.
-
Hai
voluto
metterci
tutti
quei
libri
...
Non
sarebbe
meglio
levarli
di
qua
e
porli
insieme
con
gli
altri
nella
cassetta
?
Tanto
,
te
la
spediremo
subito
.
-
Me
la
porto
via
con
me
,
la
cassetta
,
-
diss
'egli.-
Non
mi
fido
.
Chi
sa
quando
m
'
arriverebbe
...
-
Ma
ti
peserà
troppo
,
figlio
mio
,
che
dici
?
Impossibile
...
Non
dubitare
,
l
'
avrai
subito
.
Ci
penserò
io
...
-
E
allora
qua
nella
valigia
,
lasciali
qua
,
questi
libri
.
Chiudo
?
-
Non
ha
detto
nulla
la
nonna
di
là
,
a
zio
Roberto
?
-
domandò
lei
allora
,
alludendo
a
quella
sua
proposta
.
-
Nulla
,
-
rispose
il
figlio
.
-
Capisco
anch
'
io
,
-
sospirò
Anna
,
-
che
è
quasi
impossibile
...
L
'
avrei
voluto
per
te
...
Mah
!
Ninuccio
mio
,
mi
raccomando
:
mi
devi
scrivere
tutto
,
sempre
...
se
hai
bisogno
di
qualche
cosa
...
come
stai
...
se
ti
trovi
bene
...
Tutto
!
Mi
contento
anche
di
poche
righe
...
Ma
le
prime
lettere
,
no
,
sai
?
lunghe
,
le
prime
lettere
...
Voglio
saper
tutto
!
E
bada
,
Ninuccio
...
un
po
'
più
d
'
ordine
!
Ti
disporrai
bene
tutta
la
biancheria
nei
cassetti
...
Non
fare
al
solito
tuo
!
Zio
Roberto
è
molto
ordinato
,
lo
sai
...
Ordinato
anche
tu
!
E
non
ti
dico
altro
...
So
che
farai
il
tuo
dovere
e
che
contenterai
tua
madre
e
la
nonna
,
che
restiamo
qua
...
sole
...
Basta
,
basta
...
Presto
sarà
l
'
ora
...
Entrarono
nella
sala
da
pranzo
,
dove
la
nonna
e
Roberto
sedevano
accanto
sul
canapè
.
-
Vedrai
,
-
diceva
donna
Caterina
.
-
Io
vorrei
prima
finir
di
chiudere
questi
occhi
.
Ma
toccherà
forse
di
vedere
anche
a
me
,
per
conchiudere
bene
,
questo
spettacolo
qua
.
Ci
sarà
,
non
dico
,
chi
mette
male
apposta
;
ma
alla
mala
semenza
il
terreno
è
preparato
da
anni
.
Voi
state
a
Roma
,
e
non
sentite
e
non
vedete
nulla
.
Vorrei
ingannarmi
!
Ma
non
m
'
inganno
.
Alzò
il
capo
a
guardar
la
figlia
e
il
nipote
,
vide
negli
occhi
di
Anna
le
lagrime
,
ed
esclamò
,
levando
un
braccio
:
-
Lascialo
partire
,
lascialo
andar
via
!
Aria
!
Aria
!
Respirerà
...
Buca
l
'
uovo
,
figliuolo
mio
;
e
lascia
star
qua
nojaltri
,
ad
aspettare
la
manna
del
cielo
!
Nel
Sessanta
,
caro
Roberto
,
sai
che
facemmo
noi
qua
?
sciogliemmo
in
tante
tazzoline
le
animucce
nostre
,
come
pezzetti
di
sapone
;
il
Governo
ci
mandò
in
regalo
un
cannellino
per
uno
;
e
allora
noi
qua
,
poveri
imbecilli
,
ci
mettemmo
tutti
a
soffiare
nella
nostra
acqua
saponata
e
che
bolle
!
che
bolle
!
una
più
bella
e
più
variopinta
dell
'
altra
!
Ma
poi
il
popolo
cominciò
a
sbadigliare
per
fame
,
e
con
gli
sbadigli
,
addio
!
fece
scoppiare
a
una
a
una
tutte
quelle
magnifiche
bolle
che
sono
finite
,
figlio
mio
,
con
licenza
parlando
,
in
tanti
sputi
...
Questa
è
la
verità
!
La
serva
venne
ad
annunziare
che
la
carrozza
era
arrivata
e
che
il
vetturino
,
un
po
'
in
ritardo
,
faceva
fretta
.
C
'
era
circa
mezz
'
ora
di
vettura
da
Girgenti
alla
stazione
ferroviaria
in
Val
Sollano
.
Anna
,
con
la
candela
in
mano
innanzi
alla
porta
,
presso
la
madre
,
rimase
come
sopraffatta
,
insaziata
dell
'
ultimo
abbraccio
frettoloso
al
figlio
,
che
correva
accanto
allo
zio
,
giù
per
la
ripida
viuzza
a
scalini
,
nel
bujo
ancor
fitto
.
-
Figlio
mio
!
figlio
mio
!
-
gemeva
tra
sé
.
-
Tu
,
Ninuccio
,
lo
rivedrai
,
-
le
disse
piano
la
madre
.
-
Io
,
Roberto
...
chi
sa
!
Udirono
nel
silenzio
profondo
il
rotolìo
della
vettura
che
s
'
allontanava
.
E
Anna
levò
gli
occhi
pieni
di
lagrime
al
cielo
,
dove
le
stelle
,
per
lei
,
vegliavano
religiosamente
.
PARTE
SECONDA
CAPITOLO
PRIMO
Seduto
innanzi
all
'
ampia
scrivania
,
su
cui
stavano
schierati
tutt
'
intorno
prospetti
e
relazioni
irti
di
cifre
,
il
segretario
aspettava
che
S
.
E
.
il
Ministro
si
ricordasse
che
doveva
riprendere
a
dettare
.
Già
era
la
terza
notte
che
il
cav
.
Cao
...
-
ohè
,
lavorare
,
va
bene
;
ma
...
ma
...
ma
...
-
un
'
intera
giornata
a
sgobbare
al
Ministero
;
poi
la
sera
lì
,
al
palazzo
di
Sua
Eccellenza
;
di
questo
passo
,
non
sarebbe
venuta
più
a
fine
quella
esposizione
finanziaria
.
Eppure
,
tra
pochi
giorni
avrebbe
dovuto
esser
letta
alla
Camera
dei
deputati
.
Non
ne
poteva
più
!
Ma
veramente
non
era
tanto
la
stanchezza
,
quanto
la
sofferenza
che
da
qualche
tempo
gli
cagionava
la
vista
di
quell
'
uomo
venerando
,
per
cui
sentiva
ancora
profondo
e
sincero
affetto
,
se
non
più
l
'
ammiraione
di
prima
.
Aveva
già
veduto
tante
cose
il
cav
.
Cao
,
prima
da
lontano
,
cert
'
altre
ne
vedeva
adesso
da
vicino
!
Non
si
può
vivere
,
è
vero
,
settanta
e
più
anni
,
commettendo
sempre
eroiche
azioni
.
Per
forza
qualche
sciocchezza
,
o
piccola
o
grande
,
si
deve
pur
commettere
.
E
una
oggi
,
una
domani
,
tirando
infine
le
somme
...
si
tirava
,
invece
,
così
pensando
,
il
cav
.
Cao
un
ispido
pelo
dei
baffi
,
inverosimilmente
lungo
.
Perbacco
!
Fin
sul
capo
,
gli
arrivava
...
Un
pelo
solo
.
Nero
.
Per
avvertir
meno
la
stanchezza
e
la
noja
di
quell
'
attesa
,
lavorava
di
fantasia
.
Un
pajo
di
lenti
di
Sua
Eccellenza
,
lì
su
la
scrivania
,
eran
diventate
due
laghetti
gemelli
;
uno
spazzolino
da
penne
,
un
fitto
boschetto
di
elci
;
il
piano
della
scrivania
,
dov
'
era
sgombro
,
una
sterminata
pianura
,
che
forse
primitive
tribù
migratrici
attraversavano
,
sperdute
.
Sua
Eccellenza
passeggiava
per
lo
scrittojo
,
aggrondato
,
a
capo
chino
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
.
E
il
cav
.
Cao
,
alzando
gli
occhi
a
guardarlo
,
con
l
'
immagine
di
quello
spazzolino
da
penne
nella
retina
,
pensò
che
Sua
Eccellenza
aveva
la
schiena
pelosa
.
Pelosa
la
schiena
e
peloso
il
petto
.
Lo
aveva
veduto
un
giorno
nel
bagno
.
Pareva
un
orso
,
pareva
.
Ah
quante
cose
,
quante
particolarità
ridicole
non
aveva
scoperto
nella
persona
di
Sua
Eccellenza
,
da
che
non
lo
ammirava
più
come
prima
!
Quella
nuca
,
per
esempio
,
così
grossa
e
liscia
e
lucente
,
e
tutti
quei
nerellini
che
gli
pinticchiavano
il
naso
,
e
quelle
sopracciglia
...
là
zi
!
e
zì
!
come
due
virgolette
.
Finanche
negli
occhi
,
negli
occhi
che
gli
incutevano
un
tempo
tanta
suggezione
,
aveva
scoperto
certe
macchioline
curiose
,
che
pareva
gli
forassero
la
cornea
verdastra
.
Proprio
vero
:
minuit
praesentia
famam
.
E
si
meravigliava
il
cav
.
Cao
e
si
rattristava
insieme
di
poter
vedere
ora
così
quell
'
uomo
che
in
altri
tempi
lo
aveva
addirittura
abbagliato
,
acceso
d
'
entusiasmo
per
le
gesta
eroiche
che
si
raccontavano
di
lui
garibaldino
e
poi
per
le
memorabili
lotte
parlamentari
«
strenuamente
combattute
»
.
Mah
!
Ormai
Francesco
D
'
Atri
non
pensava
che
a
sporcarsi
timidamente
,
d
'
una
tinta
gialligna
,
canarina
,
i
pochi
capelli
che
gli
erano
rimasti
attorno
al
capo
e
l
'
ampia
barba
che
sarebbe
stata
così
bella
,
se
bianca
.
Anche
lui
,
è
vero
,
il
cav
.
Cao
,
da
circa
un
anno
,
poco
poco
...
i
baffi
soltanto
.
Ma
per
non
averli
,
ecco
,
un
po
'
bianchi
,
un
po
'
neri
.
Gli
seccava
.
E
poi
del
resto
,
per
lui
quella
tintura
non
avrebbe
mai
avuto
le
disastrose
conseguenze
che
aveva
avuto
per
Sua
Eccellenza
.
Quantunque
infine
non
avesse
ancora
quaran
...
ah
già
,
sì
,
quarant
'
anni
,
da
tre
giorni
:
ebbene
,
quaranta
:
non
avrebbe
mai
preso
moglie
,
lui
.
E
Francesco
D
'
Atri
,
invece
,
sì
l
'
aveva
presa
,
a
ses
-
san
-
ta
-
set
-
te
anni
sonati
;
e
giovane
per
giunta
l
'
aveva
presa
.
Segno
evidentissimo
di
rammollimento
cerebrale
.
Bisognava
metterlo
da
parte
-
(
la
vita
ha
le
sue
leggi
!
)
-
da
parte
,
senza
considerazione
e
senza
pietà
.
Pietà
,
tutt
'
al
più
,
poteva
averne
lui
,
perché
gli
voleva
bene
,
perché
lo
vedeva
sofrire
atrocemente
,
in
silenzio
,
dell
'
enorme
sciocchezza
commessa
;
ma
provava
anche
sdegno
,
ecco
,
per
la
remissione
di
cui
gli
vedeva
dar
prova
di
fronte
a
quella
moglie
che
,
quasi
subito
dopo
le
nozze
,
s
'
era
messa
a
far
pubblicamente
strazio
dell
'
onore
di
lui
.
Tutti
,
o
quasi
tutti
,
ammogliati
tardi
e
male
,
questi
benedetti
uomini
della
Rivoluzione
.
Da
giovani
,
si
sa
,
avevano
da
pensare
a
ben
altro
!
Amare
,
sì
...
la
bella
Gigogin
...
un
bacio
,
e
:
Addio
,
mia
bella
,
addio
;
l
'
armata
se
ne
va
...
In
fondo
,
a
voler
dir
proprio
,
non
avevano
potuto
far
nulla
a
tempo
e
bene
,
né
studii
,
né
altro
.
Nelle
congiure
,
nelle
battaglie
erano
stati
come
nel
loro
elemento
;
in
pace
,
erano
ora
come
pesci
fuor
d
'
acqua
.
In
vista
,
e
senza
uno
stato
;
anziani
,
e
senza
una
famiglia
attorno
...
Dovevan
purtroppo
commettere
tardi
e
male
tutte
quelle
corbellerie
che
non
avevano
avuto
tempo
di
commettere
da
giovani
,
quando
,
per
l
'
età
,
sarebbero
stati
più
scusabili
.
E
poi
,
anche
...
Il
cav
.
Cao
,
a
questo
punto
,
tornò
a
scuotersi
come
per
un
brivido
alla
schiena
.
Da
alcuni
giorni
era
veramente
sbigottito
della
gravità
e
della
tristezza
del
momento
.
Tutte
le
sere
,
tutte
le
mattine
,
i
rivenditori
di
giornali
vociavano
per
le
vie
di
Roma
il
nome
di
questo
o
di
quel
deputato
al
Parlamento
nazionale
,
accompagnandolo
con
lo
squarciato
bando
ora
di
una
truffa
ora
di
uno
scrocco
a
danno
di
questa
o
di
quella
banca
.
In
certi
momenti
climaterici
,
ogni
uomo
cosciente
che
sdegni
di
mettersi
con
gli
altri
a
branco
,
che
fa
?
si
raccoglie
;
pòndera
;
assume
secondo
i
proprii
convincimenti
una
parte
,
e
la
sostiene
.
Così
aveva
fatto
il
cav
.
Cao
.
Aveva
assunto
la
parte
dell
'
indignato
e
la
sosteneva
.
Non
poteva
tuttavia
negare
a
se
stesso
,
che
godeva
in
fondo
dello
scandalo
enorme
.
Ne
godeva
sopra
tutto
perché
,
investito
bene
della
sua
parte
,
trovava
in
sé
in
quei
giorni
una
facilità
di
parola
che
quasi
lo
inebriava
,
certe
frasi
che
gli
parevano
d
'
una
efficacia
meravigliosa
e
lo
riempivano
di
stupore
e
d
'
ammirazione
.
Ma
sì
,
ma
sì
:
dai
cieli
d
'
Italia
,
in
quei
giorni
,
pioveva
fango
,
ecco
,
e
a
palle
di
fango
si
giocava
;
e
il
fango
s
'
appiastrava
da
per
tutto
,
su
le
facce
pallide
e
violente
degli
assaliti
e
degli
assalitori
,
su
le
medaglie
già
guadagnate
su
i
campi
di
battaglia
(
che
avrebbero
dovuto
,
almeno
queste
,
perdio
!
esser
sacre
)
e
su
le
croci
e
le
commende
e
su
le
marsine
gallonate
e
su
le
insegne
dei
pubblici
uffici
e
delle
redazioni
dei
giornali
.
Diluviava
il
fango
;
e
pareva
che
tutte
le
cloache
della
Città
si
fossero
scaricate
e
che
la
nuova
vita
nazionale
della
terza
Roma
dovesse
affogare
in
quella
torbida
fetida
alluvione
di
melma
,
su
cui
svolazzavano
stridendo
,
neri
uccellacci
,
il
sospetto
e
la
calunnia
.
Sotto
il
cielo
cinereo
,
nell
'
aria
densa
e
fumicosa
,
mentre
come
scialbe
lune
all
'
umida
tetra
luce
crepuscolare
si
accendevano
ronzando
le
lampade
elettriche
,
e
nell
'
agitazione
degli
ombrelli
,
tra
l
'
incessante
spruzzolìo
di
un
'
acquerugiola
lenta
,
la
folla
spiaccicava
tutt
'
intorno
,
il
cav
.
Cao
vedeva
in
quei
giorni
ogni
piazza
diventare
una
gogna
;
esecutore
,
ogni
giornalajo
cretoso
,
che
brandiva
come
un
'
arma
il
sudicio
foglio
sfognato
dalle
officine
del
ricatto
,
e
vomitava
oscenamente
le
più
laide
accuse
.
E
nessuna
guardia
s
'
attentava
a
turargli
la
bocca
!
Ma
già
,
più
oscenamente
i
fatti
stessi
urlavano
da
sé
.
Uomo
d
'
ordine
,
il
cav
.
Cao
avrebbe
voluto
difendere
a
ogni
costo
il
Governo
contro
la
denunzia
delle
vergognose
complicità
tra
i
Ministeri
e
le
Banche
e
la
Borsa
attraverso
le
gazzette
e
il
Parlamento
.
Non
voleva
credere
che
le
banche
avessero
largheggiato
verso
il
Governo
per
fini
elettorali
,
per
altri
più
loschi
fini
coperti
;
e
che
,
favore
per
favore
,
il
Governo
avesse
proposto
leggi
che
per
le
banche
erano
privilegi
,
e
difeso
i
prevaricatori
,
proponendoli
agli
onori
della
commenda
e
del
Senato
.
Ma
non
poteva
negare
che
fosse
stato
aperto
il
credito
a
certi
uomini
politici
carezzati
,
che
in
Parlamento
e
per
mezzo
della
stampa
avevano
combattuto
a
profitto
delle
banche
falsarie
,
tradendo
la
buona
fede
del
paese
;
e
che
questi
gaudenti
avessero
voluto
occultare
ciò
che
da
tempo
si
sapeva
o
si
poteva
sapere
;
e
che
,
ora
che
le
colpe
avventavano
,
si
volesse
percuotere
,
ma
colla
speranza
che
la
percossa
ai
più
deboli
salvasse
i
più
forti
.
Certo
,
lo
sdegno
del
paese
nel
veder
così
bruttati
di
fango
alcuni
uomini
pubblici
che
nei
begli
anni
dell
'
eroico
riscatto
avevano
prestato
il
braccio
alla
patria
,
si
rivoltava
acerrimo
,
adesso
,
anche
contro
la
gloria
della
Rivoluzione
,
scopriva
fango
pur
lì
e
il
cav
.
Cao
si
sentiva
propriamente
sanguinare
il
cuore
.
Era
la
bancarotta
del
patriottismo
,
perdio
!
E
fremeva
sotto
certi
nembi
d
'
ingiurie
che
s
'
avventavano
in
quei
giorni
da
tutta
Italia
contro
Roma
,
rappresentata
come
una
putrida
carogna
.
In
un
giornale
di
Napoli
aveva
letto
che
tutte
le
forze
s
'
erano
infiacchite
al
contatto
del
Cadavere
immane
;
sbolliti
gli
entusiasmi
;
e
tutte
le
virtù
corrotte
.
Meglio
,
meglio
quand
'
essa
viveva
d
'
indulgenze
e
di
giubilei
,
affittando
camere
ai
pellegrini
,
vendendo
corone
e
immagini
benedette
ai
divoti
!
Ne
fremeva
il
cav
.
Cao
,
perché
i
clericali
,
naturalmente
,
ne
tripudiavano
.
Accompagnando
talvolta
Sua
Eccellenza
a
Montecitorio
,
vedeva
per
i
corridoi
e
le
sale
tutti
i
deputati
,
giovani
e
vecchi
,
novellini
e
anziani
,
amici
o
avversarii
del
Ministero
,
come
avvolti
in
una
nebbia
di
diffidenza
e
di
sospetto
.
Gli
pareva
che
tutti
si
sentissero
spiati
,
scrutati
;
che
alcuni
ridessero
per
ostentazione
,
e
altri
,
costernati
del
colore
del
loro
volto
,
fingessero
di
sprofondarsi
con
tutto
il
capo
in
letture
assorbenti
.
Per
certuni
,
non
ostante
il
freddo
della
stagione
,
i
caloriferi
erano
mal
regolati
:
troppo
caldo
!
troppo
caldo
!
Chi
sa
in
quante
coscienze
era
il
terrore
che
da
un
momento
all
'
altro
gli
occhi
d
'
un
giudice
istruttore
penetrassero
in
esse
a
indagare
,
a
frugare
,
armati
di
crudelissime
lenti
.
Al
cav
.
Cao
era
sembrato
,
il
giorno
avanti
,
che
alcuni
deputati
,
i
quali
discutevano
accalorati
in
una
sala
,
avessero
troncato
a
un
tratto
la
discussione
vedendo
passare
Sua
Eccellenza
D
'
Atri
.
S
'
era
fermato
un
po
'
a
guardare
,
accigliato
,
e
da
uno
di
quei
deputati
,
che
aveva
subito
voltato
le
spalle
,
aveva
sentito
ripetere
chiaramente
più
volte
,
sottovoce
ma
con
accento
vibrato
e
impeto
di
sdegno
,
il
nome
di
Corrado
Selmi
che
in
quei
giorni
correva
sulla
bocca
di
tutti
.
Il
cav
.
Cao
sapeva
bene
che
nessuno
avrebbe
osato
mettere
in
dubbio
l
'
illibatezza
di
Francesco
D
'
Atri
;
ma
poteva
darsi
che
,
per
via
della
moglie
,
fosse
coinvolto
anche
lui
nella
rovina
del
Selmi
che
pareva
ormai
a
tutti
irreparabile
.
Eppure
,
eccolo
lì
:
passeggiando
per
lo
scrittojo
e
non
ricordandosi
più
evidentemente
né
di
chi
stava
ad
aspettarlo
né
dell
'
esposizione
finanziaria
,
Sua
Eccellenza
pareva
soltanto
impensierito
d
'
un
pianto
infantile
angoscioso
che
,
nel
silenzio
della
casa
,
arrivava
fin
lì
,
da
una
camera
remota
,
non
ostanti
gli
usci
chiusi
.
Già
una
volta
si
era
recato
di
là
a
vedere
che
cosa
avesse
la
figliuola
.
Il
cav
.
Cao
non
seppe
frenar
più
oltre
la
stizza
-
(
perché
,
santo
Dio
,
tutta
Roma
sapeva
che
quella
bambina
...
quella
bambina
...
)
-
si
alzò
come
sospinto
da
una
susta
,
soffiando
per
le
nari
uno
sbuffo
.
Sua
Eccellenza
si
fermò
e
si
volse
a
guardarlo
.
Subito
il
cav
.
Cao
contrasse
la
faccia
,
come
per
un
fitto
spasimo
improvviso
,
e
disse
,
sorridendo
e
stropicciandosi
con
una
mano
la
gamba
:
-
Crampo
,
eccellenza
...
-
Già
...
lei
aspettava
...
Scusi
tanto
,
cavaliere
.
M
'
ero
distratto
...
Basta
per
questa
sera
,
eh
?
Lei
sarà
stanco
;
io
non
mi
sento
disposto
.
Saranno
le
undici
,
è
vero
?
-
Mezzanotte
,
eccellenza
!
Ecco
qua
:
le
dodici
e
dieci
...
-
Ah
sì
?
E
...
e
questo
teatro
,
dunque
,
quando
finisce
?
-
Che
teatro
,
eccellenza
?
-
Ma
,
non
so
;
il
Costanzi
,
credo
.
Dico
per
...
per
quella
bambina
...
Sente
come
strilla
?
Non
si
vuol
quietare
.
Forse
,
se
ci
fosse
la
mamma
...
-
Vuole
che
passi
dal
Costanzi
,
ad
avvertire
?
-
No
,
no
,
grazie
...
Tanto
,
adesso
,
poco
potrà
tardare
.
Piuttosto
,
guardi
:
avrei
bisogno
urgente
di
parlare
con
l
'
Auriti
.
-
Col
cav
.
Giulio
?
-
Sì
.
E
con
mia
moglie
.
Può
darsi
che
non
venga
su
alla
fine
del
teatro
.
Mi
farebbe
un
gran
piacere
,
se
lo
avvertisse
.
-
Di
venir
su
?
Vado
subito
,
eccellenza
.
-
Grazie
.
Buona
notte
,
cavaliere
.
A
domani
.
Il
cav
.
Cao
s
'
inchinò
profondamente
,
tirando
per
il
naso
aria
aria
aria
;
appena
varcata
la
soglia
,
la
buttò
fuori
con
un
versaccio
di
rabbia
,
che
mutò
subito
però
in
un
sorriso
grazioso
alla
vista
del
cameriere
in
livrea
che
gli
si
faceva
incontro
.
Rimasto
solo
,
Francesco
D
'
Atri
si
premé
forte
le
mani
sul
volto
.
Il
lucido
cranio
gli
s
'
infiammò
sotto
le
lampadine
elettriche
della
lumiera
che
pendeva
dal
soffitto
.
Si
trattenne
ancora
un
pezzo
nello
scrittojo
a
passeggiare
col
viso
disfatto
dalla
stanchezza
e
alterato
dai
foschi
pensieri
in
cui
era
assorto
.
Con
la
piccola
mano
grinzosa
e
indurita
dagli
anni
si
lisciava
quella
lunga
barba
canarina
in
contrasto
così
penoso
e
ridicolo
con
tutta
l
'
aria
del
volto
e
la
gravità
della
persona
.
Come
mai
non
s
'
accorgeva
egli
stesso
,
che
quella
barba
,
così
mal
dipinta
,
nelle
circostanze
presenti
,
era
una
smorfia
orrenda
?
Non
se
n
'
accorgeva
,
perché
da
un
pezzo
ormai
Francesco
D
'
Atri
non
aveva
più
la
guida
di
sé
,
né
più
lui
soltanto
comandava
in
sé
a
se
stesso
.
Non
eran
più
suoi
gli
occhi
con
cui
si
guardava
;
eran
d
'
un
altro
Francesco
D
'
Atri
che
dallo
specchio
gli
si
faceva
incontro
ogni
mattina
con
aria
rabbuffata
e
di
sdegnoso
avvilimento
nel
vedergli
gonfie
e
ammaccate
le
borse
delle
pàlpebre
,
e
tutte
quelle
rughe
e
quel
bianco
attorno
alla
faccia
.
Né
questo
era
il
solo
Francesco
D
'
Atri
che
si
rifacesse
vivo
in
lui
nella
senile
disgregazione
della
coscienza
,
e
lo
tirasse
a
pensare
,
a
sentire
,
a
muoversi
,
com
'
egli
adesso
non
poteva
,
non
poteva
più
,
con
quelle
membra
e
il
cervello
e
il
cuore
imbecilliti
dall
'
età
.
Era
ormai
un
povero
vecchio
che
volentieri
si
sarebbe
rannicchiato
in
un
cantuccio
per
non
muoversene
più
;
ma
tanti
altri
lui
spietati
che
gli
sopravvivevano
dentro
,
approfittando
di
quel
suo
smarrimento
,
non
volevano
lasciarlo
in
pace
;
se
lo
disputavano
,
se
lo
giocavano
,
gli
proibivano
di
lamentarsi
e
di
dirsi
stanco
,
di
dichiarare
che
non
si
ricordava
più
di
nulla
;
e
lo
costringevano
a
mentire
senza
bisogno
,
a
sorridere
quando
non
ne
aveva
voglia
,
a
pararsi
,
a
far
tante
cose
che
gli
parevano
di
più
.
E
uno
,
ecco
,
gli
tingeva
in
quel
modo
ridicolo
la
barba
;
un
altro
gli
aveva
fatto
prender
moglie
,
quando
sapeva
bene
che
non
era
più
tempo
;
un
altro
ancora
gli
faceva
tener
tuttavia
quel
posto
supremo
,
pur
riconoscendolo
di
tanto
superiore
alle
sue
forze
;
un
altro
poi
lo
persuadeva
ad
amare
con
infinita
pena
quella
bambina
,
che
anch
'
egli
sapeva
non
sua
,
adducendo
una
ragione
quanto
mai
speciosa
,
che
cioè
,
avendo
egli
avuto
da
giovine
una
figliuola
a
cui
altri
aveva
dato
e
nome
e
amore
e
cure
e
sostanze
,
in
compenso
e
in
espiazione
toccasse
a
lui
ora
di
dare
a
questa
il
proprio
nome
e
amore
e
cure
e
sostanze
,
come
se
questa
fosse
veramente
quella
sua
povera
piccina
d
'
allora
.
Cedendo
però
a
questo
sentimento
,
riconoscendo
davanti
agli
altri
come
sua
la
figliuola
,
«
eh
»
lo
avvertiva
quello
della
barba
,
armato
di
pennello
e
di
tintura
«
bisogna
pure
che
tu
,
caro
,
per
esser
creduto
padre
,
con
codesta
moglie
giovine
accanto
,
dia
una
mano
di
giallo
a
tutta
la
tua
canutiglia
!
»
;
consiglio
sciocco
,
a
cui
avrebbe
voluto
opporsi
,
per
non
profanare
,
non
solo
la
sua
figura
veneranda
,
ma
anche
,
in
fondo
,
il
suo
vero
sentimento
verso
quella
bambina
.
Non
sapeva
però
opporsi
più
,
se
non
timidamente
.
E
questa
timidità
penosa
e
ridicola
si
rispecchiava
appunto
nella
tintura
della
barba
.
Preso
in
mezzo
,
tenuto
lì
come
fra
tanti
,
che
ognuno
pareva
facesse
per
sé
e
lui
non
ci
fosse
per
nulla
,
non
sapeva
dove
voltarsi
prima
;
niente
gli
piaceva
;
ma
,
a
muoversi
per
un
verso
o
per
l
'
altro
,
temeva
di
far
dispiacere
a
questo
o
a
quello
dei
suoi
crudeli
padroni
;
e
ogni
risoluzione
,
anche
lieve
,
gli
costava
pena
e
fatica
.
Vedeva
purtroppo
in
qual
ginepraio
si
fosse
cacciato
,
contro
ogni
sua
voglia
;
e
non
trovava
più
modo
a
uscirne
.
Tutto
a
soqquadro
,
tutto
!
Qua
a
Roma
,
l
'
abbaruffio
osceno
d
'
una
enorme
frode
scellerata
;
in
Sicilia
,
un
fermento
di
rivolta
.
Tra
gli
urli
delle
passioni
più
abiette
,
scatenatesi
nello
sfacelo
della
coscienza
nazionale
,
non
s
'
era
quasi
avvertito
un
rombo
di
fucilate
lontane
,
prima
scarica
d
'
una
terribile
tempesta
che
s
'
addensava
con
spaventosa
rapidità
.
Una
sola
voce
s
'
era
levata
nel
Parlamento
a
porre
avanti
al
Governo
lo
spettro
sanguinoso
di
alcuni
contadini
massacrati
in
Sicilia
,
a
Caltavutùro
;
ad
agitare
innanzi
a
tutti
con
fiera
minaccia
il
pericolo
,
non
si
radicasse
nel
paese
la
credenza
perniciosa
che
si
potessero
impunemente
colpire
i
miseri
e
salvare
i
barattieri
rifugiati
a
Montecitorio
.
Sì
,
aveva
esposto
la
verità
dei
fatti
quel
deputato
siciliano
:
quei
contadini
di
Sicilia
,
trovando
nella
rabbia
per
l
'
ingiustizia
altrui
il
coraggio
d
'
affermare
con
violenza
un
loro
diritto
,
s
'
erano
recati
a
zappare
le
terre
demaniali
usurpate
dai
maggiorenti
del
paese
,
amministratori
ladri
dei
beni
patrimoniali
del
Comune
:
intimoriti
dall
'
intervento
dei
soldati
,
avevano
sospeso
il
lavoro
ed
erano
accorsi
a
reclamare
al
Municipio
la
divisione
di
quelle
terre
;
assente
il
capo
,
s
'
era
affacciato
al
balcone
un
subalterno
che
,
per
allontanare
il
tumulto
,
li
aveva
consigliati
di
ritornar
pure
a
zappare
;
ma
per
via
la
folla
aveva
trovato
il
passo
ingombro
dalla
milizia
rinforzata
;
accennando
di
voler
resistere
,
s
'
era
veduta
prima
assaltare
alla
bajonetta
;
poi
,
a
fucilate
,
per
avere
agitato
in
aria
le
zappe
a
intimorir
gli
assalitori
.
Dodici
,
i
morti
;
più
di
cinquanta
,
i
feriti
:
tra
questi
,
alcuni
bambini
,
uno
dei
quali
crivellato
da
ben
sette
bajonettate
.
Questo
particolare
orrendo
s
'
era
rappresentato
agli
occhi
di
Francesco
D
'
Atri
così
vivo
,
che
da
tre
giorni
pur
tra
tante
cure
e
tanto
tumulto
di
pensieri
,
di
tratto
in
tratto
,
riaffacciandosi
,
gli
dava
raccapriccio
.
Perché
la
ferocia
di
quel
soldato
,
accanita
sul
corpo
d
'
un
bambino
innocente
,
gli
pareva
l
'
espressione
più
precisa
del
tempo
:
la
vedeva
in
tutti
,
quella
stessa
ferocia
,
e
n
'
era
sbalordito
.
Non
più
rispetto
,
né
carità
per
le
cose
più
sacre
;
una
furia
cieca
,
una
rabbia
d
'
odio
,
una
selvaggia
voluttà
di
basse
vendette
.
S
'
aspettava
d
'
esser
preso
per
il
petto
da
un
forsennato
qualunque
,
per
dar
conto
di
tutti
i
suoi
errori
,
antichi
e
nuovi
.
Errori
?
E
chi
non
ne
aveva
commessi
?
Ma
era
un
momento
,
quello
,
che
anche
i
più
lievi
,
quelli
a
cui
in
altro
tempo
s
'
era
soliti
di
passar
sopra
,
saltavano
agli
occhi
di
tutti
,
pigliavan
dalla
sinistra
luce
di
quei
giorni
un
certo
ispido
rilievo
,
un
certo
color
misterioso
,
che
subito
aizzavano
la
smania
di
frugar
sotto
,
per
la
soddisfazione
atroce
o
la
feroce
consolazione
di
scoprire
altre
più
gravi
magagne
nascoste
.
Il
coraggio
più
difficile
,
quello
della
pubblica
accusa
,
legato
e
persuaso
con
tanti
argomenti
a
non
rompere
i
freni
della
prudenza
,
ora
che
tutti
si
trovavan
d
'
accordo
,
s
'
era
svincolato
,
sferrato
da
tutti
i
ritegni
e
riguardi
sociali
;
era
diventato
tracotanza
inaudita
;
e
nessuna
coscienza
poteva
più
sentirsi
tranquilla
e
sicura
.
Quelle
sue
nozze
tardive
con
una
giovine
;
l
'
illusione
che
il
prestigio
del
suo
passato
e
degli
altissimi
onori
a
cui
era
venuto
sarebbe
valso
a
compensare
,
nella
stima
e
nel
cuore
di
lei
,
quanto
di
fervor
giovanile
doveva
di
necessità
mancare
al
suo
affetto
grato
e
profondo
;
il
lusso
avventato
;
la
relazione
scandalosa
della
moglie
col
Selmi
,
quella
bambina
...
potevano
da
un
momento
all
'
altro
diventar
pretesto
d
'
accusa
e
di
maligne
insinuazioni
,
cagione
di
chi
sa
quali
sospetti
oltraggiosi
.
Tra
i
fantasmi
dell
'
incertezza
,
in
quella
vuota
,
oscura
realtà
in
cui
gli
pareva
d
'
esser
avviluppato
,
Francesco
D
'
Atri
sentiva
di
punto
in
punto
crescere
in
sé
la
costernazione
,
ora
che
le
grida
rinfuriavano
per
il
salvataggio
violento
,
da
parte
del
Governo
,
di
alcuni
parlamentari
più
in
vista
e
più
compromessi
.
Tra
questi
era
il
Selmi
,
che
pure
fino
a
quel
giorno
s
'
era
lasciato
esposto
allo
scandalo
.
Non
glien
'
avevano
detto
nulla
i
suoi
colleghi
del
Gabinetto
;
ma
s
'
era
accorto
dalle
loro
arie
che
gli
si
voleva
dare
a
intendere
che
il
Selmi
si
salvava
per
lui
.
Non
era
vero
!
Non
per
lui
,
se
mai
;
ma
perché
egli
era
con
loro
;
e
,
in
quel
momento
,
la
sua
caduta
avrebbe
potuto
determinare
il
crollo
di
tutti
.
Non
era
intanto
peggiore
del
male
quel
rimedio
?
Non
aveva
saputo
opporsi
.
Come
proferir
quel
nome
?
Mondo
d
'
ogni
colpa
,
integro
,
per
una
sola
debolezza
,
per
quella
illusione
così
presto
perduta
,
si
vedeva
trascinato
dalla
moglie
giù
nel
fango
della
piazza
,
ove
una
canea
famelica
di
scandalo
lo
aspettava
per
farne
strazio
,
accozzando
in
uno
sconcio
impasto
il
suo
corpo
e
quello
della
moglie
e
del
Selmi
.
Ora
,
con
una
nuova
violenza
si
vedeva
strappato
dalla
piazza
,
ma
insieme
col
Selmi
,
aggrappato
a
lui
e
alla
moglie
,
insieme
con
tutta
la
canaglia
aggrappata
al
Selmi
.
Gli
pareva
che
glielo
rimettessero
in
casa
,
là
,
con
tutta
la
folla
urlante
,
beffarda
e
ingiuriosa
.
Tutti
,
ora
,
tutti
avrebbero
creduto
che
lo
salvava
lui
il
Selmi
,
non
per
generosità
,
ma
per
paura
.
E
fors
'
anche
il
Selmi
stesso
...
Ma
qual
paura
,
in
fondo
,
poteva
aver
lui
?
Per
generosità
,
se
mai
,
avrebbe
potuto
farlo
,
perché
lo
ricordava
prode
e
nobile
,
un
giorno
,
sprezzante
della
vita
tra
i
pericoli
e
tutto
acceso
dell
'
ideale
santo
della
patria
.
Ma
no
,
no
,
neanche
per
questa
generosità
lo
avrebbe
fatto
:
troppo
,
oltre
all
'
odio
e
allo
sdegno
per
il
tradimento
(
quantunque
ne
facesse
più
carico
alla
moglie
)
,
troppo
gli
coceva
il
sospetto
in
lui
di
quella
paura
.
Intanto
,
sottratte
tutte
le
carte
che
avrebbero
potuto
perdere
il
Selmi
,
era
rimasto
esposto
,
senza
difesa
,
e
compromesso
,
un
innocente
:
Roberto
Auriti
.
S
'
era
trovato
a
carico
di
lui
un
debito
di
circa
quarantamila
lire
;
e
,
quel
ch
'
era
peggio
,
più
d
'
un
biglietto
laconico
e
misterioso
,
in
cui
si
faceva
allusione
a
un
amico
che
assicurava
il
governatore
della
banca
,
o
prometteva
che
avrebbe
fatto
o
parlato
o
scritto
secondo
le
istruzioni
ricevute
.
Questi
biglietti
erano
già
in
mano
dell
'
autorità
giudiziaria
,
e
di
questo
egli
doveva
informare
tra
poco
Giulio
Auriti
,
fratello
di
Roberto
.
S
'
era
già
abituato
all
'
orrore
della
situazione
;
ne
aveva
acquistato
il
sentimento
quasi
d
'
una
necessità
fatale
;
e
il
suo
sbalordimento
era
pieno
d
'
uggia
,
di
ribrezzo
e
greve
d
'
una
stanchezza
dolorosa
.
Nessun
conforto
dalle
memorie
del
passato
:
a
richiamarle
per
un
momento
,
non
sarebbero
valse
ad
altro
che
ad
accrescere
la
vergogna
e
la
miseria
del
presente
.
E
in
quell
'
uggia
,
la
vista
di
tutte
le
cose
,
anche
dei
ninnoli
della
stanza
,
acquistava
agli
occhi
suoi
una
insopportabile
gravezza
.
Ah
,
il
bujo
,
il
bujo
,
un
luogo
di
riposo
:
la
morte
,
sì
!
Tutta
quella
guerra
faceva
vincere
volentieri
il
ribrezzo
della
morte
.
Che
crudeltà
!
Egli
era
uno
che
doveva
presto
morire
...
Serbargli
quella
feccia
per
gli
ultimi
giorni
,
da
ingojare
nel
bicchiere
della
staffa
...
Francesco
D
'
Atri
si
fermò
,
con
gli
occhi
immobili
e
vani
.
Immaginò
il
tempo
dopo
la
sua
fine
:
il
tempo
per
gli
altri
...
Ecco
tornata
la
calma
...
per
gli
altri
!
rabbonite
quelle
onde
,
squarciato
l
'
orrore
di
quella
tempesta
;
e
nessuna
pietà
,
nessun
rimpianto
,
nessuna
memoria
di
chi
s
'
era
trovato
in
quei
frangenti
e
vi
era
perito
.
A
un
tratto
,
su
la
mensola
,
a
cui
teneva
fissi
gli
occhi
,
gli
s
'
avvistò
una
piccola
bertuccia
di
porcellana
,
che
gli
rideva
in
faccia
sguajatamente
.
Gli
venne
quasi
la
tentazione
di
romperla
;
voltò
le
spalle
;
avvertì
di
nuovo
il
pianto
angoscioso
della
bambina
e
s
'
avviò
a
quella
camera
remota
.
Era
la
camera
della
bàlia
.
Un
lumino
da
notte
,
riparato
da
una
ventola
litofana
,
sul
cassettone
,
la
rischiarava
a
mala
pena
.
La
vecchia
governante
,
magra
e
linda
,
passeggiava
con
la
bimba
in
braccio
che
,
convulsa
dagli
spasimi
,
pareva
volesse
sguizzarle
dalle
mani
;
procurava
di
tenersela
adagiata
sul
seno
e
:
-
Nooo
...
nooo
...
-
le
ripeteva
,
come
in
risposta
ai
vagiti
angosciosi
,
dimenandosi
in
ritmo
con
tutta
la
persona
e
battendole
di
continuo
,
lievemente
,
una
mano
alle
spalle
.
La
bàlia
,
con
un
'
enorme
mammella
tirata
fuori
del
busto
,
piangeva
anche
lei
:
piangeva
in
silenzio
e
giurava
alla
cameriera
che
le
sedeva
accanto
di
non
aver
mangiato
nulla
che
avesse
potuto
cagionare
quella
colica
alla
bambina
.
Francesco
D
'
Atri
si
fermò
un
pezzo
a
guardarla
con
occhi
assenti
:
e
i
tratti
del
volto
espressero
lo
sforzo
quasi
istintivo
ch
'
egli
,
col
cervello
altrove
,
faceva
per
intendere
ciò
che
essa
stava
a
dire
tra
le
lagrime
copiose
.
Intanto
guardava
nauseato
quella
sconcia
mammella
dal
cui
capezzolo
paonazzo
pendeva
una
goccia
di
latte
.
La
cameriera
pensò
bene
di
tirar
su
il
corpetto
della
bàlia
per
nascondere
quella
vista
.
E
allora
Francesco
D
'
Atri
si
volse
a
guardar
la
governante
.
Stordito
dai
vagiti
della
bimba
trangosciata
,
strizzò
gli
occhi
;
poi
si
recò
a
prendere
dal
tavolino
da
notte
un
campanello
e
si
mise
a
farlo
tintinnire
pian
piano
innanzi
agli
occhi
della
piccina
,
per
distrarla
,
andando
dietro
alla
governante
che
seguitava
a
passeggiare
,
dondolandosi
.
Così
lo
trovò
,
poco
dopo
,
donna
Giannetta
di
ritorno
dal
teatro
,
tutta
frusciante
di
seta
.
Alzò
le
ciglia
e
schiuse
appena
le
labbra
a
un
impercettibile
sorriso
canzonatorio
dinanzi
a
quel
notturno
commovente
quadro
familiare
,
credendo
che
Sua
Eccellenza
si
compiacesse
,
sotto
gli
occhi
delle
serve
,
di
mostrare
la
sua
ridicola
tenerezza
paterna
dopo
le
gravi
cure
dello
Stato
.
Ma
la
cameriera
,
accorsa
a
prendere
il
velo
nero
tutto
luccicante
di
dischetti
d
'
argento
ch
'
ella
si
levava
dal
capo
e
a
slacciarle
la
mantiglia
,
le
spiegò
,
piano
,
che
cosa
era
accaduto
.
-
Ah
sì
?
Poverina
...
-
disse
,
ostentando
indifferenza
,
ma
con
una
voce
calda
,
melodiosa
,
e
si
accostò
alla
governante
,
così
tutta
fragrante
di
profumo
e
di
cipria
e
ampiamente
scollata
.
Ma
il
D
'
Atri
le
fe
'
cenno
di
tacere
.
La
bambina
si
era
finalmente
quietata
.
Donna
Giannetta
allora
con
un
lieve
sbuffo
di
stanchezza
s
'
avviò
per
la
sua
camera
.
Su
la
soglia
si
volse
e
disse
al
marito
,
quasi
cantando
:
-
Oh
,
Giulio
Auriti
è
di
là
.
Francesco
D
'
Atri
chinò
il
capo
;
le
si
avvicinò
e
le
disse
a
voce
bassa
e
grave
,
senza
guardarla
:
-
Aspettami
.
Ho
da
parlarti
.
-
Discorso
lungo
?
-
domandò
ella
.
-
Non
potresti
domani
?
Temo
d
'
esser
troppo
stanca
e
d
'
aver
sonno
.
Mi
sono
orribilmente
annojata
.
-
Mi
farai
il
piacere
d
'
aspettarmi
,
-
insistette
egli
.
E
andò
allo
scrittojo
,
ove
lo
attendeva
l
'
Auriti
.
Ah
,
come
volentieri
,
adesso
,
avrebbe
fatto
a
meno
di
veder
quel
giovine
a
cui
doveva
dare
una
tremenda
notizia
!
Se
n
'
era
già
dimenticato
...
si
moveva
,
in
quei
giorni
,
dava
ordini
istruzioni
,
imponeva
a
se
stesso
atti
,
parole
,
risoluzioni
,
di
cui
subito
dopo
non
riusciva
più
a
veder
bene
la
ragione
,
l
'
opportunità
,
lo
scopo
.
Chiuse
gli
occhi
e
sospirò
profondamente
,
con
le
ciglia
gravate
da
un
'
oppressione
tenebrosa
.
Aveva
or
ora
detto
alla
moglie
che
lo
aspettasse
perché
doveva
parlarle
.
Ma
di
che
?
a
che
scopo
?
E
lui
stesso
,
poc
'
anzi
,
aveva
pregato
il
suo
segretario
d
'
avvertir
l
'
Auriti
,
all
'
uscita
dal
teatro
,
che
venisse
su
da
lui
,
perché
aveva
urgente
bisogno
di
vederlo
.
Era
necessario
,
sì
,
che
quel
povero
giovine
avesse
al
più
presto
notizia
dell
'
orrenda
sciagura
che
gli
stava
sopra
.
Non
poteva
comunicargliela
altri
che
lui
.
Sollevata
la
tenda
dell
'
uscio
e
vedendolo
,
provò
intanto
un
certo
rancore
per
la
pietà
e
la
commozione
che
colui
già
gli
suscitava
.
Giulio
Auriti
non
somigliava
punto
al
fratello
:
alto
,
smilzo
,
elegantissimo
,
spirava
dalla
temprata
agilità
del
corpo
una
energia
vigorosa
,
che
gli
occhi
d
'
un
bel
grigio
d
'
acciajo
,
attenuavano
con
un
certo
sguardo
d
'
orgoglio
svogliato
.
Si
cangiò
tutto
,
d
'
un
subito
,
alla
vista
del
vecchio
Ministro
che
gli
si
faceva
innanzi
così
scombujato
.
Uno
dei
guanti
,
che
teneva
in
mano
,
gli
cadde
sul
tappeto
.
-
Ebbene
?
-
domandò
.
Francesco
D
'
Atri
socchiuse
gli
occhi
per
sottrarsi
alla
pena
dell
'
ansia
smaniosa
che
gli
leggeva
nel
viso
.
Aprì
le
mani
e
mormorò
scotendo
il
capo
:
-
Non
s
'
è
trovata
.
-
Ah
,
no
!
-
scattò
allora
l
'
Auriti
con
una
nuova
subitanea
alterazione
del
viso
,
che
esprimeva
sdegno
,
rabbia
e
insieme
risoluzione
fierissima
di
ribellarsi
a
un
'
iniquità
,
senza
alcun
riguardo
più
per
nessuno
.
-
Ah
,
no
,
mi
perdoni
,
eccellenza
:
la
carta
c
'
è
,
e
si
deve
trovare
!
Lei
sa
che
mio
fratello
Roberto
...
-
So
,
so
...
-
cercò
d
'
interromperlo
,
con
durezza
,
il
D
'
Atri
.
-
Ma
dunque
-
incalzò
l
'
Auriti
.
-
Quella
sola
dichiarazione
può
salvarlo
,
e
non
deve
sparire
!
O
via
anche
tutto
ciò
che
può
compromettere
Roberto
!
Il
D
'
Atri
sedette
,
tornò
a
premersi
forte
le
mani
sul
volto
e
si
lasciò
cader
dalle
labbra
:
-
Il
guajo
è
questo
:
che
l
'
autorità
giudiziaria
...
-
Ma
no
,
eccellenza
!
-
insorse
di
nuovo
l
'
Auriti
.
-
L
'
autorità
giudiziaria
ha
in
potere
soltanto
ciò
che
il
Governo
le
ha
voluto
lasciare
.
Lo
sanno
tutti
ormai
!
Il
D
'
Atri
lo
guardò
come
se
egli
,
intanto
,
non
lo
sapesse
:
si
rizzò
su
la
vita
e
,
facendo
viso
fermo
,
parve
lo
ammonisse
che
non
poteva
permettere
si
desse
corso
,
in
sua
presenza
,
a
una
voce
così
piena
di
scandalo
.
Ma
l
'
Auriti
,
smaniando
,
torcendosi
le
mani
,
aggiunse
:
-
E
io
...
io
che
riposavo
tranquillo
...
Ma
come
,
eccellenza
?
Io
riposavo
tranquillo
perché
c
'
era
lei
!
Il
D
'
Atri
s
'
accasciò
;
ma
subito
,
come
se
qualcosa
dentro
gli
facesse
impeto
nello
spirito
,
tornò
a
rizzarsi
e
gridò
con
rabbia
,
guardando
odiosamente
il
giovine
:
-
Che
c
'
entro
io
?
che
posso
io
?
-
Come
!
-
esclamò
l
'
Auriti
.
-
Il
Selmi
...
-
Il
Selmi
...
-
ruggì
Francesco
D
'
Atri
,
serrando
le
pugna
,
come
se
avesse
voluto
averlo
fra
le
unghie
.
-
Ma
sì
,
lo
salvino
pure
!
-
esclamò
Giulio
Auriti
.
-
Per
salvarlo
però
...
-
Già
!
ti
figuri
anche
tu
che
lo
salvi
io
...
-
disse
lentamente
il
D
'
Atri
,
scrollando
il
capo
con
amarissimo
sdegno
.
-
Ma
il
Selmi
stesso
,
eccellenza
,
-
ripigliò
subito
,
con
diverso
sdegno
l
'
Auriti
,
-
vedrà
che
il
Selmi
stesso
non
tollererà
d
'
esser
salvato
a
costo
dell
'
assassinio
morale
di
mio
fratello
.
E
poi
,
eccellenza
,
se
non
parla
lui
,
se
tacerà
Roberto
,
griderò
io
!
C
'
è
mia
madre
di
mezzo
,
eccellenza
!
L
'
arresto
di
Roberto
?
Mia
madre
ne
morrebbe
!
E
il
nostro
nome
?
A
questo
grido
,
il
volto
di
Francesco
D
'
Atri
si
scompose
.
-
Tua
madre
...
sì
...
tua
madre
...
-
mormorò
;
e
,
curvo
,
si
portò
di
nuovo
le
mani
sul
volto
;
stette
un
pezzo
così
,
finché
non
cominciò
a
sussultare
violentemente
come
per
un
impeto
di
singhiozzi
soffocati
.
Aveva
conosciuto
a
Torino
,
giovane
,
donna
Caterina
Laurentano
e
Stefano
Auriti
che
quel
figliuolo
gli
ricordava
in
tutto
;
pensò
a
quegli
anni
lontani
;
vide
se
stesso
com
'
era
allora
;
vide
Roberto
ragazzo
;
pensò
a
una
notte
sul
mare
,
con
quel
ragazzo
su
le
ginocchia
un
'
ora
dopo
la
partenza
da
Quarto
...
ah
,
da
quella
notte
a
questa
,
che
baratro
!
Giulio
Auriti
,
vedendo
sussultare
le
spalle
poderose
del
vecchio
Ministro
,
allibì
.
Questi
alla
fine
scoprì
il
volto
e
,
rimanendo
curvo
,
guardando
verso
terra
,
scotendo
le
mani
a
ogni
parola
:
-
Che
gridi
?
che
gridi
?
-
gli
disse
.
-
La
vergogna
di
tutti
?
Tutti
impeciati
!
Vuoi
dirmi
che
sai
perché
il
Selmi
prese
quel
denaro
sotto
il
nome
di
tuo
fratello
?
E
griderai
anche
la
mia
vergogna
!
-
No
,
eccellenza
!
-
negò
subito
con
sbalordimento
d
'
orrore
,
l
'
Auriti
.
-
Ma
sì
!
-
rispose
Francesco
D
'
Atri
,
levandosi
.
-
Tutti
impeciati
,
ti
dico
!
Tutti
...
tutti
...
Muojo
di
schifo
...
Il
fango
,
fino
qua
!
E
s
'
afferrò
con
le
mani
la
gola
.
-
M
'
affoga
!
Questo
...
dovevo
veder
questo
!
I
più
bei
nomi
...
Tu
vedi
soltanto
tuo
fratello
!
Niente
,
sì
,
non
glien
'
è
venuto
niente
in
mano
;
ma
ha
tenuto
di
mano
a
quello
lì
...
E
non
è
vergogna
,
questa
?
come
lo
scusi
?
che
gridi
?
Tuo
fratello
promette
,
il
tuo
signor
fratello
assicura
,
in
quei
biglietti
là
,
i
laidi
ufficii
dell
'
amico
...
-
E
non
lo
nomina
!
-
disse
coi
denti
stretti
,
ridendo
d
'
ira
,
d
'
onta
,
di
dispetto
,
Giulio
Auriti
.
-
Ecco
perché
non
sono
stati
sottratti
!
-
Ma
quando
la
paura
ha
preso
possesso
!
-
venne
a
gridargli
in
faccia
,
con
voce
soffocata
,
Francesco
D
'
Atri
.
-
Zuffa
di
ladri
che
rubano
di
notte
con
mani
tremanti
e
come
ciechi
;
rimestano
,
arraffano
,
ficcano
dentro
;
e
intanto
di
qua
,
di
là
,
dal
sacco
,
dalle
tasche
,
il
furto
scappa
via
,
e
nella
ressa
,
tra
i
piedi
,
c
'
è
chi
ruba
ai
ladri
,
chi
ghermisce
questa
o
quella
carta
caduta
e
corre
a
far
bottega
su
la
vergogna
:
«
Ecco
,
signori
,
i
più
bei
nomi
d
'
Italia
!
Ecco
l
'
onore
!
ecco
le
glorie
della
patria
!
»
Non
mi
far
parlare
...
So
a
chi
parlo
!
Ma
ormai
...
tanto
,
n
'
ho
fino
alla
gola
...
Non
è
umano
,
capisco
che
non
è
umano
pretendere
da
Roberto
il
silenzio
:
per
sé
,
per
sua
madre
,
per
te
,
per
il
nome
che
portate
...
-
Roberto
?
-
fece
l
'
Auriti
.
-
Ma
Roberto
,
Vostra
Eccellenza
lo
conosce
,
sarà
anche
capace
di
tacere
.
Il
Selmi
stesso
...
-
Se
Roberto
tacerà
?
-
domandò
il
D
'
Atri
,
come
se
ne
dubitasse
.
-
Ma
io
no
,
eccellenza
!
-
s
'
affrettò
allora
a
ripetere
l
'
Auriti
.
-
Glielo
dico
avanti
:
io
no
,
per
mia
madre
!
-
Aspetta
!
-
riprese
il
D
'
Atri
,
quasi
imponendogli
di
tacere
.
-
Se
ho
voluto
vederti
,
è
segno
che
ho
da
dirti
qualche
cosa
.
Giulio
Auriti
lo
guardò
ansiosamente
negli
occhi
.
Ma
il
D
'
Atri
non
sostenne
quello
sguardo
;
n
'
ebbe
fastidio
,
anzi
dispetto
;
scorse
per
terra
il
guanto
caduto
fin
da
principio
dalle
mani
del
giovine
e
riebbe
fortissima
l
'
impressione
di
gravezza
insopportabile
,
che
in
quei
giorni
gli
faceva
la
vista
di
tutto
.
Ne
distrasse
gli
occhi
e
disse
,
cupamente
:
-
Tu
intendi
che
in
tutta
questa
faccenda
...
io
non
posso
cacciar
le
mani
...
Si
guardò
le
mani
e
le
ritirò
con
atto
di
schifo
.
-
Pure
,
-
seguitò
,
-
per
Roberto
,
ho
parlato
...
questa
sera
stessa
;
ho
detto
...
ho
...
ricordato
...
ricordato
le
sue
benemerenze
...
Forse
-
ascolta
bene
-
quei
biglietti
compromettenti
,
per
cui
è
già
spiccato
il
mandato
di
cattura
...
sì
!
Ma
ascolta
bene
-
quei
biglietti
...
Non
volle
dire
:
significò
con
un
rapido
gesto
espressivo
della
mano
:
via
!
-
Però
,
-
riprese
subito
,
-
tu
sai
che
i
giornali
hanno
già
pubblicato
il
nome
di
tuo
fratello
.
Bisognerà
,
per
togliere
ogni
sospetto
di
compromissione
losca
e
per
non
lasciare
nessuna
traccia
,
nessuno
strascico
...
-
Pagare
?
-
domandò
,
smorendo
,
l
'
Auriti
.
-
E
dove
...
come
?
Il
D
'
Atri
si
strinse
rabbiosamente
nelle
spalle
.
-
Sono
quarantamila
lire
,
eccellenza
...
-
Io
non
posso
dartele
...
Procura
...
E
presto
!
Tu
intendi
,
è
l
'
unico
mezzo
...
-
Un
denaro
preso
da
altri
...
-
gemette
l
'
Auriti
.
-
Ma
come
preso
?
-
domandò
con
ira
il
D
'
Atri
.
-
Questo
devi
vedere
!
-
Per
altri
!
-
protestò
Giulio
.
-
Sei
un
ragazzo
?
-
No
,
eccellenza
:
è
la
difficoltà
...
Dove
lo
trovo
?
come
lo
trovo
?
-
Cerca
...
tu
hai
parenti
ricchi
...
tuo
cugino
...
-
Lando
?
-
O
i
tuoi
zii
...
Giulio
Auriti
rimase
pensieroso
,
a
considerare
quale
,
quanta
probabilità
di
riuscita
gli
offrisse
quella
via
indicata
tra
gli
ostacoli
che
già
gli
si
paravano
davanti
:
per
Lando
,
l
'
ombra
odiosa
del
Selmi
;
per
gli
zii
,
la
fierezza
incrollabile
della
madre
.
Come
si
sarebbe
piegata
questa
a
chiedere
ajuto
di
danaro
,
per
quel
debito
non
netto
del
figlio
,
a
quel
fratello
?
A
piegarla
,
si
sarebbe
certo
spezzata
!
Decise
senz
'
altro
di
tentar
lui
presso
Lando
:
lui
,
a
costo
di
tutto
,
per
risparmiare
quel
sacrifizio
estremo
della
madre
.
-
Che
tempo
?
-
domandò
.
-
Presto
...
-
ripeté
il
D
'Atri.-
Vedi
tu
...
cinque
,
sei
giorni
...
Giulio
Auriti
,
perduta
lì
per
lì
la
nozione
dell
'
ora
,
compreso
già
della
parte
che
doveva
sostenere
,
si
licenziò
e
s
'
avviò
in
fretta
,
accigliato
,
come
se
dovesse
subito
correre
a
casa
del
cugino
.
Francesco
D
'
Atri
lo
seguì
con
gli
occhi
fino
alla
soglia
dell
'
uscio
;
poi
rimase
perplesso
,
aggrondato
,
a
stropicciarsi
con
una
mano
il
dorso
dell
'
altra
,
quasi
cercasse
nella
memoria
ciò
che
ancora
gli
restava
da
fare
.
A
un
tratto
,
scorse
di
nuovo
per
terra
,
sul
rosso
del
tappeto
,
il
guanto
bianco
,
caduto
di
mano
all
'
Auriti
.
Quel
guanto
,
lasciato
lì
,
gli
parve
il
segno
che
egli
ormai
non
avrebbe
potuto
più
allontanare
del
tutto
da
sé
le
cose
,
la
gente
,
i
pensieri
da
cui
si
sentiva
soffocare
:
sempre
una
traccia
,
sempre
un
'
orma
,
un
vestigio
,
ne
sarebbero
rimasti
,
risorgenti
o
incancellabili
,
come
nell
'
incubo
di
un
sogno
.
E
come
se
in
quel
guanto
si
potesse
scorgere
una
sua
compromissione
,
Francesco
D
'
Atri
si
chinò
guardingo
a
raccattarlo
con
ribrezzo
e
se
lo
cacciò
in
tasca
,
furtivamente
.
Donna
Giannetta
,
in
accappatojo
,
con
una
graziosa
cuffia
di
trine
e
di
nastri
in
capo
,
aspettava
intanto
nella
sua
camera
su
un
'
ampia
e
bassa
poltrona
massiccia
di
cuojo
grigio
;
una
gamba
su
l
'
altra
,
tormentandosi
il
labbro
inferiore
con
le
dita
irrequiete
.
Teneva
gli
occhi
fissi
acutamente
alla
punta
della
babbuccia
di
velluto
rosso
,
che
compariva
e
spariva
dall
'
orlo
della
veste
al
lieve
dondolìo
della
gamba
accavalciata
.
Era
la
prima
volta
che
il
marito
con
quell
'
aria
e
quel
tono
le
annunziava
di
voler
parlare
con
lei
.
Non
le
aveva
detto
mai
nulla
,
prima
,
quando
avrebbe
avuto
ragione
di
parlare
.
Che
poteva
più
dirle
,
ora
?
Aveva
notato
che
,
da
alcuni
mesi
,
era
più
cupo
e
più
oppresso
del
solito
;
ma
,
certo
,
non
per
lei
;
forse
,
per
difficoltà
parlamentari
.
Non
aveva
mai
voluto
saper
di
politica
,
lei
:
aveva
sempre
proibito
assolutamente
agli
amici
che
ne
parlassero
davanti
a
lei
;
non
leggeva
giornali
e
si
gloriava
della
sua
ignoranza
,
si
compiaceva
delle
risate
con
cui
erano
accolte
certe
sue
confessioni
,
come
ad
esempio
quella
di
non
sapere
chi
fossero
i
colleghi
del
marito
.
Che
ora
egli
volesse
annunziarle
,
come
aveva
già
fatto
una
volta
,
dopo
il
primo
anno
di
matrimonio
,
che
aveva
in
animo
di
lasciare
il
«
potere
»
?
Oh
,
non
le
avrebbe
fatto
più
né
caldo
né
freddo
,
ormai
.
Ma
eccolo
...
Subito
donna
Giannetta
si
sgruppò
,
si
abbandonò
con
gli
occhi
chiusi
su
la
spalliera
della
poltrona
,
volendo
fingere
di
dormire
;
come
però
il
D
'
Atri
aprì
l
'
uscio
,
riaprì
gli
occhi
con
molle
stanchezza
,
quasi
veramente
avesse
dormito
.
-
Domani
,
no
?
-
gli
domandò
di
nuovo
,
con
grazia
languida
.
-
Ho
proprio
sonno
,
Francesco
!
Temo
di
perdere
il
filo
del
discorso
.
-
Non
lo
perderai
,
-
diss
'
egli
aggrondato
,
lisciandosi
la
barba
con
la
mano
tremolante
.
-
Del
resto
,
se
vuoi
,
il
mio
discorso
potrà
anche
essere
breve
.
-
Ti
dimetti
?
-
domandò
lei
,
placidamente
.
-
No
...
-
disse
.
-
Perché
?
-
Credevo
...
-
sbadigliò
donna
Giannetta
,
portandosi
una
mano
alla
bocca
.
-
No
,
qui
,
qui
,
di
cose
nostre
,
della
casa
,
devo
parlarti
-
riprese
egli
.
-
Abbi
un
po
'
di
pazienza
.
Sono
anch
'
io
tanto
stanco
!
Se
vuoi
del
resto
che
il
mio
discorso
sia
breve
non
offenderti
.
Donna
Giannetta
sgranò
gli
occhi
:
-
Offendermi
?
Perché
?
-
Ma
perché
,
se
dev
'
esser
breve
.
sarà
pure
per
conseguenza
un
po
'
rude
,
senza
frasi
,
-
rispose
egli
.
-
Mi
lascerai
dire
;
poi
farai
,
spero
,
quel
che
ti
dirò
io
,
e
basterà
così
.
Dunque
,
senti
.
-
Sento
,
-
sospirò
ella
,
richiudendo
gli
occhi
.
Francesco
D
'
Atri
agitò
più
volte
con
stento
due
dita
:
-
Due
sciagure
ti
sono
capitate
,
-
cominciò
.
Donna
Giannetta
tornò
a
scuotersi
:
-
Due
?
a
me
?
-
Una
,
l
'
hai
proprio
voluta
,
-
seguitò
egli
.
-
Vecchia
sciagura
.
Sono
io
.
-
Oh
,
-
esclamò
ella
,
abbandonandosi
di
nuovo
su
la
poltrona
.
-
Mi
hai
spaventata
!
Sorridendo
e
intrecciando
le
mani
sul
capo
,
soggiunse
:
-
Ma
no
...
perché
?
Le
larghe
maniche
dell
'
accappatojo
scivolarono
e
le
scoprirono
le
braccia
bellissime
-
Finora
,
no
,
-
riprese
egli
.
-
Non
te
ne
sei
accorta
bene
,
perché
al
fastidio
che
ho
potuto
recarti
di
quando
in
quando
...
-
Francesco
,
ho
tanto
sonno
,
-
gemette
lei
-
Permetti
...
permetti
...
permetti
...
-
diss
'
egli
con
stizza
.
-
Voglio
dirti
,
che
al
fastidio
hai
trovato
un
compenso
assai
largo
nella
mia
...
nella
mia
...
dirò
,
filosofia
...
-
Dimmi
subito
l
'
altra
sciagura
,
ti
prego
!
-
sospirò
quasi
nel
sonno
donna
Giannetta
.
Francesco
D
'
Atri
si
mise
a
sedere
.
Veniva
adesso
il
difficile
del
discorso
,
e
voleva
esprimersi
quanto
meno
crudamente
gli
fosse
possibile
.
Poggiò
i
gomiti
su
i
ginocchi
,
si
prese
la
testa
tra
le
mani
per
concentrarsi
meglio
,
e
parlò
,
guardando
vero
terra
.
-
Eccomi
.
Aspetta
.
L
'
ho
dovuto
...
ho
dovuto
scontare
...
Ma
già
tu
,
in
questo
,
non
hai
nessuna
colpa
.
Era
naturale
che
,
tra
i
diritti
della
tua
gioventù
e
i
tuoi
doveri
di
moglie
,
tu
seguissi
piuttosto
quelli
che
questi
.
Avrei
potuto
farti
osservare
da
un
pezzo
che
tu
stessa
,
accettando
spontaneamente
,
anzi
con
...
con
giubilo
,
un
giorno
,
questi
doveri
verso
un
vecchio
,
avevi
implicitamente
rinunciato
a
quei
diritti
;
ma
neanche
di
ciò
ti
fo
colpa
perché
forse
anche
tu
,
allora
,
ti
facesti
l
'
illusione
che
...
A
questo
punto
Francesco
D
'
Atri
sollevò
il
capo
e
s
'
interruppe
.
Donna
Giannetta
dormiva
,
con
un
braccio
ancora
sul
capo
e
l
'
altro
proteso
verso
di
lui
,
come
per
implorar
misericordia
.
-
Gianna
!
-
chiamò
,
ma
non
tanto
forte
,
frenando
la
stizza
e
lo
sdegno
,
come
se
al
suo
amor
proprio
dolesse
che
ella
,
destandosi
a
quel
richiamo
,
dovesse
riconoscere
d
'
aver
ceduto
così
presto
al
sonno
mentr
'
egli
le
parlava
di
cosa
tanto
grave
.
Riabbassò
il
capo
e
terminò
a
voce
alta
il
discorso
rimasto
sospeso
:
-
Ti
facesti
l
'
illusione
che
...
sì
,
che
avresti
potuto
facilmente
adempiere
ai
tuoi
doveri
.
Donna
Giannetta
non
si
destò
;
anzi
,
pian
piano
l
'
altro
braccio
le
scivolò
dal
capo
,
le
cadde
in
grembo
con
pesante
abbandono
.
Allora
Francesco
D
'
Atri
sorse
in
piedi
,
fremente
;
fu
lì
lì
per
afferrarle
quel
braccio
nudo
proteso
e
scoterglielo
con
estrema
violenza
,
gridandole
in
faccia
le
ingiurie
più
crude
.
Ma
la
calma
incosciente
del
sonno
di
lei
,
per
quanto
gli
paresse
spudorata
e
quasi
una
sfida
,
lo
trattenne
.
Sembrava
che
così
giacente
nel
sonno
,
gli
dicesse
:
«
Guardami
come
son
giovane
e
come
son
bella
!
Che
pretendi
,
tu
vecchio
,
da
me
?
»
.
Ah
,
che
pretendeva
!
Ma
di
quella
sua
bellezza
che
ne
aveva
fatto
?
e
che
ne
stava
facendo
della
sua
gioventù
?
Scempio
vergognoso
!
Sì
,
dandosi
a
lui
,
a
un
vecchio
,
dapprima
!
Ma
egli
almeno
,
quei
tesori
li
avrebbe
adorati
con
animo
tremante
e
traboccante
di
gratitudine
,
come
un
premio
divino
!
Ella
,
invece
,
con
obbrobrioso
disprezzo
,
con
incosciente
crudeltà
,
li
aveva
violati
!
E
nulla
più
poteva
ormai
rifar
sacre
quella
bellezza
e
quella
gioventù
così
indegnamente
profanate
!
Scosse
il
capo
e
uscì
pian
piano
dalla
camera
.
Subito
donna
Giannetta
balzò
in
piedi
,
sbuffando
.
Auff
!
sul
serio
,
a
quell
'
ora
,
una
spiegazione
?
E
perché
?
Quando
avrebbe
dovuto
parlare
,
zitto
;
ora
che
lei
s
'
annojava
soltanto
,
mortalmente
,
pretendeva
una
spiegazione
?
Eh
via
!
Troppo
tardi
.
Se
lui
stesso
,
del
resto
,
col
suo
contegno
,
tra
le
inevitabili
relazioni
della
nuova
vita
in
cui
l
'
aveva
messa
,
di
fronte
alle
tentazioni
a
cui
questa
vita
la
esponeva
,
agli
esempii
che
di
continuo
le
poneva
sotto
gli
occhi
,
l
'
aveva
indotta
,
certo
senza
volerlo
,
a
stimar
troppo
ingenuo
,
puerile
e
tale
da
attirar
l
'
altrui
derisione
il
bel
sogno
da
lei
accarezzato
,
sposandolo
?
Con
la
massima
sincerità
aveva
sognato
di
rallegrare
col
riso
della
sua
giovinezza
gli
ultimi
anni
della
vita
eroica
di
Francesco
D
'
Atri
,
vecchio
amico
e
fratello
d
'
armi
del
padre
.
Gli
era
forse
sembrato
che
con
troppa
avventatezza
ella
avesse
preso
la
risoluzione
di
sposarlo
,
quella
sera
ormai
lontana
,
in
cui
,
discorrendosi
in
casa
del
padre
di
donne
,
di
vecchi
,
di
matrimonii
,
a
una
domanda
di
lei
egli
aveva
risposto
per
ischerzo
,
sorridendo
malinconicamente
:
«
Eh
,
bellina
mia
,
se
mi
sposi
tu
...
»
?
Ma
fors
'
anche
aveva
sospettato
in
lei
l
'
ambizione
di
diventar
moglie
d
'
un
ministro
!
Per
il
parentado
,
per
le
condizioni
della
sua
nascita
,
era
quasi
povera
.
Avrebbe
dovuto
saper
bene
però
che
in
casa
di
lei
,
sempre
,
le
risoluzioni
più
serie
erano
state
prese
così
;
e
che
la
precipitazione
nel
prenderle
non
era
stata
mai
a
scàpito
della
fermezza
nel
mantenerle
.
Suo
padre
,
Emanuele
Montalto
,
giovine
,
nella
compagnia
spensierata
e
gioconda
di
tant
'
altri
giovani
dell
'
aristocrazia
palermitana
,
quasi
per
una
picca
da
un
giorno
all
'
altro
s
'
era
ribellato
alla
famiglia
devota
ai
Borboni
;
e
non
solo
per
quella
ribellione
aveva
sofferto
persecuzioni
,
prigionia
,
esilio
dal
governo
oppressore
,
ma
era
stato
anche
diseredato
dal
padre
a
beneficio
del
fratello
maggiore
e
della
sorella
Teresa
,
moglie
di
don
Ippolito
Laurentano
e
madre
di
Lando
.
E
anche
lei
,
già
una
volta
,
proprio
per
una
picca
,
da
un
giorno
all
'
altro
s
'
era
guastata
col
cugino
Lando
il
quale
,
vivendo
a
Palermo
in
casa
dello
zio
principe
di
Montalto
,
veniva
di
furto
ad
amoreggiar
con
lei
,
cuginetta
eretica
,
figlia
dello
zio
eretico
,
a
cui
quello
(
il
principe
)
come
per
un
'
elemosina
della
quale
si
dovesse
vergognare
,
faceva
passar
sotto
mano
un
assegno
appena
appena
decente
.
Da
un
giorno
all
'
altro
,
tutto
finito
,
per
sempre
:
non
aveva
più
voluto
sapere
del
cugino
e
aveva
indotto
il
padre
a
lasciar
Palermo
per
Roma
,
con
la
speranza
che
,
allontanando
il
padre
dall
'
isola
,
in
una
più
larga
cerchia
e
meno
oppressa
da
pregiudizii
,
egli
avesse
alla
fine
condisceso
a
lasciarle
prendere
la
via
per
cui
il
sangue
materno
la
chiamava
.
Sua
madre
era
stata
un
'
attrice
piemontese
,
la
Berio
,
conosciuta
dal
padre
a
Torino
,
durante
l
'
esilio
,
e
sposata
colà
.
Il
sangue
,
proprio
il
sangue
,
non
l
'
esempio
la
chiamava
,
perché
la
mamma
lei
non
l
'
aveva
nemmeno
conosciuta
:
morta
nel
darla
alla
luce
;
e
tutti
,
a
Palermo
,
e
più
di
tutti
il
padre
,
s
'
erano
sempre
guardati
dal
farle
sapere
ciò
che
la
madre
era
stata
.
Ma
una
Montalto
sul
palcoscenico
?
Orrore
!
E
anche
lei
,
sì
,
doveva
riconoscerlo
,
provava
tra
sé
e
sé
un
certo
segreto
ribrezzo
.
Tuttavia
,
per
lanciare
una
sfida
al
cugino
Lando
e
per
far
onta
a
quello
zio
che
si
vergognava
finanche
di
mantenerli
di
nascosto
,
oh
,
non
solo
questo
ribrezzo
avrebbe
saputo
vincere
facilmente
,
ma
qualunque
altro
!
Lando
,
poco
dopo
,
era
venuto
anche
lui
a
stabilirsi
a
Roma
,
e
insieme
col
padre
aveva
cercato
di
ammansarla
,
di
rabbonirla
.
No
,
no
e
no
.
Già
s
'
era
innamorata
di
quel
suo
sogno
per
Francesco
D
'
Atri
,
che
,
fin
dal
primo
vederla
,
era
rimasto
come
abbagliato
di
lei
.
Perché
poi
non
l
'
aveva
ritenuta
capace
Francesco
D
'
Atri
di
serbarsi
fedele
a
quel
sogno
?
come
non
aveva
compreso
che
un
tal
dubbio
,
un
tal
timore
,
manifestati
con
certi
sguardi
pietosi
,
con
certi
mezzi
sorrisi
afflitti
,
l
'
avrebbero
offesa
acerbamente
,
al
pari
della
libertà
concessa
,
anzi
quasi
imposta
,
non
ostanti
quel
dubbio
e
quel
timore
?
Dunque
per
lui
una
sua
caduta
era
inevitabile
e
ci
si
rassegnava
?
E
se
lui
non
credeva
,
qual
merito
,
qual
premio
,
a
non
cadere
?
Per
se
stessa
?
Ah
sì
,
per
se
stessa
!
Le
era
morto
il
padre
,
da
poco
.
Addolorata
,
amareggiata
profondamente
,
eppur
costretta
a
far
buon
viso
a
tutti
,
s
'
era
veduta
,
pure
in
quei
giorni
di
lutto
,
vigilata
da
Lando
con
occhi
freddamente
sdegnosi
.
In
un
momento
d
'
angoscia
,
di
esasperazione
,
in
un
momento
di
vera
pazzia
,
perché
lo
sdegno
di
quegli
occhi
si
ritorcesse
anche
contro
di
lui
,
gli
s
'
era
offerta
.
Probo
,
intemerato
,
incorruttibile
,
Lando
l
'
aveva
respinta
.
Oh
,
e
allora
,
più
per
vendicarsi
di
lui
che
della
triste
e
muta
sconfidenza
del
vecchio
marito
,
s
'
era
buttata
in
braccio
di
Corrado
Selmi
,
e
giù
,
giù
,
giù
...
orribilmente
,
sì
...
come
un
'
ubriaca
,
come
una
pazza
aveva
sguazzato
un
anno
nello
scandalo
.
Ma
via
!
Non
le
aveva
detto
anche
or
ora
il
vecchio
,
che
non
trovava
nulla
da
ridire
?
Perché
dunque
avrebbe
dovuto
farsene
un
rimorso
?
Oh
,
non
si
era
davvero
divertita
in
quell
'
anno
della
sua
relazione
col
Selmi
.
Che
voleva
da
lei
ora
,
il
marito
?
Donna
Giannetta
scrollò
le
spalle
,
e
subito
vide
quel
suo
gesto
,
come
se
l
'
avesse
fatto
un
'
altra
davanti
a
lei
.
Aveva
spiccatissima
la
facoltà
strana
di
osservarsi
così
,
quasi
da
fuori
anche
nei
momenti
di
maggior
concitazione
,
di
vedersi
muovere
,
di
sentirsi
parlare
o
ridere
;
e
ne
aveva
quasi
sgomento
,
talvolta
,
e
spesso
fastidio
;
temeva
che
i
suoi
atteggiamenti
,
i
suoi
gesti
,
il
suono
della
sua
voce
,
gli
scatti
dei
suoi
sorrisi
potessero
apparire
studiati
;
soffriva
di
quel
raggelarsi
improvviso
dei
moti
più
spontanei
e
men
pensati
del
suo
essere
,
sorpresi
in
sul
nascere
da
lei
stessa
in
sé
.
Si
passò
parecchie
volte
la
mano
su
la
fronte
e
cercò
d
'
affondarsi
in
un
pensiero
che
le
togliesse
la
visione
di
sé
,
così
costernata
.
Ecco
.
L
'
altra
sciagura
...
Quale
poteva
essere
l
'
altra
sciagura
di
cui
il
marito
avrebbe
voluto
parlarle
?
Il
volto
le
si
fece
scuro
.
Davanti
agli
occhi
le
sorse
l
'
immagine
del
Selmi
,
che
,
o
sbigottito
,
per
romper
quella
furia
di
scandalo
,
o
per
timore
di
perderla
,
cominciando
ella
a
essere
stufa
,
o
con
la
speranza
di
legarla
a
sé
maggiormente
,
o
forse
anche
per
vendetta
,
non
aveva
saputo
impedire
che
divenisse
madre
.
Sì
,
non
c
'
era
dubbio
:
l
'
altra
sciagura
,
a
cui
il
vecchio
alludeva
,
era
la
figlia
,
quella
bambina
...
-
Due
sciagure
ti
sono
capitate
...
Una
,
l
'
hai
proprio
voluta
.
L
'
altra
,
dunque
,
no
.
E
aveva
ragione
:
quest
'
altra
sciagura
,
non
l
'
aveva
proprio
voluta
.
Ma
se
egli
sapeva
tutto
,
e
sapeva
che
lei
non
poteva
sentire
alcun
affetto
per
quella
creatura
che
le
ricordava
l
'
amante
odiato
,
perché
poc
'
anzi
s
'
era
fatto
trovare
presso
quella
bambina
piangente
,
con
un
campanello
in
mano
?
Perché
tanta
ostentazione
di
tenerezza
per
quella
creatura
?
Perché
aveva
voluto
accomunarla
a
sé
,
come
per
mettersi
con
essa
di
fronte
a
lei
,
dicendo
che
entrambi
-
lui
e
la
bambina
-
rappresentavano
per
lei
due
sciagure
?
Che
voleva
concludere
?
Donna
Giannetta
si
pentì
d
'
aver
finto
di
dormire
.
Rimase
ancora
un
pezzo
a
riflettere
;
poi
uscì
dalla
camera
in
punta
di
piedi
e
,
al
bujo
,
trattenendo
il
respiro
,
si
recò
fino
all
'
uscio
della
camera
del
marito
.
Origliò
,
poi
si
chinò
a
guardare
attraverso
il
buco
della
serratura
.
Francesco
D
'
Atri
,
seduto
lì
nella
sua
camera
,
come
dianzi
nella
camera
di
lei
,
coi
gomiti
sui
ginocchi
e
la
testa
tra
le
mani
,
piangeva
.
Donna
Giannetta
si
sentì
fendere
la
schiena
da
un
brivido
e
si
ritrasse
sconvolta
,
in
preda
a
uno
stupore
che
era
anche
sgomento
.
-
Piange
...
Restò
lì
,
tremante
,
senza
riuscire
a
formare
un
pensiero
.
Poi
,
improvvisamente
,
temendo
ch
'
egli
aprisse
l
'
uscio
e
la
scoprisse
lì
in
agguato
,
si
mosse
per
rientrare
nella
sua
camera
.
Ma
,
passando
come
una
ladra
davanti
all
'
uscio
della
camera
ove
dormiva
la
bambina
,
si
fermò
.
Anche
la
bambina
,
qua
,
piangeva
!
Tutt
'
e
due
...
Inconsciamente
,
quasi
per
trovare
un
rifugio
che
la
nascondesse
a
se
medesima
in
quel
momento
,
schiuse
quell
'
uscio
,
entrò
.
La
bàlia
,
seduta
in
mezzo
al
letto
,
smaniava
,
disperata
.
La
bambina
,
dopo
un
breve
sonno
inquieto
,
aveva
ripreso
a
contorcersi
per
le
doglie
e
a
vagire
così
.
Donna
Giannetta
non
intese
bene
dapprima
ciò
che
la
bàlia
diceva
;
allungò
una
mano
su
la
bambina
trangosciata
e
subito
la
ritrasse
,
quasi
per
ribrezzo
.
Com
'
era
fredda
!
Ma
bisognava
farla
tacere
...
Quel
pianto
era
insopportabile
...
Non
voleva
latte
?
Era
fasciata
forse
troppo
stretta
?
Volle
sfasciarla
lei
,
con
le
sue
mani
.
Oh
che
gambette
misere
,
paonazze
...
e
come
tremavano
,
contratte
dallo
spasimo
...
si
provò
a
tenergliele
;
ma
erano
gelate
!
Era
tutta
gelata
,
quella
povera
piccina
...
Fosse
stato
almeno
un
maschio
;
ma
no
,
ecco
,
femminuccia
...
Con
che
ravvolgerla
?
Ecco
là
,
la
copertina
della
culla
...
Su
,
su
,
Donna
Giannetta
se
la
prese
in
braccio
,
se
la
strinse
contro
il
seno
,
forte
e
delicatamente
,
e
si
mise
a
passeggiare
per
la
camera
,
cullando
la
figlioletta
col
dondolìo
della
persona
,
come
non
aveva
mai
fatto
.
E
stupì
di
saperlo
fare
.
Sentiva
sul
seno
le
contrazioni
del
piccolo
ventre
addogliato
e
quasi
il
gorgoglio
del
pianto
dentro
quel
corpicciolo
tenero
e
freddo
.
Quasi
senza
volerlo
,
allora
,
si
mise
a
piangere
anche
lei
,
non
per
pietà
della
piccina
,
no
...
o
fors
'
anche
,
sì
,
perché
la
vedeva
soffrire
...
ma
piangeva
anche
perché
...
perché
non
lo
sapeva
neppur
lei
.
A
poco
a
poco
la
piccina
,
come
se
sentisse
il
calore
dell
'
amor
materno
che
per
la
prima
volta
la
confortava
,
si
quietò
di
nuovo
.
Donna
Giannetta
era
già
stanca
,
tanto
stanca
,
e
pur
non
di
meno
seguitò
ancora
un
pezzo
a
passeggiare
e
a
batter
lievemente
,
a
ogni
passo
,
una
mano
sulle
spallucce
della
piccina
.
Poi
si
fermò
;
con
la
massima
cautela
,
per
non
farla
svegliare
,
se
la
tolse
dal
seno
;
si
mise
a
sedere
e
se
la
adagiò
su
le
ginocchia
;
fe
'
cenno
alla
bàlia
di
rimanersene
a
letto
e
,
al
lume
del
lampadino
da
notte
,
si
diede
a
contemplare
la
figliuola
.
Vide
quella
creaturina
,
tranquilla
ora
per
opera
sua
,
lì
in
grembo
a
lei
,
come
non
l
'
aveva
mai
veduta
.
Forse
perché
non
aveva
mai
fatto
nulla
per
lei
,
povera
piccina
,
cresciuta
finora
senz
'
affetto
,
senza
cure
...
E
che
colpa
aveva
lei
?
Strizzò
gli
occhi
,
come
per
ricacciare
,
indietro
un
sentimento
odioso
...
Ma
no
!
Che
colpa
aveva
la
piccina
d
'
esser
nata
?
E
a
un
tratto
,
guardando
così
la
figlia
,
comprese
quel
che
il
marito
voleva
dirle
.
Egli
era
e
si
sentiva
vecchio
,
e
sapeva
di
non
poter
riempire
la
vita
di
lei
;
ma
ella
aveva
una
figlia
ora
;
e
una
figlia
può
e
deve
riempir
la
vita
d
'
una
madre
.
Egli
poteva
fare
uno
scandalo
,
e
non
l
'
aveva
fatto
;
non
solo
,
ma
aveva
dato
anzi
a
quella
bambina
,
che
non
era
sua
,
il
prestigio
del
nome
,
del
grado
,
e
anche
...
sì
,
anche
la
sua
tenerezza
.
Orbene
,
lei
,
madre
,
poteva
dar
bene
alla
propria
figlia
l
'
affetto
,
le
cure
,
l
'
esempio
d
'
una
condotta
illibata
.
Ecco
,
sì
,
questo
,
questo
senza
dubbio
,
egli
voleva
dirle
.
E
lei
aveva
fatto
finta
di
dormire
...
A
lungo
donna
Giannetta
rimase
lì
,
quella
notte
,
a
pensare
,
con
la
bambina
in
grembo
.
Pensò
con
amarissimo
rimpianto
al
suo
sogno
giovanile
;
e
,
con
nausea
,
a
quel
che
gli
uomini
le
avevano
offerto
in
cambio
di
quel
sogno
...
Stupide
finzioni
,
volgarità
schifose
...
Poi
,
a
poco
a
poco
,
cedette
al
sonno
.
Prima
dell
'
alba
,
Francesco
D
'
Atri
,
attraversando
il
corridojo
per
recarsi
allo
studio
,
vide
aperto
l
'
uscio
della
camera
della
bàlia
e
sporse
il
capo
a
guardare
.
Rimase
stupito
nel
trovare
la
moglie
lì
addormentata
su
una
poltrona
,
con
la
bambina
in
braccio
.
Le
s
'
accostò
pian
piano
per
contemplarla
e
sentì
lo
stupore
sciogliersi
,
con
un
tremore
per
le
vene
,
in
una
tenerezza
infinita
.
si
chinò
e
le
sfiorò
con
un
bacio
la
fronte
.
Donna
Giannetta
si
destò
;
provò
anche
lei
stupore
,
dapprima
,
nel
ritrovarsi
lì
,
con
la
piccina
su
le
ginocchia
;
poi
sorrise
-
vide
quel
suo
sorriso
-
e
,
tendendo
una
mano
al
marito
e
guardandolo
con
gli
occhi
pieni
d
'
una
gioja
nuova
,
gli
domandò
:
-
Va
bene
così
?
CAPITOLO
SECONDO
Da
una
ventina
di
giorni
,
tutti
,
anche
quelli
che
andavano
per
via
frettolosi
e
sopra
pensiero
,
si
voltavano
,
si
fermavano
a
mirare
un
vecchiotto
nodoso
e
ferrigno
,
con
un
piccolo
zàino
alle
spalle
,
quattro
medaglie
al
petto
e
un
cappellaccio
nero
,
da
cui
scappava
un
arruffio
di
peli
,
i
gialli
cernecchi
confusi
col
barbone
lanoso
,
abbatuffolato
.
Camminava
quel
vecchiotto
come
in
sogno
,
gli
occhi
lustri
,
ilari
e
lagrimosi
,
senz
'
alcun
sospetto
della
sua
straordinaria
apparizione
per
le
vie
e
le
piazze
di
Roma
,
in
quella
comica
acconciatura
e
con
quella
goffa
aria
di
selvaggio
intenerito
.
Ma
,
lasciati
a
Valsanìa
il
berretto
villoso
,
gli
scarponi
imbullettati
e
il
fucile
,
indossato
il
vestito
nuovo
di
panno
turchino
e
,
sotto
alla
ruvida
camicia
d
'
albagio
violacea
,
un
'
altra
camicia
di
tela
che
gli
sovrabbondava
bianca
e
floscia
dal
collo
e
dalle
maniche
;
con
quel
cappellaccio
nero
e
le
scarpe
pulite
,
Mauro
Mortara
era
sicuro
d
'
essersi
acconciato
da
compìto
cittadino
.
La
giacca
,
sì
,
aveva
su
i
fianchi
certi
rigonfii
...
ma
le
pistole
,
eh
quelle
aveva
fatto
voto
di
non
lasciarle
mai
.
Le
quattro
medaglie
poi
che
gli
s
'
intravedevano
appese
alla
camicia
d
'
albagio
,
sul
petto
,
se
le
era
portate
(
chiestane
licenza
al
Generale
)
unicamente
per
dimostrare
ch
'
era
degno
di
passare
per
Roma
,
che
s
'
era
meritata
la
grazia
e
guadagnato
l
'
onore
di
vederla
.
Tutti
i
documenti
erano
dentro
lo
zainetto
.
Come
avrebbe
potuto
supporre
che
quelle
medaglie
,
a
Roma
,
attufata
d
'
odio
e
tutta
imbrattata
di
fango
in
quei
lividi
giorni
,
dovessero
chiamare
su
le
labbra
un
ghigno
di
scherno
,
diventata
quasi
titolo
d
'
infamia
la
qualifica
di
«
vecchio
patriota
»
?
Senza
il
più
lontano
sospetto
che
ridessero
di
lui
,
Mauro
Mortara
rideva
a
tutti
coloro
che
gli
ridevano
in
faccia
,
credendo
che
partecipassero
alla
sua
gioja
,
a
quella
sua
gioja
rigata
di
lagrime
che
,
quasi
grillandogli
attorno
come
una
luce
,
gli
abbagliava
ogni
cosa
.
Non
vedeva
altro
di
Roma
,
che
questa
sua
gioja
di
esserci
;
e
tutto
in
quella
fiamma
d
'
allucinazione
gli
si
presentava
magico
e
vaporoso
;
e
non
sentiva
la
terra
sotto
i
piedi
.
Tre
,
quattro
volte
,
nell
'
allungare
il
passo
,
gli
era
venuto
meno
il
marciapiedi
,
e
per
poco
non
era
ruzzolato
.
Andava
com
'
ebro
,
senza
mèta
,
smarrito
,
annegato
nella
sua
beatitudine
;
e
appena
gli
fantasmeggiava
davanti
un
aspetto
grandioso
,
giù
altre
lagrime
dagli
occhi
gonfii
di
commozione
.
Lando
Laurentano
avrebbe
voluto
dargli
una
guida
;
ma
che
guida
!
non
voleva
saper
nulla
;
non
voleva
che
gli
si
precisasse
nulla
;
temeva
istintivamente
che
ogni
notizia
,
ogn
'
indicazione
,
ogni
conoscenza
anche
sommaria
gli
rimpiccolisse
quella
smisurata
,
fluttuante
immagine
di
grandezza
,
che
il
sentimento
gli
creava
.
Roma
doveva
rimanere
per
lui
,
come
il
mare
,
sconfinata
.
E
ritornando
la
sera
,
stanco
e
non
sazio
,
al
villino
di
via
Sommacampagna
dove
Lando
abitava
,
alle
domande
se
avesse
veduto
il
Colosseo
,
il
Foro
,
il
Campidoglio
:
-
Ho
visto
,
ho
visto
!
-
rispondeva
in
fretta
.
-
Non
mi
dite
niente
...
Ho
visto
!
-
Anche
San
Pietro
?
-
Oh
Marasantissima
!
Vi
dico
che
ho
visto
.
Non
voglio
saper
niente
!
Questo
...
quello
...
che
me
n
'
importa
?
È
tutto
Roma
!
Che
gl
'
importava
di
sapere
chi
fosse
quel
cavaliere
con
le
gambe
nude
e
la
corona
in
capo
sul
gran
cavallo
di
bronzo
in
quell
'
alta
piazza
vegliata
da
statue
in
capo
alla
salita
,
dominata
da
una
torre
e
porticata
a
destra
e
a
sinistra
?
Era
a
Roma
?
E
dunque
era
un
grande
,
certo
,
un
eroe
dell
'
antichità
,
un
vittorioso
,
un
padrone
del
mondo
.
E
quella
statua
lì
,
rossa
,
seduta
sopra
la
fontana
,
con
una
palla
in
mano
?
Roma
:
quella
era
Roma
,
col
mondo
in
pugno
,
e
basta
.
Se
per
quella
piazza
non
fosse
passata
di
continuo
tanta
gente
,
si
sarebbe
chinato
a
baciar
l
'
orlo
di
quella
fontana
,
accostato
a
baciare
il
piedestallo
di
quel
cavaliere
con
le
gambe
nude
.
E
perché
s
'
affaccendava
lassù
tutta
quella
gente
?
Ma
perché
lavorava
a
far
più
grande
Roma
:
ecco
perché
!
si
davano
tutti
da
fare
per
questo
.
E
Roma
,
Roma
...
eccola
là
:
di
nuovo
,
tra
poco
,
tutto
il
mondo
in
pugno
avrebbe
tenuto
,
così
!
Era
lui
davvero
,
Mauro
Mortara
,
a
Roma
?
respirava
proprio
lui
lassù
quell
'
aria
di
Roma
?
toccava
proprio
lui
coi
piedi
il
suolo
di
Roma
?
vedeva
lui
tutte
quelle
grandezze
?
o
era
sogno
?
Ah
,
si
potevano
chiudere
ora
gli
occhi
suoi
,
dopo
tanta
grazia
?
Veduta
Roma
,
avevano
veduto
tutto
.
Posta
la
sua
firma
nel
registro
del
Pantheon
,
alla
tomba
del
Re
,
poteva
morire
:
aveva
dato
atto
di
presenza
nella
vita
,
risposto
all
'
appello
della
storia
.
Che
stupore
!
Se
le
era
trovate
davanti
all
'
improvviso
,
quelle
colonne
scure
e
maestose
.
Nel
dubbio
che
fosse
una
chiesa
,
s
'
era
tenuto
in
prima
d
'
entrare
per
il
cancello
semichiuso
della
ringhiera
,
come
vedeva
fare
a
tanti
.
Venendo
a
Roma
,
aveva
stabilito
che
,
dalle
chiese
,
alla
larga
!
Rispettare
Dio
,
sì
,
ma
in
cielo
...
E
non
era
entrato
difatti
neanche
in
San
Pietro
.
In
mano
ai
preti
,
lui
?
Maramèo
!
Con
occhi
torvi
aveva
guatato
il
Vaticano
,
premendo
coi
gomiti
su
i
fianchi
il
calcio
delle
due
pistole
.
Era
dunque
una
chiesa
anche
quella
?
Stava
per
domandarlo
,
quando
gli
s
'
era
accostato
un
venditore
di
vedute
di
Roma
:
-
Il
Pantheon
...
la
tomba
del
Re
...
-
Là
dentro
?
E
subito
allora
era
entrato
.
Quell
'
occhio
tondo
aperto
nella
cupola
,
da
cui
si
vedeva
il
cielo
,
l
'
altare
di
fronte
lo
avevano
un
po
'
sconcertato
.
Dov
'
era
la
tomba
del
Re
?
Eccola
là
,
a
destra
,
in
alto
,
di
bronzo
...
E
s
'
era
avvicinato
,
timoroso
;
aveva
veduto
sotto
la
tomba
i
due
veterani
di
guardia
,
con
le
medaglie
al
petto
,
il
registro
per
le
firme
dei
visitatori
e
,
con
gli
occhi
ridenti
e
invetrati
di
lagrime
,
aveva
sollevato
un
po
'
la
giacca
per
far
vedere
a
quelli
che
aveva
il
diritto
,
lui
,
di
firmare
.
Quei
due
veterani
non
avevano
compreso
bene
,
forse
,
ciò
che
avesse
voluto
dire
e
,
vedendolo
ridere
e
piangere
insieme
,
lo
avevano
preso
fors
'
anche
per
matto
.
Sì
,
aveva
risposto
lui
,
col
capo
:
or
ora
,
dopo
tutti
gli
altri
;
ché
,
un
po
'
per
la
mano
poco
avvezza
,
un
po
'
per
gli
occhi
e
sopra
tutto
poi
per
la
commozione
,
chi
sa
quanto
tempo
ci
avrebbe
messo
!
Alla
fine
,
rimasto
solo
davanti
ai
veterani
dopo
aver
raspato
alla
meglio
sul
registro
,
a
lettera
a
lettera
,
nome
,
cognome
e
luogo
di
nascita
:
-
Ah
,
da
Girgenti
...
siciliano
?
-
s
'
era
sentito
domandare
da
uno
di
quelli
,
che
con
gli
occhi
aveva
tenuto
dietro
alla
penna
.
-
Avete
fatto
la
campagna
del
Sessanta
?
-
Eccole
qua
!
-
gli
aveva
risposto
,
gongolante
,
mostrando
le
medaglie
.
-
E
questa
,
del
Quarantotto
!
-
Ah
,
reduce
del
Quarantotto
...
E
siete
danneggiato
?
-
Come
,
danneggiato
?
Che
vuol
dire
?
-
Se
avete
la
pensione
dei
danneggiati
politici
...
Ma
che
pensione
!
Lui
?
Perché
la
pensione
?
Non
aveva
niente
,
lui
.
Non
sapeva
neppure
che
ci
fosse
,
quella
pensione
;
e
se
l
'
avesse
saputo
,
non
l
'
avrebbe
mai
chiesta
.
Prender
danaro
per
quel
che
aveva
fatto
?
Ma
gli
dovevano
prima
cascar
le
mani
!
Quelli
,
ch
'
eran
due
piemontesi
,
s
'
erano
messi
a
ridere
,
guardandosi
negli
occhi
.
Lo
avevano
approvato
-
credeva
lui
-
sicuramente
.
Sì
,
come
lo
approvavano
,
nel
villino
,
ogni
sera
,
Raffaele
il
cameriere
e
Torello
il
servitorino
,
dopo
la
severa
riprensione
del
padrone
che
li
aveva
sorpresi
in
un
momento
che
se
lo
pigliavano
a
godere
proprio
di
gusto
.
Alle
esclamazioni
di
gioja
,
di
meraviglia
,
di
entusiasmo
,
di
soddisfazione
,
alle
ingenue
considerazioni
di
Mauro
sulla
grandezza
della
patria
,
Lando
Laurentano
,
benché
pieno
in
quei
giorni
di
sdegno
e
di
nausea
,
non
aveva
mai
replicato
;
aveva
trattenuto
il
sorriso
anche
quando
il
suo
caro
vecchio
,
una
di
quelle
sere
,
era
entrato
ad
annunziargli
ancor
tutto
esultante
:
-
Ho
visto
il
Re
!
ho
visto
il
Re
!
Oh
,
povero
figlio
mio
,
come
avrei
potuto
mai
crederlo
?
tutto
bianco
...
bianco
come
me
...
Chi
sa
quanto
gli
costa
sedere
lassù
!
quanti
pensieri
!
Eh
,
il
palo
è
lui
!
c
'
è
poco
da
dire
:
il
palo
che
regge
tutto
...
E
sapete
?
M
'
ha
salutato
!
se
la
carrozza
andava
più
piano
,
mi
buttavo
in
ginocchio
,
com
'
è
vero
Dio
!
«
Sentirsi
in
petto
per
un
momento
quel
cuore
!
»
aveva
pensato
con
tenerezza
e
con
invidia
Lando
Laurentano
.
«
Potere
con
quella
stessa
fede
,
con
quella
stessa
purezza
d
'
intenti
,
nutrire
un
sogno
,
un
più
vasto
sogno
;
affrontare
per
esso
più
aspre
lotte
e
vincere
,
per
goder
poi
una
gioja
più
pura
e
più
grande
di
quella
!
»
.
Come
per
ritemprarsi
e
lavarsi
lo
spirito
di
tutte
le
sozzure
sbomicanti
in
quei
giorni
dalla
vita
nazionale
,
s
'
era
immerso
nei
discorsi
di
quel
vecchio
,
strambi
,
sì
,
ma
vero
lavacro
di
purezza
e
di
fede
.
La
sua
vista
,
la
sua
presenza
a
Roma
,
in
quei
giorni
,
gli
facevano
apparir
più
sozzi
,
più
turpi
tutti
coloro
che
della
fortuna
insigne
d
'
esser
nati
in
un
momento
supremo
e
glorioso
s
'
erano
avvantaggiati
come
ingordi
mercanti
e
ladri
speculatori
.
Che
ne
sapeva
,
che
poteva
saperne
quel
vecchio
,
il
quale
,
dopo
aver
dato
il
meglio
della
sua
forte
e
ingenua
natura
alla
patria
,
s
'
era
ritratto
in
solitudine
a
fantasticare
sul
frutto
che
l
'
opera
sua
avrebbe
certamente
recato
,
sicuro
che
tutti
gli
altri
avevano
fatto
come
lui
?
Egli
non
pensava
:
sentiva
soltanto
:
fiamma
accesa
,
che
si
beava
nel
suo
lume
e
nel
suo
calore
,
e
tutto
avvivava
intorno
a
sé
di
questo
lume
.
E
,
certo
,
come
ora
qua
non
avvertiva
la
tempesta
di
fango
in
mezzo
alla
quale
passava
raggiante
di
gioja
e
d
'
entusiasmo
,
da
trent
'
anni
in
Sicilia
non
aveva
mai
avvertito
gli
orrori
delle
tante
ingiustizie
,
la
desolazione
dell
'
abbandono
,
il
crollo
delle
illusioni
,
il
grido
e
le
minacce
della
miseria
.
Impensierito
dalle
notizie
di
giorno
in
giorno
più
gravi
che
gli
arrivavano
di
laggiù
,
Lando
avrebbe
voluto
qualche
ragguaglio
da
lui
,
almeno
intorno
alla
provincia
di
Girgenti
;
ma
non
glien
'
aveva
neppur
fatto
cenno
,
sicuro
che
gli
avrebbe
oscurato
d
'
un
tratto
tutta
la
festa
col
fargli
sapere
ch
'
egli
,
il
nipote
del
Generale
,
era
per
quelli
che
egli
in
buona
fede
doveva
stimar
nemici
della
patria
,
e
dunque
un
nemico
della
patria
anche
lui
.
Gli
aveva
domandato
invece
notizie
del
padre
.
-
Giù
,
dovete
venire
giù
con
me
!
-
gli
aveva
risposto
Mauro
recisamente
.
-
Voi
siete
il
ladro
;
io
,
il
carabiniere
.
E
ringraziate
Dio
che
ha
mandato
me
!
Poteva
mandarvi
un
plotone
di
quei
suoi
terribili
pagliacci
,
con
Sciaralla
il
capitano
.
Lando
aveva
schiuso
le
labbra
a
un
sorriso
afflitto
.
E
allora
Mauro
,
picchiandosi
la
fronte
con
una
mano
:
-
Testa
!
Che
volete
farci
?
Me
li
manda
anche
lì
,
a
Valsanìa
,
vestiti
a
quel
modo
,
nella
casa
di
suo
Padre
!
Il
cuore
mi
si
volta
in
petto
e
vedo
rosso
,
vi
giuro
,
certe
volte
!
Basta
,
che
dicevamo
?
Ah
...
anche
questa
vi
pare
che
sia
da
meno
?
andare
a
sposar
di
nuovo
,
alla
sua
età
,
e
una
di
quella
razza
!
Santo
e
santissimo
non
so
chi
e
non
so
come
,
il
padre
di
quello
,
vi
dico
,
quando
vostro
nonno
fu
mandato
in
esilio
,
andò
in
chiesa
a
cantare
il
Te
Deum
.
E
lui
,
lui
,
questo
don
Flaminio
Salvo
...
Corpo
di
Dio
,
sapete
che
ho
dovuto
sopportarmelo
per
un
mese
a
Valsanìa
?
Ah
,
che
bracalone
quel
vostro
zio
don
Cosmo
!
«
Come
!
»
doveva
dire
.
«
Flaminio
Salvo
a
Valsania
?
»
E
invece
,
niente
!
Padronissimo
.
E
sapete
come
sono
stato
io
per
un
mese
?
Come
una
bestia
che
va
cercando
tutti
i
buchi
e
i
bucherelli
per
nascondersi
.
Se
lo
vedevo
...
sangue
di
...
per
qua
lo
afferravo
,
vi
dico
,
per
la
gola
,
e
là
,
suona
che
ti
suono
,
cazzotti
dove
coglievo
coglievo
!
Sapete
che
quando
mi
piglia
quel
momentaccio
,
bestiale
come
sono
...
Lasciamo
andare
!
Questo
don
Flaminio
Salvo
,
al
quarantotto
,
che
fece
?
ve
lo
dico
io
che
fece
,
andò
dritto
filato
a
denunziare
alla
sbirraglia
borbonica
il
luogo
dove
s
'
era
nascosto
don
Stefano
Auriti
con
vostra
zia
donna
Caterina
.
Storia
!
E
ora
,
a
Girgenti
,
porta
tutti
i
preti
in
pianta
di
mano
!
Ma
Dio
,
ah
Dio
l
'
ha
castigato
!
La
moglie
,
pazza
!
Peccato
che
la
figlia
...
quella
,
no
:
buona
,
la
figlia
;
buona
e
bella
...
Ma
non
vi
venisse
in
mente
,
oh
,
di
pigliarvela
in
moglie
!
Voi
,
caro
mio
,
portate
il
nome
di
vostro
nonno
,
ricordatevelo
!
E
il
nome
di
Gerlando
Laurentano
dev
'
essere
per
voi
...
che
dico
?
no
,
caro
mio
,
non
ridete
...
di
queste
cose
non
dovete
ridere
davanti
a
me
!
-
Rido
,
-
gli
aveva
risposto
Lando
,
-
perché
ha
mandato
un
buon
ambasciatore
mio
padre
per
persuadermi
ad
assistere
alle
sue
nozze
!
E
Mauro
,
mettendo
le
mani
avanti
:
-
Ah
no
,
che
c
'
entra
?
io
le
cose
le
dico
papali
in
faccia
,
anche
a
lui
.
E
,
tanto
,
se
non
le
dico
,
mi
si
leggono
in
fronte
lo
stesso
...
Ciascuno
col
sentimento
suo
.
Ma
voi
dovete
venire
con
me
,
perché
il
padre
è
padrone
,
caro
mio
.
Non
andate
di
vostra
volontà
.
Lui
,
com
'
ha
cominciato
,
deve
finire
.
Se
s
'
è
messo
per
quella
via
,
che
volete
farci
?
Ve
ne
verrete
per
un
po
'
di
giorni
a
Valsanìa
,
a
ristorarvi
;
vi
arrabbierete
un
po
'
con
quello
stolido
di
vostro
zio
don
Cosmo
;
ma
poi
ci
sono
io
,
c
'
è
il
camerone
del
Generale
,
intatto
,
tal
quale
...
Entrando
là
,
il
petto
...
ah
!
vi
s
'
allarga
e
il
cuore
vi
si
fa
tanto
...
Voi
,
non
so
,
mi
parete
...
Con
permesso
,
lasciatemi
sentir
l
'
orologio
.
Gli
s
'
era
accostato
,
gli
aveva
posato
un
orecchio
sul
petto
,
dalla
parte
del
cuore
e
,
ridendo
furbescamente
,
aveva
concluso
:
-
Ho
capito
!
L
'
ora
delle
femmine
.
Calmo
e
freddo
in
apparenza
,
Lando
Laurentano
covava
in
segreto
un
dispetto
amaro
e
cocente
del
tempo
in
cui
gli
era
toccato
in
sorte
di
vivere
;
dispetto
che
non
si
sfogava
mai
in
invettive
o
in
rampogne
,
conoscendo
che
,
quand
'
anche
avessero
trovato
eco
negli
altri
,
come
ne
trovavano
difatti
quelle
dei
tanti
malcontenti
in
buona
o
in
mala
fede
,
non
avrebbero
approdato
a
nulla
.
Era
,
quel
suo
dispetto
,
come
il
fermento
d
'
un
mosto
inforzato
,
in
una
botte
che
già
sapeva
di
secco
.
La
vigna
era
stata
vendemmiata
.
Tutti
i
pampini
ormai
erano
ingialliti
;
s
'
accartocciavano
aridi
;
cadevano
;
i
tralci
nudi
si
storcevano
nella
nebbia
autunnale
,
come
chi
si
stiri
in
un
lungo
e
sordo
spasimo
di
noja
;
nella
grigia
distesa
dei
campi
,
tra
la
caligine
umida
,
non
rimaneva
più
altro
che
un
accennar
muto
e
lieve
e
lento
di
pàlmiti
vagabondi
.
Aveva
dato
il
suo
frutto
,
il
tempo
.
E
lui
era
venuto
a
vendemmia
già
fatta
.
Il
mosto
generoso
e
grosso
,
raccolto
in
Sicilia
con
gioja
impetuosa
,
mescolato
con
l
'
asciutto
e
brusco
del
Piemonte
,
poi
col
frizzante
e
aspretto
di
Toscana
,
ora
col
passante
,
raccolto
tardi
e
quasi
di
furto
nella
vigna
del
Signore
,
mal
governato
in
tre
tini
e
nelle
botti
,
mal
conciato
ora
con
tiglio
or
con
allume
,
s
'
era
irrimediabilmente
inacidito
.
Età
sterile
,
per
forza
,
la
sua
,
come
tutte
quelle
che
succedono
a
un
tempo
di
straordinario
rigoglio
.
Bisognava
assistere
,
tristi
e
inerti
,
allo
spettacolo
di
tutti
coloro
che
avevan
dato
mano
all
'
opera
e
volevano
ora
esser
soli
a
darle
assetto
;
alcuni
tuttavia
sovreccitati
e
quasi
farneticanti
,
altri
già
lassi
e
crogiolantisi
con
senile
sorriso
di
sufficienza
nella
soddisfazione
d
'
un
'
ardua
fatica
comunque
terminata
,
di
cui
non
volevano
vedere
i
difetti
,
né
che
altri
li
vedesse
.
Ah
,
in
verità
,
sorte
miserabile
quella
dell
'
eroe
che
non
muore
,
dell
'
eroe
che
sopravvive
a
se
stesso
!
Già
l
'
eroe
,
veramente
,
muore
sempre
,
col
momento
:
sopravvive
l
'
uomo
e
resta
male
.
Guaj
se
non
scoppia
l
'
anima
con
veemenza
,
investita
da
quel
vento
propulsore
che
la
gonfia
,
la
sforza
e
le
fa
assumere
a
un
tratto
una
terribile
maschera
di
grandezza
!
Dopo
quello
sforzo
,
caduto
il
vento
,
l
'
anima
violentata
non
sa
,
non
può
più
ricomporsi
nelle
sue
naturali
proporzioni
non
trova
più
il
suo
equilibrio
:
qua
ancora
abbottata
e
intumidita
,
là
floscia
,
ammaccata
,
casca
da
tutte
le
parti
e
,
come
un
pallone
in
cui
si
sia
consumato
lo
stoppaccio
,
incespica
e
si
straccia
in
tutti
gli
sterpi
della
via
dianzi
sorvolata
.
Lando
Laurentano
non
sfogava
il
dispetto
,
perché
,
non
avendo
potuto
prima
per
l
'
età
,
non
potendo
più
ora
per
l
'
inerzia
dei
tempi
far
nulla
,
sdegnava
come
troppo
facile
dir
che
gli
altri
avevano
fatto
male
.
Fare
...
ecco
,
poter
fare
,
senza
punte
parole
!
Avevano
fatto
gli
altri
.
Ora
era
il
tempo
delle
parole
.
Ne
facevano
tante
gli
altri
inutilmente
,
ch
'
egli
poteva
bene
risparmiar
le
sue
.
Vedeva
che
coloro
,
a
cui
era
stato
dato
di
fare
,
s
'
erano
dibattuti
a
lungo
tra
due
concezioni
,
una
vacua
e
l
'
altra
servile
:
quella
di
un
'
Italia
classica
e
quella
di
un
'
Italia
romantica
:
una
fantasima
in
toga
e
un
manichino
da
vestire
con
la
livrea
e
il
beneplacito
altrui
:
un
'
Italia
retorica
,
fatta
di
ricordi
di
scuola
,
quella
stessa
forse
vagheggiata
dal
Petrarca
e
suggerita
a
Cola
di
Rienzo
,
repubblicana
;
e
un
'
Italia
forestiera
,
o
inforestierata
tutta
nell
'
anima
e
negli
ordini
.
Purtroppo
,
le
necessità
storiche
dovevano
effettuar
questa
.
E
,
in
fondo
,
non
si
era
fatto
altro
che
sostituire
una
retorica
a
un
'
altra
;
alla
scolastica
imitazione
degli
antichi
,
la
spropositata
imitazione
degli
stranieri
.
Imitare
,
sempre
.
«
Oh
Italiani
,
-
aveva
gridato
dalle
Murate
di
Firenze
il
Guerrazzi
,
-
scimmie
e
non
uomini
!
»
.
Soffocati
dalle
così
dette
ragioni
di
Stato
gl
'
impeti
più
generosi
,
la
nazione
era
stata
messa
su
per
accomodamenti
e
compromissioni
,
per
incidenze
e
coincidenze
.
Un
solo
fuoco
,
una
sola
fiamma
avrebbe
dovuto
correre
da
un
capo
all
'
altro
d
'
Italia
per
fondere
e
saldare
le
varie
membra
di
essa
in
un
sol
corpo
vivo
.
La
fusione
era
mancata
per
colpa
di
coloro
che
avevano
stimato
pericolosa
la
fiamma
e
più
adatto
il
freddo
lume
dei
loro
intelletti
accorti
e
calcolatori
.
Ma
,
se
la
fiamma
s
'
era
lasciata
soffocare
,
non
era
pur
segno
che
non
aveva
in
sé
quella
forza
e
quel
calore
che
avrebbe
dovuto
avere
?
Che
nembo
di
fuoco
allegro
e
violento
dalla
Sicilia
su
su
fino
a
Napoli
!
Ancora
da
laggiù
,
più
tardi
,
la
fiamma
s
'
era
spiccata
per
arrivare
fino
a
Roma
...
Dovunque
era
stata
costretta
ad
arrestarsi
,
ad
Aspromonte
o
su
le
balze
del
Trentino
,
era
rimasto
un
vuoto
sordo
,
una
smembratura
.
Non
poteva
l
'
Italia
farsi
in
altro
modo
?
Segno
che
non
erano
ancora
ben
maturi
gli
eventi
,
o
che
eran
mancati
in
alcuni
l
'
energia
e
l
'
ardire
per
secondarli
.
Troppi
calcoli
e
riflessioni
ombrose
e
tentennamenti
e
scrupoli
e
ritegni
e
soggezioni
avevano
mortificato
la
creazione
della
patria
.
Che
fare
,
adesso
?
Per
chi
vuole
,
sì
,
è
sempre
tempo
di
far
bene
.
Ma
un
bene
modesto
,
umile
,
paziente
,
Lando
Laurentano
sentiva
che
non
era
per
lui
.
Gli
avevano
offerto
,
nelle
ultime
elezioni
generali
,
la
candidatura
in
uno
dei
collegi
di
Palermo
:
né
preghiere
,
né
pressioni
,
né
richiami
alla
disciplina
del
partito
erano
valsi
a
farlo
recedere
dal
rifiuto
.
Lui
,
a
Montecitorio
,
in
quel
momento
?
Meglio
affogarsi
in
una
fogna
!
Fin
da
giovinetto
s
'
era
nutrito
di
forti
e
severi
studii
,
non
tanto
per
bisogno
di
coltura
o
per
passione
,
quanto
per
poter
pensare
e
giudicare
a
suo
modo
,
e
serbare
così
,
conversando
con
gli
altri
,
l
'
indipendenza
del
proprio
spirito
.
Aveva
qua
,
nel
villino
solitario
di
via
Sommacampagna
,
una
ricca
biblioteca
,
ove
soleva
passare
parecchie
ore
del
giorno
.
Ma
,
leggendo
,
era
tratto
irresistibilmente
a
tradurre
in
azione
,
in
realtà
viva
quanto
leggeva
;
e
,
se
aveva
per
le
mani
un
libro
di
storia
,
provava
un
sentimento
indefinibile
di
pena
angustiosa
nel
veder
ridotta
lì
in
parole
quella
che
un
giorno
era
stata
vita
,
ridotto
in
dieci
o
venti
righe
di
stampa
,
tutte
allo
stesso
modo
interlineate
con
ordine
preciso
,
quello
ch
'
era
stato
movimento
scomposto
,
rimescolìo
,
tumulto
.
Buttava
via
il
libro
,
con
uno
scatto
di
sdegno
,
e
si
metteva
a
passeggiare
per
la
sala
.
Che
strana
impressione
gli
facevano
allora
tutti
quei
libri
nella
prigione
degli
alti
e
ampii
scaffali
che
coprivano
da
un
capo
all
'
altro
le
quattro
pareti
!
Dalle
due
finestre
basse
,
che
davano
sul
giardino
,
entrava
il
passerajo
fitto
,
assiduo
,
assordante
degl
'
innumerevoli
uccelletti
che
ogni
giorno
si
davan
convegno
sul
pino
là
,
palpitante
più
d
'
ali
che
di
foglie
.
Paragonava
quel
fremito
continuo
,
instancabile
,
quell
'
ebro
tumulto
di
voci
vive
,
con
le
parole
racchiuse
in
quei
libri
muti
,
e
gliene
cresceva
lo
sdegno
.
Composizioni
artificiose
,
vita
fissata
,
rappresa
in
forme
immutabili
,
costruzioni
logiche
,
architetture
mentali
,
induzioni
,
deduzioni
-
via
!
via
!
via
!
Muoversi
,
vivere
,
non
pensare
!
Che
angoscia
,
che
smanie
talvolta
,
se
s
'
affondava
nel
pensiero
che
anch
'
egli
,
inevitabilmente
,
coi
concetti
e
le
opinioni
che
cercava
di
formarsi
su
uomini
e
cose
,
con
le
finzioni
che
si
creava
,
con
gli
affetti
,
coi
desiderii
che
gli
sorgevano
,
fermava
,
fissava
in
sé
e
tutt
'
intorno
a
sé
in
forme
determinate
il
flusso
continuo
della
vita
!
Ma
se
già
egli
stesso
,
con
quel
suo
corpo
,
era
una
forma
determinata
,
una
forma
che
si
moveva
,
che
poteva
seguire
fino
a
un
certo
punto
questo
flusso
della
Vita
,
fino
a
tanto
che
,
man
mano
irrigidendosi
sempre
più
,
il
movimento
già
a
poco
a
poco
rallentato
non
sarebbe
cessato
del
tutto
!
Ebbene
,
certi
giorni
,
arrivava
a
sentire
per
il
suo
stesso
corpo
,
così
alto
e
smilzo
,
per
il
suo
volto
bruno
pallido
,
dalla
fronte
troppo
ampia
,
dalla
barba
nera
,
quadra
,
dal
naso
imperioso
in
contrasto
con
gli
occhi
da
arabo
sonnolento
e
voluttuoso
,
una
strana
antipatia
.
Se
li
guardava
nello
specchio
come
se
fossero
d
'
un
estraneo
.
Dentro
quel
suo
stesso
corpo
,
intanto
,
in
ciò
che
egli
chiamava
anima
,
il
flusso
continuava
indistinto
,
sotto
gli
argini
,
oltre
i
limiti
ch
'
egli
imponeva
per
comporsi
una
coscienza
,
per
costruirsi
una
personalità
.
Ma
potevano
anche
tutte
quelle
forme
fittizie
,
investite
dal
flusso
in
un
momento
di
tempesta
,
crollare
,
e
anche
quella
parte
del
flusso
che
non
scorreva
ignota
sotto
gli
argini
e
oltre
i
limiti
ma
che
si
scopriva
a
lui
distinta
,
e
ch
'
egli
aveva
con
cura
incanalato
nei
suoi
affetti
,
nei
doveri
che
si
era
imposti
,
nelle
abitudini
che
si
era
tracciate
,
poteva
in
un
momento
di
piena
straripare
e
sconvolger
tutto
.
Ecco
:
a
uno
di
questi
momenti
di
piena
egli
anelava
!
si
era
perciò
immerso
tutto
nello
studio
delle
nuove
questioni
sociali
,
nella
critica
di
coloro
che
,
armati
di
poderosi
argomenti
,
tendevano
ad
abbattere
dalle
fondamenta
una
costituzione
di
cose
comoda
per
alcuni
,
iniqua
per
la
maggioranza
degli
uomini
,
e
a
destare
nello
stesso
tempo
in
questa
maggioranza
una
volontà
e
un
sentimento
che
facessero
impeto
a
scalzare
,
a
distruggere
,
a
disperdere
tutte
quelle
forme
imposte
da
secoli
,
in
cui
la
vita
s
'
era
ponderosamente
irrigidita
.
Sarebbero
sorti
nelle
maggioranze
quella
volontà
e
quel
sentimento
così
forti
da
promuover
subito
il
crollo
?
Mancava
in
esse
ancora
la
coscienza
e
l
'
educazione
necessarie
.
Renderle
coscienti
,
educarle
,
prepararle
:
ecco
un
ideale
!
Ma
a
quando
l
'
attuazione
?
Opera
lenta
,
lunga
e
paziente
anche
questa
,
purtroppo
.
Nei
suoi
vasti
possedimenti
in
Sicilia
,
nella
provincia
di
Palermo
,
ereditati
dalla
madre
,
aveva
già
accordato
ai
contadini
la
più
equa
mezzadria
,
proibendo
assolutamente
al
suo
amministratore
di
gravare
anche
d
'
un
minimo
interesse
le
anticipazioni
concesse
con
liberalità
per
la
semente
e
per
tutte
le
altre
spese
necessarie
alla
coltura
dei
campi
;
vi
aveva
fondato
e
manteneva
a
sue
spese
parecchie
scuole
rurali
,
più
volte
,
a
ogni
richiesta
,
aveva
contribuito
largamente
ai
fondi
di
riserva
per
la
resistenza
dei
contadini
e
dei
solfaraj
nelle
lotte
contro
i
proprietarii
di
terre
e
i
produttori
di
zolfo
;
pagava
le
spese
di
stampa
d
'
un
giornale
del
partito
:
La
Nuova
età
,
che
si
pubblicava
ogni
domenica
a
Palermo
.
L
'
amministratore
Rosario
Piro
protestava
da
laggiù
,
mese
per
mese
,
con
lunghissime
lettere
piene
di
buon
senso
e
di
spropositi
di
lingua
:
protestava
e
si
lavava
le
mani
.
Povero
Piro
!
Chi
sa
come
se
l
'
era
ridotte
,
quelle
mani
,
a
furia
di
lavarsele
!
Lando
,
forse
senza
neppure
accorgersene
,
o
credendo
fors
'
anche
di
viver
sobriamente
,
spendeva
molto
per
sé
.
L
'
esperienza
di
quanto
vacua
e
insulsa
fosse
la
vita
di
tutti
coloro
che
per
professione
facevano
bella
figura
nel
così
detto
bel
mondo
,
nei
circoli
,
nei
saloni
dei
grandi
alberghi
,
nelle
sale
da
giuoco
,
nelle
piste
delle
corse
,
nelle
cacce
a
cavallo
,
se
l
'
era
pagata
,
non
per
voglia
che
n
'
avesse
,
ma
per
non
apparir
singolare
dagli
altri
in
una
cosa
di
così
poco
valore
per
lui
e
che
in
fondo
non
gli
costava
alcun
sacrificio
,
date
le
sue
abitudini
signorili
e
le
sue
relazioni
sociali
;
seguitava
ancora
a
pagarsela
di
tratto
in
tratto
,
e
pur
cara
,
nei
momenti
in
cui
più
forte
sentiva
il
bisogno
d
'
afferrarsi
al
solido
fondamento
della
bestialità
umana
per
sottrarsi
o
resistere
a
certi
impulsi
strani
,
a
certi
capricci
dell
'
immaginazione
,
alle
smaniose
incertezze
dell
'
intelletto
.
Si
abbandonava
allora
a
esercizii
violenti
con
una
freddezza
che
a
lui
stesso
talvolta
incuteva
raccapriccio
,
o
a
piaceri
sensuali
,
la
cui
profumata
e
luccicante
squisitezza
esteriore
non
riusciva
a
nascondergli
la
trista
volgarità
.
Ma
nell
'
inerzia
si
sentiva
rodere
;
tra
le
smanie
della
forzata
inazione
,
soffocare
,
tanto
più
in
quanto
si
costringeva
a
respingere
quelle
smanie
per
non
dare
alcuno
spettacolo
di
sé
,
mai
.
E
mentre
sorrideva
,
ascoltando
al
circolo
o
in
qualche
altro
ritrovo
le
baggianate
dei
suoi
conoscenti
,
dondolando
un
piede
o
carezzandosi
la
barba
,
immaginava
freddamente
qualche
scoppio
improvviso
che
mettesse
in
iscompiglio
ridicolo
a
un
tempo
e
spaventoso
tutto
quel
mondo
fatuo
,
fittizio
,
di
cui
gli
pareva
incredibile
che
gli
altri
sul
serio
potessero
vivere
e
appagarsi
.
Gli
altri
?
E
lui
?
Di
che
viveva
lui
?
Non
se
ne
appagava
,
è
vero
;
ma
che
ci
guadagnava
a
non
appagarsene
?
Ecco
,
quelle
smanie
.
Non
cupidigie
effimere
,
non
appetiti
da
soddisfare
vi
trovavano
i
suoi
sensi
:
ritrarsene
,
non
gli
sarebbe
costato
alcuno
sforzo
di
volontà
;
anzi
doveva
sforzarsi
per
rimanervi
,
come
se
fosse
per
lui
esercizio
di
un
dovere
increscioso
,
condanna
.
D
'
altro
canto
,
non
sarebbe
impazzito
a
restar
solo
con
se
stesso
?
Tanta
era
la
mala
contentezza
della
propria
esistenza
arida
,
senza
germogli
di
desiderii
vivi
.
Certe
notti
,
rincasando
oppresso
dalla
più
cupa
noja
,
aveva
così
forte
l
'
impressione
d
'
andare
a
ritrovar
nella
solitudine
del
suo
villino
il
proprio
spirito
che
non
se
n
'
era
mosso
e
che
lo
avrebbe
accolto
dallo
specchio
con
atteggiamento
di
scherno
e
gli
avrebbe
domandato
se
fuori
faceva
bel
tempo
,
se
c
'
era
la
luna
,
se
qualche
lampada
elettrica
non
si
fosse
per
caso
stizzita
lungo
la
via
,
o
se
San
Paolo
,
stanco
di
stare
in
piedi
,
non
si
fosse
messo
a
sedere
su
la
colonna
Antonina
;
così
forte
aveva
questa
impressione
,
che
tornava
indietro
,
per
lasciar
fuori
la
propria
persona
e
non
presentarla
a
quella
derisione
.
Eccola
,
eccola
lì
,
la
sua
bella
persona
,
ben
curata
,
ben
lisciata
,
azzimata
...
chi
se
la
voleva
prendere
a
quell
'
ora
di
notte
?
si
fermava
un
po
'
per
sentire
intorno
a
sé
il
silenzio
notturno
;
gli
pareva
che
questo
silenzio
si
profondasse
nel
tempo
,
nel
passato
di
Roma
,
e
diventasse
terribile
.
Un
brivido
lo
scoteva
.
Gravava
quella
notte
su
una
città
di
mille
e
mille
anni
,
per
cui
egli
passava
,
ombra
vana
,
minima
,
che
un
lieve
soffio
avrebbe
spazzata
via
.
Da
questi
momenti
non
rari
lo
richiamava
in
sé
ogni
volta
,
accorrendo
da
Palermo
senza
invito
e
sempre
in
punto
un
amico
,
forse
il
solo
che
avesse
sincero
:
Lino
Apes
,
direttore
della
Nuova
Età
:
Socrate
,
com
'
egli
lo
chiamava
.
E
di
Socrate
veramente
Lino
Apes
aveva
l
'
umore
e
la
bruttezza
:
alto
,
tutto
collo
e
senza
spalle
,
con
le
braccia
scimmiesche
che
gli
scivolavano
fin
quasi
ai
ginocchi
,
la
fronte
sfuggente
,
il
naso
schiacciato
,
e
certi
occhi
ilari
e
acuti
,
che
ridendo
gli
lagrimavano
,
quasi
nascosti
dalle
folte
sopracciglia
spioventi
.
Poverissimo
,
con
incredibili
stenti
superati
allegramente
,
s
'
era
mantenuto
da
sé
agli
studii
,
fino
a
laurearsi
in
lettere
e
filosofia
;
senza
ambizioni
di
sorta
,
s
'
adattava
a
insegnare
a
suo
modo
in
un
ginnasio
inferiore
,
con
molto
godimento
dei
ragazzi
,
con
molto
struggimento
del
direttore
che
non
osava
muovergli
alcuna
riprensione
.
Passava
il
resto
della
giornata
sperperando
nella
conversazione
l
'
inesauribile
ricchezza
delle
idee
che
,
dopo
un
lungo
giro
,
gli
ritornavano
appena
appena
riconoscibili
,
ciascuna
col
marchio
della
sciocchezza
o
della
vanità
di
chi
se
l
'
era
appropriata
.
Era
il
suo
discorso
una
fonte
perenne
di
speciosissimi
argomenti
,
da
cui
sprazzava
a
un
tratto
una
luce
nuova
e
strana
che
,
inaspettatamente
,
rendeva
tutto
semplice
e
chiaro
.
Lino
Apes
aveva
più
volte
dimostrato
a
Lando
Laurentano
che
,
dicendosi
socialista
,
mentiva
con
la
più
ingenua
sincerità
;
si
vedeva
non
qual
era
,
ma
quale
avrebbe
voluto
essere
.
Il
che
,
sosteneva
lui
,
avviene
a
tutti
,
ed
è
la
sorgente
prima
del
ridicolo
.
Socialista
,
un
indisciplinato
?
socialista
,
un
nemico
,
non
di
questo
o
quell
'
ordine
,
ma
dell
'
ordine
in
genere
,
d
'
ogni
forma
determinata
?
Socialista
era
per
il
momento
:
per
quel
tal
momento
di
piena
,
a
cui
anelava
.
Ma
la
maggior
parte
dei
socialisti
,
del
resto
,
erano
come
lui
e
perciò
poteva
consolarsi
,
o
piuttosto
,
provarne
dispetto
.
A
ogni
modo
,
una
specialità
l
'
avrebbe
sempre
avuta
:
quella
di
esser
ricco
tra
tanti
consimili
poveri
e
di
farsi
cavar
sangue
da
tutti
e
da
lui
,
Lino
Apes
,
direttore
della
Nuova
Età
e
privato
ispettore
delle
scuole
rurali
dipendenti
da
S
.
E
.
il
giovane
principe
di
Laurentano
.
Lando
lo
ascoltava
con
piacere
.
Tutto
quello
che
gli
altri
dicevano
lo
lasciava
scontento
e
insoddisfatto
,
come
tutto
quello
che
diceva
lui
stesso
,
pur
riconoscendo
che
,
sì
,
era
spesso
sensato
.
Riconosceva
anche
che
tanti
e
tanti
parlavano
meglio
di
lui
;
ma
che
valevano
poi
tutte
quelle
parole
,
tutti
quei
ragionamenti
,
tutte
quelle
idee
giuste
,
tutte
quelle
cose
sensate
?
Dentro
di
lui
scattava
,
esasperata
,
una
protesta
:
-
No
,
no
,
non
è
questo
!
-
senza
che
poi
egli
stesso
sapesse
dire
che
cosa
dovesse
essere
in
cambio
.
Ma
tutto
il
resto
,
i
guizzi
,
i
lampi
che
gli
s
'
accendevano
nello
spirito
non
erano
esprimibili
:
sarebbe
sembrato
pazzo
,
se
li
avesse
espressi
.
Ebbene
,
Lino
Apes
,
Socrate
,
aveva
questo
:
che
sapeva
esprimerli
,
ed
era
stimato
saggio
.
Riceveva
da
lui
in
quei
giorni
lettere
su
lettere
,
e
ognuna
con
agro
stile
lo
pressava
ad
accorrere
in
Sicilia
.
Tutti
i
galli
nelle
aje
bruciate
non
avevano
avuto
mai
così
rossa
e
così
irta
la
cresta
,
né
mai
più
spavaldo
avevan
lanciato
nei
campi
il
loro
grido
a
salutare
il
nuovo
sole
che
,
per
la
prima
volta
dopo
una
notte
di
secoli
,
sbadigliava
nelle
coscienze
dei
lavoratori
.
Coscienze
?
Per
modo
di
dire
.
Alla
chiesa
avevano
sostituito
il
Fascio
;
e
aspettavan
da
questo
tutti
i
miracoli
impetrati
invano
da
quella
.
Ma
il
fanatismo
era
al
colmo
:
e
dunque
possibili
i
miracoli
e
facile
il
còmpito
dei
taumaturghi
.
La
piena
stava
per
irrompere
,
e
in
un
momento
avrebbe
potuto
travolgere
«
le
impure
sedi
del
dominio
borghese
»
ora
senza
presidio
di
soldatesche
.
Bisognava
accorrere
e
agire
prima
che
la
Sicilia
fosse
invasa
militarmente
e
la
reazione
cominciasse
.
Lando
fremeva
,
ma
non
sapeva
staccarsi
da
Roma
in
quel
momento
.
Lo
scandalo
bancario
era
come
una
voragine
di
fuoco
aperta
davanti
al
Parlamento
nazionale
:
a
una
a
una
uscendo
di
là
,
le
putride
carcasse
del
vecchio
patriottismo
vi
sarebbero
precipitate
;
e
quel
fuoco
,
divorandole
,
avrebbe
purificato
la
patria
.
Lo
spettacolo
era
allegro
nella
sua
oscena
terribilità
.
Ma
forse
non
sarebbe
stato
tale
per
Lando
,
se
in
quella
voragine
non
avesse
aspettato
con
ansia
feroce
uno
:
Corrado
Selmi
.
Ah
finalmente
!
Già
lo
vedeva
come
un
albero
mezzo
sfrondato
all
'
appressarsi
della
lava
:
fors
'
anche
prima
d
'
esser
toccato
dal
liquido
fuoco
vorace
,
sarebbe
sparito
in
una
stridula
vampata
.
E
Lando
sperava
che
il
suo
spirito
si
sarebbe
rischiarato
a
quella
vampata
.
Ah
,
per
un
momento
almeno
!
Il
male
che
quell
'
uomo
gli
aveva
fatto
non
era
più
rimediabile
:
gli
aveva
per
sempre
ottenebrato
la
vita
,
tolto
per
sempre
la
speranza
di
volgersi
,
di
riaccostarsi
a
colei
che
nella
prima
giovinezza
gli
aveva
fatto
intendere
l
'
eternità
in
un
attimo
di
luce
:
luce
sfavillante
da
due
occhi
neri
e
da
un
vanente
sorriso
,
una
sera
di
maggio
,
lungo
la
marina
di
Palermo
illuminata
,
tra
il
fragor
delle
vetture
,
l
'
odore
delle
alghe
che
veniva
dal
mare
il
profumo
delle
zagare
che
veniva
dai
giardini
.
Per
il
divino
ricordo
incancellabile
di
quest
'
attimo
si
sarebbe
certamente
riaccostato
alla
cugina
,
appena
senza
rimorso
,
senza
profanazione
almeno
dal
suo
canto
,
morto
il
vecchio
marito
avrebbe
potuto
farla
sua
di
nuovo
.
Ben
per
questo
l
'
aveva
respinta
,
quand
'
ella
,
in
un
momento
di
follia
,
aveva
voluto
con
rabbiosa
disperazione
aggrapparsi
a
lui
.
E
quell
'
uomo
vigliaccamente
ne
aveva
profittato
.
No
,
non
poteva
allontanarsi
da
Roma
in
quel
momento
.
Ora
,
chiamato
con
tanta
premura
da
ben
altre
ragioni
in
Sicilia
,
quella
per
cui
Mauro
Mortara
era
venuto
non
poteva
non
sembrargli
una
grottesca
irrisione
.
Pensò
che
non
certo
per
il
piacere
di
vederlo
lo
si
voleva
presente
a
quel
festino
di
nozze
,
ma
per
una
diffidenza
del
Salvo
,
che
l
'
offendeva
.
E
,
per
sbarazzarsene
,
decise
di
scrivere
a
costui
una
lettera
che
lo
rassicurasse
pienamente
e
per
cui
quel
matrimonio
potesse
aver
luogo
senza
il
suo
intervento
.
A
Lino
Apes
rispose
che
,
prima
di
muoversi
,
avrebbe
voluto
consultare
tutti
quei
compagni
che
tra
pochi
giorni
dovevano
passare
per
Roma
diretti
al
Congresso
di
Reggio
Emilia
.
Si
sarebbe
tenuta
un
'
adunanza
in
casa
sua
,
alla
quale
anche
lui
,
Socrate
,
doveva
prender
parte
.
A
suo
carico
le
spese
di
viaggio
,
tanto
sue
quanto
quelle
dei
rappresentanti
dei
maggiori
Fasci
,
di
cui
voleva
un
preciso
ragguaglio
delle
condizioni
in
cui
si
sarebbe
impegnata
la
lotta
;
e
se
queste
veramente
erano
favorevoli
,
non
avrebbe
esitato
un
momento
a
cimentarsi
,
ad
arrischiar
tutto
,
là
e
addio
!
Due
giorni
dopo
la
spedizione
di
questa
lettera
,
gli
arrivò
all
'
orecchio
la
notizia
del
salvataggio
scandaloso
del
Selmi
tentato
dal
Governo
.
Sentì
rompersene
lo
stomaco
,
e
in
un
furioso
ribollimento
di
sdegno
decise
di
partir
subito
per
dar
fuoco
alle
polveri
preparate
in
Sicilia
.
La
mattina
dopo
,
mentre
parlava
con
Mauro
Mortara
della
partenza
imminente
,
gli
fu
annunziata
la
visita
del
cugino
Giulio
Auriti
.
Mauro
era
andato
due
volte
a
casa
di
Roberto
in
via
delle
Colonnette
,
e
non
l
'
aveva
trovato
.
Prima
di
partire
,
avrebbe
voluto
almeno
salutarlo
.
Non
conosceva
Giulio
,
avendolo
veduto
due
o
tre
volte
soltanto
da
ragazzo
;
diede
un
balzo
,
appena
lo
vide
entrare
nella
stanza
:
-
Don
Stefano
!
-
esclamò
.
-
Oh
figlio
mio
!
Don
Stefano
nelle
forme
...
Tutto
,
tutto
lui
!
La
stessa
faccia
...
lo
stesso
corpo
...
Ma
,
notando
che
il
giovine
,
nell
'
agitazione
a
cui
era
in
preda
,
gli
restava
dinanzi
con
fredda
e
accigliata
perplessità
:
-
Non
sapete
chi
sono
io
?
-
aggiunse
.
-
Sono
Mauro
Mortara
.
Morì
qua
,
tra
queste
braccia
,
vostro
padre
,
con
una
palla
in
petto
,
qua
sotto
la
gola
.
Aveva
al
collo
il
fazzoletto
,
e
una
cocca
gli
era
entrata
nella
ferita
:
non
poteva
parlare
;
con
codesti
vostri
occhi
,
nell
'
agonia
,
mentre
lo
sorreggevo
,
mi
raccomandò
il
figliuolo
,
vostro
fratello
,
che
io
scostavo
col
gomito
,
coprendo
con
tutta
la
persona
il
corpo
di
vostro
padre
caduto
,
per
non
farglielo
vedere
...
Giulio
Auriti
si
premé
forte
le
mani
sul
volto
e
scoppiò
in
singhiozzi
.
Lando
,
conoscendo
la
rigida
tempra
del
cugino
,
il
dominio
freddo
che
aveva
di
se
stesso
,
si
voltò
a
guardarlo
,
turbato
e
costernato
.
Gli
s
'
accostò
;
gli
posò
una
mano
su
la
spalla
:
-
Giulio
!
-
Avreste
fatto
meglio
a
lasciarglielo
vedere
!
-
disse
allora
questi
,
rivolto
a
Mauro
,
riavendosi
d
'
un
tratto
,
al
richiamo
.
-
Gli
sarebbe
rimasto
più
impresso
.
Era
troppo
piccolo
!
E
piccolo
è
rimasto
.
Piccolo
e
cieco
.
Ho
da
parlarti
,
-
aggiunse
poi
,
rivolgendosi
a
Lando
,
e
con
la
mano
si
strinse
gli
occhi
,
quasi
per
portarne
via
ogni
traccia
di
pianto
.
Mauro
non
intese
,
non
comprese
nulla
:
con
gli
occhi
fissi
nella
lontana
visione
della
battaglia
,
scosse
il
capo
a
lungo
,
sospirò
:
-
Bella
morte
!
Bella
morte
!
Può
piangerla
un
figlio
;
ma
a
pensarci
,
è
una
festa
.
Una
festa
era
per
noi
morire
!
Che
morte
faremo
adesso
?
Vecchi
,
sporcheremo
il
letto
...
Basta
;
me
ne
vado
.
È
in
casa
don
Roberto
?
Voglio
andare
a
salutarlo
.
Ho
visto
Roma
,
però
,
e
anche
in
un
canto
,
mangiato
dalle
mosche
,
posso
morir
contento
...
Fece
con
la
mano
un
gesto
di
noncuranza
e
se
ne
andò
.
Tutta
la
notte
,
dopo
il
colloquio
con
Francesco
D
'
Atri
,
Giulio
Auriti
invece
di
pensare
a
ciò
che
avrebbe
dovuto
dire
al
cugino
per
ottener
l
'
ajuto
che
doveva
chiedergli
,
prevedendolo
nemico
,
per
farsi
animo
all
'
impresa
aveva
richiamato
,
tra
un
continuo
incalzar
di
smanie
rabbiose
,
pensieri
e
ragioni
che
non
avrebbe
potuto
manifestargli
;
s
'
era
compiaciuto
nel
dire
a
se
stesso
ciò
che
non
avrebbe
potuto
dire
a
lui
;
aveva
voluto
vedere
in
sé
quasi
un
diritto
a
quell
'
ajuto
.
E
s
'
era
accorto
che
soltanto
in
apparenza
era
stata
finora
cordiale
la
sua
relazione
con
lui
.
Quanta
invidia
ignorata
e
qual
rancore
non
gli
aveva
sommosso
dal
fondo
segreto
dell
'
anima
,
in
quella
notte
,
il
bisogno
!
Finora
aveva
pensato
che
la
meschinità
della
condizione
sua
d
'
impiegato
in
un
Ministero
,
nascosta
con
tanti
sacrifizii
sotto
vesti
signorili
,
non
poteva
avvilirlo
di
fronte
al
cugino
ricco
e
titolato
,
perché
Lando
doveva
sapere
che
essa
era
conseguenza
dell
'
altera
e
sdegnosa
rinunzia
della
madre
;
e
che
,
quanto
alla
nobiltà
,
non
era
da
meno
la
sua
,
per
ciò
che
il
padre
era
stato
.
Ma
ora
?
Compromesso
indegnamente
Roberto
in
quel
turpe
scandalo
bancario
,
e
costretto
lui
a
chieder
soccorso
,
crollavano
miseramente
le
ragioni
della
sua
alterezza
,
e
con
esse
,
a
un
tratto
,
anche
quelle
della
cordialità
verso
il
cugino
.
E
s
'
era
preparato
a
quel
colloquio
con
lui
come
a
un
assalto
contro
un
nemico
.
Nemico
,
sì
,
perché
Lando
certamente
avrebbe
negato
l
'
ajuto
,
sapendo
che
quel
denaro
era
stato
preso
dal
Selmi
.
Avrebbe
dovuto
per
forza
confessarglielo
.
Ma
Lando
doveva
anche
pensare
,
perdìo
,
che
né
Roberto
si
sarebbe
ridotto
a
prestar
come
un
cieco
di
quei
favori
al
Selmi
,
in
ricambio
d
'
altri
favori
;
né
lui
a
chiedergli
ora
quell
'
ajuto
,
se
la
madre
non
avesse
rinunziato
all
'
eredità
paterna
!
Il
danaro
che
gli
avrebbe
chiesto
,
rappresentava
in
fondo
una
minima
parte
di
quello
lasciato
sdegnosamente
dalla
madre
al
fratello
maggiore
;
ed
egli
avrebbe
potuto
chiederlo
a
titolo
di
restituzione
,
data
quell
'
orribile
necessità
.
Il
sacrificio
suo
nel
chiederlo
non
sarebbe
stato
minore
di
quello
di
Lando
nel
darlo
.
Ora
,
uscito
Mauro
Mortara
,
che
gli
aveva
cagionato
quella
improvvisa
commozione
col
ricordo
della
morte
eroica
del
padre
,
egli
,
di
fronte
al
cugino
che
lo
guardava
turbato
,
in
attesa
ansiosa
e
benigna
,
restò
per
un
pezzo
come
smarrito
,
in
preda
a
un
orgasmo
crudele
.
Contrasse
tutto
il
volto
nella
rabbia
del
cordoglio
e
,
stringendo
le
mani
intrecciate
fin
quasi
a
spezzarsi
le
dita
:
-
Ho
bisogno
di
te
,
Lando
,
-
disse
.
-
È
per
me
un
momento
terribile
,
da
cui
solamente
tu
puoi
liberarmi
,
ma
...
te
ne
prevengo
,
con
un
grande
sacrifizio
anche
da
parte
tua
,
morale
e
materiale
.
Lando
,
confuso
,
perplesso
,
soffrendo
alla
vista
del
cugino
così
agitato
e
presentendo
anche
dalle
parole
di
lui
la
gravità
di
ciò
che
gli
avrebbe
chiesto
,
mormorò
,
aprendo
le
braccia
:
-
Parla
...
tutto
quello
che
posso
...
-
Ah
,
no
!
-
troncò
subito
Giulio
,
urtato
dalla
frase
comune
.
-
È
difficile
,
è
difficile
,
tanto
per
me
,
quanto
per
te
,
sai
!
Ma
devi
pensare
che
la
mia
vita
,
Lando
,
la
vita
di
mia
madre
,
l
'
onore
nostro
,
sono
...
sono
nelle
tue
mani
,
ecco
!
Pensa
a
questo
,
e
allora
forse
...
spero
...
troverai
la
forza
di
compiere
il
sacrifizio
che
ti
domando
.
-
Tu
mi
spaventi
!
-
esclamò
Lando
.
-
Parla
;
che
ti
è
accaduto
?
Giulio
tornò
a
stringersi
le
mani
,
convulsamente
;
se
le
batté
più
volte
,
così
strette
,
su
la
bocca
,
tenendo
gli
occhi
serrati
.
Le
vene
gonfie
,
nella
fronte
contratta
,
mostravano
lo
sforzo
atroce
che
faceva
su
se
stesso
.
-
Se
dico
tutto
,
-
scattò
,
smaniando
,
-
mi
darai
ajuto
?
-
Ma
perché
no
?
-
domandò
Lando
,
con
pena
.
-
Che
c
'
è
?
Se
non
so
di
che
si
tratta
!
-
Di
me
,
-
rispose
pronto
Giulio
.
-
Pensa
che
si
tratta
di
me
soltanto
,
o
,
piuttosto
,
di
mia
madre
.
Tieni
presente
mia
madre
e
tutte
tutte
le
sciagure
della
mia
famiglia
.
Tu
hai
rispetto
e
affezione
per
mia
madre
,
non
è
vero
?
-
Ma
sì
,
lo
sai
!
-
affermò
Lando
,
con
sincero
interessamento
.
-
Non
mi
tener
così
sospeso
,
per
carità
!
-
Aspetta
...
aspetta
...
-
scongiurò
l
'
Auriti
;
come
se
non
sapesse
staccarsi
da
quel
rivo
di
tenerezza
,
nell
'
amaritudine
in
cui
affogava
.
-
Per
noi
,
per
me
è
tutto
;
l
'
orgoglio
suo
,
il
suo
sentimento
...
per
cui
,
senza
lagnarci
mai
,
ci
siamo
ridotti
...
così
...
Non
so
,
non
so
proprio
come
debba
dirti
;
ma
noi
non
abbiamo
altro
,
non
abbiamo
mai
avuto
altro
che
questo
orgoglio
...
e
ora
...
ora
...
-
Càlmati
,
Giulio
!
-
lo
esortò
di
nuovo
Lando
,
con
un
moto
d
'
impazienza
.
-
Non
comprendo
...
Hai
bisogno
di
me
.
Di
'
...
Tua
madre
...
-
Debbo
impedire
che
ne
muoja
!
-
gridò
Giulio
.
-
A
qualunque
costo
!
E
tu
devi
ajutarmi
,
Lando
;
e
per
ajutarmi
devi
fare
il
sacrifizio
di
vincere
ogni
risentimento
,
ogni
ragione
d
'
odio
verso
un
uomo
che
è
la
causa
di
tutta
questa
rovina
e
che
io
detesto
e
maledico
come
te
e
vorrei
morto
con
la
stessa
tortura
che
infligge
ora
a
noi
!
Lando
s
'
irrigidì
a
un
tratto
,
aggrottò
le
ciglia
.
-
Il
Selmi
?
-
domandò
.
-
Roberto
...
col
Selmi
?
Giulio
crollò
più
volte
il
capo
;
poi
,
in
breve
,
concitatamente
,
espose
la
situazione
del
fratello
e
quel
che
si
doveva
fare
per
salvarlo
,
tacendo
del
colloquio
avuto
la
sera
avanti
con
S
.
E
.
il
ministro
D
'
Atri
.
Ma
Lando
,
già
prevenuto
,
col
pensiero
fisso
in
un
sol
punto
,
dalle
parole
affannose
del
cugino
non
comprese
altro
,
in
prima
,
che
salvare
così
Roberto
voleva
dire
salvare
anche
il
Selmi
,
e
che
la
salvezza
di
questo
poteva
ancor
dipendere
da
quella
del
cugino
.
Guardò
Giulio
negli
occhi
,
quasi
ora
soltanto
lo
vedesse
davanti
a
sé
:
-
E
come
?
-
esclamò
,
stupito
.
-
Tu
vieni
da
me
,
Giulio
,
per
questo
?
proprio
da
me
?
Sopraffatto
da
questa
domanda
piena
di
tanto
stupore
,
Giulio
si
perdette
per
un
momento
e
,
come
se
l
'
orgasmo
gli
si
sciogliesse
dentro
in
un
'
agrezza
velenosa
:
-
A
chi
...
a
chi
altro
...
?
-
balbettò
.
-
Tu
sai
che
la
mia
famiglia
...
E
poi
..
ricòrdati
,
t
'
ho
chiesto
,
entrando
,
un
sacrifizio
...
-
Ma
che
sacrifizio
!
No
!
-
gridò
Lando
.
-
Non
è
umano
!
Vieni
da
me
per
questo
?
Ma
come
!
Non
sai
che
cosa
rappresenta
per
me
quell
'
uomo
?
-
T
'
ho
detto
perciò
...
-
si
provò
a
soggiungere
Giulio
.
-
Che
m
'
hai
detto
?
No
!
-
scattò
di
nuovo
Lando
.
-
Tu
vieni
a
dirmi
,
Giulio
,
così
:
«
Eccoti
l
'
arma
,
l
'
unica
arma
con
cui
puoi
uccidere
il
nemico
che
sta
per
sfuggire
alla
tua
vendetta
;
ma
no
!
quest
'
arma
,
tu
non
devi
usarla
;
tu
devi
anzi
ajutarmi
a
nasconderla
,
a
levarla
di
mezzo
,
per
salvarlo
!
»
.
Questo
vieni
a
dirmi
!
-
Perché
vedi
il
Selmi
,
ecco
,
vedi
il
Selmi
e
non
sai
veder
altro
!
-
smaniò
,
esasperato
,
l
'
Auriti
.
-
Lo
sapevo
!
Quando
ti
dirò
tutto
,
mi
darai
più
ajuto
?
-
Ma
che
ajuto
?
-
ribatté
ancora
una
volta
Lando
.
-
Lo
chiami
ajuto
,
codesto
?
Questa
è
,
da
parte
mia
,
complicità
!
Mi
vuoi
complice
nel
salvataggio
del
Selmi
?
-
E
dàlli
!
-
gridò
Giulio
.
-
Roberto
!
Io
voglio
salvare
Roberto
!
Mia
madre
!
Che
m
'
importa
del
Selmi
?
L
'
odio
,
ti
ho
detto
,
lo
detesto
più
di
te
!
Ma
devo
salvar
Roberto
...
Lando
con
un
violento
sforzo
su
se
stesso
si
costrinse
alla
calma
di
fronte
a
quella
cieca
,
disperata
ostinazione
del
cugino
.
Volle
provarsi
a
ragionare
con
lui
.
-
Scusa
,
-
disse
.
-
Guarda
...
guarda
,
Giulio
,
rispondi
a
me
.
È
colpevole
Roberto
?
lo
credi
tu
colpevole
?
-
Colpevole
o
non
colpevole
,
-
rispose
Giulio
,
scrollandosi
,
-
non
si
tratta
di
questo
!
è
compromesso
!
-
Ma
può
difendersi
,
perdìo
!
-
ribatté
subito
Lando
.
-
Grazie
!
Lo
so
.
Ma
io
devo
impedire
che
sia
accusato
,
che
sia
tratto
in
arresto
,
non
capisci
?
-
spiegò
l
'
Auriti
.
-
Lo
so
che
può
difendersi
!
E
se
non
vorrà
difendersi
lui
...
-
Ecco
,
ecco
...
benissimo
!
-
approvò
Lando
.
-
Anch
'
io
con
te
...
-
Ma
no
!
grazie
!
-
ricusò
di
nuovo
,
con
sdegno
,
Giulio
.
-
Ajuto
di
parole
,
grazie
!
Basto
io
solo
.
Non
c
'
era
bisogno
che
venissi
da
te
.
-
Scusa
,
-
disse
Lando
,
risentito
.
-
L
'
ajuto
onesto
...
la
difesa
vera
,
onorevole
,
è
soltanto
questa
.
Pagare
è
complicità
.
Roberto
deve
parlare
;
non
rendersi
complice
del
Selmi
,
tacendo
e
pagando
per
lui
.
-
E
tu
vuoi
dunque
,
-
domandò
Giulio
,
-
ch
'
egli
subisca
l
'
ignominia
dell
'
arresto
e
del
carcere
,
quand
'
io
posso
ancora
risparmiargliela
?
-
Col
denaro
?
-
Col
denaro
,
col
denaro
,
-
ripeté
Giulio
.
-
Onestà
,
disonestà
che
vuoi
che
m
'
importi
adesso
?
Basta
a
me
saperlo
onesto
!
Chi
lo
crederebbe
più
tale
,
domani
,
se
oggi
fosse
arrestato
?
Chi
crede
più
alle
difese
di
chi
è
stato
in
carcere
?
Lando
,
per
carità
,
stiamo
all
'
esperienza
.
Guarda
soltanto
a
Roberto
!
Tu
,
bada
bene
,
ora
mi
neghi
l
'
ajuto
,
non
per
altro
,
ma
perché
vuoi
far
Roberto
strumento
della
tua
vendetta
!
-
No
,
questo
no
!
-
negò
energicamente
Lando
.
-
Ma
non
posso
farmi
,
io
,
strumento
della
salvezza
del
Selmi
,
lo
capisci
?
Tu
m
'
infliggi
un
supplizio
disumano
!
Io
non
posso
,
non
devo
subirlo
!
Per
Roberto
,
tutto
!
Ma
se
Roberto
è
coinvolto
col
Selmi
,
e
il
mio
ajuto
può
giovare
a
costui
,
no
,
io
non
posso
dartelo
,
né
tu
puoi
chiedermelo
!
Giulio
Auriti
rimase
un
pezzo
in
silenzio
,
assorto
cupamente
.
-
Dunque
,
no
?
-
disse
poi
,
levando
il
capo
e
guardando
negli
occhi
il
cugino
.
A
questa
domanda
categorica
,
Lando
,
compreso
di
profonda
pietà
,
non
seppe
rispondere
con
un
nuovo
reciso
rifiuto
.
Giunse
le
mani
,
s
'
accostò
all
'
Auriti
,
disse
:
-
Ma
,
a
parte
ogni
ragione
mia
propria
,
Giulio
,
pensa
...
pensa
alle
relazioni
mie
,
al
mio
modo
di
sentire
,
alle
idee
per
cui
combatto
...
Io
non
potrei
più
domani
trovarmi
coi
miei
compagni
in
quest
'
opera
d
'
epurazione
che
abbiamo
intrapresa
...
S
'
accorse
subito
che
non
doveva
dire
così
,
e
tuttavia
non
seppe
frenarsi
,
pur
notando
quasi
con
sgomento
l
'
alterazione
del
volto
del
cugino
a
ogni
parola
che
proferiva
.
Lo
vide
alla
fine
scattare
in
piedi
,
scontraffatto
.
-
Voi
epurate
,
già
!
-
esclamò
Giulio
Auriti
,
con
un
ghigno
orribile
.
-
Tu
puoi
epurare
!
Siete
i
puri
,
vojaltri
!
Noi
,
io
,
Roberto
,
anche
mio
padre
,
se
vivesse
...
-
Giulio
...
Giulio
!
-
cercò
di
richiamarlo
Lando
,
addolorato
.
Ma
l
'
Auriti
,
fuori
di
sé
,
seguitò
:
-
Tutti
quanti
sporcati
,
nojaltri
.
E
conierei
moneta
falsa
,
sì
,
e
ruberei
per
aver
queste
quarantamila
lire
,
che
tu
hai
e
ch
'
io
non
ho
.
E
perché
non
le
ho
,
sono
uno
sporcato
!
Tu
le
hai
,
e
sei
puro
!
Ma
pensa
che
mia
madre
,
intanto
,
non
volle
averle
,
perché
le
parvero
sporche
!
Lando
si
drizzò
su
la
persona
,
e
,
fermo
in
mezzo
alla
stanza
,
squadrò
il
cugino
con
fredda
alterezza
:
-
Il
denaro
mio
,
-
disse
,
-
tu
lo
sai
,
è
quello
soltanto
di
mia
madre
.
Ma
anche
dopo
aver
proferite
queste
parole
si
pentì
subito
,
e
atteggiò
il
volto
di
schifo
per
la
crudezza
triviale
,
a
cui
la
discussione
trascendeva
.
Pensò
in
un
attimo
che
,
per
un
'
iniqua
disposizione
,
anche
nella
famiglia
materna
uno
aveva
scontato
con
la
povertà
la
ribellione
generosa
;
pensò
che
tra
le
tante
ragioni
,
per
cui
nel
fervore
giovanile
aveva
voluto
far
sua
Giannetta
Montalto
,
egli
aveva
posto
anche
questa
,
di
ridarle
cioè
almeno
una
parte
di
quanto
era
stato
tolto
al
padre
di
lei
,
diseredato
.
Previde
che
il
cugino
avrebbe
risposto
a
quella
sua
altera
e
inconsulta
affermazione
,
trascinando
ancor
più
in
basso
la
contesa
vergognosa
.
E
difatti
Giulio
Auriti
,
scontorcendo
il
torbido
volto
,
cozzando
tra
loro
le
pugna
serrate
e
poi
aprendole
innanzi
agli
occhi
sfavillanti
di
un
lustro
di
scherno
,
ghignò
:
-
Ma
anche
il
denaro
di
tua
madre
,
via
!
E
Lando
,
di
fronte
alla
provocazione
,
ancora
una
volta
non
seppe
frenarsi
.
-
Il
denaro
di
mia
madre
?
-
domandò
,
facendoglisi
avanti
a
petto
.
Giulio
Auriti
si
passò
una
mano
su
la
fronte
ghiaccia
di
sudore
,
si
nascose
gli
occhi
,
s
'
accasciò
dolorosamente
.
-
Non
mi
far
dire
altro
!
Lando
rimase
a
guardarlo
,
o
piuttosto
,
a
guardargli
dentro
;
poi
disse
con
cruda
freddezza
,
piano
,
tra
i
denti
,
quasi
sillabando
:
-
E
anche
ammesso
ciò
che
tu
pensi
,
vuoi
che
paghi
io
un
debito
contratto
dal
Selmi
per
lo
spasso
d
'
una
donna
,
che
potrebbe
aver
da
ridire
sul
denaro
di
mia
madre
?
Va
'
,
va
'
,
va
'
,
...
per
carità
,
vàttene
!
-
proruppe
poi
,
nascondendosi
anche
lui
gli
occhi
.
-
Non
posso
più
guardarti
in
faccia
!
Udì
andar
via
il
cugino
,
stette
ancora
a
lungo
con
le
mani
sul
volto
,
per
il
ribrezzo
che
sentiva
d
'
aver
toccato
il
fondo
lurido
d
'
una
realtà
,
a
cui
non
si
sarebbe
mai
aspettato
di
poter
discendere
,
e
della
quale
sempre
gli
sarebbe
rimasta
nell
'
anima
l
'
impressione
orrenda
.
Ora
,
risorgendo
da
quel
fondo
,
nel
quale
per
un
momento
era
scivolato
,
non
gli
sarebbe
sembrato
falso
e
vacuo
e
lercio
tutto
intorno
?
In
ogni
suo
sentimento
,
in
ogni
idea
,
in
ogni
atto
,
in
ogni
parola
,
non
sarebbe
rimasto
un
segno
,
l
'
impronta
di
quel
fango
toccato
?
Con
gli
occhi
strizzati
,
i
denti
serrati
e
le
labbra
schiuse
,
aride
e
amare
,
si
stropicciò
forte
le
mani
.
Poi
aprì
gli
occhi
,
guardò
la
stanza
;
si
sentì
soffocare
,
e
andò
a
una
finestra
che
dava
sul
giardino
.
Ah
,
tutto
,
tutto
così
!
...
Tutto
era
vergogna
in
quel
momento
!
La
peste
era
nell
'
aria
.
La
carcassa
sociale
si
sfaceva
tutta
,
e
anche
la
sua
anima
,
ogni
suo
pensiero
,
ogni
suo
sentimento
...
tutto
era
insozzato
...
Tre
giorni
dopo
,
nella
sala
della
biblioteca
erano
adunati
i
compagni
che
dovevano
recarsi
al
Congresso
socialista
di
Reggio
Emilia
;
i
rappresentanti
dei
Fasci
più
numerosi
dell
'
isola
,
invitati
da
Lando
;
alcuni
deputati
amici
,
quattro
milanesi
del
Partito
italiano
dei
lavoratori
e
Lino
Apes
.
Spiccava
tra
tanti
uomini
una
giovinetta
in
giacchettino
rosso
e
berretto
nero
a
barca
,
con
una
penna
di
gallo
ritta
spavaldamente
da
un
lato
:
Celsina
Pigna
,
venuta
invece
di
Luca
Lizio
a
rappresentare
il
Fascio
di
Girgenti
.
Nessuno
voleva
far
le
viste
di
meravigliarsene
;
ma
ella
s
'
accorgeva
bene
dei
rapidi
sguardi
furtivi
che
tutti
le
lanciavano
,
in
ispecie
i
meno
giovani
;
e
notava
,
ridendo
dentro
di
sé
,
che
quei
pochi
,
i
quali
ostinatamente
si
vietavano
di
guardarla
,
prendevano
per
lei
arie
languide
o
fiere
impostature
e
,
per
lei
,
parlando
,
davan
certe
modulazioni
alla
voce
,
chi
flebili
e
chi
vivaci
,
le
quali
tradivano
tutte
quel
tale
orgasmo
che
la
presenza
d
'
una
donna
suscita
di
solito
.
Notava
anche
in
più
d
'
uno
un
'
altra
ostentazione
:
quella
di
una
disinvoltura
quasi
sprezzante
,
che
tradiva
il
disagio
segreto
di
trovarsi
in
una
casa
ricca
e
ben
messa
.
Lando
Laurentano
non
c
'
era
ancora
.
Lino
Apes
,
a
nome
di
lui
,
aveva
pregato
gli
amici
d
'
avere
un
po
'
di
pazienza
,
che
presto
sarebbe
venuto
.
Nell
'
attesa
s
'
erano
formati
alcuni
crocchi
:
due
presso
le
finestre
che
davano
sul
giardino
,
uno
presso
la
tavola
preparata
in
capo
alla
sala
per
chi
doveva
presiedere
all
'
adunanza
.
Alcuni
passeggiavano
cogitabondi
,
altri
leggevano
sul
dorso
delle
rilegature
i
titoli
dei
libri
negli
scaffali
,
tendendo
gli
orecchi
,
senza
parere
,
a
ciò
che
si
diceva
in
questo
e
in
quel
crocchio
.
Parecchi
spiavano
obliquamente
uno
dei
deputati
che
,
passeggiando
per
la
sala
con
le
dita
inserte
nei
taschini
del
panciotto
,
alzava
di
tratto
in
tratto
le
spalle
,
protendeva
il
collo
e
in
segno
di
meraviglia
e
di
commiserazione
stirava
la
bocca
sotto
i
ruvidi
baffi
rossastri
già
mezzo
scoloriti
.
Era
il
deputato
repubblicano
Spiridione
Covazza
che
in
quei
giorni
aveva
scritto
male
,
su
una
rassegna
francese
,
dell
'
organamento
delle
forze
proletarie
in
Sicilia
.
Vedendosi
sfuggito
da
tutti
,
con
quel
gesto
pareva
dicesse
:
-
Incredibile
!
-
Ma
pur
doveva
sapere
che
il
suo
torto
era
quello
di
veder
tante
cose
che
gli
altri
non
vedevano
e
di
dare
ad
esse
quel
peso
che
gli
altri
ancora
non
sentivano
,
perché
nel
calore
della
passione
ogni
cosa
par
che
si
sollevi
con
chi
la
porta
in
sé
.
Illusioni
:
bolle
di
sapone
,
che
possono
a
un
tratto
diventar
palle
di
piombo
.
Lo
sapevano
bene
quei
poveri
contadini
massacrati
a
Caltavutùro
.
Aveva
scritto
su
quella
rassegna
francese
ciò
che
in
coscienza
credeva
la
verità
;
al
solito
suo
,
rudemente
e
crudamente
.
Ma
volevano
dire
ch
'
egli
provasse
un
acre
piacere
nel
mettere
avanti
così
,
fuor
di
tempo
e
di
luogo
,
le
verità
più
spiacevoli
,
nello
spegnere
col
gelo
delle
sue
argomentazioni
ogni
entusiasmo
,
ogni
fiamma
d
'
idealità
,
a
cui
pur
tuttavia
era
tratto
irresistibilmente
ad
accostarsi
.
Scarafaggio
con
ali
di
falena
-
lo
aveva
definito
su
la
Nuova
età
Lino
Apes
:
-
accostatosi
alla
fiamma
,
spariva
la
falena
,
restava
lo
scarafaggio
.
Calunnia
e
ingratitudine
!
Egli
stimava
dover
suo
,
invece
,
serbarsi
così
frigido
in
mezzo
a
tante
fiamme
giovanili
;
che
se
queste
non
eran
fuochi
di
paglia
,
alla
fine
si
sarebbe
scaldato
anche
lui
,
e
se
erano
,
faceva
il
bene
di
tutti
,
spegnendoli
.
Forse
la
sua
stessa
figura
,
grassa
e
pure
ispida
,
quegli
occhi
vitrei
,
aguzzi
dietro
gli
occhiali
a
staffa
,
quel
naso
di
civetta
,
il
suono
della
voce
,
suscitavano
in
tutti
una
repulsione
tanto
più
irritante
,
in
quanto
ciascuno
poi
era
costretto
a
riconoscere
che
quasi
sempre
il
tempo
e
gli
avvenimenti
gli
avevano
dato
ragione
,
a
pregiarne
la
dottrina
vasta
e
profonda
,
la
dirittura
della
mente
e
della
coscienza
,
la
onestà
degli
intenti
e
ad
avere
stima
e
anche
ammirazione
di
quella
sua
franchezza
rude
e
dispettosa
e
del
coraggio
con
cui
sfidava
l
'
impopolarità
.
Quell
'
accoglienza
ostile
,
intanto
,
Spiridione
Covazza
sapeva
di
doverla
sopra
tutto
a
tre
giovani
siciliani
,
che
erano
nella
sala
circondati
in
quel
momento
dalla
fervida
simpatia
di
tutti
:
Bixio
Bruno
,
Cataldo
Sclàfani
e
Nicasio
Ingrao
,
i
quali
più
degli
altri
s
'
eran
sentiti
ferire
dalla
sua
critica
.
Stava
ciascun
d
'
essi
in
mezzo
ai
tre
crocchi
che
si
erano
formati
nella
sala
.
Bixio
Bruno
,
svelto
,
dal
volto
olivastro
animoso
e
i
capelli
crespi
gremiti
da
negro
,
spiegava
con
fluida
e
colorita
loquela
,
storcendo
in
un
mezzo
sorriso
di
soddisfazione
la
bocca
rossa
e
carnuta
,
come
in
poco
tempo
fosse
riuscito
a
raccogliere
a
Palermo
in
un
sol
fascio
i
ventisei
sodalizii
operai
,
le
maestranze
discordi
,
le
cui
bandiere
smesse
erano
adesso
conservate
in
una
sala
,
quali
trofei
di
vittoria
.
Appariva
pieno
di
fiducia
e
sicuro
del
trionfo
.
Si
aspettava
,
credeva
anzi
imminente
la
reazione
da
parte
del
Governo
:
scioglimento
dei
Fasci
,
arresti
,
invasione
militare
.
Ma
il
buon
seme
era
sparso
!
Ogni
sopraffazione
,
ogni
persecuzione
avrebbe
reso
più
grande
la
vittoria
.
Potevano
esser
tratti
in
arresto
trecentomila
uomini
?
No
.
I
capi
soltanto
,
qualche
dozzina
di
socii
se
mai
.
Bene
,
eran
già
pronti
i
capi
segreti
,
ignorati
ancora
dalla
polizia
,
e
la
propaganda
avrebbe
seguitato
più
efficace
che
mai
.
Cataldo
Sclàfani
,
tarchiato
,
con
gli
occhi
un
po
'
strabi
e
un
barbone
che
pareva
un
fascio
di
pruni
,
parlava
nell
'
altro
crocchio
,
profeticamente
ispirato
;
diceva
con
sorridente
commozione
che
là
dove
prima
era
spuntata
l
'
alba
dell
'
unità
della
patria
,
era
fatale
spuntasse
ora
quella
più
rossa
e
più
fulgida
della
rivendicazione
degli
oppressi
.
Sapeva
,
sì
,
che
già
prima
nelle
Romagne
,
nel
Modenese
,
nelle
province
di
Reggio
Emilia
e
di
Parma
,
nel
Cremonese
,
nel
Mantovano
,
nel
Polesine
,
era
sorto
a
far
le
prime
armi
il
socialismo
italiano
;
ma
tutt
'
altra
cosa
era
adesso
in
Sicilia
!
Rivelazione
improvvisa
,
prodigiosa
!
Lino
Apes
,
ascoltandolo
,
si
tirava
i
baffi
fino
a
strapparseli
,
per
tenere
a
freno
il
sorriso
.
Nelle
sue
lettere
a
Lando
,
chiamava
Cataldo
Sclàfani
il
Messia
dei
Fasci
.
Nel
terzo
crocchio
Nicasio
Ingrao
,
tozzo
,
rude
,
con
un
'
atra
voglia
di
sangue
che
gli
prendeva
mezza
faccia
,
parlava
coi
deputati
,
arrotondando
alla
meglio
il
dialetto
nativo
,
e
balzando
con
strana
mimica
da
una
sconcia
bestemmia
a
una
ingenua
invocazione
infantile
;
parlava
della
crisi
dell
'
industria
zolfifera
in
Sicilia
e
della
spaventevole
miseria
dei
solfaraj
già
da
alcuni
mesi
in
isciopero
forzato
.
Un
compagno
,
direttore
del
Fascio
di
Comitini
,
si
provò
a
far
sapere
a
quei
deputati
quanto
l
'
Ingrao
,
proprietario
di
terre
e
di
case
in
Aragona
,
avesse
fatto
e
facesse
per
quei
solfaraj
,
per
impedire
che
trascendessero
a
rapine
,
incendii
e
tumulti
sanguinosi
;
ma
l
'
Ingrao
gli
saltò
addosso
e
gli
turò
la
bocca
,
minacciando
di
attondarlo
con
un
pugno
,
se
seguitava
.
Celsina
Pigna
,
dal
posto
in
cui
si
teneva
appartata
,
scoppiò
a
ridere
,
a
quel
violento
gesto
burlesco
,
e
l
'
Ingrao
le
domandò
,
ridendo
anche
lui
:
-
Lo
attondo
,
signorina
?
Nei
tre
crocchi
tutti
gli
altri
Isolani
,
giovinotti
dai
venti
ai
trent
'
anni
,
sentendo
parlare
quei
tre
capi
piú
in
vista
,
gonfiavano
d
'
orgoglio
,
s
'
intenerivano
fin
quasi
alle
lagrime
.
Erano
certi
,
nella
loro
sincera
fatuità
giovanile
,
di
rappresentare
una
parte
nuova
nella
storia
,
pur
lí
a
Roma
.
Avevano
veduto
davanti
a
quei
tre
duci
del
Comitato
centrale
migliaja
di
donne
,
migliaja
di
contadini
,
intere
popolazioni
dell
'
isola
in
delirio
,
gettar
fiori
,
prosternarsi
con
la
faccia
a
terra
,
piangere
e
gridare
,
come
prima
davanti
alle
immagini
dei
loro
santi
.
Tutti
si
volsero
a
un
tratto
e
si
mossero
verso
Lando
Laurentano
che
entrava
di
fretta
.
Chiedendo
scusa
del
ritardo
,
strinse
la
mano
ai
primi
che
gli
si
fecero
innanzi
;
pregò
tutti
di
prender
posto
,
e
appena
fu
fatto
silenzio
,
disse
:
-
Ho
perduto
tempo
,
signori
,
per
una
ragione
forse
non
estranea
agli
interessi
nostri
,
agli
interessi
specialmente
di
tanti
nostri
compagni
che
più
degli
altri
,
credo
,
hanno
bisogno
in
questo
momento
di
ajuto
,
giù
in
Sicilia
.
-
I
solfaraj
!
-
gridò
l
'
Ingrao
,
balzando
in
piedi
,
come
se
egli
ne
fosse
il
più
legittimo
difensore
.
-
Ho
capito
!
-
aggiunse
.
-
Vuoi
dire
che
c
'
è
qua
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
?
Ho
capito
.
Eh
,
ha
viaggiato
con
me
questo
signore
!
Abbiamo
discorso
a
lungo
e
...
Lando
con
un
gesto
lo
pregò
di
tacere
:
-
L
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
appunto
,
-
riprese
,
-
direttore
delle
zolfare
del
Salvo
,
che
credo
sia
uno
dei
piú
ricchi
proprietarii
di
miniere
della
provincia
di
Girgenti
,
è
venuto
a
Roma
per
interessare
la
deputazione
siciliana
a
un
disegno
...
-
Permesso
?
-
interruppe
di
nuovo
l
'
Ingrao
.
-
Non
perdiamo
tempo
,
signori
miei
!
Vi
spiego
io
il
fatto
com
'
è
.
Il
signor
Salvo
sta
per
imparentarsi
,
per
via
d
'
una
sorella
,
col
principe
di
Laurentano
...
Un
mormorio
di
protesta
si
levò
per
il
tratto
ruvido
dell
'
Ingrao
verso
Lando
,
a
cui
tutti
gli
occhi
si
volsero
a
chiedere
scusa
dello
sgarbo
.
Ma
Lando
,
sorridendo
,
s
'
affrettò
a
dire
:
-
Non
con
me
,
vi
prego
!
non
con
me
.
E
l
'
Ingrao
allora
,
scrollandosi
irosamente
,
gridò
:
-
Madonna
santissima
,
per
chi
mi
prendete
?
Se
dico
il
principe
!
Avrei
chiamato
principe
il
nostro
amico
riverito
,
ospite
e
compagno
amatissimo
?
Non
per
cosa
oh
!
ma
egli
sa
di
non
salire
,
se
lo
chiamiamo
principe
,
e
sa
che
noi
non
vogliamo
abbassarlo
chiamandolo
semplicemente
Laurentano
.
Io
alludo
al
principe
suo
padre
,
e
Lando
Laurentano
non
può
offendersi
delle
parole
mie
.
Se
si
offende
,
è
uno
sciocco
!
Parlo
io
invece
di
lui
,
perché
egli
sta
a
Roma
,
io
sto
in
mezzo
alle
zolfare
,
e
so
che
il
progetto
del
signor
Salvo
non
tende
ad
altro
che
ad
ingraziarsi
il
figlio
del
principe
,
facendogli
vedere
che
gli
stanno
a
cuore
le
sorti
degli
operaj
delle
zolfare
.
Bubbole
!
Panzane
!
Polvere
negli
occhi
!
Sa
meglio
di
me
il
signor
Salvo
che
il
suo
progetto
è
una
coglionatura
!
Sissignori
,
io
parlo
nudo
,
così
.
Se
veramente
vuol
fare
qualche
cosa
,
tolga
il
signor
Salvo
dalle
zolfare
di
sua
proprietà
le
così
dette
botteghe
,
dove
gli
operaj
sono
costretti
a
provvedersi
con
l
'
usura
del
cento
per
cento
dei
generi
di
prima
necessità
:
vino
,
che
è
aceto
;
pane
,
che
è
pietra
!
Spiridione
Covazza
domandò
allora
di
parlare
,
e
tutti
si
voltarono
con
viso
ostile
a
guardarlo
.
-
Volete
adesso
difendere
le
botteghe
?
-
lo
apostrofò
l
'
Ingrao
.
Il
Covazza
non
si
voltò
nemmeno
.
-
Vorrei
sapere
-
disse
piano
-
le
idee
generali
di
questo
disegno
.
-
Vi
dico
che
è
una
coglionatura
!
-
tornò
a
gridare
l
'
Ingrao
.
Il
Covazza
tese
una
mano
,
senza
scomporsi
.
-
Prego
,
-
disse
,
-
urlare
non
è
ragionare
.
Sono
stato
anch
'
io
nelle
zolfare
:
ho
studiato
attentamente
le
condizioni
dell
'
industria
zolfifera
,
le
ragioni
complesse
della
sua
crisi
e
vi
so
dire
che
,
se
nelle
condizioni
presenti
quelli
che
hanno
da
sperar
meno
sono
i
solfaraj
,
picconieri
e
carusi
,
non
meno
tristi
sono
però
le
sorti
dei
coltivatori
delle
miniere
e
dei
proprietarii
;
e
se
questo
disegno
...
Non
poté
seguitare
.
Tutti
i
rappresentanti
dei
Fasci
scattarono
in
piedi
protestando
.
Lando
s
'
interpose
,
cercò
di
calmarli
,
ammonì
che
si
avesse
rispetto
per
le
opinioni
altrui
e
propose
che
uno
fosse
subito
chiamato
a
dirigere
la
discussione
.
-
Bruno
!
Bruno
!
Bixio
Bruno
!
-
si
gridò
da
varie
parti
.
E
Bixio
Bruno
,
avvezzo
ormai
a
vedersi
designato
a
quell
'
ufficio
,
in
due
salti
fu
alla
tavola
preparata
in
capo
alla
sala
.
-
Signori
,
-
disse
.
-
Di
straforo
,
incidentalmente
,
siamo
entrati
nel
pieno
della
discussione
.
L
'
on
.
Covazza
,
in
un
suo
scritto
recente
...
-
Pubblicato
all
'
estero
!
-
interruppe
uno
in
fondo
alla
sala
.
-
All
'
estero
,
o
in
Italia
,
sciocchezze
!
-
ribatté
il
Bruno
.
-
Le
nostre
idee
,
il
nostro
partito
non
riconoscono
confini
di
nazionalità
.
In
questo
scritto
l
'
on
.
Covazza
ha
criticato
l
'
opera
mia
e
dei
miei
compagni
.
Spiridione
Covazza
,
con
le
braccia
incrociate
sul
petto
,
negò
più
volte
col
capo
.
-
No
?
-
domandò
il
Bruno
.
-
Come
no
?
Non
ha
ella
detto
che
la
nostra
propaganda
è
fatta
di
miraggi
?
-
Io
ho
detto
,
-
rispose
il
Covazza
,
levandosi
in
piedi
,
-
che
le
vostre
dimostrazioni
oneste
d
'
una
libertà
che
dia
intero
realmente
il
diritto
di
soddisfare
ai
bisogni
della
vita
,
le
spiegazioni
che
voi
date
della
lotta
di
classe
,
sfruttati
contro
sfruttatori
,
e
del
programma
della
scuola
marxista
in
genere
e
di
quello
minimo
che
vi
siete
tracciato
,
si
traducono
,
inevitabilmente
e
sciaguratamente
,
in
miraggi
,
per
la
ignoranza
di
coloro
a
cui
sono
rivolte
.
Questo
ho
detto
!
E
ho
soggiunto
...
Nuove
proteste
confuse
si
levarono
nella
sala
.
Il
Bruno
batté
il
pugno
sulla
tavola
e
impose
silenzio
.
-
Lasciatelo
parlare
!
-
Ho
soggiunto
,
-
riprese
il
Covazza
,
-
che
voi
,
abbagliati
,
nel
fervore
della
vostra
sincera
fede
giovanile
,
credete
che
le
vostre
dimostrazioni
e
spiegazioni
siano
veramente
comprese
.
-
Sono
!
sono
!
sono
!
-
gridarono
molti
a
coro
.
-
Non
sono
!
Non
possono
essere
!
-
negò
energicamente
il
Covazza
.
-
Come
volete
che
siano
,
se
non
le
comprendete
bene
neanche
voi
stessi
?
Una
tempesta
di
urli
si
scatenò
a
questa
affermazione
.
Il
Bruno
,
Lando
Laurentano
,
Lino
Apes
,
i
colleghi
deputati
stentarono
un
pezzo
a
domarla
.
Spiridione
Covazza
aspettò
a
capo
chino
,
con
gli
occhi
chiusi
,
che
fosse
domata
;
a
un
certo
punto
,
giunse
le
mani
e
,
tenendole
alte
,
piegò
di
più
il
capo
tra
esse
,
curvò
con
fatica
l
'
obesa
persona
;
poi
,
aprendole
in
un
ampio
gesto
e
risollevandosi
,
pregò
quasi
piangente
:
-
Non
mi
costringete
,
signori
,
per
falsi
riguardi
al
vostro
malinteso
amor
proprio
,
non
mi
costringete
ad
attenuare
d
'
un
punto
la
verità
,
con
concessioni
che
farebbero
a
me
e
a
voi
stessi
vergogna
,
e
che
potrebbero
essere
perniciose
in
questo
momento
!
Quanti
tra
voi
conoscono
veramente
Marx
?
Quattro
,
cinque
,
non
piú
!
Siate
franchi
!
Tutti
gli
altri
non
hanno
coscienza
vera
di
quel
che
si
vuole
:
sì
,
sì
,
proprio
così
!
né
dei
mezzi
congrui
per
conseguirlo
,
infatuati
d
'
un
socialismo
sentimentale
,
che
s
'
inghirlanda
delle
magiche
promesse
di
giustizia
e
d
'
uguaglianza
.
Ma
sapete
voi
che
cosa
vuol
dire
giustizia
per
i
contadini
e
i
solfaraj
siciliani
?
Vuol
dire
violenza
!
sangue
,
vuol
dire
!
vuol
dire
strage
!
Perché
alla
giustizia
legale
,
alla
giustizia
fondata
sul
diritto
e
sulla
ragione
essi
non
hanno
mai
creduto
,
vedendola
sempre
a
loro
danno
conculcata
!
Li
conosco
io
,
molto
meglio
di
voi
,
i
contadini
e
i
solfaraj
siciliani
...
sì
,
sì
,
purtroppo
,
molto
meglio
di
voi
!
Voi
vi
illudete
!
Voi
dite
loro
collettivismo
?
ed
essi
traducono
:
divisione
delle
terre
,
tanto
io
e
tanto
tu
!
Dite
loro
abolizione
del
salario
?
ed
essi
traducono
:
padroni
tutti
,
fuori
le
borse
contiamo
il
denaro
,
e
tanto
io
tanto
tu
.
-
Non
è
vero
!
Non
è
vero
!
-
gridarono
alcuni
.
-
Lasciatemi
finire
!
-
esclamò
stanco
,
anelante
,
il
Covazza
.
-
L
'
altra
illusione
,
che
voi
vi
fate
,
è
sul
numero
degli
iscritti
ai
vostri
Fasci
:
tremila
qua
,
quattromila
là
,
ottocento
,
mille
,
diecimila
...
Dove
,
come
li
contate
?
Son
ombre
vane
,
signori
,
filze
di
nomi
e
nient
'
altro
!
Sì
,
lo
so
anch
'
io
:
appena
si
aprono
le
iscrizioni
,
come
le
pecore
:
una
dà
l
'
esempio
,
tutte
le
altre
dietro
!
Ma
volete
sul
serio
dar
peso
,
fondarvi
su
questo
,
ch
'
è
frutto
d
'
un
inevitabile
contagio
psichico
?
Quanti
,
sbollito
il
primo
entusiasmo
,
restano
effettivamente
nei
vostri
Fasci
?
Basta
ad
allontanare
il
maggior
numero
la
prima
richiesta
della
misera
quota
settimanale
!
E
quanti
Fasci
,
sorti
oggi
,
non
si
sciolgono
domani
?
Lasciatevelo
dire
da
uno
che
non
s
'
inganna
e
che
non
vi
inganna
,
signori
!
So
che
voi
oggi
qua
volete
stabilire
se
si
debba
,
o
no
,
secondare
la
tendenza
delle
moltitudini
a
un
'
azione
immediata
.
So
che
parecchi
tra
voi
sono
contrarii
,
e
io
li
stimo
saggi
e
li
approvo
.
Un
movimento
serio
come
voi
l
'
intendete
,
non
è
possibile
ancora
in
Sicilia
!
Se
credete
che
già
ci
sia
per
opera
vostra
,
v
'
ingannate
!
Per
me
non
è
altro
che
febbre
passeggera
,
delirio
di
incoscienti
!
Spiridione
Covazza
sedette
,
asciugandosi
il
sudore
dal
volto
congestionato
,
mentre
dieci
,
quindici
,
tutt
'
insieme
,
si
levavano
a
domandar
la
parola
.
Parlò
Cataldo
Sclàfani
con
voce
tonante
e
col
volto
atteggiato
più
di
dolore
che
di
sdegno
,
giacché
non
l
'
accusa
per
se
stessa
poteva
offenderlo
,
ma
che
uno
potesse
accusarlo
e
accusar
con
lui
i
suoi
compagni
.
-
Non
mi
difendo
,
-
disse
,
-
espongo
!
Quanti
erano
i
Fasci
?
Eran
presenti
i
capi
dei
piú
importanti
,
e
ciascuno
poteva
dire
all
'
on
.
Covazza
come
erano
contati
i
socii
e
quanti
fossero
.
I
Fasci
,
secondo
gli
ultimi
dati
del
Comitato
centrale
,
erano
centosessantatré
fermamente
costituiti
,
trentacinque
in
via
di
formazione
.
C
'
era
dunque
davvero
un
grande
esercito
di
lavoratori
in
Sicilia
,
nel
quale
non
si
sapeva
se
ammirar
più
il
fervore
,
la
coscienza
,
o
la
disciplina
con
cui
obbediva
a
un
cenno
del
Comitato
centrale
.
Il
capo
d
'
ogni
Fascio
passava
la
parola
d
'
ordine
ai
singoli
capi
di
sezione
,
e
questi
a
lor
volta
ai
capi
dei
rioni
e
delle
strade
:
in
un
batter
d
'
occhio
,
sia
di
giorno
,
sia
di
notte
,
tutti
i
socii
dei
Fasci
potevano
ricevere
un
avviso
.
E
se
domani
i
lavoratori
si
fossero
mossi
,
tutta
la
gente
siciliana
sarebbe
stata
travolta
come
da
una
corrente
di
fuoco
.
Perché
già
da
lunghi
anni
covava
il
fuoco
in
Sicilia
,
da
che
essa
cioè
,
nel
mare
,
si
era
veduta
come
una
pietra
a
cui
lo
stivale
d
'
Italia
allungava
un
calcio
in
premio
di
quanto
aveva
fatto
per
la
così
detta
unità
e
indipendenza
della
patria
.
Perché
dire
che
solo
da
un
anno
si
parlava
di
socialismo
in
Sicilia
?
Non
vi
era
già
,
diciott
'
anni
addietro
,
una
sezione
dell
'
Internazionale
?
E
da
allora
non
vi
si
eran
sempre
pubblicati
giornali
del
partito
;
e
circoli
,
gruppi
,
nuclei
non
si
erano
formati
qua
e
là
,
sicché
appena
sorta
la
prima
idea
dei
Fasci
,
era
stato
un
subito
accorrere
e
un
subito
riaggregarsi
di
antichi
compagni
di
fede
?
Non
era
vero
dunque
che
la
rapidissima
formazione
dei
Fasci
era
dovuta
solo
all
'
assidua
e
vigorosa
propaganda
dei
giovani
:
il
terreno
era
già
da
lunga
mano
preparato
;
mancava
l
'
unione
,
un
indirizzo
;
e
ai
giovani
era
bastato
soltanto
dare
una
voce
e
indicar
la
via
,
la
stessa
via
che
da
anni
batteva
il
proletariato
di
altri
paesi
.
I
contadini
e
gli
operaj
di
Sicilia
erano
accorsi
ai
giovani
con
le
braccia
tese
,
gridando
:
-
Voi
,
voi
siete
i
veri
amici
!
-
e
si
erano
mossi
a
seguirli
con
la
gioja
nel
cuore
,
e
con
la
piena
coscienza
di
ciò
che
si
disponevano
a
fare
.
E
,
a
provar
questa
coscienza
,
Cataldo
Sclàfani
parlò
,
commosso
,
dei
discorsi
tenuti
nell
'
ultimo
congresso
di
Palermo
da
alcune
donne
di
Piana
dei
Greci
e
di
Corleone
;
discorsi
che
dimostravano
,
nel
modo
più
lampante
,
come
non
il
lume
artificiale
d
'
una
coltura
accademica
,
né
teorie
di
scuola
bisognavano
a
destar
quella
coscienza
,
ma
la
pratica
quotidiana
del
dolore
e
dell
'
ingiustizia
,
e
l
'
indicazione
più
semplice
e
più
spontanea
del
rimedio
a
tanti
mali
:
l
'
unione
!
Socialismo
sentimentale
?
Ma
la
forza
che
crea
è
appunto
il
sentimento
,
non
la
fredda
ragione
,
armata
di
dottrina
!
Che
importava
la
nozione
astratta
d
'
un
diritto
,
quando
c
'
era
il
sentimento
immediato
e
prepotente
di
un
bisogno
?
Sentire
il
proprio
diritto
con
la
forza
stessa
con
cui
si
sente
la
fame
valeva
mille
volte
più
d
'
ogni
precisa
dimostrazione
teorica
di
esso
.
Peraltro
,
ora
questo
sentimento
era
già
divenuto
coscienza
lucida
e
ferma
,
e
si
dimostrava
in
tutti
i
modi
.
Un
vero
spirito
fraterno
s
'
era
diffuso
tra
i
contadini
e
gli
operaj
,
per
cui
nei
numerosi
arresti
recenti
s
'
eran
veduti
i
compagni
liberi
mantenere
i
carcerati
e
le
loro
famiglie
;
nella
disgrazia
di
qualcuno
,
il
pronto
soccorso
di
tutti
e
l
'
assistenza
e
la
sorveglianza
amorosa
.
Ecco
la
ronda
dei
decurioni
,
la
sera
,
per
le
strade
e
le
osterie
delle
città
e
delle
campagne
,
perché
i
fratelli
non
trascendessero
ad
atti
violenti
,
eccitati
dal
vino
.
-
Questi
sono
gli
arruffapopoli
,
on
.
Covazza
!
-
esclamò
a
questo
punto
,
concludendo
,
Cataldo
Sclàfani
con
gli
occhi
lustri
d
'
ebrezza
e
commozione
.
-
Vergognatevi
delle
vostre
accuse
!
Siamo
qua
oggi
,
a
Roma
,
di
fronte
,
due
generazioni
.
Guardate
allo
spettacolo
che
dànno
i
vecchi
,
e
guardate
a
noi
giovani
!
Domani
da
qui
il
Governo
,
che
protegge
tutti
coloro
che
dell
'
amor
di
patria
affagottato
e
tolto
in
braccio
si
fecero
scudo
per
tanti
anni
ai
sassi
del
popolo
censore
,
manderà
in
Sicilia
l
'
esercito
e
l
'
armata
per
soffocare
con
la
violenza
questo
gran
palpito
di
vita
nuova
che
noi
giovani
vi
abbiamo
destato
!
Fin
oggi
la
maggioranza
del
Comitato
centrale
,
di
cui
fo
parte
,
è
contraria
a
un
'
azione
immediata
.
Ma
presto
verrà
il
giorno
,
lo
prevedo
,
che
le
smanie
dell
'
impazienza
da
tanto
tempo
represse
scoppieranno
,
e
noi
capi
non
potremo
più
frenare
il
popolo
senza
immolare
noi
stessi
.
Lando
Laurentano
,
seduto
accanto
a
Lino
Apes
,
ascoltò
il
lungo
discorso
dello
Sclàfani
a
capo
chino
,
stirandosi
qua
e
là
con
le
dita
nervose
la
barba
e
lanciando
occhiate
a
destra
e
a
sinistra
.
Quell
'
adunanza
in
casa
sua
gli
pareva
la
prova
generale
di
una
rappresentazione
.
Tutti
quei
giovani
si
erano
anche
loro
assegnate
le
parti
,
e
gli
pareva
che
,
a
furia
di
ripeterle
,
se
le
fossero
cacciate
a
memoria
e
le
recitassero
con
artificioso
calore
.
Mancava
il
coro
innumerevole
,
che
era
in
Sicilia
.
Oh
sì
,
parlava
bene
,
con
bella
enfasi
apostolica
,
Cataldo
Sclàfani
;
meritava
in
qualche
punto
l
'
applauso
caldo
e
scrosciante
,
le
lodi
del
coro
,
se
fosse
stato
presente
.
Innamorato
della
sua
parte
,
l
'
avrebbe
rappresentata
con
perfetta
coerenza
anche
davanti
ai
fucili
dei
soldati
,
in
piazza
;
e
,
se
tratto
in
arresto
,
davanti
ai
giudici
,
in
una
corte
di
giustizia
.
Perché
lui
solo
non
riusciva
ancora
a
comporsi
una
parte
?
perché
ancora
,
ancora
dentro
,
esasperatamente
,
gli
scattava
la
protesta
:
-
No
,
non
è
questo
?
-
Che
volevano
infatti
tutti
quei
suoi
compagni
?
Ben
poco
,
per
il
momento
,
in
Sicilia
.
Volevano
che
,
per
l
'
unione
e
la
resistenza
dei
lavoratori
,
venissero
a
patti
più
umani
i
proprietarii
di
terre
e
di
zolfare
,
e
cessasse
il
salario
della
fame
,
cessassero
l
'
usura
,
lo
sfruttamento
,
le
vessazioni
delle
inique
tasse
comunali
,
per
modo
che
a
quelli
fosse
assicurato
,
non
già
il
benessere
,
ma
almeno
tanto
da
provvedere
ai
bisogni
primi
della
vita
.
Volevano
,
adattandosi
modestamente
alle
condizioni
locali
,
l
'
impianto
di
cooperative
di
consumo
e
di
lavoro
e
la
conquista
dei
pubblici
poteri
;
fra
qualche
anno
trionfare
nelle
elezioni
comunali
e
provinciali
dell
'
isola
;
riuscir
vittoriosi
in
qualche
collegio
politico
,
per
aver
controlli
e
banditori
delle
più
urgenti
necessità
dei
miseri
nei
Consigli
comunali
e
provinciali
e
nella
Camera
dei
deputati
.
Questo
volevano
.
Ed
era
giusto
.
Degne
d
'
ammirazione
la
fede
e
la
costanza
con
cui
seguitavano
quest
'
opera
di
protezione
e
di
rivendicazione
.
Che
altro
voleva
lui
?
Non
c
'
era
altro
da
volere
,
altro
da
fare
,
per
ora
.
E
tanta
esaltazione
,
dunque
,
e
tanto
fermento
per
ottenere
ciò
che
forse
nessuno
,
fuori
dell
'
isola
,
avrebbe
mai
creduto
che
già
non
ci
fosse
:
che
in
ogni
casolare
sparso
nella
campagna
la
lucernetta
a
olio
non
mostrasse
più
ai
padri
che
ritornavano
disfatti
dal
lavoro
lo
squallido
sonno
dei
figliuoli
digiuni
e
il
focolare
spento
;
che
fossero
posti
in
grado
di
divenire
e
di
sentirsi
uomini
,
tanti
cui
la
miseria
rendeva
peggio
che
bruti
.
Una
buona
legge
agraria
,
una
lieve
riforma
dei
patti
colonici
,
un
lieve
miglioramento
dei
magri
salarii
,
la
mezzadria
a
oneste
condizioni
,
come
quelle
della
Toscana
e
della
Lombardia
,
come
quelle
accordate
da
lui
nei
suoi
possedimenti
,
sarebbero
bastati
a
soddisfare
e
a
quietare
quei
miseri
,
senza
tanto
fragor
di
minacce
,
senza
bisogno
d
'
assumere
quelle
arie
d
'
apostoli
,
di
profeti
di
paladini
.
Oneste
,
modeste
aspirazioni
,
quasi
evangelicamente
disciplinate
,
da
raggiungere
grado
grado
,
col
tempo
e
con
la
chiara
coscienza
del
diritto
negato
!
Poteva
egli
pascersi
di
esse
,
e
non
pensare
ad
altro
?
No
,
no
:
troppo
poco
per
lui
!
Se
fosse
bastato
,
magari
avrebbe
dato
tutto
il
suo
denaro
,
e
chi
sa
,
forse
allora
,
da
povero
,
avrebbe
trovato
in
quelle
aspirazioni
un
pascolo
per
l
'
anima
irrequieta
.
Ma
così
,
no
,
non
potevano
bastargli
!
All
'
improvviso
,
voltandosi
a
guardar
Lino
Apes
,
si
sentì
sonar
dentro
,
come
una
feroce
irrisione
,
i
versi
del
Leopardi
nella
canzone
all
'
Italia
:
L
'
armi
,
qua
l
'
armi
:
io
solo
Combatterò
,
procomberò
sol
io
!
E
scattò
in
piedi
agli
applausi
che
in
quel
punto
stesso
scoppiavano
nella
sala
a
coronar
l
'
eloquente
discorso
di
Cataldo
Sclàfani
,
e
anche
lui
con
tutti
gli
altri
,
senza
volerlo
,
si
recò
a
stringere
la
mano
all
'
oratore
.
Ma
Lino
Apes
,
dal
suo
posto
,
col
socratico
sorriso
su
le
labbra
e
negli
occhi
,
domandò
allora
a
gran
voce
:
-
Signori
miei
,
e
che
si
conclude
?
Pareva
tutto
finito
;
assolto
il
còmpito
;
e
ciascuno
si
sentiva
come
sollevato
e
liberato
da
un
gran
peso
.
Al
richiamo
dell
'
Apes
tutti
si
guardarono
negli
occhi
,
sorpresi
,
con
pena
,
e
ritornarono
mogi
mogi
ai
loro
posti
.
-
La
natura
,
signori
miei
,
-
seguitò
Lino
Apes
,
appena
li
vide
seduti
,
-
la
natura
,
nella
sua
eternità
,
può
non
concludere
,
anzi
non
può
concludere
,
perché
se
conclude
,
è
finita
.
Ma
l
'
uomo
no
,
deve
concludere
;
ha
bisogno
di
concludere
;
o
almeno
di
credere
che
abbia
concluso
qualche
cosa
,
l
'
uomo
!
Ebbene
,
signori
miei
,
che
concluderemo
noi
?
Siamo
uomini
,
e
venuti
qua
per
questo
.
Ma
vi
leggo
negli
occhi
.
Voi
non
avete
nessuna
voglia
di
concludere
,
pur
non
essendo
eterni
!
Voi
avete
viaggiato
.
Molti
tra
voi
seguiteranno
il
viaggio
fino
a
Reggio
Emilia
.
Qua
a
Roma
,
chi
ci
viene
per
la
prima
volta
,
ha
da
veder
tante
cose
;
e
il
tempo
stringe
.
Scusatemi
,
se
parlo
così
:
sapete
che
io
vedo
per
minuto
,
e
parlo
come
vedo
.
Ho
poca
fiducia
nelle
conclusioni
degli
uomini
,
i
quali
tutti
,
a
un
certo
punto
,
guardandosi
dietro
,
considerando
le
opere
e
i
giorni
loro
,
scuotono
amaramente
il
capo
e
riconoscono
:
«
Sí
,
ci
siamo
arricchiti
»
,
oppure
:
«
Sì
,
abbiamo
fatto
questo
o
quest
'
altro
-
ma
che
abbiamo
infine
concluso
?
»
.
Veramente
,
a
dir
proprio
,
non
si
conclude
mai
nulla
,
perché
siamo
tutti
nella
natura
eterna
.
Ma
ciò
non
toglie
che
noi
oggi
qua
,
dato
il
momento
,
non
dobbiamo
venire
a
una
qualsiasi
,
magari
illusoria
,
conclusione
.
Io
vi
dico
che
questa
s
'
impone
,
perché
altrimenti
ci
verranno
da
sé
,
senza
la
vostra
guida
illuminata
e
il
vostro
consenso
,
gli
operaj
delle
città
,
delle
campagne
,
delle
zolfare
.
E
sarà
cieco
scompiglio
,
tumulto
feroce
,
quello
che
potrebbe
essere
invece
movimento
ordinato
,
premeditato
,
sicuro
.
Le
conseguenze
?
Signori
,
usa
prevederle
chi
non
è
nato
a
fare
.
Credete
voi
che
ci
sia
ragione
d
'
agire
?
Avvisiamo
ai
modi
e
ai
mezzi
.
Tutta
la
Sicilia
è
ora
senza
milizie
.
Tre
,
quattro
compagnie
di
fantaccini
vi
fan
la
comparsa
dei
gendarmi
offenbachiani
,
oggi
qua
,
domani
là
,
dove
il
bisogno
li
chiama
.
E
contro
ad
essi
,
come
voi
dite
,
un
intero
,
compatto
esercito
di
lavoratori
.
Non
c
'
è
neanche
bisogno
d
'
armarlo
;
basterà
disarmar
quei
pochi
e
si
resta
padroni
del
campo
.
No
?
Dite
di
no
?
Aspettate
!
Lasciatemi
dire
...
santo
Dio
,
concludere
!
Ma
non
poté
più
dire
.
Come
i
ranocchi
quatti
a
musare
all
'
orlo
d
'
un
pantano
,
se
uno
se
ne
spicca
e
dà
un
tonfo
,
tutti
gli
altri
a
due
,
a
tre
,
tuffandosi
,
vi
fanno
un
crepitìo
via
via
più
fitto
;
gli
ascoltatori
incantati
dapprima
dall
'
arguto
dire
dell
'
Apes
,
cominciarono
alla
fine
dietro
un
primo
interruttore
a
interromperlo
a
due
,
a
tre
insieme
,
e
quasi
d
'
un
subito
,
tra
fautori
e
avversarii
,
schizzò
da
ogni
parte
violenta
la
contesa
.
Di
qua
Lando
Laurentano
quasi
pregava
:
-
Sì
,
ecco
,
se
c
'
è
da
fare
qualche
cosa
,
amici
...
Di
là
Bixio
Bruno
e
Cataldo
Sclàfani
gridavano
:
-
No
!
no
!
Sarebbe
una
pazzia
!
Ma
che
!
La
rovina
!
E
sfide
,
invettive
,
proposte
,
s
'
abbaruffarono
per
un
pezzo
nella
sala
.
Alcuni
,
e
tra
questi
il
Covazza
,
scapparono
via
,
indignati
.
A
un
certo
punto
,
uno
,
tutto
spaurito
,
si
cacciò
zittendo
e
con
le
braccia
levate
nel
crocchio
dove
più
ferveva
la
contesa
e
annunziò
:
-
Signori
miei
,
siamo
spiati
!
Tutti
gli
occhi
si
volsero
alle
due
finestre
.
Dietro
la
ringhiera
del
giardino
due
uomini
stavano
difatti
a
spiare
,
cercando
di
farsi
riparo
delle
piante
.
Celsina
Pigna
guardò
alla
finestra
anche
lei
e
,
appena
scorse
quei
due
,
diventò
in
volto
di
bragia
.
-
Ma
no
!
-
saltò
a
dire
irresistibilmente
.
-
Li
conosco
io
...
Aspettano
me
.
Innanzi
al
vermiglio
sorriso
e
agli
occhi
sfavillanti
di
lei
,
la
contesa
cadde
,
come
se
a
nessuno
paresse
più
possibile
seguitarla
,
quando
quel
fior
di
giovinetta
,
a
cui
s
'
era
fatto
le
viste
di
non
badare
,
si
faceva
avanti
d
'
un
tratto
,
quasi
ad
ammonire
:
-
Ci
sono
io
,
finitela
:
sono
aspettata
!
Poco
dopo
,
come
tutti
,
tranne
Lino
Apes
,
furono
andati
via
,
Celsina
si
accostò
a
Lando
Laurentano
e
gli
domandò
,
alludendo
a
uno
di
quei
due
che
stavano
dietro
la
ringhiera
ad
aspettarla
:
-
Non
lo
conosce
?
È
suo
nipote
...
-
Mio
nipote
?
-
disse
con
meraviglia
Lando
che
ignorava
affatto
d
'
averne
uno
.
-
Ma
sì
,
Antonio
Del
Re
,
-
affermò
Celsina
.
-
Figlio
di
sua
cugina
Anna
,
sorella
del
signor
Roberto
Auriti
.
-
Ah
!
-
sclamò
Lando
.
-
E
perché
non
è
entrato
?
Celsina
notò
sul
volto
del
Laurentano
un
improvviso
turbamento
subito
dopo
la
domanda
,
e
lo
interpretò
a
suo
modo
,
che
egli
cioè
,
sospettando
qualche
intrigo
fra
lei
e
il
nipote
,
si
fosse
pentito
della
domanda
inopportuna
,
e
si
affrettò
a
rispondere
:
-
Non
è
dei
nostri
,
sa
!
Sta
qui
a
Roma
in
casa
del
signor
Roberto
,
all
'
Università
...
Ma
temo
che
...
S
'
interruppe
,
accorgendosi
che
il
Laurentano
,
astratto
,
assorto
,
non
le
badava
;
e
subito
riprese
:
-
Le
reco
i
saluti
del
Lizio
,
presidente
del
Fascio
di
Girgenti
,
e
i
saluti
di
mio
padre
.
Anch
'
io
credo
,
se
posso
esprimere
il
mio
parere
,
che
non
sia
tempo
d
'
agire
.
Abbiamo
nel
Fascio
di
Girgenti
circa
ottocento
iscritti
...
Ma
sono
nomi
soltanto
,
pochi
vengono
,
pochi
pagano
...
-
Ma
sì
,
ma
sì
,
ma
sì
...
-
le
disse
allora
,
graziosamente
ridendo
con
tutto
il
volto
bruttissimo
,
Lino
Apes
,
quasi
per
farle
intendere
che
egli
aveva
parlato
a
quel
modo
col
solo
intento
di
cacciar
via
tutti
.
-
Agire
?
Ma
sarebbe
una
pazzia
!
L
'
ho
detto
per
celia
,
signorina
!
Gli
occhi
di
Celsina
schizzarono
fiamme
.
Lo
avrebbe
schiaffeggiato
.
Gli
sorrise
.
Tese
la
mano
a
Lando
Laurentano
e
:
-
Mi
permettano
-
disse
.
-
Li
lascio
in
libertà
.
Il
quondam
tenore
Olindo
Passalacqua
,
marito
onorario
della
maestra
di
canto
signora
Lalla
Passalacqua
-
Bonomè
,
nonché
censore
effettivo
del
Privato
Conservatorio
Bonomè
,
da
circa
due
ore
cercava
in
tutti
i
modi
di
tenere
a
freno
la
muta
rabbiosa
impazienza
di
Antonio
Del
Re
.
Parlava
sottovoce
,
e
ogni
tanto
,
di
nascosto
,
se
Antonio
Del
Re
sbuffando
guardava
altrove
,
cavava
fuori
lesto
lesto
l
'
orologino
della
moglie
e
«
Poveretto
ha
ragione
!
»
diceva
prima
con
la
mimica
degli
occhi
,
delle
ciglia
,
della
bocca
,
e
subito
dopo
,
con
altra
mimica
:
«
Qua
sono
:
avanti
;
seguitiamo
!
»
E
seguitava
a
parlare
,
a
parlare
quasi
per
commissione
;
ma
in
una
particolar
maniera
comicissima
e
quasi
incomprensibile
,
perché
a
voli
a
salti
a
precipizii
per
sottintesi
che
si
riferivano
a
lontane
e
bizzarre
vicende
della
sua
scompigliata
esistenza
.
E
a
ogni
salto
,
a
ogni
volo
,
eran
subitanee
alterazioni
di
viso
e
di
voce
,
esclamazioni
e
ghigni
e
gesti
o
di
rabbia
o
di
gioja
o
di
minaccia
o
di
commiserazione
o
di
sdegno
,
che
facevano
restare
intronato
,
a
bocca
aperta
chi
,
ignorando
quelle
vicende
,
riuscisse
per
un
po
'
,
senza
ridere
,
a
prestargli
ascolto
.
Olindo
Passalacqua
,
di
fronte
a
questo
intronamento
,
restava
soddisfatto
;
era
per
lui
la
misura
dell
'
effetto
;
e
con
le
mani
aperte
a
ventaglio
si
tirava
su
,
su
,
su
,
da
ogni
parte
i
lunghi
grigi
capelli
riccioluti
per
modo
che
gli
nascondessero
la
radura
sul
cocuzzolo
,
e
quindi
coi
due
indici
tesi
si
toccava
gli
aghi
incerati
dei
baffetti
ritinti
,
quasi
per
mettere
il
punto
a
quel
gesto
abituale
o
per
accertarsi
che
nella
foga
del
parlare
,
non
gli
fossero
cascati
.
-
Una
miseria
,
basterebbe
una
miseria
!
-
diceva
.
-
Guarda
,
che
sono
due
lirette
al
giorno
,
che
sono
?
E
vorrei
dire
anche
meno
!
Una
miseria
...
Sciagurato
!
Quanti
ne
butta
via
con
quei
farabutti
là
che
gl
'
insudiciano
il
come
si
chiama
...
sicuro
...
lo
stemma
avito
!
Porci
!
E
mio
suocero
per
l
'
Italia
rovina
l
'
impresa
del
Carolino
a
Palermo
...
Tesori
!
Bastava
la
semplice
Jone
...
povero
Petrella
!
...
mio
cavallo
di
battaglia
...
Là
,
tutto
a
catafascio
...
per
questi
porci
qua
!
Senti
come
strillano
?
Ed
è
principe
,
sissignore
...
Vergognosi
...
Dico
io
,
due
lirette
al
giorno
per
un
'
opera
meritoria
...
Dio
dei
cieli
,
una
fortuna
come
questa
!
Tutto
gratis
...
E
tu
che
ne
sai
?
Certi
patti
infernali
...
schiavitù
per
tutta
la
vita
...
Io
,
io
,
per
più
di
dieci
anni
,
trionfatore
e
schiavo
...
Qua
,
invece
,
solo
ch
'
egli
dicesse
di
sì
...
M
'
impegnerei
io
,
Nino
,
m
'
impegnerei
io
di
portarla
in
meno
d
'
un
anno
su
i
primari
palcoscenici
d
'
Italia
.
Tu
mi
conosci
;
mi
spezzo
,
non
mi
...
non
mi
...
frangar
...
come
si
dice
?
lo
sapevo
pure
in
latino
,
mannaggia
!
La
parola
...
se
do
la
parola
!
E
che
mi
resta
?
Unico
patrimonio
.
Bisognerà
nutrirla
un
tantino
meglio
nei
primi
tempi
:
questo
sì
!
Ma
se
ne
viene
...
se
ne
viene
...
oh
se
se
ne
viene
..
E
la
bastarda
musica
moderna
...
Aveva
scoperto
,
Olindo
Passalacqua
,
una
portentosa
voce
di
soprano
nella
gola
di
Celsina
Pigna
,
subito
,
appena
l
'
aveva
sentita
parlare
.
-
E
con
quella
figurina
là
,
che
scherzi
?
Furore
,
m
'
impegno
io
:
farà
furore
!
Basterebbe
a
mio
cognato
,
per
rispetto
a
Roberto
e
a
te
,
un
misero
assegnino
,
anche
di
una
lira
e
cinquanta
al
giorno
;
per
le
spese
del
vitto
...
Nutrirla
bene
...
e
in
meno
di
un
anno
...
dici
di
no
?
Antonio
Del
Re
tornava
a
scrollarsi
tutto
,
rabbiosamente
,
appena
una
parola
del
Passalacqua
riusciva
a
cacciarsi
tra
il
tumulto
dei
pensieri
violenti
a
cui
era
in
preda
.
Il
giorno
avanti
,
Celsina
gli
s
'
era
presentata
all
'
improvviso
in
casa
dello
zio
Roberto
,
durante
il
desinare
.
Frastornato
,
stordito
dalla
vita
rumorosa
della
grande
città
,
dagli
aspetti
nuovi
,
dalle
nuove
e
strane
abitudini
,
non
aveva
potuto
attendere
in
alcun
modo
alla
promessa
che
le
aveva
fatto
prima
di
partire
,
di
trovarle
subito
,
cioè
,
un
collocamento
a
Roma
.
Le
aveva
scritto
tuttavia
che
presto
,
appena
un
po
'
rassettato
,
si
sarebbe
messo
a
cercare
;
con
la
certezza
però
,
dentro
di
sé
,
che
non
solo
non
sarebbe
riuscito
,
ma
che
non
avrebbe
avuto
né
animo
né
modo
di
provarcisi
,
sospeso
come
si
sentiva
,
e
come
per
un
pezzo
avrebbe
seguitato
a
sentirsi
,
in
uno
smarrimento
che
quasi
gli
toglieva
il
respiro
e
gli
faceva
apparir
tutto
intorno
vacillante
e
inconsistente
.
Questo
smarrimento
,
difatti
,
non
solo
gli
era
durato
,
ma
gli
era
via
via
cresciuto
,
in
mezzo
a
quella
precarietà
d
'
esistenza
eccentrica
,
scombussolata
,
in
casa
dello
zio
.
Come
mai
aveva
potuto
questi
adattarsi
a
vivere
così
,
comporsi
in
un
certo
suo
ordine
meticoloso
,
in
mezzo
a
tanto
disordine
,
trovarvi
un
po
'
di
terra
da
gettarvi
le
radici
?
Capiva
Olindo
Passalacqua
,
la
signora
Lalla
(
Nanna
,
come
la
chiamavano
)
e
il
fratello
di
lei
,
Pilade
Bonomè
:
zingari
;
il
primo
,
chi
sa
donde
venuto
;
gli
altri
due
,
figli
d
'
un
impresario
teatrale
,
capitato
prima
del
1860
a
Palermo
e
travolto
nella
corrente
liberale
dai
giovani
signori
dell
'
aristocrazia
palermitana
,
frequentatori
assidui
del
palcoscenico
del
teatro
Carolino
.
Fallita
dopo
alcuni
anni
l
'
impresa
,
poveri
,
vittime
della
rivoluzione
,
come
diceva
ancora
Olindo
Passalacqua
,
il
quale
,
subito
dopo
avere
sposato
la
figlia
dell
'
impresario
,
aveva
perduto
la
voce
;
erano
venuti
a
Roma
,
poco
dopo
il
'70
,
e
s
'
erano
rovesciati
addosso
a
zio
Roberto
,
raccomandati
da
un
amico
di
Palermo
.
Avventurarsi
nel
bujo
della
sorte
,
gettarsi
alle
più
stravaganti
imprese
,
prendere
da
un
momento
all
'
altro
le
più
strampalate
risoluzioni
,
era
per
essi
come
bere
un
bicchier
d
'
acqua
.
Oggi
qua
,
domani
là
;
oggi
abbondanza
,
domani
carestia
;
bastava
loro
ogni
giorno
arrivare
alla
sera
,
comunque
,
senza
indietreggiare
di
fronte
a
tutti
i
possibili
ostacoli
,
ai
sacrifizii
più
duri
,
buttando
in
mare
le
cose
più
care
e
più
sacre
pur
di
salvar
la
barca
,
barca
senza
più
né
bussola
,
né
àncora
,
né
timone
,
assaltata
dalle
onde
incessanti
in
quella
perpetua
bufera
ch
'
era
stata
la
loro
vita
.
Ma
tuttavia
questo
era
in
essi
meraviglioso
e
pietoso
e
comico
a
un
tempo
,
che
pur
avendo
fatto
getto
di
tutto
senza
alcun
ritegno
,
eran
rimasti
nell
'
anima
schietti
,
d
'
una
ingenuità
vivida
e
tutta
alata
di
palpiti
gentili
,
eran
rimasti
affettuosi
,
generosi
,
pronti
sempre
a
spendersi
per
gli
altri
,
a
confortare
,
a
soccorrere
,
ad
accendersi
d
'
entusiasmo
per
ogni
nobile
azione
.
Quel
che
di
scorretto
,
di
male
,
di
vergognoso
era
nella
loro
vita
,
forse
stimavano
sinceramente
non
imputabile
a
essi
.
Necessità
su
cui
bisognava
chiudere
un
occhio
,
e
se
uno
non
bastava
,
tutt
'
e
due
.
Con
quanta
dignità
,
per
esempio
,
Olindo
Passalacqua
,
dopo
aver
mangiato
alla
tavola
di
zio
Roberto
e
aver
raccomandato
a
questo
di
non
dimenticarsi
di
far
prendere
a
Nanna
le
gocce
per
il
mal
di
cuore
o
di
far
toglier
subito
dalla
tavola
il
trionfino
delle
frutta
per
paura
che
,
toccando
inavvertitamente
la
buccia
di
qualche
pesca
,
non
le
si
avesse
a
rompere
,
Dio
liberi
,
il
sangue
del
naso
come
tante
volte
le
soleva
avvenire
,
lasciava
a
lui
il
letto
maritale
e
,
augurando
alla
moglie
la
buona
notte
,
felicissimi
sogni
a
tutti
;
anche
ai
canarini
e
al
merlo
nelle
gabbie
,
al
pappagallo
Cocò
sul
tréspolo
;
a
Titì
,
la
scimmietta
tisica
,
su
l
'
anello
;
a
Ragnetta
,
la
gattina
in
colletto
e
cravatta
;
ai
due
vecchi
cani
Bobbi
e
Piccinì
,
invalidi
entrambi
in
una
cesta
,
quello
cieco
e
questo
con
la
groppa
impeciata
;
se
n
'
andava
coi
due
indici
su
le
punte
dei
baffi
,
impalato
già
nella
rigida
severità
di
censore
inflessibile
,
a
dormire
nel
Privato
Conservatorio
del
cognato
Bonomè
in
via
dei
Pontefici
!
E
che
barca
di
matti
quella
tavola
a
cui
sedevano
ogni
sera
quattro
o
cinque
estranei
,
invitati
lì
per
lì
,
o
che
venivano
a
invitarsi
da
sé
,
deputati
amici
di
zio
Roberto
e
di
Corrado
Selmi
,
maestri
di
musica
chiomati
,
cantanti
d
'
ambo
i
sessi
!
Che
discorsi
vi
si
tenevano
,
a
quali
scherzi
spesso
si
trascendeva
!
E
che
pena
vedere
zio
Roberto
lì
in
mezzo
,
zio
Roberto
ch
'
egli
da
lontano
s
'
era
immaginato
con
le
stesse
idee
e
gli
stessi
sentimenti
della
nonna
e
della
mamma
(
e
non
a
torto
,
ché
ogni
giorno
poi
glieli
dimostrava
con
le
più
squisite
attenzioni
e
le
cure
paterne
)
,
che
pena
vederlo
lì
in
mezzo
,
partecipare
a
quei
discorsi
,
a
quegli
scherzi
,
e
di
tratto
in
tratto
sorprendergli
nel
volto
uno
sguardo
,
un
sorriso
afflitto
,
di
mortificazione
,
se
incontrava
gli
occhi
suoi
che
lo
osservavano
stupiti
e
addolorati
!
Qual
guida
più
poteva
dargli
quello
zio
?
Avrebbe
potuto
permettersi
tutto
,
sicuro
di
non
potere
aver
da
lui
né
un
richiamo
,
né
un
rimprovero
.
S
'
era
iscritto
alla
facoltà
di
scienze
;
ma
come
studiare
in
quella
casa
che
cinfolava
,
gargarizzava
,
guagnolava
dalla
mattina
alla
sera
di
trilli
e
scivoli
e
solfeggi
e
vocalizzi
?
Del
resto
,
l
'
Università
così
lontana
,
i
numerosi
studenti
gaj
e
spensierati
,
gli
avevano
destato
fin
dal
primo
giorno
un
'
avversione
invincibile
,
uggia
,
scoramento
,
sdegno
,
dispetto
;
e
,
pigliando
scusa
da
ogni
cosa
,
non
era
più
andato
.
S
'
era
figurato
,
e
subito
aveva
ritenuto
per
certo
,
che
a
qualcuno
di
quei
ragazzacci
potesse
venire
la
cattiva
ispirazione
di
farsi
beffe
di
lui
così
serio
e
diverso
:
e
che
sarebbe
allora
accaduto
?
Solo
a
pensarci
,
gli
s
'
artigliavano
le
mani
.
Un
incentivo
qualunque
,
in
quel
punto
,
una
favilla
,
e
il
furore
,
represso
con
tanto
sforzo
,
sarebbe
divampato
terribile
.
Aveva
l
'
impressione
che
la
vita
gli
si
fosse
come
ingorgata
dentro
e
gli
ribollisse
,
fomentata
dal
rimorso
di
quell
'
ozio
e
dal
bisogno
prepotente
di
darsi
comunque
uno
sfogo
.
Ma
come
sottrarsi
a
quell
'
ozio
,
se
aveva
ormai
acquistato
la
certezza
di
non
poter
più
far
nulla
,
poiché
tutto
gli
si
era
come
intralciato
e
confuso
nel
cervello
?
e
dove
trovar
lo
sfogo
?
Aveva
corso
Roma
da
un
capo
all
'
altro
,
come
un
matto
,
quasi
senza
veder
nulla
,
tutto
assorto
in
sé
,
in
quella
cupa
scontentezza
di
tutto
e
di
tutti
,
in
quel
ribollimento
continuo
di
pensieri
impetuosi
che
,
prima
di
precisarsi
,
gli
svaporavano
dentro
,
lasciandolo
vuoto
e
come
stordito
,
coi
lineamenti
del
volto
alterati
,
le
pugna
serrate
,
le
unghie
affondate
nel
palmo
della
mano
.
Infine
,
dalla
sorda
rabbia
che
lo
divorava
,
da
quell
'
agra
inerzia
fosca
,
un
'
idea
truce
,
mostruosa
,
aveva
cominciato
a
germinargli
nel
cervello
,
la
quale
subito
aveva
preso
a
nutrirsi
voracemente
di
tutto
il
rancore
contro
la
vita
,
fin
dall
'
infanzia
accolto
e
covato
.
L
'
idea
gli
era
balenata
,
sentendo
una
sera
a
tavola
discorrere
del
modello
delle
bombe
recate
da
Francesco
Crispi
in
Sicilia
alla
vigilia
della
Rivoluzione
del
1860
e
della
preparazione
di
esse
.
Corrado
Selmi
aveva
detto
che
ne
aveva
preparate
alcune
anche
lui
,
di
notte
,
nel
magazzino
preso
in
affitto
da
Francesco
Riso
presso
il
convento
della
Gancia
.
Forte
delle
sue
nozioni
di
chimica
moderna
,
s
'
era
messo
a
ridere
e
aveva
dimostrato
quanto
fosse
puerile
quella
preparazione
,
e
come
adesso
si
sarebbero
potuti
ottenere
effetti
più
micidiali
con
ordigni
di
molto
piú
piccolo
volume
.
-
Ecco
!
-
aveva
esclamato
allora
Corrado
Selmi
.
-
Per
fare
un
po
'
di
festa
,
bisognerebbe
buttare
dalle
tribune
uno
di
questi
giocattolini
nell
'
aula
del
Parlamento
!
D
'
improvviso
s
'
era
sentito
prendere
e
predominar
tutto
da
quest
'
idea
.
Gli
urli
d
'
indignazione
della
piazza
per
la
frode
scoperta
delle
banche
,
e
prima
il
sospetto
e
poi
la
certezza
che
anche
zio
Roberto
col
Selmi
era
coinvolto
nello
scandalo
di
quella
frode
,
le
notizie
sempre
più
gravi
che
arrivavano
dalla
Sicilia
,
lo
avevano
deciso
a
cercare
i
mezzi
e
il
modo
d
'
attuare
al
più
presto
quell
'
idea
.
Tanto
,
ormai
,
era
finita
per
lui
!
Se
zio
Giulio
,
partito
a
precipizio
per
Girgenti
,
non
riusciva
a
ottenere
dal
fratello
della
nonna
il
denaro
,
zio
Roberto
sarebbe
stato
arrestato
;
e
allora
il
crollo
,
il
baratro
...
Ah
,
ma
prima
!
Sì
,
sì
,
questa
sarebbe
la
giusta
vendetta
,
questo
lo
sfogo
di
tutte
le
amarezze
,
che
avevano
attossicato
la
sua
vita
e
quella
dei
suoi
;
e
a
quei
suoi
compagni
là
,
di
Sicilia
,
cianciatori
,
avrebbe
dimostrato
che
lui
solo
sapeva
far
quello
che
loro
tutti
insieme
non
avrebbero
mai
saputo
.
Ebbene
,
proprio
in
quel
momento
era
capitata
Celsina
a
Roma
.
Nel
vedersela
comparir
dinanzi
tutta
accesa
in
volto
e
ridente
nell
'
imbarazzo
,
aveva
provato
un
fierissimo
dispetto
.
Gli
pareva
ormai
che
nulla
più
potesse
accadere
,
nulla
più
muoversi
senza
una
sua
spinta
;
che
tutti
dovessero
stare
al
loro
posto
,
immobili
e
come
sospesi
nell
'
attesa
dell
'
atto
grandioso
e
terribile
ch
'
egli
doveva
compiere
.
Donde
,
come
era
venuta
Celsina
,
se
egli
non
aveva
fatto
nulla
per
farla
venire
?
I
denari
di
Lando
...
già
!
quei
denari
negati
a
zio
Roberto
...
Il
Fascio
di
Girgenti
...
Buffonate
!
E
che
rabbia
nel
veder
Celsina
accolta
con
tanta
festa
da
quei
Passalacqua
,
per
i
quali
era
la
cosa
più
naturale
del
mondo
che
una
ragazza
si
avventurasse
sola
fino
a
Roma
con
un
pretesto
come
quello
,
e
si
presentasse
lì
in
cerca
dell
'
innamorato
,
ferma
nel
proposito
di
non
ritornar
più
in
Sicilia
.
S
'
era
fatto
di
tutti
i
colori
nel
vedersi
guardato
da
quelli
con
certi
occhi
ridenti
di
malizia
e
di
indulgenza
,
che
gli
dicevano
chiaramente
:
«
Via
,
che
c
'
è
di
male
?
abbiamo
capito
!
Non
ti
vergognare
!
»
.
E
anche
zio
Roberto
era
rimasto
lì
,
col
suo
solito
sorriso
afflitto
,
sotto
al
quale
voleva
nascondere
il
fastidio
che
gli
recava
ogni
novità
:
soltanto
il
fastidio
.
Anche
per
lui
nulla
di
male
che
una
ragazza
fosse
venuta
a
trovare
il
nipote
in
casa
sua
,
in
un
momento
come
quello
,
col
baratro
aperto
in
cui
stavano
per
precipitare
tutti
.
Per
quei
Passalacqua
quel
baratro
era
niente
:
una
delle
tante
difficoltà
della
vita
da
superare
;
e
per
superarla
fidavano
ciecamente
in
Corrado
Selmi
.
Bastava
poi
a
tranquillarli
la
calma
che
zio
Roberto
s
'
imponeva
per
non
agitar
la
sua
Nanna
malata
di
cuore
.
Via
,
via
quel
signor
Antonio
e
quel
lei
,
con
cui
Celsina
s
'
era
messa
a
parlargli
!
a
chi
voleva
darla
a
intendere
?
ma
si
dessero
pure
del
tu
!
Oh
,
cara
...
Ma
sì
,
brava
,
ridere
...
Se
non
si
rideva
di
cuore
a
quell
'
età
,
e
con
quegli
occhi
e
con
quel
musino
...
Uh
,
che
voce
!
ma
senti
?
...
un
campanello
!
Non
s
'
era
mai
provata
la
voce
?
Non
aveva
mai
cantato
,
neanche
così
per
ischerzo
?
mai
mai
?
Ma
bisognava
provare
,
subito
subito
...
Impossibile
che
non
ci
fosse
la
voce
,
con
quelle
inflessioni
,
con
quelle
modulazioni
...
Via
,
su
,
una
canzoncina
qualunque
,
là
,
nel
salottino
,
subito
subito
...
Ecco
il
terno
!
Nulla
meglio
di
questo
espediente
per
non
ritornar
più
in
Sicilia
!
I
mezzi
per
studiare
?
Ma
c
'
era
lei
,
la
signora
Lalla
,
e
il
Privato
Conservatorio
Bonomè
.
Lezioni
gratis
,
carte
e
pianoforte
gratis
:
soltanto
un
piccolo
assegno
per
il
vitto
.
E
Olindo
Passalacqua
,
saputo
che
Celsina
era
compagna
di
fede
socialista
di
Lando
Laurentano
,
subito
aveva
suggerito
di
chiedere
a
lui
quell
'
assegno
.
No
?
perché
no
?
Opera
meritoria
!
Maledetti
certi
scrupoli
,
certi
pudori
che
impediscono
alla
coscienza
di
fare
il
bene
!
si
sarebbe
potuto
proporre
al
Laurentano
la
restituzione
di
quel
piccolo
assegno
coi
primi
guadagni
;
ma
,
nossignori
,
queste
cose
le
fanno
gli
sfruttatori
,
gli
strozzini
,
ragion
per
cui
un
gentiluomo
deve
astenersi
dal
farle
...
Stupidaggini
!
Miserie
!
S
'
era
contorto
su
la
seggiola
,
Antonio
,
udendo
questi
discorsi
.
Avrebbe
voluto
strappare
per
un
braccio
Celsina
e
gridarle
sul
volto
:
«
Va
'
,
tòrnatene
donde
sei
venuta
!
Costoro
son
pazzi
che
danzano
su
l
'
abisso
.
Va
'
!
va
'
!
L
'
abisso
lo
spalancherò
io
!
Non
c
'
è
piú
nulla
;
io
stesso
non
sono
più
:
tutto
è
finito
!
»
.
Ma
pure
,
eccolo
lì
,
aveva
col
Passalacqua
accompagnato
Celsina
fino
al
villino
di
Lando
,
e
ora
stava
ad
aspettare
che
l
'
adunanza
si
sciogliesse
ed
ella
ne
uscisse
.
Celsina
gli
aveva
promesso
in
confidenza
che
non
avrebbe
neppur
fatto
cenno
al
Laurentano
di
quella
ridicola
proposta
dell
'
assegno
;
solo
lo
avrebbe
pregato
d
'
interessarsi
in
qualche
modo
per
farle
trovare
,
con
le
sue
tante
aderenze
,
un
posticino
a
Roma
.
L
'
assegno
,
Celsina
si
era
proposto
di
domandarlo
invece
per
lui
,
per
Antonio
.
Egli
le
aveva
confidato
la
sera
avanti
la
terribile
condizione
in
cui
si
trovava
lo
zio
.
-
E
tu
?
-
gli
aveva
domandato
lei
.
Non
aveva
avuto
altra
risposta
che
un
gesto
furioso
,
di
disperazione
.
Le
era
balenato
il
sospetto
ch
'
egli
covasse
un
proposito
violento
,
ma
contro
sé
;
e
aveva
cercato
di
scuoterlo
,
di
rincorarlo
.
Era
venuta
con
l
'
animo
tutto
acceso
di
sogni
e
di
speranze
,
piena
di
fiducia
in
sé
,
e
pronta
e
preparata
a
vinccre
tutti
gli
ostacoli
.
Ebbene
,
sarebbero
stati
in
due
,
ora
,
a
dividerli
e
ad
affrontarli
;
ella
lo
avrebbe
trascinato
nella
sua
foga
.
Possibile
ch
'
egli
,
col
suo
parentado
,
perisse
?
E
non
c
'
era
poi
l
'
altro
zio
?
Via
,
via
!
Le
difficoltà
sarebbero
state
per
lei
.
Ma
ecco
,
ne
rideva
!
Uscì
dal
villino
,
su
le
furie
.
-
Niente
!
Buffoni
...
Andiamo
!
andiamo
!
-
disse
,
spingendo
i
due
compagni
.
-
Non
ha
parlato
?
-
domandò
,
sospeso
e
afflitto
,
il
Passalacqua
.
-
Ma
che
parlare
!
-
si
scrollò
Celsina
.
-
Sono
tanti
pazzi
,
scemi
,
stupidi
,
imbecilli
...
Chiacchiere
,
chiacchiere
,
declamazioni
o
ciance
insipide
che
vorrebbero
parere
spiritose
...
Via
,
via
,
via
!
Ma
ci
ho
guadagnato
questo
almeno
,
che
sono
qua
,
a
Roma
!
Nino
,
per
carità
,
Nino
,
non
mi
far
quella
faccia
!
Vattene
...
sì
,
sì
...
è
meglio
che
te
ne
vada
,
se
mi
devi
affliggere
così
!
Olindo
Passalacqua
corse
dietro
ad
Antonio
che
,
gonfio
di
rabbia
,
tutto
rabbuffato
,
aveva
allungato
il
passo
;
lo
trattenne
,
invitò
con
la
mano
Celsina
ad
avvicinarsi
subito
,
raccomandando
con
cenni
calma
e
prudenza
.
Ma
Celsina
,
sorridendo
e
avvicinandosi
pian
piano
,
gli
accennò
col
capo
che
lo
lasciasse
pure
andare
.
-
Ma
pazzie
,
scusate
...
calma
,
ragazzi
!
Così
v
'
accecate
...
E
il
rimedio
?
il
rimedio
così
,
accecandovi
con
le
furie
,
non
lo
trovate
più
.
Il
rimedio
c
'
è
sempre
,
cari
amici
;
a
tutto
c
'
è
rimedio
;
più
o
meno
duro
,
più
o
meno
radicale
...
ma
c
'
è
!
Non
bisogna
spaventarsi
...
In
prima
,
come
!
dice
,
questo
?
Questo
no
!
questo
mai
!
...
Poi
...
eh
,
cari
miei
,
l
'
avrei
a
sapere
!
Questo
e
altro
!
...
Però
,
però
,
però
...
dico
,
intendiamoci
,
rispettando
sempre
le
leggi
del
...
del
...
della
...
Siamo
gentiluomini
!
Nino
,
tu
lo
sai
,
mi
spezzo
,
non
mi
...
non
mi
...
-
Che
fai
?
che
vuoi
?
che
ti
stilli
cosí
?
-
domandò
Celsina
a
Nino
,
rimasto
ansante
in
atteggiamento
truce
.
-
Finiscila
!
Sono
proprio
furie
sprecate
...
Io
mi
sento
così
tranquilla
e
contenta
!
Su
,
su
,
per
dove
si
prende
,
signor
Olindo
?
Tu
...
tu
guardami
...
no
,
no
,
guardami
bene
negli
occhi
...
qua
,
dentro
gli
occhi
...
Prima
di
partire
,
ti
ricordi
?
Nino
contrasse
tutto
il
volto
,
nel
tremendo
orgasmo
,
e
singultò
nel
naso
,
premendosi
forte
un
pugno
su
la
bocca
.
-
Via
!
basta
,
ora
!
Andiamo
!
-
riprese
Celsina
.
-
Lei
,
signor
Olindo
,
mi
deve
dir
questo
soltanto
,
ma
me
lo
deve
dire
proprio
in
coscienza
:
Ho
la
voce
?
Olindo
Passalacqua
si
tirò
un
passo
indietro
,
con
le
due
mani
sul
petto
:
-
Ma
io
ho
cantato
con
la
Pasta
,
sa
lei
?
con
la
Lucca
ho
cantato
;
io
ho
cantato
con
le
due
Brambilla
...
-
Va
bene
,
va
bene
,
-
lo
interruppe
Celsina
.
-
E
lei
è
certo
dunque
che
io
abbia
la
voce
?
-
Ma
d
'
oro
!
-
esclamò
il
Passalacqua
.
-
D
'
oro
,
d
'
oro
,
d
'
oro
,
glielo
dico
io
!
E
in
meno
d
'
un
anno
lei
...
-
Va
bene
,
-
tornò
a
interromperlo
Celsina
.
-
E
allora
senta
....
un
altro
favore
!
A
procurarmi
l
'
assegnino
,
come
dice
lei
,
ci
penso
io
.
Son
capace
di
presentarmi
in
tutte
le
botteghe
che
vedo
,
in
tutti
gli
alberghi
,
ufficii
,
banche
,
caffè
,
se
han
bisogno
d
'
una
contabile
,
giovane
di
negozio
,
interprete
,
quel
che
diavolo
sia
!
Ho
il
diploma
in
ragioneria
,
licenza
d
'
onore
;
possiedo
due
lingue
,
inglese
e
francese
...
Ma
anche
per
sarta
mi
metto
,
per
modista
...
Non
so
neppur
tenere
l
'
ago
in
mano
;
imparerò
!
...
maestra
,
governante
,
istitutrice
...
Lasci
fare
a
me
!
Lei
ora
se
ne
vada
.
Mi
lasci
sola
con
questo
bel
tomo
!
A
rivederla
.
E
,
preso
Antonio
sotto
il
braccio
,
scappò
via
.
-
Fammi
veder
Roma
!
Ma
che
vedere
!
Non
poteva
veder
nulla
,
col
cervello
in
subbuglio
.
Parlava
,
parlava
,
e
gli
occhi
le
sfavillavano
ardenti
,
sotto
quel
cappellino
dalla
piuma
spavalda
;
le
labbra
accese
le
fremevano
,
e
rideva
senz
'
ombra
di
malizia
a
tutti
quelli
che
si
voltavano
a
mirarla
.
-
Nino
,
senti
,
-
gli
disse
a
un
certo
punto
,
piano
,
in
un
orecchio
.
-
Portami
lontano
...
in
un
punto
solitario
...
lontano
...
voglio
cantare
!
...
Ho
bisogno
di
sentire
come
canto
...
Se
fosse
vero
!
Tu
ci
pensi
?
Ah
,
se
fosse
vero
,
Nino
mio
!
Andiamo
,
andiamo
...
Seguitò
a
cinguettare
per
tutta
la
via
.
Gli
disse
che
per
forza
lei
,
prima
di
diventare
un
soprano
,
un
contralto
celebre
,
per
forza
doveva
trovar
marito
,
dato
quel
brutto
cognome
che
l
'
affliggeva
.
-
Celsa
,
va
bene
;
ma
Pigna
!
ti
pare
possibile
?
Vediamo
un
po
'
,
mettiamo
...
Celsa
...
come
?
Celsa
Del
Re
?
Oh
Dio
no
!
Le
mie
opinioni
politiche
...
Del
re
?
Impossibile
,
Nino
!
non
posso
diventare
tua
moglie
,
è
fatale
!
Ma
tu
del
resto
non
mi
vuoi
...
Ahi
,
ahi
no
!
mi
hai
fatto
un
livido
nel
braccio
...
Mi
vuoi
?
E
allora
Celsina
Del
Re
,
e
non
se
ne
parli
più
!
Celsina
di
Sua
Maestà
,
è
buffo
,
sai
?
di
Sua
Maestà
Antonio
I
.
Arrivarono
,
ch
'
era
già
il
tramonto
,
di
là
dal
recinto
militare
,
in
prossimità
del
Poligono
,
su
la
sponda
destra
del
Tevere
.
Monte
Mario
drizzava
il
suo
cimiero
di
cipressi
nel
cielo
purpureo
e
vaporoso
,
e
la
vasta
pianura
,
che
serve
da
campo
di
esercitazione
alle
milizie
,
e
le
sponde
erbose
del
fiume
,
nell
'
ombra
soffusa
di
viola
,
parevano
smaltate
.
Nel
silenzio
quasi
attonito
,
più
che
la
voce
si
sentiva
il
movimento
delle
acque
dense
,
d
'
un
verde
morto
,
tinte
dai
riflessi
rosei
del
cielo
e
qua
e
là
macchiate
da
qualche
cuora
nera
.
-
Bello
!
-
sospirò
Celsina
,
guardandosi
intorno
.
E
con
l
'
impressione
che
la
vita
vera
se
ne
fosse
come
andata
via
di
là
,
e
ne
fosse
rimasta
quasi
una
larva
,
nel
ricordo
o
nel
sogno
,
dolce
e
malinconica
,
aggiunse
piano
:
-
Dove
siamo
qua
?
Poi
,
volgendosi
ad
Antonio
,
che
si
era
seduto
su
un
masso
e
guardava
verso
terra
,
curvo
,
con
le
mani
strette
tra
le
gambe
:
-
Ma
che
fai
?
-
gli
domandò
.
-
Ma
tu
non
vedi
,
tu
non
senti
più
nulla
?
Alza
il
capo
,
guarda
,
senti
...
questo
silenzio
qua
...
il
fiume
...
e
là
Roma
...
e
io
che
sono
qua
con
te
!
Gli
s
'
accostò
,
gli
posò
una
mano
sui
capelli
,
si
chinò
a
guardarlo
in
faccia
,
e
:
-
Tu
non
hai
ancora
vent
'
anni
!
-
gli
disse
.
-
E
io
ne
ho
diciotto
...
Antonio
si
scrollò
rabbiosamente
,
per
respingerla
,
e
allora
ella
,
sdegnata
,
alzò
una
spalla
e
si
allontanò
.
Poco
dopo
,
da
lontano
,
giunse
ad
Antonio
il
suono
della
voce
di
lei
che
cantava
,
in
quel
silenzio
,
limpida
e
fervida
.
Disperato
,
serrando
le
pugna
nella
furia
della
gelosia
,
la
vide
parata
da
attrice
,
in
un
vasto
teatro
,
davanti
ai
lumi
della
ribalta
.
Si
alzò
,
fremente
;
andò
a
raggiungerla
.
-
Andiamo
!
andiamo
!
andiamo
!
-
Che
te
ne
pare
?
-
gli
domandò
lei
,
con
un
fresco
sorriso
di
beatitudine
.
Antonio
le
strinse
un
braccio
e
,
guardandola
odiosamente
negli
occhi
:
-
Tu
ti
perderai
!
-
le
gridò
tra
i
denti
.
Celsina
scoppiò
a
ridere
.
-
Io
?
-
disse
.
-
Ma
se
tu
non
mi
vuoi
,
si
perderanno
quelli
che
mi
verranno
appresso
,
caro
mio
!
Io
ho
le
ali
...
le
ali
...
Volerò
!
CAPITOLO
TERZO
L
'
on
.
Ignazio
Capolino
non
capiva
nei
panni
dalla
gioja
.
Migliaja
d
'
operaj
,
nel
suo
collegio
,
inferociti
dalla
fame
per
la
chiusura
delle
zolfare
del
Salvo
,
minacciavano
tumulti
,
rapine
,
incendii
,
strage
;
Aurelio
Costa
,
esposto
all
'
ira
di
quelli
per
le
promesse
fatte
a
nome
del
Salvo
,
fremeva
d
'
indignazione
alle
lepide
ciance
di
S
.
E
.
il
Sottosegretario
di
Stato
al
Ministero
d
'
agricoltura
;
e
lui
gongolava
beato
dell
'
insperata
affabilità
,
del
tratto
confidenziale
,
da
vecchio
amico
,
con
cui
quella
sotto
-
eccellenza
lo
aveva
accolto
.
Chiedendo
per
il
Costa
quell
'
udienza
,
aveva
temuto
che
l
'
ostentato
prestigio
,
la
vantata
amicizia
personale
coi
membri
del
Governo
,
messi
alla
prova
,
avrebbero
sofferto
la
più
affliggente
mortificazione
;
e
invece
...
Ma
sì
,
ma
sì
,
matti
da
legare
,
benissimo
!
nemici
dell
'
ordine
sociale
,
quei
solfaraj
là
!
gente
facinorosa
,
ma
sì
!
esaltata
da
quattro
impostori
degni
della
forca
!
Misure
estreme
?
di
estremo
rigore
?
ma
sì
!
benissimo
!
Non
ci
voleva
altro
...
Viso
fermo
,
già
!
polso
duro
!
Umanità
...
ah
sicuro
...
fin
dov
'
era
possibile
...
Già
,
già
,
oh
caro
...
ma
come
no
?
ma
come
no
?
E
accennava
,
con
timidezza
mal
dissimulata
,
d
'
allungare
una
mano
per
batterla
o
su
la
gamba
o
dietro
le
spalle
del
Sottosegretario
di
Stato
,
come
un
cagnolino
che
,
dopo
essersi
storcignato
per
far
le
feste
al
padrone
che
teme
severo
,
s
'
arrischia
a
levare
uno
zampino
per
far
la
prova
d
'
averlo
placato
.
Quanto
a
quel
disegno
d
'
un
consorzio
obbligatorio
tra
tutti
i
produttori
di
zolfo
della
Sicilia
,
studiato
dall
'
amico
ingegnere
lì
presente
...
-
oh
,
valorosissimo
e
tanto
modesto
,
già
del
corpo
minerario
governativo
,
sì
,
e
uscito
dall
'
École
des
Mines
di
Parigi
-
quanto
a
quel
disegno
,
ecco
,
se
almeno
S
.
E
.
il
Ministro
avesse
voluto
degnarlo
d
'
uno
sguardo
...
No
,
eh
?
impossibile
,
è
vero
?
il
momento
...
già
!
già
!
non
era
il
momento
quello
!
nuova
esca
al
fuoco
,
sicuro
!
ci
voleva
altro
...
ma
sì
!
bravissimo
!
oh
caro
...
come
no
?
come
no
?
Uscì
dal
palazzo
del
Ministero
,
tronfio
e
congestionato
come
un
tacchino
,
mentre
Aurelio
Costa
,
per
sottrarsi
alla
tentazione
di
schiaffeggiarlo
o
sputargli
in
faccia
,
pallido
e
muto
allungava
il
passo
e
lo
lasciava
indietro
.
-
Ingegnere
!
Il
Costa
,
senza
voltarsi
,
gli
rispose
con
un
gesto
rabbioso
della
mano
.
-
Ingegnere
!
-
lo
richiamò
Capolino
,
raggiungendolo
,
fieramente
accigliato
.
-
Ma
scusi
,
è
pazzo
lei
?
o
che
pretendeva
di
più
?
-
Mi
lasci
andare
!
per
carità
,
mi
lasci
andare
,
-
gli
rispose
Aurelio
Costa
,
convulso
.
-
Corro
al
telegrafo
.
Venga
qua
lui
,
don
Flaminio
!
Io
me
ne
riparto
domani
.
-
Ma
si
calmi
!
Dice
sul
serio
?
-
riprese
,
con
tono
tra
arrogante
e
derisorio
,
Capolino
.
-
Che
voleva
lei
da
un
Sottosegretario
di
Stato
?
che
le
buttasse
le
braccia
al
collo
?
Io
non
so
...
Meglio
di
così
?
Non
m
'
aspettavo
io
stesso
una
simile
accoglienza
...
-
Eh
,
sfido
!
-
ghignò
,
fremente
,
il
Costa
.
-
Se
lei
...
-
Io
che
cosa
?
-
rimbeccò
pronto
Capolino
.
-
Voleva
promesse
vaghe
?
fumo
?
Mi
ha
trattato
,
mi
ha
parlato
da
amico
,
da
vero
amico
!
E
metta
ch
'
io
sono
deputato
d
'
opposizione
;
che
sono
stato
combattuto
dal
Governo
,
accanitamente
,
nelle
elezioni
.
E
lei
lo
sa
bene
!
-
Non
so
nulla
io
!
-
sbuffò
il
Costa
.
-
So
questo
soltanto
:
che
avevo
l
'
ordine
,
ordine
positivo
,
che
il
disegno
almeno
fosse
preso
subito
in
considerazione
dal
Governo
.
E
lei
non
ha
speso
una
parola
;
lei
non
ha
fatto
che
approvare
...
Capolino
lo
arrestò
,
squadrandolo
da
capo
a
piedi
.
-
Parlo
con
un
uomo
,
o
parlo
con
un
ragazzino
?
Dove
vive
lei
?
Può
credere
sul
serio
che
in
un
momento
come
questo
,
in
mezzo
a
questo
pandemonio
,
si
possa
attendere
all
'
esame
del
suo
disegno
?
L
'
ordine
!
Abbia
pazienza
!
Quando
ricevette
lei
quest
'
ordine
da
Flaminio
Salvo
?
Prima
di
partire
,
è
vero
?
Ma
scusi
,
ormai
...
ecco
qua
!
E
Capolino
con
furioso
gesto
di
sdegno
trasse
fuori
dal
fascio
di
carte
che
teneva
sotto
il
braccio
la
partecipazione
delle
speciose
nozze
di
S
.
E
.
il
principe
don
Ippolito
Laurentano
con
donna
Adelaide
Salvo
.
-
L
'
avrà
ricevuta
anche
lei
!
-
disse
.
-
si
stia
zitto
,
e
non
pensi
più
né
a
ordini
né
a
progetti
!
-
Ah
,
dunque
,
un
giuoco
?
-
esclamò
Aurelio
Costa
.
-
Con
la
pelle
degli
altri
?
-
Ma
che
pelle
!
-
fece
Capolino
,
con
una
spallata
.
-
Con
la
mia
pelle
!
con
la
mia
pelle
,
sissignore
!
-
raffermò
il
Costa
infiammato
d
'
ira
.
-
Con
la
mia
pelle
,
perché
dovrò
tornarci
io
laggiù
,
ad
Aragona
,
tra
i
solfaraj
!
E
sa
lei
come
li
ritroverò
,
dopo
sette
mesi
di
sciopero
forzato
?
Tante
jene
!
Ma
perché
dunque
mi
ha
fatto
promettere
a
tutti
...
anche
qua
,
anche
qua
adesso
a
Nicasio
Ingrao
,
al
figlio
del
principe
?
E
tutti
gli
studii
fatti
?
-
Caro
ingegnere
,
scusi
,
-
disse
pacatamente
Capolino
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
trattenendo
il
sorriso
,
-
lei
pratica
con
Flaminio
da
tanti
anni
,
e
ancora
non
s
'
è
accorto
che
Flaminio
non
è
soltanto
uomo
d
'
affari
,
ma
anche
uomo
politico
.
Ora
la
politica
,
sa
?
bisogna
viverci
un
po
'
in
mezzo
;
la
politica
,
signor
mio
,
che
cos
'
è
in
gran
parte
?
giuoco
di
promesse
,
via
!
E
lei
,
scusi
,
va
a
cacciarsi
in
mezzo
proprio
in
questo
momento
...
-
Io
?
-
proruppe
Aurelio
Costa
,
portandosi
le
mani
al
petto
.
-
Io
,
in
mezzo
?
-
Ma
sì
,
ma
sì
,
-
affermò
con
forza
Capolino
.
-
Come
un
cieco
,
scusi
!
E
non
dico
soltanto
per
questa
faccenda
qua
,
del
progetto
.
Lei
non
vede
nulla
,
lei
non
capisce
...
non
capisce
tante
cose
!
Dia
ascolto
a
me
,
ingegnere
:
non
s
'
impicci
più
di
nulla
!
se
ne
torni
al
suo
posto
...
Mi
duole
,
creda
,
sinceramente
,
veder
fare
a
un
uomo
come
lei
,
per
cui
ho
tanta
stima
,
una
figura
...
non
bella
,
via
!
non
bella
...
Aurelio
Costa
restò
dapprima
,
a
queste
parole
,
a
bocca
aperta
,
trasecolato
;
poi
si
fece
pallido
e
abbassò
gli
occhi
per
un
momento
;
infine
,
non
riuscendo
a
frenar
l
'
impeto
della
stizza
:
-
A
me
,
-
balbettò
,
-
a
me
dice
così
?
a
me
?
...
Ma
io
...
Quando
mai
io
...
a
quali
cose
io
mi
son
cacciato
in
mezzo
,
di
mia
volontà
?
Vi
sono
stato
sempre
trascinato
,
io
,
tirato
per
i
capelli
,
e
sono
stufo
,
sa
?
stufo
,
stufo
di
queste
imprese
,
di
questi
intrighi
,
e
bizze
,
e
scandali
...
-
Scandali
,
poi
!
-
fece
Capolino
.
-
Sissignori
,
scandali
!
-
seguitò
Aurelio
,
senza
più
freno
.
-
Scandali
qua
,
laggiù
...
e
se
non
li
vede
lei
,
li
vedo
io
!
Basta
!
basta
!
Io
non
ho
voluto
mai
nulla
!
non
ho
aspirato
mai
a
nulla
,
per
sua
norma
,
altro
che
di
stare
in
pace
con
la
mia
coscienza
,
e
tranquillo
,
facendo
ciò
che
so
fare
.
E
basta
!
Venga
qua
lui
,
ora
,
e
pensi
,
dopo
le
promesse
fatte
,
ad
aggiustar
bene
le
cose
,
perché
laggiù
,
ripeto
,
debbo
tornarci
io
,
e
la
pelle
non
ce
la
voglio
lasciare
.
La
riverisco
.
Ignazio
Capolino
lo
seguì
un
tratto
con
gli
occhi
;
poi
si
scosse
con
un
altro
ghigno
muto
,
e
tentennò
a
lungo
il
capo
.
Se
avesse
saputo
che
la
vera
ragione
,
per
cui
Aurelio
Costa
voleva
che
Flaminio
Salvo
venisse
a
Roma
,
era
quella
stessa
appunto
per
cui
egli
voleva
che
non
venisse
:
sua
moglie
!
Il
calore
con
cui
difendeva
quel
disegno
,
studiato
veramente
con
tutto
lo
zelo
scrupoloso
che
metteva
in
ogni
sua
opera
,
e
la
stizza
nel
vederlo
mandato
a
monte
,
buttato
lì
,
senz
'
alcuna
considerazione
e
quasi
deriso
,
provenivano
in
fondo
dal
calore
d
'
un
'
altra
passione
,
dalla
stizza
per
un
altro
smacco
,
di
cui
egli
,
per
non
mortificare
innanzi
a
se
stesso
il
suo
amor
proprio
,
non
si
voleva
accorgere
.
Allontanato
da
Flaminio
Salvo
da
Girgenti
con
la
scusa
di
quel
disegno
,
proprio
nel
momento
in
cui
la
figlia
sapeva
che
Nicoletta
Capolino
era
a
Roma
col
marito
,
era
accorso
come
un
assetato
alla
fonte
.
Aveva
creduto
di
ritrovar
qui
Nicoletta
come
la
aveva
veduta
l
'
ultima
volta
a
Colimbètra
,
piena
di
lusinghe
per
lui
,
ardente
e
aizzosa
.
E
invece
...
per
miracolo
non
s
'
era
messa
a
ridere
nel
leggergli
nello
sguardo
profondo
il
ricordo
di
quella
sera
indimenticabile
!
Capolino
,
che
aveva
tanto
da
ridire
su
la
condotta
della
moglie
in
quei
giorni
,
se
ne
sarebbe
potuto
accorgere
;
ma
da
che
,
a
Colimbètra
,
ancora
col
petto
fasciato
per
la
ferita
,
aveva
sentito
il
bisogno
d
'
un
pajo
d
'
occhiali
,
non
riusciva
a
veder
più
nulla
con
l
'
antica
chiarezza
,
Capolino
,
né
in
sé
né
attorno
a
sé
.
Lo
scherzo
di
quella
palla
,
scappata
fuori
con
inopinata
violenza
dalla
pistola
del
Verònica
,
gli
aveva
turbato
profondamente
la
concezione
della
vita
.
Fino
a
quel
punto
,
aveva
creduto
di
farlo
lui
agli
altri
,
lo
scherzo
,
uno
scherzo
che
gli
era
riuscito
sempre
bene
;
ora
,
all
'
improvviso
e
sul
più
bello
,
s
'
era
accorto
che
,
ad
onta
di
tutte
le
diligenze
e
contro
ogni
previsione
,
ridendosi
d
'
ogni
arte
e
d
'
ogni
riparo
,
il
caso
,
nella
sua
cecità
,
può
e
sa
scherzare
anche
lui
,
facendone
passare
agli
altri
la
voglia
.
E
Capolino
era
diventato
seriissimo
.
Già
,
subito
,
o
per
la
violenta
emozione
o
per
il
sangue
perduto
,
gli
s
'
era
indebolita
la
vista
.
Il
principe
don
Ippolito
,
graziosamente
,
aveva
voluto
regalargli
lui
gli
occhiali
,
un
bel
pajo
d
'
occhiali
serii
,
con
staffe
,
cerchietti
e
sellino
di
tartaruga
.
E
la
vita
veduta
con
quegli
occhiali
,
e
da
deputato
,
gli
aveva
fatto
d
'
improvviso
un
curioso
effetto
:
le
sue
mani
,
tutte
le
cose
intorno
,
sua
moglie
,
il
suo
passato
,
il
suo
avvenire
,
gli
s
'
erano
presentati
con
linee
,
luci
e
colori
nuovi
,
innanzi
a
cui
egli
si
era
veduto
quasi
costretto
ad
assumer
subito
un
certo
cipiglio
tra
freddo
e
grave
,
che
aveva
fatto
rompere
,
la
prima
volta
,
in
una
risata
sua
moglie
:
-
Oh
povero
Gnazio
mio
!
Ed
ecco
,
segnatamente
sua
moglie
non
aveva
più
saputo
vedersi
d
'
attorno
,
Capolino
:
sua
moglie
che
gli
cercava
gli
occhi
dietro
quei
nuovi
occhiali
,
e
non
poteva
in
alcun
modo
prenderlo
sul
serio
.
Venuta
a
Roma
con
lui
per
quindici
o
venti
giorni
,
per
un
mese
al
più
,
Lellè
vi
si
tratteneva
da
più
di
tre
mesi
e
non
accennava
ancora
,
neppur
lontanamente
,
di
volersene
partire
.
O
ch
'
era
matta
?
Tripudiava
,
Lellè
.
Aveva
trovato
finalmente
il
suo
elemento
.
Dai
Vella
,
parenti
di
Flaminio
Salvo
,
e
un
po
'
anche
del
marito
per
via
della
prima
moglie
,
era
diventata
subito
di
casa
.
A
Francesco
Vella
piaceva
il
fasto
,
donna
Rosa
Vella
era
tal
quale
la
sorella
minore
donna
Adelaide
,
sbuffante
e
sempliciona
,
e
i
loro
due
figli
,
Ciccino
e
Lillina
,
se
Nicoletta
fosse
andata
a
ordinarseli
apposta
,
non
avrebbe
potuto
trovarli
più
di
suo
gusto
.
Che
amore
quella
Lillina
!
Rimasta
nubile
,
ormai
spighita
nella
simpatica
bruttezza
tutta
pepe
,
era
la
compagna
inseparabile
del
fratello
Ciccino
:
più
scaltra
,
più
ardita
,
più
vivace
di
lui
,
lo
ajutava
,
lo
difendeva
,
lo
guidava
,
a
parte
di
tutti
i
suoi
segreti
più
intimi
.
Fratello
e
sorella
non
avevano
mai
pensato
ad
altro
che
a
darsi
buon
tempo
;
e
Nicoletta
,
con
loro
,
in
pochi
giorni
era
diventata
una
cavallerizza
perfetta
;
era
già
andata
tre
volte
alla
caccia
della
volpe
;
e
teatri
e
feste
e
gite
:
una
cuccagna
!
Lillina
sapeva
sempre
con
precisione
quando
doveva
farsi
venire
un
po
'
di
emicrania
o
qualche
altro
dolorino
,
per
lasciare
in
libertà
Ciccino
e
la
nuova
amica
Lellè
.
Ora
Capolino
,
per
quanto
Roma
fosse
grande
,
da
deputato
e
con
gli
occhiali
serii
,
non
vi
si
vedeva
minimo
,
e
temeva
che
quello
sbrigliamento
della
moglie
potesse
dare
all
'
occhio
.
Del
resto
,
non
poteva
soffrirlo
,
non
tanto
per
quello
che
potevano
pensarne
gli
altri
quanto
per
sé
.
Da
deputato
e
con
gli
occhiali
,
voleva
che
anche
sua
moglie
,
ormai
,
diventasse
più
seria
.
A
Roma
e
con
quei
Vella
attorno
e
con
la
libertà
in
cui
era
costretto
a
lasciarla
,
non
gli
pareva
possibile
.
Flaminio
Salvo
,
ora
che
donna
Adelaide
era
andata
a
nozze
,
certamente
avrebbe
avuto
bisogno
di
lei
,
a
Girgenti
.
Per
la
figliuola
,
s
'
intende
;
per
quella
cara
Dianella
senza
mamma
.
Se
non
oggi
,
domani
,
avrebbe
scritto
per
pregarla
di
ritornare
.
Non
gli
pareva
l
'
ora
all
'
onorevole
Ignazio
Capolino
!
Ma
ecco
,
adesso
,
quell
'
imbecille
del
Costa
che
veniva
a
guastargli
le
uova
nel
paniere
!
La
pelle
...
Temeva
per
la
pelle
...
Pezzo
d
'
asino
!
Ma
già
,
se
non
era
stato
buono
in
tanti
anni
neanche
d
'
accorgersi
che
Dianella
lo
amava
,
che
aveva
sotto
mano
la
fortuna
,
una
simile
fortuna
!
come
avrebbe
riconosciuto
ora
,
che
meglio
di
così
un
deputato
d
'
opposizione
non
poteva
essere
accolto
da
un
Sottosegretario
di
Stato
?
E
aveva
osato
rimproverargli
le
approvazioni
...
Ma
sicuro
!
per
far
piacere
a
lui
doveva
difendere
i
solfaraj
,
quasi
che
,
nelle
ultime
elezioni
egli
fosse
andato
su
anche
col
suffragio
di
quei
galantuomini
!
Messo
tra
il
Governo
e
i
socialisti
,
poteva
un
deputato
conservatore
,
d
'
opposizione
,
esitare
nella
scelta
?
Ma
andate
a
ragionare
di
queste
cose
con
uno
,
a
cui
la
fortuna
dava
il
pane
perché
lo
sapeva
senza
denti
!
Intanto
Flaminio
Salvo
,
per
seguitare
da
un
canto
la
commedia
di
quel
progetto
e
aver
modo
dall
'
altro
d
'
abboccarsi
con
Lando
Laurentano
,
che
non
aveva
voluto
assistere
alle
nozze
del
padre
,
senza
dubbio
sarebbe
accorso
alla
chiamata
;
e
certo
avrebbe
condotto
con
sé
Dianella
,
che
non
poteva
restar
sola
a
Girgenti
.
E
sarebbe
forse
rimasta
a
Roma
per
un
pezzo
,
Dianella
,
presso
gli
zii
,
per
divagarsi
e
...
chi
sa
!
-
gli
occhi
di
Flaminio
Salvo
vedevano
molto
lontano
-
Lando
andava
qualche
volta
in
casa
Vella
,
e
...
chi
sa
!
Rimanendo
Dianella
a
Roma
,
addio
ritorno
di
Lellè
a
Girgenti
.
Così
pensando
,
Capolino
sbuffava
,
e
gli
occhiali
serii
,
con
staffe
,
cerchietti
e
sellino
di
tartaruga
,
gli
s
'
appannavano
.
Non
passò
neanche
una
settimana
,
che
Flaminio
Salvo
fu
a
Roma
insieme
con
Dianella
,
come
Capolino
aveva
preveduto
.
Dianella
arrivò
come
una
morta
;
Flaminio
Salvo
,
al
solito
,
sicuro
di
sé
,
con
quel
sorriso
freddo
su
le
labbra
,
a
cui
lo
sguardo
lento
degli
occhi
sotto
le
grosse
pàlpebre
dava
un
'
espressione
di
lieve
ironia
.
Furono
ospitati
dai
Vella
,
che
insieme
coi
coniugi
Capolino
e
il
Costa
si
recarono
ad
accoglierli
alla
stazione
.
Donna
Rosa
,
Ciccino
e
Lillina
non
conoscevano
ancora
Dianella
.
-
Figlia
mia
,
o
che
mangi
lucertole
?
-
le
domandò
in
prima
la
zia
Rosa
,
nel
vederle
il
volto
come
di
cera
e
con
gli
occhi
dolenti
e
smarriti
.
-
Ma
capisco
,
sai
?
con
un
uomo
insulso
come
tuo
padre
,
difficile
passarsela
bene
.
Ah
,
io
gliele
dico
,
sai
?
Non
sono
come
tua
zia
Adelaide
che
cala
a
tutto
la
testa
.
Sono
più
grande
di
lui
,
e
mi
deve
rispettare
.
-
Io
ti
bacio
sempre
la
mano
,
-
disse
don
Flaminio
,
inchinandosi
.
-
Sicuro
!
Ecco
qua
:
bacia
,
bacia
!
-
riprese
donna
Rosa
stendendo
la
mano
tozza
,
paffuta
.
-
Sicuro
che
me
la
devi
baciare
!
Sta
'
un
po
'
con
noi
qua
a
Roma
,
figlia
mia
,
e
vedrai
che
ti
farò
ritornare
in
Sicilia
bella
grossa
come
una
madre
badessa
.
Vedi
questa
signora
?
-
aggiunse
,
indicando
Nicoletta
Capolino
.
-
Come
ti
pare
?
Brutta
è
,
bisogna
dirglielo
;
ma
da
che
Ciccino
e
Lillina
le
hanno
fatto
far
la
cura
di
trotto
a
cavallo
,
vedi
l
'
occhio
?
più
vivo
!
Lascia
fare
ai
tuoi
cugini
,
cara
mia
.
Andiamo
,
andiamo
!
Ridere
,
ridere
...
Cosa
da
ridere
,
la
vita
,
te
lo
dico
io
.
A
casa
,
don
Flaminio
narrò
mirabilia
alla
sorella
,
al
cognato
,
ai
nipoti
,
agli
amici
,
degli
sponsali
del
principe
con
donna
Adelaide
,
celebrati
da
monsignor
Montoro
nella
cappella
di
Colimbètra
,
tra
il
fior
fiore
della
cittadinanza
girgentana
.
S
.
A
.
R
.
il
Conte
di
Caserta
aveva
avuto
la
degnazione
di
mandare
dalla
Costa
Azzurra
una
lettera
autografa
d
'
augurii
e
rallegramenti
agli
sposi
.
-
E
chi
è
?
-
domandò
donna
Rosa
,
guardando
tutti
in
giro
;
poi
,
picchiandosi
la
fronte
:
-
Ah
già
,
ho
capito
,
il
fratello
di
Cecco
Bomba
...
Ho
un
cognato
borbonico
,
coi
militari
...
Me
l
'
ha
scritto
Adelaide
!
Ora
è
mai
possibile
che
stia
allegra
codesta
povera
figliuola
con
tale
razza
di
Altezze
Reali
che
scrivono
lettere
autografe
per
le
nozze
di
sua
zia
?
Va
'
avanti
,
va
'
avanti
...
Ah
se
ci
fossi
stata
io
!
Codesto
tuo
principe
di
Laurentano
...
Seguitando
,
don
Flaminio
si
dichiarò
particolarmente
grato
della
presenza
di
don
Cosmo
,
fratello
dello
sposo
,
alla
magnifica
festa
,
e
del
dono
prezioso
mandato
da
Lando
alla
matrigna
.
-
L
'
ho
visto
!
-
disse
Ciccino
.
-
L
'
ha
comperato
con
noi
!
-
aggiunse
Lillina
.
-
Ah
,
dunque
lo
conoscete
bene
?
-
domandò
,
contento
,
don
Flaminio
.
E
volle
sapere
dai
nipoti
in
che
intrinsechezza
fossero
con
lui
,
e
che
aspetto
e
che
umore
avesse
,
chiamando
a
parte
la
figliuola
con
vivaci
esclamazioni
,
della
sua
meraviglia
e
del
suo
compiacimento
per
le
risposte
che
quelli
gli
davano
.
Ma
Dianella
si
turbò
in
viso
così
manifestamente
e
mostrò
negli
occhi
un
così
strano
sbigottimento
,
ch
'
egli
cangiò
a
un
tratto
aria
e
tono
,
e
finse
di
meravigliarsi
,
perché
la
gravità
delle
cose
che
avvenivano
in
quei
giorni
in
Sicilia
,
e
nelle
quali
il
giovane
principe
,
a
quanto
si
diceva
,
doveva
essere
più
d
'
un
po
'
immischiato
,
gli
pareva
non
comportasse
in
lui
quell
'
umor
gajo
,
che
i
nipoti
dicevano
.
E
prese
a
raccontare
,
con
atteggiamento
di
grave
costernazione
,
i
fatti
avvenuti
di
recente
in
Sicilia
,
a
Serradifalco
,
a
Catenanuova
,
ad
Alcamo
,
a
Casale
Floresta
,
i
quali
provavano
come
in
tutta
l
'
isola
covasse
un
gran
fuoco
,
che
presto
sarebbe
divampato
;
e
a
rappresentar
la
Sicilia
come
una
catasta
immane
di
legna
,
d
'
alberi
morti
per
siccità
,
e
da
anni
e
anni
abbattuti
senza
misericordia
dall
'
accetta
,
poiché
la
pioggia
dei
benefizi
s
'
era
riversata
tutta
su
l
'
Italia
settentrionale
,
e
mai
una
goccia
ne
era
caduta
su
le
arse
terre
dell
'
isola
.
Ora
i
giovincelli
s
'
erano
divertiti
ad
accendere
sotto
la
catasta
i
fasci
di
paglia
delle
loro
predicazioni
socialistiche
,
ed
ecco
che
i
vecchi
ceppi
cominciavano
a
prender
fuoco
.
Erano
per
adesso
piccoli
scoppii
striduli
,
crepitìi
qua
e
là
;
scappava
fuori
ora
da
una
parte
ora
dall
'
altra
qualche
lingua
di
fiamma
minacciosa
;
ma
già
s
'
addensava
nell
'
aria
come
una
fumicaja
soffocante
.
E
il
peggio
era
questo
:
che
il
Governo
,
invece
d
'
accorrere
a
gettar
acqua
,
mandava
soldati
a
suscitare
altro
fuoco
col
fuoco
delle
armi
.
Ma
avesse
almeno
avuto
soldati
abbastanza
,
da
fronteggiare
l
'
impeto
delle
popolazioni
irritate
!
Gli
scarsi
presidii
,
bestialmente
incitati
a
sparare
su
le
folle
inermi
,
si
vedevano
costretti
,
subito
dopo
,
a
rinserrarsi
nelle
caserme
;
e
allora
la
folla
,
inselvaggita
dagli
eccidii
,
restava
padrona
del
campo
e
assaltava
furibonda
i
municipii
e
vi
appiccava
il
fuoco
.
Lo
sgomento
intanto
si
propagava
per
tutta
l
'
isola
;
sindaci
e
prefetti
e
commissarii
di
polizia
perdevano
la
testa
;
e
dove
si
sarebbe
andati
a
finire
?
Queste
cose
disse
,
rivolto
specialmente
al
cognato
Francesco
Vella
,
al
Capolino
e
ad
Aurelio
Costa
:
volle
dedicare
alle
signore
il
racconto
d
'
una
recente
prodezza
compiuta
da
cinquecento
donne
in
un
villaggio
dell
'
interno
della
Sicilia
,
chiamato
Milocca
.
Per
la
speciosa
denuncia
di
un
mucchio
di
concime
sparso
non
già
fuori
,
ma
nelle
terre
medesime
d
'
un
proprietario
che
non
aveva
voluto
arrendersi
ai
nuovi
patti
colonici
dei
contadini
del
Fascio
,
la
forza
pubblica
aveva
tratto
in
arresto
iniquamente
e
sottoposto
a
processo
per
associazione
a
delinquere
il
presidente
e
i
quattro
consiglieri
del
Fascio
stesso
.
E
allora
le
donne
del
villaggio
,
in
numero
di
cinquecento
,
indignate
dell
'
ingiustizia
e
della
prepotenza
,
s
'
erano
scagliate
come
tante
furie
contro
la
caserma
dei
carabinieri
,
ne
avevano
sfondato
la
porta
e
tratto
fuori
i
cinque
arrestati
;
poi
,
ebbre
di
gioja
per
la
liberazione
dei
prigionieri
,
avevano
condotto
in
trionfo
sulle
braccia
,
per
le
vie
del
paese
,
uno
dei
carabinieri
e
le
armi
strappate
loro
dalle
mani
.
Donna
Rosa
,
Nicoletta
Capolino
e
Lillina
approvarono
festosamente
la
vittoria
di
quelle
donne
gagliarde
;
ma
don
Flaminio
parò
le
mani
gridando
:
-
Piano
,
piano
!
Aspettate
!
L
'
allegrezza
è
stata
breve
...
I
milocchesi
,
dico
gli
uomini
,
che
non
s
'
erano
affatto
immischiati
in
questa
rivolta
delle
loro
donne
,
saputo
che
il
prefetto
della
provincia
mandava
un
rinforzo
di
soldati
e
delegati
e
giudici
a
Milocca
,
cavalcarono
le
mule
e
,
armati
di
fucile
,
presero
il
largo
.
Sono
ancora
sparsi
per
le
campagne
,
decisi
a
vender
cara
la
loro
libertà
.
Ma
i
signori
giudici
,
a
Milocca
,
hanno
arrestato
trentadue
donne
,
di
cui
alcune
gestanti
,
altre
coi
bambini
lattanti
in
collo
,
e
le
hanno
tradotte
ammanettate
nelle
carceri
di
Mussomeli
.
-
Valorosi
!
valorosi
!
-
esclamò
allora
donna
Rosa
.
-
Ma
come
?
E
voi
,
Gnazio
,
deputato
siciliano
,
non
levate
la
voce
in
Parlamento
neanche
contro
l
'
arresto
delle
donne
gravide
e
delle
mamme
coi
bambini
in
collo
?
Don
Flaminio
sorrise
e
,
lisciandosi
le
basette
:
-
Non
gli
conviene
,
-
disse
.
-
Sono
gestanti
e
mamme
socialiste
.
Lui
è
conservatore
.
Quantunque
laggiù
,
sai
?
don
Ippolito
Laurentano
vorrebbe
che
il
partito
clericale
secondasse
il
movimento
proletario
e
se
n
'
avvalesse
,
stabilendo
anche
con
esso
qualche
accordo
segreto
.
Ma
monsignor
Montoro
,
confòrtati
,
è
contrario
;
forse
perché
il
canonico
Pompeo
Agrò
è
da
un
mese
a
Comitini
a
far
propaganda
,
non
so
quanto
evangelica
,
contro
me
,
tra
i
solfaraj
.
Basta
.
Vedremo
di
stare
tra
il
padre
e
il
figlio
.
Domani
mi
recherò
dal
giovane
principe
socialista
a
lasciargli
un
biglietto
da
visita
.
Capolino
accompagnò
Flaminio
Salvo
in
quella
gita
al
villino
di
via
Sommacampagna
,
tanto
nell
'
andata
quanto
nel
ritorno
.
La
strana
impressione
,
quasi
di
sgomento
,
che
gli
aveva
fatta
la
vista
di
Dianella
,
all
'
arrivo
,
si
raffermò
al
discorso
che
gli
tenne
il
Salvo
lungo
la
via
.
Fu
al
solito
un
discorso
sinuoso
,
pieno
di
sottintesi
e
di
velate
allusioni
,
da
cui
parve
a
Capolino
di
poter
desumele
questo
:
che
il
Salvo
era
davvero
fortemente
impensierito
non
dalle
condizioni
politiche
della
Sicilia
,
ma
dalle
condizioni
di
spirito
della
figliuola
,
le
quali
tanto
piú
dovevano
dar
da
pensare
,
in
quanto
che
la
madre
era
pazza
;
ch
'
egli
intendeva
perciò
di
contentarla
,
se
quel
viaggio
a
Roma
non
riusciva
agli
effetti
che
se
ne
riprometteva
;
contentarla
,
anche
perché
,
uscita
ormai
di
casa
la
sorella
,
egli
,
non
avendo
più
alcuno
che
stésse
attorno
alla
figliuola
bisognosa
di
cure
,
d
'
affettuosa
compagnia
,
di
distrazioni
,
avrebbe
dovuto
sacrificare
troppo
gli
affari
,
e
non
poteva
(
qui
parve
a
Capolino
di
dover
notare
un
grave
rimprovero
per
sua
moglie
,
che
aveva
osato
lasciar
sola
anche
donna
Adelaide
nell
'
avvenimento
delle
nozze
)
;
contentarla
,
infine
,
anche
per
dare
ad
Aurelio
Costa
(
che
presto
,
fra
due
o
tre
giorni
,
sarebbe
tornato
in
Sicilia
)
un
premio
degno
,
se
riusciva
a
ridurre
a
ragione
gli
operaj
delle
zolfare
.
Queste
deduzioni
così
chiare
del
lungo
discorso
a
mezz
'
aria
del
Salvo
costarono
a
Capolino
un
così
intenso
sforzo
,
che
uno
dei
cristalli
degli
occhiali
,
continuamente
appannati
dagli
sbuffi
,
gli
s
'
infranse
tra
le
dita
nervose
,
a
furia
di
ripulirlo
.
Fortuna
che
le
scagliette
del
cristallo
s
'
infissero
soltanto
nel
fazzoletto
,
senza
ferirgli
le
dita
.
Ma
la
sera
dovette
parlare
,
e
seriamente
,
alla
moglie
,
senza
occhiali
.
Nicoletta
sapeva
che
l
'
improvviso
arrivo
di
Flaminio
Salvo
e
di
Dianella
a
Roma
era
dovuto
al
Costa
.
Più
perspicace
del
marito
,
aveva
subito
preveduto
che
questo
arrivo
avrebbe
segnato
la
fine
della
sua
cuccagna
,
ed
era
perciò
così
gonfia
d
'
odio
contro
quello
che
lo
avrebbe
ucciso
senza
esitare
,
se
le
avessero
assicurato
l
'
impunità
.
Già
aveva
veduto
il
primo
effetto
dell
'
arrivo
:
Ciccino
e
Lillina
Vella
se
n
'
erano
andati
in
giro
per
Roma
con
la
cuginetta
pallida
e
smarrita
,
mettendo
lei
da
parte
fin
dal
primo
giorno
.
Scelto
male
,
dunque
,
il
momento
per
un
discorso
serio
!
-
Debbo
partire
?
-
domandò
subito
,
per
tagliar
corto
.
-
Parto
anche
domani
.
Senza
chiacchiere
.
Ma
sola
,
no
!
-
E
con
chi
?
-
fece
Capolino
.
-
Io
...
-
Tu
hai
le
sorti
d
'
Italia
su
le
braccia
,
lo
so
!
-
esclamò
Nicoletta
.
-
Come
potrebbe
sedere
la
Camera
,
domani
,
se
tu
mancassi
?
-
Ti
prego
,
-
fece
Capolino
,
con
un
gesto
delle
mani
,
che
significava
freno
,
prudenza
,
da
un
canto
,
e
dall
'
altro
,
sdegno
di
avviare
il
discorso
,
senza
scopo
,
per
una
china
facile
,
per
quanto
sdrucciolevole
.
-
Io
sono
qui
per
fare
il
mio
dovere
.
-
Anch
'
io
!
-
rimbeccò
,
pronta
,
Nicoletta
.
-
Non
ti
pare
?
Tu
,
di
deputato
;
io
,
di
moglie
.
Lo
dice
anche
il
sindaco
:
la
moglie
deve
seguire
il
marito
.
Caro
mio
,
se
la
pigli
così
!
...
Lascia
stare
i
doveri
,
non
mi
far
ridere
!
Te
l
'
ho
detto
:
tu
,
caro
mio
,
hai
perduto
da
un
pezzo
in
qua
la
bussola
!
Parliamoci
come
prima
,
o
piuttosto
,
intendiamoci
come
prima
,
senza
parlare
affatto
,
per
il
tuo
e
per
il
mio
meglio
!
Bada
,
Gnazio
,
tu
sei
stufo
,
ma
io
più
che
più
,
e
capace
...
non
so
,
capace
in
questo
momento
di
commettere
qualunque
pazzia
.
Te
n
'
avverto
!
-
Santo
Dio
,
ma
perché
?
-
gemette
Capolino
con
le
mani
giunte
.
-
Ah
,
perché
?
-
gridò
Nicoletta
,
andandogli
incontro
,
vampante
d
'
ira
e
di
sprezzo
.
-
Mi
domandi
perché
?
Mi
dici
di
partire
,
di
ritornarmene
laggiù
,
e
mi
domandi
perché
?
-
Prego
,
prego
...
-
cercò
d
'
interromperla
Capolino
,
protendendo
adesso
le
mani
,
per
arrestare
anche
col
gesto
quella
furia
.
-
Nel
nostro
...
nel
tuo
stesso
interesse
,
scusa
!
Se
non
mi
lasci
parlare
...
-
Ma
che
vuoi
dire
!
Lascia
stare
!
-
esclamò
Nicoletta
.
-
So
come
debbo
dire
,
non
dubitare
,
-
riprese
Capolino
con
molta
gravità
,
abbassando
gli
occhi
.
-
Tu
ignori
il
discorso
che
mi
ha
tenuto
Flaminio
questa
mattina
.
T
'
ho
detto
nulla
,
finora
,
del
tuo
prolungato
soggiorno
a
Roma
?
Nulla
...
E
tu
stessa
ti
sei
rimproverata
di
non
esser
partita
per
assistere
Adelaide
nel
giorno
delle
nozze
.
Ora
la
tua
assenza
da
Girgenti
sai
qual
effetto
ha
prodotto
?
Questo
,
semplicemente
:
che
Flaminio
Salvo
,
lasciato
solo
e
stanco
,
ha
deciso
di
contentar
fnalmente
la
figliuola
.
Nicoletta
restò
a
questa
notizia
.
-
Ah
sì
?
-
disse
;
e
si
morse
il
labbro
,
fissando
nel
vuoto
gli
occhi
,
odiosamente
.
-
Capisci
?
-
seguitò
Capolino
.
-
Teme
che
le
dia
di
volta
il
cervello
,
come
alla
madre
.
E
mi
pare
che
il
timore
non
sia
infondato
.
L
'
hai
veduta
?
Fa
pietà
.
-
Schifo
!
-
scattò
Nicoletta
.
-
Se
ne
dovrebbe
vergognare
!
-
L
'
amore
...
-
sospirò
Capolino
,
alzando
le
spalle
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
E
Flaminio
fors
'
anche
pensa
che
,
con
l
'
ombra
della
pazzia
della
madre
,
un
degno
partito
per
la
figlia
non
sarebbe
facile
trovarlo
.
Ha
messo
poi
in
gravissimi
imbarazzi
il
Costa
laggiù
,
tra
i
solfaraj
,
e
pensa
di
premiar
la
devozione
,
l
'
abnegazione
...
-
Quanti
pensieri
!
...
quante
dolcezze
!
...
-
disse
Nicoletta
.
-
E
io
dovrei
sguazzarci
in
mezzo
,
è
vero
?
come
un
'
ape
nel
miele
...
-
Tu
?
perché
?
-
domandò
Capolino
.
-
Ma
la
custode
della
figlia
non
sono
io
?
-
inveì
Nicoletta
.
-
Non
toccherà
a
me
allora
covar
con
gli
occhi
la
coppia
innamorata
?
assistere
alle
loro
carezze
,
ai
loro
colloquii
?
accogliere
in
seno
le
confidenze
della
timida
colombella
risanata
?
Capolino
si
strinse
nelle
spalle
,
come
per
dire
:
«
Dopo
tutto
,
che
male
?...»
.
-
Ah
,
no
,
caro
mio
!
-
riprese
con
impeto
la
moglie
.
-
Non
me
ne
importerebbe
nulla
se
,
per
il
mio
interesse
,
come
tu
dici
,
non
mi
vedessi
costretta
a
far
questa
parte
...
E
tu
dimentichi
un
'
altra
cosa
!
Che
codesto
signor
ingegnere
chiese
un
giorno
la
mia
mano
,
e
che
io
la
rifiutai
,
perché
non
mi
parve
degno
di
me
!
Bella
vendetta
,
adesso
,
per
lui
,
diventare
sotto
gli
occhi
miei
il
fidanzato
della
figlia
di
Flaminio
Salvo
!
-
Ma
questo
,
se
mai
,
di
fronte
a
te
che
l
'
hai
rifiutato
,
-
le
fece
osservar
Capolino
,
-
potrà
esser
ragione
d
'
avvilimento
per
la
figlia
di
Flaminio
Salvo
...
-
Già
!
-
esclamò
Nicoletta
,
levandosi
.
-
Perché
io
adesso
sono
la
moglie
dell
'
onorevole
deputato
Ignazio
Capolino
!
-
Che
vale
molto
di
piú
,
ti
prego
di
credere
!
-
gridò
questi
,
dando
un
pugno
sulla
tavola
e
levandosi
in
piedi
anche
lui
,
fiero
.
Nicoletta
lo
squadrò
,
calma
,
di
sotto
in
su
;
poi
disse
:
-
Uh
,
quanto
a
meriti
,
non
oserei
metterlo
in
dubbio
!
Però
...
però
io
debbo
partire
,
ecco
,
sempre
per
il
mio
interesse
,
come
tu
dici
...
Che
vuoi
?
i
meriti
,
caro
,
non
hanno
spesso
fortuna
.
-
Fa
rabbia
anche
a
me
,
-
disse
allora
Capolino
,
-
che
uno
stupido
,
un
imbecille
di
quella
fatta
debba
salire
così
,
tirato
su
dal
favore
della
sorte
,
cacciato
a
spintoni
,
come
una
bestia
bendata
e
restìa
...
Perché
egli
,
sai
?
l
'
ha
detto
a
me
:
non
vorrebbe
nulla
...
Questo
è
il
bello
.
Non
s
'
accorge
di
nulla
,
non
capisce
nulla
,
e
la
fortuna
lo
ajuta
!
Domani
,
genero
di
Flaminio
Salvo
!
-
Ah
no
!
-
scattò
Nicoletta
.
-
Questo
matrimonio
non
si
farà
!
Te
l
'
assicuro
io
:
non
-
si
-
fa
-
rà
!
Capolino
tornò
a
stringersi
nelle
spalle
e
a
socchiudere
gli
occhi
:
-
Se
Flaminio
vuole
...
come
potresti
impedirlo
?
-
Come
?
-
rispose
Nicoletta
.
-
Come
...
non
so
!
Ma
a
ogni
costo
...
ah
,
a
ogni
costo
!
puoi
esserne
certo
!
Capolino
insistette
:
-
Ma
via
,
tu
credi
che
il
Costa
sia
capace
di
sentir
la
vendetta
che
tu
dici
,
per
il
tuo
rifiuto
?
No
,
sai
!
Non
è
capace
neanche
di
questo
!
Io
l
'
ho
studiato
:
è
con
te
riguardoso
,
ossequioso
...
anzi
,
tutto
impacciato
in
tua
presenza
...
non
ci
penserà
mai
!
E
se
tu
...
se
tu
saprai
vincer
lo
sdegno
,
e
trattarlo
...
dico
,
trattarlo
con
una
certa
...
disinvoltura
cortese
...
Sotto
gli
occhi
di
Nicoletta
,
che
lo
fissavano
con
freddo
e
calmo
sprezzo
,
smorì
,
si
scompose
il
sorriso
con
cui
aveva
accompagnato
le
ultime
parole
.
-
Come
,
del
resto
,
lo
hai
trattato
finora
,
-
soggiunse
dignitosamente
.
Poi
,
cangiando
discorso
:
-
Oh
,
volevo
proporti
d
'
uscire
...
Ceneremo
fuori
...
Ti
va
?
Di
ritorno
a
casa
a
tarda
notte
,
Nicoletta
,
nel
mettersi
a
letto
,
domandò
al
marito
:
-
Non
deve
ripartire
fra
due
o
tre
giorni
l
'
ingegnere
Costa
per
la
Sicilia
?
-
Sì
,
-
rispose
Capolino
.
-
Me
l
'
ha
detto
Flaminio
stamattina
.
-
E
tu
a
Flaminio
potresti
dire
,
-
seguitò
Nicoletta
,
raccogliendosi
sotto
le
coperte
,
-
che
sono
pronta
anch
'
io
a
partire
;
ma
non
sola
.
Poiché
parte
l
'
ingegnere
...
-
Ah
,
già
!
-
esclamò
Capolino
.
-
Benissimo
!
Potresti
accompagnarti
con
lui
.
-
Buona
notte
,
caro
!
-
Buona
notte
.
Fermamente
convinto
d
'
aver
sempre
avuto
contraria
la
sorte
,
fin
dalla
nascita
,
Flaminio
Salvo
credeva
che
soltanto
con
l
'
assidua
difesa
d
'
una
volontà
sempre
vigile
e
incrollabile
,
e
opponendosi
con
atti
che
egli
stesso
stimava
duri
,
contro
tutti
coloro
che
s
'
eran
fatti
e
si
facevano
strumenti
ciechi
di
essa
,
avesse
potuto
vincerla
finora
.
Ma
l
'
avversione
della
sorte
non
potendo
su
lui
,
s
'
era
rivolta
con
ferocia
su
i
suoi
,
su
la
moglie
,
sul
figlio
:
ora
anche
,
con
quella
passione
invincibile
,
su
la
figlia
.
In
queste
sciagure
sentiva
veramente
come
una
vendetta
vile
e
crudele
;
e
questo
sentimento
non
solo
gli
toglieva
il
rimorso
di
tutto
il
male
che
sapeva
d
'
aver
commesso
,
ma
gl
'
ispirava
anzi
vergogna
di
qualche
debolezza
passeggera
,
e
quasi
lo
abilitava
a
commettere
altro
male
,
sia
per
vendicarsi
a
sua
volta
della
sorte
,
sia
per
non
essere
egli
stesso
sopraffatto
.
Non
si
poneva
neppur
lontanamente
il
dubbio
che
potesse
in
fondo
non
essere
un
male
quella
passione
della
figliuola
per
Aurelio
Costa
.
Era
per
lui
sicuramente
un
male
;
e
non
già
per
la
disparità
della
nascita
o
della
condizione
sociale
(
fisime
!
)
;
ma
perché
essa
aveva
origine
da
una
sua
debolezza
,
dalla
gratitudine
per
tanti
anni
dimostrata
al
suo
piccolo
salvatore
.
Da
un
bene
non
poteva
venirgli
altro
che
un
male
.
Domma
,
questo
,
per
lui
.
E
nessun
filosofo
avrebbe
potuto
indurlo
a
riconoscere
che
il
suo
ragionamento
,
fondato
su
un
pregiudizio
,
era
vizioso
.
La
logica
?
Che
logica
contro
l
'
esperienza
di
tutta
una
vita
?
E
poi
,
se
per
un
solo
caso
si
fosse
indotto
a
riconoscere
il
vizio
del
suo
ragionamento
,
addio
scusa
di
tutto
il
male
in
tanti
altri
casi
coscientemente
commesso
!
Ogni
qual
volta
un
negozio
,
una
faccenda
qualsiasi
accennava
fin
da
principio
di
volgergli
a
seconda
,
egli
,
anziché
rallegrarsene
,
s
'
adombrava
,
sospettava
subito
una
insidia
e
si
parava
in
difesa
.
Accolse
male
perciò
,
da
un
canto
,
la
notizia
e
la
proposta
di
Capolino
,
che
cioè
Nicoletta
era
pronta
a
partire
il
giorno
appresso
e
che
avrebbe
voluto
accompagnarsi
nel
viaggio
col
Costa
;
dall
'
altro
,
l
'
annunzio
recato
da
Ciccino
e
Lillina
che
Lando
Laurentano
,
il
quale
tutta
quella
mattina
era
stato
in
giro
con
essi
e
con
Dianella
,
sarebbe
venuto
quella
sera
stessa
a
salutarlo
.
Lo
avevano
incontrato
per
caso
,
e
quantunque
avesse
detto
loro
in
prima
d
'
esser
fortemente
irritato
per
una
certa
pubblicazione
in
un
giornale
del
mattino
,
s
'
era
poi
dimostrato
gajo
in
loro
compagnia
e
gratissimo
della
distrazione
procuratagli
.
Flaminio
Salvo
era
nella
stanza
da
studio
di
Francesco
Vella
e
dava
ad
Aurelio
Costa
le
ultime
istruzioni
circa
il
ritorno
di
questo
in
Sicilia
,
fissato
per
la
mattina
seguente
,
quando
i
due
nipoti
gli
recarono
quest
'
annunzio
,
irrompendo
rumorosamente
e
tirandosi
dietro
Dianella
.
Egli
notò
subito
nel
viso
della
figlia
un
'
alterazione
molto
diversa
dalle
solite
alla
vista
di
Aurelio
,
e
rimase
per
un
attimo
quasi
stordito
,
allorché
,
parlando
i
due
cugini
della
graziosa
affabilità
del
Laurentano
verso
di
loro
,
ella
con
voce
vibrante
,
che
non
pareva
più
la
sua
,
e
con
un
'
aria
di
sfida
,
confermò
:
-
Sì
,
gentilissimo
!
proprio
gentilissimo
!
-
Piacere
...
-
rispose
freddamente
,
guardandola
di
su
gli
occhiali
.
-
Ma
,
vi
prego
,
io
ora
qua
...
E
accennò
il
Costa
con
un
gesto
che
significava
:
«
Ho
da
pensare
a
ben
altro
per
il
momento
...
»
.
Era
vero
,
del
resto
.
Si
trattava
d
'
esporre
a
un
rischio
di
morte
quel
giovane
dabbene
,
ignaro
affatto
della
parte
,
che
stava
a
rappresentare
;
si
trattava
di
gettarlo
in
preda
alla
rabbia
d
'
un
intero
paese
affamato
e
disilluso
.
Nell
'
anima
del
Salvo
si
svolse
allora
uno
strano
giuoco
di
finzioni
coscienti
.
Il
piacere
di
quell
'
annunzio
doveva
mutarsi
in
lui
in
dispiacere
,
la
speranza
in
diffidenza
;
e
però
non
solo
non
doveva
tener
conto
di
quella
fortunata
combinazione
dell
'
incontro
del
Laurentano
e
della
buona
impressione
che
la
figlia
pareva
ne
avesse
avuto
,
ma
considerarla
anzi
come
una
vera
e
propria
contrarietà
,
nel
momento
ch
'
egli
,
per
contentare
appunto
la
figliuola
,
faceva
intravvedere
a
quel
buon
giovane
del
Costa
il
premio
della
pericolosissima
impresa
a
cui
lo
gettava
.
E
seguitò
in
quella
finzione
cosciente
,
acceso
di
stizza
contro
la
figliuola
,
la
quale
,
dopo
averlo
costretto
a
piegarsi
fino
a
tanto
,
eccola
lì
,
veniva
ora
a
fargli
intendere
,
con
aria
nuova
,
che
il
giovane
principe
Laurentano
non
le
era
punto
dispiaciuto
!
Né
s
'
arrestava
qui
il
giuoco
delle
finzioni
nell
'
anima
del
Salvo
.
Fingeva
di
non
comprendere
ancora
quell
'
aria
nuova
della
figlia
,
che
pure
aveva
già
compreso
bene
;
era
sicuro
infatti
che
Dianella
,
facendo
quella
lode
del
Laurentano
in
presenza
di
Aurelio
,
s
'
era
intesa
di
vendicarsi
di
questo
,
e
ora
di
là
certo
piangeva
e
si
straziava
in
segreto
.
La
stizza
finta
per
quel
premio
ch
'
egli
doveva
far
balenare
al
Costa
,
era
dunque
in
fondo
stizza
vera
,
tanto
che
,
per
non
avvertire
il
rimorso
di
quello
strazio
che
cagionava
alla
figlia
,
seguitò
a
fingere
di
credere
sul
serio
,
che
veramente
,
sì
,
veramente
,
se
il
Costa
fosse
riuscito
a
ridurre
a
ragione
gli
operaj
delle
zolfare
in
Sicilia
,
gli
avrebbe
dato
in
premio
Dianella
.
Intanto
,
lo
faceva
partire
il
giorno
appresso
in
compagnia
di
Nicoletta
Capolino
.
La
sera
,
fu
compìto
,
ma
con
una
certa
sostenutezza
,
verso
Lando
Laurentano
,
accolto
con
molta
festa
dai
Vella
,
specialmente
da
Ciccino
e
Lillina
.
Dianella
era
pallidissima
,
e
si
teneva
su
per
continui
sforzi
a
scatti
,
che
facevano
pena
e
paura
.
I
dolci
occhi
ora
le
s
'
accendevano
come
in
un
confuso
spavento
,
ora
le
smorivano
quasi
in
una
torba
opacità
.
Nicoletta
Capolino
,
invitata
a
tavola
dai
Vella
quell
'
ultimo
giorno
,
le
aveva
fatto
sapere
che
la
mattina
appresso
sarebbe
partita
col
Costa
;
e
adesso
,
ecco
,
era
lì
e
parlava
senza
vezzi
affettati
,
ma
con
la
vivace
disinvoltura
consueta
al
giovane
principe
di
Laurentano
della
cortesia
squisita
di
don
Ippolito
,
là
a
Colimbètra
,
nella
disgraziata
congiuntura
del
duello
del
marito
.
Questi
entrò
,
poco
dopo
,
nel
ricco
salone
insieme
con
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
che
veniva
a
licenziarsi
dai
Vella
.
Fu
per
Dianella
e
per
Nicoletta
un
momento
d
'
angosciosa
sospensione
.
Quanto
composto
e
grave
e
costernato
l
'
onorevole
Ignazio
Capolino
con
quei
funebri
occhiali
di
tartaruga
,
tanto
appariva
stordito
,
acceso
,
abbagliato
,
Aurelio
Costa
.
Gli
si
leggeva
chiaramente
in
viso
l
'
emozione
profonda
,
che
la
notizia
della
sua
prossima
partenza
con
Nicoletta
gli
aveva
suscitato
.
Non
sentiva
più
la
terra
sotto
i
piedi
;
non
riusciva
ad
articolar
parola
.
Nel
vederlo
entrare
,
Nicoletta
ne
ebbe
quasi
sgomento
:
sentì
,
senza
guardarlo
,
che
egli
la
cercava
con
gli
occhi
,
senza
più
badare
a
nessuno
.
Respirò
nel
sentirlo
poco
dopo
discutere
animatamente
col
Laurentano
su
i
moti
dei
Fasci
in
Sicilia
.
Ogni
costernazione
gli
era
svanita
,
svanita
ogni
considerazione
per
quei
solfaraj
affamati
d
'
Aragona
,
svanito
il
dispetto
per
quel
suo
disegno
d
'
un
consorzio
obbligatorio
mandato
a
monte
:
avrebbe
ora
affrontato
col
frustino
in
mano
tutti
quei
ribelli
laggiù
.
Flaminio
Salvo
,
per
prudenza
di
fronte
al
Laurentano
,
lo
richiamò
sorridendo
a
più
miti
propositi
.
-
Perché
le
diano
fuoco
alle
zolfare
?
-
gli
domandò
tutto
infervorato
il
Costa
.
-
Li
conosco
io
,
quei
bruti
!
Guaj
a
mostrare
di
temerli
!
Con
la
verga
si
riducono
a
ragione
!
Lasci
fare
a
me
...
Abbandonato
da
tutti
,
senza
neanche
la
soddisfazione
di
veder
degnato
d
'
uno
sguardo
il
mio
progetto
,
andrò
solo
,
laggiù
...
e
ci
guarderemo
in
faccia
...
Nell
'
esaltazione
,
non
avvertiva
la
stonatura
di
quella
sua
apostrofe
bellicosa
;
né
si
mortificò
affatto
nell
'
accorgersi
alla
fine
che
nessuno
gli
badava
più
,
si
lasciò
condurre
da
Capolino
nell
'
ampio
balcone
della
sala
,
mentre
Flaminio
Salvo
,
Francesco
Vella
e
Lando
Laurentano
seguitavano
a
conversare
tra
loro
pacatamente
,
e
Ciccino
prometteva
a
Nicoletta
che
presto
sarebbe
venuto
a
trovarla
a
Girgenti
,
e
donna
Rosa
e
Lillina
davano
consigli
a
Dianella
che
si
regolasse
così
e
così
,
se
voleva
presto
recuperare
la
salute
e
la
gajezza
.
Chiamato
dal
Salvo
,
Capolino
rientrò
poco
dopo
,
e
Aurelio
Costa
restò
solo
nel
balcone
.
Quanto
vi
restò
?
Guardava
le
stelle
,
guardava
come
in
un
sogno
il
chiaror
della
luna
che
si
rifletteva
su
i
vetri
di
lontane
finestre
dirimpetto
,
nella
piazza
;
stretto
da
un
'
ansia
smaniosa
e
dolce
;
senza
più
pensare
al
luogo
ove
si
trovava
;
con
una
sola
immagine
davanti
agli
occhi
,
quella
di
lei
che
ora
,
tra
poco
,
senza
dubbio
sarebbe
venuta
a
trovarlo
là
per
dirgli
:
A
domani
!
Per
sempre
!
-
A
domani
,
per
sempre
,
-
si
ripeteva
,
serrando
le
pugna
,
con
gli
occhi
socchiusi
voluttuosamente
.
Aveva
già
parlato
con
lei
la
mattina
.
S
'
erano
già
accordati
.
Tutto
,
tutto
ella
avrebbe
lasciato
,
per
seguir
lui
!
Sì
,
anche
laggiù
,
nel
pericolo
,
da
cui
egli
non
avrebbe
potuto
in
quel
momento
ritrarsi
.
Del
resto
,
per
forza
,
doveva
andar
laggiù
;
lì
era
la
sua
casa
,
lì
il
suo
lavoro
,
che
avrebbe
ora
messo
a
disposizione
di
altri
,
lasciando
il
Salvo
.
Che
gl
'
importava
?
Di
qual
premio
gli
aveva
ella
parlato
?
Un
grosso
premio
ch
'
egli
avrebbe
perduto
lasciando
il
Salvo
...
Che
gl
'
importava
?
Qual
premio
maggiore
della
felicità
che
ella
gli
avrebbe
data
,
amandolo
?
Così
farneticava
Aurelio
nel
balcone
,
in
attesa
,
tornando
a
ripetere
di
tratto
in
tratto
,
smaniosamente
:
-
A
domani
!
per
sempre
!
Nel
salone
,
intanto
,
Ignazio
Capolino
parlava
con
aria
afflitta
del
subbuglio
,
in
cui
la
pubblicazione
d
'
una
denunzia
in
un
giornale
del
mattino
aveva
messo
tutto
quel
giorno
i
corridoj
della
Camera
.
Si
trattava
delle
quarantamila
lire
,
di
cui
appariva
debitore
verso
la
Banca
Romana
Roberto
Auriti
,
(
«
notoriamente
prestanome
»
diceva
il
giornale
«
d
'
un
deputato
meridionale
molto
conosciuto
e
nelle
grazie
,
fino
a
poco
tempo
fa
,
se
non
proprio
del
Governo
,
di
qualche
membro
(
hic
et
haec
)
di
esso
»
)
.
E
quel
giornale
,
seguitando
,
parlava
delle
carte
sottratte
per
salvare
questo
deputato
meridionale
.
Ma
nella
fretta
,
all
'
ultimo
momento
,
qualche
biglietto
era
rimasto
fuori
e
caduto
in
mano
all
'
autorità
giudiziaria
,
qualche
biglietto
appunto
dell
'
Auriti
,
ora
in
ricerca
affannosa
di
quelle
quarantamila
lire
,
per
salvare
sé
e
l
'
amico
.
Capolino
diceva
che
parecchi
deputati
dell
'
Estrema
Sinistra
avrebbero
portato
la
denunzia
alla
Camera
,
e
prevedeva
imminente
l
'
arresto
dell
'
Auriti
.
Lando
Laurentano
era
su
le
spine
.
Tutto
il
pomeriggio
di
quel
giorno
aveva
cercato
d
'
appurare
donde
quella
notizia
fosse
pervenuta
al
giornale
del
mattino
:
pareva
riferita
da
qualcuno
che
fosse
stato
a
origliare
all
'
uscio
della
stanza
,
in
cui
Giulio
Auriti
aveva
implorato
ajuto
da
lui
;
e
temeva
che
questi
potesse
ora
sospettarlo
autore
della
denunzia
.
Il
Salvo
,
il
Vella
e
il
Capolino
,
notando
il
turbamento
del
giovane
principe
,
si
misero
a
compiangere
Roberto
Auriti
,
come
una
vittima
,
e
il
Salvo
lasciò
intendere
chiaramente
che
egli
sarebbe
stato
disposto
ad
approntare
quella
somma
per
salvarlo
;
ma
il
Capolino
disse
che
ormai
era
troppo
tardi
.
Non
restava
che
di
prendere
una
tazza
di
tè
,
che
Lillina
aveva
già
preparato
.
Le
prime
due
tazze
,
recate
da
Ciccino
,
erano
andate
a
donna
Rosa
e
a
Dianella
.
Nicoletta
ne
porgeva
ora
una
tazza
a
Lando
Laurentano
.
-
Latte
?
-
Sì
,
grazie
.
Poco
.
E
Dianella
,
sorbendo
la
sua
,
aspettava
che
Nicoletta
si
recasse
al
balcone
con
l
'
ultima
tazza
per
Aurelio
.
Ma
Nicoletta
,
vedendosi
spiata
,
finse
in
prima
di
dimenticarsene
,
e
tenne
la
tazza
per
sé
.
-
Uh
,
e
per
il
mio
cavaliere
?
-
esclamò
poi
,
come
sovvenendosi
all
'
improvviso
.
E
andò
al
balcone
.
Appena
Aurelio
la
vide
comparire
,
si
ritrasse
istintivamente
nell
'
ombra
quanto
più
poté
,
per
attirarla
.
Ma
ella
varcò
appena
la
soglia
del
balcone
e
,
porgendogli
la
tazza
,
disse
piano
,
rigida
:
-
Rientri
,
per
carità
:
lei
si
fa
notare
.
Non
faccia
ragazzate
!
-
Ma
mi
dica
soltanto
...
-
scongiurò
egli
.
-
Sì
,
questo
;
e
se
lo
imprima
bene
in
mente
,
-
soggiunse
lei
,
subito
:
-
che
ho
fatto
di
tutto
per
impedir
la
sua
e
la
mia
rovina
.
Non
mi
accusi
,
domani
;
perché
l
'
ha
voluta
anche
lei
.
Basta
!
E
rientrò
nel
salone
.
CAPITOLO
QUARTO
Corrado
Selmi
uscì
dalla
Camera
dei
deputati
livido
,
stravolto
,
con
un
tremor
convulso
per
tutto
il
corpo
.
Appena
su
la
piazza
,
nel
sole
,
fece
uno
sforzo
disperato
su
se
stesso
per
riaversi
,
per
riafferrare
in
sé
e
rimettere
sotto
il
suo
dominio
la
vita
che
gli
sfuggiva
in
un
tremendo
scompiglio
;
ma
restò
,
avvertendo
che
non
aveva
neanche
la
forza
di
trarre
il
respiro
,
quasi
avesse
il
petto
,
il
ventre
squarciati
.
Un
sentimento
nuovo
gli
sorse
allora
improvviso
:
la
paura
.
Non
degli
altri
;
ma
di
sé
.
Or
ora
gli
altri
li
aveva
sfidati
e
assaliti
,
nell
'
aula
del
Parlamento
,
con
estrema
violenza
.
Ancora
ne
tremava
tutto
.
Nessuno
,
là
,
aveva
osato
fiatare
.
Ma
quel
silenzio
...
ah
,
quel
silenzio
era
stato
per
lui
peggiore
di
ogni
invettiva
,
d
'
ogni
tumultuoso
insorgere
di
tutta
l
'
assemblea
.
Quel
silenzio
lo
aveva
ucciso
.
Aveva
ancora
negli
orecchi
il
suono
dei
suoi
passi
nell
'
uscire
dall
'
aula
.
Nel
silenzio
formidabile
,
quei
passi
avevano
sonato
come
colpi
di
martello
su
una
cassa
da
morto
.
Sentiva
una
grande
arsione
;
e
le
gambe
,
come
...
come
se
gli
si
fossero
stroncate
sotto
.
Schiacciato
dall
'
accusa
,
aveva
voluto
rilevarsene
con
tutto
l
'
impeto
delle
energie
vitali
,
ancora
possenti
in
lui
;
ma
appena
aveva
finito
di
parlare
,
quel
silenzio
.
Nessun
dubbio
che
l
'
assemblea
,
subito
dopo
la
sua
uscita
dall
'
aula
,
avesse
votato
l
'
autorizzazione
a
procedere
contro
di
lui
.
Eppure
tutti
lo
sapevano
povero
;
sapevano
che
il
denaro
preso
alle
banche
non
poteva
essere
rinfacciato
a
lui
come
a
tanti
altri
.
Dall
'
avere
affrontato
la
morte
,
quando
più
bella
suol
essere
per
tutti
la
vita
,
non
gli
veniva
il
diritto
di
vivere
?
Nella
losca
complicazione
di
tante
oblique
vicende
la
semplicità
di
questo
diritto
appariva
quasi
ingenua
e
tale
,
che
tutti
,
ridendo
,
dovessero
negarglielo
.
Morto
;
non
solo
,
ma
anche
svergognato
lo
volevano
!
Doveva
morire
allora
,
e
sarebbe
stato
un
eroe
per
tutti
questi
vivi
d
'
oggi
che
gli
rinfacciavano
come
un
delitto
l
'
aver
vissuto
.
Ma
non
tanto
l
'
accusa
,
in
fondo
,
gli
sembrava
ingiusta
,
quanto
ingiusti
gli
accusatori
;
e
,
più
che
ingiusti
,
ingrati
e
vili
:
vili
perché
,
dopo
aver
per
tanti
anni
compreso
che
egli
aveva
pure
questo
diritto
di
vivere
,
si
levavano
ora
a
dimostrargliene
con
ischerno
l
'
ingenuità
;
dopo
aver
per
tanti
anni
compreso
il
suo
bisogno
,
si
levavano
ora
a
rinfacciarglielo
come
un
'
onta
.
Né
si
sarebbero
arrestati
qui
!
Ora
,
il
processo
,
la
condanna
,
il
carcere
.
Corrado
Selmi
rise
,
e
avvertì
ancora
lo
sforzo
che
gli
costava
lo
scomporre
la
truce
espressione
del
volto
in
quel
riso
orribile
.
Il
sorriso
schietto
e
lieve
,
che
aveva
accompagnato
sempre
tutti
gli
atti
della
sua
vita
,
anche
i
più
gravi
e
i
più
rischiosi
,
s
'
era
tramutato
in
quella
triste
smorfia
dura
e
amara
?
Ebbe
di
nuovo
paura
di
sé
:
paura
di
assumere
coscienza
precisa
di
un
certo
che
oscuro
e
orrendo
che
gli
s
'
era
cacciato
all
'
improvviso
nel
fondo
dell
'
essere
e
glielo
scompaginava
,
dandogli
quell
'
impressione
d
'
esser
come
squarciato
dentro
,
irrimediabilmente
.
E
per
ricomporre
comunque
la
compagine
del
suo
essere
,
per
vincere
il
ribrezzo
e
l
'
orrore
di
quell
'
impressione
,
si
guardò
attorno
,
quasi
chiedendo
sostegno
e
conforto
ai
noti
aspetti
delle
cose
.
Gli
parvero
anche
questi
cangiati
e
come
evanescenti
.
Sentì
con
terrore
che
non
gli
era
più
possibile
ristabilire
una
relazione
qual
si
fosse
tra
sé
e
tutto
ciò
che
lo
circondava
.
Sì
,
poteva
guardare
;
ma
che
vedeva
?
poteva
parlare
;
ma
che
dire
?
poteva
muoversi
;
ma
dove
andare
?
Parlò
,
tanto
per
udire
il
suono
della
sua
voce
,
e
gli
parve
anch
'
esso
cangiato
.
Disse
:
-
Che
faccio
?
Sapeva
bene
quel
che
gli
restava
da
fare
.
Ma
nello
schiacciar
con
la
lingua
contro
il
palato
le
due
c
di
faccio
,
non
avvertì
altro
che
l
'
annodatura
della
lingua
e
l
'
amarezza
aspra
della
bocca
;
e
rimase
col
viso
disgustato
e
arcigno
.
-
No
,
-
soggiunse
.
-
Prima
...
che
altro
?
Qualunque
altra
cosa
gli
apparve
inutile
,
vana
.
Poteva
soltanto
,
ancor
per
poco
,
per
passarsi
la
voglia
e
darsi
così
fuor
fuori
uno
sfogo
,
dire
e
fare
sciocchezze
.
Pensare
seriamente
,
agire
seriamente
non
avrebbe
potuto
se
non
a
costo
di
cedere
al
proposito
oscuro
e
violento
che
stava
a
distruggergli
dentro
tutti
gli
elementi
della
vita
.
Baloccarsi
poteva
coi
frantumi
di
essa
che
dal
tumulto
interno
balzavano
a
galla
della
sua
coscienza
squarciata
:
baloccarsi
un
poco
...
Sì
,
in
casa
di
Roberto
Auriti
!
Doveva
vederlo
,
dirgli
che
per
lui
,
per
coprirlo
,
si
era
messo
da
sé
sotto
accusa
.
Ecco
che
aveva
ancora
dove
andare
.
Chiamò
una
vettura
,
per
non
avvertire
il
tremore
e
la
debolezza
delle
gambe
,
e
diede
al
vetturino
l
'
indirizzo
:
via
delle
Colonnette
.
Appena
montato
,
se
ne
pentì
,
prevedendo
,
in
compenso
di
quanto
aveva
fatto
,
una
scenata
.
Ma
no
:
a
ogni
costo
avrebbe
saputo
impedirla
.
Più
che
doveroso
,
il
suo
atto
gli
appariva
generoso
verso
Roberto
Auriti
.
E
,
in
quel
momento
,
non
poteva
sentir
che
disprezzo
della
sua
stessa
generosità
.
S
'
era
spogliato
d
'
ogni
prestigio
,
d
'
ogni
prerogativa
,
per
subir
la
stessa
sorte
d
'
uno
sconfitto
,
che
delle
sue
doti
,
dei
suoi
meriti
non
aveva
saputo
avvalersi
per
farsi
uno
stato
,
per
imporsi
,
come
avrebbe
potuto
,
alla
considerazione
altrui
.
Non
pietà
,
ma
dispetto
,
poteva
ispirare
Roberto
Auriti
.
Che
se
pure
egli
,
navigando
alla
ventura
,
lo
aveva
gittato
con
sé
in
quei
frangenti
,
non
meritava
certo
quel
naufrago
che
Corrado
Selmi
,
già
quasi
scampato
,
si
ributtasse
in
mare
per
perire
con
lui
:
non
lo
meritava
,
perché
non
aveva
saputo
mai
vivere
,
quell
'
uomo
,
mai
disimpacciarsi
da
ostacoli
anche
lievi
:
era
già
per
se
stesso
un
annegato
,
a
cui
tante
e
tante
volte
egli
aveva
gettato
una
corda
per
ajutarlo
a
trarsi
in
salvo
.
L
'
unica
volta
che
quest
'
uomo
s
'
era
messo
a
dar
lui
ajuto
,
ecco
,
con
la
stessa
mano
che
gli
aveva
teso
,
lo
tirava
con
sé
nel
baratro
,
giù
,
giù
,
costringendolo
a
rinunziare
al
salvataggio
altrui
.
E
quel
suo
fratello
corso
in
Sicilia
per
salvare
entrambi
:
ma
sì
!
tutti
dovevano
stare
ad
aspettare
che
andasse
e
ritornasse
col
denaro
!
a
comodo
!
senza
fretta
!
e
dopo
avere
svelato
tutto
a
Lando
Laurentano
!
imbecille
!
Ecco
:
per
questo
solo
fatto
,
egli
avrebbe
potuto
fare
a
meno
d
'
esporsi
per
coprire
un
inetto
.
Ma
ormai
...
Arrivato
in
via
delle
Colonnette
,
salendo
la
scala
semibuja
,
incontrò
Olindo
Passalacqua
che
scendeva
gli
scalini
a
quattro
a
quattro
.
-
Ah
!
giusto
lei
,
onorevole
!
Correvo
in
cerca
di
lei
...
Dica
,
che
c
'
è
?
che
c
'
è
?
-
Vento
,
-
rispose
Corrado
Selmi
,
placidamente
.
Olindo
Passalacqua
restò
come
un
ceppo
.
-
Vento
?
Che
dice
?
Quella
denunzia
infame
?
Ma
come
?
chi
è
stato
?
roba
da
sputargli
in
faccia
!
Andate
a
far
l
'
Italia
per
questa
canaglia
!
Corrado
Selmi
gli
prese
il
mento
fra
due
dita
:
-
Bravo
,
Olindo
!
Nobili
sensi
,
invero
...
Su
,
andiamo
!
-
Aspetti
,
onorevole
,
-
pregò
il
Passalacqua
,
trattenendolo
.
-
La
prevengo
!
Nanna
mia
non
sa
ancora
nulla
.
Non
sapevamo
nulla
neanche
noi
.
Per
combinazione
a
mio
cognato
Pilade
càpita
tra
le
mani
il
giornale
di
due
giorni
fa
...
apre
e
vede
...
ce
lo
manda
su
,
segnato
...
Roberto
stava
ad
annaffiare
i
fiori
in
terrazzo
...
legge
,
casca
dalle
nuvole
...
Ma
ci
si
crede
?
un
uomo
,
un
uomo
come
lui
,
non
leggere
i
giornali
,
in
un
momento
come
questo
?
Capisce
?
come
quell
'
uccello
...
qual
è
?
che
caccia
la
testa
nella
rena
...
E
gliene
compro
tre
,
sa
?
ogni
sera
:
tre
giornali
!
Ne
leggesse
uno
!
Appena
lo
apre
,
si
mette
a
pisolare
;
e
poi
dice
che
li
ha
letti
tutti
e
tre
e
che
dorme
poco
!
-
Lo
struzzo
,
-
disse
Corrado
Selmi
.
-
Permetti
?
E
alzò
le
mani
per
aggiustare
sotto
la
gola
a
Olindo
Passalacqua
la
cravatta
rossa
sgargiante
,
annodata
a
farfalla
.
-
Lo
struzzo
,
-
ripeté
.
-
Quell
'
uccello
che
dicevi
...
Così
va
bene
!
Olindo
Passalacqua
restò
di
nuovo
a
bocca
aperta
.
-
Grazie
,
-
disse
.
-
Ma
dunque
...
dunque
possiamo
star
tranquilli
?
Corrado
Selmi
lo
guardò
negli
occhi
,
serio
;
gli
posò
le
mani
sugli
omeri
,
e
:
-
Non
sei
censore
tu
?
-
gli
domandò
.
-
Censore
...
già
,
-
rispose
perplesso
,
quasi
non
ne
fosse
ben
sicuro
,
il
Passalacqua
.
-
E
dunque
lascia
crollare
il
mondo
!
-
esclamò
il
Selmi
con
un
gesto
di
noncuranza
sdegnosa
.
-
Censore
,
te
ne
impipi
.
Su
,
su
,
vieni
su
con
me
.
Trovarono
Roberto
abbattuto
su
una
poltrona
,
con
la
faccia
rivolta
al
soffitto
,
le
braccia
abbandonate
,
l
'
annaffiatojo
accanto
.
Appena
vide
il
Selmi
,
fece
per
balzare
in
piedi
,
e
,
arrangolando
in
una
irrompente
convulsione
,
andò
a
buttarglisi
sul
petto
.
-
Per
carità
!
per
carità
!
-
scongiurò
Olindo
Passalacqua
,
correndo
a
chiudere
l
'
uscio
e
accennando
con
le
mani
di
far
piano
,
che
Nanna
non
sentisse
di
là
.
Attraverso
l
'
uscio
chiuso
,
all
'
arrangolìo
di
Roberto
sul
petto
di
Corrado
Selmi
rispondeva
di
là
il
vocalizzo
miagolante
di
una
studentessa
di
canto
.
Corrado
Selmi
,
gravato
dal
peso
di
Roberto
,
stette
un
po
'
a
guardare
i
cenni
del
Passalacqua
,
che
seguitava
a
implorar
carità
per
il
cuore
malato
della
sua
povera
moglie
,
carità
per
Roberto
così
perduto
,
carità
per
la
casa
che
sarebbe
andata
a
soqquadro
;
e
scattò
alla
fine
,
scrollandosi
,
in
una
risata
pazzesca
:
-
Ma
da
'
qui
!
-
disse
,
ghermendo
l
'
annaffiatojo
e
avviandosi
di
furia
al
terrazzo
.
-
Ma
che
facciamo
sul
serio
?
Annaffiavi
?
E
seguitiamo
ad
annaffiare
!
Qua
...
qua
...
così
!
così
!
Pioggia
,
Olindo
!
pioggia
!
pioggia
!
E
una
vera
pioggia
furiosa
si
rovesciò
dalla
mela
dell
'
annaffiatojo
addosso
a
Olindo
Passalacqua
,
che
prese
a
fuggire
per
il
terrazzo
,
gridando
e
riparandosi
con
le
mani
la
testa
,
inseguito
dal
Selmi
che
seguitava
a
ridere
,
dicendo
:
-
Io
passo
l
'
acqua
,
tu
passi
l
'
acqua
,
egli
passa
l
'
acqua
,
tutti
passiamo
l
'
acqua
!
-
Oh
Dio
!
per
carità
...
no
!
caro
...
nòooo
...
ma
che
fa
?
basta
...
per
carità
...
non
è
scherzo
!
basta
...
uuuh
...
basta
!
...
Alle
grida
,
sopravvennero
Nanna
,
la
studentessa
di
canto
,
Antonio
Del
Re
e
Celsina
.
Subito
Corrado
Selmi
,
ansante
,
corse
a
stringere
la
mano
alla
signora
Lalla
che
rideva
,
guardando
il
marito
che
si
scrollava
come
un
pulcino
bagnato
.
Ridevano
anche
le
due
giovinette
.
-
La
pianta
,
Nanna
mia
,
-
gridò
il
Selmi
,
-
quale
è
la
pianta
più
utile
?
Il
riso
!
Coltiviamo
il
riso
e
annacquiamo
Olindo
che
fa
ridere
!
-
Ma
io
piango
,
invece
...
-
gemette
il
Passalacqua
.
-
E
appunto
perché
piangi
,
fai
ridere
!
-
ribatté
il
Selmi
.
-
Chi
fa
ridere
,
invece
...
-
borbottò
Antonio
Del
Re
,
serrando
le
pugna
.
-
Fa
piangere
,
è
vero
?
-
compì
la
frase
il
Selmi
.
-
Bravo
,
giovanotto
!
Sempre
serio
!
Tu
le
tue
sciocchezze
le
farai
sempre
sode
,
bene
azzampate
e
con
tanto
di
grugno
.
Noi
,
le
nostre
...
qua
,
censore
...
ballando
,
ballando
...
Su
,
di
là
,
Nanna
,
di
là
...
al
pianoforte
!
Lei
suona
,
e
noi
balliamo
!
Roberto
si
metterà
i
calzoncini
con
lo
spacco
di
dietro
e
la
falda
della
camicina
fuori
;
prenderà
la
sciaboletta
e
il
cavalluccio
di
legno
,
quelli
con
cui
giocò
alla
guerra
,
al
Sessanta
;
gli
faremo
l
'
elmo
di
carta
,
e
si
metterà
a
girare
attorno
...
arri
!
...
arri
!
...
mentre
io
e
Olindo
balleremo
al
suono
dell
'
inno
di
Garibaldi
...
Va
'
fuori
d
'
Italia
...
Va
'
fuori
d
'
Italia
...
Va
'
fuori
d
'
talia
...
Va
'
fuori
,
o
stranier
!
Non
aveva
finito
l
'
ultima
battuta
,
che
su
la
soglia
del
terrazzo
si
presentò
,
con
gli
occhi
ilari
e
lagrimosi
,
raggiante
di
commossa
beatitudine
,
Mauro
Mortara
,
con
le
medaglie
sul
petto
e
lo
zainetto
dietro
le
spalle
.
Appena
lo
vide
,
Corrado
Selmi
fece
un
gesto
d
'
orrore
e
scappò
via
per
l
'
altro
finestrone
che
dava
sul
terrazzo
,
gridando
:
-
Ah
perdio
,
no
!
Questo
poi
è
troppo
!
Roberto
Auriti
gli
corse
dietro
per
trattenerlo
:
-
Corrado
!
Corrado
!
Mauro
Mortara
,
a
quella
fuga
,
restò
come
smarrito
davanti
allo
stupore
della
signora
Lalla
,
del
Passalacqua
e
della
studentessa
di
canto
,
alla
meraviglia
sorridente
di
Celsina
e
a
quella
ingrugnita
di
Antonio
Del
Re
.
-
Vengo
,
se
non
c
'
è
offesa
,
-
disse
,
-
a
salutare
don
Roberto
.
Parto
domani
.
-
Ma
chi
siete
?
-
gli
domandò
la
signora
Lalla
,
come
se
avesse
davanti
un
abitante
della
luna
,
piovuto
dal
cielo
.
-
Sono
...
-
prese
a
rispondere
Mauro
Mortara
;
ma
s
'
interruppe
riconoscendo
Antonio
Del
Re
.
-
Non
siete
il
nipote
di
donna
Caterina
,
voi
?
E
,
pronunziando
questo
nome
,
si
levò
il
cappello
.
-
Diteglielo
voi
,
-
soggiunse
,
-
chi
sono
io
.
Sono
venuto
due
altre
volte
;
non
mi
hanno
fatto
salire
,
perché
don
Roberto
non
era
in
casa
.
Il
Passalacqua
,
tutto
bagnato
,
gli
s
'
accostò
,
gli
sbirciò
le
medaglie
sul
petto
,
e
:
-
Patriota
siciliano
?
-
domandò
.
-
Ai
patrioti
siciliani
,
perdio
,
statue
d
'
oro
!
sta
...
statu
...
statue
...
Uno
starnuto
,
tardo
a
scoppiare
,
lo
tenne
un
tratto
a
bocca
aperta
,
le
nari
frementi
,
le
mani
tese
come
a
pararlo
;
finalmente
scoppiò
e
:
-
D
'
oro
!
-
ripeté
il
Passalacqua
.
-
Mannaggia
il
Selmi
che
m
'
ha
fatto
raffreddare
!
Ma
perché
è
scappato
?
Che
è
pazzo
?
...
Guardate
come
mi
...
mi
ha
...
ma
dove
è
andato
?
-
Roberto
!
-
strillò
a
questo
punto
la
signora
Lalla
,
accorrendo
dal
terrazzo
nella
stanza
,
attraverso
la
quale
il
Selmi
era
poc
'
anzi
fuggito
.
Rientrarono
tutti
,
spaventati
,
dietro
a
lei
.
Un
estraneo
,
col
cappello
in
mano
e
gli
occhi
bassi
,
stava
rigido
su
la
soglia
di
quella
camera
,
mentre
Roberto
,
col
viso
terreo
,
chiazzato
qua
e
là
,
si
guardava
attorno
,
convulso
,
indeciso
.
Al
grido
di
lei
,
protese
le
mani
,
ma
come
per
impedire
il
prorompere
della
sua
più
che
dell
'
altrui
commozione
.
-
Vi
prego
,
vi
prego
,
-
disse
,
-
senza
chiasso
...
Nulla
...
Una
...
una
chiamata
in
questura
...
-
Lo
arrestano
!
-
fischiò
allora
tra
i
denti
Antonio
Del
Re
,
col
volto
scontraffatto
e
tutto
vibrante
.
Nanna
cacciò
uno
strillo
e
cadde
in
convulsione
tra
le
braccia
del
marito
.
-
Lo
arrestano
?
-
domandò
Mauro
Mortara
,
facendosi
innanzi
,
mentre
Roberto
Auriti
cercava
nella
camera
gli
abiti
da
indossare
e
con
le
mani
accennava
a
tutti
di
non
gridare
,
di
non
far
confusione
.
-
Come
?
-
seguitò
Mauro
,
guardando
Antonio
Del
Re
.
Non
ottenendo
risposta
da
nessuno
,
andò
incontro
a
quell
'
estraneo
e
,
levando
un
braccio
,
lo
apostrofò
:
-
Voi
!
voi
siete
venuto
qua
ad
arrestare
don
Roberto
Auriti
?
-
Mauro
!
-
lo
interruppe
questi
.
-
Per
carità
,
Mauro
...
lascia
!
-
Ma
come
?
-
ripeté
Mauro
Mortara
,
rivolgendosi
a
Roberto
.
-
Arrestano
voi
?
Perché
?
Roberto
accorse
a
dare
una
mano
al
Passalacqua
,
alla
studentessa
di
canto
,
a
Celsina
,
che
non
riuscivano
a
sorreggere
la
signora
Lalla
,
la
quale
si
dibatteva
e
si
scontorceva
,
tra
urli
,
singhiozzi
,
gemiti
e
risa
convulse
.
-
Di
là
,
per
carità
,
di
là
,
portatela
di
là
!
-
scongiurò
.
Ma
non
fu
possibile
.
Il
Passalacqua
,
invece
di
avvalersi
dell
'
ajuto
di
Roberto
,
pensò
bene
di
buttargli
le
braccia
al
collo
,
rompendo
in
singhiozzi
ed
esclamando
:
-
Cireneo
!
Cireneo
!
Cireneo
!
Roberto
si
divincolò
,
quasi
con
schifo
,
e
si
turò
gli
orecchi
,
mentre
il
Passalacqua
,
rivolto
a
Mauro
Mortara
,
seguitava
:
-
Patriota
,
vedete
?
così
l
'
Italia
compensa
i
suoi
martiri
!
così
!
-
Il
figlio
di
Stefano
Auriti
!
-
diceva
tra
sé
Mauro
Mortara
,
con
gli
occhi
sbarrati
,
battendosi
una
mano
sul
petto
.
-
Il
figlio
di
donna
Caterina
Laurentano
!
...
E
dovevo
veder
questo
a
Roma
?
Ma
che
avete
fatto
?
-
corse
a
domandare
a
Roberto
,
afferrandolo
per
le
braccia
e
scotendolo
.
-
Ditemi
che
siete
sempre
lo
stesso
!
Sì
?
E
allora
...
Si
afferrò
con
una
mano
le
medaglie
sul
petto
;
se
le
strappò
;
le
scagliò
a
terra
;
vi
andò
sopra
col
piede
e
le
calpestò
;
poi
,
rivolgendosi
al
delegato
:
-
Ditelo
al
vostro
Governo
!
-
gridò
.
-
Ditegli
che
un
vecchio
campagnuolo
,
venuto
a
veder
Roma
con
le
sue
medaglie
garibaldine
,
vedendo
arrestare
il
figlio
d
'
un
eroe
che
gli
morì
tra
le
braccia
nella
battaglia
di
Milazzo
,
si
strappò
dal
petto
le
medaglie
e
le
calpestò
!
così
!
Tornò
a
Roberto
,
lo
abbracciò
,
e
sentendolo
singhiozzare
su
la
sua
spalla
:
-
Figlio
mio
!
figlio
mio
!
-
si
mise
a
dirgli
,
battendogli
dietro
una
mano
.
A
questo
punto
,
Antonio
Del
Re
scappò
via
dalla
camera
mugolando
e
rovesciando
nella
furia
una
seggiola
.
Celsina
,
che
lo
spiava
,
gli
corse
dietro
,
sgomenta
,
chiamandolo
per
nome
.
Mauro
Mortara
si
voltò
felinamente
,
come
se
a
quell
'
uscita
precipitosa
gli
fosse
balenato
in
mente
che
si
volesse
impedire
comunque
l
'
arresto
;
e
si
mostrò
pronto
a
qualunque
violenza
.
Sciolto
dall
'
abbraccio
di
lui
,
Roberto
Auriti
si
fece
innanzi
al
delegato
:
-
Eccomi
.
-
No
!
-
gridò
Mauro
,
riafferrandolo
per
un
braccio
.
-
Don
Roberto
!
Così
vi
consegnate
?
-
Ti
prego
,
lasciami
...
-
disse
Roberto
Auriti
;
e
,
rivolgendosi
al
delegato
:
-
Lei
scusi
...
Con
la
mano
chiamò
Nanna
,
che
fiatava
ora
a
stento
,
con
ambo
le
mani
sul
cuore
,
e
la
baciò
in
fronte
,
dicendole
:
-
Coraggio
...
-
E
che
dirò
a
vostra
madre
?
-
esclamò
allora
Mauro
agitando
in
aria
le
mani
.
Roberto
Auriti
si
gonfiò
,
si
portò
le
mani
sul
volto
per
far
argine
all
'
impeto
della
commozione
e
andò
via
,
seguito
dal
delegato
,
mentre
la
signora
Lalla
,
sostenuta
dal
marito
e
dalla
studentessa
di
canto
,
riprendeva
più
a
gemere
che
a
gridare
:
-
Roberto
!
Roberto
!
Roberto
!
Mauro
Mortara
restò
a
guatare
,
come
annichilito
.
Quando
il
Passalacqua
lo
ragguagliò
di
tutto
,
e
,
fresco
della
recente
lettura
del
giornale
,
gli
espose
tutta
la
miseria
e
la
vergogna
del
momento
:
-
Questa
,
-
disse
,
-
questa
è
l
'
Italia
?
E
,
nel
crollo
del
suo
gran
sogno
,
non
pensò
più
a
Roberto
Auriti
,
all
'
arresto
di
lui
,
non
sentì
,
non
vide
più
nulla
.
Le
sue
medaglie
rimasero
lì
per
terra
,
calpestate
.
Uscendo
dalla
casa
di
Roberto
,
Corrado
Selmi
s
'
imbatté
per
le
scale
nel
delegato
e
nelle
guardie
che
salivano
ad
arrestar
l
'
innocente
.
Si
fermò
un
istante
,
indeciso
;
ma
subito
si
sentì
occupare
il
cervello
da
una
densa
oscurità
,
e
in
quella
tenebra
d
'
ira
e
d
'
angoscia
udì
una
voce
che
dal
fondo
della
coscienza
lo
ammoniva
ch
'
egli
non
poteva
in
alcun
modo
sul
momento
impedire
quell
'
atroce
ingiustizia
.
Seguitò
a
scendere
la
scala
;
rimontò
in
vettura
e
provò
quasi
stupore
alla
domanda
del
vetturino
,
ove
dovesse
condurlo
.
Ma
a
casa
;
c
'
era
bisogno
di
dirlo
?
dove
poteva
più
andare
?
che
più
gli
restava
da
fare
?
-
Via
San
Niccolò
da
Tolentino
.
E
,
come
se
già
vi
fosse
,
si
vide
per
le
scale
della
sua
casa
:
ecco
,
entrava
in
camera
;
si
recava
all
'
angolo
,
ov
'
era
uno
stipetto
a
muro
,
di
lacca
verde
;
lo
apriva
;
ne
traeva
una
boccetta
,
e
...
Istintivamente
,
s
'
era
cacciata
una
mano
nel
taschino
del
panciotto
,
ov
'
era
la
chiave
di
quello
stipetto
.
Cosa
strana
:
pensava
ora
allo
specchio
,
a
un
piccolo
specchio
ovale
,
appeso
accanto
a
quello
stipetto
,
al
quale
egli
non
avrebbe
dovuto
volger
lo
sguardo
,
per
non
vedersi
.
Ma
pure
,
ecco
,
si
vedeva
:
sì
,
in
quello
specchio
,
con
la
boccetta
in
mano
:
vedeva
l
'
espressione
dei
suoi
occhi
,
ridente
,
quasi
non
credessero
ch
'
egli
avrebbe
fatto
quella
cosa
.
No
!
Prima
doveva
scrivere
e
suggellare
una
dichiarazione
per
l
'
Auriti
:
poche
righe
,
esplicite
.
Non
meritavano
gli
accusatori
un
suo
ultimo
sfogo
.
Due
righe
soltanto
,
per
salvar
l
'
amico
,
già
in
carcere
.
I
nemici
...
-
ma
quali
?
quanti
erano
?
Tutti
!
Possibile
?
Tutti
gli
amici
di
jeri
.
Tutti
e
nessuno
,
a
prenderli
a
uno
a
uno
.
Ché
nulla
egli
aveva
fatto
a
nessuno
di
loro
perché
le
liete
accoglienze
di
jeri
si
convertissero
così
d
'
un
tratto
in
tanta
alienazione
d
'
animi
,
in
tanta
ostilità
.
Ma
era
il
momento
,
la
furia
cieca
del
momento
,
che
s
'
abbatteva
su
lui
,
che
in
lui
trovava
la
preda
,
e
lo
abbrancava
,
ecco
,
e
lo
sbranava
in
un
attimo
.
Ah
come
andava
lenta
quella
vettura
!
Parve
a
Corrado
Selmi
ch
'
essa
gli
prolungasse
con
feroce
dispetto
l
'
agonia
.
-
Non
sono
in
casa
per
nessuno
,
-
disse
a
Pietro
,
il
vecchio
servo
che
stava
da
tanti
anni
con
lui
.
E
il
primo
suo
moto
,
entrando
in
camera
,
fu
verso
quello
stipetto
.
Si
trattenne
.
Pensò
alla
dichiarazione
da
scrivere
.
Ma
pur
volle
prendere
prima
la
boccetta
e
,
senza
guardarla
,
la
recò
con
sé
alla
scrivania
dello
studio
.
Restò
un
pezzo
lì
in
piedi
,
come
sospeso
in
cerca
di
qualche
cosa
che
s
'
era
proposto
di
fare
e
a
cui
non
pensava
più
.
Istintivamente
,
pian
piano
,
rientrò
nella
camera
;
gli
occhi
gli
andarono
al
piccolo
specchio
ovale
,
appeso
alla
parete
presso
lo
stipetto
.
Aveva
dimenticato
di
guardarsi
lì
.
Scrollò
le
spalle
e
tornò
indietro
,
alla
scrivania
;
sedette
;
trasse
dalla
cartella
un
foglio
e
una
busta
;
guardò
se
su
la
scrivania
ci
fosse
il
cannello
di
ceralacca
e
il
sigillo
;
si
alzò
di
nuovo
e
rientrò
nella
camera
per
prendere
dal
tavolino
da
notte
la
bugia
con
la
candela
.
La
dichíarazione
gli
venne
men
breve
di
quanto
aveva
divisato
,
poiché
a
maggior
salvaguardia
dell
'
innocenza
dell
'
Auriti
pensò
di
chiamare
in
testimonio
lo
stesso
governatore
della
banca
,
già
anche
lui
tratto
in
arresto
,
col
quale
,
prima
di
contrarre
sott
'
altro
nome
quel
debito
,
si
era
segretamente
accordato
.
Finito
di
scrivere
,
guardò
su
la
scrivania
la
boccetta
,
e
sentì
mancarsi
a
un
tratto
la
voglia
di
rileggere
quanto
aveva
scritto
.
Gli
parvero
enormi
tutte
le
piccole
cose
che
gli
restavano
ancora
da
fare
:
piegare
in
quattro
quel
foglio
,
chiuderlo
nella
busta
;
accendere
la
candela
;
bruciarvi
il
cannello
di
ceralacca
;
apporre
i
sigilli
...
si
diede
a
far
tutto
con
esasperazione
.
Ansava
;
le
dita
,
senza
più
tatto
,
gli
ballavano
.
Stava
per
chiudere
la
busta
,
quando
giù
dalla
via
scattò
stridulo
,
sguajato
,
il
suono
d
'
un
organetto
.
Parve
al
Selmi
che
quel
suono
,
in
quel
punto
,
gli
spaccasse
il
cranio
:
si
turò
gli
orecchi
,
balzò
in
piedi
,
contrasse
tutto
il
volto
come
per
uno
strazio
insopportabile
,
fu
per
avventarsi
alla
finestra
a
scagliare
ingiurie
a
quel
sonatore
ambulante
.
Ah
no
perdio
!
così
,
no
!
al
suono
d
'
una
canzonetta
napoletana
,
no
no
,
no
.
Si
sentì
avvilito
da
tutta
quella
furia
.
O
che
era
un
ladro
davvero
?
Piano
,
piano
,
senza
tremor
di
mani
,
senza
quell
'
aridezza
in
bocca
;
dopo
aver
sedato
i
nervi
,
e
sorridente
,
egli
doveva
uccidersi
,
come
a
lui
si
conveniva
.
Prese
la
busta
con
la
dichiarazione
e
la
cacciò
dentro
la
cartella
;
si
pose
in
tasca
la
boccetta
del
veleno
.
Voleva
uscir
di
nuovo
per
un
'
ultima
passeggiata
,
per
salutar
la
vita
,
scevro
ormai
d
'
ogni
cura
,
esente
d
'
ogni
peso
,
libero
d
'
ogni
passione
,
con
occhi
limpidi
e
animo
sereno
;
salutar
la
vita
,
col
suo
lieve
antico
sorriso
;
bearsi
per
l
'
ultima
volta
delle
cose
che
restavano
,
liete
in
quel
giorno
di
sole
,
ignare
in
mezzo
al
torbido
fluttuare
di
tante
vicende
che
presto
il
tempo
avrebbe
travolte
con
sé
.
Ridiscese
in
istrada
,
fe
'
cenno
a
un
vetturino
d
'
accostarsi
e
si
fece
condurre
al
Gianicolo
.
Dapprima
,
come
in
preda
a
quello
stordimento
rombante
cagionato
da
un
improvviso
otturarsi
degli
orecchi
,
non
poté
avvertire
,
né
vedere
,
né
pensar
nulla
;
solo
quando
passò
con
la
vettura
per
la
via
della
Lungara
,
innanzi
le
carceri
di
Regina
Coeli
,
pensò
che
forse
a
quell
'
ora
Roberto
Auriti
vi
era
rinchiuso
;
ma
non
volle
affliggersene
più
.
Tra
poco
,
con
quella
sua
dichiarazione
,
ne
sarebbe
uscito
,
per
seguitare
la
sua
incerta
e
penosa
esistenza
tra
quella
sua
signora
Lalla
e
il
Passalacqua
e
il
Bonomè
,
mentre
egli
,
invece
-
ah
!
si
sarebbe
liberato
!
Giunto
in
cima
al
colle
,
gli
parve
davvero
una
liberazione
quell
'
altezza
,
da
cui
poté
contemplare
Roma
luminosa
nel
sole
,
sotto
l
'
azzurro
intenso
del
cielo
;
liberazione
da
tutte
le
piccole
miserie
acerbe
che
laggiù
lo
avevano
offeso
e
soffocato
,
dall
'
urto
di
tutte
le
meschine
volgarità
quotidiane
;
dalle
fastidiose
risse
dei
piccoli
uomini
che
volevano
contendergli
il
passo
e
il
respiro
.
Si
sentì
lassù
libero
e
solo
,
libero
e
sereno
,
sopra
tutti
gli
odii
,
sopra
tutte
le
passioni
,
sopra
e
oltre
il
tempo
,
inalzato
,
assunto
a
quella
altezza
dal
suo
grande
amore
per
la
vita
ch
'
egli
difendeva
,
uccidendosi
.
E
in
esso
e
con
esso
si
sentì
puro
,
in
un
attimo
,
per
sempre
.
Nell
'
eternità
di
quell
'
attimo
si
cancellarono
,
sparvero
assolte
le
sue
debolezze
,
i
suoi
trascorsi
,
le
sue
colpe
,
già
che
egli
era
pure
stato
un
uomo
e
soggetto
a
contrarie
necessità
.
Ora
,
con
la
morte
,
le
avrebbe
vinte
tutte
.
Restava
solo
,
in
quel
punto
,
luminoso
indefettibile
immortale
il
suo
amore
per
la
vita
,
l
'
amore
per
la
sua
terra
,
per
la
sua
patria
,
per
cui
aveva
combattuto
e
vinto
.
Sì
,
come
i
tanti
che
avevano
avuto
lassù
,
in
difesa
di
Roma
,
una
bella
morte
,
troncati
nel
frenetico
ardore
della
gioventù
e
resi
immuni
di
tutte
le
miserie
,
liberi
di
tutti
gli
ostacoli
che
forse
nel
tempo
li
avrebbero
deformati
e
avviliti
.
Ora
in
quel
momento
anch
'
egli
,
spogliandosi
di
tutte
le
miserie
,
liberandosi
di
tutti
gli
ostacoli
,
acceso
e
vibrante
dell
'
ardore
antico
,
con
negli
occhi
l
'
oro
dell
'
ultimo
sole
su
le
case
della
grande
città
quadrata
,
si
foggiava
com
'
essi
una
bella
morte
,
una
morte
che
lo
inalzava
a
se
stesso
,
senza
invidia
per
quelli
effigiati
e
composti
lassù
per
la
gloria
in
un
mezzo
busto
di
marmo
.
Pensò
che
aveva
con
sé
la
boccetta
del
veleno
;
ma
no
!
a
casa
!
a
casa
!
tranquillamente
,
sul
suo
letto
:
senza
dare
spettacolo
!
E
ridiscese
alla
città
.
Ridisceso
,
gli
parve
di
aver
lasciato
la
propria
anima
lassù
,
nel
sole
.
Qua
,
nell
'
ombra
era
il
corpo
ancor
vivo
,
per
poco
si
guardò
le
mani
,
le
gambe
,
e
provò
subito
un
brivido
d
'
orrore
.
Ma
,
come
se
di
lassù
una
voce
severamente
lo
richiamasse
,
egli
si
riprese
e
a
quella
voce
rispose
che
sì
,
quel
suo
corpo
,
egli
lo
avrebbe
tra
poco
ucciso
,
senza
esitare
.
Passato
il
ponte
di
ferro
,
udì
strillare
da
alcuni
giornalaj
un
'
edizione
straordinaria
del
foglio
più
diffuso
di
Roma
.
Pensò
che
fosse
per
lui
,
e
fece
fermar
la
vettura
;
comprò
quel
foglio
.
Difatti
,
in
prima
pagina
era
il
resoconto
della
seduta
parlamentare
,
e
nella
sesta
colonna
spiccava
in
cima
il
suo
nome
CORRADO
SELMI
come
titolo
dell
'
articolo
del
giorno
.
Prese
a
leggerlo
;
ma
presto
n
'
ebbe
un
fastidio
strano
:
avvertì
che
quello
era
già
per
lui
un
linguaggio
vuoto
e
vano
,
che
non
aveva
più
alcun
potere
di
muovere
in
lui
alcun
sentimento
,
quasi
fatto
di
parole
senza
significato
.
Gli
parve
che
lo
scrittore
di
quell
'
articolo
non
avesse
altra
mira
che
quella
di
dimostrare
che
egli
era
vivo
,
ben
vivo
,
e
che
,
come
tale
,
poteva
e
sapeva
giocare
con
le
parole
,
perché
gli
altri
vivi
,
i
lettori
,
potessero
dire
:
«
Guarda
com
'
è
bravo
!
guarda
come
scrive
bene
!
»
.
Quel
foglio
,
così
leggero
,
gli
parve
a
un
tratto
,
con
quel
suo
nome
stampato
lì
in
cima
,
una
lapide
,
la
sua
lapide
,
ch
'
egli
stesso
per
uno
strano
caso
si
portasse
in
carrozza
,
diretto
alla
fossa
;
strana
lapide
,
in
cui
,
anziché
le
solite
lodi
menzognere
,
fossero
incise
accuse
e
ingiurie
.
Ma
che
importavano
più
a
lui
?
Era
morto
.
Voltò
la
pagina
del
giornale
.
Subito
gli
occhi
gli
andarono
su
un
'
intestazione
a
grossi
caratteri
,
che
prendeva
cinque
colonne
di
quella
seconda
pagina
:
L
'
ECCIDIO
D
'
ARAGONA
IN
SICILIA
e
sotto
,
a
caratteri
piú
piccoli
:
Gli
operaj
delle
zolfare
in
rivolta
-
L
'
assalto
alla
vettura
dell
'
ingegnere
minerario
Costa
-
Scene
selvagge
-
Lo
uccidono
con
la
moglie
del
deputato
Capolino
e
bruciano
i
cadaveri
.
Corrado
Selmi
restò
,
oppresso
d
'
orrore
e
di
ribrezzo
,
con
gli
occhi
fissi
su
quelle
notizie
.
Comprese
che
per
esse
e
non
per
lui
era
uscita
quell
'
edizione
straordinaria
del
giornale
.
La
moglie
del
deputato
Capolino
?
Egli
l
'
aveva
veduta
a
Girgenti
,
quando
vi
si
era
recato
per
sostenere
la
candidatura
di
Roberto
Auriti
e
assistere
il
Verònica
nel
duello
col
marito
di
lei
.
Bellissima
donna
...
Uccisa
?
E
come
si
trovava
in
vettura
,
ad
Aragona
,
con
quell
'
ingegnere
?
Ah
,
partita
da
Roma
con
lui
...
Una
fuga
?
...
Era
l
'
ingegnere
del
Salvo
...
Gli
operaj
delle
zolfare
si
recavano
in
colonna
dal
paese
alla
stazione
,
risoluti
a
non
farlo
entrare
,
se
da
Roma
non
portava
l
'
assicurazione
che
le
promesse
sarebbero
state
mantenute
...
Oh
,
guarda
...
quel
Prèola
...
Marco
Prèola
,
quel
miserabile
che
Roberto
Auriti
aveva
scaraventato
contro
l
'
uscio
a
vetri
della
redazione
del
giornalucolo
clericale
...
capitanava
lui
,
adesso
,
quella
turba
selvaggia
di
facinorosi
...
li
incitava
all
'
assalto
della
vettura
,
al
macello
.
Ah
,
vili
!
colpire
una
donna
...
Il
Costa
sparava
...
e
allora
...
Il
Selmi
non
poté
leggere
più
oltre
;
restò
,
nel
raccapriccio
,
col
giornale
aperto
tra
le
mani
,
come
soffocato
da
quella
strage
;
gli
parve
di
sentirsi
investito
dal
feroce
affanno
di
tutto
un
popolo
inselvaggito
.
Appallottò
in
un
impeto
di
schifo
il
foglio
e
lo
scagliò
dalla
vettura
.
Domani
,
o
la
sera
di
quello
stesso
giorno
,
in
una
nuova
edizione
straordinaria
esso
avrebbe
annunziato
con
quei
grossi
caratteri
il
suicidio
di
lui
.
Rientrando
in
casa
,
da
Pietro
,
il
vecchio
servo
,
fu
avvertito
che
c
'
era
in
salotto
il
nipote
dell
'
Auriti
,
Antonio
Del
Re
.
-
Sta
bene
,
-
disse
.
-
Lo
farai
entrare
nello
studio
,
appena
sonerò
.
Forse
Pietro
si
aspettava
una
riprensione
per
aver
fatto
entrare
quel
giovanotto
,
e
aveva
pronta
la
risposta
,
che
questi
cioè
s
'
era
introdotto
di
prepotenza
in
casa
,
non
ostante
che
lui
già
una
prima
volta
gli
avesse
detto
che
il
padrone
non
c
'
era
e
avesse
fatto
poi
di
tutto
per
impedirgli
il
passo
.
Aprì
le
braccia
e
s
'
inchinò
al
reciso
ordine
del
Selmi
;
ma
,
come
questi
s
'
avviò
per
la
sua
camera
,
rimase
perplesso
,
se
non
lo
dovesse
prevenire
circa
al
contegno
minaccioso
e
all
'
aspetto
stravolto
di
quel
giovanotto
.
Socchiuse
gli
occhi
,
si
strinse
nelle
spalle
,
come
per
dire
:
«
L
'
ordine
è
questo
!
»
e
si
recò
nel
salotto
per
tener
d
'
occhio
quell
'
insolente
visitatore
.
-
Ecco
-
gli
disse
,
indicando
con
una
mossa
del
volto
l
'
uscio
di
fronte
.
-
Adesso
,
appena
suona
...
Antonio
Del
Re
non
stava
più
alle
mosse
;
friggeva
.
Il
viso
,
nello
spasimo
dell
'
attesa
terribile
,
gli
si
scomponeva
.
Teneva
una
mano
irrequieta
in
tasca
.
E
il
vecchio
servo
gli
guatava
quella
mano
che
,
dentro
la
giacca
,
pareva
brancicasse
un
'
arma
.
Il
suono
del
campanello
,
intanto
,
tardava
;
e
più
tardava
,
più
cresceva
l
'
ansito
,
invano
dissimulato
,
del
giovine
e
l
'
irrequietezza
di
quella
mano
.
Il
vecchio
servo
,
ormai
al
colmo
della
costernazione
,
si
accostò
all
'
uscio
,
vi
si
parò
davanti
,
appena
a
tempo
,
ché
allo
squillo
del
campanello
Antonio
Del
Re
s
'
avventò
all
'
uscio
come
una
belva
con
un
pugnale
brandito
,
trascinandosi
dietro
nella
furia
il
vecchio
che
lo
teneva
abbrancato
.
Corrado
Selmi
,
pallidissimo
,
seduto
innanzi
alla
scrivania
,
col
bicchiere
ancora
in
mano
,
da
cui
aveva
bevuto
or
ora
il
veleno
della
boccetta
rovesciata
presso
la
cartella
,
si
volse
e
arrestò
d
'
un
tratto
con
uno
sguardo
gelido
e
un
sorriso
appena
sdegnoso
,
tremulo
su
le
labbra
,
la
violenza
del
giovine
.
-
Non
t
'
incomodare
!
-
gli
disse
.
-
Vedi
?
Ho
fatto
da
me
...
Lascialo
!
-
ordinò
al
servo
.
-
E
ti
proibisco
di
gridare
o
di
correre
a
soccorsi
.
Prese
dalla
scrivania
la
busta
sigillata
e
la
mostrò
al
giovine
che
ansimava
e
mirava
,
ora
,
allibito
.
-
Tu
butti
male
,
ragazzo
,
-
gli
disse
.
-
Hai
una
trista
faccia
...
Ma
sta
'
tranquillo
:
questa
busta
è
per
tuo
zio
.
Sarà
liberato
.
Lasciala
stare
qua
.
Posò
di
nuovo
la
busta
su
la
scrivania
;
strizzò
gli
occhi
;
serrò
i
denti
;
s
'
interì
,
mentre
nel
pallore
cadaverico
il
viso
gli
si
chiazzava
di
lividi
.
Fece
per
alzarsi
;
il
servo
accorse
a
sostenerlo
.
-
Accompagnami
...
al
letto
...
Si
voltò
al
Del
Re
,
con
gli
occhi
già
un
po
'
vagellanti
.
Quasi
l
'
ombra
d
'
un
sorriso
gli
tremò
ancora
nella
faccia
spenta
.
E
disse
con
strana
voce
:
-
Impara
a
ridere
,
giovanotto
...
Va
'
fuori
:
oggi
è
una
bellissima
giornata
.
E
scomparve
dall
'
uscio
,
sostenuto
dal
servo
.
Come
da
via
delle
Colonnette
,
all
'
arresto
di
Roberto
Auriti
,
Antonio
Del
Re
era
scappato
alla
casa
del
Selmi
,
così
,
ma
con
altro
animo
,
Mauro
Mortara
era
corso
in
cerca
di
Lando
Laurentano
.
Al
villino
di
via
Sommacampagna
,
Raffaele
il
cameriere
gli
aveva
detto
che
il
padrone
,
letta
nel
giornale
la
notizia
di
quell
'
eccidio
avvenuto
in
Sicilia
,
dalle
parti
di
Girgenti
,
era
saltato
in
vettura
,
diretto
alla
casa
dei
Vella
.
-
E
dov
'
è
?
Come
faccio
a
trovar
la
via
?
-
Se
volete
,
in
vettura
vi
ci
accompagno
io
.
In
vettura
,
vedendolo
affannato
e
smanioso
d
'
arrivare
,
gli
aveva
chiesto
se
conosceva
quella
signora
e
quell
'
ingegnere
.
-
Che
signora
?
che
ingegnere
?
-
Come
?
Non
avete
inteso
?
Non
sapete
nulla
?
Li
hanno
assassinati
ad
Aragona
...
-
Ad
Aragona
?
-
I
solfaraj
.
-
Ma
dunque
...
E
s
'
era
interrotto
,
con
un
balzo
,
per
guardar
prima
fiso
in
faccia
,
con
occhi
stralunati
,
il
cameriere
,
poi
dalla
vettura
la
gente
che
passava
per
via
,
quasi
tutt
'
a
un
tratto
assaltato
dal
dubbio
che
una
gran
catastrofe
fosse
accaduta
,
senza
ch
'
egli
ne
sapesse
nulla
.
-
Ma
dunque
,
che
succede
?
Tutto
sottosopra
?
Là
ammazzano
!
Qua
arrestano
!
Sapete
che
hanno
arrestato
don
Roberto
Auriti
?
-
Il
cugino
del
padrone
?
-
Il
cugino
!
il
cugino
!
E
lui
se
ne
va
dal
Vella
!
Gli
arrestano
il
cugino
,
don
Roberto
Auriti
,
uno
dei
Mille
,
che
al
Sessanta
aveva
dodici
anni
,
e
combatteva
!
E
suo
padre
mi
morì
fra
le
braccia
,
a
Milazzo
...
Arrestato
!
Sotto
gli
occhi
miei
!
A
questo
,
a
questo
mi
dovevo
ritrovare
!
S
'
era
messo
a
gridare
in
vettura
e
a
gesticolare
e
a
pianger
forte
;
e
tutta
la
gente
,
a
voltarsi
,
a
fermarsi
,
a
commentare
,
nel
vederlo
così
stranamente
parato
,
con
quello
zainetto
dietro
le
spalle
,
in
fuga
su
quella
vettura
e
vociferante
.
-
Statevi
zitto
!
statevi
zitto
!
Ma
che
zitto
!
Voleva
giustizia
e
vendetta
Mauro
Mortara
di
quell
'
arresto
;
e
come
Raffaele
,
per
farlo
tacere
,
gli
parlò
della
visita
che
,
alcuni
giorni
addietro
,
forse
per
questo
don
Giulio
,
il
fratello
di
don
Roberto
,
aveva
fatto
al
padrone
:
-
Ma
sicuro
!
-
gridò
,
sovvenendosi
.
-
C
'
ero
io
!
c
'
ero
io
!
E
l
'
ho
visto
piangere
.
Per
questo
,
dunque
,
piangeva
quel
povero
figliuolo
?
Voleva
ajuto
...
E
dunque
...
e
dunque
don
Landino
gliel
'
ha
negato
?
Possibile
?
-
Forse
perché
la
somma
era
troppo
forte
...
-
Ma
che
troppo
forte
mi
andate
dicendo
!
Quando
si
tratta
dell
'
onore
d
'
un
patriota
!
E
lui
è
ricco
!
E
sua
zia
non
ebbe
nulla
dei
tesori
del
padre
,
ché
si
prese
tutto
il
fratello
maggiore
...
Oh
Dio
!
Dio
!
Donna
Caterina
...
l
'
unica
degna
figlia
di
suo
padre
...
Ora
donna
Caterina
ne
morrà
di
crepacuore
...
Ma
se
è
vero
questo
,
per
la
Madonna
,
che
gli
ha
negato
ajuto
,
non
lo
guardo
più
in
faccia
,
com
'
è
vero
Dio
!
Non
ci
credo
!
non
ci
voglio
credere
!
Arrivato
in
casa
Vella
,
però
,
vi
trovò
tale
scompiglio
,
che
non
poté
più
pensare
a
domandar
conto
a
Lando
dell
'
arresto
di
Roberto
Auriti
.
Dianella
Salvo
,
la
sua
amicuccia
donna
Dianella
,
la
sua
colomba
,
che
in
quel
mese
passato
a
Valsanìa
aveva
saputo
avvincerlo
e
intenerirlo
con
la
grazia
soave
degli
sguardi
e
della
voce
,
nel
vederlo
entrare
aggrondato
e
smarrito
nel
salone
,
gli
si
precipitò
subito
incontro
quasi
con
un
nitrito
di
polledra
spaurita
,
e
gli
s
'
aggrappò
al
petto
,
tutta
tremante
,
affondandogli
la
testa
scarmigliata
entro
la
camicia
d
'
albagio
,
quasi
volesse
nascondersi
dentro
di
lui
,
e
gridando
,
con
una
mano
protesa
indietro
,
verso
il
padre
:
-
Il
lupo
!
...
Il
lupo
!
Mauro
Mortara
,
così
soprappreso
,
frugato
nel
petto
da
quella
fanciulla
in
quello
stato
,
levò
il
capo
,
sbalordito
,
a
cercar
negli
occhi
degli
astanti
una
spiegazione
:
mirò
visi
sbigottiti
,
afflitti
,
piangenti
,
mani
alzate
in
gesti
di
timore
,
di
riparo
,
di
pena
e
di
maraviglia
.
Non
comprese
che
la
fanciulla
fosse
impazzita
.
Le
prese
il
capo
tra
le
mani
e
provò
di
scostarselo
dal
petto
per
guardarla
negli
occhi
:
-
Figlia
mia
!
-
disse
.
-
Che
vi
hanno
fatto
?
che
vi
hanno
fatto
?
Ditelo
a
me
!
Assassini
...
Il
cuore
...
hanno
strappato
il
cuore
...
il
cuore
anche
a
me
!
Ma
,
come
poté
vederle
gli
occhi
e
la
faccia
disfatta
,
stravolta
,
aperta
ora
a
uno
squallido
riso
,
con
un
filo
di
sangue
tra
i
denti
,
inorridì
:
guatò
di
nuovo
tutti
in
giro
e
,
riponendosi
sul
petto
il
capo
di
lei
e
lasciandovi
sui
capelli
scarmigliati
la
mano
in
atto
di
protezione
e
di
pietà
:
-
Come
la
madre
?
-
disse
in
un
brivido
,
e
addietrò
spinto
dalla
fanciulla
che
,
seguitando
sul
petto
di
lui
quell
'
orribile
riso
come
un
nitrito
,
con
ansia
frenetica
lo
incitava
:
-
Da
Aurelio
...
da
Aurelio
...
Accorse
,
col
volto
inondato
di
lagrime
,
la
cugina
Lillina
,
mentre
in
fondo
al
salone
Lando
Laurentano
e
don
Francesco
Vella
cercavano
di
far
coraggio
a
Flaminio
Salvo
che
,
a
quella
scena
,
s
'
era
nascosto
il
volto
con
le
mani
,
imprecando
.
-
Sì
,
Dianella
,
sii
buona
!
sii
buona
!
Ora
lui
ti
porterà
...
ti
porterà
dove
tu
vuoi
...
sii
buona
,
cara
,
sii
buona
!
da
Aurelio
!
Ma
Dianella
,
sentendo
la
voce
del
padre
,
invasa
di
nuovo
dal
terrore
,
aveva
ripreso
ad
affondar
la
testa
sul
petto
di
Mauro
e
a
riaggrapparsi
a
lui
più
freneticamente
,
urlando
:
-
Il
lupo
!
...
il
lupo
!
...
-
Ci
sono
qua
io
!
Dov
'
è
il
lupo
?
-
le
gridò
allora
Mauro
,
ricingendola
con
le
braccia
.
-
Non
abbiate
paura
!
Ci
sono
io
,
qua
!
-
Vedi
?
c
'
è
lui
,
ora
!
c
'
è
lui
!
-
le
ripeteva
Lillina
.
E
anche
Ciccino
e
la
zia
Rosa
le
si
fecero
attorno
a
ripetere
:
-
C
'
è
lui
!
Vedi
che
è
venuto
per
te
?
per
difenderti
,
cara
...
Levò
,
felice
e
tremante
,
il
volto
,
appena
appena
,
la
poverina
,
a
mostrare
un
sorriso
di
riconoscenza
,
e
seguitò
a
spinger
Mauro
verso
la
porta
:
-
Sì
...
sì
...
da
Aurelio
...
da
Aurelio
...
Strozzato
dalla
commozione
Mauro
,
così
respinto
indietro
,
tra
quella
gente
che
non
conosceva
e
gli
si
stringeva
attorno
,
domandò
con
rabbia
:
-
Ma
insomma
,
che
è
?
com
'
è
stato
?
che
dice
?
dice
Aurelio
?
Chi
è
?
Il
figlio
di
don
Leonardo
Costa
?
Ah
,
è
lui
...
quello
che
hanno
assassinato
?
Con
gli
occhi
,
con
le
mani
,
tutti
gli
facevano
cenno
di
tacere
,
e
qualcuno
gli
rispondeva
chinando
il
capo
.
-
Lo
amava
?
Oh
figlia
...
Lando
Laurentano
e
don
Francesco
Vella
si
portarono
via
di
là
Flaminio
Salvo
.
-
Ditemi
,
ditemi
che
vi
hanno
fatto
,
-
seguitò
Mauro
rivolto
a
Dianella
,
con
tenerezza
quasi
rabbiosa
.
-
Ora
andiamo
da
Aurelio
...
Ma
ditemi
che
vi
hanno
fatto
!
Chi
è
il
lupo
,
che
lo
ammazzo
?
Chi
è
il
lupo
?
-
domandò
agli
altri
con
viso
fermo
.
Ma
nessuno
sapeva
con
certezza
che
cosa
fosse
accaduto
,
a
chi
veramente
alludesse
Dianella
con
quel
suo
grido
.
Pareva
al
padre
,
ma
poi
,
chi
sa
?
Forse
lo
scambiava
per
un
altro
.
Era
stato
lì
,
durante
la
loro
assenza
,
Ignazio
Capolino
.
Dianella
era
rimasta
in
casa
,
lei
sola
,
perché
si
sentiva
poco
bene
;
e
certo
sopra
di
lei
Capolino
,
senza
misericordia
,
forsennato
per
l
'
orrenda
sciagura
,
aveva
dovuto
rovesciar
la
furia
della
sua
disperazione
.
Ciccino
e
Lillina
,
che
erano
stati
i
primi
a
rincasare
,
gli
avevano
sentito
gridare
:
-
Tuo
padre
!
tuo
padre
,
capisci
?
Ma
al
loro
entrare
,
quegli
era
scappato
via
,
furibondo
,
lasciando
questa
poveretta
come
insensata
,
come
intronata
da
tanti
colpi
spietati
alla
testa
,
e
,
subito
dopo
,
dando
segni
di
terrore
,
s
'
era
messa
a
urlare
:
-
Il
lupo
!
...
il
lupo
!
...
Che
le
aveva
detto
Capolino
?
Uno
solo
poteva
saperlo
,
così
bene
come
se
fosse
stato
presente
alla
scena
:
Flaminio
Salvo
,
che
di
là
,
tra
Lando
Laurentano
e
il
cognato
Francesco
Vella
,
sentiva
prepotente
il
bisogno
di
confessare
il
suo
rimorso
,
ma
che
tuttavia
,
senza
che
potesse
impedirlo
,
si
scusava
accusandosi
.
Francesco
Vella
gli
aveva
domandato
,
se
si
fosse
mai
accorto
che
la
figliuola
amava
il
Costa
.
-
Se
tu
non
lo
sapevi
!
-
Io
lo
sapevo
.
Ma
potevo
io
,
io
padre
,
profferire
la
mia
figliuola
a
un
mio
dipendente
?
Quel
disgraziato
,
lui
,
non
se
n
'
era
mai
accorto
,
per
la
modestia
della
mia
figliuola
,
e
perché
a
lui
stesso
non
poteva
passare
per
il
capo
una
tal
cosa
;
tanto
più
che
,
da
un
pezzo
,
era
invescato
nella
passione
per
quell
'
altra
disgraziata
...
Ma
il
torto
è
mio
,
il
torto
è
mio
:
io
non
ho
scuse
!
Nessuno
meglio
di
me
può
sapere
che
il
torto
è
mio
!
Avevo
beneficato
quel
povero
giovine
,
come
avevo
beneficato
tutti
coloro
che
laggiù
lo
hanno
assassinato
!
Qual
altro
frutto
poteva
recare
il
beneficio
?
Il
Costa
era
cresciuto
a
casa
mia
,
come
un
figliuolo
;
e
quella
mia
povera
ragazza
...
Ma
sì
,
certo
!
E
io
,
io
vedevo
bene
la
necessità
che
il
male
da
me
fatto
in
principio
,
beneficando
,
si
dovesse
compiere
con
un
matrimonio
;
però
,
lo
confesso
,
mi
ripugnava
,
e
cercavo
d
'
allontanarlo
quanto
più
mi
fosse
possibile
.
Ma
,
vedete
:
intanto
,
avevo
richiamato
quel
figliuolo
dalla
Sardegna
,
e
lo
avevo
assunto
alla
direzione
delle
zolfare
d
'
Aragona
;
e
ora
,
qua
a
Roma
,
avevo
detto
al
Capolino
che
,
se
il
Costa
fosse
riuscito
a
domare
quei
bruti
laggiù
,
io
gli
avrei
dato
in
premio
la
mia
figliuola
.
Notate
questo
:
che
dunque
Capolino
sapeva
e
,
per
conseguenza
,
sapeva
anche
la
moglie
,
che
questo
era
il
mio
disegno
.
Sì
,
è
vero
,
sotto
,
avevo
altre
intenzioni
,
o
piuttosto
,
una
speranza
...
Signori
miei
,
io
potevo
bene
per
la
mia
figliuola
aspirare
a
ben
altro
...
(
e
,
così
dicendo
,
fissò
negli
occhi
Lando
Laurentano
)
.
L
'
avevo
perciò
condotta
a
Roma
e
mi
proponevo
di
lasciarla
qua
in
casa
di
mia
sorella
,
con
la
speranza
che
si
distraesse
da
quella
sua
puerile
ostinazione
.
Ebbene
,
la
signora
Capolino
volle
profittare
di
questa
mia
speranza
per
render
vano
quel
mio
disegno
:
volle
partire
col
Costa
per
toglierlo
per
sempre
alla
mia
figliuola
.
E
il
signor
Capolino
forse
sperava
che
,
sposo
Aurelio
,
domani
,
di
mia
figlia
e
già
amante
di
sua
moglie
,
egli
potesse
seguitare
a
tenere
un
posto
in
casa
mia
.
E
ora
,
ora
che
tutto
gli
è
crollato
così
d
'
un
tratto
,
ha
gridato
a
mia
figlia
,
come
mie
,
le
sue
macchinazioni
!
Ma
io
vi
giuro
,
signori
,
che
lo
schiaccerò
,
lo
schiaccerò
...
Seppure
...
ormai
...
ormai
...
Scrollò
le
spalle
,
scartò
con
le
mani
quella
sua
minaccia
come
se
ogni
proposito
gli
désse
ora
un
'
invincibile
nausea
.
E
andò
a
buttarsi
su
una
poltrona
,
come
atterrito
a
mano
a
mano
dal
vuoto
arido
,
orrido
,
che
dopo
quel
lungo
sfogo
gli
s
'
era
fatto
dentro
.
Nulla
:
non
sentiva
piú
nulla
:
nessuna
pietà
,
né
affetto
per
nessuno
.
Un
fastidio
enorme
,
anzi
afa
,
afa
sentiva
ormai
di
tutto
,
e
specialmente
della
parte
che
doveva
rappresentare
,
di
padre
inconsolabile
per
quella
sciagura
della
figliuola
,
che
invece
non
gli
moveva
altro
che
irritazione
,
ecco
,
e
dispetto
,
e
quasi
vergogna
,
sì
,
vergogna
.
Quella
smania
folle
della
figliuola
per
l
'
innamorato
lo
rivoltava
come
alcunché
di
vergognoso
.
E
si
domandava
,
con
bieca
crudezza
,
se
avesse
mai
amato
veramente
,
di
cuore
,
quella
sua
figliuola
.
No
.
Come
per
dovere
l
'
aveva
amata
.
E
ora
che
questo
dovere
gli
si
rendeva
così
grave
e
penoso
,
non
poteva
provarne
altro
che
uggia
e
nausea
.
Ma
sì
,
perché
era
anche
fatalmente
condannata
quella
sua
figliuola
!
Non
era
pazza
la
madre
?
E
ormai
,
tutto
quello
che
poteva
accadergli
,
ecco
,
gli
era
accaduto
.
La
misura
era
colma
,
e
basta
ormai
!
Lo
sterminio
della
sorte
su
la
sua
esistenza
era
compiuto
;
in
quel
vuoto
arido
,
orrido
,
restava
padrone
,
senza
più
nulla
da
temere
.
La
morte
non
la
temeva
.
E
guardò
il
brillìo
della
grossa
pietra
preziosa
dell
'
anello
nel
tozzo
mignolo
della
sua
mano
pelosa
,
posata
su
la
gamba
.
Quel
brillìo
,
chi
sa
perché
,
gli
richiamò
un
lembo
delle
carni
di
Nicoletta
Capolino
che
laggiù
quei
bruti
avevano
arse
.
Sollevò
il
capo
,
con
le
nari
arricciate
.
Ah
come
volentieri
avrebbe
fumato
un
sigaro
!
Ma
pensò
che
non
poteva
fumare
,
perché
in
quel
momento
sarebbe
sembrato
scandaloso
.
Sentì
che
Francesco
Vella
diceva
a
Lando
Laurentano
:
-
Ma
sì
,
è
certo
:
erano
fuggiti
!
Partiti
da
quattro
giorni
,
arrivavano
allora
appena
ad
Aragona
...
Dove
erano
stati
in
questi
quattro
giorni
?
E
interloquì
,
con
altra
voce
,
con
altro
aspetto
,
come
se
non
fosse
più
quello
di
prima
:
-
Non
c
'
è
luogo
a
dubbio
,
-
disse
.
-
Già
l
'
altro
jeri
da
Napoli
m
'
era
arrivata
una
lettera
del
Costa
,
con
la
quale
si
licenziava
da
me
.
È
andato
dunque
a
morire
per
conto
suo
laggiù
:
e
anche
di
questo
,
dunque
,
posso
non
aver
rimorsi
.
Entrò
a
questo
punto
Ciccino
come
sospeso
e
smarrito
nell
'
ambascia
della
notizia
che
recava
.
-
Lando
,
-
disse
esitante
,
-
bisogna
che
ti
avverta
...
Quel
vecchio
...
-
Mauro
?
-
Ecco
,
sì
...
era
venuto
qua
col
tuo
domestico
a
cercarti
per
...
dice
che
...
dice
che
hanno
arrestato
Roberto
Auriti
.
Lando
impallidì
,
poi
arrossì
,
aggrottando
le
ciglia
come
per
un
pensiero
che
,
contro
la
sua
volontà
,
gli
si
fosse
imposto
;
si
mostrò
imbarazzato
lì
tra
gente
che
aveva
per
sé
una
sciagura
ben
più
grave
.
-
Vada
,
vada
,
-
s
'
affrettò
a
dirgli
Flaminio
Salvo
,
tendendogli
una
mano
e
posandogli
l
'
altra
su
una
spalla
per
accompagnarlo
.
-
Le
auguro
,
-
gli
disse
allora
Lando
,
-
che
sia
un
turbamento
passeggero
questo
della
sua
figliuola
.
Flaminio
Salvo
socchiuse
gli
occhi
e
negò
col
capo
:
-
Non
mi
faccio
illusioni
.
E
rientrarono
nel
salone
,
così
,
con
le
mani
afferrate
.
Mauro
Mortara
,
già
da
un
pezzo
esasperato
,
soffocato
,
ancora
con
la
povera
fanciulla
demente
aggrappata
al
petto
,
non
seppe
trattenersi
a
quello
spettacolo
:
si
scrollò
con
un
muggito
nella
gola
,
e
gridò
alle
due
donne
che
gli
stavano
attorno
:
-
Tenetela
...
prendetevela
...
Gli
dà
la
mano
...
Non
posso
vederlo
...
Sapete
come
si
chiama
?
Ha
il
nome
di
suo
nonno
:
Gerlando
Laurentano
!
E
,
strappandosi
dalle
braccia
di
Dianella
,
scappò
via
.
Flaminio
Salvo
schiuse
le
labbra
a
un
sorriso
amaro
,
più
di
commiserazione
derisoria
che
di
sdegno
:
e
,
alle
scuse
che
gli
porgeva
Lando
Laurentano
,
rispose
:
-
Contagio
...
Niente
,
principe
...
La
pazzia
purtroppo
è
contagiosa
...
CAPITOLO
QUINTO
A
Girgenti
,
tutto
il
popolo
si
accalcava
nel
vasto
piano
fuori
Porta
di
Ponte
,
all
'
entrata
della
città
,
in
attesa
che
dalla
stazione
,
giù
in
Val
Sollano
,
arrivassero
con
le
vetture
di
quella
corsa
i
resti
(
che
si
dicevano
raccolti
in
una
sola
cassa
)
di
Nicoletta
Capolino
e
di
Aurelio
Costa
.
Sbalordimento
,
angoscia
,
ribrezzo
erano
dipinti
su
tutti
i
volti
per
quell
'
efferato
delitto
,
che
da
due
giorni
teneva
in
subbuglio
la
città
e
tutta
la
provincia
intorno
.
Era
in
tutti
quegli
occhi
un
'
attenzione
intensa
e
dolorosa
,
un
'
ansietà
guardinga
di
raccoglier
nuove
notizie
di
più
precisi
particolari
e
di
non
lasciarsi
nulla
sfuggire
;
perché
nessuno
era
pago
di
quanto
sapeva
,
e
tutti
volevano
vedere
e
quasi
toccare
con
gli
occhi
,
in
quella
cassa
che
si
aspettava
,
la
prova
che
ciò
che
era
avvenuto
lontano
,
e
che
pareva
per
la
sua
ferocia
incredibile
,
era
vero
.
Non
avendo
potuto
assistere
allo
spettacolo
di
quella
ferocia
,
volevano
vedere
almeno
,
per
quanto
or
ora
sarebbe
possibile
,
i
miserandi
effetti
di
essa
.
Antiche
ragioni
,
per
una
almeno
delle
vittime
;
altre
nuove
che
ora
si
divulgavano
e
accrescevano
,
tra
lo
stupore
e
la
pietà
,
il
tragico
dell
'
avvenimento
,
se
trattenevano
il
rimpianto
,
non
potevano
impedir
la
commiserazione
per
l
'
atrocità
di
quella
morte
,
l
'
indignazione
per
l
'
infamia
che
si
riversava
per
essa
su
l
'
intera
provincia
.
Viva
ancora
davanti
agli
occhi
di
tutti
era
l
'
immagine
della
bellissima
donna
,
quando
,
altera
,
squisitamente
abbigliata
,
passava
nella
vettura
del
Salvo
e
chinava
appena
il
capo
per
rispondere
ai
saluti
con
un
sorriso
quasi
di
mesta
compiacenza
.
Tutti
vedevano
entro
di
sé
,
con
una
strana
nitidezza
di
percezione
,
qualche
particolarità
viva
del
corpo
o
dell
'
espressione
di
lei
,
il
bianco
dei
denti
appena
trasparente
tra
il
roseo
delle
labbra
,
in
quel
sorriso
;
il
brillare
degli
occhi
tra
le
ciglia
nere
;
e
si
domandavano
,
con
una
indefinibile
inquietudine
,
chi
avrebbe
potuto
immaginare
,
allora
,
che
dovesse
esser
questa
la
sua
fine
.
Per
lasciare
,
così
d
'
un
tratto
,
gli
agi
e
gli
onori
a
cui
,
col
Salvo
amico
e
col
marito
deputato
,
era
salita
,
e
prender
la
fuga
con
uno
,
al
quale
prima
aveva
ricusato
d
'
unirsi
in
matrimonio
,
via
,
certo
il
cervello
doveva
averle
dato
di
volta
.
Ma
forse
per
astio
,
ecco
,
per
astio
contro
Dianella
Salvo
che
amava
segretamente
il
Costa
...
Forse
?
E
non
si
sapeva
già
che
quella
poverina
,
appena
avuta
la
notizia
della
fuga
e
di
quel
macello
,
era
impazzita
come
la
madre
?
Dunque
,
dal
tradimento
quei
due
,
da
un
'
avventura
che
forse
per
uno
solo
di
essi
era
d
'
amore
,
e
che
già
di
per
sé
avrebbe
suscitato
tanto
scandalo
in
paese
,
erano
balzati
a
quella
morte
.
Ma
come
,
perché
si
erano
diretti
ad
Aragona
dov
'
egli
doveva
sapersi
aspettato
da
quelle
jene
fameliche
da
tanti
mesi
per
la
chiusura
delle
zolfare
del
Salvo
?
Ma
perché
alla
volta
di
Girgenti
,
così
fuggiti
insieme
,
non
potevano
avviarsi
.
Quella
fuga
,
più
che
in
onta
al
marito
,
era
in
onta
al
Salvo
,
e
perciò
là
appunto
s
'
era
volta
,
dove
tutti
erano
contro
il
Salvo
.
Forse
egli
,
il
Costa
,
credeva
,
o
almeno
sperava
che
,
annunziando
subito
all
'
arrivo
che
anche
lui
si
era
ribellato
al
Salvo
,
quelli
dovessero
accoglierlo
come
uno
dei
loro
e
non
tenerlo
più
responsabile
delle
mancate
promesse
.
E
poi
,
lì
,
ad
Aragona
,
aveva
la
casa
;
forse
vi
andava
soltanto
per
prendere
la
roba
,
gli
strumenti
del
suo
lavoro
,
i
libri
,
col
proposito
di
ripartirsene
subito
,
di
ritornarsene
in
Sardegna
al
posto
di
prima
.
Sì
;
ma
con
la
donna
?
doveva
andar
lì
,
tra
nemici
,
con
la
donna
?
Poteva
almeno
lasciar
questa
,
prima
,
in
qualche
posto
!
Eh
,
ma
forse
lei
,
lei
stessa
aveva
voluto
affrontare
insieme
il
pericolo
.
Aveva
animo
fiero
,
quella
donna
,
e
aveva
saputo
mostrarlo
di
fronte
a
quell
'
orda
di
selvaggi
,
levandosi
in
piedi
su
la
carrozza
,
a
fare
scudo
del
suo
corpo
ad
Aurelio
Costa
,
e
gridando
che
questi
per
loro
s
'
era
licenziato
dal
Salvo
,
per
le
promesse
non
mantenute
!
Ma
quel
ribaldo
di
Marco
Prèola
aveva
levato
la
voce
:
-
Morte
alla
sgualdrina
!
E
l
'
orda
dei
selvaggi
,
rimasta
dapprima
come
sbigottita
dalla
temerità
superba
di
quella
signora
,
aveva
avuto
un
fremito
.
Forse
ancora
Nicoletta
Capolino
sarebbe
riuscita
a
dominarla
,
a
farsi
ascoltare
,
se
inconsultamente
a
quel
grido
di
morte
,
a
quell
'
ingiuria
volgare
,
Aurelio
Costa
non
fosse
balzato
in
difesa
di
lei
,
con
l
'
arma
in
pugno
.
Allora
la
carrozza
era
stata
assaltata
da
ogni
parte
,
e
l
'
uno
e
l
'
altra
,
tempestati
prima
di
coltellate
,
di
martellate
,
erano
stramazzati
,
poi
sbranati
addirittura
,
come
da
una
canea
inferocita
;
anche
la
carrozza
,
anche
la
carrozza
era
stata
sconquassata
,
ridotta
in
pezzi
;
e
,
quando
su
la
catasta
formata
dai
razzi
delle
ruote
,
dagli
sportelli
,
dai
sedili
,
erano
stati
gettati
i
miserandi
resti
irriconoscibili
dei
due
corpi
,
s
'
era
visto
uno
versare
su
di
essi
da
un
grosso
lume
d
'
ottone
a
spera
,
trafugato
dalla
vicina
stazione
ferroviaria
,
il
petrolio
,
e
tanti
e
tanti
con
cupida
ansia
affannosa
appiccare
il
fuoco
,
come
per
toglier
subito
ai
loro
stessi
occhi
l
'
atroce
vista
di
quello
scempio
.
Così
,
i
particolari
della
strage
erano
per
minuto
e
quasi
con
voluttà
d
'
orrore
descritti
e
rappresentati
,
come
se
tutti
vi
avessero
assistito
e
la
avessero
ancora
davanti
agli
occhi
.
Vedevano
tutti
quel
bruto
insanguinato
,
che
versava
il
petrolio
da
quella
lampa
d
'
ottone
su
le
membra
oscenamente
squarciate
e
ammucchiate
su
la
catasta
,
e
quegli
altri
chini
e
ansanti
a
suscitare
il
fuoco
.
Si
sapeva
che
molti
,
più
di
sessanta
,
erano
gli
arrestati
insieme
con
Marco
Prèola
,
aborto
di
natura
;
prima
,
lancia
spezzata
dei
clericali
;
poi
,
presidente
di
quel
fascio
di
solfaraj
ad
Aragona
.
Tra
breve
,
dunque
,
forse
quel
giorno
stesso
,
un
nuovo
avvenimento
spettacoloso
:
il
trasporto
di
tutti
quei
manigoldi
,
in
catena
,
a
due
a
due
,
dalla
stazione
al
carcere
di
San
Vito
,
tra
una
scorta
solenne
di
guardie
,
di
carabinieri
a
cavallo
e
di
soldati
.
-
Ecco
,
ecco
intanto
le
carrozze
!
-
Là
,
eccola
!
-
Dov
'
era
la
cassa
?
-
Uh
,
come
piccola
!
-
Eccola
là
!
-
Su
la
terza
carrozza
là
,
su
quella
che
aveva
in
serpe
un
maresciallo
!
-
Uh
,
capiva
tutta
sul
sedile
davanti
!
-
Quella
,
quella
cassetta
là
!
quella
cassettina
di
latta
!
-
Quella
?
che
nell
'
altro
sedile
c
'
era
il
commissario
di
polizia
?
-
Sì
,
sì
!
-
E
chi
era
quell
'
altro
accanto
?
Ah
,
Leonardo
Costa
!
il
padre
!
il
padre
!
-
Ah
,
povero
padre
,
con
quella
cassetta
là
davanti
!
Un
urlo
di
pietà
,
di
raccapriccio
si
levò
da
tutta
la
folla
alla
vista
del
padre
che
pareva
impietrato
in
una
espressione
di
rabbia
,
ma
come
stupefatta
nell
'
orrore
;
con
gli
occhi
fissi
su
quella
cassetta
,
quasi
chiedesse
come
poteva
esser
là
il
suo
figliuolo
,
la
sua
colonna
!
Ma
che
poteva
dunque
esser
restato
,
del
suo
figliuolo
,
se
due
corpi
,
due
,
erano
là
,
due
?
Le
teste
sole
?
Forse
,
spiccate
,
sì
,
e
qualche
membro
,
arsicchiato
.
Oh
Dio
!
oh
Dio
!
E
quasi
tutti
piangevano
,
e
tanti
singhiozzavano
forte
.
Udendo
quegli
urli
,
quei
inghiozzi
,
Leonardo
Costa
,
passando
,
levò
un
urlo
anche
lui
,
esalò
la
ferocia
del
suo
cordoglio
in
un
ruglio
che
non
aveva
più
nulla
di
umano
;
poi
s
'
abbatté
,
si
contorse
,
tra
le
braccia
del
commissario
di
polizia
.
La
carrozza
si
fermò
alla
voltata
della
piazza
,
dove
sorge
il
palazzo
della
Prefettura
,
sede
anche
del
commissariato
di
polizia
.
Due
guardie
presero
la
cassetta
;
il
cavalier
Franco
ajutò
Leonardo
Costa
a
smontare
.
Il
povero
vecchio
,
per
quanto
massiccio
,
non
si
reggeva
più
su
le
gambe
;
un
'
orecchia
gli
sanguinava
,
perché
alla
stazione
,
in
un
impeto
di
rabbia
,
s
'
era
strappato
uno
dei
cerchietti
d
'
oro
.
Altre
guardie
si
schierarono
davanti
al
portone
,
per
impedire
alla
folla
d
'
invadere
l
'
atrio
del
palazzo
.
E
la
folla
restò
lì
davanti
,
irritata
,
delusa
,
insoddisfatta
.
Che
sarebbe
avvenuto
adesso
?
Era
tutto
finito
così
?
Sarebbe
rimasta
lì
,
nel
commissariato
,
quella
cassetta
?
Non
si
farebbe
il
trasporto
al
camposanto
di
Bonamorone
?
C
'
era
lì
la
gentilizia
della
famiglia
Spoto
.
Ormai
più
nessuno
restava
di
quella
famiglia
.
Per
Aurelio
Costa
c
'
era
il
padre
;
per
Nicoletta
Capolino
,
nessuno
:
non
poteva
esserci
il
marito
;
avrebbe
potuto
esserci
il
patrigno
,
don
Salesio
Marullo
;
ma
si
sapeva
che
il
poverino
,
abbandonato
da
tutti
,
era
andato
a
cercar
rifugio
per
carità
a
Colimbètra
,
e
si
trovava
lì
da
qualche
mese
,
ammalato
.
Forse
Leonardo
Costa
reclamava
per
sé
i
resti
del
suo
figliuolo
,
per
trasportarli
al
camposanto
di
Porto
Empedocle
;
e
ragioni
giudiziarie
si
opponevano
a
questo
suo
desiderio
.
La
folla
,
a
poco
a
poco
,
cominciò
a
sbandarsi
tra
infiniti
commenti
.
Leonardo
Costa
voleva
proprio
ciò
che
la
folla
aveva
immaginato
.
Il
commissario
,
cav
.
Franco
,
cercava
di
persuaderlo
ad
avere
un
po
'
di
pazienza
,
che
prima
tutte
le
pratiche
giudiziarie
fossero
,
come
egli
diceva
,
esperite
,
là
in
ufficio
...
Ma
sì
,
in
giornata
;
dopo
la
visita
del
giudice
istruttore
.
Il
Costa
,
come
se
non
capisse
,
insisteva
,
ripetendo
ostinatamente
,
con
le
stesse
parole
,
la
richiesta
pietosa
.
E
il
cavalier
Franco
,
quantunque
compreso
di
pietà
per
quel
povero
padre
,
sbuffava
,
non
ne
poteva
più
.
Erano
momenti
terribili
,
per
lui
,
e
non
sapeva
da
qual
parte
voltarsi
prima
,
giacché
da
ogni
canto
della
provincia
,
da
tutta
la
Sicilia
,
giungevano
notizie
di
giorno
in
giorno
più
gravi
;
pareva
che
da
un
istante
all
'
altro
dovesse
scoppiare
una
generale
sommossa
e
il
presidio
delle
milizie
era
scarso
,
e
più
scarso
ancora
quello
di
polizia
.
Ma
che
voleva
,
che
altro
voleva
adesso
quel
benedett
'
uomo
?
Voleva
...
voleva
che
i
resti
di
suo
figlio
-
quali
che
fossero
-
non
rimanessero
mescolati
là
con
quelli
della
donna
,
di
quella
donna
esecrata
!
Perché
,
perché
cosí
insieme
li
avevano
raccolti
?
-
Perché
?
-
gli
gridò
.
-
Ma
che
vi
figurate
che
ci
sia
più
là
dentro
?
E
indicò
la
cassetta
,
deposta
su
una
tavola
.
-
Oh
figlio
!
-
Tutto
quello
che
si
è
potuto
raccogliere
,
tra
le
fiamme
.
Niente
!
quasi
niente
!
-
Oh
figlio
!
-
Che
volete
più
scartare
,
distinguere
?
Si
arrivò
troppo
tardi
.
Alla
stazione
non
c
'
erano
guardie
.
Prima
che
arrivasse
il
delegato
d
'
Aragona
,
il
fuoco
...
Niente
,
vi
dico
...
qualche
residuo
d
'
ossa
...
-
Oh
figlio
!
-
Non
si
conosce
più
nulla
...
Sì
,
sì
,
pover
'
uomo
,
sì
,
piangete
,
piangete
,
che
è
meglio
...
Povero
Costa
,
sì
...
sì
...
È
una
cosa
che
...
oh
Dio
,
oh
Dio
,
che
cosa
...
sì
,
fa
rinnegare
l
'
umanità
!
Ma
voi
pensate
,
per
levarvi
almeno
questa
spina
dal
cuore
,
pensate
che
lì
non
c
'
è
...
vostro
figlio
lì
non
c
'
è
:
non
c
'
è
più
niente
lì
...
E
del
resto
,
poverino
,
pensate
che
quella
donna
,
se
voi
la
odiate
,
egli
la
amò
;
e
forse
non
gli
dispiace
adesso
,
che
ciò
che
di
lui
ci
può
essere
là
dentro
,
sia
insieme
,
mescolato
,
coi
resti
di
lei
...
Povera
donna
!
Avrà
avuto
i
suoi
torti
,
ma
via
,
che
sorte
anche
la
sua
!
-
No
...
no
...
lei
...
non
posso
...
non
posso
parlare
...
lei
...
a
perdizione
...
mio
figlio
...
lei
!
Ma
non
sapete
,
signor
commissario
,
che
mio
figlio
era
amato
dalla
figlia
del
principale
?
Si
sa
sicuro
...
sicuro
,
questo
...
è
impazzita
quella
povera
figlia
mia
,
come
la
mamma
!
È
stata
...
è
stata
tutta
una
macchina
...
Costei
e
quell
'
assassino
del
padre
...
che
se
la
intendevano
tra
loro
...
per
rovinare
questo
figlio
mio
...
per
toglierlo
all
'
amore
di
quella
santa
creatura
...
Oh
,
signor
commissario
,
legatemi
,
legatemi
le
braccia
;
signor
commissario
,
chiudetemi
,
chiudetemi
in
prigione
,
perché
se
io
lo
vedo
,
quell
'
assassino
che
mi
ha
fatto
morire
il
figlio
così
,
io
lo
ammazzo
,
signor
commissario
,
io
non
rispondo
di
me
,
lo
ammazzo
!
lo
ammazzo
!
Il
cavalier
Franco
intrecciò
le
mani
,
le
strinse
,
le
scosse
piú
volte
in
aria
:
-
Ma
vi
pare
,
-
gli
gridò
poi
,
con
gli
occhi
sbarrati
-
vi
pare
,
scusate
,
che
io
debba
sentire
simili
spropositi
?
Vi
compatisco
,
siete
arrabbiato
dal
dolore
e
non
sapete
più
quel
che
vi
dite
.
Ma
perdio
,
vostro
figlio
,
vostro
figlio
...
in
un
momento
come
questo
,
che
basta
un
niente
...
una
favilla
,
a
mandare
in
fiamme
tutta
la
Sicilia
...
non
si
contenta
di
prender
la
fuga
come
un
ragazzino
con
la
moglie
d
'
un
deputato
...
ma
va
a
cacciarsi
da
sé
,
là
,
come
a
dire
:
«
Eccoci
qua
,
fateci
a
pezzi
!
Cercate
l
'
esca
?
Eccola
qua
!
Ci
siamo
noi
!
»
Perdio
,
bisogna
esser
pazzi
,
ciechi
...
io
non
so
!
Con
chi
ve
la
prendete
?
E
noi
siamo
qua
a
dover
rispondere
di
tutto
...
anche
d
'
una
pazzia
come
questa
!
E
per
giunta
,
mi
tocca
di
sentire
anche
voi
:
«
ammazzo
!
ammazzo
!
ammazzo
!
»
Chi
ammazzate
?
Credete
che
il
Salvo
,
se
pur
è
vero
tutto
quel
che
voi
farneticate
,
ha
bisogno
della
vostra
punizione
?
Gli
basta
la
pazzia
della
figlia
!
Il
Costa
,
dopo
questa
sfuriata
,
non
ebbe
più
ardire
di
parlar
forte
;
lo
guardò
con
gli
occhi
invetrati
di
lagrime
;
e
si
morse
un
dito
;
mormorò
:
-
Se
fosse
capace
di
rimorso
,
signor
commissario
!
Ma
non
è
!
Il
cavalier
Franco
si
scrollò
;
uscì
dalla
stanza
.
-
Andate
,
andate
...
-
gli
disse
dietro
,
il
Costa
;
poi
cauto
,
s
'
appressò
alla
cassetta
deposta
su
la
tavola
,
e
si
provò
ad
alzarla
.
Un
groppo
di
singulti
muti
,
fitti
,
nella
gola
e
nel
naso
,
gli
scrollarono
in
convulsione
la
testa
.
Non
pesava
,
non
pesava
niente
,
quella
cassetta
!
S
'
inginocchiò
davanti
alla
tavola
,
appoggiò
la
fronte
al
freddo
di
quella
latta
,
e
si
mise
a
gemere
:
-
Figlio
!
...
figlio
...
figlio
!
...
Due
giorni
dopo
,
arrivò
a
Girgenti
,
inatteso
,
funebre
,
l
'
on
.
Ignazio
Capolino
.
La
condizione
,
in
cui
lo
aveva
messo
non
tanto
forse
la
sciagura
improvvisa
quanto
lo
scatto
violento
per
cui
Dianella
Salvo
aveva
perduto
la
ragione
,
era
così
difficile
e
incerta
,
che
egli
aveva
bisogno
di
raccogliere
a
consulto
,
lì
sul
posto
,
tutte
le
sue
forze
per
trovare
una
via
da
uscirne
in
qualche
modo
,
al
più
presto
.
Lo
scandalo
della
fuga
della
moglie
era
soffocato
nell
'
orrore
della
morte
;
il
tragico
,
che
spirava
da
questa
morte
,
lo
rendeva
immune
dal
ridicolo
che
poteva
venirgli
da
quella
fuga
.
Bastava
dunque
presentarsi
ai
suoi
concittadini
compunto
nell
'
aspetto
,
ma
nello
stesso
tempo
austeramente
riservato
,
per
trarre
profitto
della
commozione
generale
,
senza
tuttavia
parteciparvi
,
giacché
dalla
moglie
era
stato
offeso
.
La
simpatia
degli
altri
doveva
venirgli
come
giusto
e
meritato
compenso
a
questa
offesa
.
E
dovevano
tutti
vedere
che
egli
soffriva
,
schiantato
dall
'
atrocissimo
fatto
,
e
che
lui
più
di
tutti
meritava
compianto
,
poiché
finanche
dalle
due
vittime
tanto
commiserate
era
stato
offeso
,
così
da
non
poter
piangere
,
neanche
piangere
ora
la
sua
sciagura
!
Eppure
...
come
mai
?
Rientrando
in
casa
,
in
quella
casa
che
le
squisite
e
sapienti
cure
della
moglie
avevano
reso
così
bene
adatta
alla
commedia
di
garbate
e
graziose
menzogne
,
alla
gara
di
compitezze
ammirevoli
,
nella
quale
entrambi
avevano
preso
tanto
gusto
a
esercitarsi
perché
la
loro
vita
non
fosse
troppo
di
scandalo
agli
altri
,
troppo
disgustosa
a
loro
stessi
;
e
sentendo
nel
silenzio
cupo
delle
stanze
,
rimaste
con
tutti
i
mobili
come
in
attesa
,
il
vuoto
,
il
vuoto
in
cui
dal
primo
momento
della
sciagura
si
vedeva
perduto
...
-
come
mai
?
-
nell
'
aprir
la
camera
da
letto
e
nell
'
avvertirvi
affievolito
,
ma
pur
presente
ancora
,
il
voluttuoso
profumo
di
lei
,
ecco
,
per
un
irresistibile
impeto
che
lo
stordì
per
la
sua
incoerenza
,
ma
che
pur
gli
piacque
come
un
ristoro
insperato
di
accorata
tenerezza
-
pianse
,
sì
,
pianse
per
il
ricordo
di
lei
,
pianse
per
la
prima
volta
dopo
l
'
annunzio
di
quella
morte
,
pianse
come
non
aveva
mal
pianto
in
vita
sua
,
sentendo
in
quel
pianto
quasi
un
dolore
non
suo
,
ma
delle
sue
lagrime
stesse
che
gli
sgorgavano
dagli
occhi
senza
ch
'
egli
le
volesse
,
ma
,
appunto
perché
non
le
voleva
,
con
tanto
sapor
di
dolcezza
e
di
refrigerio
!
Non
doveva
però
,
no
,
no
,
non
doveva
...
perché
...
si
fermò
un
momento
a
considerare
perché
non
avrebbe
dovuto
piangerla
.
Non
era
stata
forse
la
compagna
sua
necessaria
e
insurrogabile
?
la
compagna
preziosa
dei
suoi
sottili
e
complicati
accorgimenti
,
la
quale
,
correndo
-
più
per
sé
,
forse
,
quella
volta
,
che
per
lui
-
a
un
riparo
a
cui
anch
'
egli
però
l
'
aveva
spinta
-
era
caduta
?
Sì
,
e
così
orribilmente
,
così
orribilmente
caduta
!
Eppure
,
no
;
apparentemente
,
ecco
,
almeno
apparentemente
non
doveva
piangerla
...
Così
in
segreto
sì
,
anche
perché
quel
pianto
gli
faceva
bene
,
ora
.
Era
restato
solo
;
e
da
sé
solo
,
ora
,
doveva
ajutarsi
,
difendersi
;
e
non
sapeva
ancora
,
non
vedeva
come
.
Piangendo
,
no
,
intanto
,
di
certo
!
E
Capolino
sorse
in
piedi
;
si
portò
via
,
prima
con
le
mani
,
poi
a
lungo
,
col
fazzoletto
,
accuratamente
,
le
lagrime
dagli
occhi
,
dalle
guance
;
si
rimise
le
lenti
cerchiate
di
tartaruga
,
e
si
presentò
,
fosco
,
severo
,
aggrondato
,
allo
specchio
dell
'
armadio
.
Dio
,
come
il
suo
viso
era
sbattuto
,
invecchiato
in
pochi
giorni
!
Il
dolore
?
Che
dolore
?
Non
poteva
riconoscere
d
'
aver
provato
dolore
...
se
non
forse
or
ora
,
un
poco
.
Ma
no
,
anche
prima
,
in
fondo
,
aveva
certo
dovuto
provarne
uno
e
ben
grande
,
se
a
Roma
,
all
'
annunzio
della
sciagura
,
era
stato
accecato
da
quella
rabbia
che
lo
aveva
scagliato
su
Dianella
Salvo
.
Doveva
pentirsi
di
quello
scatto
?
Si
era
con
esso
attirato
per
sempre
l
'
odio
,
la
nimicizia
mortale
del
Salvo
.
Ma
se
pur
fosse
riuscito
a
reprimersi
in
quel
primo
momento
,
a
vietarsi
la
soddisfazione
feroce
di
quella
vendetta
,
che
avrebbe
ottenuto
?
A
lui
,
restato
solo
,
senza
più
la
moglie
,
avrebbe
forse
Flaminio
Salvo
seguitato
a
dare
ajuto
e
sostegno
,
per
il
rimorso
e
la
complicità
segreta
nel
sacrifizio
di
quella
?
Forse
la
figlia
,
già
inferma
,
sarebbe
impazzita
anche
senza
quel
suo
scatto
,
al
solo
annunzio
della
morte
del
Costa
.
E
allora
?
Flaminio
Salvo
avrebbe
creduto
di
pagare
già
abbastanza
con
la
pazzia
della
figliuola
;
e
per
lui
non
avrebbe
avuto
più
alcuna
considerazione
;
anzi
lo
avrebbe
respinto
da
sé
,
come
lo
spettro
del
suo
rimorso
.
Caso
pensato
.
Se
poi
Dianella
non
fosse
impazzita
e
si
fosse
a
poco
a
poco
quietata
,
era
uomo
Flaminio
Salvo
,
avendo
raggiunto
lo
scopo
,
da
restar
grato
alla
memoria
di
chi
gliel
'
aveva
fatto
raggiungere
,
a
costo
della
propria
vita
;
e
,
per
essa
,
al
marito
,
rimasto
vedovo
?
Ma
se
già
,
subito
,
per
scrollarsi
d
'
addosso
ogni
responsabilità
,
subito
aveva
gridato
ai
quattro
venti
che
Nicoletta
Capolino
e
Aurelio
Costa
avevano
preso
la
fuga
e
che
il
Costa
s
'
era
licenziato
ed
era
andato
dunque
a
morire
per
conto
suo
,
ad
Aragona
,
insieme
con
l
'
amante
!
Sì
:
fuggita
col
Costa
,
sua
moglie
;
ma
chi
l
'
aveva
spinta
a
commettere
questa
pazzia
?
Chi
aveva
spedito
a
Roma
il
Costa
con
la
scusa
di
quel
disegno
da
presentare
al
Ministero
?
Chi
aveva
aizzato
la
gelosia
,
o
piuttosto
,
il
puntiglio
di
lei
,
facendole
balenare
prossimo
il
matrimonio
della
figlia
col
Costa
?
Ed
egli
,
Capolino
,
egli
,
il
marito
,
aveva
dovuto
prestarsi
a
tutte
queste
perfide
manovre
che
dovevano
condurre
a
una
tale
tragedia
;
così
,
è
vero
?
per
restar
poi
abbandonato
,
senza
più
alcuna
ragione
d
'
ajuto
,
raccolto
il
frutto
di
tante
scellerate
perfidie
!
Ah
,
no
,
perdio
!
Di
quel
suo
scatto
non
doveva
pentirsi
.
Se
egli
aveva
perduto
la
moglie
,
e
lui
la
figlia
!
Pari
,
e
di
fronte
l
'
uno
all
'
altro
.
Ora
il
Salvo
gli
avrebbe
soppresso
ogni
assegno
.
Toccava
a
lui
,
dunque
,
di
provvedere
subito
anche
ai
bisogni
più
immediati
.
E
ogni
credito
presso
gli
altri
,
con
l
'
amicizia
del
Salvo
,
gli
veniva
meno
.
Che
fare
?
Come
fare
?
Così
pensando
,
Capolino
brancicava
con
le
dita
irrequiete
la
medaglietta
da
deputato
appesa
alla
catena
dell
'
orologio
.
Aveva
per
sé
,
ancora
,
il
prestigio
che
gli
veniva
da
quella
medaglietta
.
Per
ora
,
il
Salvo
non
poteva
strappargliela
dalla
catena
dell
'
orologio
.
E
con
essa
,
per
uno
che
valeva
,
se
non
più
,
certo
non
meno
del
Salvo
in
paese
,
egli
era
ancora
il
deputato
.
Don
Ippolito
Laurentano
non
avrebbe
permesso
,
che
colui
che
rappresentava
alla
Camera
il
paladino
della
sua
fede
,
si
dibattesse
tra
meschine
difficoltà
materiali
.
Ecco
:
subito
,
prima
che
Flaminio
Salvo
arrivasse
a
Girgenti
e
si
recasse
a
Colimbètra
a
preoccupare
l
'
animo
del
principe
contro
di
lui
,
egli
vi
correrebbe
e
parlerebbe
aperto
a
don
Ippolito
della
perfidia
di
colui
.
Dopo
tanti
mesi
di
convivenza
con
donna
Adelaide
,
non
doveva
il
principe
essere
in
animo
da
tenere
più
tanto
dalla
parte
del
cognato
;
oltreché
,
in
favor
suo
,
egli
avrebbe
in
quel
momento
la
commiserazione
per
la
sua
sciagura
.
Poteva
,
sì
,
contro
a
questa
,
il
Salvo
porre
in
bilancia
quella
della
propria
figliuola
;
ma
appunto
su
ciò
egli
andrebbe
a
prevenire
il
principe
,
dimostrandogli
che
non
lui
,
con
quel
suo
scatto
naturale
e
legittimo
,
nella
rabbia
del
cordoglio
,
era
stato
cagione
di
quella
pazzia
;
ma
il
padre
,
il
padre
stesso
che
con
tanta
violenza
aveva
voluto
impedire
che
la
figlia
sposasse
il
Costa
,
sacrificando
costui
e
distruggendolo
insieme
con
la
moglie
.
Ora
,
per
sgabellarsi
d
'
ogni
rimorso
,
voleva
gettar
la
colpa
addosso
a
lui
,
e
anche
di
lui
sbarazzarsi
,
come
già
del
Costa
e
della
moglie
.
Ecco
il
piano
!
Ma
né
quel
giorno
,
né
il
giorno
appresso
,
Capolino
ebbe
tempo
di
recarsi
a
Colimbètra
ad
attuarlo
.
Una
processione
ininterrotta
di
visite
lo
trattenne
in
casa
,
con
molta
sua
soddisfazione
,
quantunque
sapesse
e
vedesse
chiaramente
che
più
per
curiosità
che
per
pietà
di
lui
si
fosse
mossa
tutta
quella
gente
,
la
quale
certo
,
domani
,
a
un
cenno
del
Salvo
,
gli
avrebbe
voltato
le
spalle
.
A
ogni
modo
,
andando
dal
principe
,
avrebbe
potuto
parlare
di
questo
solenne
attestato
di
condoglianza
e
di
simpatia
dell
'
intera
cittadinanza
;
oltreché
,
in
tanti
animi
che
,
per
la
commozione
del
tragico
avvenimento
,
eran
come
un
terreno
ben
rimosso
e
preparato
,
poteva
intanto
seminar
odio
per
il
Salvo
,
così
senza
parere
.
-
Non
me
ne
parlate
,
per
carità
!
-
protestava
,
alterandosi
in
viso
al
minimo
accenno
.
-
Dovrei
dir
cose
,
cose
che
...
no
,
niente
;
per
carità
,
non
mi
fate
parlare
...
E
se
qualcuno
,
esitante
,
insisteva
:
-
Quella
povera
figliuola
...
-
La
figliuola
?
-
scattava
.
-
Ah
,
sì
,
povera
,
povera
vittima
anche
lei
!
Non
sopra
tutte
le
altre
,
però
,
certo
...
Per
carità
,
non
mi
fate
parlare
...
Il
salotto
era
pieno
zeppo
di
gente
quando
entrò
il
D
'
Ambrosio
,
quello
che
gli
aveva
fatto
da
testimonio
nel
duello
col
Verònica
e
che
era
lontano
parente
di
Nicoletta
Spoto
.
Avvenne
allora
una
scena
che
,
neanche
se
Capolino
l
'
avesse
preparata
apposta
,
gli
sarebbe
riuscita
più
favorevole
.
Il
D
'
Ambrosio
entrò
tutto
gonfio
di
commozione
,
e
con
le
braccia
protese
.
In
piedi
,
tutti
e
due
si
abbracciarono
in
mezzo
alla
stanza
,
si
tennero
stretti
un
pezzo
piangendo
forte
.
Forte
,
con
la
sua
abituale
irruenza
,
parlò
il
D
'
Ambrosio
,
staccandosi
dall
'
abbraccio
:
-
Dicono
tutti
,
qua
,
che
Nicoletta
mia
cugina
era
la
ganza
di
quell
'
imbecille
del
Costa
:
è
vero
?
Tu
puoi
dirlo
meglio
di
tutti
:
è
vero
?
Sbigottiti
,
gli
astanti
si
volsero
a
guatare
il
Capolino
.
Questi
cadde
a
sedere
,
come
trafitto
,
su
la
poltrona
,
con
le
braccia
abbandonate
su
le
gambe
,
e
scosse
amaramente
il
capo
.
Poi
,
facendo
un
atto
appena
appena
con
le
mani
,
parlò
:
-
Troppe
...
troppe
cose
dovrei
dire
,
che
non
posso
...
Anche
la
pietà
,
capirete
...
sì
,
sì
...
anche
queste
lacrime
,
amici
,
mi
bruciano
!
Perché
anche
da
quei
due
che
le
meritano
per
la
loro
sorte
,
ma
da
voi
,
cari
,
da
voi
;
non
da
me
...
anche
da
quei
due
io
ebbi
male
;
ma
sopra
tutto
da
chi
li
guidò
a
quel
passo
;
da
chi
li
teneva
in
pugno
,
e
...
-
Il
Salvo
!
-
proruppe
il
D
'
Ambrosio
.
-
Hanno
arrestato
ad
Aragona
Marco
Prèola
;
ma
lui
,
il
Salvo
,
per
la
Madonna
,
debbono
arrestare
!
lui
affamò
là
tutto
il
paese
!
lui
è
il
vero
assassino
!
E
giustamente
Dio
l
'
ha
punito
,
con
la
pazzia
della
figlia
!
Così
,
tra
due
pazze
,
se
ne
starà
ora
con
tutte
le
sue
ricchezze
!
Capolino
,
allora
,
scattò
in
piedi
,
sublime
.
-
Ma
per
carità
!
no
!
no
!
Non
posso
permettere
che
si
dicano
di
queste
cose
alla
mia
presenza
!
Vuoi
difendere
quegli
assassini
?
Via
!
Sappiamo
tutti
che
il
Salvo
era
nel
suo
diritto
,
chiudendo
là
le
zolfare
!
Ognuno
provvede
,
come
sa
e
crede
,
ai
proprii
interessi
.
E
,
del
resto
,
non
si
è
forse
adoperato
in
tanti
modi
qua
,
al
risorgimento
dell
'
industria
?
No
,
no
!
Signori
miei
,
vedete
?
parlo
io
,
io
,
in
questo
momento
,
e
arrivo
fino
a
dirvi
che
egli
,
dal
suo
canto
,
anche
come
padre
,
ha
creduto
di
agire
per
il
bene
della
figliuola
!
Voi
tutti
non
avete
alcuna
ragione
per
non
riconoscer
questo
;
potrei
non
riconoscerlo
io
,
io
solo
,
perché
i
mezzi
di
cui
si
è
servito
mi
hanno
distrutto
la
casa
,
spezzato
la
vita
!
Ma
egli
mirava
,
là
,
al
bene
di
tutti
quei
bruti
;
e
qua
,
al
bene
della
sua
figliuola
!
Dieci
,
quindici
,
venti
mani
si
tesero
a
Capolino
,
in
un
prorompimento
d
'
ammirazione
per
così
magnanima
generosità
;
e
Capolino
si
sentì
levato
d
'
un
cubito
sopra
se
stesso
.
-
Forse
mi
vedrò
costretto
,
-
soggiunse
con
triste
gravità
,
-
a
restituirvi
il
mandato
,
di
cui
avete
voluto
onorarmi
.
-
No
!
no
!
che
c
'
entra
questo
?
E
perché
?
-
protestarono
alcuni
.
Capolino
,
sorridendo
mestamente
,
levò
le
mani
ad
arrestare
quell
'
affettuosa
protesta
:
-
La
condizione
mia
,
-
disse
.
-
Considerate
.
Potrei
più
aver
rapporti
,
non
dico
di
parentela
o
d
'
amicizia
,
ma
pur
soltanto
d
'
interessi
,
con
Flaminio
Salvo
?
No
,
certo
.
E
allora
?
Devo
provvedere
a
me
stesso
,
signori
miei
,
mentre
il
mandato
che
ho
da
voi
esige
un
'
assoluta
indipendenza
,
quella
appunto
che
avevo
per
i
miei
ufficii
nel
banco
del
Salvo
.
Ora
...
ora
bisognerà
che
mi
raccolga
a
pensar
seriamente
ai
miei
casi
.
Non
son
cose
da
decidere
così
su
due
piedi
e
in
questo
momento
.
-
Ma
sì
!
ma
sì
!
-
ripresero
quelli
a
confortarlo
a
coro
.
-
Questi
sono
affari
privati
!
La
rappresentanza
politica
...
-
Eh
eh
...
-
Ma
che
!
non
c
'
entra
...
-
Altra
cosa
...
-
E
poi
,
per
ora
...
-
Per
ora
,
-
disse
,
-
mi
basta
,
miei
cari
,
di
avervi
dimostrato
questo
:
che
sono
pronto
a
tutto
,
e
che
guardo
le
cose
e
la
mia
stessa
sciagura
con
animo
equo
e
,
per
quanto
mi
è
possibile
,
sereno
.
Grazie
,
intanto
,
a
tutti
,
amici
miei
.
Più
tardi
,
recatosi
al
Vescovado
a
visitar
Monsignore
,
ebbe
da
questo
tali
notizie
su
don
Ippolito
Laurentano
e
donna
Adelaide
,
che
stimò
da
abbandonare
senz
'
altro
il
piano
dapprima
architettato
,
e
che
anzi
gli
convenisse
aspettare
il
ritorno
di
Flaminio
Salvo
da
Roma
,
per
recarsi
a
Colimbètra
a
tentarne
un
altro
,
che
già
gli
balenava
,
audacissimo
.
Flaminio
Salvo
non
volle
lasciare
a
Roma
Dianella
in
qualche
«
casa
di
salute
»
,
come
i
medici
e
la
sorella
e
il
cognato
gli
consigliavano
;
disse
che
,
se
mai
,
l
'
avrebbe
lasciata
in
una
di
queste
case
a
Palermo
,
per
averla
più
vicina
e
poterla
più
spesso
visitare
;
ma
la
sua
casa
ormai
-
soggiunse
-
poteva
pur
trasformarsi
in
uno
di
questi
privati
ospizii
della
pazzia
,
sotto
il
governo
d
'
uno
o
più
medici
e
con
l
'
assistenza
di
altre
infermiere
adatte
:
vi
restava
egli
solo
provvisto
di
ragione
;
ma
sperava
che
presto
,
con
l
'
esempio
e
un
po
'
di
buona
volontà
,
la
perderebbe
anche
lui
.
Quando
fu
sul
punto
di
partire
,
però
,
si
vide
costretto
a
ricorrere
a
Lando
Laurentano
,
perché
gli
désse
a
compagno
di
viaggio
Mauro
Mortara
,
da
cui
Dianella
non
avrebbe
voluto
più
staccarsi
,
e
che
forse
era
il
solo
che
avrebbe
potuto
indurla
a
uscire
da
uno
stanzino
bujo
ove
s
'
era
rintanata
,
e
a
partire
.
Lando
Laurentano
,
che
si
preparava
in
gran
fretta
anche
lui
,
chiamato
a
Palermo
dai
compagni
del
Comitato
centrale
del
partito
,
rispose
al
Salvo
,
che
avrebbero
potuto
fare
insieme
il
viaggio
,
e
che
la
mattina
seguente
sarebbe
venuto
con
Mauro
a
prenderlo
in
casa
Vella
.
Flaminio
Salvo
notò
nell
'
aspetto
,
nella
voce
,
nei
gesti
del
giovane
principe
una
strana
agitazione
febbrile
,
e
fu
più
volte
sul
punto
di
domandargliene
premurosamente
il
motivo
;
ma
se
n
'
astenne
.
Lando
Laurentano
era
in
quell
'
animo
per
una
ragione
,
a
cui
il
Salvo
non
avrebbe
potuto
neppur
lontanamente
pensare
in
quel
momento
:
cioè
,
l
'
enorme
impressione
prodotta
in
tutta
Roma
dal
suicidio
di
Corrado
Selmi
.
Se
n
'
era
divulgata
la
notizia
la
sera
stessa
,
che
egli
usciva
con
Mauro
da
casa
Vella
.
Il
grido
d
'
un
giornalajo
glien
'
aveva
dato
l
'
annunzio
.
Aveva
fatto
fermar
la
vettura
per
comperare
il
giornale
.
Ma
,
anziché
dargli
gioja
,
quell
'
annunzio
improvviso
lo
aveva
in
prima
stordito
.
Aveva
ordinato
al
vetturino
d
'
accostarsi
a
un
fanale
,
per
leggere
,
non
ostante
l
'
impazienza
di
Mauro
;
aveva
saltato
il
lungo
commento
necrologico
premesso
alle
notizie
sul
suicidio
,
ed
era
corso
con
gli
occhi
a
queste
.
Dal
racconto
del
cameriere
del
Selmi
aveva
saputo
,
prima
,
l
'
aggressione
a
mano
armata
del
nipote
di
Roberto
Auriti
,
quando
già
il
Selmi
aveva
ingojato
il
veleno
;
poi
...
ah
poi
!
...
una
visita
,
che
il
giornalista
diceva
drammaticissima
,
al
Selmi
appena
spirato
,
«
d
'
una
dama
velata
»
di
cui
,
per
degni
rispetti
,
non
si
faceva
il
nome
,
«
accorsa
»
,
seguitava
il
cronista
,
«
ignara
del
suicidio
,
forse
per
dare
ajuto
e
conforto
all
'
amico
,
dopo
la
sfida
da
lui
lanciata
,
la
mattina
,
all
'
intera
assemblea
»
.
Lando
Laurentano
non
aveva
avuto
alcun
dubbio
,
che
quella
dama
velata
fosse
donna
Giannetta
D
'
Atri
,
sua
cugina
;
e
aveva
strappato
il
giornale
,
con
schifo
e
con
rabbia
,
gridando
al
vetturino
di
correre
a
casa
.
Qua
aveva
trovato
in
smaniosa
ambascia
Celsina
Pigna
e
Olindo
Passalacqua
,
che
cercavano
disperatamente
Antonio
Del
Re
,
scomparso
dalla
mattina
.
Eran
sembrate
così
inopportune
a
Lando
in
quel
momento
la
vista
buffa
di
quell
'
uomo
,
le
smaniette
di
quella
ragazza
,
tutta
quell
'
ansia
attorno
a
lui
per
la
ricerca
d
'
un
giovane
ch
'
egli
non
conosceva
e
ch
'
era
tanto
lontano
dai
suoi
pensieri
,
che
aveva
avuto
contro
il
suo
solito
un
violento
scatto
d
'
ira
.
Aveva
chiamato
Raffaele
,
il
cameriere
,
per
ordinargli
di
mettersi
a
disposizione
di
quei
due
,
ed
era
rimasto
solo
con
Mauro
.
Questi
,
interpretando
quello
scatto
come
un
segno
di
sprezzante
noncuranza
per
l
'
arresto
del
cugino
,
non
s
'
era
potuto
trattenere
;
gli
s
'
era
fatto
innanzi
tutto
acceso
di
sdegno
,
gridando
:
-
Me
ne
voglio
andare
,
subito
!
ora
stesso
!
Non
voglio
più
guardarvi
in
faccia
!
-
Mauro
!
Mauro
!
Mauro
!
-
aveva
esclamato
Lando
,
scotendo
in
aria
le
mani
afferrate
.
Mauro
allora
s
'
era
cacciato
una
mano
in
tasca
,
per
trarne
fuori
le
medaglie
:
-
Guardate
!
Dal
petto
me
l
'
ero
strappate
,
davanti
al
delegato
,
quando
ho
visto
arrestare
vostro
cugino
!
Ora
quella
ragazza
è
venuta
a
riportarmele
...
Che
sangue
avete
voi
nelle
vene
?
È
questa
la
gioventù
d
'
oggi
?
è
questa
?
-
La
gioventù
...
-
s
'
era
messo
a
rispondere
con
veemenza
Lando
;
ma
s
'
era
subito
frenato
,
premendosi
forte
le
pugna
serrate
su
la
bocca
e
andando
a
sedere
,
coi
gomiti
su
le
ginocchia
e
la
testa
tra
le
mani
.
La
gioventù
?
Che
poteva
la
gioventù
,
se
l
'
avara
paurosa
prepotente
gelosia
dei
vecchi
la
schiacciava
così
,
col
peso
della
più
vile
prudenza
e
di
tante
umiliazioni
e
vergogne
?
Se
toccava
a
lei
l
'
espiazione
rabbiosa
,
nel
silenzio
,
di
tutti
gli
errori
e
le
transazioni
indegne
,
la
macerazione
d
'
ogni
orgoglio
e
lo
spettacolo
di
tante
brutture
?
Ecco
come
l
'
opera
dei
vecchi
qua
,
ora
,
nel
bel
mezzo
d
'
Italia
,
a
Roma
,
sprofondava
in
una
cloaca
;
mentre
su
,
nel
settentrione
,
s
'
irretiva
in
una
coalizione
spudorata
di
loschi
interessi
;
e
giù
,
nella
bassa
Italia
,
nelle
isole
,
vaneggiava
apposta
sospesa
,
perché
vi
durassero
l
'
inerzia
,
la
miseria
e
l
'
ignoranza
e
ne
venisse
al
Parlamento
il
branco
dei
deputati
a
formar
le
maggioranze
anonime
e
supine
!
Soltanto
,
in
Sicilia
forse
,
or
ora
,
la
gioventù
sacrificata
potrebbe
dare
un
crollo
a
questa
oltracotante
oppressione
dei
vecchi
,
e
prendersi
finalmente
uno
sfogo
,
e
affermarsi
vittoriosa
!
Lando
era
balzato
in
piedi
per
gridare
questa
sua
speranza
a
Mauro
Mortara
;
ma
s
'
era
trattenuto
per
carità
,
alla
vista
di
lui
che
piangeva
,
con
quelle
sue
pietose
medaglie
in
mano
.
Il
giorno
appresso
Antonio
Del
Re
era
stato
ritrovato
.
Olindo
Passalacqua
era
venuto
a
mostrare
a
Lando
due
telegrammi
e
un
vaglia
spediti
d
'
urgenza
da
Girgenti
per
far
subito
partire
il
giovine
;
ma
aveva
soggiunto
che
il
Del
Re
si
ricusava
ostinatamente
di
ritornare
in
Sicilia
.
Lando
allora
aveva
pregato
Mauro
di
recarsi
a
prendere
il
giovine
per
invitarlo
a
partire
con
loro
il
giorno
appresso
e
Mauro
a
questa
preghiera
si
era
arreso
di
buon
grado
.
Ma
come
proporgli
adesso
di
viaggiare
insieme
con
Flaminio
Salvo
?
La
mattina
per
tempo
venne
al
villino
di
via
Sommacampagna
Ciccino
Vella
per
concertare
il
modo
di
spinger
fuori
dal
nascondiglio
Dianella
e
farla
partire
.
Guaj
,
se
vedeva
il
padre
!
Durante
tutto
il
viaggio
non
doveva
vederlo
.
Zio
Flaminio
e
Lando
dovevano
viaggiare
in
un
altro
scompartimento
della
vettura
,
senza
mai
farsi
scorgere
.
C
'
era
anche
quel
giovanotto
,
il
Del
Re
?
Bene
:
tutti
e
tre
,
appartati
,
nascosti
.
Mauro
e
Dianella
sarebbero
stati
soli
,
nello
scompartimento
attiguo
:
tutt
'
intera
una
vettura
sarebbe
stata
a
loro
disposizione
.
Fu
men
difficile
,
a
tali
condizioni
,
persuadere
Mauro
a
render
questo
servizio
al
Salvo
.
Quando
seppe
che
né
ora
,
a
casa
Vella
,
né
poi
,
durante
tutto
il
tragitto
,
lo
avrebbe
veduto
,
e
che
non
si
trattava
tanto
di
rendere
un
servizio
a
lui
quanto
un
'
opera
di
carità
a
quella
povera
fanciulla
demente
,
si
arrese
aggrondato
,
e
andò
avanti
con
Raffaele
in
casa
Vella
.
Non
ci
fu
bisogno
né
di
preghiere
né
di
esortazioni
:
appena
Dianella
rivide
Mauro
,
balzò
dal
nascondiglio
e
tornò
a
riaggrapparsi
a
lui
,
incitandolo
a
fuggire
insieme
.
Si
dovette
all
'
incontro
stentare
a
trattenerla
un
po
'
per
rassettarla
alla
meglio
,
ravviarle
i
capelli
scarmigliati
,
metterle
un
cappello
in
capo
,
perché
almeno
non
desse
tanto
spettacolo
alla
gente
,
in
compagnia
di
quel
vecchio
che
già
per
suo
conto
attirava
la
curiosità
di
tutti
.
Quando
l
'
uno
e
l
'
altra
,
tenendosi
per
mano
,
quello
col
viso
tutto
scombujato
,
lo
zainetto
alle
spalle
,
questa
con
gli
occhi
e
la
bocca
spalancati
a
un
'
ilarità
squallida
e
vana
,
i
capelli
cascanti
,
scompigliati
sotto
il
cappello
assettato
male
sul
capo
,
attraversarono
il
salone
per
andarsene
,
chi
li
vide
non
se
ne
poté
più
levar
l
'
immagine
dalla
memoria
.
Che
discorsi
tennero
tra
loro
,
nel
viaggio
?
Dietro
l
'
usciolino
dello
scompartimento
,
il
Salvo
e
il
Laurentano
,
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
,
li
intesero
conversar
tra
loro
,
a
lungo
,
e
s
'
illusero
dapprima
che
tra
loro
il
vecchio
e
la
fanciulla
s
'
intendessero
.
Ma
sì
,
a
maraviglia
s
'
intendevano
,
perché
l
'
uno
e
l
'
altra
,
ciascuno
per
sé
,
non
parlavano
se
non
con
la
propria
follia
.
E
le
due
follie
sedevano
accanto
e
si
tenevano
per
mano
.
-
Una
donna
...
vergogna
!
...
Non
si
dice
Aurelio
...
Signor
Aurelio
...
Signor
Aurelio
!
...
Ma
com
'
è
possibile
che
l
'
abbia
dimenticato
?
...
Una
così
grossa
ferita
al
dito
...
Vieni
,
vieni
qua
,
al
bujo
...
nell
'
andito
...
Te
lo
succhio
io
,
il
sangue
dal
dito
...
Una
donna
?
Vergogna
...
Signor
Aurelio
...
-
Questi
...
sono
questi
,
i
figli
!
La
nuova
gioventù
...
Per
veder
questo
,
oh
assassini
,
abbiamo
tanto
combattuto
,
sacrificato
la
vita
nostra
...
per
veder
questo
,
donna
Dianella
!
E
che
ci
vado
più
ad
appendere
,
adesso
,
sotto
la
lettera
del
Generale
nel
camerone
?
che
ci
vado
più
ad
appendere
,
dopo
tutto
quello
che
ho
visto
?
-
Eh
,
ma
chi
lo
sa
l
'
anno
che
viene
?
Il
gelso
,
a
marzo
,
coglie
sangue
di
nuovo
...
E
allora
,
quand
'
è
in
amore
,
per
gettare
,
è
molle
,
molle
come
una
pasta
,
e
se
ne
fa
quello
che
se
ne
vuole
...
Chi
lo
sa
l
'
anno
che
viene
?
-
Incerto
il
bene
,
ma
certe
le
pene
,
figlia
mia
!
Incerto
il
bene
,
ma
certe
le
pene
!
Così
conversavano
di
là
,
quei
due
.
Né
Lando
né
Flaminio
Salvo
badavano
intanto
a
un
altro
,
di
qua
con
loro
,
che
non
diceva
nulla
,
ma
che
pure
non
meno
di
quei
due
vaneggiava
col
cervello
.
Non
vedeva
,
non
sentiva
,
non
pensava
più
nulla
,
Antonio
Del
Re
.
La
furia
della
disperazione
,
con
la
quale
s
'
era
avventato
sopra
il
Selmi
,
gli
aveva
come
folgorato
lo
spirito
.
Uscito
dalla
casa
del
Selmi
,
era
rimasto
vuoto
,
sospeso
in
una
tetraggine
attonita
,
spaventevole
;
e
non
ricordava
più
nulla
,
dove
fosse
andato
,
che
avesse
fatto
,
come
e
dove
avesse
passato
la
notte
,
se
proprio
la
notte
,
una
notte
fosse
passata
.
Non
rispondeva
a
nessuna
domanda
;
forse
non
udiva
.
Vedere
,
vedeva
;
stava
per
lo
meno
a
guardare
;
ma
la
ragione
non
vedeva
più
,
la
ragione
degli
aspetti
delle
cose
e
degli
atti
degli
uomini
.
Non
si
era
già
opposto
al
suo
ritorno
in
Sicilia
;
ma
a
muoversi
da
sé
dal
luogo
ove
i
piedi
lo
avevano
condotto
e
la
stanchezza
accasciato
.
Si
era
mosso
,
allorché
Mauro
lo
aveva
strappato
per
il
petto
;
ma
senza
udir
nulla
di
quanto
quegli
gli
aveva
detto
della
nonna
e
della
mamma
.
Il
Passalacqua
e
Celsina
lo
avevano
accompagnato
,
la
mattina
,
al
villino
di
Lando
;
prima
di
partire
aveva
veduto
Celsina
sorridere
a
Ciccino
Vella
,
accettarne
il
braccio
,
montare
in
carrozza
con
lui
e
col
Passalacqua
:
tutto
questo
aveva
veduto
,
e
più
là
,
col
pensiero
;
e
nulla
,
più
nulla
gli
s
'
era
rimosso
dentro
.
Quando
,
passato
lo
stretto
di
Messina
,
Lando
Laurentano
scese
dal
treno
per
proseguire
su
un
altro
alla
volta
di
Palermo
,
Flaminio
Salvo
provò
una
certa
costernazione
al
pensiero
di
restar
solo
nella
vettura
per
un
'
intera
giornata
fino
a
Girgenti
con
quel
giovane
a
lui
ignoto
,
che
due
giorni
avanti
aveva
levato
il
pugnale
per
uccidere
il
Selmi
,
e
che
ora
gli
teneva
gli
occhi
addosso
con
tanta
fissità
di
sguardo
,
tra
il
torvo
e
l
'
insensato
.
Ecco
,
con
tre
pazzi
egli
viaggiava
;
e
forse
non
meno
pazzo
di
questi
tre
era
quello
or
ora
sceso
dal
treno
con
l
'
intenzione
di
mettere
a
soqquadro
tutta
l
'
isola
!
Lui
solo
,
dunque
,
per
terribile
condanna
,
doveva
serbare
intatto
il
privilegio
di
non
aver
minimamente
velata
,
offuscata
,
né
per
rimorso
,
né
per
pietà
,
né
più
da
alcun
affetto
,
né
più
da
alcuna
speranza
,
né
più
da
alcun
desiderio
,
quella
lucida
,
crudele
limpidità
di
spirito
?
Lui
solo
.
E
,
come
per
assaporare
lo
scherno
della
sua
sorte
,
si
accostò
ancora
una
volta
all
'
usciolino
dello
scompartimento
,
con
l
'
orecchio
allo
spiraglio
,
ad
ascoltare
i
discorsi
vani
del
vecchio
e
della
figliuola
.
Appena
Mauro
Mortara
,
arrivato
a
Girgenti
,
poté
strapparsi
dalle
braccia
di
Dianella
Salvo
,
corse
di
furia
alla
casa
di
donna
Caterina
Laurentano
.
Vi
trovò
Antonio
Del
Re
ancora
tra
le
braccia
della
madre
che
invano
,
stringendolo
,
scotendolo
,
smaniando
,
cercava
di
spetrarlo
.
Come
Anna
vide
entrar
Mauro
,
gli
corse
incontro
,
lasciando
il
figlio
:
-
Che
ha
?
Che
ha
?
Ditemi
voi
che
ha
!
Che
gli
hanno
fatto
?
Ma
il
Mortara
le
scostò
le
braccia
e
gridò
più
forte
di
lei
:
-
Vostra
madre
?
Dov
'
è
vostra
madre
?
Sopravvenne
Giulio
,
in
pochi
giorni
invecchiato
di
dieci
anni
.
Negli
occhi
,
nelle
braccia
protese
aveva
la
speranza
di
aver
da
Mauro
qualche
notizia
precisa
sull
'
arresto
di
Roberto
,
sul
suicidio
del
Selmi
,
se
questi
veramente
avesse
lasciato
qualche
dichiarazione
in
favore
del
fratello
,
come
dicevano
i
giornali
.
Dal
nipote
non
aveva
potuto
saper
nulla
,
per
quanto
,
tra
le
braccia
della
madre
,
lo
avesse
furiosamente
scrollato
per
farlo
parlare
.
Ma
il
Mortara
scostò
anche
lui
,
ripetendo
,
testardo
e
violento
:
-
Vostra
madre
?
Non
so
nulla
!
So
che
l
'
hanno
arrestato
sotto
i
miei
occhi
!
Non
voglio
veder
nessuno
!
Voglio
vedere
lei
sola
!
Giulio
restò
perplesso
,
se
permettergli
d
'
entrare
nella
camera
della
madre
,
così
all
'
improvviso
.
Dal
giorno
che
egli
,
sotto
l
'
urgenza
della
necessità
,
vincendo
ogni
riluttanza
,
dapprima
con
circospezione
,
poi
risolutamente
,
con
crudezza
,
le
aveva
detto
che
bisognava
si
recasse
dal
fratello
Ippolito
per
salvare
il
figlio
,
era
caduta
,
di
schianto
,
in
un
attonimento
quasi
di
apatia
,
come
se
la
vista
di
tutte
le
cose
intorno
le
si
fosse
a
un
tratto
vuotata
d
'
ogni
senso
.
Non
un
gesto
,
non
una
parola
.
Più
niente
.
E
quella
immobilità
e
quel
silenzio
avevano
avuto
fin
da
principio
un
che
di
così
assoluto
e
invincibile
,
che
né
un
gesto
,
né
una
parola
eran
più
stati
possibili
agli
altri
per
scuoterla
o
esortarla
.
Giulio
sapeva
che
avrebbe
ucciso
la
madre
,
parlando
.
E
difatti
,
ecco
,
subito
,
parlando
,
l
'
aveva
uccisa
.
Ella
non
poteva
andare
dal
fratello
per
salvare
il
figlio
:
sarebbe
stata
la
sua
morte
.
Ed
ecco
,
era
morta
.
Tanto
egli
quanto
Anna
avevano
sperato
,
dapprima
,
che
non
volesse
più
muoversi
né
parlare
;
non
che
,
veramente
,
non
potesse
.
Ma
ben
presto
s
'
erano
accorti
che
non
poteva
.
Pure
,
una
lieve
contrazione
rimasta
su
la
fronte
,
tra
ciglio
e
ciglio
,
diceva
chiaramente
che
,
anche
potendo
,
non
avrebbe
voluto
.
La
avevano
sollevata
di
peso
dalla
seggiola
e
adagiata
sul
letto
.
Erano
di
morte
la
immobilità
e
il
silenzio
;
soltanto
,
ancora
,
non
era
fredda
.
E
per
impedire
che
anche
quel
freddo
le
sopravvenisse
,
si
erano
affrettati
a
coprirla
bene
sul
letto
,
con
mani
amorose
,
piangendo
.
L
'
ultima
crudeltà
doveva
compiersi
così
sopra
di
lei
,
e
,
perché
fosse
più
iniqua
,
per
mano
stessa
dei
figli
.
Ora
,
vegliandola
e
piangendo
,
i
figli
le
dimostravano
,
o
piuttosto
dimostravano
a
se
stessi
,
che
non
erano
stati
loro
a
compierla
.
Se
ella
,
per
tutto
ciò
che
aveva
fatto
,
non
poteva
pagare
per
il
figlio
,
bisognava
che
pagasse
così
,
ora
.
Giulio
lo
sapeva
;
e
,
pur
sapendolo
,
non
aveva
potuto
impedirlo
.
Doveva
parlare
,
spingerla
a
quella
morte
,
darle
il
crollo
.
L
'
aveva
poi
raccolta
su
le
braccia
,
e
ora
le
rincalzava
le
coperte
e
le
stringeva
attorno
alle
braccia
lo
scialle
nero
di
lana
,
per
ripararla
dall
'
ultimo
freddo
,
e
andava
in
punta
di
piedi
,
perché
nessun
rumore
arrivasse
più
a
quel
silenzio
.
Anche
il
volo
d
'
una
mosca
sarebbe
stato
di
più
,
ora
,
oltre
a
quello
che
egli
aveva
fatto
,
perché
doveva
.
Un
pensiero
,
se
non
fosse
anche
di
più
la
sua
vita
,
il
suo
respiro
,
dopo
quello
che
aveva
fatto
,
gli
era
anche
passato
per
la
mente
.
Fuori
di
quella
madre
,
fuori
della
Sicilia
,
egli
,
fin
da
giovinetto
,
aveva
preso
mondo
.
Era
vissuto
senza
né
ricordi
,
né
affetti
,
né
aspirazioni
,
quasi
giorno
per
giorno
:
freddo
,
svogliato
,
ironico
,
sdegnoso
.
D
'
improvviso
,
quando
men
se
l
'
aspettava
,
il
destino
della
sua
famiglia
aveva
allungato
una
spira
a
involgerlo
,
a
invilupparlo
,
e
lo
aveva
attratto
a
sé
e
piombato
là
,
a
rinsertarsi
,
a
riaffiggersi
alla
radice
,
da
cui
s
'
era
strappato
;
a
sentire
tutto
ciò
che
non
aveva
voluto
mai
sentire
,
a
ricordarsi
di
tutto
ciò
di
cui
non
aveva
voluto
mai
ricordarsi
.
La
fine
di
colei
,
che
aveva
sempre
e
tutto
sentito
,
e
di
tutto
e
sempre
si
era
ricordata
,
schiantata
ora
dall
'
urto
con
cui
egli
era
tornato
a
inviscerarsi
in
lei
,
non
doveva
essere
adesso
anche
la
sua
fine
?
Schiantato
il
tronco
,
schiantati
i
rami
.
Nel
tetro
squallore
della
casa
,
era
rimasto
inorridito
del
suo
apparire
a
se
stesso
coi
sentimenti
e
i
ricordi
tutti
di
quella
madre
.
Ma
gli
era
apparsa
anche
Anna
,
la
sorella
:
il
ramo
che
non
s
'
era
mai
staccato
da
quel
tronco
;
che
miseramente
una
volta
sola
,
per
poco
,
era
fiorito
,
per
dare
il
frutto
ispido
e
attossicato
di
quel
figlio
,
in
cui
neanche
l
'
amore
della
madre
riusciva
a
penetrare
.
E
fratello
e
sorella
si
erano
stretti
,
allora
,
fusi
in
un
abbraccio
d
'
infinita
tenerezza
,
d
'
infinita
angoscia
,
all
'
ombra
della
tetra
casa
,
assaporando
la
dolcezza
del
pianto
che
li
univa
per
la
prima
volta
e
che
pur
rompeva
loro
il
cuore
.
Egli
doveva
vivere
per
quella
sorella
e
per
quel
ragazzo
.
La
notizia
dell
'
arresto
di
Roberto
,
ormai
inevitabile
,
attesa
da
un
momento
all
'
altro
,
era
finalmente
arrivata
insieme
con
quella
del
suicidio
di
Corrado
Selmi
,
ma
vaga
,
ristretta
in
poche
righe
nei
giornali
siciliani
,
come
una
notizia
a
cui
i
lettori
non
avrebbero
dato
importanza
,
presi
com
'
erano
tutti
,
allora
,
dalla
morbosa
curiosità
di
conoscere
fin
nei
minimi
particolari
l
'
eccidio
d
'
Aragona
.
La
trepidazione
di
Anna
per
il
figlio
solo
a
Roma
,
il
pensiero
dell
'
ajuto
da
portare
a
Roberto
avevano
spinto
dapprima
Giulio
a
ritornar
subito
alla
Capitale
.
Ma
come
abbandonar
la
madre
in
quello
stato
,
sola
lì
con
Anna
che
s
'
aggirava
per
le
stanze
chiamando
il
figlio
,
quasi
forsennata
?
E
che
ajuto
avrebbe
potuto
portare
a
Roberto
?
L
'
unico
ajuto
possibile
sarebbe
stato
il
denaro
,
il
rimborso
alla
banca
di
quelle
quarantamila
lire
,
così
che
tutti
potessero
credere
che
queste
fossero
state
prese
da
lui
,
per
bisogni
suoi
.
Il
suicidio
del
Selmi
ora
,
avrebbe
forse
aperta
la
porta
del
carcere
a
Roberto
,
ma
gli
sarebbe
rimasta
,
incancellabile
,
dopo
la
denunzia
e
l
'
arresto
,
la
macchia
d
'
una
losca
complicità
.
Quanti
avrebbero
creduto
,
domani
,
che
disinteressatamente
egli
si
fosse
prestato
a
contrarre
il
debito
,
sotto
il
suo
nome
,
per
conto
d
'
un
altro
?
La
dichiarazione
del
Selmi
,
se
davvero
esisteva
come
i
giornali
asserivano
,
non
sarebbe
valsa
a
cancellare
del
tutto
quella
macchia
.
Di
là
,
nella
camera
della
madre
,
c
'
era
il
canonico
Pompeo
Agrò
,
che
da
tanti
giorni
,
per
ore
e
ore
,
non
si
staccava
dalla
poltrona
a
pie
'
del
letto
,
fissi
gli
occhi
nella
faccia
spenta
della
giacente
,
forse
con
la
speranza
di
scoprirvi
un
indizio
che
ella
-
non
avendo
più
nulla
da
dire
agli
uomini
-
desiderasse
per
suo
mezzo
comunicare
con
Dio
.
Più
d
'
una
volta
con
profonda
voce
l
'
aveva
chiamata
per
nome
,
a
più
riprese
,
senza
ottener
risposta
.
Giulio
disse
a
Mauro
di
attendere
un
poco
:
voleva
consigliarsi
con
l
'
Agrò
,
se
questi
désse
più
peso
alla
sua
speranza
o
al
suo
timore
che
la
vista
o
la
voce
del
Mortara
,
scotendo
la
madre
da
quel
torpore
di
morte
,
potessero
farle
bene
o
male
.
-
Credo
,
-
gli
rispose
l
'
Agrò
,
-
che
non
ci
sia
più
né
da
sperare
né
da
temere
.
Non
avvertirà
nulla
.
Provate
.
Tanto
se
dura
così
,
è
la
morte
lo
stesso
.
Mauro
entrò
come
un
cieco
nella
camera
quasi
al
bujo
,
chiamando
forte
,
con
affanno
di
commozione
:
-
Donna
Caterina
...
donna
Caterina
...
Restò
,
davanti
al
letto
,
alla
vista
di
quella
faccia
volta
al
soffitto
,
sui
guanciali
ammontati
,
cadaverica
,
con
gli
occhi
che
s
'
immaginavano
torbidi
e
densi
di
disperata
angoscia
sotto
la
chiusura
perpetua
delle
gravi
pàlpebre
annerite
,
con
una
ostinata
,
assoluta
volontà
di
morte
negli
zigomi
tesi
,
nelle
tempie
affossate
,
nelle
pinne
stirate
del
naso
aguzzo
,
nelle
livide
,
sottili
labbra
,
non
solo
serrate
,
ma
anche
in
qualche
punto
attaccate
dall
'
essiccamento
degli
umori
.
-
Oh
figlia
...
oh
figlia
...
-
esclamò
.
-
Donna
Caterina
...
sono
io
...
Mauro
...
il
cane
guardiano
di
vostro
padre
...
Guardatemi
...
aprite
gli
occhi
...
da
voi
voglio
essere
guardato
...
Aprite
gli
occhi
,
donna
Caterina
;
guardando
me
,
guardate
la
vostra
stessa
pena
...
Sentitemi
:
debbo
dirvi
una
cosa
...
torno
da
Roma
...
Urtando
contro
la
rigida
impassibilità
funerea
della
morente
,
la
commozione
di
Mauro
Mortara
si
spezzò
a
un
tratto
in
striduli
singhiozzi
,
molto
simili
a
una
risata
.
L
'
Agrò
e
Giulio
,
anch
'
essi
piangenti
,
se
lo
presero
in
mezzo
,
e
,
sorreggendolo
per
le
braccia
,
lo
trassero
fuori
della
camera
.
La
morente
,
rimasta
sola
nell
'
ombra
,
immobile
su
i
guanciali
ammontati
,
udì
tardi
la
voce
,
come
se
questa
avesse
dovuto
far
molto
cammino
per
raggiungerla
nelle
profonde
lontananze
misteriose
,
ove
già
il
suo
spirito
s
'
era
inoltrato
.
E
da
queste
lontananze
,
in
risposta
a
quella
voce
,
tardi
venne
alle
sue
pàlpebre
chiuse
una
lagrima
,
ultima
,
che
nessuno
vide
.
Sgorgò
da
un
occhio
;
scorse
su
la
gota
;
cadde
e
scomparve
tra
le
rughe
del
collo
.
Quando
Pompeo
Agrò
tornò
a
sedere
su
la
poltrona
a
pie
'
del
letto
,
né
più
nell
'
occhio
,
né
più
su
la
gota
ve
n
'
era
traccia
.
Donna
Caterina
era
morta
.
CAPITOLO
SESTO
Per
donna
Adelaide
e
don
Ippolito
Laurentano
era
cominciato
,
fin
dalla
prima
sera
che
eran
rimasti
soli
nella
villa
di
Colimbètra
,
un
supplizio
previsto
da
entrambi
difficilissimo
da
sopportare
,
per
quanta
buona
volontà
l
'
uno
e
l
'
altra
ci
avrebbero
messo
.
Appena
andati
via
gl
'
invitati
alla
cerimonia
nuziale
,
don
Ippolito
,
con
molto
garbo
prendendole
una
mano
,
ma
pur
senza
guardargliela
per
non
avvertire
quanto
fosse
diversa
da
quella
tenuta
un
tempo
tra
le
sue
(
pallida
e
lunga
mano
morbida
,
tenera
e
lieve
!
)
,
aveva
cercato
di
farle
intendere
il
bene
che
da
lei
si
riprometteva
in
quella
solitudine
d
'
esilio
,
di
cui
supponeva
le
dovessero
esser
note
le
ragioni
,
se
non
tutte
,
almeno
in
parte
.
Il
discorso
tenuto
sul
terrazzo
,
davanti
alla
campagna
silenziosa
,
già
invasa
dal
bujo
della
notte
,
era
stato
,
in
verità
,
un
po
'
troppo
lungo
e
un
tantino
anche
faticoso
.
La
povera
donna
Adelaide
,
oppressa
dalla
violenza
di
tanti
sentimenti
nuovi
durante
quella
giornata
,
e
ora
da
tutta
quell
'
ombra
e
da
quel
silenzio
che
le
vaneggiavano
intorno
e
le
rendevano
più
che
mai
soffocante
l
'
ambascia
per
ciò
che
misteriosamente
incombeva
ancora
su
la
sua
«
terribile
signorinaggine
»
,
a
un
certo
punto
,
per
quanto
si
fosse
sforzata
,
non
aveva
potuto
udir
più
nulla
di
quel
pacato
interminabile
discorso
.
Aveva
avuto
l
'
impressione
che
esso
,
proprio
fuor
di
tempo
,
la
volesse
trarre
per
forza
quasi
in
una
cima
di
monte
altissima
e
nebbiosa
,
dalla
quale
le
sarebbe
stato
difficile
se
non
addirittura
impossibile
,
ridiscendere
ancora
in
grado
di
resistere
ad
altre
sorprese
,
ad
altre
emozioni
che
quella
notte
certamente
le
apparecchiava
.
Non
per
cattiva
volontà
,
ma
per
l
'
aria
,
ecco
,
per
l
'
aria
che
,
a
un
certo
punto
,
cominciava
a
sentirsi
mancare
,
non
le
era
stato
mai
possibile
prestare
ascolto
a
lunghi
discorsi
.
Oh
,
buon
Dio
,
e
perché
poi
prendere
di
questi
giri
così
alla
lontana
,
se
alla
fine
pur
sempre
bisognava
ridursi
a
fare
,
su
per
giù
,
le
stesse
cose
,
quelle
che
la
natura
comanda
?
Che
brutto
vizio
,
buon
Dio
!
E
senz
'
altro
effetto
che
la
stanchezza
e
la
stizza
.
Anche
la
stizza
,
sì
.
Perché
le
cose
da
fare
sono
semplici
,
e
da
contarsi
tutte
su
le
dita
d
'
una
mano
;
cosicché
,
alla
fine
,
ciascuno
deve
riconoscere
che
tutto
quel
girare
attorno
a
esse
,
non
solo
è
inutile
,
ma
anche
sciocco
e
dannoso
,
in
quanto
che
poi
,
per
la
stanchezza
appunto
e
con
la
stizza
di
questo
riconoscimento
,
si
fanno
tardi
e
si
fanno
male
.
Dapprima
s
'
era
messa
a
guardare
,
con
occhi
tra
imploranti
e
spaventati
,
il
principe
,
o
piuttosto
,
quella
sua
lunga
,
lunghissima
barba
.
Poi
,
nell
'
intronamento
,
aveva
sentito
un
prepotente
bisogno
di
ritirare
la
mano
e
di
soffiare
,
di
soffiare
un
poco
almeno
,
non
potendo
sbuffare
,
non
potendo
gridare
per
dare
uno
sfogo
alla
soffocazione
e
alle
smanie
.
Alla
fine
,
era
riuscita
a
vincere
l
'
intronamento
:
gli
orecchi
le
si
erano
rifatti
vivi
un
istante
,
ma
per
fuggire
lontano
,
per
afferrarsi
a
un
qualche
filo
di
suono
,
nell
'
oscurità
della
notte
,
che
le
avesse
dato
sollievo
,
distrazione
.
Veniva
dalla
riviera
,
laggiù
laggiù
,
invisibile
,
un
sordo
borboglìo
continuo
.
E
tutt
'
a
un
tratto
,
proprio
nel
punto
che
il
discorso
del
principe
s
'
era
fatto
più
patetico
,
donna
Adelaide
era
uscita
a
domandargli
:
-
Ma
che
è
,
il
mare
?
si
sente
così
forte
,
ogni
notte
?
Don
Ippolito
,
dapprima
stordito
(
il
mare
?
che
mare
?
-
)
si
era
poi
sentito
cascar
le
braccia
:
-
Ah
sì
...
è
il
mare
,
è
il
mare
...
E
le
aveva
lasciato
la
mano
e
si
era
scostato
.
Donna
Adelaide
,
imbarazzata
,
non
sapendo
come
rimediare
alla
evidente
mortificazione
del
principe
per
quella
domanda
inopportuna
,
era
rimasta
come
appesa
balordamente
alla
sua
domanda
.
La
risposta
s
'
era
fatta
aspettare
un
po
'
;
alla
fine
era
arrivata
da
lontano
,
grave
:
-
Grida
così
,
quand
'
è
scirocco
...
Quella
remota
voce
del
mare
era
a
lui
cara
e
pur
triste
.
Tante
volte
,
nella
pace
profonda
delle
notti
,
gli
aveva
dato
angoscia
e
compagnia
.
Abbandonato
su
la
sedia
a
sdrajo
,
s
'
era
lasciato
cullare
da
quel
cupo
fremito
continuo
delle
acque
che
gli
parlavano
di
terre
lontane
,
d
'
una
vita
diversa
e
tumultuosa
ch
'
egli
non
avrebbe
mai
conosciuta
.
S
'
era
sentito
ripiombare
tutt
'
a
un
tratto
da
quel
richiamo
nella
profondità
della
sua
antica
solitudine
.
Come
più
riprendere
il
discorso
,
adesso
?
E
,
d
'
altra
parte
,
come
rimaner
così
in
silenzio
,
lasciar
lì
discosta
nel
terrazzo
quella
donna
che
ora
gli
apparteneva
per
sempre
e
che
s
'
era
affidata
alla
sua
cortesia
,
in
quella
solitudine
per
lei
nuova
e
certo
non
gradita
?
Bisognava
farsi
forza
,
vincere
la
ripugnanza
e
riaccostarsi
.
Ma
certo
,
ormai
,
di
non
potere
entrare
con
lei
in
altra
intimità
che
di
corpo
,
don
Ippolito
s
'
era
domandato
amaramente
qual
altro
effetto
questa
intimità
avrebbe
potuto
avere
,
se
non
lo
scàpito
irreparabile
della
sua
considerazione
.
E
difatti
,
quella
notte
...
Ah
,
la
povera
donna
Adelaide
non
avrebbe
potuto
mai
immaginare
un
simile
spettacolo
,
di
pietà
a
un
tempo
e
di
paura
!
Le
veniva
di
farsi
ancora
la
croce
con
tutt
'
e
due
le
mani
.
Ah
,
Bella
Madre
Santissima
!
Un
uomo
con
tanto
di
barba
...
un
uomo
serio
...
Dio
!
Dio
!
Lo
aveva
veduto
,
a
un
certo
punto
,
scappar
via
,
avvilito
e
inselvaggito
.
Forse
era
andato
a
rintanarsi
di
notte
tempo
nelle
sale
del
Museo
,
a
pianterreno
.
E
lei
era
rimasta
a
passare
il
resto
della
notte
,
semivestita
,
dietro
una
finestra
,
a
sentire
i
singhiozzi
d
'
un
chiú
innamorato
,
forse
nel
bosco
della
Civita
,
forse
in
quello
più
là
,
di
Torre
-
che
-
parla
.
Meno
male
che
,
la
mattina
dopo
,
la
vista
della
campagna
e
dello
squisito
arredo
della
villa
l
'
aveva
un
po
'
racconsolata
e
rimessa
anche
in
parte
nelle
consuete
disposizioni
di
spirito
,
per
cui
volentieri
,
ove
non
avesse
temuto
di
far
peggio
,
si
sarebbe
lei
per
prima
riaccostata
al
principe
a
dirgli
,
così
alla
buona
,
senza
stare
a
pesar
le
parole
,
che
,
via
,
non
si
désse
pensiero
né
afflizione
di
nulla
,
perché
lei
...
lei
era
contenta
,
proprio
contenta
,
così
...
Le
aveva
fatto
pena
quel
viso
rabbujato
!
Pover
'
uomo
,
non
aveva
saputo
neanche
alzar
gli
occhi
a
guardarla
,
quando
a
colazione
si
era
rimesso
a
parlarle
.
Ma
sì
,
ma
sì
,
certo
:
era
una
condizione
insolita
,
la
loro
:
trovarsi
così
,
a
essere
marito
e
moglie
,
quasi
senza
conoscersi
.
A
poco
a
poco
,
certo
,
sarebbe
nata
tra
loro
la
confidenza
,
e
...
ma
sì
!
ma
sì
!
certo
!
S
'
era
accorta
però
che
,
dicendo
così
,
le
smanie
del
principe
erano
cresciute
,
s
'
erano
anzi
più
che
più
esacerbate
;
e
con
vero
terrore
aveva
veduto
riapprossimarsi
la
notte
.
Per
parecchie
notti
di
fila
s
'
era
rinnovato
questo
terrore
;
alla
fine
aveva
ottenuto
in
grazia
d
'
esser
lasciata
in
pace
,
a
dormir
sola
,
in
una
camera
a
parte
.
Se
non
che
,
il
giorno
dopo
,
era
sceso
a
Colimbètra
monsignor
Montoro
a
farle
a
quattr
'
occhi
un
certo
sermoncino
.
E
allora
lei
,
di
nuovo
:
-
Oh
Bella
Madre
Santissima
!
Ma
che
!
...
no
...
Ah
,
come
?
...
che
?
...
che
doveva
far
lei
?
...
Gesù
!
Gesù
!
...
Alla
sua
età
,
smorfie
,
moine
?
Ah
!
questo
mai
!
no
no
!
no
no
!
questo
mai
!
Non
erano
della
sua
natura
,
ecco
.
E
,
del
resto
,
perché
?
Non
si
poteva
restar
così
?
Non
chiedeva
di
meglio
,
lei
.
Che
faccia
aveva
fatto
Monsignore
!
E
la
povera
donna
Adelaide
,
da
quel
momento
in
poi
,
non
aveva
saputo
più
in
che
mondo
si
fosse
o
,
com
'
ella
diceva
,
aveva
cominciato
a
sentirsi
«
presa
dai
turchi
»
.
Ma
come
?
il
torto
era
suo
?
Il
principe
,
tutto
il
giorno
tappato
nel
Museo
,
non
s
'
era
più
fatto
vedere
,
se
non
a
pranzo
e
a
cena
,
rigido
aggrondato
taciturno
.
Aria
!
aria
!
aria
!
Sì
,
ce
n
'
era
tanta
,
lì
:
ma
per
donna
Adelaide
non
era
più
respirabile
.
E
il
bello
era
questo
:
che
della
soffocazione
,
avvertita
da
lei
,
le
era
parso
che
dovessero
soffrire
tutte
le
cose
,
gli
alberi
segnatamente
!
Sul
principio
dei
tre
ripiani
fioriti
innanzi
alla
villa
c
'
era
da
più
che
cent
'
anni
un
olivo
saraceno
,
il
cui
tronco
robusto
,
pieno
di
groppi
e
di
nodi
,
per
contrarietà
dei
venti
o
del
suolo
,
era
cresciuto
di
traverso
e
pareva
sopportasse
con
pena
infinita
i
molti
rami
sorti
da
una
sola
parte
,
ritti
,
per
conto
loro
.
Nessuno
aveva
potuto
levar
dal
capo
a
donna
Adelaide
che
quell
'
albero
,
così
pendente
e
gravato
da
tutti
quei
rami
,
soffrisse
.
-
Oh
Dio
,
ma
non
vedete
?
soffre
!
ve
lo
dico
io
che
soffre
!
poverino
!
E
lo
aveva
fatto
atterrare
.
Atterrato
,
guardando
il
posto
dove
prima
sorgeva
:
-
Ah
!
-
aveva
rifiatato
.
-
Così
va
bene
!
L
'
ho
liberato
.
Né
s
'
era
fermata
qui
.
Altre
prove
di
buon
cuore
aveva
dato
,
le
sere
senza
luna
,
durante
la
cena
,
verso
le
bestioline
alate
che
il
lume
del
lampadario
attirava
nella
sala
da
pranzo
.
Un
certo
Pertichino
,
ragazzotto
di
circa
tredici
anni
,
figlio
del
sergente
delle
guardie
,
era
incaricato
di
star
dietro
la
sedia
di
donna
Adelaide
e
di
dar
subito
la
caccia
a
quelle
bestioline
,
appena
entravano
.
Se
non
che
,
Pertichino
spesso
si
distraeva
nella
contemplazione
dei
grossi
guanti
bianchi
di
filo
,
in
cui
gli
avevano
insaccato
le
mani
;
e
donna
Adelaide
,
ogni
volta
,
doveva
strapparlo
a
quella
contemplazione
con
strilli
e
sobbalzi
per
lo
springare
di
qualche
grillo
o
per
il
ronzare
di
qualche
parpaglione
.
-
Niente
!
Farfalletta
...
Non
si
spaventi
!
Eccola
qua
,
farfalletta
...
-
Povera
bestiola
,
non
farla
patire
:
staccale
subito
la
testa
;
se
no
,
rientra
...
Fatto
?
-
Fatto
,
eccellenza
.
Eccola
qua
.
-
No
,
no
,
che
fai
?
non
me
la
mostrare
,
poverina
!
Farfalletta
era
?
proprio
farfalletta
?
Povera
bestiolina
...
Ma
chi
gliel
'
aveva
detto
d
'
entrare
?
Con
tanta
bella
campagna
fuori
...
Ah
,
avessi
io
le
ali
,
avessi
io
le
ali
!
Come
dire
che
,
senza
pensarci
due
volte
,
se
ne
sarebbe
volata
via
.
Don
Ippolito
,
per
quanto
urtato
e
disgustato
,
la
aveva
lasciata
fare
e
dire
.
Ma
una
sera
,
finalmente
,
non
s
'
era
più
potuto
tenere
.
Erano
tutti
e
due
seduti
discosti
sul
terrazzo
.
Egli
aspettava
che
su
dalle
chiome
dense
degli
olivi
,
sorgenti
sul
pendìo
della
collina
dietro
la
ripa
,
spuntasse
la
luna
piena
,
per
rinnovare
in
sé
una
cara
,
antica
impressione
.
Gli
pareva
,
ogni
volta
,
che
la
luna
piena
,
affacciandosi
dalle
chiome
di
quegli
olivi
allo
spettacolo
della
vasta
campagna
sottostante
e
del
mare
lontano
,
ancora
dopo
tanti
secoli
restasse
compresa
di
sgomento
e
di
stupore
,
mirando
giù
piani
deserti
e
silenziosi
dove
prima
sorgeva
una
delle
più
splendide
e
fastose
città
del
mondo
.
Ora
la
luna
stava
per
sorgere
,
s
'
intravvedeva
già
di
tra
il
brulichìo
dei
cimoli
argentei
degli
olivi
,
e
don
Ippolito
disponeva
la
sua
malinconia
attonita
e
ansiosa
a
ricevere
l
'
antica
impressione
insieme
con
tutta
la
campagna
,
ove
era
un
sommesso
e
misterioso
scampanellìo
di
grilli
e
gemeva
a
tratti
un
assiolo
,
quando
,
all
'
improvviso
,
dalla
casermuccia
sul
greppo
dello
Sperone
,
era
scoppiato
a
rompere
,
a
fracassare
quell
'
incanto
,
il
suono
stridulo
e
sguajato
del
fischietto
di
canna
di
capitan
Sciaralla
.
Donna
Adelaide
s
'
era
messa
a
battere
le
mani
,
festante
.
-
Oh
bello
!
Oh
bravo
il
capitano
che
ci
fa
la
sonatina
!
Don
Ippolito
era
balzato
in
piedi
,
fremente
d
'
ira
e
di
sdegno
,
s
'
era
turati
gli
orecchi
,
gridando
esasperato
:
-
Maledetti
!
maledetti
!
maledetti
!
E
,
afferrando
per
le
spalle
Pertichino
e
scrollandolo
furiosamente
,
gli
aveva
ingiunto
di
correre
a
gridare
a
quella
canaglia
dal
ciglio
del
burrone
dirimpetto
,
che
smettesse
subito
.
-
E
poi
,
fuori
di
qua
!
fuori
dai
piedi
!
Non
voglio
più
vederti
!
Chi
ha
qua
fastidio
delle
mosche
se
le
cacci
da
sé
!
zitta
,
da
sé
!
Sono
stanco
,
sono
stufo
di
tutte
queste
volgarità
che
mi
tolgono
il
respiro
!
Basta
!
basta
!
basta
!
Ed
era
scappato
via
dal
terrazzo
,
con
gli
occhi
strizzati
e
le
mani
su
le
tempie
.
Fortuna
che
,
pochi
giorni
dopo
,
s
'
era
presentato
alla
villa
don
Salesio
Marullo
,
con
un
viso
sparuto
e
quasi
affumicato
,
guardingo
e
sgomento
,
a
chiedere
ajuto
e
ospitalità
.
Era
diventato
,
fin
dal
primo
giorno
,
cavaliere
di
compagnia
di
donna
Adelaide
,
la
quale
credette
che
gliel
'
avesse
mandato
Iddio
.
-
Don
Salesio
,
per
carità
,
mangiate
!
Per
carità
,
don
Salesio
,
rimettetevi
subito
!
Subito
,
Pertichino
,
due
altri
ovetti
a
don
Salesio
!
S
'
era
messa
a
ingozzarlo
come
un
pollo
d
'
India
prima
di
Natale
.
Il
povero
gentiluomo
,
ridotto
una
larva
,
non
aveva
saputo
opporre
alcuna
resistenza
;
aveva
ingollato
,
ingollato
,
ingollato
tutto
ciò
che
gli
era
stato
messo
davanti
,
e
quasi
in
bocca
,
a
manate
;
poi
...
eh
,
poi
l
'
aveva
scontato
con
tremende
coliche
e
disturbi
viscerali
d
'
ogni
genere
,
per
cui
,
nel
bel
mezzo
d
'
uno
svago
o
d
'
un
passatempo
concertato
con
capitan
Sciaralla
per
distrarre
la
principessa
,
si
faceva
in
volto
di
tanti
colori
e
alla
fine
doveva
scappare
,
non
è
a
dire
con
quanta
sofferenza
della
sua
dignità
,
per
quanto
ormai
intisichita
.
Ma
donna
Adelaide
ne
gongolava
.
Non
potendo
nulla
contro
quella
del
principe
suo
marito
,
per
vendetta
s
'
era
gettata
a
fare
strazio
d
'
ogni
dignità
mascolina
che
le
si
parasse
davanti
:
anche
di
quella
di
Sciaralla
il
capitano
.
Aveva
trovato
per
caso
tra
le
carte
della
scrivania
,
nella
stanza
del
segretario
Lisi
Prèola
,
una
vecchia
poesia
manoscritta
contro
il
capitano
,
dove
tra
l
'
altro
era
detto
:
Oppur
vai
,
don
Chisciottino
,
all
'
assalto
d
'
un
molino
?
od
a
caccia
di
lumache
t
'
avventuri
col
mattino
,
così
rosso
nelle
brache
,
nel
giubbon
così
turchino
,
Sciarallino
,
Sciarallino
?
E
un
giorno
,
ch
'
era
piovuto
a
dirotto
,
appena
cessata
la
pioggia
,
era
scesa
nello
spiazzo
sotto
il
corpo
di
guardia
dove
«
i
militari
»
facevano
le
esercitazioni
,
e
chiamando
misteriosamente
in
disparte
capitan
Sciaralla
,
gli
aveva
ordinato
di
mandare
i
suoi
uomini
,
con
la
zappetta
in
una
mano
e
un
corbellino
nell
'
altra
,
in
cerca
di
babbaluceddi
,
ossia
delle
lumachelle
che
dopo
quell
'
acquata
dovevano
essere
schiumate
dalla
terra
.
Il
povero
capitano
,
a
quell
'
ordine
,
era
rimasto
basito
.
Come
dare
militarmente
un
siffatto
comando
ai
suoi
uomini
?
Perché
donna
Adelaide
,
per
metterlo
alla
prova
,
aveva
preteso
che
quella
cerca
di
lumache
avesse
tutta
l
'
aria
d
'
una
spedizione
militare
.
-
Eccellenza
,
e
come
faccio
?
-
Perché
?
-
Se
perdiamo
il
prestigio
,
eccellenza
...
-
Che
prestigio
?
-
Ma
...
capirà
,
io
debbo
comandare
...
e
in
momenti
come
questi
...
-
Io
voglio
i
babbaluceddi
.
-
Sì
,
eccellenza
...
piú
tardi
,
quando
rompo
le
file
...
-
Quando
rompete
...
che
cosa
?
-
Le
file
,
eccellenza
.
-
No
no
!
E
allora
finisce
il
bello
,
che
c
'
entra
!
Io
voglio
babbaleddi
militari
!
E
non
c
'
era
stato
verso
di
farla
recedere
da
quella
tirannia
capricciosa
.
Con
quali
effetti
per
la
disciplina
,
Sciaralla
il
giorno
dopo
lo
aveva
lasciato
considerare
amaramente
a
don
Salesio
Marullo
,
già
da
un
pezzo
messo
a
parte
della
sua
costernazione
per
le
notizie
che
arrivavano
da
tutta
la
Sicilia
,
del
gran
fermento
dei
Fasci
,
a
cui
pareva
non
potessero
più
tener
testa
né
la
polizia
,
né
la
milizia
,
«
quella
vera
»
.
-
Capissero
almeno
che
qua
siamo
anche
noi
contro
il
governo
...
Ma
no
,
caro
sì
-
don
Salesio
:
perché
sono
una
lega
,
non
tanto
contro
il
governo
,
quanto
contro
la
proprietà
,
capisce
?
-
Capisco
,
capisco
...
-
Vogliono
le
terre
!
E
se
,
cacciati
dalle
città
,
si
buttano
nelle
campagne
?
Quattro
gatti
siamo
...
E
più
diamo
all
'
occhio
,
perché
figuriamo
in
assetto
di
guerra
,
capisce
?
-
Capisco
,
capisco
.
-
Qua
,
così
armati
,
diciamo
quasi
noi
stessi
che
c
'
è
pericolo
;
sfidiamo
l
'
assalto
;
siamo
come
un
piccolo
stato
,
a
cui
si
può
fare
benissimo
una
guerra
a
parte
,
mi
spiego
?
E
domani
il
prefetto
un
'
offesa
a
noi
sa
come
la
prenderebbe
?
come
una
giusta
retribuzione
.
Guarderà
gli
altri
,
e
per
noi
dirà
:
«
Ah
,
S
.
E
.
il
principe
di
Laurentano
,
vuol
fare
il
re
,
con
la
sua
milizia
?
Bene
,
e
ora
si
difenda
da
sé
!
»
Ma
con
che
ci
difendiamo
noi
?
Me
lo
dica
lei
...
Che
roba
è
questa
?
-
Piano
...
eh
,
con
le
armi
...
-
Armi
?
Non
mi
faccia
ridere
!
Armi
,
queste
?
Ma
quando
si
vuol
tener
gente
così
...
e
vestita
,
dico
,
lei
mi
vede
...
coraggio
ci
vuole
,
creda
,
coraggio
a
indossare
in
tempi
come
questi
un
abito
che
strilla
così
...
e
io
mi
sento
scolorir
la
faccia
,
quando
mi
guardo
addosso
il
rosso
di
questi
calzoni
.
Dico
,
sì
-
don
Salesio
,
che
scherziamo
?
Quando
,
dico
,
si
sta
sul
puntiglio
di
non
volersi
abbassare
a
nessuno
...
-
Forse
,
-
suggeriva
,
esitante
,
don
Salesio
,
-
sarebbe
prudente
raccogliere
...
-
Altra
gente
?
E
chi
?
Sarebbe
questo
il
mio
piano
!
Ma
chi
?
I
contadini
?
E
se
sono
anch
'
essi
della
lega
?
I
nemici
in
casa
?
-
Già
...
già
...
-
Ma
che
!
L
'
unica
,
sa
quale
sarebbe
?
...
A
voce
,
non
lo
disse
:
con
due
dita
si
prese
sul
petto
la
giubba
;
guardingo
,
la
scosse
un
poco
;
poi
,
quasi
di
furto
,
fece
altri
due
gesti
che
significavano
:
ripiegarla
e
riporla
,
e
subito
domandò
:
-
Che
?
No
?
Lei
dice
di
no
?
Don
Salesio
si
strinse
nelle
spalle
:
-
Dico
che
il
principe
...
forse
...
-
Eh
già
,
perché
non
deve
portarla
lui
!
Sì
-
don
Salesìo
,
il
cielo
s
'
incaverna
,
s
'
incaverna
sempre
più
da
ogni
parte
;
e
i
primi
fulmini
li
attireremo
noi
qua
,
con
questi
ferracci
in
mano
,
vedrà
se
sbaglio
!
Scoppiò
difatti
il
fulmine
,
e
terribile
,
pochi
giorni
dopo
,
e
fu
la
notizia
dell
'
eccidio
d
'
Aragona
.
Parve
che
scoppiasse
proprio
su
Colimbètra
,
poiché
lì
,
per
combinazione
,
sotto
lo
stesso
tetto
si
trovarono
il
padre
dell
'
autore
principale
dell
'
eccidio
,
cioè
il
segretario
Lisi
Prèola
,
e
il
patrigno
della
vittima
,
il
povero
don
Salesio
.
E
lo
sbigottimento
e
l
'
orrore
crebbero
ancor
più
,
allorché
da
Rona
,
come
il
rimbombo
di
quel
fulmine
caduto
così
da
presso
,
giunse
l
'
altra
notizia
dell
'
impazzimento
di
Dianella
.
Donna
Adelaide
,
colpita
ora
direttamente
dalla
sciagura
,
lasciò
d
'
accoppare
con
la
sua
fragorosa
e
affannosa
carità
don
Salesio
e
si
mise
a
strillare
per
conto
suo
che
,
con
Dianella
impazzita
a
causa
di
quell
'
eccidio
,
non
era
più
possibile
che
rimanesse
lì
a
Colimbètra
il
padre
dell
'
assassino
!
E
il
principe
,
per
farla
tacere
,
quantunque
stimasse
ingiusto
incrudelire
su
quel
vecchio
già
atterrato
dalla
colpa
nefanda
del
figlio
,
si
vide
costretto
a
mandarlo
via
dalla
villa
,
con
un
assegno
.
Prima
d
'
andare
,
il
Prèola
,
strascicandosi
a
stento
,
col
grosso
capo
venoso
e
inteschiato
ciondoloni
,
volle
baciar
la
mano
anche
alla
signora
principessa
e
le
disse
che
volentieri
offriva
ai
suoi
padroni
,
per
il
delitto
del
figlio
,
la
penitenza
di
lasciare
dopo
trentatré
anni
il
servizio
in
quella
casa
,
compiuto
con
tanto
amore
e
tanta
devozione
.
Donna
Adelaide
,
commossa
e
pentita
,
cominciò
a
dare
in
ismanie
e
chiamò
innanzi
a
Dio
responsabile
il
principe
del
suo
rimorso
per
l
'
ingiusta
punizione
di
quel
povero
vecchio
;
sì
,
il
principe
,
sì
,
per
l
'
orgasmo
continuo
in
cui
la
teneva
,
così
che
ella
non
sapeva
più
quel
che
si
volesse
e
,
pur
di
darsi
uno
sfogo
,
diceva
e
faceva
cose
contrarie
alla
sua
natura
.
Le
sue
smanie
divennero
più
furiose
che
mai
,
come
seppe
ch
'
erano
ritornati
da
Roma
suo
fratello
Flaminio
e
Dianella
.
A
monsignor
Montoro
,
sceso
a
Colimbètra
in
visita
di
condoglianza
per
la
morte
di
donna
Caterina
,
domandò
con
gli
occhi
gonfii
dal
pianto
,
se
gli
pareva
umano
che
le
si
proibisse
d
'
andare
a
vedere
e
assistere
la
nipote
,
a
cui
aveva
fatto
da
madre
!
Don
Ippolito
,
in
quel
momento
,
non
era
in
villa
.
S
'
era
recato
al
camposanto
di
Bonamorone
,
poco
discosto
da
Colimbètra
,
a
pregare
su
la
fossa
della
sorella
.
Quando
entrò
,
scuro
,
nel
salone
,
finse
di
non
vedere
il
pianto
della
moglie
,
e
al
vescovo
che
gli
si
fece
innanzi
compunto
e
con
le
mani
tese
,
disse
:
-
È
morta
disperata
,
Monsignore
.
Disperata
.
Il
figlio
in
carcere
,
compromesso
con
tanti
altri
di
questi
patrioti
,
nella
frode
delle
banche
.
E
quel
Selmi
venuto
qua
padrino
avversario
del
Capolino
,
ha
saputo
?
s
'
è
ucciso
.
Scontano
tutti
le
loro
belle
imprese
!
È
lo
sfacelo
,
Monsignore
!
Dio
abbia
pietà
dei
morti
.
Io
mi
sento
il
cuore
così
arso
di
sdegno
,
che
non
m
'
è
stato
possibile
pregare
.
Un
fremito
ai
ginocchi
m
'
ha
fatto
levare
dalla
fossa
della
mia
povera
sorella
,
e
mi
sono
domandato
se
questo
era
il
momento
di
pregare
e
di
piangere
,
o
non
piuttosto
d
'
agire
,
Monsignore
!
Ma
dobbiamo
proprio
rimanere
inerti
,
mentre
tutto
si
sfascia
e
le
popolazioni
insorgono
?
Ha
sentito
,
ha
letto
nei
giornali
?
Le
folle
hanno
un
bell
'
essere
incitate
da
predicazioni
anarchiche
;
scendendo
in
piazza
a
gridare
contro
la
gravezza
delle
tasse
,
recano
ancora
con
sé
il
Crocefisso
e
le
immagini
dei
Santi
!
-
Anche
quelle
,
però
,
del
re
e
della
regina
,
don
Ippolito
,
-
gli
fece
osservare
amaramente
Monsignore
.
-
Per
disarmare
i
soldati
,
queste
!
-
rispose
pronto
don
Ippolito
.
-
Il
segno
che
l
'
animo
del
popolo
è
ancora
con
noi
,
è
in
quelle
!
è
chiaro
in
quelle
!
Sa
che
mio
figlio
è
in
Sicilia
?
Monsignore
chinò
il
capo
più
volte
con
mesta
gravità
,
credendo
che
il
principe
gli
avesse
fatto
quella
domanda
per
chiamarlo
a
parte
d
'
un
dispiacere
.
-
Ha
viaggiato
insieme
con
don
Flaminio
,
-
aggiunse
con
un
sospiro
,
-
e
con
la
povera
figliuola
.
Donna
Adelaide
ruppe
in
nuovi
e
più
forti
singhiozzi
.
Don
Ippolito
pestò
un
piede
rabbiosamente
.
-
Bisogna
vincere
i
proprii
dolori
,
-
disse
con
fierezza
-
e
guardar
oltre
!
Saper
vivere
per
qualche
cosa
che
stia
sopra
alle
nostre
miserie
quotidiane
e
a
tutte
le
afflizioni
che
ci
procaccia
la
vita
!
Io
ho
scritto
a
mio
figlio
,
Monsignore
,
e
ho
fatto
anche
chiamare
il
Capolino
per
proporgli
d
'
andare
ad
abboccarsi
con
lui
,
se
fosse
possibile
venire
a
qualche
intesa
...
-
Ma
come
,
don
Ippolito
?
-
esclamò
,
con
stupore
e
afflizione
,
Monsignore
.
-
Con
quelli
che
gli
hanno
or
ora
assassinato
barbaramente
la
moglie
?
Don
Ippolito
tornò
a
pestare
un
piede
sul
tappeto
,
strinse
e
scosse
le
pugna
,
e
col
volto
levato
e
atteggiato
di
sdegno
,
fremette
:
-
Schiavitù
!
schiavitù
!
schiavitù
!
Ah
se
io
non
fossi
inchiodato
qui
!
-
Ma
che
siamo
sbanditi
?
davvero
sbanditi
?
-
domandò
allora
,
tra
le
lagrime
,
donna
Adelaide
,
rivolta
al
vescovo
.
-
Chi
ci
proibisce
d
'
uscire
di
qui
,
d
'
andare
dove
ci
pare
,
Monsignore
?
-
Chi
?
-
gridò
don
Ippolito
,
volgendosi
di
scatto
,
col
volto
scolorito
dall
'ira.-
Non
lo
sapete
ancora
?
Monsignore
,
non
ha
posto
lei
chiaramente
i
patti
di
queste
mie
nuove
nozze
sciagurate
?
Come
non
sa
ancora
costei
chi
ci
proibisce
d
'
uscire
di
qui
?
-
Ma
in
un
caso
come
questo
!
-
gemette
donna
Adelaide
.
-
Vado
io
sola
!
Egli
può
restare
!
Santo
Dio
,
ci
vuole
anche
un
po
'
di
cuore
,
ci
vuole
!
Monsignor
Montoro
la
supplicò
con
le
mani
di
tacere
,
d
'
usar
prudenza
.
Don
Ippolito
si
portò
e
si
premette
forte
le
mani
sul
volto
,
a
lungo
;
poi
mostrando
un
'
aria
al
tutto
cangiata
,
di
profonda
amarezza
,
di
profondo
avvilimento
,
disse
:
-
Monsignore
,
procuri
d
'
indurre
mio
cognato
a
portar
qui
la
figliuola
,
presso
la
zia
.
Forse
la
quiete
,
la
novità
del
luogo
le
potranno
far
bene
.
-
Ah
,
qui
?
davvero
qui
?
Ah
se
viene
qui
...
-
proruppe
allora
con
furia
di
giubilo
donna
Adelaide
,
dimenandosi
,
quasi
ballando
sulla
seggiola
.
-
Sì
,
sì
,
sì
,
Monsignore
mio
.
Sente
?
lo
dice
lui
!
La
faccia
venire
qui
,
Monsignore
,
subito
subito
,
qui
,
la
mia
povera
figliuola
!
Lieto
della
concessione
,
Monsignore
parò
le
candide
mani
paffute
ad
arrestare
quella
furia
:
-
Aspettate
...
permettete
?
Ecco
...
vi
devo
dire
...
oh
,
una
cosa
che
mi
ha
tanto
,
tanto
intenerito
...
Qua
,
sì
...
ma
aspettate
...
vedrete
che
è
meglio
lasciare
per
ora
a
Girgenti
la
povera
figliuola
...
Forse
abbiamo
un
mezzo
per
guarirla
.
Sì
,
ecco
,
l
'
altro
jer
sera
,
sapete
chi
è
venuto
a
trovarmi
al
vescovado
?
Il
De
Vincentis
,
quel
povero
Ninì
De
Vincentis
innamorato
da
lungo
tempo
della
ragazza
,
lo
sapete
.
Caro
giovine
!
Oh
se
l
'
aveste
veduto
!
In
uno
stato
,
vi
assicuro
,
che
faceva
pietà
.
Si
mise
a
piangere
,
a
piangere
perdutamente
,
e
mi
pregò
,
mi
scongiurò
di
dire
a
don
Flaminio
che
si
fidasse
di
lui
e
lo
mettesse
accanto
alla
ragazza
,
ché
egli
col
suo
amore
,
con
la
sua
calda
pietà
insistente
sperava
di
scuoterla
,
di
richiamarla
alla
ragione
,
alla
vita
.
Ebbene
,
che
ne
dite
?
-
Magari
!
-
esclamò
donna
Adelaide
.
-
E
Flaminio
?
Flaminio
?
-
Ho
fatto
subito
,
jeri
mattina
,
l
'
ambasciata
,
-
rispose
Monsignore
.
-
E
don
Flaminio
,
che
conosce
il
cuore
,
la
gentilezza
e
l
'
onestà
illibata
del
giovine
,
ha
accettato
la
proposta
,
promettendo
al
De
Vincentis
che
la
figliuola
sarà
sua
se
farà
il
miracolo
di
guarirla
.
Ora
il
giovine
è
lì
,
presso
la
povera
figliuola
.
Lasciamola
stare
,
donna
Adelaide
,
e
preghiamo
Iddio
insieme
,
che
il
miracolo
si
compia
!
Con
questa
esortazione
,
monsignor
Montoro
tolse
commiato
.
Per
le
scale
disse
a
don
Ippolito
che
aveva
in
animo
di
mandare
una
pastorale
ai
fedeli
della
diocesi
,
e
che
fra
qualche
giorno
sarebbe
venuto
a
fargliela
sentire
,
prima
di
mandarla
.
Don
Ippolito
aprì
le
braccia
e
,
appena
il
vescovo
partì
con
la
vettura
,
andò
a
rinchiudersi
nelle
sale
del
Museo
.
Donna
Adelaide
rimase
a
piangere
,
prima
di
tenerezza
per
quell
'
atto
del
povero
Ninì
,
poi
per
disperazione
,
poiché
sapeva
purtroppo
in
che
conto
la
nipote
tenesse
un
tempo
quel
giovine
.
Forse
,
se
anche
lei
avesse
potuto
esserle
accanto
,
a
persuaderla
...
chi
sa
!
E
cominciò
a
fremere
di
nuovo
e
a
struggersi
tra
le
smanie
e
a
sentirsi
divorata
dalla
rabbia
per
quella
barbarie
del
principe
,
che
la
costringeva
a
star
lì
.
E
perché
poi
?
che
cosa
rappresentava
,
che
cosa
stava
a
far
lì
,
lei
?
No
,
no
,
no
;
voleva
andar
via
,
scappare
,
fuggire
,
o
sarebbe
anch
'
essa
impazzita
!
Decise
di
scrivere
al
fratello
,
scongiurandolo
di
venir
subito
a
riprendersela
,
a
liberarla
da
quella
galera
,
o
con
le
buone
o
con
le
cattive
.
Lieto
della
chiamata
del
principe
di
Laurentano
,
Ignazio
Capolino
si
disponeva
a
scendere
a
Colimbètra
,
quando
nella
saletta
d
'
ingresso
udì
la
vecchia
serva
respingere
sgarbatamente
qualcuno
,
che
chiedeva
di
lui
.
Si
fece
avanti
,
sporse
il
capo
a
guardare
,
vide
due
donne
vestite
di
nero
,
con
uno
scialle
pur
nero
in
capo
,
stretto
attorno
al
viso
pallido
e
smunto
.
Erano
le
due
figliuole
del
Pigna
,
Mita
e
Annicchia
.
Capolino
,
come
intese
il
nome
,
le
fece
entrare
nel
salotto
e
,
dopo
averle
costrette
a
sedere
,
domandò
loro
che
cosa
desiderassero
.
Per
pudore
della
loro
miseria
e
per
sostenere
con
dignità
il
cordoglio
,
resistevano
entrambe
alla
commozione
irrompente
.
Lo
sforzo
che
facevano
per
non
piangere
,
intanto
,
e
la
suggezione
,
impedivano
la
voce
.
E
tutte
e
due
stropicciavano
forte
,
sotto
lo
scialle
nero
,
il
pollice
della
mano
sinistra
sulla
costa
dell
'
ultima
falange
dell
'
indice
,
ottusa
,
incallita
,
annerita
e
bucherata
dall
'
assiduo
passaggio
dell
'
ago
e
del
filo
,
quasi
che
soltanto
nella
sensibilità
perduta
di
quel
dito
potessero
trovar
la
forza
e
il
coraggio
di
parlare
.
Alla
fine
,
Mita
,
levando
appena
gli
occhi
offuscati
,
riuscì
a
dire
:
-
Signor
deputato
,
siamo
venute
a
pregarla
...
E
l
'
altra
subito
suggerì
,
corresse
:
-
Le
diamo
l
'
incomodo
...
col
dolore
che
deve
avere
in
sé
...
-
Dite
,
dite
pure
,
-
le
esortò
Capolino
.
-
Sono
qua
ad
ascoltarvi
.
-
Sissignore
,
ecco
...
Vossignoria
saprà
,
-
riprese
Mita
facendosi
improvvisamente
rossa
in
viso
,
-
che
nostro
padre
e
il
Lizio
,
che
è
...
-
Marito
d
'
una
nostra
sorella
,
-
tornò
a
suggerire
Annicchia
.
Mita
le
rivolse
con
gli
occhi
un
pietoso
rimprovero
.
-
Sono
stati
arrestati
,
signor
deputato
!
-
Innocenti
,
signor
deputato
,
innocenti
!
-
Siamo
testimonie
noi
,
che
non
sapevano
nulla
,
proprio
nulla
del
fatto
...
Capolino
,
confuso
tra
l
'
ansia
affannosa
e
incalzante
con
cui
le
due
sorelle
ora
parlavano
,
domandò
:
-
Di
qual
fatto
?
-
Come
!
-
fece
Mita
.
-
Del
fatto
,
che
vossignoria
,
purtroppo
...
-
Oh
Signore
!
-
esclamò
Annicchia
.
-
Ce
ne
trema
ancora
il
cuore
.
E
Mita
riprese
:
-
Sono
stati
arrestati
anch
'
essi
,
innocenti
come
Cristo
...
Siamo
testimonie
noi
,
che
sono
rimasti
sbalorditi
e
senza
fiato
,
quando
se
ne
sparse
la
notizia
;
non
sapevano
nulla
di
nulla
...
-
E
vossignoria
può
credere
,
-
aggiunse
Annicchia
,
-
che
non
avremmo
avuto
il
coraggio
di
venire
qua
a
parlarne
a
vossignoria
,
se
non
fossimo
più
che
sicure
che
sono
innocenti
...
E
Mita
con
gli
occhi
bassi
,
tremante
:
-
La
sua
signora
,
disse
,
noi
l
'
abbiamo
servìta
e
sappiamo
quant
'
era
buona
...
signora
affabile
...
e
bella
,
oh
quant
'
era
bella
...
che
pena
!
Capolino
strizzò
gli
occhi
,
si
torse
un
po
'
sulla
seggiola
,
e
domandò
con
voce
grossa
:
-
Avete
avuto
una
perquisizione
in
casa
?
-
Sissignore
,
-
risposero
a
una
voce
le
due
sorelle
.
Seguitò
Mita
:
-
Guardie
,
delegati
,
giudici
...
come
tanti
diavoli
..
hanno
messo
tutto
sossopra
..
-
E
che
hanno
trovato
?
-
Niente
!
-
Oh
Maria
,
proprio
niente
...
Qualche
lettera
...
giornali
...
l
'
elenco
dei
socii
.
-
Socii
per
modo
di
dire
...
non
veniva
nessuno
...
-
Libri
...
carte
...
si
son
portato
via
tutto
...
anche
un
capo
di
biancheria
,
signor
deputato
,
con
una
goccia
di
sangue
che
m
'
ero
fatto
io
,
qua
al
dito
,
cucendo
...
Capolino
si
strinse
la
bocca
con
una
mano
sotto
il
naso
,
e
rimase
un
pezzo
accigliato
,
a
pensare
;
poi
disse
:
-
Se
non
verrà
fuori
qualche
compromissione
...
-
Ah
,
nossignore
!
-
esclamò
subito
Mita
.
-
Col
fatto
per
cui
sono
stati
arrestati
,
nessuna
;
certo
nessuna
!
Vossignoria
può
crederlo
...
-
Non
saremmo
venute
da
vossignoria
...
-
ripeté
Annicchia
.
Capolino
tese
le
mani
per
fermarle
,
si
raccolse
di
nuovo
a
pensare
.
-
Sapete
,
-
poi
domandò
-
che
io
non
sono
benvisto
dall
'
autorità
?
Sapete
che
,
per
scusare
trenta
e
più
anni
di
malgoverno
,
si
vuol
far
credere
che
tutti
questi
torbidi
in
Sicilia
siano
suscitati
sotto
sotto
dal
partito
clericale
,
a
cui
io
appartengo
?
-
Vossignoria
...
ma
come
!
disse
Annicchia
,
con
le
mani
giunte
.
-
Se
vossignoria
ha
avuto
...
se
a
vossignoria
...
-
Tanto
più
!
Tanto
più
!
-
troncò
Capolino
.
-
Diranno
:
«
Ecco
,
vedete
che
c
'
è
l
'
accordo
?
Il
cuore
è
una
cosa
;
la
politica
,
un
'
altra
!
Viene
lui
,
lui
stesso
,
a
intercedere
per
gli
arrestati
»
.
Così
diranno
!
Le
due
sorelle
restarono
smarrite
,
oppresse
.
-
E
come
si
può
credere
una
tal
cosa
?
...
-
domandò
.
-
Ma
non
la
credono
affatto
!
-
rispose
con
un
sorriso
di
sdegno
Capolino
.
-
Fingono
di
credere
!
È
la
loro
scusa
.
E
io
,
andando
,
voi
lo
capite
,
farei
il
loro
gioco
,
senza
ottenere
nulla
per
voi
.
Proprio
cosí
!
Anche
nel
1866
,
che
voi
altre
non
eravate
neppur
nate
,
la
sommossa
popolare
a
causa
delle
iniquità
politiche
e
amministrative
,
fu
addebitata
a
questo
capro
espiatorio
del
partito
clericale
.
È
la
scusa
più
comoda
,
per
i
governanti
,
e
di
sicuro
effetto
!
Le
due
sorelle
rimasero
un
pezzo
in
silenzio
,
assorte
,
quasi
a
veder
la
speranza
che
le
aveva
condotte
lì
,
rintanarsi
nella
pena
,
cacciata
da
una
ragione
inattesa
che
non
riuscivano
a
intendere
chiaramente
.
-
C
'
eravamo
figurate
,
-
disse
poi
Mita
,
-
che
se
vossignoria
avesse
detto
una
parola
...
non
solo
di
fronte
all
'
autorità
...
ma
anche
per
il
paese
...
Viviamo
del
lavoro
che
facciamo
noi
due
,
io
e
questa
mia
sorella
...
Nessuno
ce
ne
vuol
più
dare
adesso
,
perché
tutti
,
per
quest
'
arresto
,
credono
che
nostro
padre
e
nostro
cognato
siano
complici
nel
fatto
che
giustamente
ha
indignato
tutto
il
paese
...
Ora
,
se
vossignoria
,
che
è
stato
più
di
tutti
offeso
,
dice
una
parola
...
l
'
innocenza
...
-
E
c
'
è
anche
questo
,
signor
deputato
!
-
proruppe
Annicchia
,
non
riuscendo
più
a
trattenere
le
lagrime
,
-
che
nostra
sorella
,
signor
deputato
,
quando
sono
venute
le
guardie
ad
arrestare
il
marito
e
nostro
padre
,
aveva
il
bambinello
attaccato
al
petto
.
Le
si
è
attossicato
il
latte
,
signor
deputato
;
e
ora
il
bambino
sta
morendo
,
e
non
sappiamo
come
curarlo
;
e
nostra
sorella
pare
impazzita
per
il
figlio
che
le
muore
,
col
padre
in
carcere
!
Siamo
rimaste
cinque
sorelle
in
casa
;
ci
volgiamo
da
tutte
le
parti
e
non
sappiamo
che
ajuto
darle
...
Per
questo
siamo
venute
qua
,
a
supplicarla
,
signor
deputato
!
Capolino
s
'
alzò
,
come
sospinto
dalla
commozione
.
-
Vedrò
...
vedrò
di
fare
qualche
cosa
...
-
disse
.
-
Datemi
un
po
'
di
tempo
...
Bisogna
che
veda
..
per
la
mia
...
dico
per
la
mia
responsabilità
politica
...
Il
cuore
,
ve
l
'
ho
detto
,
è
una
cosa
;
la
politica
,
un
'
altra
...
Ma
vedrò
...
non
m
'
impegno
...
Quietatevi
,
quietatevi
...
e
coraggio
,
figliuole
mie
...
È
un
momento
orribile
per
tutti
,
credete
...
e
nessuno
riesce
a
vederci
uno
scampo
...
Le
accompagnò
,
così
dicendo
,
fino
alla
saletta
d
'
ingresso
non
volle
scuse
né
ringraziamenti
;
richiuse
pian
piano
la
porta
alle
loro
spalle
.
Pur
senz
'
alcuna
fiducia
in
quella
vaga
promessa
d
'
ajuto
,
le
due
sorelle
,
appena
uscite
su
la
via
,
provarono
un
certo
sollievo
per
il
passo
che
avevano
fatto
,
quasi
un
'
ebbrezza
d
'
aver
saputo
parlare
,
per
cui
si
sentirono
alquanto
riconfortate
.
Ma
presto
,
pensando
al
luogo
ove
erano
avviate
,
ricaddero
nell
'
avvilimento
d
'
una
vergogna
scottante
.
Si
recavano
alla
Posta
a
riscuotere
un
po
'
di
denaro
che
Celsina
aveva
mandato
da
Roma
,
e
di
cui
non
sapevano
che
pensare
...
E
altro
danaro
in
quei
giorni
,
poco
,
oh
poco
,
e
frutto
d
'
un
'
altra
vergogna
ben
nota
,
veniva
dalla
sorella
maggiore
,
da
Rosa
,
a
quelle
loro
povere
mani
logorate
dal
lavoro
e
ora
forzate
dall
'
ozio
,
forzate
ad
accogliere
il
tristo
peso
di
quei
soccorsi
non
chiesti
.
Che
agli
occhi
altrui
figurasse
d
'
andare
a
Colimbètra
non
di
sua
volontà
,
ma
chiamato
,
piaceva
molto
a
Capolino
.
Era
là
,
adesso
,
appesa
al
ramo
una
pera
,
rimasta
un
tempo
acerba
alla
sua
brama
;
ma
che
ora
,
a
quanto
poteva
congetturare
da
notizie
recenti
,
doveva
esser
più
che
matura
,
lì
lì
per
cadere
a
una
scrollatina
cauta
e
ardita
della
sua
mano
.
Sarebbe
stato
questo
,
il
perfetto
compimento
della
sua
vendetta
!
E
tutto
pareva
meravigliosamente
preordinato
perché
si
compisse
presto
e
bene
.
Adelaide
Salvo
figurava
nubile
tuttora
davanti
allo
stato
civile
.
L
'
avrebbe
spinta
a
fuggire
con
lui
a
Roma
,
a
riparare
in
casa
della
sorella
Rosa
.
Prudentemente
,
per
raffermar
bene
il
suo
diritto
di
salvatore
,
si
sarebbe
prima
trattenuto
alcuni
giorni
a
Napoli
con
lei
che
,
poverina
,
doveva
aver
tanto
bisogno
di
quegli
svaghi
che
solamente
una
città
come
Napoli
poteva
offrirle
.
A
Roma
,
si
poteva
senza
chiasso
contrar
le
nozze
civili
.
Francesco
Vella
avrebbe
trovato
modo
di
farlo
entrare
in
qualità
d
'
avvocato
consulente
nell
'
amministrazione
delle
ferrovie
;
e
non
era
detto
che
non
dovesse
piacergli
che
egli
,
divenuto
di
nuovo
suo
cognato
,
restasse
con
quella
medaglietta
ciondolante
sul
panciotto
.
Col
tempo
anche
Flaminio
Salvo
,
per
intercessione
di
don
Francesco
e
di
donna
Rosa
,
si
sarebbe
forse
placato
e
non
gli
avrebbe
attraversato
la
via
.
Il
vero
punto
,
adesso
era
persuadere
Adelaide
d
'
affrontar
lo
scandalo
della
fuga
,
in
quel
momento
sciagurato
della
pazzia
della
nipote
.
Ma
monsignor
Montoro
gli
aveva
detto
che
il
principe
proibiva
assolutamente
alla
moglie
di
recarsi
a
Girgenti
anche
per
una
visita
in
casa
del
fratello
.
Un
'
altra
congiuntura
maravigliosamente
propizia
era
nell
'
opera
pietosa
offerta
da
quel
caro
Ninì
De
Vincentis
alla
povera
ragazza
.
Che
se
Dianella
fosse
stata
portata
a
Colimbètra
presso
la
zia
come
il
principe
aveva
proposto
,
altro
che
pensare
alla
fuga
,
egli
non
avrebbe
potuto
più
neanche
mettervi
il
piede
!
Ma
poteva
bastare
ad
Adelaide
questa
vaga
speranza
,
questa
magra
consolazione
da
lontano
,
di
sapere
inginocchiato
innanzi
alla
nipote
demente
quel
povero
San
Luigi
?
In
fondo
tutto
quell
'
ardore
,
per
quanto
sincero
,
di
visitare
la
nipote
,
doveva
essere
un
pretesto
per
uscir
da
Colimbètra
.
Le
ragioni
delle
sue
smanie
perduravano
tutte
,
esacerbate
per
giunta
da
quella
proibizione
.
Né
Flaminio
Salvo
si
sarebbe
mai
indotto
a
persuadere
il
principe
di
concedere
alla
sorella
quell
'
uscita
.
Bisognava
insistere
su
questo
punto
,
dimostrare
ad
Adelaide
che
il
fratello
non
era
uomo
da
venir
meno
ai
patti
stabiliti
col
principe
per
nessuna
considerazione
;
cosicché
ella
,
perduta
ogni
speranza
nell
'
ajuto
del
fratello
e
vedendosi
condannata
a
struggersi
lì
nel
dispetto
e
nella
noja
,
non
vedesse
più
altro
scampo
che
in
lui
,
e
trovasse
nella
disperazione
il
coraggio
della
fuga
.
Questi
pensieri
e
ricordi
e
propositi
rivolgeva
in
sé
Capolino
,
scendendo
da
Girgenti
a
Colimbètra
in
vettura
.
Ma
non
gli
suscitavano
dentro
né
ansia
,
né
calore
.
Avvertiva
anzi
una
frigidità
nauseosa
,
come
se
la
vita
gli
si
fosse
rassegata
;
sentiva
che
quella
sua
vendetta
era
per
cose
che
restavano
indietro
nel
tempo
,
irrevocabili
,
e
già
morte
nel
cuore
,
e
che
però
non
ne
avrebbe
avuto
né
gioja
,
né
promessa
di
bene
per
l
'
avvenire
.
Vendicava
uno
che
,
un
giorno
,
era
stato
respinto
da
Adelaide
Salvo
;
ma
era
più
ormai
quell
'
uno
?
Tante
cose
non
avrebbero
dovuto
accadere
,
che
purtroppo
erano
accadute
,
e
di
cui
sentiva
in
sé
,
nel
cuore
,
il
peso
morto
,
perché
avesse
ora
qualche
gioja
della
sua
vendetta
.
E
appunto
tutte
queste
cose
morte
gliela
rendevano
cosí
facile
.
Ecco
perché
sentiva
quella
frigidità
nauseosa
.
In
Nicoletta
Spoto
aveva
potuto
trovare
un
certo
compenso
,
un
rinfranco
alla
nausea
della
sua
abiezione
,
per
quella
e
con
quella
,
valeva
quasi
la
pena
d
'
esser
vile
...
Ma
suscitare
adesso
un
nuovo
scandalo
,
fare
un
affronto
a
un
uomo
come
don
Ippolito
Laurentano
,
per
Adelaide
Salvo
...
Forse
però
,
in
fin
dei
conti
,
sarebbe
stato
anche
un
sollievo
per
don
Ippolito
portargli
via
quella
moglie
!
Sul
momento
,
l
'
amor
proprio
ne
avrebbe
un
po
'
sofferto
;
ma
non
era
male
che
a
lui
così
favorito
sempre
dalla
sorte
,
bello
,
nobile
,
ricco
,
che
aveva
potuto
prendersi
il
gusto
e
la
soddisfazione
di
tener
sempre
alta
la
fronte
,
la
sorte
stessa
,
ora
,
all
'
ultimo
,
con
la
mano
di
lui
Capolino
,
allungasse
uno
scappellotto
,
così
di
passata
.
Ancora
un
'
altra
agevolazione
,
e
questa
davvero
inaspettata
,
e
tale
da
fargli
quasi
cader
le
braccia
,
trovò
,
appena
arrivato
alla
villa
.
Don
Ippolito
,
sdegnato
da
un
canto
dalla
sfiducia
del
vescovo
,
dall
'
altra
al
tutto
disilluso
dalla
risposta
di
Lando
,
arrivatagli
la
sera
avanti
da
Palermo
,
circa
la
possibilità
di
venire
a
un
accordo
col
partito
clericale
,
s
'
era
rifugiato
,
come
in
tante
altre
occasioni
bisognoso
di
conforto
,
nel
culto
delle
antiche
memorie
,
nell
'
opera
da
lungo
tempo
intrapresa
sulla
topografia
akragantina
.
Come
per
l
'
acropoli
,
così
per
l
'
emporio
d
'
Akragante
,
s
'
era
messo
contro
tutti
i
topografi
vecchi
e
nuovi
,
che
lo
designavano
alla
foce
dell
'
Hypsas
.
Quivi
egli
invece
sosteneva
che
fosse
soltanto
un
approdo
,
e
che
l
'
emporio
,
il
vero
emporio
,
Akragante
,
come
altre
antiche
città
greche
non
poste
propriamente
sul
mare
,
lo
avesse
lontano
,
in
qualche
insenatura
che
potesse
offrire
sicuro
ricovero
alle
navi
:
Atene
,
al
Pireo
;
Megara
attica
,
al
Niseo
;
Megara
sicula
,
allo
Xiphonio
.
Ora
,
qual
era
l
'
insenatura
piú
vicina
ad
Akragante
?
Era
la
così
detta
Cala
della
Junca
,
tra
Punta
Bianca
e
Punta
del
Piliere
.
Ebbene
là
,
dunque
,
nella
Cala
della
Junca
,
doveva
essere
l
'
emporio
akragantino
.
A
questa
conclusione
era
arrivato
con
la
scorta
d
'
un
antico
leggendario
di
Santa
Agrippina
.
Ed
era
lieto
e
soddisfatto
di
una
pagina
che
aveva
trovato
modo
d
'
inserire
nell
'
arida
discussione
topografica
,
per
descrivere
il
viaggio
delle
tre
vergini
Bassa
,
Paola
e
Agatonica
,
che
avevano
recato
per
mare
da
Roma
il
corpo
della
santa
martire
dell
'
imperatore
Valeriano
.
Non
era
dubbio
che
le
tre
vergini
fossero
approdate
col
corpo
della
santa
alla
spiaggia
agrigentina
,
in
un
luogo
detto
Lithos
in
greco
e
Petra
in
latino
,
quello
stesso
oggi
chiamato
Petra
Patella
,
o
Punta
Bianca
.
Orbene
,
nell
'
antico
agiografo
si
leggeva
che
al
momento
dell
'
approdo
delle
tre
vergini
un
monaco
che
usciva
dal
monastero
di
Santo
Stefano
nel
villaggio
di
Tyro
presso
l
'
emporio
,
avviato
ad
Agrigento
,
s
'
era
fermato
,
attratto
dal
soave
odore
che
emanava
dal
corpo
della
santa
,
ed
era
poi
corso
alla
città
ad
annunziare
quel
prodigio
al
vescovo
San
Gregorio
.
Se
,
come
volevano
i
vecchi
e
nuovi
topografi
,
l
'
emporio
era
alla
foce
dell
'
Hypsas
,
e
dunque
pur
lì
il
vicus
di
Tyro
e
il
monastero
di
Santo
Stefano
,
come
mai
quel
monaco
,
avviato
ad
Agrigento
,
s
'
era
potuto
imbattere
a
Punta
Bianca
nelle
tre
vergini
che
approdavano
col
corpo
della
santa
martire
?
Era
del
tutto
inammissibile
.
Il
monastero
di
Santo
Stefano
di
Tyro
doveva
esser
lì
,
presso
Punta
Bianca
,
e
dunque
pur
lì
l
'
emporio
.
E
la
prova
piú
convincente
era
nel
nome
di
quel
villaggio
,
uguale
a
quello
della
grande
città
fenicia
:
Tyro
.
Questo
nome
probabilmente
lo
avevano
dato
i
Cartaginesi
al
tempo
del
loro
attivo
commercio
con
gli
Akragantini
,
e
tale
per
qualche
monte
che
doveva
sorgere
presso
il
villaggio
:
tur
,
difatti
,
in
fenicio
significa
monte
.
Ne
sorgeva
forse
qualcuno
presso
la
foce
dell
'
Hypsas
?
No
;
il
monte
,
designato
anzi
come
per
antonomasia
il
Monte
Grande
,
sorge
là
appunto
,
presso
Punta
Bianca
,
e
domina
la
Cala
della
Junca
.
Don
Ippolito
,
quella
mattina
per
tempissimo
,
s
'
era
recato
a
cavallo
,
con
la
scorta
di
Sciaralla
e
di
altri
quattro
uomini
,
a
visitar
più
attentamente
quei
luoghi
,
e
in
ispecie
la
costa
di
quel
Monte
Grande
,
nella
contrada
detta
Litrasi
,
ove
sono
certi
loculi
creduti
da
alcuni
topografi
tombe
fenicie
,
ma
che
a
lui
parevano
molto
più
recenti
e
disposti
e
scavati
in
uno
stile
uso
in
Sicilia
al
tempo
del
basso
impero
,
sicché
potevano
risalire
agli
anni
del
vescovado
di
San
Gregorio
,
cioè
al
tempo
che
colà
erano
sbarcate
le
tre
fedeli
vergini
Bassa
,
Paola
e
Agatonica
con
la
salma
odorosa
della
santa
martire
Agrippina
.
Di
ritorno
,
benché
da
ogni
parte
gli
si
stendessero
amenissimi
allo
sguardo
nel
tepore
quasi
primaverile
immensi
tappeti
vellutati
di
verzura
,
qua
dorati
dal
sole
,
là
vaporosi
di
violente
ombre
violacee
,
sotto
il
turchino
intenso
e
ardente
del
cielo
,
don
Ippolito
,
guardando
le
sue
mani
appoggiate
su
l
'
arcione
della
sella
,
non
aveva
pensato
più
ad
altro
che
alla
morte
,
alla
sua
scomparsa
da
quei
luoghi
,
che
ormai
non
doveva
essere
lontana
.
Ma
contemplata
così
,
sotto
quel
sole
,
in
mezzo
a
tutto
quel
verde
,
mentre
il
corpo
si
dondolava
ai
movimenti
uguali
della
placida
cavalcatura
,
la
morte
non
gli
aveva
ispirato
orrore
,
bensì
un
'
alta
serenità
soffusa
di
rammarico
e
insieme
di
compiacenza
,
per
la
gentilezza
e
la
nobiltà
dei
pensieri
e
delle
cure
,
di
cui
aveva
sempre
intessuto
la
sua
vita
in
quei
luoghi
cari
,
a
cui
tra
poco
avrebbe
dato
l
'
ultimo
addio
.
E
s
'
era
immerso
a
lungo
in
quel
sentimento
nuovo
di
serenità
,
come
per
mondarsi
del
terrore
angoscioso
ch
'
essa
,
la
morte
,
gli
aveva
cagionato
finora
,
e
a
cui
doveva
quelle
indegne
sue
seconde
nozze
che
avevano
profanato
il
decoro
della
sua
vecchiezza
,
l
'
austerità
del
suo
esilio
.
Poco
dopo
mezzogiorno
,
rientrando
a
Colimbètra
,
stanco
della
lunga
cavalcata
,
sorprese
nel
salone
Capolino
e
donna
Adelaide
in
fitto
colloquio
:
questa
,
accesa
e
in
lacrime
;
quello
,
pallido
e
in
fervida
agitazione
.
si
fermò
su
la
soglia
,
con
un
piglio
più
di
nausea
che
di
sdegno
.
-
Oh
,
principe
...
-
fece
subito
Capolino
,
levandosi
in
piedi
,
smarrito
.
-
State
,
state
...
-
disse
don
Ippolito
,
protendendo
una
mano
,
più
per
impedirgli
d
'
accostarsi
,
che
per
fargli
cenno
di
restar
seduto
.
-
Non
vi
chiedo
scusa
del
ritardo
,
perché
la
signora
,
vedo
...
mi
avrà
dipinto
anche
a
voi
per
un
così
barbaro
uomo
,
che
non
vi
sarete
doluto
se
vi
è
mancata
finora
la
mia
compagnia
...
-
No
...
la
...
la
principessa
...
veramente
...
-
barbugliò
Capolino
.
Don
Ippolito
s
'
impostò
fieramente
e
disse
con
accigliata
freddezza
:
-
Può
andare
,
se
vuole
.
Ma
sappia
che
ciò
che
oggi
le
impedisce
di
uscire
dal
cancello
della
mia
villa
,
le
impedirà
domani
di
rientrarvi
.
E
ora
seguitate
pure
la
vostra
conversazione
.
Si
mosse
per
uscire
dal
salone
.
Capolino
tentò
di
sostenere
,
innanzi
alla
donna
,
la
sua
dignità
maschile
,
e
gli
disse
dietro
,
quasi
con
aria
di
sfida
,
ma
che
poteva
anche
parer
di
scusa
:
-
Voi
,
principe
,
mi
avete
fatto
chiamare
...
Don
Ippolito
,
già
arrivato
all
'
uscio
,
si
voltò
appena
,
tenendo
scostata
con
la
mano
la
portiera
:
-
Oh
,
per
una
cosa
da
nulla
,
-
disse
.
-
Ormai
...
ubbie
!
ubbie
!
E
passò
,
lasciando
ricadere
la
portiera
.
-
La
risposta
...
la
risposta
...
-
proruppe
subito
donna
Adelaide
,
alzandosi
soffocata
e
con
gli
occhi
tumidi
e
insanguati
dal
pianto
,
-
aspetto
fino
a
domani
la
risposta
,
o
che
venga
lui
qua
a
dirmi
se
debbo
proprio
crepare
e
farmi
pestar
la
faccia
cosí
-
Ma
certo
!
ma
certo
!
ma
certo
!
-
ribatté
Capolino
,
andandole
dietro
.
-
Come
vuoi
che
Flaminio
ti
dica
...
-
Me
lo
deve
dire
!
-
lo
interruppe
lei
,
frenetica
,
mostrando
i
denti
e
le
pugna
.
-
Questo
mi
deve
dire
,
con
la
sua
bocca
;
e
allora
sì
,
allora
sì
,
subito
!
faccio
lo
sproposito
!
sono
pronta
!
faccio
lo
sproposito
!
Entrò
in
quel
punto
Liborio
,
il
cameriere
favorito
del
principe
,
in
preda
a
un
'
ansia
spaventata
,
e
restò
un
momento
perplesso
alla
vista
del
pianto
e
dell
'
agitazione
della
signora
.
-
Eccellenza
...
Eccellenza
...
-
disse
,
-
il
signor
don
Salesio
...
-
Che
cos
'
è
?
-
domandò
con
rabbia
donna
Adelaide
.
-
Che
vuole
?
-
Niente
,
eccellenza
...
pare
che
...
E
Liborio
alzò
una
mano
a
un
gesto
vago
,
di
benedizione
.
-
Ah
,
fece
allora
donna
Adelaide
,
-
piantando
duramente
gli
occhi
in
faccia
a
Capolino
e
restando
un
tratto
a
guardarlo
accigliata
e
a
bocca
aperta
,
come
per
saper
da
lui
se
fosse
bene
o
male
,
che
giusto
in
quel
punto
quel
poveretto
morisse
.
-
Meglio
...
meglio
così
!
-
esclamò
poi
,
-
meglio
cosí
,
pover
'
uomo
...
Andiamo
,
Gnazio
,
andiamo
a
vederlo
...
E
corse
dietro
a
Liborio
,
seguita
da
Capolino
,
frastornato
e
turbato
.
-
L
'
ho
tenuto
qua
con
me
...
-
gli
diceva
,
andando
,
-
l
'
ho
trattato
...
l
'
ho
curato
...
Bella
gente
siete
stati
vojaltri
,
ad
abbandonarlo
così
...
povero
vecchio
...
Meglio
,
meglio
...
si
leva
di
patire
...
Anch
'
io
l
'
ho
trascurato
in
questi
ultimi
giorni
...
Assassini
!
Gli
hanno
dato
il
colpo
di
grazia
...
Ma
anche
lui
però
,
bisogna
dirlo
,
mangiava
troppo
...
troppi
dolci
...
-
Eh
sì
,
eccellenza
,
-
sospirò
Liborio
,
-
glielo
dicevo
anch
'
io
...
troppi
...
-
Piglia
,
piglia
,
Gnazio
...
m
'
è
caduto
il
fazzoletto
.
Oh
Bella
Madre
Santissima
,
che
puzzo
qui
!
E
si
turò
il
naso
con
una
mano
,
restando
davanti
alla
soglia
della
cameretta
in
cui
il
povero
vecchio
moriva
,
sostenuto
sul
letto
dal
cuoco
,
accorso
alla
chiamata
di
Liborio
.
Trattenuti
dall
'
orrore
istintivo
della
morte
,
ma
forse
più
dal
ribrezzo
per
l
'
estrema
magrezza
di
quel
volto
cartilaginoso
,
dai
peli
stinti
,
dai
globi
degli
occhi
già
induriti
sotto
le
pàlpebre
semichiuse
,
donna
Adelaide
e
Capolino
stavano
a
guardare
,
ancora
lì
su
la
soglia
,
allorché
videro
la
bocca
del
moribondo
aprirsi
,
aprirsi
sempre
più
,
spalancarsi
smisuratamente
,
come
forzata
con
violenza
crudele
da
una
molla
interna
.
-
Oh
Dio
!
-
gemette
donna
Adelaide
.
-
Perché
fa
così
?
Non
aveva
finito
di
dirlo
,
che
da
quella
bocca
springò
fuori
,
di
scatto
,
qualcosa
,
orribilmente
.
Donna
Adelaide
gettò
un
grido
di
raccapriccio
e
levò
le
mani
quasi
a
riparo
del
volto
.
Liborio
andò
a
guardare
sul
letto
e
,
scorgendovi
una
dentiera
aperta
:
-
Niente
,
eccellenza
!
-
disse
con
un
sorriso
pietoso
.
-
Ha
finito
di
mangiare
...
Il
cuoco
intanto
adagiava
sul
cuscino
il
capo
esanime
del
povero
vecchio
.
CAPITOLO
SETTIMO
Nella
vasta
sala
sonora
dell
'
antica
cancelleria
nel
palazzo
vescovile
,
dal
tetro
soffitto
affrescato
e
coperto
di
polvere
,
dalle
alte
pareti
dall
'
intonaco
ingiallito
,
ingombre
di
vecchi
ritratti
di
prelati
,
coperti
anch
'
essi
di
polvere
e
di
muffa
,
appesi
qua
e
là
senz
'
ordine
sopra
armarii
e
scansìe
stinte
e
tarlate
,
si
levò
un
brusìo
d
'
approvazioni
appena
monsignor
Montoro
,
con
la
sua
bella
voce
dalle
inflessioni
misurate
quasi
soffuse
di
pura
autorità
protettrice
,
finì
di
leggere
al
capitolo
della
cattedrale
e
a
molti
altri
canonici
e
beneficiali
,
lì
apposta
radunati
,
la
pastorale
ai
reverendi
parroci
della
diocesi
su
i
luttuosi
avvenimenti
che
funestavano
la
Sicilia
e
contristavano
ogni
cuor
cristiano
.
Da
un
versetto
di
San
Matteo
,
Monsignore
aveva
intitolato
quella
sua
pastorale
:
Semper
pauperes
habetis
vobiscum
.
Era
una
giornataccia
rigida
e
ventosa
di
gennajo
;
e
più
volte
durante
la
lettura
il
vescovo
e
anche
gli
ascoltatori
avevano
rivolto
gli
occhi
ai
vetri
dei
finestroni
che
pareva
volessero
cedere
alla
furia
urlante
della
libecciata
.
Tutta
la
lettura
calma
di
quella
mansueta
omelìa
aveva
avuto
l
'
accompagnamento
sinistro
di
sibili
acuti
e
veementi
,
di
cupi
,
lunghi
mugolìi
che
spesso
avevano
distratto
più
d
'
uno
,
diffondendo
nella
vasta
sala
vegliata
da
quei
ritratti
antichi
impolverati
e
ammuffiti
uno
sbigottito
rammarico
della
vanità
di
quella
interminabile
esercitazione
oratoria
.
Parecchi
se
n
'
erano
stati
a
guardare
attraverso
uno
di
quei
finestroni
il
terrazzino
d
'
una
vecchia
casa
dirimpetto
,
sul
quale
un
povero
matto
pareva
provasse
chi
sa
che
voluttà
,
forse
quella
del
volo
,
esposto
lì
al
vento
furioso
che
gli
faceva
svolazzare
attorno
al
corpo
la
coperta
del
letto
,
di
lana
gialla
,
posta
su
le
spalle
:
rideva
con
tutto
il
viso
squallido
,
e
aveva
negli
occhi
acuti
,
spiritati
,
come
un
lustro
di
lagrime
,
mentre
gli
scappavan
via
di
qua
e
di
là
,
come
fiamme
,
le
lunghe
ciocche
dei
capelli
rossigni
.
Quel
poverino
era
il
giovane
fratello
del
canonico
Batà
,
il
quale
si
trovava
anche
lui
nella
sala
,
attentissimo
in
vista
alla
lettura
del
vescovo
,
ma
dentro
di
sé
assorto
di
certo
in
pensieri
estranei
che
più
volte
lo
avevano
fatto
gestire
comicamente
.
Terminata
la
lettura
,
quelli
tra
i
più
vecchi
canonici
che
conoscevano
meglio
il
debole
del
loro
eccellentissimo
vescovo
s
'
affrettarono
a
circondar
la
tavola
,
innanzi
alla
quale
egli
stava
seduto
,
per
farsi
ripetere
chi
una
frase
e
chi
un
'
altra
fra
le
tante
,
di
cui
Monsignore
,
dal
modo
con
cui
le
aveva
proferite
,
era
parso
loro
dovesse
essere
più
contento
e
soddisfatto
.
-
Quella
,
quella
dell
'
esercito
di
Satana
,
eccellenza
,
come
dice
?
-
Allude
alla
massoneria
,
non
è
vero
,
vostra
eccellenza
?
come
dice
?
E
Monsignore
,
dentro
gongolante
,
ma
fuori
con
un
'
aria
di
stanca
condiscendenza
,
abbassando
su
i
chiari
occhi
ovati
quelle
sue
pàlpebre
lievi
come
veli
di
cipolla
,
e
crollando
il
capo
in
segno
di
affermazione
,
e
facendo
cenno
con
la
mano
d
'
aspettare
,
cercava
nel
foglio
e
ripeteva
:
-
Malvagia
e
ria
setta
...
malvagia
e
ria
setta
,
che
a
suo
architetto
ha
scelto
il
demonio
,
a
gerofante
il
giudeo
...
-
Ah
,
ecco
!
A
gerofante
il
giudeo
!
-
esclamavano
quelli
.
-
Stupenda
espressione
,
eccellenza
!
stupenda
...
-
Gagliarda
...
gagliarda
...
-
Ma
che
ventaccio
,
buon
Dio
!
-
riprendeva
a
lamentarsi
il
vescovo
,
afflitto
,
come
d
'
un
ingiusto
compenso
al
merito
di
quella
sua
fatica
.
I
più
giovani
canonici
,
intanto
,
che
piú
di
tutti
avevano
prestato
ascolto
alla
lettura
,
si
scambiavano
tra
loro
occhiate
di
disgusto
per
quei
vecchi
e
sciocchi
piaggiatori
,
o
di
dolorosa
rassegnazione
per
l
'
accoglienza
che
il
popolo
avrebbe
fatto
a
quel
vaniloquio
che
s
'
aggirava
tutto
quanto
attorno
a
una
non
più
ingenua
che
crudele
domanda
che
i
reverendi
parroci
avrebbero
dovuto
rivolgere
ai
poveri
della
diocesi
:
perché
mai
la
miseria
,
che
sempre
era
stata
e
sempre
sarebbe
stata
,
solamente
ora
perturbasse
così
gli
animi
e
gli
ordini
e
prorompesse
in
così
deplorabili
eccessi
.
Pareva
ad
alcuni
di
quei
giovani
prelati
,
che
Monsignore
avrebbe
potuto
almeno
parafrasare
per
gli
avvenimenti
dell
'
isola
l
'
enciclica
recente
di
S
.
S
.
Leone
XIII
,
De
conditione
opificum
,
nella
quale
era
pur
detto
che
i
proprietarii
dovessero
cessare
dall
'
usura
aperta
o
palliata
,
e
dal
tener
gli
operaj
in
conto
di
schiavi
,
e
dal
trafficare
sul
bisogno
dei
miseri
,
invece
di
mostrarsi
così
avverso
a
coloro
che
«
osavano
attentare
all
'
antica
rigidità
del
diritto
quiritario
»
.
Tanto
più
s
'
affliggevano
del
tono
di
quella
pastorale
del
loro
vescovo
,
in
quanto
che
,
proprio
il
giorno
avanti
,
in
difesa
dei
poveri
Pompeo
Agrò
aveva
pubblicato
un
fiero
opuscolo
,
nel
quale
,
dopo
aver
paragonato
le
condizioni
della
Sicilia
a
quelle
dell
'
Irlanda
,
e
messo
in
rilievo
il
linguaggio
e
l
'
atteggiamento
assunti
da
illustri
prelati
cattolici
,
inglesi
e
americani
,
nelle
questioni
economiche
e
sociali
del
momento
,
aveva
-
quasi
per
sfida
-
citato
l
'
insolente
risposta
del
reverendo
Mac
Glynn
,
curato
cattolico
di
New
York
,
all
'
invito
del
suo
vescovo
di
moderare
la
propaganda
rivoluzionaria
:
«
Ho
sempre
insegnato
,
Monsignore
,
e
sempre
insegnerò
,
fino
all
'
ultimo
respiro
,
che
la
terra
è
di
diritto
proprietà
comune
del
popolo
,
e
che
il
diritto
di
proprietà
individuale
sul
suolo
è
opposto
alla
giustizia
naturale
,
quantunque
sancito
dalle
leggi
civili
e
religiose
!
»
.
Era
quell
'
opuscolo
dell
'
Agrò
tutto
un
'
acerba
requisitoria
contro
l
'
ignoranza
e
l
'
accidia
del
clero
siciliano
.
Ed
ecco
che
,
a
un
giorno
di
distanza
,
quella
pastorale
del
loro
vescovo
veniva
a
darne
la
prova
più
schiacciante
.
Altri
in
crocchio
si
consigliavano
,
se
non
fosse
prudente
mandare
più
tardi
,
in
segreto
,
qualcuno
dei
vecchi
più
accetti
a
Monsignore
,
per
fargli
notare
a
quattr
'
occhi
anche
l
'
inopportunità
di
quella
pastorale
,
ora
che
in
paese
correva
la
voce
che
,
per
l
'
imperversare
ovunque
della
bufera
,
fosse
imminente
se
non
di
già
avvenuta
la
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
in
tutta
la
Sicilia
.
Si
faceva
anzi
il
nome
d
'
un
generale
dell
'
esercito
,
nominato
commissario
straordinario
con
pieni
poteri
;
quello
stesso
che
,
da
alcuni
giorni
,
era
sbarcato
a
Palermo
con
un
intero
corpo
d
'
armata
.
Si
diceva
che
per
prima
cosa
costui
aveva
fatto
arrestare
i
membri
del
Comitato
centrale
dei
Fasci
,
i
quali
la
sera
avanti
avevano
lanciato
un
proclama
rivoluzionario
ai
lavoratori
dell
'
isola
.
-
Sì
,
sì
,
eccolo
...
l
'
ho
qua
in
tasca
...
è
vero
!
è
vero
!
-
disse
uno
,
misteriosamente
.
-
Or
ora
,
fuori
,
lo
leggeremo
...
Ma
a
frastornare
e
ad
accrescere
la
curiosità
ansiosa
di
quel
crocchio
,
sopraggiunse
in
quel
punto
nella
sala
,
più
pallido
del
solito
e
anelante
,
il
giovane
segretario
del
vescovo
,
che
recava
evidentemente
la
conferma
di
quelle
gravissime
notizie
.
Si
affollarono
tutti
attorno
alla
tavola
.
-
Proclamato
?
-
Sì
,
sì
,
lo
stato
d
'
assedio
,
proclamato
;
e
ordinato
il
disarmo
della
popolazione
.
-
Anche
il
disarmo
?
Oh
bene
...
bene
...
-
E
arrestati
i
membri
del
Comitato
centrale
dei
Fasci
,
in
Palermo
.
-
Tutti
?
-
Non
tutti
;
alcuni
sono
riusciti
a
fuggire
.
Tra
questi
si
dice
,
anche
il
figlio
del
principe
di
Laurentano
.
-
Oh
Dio
,
che
sento
!
-
gemette
il
vescovo
.
-
Già
...
c
'
era
anche
lui
!
...
Fuggito
?
Fuggito
?
La
notizia
non
era
certa
:
molti
asserivano
che
anche
il
Laurentano
era
stato
arrestato
.
Subito
,
del
resto
,
tutta
la
Sicilia
sarebbe
occupata
militarmente
,
fin
nelle
più
piccole
borgate
,
cosicché
anche
quei
fuggiaschi
sarebbero
presi
e
tratti
in
arresto
.
-
Oh
Dio
,
che
sento
!
oh
Dio
,
che
sento
!
-
riprese
a
esclamare
Monsignore
.
-
Ma
dunque
...
siamo
davvero
a
questo
?
Di
nascosto
,
dalla
tasca
di
quel
giovine
prelato
venne
fuori
il
proclama
del
Comitato
,
diffuso
in
gran
copia
su
fogli
volanti
per
tutte
le
città
dell
'
isola
;
passò
dall
'
uno
all
'
altro
attorno
alla
tavola
;
ma
molti
non
sapevano
che
fosse
,
e
ognuno
,
saputolo
,
si
ricusava
d
'
aprirlo
e
ne
faceva
passaggio
al
più
presto
,
come
se
quella
carta
ripiegata
e
brancicata
bruciasse
o
insudiciasse
le
mani
,
finché
arrivò
a
quelle
del
giovine
segretario
che
la
spiegò
e
cominciò
a
leggerla
forte
alla
presenza
del
vescovo
,
tra
lo
stupore
e
lo
sgomento
d
'
alcuni
e
i
vivaci
commenti
o
di
derisione
o
d
'
indignazione
degli
altri
.
Trattando
come
da
potenza
a
potenza
col
Governo
,
il
Comitato
,
in
tono
solenne
,
domandava
a
nome
dei
lavoratori
della
Sicilia
:
l
'
abolizione
del
dazio
delle
farine
(
-
Eh
,
fin
qui
!
-
)
;
un
'
inchiesta
su
le
pubbliche
amministrazioni
,
col
concorso
dei
Fasci
(
-
Oh
bravi
!
Eh
,
scaltri
...
già
!
-
)
;
la
sanzione
legale
dei
patti
colonici
e
minerarii
deliberati
nei
congressi
del
partito
socialista
(
-
Come
come
?
Sanzione
legale
?
Eh
già
,
legale
!
Il
bollo
governativo
!
-
)
;
la
costituzione
di
collettività
agricole
e
industriali
,
mediante
i
beni
incolti
dei
privati
o
i
beni
comunali
dello
Stato
e
dell
'
asse
ecclesiastico
non
ancora
venduti
(
e
qui
si
scatenò
una
furia
di
proteste
,
una
confusione
di
gridi
,
tra
cui
predominavano
:
-
La
spoliazione
!
...
Briganti
!
...
Roba
di
nessuno
!
-
mentre
il
giovane
segretario
con
la
mano
faceva
cenno
di
tacere
,
ché
c
'
era
dell
'
altro
,
di
meglio
,
di
meglio
,
e
ripeteva
,
leggendo
nella
carta
:
-
Nonché
...
nonché
...
-
)
;
nonché
l
'
espropriazione
forzata
dei
latifondi
,
con
la
concessione
temporanea
agli
espropriati
di
una
lieve
rendita
annua
(
-
Oh
,
troppo
buoni
!
-
Troppa
grazia
!
-
Che
generosità
!
-
Che
degnazione
!
-
)
;
leggi
sociali
per
il
miglioramento
economico
e
morale
dei
proletarii
,
e
infine
la
bomba
:
stanziamento
nel
bilancio
dello
Stato
della
somma
di
venti
milioni
di
lire
per
procedere
alle
spese
necessarie
all
'
esecuzione
di
queste
domande
,
per
l
'
acquisto
degli
strumenti
da
lavoro
tanto
per
le
collettività
agricole
quanto
per
quelle
industriali
,
e
per
anticipare
alimenti
ai
socii
e
porre
le
collettività
in
grado
d
'
agire
utilmente
.
-
Ma
sono
pazzi
!
ma
sono
pazzi
!
-
proruppe
,
tra
il
baccano
generale
,
Monsignore
,
levandosi
in
piedi
.
-
Oh
Signore
Iddio
,
che
tracotanza
!
Ma
è
certo
,
eh
?
è
certo
l
'
arrivo
di
questo
corpo
d
'
armata
?
è
certo
,
eh
?
Qua
non
si
scherza
!
Oh
Dio
!
oh
Dio
!
Il
giovine
segretario
s
'
affrettò
a
rassicurarlo
,
poi
terminò
la
lettura
del
proclama
che
,
concludendo
,
raccomandava
la
calma
,
perché
coi
moti
isolati
e
convulsionarii
non
si
sarebbero
raggiunti
benefizii
duraturi
,
e
ammoniva
che
dalle
decisioni
del
governo
si
sarebbe
tratta
la
norma
della
condotta
da
tenere
.
Ma
Monsignore
,
scartando
con
ambo
le
mani
come
superflue
quelle
raccomandazioni
e
quegli
ammonimenti
,
ordinò
al
segretario
subito
di
mandare
a
stampa
la
sua
pastorale
che
certo
sonerebbe
gradita
a
quel
Generale
comandante
il
corpo
d
'
armata
;
e
sciolse
la
riunione
per
recarsi
in
fretta
a
Colimbètra
a
confortare
il
principe
di
Laurentano
.
Con
lungo
e
strepitoso
svolazzìo
di
tonache
e
di
tabarri
quella
frotta
di
canonici
,
investita
dal
vento
,
discese
dalle
alture
di
San
Gerlando
a
mescolarsi
al
subbuglio
della
città
.
Il
matto
,
sul
terrazzino
,
gridava
,
felice
,
agitando
la
coperta
gialla
,
come
per
rispondere
allo
svolazzare
di
tutti
quei
tabarri
neri
.
Correndo
a
Colimbètra
,
monsignor
Montoro
non
supponeva
di
certo
che
sentimenti
molto
simili
a
quelli
espressi
da
lui
con
tanta
untuosità
letteraria
nella
sua
pastorale
agitavano
l
'
animo
d
'
uno
di
coloro
ch
'
egli
aveva
poc
'
anzi
chiamato
pazzi
.
Al
primo
contatto
diretto
con
quei
così
detti
compagni
,
alle
ripercussioni
piú
vicine
e
più
frequenti
degli
episodii
sanguinosi
di
quella
sollevazione
popolare
,
Lando
Laurentano
s
'
era
veduto
chiamato
dagli
amici
in
Sicilia
a
rispondere
,
se
non
d
'
un
vero
delitto
,
poiché
non
poteva
diffidare
della
loro
buona
fede
,
certo
d
'
una
enorme
pazzia
.
Sempre
per
quella
infatuazione
,
dovuta
forse
in
gran
parte
,
quasi
un
abbagliamento
,
al
calore
stesso
della
terra
che
dava
tanta
teatralità
di
voce
e
di
gesti
alla
vita
dei
suoi
compaesani
,
e
di
cui
egli
-
volontariamente
rigido
-
aveva
avuto
sempre
un
così
aspro
dispetto
!
Come
avevano
potuto
illudersi
i
suoi
amici
d
'
essere
riusciti
in
pochi
mesi
,
con
le
loro
prediche
,
a
rompere
quella
dura
scorza
secolare
di
stupidità
armata
di
diffidenza
e
d
'
astuzie
animalesche
,
che
incrostava
la
mente
dei
contadini
e
dei
solfaraj
di
Sicilia
?
Come
avevano
potuto
credere
possibile
una
lotta
di
classe
,
dove
mancava
ogni
connessione
e
saldezza
di
principii
,
di
sentimenti
e
di
propositi
,
non
solo
,
ma
la
più
rudimentale
cultura
,
ogni
coscienza
?
Tutta
,
da
cima
a
fondo
,
la
tattica
era
sbagliata
.
Non
una
lotta
di
classe
,
impossibile
in
quelle
condizioni
,
ma
una
cooperazione
delle
classi
era
da
tentare
,
poiché
in
tutti
gli
ordini
sociali
in
Sicilia
era
vivo
e
profondo
il
malcontento
contro
il
governo
italiano
,
per
l
'
incuria
sprezzante
verso
l
'
isola
fin
dal
1860
.
Da
una
parte
il
costume
feudale
,
l
'
uso
di
trattar
come
bestie
i
contadini
,
e
l
'
avarizia
e
l
'
usura
;
dall
'
altra
l
'
odio
inveterato
e
feroce
contro
i
signori
e
la
sconfidenza
assoluta
nella
giustizia
,
si
paravano
come
ostacoli
insormontabili
a
ogni
tentativo
per
quella
cooperazione
.
Ma
se
disperata
poteva
apparire
l
'
impresa
,
forse
non
meno
disperata
si
scopriva
adesso
quella
che
i
suoi
amici
avevano
voluto
tentare
,
agevolati
sul
principio
,
inconsciamente
e
sciaguratamente
,
dall
'
inerzia
del
Governo
che
incoraggiava
tutti
a
osare
?
Sprofondato
in
quel
momento
a
Roma
fino
alla
gola
nel
pantano
dello
scandalo
bancario
e
fiducioso
qua
in
Sicilia
nella
sua
polizia
o
inetta
o
arrogante
e
soverchiatrice
,
il
Governo
,
senza
darsi
cura
dei
mali
che
da
tanti
anni
affliggevano
l
'
isola
,
senza
rispetto
né
per
la
legge
né
per
le
pubbliche
libertà
,
con
l
'
inerzia
o
con
le
provocazioni
aveva
favorito
e
stimolato
il
rapido
formarsi
di
quelle
associazioni
proletarie
che
,
se
avessero
subito
ottenuto
qualche
miglioramento
anche
lieve
dei
patti
colonici
e
minerarii
,
e
se
non
fossero
state
sanguinosamente
aizzate
,
presto
,
senz
'
alcun
dubbio
,
si
sarebbero
sciolte
da
sé
,
prive
com
'
erano
d
'
ogni
sentimento
solidale
e
senz
'
alcun
lievito
di
coscienza
o
ombra
d
'
idealità
.
Questo
,
Lando
Laurentano
aveva
compreso
ora
,
troppo
tardi
,
sul
luogo
;
e
l
'
animo
esacerbato
con
cui
era
accorso
all
'
invito
gli
era
rimasto
oppresso
da
uno
stupore
pieno
di
tetra
ambascia
,
come
se
i
suoi
amici
gli
avessero
empito
di
stoppa
la
bocca
arsa
di
sete
.
Scosso
dall
'
urgenza
di
correre
a
qualche
riparo
sotto
la
minaccia
incombente
d
'
una
violenta
,
schiacciante
repressione
da
parte
del
governo
,
s
'
era
opposto
con
indignazione
ai
consigli
di
prudenza
dei
suoi
amici
,
smarriti
e
sbigottiti
dalla
gravità
estrema
del
mornento
.
Prudenza
?
Ora
che
,
a
distanza
di
pochi
giorni
,
nei
piccoli
paesi
dell
'
interno
,
a
Giardinello
,
di
appena
ottocento
abitanti
,
a
Lercara
,
a
Pietraperzìa
,
a
Gibellina
,
a
Marinèo
,
uscivano
e
si
raccoglievano
in
piazza
mandre
di
gente
senz
'
alcuna
intesa
,
senz
'
altra
bandiera
che
i
ritratti
del
re
e
della
regina
,
senz
'
altra
arma
che
una
croce
imbracciata
da
qualche
donna
lacera
e
infuriata
in
capo
alla
processione
,
e
s
'
avviavano
cieche
incontro
ai
fucili
d
'
una
ventina
di
soldati
,
a
cui
più
che
altro
la
paura
di
vedersi
sopraffatti
consigliava
all
'
improvviso
di
far
fuoco
,
senza
neppure
aspettarne
il
comando
?
sì
,
nessuno
aveva
suggerito
loro
quelle
processioni
che
finivano
in
eccidii
;
ma
di
esse
e
di
tutti
gli
atti
inconsulti
e
del
sangue
di
quei
macellati
si
doveva
ora
rispondere
,
appunto
perché
quelle
mandre
cieche
s
'
eran
credute
atte
e
mature
ad
accogliere
la
dimostrazione
dei
loro
diritti
.
Come
tirarsi
più
indietro
,
ora
,
e
consigliar
prudenza
?
No
,
non
c
'
era
più
altro
scampo
,
ormai
,
che
nell
'
ultimo
prorompimento
di
quella
pazzia
:
bisognava
immolarsi
insieme
con
quelle
vittime
.
E
Lando
Laurentano
aveva
sdegnosamente
rifiutato
di
apporre
la
firma
a
quel
manifesto
del
Comitato
centrale
ai
lavoratori
dell
'
isola
,
che
nella
solennità
del
tono
perentorio
gli
era
sembrato
anche
ridicolo
,
non
tanto
per
i
patti
e
le
condizioni
che
poneva
al
Governo
,
ma
in
quanto
mancava
ogni
realtà
di
coscienza
e
di
forza
in
coloro
nel
cui
nome
li
poneva
.
Di
reale
,
non
c
'
era
altro
che
la
disperazione
di
tanti
infelici
,
condannati
dall
'
ignoranza
a
una
perpetua
miseria
;
e
il
sangue
,
il
sangue
di
quelle
vittime
.
A
viva
forza
,
appena
proclamato
lo
stato
d
'
assedio
,
s
'
era
fatto
trascinare
da
Lino
Apes
alla
fuga
.
Era
fuggito
,
non
per
le
ragioni
che
l
'
Apes
nella
concitazione
del
momento
gli
aveva
gridate
,
ma
per
l
'
invincibile
repugnanza
di
far
la
figura
dell
'
apostolo
o
dell
'
eroe
o
del
martire
,
esposto
nella
gabbia
d
'
un
tribunale
militare
alla
curiosità
e
all
'
ammirazione
delle
dame
dell
'
aristocrazia
palermitana
a
lui
ben
note
.
A
compagni
nella
fuga
,
oltre
l
'
Apes
,
aveva
avuto
il
Bruno
,
l
'
Ingrao
e
Cataldo
Sclàfani
,
tutti
e
tre
travestiti
.
Che
riso
,
misto
di
sdegno
e
di
compassione
,
che
avvilimento
insieme
e
che
ribrezzo
,
gli
aveva
destato
la
vista
irriconoscibile
di
quest
'
ultimo
,
senza
più
quel
fascio
di
pruni
che
gli
copriva
le
guance
e
il
mento
!
Pareva
che
gli
occhi
e
la
voce
ancora
non
lo
sapessero
,
e
producevano
un
ridicolissimo
effetto
di
smarrimento
nelle
loro
espressioni
,
di
cui
già
tanta
parte
era
quella
barba
che
adesso
mancava
.
Ma
quel
travestimento
non
tradiva
,
in
verità
,
alcuna
paura
in
nessuno
dei
tre
;
era
come
imposto
dalla
parte
che
la
necessità
della
fuga
assegnava
loro
in
quel
momento
;
ed
entrava
in
esso
anche
,
e
non
per
poco
,
il
fatuo
puntiglio
della
scaltrezza
isolana
,
di
fuggire
alla
sopraffazione
della
forza
pubblica
.
S
'
erano
internati
nell
'
isola
,
correndo
innanzi
alle
milizie
che
da
Palermo
si
disponevano
a
invadere
le
altre
provincie
.
Se
fossero
riusciti
a
traversarla
tutta
,
si
sarebbero
rifugiati
a
Valsanìa
,
e
di
là
si
sarebbero
imbarcati
per
Malta
o
per
Tunisi
.
Sarebbe
piaciuto
a
Lando
di
spatriare
a
Malta
,
luogo
d
'
esilio
di
suo
nonno
,
non
perché
ardisse
di
comparar
la
sua
sorte
a
quella
di
lui
,
ma
perché
da
un
pezzo
aveva
in
animo
di
recarsi
a
Bùrmula
a
rintracciarne
,
se
gli
fosse
possibile
,
i
resti
mortali
,
con
le
indicazioni
di
Mauro
Mortara
,
non
ben
sicure
veramente
,
poiché
il
seppellimento
era
avvenuto
nella
confusione
della
gran
morìa
a
Malta
nel
1852
.
Invano
Lino
Apes
,
pigliando
pretesto
dagli
incidenti
e
dai
disagi
della
fuga
precipitosa
,
ora
a
piedi
,
ora
su
carretti
senza
molle
,
ora
su
vetturette
sgangherate
,
su
per
monti
,
giù
per
vallate
,
in
cerca
di
cibo
e
di
ricovero
,
aveva
tentato
di
dimostrare
agli
amici
che
,
dopo
tutto
,
quello
che
facevano
non
era
cosa
tanto
seria
,
di
cui
,
volendo
,
non
si
potesse
anche
ridere
.
Era
,
per
esempio
,
lo
strappo
alle
loro
illusioni
una
ragione
sufficiente
perché
non
si
désse
alcuna
importanza
a
quello
che
egli
s
'
era
fatto
ai
calzoni
,
scendendo
da
un
carretto
?
Più
vecchie
di
Tiberio
Gracco
,
quelle
illusioni
;
e
i
suoi
calzoni
erano
nuovi
!
Dove
aveva
lasciato
Cataldo
Sclàfani
il
pacco
della
sua
magnifica
barba
?
Niente
meglio
che
un
pelo
di
quella
barba
-
pensando
filosoficamente
-
avrebbe
potuto
rammendare
i
suoi
calzoni
!
Lo
squallido
aspetto
dei
luoghi
,
nella
desolazione
invernale
,
la
costernazione
per
il
cammino
incerto
e
faticoso
,
l
'
ansia
di
apprendere
notizie
qua
e
là
di
quanto
era
accaduto
dal
momento
della
loro
fuga
,
avevano
lasciato
senz
'
eco
di
riso
le
arguzie
di
Lino
Apes
.
Dalle
impressioni
a
mano
a
mano
raccolte
,
internandosi
sempre
più
,
su
quelle
misure
eccezionali
adottate
all
'
improvviso
dal
governo
,
era
sorto
nell
'
animo
di
Lando
più
fermo
il
convincimento
dello
sbaglio
commesso
dai
suoi
amici
.
L
'
antico
,
profondo
malcontento
dei
Siciliani
era
d
'
un
tratto
diventato
ovunque
fierissima
indignazione
:
per
quanto
i
più
alti
ordini
sociali
fossero
spaventati
dalle
agitazioni
popolari
,
ora
,
di
fronte
a
quella
sopraffazione
militare
,
a
quell
'
aria
di
nemico
invasore
della
milizia
che
aboliva
per
tutti
ogni
legge
e
sopprimeva
ogni
garanzia
costituzionale
,
si
sentivano
inclinati
se
non
ad
affratellarsi
con
gli
infimi
,
se
non
a
scusarli
,
almeno
a
riconoscere
che
infine
questi
,
finora
,
nei
conflitti
,
avevano
avuto
sempre
la
peggio
,
né
mai
s
'
erano
sollevati
a
mano
armata
,
e
che
,
se
a
qualche
eccesso
erano
trascesi
,
vi
erano
stati
crudelmente
e
balordamente
aizzati
dagli
eccidii
.
La
nativa
fierezza
,
comune
a
tutti
gli
isolani
,
si
ribellava
a
questa
nuova
onta
che
il
governo
italiano
infliggeva
alla
Sicilia
,
invece
di
un
tardo
riparo
ai
vecchi
mali
;
e
per
tutto
era
un
fremito
di
odio
alle
notizie
che
giungevano
,
di
paesi
circondati
da
reggimenti
di
fanteria
,
da
squadroni
di
cavalleria
,
per
trarre
in
arresto
a
centinaja
,
senz
'
alcun
discernimento
e
con
furia
selvaggia
,
ricchi
e
poveri
,
studenti
e
operaj
,
e
qua
consiglieri
e
là
maestri
e
segretarii
comunali
,
e
donne
e
vecchi
e
finanche
fanciulli
:
soppressa
la
stampa
;
sottoposta
a
censura
anche
la
corrispondenza
privata
;
tutta
l
'
isola
tagliata
fuori
dal
consorzio
civile
e
resa
legata
e
disarmata
all
'
arbitrio
d
'
una
dittatura
militare
.
Come
un
cavallo
riottoso
,
cacciato
contro
sua
voglia
lontano
dagli
ostacoli
che
avrebbe
dovuto
superare
,
a
un
tratto
,
investito
da
una
raffica
turbinosa
,
aombra
e
s
'
impenna
e
recalcitra
,
fremendo
in
tutti
i
muscoli
,
Lando
Laurentano
,
investito
dalla
veemenza
di
quell
'
indignazione
generale
,
a
un
certo
punto
s
'
era
impuntato
,
sentendosi
soffocare
dall
'
avvilimento
della
sua
fuga
.
Era
proprio
il
momento
di
fuggire
,
quello
?
di
lasciare
il
campo
?
Il
terreno
scottava
sotto
i
piedi
;
l
'
aria
era
tutta
una
fiamma
.
Possibile
che
l
'
isola
,
da
un
capo
all
'
altro
fremente
,
si
lasciasse
schiacciare
,
pestare
così
,
senza
insorgere
con
l
'
esasperazione
dell
'
odio
sì
lungamente
represso
e
ora
sì
brutalmente
provocato
?
Forse
bastava
un
grido
!
Forse
bastava
che
uno
si
facesse
avanti
!
Giunti
a
Imera
,
alla
notizia
che
in
un
paese
lì
presso
,
a
Santa
Caterina
Villarmosa
,
il
popolo
era
insorto
,
Lando
non
poté
piú
stare
alle
mosse
,
e
,
non
ostante
che
gli
amici
facessero
di
tutto
per
trattenerlo
,
gridandogli
che
non
c
'
era
più
nulla
da
tentare
,
da
sperare
e
che
andrebbe
a
cacciarsi
da
sé
balordamente
tra
le
grinfie
della
forza
pubblica
,
volle
andare
.
Solo
Lino
Apes
lo
seguì
,
ma
con
la
speranza
di
raffreddarlo
e
d
'
arrestarlo
a
mezza
via
,
assumendo
per
l
'
occasione
,
come
meglio
poté
,
la
parte
di
Sancio
,
perché
l
'
amico
,
che
sapeva
sensibile
al
ridicolo
,
si
scoprisse
accanto
a
lui
Don
Chisciotte
.
E
difatti
,
presto
,
i
giganti
che
Lando
nell
'
esaltazione
s
'
era
figurato
di
vedere
in
quei
popolani
di
Santa
Caterina
Villarmosa
,
insorgenti
a
sfida
della
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
,
gli
si
scoprirono
molini
a
vento
.
Nei
pressi
del
paese
,
seppero
che
colà
non
si
sapeva
ancor
nulla
di
quella
proclamazione
:
un
manifesto
era
stato
attaccato
ai
muri
,
ma
il
popolino
lo
ignorava
;
e
,
ignorandolo
,
al
solito
,
come
altrove
,
coi
ritratti
del
re
e
della
regina
,
un
crocefisso
in
capo
alla
processione
,
gridando
-
Viva
il
re
!
abbasso
le
tasse
!
-
s
'
era
messo
a
percorrere
le
vie
del
paese
,
finché
,
uscendo
dalla
piazza
e
imboccando
una
strada
angusta
che
la
fronteggiava
,
vi
aveva
trovato
otto
soldati
e
quattro
carabinieri
appostati
.
L
'
ufficiale
che
li
comandava
(
non
per
niente
si
chiamava
Colleoni
)
aveva
preso
questo
partito
con
strategia
sopraffina
,
perché
la
folla
inerme
,
lì
calcata
e
pigiata
,
alle
intimazioni
di
sbandarsi
non
si
potesse
più
muovere
;
e
lì
non
una
,
ma
più
volte
,
aveva
ordinato
contro
di
essa
il
fuoco
.
Undici
morti
,
innumerevoli
feriti
,
tra
cui
donne
,
vecchi
,
bambini
.
Ora
,
tutto
era
calmo
,
come
in
un
cimitero
.
Solo
,
qua
e
là
,
il
grido
dei
parenti
che
piangevano
gli
uccisi
,
e
i
gemiti
dei
feriti
.
-
Ti
basta
?
-
domandò
Lino
Apes
a
Lando
.
Questi
si
volse
al
vecchio
contadino
che
aveva
dato
quei
ragguagli
e
che
,
paragonando
il
paese
a
un
cimitero
,
aveva
indicato
una
collina
lì
presso
su
cui
sorgevano
alcuni
cipressi
,
e
gli
domandò
:
-
Sono
lì
?
Il
vecchio
contadino
,
con
gli
occhi
aguzzi
d
'
odio
e
intensi
di
pietà
,
crollò
più
volte
il
capo
;
poi
tese
le
dita
delle
due
mani
deformi
e
terrose
,
per
significare
prima
dieci
e
poi
uno
;
e
con
lo
sguardo
e
col
silenzio
,
che
seguì
a
quel
muto
parlare
,
espresse
chiaramente
ch
'
egli
li
aveva
veduti
.
Lando
si
mosse
verso
la
collina
.
-
Ho
capito
!
-
sospirò
Lino
Apes
.
-
Ora
divento
Orazio
...
Seconda
rappresentazione
:
Amleto
al
cimitero
.
Nel
piccolo
,
squallido
camposanto
su
la
collina
,
tranne
il
custode
freddoloso
,
con
un
leggero
scialle
di
lana
appeso
alle
spalle
,
non
c
'
era
nessuno
.
Seduto
su
uno
sgabelletto
,
a
sinistra
dell
'
entrata
,
quegli
stava
a
guardare
apaticamente
,
nel
silenzio
desolato
,
le
casse
schierate
per
terra
innanzi
a
sé
,
come
un
pastore
la
sua
mandra
.
Aspettava
la
visita
e
le
disposizioni
dell
'
autorità
giudiziaria
,
per
il
seppellimento
.
Vedendo
entrare
quei
due
,
si
voltò
,
poi
subito
s
'
alzò
e
si
tolse
il
berretto
,
credendo
che
fossero
il
giudice
e
il
commissario
di
polizia
.
Lino
Apes
gli
si
diede
a
conoscere
per
giornalista
,
insieme
col
compagno
,
e
Lando
lo
pregò
di
fargli
vedere
qualcuno
di
quei
cadaveri
.
Il
custode
allora
si
chinò
su
una
delle
casse
,
più
grande
delle
altre
,
tinta
di
grigio
,
con
due
fasce
nere
in
croce
,
e
tolse
una
grossa
pietra
che
stava
sul
coperchio
Due
cadaveri
in
quella
cassa
,
uno
su
l
'
altro
:
uno
con
la
faccia
sotto
i
piedi
dell
'
altro
.
Quello
di
sopra
era
d
'
un
ragazzo
.
Divaricate
,
le
gambe
;
la
testa
,
affondata
tra
i
piedi
del
compagno
.
A
guardarlo
così
capovolto
,
pareva
dicesse
,
in
quell
'
atteggiamento
:
-
No
!
No
!
-
con
tutto
il
visino
smunto
,
dagli
occhi
appena
socchiusi
,
contratti
ancora
dall
'
angoscia
dell
'
agonia
.
No
,
quella
morte
;
no
,
quell
'
orrore
;
no
,
quella
cassa
per
due
,
attufata
da
quel
lezzo
crudo
e
acre
di
carneficina
.
La
piú
raccapricciante
era
la
vista
dell
'
altro
,
di
tra
le
scarpe
logore
del
ragazzo
,
coi
grandi
occhi
neri
ancora
sbarrati
e
un
po
'
di
barba
fulva
sotto
il
mento
.
Era
d
'
un
contadino
nel
pieno
vigore
delle
forze
.
Con
quei
terribili
occhi
sbarrati
al
cielo
,
dal
corpo
supino
chiedeva
vendetta
di
quell
'
ultima
atrocità
,
del
peso
di
quell
'
altra
vittima
sopra
di
sé
.
-
Vedete
,
Signore
,
-
pareva
dicesse
,
-
vedete
che
hanno
fatto
!
Non
una
parola
poté
uscire
dalle
labbra
di
Lando
e
dell
'
Apes
;
e
il
custode
richiuse
il
coperchio
e
di
nuovo
vi
impose
la
grossa
pietra
.
Dopo
altre
e
altre
casse
di
nudo
abete
,
misere
,
una
ve
n
'
era
,
foderata
di
chiara
stoffa
celeste
,
piccola
,
così
piccola
,
che
a
Lando
sorse
,
nel
dubbio
,
la
speranza
che
almeno
quella
non
fosse
della
strage
.
Guardò
il
custode
che
vi
si
era
affisato
,
e
dal
modo
con
cui
la
mirava
comprese
che
,
sì
,
anche
quella
...
anche
quella
...
Glielo
domandò
e
il
custode
,
dopo
avere
un
po
'
tentennato
il
capo
,
rispose
:
-
Una
'
nnucenti
...
(
Una
fanciullina
)
.
-
Si
può
vederla
?
Lino
Apes
,
rivoltato
e
su
le
spine
,
si
ribellò
:
-
No
,
lascia
,
via
,
Lando
!
Non
vedi
?
La
cassa
è
inchiodata
...
-
Oh
,
per
questo
...
-
fece
il
custode
,
togliendo
di
tasca
un
ferruzzo
.
-
Devo
schiodarla
per
il
giudice
istruttore
.
Ci
vuol
poco
...
E
si
chinò
a
schiodare
il
lieve
coperchio
,
con
cura
per
la
gentilezza
di
quella
stoffa
celeste
.
I
chiodi
si
staccavano
docili
dal
legno
molle
,
a
ogni
spinta
.
Scoperchiata
la
piccola
bara
,
vi
apparve
dentro
la
fanciullina
non
ancora
irrigidita
dalla
morte
,
ancora
rosea
in
viso
,
con
la
testina
ricciuta
,
un
po
'
volta
da
un
lato
,
e
le
braccia
distese
lungo
i
fianchi
.
Ma
la
boccuccia
rossa
era
coperta
di
bava
e
dal
nasino
le
colava
una
schiuma
sanguigna
,
gorgogliante
ancora
,
a
intervalli
che
pareva
avessero
la
regolarità
del
respiro
.
-
Ma
è
viva
!
-
esclamò
Lando
,
con
raccapriccio
.
Il
custode
sorrise
amaramente
:
-
Viva
?
-
e
ripose
il
coperchio
.
La
avrebbe
fatta
andar
via
ancora
viva
quella
mamma
che
così
l
'
aveva
pettinata
e
acconciata
,
che
con
tanto
amore
aveva
adornato
di
quella
chiara
stoffa
celeste
la
piccola
bara
?
-
Questo
hanno
fatto
...
-
mormorò
Lando
.
E
Lino
Apes
e
il
custode
credettero
ch
'
egli
alludesse
ai
soldati
,
che
avevano
ucciso
quella
povera
bimba
.
Lando
Laurentano
,
invece
,
alludeva
ai
suoi
compagni
,
e
aveva
innanzi
alla
mente
non
più
l
'
immagine
di
quella
piccina
,
la
quale
almeno
aveva
avuto
le
cure
della
gentile
pietà
materna
,
ma
l
'
immagine
atroce
di
quell
'
altra
vittima
grande
,
con
su
la
faccia
le
scarpe
dell
'
altro
cadavere
,
e
gli
occhi
sbarrati
,
pieni
di
smisurata
angoscia
,
rivolti
al
cielo
.
Nell
'
antico
palazzo
dei
De
Vincentis
,
fuori
annerito
dal
tempo
e
tutto
screpolato
come
una
rovina
,
dai
balconi
e
dalla
vasta
terrazza
vellutati
di
muschio
,
con
le
ringhiere
a
gabbia
arrugginite
,
ma
dentro
,
negli
ampii
cameroni
,
pieno
di
luce
e
di
pace
,
con
quei
santi
e
fiori
di
cera
nelle
campane
di
cristallo
che
pareva
diffondessero
per
tutto
un
odor
di
badìa
,
il
silenzio
stampato
sui
mattoni
coi
rettangoli
di
sole
delle
invetriate
che
s
'
allungavano
lentissimamente
sempre
più
,
seguiti
dal
fervor
lento
e
lieve
del
pulviscolo
,
era
rotto
da
un
cupo
romore
cadenzato
di
passi
.
Da
una
settimana
Vincente
De
Vincentis
,
dimentico
dei
codici
arabi
della
biblioteca
di
Itria
,
se
ne
stava
in
una
camera
,
avvolto
in
un
vecchio
pastrano
stinto
,
col
bavero
alzato
,
a
passeggiare
dalla
mattina
alla
sera
,
con
le
mani
adunche
,
afferrate
dietro
il
dorso
,
il
capo
ciondoloni
e
gli
occhi
tra
i
peli
,
quasi
ciechi
,
poiché
in
casa
non
portava
mai
gli
occhiali
.
Nella
stanza
accanto
,
presso
la
vetrata
del
balcone
,
stava
seduta
a
far
la
calza
,
con
uno
scialle
grigio
di
lana
addosso
e
un
fazzoletto
nero
in
capo
di
lana
,
anch
'
esso
annodato
sotto
il
mento
,
boffice
e
placida
come
una
balla
,
donna
Fana
,
la
vecchia
casiera
.
Per
metà
dentro
al
rettangolo
di
sole
,
quasi
vaporava
nella
luce
,
e
la
calugine
dello
scialle
di
lana
,
accesa
,
brillava
con
gli
atomi
volteggianti
del
pulviscolo
.
Donna
Fana
aveva
composto
con
le
sue
mani
nelle
bare
prima
il
padrone
,
morto
giovane
,
poi
la
padrona
,
di
cui
,
più
che
la
serva
,
era
stata
l
'
amica
e
la
consigliera
,
e
aveva
veduto
nascere
e
crescere
tra
le
sue
braccia
i
due
padroncini
,
ora
affidati
del
tutto
alle
sue
cure
.
Da
giovane
,
era
stata
conversa
nel
monastero
di
San
Vincenzo
,
ed
era
rimasta
«
senza
mondo
»
com
'
ella
diceva
,
cioè
vergine
e
quasi
monaca
di
casa
.
Traeva
a
quando
a
quando
,
come
nel
monastero
,
certi
sospiri
ardenti
,
seguiti
dall
'
immancabile
esclamazione
:
-
Se
fossi
là
!
Ma
non
c
'
era
più
nessuno
che
le
domandasse
,
come
usava
tra
le
monache
:
«
Dove
,
sorella
mia
?
»
perché
ella
potesse
rispondere
in
un
altro
sospiro
:
-
Con
gli
angeletti
!
Ma
nella
pace
degli
angeli
,
veramente
,
era
stata
sempre
,
in
quella
casa
.
La
padrona
:
una
vera
santa
,
ingenua
fino
a
grande
come
una
bambina
,
incapace
di
pensare
il
male
,
e
tutta
dedita
alla
religione
e
alle
opere
di
misericordia
;
quei
due
figliuoli
:
anch
'
essi
uno
più
buono
dell
'
altro
,
costumati
e
timorati
di
Dio
.
Ora
,
poteva
mai
il
Signore
abbandonare
quella
casa
e
lasciarla
andare
in
rovina
?
Donna
Fana
pareva
fosse
a
parte
di
tutti
i
voleri
di
Dio
;
e
parlava
del
Paradiso
,
come
se
già
vi
fosse
e
seguitasse
a
farvi
la
calza
sotto
gli
occhi
del
Padre
Eterno
,
di
cui
sapeva
dire
dove
e
come
stava
seduto
,
insieme
con
Gesù
Nostro
Salvatore
e
la
Bella
Madre
.
Da
tempo
aveva
preparato
i
capi
di
biancheria
e
la
veste
e
le
pianelle
di
panno
e
il
fazzoletto
di
seta
per
comparire
al
Giudizio
Universale
,
sicurissima
che
il
Giudice
Supremo
l
'
avrebbe
chiamata
tra
gli
eletti
,
così
tutta
bella
pulita
e
rassettata
;
e
ogni
sera
faceva
una
speciale
orazione
a
Santa
Brigida
,
che
doveva
annunziarle
in
sogno
,
tre
giorni
prima
,
l
'
ora
precisa
della
morte
,
perché
fosse
pronta
e
in
regola
coi
sagramenti
.
Non
si
angustiava
dunque
di
nulla
;
e
per
lei
tutta
quella
costernazione
di
Vincente
(
ch
'
ella
chiamava
don
Tinuzzo
)
era
una
fanciullaggine
.
La
raffermava
in
questa
opinione
,
non
solo
la
fiducia
in
Dio
,
ma
anche
la
fede
incrollabile
che
la
ricchezza
di
quel
casato
non
potesse
aver
mai
fine
.
E
seguitava
a
governare
con
l
'
antica
abbondanza
,
per
modo
che
tutte
le
poverelle
del
vicinato
venissero
a
fin
di
tavola
a
spartirsi
il
superfluo
e
i
resti
del
desinare
,
come
al
solito
per
tanti
anni
;
e
a
tener
provvista
la
dispensa
d
'
ogni
ben
di
Dio
,
e
a
preparare
con
le
sue
mani
ai
padroncini
i
rosolii
e
i
dolci
tradizionali
,
imparati
alla
badìa
,
il
cùscusu
di
riso
e
pistacchi
,
i
pesci
dolci
di
pasta
di
mandorla
,
le
pignoccate
,
e
tutte
le
conserve
e
le
cotognate
e
i
frutti
in
giulebbe
.
Forse
,
sì
,
qualche
cosa
raspava
,
sotto
sotto
,
don
Jaco
Pàcia
,
l
'
amministratore
.
-
Ma
che
?
-
domandava
a
Ninì
,
dopo
qualche
sfuriata
del
fratello
maggiore
.
-
Mollichelle
,
figlio
mio
,
mollichelle
!
Uomo
di
chiesa
anche
lui
,
don
Jaco
Pàcia
,
era
mai
possibile
che
rubasse
come
e
quanto
diceva
don
Tinuzzo
?
Ma
se
a
lei
don
Jaco
seguitava
a
dare
per
l
'
andamento
di
casa
quello
stesso
che
aveva
dato
sempre
,
senza
far
mai
la
più
piccola
osservazione
?
Tutto
il
maneggio
dei
denari
lo
aveva
lui
;
via
!
bisognava
chiudere
un
occhio
,
se
qualcosina
gli
restava
attaccata
alle
dita
.
Donna
Fana
lo
difendeva
,
in
coscienza
,
perché
della
onestà
dei
pensieri
e
delle
azioni
del
Pàcia
credeva
d
'
avere
una
prova
nel
fatto
che
,
l
'
anno
che
don
Jaco
era
andato
a
Roma
,
le
aveva
portato
di
là
una
corona
benedetta
e
una
tabacchiera
col
ritratto
del
Santo
Padre
.
Se
avesse
saputo
che
,
quel
giorno
stesso
,
don
Jaco
,
per
far
denari
,
oltre
la
cessione
delle
terre
di
Milione
a
don
Flaminio
Salvo
,
sarebbe
venuto
a
proporre
un
'
ipoteca
su
quel
palazzo
,
ov
'
ella
stava
così
tranquillamente
a
far
la
calza
!
Quest
'
ultima
bomba
,
veramente
,
non
se
l
'
aspettava
neanche
Vincente
.
Oltre
quella
delle
terre
da
cedere
egli
aveva
,
sì
,
un
'
altra
grave
preoccupazione
,
che
non
gli
dava
requie
da
due
giorni
,
ma
d
'
indole
affatto
diversa
.
Aveva
scoperto
nell
'
angolo
d
'
uno
stanzone
ov
'
era
affastellata
la
roba
fuori
d
'
uso
,
un
fucilaccio
antico
,
di
quelli
a
pietra
focaja
,
tutto
incrostato
di
ruggine
e
di
polvere
.
Proclamato
lo
stato
d
'
assedio
e
il
disarmo
in
tutta
la
Sicilia
,
non
era
egli
in
obbligo
di
consegnare
quell
'
arnese
là
?
Ninì
e
donna
Fana
dicevano
di
no
;
Ninì
anzi
sosteneva
che
sarebbe
sembrata
,
più
che
una
impertinenza
,
uno
scherno
oltraggioso
all
'
autorità
la
consegna
d
'
un
'
arma
come
quella
.
Ma
che
ne
sapevano
essi
?
Come
lo
dicevano
?
Così
,
di
testa
loro
!
L
'
ordine
di
consegnare
tutte
quante
le
armi
,
senza
eccezioni
,
era
positivo
e
perentorio
.
Era
un
'
arma
,
quella
,
sì
o
no
?
Poteva
essere
antica
,
anzi
era
antica
e
mangiata
dalla
ruggine
,
ma
sempre
arma
era
!
E
fors
'
anche
carica
e
pronta
a
sparare
...
si
vedeva
la
pietra
focaja
;
e
l
'
acciarino
,
eccolo
lì
,
pendeva
da
una
catenella
...
-
Ebbene
,
prendila
e
va
'
a
consegnarla
!
-
gli
aveva
gridato
,
Ninì
,
scrollandosi
,
il
giorno
avanti
.
Aveva
ben
altro
da
pensare
,
lui
,
in
quei
momenti
,
nelle
rare
comparse
che
faceva
in
casa
,
tutto
stravolto
e
impaziente
di
ritornare
al
suo
supplizio
,
presso
Dianella
.
Vincente
avrebbe
preteso
che
Ninì
perdesse
una
mezza
giornata
,
nelle
condizioni
d
'
animo
in
cui
si
trovava
,
per
chiedere
informazioni
su
quell
'
arma
.
Una
parola
,
prenderla
!
E
se
scoppiava
?
Consegnarla
poi
a
chi
,
dove
?
Alla
prefettura
?
al
municipio
?
al
commissariato
di
polizia
?
Egli
non
ne
sapeva
niente
;
e
ad
andare
a
domandarlo
così
,
fingendo
d
'
averne
curiosità
,
dopo
due
giorni
,
c
'
era
il
rischio
di
far
nascere
qualche
sospetto
e
d
'
attirarsi
una
perquisizione
in
casa
.
Lo
stato
d
'
assedio
aveva
messo
e
teneva
Vincente
De
Vincentis
in
tale
orgasmo
,
da
fargli
vedere
ovunque
minacce
e
pericoli
terribili
.
S
'
era
proposto
di
non
uscir
più
di
casa
,
fintanto
che
fosse
durato
.
Ma
se
,
per
il
maledetto
vizio
di
donna
Fana
di
chiamare
a
parte
tutto
il
vicinato
d
'
ogni
minimo
incidente
in
famiglia
,
la
polizia
fosse
venuta
a
sapere
di
quell
'
arma
?
All
'
improvviso
,
la
vecchia
casiera
lo
vide
uscire
,
frenetico
,
dalla
camera
in
cui
stava
chiuso
,
con
le
braccia
in
aria
e
gridando
:
-
Scoppii
!
m
'
ammazzi
!
non
me
n
'
importa
niente
!
Vado
a
prenderlo
,
vado
a
prenderlo
io
!
-
Per
carità
,
lasci
,
don
Tinuzzo
!
-
esclamò
donna
Fana
,
correndogli
dietro
.
-
Non
sia
mai
,
Dio
,
con
questa
furia
...
Vede
come
trema
tutto
?
Lasci
fare
!
Chiamerò
qualcuno
dal
balcone
...
-
Chi
chiamate
?
Non
v
'
arrischiate
...
-
s
'
era
messo
a
urlare
,
paonazzo
in
volto
,
Vincente
,
quando
dalla
porta
,
sempre
aperta
di
giorno
,
comparve
don
Jaco
Pàcia
con
la
sua
solita
aria
di
santo
,
caduto
dal
cielo
in
un
mondo
di
guaj
e
d
'
imbrogli
.
Era
lungo
e
secco
,
come
di
legno
,
con
la
faccia
squallida
,
segnata
con
trista
durezza
dalle
sopracciglia
nere
ad
accento
circonflesso
,
in
contrasto
col
largo
sorriso
scemo
,
beato
,
sotto
gl
'
ispidi
baffi
bianchi
.
Gli
occhi
,
dalle
pàlpebre
stirate
come
quelle
dei
giapponesi
,
non
scoprivano
il
bianco
e
restavano
opachi
e
come
estranei
alla
durezza
di
quegli
accenti
circonflessi
e
alla
scema
beatitudine
dell
'
eterno
sorriso
.
Con
le
braccia
raccolte
sempre
sul
petto
e
le
grosse
mani
slavate
e
nocchierute
prendeva
atteggiamenti
di
umiltà
rassegnata
.
Udito
di
che
si
trattava
,
prese
sopra
di
sé
l
'
affare
di
quel
fucile
,
e
disse
che
aveva
,
non
una
,
ma
cento
ragioni
don
Tinuzzo
di
costernarsi
così
.
Sicuro
,
era
un
'
arma
!
E
,
Dio
liberi
,
in
un
momento
come
quello
...
Momento
terribile
per
tutta
la
Sicilia
!
Ma
c
'
era
lui
,
c
'
era
lui
,
lì
,
per
quei
due
bravi
giovanotti
e
,
con
l
'
ajuto
di
Dio
,
niente
paura
,
da
questa
parte
!
I
guaj
,
guaj
grossi
,
erano
invece
da
un
'
altra
.
E
cominciò
a
rappresentare
tutte
le
sue
fatiche
per
rintracciare
gl
'
incartamenti
delle
terre
di
Milione
,
prima
all
'
archivio
notarile
,
poi
nella
cancelleria
del
tribunale
e
in
quella
del
Vescovado
per
tutti
i
piccoli
e
grossi
censi
che
gravavano
su
quelle
terre
.
Ora
gl
'
incartamenti
erano
pronti
e
in
ordine
dal
notajo
;
ma
don
Flaminio
Salvo
non
voleva
pagar
le
spese
dell
'
atto
di
vendita
,
e
forse
dal
suo
canto
aveva
ragione
,
perché
,
dopo
tutto
,
faceva
un
gran
favore
...
lui
banchiere
...
-
Ah
sì
,
un
gran
favore
?
un
gran
favore
?
-
scattò
furibondo
Vincente
,
-
come
per
Primosole
,
è
vero
?
un
gran
favore
!
Don
Jaco
lo
lasciò
sfogare
,
in
uno
dei
soliti
atteggiamenti
di
santo
martire
;
poi
disse
:
-
Ma
abbiate
pazienza
,
don
Tinuzzo
mio
!
Che
forse
don
Flaminio
ha
altri
figliuoli
,
oltre
quella
già
fidanzata
a
vostro
fratello
don
Ninì
?
Non
vedete
che
è
tutta
una
finta
,
santo
Dio
?
Domani
si
fa
lo
sposalizio
e
,
gira
e
volta
,
alla
fine
tutto
ritornerà
qui
!
-
Tutto
,
eh
?
Bello
..
facile
...
liscio
come
l
'
olio
...
-
prese
a
dire
Vincente
,
con
furiosi
inchini
.
-
Lo
sposalizio
dei
matti
!
Ma
se
è
così
,
perché
don
Flaminio
si
ricusa
di
pagar
le
spese
dell
'
atto
?
Segno
che
non
ci
crede
!
Chi
vi
dice
che
questo
matrimonio
si
farà
?
chi
vi
dice
che
...
-
Don
Tinuzzo
!
-
lo
interruppe
quello
.
-
Vostro
fratello
don
Ninì
è
entrato
,
sí
o
no
,
in
casa
del
Salvo
?
o
me
l
'
invento
io
?
Santo
nome
di
Dio
benedetto
!
Sono
ormai
parecchi
giorni
?
Dunque
,
che
vuol
dire
?
Vuol
dire
che
la
ragazza
ci
sta
!
Ora
volete
che
la
paglia
accanto
al
fuoco
...
Del
resto
,
oh
!
ecco
qua
don
Ninì
in
persona
...
Nessuno
meglio
di
lui
ve
lo
potrà
confermare
.
Vincente
corse
innanzi
al
fratello
che
entrava
;
gli
s
'
accostò
a
petto
,
fremente
;
gli
afferrò
con
le
mani
adunche
le
braccia
,
e
alzò
da
un
lato
la
faccia
congestionata
per
sbirciarlo
bene
in
volto
,
da
vicino
,
con
gli
occhi
miopi
.
-
Sì
!
guardatelo
!
-
poi
sghignò
,
allontanandosi
e
mostrandolo
.
-
Vedete
che
faccia
ha
!
Pare
un
morto
,
lo
sposo
!
Ninì
,
così
soprappreso
,
restò
in
mezzo
alla
stanza
a
guardare
il
fratello
e
don
Jaco
e
donna
Fana
,
come
insensato
.
Aveva
veramente
dipinta
una
torbida
angoscia
nel
volto
che
di
solito
esprimeva
la
bontà
mite
e
gentile
dell
'
animo
;
e
i
begli
occhi
neri
,
vellutati
,
erano
intensi
di
tetro
cordoglio
,
eppur
quasi
smemorati
.
Come
seppe
che
cosa
si
voleva
da
lui
e
per
qual
fine
,
s
'
adontò
fieramente
,
agitando
le
braccia
,
col
volto
atteggiato
di
schifo
.
Don
Jaco
da
una
parte
,
donna
Fana
dall
'
altra
,
cercarono
di
calmarlo
,
d
'
interrogarlo
con
garbo
;
ma
invano
:
si
storceva
,
scotendo
il
capo
,
con
un
grido
soffocato
in
gola
.
-
Ma
dite
almeno
se
c
'
è
qualche
speranza
,
per
tranquillare
vostro
fratello
!
-
gli
gridò
alla
fine
don
Jaco
a
mani
giunte
.
Ninì
lo
guatò
con
un
lampo
strano
negli
occhi
.
Ma
se
non
ci
fosse
più
alcuna
speranza
di
richiamare
Dianella
alla
ragione
,
che
sarebbe
più
importato
a
lui
della
rovina
della
casa
,
della
miseria
,
di
tutto
?
Era
mai
possibile
che
qualcuno
potesse
sperar
la
salvezza
di
Dianella
soltanto
per
questo
,
per
salvar
dalla
rovina
la
casa
?
che
tutto
il
suo
impegno
,
il
suo
supplizio
dovessero
per
quella
gente
servire
a
questo
scopo
?
Ecco
,
lo
costringevano
a
gettare
la
sua
speranza
come
un
'
offa
per
placar
la
paura
di
quella
miseria
!
Ebbene
,
sì
,
c
'
era
una
speranza
,
c
'
era
,
c
'
era
...
E
Ninì
,
coprendosi
il
volto
,
ruppe
in
uno
stridulo
pianto
convulso
.
Flaminio
Salvo
aveva
stentato
molto
a
decifrare
la
lettera
della
sorella
Adelaide
,
la
cui
scrittura
,
non
soltanto
per
gli
spropositi
d
'
ortografia
quasi
sempre
illeggibile
,
pareva
quella
volta
più
che
mai
una
furiosa
raspatura
di
gallina
.
Tutta
un
grido
d
'
ajuto
e
di
minaccia
,
quella
lettera
,
tra
imprecazioni
ed
esclamazioni
disperate
.
Le
aveva
risposto
brevemente
e
pacatamente
,
che
presto
sarebbe
venuto
a
visitarla
a
Colimbètra
e
che
intanto
stésse
tranquilla
,
come
si
conveniva
a
una
donna
della
sua
età
e
della
sua
condizione
.
Un
sorriso
frigido
gli
era
venuto
alle
labbra
,
sogguardando
dopo
la
lettura
quel
foglietto
di
carta
che
avrebbe
voluto
recargli
ancora
un
dispiacere
.
Pian
piano
lo
aveva
ripiegato
e
s
'
era
messo
a
lacerarlo
lentamente
,
per
lungo
e
per
largo
,
in
pezzetti
sempre
più
piccoli
,
senza
più
badare
a
quello
che
faceva
,
caduto
in
un
attonimento
grave
,
d
'
uggia
aggrondata
;
alla
fine
,
aveva
guardato
sul
piano
della
scrivania
l
'
opera
delle
sue
dita
:
tutto
quel
mucchietto
di
minuzzoli
di
carta
.
Chi
sa
se
non
aveva
fatto
soffrire
anche
quel
foglietto
,
a
lacerarlo
e
ridurlo
così
,
in
tutti
quei
minuzzoli
!
Gli
era
rimasto
un
bruciorino
ai
polpastrelli
dell
'
indice
e
del
pollice
,
che
s
'
erano
accaniti
in
quell
'
opera
di
distruzione
,
senza
ch
'
egli
la
volesse
;
da
sé
,
per
il
gusto
di
distruggere
.
Ah
,
poter
ridurre
in
minuzzoli
così
,
senza
pensarci
,
la
vita
,
tutta
quanta
:
ripiegarla
in
quattro
,
come
un
foglio
sporco
di
spropositi
,
e
strapparla
per
lungo
e
per
largo
,
dieci
,
venti
,
trenta
volte
,
pezzo
per
pezzo
,
lentamente
!
Con
uno
sbuffo
aveva
sparpagliato
su
la
scrivania
e
per
terra
tutti
quei
minuzzoli
,
e
s
'
era
alzato
.
Guardando
dai
vetri
del
balcone
la
distesa
ben
nota
,
sempre
uguale
,
delle
campagne
,
le
due
scogliere
lontane
di
Porto
Empedocle
,
protese
nel
mare
laggiù
a
occidente
,
come
due
braccia
;
le
macchie
scure
dei
piroscafi
ancorati
,
e
immaginando
il
traffico
di
tanta
gente
lì
a
'
suoi
servizii
per
l
'
imbarco
dello
zolfo
delle
sue
miniere
accatastato
su
la
spiaggia
,
s
'
era
sentito
soffocare
da
tutte
le
noje
,
da
tutti
i
pensieri
che
da
anni
e
anni
gli
venivano
da
quel
traffico
per
lui
ormai
superfluo
,
necessario
a
tanti
che
ne
traevano
i
mezzi
per
provvedere
ai
meschini
bisogni
quotidiani
e
affrontar
le
miserie
,
i
dolori
,
di
cui
è
intessuta
la
loro
vita
e
quella
di
tutti
.
E
s
'
era
messo
a
pensare
che
,
lui
sazio
e
stanco
,
con
la
nausea
della
sazietà
e
l
'
abbandono
della
stanchezza
,
restava
lì
come
disteso
a
farsi
mangiare
da
tanti
irrequieti
affamati
di
cui
non
gl
'
importava
nulla
.
Ma
avrebbe
potuto
forse
impedirlo
?
L
'
opera
sua
,
di
tutta
la
sua
vita
,
aveva
preso
corpo
fuori
di
lui
,
e
stava
lì
per
gli
altri
.
Poteva
forse
quella
distesa
di
campagne
impedire
che
tanti
uomini
vi
affondassero
le
zappe
e
gli
aratri
,
vi
piantassero
gli
alberi
e
ne
raccogliessero
i
frutti
?
Così
era
ormai
di
lui
.
E
,
come
la
terra
,
egli
non
sentiva
alcuna
gioja
del
lavoro
che
gli
altri
facevano
sopra
di
lui
per
raccogliere
il
frutto
;
né
questi
altri
,
quantunque
gli
camminassero
sopra
,
potevano
dargli
compagnia
,
penetrare
,
rompere
la
sua
solitudine
che
aveva
ormai
l
'
insensibilità
della
pietra
.
Sentiva
solamente
un
enorme
fastidio
di
tutto
,
che
gli
schiacciava
la
volontà
di
liberarsene
,
e
solo
gli
moveva
ancora
inconsciamente
le
dita
,
come
dianzi
,
a
far
del
male
a
un
foglietto
di
carta
.
Ma
tutte
le
cose
ormai
per
lui
avevano
il
valore
di
quel
foglietto
di
carta
;
e
bisognava
pur
lasciare
che
le
dita
,
almeno
le
dita
,
facessero
qualche
cosa
,
da
sé
,
poiché
il
fastidio
le
moveva
.
Se
si
fossero
rivoltate
e
accanite
anche
contro
di
lui
,
le
avrebbe
lasciate
fare
,
allo
stesso
modo
.
Davvero
?
O
non
fingeva
l
'
incoscienza
delle
sue
dita
nel
lacerar
la
lettera
della
sorella
,
per
poter
dire
a
se
stesso
che
anche
allo
stesso
modo
,
aveva
lacerato
,
dopo
il
suo
ritorno
a
Girgenti
,
certe
altre
lettere
appena
intraviste
nei
cassetti
della
scrivania
o
nel
palchetto
a
casellario
che
gli
stava
davanti
?
Certe
lettere
con
la
firma
di
Nicoletta
Capolino
?
Veramente
,
no
:
le
immagini
di
Aurelio
Costa
e
di
Nicoletta
Capolino
non
erano
mai
venute
a
piantarglisi
di
fronte
,
cosicché
egli
potesse
respingerle
con
un
logico
sorriso
,
dando
le
sue
ragioni
e
facendo
loro
notare
che
a
essi
mancavano
per
perseguitarlo
coi
rimorsi
.
La
persecuzione
loro
era
più
d
'
ogni
altra
irritante
,
perché
non
appariva
.
Non
appariva
,
per
questa
ragione
certissima
e
solida
e
pesante
come
una
pietra
di
sepoltura
:
che
erano
stati
anch
'
essi
,
l
'
uno
per
il
suo
proprio
accecamento
,
l
'
altra
per
un
suo
motivo
particolarissimo
,
a
volere
quella
loro
morte
.
Eppure
...
Eppure
,
sotto
questa
ragione
che
li
seppelliva
e
glieli
rendeva
invisibili
,
essi
,
in
un
modo
ch
'
egli
non
avrebbe
saputo
definire
,
gli
erano
...
non
presenti
,
no
,
mai
;
anzi
costantemente
assenti
:
ma
con
questa
loro
assenza
intanto
lo
perseguitavano
.
Erano
tutti
e
due
di
là
,
con
Dianella
,
nell
'
assenza
della
sua
ragione
.
Egli
non
li
vedeva
,
ma
pur
li
sentiva
nelle
parole
vuote
di
senso
,
negli
sguardi
e
nei
sorrisi
vani
della
figliuola
.
E
allora
,
anche
a
lui
irresistibilmente
come
dal
fondo
delle
viscere
contratte
dall
'
esasperazione
,
venivano
alle
labbra
parole
vuote
di
senso
,
del
tutto
impensate
;
strane
,
vaghe
parole
che
gli
atteggiavano
il
viso
a
seconda
delle
diverse
espressioni
che
contenevano
in
sé
,
per
conto
loro
,
fuori
assolutamente
della
sua
coscienza
e
senz
'
alcuna
relazione
col
suo
stato
presente.Ed
ecco
che
,
quel
giorno
,
per
seguitar
la
finzione
della
sua
incoscienza
,
dopo
aver
lacerato
la
lettera
della
sorella
,
si
era
anche
messo
a
dire
,
allo
stesso
modo
,
parole
impensate
:
-
Quello
che
serve
...
quello
che
serve
...
Se
non
che
,
alla
fine
,
aveva
mutato
in
ragionamento
la
finzione
,
apparsa
a
lui
stesso
troppo
evidente
:
-
Quello
che
serve
...
sì
.
Devo
accendere
un
sigaro
?
Mi
serve
un
fiammifero
.
Ecco
il
sigaro
...
ecco
il
fiammifero
:
per
sé
,
due
cose
;
ma
fatte
per
il
mio
bisogno
di
fumare
.
Prima
l
'
uno
,
poi
l
'
altro
,
li
accendo
e
li
distruggo
...
Quanti
fiammiferi
ho
accesi
!
Troppi
...
E
tutta
l
'
opera
mia
è
andata
in
fumo
!
Male
,
perché
non
sono
riuscito
allo
scopo
...
ma
io
volevo
maritar
bene
la
mia
figliuola
,
perché
avessero
almeno
una
bella
corona
...
già
!
una
corona
principesca
...
tutte
le
mie
fatiche
e
le
mie
lotte
.
Una
corona
principesca
!
...
Fumo
?
Vanità
?
Eh
,
ma
almeno
questo
compenso
alla
morte
del
mio
bambino
!
Vanità
,
per
forza
,
se
la
sorte
volle
togliermi
ogni
ragione
di
attendere
a
cose
più
serie
,
e
mi
lasciò
una
povera
figliuola
con
l
'
ombra
intorno
della
pazzia
materna
.
E
ormai
...
ormai
...
se
servo
io
,
per
il
bisogno
che
qualcuno
abbia
di
fumare
...
Ma
sì
,
ecco
:
non
aveva
lasciato
entrare
in
casa
quello
stupido
buon
figliuolo
del
De
Vincentis
?
E
gli
aveva
messo
davanti
la
figliuola
:
là
!
per
l
'
esperimento
!
E
se
l
'
avesse
guarita
,
con
quei
suoi
begli
occhi
a
mandorla
vellutati
,
con
quelle
sue
dolci
manierine
di
dama
,
ecco
che
don
Jaco
Pàcia
,
seduto
lì
davanti
a
quella
scrivania
,
maestro
e
donno
,
in
pochi
anni
si
sarebbe
fumati
a
uno
a
uno
tutti
i
suoi
biglietti
di
banca
e
le
sue
cartelle
di
rendita
e
le
zolfare
e
le
campagne
e
le
case
e
gli
opificii
.
-
Quello
che
serve
...
quello
che
serve
...
Questa
seccatura
della
sorella
Adelaide
,
intanto
,
no
,
era
proprio
di
più
.
Che
voleva
da
lui
?
Non
stava
comoda
al
suo
posto
?
C
'
erano
spine
?
Oh
cara
!
E
voleva
le
rose
da
lui
?
Con
tutti
quei
«
militari
»
che
le
facevano
scorta
;
con
quei
ritratti
dei
Re
Borboni
che
la
proteggevano
,
via
,
poteva
esser
lieta
e
contenta
...
Fosse
stato
lui
al
posto
di
lei
!
Fallito
ogni
scopo
,
il
solo
pensiero
di
rivedere
don
Ippolito
e
di
parlargli
,
era
per
lui
ora
un
'
oppressione
intollerabile
.
Come
resistere
,
con
l
'
arida
nudità
del
suo
animo
desolato
,
senza
più
uno
straccio
d
'
illusione
,
alla
vista
di
quell
'
uomo
tutto
quanto
composto
e
addobbato
e
parato
di
nobile
decoro
?
Gli
pareva
ora
incredibile
che
avesse
potuto
prendere
sul
serio
quella
via
per
arrivare
al
suo
scopo
...
Povera
Adelaide
!
C
'
era
andata
di
mezzo
lei
...
Ma
,
dopo
tutto
,
via
!
la
villa
era
sontuosa
e
il
posto
ameno
;
con
un
po
'
di
pazienza
e
di
buona
volontà
,
poteva
sopportar
la
noja
di
quell
'
uomo
non
fatto
propriamente
per
lei
.
In
tale
disposizione
d
'
animo
,
scese
due
giorni
dopo
,
in
vettura
,
a
Colimbètra
.
Il
sorriso
,
venutogli
alle
labbra
,
su
l
'
entrare
,
al
saluto
degli
uomini
di
guardia
parati
,
sì
,
ancora
militarmente
,
ma
senza
più
armi
,
non
gli
andò
via
per
tutto
il
tempo
che
durò
la
visita
.
Sorridendo
ascoltò
sotto
le
colonne
del
vestibolo
esterno
la
risposta
di
capitan
Sciaralla
impostato
su
l
'
attenti
,
che
le
armi
,
nossignore
,
non
erano
state
consegnate
all
'
autorità
,
ma
si
tenevano
riposte
per
prudenza
;
sorridendo
accolse
l
'
invito
di
Liborio
d
'
accomodarsi
nel
salone
,
e
,
poco
dopo
,
l
'
irrompere
come
una
bufera
della
sorella
Adelaide
e
le
prime
domande
affannose
,
tra
il
pianto
,
intorno
a
Dianella
.
-
Mah
...
fa
cura
d
'
amore
,
-
le
rispose
.
E
sorrise
allo
sbalordimento
quasi
feroce
della
sorella
,
per
la
sua
placida
risposta
.
-
Ridi
?
...
Dunque
può
guarire
?
-
Guarire
...
Speriamo
!
La
cura
è
buona
...
Sorrise
di
più
alle
improperie
che
donna
Adelaide
gli
scagliò
in
un
impeto
aggressivo
,
e
poi
alla
rappresentazione
di
tutte
le
ambasce
,
di
tutte
le
sofferenze
e
dei
maltrattamenti
ch
'
ella
chiamava
«
pestate
di
faccia
»
,
da
parte
del
marito
.
-
Bada
,
Flaminio
!
-
proruppe
a
un
certo
punto
la
sorella
;
vedendolo
sorridere
a
quel
modo
.
-
Bada
!
Finisce
ch
'
io
la
faccio
davvero
,
la
pazzia
!
Egli
la
guardò
un
poco
,
e
poi
,
aprendo
le
braccia
:
-
Ma
perché
?
Scusa
,
se
hai
una
bellissima
cera
!
A
questa
uscita
,
la
sorella
scappò
via
come
per
porre
a
effetto
,
subito
subito
,
la
minaccia
.
E
allora
,
attendendo
che
entrasse
il
principe
per
la
seconda
scena
,
sorrise
ai
ritratti
dei
due
re
di
Napoli
e
Sicilia
che
lo
guardavano
con
molta
serietà
dall
'
alto
della
parete
.
Don
Ippolito
,
scuro
in
viso
e
,
dentro
,
in
gran
pensiero
per
la
sorte
del
figliuolo
di
cui
non
aveva
più
notizie
,
entrò
nel
salone
,
maldisposto
anche
lui
a
quell
'
incontro
,
dal
quale
l
'
unico
bene
che
potesse
ripromettersi
sarebbe
stato
certamente
a
costo
d
'
uno
scandalo
,
dopo
la
nauseante
amarezza
di
volgari
spiegazioni
.
Ma
si
rischiarò
alla
vista
di
quel
sorriso
sulle
labbra
del
cognato
.
Lo
interpretò
nel
senso
che
due
uomini
com
'
essi
erano
,
non
potessero
e
non
dovessero
dare
alcuna
importanza
alle
lagrimucce
facili
,
alle
smaniette
passeggere
d
'
una
donna
,
che
la
loro
generosità
maschile
poteva
e
doveva
senza
stento
compatire
.
Sorrise
allora
anche
lui
,
ma
con
mestizia
,
don
Ippolito
,
stringendo
la
mano
al
cognato
;
e
,
seguitando
a
sorridere
,
gli
parlò
pacatamente
e
in
quel
tono
di
superiorità
maschile
del
suo
dispiacere
per
i
dissapori
sorti
tra
lui
e
la
moglie
,
perché
tardava
ancora
...
eh
,
tardava
purtroppo
a
stabilirsi
l
'
accordo
tra
i
loro
sentimenti
e
i
loro
pensieri
,
non
volendo
ella
intendere
le
ragioni
per
cui
...
-
Ma
via
,
principe
!
-
cercò
d
'
interromperlo
il
Salvo
.
-
No
no
,
-
s
'
ostinò
a
dire
don
Ippolito
.
-
Perché
io
apprezzo
moltissimo
il
sentimento
da
cui
ella
è
mossa
a
chiedermi
quel
che
non
posso
accordarle
.
Io
partecipo
,
credetemi
,
con
tutto
il
cuore
,
alla
vostra
sciagura
,
e
...
-
Ma
se
sarebbe
,
tra
l
'
altro
,
inutile
la
sua
presenza
!
-
disse
,
per
troncare
il
discorso
,
il
Salvo
.
E
con
gran
sollievo
d
'
entrambi
presero
a
parlar
d
'
altro
,
cioè
dei
gravi
avvenimenti
del
giorno
.
Se
non
che
,
allora
,
il
principe
restò
sconcertato
nel
notare
la
permanenza
di
quel
sorriso
su
le
labbra
del
cognato
,
mentr
'
egli
manifestava
con
tanto
calore
la
sua
indignazione
,
sia
per
le
misure
oltraggiose
del
governo
,
sia
per
la
tracotanza
popolare
.
Quale
sarebbe
stato
il
suo
stupore
se
,
interrompendosi
all
'
improvviso
e
domandando
a
Flaminio
Salvo
perché
seguitasse
a
sorridere
a
quel
modo
,
questi
gli
avesse
risposto
:
-
Perché
?
...
Ah
...
Perché
in
questo
momento
sto
pensando
che
Colimbètra
ha
,
tra
l
'
altro
,
la
bella
comodità
d
'
esser
molto
vicina
al
cimitero
,
sicché
voi
tra
poco
,
morendo
,
avrete
l
'
insigne
vantaggio
d
'
esser
seppellito
a
due
passi
da
qui
,
senza
attraversare
la
città
,
neanche
da
morto
.
Ma
gli
sovvenne
che
il
principe
s
'
era
fatto
edificare
nella
stessa
tenuta
,
e
propriamente
nel
boschetto
d
'
aranci
e
melograni
attorno
al
bacino
d
'
acqua
che
le
dava
il
nome
,
un
tumulo
uguale
a
quello
di
Terone
,
e
gli
sorse
una
viva
curiosità
di
andarlo
a
vedere
.
Appena
poté
,
interruppe
anche
quel
discorso
e
propose
al
cognato
una
giratina
in
quel
boschetto
.
Donna
Adelaide
approfittò
di
quel
momento
per
spedire
Pertichino
di
corsa
a
Girgenti
a
consegnare
un
biglietto
all
'
onorevole
deputato
Ignazio
Capolino
:
S.P.M.
(
sue
pregiatissime
mani
)
.
Quando
,
sul
far
della
sera
,
Flaminio
Salvo
rientrò
in
casa
,
nell
'
aprir
l
'
uscio
della
stanza
ove
di
solito
stava
Dianella
guardata
dalla
vecchia
governante
e
da
una
infermiera
,
ebbe
la
sorpresa
di
trovar
la
figliuola
appesa
al
collo
di
Ninì
De
Vincentis
,
con
gli
occhi
che
le
si
scoprivano
appena
di
su
la
spalla
del
giovine
,
ilari
,
sfavillanti
di
felicità
,
sotto
i
capelli
scarmigliati
,
e
le
due
mani
aggrovigliate
nella
stretta
.
-
Dianella
...
Dianella
...
-
la
chiamò
,
con
l
'
ansia
nella
voce
,
di
saperla
guarita
.
Ma
Ninì
De
Vincentis
,
piegando
a
stento
il
capo
e
mostrando
il
volto
congestionato
da
un
orgasmo
atroce
,
gli
rispose
disperatamente
:
-
Mi
chiama
Aurelio
...
CAPITOLO
OTTAVO
Reduce
da
quel
suo
pellegrinaggio
a
Roma
,
da
cui
tanta
gioja
e
tanta
luce
di
sogni
gloriosi
s
'
era
promesso
di
riportare
a
Valsanìa
per
i
suoi
ultimi
giorni
,
Mauro
Mortara
,
dopo
la
visita
a
donna
Caterina
Laurentano
morente
,
a
testa
bassa
,
senza
arrischiar
neppure
un
'
occhiata
intorno
,
quasi
avesse
temuto
d
'
esser
deriso
dagli
alberi
ai
quali
per
tanti
anni
aveva
parlato
delle
sue
avventure
,
della
grandezza
e
della
potenza
derivate
alla
patria
dall
'
opera
dei
vecchi
suoi
compagni
di
cospirazione
,
d
'
esilio
,
di
guerra
,
era
andato
a
cacciarsi
nella
sua
stanza
a
terreno
,
come
nel
suo
covo
una
fiera
ferita
a
morte
.
Invano
don
Cosmo
,
per
circa
una
settimana
,
aveva
cercato
di
scuoterlo
,
di
farlo
parlare
,
compreso
di
quella
sua
pietà
sconsolata
per
tutti
coloro
che
giustamente
rifuggivano
dal
rimedio
ch
'
egli
aveva
trovato
per
guarire
d
'
ogni
male
.
Alle
sue
insistenze
,
che
almeno
salisse
alla
villa
per
il
desinare
e
la
cena
,
Mauro
aveva
risposto
,
scrollandosi
:
-
Corpo
di
Dio
,
lasciatemi
stare
!
-
E
che
mangi
?
-
Le
mani
,
mi
mangio
!
Andàtevene
!
In
un
modo
più
spiccio
e
più
brusco
,
il
giorno
dopo
il
suo
arrivo
,
aveva
risposto
ai
colombi
,
che
durante
la
sua
assenza
erano
stati
governati
due
volte
al
giorno
,
all
'
ora
solita
,
dal
curàtolo
Vanni
di
Ninfa
:
bum
!
bum
!
due
schioppettate
in
aria
;
e
li
aveva
dispersi
con
fragoroso
scompiglio
.
Né
migliore
accoglienza
aveva
fatto
alla
festa
dei
tre
mastini
quasi
impazziti
dalla
gioja
di
rivederlo
.
La
placida
immobilità
dei
vecchi
oggetti
della
stanza
,
impregnati
tutti
da
un
lezzo
quasi
ferino
,
i
quali
parevano
in
attesa
ch
'
egli
riprendesse
tra
loro
la
vita
consueta
,
gli
aveva
suscitato
una
fierissima
irritazione
:
avrebbe
preso
a
due
mani
lo
strapunto
di
paglia
abballinato
in
un
angolo
e
lo
avrebbe
scagliato
fuori
con
le
tavole
e
i
trespoli
che
lo
sorreggevano
,
e
fuori
quel
torchio
guasto
delle
ulive
,
fuori
seggiole
e
casse
e
capestri
e
bardelle
e
bisacce
.
Solo
gli
era
piaciuto
riveder
nel
muro
l
'
impronta
degli
sputi
gialli
di
tabacco
masticato
che
,
stando
a
giacer
sul
letto
,
era
solito
scaraventare
alla
faccia
dei
nemici
della
patria
,
sanfedisti
e
borbonici
.
Più
volte
,
la
lusinga
degli
antichi
ricordi
aveva
cercato
di
riaffascinarlo
;
più
volte
,
dalla
porta
aperta
,
i
lunghi
filari
della
vigna
,
con
gli
alberetti
già
verzicanti
sparsi
qua
e
là
nel
silenzio
attonito
di
certe
ore
piene
di
smemorato
abbandono
,
gli
avevano
per
un
momento
ricomposto
la
visione
quasi
lontana
di
quel
mondo
,
per
cui
fino
a
poco
tempo
addietro
vagava
nei
dì
sereni
,
gonfio
d
'
orgoglio
,
da
padreterno
,
lisciandosi
la
barba
.
D
'
improvviso
,
ogni
volta
,
l
'
anima
che
già
s
'
avviava
affascinata
da
quella
visione
,
s
'
era
ritratta
all
'
aspro
e
fosco
ronzare
di
qualche
calabrone
che
,
entrando
nella
stanza
,
lo
richiamava
con
violenza
al
presente
e
rompeva
il
fascino
e
sconvolgeva
la
visione
.
Che
fare
?
che
fare
?
come
vedersi
più
in
quei
luoghi
testimonii
della
sua
passata
esaltazione
?
come
più
attendere
alle
cure
pacifiche
della
campagna
,
mentre
sapeva
che
tutta
la
Sicilia
era
sossopra
e
tanti
vili
rinnegati
si
levavano
ad
abbattere
e
scompigliare
l
'
opera
dei
vecchi
?
Da
anni
e
anni
,
tutti
i
suoi
pensieri
,
tutti
i
suoi
sentimenti
,
tutti
i
suoi
sogni
consistevano
dei
ricordi
e
della
soddisfazione
di
quest
'
opera
compiuta
.
Come
aver
più
requie
al
pensiero
ch
'
essa
era
minacciata
e
stava
per
essere
abbattuta
?
Contro
ogni
seduzione
delle
antiche
,
tranquille
abitudini
,
si
vedeva
costretto
dalla
sua
logica
ingenua
a
riconoscere
ch
'
era
debito
d
'
onore
,
per
quanti
come
lui
portavano
al
petto
le
medaglie
in
premio
di
quell
'
opera
,
accorrere
ora
in
difesa
di
essa
.
-
La
vecchia
guardia
nazionale
!
la
vecchia
guardia
!
Tutti
i
veterani
a
raccolta
!
E
alla
fine
,
in
un
momento
di
più
intensa
esaltazione
,
era
corso
come
un
cieco
,
per
rifugio
e
per
consiglio
,
al
camerone
del
Generale
,
ove
finora
non
gli
era
bastato
l
'
animo
di
rimetter
piede
.
Appena
entrato
,
era
scoppiato
in
singhiozzi
,
e
senza
osare
di
riaprir
gli
scuri
delle
finestre
e
dei
balconi
,
serrati
con
cura
amorosa
prima
di
partire
,
era
rimasto
al
bujo
,
a
lungo
,
con
le
mani
sul
volto
,
a
piangere
su
l
'
antico
divano
sgangherato
e
polveroso
.
A
poco
a
poco
,
i
fremiti
,
le
ansie
degli
antichi
leoni
congiurati
del
Quarantotto
che
si
riunivano
lì
in
quel
camerone
attorno
al
vecchio
Generale
,
s
'
erano
ridestati
in
lui
a
farlo
vergognare
del
suo
pianto
;
le
ombre
di
quei
leoni
,
terribilmente
sdegnate
,
gli
eran
sorte
intorno
e
gli
avevan
gridato
d
'
accorrere
,
sì
,
sì
,
d
'
accorrere
,
pur
così
vecchio
com
'
era
,
a
impedire
con
gli
altri
vecchi
superstiti
la
distruzione
della
patria
.
Nel
bujo
,
da
un
canto
di
quel
camerone
,
il
malinconico
leopardo
imbalsamato
,
privo
d
'
un
occhio
,
non
gli
aveva
potuto
mostrare
quanti
ragnateli
lo
tenevano
alla
parete
,
quanta
polvere
fosse
caduta
sul
suo
pelo
maculato
ormai
anche
qua
e
là
da
molte
gromme
di
muffa
!
E
Mauro
Mortara
era
riuscito
con
occhi
atroci
,
gonfii
e
rossi
dal
pianto
,
e
per
poco
non
era
saltato
addosso
a
don
Cosmo
che
,
passeggiando
per
il
corridojo
,
s
'
era
fermato
stupito
,
dapprima
,
a
mirarlo
in
quello
stato
,
e
aveva
poi
cercato
di
trattenerlo
e
di
calmarlo
.
-
Se
non
sapessi
che
vostra
madre
fu
una
santa
,
direi
che
siete
un
bastardo
!
-
gli
aveva
gridato
,
quasi
con
le
mani
in
faccia
.
Don
Cosmo
non
s
'
era
scomposto
,
se
non
per
sorridere
mestamente
,
tentennando
il
capo
,
in
segno
di
commiserazione
;
e
gli
aveva
domandato
dove
volesse
andare
,
contro
chi
combattere
alla
sua
età
.
Mauro
se
n
'
era
scappato
,
senza
dargli
risposta
.
E
veramente
,
giù
,
nella
sua
stanza
a
terreno
,
aveva
cominciato
a
darsi
attorno
per
la
partenza
.
Alla
sua
età
?
Sangue
della
Madonna
,
che
età
?
si
parlava
d
'
età
,
a
lui
!
Dove
voleva
andare
?
Non
lo
sapeva
.
Armato
,
pronto
a
qualunque
cimento
,
sarebbe
salito
a
Girgenti
,
a
consigliarsi
e
accordarsi
con
gli
altri
veterani
,
con
Marco
Sala
,
col
Ceràulo
,
col
Trigòna
,
con
Mattia
Gangi
che
certo
come
lui
,
se
avevano
ancora
sangue
nelle
vene
,
dovevano
sentire
il
bisogno
d
'
armarsi
e
correre
in
difesa
dell
'
opera
comune
.
Se
i
nemici
s
'
erano
uniti
,
raccolti
in
fasci
,
perché
non
potevano
unirsi
,
raccogliersi
in
fascio
anche
loro
,
della
vecchia
guardia
?
I
soldati
non
bastavano
;
bisognava
dar
loro
man
forte
;
sciogliere
con
la
forza
quei
fasci
,
cacciarne
via
tutti
quei
cani
a
fucilate
,
se
occorreva
.
Certo
c
'
erano
i
preti
,
sotto
,
che
fomentavano
;
e
anche
la
Francia
,
anche
la
Francia
dicevano
che
mandava
denari
,
sottomano
,
per
smembrare
l
'
Italia
e
rimettere
in
trono
,
a
Roma
,
il
papa
.
E
chi
sa
che
,
scoppiata
la
rivoluzione
,
non
volesse
sbarcar
da
Tunisi
in
Sicilia
?
Come
rimaner
lì
con
le
mani
in
mano
,
senza
nemmeno
tentare
una
difesa
,
senza
nemmeno
farsi
vedere
dagli
antichi
compagni
e
dir
loro
:
-
Son
qua
-
?
Bisognava
partire
,
partir
subito
!
Se
non
che
,
a
poco
a
poco
,
quella
sua
furia
s
'
era
trovata
impigliata
,
come
in
una
ragna
,
dalle
tante
reliquie
della
sua
vita
avventurosa
,
esumate
da
vecchie
casse
e
cassette
e
sacche
logore
e
rattoppate
e
involti
di
carta
ingiallita
,
strettamente
legati
con
lo
spago
.
Avrebbe
voluto
farne
uno
scarto
e
portarsene
addosso
quante
più
poteva
tra
le
più
care
.
Confuso
,
stordito
,
frastornato
dai
ricordi
risorgenti
da
ognuna
,
a
un
certo
punto
s
'
era
sentito
fumar
la
testa
e
aveva
dovuto
smettere
.
No
,
non
era
possibile
liberarsi
con
tanta
precipitazione
da
tutti
quei
legami
.
E
aveva
rimandato
la
partenza
al
giorno
dopo
.
Tutta
la
notte
era
stato
fuori
,
per
la
campagna
,
farneticando
.
La
voce
del
mare
era
quella
del
Generale
;
le
ombre
degli
alberi
erano
quelle
degli
antichi
congiurati
di
Valsanìa
;
e
quella
e
queste
seguitavano
a
incitarlo
a
partire
.
Sì
,
domani
,
domani
:
sarebbe
andato
incontro
a
quegli
assassini
;
lo
avrebbero
sopraffatto
e
ucciso
;
ma
sì
,
questo
voleva
,
se
la
distruzione
doveva
compiersi
!
Che
valore
avrebbero
più
avuto
,
altrimenti
,
le
sue
medaglie
?
Bisognava
morire
per
esse
e
con
esse
!
E
se
le
sarebbe
appese
al
petto
,
domani
,
correndo
incontro
ai
nuovi
nemici
della
patria
.
Perché
la
Sicilia
non
doveva
essere
disonorata
,
no
,
no
,
non
doveva
essere
disonorata
di
fronte
alle
altre
regioni
d
'
Italia
che
si
erano
unite
a
farla
grande
e
gloriosa
!
Il
giorno
dopo
,
con
l
'
enorme
berretto
villoso
in
capo
,
tutto
affagottato
e
imbottito
di
carte
e
di
reliquie
,
le
quattro
medaglie
al
petto
,
lo
zàino
dietro
le
spalle
e
armato
fino
ai
denti
,
s
'
era
presentato
a
don
Cosmo
per
licenziarsi
.
E
sarebbe
partito
senza
dubbio
,
se
insieme
con
don
Cosmo
non
si
fosse
adoperato
in
tutti
i
modi
a
trattenerlo
Leonardo
Costa
,
sopravvenuto
da
Porto
Empedocle
.
Licenziatosi
dal
Salvo
,
dopo
la
morte
del
figlio
,
e
ricaduto
nella
misera
e
incerta
condizione
di
sorvegliante
alle
stadere
,
Leonardo
Costa
aveva
accettato
,
più
per
non
vedersi
solo
che
per
altro
,
l
'
offerta
pietosa
di
don
Cosmo
,
di
venire
ogni
sera
da
Porto
Empedocle
a
cenare
e
a
dormire
a
Valsanìa
.
Il
cammino
non
era
breve
né
facile
al
bujo
,
le
sere
senza
luna
,
per
quella
stradella
ferroviaria
ingombra
e
irta
di
brecce
.
Dopo
la
sciagura
,
una
stanchezza
mortale
gli
aveva
reso
le
gambe
gravi
,
come
di
piombo
.
Più
volte
s
'
era
veduto
venire
incontro
minaccioso
il
treno
;
più
volte
aveva
avuto
la
tentazione
di
buttarcisi
sotto
e
finirla
.
Quando
giù
alla
marina
non
trovava
lavoro
,
se
ne
risaliva
presto
alla
campagna
,
e
per
suo
mezzo
,
da
un
po
'
di
tempo
,
le
notizie
a
Valsanìa
arrivavano
senza
ritardo
.
Se
quel
giorno
,
non
avesse
recato
quella
dello
sbarco
a
Palermo
del
corpo
d
'
armata
che
in
un
batter
d
'
occhio
avrebbe
certamente
domato
e
spazzato
la
rivolta
,
né
lui
né
don
Cosmo
sarebbero
riusciti
a
trattenere
Mauro
con
la
forza
.
A
calmarlo
ancor
più
,
era
poi
venuta
la
notizia
della
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
e
del
disarmo
.
Nemmen
per
ombra
gli
era
passato
il
dubbio
,
che
l
'
ordine
di
consegnare
le
armi
potesse
riferirsi
anche
a
lui
,
o
che
potesse
correre
il
rischio
d
'
esser
tratto
in
arresto
,
se
fosse
salito
alla
città
armato
.
Le
sue
armi
erano
come
quelle
dei
soldati
;
il
permesso
di
portarle
gli
veniva
dalle
sue
medaglie
.
Le
notizie
recate
dopo
dal
Costa
avevano
fatto
su
l
'
anima
di
lui
quel
che
su
una
macchia
già
arruffata
dalla
tempesta
suol
fare
una
rapida
vicenda
di
sole
e
di
nuvole
.
S
'
era
schiarito
un
poco
,
sapendo
che
a
Roma
Roberto
Auriti
era
stato
scarcerato
,
quantunque
soltanto
per
la
concessione
della
libertà
provvisoria
,
e
che
il
fratello
Giulio
aveva
condotto
con
sé
a
Roma
la
sorella
e
il
nipote
;
e
scombujato
alla
rivelazione
inattesa
che
Landino
,
il
nipote
del
Generale
,
colui
che
ne
portava
il
nome
,
era
tra
i
caporioni
della
sommossa
,
e
che
era
fuggito
da
Palermo
,
dopo
la
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
,
per
sottrarsi
all
'
arresto
.
Dopo
questa
notizia
s
'
era
messo
a
guardare
con
cipiglio
feroce
Leonardo
Costa
,
appena
lo
vedeva
arrivare
stanco
e
affannato
da
Porto
Empedocle
.
L
'
ansia
di
sapere
era
fieramente
combattuta
in
lui
dal
timore
rabbioso
che
,
a
cuor
leggero
,
quell
'
uomo
lo
costringesse
ad
armarsi
e
a
partire
da
Valsanìa
.
Dacché
era
stato
sul
punto
di
farlo
,
conosceva
per
prova
quel
che
gli
sarebbe
costato
staccarsi
da
quella
terra
,
strapparsi
da
tutti
i
ricordi
che
ve
lo
legavano
,
abbandonar
la
custodia
del
camerone
,
la
sua
vigna
,
i
suoi
colombi
,
gli
alberi
,
che
per
tanto
tempo
avevano
ascoltato
i
suoi
discorsi
.
Ma
Leonardo
Costa
,
dopo
le
furie
dell
'
altra
volta
,
sapeva
ormai
quali
notizie
erano
per
lui
,
quali
per
don
Cosmo
e
per
donna
Sara
Alàimo
.
Si
era
lasciata
scappar
quella
intorno
al
figlio
del
principe
,
perché
supponeva
che
Mauro
già
lo
sapesse
socialista
e
dovesse
aver
piacere
conoscendo
ch
'
era
riuscito
a
fuggire
.
L
'
ultima
notizia
che
il
Costa
recò
,
nuova
nuova
,
fu
tra
i
lampi
,
il
vento
e
la
pioggia
d
'
una
serataccia
infernale
.
Mauro
aveva
apparecchiato
da
cena
,
in
vece
di
donna
Sara
da
due
giorni
a
letto
per
una
forte
costipazione
,
e
ora
stava
con
don
Cosmo
nella
sala
da
pranzo
in
attesa
dell
'
ospite
che
,
forse
a
causa
del
cattivo
tempo
,
tardava
a
venire
.
Quell
'
attesa
lo
irritava
,
non
tanto
perché
avesse
voglia
di
mangiare
,
quanto
perché
temeva
andasse
a
male
la
cena
apparecchiata
.
Aveva
fatto
sempre
ogni
cosa
con
impegno
,
e
tra
i
tanti
ricordi
che
gli
davano
soddisfazione
c
'
era
anche
quello
d
'
aver
fatto
«
leccar
le
dita
»
agli
Inglesi
,
quando
era
stato
cuoco
prima
a
bordo
e
poi
a
Costantinopoli
.
Una
delle
ragioni
del
suo
odio
per
donna
Sara
era
appunto
la
gioja
maligna
manifestata
più
volte
da
questa
per
la
pessima
riuscita
di
qualche
lezione
di
culinaria
che
aveva
voluto
impartirle
.
Fuori
d
'
esercizio
e
con
l
'
animo
sconvolto
e
distratto
da
tanti
pensieri
,
si
cimentava
da
due
giorni
con
coraggio
imperterrito
nella
confezione
dei
più
complicati
intingoli
,
e
avvelenava
l
'
ospite
e
il
povero
don
Cosmo
.
-
Come
vi
pare
?
-
Ah
,
un
miele
,
-
rispondeva
questi
,
invariabilmente
.
-
Forse
,
però
,
ho
poco
appetito
.
-
Al
senso
mio
,
-
arrischiava
il
Costa
,
-
mi
pare
che
ci
manchi
un
tantino
di
sale
.
-
O
Marasantissima
,
-
prorompeva
Mauro
,
-
eccovi
la
saliera
!
Donna
Sara
era
da
due
giorni
digiuna
.
Tra
gli
urli
del
vento
,
i
boati
spaventosi
del
mare
,
lo
scroscio
della
pioggia
,
si
udivano
i
suoi
scoppii
di
tosse
,
e
lamenti
e
preghiere
recitate
ad
alta
voce
.
In
preda
,
certo
,
a
un
assalto
furioso
di
mania
religiosa
,
s
'
era
asserragliata
nella
sua
cameretta
e
rifiutava
ogni
cibo
e
ogni
cura
.
Di
tanto
in
tanto
don
Cosmo
,
sentendola
tossire
più
forte
e
più
a
lungo
,
si
recava
premuroso
a
chiamarla
dietro
l
'
uscio
e
a
domandarle
se
volesse
qualche
cosa
.
Per
tutta
risposta
donna
Sara
gli
gridava
,
appena
poteva
,
con
voce
soffocata
:
-
Pentìtevi
,
diavolacci
!
E
riprendeva
a
gridare
avemarie
e
paternostri
.
Finalmente
arrivò
Leonardo
Costa
,
in
uno
stato
miserando
,
tutto
scompigliato
dal
vento
,
con
l
'
acqua
che
gli
colava
a
ruscelli
dal
cappotto
e
con
tre
dita
di
fango
attaccato
agli
scarponi
.
Non
tirava
più
fiato
e
non
poteva
più
tener
ritta
la
testa
,
dalla
stanchezza
.
Mauro
,
per
ricetta
,
gli
fece
subito
trangugiare
un
bicchierone
di
vino
,
opponendo
alla
resistenza
la
solita
esclamazione
:
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
Don
Cosmo
s
'
affrettò
a
condurselo
in
camera
e
lo
ajutò
a
cangiarsi
d
'
abito
,
facendogliene
indossare
uno
suo
che
gli
andava
molto
stretto
,
ma
almeno
non
era
bagnato
.
Intanto
Mauro
aveva
portato
in
tavola
e
gridava
dalla
sala
da
pranzo
:
-
Santo
diavolone
,
venite
o
non
venite
?
Quando
vide
comparire
l
'
uno
e
l
'
altro
con
due
visi
stralunati
,
si
mise
in
apprensione
e
domandò
aggrondato
:
-
Che
altro
c
'
è
?
Nessuno
dei
due
gli
rispose
.
Don
Cosmo
,
invece
,
domandò
al
Costa
:
-
E
Ippolito
?
Ippolito
?
-
Dormiva
,
-
rispose
quello
.
-
Alle
tre
di
notte
!
Dormiva
.
Ma
dice
che
,
quando
l
'
uomo
di
guardia
,
costretto
ad
aprire
il
cancello
,
corse
alla
villa
ad
avvertire
...
-
Parlate
di
don
Landino
?
-
lo
interruppe
a
questo
punto
Mauro
,
cacciandosi
tra
i
due
furiosamente
.
-
Ditemi
che
cos
'
è
!
-
No
,
che
don
Landino
!
-
gli
rispose
il
Costa
,
mostrando
sul
volto
una
trista
gajezza
.
-
Gli
hanno
fatto
l
'
ultima
a
quel
degno
galantuomo
che
è
stato
qua
un
mese
a
pestarvi
la
faccia
!
So
che
voi
lo
amate
quanto
me
!
-
Il
Salvo
?
-
Già
!
E
il
Costa
alzò
un
piede
come
per
darlo
sul
collo
del
caduto
.
Seguitò
:
-
Sua
sorella
,
la
moglie
del
principe
,
ha
preso
la
fuga
,
questa
notte
,
col
deputato
Capolino
...
-
La
fuga
?
Come
,
la
fuga
?
-
Come
,
eh
?
Ci
vuol
poco
...
Quello
è
venuto
a
pigliarsela
con
la
carrozza
,
e
son
partiti
di
nottetempo
,
con
la
corsa
delle
tre
,
per
Palermo
.
Certo
s
'
erano
accordati
avanti
...
Don
Cosmo
,
ancora
stralunato
,
mormorava
tra
sé
in
disparte
:
-
Povero
Ippolito
...
povero
Ippolito
...
-
Gli
sta
bene
!
-
corse
a
gridargli
Mauro
in
faccia
.
-
Mescolarsi
con
una
tal
razza
di
gente
,
-
aggiunse
il
Costa
con
una
smorfia
di
schifo
.
-
Del
resto
,
sa
,
sì
-
don
Cosmo
?
una
certa
mortificazione
,
forse
,
non
dico
di
no
...
Lo
scandalo
è
grosso
:
non
si
parla
d
'
altro
a
Girgenti
e
alla
marina
...
Ma
,
dopo
tutto
...
già
non
la
trattava
nemmeno
da
moglie
...
dice
che
dormivano
divisi
e
che
...
a
sentir
le
male
lingue
...
quel
cagliostro
,
dice
,
se
la
piglia
com
'
era
prima
del
matrimonio
...
Quando
l
'
uomo
di
guardia
corse
alla
villa
ad
annunziare
la
fuga
e
il
cameriere
andò
a
svegliare
il
principe
,
dice
che
egli
non
alzò
neanche
la
testa
dal
cuscino
e
rispose
al
cameriere
:
«
Ah
sí
?
Buon
viaggio
!
Penserò
domani
ad
averne
dispiacere
,
quando
mi
sarò
levato
...
»
.
Don
Cosmo
negò
più
volte
energicamente
col
capo
e
aggiunse
:
-
Non
sono
parole
d
'
Ippolito
,
codeste
!
-
Per
conto
mio
,
-
riprese
il
Costa
,
sedendo
con
gli
altri
a
tavola
e
cominciando
a
cenare
,
-
che
vuole
che
le
dica
?
Mi
dispiace
per
il
principe
;
ma
ci
ho
gusto
,
un
gran
gusto
per
l
'
onta
che
n
'
avrà
il
fratello
...
Ah
,
sì
-
don
Cosmo
,
non
so
davvero
perché
vivo
!
Vorrei
salvarmi
l
'
anima
,
glielo
giuro
;
vorrei
darle
tempo
di
superar
la
pena
,
perché
almeno
in
punto
di
morte
potesse
perdonare
e
salirsene
a
Dio
...
Ma
no
,
sì
-
don
Cosmo
:
la
pena
è
più
forte
e
si
mangia
l
'
anima
;
l
'
odio
mi
cresce
e
si
fa
più
rabbioso
di
giorno
in
giorno
;
e
allora
dico
:
perché
?
non
sarebbe
meglio
ammazzar
prima
lui
e
poi
me
,
e
farla
finita
?
-
Forse
,
-
mormorò
don
Cosmo
,
-
gli
fareste
un
regalo
...
-
Ecco
ciò
che
mi
tiene
!
-
esclamò
il
Costa
.
-
Perché
sarebbe
un
regalo
anche
per
me
!
-
Mangiate
e
non
piangete
!
-
gli
gridò
Mauro
.
-
Abbiate
pazienza
,
don
Mauro
,
-
gli
disse
allora
il
Costa
,
forzandosi
a
sorridere
.
-
Nei
vostri
piatti
,
per
il
palato
mio
,
ci
manca
sempre
un
tantino
di
sale
.
Qualche
lagrimuccia
è
condimento
.
Don
Cosmo
,
intanto
,
assorto
,
mirando
attentamente
un
pezzetto
di
carne
infilzato
nella
forchetta
sospesa
,
diceva
tra
sé
:
-
Come
due
ragazzini
...
E
tra
i
colpi
di
tosse
donna
Sara
seguitava
a
gridar
di
là
:
-
Pentìtevi
,
diavolacci
!
pentìtevi
!
All
'
improvviso
,
mentre
i
tre
seduti
a
tavola
finivano
di
cenare
,
da
fuori
,
ove
il
vento
e
la
pioggia
infuriavano
,
tra
il
fragorìo
continuo
degli
alberi
e
del
mare
,
s
'
intesero
i
furibondi
latrati
dei
mastini
che
ogni
sera
,
su
i
gradini
della
scala
,
stavano
ad
aspettar
l
'
uscita
del
padrone
dopo
la
cena
.
Mauro
,
accigliato
,
si
rizzò
sul
busto
e
tese
l
'
orecchio
.
Quei
latrati
avvisavano
che
qualcuno
era
presso
la
villa
.
E
chi
poteva
essere
a
quell
'
ora
,
con
quel
tempo
da
lupi
?
si
udirono
grida
confuse
.
Mauro
balzò
in
piedi
,
corse
a
prendere
il
fucile
appoggiato
a
un
angolo
della
sala
,
e
s
'
avviò
alla
porta
.
Prima
d
'
aprire
,
applicò
l
'
orecchio
al
battente
e
subito
,
intendendo
che
giù
,
innanzi
alla
villa
,
i
cani
cercavano
d
'
impedire
il
passo
a
parecchi
che
se
ne
difendevano
gridando
,
spense
il
lume
,
spalancò
la
porta
e
,
tra
lo
scroscio
violento
della
pioggia
,
nella
tenebra
sconvolta
,
spianando
il
fucile
,
urlò
dal
pianerottolo
:
-
Chi
è
là
?
Un
palpito
di
luce
sinistra
mostrò
per
un
attimo
,
in
confuso
,
la
scena
.
Mauro
credette
d
'
intravedere
quattro
o
cinque
che
,
minacciando
disperatamente
,
indietreggiavano
all
'
assalto
dei
mastini
.
-
Mauro
,
perdio
!
Questi
cani
!
Ne
ammazzo
qualcuno
!
Ti
chiamo
da
tre
ore
!
-
Don
Landino
?
E
Mauro
,
fremente
,
si
precipitò
dalla
scala
,
tra
il
vento
,
sotto
la
pioggia
furiosa
.
-
Dove
siete
?
dove
siete
?
Alla
voce
del
padrone
i
cani
desistettero
dall
'
assalto
,
pur
seguitando
ad
abbajare
.
-
Mauro
!
-
Voi
qua
?
-
gridò
questi
,
cercando
,
invece
dei
cani
,
d
'
impedir
lui
ora
il
passo
.
-
Avete
il
coraggio
di
rifugiarvi
qua
coi
vostri
compagni
d
'
infamia
?
Non
vi
ricevo
!
Andatevene
!
Questa
è
la
casa
di
vostro
Nonno
!
Non
vi
ricevo
!
-
Mauro
,
sei
pazzo
?
-
In
nome
di
Gerlando
Laurentano
,
via
!
Andatevene
!
Là
,
da
vostro
padre
è
il
rifugio
per
voi
e
pei
vostri
compagni
,
non
qua
!
Non
vi
ricevo
!
-
Sei
pazzo
?
Lasciami
!
-
gridò
Lando
,
strappandosi
dalla
mano
di
Mauro
,
che
lo
teneva
afferrato
per
un
braccio
.
Sprazzò
sul
pianerottolo
della
scala
un
lume
,
che
subito
il
vento
spense
.
E
don
Cosmo
,
accorso
col
Costa
,
chiamò
di
là
:
-
Landino
!
Landino
!
Questi
rispose
:
-
Zio
Cosmo
!
-
e
,
rivolto
ai
compagni
:
-
Su
,
su
,
andiamo
su
!
-
Don
Landino
!
-
gl
'
intimò
allora
Mauro
con
voce
squarciata
dall
'
esasperazione
.
-
Non
salite
alla
villa
di
vostro
Nonno
!
Se
voi
salite
,
io
me
ne
vado
per
sempre
!
Ringraziate
Iddio
che
vi
chiamate
Gerlando
Laurentano
!
Questo
solo
mi
tiene
dal
farvi
fare
una
vampa
,
a
voi
e
a
codeste
carogne
,
sacchi
di
merda
,
che
avete
accanto
!
Ah
sì
?
salite
?
Un
fulmine
,
Dio
,
che
la
dirocchi
e
vi
schiacci
tutti
quanti
!
Aspettate
,
ecco
qua
,
tenete
,
compite
la
vostra
prodezza
!
Vi
consegno
la
chiave
!
E
la
grossa
chiave
del
camerone
venne
a
sbattere
contro
la
porta
che
si
richiudeva
.
-
E
pazzo
!
è
pazzo
!
-
ripetevano
al
bujo
Lando
,
don
Cosmo
,
il
Costa
cercando
in
tasca
i
fiammiferi
per
riaccendere
il
lume
,
mentre
i
compagni
di
Lando
,
storditi
da
quell
'
accoglienza
nel
ricovero
tanto
sospirato
e
ora
finalmente
raggiunto
,
domandavano
ansimanti
e
perplessi
:
-
Ma
chi
è
?
-
Pazzo
davvero
?
-
O
perché
?
Riacceso
il
lume
,
i
cinque
fuggiaschi
,
Lando
,
Lino
Apes
,
Bixio
Bruno
,
Cataldo
Sclàfani
e
l
'
Ingrao
,
apparvero
come
ripescati
da
una
fiumara
di
fango
.
Cataldo
Sclàfani
,
dalla
faccia
spiritata
,
già
ispida
su
le
gote
,
sul
labbro
e
sul
mento
della
barba
che
gli
rispuntava
,
era
più
di
tutti
compassionevole
:
pareva
un
convalescente
atterrito
,
scappato
di
notte
da
un
ospedale
schiantato
dalla
tempesta
.
Fu
per
un
momento
uno
scoppiettìo
di
brevi
domande
e
di
risposte
affannose
,
tra
esclamazioni
,
sospiri
e
sbuffi
di
stanchezza
;
e
chi
si
scrollava
,
e
chi
pestava
i
piedi
,
e
chi
cercava
una
sedia
per
buttarcisi
di
peso
.
-
Inseguiti
?
-
No
,
no
...
-
Scoperti
?
...
-
Forse
!
...
-
Ma
che
!
no
...
-
Sì
...
-
Forse
Lando
...
-
A
piedi
!
E
come
?
...
-
Da
tre
giorni
!
-
Diluvio
!
diluvio
!
...
-
Ma
come
,
dico
io
,
senz
'
avvertire
?
senz
'
avvertire
?
Quest
'
ultima
esclamazione
era
-
s
'
intende
-
di
don
Cosmo
.
L
'
andava
ripetendo
all
'
uno
e
all
'
altro
,
sforzandosi
di
concentrarsi
nella
gran
confusione
che
gli
faceva
grattar
la
barba
su
le
gote
con
ambo
le
mani
.
-
Dico
...
dico
...
Ma
come
?
...
senz
'
avvertire
?
...
E
chi
sa
fino
a
quando
l
'
avrebbe
ripetuto
,
se
finalmente
non
gli
fosse
balenata
l
'
idea
che
bisognava
dare
ajuto
in
qualche
modo
a
quei
giovanotti
.
Che
ajuto
?
-
Ecco
,
venite
,
venite
qua
!
-
prese
a
dire
,
afferrando
per
le
braccia
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
.
-
Spogliatevi
,
subito
...
Ho
roba
...
roba
per
tutti
...
qua
,
qua
in
camera
mia
...
nella
cassapanca
,
venite
con
me
!
Bixio
Bruno
e
l
'
Ingrao
,
meno
storditi
e
meno
stanchi
degli
altri
,
s
'
opposero
energicamente
a
quella
strana
insistenza
.
-
Ma
no
!
Ma
lasci
!
-
gridò
il
primo
.
-
Non
c
'
è
da
perder
tempo
...
È
distante
molto
Porto
Empedocle
da
qua
?
-
Ecco
,
sì
,
-
esclamò
Lando
,
rivolto
allo
zio
.
-
Qualcuno
...
un
contadino
fidato
,
da
spedire
a
Porto
Empedocle
subito
,
per
noleggiare
una
barca
...
qualche
grossa
barca
da
pesca
...
-
Prima
che
spunti
il
giorno
,
per
carità
!
-
raccomandò
lo
Sclàfani
,
facendosi
avanti
con
la
sua
aria
spiritata
.
-
Dovremmo
essere
in
mare
prima
che
spunti
il
giorno
!
Forse
siamo
stati
scoperti
...
-
E
dàlli
!
Ti
dico
di
no
-
gli
gridò
l
'
Ingrao
.
-
E
io
ti
dico
invece
di
sì
-
ribatté
lo
Sclàfani
.
-
Alla
stazione
cli
Girgenti
,
Lando
,
potrei
giurare
,
è
stato
riconosciuto
...
Leonardo
Costa
fece
osservare
che
il
noleggio
di
una
barca
,
in
un
frangente
come
quello
,
non
era
incarico
da
affidare
a
un
contadino
.
-
Posso
andare
io
,
se
volete
!
Anzi
,
andrò
io
,
ora
stesso
!
-
Con
questo
tempo
?
-
domandò
angustiato
don
Cosmo
.
-
Signori
miei
,
non
precipitate
così
le
cose
...
Spogliatevi
,
date
ascolto
a
me
:
prenderete
un
malanno
...
Vedete
...
ecco
qua
...
quest
'
amico
mio
...
vedete
...
l
'
ho
fatto
cambiare
io
,
or
ora
...
C
'
è
roba
...
roba
per
tutti
..
nella
cassapanca
,
venite
a
vedere
!
Il
Costa
con
un
gesto
d
'
impazienza
,
domandò
ai
giovani
:
-
Vorreste
che
venisse
qua
sotto
Valsanìa
,
la
barca
?
-
Sì
,
sì
,
qua
!
-
rispose
Lando
.
-
No
,
zio
,
per
carità
,
mi
lasci
stare
!
-
Spògliati
,
ti
dico
...
-
Non
è
prudente
,
-
seguitò
Lando
,
rivolto
al
Costa
,
mentre
lo
zio
gli
strappava
per
forza
il
soprabito
,
-
non
è
prudente
mostrarci
a
Porto
Empedocle
.
A
quest
'
ora
a
tutti
i
porti
di
mare
sarà
certo
venuto
da
Palermo
l
'
ordine
della
nostra
cattura
.
-
Ma
sarà
difficile
,
-
fece
notare
allora
il
Costa
,
-
che
approdi
qua
sotto
,
di
notte
,
una
tartana
,
con
questo
mare
grosso
...
Basta
;
non
mi
tiro
indietro
...
si
potrà
tentare
...
E
corse
a
prendere
in
sala
l
'
ampio
mantello
a
cappuccio
,
ancora
zuppo
di
pioggia
.
-
Amici
!
-
gridò
l
'
Ingrao
,
-
non
sarebbe
meglio
seguire
questo
signore
,
ora
che
è
notte
e
nessuno
ci
vede
?
Ci
terremo
nascosti
in
prossimità
del
paese
,
fintanto
che
egli
non
avrà
noleggiato
la
barca
!
Il
consiglio
non
fu
accettato
per
una
savia
considerazione
di
Lino
Apes
:
-
Ma
che
dite
?
Credete
che
una
tartana
si
noleggi
in
quattro
e
quattr
'
otto
,
di
nottetempo
e
con
questo
tempo
?
Bisognerà
trovare
il
padrone
...
-
Lo
conosco
!
-
interruppe
il
Costa
.
-
Ne
conosco
uno
io
,
mio
amico
,
fidatissimo
.
-
E
i
marinaj
?
-
domandò
l
'
Apes
.
-
Il
padrone
solo
non
basta
.
-
Certo
!
Bisognerà
trovare
anche
i
marinaj
,
-
riconobbe
il
Costa
,
-
e
allestir
la
barca
...
Prima
di
giorno
non
si
farà
a
tempo
.
-
E
allora
,
no
!
-
gridò
subito
lo
Sclàfani
,
rifacendosi
avanti
impetuosamente
.
-
A
Porto
Empedocle
,
no
,
di
giorno
!
Converrà
imbarcarci
qua
!
-
Intanto
,
io
vado
!
-
disse
Leonardo
Costa
,
che
si
era
già
incappucciato
.
-
Povero
amico
!
-
gemette
don
Cosmo
.
-
Ma
proprio
?
...
Il
Costa
non
volle
sentir
commiserazioni
né
ringraziamenti
e
s
'
avventurò
nella
tenebra
tempestosa
.
Allorché
Lando
seppe
che
costui
era
il
padre
di
Aurelio
Costa
,
barbaramente
assassinato
insieme
con
la
moglie
del
deputato
Capolino
dai
solfaraj
del
Fascio
d
'
Aragona
,
guardò
cupamente
l
'
Ingrao
e
gli
altri
compagni
.
Interpretando
male
quello
sguardo
,
il
Bruno
manifestò
,
sebbene
esitante
,
il
sospetto
non
si
fosse
quegli
recato
a
Porto
Empedocle
per
vendicarsi
,
denunziandoli
.
Don
Cosmo
allora
,
accomodando
la
bocca
,
emise
il
suo
solito
riso
di
tre
oh
!
oh
!
oh
!
-
Quello
?
-
disse
;
e
spiegò
il
sentimento
e
la
devozione
del
suo
povero
amico
,
il
quale
,
facendo
carico
della
morte
del
figliuolo
soltanto
a
Flaminio
Salvo
,
non
pensava
neppur
lontanamente
ai
socii
del
Fascio
d
'
Aragona
.
-
Oh
,
a
proposito
!
-
disse
poi
,
colpito
dal
nome
del
Salvo
,
venutogli
così
per
caso
alle
labbra
.
E
si
chiamò
Lando
in
disparte
per
annunziargli
la
fuga
di
donna
Adelaide
.
-
Come
una
ragazzina
,
capisci
?
Alle
tre
di
notte
!
Nel
trambusto
,
era
rimasta
finora
inavvertita
la
voce
di
donna
Sara
Alàimo
che
,
credendo
forse
a
una
vera
invasione
di
demonii
in
quella
notte
di
tempesta
,
ripeteva
più
arrabbiata
che
mai
dalla
sua
remota
cameretta
in
fondo
al
corridojo
:
-
Pentìtevi
,
diavolacci
!
Il
grido
strano
giunse
spiccatissimo
in
quel
momento
di
silenzio
,
e
tutti
,
tranne
don
Cosmo
,
ne
rimasero
sbalorditi
;
anche
Lando
,
già
sbalordito
per
conto
suo
dalla
notizia
che
gli
aveva
dato
lo
zio
.
-
Chi
è
?
-
Ah
,
niente
,
donna
Sara
!
-
rispose
quegli
,
come
se
Lando
e
i
compagni
conoscessero
da
un
pezzo
la
vecchia
casiera
di
Valsanìa
.
-
Mi
sta
facendo
impazzire
,
parola
d
'
onore
...
S
'
è
chiusa
da
due
giorni
in
camera
,
e
grida
così
...
È
malata
,
poverina
.
Anche
di
...
E
si
picchiò
con
un
dito
la
fronte
.
I
quattro
compagni
di
Lando
si
guardarono
l
'
un
l
'
altro
negli
occhi
.
Dov
'
erano
venuti
a
cacciarsi
dopo
tre
giorni
di
fuga
disperata
?
Pazzo
era
stato
dichiarato
il
vecchio
,
che
aveva
fatto
loro
in
principio
quella
bella
accoglienza
;
pazza
era
dichiarata
ora
anche
quest
'
altra
vecchia
;
e
che
fosse
perfettamente
in
sensi
chi
dichiarava
pazzi
con
tanta
sicurezza
quegli
altri
due
,
non
appariva
loro
,
in
verità
,
molto
evidente
.
Finora
quello
zio
di
Lando
,
tranne
che
per
i
loro
abiti
bagnati
e
inzaccherati
,
non
aveva
mostrato
altra
costernazione
.
-
State
ancora
così
?
-
esclamò
,
difatti
,
meravigliato
,
don
Cosmo
,
dopo
aver
dato
quel
ragguaglio
sul
grido
di
donna
Sara
,
e
corse
ad
aprir
la
cassapanca
,
ov
'
eran
riposti
i
suoi
abiti
smessi
.
-
Qua
,
qua
...
prendete
...
vi
dico
che
c
'
è
roba
per
tutti
I
quattro
giovani
non
poterono
piú
tenersi
dal
ridere
,
e
presero
ad
ajutarsi
a
vicenda
per
spiccicarsi
d
'
addosso
gli
abiti
inzuppati
di
pioggia
-
L
'
importante
,
v
'
assicuro
io
,
-
diceva
don
Cosmo
,
-
è
questo
soltanto
,
per
ora
:
di
non
prendere
un
raffreddore
.
Minchionatemi
pure
,
ma
cambiatevi
.
Che
ci
fosse
roba
per
tutti
,
intanto
,
era
soverchia
presunzione
.
Lino
Apes
,
non
trovando
più
nella
cassapanca
nessun
capo
di
vestiario
per
sé
,
gli
si
fece
innanzi
con
la
tonaca
da
seminarista
distesa
su
le
braccia
come
una
bambina
da
portare
al
battesimo
:
-
Posso
prender
questa
?
-
E
perché
no
?
Ah
,
che
cos
'
è
,
la
tonaca
?
Eh
...
se
vi
andrà
...
E
sorrise
alle
risa
di
quei
quattro
che
si
paravano
goffamente
degli
altri
abiti
,
esalanti
tutti
un
acutissimo
odore
di
canfora
.
Cataldo
Sclàfani
s
'
era
acconciato
con
la
napoleona
e
,
poiché
gli
faceva
male
il
capo
,
s
'
era
annodato
alla
carrettiera
un
bel
fazzolettone
giallo
,
di
cotone
,
a
quadri
rossi
.
La
gioventù
a
poco
a
poco
riprendeva
il
sopravvento
.
Nessuno
pensò
più
alla
disfatta
,
all
'
incertezza
dell
'
avvenire
.
Tra
gli
spintoni
e
la
baja
dei
compagni
,
Lino
Apes
,
stremenzito
in
quella
tonaca
di
seminarista
,
corse
in
cucina
a
riaccendere
il
fuoco
.
Avevano
fame
!
avevano
sete
!
Ma
qua
don
Cosmo
sentì
cascarsi
l
'
asino
:
sapeva
appena
dove
fosse
la
dispensa
;
e
la
chiave
forse
l
'
aveva
Mauro
con
sé
.
-
La
chiave
?
-
gridò
l
'
Ingrao
.
-
L
'
ho
trovata
!
E
corse
a
raccattare
dal
pianerottolo
della
scala
quella
che
Mauro
aveva
scagliata
contro
la
porta
,
rimasta
là
fuori
.
-
Eccola
qua
!
eccola
qua
!
Don
Cosmo
stette
un
pezzo
a
osservarla
.
-
Questa
?
-
disse
.
-
No
...
Oh
che
cos
'
è
?
questa
è
la
chiave
del
camerone
!
Dove
l
'
avete
presa
?
Nella
confusione
non
aveva
inteso
l
'
ultimo
grido
di
Mauro
;
e
,
come
gli
fu
detto
che
quella
chiave
era
stata
scagliata
contro
Lando
,
subito
s
'
impensierí
e
,
volgendosi
a
questo
:
-
Ma
allora
vedrai
che
...
oh
per
Dio
!
-
esclamò
,
-
se
ti
ha
buttato
la
chiave
,
vedrai
che
se
ne
va
davvero
...
Forse
se
n
'
è
già
andato
!
-
Andato
?
dove
?
-
domandò
Lando
,
costernato
anche
lui
e
addolorato
.
-
E
chi
lo
sa
?
-
sospirò
don
Cosmo
.
E
narrò
in
breve
come
già
a
stento
fosse
riuscito
una
prima
volta
a
trattenerlo
;
poi
,
siccome
gli
altri
quattro
giovani
ridevano
dei
pazzi
propositi
e
del
sentimento
di
quello
strano
vecchio
,
gli
bisognò
dir
loro
chi
fosse
,
che
avesse
fatto
,
che
cosa
fosse
per
lui
quel
camerone
e
che
contenesse
.
-
Ah
sì
?
Anche
un
leopardo
imbalsamato
?
E
,
incuriositi
,
Lino
Apes
,
l
'
Ingrao
,
il
Bruno
,
lo
Sclàfani
,
appena
don
Cosmo
e
Lando
si
recarono
a
cercar
di
Mauro
,
ripresa
quella
chiave
,
entrarono
nel
camerone
.
Sott
'
esso
appunto
era
la
stanza
di
Mauro
Mortara
.
Don
Cosmo
e
Lando
,
con
una
candela
in
mano
,
erano
entrati
in
uno
stanzino
segreto
,
ov
'
era
una
botola
che
conduceva
al
pianterreno
della
villa
;
senza
far
rumore
avevano
sollevato
da
terra
la
caditoja
ed
erano
scesi
per
la
ripida
scala
di
legno
non
ben
sicura
alla
cantina
;
di
qua
eran
passati
nel
palmento
;
avevano
poi
attraversato
due
ampii
magazzini
vuoti
,
uno
sgabuzzino
pieno
di
vecchi
arnesi
rurali
affastellati
,
ed
erano
arrivati
a
un
uscio
interno
della
stanza
di
Mauro
.
Chinandosi
a
guardare
,
Lando
s
'
accorse
,
dalla
soglia
,
che
c
'
era
lume
.
-
Mauro
!
-
chiamò
allora
don
Cosmo
.
-
Mauro
!
Nessuna
risposta
.
Lando
tornò
a
chinarsi
per
guardare
attraverso
il
buco
della
serratura
.
Veniva
,
di
su
,
il
frastuono
di
quei
quattro
,
che
rincorrevano
per
il
camerone
Lino
Apes
vestito
da
seminarista
,
e
gridavano
,
e
ridevano
.
Mauro
Mortara
,
seduto
davanti
a
una
cassa
,
tratta
da
sotto
il
letto
,
stava
con
le
braccia
appoggiate
su
l
'
orlo
del
coperchio
sollevato
,
e
il
viso
affondato
tra
le
braccia
.
-
C
'
è
?
che
fa
?
-
domandò
don
Cosmo
.
Lando
levò
rabbiosamente
un
pugno
verso
il
soffitto
,
donde
veniva
il
fracasso
dei
compagni
.
Sentiva
,
tra
il
dispetto
acerbo
contro
questi
e
contro
se
stesso
,
un
vivo
rimorso
della
fiera
offesa
recata
al
sentimento
di
quel
suo
caro
vecchio
,
e
un
angoscioso
cordoglio
di
non
potere
in
quel
momento
unire
il
suo
richiamo
affettuoso
a
quello
dello
zio
.
-
Che
fa
?
-
ridomandò
questi
,
più
piano
.
Che
cosa
facesse
Mauro
,
col
viso
così
nascosto
tra
le
braccia
,
lo
dicevano
chiaramente
le
medaglie
che
,
appese
al
petto
e
ciondolanti
per
la
positura
in
cui
stava
,
traballavano
a
tratti
.
Piangeva
...
sì
...
ecco
...
piangeva
...
e
aveva
alle
spalle
quel
suo
comico
zainetto
che
già
gli
aveva
veduto
a
Roma
.
-
Mauro
!
-
chiamò
di
nuovo
don
Cosmo
.
A
questo
nuovo
richiamo
,
Lando
,
ancora
con
l
'
occhio
al
buco
della
serratura
,
gli
vide
sollevar
la
faccia
e
tenerla
un
po
'
sospesa
,
senza
tuttavia
voltarla
verso
l
'
uscio
;
lo
vide
poi
alzarsi
e
accostarsi
di
furia
al
tavolino
.
-
Ha
spento
il
lume
,
-
disse
allo
zio
,
rizzandosi
.
Stettero
entrambi
un
pezzo
in
ascolto
,
perplessi
nell
'
attesa
di
sentirgli
aprir
la
porta
.
Si
videro
lì
,
allora
,
come
imprigionati
;
non
avevan
le
chiavi
né
dei
magazzini
,
né
del
palmento
,
né
della
cantina
,
e
dovevano
dunque
ritornar
su
,
se
volevano
impedirgli
d
'
andare
;
bisognava
far
presto
,
per
non
dargli
tempo
d
'
allontanarsi
troppo
.
Ma
nessun
rumore
veniva
più
dalla
stanza
.
Don
Cosmo
fe
'
cenno
al
nipote
di
risalire
,
in
silenzio
.
Quando
furono
nel
primo
dei
due
magazzini
,
si
fermò
e
disse
sottovoce
:
-
Tanto
,
se
vuole
andare
,
né
tu
né
io
potremmo
trattenerlo
con
la
forza
.
Forse
ritornerà
,
quando
voi
sarete
partiti
e
gli
sarà
sbollita
la
collera
.
Lando
guardò
quel
suo
vecchio
zio
,
da
lui
appena
conosciuto
,
in
quel
vasto
magazzino
,
in
cui
il
lume
della
candela
projettava
mostruosamente
ingrandite
le
ombre
dei
loro
corpi
ed
ebbe
l
'
impressione
che
una
strana
realtà
impensata
gli
s
'
avventasse
agli
occhi
all
'
improvviso
,
con
la
stramba
inconseguenza
d
'
un
sogno
.
Da
un
pezzo
non
vedeva
più
la
ragione
dei
suoi
atti
che
gli
lasciavan
tutti
uno
strascico
di
rincrescimento
,
un
amaro
sapore
d
'
avvilimento
;
ma
ora
,
più
che
mai
,
di
fronte
alla
realtà
così
stranamente
spiccata
di
quel
suo
zio
fuori
della
vita
,
in
quell
'
antica
solitaria
campagna
,
lì
davanti
a
lui
,
in
quel
magazzino
vuoto
,
con
quella
candela
in
mano
.
Fu
tentato
di
spegnerla
,
come
dianzi
Mauro
aveva
spento
il
lume
nella
sua
stanza
di
là
.
Udì
la
voce
del
vento
,
i
boati
del
mare
:
fuori
era
il
bujo
tempestoso
;
anche
quello
della
sorte
che
lo
aspettava
.
Bisognava
che
in
quel
bujo
,
a
ogni
costo
,
assolutamente
,
trovasse
una
ragione
d
'
agire
,
in
cui
tutte
le
sue
smanie
si
quietassero
,
tutte
le
incertezze
del
suo
intelletto
cessassero
dal
tormentarlo
.
Ma
quale
?
ma
quando
?
ma
dove
?
-
Passerà
,
-
diceva
poco
dopo
don
Cosmo
,
con
gli
angoli
della
bocca
contratti
in
giù
,
la
fronte
increspata
come
da
onde
di
pensieri
ricacciati
indietro
dal
riflusso
della
sua
sconsolata
saggezza
,
e
con
quegli
occhi
che
pareva
allontanassero
e
disperdessero
nella
vanità
del
tempo
tutte
le
contingenze
amare
e
fastidiose
della
vita
.
-
Passerà
,
cari
miei
...
passerà
...
I
quattro
giovani
avevano
trovato
da
sé
la
dispensa
e
,
poiché
era
aperta
,
avevan
portato
di
là
in
tavola
quanto
poteva
servire
al
loro
bisogno
;
ora
,
dopo
il
pasto
e
saziata
la
sete
,
facevano
sforzi
disperati
per
resistere
alla
stanchezza
aggravatasi
su
le
loro
pàlpebre
all
'
improvviso
.
Quell
'
esclamazione
di
don
Cosmo
era
in
risposta
alla
rievocazione
ch
'
essi
avevano
fatta
,
alcuni
con
cupa
amarezza
,
altri
con
rabbioso
rammarico
e
Lino
Apes
con
la
sua
solita
arguzia
,
degli
ultimi
avvenimenti
tumultuosi
.
Guardandoli
come
già
lontanissimi
nel
tempo
,
don
Cosmo
non
riusciva
a
scorgerne
più
né
il
senso
né
lo
scopo
.
Dal
suo
aspetto
,
agli
occhi
di
Lando
,
spirava
quello
stesso
sentimento
che
spira
dalle
cose
che
assistono
impassibili
alla
fugacità
delle
vicende
umane
.
-
Avete
visto
il
leopardo
?
-
Sì
,
bello
...
bello
-
brontolò
l
'
Ingrao
,
cacciando
il
volto
,
deturpato
dall
'
atra
voglia
di
sangue
,
tra
le
braccia
appoggiate
su
la
tavola
.
-
Quello
era
un
leopardo
vivo
!
Lino
Apes
spalancò
gli
occhi
e
domandò
,
quasi
con
spavento
:
-
Mangiava
?
-
Lo
dico
,
-
riprese
don
Cosmo
,
-
perché
ora
,
cari
miei
,
è
pieno
di
stoppa
e
non
mangia
più
.
E
quella
lettera
di
mio
padre
?
L
'
avete
letta
?
Un
foglietto
di
carta
sbiadito
...
E
la
scrisse
una
mano
viva
,
come
questa
mia
,
guardate
...
Che
cos
'
è
ora
?
Quel
povero
pazzo
l
'
ha
messa
in
cornice
...
Luigi
Napoleone
...
il
colpo
di
Stato
...
gli
avvenimenti
della
Francia
...
Raccolse
le
dita
delle
mani
a
pigna
e
le
scosse
in
aria
,
come
a
dire
:
«
Che
ce
n
'
è
più
?
che
senso
hanno
?
»
.
-
Realtà
d
'
un
momento
...
minchionerie
...
Si
alzò
;
s
'
appressò
ai
vetri
del
balcone
che
da
un
pezzo
non
facevano
più
rumore
,
e
si
voltò
al
nipote
:
-
Senti
che
silenzio
?
-
disse
.
-
Ti
do
la
consolante
notizia
che
il
vento
è
cessato
...
-
Cessato
?
-
domandò
Cataldo
Sclàfani
,
levando
di
scatto
dalle
braccia
,
che
teneva
anche
lui
appoggiate
alla
tavola
,
la
faccia
spiritata
,
da
convalescente
,
col
fazzoletto
giallo
tirato
fin
su
le
ciglia
.
-
Bene
bene
...
C
'
imbarcheremo
qua
...
Buona
notte
!
E
si
ricompose
a
dormire
.
-
Così
tutte
le
cose
...
-
sospirò
don
Cosmo
,
mettendosi
a
passeggiare
per
la
sala
;
e
seguitò
,
fermandosi
di
tratto
in
tratto
:
-
Una
sola
cosa
è
triste
,
cari
miei
:
aver
capito
il
giuoco
!
Dico
il
giuoco
di
questo
demoniaccio
beffardo
che
ciascuno
di
noi
ha
dentro
e
che
si
spassa
a
rappresentarci
di
fuori
,
come
realtà
,
ciò
che
poco
dopo
egli
stesso
ci
scopre
come
una
nostra
illusione
,
deridendoci
degli
affanni
che
per
essa
ci
siamo
dati
,
e
deridendoci
anche
,
come
avviene
a
me
,
del
non
averci
saputo
illudere
,
poiché
fuori
di
queste
illusioni
non
c
'
è
più
altra
realtà
...
E
dunque
,
non
vi
lagnate
!
Affannatevi
e
tormentatevi
,
senza
pensare
che
tutto
questo
non
conclude
.
Se
non
conclude
,
è
segno
che
non
deve
concludere
,
e
che
è
vano
dunque
cercare
una
conclusione
.
Bisogna
vivere
,
cioè
illudersi
;
lasciar
giocare
in
noi
il
demoniaccio
beffardo
finché
non
si
sarà
stancato
;
e
pensare
che
tutto
questo
passerà
...
passerà
...
Guardò
in
giro
alla
tavola
e
mostrò
a
Lando
i
suoi
compagni
già
addormentati
.
-
Anzi
,
vedi
?
è
già
passato
...
E
lo
lasciò
lì
solo
,
innanzi
alla
tavola
.
Lando
mirò
i
penosi
atteggiamenti
sguajati
,
le
comiche
acconciature
,
le
facce
disfatte
dalla
stanchezza
de
'
suoi
amici
e
invidiò
il
loro
sonno
e
ne
provò
sdegno
allo
stesso
tempo
.
Avevano
potuto
scherzare
;
ora
potevano
dormire
,
dimentichi
che
dei
disordini
provocati
dalle
loro
predicazioni
a
una
gente
oppressa
da
tante
iniquità
ma
ancor
sorda
e
cieca
,
s
'
avvaleva
ora
il
governo
per
calpestare
ancora
una
volta
quella
terra
,
che
sola
,
senza
patti
,
con
impeto
generoso
s
'
era
data
all
'
Italia
e
in
premio
non
ne
aveva
avuto
altro
che
la
miseria
e
l
'
abbandono
.
Potevano
dormire
,
quei
suoi
amici
,
dimentichi
del
sangue
di
tante
vittime
,
dimentichi
dei
compagni
caduti
in
mano
della
polizia
,
i
quali
certo
,
domani
,
sarebbero
stati
condannati
dai
tribunali
militari
...
Si
alzò
anche
lui
;
si
recò
alla
sala
d
'
ingresso
,
desideroso
d
'
uscire
all
'
aperto
,
a
trarre
una
boccata
d
'
aria
,
per
liberarsi
dell
'
angoscia
che
l
'
opprimeva
,
ora
che
il
vento
e
la
pioggia
erano
cessati
.
Ma
innanzi
alla
porta
si
fermò
,
vinto
dall
'
odore
di
antica
vita
che
covava
in
quella
villa
ove
suo
nonno
era
vissuto
,
ove
con
quel
desolato
sentimento
di
precarietà
lasciava
invano
passare
i
suoi
tristi
giorni
quel
suo
zio
,
ove
Mauro
Mortara
...
Subito
si
scosse
al
ricordo
del
suo
vecchio
snidato
da
lui
crudelmente
negli
ultimi
giorni
da
quella
dimora
che
il
culto
di
tante
memorie
gli
rendeva
sacra
;
più
che
per
tutto
il
resto
sentì
dispetto
e
onta
dell
'
opera
sua
e
dei
suoi
compagni
per
quest
'
ultima
conseguenza
ch
'
essa
cagionava
:
di
cacciar
via
da
Valsanìa
il
suo
vecchio
custode
,
colui
che
gli
appariva
da
un
pezzo
come
la
più
schietta
incarnazione
dell
'
antica
anima
isolana
;
e
corse
per
tentar
di
placarlo
,
per
gridargli
il
suo
pentimento
e
forzarlo
a
rimanere
.
La
porta
della
stanza
di
Mauro
era
aperta
;
la
stanza
era
al
bujo
e
vuota
.
Su
la
soglia
stavano
incerti
e
come
smarriti
i
tre
mastini
.
Non
abbajarono
.
Anzi
,
gli
si
fecero
attorno
ansiosi
,
drizzando
le
aguzze
orecchie
,
scotendo
la
breve
coda
,
quasi
gli
chiedessero
perché
il
loro
padrone
,
seguito
da
essi
come
ogni
notte
,
a
un
certo
punto
si
fosse
voltato
a
cacciarli
,
a
rimandarli
indietro
rudemente
:
perché
?
Da
un
balcone
in
fondo
venne
la
voce
di
don
Cosmo
:
-
Se
n
'
è
andato
?
-
Sì
,
-
rispose
Lando
.
Don
Cosmo
non
disse
più
nulla
.
Nella
tetraggine
,
solenne
e
come
sospesa
,
della
notte
ancora
inquieta
,
rimase
a
udire
il
fragore
del
mare
sotto
le
frane
di
Valsanìa
e
l
'
abbajare
più
o
men
remoto
dei
cani
;
poi
,
con
una
mano
sul
capo
calvo
,
si
affisò
ad
alcune
stelle
,
chiodi
del
mistero
com
'
egli
le
chiamava
,
apparse
in
una
cala
di
cielo
,
tra
le
nuvole
squarciate
.
Senza
curarsi
del
fango
della
strada
,
dove
i
suoi
stivaloni
ferrati
affondavano
e
spiaccicavano
;
con
gli
occhi
aggrottati
sotto
le
ciglia
e
quasi
chiusi
;
tutto
il
viso
contratto
dallo
sdegno
;
un
agro
bruciore
al
petto
e
la
mente
occupata
da
una
tenebra
più
cupa
di
quella
che
gli
era
intorno
,
Mauro
Mortara
era
,
intanto
,
più
d
'
un
miglio
lontano
da
Valsanìa
.
Andava
nella
notte
ancora
agitata
dagli
ultimi
fremiti
della
tempesta
,
investito
di
tratto
in
tratto
da
raffiche
gelate
che
gli
spruzzavano
in
faccia
la
pioggia
stillante
dagli
alberi
,
di
qua
e
di
là
dalle
muricce
,
lungo
lo
stradone
.
Andava
curvo
,
a
testa
bassa
,
il
fucile
appeso
a
una
spalla
,
le
due
pistole
ai
fianchi
,
un
pugnale
col
fodero
in
cuojo
alla
cintola
,
lo
zàino
alle
spalle
,
il
berretto
villoso
in
capo
e
le
medaglie
al
petto
.
Saliva
verso
Girgenti
;
ma
voleva
andare
più
lontano
;
lasciare
a
un
certo
punto
lo
stradone
e
mettersi
per
la
linea
ferroviaria
;
attraversare
una
breve
galleria
,
sboccare
in
Val
Sollano
,
e
di
lì
,
nei
pressi
della
stazione
,
avviarsi
per
un
altro
stradone
al
paese
di
Favara
,
ove
,
in
un
poderetto
di
là
dall
'
abitato
,
viveva
un
suo
nipote
contadino
,
figlio
d
'
una
sorella
morta
da
tanti
anni
,
il
quale
più
volte
gli
aveva
offerto
tetto
e
cure
nel
caso
che
,
infermo
,
avesse
voluto
ritirarsi
da
Valsanìa
.
Andava
lì
,
da
quel
suo
nipote
;
ma
non
ci
voleva
pensare
.
La
testa
,
il
cuore
gli
erano
rimasti
come
pestati
,
schiacciati
e
macerati
dallo
stropiccìo
dei
passi
di
quei
giovani
,
che
per
supremo
oltraggio
s
'
erano
introdotti
a
profanare
il
camerone
del
Generale
,
mentr
'
egli
nella
sua
stanza
,
sotto
,
s
'
apparecchiava
a
partire
.
Non
voleva
più
pensare
né
sentir
nulla
;
nulla
immaginare
dei
giorni
che
gli
restavano
.
Tuttavia
,
il
cuore
calpestato
,
a
poco
a
poco
,
sotto
l
'
assillo
del
pensiero
che
,
forse
,
quel
suo
nipote
contadino
gli
aveva
offerto
ricetto
perché
s
'
aspettava
da
lui
chi
sa
quali
tesori
,
cominciò
a
rimuoverglisi
dentro
,
a
riallargarglisi
in
émpiti
d
'
orgoglio
.
Soltanto
da
giovane
e
dalle
mani
del
Generale
,
fino
alla
partenza
per
l
'
esilio
a
Malta
,
egli
aveva
avuto
un
salario
.
Ritornato
a
Valsanìa
,
dopo
le
vicende
fortunose
della
sua
vita
errabonda
,
per
mare
,
in
Turchia
,
nell
'
Asia
Minore
,
in
Africa
,
e
dopo
la
campagna
del
Sessanta
,
aveva
prestato
sempre
la
sua
opera
,
colà
,
disinteressatamente
.
E
ora
,
ecco
,
a
settantotto
anni
,
se
ne
partiva
povero
,
senza
neppure
un
soldo
in
tasca
,
con
la
sola
ricchezza
di
quelle
sue
medaglie
al
petto
.
Ma
appunto
perché
questa
sola
ricchezza
aveva
cavato
dall
'
opera
di
tutta
la
sua
vita
,
-
Sciocco
,
-
poteva
dire
a
quel
suo
nipote
,
-
tu
sei
padrone
di
tre
palmi
di
terra
;
e
se
te
ne
scosti
d
'
un
passo
,
non
sei
più
nel
tuo
;
io
,
invece
,
sono
qua
,
sempre
nel
mio
ovunque
posi
il
piede
,
per
tutta
la
Sicilia
!
Perché
io
la
corsi
da
un
capo
all
'
altro
per
liberarla
dal
padrone
che
la
teneva
schiava
!
Preso
così
l
'
aire
,
la
sua
esaltazione
crebbe
di
punto
in
punto
,
fomentata
per
un
verso
dal
cordoglio
d
'
essersi
strappato
per
sempre
da
Valsanìa
,
e
per
l
'
altro
dal
bisogno
di
riempire
con
la
rievocazione
di
tutti
i
ricordi
che
potevano
dargli
conforto
il
vuoto
che
si
vedeva
davanti
.
Rideva
e
parlava
forte
e
gestiva
,
senza
badare
alla
via
:
rideva
al
binario
della
linea
ferroviaria
,
ai
pali
del
telegrafo
,
frutti
della
Rivoluzione
,
e
si
picchiava
forte
il
petto
e
diceva
:
-
Che
me
n
'
importa
?
Io
...
io
...
la
Sicilia
...
oh
Marasantissima
...
vi
dico
la
Sicilia
...
Se
non
era
per
la
Sicilia
...
Se
la
Sicilia
non
voleva
...
La
Sicilia
si
mosse
e
disse
all
'
Italia
:
eccomi
qua
!
vengo
a
te
!
Muoviti
tu
dal
Piemonte
col
tuo
Re
,
io
vengo
di
qua
con
Garibaldi
,
e
tutti
e
due
ci
uniremo
a
Roma
!
Oh
Marasantissima
,
lo
so
:
Aspromonte
,
ragione
di
Stato
,
lo
so
!
Ma
la
Sicilia
voleva
far
prima
,
di
qua
...
sempre
la
Sicilia
...
E
ora
quattro
canaglie
hanno
voluto
disonorarla
...
Ma
la
Sicilia
è
qua
,
qua
,
qua
con
me
...
la
Sicilia
,
che
non
si
lascia
disonorare
,
è
qua
con
me
!
Si
trovò
tutt
'
a
un
tratto
davanti
alla
breve
galleria
che
sbocca
in
Val
Sollano
,
e
stupì
d
'
esservi
giunto
cosí
presto
,
senza
saper
come
;
prima
d
'
entrarvi
,
guardò
in
cielo
per
conoscere
dalle
stelle
che
ora
fosse
.
Potevano
essere
le
tre
del
mattino
.
Forse
all
'
alba
sarebbe
alla
Favara
.
Attraversata
la
galleria
e
giunto
nei
pressi
della
stazione
di
Girgenti
,
al
punto
in
cui
s
'
imbocca
lo
stradone
che
conduce
a
quel
grosso
borgo
tra
le
zolfare
,
dovette
però
fermarsi
davanti
alla
sfilata
di
due
compagnie
di
soldati
che
,
muti
,
ansanti
,
a
passo
accelerato
,
si
recavano
di
notte
colà
.
Dal
cantoniere
di
guardia
ebbe
notizia
che
,
nonostante
la
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
,
alla
Favara
tutti
i
socii
del
Fascio
disciolto
,
nelle
prime
ore
della
sera
,
s
'
erano
dati
convegno
nella
piazza
e
avevano
assaltato
e
incendiato
il
municipio
,
il
casino
dei
nobili
,
i
casotti
del
dazio
,
e
che
gl
'
incendii
e
la
sommossa
duravano
ancora
e
già
c
'
erano
parecchi
morti
e
molti
feriti
.
-
Ah
sì
?
Ah
sì
?
-
fremette
Mauro
.
-
Ancora
?
E
si
svincolò
dalle
braccia
di
quel
cantoniere
che
voleva
trattenerlo
,
vedendolo
così
armato
,
per
salvarlo
dal
rischio
a
cui
si
esponeva
d
'
esser
catturato
da
quei
soldati
.
-
Io
,
dai
soldati
d
'
Italia
?
E
corse
per
unirsi
a
loro
.
Una
gioja
impetuosa
,
frenetica
,
gli
ristorò
le
forze
che
già
cominciavano
a
mancargli
;
ridiede
l
'
antico
vigore
alle
sue
vecchie
gambe
garibaldine
;
l
'
esaltazione
diventò
delirio
;
sentì
veramente
in
quel
punto
d
'
esser
la
Sicilia
,
la
vecchia
Sicilia
che
s
'
univa
ai
soldati
d
'
Italia
per
la
difesa
comune
,
contro
i
nuovi
nemici
.
Divorò
la
via
,
tenendosi
a
pochi
passi
da
quelle
due
compagnie
che
a
un
certo
punto
,
per
l
'
avviso
di
alcuni
messi
incontrati
lungo
lo
stradone
,
s
'
eran
lanciate
di
corsa
.
Quando
,
alla
prima
luce
dell
'
alba
,
tutto
inzaccherato
da
capo
a
piedi
,
trafelato
,
ebbro
della
corsa
,
stordito
dalla
stanchezza
,
si
cacciò
coi
soldati
nel
paese
,
non
ebbe
tempo
di
veder
nulla
,
di
pensare
a
nulla
:
travolto
,
tra
una
fitta
sassajola
,
in
uno
scompiglio
furibondo
,
ebbe
come
un
guazzabuglio
di
impressioni
così
rapide
e
violente
da
non
poter
nulla
avvertire
,
altro
che
lo
strappo
spaventoso
d
'
una
fuga
compatta
che
si
precipitava
urlante
;
un
rimbombo
tremendo
;
uno
stramazzo
e
...
La
piazza
,
come
schiantata
e
in
fuga
anch
'
essa
dietro
gli
urli
del
popolo
che
la
disertava
,
appena
il
fumo
dei
fucili
si
diradò
nel
livido
smortume
dell
'
alba
,
parve
agli
occhi
dei
soldati
come
trattenuta
dal
peso
di
cinque
corpi
inerti
,
sparsi
qua
e
là
.
Un
bisogno
strano
,
invincibile
,
obbligò
il
capitano
a
dare
subito
ai
suoi
soldati
un
comando
qualunque
,
pur
che
fosse
.
Quei
cinque
corpi
rimasti
là
,
traboccati
sconciamente
,
in
una
orrenda
immobilità
,
su
la
motriglia
della
piazza
striata
dall
'
impeto
della
fuga
,
erano
alla
vista
d
'
una
gravezza
insopportabile
.
E
un
furiere
e
un
caporale
,
al
comando
del
capitano
,
si
mossero
sbigottiti
per
la
piazza
e
si
accostarono
al
primo
di
quei
cinque
cadaveri
.
Il
furiere
si
chinò
e
vide
ch
'
esso
,
caduto
con
la
faccia
a
terra
,
era
armato
come
un
brigante
.
Gli
tolse
il
fucile
dalla
spalla
e
,
levando
il
braccio
,
lo
mostrò
al
capitano
;
poi
diede
quel
fucile
al
caporale
,
e
si
chinò
di
nuovo
sul
cadavere
per
prendergli
dalla
cintola
prima
una
e
poi
l
'
altra
pistola
,
che
mostrò
ugualmente
al
capitano
.
Allora
questi
,
incuriosito
,
sebbene
avesse
ancora
un
forte
tremito
a
una
gamba
e
temesse
che
i
soldati
se
ne
potessero
accorgere
,
si
appressò
anche
lui
a
quel
cadavere
,
e
ordinò
che
lo
rimovessero
un
poco
per
vederlo
in
faccia
.
Rimosso
,
quel
cadavere
mostrò
sul
petto
insanguinato
quattro
medaglie
.
I
tre
,
allora
,
rimasero
a
guardarsi
negli
occhi
,
stupiti
e
sgomenti
.
Chi
avevano
ucciso
?
Narrativa ,
luna
corresse
rapidamente
pel
cielo
.
Al
velato
chiarore
lunare
i
campanili
,
le
cupole
delle
chiese
di
CENERE ( DELEDDA GRAZIA , 1904 )
Narrativa ,
PARTE
PRIMA
I
.
Cadeva
la
notte
di
San
Giovanni
.
Olì
[
1
]
uscì
dalla
cantoniera
biancheggiante
sull
'
orlo
dello
stradale
che
da
Nuoro
conduce
a
Mamojada
,
e
s
'
avviò
pei
campi
.
Era
una
ragazza
quindicenne
,
alta
e
bella
,
con
due
grandi
occhi
felini
,
glauchi
e
un
po
'
obliqui
,
e
la
bocca
voluttuosa
il
cui
labbro
inferiore
,
spaccato
nel
mezzo
,
pareva
composto
da
due
ciliegie
.
Dalla
cuffietta
rossa
,
legata
sotto
il
mento
sporgente
,
uscivano
due
bende
di
lucidi
capelli
neri
attortigliati
intorno
alle
orecchie
:
questa
acconciatura
ed
il
costume
pittoresco
,
dalla
sottana
rossa
e
il
corsettino
di
broccato
che
sosteneva
il
seno
con
due
punte
ricurve
,
davano
alla
fanciulla
una
grazia
orientale
.
Fra
le
dita
cerchiate
di
anellini
di
metallo
,
Olì
recava
striscie
di
scarlatto
e
nastri
coi
quali
voleva
segnare
[
2
]
i
fiori
di
San
Giovanni
,
cioè
i
cespugli
di
verbasco
,
di
timo
e
d
'
asfodelo
da
cogliere
l
'
indomani
all
'
alba
per
farne
medicinali
ed
amuleti
.
D
'
altronde
Olì
pensava
che
anche
non
segnando
i
cespugli
che
voleva
cogliere
,
nessuno
glieli
avrebbe
toccati
:
i
campi
intorno
alla
cantoniera
dove
ella
viveva
col
padre
ed
i
fratellini
,
erano
completamente
deserti
.
Solo
in
lontananza
una
casa
campestre
in
rovina
emergeva
da
un
campo
di
grano
,
come
uno
scoglio
in
un
lago
verde
.
Nella
campagna
intorno
moriva
la
selvaggia
primavera
sarda
:
si
sfogliavano
i
fiori
dell
'
asfodelo
e
i
grappoli
d
'
oro
della
ginestra
;
le
rose
impallidivano
nelle
macchie
,
l
'
erba
ingialliva
,
un
caldo
odore
di
fieno
profumava
l
'
aria
grave
.
La
via
lattea
e
l
'
ultimo
splendore
dell
'
orizzonte
,
fasciato
da
una
striscia
verdastra
e
rosea
che
pareva
il
mare
lontano
,
rendevano
la
notte
chiara
come
un
crepuscolo
.
Vicino
al
fiume
,
la
cui
acqua
scarsissima
rifletteva
le
stelle
e
il
cielo
violaceo
,
Olì
trovò
due
dei
suoi
fratellini
che
cercavano
grilli
.
«
A
casa
!
Subito
!
»
,
ella
disse
con
la
sua
bella
voce
ancora
infantile
.
«
No
!
»
,
rispose
uno
dei
bimbi
.
«
Allora
voi
non
vedrete
spalancarsi
il
cielo
,
stanotte
!
I
bimbi
buoni
,
nella
notte
di
San
Giovanni
vedono
aprirsi
il
cielo
e
poi
vedono
il
paradiso
e
il
Signore
e
gli
angeli
e
lo
Spirito
Santo
...
Ma
voi
vedrete
un
cornino
se
non
andate
a
casa
subito
.
»
«
Andiamo
»
,
disse
pensieroso
uno
dei
bimbi
.
L
'
altro
protestò
ancora
un
po
'
,
ma
finì
col
lasciarsi
condurre
via
dal
fratello
.
Olì
andò
oltre
:
oltre
l
'
alveo
del
fiume
,
oltre
il
sentiero
,
oltre
le
macchie
di
olivastro
:
qua
e
là
si
curvava
e
legava
con
un
nastro
le
cime
di
qualche
cespuglio
,
poi
si
rizzava
e
scrutava
la
notte
con
lo
sguardo
acuto
dei
suoi
occhi
felini
.
Il
cuore
le
balzava
forte
,
d
'
ansia
,
di
timore
e
di
gioia
.
La
notte
fragrante
invitava
all
'
amore
e
Olì
amava
,
Olì
aveva
quindici
anni
e
con
la
scusa
di
segnare
i
fiori
di
San
Giovanni
andava
ad
un
convegno
amoroso
.
Sei
mesi
prima
,
una
sera
d
'
inverno
,
un
giovane
contadino
,
mezzadro
d
'
un
ricco
proprietario
nuorese
a
cui
appartenevano
i
campi
intorno
alla
casa
in
rovina
,
era
entrato
nella
cantoniera
per
chiedere
un
po
'
di
fuoco
.
Era
un
giovane
alto
,
con
lunghi
capelli
neri
lucidi
d
'
olio
:
i
suoi
occhi
nerissimi
non
si
lasciavano
quasi
guardare
,
tanto
erano
luminosi
,
e
soltanto
Olì
poteva
fissarli
con
i
suoi
,
che
non
si
abbassavano
davanti
a
nessuno
.
Il
cantoniere
,
uomo
ancora
giovane
ma
già
grigio
,
stanco
di
fatiche
,
di
affanni
e
di
miseria
,
accolse
benevolmente
il
contadino
,
gli
diede
una
pietra
focaia
,
lo
interrogò
sul
suo
padrone
e
lo
invitò
a
tornare
sempre
che
voleva
.
Da
quella
sera
il
contadino
frequentò
assiduamente
la
cantoniera
:
nelle
sere
piovose
raccontava
storielle
ai
bambini
raccolti
intorno
al
focolare
fumoso
,
e
ad
Olì
insegnò
i
posti
ove
meglio
crescevano
i
funghi
e
le
erbe
mangereccie
.
Un
giorno
egli
trasse
la
fanciulla
fin
verso
un
avanzo
di
nuraghe
,
sopra
un
'
altura
,
fra
macchie
coperte
di
bacche
rosse
,
e
le
disse
che
fra
i
blocchi
della
tomba
gigantesca
stava
nascosto
un
tesoro
.
«
Eppoi
so
di
tanti
altri
accusorgios
[
3
]
»
,
egli
disse
con
voce
grave
,
mentre
Olì
coglieva
finocchi
selvatici
;
«
io
finirò
bene
col
trovarne
uno
,
ed
allora
...
»
«
E
allora
?
»
,
chiese
Olì
,
un
po
'
beffarda
,
sollevando
gli
occhi
che
al
riflesso
del
paesaggio
parevano
verdi
.
«
Allora
me
ne
andrò
lontano
;
e
se
tu
vorrai
venir
con
me
ti
porterò
via
,
in
Continente
.
Io
conosco
bene
il
Continente
,
perché
è
da
poco
tempo
che
ho
finito
il
servizio
militare
.
Sono
stato
a
Roma
e
poi
in
Calabria
ed
in
altri
posti
ancora
.
Là
tutto
è
bello
...
Se
tu
verrai
...
»
Olì
rise
,
piano
piano
,
lusingata
e
felice
,
sebbene
un
po
'
ironica
.
Dietro
il
nuraghe
due
dei
suoi
fratellini
,
nascosti
in
una
macchia
,
fischiavano
richiamando
un
passero
:
per
l
'
immensità
del
paesaggio
non
s
'
udiva
voce
umana
,
non
passava
nessuno
.
Il
servo
prese
Olì
per
la
vita
,
la
sollevò
,
chiuse
gli
occhi
e
la
baciò
;
e
da
quel
giorno
i
due
giovani
s
'
amarono
selvaggiamente
,
diffondendo
il
segreto
della
loro
passione
alle
macchie
più
silenziose
,
ai
cespugli
della
riva
,
ai
neri
nascondigli
dei
nuraghes
solitarî
.
Oppressa
dalla
solitudine
e
dalla
miseria
Olì
amava
il
giovine
per
ciò
che
egli
rappresentava
,
per
le
cose
e
le
terre
maravigliose
che
egli
aveva
vedute
,
per
la
città
dalla
quale
veniva
,
per
il
ricco
padrone
che
serviva
,
per
i
fantastici
disegni
che
egli
tracciava
nell
'
avvenire
;
ed
egli
amava
Olì
perché
era
bella
ed
ardente
:
entrambi
incoscienti
,
primitivi
,
impulsivi
ed
egoisti
,
si
amavano
per
esuberanza
di
vita
e
per
bisogno
di
godimento
.
Anche
la
madre
di
Olì
,
a
quanto
narrava
la
figliuola
,
era
stata
una
donna
fantastica
e
ardente
.
«
Ella
era
di
famiglia
benestante
»
,
raccontava
Olì
,
«
ed
aveva
parenti
nobili
che
volevano
maritarla
con
un
vecchio
possidente
.
Mio
nonno
,
il
padre
di
mia
madre
,
era
un
poeta
:
in
una
notte
improvvisava
tre
o
quattro
canzoni
,
e
tanto
erano
belle
che
,
appena
un
cantastorie
le
ripeteva
per
la
strada
,
tutto
il
popolo
le
apprendeva
e
le
ripeteva
con
entusiasmo
.
Ah
,
sì
,
mio
nonno
era
un
gran
poeta
!
Alcune
sue
poesie
le
so
anch
'
io
,
insegnatemi
da
mia
madre
.
Aspetta
,
senti
questa
.
»
Ella
recitava
qualche
strofa
in
dialetto
logudorese
,
poi
riprendeva
:
«
Il
fratello
di
mia
madre
,
zio
Merziòro
Desogos
,
dipingeva
nelle
chiese
e
scolpiva
i
pulpiti
:
però
si
uccise
perché
aveva
da
scontare
una
condanna
.
Sì
,
i
parenti
di
mia
madre
erano
nobili
ed
istruiti
:
tuttavia
ella
non
volle
sposare
il
vecchio
proprietario
.
Vide
invece
mio
padre
,
che
allora
era
bello
come
una
bandiera
,
se
ne
innamorò
e
fuggi
con
lui
.
Ella
soleva
dire
,
mi
ricordo
:
"
Mio
padre
mi
ha
diseredata
,
ma
non
importa
;
gli
altri
si
tengano
le
loro
ricchezze
,
io
mi
tengo
il
mio
Micheli
e
basta
!
"
»
.
Un
giorno
il
cantoniere
si
recò
a
Nuoro
per
comprare
del
frumento
,
e
ritornò
più
triste
e
disfatto
del
solito
.
«
Olì
,
bada
a
te
,
Olì
!
»
,
disse
alla
figlia
minacciandola
con
la
mano
.
«
Guai
se
quel
servo
rimette
ancor
piede
qui
!
Egli
ci
ha
ingannati
persino
sul
suo
nome
.
Disse
di
chiamarsi
Quirico
ed
invece
si
chiama
Anania
.
È
oriundo
di
Orgosolo
,
razza
di
pastori
,
parente
di
banditi
e
di
galeotti
.
Bada
a
te
,
donnicciuola
:
egli
ha
moglie
!
»
Olì
pianse
e
le
sue
lagrime
caddero
,
assieme
col
frumento
,
entro
l
'
arca
di
legno
nero
;
ma
appena
l
'
arca
fu
chiusa
e
zio
Micheli
tornò
al
lavoro
,
la
fanciulla
andò
in
cerca
del
servo
.
«
Tu
ti
chiami
Anania
!
Tu
hai
moglie
!
»
,
gli
disse
,
e
gli
occhi
le
fiammeggiavano
di
rabbia
.
Anania
finiva
di
seminare
il
grano
sul
prato
smosso
:
due
merli
cantavano
dondolandosi
su
una
fronda
d
'
olivastro
;
grandi
nuvole
bianche
rendevano
più
intenso
l
'
azzurro
del
cielo
.
Tutto
era
dolcezza
,
silenzio
,
oblìo
.
«
Ecco
»
,
disse
il
giovane
,
che
teneva
ancora
la
bisaccia
sulla
spalla
,
«
io
ho
una
moglie
vecchia
.
Ah
,
me
la
diedero
per
forza
...
come
i
parenti
volevano
dare
a
tua
madre
il
vecchio
possidente
...
perché
io
sono
povero
ed
ella
ha
molti
soldi
.
Ma
che
cosa
importa
?
Ella
è
vecchia
e
morrà
presto
;
noi
siamo
giovani
,
Olì
,
ed
io
voglio
bene
soltanto
a
te
.
Se
tu
mi
abbandoni
io
muoio
.
»
Olì
s
'
intenerì
e
credette
.
«
E
che
faremo
ora
?
»
,
domandò
.
«
Mio
padre
mi
bastonerà
se
continueremo
ad
amarci
.
»
«
Abbi
pazienza
,
agnellino
mio
.
Mia
moglie
morrà
presto
;
ma
anche
non
morisse
io
troverò
il
tesoro
e
ce
ne
andremo
in
Continente
»
.
Olì
protestò
,
pianse
,
non
sperò
molto
nel
tesoro
,
ma
continuò
ad
amoreggiare
col
servo
.
La
seminagione
era
terminata
,
ma
Anania
andava
spesso
in
campagna
per
osservare
se
il
grano
spuntava
,
e
per
estirpare
le
male
erbe
dal
seminato
:
nelle
ore
di
riposo
,
invece
di
coricarsi
,
egli
diroccava
il
nuraghe
,
con
la
scusa
di
costruire
un
muro
con
le
pietre
divelte
dal
monumento
,
ma
in
realtà
per
cercare
il
tesoro
.
«
Se
non
qui
altrove
,
ma
lo
troverò
!
»
,
diceva
ad
Olì
.
«
Ebbene
,
a
Maras
un
servo
come
me
trovò
un
fascio
di
verghe
d
'
oro
.
Egli
non
si
avvide
che
erano
d
'
oro
e
le
consegnò
ad
un
fabbro
.
Stupido
!
Ma
io
mi
accorgerò
bene
...
Nei
nuraghes
»
,
raccontava
poi
,
«
abitavano
i
giganti
che
usavano
le
masserizie
d
'
oro
.
Persino
i
chiodi
delle
loro
scarpe
erano
d
'
oro
.
Oh
,
si
trovano
sempre
dei
tesori
,
cercandoli
bene
!
A
Roma
,
quando
io
ero
soldato
,
vidi
un
luogo
dove
si
conservano
ancora
le
monete
d
'
oro
e
gli
oggetti
nascosti
dagli
antichi
giganti
.
Anche
ora
,
del
resto
,
nelle
altre
parti
del
mondo
,
vivono
ancora
i
giganti
,
e
sono
così
ricchi
che
usano
gli
aratri
e
le
falci
d
'argento.»
Egli
parlava
sul
serio
,
con
gli
occhi
splendenti
di
sogni
aurei
;
se
però
gli
avessero
chiesto
che
avrebbe
fatto
dei
tesori
che
sperava
ritrovare
,
forse
non
avrebbe
saputo
dirlo
.
Per
allora
progettava
soltanto
la
fuga
con
Olì
:
all
'
avvenire
non
pensava
che
in
modo
fantastico
.
Verso
Pasqua
la
fanciulla
ebbe
occasione
di
recarsi
a
Nuoro
,
e
domandate
notizie
della
moglie
di
Anania
seppe
che
costei
era
una
donna
anziana
,
ma
niente
affatto
benestante
.
«
Ebbene
»
,
egli
disse
,
appena
Olì
gli
rinfacciò
la
sua
menzogna
,
«
sì
,
ella
adesso
è
povera
,
ma
quando
la
sposai
era
ricca
.
Dopo
le
nozze
io
andai
al
servizio
militare
,
mi
ammalai
,
spesi
molto
;
anche
mia
moglie
si
ammalò
.
Oh
,
tu
non
sai
cosa
vuol
dire
una
lunga
malattia
!
Poi
prestammo
dei
denari
e
non
ce
li
restituirono
.
Poi
credo
un
'
altra
cosa
;
che
mia
moglie
tenga
i
denari
nascosti
.
Ecco
,
ti
giuro
che
è
così
.
»
Egli
parlava
seriamente
,
ed
Olì
credeva
.
Credeva
perché
aveva
bisogno
di
credere
e
perché
Anania
l
'
aveva
abituata
a
ritener
vere
le
cose
più
inverosimili
,
suggestionato
egli
stesso
dalle
sue
fantasie
.
Così
,
verso
i
primi
di
giugno
,
zappando
in
un
orto
del
padrone
,
egli
trovò
un
grosso
anello
di
metallo
rossiccio
e
lo
credette
d
'
oro
.
«
Qui
ci
deve
essere
certamente
un
tesoro
»
,
pensò
,
e
subito
andò
a
raccontare
le
sue
nuove
speranze
ad
Olì
.
La
primavera
regnava
nella
campagna
selvaggia
;
il
fiume
azzurrognolo
rifletteva
i
fiori
del
sambuco
,
i
narcisi
esalavano
voluttuose
fragranze
;
nelle
notti
rischiarate
dalla
luna
o
dalla
via
lattea
,
tiepide
e
silenti
,
pareva
che
nell
'
aria
ondeggiasse
un
filtro
inebbriante
.
Olì
vagava
qua
e
là
,
con
gli
occhi
velati
di
passione
;
nei
lunghi
crepuscoli
luminosi
e
nei
meriggi
abbaglianti
,
quando
le
montagne
lontane
si
confondevano
col
cielo
,
ella
seguiva
con
uno
sguardo
triste
i
fratellini
seminudi
,
neri
come
idoletti
di
bronzo
,
e
mentre
essi
animavano
il
paesaggio
con
le
loro
grida
di
uccelli
selvatici
,
ella
pensava
al
giorno
in
cui
avrebbe
dovuto
abbandonarli
per
partire
con
Anania
.
Ella
aveva
veduto
l
'
anello
ritrovato
dal
giovine
,
e
sperava
e
aspettava
,
col
sangue
arso
dai
veleni
della
primavera
.
«
Olì
!
»
,
chiamò
la
voce
di
Anania
,
dietro
una
macchia
.
Olì
tremò
,
avanzò
cauta
,
cadde
fra
le
braccia
del
giovine
.
Sedettero
sull
'
erba
ancora
tiepida
,
accanto
ad
un
fascio
di
puleggi
e
d
'
alloro
selvatico
che
esalava
un
forte
profumo
.
«
Quasi
quasi
non
venivo
»
,
disse
il
giovine
.
«
La
padrona
deve
sgravarsi
stanotte
,
e
mia
moglie
,
che
sta
ad
assisterla
,
voleva
che
io
restassi
in
casa
.
"
No
"
,
le
dissi
,
"
stanotte
devo
cogliere
il
puleggio
e
l
'
alloro
;
non
sai
che
è
San
Giovanni
?
"
E
son
venuto
.
Ecco
.
»
Si
frugava
in
seno
,
mentre
Olì
toccava
l
'
alloro
chiedendo
a
che
serviva
.
«
Non
lo
sai
,
dunque
?
L
'
alloro
colto
stanotte
serve
per
medicina
e
per
tante
altre
cose
:
se
,
per
esempio
,
tu
spargi
le
foglie
di
quest
'
alloro
qua
e
là
sui
muri
intorno
ad
una
vigna
o
ad
un
ovile
,
gli
animali
rapaci
non
potranno
penetrarvi
,
né
rosicchiar
l
'
uva
,
né
rapire
gli
agnelli
.
»
«
Ma
tu
non
sei
pastore
.
»
«
Io
però
guarderò
la
vigna
del
padrone
:
poi
queste
foglie
le
metterò
anche
intorno
all
'
aia
,
perché
le
formiche
non
rubino
il
grano
.
Verrai
tu
,
quando
io
batterò
il
grano
?
Ci
sarà
molta
gente
;
faremo
festa
e
alla
notte
canteremo
.
»
«
Oh
,
mio
padre
non
vorrà
!
»
,
ella
disse
sospirando
.
«
Ma
è
curioso
quell
'
uomo
!
Si
vede
che
non
conosce
mia
moglie
:
ella
è
decrepita
come
le
pietre
»
,
disse
Anania
,
sempre
frugandosi
in
seno
.
«
Ma
dove
l
'
ho
messa
?
»
«
Che
cosa
?
Tua
moglie
?
»
,
chiese
maliziosamente
Olì
.
«
Ebbene
,
una
croce
!
Ho
trovato
anche
una
croce
d
'argento.»
«
Anche
una
croce
d
'
argento
?
Dove
era
l
'
anello
?
E
tu
non
me
lo
dicevi
?
»
«
Ah
,
eccola
.
Sì
,
è
d
'
argento
vero
.
»
Egli
trasse
di
sotto
l
'
ascella
un
involtino
:
Olì
lo
svolse
,
palpò
la
crocetta
e
domandò
ansiosa
:
«
Ma
è
dunque
vero
?
Il
tesoro
c
'
è
?
»
.
E
pareva
così
felice
che
Anania
,
sebbene
avesse
trovato
la
crocetta
in
campagna
,
credette
bene
di
lasciarla
nella
sua
illusione
.
«
Si
,
là
,
nell
'
orto
.
Chissà
quanti
oggetti
preziosi
ci
saranno
!
Ma
bisognerà
che
io
frughi
di
notte
.
»
«
Ma
il
tesoro
è
del
padrone
.
»
«
No
,
è
di
chi
lo
trova
!
»
,
rispose
Anania
;
e
quasi
per
avvalorare
questo
suo
principio
egli
cinse
Olì
con
un
braccio
e
cominciò
a
baciarla
.
«
Se
io
troverò
il
tesoro
tu
verrai
?
»
,
le
chiese
tremando
.
«
Verrai
,
dimmi
,
fiore
?
Bisogna
che
io
lo
trovi
subito
perché
non
posso
più
vivere
lontano
da
te
.
Ah
,
vedi
,
quando
vedo
mia
moglie
sento
voglia
di
morire
,
mentre
vorrei
vivere
mille
anni
con
te
.
Fiore
mio
!
»
Olì
ascoltava
e
tremava
.
Intorno
era
profondo
silenzio
;
le
stelle
brillavano
sempre
più
perlate
,
come
occhi
sorridenti
d
'
amore
,
e
sempre
più
dolci
erravano
nell
'
aria
i
profumi
delle
erbe
aromatiche
.
«
Mia
moglie
morrà
presto
,
Olì
,
cuoricino
mio
!
Sì
,
che
fanno
i
vecchi
sulla
terra
?
Chissà
?
Fra
un
anno
,
forse
,
noi
saremo
sposi
.
»
«
San
Giovanni
lo
voglia
!
»
,
sospirò
Olì
.
«
Ma
non
bisogna
desiderare
la
morte
di
nessuno
.
Ed
ora
lasciami
andare
.
»
«
Rimani
ancora
un
po
'
»
,
egli
supplicò
con
voce
infantile
,
«
perché
vuoi
andartene
così
presto
?
Che
farò
io
senza
di
te
?
»
Ma
ella
si
alzò
tutta
vibrante
.
«
Forse
ci
rivedremo
domani
mattina
,
perché
coglierò
le
erbe
prima
che
sorga
il
sole
:
ti
farò
un
amuleto
contro
le
tentazioni
...
»
Ma
egli
non
aveva
paura
delle
tentazioni
:
s
'
inginocchiò
,
cinse
Olì
con
ambe
le
braccia
e
si
mise
a
gemere
.
«
No
,
non
andartene
,
non
andartene
,
fiore
;
rimani
ancora
un
poco
,
Olì
,
agnellino
mio
;
tu
sei
la
mia
vita
;
ecco
,
io
bacio
la
terra
dove
tu
posi
i
piedi
,
ma
rimani
ancora
un
poco
;
altrimenti
io
muoio
.
»
Egli
gemeva
e
tremava
,
e
la
sua
voce
commoveva
Olì
fino
alle
lagrime
.
Ella
rimase
.
Solo
in
autunno
zio
Micheli
si
accorse
che
sua
figlia
aveva
peccato
.
Una
collera
feroce
invase
allora
l
'
uomo
stanco
e
sofferente
che
aveva
conosciuto
tutti
i
dolori
della
vita
,
fuorché
il
disonore
.
A
questo
si
ribellò
.
Prese
Olì
per
un
braccio
e
la
cacciò
via
di
casa
.
Ella
pianse
,
ma
zio
Micheli
fu
inesorabile
.
Egli
l
'
aveva
avvertita
mille
volte
;
e
forse
avrebbe
perdonato
se
ella
avesse
peccato
con
un
uomo
libero
;
ma
così
no
,
non
poteva
perdonare
.
Per
qualche
giorno
Olì
visse
nella
casa
in
rovina
intorno
alla
quale
Anania
aveva
seminato
il
grano
;
i
fratellini
le
portavano
qualche
tozzo
di
pane
,
ma
zio
Micheli
se
ne
accorse
e
li
bastonò
.
Allora
Olì
,
per
non
morire
di
fame
e
di
freddo
,
giacché
l
'
autunno
copriva
di
grandi
nubi
livide
il
cielo
,
e
il
vento
umido
soffiava
attraverso
le
macchie
arrossate
dal
gelo
,
s
'
avviò
verso
Nuoro
per
chiedere
aiuto
all
'
amante
.
Fosse
caso
od
avvertenza
,
a
metà
strada
incontrò
Anania
che
la
confortò
,
la
coprì
col
suo
gabbano
e
la
condusse
a
Fonni
,
paese
di
montagna
,
al
di
là
di
Mamojada
.
«
Non
aver
paura
»
,
disse
il
giovine
,
«
ora
ti
conduco
da
una
mia
parente
,
presso
la
quale
starai
benissimo
;
sta
tranquilla
,
ché
io
non
ti
abbandonerò
mai
.
»
La
condusse
in
casa
di
una
vedova
che
aveva
un
figliolino
di
quattro
anni
.
Nel
vedere
questo
bambino
,
nero
,
lacero
,
tutto
orecchie
ed
occhi
,
Olì
pensò
ai
fratellini
e
pianse
.
Ah
,
chi
si
sarebbe
più
curato
dei
poveri
orfanelli
?
Chi
avrebbe
dato
loro
da
mangiare
e
da
bere
;
chi
preparerebbe
il
pane
nella
cantoniera
,
chi
laverebbe
più
i
panni
nel
fiume
azzurro
?
E
che
avverrebbe
mai
di
zio
Micheli
,
il
povero
vedovo
febbricitante
ed
infelice
?
Basta
,
Olì
pianse
un
giorno
ed
una
notte
;
poi
si
guardò
attorno
con
occhi
foschi
.
Anania
era
partito
;
la
vedova
fonnese
,
pallida
e
scarna
,
con
un
viso
di
spettro
,
circondato
da
una
benda
giallastra
,
filava
seduta
davanti
ad
un
fuocherello
di
fuscelli
:
tutto
intorno
era
miseria
,
stracci
,
fuliggine
.
Dal
tetto
di
scheggie
annerite
dal
fumo
pendevano
,
tremolanti
,
grandi
tele
di
ragno
;
pochi
arnesi
di
legno
formavano
le
masserizie
della
misera
casa
.
Il
bimbo
dalle
grandi
orecchie
,
vestito
già
in
costume
,
con
un
berrettone
di
pelle
lanosa
,
non
parlava
né
rideva
mai
:
soltanto
si
divertiva
ad
arrostire
castagne
fra
la
cenere
ardente
.
«
Abbi
pazienza
,
figlia
»
,
disse
la
vedova
alla
fanciulla
,
senza
sollevare
gli
occhi
dal
fuso
.
«
Sono
cose
del
mondo
.
Oh
,
ne
vedrai
delle
peggiori
,
se
vivrai
.
Siamo
nati
per
soffrire
:
anch
'
io
da
ragazza
ho
riso
,
poi
ho
pianto
;
ora
tutto
è
finito
.
»
Olì
si
senti
gelare
il
cuore
.
Oh
,
che
tristezza
,
che
tristezza
immensa
!
Fuori
cadeva
la
notte
,
faceva
freddo
,
il
vento
rombava
con
un
fragore
di
mare
agitato
.
Al
chiarore
giallognolo
del
fuoco
la
vedova
filava
e
ricordava
;
ed
anche
Olì
,
accoccolata
per
terra
,
ricordava
la
notte
calda
e
voluttuosa
di
San
Giovanni
,
il
profumo
dell
'
alloro
,
la
luce
delle
stelle
sorridenti
.
Le
castagne
del
piccolo
Zuanne
scoppiavano
fra
la
cenere
che
si
spargeva
sul
focolare
.
Il
vento
batteva
furiosamente
alla
porta
come
un
mostro
scorrazzante
nella
notte
cupa
.
«
Anch
'
io
»
,
disse
la
vedova
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
«
anch
'
io
ero
di
buona
famiglia
.
Il
padre
di
questo
moscherino
si
chiamava
Zuanne
;
perché
,
vedi
,
sorella
cara
,
ai
figli
bisogna
sempre
mettere
il
nome
del
padre
affinché
gli
somiglino
.
Ah
,
sì
,
era
molto
abile
mio
marito
.
Alto
come
un
pioppo
,
vedi
là
,
il
suo
gabbano
è
ancora
appeso
al
muro
.
»
Olì
si
volse
e
sulla
parete
color
terra
vide
infatti
un
lungo
gabbano
d
'
orbace
nero
,
fra
le
cui
pieghe
i
ragni
avevano
tessuto
i
loro
veli
polverosi
.
«
Non
lo
toccherò
mai
»
,
riprese
la
vedova
,
«
anche
se
dovrò
morire
di
freddo
.
I
miei
figli
lo
indosseranno
quando
saranno
abili
come
il
padre
loro
.
»
«
Ma
cosa
era
il
padre
?
»
,
chiese
Olì
.
«
Ebbene
»
,
disse
la
vedova
,
senza
cambiar
tono
di
voce
,
ma
col
viso
spettrale
lievemente
animato
,
«
egli
era
un
bandito
.
Dieci
anni
stette
bandito
,
sì
,
dieci
anni
.
Egli
dovette
darsi
alla
campagna
pochi
mesi
dopo
le
nostre
nozze
:
io
andavo
a
trovarlo
sui
monti
del
Gennargentu
,
egli
cacciava
mufloni
,
aquile
,
avoltoi
,
ed
ogni
volta
ch
'
io
andavo
a
trovarlo
,
egli
faceva
arrostire
una
coscia
di
muflone
.
Dormivamo
all
'
aperto
,
sotto
il
vento
,
sulle
cime
dei
monti
;
ma
ci
coprivamo
con
quel
gabbano
là
e
le
mani
di
mio
marito
ardevano
sempre
,
anche
quando
nevicava
.
Spesso
si
stava
in
compagnia
...
»
«
Con
chi
?
»
,
domandò
Olì
,
che
ascoltando
la
vedova
dimenticava
le
sue
pene
.
Anche
il
bimbo
ascoltava
,
con
le
grandi
orecchie
intente
:
sembrava
una
lepre
quando
sente
il
grido
della
volpe
lontana
.
«
Ebbene
,
con
altri
banditi
.
Erano
tutti
uomini
abili
,
svelti
,
pronti
a
tutto
e
specialmente
alla
morte
.
Tu
credi
che
i
banditi
siano
gente
cattiva
?
Tu
ti
inganni
,
sorella
cara
:
essi
sono
uomini
che
hanno
bisogno
di
spiegare
la
loro
abilità
;
null
'
altro
.
Mio
marito
soleva
dire
:
"
Anticamente
gli
uomini
andavano
alla
guerra
:
ora
non
si
fanno
più
guerre
,
ma
gli
uomini
hanno
ancora
bisogno
di
combattere
,
e
commettono
le
grassazioni
,
le
rapine
,
le
bardanas
[
4
]
non
per
fare
del
male
,
ma
per
spiegare
in
qualche
modo
la
loro
forza
e
la
loro
abilità
!".»
«
Bella
abilità
,
zia
Grathia
!
E
perché
non
si
battono
la
testa
al
muro
,
se
non
hanno
altro
da
fare
?
»
«
Tu
non
capisci
,
figlia
»
,
disse
la
vedova
,
triste
e
fiera
.
«
È
il
destino
che
vuole
così
.
Ora
ti
racconterò
perché
mio
marito
si
fece
bandito
.
»
Ella
disse
si
fece
con
una
certa
fierezza
,
non
priva
di
vanità
.
«
Sì
,
raccontate
»
,
rispose
Olì
,
con
un
lieve
brivido
per
le
spalle
.
L
'
ombra
addensavasi
,
il
vento
urlava
sempre
più
forte
,
con
un
continuo
rombo
di
tuono
:
pareva
di
essere
in
una
foresta
sconvolta
dall
'
uragano
,
e
le
parole
e
la
figura
cadaverica
della
vedova
,
in
quell
'
ambiente
nero
,
illuminato
solo
a
sprazzi
dalla
fiamma
lividognola
del
misero
fuoco
,
davano
ad
Olì
una
infantile
voluttà
di
terrore
,
e
pareva
di
assistere
ad
una
di
quelle
paurose
fiabe
che
Anania
aveva
narrato
ai
suoi
fratellini
:
ed
ella
,
ella
stessa
,
con
la
sua
miseria
infinita
faceva
parte
della
triste
storiella
.
La
vedova
raccontò
:
«
Eravamo
sposi
da
pochi
mesi
;
eravamo
benestanti
,
sorella
cara
:
avevamo
frumento
,
patate
,
castagne
,
uva
secca
,
terre
,
case
,
cavallo
e
cane
.
Mio
marito
era
proprietario
;
spesso
non
aveva
che
fare
e
s
'
annoiava
.
Allora
diceva
:
"
Voglio
diventar
negoziante
;
così
ozioso
non
posso
vivere
,
perché
sono
sano
,
forte
,
abile
,
e
mentre
sto
in
ozio
mi
vengono
le
cattive
idee
"
.
Però
non
avevamo
capitali
abbastanza
perché
egli
potesse
fare
il
negoziante
.
Allora
un
suo
amico
gli
disse
:
"
Zuanne
Atonzu
,
vuoi
prender
parte
ad
una
bardana
?
Si
andrà
in
gran
numero
,
guidati
da
banditi
abilissimi
,
e
si
assalterà
,
in
un
paese
lontano
,
la
casa
di
un
cavaliere
che
ha
tre
casse
piene
d
'
argenteria
e
di
monete
.
Un
uomo
di
quel
paese
è
venuto
apposta
nel
Capo
di
Sopra
[
5
]
per
raccontare
la
cosa
ai
banditi
,
invitandoli
a
fare
una
bardana
;
egli
stesso
ci
indicherà
la
via
.
Ci
son
foreste
da
attraversare
,
montagne
da
salire
,
fiumi
da
guadare
.
Vieni
"
.
Mio
marito
mi
svela
l
'
invito
del
suo
amico
.
"
Ebbene
"
,
dico
io
,
"
che
bisogno
hai
tu
dell
'
argenteria
di
quel
cavaliere
?
"
"
No
"
,
risponde
mio
marito
,
"
io
sputo
sulla
forchetta
che
può
spettarmi
dopo
il
bottino
,
ma
ci
son
foreste
e
montagne
da
attraversare
,
cose
nuove
da
vedere
,
ed
io
mi
divertirò
.
Sono
poi
curioso
di
vedere
come
i
banditi
se
la
caveranno
.
Non
accadrà
niente
di
male
,
via
;
tanti
altri
giovani
verranno
,
come
me
,
per
dar
prova
di
abilità
e
per
passare
il
tempo
.
Ebbene
,
non
è
peggio
se
vado
alla
bettola
e
mi
ubriaco
?
"
Io
piansi
,
scongiurai
»
,
continuò
la
vedova
,
sempre
torcendo
il
filo
con
le
dita
scarne
,
e
seguendo
con
gli
occhi
cupi
il
movimento
del
fuso
,
«
ma
egli
partì
.
Disse
di
recarsi
a
Cagliari
per
affari
...
Egli
partì
,
»
ripeté
la
donna
,
con
un
sospiro
,
«
ed
io
rimasi
sola
:
ero
incinta
.
Dopo
seppi
come
andarono
i
fatti
.
La
compagnia
era
composta
di
circa
sessanta
uomini
:
viaggiavano
a
piccoli
gruppi
,
ma
di
tanto
in
tanto
si
riunivano
in
certi
punti
stabiliti
,
per
deliberare
sul
da
farsi
.
Serviva
da
guida
l
'
uomo
del
paese
verso
cui
erano
diretti
.
Capitano
della
bardana
era
il
bandito
Corteddu
,
un
uomo
dagli
occhi
di
fuoco
e
col
petto
coperto
di
pelo
rosso
;
un
gigante
Golia
,
forte
come
il
lampo
.
Nei
primi
giorni
del
viaggio
piovette
,
si
scatenarono
uragani
,
i
torrenti
strariparono
,
il
fulmine
colpì
uno
della
compagnia
.
Di
notte
procedevano
al
fulgore
dei
lampi
.
Allora
,
arrivati
in
una
foresta
vicina
al
Monte
dei
Sette
Fratelli
,
il
capitano
riunì
i
capi
della
bardana
e
disse
:
"
Fratelli
miei
,
i
segni
del
cielo
non
sono
per
noi
propizi
.
L
'
impresa
riuscirà
male
;
inoltre
sento
l
'
odore
del
tradimento
;
credo
che
la
guida
sia
una
spia
.
Facciamo
una
cosa
:
sciogliamo
la
compagnia
;
vuol
dire
che
l
'
impresa
si
farà
un
'
altra
volta
"
.
Molti
approvarono
la
proposta
,
ma
Pilatu
Barras
,
il
bandito
d
'
Orani
,
che
aveva
il
naso
d
'
argento
perché
il
vero
glielo
aveva
portato
via
una
palla
,
sorse
e
disse
:
"
Fratelli
in
Dio
"
,
egli
usava
sempre
dire
così
,
"
fratelli
in
Dio
,
io
respingo
la
proposta
.
No
.
Se
piove
non
vuol
dire
che
il
cielo
non
ci
protegga
:
anzi
un
po
'
di
disagio
fa
bene
,
abitua
i
giovani
a
vincere
la
mollezza
.
Se
la
guida
ci
tradisce
la
ammazzeremo
.
Avanti
,
puledri
!
"
.
Corteddu
scosse
la
testa
di
leone
,
mentre
un
altro
bandito
mormorava
con
disprezzo
:
"
Si
vede
che
colui
non
può
fiutare
!
"
.
Allora
Pilatu
Barras
gridò
:
"
Fratelli
in
Dio
,
sono
i
cani
che
fiutano
,
non
i
cristiani
!
Il
mio
naso
è
d
'
argento
e
il
vostro
è
di
osso
di
morto
.
Ebbene
,
ecco
che
cosa
io
vi
dico
:
se
noi
sciogliamo
ora
la
compagnia
sarà
un
brutto
esempio
di
viltà
;
pensate
che
fra
noi
ci
sono
dei
giovani
alle
prime
armi
;
essi
non
chiedono
che
di
spiegare
la
loro
abilità
come
si
spiega
una
bandiera
nuova
;
se
ora
invece
voi
li
mandate
via
,
date
loro
esempio
di
vigliaccheria
,
ed
essi
ritorneranno
fra
la
cenere
dei
loro
focolari
,
resteranno
oziosi
e
non
saranno
più
buoni
a
niente
.
Avanti
,
puledri
!
"
.
Allora
altri
capi
diedero
ragione
a
Pilatu
Barras
e
la
compagnia
andò
avanti
.
Corteddu
aveva
ragione
,
la
guida
li
tradiva
.
Entro
la
casa
del
ricco
cavaliere
stavano
nascosti
i
soldati
:
si
combatté
e
molti
banditi
rimasero
feriti
,
altri
vennero
riconosciuti
,
uno
fu
ucciso
.
Perché
non
lo
riconoscessero
,
i
compagni
lo
denudarono
,
gli
tagliarono
la
testa
,
la
portarono
via
con
le
vesti
e
la
seppellirono
nella
foresta
.
Mio
marito
fu
riconosciuto
e
perciò
dovette
farsi
bandito
...
Io
abortii
»
.
Mentre
parlava
la
donna
aveva
cessato
di
filare
e
aveva
steso
le
mani
al
fuoco
.
Olì
rabbrividiva
di
freddo
,
di
terrore
e
di
piacere
:
come
il
racconto
della
vedova
era
orribile
e
bello
!
Ah
!
Ed
essa
,
Olì
,
aveva
sempre
creduto
che
i
banditi
fossero
gente
malvagia
!
No
,
erano
poveri
disgraziati
,
spinti
al
male
dalla
fatalità
,
come
era
stata
spinta
lei
.
«
Ora
ceniamo
»
,
disse
la
donna
,
scuotendosi
.
Si
alzò
,
accese
una
primitiva
candela
di
ferro
nero
,
e
preparò
la
cena
:
patate
e
sempre
patate
:
da
due
giorni
Olì
non
mangiava
altro
che
patate
e
qualche
castagna
.
«
Anania
è
vostro
parente
?
»
,
chiese
la
fanciulla
dopo
un
lungo
silenzio
,
mentre
cenavano
.
«
Sì
,
mio
marito
era
parente
di
Anania
,
ma
in
ultimo
grado
,
poiché
anche
lui
non
era
fonnese
natìo
.
I
suoi
avi
erano
di
Orgosolo
.
Però
Anania
non
rassomiglia
punto
al
beato
[
6
]
»
,
rispose
la
donna
scuotendo
il
capo
con
disprezzo
.
«
Ah
,
sorella
cara
,
mio
marito
si
sarebbe
appiccato
ad
una
quercia
prima
di
commettere
l
'
azione
vile
di
Anania
.
»
Olì
si
mise
a
piangere
;
fece
chinare
la
testa
del
piccolo
Zuanne
sulle
sue
ginocchia
,
gli
strinse
una
manina
sporca
e
dura
,
e
pensò
ai
suoi
fratellini
abbandonati
.
«
Essi
saranno
come
gli
uccellini
nudi
entro
il
nido
,
quando
la
madre
,
ferita
dal
cacciatore
,
non
torna
da
loro
.
Chi
darà
loro
da
mangiare
?
Chi
farà
loro
da
madre
?
Pensate
che
l
'
ultimo
,
il
più
piccolo
,
non
si
sa
ancora
vestire
né
spogliare
.
»
«
Dormirà
vestito
,
allora
!
»
,
rispose
la
vedova
per
confortarla
.
«
Perché
piangi
,
idiota
?
Dovevi
pensarci
prima
:
ora
è
inutile
.
Abbi
pazienza
.
Iddio
Signore
non
abbandona
gli
uccelli
del
nido
.
»
«
Che
vento
!
Che
vento
!
»
,
si
lamentò
poi
Olì
.
«
Credete
voi
ai
morti
?
»
«
Io
?
»
,
disse
la
vedova
,
spegnendo
la
candela
e
riprendendo
il
fuso
.
«
Io
non
credo
né
ai
morti
né
ai
vivi
...
»
Zuanne
sollevò
il
capo
,
disse
piano
piano
:
«
Io
cì
!
»
e
nascose
ancora
il
viso
in
grembo
ad
Olì
.
La
vedova
riprese
i
suoi
racconti
:
«
Io
poi
ebbi
un
altro
figlio
,
che
ora
ha
otto
anni
ed
è
già
servetto
in
un
ovile
.
Poi
ebbi
questo
.
Ah
,
siamo
ben
poveri
adesso
,
sorella
cara
;
mio
marito
non
era
un
ladrone
,
no
;
viveva
del
suo
e
perciò
dovemmo
vendere
tutto
,
tranne
questa
casa
»
.
«
Come
morì
?
»
,
domandò
la
fanciulla
,
accarezzando
la
testa
del
bimbo
che
pareva
addormentato
.
«
Come
morì
?
In
un
'
impresa
.
Egli
non
stette
mai
in
carcere
»
,
osservò
con
fierezza
la
vedova
,
«
sebbene
la
giustizia
lo
ricercasse
,
come
il
cacciatore
ricerca
il
cinghiale
.
Egli
però
sfuggiva
abilmente
ad
ogni
agguato
,
e
mentre
la
giustizia
lo
cercava
sui
monti
,
egli
passava
la
notte
qui
,
sì
,
proprio
qui
,
davanti
a
questo
focolare
,
dove
stai
seduta
tu
...
»
Il
bimbo
sollevò
la
testa
,
con
le
grandi
orecchie
improvvisamente
accese
,
poi
la
riabbassò
sul
grembo
di
Olì
.
«
Sì
,
proprio
lì
.
Una
volta
,
due
anni
or
sono
,
seppe
che
una
pattuglia
doveva
percorrere
la
montagna
ricercandolo
.
Allora
mi
mandò
a
dire
:
"
Mentre
i
dragoni
mi
ricercheranno
,
io
prenderò
parte
ad
una
impresa
;
al
ritorno
passerò
la
notte
in
casa
;
mogliettina
mia
,
aspettami
"
.
Io
aspettai
,
aspettai
,
tre
,
quattro
notti
:
filai
un
rotolo
di
lana
nera
.
»
«
Dove
era
andato
?
»
«
Non
te
lo
dissi
?
Ad
una
impresa
,
ad
una
bardana
,
ecco
!
»
esclamò
la
vedova
con
una
certa
impazienza
:
poi
riabbassò
la
voce
:
«
Io
aspettai
quattro
notti
,
ma
ero
triste
:
ogni
passo
che
udivo
mi
faceva
battere
il
cuore
;
e
le
notti
passavano
,
il
mio
cuore
si
stringeva
,
si
faceva
piccolo
come
il
seme
d
'
una
mandorla
.
Alla
quarta
notte
udii
battere
alla
porta
e
aprii
.
"
Donna
,
non
aspettare
più
"
,
mi
disse
un
uomo
mascherato
.
E
mi
diede
il
gabbano
di
mio
marito
.
Ah
!
»
.
La
vedova
diede
un
sospiro
che
parve
un
grido
,
poi
tacque
;
e
Olì
la
fissò
a
lungo
,
ma
ad
un
tratto
il
suo
sguardo
seguì
lo
sguardo
atterrito
di
Zuanne
.
Le
manine
del
bimbo
,
dure
e
brune
come
zampe
d
'
uccello
,
si
agitavano
e
additavano
la
parete
.
«
Che
hai
?
Che
cosa
vedi
?
»
«
Un
motto
...
»
,
egli
sussurrò
.
«
Ma
che
morto
!...»,
ella
disse
ridendo
,
improvvisamente
allegra
.
Ma
quando
fu
a
letto
,
sola
,
in
una
specie
di
soffitta
grigia
e
fredda
,
sul
cui
tetto
il
vento
urlava
ancora
più
tonante
,
smuovendo
e
sbattendo
le
assi
,
ella
ripensò
ai
racconti
della
vedova
,
all
'
uomo
mascherato
che
le
aveva
detto
:
«
donna
,
non
aspettare
più
!
»
,
al
lungo
gabbano
nero
,
al
bimbo
che
vedeva
i
morti
,
agli
uccellini
nudi
del
nido
abbandonato
,
ai
suoi
poveri
fratellini
,
ai
tesori
di
Anania
,
alla
notte
di
San
Giovanni
,
a
sua
madre
morta
;
ed
ebbe
paura
e
si
sentì
triste
,
così
triste
che
,
sebbene
si
ritenesse
dannata
all
'
inferno
,
desiderò
di
morire
.
II
.
Il
figlio
di
Olì
nacque
a
Fonni
,
al
cominciare
della
primavera
.
Per
consiglio
della
vedova
del
bandito
,
che
lo
tenne
a
battesimo
,
fu
chiamato
Anania
:
egli
passò
a
Fonni
la
sua
infanzia
,
e
ricordò
sempre
con
nostalgia
quel
bizzarro
paese
adagiato
sulla
cima
d
'
un
monte
come
un
avoltoio
in
riposo
.
Durante
il
lungo
inverno
tutto
era
neve
e
nebbia
;
ma
in
primavera
l
'
erba
invadeva
anche
i
ripidi
viottoli
del
paese
,
selciati
di
grosse
pietre
,
dove
gli
scarafaggi
si
addormentavano
beatamente
al
sole
,
e
le
formiche
uscivano
dalle
loro
buche
,
e
vi
rientravano
e
vi
si
aggiravano
attorno
indisturbate
.
Le
casupole
di
pietra
bruna
,
coi
tetti
di
scandule
[
7
]
sovrapposte
a
guisa
di
squame
di
pesce
,
aprivano
sui
viottoli
le
porticine
nere
,
i
balconi
di
legno
corroso
,
le
scalette
talvolta
inghirlandate
di
vite
;
il
pittoresco
campanile
della
Basilica
dei
Martiri
,
emergente
dal
verde
delle
quercie
del
vecchio
cortile
del
convento
,
dominava
il
quadretto
del
paese
,
disegnato
sul
cielo
di
cristallo
azzurrino
.
Un
orizzonte
favoloso
circonda
il
villaggio
:
le
alte
montagne
del
Gennargentu
,
dalle
vette
luminose
quasi
profilate
d
'
argento
,
dominano
le
grandi
valli
della
Barbagia
,
che
salgono
,
immense
conchiglie
grigie
e
verdi
,
fino
alle
creste
ove
Fonni
,
con
le
sue
case
di
scheggia
e
i
suoi
viottoli
di
pietra
,
sfida
i
venti
e
i
fulmini
.
D
'
inverno
il
paese
era
quasi
deserto
,
perché
i
numerosi
pastori
nomadi
che
lo
popolavano
(
uomini
forti
come
il
vento
e
astuti
come
volpi
)
scendevano
con
le
greggie
nelle
tiepide
pianure
meridionali
;
ma
durante
il
bel
tempo
un
bizzarro
viavai
di
cavalli
,
di
cani
,
di
pastori
vecchi
e
giovani
,
animava
le
straducole
.
Anche
Zuanne
,
il
figlio
della
vedova
,
a
undici
anni
era
già
pastore
.
Durante
la
giornata
conduceva
al
pascolo
attraverso
i
selvaggi
dintorni
del
paese
un
certo
numero
di
capre
appartenenti
a
diverse
famiglie
fonnesi
;
all
'
alba
egli
passava
fischiando
lungo
le
vie
,
e
le
capre
,
che
ne
conoscevano
il
fischio
,
uscivano
dalle
case
e
lo
seguivano
mansuete
.
Verso
sera
egli
le
riconduceva
fino
all
'
entrata
del
villaggio
;
di
là
le
intelligenti
bestie
s
'
avviavano
da
sole
alle
case
dei
loro
padroni
.
Il
piccolo
Anania
seguiva
quasi
sempre
il
suo
amico
e
fratello
Zuanne
dalle
grandi
orecchie
:
entrambi
costantemente
scalzi
,
con
ghette
e
giubboncino
di
orbace
,
lunghi
e
sudici
calzoni
di
grossa
tela
,
berretto
di
pelo
di
montone
.
Anania
aveva
sempre
gli
occhi
malaticci
,
e
in
conseguenza
cisposi
;
dal
suo
nasino
rosso
colava
continuamente
un
umore
salato
che
egli
non
esitava
a
leccarsi
,
od
a
spandere
con
la
manina
sporca
,
di
qua
e
di
là
dal
naso
,
formandosi
in
tal
modo
due
baffi
di
crosta
d
'
una
materia
indefinibile
.
Mentre
le
capre
pascolavano
nei
dintorni
montuosi
del
paese
,
fra
i
cespugli
aromatici
e
le
roccie
verdi
di
caprifoglio
,
i
due
bambini
girovagavano
,
scendevano
verso
la
strada
per
lanciare
sassolini
a
chi
passava
,
penetravano
nelle
piantagioni
di
patate
,
dove
lavoravano
le
donne
solerti
,
cercavano
all
'
ombra
umida
dei
noci
giganteschi
qualche
frutto
sbattuto
dal
vento
.
Zuanne
era
alto
e
svelto
,
Anania
più
forte
e
più
ardito
.
Entrambi
bugiardi
di
una
forza
unica
e
agitati
da
fantasie
barbare
,
Zuanne
parlava
sempre
di
suo
padre
,
lodandolo
e
proponendosi
di
seguirne
l
'
esempio
e
di
vendicarne
la
memoria
,
e
Anania
voleva
diventar
soldato
.
«
Io
t
'
arresterò
»
,
diceva
tranquillamente
;
e
Zuanne
rispondeva
con
ardore
:
«
Ed
io
t
'
ammazzerò
»
.
Quindi
giocavano
spesso
ai
banditi
,
armati
di
fucili
di
canna
.
Avevano
certo
uno
sfondo
adatto
,
ed
Anania
non
riusciva
mai
a
scovare
il
bandito
,
sebbene
Zuanne
,
dalla
macchia
dove
si
celava
,
imitasse
la
voce
del
cuculo
.
Un
cuculo
vero
rispondeva
in
lontananza
,
e
spesso
i
due
bambini
,
smessi
i
feroci
propositi
,
s
'
avviavano
in
cerca
del
melanconico
uccello
;
ricerca
non
meno
infruttuosa
di
quella
del
bandito
.
Quando
sembrava
loro
di
esser
vicini
al
covo
misterioso
,
il
grido
triste
singhiozzava
più
lontano
,
più
lontano
ancora
.
Allora
i
due
fratellini
di
sventura
,
affondati
fra
l
'
erba
e
sdraiati
sul
musco
delle
roccie
,
si
contentavano
di
interrogare
il
cuculo
.
Zuanne
era
modesto
;
chiedeva
soltanto
:
Cuccu
bellu
agreste
,
[
8
]
Narami
itte
ora
est
;
e
l
'
uccello
rispondeva
con
sette
gridi
,
mentre
invece
potevano
esser
le
dieci
.
Ciò
nonostante
Anania
slanciava
le
sue
coraggiose
domande
:
Cuccu
bellu
'
e
mare
[
9
]
Cantos
annos
bi
cheret
a
m
'
isposare
?
«Cu-cu-cu-cu...»
«
Quattro
anni
,
diavolo
!
Ti
sposi
presto
!...»
canzonava
Zuanne
.
«
Sta
zitto
,
ché
non
ha
sentito
bene
.
»
Cuccu
bellu
'
e
lizu
[
10
]
Cantos
annos
bi
cheret
a
fagher
fizu
?
Qualche
volta
il
cuculo
dava
un
numero
ragionevole
;
e
i
due
bimbi
,
nel
silenzio
immenso
del
luogo
,
interrotto
solo
dalla
voce
del
melanconico
oracolo
,
continuavano
le
domande
non
sempre
allegre
:
Cuccu
bellu
'
e
sorre
,
[
11
]
Cantos
annos
bi
cheret
a
mi
morrer
?
Una
volta
Anania
si
avviò
solo
per
la
montagna
,
e
salì
e
salì
per
la
strada
bianca
,
attraverso
le
macchie
e
i
blocchi
di
granito
,
su
per
le
chine
coperte
dai
fiorellini
violetti
del
serpillo
,
finché
gli
parve
d
'
esser
giunto
ad
una
cima
altissima
.
Il
sole
era
scomparso
,
ma
dietro
le
montagne
turchine
dell
'
orizzonte
pareva
che
grandi
fuochi
ardessero
mandando
in
alto
,
sul
cielo
tutto
rosso
,
una
luce
ardentissima
.
Anania
ebbe
paura
di
quel
cielo
ardente
,
dell
'
altezza
ove
era
giunto
,
del
silenzio
terribile
che
lo
circondava
.
Pensò
al
padre
di
Zuanne
,
e
si
guardò
attorno
con
terrore
:
ah
,
benché
si
proponesse
la
carriera
delle
armi
aveva
paura
dei
banditi
,
-
mentre
Zuanne
desiderava
vivamente
di
vederli
,
-
ed
il
lungo
gabbano
nero
sulla
parete
fuligginosa
gli
faceva
spavento
.
Ridiscese
quasi
rotolando
dalla
cima
dove
aveva
veduto
il
cielo
tutto
rosso
e
le
montagne
turchine
,
e
a
Zuanne
,
che
lo
chiamava
urlando
,
raccontò
dove
era
stato
e
che
li
aveva
veduti
.
Il
figlio
della
vedova
,
dapprima
irritatissimo
,
si
commosse
e
guardò
Anania
con
rispetto
;
poi
entrambi
rientrarono
in
paese
pensierosi
e
taciturni
,
seguiti
dalle
capre
i
cui
campanacci
risonavano
tristemente
nel
silenzio
del
crepuscolo
.
Quando
non
seguiva
Zuanne
,
il
piccolo
Anania
passava
la
giornata
nel
grande
cortile
della
chiesa
dei
Martiri
,
coi
figli
del
fabbricante
di
ceri
,
il
cui
laboratorio
era
in
uno
stambugio
addossato
alla
chiesa
.
Grandi
alberi
ombreggiavano
il
cortile
melanconico
,
circondato
di
tettoie
in
rovina
:
una
scalinata
di
pietra
conduceva
alla
chiesa
,
sulla
cui
facciata
semplicissima
stava
dipinta
una
croce
.
Su
questa
scalinata
Anania
ed
i
figli
del
fabbricante
di
ceri
passavano
ore
ed
ore
,
al
sole
appena
tiepido
,
giocando
con
qualche
pietruzza
,
o
fabbricando
piccoli
ceri
di
creta
.
Alle
finestre
dell
'
antico
convento
s
'
affacciava
qualche
carabiniere
annoiato
:
nell
'
interno
delle
celle
si
scorgevano
stivali
e
giubbe
militari
,
e
si
udiva
una
voce
cantare
in
falsetto
,
con
accento
napoletano
:
A
te
questo
rosario
...
Qualche
fraticello
,
-
degli
ultimi
rimasti
nell
'
umido
e
decadente
luogo
,
-
lacero
,
sporco
,
coi
sandali
rotti
,
passava
nel
cortile
,
pregando
in
dialetto
:
spesso
il
carabiniere
dalla
finestra
,
il
frate
dalla
scalinata
,
s
'
intrattenevano
in
puerili
discorsi
coi
bimbi
del
cortile
;
qualche
volta
il
carabiniere
si
rivolgeva
direttamente
ad
Anania
chiedendogli
notizie
di
sua
madre
:
«
E
cosa
fa
tua
madre
?
»
.
«Fila.»
«
E
altro
?
»
«
Va
alla
fonte
.
»
«
Dille
che
venga
qui
,
ché
ho
da
parlarle
.
»
«
Sissignore
»
,
rispondeva
il
piccolo
innocente
.
E
riferiva
la
cosa
ad
Olì
,
ed
Olì
gli
somministrava
in
risposta
qualche
paio
di
schiaffi
e
gli
proibiva
di
tornare
nel
cortile
(
eppure
una
volta
egli
la
vide
discorrere
con
un
carabiniere
)
ma
egli
naturalmente
non
obbediva
,
perché
non
sapeva
vivere
se
non
con
Zuanne
o
coi
figli
del
fabbricante
di
ceri
.
Tranne
la
domenica
e
i
giorni
della
gran
festa
dei
Martiri
,
in
primavera
,
una
solitudine
triste
regnava
nel
grande
cortile
soleggiato
,
sotto
le
tettoie
in
rovina
,
piene
d
'
odor
di
cera
,
sotto
l
'
enorme
noce
che
ad
Anania
sembrava
più
alto
del
Gennargentu
,
e
nell
'
interno
della
Basilica
,
le
cui
pitture
e
gli
stucchi
pareva
si
consumassero
per
l
'
abbandono
e
l
'
oblio
in
cui
erano
lasciati
;
eppure
egli
ricordò
sempre
con
dolcezza
nostalgica
quel
luogo
deserto
,
dove
in
primavera
l
'
avena
cresceva
fra
le
pietre
,
ed
in
autunno
le
foglie
rugginose
del
noce
cadevano
come
ali
d
'
uccelli
morti
,
Zuanne
,
che
si
struggeva
per
il
desiderio
di
giocare
nel
cortile
,
e
s
'
annoiava
quando
Anania
non
lo
seguiva
,
era
geloso
dei
figli
del
ceraiuolo
e
faceva
di
tutto
perché
l
'
amico
non
li
frequentasse
.
«
Vieni
domani
con
me
»
,
diceva
ad
Anania
,
mentre
arrostivano
le
castagne
sulle
brage
del
focolare
.
«
T
'
insegnerò
dove
si
trova
un
nido
di
lepri
.
Ce
ne
sono
tante
,
vedi
,
così
piccole
che
sembrano
le
dita
di
una
mano
:
e
sono
nude
,
con
le
orecchie
lunghe
.
Eh
,
come
sono
lunghe
quelle
orecchie
,
diavolo
!
»
,
concludeva
,
fingendo
meraviglia
.
Anania
andava
in
cerca
delle
lepri
e
naturalmente
non
le
trovava
.
L
'
altro
giurava
che
prima
c
'
erano
,
che
dovevano
essere
scappate
,
e
peggio
per
Anania
che
non
era
andato
prima
.
«
Tu
vai
con
quelli
»
,
diceva
con
disprezzo
.
«
Peggio
per
te
:
ora
le
lepri
fattele
di
cera
!
Vedi
,
se
venivi
ieri
con
me
!
»
«
E
perché
non
le
hai
prese
tu
?
»
«
Volevo
prenderle
con
te
,
ecco
;
ora
vediamo
se
troviamo
il
nido
della
cornacchia
.
»
Il
piccolo
pastore
faceva
di
tutto
per
trattenere
Anania
,
ma
il
bimbo
cominciava
ad
aver
freddo
lassù
,
ai
piedi
del
monte
già
coperto
di
nebbia
,
e
tornava
in
paese
.
Di
sua
madre
,
in
quel
tempo
,
egli
serbò
pochi
ricordi
perché
la
vedeva
di
rado
;
ella
stava
sempre
fuori
;
lavorava
a
giornata
per
le
case
o
pei
campi
,
nelle
coltivazioni
di
patate
,
e
ritornava
verso
sera
,
lacera
,
livida
dal
freddo
,
affamata
.
Da
lungo
tempo
il
padre
di
Anania
non
era
più
tornato
a
Fonni
,
anzi
il
bambino
non
si
ricordava
di
averlo
mai
veduto
.
Chi
faceva
un
po
'
da
madre
al
piccolo
bastardo
era
la
vedova
del
bandito
:
essa
lo
aveva
cullato
,
lo
aveva
addormentato
tante
volte
con
la
nenia
melanconica
di
strane
canzoni
;
tante
volte
gli
aveva
pulito
la
testa
,
tante
volte
tagliato
le
unghie
dei
piedini
e
delle
manine
terrose
,
e
gli
aveva
soffiato
violentemente
il
naso
.
Ogni
sera
,
filando
accanto
al
fuoco
,
ella
narrava
le
gesta
eroiche
del
bandito
;
i
bambini
ascoltavano
avidamente
,
ma
Olì
non
si
commoveva
più
,
anzi
spesso
rintuzzava
la
vedova
,
o
abbandonava
il
focolare
e
andava
a
coricarsi
nel
suo
giaciglio
.
Anania
dormiva
con
lei
,
ai
piedi
del
letto
:
spesso
trovava
sua
madre
già
addormentata
,
ma
fredda
,
gelida
,
e
cercava
di
riscaldarle
i
piedi
coi
suoi
piedini
caldi
.
Talvolta
la
sentiva
singhiozzare
,
nel
silenzio
della
notte
,
ma
non
osava
chiederle
che
avesse
,
perché
aveva
soggezione
di
lei
:
però
si
confidò
con
Zuanne
,
che
a
sua
volta
gli
spiegò
certe
cose
.
«
Devi
sapere
che
tu
sei
un
bastardo
,
cioè
tuo
padre
non
è
marito
di
tua
madre
.
Ce
ne
sono
molti
così
,
sai
.
»
«
E
perché
non
l
'
ha
sposata
?
»
«
Perché
ha
un
'
altra
moglie
:
la
sposerà
quando
questa
muore
.
»
«
E
quando
muore
,
questa
?
»
«
Quando
Dio
vuole
.
Devi
sapere
che
tuo
padre
prima
veniva
a
trovarci
,
io
lo
conosco
,
sai
.
»
«
Com
'
è
?
»
chiedeva
Anania
,
corrugando
le
ciglia
,
con
un
impeto
di
odio
istintivo
verso
quel
padre
sconosciuto
che
non
veniva
a
trovarlo
,
e
certo
che
sua
madre
piangeva
per
il
suo
abbandono
.
«
Ecco
»
,
diceva
Zuanne
,
interrogando
i
suoi
ricordi
,
«
è
bello
,
alto
,
sai
,
con
gli
occhi
come
lucciole
.
Ha
un
cappotto
da
soldato
.
»
«
Dove
si
trova
?
»
«
A
Nuoro
.
Nuoro
è
una
città
grande
,
che
si
vede
dal
Gennargentu
.
Io
conosco
il
Monsignore
di
Nuoro
perché
mi
ha
cresimato
.
»
«
Ci
sei
stato
tu
,
a
Nuoro
?
»
«
Sì
,
io
ci
sono
stato
»
,
mentiva
Zuanne
.
«
Non
è
vero
,
tu
non
ci
sei
stato
.
Io
mi
ricordo
che
tu
non
ci
sei
stato
.
»
«
Io
ci
sono
stato
prima
che
tu
nascessi
;
ecco
,
se
vuoi
saperlo
!
»
Anania
,
dopo
questi
discorsi
,
seguiva
volentieri
Zuanne
anche
quando
aveva
freddo
,
e
continuamente
gli
domandava
notizie
di
suo
padre
,
di
Nuoro
,
della
strada
che
bisognava
percorrere
per
arrivare
alla
città
.
E
quasi
ogni
notte
sognava
questa
strada
,
e
vedeva
una
città
con
tante
chiese
,
con
palazzi
,
circondata
da
montagne
ancora
più
alte
del
Gennargentu
.
Una
sera
,
agli
ultimi
di
novembre
,
Olì
,
dopo
essere
stata
a
Nuoro
per
la
festa
delle
Grazie
,
litigò
con
la
vedova
;
già
da
qualche
tempo
ella
si
bisticciava
con
tutte
le
persone
che
incontrava
,
e
percuoteva
i
bambini
.
Anania
la
sentì
piangere
tutta
la
notte
,
e
sebbene
il
giorno
prima
ella
lo
avesse
bastonato
,
provò
una
grande
pietà
per
lei
:
avrebbe
voluto
dirle
:
«
Tacete
,
mamma
mia
:
Zuanne
dice
che
se
fosse
come
me
,
quando
sarebbe
grande
andrebbe
a
Nuoro
per
cercare
il
padre
e
imporgli
di
venirvi
a
trovare
:
io
ci
voglio
andare
ora
,
invece
:
lasciatemi
andare
,
mamma
mia
...
»
.
Ma
non
osava
fiatare
.
Era
notte
ancora
quando
Olì
si
alzò
:
scese
in
cucina
,
risalì
,
ritornò
a
scendere
,
rientrò
con
un
fagotto
.
«
Alzati
»
,
disse
al
ragazzetto
.
Poi
lo
aiutò
a
vestirsi
e
gli
mise
intorno
al
collo
una
catenella
dalla
quale
pendeva
un
sacchettino
[
12
]
di
broccato
verde
,
fortemente
cucito
.
«
Cosa
c
'
è
dentro
?
»
chiese
il
bimbo
,
palpando
il
sacchettino
.
«
Una
ricetta
che
ti
porterà
fortuna
;
me
la
diede
un
vecchio
frate
che
incontrai
in
viaggio
...
Tieni
sempre
il
sacchettino
sul
seno
nudo
;
non
perderlo
mai
.
»
«
Come
era
il
vecchio
frate
?
»
,
chiese
Anania
,
pensieroso
.
«
Aveva
una
lunga
barba
?
Un
bastone
?
»
«
Sì
,
una
lunga
barba
,
un
bastone
...
»
«
Che
fosse
lui
?
»
«
Chi
lui
?
»
«
Gesù
Cristo
Signore
...
»
«Forse...»,
disse
Olì
.
«
Ebbene
,
promettimi
che
non
perderai
né
darai
mai
a
nessuno
il
sacchettino
.
Giuramelo
.
»
«
Ve
lo
giuro
,
sulla
mia
coscienza
!
»
,
rispose
Anania
gravemente
.
«
È
forte
la
catenella
?
»
«
È
forte
.
»
Olì
prese
il
fagotto
,
strinse
nella
sua
la
manina
del
fanciullo
e
lo
condusse
in
cucina
dove
gli
diede
una
scodellina
di
caffè
e
un
pezzo
di
pane
.
Poi
gli
gettò
sulle
spalle
un
sacchetto
logoro
e
lo
trascinò
fuori
.
Albeggiava
.
Faceva
un
freddo
intensissimo
;
la
nebbia
riempiva
la
valle
,
copriva
l
'
immensa
chiostra
dei
monti
:
solo
qualche
alta
cresta
nevosa
emergeva
argentea
simile
al
profilo
d
'
una
nuvola
bianca
,
ed
il
monte
Spada
appariva
or
sì
or
no
come
un
enorme
blocco
di
bronzo
tra
il
velo
mobile
della
nebbia
.
Anania
e
la
madre
attraversarono
le
viuzze
deserte
,
passarono
davanti
al
grande
panorama
occidentale
sommerso
nella
nebbia
,
cominciarono
a
scendere
lo
stradale
grigio
e
umido
che
si
sprofondava
giù
giù
,
in
una
lontananza
piena
di
mistero
.
Anania
si
sentì
battere
il
cuoricino
:
quella
strada
grigia
,
vigilata
dalle
ultime
case
di
Fonni
i
cui
tetti
di
scheggie
parevano
grandi
ali
nerastre
spennacchiate
,
quella
strada
che
scendeva
continuamente
verso
un
abisso
ignoto
colmo
di
nebbia
,
era
la
strada
per
Nuoro
.
Madre
e
figlio
camminavano
frettolosi
:
spesso
il
bambino
doveva
correre
,
ma
non
si
stancava
.
Era
abituato
a
camminare
,
ed
a
misura
che
scendeva
si
sentiva
più
agile
,
caldo
,
vispo
come
un
uccello
.
Più
volte
chiese
:
«
Dove
andiamo
,
mamma
mia
?
»
.
«
A
cogliere
castagne
»
,
diss
'
ella
una
volta
,
e
poi
:
«
in
campagna
:
lo
vedrai
»
.
Anania
scendeva
,
correva
,
inciampava
,
rotolava
:
ogni
tanto
si
palpava
il
petto
in
cerca
del
sacchettino
.
La
nebbia
diradavasi
;
in
alto
il
cielo
appariva
d
'
un
azzurro
umido
solcato
come
da
grandi
pennellate
di
biacca
:
le
montagne
si
delineavano
livide
nella
nebbia
.
Un
raggio
giallo
di
sole
illuminava
finalmente
la
chiesetta
di
Gonare
sulla
cima
del
monte
piramidale
,
che
sorgeva
su
uno
sfondo
di
nuvole
color
piombo
.
«
Andiamo
là
?
»
,
domandò
Anania
,
additando
un
bosco
di
castagni
,
umidi
di
nebbia
e
carichi
di
frutti
spinosi
spaccati
.
Un
uccellino
strideva
nel
silenzio
dell
'
ora
e
del
luogo
.
«
Più
avanti
»
,
disse
Olì
.
Anania
riprese
le
sue
corse
sfrenate
:
mai
s
'
era
spinto
tanto
avanti
nelle
sue
escursioni
,
ed
ora
questo
continuo
scendere
a
valle
,
la
natura
diversa
,
l
'
erba
che
copriva
le
chine
,
i
muri
verdi
di
musco
,
le
macchie
di
nocciuoli
,
i
cespugli
coperti
di
bacche
rosse
,
gli
uccellini
che
pigolavano
,
tutto
gli
riusciva
nuovo
e
piacevole
.
La
nebbia
svaniva
,
il
sole
trionfante
schiariva
le
montagne
;
le
nuvole
sopra
monte
Gonare
avevano
preso
un
bel
colore
giallo
-
roseo
,
sul
cui
sfondo
la
chiesetta
appariva
chiara
e
sembrava
vicina
a
chi
la
guardava
.
«
Ma
dov
'
è
questo
diavolo
di
luogo
?
»
,
chiese
Anania
,
volgendosi
a
sua
madre
con
le
manine
aperte
,
e
fingendosi
sdegnato
.
«
Subito
.
Sei
stanco
?
»
«
Non
sono
stanco
!
»
,
egli
gridò
,
rimettendosi
a
correre
.
Arrivò
però
il
momento
in
cui
egli
cominciò
a
sentire
un
piccolo
dolore
alle
ginocchia
:
allora
rallentò
la
corsa
,
si
pose
a
fianco
di
Olì
e
cominciò
a
chiacchierare
;
ma
la
donna
,
col
suo
fagotto
sul
capo
,
il
viso
livido
e
gli
occhi
cerchiati
,
gli
badava
appena
e
rispondeva
distratta
.
«
Torneremo
stanotte
?
»
,
egli
chiedeva
.
«
Perché
non
me
lo
avete
lasciato
dire
a
Zuanne
?
È
lontano
il
bosco
?
È
a
Mamojada
?
»
«
Sì
,
a
Mamojada
.
»
«
Ah
,
a
Mamojada
?
Quando
c
'
è
la
festa
a
Mamojada
?
È
vero
che
Zuanne
è
stato
a
Nuoro
?
Questa
è
la
strada
di
Nuoro
,
io
lo
so
,
e
ci
vogliono
dieci
ore
,
a
piedi
,
per
arrivare
a
Nuoro
.
Voi
siete
stata
a
Nuoro
?
Quando
è
la
festa
a
Nuoro
?
»
«
È
passata
,
era
l
'
altro
giorno
»
,
disse
Olì
,
scuotendosi
.
«
Ti
piacerebbe
stare
a
Nuoro
?
»
«
Altro
che
!
E
poi
...
e
poi
...
»
«
Tu
sai
che
a
Nuoro
c
'
è
tuo
padre
»
,
rispose
Olì
,
indovinando
il
pensiero
del
fanciullo
.
«
Ti
piacerebbe
stare
con
lui
?
»
Anania
ci
pensò
;
poi
disse
con
vivacità
,
corrugando
le
sopracciglia
:
«Sì!.»
A
che
pensava
egli
dicendo
quel
«
sì
»
?
La
madre
non
indagò
oltre
;
chiese
soltanto
:
«
Vuoi
che
ti
conduca
da
lui
?
»
.
«
Sì
!
»
Verso
mezzogiorno
si
fermarono
presso
un
orto
dove
una
donna
,
con
le
sottane
cucite
fra
le
gambe
a
guisa
di
calzoni
,
zappava
vigorosamente
:
un
gatto
bianco
le
andava
dietro
,
slanciandosi
di
tanto
in
tanto
contro
una
lucertola
verde
che
appariva
e
scompariva
fra
le
pietre
del
muro
.
Anania
ricordò
sempre
questi
particolari
.
La
giornata
s
'
era
fatta
tiepida
,
il
cielo
azzurro
;
le
montagne
,
come
asciugantisi
al
sole
,
apparivano
grigie
,
chiazzate
di
boschi
scuri
;
il
sole
,
quasi
scottante
,
riscaldava
l
'
erba
e
faceva
scintillare
l
'
acqua
dei
ruscelli
.
Olì
sedette
per
terra
,
aprì
il
fagotto
e
chiamò
Anania
che
si
era
arrampicato
sul
muro
per
guardare
la
donna
ed
il
gatto
.
In
quel
momento
apparve
allo
svolto
della
strada
la
corriera
postale
di
Fonni
,
guidata
da
un
omone
rosso
coi
baffi
gialli
.
Olì
avrebbe
voluto
nascondersi
;
ma
l
'
omone
,
che
pareva
ridesse
continuamente
perché
aveva
le
guancie
gonfie
,
la
vide
e
gridò
:
«
Dove
vai
,
donnina
?
»
.
«
Dove
mi
pare
e
piace
»
,
ella
rispose
a
voce
bassa
.
Anania
,
ancora
arrampicato
sul
muro
,
guardò
entro
la
vettura
,
e
vedendola
vuota
disse
al
carrozziere
:
«
Prendetemi
,
zio
Battista
,
prendetemi
nella
vettura
,
prendetemi
»
.
«
Dove
andate
?
Dunque
?
»
,
gridò
l
'
omone
,
rallentando
la
corsa
.
«
Ebbene
,
che
tu
sii
sbranato
,
andiamo
a
Nuoro
.
Vuoi
farci
la
carità
di
prenderci
un
po
'
in
vettura
?
»
,
disse
Olì
,
mangiando
.
«
Siamo
stanchi
come
asini
.
»
«
Senti
»
,
rispose
l
'
omone
,
«
va
al
di
là
di
Mamojada
,
intanto
che
io
faccio
la
fermata
.
Vi
prenderò
.
»
Egli
tenne
la
promessa
:
giunto
al
di
là
di
Mamojada
fece
sedere
in
serpe
accanto
a
lui
i
due
viandanti
e
cominciò
a
chiacchierare
con
Olì
.
Anania
,
veramente
stanco
,
sentiva
un
vivo
piacere
nel
trovarsi
seduto
fra
sua
madre
e
l
'
omone
che
scuoteva
la
frusta
,
davanti
ai
freschi
paesaggi
dallo
sfondo
azzurrino
che
si
disegnavano
nell
'
arco
del
mantice
.
Le
grandi
montagne
erano
scomparse
,
scomparse
per
sempre
,
ed
il
bambino
pensava
a
quello
che
avrebbe
detto
Zuanne
sapendo
di
questo
viaggio
.
«
Quando
tornerò
quante
cose
avrò
da
dirgli
!
»
,
pensava
.
«
Gli
dirò
:
io
sono
stato
in
carrozza
e
tu
no
.
»
«
Perché
diavolo
vai
a
Nuoro
?
»
,
insisteva
l
'
omone
,
rivolto
ad
Olì
.
«
Ebbene
,
vuoi
saperlo
?
»
,
ella
rispose
finalmente
.
«
Vado
per
mettermi
a
servire
.
Ho
già
fatto
il
contratto
con
una
buona
signora
.
A
Fonni
non
potevo
più
vivere
;
la
vedova
di
Zuanne
Atonzu
mi
ha
cacciato
di
casa
.
»
«
Non
è
vero
»
,
pensò
Anania
.
Perché
sua
madre
mentiva
?
Perché
non
diceva
la
verità
,
che
cioè
andava
a
Nuoro
per
cercare
il
padre
di
suo
figlio
?
Basta
,
se
ella
diceva
le
bugie
doveva
aver
le
sue
buone
ragioni
;
e
Anania
non
indagò
oltre
,
tanto
più
che
aveva
sonno
.
Chinò
la
testina
sul
grembo
della
madre
e
chiuse
gli
occhi
.
«
Chi
c
'
è
ora
nella
cantoniera
?
»
,
chiese
ad
un
tratto
Olì
.
«
Mio
padre
non
c
'
è
più
?
»
«
Non
c
'
è
più
.
»
Ella
diede
un
profondo
sospiro
:
la
vettura
si
fermò
un
momento
,
poi
riprese
la
sua
corsa
,
ed
Anania
finì
di
addormentarsi
.
A
Nuoro
egli
provò
una
forte
delusione
.
Era
questa
la
città
?
Sì
,
le
case
erano
più
grandi
di
quelle
di
Fonni
,
ma
non
tanto
come
egli
s
'
era
immaginato
:
le
montagne
poi
,
cupe
sul
cielo
violaceo
del
freddo
tramonto
,
erano
addirittura
piccole
,
quasi
per
far
ridere
.
Inoltre
i
bambini
che
s
'
incontravano
per
le
strade
,
le
quali
,
a
dire
il
vero
,
gli
parevano
molto
larghe
,
lo
impressionavano
stranamente
perché
vestivano
e
parlavano
in
modo
diverso
dai
bambini
fonnesi
.
Madre
e
figlio
girovagarono
per
Nuoro
fino
al
cader
della
sera
,
ed
infine
entrarono
in
una
chiesa
.
C
'
era
molta
gente
;
l
'
altare
ardeva
di
ceri
,
un
canto
dolce
s
'
univa
ad
un
suono
ancor
più
dolce
che
veniva
non
si
sa
da
dove
.
Ah
,
ciò
parve
veramente
bello
ad
Anania
,
che
pensava
a
Zuanne
ed
al
piacere
di
narrargli
quanto
ora
vedeva
.
Olì
gli
disse
all
'
orecchio
:
«
Vado
a
vedere
se
c
'
è
l
'
amica
presso
cui
andremo
a
dormire
;
non
muoverti
di
qui
finché
non
torno
io
...
»
.
Egli
rimase
solo
in
fondo
alla
chiesa
;
sentiva
un
po
'
di
paura
,
ma
si
distraeva
guardando
la
gente
,
i
ceri
,
i
fiori
,
i
santi
.
Eppoi
l
'
incoraggiava
il
pensiero
dell
'
amuleto
nascosto
sul
suo
seno
.
Ad
un
tratto
si
ricordò
di
suo
padre
.
Ah
,
dov
'
era
egli
?
Perché
dunque
non
andavano
a
trovarlo
?
Olì
tornò
presto
;
attese
che
la
novena
fosse
terminata
,
prese
Anania
per
la
mano
e
lo
fece
uscire
per
una
porta
diversa
da
quella
ov
'
erano
entrati
.
Camminarono
per
diverse
vie
,
finché
non
vi
furono
più
case
:
era
già
sera
,
faceva
freddo
,
Anania
aveva
fame
e
sete
,
si
sentiva
triste
e
pensava
al
focolare
della
vedova
ed
alle
castagne
ed
alle
chiacchiere
di
Zuanne
.
Arrivarono
in
un
viottolo
chiuso
da
una
siepe
,
dietro
la
quale
si
vedevano
le
montagne
che
avevano
colpito
il
bimbo
per
la
loro
piccolezza
.
«
Senti
»
,
disse
Olì
,
e
la
voce
le
tremava
,
«
hai
visto
quell
'
ultima
casa
con
quel
gran
portone
aperto
?
»
«Sì.»
«
Là
dentro
c
'
è
tuo
padre
:
tu
vuoi
vederlo
,
non
è
vero
?
Senti
:
ora
torniamo
indietro
,
tu
entri
nel
portone
,
di
fronte
al
quale
vedrai
una
porta
pure
aperta
:
tu
entri
là
e
guardi
;
c
'
è
un
molino
ove
fanno
l
'
olio
;
un
uomo
alto
,
con
le
maniche
rimboccate
,
a
capo
scoperto
,
va
dietro
al
cavallo
.
Quello
è
tuo
padre
.
»
«
Perché
non
venite
dentro
anche
voi
?
»
,
domandò
il
bimbo
.
Olì
cominciò
a
tremare
.
«
Io
entrerò
dopo
di
te
:
tu
va
innanzi
;
appena
entrato
dici
:
"
Io
sono
il
figlio
di
Olì
Derios
"
.
Hai
capito
?
Andiamo
.
»
Ritornarono
indietro
;
Anania
sentiva
sua
madre
tremare
e
battere
i
denti
.
Giunti
davanti
al
portone
ella
si
chinò
,
accomodò
il
sacchetto
sulle
spalle
del
bimbo
,
e
lo
baciò
.
«
Va
,
va
»
,
disse
,
spingendolo
.
Anania
entrò
nel
portone
;
vide
l
'
altra
porta
,
illuminata
,
ed
entrò
:
si
trovò
in
un
luogo
nero
nero
,
dove
una
caldaia
bolliva
sopra
un
forno
acceso
,
e
un
cavallo
nero
faceva
girare
una
grande
e
pesante
ruota
oleosa
entro
una
specie
di
vasca
rotonda
.
Un
uomo
alto
,
con
le
maniche
rimboccate
,
a
capo
scoperto
,
con
le
vesti
sudice
,
nere
di
olio
,
andava
appresso
al
cavallo
,
rimuovendo
entro
la
vasca
,
con
una
pala
di
legno
,
le
olive
frantumate
dalla
ruota
.
Altri
due
uomini
andavano
e
venivano
,
spingendo
in
avanti
e
indietro
una
spranga
infilata
in
un
torchio
,
dal
quale
colava
l
'
olio
nero
e
fumante
.
Davanti
al
fuoco
stava
seduto
un
ragazzetto
con
un
berretto
rosso
;
e
fu
questo
ragazzetto
che
primo
si
accorse
del
bimbo
straniero
.
Lo
fissò
bene
,
e
credendolo
un
mendicante
gli
impose
aspramente
:
«
Va
via
!
»
.
Anania
,
timido
,
immobile
sotto
il
suo
sacchetto
,
non
rispose
.
Vedeva
tutto
confuso
ed
aspettava
che
sua
madre
entrasse
.
L
'
uomo
dalla
pala
lo
guardò
con
occhi
lucenti
,
poi
s
'
avanzò
e
chiese
:
«
Ma
che
cosa
vuoi
?
»
.
Quello
era
suo
padre
?
Anania
lo
guardò
timidamente
,
pronunziando
con
vocina
sottile
le
parole
suggeritegli
da
sua
madre
:
«
Io
sono
il
figlio
di
Olì
Derios
»
.
I
due
uomini
che
giravano
il
torchio
si
fermarono
di
botto
,
e
uno
di
essi
gridò
:
«
Tuo
figliooo
!
»
.
L
'
uomo
alto
gettò
per
terra
la
pala
,
si
curvò
su
Anania
,
lo
fissò
,
lo
scosse
,
gli
chiese
:
«
Chi
...
chi
ti
ha
mandato
?
Cosa
vuoi
?
Dove
è
tua
madre
?
»
.
«
È
fuori
...
adesso
verrà
...
»
Il
mugnaio
corse
fuori
,
seguìto
dal
ragazzetto
col
berretto
rosso
;
ma
Olì
era
scomparsa
e
nulla
più
si
seppe
di
lei
.
Avvertita
del
caso
accorse
zia
Tatàna
,
la
moglie
del
mugnaio
,
una
donna
non
più
giovane
,
ma
ancora
bella
,
grassa
e
bianca
,
con
dolci
occhi
castanei
circondati
di
piccole
rughe
,
e
un
po
'
di
baffi
biondi
sul
labbro
rialzato
.
Ella
era
tranquilla
,
quasi
lieta
;
appena
entrò
nel
molino
prese
Anania
per
gli
omeri
,
si
chinò
,
lo
esaminò
attentamente
.
«
Non
piangere
,
poverino
»
,
gli
disse
con
dolcezza
.
«
Or
ora
ella
verrà
.
E
voi
zitti
!
»
,
impose
agli
uomini
e
al
ragazzetto
che
si
immischiava
forse
un
po
'
troppo
nella
faccenda
e
fissava
Anania
con
due
piccoli
occhi
turchini
cattivi
e
un
sorriso
beffardo
nel
rosso
visino
paffuto
.
«
Dov
'
è
andata
?
Non
viene
dunque
?
Dove
la
ritroverò
?
»
,
si
domandava
con
disperazione
il
piccolo
abbandonato
,
piangendo
sconsolatamente
.
Ella
avrà
avuto
paura
.
Dove
sarà
adesso
?
Perché
non
viene
?
E
quell
'
uomo
lurido
,
oleoso
,
cattivo
,
quello
è
suo
padre
?
Le
carezze
e
le
dolci
parole
di
zia
Tatàna
lo
confortarono
alquanto
;
cessò
di
piangere
,
si
leccò
le
lagrime
e
se
le
sparse
di
qua
e
di
là
delle
guance
,
col
gesto
che
gli
era
abituale
;
poi
subito
pensò
alla
fuga
.
La
donna
,
il
mugnaio
,
gli
uomini
,
il
ragazzetto
,
tutti
gridavano
,
imprecavano
,
ridevano
e
si
bisticciavano
.
«
È
proprio
tuo
figlio
.
Tale
e
quale
!
»
,
diceva
la
donna
,
rivolta
al
mugnaio
.
E
il
mugnaio
gridava
:
«
Non
lo
voglio
,
no
,
non
lo
vogliooo
!...»
.
«
Sei
ben
scomunicato
,
sei
senza
viscere
.
Santa
Caterina
mia
,
è
possibile
che
vi
sieno
uomini
così
malvagi
?
»
,
diceva
zia
Tatàna
,
un
po
'
scherzando
,
un
po
'
sul
serio
.
«
Ah
,
Anania
,
Anania
,
sei
sempre
tu
!
»
«
E
chi
dunque
vuoi
ch
'
io
sia
?
Ora
vado
subito
in
Questura
.
»
«
Tu
non
andrai
in
nessun
posto
,
stupido
!
Tu
vuoi
tirar
fuori
di
tasca
le
tue
corna
per
mettertele
sul
capo
!
[
13
]
»
,
osservò
energicamente
la
donna
.
Ma
siccome
egli
insisteva
,
ella
disse
:
«
Ebbene
,
andrai
domani
.
Ora
finisci
il
tuo
lavoro
,
e
ricordati
ciò
che
diceva
il
re
Salomone
:
"
La
furia
della
sera
lasciala
alla
mattina
...
"
»
.
I
tre
uomini
tornarono
al
lavoro
:
ma
spingendo
sotto
la
ruota
la
pasta
delle
olive
frante
,
il
mugnaio
gridava
,
borbottava
,
imprecava
,
mentre
gli
altri
lo
deridevano
e
la
moglie
gli
diceva
tranquillamente
:
«
Via
,
non
prenderti
poi
la
porzione
più
grande
[
14
]
.
Dovrei
arrabbiarmi
io
,
Santa
Caterina
mia
!
Ricordati
,
Anania
,
che
Dio
non
paga
il
sabato
»
.
«
Taci
,
figliolino
mio
»
,
disse
poi
al
bimbo
,
che
singhiozzava
nuovamente
,
«
domani
aggiusteremo
tutto
.
Ecco
,
così
gli
uccelli
volano
dal
nido
appena
hanno
le
ali
.
»
«
Ma
sapevate
voi
che
quest
'
uccellino
esisteva
?
»
,
chiese
ridendo
uno
dei
due
uomini
che
spingevano
la
spranga
.
«
Dove
sarà
andata
tua
madre
?
Com
'
è
fatta
,
dimmi
?
»
,
domandò
il
ragazzetto
,
mettendosi
davanti
ad
Anania
.
«
Bustianeddu
»
,
gridò
il
mugnaio
,
«
se
non
te
ne
vai
ti
mando
via
a
calci
...
»
«
E
provate
un
po
'
!
»
,
diss
'
egli
,
spavaldo
.
«
E
diglielo
dunque
tu
come
è
fatta
Olì
!
»
,
esclamò
uno
dei
due
uomini
.
L
'
altro
rise
tanto
che
dovette
abbandonar
la
spranga
e
premersi
il
petto
.
Intanto
zia
Tatàna
,
premurosa
e
carezzevole
,
interrogava
il
bimbo
,
esaminandogli
le
povere
vestine
.
Egli
raccontò
tutto
con
vocina
incerta
e
lamentosa
,
ogni
tanto
interrotta
da
singhiozzi
.
«
Poverino
,
poverino
!
Uccellino
senz
'
ali
:
senz
'
ali
e
senza
nido
!
»
,
diceva
pietosamente
la
donna
.
«
Taci
,
anima
mia
;
tu
avrai
fame
,
non
è
vero
?
Adesso
andiamo
a
casa
,
e
zia
Tatàna
ti
darà
da
mangiare
,
e
poi
ti
manderà
a
letto
,
con
l
'
angelo
custode
,
e
domani
aggiusteremo
tutte
le
cose
.
»
Con
questa
promessa
ella
lo
condusse
in
una
casetta
vicina
al
molino
,
e
gli
diede
da
mangiare
pane
bianco
e
formaggio
,
un
uovo
ed
una
pera
.
Mai
Anania
aveva
mangiato
tanto
bene
:
e
la
pera
,
dopo
le
carezze
materne
e
le
dolci
parole
di
zia
Tatàna
,
finì
di
confortarlo
.
«Domani...»,
diceva
la
donna
.
«Domani...»,
ripeteva
il
fanciulletto
.
Mentre
egli
mangiava
,
zia
Tatàna
,
che
preparava
la
cena
per
il
marito
,
lo
interrogava
e
gli
dava
buoni
consigli
,
avvalorandoli
con
l
'
affermare
che
erano
già
stati
dettati
dal
re
Salomone
ed
anche
da
Santa
Caterina
.
Ad
un
tratto
,
sollevando
gli
occhi
ella
scorse
alla
finestruola
il
visetto
paffuto
di
Bustianeddu
.
«
Va
via
»
,
disse
,
«
va
via
,
piccola
rana
.
Fa
freddo
.
»
«
Lasciatemi
dunque
entrare
»
,
egli
supplicò
.
«
Fa
freddo
davvero
.
»
«
Va
dunque
al
molino
.
»
«
No
,
c
'
è
mio
padre
che
mi
ha
mandato
via
.
Ih
,
quanta
gente
è
venuta
là
!
»
«
Entra
dunque
,
povero
orfano
,
anche
tu
senza
madre
!
Che
cosa
dice
zio
Anania
?
Grida
ancora
?
»
«
E
lasciatelo
gridare
!
»
,
consigliò
Bustianeddu
,
sedendosi
accanto
ad
Anania
,
e
raccogliendo
e
rosicchiando
il
torso
della
pera
,
abbastanza
rosicchiato
e
già
buttato
via
dal
piccolo
straniero
.
«
Son
venuti
tutti
»
,
raccontò
poi
,
parlando
e
gestendo
come
un
uomo
maturo
.
«
Maestro
Pane
,
mio
padre
,
zio
Pera
,
quel
bugiardone
di
Franziscu
Carchide
,
zia
Corredda
,
tutti
vi
dico
insomma
...
»
«
Che
cosa
dicevano
?
»
chiese
la
donna
con
viva
curiosità
.
«
Tutti
dicevano
che
dovete
adottare
questo
bambino
.
E
zio
Pera
diceva
ridendo
:
"
Anania
,
e
a
chi
dunque
lascerai
i
tuoi
beni
,
se
non
tieni
il
bambino
?
"
.
Zio
Anania
lo
rincorse
con
la
pala
;
tutti
ridevano
come
pazzi
.
»
La
donna
dovette
esser
vinta
dalla
curiosità
,
perché
ad
un
tratto
raccomandò
a
Bustianeddu
di
non
lasciar
solo
Anania
ed
uscì
per
tornare
al
molino
.
Rimasti
soli
,
Bustianeddu
cominciò
a
fare
qualche
confidenza
al
piccolo
abbandonato
.
«
Mio
padre
ha
cento
lire
nel
cassetto
del
canterano
,
ed
io
so
dove
è
la
chiave
.
Noi
abitiamo
qui
vicino
,
e
abbiamo
un
podere
per
il
quale
paghiamo
trenta
lire
di
imposta
:
ma
l
'
altra
volta
venne
il
commissario
e
sequestrò
l
'
orzo
.
Cosa
c
'
è
qui
,
dentro
il
tegame
,
che
fa
cra
-
cra
-
cra
?
Ti
pare
che
prenda
fumo
?
»
,
sollevò
il
coperchio
e
guardò
.
«
Diavolo
,
ci
son
patate
.
Credevo
fosse
altro
.
Ora
assaggio
.
»
Con
due
ditina
prese
una
fetta
bollente
,
ci
soffiò
sopra
più
volte
,
se
la
mangiò
;
ne
prese
un
'
altra
...
«
Che
cosa
fai
?
»
,
disse
Anania
,
con
un
po
'
di
dispetto
.
«
Se
viene
quella
donna
!...»
«
Noi
sappiamo
fare
i
maccheroni
,
io
e
mio
padre
»
,
riprese
imperturbato
Bustianeddu
.
«
Tu
li
sai
fare
?
E
il
sugo
?
»
«
Io
no
»
,
disse
Anania
,
melanconico
.
Pensava
sempre
a
sua
madre
,
assediato
da
tristi
domande
.
Dove
era
andata
?
Perché
non
era
entrata
nel
molino
?
Perché
lo
aveva
abbandonato
e
dimenticato
?
Adesso
che
aveva
mangiato
e
sentiva
caldo
,
egli
aveva
voglia
di
piangere
ancora
,
di
fuggire
.
Fuggire
!
Cercar
sua
madre
!
Questa
idea
lo
afferrò
tutto
e
non
lo
lasciò
più
.
Poco
dopo
rientrò
zia
Tatàna
,
seguìta
da
una
donna
lacera
,
barcollante
,
che
aveva
un
gran
naso
rosso
ed
una
enorme
bocca
livida
dal
labbro
inferiore
penzolante
.
«
È
questo
...
è
questo
...
l
'uccellino?...»,
chiese
balbettando
l
'
orribile
donna
:
e
guardò
con
tenerezza
il
piccolo
abbandonato
.
«
Fammi
vedere
la
tua
faccina
,
che
tu
sii
benedetto
!
È
bello
come
una
stella
,
in
verità
santa
!
E
lui
non
lo
vuole
?
Ebbene
,
Tatàna
Atonzu
,
raccoglilo
tu
,
raccoglilo
come
un
confetto
...
»
Si
avvicino
e
baciò
Anania
,
che
torse
il
viso
con
disgusto
perché
l
'
enorme
bocca
della
donna
puzzava
d
'
acquavite
e
di
vino
.
«
Zia
Nanna
»
,
disse
Bustianeddu
,
facendo
cenno
di
bere
,
«
oggi
l
'
avete
presa
giusta
!
»
«
Co
...
co
...
cosa
sai
tu
?
Che
fai
qui
?
Moscherino
,
povero
orfano
,
va
a
letto
.
»
«
Anche
tu
dovresti
andare
a
letto
!
»
,
osservò
zia
Tatàna
.
«
Andate
,
andate
via
tutti
e
due
:
è
tardi
.
»
Spinse
dolcemente
l
'
ubriaca
,
ma
prima
d
'
uscire
ella
chiese
da
bere
.
Bustianeddu
riempì
d
'
acqua
una
scodella
e
gliela
porse
:
ella
la
prese
con
buona
grazia
,
ma
appena
v
'
ebbe
guardato
dentro
,
scosse
il
capo
e
la
rifiutò
.
Poi
andò
via
traballando
.
Zia
Tatàna
mandò
via
anche
Bustianeddu
e
chiuse
la
porta
.
«
Tu
sarai
stanco
,
anima
mia
;
adesso
ti
metterò
a
dormire
»
,
disse
ad
Anania
,
conducendolo
in
una
grande
camera
attigua
alla
cucina
e
aiutandolo
a
spogliarsi
.
«
Non
aver
paura
,
sai
;
domani
tua
madre
verrà
,
o
andremo
a
cercarla
noi
.
Sai
farti
il
segno
della
croce
?
Sai
il
Credo
?
Sì
,
bisogna
recitare
il
Credo
tutte
le
notti
.
Poi
io
ti
insegnerò
tante
altre
preghiere
,
una
delle
quali
per
San
Pasquale
che
ci
avvertirà
dell
'
ora
della
nostra
morte
.
E
così
sia
.
Ah
,
tieni
anche
la
rezetta
?
E
come
è
bella
!
Sì
,
bravo
,
San
Giovanni
ti
proteggerà
:
sì
,
egli
era
un
bimbo
ignudo
come
te
,
eppure
battezzò
Gesù
Signore
Nostro
.
Dormi
,
anima
mia
:
in
nome
del
Padre
,
del
Figliuolo
e
dello
Spirito
Santo
.
Amen
.
»
Anania
si
trovò
in
un
gran
letto
dai
guanciali
rossi
;
zia
Tatàna
lo
coprì
bene
ed
uscì
,
lasciandolo
al
buio
.
Egli
mise
la
manina
sull
'
amuleto
,
chiuse
gli
occhi
e
non
pianse
,
ma
non
poté
dormire
.
Domani
...
Domani
...
Ma
quanti
anni
erano
trascorsi
dopo
la
partenza
da
Fonni
?
Che
pensava
Zuanne
non
vedendo
ritornare
l
'
amico
?
Pensieri
confusi
,
immagini
strane
gli
passavano
nella
piccola
mente
;
ma
la
figura
della
madre
non
lo
abbandonava
mai
.
Dov
'
era
andata
?
Aveva
freddo
?
Domani
la
rivedrebbe
...
Domani
...
Se
non
lo
conducevano
da
lei
egli
fuggirebbe
...
Domani
...
Sentì
il
mugnaio
rientrare
e
litigare
con
la
moglie
:
il
cattivo
uomo
gridava
:
«
Non
lo
voglio
!
Non
lo
voglio
!
»
.
Poi
tutto
fu
silenzio
.
Ad
un
tratto
qualcuno
aprì
l
'
uscio
,
entrò
,
camminò
in
punta
di
piedi
,
s
'
avvicinò
al
letto
e
sollevò
cautamente
la
coperta
.
Un
baffo
ispido
sfiorò
lievemente
la
guancia
di
Anania
,
ed
egli
,
che
fingeva
di
dormire
,
socchiuse
appena
appena
un
occhio
e
vide
che
chi
l
'
aveva
baciato
era
suo
padre
.
Pochi
momenti
dopo
zia
Tatàna
entrò
e
si
coricò
nel
gran
letto
,
a
fianco
di
Anania
,
che
la
sentì
lungamente
pregare
bisbigliando
e
sospirando
.
III
.
Nessuno
denunziò
alle
autorità
l
'
abbandono
del
piccolo
Anania
,
ed
Olì
poté
scomparire
indisturbata
.
Non
si
seppe
mai
precisamente
dove
ella
fosse
andata
:
ma
qualcuno
disse
di
averla
veduta
sul
piroscafo
che
faceva
il
servizio
fra
la
Sardegna
e
Civitavecchia
:
e
qualche
tempo
dopo
un
negoziante
fonnese
,
ch
'
era
stato
in
continente
per
affari
,
assicurò
di
aver
incontrato
Olì
a
Roma
,
vestita
da
signora
,
in
compagnia
di
allegre
donnine
,
e
di
aver
passato
qualche
ora
con
lei
.
Tutte
queste
cose
si
dicevano
nel
molino
,
presente
il
fanciulletto
che
ascoltava
avidamente
.
Simile
ad
una
bestiola
selvatica
,
in
apparenza
addomesticata
,
egli
meditava
continuamente
la
fuga
:
come
a
Fonni
,
mentre
viveva
con
la
madre
,
desiderava
di
fuggire
per
andare
alla
ricerca
del
padre
,
ora
che
il
suo
sogno
s
'
era
avverato
,
non
pensava
che
ad
un
viaggio
per
ritrovare
Olì
.
Tanto
meglio
se
ella
era
lontana
,
al
di
là
del
mare
;
più
ella
era
lontana
,
più
egli
si
sentiva
capace
di
ritrovarla
.
Eppure
egli
non
la
amava
:
non
la
amava
perché
da
lei
aveva
sempre
ricevuto
più
busse
che
carezze
,
e
l
'
affronto
dell
'
abbandono
,
di
cui
sentiva
istintivamente
tutta
la
vergogna
;
ma
non
amava
neppure
suo
padre
,
quell
'
uomo
oleoso
che
,
nei
primi
istanti
dell
'
abbandono
,
lo
aveva
accolto
con
odio
e
quindi
gli
aveva
destato
un
senso
di
terrore
e
di
repugnanza
;
quell
'
uomo
infine
che
lo
baciava
in
segreto
e
davanti
alla
gente
lo
maltrattava
e
lo
umiliava
continuamente
.
Zia
Tatàna
,
però
,
lo
proteggeva
e
lo
amava
,
ed
egli
a
poco
a
poco
le
si
affezionò
:
ella
lo
lavava
,
lo
pettinava
,
lo
vestiva
,
gli
insegnava
le
preghiere
e
i
precetti
del
re
Salomone
,
lo
conduceva
in
chiesa
,
lo
faceva
dormire
con
lei
,
gli
dava
cose
buone
da
mangiare
.
In
poco
tempo
egli
si
trasformò
,
ingrassò
e
diventò
addirittura
un
signore
,
abbandonando
il
rozzo
costume
fonnese
per
un
abituccio
di
fustagno
scuro
.
Inoltre
cominciò
a
parlar
nuorese
e
ad
assumere
i
modi
spigliati
di
Bustianeddu
.
Ma
il
suo
cuoricino
non
cambiava
,
non
poteva
cambiare
.
Strani
sogni
di
fughe
,
di
avventure
,
di
avvenimenti
straordinari
si
confondevano
,
nella
piccola
anima
,
con
l
'
istintiva
nostalgia
per
il
luogo
natìo
,
per
le
persone
e
le
cose
perdute
;
col
desiderio
della
libertà
selvaggia
fino
allora
goduta
,
ed
infine
col
sentimento
arcano
di
pietà
e
di
vergogna
,
col
pensiero
costante
,
col
segreto
anelito
per
la
madre
lontana
.
Egli
anelava
a
qualche
cosa
d
'
ignoto
,
voleva
sua
madre
perché
tutti
avevano
la
madre
,
e
perché
il
non
averla
gli
causava
,
più
che
dolore
,
umiliazione
.
Capiva
che
ella
non
poteva
stare
col
mugnaio
,
perché
costui
aveva
un
'
altra
moglie
;
ma
fra
i
due
,
egli
avrebbe
preferito
vivere
con
lei
.
Forse
istintivamente
intuiva
già
che
ella
era
la
più
debole
,
e
anche
per
ciò
si
sentiva
dalla
sua
parte
.
A
misura
che
il
tempo
passava
,
questi
sentimenti
si
attenuavano
,
ma
non
scomparivano
dal
piccolo
cuore
;
come
nella
piccola
memoria
si
trasformava
ma
non
spariva
la
figura
fisica
e
morale
della
madre
lontana
.
Un
giorno
poi
egli
venne
a
sapere
da
Bustianeddu
,
che
lo
perseguitava
con
la
sua
amicizia
subìta
più
che
accettata
,
una
cosa
straordinaria
.
«
Mia
madre
non
è
morta
»
,
gli
confidò
il
ragazzetto
,
quasi
vantandosene
.
«
Si
trova
anch
'
essa
in
continente
,
come
la
tua
:
scappò
una
volta
che
mio
padre
stette
in
carcere
.
Ma
quando
sarò
grande
andrò
a
trovarla
;
eh
,
sì
,
te
lo
giuro
!
Eppoi
io
ho
anche
uno
zio
,
che
studia
in
continente
;
ed
egli
scrisse
d
'
aver
veduto
mia
madre
passare
in
una
via
,
e
voleva
bastonarla
,
ma
la
gente
lo
tenne
fermo
.
Ecco
,
questo
berretto
rosso
era
di
mio
zio
.
»
Questa
breve
storia
confortò
Anania
,
e
lo
legò
di
viva
amicizia
con
Bustianeddu
.
Essi
trascorsero
molti
anni
assieme
:
nel
frantoio
,
nella
casa
di
zia
Tatàna
,
per
le
straducole
del
vicinato
.
Bustianeddu
aveva
quasi
la
stessa
età
di
Zuanne
,
l
'
amico
perduto
,
e
in
fondo
era
generoso
e
ardente
.
Andava
o
diceva
d
'
andare
a
scuola
,
ma
spesso
il
maestro
scriveva
un
bigliettino
al
padre
per
chiedere
notizie
dell
'
invisibile
scolaro
:
allora
il
genitore
,
che
era
un
piccolo
negoziante
di
lana
e
di
pelli
,
legava
il
bimbo
con
una
corda
di
pelo
e
lo
chiudeva
in
una
stanza
,
imponendogli
di
studiare
.
Come
i
delinquenti
dal
carcere
,
Bustianeddu
usciva
da
questa
specie
di
prigionia
più
astuto
e
indurito
di
prima
.
Solo
durante
le
lunghe
e
frequenti
assenze
del
padre
,
egli
,
solo
in
casa
,
diventava
serio
:
pareva
sentisse
la
responsabilità
della
sua
posizione
;
guardava
la
casa
,
scopava
,
preparava
da
mangiare
,
lavava
la
biancheria
.
Spesso
Anania
lo
aiutava
di
gran
cuore
;
in
cambio
Bustianeddu
gli
dava
qualche
consiglio
e
gli
insegnava
molte
cose
buone
e
moltissime
cattive
.
Passavano
buona
parte
delle
giornate
e
delle
lunghe
sere
fredde
nel
molino
,
ove
Anania
grande
,
-
come
lo
chiamavano
per
distinguerlo
dal
figlio
,
-
lavorava
per
conto
del
ricco
signor
Daniele
Carboni
,
al
quale
il
frantoio
apparteneva
.
Il
mugnaio
,
-
che
secondo
le
stagioni
si
trasformava
in
contadino
,
in
ortolano
,
in
vignaiuolo
,
-
dava
al
signor
Carboni
il
rispettoso
titolo
di
padrone
perché
lo
serviva
da
lunghi
anni
,
ma
in
realtà
il
suo
lavoro
era
molto
indipendente
,
ben
rimunerato
e
non
privo
di
incerti
.
Il
frantoio
dava
da
una
parte
su
un
cortile
e
dall
'
altra
su
un
orto
che
scendeva
fino
allo
stradale
sopra
la
valle
;
un
bell
'
orto
alquanto
selvatico
,
con
roccie
,
siepi
di
biancospino
e
di
fichi
d
'
India
,
peschi
e
mandorli
e
una
quercia
dal
tronco
corroso
,
nido
di
grosse
termiti
,
di
cavallette
,
di
bruchi
e
d
'
uccelli
.
Anche
quest
'
orto
apparteneva
al
signor
Carboni
,
ed
era
il
sogno
di
tutti
i
monelli
del
vicinato
;
ma
zio
Pera
Sa
Gattu
[
15
]
,
il
vecchio
ortolano
sempre
armato
d
'
un
randello
,
non
lasciava
mai
penetrare
nessuno
.
Da
quest
'
orto
si
vedevano
le
belle
ed
agili
fanciulle
nuoresi
scendere
alla
fontana
con
l
'
anfora
sul
capo
come
le
donne
bibliche
:
e
zio
Pera
le
sbirciava
con
occhi
da
satiro
mentre
seminava
le
fave
e
i
fagiuoli
,
mettendo
tre
semi
per
buco
,
e
gridando
per
spaventare
i
passeri
.
Dal
finestrino
del
molino
Anania
e
Bustianeddu
guardavano
anch
'
essi
con
intenso
desiderio
l
'
orto
soleggiato
,
aspettando
che
l
'
ortolano
si
assentasse
:
ma
zio
Pera
,
ch
'
era
un
ometto
secco
,
dal
viso
rosso
-
terreo
,
sbarbato
e
sarcastico
,
amava
troppo
le
sue
fave
e
i
suoi
cavoli
per
abbandonarli
durante
la
giornata
:
solo
verso
sera
saliva
al
molino
per
riscaldarsi
e
chiacchierare
.
Era
un
'
annata
abbondante
di
olive
;
anche
i
proprietari
dei
paesi
vicini
s
'
affannavano
per
ottenere
l
'
opera
del
frantoio
che
funzionava
giorno
e
notte
;
per
ogni
macinata
di
circa
due
ettolitri
d
'
olive
si
lasciavano
due
litri
d
'
olio
.
Accanto
alla
porta
c
'
era
una
latta
per
l
'
olio
da
alimentar
la
lampada
di
questa
e
quella
Madonna
,
e
le
persone
devote
non
mancavano
mai
di
versarvi
un
po
'
del
prodotto
delle
olive
macinate
durante
la
giornata
.
Sacchi
d
'
olive
nere
lucenti
,
sansa
fumante
,
barili
ed
altri
recipienti
sporchi
ingombravano
sempre
l
'
ambiente
nero
,
caldo
e
sucido
del
molino
;
e
in
questo
ambiente
,
intorno
alla
ruota
trainata
dal
lungo
cavallo
baio
,
davanti
alla
caldaia
bollente
,
accanto
al
torchio
sempre
in
moto
,
sempre
stillante
olio
,
fra
l
'
odore
non
sgradevole
ma
troppo
forte
della
sansa
e
dei
rifiuti
dell
'
olio
,
muovevasi
di
continuo
una
folla
di
tipi
caratteristici
.
La
sera
,
poi
,
si
riunivano
intorno
al
fuoco
della
caldaia
le
persone
più
freddolose
del
vicinato
:
per
lo
più
la
compagnia
veniva
composta
,
oltre
che
dal
mugnaio
e
dai
clienti
,
che
aiutavano
a
spingere
la
sbarra
del
torchio
,
da
cinque
o
sei
individui
sempre
alticci
.
Uno
di
questi
,
Efes
Cau
,
già
ricco
possidente
,
ridotto
in
estrema
miseria
dal
vizio
del
vino
,
dormiva
quasi
ogni
notte
nel
molino
,
infestando
di
insetti
l
'
angolo
dove
si
coricava
.
Una
sera
,
appunto
,
sorse
questione
fra
il
mugnaio
ed
un
ricco
contadino
che
aveva
trovato
un
brutto
insetto
in
un
sacco
di
olive
.
«
Dovresti
vergognarti
,
per
Dio
!
»
,
gridava
il
contadino
.
«
Perché
lasci
entrare
qui
tutti
i
vagabondi
di
Nuoro
?
»
«
Dopo
tutto
egli
era
ricco
,
più
ricco
di
te
!
»
,
gridò
il
mugnaio
,
difendendo
il
Cau
.
«
Questo
non
impedisce
che
ora
egli
viva
di
elemosine
e
sia
pieno
di
insetti
»
,
rispose
l
'
altro
con
disprezzo
.
Allora
zio
Pera
l
'
ortolano
,
che
stava
seduto
accanto
al
fuoco
col
suo
randello
fra
le
ginocchia
,
recitò
una
canzonetta
:
Onzi
pessone
[
16
]
Nde
juchet
de
munnia
.
-
E
tue
chi
lu
ses
nende
Nde
juches
unu
andende
Issu
collette
!
Il
contadino
si
toccò
istintivamente
il
colletto
e
tutti
risero
.
Anche
il
contadino
rise
,
si
calmò
ed
anzi
fece
portare
da
casa
sua
un
bottiglione
di
vino
.
Anania
e
Bustianeddu
,
seduti
in
un
angolo
,
sulle
sanse
calde
,
si
divertivano
nell
'
udire
i
discorsi
dei
grandi
:
e
quando
arrivò
Efes
,
come
sempre
ubriaco
,
barcollante
,
vestito
d
'
un
vecchio
abito
da
caccia
del
signor
Carboni
,
Bustianeddu
gli
andò
incontro
e
gli
cantò
la
canzonetta
di
zio
Pera
.
Onzi
pessone
bia
...
Efes
lo
guardò
coi
suoi
occhi
vitrei
,
rotondi
e
sporgenti
,
e
mentre
sulle
sue
guancie
gialle
e
cascanti
passava
come
un
brivido
di
disgusto
,
la
sua
mano
palpava
il
lurido
collo
della
giacca
abbottonata
.
La
gente
ricominciò
a
ridere
,
e
l
'
infelice
si
guardò
attorno
e
barcollò
;
poi
si
mise
a
piangere
accorgendosi
che
lo
deridevano
.
«
Efes
!
»
,
gridò
zio
Pera
,
mostrandogli
un
bicchiere
colmo
che
al
riflesso
del
fuoco
pareva
di
rubino
.
L
'
ubriaco
si
avanzò
,
sorridendo
fra
le
lagrime
con
un
sorriso
ebete
.
«
No
»
,
disse
Franziscu
Carchide
,
il
giovane
calzolaio
,
nonché
ricamatore
di
cinture
,
bel
giovine
galante
,
dal
viso
roseo
,
«
se
tu
non
balli
non
bevi
.
»
E
preso
il
bicchiere
dalle
mani
del
vecchio
lo
sollevò
in
alto
,
mentre
Efes
guardava
e
tendeva
le
braccia
animato
dal
brutale
desiderio
del
vino
.
«
Dammi
,
dammi
...
»
«
No
,
se
non
balli
,
no
.
»
Egli
fece
un
giro
intorno
a
sé
,
reggendosi
in
equilibrio
.
«
Bisogna
anche
cantare
,
Efes
!
»
Ed
egli
aprì
la
bocca
puzzolente
ed
emise
una
nota
rauca
:
Quando
Amelia
sì
pura
e
sì
candida
...
Egli
tentava
sempre
questo
motivo
;
ma
arrivato
all
'
ultima
parola
contorceva
la
bocca
come
spasimando
per
la
vana
ricerca
dell
'
altro
verso
che
non
ricordava
.
Anania
e
Bustianeddu
ridevano
sgangheratamente
,
accoccolati
sulle
sanse
,
simili
a
due
pulcini
.
«
Senti
»
,
propose
Bustianeddu
,
«
mettiamogli
delle
spille
,
nel
posto
dove
si
corica
»
.
«
Perché
vuoi
mettergli
delle
spille
?
»
«
Perché
si
punga
,
ecco
:
allora
ballerà
davvero
.
Io
ho
le
spille
.
»
«
Mettiamole
»
,
rispose
l
'
altro
,
sebbene
a
malincuore
.
L
'
ubriaco
ballava
ancora
,
barcollante
,
cascante
,
tendendo
le
mani
verso
il
bicchiere
;
e
la
gente
rideva
.
Ma
l
'
allegria
giunse
al
colmo
quando
entrò
nel
molino
Nanna
,
l
'
ubriacona
.
Quella
sera
,
però
,
ella
era
sana
,
aveva
le
vesti
pulite
e
la
faccia
meno
ripugnante
del
solito
;
i
suoi
occhietti
brillavano
d
'
una
certa
intelligenza
.
Era
stata
durante
il
giorno
a
cogliere
erbe
mangereccie
selvatiche
,
e
veniva
a
domandare
un
po
'
d
'
olio
per
condirle
.
Vedendo
Efes
in
quello
stato
,
fatto
ludibrio
della
gente
,
ella
ebbe
un
lampo
negli
occhi
;
si
avanzò
,
prese
l
'
infelice
per
un
braccio
e
nonostante
le
comiche
proteste
del
ricco
contadino
,
lo
costrinse
a
sedersi
su
un
sacco
di
olive
.
«
Non
ti
vergogni
,
Efes
Cau
?
Non
hai
occhi
?
Non
vedi
che
tutti
questi
mendicanti
,
tutte
queste
immondezze
ridono
di
te
?
E
perché
hanno
raddoppiato
le
risa
vedendomi
?
Eppure
oggi
io
ho
lavorato
,
come
è
vero
Dio
,
ho
lavorato
.
Ah
,
Efes
,
Efes
!
Ricordati
come
era
ricca
la
tua
casa
!
Io
venivo
per
portare
l
'
acqua
dalla
fontana
,
e
mi
ricordo
che
tua
madre
aveva
bottoni
d
'
oro
della
camicia
grossi
come
il
mio
pugno
:
la
tua
casa
sembrava
una
chiesa
,
tanto
era
ricca
e
lucente
.
Se
tu
ti
fossi
guardato
dal
vizio
,
ora
tutti
avrebbero
cercato
di
raccoglierti
come
si
raccoglie
un
confetto
.
Invece
tu
ora
sei
schernito
dai
più
miserabili
pezzenti
;
e
tutti
ridono
di
te
come
dell
'
orso
che
balla
per
le
strade
...
Ecco
che
ridono
ancora
,
eppure
essi
sono
più
ubriachi
di
noi
,
come
è
vero
Dio
.
Suvvia
,
mugnaio
,
dammi
un
po
'
d
'
olio
:
tua
moglie
è
una
santa
,
ma
tu
sei
un
diavolo
:
quando
lo
trovi
il
tesoro
?
»
«
Veramente
egli
lavora
un
po
'
più
di
te
;
perché
te
la
prendi
con
lui
?
»
chiese
zio
Pera
,
accennando
al
mugnaio
.
«
Vecchio
peccatore
»
,
rispose
la
donna
,
«
voi
state
zitto
,
quando
ci
sono
io
...
»
«
Poh
!
Poh
!
»
disse
il
vecchio
con
disprezzo
.
«
Tu
fai
la
predica
,
oggi
,
perché
non
hai
vino
in
corpo
.
»
«
Io
so
tenere
in
corpo
il
vino
ed
altre
cose
ancora
...
Dammi
l
'
olio
,
Anania
Atonzu
;
oggi
nella
valle
ho
visto
una
cosa
;
sembrava
una
moneta
d
'oro.»
«
Tu
non
l
'
hai
raccolta
?
»
,
gridò
il
mugnaio
,
rizzandosi
sulla
sua
pala
nera
.
«
Eccola
»
,
rispose
Nanna
,
frugandosi
in
tasca
e
avvicinandosi
al
mugnaio
,
che
si
pulì
le
mani
passandosele
sulle
ginocchia
,
e
poi
esaminò
la
moneta
di
rame
fatta
nera
-
verde
dal
tempo
.
Bustianeddu
ed
Anania
corsero
anch
'
essi
a
vedere
.
Intanto
Efes
,
seduto
sul
sacco
,
piangeva
ricordando
la
madre
e
la
ricca
casa
paterna
e
invano
il
Carchide
cercava
di
consolarlo
offrendogli
il
bicchiere
.
No
,
neppure
il
vino
poteva
lenire
il
dolore
di
quei
ricordi
.
Tuttavia
egli
prese
il
bicchiere
e
bevette
piangendo
.
Il
ricco
contadino
ed
il
padre
di
Bustianeddu
,
giovine
olivastro
con
gli
occhi
turchini
e
la
barba
rossa
,
congiuravano
per
far
ubriacare
Nanna
onde
ella
dicesse
ciò
che
sapeva
sul
conto
di
zio
Pera
;
e
intanto
l
'
ortolano
gridava
contro
i
due
uomini
che
spingevano
la
spranga
perché
,
secondo
lui
,
essi
non
spiegavano
abbastanza
le
loro
forze
.
«
Che
una
palla
vi
trapassi
il
fegato
;
conservatevi
bene
,
ragazzi
»
,
diceva
con
ironia
.
«
Come
sono
poltroni
i
giovani
d
'
oggi
!
»
«
Provate
un
po
'
a
mettervi
qui
,
voi
,
al
posto
delle
olive
,
per
sentire
la
nostra
forza
.
»
«
Che
una
palla
vi
trapassi
la
milza
,
che
una
palla
vi
trapassi
il
calcagno
»
,
continuava
ad
imprecare
zio
Pera
.
«
Bene
!
»
,
esclamò
Maestro
Pane
,
il
vecchio
falegname
gobbo
,
che
aveva
un
solo
baffo
grigio
sulla
gran
bocca
sdentata
;
poi
egli
andò
e
mise
il
chiodo
sotto
.
Seduto
contro
il
muro
sotto
il
finestruolo
,
egli
si
batteva
di
tanto
in
tanto
i
pugni
sulle
ginocchia
,
ma
nessuno
badava
a
lui
,
che
usava
parlare
fra
sé
ad
alta
voce
.
«
Nanna
»
,
disse
il
contadino
,
«
ora
si
porta
la
cena
da
casa
mia
.
Resta
.
»
«
Tu
vuoi
divertirti
?
»
,
disse
la
donna
,
guardandolo
maliziosamente
.
«
Non
ti
basta
Efes
?
»
Tuttavia
ella
restò
;
andò
presso
il
poveretto
che
piangeva
sempre
,
e
ricominciò
a
rimproverarlo
,
consigliandolo
di
non
bere
più
,
di
non
essere
più
il
disonore
dei
suoi
parenti
;
ma
intanto
avveniva
una
cosa
strana
.
Il
Carchide
le
mostrava
il
bicchiere
colmo
,
facendo
dei
cenni
con
la
bocca
,
invitandola
silenziosamente
a
bere
,
ed
ella
guardava
il
vino
affascinata
.
«
E
dammelo
!
»
,
proruppe
alfine
.
Bustianeddu
ed
Anania
,
ritti
dietro
i
due
disgraziati
ubriaconi
,
ridevano
a
più
non
posso
.
«
Perdio
,
come
sei
brutto
!
»
,
disse
Maestro
Pane
,
sempre
parlando
fra
sé
.
Nanna
prese
il
bicchiere
,
bevette
e
cominciò
a
raccontare
brutte
storielle
sul
conto
di
zio
Pera
.
Sì
,
il
vecchio
ortolano
aspettava
la
mattina
per
tempo
che
qualche
ragazzetta
passasse
nello
stradale
;
la
chiamava
promettendole
fave
e
insalata
,
e
quando
l
'
aveva
attirata
entro
l
'
orto
cercava
...
«
Ah
,
otre
schifosa
!
»
,
gridò
zio
Pera
,
minacciandola
col
randello
.
«
Aspetta
,
aspetta
un
po
'...»
«
Ebbene
,
cosa
dico
io
?
Voi
cercavate
d
'
insegnarle
l
'ave-maria...»
Tutti
ridevano
,
ed
anche
Anania
rideva
,
sebbene
non
capisse
perché
zio
Pera
volesse
insegnare
per
forza
l
'
ave
-
maria
alle
ragazzette
che
andavano
alla
fontana
.
Intanto
Bustianeddu
aveva
seminato
le
spille
sul
posto
ove
Efes
soleva
coricarsi
,
Anania
se
ne
accorse
e
non
si
oppose
,
ma
appena
fu
a
casa
,
coricato
nel
gran
letto
di
zia
Tatàna
,
provò
un
impeto
di
rimorso
.
Non
poteva
dormire
;
si
voltava
e
rivoltava
,
sembrandogli
d
'
esser
anche
lui
tormentato
da
migliaia
di
spille
.
«
Che
hai
,
bambino
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
,
con
l
'
usata
dolcezza
.
«
Ti
fa
male
il
ventre
?
»
«
No
,
no
...
»
«
Ma
che
hai
dunque
?
»
Egli
non
rispose
subito
,
ma
dopo
qualche
momento
rivelò
il
segreto
.
«
Abbiamo
sparso
tante
spille
sul
posto
ove
dorme
Efes
Cau
...
»
«
Ah
,
cattivi
ragazzi
!
Perché
avete
fatto
ciò
?
»
«
Perché
egli
si
ubriaca
...
»
«
Ah
!
Santa
Caterina
mia
!
»
,
sospirò
la
donna
.
«
Come
sono
cattivi
i
ragazzi
d
'
oggi
!
E
se
qualcuno
mettesse
delle
spille
dove
dormite
voi
?
Vi
piacerebbe
?
No
,
vero
?
Eppure
voi
siete
più
cattivi
di
Efes
.
Tutti
nel
mondo
siamo
cattivi
,
agnellino
mio
,
ma
bisogna
che
ci
compatiamo
a
vicenda
:
altrimenti
guai
,
ci
divoreremmo
come
i
pesci
del
mare
.
Re
Salomone
disse
che
spetta
soltanto
a
Dio
giudicare
...
Hai
capito
?
»
E
Anania
pensò
a
sua
madre
,
a
sua
madre
che
era
stata
così
cattiva
da
abbandonarlo
.
IV
.
Un
giorno
,
verso
la
metà
di
marzo
,
Bustianeddu
invitò
Anania
a
pranzo
.
Il
negoziante
di
pelli
era
dovuto
partire
improvvisamente
per
affari
,
e
il
ragazzetto
trovavasi
solo
a
casa
,
solo
e
libero
dopo
due
giorni
di
prigionia
per
una
delle
solite
assenze
dalla
scuola
:
inoltre
serbava
sulla
guancia
destra
il
segno
d
'
un
poderoso
schiaffo
somministratogli
dal
genitore
.
«
Vogliono
che
io
studi
!
»
,
disse
ad
Anania
,
aprendo
le
mani
,
col
solito
fare
da
uomo
serio
.
«
E
se
io
non
ne
ho
voglia
?
Io
desidero
fare
il
pasticciere
:
perché
non
me
lo
lasciano
fare
?
»
«
Sì
,
perché
?
»
,
chiese
Anania
.
«
Perché
è
vergooogna
!
»
,
esclamò
l
'
altro
,
allungando
la
parola
con
accento
ironico
.
«
È
vergogna
lavorare
,
apprendere
un
mestiere
,
quando
si
può
studiare
!
Così
dicono
i
miei
parenti
:
ma
ora
voglio
far
loro
una
burletta
.
Aspetta
,
aspetta
!
»
«
Che
cosa
vuoi
fare
?
»
«
Te
lo
dirò
poi
:
ora
mangiamo
.
»
Egli
aveva
preparato
i
maccheroni
:
così
egli
chiamava
certi
gnocchi
grossi
e
duri
come
mandorle
,
conditi
con
salsa
di
pomidoro
secchi
.
I
due
amici
mangiarono
in
compagnia
d
'
un
gattino
grigio
che
con
lo
zampino
bruciacchiato
prendeva
famigliarmente
i
gnocchi
dal
piatto
comune
e
se
li
portava
furbescamente
in
un
angolo
della
cucina
.
«
Come
è
curioso
!
»
,
diceva
Anania
,
seguendolo
con
gli
occhi
.
«
A
noi
ce
l
'
hanno
rubato
,
il
gatto
.
»
«
Anche
a
noi
.
Ce
ne
hanno
rubati
tanti
!
Scompaiono
e
non
si
sa
dove
vadano
a
finire
.
»
«
Scompaiono
tutti
i
gatti
del
vicinato
!
Chi
li
ruba
cosa
ne
fa
?
»
«
Ebbene
,
li
fa
arrostire
.
La
carne
è
buona
,
sai
;
sembra
carne
di
lepre
.
In
continente
la
vendono
per
lepre
:
così
dice
mio
padre
.
»
«
Tuo
padre
è
stato
in
continente
?
»
«
Sì
.
Ed
anch
'
io
ci
andrò
,
e
presto
.
»
«
Tu
?
!
»
,
disse
Anania
,
ridendo
con
un
po
'
d
'
invidia
.
Bustianeddu
allora
credé
giunto
il
momento
di
svelare
all
'
amico
i
suoi
pericolosi
progetti
.
«
Io
non
posso
più
viver
qui
»
,
cominciò
a
lamentarsi
;
«
no
,
io
voglio
andar
via
.
Cercherò
mia
madre
e
farò
il
pasticciere
;
se
vuoi
venire
,
vieni
anche
tu
.
»
Anania
arrossì
d
'
emozione
,
e
sentì
il
suo
cuore
battere
forte
forte
.
«
Non
abbiamo
denari
»
,
osservò
.
«
Ecco
,
noi
prendiamo
le
cento
lire
che
sono
nel
cassetto
del
comò
;
se
vuoi
,
le
prendiamo
subito
;
poi
le
nascondiamo
,
perché
se
partiamo
subito
mio
padre
si
accorge
che
le
ho
prese
io
;
aspettiamo
finché
passa
il
freddo
,
poi
partiamo
.
Vieni
.
»
Condusse
Anania
in
una
camera
sucida
e
disordinata
,
ingombra
di
pelli
d
'
agnello
puzzolenti
;
cercò
la
chiave
del
cassettone
in
un
nascondiglio
e
si
fece
aiutare
ad
aprire
il
cassetto
:
oltre
il
biglietto
rosso
delle
cento
lire
c
'
erano
altre
carte
-
monete
e
denari
in
argento
,
ma
i
due
ladruncoli
domestici
presero
soltanto
il
biglietto
rosso
,
richiusero
,
rimisero
la
chiave
.
«
Ora
lo
tieni
tu
»
,
disse
Bustianeddu
,
ficcando
il
biglietto
in
seno
ad
Anania
;
«
stanotte
lo
nasconderemo
nell
'
orto
del
molino
,
nel
buco
della
quercia
,
sai
;
poi
aspetteremo
.
»
Ancor
prima
che
avesse
potuto
opporsi
,
Anania
si
trovò
col
biglietto
nel
seno
,
sotto
l
'
amuleto
di
broccato
;
e
passò
una
giornata
febbrile
,
piena
di
rimorsi
,
di
paura
,
di
speranze
e
di
progetti
meravigliosi
.
Fuggire
!
Fuggire
!
Come
e
quando
non
sapeva
,
ma
oramai
sentiva
che
il
sogno
stava
per
avverarsi
,
e
ne
provava
gioia
e
terrore
.
Fuggire
,
passare
il
mare
,
penetrare
nel
regno
fantastico
di
quel
continente
misterioso
dove
si
nascondeva
sua
madre
!
Che
ansie
,
che
sogni
,
che
gioia
!
Le
cento
lire
gli
sembravano
un
tesoro
inesauribile
;
ma
intanto
sentiva
d
'
aver
commesso
un
grave
delitto
,
rubandole
,
e
non
vedeva
l
'
ora
che
arrivasse
la
notte
per
liberarsene
.
Non
era
la
prima
volta
che
i
due
amici
penetravano
nell
'
orto
coltivato
da
zio
Pera
,
scavalcando
la
finestruola
che
dalla
stalla
attigua
al
molino
dava
nell
'
orto
;
di
notte
,
però
,
non
c
'
erano
stati
mai
,
quindi
spiarono
a
lungo
prima
d
'
azzardarsi
.
Cadeva
una
sera
chiara
e
fredda
;
la
luna
piena
sorgeva
fra
le
roccie
nere
dell
'
Orthobene
,
illuminando
l
'
orto
con
un
chiarore
d
'
oro
.
Giungeva
ai
due
bimbi
affacciati
alla
finestruola
un
disperato
miagolìo
di
gatto
che
pareva
un
lamento
umano
.
«
Che
cosa
è
?
Pare
il
diavolo
!
»
,
disse
Anania
.
«
Io
non
scendo
,
no
,
io
ho
paura
.
»
«
E
rimani
qui
,
allora
!
È
un
gatto
,
non
senti
?
»
,
rispose
l
'
altro
con
disprezzo
.
«
Scendo
io
;
nascondo
il
denaro
entro
la
quercia
,
dove
zio
Pera
non
guarda
mai
;
poi
torno
.
Tu
resta
qui
a
guardare
;
se
c
'
è
pericolo
,
fischia
.
»
In
che
consistesse
poi
questo
pericolo
i
due
amici
non
sapevano
;
ma
entrambi
provavano
un
acuto
piacere
a
render
fantastica
l
'
avventura
,
alla
quale
il
chiarore
della
luna
e
quel
lamento
straziante
di
gatto
davano
un
sapore
ancor
più
piccante
.
Bustianeddu
saltò
nell
'
orto
,
ed
Anania
rimase
alla
finestra
,
un
po
'
avvilito
dalla
paura
che
lo
rendeva
tremante
,
ma
tutto
occhi
e
tutto
orecchi
.
Ed
ecco
,
appena
il
compagno
fu
scomparso
in
direzione
della
quercia
,
due
ombre
passarono
sotto
la
finestruola
;
Anania
sussultò
,
emise
un
fischio
sottile
sottile
,
e
si
nascose
sotto
il
davanzale
.
Che
impeto
di
terrore
e
di
piacere
strano
provò
in
quel
momento
!
Come
si
sarebbe
salvato
Bustianeddu
?
Che
avveniva
laggiù
?
Ecco
,
i
lamenti
del
gatto
raddoppiarono
,
si
fusero
tutti
in
un
gemito
rabbioso
e
straziante
;
poi
cessarono
.
Silenzio
.
Che
mistero
,
che
orrore
!
Anania
sentiva
il
cuore
spezzarglisi
in
seno
.
Che
accadeva
all
'
amico
?
L
'
avevano
preso
,
l
'
avevano
arrestato
?
Ora
lo
porterebbero
in
prigione
;
ed
anche
lui
,
anche
lui
subirebbe
la
sua
parte
di
guai
.
Tuttavia
non
pensò
un
solo
istante
a
mettersi
in
salvo
,
ed
attese
coraggiosamente
sotto
la
finestra
.
Ed
ecco
un
passo
,
un
respiro
ansante
,
una
voce
sommessa
e
tremula
.
«
Anania
?
Dove
diavolo
sei
?
»
Anania
balzò
su
,
porse
la
mano
al
compagno
salvo
.
«
Diavolo
»
,
disse
Bustianeddu
,
ansante
,
«
l
'
ho
scampata
bella
.
»
«
Hai
sentito
il
fischio
?
Eppure
ho
fischiato
forte
.
»
«
Niente
.
Ho
sentito
invece
il
passo
di
due
uomini
,
e
mi
sono
nascosto
sotto
i
cavoli
.
Ecco
,
sai
chi
erano
i
due
uomini
?
Zio
Pera
e
Mastru
Pane
.
Sai
che
hanno
fatto
?
Ebbene
,
c
'
è
un
laccio
pei
gatti
;
il
gatto
che
miagolava
era
preso
al
laccio
,
e
zio
Pera
lo
ha
ammazzato
col
randello
.
Maestro
Pane
prese
la
povera
bestia
sotto
il
mantello
e
disse
,
tutto
contento
:
"
Per
Dio
,
come
è
grasso
!
Meno
male
"
,
disse
zio
Pera
,
"
quello
di
avantieri
sembrava
uno
stecco
"
.
Poi
andarono
via
.
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
Anania
a
bocca
aperta
.
«
Ora
lo
fanno
arrostire
,
capisci
,
e
cenano
.
Sono
loro
che
rubano
i
gatti
,
così
,
prendendoli
al
laccio
!
Meno
male
che
non
mi
hanno
veduto
!
»
«
E
i
denari
?
»
«
Nascosti
.
Andiamo
,
mammalucco
;
non
sei
buono
a
niente
.
»
Anania
non
si
offese
:
chiuse
la
finestra
e
rientrò
nel
molino
,
dove
si
svolgeva
la
solita
scena
.
C
'
era
Efes
che
si
grattava
le
spalle
contro
il
muro
,
cantando
Quando
Amelia
si
pura
e
si
candida
...
e
il
Carchide
che
raccontava
d
'
essere
stato
in
un
paese
vicino
,
per
certi
suoi
affari
.
«
Il
sindaco
era
amico
di
mio
padre
,
quando
noi
eravamo
ricchi
»
,
diceva
il
bel
giovine
,
la
cui
famiglia
era
stata
sempre
miserabile
.
«
Appena
sa
che
io
arrivo
nel
paese
,
mi
manda
a
chiamare
e
mi
ospita
in
casa
sua
.
Accidenti
,
che
gente
ricca
!
Trenta
servi
e
sette
serve
:
per
arrivare
alla
casa
bisogna
attraversare
tre
cortili
,
uno
dentro
l
'
altro
,
con
muri
altissimi
:
i
portoni
di
ferro
,
le
finestre
della
casa
tutte
munite
d
'inferriate.»
«
E
perché
?
»
,
chiese
il
mugnaio
.
«
Per
i
ladri
,
caro
mio
.
Perché
il
sindaco
è
ricco
come
il
Re
.
»
«
Boumh
!
Boumh
!
»
,
gridò
un
uomo
che
spingeva
la
spranga
.
«
Cosa
ne
sai
tu
?
»
,
riprese
il
Carchide
,
guardando
l
'
uomo
con
disprezzo
.
«
Il
sindaco
ed
i
suoi
fratelli
,
quando
morì
il
loro
padre
,
si
divisero
le
monete
d
'
oro
con
una
misura
capace
d
'
un
ettolitro
!
La
moglie
del
sindaco
,
poi
,
ha
otto
tancas
in
fila
,
irrigate
da
fiumi
,
con
più
di
cento
fontane
!
Ebbene
,
dicono
che
il
padre
del
sindaco
trovò
un
ascusorju
[
17
]
,
dove
il
re
di
Spagna
,
quando
fece
la
guerra
con
Eleonora
d
'
Arborea
,
nascose
più
di
cento
mila
scudi
in
oro
.
»
«
Ah
!
»
,
esclamò
il
mugnaio
,
con
un
fremito
d
'
emozione
,
appoggiandosi
sulla
pala
nera
.
«
Quelli
sì
,
quelli
son
signori
ricchi
»
,
riprese
il
Carchide
.
«
E
dunque
i
rognosi
Nuoresi
?
»
«
Il
mio
padrone
è
ricco
!
»
protestò
il
mugnaio
.
«
Possiede
più
lui
nell
'
angolo
della
scopa
che
tutti
i
tuoi
sindaci
pulciosi
.
»
«
E
va
!
»
,
gridò
il
giovine
,
facendo
le
fiche
.
«
Tu
non
sai
quel
che
dici
.
»
«
Tu
,
non
sai
quel
che
dici
,
tu
!
»
«
Il
tuo
padrone
è
pieno
di
debiti
:
ne
vedremo
la
fine
,
ne
vedremo
.
»
«
Che
tu
possa
diventar
cieco
,
prima
!
»
«
Che
tu
possa
schiantare
prima
!
»
Per
poco
il
mugnaio
ed
il
giovane
calzolaio
non
vennero
alle
mani
:
ma
la
loro
lite
fu
interrotta
da
un
assalto
di
delirium
tremens
che
colpì
il
povero
Efes
Cau
.
Egli
cadde
sulle
sanse
,
avvoltolandosi
,
contorcendosi
,
saltando
come
un
verme
,
con
gli
occhi
spaventosamente
aperti
e
i
lineamenti
contratti
.
Anania
si
gettò
in
un
angolo
,
gridando
e
piangendo
per
lo
spavento
,
mentre
Bustianeddu
corse
,
assieme
col
mugnaio
ed
altri
,
per
aiutare
il
disgraziato
.
A
poco
a
poco
Efes
tornò
in
sé
,
si
sedette
sulle
sanse
sparse
,
guardò
attorno
con
quei
suoi
grandi
occhi
sporgenti
pieni
di
terrore
,
ancora
tutto
contorto
e
tremante
.
Gli
diedero
da
bere
,
lo
confortarono
.
«
Chi
...
chi
mi
ha
assalito
?
Perché
mi
avete
bastonato
?
Ah
,
non
mi
ha
abbastanza
castigato
Dio
perché
abbiate
a
bastonarmi
anche
voi
?
»
Poi
si
mise
a
piangere
.
Lo
fecero
coricare
,
ed
egli
si
assopì
,
delirando
,
chiamando
sua
madre
ed
una
sorellina
morta
.
Anania
lo
guardava
con
terrore
e
pietà
:
avrebbe
voluto
fare
qualche
cosa
per
aiutarlo
,
ed
intanto
provava
un
istintivo
disgusto
per
quell
'
uomo
una
volta
ricco
,
ora
ridotto
ad
un
involto
di
cenci
puzzolenti
,
buttato
sulla
sansa
come
un
mucchio
di
immondezze
.
Chiamata
da
Bustianeddu
venne
zia
Tatàna
:
si
chinò
pietosamente
sul
malato
,
lo
toccò
,
lo
interrogò
,
gli
mise
un
sacco
sotto
il
capo
.
«
Bisogna
dargli
un
po
'
di
brodo
»
,
disse
sollevandosi
.
«
Ah
,
il
peccato
mortale
,
il
peccato
mortale
!
»
«
Figliolino
mio
»
,
disse
ad
Anania
,
«
va
dal
signor
padrone
a
chiedere
un
po
'
di
brodo
per
Efes
Cau
.
Va
:
vedi
come
riduce
il
peccato
mortale
?
Va
,
prendi
questa
scodella
,
va
.
»
Egli
andò
con
piacere
,
e
Bustianeddu
lo
accompagnò
.
La
casa
del
padrone
non
era
lontana
,
ed
Anania
vi
si
recava
spesso
per
farsi
dare
la
prebenda
del
cavallo
,
i
lucignoli
per
la
candela
del
molino
,
e
per
altre
commissioni
.
Le
strade
erano
qua
e
là
illuminate
dalla
luna
;
gruppi
di
paesani
passavano
cantando
un
coro
melanconico
ed
appassionato
.
Davanti
alla
casa
bianca
del
signor
Carboni
si
stendeva
un
cortile
quadrato
recinto
d
'
alti
muri
e
con
un
grande
portone
rosso
.
I
due
ragazzetti
dovettero
picchiar
forte
per
farsi
aprire
;
ed
Anania
porse
la
scodella
,
esponendo
il
caso
di
Efes
Cau
alla
domestica
che
dischiuse
il
portone
.
«
Non
sarà
per
voi
,
il
brodo
,
eh
?
»
,
sogghignò
la
serva
,
squadrando
sospettosa
i
due
amici
.
«
Va
al
diavolo
,
Maria
Iscorronca
[
18
]
,
noi
non
abbiamo
bisogno
di
brodo
»
,
gridò
Bustianeddu
.
«
Animaletto
,
ora
ti
pago
gli
insulti
»
,
disse
la
serva
,
rincorrendolo
per
la
strada
.
Ma
egli
fuggì
,
mentre
Anania
penetrava
nel
cortile
illuminato
dalla
luna
.
«
Chi
è
:
cosa
vogliono
?
»
,
chiedeva
una
vocina
sottile
,
dall
'
ombra
di
una
tettoia
sotto
cui
aprivasi
la
porta
della
cucina
.
«
Sono
io
!
»
,
gridò
Anania
,
avanzandosi
,
con
la
scodella
fra
le
mani
.
«
Efes
Cau
è
malato
,
nel
molino
,
e
mia
madre
prega
la
signora
padrona
che
dia
un
po
'
di
brodo
al
disgraziato
.
»
«
Oh
,
vieni
!
»
,
rispose
la
vocina
.
In
quel
momento
rientrò
la
serva
,
che
non
avendo
potuto
raggiungere
Bustianeddu
prese
a
spintoni
il
piccolo
Anania
.
Allora
la
bimba
che
aveva
detto
«
vieni
»
balzò
fuori
e
difese
il
figlio
del
mugnaio
.
«
Lascialo
:
che
ti
ha
fatto
?
»
,
disse
,
tirando
la
sottana
alla
serva
.
«
Dagli
subito
il
brodo
.
Subito
!
»
Questa
protezione
,
quel
tono
da
padrona
,
quella
figurina
grassa
e
rossa
,
vestita
di
flanellina
turchina
,
quel
nasetto
prepotente
rivolto
all
'
insù
fra
due
guancie
molto
paffute
,
quei
due
occhi
scintillanti
alla
luna
,
fra
due
bende
ricciolute
di
capelli
rossicci
,
piacquero
immensamente
ad
Anania
.
Egli
conosceva
già
la
figlia
del
padrone
,
Margherita
Carboni
,
come
la
chiamavano
tutti
i
bimbi
che
frequentavano
il
molino
;
qualche
volta
ella
gli
aveva
dato
i
lucignoli
ed
anche
l
'
orzo
per
il
cavallo
,
e
quasi
tutti
i
giorni
egli
la
vedeva
nell
'
orto
e
ad
intervalli
anche
nel
molino
,
dove
essa
si
recava
con
suo
padre
;
ma
mai
s
'
era
immaginato
che
quella
signorina
grassa
e
rossa
e
dall
'
aria
superba
fosse
così
affabile
e
buona
.
Mentre
la
serva
entrava
in
cucina
per
prendere
il
brodo
,
Margherita
domandò
ad
Anania
qualche
particolare
sulla
malattia
di
Efes
Cau
.
«
Egli
oggi
ha
mangiato
qui
,
in
questo
cortile
»
,
ella
disse
con
serietà
.
«
Pareva
sano
.
»
«
È
un
male
che
viene
agli
ubriaconi
»
,
spiegò
Anania
.
«
Si
contorceva
come
un
gatto
...
»
Appena
dette
queste
parole
egli
arrossì
ricordando
il
gatto
preso
al
laccio
da
zio
Pera
,
e
le
cento
lire
rubate
e
nascoste
nell
'
orto
.
Cento
lire
rubate
!
Che
avrebbe
detto
Margherita
Carboni
se
avesse
saputo
che
lui
,
Anania
,
lui
,
il
figlio
del
mugnaio
,
lui
,
l
'
abbandonato
,
lui
,
il
servo
,
verso
cui
la
piccola
padrona
si
degnava
mostrarsi
affabile
e
buona
,
aveva
rubato
cento
lire
e
che
queste
cento
lire
erano
nascoste
nell
'
orto
?
Ladro
!
Egli
era
un
ladro
,
e
di
una
somma
enorme
!
Solo
in
quel
momento
percepì
tutta
la
vergogna
della
sua
azione
,
e
sentì
dolore
,
umiliazione
,
rimorso
.
«
Come
un
gatto
,
ah
!
»
,
disse
Margherita
stringendo
i
denti
e
torcendo
il
nasino
;
«
Dio
mio
,
Dio
mio
;
è
meglio
che
egli
muoia
.
»
La
serva
tornò
,
con
la
scodella
colma
di
brodo
.
Anania
non
poté
più
aprir
bocca
:
prese
la
scodella
e
andò
via
piano
piano
,
badando
di
non
versare
il
brodo
.
Sentiva
una
strana
voglia
di
piangere
,
e
quando
raggiunse
Bustianeddu
,
nello
svolto
della
strada
,
ripeté
le
parole
di
Margherita
:
«
È
meglio
che
egli
muoia
»
.
«
Chi
?
È
caldo
quel
brodo
?
Ora
lo
assaggio
...
»
,
disse
l
'
altro
,
allungando
il
collo
verso
la
scodella
.
Ma
Anania
si
irritò
.
«
Non
toccare
!
»
,
gridò
.
«
Tu
sei
cattivo
;
tu
diventerai
come
Efes
.
Perché
hai
preso
i
denari
?
»
aggiunse
,
abbassando
la
voce
.
«
È
peccato
mortale
,
rubare
.
Va
a
riprenderli
e
rimettili
nel
cassetto
.
»
«
Poh
!
Poh
!
Sei
matto
?
»
«
Ed
io
lo
dico
a
mia
madre
!
»
«
Tua
madre
!
»
,
disse
l
'
altro
con
ironia
.
«
Va
a
cercarla
!
»
Intanto
camminavano
lentamente
,
ed
Anania
guardava
sempre
la
scodella
.
«
Siamo
ladri
!
»
,
disse
a
bassa
voce
.
«
Il
denaro
è
di
mio
padre
,
e
tu
sei
un
mammalucco
.
Andrò
via
io
solo
,
io
solo
ed
io
solo
!
»
«
Va
,
che
tu
non
possa
più
ritornare
!
Ma
io
...
io
lo
dirò
a
...
a
zia
Tatàna
»
(
sì
,
ora
si
vergognò
di
dire
mia
madre
!
)
.
«
Spia
!
»
,
proruppe
Bustianeddu
,
minacciandolo
coi
pugni
stretti
.
«
Se
tu
parli
ti
ammazzo
come
una
lucertola
,
ti
rompo
i
denti
con
una
pietra
,
ti
faccio
cacciar
le
viscere
per
gli
occhi
.
»
Anania
abbassò
le
spalle
,
pauroso
di
rovesciar
il
brodo
e
di
ricevere
i
pugni
dell
'
amico
,
ma
non
ritirò
la
minaccia
di
rivelare
ogni
cosa
a
zia
Tatàna
.
«
Che
diavolo
ti
han
detto
dentro
quel
cortile
?
»
,
proseguì
l
'
altro
,
fremente
.
«
Che
ti
ha
detto
quella
servaccia
?
Parla
.
»
«
Niente
.
Ma
io
non
voglio
essere
un
ladro
.
»
«
Tu
sei
un
bastardo
»
,
gridò
allora
Bustianeddu
,
«
ecco
cosa
sei
.
Ed
io
ora
vado
,
riprendo
i
denari
e
non
ti
guardo
più
in
faccia
.
»
S
'
allontanò
di
corsa
,
lasciando
Anania
colpito
da
un
dolore
profondo
.
Ladro
,
bastardo
,
abbandonato
!
Era
troppo
,
era
troppo
!
Egli
pianse
e
le
sue
lagrime
caddero
entro
la
scodella
.
«
Ed
ora
anche
Bustianeddu
mi
abbandona
e
va
via
solo
!
Ed
io
,
quando
potrò
partire
io
?
Quando
potrò
ricercarla
?
Quando
sarò
grande
!
»
,
rispose
a
se
stesso
,
rianimandosi
.
«
Ora
non
m
'importa.»
Tuttavia
,
appena
consegnò
la
scodella
a
zia
Tatàna
,
corse
al
finestruolo
della
stalla
.
Silenzio
.
Non
si
vedeva
nessuno
,
non
s
'
udiva
nulla
nel
grande
orto
umido
e
chiaro
sotto
la
luna
.
Le
montagne
si
delineavano
azzurre
sullo
sfondo
vaporoso
del
cielo
;
tutto
era
silenzio
e
pace
.
Ad
un
tratto
giunse
dal
molino
la
voce
di
Bustianeddu
.
«
Egli
non
ha
ripreso
i
denari
?
»
,
pensò
Anania
.
«
Non
è
entrato
nell
'
orto
.
Se
andassi
io
?
»
Ma
ebbe
paura
;
rientrò
nel
molino
e
cominciò
ad
aggirarsi
come
un
gattino
affamato
intorno
a
zia
Tatàna
che
curava
il
malato
.
Ella
gli
fece
la
solita
domanda
:
«
Che
hai
?
Ti
fa
male
il
ventre
?
»
.
«
Sì
,
andiamo
a
casa
.
»
Zia
Tatàna
capì
che
egli
voleva
dirle
qualche
cosa
e
lo
accompagnò
fuori
.
«
Gesù
,
Gesù
,
Santa
Caterina
bella
!
»
,
proruppe
,
appena
seppe
tutto
.
«
In
che
mondo
siamo
noi
!
Anche
gli
uccelli
,
anche
i
pulcini
dentro
l
'
uovo
commettono
il
male
!
»
Anania
non
seppe
mai
come
zia
Tatàna
avesse
persuaso
Bustianeddu
a
rimettere
il
denaro
nel
cassetto
:
però
d
'
allora
in
poi
i
due
amici
si
guardarono
un
po
'
in
cagnesco
,
e
per
ogni
piccola
cosa
si
insultavano
e
venivano
alle
mani
.
L
'
inverno
passò
,
ma
anche
in
aprile
il
frantoio
continuò
a
funzionare
perché
l
'
abbondanza
delle
olive
era
quell
'
anno
straordinaria
.
Qualche
volta
però
,
Anania
il
mugnaio
chiudeva
il
frantoio
,
andava
nei
campi
a
zappare
il
frumento
del
padrone
e
conduceva
con
sé
il
piccolo
Anania
,
del
quale
voleva
fare
un
contadino
;
ed
il
bimbo
lo
seguiva
tutto
lieto
di
rendersi
utile
,
recando
con
alterezza
sulle
spalle
la
zappa
e
la
bisaccia
delle
provviste
.
In
mezzo
ai
campi
quell
'
anno
coltivati
dal
mugnaio
,
sorgevano
due
pini
alti
,
sonori
come
due
torrenti
.
Era
un
paesaggio
dolce
e
melanconico
,
qua
e
là
sparso
di
vigne
solitarie
,
senza
alberi
,
né
macchie
.
La
voce
umana
vi
si
perdeva
senza
eco
,
quasi
attratta
e
ingoiata
dall
'
unico
mormorìo
dei
pini
,
le
cui
immense
chiome
pareva
sovrastassero
le
montagne
grigie
e
paonazze
dell
'
orizzonte
.
Mentre
il
padre
zappava
,
curvo
sulla
distesa
verde
-
chiara
del
frumento
tenero
,
Anania
si
perdeva
attraverso
i
campi
nudi
e
melanconici
,
cantando
con
gli
uccelli
,
cercando
funghi
ed
erbe
.
Qualche
volta
il
padre
,
sollevandosi
,
lo
vedeva
in
lontananza
e
provava
una
stretta
al
cuore
,
poiché
il
luogo
,
il
lavoro
,
la
figurina
del
bimbo
,
tutto
gli
ricordava
Olì
,
i
suoi
fratellini
,
l
'
errore
commesso
,
l
'
amore
,
le
gioie
perdute
.
Dov
'
era
Olì
?
E
chi
lo
sapeva
?
Ella
s
'
era
perduta
,
s
'
era
smarrita
come
l
'
uccellino
nei
campi
:
ebbene
,
peggio
per
lei
;
Anania
il
mugnaio
credeva
di
compiere
abbastanza
il
proprio
dovere
allevando
il
figliuolo
;
se
trovava
il
tesoro
che
sempre
sognava
,
manderebbe
il
bimbo
agli
studi
,
se
no
ne
farebbe
un
buon
contadino
:
che
pretendere
di
più
?
E
quelli
che
non
riconoscono
i
propri
figli
,
e
che
invece
di
raccoglierli
ed
allevarli
cristianamente
,
come
egli
faceva
,
li
abbandonavano
alla
miseria
ed
alla
mala
sorte
?
Sì
,
anche
certe
persone
ricche
,
anche
certi
signori
facevano
così
.
Sì
,
anche
il
padrone
...
sì
,
anche
il
signor
Carboni
...
Basta
,
Anania
grande
si
consolava
pensando
a
ciò
;
tuttavia
gli
rimaneva
in
cuore
un
senso
di
tristezza
,
e
guardando
in
lontananza
gli
pareva
di
scorgere
i
nuraghi
che
circondavano
la
cantoniera
di
Olì
;
e
durante
l
'
ora
dei
pasti
,
o
mentre
si
riposava
all
'
ombra
dei
pini
sonori
,
interrogava
il
figliuolo
sulle
sue
vicende
passate
.
Anania
aveva
soggezione
del
padre
,
e
non
osava
mai
guardarlo
negli
occhi
;
ma
una
volta
spinto
nella
via
dei
ricordi
chiacchierava
volentieri
,
abbandonandosi
al
piacere
nostalgico
di
raccontare
tante
cose
passate
.
Ricordava
tutto
;
Fonni
,
la
casa
e
i
racconti
della
vedova
,
il
buon
Zuanne
dalle
grandi
orecchie
,
i
carabinieri
,
i
frati
,
il
cortile
del
convento
,
le
castagne
,
le
capre
,
le
montagne
,
la
fabbrica
dei
ceri
.
Ma
parlava
pochissimo
di
sua
madre
,
mentre
il
mugnaio
lo
tirava
sempre
su
quell
'
argomento
.
«
Ebbene
,
ti
bastonava
tua
madre
?
»
«
Mai
,
mai
!
»
,
protestava
Anania
.
«
Io
so
invece
che
ti
bastonava
.
»
«
Possiate
vedermi
senza
occhi
,
se
è
vero
!
»
,
spergiurava
il
ragazzetto
.
«
E
dimmi
...
che
cosa
faceva
essa
?
»
«
Lavorava
sempre
...
»
«
È
vero
che
un
carabiniere
la
voleva
in
isposa
?
»
«
Non
è
vero
!
Essi
i
carabinieri
,
mi
dicevano
:
"
Di
'
a
tua
madre
che
venga
;
abbiamo
da
parlarle
...
".»
«
Ed
essa
?
»
,
chiedeva
un
po
'
ansioso
il
mugnaio
.
«
Ah
,
essa
si
arrabbiava
come
un
cane
!
»
«
Ah
!
»
Il
mugnaio
sospirava
:
provava
un
senso
di
sollievo
nel
sentire
che
ella
non
andava
dai
carabinieri
.
Ebbene
,
sì
;
egli
le
voleva
ancora
bene
,
egli
ricordava
con
tenerezza
gli
occhi
chiari
e
ardenti
di
lei
,
ricordava
i
fratellini
,
il
povero
e
sofferente
cantoniere
;
ma
che
poteva
farci
?
Se
fosse
stato
libero
l
'
avrebbe
certamente
sposata
;
invece
aveva
dovuto
abbandonarla
:
adesso
tornava
inutile
pensarci
.
«
Va
»
,
diceva
ad
Anania
,
finito
il
pasto
frugale
;
«
là
dove
c
'
è
quel
fico
,
vedi
,
c
'
era
una
casa
antichissima
.
Va
e
fruga
per
terra
,
chissà
che
tu
trovi
qualche
cosa
.
»
Il
fanciullo
partiva
di
corsa
,
mentre
il
padre
pensava
:
«
Le
anime
innocenti
trovano
più
facilmente
i
tesori
.
Se
trovassimo
qualche
cosa
!
Passerei
un
tanto
ad
Olì
,
e
,
morta
mia
moglie
,
la
sposerei
.
Dopo
tutto
sono
stato
io
il
primo
ad
ingannarla
»
.
Ma
Anania
non
trovava
niente
.
Verso
sera
padre
e
figlio
tornavano
lentamente
in
paese
,
attraversando
lo
stradale
chiaro
nei
cui
sfondi
ardeva
il
crepuscolo
d
'
oro
.
Zia
Tatàna
li
aspettava
con
la
cena
pronta
ed
il
fuoco
cigolante
nel
focolare
pulito
.
Ella
soffiava
il
naso
al
piccolo
Anania
,
gli
puliva
gli
occhi
,
narrava
al
marito
gli
avvenimenti
della
giornata
.
Nanna
l
'
ubriacona
era
caduta
sul
fuoco
,
Efes
Cau
aveva
un
paio
di
scarpe
nuove
,
zio
Pera
aveva
bastonato
un
bambino
;
il
signor
Carboni
era
stato
al
molino
per
vedere
il
cavallo
.
«
Dice
che
è
orribilmente
dimagrato
.
»
«
Diavolo
,
ha
lavorato
tanto
:
cosa
vuole
il
padrone
?
Anche
le
bestie
son
di
carne
e
d
'ossa.»
Dopo
cena
il
mugnaio
andava
alla
bettola
,
perfettamente
dimentico
di
Olì
e
delle
sue
avventure
;
e
zia
Tatàna
filava
e
raccontava
una
fiaba
al
suo
figlio
d
'
adozione
,
qualche
volta
assisteva
anche
Bustianeddu
.
«
"
Dicono
che
una
volta
c
'
era
un
re
con
sette
occhi
d
'
oro
in
fronte
che
sembravano
sette
stelle
.
"
»
Oppure
la
fiaba
dell
'
Orco
e
di
Mariedda
.
Mariedda
era
fuggita
dalla
casa
dell
'
Orco
:
«"...Ella
fuggiva
,
fuggiva
,
gittando
dei
chiodi
che
si
moltiplicavano
,
si
moltiplicavano
,
coprivano
tutta
la
pianura
.
Zio
Orco
la
inseguiva
,
la
inseguiva
,
ma
non
riusciva
a
prenderla
perché
i
chiodi
gli
foravano
i
piedi
...
"
»
Dio
,
Dio
,
che
brivido
di
piacere
destava
nei
bimbi
la
fuga
di
Mariedda
!
Che
differenza
fra
la
cucina
,
la
figura
e
i
racconti
della
vedova
di
Fonni
,
e
la
cucina
pulita
e
calda
e
la
figura
soave
e
le
storielle
meravigliose
di
zia
Tatàna
!
Eppure
qualche
volta
Anania
si
annoiava
,
o
almeno
non
provava
l
'
emozione
fremente
che
i
racconti
della
vedova
gli
avevano
un
tempo
destato
;
forse
perché
al
posto
del
buon
Zuanne
,
del
fratellino
amato
,
c
'
era
Bustianeddu
cattivo
e
maligno
,
che
gli
dava
dei
pizzicotti
e
lo
chiamava
spia
e
bastardo
anche
davanti
alla
gente
e
nonostante
gli
ammonimenti
di
zia
Tatàna
.
Una
sera
lo
chiamò
bastardo
davanti
a
Margherita
Carboni
,
che
assieme
con
la
serva
era
venuta
per
una
commissione
in
casa
del
mugnaio
.
Zia
Tatàna
gli
si
gettò
sopra
e
gli
turò
la
bocca
,
ma
troppo
tardi
.
Ella
aveva
udito
,
ed
Anania
provò
un
dolore
indicibile
,
non
raddolcito
neppure
dal
pezzo
di
pane
intinto
nel
miele
che
zia
Tatàna
diede
a
lui
ed
a
Margherita
.
A
Bustianeddu
niente
.
Ma
che
cosa
era
un
pezzo
di
pane
intinto
nel
miele
dopo
la
profonda
amarezza
di
sentirsi
chiamato
bastardo
davanti
a
Margherita
Carboni
?
Ella
era
vestita
di
verde
,
con
calze
violette
ed
aveva
intorno
al
capo
una
sciarpa
di
lana
rossa
che
coloriva
ancor
più
le
sue
guancie
paffute
e
faceva
risaltare
l
'
azzurro
degli
occhi
lucenti
.
Quella
notte
Anania
la
sognò
così
,
bella
e
colorita
come
l
'
arcobaleno
,
ed
anche
nel
sogno
provava
il
dolore
d
'
essere
stato
chiamato
bastardo
davanti
a
lei
.
Nella
Settimana
Santa
,
però
,
-
quell
'
anno
la
Pasqua
ricorreva
agli
ultimi
d
'
aprile
,
-
il
mugnaio
compié
il
precetto
pasquale
ed
il
confessore
gli
impose
di
riconoscere
legalmente
il
figliuolo
.
Nello
stesso
tempo
Anania
,
che
compiva
gli
otto
anni
,
venne
cresimato
:
padrino
il
signor
Carboni
.
Fu
un
grande
avvenimento
per
il
ragazzo
e
per
la
città
tutta
che
s
'
era
data
convegno
nella
cattedrale
,
ove
Monsignor
Demartis
,
il
bel
vescovo
imponente
,
impartiva
la
cresima
a
centinaia
di
fanciulletti
.
Per
le
porte
spalancate
,
che
ad
Anania
parevano
grandissime
,
la
primavera
con
la
sua
viva
luce
e
il
suo
tepore
fragrante
penetrava
nella
chiesa
gremita
di
donne
dai
costumi
di
porpora
,
di
signore
,
di
bimbi
lieti
.
Il
signor
Carboni
,
grosso
,
rosso
in
viso
,
con
gli
occhi
azzurri
e
i
capelli
rossicci
,
col
gilè
di
terziopelo
attraversato
da
una
enorme
catena
d
'
oro
,
veniva
salutato
,
riverito
,
ricercato
dai
personaggi
più
cospicui
,
dai
paesani
e
dalle
paesane
,
dalle
signore
e
dai
bimbi
che
gremivano
la
chiesa
,
Anania
si
sentiva
altero
e
felice
di
tanto
padrino
;
è
vero
che
il
signor
Carboni
doveva
cresimare
altri
diciassette
bambini
;
ma
ciò
non
toglieva
importanza
al
singolo
onore
di
tutti
i
diciotto
figliocci
.
Dopo
la
cerimonia
questi
diciotto
figliocci
,
coi
rispettivi
parenti
,
accompagnarono
a
casa
il
padrino
,
ed
Anania
poté
ammirare
la
sala
di
Margherita
,
di
cui
aveva
sentito
dir
mirabilia
,
-
una
vasta
stanza
tappezzata
di
carta
rossa
,
con
seggioloni
del
secolo
scorso
e
cassettoni
ornati
di
fiori
artificiali
sotto
lampade
di
cristallo
,
nonché
di
alzatine
con
frutta
di
marmo
e
piattini
con
fette
di
salame
e
di
cacio
pure
di
marmo
.
Furon
serviti
liquori
,
caffè
,
biscotti
e
amaretti
;
e
la
bella
signora
Carboni
,
che
aveva
due
profonde
fossette
sulle
guancie
e
i
capelli
neri
tirati
tirati
sulle
tempie
,
graziosamente
adorna
d
'
un
vestito
da
camera
,
d
'
indiana
a
quadretti
azzurri
e
rossi
,
con
volante
e
merletto
in
fondo
,
fu
amabile
con
tutti
e
baciò
i
bimbi
consegnando
a
ciascuno
di
loro
un
involtino
.
Lungamente
Anania
ricordò
questi
particolari
.
Ricordò
che
invano
aveva
ardentemente
desiderato
che
Margherita
entrasse
nella
sala
e
notasse
il
suo
costumino
nuovo
,
di
fustagno
gialliccio
,
duro
come
la
pelle
del
diavolo
,
e
ricordò
che
la
signora
Cicita
Carboni
,
baciandolo
e
battendogli
lievemente
la
mano
inanellata
sulla
testina
orribilmente
rasa
,
aveva
detto
al
mugnaio
:
«
Ah
,
compare
,
perché
l
'
avete
conciato
così
?
Sembra
calvo
...
»
.
«
Lasciate
,
comare
»
,
aveva
risposto
Anania
grande
,
secondando
il
benevolo
scherzo
della
signora
,
«
la
testa
di
questo
buon
pulcino
sembrava
un
bosco
...
»
«
Ebbene
»
,
riprese
la
signora
,
«
avete
dunque
fatto
il
vostro
dovere
?
»
«
Fatto
!
Fatto
!
»
«
Me
ne
rallegro
.
Credete
pure
,
solo
i
figli
legittimi
sono
il
sostegno
dei
padri
nella
vecchiaia
.
»
Poi
s
'
avvicinò
il
signor
Carboni
.
«
Che
occhi
indiavolati
ha
questo
montanaro
!
»
,
disse
,
guardando
il
bimbo
negli
occhi
.
«
Ebbene
,
perché
li
abbassi
?
Ridi
?
Ah
,
diavoletto
...
»
Anania
rideva
di
gioia
nel
vedersi
osservato
dal
padrino
,
e
guardato
con
affetto
dalla
signora
Carboni
.
«
Che
cosa
diventerai
,
diavoletto
?
»
Egli
abbassava
e
sollevava
gli
occhi
lucenti
(
che
le
cure
di
zia
Tatàna
avevano
guarito
perfettamente
)
,
e
cercava
di
nascondersi
dietro
del
padre
.
«
Dunque
,
rispondi
al
padrino
!
»
,
esclamò
il
mugnaio
scuotendolo
.
«
Che
cosa
ti
farai
,
diavoletto
?
»
«
Mugnaio
?
»
,
chiese
la
signora
.
Egli
accennò
di
no
,
di
no
.
«
Ah
,
non
ti
piace
?
Contadino
?
»
No
,
e
sempre
no
.
«
Ebbene
,
vuoi
studiare
?
»
,
chiese
astutamente
il
mugnaio
.
«Sì.»
«
Ah
,
bravo
!
»
,
disse
il
signor
Carboni
,
«
tu
vuoi
studiare
?
ti
farai
prete
?
»
«
Ancora
no
.
»
«
Avvocato
?
»
,
chiese
il
mugnaio
.
«Sì.»
«
Diavolo
!
Diavolo
!
Lo
dicevo
io
che
ha
gli
occhi
vivi
!
Vuol
farsi
avvocato
il
piccolo
topo
!
»
«
Ah
,
caro
mio
,
siamo
poveri
»
,
osservò
sospirando
il
mugnaio
.
«
Se
il
bimbo
ha
voglia
di
studiare
la
provvidenza
non
mancherà
»
,
disse
il
padrone
.
«
Non
mancherà
!
»
,
ripeté
come
eco
la
padrona
,
queste
parole
decisero
il
destino
di
Anania
:
ed
egli
non
le
dimenticò
mai
più
.
Il
frantoio
venne
definitivamente
chiuso
,
-
per
quell
'
anno
,
-
ed
il
mugnaio
si
trasformò
del
tutto
in
contadino
.
Una
primavera
ardente
ingialliva
già
le
campagne
;
le
vespe
e
le
api
ronzavano
intorno
alla
casetta
di
zia
Tatàna
;
il
grande
sambuco
del
cortiletto
coprivasi
di
un
meraviglioso
merletto
di
fiori
giallognoli
.
Nel
cortile
d
'
Anania
conveniva
quasi
sempre
tutti
i
giorni
la
compagnia
che
già
usava
riunirsi
nel
molino
:
zio
Pera
col
randello
,
Efes
e
Nanna
costantemente
ubriachi
,
il
bel
calzolaio
Carchide
,
Bustianeddu
ed
il
padre
,
nonché
altre
persone
del
vicinato
.
Inoltre
Maestro
Pane
aveva
messo
su
bottega
in
un
bugigattolo
in
faccia
al
cortiletto
;
tutto
il
santo
giorno
era
un
viavai
di
gente
che
rideva
,
gridava
,
s
'
insultava
,
diceva
male
parole
.
Il
piccolo
Anania
passava
le
sue
giornate
fra
questa
gente
meschina
e
violenta
,
dalla
quale
apprendeva
atti
e
parole
sconcie
,
abituandosi
allo
spettacolo
dell
'
ubriachezza
e
della
miseria
incosciente
.
A
fianco
della
bottega
di
Maestro
Pane
,
in
un
altro
bugigattolo
nero
di
fuliggine
e
di
ragnatele
,
marciva
una
misera
ragazzetta
inferma
,
del
cui
padre
,
partito
per
lavorare
in
una
miniera
africana
,
non
s
'
era
saputo
più
nulla
:
l
'
infelice
creatura
,
soprannominata
Rebecca
,
viveva
sola
,
abbandonata
,
piagata
,
su
una
stuoia
lurida
,
fra
nugoli
d
'
insetti
e
di
mosche
.
Più
in
là
abitava
una
vedova
con
cinque
bambini
che
mendicavano
;
lo
stesso
Maestro
Pane
chiedeva
spesso
l
'
elemosina
.
Con
tutto
ciò
la
gente
era
allegra
:
i
cinque
bimbi
mendicanti
ridevano
sempre
,
Maestro
Pane
parlava
con
se
stesso
ad
alta
voce
,
raccontandosi
storielle
amene
e
ricordandosi
fatti
allegri
della
sua
gioventù
.
Solo
nei
meriggi
luminosissimi
,
quando
il
vicinato
taceva
e
le
vespe
ronzavano
tra
i
fiori
del
sambuco
,
conciliando
il
sonno
al
piccolo
Anania
coricato
supino
sul
limitare
della
porta
,
vibrava
nel
silenzio
caldo
il
lamento
acuto
di
Rebecca
,
che
saliva
,
si
spandeva
,
si
spezzava
,
ricominciava
,
slanciavasi
in
alto
,
sprofondavasi
sotterra
,
e
per
così
dire
pareva
trafiggesse
il
silenzio
con
un
getto
di
freccie
sibilanti
.
In
quel
lamento
era
tutto
il
dolore
,
il
male
,
la
miseria
,
l
'
abbandono
,
lo
spasimo
non
ascoltato
del
luogo
e
delle
persone
;
era
la
voce
stessa
delle
cose
,
il
lamento
delle
pietre
che
cadevano
ad
una
ad
una
dai
muri
neri
delle
casette
preistoriche
,
dei
tetti
che
si
sfasciavano
,
delle
scalette
esterne
e
dei
poggiuoli
di
legno
tarlato
che
minacciavano
rovina
,
delle
euforbie
che
crescevano
nelle
straducole
rocciose
,
delle
gramigne
che
coprivano
i
muri
,
della
gente
che
non
mangiava
,
delle
donne
che
non
avevano
vesti
,
degli
uomini
che
si
ubriacavano
per
stordirsi
e
che
bastonavano
le
donne
ed
i
fanciulli
e
le
bestie
perché
non
potevano
percuotere
il
destino
,
delle
malattie
non
curate
,
della
miseria
accettata
incoscientemente
come
la
vita
stessa
.
Ma
chi
ci
badava
?
Lo
stesso
piccolo
Anania
,
coricato
supino
sul
limitare
della
porta
,
scacciava
le
mosche
e
le
vespe
agitando
un
fiore
di
sambuco
,
e
pensava
istintivamente
:
«
Uh
!
Perché
grida
sempre
quella
lì
?
Cosa
la
fa
gridare
?
Non
ci
devono
essere
gli
ammalati
nel
mondo
?
»
.
Egli
s
'
era
fatto
tondo
tondo
,
ingrassato
dai
cibi
abbondanti
,
dal
dolce
far
niente
,
e
sopratutto
dal
sonno
.
Dormiva
sempre
.
Ed
anche
nei
meriggi
silenziosi
,
nonostante
il
grido
continuo
di
Rebecca
,
egli
finiva
con
l
'
addormentarsi
,
col
fior
di
sambuco
nella
manina
rossa
,
e
il
naso
coperto
di
mosche
.
E
sognava
di
trovarsi
ancora
lassù
,
nella
casa
della
vedova
,
nella
cucina
vigilata
dal
gabbano
nero
che
pareva
un
fantasma
appiccato
:
ma
sua
madre
non
c
'
era
più
,
era
fuggita
,
lontano
,
in
una
terra
ignota
.
Ed
un
frate
veniva
dal
convento
,
ed
insegnava
a
leggere
e
scrivere
al
piccolo
abbandonato
,
che
voleva
studiare
per
mettersi
in
viaggio
alla
ricerca
di
sua
madre
.
Il
frate
parlava
,
ma
Anania
non
riusciva
a
sentirlo
,
perché
dal
gabbano
usciva
un
lamento
acuto
e
straziante
che
assordava
.
Dio
mio
,
che
paura
!
Era
la
voce
dello
spirito
del
bandito
morto
.
Ed
oltre
alla
paura
,
Anania
provava
un
gran
fastidio
al
naso
ed
agli
occhi
.
Erano
le
mosche
.
V
.
Finalmente
il
suo
sogno
s
'
avverò
.
Una
mattina
di
ottobre
egli
s
'
alzò
più
presto
del
solito
,
e
zia
Tatàna
lo
lavò
,
lo
pettinò
,
gli
fece
indossare
il
vestitino
nuovo
,
quello
di
fustagno
duro
come
la
pelle
del
diavolo
.
Anania
grande
,
che
divorava
già
la
sua
colazione
,
-
un
arrosto
di
viscere
di
pecora
,
-
quando
vide
il
fanciullo
pronto
per
recarsi
alla
scuola
rise
di
gioia
,
e
gli
disse
,
minacciandolo
con
un
dito
:
«
Ohi
,
ohi
,
se
non
fai
da
bravo
!
Ti
mando
da
Maestro
Pane
a
far
le
casse
da
morto
...
»
.
Bustianeddu
venne
a
prendere
Anania
e
lo
accompagnò
con
una
certa
aria
di
sprezzante
protezione
.
La
mattina
era
splendida
;
nell
'
aria
limpida
passava
un
dolce
odore
di
mosto
,
di
caffè
,
di
vinaccia
in
fermentazione
;
le
galline
ed
i
galli
cantavano
per
le
strade
;
i
contadini
si
recavano
in
campagna
coi
lunghi
carri
coperti
di
pampini
,
preceduti
dai
cani
allegri
e
frementi
.
Anania
si
sentiva
felice
,
benché
il
compagno
parlasse
male
della
scuola
e
dei
maestri
.
«
Il
tuo
maestro
,
Ananì
,
pare
un
gallo
,
col
berretto
rosso
e
la
voce
rauca
.
Io
l
'
ho
dovuto
sopportare
per
un
anno
,
che
il
diavolo
gli
roda
il
calcagno
.
»
Le
scuole
erano
all
'
altra
estremità
di
Nuoro
,
in
un
convento
circondato
da
orti
melanconici
;
la
classe
di
Anania
,
al
pianterreno
,
guardava
sulla
strada
solitaria
;
molta
polvere
copriva
le
pareti
,
la
cattedra
del
maestro
sembrava
rosicchiata
dai
topi
;
macchie
d
'
inchiostro
,
incisioni
e
graffiti
,
nomi
che
parevano
geroglifici
,
decoravano
i
banchi
.
Anania
provò
una
vera
delusione
nel
veder
comparire
,
invece
del
maestro
descrittogli
da
Bustianeddu
,
una
maestra
vestita
in
costume
,
piccola
e
pallida
,
con
due
baffetti
neri
sul
labbro
superiore
come
li
aveva
anche
zia
Tatàna
.
Quaranta
bambini
animavano
la
classe
.
Anania
era
il
più
grande
di
tutti
,
e
forse
per
ciò
la
piccola
maestra
,
che
aveva
anche
due
terribili
occhi
neri
,
si
rivolgeva
a
lui
di
preferenza
,
chiamandolo
col
solo
cognome
e
parlandogli
un
po
'
in
dialetto
sardo
,
un
po
'
in
lingua
italiana
.
Quest
'
attenzione
ostinata
non
gli
piaceva
,
ma
gli
giovò
:
dopo
tre
sole
ore
di
scuola
egli
sapeva
già
leggere
e
scrivere
due
vocali
;
è
vero
che
una
era
la
vocale
o
,
ma
ciò
non
toglieva
importanza
al
suo
merito
.
Verso
le
undici
,
però
,
egli
era
già
stufo
della
scuola
e
della
maestra
,
nonché
del
vestito
nuovo
che
lo
impacciava
assai
:
sbadigliava
e
pensava
al
cortiletto
,
al
sambuco
,
al
cestino
dei
fichi
d
'
India
ove
ogni
tanto
egli
usava
cacciar
le
manine
agguerrite
contro
le
spine
.
Non
veniva
mai
l
'
ora
d
'
andar
via
,
dunque
?
Molti
compagni
piangevano
,
e
la
maestra
si
sfiatava
invano
,
predicando
l
'
amor
della
scuola
e
la
tranquillità
.
Finalmente
l
'
uscio
s
'
aprì
:
comparve
e
disparve
come
un
lampo
la
figura
sbarbata
del
bidello
,
-
anche
lui
vestito
in
costume
,
-
risuonò
la
sua
voce
:
«
È
ora
!
»
I
bambini
si
precipitarono
verso
la
porta
spingendosi
,
gridando
,
ed
Anania
rimase
ultimo
accanto
alla
maestra
che
lo
accarezzò
sulla
testa
con
la
piccola
mano
scarna
.
«
Bravo
»
,
gli
disse
:
«
sei
il
figlio
di
Anania
Atonzu
?
»
.
«Sissignora.»
«
Bravo
.
Tanti
saluti
a
tua
madre
.
»
Egli
naturalmente
capì
che
questi
saluti
erano
per
zia
Tatàna
:
e
subito
la
maestra
,
che
lo
lasciò
per
mischiarsi
alla
folla
dei
bambini
schiamazzanti
,
gli
diventò
cara
.
«
Ma
che
modo
è
questo
?
»
,
ella
gridava
agli
scolaretti
afferrandoli
e
fermandoli
.
«
A
due
a
due
!
In
riga
!
»
A
due
a
due
,
in
riga
,
essi
percorsero
un
buon
tratto
di
strada
:
dopo
furono
lasciati
liberi
,
e
si
dispersero
per
lo
spiazzo
come
uccellini
scappati
dalla
rete
,
correndo
e
girando
.
Anche
dalle
altre
classi
uscivano
in
ordine
gli
alunni
via
via
più
adulti
e
più
seri
.
Bustianeddu
piombò
sopra
Anania
,
battendogli
i
quaderni
sul
capo
,
e
lo
trasse
con
sé
.
«
Ti
piace
,
dunque
?
»
«
Sì
»
,
rispose
Anania
,
«
ma
ho
fame
.
Non
finiva
mai
.
»
«
Oh
,
che
credevi
fosse
un
minuto
?
Aspetta
,
e
vedrai
!
Ti
calerà
il
moccio
e
la
bava
,
ti
verrà
la
fame
e
la
sete
.
Oh
,
oh
,
guarda
Margherita
Carboni
.
»
La
bimba
,
con
le
calze
violette
,
la
sciarpa
rossa
,
i
polsini
di
lana
verde
,
s
'
avanzava
fra
un
nugolo
di
scolarette
,
-
uscite
dalla
scuola
dopo
i
maschi
,
-
e
passò
davanti
ai
due
amici
senza
degnarsi
di
guardarli
.
Dopo
il
gruppo
che
la
circondava
venivano
altri
gruppi
di
ragazzette
,
povere
e
ricche
,
paesane
e
borghesi
,
alcune
già
alte
e
civettuole
.
I
ragazzi
di
quarta
e
di
quinta
si
fermavano
a
guardarle
e
ridevano
fra
loro
.
«
Fanno
all
'
amore
»
,
disse
Bustianeddu
.
«
Se
i
maestri
li
vedono
!...»
Anania
non
rispose
,
convinto
che
gli
scolari
e
le
scolare
di
quarta
e
quinta
fossero
abbastanza
grandi
per
far
all
'
amore
.
«
Si
scambiano
anche
delle
lettere
!
»
riprese
Bustianeddu
,
con
grande
importanza
.
«
Anche
noi
,
quando
saremo
in
quarta
,
faremo
all
'
amore
!
»
disse
Anania
con
semplicità
.
«
Che
cosa
fai
tu
,
mammalucco
!
Impara
prima
a
pulirti
il
naso
.
»
E
si
presero
per
mano
e
si
misero
a
correre
.
Dopo
quel
giorno
altri
ed
altri
ne
passarono
;
tornò
l
'
inverno
,
venne
riaperto
il
molino
,
ricominciarono
le
scene
dell
'
anno
avanti
.
Anania
era
il
primo
della
classe
e
fin
d
'
allora
tutti
dissero
che
egli
sarebbe
diventato
medico
o
avvocato
o
magari
giudice
.
Tutti
sapevano
che
il
signor
Carboni
aveva
promesso
di
assisterlo
negli
studi
;
ed
anche
lui
lo
sapeva
,
ma
ancora
non
riusciva
a
farsi
una
giusta
idea
del
valore
di
questa
promessa
.
Solo
più
tardi
cominciò
in
lui
la
gratitudine
;
per
allora
provava
una
soggezione
invincibile
e
nello
stesso
tempo
una
vera
felicità
quando
vedeva
la
florida
ed
affabile
persona
del
padrino
.
Spesso
veniva
invitato
a
pranzo
dal
signor
Carboni
,
ma
,
strano
invito
,
egli
doveva
mangiare
in
cucina
,
con
le
serve
ed
i
gatti
;
del
che
non
si
lamentava
perché
gli
pareva
che
a
tavola
,
coi
signori
,
non
avrebbe
potuto
aprir
bocca
per
la
soggezione
e
per
la
gioia
.
Dopo
il
pranzo
Margherita
usciva
in
cucina
e
s
'
intratteneva
con
lui
,
per
lo
più
chiedendogli
informazioni
sulle
persone
che
frequentavano
il
molino
;
poi
lo
conduceva
di
qua
e
di
là
,
nel
cortile
,
nei
granai
,
in
cantina
,
compiacendosi
quando
egli
esclamava
col
fare
di
Bustianeddu
:
«
eh
,
diavolo
,
quanta
roba
avete
!
»
,
ma
non
si
abbassava
mai
a
giocare
con
lui
.
Gli
anni
passarono
.
Dopo
la
maestrina
dai
baffi
venne
la
volta
del
maestro
che
pareva
un
gallo
;
poi
d
'
un
vecchio
maestro
tabaccone
che
additando
l
'
isola
di
Spitzberg
diceva
piangendo
:
«
qui
fu
imprigionato
Silvio
Pellico
»
;
poi
di
un
piccolo
maestro
dalla
testa
rotonda
,
pallido
,
molto
allegro
,
che
si
suicidò
.
Tutti
gli
scolari
rimasero
morbosamente
impressionati
dal
fatto
doloroso
;
per
molto
tempo
non
pensarono
e
non
parlarono
d
'
altro
,
ed
Anania
,
che
non
sapeva
persuadersi
come
il
maestro
si
fosse
potuto
uccidere
mentre
era
un
uomo
allegro
,
dichiarò
in
piena
scuola
che
era
pronto
a
suicidarsi
alla
prima
occasione
.
Fortunatamente
l
'
occasione
mancava
;
egli
in
quel
tempo
non
aveva
dispiaceri
;
era
sano
;
amato
dai
suoi
,
sempre
primo
nella
scuola
.
Intorno
a
lui
la
vita
si
svolgeva
sempre
eguale
,
con
le
stesse
figure
ed
i
meschini
avvenimenti
,
-
un
giorno
simile
all
'
altro
,
un
anno
simile
all
'
altro
,
-
come
la
stoffa
a
disegni
eguali
che
il
mercante
svolge
dall
'
interminabile
pezza
.
D
'
inverno
convenivano
nel
frantoio
sempre
le
stesse
persone
,
gli
stessi
tipi
,
e
si
rinnovavano
le
stesse
scene
.
In
primavera
il
sambuco
fioriva
nel
cortiletto
,
le
mosche
e
le
api
ronzavano
nell
'
aria
luminosa
;
nelle
strade
e
nelle
case
si
delineavano
sempre
le
stesse
figure
;
zio
Barchitta
il
pazzo
,
con
gli
occhi
azzurri
fissi
e
la
barba
ed
i
capelli
lunghi
,
simile
ad
un
vecchio
Gesù
mendicante
,
continuava
nelle
sue
innocue
stravaganze
,
-
Maestro
Pane
segava
le
assi
,
e
parlava
fra
sé
a
voce
alta
.
-
Efes
passava
barcollando
,
-
Nanna
lo
seguiva
,
-
i
bambini
laceri
giocavano
coi
cani
,
i
gatti
,
le
galline
,
i
porcetti
,
-
le
donnicciole
si
bisticciavano
,
-
i
giovanotti
cantavano
cori
melanconici
nelle
notti
serene
illuminate
dalla
luna
,
il
lamento
di
Rebecca
vibrava
nell
'
aria
simile
al
canto
del
cuculo
nella
tristezza
d
'
un
paesaggio
desolato
.
Come
appare
il
sole
in
uno
squarcio
improvviso
di
cielo
velato
,
qualche
volta
appariva
nel
misero
vicinato
ove
Anania
viveva
,
la
florida
figura
del
signor
Carboni
.
Le
donne
uscivano
sulla
porta
per
salutarlo
e
sorridergli
;
gli
uomini
disoccupati
,
sdraiati
indolentemente
al
sole
,
balzavano
in
piedi
arrossendo
;
i
bambini
gli
correvano
dietro
,
baciandogli
le
mani
ch
'
egli
teneva
bonariamente
intrecciate
dietro
la
schiena
.
Durante
un
rigido
inverno
di
carestia
egli
provvide
di
polenta
e
d
'
olio
tutto
il
vicinato
.
Tutti
ricorrevano
a
lui
per
piccoli
prestiti
che
non
venivano
mai
restituiti
:
qua
e
là
,
per
tutte
le
stradette
dove
il
vento
portava
foglie
,
paglia
e
immondezze
,
egli
incontrava
bambini
e
ragazzi
che
lo
chiamavano
«
padrino
»
e
donne
ed
uomini
che
lo
chiamavano
«
compare
»
;
ormai
non
ricordava
più
il
numero
dei
suoi
figliocci
,
e
zio
Pera
affermava
malignamente
che
non
poche
persone
si
fingevano
compari
e
comari
del
padrone
per
carpirgli
danari
.
«
Eppoi
molti
sperano
che
egli
aiuti
negli
studi
i
loro
figliuoli
!
»
,
disse
un
giorno
il
vecchio
ortolano
,
seduto
davanti
al
forno
del
frantoio
,
col
randello
sulle
ginocchia
.
«
Eh
,
qualcuno
ne
aiuterà
bene
!
»
,
osservò
il
mugnaio
,
con
evidente
compiacenza
,
guardando
Anania
che
stava
affacciato
alla
finestra
.
«
Non
più
d
'
uno
!
Il
padrone
è
un
po
'
vano
,
ma
non
si
rovina
,
poi
!
»
«
Che
dite
voi
,
vecchia
cavalletta
!
»
,
esclamò
il
mugnaio
,
adirandosi
.
«
Come
il
diavolo
,
voi
,
più
invecchiate
,
più
diventate
maligno
.
»
«
Andiamo
!
»
,
riprese
il
vecchio
raschiando
e
tossendo
.
«
E
le
cose
forse
non
si
sanno
?
Ebbene
,
solo
i
cani
riescono
a
nascondere
le
loro
immondezze
.
Perché
il
padrone
non
fa
studiare
i
suoi
bastardi
?
»
Anania
,
che
guardava
alla
finestra
,
sotto
la
quale
odorava
un
mucchio
di
sanse
fumanti
,
sentì
un
fremito
di
dolore
,
come
se
qualcuno
l
'
avesse
percosso
.
Il
mugnaio
raschiò
e
tossì
a
sua
volta
,
e
avrebbe
voluto
che
Anania
non
udisse
le
parole
sacrileghe
dell
'
ortolano
,
ma
anche
lui
non
poté
contenersi
,
e
cominciò
ad
inveire
contro
zio
Pera
.
«
Schifoso
,
maligno
,
topo
morto
,
che
modo
di
parlare
è
il
vostro
?
»
«
E
che
le
cose
non
si
sanno
?
»
,
ripeté
il
vecchio
,
prendendo
il
randello
in
mano
,
come
per
difendersi
da
un
possibile
attacco
.
«
Il
bambino
che
lavora
nella
bottega
di
Franziscu
Carchide
è
forse
figlio
di
Gesù
Cristo
'
?
Ebbene
,
perché
il
padrone
non
fa
studiare
quel
bambino
,
che
è
suo
?
»
«
È
il
figlio
d
'
un
prete
»
,
disse
il
mugnaio
,
abbassando
la
voce
.
«
Non
è
vero
.
È
del
padrone
.
Osservalo
;
è
tal
e
quale
a
Margarita
.
»
«
Ecco
»
,
rispose
il
mugnaio
completamente
disarmato
,
«
quel
bambino
è
cattivo
come
il
diavolo
:
non
si
può
far
studiare
.
Si
può
combattere
contro
le
pietre
?
»
«
Ah
,
bene
!
»
,
mormorò
zio
Pera
,
ripreso
da
un
attacco
di
tosse
.
Anania
stette
ancora
alla
finestra
,
sputando
sul
mucchio
di
sanse
,
oppresso
da
una
misteriosa
tristezza
.
Egli
conosceva
il
ragazzetto
che
lavorava
presso
il
Carchide
,
e
sapeva
che
era
discolo
,
ma
non
più
di
Bustianeddu
e
d
'
altri
ragazzi
che
frequentavano
la
scuola
.
Perché
il
signor
Carboni
non
lo
prendeva
in
casa
sua
,
se
era
suo
figlio
,
come
lui
era
stato
preso
dal
mugnaio
?
Poi
pensò
:
«
Ha
madre
,
quel
ragazzetto
?
»
.
Ah
,
la
madre
,
la
madre
!
A
misura
che
egli
cresceva
,
che
la
sua
mente
aprivasi
e
le
sue
idee
e
le
sue
percezioni
prendevano
forma
,
il
pensiero
della
madre
delineavasi
sempre
più
chiaro
nel
crepuscolo
della
sua
coscienza
nascente
.
In
quel
tempo
egli
frequentava
la
quarta
elementare
,
tra
fanciulli
di
ogni
condizione
e
di
ogni
carattere
,
e
cominciava
ad
aver
sentore
della
scienza
del
bene
e
del
male
.
Si
vergognava
già
coscientemente
se
qualcuno
alludeva
a
sua
madre
,
e
ricordava
di
essersene
sempre
vergognato
per
istinto
;
e
nello
stesso
tempo
provava
un
desiderio
struggente
di
sapere
ove
ella
era
,
di
rivederla
,
di
rimproverarle
la
sua
fuga
.
Già
la
terra
ignota
,
lontana
e
misteriosa
,
ove
ella
s
'
era
rifugiata
,
prendeva
ai
suoi
occhi
linee
e
parvenze
decise
,
come
la
terra
che
tra
i
vapori
dell
'
alba
s
'
avvicina
al
naviglio
viaggiante
.
Egli
studiava
con
piacere
la
geografia
,
e
sapeva
già
perfettamente
l
'
itinerario
da
percorrere
per
arrivare
dall
'
isola
a
quel
continente
dove
si
nascondeva
sua
madre
.
E
come
un
tempo
,
nel
villaggio
dell
'
alta
montagna
,
sognava
la
città
dove
viveva
suo
padre
,
adesso
pensava
alle
grandi
città
di
cui
leggeva
notizie
nei
libri
di
scuola
,
ed
in
una
di
esse
,
ed
in
tutte
,
vedeva
sua
madre
.
L
'
immagine
fisica
di
lei
si
scoloriva
sempre
più
nella
sua
memoria
come
una
vecchia
fotografia
,
ma
egli
se
la
figurava
sempre
vestita
in
costume
,
scalza
,
svelta
e
triste
.
Un
fatto
accaduto
qualche
anno
appresso
sconvolse
però
le
sue
fantasticherie
.
Fu
il
ritorno
della
madre
di
Bustianeddu
.
In
quel
tempo
Anania
frequentava
il
ginnasio
ed
era
segretamente
innamorato
di
Margherita
Carboni
:
si
credeva
quindi
già
una
persona
seria
,
e
finse
di
non
interessarsi
al
fatto
che
commoveva
tutti
i
suoi
vicini
di
casa
,
mentre
invece
vi
pensava
giorno
e
notte
.
Oppresso
da
un
cumulo
d
'
impressioni
dolorose
.
Egli
non
vide
presto
la
donna
,
nascosta
in
casa
di
una
sua
parente
,
ma
giorno
per
giorno
riceveva
le
confidenze
di
Bustianeddu
,
che
era
diventato
un
giovinetto
serio
ed
astuto
.
Siccome
zio
Pera
perdeva
le
forze
,
s
'
era
associato
il
mugnaio
nella
coltivazione
delle
fave
e
dei
cardi
.
Anania
aveva
quindi
libero
ingresso
nell
'
orto
,
e
amava
studiare
seduto
sull
'
erba
del
ciglione
,
nella
corta
ombra
dei
fichi
d
'
India
,
davanti
al
selvaggio
panorama
dei
monti
e
della
vallata
.
Qui
Bustianeddu
veniva
a
trovarlo
ed
a
confidargli
i
suoi
pensieri
.
«
È
tornata
!
»
,
diceva
,
steso
a
pancia
a
terra
sull
'
erba
,
e
muovendo
le
gambe
in
aria
.
«
Era
meglio
che
non
tornasse
.
Mio
padre
voleva
ammazzarla
,
ma
poi
s
'
è
calmato
.
»
«
L
'
hai
veduta
?
»
«
Sicuro
che
l
'
ho
veduta
.
Mio
padre
non
vuole
che
io
vada
da
lei
,
ma
io
ci
vado
egualmente
.
È
grassa
,
vestita
da
signora
.
Io
non
l
'
ho
riconosciuta
,
diavolo
!
»
«
Tu
non
l
'
hai
riconosciuta
!
»
,
esclamava
Anania
,
palpitando
,
meravigliandosi
di
Bustianeddu
e
pensando
a
sua
madre
.
Ah
,
egli
l
'
avrebbe
riconosciuta
subito
!
Ma
poi
diceva
a
se
stesso
:
«
Anche
lei
sarà
vestita
da
signora
,
pettinata
alla
moda
...
Dio
,
Dio
,
come
sarà
?
»
.
«
In
tutti
i
modi
la
riconoscerei
,
oh
,
ne
sono
certo
!
»
,
pensava
poi
,
confidando
nel
suo
istinto
.
«
Perché
è
tornata
tua
madre
?
»
,
chiese
un
giorno
a
Bustianeddu
.
«
Perché
?
Oh
,
bella
,
perché
questo
è
il
suo
paese
.
Essa
cuciva
a
macchina
,
in
una
sartoria
di
Torino
;
era
stanca
ed
è
tornata
.
»
Un
grave
silenzio
seguì
a
queste
parole
:
i
due
ragazzi
sapevano
che
la
storia
della
sartoria
era
una
menzogna
,
ma
l
'
accettavano
incondizionatamente
.
Anzi
,
dopo
un
momento
,
Anania
osservò
:
«
Ed
allora
tuo
padre
dovrebbe
far
la
pace
»
.
«
No
!
»
,
disse
Bustianeddu
,
fingendo
di
dar
ragione
a
suo
padre
.
«
Ella
non
aveva
bisogno
di
lavorare
per
vivere
!
»
«
Oh
,
che
tuo
padre
non
lavora
?
È
vergogna
lavorare
?
»
«
Mio
padre
è
un
negoziante
!
»
,
corresse
l
'
altro
.
«
Che
farà
ora
tua
madre
?
E
tu
con
chi
andrai
a
stare
?
»
«
Chi
lo
sa
!
»
Di
giorno
in
giorno
,
però
,
le
notizie
diventavano
sempre
più
emozionanti
.
«
Se
tu
sapessi
quanta
gente
viene
da
mio
padre
per
pregarlo
di
far
la
pace
con
lei
!
Anche
il
deputato
,
sì
.
Poi
venne
la
nonna
,
ieri
notte
,
e
disse
a
mio
padre
:
"
Gesù
perdonò
alla
Maddalena
;
ebbene
,
figlio
mio
,
pensa
che
siamo
nati
per
morire
;
pensa
che
al
di
là
noi
rechiamo
con
noi
solo
le
buone
azioni
.
Guarda
come
è
desolata
la
tua
casa
;
i
topi
vi
fanno
continuamente
festa
".»
«
E
tuo
padre
?
»
«
"
Andate
via
"
,
disse
arrabbiandosi
,
"
andate
via
subito
;
vergognatevi
.
"
»
«
Ed
ora
»
,
disse
Bustianeddu
il
giorno
appresso
,
«
ora
s
'
è
immischiata
anche
zia
Tatàna
!
Che
sermone
ha
fatto
!
"
Ecco
"
ha
detto
a
mio
padre
,
"
figurati
di
prendere
in
casa
un
'
amica
.
Prendila
:
ella
è
pentita
,
si
emenderà
.
Se
tu
rifiuti
chissà
che
cosa
avverrà
di
lei
!
Re
Salomone
aveva
settanta
amiche
in
casa
sua
ed
era
l
'
uomo
più
savio
del
mondo
"
»
.
«
E
lui
?
»
«
Duro
come
la
pietra
;
anzi
disse
che
le
amiche
fecero
perder
la
testa
a
Salomone
.
»
Infatti
il
negoziante
non
si
piegò
mai
;
e
la
donna
andò
ad
abitare
dall
'
altra
parte
del
paese
,
verso
il
convento
ov
'
erano
le
scuole
;
rivestì
il
costume
,
ma
un
costume
un
po
'
falsato
,
arricchito
di
nastri
e
di
merletti
,
e
dal
quale
si
riconosceva
subito
la
donna
di
fama
equivoca
.
Il
marito
non
perdonò
,
ed
ella
continuò
la
sua
vita
.
Anania
la
vide
un
giorno
,
e
poi
sempre
,
mentre
si
recava
al
ginnasio
;
ella
abitava
una
casa
nerastra
,
intorno
alle
cui
finestre
biancheggiava
una
striscia
di
calce
che
terminava
in
una
croce
.
Sotto
la
porta
c
'
erano
quattro
scalini
,
e
spesso
la
donna
,
che
era
alta
e
bella
,
sebbene
non
più
giovanissima
e
molto
bruna
di
viso
,
stava
seduta
sugli
scalini
,
cucendo
o
ricamando
una
camicia
paesana
.
In
estate
rimaneva
a
testa
nuda
,
coi
capelli
nerissimi
rialzati
un
po
'
a
ciuffo
sulla
breve
fronte
,
e
teneva
un
fazzolettino
di
seta
grigia
intorno
al
lungo
collo
.
Anania
arrossiva
ogni
volta
che
la
vedeva
;
provava
una
morbosa
simpatia
per
lei
,
e
nello
stesso
tempo
gli
pareva
di
odiarla
.
Avrebbe
voluto
cambiar
strada
per
non
vederla
,
ma
una
forza
occulta
e
maligna
lo
attirava
sempre
in
quella
via
.
VI
.
Erano
le
vacanze
pasquali
.
Un
giorno
,
mentre
Anania
studiava
la
grammatica
greca
,
passeggiando
in
un
piccolo
viale
solcato
tra
il
verde
cinereo
d
'
una
distesa
di
cardi
,
udì
picchiare
al
cancello
.
Nell
'
orto
c
'
era
anche
il
mugnaio
,
che
zappava
canticchiando
una
poesia
amorosa
del
poeta
Luca
Cubeddu
;
Nanna
estirpava
male
erbe
,
aiutata
da
zio
Pera
;
ed
Efes
Cau
,
naturalmente
ubriaco
,
stava
coricato
sull
'
erba
.
Faceva
quasi
caldo
;
nuvolette
rosee
correvano
sul
cielo
latteo
,
perdendosi
dietro
i
ceruli
picchi
dei
monti
d
'
Oliena
;
dalla
vallata
salivano
,
quasi
da
una
immensa
conchiglia
colma
di
verde
,
profumi
e
suoni
sfumati
nell
'
aria
calda
.
Ogni
tanto
Nanna
si
sollevava
,
con
una
mano
sulla
schiena
,
con
l
'
altra
gettando
baci
allo
studente
.
«
Anima
mia
»
,
diceva
con
tenerezza
.
«
Dio
ti
benedica
.
Eccolo
là
che
studia
come
un
piccolo
canonico
.
Chissà
cosa
diventerà
!
Diventerà
giudice
istruttore
;
tutte
le
ragazze
della
città
lo
vorranno
raccogliere
come
un
confetto
.
Ah
,
la
mia
povera
schiena
!
»
«
Lavora
!
»
,
rispondeva
zio
Pera
.
«
Che
una
palla
ti
trapassi
il
fegato
,
lavora
,
e
lascia
tranquillo
il
ragazzo
...
»
«
Che
voi
siate
pelato
;
se
fossi
stata
una
ragazzetta
di
tredici
anni
non
mi
avreste
parlato
così
...
»
ella
insinuava
malignamente
,
curvandosi
:
poi
tornava
a
sollevarsi
e
ad
inviar
baci
ad
Anania
,
che
non
se
ne
accorgeva
affatto
.
«
Che
è
?
»
gridò
il
mugnaio
,
udendo
picchiare
al
cancello
.
Anania
ed
Efes
sollevarono
il
viso
,
l
'
uno
dal
libro
,
l
'
altro
dall
'
erba
,
quasi
con
la
stessa
espressione
d
'
attesa
angosciosa
.
Che
fosse
il
signor
Carboni
?
Sì
,
Anania
e
l
'
ubriacone
provavano
quasi
la
stessa
soggezione
vergognosa
quando
il
signor
Carboni
li
sorprendeva
nell
'
orto
:
Efes
Cau
sentiva
tutto
il
peso
della
sua
abbiezione
quando
l
'
uomo
benefico
,
con
uno
sguardo
dolce
e
triste
,
senza
rivolgergli
-
unico
fra
tanti
-
inutili
parole
di
rimprovero
,
lo
salutava
e
si
intratteneva
con
lui
;
Anania
ricordava
sua
madre
e
sentiva
vergogna
di
se
stesso
che
osava
pensare
a
Margherita
;
eppure
entrambi
,
lo
studente
e
il
vizioso
,
dopo
aver
veduto
la
figura
bonaria
dell
'
uomo
retto
,
provavano
una
gioia
timida
e
grata
.
Picchiarono
ancora
.
«
Ebbene
,
chi
è
?
»
,
gridò
il
mugnaio
,
smettendo
di
cantare
e
di
zappare
.
«
Vado
io
»
,
disse
Anania
,
mettendosi
a
correre
e
agitando
il
libro
in
aria
,
mentre
zio
Pera
diceva
:
«
Se
è
il
padrone
bisogna
che
Efes
si
alzi
e
finga
di
lavorare
:
è
una
vergogna
che
lo
si
trovi
sempre
lì
,
buttato
per
terra
come
un
cane
morto
»
.
Nanna
emise
una
specie
di
grugnito
,
raccogliendosi
fra
le
gambe
rosse
seminude
le
sottane
lacere
.
Zio
Pera
gridò
,
rivolto
all
'
ubriaco
:
«
E
dunque
,
palandrone
,
alzati
e
fingi
di
aiutarci
...
»
.
Efes
fece
atto
di
sollevarsi
,
ma
subito
Nanna
si
ribellò
:
«
Ed
io
me
ne
vado
!
Perché
deve
egli
fingere
di
lavorare
?
Perché
lo
insultate
,
zio
Pera
Sa
Gattu
,
che
voi
siate
pelato
?
Non
sapete
che
egli
era
ricco
,
e
che
anche
così
come
è
vale
sempre
più
di
voi
?
»
.
«
Tu
lo
difendi
!
Corvo
con
corvo
non
si
cavan
gli
occhi
!
»
sogghignò
il
vecchio
,
alludendo
al
vizio
della
donna
:
ma
la
contesa
fu
tosto
troncata
dal
ritorno
di
Anania
.
Lo
seguiva
un
giovinetto
in
costume
di
Fonni
,
magro
e
pallido
e
con
un
visetto
da
topo
.
«
Conoscete
costui
?
»
,
chiese
lo
studente
,
rivolgendosi
al
padre
.
«
Neppur
io
l
'
ho
riconosciuto
.
»
«
Chi
sei
?
»
,
chiese
il
mugnaio
,
pulendosi
le
mani
con
un
ciuffo
d
'
erba
.
Il
giovinetto
rise
timidamente
e
guardò
Anania
.
«
Eh
,
Zuanne
Atonzu
!
»
,
gridò
lo
studente
.
«
Guardate
come
si
è
fatto
grande
!
»
«
Salute
!
Noi
siamo
parenti
»
,
esclamò
il
mugnaio
abbracciando
il
fonnese
.
«
Che
tu
sii
il
benvenuto
;
come
sta
tua
madre
?
»
«Bene.»
«
Perché
sei
venuto
?
»
«
Sono
testimonio
in
una
causa
in
Tribunale
.
»
«
Dove
hai
lasciato
il
cavallo
?
Nella
locanda
?
Non
ricordavi
che
noi
siamo
parenti
?
Eh
che
,
dunque
?
Perché
siamo
poveri
non
vuoi
ospitare
da
noi
?
»
«
Siccome
io
son
ricco
!...»,
osservò
sorridendo
il
giovinetto
.
«
Ebbene
,
andiamo
e
conduciamo
il
cavallo
a
casa
nostra
»
,
disse
Anania
cacciandosi
il
libro
in
tasca
.
Uscirono
assieme
;
Anania
puerilmente
felice
di
rivedere
l
'
umile
pastorello
in
rozzo
costume
,
che
gli
ricordava
tutto
un
mondo
lontano
e
selvaggio
,
Zuanne
vinto
da
una
grande
timidezza
davanti
al
bel
signorino
pallido
e
fresco
,
dalla
cravatta
fiammeggiante
sul
colletto
lucido
.
«
Mamma
,
dateci
il
caffè
»
,
gridò
Anania
dalla
strada
;
poi
introdusse
l
'
ospite
nella
sua
cameretta
e
cominciò
come
un
bimbo
a
fargli
vedere
le
sue
cose
.
Mobili
strani
riempivano
la
camera
lunga
e
stretta
,
dal
soffitto
di
canne
coperte
di
calce
,
e
il
pavimento
di
terra
:
due
arche
di
legno
,
rassomiglianti
agli
antichi
cofani
veneziani
,
sulle
quali
un
primitivo
artista
aveva
scolpito
grifi
ed
aquile
,
cinghiali
e
fiori
fantastici
;
un
cassettone
piramidale
,
canestri
appesi
alle
pareti
accanto
a
quadretti
con
la
cornice
di
sughero
;
in
un
angolo
un
'
olla
per
olio
,
nell
'
altro
il
lettino
di
Anania
,
coperto
da
una
stoffa
di
lana
grigia
filata
da
zia
Tatàna
;
e
fra
il
lettino
e
la
finestruola
,
che
guardava
sul
sambuco
del
cortile
,
un
tavolino
con
un
tappeto
di
percalle
verde
,
ed
una
scansa
di
legno
bianco
nei
cui
angoli
la
fantasia
artistica
di
Maestro
Pane
aveva
traforato
,
forse
ad
imitazione
delle
arche
,
foglie
e
fiori
antidiluviani
.
Sul
tavolino
e
nella
scansìa
stavano
pochi
libri
e
molti
quaderni
;
tutti
i
quaderni
scritti
da
Anania
;
parecchie
scatole
legate
misteriosamente
,
calendari
e
pacchetti
di
giornali
sardi
.
Tutto
era
pulito
ed
ordinato
:
dalla
finestra
penetravano
onde
d
'
aria
profumata
,
sul
pavimento
bruno
qua
e
là
screpolato
volteggiavano
,
quasi
inseguendosi
e
scherzando
,
due
foglie
di
sambuco
;
sul
tavolino
stava
aperto
un
volume
dei
Miserabili
.
Quante
,
quante
cose
Anania
avrebbe
potuto
e
voluto
far
vedere
al
giovinetto
straniero
,
come
ad
un
fratello
lungamente
atteso
!
Ma
mentre
egli
apriva
e
richiudeva
qualcuna
di
quelle
scatole
legate
misteriosamente
,
Zuanne
taceva
,
e
il
suo
contegno
gelido
spense
la
gioia
puerile
di
Anania
.
A
che
serviva
?
Perché
aveva
egli
introdotto
quel
mandriano
nella
cameretta
ove
assieme
con
la
fragranza
del
miele
,
delle
frutta
e
dei
mazzi
di
spigo
che
zia
Tatàna
conservava
entro
le
arche
,
si
spandeva
il
profumo
dei
suoi
sogni
solitari
?
In
quella
cameretta
dalla
cui
finestruola
sul
sambuco
,
sui
tetti
erbosi
delle
casette
di
pietra
,
il
mondo
s
'
apriva
per
lui
vergine
e
fiorito
come
i
monti
granitici
del
vicino
orizzonte
?
Dopo
la
gioia
provò
un
impeto
di
tristezza
:
gli
sembrò
che
il
villaggio
natìo
,
il
passato
,
i
primi
anni
della
sua
vita
,
i
ricordi
nostalgici
,
l
'
affetto
poetico
per
il
fratellino
d
'
adozione
,
tutto
fosse
stato
un
sogno
.
«
Andiamo
»
,
disse
quasi
con
dispetto
.
E
trasse
il
pastorello
per
le
vie
di
Nuoro
,
scansando
i
compagni
di
scuola
,
pauroso
che
lo
fermassero
e
gli
chiedessero
chi
era
il
paesano
che
gli
camminava
goffamente
accanto
.
Ma
passando
davanti
alla
casa
del
signor
Carboni
,
videro
affacciarsi
al
portone
un
viso
grassotto
,
colorito
e
quasi
illuminato
dal
riflesso
di
una
fiammante
camicetta
rossa
.
Anania
si
tolse
rapidamente
il
cappello
,
mentre
pareva
che
il
riflesso
della
camicetta
illuminasse
anche
il
suo
viso
:
Margherita
gli
sorrise
,
e
mai
guancie
tonde
di
signorina
furono
segnate
da
più
irresistibili
fossette
.
«
Chi
è
quella
donna
?
»
,
chiese
rozzamente
Zuanne
,
appena
oltrepassata
la
casa
.
«
Donna
!
È
una
ragazza
della
mia
età
!
»
,
osservò
un
po
'
bruscamente
Anania
.
«
Ha
solo
nove
mesi
più
di
me
.
»
Al
che
Zuanne
fu
còlto
da
grande
imbarazzo
e
non
osò
più
fiatare
mentre
Anania
,
come
se
la
volontà
non
gli
bastasse
per
tener
ferma
la
lingua
,
mentiva
pur
sapendo
di
mentire
,
ma
provando
una
struggente
felicità
al
pensare
che
ciò
che
diceva
potesse
esser
vero
.
«
Quella
è
la
mia
innamorata
»
,
disse
.
La
notte
,
mentre
in
cucina
il
mugnaio
,
coricato
su
una
stuoia
,
si
faceva
raccontare
da
Zuanne
la
scoperta
delle
rovine
di
Sorrabile
,
l
'
antica
città
dissotterrata
nei
dintorni
di
Fonni
,
e
domandava
se
vi
si
potevano
trovare
ancora
tesori
,
Anania
guardava
dalla
sua
finestruola
il
lento
sorgere
della
luna
fra
i
denti
neri
dell
'
Orthobene
.
Finalmente
era
solo
!
La
notte
regnava
,
piena
di
fremiti
e
di
dolcezza
,
e
già
il
cuculo
riempiva
di
gridi
palpitanti
la
solitudine
della
valle
.
Ah
,
così
tristemente
Anania
sentiva
gridare
e
palpitare
il
suo
cuore
,
in
una
solitudine
infinita
.
Perché
aveva
mentito
?
E
perché
quello
stupido
pastore
aveva
taciuto
nell
'
udire
la
grande
rivelazione
?
Non
capiva
dunque
che
cosa
era
l
'
amore
,
l
'
amore
senza
confine
e
senza
speranza
?
Ma
perché
s
'
era
egli
abbassato
fino
alla
menzogna
?
Ah
,
vergogna
,
vergogna
!
Gli
pareva
di
aver
calunniato
Margherita
,
tanto
si
credeva
ignobile
e
lontano
da
lei
:
e
che
lo
stesso
spirito
di
vanità
e
il
desiderio
dell
'
inverosimile
,
che
una
volta
gli
avevano
fatto
dire
a
Zuanne
l
'
incontro
dei
banditi
sulla
montagna
,
in
un
lontano
tramonto
,
l
'
avessero
ora
spinto
a
rivelargli
quest
'
amore
impossibile
.
Attaccò
le
mani
fredde
alle
guancie
ardenti
,
con
gli
occhi
rivolti
al
viso
melanconico
della
luna
,
e
rabbrividì
.
Ricordava
un
freddo
e
luminoso
plenilunio
d
'
inverno
,
la
vergogna
e
la
rivelazione
del
furto
delle
cento
lire
,
la
figura
di
Margherita
che
spandeva
luce
nell
'
ombra
,
come
la
luna
nella
notte
.
Ah
,
forse
il
suo
amore
datava
da
quella
sera
;
ma
soltanto
adesso
,
dopo
anni
ed
anni
,
scaturiva
irrefrenabile
come
una
sorgente
che
non
vuole
più
scorrere
sotterra
.
Questi
paragoni
,
-
dell
'
ombra
e
della
sorgente
improvvisa
,
-
venivano
fatti
da
lui
;
ed
egli
si
compiaceva
delle
sue
immagini
poetiche
,
ma
non
cancellava
con
esse
la
vergogna
ed
il
rimorso
che
lo
tormentavano
.
«
Come
sono
vile
»
,
pensava
,
«
vile
fino
alla
menzogna
.
Io
potrò
studiare
e
diventare
avvocato
,
ma
anche
moralmente
resterò
sempre
il
figlio
d
'
una
donna
perduta
...
»
Rimase
lungo
tempo
alla
finestra
:
un
canto
triste
passò
e
dileguò
,
lontano
,
ridestando
nell
'
anima
dell
'
adolescente
i
ricordi
della
patria
selvaggia
,
i
tramonti
sanguigni
,
le
memorie
d
'
infanzia
.
E
sogni
melanconici
e
luminosi
come
la
luna
gli
sorsero
nell
'
anima
.
S
'
immaginò
di
trovarsi
ancora
a
Fonni
;
non
aveva
studiato
,
non
aveva
mai
sentito
la
vergogna
della
sua
condizione
sociale
;
lavorava
,
faceva
il
mandriano
,
era
anche
lui
un
po
'
semplice
come
Zuanne
.
Ed
ecco
che
si
trovava
sull
'
orlo
della
strada
,
in
un
rosso
crepuscolo
d
'
estate
e
vedeva
Margherita
passare
,
-
povera
anch
'
essa
ed
esiliata
sull
'
alto
paesello
-
coi
fianchi
stretti
dalla
gonna
d
'
orbace
,
l
'
anfora
sul
capo
,
simile
alle
donne
bibliche
come
lo
sono
ancora
tutte
le
Barbaricine
.
Egli
la
chiamava
ed
essa
volgeva
il
viso
illuminato
dal
bagliore
del
crepuscolo
,
e
gli
sorrideva
voluttuosamente
.
«
Dove
vai
,
bella
?
»
,
egli
chiedeva
.
«
Vado
alla
fontana
.
»
«
Posso
venire
con
te
?
»
«
Vieni
pure
,
Nanìa
.
»
Egli
andava
:
e
scendevano
assieme
alla
fontana
,
camminando
sull
'
orlo
della
strada
,
sull
'
alto
delle
immense
valli
,
nella
cui
profondità
la
sera
già
si
stendeva
,
mentre
il
cielo
porpureo
si
scoloriva
e
veli
d
'
ombra
cadevano
su
tutte
le
cose
.
Margherita
deponeva
l
'
anfora
sotto
il
filo
argenteo
della
fontana
gorgogliante
,
e
il
mormorio
dell
'
acqua
cambiava
di
tono
,
e
di
monotono
pareva
diventasse
allegro
,
come
se
il
cader
dentro
la
brocca
interrompesse
la
sua
eterna
noia
.
I
due
giovanetti
allora
si
sedevano
su
una
pietra
,
davanti
alla
fontana
,
e
parlavano
d
'
amore
.
L
'
anfora
si
riempiva
,
l
'
acqua
traboccava
e
per
qualche
istante
taceva
,
quasi
ascoltando
ciò
che
i
due
innamorati
dicevano
.
Ed
ecco
che
il
cielo
si
scoloriva
e
i
veli
dell
'
ombra
si
stendevano
anche
sulle
falde
più
alte
della
montagna
,
come
il
desiderio
di
Anania
invocava
.
Egli
allora
cingeva
con
un
braccio
la
vita
della
fanciulla
;
Margherita
posava
il
capo
sulla
spalla
di
lui
;
egli
la
baciava
...
In
quel
tempo
Anania
,
poco
più
che
diciassettenne
,
non
aveva
amici
,
e
coi
compagni
di
scuola
andava
poco
d
'
accordo
perché
era
diffidente
e
scontroso
.
Temeva
continuamente
che
qualcuno
gli
rinfacciasse
la
sua
origine
,
e
un
giorno
,
avendo
sorpreso
un
brano
di
dialogo
fra
due
studenti
:
«
tu
cosa
faresti
?
»
«
nelle
sue
condizioni
io
non
resterei
col
padre
»
credette
accennassero
a
lui
.
Non
salutò
più
i
ricchi
compagni
che
avevano
pronunziato
quelle
parole
,
ma
nel
profondo
del
cuore
diede
loro
ragione
.
«
Sì
»
,
pensava
,
«
perché
rimango
presso
quest
'
uomo
sucido
che
ha
ingannato
mia
madre
e
l
'
ha
gettata
nella
via
del
male
?
Io
non
lo
amo
e
non
lo
odio
,
ma
non
lo
disprezzo
come
dovrei
.
Egli
non
è
cattivo
e
neppure
completamente
triviale
come
tutti
i
nostri
vicini
:
coi
suoi
sogni
bambineschi
di
tesori
e
di
cose
meravigliose
,
col
suo
affetto
rispettoso
verso
la
vecchia
moglie
,
con
la
sua
fedeltà
costante
per
la
famiglia
del
padrone
,
egli
mi
riesce
talvolta
simpatico
,
e
questo
mi
dispiace
,
perché
io
dovrei
e
vorrei
disprezzarlo
.
Che
cosa
è
per
me
lui
?
Gli
ho
chiesto
io
di
farmi
nascere
?
Io
dovrei
abbandonarlo
,
ora
che
sono
cosciente
...
»
Ma
un
po
'
d
'
affetto
e
molta
confidenza
lo
univano
a
zia
Tatàna
.
Essa
non
era
riuscita
a
far
di
lui
quello
che
aveva
sognato
,
cioè
un
ragazzo
religioso
e
obbediente
,
ma
anche
così
come
egli
era
,
indifferente
a
Dio
,
maldicente
dei
preti
e
del
re
,
protervo
e
spregiudicato
,
lo
amava
egualmente
,
convinta
che
egli
,
nonostante
i
suoi
difetti
,
sarebbe
diventato
un
grande
uomo
.
Egli
rideva
e
scherzava
con
lei
,
la
faceva
ballare
,
le
raccontava
tutti
gli
avvenimenti
del
paese
.
Ogni
mattina
ella
gli
portava
a
letto
una
tazza
di
caffè
,
e
gli
annunziava
se
la
giornata
era
bella
o
brutta
;
tutte
le
domeniche
,
poi
,
gli
prometteva
denari
se
egli
andava
a
messa
.
«
No
,
ho
sonno
»
,
egli
rispondeva
;
«
ho
studiato
tanto
ieri
notte
.
»
«
Allora
andrai
più
tardi
»
,
ella
insisteva
.
Egli
non
prometteva
,
ma
zia
Tatàna
gli
dava
egualmente
i
denari
.
E
sempre
intorno
a
lui
svolgevasi
la
stessa
scena
,
con
gli
stessi
personaggi
:
ancora
il
sambuco
profumava
l
'
aria
e
gettava
foglie
nella
cameretta
silenziosa
;
il
vento
portava
dalle
valli
il
soffio
della
selvaggia
primavera
nuorese
;
le
api
ronzavano
nell
'
aria
tiepida
,
e
ancora
,
a
intervalli
,
vibrava
il
lamento
di
Rebecca
.
Anania
frequentava
tutte
le
case
del
vicinato
,
e
specialmente
la
domenica
s
'
indugiava
qua
e
là
,
portando
nei
miseri
ambienti
neri
l
'
eleganza
del
suo
vestito
bleu
,
della
cravatta
rossa
e
del
colletto
alto
,
sotto
il
quale
celavasi
il
cordoncino
dell
'
amuleto
di
Olì
.
L
'
indomani
del
sogno
idilliaco
fatto
al
chiaro
di
luna
sul
davanzale
della
sua
finestruola
,
appena
Zuanne
ritornò
dal
Tribunale
egli
lo
condusse
fuori
,
con
la
buona
intenzione
di
fargli
bere
un
calice
di
anisetta
nella
bettola
del
vicinato
.
«
Chissà
quando
ci
rivedremo
!
»
,
disse
il
mandriano
,
«
quando
dunque
verrai
a
trovarci
?
Vieni
per
la
festa
dei
Martiri
.
»
«
Non
posso
.
Ho
tanto
da
studiare
:
quest
'
anno
devo
prendere
la
licenza
ginnasiale
.
»
«
E
poi
dove
andrai
?
In
continente
?
»
«
Sì
!
»
,
rispose
Anania
con
impeto
.
«
Andrò
a
Roma
.
»
«
Ci
sono
tanti
conventi
a
Roma
,
e
più
di
cento
chiese
,
non
è
vero
?
»
«
Oh
!
più
di
cento
,
certamente
.
»
«
Ieri
notte
tuo
padre
raccontava
che
quando
era
soldato
...
»
«
Dovrai
fare
il
servizio
militare
,
tu
?
»
,
interruppe
Anania
,
che
non
badava
all
'
espressione
del
volto
di
Zuanne
.
«
Lo
farà
mio
fratello
.
Io
...
»
Tacque
.
Entrarono
nella
bettola
.
Un
nugolo
di
mosche
ronzava
attorno
ad
una
fanciulla
bruna
e
bella
,
ma
spettinata
e
sucida
,
seduta
al
banco
.
«
Buon
giorno
,
Agata
;
come
hai
passato
la
notte
?
»
Ella
si
alzò
e
si
rivolse
ad
Anania
con
triviale
famigliarità
.
«
Che
vuoi
,
bello
?
»
«
Che
vuoi
?
»
,
ripeté
egli
a
Zuanne
.
«
Quello
che
vuoi
tu
»
,
disse
impacciato
il
pastorello
.
La
fanciulla
si
mise
a
rifare
la
voce
e
l
'
atteggiamento
di
Zuanne
.
«
Quello
che
vuoi
tu
...
E
tu
cosa
vuoi
,
agnellino
mio
?
»
Guardò
sfacciatamente
Anania
,
ed
anche
Anania
la
guardò
.
Dopo
tutto
egli
non
era
un
santo
;
ma
si
avvide
che
Zuanne
arrossiva
e
chinava
gli
occhi
,
e
quando
uscirono
si
sentì
chiedere
timidamente
:
«
Anche
quella
è
tua
innamorata
?
»
.
«
Perché
?
»
,
egli
domandò
un
po
'
irritato
,
un
po
'
allegro
.
«
Perché
mi
guardava
?
Oh
,
bella
,
a
che
servono
gli
occhi
?
Ti
farai
frate
,
tu
?
»
«
Sì
»
,
rispose
l
'
altro
semplicemente
.
«
E
va
a
farti
frate
!
»
,
esclamò
Anania
,
ridendo
.
«
E
adesso
andiamo
a
vedere
il
Camposanto
:
così
staremo
allegri
.
»
«
Eppure
dobbiamo
andarci
tutti
!
»
,
disse
gravemente
l
'
altro
.
Mentre
ritornavano
verso
casa
,
incontrarono
un
compagno
di
scuola
di
Anania
,
un
brutto
ragazzo
che
s
'
era
già
fatto
crescere
i
baffi
e
la
barba
a
forza
di
strofinarsi
e
radersi
il
volto
.
«
Atonzu
,
vengo
da
te
.
Ti
vuole
il
direttore
.
Tu
dunque
farai
da
donna
»
,
egli
disse
,
fermando
Anania
.
«
Io
?
Macché
donna
d
'
Egitto
!
Non
farò
niente
,
io
!
»
,
rispose
Anania
con
molto
sussiego
.
«
Come
si
fa
,
allora
?
Sei
l
'
unico
tipo
adatto
!
Non
è
vero
che
rassomiglia
a
una
donna
?
Guarda
!
»
,
esclamò
lo
studente
brutto
rivolgendosi
a
Zuanne
.
«
Sei
bello
...
»
,
disse
timidamente
il
giovinetto
.
Anania
si
inchinò
,
levandosi
il
cappello
.
«
Grazie
,
altrettanto
!
»
«
Sì
,
dunque
,
non
fare
il
modesto
:
sei
bello
!
»
ripeté
lo
studente
brutto
:
«
vieni
dunque
dal
direttore
»
.
«
Più
tardi
,
ma
io
non
farò
da
donna
,
parola
d
'
onore
,
no
!
»
«
Perché
deve
far
da
donna
?
»
,
domandò
con
meraviglia
Zuanne
.
«
In
una
commedia
,
capisci
:
ed
è
per
beneficenza
...
per
gli
studenti
poveri
...
»
«
Io
sono
povero
,
fatela
dunque
voi
in
mio
favore
,
la
commedia
!
»
,
disse
Anania
.
«
Povero
!
Sentilo
!
Il
diavolo
ti
porti
,
tu
sei
più
ricco
di
noi
!
»
«
Che
cosa
vuoi
dire
?
»
,
chiese
Anania
minaccioso
,
rabbuiandosi
al
pensiero
che
il
compagno
accennasse
alla
protezione
del
signor
Carboni
.
«
Tu
sei
bello
,
sei
il
primo
,
tu
diventerai
giudice
istruttore
e
tutte
le
fanciulle
ti
vorranno
raccogliere
come
un
confetto
...
»
Questa
espressione
,
che
Nanna
ripeteva
dappertutto
,
fece
ridere
e
calmò
Anania
;
ma
egli
tenne
la
parola
e
non
prese
parte
alla
commedia
.
E
non
se
ne
pentì
,
perché
la
sera
della
rappresentazione
egli
poté
assistervi
seduto
in
seconda
fila
,
subito
dietro
la
sedia
del
padrino
(
in
quel
tempo
sindaco
di
Nuoro
)
al
cui
fianco
Margherita
,
in
abito
rosso
e
cappello
bianco
,
risplendeva
come
una
fiamma
.
Il
capitano
dei
carabinieri
,
il
segretario
della
Sottoprefettura
,
l
'
assessore
anziano
ed
il
direttore
del
Ginnasio
sedevano
in
prima
fila
,
accanto
al
sindaco
ed
alla
sua
splendida
signorina
;
Margherita
,
però
,
non
sembrava
soddisfatta
di
tanta
compagnia
,
perché
si
voltava
indietro
guardando
con
dignità
gli
studenti
e
gli
ufficiali
.
In
fondo
alla
sala
adorna
di
ghirlande
d
'
edera
e
di
vitalba
,
il
sipario
di
percalle
qua
e
là
rattoppato
ondulava
e
lasciava
scorgere
coppie
di
studenti
che
ballavano
allegramente
.
Alla
fine
il
tendone
fu
tirato
su
con
grande
stento
e
la
commedia
cominciò
.
La
scena
risaliva
al
tempo
delle
Crociate
,
e
si
svolgeva
in
un
castello
molto
turrito
e
vetusto
all
'
esterno
,
per
quanto
all
'
interno
fosse
arredato
con
un
solo
tavolino
rotondo
e
mezza
dozzina
di
sedie
di
Vienna
.
La
fida
Ermenegilda
,
uno
studentino
dal
viso
tinto
con
carta
rossa
,
indossava
un
largo
vestito
da
camera
della
signora
Carboni
;
seduta
presso
il
balcone
,
con
le
gambe
accavalcate
indecentemente
,
ricamava
una
sciarpa
per
il
non
meno
fido
Goffredo
,
guerriero
lontano
.
«
Ora
si
punge
le
dita
»
,
mormorò
Anania
,
chinandosi
verso
Margherita
.
Ella
si
chinò
a
sua
volta
,
portando
il
fazzoletto
alla
bocca
per
soffocare
una
risata
.
Il
capitano
dei
carabinieri
,
seduto
accanto
a
lei
,
volse
lentamente
il
capo
,
dando
un
bieco
sguardo
allo
studente
.
Ma
Anania
si
sentiva
tanto
felice
,
aveva
una
pazza
voglia
di
ridere
e
voleva
comunicare
a
Margherita
tutta
la
gioia
che
la
vicinanza
di
lei
gli
destava
.
Nel
secondo
atto
il
conte
Manfredo
,
padre
di
Ermenegilda
,
voleva
costringere
la
fanciulla
ad
obliare
Goffredo
e
sposare
un
ricco
barone
di
Castelfiorito
.
«
Padre
mio
!
»
,
diceva
la
donzella
,
aprendo
le
gambe
in
modo
sguaiato
.
«
A
che
mi
vuoi
tu
costringere
?
Mentre
il
prode
Goffredo
langue
forse
in
una
prigione
orrenda
,
tormentato
dalla
fame
,
dalla
sete
e
da
...
»
«...dagli
insetti
»
,
mormorò
Anania
,
chinandosi
nuovamente
verso
Margherita
.
Il
capitano
si
volse
di
botto
e
disse
con
disprezzo
:
«
La
finisca
,
dunque
!
»
.
Anania
sussultò
,
si
ritrasse
,
gli
parve
d
'
essere
umile
e
pauroso
come
la
chiocciola
che
appena
disturbata
si
ritira
nel
guscio
;
e
per
qualche
minuto
non
vide
e
non
udì
più
nulla
.
«
La
finisca
,
dunque
!
»
Sì
,
egli
non
poteva
scherzare
,
non
poteva
parlare
:
sì
,
egli
aveva
capito
benissimo
;
non
poteva
sollevare
neppure
gli
occhi
:
egli
era
povero
,
era
figlio
della
colpa
...
«
La
finisca
,
dunque
!
»
Che
faceva
,
lui
,
fra
tutti
quei
signori
,
fra
tutti
quei
giovani
ricchi
ed
onorati
?
Come
gli
avevano
permesso
di
entrare
?
Come
aveva
potuto
chinarsi
all
'
orecchio
di
Margherita
Carboni
e
sussurrarle
frasi
volgari
?
Perché
ora
sentiva
tutta
la
volgarità
delle
osservazioni
fatte
.
Ma
non
poteva
parlare
altrimenti
il
figlio
d
'
un
mugnaio
e
di
una
donna
...
«
La
finisca
,
dunque
!
»
Ma
a
poco
a
poco
riprese
animo
,
e
guardò
con
odio
la
nuca
rossa
e
la
testa
calva
del
capitano
.
Non
udendolo
più
ridere
né
parlare
,
Margherita
si
volse
alquanto
e
lo
guardò
:
i
loro
occhi
si
incontrarono
ed
ella
s
'
offuscò
vedendolo
triste
,
ed
egli
se
ne
accorse
e
le
sorrise
.
Immediatamente
tornarono
allegri
tutti
e
due
;
ella
rivolse
il
viso
al
palcoscenico
,
ma
sentì
che
gli
occhi
lunghi
e
socchiusi
di
Anania
non
cessavano
di
guardarla
e
di
sorriderle
.
Una
sottile
ebbrezza
li
avvolse
entrambi
.
Verso
mezzanotte
Anania
accompagnò
i
Carboni
fino
alla
loro
casa
:
l
'
assessore
anziano
,
un
vecchio
medico
chiacchierone
,
camminava
a
fianco
del
sindaco
:
Anania
e
Margherita
andavano
avanti
,
ridendo
e
inciampando
sui
ciottoli
della
strada
buia
e
diruta
.
Gruppi
di
persone
passavano
,
ridendo
e
chiacchierando
.
La
notte
era
scura
,
ma
tiepida
,
vellutata
:
di
tanto
in
tanto
arrivava
un
soffio
di
levante
,
profumato
da
un
odore
di
bosco
umido
.
Stelle
e
pianeti
,
infiniti
come
le
lagrime
umane
,
oscillavano
sul
cielo
profondo
;
sopra
l
'
Orthobene
Giove
brillava
vivissimo
.
Chi
non
ricorda
nella
sua
prima
giovinezza
una
notte
,
un
'
ora
così
?
Stelle
oscillanti
nell
'
oscurità
d
'
una
notte
più
luminosa
d
'
un
tramonto
,
stelle
pronte
a
cadere
sovra
la
nostra
fronte
,
come
un
diadema
regale
;
l
'
Orsa
brillante
,
a
guisa
d
'
un
carro
d
'
oro
che
ci
attenda
per
condurci
in
un
lontano
paese
di
sogni
;
una
strada
buia
,
la
Felicità
vicina
,
così
vicina
da
poterla
afferrare
e
non
lasciarla
mai
più
.
Due
o
tre
volte
Anania
sentì
la
mano
di
Margherita
sfiorare
la
sua
;
ma
il
solo
pensiero
di
poterla
prendere
e
stringere
gli
parve
un
delitto
.
Egli
parlava
e
gli
pareva
di
tacere
e
di
pensare
a
cose
ben
lontane
da
quelle
che
diceva
;
camminava
e
inciampava
e
gli
sembrava
di
non
sfiorare
la
terra
;
rideva
e
si
sentiva
triste
fino
alle
lagrime
:
vedeva
Margherita
così
vicina
da
poterle
stringere
la
mano
,
e
gli
pareva
lontana
e
inafferrabile
come
il
soffio
del
vento
che
veniva
e
passava
.
Ella
rideva
e
scherzava
,
ed
egli
aveva
ben
veduto
negli
occhi
di
lei
il
riflesso
della
sua
sdegnosa
tristezza
;
ma
gli
sembrava
che
ella
non
potesse
badare
a
lui
che
come
ad
un
cane
fedele
.
«
Se
ella
»
,
pensava
,
«
potesse
immaginare
che
io
mi
struggo
dal
desiderio
di
stringerle
la
mano
,
griderebbe
d
'
orrore
come
al
morso
di
un
cane
arrabbiato
.
»
Ad
un
certo
punto
la
voce
alta
e
nasale
dell
'
assessore
tacque
;
Margherita
ed
Anania
si
fermarono
,
salutarono
,
ripresero
la
via
,
ma
lo
studente
parve
destarsi
da
un
sogno
;
tornò
a
sentirsi
solo
,
triste
,
timido
,
barcollante
nel
vuoto
della
strada
scura
.
«
Bravo
,
bravo
!
»
,
disse
il
sindaco
che
si
era
messo
fra
i
due
ragazzi
;
«
ti
è
piaciuta
la
commedia
?
»
«
È
una
stupidaggine
»
,
sentenziò
Anania
con
tono
sicuro
.
«
Braaavo
!
»
,
ripeté
meravigliato
il
padrino
.
«
Sei
un
critico
acerbo
,
tu
!
»
«
Ma
son
cose
da
farsi
quelle
?
Già
,
il
direttore
è
un
fossile
;
non
poteva
scegliere
altro
.
La
vita
,
la
vita
non
è
quella
,
non
è
stata
mai
quella
!
»
«
Potevano
dare
una
commedia
moderna
:
una
cosa
commovente
:
queste
stupide
contesse
han
fatto
il
loro
tempo
!
»
,
disse
Margherita
,
prendendo
il
tono
e
l
'
accento
d
'
Anania
.
«
Brava
!
Anche
tu
!
Sì
,
davvero
,
dovevano
dare
una
cosa
più
commovente
:
per
esempio
la
commedia
di
quegli
indiani
che
quando
la
moglie
partorisce
si
mettono
a
letto
e
si
fanno
trattare
da
puerpere
anche
loro
...
avete
sentito
l
'
assessore
?
»
Margherita
rise
:
rise
anche
Anania
,
ma
il
suo
riso
si
spense
subito
,
come
troncato
da
un
improvviso
pensiero
triste
.
Camminarono
in
silenzio
.
«
Ebbene
,
questi
lampioni
;
bisognerà
provvedere
»
,
disse
piano
,
parlando
a
se
stesso
,
il
signor
Carboni
;
poi
a
voce
alta
:
«
Cosa
hai
detto
per
il
direttore
?
»
.
«
Che
è
un
fossile
.
»
«
Bravo
!
E
se
vado
a
dirglielo
?
»
«
Che
mi
fa
?
Tanto
l
'
anno
venturo
me
ne
vado
.
»
«
Ah
,
te
ne
vai
?
E
dove
?
»
Anania
arrossì
,
ricordandosi
che
non
poteva
andar
via
senza
l
'
aiuto
del
signor
Carboni
.
Che
significava
ora
la
sua
domanda
?
Non
ricordava
più
?
O
si
burlava
di
lui
?
O
voleva
fargli
pesare
già
la
sua
protezione
?
«
Non
lo
so
»
,
disse
a
bassa
voce
.
«
Ah
!
»
,
riprese
il
sindaco
,
«
tu
vuoi
andar
via
?
Non
vedi
l
'
ora
di
andar
via
?
Andrai
,
andrai
:
tu
vuoi
volare
già
,
tu
scuoti
già
le
ali
,
uccellino
!
Ebbene
,
ssssst
,
vola
!
»
Fece
atto
di
lanciare
in
aria
un
uccello
,
poi
batté
la
mano
sulle
spalle
del
figlioccio
.
Ed
Anania
sospirò
,
e
si
sentì
leggero
,
lieto
e
commosso
come
se
veramente
avesse
spiccato
il
volo
.
Margherita
rideva
:
e
nel
silenzio
della
notte
,
il
riso
vibrante
di
lei
pareva
ad
Anania
,
fattosi
uccello
,
il
fremito
arcano
d
'
un
ramo
fiorito
sul
quale
egli
poteva
posarsi
e
cantare
.
VII
.
S
'
avanzava
l
'
autunno
.
Erano
gli
ultimi
giorni
che
Anania
passava
in
famiglia
,
ed
egli
si
sentiva
sempre
più
lieto
,
come
l
'
uccello
che
sta
per
volare
,
ma
una
vaga
tristezza
velava
talvolta
la
sua
gioia
,
un
trepido
timore
dell
'
ignoto
lo
inquietava
.
Mentre
si
chiedeva
come
era
fatto
il
mondo
verso
cui
si
slanciava
già
col
pensiero
,
doveva
dire
addio
,
lentamente
,
giorno
per
giorno
,
al
mondo
umile
e
triste
nel
quale
s
'
era
svolta
la
sua
fanciullezza
incolore
,
non
oscurata
che
dal
dolore
dell
'
abbandono
di
sua
madre
,
non
rischiarata
che
dal
fantastico
amore
per
Margherita
.
La
stagione
languida
e
dolce
contribuiva
a
renderlo
sentimentale
.
L
'
autunno
incipiente
velava
il
cielo
d
'
infinita
dolcezza
;
l
'
orizzonte
si
copriva
d
'
un
vapore
latteo
e
roseo
,
che
pareva
velasse
ma
lasciasse
intravedere
un
mondo
di
sogni
ineffabili
.
Nei
crepuscoli
verdognoli
,
rischiarati
da
nuvole
rosse
che
serpeggiavano
,
svanivano
e
ricomparivano
continuamente
sul
cielo
glauco
,
Anania
sentiva
negli
orti
il
crepitìo
e
l
'
odore
delle
erbe
secche
bruciate
dagli
agricoltori
,
e
gli
sembrava
che
qualche
cosa
dell
'
anima
sua
svanisse
col
fumo
di
quei
fuochi
melanconici
.
Addio
,
addio
,
orti
guardanti
la
valle
;
addio
scroscio
lontano
del
torrente
che
annunzia
il
tornar
dell
'
inverno
;
addio
canto
del
cuculo
che
annunzia
il
tornar
della
primavera
;
addio
grigio
e
selvaggio
Orthobene
dagli
elci
disegnati
sulle
nuvole
come
capelli
ribelli
d
'
un
gigante
dormente
;
addio
rosee
e
cerule
montagne
lontane
;
addio
focolare
tranquillo
e
ospitale
,
cameretta
odorosa
di
miele
,
di
frutta
e
di
sogni
!
Addio
umili
creature
inconscie
della
propria
sventura
,
vecchio
zio
Pera
vizioso
,
Efes
e
Nanna
disgraziati
,
Rebecca
infelice
,
Maestro
Pane
stravagante
,
pazzi
,
mendicanti
,
delinquenti
,
fanciulle
belle
e
inconsapevoli
,
bambini
votati
al
dolore
,
gente
tutta
infelice
o
spregevole
che
Anania
non
ama
ma
sente
attaccata
alla
sua
esistenza
come
il
musco
alla
pietra
,
gente
tutta
che
egli
abbandona
con
gioia
e
con
dolore
!
E
addio
dolcezza
e
luce
sopra
tanti
oscuri
dolori
,
arcobaleno
incurvato
come
cornice
di
perle
sul
quadro
screpolato
di
una
miseria
antica
ed
eterna
-
Margherita
,
addio
!
Il
giorno
della
partenza
si
avvicinava
,
Zia
Tatàna
preparava
una
infinità
di
cose
,
ed
altre
teneva
pronte
nella
memoria
:
camicie
,
calze
,
dolci
,
frutta
,
focaccie
lucide
come
avorio
,
pezze
di
formaggio
,
e
un
pollo
e
dodici
uova
col
sale
e
vino
e
miele
e
uva
passa
,
riempivano
mano
mano
bisaccie
,
cestini
e
scatole
.
«
Diavolo
»
,
osservava
Anania
,
«
pare
debba
partire
un
intero
esercito
.
»
«
Silenzio
,
figlio
mio
!
quando
sarai
là
vedrai
come
tutto
sarà
necessario
.
Là
nessuno
penserà
a
te
,
poverino
:
ah
,
come
farai
tu
?
»
«
Non
dubitate
,
ci
penserò
io
.
»
Il
mugnaio
e
sua
moglie
tenevano
lunghi
colloqui
segreti
,
ed
Anania
ne
indovinava
il
motivo
;
una
sera
poi
li
vide
uscire
assieme
e
attese
ansioso
il
loro
ritorno
.
Zia
Tatàna
rientrò
sola
.
«
Anania
»
,
disse
,
«
dove
dunque
hai
deciso
di
andare
?
A
Cagliari
o
a
Sassari
?
»
Egli
veramente
aveva
fino
a
quel
momento
accarezzato
il
sogno
di
attraversare
il
mare
;
ma
dalle
parole
della
donna
capì
che
qualcuno
aveva
stabilito
di
non
lasciarlo
ancora
andar
oltre
le
coste
sarde
.
«
Siete
stata
dal
signor
Carboni
?
»
,
chiese
con
fiera
amarezza
.
«
Non
negate
.
C
'
è
bisogno
di
far
segreti
con
me
?
Io
so
tutto
,
io
.
Perché
dunque
non
mi
lascia
partire
pel
Continente
?
Gli
restituirò
tutto
,
io
!
»
«
Bah
!
bah
!
»
,
esclamò
zia
Tatàna
,
mortificata
e
addolorata
dall
'
impeto
di
fierezza
dello
studente
.
«
Santa
Caterina
mia
,
che
cosa
ti
passa
in
mente
,
adesso
?
»
Anania
sbuffò
,
sospirò
,
curvò
il
viso
su
un
libro
senza
vederne
una
parola
.
La
donna
gli
si
avvicinò
e
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
.
«
Che
cosa
mi
dici
,
dunque
,
figliuolo
mio
?
Cagliari
o
Sassari
?
Non
hai
detto
fino
a
ieri
che
volevi
andare
a
Cagliari
o
a
Sassari
?
Perché
vuoi
andare
più
in
là
?
Gesù
Maria
,
il
mare
è
una
brutta
cosa
:
dicono
che
si
soffre
e
che
si
può
morire
.
E
le
tempeste
poi
?
Non
pensi
alle
tempeste
?
»
«
Voi
non
capite
niente
...
»
,
disse
Anania
,
irritato
,
guardando
e
svolgendo
le
pagine
come
se
leggesse
vertiginosamente
.
«
Se
l
'
hai
detto
tu
!
Che
capricci
son
questi
?
Non
si
studia
lo
stesso
tanto
in
Sardegna
che
in
continente
?
Perché
vuoi
andare
là
?...»
Ah
,
perché
voleva
andare
là
?
Che
ne
capivano
loro
?
Era
forse
per
studiare
?
Fin
dal
primo
giorno
,
quel
dolce
giorno
d
'
autunno
,
in
cui
Bustianeddu
l
'
aveva
condotto
alla
scuola
nel
convento
,
non
aveva
egli
pensato
ad
un
'
altra
cosa
che
non
era
lo
studio
?
Le
ragioni
di
zia
Tatàna
calmarono
alquanto
la
sua
impazienza
.
«
Vedi
dunque
,
tu
sei
ancora
un
bambino
;
a
diciassette
anni
tu
vuoi
già
correre
solo
pel
mondo
?
Vuoi
morire
in
mare
,
solo
,
lontano
da
tutti
,
o
vuoi
smarrirti
in
una
città
che
tu
stesso
dici
grande
come
una
foresta
?
Va
dunque
a
Cagliari
,
adesso
:
il
signor
Carboni
ti
darà
tante
lettere
di
raccomandazione
:
egli
conosce
tutta
Cagliari
:
anche
un
marchese
conosce
.
Ebbene
,
abbi
pazienza
.
Santa
Caterina
mia
!
Andrai
,
andrai
anche
là
,
quando
sarai
più
grande
.
Tu
ora
sei
come
la
lepre
appena
slattata
:
ecco
che
essa
lascia
il
covo
e
fa
un
piccolo
giro
fino
al
muro
della
tanca
:
poi
torna
,
cresce
,
poi
s
'
arrischia
più
in
là
,
più
in
là
ancora
,
guarda
dove
deve
andare
,
vede
la
via
da
percorrere
.
Abbi
pazienza
.
Pensa
che
siamo
vicini
,
pensa
che
potrai
tornare
con
più
facilità
ad
ogni
occorrenza
.
Nelle
vacanze
di
Natale
potrai
tornare
...
»
«
Vado
dunque
a
Cagliari
!
»
,
decise
Anania
,
rasserenato
.
L
'
indomani
cominciò
a
far
le
visite
di
congedo
.
Andò
dal
direttore
del
Ginnasio
,
da
un
canonico
amico
di
zia
Tatàna
,
dal
medico
,
dal
deputato
,
ed
infine
dal
sarto
,
dal
pasticciere
e
dal
calzolaio
Franziscu
Carchide
,
il
bel
giovinotto
che
un
tempo
frequentava
il
molino
.
Ora
il
Carchide
aveva
fatto
fortuna
,
non
si
sapeva
né
come
né
perché
;
possedeva
una
bella
bottega
,
con
cinque
o
sei
lavoranti
,
vestiva
in
borghese
,
parlava
affettato
,
e
si
permetteva
di
fare
il
galante
con
le
signorine
che
serviva
!
«
Addio
»
,
disse
Anania
entrando
nella
bottega
,
«
posdomani
parto
per
Cagliari
:
desideri
qualche
cosa
?
»
«
Sì
,
»
rispose
uno
dei
giovani
,
sollevando
il
volto
sorridente
,
«
mandagli
un
anello
col
diamante
,
perché
egli
deve
sposarsi
con
la
figlia
del
sindaco
!
»
«
E
perché
no
?
»
esclamò
boriosamente
il
Carchide
.
«
Accomodati
,
dunque
.
»
Ma
Anania
,
disgustato
per
lo
scherzo
che
gli
pareva
un
'
ingiuria
a
Margherita
,
s
'
accomiatò
subito
.
Uscendo
incontrò
sulla
porta
il
giovinetto
che
la
voce
pubblica
diceva
figlio
del
Carboni
;
un
ragazzo
molto
alto
per
la
sua
età
,
un
po
'
curvo
,
pallido
,
con
le
mascelle
sporgenti
e
gli
occhi
tristi
e
cerchiati
,
azzurri
come
quelli
di
Margherita
.
«
Addio
,
Antonino
»
,
salutò
lo
studente
,
mentre
l
'
altro
lo
guardava
con
un
baleno
d
'
odio
nelle
pupille
melanconiche
.
Rientrato
a
casa
Anania
riferì
ogni
cosa
a
zia
Tatàna
,
mentre
la
donna
,
seduta
davanti
a
un
braciere
,
preparava
un
dolce
di
scorze
d
'
arancio
,
mandorle
e
miele
[
19
]
,
da
portare
in
regalo
ad
un
importante
personaggio
cagliaritano
.
«
Sentite
»
,
disse
Anania
,
«
il
vostro
canonico
mi
ha
regalato
uno
scudo
,
e
due
lire
il
medico
.
Io
non
volevo
...
»
«
Ah
,
cattivo
figliuolo
!
È
uso
,
questo
,
di
regalare
denari
agli
studenti
che
partono
la
prima
volta
»
,
osservò
la
donna
,
rimovendo
e
rimescolando
delicatamente
con
due
forchette
i
sottili
fili
della
scorza
d
'
arancio
entro
la
lucida
casseruola
di
stagno
.
Un
acuto
odore
di
miele
bollente
profumava
la
cucina
tranquilla
:
qua
e
là
facevano
capolino
i
piccoli
cestini
gialli
colmi
di
provviste
per
lo
studente
.
Anania
sedette
presso
la
donna
,
prese
il
gatto
sulle
ginocchia
e
cominciò
ad
accarezzarlo
.
«
Dove
sarò
tra
otto
giorni
?
»
,
chiese
pensieroso
.
«
Sta
fermo
,
Mussittu
,
giù
la
coda
.
Il
vostro
canonico
mi
ha
fatto
una
lunga
predica
.
»
«
E
ti
consigliò
di
confessarti
e
comunicarti
prima
di
partire
?
»
«
Ciò
si
faceva
venti
anni
fa
,
quando
si
partiva
a
cavallo
per
Cagliari
,
e
s
'
impiegavano
tre
giorni
per
arrivarci
.
Adesso
non
si
usa
più
»
,
rispose
maliziosamente
Anania
.
«
Cattivo
figliuolo
,
tu
non
credi
più
in
Dio
!
»
«
Col
cuore
,
sì
!
»
Queste
parole
consolarono
alquanto
la
buona
donna
che
gli
narrò
l
'
episodio
biblico
di
Eli
;
dopo
gli
chiese
:
«
Dove
dunque
sei
stato
?
»
.
Egli
ricominciò
a
narrare
:
il
gattino
gli
si
era
arrampicato
sulle
spalle
e
gli
leccava
le
orecchie
,
dandogli
un
solletico
strano
che
lo
faceva
,
egli
non
sapeva
perché
,
pensare
a
Margherita
.
Mentre
raccontava
il
volgare
scherzo
del
Carchide
entrò
Nanna
,
che
zia
Tatàna
aveva
mandata
a
comperare
droghe
e
confetti
per
ornare
il
dolce
:
ella
puzzava
di
vino
,
aveva
le
sottane
lacere
,
in
modo
che
le
si
scorgevano
le
gambe
legnose
e
violacee
,
ed
era
ributtante
più
del
solito
.
«
Ecco
qui
»
,
disse
,
estraendo
dal
seno
i
pacchettini
delle
droghe
,
e
fermandosi
ad
ascoltare
i
discorsi
di
Anania
.
«
Hai
sentito
?
»
,
esclamò
ingenuamente
zia
Tatàna
.
«
quell
'
immondezza
di
Franziscu
Carchide
vuole
sposare
Margherita
Carboni
.
»
«
Non
è
così
!
»
,
disse
Anania
,
irritato
.
«
Non
capite
niente
!
»
«
Sì
,
»
disse
Nanna
,
«
io
lo
so
;
egli
è
pazzo
.
Ha
chiesto
la
mano
delle
figlie
del
medico
;
voleva
o
l
'
una
o
l
'
altra
!
L
'
hanno
cacciato
via
col
manico
della
scopa
.
Ora
vuole
Margheritina
,
perché
prendendole
la
misura
delle
scarpine
le
ha
stretto
il
piede
...
»
«
Doveva
dargli
un
calcio
!
»
,
gridò
Anania
,
balzando
in
piedi
,
col
gattino
intorno
al
collo
.
«
Un
calcio
sul
viso
!
»
Nanna
lo
guardò
:
i
suoi
piccoli
occhi
rifulgevano
stranamente
.
«
Ecco
»
,
disse
,
svolgendo
i
pacchettini
con
le
mani
tremolanti
,
«
è
quel
che
dissi
io
.
Eppoi
c
'
è
anche
un
militare
,
un
ufficiale
o
un
generale
,
non
so
,
che
vuole
sposare
Margherita
.
Ma
io
dissi
:
no
,
ella
è
una
rosa
e
deve
sposare
un
garofano
;
freschi
entrambi
...
Prendine
dunque
uno
...
»
S
'
avvicinò
ad
Anania
,
porgendogli
i
confetti
;
ma
egli
balzò
indietro
gridando
:
«
Puzzate
come
una
botte
!
Lontana
da
me
!
»
.
Nanna
traballò
;
qualche
confetto
cadde
e
rotolò
sul
pavimento
.
«
Il
garofano
mio
!
»
,
diss
'
ella
carezzevole
,
nonostante
le
cattive
parole
di
Anania
.
«
Sei
tu
il
garofano
di
Margherita
!
Tu
dunque
parti
?
Va
,
studia
,
diventa
dottore
.
»
Anania
si
curvò
,
raccolse
i
confetti
;
poi
rise
e
disse
tutto
felice
:
«
Mi
raccatteranno
così
,
le
ragazze
:
non
è
vero
?
»
.
E
si
mise
a
ballare
col
gattino
fra
le
braccia
.
Ma
d
'
improvviso
ridiventò
cupo
.
Chi
era
il
militare
che
voleva
sposar
Margherita
?
Forse
quel
capitano
dal
collo
rosso
,
che
a
teatro
gli
aveva
detto
con
disprezzo
:
«
La
finisca
,
dunque
»
?
Improvvisamente
gli
balenò
al
pensiero
una
visione
tormentosa
:
Margherita
sposa
d
'
un
uomo
giovane
e
ricco
,
Margherita
perduta
eternamente
per
lui
!
Depose
il
gattino
per
terra
,
e
fuggì
,
si
chiuse
nella
sua
cameretta
,
s
'
affacciò
alla
finestra
.
Gli
pareva
di
soffocare
.
Non
era
stato
mai
geloso
,
né
aveva
mai
pensato
che
Margherita
potesse
sposarsi
così
presto
.
«
No
,
no
»
,
pensava
,
stringendo
e
scuotendo
la
testa
fra
le
mani
,
«
non
si
deve
sposare
.
Bisogna
che
aspetti
,
finché
...
Ma
perché
dovrebbe
aspettare
?
Io
sono
un
bastardo
,
io
sono
il
figlio
d
'
una
donna
perduta
.
Io
non
ho
altra
missione
che
quella
di
cercare
mia
madre
e
di
ritrarla
dall
'
abisso
del
disonore
...
Margherita
non
può
abbassarsi
a
me
;
ma
finché
non
avrò
compiuto
la
mia
missione
ho
bisogno
di
lei
come
di
un
faro
.
Dopo
posso
morire
contento
.
»
E
non
pensava
che
la
sua
missione
poteva
prolungarsi
indeterminatamente
e
senza
esito
;
e
l
'
idea
che
rinunziando
alla
sua
missione
avrebbe
potuto
sperare
nell
'
amore
di
Margherita
gli
sembrava
mostruosa
.
Il
pensiero
di
ritrovare
sua
madre
cresceva
e
si
sviluppava
con
lui
,
palpitava
col
suo
cuore
,
vibrava
coi
suoi
nervi
,
scorreva
col
suo
sangue
;
solo
la
morte
poteva
sradicarlo
,
questo
pensiero
,
ed
appunto
alla
morte
di
sua
madre
egli
pensava
quando
desiderava
che
il
loro
incontro
non
si
avverasse
;
ma
anche
questa
soluzione
,
o
il
desiderio
di
questa
soluzione
,
gli
sembrava
una
grande
viltà
.
Più
tardi
egli
si
domandò
se
era
stata
la
sua
natura
sentimentale
a
creargli
il
pensiero
della
sua
missione
,
o
se
questo
pensiero
aveva
formato
la
sua
natura
sentimentale
:
ma
alla
vigilia
della
sua
partenza
egli
accettava
ancora
le
sue
sensazioni
ed
i
suoi
sentimenti
senza
analizzarli
;
ed
accettandoli
così
,
come
da
bambino
,
non
faceva
che
meglio
radicarli
nella
sua
anima
e
nella
sua
carne
,
in
modo
che
nessuna
logica
e
nessun
ragionamento
cosciente
avrebbero
poi
potuto
strapparglieli
.
Passò
una
notte
febbrile
.
Ah
,
era
già
lontano
il
tempo
quando
egli
si
contentava
di
veder
Margherita
nei
piccoli
viali
dell
'
orto
,
senza
badare
al
colore
dei
suoi
capelli
e
alla
forma
del
suo
busto
.
Allora
egli
sognava
cose
fantastiche
,
rapimenti
,
incontri
,
fughe
in
luoghi
misteriosi
,
magari
nelle
bianche
pianure
della
luna
;
ma
se
gli
avessero
dato
la
notizia
delle
nozze
di
lei
non
avrebbe
sofferto
.
Una
volta
aveva
progettato
di
convincerla
a
seguirlo
su
una
montagna
;
là
si
avvelenavano
,
d
'
un
veleno
che
non
deformava
i
cadaveri
;
si
stendevano
sulle
roccie
,
fra
l
'
edera
ed
i
fiori
,
e
morivano
assieme
:
ed
in
questo
sogno
non
s
'
era
delineato
neppure
il
desiderio
di
un
bacio
o
di
una
stretta
di
mano
.
Ma
dopo
era
venuto
il
sogno
idilliaco
della
fontana
di
Fonni
,
il
bacio
,
l
'
abbandono
di
Margherita
;
e
durante
la
sera
della
rappresentazione
,
il
profumo
dei
capelli
di
lei
,
lo
splendore
dei
suoi
occhi
,
il
calore
che
pareva
emanasse
dalla
sua
persona
fiorente
gli
avevano
dato
ebbrezze
ineffabili
.
Ed
ora
soffriva
al
pensiero
che
ella
potesse
diventare
d
'
altri
;
e
nel
sonno
febbrile
si
affannava
,
sognando
,
a
scriverle
una
lettera
disperata
,
alla
quale
univa
un
sonetto
,
uno
dei
molti
sonetti
dialettali
che
egli
aveva
già
composto
per
lei
.
Si
svegliò
,
s
'
alzò
ed
aprì
la
finestra
.
L
'
alba
gli
parve
vicina
;
il
cielo
era
limpido
,
sopra
una
guglia
nera
dell
'
Orthobene
tremolava
una
stella
rossastra
,
simile
ad
una
fiammella
su
un
candelabro
di
pietra
;
i
galli
cantavano
,
rispondendosi
l
'
un
l
'
altro
con
una
gara
di
gridi
rauchi
,
e
parevano
indispettiti
reciprocamente
di
ciò
che
gridavano
e
tutti
contro
la
luce
che
non
arrivava
.
Anania
guardava
il
cielo
e
sbadigliava
:
ad
un
tratto
un
brivido
di
freddo
lo
investì
dai
piedi
alla
testa
.
Oh
,
Dio
,
che
accadeva
in
lui
?
Gli
pareva
che
qualche
cosa
volesse
staccarglisi
dall
'
anima
,
restare
sotto
quel
cielo
,
davanti
al
monte
selvaggio
le
cui
creste
servivano
da
candelabri
alle
stelle
.
Come
il
viandante
oppresso
da
un
carico
troppo
grave
vuol
liberarsene
in
parte
onde
poter
continuare
la
sua
strada
,
così
egli
sentiva
il
bisogno
di
lasciare
un
po
'
del
suo
segreto
a
Margherita
.
Chiuse
la
finestra
e
sedette
davanti
al
tavolino
,
tremando
e
sbadigliando
.
«
Che
freddo
!
»
,
disse
a
voce
alta
.
Il
sonetto
che
egli
voleva
mandare
a
Margherita
era
già
copiato
a
stampatello
,
su
un
foglio
di
carta
rosea
rigata
traversalmente
di
viola
:
eccone
la
traduzione
in
prosa
:
«
Una
bellissima
margherita
cresceva
in
un
verde
prato
.
Tutti
i
fiori
l
'
ammiravano
,
ma
specialmente
un
ranuncolo
pallido
ed
umile
,
cresciutole
accanto
,
moriva
di
amore
per
lei
.
Ed
ecco
,
in
una
splendida
giornata
di
primavera
,
una
bellissima
fanciulla
andava
a
passeggiare
nel
prato
,
coglieva
la
margherita
,
la
baciava
,
la
poneva
sul
morbido
seno
,
mentre
senza
avvedersene
schiacciava
l
'
infelice
ranuncolo
che
,
d
'
altronde
,
privato
dell
'
adorata
vicina
,
si
sentiva
beato
di
morire
»
.
Rileggendo
i
versi
il
poeta
provò
una
tristezza
dispettosa
;
vedeva
,
al
posto
della
simbolica
fanciulla
,
un
capitano
dei
carabinieri
dai
baffi
provocanti
;
ripiegò
il
foglio
,
ma
restò
a
lungo
indeciso
se
doveva
chiuderlo
o
no
nella
busta
.
Che
avrebbe
pensato
Margherita
?
Avrebbe
ricevuto
lei
il
sonetto
?
Sì
,
perché
quando
il
postino
batteva
al
portone
tre
colpi
terribili
che
parevano
picchiati
dalla
ferrea
mano
del
destino
,
Margherita
correva
lei
a
ricever
la
posta
.
Bisognava
però
che
ella
fosse
in
casa
nelle
ore
in
cui
passava
il
postino
,
cioè
verso
mezzogiorno
ed
a
sera
.
A
mezzogiorno
ella
certamente
era
in
casa
;
occorreva
dunque
impostar
subito
il
sonetto
.
Un
'
agitazione
febbrile
invase
Anania
;
senza
esitare
oltre
uscì
e
camminò
come
un
sonnambulo
per
le
straducole
buie
e
deserte
.
Dietro
i
muri
dei
cortili
,
nelle
rozze
tettoie
delle
case
paesane
,
i
galli
continuavano
i
loro
canti
dispettosi
;
l
'
aria
umida
odorava
di
stoppia
;
una
povera
infornatrice
di
pane
d
'
orzo
,
che
tornava
dal
compiere
il
suo
faticoso
mestiere
,
attraversò
una
viuzza
;
il
passo
di
due
alti
carabinieri
risuonò
sinistramente
sul
lastrico
del
Corso
:
poi
più
nessuno
,
più
nulla
.
Anania
rasentava
i
muri
,
pauroso
d
'
esser
riconosciuto
nonostante
il
buio
,
e
appena
impostata
la
lettera
si
mise
a
correre
.
Ma
non
poté
rientrare
in
casa
;
gli
pareva
di
soffocare
,
aveva
bisogno
d
'
aria
,
di
immensità
.
Scese
verso
lo
stradale
di
Orosei
,
risalì
il
ciglione
,
e
solo
quando
si
trovò
ai
piedi
dell
'
Orthobene
respirò
,
aprendo
le
narici
come
un
puledro
sfuggito
al
laccio
.
Avrebbe
voluto
gridare
di
gioia
e
di
spasimo
.
Albeggiava
;
tenui
veli
azzurrognoli
coprivano
le
grandi
valli
umide
,
le
ultime
stelle
svanivano
.
Non
sapeva
perché
,
Anania
ripeteva
i
versi
:
Care
stelle
dell
'
Orsa
,
io
non
credea
...
e
cercava
di
ricacciare
da
sé
il
pensiero
di
ciò
che
aveva
fatto
,
mentre
se
ne
sentiva
felice
fino
allo
spasimo
.
Prese
a
salire
l
'
Orthobene
,
strappando
fronde
,
ciuffi
d
'
erba
,
lanciando
pietre
e
ridendo
;
pareva
pazzo
.
I
cespugli
odoravano
,
il
cielo
dietro
l
'
enorme
scoglio
cerulo
di
monte
Albo
diventava
in
color
di
ciclamino
;
Anania
si
fermò
su
una
roccia
,
guardò
l
'
immensa
chiostra
azzurra
delle
montagne
lontane
battute
dal
riflesso
delicato
dell
'
aurora
,
e
ridiventò
pensieroso
.
Addio
!
Domani
egli
sarebbe
al
di
là
delle
montagne
,
e
Margherita
penserebbe
invano
all
'
ignoto
ranuncolo
che
l
'
amava
e
che
era
lui
.
Ed
ecco
,
una
cinzia
cantò
nel
suo
nido
selvaggio
,
nel
cuore
d
'
un
elce
,
e
nella
sua
nota
tremolò
tutta
la
poesia
del
luogo
solitario
;
Anania
ricordò
allora
il
canto
di
un
altro
uccellino
entro
l
'
umido
fogliame
d
'
un
castagno
,
in
una
lontana
mattina
d
'
autunno
,
lassù
,
lassù
,
in
una
di
quelle
montagne
dell
'
orizzonte
,
e
rivide
un
bimbo
che
scendeva
lieto
la
china
,
ignaro
del
proprio
triste
destino
.
«
Anche
adesso
»
,
pensò
rattristandosi
,
«
anche
adesso
sono
lieto
di
partire
,
e
chissà
invece
che
cosa
mi
aspetta
!
»
Rientrò
a
casa
pallido
e
triste
.
«
Ma
dove
sei
stato
,
galanu
meu
[
20
]
?
Perche
sei
uscito
prima
dell
'
alba
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
.
«
Datemi
il
caffè
!
»
,
diss
'
egli
,
aspro
.
«
Ecco
il
caffè
,
ma
che
cosa
hai
,
cuoricino
amato
?
Sei
pallido
;
rimettiti
,
riprendi
colore
prima
di
recarti
dal
padrino
.
Come
?
Scuoti
il
capo
?
Non
andrai
stamattina
dal
padrino
?
Cosa
guardi
?
C
'
è
qualche
formica
nel
caffè
?
»
Egli
guardava
fisso
la
piccola
scodella
rossa
filettata
d
'
oro
,
che
serviva
esclusivamente
per
lui
:
addio
piccola
scodella
;
ancora
domani
e
poi
addio
.
Le
lagrime
gli
salivano
agli
occhi
.
«
Andrò
più
tardi
dal
padrino
;
ora
finisco
di
preparare
la
roba
»
,
disse
piano
piano
,
come
parlando
alla
scodella
.
«
E
se
non
ci
rivedessimo
più
?
»
,
chiese
poi
alla
donna
.
«
S
'
io
dovessi
morire
prima
del
ritorno
?
E
forse
sarebbe
meglio
...
Perché
dobbiamo
vivere
a
lungo
?
Giacché
si
deve
morire
è
meglio
morir
presto
.
»
Zia
Tatàna
lo
guardò
;
fece
un
segno
di
croce
per
aria
,
e
disse
:
«
Tu
hai
fatto
cattivi
sogni
,
stanotte
?
Perché
parli
così
,
agnellino
senza
lana
?
Ti
fa
male
il
capo
?
»
.
«
Voi
non
capite
niente
!
»
,
proruppe
egli
,
balzando
in
piedi
.
Entrò
nella
sua
cameretta
e
cominciò
a
riporre
in
una
piccola
valigia
i
libri
e
gli
oggetti
più
cari
;
e
di
tanto
in
tanto
volgeva
gli
occhi
alla
finestra
aperta
,
nel
cui
sfondo
si
scorgeva
un
lembo
di
cielo
autunnale
che
pareva
una
tela
graziosamente
dipinta
:
una
pianura
bianchiccia
con
un
laghetto
azzurro
.
Che
avrebbe
egli
veduto
dalla
finestra
della
cameretta
che
l
'
aspettava
a
Cagliari
?
Il
mare
?
Il
mare
vero
,
le
lontananze
infinite
dell
'
acqua
azzurra
sotto
le
infinite
lontananze
del
cielo
azzurro
?
Tutto
quell
'
azzurro
,
veduto
e
desiderato
,
lo
rasserenò
:
si
pentì
d
'
aver
contristato
zia
Tatàna
,
ma
che
poteva
farci
?
Sì
,
egli
sentiva
d
'
essere
ingrato
,
ma
i
nervi
son
nervi
e
non
si
può
loro
comandare
.
Però
egli
non
vuole
essere
completamente
ingrato
,
no
!
Lascia
la
valigia
,
i
libri
,
le
scatole
,
si
precipita
in
cucina
,
dove
la
buona
donna
scopa
con
aria
tra
melanconica
e
filosofica
,
forse
pensando
alle
parole
funebri
dell
'
«
agnellino
senza
lana
»
,
le
va
sopra
,
stringe
lei
e
la
scopa
in
uno
stesso
abbraccio
,
e
le
trascina
in
un
giro
vorticoso
di
ballo
.
«
Ah
,
cattiva
lana
,
che
cosa
c
'
è
?
»
,
grida
la
vecchia
,
palpitando
di
gioia
;
ma
sul
più
bello
Anania
scappa
,
correndo
e
imitando
lo
sbuffare
del
treno
.
Chiusa
la
valigia
egli
andò
a
congedarsi
dai
vicini
di
casa
,
cominciando
da
Maestro
Pane
.
La
bottega
del
vecchio
falegname
,
di
solito
piena
di
gente
,
era
deserta
,
e
lo
studente
dovette
attendere
alquanto
,
seduto
sullo
scalino
interno
della
porta
,
coi
piedi
fra
gli
abbondanti
trucioli
che
coprivano
il
pavimento
.
Un
leggero
soffio
di
vento
entrava
per
la
porta
,
agitando
le
grandi
ragnatele
del
tetto
,
cosparse
di
fili
di
segatura
.
Finalmente
Maestro
Pane
arrivò
:
indossava
una
vecchia
tunica
da
soldato
,
della
quale
curava
molto
i
bottoni
lucidissimi
,
e
sorrise
con
infantile
compiacenza
quando
Anania
gli
disse
che
sembrava
un
generale
.
«
Ho
anche
il
kepì
!
»
,
disse
con
serietà
.
«
Vorrei
metterlo
,
ma
i
ragazzi
ridono
.
E
così
tu
parti
,
caro
bambino
?
Dio
ti
accompagni
e
ti
aiuti
.
Io
non
ho
niente
da
regalarti
!
»
«
Ma
vi
pare
,
Maestro
Pane
?
»
«
Il
cuore
non
manca
,
ma
il
cuore
non
basta
!
Ebbene
,
io
ti
farò
una
scrivania
quando
sarai
dottore
:
ho
già
il
modello
,
vedi
?
»
Cercò
un
catalogo
di
mobili
,
gelosamente
nascosto
sotto
il
banco
,
e
fece
vedere
allo
studente
una
splendida
scrivania
a
colonnine
e
trafori
.
«
Ti
pare
impossibile
?
»
,
disse
,
risentito
,
accorgendosi
che
Anania
sorrideva
.
«
Tu
non
conosci
Maestro
Pane
!
Io
non
ho
mai
lavorato
mobili
preziosi
e
fini
perché
non
avevo
fondi
,
ma
sarei
buono
...
»
«
Lo
credo
,
lo
credo
,
Maestro
Pà
!
Ed
io
,
quando
sarò
dottore
e
ricco
,
vi
farò
eseguire
tutti
i
mobili
del
mio
palazzo
...
»
«
Davvero
?
e
quanti
anni
ci
vorranno
ancora
?
»
«
Eh
,
chi
lo
sa
?
Dieci
,
quindici
...
»
«
Troppo
!
Sarò
in
cielo
,
allora
,
nella
bottega
di
San
Giuseppe
glorioso
»
(
nonostante
lo
scherzo
si
fece
devotamente
il
segno
della
croce
)
.
«
E
,
dimmi
»
,
riprese
,
fissando
una
pagina
del
catalogo
,
«
cosa
vuol
dire
mobili
al
-
la
-
Lui
-
gi
-
de
-
ci
-
mo
-
quin
-
to
?
»
«
Era
un
re
...
»
,
cominciò
Anania
.
«
Questo
lo
so
»
,
rispose
vivacemente
Maestro
Pane
,
con
un
malizioso
sorriso
sulla
gran
bocca
sdentata
,
«
era
un
re
al
quale
piacevano
le
ragazzine
...
»
«
Maestro
Pane
»
,
gridò
Anania
,
strabiliato
,
«
come
sapete
ciò
?
»
Il
vecchietto
cominciò
a
ridere
,
togliendosi
la
giubba
e
piegandola
accuratamente
.
«
Ebbene
»
,
disse
,
fingendo
un
ingenuo
stupore
per
non
turbare
oltre
l
'
innocenza
di
Anania
,
«
perché
siamo
ignoranti
non
dobbiamo
saper
nulla
?
A
quel
re
piaceva
giocare
e
divertirsi
coi
bambini
,
come
alla
regina
Ester
piaceva
andar
pei
campi
a
cogliere
spighe
,
ed
a
Vittorio
Emanuele
zappare
l
'orto...»
Ma
Anania
la
sapeva
più
lunga
di
Maestro
Pane
,
e
chiese
anche
lui
con
finta
ingenuità
:
«
Avete
dunque
studiato
,
voi
?
»
.
«
Io
?
Avrei
voluto
,
ma
non
ho
potuto
;
fiore
mio
,
non
tutti
nascono
sotto
una
buona
stella
come
te
.
»
«
E
dunque
,
come
sapete
queste
storie
?
»
«
Si
raccontano
,
diavolo
!
La
storia
della
Regina
Ester
l
'
ho
udita
da
tua
madre
,
e
quella
del
Re
da
Pera
Sa
Gattu
...
»
Anania
andò
via
inorridito
,
ricordando
una
storiella
raccontata
molti
anni
prima
da
Nanna
,
una
sera
d
'
inverno
,
nel
molino
delle
olive
...
Bussò
alla
porticina
chiusa
di
Nanna
,
ma
il
vecchio
pazzo
,
seduto
su
una
pietra
,
disse
che
la
donna
non
c
'
era
.
«
L
'
aspetto
anch
'
io
»
,
aggiunse
,
«
perché
Gesù
Cristo
ieri
sera
mi
disse
che
ha
bisogno
d
'
una
serva
.
»
«
Dove
l
'
avete
incontrato
?
»
«
Nel
viottolo
...
laggiù
»
,
indicò
il
pazzo
;
«
aveva
un
cappotto
lungo
e
le
scarpe
rotte
.
Ebbene
,
perché
tu
non
mi
dai
un
paio
di
scarpe
vecchie
,
Anania
Atonzu
?
»
«
Vi
starebbero
strette
»
,
disse
lo
studente
,
guardandosi
i
piedi
.
«
E
perché
non
vai
scalzo
,
che
una
palla
ti
trapassi
la
milza
?
»
,
chiese
minaccioso
il
pazzo
,
corrugando
le
irte
sopracciglia
grigie
.
«
Addio
»
,
disse
Anania
,
senza
rispondere
alla
minacciosa
domanda
,
«
io
parto
per
gli
studi
.
»
Gli
occhioni
azzurri
del
vecchio
presero
una
espressione
maliziosa
.
«
Tu
vai
ad
Iglesias
?
»
«
No
,
a
Cagliari
.
»
«
Ad
Iglesias
ci
sono
i
vampiri
e
le
faine
.
Addio
,
dunque
:
toccami
la
mano
.
Così
,
bravo
;
non
aver
paura
,
non
ti
mangio
.
E
tua
madre
dove
si
trova
ora
?
»
«
Addio
,
state
bene
»
,
disse
Anania
,
ritirando
la
sua
piccola
mano
dalla
manaccia
dura
del
pazzo
.
«
Anch
'
io
devo
partire
»
,
annunziò
il
vecchio
.
«
Andrò
in
un
luogo
dove
si
mangiano
sempre
cose
buone
:
fave
,
lardo
,
lenticchie
,
viscere
di
pecora
.
»
«
Buon
pro
vi
faccia
!
»
«
Eh
!
»
,
gridò
il
pazzo
,
quando
lo
studente
si
fu
allontanato
.
«
Bada
alle
coreggie
gialle
!
E
scrivimi
.
»
Anania
si
congedò
dagli
altri
vicini
,
ed
anche
dalla
donna
mendicante
,
che
lo
ricevette
in
una
cameretta
discretamente
pulita
e
gli
offrì
una
tazza
di
buonissimo
caffè
.
«
Tu
andrai
anche
da
Rebecca
?
»
,
gli
domandò
,
con
invidia
,
«
quella
stupida
si
è
data
a
mendicare
,
adesso
!
Non
è
una
vergogna
,
una
ragazza
come
lei
?
Diglielo
,
dunque
!
»
«
È
piagata
!
può
appena
camminare
...
»
«
No
,
è
guarita
.
Cosa
guardi
lassù
?
È
una
falce
da
mietitore
.
»
«
Perché
sta
appesa
sulla
porta
?
»
«
Per
il
vampiro
,
che
quando
penetra
di
notte
nella
camera
si
ferma
a
contare
i
denti
della
falce
,
e
siccome
non
arriva
che
al
sette
ricomincia
sempre
.
Così
arriva
l
'
alba
,
e
appena
vede
la
luce
il
vampiro
fugge
.
Tu
ridi
?
Eppure
è
vero
.
Che
Dio
ti
benedica
»
,
disse
poi
la
mendicante
,
accompagnandolo
fin
sulla
strada
.
«
Buon
viaggio
;
e
fa
onore
al
vicinato
.
»
Anania
entrò
da
Rebecca
:
ella
pareva
ancora
una
bambina
,
sebbene
avesse
più
di
venti
anni
,
livida
,
calva
,
accoccolata
nel
suo
buco
nero
come
una
fiera
malata
nella
sua
tana
.
Vedendo
lo
studente
arrossì
,
e
tutta
tremante
gli
offrì
,
su
un
primitivo
vassoio
di
sughero
,
un
grappolo
d
'
uva
nera
.
«
Lo
prenda
,
dunque
...
»
,
balbettò
.
«
Non
ho
altro
...
»
«
E
dammi
dunque
del
tu
!
»
,
esclamò
Anania
,
strappando
un
acino
dal
grappolo
.
«
Non
ne
sono
degna
!
Io
non
sono
Margherita
Carboni
;
sono
una
povera
immondezza
!
»
,
rispose
animandosi
la
fanciulla
.
«
Lo
prenda
dunque
questo
grappolo
!
È
pulito
;
io
non
l
'
ho
neppure
toccato
!
Me
lo
portò
zio
Pera
Sa
Gattu
.
»
«
Zio
Pera
?
»
,
chiese
Anania
,
ricordando
con
disgusto
la
storiella
di
Maestro
Pane
.
«
Sì
,
poveretto
!
Egli
si
ricorda
sempre
di
me
,
e
tutti
i
giorni
mi
porta
qualche
cosa
:
il
mese
scorso
sono
stata
malata
perché
mi
si
sono
riaperte
le
piaghe
,
e
zio
Pera
fece
venire
il
medico
e
portò
le
medicine
.
Ah
,
egli
fa
per
me
ciò
che
farebbe
mio
padre
se
...
Ma
egli
mi
ha
abbandonata
!
Basta
!
»
disse
poi
Rebecca
,
accorgendosi
di
aver
toccato
un
tasto
doloroso
per
Anania
.
«
Lei
dunque
non
vuole
il
grappolo
?
È
pulito
,
però
.
»
«
E
dallo
qui
!
Ma
dove
lo
metto
?
Aspetta
:
lo
avvolgo
in
questo
giornale
.
Io
dunque
parto
,
sai
.
Vado
a
Cagliari
per
gli
studi
.
Arrivederci
;
sta
bene
e
curati
.
»
«
Addio
!
»
,
diss
'
ella
,
con
gli
occhi
pieni
di
lagrime
.
«
Anch
'
io
vorrei
partire
!
»
Anania
uscì
e
vedendo
sulla
porta
della
bettola
la
bella
Agata
si
avvicinò
per
congedarsi
anche
da
lei
.
Appena
lo
scorse
,
la
ragazza
cominciò
a
sorridergli
,
con
gli
occhioni
lucenti
,
ed
a
fargli
segni
d
'
addio
con
la
mano
.
«
Tu
facevi
all
'
amore
con
quel
mucchietto
di
marcia
!
»
,
chiese
accennando
Rebecca
affacciatasi
alla
porta
.
«
Allontanati
,
che
puzzi
orribilmente
.
»
Anania
fece
un
gesto
di
raccapriccio
,
pensando
istintivamente
a
Margherita
.
«
Eppure
»
,
proseguì
l
'
altra
,
ridendo
e
guardandolo
languidamente
,
«
essa
è
gelosa
di
me
.
Osserva
come
guarda
!
Stupida
!
Ella
pensa
sempre
a
te
perché
l
'
ultima
notte
dell
'
anno
scorso
,
quando
sorteggiammo
gli
innamorati
,
il
tuo
nome
venne
fuori
assieme
col
suo
!
»
«
Lo
so
,
dunque
!
Finiscila
!
»
,
diss
'
egli
infastidito
.
«
Io
parto
domani
;
addio
.
Desideri
qualche
cosa
?
»
«
Prendimi
con
te
!
»
,
ella
propose
con
ardore
.
Un
pastore
,
che
aveva
finito
di
sorseggiare
un
calice
d
'
acquavite
,
uscì
dalla
bettola
e
pizzicò
la
fanciulla
.
«
Sas
manos
siccas
[
21
]
,
lepre
pelata
!
»
,
gridò
Agata
;
poi
attirò
Anania
entro
la
bettola
e
gli
chiese
che
cosa
desiderava
bere
.
«
Niente
,
addio
,
addio
.
»
Ma
Agata
gli
versò
un
calice
di
vino
bianco
,
e
mentre
egli
beveva
,
ella
,
appoggiatasi
languidamente
al
banco
,
guardava
fuori
e
diceva
:
«
Anch
'
io
verrò
presto
a
Cagliari
;
appena
avrò
un
costume
nuovo
e
i
bottoni
d
'
oro
per
la
camicia
,
verrò
a
Cagliari
e
cercherò
servizio
.
Così
ci
rivedremo
...
Oh
,
diavolo
,
ecco
che
viene
Antonino
;
egli
mi
vuole
in
isposa
ed
è
molto
geloso
di
te
.
Ah
,
gioiello
mio
,
addio
,
vattene
...
»
.
Dicendo
così
si
gettò
su
lui
con
uno
slancio
felino
e
lo
baciò
sulla
bocca
;
poi
lo
spinse
ad
uscire
,
ed
egli
andò
via
sbalordito
e
turbato
;
e
incontrando
Antonino
capì
finalmente
perché
costui
lo
guardava
con
odio
.
Per
qualche
minuto
camminò
senza
avvedersi
dove
andava
:
gli
pareva
d
'
aver
baciato
Margherita
e
il
desiderio
di
vederla
lo
rendeva
fremente
.
«
Ah
»
,
gridò
ad
un
tratto
,
trovandosi
fra
le
braccia
d
'
una
donna
.
«
Figliuolino
del
mio
cuore
»
,
disse
Nanna
,
piangendo
comicamente
e
porgendogli
un
involtino
,
«
tu
dunque
parti
?
Il
Signore
ti
accompagni
e
ti
benedica
come
benedice
la
spiga
del
frumento
.
Noi
ci
rivedremo
ancora
,
ma
intanto
ecco
...
non
rifiutare
,
sai
,
perché
io
ne
morrei
di
dolore
...
»
Per
impedire
la
morte
di
Nanna
egli
prese
l
'
involtino
;
poi
trasalì
sentendo
sulla
sua
guancia
qualcosa
di
viscido
e
un
pestilenziale
soffio
di
acquavite
.
«
Ebbene
»
,
balbettò
Nanna
,
dopo
averlo
baciato
,
«
non
ho
potuto
resistere
.
Pulisciti
la
guancia
:
no
,
essa
non
deve
restar
macchiata
pei
baci
odorosi
come
garofani
,
delle
fanciulle
d
'
oro
che
ti
raccatteranno
come
un
confetto
.
»
Anania
non
protestò
,
ma
quel
terribile
urto
con
la
realtà
lo
rimise
in
equilibrio
,
cancellando
la
sensazione
ardente
del
bacio
d
'
Agata
.
Rientrato
a
casa
svolse
l
'
involtino
e
trovò
tredici
soldi
che
cominciò
a
far
risonare
fra
le
mani
.
«
Sei
stato
dal
padrino
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
.
«
Andrò
fra
poco
,
dopo
mangiato
.
»
Ma
appena
mangiato
uscì
nel
cortile
e
si
sdraiò
sopra
una
stuoia
,
sotto
il
sambuco
.
L
'
aria
era
tiepida
;
attraverso
i
rami
Anania
vedeva
grandi
nuvole
bianche
passare
sul
cielo
turchino
;
egli
guardava
e
sentiva
una
dolcezza
infinita
calare
da
quelle
nuvole
;
pareva
una
pioggia
di
latte
tiepido
.
Ricordi
lontani
,
erranti
e
cangianti
come
le
nuvole
,
gli
sfioravano
la
mente
,
confusi
con
le
impressioni
recenti
.
Ecco
,
egli
rivede
il
paesaggio
melanconico
vigilato
dai
pini
sonori
,
dove
suo
padre
ara
la
terra
per
seminare
il
frumento
del
padrone
.
I
pini
hanno
un
rombo
che
pare
la
voce
del
mare
;
il
cielo
è
profondamente
e
tristemente
azzurro
.
Anania
ricorda
due
versi
...
«
I
suoi
occhi
sono
azzurri
,
vuoti
e
profondi
come
il
cielo
.
»
Gli
occhi
di
Margherita
?
No
;
egli
offende
Margherita
pensando
così
;
ma
intanto
è
felice
di
ripetere
versi
così
originali
...
«
I
suoi
occhi
sono
azzurri
,
profondi
e
vuoti
come
il
cielo
.
»
Chi
passa
dietro
il
pino
?
Il
portalettere
dai
baffi
rossi
:
una
cornacchia
,
con
le
ali
aperte
,
batte
forte
il
becco
sulla
fronte
del
povero
uomo
.
Dun
,
dun
,
dun
!
Margherita
corre
ad
aprire
,
prende
la
lettera
rosea
a
fili
verdi
,
e
comincia
a
volare
.
Anania
vorrebbe
seguirla
,
ma
non
può
:
non
può
muoversi
,
non
può
parlare
;
ecco
però
il
portalettere
che
si
avvicina
e
lo
scuote
...
«
Sono
le
tre
,
figlio
mio
;
quando
dunque
andrai
dal
padrino
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
,
scuotendolo
.
Egli
balzò
in
piedi
con
un
occhio
chiuso
e
l
'
altro
aperto
,
una
guancia
pallida
e
rossa
l
'
altra
.
«
Che
sonno
!
»
,
disse
stirandosi
.
«
È
che
stanotte
non
ho
dormito
per
niente
.
Ora
vado
.
»
Andò
a
lavarsi
,
si
pettinò
,
perdette
mezz
'
ora
a
farsi
la
scriminatura
da
una
parte
,
poi
nel
mezzo
,
poi
a
farla
scomparire
del
tutto
.
Il
cuore
gli
batteva
con
angoscia
.
«
Che
è
questo
?
Che
diavolo
ho
?
»
,
pensava
,
e
voleva
dominarsi
ma
non
ci
riusciva
.
«
Sei
ancora
lì
?
quando
dunque
andrai
?
»
,
gridò
la
vecchia
dal
cortile
.
Egli
si
affacciò
alla
finestra
.
«
Cosa
dunque
gli
dirò
!
»
«
Che
parti
domani
;
che
farai
da
bravo
;
che
sarai
sempre
un
figlio
rispettoso
.
»
«
Amen
!
E
lui
cosa
mi
dirà
?
»
«
Ti
darà
dei
buoni
consigli
.
»
«
Non
mi
parlerà
di
quella
cosa
...
»
«
Di
quale
cosa
?
»
«
Dei
denari
!
»
,
diss
'
egli
,
abbassando
la
voce
e
portandosi
le
mani
alla
bocca
.
«
Oh
,
benedetto
!
»
,
rispose
la
vecchia
sollevando
le
braccia
.
«
Che
ci
hai
da
veder
tu
?
Tu
non
sai
nulla
!
»
«
E
allora
vado
...
»
Ma
invece
andò
da
Bustianeddu
,
poi
nell
'
orto
per
congedarsi
da
zio
Pera
ed
anche
dai
fichi
d
'
India
,
dai
cardi
,
dal
panorama
,
dall
'
orizzonte
...
Trovò
il
vecchio
sdraiato
sull
'
erba
col
randello
posato
anch
'
esso
sull
'
erba
con
attitudine
di
riposo
.
«
Dunque
parto
zio
Pera
,
addio
:
state
bene
e
divertitevi
!
»
«
Eh
?
»
,
chiese
il
vecchio
,
che
diventava
sordo
e
cieco
.
«
Parto
!
»
,
gridò
Anania
.
«
Vado
a
Cagliari
per
studiare
...
»
«
Il
mare
?
Sì
,
a
Cagliari
c
'
è
il
mare
.
Dio
ti
accompagni
e
ti
benedica
,
figlio
mio
.
Il
vecchio
zio
Pera
non
ha
nulla
da
darti
,
ma
pregherà
per
te
...
»
«
Avete
niente
da
comandarmi
?
»
,
chiese
Anania
,
curvandosi
,
con
le
mani
sulle
ginocchia
.
Il
vecchio
si
sollevò
,
lo
guardò
fisso
e
sorrise
:
«
Che
vuoi
che
ti
comandi
?
Anch
'
io
devo
partire
!
»
.
«
Anche
voi
?
»
,
esclamò
lo
studente
,
sorridendo
per
la
smania
che
tutti
,
anche
i
vecchi
decrepiti
,
avevano
di
partire
.
«Anch'io.»
«
E
per
dove
,
zio
Pera
?
»
«
Ah
,
per
un
paese
lontano
!
»
,
disse
il
vecchio
stendendo
la
mano
verso
l
'
orizzonte
.
«
Per
l
'
Eternità
!
»
Soltanto
sul
tardi
,
dopo
esser
passato
e
ripassato
sotto
le
finestre
di
Margherita
senza
poter
scorgere
la
fanciulla
,
Anania
entrò
e
chiese
del
padrino
.
«
Non
c
'
è
nessuno
in
casa
.
Se
attendi
rientreranno
fra
poco
»
,
disse
la
serva
con
arroganza
.
«
Perché
non
sei
venuto
prima
?
»
«
Perché
faccio
quel
che
mi
pare
e
piace
»
,
diss
'
egli
entrando
.
«
È
giusto
,
meglio
perdere
il
tempo
con
quella
schifosa
d
'
Agata
che
venire
a
riverire
i
benefattori
.
»
«
Auff
!
»
,
egli
sbuffò
,
appoggiandosi
alla
finestra
dello
studio
.
Ah
,
la
serva
lo
umiliava
come
in
quella
notte
lontana
quando
egli
con
Bustianeddu
eran
venuti
per
chiedere
una
scodella
di
brodo
:
nulla
era
cambiato
;
egli
era
sempre
un
servo
,
un
beneficato
.
Lagrime
di
rabbia
gli
inumidirono
gli
occhi
.
«
Ma
io
sono
un
uomo
!
»
,
pensò
.
«
Posso
rinunziare
a
tutto
,
lavorare
la
terra
,
fare
il
soldato
,
ma
non
esser
vile
.
Ora
me
ne
vado
.
»
E
si
staccò
dalla
finestra
,
ma
sfiorando
la
scrivania
già
illuminata
dalla
luna
,
scorse
fra
le
carte
buttate
su
alla
rinfusa
una
busta
rosea
a
righe
verdi
.
Il
sangue
gli
salì
al
capo
;
le
orecchie
gli
arsero
,
percosse
da
una
vibrazione
metallica
;
incoscientemente
si
curvò
e
prese
la
busta
.
Sì
,
era
quella
,
squarciata
e
vuota
.
Gli
parve
di
toccare
la
spoglia
di
una
cosa
per
lui
sacra
,
ch
'
era
stata
violata
;
ah
,
tutto
,
tutto
era
finito
per
lui
,
l
'
anima
sua
era
vuota
e
sbranata
come
quella
busta
.
D
'
un
tratto
una
viva
luce
inondò
la
stanza
;
egli
vide
Margherita
entrare
,
ed
ebbe
appena
il
tempo
di
lasciar
cadere
la
busta
,
ma
si
accorse
che
la
fanciulla
aveva
indovinato
il
suo
atto
,
ed
una
viva
vergogna
si
unì
al
suo
dolore
.
«
Buona
sera
»
,
disse
Margherita
deponendo
il
lume
sulla
scrivania
,
«
ti
hanno
lasciato
al
buio
.
»
«
Buona
sera
»
,
egli
mormorò
,
deciso
a
spiegarsi
e
poi
fuggire
e
non
lasciarsi
vedere
mai
più
.
«Siedi.»
Egli
la
fissava
con
occhi
attoniti
;
sì
,
quella
era
Margherita
,
ma
in
quel
momento
egli
la
odiava
.
«
Scusa
»
,
cominciò
a
balbettare
.
«
Non
l
'
ho
fatto
apposta
,
non
sono
un
vile
,
io
,
ma
ho
veduta
quella
...
questa
busta
»
,
la
toccò
col
dito
,
«
e
non
ho
potuto
...
L
'
ho
guardata
...
»
«
È
tua
?
»
«
È
mia
.
»
Margherita
arrossì
e
si
confuse
,
mentre
Anania
,
come
liberato
da
un
peso
,
cominciava
a
distinguere
le
cose
e
a
ragionare
.
Il
suo
orgoglio
,
offeso
dalla
vergogna
patita
,
lo
consigliava
a
dire
che
l
'
invio
del
sonetto
era
stato
uno
scherzo
;
ma
Margherita
,
nel
suo
vestito
da
passeggio
,
con
la
vita
stretta
da
un
nastro
verde
lucente
,
era
così
bella
e
pura
che
mentire
con
lei
sarebbe
stato
come
mentire
con
un
angelo
!
Anania
avrebbe
voluto
spegnere
il
lume
e
restare
al
chiaro
di
luna
,
solo
con
lei
,
e
caderle
ai
piedi
,
e
chiamarla
coi
più
dolci
nomi
;
ma
non
poteva
,
non
poteva
,
sebbene
s
'
accorgesse
che
anche
lei
sollevava
e
abbassava
gli
occhi
con
delizioso
terrore
,
in
attesa
del
suo
grido
d
'
amore
.
«
Ha
letto
,
tuo
padre
?
»
,
egli
chiese
a
bassa
voce
.
«
Sì
,
ha
letto
;
e
rideva
»
,
ella
rispose
,
commossa
.
«
Rideva
?
»
«
Sì
,
rideva
.
Alla
fine
mi
diede
il
foglio
e
disse
:
"
Chi
diavolo
sarà
?".»
«
E
tu
?
E
tu
?
»
«
Ed
io
...
»
Essi
parlavano
piano
,
ansiosi
,
già
avviluppati
dal
mistero
di
una
complicità
deliziosa
;
ma
improvvisamente
Margherita
cambiò
voce
ed
aspetto
.
«
Oh
,
ecco
papà
.
C
'
è
Anania
!
»
,
esclamò
correndo
verso
l
'
uscio
;
e
uscì
rapidamente
,
mentre
Anania
ricadeva
nel
massimo
turbamento
.
Egli
sentì
la
mano
calda
e
molle
del
padrino
stringere
la
sua
,
e
vide
gli
occhi
azzurri
e
la
catena
d
'
oro
scintillare
,
ma
non
ricordò
mai
precisamente
i
buoni
consigli
e
le
barzellette
che
il
padre
di
Margherita
quella
sera
gli
prodigò
.
Un
dubbio
amaro
lo
tormentava
.
Aveva
o
no
capito
Margherita
il
vero
significato
del
sonetto
?
E
che
ne
pensava
?
Ella
non
aveva
detto
nulla
a
proposito
,
nei
preziosi
istanti
che
egli
s
'
era
così
stupidamente
lasciato
sfuggire
.
L
'
aspetto
turbato
di
lei
non
gli
bastava
;
no
;
ed
egli
voleva
sapere
di
più
,
voleva
sapere
tutto
...
«
Che
cosa
?
»
,
si
domandò
con
tristezza
.
Niente
.
Era
tutto
inutile
.
Anche
se
ella
aveva
capito
,
anche
se
ella
gli
voleva
bene
...
Ma
questa
era
una
stupidaggine
.
Eppoi
tutto
era
inutile
!
Un
vuoto
immenso
lo
circondava
,
e
in
questo
vuoto
la
voce
del
signor
Carboni
si
perdeva
senza
essere
ascoltata
,
come
in
un
abisso
deserto
.
«
Sta
lieto
e
non
pensare
ad
altro
che
a
studiare
!
»
,
concluse
il
padrino
,
vedendo
che
Anania
sospirava
.
«
Allegro
dunque
!
Sii
uomo
e
fatti
onore
!
»
Margherita
rientrò
accompagnata
dalla
madre
,
che
prodigò
allo
studente
la
sua
parte
di
consigli
e
d
'
incoraggiamenti
.
La
fanciulla
andava
e
veniva
per
la
stanza
;
s
'
era
ravviata
i
capelli
in
modo
civettuolo
,
lasciando
un
ciuffetto
sulla
tempia
sinistra
,
e
,
quel
che
più
importa
,
s
'
era
incipriata
.
I
suoi
occhi
scintillavano
;
era
bellissima
,
ed
Anania
la
seguiva
con
uno
sguardo
delirante
,
ripensando
al
bacio
di
Agata
.
Come
attirata
dal
fascino
di
quello
sguardo
,
quando
egli
andò
via
ella
lo
seguì
e
lo
accompagnò
fino
al
portone
.
La
luna
illuminava
il
cortile
,
come
in
quella
sera
lontana
,
quando
la
visione
altera
eppur
soave
di
lei
aveva
destato
nel
bimbo
la
coscienza
del
dovere
:
anche
adesso
ella
appariva
altera
e
soave
,
e
camminava
leggera
,
con
un
fruscìo
d
'
ali
,
pronta
a
volare
:
ed
Anania
credeva
ancora
di
sognare
,
di
vederla
sollevarsi
davvero
e
sparire
nell
'
infinito
,
e
di
non
poterla
raggiungere
mai
più
;
e
il
desiderio
di
stringerle
la
vita
sottile
,
cinta
dal
nastro
lucente
,
gli
dava
le
vertigini
.
«
Non
la
vedrò
più
!
Cadrò
morto
appena
ella
avrà
chiuso
il
portone
»
,
pensò
,
quando
giunsero
al
limite
fatale
.
Margherita
tirò
il
catenaccio
,
poi
si
volse
e
porse
la
mano
allo
studente
.
Era
pallidissima
.
«
Addio
...
Ti
scriverò
...
Anania
...
»
«
Addio
»
,
egli
disse
,
tremando
di
gioia
;
ma
invece
di
andarsene
si
ritrasse
nell
'
ombra
e
attirò
a
sé
Margherita
.
E
parve
ad
entrambi
che
il
contatto
delle
loro
labbra
facesse
scoppiare
qualche
cosa
di
terribile
e
di
grandioso
nell
'
aria
,
perché
,
mentre
si
baciavano
perdutamente
,
sentirono
come
il
rombo
e
l
'
ardore
e
la
luce
del
fulmine
.
VIII
.
A
Cagliari
Anania
frequentò
il
Liceo
e
per
due
anni
l
'
Università
:
studiava
leggi
.
Quegli
anni
furono
come
un
intermezzo
,
nella
sua
vita
;
un
intermezzo
pieno
di
dolcezza
e
di
armonia
.
Già
in
treno
,
mentre
attraversava
i
solitari
paesaggi
sardi
resi
più
tristi
dall
'
autunno
egli
sentiva
una
nuova
vita
.
Gli
pareva
di
esser
un
altro
;
di
aver
cambiato
vestito
,
smettendone
uno
lacero
e
stretto
per
uno
nuovo
,
soffice
e
comodo
.
Era
il
bacio
di
Margherita
che
lo
rendeva
felice
,
o
l
'
addio
a
tutte
le
piccole
e
misere
cose
del
passato
,
o
la
gioia
un
po
'
paurosa
della
libertà
,
o
il
pensiero
del
mondo
ignoto
verso
cui
correva
?
Egli
non
sapeva
,
né
cercava
sapere
.
Un
'
ebbrezza
profonda
,
fatta
di
orgoglio
e
di
voluttà
,
lo
avvolgeva
come
un
vapore
odoroso
,
attraverso
il
cui
velo
egli
intravedeva
orizzonti
mai
prima
sognati
.
Come
era
bella
e
facile
la
vita
!
Egli
si
sentiva
forte
,
bello
,
vittorioso
:
tutte
le
donne
lo
amavano
,
tutte
le
porte
della
vita
si
aprivano
davanti
a
lui
.
Lungo
il
viaggio
da
Nuoro
a
Macomer
stette
sempre
sul
terrazzino
del
vagone
,
scosso
fortemente
dall
'
urto
dispettoso
del
piccolo
treno
.
Poca
gente
saliva
o
scendeva
nelle
stazioni
desolate
,
e
le
acacie
,
lungo
la
linea
,
pareva
aspettassero
il
treno
per
gettargli
contro
nembi
di
foglioline
gialle
.
«
Ecco
»
,
dicevano
le
acacie
al
treno
,
«
prendi
,
piccolo
mostro
dispettoso
:
noi
stiamo
sempre
ferme
e
tu
cammini
.
Che
cosa
pretendi
di
più
?
»
«
Sì
»
,
pensava
lo
studente
,
«
la
vita
è
nel
moto
.
»
E
gli
pareva
di
sentire
la
forza
gioconda
dell
'
acqua
agitata
,
mentre
fino
a
quel
giorno
la
sua
anima
era
stata
una
piccola
palude
con
le
sponde
soffocate
da
erbe
fetide
.
Sì
,
le
acacie
smarrite
nelle
immote
solitudini
sarde
avevano
ragione
:
sì
,
muoversi
,
andare
,
correre
vertiginosamente
,
questa
era
la
vita
.
Eppure
!
...
passando
sotto
un
nuraghe
nero
su
un
'
alta
roccia
,
simile
ad
un
nido
d
'
uccelli
giganteschi
,
Anania
desiderò
di
trovarsi
lassù
con
Margherita
,
soli
tra
le
rovine
e
i
ricordi
che
spiravano
col
selvaggio
odor
del
lentischio
;
soli
,
suggestionati
da
ombre
e
da
fantasmi
di
età
epiche
.
Ah
,
come
si
sentiva
grande
!
Ma
ecco
che
le
cerule
montagne
della
Barbagia
natìa
svaniscono
all
'
orizzonte
:
una
sola
cresta
dell
'
Orthobene
appare
ancora
,
dietro
altre
cime
,
violacea
sul
cielo
pallido
;
ancora
un
lembo
,
una
punta
,
una
pietra
...
più
niente
.
Anche
i
monti
tramontano
come
il
sole
e
la
luna
,
lasciando
un
triste
crepuscolo
nell
'
anima
di
chi
si
allontana
dal
paese
natìo
.
Addio
,
addio
.
Anania
si
sentì
triste
,
ma
per
scuotersi
pensò
intensamente
al
bacio
di
Margherita
,
il
cui
ricordo
,
del
resto
,
non
lo
abbandonava
un
istante
.
A
momenti
però
trasaliva
.
Non
era
stato
tutto
un
sogno
?
Se
ella
dimenticava
o
si
pentiva
?
Ma
subito
l
'
orgoglio
gli
ridonava
la
speranza
.
La
sua
ebbrezza
durò
parecchi
giorni
,
finché
durò
lo
stordimento
della
nuova
esistenza
.
Tutte
le
cose
gli
andavano
a
seconda
;
appena
arrivato
a
Cagliari
trovò
una
bellissima
camera
con
due
balconi
,
da
uno
dei
quali
si
godeva
un
paesaggio
chiuso
da
colline
e
dal
mare
luminoso
,
talvolta
così
calmo
che
i
piroscafi
ed
i
velieri
si
disegnavano
come
incisi
sull
'
acciaio
,
e
dall
'
altro
il
panorama
della
rosea
città
,
che
coi
suoi
bastioni
,
il
suo
Castello
,
i
palmizi
,
i
giardini
,
rassomigliava
ad
una
città
moresca
.
Di
fronte
al
palazzo
nuovo
dove
egli
abitava
,
sorgeva
una
fila
di
casette
antiche
ritinte
di
rosa
,
con
balconi
spagnuoli
pieni
di
garofani
e
di
stracci
stesi
ad
asciugare
al
sole
;
ma
egli
non
guardava
laggiù
;
i
suoi
occhi
ammaliati
correvano
sullo
stupendo
scenario
della
città
,
e
si
fermarono
sulla
linea
dei
bastioni
e
dei
palazzi
medioevali
che
chiudevano
l
'
orizzonte
grandioso
.
Tutto
lassù
era
leggenda
e
poesia
.
Agli
ultimi
di
ottobre
faceva
ancora
caldo
:
l
'
aria
odorava
di
alghe
e
di
fiori
;
e
le
signore
che
passavano
sotto
il
balcone
d
'
Anania
vestivano
di
mussolina
e
di
stoffe
leggere
.
Allo
studente
pareva
di
essere
in
un
paese
incantato
,
e
l
'
aria
fragrante
e
snervante
,
e
le
comodità
nuove
della
sua
camera
,
e
le
dolcezze
della
nuova
vita
,
gli
davano
un
senso
di
mollezza
e
di
languore
.
Fu
preso
da
una
specie
di
sonnolenza
voluttuosa
:
tutto
gli
sembrava
bello
e
grande
;
e
ricordando
il
molino
e
le
sudice
figure
che
vi
si
raccoglievano
,
si
domandava
come
aveva
potuto
per
tanto
tempo
vivere
laggiù
.
La
vita
umile
del
povero
vicinato
proseguiva
certamente
il
suo
corso
melanconico
,
mentre
qui
,
nei
caffè
lucenti
,
nelle
vie
luminose
,
nelle
alte
case
battute
dal
sole
,
dal
riflesso
del
mare
,
tutto
era
luce
,
gioia
,
poesia
.
L
'
arrivo
della
prima
lettera
di
Margherita
accrebbe
la
sua
gioia
di
vivere
:
era
una
lettera
semplice
e
tenera
,
scritta
su
un
gran
foglio
bianco
,
con
caratteri
rotondi
,
quasi
maschili
.
Veramente
Anania
si
aspettava
una
letterina
azzurra
,
con
un
fiore
dentro
;
e
sul
principio
gli
parve
che
Margherita
volesse
fargli
sentire
la
sua
superiorità
e
volesse
dominarlo
;
ma
poi
,
dalle
espressioni
semplici
e
affettuose
della
fanciulla
,
che
pareva
continuasse
con
quella
lettera
una
lunga
e
ininterrotta
corrispondenza
,
s
'
accorse
che
ella
lo
amava
sinceramente
,
con
ingenuità
e
con
forza
,
e
ne
provò
una
dolcezza
inesprimibile
.
Ella
gli
scriveva
:
«
Ogni
sera
sto
lunghe
ore
alla
finestra
,
e
mi
sembra
che
tu
debba
da
un
momento
all
'
altro
passare
,
come
usavi
prima
di
partire
;
mi
dispiace
molto
la
nostra
lontananza
,
ma
mi
conforto
pensando
che
tu
studi
e
prepari
il
nostro
avvenire
»
.
Poi
gli
indicava
dove
indirizzare
la
risposta
,
e
lo
pregava
del
più
gran
segreto
,
perché
naturalmente
la
famiglia
di
lei
,
venendo
a
sapere
del
loro
amore
,
vi
si
sarebbe
opposta
.
Anania
rispose
subito
tutto
vibrante
d
'
amore
e
di
felicità
,
sebbene
un
tantino
oppresso
dal
rimorso
di
tradire
il
suo
benefattore
.
Però
sofisticava
già
:
«
Se
amandola
io
rendo
felice
la
figlia
,
non
faccio
male
al
padre
...
»
.
Le
descrisse
le
meraviglie
della
città
e
della
stagione
.
«
Mentre
scrivo
sento
le
rane
gracidare
ancora
negli
orti
lontani
,
e
vedo
la
luna
salire
come
un
volto
d
'
alabastro
sul
cielo
verdognolo
del
crepuscolo
tiepido
.
È
la
stessa
luna
che
vedevo
salire
sul
solitario
orizzonte
nuorese
,
è
lo
stesso
viso
rotondo
e
melanconico
che
vedevo
affacciarsi
sopra
le
roccie
dell
'
Orthobene
,
ma
come
ora
mi
sembra
più
dolce
,
diverso
,
quasi
sorridente
!
»
E
di
nuovo
,
appena
impostata
questa
prima
epistola
,
egli
sentì
un
impetuoso
desiderio
di
correre
all
'
aperto
,
e
salì
sul
colle
di
Bonaria
.
Una
dolcezza
orientale
calava
con
la
sera
splendida
;
il
viale
che
conduce
al
Santuario
era
deserto
,
e
la
luna
cominciava
a
brillare
attraverso
gli
alberi
immobili
:
il
cielo
di
un
azzurro
verdastro
prendeva
,
sopra
la
linea
madreperlacea
del
mare
,
una
tinta
d
'
un
verde
inverosimile
,
e
nuvole
rosse
e
violette
lo
solcavano
.
Pareva
un
sogno
.
Anania
si
fermò
davanti
al
Santuario
,
e
guardò
il
mare
:
le
onde
riflettevano
la
luminosità
del
cielo
,
delle
nuvole
colorate
e
della
luna
,
e
venivano
ad
infrangersi
sotto
il
colle
,
come
enormi
conchiglie
di
madreperla
che
arrivate
alla
riva
si
scioglievano
in
liquido
argento
.
E
le
barche
veliere
,
allineate
sullo
sfondo
luminoso
,
parevano
ad
Anania
immense
farfalle
scese
a
riposarsi
sull
'
acqua
.
Mai
egli
si
sentì
felice
come
in
quell
'
ora
:
gli
pareva
che
la
sua
anima
fosse
luminosa
come
il
cielo
,
grande
come
il
mare
.
Al
bagliore
della
luna
e
dell
'
estremo
crepuscolo
decifrò
qualche
frase
della
lettera
di
Margherita
;
poi
baciò
il
foglio
,
ed
a
malincuore
si
decise
a
ritornare
in
città
.
La
luna
seminava
il
viale
di
monete
e
disegni
argentei
;
s
'
udivano
ancora
le
rane
e
i
canti
dei
pescatori
;
tutto
era
dolcezza
,
ma
arrivato
davanti
alla
sua
casa
,
Anania
udì
grida
,
urli
,
strilli
di
donne
,
e
voci
d
'
uomini
che
pronunziavano
parole
infami
:
si
volse
e
vide
,
davanti
alle
casette
rosee
che
si
scorgevano
dal
suo
balcone
,
un
gruppo
di
persone
accapigliate
.
Alle
finestre
dei
palazzi
non
si
affacciava
nessuno
;
pareva
che
gli
abitanti
del
quartiere
fossero
abituati
alla
scena
,
all
'
ossessione
di
quella
gente
che
si
accapigliava
in
una
mischia
infernale
,
gridando
le
più
luride
ingiurie
che
l
'
uomo
possa
pronunziare
contro
il
suo
simile
.
Davanti
al
giardino
un
grosso
uomo
vestito
di
velluto
nero
,
immobile
alla
luna
,
si
godeva
la
scena
con
aria
quasi
beata
.
«
Ma
le
guardie
?
Perché
non
vengono
le
guardie
?
»
,
gli
chiese
Anania
,
turbato
.
«
Che
fanno
le
guardie
?
»
,
rispose
l
'
uomo
senza
guardare
lo
studente
.
«
Ogni
settimana
son
qui
le
guardie
!
Spintoni
di
qua
,
spintoni
di
là
,
tutto
finisce
e
poi
tutto
ricomincia
il
giorno
dopo
.
Bisogna
mandar
via
quelle
donne
»
,
riprese
l
'
omone
,
minacciando
da
lontano
i
rissanti
.
«
Aspettate
,
ve
la
do
io
,
adesso
!
Aspettate
che
tutti
abbiano
firmato
il
ricorso
alla
questura
!
»
«
Ma
che
cosa
è
?
»
L
'
omone
lo
guardò
con
disprezzo
.
«
Son
donne
perdute
,
dunque
!
»
Anania
rientrò
a
casa
pallido
e
ansante
,
e
la
padrona
si
accorse
del
suo
turbamento
.
«
Ma
che
cosa
ha
?
»
,
gli
disse
.
«
Si
è
spaventato
?
Son
donne
allegre
,
coi
loro
...
giovanotti
;
e
si
azzuffano
per
gelosia
.
Ma
le
faranno
andar
via
;
abbiamo
ricorso
alla
questura
.
»
«
Di
che
paese
sono
?
»
,
egli
domandò
.
«
Una
è
cagliaritana
;
l
'
altra
,
credo
,
del
Capo
di
Sopra
.
»
Le
urla
raddoppiavano
;
si
distingueva
la
voce
d
'
una
donna
che
si
lamentava
quasi
l
'
avessero
ferita
a
morte
...
Dio
,
che
orrore
!
Anania
tremava
,
e
attratto
da
una
forza
irresistibile
corse
ad
aprire
il
balcone
.
In
alto
,
sul
cielo
purissimo
,
la
luna
e
le
stelle
:
in
basso
,
ai
piedi
del
vaporoso
quadro
della
città
,
quel
gruppo
di
demoni
,
quelle
grida
di
rabbia
,
quelle
parole
abbominevoli
...
Ed
Anania
stette
a
guardare
angosciosamente
,
con
l
'
anima
oppressa
da
un
tremendo
pensiero
...
«
Fate
che
ella
sia
morta
,
Dio
mio
,
Dio
mio
!
Abbiate
pietà
di
me
,
Signore
!
»
,
singhiozzava
egli
a
tarda
notte
,
tormentato
dall
'
insonnia
e
dai
tristi
pensieri
.
L
'
idea
che
una
delle
due
donne
che
abitavano
le
casette
rosee
potesse
essere
sua
madre
era
svanita
,
dopo
le
informazioni
date
,
durante
il
pranzo
,
dalla
padrona
di
casa
;
ma
che
importava
?
Se
non
qui
,
là
,
in
un
punto
ignoto
ma
reale
,
a
Cagliari
,
a
Roma
od
altrove
,
ella
viveva
e
conduceva
,
o
aveva
condotto
,
una
vita
simile
a
quella
delle
donne
che
gli
abitanti
di
Via
San
Lucifero
volevano
scacciare
dal
loro
quartiere
.
«
Perché
Margherita
mi
ha
scritto
?
»
,
egli
pensava
,
«
e
perché
le
ho
risposto
?
Quella
donna
ci
dividerà
per
sempre
.
Perché
ho
sognato
?
Domani
scriverò
a
Margherita
,
le
dirò
tutto
.
Ma
che
posso
dirle
?
E
se
quella
donna
fosse
morta
?
Perché
devo
rinunziare
alla
felicità
?
Non
lo
sa
,
forse
,
Margherita
,
che
io
sono
figlio
del
peccato
?
Se
si
fosse
vergognata
di
me
non
mi
avrebbe
scritto
.
Sì
,
ma
certamente
ella
crede
che
mia
madre
sia
morta
,
o
che
per
me
sia
come
morta
;
mentre
io
sento
che
è
viva
,
e
non
rinunzio
al
mio
dovere
,
che
è
quello
di
cercarla
,
trovarla
,
trarla
dal
vizio
...
E
se
si
è
emendata
?
No
,
essa
non
si
è
emendata
.
Ah
,
è
orribile
;
io
la
odio
...
La
odio
,
la
odio
!
»
Visioni
truci
gli
attraversavano
la
mente
:
vedeva
sua
madre
accapigliata
con
altre
donne
,
con
uomini
luridi
e
bestiali
,
udiva
grida
terribili
,
e
tremava
d
'
odio
e
di
disgusto
.
Verso
mezzanotte
ebbe
una
crisi
di
lagrime
;
soffocò
i
singhiozzi
mordendo
il
guanciale
,
torse
le
braccia
,
si
graffiò
il
petto
;
si
strappò
dal
collo
l
'
amuleto
datogli
da
Olì
il
giorno
della
loro
fuga
da
Fonni
,
e
lo
scaraventò
contro
il
muro
:
oh
,
così
avrebbe
voluto
strappare
e
buttare
lontano
da
sé
il
ricordo
di
sua
madre
!
Ad
un
tratto
si
meravigliò
d
'
aver
pianto
;
s
'
alzò
e
cercò
l
'
amuleto
,
ma
non
lo
rimise
più
al
collo
:
poi
si
domandò
se
,
senza
il
suo
amore
per
Margherita
,
avrebbe
sofferto
egualmente
al
pensiero
di
sua
madre
:
si
rispose
di
sì
.
Di
tanto
in
tanto
avveniva
una
specie
di
vuoto
nella
sua
mente
;
stanco
di
tormentarsi
,
allora
egli
vagava
col
pensiero
dietro
visioni
estranee
al
crudele
problema
che
lo
urgeva
:
la
voce
del
mare
gli
pareva
il
muggito
di
mille
tori
cozzanti
invano
contro
la
scogliera
;
e
per
contrapposto
pensava
ad
una
foresta
scossa
dal
vento
e
inargentata
dalla
luna
,
e
ricordava
i
boschi
dell
'
Orthobene
dove
tante
volte
,
mentre
egli
coglieva
viole
,
il
rumore
del
vento
sugli
elci
gli
aveva
dato
appunto
l
'
illusione
del
mare
.
Ma
all
'
improvviso
il
crudele
problema
tornava
.
«...E
se
si
fosse
emendata
?
È
lo
stesso
;
è
lo
stesso
.
Io
devo
cercarla
,
trovarla
,
aiutarla
.
Ella
mi
ha
abbandonato
per
il
mio
bene
,
perché
altrimenti
io
non
avrei
avuto
mai
un
nome
,
mai
un
posto
nella
società
.
Rimanendo
con
lei
sarei
andato
a
mendicare
;
sarei
vissuto
nella
vergogna
,
forse
;
forse
sarei
diventato
un
ladro
,
un
delinquente
...
Sì
...
e
così
come
sono
non
è
la
stessa
cosa
?
Non
sono
perduto
lo
stesso
?
...
No
,
no
!
Non
è
lo
stesso
!
Così
sono
figlio
delle
mie
azioni
.
Però
Margherita
non
vorrà
esser
mia
,
perché
...
Ma
perché
?
ma
perché
?
Perché
non
vorrà
esser
mia
?
Sono
io
forse
disonorato
?
Che
colpa
ho
io
?
Ella
mi
vuole
,
sì
,
ella
mi
vuole
,
appunto
perché
sono
figlio
delle
mie
azioni
.
Chi
sa
,
del
resto
,
che
quella
donna
non
sia
morta
?
Ah
,
perché
mi
illudo
?
Essa
non
è
morta
,
lo
sento
;
è
viva
,
è
giovane
ancora
,
quanti
anni
ha
adesso
?
Trentatré
anni
,
forse
;
ah
,
è
ben
giovane
!
»
Quest
'
idea
lo
inteneriva
alquanto
.
«
Se
ella
avesse
cinquant
'
anni
non
potrei
perdonarle
.
Ma
perché
mi
ha
ella
abbandonato
?
Se
mi
avesse
tenuto
con
sé
non
sarebbe
più
caduta
:
io
avrei
lavorato
,
a
quest
'
ora
sarei
un
servo
,
un
pastore
,
un
operaio
.
Non
conoscerei
Margherita
,
non
sarei
infelice
...
Mio
Dio
,
mio
Dio
,
fate
che
ella
sia
morta
!
Ma
perché
faccio
questa
stupida
preghiera
?
No
,
ella
non
è
morta
.
Ma
perché
dovrei
io
cercarla
?
Non
mi
ha
ella
abbandonato
?
Io
sono
un
pazzo
,
e
Margherita
riderebbe
se
sapesse
ch
'
io
combatto
una
così
stupida
lotta
.
Ebbene
,
sono
io
forse
il
primo
o
l
'
ultimo
figlio
della
colpa
,
che
si
innalza
e
si
fa
stimare
?
Sì
,
ma
lei
è
l
'
ombra
.
Io
devo
cercarla
e
farla
vivere
con
me
,
e
una
donna
onesta
non
vorrà
mai
vivere
con
noi
:
io
e
lei
saremo
la
stessa
persona
.
Domani
io
devo
scrivere
a
Margherita
.
Domani
.
Se
ella
mi
volesse
egualmente
?
»
Questo
pensiero
lo
colmò
di
dolcezza
;
ma
subito
dopo
ne
sentì
tutta
l
'
assurdità
e
ricadde
nella
disperazione
.
Né
l
'
indomani
né
poi
egli
poté
svelare
a
Margherita
il
segreto
proposito
che
lo
incalzava
,
lo
sollevava
e
lo
avviliva
continuamente
.
«
Glielo
dirò
a
voce
»
pensava
,
ma
sentiva
che
tanto
meno
a
voce
avrebbe
avuto
il
coraggio
di
spiegarsi
,
e
s
'
adirava
per
la
sua
viltà
,
ma
nello
stesso
tempo
si
confortava
nella
vergognosa
certezza
che
la
sua
viltà
appunto
gli
avrebbe
impedito
di
compiere
quella
che
egli
chiamava
la
sua
missione
.
A
volte
,
però
,
questa
missione
gli
appariva
così
eroica
che
l
'
idea
di
rinunziarvi
lo
rattristava
.
«
La
mia
vita
sarebbe
inutile
,
come
per
la
maggior
parte
degli
uomini
,
se
io
rinunziassi
a
ciò
!
»
pensava
.
Ed
in
quei
momenti
di
romanticismo
non
gli
dispiaceva
la
lotta
fra
il
suo
dovere
terribile
e
il
suo
amore
ingrandito
morbosamente
dalla
lotta
.
Dopo
la
sera
della
rissa
non
s
'
affacciò
più
al
balcone
sulla
strada
;
la
vista
delle
casette
,
dalle
quali
neppure
i
ricorsi
alla
questura
riuscivano
a
snidare
le
triste
inquiline
,
gli
faceva
male
;
tuttavia
,
rientrando
a
casa
,
egli
vedeva
spesso
le
due
donne
,
o
sul
balcone
,
fra
i
garofani
e
gli
stracci
,
o
sedute
sul
limitare
della
porta
.
Una
specialmente
quella
del
Capo
di
Sopra
alta
e
snella
,
coi
capelli
nerissimi
e
gli
occhi
d
'
un
turchino
vivo
,
attirava
la
sua
attenzione
.
Si
chiamava
Maria
Rosa
;
era
quasi
sempre
ubriaca
e
a
giorni
vestiva
miseramente
e
girava
per
le
strade
scarmigliata
,
scalza
o
in
ciabatte
rosse
,
a
giorni
usciva
elegantemente
vestita
,
in
cappello
,
in
mantellina
di
velluto
viola
guarnita
di
piume
bianche
,
qualche
volta
si
metteva
sul
balcone
,
fingendo
di
cucire
,
e
cantava
,
con
voce
rauca
,
graziosi
stornelli
del
suo
paese
,
interrompendosi
per
gridare
insolenze
ai
passanti
che
la
molestavano
coi
loro
scherzi
,
o
alle
vicine
con
le
quali
litigava
continuamente
perché
ne
seduceva
i
mariti
ed
i
figli
.
La
sua
voce
giungeva
fino
alla
camera
di
Anania
,
ed
egli
l
'
ascoltava
con
dolore
.
Maria
Rosa
gli
destava
rabbia
e
pietà
,
e
sebbene
la
sapesse
del
tal
paese
,
della
tale
famiglia
,
qualche
volta
egli
tornava
nella
folle
supposizione
che
ella
potesse
essere
sua
madre
.
Sì
,
dovevano
per
lo
meno
rassomigliarsi
...
Ah
,
che
triste
e
terribile
ossessione
!
Una
sera
poi
,
Maria
Rosa
e
la
compagna
lo
fermarono
in
mezzo
alla
strada
,
invitandolo
a
seguirle
;
egli
fuggì
,
preso
da
un
tremito
di
disgusto
e
d
'
orrore
.
Dio
!
Dio
!
Gli
pareva
fosse
stata
lei
a
fermarlo
...
Egli
studiava
con
ardore
e
scriveva
lunghe
lettere
a
Margherita
.
Il
loro
amore
era
perfettamente
simile
a
centomila
altri
amori
fra
studenti
poveri
e
signorine
ricche
:
ma
ad
Anania
pareva
che
nessuna
coppia
al
mondo
potesse
amarsi
come
si
amavano
loro
,
e
che
nessun
uomo
avesse
mai
amato
con
l
'
ardore
con
cui
egli
amava
.
Nonostante
il
dubbio
che
Margherita
potesse
abbandonarlo
se
egli
ritrovava
sua
madre
,
era
felice
del
suo
amore
;
la
sola
idea
di
riveder
la
fanciulla
gli
dava
vertigini
di
gioia
.
Contava
i
giorni
e
le
ore
;
in
tutto
il
suo
avvenire
misterioso
e
velato
non
scorgeva
che
un
punto
luminoso
:
l
'
incontro
con
Margherita
,
al
suo
ritorno
per
Pasqua
.
Anche
a
Cagliari
,
durante
il
primo
anno
di
liceo
,
egli
non
ebbe
amici
e
neppure
conoscenti
;
quando
non
studiava
o
non
vagava
solitario
in
riva
al
mare
,
sognava
sul
balcone
,
come
una
fanciulla
.
Un
giorno
,
verso
il
tramonto
,
salì
sulle
colline
di
monte
Urpino
,
al
di
là
dei
campi
ove
i
mandorli
fiorivano
dal
gennaio
,
e
s
'
inoltrò
nella
pineta
.
Sul
musco
dei
viali
abbandonati
il
sole
calante
tra
i
pini
rosei
gettava
riflessi
delicati
;
a
sinistra
s
'
intravedevano
prati
verdi
,
mandorli
in
fiore
,
siepi
rosse
al
tramonto
;
a
destra
boschetti
di
pini
,
e
chine
ombrose
coperte
di
iris
.
Egli
non
sapeva
dove
fermarsi
,
tanto
i
posti
erano
deliziosi
;
colse
un
fascio
d
'
iris
,
e
infine
salì
sopra
una
cima
verde
di
asfodeli
,
dalla
quale
si
godeva
la
triplice
visione
della
città
rossa
al
tramonto
,
degli
stagni
azzurrognoli
e
del
mare
che
pareva
un
immenso
crogiuolo
d
'
oro
bollente
.
Il
cielo
ardeva
;
la
terra
esalava
delicate
fragranze
;
le
nuvole
azzurrastre
,
che
disegnavano
sull
'
orizzonte
d
'
oro
profili
di
cammelli
e
figure
bronzee
,
davano
l
'
idea
d
'
una
carovana
e
ricordavano
l
'
Africa
vicina
.
Anania
si
sentiva
così
felice
che
sventolò
il
fazzoletto
e
si
mise
a
gridare
salutando
un
essere
invisibile
,
-
che
era
l
'
anima
del
mare
,
del
cielo
,
lo
spirito
dei
sogni
:
Margherita
.
D
'
allora
in
poi
le
pinete
di
monte
Urpino
diventarono
il
regno
dei
suoi
sogni
:
a
poco
a
poco
egli
si
considerò
talmente
padrone
del
luogo
che
si
irritava
quando
incontrava
qualche
persona
nei
viali
solitari
:
spesso
rimaneva
nella
pineta
fino
al
cader
della
sera
,
assisteva
ai
rossi
tramonti
riflessi
dal
mare
,
o
seduto
fra
le
iris
guardava
il
sorgere
della
luna
,
grande
e
gialla
,
fra
i
pini
immobili
.
Una
sera
,
mentre
stava
seduto
sull
'
erba
di
una
china
,
al
di
là
di
un
piccolo
burrone
,
udì
un
tintinnio
di
greggie
pascenti
,
e
fu
assalito
da
un
impeto
di
nostalgia
.
Davanti
a
lui
,
al
di
là
del
burrone
,
il
viale
perdevasi
in
una
lontananza
misteriosa
:
i
pini
rosei
sfumavano
sul
cielo
puro
,
il
musco
aveva
riflessi
di
velluto
;
Venere
splendeva
sull
'
orizzonte
roseo
,
sola
e
ridente
,
quasi
affacciatasi
prima
delle
altre
stelle
per
godersi
la
dolcezza
della
sera
senza
essere
disturbata
.
A
che
pensava
la
solitaria
stella
?
Aveva
un
amante
lontano
?
Anania
osò
rassomigliarsi
all
'
astro
radioso
,
così
solo
nel
cielo
come
egli
era
solo
nella
pineta
.
Forse
in
quell
'
ora
Margherita
guardava
la
stella
della
sera
.
E
che
faceva
zia
Tatàna
?
Il
fuoco
ardeva
nel
focolare
,
e
la
buona
vecchia
preparava
melanconicamente
il
pasto
della
sera
,
pensando
al
suo
caro
fanciullo
lontano
.
Ed
egli
,
egli
non
pensava
quasi
mai
a
lei
;
egli
era
un
ingrato
,
un
egoista
.
Ah
,
ma
che
poteva
farci
?
Se
al
posto
di
zia
Tatàna
ci
fosse
stata
un
'
altra
donna
,
il
suo
pensiero
sarebbe
volato
costantemente
a
lei
.
Invece
quella
donna
...
Dove
era
quella
donna
?
Che
faceva
in
quell
'
ora
?
Scorgevano
anche
i
suoi
occhi
la
stella
della
sera
?
Era
morta
?
Era
viva
?
Era
ricca
o
mendicante
?
E
se
fosse
in
carcere
?
Egli
si
meravigliò
di
non
arrossire
a
questo
pensiero
.
Per
la
prima
volta
,
dopo
tanti
anni
,
provò
un
senso
di
pietà
,
come
quando
,
bambino
,
cercava
di
scaldare
coi
suoi
piedini
i
piedi
gelati
di
Olì
...
Finalmente
il
giorno
del
ritorno
arrivò
.
Egli
partì
,
quasi
oppresso
dalla
sua
felicità
:
aveva
paura
di
morire
in
viaggio
,
di
non
arrivare
a
rivedere
le
care
montagne
,
la
nota
strada
,
il
dolce
orizzonte
,
il
viso
di
Margherita
...
«
Se
però
io
morissi
ora
»
,
pensava
,
con
la
fronte
appoggiata
alla
mano
,
«
se
morissi
ora
ella
non
mi
dimenticherebbe
mai
più
...
»
Fortunatamente
arrivò
sano
e
salvo
;
rivide
le
care
montagne
,
le
valli
selvaggie
,
il
dolce
orizzonte
,
il
viso
paonazzo
di
Nanna
venuta
ad
incontrarlo
alla
stazione
.
Ella
aspettava
da
più
di
un
'
ora
;
appena
vide
il
bel
volto
di
Anania
aprì
le
braccia
e
cominciò
a
piangere
.
«
Figliuolino
mio
!
Figliuolino
mio
!
»
«
Come
la
va
?
Prendi
!
»
,
egli
gridò
,
e
per
impedirle
di
abbracciarlo
le
gettò
addosso
la
valigia
,
un
involto
,
un
cestino
.
«
Avanti
!
Avanti
!
Va
avanti
,
passa
di
qui
;
io
devo
passar
di
là
.
Andiamo
.
»
Si
mise
quasi
a
correre
,
e
sparve
,
lasciando
la
donna
stupefatta
.
Ecco
,
ecco
.
Egli
deve
rivedere
la
nota
strada
:
ella
lo
aspetta
alla
finestra
,
e
non
hanno
bisogno
di
testimoni
per
rivedersi
.
Come
le
case
di
Nuoro
sono
piccole
e
le
strade
strette
e
deserte
!
Meglio
!
Fa
quasi
freddo
,
a
Nuoro
!
La
primavera
c
'
è
,
ma
è
ancora
pallida
e
delicata
come
una
fanciulla
convalescente
.
Ah
,
ecco
alcune
persone
che
s
'
avanzano
:
fra
esse
è
Franziscu
Carchide
che
,
riconoscendo
lo
studente
,
comincia
a
far
gesti
di
gioia
.
Che
rabbia
!
«
Ebbene
,
come
stai
?
Ben
tornato
!
Come
ti
sei
fatto
grande
!
Ed
elegante
,
poi
!
E
che
scarpette
da
damerino
!
quanto
le
hai
pagate
?
»
Finalmente
Anania
è
libero
.
Avanti
,
avanti
!
Il
suo
cuore
batte
,
batte
sempre
più
forte
.
Una
donna
s
'
affaccia
al
limitare
di
una
porta
,
guardando
curiosamente
;
ma
Anania
passa
,
fugge
,
e
da
lontano
sente
esclamare
:
«
È
lui
,
sì
,
proprio
lui
!
»
.
Ebbene
,
sì
,
è
proprio
lui
,
che
vi
importa
?
Ah
,
ecco
,
ecco
;
ecco
la
strada
che
conduce
all
'
altra
,
alla
nota
,
alla
cara
strada
.
Finalmente
:
non
è
un
sogno
?
Anania
sente
dei
passi
e
si
stizzisce
;
è
un
bambino
che
attraversa
di
corsa
la
strada
,
lo
urta
,
vola
via
.
Egli
vorrebbe
correre
così
,
ma
non
può
,
non
deve
.
Prende
anzi
un
aspetto
rigido
,
composto
,
si
accomoda
la
cravatta
,
si
sbatte
con
due
dita
i
risvolti
del
soprabito
.
Già
;
egli
ha
un
soprabito
lungo
,
chiaro
,
elegante
che
lei
non
ha
ancora
veduto
.
Lo
riconoscerà
subito
con
quel
soprabito
?
Forse
no
.
Ecco
finalmente
la
nota
strada
!
Ecco
il
portone
rosso
,
ecco
la
casa
bianca
con
le
finestre
verdi
.
Margherita
non
c
'
è
!
Perché
?
Perché
,
Dio
mio
?
Egli
si
ferma
,
palpitando
.
Fortunatamente
la
strada
è
deserta
:
solo
una
gallina
nera
passeggia
,
alzando
molto
le
zampe
prima
di
posarle
per
terra
,
e
si
diverte
a
battere
il
becco
sul
muro
...
Basta
,
bisogna
passare
oltre
,
a
scanso
di
essere
notato
da
qualche
occhio
curioso
.
Egli
comincia
a
camminare
lentamente
come
la
gallina
;
e
benché
le
finestre
rimangano
vuote
egli
non
cessa
di
fissarle
un
istante
,
e
si
commuove
e
sente
il
cuore
saltargli
in
gola
.
Ad
un
tratto
gli
parve
di
svenire
.
Margherita
s
'
era
affacciata
,
pallida
di
passione
,
e
lo
guardava
con
occhi
ardenti
.
Egli
impallidì
e
non
pensò
neppure
a
salutare
,
a
sorridere
;
non
pensò
a
nulla
,
e
per
parecchi
istanti
non
vide
che
quegli
occhi
ardenti
dai
quali
gli
pioveva
una
voluttà
ineffabile
.
Camminò
automaticamente
,
voltandosi
ad
ogni
passo
,
seguito
da
quegli
occhi
inebbrianti
;
e
solo
quando
Nanna
,
con
la
valigia
sul
capo
,
l
'
involto
in
una
mano
e
il
cestino
nell
'
altra
,
apparve
ansante
in
fondo
alla
strada
,
egli
trasecolò
,
sorpreso
,
e
affrettò
il
passo
.
PARTE
SECONDA
I
.
Era
nell
'
ora
che
volge
il
desìo
ai
naviganti
ed
a
quelli
che
stanno
per
salpare
verso
ignoti
lidi
.
Anania
è
fra
questi
.
Il
treno
lo
trasporta
verso
il
mare
;
cade
una
limpida
sera
d
'
autunno
,
grave
di
melanconia
;
i
dentellati
monti
della
Gallura
sfumano
nelle
lontananze
violacee
,
l
'
aria
odora
di
brughiere
;
un
ultimo
paesetto
appare
,
grigio
e
nero
su
uno
sfondo
di
cielo
rossastro
.
Anania
guarda
gli
strani
profili
dei
monti
,
il
cielo
colorato
,
le
macchie
,
le
roccie
,
e
solo
il
timore
di
apparire
ridicolo
agli
altri
due
viaggiatori
,
un
prete
e
uno
studente
già
suo
compagno
di
scuola
,
gli
impedisce
di
piangere
.
Eppoi
,
ormai
,
egli
è
un
uomo
.
È
vero
che
egli
si
credeva
un
uomo
fin
da
quando
aveva
quindici
anni
:
ma
allora
si
credeva
un
uomo
giovane
,
mentre
adesso
si
crede
un
giovine
vecchio
.
Eppure
la
salute
e
la
gioventù
brillano
nei
suoi
occhi
;
egli
è
alto
,
svelto
,
con
due
seducentissimi
baffetti
castanei
dalle
punte
d
'
oro
.
La
sera
cadeva
;
già
qualche
stella
appariva
«
sovra
i
monti
di
Gallura
»
e
qualche
fuoco
rosseggiava
tra
il
verde
-
nero
delle
brughiere
.
Addio
dunque
,
terra
natìa
,
isola
triste
,
antica
madre
amata
ma
non
abbastanza
perché
una
voce
potente
d
'
oltre
mare
non
strappi
i
tuoi
figli
migliori
dal
tuo
grembo
,
incitandoli
a
disertare
,
come
aquilotti
,
il
nido
materno
,
la
roccia
solitaria
.
Lo
studente
guardava
l
'
orizzonte
ed
i
suoi
occhi
si
offuscavano
a
misura
che
s
'
offuscava
il
cielo
.
Da
quanti
anni
egli
aveva
sentito
la
voce
che
lo
attirava
lontano
!
Ricordava
l
'
avventura
con
Bustianeddu
,
il
progetto
della
fuga
infantile
;
poi
i
continui
sogni
,
il
desiderio
mai
spento
di
un
viaggio
verso
la
terre
d
'
oltre
mare
:
eppure
sul
punto
di
lasciar
l
'
isola
egli
si
sentiva
triste
,
e
si
pentiva
di
non
aver
proseguito
gli
studi
a
Cagliari
.
Era
stato
così
felice
laggiù
!
Nell
'
ultimo
maggio
Margherita
gli
era
apparsa
tra
lo
splendore
fantastico
delle
feste
di
Sant
'
Efes
,
e
insieme
con
lei
,
fra
allegre
brigate
di
compaesani
,
egli
aveva
trascorso
ore
indimenticabili
.
Ella
era
elegante
,
molto
alta
e
formosa
;
i
suoi
capelli
splendenti
e
gli
occhi
turchini
solcati
dall
'
ombra
delle
lunghe
ciglia
nere
attiravano
l
'
attenzione
dei
passanti
che
si
voltavano
a
guardarla
.
Anania
,
meno
alto
e
più
sottile
di
lei
,
le
camminava
al
fianco
,
trepidante
di
piacere
e
di
gelosia
;
gli
pareva
impossibile
che
la
bella
creatura
regale
e
taciturna
,
nei
cui
occhi
sdegnosi
brillava
tutta
la
fierezza
d
'
una
razza
dominatrice
,
si
abbassasse
ad
amarlo
e
neppure
a
guardarlo
.
Margherita
parlava
poco
;
non
era
civetta
,
non
cambiava
aspetto
né
voce
,
quando
gli
uomini
le
rivolgevano
lo
sguardo
o
la
parola
;
e
Anania
l
'
amava
anche
per
questo
,
e
non
vedeva
che
lei
,
non
guardava
altra
donna
che
per
paragonarla
a
lei
e
trovarla
inferiore
;
e
più
egli
diventava
uomo
e
lei
donna
,
e
più
la
passione
lo
infiammava
:
spesso
gli
sembrava
impossibile
che
anni
ed
anni
dovessero
ancora
passare
prima
che
ella
diventasse
sua
.
Durante
le
ultime
vacanze
si
erano
spesso
trovati
soli
,
nel
cortile
di
Margherita
,
favoriti
dalla
serva
che
facilitava
la
loro
corrispondenza
.
Di
solito
essi
tacevano
,
ma
mentre
Margherita
,
o
per
paura
o
per
pudore
tremava
,
vigile
e
melanconica
,
Anania
sorrideva
completamente
dimentico
del
tempo
,
dello
spazio
,
delle
cose
e
delle
vicende
umane
.
«
Perché
non
mi
ripeti
le
parole
che
mi
scrivi
?
»
,
le
domandava
.
«
Taci
!
...
Ho
paura
...
»
«
Di
che
?
Se
tuo
padre
ci
sorprende
io
mi
getterò
per
terra
,
gli
dirò
:
"
no
,
non
facciamo
del
male
;
siamo
già
uniti
per
l
'eternità..."
.
Non
aver
paura
;
io
sarò
degno
di
te
,
io
ho
un
avvenire
davanti
...
Io
sarò
qualche
cosa
!
»
Margherita
non
rispondeva
,
e
vedendola
così
bella
e
gelida
,
con
gli
occhi
illuminati
dalla
luna
come
gli
occhi
di
perla
d
'
un
idolo
,
egli
non
osava
baciarla
,
ma
la
fissava
silenzioso
e
sussultava
,
non
sapeva
bene
se
di
angoscia
o
di
felicità
.
«
Il
mare
è
calmo
.
Dio
sia
lodato
!
»
,
disse
uno
dei
viaggiatori
.
Anania
si
scosse
dai
suoi
ricordi
e
guardò
la
distesa
verde
-
dorata
del
mare
,
che
nel
crepuscolo
pareva
una
pianura
illuminata
dalla
luna
.
Le
rovine
d
'
una
chiesetta
,
un
sentiero
attraverso
le
macchie
,
perduto
sull
'
estremo
limite
della
costa
,
quasi
tracciato
da
un
sognatore
che
l
'
avesse
condotto
fin
laggiù
con
la
speranza
di
proseguirlo
sul
velluto
marezzato
delle
onde
,
attirarono
gli
sguardi
di
Anania
.
Egli
pensò
a
Renato
del
quale
gli
parve
intravedere
il
triste
profilo
su
una
roccia
guardante
il
mare
...
No
,
non
è
lui
,
è
un
altro
eroe
di
Chateaubriand
,
Eudoro
,
che
sulle
roccie
marine
della
Gallia
selvaggia
sogna
le
rose
dell
'
Ellade
lontana
...
Ebbene
,
no
,
non
è
neppure
Eudoro
...
è
un
poeta
che
si
domanda
:
Questa
roccia
granitica
erta
sul
mar
che
fa
?
...
Ma
la
roccia
,
la
chiesetta
ed
il
sentiero
sono
già
spariti
e
con
essi
il
profilo
dell
'
incerto
personaggio
...
La
tristezza
dello
studente
aumentava
:
domande
gravi
e
inutili
gli
attraversavano
la
mente
,
cadevano
senza
risposta
,
come
pietre
buttate
nell
'
acqua
.
Perché
non
poteva
egli
fermarsi
su
quella
costa
selvaggia
,
dolcemente
melanconica
,
e
perché
il
profilo
intraveduto
sulla
roccia
non
poteva
essere
il
suo
?
Perché
non
poteva
egli
costrurre
una
casa
sulle
rovine
della
chiesetta
?
Perché
pensava
a
queste
stupide
romanticherie
,
perché
andava
a
Roma
,
perché
studiava
,
perché
studiava
leggi
?
Chi
era
lui
?
Che
cosa
era
la
vita
,
la
nostalgia
,
l
'
amore
,
la
tristezza
?
Che
cosa
faceva
Margherita
?
Perché
egli
l
'
amava
?
E
perché
suo
padre
era
servo
?
E
perché
suo
padre
lo
aveva
replicatamente
avvertito
di
visitare
,
appena
giunto
a
Roma
,
quei
luoghi
dove
si
conservano
monete
d
'
oro
ritrovate
sotterra
o
nelle
antiche
rovine
?
Suo
padre
era
o
no
un
delinquente
,
o
un
pazzo
affetto
dall
'
idea
fissa
dei
tesori
?
Che
aveva
egli
ereditato
da
suo
padre
?
L
'
idea
fissa
in
forma
diversa
?
Era
dunque
soltanto
un
'
idea
fissa
,
una
malattia
mentale
,
il
pensiero
costantemente
rivolto
a
quella
donna
?
Ma
trovavasi
ella
veramente
a
Roma
,
e
la
ritroverebbe
egli
?
«
Anninia
[
22
]
»
,
disse
con
voce
beffarda
l
'
altro
studente
,
dando
ad
Anania
il
nomignolo
che
i
compagni
gli
avevano
affibbiato
,
«
fai
la
nanna
?
Su
,
via
,
non
piangere
,
la
vita
è
fatta
così
:
un
biglietto
per
viaggio
circolare
,
con
diritto
di
fermate
più
o
meno
lunghe
.
Consolati
almeno
che
il
mal
di
mare
non
verrà
a
interrompere
i
tuoi
sogni
d
'amore...»
Infatti
il
mare
era
calmissimo
e
la
traversata
cominciò
coi
migliori
auspici
.
La
luna
nuova
calava
illuminando
fantasticamente
le
coste
e
la
roccia
enorme
di
Capo
Figari
,
sentinella
ciclopica
vigilante
il
melanconico
sonno
dell
'
isola
abbandonata
.
Addio
,
addio
,
terra
d
'
esilio
e
di
sogni
!
Anania
rimase
immobile
,
appoggiato
al
parapetto
del
piroscafo
,
finché
l
'
ultima
visione
di
Capo
Figari
e
delle
isolette
,
sorgenti
azzurre
dalle
onde
come
nuvole
pietrificate
,
svanirono
tra
i
vapori
dell
'
orizzonte
;
poi
sedette
sulla
panchina
,
battendosi
dispettosamente
un
pugno
sulla
fronte
per
ricacciar
dentro
le
lagrime
che
gli
velavano
gli
occhi
;
e
rimase
lì
,
pallido
e
sconvolto
,
intirizzito
dalla
brezza
umida
,
finché
vide
la
luna
,
rossa
come
un
ferro
rovente
,
calare
in
una
lontananza
sanguigna
.
Finalmente
si
ritirò
,
ma
tardò
ad
assopirsi
;
gli
pareva
che
il
suo
corpo
s
'
allungasse
e
si
restringesse
incessantemente
,
e
che
una
interminabile
fila
di
carri
passasse
sopra
il
suo
petto
indolenzito
;
i
più
tristi
ricordi
della
sua
vita
gli
tornarono
in
mente
:
gli
sembrava
di
udire
,
nello
scroscio
delle
acque
frante
dal
piroscafo
,
il
rumore
del
vento
sopra
la
casetta
della
vedova
,
a
Fonni
...
Oh
,
come
,
come
la
vita
era
triste
,
inutile
e
vana
!
Che
cosa
era
la
vita
?
Perché
vivere
?
Così
,
tristemente
,
si
assopì
;
ma
svegliandosi
si
sentì
un
altro
,
agile
,
forte
,
felice
.
Si
era
addormentato
in
un
tetro
paese
di
dolore
,
fra
onde
livide
vigilate
da
una
luna
sanguigna
:
si
svegliava
in
mezzo
ad
un
paese
d
'
oro
,
in
un
paese
di
luce
,
-
vicino
a
Roma
.
«
Roma
!
»
,
pensò
,
palpitando
di
gioia
.
«
Roma
,
Roma
!
Patria
eterna
,
abisso
d
'
ogni
male
e
fonte
d
'
ogni
bene
!
»
Gli
pareva
di
poterla
abbracciare
tutta
,
di
muovere
alla
conquista
del
mondo
intero
.
Già
a
Civitavecchia
,
attraversando
la
città
umida
e
nera
sotto
il
cielo
mattutino
,
tutto
gli
sembrava
bello
,
e
diceva
allo
studente
Daga
:
«
Vedi
,
mi
par
d
'
essere
nel
vestibolo
d
'
una
grotta
marina
meravigliosa
»
.
Il
Daga
,
che
aveva
già
vissuto
un
anno
a
Roma
,
sorrideva
beffardo
,
invidiando
l
'
entusiasmo
enfatico
del
suo
compagno
.
L
'
arrivo
rombante
del
diretto
diede
al
giovane
provinciale
sardo
un
senso
di
terrore
,
la
prima
impressione
vertiginosa
d
'
una
civiltà
quasi
violenta
e
distruggitrice
.
Gli
parve
che
il
mostro
dagli
occhi
rossi
lo
portasse
via
,
come
il
vento
porta
la
foglia
,
lanciandolo
nel
turbine
della
vita
.
A
Roma
i
due
studenti
andarono
ad
abitare
al
terzo
piano
di
una
casa
in
Piazza
della
Consolazione
,
presso
una
vedova
,
madre
di
due
graziose
ragazze
telegrafiste
,
maestre
,
dattilografe
,
civette
.
I
due
studenti
dormivano
nella
stessa
camera
,
vasta
,
ma
poco
allegra
,
divisa
da
una
specie
di
paravento
formato
con
una
coperta
gialla
;
la
loro
finestra
guardava
su
un
cortile
interno
.
La
prima
volta
che
Anania
guardò
da
quella
finestra
provò
un
senso
disperato
di
sgomento
.
Non
vedeva
che
muri
altissimi
,
d
'
un
giallo
sporco
,
bucati
da
lunghe
finestre
irregolari
,
e
panni
miseri
,
d
'
un
candore
equivoco
,
appesi
a
fili
di
ferro
;
uno
di
questi
fili
,
con
anelli
scorrevoli
,
dai
quali
pendevano
laccetti
di
spago
attorcigliati
,
passava
davanti
alla
finestra
degli
studenti
.
Mentre
Anania
guardava
con
disperata
tristezza
i
muri
perdentisi
sul
pallido
cielo
della
sera
,
Battista
Daga
scosse
il
filo
e
cominciò
a
ridere
:
«
Guarda
,
Anninia
,
guarda
come
gli
anelli
e
i
laccetti
di
spago
ballano
.
Sembrano
vivi
.
Così
è
la
vita
:
un
filo
di
ferro
attraverso
un
cortile
sporco
:
gli
uomini
si
agitano
,
sospesi
sopra
un
abisso
di
miserie
»
.
«
Non
rompermi
le
scatole
»
,
disse
Anania
,
«
sono
abbastanza
melanconico
!
Usciamo
,
mi
par
di
soffocare
.
»
Uscivano
,
camminavano
,
si
stancavano
,
storditi
dal
rumore
delle
carrozze
e
dallo
splendore
dei
lumi
,
dal
passaggio
violento
e
dal
rauco
urlo
delle
automobili
.
Anania
si
sentiva
triste
,
tra
la
folla
;
gli
pareva
d
'
essere
solo
in
un
deserto
,
e
pensava
che
se
si
fosse
sentito
male
e
avesse
gridato
nessuno
lo
avrebbe
udito
e
soccorso
.
Ricordava
Cagliari
con
nostalgia
struggente
;
oh
,
balcone
incantato
,
orizzonte
marino
,
dolce
occhio
di
Venere
!
qui
non
esistevano
più
né
stelle
,
né
luna
,
né
orizzonte
:
solo
un
disgustoso
ammasso
di
pietre
,
un
pullulamento
di
uomini
che
allo
studente
barbaricino
parevano
d
'
una
razza
diversa
e
inferiore
alla
sua
.
Veduta
attraverso
lo
sbalordimento
,
la
stanchezza
dei
primi
giorni
,
la
suggestione
melanconica
del
buio
appartamentino
di
Piazza
della
Consolazione
,
Roma
gli
dava
una
tristezza
quasi
morbosa
;
nella
città
vecchia
,
dalle
vie
strette
,
dalle
botteghe
puzzolenti
,
dagli
interni
miserabili
,
dalle
porte
che
parevano
bocche
di
caverne
,
dalle
scalette
che
sembrava
si
perdessero
in
un
tenebroso
luogo
di
dolore
,
egli
ricordava
i
più
miseri
villaggi
sardi
;
nella
Roma
nuova
si
sentiva
smarrito
,
tutto
gli
appariva
grande
,
le
strade
tracciate
dai
giganti
per
giganti
,
le
case
montagne
,
le
piazze
tancas
sarde
;
anche
il
cielo
era
troppo
alto
e
troppo
profondo
.
Anche
all
'
Università
,
dove
egli
cominciò
a
frequentare
assiduamente
i
corsi
di
Diritto
civile
e
penale
e
le
lezioni
di
Enrico
Ferri
,
lo
aspettava
una
delusione
.
Gli
studenti
non
facevano
altro
che
rumoreggiare
e
ridere
e
beffarsi
di
tutto
.
Pareva
si
beffassero
della
vita
stessa
.
Specialmente
nell
'
aula
IV
,
mentre
si
aspettava
il
Ferri
,
il
chiasso
e
il
divertimento
oltrepassavano
il
limite
;
qualche
studente
saliva
sulla
cattedra
e
cominciava
una
parodia
di
lezione
accolta
da
urli
,
fischi
,
applausi
,
grida
di
«
Viva
il
Papa
»
,
«
Viva
Sant
'
Alfonso
de
'
Liguori
»
,
«
Viva
Pio
IX
»
.
Qualche
volta
lo
studente
,
dalla
cattedra
,
con
una
faccia
tosta
indescrivibile
imitava
il
miagolar
del
gatto
o
il
canto
del
gallo
.
Allora
le
grida
e
i
fischi
raddoppiavano
;
venivano
lanciate
pallottole
di
carta
,
pennine
,
fiammiferi
accesi
,
finché
l
'
arrivo
del
professore
,
accolto
da
applausi
assordanti
,
metteva
fine
alla
scena
.
Anania
si
sentiva
solo
,
triste
fra
tanta
gioia
,
e
gli
sembrava
di
appartenere
ad
un
mondo
diverso
da
quello
ove
era
costretto
a
vivere
.
Solo
quando
il
professore
cominciava
a
parlare
,
egli
provava
una
commozione
profonda
,
quasi
un
senso
di
gioia
.
Fantasmi
di
delinquenti
,
di
suicidi
,
di
donne
perdute
,
di
maniaci
,
di
parricidi
,
passavano
,
evocati
dalla
voce
possente
del
professore
,
davanti
al
pensiero
turbato
di
Anania
.
E
fra
tante
figure
egli
ne
distingueva
una
,
che
passava
e
ripassava
davanti
a
lui
,
ad
occhi
bassi
.
Ma
invece
di
fissarla
con
orrore
egli
la
guardava
con
pietà
,
col
desiderio
di
stenderle
la
mano
.
Una
sera
lui
e
il
Daga
attraversavano
Via
Nazionale
:
lo
splendore
delle
lampade
elettriche
si
fondeva
col
chiarore
della
luna
:
le
finestre
del
palazzo
della
Banca
erano
tutte
vivamente
illuminate
.
«
Sembra
,
che
tutto
l
'
oro
racchiuso
nella
Banca
brilli
attraverso
le
finestre
»
,
disse
Anania
.
«
Ma
bbraaavooo
!
Si
vede
che
la
mia
compagnia
ti
dirozza
.
»
«
Sono
più
che
mai
romantico
stasera
.
Andiamo
al
Colosseo
!
»
Andarono
.
Si
aggirarono
a
lungo
nel
divino
mistero
del
luogo
,
guardando
la
luna
attraverso
ogni
arco
;
poi
sedettero
su
una
colonna
lucente
e
sospirarono
entrambi
.
«
Io
sento
una
gioia
simile
al
dolore
,
»
disse
Anania
.
Il
Daga
non
rispose
,
ma
dopo
un
lungo
silenzio
disse
:
«
Mi
sembra
d
'
essere
nella
luna
.
Non
ti
pare
che
nella
luna
si
debba
provare
ciò
che
si
prova
qui
,
in
questo
gran
mondo
morto
?
»
.
«
Sì
»
,
disse
Anania
,
con
voce
flebile
.
«
Questa
è
Roma
.
»
Al
ritorno
passarono
ancora
per
Via
Nazionale
.
Chiacchieravano
in
dialetto
.
Era
tardi
,
e
su
e
giù
,
attraverso
i
marciapiedi
quasi
deserti
vagavano
molte
farfalle
notturne
,
così
le
chiamava
il
Daga
.
A
un
tratto
una
di
esse
passò
accanto
a
loro
e
li
salutò
in
dialetto
sardo
.
«
Bonas
tardas
,
pizzoccheddos
!
»
Era
alta
,
bruna
,
con
grandi
occhi
cerchiati
:
la
luce
elettrica
dava
al
suo
piccolo
viso
,
emergente
dal
collo
di
pelo
d
'
un
soprabito
chiaro
,
un
pallore
cadaverico
.
Come
a
Cagliari
,
la
sera
in
cui
Rosa
e
la
compagna
lo
avevano
fermato
,
Anania
sussultò
,
preso
da
un
senso
d
'
orrore
,
e
trascinò
via
il
Daga
che
rispondeva
insolentemente
alla
donna
.
Era
lei
?
Poteva
esser
lei
?
Era
una
sarda
...
poteva
esser
lei
!
II
.
Sdraiato
sul
suo
lettuccio
,
dopo
ore
ed
ore
di
amarezza
,
di
dubbio
,
di
opprimente
melanconia
,
egli
pensava
:
«
È
inutile
illudermi
:
non
sono
pazzo
,
no
;
ma
non
posso
più
vivere
così
;
bisogna
ch
'
io
sappia
...
Oh
,
fosse
morta
!
fosse
morta
!
Bisogna
che
io
cerchi
.
Non
sono
venuto
a
Roma
per
questo
?
Domani
!
domani
!
Dal
giorno
che
arrivai
ripeto
questa
parola
,
e
l
'
indomani
arriva
ed
io
non
faccio
niente
.
Ma
che
posso
fare
?
Dove
devo
andare
?
E
se
la
trovo
?
»
.
Ah
,
era
di
questo
che
egli
aveva
paura
.
Non
voleva
neppur
pensare
a
quanto
poteva
accadere
dopo
...
Improvvisamente
si
domandò
:
«
E
se
mi
confidassi
col
Daga
?
Se
io
ora
gli
dicessi
:
"
Battista
,
devo
uscire
,
devo
recarmi
in
questura
per
chiedere
informazioni
...
"
.
Ah
,
non
ne
posso
più
!
Sono
tanti
e
tanti
anni
che
io
trascino
con
me
questo
peso
:
ora
vorrei
liberarmene
,
gettarlo
via
come
si
getta
un
carico
opprimente
...
liberarmene
,
respirare
...
Bisogna
snidarlo
questo
verme
roditore
.
Mi
diranno
che
sono
uno
stupido
,
mi
convinceranno
che
lo
sono
,
mi
diranno
di
smettere
...
Ebbene
,
tanto
meglio
se
mi
convinceranno
...
Che
giornata
triste
!
Il
cielo
si
abbassa
...
si
abbassa
sempre
più
...
Avrei
sonno
?
Bisogna
ch
'
io
vada
subito
»
.
Pioveva
dirottamente
.
Anche
il
Daga
sonnecchiava
sul
suo
lettuccio
,
al
di
là
del
paravento
.
«
Battista
»
,
disse
Anania
,
sollevandosi
,
col
gomito
sul
guanciale
,
«
tu
non
esci
?
»
«No.»
«
Mi
presti
il
tuo
ombrello
?
»
Sperava
che
il
compagno
gli
chiedesse
dove
voleva
andare
,
con
quel
tempo
orribile
,
ma
il
Daga
disse
:
«
Non
potresti
farmi
il
piacere
di
comprartene
uno
?
»
Anania
sedette
sul
letto
,
rivolto
al
paravento
,
e
mormorò
:
«
Devo
andare
in
questura
...
»
.
E
sperò
ancora
che
una
voce
fraterna
gli
chiedesse
il
suo
segreto
...
Ecco
,
egli
palpitava
già
pensando
come
cominciare
...
Ma
attraverso
il
paravento
una
voce
beffarda
chiese
:
«
Vai
a
far
arrestare
la
pioggia
?
»
.
Il
segreto
gli
ripiombò
sul
cuore
,
più
amaro
e
grave
di
prima
.
Ah
,
non
un
paravento
,
ma
una
muraglia
insuperabile
lo
divideva
dalla
confidenza
e
dalla
carità
del
prossimo
.
Non
doveva
chiedere
né
aspettare
aiuto
da
nessuno
;
doveva
bastare
a
se
stesso
.
S
'
alzò
,
si
pettinò
accuratamente
e
cercò
nel
cassetto
la
sua
fede
di
nascita
.
«
Prendilo
pure
,
l
'
ombrello
.
Ma
perché
vai
?
»
,
chiese
l
'
altro
,
sbadigliando
.
Egli
non
rispose
.
Sulle
scale
buie
si
fermò
un
momento
,
ascoltando
lo
scroscio
sonoro
dell
'
acqua
sull
'
invetriata
del
tetto
:
pareva
il
rombo
d
'
una
cascata
,
che
dovesse
di
momento
in
momento
precipitarsi
entro
la
casa
,
già
inondata
dal
fragore
dell
'
imminente
rovina
.
Una
tristezza
mortale
gli
strinse
il
cuore
.
Uscì
e
vagò
lungamente
per
le
strade
lavate
dalla
pioggia
:
salì
su
per
una
viuzza
deserta
,
passò
sotto
un
arco
nero
,
guardò
con
infinita
tristezza
i
chiaroscuri
umidi
di
certi
interni
,
di
certe
piccole
botteghe
,
nella
cui
penombra
si
disegnavano
pallide
figure
di
donne
,
di
uomini
volgari
,
di
bimbi
sudici
:
antri
ove
i
carbonari
assumevano
aspetti
diabolici
,
dove
i
cestini
di
erbaggi
e
di
frutta
imputridivano
nell
'
oscurità
fangosa
,
ed
il
fabbro
e
il
ciabattino
e
la
stiratrice
si
consumavano
nei
lavori
forzati
,
in
un
luogo
di
pena
più
triste
della
galera
stessa
.
Anania
guardava
:
ricordava
la
catapecchia
della
vedova
di
Fonni
,
la
casa
del
mugnaio
,
il
molino
,
il
misero
vicinato
e
le
melanconiche
figure
che
lo
animavano
;
e
gli
pareva
d
'
esser
condannato
a
viver
sempre
in
luoghi
di
tristezza
e
tra
immagini
di
dolore
.
Dopo
un
lungo
ed
inutile
vagabondare
rientrò
a
casa
e
si
mise
a
scrivere
a
Margherita
.
«
Sono
mortalmente
triste
:
ho
sull
'
anima
un
peso
che
mi
opprime
e
mi
schiaccia
.
Da
molti
anni
io
volevo
dirti
ciò
che
ti
scrivo
adesso
,
in
questo
triste
giorno
di
pioggia
e
di
melanconia
.
Non
so
come
tu
accoglierai
la
rivelazione
che
sto
per
farti
;
ma
qualunque
cosa
tu
possa
pensare
,
Margherita
,
non
dimenticare
che
io
sono
trascinato
da
una
fatalità
inesorabile
,
da
un
dovere
che
è
più
terribile
d
'
un
delitto
...
»
Arrivato
alla
parola
«
delitto
»
si
fermò
e
rilesse
la
lettera
incominciata
.
Poi
riprese
la
penna
,
ma
non
poté
tracciare
altra
parola
,
vinto
da
un
gelo
improvviso
.
Chi
era
Margherita
?
Chi
era
lui
?
Chi
era
quella
donna
?
Cosa
era
la
vita
?
Ecco
che
le
stupide
domande
ricominciavano
.
Guardò
lungamente
i
vetri
,
il
filo
di
ferro
,
gli
anellini
ed
i
lacci
bagnati
e
saltellanti
su
uno
sfondo
giallastro
,
e
pensò
:
«
Se
mi
suicidassi
?
»
,
Lacerò
lentamente
la
lettera
,
prima
in
lunghe
striscie
,
poi
in
quadrettini
che
dispose
in
colonna
,
e
tornò
a
fissare
i
vetri
,
il
filo
di
ferro
,
i
laccetti
che
parevano
marionette
.
Rimase
così
finché
la
pioggia
cessò
,
finché
il
compagno
lo
invitò
ad
uscire
.
Il
cielo
si
rasserenava
;
nell
'
aria
molle
vibravano
i
rumori
della
città
rianimatasi
,
e
l
'
arcobaleno
s
'
incurvava
,
meravigliosa
cornice
,
sul
quadro
umido
del
Foro
Romano
.
Al
solito
,
i
due
compagni
salirono
per
Via
Nazionale
e
il
Daga
si
fermò
a
guardare
i
giornali
davanti
al
Garroni
,
mentre
Anania
proseguiva
distratto
,
andando
incontro
ad
una
fila
ciangottante
di
chierici
rossi
,
uno
dei
quali
lo
urtò
lievemente
.
Allora
egli
parve
destarsi
da
un
sogno
,
si
fermò
e
aspettò
il
compagno
,
mentre
i
chierici
s
'
allontanavano
,
e
il
riflesso
dei
loro
abiti
scarlatti
dava
uno
splendore
sanguigno
al
lastrico
bagnato
.
«
Nella
mia
infanzia
ho
conosciuto
il
figliuolino
d
'
un
bandito
famoso
;
il
bimbo
era
già
arso
da
passioni
selvaggie
,
e
si
proponeva
di
vendicare
suo
padre
.
Ora
invece
ho
saputo
che
si
è
fatto
frate
.
Come
tu
spieghi
questo
fatto
?
»
,
domandò
Anania
.
«
Quell
'
individuo
è
pazzo
!
»
,
rispose
il
Daga
con
indifferenza
.
«
Ebbene
,
no
!
»
,
riprese
Anania
animandosi
.
«
Noi
spieghiamo
o
vogliamo
spiegare
molti
misteri
psicologici
,
dando
il
titolo
di
matto
all
'
individuo
che
ne
è
soggetto
.
»
«
Per
lo
meno
,
però
,
è
un
monomaniaco
.
D
'
altronde
anche
la
pazzia
è
un
mistero
psicologico
complicato
;
un
albero
il
cui
ramo
più
potente
è
la
monomania
.
»
«
Ebbene
,
ammetto
.
Ma
l
'
individuo
in
questione
aveva
la
monomania
del
banditismo
;
aggiungi
,
monomania
atavica
.
Facendosi
frate
egli
,
sebbene
uomo
quasi
primitivo
,
ha
voluto
liberarsi
dal
suo
male
...
»
«
E
finirà
con
l
'
impazzire
davvero
,
quel
frate
.
Un
uomo
cosciente
,
colto
dal
malanno
di
un
'
idea
fissa
qualunque
,
deve
liberarsene
secondandola
.
»
«
Tu
forse
hai
ragione
»
,
disse
Anania
,
pensieroso
.
E
non
parlò
più
finché
non
arrivarono
all
'
angolo
di
Via
Agostino
Depretis
.
Allora
disse
,
svoltando
strada
:
«
Voglio
prendere
...
mi
hanno
incaricato
di
prendere
l
'
indirizzo
di
una
persona
...
Devo
andare
in
questura
»
.
Il
compagno
lo
seguì
,
curioso
.
«
Chi
è
questa
persona
?
Chi
ti
ha
incaricato
?
È
del
tuo
paese
?
»
Ma
Anania
non
si
spiegava
.
Arrivati
davanti
a
Santa
Maria
Maggiore
il
Daga
dichiarò
che
non
sarebbe
andato
oltre
.
«
Allora
aspettami
qui
»
,
disse
Anania
,
senza
fermarsi
,
«
ti
dirò
poi
...
»
Messo
in
curiosità
il
Daga
lo
seguì
per
un
tratto
,
poi
lo
aspettò
sulla
gradinata
della
chiesa
.
«
Il
dado
è
gettato
?
»
chiese
con
enfasi
,
quando
Anania
ricomparve
.
Ma
nonostante
le
sue
domande
e
i
suoi
scherzi
non
riuscì
a
sapere
che
cosa
il
suo
compagno
era
andato
a
fare
in
questura
.
Appoggiato
al
muro
Anania
guardava
l
'
orizzonte
e
ricordava
la
sera
in
cui
,
bambino
,
era
salito
sulle
falde
del
Gennargentu
ed
aveva
veduto
un
pauroso
cielo
tutto
rosso
,
animato
da
spiriti
invisibili
.
Anche
adesso
sentiva
un
mistero
aleggiargli
intorno
,
e
la
città
gli
sembrava
una
foresta
di
pietra
attraversata
da
fiumi
pericolosi
,
e
sentiva
paura
.
III
.
Sì
,
come
si
legge
nelle
vecchie
storie
romantiche
,
il
dado
era
gettato
.
La
questura
,
dopo
la
domanda
e
le
indicazioni
di
Anania
,
fece
ricerca
di
Rosalia
Derios
,
e
verso
la
fine
di
marzo
informò
lo
studente
che
al
numero
tale
di
Via
del
Seminario
,
all
'
ultimo
piano
,
abitava
una
donna
sarda
,
affitta
-
camere
,
il
cui
passato
e
i
connotati
corrispondevano
a
quelli
di
Olì
.
Questa
signora
si
chiamava
,
o
si
faceva
chiamare
,
Maria
Obinu
,
nativa
di
Nuoro
.
Abitava
in
Roma
da
quattordici
anni
,
e
nei
primi
tempi
aveva
vissuto
un
po
'
irregolarmente
.
Da
qualche
anno
,
però
,
menava
vita
onesta
-
almeno
in
apparenza
-
affittando
camere
mobiliate
e
facendo
pensione
.
Anania
non
si
commosse
troppo
nel
ricevere
queste
informazioni
.
I
connotati
combinavano
;
egli
non
ricordava
precisamente
la
fisonomia
di
sua
madre
,
ma
ricordava
che
ella
era
alta
,
coi
capelli
neri
e
gli
occhi
chiari
:
e
la
Obinu
era
alta
,
coi
capelli
neri
e
gli
occhi
chiari
.
Inoltre
egli
sapeva
che
a
Nuoro
non
esisteva
alcuna
famiglia
Obinu
,
e
che
nessuna
donna
nuorese
viveva
e
affittava
camere
a
Roma
.
Evidentemente
quindi
la
Obinu
falsava
il
suo
nome
e
la
sua
origine
...
Tuttavia
egli
sentì
che
la
donna
indicatagli
dalla
questura
non
era
,
non
poteva
essere
sua
madre
;
questa
non
viveva
a
Roma
dal
momento
che
la
questura
non
riusciva
a
scoprirla
.
Dopo
giorni
e
mesi
di
attesa
e
di
ansia
,
egli
provò
come
un
senso
di
liberazione
.
La
primavera
penetrava
anche
nel
cortile
melanconico
di
Piazza
della
Consolazione
,
in
quell
'
enorme
pozzo
giallo
esalante
odori
di
vivande
,
animato
dal
canto
delle
serve
e
dal
gorgheggio
dei
canarini
prigionieri
.
L
'
aria
era
tiepida
e
dolce
;
sul
cielo
azzurro
passavano
nuvolette
rosee
,
e
il
vento
portava
fragranze
di
rose
e
di
viole
.
Affacciato
alla
finestra
,
Anania
si
abbandonava
ai
suoi
sogni
nostalgici
.
L
'
odore
delle
viole
,
le
nuvole
rosee
,
il
tepore
della
primavera
,
tutto
gli
ricordava
la
terra
natìa
,
i
vasti
orizzonti
,
le
nuvole
che
dalla
finestra
della
sua
cameretta
egli
vedeva
affacciarsi
o
tramontare
fra
gli
elci
dell
'
Orthobene
.
Poi
ricordava
la
pineta
di
monte
Urpino
,
il
silenzio
delle
cime
coperte
d
'
asfodeli
e
di
iris
violette
,
il
mistero
dei
viali
vigilati
dal
puro
sguardo
delle
stelle
.
E
la
figura
diletta
di
Margherita
dominava
i
freschi
paesaggi
natii
,
circondata
di
asfodeli
e
di
gigli
selvatici
,
coi
capelli
di
rame
sfumati
nel
fulgore
del
cielo
metallico
.
La
primavera
romana
non
lo
commoveva
che
per
le
rimembranze
:
gli
sembrava
una
primavera
artificiale
,
troppo
ardente
e
luminosa
,
troppo
abbondante
di
fiori
e
di
profumi
.
Piazza
di
Spagna
,
ornata
come
un
altare
,
con
la
scalinata
coperta
di
petali
di
rose
mosse
dalla
brezza
,
il
Pincio
con
gli
alberi
avvolti
di
fiori
violacei
,
le
vie
profumate
dai
cestini
di
narcisi
e
di
ranuncoli
che
le
fioraie
,
ferme
sull
'
orlo
dei
marciapiedi
,
offrivano
ai
passanti
,
-
tutta
questa
ostentazione
,
tutto
questo
mercato
della
primavera
,
dava
allo
studente
l
'
idea
di
una
festa
banale
,
che
a
lungo
andare
rattristava
e
disgustava
.
La
primavera
palpitava
al
di
là
dell
'
orizzonte
;
giovinetta
selvaggia
e
pura
ella
scorrazzava
attraverso
le
tancas
coperte
d
'
erbe
alte
aromatiche
,
e
cantava
con
gli
uccelli
palustri
in
riva
ai
torrenti
,
e
scherzava
coi
mufloni
e
con
le
lepri
,
fra
i
ciclamini
,
sotto
le
immense
quercie
sacre
ai
vecchi
pastori
della
Barbagia
,
e
si
addormentava
all
'
ombra
delle
roccie
fiorite
di
musco
,
nei
voluttuosi
meriggi
,
mentre
intorno
al
suo
letto
di
felci
e
di
pervinche
gli
insetti
dorati
ronzavano
amandosi
,
e
le
api
suggevano
le
rose
canine
estraendone
il
miele
amaro
;
amaro
e
dolce
come
l
'
anima
sarda
.
Anania
amava
e
viveva
in
questa
primavera
lontana
;
seduto
accanto
alla
finestra
guardava
le
nuvolette
rosee
,
e
s
'
immaginava
di
essere
un
prigioniero
innamorato
.
Una
sonnolenza
piacevole
gli
velava
lo
spirito
,
togliendogli
la
forza
e
la
volontà
di
pensare
a
determinate
cose
.
Le
idee
venivano
e
passavano
nella
sua
mente
,
-
così
come
le
persone
passano
per
la
via
;
lo
interessavano
per
un
attimo
,
ma
non
si
fermavano
ed
egli
le
dimenticava
subito
.
Più
che
mai
amava
la
solitudine
;
e
persino
la
presenza
del
compagno
lo
irritava
,
anche
perché
il
Daga
lo
derideva
continuamente
.
«
Noi
vediamo
la
vita
sotto
aspetti
ben
diversi
»
,
gli
diceva
,
«
cioè
io
la
vedo
e
tu
non
la
vedi
.
Io
sono
miope
e
vedo
,
attraverso
lenti
fortissime
,
le
cose
e
le
umane
vicende
,
nitidamente
,
rimpicciolite
;
tu
sei
miope
e
non
possiedi
neppure
un
paio
d
'occhiali.»
Talvolta
infatti
pareva
ad
Anania
di
aver
un
velo
davanti
agli
occhi
;
egli
viveva
di
diffidenza
e
di
dolore
.
Anche
la
sua
passione
per
Margherita
,
in
fondo
,
era
composta
di
tristezza
e
di
paura
.
Un
giorno
,
agli
ultimi
di
maggio
,
egli
sorprese
il
compagno
stretto
in
tenero
amplesso
con
la
maggiore
delle
padroncine
.
«
Sei
un
bruto
»
,
gli
disse
con
disprezzo
.
«
Non
amoreggi
anche
con
l
'
altra
sorella
?
Perché
ti
burli
di
entrambe
?
»
«
Scusami
,
stupido
:
son
loro
che
vengono
a
buttarmisi
fra
le
braccia
,
le
posso
respingere
?
»
,
chiese
cinicamente
il
Daga
.
«
Poiché
il
mondo
è
diventato
un
gambero
,
profittiamone
.
Ora
son
le
donne
che
seducono
gli
uomini
;
ed
io
sarei
più
stupido
di
te
se
non
mi
lasciassi
sedurre
...
fino
ad
un
certo
punto
...
»
«
Ma
perché
certe
cose
non
accadono
che
a
certi
tipi
?
A
me
no
,
per
esempio
.
»
«
Perché
agli
asini
non
può
succedere
ciò
che
succede
agli
uomini
:
eppoi
le
nostre
soavi
padroncine
hanno
,
in
fondo
,
l
'
onesto
desiderio
di
trovarsi
un
marito
e
sanno
che
tu
sei
fidanzato
.
»
«
Io
fidanzato
?...»,
gridò
Anania
,
«
chi
lo
ha
detto
?
»
«
Chi
lo
sa
?
E
di
una
Margherita
,
anche
,
che
questa
volta
,
meno
male
,
va
gettata
ante
asinos
.
»
«
Ti
proibisco
di
ripetere
quel
nome
!
»
,
proruppe
Anania
,
andando
addosso
al
Daga
.
«
Capisci
,
te
lo
proibisco
!
»
«
Abbassa
le
dita
,
ché
mi
cavi
gli
occhi
!
Il
tuo
amore
è
feroce
!
»
Fremente
di
collera
Anania
si
mise
a
impacchettare
i
suoi
libri
e
le
sue
carte
.
«
Ah
»
,
diceva
,
a
denti
stretti
,
«
me
ne
vado
subito
,
subito
.
Io
non
so
vivere
fra
gente
curiosa
e
volgare
.
»
«
Addio
,
dunque
!
»
,
disse
Battista
,
gettandosi
sul
letto
.
«
Ricordati
almeno
che
nei
primi
giorni
che
siamo
giunti
,
se
non
c
'
ero
io
rimanevi
vilmente
schiacciato
da
una
carrozza
.
»
Anania
uscì
,
col
cuore
gonfio
di
fiele
:
si
diresse
automaticamente
verso
il
Corso
,
e
quasi
senza
avvedersene
si
trovò
in
Via
del
Seminario
.
Era
un
pomeriggio
ardente
;
lo
scirocco
sbatteva
le
tende
dei
negozi
:
l
'
aria
odorava
di
vernici
,
di
droghe
e
di
vivande
.
Anania
sentiva
i
suoi
nervi
fremere
come
corde
metalliche
.
In
Via
del
Seminario
passò
in
mezzo
a
uno
stormo
di
chierici
e
di
preti
dalle
mantelline
svolazzanti
e
mormorò
dispettosamente
:
«
Corvi
!
»
,
A
un
tratto
,
accanto
a
una
piccola
porta
che
dava
su
un
andito
buio
,
egli
vide
un
numero
,
il
numero
della
casa
ove
abitava
Maria
Obinu
.
Entrò
,
salì
all
'
ultimo
piano
e
suonò
.
Una
donna
alta
e
pallida
,
vestita
di
nero
,
aprì
:
egli
si
turbò
,
sembrandogli
di
aver
veduto
altra
volta
i
grandi
occhi
verdastri
di
lei
.
«
La
signora
Obinu
?
»
«
Sono
io
»
,
rispose
la
donna
con
voce
grave
,
«
No
»
,
egli
pensò
,
«
non
è
lei
;
non
è
la
sua
voce
.
»
Entrò
.
La
Obinu
gli
fece
attraversare
un
piccolo
vestibolo
buio
e
lo
introdusse
in
un
salottino
grigio
e
triste
;
egli
si
guardò
attorno
,
vide
una
testa
di
cervo
e
una
pelle
di
muflone
attaccate
al
muro
,
e
immediatamente
sentì
i
suoi
dubbi
rinascere
.
«
Vorrei
una
camera
;
io
sono
sardo
,
studente
»
,
disse
,
esaminando
la
donna
da
capo
a
piedi
.
Ella
era
pallida
e
scarna
,
col
collo
lungo
,
il
naso
affilato
quasi
trasparente
;
ma
i
folti
capelli
neri
,
pettinati
ancora
alla
sarda
,
cioè
a
trecce
strette
appuntate
fortemente
sulla
nuca
,
le
davano
un
'
aria
graziosa
.
«
Lei
è
sardo
?
Ho
piacere
...
»
,
rispose
disinvolta
.
«
Adesso
non
ho
camere
disponibili
,
ma
se
lei
può
pazientare
una
quindicina
di
giorni
,
ho
una
signorina
inglese
che
deve
partire
...
»
Egli
chiese
ed
ottenne
di
veder
la
camera
;
il
letto
stava
al
centro
,
fra
due
cataste
di
libri
vecchi
e
d
'
oggetti
antichi
;
entro
una
vasca
di
gomma
,
ancora
piena
d
'
acqua
insaponata
,
olezzava
un
fascio
di
gaggie
;
dalla
finestra
si
scorgeva
un
giardinetto
melanconico
.
Sul
tavolino
Anania
vide
,
fra
gli
altri
,
un
volumetto
che
egli
amava
con
passione
dolorosa
.
Erano
i
versi
di
Giovanni
Cena
:
Madre
.
«
Ho
bisogno
di
andar
subito
via
dalla
casa
dove
sto
;
prenderò
questa
camera
,
ma
intanto
,
non
potrebbe
darmene
un
'
altra
,
fosse
anche
un
buco
?...»
Rientrarono
nel
salottino
,
ed
egli
si
fermò
a
guardare
la
testa
imbalsamata
del
cervo
.
«
È
un
ricordo
di
mio
padre
,
che
era
cacciatore
»
,
disse
la
donna
,
sorridendo
con
bontà
.
«
È
di
Nuoro
,
lei
?
»
«
Sì
,
ma
sono
nata
là
per
caso
.
»
«
Anch
'
io
sono
nato
per
caso
nel
villaggio
di
Fonni
»
,
egli
disse
,
guardandola
in
viso
.
«
Sì
,
sono
nato
a
Fonni
;
mi
chiamo
Anania
Atonzu
Derios
.
»
Ella
non
batté
palpebra
.
«
No
,
non
è
lei
!
»
,
egli
pensò
,
e
si
sentì
felice
.
«
Per
questi
quindici
giorni
le
darò
la
mia
camera
»
,
disse
finalmente
la
Obinu
,
cedendo
alle
insistenze
di
lui
,
ed
egli
accettò
.
La
cameretta
pareva
la
cella
d
'
una
monaca
;
il
lettino
candido
,
odorante
di
spigo
,
ricordava
i
semplici
giacigli
di
certe
patriarcali
abitazioni
sarde
.
E
come
in
quelle
abitazioni
,
Maria
Obinu
aveva
appeso
lungo
le
pareti
grigie
della
sua
camera
una
fila
di
quadretti
e
di
immagini
sacre
;
tre
ceri
,
poi
,
e
tre
crocefissi
,
un
ramo
d
'
olivo
e
un
rosario
che
pareva
di
confetti
,
pendevano
in
capo
al
letto
;
in
un
angolo
ardeva
una
lampadina
davanti
ad
una
immagine
dove
le
Sante
Anime
del
Purgatorio
,
tinte
di
livido
da
un
lapis
turchino
,
pregavano
tra
fiamme
insanguinate
da
un
lapis
rosso
.
Anania
prese
possesso
della
camera
,
e
ben
presto
fu
riassalito
dai
suoi
dubbi
.
Perché
la
Obinu
gli
cedeva
la
sua
camera
?
perché
si
mostrava
così
premurosa
con
lui
?
Mentre
egli
metteva
a
posto
i
suoi
libri
,
Maria
bussò
e
,
senza
avanzare
,
gli
domandò
se
desiderava
che
la
lampadina
delle
«
Sante
Anime
»
venisse
spenta
.
«
No
»
,
egli
rispose
con
voce
forte
,
«
venga
avanti
,
anzi
,
che
le
faccio
vedere
una
cosa
.
»
Ella
entrò
,
pallida
,
sorridente
;
pareva
avesse
sempre
conosciuto
il
suo
inquilino
e
gli
volesse
bene
.
Egli
teneva
fra
le
mani
uno
strano
oggetto
,
un
sacchettino
di
stoffa
unta
,
attaccato
ad
una
catenina
annerita
dal
tempo
.
Disse
,
mettendosi
l
'
amuleto
al
collo
:
«
Veda
,
anche
io
sono
devoto
,
questa
è
la
ricetta
di
San
Giovanni
,
che
allontana
le
tentazioni
.
»
La
donna
guardava
.
Improvvisamente
cessò
di
sorridere
,
ed
Anania
sentì
il
suo
cuore
battere
forte
.
«
Lei
non
crede
a
queste
cose
?
»
,
domandò
Maria
.
«
Ebbene
,
se
non
ci
crede
,
almeno
non
se
ne
burli
.
Sono
cose
sacrosante
.
»
Steso
sul
lettino
odorante
di
spigo
,
Anania
pensava
continuamente
al
suo
segreto
.
...
E
se
Maria
Obinu
era
Olì
?
Se
era
lei
?
Così
vicina
e
così
lontana
!
qual
filo
misterioso
lo
aveva
condotto
fino
a
lei
,
fino
al
guanciale
su
cui
ella
doveva
qualche
volta
piangere
ricordando
il
figliuolo
abbandonato
?
Che
strana
cosa
la
vita
!
Egli
era
dunque
giunto
così
al
suo
destino
,
solo
per
forza
di
una
volontà
misteriosa
che
lo
aveva
guidato
quasi
a
sua
insaputa
.
Ma
non
era
pazzo
,
dunque
?
Che
sciocchezze
,
che
puerilità
!
No
,
non
era
lei
,
non
poteva
esser
lei
.
Ma
se
lo
era
?
Se
ella
già
sapeva
di
essere
vicina
a
suo
figlio
,
mentre
egli
si
dibatteva
nel
dubbio
?
No
,
non
poteva
essere
lei
.
Una
madre
non
può
non
tradirsi
,
non
può
non
gridare
nel
rivedere
suo
figlio
.
Era
assurdo
.
-
Sciocchezze
,
idee
convenzionali
.
Una
donna
sa
dominarsi
anche
tra
le
più
violente
emozioni
.
Essa
,
poi
,
che
aveva
abbandonato
e
buttato
via
la
sua
creatura
!
Appunto
per
questo
doveva
tradirsi
,
gridare
,
sussultare
.
Una
madre
è
sempre
una
madre
.
Eppoi
Olì
,
una
selvaggia
,
una
semplice
figlia
della
natura
,
non
poteva
aver
assimilato
la
perfidia
delle
donne
di
città
,
tanto
da
fingere
come
una
commediante
,
da
sapersi
dominare
così
!
Impossibile
.
Era
assurdo
,
Maria
Obinu
era
Maria
Obinu
,
simpatica
donna
,
mite
e
incosciente
,
che
aveva
avuto
la
fortuna
,
più
che
la
forza
,
di
emendarsi
.
Non
poteva
esser
lei
.
Ma
intanto
egli
ricordava
la
prima
notte
passata
a
Nuoro
e
il
bacio
furtivo
di
suo
padre
,
e
di
momento
in
momento
aspettava
che
l
'
uscio
s
'
aprisse
,
e
un
'
ombra
si
avanzasse
,
nel
chiarore
della
lampadina
,
e
un
bacio
rivelatore
gli
sfiorasse
la
fronte
!
...
«
E
se
ciò
fosse
...
che
farei
io
?
»
si
chiedeva
trepidando
.
I
rumori
della
città
si
affievolivano
,
s
'
allontanavano
,
quasi
ritirandosi
anch
'
essi
,
stanchi
,
verso
un
luogo
di
riposo
.
Anania
sentì
rientrare
i
tardivi
inquilini
,
poi
tutto
fu
silenzio
,
nella
casa
,
nella
via
,
nella
città
.
Ed
egli
vegliava
ancora
!
Ah
,
forse
quella
lampadina
?
...
«
Ora
la
spengo
...
»
Si
alzò
.
Un
rumore
,
un
fruscio
...
È
l
'
uscio
che
si
apre
?
Oh
,
Dio
!
Egli
si
gettò
nuovamente
sul
letto
,
chiuse
gli
occhi
e
attese
.
Il
cuore
e
la
gola
gli
pulsavano
febbrilmente
.
Ma
l
'
uscio
rimase
chiuso
,
ed
egli
si
calmò
e
rise
di
sé
.
Però
non
spense
la
lampadina
.
IV
.
Roma
,
1
giugno
Margherita
mia
Ricevo
in
questo
momento
la
tua
lettera
e
rispondo
subito
.
Sono
un
po
'
stordito
;
in
questi
giorni
ho
almeno
una
ventina
di
volte
preso
in
mano
la
penna
per
scriverti
,
senza
riuscirci
.
Eppure
ho
tante
cose
da
dirti
.
Ho
cambiato
casa
:
sto
presso
una
signora
sarda
che
dice
di
esser
nata
a
Nuoro
,
è
una
buona
donna
,
simpatica
,
molto
devota
;
ha
per
me
delle
cure
veramente
materne
,
tanto
che
mi
ha
dato
la
sua
camera
in
attesa
della
partenza
d
'
una
bellissima
signorina
inglese
che
deve
cedermi
la
sua
.
Questa
Miss
rassomiglia
a
te
in
modo
straordinario
;
ti
scongiuro
però
di
non
esser
gelosa
:
1
.
-
perché
io
sono
pazzamente
innamorato
di
una
signorina
nuorese
;
2
.
-
perché
Miss
deve
partire
fra
otto
giorni
;
3
.
-
perché
è
matta
da
legare
;
4
.
-
perché
é
fidanzata
;
5
.
-
perché
io
sono
sotto
la
salvaguardia
di
tutte
le
sante
ed
i
santi
del
cielo
appesi
alle
pareti
della
mia
camera
,
nonché
delle
Anime
Sante
del
Purgatorio
illuminate
giorno
e
notte
da
una
mariposa
.
Presso
la
mia
nuova
padrona
abitano
altri
stranieri
che
vanno
e
vengono
,
e
un
sarto
piemontese
,
elegantissimo
e
coltissimo
,
e
un
commesso
viaggiatore
,
che
per
le
bugie
che
dice
mi
ricorda
il
colendissimo
signor
Francesco
Carchide
di
Nuoro
,
tuo
sfortunato
pretendente
.
La
signora
Obinu
tiene
poi
una
vecchia
cuoca
sarda
,
che
sta
a
Roma
da
oltre
trent
'
anni
ed
ancora
non
ha
appreso
l
'
italiano
.
Povera
vecchia
zia
Varvara
!
Essa
è
nera
e
piccina
come
una
jana
[
23
]
:
conserva
gelosamente
nel
baule
il
suo
costume
natìo
,
ma
veste
un
ridicolo
abito
comprato
a
Campo
dei
Fiori
.
Spesso
io
vado
a
trovarla
,
nella
cucina
buia
e
torrida
,
ed
essa
mi
domanda
notizie
delle
persone
del
suo
paese
,
e
crede
che
il
mare
sia
sempre
in
tempesta
come
l
'
unica
volta
in
cui
ella
lo
attraversò
.
Per
lei
Roma
è
un
luogo
dove
tutte
le
cose
son
care
,
e
dove
si
può
morire
da
un
momento
all
'
altro
investiti
da
una
vettura
.
Mi
domandò
se
da
noi
si
fa
ancora
il
pane
in
casa
;
risposi
di
sì
ed
essa
si
mise
a
piangere
,
ricordando
gli
scherzi
e
il
divertimento
dei
giorni
nei
quali
si
cuoceva
il
pane
,
a
casa
sua
.
Poi
volle
sapere
se
i
pastori
mangiano
ancora
seduti
per
terra
,
sotto
gli
alberi
.
Come
sospirava
ricordando
un
banchetto
di
Pasqua
,
a
cui
prese
parte
quarant
'
anni
or
sono
,
in
un
ovile
del
Goceano
!
Qui
fa
già
molto
caldo
,
ma
verso
sera
,
di
solito
,
l
'
aria
si
rinfresca
:
io
passeggio
lungo
le
rive
del
Tevere
,
e
sto
ore
ed
ore
a
guardare
l
'
acqua
corrente
,
rivolgendo
a
me
stesso
delle
domande
perfettamente
inutili
.
Nelle
sere
tranquille
il
gran
fiume
è
tutto
latteo
,
e
riflette
i
lumi
,
i
ponti
,
la
luna
,
come
un
marmo
levigato
.
Io
rassomiglio
il
corso
perenne
dell
'
acqua
al
mio
amore
per
te
;
così
,
continuo
,
silenzioso
,
travolgente
,
inesauribile
.
Perché
,
perché
tu
non
sei
qui
con
me
,
Margherita
mia
?
Già
tutte
le
cose
mi
sembrano
più
interessanti
quando
io
le
guardo
pensando
a
te
;
ah
,
come
dunque
mi
parrebbero
belle
se
potessi
vederle
riflesse
dai
tuoi
occhi
adorati
!
Ma
quando
dunque
,
ma
quando
si
potrà
avverare
il
sogno
tormentoso
e
delizioso
delle
anime
nostre
?
In
certi
momenti
mi
pare
impossibile
che
io
possa
vivere
ancora
tanto
tempo
diviso
da
te
,
ed
uno
spasimo
indicibile
mi
fa
tremare
il
cuore
;
poi
trasalisco
di
gioia
al
pensare
che
fra
due
mesi
ci
rivedremo
.
O
mia
Margherita
,
mio
fiore
adorato
,
io
non
so
esprimerti
ciò
che
sento
,
e
mi
pare
che
nessuna
parola
umana
potrebbe
esprimerlo
.
È
un
fuoco
continuo
che
mi
arde
e
mi
divora
,
è
una
sete
inesprimibile
che
una
sola
fontana
potrà
estinguere
.
Io
sono
così
solo
nel
mondo
,
Margherita
!
Tu
sei
tutto
il
mio
mondo
,
e
quando
io
mi
smarrisco
tra
la
folla
,
in
un
mare
di
gente
sconosciuta
,
basta
che
pensi
a
te
perché
l
'
anima
mia
vibri
d
'
amore
per
tutti
gli
ignoti
esseri
che
mi
circondano
,
e
intorno
a
me
senta
vibrare
l
'
anima
della
moltitudine
,
come
un
mare
sonoro
.
Quando
ricevo
le
tue
lettere
,
provo
una
felicità
così
intensa
che
mi
dà
le
vertigini
;
mi
pare
d
'
essere
giunto
alla
cima
d
'
una
montagna
,
e
che
debba
appena
stender
la
mano
per
sfiorare
le
stelle
.
È
troppo
...
è
troppo
...
ho
quasi
paura
;
paura
di
precipitare
in
un
abisso
,
paura
di
essere
incenerito
dal
contatto
degli
astri
vicini
.
Che
accadrebbe
di
me
se
tu
mi
venissi
a
mancare
?
Ah
,
tu
non
sai
,
tu
non
puoi
capire
che
bestemmia
pronunzi
quando
mi
scrivi
che
sei
gelosa
delle
donne
che
io
posso
incontrare
qui
a
Roma
.
Nessuna
donna
può
essere
,
può
rappresentare
per
me
ciò
che
tu
sei
e
rappresenti
.
Sei
la
mia
vita
stessa
,
sei
il
passato
,
la
patria
,
la
razza
,
il
sogno
.
*
*
*
Riprendo
la
lettera
,
tutto
stordito
da
una
confidenza
fattami
da
zia
Varvara
pochi
minuti
or
sono
.
La
vecchietta
entrò
qui
con
la
scusa
di
portare
dell
'
acqua
:
era
tutta
arrabbiata
con
la
padrona
e
cominciò
a
parlar
male
di
lei
.
Mi
disse
che
la
Obinu
ha
un
passato
tenebroso
,
che
ha
abbandonato
in
Sardegna
due
suoi
figliuoli
,
e
che
adesso
continua
ad
avere
qualche
relazione
equivoca
...
Egli
interruppe
di
nuovo
la
lettera
,
di
cui
aveva
scritto
le
ultime
righe
sotto
l
'
impulso
d
'
un
improvviso
stordimento
.
«
Sì
»
,
pensò
,
«
io
sono
troppo
vicino
alle
stelle
...
e
non
vedo
l
'
abisso
dove
ineluttabilmente
devo
cadere
...
»
«
No
,
no
,
no
!
»
,
disse
poi
a
voce
alta
,
disperatamente
,
scuotendo
la
testa
.
«
Perché
mi
ostino
?
Essa
può
essere
mia
madre
,
e
non
si
rivela
a
me
per
continuare
a
vivere
nel
vizio
!
»
Egli
singhiozzava
senza
lagrime
,
balbettando
parole
sconnesse
e
scuotendo
follemente
il
capo
;
ma
ad
un
tratto
balzò
in
piedi
,
pallido
,
rigido
,
con
gli
occhi
vitrei
.
«
Bisogna
uscirne
,
bisogna
che
io
sappia
.
Ma
perché
questa
lampada
accesa
,
perché
questi
quadretti
,
perché
le
continue
preghiere
?
Ebbene
,
appunto
per
ciò
.
Ma
io
ti
saprò
smascherare
,
anima
perduta
,
io
ti
ucciderò
!
»
I
suoi
occhi
balenavano
d
'
odio
,
ma
all
'
improvviso
tremò
,
si
lasciò
nuovamente
cadere
seduto
e
batté
la
fronte
sul
tavolo
:
oh
,
avrebbe
voluto
spaccarsi
la
testa
,
non
pensare
più
,
dimenticare
,
annullarsi
...
Si
sentì
vile
,
gli
parve
d
'
essere
viscido
e
nero
;
d
'
essere
carne
della
carne
venduta
di
sua
madre
,
anch
'
egli
delinquente
,
misero
,
abbietto
.
Ricordi
tumultuosi
gli
passarono
nella
mente
;
rammentò
i
generosi
propositi
tante
volte
accarezzati
,
il
sogno
di
cercarla
e
di
redimerla
,
la
pietà
infinita
per
l
'
incoscienza
e
la
irresponsabilità
di
lei
,
l
'
orgoglio
che
egli
provava
nel
sentirsi
così
pietoso
,
la
sete
di
sacrifizio
...
Tutto
menzogna
.
Basta
un
vago
indizio
,
dato
da
una
vecchia
rimbambita
,
per
ridestargli
nell
'
anima
una
tempesta
di
fango
,
e
suggerirgli
l
'
idea
del
delitto
!
Tutto
illusione
,
tutto
sogno
in
«
questa
cosa
strana
»
che
è
la
vita
.
«
E
se
fosse
illusione
anche
ciò
che
penso
adesso
?
Se
io
mi
ingannassi
?
Se
Maria
non
fosse
lei
?
Ebbene
,
se
non
Maria
è
un
'
altra
»
,
concluse
disperato
;
«
vicina
o
lontana
,
ella
esiste
e
mi
chiama
,
ed
io
devo
ritornare
sui
miei
passi
,
ricominciare
,
ritrovarla
,
viva
o
morta
.
Oh
,
fosse
morta
!
»
.
Attese
il
ritorno
della
padrona
,
e
per
calmarsi
cercò
di
analizzare
la
strana
passione
che
lo
tormentava
,
ripetendo
a
se
stesso
che
la
maggior
sua
pena
proveniva
dal
crudele
contrasto
dei
due
esseri
che
formavano
lo
sdoppiamento
del
suo
io
.
Uno
di
questi
due
esseri
era
un
bambino
fantastico
,
appassionato
e
triste
,
col
sangue
malato
;
era
ancora
lo
stesso
bambino
che
scendeva
la
montagna
natìa
sognando
un
mondo
misterioso
;
lo
stesso
che
nella
casa
del
mugnaio
aveva
per
lunghi
anni
meditato
la
fuga
senza
compierla
mai
;
lo
stesso
che
a
Cagliari
aveva
pianto
credendo
che
Maria
Rosa
potesse
essere
sua
madre
:
l
'
altro
essere
,
normale
e
cosciente
,
cresciuto
accanto
al
bambino
incurabile
,
vedeva
la
inconsistenza
dei
fantasmi
e
dei
mostri
che
tormentavano
il
suo
compagno
,
ma
per
quanto
combattesse
e
gridasse
non
riusciva
a
liberarlo
dalla
sua
ossessione
,
a
guarirlo
dalla
sua
follia
.
Una
lotta
continua
,
un
crudele
contrasto
agitava
notte
e
giorno
i
due
esseri
;
e
il
bambino
fantastico
e
illogico
,
vittima
e
tiranno
,
riusciva
sempre
vincitore
.
Egli
voleva
sapere
,
voleva
scoprire
,
voleva
raggiungere
il
suo
intento
;
e
soffriva
della
vanità
della
sua
ricerca
e
della
speranza
di
arrivare
al
suo
scopo
.
Molte
volte
Anania
si
era
chiesto
se
,
libero
dall
'
amore
per
Margherita
,
egli
avrebbe
sofferto
egualmente
in
questa
sua
triste
ricerca
.
E
sempre
s
'
era
risposto
di
sì
.
La
Obinu
rientrò
verso
sera
.
«
Signora
Maria
»
,
disse
Anania
,
aprendo
l
'
uscio
,
«
venga
;
devo
dirle
una
cosa
»
.
Ella
entrò
e
si
buttò
a
sedere
accanto
a
lui
:
ansava
per
le
scale
salite
di
corsa
,
era
insolitamente
rossa
,
con
la
fronte
lucente
di
sudore
.
«
Perché
sta
al
buio
?
Che
cosa
ha
da
dirmi
,
signor
Anania
?
Si
sente
male
?
»
La
sua
voce
era
tranquilla
:
e
di
nuovo
egli
sentì
cadere
i
suoi
sospetti
,
e
gli
parve
ridicolo
fare
una
scena
a
quella
donna
stanca
che
doveva
apparecchiare
la
tavola
per
i
suoi
pensionanti
.
V
.
Era
vicino
il
giorno
della
partenza
.
«
Zia
Varvara
»
,
diceva
lo
studente
alla
vecchia
serva
che
preparava
il
caffè
,
«
come
sono
felice
!
Fra
pochi
giorni
...
addio
!
Mi
pare
di
aver
le
ali
.
Adesso
salto
sulla
finestra
,
faccio
zsss
...
e
via
,
spicco
il
volo
e
sono
in
Sardegna
»
.
«
Aaah
!
»
,
gridò
la
vecchia
,
comicamente
spaventata
.
«
Non
montare
sulla
finestra
,
cuore
mio
!
Bada
che
caschi
...
»
«
Ebbene
,
datemi
una
tazza
di
caffè
,
allora
!
Come
è
buono
il
vostro
caffè
!
Solo
mia
madre
,
a
Nuoro
,
riesce
a
farlo
altrettanto
buono
.
Volete
venire
con
me
,
a
Nuoro
?
»
La
vecchia
sospirò
:
ah
,
se
non
ci
fosse
stato
il
mare
!
«
Sei
molto
ricco
?
»
«
Eh
,
altro
!
»
«
Quante
tanche
hai
?
»
«
Sette
od
otto
,
non
ricordo
bene
.
»
«
E
alveari
ne
hai
?
E
servi
pastori
?
»
«
Tutto
,
tutto
,
zia
Varvara
,
ho
tutto
!
»
«
Ma
allora
perché
studi
?
»
«
Perché
la
mia
innamorata
vuole
ch
'
io
diventi
dottore
.
»
«
E
chi
è
la
tua
innamorata
?
»
«
La
figlia
del
barone
di
Baronia
.
»
«
Ah
,
vivono
ancora
i
baroni
di
Baronia
?
Io
ho
sentito
narrare
che
nel
loro
castello
s
'
aggirano
i
fantasmi
.
Una
volta
un
taglialegna
passò
la
notte
sotto
le
mura
del
castello
e
vide
una
dama
con
una
lunga
coda
d
'
oro
che
pareva
una
cometa
.
Oh
,
Nostra
Signora
mia
del
Buon
Consiglio
,
tu
mi
rovini
...
bada
che
ti
farà
male
tutto
questo
caffè
!
»
«
Raccontate
dunque
,
zia
Varvara
.
Quando
il
taglialegna
vide
la
dama
cosa
fece
?
»
Zia
Varvara
raccontava
.
Confondeva
le
leggende
del
castello
di
Burgos
con
le
leggende
del
castello
di
Galtellì
,
mischiava
ricordi
storici
,
diventati
oramai
tradizioni
popolari
,
con
avvenimenti
accaduti
durante
la
sua
lontana
infanzia
.
«
E
i
nuraghes
,
poi
!
Quanti
tesori
nascosti
!
Sai
,
quando
i
mori
venivano
in
Sardegna
per
rapire
le
donne
e
gli
armenti
,
i
Sardi
nascondevano
le
monete
nei
nuraghes
.
»
Anania
pensava
a
suo
padre
,
che
anche
ultimamente
gli
aveva
scritto
pregandolo
di
visitare
i
musei
«
dove
si
conservano
le
antiche
monete
d
'
oro
»
.
«
Una
volta
»
,
ricominciava
zia
Varvara
,
«
io
andai
a
cogliere
spighe
intorno
ad
un
nuraghe
;
mi
ricordo
come
fosse
oggi
.
Avevo
la
febbre
,
e
verso
sera
dovetti
coricarmi
fra
le
stoppie
,
aspettando
che
passasse
qualche
carro
che
mi
conducesse
in
paese
.
Ed
ecco
cosa
vedo
.
Il
cielo
,
dietro
il
nuraghe
,
era
tutto
color
di
fuoco
:
pareva
un
drappo
di
scarlatto
;
ad
un
tratto
un
gigante
sorse
sul
patiu
[
24
]
e
cominciò
a
cacciar
fumo
dalla
bocca
.
In
breve
tutto
il
cielo
si
oscurò
.
Che
paura
,
Nostra
Signora
mia
del
Buon
Consiglio
!
Ma
ad
un
tratto
vidi
San
Giorgio
con
in
testa
la
luna
piena
,
ed
in
mano
una
leppa
lucente
come
l
'
acqua
.
Tiffeti
,
taffati
!
»
,
concluse
la
vecchia
,
roteando
un
coltello
da
cucina
.
«
San
Giorgio
tagliò
la
testa
al
gigante
,
e
il
cielo
ritornò
sereno
.
»
«
Era
la
febbre
.
»
«
Ebbene
,
sarà
stata
la
febbre
,
ma
io
vidi
il
gigante
e
Santu
Jorgj
:
sì
,
li
vidi
con
questi
occhi
.
»
Anania
ascoltava
con
piacere
i
suggestivi
racconti
di
zia
Varvara
.
Sentiva
,
nelle
parole
nostalgiche
della
vecchia
esiliata
,
l
'
aroma
della
terra
natìa
,
il
soffio
carico
delle
essenze
selvagge
dell
'
Orthobene
e
del
Gennargentu
.
«
Ah
,
come
mi
divertirò
,
queste
vacanze
!
»
,
diceva
alla
vecchia
.
«
Voglio
recarmi
a
tutte
le
feste
,
voglio
visitare
il
mio
paesello
natìo
:
voglio
salire
sul
Gennargentu
,
su
Monte
Rasu
,
sui
monti
di
Orgosolo
.
»
«
E
lei
non
viene
più
in
Sardegna
?
»
,
chiese
una
sera
a
Maria
Obinu
.
«
Io
?
»
,
ella
rispose
,
un
po
'
cupa
.
«
Mai
più
!
»
«
Perché
?
Venga
qui
alla
finestra
,
signora
Maria
,
guardi
che
bella
luna
!
Ebbene
,
non
le
piacerebbe
fare
un
pellegrinaggio
alla
Madonna
di
Gonare
,
così
,
con
una
luna
splendida
?
Salire
a
cavallo
piano
piano
,
pei
boschi
,
pei
dirupi
,
avanti
,
sempre
avanti
,
mentre
la
chiesetta
si
disegna
sul
cielo
,
in
alto
,
in
alto
,
in
alto
!...»
Maria
scuoteva
la
testa
con
indifferenza
;
zia
Varvara
,
al
contrario
,
sussultava
tutta
e
sollevava
gli
occhi
,
quasi
per
cercare
con
lo
sguardo
la
chiesetta
campeggiata
sull
'
azzurro
tenero
del
cielo
lunare
,
in
alto
,
in
alto
,
in
alto
!
...
«
Salvo
lei
e
le
persone
che
le
vogliono
bene
...
»
,
maledì
Maria
,
«
e
salvo
le
chiese
e
i
devoti
di
Maria
Santissima
!
...
ma
il
fuoco
passi
per
la
Sardegna
prima
che
io
ci
ritorni
»
.
Anania
interrogava
spesso
zia
Varvara
sul
passato
di
Maria
,
e
sul
perché
dell
'
odio
di
questa
per
il
paese
natìo
.
«
Ah
,
cuoricino
mio
,
ella
ha
ben
ragione
!
Laggiù
l
'
hanno
assassinata
...
»
«
Ma
se
è
ancora
viva
,
zia
Varvara
!
»
«
Ah
,
tu
non
sai
!
È
meglio
assassinare
una
donna
che
tradirla
...
»
Egli
pensava
a
sua
madre
,
e
il
dubbio
,
la
chimera
e
il
sogno
lo
riafferravano
tutto
.
«
Zia
Varvara
,
voi
avete
detto
che
ella
è
stata
tradita
da
un
signore
...
Ditemi
,
dunque
,
come
si
chiama
quel
signore
...
cercate
di
saperlo
...
Ditemi
,
ha
delle
carte
la
signora
Maria
?
Io
potrei
aiutarla
,
cercare
il
suo
seduttore
.
»
«
Perché
?
»
«
Perché
la
aiuti
...
»
«
Ma
essa
non
ha
bisogno
d
'
aiuto
:
ha
dei
soldi
,
sai
!
Lasciala
in
pace
,
piuttosto
,
perché
ella
non
vuole
che
si
ricordi
la
sua
sventura
.
Non
una
parola
,
sai
!
Mi
strangolerebbe
se
sapesse
che
io
parlo
di
lei
con
te
...
»
«
E
dei
suoi
figli
non
si
sa
niente
?
»
«
Ma
pare
sia
una
figlia
,
solo
.
Credo
stia
coi
parenti
di
lei
.
Maria
manda
spesso
denari
,
in
Sardegna
.
»
Ma
Anania
non
abbandonava
l
'
idea
che
Maria
e
Olì
potessero
formare
la
stessa
persona
.
«
Eppure
bisogna
sapere
»
,
pensava
,
camminando
distratto
per
le
vie
animate
da
una
folla
sempre
più
scarsa
.
«
Se
non
è
lei
perché
mi
tormento
?
Ma
dove
,
dove
è
lei
?
Che
fa
?
È
vicina
o
lontana
?
Al
fragore
della
città
,
a
questo
rombo
che
mi
sembra
la
voce
di
un
mostro
dalle
mille
e
più
mila
teste
,
è
mescolato
il
respiro
,
il
gemito
,
il
riso
di
lei
?
E
se
non
qui
,
dove
?
»
Una
notte
egli
ebbe
un
po
'
di
febbre
,
e
nell
'
incubo
gli
parve
di
vedere
più
volte
la
figura
di
Maria
curva
sul
suo
guanciale
.
Era
delirio
o
realtà
?
Il
chiarore
della
lampada
rischiarava
la
camera
.
Egli
vedeva
altre
figure
fantastiche
,
ma
pensava
«
ho
la
febbre
»
e
solo
la
figura
di
Maria
Obinu
gli
sembrava
reale
.
Visioni
apocalittiche
sorgevano
,
s
'
incalzavano
,
si
mescolavano
,
sparivano
,
come
nuvole
mostruose
,
intorno
a
lui
.
Fra
le
altre
cose
egli
vedeva
il
nuraghe
col
gigante
ed
il
San
Giorgio
del
sogno
febbrile
di
zia
Varvara
;
ma
la
luna
si
staccava
dalla
figura
del
Santo
e
volava
sul
cielo
;
altre
due
lune
,
rosse
e
immense
,
la
seguivano
.
Era
imminente
un
cataclisma
.
Una
folla
enorme
si
pigiava
su
una
spiaggia
di
mare
in
tempesta
.
Le
onde
erano
cavalli
marini
che
lottavano
contro
spiriti
invisibili
.
Ad
un
tratto
un
urlo
salì
dal
mare
,
Anania
sussultò
d
'
orrore
,
aprì
gli
occhi
e
gli
parve
di
averli
azzurri
.
«
Che
stupidaggini
!
»
,
pensò
.
«
Ho
la
febbre
.
»
Maria
Obinu
riapparve
nella
camera
,
si
avanzò
,
silenziosa
,
si
curvò
sul
lettuccio
.
Allora
Anania
cominciò
a
delirare
.
«
Ti
ricordi
,
mamma
,
tu
mi
insegnavi
la
piccola
poesia
:
Luna
luna
Porzedda
luna
Perché
non
vuoi
dirmi
che
sei
la
mia
mamma
,
tu
?
Dimmelo
dunque
;
tanto
io
lo
so
,
che
tu
sei
la
mia
mamma
,
ma
devi
dirmelo
anche
tu
.
Ricordi
l
'
amuleto
?
Possibile
che
tu
non
ricordi
quella
mattina
,
quando
scendevamo
...
e
il
fringuello
cantava
fra
i
castagni
umidi
e
le
nuvole
volavano
via
dietro
il
monte
Gonare
?
Ma
sì
che
ti
ricordi
!
dimmelo
dunque
...
non
aver
paura
...
Io
ti
voglio
bene
,
vivremo
assieme
.
Rispondi
.
»
La
donna
taceva
.
Il
sofferente
fu
assalito
da
un
vero
spasimo
di
tenerezza
e
d
'
angoscia
.
«
Madre
...
madre
,
parla
;
non
farmi
soffrire
oltre
:
sono
stanco
ormai
.
Se
tu
sapessi
che
pena
!
Tu
sei
Olì
,
non
è
vero
?
E
inutile
che
tu
dica
il
contrario
;
tu
sei
Olì
.
Che
cosa
hai
fatto
sinora
?
Dove
sono
le
tue
carte
?
Ebbene
,
non
parliamo
del
passato
;
tutto
è
finito
.
Ora
non
ci
lasceremo
più
...
ma
tu
vai
via
?
No
,
no
,
Dio
,
aspetta
...
non
andartene
...
»
E
si
sollevò
sul
letto
,
con
gli
occhi
spalancati
,
mentre
la
figura
si
allontanava
lentamente
e
scompariva
...
Soltanto
pochi
minuti
prima
di
partire
prese
la
solenne
decisione
di
lasciare
in
sospeso
,
fino
al
ritorno
,
tutte
le
ricerche
e
tutti
i
vani
progetti
.
Si
sentiva
stanco
,
disfatto
;
il
caldo
,
gli
esami
,
la
febbre
,
le
fantasticherie
lo
avevano
esaurito
.
«
Mi
riposerò
»
,
pensava
,
preparando
rapidamente
la
valigia
e
ricordando
i
lunghi
preparativi
della
sua
prima
partenza
da
Nuoro
.
«
Ah
,
quanto
vorrò
dormire
queste
vacanze
!
Non
voglio
diventare
nevrastenico
.
Salirò
sulle
montagne
natìe
,
sul
Gennargentu
vergine
selvaggio
.
Da
quanto
tempo
sogno
quest
'
ascensione
!
Visiterò
la
vedova
del
bandito
,
il
fraticello
Zuanne
,
il
figlio
del
fabbricante
di
ceri
.
E
il
cortile
del
convento
?
...
E
quel
carabiniere
che
cantava
A
te
questo
rosario
?
»
Il
pensiero
poi
di
riveder
fra
poco
Margherita
,
di
immergersi
tutto
nel
fresco
amore
di
lei
come
in
un
bagno
profumato
,
gli
dava
una
felicità
così
intensa
che
lo
faceva
spasimare
.
Pochi
momenti
prima
della
partenza
zia
Varvara
gli
consegnò
un
piccolo
cero
,
perché
lo
offrisse
per
lei
alla
Basilica
dei
Martiri
,
a
Fonni
,
e
Maria
gli
diede
una
medaglia
benedetta
dal
pontefice
.
«
Se
lei
non
la
vuole
,
miscredente
,
la
porti
alla
sua
mamma
»
,
gli
disse
,
sorridendo
,
un
po
'
commossa
.
«
Addio
,
dunque
,
e
buon
viaggio
e
buon
ritorno
.
Si
ricordi
che
la
camera
resta
a
sua
disposizione
.
E
faccia
da
bravo
,
e
mi
scriva
subito
una
cartolina
.
»
«
Arrivederci
!
»
,
egli
gridò
dal
basso
della
scala
,
mentre
Maria
,
curva
sulla
ringhiera
,
lo
salutava
ancora
con
la
mano
.
«
Figlio
del
cuoricino
mio
»
,
disse
zia
Varvara
,
accompagnandolo
fino
alla
porta
,
«
saluta
per
me
la
prima
persona
che
incontri
in
terra
sarda
.
E
buon
viaggio
e
ricordati
del
cero
.
»
Lo
baciò
lievemente
sulla
guancia
,
piangendo
,
ed
egli
fu
tentato
di
risalire
le
scale
per
vedere
se
anche
Maria
Obinu
piangeva
:
poi
sorrise
della
sua
idea
,
abbracciò
zia
Varvara
,
chiedendole
scusa
se
qualche
volta
l
'
aveva
fatta
stizzire
,
e
si
allontanò
.
Tutto
sparve
;
la
vecchia
che
piangeva
il
suo
esilio
dalla
patria
diletta
,
la
strada
melanconica
,
la
piazza
in
quell
'
ora
deserta
e
ardente
,
il
Pantheon
triste
come
una
tomba
ciclopica
;
e
Anania
,
col
viso
accarezzato
dal
vento
di
ponente
,
provò
un
senso
di
sollievo
,
come
svegliandosi
da
un
incubo
.
VI
.
Prima
di
scendere
a
cena
,
egli
s
'
affacciò
al
finestruolo
della
sua
cameretta
e
rimase
colpito
dal
silenzio
profondo
che
regnava
nel
cortile
,
nel
vicinato
,
nel
paese
.
Gli
parve
d
'
essere
diventato
sordo
.
Ma
la
voce
di
zia
Tatàna
risuonò
nel
cortile
,
sotto
il
sambuco
.
«
Nania
,
figlio
mio
,
scendi
.
»
Egli
scese
in
cucina
e
sedette
davanti
al
piccolo
tavolo
apparecchiato
solo
per
lui
,
mentre
i
suoi
«
genitori
»
,
al
solito
,
cenavano
seduti
per
terra
,
intorno
ad
un
canestro
colmo
di
focacce
e
di
vivande
.
La
cucina
era
sempre
la
stessa
,
povera
e
scura
,
ma
pulita
,
col
focolare
nel
centro
,
i
muri
adorni
di
spiedi
e
di
taglieri
,
di
grandi
canestri
,
di
vagli
e
di
setacci
e
d
'
altri
arnesi
per
pulir
la
farina
;
in
un
angolo
c
'
erano
due
sacchi
di
lana
colmi
d
'
orzo
;
accanto
alla
porticina
spalancata
stava
appesa
la
tasca
di
cuoio
per
le
sementi
e
le
provviste
da
campagna
del
contadino
.
Un
porchetto
grugniva
lievemente
e
sbuffava
e
sospirava
,
legato
al
sambuco
del
cortile
.
Un
gattino
rossastro
andò
tranquillamente
a
mettersi
accanto
al
piccolo
tavolo
,
e
cominciò
a
sbadigliare
,
sollevando
i
grandi
occhi
gialli
verso
Anania
.
Egli
si
guardava
attorno
quasi
con
stupore
.
Ah
,
nulla
era
mutato
;
eppure
egli
provava
l
'
impressione
di
trovarsi
per
la
prima
volta
in
quell
'
ambiente
,
con
quel
contadinone
dagli
occhi
ancora
fosforescenti
e
i
lunghi
capelli
oleosi
,
e
con
quella
graziosa
vecchia
,
grassa
e
bianca
come
una
colomba
.
«
Finalmente
siamo
soli
»
,
disse
Anania
grande
,
che
mangiava
l
'
insalata
prendendola
e
stringendola
fra
due
pezzi
di
focaccia
.
«
Ora
non
ti
lasceranno
più
in
pace
,
vedrai
!
Atonzu
di
qua
,
Atonzu
di
là
.
Sì
,
oramai
tu
sei
un
uomo
importante
,
perché
sei
stato
a
Roma
.
Anche
io
quando
tornai
dal
servizio
militare
...
»
«
Eh
,
che
paragoni
son
questi
!
»
protestò
un
po
'
scandolezzata
zia
Tatàna
.
«
Ebbene
,
lasciami
dire
!
Mi
ricordo
che
provavo
difficoltà
a
parlare
in
dialetto
.
Mi
pareva
d
'
essere
in
un
mondo
nuovo
!
»
Lo
studente
guardò
suo
padre
e
sorrise
.
«
Anch
'
io
!
»
,
disse
.
«
Oh
,
meno
male
!
Io
però
,
dopo
,
mi
abituai
di
nuovo
,
mentre
fra
tre
giorni
tu
sarai
stufo
di
restare
in
questo
paese
pettegolo
...
e
...
e
...
»
La
vecchia
lo
guardò
corrugando
le
sopracciglia
,
ed
egli
cambiò
discorso
.
«
Che
c
'
è
dunque
?
Raccontatemi
:
che
cosa
dicono
di
me
?
»
,
domandò
Anania
.
«
Ma
niente
,
ma
niente
!
Lascia
gracchiare
le
cornacchie
...
»
,
rispose
la
vecchia
.
Egli
si
turbò
;
per
un
momento
dubitò
che
si
sapesse
a
Nuoro
qualche
cosa
di
Maria
Obinu
.
Depose
la
forchetta
attraverso
il
piatto
e
dichiarò
che
non
avrebbe
continuato
a
mangiare
se
non
parlavano
...
«
Come
sei
impetuoso
!
Sempre
tu
»
,
osservò
la
vecchia
.
«
Diceva
re
Salomone
che
l
'
uomo
impetuoso
è
simile
al
vento
...
»
«
Oh
,
c
'
è
ancora
re
Salomone
!
»
,
disse
Anania
con
voce
acerba
.
La
vecchia
tacque
,
addolorata
:
il
marito
la
guardò
,
poi
guardò
Anania
e
volle
castigarlo
:
«
Re
Salomone
diceva
sempre
la
verità
»
.
Indi
aggiunse
:
«
Eh
,
dicono
a
Nuoro
che
tu
fai
all
'
amore
con
Margherita
Carboni
»
.
Anania
arrossì
:
riprese
la
forchetta
,
ricominciò
a
mangiare
e
borbottò
:
«
Che
stupidi
!
»
.
«
Senti
,
no
,
non
sono
stupidi
,
»
riprese
il
mugnaio
guardando
entro
il
bicchiere
a
metà
colmo
di
vino
.
«
Se
la
cosa
è
vera
,
hanno
ragione
di
mormorare
,
perché
tu
devi
dichiararti
francamente
al
padrone
e
dirgli
:
"
Benefattore
mio
,
io
oramai
sono
un
uomo
;
mi
perdoni
se
finora
le
ho
nascosto
le
mie
speranze
come
le
ho
nascoste
ai
miei
stessi
genitori
".»
«
Tacete
!
Voi
non
sapete
nulla
!
»
,
proruppe
adirato
ed
infiammato
il
giovine
.
«
Ah
,
santa
Caterina
mia
!
»
,
sospirò
zia
Tatàna
,
«
lascialo
dunque
in
pace
quel
povero
ragazzo
stanco
.
C
'
è
sempre
tempo
a
parlare
di
queste
cose
,
e
tu
sei
un
contadino
e
sei
un
uomo
ignorante
che
non
capisce
niente
.
»
Il
contadino
bevette
,
scosse
la
mano
per
accennare
«
calma
,
calma
»
,
poi
parlò
con
voce
tranquilla
:
«
Sì
,
io
sono
ignorante
e
mio
figlio
è
istruito
,
va
bene
.
Ma
io
sono
più
vecchio
di
lui
.
I
miei
capelli
,
ecco
qui
(
se
ne
tirò
un
ciuffo
sugli
occhi
,
cercò
e
strappò
un
capello
bianco
)
,
cominciano
ad
incanutire
.
L
'
esperienza
della
vita
,
moglie
mia
,
rende
l
'
uomo
più
istruito
d
'
un
dottore
.
Ebbene
,
figlio
mio
,
io
ti
dico
una
sola
cosa
:
interroga
la
tua
coscienza
e
vedrai
che
essa
ti
risponderà
che
non
si
deve
ingannare
il
proprio
benefattore
»
.
Lo
studente
batté
sul
tavolo
il
bicchiere
,
così
forte
che
il
gattino
trasalì
.
«
Sì
,
figlio
»
,
proseguì
il
contadino
,
ricacciandosi
indietro
sulla
testa
i
capelli
oleosi
,
«
tu
devi
andare
dal
padrone
,
devi
baciargli
la
mano
e
dirgli
:
"
Io
sono
figlio
di
contadini
,
ma
per
grazia
vostra
e
del
mio
talento
diventerò
dottore
,
ricco
e
signore
.
Io
amo
Margherita
e
Margherita
mi
ama
:
io
la
renderò
tanto
felice
,
che
essa
dimenticherà
di
essersi
abbassata
a
scegliere
per
isposo
il
figlio
del
suo
servo
.
La
Signoria
Vostra
ci
benedica
,
nel
nome
del
Padre
,
del
Figliuolo
e
dello
Spirito
Santo
"
»
.
«
E
se
invece
di
benedirlo
lo
scaccia
via
come
un
cane
!
»
,
domandò
la
vecchia
.
«
Va
là
,
femminuccia
»
,
esclamò
il
contadino
,
versandosi
ancora
da
bere
,
«
il
tuo
re
Salomone
diceva
che
le
donne
non
sanno
quel
che
dicono
!
Se
io
invece
parlo
ho
già
pesato
le
mie
parole
.
Il
padrone
benedirà
»
.
«
Ma
se
non
è
vero
niente
!
»
,
proruppe
Anania
,
pieno
di
gioia
.
Si
alzò
,
s
'
avvicinò
alla
porta
e
si
mise
a
fischiare
:
non
capiva
più
nulla
,
sentiva
il
cuore
battergli
forte
.
«
Il
padrone
benedirà
!
»
Se
il
contadino
parlava
così
doveva
avere
le
sue
ragioni
.
Ma
perché
Margherita
non
aveva
mai
accennato
alle
buone
disposizioni
di
suo
padre
?
E
se
le
ignorava
lei
,
come
poteva
conoscerle
il
servo
?
«
La
vedrò
fra
poco
»
,
pensò
Anania
,
e
tutti
i
suoi
dubbi
,
le
ansie
,
la
stanchezza
del
viaggio
,
la
gioia
stessa
delle
nuove
speranze
,
tutto
dileguò
davanti
al
dolce
pensiero
:
«
La
vedrò
fra
poco
»
.
Al
lieve
tocco
della
sua
mano
il
portone
s
'
aprì
silenziosamente
.
«
Ben
tornato
»
,
mormorò
la
serva
che
favoriva
la
corrispondenza
dei
due
innamorati
.
«
Ella
verrà
subito
.
»
«
Come
stai
?
»
egli
chiese
con
voce
commossa
.
«
Ecco
,
prendi
un
ricordo
che
ti
ho
portato
da
Roma
.
»
«
Ma
che
cosa
hai
fatto
!
»
,
ella
disse
,
prendendo
subito
l
'
involtino
.
«
Ti
disturbi
sempre
,
tu
!
Aspetta
.
»
Egli
attese
,
appoggiato
al
muro
ancora
tiepido
del
cortile
,
sotto
il
cielo
velato
della
notte
silenziosa
.
Margherita
apparve
,
ma
più
che
vederla
,
egli
la
sentì
:
sentì
la
guancia
liscia
e
calda
,
il
cuore
balzante
contro
il
suo
,
la
vita
agile
,
le
labbra
molli
,
e
gli
sembrò
di
svenire
.
Follemente
,
cominciò
a
baciarla
sui
capelli
,
sul
volto
,
accecato
da
una
inestinguibile
sete
di
baci
.
«
Basta
e
basta
!
»
,
ella
disse
,
riavendosi
per
la
prima
.
«
Come
stai
,
dunque
?
Sei
guarito
?
»
«
Sì
,
sì
!
Ah
,
Dio
,
finalmente
!
Senti
come
mi
batte
il
cuore
.
Ah
»
,
proseguì
,
respirando
a
stento
,
e
stringendosi
la
mano
di
lei
al
petto
,
«
non
posso
neppure
parlare
...
E
neppure
ti
vedo
!
Ah
,
se
tu
portassi
un
lume
!
»
«
Che
dici
,
Nino
!
Ci
vedremo
poi
domani
;
ora
ci
sentiamo
»
,
ella
rispose
,
ridendo
piano
piano
,
mentre
sotto
la
palma
della
mano
che
Anania
si
premeva
sul
petto
sentiva
il
cuore
di
lui
palpitare
convulso
.
«
Come
batte
il
tuo
cuore
!
sembra
quello
d
'
un
uccello
ferito
.
Ma
sei
guarito
davvero
,
dimmi
?
»
«
Guarito
,
guarito
!
...
Margherita
,
dove
sei
?
Ma
siamo
davvero
assieme
?
»
Egli
cercava
di
distinguere
i
lineamenti
di
lei
nell
'
oscurità
della
notte
velata
.
Grandi
nuvole
nere
passavano
incessantemente
sul
cielo
grigiastro
;
di
tanto
in
tanto
un
lembo
ovale
di
firmamento
chiaro
,
circondato
di
cupe
vaporosità
,
appariva
come
un
viso
misterioso
,
con
due
stelle
rossastre
per
occhi
,
e
pareva
spiasse
gl
'
innamorati
.
Anania
sedette
sulla
panchina
e
attirò
la
fanciulla
sulle
sue
ginocchia
.
«
Lasciami
»
,
ella
disse
,
«
peso
troppo
;
sono
troppo
grassa
...
»
«
Sei
leggera
come
una
piuma
»
,
egli
affermò
.
«
Ma
è
dunque
vero
che
ti
ho
con
me
?
Ah
,
mi
pare
un
sogno
!
Quante
volte
ho
sognato
questo
momento
,
che
mi
pareva
non
dovesse
giungere
più
!
Ed
ora
eccoci
assieme
,
uniti
,
uniti
,
capisci
,
uniti
!
Mi
pare
d
'
impazzire
.
Ma
sei
davvero
tu
,
Margherita
?
ma
è
proprio
vero
che
ti
ho
qui
,
sul
mio
cuore
?
Parla
,
dimmi
qualche
cosa
,
altrimenti
mi
par
di
sognare
.
»
«
Tocca
a
te
raccontare
.
Io
ti
scrissi
tutto
,
tutto
;
parla
tu
,
Nino
;
sai
parlare
così
bene
tu
!
Raccontami
di
Roma
;
parla
tu
,
io
non
so
parlare
...
»
,
ella
mormorò
,
turbata
.
«
No
,
invece
!
no
,
tu
sai
parlare
benissimo
.
Tu
hai
una
voce
così
dolce
!
Io
non
ho
mai
sentito
una
donna
parlare
come
parli
tu
...
»
«
Non
dir
bugie
...
»
«
Ti
giuro
che
non
mentisco
.
Perché
dovrei
mentire
?
Tu
sei
la
più
bella
,
tu
sei
la
più
gentile
,
la
più
dolce
tra
le
fanciulle
.
Se
tu
sapessi
come
pensavo
a
te
quando
le
mie
padroncine
,
a
Roma
,
nei
primi
tempi
,
si
buttavano
addosso
a
me
ed
a
Battista
Daga
!
Mi
pareva
d
'
essere
accanto
a
creature
appestate
,
e
pensavo
a
te
come
a
una
santa
,
soave
,
pura
,
fresca
e
bella
.
»
«
Ma
anche
io
,
adesso
...
»
«
Non
bestemmiare
,
Margherita
»
,
egli
proruppe
.
«
Noi
siamo
sposi
:
non
è
dunque
vero
che
siamo
sposi
?
Dimmi
di
sì
.
»
«Sì.»
«
Dimmi
che
mi
ami
.
»
«Sì.»
«
Non
sì
soltanto
.
Dimmi
così
:
Ti
...
amo
!
»
«
Ti
...
a
...
mo
...
Se
non
ti
amassi
sarei
forse
qui
?
»
ella
chiese
poi
,
animandosi
.
«
Ti
amo
,
sicuro
!
Io
non
so
esprimermi
,
ma
ti
amo
,
forse
più
di
quanto
mi
ami
tu
.
»
«
Non
è
possibile
!
Ma
anche
tu
mi
ami
,
lo
so
»
,
egli
riprese
,
«
tu
che
sei
bella
e
ricca
...
»
.
«
Ricca
...
chissà
!
E
se
non
lo
fossi
?
»
«
Sarei
più
contento
.
»
Tacquero
seri
entrambi
quasi
dividendosi
per
seguire
ciascuno
il
proprio
pensiero
.
«
Sai
dunque
»
,
egli
disse
ad
un
tratto
,
timidamente
,
seguendo
il
filo
delle
sue
idee
,
«
mi
han
riferito
che
la
tua
famiglia
sa
del
nostro
amore
.
È
vero
?
»
«
Vero
»
,
ella
rispose
,
dopo
breve
esitazione
.
«
Ah
,
cosa
mi
dici
?
Tuo
padre
dunque
non
sarebbe
contento
?
»
Margherita
esitò
di
nuovo
;
poi
sollevò
il
capo
e
rispose
con
freddezza
:
«
Non
lo
so
»
,
e
dall
'
accento
di
lei
Anania
intuì
qualche
cosa
di
triste
,
d
'
insolito
;
e
la
sua
mente
corse
a
lei
,
al
fantasma
che
forse
si
intrometteva
fra
lui
e
la
famiglia
di
Margherita
.
«
Senti
»
,
disse
,
pensieroso
,
carezzandole
distrattamente
le
mani
:
«
devi
rispondermi
con
franchezza
.
Che
cosa
succede
?
Posso
o
no
aspirare
a
te
?
Posso
sempre
sperare
?
Tu
sai
bene
quello
che
io
sono
:
un
povero
,
un
beneficato
dalla
tua
famiglia
,
il
figlio
d
'
un
tuo
servo
»
.
«
Ma
che
cosa
dici
!
»
,
ella
esclamò
,
impaziente
più
che
addolorata
.
«
Tuo
padre
non
è
affatto
un
servo
,
e
quando
lo
fosse
è
un
uomo
onorato
e
basta
!
»
«
Un
uomo
onorato
!
»
,
ripeté
fra
sé
Anania
,
colpito
nell
'
anima
.
«
Oh
,
Dio
,
ma
lei
non
è
una
donna
onorata
.
»
«
Margherita
»
,
insisté
sforzandosi
invano
a
restar
calmo
,
«
bisogna
che
tu
mi
apra
tutta
l
'
anima
tua
,
e
che
mi
guidi
e
mi
consigli
.
Dimmi
tu
che
cosa
devo
fare
.
Devo
aspettare
?
Devo
agire
?
Il
mio
orgoglio
e
la
mia
coscienza
mi
imporrebbero
di
presentarmi
a
tuo
padre
e
dirgli
tutto
:
altrimenti
egli
può
considerarmi
come
un
traditore
,
un
uomo
senza
onore
e
senza
lealtà
.
Però
io
seguirò
i
tuoi
consigli
,
tutto
fuorché
perderti
.
Sarebbe
la
mia
morte
questa
,
la
mia
morte
morale
.
Io
sono
ambizioso
,
vedi
,
e
lo
dico
altamente
,
perché
,
ove
tu
non
venga
a
mancarmi
,
la
mia
non
sarà
un
'
ambizione
sterile
.
Tu
sei
lo
scopo
della
mia
vita
!
Se
tu
mi
venissi
a
mancare
,
io
non
avrei
più
forza
né
volontà
di
far
bene
...
Se
tu
però
mi
dicessi
:
"
Io
amo
un
altro
"
,
ebbene
,
io
...
»
.
«
Basta
!
Taci
ora
!
»
,
comandò
Margherita
.
«
Sei
tu
che
bestemmi
,
adesso
!
Piove
?
»
Una
goccia
d
'
acqua
era
caduta
sulle
loro
mani
intrecciate
.
Entrambi
sollevarono
il
viso
e
guardarono
le
nuvole
che
ora
passavano
più
lente
,
più
dense
,
mostri
nebulosi
e
torpidi
.
«
Senti
,
dunque
»
,
disse
Margherita
,
parlando
un
po
'
distratta
e
frettolosa
,
come
per
paura
che
la
pioggia
interrompesse
il
convegno
.
«
Noi
non
siamo
più
ricchi
come
prima
.
Gli
affari
di
mio
padre
vanno
male
.
Egli
,
poi
,
ha
prestato
denari
a
tutti
quelli
che
glieli
hanno
chiesti
e
che
...
non
glieli
restituiranno
mai
.
Egli
è
troppo
buono
.
La
nostra
lite
col
comune
di
Orlei
,
quell
'
eterna
lite
per
le
foreste
incendiate
,
va
male
per
noi
:
se
la
perderemo
,
e
purtroppo
pare
così
,
io
non
sarò
più
ricca
.
»
«
Perché
non
mi
hai
scritto
mai
questo
?
»
«
Perché
dovevo
scrivertelo
?
Eppoi
io
stessa
,
fino
a
pochi
giorni
fa
,
ignoravo
certe
cose
.
Oh
,
ma
piove
davvero
!
Vattene
,
adesso
...
»
Si
alzarono
e
si
rifugiarono
sotto
la
tettoia
.
I
lampi
brillarono
fra
le
nuvole
,
e
al
loro
chiarore
violetto
Anania
poté
finalmente
veder
Margherita
,
pallida
come
la
luna
.
«
Che
hai
?
Che
hai
?
»
,
chiese
stringendola
a
sé
.
«
Non
aver
paura
dell
'
avvenire
.
Se
non
sarai
più
tanto
ricca
sarai
però
felice
.
Non
temere
.
»
«
Oh
no
!
Tremo
perché
mia
madre
,
che
ha
paura
dei
fulmini
,
può
alzarsi
da
letto
.
Vattene
,
adesso
...
»
,
ella
rispose
,
respingendolo
dolcemente
.
«Vattene...»
.
Egli
dovette
ubbidire
,
ma
rimase
un
bel
po
'
sotto
il
portone
aspettando
che
la
pioggia
cessasse
.
Impeti
di
gioia
gli
illuminavano
l
'
anima
,
a
intervalli
,
violentemente
,
come
la
luce
dei
lampi
illuminava
la
notte
.
Ricordò
quel
giorno
di
pioggia
,
a
Roma
,
quando
il
pensiero
della
morte
gli
aveva
solcato
l
'
anima
come
il
guizzo
d
'
una
folgore
.
Sì
:
il
dolore
e
la
gioia
si
rassomigliano
:
tutti
e
due
bruciano
.
Ma
mentre
si
dirigeva
a
casa
sua
sotto
gli
ultimi
spruzzi
di
pioggia
,
egli
pensò
:
«
Come
sono
vile
!
Mi
rallegro
della
sventura
del
mio
benefattore
.
Che
cosa
lurida
è
il
cuore
umano
!
»
.
L
'
indomani
mattina
per
tempo
scrisse
a
Margherita
esponendole
molti
progetti
,
uno
più
eroico
dell
'
altro
.
Voleva
dare
lezioni
per
proseguire
gli
studi
senza
essere
oltre
di
peso
al
suo
benefattore
;
voleva
presentarsi
al
signor
Carboni
per
fargli
la
domanda
di
matrimonio
;
voleva
infine
far
capire
alla
famiglia
di
Margherita
che
egli
sarebbe
stato
il
suo
conforto
ed
il
suo
orgoglio
.
Mentre
finiva
di
scrivere
la
lettera
,
davanti
alla
finestra
aperta
donde
penetrava
la
fragranza
delle
campagne
rinfrescate
dalla
pioggia
notturna
,
sentì
alle
sue
spalle
uno
scoppio
di
riso
represso
.
Nanna
,
lacera
e
tentennante
,
con
gli
occhi
pieni
di
lagrime
e
l
'
orribile
bocca
livida
spalancata
al
riso
,
s
'
avanzava
,
con
una
tazza
in
mano
.
«
Buon
giorno
,
Nanna
,
come
va
?
Sei
viva
ancora
?
»
«
Buon
giorno
alla
Vossignoria
.
Ecco
che
non
mi
è
riuscito
di
sorprenderla
!
Ho
chiesto
in
grazia
a
zia
Tatàna
di
portarle
il
caffè
.
Eccolo
qui
.
Ho
le
mani
pulite
,
Vossignoria
.
Oh
,
che
consolazione
,
che
consolazione
!
»
«
Dov
'
è
l
'
Eccellenza
con
cui
parli
?
Da
'
qui
il
caffè
,
e
dammi
tue
notizie
.
»
«
Ah
,
noi
viviamo
nelle
tane
,
come
bestie
feroci
che
siamo
.
Come
posso
dare
del
tu
alla
Vossignoria
,
che
è
un
sole
risplendente
?
»
«
Oh
,
non
sono
più
un
confetto
?
»
,
egli
disse
,
sorbendo
il
caffè
dall
'
antica
chicchera
filettata
d
'
oro
.
«
Che
tu
sii
benedetto
!
...
Ah
,
mi
scusi
!
Ah
,
ricorda
la
prima
volta
che
ritornò
da
Cagliari
?
Sì
,
Margheritina
aspettava
alla
finestra
.
Come
la
luna
non
può
aspettare
il
sole
?
»
Anania
si
alzò
e
depose
la
chicchera
sul
davanzale
della
finestra
;
poi
respirò
forte
.
Come
si
sentiva
felice
!
Come
il
cielo
era
azzurro
,
come
l
'
aria
odorava
!
Che
grandiosità
nel
silenzio
delle
umili
cose
,
nell
'
aria
non
ancora
sfiorata
dal
soffio
e
dal
rombo
della
civiltà
!
Anche
zia
Nanna
non
era
più
la
donna
orribile
e
nauseante
di
un
tempo
;
sotto
l
'
involucro
immondo
di
quel
corpo
nero
e
puzzante
,
palpitava
un
'
anima
poetica
...
«
Senti
questi
versi
!
»
,
egli
gridò
agitando
le
braccia
:
Ella
era
assisa
sopra
la
verdura
,
Allegra
;
e
ghirlandetta
avea
contesta
:
Di
quanti
fior
creasse
mai
natura
Di
tanti
era
dipinta
la
sua
vesta
.
E
come
in
prima
al
giovin
pose
cura
Alquanto
paurosa
alzò
la
testa
:
Poi
con
la
bianca
man
ripreso
il
lembo
Levossi
in
piè
con
di
fior
pieno
un
grembo
.
Nanna
ascoltava
,
senza
capire
una
parola
,
e
apriva
la
bocca
per
dire
...
per
dire
...
lo
disse
infine
:
«
Li
ho
sentiti
altra
volta
»
.
«
Da
chi
?
»
,
gridò
Anania
.
«...Da
Efes
Cau
!
»
«
Non
dire
bugie
;
raccontami
piuttosto
tutto
ciò
che
è
accaduto
a
Nuoro
durante
quest
'anno.»
Nanna
cominciò
,
ritornando
ogni
tanto
a
Margherita
.
Ella
era
la
rosa
delle
rose
il
garofano
,
il
confetto
.
E
i
suoi
vestiti
!
Oh
,
Dio
non
se
n
'
erano
visti
mai
di
più
meravigliosi
:
quando
ella
passava
la
gente
la
guardava
come
si
guarda
una
stella
filante
.
Un
signore
aveva
incaricato
lei
,
Nanna
,
di
rubare
il
laccio
della
scarpa
di
Margherita
;
la
serva
della
famiglia
Carboni
diceva
che
tutte
le
mattine
la
sua
padroncina
trovava
sulla
finestra
lettere
d
'
amore
legate
con
nastrini
azzurri
...
«
Ma
la
rosa
è
una
sola
e
non
può
unirsi
che
al
garofano
...
Ebbene
,
dammi
qui
la
chicchera
...
ah
!
»
,
concluse
l
'
ubriacona
,
dandosi
un
pugno
sulla
bocca
.
«
È
inutile
,
perdio
!
io
ho
visto
la
Vossignoria
quando
aveva
la
coda
ed
ora
non
posso
abituarmi
a
darle
del
lei
...
»
«
Ma
quando
è
che
io
avevo
la
coda
?
»
,
gridò
Anania
minaccioso
.
La
donna
scappò
,
tentennando
,
ridendo
,
turandosi
la
bocca
;
e
dal
cortile
disse
,
rivolta
alla
finestra
di
Anania
:
«
La
coda
della
camicia
...
»
.
Egli
continuò
a
minacciarla
;
ella
continuò
a
barcollare
ed
a
ridere
.
Il
porchetto
,
slegatosi
,
andò
a
fiutarle
i
piedi
;
una
gallina
saltò
sul
collo
del
porchetto
,
piluccandogli
le
orecchie
;
un
passero
si
posò
sul
sambuco
,
dondolandosi
elegantemente
sull
'
estremità
d
'
una
fronda
.
E
lo
studente
si
sentì
così
felice
che
si
mise
a
cantare
altri
versi
del
Poliziano
:
Portate
,
venti
,
questi
dolci
versi
Dentro
all
'
orecchio
della
Ninfa
mia
...
E
gli
sembrava
di
essere
agile
e
leggero
come
il
passero
sull
'
estremità
della
fronda
.
Più
tardi
andò
nell
'
orto
,
dove
poté
consegnare
alla
serva
di
Margherita
la
lettera
già
preparata
.
L
'
orto
ancora
umido
per
la
pioggia
notturna
esalava
un
forte
odore
di
terra
bagnata
e
di
vegetazione
secca
.
I
bruchi
avevano
ridotto
i
cavoli
a
mazzi
di
strani
merletti
grigiastri
;
le
altee
,
filogranate
di
bocciuoli
e
adorne
di
fiori
violacei
senza
stelo
,
tagliavano
lo
sfondo
azzurro
del
cielo
coi
loro
disegni
bizzarri
.
Sull
'
orizzonte
perlato
le
montagne
sorgevano
vaporose
,
coi
picchi
più
lontani
immersi
in
nuvole
d
'
oro
.
In
un
angolo
dell
'
orto
Anania
trovò
Efes
Cau
ubriaco
,
invecchiato
,
ridotto
ad
un
mucchio
di
stracci
,
e
lo
toccò
col
piede
:
l
'
infelice
sollevò
il
volto
,
che
pareva
una
maschera
di
cera
affumicata
,
aprì
un
occhio
vitreo
e
mormorò
il
suo
verso
favorito
:
Quando
Amelia
sì
pura
e
sì
candida
;
poi
ricadde
,
senza
aver
riconosciuto
lo
studente
.
Più
in
là
zio
Pera
,
cieco
del
tutto
,
si
ostinava
ad
estirpare
le
male
erbe
,
che
riconosceva
al
tatto
e
all
'
odore
.
«
Come
state
?
»
,
gridò
Anania
.
«
Sono
morto
,
figlio
mio
»
,
rispose
il
vecchio
.
«
Non
vedo
più
.
Non
sento
più
.
»
«
Coraggio
,
guarirete
...
»
«
Nell
'
altro
mondo
,
nel
mondo
della
verità
,
dove
tutti
guariremo
,
dove
tutti
vedremo
e
sentiremo
;
ah
,
figlio
mio
,
non
importa
,
quando
io
vedevo
con
gli
occhi
del
corpo
la
mia
anima
era
cieca
;
adesso
invece
io
vedo
,
vedo
con
gli
occhi
dell
'
anima
.
Ma
raccontami
:
hai
veduto
il
papa
?
»
Uscito
dall
'
orto
Anania
girovagò
per
il
vicinato
:
sì
,
quel
cantuccio
di
mondo
era
sempre
lo
stesso
;
ancora
il
pazzo
,
seduto
sulle
pietre
addossate
ai
muri
cadenti
,
aspettava
il
passaggio
di
Gesù
Cristo
,
e
la
mendicante
guardava
di
sbieco
la
porta
di
Rebecca
,
sul
cui
limitare
la
misera
creatura
tremava
di
febbre
e
fasciava
le
sue
piaghe
;
e
maestro
Pane
fra
le
sue
ragnatele
segava
le
tavole
e
parlava
fra
sé
ad
alta
voce
,
e
nella
bettola
la
bella
Agata
civettava
coi
giovani
e
coi
vecchi
,
ed
Antonino
e
Bustianeddu
si
ubriacavano
e
di
tanto
in
tanto
scomparivano
per
qualche
mese
e
ricomparivano
con
volti
un
po
'
sbiancati
dal
servizio
del
re
[
25
]
.
E
zia
Tatàna
preparava
ancora
i
dolci
per
il
suo
diletto
«
ragazzino
»
,
sognando
il
giorno
della
sua
laurea
e
già
numerando
col
desiderio
i
presenti
che
amici
e
parenti
gli
avrebbero
inviato
;
ed
Anania
grande
,
nei
giorni
di
riposo
,
ricamava
una
cintura
di
cuoio
,
seduto
in
mezzo
alla
strada
,
e
pensava
ai
tesori
nascosti
nei
nuraghes
.
No
,
niente
era
cambiato
;
ma
lo
studente
vedeva
le
cose
e
gli
uomini
come
ancora
non
li
aveva
veduti
,
e
tutto
gli
sembrava
bello
,
d
'
una
bellezza
triste
e
selvaggia
.
Passava
e
guardava
come
uno
straniero
;
e
nel
quadro
di
quei
tuguri
neri
e
cadenti
,
in
mezzo
a
quelle
figure
semplici
primitive
,
gli
sembrava
di
essere
un
gigante
di
passaggio
.
Sì
,
gigante
ed
uccello
:
gigante
per
la
sua
superiorità
,
uccello
per
la
sua
gioia
.
Agli
ultimi
di
agosto
,
dopo
vari
convegni
,
Margherita
permise
che
Anania
rivelasse
il
loro
amore
al
signor
Carboni
.
«
Dunque
posso
sperare
!
»
,
egli
esclamò
colpito
,
quasi
avesse
fino
a
quel
momento
disperato
.
«
È
proprio
vero
?
Sarà
vero
?
»
«
Ma
siiì
!
»
,
ella
disse
,
vezzeggiando
,
accarezzandogli
i
capelli
con
affetto
quasi
materno
.
Egli
la
strinse
a
sé
,
chiuse
gli
occhi
,
nascose
il
viso
sull
'
omero
di
lei
,
concentrandosi
per
vedere
tutta
l
'
immensità
della
sua
fortuna
.
Era
mai
possibile
?
Margherita
sarebbe
diventata
sua
?
Sua
davvero
?
Sua
nella
realtà
come
lo
era
sempre
stata
nel
sogno
?
Ricordò
il
tempo
in
cui
egli
non
osava
confessare
il
suo
amore
neppure
a
se
stesso
:
ed
ora
?
«
Quante
cose
succedono
nel
mondo
!
»
,
cominciò
a
pensare
.
«
Ma
che
cosa
è
il
mondo
?
Che
cosa
è
la
realtà
?
Dove
finisce
il
sogno
e
dove
comincia
la
realtà
?
E
non
può
essere
tutto
sogno
?
Chi
è
Margherita
?
Chi
sono
io
?
Siamo
vivi
?
E
che
cosa
è
la
vita
?
Che
cosa
è
questa
gioia
misteriosa
che
mi
solleva
tutto
,
come
la
luna
solleva
le
onde
?
E
il
mare
che
cosa
è
?
Sente
il
mare
?
È
vivo
?
E
la
luna
che
cosa
è
?
Ed
è
vero
tutto
questo
?
»
Sollevò
la
testa
e
sorrise
delle
sue
domande
.
La
luna
illuminava
il
cortile
,
e
nella
notte
diafana
il
canto
tremulo
dei
grilli
faceva
pensare
ad
un
popolo
di
folletti
minuscoli
,
ciascuno
dei
quali
suonasse
un
violino
scordato
,
accompagnando
con
quel
motivo
monotono
il
mormorio
delle
foglie
umide
di
rugiada
.
Tutto
era
sogno
e
tutto
era
realtà
.
Anania
credeva
di
vedere
i
folletti
suonatori
e
nello
stesso
tempo
scorgeva
distintamente
la
camicetta
rosea
,
la
catenella
e
gli
anellini
di
Margherita
.
Le
strinse
il
polso
,
premé
un
dito
sulla
perla
di
uno
dei
suoi
anelli
,
le
guardò
le
unghie
,
distinguendone
le
macchiette
bianche
:
sì
,
tutto
era
vero
,
visibile
,
tangibile
.
La
realtà
ed
il
sogno
non
avevano
confine
:
tutto
si
poteva
vedere
,
toccare
,
raggiungere
,
dal
sogno
più
folle
all
'
oggetto
meno
visibile
...
In
quel
momento
pareva
ad
Anania
che
,
come
toccava
l
'
anellino
di
Margherita
,
avrebbe
potuto
,
stendendo
il
braccio
,
sfiorare
la
luna
o
stringere
nel
pugno
il
canto
dei
grilli
...
Ma
poche
parole
pronunziate
da
Margherita
gli
segnarono
nuovamente
i
confini
tra
il
sogno
e
la
realtà
.
«
Cosa
dirai
a
mio
padre
?
»
,
ella
chiese
,
sempre
un
po
'
canzonandolo
.
«
Dimmi
dunque
che
cosa
gli
dirai
.
"
Signor
padrino
...
io
...
e
...
e
sua
figlia
...
sua
figlia
Margherita
...
fa
...
facciamo
una
...
una
cosa
...
"
»
Egli
arrossì
:
capì
che
non
avrebbe
mai
avuto
il
coraggio
di
presentarsi
al
padrino
per
rivelargli
il
suo
amore
.
«
Io
non
potrò
mai
...
»
,
confessò
subito
.
«
Gli
scriverò
.
»
«
Oh
,
questo
poi
no
!
»
,
disse
Margherita
,
facendosi
seria
.
«
Bisogna
assolutamente
parlargli
:
egli
si
piegherà
di
più
.
Se
non
puoi
tu
,
mandagli
qualcuno
.
»
«
Ma
chi
?
»
Margherita
disse
timidamente
:
«
Tua
madre
»
.
Egli
capì
che
ella
alludeva
a
zia
Tatàna
,
ma
il
suo
pensiero
corse
all
'
altra
e
gli
parve
che
anche
Margherita
ci
pensasse
.
L
'
ombra
lo
riavvolse
:
ah
,
sì
,
la
realtà
ed
il
sogno
erano
ben
divisi
da
terribili
confini
:
un
vuoto
,
eguale
a
quello
che
divide
la
terra
dal
sole
,
li
separava
.
«Tuttavia...»,
egli
pensò
,
«
se
potessi
in
questo
momento
parlare
!
Questo
è
l
'
attimo
:
se
me
lo
lascio
sfuggire
forse
non
lo
ritroverò
mai
più
.
Il
vuoto
si
può
varcare
...
»
Aprì
le
labbra
.
Sentì
il
cuore
battergli
forte
,
ma
non
poté
parlare
:
l
'
attimo
passò
.
Qualche
sera
dopo
zia
Tatàna
,
molto
sbalordita
,
ma
altrettanto
orgogliosa
,
e
fiduciosa
nell
'
aiuto
del
Signore
,
dopo
aver
lungamente
pregato
e
fatta
la
salita
trascinandosi
ginocchioni
dalla
porta
all
'
altare
della
chiesa
del
Rosario
,
fece
la
sua
ambasciata
.
Anania
rimase
a
casa
,
aspettando
con
ansia
il
ritorno
della
vecchia
.
Per
un
bel
po
'
stette
sdraiato
sul
letticciuolo
,
leggendo
un
libro
di
cui
non
ricordava
assolutamente
il
titolo
.
«
Ma
io
sono
tranquillo
!
»
pensava
.
«
Che
posso
temere
?
La
cosa
è
più
che
sicura
...
»
Intanto
leggeva
,
senza
capire
una
sillaba
,
e
il
suo
pensiero
seguiva
la
vecchia
.
«
Zia
Tatàna
cammina
lentamente
,
tutta
compresa
dalla
solennità
della
sua
missione
.
Ha
anche
un
po
'
di
paura
,
la
buona
vecchia
colomba
candida
e
soave
;
ma
,
pazienza
!
Con
l
'
aiuto
del
Signore
e
di
Santa
Caterina
e
di
Maria
Santissima
del
Rosario
qualche
cosa
si
farà
...
Per
l
'
occasione
ella
ha
indossato
le
sue
vesti
più
belle
;
la
tunica
orlata
da
tre
nastrini
,
-
verde
-
bianco
-
verde
-
il
corsetto
di
broccato
verdolino
,
la
cintura
d
'
argento
,
il
grembiule
ricamato
,
la
benda
tinta
con
lo
zafferano
.
E
non
ha
dimenticato
gli
anelli
,
no
;
i
grandi
anelli
preistorici
,
ornati
di
cammei
,
di
pietre
gialle
e
verdi
,
di
cornìole
incise
.
Così
,
grave
e
adorna
,
simile
ad
una
vecchia
madonna
,
ella
si
avanza
lentamente
,
salutando
con
solenne
compostezza
le
persone
che
incontra
.
Cade
la
sera
;
l
'
ora
sacra
a
queste
gravi
missioni
d
'
amore
.
Al
cader
della
sera
la
paraninfa
è
sicura
di
trovare
a
casa
il
capo
della
famiglia
al
quale
reca
il
messaggio
arcano
.
»
«
Zia
Tatàna
va
...
va
sempre
più
grave
e
lenta
...
Pare
che
abbia
paura
di
arrivare
;
e
giunta
al
fatale
limite
,
davanti
al
portone
chiuso
,
silenzioso
e
scuro
come
la
porta
del
destino
,
esita
un
momento
,
si
accomoda
gli
anelli
,
il
nastro
del
grembiule
,
la
cintura
;
cinge
il
mento
col
lembo
della
benda
,
e
infine
si
decide
e
batte
al
portone
...
»
Parve
ad
Anania
che
quel
colpo
si
ripercotesse
sul
suo
petto
.
Balzò
in
piedi
,
sollevò
la
candela
e
si
guardò
nello
specchio
.
«
L
'
ho
detto
io
!
Sono
pallido
.
Guarda
che
stupido
!
Ebbene
,
non
voglio
pensarci
più
...
»
S
'
affacciò
alla
finestra
.
Nel
cortile
chiuso
,
illuminato
dall
'
ultimo
barlume
del
giorno
,
il
sambuco
immobile
disegnava
una
macchia
scura
.
Silenzio
perfetto
.
Le
galline
dormivano
già
,
ed
anche
il
porchetto
dormiva
.
Le
stelle
scaturivano
,
scintille
d
'
oro
,
fra
la
cenere
azzurrognola
del
caldo
crepuscolo
.
Al
di
là
del
cortile
,
nella
straducola
,
passava
un
piccolo
mandriano
a
cavallo
,
cantando
in
dialetto
:
Inoche
mi
fachet
die
Cantende
a
parma
dorata
...
Anania
pensò
alla
sua
infanzia
,
alla
vedova
,
a
Zuanne
.
Che
faceva
il
fraticello
sul
suo
alto
convento
?
«
E
dire
che
voleva
diventare
un
bandito
!
Sarei
curioso
di
vederlo
!
Lo
vedrò
.
Entro
questo
mese
mi
recherò
certamente
a
Fonni
.
»
Ah
!
D
'
un
colpo
il
suo
pensiero
tornò
là
,
dove
si
decideva
il
suo
destino
.
«
La
vecchia
colomba
è
nello
studio
semplice
e
ordinato
del
signor
Carboni
.
Ecco
,
quella
è
la
scrivania
dove
una
sera
lo
studente
ha
frugato
e
...
Oh
,
Dio
,
è
mai
possibile
che
egli
abbia
commesso
una
così
vile
azione
?
Sì
,
quando
si
è
ragazzi
non
sì
è
coscienti
;
tutto
è
facile
,
tutto
è
possibile
.
Come
siamo
pazzi
,
da
fanciulli
!
Potremmo
anche
commettere
un
delitto
con
la
massima
incoscienza
!
Basta
;
zia
Tatàna
è
là
.
Ed
anche
il
signor
Carboni
è
là
,
grasso
,
tranquillo
,
con
la
catena
d
'
oro
scintillante
attraverso
il
petto
.
»
«
Ma
che
cosa
dunque
dice
quella
vecchietta
?
»
,
pensò
Anania
,
sorridendo
nervosamente
.
«
Sarei
curioso
di
vedere
come
se
la
cava
.
S
'
io
potessi
esser
là
,
non
veduto
!
Se
avessi
l
'
anello
che
rende
invisibili
;
ecco
,
lo
infilerei
al
dito
e
...
via
...
subito
là
...
Ma
se
il
portone
fosse
chiuso
,
come
farei
?
Ebbene
,
picchierei
,
diamine
!
Mariedda
aprirebbe
,
stizzita
contro
i
ragazzi
che
picchiano
al
portone
e
scappano
.
Io
...
Ma
come
sono
pazzo
a
pensar
queste
cose
puerili
!
Uff
!
non
voglio
pensarci
più
!...»
Si
tolse
dalla
finestra
,
prese
la
candela
,
scese
in
cucina
,
andò
a
sedersi
davanti
al
focolare
acceso
.
Ma
d
'
un
tratto
ricordò
che
era
d
'
estate
e
si
mise
a
ridere
:
poi
guardò
a
lungo
il
gattino
rosso
che
stava
davanti
al
forno
,
immobile
e
pronto
,
coi
baffi
irti
e
la
coda
tesa
,
aspettando
il
passaggio
di
un
topo
.
«
No
»
,
disse
Anania
,
pensando
allo
strazio
del
topolino
,
«
per
stasera
non
te
lo
lascio
prendere
:
neppure
un
topolino
,
deve
stasera
soffrire
in
questa
casa
.
Usciu
,
usssciuu
!
[
26
]
»
,
gridò
balzando
in
piedi
e
correndo
verso
il
gattino
che
vibrò
tutto
e
saltò
sopra
il
forno
.
Sempre
agitato
da
una
inquietudine
nervosa
,
Anania
si
mise
a
camminare
su
e
giù
per
la
cucina
;
di
tanto
in
tanto
palpava
i
sacchi
ricolmi
d
'
orzo
e
mormorava
:
«
Mio
padre
non
è
poi
tanto
povero
;
egli
è
un
mezzadro
del
signor
Carboni
,
non
il
suo
servo
.
No
,
egli
non
è
povero
;
ma
non
potrebbe
certo
restituire
quello
...
che
spendo
io
,
se
non
avvenisse
ciò
che
...
deve
avvenire
.
Ma
avverrà
poi
?
Che
cosa
si
combina
in
questo
momento
?
Ecco
,
zia
Tatàna
ha
parlato
...
Che
ha
detto
?
Ah
,
no
,
no
,
no
,
non
bisogna
neppure
pensarci
...
Bisogna
piuttosto
pensare
alla
risposta
che
darà
,
che
dà
,
il
benefattore
...
Che
dirà
egli
,
l
'
uomo
più
leale
del
mondo
,
sapendo
che
il
suo
protetto
ha
osato
tradire
così
la
sua
buona
fede
?
Ecco
,
egli
cammina
pensieroso
attraverso
la
stanza
:
zia
Tatàna
lo
guarda
,
pallida
,
oppressa
...
»
.
«
Dio
,
Dio
,
che
accade
mai
?
»
,
gemé
Anania
,
stringendosi
il
capo
fra
le
mani
.
Gli
pareva
di
soffocare
;
uscì
nel
cortile
,
si
sporse
sul
muricciuolo
di
cinta
,
attese
,
ascoltò
...
Niente
,
niente
.
Solo
,
dopo
un
quarto
d
'
ora
circa
,
due
voci
risuonarono
dietro
il
muricciuolo
;
poi
una
terza
,
una
quarta
:
erano
i
vicini
che
si
riunivano
così
ogni
notte
davanti
alla
bottega
di
maestro
Pane
,
per
godersi
il
fresco
e
chiacchierare
.
«
Nostra
Signora
mia
»
,
diceva
la
voce
stridula
di
Rebecca
,
«
ho
visto
cinque
stelle
cadere
sul
cielo
.
Ah
,
ciò
non
è
invano
...
Deve
succedere
qualche
disastro
...
»
«
Che
tu
stii
per
mettere
al
mondo
l
'
anticristo
?
»
,
chiese
la
voce
ironica
di
un
contadino
.
«
Dicono
che
deve
nascere
da
un
animale
.
»
«
L
'
anticristo
lo
metterà
al
mondo
tua
moglie
,
animale
schifoso
!
»
,
rispose
adirata
la
ragazza
.
«
Prenditi
questa
,
garofano
!
»
,
disse
la
bella
Agata
che
mangiava
rideva
e
parlava
nello
stesso
tempo
.
Il
contadino
cominciò
a
dire
parole
insolenti
;
il
vecchio
falegname
s
'
irritò
e
gridò
:
«
Se
non
la
finisci
ti
butto
un
sasso
,
faina
pelata
»
.
Ma
il
contadino
proseguì
nella
sua
bella
impresa
:
allora
le
donne
si
allontanarono
e
andarono
a
sedersi
sotto
il
muricciuolo
del
cortile
,
e
zia
Sorichedda
-
una
vecchietta
che
quaranta
anni
prima
era
stata
serva
in
casa
dell
'
Intendente
,
-
cominciò
a
raccontare
per
la
millesima
volta
la
storia
della
sua
padrona
.
«
Era
una
marchesa
.
Suo
padre
era
amico
intimo
del
re
di
Spagna
,
e
le
aveva
dato
in
dote
mille
scudi
in
oro
.
Quanto
fanno
mille
scudi
?
»
«
E
cosa
sono
mille
scudi
?
»
,
disse
Agata
con
disprezzo
.
«
Margherita
Carboni
ne
ha
quattro
mila
...
»
«
No
»
,
osservò
Rebecca
,
«
altro
che
quattro
mila
!
Quaranta
mila
»
.
«
Voi
non
sapete
quel
che
dite
!
»
,
gridò
zia
Sorichedda
.
«
Mille
scudi
in
oro
non
li
possiede
neppure
don
Franceschino
.
»
«
E
andate
!
Siete
rimbambita
!
»
,
gridò
Agata
,
accalorandosi
.
«
Che
cosa
contano
mille
scudi
?
Se
li
ha
Franziscu
Carchide
in
suole
di
scarpe
!
»
La
questione
diventò
seria
;
le
donne
cominciarono
a
ingiuriarsi
:
«
Lo
sai
tu
perché
vanti
il
tuo
Franziscu
Carchide
,
questa
immondezza
rifatta
!...»
.
«
Immondezza
siete
voi
,
vecchia
peccatrice
.
»
«
Ah
!
»
Foglia
di
gelso
,
Chi
la
fa
la
pensa
...
Anania
ascoltava
,
e
ad
un
tratto
,
nonostante
l
'
inquietudine
che
lo
agitava
,
scoppiò
a
ridere
.
«
Oh
»
,
gridò
Agata
,
affacciandosi
al
muricciuolo
,
«
buona
notte
alla
Vossignoria
.
Che
cosa
fai
lì
al
buio
,
pipistrello
?
Fa
vedere
il
tuo
bel
viso
»
.
«
Prego
!
»
egli
rispose
,
avvicinandosi
e
pizzicandola
al
braccio
,
mentre
Rebecca
,
che
all
'
udire
la
risata
del
giovane
s
'
era
accoccolata
per
terra
,
quasi
volendo
nascondersi
,
pizzicava
Agata
alla
gamba
.
«
Al
diavolo
chi
vi
ha
formati
!
»
,
imprecò
la
bella
ragazza
.
«
Questo
è
un
po
'
troppo
!
Lasciatemi
o
...
svelo
!
»
Ma
i
due
la
pizzicarono
più
forte
.
«
Ahi
!
ahi
!
Al
diavolo
!
Rebecca
,
è
inutile
che
tu
faccia
la
gelosa
...
ahi
!
zia
Tatàna
stasera
...
è
andata
a
chiedere
...
parlo
o
no
?
Ah
!...»
Anania
si
ritrasse
,
chiedendosi
come
mai
la
indiavolata
Agata
sapeva
...
«
Cuoricino
mio
,
un
'
altra
volta
rispetta
zia
Agata
!
»
,
ella
disse
sogghignando
,
mentre
Rebecca
,
che
aveva
capito
,
taceva
,
impietrita
,
e
zia
Sorichedda
domandava
:
«
Fammi
il
piacere
,
Nania
Atonzu
,
dimmi
,
chi
a
Nuoro
può
avere
mille
scudi
in
oro
?
»
.
Anche
il
contadino
s
'
avvicinò
e
chiese
:
«
Dimmi
,
Nania
,
è
vero
che
il
papa
ha
settantasette
donne
ai
suoi
comandi
?...»
.
Anania
non
rispose
,
forse
non
intese
neppure
:
vedeva
una
figura
avanzarsi
dal
fondo
della
straducola
e
si
sentiva
venir
meno
.
Era
lei
,
la
vecchia
colomba
messaggera
,
era
lei
che
tornava
portando
fra
le
pure
labbra
,
come
un
fiore
di
vita
o
di
morte
,
la
parola
fatale
.
Egli
si
ritirò
e
chiuse
la
porticina
che
dava
sul
cortile
,
mentre
zia
Tatàna
rientrava
dall
'
altra
parte
e
chiudeva
la
porta
di
strada
.
Ella
sospirava
ed
era
ancora
un
po
'
pallida
e
oppressa
;
s
'
avvicinò
al
focolare
,
e
i
suoi
primitivi
gioielli
,
i
suoi
ricami
,
la
cintura
,
gli
anelli
,
scintillarono
al
riflesso
del
fuoco
.
Anania
le
corse
incontro
e
la
guardò
ansioso
,
e
siccome
ella
taceva
le
domandò
con
impazienza
:
«
Che
cosa
vi
hanno
detto
?
»
.
«
Pazienza
,
figlio
del
Signore
!
Ora
ti
dirò
...
»
«
No
,
Dite
subito
.
Mi
vogliono
?
»
«
Sì
!
Ti
vogliono
,
sì
,
ti
vogliono
!
»
,
annunziò
la
vecchia
,
aprendo
le
braccia
.
Egli
sedette
,
sbalordito
,
e
si
prese
la
testa
fra
le
mani
:
zia
Tatàna
lo
guardò
e
scosse
la
testa
,
mentre
con
le
mani
un
po
'
tremule
si
slacciava
la
cintura
.
«
Mi
vogliono
!
Mi
vogliono
!
È
mai
possibile
?
»
,
ripeteva
fra
sé
Anania
.
Davanti
al
forno
il
gattino
aspetta
ancora
il
passaggio
del
topo
,
e
deve
già
sentire
qualche
rumore
perché
la
sua
coda
freme
:
infatti
,
dopo
un
momento
,
Anania
sente
uno
stridio
,
un
piccolo
grido
di
morte
.
Ma
adesso
la
sua
felicità
è
così
completa
che
egli
non
ricorda
più
che
nel
mondo
esiste
il
dolore
.
La
relazione
particolareggiata
di
zia
Tatàna
gettò
un
po
'
d
'
acqua
fredda
su
quel
grande
incendio
di
gioia
.
La
famiglia
di
Margherita
non
si
opponeva
all
'
amore
dei
due
giovani
,
ma
,
naturalmente
,
non
dava
ancora
un
consentimento
pieno
,
irrevocabile
.
Il
«
padrino
»
aveva
sorriso
,
aveva
battuto
le
mani
e
scosso
la
testa
come
per
dire
:
«
me
l
'
hanno
fatta
quei
due
!
»
.
Aveva
anche
detto
:
«
Fanno
presto
a
metter
le
ali
questi
ragazzi
!
»
,
ma
poi
era
diventato
serio
e
pensieroso
.
«
Ma
,
infine
,
che
avete
concluso
?
»
,
gridò
Anania
,
facendosi
anch
'
egli
serio
e
pensieroso
.
«
Che
bisogna
aspettare
,
Santa
Caterina
bella
!
Non
hai
ancora
capito
?
Ma
la
padrona
disse
:
"
Bisognerebbe
interrogare
anche
Margherita
"
.
"
Eh
,
credo
proprio
che
non
occorra
"
,
rispose
il
padrino
,
battendo
le
mani
.
Io
sorrisi
.
»
Anche
Anania
sorrise
.
«
Abbiamo
dunque
concluso
...
Va
via
,
gatto
!
»
,
gridò
zia
Tatàna
,
tirando
il
lembo
della
tunica
,
sul
quale
il
gattino
s
'
era
comodamente
adagiato
leccandosi
i
baffi
con
orribile
soddisfazione
.
«
Abbiamo
concluso
che
bisogna
aspettare
.
Il
padrone
mi
disse
:
"
Che
il
`
fanciullo
'
pensi
a
studiare
ed
a
farsi
onore
.
Quando
egli
avrà
un
posto
onorevole
noi
gli
daremo
la
nostra
figliuola
:
intanto
si
amino
pure
,
e
che
Dio
li
benedica
"
.
Ecco
,
tu
ora
cenerai
,
spero
!
»
«
Ma
,
infine
,
posso
presentarmi
in
casa
loro
come
fidanzato
?
»
«
Per
adesso
no
:
per
quest
'
anno
no
!
Tu
corri
troppo
,
galanu
meu
!
La
gente
direbbe
che
il
signor
Carboni
è
rimbambito
,
se
permettesse
una
tal
cosa
:
bisogna
che
tu
prenda
la
laurea
,
prima
...
»
«
Ah
»
,
gridò
Anania
,
adirandosi
,
«
è
dunque
meglio
...
»
Stava
per
dire
:
«
è
dunque
meglio
che
ci
vediamo
di
notte
,
di
nascosto
,
per
non
urtare
la
falsa
suscettibilità
della
gente
?
»
;
ma
subito
pensò
che
vedersi
di
notte
,
di
nascosto
da
soli
,
era
forse
meglio
che
vedersi
di
giorno
e
alla
presenza
dei
genitori
,
e
si
calmò
completamente
.
Peggio
per
loro
,
dunque
!
Per
consolarsi
ricominciò
le
visite
la
notte
stessa
:
la
fantesca
,
appena
socchiuse
il
portone
gli
augurò
la
«
buona
fortuna
»
come
se
le
nozze
fossero
già
celebrate
,
ed
egli
le
diede
la
mancia
e
attese
trepidando
la
sposa
.
Essa
venne
,
cauta
e
silenziosa
,
profumata
d
'
ireos
,
con
un
abito
chiaro
biancheggiante
nella
notte
diafana
.
Si
abbracciarono
a
lungo
,
silenziosi
,
vibrando
assieme
,
ebbri
di
gioia
:
il
mondo
era
loro
.
Per
la
prima
volta
Margherita
,
ormai
sicura
di
potersi
abbandonare
senza
paure
né
rimorsi
all
'
amore
del
bel
giovane
che
impazziva
per
lei
,
si
mostrò
appassionata
e
ardente
,
quale
Anania
non
osava
sognarla
:
ed
egli
uscì
dal
convegno
barcollando
,
cieco
,
fuori
di
sé
.
La
notte
appresso
,
il
convegno
fu
ancora
più
lungo
,
più
delirante
.
La
terza
notte
la
serva
,
che
vigilava
nella
cucina
,
forse
stanca
di
vegliare
,
fece
il
segno
convenuto
in
caso
di
sorpresa
e
gl
'
innamorati
si
lasciarono
alquanto
spaventati
.
L
'
indomani
Margherita
scrisse
:
«
Ho
paura
che
ieri
notte
il
babbo
si
sia
accorto
di
qualche
cosa
.
Badiamo
di
non
comprometterci
,
ora
appunto
che
siamo
tanto
felici
:
è
bene
,
quindi
,
che
per
qualche
giorno
non
ci
vediamo
.
Abbi
pazienza
,
e
sii
anzi
coraggioso
come
lo
sono
io
,
che
faccio
un
enorme
sacrifizio
rinunziando
,
per
qualche
tempo
,
alla
immensa
felicità
di
vederti
:
mi
pare
di
morire
,
perché
ti
amo
ardentemente
,
perché
mi
sembra
di
non
poter
più
vivere
senza
i
tuoi
baci
,
ecc
.
,
ecc
.
»
.
Egli
rispose
:
«
Adorata
mia
,
tu
hai
ragione
:
tu
sei
una
santa
,
per
bontà
e
per
saviezza
,
mentre
io
non
sono
che
un
pazzo
,
pazzo
d
'
amore
per
te
.
Non
so
,
non
vedo
più
quel
che
faccio
.
Ieri
notte
potevo
compromettere
tutto
il
nostro
avvenire
e
non
me
ne
accorgevo
neppure
.
Perdonami
:
quando
sono
vicino
a
te
perdo
la
ragione
.
Ho
la
febbre
;
mi
consumo
tutto
,
mi
pare
che
entro
di
me
arda
un
fuoco
distruttore
.
Rinunzio
con
spasimo
alla
suprema
felicità
di
vederti
per
qualche
sera
;
e
siccome
ho
bisogno
di
moto
,
di
svago
,
di
un
po
'
di
lontananza
,
per
attutire
alquanto
questo
fuoco
che
mi
divora
e
mi
rende
incosciente
e
malato
,
penso
di
fare
un
'
escursione
sul
Gennargentu
.
Tu
vuoi
,
non
è
vero
?
Rispondimi
subito
,
cara
,
adorata
,
mio
spasimo
e
mia
gioia
.
Ti
porterò
sul
cuore
:
dalla
più
alta
cima
sarda
ti
manderò
un
saluto
,
griderò
ai
cieli
il
tuo
nome
e
il
mio
amore
,
come
vorrei
gridarlo
dalla
più
eccelsa
cima
del
mondo
affinché
tutta
la
terra
ne
restasse
attonita
.
Ti
abbraccio
,
ti
porto
con
me
,
unita
a
me
,
per
tutta
l
'
eternità
»
.
Margherita
diede
graziosamente
il
suo
permesso
.
Altra
lettera
di
Anania
:
«
Parto
domani
mattina
con
la
corriera
per
Mamojada
-
Fonni
.
Passerò
sotto
la
tua
finestra
alle
nove
.
Vorrei
vederti
stanotte
...
ma
voglio
essere
prudente
.
Vieni
,
vieni
con
me
,
Margherita
,
adorata
mia
,
non
lasciarmi
un
solo
istante
,
vieni
qui
,
sul
mio
cuore
,
ardi
del
mio
fuoco
d
'
amore
,
fammi
morire
di
passione
»
.
VII
.
La
corriera
attraversava
le
tancas
selvaggie
,
gialle
di
stoppie
e
di
sole
ardente
,
qua
e
là
ombreggiate
da
macchie
di
olivastri
e
di
querciuoli
.
Anania
,
seduto
in
serpe
,
a
fianco
del
vetturale
che
scuoteva
la
frusta
(
entro
la
vettura
si
soffocava
dal
caldo
)
,
dimenticava
le
impressioni
febbrili
dei
giorni
scorsi
per
rivivere
in
un
giorno
lontano
.
Rivedeva
il
carrozziere
dai
baffi
gialli
e
dalle
guancie
gonfie
;
ed
a
misura
che
la
corriera
si
avvicinava
a
Mamojada
,
la
suggestione
dei
ricordi
diventava
quasi
dolorosa
.
Nell
'
arco
del
mantice
si
disegnava
lo
stesso
paesaggio
che
egli
aveva
intraveduto
quel
giorno
,
mentre
abbandonava
la
testolina
sulle
ginocchia
di
lei
,
e
stendevasi
lo
stesso
cielo
di
un
azzurro
chiaro
melanconico
.
Ecco
la
cantoniera
:
nel
paesaggio
,
a
linee
forti
,
ondulato
,
verde
di
macchie
selvaggie
,
s
'
intravede
qua
e
là
qualche
filo
d
'
acqua
violacea
;
s
'
odono
fischi
d
'
uccelli
palustri
;
un
pastore
,
bronzeo
su
uno
sfondo
luminoso
,
guarda
l
'
orizzonte
.
La
corriera
si
fermò
un
momento
davanti
alla
cantoniera
.
Seduta
sul
gradino
della
porta
,
una
donna
in
costume
tonarese
,
tutta
fasciata
nelle
ruvide
vesti
come
una
mummia
egiziana
,
scardassava
un
mucchio
di
lana
nera
con
due
pettini
di
ferro
:
poco
distante
tre
bimbi
laceri
e
sporchi
giocavano
,
o
meglio
si
accapigliavano
fra
loro
.
Ad
una
finestra
apparve
un
viso
scarno
e
giallo
di
donna
ammalata
,
che
guardò
la
vettura
con
due
grandi
occhi
verdognoli
,
pieni
di
stupore
.
La
cantoniera
desolata
pareva
l
'
abitazione
della
fame
,
della
malattia
e
del
sudiciume
.
Anania
si
sentì
stringere
il
cuore
:
egli
conosceva
perfettamente
il
dramma
tristissimo
svoltosi
ventitré
anni
prima
in
quel
luogo
solitario
,
in
quel
paesaggio
rude
e
fresco
,
che
sarebbe
stato
così
puro
senza
l
'
immondo
passaggio
dell
'
uomo
.
La
corriera
riprese
il
viaggio
:
ecco
Mamojada
,
emergente
tra
il
verde
degli
orti
e
dei
noci
,
col
campanile
chiaro
disegnato
sull
'
azzurro
tenero
del
cielo
;
da
lontano
il
quadretto
aveva
le
tinte
delicate
d
'
un
acquerello
,
ma
appena
la
corriera
si
inoltrò
su
per
lo
stradale
polveroso
,
il
profilo
del
paesetto
prese
tinte
cupe
,
ancor
più
forti
di
quelle
del
paesaggio
.
Davanti
alle
casette
nere
costrutte
sulla
roccia
s
'
aggruppavano
caratteristiche
figure
di
paesani
:
donne
graziose
,
coi
capelli
lucenti
attortigliati
intorno
alle
orecchie
,
scalze
,
sedute
per
terra
,
cucivano
,
allattavano
,
ricamavano
.
Due
carabinieri
,
uno
studente
annoiato
,
un
vecchio
nobile
,
che
era
anche
contadino
,
chiacchieravano
davanti
alla
bottega
d
'
un
falegname
,
intorno
alla
cui
porta
stavano
appesi
molti
quadretti
sacri
dipinti
a
vivi
colori
.
Dopo
mezz
'
ora
di
fermata
la
corriera
ripartì
.
Ecco
le
rovine
della
chiesetta
,
ecco
gli
orti
,
ecco
la
piantagione
di
patate
dove
l
'
altra
volta
Olì
ed
Anania
si
erano
fermati
.
Egli
ricordò
la
donna
che
zappava
,
con
le
sottane
cucite
fra
le
gambe
,
e
il
gatto
bianco
che
si
slanciava
contro
la
lucertolina
verde
guizzante
sul
muro
.
Nell
'
arco
del
mantice
i
paesaggi
si
disegnavano
sempre
più
freschi
,
con
sfondi
luminosi
:
la
piramide
grigiastra
di
monte
Gonare
,
le
linee
cerule
e
argentee
della
catena
del
Gennargentu
apparivano
come
incise
sul
metallo
del
cielo
,
sempre
più
vicine
,
sempre
più
maestose
.
Ah
,
sì
:
ora
davvero
Anania
respirava
l
'
aria
natìa
,
e
sentiva
tutti
gli
istinti
atavici
..
«
Vorrei
balzare
giù
dalla
vettura
,
correre
su
per
le
chine
,
fra
l
'
erba
ancora
fresca
,
tra
le
macchie
e
le
roccie
,
gridando
di
gioia
selvaggia
,
imitando
il
puledro
sfuggito
al
laccio
e
ritornato
alla
libertà
delle
tancas
.
Sì
»
,
egli
pensava
,
mentre
la
corriera
rallentava
la
corsa
su
per
la
strada
in
salita
,
«
io
ero
nato
per
fare
il
pastore
.
Sarei
stato
un
poeta
,
forse
un
delinquente
,
forse
un
bandito
fantasioso
e
feroce
.
Oh
,
contemplare
le
nuvole
dall
'
alto
d
'
un
monte
!
Figurarsi
d
'
essere
il
pastore
d
'
una
torma
di
nuvole
:
vederle
errare
sul
cielo
argenteo
,
incalzarsi
,
svolgersi
,
passare
,
scomparire
!
»
Poi
pensò
:
«
E
non
sono
un
pastore
di
nuvole
?
Fra
le
nuvole
ed
i
miei
pensieri
che
differenza
c
'
è
?
Ed
io
stesso
non
sono
una
nuvola
?
Se
fossi
costretto
a
vivere
in
queste
solitudini
mi
dissolverei
,
diventerei
una
stessa
cosa
con
l
'
aria
,
col
vento
,
con
la
tristezza
del
paesaggio
.
Sono
io
vivo
?
Che
cosa
è
,
dopo
tutto
,
la
vita
?
»
.
Come
sempre
,
egli
non
seppe
rispondere
alla
sua
domanda
:
la
corriera
saliva
lentamente
,
sempre
più
lentamente
,
con
moto
dolce
,
quasi
cadenzato
;
il
cocchiere
sonnecchiava
,
e
pareva
che
anche
il
cavallo
camminasse
dormendo
.
Dal
sole
alto
verso
lo
zenit
calava
uno
splendore
eguale
,
melanconico
;
le
macchie
ritiravano
le
loro
ombre
;
un
silenzio
profondo
e
una
sonnolenza
ardente
pervadevano
l
'
immenso
paesaggio
.
Ad
Anania
pareva
in
realtà
di
dissolversi
,
di
diventare
una
stessa
cosa
con
quel
panorama
sonnolento
,
con
quel
cielo
luminoso
e
triste
.
Ecco
,
egli
aveva
sonno
;
e
come
l
'
altra
volta
finì
col
chiudere
gli
occhi
e
addormentarsi
infantilmente
.
«
Zia
Grathia
?
Nonna
[
27
]
!
»
,
chiamò
con
voce
ancora
assonnata
,
entrando
nella
casetta
della
vedova
.
La
cucina
era
deserta
:
la
straducola
soleggiata
;
deserto
tutto
il
villaggio
che
nella
desolazione
del
meriggi
pareva
una
stazione
preistorica
da
secoli
abbandonata
.
Anania
guardò
curiosamente
intorno
.
Nulla
era
cambiato
:
miseria
,
stracci
,
fuliggine
,
un
po
'
di
cenere
sul
focolare
,
grandi
tele
di
ragno
fra
le
scheggie
del
tetto
;
e
,
imperatore
truce
di
quel
luogo
di
leggende
,
il
lungo
e
vuoto
fantasma
del
gabbano
nero
appeso
al
muro
terreo
.
«
Zia
Grathia
,
dove
siete
?
»
,
gridò
Anania
,
aggirandosi
intorno
.
«
Zia
Grathia
?
»
Finalmente
la
vedova
,
ch
'
era
andata
ad
attingere
acqua
ad
un
pozzo
vicino
,
rientrò
,
con
un
malune
[
28
]
sul
capo
e
la
secchia
in
mano
.
Era
sempre
la
stessa
,
stecchita
,
giallastra
,
col
viso
spettrale
circondato
da
una
benda
di
tela
sporca
:
gli
anni
erano
passati
senza
invecchiare
oltre
quel
corpo
già
disseccato
ed
esaurito
dalle
emozioni
della
lontana
giovinezza
.
Nel
vederla
Anania
si
turbò
:
un
fiotto
di
ricordanze
gli
salì
dalle
profondità
dell
'
anima
;
gli
parve
di
ricordare
tutta
una
esistenza
anteriore
,
di
rivedere
uno
spirito
che
aveva
già
albergato
nel
suo
corpo
prima
dello
spirito
che
lo
animava
al
presente
.
«
Bonas
dies
!
»
,
salutò
la
vedova
,
guardando
meravigliata
il
bel
giovine
sconosciuto
.
E
depose
prima
la
secchia
,
poi
il
malune
,
lentamente
,
guardando
sempre
lo
straniero
.
Ma
appena
egli
sorrise
chiedendole
:
«
Ma
non
mi
riconoscete
dunque
?
»
,
zia
Grathia
diede
un
grido
ed
aprì
le
braccia
:
Anania
l
'
abbracciò
,
la
baciò
,
la
investì
di
domande
.
E
Zuanne
?
Dov
'
era
?
Perché
si
era
fatto
monaco
?
Veniva
a
trovarla
?
Era
felice
?
E
il
figlio
maggiore
?
E
i
figli
del
fabbricante
di
ceri
?
E
questo
e
quell
'
altro
?
E
come
era
trascorsa
la
vita
a
Fonni
durante
quei
quindici
anni
?
E
chi
era
il
pretore
?
E
si
poteva
l
'
indomani
far
la
gita
sul
Gennargentu
?
«
Figlio
mio
caro
!
»
,
cominciò
la
vedova
,
dandosi
attorno
.
«
Ah
,
come
trovi
la
mia
casa
!
Nuda
e
triste
come
un
nido
abbandonato
!
Siediti
dunque
,
lavati
;
ecco
l
'
acqua
pura
e
fresca
,
vero
argento
puro
;
lavati
,
bevi
,
riposati
.
Io
ora
ti
preparerò
un
boccone
:
ah
,
non
rifiutare
,
figlio
delle
mie
viscere
;
non
rifiutare
,
non
umiliarmi
.
Per
cibarti
io
vorrei
darti
il
mio
cuore
;
ma
tu
accetta
quel
che
posso
offrirti
;
ecco
,
asciugati
,
ora
,
anima
mia
!
Come
sei
grande
e
bello
!
Dicono
che
tu
debba
sposare
una
ricca
e
bella
fanciulla
:
ah
,
non
è
stata
stupida
quella
fanciulla
.
Ma
perché
non
mi
hai
tu
scritto
prima
di
venire
?
Ah
,
figlio
caro
,
tu
almeno
non
hai
dimenticato
la
vecchia
abbandonata
!
»
«
Ma
Zuanne
,
Zuanne
?
»
,
insisteva
Anania
,
lavandosi
con
l
'
acqua
freschissima
della
secchia
.
La
vedova
diventò
cupa
.
Disse
:
«
Ebbene
,
non
parlarmene
!
Egli
mi
ha
fatto
tanto
soffrire
!
Era
meglio
che
...
egli
avesse
seguito
l
'
esempio
del
padre
...
Ebbene
,
no
,
non
parliamone
.
Egli
non
è
un
uomo
;
sarà
un
santo
,
come
dicono
,
ma
non
è
un
uomo
!
Se
mio
marito
sollevasse
il
capo
dalla
tomba
e
vedesse
suo
figlio
scalzo
,
col
cordone
,
con
la
bisaccia
,
frate
mendicante
e
stupido
,
che
direbbe
mai
?
Ah
,
lo
fustigherebbe
,
in
verità
»
.
«
Dove
si
trova
ora
frate
Zuanne
?
»
«
In
un
convento
lontano
;
sulla
cima
d
'
un
monte
.
Almeno
fosse
rimasto
nel
convento
di
Fonni
!
ma
no
,
è
destino
che
tutti
debbano
abbandonarmi
;
anche
Fidele
,
l
'
altro
figliuolo
,
ha
preso
moglie
e
raramente
si
ricorda
di
me
:
il
nido
è
deserto
,
abbandonato
;
la
vecchia
aquila
ha
veduto
volar
via
i
suoi
poveri
aquilotti
e
morrà
sola
...
sola
...
»
«
Venite
a
viver
con
me
!
»
,
disse
Anania
.
«
Quando
sarò
dottore
vi
prenderò
con
me
,
nonna
.
»
«
In
che
potrei
servirti
?
Almeno
un
tempo
ti
lavavo
gli
occhi
e
ti
tagliavo
le
unghie
;
ora
invece
tu
dovresti
fare
altrettanto
a
me
...
»
«
Mi
raccontereste
delle
storie
...
a
me
ed
ai
miei
bambini
...
»
«
Anche
le
storie
non
so
più
raccontarle
,
adesso
.
Sono
rimbambita
del
tutto
:
il
tempo
,
vedi
,
il
tempo
s
'
è
portato
via
il
mio
cervello
come
il
vento
porta
via
la
neve
dai
monti
.
Ebbene
,
ragazzino
mio
,
mangia
;
non
ho
altro
da
offrirti
,
accetta
di
buon
cuore
.
Oh
,
questo
cero
,
è
tuo
?
Dove
lo
porterai
?
»
«
Alla
Basilica
,
nonna
,
davanti
all
'
immagine
dei
santi
Proto
e
Gianuario
.
Viene
di
lontano
,
nonna
;
me
lo
diede
una
vecchia
donna
sarda
che
vive
a
Roma
:
anch
'
essa
mi
narrava
delle
storie
,
ma
non
belle
come
le
vostre
.
»
«
Vive
a
Roma
?
E
come
fece
ad
andarci
?
Ah
,
io
morrò
senza
aver
veduto
Roma
!...»
Dopo
il
modestissimo
pasto
,
Anania
cercò
la
guida
,
con
la
quale
combinò
per
l
'
indomani
l
'
ascensione
sul
Gennargentu
:
poi
si
avviò
alla
Basilica
.
Nell
'
antico
cortile
,
sotto
i
grandi
alberi
,
susurranti
,
sui
gradini
corrosi
,
nelle
loggie
rovinate
,
entro
la
chiesa
odorante
d
'
umido
come
una
tomba
,
da
per
tutto
silenzio
e
desolazione
.
Anania
depose
il
cero
di
zia
Varvara
sopra
un
altare
polveroso
,
poi
guardò
i
primitivi
affreschi
delle
pareti
,
gli
stucchi
dorati
da
una
luce
melanconica
,
le
rozze
figure
dei
santi
sardi
,
tutte
le
cose
infine
che
un
tempo
gli
avevano
destato
meraviglia
e
terrore
,
e
sorrise
,
ma
col
cuore
oppresso
da
una
languida
tristezza
.
Ritornato
nel
cortile
vide
,
attraverso
una
finestra
aperta
,
il
cappello
d
'
un
carabiniere
e
un
paio
di
stivali
appesi
al
muro
d
'
una
cella
,
e
nella
memoria
gli
risuonò
ancora
l
'
aria
della
Gioconda
:
«
A
te
questo
rosario
»
.
L
'
odor
della
cera
vagava
nel
cortile
solitario
;
dov
'
erano
i
bimbi
,
compagni
d
'
infanzia
,
gli
uccelletti
seminudi
e
selvatici
,
che
un
tempo
animavano
i
gradini
della
chiesa
?
Anania
non
desiderava
di
rivederli
;
ma
con
quanta
dolcezza
ricordava
i
giuochi
fatti
con
loro
,
mentre
dagli
alberi
le
foglie
secche
cadevano
come
ali
d
'
uccelli
morti
!
Una
donna
scalza
,
con
un
'
anfora
sul
capo
,
passò
in
fondo
al
cortile
.
Anania
trasalì
,
sembrandogli
di
riconoscere
sua
madre
.
Dove
era
sua
madre
?
Perché
egli
non
aveva
osato
,
pur
desiderandolo
,
parlarne
alla
vedova
,
-
e
perché
questa
non
aveva
accennato
alla
sua
ingrata
ospite
?
Per
sfuggire
ai
ricordi
amari
egli
andò
alla
posta
e
inviò
una
cartolina
illustrata
a
Margherita
;
poi
visitò
il
Rettore
,
e
verso
il
tramonto
percorse
la
strada
che
guardava
sulla
immensità
delle
valli
.
Vedendo
le
donne
fonnesi
che
andavano
alla
fontana
,
strette
nelle
tuniche
bizzarre
,
egli
ripensò
ai
suoi
primi
sogni
di
amore
,
quando
desiderava
d
'
esser
lui
un
mandriano
e
Margherita
una
paesana
,
fine
ed
elegante
sebbene
con
l
'
anfora
sul
capo
,
simile
alla
figurina
d
'
uno
stucco
pompejano
.
Come
il
passato
era
lontano
e
come
diverso
dal
presente
!
Un
tramonto
meraviglioso
illuminava
l
'
orizzonte
:
pareva
un
miraggio
apocalittico
.
Le
nuvole
disegnavano
un
paesaggio
tragico
;
una
pianura
ardente
solcata
da
laghi
d
'
oro
e
da
fiumi
porpurei
,
e
sul
cui
sfondo
sorgevano
montagne
di
bronzo
profilate
d
'
ambra
e
di
neve
perlata
,
qua
e
là
squarciate
da
aperture
fiammanti
che
sembravano
bocche
di
grotte
e
dalle
quali
sgorgavano
torrenti
di
sangue
dorato
.
Una
battaglia
di
giganti
solari
,
di
formidabili
abitanti
dell
'
infinito
,
si
svolgeva
entro
quelle
grotte
aeree
:
balenava
il
corruscare
delle
armi
intagliate
nel
metallo
del
sole
,
ed
il
sangue
sgorgava
a
torrenti
,
inondando
le
infuocate
pianure
del
cielo
.
Col
cuore
balzante
di
gioia
Anania
rimase
assorto
nella
contemplazione
del
magnifico
spettacolo
,
finché
le
ombre
della
sera
,
fugato
il
miraggio
,
stesero
un
drappo
violaceo
su
tutte
le
cose
:
allora
egli
rientrò
nella
casa
della
vedova
e
sedette
accanto
al
focolare
.
I
ricordi
lo
riassalirono
.
Nella
penombra
,
mentre
la
vecchia
preparava
la
cena
e
parlava
con
voce
tetra
,
egli
rivedeva
Zuanne
dalle
grandi
orecchie
,
intento
a
cuocer
le
castagne
,
ed
un
'
altra
figura
silenziosa
e
incerta
come
un
fantasma
.
«
Dunque
hanno
ammazzato
tutti
i
banditi
nuoresi
?
»
,
chiedeva
la
vecchia
.
«
Ma
credi
tu
che
passerà
lungo
tempo
prima
che
nuove
compagnie
sorgano
qua
e
là
?
Tu
ti
inganni
,
figlio
mio
.
Finché
vivranno
uomini
dal
sangue
ardente
,
abili
al
bene
ed
al
male
,
esisteranno
banditi
.
È
vero
che
ora
essi
sono
così
cattivi
,
talvolta
vili
,
ladroni
e
spregevoli
!
Ah
,
ai
tempi
di
mio
marito
era
altra
cosa
,
sai
!
Come
erano
coraggiosi
allora
!
Coraggiosi
e
benefici
.
Una
volta
mio
marito
incontrò
una
donna
che
piangeva
perché
...
»
Anania
s
'
interessava
mediocremente
ai
ricordi
di
zia
Grathia
:
altri
pensieri
gli
passavano
per
la
mente
.
«
Sentite
»
,
egli
disse
,
appena
la
vedova
ebbe
finito
la
pietosa
storia
della
donna
che
piangeva
,
«
non
avete
saputo
mai
nulla
di
mia
madre
?
»
Zia
Grathia
era
intenta
a
rivoltare
una
piccola
frittata
,
e
non
rispose
.
«
Ella
sa
qualche
cosa
!
»
,
pensò
Anania
,
turbandosi
.
Ma
dopo
un
istante
di
silenzio
zia
Grathia
osservò
:
«
Se
niente
ne
sai
tu
,
come
vuoi
che
ne
sappia
qualche
cosa
io
?
E
adesso
,
figlio
,
mettiti
qui
,
davanti
a
questa
sedia
,
ed
accetta
il
buon
cuore
»
.
Anania
sedette
davanti
al
canestro
che
la
vedova
aveva
deposto
sopra
una
sedia
,
e
cominciò
a
mangiare
.
«
No
»
,
disse
,
confidandosi
con
la
vecchia
come
non
s
'
era
mai
potuto
confidare
con
nessuno
,
«
per
lungo
tempo
io
non
seppi
nulla
di
lei
.
Ora
però
credo
di
essere
sulle
sue
traccie
.
Dopo
che
mi
ebbe
abbandonato
ella
partì
dalla
Sardegna
,
ed
un
uomo
la
vide
a
Roma
,
vestita
da
signora
.
»
«
Ma
la
vide
davvero
?
»
,
chiese
vivacemente
zia
Grathia
.
«
Le
parlò
?
»
«
Altro
che
le
parlò
!
»
,
rispose
amaramente
Anania
.
«
Egli
disse
d
'
aver
passato
qualche
ora
con
lei
.
Dopo
non
si
seppe
più
nulla
;
ma
io
,
mesi
fa
,
la
feci
ricercare
dalla
Questura
e
venni
a
sapere
che
ella
vive
a
Roma
,
sotto
un
falso
nome
.
Però
si
è
emendata
,
sì
,
si
è
emendata
,
e
adesso
vive
onestamente
lavorando
.
»
Zia
Grathia
era
venuta
a
porsi
davanti
alla
sedia
,
ed
a
misura
che
Anania
parlava
ella
spalancava
gli
occhietti
foschi
,
e
si
curvava
e
trasaliva
,
e
apriva
le
mani
come
per
raccogliere
le
parole
di
lui
.
Egli
si
rasserenava
pensando
a
Maria
Obinu
:
quando
disse
«
ella
ora
si
è
emendata
»
provò
un
impeto
di
gioia
,
sicuro
,
in
quel
momento
,
di
non
ingannarsi
supponendo
che
Maria
e
Olì
fossero
la
stessa
persona
.
«
Ma
sei
sicuro
,
ma
sei
proprio
sicuro
?
»
,
chiese
la
vecchia
,
sbalordita
.
«
Ma
sì
!
Ma
sìii
!...»,
egli
rispose
,
imitando
Margherita
nel
pronunziare
quel
sì
lieto
e
un
po
'
canzonatore
.
«
Ho
vissuto
due
mesi
in
casa
sua
.
»
Si
versò
da
bere
,
guardò
il
vino
attraverso
la
luce
rossastra
della
lucerna
di
ferro
,
e
sembrandogli
torbido
lo
assaggiò
appena
;
poi
nel
pulirsi
la
bocca
vide
che
il
vecchio
tovagliolo
grigiastro
era
bucato
,
e
se
ne
coprì
scherzosamente
il
viso
.
«
Ricordate
quando
io
e
Zuanne
ci
mascheravamo
?
»
,
chiese
,
guardando
attraverso
il
buco
.
«
Io
mettevo
sul
viso
questo
tovagliolo
.
Ma
che
avete
?
»
,
esclamò
subito
con
voce
mutata
,
scoprendosi
il
volto
lievemente
impallidito
.
Egli
vedeva
il
viso
della
vedova
,
di
solito
impassibile
e
cadaverico
,
animarsi
in
modo
strano
,
e
dopo
una
profonda
meraviglia
esprimere
la
pietà
più
intensa
;
e
capì
immediatamente
che
l
'
oggetto
di
questa
pietà
quasi
violenta
era
lui
.
Di
un
colpo
l
'
edifizio
del
suo
sogno
rovinò
.
«
Nonna
!
Zia
Grathia
!
Voi
sapete
!
»
,
gridò
con
aria
spaventata
,
stirando
nervosamente
il
tovagliuolo
quanto
era
lungo
.
«
Finisci
di
mangiare
,
adesso
:
parleremo
poi
,
figlio
.
Non
ti
piace
quel
vino
?
»
Ma
Anania
la
guardò
con
rabbia
e
balzò
in
piedi
.
«
Parlate
!
»
,
le
impose
.
«
Ah
,
Santissimo
Signore
»
,
si
lamentò
zia
Grathia
,
sospirando
e
schioccando
le
labbra
,
«
che
cosa
vuoi
ch
'
io
ti
dica
?
Perché
non
finisci
di
cenare
,
Anania
,
figlio
caro
?
...
Parleremo
poi
...
»
Egli
non
sentiva
e
non
vedeva
più
nulla
.
«
Parlate
!
Parlate
!
Voi
sapete
tutto
,
dunque
?
Dov
'
è
?
È
viva
,
è
morta
,
dov
'
è
?
Dov
'
è
?
Dov
'
è
?
»
Quel
«
dov
'
è
?
»
lo
ripeté
almeno
venti
volte
,
mentre
s
'
aggirava
automaticamente
intorno
alla
cucina
,
piegando
,
spiegando
,
stirando
il
tovagliuolo
,
mettendolo
sul
viso
,
guardando
attraverso
il
buco
:
pareva
un
po
'
impazzito
,
ma
più
irritato
che
commosso
.
«
Calmati
»
,
cominciò
a
dirgli
la
vecchia
,
andandogli
appresso
,
«
io
credevo
che
tu
sapessi
...
Sì
,
ella
è
viva
,
ma
non
è
la
donna
che
ti
ha
ingannato
fingendosi
tua
madre
.
»
«
Non
è
stata
lei
a
ingannarmi
,
nonna
!
L
'
ho
creduto
io
...
Ella
non
sa
neppure
che
io
abbia
supposto
...
Ah
,
dunque
non
è
lei
?
»
,
aggiunse
a
bassa
voce
,
con
meraviglia
,
come
se
fino
a
quel
momento
fosse
stato
certo
che
Maria
Obinu
era
sua
madre
.
«
Ma
parlate
dunque
!
»
,
esclamò
poi
.
«
Perché
mi
tenete
così
sulla
corda
?
Perché
non
mi
avete
parlato
ancora
di
lei
?
Dov
'
è
?
dov
'
è
?
»
«
Ma
se
non
ha
mai
lasciato
la
Sardegna
!
»
,
disse
la
vedova
,
camminandogli
sempre
a
fianco
.
«
In
verità
,
io
credevo
che
tu
lo
sapessi
.
Io
l
'
ho
riveduta
quest
'
anno
,
ai
primi
di
maggio
;
ella
venne
a
Fonni
per
la
festa
dei
Santi
Martiri
,
e
conduceva
un
cantastorie
,
un
giovine
cieco
suo
amante
.
Essi
erano
venuti
a
piedi
da
un
villaggio
lontano
,
da
Neoneli
;
ella
soffriva
le
febbri
di
malaria
,
e
sembrava
una
vecchia
di
sessanta
anni
.
Terminate
le
feste
,
il
cieco
,
che
aveva
guadagnato
assai
,
abbandonò
Olì
per
seguire
una
comitiva
di
mendicanti
diretti
ad
un
'
altra
festa
campestre
.
So
che
ella
,
in
giugno
e
luglio
,
fece
la
mietitrice
nelle
tancas
di
Mamojada
.
La
febbre
la
distruggeva
:
stette
lungamente
malata
nella
cantoniera
e
ci
sta
ancora
...
»
Anania
si
fermò
,
sollevò
il
viso
e
aprì
le
braccia
con
atto
disperato
.
«
Ed
io
...
io
...
l
'
ho
...
vista
!
»
,
gridò
.
«
Io
l
'
ho
vista
!
L
'
ho
vista
!
...
Siete
certa
di
quanto
mi
dite
?
»
,
chiese
poi
fissando
la
vedova
.
«
Certissima
:
perché
dovrei
ingannarti
?
»
«
Ditemi
»
,
egli
insisté
,
«
ma
c
'
è
davvero
?
Io
vidi
alla
finestra
una
donna
febbricitante
,
gialla
,
terrea
,
con
due
occhi
da
gatto
...
Era
lei
?
Ne
siete
certa
?
»
«
Certissima
,
ti
dico
.
Era
lei
certamente
.
»
«
Ed
io
...
io
l
'
ho
vista
!
»
,
egli
ripeté
,
e
si
strinse
il
capo
fra
le
mani
,
torcendoselo
,
preso
da
una
collera
violenta
contro
se
stesso
che
si
era
così
lungamente
,
così
stupidamente
ingannato
;
che
aveva
cercato
sua
madre
al
di
là
dei
monti
e
dei
mari
,
mentre
ella
trascinava
la
sua
miseria
e
il
suo
disonore
attraverso
l
'
isola
natìa
;
che
si
era
commosso
davanti
a
tanti
volti
stranieri
e
non
aveva
sentito
un
palpito
nello
scorgere
il
volto
della
mendicante
,
della
miseria
viva
,
di
sua
madre
,
incorniciato
dalla
finestruola
tetra
della
cantoniera
.
Che
cosa
dunque
era
l
'
uomo
?
E
il
cuore
umano
?
E
la
vita
,
l
'
intelligenza
,
il
pensiero
?
Ah
,
sì
,
ora
che
queste
domande
gli
salivano
non
più
oziosamente
alle
labbra
,
ora
che
la
realtà
batteva
intorno
a
lui
le
sue
ali
funebri
e
squarciava
i
vapori
dell
'
illusione
,
ora
egli
rispondeva
alle
sue
domande
e
sapeva
che
cosa
era
l
'
uomo
,
il
suo
cuore
,
la
sua
vita
:
inganno
,
inganno
,
inganno
.
A
un
tratto
zia
Grathia
lo
prese
per
un
braccio
e
lo
costrinse
a
sedersi
:
poi
gli
si
accoccolò
davanti
,
gli
strinse
una
mano
,
e
lo
guardò
di
sotto
in
su
,
lungamente
,
pietosamente
.
«
Bambino
mio
»
,
gli
disse
,
«
piangi
,
piangi
.
Ti
farà
bene
.
Come
sei
freddo
!
»
.
Anania
strappò
la
mano
dal
morso
duro
delle
mani
della
vedova
.
«
Ma
per
chi
mi
prendete
?
»
domandò
offeso
.
«
Non
sono
un
ragazzino
,
io
!
Perché
devo
piangere
?
»
«
Eppure
ti
farebbe
bene
,
figlio
!
Ah
,
sì
,
io
so
quanto
fa
bene
piangere
!
Quanto
fu
picchiato
alla
mia
porta
,
una
notte
,
ed
una
voce
che
pareva
quella
della
Morte
mi
disse
:
"
Donna
,
non
aspettare
più
!
"
io
diventai
di
pietra
.
Per
ore
ed
ore
non
potei
piangere
;
e
furono
le
ore
più
terribili
per
me
:
mi
pareva
che
il
cuore
,
dentro
il
petto
,
fosse
diventato
di
ferro
rovente
,
e
mi
bruciasse
,
mi
bruciasse
le
viscere
,
mi
lacerasse
il
petto
con
la
sua
punta
acuta
.
Ma
poi
il
Signore
mi
concedé
le
lagrime
,
ed
esse
rinfrescarono
il
mio
dolore
come
la
rugiada
rinfresca
le
pietre
arse
dal
sole
.
Figlio
,
abbi
pazienza
!
Siamo
nati
per
soffrire
:
e
cosa
è
mai
questo
tuo
dispiacere
in
confronto
di
tanti
altri
dolori
?
»
.
«
Ma
io
non
soffro
!
»
,
egli
protestò
.
«
Dovevo
aspettarmelo
,
questo
colpo
;
me
lo
aspettavo
anzi
,
vedete
!
Sono
stato
spinto
a
venir
qui
quasi
da
una
forza
misteriosa
;
una
voce
mi
diceva
:
va
,
va
,
là
saprai
qualche
cosa
!
Certo
,
ho
provato
un
colpo
...
un
po
'
di
sorpresa
...
ma
adesso
è
passato
:
non
datevi
pena
.
»
Ma
la
vedova
lo
fissava
,
lo
vedeva
livido
in
viso
,
con
le
labbra
pallide
contratte
,
e
scuoteva
il
capo
.
Egli
prosegui
:
«
Ma
perché
nessuno
mi
ha
detto
mai
nulla
?
Eppure
qualche
cosa
dovevano
sapere
.
Il
carrozziere
,
per
esempio
,
possibile
che
non
sapesse
nulla
?
»
.
«
Forse
.
Ella
sola
poteva
farti
sapere
qualche
cosa
;
ma
no
,
essa
ha
paura
di
te
.
Quando
venne
qui
,
per
la
festa
,
con
quel
miserabile
cieco
che
si
fece
condurre
da
lei
e
poi
la
abbandonò
,
nessuno
qui
la
riconobbe
,
tanto
sembrava
vecchia
,
piena
di
stracci
,
istupidita
dalla
miseria
e
dalla
febbre
.
Del
resto
,
neppure
tu
l
'
hai
riconosciuta
.
Il
cieco
la
chiamava
con
un
brutto
nomignolo
:
soltanto
a
me
ella
confidò
il
suo
vero
essere
,
mi
raccontò
la
sua
triste
storia
e
mi
scongiurò
di
non
farti
mai
saper
nulla
di
lei
.
Essa
ha
paura
di
te
.
»
«
Perché
ha
paura
?
»
«
Ha
paura
che
tu
la
faccia
mettere
in
prigione
perché
ti
ha
abbandonato
.
Ha
anche
paura
dei
suoi
fratelli
che
sono
cantonieri
della
ferrovia
ad
Iglesias
.
»
«
E
suo
padre
?
»
,
domandò
Anania
,
che
non
aveva
mai
pensato
a
questi
suoi
parenti
.
«
Oh
!
è
morto
da
tanti
anni
,
morto
maledicendola
.
E
Olì
crede
sia
stata
questa
maledizione
a
perseguitarla
.
»
«
Sì
!
È
lei
che
è
pazza
!
Ma
che
ha
ella
fatto
durante
tutti
questi
anni
?
Come
ha
vissuto
?
Perché
non
ha
lavorato
?
»
Egli
sembrava
di
nuovo
calmo
,
e
faceva
le
sue
domande
senza
curiosità
,
pensando
alle
conseguenze
di
questo
disastroso
avvenimento
.
Ma
quando
la
vedova
sollevò
un
dito
e
disse
solennemente
:
«
Tutto
sta
nelle
mani
di
Dio
!
Figlio
,
c
'
è
un
filo
terribile
che
ci
tira
e
ci
tira
...
Forse
che
mio
marito
non
avrebbe
voluto
lavorare
,
e
morire
sul
suo
letto
,
benedetto
dal
Signore
?
Eppure
!
...
Così
di
tua
madre
!
Ella
certo
avrebbe
voluto
lavorare
e
vivere
onestamente
...
Ma
il
filo
l
'
ha
tirata
...
»
,
egli
s
'
accese
in
volto
,
e
di
nuovo
contorse
le
dita
e
si
sentì
soffocare
da
un
impeto
di
vergogna
e
di
spasimo
.
«
Tutto
...
tutto
è
finito
per
me
,
dunque
!
»
,
singhiozzò
.
«
Che
orrore
,
che
orrore
!
Che
miseria
,
che
onta
!
Ma
raccontatemi
,
dunque
,
ditemi
tutto
.
Come
ha
vissuto
?
...
Voglio
sapere
tutto
...
tutto
...
tutto
,
capite
!
voglio
morire
di
vergogna
,
prima
ancora
che
...
Basta
!
»
,
disse
poi
scuotendo
la
testa
,
come
per
scacciare
via
da
sé
ogni
turbamento
.
«Raccontatemi.»
Zia
Grathia
lo
guardava
con
infinita
pietà
:
avrebbe
voluto
prenderselo
sulle
ginocchia
,
cullarlo
,
cantargli
una
nenia
infantile
,
calmarlo
,
addormentarlo
;
ed
invece
lo
torturava
.
Ma
...
sia
fatta
la
volontà
del
Signore
:
siamo
nati
per
soffrire
,
e
non
si
muore
di
dolore
!
Tuttavia
la
vedova
cercò
di
raddolcire
alquanto
il
calice
amaro
che
Dio
porgeva
per
le
sue
mani
al
disgraziato
fanciullo
.
Disse
:
«
Io
non
so
raccontarti
precisamente
come
ella
visse
e
ciò
che
fece
.
So
che
ella
,
dopo
averti
lasciato
,
e
fece
benissimo
,
perché
altrimenti
tu
non
avresti
avuto
mai
un
padre
e
non
saresti
stato
fortunato
come
lo
sei
...
»
.
«
Zia
Grathia
!
Non
fatemi
arrabbiare
!...»,
egli
interruppe
impetuosamente
.
«
Tranquillità
!
Pazienza
!
»
,
gridò
la
donna
.
«
Non
disconoscere
la
bontà
del
Signore
,
ragazzo
mio
!
Se
tu
fossi
rimasto
qui
,
che
avresti
fatto
?
Forse
avresti
finito
vilmente
col
farti
anche
tu
frate
...
frate
mendicante
...
frate
poltrone
!
...
Basta
,
non
parliamone
più
!
Meglio
morire
che
finire
così
!
E
tua
madre
avrebbe
seguìto
egualmente
la
sua
via
,
perché
quello
era
il
suo
destino
.
Anche
qui
,
prima
di
partire
,
credi
tu
ch
'
ella
menasse
una
vita
santa
?
Ebbene
,
no
:
era
questo
il
suo
destino
.
Ella
aveva
qui
,
negli
ultimi
tempi
,
un
amante
carabiniere
che
fu
trasferito
a
Nuraminis
pochi
giorni
prima
della
vostra
fuga
.
Dopo
che
ti
ebbe
abbandonato
,
almeno
così
la
disgraziata
mi
raccontò
,
ella
partì
per
Nuraminis
,
a
piedi
,
nascondendosi
di
giorno
,
camminando
di
notte
,
attraversando
metà
della
Sardegna
.
Raggiunse
il
carabiniere
e
la
loro
relazione
continuò
per
qualche
mese
;
egli
aveva
promesso
di
sposarla
,
ma
invece
si
stancò
presto
di
lei
,
la
maltrattò
,
la
percosse
,
poi
l
'
abbandonò
.
Ella
seguì
la
sua
fatale
via
.
Mi
disse
,
-
e
piangeva
,
poveretta
,
piangeva
da
commuovere
le
pietre
,
-
che
cercò
sempre
del
lavoro
,
ma
che
non
poté
trovarne
mai
.
È
il
destino
,
te
lo
dissi
!
Il
destino
che
priva
del
lavoro
certi
esseri
disgraziati
,
come
ne
priva
altri
della
ragione
,
della
salute
,
della
bontà
.
L
'
uomo
e
la
donna
inutilmente
si
ribellano
.
No
,
avanti
,
morite
,
crepate
,
ma
seguite
il
filo
che
vi
tira
!
Basta
,
ultimamente
però
ella
si
era
emendata
:
s
'
era
unita
con
un
cieco
cantastorie
e
vivevano
da
due
anni
come
marito
e
moglie
:
ella
lo
conduceva
per
i
paesi
,
per
le
feste
campestri
,
da
un
luogo
all
'
altro
;
camminavano
quasi
sempre
a
piedi
,
qualche
volta
soli
,
qualche
volta
in
compagnia
di
altri
mendicanti
girovaghi
.
Il
cieco
cantava
certe
poesie
che
egli
stesso
componeva
:
aveva
una
bellissima
voce
.
Qui
,
mi
ricordo
,
cantò
la
Morte
del
re
,
una
poesia
che
faceva
piangere
la
gente
.
Il
Municipio
gli
diede
venti
lire
,
il
Rettore
lo
invitò
a
pranzo
.
Raccolse
,
in
tre
giorni
che
stette
qui
,
più
di
venti
scudi
.
Ed
era
un
'
immondezza
!
Anche
lui
prometteva
di
sposare
la
disgraziata
;
invece
,
quando
la
vide
ammalata
,
che
non
poteva
trascinarsi
oltre
,
la
piantò
,
per
paura
che
lo
costringessero
a
spendere
per
curarla
.
Di
qui
partirono
assieme
;
andarono
alla
festa
di
Sant
'
Elia
;
là
il
cieco
schifoso
incontrò
una
compagnia
di
mendicanti
campidanesi
che
dovevano
recarsi
ad
una
festa
campestre
nella
Gallura
,
e
andò
via
con
loro
,
mentre
la
disgraziata
moriva
di
febbre
in
una
capanna
di
pastori
.
Dopo
,
come
ti
dissi
,
sentendosi
meglio
,
ella
vagò
di
qua
e
di
là
,
mietendo
,
raccogliendo
spighe
,
finché
la
febbre
l
'
atterrò
del
tutto
.
L
'
altro
giorno
,
però
,
mi
mandò
a
dire
che
stava
meglio
...
»
Un
fremito
,
invano
represso
,
percorreva
tutte
le
membra
di
Anania
.
Quanta
miseria
,
quanta
vergogna
,
quanto
dolore
,
e
che
iniquità
divina
ed
umana
nel
racconto
della
vedova
!
Nessuno
dei
sanguinosi
e
tristi
racconti
ch
'
egli
aveva
sentito
narrare
nella
sua
infanzia
dalla
strana
donna
,
gli
era
mai
parso
più
spaventoso
di
questo
:
nessuno
lo
aveva
mai
fatto
tremare
come
questo
.
Ad
un
tratto
ricordò
il
pensiero
balenatogli
una
volta
in
mente
,
in
una
dolce
sera
lontana
,
nel
silenzio
della
pineta
interrotto
appena
dal
canto
del
galeotto
pastore
.
«
È
stata
anche
in
carcere
?
»
,
domandò
.
«
Sì
,
credo
,
una
volta
.
Furon
trovati
in
casa
sua
certi
oggetti
,
che
un
suo
amico
aveva
preso
da
una
chiesa
campestre
;
ma
fu
rilasciata
perché
provò
di
non
sapere
neppure
di
che
si
trattasse
...
»
«
Voi
mentite
!
»
,
disse
Anania
con
voce
cupa
.
«
Perché
non
dite
tutta
la
verità
?
Essa
è
stata
anche
ladra
...
ebbene
,
perché
non
dirlo
!
Credete
che
mi
importi
niente
?
Proprio
niente
,
vedete
,
neppure
così
»
,
aggiunse
,
mostrandole
la
punta
del
mignolo
.
«
Che
unghie
,
Signore
!
»
,
osservò
la
vecchia
.
«
Perché
ti
lasci
crescere
così
le
unghie
?
»
Egli
non
rispose
,
ma
balzò
in
piedi
e
camminò
su
e
giù
,
furioso
,
mugolando
come
un
toro
.
La
vedova
non
si
mosse
,
ed
egli
,
dopo
pochi
istanti
,
tornò
a
calmarsi
,
e
fermandosi
davanti
alla
donna
chiese
con
voce
dolente
ma
rassegnata
:
«
Ma
perché
son
nato
io
?
Perché
mi
hanno
fatto
nascere
?
Vedete
,
io
ora
sono
un
uomo
rovinato
:
tutta
la
mia
vita
è
distrutta
.
Non
potrò
proseguire
gli
studi
,
e
la
donna
che
dovevo
sposare
,
e
senza
la
quale
non
potrò
più
vivere
,
ora
mi
lascerà
...
cioè
devo
lasciarla
io
»
.
«
Ma
perché
?
Non
sa
chi
sei
tu
?
»
«
Sì
,
lo
sa
,
ma
crede
che
quella
donna
sia
morta
o
così
lontana
da
non
udirne
più
neanche
il
nome
.
Ed
ora
invece
ecco
che
essa
ritorna
!
Come
volete
voi
che
una
fanciulla
pura
e
delicata
possa
vivere
vicino
ad
una
donna
infame
?
»
«
Ma
che
cosa
vuoi
fare
?
Non
hai
tu
stesso
detto
che
non
ti
importa
nulla
di
lei
?
»
«
E
voi
che
cosa
mi
consigliate
?
»
«
Io
?
Che
cosa
ti
consiglio
?
Di
lasciarle
proseguire
la
sua
via
»
,
rispose
ferocemente
la
vedova
:
«
non
ti
ha
abbandonato
lei
?
Se
tu
lo
vorrai
,
la
tua
sposa
non
incontrerà
mai
la
disgraziata
,
e
tu
stesso
non
la
vedrai
mai
più
...
»
.
Anania
la
guardò
,
a
sua
volta
pietoso
ma
anche
sprezzante
.
«
Voi
non
capite
,
non
potete
capire
!
»
disse
.
«
Lasciamo
andare
;
ora
bisogna
pensare
al
modo
di
vederla
;
bisogna
ch
'
io
vada
là
domani
mattina
.
»
«
Tu
sei
matto
...
»
«
Voi
non
capite
...
»
Si
guardarono
;
entrambi
reciprocamente
sdegnati
e
pietosi
.
Allora
cominciarono
a
discutere
e
quasi
a
litigare
.
Anania
voleva
partire
subito
,
o
al
più
tardi
la
mattina
dopo
;
la
vedova
proponeva
di
far
venire
Olì
a
Fonni
senza
dirle
il
perché
.
«
Giacché
ti
ostini
!
Ma
va
là
!
io
la
lascerei
tranquilla
;
come
ha
camminato
sinora
camminerà
d
'
ora
in
avanti
...
Lasciala
stare
...
Mandale
qualche
soccorso
...
»
«
Nonna
,
pare
che
anche
voi
abbiate
paura
.
Quanto
siete
semplice
!
Io
non
le
torcerò
un
capello
;
io
la
prenderò
con
me
;
ella
vivrà
con
me
ed
io
lavorerò
per
lei
:
le
voglio
fare
del
bene
,
non
del
male
,
perché
tale
è
il
mio
dovere
...
»
«
Sì
,
questo
è
il
tuo
dovere
;
ma
d
'
altronde
,
figlio
,
pensa
,
rifletti
.
Come
vivrete
voi
?
Come
camperete
?
»
«
Non
pensateci
!
»
«
Come
,
come
farete
?
»
«
Non
pensateci
!
»
«
Bene
,
allora
!
Ma
ti
ripeto
che
essa
ha
una
folle
paura
di
te
,
e
se
tu
vai
ad
affrontarla
così
,
improvvisamente
,
è
capace
di
commettere
qualche
pazzia
.
»
«
Ed
allora
facciamola
venir
qui
:
ma
subito
,
domani
mattina
.
»
«
Sì
,
subito
,
sulle
ali
d
'
un
corvo
!
Come
sei
impaziente
,
figlio
delle
mie
viscere
!
Va
e
riposati
,
adesso
,
e
non
pensare
a
niente
.
Domani
notte
a
quest
'
ora
ella
sarà
qui
,
non
dubitare
.
Dopo
,
tu
farai
quel
che
vorrai
.
Domani
tu
salirai
sul
Gennargentu
:
io
direi
anzi
di
rimanerci
fino
a
posdomani
...
»
«
Vedrò
io
!
»
«
Ora
va
...
va
a
riposarti
»
,
ella
ripeté
,
dolcemente
spingendolo
.
Anche
nella
stanzetta
ove
egli
aveva
dormito
con
sua
madre
nulla
era
cambiato
;
vedendo
il
misero
giaciglio
,
sotto
cui
c
'
era
un
mucchio
di
patate
ancora
odoranti
di
terra
,
egli
ricordò
il
lettino
di
Maria
Obinu
e
le
illusioni
ed
i
sogni
che
lo
avevano
per
tanto
tempo
perseguitato
.
«
Come
ero
bambino
!
»
,
pensò
amaramente
.
«
E
dicevo
di
esser
uomo
!
Ah
,
soltanto
adesso
sono
uomo
!
Ah
,
soltanto
ora
la
vita
mi
ha
spalancato
le
sue
orribili
porte
!
Sì
,
sono
un
uomo
,
ora
,
e
voglio
essere
un
uomo
forte
!
No
,
vile
vita
,
tu
non
mi
vincerai
;
no
,
mostro
,
tu
non
mi
abbatterai
!
Tu
mi
perseguiti
,
tu
mi
hai
finora
combattuto
a
viso
coperto
,
vigliacca
,
miserabile
,
e
solo
oggi
,
in
questo
giorno
lungo
come
un
secolo
,
solo
oggi
hai
svelato
il
tuo
volto
orrendo
!
Ma
non
mi
vincerai
,
no
,
non
mi
vincerai
!
»
Aprì
le
imposte
tentennanti
che
davano
su
un
balcone
di
legno
,
del
quale
rimanevano
appena
i
sostegni
;
si
afferrò
a
questi
e
si
sporse
fuori
.
La
notte
era
limpidissima
,
fresca
,
chiara
e
diafana
come
sono
in
montagna
le
notti
sul
finir
dell
'
estate
.
Nel
silenzio
indicibile
che
regnava
,
la
visione
delle
montagne
vicine
e
le
linee
vaghe
delle
montagne
lontane
sembravano
più
solenni
e
grandiose
.
Ad
Anania
,
che
vedeva
quasi
ai
suoi
piedi
le
valli
profonde
,
pareva
di
star
sospeso
sopra
un
abisso
:
e
mentre
le
linee
delle
montagne
lontane
gli
destavano
in
cuore
una
dolcezza
strana
,
e
gli
davan
l
'
idea
di
versi
immensi
scritti
dalla
mano
onnipotente
d
'
un
divino
poeta
sulla
pagina
celeste
dell
'
orizzonte
,
il
vicino
colosso
nero
-
turchiniccio
di
Monte
Spada
,
protetto
dalla
formidabile
muraglia
del
Gennargentu
,
lo
opprimeva
,
gli
sembrava
l
'
ombra
del
mostro
al
quale
poco
prima
aveva
lanciato
la
sua
sfida
.
E
pensava
a
Margherita
lontana
,
a
Margherita
sua
,
non
più
sua
,
che
in
quell
'
ora
sognava
certamente
di
lui
guardando
anch
'
essa
l
'
orizzonte
;
e
sentiva
una
grande
pietà
per
lei
,
più
che
per
se
stesso
,
e
lagrime
soavi
e
amare
come
il
miele
amaro
gli
salivano
agli
occhi
;
ma
egli
le
respingeva
,
queste
lagrime
,
le
respingeva
come
un
nemico
felino
e
sleale
che
tentasse
vincerlo
a
tradimento
.
«
Son
forte
!
»
,
ripeteva
,
fermo
sul
balcone
senza
ringhiera
.
«
Mostro
,
sono
io
che
ti
vincerò
,
ora
che
mi
stai
davanti
!
»
E
non
si
accorgeva
che
il
mostro
gli
stava
alle
spalle
,
inesorabile
.
VIII
.
Nella
lunga
notte
insonne
egli
decise
,
o
credette
decidere
,
il
proprio
destino
.
«
Io
la
costringerò
a
viver
qui
,
presso
zia
Grathia
,
finché
non
avrò
trovato
la
mia
via
.
Parlerò
francamente
al
signor
Carboni
e
a
Margherita
.
Ecco
,
dirò
loro
,
le
cose
stanno
così
:
io
ho
intenzione
di
far
vivere
mia
madre
presso
di
me
,
appena
la
mia
posizione
me
lo
permetterà
:
questo
è
il
mio
dovere
,
ed
io
lo
compio
,
caschi
l
'
universo
.
Essi
mi
scacceranno
come
si
scaccia
una
bestia
immonda
;
io
non
mi
illudo
.
Allora
io
cercherò
un
impiego
,
e
lo
troverò
bene
,
e
prenderò
con
me
la
disgraziata
,
e
vivremo
assieme
di
miseria
,
ma
pagherò
i
miei
debiti
,
e
sarò
un
uomo
.
Un
uomo
!
»
pensò
amaramente
.
«
O
un
cadavere
vivente
!
»
Gli
pareva
d
'
esser
calmo
,
freddo
,
già
morto
alla
gioia
di
vivere
;
ma
in
fondo
al
cuore
sentiva
una
crudele
ebbrezza
d
'
orgoglio
,
una
smania
di
stolto
combattimento
contro
la
fatalità
,
contro
la
società
e
contro
se
stesso
.
«
L
'
ho
voluto
io
,
dopo
tutto
!
»
,
pensava
.
«
Sapevo
bene
che
doveva
finir
così
:
mi
sono
lasciato
trascinare
dalla
fatalità
.
Guai
a
me
!
Devo
espiare
io
:
espierò
.
»
Questa
illusione
di
coraggio
lo
sostenne
tutta
la
notte
,
ed
anche
il
giorno
dopo
,
durante
l
'
ascensione
al
Gennargentu
.
La
giornata
era
triste
,
annuvolata
e
nebbiosa
,
ma
senza
vento
:
egli
volle
partire
egualmente
,
con
la
speranza
,
diceva
,
che
il
tempo
si
rasserenasse
,
ma
in
realtà
per
cominciare
a
dar
a
se
stesso
una
prova
di
fermezza
,
di
coraggio
e
di
noncuranza
.
Che
gli
importava
oramai
delle
montagne
,
degli
orizzonti
,
del
mondo
intero
?
Ma
egli
voleva
fare
ciò
che
aveva
stabilito
di
fare
.
Solo
un
momento
,
prima
della
partenza
,
esitò
.
«
E
se
ella
,
avvertita
della
mia
presenza
,
non
venisse
e
fuggisse
ancora
?
E
io
non
prendo
forse
del
tempo
perché
ciò
avvenga
?
»
La
vedova
lo
rassicurò
impegnandosi
a
far
venire
Olì
al
più
presto
possibile
,
ed
egli
partì
.
La
guida
,
su
un
cavallino
forte
e
paziente
,
precedeva
per
gli
erti
sentieri
,
talvolta
dileguandosi
fra
la
nebbia
argentea
delle
lontananze
silenziose
,
talvolta
disegnandosi
sullo
sfondo
del
sentiero
come
una
figura
dipinta
a
guazzo
sopra
una
tela
grigia
.
Anania
seguiva
:
tutto
era
nebbia
intorno
a
lui
,
dentro
di
lui
,
ma
egli
distingueva
attraverso
quel
velo
fluttuante
il
profilo
ciclopico
del
Monte
Spada
,
e
dentro
di
sé
,
fra
le
nebbie
che
gli
avvolgevano
l
'
anima
,
scorgeva
quest
'
anima
come
scorgeva
il
monte
,
grande
,
immensa
,
dura
,
mostruosa
.
Un
silenzio
tragico
circondava
i
viaggiatori
,
interrotto
soltanto
,
a
intervalli
,
dal
grido
degli
avoltoi
.
Forme
strane
apparivano
qua
e
là
fra
la
nebbia
,
ai
lati
del
sentiero
roccioso
,
e
il
grido
degli
uccelli
carnivori
sembrava
la
voce
selvaggia
di
quelle
misteriose
parvenze
,
disturbate
dal
passaggio
dell
'
uomo
.
Anania
credeva
di
camminare
fra
le
nuvole
,
sentiva
qualche
volta
il
senso
del
vuoto
,
e
per
vincere
la
vertigine
doveva
guardare
intensamente
il
sentiero
,
sotto
i
piedi
del
cavallo
,
fissando
le
lastre
umide
e
lucenti
dello
schisto
e
i
piccoli
cespugli
violetti
del
serpillo
la
cui
acuta
fragranza
profumava
la
nebbia
.
Verso
le
nove
,
fortunatamente
pei
viaggiatori
che
in
quell
'
ora
percorrevano
un
sentiero
strettissimo
tagliato
sul
dorso
immenso
di
Monte
Spada
,
la
nebbia
diradò
:
Anania
diede
un
grido
di
ammirazione
,
quasi
strappatogli
violentemente
dalla
bellezza
magnifica
del
panorama
.
Tutto
il
monte
apparve
coperto
da
un
manto
violetto
di
serpillo
fiorito
;
e
al
di
là
,
la
visione
delle
valli
profondissime
e
delle
alte
cime
verso
cui
si
avvicinavano
i
viaggiatori
,
pareva
,
tra
il
velo
squarciato
della
nebbia
luminosa
,
fra
giuochi
di
sole
e
d
'
ombra
,
sotto
il
cielo
turchino
dipinto
di
strane
nuvole
che
si
diradavano
lentamente
,
un
sogno
d
'
artista
impazzito
,
un
quadro
d
'
inverosimile
bellezza
.
«
Come
la
natura
è
grande
,
e
come
è
bella
e
come
è
forte
!
»
,
pensò
Anania
,
intenerito
.
«
Nel
suo
cuore
immenso
tutto
è
puro
:
ah
,
se
ci
trovassimo
qui
soli
,
tutti
e
tre
,
io
,
Margherita
e
lei
,
chi
più
penserebbe
alle
cose
impure
che
ci
separano
?
»
Un
soffio
di
speranza
gli
attraversò
lo
spirito
:
e
se
Margherita
lo
amasse
davvero
tanto
quanto
aveva
dimostrato
d
'
amarlo
in
quegli
ultimi
giorni
,
e
se
acconsentisse
?
...
Con
questa
folle
speranza
in
cuore
camminò
lungo
tratto
,
finché
raggiunse
il
fondo
del
versante
di
Monte
Spada
per
ricominciare
la
salita
verso
la
più
alta
cima
del
Gennargentu
.
Un
torrente
passava
in
fondo
alla
valle
,
fra
enormi
roccie
e
boschi
di
ontani
che
un
improvviso
soffio
di
vento
scuoteva
.
Nel
silenzio
profondo
del
luogo
misterioso
il
mormorio
degli
ontani
diede
ad
Anania
una
bizzarra
impressione
;
gli
parve
che
la
sua
speranza
animasse
le
cose
intorno
,
e
che
gli
alberi
tremassero
,
come
sorpresi
da
una
gioia
arcana
.
Ma
ad
un
tratto
ricadde
nelle
sue
cupe
idee
e
un
progetto
stravagante
gli
attraversò
la
mente
:
farsi
romito
.
«
Se
mi
nascondessi
su
queste
montagne
e
vivessi
solo
,
cibandomi
d
'
erbe
e
di
uccelli
?
Perché
l
'
uomo
non
può
viver
solo
,
perché
non
può
spezzare
i
lacci
che
lo
avvincono
agli
altri
uomini
e
lo
strangolano
?
Zarathustra
?
Sì
,
ma
anch
'
Egli
una
volta
scrisse
:
"
Oh
,
quanto
sono
solo
!
Non
ho
più
nessuno
con
cui
possa
ridere
,
nessuno
che
mi
consoli
dolcemente
...
"
»
Per
tre
ore
l
'
ascesa
continuò
,
lenta
e
pericolosa
.
Il
cielo
si
rasserenò
completamente
,
il
vento
soffiò
:
le
cime
schistose
brillarono
al
sole
,
profilate
di
argento
sull
'
azzurro
infinito
;
l
'
isola
svolse
i
suoi
cerulei
panorami
,
disegnati
di
montagne
chiare
,
di
paesi
grigi
,
di
stagni
lucenti
,
e
qua
e
là
sfumati
nella
linea
vaporosa
del
mare
.
Ogni
tanto
Anania
si
distraeva
,
ammirava
,
seguiva
con
interesse
le
indicazioni
della
guida
e
guardava
col
binocolo
;
ma
appena
egli
cercava
di
godere
la
dolcezza
del
panorama
magnifico
,
il
dolore
gli
dava
come
una
zampata
da
tigre
per
riafferrarlo
interamente
a
sé
.
Verso
mezzogiorno
arrivarono
alla
vetta
Bruncu
Spina
.
Appena
smontato
,
Anania
s
'
arrampicò
fino
al
mucchio
di
lastre
schistose
del
punto
trigonometrico
,
e
si
gettò
per
terra
onde
sfuggire
alla
furia
del
vento
che
lo
assaltava
d
'
ogni
parte
.
Sotto
il
suo
sguardo
irrequieto
stendevasi
quasi
tutta
l
'
isola
,
con
le
sue
montagne
azzurre
e
il
suo
mare
argenteo
,
rischiarata
dal
sole
allo
zenit
:
sopra
il
suo
capo
brillava
il
cielo
turchino
,
vuoto
e
infinito
come
il
pensiero
umano
.
Il
vento
rombava
furiosamente
nel
vuoto
,
e
le
sue
raffiche
investivano
Anania
con
rabbia
pazza
:
pareva
l
'
ira
violenta
d
'
una
belva
formidabile
che
cercasse
di
scacciare
ogni
altro
essere
dall
'
antro
aereo
dove
voleva
dominare
sola
.
Anania
resisté
a
lungo
:
la
guida
gli
si
trascinò
accanto
,
gettandosi
anch
'
essa
carponi
sulle
lastre
schistose
,
e
cominciò
a
indicare
le
principali
montagne
ed
i
paesi
ed
i
borghi
dell
'
isola
.
Il
vento
rapiva
le
parole
e
mozzava
il
respiro
ai
due
uomini
.
«
Quella
è
Nuoro
?
»
,
gridò
Anania
.
«
Sì
:
la
collina
di
Sant
'
Onofrio
la
divide
in
due
.
»
«
Sì
,
è
vero
.
Si
vede
distintamente
.
»
«
Peccato
che
questo
vento
sia
così
rabbioso
!
Va
al
diavolo
,
vento
maledetto
!
»
,
urlò
la
guida
.
«
Altrimenti
si
poteva
mandare
un
saluto
a
Nuoro
,
tanto
oggi
sembra
vicina
!
»
Anania
ripensò
alla
promessa
fatta
a
Margherita
:
«...Dalla
più
alta
cima
sarda
ti
manderò
un
saluto
;
griderò
ai
cieli
il
tuo
nome
ed
il
mio
amore
,
come
vorrei
gridarlo
dalla
più
eccelsa
cima
del
mondo
affinché
tutta
la
terra
ne
restasse
attonita
...
»
.
E
gli
sembrò
che
il
vento
gli
portasse
via
il
cuore
,
sbattendolo
contro
i
colossi
granitici
del
Gennargentu
.
Al
ritorno
egli
credeva
di
trovare
sua
madre
presso
la
vedova
,
e
ansiosamente
,
dopo
aver
lasciato
il
cavallo
presso
la
guida
,
attraversò
il
paese
deserto
e
si
fermò
davanti
alla
porticina
nera
di
zia
Grathia
.
La
sera
scendeva
triste
,
un
vento
gagliardo
soffiava
per
le
straducole
erte
,
rocciose
:
il
cielo
era
pallido
:
pareva
d
'
autunno
.
Anania
,
fermo
davanti
alla
porticina
,
ascoltava
.
Silenzio
.
Attraverso
le
fessure
scorgevasi
il
chiarore
rosso
del
fuoco
.
Silenzio
.
Anania
entrò
e
vide
soltanto
la
vecchia
,
che
filava
seduta
sul
solito
sgabello
,
tranquilla
come
uno
spettro
.
Sulle
brage
gorgogliava
la
caffettiera
,
e
da
un
pezzo
di
carne
di
pecora
,
infilato
in
uno
spiedo
di
legno
,
sgocciolava
il
grasso
sulla
cenere
ardente
.
«
E
dunque
?
...
Nonna
,
dunque
?
»
«
Pazienza
,
gioiello
d
'
oro
!
Non
ho
trovato
una
persona
fidata
che
potesse
andare
laggiù
.
Mio
figlio
non
è
in
paese
.
»
«
Ma
il
carrozziere
?
»
«
Pazienza
,
ti
ho
detto
,
oh
!
»
,
esclamò
la
vedova
,
alzandosi
e
deponendo
il
fuso
sullo
sgabello
.
«
Ho
pregato
appunto
il
carrozziere
di
dirle
che
venga
assolutamente
,
domani
.
Gli
dissi
:
"
La
pregherai
a
nome
mio
che
venga
,
poiché
ho
da
comunicarle
cose
importantissime
che
la
riguardano
.
Non
le
dirai
che
qui
c
'
è
Anania
Atonzu
;
va
,
figlio
,
che
Dio
ti
ricompensi
perché
fai
un
'
opera
di
carità
".»
«
E
lui
?
E
lui
?
»
«
Lui
ha
promesso
di
condurla
qui
in
vettura
.
»
«
Ella
non
verrà
!
Vedrete
che
non
verrà
»
,
disse
Anania
,
inquieto
.
«
Purché
non
fugga
ancora
.
Ho
fatto
male
a
non
recarmi
io
stesso
...
ma
sono
ancora
a
tempo
...
»
E
voleva
partire
subito
:
ma
poi
si
lasciò
facilmente
convincere
a
rimanere
,
e
attese
.
Un
'
altra
triste
notte
passò
.
Nonostante
la
stanchezza
che
gli
fiaccava
le
membra
,
egli
dormì
pochissimo
,
-
su
quel
duro
giaciglio
dove
era
tristamente
nato
e
sul
quale
avrebbe
voluto
quella
notte
stessa
morire
.
Il
vento
urlava
sul
tetto
,
con
boati
da
mare
in
tempesta
,
e
la
sua
voce
rombante
,
ricordava
ad
Anania
l
'
infanzia
melanconica
,
i
terrori
lontani
,
le
notti
d
'
inverno
,
il
contatto
di
sua
madre
che
lo
stringeva
a
sé
più
per
paura
che
per
amore
.
No
,
ella
non
lo
aveva
amato
:
perché
illudersi
?
ella
non
lo
aveva
amato
;
ma
forse
questa
era
stata
la
più
orrenda
sventura
e
la
perdita
inesorabile
di
Olì
.
Egli
lo
sentiva
,
lo
sapeva
;
e
provava
una
tristezza
mortale
,
un
'
improvvisa
pietà
per
lei
che
era
vittima
del
destino
e
degli
uomini
.
S
'
ella
fosse
arrivata
quella
notte
,
mentre
la
voce
del
vento
destava
nel
cuore
di
Anania
impeti
di
terrore
e
di
pietà
,
egli
l
'
avrebbe
accolta
con
tenerezza
;
ma
la
notte
passò
,
e
spuntò
una
giornata
che
il
vento
rendeva
melanconica
,
ed
egli
trascorse
ore
che
mise
fra
le
più
tristi
e
irrequiete
della
sua
vita
.
Durante
quelle
ore
egli
girò
per
le
viuzze
,
come
spinto
dal
vento
,
andò
in
qualche
casa
,
bevette
molta
acquavite
,
ritornò
dalla
vedova
e
sedette
accanto
al
fuoco
,
assalito
da
brividi
di
febbre
e
da
una
acuta
irritazione
nervosa
.
Anche
zia
Grathia
non
trovava
pace
;
vagava
su
e
giù
per
la
casa
,
e
un
'
ora
prima
che
arrivasse
la
corriera
s
'
avviò
per
andare
incontro
ad
Olì
.
Prima
di
uscire
pregò
Anania
di
tenersi
calmo
.
«
Bada
che
ella
ha
paura
di
te
...
»
«
Andate
,
santa
donna
!
»
,
egli
disse
con
disprezzo
.
«
Non
la
guarderò
neppure
:
le
dirò
soltanto
poche
parole
.
»
Passò
più
di
un
'
ora
.
Anania
ricordava
con
amarezza
la
dolce
ora
passata
nell
'
attendere
zia
Tatàna
:
e
mentre
anelava
l
'
arrivo
di
Olì
,
il
triste
arrivo
che
doveva
una
buona
volta
porre
fine
ai
suoi
tormenti
,
si
sentiva
divorato
da
un
cupo
desiderio
:
che
ella
non
arrivasse
,
che
fosse
di
nuovo
fuggita
,
scomparsa
per
sempre
!
«
Ma
è
anche
malata
»
,
pensava
con
triste
conforto
,
«
morrà
ben
presto
!
»
La
vedova
rientrò
,
sola
,
frettolosa
.
«
Zitto
,
non
arrabbiarti
!
»
,
disse
a
voce
bassa
,
rapidamente
.
«
Viene
!
Viene
!
È
qui
:
io
le
ho
detto
tutto
.
Zitto
!
Ha
una
paura
terribile
.
Non
farle
del
male
,
figlio
!
»
Uscì
di
nuovo
,
lasciando
aperta
la
porticina
che
il
vento
cominciò
a
sbattere
,
spingendola
,
attirandola
,
quasi
trastullandosi
con
essa
.
Anania
attese
,
pallido
,
incosciente
.
Ogni
volta
che
la
porta
si
apriva
il
sole
ed
il
vento
penetravano
nella
cucina
,
illuminavano
e
scuotevano
ogni
cosa
,
e
sparivano
per
ricomparire
subito
.
Per
uno
o
due
minuti
Anania
seguì
incoscientemente
il
gioco
del
sole
e
del
vento
,
ma
ad
un
tratto
s
'
irritò
contro
la
porta
e
mosse
per
chiuderla
,
nervoso
e
col
volto
cupo
d
'
ira
.
Egli
apparve
così
alla
misera
donna
che
si
avanzava
tremando
,
timida
e
lacera
come
una
mendicante
.
Egli
la
guardò
:
ella
lo
guardò
:
lo
spavento
e
la
diffidenza
era
negli
occhi
d
'
entrambi
.
Né
l
'
uno
né
l
'
altra
pensarono
neppure
a
stendersi
la
mano
,
neppure
a
salutarsi
:
tutto
un
mondo
di
dolore
e
di
errore
era
fra
loro
e
li
divideva
inesorabilmente
,
come
due
mortali
nemici
.
Anania
tenne
ferma
la
porta
,
appoggiandovisi
,
tutto
inondato
di
sole
e
di
vento
,
e
seguì
con
gli
occhi
la
misera
figura
di
Olì
,
mentre
ella
,
quasi
spinta
da
zia
Grathia
,
si
avanzava
verso
il
focolare
.
Sì
,
era
ben
lei
,
la
pallida
e
scarna
apparizione
intravveduta
nella
finestra
nera
della
cantoniera
;
nel
viso
giallo
-
grigiastro
i
grandi
occhi
chiari
,
sbiaditi
dalla
debolezza
e
dalla
paura
,
parevano
gli
occhi
d
'
un
gatto
selvatico
ammalato
.
Appena
ella
si
fu
seduta
,
la
vedova
ebbe
una
magnifica
idea
:
lasciò
soli
i
suoi
ospiti
!
Ma
Anania
sbatté
la
porta
e
corse
irritatissimo
dietro
zia
Grathia
.
«
Dove
andate
?
Venite
,
tornate
subito
,
altrimenti
vado
via
anch
'
io
!
»
disse
aspramente
,
raggiungendo
la
vecchia
su
per
la
scaletta
.
Olì
dovette
sentire
la
minaccia
,
perché
quando
Anania
e
la
vedova
rientrarono
in
cucina
ella
piangeva
presso
la
porta
,
pronta
ad
andarsene
.
Cieco
di
vergogna
e
di
dolore
,
Anania
le
si
slanciò
sopra
,
l
'
afferrò
per
un
braccio
e
la
spinse
contro
il
muro
,
poi
chiuse
a
chiave
la
porta
.
«
Nooo
!
»
,
egli
gridò
,
mentre
la
donna
s
'
accoccolava
per
terra
,
restringendosi
tutta
come
un
riccio
e
piangendo
convulsa
.
«
Non
partirete
più
!
Non
farete
più
un
passo
senza
il
mio
consentimento
.
Rimanete
,
piangete
finché
volete
,
ma
di
qui
non
vi
muoverete
più
.
I
tempi
allegri
son
finiti
.
»
Olì
pianse
più
forte
,
tutta
scossa
da
un
fremito
di
spasimo
;
ma
nello
scoppio
del
suo
pianto
risuonò
quasi
una
frenetica
irrisione
alle
ultime
parole
di
Anania
;
ed
egli
lo
sentì
,
e
la
vergogna
subitanea
per
le
mostruose
parole
pronunziate
accrebbe
il
suo
furore
.
Ah
,
il
pianto
della
donna
lo
irritava
,
invece
di
commuoverlo
;
tutti
gli
istinti
dell
'
uomo
primitivo
,
barbaro
e
feroce
,
vibravano
nei
suoi
nervi
frementi
:
ed
egli
lo
sentiva
,
ma
non
sapeva
dominarsi
.
Zia
Grathia
lo
guardava
atterrita
,
domandandosi
se
Olì
non
avesse
ragione
a
temerlo
;
e
scuoteva
la
testa
,
minacciava
con
ambe
le
mani
,
s
'
agitava
,
pronta
a
tutto
pur
d
'
impedire
una
scena
violenta
;
ma
non
sapeva
che
dire
,
non
poteva
parlare
.
Ah
,
era
indiavolato
quel
bel
ragazzo
ben
vestito
:
era
più
terribile
d
'
un
pastore
orgolese
con
la
mastrucca
,
più
terribile
dei
banditi
che
ella
aveva
conosciuti
sulla
montagna
.
Ella
s
'
era
immaginata
una
scena
ben
diversa
da
quella
!
«
Sì
»
,
egli
riprese
,
abbassando
la
voce
,
e
fermandosi
davanti
a
Olì
,
«
i
vostri
viaggi
son
finiti
.
Ragioniamo
un
po
'
:
è
inutile
piangere
,
anzi
dovete
rallegrarvi
perché
avete
ritrovato
un
buon
figliuolo
che
vi
restituirà
bene
per
male
:
quindi
dovete
aspettarvi
da
lui
molto
bene
.
Di
qui
voi
non
vi
muoverete
più
,
finché
non
l
'
ordinerò
io
.
Capite
?
capite
?
»
,
ripeté
,
sollevando
di
nuovo
la
voce
,
e
battendosi
la
mano
sul
petto
.
«
Adesso
sono
io
il
padrone
:
non
sono
più
il
bimbo
di
sette
anni
,
che
voi
avete
vilmente
ingannato
e
abbandonato
;
non
sono
più
l
'
immondezza
che
voi
avete
buttato
via
;
sono
un
uomo
ora
,
capite
?
e
saprò
difendermi
,
sì
,
saprò
difendermi
,
saprò
,
perché
voi
finora
non
avete
fatto
altro
che
offendermi
,
uccidermi
giorno
per
giorno
,
sempre
a
tradimento
,
sempre
!
sempre
!
e
rovinarmi
,
capite
,
rovinarmi
sempre
più
,
sempre
più
,
come
si
rovina
una
casa
,
un
muro
,
così
,
pietra
per
pietra
,
così
...
»
Egli
faceva
atto
di
buttar
giù
un
muro
;
si
curvava
,
sudava
,
quasi
oppresso
da
una
vera
fatica
fisica
;
ma
d
'
un
tratto
,
improvvisamente
,
guardando
Olì
che
piangeva
sempre
,
sentì
la
sua
ira
sbollire
,
svanire
.
Un
senso
di
gelo
lo
invase
.
Chi
era
quella
donna
che
egli
ingiuriava
?
Quel
mucchio
di
stracci
,
quella
lurida
lumaca
,
quella
mendicante
,
quell
'
essere
senza
anima
?
Poteva
ella
capire
ciò
che
egli
le
diceva
?
ciò
che
ella
aveva
fatto
?
E
d
'
altronde
che
poteva
esserci
di
comune
fra
lui
e
quella
creatura
immonda
?
Era
poi
davvero
sua
madre
,
quella
?
E
se
lo
era
,
che
significava
,
che
importava
?
Madre
non
è
la
donna
che
dà
materialmente
alla
luce
una
creatura
,
frutto
d
'
un
momento
di
piacere
,
e
poi
la
butta
nel
mezzo
della
strada
,
in
grembo
al
perfido
Caso
che
l
'
ha
fatta
nascere
.
No
,
quella
donna
lì
non
era
sua
madre
,
non
era
una
madre
,
sia
pure
incosciente
:
egli
non
le
doveva
nulla
.
Forse
non
aveva
diritto
di
rimproverarle
i
suoi
errori
,
ma
non
doveva
neppure
sacrificarsi
per
lei
.
Sua
madre
poteva
essere
zia
Tatàna
,
poteva
essere
zia
Grathia
,
e
magari
Maria
Obinu
,
e
magari
zia
Varvara
o
Nanna
l
'
ubriacona
;
tutte
,
fuorché
la
miserabile
creatura
che
gli
stava
davanti
.
«
Avrei
fatto
bene
a
non
occuparmene
,
davvero
,
come
consigliava
zia
Grathia
»
,
pensò
.
«
E
forse
è
meglio
che
essa
riprenda
la
sua
via
.
Che
può
importarmi
di
lei
?
No
,
non
me
ne
importa
niente
.
»
Olì
continuava
a
piangere
.
«
Finitela
»
,
diss
'
egli
freddamente
,
ma
non
più
irato
;
e
siccome
ella
piangeva
più
forte
,
egli
si
volse
alla
vedova
e
le
fece
cenno
di
confortarla
e
farla
tacere
.
«
Non
vedi
che
ha
paura
?
»
,
mormorò
la
vedova
,
passandogli
vicina
.
«
Su
!
su
!
»
,
disse
poi
,
battendo
una
mano
sulle
spalle
di
Olì
.
«
Finiscila
,
figlia
.
Fatti
coraggio
,
abbi
pazienza
.
È
inutile
piangere
;
egli
non
ti
divorerà
,
poi
;
è
figlio
delle
tue
viscere
,
dopo
tutto
.
Su
!
su
!
Adesso
prendi
un
po
'
di
caffè
,
poi
discorrerete
meglio
.
Fammi
il
piacere
,
figlio
,
Anania
,
va
un
po
'
fuori
:
poi
ragionerete
meglio
.
Va
fuori
,
gioiello
d
'oro.»
Egli
non
si
mosse
,
ma
Olì
si
calmò
alquanto
,
e
quando
zia
Grathia
le
portò
il
caffè
,
ella
prese
tremando
la
tazza
e
bevette
avidamente
,
guardandosi
attorno
con
occhi
ancora
spaventati
,
diffidenti
,
eppure
attraversati
da
balenii
di
piacere
.
Ella
era
avida
del
caffè
,
come
quasi
tutte
le
donnicciuole
sarde
,
ed
Anania
,
che
aveva
un
po
'
ereditato
questa
passione
,
la
guardava
e
la
studiava
,
ridiventato
perfettamente
cosciente
;
e
gli
pareva
di
scorgere
una
bestia
selvatica
e
timida
,
una
lepre
rosicchiante
l
'
uva
nella
vigna
,
trepida
per
il
piacere
del
pasto
e
per
la
paura
di
venir
sorpresa
.
«
Ne
vuoi
ancora
?
»
,
domandò
zia
Grathia
,
chinandosi
e
parlando
ad
Olì
come
ad
una
bambina
.
«
Sì
?
No
?
Se
ne
vuoi
ancora
dimmelo
pure
.
Da
'
qui
la
chicchera
,
e
alzati
,
su
,
lavati
gli
occhi
,
sta
tranquilla
!
Hai
sentito
?
Su
,
figlia
!
»
Olì
si
alzò
,
aiutata
dalla
vecchia
,
e
andò
diritta
alla
tinozza
dell
'
acqua
dove
usava
lavarsi
venti
anni
prima
:
volle
pulire
la
chicchera
,
poi
si
lavò
,
e
s
'
asciugò
col
grembiale
bucherellato
.
Le
sue
labbra
tremavano
,
qualche
singhiozzo
le
gonfiava
ancora
il
petto
,
i
suoi
occhi
arrossati
e
cerchiati
,
enormi
nel
viso
piccolo
,
sfuggivano
lo
sguardo
freddo
di
Anania
.
Egli
guardava
il
grembiale
bucherellato
e
pensava
:
«
Bisognerà
subito
farle
una
veste
:
è
veramente
lurida
.
Ho
ancora
sessanta
lire
delle
lezioni
date
a
Nuoro
:
ho
fatto
bene
a
fare
quelle
ripetizioni
...
Ne
troverò
anche
altre
.
Venderò
anche
i
libri
...
Sì
,
occorre
subito
vestirla
e
calzarla
...
Avrà
anche
fame
...
»
.
Quasi
indovinando
il
suo
pensiero
,
zia
Grathia
disse
ad
Olì
:
«
Hai
fame
?
Se
hai
fame
dimmelo
pure
,
subito
:
non
star
lì
vergognosa
;
chi
si
vergogna
patisce
.
Hai
fame
?
No
?
»
.
«
No
»
,
rispose
Olì
con
voce
rauca
.
Anania
si
turbò
nell
'
udire
quella
voce
:
era
ancora
la
voce
d
'
un
tempo
,
sì
,
la
voce
lontana
,
la
voce
di
lei
.
Sì
,
quella
donna
era
lei
,
era
lei
,
la
madre
,
la
sola
,
la
vera
,
l
'
unica
madre
!
Era
la
carne
della
sua
carne
,
il
membro
malato
,
il
viscere
fracido
che
lo
straziava
,
ma
dal
quale
non
poteva
staccarsi
senza
lasciar
la
vita
.
«
Ebbene
,
allora
siedi
qui
»
,
disse
zia
Grathia
avvicinando
due
sgabelli
al
focolare
,
«
siedi
qui
,
figlia
,
e
tu
siedi
qui
,
gioiello
mio
.
Sedete
qui
entrambi
e
discorrete
...
»
.
Fece
sedere
Olì
,
e
pretendeva
di
fare
altrettanto
con
Anania
,
ma
egli
si
scosse
bruscamente
.
«
Lasciatemi
dunque
;
non
sono
un
bimbo
,
vi
ho
detto
!
D
'
altronde
»
,
egli
riprese
,
camminando
su
e
giù
per
la
cucina
,
«
c
'
è
poco
da
discorrere
.
Ho
già
detto
quanto
dovevo
dire
.
Ella
rimarrà
qui
finché
io
non
ordinerò
altrimenti
:
voi
ora
le
comprerete
le
scarpe
e
un
vestito
...
vi
darò
i
danari
...
,
ma
di
questo
parleremo
poi
...
Intanto
»
,
e
alzò
la
voce
,
per
significare
che
si
rivolgeva
ad
Olì
,
«
rispondete
voi
:
che
cosa
rispondete
dunque
?
»
Credendo
che
egli
parlasse
con
la
vedova
,
Olì
non
rispose
.
«
Hai
sentito
?
»
,
le
disse
zia
Grathia
,
con
voce
dolce
.
«
Che
cosa
rispondi
?
»
«
Io
?
»
,
ella
chiese
a
bassa
voce
.
«
Sì
,
tu
.
»
«
Io
...
nulla
.
»
«
Avete
debiti
?
»
,
domandò
Anania
.
«No.»
«
Verso
il
cantoniere
,
no
?
»
.
«
No
.
Si
hanno
tenuto
tutto
quanto
avevo
.
»
«
Che
cosa
avevate
?
»
«
I
bottoni
d
'
argento
della
camicia
,
le
scarpe
nuove
,
dodici
lire
in
argento
.
»
«
Che
cosa
possedete
ora
?
»
«
Nulla
.
Come
mi
vedi
,
mi
scrivi
[
29
]
»
,
diss
'
ella
,
toccandosi
il
grembiale
.
La
sua
voce
era
cupa
,
cavernosa
.
«
Avete
qualche
carta
?
»
«
Cosa
?
»
«
Qualche
carta
»
,
spiegò
zia
Grathia
.
«
Sì
,
la
fede
di
nascita
?
»
«
Sì
,
la
fede
di
nascita
»
,
ella
rispose
toccandosi
il
petto
.
«
L
'
ho
qui
.
»
«
Fate
vedere
»
.
Ella
trasse
una
carta
gialliccia
,
macchiata
d
'
olio
e
di
sudore
,
mentre
Anania
ripensava
amaramente
alle
ricerche
e
alle
indagini
fatte
per
scoprire
se
Maria
Obinu
possedeva
carte
rivelatrici
.
Zia
Grathia
prese
la
carta
e
gliela
diede
;
egli
la
svolse
,
la
lesse
,
la
restituì
.
«
Perché
ve
la
siete
procurata
?
»
,
domandò
.
«
Per
sposarmi
con
Celestino
...
»
«
Il
cieco
»
,
spiegò
la
vedova
,
e
aggiunse
borbottando
:
«
quell
'
immondezza
vile
»
.
Anania
tacque
,
e
continuò
a
camminare
su
e
giù
per
la
cucina
:
il
vento
sibilava
incessantemente
intorno
alla
casetta
;
dalle
fessure
del
tetto
piovevano
alcune
striscie
di
sole
che
disegnavano
fantastiche
monete
d
'
oro
sul
pavimento
nero
.
Anania
camminava
divertendosi
automaticamente
a
mettere
i
piedi
su
quelle
monete
,
come
usava
una
volta
,
da
bambino
:
si
domandava
che
cosa
gli
restava
da
fare
e
gli
sembrava
d
'
aver
già
esaurito
una
parte
del
suo
grave
compito
.
«
Io
ora
chiamerò
di
là
zia
Grathia
»
,
pensava
,
«
e
le
consegnerò
i
danari
perché
le
compri
le
vesti
e
le
scarpe
e
le
dia
da
mangiare
,
poi
partirò
e
vedrò
...
Qui
non
mi
resta
altro
da
fare
:
è
tutto
fatto
...
È
tutto
fatto
!
»
,
ripeté
fra
sé
con
infinita
tristezza
.
«
Tutto
è
finito
.
»
Gli
venne
in
mente
di
sedersi
accanto
a
sua
madre
,
di
chiederle
come
aveva
vissuto
,
di
rivolgerle
una
sola
parola
di
dolcezza
e
di
perdono
:
ma
non
poteva
,
non
poteva
:
il
solo
guardarla
lo
disgustava
;
gli
pareva
che
ella
puzzasse
(
e
in
realtà
ella
emanava
quello
sgradevole
odore
tutto
speciale
dei
mendicanti
)
,
e
non
vedeva
l
'
ora
di
andarsene
,
di
fuggire
,
di
togliersi
dagli
occhi
quella
vista
dolorosa
.
Eppure
qualche
cosa
lo
tratteneva
;
egli
sentiva
che
la
scena
non
poteva
terminare
così
,
dopo
poche
frasi
;
pensava
che
Olì
forse
,
fra
la
sua
paura
e
la
sua
vergogna
,
gioiva
d
'
aver
un
figlio
bello
,
forte
,
civile
;
e
nel
suo
disgusto
,
nel
suo
dolore
anch
'
egli
provava
un
meschino
conforto
dicendo
a
se
stesso
:
«
Almeno
non
è
sfrontata
:
forse
si
può
redimere
ancora
.
È
incosciente
,
ma
non
sfrontata
.
Non
si
ribellerà
»
.
Eppure
ella
si
ribellò
.
«
Ecco
»
,
egli
ricominciò
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
«
voi
rimarrete
qui
finché
non
avrò
aggiustato
i
miei
affari
.
Zia
Grathia
comprerà
le
vesti
e
le
scarpe
...
»
La
voce
rauca
e
dolente
risuonò
forte
:
«
Io
non
voglio
nulla
.
Io
no
...
»
.
«
Come
no
?
»
,
egli
chiese
,
fermandosi
di
botto
davanti
al
focolare
.
«
Io
non
resto
.
»
«
Che
cosa
?
»
,
egli
gridò
sporgendosi
in
avanti
,
coi
pugni
stretti
e
gli
occhi
spalancati
.
«
Spiegatevi
meglio
.
»
Ah
,
dunque
non
era
tutto
finito
?
Ella
osava
?
perché
osava
?
Ah
,
ella
dunque
non
capiva
che
suo
figlio
aveva
sofferto
e
lottato
durante
tutta
la
sua
vita
per
raggiungere
uno
scopo
:
quello
di
ritirarla
dalla
via
della
colpa
e
del
vagabondaggio
,
anche
sacrificandole
tutto
il
suo
avvenire
?
Perché
ora
ella
osava
ribellarglisi
,
perché
voleva
sfuggirgli
ancora
?
Non
capiva
che
egli
le
avrebbe
impedito
di
far
ciò
,
anche
a
costo
d
'
un
delitto
?
«
Spiegatevi
!
»
,
egli
ripeté
,
dominando
a
stento
la
sua
collera
.
E
stette
ad
ascoltare
,
fremente
,
esaltato
,
ficcandosi
le
unghie
puntute
sulle
palme
delle
mani
,
mentre
il
suo
viso
andava
di
momento
in
momento
deformandosi
sotto
la
pressione
di
un
dolore
senza
nome
.
Zia
Grathia
lo
fissava
,
pronta
anch
'
essa
a
gettarglisi
sopra
se
egli
osava
toccare
Olì
.
Fra
le
tre
creature
selvagge
,
riunite
intorno
al
focolare
,
la
fiamma
di
un
tizzo
sorgeva
azzurrognola
e
cigolava
:
pareva
piangesse
.
«
Ascoltami
»
,
disse
Olì
animandosi
,
«
non
adirarti
,
tanto
oramai
la
tua
collera
è
inutile
.
Il
male
è
fatto
e
nulla
più
lo
può
rimediare
:
tu
puoi
uccidermi
,
ma
non
ne
ritrarrai
alcun
benefizio
.
L
'
unica
cosa
che
tu
possa
fare
è
di
non
occuparti
di
me
.
Io
non
posso
restare
qui
:
me
ne
andrò
e
tu
non
udrai
più
mie
notizie
.
Figurati
di
non
avermi
mai
incontrata
...
»
«
Dove
vuoi
andare
?
»
,
chiese
la
vedova
.
«
Anch
'
io
gli
ho
detto
queste
cose
,
ma
egli
non
capisce
la
ragione
:
ci
sarebbe
però
un
mezzo
...
Rimani
qui
egualmente
,
invece
di
andar
per
il
mondo
:
non
diremo
chi
tu
sei
ed
egli
vivrà
tranquillo
come
se
tu
fossi
lontana
.
Perché
,
povera
te
,
se
vai
via
di
qui
,
dove
andrai
?
»
«
Dove
Dio
vuole
...
»
«
Dio
?
»
,
proruppe
Anania
,
dandosi
forti
pugni
sul
petto
.
«
Dio
ora
vi
comanda
di
obbedirmi
.
Non
osate
neppur
più
ripetere
che
non
volete
restare
qui
.
Non
osate
»
,
egli
disse
come
in
delirio
.
«
Credete
che
io
scherzi
,
forse
?
Non
osate
muovere
un
passo
senza
ordine
mio
;
altrimenti
sarò
capace
di
tutto
...
»
«
Per
il
tuo
bene
»
,
ella
insisté
.
«
Ascoltami
almeno
:
non
essere
feroce
con
me
,
mentre
sei
indulgente
con
tuo
padre
,
con
quel
miserabile
che
fu
la
mia
rovina
.
»
«
Ella
ha
ragione
!
»
,
disse
la
vedova
.
«
Tacete
!
»
,
impose
Anania
.
Olì
prese
ancor
più
coraggio
.
«
Io
non
so
parlare
,
Ananì
...
io
ora
non
so
parlare
perché
le
disgrazie
mi
hanno
reso
stupida
;
ma
una
sola
cosa
ti
domando
:
non
avrei
tutto
da
guadagnare
restando
qui
?
Se
voglio
andar
via
non
è
per
il
tuo
bene
?
Rispondi
.
Ah
,
egli
neppure
mi
ascolta
!
»
,
disse
poi
,
rivolta
alla
vedova
.
Anania
camminava
nuovamente
su
e
giù
per
la
cucina
,
e
pareva
non
udisse
davvero
le
parole
di
Olì
;
ma
a
un
tratto
trasalì
e
gridò
:
«
Ascolto
!
»
.
Ella
riprese
umilmente
:
«
Perché
dunque
vuoi
che
io
rimanga
qui
?
Lasciami
andare
per
la
mia
via
:
come
un
giorno
ti
feci
del
male
,
lascia
che
ora
possa
farti
del
bene
.
Lasciami
andare
:
io
non
voglio
esserti
d
'
impedimento
:
lasciami
andare
...
per
il
tuo
bene
...
»
.
«
No
!
»
,
egli
ripeté
.
«
Lasciami
andare
,
te
ne
supplico
:
sono
ancor
buona
a
lavorare
.
Tu
non
saprai
più
nulla
di
me
:
sparirò
come
la
foglia
portata
dal
vento
...
»
Egli
s
'
aggirò
su
se
stesso
;
una
terribile
tentazione
lo
insidiò
:
lasciarla
andare
!
Per
un
minuto
secondo
una
folle
gioia
gli
brillò
nell
'
anima
,
al
pensiero
che
tutto
poteva
considerarsi
come
un
sogno
maligno
:
una
sola
parola
e
il
sogno
svaniva
e
tornava
la
dolce
realtà
...
Ma
subito
ebbe
vergogna
di
se
stesso
:
la
sua
ira
crebbe
,
il
suo
grido
echeggiò
nuovamente
nella
tetra
cucina
.
«
No
!
»
«
Tu
sei
una
belva
»
,
mormorò
Olì
,
«
non
sei
un
cristiano
:
sei
una
belva
che
morde
le
sue
stesse
carni
.
Lasciami
andare
,
fanciullo
di
Dio
,
lasciami
...
»
«
No
!
»
«
Una
belva
davvero
!
»
,
confermò
zia
Grathia
,
mentre
Olì
taceva
e
pareva
vinta
.
«
C
'
è
bisogno
di
urlare
così
?
Nooo
!
Nooo
!
Nooo
!
Fuori
,
se
sentono
,
crederanno
che
c
'
è
un
toro
selvatico
,
chiuso
qui
dentro
.
Son
queste
le
cose
che
ti
hanno
insegnato
a
scuola
?
»
«
A
scuola
mi
hanno
insegnato
questa
ed
altre
cose
»
,
egli
disse
,
abbassando
la
voce
che
gli
si
era
fatta
rauca
.
«
Mi
hanno
insegnato
che
l
'
uomo
non
deve
lasciarsi
disonorare
,
a
costo
di
morirne
...
Ma
voi
non
potete
capire
certe
cose
!
Infine
,
tagliamo
corto
,
e
state
zitte
tutt
'
e
due
...
»
«
Io
non
capisco
?
Io
capisco
benissimo
»
,
protestò
la
vecchia
.
«
Nonna
,
voi
capite
davvero
.
Ricordatevi
...
Ma
basta
,
basta
!
»
,
esclamò
egli
,
agitando
le
mani
,
stanco
,
nauseato
.
Le
parole
della
vecchia
lo
avevano
colpito
;
egli
ritornava
cosciente
,
ricordava
che
si
era
sempre
ritenuto
un
essere
superiore
,
e
voleva
porre
fine
alla
scena
dolorosa
e
volgare
.
«
Basta
»
,
ripeté
a
se
stesso
,
lasciandosi
cader
seduto
in
un
angolo
della
cucina
e
prendendosi
la
testa
fra
le
mani
.
«
Ho
detto
no
e
basta
.
Finitela
ora
»
,
aggiunse
con
voce
affranta
.
Ma
Olì
s
'
accorse
benissimo
che
era
invece
il
momento
di
combattere
:
ella
non
aveva
più
paura
,
e
osò
tutto
.
«
Senti
»
,
disse
con
voce
umile
,
sempre
più
umile
,
«
perché
vuoi
rovinarti
,
"
figlio
mio
?
"
(
Sì
,
ella
ebbe
il
coraggio
di
dir
così
,
ed
egli
non
protestò
)
.
Io
so
tutto
...
Tu
devi
sposarti
con
una
fanciulla
ricca
e
bella
:
se
ella
viene
a
conoscere
che
tu
non
mi
rinneghi
,
ti
rifiuterà
.
Ed
ha
ragione
:
perché
una
rosa
non
può
stare
vicina
ad
una
immondezza
...
Fallo
per
lei
;
lasciami
andare
,
ella
crederà
sempre
che
io
non
esista
più
.
Ella
è
un
'
anima
innocente
;
perché
dovrebbe
soffrire
?
Io
andrò
lontano
,
cambierò
nome
,
sparirò
portata
via
dal
vento
.
Basta
il
male
che
ti
feci
involontariamente
...
sì
...
involontariamente
;
figlio
mio
,
io
non
voglio
farti
più
del
male
,
no
.
Ah
,
come
una
madre
può
fare
il
male
a
suo
figlio
?
Lasciami
andare
»
.
Egli
ebbe
desiderio
di
gridare
:
«
Eppure
voi
non
mi
avete
fatto
altro
che
del
male
»
,
ma
si
vinse
.
A
che
serviva
gridare
?
Era
inutile
e
indecoroso
;
no
,
egli
non
voleva
più
gridare
:
solo
,
col
capo
sempre
stretto
fra
le
mani
,
con
voce
nello
stesso
tempo
lamentosa
e
rabbiosa
,
continuò
a
rispondere
:
«
No
,
no
,
no
»
.
In
fondo
sentiva
che
Olì
aveva
ragione
,
e
capiva
che
ella
veramente
voleva
andarsene
per
non
renderlo
infelice
,
ma
appunto
l
'
idea
che
in
quel
momento
ella
era
più
generosa
e
più
cosciente
di
lui
lo
irritava
e
gliela
rendeva
odiosa
.
Ella
si
era
trasformata
:
i
suoi
occhi
illuminati
lo
guardavano
supplichevoli
e
amorosi
;
quando
ripeteva
:
«
lasciami
andare
»
la
sua
voce
vibrava
e
tutto
il
suo
volto
esprimeva
una
tristezza
senza
nome
.
Forse
un
sogno
soave
,
che
giammai
prima
d
'
allora
aveva
rischiarato
l
'
orrore
della
sua
esistenza
,
le
sfiorava
l
'
anima
:
restare
,
vivere
per
lui
,
trovar
finalmente
pace
.
Ma
dal
profondo
dell
'
anima
primitiva
un
istinto
di
bene
,
-
la
scintilla
che
si
cela
anche
nella
selce
,
-
la
spingeva
a
non
badare
a
quel
sogno
.
Una
sete
di
sacrifizio
la
divorava
,
ed
Anania
lo
capiva
,
e
sentiva
finalmente
che
ella
voleva
a
modo
suo
compiere
il
proprio
dovere
,
come
egli
a
modo
suo
voleva
compiere
il
suo
.
Egli
però
era
il
più
forte
e
voleva
e
doveva
vincere
con
tutti
i
mezzi
,
anche
con
la
violenza
,
anche
con
la
necessaria
crudeltà
del
medico
che
per
guarire
il
malato
gli
apre
la
carne
coi
ferri
.
Ad
un
tratto
ella
si
gettò
per
terra
,
ricominciò
a
piangere
,
supplicò
,
gridò
.
Anania
rispose
sempre
no
.
«
Che
farò
dunque
io
?
»
,
ella
singhiozzò
.
«
Nostra
Signora
mia
,
cosa
farò
io
?
Bisogna
che
ti
abbandoni
ancora
con
inganno
,
per
farti
il
bene
per
forza
?
Sì
,
io
ti
lascerò
,
io
me
ne
andrò
.
Tu
non
sei
il
mio
padrone
.
Io
non
so
chi
tu
sei
...
Io
sono
libera
...
e
me
ne
andrò
...
»
Egli
sollevò
il
volto
e
la
guardò
.
Non
era
più
irato
;
ma
i
suoi
occhi
freddi
e
il
suo
viso
livido
,
improvvisamente
invecchiato
,
incutevano
spavento
.
«
Sentite
»
,
disse
con
voce
ferma
,
«
finiamola
.
È
deciso
tutto
,
e
non
c
'
è
da
discutere
oltre
.
Voi
non
muoverete
un
passo
senza
che
io
lo
sappia
.
E
badate
bene
,
e
tenete
a
mente
le
mie
parole
come
se
fossero
le
parole
di
un
morto
:
se
finora
ho
sopportato
il
disonore
della
vostra
vita
vergognosa
era
perché
non
potevo
impedirlo
,
e
perché
speravo
di
por
fine
a
tale
obbrobrio
.
Ma
d
'
ora
in
avanti
sarà
altra
cosa
.
Se
voi
vi
permettete
di
andar
via
di
qui
vi
seguirò
,
vi
ucciderò
e
mi
ucciderò
!
Tanto
non
mi
importa
più
nulla
di
vivere
!
»
Olì
lo
guardava
con
terrore
:
in
quel
momento
egli
era
rassomigliantissimo
a
zio
Micheli
,
il
padre
,
quando
l
'
aveva
cacciata
via
dalla
cantoniera
;
gli
stessi
occhi
freddi
,
lo
stesso
volto
calmo
e
terribile
,
la
stessa
voce
cavernosa
,
lo
stesso
accento
inesorabile
.
Le
parve
di
vedere
il
fantasma
del
vecchio
,
che
risorgeva
per
castigarla
,
e
sentì
l
'
orrore
della
morte
intorno
a
sé
.
Non
disse
più
parola
,
e
si
accoccolò
per
terra
,
tutta
tremante
di
spavento
e
di
disperazione
.
Una
triste
notte
cadde
sul
villaggio
desolato
dal
vento
.
Anania
,
che
non
aveva
potuto
trovare
un
cavallo
per
ripartire
subito
,
dovette
passare
la
notte
a
Fonni
,
e
dormì
d
'
un
sonno
inquieto
,
simile
al
sonno
di
un
condannato
nella
prima
notte
dopo
la
sentenza
.
Olì
e
la
vedova
vegliarono
lungamente
accanto
al
fuoco
:
Olì
aveva
il
freddo
foriero
della
febbre
e
batteva
i
denti
,
sbadigliava
e
gemeva
.
Come
in
una
notte
lontana
,
il
vento
rombava
sopra
la
cucina
vigilata
dalla
spoglia
nera
del
bandito
,
e
la
vedova
filava
,
alla
luce
giallognola
del
fuoco
,
impassibile
e
pallida
come
uno
spettro
:
ma
questa
volta
ella
non
narrava
alla
sua
ospite
le
storie
del
marito
,
e
non
osava
confortarla
.
Solo
,
di
tanto
in
tanto
,
la
supplicava
inutilmente
di
andare
a
letto
.
«
Andrò
se
mi
fate
una
carità
»
,
disse
finalmente
Olì
.
«Parla.»
«
Chiedetegli
se
egli
ha
ancora
la
rezetta
che
gli
diedi
il
giorno
che
siamo
fuggiti
di
qui
;
e
pregatelo
di
farmela
vedere
.
»
La
vecchia
promise
,
e
Olì
si
alzò
:
tremava
tutta
,
e
sbadigliava
tanto
che
le
sue
mascelle
scricchiolavano
.
Tutta
la
notte
vaneggiò
,
arsa
dalla
febbre
;
ogni
tanto
chiedeva
la
rezetta
e
si
lamentava
infantilmente
perché
zia
Grathia
,
coricatale
a
fianco
,
non
si
alzava
e
non
andava
da
Anania
per
chiedergliela
.
Un
dubbio
le
attraversava
la
mente
in
delirio
:
che
Anania
non
fosse
suo
figlio
.
No
,
egli
era
troppo
crudele
e
spietato
;
ella
,
che
era
stata
la
vittima
di
tutti
non
poteva
convincersi
che
suo
figlio
dovesse
torturarla
più
degli
altri
.
Nel
delirio
raccontò
a
zia
Grathia
che
aveva
attaccato
al
collo
di
Anania
quel
sacchettino
per
riconoscerlo
quando
sarebbe
stato
grande
e
ricco
.
«
Io
volevo
andare
a
trovarlo
un
giorno
,
vecchia
vecchia
,
col
bastone
.
Dun
!
Dun
!
picchiavo
alla
sua
porta
.
"
Io
sono
Maria
Santissima
trasformata
in
mendicante
!
"
I
servi
ridevano
e
chiamavano
il
padrone
.
"
Vecchia
,
che
cosa
vuoi
?
"
"
Io
so
che
tu
hai
un
sacchettino
così
e
così
:
io
so
chi
te
lo
ha
dato
;
se
tu
oggi
hai
tante
tancas
e
servi
e
buoi
lo
devi
a
quella
povera
anima
che
ora
è
ridotta
a
sette
once
di
polvere
.
Addio
,
dammi
un
po
'
di
pane
col
miele
.
E
perdona
alla
povera
anima
.
"
"
Servi
,
segnatevi
,
questa
vecchia
che
indovina
ogni
cosa
è
Maria
Santissima
...
"
Ah
,
ah
,
ah
,
la
rezetta
,
la
voglio
...
Quel
giovine
non
è
...
lui
!
La
rezetta
...
la
rezetta
...
»
All
'
alba
zia
Grathia
entrò
da
Anania
e
gli
raccontò
ogni
cosa
.
«
Ah
»
,
diss
'
egli
con
un
sorriso
amaro
,
«
ci
voleva
anche
questa
!
che
ella
dubitasse
!
Gliela
farò
vedere
io
...
se
sono
io
!
»
«
Figlio
,
non
essere
snaturato
:
contentala
almeno
in
questa
piccola
cosa
...
»
,
supplicò
zia
Grathia
.
«
Ma
io
non
l
'
ho
più
quel
sacchettino
;
l
'
ho
buttato
via
:
se
lo
ritroverò
ve
lo
manderò
.
»
Zia
Grathia
insisté
inoltre
per
sapere
l
'
esito
del
colloquio
che
Anania
avrebbe
avuto
con
la
fidanzata
.
«
Se
ella
veramente
ti
vuol
bene
,
si
rallegrerà
della
tua
buona
azione
»
,
gli
disse
,
per
confortarlo
.
«
No
non
ti
rifiuterà
,
anche
se
tu
le
dici
che
non
rinneghi
tua
madre
.
Ah
,
l
'
amore
vero
non
bada
ai
pregiudizi
del
mondo
:
io
amavo
pazzamente
mio
marito
quando
tutto
il
resto
del
mondo
lo
disprezzava
...
»
«
Vedremo
»
,
disse
melanconicamente
Anania
,
«
vi
scriverò
...
»
«
Per
carità
,
non
scrivermi
,
gioiello
d
'
oro
!
Io
non
so
leggere
,
lo
sai
,
e
non
voglio
far
sapere
a
nessuno
i
fatti
tuoi
.
Piuttosto
mandami
un
segno
.
Senti
,
se
ella
non
ti
rifiuta
mandami
la
rezetta
avvolta
in
un
fazzoletto
bianco
;
se
ti
rifiuta
,
mandala
avvolta
in
un
fazzoletto
di
colore
...
»
Egli
promise
di
contentare
la
vecchia
.
«
Ma
tu
quando
tornerai
?
»
«
Non
so
;
fra
non
molto
certamente
,
appena
avrò
aggiustato
i
miei
affari
.
»
Egli
partì
senza
aver
riveduto
Olì
;
un
'
angoscia
infinita
l
'
opprimeva
;
il
viaggio
gli
sembrava
eterno
,
e
sebbene
un
tenue
filo
di
speranza
lo
guidasse
,
non
avrebbe
voluto
arrivare
mai
a
Nuoro
.
«
Ella
mi
ama
»
,
pensava
,
«
forse
mi
ama
come
nonna
amava
suo
marito
.
La
sua
famiglia
mi
disprezzerà
,
mi
caccerà
;
ma
ella
mi
dirà
:
"
Ti
aspetterò
,
ti
amerò
sempre
...
"
.
Sì
,
ma
che
posso
io
prometterle
?
Oramai
il
mio
avvenire
è
distrutto
»
.
Un
'
altra
speranza
inconfessabile
,
egli
sentiva
però
in
fondo
al
cuore
:
che
Olì
fuggisse
ancora
:
egli
non
osava
palesare
a
se
stesso
questa
speranza
,
ma
la
sentiva
,
la
sentiva
;
e
se
ne
vergognava
,
e
ne
calcolava
tutta
la
viltà
,
ma
non
poteva
scacciarla
...
Nel
momento
in
cui
aveva
gridato
:
«
Vi
ucciderò
e
mi
ucciderò
»
,
era
stato
sincero
,
ma
ora
gli
pareva
che
tutto
fosse
stato
un
orribile
sogno
;
e
nel
rivedere
la
strada
e
i
paesaggi
che
tre
giorni
prima
aveva
attraversato
con
tanta
gioia
nell
'
anima
,
e
nell
'
avvicinarsi
a
Nuoro
,
il
senso
della
realtà
lo
stringeva
acerbamente
.
Appena
arrivato
cercò
il
sacchettino
,
e
per
un
'
idea
superstiziosa
,
-
poiché
egli
credeva
che
le
cose
prevedute
non
avvengono
,
-
lo
avvolse
in
un
fazzoletto
di
colore
.
Ma
poi
pensò
che
i
tristi
avvenimenti
di
quei
giorni
egli
li
aveva
sempre
attesi
e
preveduti
,
e
si
irritò
contro
la
sua
puerilità
.
«
Del
resto
,
perché
debbo
mandare
il
sacchettino
?
Perché
debbo
contentarla
?
»
,
disse
fra
sé
,
sbattendo
l
'
involto
contro
il
muro
.
Ma
subito
lo
raccattò
,
pensando
:
«
Per
zia
Grathia
.
Alle
quattro
vado
dal
signor
Carboni
e
gli
dico
tutto
»
,
decise
poi
.
«
Bisogna
finirla
oggi
stesso
.
Bisogna
esser
uomini
.
Ed
Ora
dormiamo
.
»
Si
buttò
sul
letto
e
chiuse
gli
occhi
.
Eran
circa
le
due
;
un
meriggio
caldissimo
e
silenzioso
.
Egli
aveva
ancora
nelle
orecchie
il
rombo
del
vento
,
ricordava
il
freddo
della
notte
passata
a
Fonni
,
e
provava
una
strana
impressione
.
Gli
pareva
d
'
esser
caduto
in
un
abisso
roccioso
,
fra
montagne
erte
desolate
che
soffocavano
il
breve
orizzonte
;
ricordi
lontani
gli
risalivano
dal
profondo
dell
'
anima
:
le
notti
di
febbre
a
Roma
,
il
fragore
del
vento
su
Bruncu
Spina
,
una
poesia
del
Lenau
:
I
Masnadieri
nella
Taverna
della
landa
,
la
canzone
del
mandriano
che
era
passato
nella
straducola
la
sera
in
cui
zia
Tatàna
aveva
chiesto
la
mano
di
Margherita
.
Ma
nello
sfondo
della
sua
immaginazione
nereggiava
sempre
la
cucina
della
vedova
,
col
cappotto
nero
e
vuoto
come
un
simbolo
,
con
la
figura
di
Olì
dai
grandi
occhi
di
gatto
selvatico
.
Che
dolore
e
che
tristezza
gli
causavano
ora
quegli
occhi
!
Così
rimase
a
lungo
,
senza
poter
dormire
,
ma
con
gli
occhi
ostinatamente
chiusi
,
immerso
in
un
cupo
torpore
.
A
un
tratto
pensò
alla
morte
,
meravigliandosi
che
questo
pensiero
non
gli
fosse
ancora
balenato
in
mente
.
«
Nessuna
cosa
è
più
certa
della
morte
;
eppure
ci
tormentiamo
tanto
per
cose
che
passano
inesorabilmente
.
Tutto
passerà
:
tutti
morremo
:
perché
soffrire
così
?
...
E
se
alle
quattro
mi
suicidassi
?
Sì
.
»
Per
qualche
momento
l
'
impressione
della
fine
lo
gelò
tutto
.
Passò
,
ma
gli
lasciò
una
oppressione
così
spaventosa
che
egli
sentì
il
bisogno
di
scuotersi
per
liberarsene
.
Solo
allora
si
accorse
che
,
in
fondo
,
mentre
gli
pareva
d
'
esser
in
preda
alla
più
cupa
disperazione
,
egli
sperava
sempre
.
«
Margherita
!
Margherita
!
Parlerò
con
lei
stanotte
;
ella
mi
dirà
di
tacere
ogni
cosa
a
suo
padre
,
di
aspettare
,
di
fingere
.
No
,
non
voglio
essere
vile
.
Voglio
essere
uomo
.
Alle
quattro
sarò
dal
signor
Carboni
.
»
Alle
quattro
,
infatti
,
egli
passò
davanti
alla
porta
di
Margherita
,
ma
non
poté
fermarsi
,
non
poté
suonare
.
E
passò
oltre
avvilito
,
pensando
di
ritornare
più
tardi
,
ma
convinto
,
in
fondo
,
che
non
sarebbe
riuscito
giammai
di
aver
il
colloquio
col
padrino
.
Due
giorni
e
due
notti
trascorsero
così
in
una
vana
battaglia
di
pensieri
cangianti
come
onde
agitate
.
Nulla
pareva
mutato
nella
sua
vita
e
nelle
sue
abitudini
;
egli
aveva
ripreso
a
dar
lezioni
agli
studentelli
in
vacanza
,
leggeva
,
mangiava
,
passava
sotto
le
finestre
di
Margherita
e
vedendola
la
guardava
ardentemente
:
ma
durante
la
notte
zia
Tatàna
lo
udiva
camminare
per
la
camera
,
scendere
nel
cortile
,
uscire
,
rientrare
,
vagare
:
pareva
un
'
anima
in
pena
,
e
la
buona
vecchia
lo
credeva
ammalato
.
Che
aspettava
egli
?
Che
sperava
?
Il
giorno
dopo
il
suo
ritorno
,
vedendo
un
uomo
di
Fonni
attraversare
la
viuzza
,
impallidì
mortalmente
.
Sì
,
egli
aspettava
qualche
cosa
...
qualche
cosa
d
'
orribile
:
la
notizia
che
ella
fosse
scomparsa
nuovamente
;
e
si
accorgeva
benissimo
della
sua
viltà
,
ma
nello
stesso
tempo
era
pronto
ad
eseguire
la
sua
minaccia
:
«
vi
seguirò
,
vi
ucciderò
,
mi
ucciderò
»
.
In
certi
momenti
gli
pareva
che
niente
fosse
vero
;
nella
casa
della
vedova
c
'
era
soltanto
la
vecchia
,
col
suo
cappotto
e
le
sue
leggende
:
niente
altro
...
niente
altro
...
La
seconda
notte
dopo
il
suo
ritorno
udì
zia
Tatàna
raccontare
una
fiaba
ad
un
bimbo
del
vicinato
:
«...La
donna
fuggiva
,
fuggiva
,
gettando
dei
chiodi
che
si
moltiplicavano
,
si
moltiplicavano
,
coprivano
tutta
la
pianura
.
Zio
Orco
la
inseguiva
,
la
inseguiva
,
ma
non
arrivava
a
prenderla
perché
i
chiodi
gli
foravan
i
piedi
...
»
.
Che
piacere
angoscioso
aveva
destato
quella
fiaba
in
Anania
bambino
,
specialmente
nei
primi
giorni
dopo
il
suo
abbandono
!
Quella
notte
egli
sognò
che
l
'
uomo
di
Fonni
gli
aveva
portato
la
novella
:
ella
era
fuggita
...
egli
la
inseguiva
,
la
inseguiva
...
attraverso
una
pianura
coperta
di
chiodi
...
Eccola
,
ella
è
là
,
all
'
orizzonte
:
fra
poco
egli
la
raggiungerà
e
la
ucciderà
;
ma
egli
ha
paura
,
ha
paura
...
perché
ella
non
è
Olì
,
è
il
mandriano
passato
nella
viuzza
mentre
zia
Tatàna
era
dal
signor
Carboni
...
Anania
corre
,
corre
;
i
chiodi
non
lo
pungono
,
eppure
egli
vorrebbe
che
lo
pungessero
...
Olì
,
trasformata
in
mandriano
,
canta
:
canta
i
versi
del
Lenau
:
I
Masnadieri
nella
Taverna
della
landa
;
ecco
,
egli
sta
per
raggiungerla
e
ucciderla
,
e
un
gelo
di
morte
lo
agghiaccia
tutto
...
Si
svegliò
coperto
da
un
sudore
freddo
,
mortale
;
il
cuore
non
gli
batteva
più
,
ed
egli
scoppiò
in
un
pianto
d
'
angoscia
violenta
.
Il
terzo
giorno
Margherita
,
meravigliata
che
egli
non
scrivesse
,
lo
invitò
al
solito
convegno
.
Egli
andò
,
raccontò
la
gita
,
si
abbandonò
alle
carezze
di
lei
come
un
viandante
stanco
si
abbandona
alle
carezze
del
vento
,
all
'
ombra
d
'
un
albero
,
sull
'
orlo
della
via
;
ma
non
poté
dire
una
sola
parola
sul
cupo
segreto
che
lo
divorava
.
18
settembre
,
ore
due
di
notte
Margherita
,
Sono
rientrato
a
casa
adesso
,
dopo
aver
pazzamente
errato
per
le
strade
.
Mi
pare
d
'
impazzire
da
un
momento
all
'
altro
ed
è
anche
questa
paura
che
mi
spinge
a
confidarti
,
-
dopo
una
lunga
inenarrabile
indecisione
,
-
il
dolore
che
mi
uccide
.
Ma
voglio
esser
breve
.
Margherita
,
tu
sai
chi
io
sono
:
figlio
della
colpa
,
abbandonato
da
una
madre
più
disgraziata
che
colpevole
,
io
sono
nato
sotto
un
astro
terribile
e
devo
espiare
delitti
non
miei
.
Inconsapevole
del
mio
triste
destino
,
spinto
dalla
fatalità
,
io
ho
trascinato
con
me
,
nell
'
abisso
dal
quale
io
non
potrò
mai
uscire
,
la
creatura
che
ho
amato
sopra
tutte
le
creature
della
terra
.
Te
,
Margherita
...
Perdonami
,
perdonami
!
Questo
è
il
mio
più
immenso
dolore
,
il
rimorso
terribile
che
mi
strazierà
per
tutto
il
resto
della
vita
,
se
pure
vivrò
...
Senti
.
Mia
madre
è
viva
:
dopo
una
esistenza
di
colpe
e
di
dolori
,
ella
è
risorta
davanti
a
me
come
un
fantasma
.
Essa
è
miserabile
,
malata
,
invecchiata
dal
dolore
e
dalle
privazioni
.
Il
mio
dovere
,
tu
stessa
lo
dici
a
te
stessa
in
questo
momento
,
è
di
redimerla
.
Ho
deciso
di
riunirmi
con
lei
,
di
lavorare
per
sostenerla
,
di
sacrificare
la
vita
stessa
,
se
occorre
,
per
compiere
il
mio
dovere
.
Margherita
,
che
dirti
altro
?
Mai
come
in
questo
momento
ho
sentito
il
bisogno
di
aprirti
tutta
l
'
anima
mia
,
simile
ad
un
mare
in
tempesta
,
e
mai
ho
sentito
mancarmi
le
parole
come
mi
mancano
in
quest
'
ora
decisiva
della
mia
vita
.
La
ragione
stessa
mi
manca
;
ho
ancora
sulle
labbra
il
profumo
dei
tuoi
baci
e
tremo
di
passione
e
di
angoscia
...
Margherita
,
Margherita
,
la
mia
vita
è
nelle
tue
mani
!
Abbi
pietà
di
me
ed
anche
di
te
.
Sii
buona
come
io
ti
ho
sempre
sognata
!
Pensa
che
la
vita
è
breve
,
e
che
la
sola
realtà
della
vita
è
l
'
amore
,
e
che
nessun
uomo
della
terra
ti
amerà
come
ti
amo
e
ti
amerò
io
.
Non
calpestare
la
nostra
felicità
per
i
pregiudizi
umani
,
i
pregiudizi
che
gli
uomini
invidiosi
inventarono
per
rendersi
scambievolmente
infelici
.
Tu
sei
buona
,
sei
superiore
:
dimmi
almeno
una
parola
di
speranza
per
l
'
avvenire
.
Ma
che
dico
?
Io
divento
pazzo
;
perdonami
,
e
ricordati
che
,
qualunque
cosa
accada
,
io
sarò
sempre
tuo
per
l
'
eternità
.
Scrivimi
subito
...
A
.
19
settembre
Anania
,
La
tua
lettera
mi
sembra
un
orrendo
sogno
.
Anch
'
io
non
trovo
parole
per
esprimermi
.
Vieni
stanotte
,
alla
solita
ora
,
e
decideremo
assieme
il
nostro
destino
.
Sono
io
che
devo
dire
:
la
mia
vita
è
nelle
tue
mani
.
Vieni
,
ti
aspetto
ansiosamente
...
M
.
19
settembre
Margherita
,
Il
tuo
bigliettino
mi
ha
gelato
il
cuore
;
sento
che
il
mio
destino
è
già
deciso
,
ma
un
filo
di
speranza
mi
guida
ancora
.
No
,
non
posso
venire
;
anche
volendolo
non
potrei
venire
.
Non
verrò
se
tu
non
mi
dirai
prima
una
parola
di
speranza
.
Allora
correrò
a
te
per
inginocchiarmi
ai
tuoi
piedi
e
per
ringraziarti
e
adorarti
come
una
santa
.
Ma
ora
no
,
non
posso
,
e
non
voglio
.
Quanto
ti
scrissi
la
notte
scorsa
è
la
mia
irrevocabile
decisione
;
scrivimi
,
non
farmi
morire
in
questa
attesa
terribile
.
Il
tuo
infelicissimo
A
.
19
settembre
,
mezzanotte
Anania
,
Nino
mio
,
Ti
ho
aspettato
fino
a
questo
momento
,
palpitante
di
dolore
e
di
amore
,
ma
tu
non
sei
venuto
,
tu
forse
non
verrai
mai
più
,
ed
io
ti
scrivo
,
in
quest
'
ora
soave
dei
nostri
convegni
,
con
la
morte
nel
cuore
e
le
lagrime
negli
occhi
non
ancora
stanchi
di
piangere
.
La
luna
smorta
cala
sul
cielo
velato
,
la
notte
è
melanconica
e
quasi
lugubre
e
mi
pare
che
tutto
il
creato
si
rattristi
per
la
sventura
che
opprime
il
nostro
amore
.
Anania
,
perché
mi
hai
tu
ingannato
?
Io
sapevo
sì
,
come
tu
dici
,
quello
che
tu
sei
,
e
ti
amai
appunto
perché
sono
superiore
ai
pregiudizi
umani
,
perché
volevo
ricompensarti
delle
ingiustizie
che
la
sorte
aveva
tramato
a
tuo
danno
,
e
sopratutto
perché
credevo
che
anche
tu
,
anche
tu
fossi
superiore
ai
pregiudizi
,
e
avessi
riposto
in
me
,
come
io
avevo
riposto
in
te
,
tutta
la
tua
vita
.
Invece
mi
sono
ingannata
;
o
meglio
sei
stato
tu
ad
ingannarmi
,
tacendomi
i
tuoi
veri
sentimenti
.
Ho
sempre
creduto
che
tu
sapessi
che
tua
madre
viveva
,
e
dove
si
trovava
,
e
la
vita
che
conduceva
;
ma
ero
certa
che
tu
,
vilmente
abbandonato
da
lei
,
non
facessi
più
caso
d
'
una
madre
snaturata
,
tua
sventura
e
disonore
,
e
la
ritenessi
come
morta
per
te
e
per
tutti
...
Non
solo
,
ma
ero
certa
che
se
ella
osava
presentarsi
a
te
,
come
pur
troppo
é
accaduto
,
tu
non
ti
saresti
degnato
neppure
di
guardarla
...
E
invece
,
invece
!
Invece
tu
ora
scacci
chi
ti
ha
lungamente
amato
e
ti
amerà
sempre
,
per
sacrificare
la
tua
vita
e
il
tuo
onore
a
chi
ti
ha
abbandonato
,
bambino
inconsapevole
;
a
chi
ti
avrebbe
ucciso
o
lasciato
in
un
bosco
,
in
un
deserto
,
pur
di
liberarsi
di
te
.
Ma
è
inutile
che
io
ti
scriva
queste
cose
,
perché
tu
certamente
le
capisci
meglio
di
me
;
ed
è
inutile
che
tu
continui
ad
illudermi
e
ad
invocare
sentimenti
che
io
non
posso
avere
dal
momento
che
neppure
tu
li
hai
.
Perché
,
vedi
,
io
capisco
benissimo
che
tu
vuoi
sacrificarti
non
per
affetto
,
e
neppure
per
generosità
,
-
perché
probabilmente
tu
odii
giustamente
la
donna
che
fu
la
tua
rovina
,
-
ma
spinto
da
quei
pregiudizi
umani
inventati
dagli
uomini
per
rendersi
scambievolmente
infelici
.
Sì
,
sì
:
tu
vuoi
sacrificarti
per
il
mondo
;
tu
vuoi
rovinarti
e
rovinare
chi
ti
ama
,
solo
per
la
vanità
di
sentir
dire
:
"
hai
fatto
il
tuo
dovere
!
"
.
Tu
sei
un
fanciullo
,
e
il
tuo
è
un
sogno
pericoloso
ma
anche
,
permettimi
di
dirtelo
,
anche
ridicolo
.
La
gente
,
sapendolo
,
ti
loderà
,
sì
,
ma
in
fondo
riderà
della
tua
semplicità
.
Anania
,
torna
in
te
,
sii
buono
,
con
te
e
con
me
,
come
tu
dici
,
e
sopratutto
sii
uomo
.
No
,
io
non
dico
di
abbandonare
tua
madre
,
debole
e
infelice
,
come
essa
ti
ha
abbandonato
:
no
,
noi
l
'
aiuteremo
,
noi
lavoreremo
per
lei
,
se
occorre
,
ma
che
essa
stia
lontana
da
noi
,
che
essa
non
venga
a
mettersi
fra
noi
,
a
turbare
la
nostra
vita
con
la
sua
presenza
.
Mai
!
mai
!
Perché
dovrei
ingannarti
,
Anania
?
Io
non
posso
neppure
lontanamente
ammettere
la
possibilità
di
vivere
assieme
con
lei
...
Ah
,
no
!
Sarebbe
una
vita
orrenda
,
una
continua
tragedia
;
meglio
morire
una
buona
volta
che
morire
lentamente
di
rancore
e
di
disgusto
.
Io
non
ho
mai
amato
quella
disgraziata
;
ora
ne
sento
pietà
,
ma
non
posso
amarla
;
e
ti
scongiuro
di
non
insistere
nel
tuo
pazzo
progetto
,
se
non
vuoi
farmela
nuovamente
odiare
mille
volte
più
di
prima
.
Questa
la
mia
ultima
decisione
;
sì
,
aiutarla
,
ma
tenerla
lontana
,
che
io
non
la
veda
mai
,
che
possibilmente
il
mondo
dove
vivremo
noi
ignori
che
ella
esiste
.
Pensa
che
anche
lei
,
forse
,
sarà
più
contenta
di
vivere
lontana
da
te
,
la
cui
presenza
le
causerebbe
un
continuo
rimorso
.
Tu
dici
che
é
invecchiata
dal
dolore
,
dalle
privazioni
,
miserabile
e
malata
;
ma
di
chi
la
colpa
se
non
sua
?
Per
te
,
ed
anche
per
lei
,
è
meglio
che
ella
si
trovi
in
quello
stato
;
così
cesserà
di
vagabondare
,
e
,
non
ti
disonorerà
più
;
ma
che
ella
,
dopo
averti
oltraggiato
quando
era
sana
e
giovane
,
non
si
faccia
un
'
arma
della
miseria
e
della
debolezza
per
richiedere
il
sacrifizio
della
tua
felicità
!
...
Ah
,
questo
no
,
non
devi
permetterlo
mai
!
No
,
non
è
possibile
che
tu
compia
una
aberrazione
fatale
!
A
meno
che
tu
non
mi
ami
più
e
colga
l
'
occasione
per
...
Ma
no
,
no
,
no
!
Neppure
voglio
dubitare
di
te
,
della
tua
lealtà
e
del
tuo
amore
!
Anania
,
ritorna
in
te
,
ti
ripeto
,
non
essere
malvagio
e
crudele
con
me
,
che
ti
diedi
tutti
i
miei
sogni
,
tutta
la
mia
giovinezza
,
tutto
il
mio
avvenire
,
mentre
vuoi
essere
generoso
verso
chi
ti
ha
odiato
e
rovinato
.
Abbi
pietà
...
vedi
...
io
piango
,
io
ti
imploro
,
anche
per
te
,
che
vorrei
veder
felice
come
sempre
sognai
...
Ricordati
tutto
il
nostro
amore
,
il
nostro
primo
bacio
,
i
giuramenti
,
i
sogni
,
i
progetti
,
tutto
,
tutto
ricorda
!
Fa
che
tutto
non
si
risolva
in
un
pugno
di
cenere
;
fa
che
io
non
muoia
di
dolore
;
fa
che
tu
stesso
non
abbi
a
pentirti
del
tuo
pazzo
procedere
.
Se
non
vuoi
dar
retta
ai
miei
consigli
interroga
persone
serie
,
persone
di
Dio
,
e
vedrai
che
tutti
ti
diranno
qual
è
il
tuo
vero
dovere
,
che
tutti
ti
diranno
di
non
essere
ingrato
,
né
malvagio
.
Ricorda
,
Anania
,
ricorda
!
Anche
ieri
notte
mi
dicevi
che
dalla
vetta
del
Gennargentu
gridasti
il
tuo
amore
,
proclamandolo
eterno
.
Dunque
mentivi
;
anche
ieri
notte
mentivi
?
E
perché
?
...
Perché
mi
tratti
così
!
Che
ho
fatto
io
per
meritarmi
tanto
dolore
?
Possibile
che
tu
non
ricordi
come
ti
ho
sempre
amato
?
Ricordi
una
sera
che
io
stavo
alla
finestra
e
tu
mi
buttasti
un
fiore
,
dopo
averlo
baciato
?
Io
conservo
quel
fiore
per
ornarne
il
mio
vestito
da
sposa
;
e
dico
conservo
perché
son
certa
che
tu
sarai
il
mio
sposo
diletto
,
che
tu
non
vorrai
far
morire
la
tua
Margherita
(
e
il
tuo
sonetto
lo
ricordi
?
)
,
che
saremo
tanto
felici
,
nella
nostra
casetta
,
soli
soli
col
nostro
amore
ed
il
nostro
dovere
.
Sono
io
che
aspetto
da
te
,
subito
,
una
parola
di
speranza
.
Dimmi
che
tutto
fu
un
sogno
tormentoso
;
dimmi
che
la
ragione
è
ritornata
in
te
,
e
che
ti
penti
d
'
avermi
fatto
soffrire
.
Domani
notte
,
o
meglio
stanotte
,
perché
è
già
passata
la
una
,
ti
aspetto
;
non
mancare
;
vieni
,
adorato
,
vieni
,
diletto
mio
,
mio
amato
sposo
,
vieni
:
io
ti
aspetterò
come
il
fiore
aspetta
la
rugiada
dopo
una
giornata
di
sole
ardente
;
vieni
,
fammi
rivivere
,
fammi
dimenticare
;
vieni
,
adorato
,
le
mie
labbra
,
ora
bagnate
d
'
amaro
pianto
,
si
poseranno
sulla
tua
bocca
amata
come
...
«
No
!
no
!
no
!
»
,
disse
convulso
Anania
,
torcendo
la
lettera
senza
leggerne
le
ultime
righe
.
«
Non
verrò
!
Sei
vile
,
vile
,
vile
!
Morrò
ma
non
mi
vedrai
mai
più
.
»
Coi
fogli
stretti
nel
pugno
si
gettò
sul
letto
,
e
nascose
il
viso
sul
guanciale
,
mordendolo
,
comprimendo
i
singhiozzi
che
gli
gonfiavano
la
gola
.
Un
fremito
di
passione
lo
percorreva
tutto
,
dai
piedi
alla
nuca
;
le
invocazioni
di
Margherita
gli
davano
un
desiderio
cupo
dei
baci
di
lei
,
e
a
lungo
lottò
acerbamente
contro
il
folle
bisogno
di
rileggere
la
lettera
sino
in
fondo
.
Ma
a
poco
a
poco
riprese
coscienza
di
sé
e
di
ciò
che
provava
.
Gli
parve
di
aver
veduto
Margherita
nuda
,
e
di
sentire
per
lei
un
amore
delirante
e
un
disgusto
così
profondo
che
annientava
lo
stesso
amore
.
Come
ella
era
vile
!
Vile
sino
alla
spudoratezza
.
Vile
e
coscientemente
vile
.
La
Dea
ammantata
di
maestà
e
di
bontà
aveva
sciolto
i
suoi
veli
aurei
ed
appariva
ignuda
,
impastata
d
'
egoismo
e
di
crudeltà
;
la
Minerva
taciturna
apriva
le
labbra
per
bestemmiare
;
il
simbolo
s
'
apriva
,
si
spaccava
come
un
frutto
,
roseo
al
di
fuori
,
nero
e
velenoso
all
'
interno
.
Ella
era
la
Donna
,
completa
,
con
tutte
le
sue
feroci
astuzie
.
Ma
il
maggior
tormento
di
Anania
era
il
pensare
che
ella
indovinava
i
suoi
più
segreti
sentimenti
e
che
aveva
ragione
:
sopratutto
ragione
di
rimproverargli
l
'
inganno
usatole
,
e
di
pretendere
da
lui
il
compimento
dei
suoi
doveri
di
gratitudine
e
d
'
amore
.
«
È
finita
!
»
,
pensò
.
«
Doveva
finire
così
.
»
Si
rialzò
e
rilesse
la
lettera
:
ogni
parola
lo
offendeva
,
lo
disgustava
e
lo
umiliava
.
Margherita
dunque
lo
aveva
amato
per
compassione
,
pur
credendolo
vile
come
era
vile
lei
.
Ella
forse
aveva
sperato
di
farsi
di
lui
un
servo
compiacente
,
un
marito
umile
;
o
forse
non
aveva
pensato
a
nulla
di
tutto
questo
;
ma
lo
aveva
amato
solo
per
istinto
,
perché
era
stato
il
primo
a
baciarla
,
il
solo
a
parlarle
d
'
amore
.
«
Ella
non
ha
anima
!
»
,
pensò
il
disgraziato
.
«
Quando
io
deliravo
,
quando
io
salivo
alle
stelle
e
mi
esaltavo
per
sentimenti
sovrumani
,
ella
taceva
perché
nella
sua
anima
era
il
vuoto
,
ed
io
adoravo
il
suo
silenzio
che
mi
sembrava
divino
;
ella
ha
parlato
solo
quando
si
destarono
i
suoi
sensi
,
e
parla
ora
che
la
minaccia
il
pericolo
volgare
del
mio
abbandono
.
Non
ha
anima
né
cuore
.
Non
una
parola
di
pietà
:
non
il
pudore
di
mascherare
almeno
il
suo
egoismo
.
Eppoi
come
è
astuta
!
La
sua
lettera
è
copiata
e
ricopiata
,
sebbene
riveli
la
grossolana
ignoranza
di
lei
:
quanti
"
che
"
,
ci
sono
!
Mi
sembrano
martelli
,
pronti
a
fracassarmi
il
cranio
.
Le
ultime
righe
,
poi
,
sono
un
capolavoro
...
ella
sapeva
già
,
prima
di
scriverle
,
l
'
effetto
che
dovevano
produrre
...
ella
è
più
vecchia
di
me
...
ella
mi
conosce
perfettamente
,
mentre
io
comincio
appena
adesso
a
conoscerla
...
ella
vuole
attirarmi
al
convegno
perché
è
sicura
che
se
io
ci
vado
mi
inebrio
e
divento
vile
...
Inganno
!
inganno
!
inganno
!
Come
la
disprezzo
ora
!
Non
una
parola
buona
,
non
uno
slancio
generoso
,
niente
,
niente
!
Ah
,
che
rabbia
!
»
(
torse
di
nuovo
la
lettera
)
«
Vi
odio
tutti
;
vi
odierò
sempre
!
Voglio
essere
cattivo
anch
'
io
;
voglio
farvi
soffrire
,
schiantare
,
morire
...
Cominciamo
!
»
Prese
il
sacchettino
ancora
avvolto
nel
fazzoletto
di
colore
,
e
poco
dopo
lo
mandò
a
zia
Grathia
.
«
Tutto
è
finito
!
»
,
ripeteva
ogni
momento
.
E
gli
pareva
di
camminare
nel
vuoto
,
fra
nuvole
fredde
,
come
sul
Gennargentu
;
ma
adesso
invano
guardava
sotto
,
intorno
a
sé
:
non
via
di
scampo
;
tutto
nebbia
,
vertigine
,
orrore
.
Durante
la
giornata
pensò
cento
volte
al
suicidio
;
s
'
informò
se
poteva
presentarsi
subito
agli
esami
per
maestro
elementare
o
per
segretario
comunale
;
andò
nella
bettola
e
presa
fra
le
braccia
la
bella
Agata
(
già
fidanzata
con
Antonino
)
,
la
baciò
sulle
labbra
.
Turbini
di
odio
e
di
amore
per
Margherita
gli
attraversavano
l
'
anima
;
più
rileggeva
la
lettera
più
ella
gli
sembrava
perfida
;
più
sentiva
d
'
allontanarsele
più
l
'
amava
e
la
desiderava
.
Baciando
Agata
ricordava
l
'
impressione
violenta
che
il
bacio
della
bella
paesana
gli
aveva
destato
un
giorno
;
anche
allora
Margherita
era
tanto
lontana
da
lui
,
un
mondo
di
poesia
e
di
mistero
li
divideva
;
e
questo
stesso
mondo
,
crollato
,
li
divideva
ancora
.
«
Che
hai
?
»
,
gli
chiese
Agata
,
lasciandosi
baciare
.
«
Vi
siete
bisticciati
,
con
lei
?
Perché
mi
baci
?
»
«
Perché
mi
piaci
...
Perché
sei
puzzolente
...
»
«
Tu
hai
bevuto
»
,
diss
'
ella
,
ridendo
.
«
Se
ti
piacciono
le
donne
così
,
puoi
andare
da
Rebecca
...
Se
però
Margherita
viene
a
saperlo
!
»
«
Taci
!
»
,
diss
'
egli
,
adirandosi
.
«
Non
pronunziar
neppure
il
suo
nome
...
»
«
Perché
?
»
,
chiese
Agata
,
freddamente
maligna
.
«
Non
diverrà
mia
cognata
?
È
forse
diversa
da
noi
?
È
una
donna
come
noi
.
Perché
noi
siamo
povere
?
Chissà
poi
se
anch
'
ella
sarà
ricca
!
Se
fosse
stata
certa
di
ciò
,
forse
ti
avrebbe
tenuto
sempre
a
bada
finché
trovava
un
partito
migliore
di
te
!
»
«
Se
non
la
finisci
ti
batto
...
»
,
diss
'
egli
furibondo
.
Ma
l
'
insinuazione
di
Agata
accrebbe
i
suoi
sentimenti
:
oramai
egli
riteneva
Margherita
capace
di
tutto
.
Verso
sera
si
mise
a
letto
,
con
la
febbre
,
deciso
a
non
alzarsi
,
l
'
indomani
,
affinché
Margherita
venisse
a
sapere
ch
'
egli
era
malato
,
e
ne
soffrisse
.
Giunse
ad
immaginarsi
una
segreta
visita
di
lei
;
e
pensando
alla
scena
che
ne
sarebbe
seguita
,
tremava
di
dolcezza
.
Ma
ad
un
tratto
questo
sogno
gli
apparve
qual
era
,
puerilmente
sentimentale
,
e
ne
provò
vergogna
.
Si
alzò
ed
uscì
.
Alla
solita
ora
si
trovò
davanti
al
portone
di
Margherita
.
Ella
stessa
aprì
.
Si
abbracciarono
e
si
misero
entrambi
a
piangere
;
ma
appena
Margherita
cominciò
a
parlare
,
egli
sentì
un
invincibile
disgusto
per
lei
,
poi
un
senso
di
gelo
.
No
,
egli
non
l
'
amava
più
,
non
la
desiderava
più
.
Si
alzò
e
andò
via
senza
pronunziar
parola
.
Giunto
in
fondo
alla
strada
tornò
indietro
,
s
'
appoggiò
al
portone
e
chiamò
:
«
Margherita
!
»
.
Ma
il
portone
rimase
chiuso
.
IX
.
20
settembre
Il
tuo
procedere
d
'
ieri
notte
mi
ha
finalmente
rivelato
il
tuo
carattere
ed
i
tuoi
sentimenti
.
Crederei
inutile
dirti
che
tutto
è
finito
e
inesorabilmente
fra
noi
,
se
tu
non
prendessi
il
mio
silenzio
per
un
segno
di
attesa
umiliante
.
Addio
dunque
e
per
sempre
.
M
.
PS
Desidero
riavere
le
mie
lettere
:
-
io
ti
restituirò
le
tue
.
Nuoro
,
20
settembre
Caro
padrino
,
Volevo
io
stesso
venire
da
Lei
per
dichiararle
a
voce
quanto
sto
per
scriverle
,
ma
in
questo
momento
ricevo
da
Fonni
la
notizia
che
mia
madre
trovasi
là
gravemente
malata
e
sono
costretto
a
partire
immediatamente
.
Ecco
dunque
quanto
volevo
dirle
.
Sua
figlia
mi
avverte
che
ritira
la
promessa
di
matrimonio
,
stretta
fra
noi
con
consentimento
Suo
.
Margherita
Le
spiegherà
meglio
,
se
già
non
lo
ha
fatto
,
il
perché
di
questa
sua
decisione
,
da
me
pienamente
accettata
.
I
nostri
caratteri
sono
troppo
diversi
perché
noi
possiamo
andare
d
'
accordo
;
per
fortuna
nostra
,
ed
anche
delle
persone
che
ci
amano
,
abbiamo
fatto
in
tempo
questa
triste
scoperta
,
che
se
ci
rende
infelici
adesso
,
impedisce
però
un
errore
che
poteva
causare
la
disgrazia
di
tutta
la
nostra
vita
.
Sua
figlia
sarà
certamente
fortunata
quanto
merita
,
e
incontrerà
un
uomo
degno
di
lei
;
nessuno
più
di
me
le
augura
ogni
felicità
;
io
...
seguirò
il
mio
destino
...
Ah
,
caro
padrino
,
rileggendo
questa
mia
lettera
,
dopo
le
spiegazioni
che
Le
darà
Sua
figlia
,
non
mi
accusi
d
'
ingratitudine
e
d
'
orgoglio
.
No
,
qualunque
cosa
succeda
,
resti
io
libero
o
no
di
compiere
gravissimi
doveri
verso
una
madre
infelice
,
io
considero
finito
ogni
rapporto
fra
me
e
la
Sua
famiglia
;
ma
nel
mio
cuore
conserverò
sempre
,
fino
all
'
ultimo
soffio
di
vita
,
la
riconoscenza
e
sopratutto
la
venerazione
per
Lei
.
In
quest
'
ora
dolorosa
della
mia
vita
,
mentre
gli
avvenimenti
mi
spingono
a
disperare
di
tutto
e
di
tutti
,
e
specialmente
di
me
stesso
,
la
sua
figura
,
padrino
,
la
sua
figura
onesta
e
buona
mi
guida
ancora
,
come
mi
guidò
fin
dal
primo
giorno
che
La
conobbi
;
e
mi
fa
ancora
credere
che
esista
la
bontà
umana
.
E
il
dovere
della
riconoscenza
verso
di
Lei
mi
anima
ancora
a
vivere
,
mentre
la
luce
della
vita
mi
manca
intorno
...
Altro
non
so
dirle
:
ma
l
'
avvenire
Le
dimostrerà
meglio
i
miei
sentimenti
,
e
,
spero
,
non
le
permetterà
di
pentirsi
di
avermi
fatto
del
bene
.
Suo
sempre
riconoscentissimo
Anania
Atonzu
Verso
le
tre
del
pomeriggio
Anania
era
già
in
viaggio
verso
Fonni
,
su
un
vecchio
cavallo
cieco
d
'
un
occhio
,
che
in
verità
non
procedeva
come
l
'
occasione
avrebbe
richiesto
.
Ma
,
ahimè
,
perché
nasconderlo
?
Anania
non
aveva
fretta
,
sebbene
il
carrozziere
,
per
mezzo
del
quale
zia
Grathia
aveva
mandato
la
notizia
del
grave
stato
di
Olì
,
avesse
detto
:
«
Bisogna
che
vostè
parta
subito
;
forse
troverà
la
donna
già
morta
»
.
Per
un
pezzo
Anania
pensò
solamente
alla
lettera
ch
'
egli
stesso
,
passando
a
cavallo
,
aveva
consegnato
alla
serva
del
signor
Carboni
.
«
Egli
mi
disprezzerà
»
,
pensava
.
«
Darà
ragione
a
sua
figlia
quando
essa
gli
avrà
esposto
le
mie
strane
pretese
.
Sì
,
qualunque
donna
avrebbe
agito
come
ha
agito
lei
;
io
ho
avuto
torto
,
ma
con
qualunque
donna
anch
'
io
avrei
agito
come
ho
agito
con
lei
.
»
Poi
ripensò
alle
ultime
righe
della
sua
lettera
.
«
Faranno
buona
impressione
.
Forse
dovevo
aggiungere
che
il
torto
è
tutto
mio
,
ma
che
non
potevo
agire
altrimenti
:
ma
no
,
essi
non
potrebbero
capirmi
,
come
non
potranno
mai
perdonarmi
.
Tutto
è
finito
.
»
E
all
'
improvviso
sentì
un
impeto
di
gioia
ricordandosi
che
sua
madre
moriva
;
ma
subito
cercò
di
inorridire
di
se
stesso
.
«
Sono
un
piccolo
mostro
»
,
pensò
;
ma
la
sua
gioia
era
così
profonda
e
crudele
che
le
stesse
parole
«
piccolo
mostro
»
gli
parvero
qualche
cosa
di
buffo
e
lo
esilararono
.
Dopo
un
momento
,
però
,
sentì
davvero
orrore
di
ciò
che
provava
.
«
Ella
muore
»
,
pensò
,
«
e
sono
io
che
la
uccido
:
ella
muore
di
paura
,
di
rimorso
,
di
dolore
.
Sì
,
io
l
'
ho
vista
l
'
altro
giorno
ripiegarsi
,
restringersi
,
con
gli
occhi
pieni
di
disperazione
:
le
mie
parole
l
'
hanno
ferita
come
pugnalate
.
Che
cosa
lurida
è
il
cuore
umano
!
Ecco
che
io
gioisco
del
mio
delitto
,
e
godo
come
un
prigioniero
che
riacquista
la
libertà
dopo
aver
ucciso
il
carceriere
,
-
mentre
accuso
di
viltà
Margherita
e
la
disprezzo
perché
ella
dice
sinceramente
di
non
potere
amare
una
donna
perduta
.
Ah
,
io
sono
ben
più
vile
;
cento
volte
più
vile
di
lei
.
Ma
posso
io
sentire
altrimenti
?
Qual
turbine
di
contraddizioni
spaventevoli
,
qual
forza
malvagia
trascina
e
contorce
l
'
anima
umana
?
E
perché
,
anche
comprendendo
e
aborrendo
questa
forza
,
non
possiamo
vincerla
?
Il
Dio
che
governa
l
'
universo
è
il
Male
,
un
Dio
mostruoso
che
vive
entro
di
noi
come
il
fulmine
nell
'
aria
.
E
chissà
,
forse
,
mentre
io
mi
rallegro
per
la
probabile
morte
di
quella
disgraziata
,
questa
potenza
infernale
che
ci
opprime
e
ci
deride
fa
migliorare
l
'
infelice
,
e
la
farà
guarire
per
mio
castigo
»
.
Questo
pensiero
lo
rattristò
di
nuovo
;
ed
egli
sentì
orrore
della
sua
tristezza
,
come
aveva
sentito
orrore
della
sua
gioia
:
ma
non
poté
vincere
né
l
'
una
né
l
'
altra
.
Il
tramonto
lo
avvolse
mentre
egli
saliva
da
Mamojada
a
Fonni
:
un
velo
di
dolcezza
stendevasi
sul
grande
paesaggio
roseo
:
le
ombre
che
si
allungavano
soavemente
sul
tappeto
dorato
delle
stoppie
davano
l
'
idea
di
persone
dormienti
,
e
le
montagne
rosee
si
fondevano
col
cielo
roseo
,
ove
la
luna
mostrava
già
la
sua
unghia
di
perla
.
Anania
cominciò
a
sentirsi
meno
cattivo
;
anche
l
'
anima
sua
s
'
elevava
verso
un
paesaggio
mistico
e
puro
.
«
Un
tempo
ho
creduto
di
esser
buono
»
,
egli
pensava
:
«
inganno
,
sempre
inganno
.
Pensando
a
lei
mi
esaltavo
come
quando
pensavo
a
Margherita
:
mi
pareva
di
amarla
e
di
poterla
redimere
,
e
di
rendere
così
la
mia
esistenza
utile
.
Invece
l
'
ho
uccisa
.
Che
farò
ora
?
Che
ne
farò
della
mia
libertà
?
Della
mia
"
miserabile
tranquillità
"
?
Non
sarò
mai
più
felice
;
non
crederò
più
né
agli
altri
né
a
me
stesso
.
Ora
sì
,
ora
capisco
che
cosa
è
l
'
uomo
:
è
una
vana
fiamma
che
passa
nella
vita
e
incenerisce
tutto
ciò
che
tocca
,
e
si
spegne
quando
non
ha
più
nulla
da
distruggere
...
»
.
A
misura
che
egli
saliva
,
il
sole
calava
:
era
un
tramonto
meraviglioso
.
Passando
sotto
un
albero
egli
fermò
il
cavallo
per
contemplare
uno
squarcio
di
paesaggio
che
sembrava
un
quadro
simbolico
:
le
montagne
s
'
eran
fatte
violette
;
una
lunga
nuvola
dello
stesso
colore
oscurava
l
'
orizzonte
in
alto
:
fra
la
nuvola
e
le
montagne
il
cielo
d
'
oro
e
un
grande
sole
cremisi
senza
raggi
.
In
quel
momento
,
non
seppe
perché
,
Anania
si
sentì
buono
buono
e
triste
.
Arrivò
a
desiderare
sinceramente
la
guarigione
di
sua
madre
:
gli
parve
di
provare
una
infinita
pietà
per
lei
,
e
il
bel
sogno
infantile
,
d
'
una
vita
di
sacrifizio
dedicata
interamente
alla
redenzione
dell
'
infelice
,
gli
brillò
nell
'
anima
,
grande
e
melanconico
come
quel
sole
morente
.
Ma
ad
un
tratto
s
'
accorse
che
egli
faceva
quel
sogno
esclusivamente
per
sé
,
-
perché
ormai
non
gliene
restava
altro
,
-
e
paragonò
la
sua
tardiva
generosità
ad
un
arcobaleno
incurvato
sopra
una
campagna
devastata
dall
'
uragano
;
splendore
inutile
.
«
Che
farò
io
?
»
,
ripeté
disperandosi
nuovamente
.
«
Non
amerò
più
,
non
crederò
più
.
Il
romanzo
della
mia
vita
è
finito
.
Finito
a
ventidue
anni
,
quando
per
gli
altri
i
romanzi
cominciano
.
»
Arrivò
a
Fonni
ch
'
era
già
notte
.
La
luna
nuova
cadeva
sul
cielo
lucido
frastagliato
dal
profilo
nero
dei
tetti
di
scheggia
;
l
'
aria
era
freschissima
,
profumata
;
si
udivano
distintamente
i
tintinnii
delle
capre
ritornanti
dal
pascolo
,
il
passo
dei
cavalli
,
i
latrati
dei
cani
;
ed
Anania
pensò
a
Zuanne
e
ricordò
l
'
infanzia
lontana
come
non
l
'
aveva
ricordata
durante
la
sua
prima
gita
a
Fonni
.
Il
suo
arrivo
davanti
alla
casa
della
vedova
richiamò
ai
finestrini
,
alle
porticine
,
ai
poggiuoli
di
legno
delle
casette
attigue
,
molte
teste
curiose
.
Dovevano
aspettarlo
:
un
bisbiglìo
misterioso
sorse
intorno
,
ed
egli
se
ne
sentì
come
avvolto
,
e
gli
parve
che
una
rete
pesante
lo
stringesse
tutto
e
lo
attirasse
giù
,
in
un
abisso
di
tenebre
.
«
Deve
esser
morta
!
»
,
pensò
,
smontando
dal
vecchio
cavallo
che
rimase
immobile
.
Zia
Grathia
apparve
subito
sulla
porticina
,
con
un
lume
in
mano
:
era
più
cadaverica
del
solito
,
con
gli
occhietti
rossi
affondati
in
un
gran
cerchio
livido
.
Anania
la
guardò
inquieto
.
«
Come
sta
?
»
,
chiese
,
sforzandosi
a
render
la
sua
voce
desolata
.
«
Ah
,
sta
bene
!
Ha
finito
la
sua
penitenza
terrestre
!
»
,
rispose
la
vecchia
con
tragica
solennità
.
Anania
capì
che
sua
madre
era
morta
:
non
se
ne
rattristò
troppo
,
ma
non
ne
provò
neppure
sollievo
.
«
Dio
!
Dio
!
Ma
perché
non
avvertirmi
?
A
che
ora
è
spirata
?
Posso
almeno
vederla
?
»
,
chiese
,
con
ansia
in
parte
vera
e
in
parte
finta
,
entrando
nella
cucina
illuminata
da
un
gran
fuoco
.
Seduto
accanto
al
focolare
vide
un
paesano
che
pareva
un
sacerdote
egizio
pallido
,
con
una
lunga
barba
nerissima
quadrata
,
e
due
occhi
neri
rotondi
spalancati
.
Lo
strano
tipo
,
che
teneva
fra
le
mani
un
grosso
rosario
nero
,
guardò
ferocemente
Anania
,
e
il
giovine
se
ne
accorse
e
cominciò
a
sentire
una
misteriosa
inquietudine
.
Una
idea
terribile
gli
balenò
in
mente
.
Ricordò
l
'
aria
impacciata
del
carrozziere
che
gli
aveva
recato
la
notizia
della
grave
malattia
di
sua
madre
;
ripensò
che
pochi
giorni
prima
Olì
era
sofferente
,
ma
non
malata
,
e
capì
che
gli
si
voleva
nascondere
qualche
cosa
di
truce
.
Intanto
la
vedova
,
rimasta
accanto
alla
porta
,
diceva
al
paesano
:
«
Fidele
,
bada
al
cavallo
:
ecco
,
la
paglia
è
là
.
Muoviti
»
.
«
A
che
ora
è
morta
?
»
,
chiese
Anania
,
rivolgendosi
anch
'
egli
al
paesano
,
i
cui
occhi
neri
rotondi
come
due
buchi
lo
suggestionavano
stranamente
.
«
Alle
due
!
»
,
rispose
una
voce
di
basso
profondo
.
«
Alle
due
!
Ho
ricevuto
la
notizia
a
quell
'
ora
,
io
!
Ah
,
perché
non
avvertirmi
prima
?
»
«
Che
potevi
fare
?
»
,
osservò
la
vedova
,
che
badava
sempre
al
cavallo
.
«
Muoviti
,
Fidele
,
figlio
»
aggiunse
con
un
po
'
di
impazienza
.
«
Perché
non
avvertirmi
?
»
,
ripeté
Anania
con
voce
lamentosa
,
curvandosi
automaticamente
per
togliersi
lo
sprone
.
«
Ma
che
cosa
ha
avuto
?
Ma
il
medico
,
dunque
?
...
Dio
,
Dio
mio
...
io
non
sapevo
niente
!
Ora
vado
a
vederla
.
»
Si
avanzò
verso
la
scaletta
;
ma
zia
Grathia
,
sempre
col
lume
in
mano
,
lo
rincorse
e
lo
afferrò
per
un
braccio
.
«
Che
cosa
,
figlio
?
...
Ma
che
cosa
tu
vuoi
vedere
?
...
Un
cadavere
!
»
,
gridò
,
quasi
spaventata
.
Allora
egli
si
turbò
profondamente
.
«
Nonna
!
Nonna
mia
;
credete
che
io
abbia
paura
?
Andiamo
!
»
«
Bene
,
andiamo
...
Aspetta
!
»
,
disse
la
vecchia
,
e
lo
precedette
su
per
la
scaletta
di
legno
:
la
sua
ombra
deforme
tremolò
sul
muro
,
allungandosi
fino
al
tetto
.
Davanti
all
'
uscio
della
cameretta
ove
giaceva
la
morta
,
zia
Grathia
si
fermò
esitando
,
e
strinse
nuovamente
il
braccio
di
Anania
;
egli
si
accorse
che
la
vecchia
tremava
,
e
,
non
seppe
perché
,
anch
'
egli
sentì
un
brivido
.
«
Figlio
»
,
disse
zia
Grathia
a
bassa
voce
,
quasi
in
segreto
,
«
non
spaventarti
.
»
Egli
impallidì
;
il
pensiero
che
da
qualche
momento
lo
tormentava
,
deforme
e
mostruoso
come
le
ombre
tremolanti
sui
muri
,
prese
forma
e
gli
riempì
l
'
anima
di
terrore
.
«
Che
è
?
»
,
gridò
,
indovinando
intera
l
'
orrenda
verità
.
«
Sia
fatta
la
volontà
del
Signore
...
»
«
Si
è
uccisa
?
»
«Sì...»
«
Oh
,
Dio
!
Oh
,
che
orrore
!
»
Egli
gridò
due
volte
,
e
gli
parve
che
i
capelli
gli
si
rizzassero
sul
capo
,
e
sentì
la
sua
voce
risonare
nel
lugubre
silenzio
della
casetta
.
Ma
subito
si
dominò
,
e
spinse
l
'
uscio
.
Sul
lettuccio
,
dove
egli
aveva
dormito
,
vide
il
cadavere
di
Olì
,
delineato
dal
lenzuolo
che
lo
copriva
;
per
le
imposte
aperte
entrava
l
'
aria
fresca
della
sera
,
e
la
fiammella
di
un
cero
,
che
ardeva
accanto
al
letto
,
pareva
volesse
volar
via
,
fuggirsene
per
la
notte
fragrante
.
Anania
s
'
avvicinò
subito
al
letto
,
e
cautamente
,
quasi
temendo
di
svegliarlo
,
scoprì
il
cadavere
.
Una
benda
coperta
di
macchie
già
secche
di
sangue
nerastro
fasciava
il
collo
,
passava
sotto
il
mento
e
sulle
orecchie
e
si
annodava
tra
i
folti
capelli
neri
della
morta
;
in
questo
cerchio
tragico
il
viso
di
lei
si
disegnava
grigiastro
,
con
la
bocca
ancora
contorta
per
lo
spasimo
:
attraverso
le
grandi
palpebre
socchiuse
si
scorgeva
la
linea
vitrea
degli
occhi
.
Anania
capì
subito
che
Olì
s
'
era
recisa
la
carotide
.
Colpito
sinistramente
dalle
macchie
di
sangue
,
ricoprì
il
viso
della
morta
,
lasciando
solo
scoperti
i
capelli
che
si
aggrovigliavano
sull
'
alto
del
guanciale
:
i
suoi
occhi
s
'
erano
riempiti
di
terrore
,
la
sua
bocca
si
contorse
alquanto
,
quasi
imitando
la
contrazione
spasmodica
della
bocca
di
Olì
.
«
Dio
!
Dio
!
Che
orrore
,
che
orrore
!
»
,
egli
disse
,
intrecciando
disperatamente
le
dita
e
scuotendo
le
mani
.
«
Il
sangue
!
Ha
sparso
il
sangue
!
Ma
come
ha
fatto
,
dunque
,
come
ha
potuto
?
Ma
come
ha
fatto
?
Ma
si
è
dunque
tagliata
la
gola
?
Che
orrore
!
Che
errore
fu
il
mio
!
Dio
!
Dio
!
...
No
,
zia
Grathia
,
non
chiudete
...
io
soffoco
.
Sono
stato
io
a
dirle
di
uccidersi
...
Ah
!
ah
!
ah
!
»
Egli
singhiozzò
,
senza
lacrime
,
soffocato
da
un
impeto
di
rimorso
e
di
orrore
.
«
Ella
è
morta
disperata
»
,
disse
poi
,
«
ed
io
non
le
ho
detto
una
sola
parola
di
conforto
.
Dopo
tutto
ella
era
mia
madre
,
ed
ha
sofferto
nel
mettermi
al
mondo
.
Ed
io
...
l
'
ho
uccisa
...
ed
io
vivo
!
»
Mai
,
come
in
quel
momento
,
davanti
al
terribile
mistero
della
morte
,
egli
aveva
sentito
tutta
la
grandezza
ed
il
valore
della
vita
.
Vivere
!
Non
bastava
soltanto
vivere
,
muoversi
,
sentire
la
brezza
profumata
mormorare
nella
notte
serena
,
per
essere
felici
?
La
vita
!
La
cosa
più
bella
e
più
sublime
che
una
volontà
eterna
ed
infinita
abbia
potuto
creare
!
Ed
egli
viveva
;
ed
egli
doveva
la
vita
alla
misera
creatura
che
ora
gli
stava
davanti
immobile
e
priva
di
questo
sommo
bene
.
Perché
egli
non
aveva
mai
pensato
a
questo
?
Ah
,
egli
non
aveva
mai
capito
il
valore
della
vita
,
perché
non
aveva
mai
veduto
da
vicino
l
'
orrore
e
il
vuoto
della
morte
.
Ed
ecco
ella
,
ella
sola
s
'
era
riserbata
il
compito
di
rivelargli
col
dolore
della
sua
morte
,
la
gloria
suprema
di
vivere
:
ella
,
a
prezzo
della
sua
propria
vita
,
lo
faceva
nascere
una
seconda
volta
,
e
questa
nuova
vita
era
incommensurabilmente
più
grande
della
prima
.
Come
un
velo
gli
cadde
dagli
occhi
;
egli
vide
tutta
la
meschinità
delle
sue
passioni
,
dei
suoi
odi
e
dei
suoi
dolori
passati
.
Egli
aveva
sofferto
perché
sua
madre
aveva
peccato
,
perché
lo
aveva
abbandonato
ed
era
vissuta
nella
colpa
!
Sciocco
!
Che
importava
tutto
ciò
?
Che
importavano
queste
sfumature
nel
quadro
grandioso
della
vita
?
Non
bastava
che
Olì
lo
avesse
fatto
nascere
,
perché
ella
rappresentasse
per
lui
la
più
meritevole
delle
creature
,
la
madre
,
ed
egli
dovesse
amarla
ed
esserle
riconoscente
?
Egli
singhiozzò
ancora
:
ma
attraverso
la
sua
angoscia
sentiva
sempre
più
intensa
la
gioia
di
vivere
.
Sì
,
egli
soffriva
:
dunque
viveva
.
La
vedova
gli
si
avvicino
,
prese
fra
le
sue
le
mani
di
lui
,
strette
convulsivamente
,
lo
confortò
,
gli
fece
coraggio
,
poi
lo
supplicò
d
'
allontanarsi
.
«
Andiamo
giù
,
figlio
,
andiamo
.
No
,
non
tormentarti
:
ella
è
morta
perché
doveva
morire
.
Tu
hai
fatto
il
tuo
dovere
,
ed
essa
...
forse
anch
'
essa
fece
il
suo
,
sebbene
il
Signore
ci
abbia
dato
la
vita
per
penitenza
,
imponendoci
di
vivere
...
Andiamo
giù
.
»
«
Era
giovane
ancora
!
»
,
disse
Anania
,
calmandosi
alquanto
e
fissando
i
capelli
neri
della
morta
.
«
No
,
non
ho
paura
,
zia
Grathia
,
aspettate
,
restate
un
momento
.
Quanti
anni
aveva
?
Trentotto
?
Ditemi
»
,
chiese
poi
,
«
a
che
ora
è
morta
?
Come
ha
fatto
?
Raccontatemi
tutto
.
È
stato
qui
il
pretore
?
»
.
«
Andiamo
;
ti
dirò
tutto
,
vieni
»
,
ripeteva
zia
Grathia
,
dirigendosi
verso
l
'
uscio
.
Ma
egli
non
si
mosse
:
guardava
sempre
i
capelli
della
morta
,
meravigliandosi
che
fossero
così
neri
ed
abbondanti
,
ed
avrebbe
voluto
ricoprirli
col
lenzuolo
,
ma
provava
una
strana
paura
ad
avvicinarsi
nuovamente
al
cadavere
.
La
vedova
tornò
presso
il
letto
,
ricoprì
i
capelli
,
e
preso
Anania
per
la
mano
lo
trascinò
fuori
.
Egli
si
voltò
per
guardare
il
tavolinetto
appoggiato
al
muro
,
ai
piedi
del
letto
;
poi
,
quando
furono
usciti
,
si
mise
a
sedere
su
un
gradino
della
scala
.
La
vedova
depose
il
lume
per
terra
,
sedette
anch
'
essa
sulla
scaletta
,
e
cominciò
a
narrare
una
lunga
storia
,
della
quale
Anania
serbò
sempre
nella
memoria
questi
tristi
frammenti
:
«
Ella
diceva
sempre
,
sempre
:
"
Oh
,
me
ne
andrò
,
vedrete
,
me
ne
andrò
,
anche
se
egli
non
vuole
.
Gli
feci
abbastanza
del
male
,
zia
Grathia
mia
:
ora
bisogna
che
lo
liberi
di
me
,
in
modo
che
egli
non
senta
più
il
mio
nome
.
Lo
abbandonerò
una
seconda
volta
,
ora
che
non
vorrei
lasciarlo
più
...
lo
abbandonerò
nuovamente
per
espiare
la
colpa
del
primo
abbandono
...
"
»
.
«
Ella
fece
arrotare
il
coltello
a
serramanico
,
che
teneva
sempre
con
sé
...
»
«...Quando
ricevemmo
il
sacchettino
entro
il
fazzoletto
colorato
,
ella
diventò
livida
;
poi
squarciò
un
po
'
il
sacchettino
e
pianse
...
»
«...Sì,
ella
s
'
è
tagliata
la
gola
.
Sì
,
stamattina
alle
sei
,
mentre
io
ero
alla
fontana
.
Quando
rientrai
la
trovai
in
un
lago
di
sangue
:
era
ancora
viva
,
con
gli
occhi
spalancati
orribilmente
...
»
«...Tutta
la
giustizia
,
-
il
brigadiere
,
il
pretore
,
il
cancelliere
,
-
invase
la
casa
.
Ah
,
pareva
l
'
inferno
!
Il
popolo
s
'
affollò
nella
strada
,
le
donne
piangevano
come
bambine
.
Il
pretore
sequestrò
il
coltello
,
mi
guardò
con
occhi
terribili
,
mi
chiese
se
tu
avevi
minacciato
tua
madre
.
Poi
vidi
che
anch
'
egli
aveva
le
lagrime
agli
occhi
...
»
«
Ella
visse
fin
quasi
a
mezzogiorno
;
agonia
per
tutti
.
Figlio
,
tu
sai
se
nella
mia
vita
io
vidi
cose
terribili
;
ma
nessuna
come
questa
.
No
,
non
si
muore
di
dolore
e
di
pietà
,
poiché
io
oggi
non
sono
morta
.
Ah
,
perché
siamo
nati
?
»
ella
concluse
,
piangendo
.
Anania
provò
un
indicibile
turbamento
nel
veder
piangere
quella
donna
strana
,
che
il
dolore
pareva
avesse
da
lungo
tempo
pietrificato
;
ma
egli
,
egli
che
la
notte
prima
aveva
pianto
d
'
amore
fra
le
braccia
di
Margherita
,
egli
non
poté
piangere
di
rimorso
e
d
'
angoscia
:
solo
qualche
singhiozzo
convulso
gli
stringeva
ogni
tanto
la
gola
.
Si
alzò
e
pregò
la
vedova
di
lasciarlo
rientrare
un
momento
nella
camera
.
«
Voglio
vedere
una
cosa
...
»
disse
,
con
voce
tremula
da
bambino
.
La
vedova
riprese
il
lume
,
riaperse
l
'
uscio
,
lasciò
passare
Anania
,
e
attese
:
così
triste
e
nera
,
con
quell
'
antica
lucerna
di
ferro
in
mano
,
ella
pareva
la
figura
della
Morte
in
attesa
vigilante
.
Anania
si
avvicinò
in
punta
di
piedi
al
tavolinetto
,
sul
quale
aveva
notato
il
suo
sacchettino
,
squarciato
,
deposto
su
un
piatto
di
vetro
.
Prima
di
toccarlo
lo
guardò
quasi
con
diffidenza
,
poi
lo
prese
e
lo
vuotò
.
Ne
uscì
fuori
una
pietruzza
gialla
,
e
cenere
,
cenere
annerita
dal
tempo
.
Cenere
!
Anania
palpò
a
lungo
,
con
tutte
e
due
le
mani
,
quella
cenere
nera
che
forse
era
l
'
avanzo
di
qualche
ricordo
d
'
amore
di
sua
madre
;
quella
cenere
che
aveva
posato
lungamente
sul
suo
petto
,
sentendone
i
palpiti
più
profondi
.
E
in
quell
'
ora
memoranda
della
sua
vita
,
della
quale
capiva
di
non
sentire
ancora
tutta
la
solenne
significazione
,
quel
mucchiettino
di
cenere
gli
parve
un
simbolo
del
destino
.
Sì
,
tutto
era
cenere
:
la
vita
,
la
morte
,
l
'
uomo
;
il
destino
stesso
che
la
produceva
.
Eppure
,
in
quell
'
ora
suprema
,
vigilato
dalla
figura
della
vecchia
fatale
che
sembrava
la
Morte
in
attesa
,
e
davanti
alla
spoglia
della
più
misera
delle
creature
umane
,
che
dopo
aver
fatto
e
sofferto
il
male
in
tutte
le
sue
manifestazioni
era
morta
per
il
bene
altrui
,
egli
ricordò
che
fra
la
cenere
cova
spesso
la
scintilla
,
seme
della
fiamma
luminosa
e
purificatrice
,
e
sperò
,
e
amò
ancora
la
vita
.
FINE
Note
:
[
1
]
Olì
.
Rosalia
.
[
2
]
Segnare
i
cespugli
,
cioè
legarli
con
un
nastro
affinché
nessuno
li
tocchi
.
[
3
]
Accusorgios
.
Tesori
nascosti
.
[
4
]
bardana
,
da
gualdana
,
impresa
brigantesca
per
la
quale
si
radunavano
in
gran
numero
malfattori
armati
che
andavano
così
uniti
ad
assaltare
un
ovile
,
una
casa
,
a
rapire
un
armento
,
a
commettere
una
grassazione
.
[
5
]
Capo
di
Sopra
.
La
provincia
di
Sassari
.
[
6
]
Al
beato
.
Al
morto
.
[
7
]
Scandule
.
Scheggie
.
[
8
]
Cuculo
bello
agreste
,
Dimmi
che
ora
è
.
[
9
]
Cuculo
bello
del
mare
,
Dimmi
quanti
anni
ci
vogliono
ancora
perché
io
mi
sposi
?
[
10
]
Cuculo
bello
del
giglio
,
Quanti
anni
ci
vogliono
ancora
perché
io
abbia
un
figlio
?
[
11
]
Cuculo
bello
di
sorella
,
Quanti
anni
ci
vogliono
perché
io
muoia
?
[
12
]
La
rezetta
:
questi
sacchettini
-
amuleti
contengono
o
scongiuri
o
preghiere
scritte
su
un
foglietto
di
carta
,
o
erbe
e
fiori
raccolti
la
notte
di
San
Giovanni
,
o
pezzetti
di
carbone
,
cenere
,
frammenti
della
vera
croce
,
ecc
.
[
13
]
Tu
vuoi
tirar
fuori
di
tasca
le
tue
corna
per
mettertele
sul
capo
.
Espressione
locale
.
Fare
scandalo
a
proprio
danno
.
[
14
]
Non
prenderti
poi
la
porzione
più
grande
.
Espressione
locale
.
Offendersi
,
mentre
si
ha
torto
.
[
15
]
Sa
Gattu
.
Il
Gatto
.
[
16
]
Ogni
persona
viva
Porta
pidocchi
E
tu
che
lo
stai
dicendo
Ce
ne
hai
uno
che
cammina
Sul
colletto
.
[
17
]
Ascusorju
.
Nascondiglio
contenente
un
tesoro
.
[
18
]
Maria
Iscorronca
.
Nomignolo
spregiativo
che
equivale
a
strega
o
a
qualcosa
di
simile
.
[
19
]
...
dolce
di
scorze
d
'
arancio
,
mandorle
e
miele
...
È
l
'
aranciata
,
con
la
quale
forse
il
Sardo
primitivo
ha
voluto
imitare
o
riprodurre
il
favo
del
miele
,
del
quale
realmente
l
'
aranciata
prende
la
forma
,
il
colore
ed
anche
un
po
'
la
sostanza
.
[
20
]
Galanu
meu
.
Bello
mio
.
[
21
]
Sas
manos
siccas
.
Ti
si
rattrappiscano
le
mani
.
[
22
]
Anninia
.
Ninna
-
nanna
.
[
23
]
Jana
.
Fata
nana
delle
tradizioni
sarde
.
[
24
]
Patiu
.
Il
cortile
,
o
meglio
una
specie
di
terrapieno
che
circonda
quasi
tutti
i
nuraghes
.
[
25
]
A
servizio
del
re
.
Il
carcere
.
[
26
]
Usciu
,
usssciuu
!
.
Voce
per
allontanare
i
gatti
.
[
27
]
Nonna
.
Madrina
.
[
28
]
Malune
.
Recipiente
di
sughero
.
[
29
]
Come
mi
vedi
,
mi
scrivi
.
Espressione
locale
:
«
Non
ho
altro
che
quel
che
ho
indosso
»
.
Narrativa ,
ÿþA
Luisa
Venini
Campioni
A
Lei
carissima
Luisa
,
che
tante
persone
e
cose
del
piccolo
mondo
valsoldese
ebbe
familiari
;
a
Lei
,
devota
e
fedele
amica
di
due
care
anime
che
ci
aspettano
nell
'
eternità
,
offro
nel
nome
loro
e
nel
nome
di
un
altro
morto
a
Lei
diletto
il
libro
che
queste
sacre
memorie
e
non
queste
sole
,
segretamente
richiama
.
Antonio
Fogazzaro
PARTE
PRIMA
1
.
Risotto
e
tartufi
Soffiava
sul
lago
una
breva
fredda
,
infuriata
di
voler
cacciar
le
nubi
grigie
,
pesanti
sui
cocuzzoli
scuri
delle
montagne
.
Infatti
,
quando
i
Pasotti
,
scendendo
da
Albogasio
Superiore
,
arrivarono
a
Casarico
,
non
pioveva
ancora
.
Le
onde
stramazzavano
tuonando
sulla
riva
,
sconquassavan
le
barche
incatenate
,
mostravano
qua
e
là
,
sino
all
'
opposta
sponda
austera
del
Doi
,
un
lingueggiar
di
spume
bianche
.
Ma
giù
a
ponente
,
in
fondo
al
lago
,
si
vedeva
un
chiaro
,
un
principio
di
calma
,
una
stanchezza
della
breva
;
e
dietro
al
cupo
monte
di
Caprino
usciva
il
primo
fumo
di
pioggia
.
Pasotti
,
in
soprabito
nero
di
cerimonia
,
col
cappello
a
staio
in
testa
e
la
grossa
mazza
di
bambù
in
mano
,
camminava
nervoso
per
la
riva
,
guardava
di
qua
,
guardava
di
là
,
si
fermava
a
picchiar
forte
la
mazza
a
terra
,
chiamando
quell
'
asino
di
barcaiuolo
che
non
compariva
.
Il
piccolo
battello
nero
con
i
cuscini
rossi
,
la
tenda
bianca
e
rossa
,
il
sedile
posticcio
di
parata
piantato
a
traverso
,
i
remi
pronti
e
incrociati
a
poppa
,
si
dibatteva
,
percosso
dalle
onde
,
fra
due
barconi
carichi
di
carbone
che
oscillavano
appena
.
«
Pin
!
»
,
gridava
Pasotti
sempre
più
arrabbiato
.
«
Pin
!
»
Non
rispondeva
che
l
'
eguale
,
assiduo
tuonar
delle
onde
sulla
riva
,
il
cozzar
delle
barche
fra
loro
.
Non
c
'
era
,
si
sarebbe
detto
,
un
cane
vivo
in
tutto
Casarico
.
Solo
una
vecchia
voce
flebile
,
una
voce
velata
da
ventriloquo
,
gemeva
dalle
tenebre
del
portico
:
«
Andiamo
a
piedi
!
Andiamo
a
piedi
!
»
Finalmente
il
Pin
comparve
dalla
parte
di
San
Mamette
.
«
Oh
là
!
»
,
gli
fece
Pasotti
alzando
le
braccia
.
Quegli
si
mise
a
correre
.
«
Animale
!
»
,
urlò
Pasotti
.
«
T
'
han
posto
un
nome
di
cane
per
qualche
cosa
!
»
«
Andiamo
a
piedi
,
Pasotti
»
,
gemeva
la
voce
flebile
.
«
Andiamo
a
piedi
!
»
Pasotti
tempestò
ancora
col
barcaiuolo
che
staccava
in
fretta
la
catena
del
suo
battello
da
un
anello
infisso
nella
riva
.
Poi
si
voltò
con
una
faccia
imperiosa
verso
il
portico
e
accennò
a
qualcuno
,
piegando
il
mento
,
di
venire
.
«
Andiamo
a
piedi
,
Pasotti
!
»
,
gemette
ancora
la
voce
.
Egli
si
strinse
nelle
spalle
,
fece
con
la
mano
un
brusco
atto
di
comando
,
e
discese
verso
il
battello
.
Allora
comparve
ad
un
'
arcata
del
portico
una
vecchia
signora
,
stretta
la
magra
persona
in
uno
scialle
d
'
India
,
sotto
al
quale
usciva
la
gonna
di
seta
nera
,
chiusa
la
testa
in
un
cappellino
di
città
,
sperticatamente
alto
,
guernito
di
rosette
gialle
e
di
pizzi
neri
.
Due
ricci
neri
le
incorniciavano
il
viso
rugoso
dove
s
'
aprivano
due
grandi
occhi
dolci
,
annebbiati
,
una
gran
bocca
ombreggiata
di
leggeri
baffi
.
«
Oh
,
Pin
»
,
diss
'
ella
giungendo
i
guanti
canarini
e
fermandosi
sulla
riva
a
guardar
pietosamente
il
barcaiuolo
.
«
Dobbiamo
proprio
andare
con
un
lago
di
questa
sorte
?
»
Suo
marito
le
fece
un
altro
gesto
più
imperioso
,
un
'
altra
faccia
più
brusca
della
prima
.
La
povera
donna
sdrucciolò
giù
in
silenzio
al
battello
e
vi
fu
fatta
salire
,
tutta
tremante
.
«
Mi
raccomando
alla
Madonna
della
Caravina
,
caro
il
mio
Pin
»
,
diss
'
ella
.
«
Un
lago
così
brutto
!
»
Il
barcaiuolo
negò
del
capo
,
sorridendo
.
«
A
proposito
»
,
esclamò
Pasotti
«
hai
la
vela
?
»
«
Ce
l
'
ho
su
in
casa
»
,
rispose
Pin
.
«
Debbo
andare
a
prenderla
?
La
signora
qui
avrà
paura
,
forse
.
E
poi
,
ecco
là
che
vien
l
'
acqua
!
»
«
Va
'
!
»
,
fece
Pasotti
.
La
signora
,
sorda
come
un
battaglio
di
campana
,
non
udì
verbo
di
questo
colloquio
,
si
meravigliò
molto
di
veder
Pin
correr
via
e
chiese
a
suo
marito
dove
andasse
.
«
La
vela
!
»
,
le
gridò
Pasotti
sul
viso
.
Colei
stava
lì
tutta
china
,
a
bocca
spalancata
,
per
raccogliere
un
po
'
di
voce
,
ma
inutilmente
.
«
La
vela
!
»
,
ripeté
l
'
altro
,
più
forte
,
con
le
mani
accostate
al
viso
.
Ella
sospettò
d
'
aver
capito
,
trasalì
di
spavento
,
fece
in
aria
col
dito
un
geroglifico
interrogativo
.
Pasotti
rispose
tracciando
pure
in
aria
un
arco
immaginario
e
soffiandovi
dentro
;
poi
affermò
del
capo
,
in
silenzio
.
Sua
moglie
,
convulsa
,
si
alzò
per
uscire
.
«
Vado
fuori
!
»
,
diss
'
ella
angosciosamente
.
«
Vado
fuori
!
Vado
a
piedi
!
»
Suo
marito
l
'
afferrò
per
un
braccio
,
la
trasse
a
sedere
,
le
piantò
addosso
due
occhi
di
fuoco
.
Intanto
il
barcaiuolo
ritornò
con
la
vela
.
La
povera
signora
si
contorceva
,
sospirava
,
aveva
le
lagrime
agli
occhi
,
gittava
alla
riva
delle
occhiate
pietose
,
ma
taceva
.
L
'
albero
fu
rizzato
,
i
due
capi
inferiori
della
vela
furono
legati
,
e
la
barca
stava
per
prender
il
largo
,
quando
un
vocione
mugghiò
dal
portico
:
«
To
'
,
to
'
,
il
signor
Controllore
!
»
,
e
ne
sbucò
un
pretone
rubicondo
,
con
una
pancia
gloriosa
,
un
gran
cappello
di
paglia
nera
,
il
sigaro
in
bocca
e
l
'
ombrello
sotto
il
braccio
.
«
Oh
,
curatone
!
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Bravo
!
È
di
pranzo
?
Viene
a
Cressogno
con
noi
?
»
«
Se
mi
toglie
!
»
,
rispose
il
curato
di
Puria
,
scendendo
verso
il
battello
.
«
To
'
to
'
che
c
'
è
anche
la
signora
Barborin
!
»
Il
faccione
diventò
amabile
amabile
,
il
vocione
dolce
dolce
.
«
Ha
in
corpo
una
paura
d
'
inferno
,
povera
diavola
»
,
ghignò
Pasotti
,
mentre
il
curato
faceva
degli
inchinetti
e
dei
sorrisetti
alla
signora
,
cui
quel
minacciato
soprappiù
di
peso
metteva
un
nuovo
terrore
.
Ella
si
mise
a
gesticolare
in
silenzio
come
se
gli
altri
fossero
stati
sordi
peggio
di
lei
.
Additava
il
lago
,
la
vela
,
la
mole
del
curato
enorme
,
alzava
gli
occhi
al
cielo
,
si
metteva
le
mani
sul
cuore
,
se
ne
copriva
il
viso
.
«
Peso
mica
tanto
»
,
disse
il
curato
,
ridendo
.
«
Tâs
giò
,
ti
»
,
soggiunse
rivolto
a
Pin
,
che
aveva
sussurrato
irriverentemente
:
«
Ona
bella
tenca
»
.
«
Sapete
»
,
esclamò
Pasotti
,
«
cosa
faremo
perché
le
passi
la
paura
?
Pin
,
hai
un
tavolino
e
un
mazzo
di
tarocchi
?
»
«
Magari
un
po
'
unti
»
,
rispose
Pin
,
«
ma
li
ho
.
»
Ci
volle
del
buono
per
far
capire
alla
signora
Barbara
,
detta
comunemente
Barborin
,
di
che
si
trattasse
adesso
.
Non
lo
voleva
intendere
,
neanche
quando
suo
marito
le
cacciò
in
mano
,
per
forza
,
un
mazzo
di
carte
schifose
.
Ma
per
ora
non
era
possibile
,
giuocare
.
La
barca
avanzava
faticosamente
,
a
forza
di
remi
,
verso
la
foce
del
fiume
di
S
.
Mamette
,
dove
si
sarebbe
potuto
alzar
la
vela
,
e
i
cavalloni
sbattuti
indietro
dalle
rive
si
arruffavano
con
i
sopravvegnenti
,
facevano
ballare
il
battello
fra
un
bollimento
di
creste
spumose
.
La
signora
piangeva
.
Pasotti
imprecava
a
Pin
che
non
s
'
era
tenuto
bastantemente
al
largo
.
Allora
il
curatone
,
afferrati
due
remi
,
ben
piantata
la
gran
persona
in
mezzo
al
battello
,
si
mise
a
lavorar
di
schiena
,
tanto
che
in
quattro
colpi
si
uscì
dal
cattivo
passo
.
La
vela
fu
alzata
,
e
il
battello
scivolò
via
liscio
,
a
seconda
,
con
un
sommesso
gorgoglio
sotto
la
chiglia
,
con
ondular
lento
e
blando
.
Il
prete
sedette
allora
sorridente
accanto
alla
signora
Barborin
che
chiudeva
gli
occhi
e
mormorava
giaculatorie
.
Ma
Pasotti
batteva
impaziente
il
mazzo
dei
tarocchi
sul
tavolino
e
bisognò
giuocare
.
Intanto
la
pioggia
grigia
veniva
avanti
adagio
adagio
,
velando
le
montagne
,
soffocando
la
breva
.
La
signora
andava
ripigliando
fiato
a
misura
che
ne
perdeva
il
vento
,
giuocava
rassegnata
,
pigliandosi
in
pace
gli
spropositi
propri
e
le
sfuriate
di
suo
marito
.
Quando
la
pioggia
incominciò
a
mormorar
sulla
tenda
del
battello
e
sull
'
onda
morta
che
andava
tutt
'
ora
,
quasi
senz
'
aria
,
agli
scogli
del
Tentiòn
;
quando
il
barcaiuolo
pensò
bene
di
calar
la
vela
e
di
riprendere
i
remi
,
la
signora
Barborin
respirò
del
tutto
.
«
Caro
il
mio
Pin
!
»
,
diss
'
ella
teneramente
;
e
si
mise
a
giuocar
a
tarocchi
con
uno
zelo
,
con
un
brio
,
con
una
beatitudine
in
viso
,
che
non
si
turbavano
né
di
spropositi
né
di
strapazzate
.
Molti
giorni
di
breva
e
di
pioggia
,
di
sole
e
di
tempeste
sorsero
e
tramontarono
sul
lago
di
Lugano
,
sui
monti
della
Valsolda
,
dopo
quella
partita
a
tarocchi
giuocata
dalla
signora
Pasotti
,
da
suo
marito
,
controllore
delle
dogane
a
riposo
,
e
dal
curatone
di
Puria
,
nel
battello
che
costeggiava
lento
,
in
mezzo
ad
una
nebbiolina
di
pioggia
,
le
scogliere
di
S
.
Mamette
e
Cressogno
.
Quando
rivedo
nella
memoria
qualche
casupola
nera
che
ora
specchia
nel
lago
le
sue
gale
di
zotica
arricchita
,
qualche
gaia
palazzina
elegante
che
ora
decade
in
un
silenzioso
disordine
;
il
vecchio
gelso
di
Oria
,
il
vecchio
faggio
della
Madonnina
,
caduti
con
le
generazioni
che
li
veneravano
;
tante
figure
umane
piene
di
rancori
che
si
credevano
eterni
,
di
arguzie
che
parevano
inesauribili
,
fedeli
ad
abitudini
di
cui
si
sarebbe
detto
che
solo
un
cataclisma
universale
potesse
interromperle
,
figure
non
meno
familiari
di
quegli
alberi
alle
generazioni
passate
,
e
scomparse
con
essi
,
quel
tempo
mi
pare
lontano
da
noi
molto
più
del
vero
,
come
al
barcaiuolo
Pin
,
se
si
voltava
a
guardar
il
ponente
,
parevano
lontani
più
del
vero
,
dietro
la
pioggia
,
il
San
Salvatore
e
i
monti
di
Carona
.
Era
un
tempo
bigio
e
sonnolento
,
proprio
come
l
'
aspetto
del
cielo
e
del
lago
,
caduta
la
breva
che
aveva
fatto
tanta
paura
alla
signora
Pasotti
.
La
gran
breva
del
1848
,
dopo
aver
dato
poche
ore
di
sole
e
lottato
un
pezzo
con
le
nuvole
pesanti
,
spenta
da
tre
anni
,
lasciava
piovere
e
piovere
i
giorni
quieti
,
foschi
,
silenziosi
dove
cammina
questa
mia
umile
storia
.
I
re
e
le
regine
di
tarocchi
,
il
Mondo
,
il
Matto
e
il
Bagatto
erano
in
quel
tempo
e
in
quel
paese
personaggi
d
'
importanza
,
minute
potenze
tollerate
benevolmente
nel
seno
del
grande
tacito
impero
d
'
Austria
,
dove
le
loro
inimicizie
,
le
loro
alleanze
,
le
loro
guerre
erano
il
solo
argomento
politico
di
cui
si
potesse
liberamente
discutere
.
Anche
Pin
,
remando
,
ficcava
avidamente
sopra
le
carte
della
signora
Barborin
il
suo
adunco
naso
curioso
,
e
lo
ritraeva
a
malincuore
.
Una
volta
restò
dal
remare
per
tenervelo
su
e
vedere
come
la
povera
donna
se
la
sarebbe
cavata
da
un
passo
difficile
,
cosa
avrebbe
fatto
di
una
certa
carta
pericolosa
a
giuocare
e
pericolosa
a
tenere
.
Suo
marito
picchiava
impaziente
sul
tavolino
,
il
curatone
palpava
con
un
sorriso
beato
le
proprie
carte
,
e
lei
si
stringeva
le
sue
al
petto
,
ridendo
e
gemendo
,
sbirciando
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
de
'
suoi
compagni
.
«
Ha
il
Matto
in
mano
»
,
sussurrò
il
curato
.
«
Fa
sempre
così
,
lei
,
quando
ha
il
Matto
»
,
disse
Pasotti
e
gridò
picchiando
:
«
Giù
questo
Matto
!
»
.
«
Io
lo
butto
nel
lago
»
,
diss
'
ella
.
Gittò
un
'
occhiata
a
prora
e
trovò
lo
scampo
di
osservare
che
si
toccava
Cressogno
,
ch
'
era
tempo
di
smettere
.
Suo
marito
sbuffò
alquanto
,
ma
poi
si
rassegnò
a
infilare
i
guanti
.
«
Trota
,
oggi
,
curato
»
,
diss
'
egli
mentre
l
'
umile
sposa
glieli
abbottonava
.
«
Tartufi
bianchi
,
francolini
e
vin
di
Ghemme
.
»
«
Lo
sa
,
lo
sa
,
lo
sa
?
»
,
esclamò
il
curato
.
«
Lo
so
anch
'
io
.
Me
l
'
ha
detto
il
cuoco
,
ieri
,
a
Lugano
.
Che
miracoli
,
eh
,
la
signora
marchesa
!
»
«
Ma
,
miracoli
?
Pranzo
di
Sant
'
Orsola
,
intanto
;
e
poi
invito
di
signore
:
le
Carabelli
madre
e
figlia
;
quelle
Carabelli
di
Loveno
,
sa
?
»
«
Ah
sì
?
»
,
fece
il
curato
.
«
E
ci
sarebbe
qualche
progetto
...
?
Ecco
là
don
Franco
in
barca
.
Ehi
,
che
bandiera
,
il
giovinotto
!
Non
gliel
'
ho
mai
vista
.
»
Pasotti
alzò
la
tenda
del
battello
,
per
vedere
.
Poco
discosto
una
barca
dalla
bandiera
bianca
e
azzurra
si
cullava
in
un
comune
moto
di
saliscendi
,
in
una
comune
stanchezza
con
l
'
onda
.
A
poppa
,
sotto
la
bandiera
,
v
'
era
seduto
don
Franco
Maironi
,
l
'
abiatico
della
vecchia
marchesa
Orsola
che
dava
il
pranzo
.
Pasotti
lo
vide
alzarsi
,
dar
di
piglio
ai
remi
e
allontanarsi
remando
adagio
,
verso
l
'
alto
lago
,
verso
il
golfo
selvaggio
del
Dòi
;
la
bandiera
bianca
e
azzurra
si
spiegava
tutta
,
sventolava
sulla
scia
.
«
Dove
va
,
quell
'
originale
?
»
,
diss
'
egli
.
E
brontolò
fra
i
denti
,
con
una
forzata
raucedine
da
barabba
milanese
:
«
Antipatico
!
»
«
Dicono
ch
'
è
così
di
talento
!
»
,
osservò
il
prete
.
«
Testa
pessima
»
,
sentenziò
l
'
altro
.
«
Molta
boria
,
poco
sapere
,
nessuna
civiltà
.
»
«
È
mezzo
marcio
»
,
soggiunse
.
«
Se
fossi
io
quella
signorina
...
»
«
Quale
?
»
,
chiese
il
curato
.
«
La
Carabelli
.
»
«
Tenga
a
mente
,
signor
Controllore
.
Se
i
francolini
e
i
tartufi
bianchi
sono
per
la
popòla
Carabelli
,
son
buttati
via
.
»
«
Sa
qualche
cosa
,
Lei
?
»
,
disse
piano
Pasotti
con
una
vampa
di
curiosità
negli
occhi
.
Il
prete
non
rispose
perché
in
quel
punto
la
prora
strisciò
sulla
rena
,
toccò
all
'
approdo
.
Egli
uscì
il
primo
;
quindi
Pasotti
diede
a
sua
moglie
,
con
una
rapida
mimica
imperiosa
,
non
so
quali
istruzioni
,
e
uscì
anche
lui
.
La
povera
donna
venne
fuori
per
l
'
ultima
,
tutta
rinfagottata
nel
suo
scialle
d
'
India
,
tutta
curva
sotto
il
cappellone
nero
dalle
rosette
gialle
,
barcollando
,
mettendo
avanti
le
grosse
mani
dai
guanti
canarini
.
I
due
ricci
pendenti
a
lato
della
sua
mansueta
bruttezza
avevano
un
particolare
accento
di
rassegnazione
sotto
l
'
ombrello
del
marito
,
proprietario
,
ispettore
e
geloso
custode
di
tante
eleganze
.
I
tre
salirono
al
portico
col
quale
la
villetta
Maironi
cavalca
,
da
ponente
,
la
via
dell
'
approdo
alla
chiesa
parrocchiale
di
Cressogno
.
Il
curato
e
Pasotti
fiutavano
,
tra
un
sospiro
di
dolcezza
e
l
'
altro
,
certo
indistinto
odore
caldo
che
vaporava
dal
vestibolo
aperto
della
villa
.
«
Ehi
,
risotto
,
risotto
»
,
sussurrò
il
prete
con
un
lume
di
cupidigia
in
faccia
.
Pasotti
,
naso
fine
,
scosse
il
capo
aggrottando
le
ciglia
,
con
manifesto
disprezzo
di
quell
'
altro
naso
.
«
Risotto
no
»
,
diss
'
egli
.
«
Come
,
risotto
no
?
»
,
esclamò
il
prete
,
piccato
.
«
Risotto
sì
.
Risotto
ai
tartufi
;
non
sente
?
»
Si
fermarono
ambedue
a
mezzo
il
vestibolo
,
fiutando
l
'
aria
come
bracchi
,
rumorosamente
.
«
Lei
,
caro
il
mio
curato
,
mi
faccia
il
piacere
di
parlare
di
posciandra
»
,
disse
Pasotti
dopo
una
lunga
pausa
,
alludendo
a
certa
rozza
pietanza
paesana
di
cavoli
e
salsicce
.
«
Tartufi
si
,
risotto
no
.
»
«
Posciandra
,
posciandra
»
,
borbottò
l
'
altro
,
un
poco
offeso
.
«
Quanto
a
quello
...
»
La
povera
mansueta
signora
capì
che
litigavano
,
si
spaventò
e
si
mise
a
cacciar
puntate
al
soffitto
coll
'
indice
destro
,
per
significare
che
lassù
potevano
udire
.
Suo
marito
le
afferrò
la
mano
in
aria
,
le
accennò
di
fiutare
e
poi
le
soffiò
nella
bocca
spalancata
:
«
Risotto
!
»
Lei
esitava
,
non
avendo
udito
bene
.
Pasotti
si
strinse
nelle
spalle
.
«
Non
capisce
un
accidente
»
,
diss
'
egli
:
«
il
tempo
cambia
»
;
e
salì
la
scala
seguito
da
sua
moglie
.
Il
grosso
curato
volle
dare
un
'
altra
occhiata
alla
barca
di
don
Franco
.
«
Altro
che
Carabelli
!
»
,
pensò
;
e
fu
richiamato
subito
dalla
signora
Barborin
che
gli
raccomandò
di
metterlesi
vicino
a
tavola
.
Aveva
tanta
soggezione
,
povera
creatura
!
I
fumi
delle
casseruole
empivano
anche
la
scala
di
tepide
fragranze
.
«
Risotto
no
»
,
disse
piano
l
'
avanguardia
.
«
Risotto
sì
»
,
rispose
sullo
stesso
tono
la
retroguardia
.
E
così
continuarono
,
sempre
più
piano
,
«
risotto
sì
»
,
«
risotto
no
»
fino
a
che
Pasotti
spinse
l
'
uscio
della
sala
rossa
,
abituale
soggiorno
della
padrona
di
casa
.
Un
brutto
cagnolino
smilzo
trottò
abbaiando
incontro
alla
signora
Barborin
che
cercava
di
sorridere
mentre
Pasotti
metteva
la
sua
faccia
più
ossequiosa
e
il
curato
,
entrando
ultimo
con
un
faccione
dolce
dolce
,
mandava
in
cuor
suo
all
'
inferno
la
maledetta
bestia
.
«
Friend
!
Qua
!
Friend
!
»
,
disse
placidamente
la
vecchia
marchesa
.
«
Cara
signora
,
caro
Controllore
,
curato
.
»
La
grossa
voce
nasale
parlava
con
la
stessa
flemma
,
con
lo
stesso
tono
agli
ospiti
e
al
cane
.
S
'
era
alzata
per
la
signora
Barborin
ma
senza
fare
un
passo
dal
canapè
,
e
stava
lì
in
piedi
,
una
tozza
figura
dagli
occhi
spenti
e
tardi
sotto
la
fronte
marmorea
e
la
parrucca
nera
che
le
si
arrotondava
in
due
grossi
lumaconi
sulle
tempie
.
Il
viso
doveva
essere
stato
bello
un
tempo
e
serbava
,
nel
suo
pallore
giallastro
di
marmo
antico
,
certa
maestà
fredda
che
non
mutava
mai
,
come
lo
sguardo
come
la
voce
,
per
qualsiasi
moto
dell
'
animo
.
Il
curatone
le
fece
due
o
tre
inchini
a
scatto
,
stando
alla
larga
,
ma
Pasotti
le
baciò
la
mano
,
e
la
signora
Barborin
,
sentendosi
gelare
sotto
quello
sguardo
morto
,
non
sapeva
come
muoversi
né
che
dire
.
Un
'
altra
signora
si
era
alzata
dal
canapè
all
'
alzarsi
della
marchesa
e
stava
guardando
con
sussiego
la
Pasotti
,
quel
povero
mucchietto
di
roba
vecchia
rinfagottato
di
roba
nuova
.
«
La
signora
Pasotti
e
suo
marito
»
,
disse
la
marchesa
.
«
Donna
Eugenia
Carabelli
.
»
Donna
Eugenia
piegò
appena
il
capo
.
Sua
figlia
,
donna
Carolina
,
stava
in
piedi
presso
la
finestra
discorrendo
con
una
favorita
della
marchesa
,
nipote
del
suo
fattore
.
La
marchesa
non
stimò
necessario
d
'
incomodarla
per
presentarle
i
nuovi
venuti
e
,
fattili
sedere
,
riprese
una
pacata
conversazione
con
donna
Eugenia
sulle
loro
comuni
conoscenze
milanesi
,
mentre
Friend
faceva
,
fiutando
e
starnutendo
,
il
giro
dello
scialle
canforato
della
Pasotti
,
si
strofinava
sui
polpacci
del
curato
e
guardava
Pasotti
con
i
suoi
occhietti
umidi
e
afflitti
,
senza
toccarlo
,
come
se
intendesse
che
il
padrone
dello
scialle
indiano
,
malgrado
la
sua
faccia
amabile
,
gli
avrebbe
torto
il
collo
volentieri
.
La
marchesa
Orsola
teneva
in
moto
la
sua
solita
grossa
voce
sonnolenta
e
la
Carabelli
si
studiava
,
rispondendo
,
di
rendere
amabile
la
sua
grossa
voce
imperiosa
,
ma
non
sfuggì
agli
occhi
penetranti
e
al
maligno
ingegno
di
Pasotti
che
le
due
vecchie
dame
dissimulavano
,
la
Maironi
più
e
la
Carabelli
meno
,
un
comune
malcontento
.
Ciascuna
volta
che
l
'
uscio
si
apriva
,
gli
occhi
spenti
dell
'
uno
e
gli
occhi
foschi
dell
'
altra
si
volgevano
là
.
Una
volta
entrò
il
prefetto
del
Santuario
della
Caravina
col
piccolo
signor
Paolo
Sala
detto
«
el
Paolin
»
e
col
grosso
signor
Paolo
Pozzi
detto
«
el
Paolon
»
,
compagni
indivisibili
.
Un
'
altra
volta
entrò
il
marchese
Bianchi
,
di
Oria
,
antico
ufficiale
del
regno
d
'
Italia
,
con
la
sua
figliuola
,
una
nobile
figura
di
vecchio
cavalleresco
soldato
accanto
a
una
seducente
figura
di
fanciulla
briosa
.
Sì
la
prima
che
la
seconda
volta
un
'
ombra
di
corruccio
passò
sul
viso
della
Carabelli
.
Anche
la
figlia
di
costei
girava
pronta
gli
occhi
all
'
uscio
,
quando
si
apriva
,
ma
poi
chiacchierava
e
rideva
più
di
prima
.
«
E
don
Franco
,
marchesa
?
Come
sta
don
Franco
?
»
,
disse
il
maligno
Pasotti
,
con
voce
melliflua
,
porgendo
alla
marchesa
la
tabacchiera
aperta
.
«
Grazie
tante
»
,
rispose
la
marchesa
piegandosi
un
poco
e
ficcando
due
grosse
dita
nel
tabacco
:
«
Franco
?
a
dirle
la
verità
sono
un
poco
in
angustia
.
Stamattina
non
si
sentiva
bene
e
adesso
non
lo
vedo
.
Non
vorrei
...
»
«
Don
Franco
?
»
,
disse
il
marchese
.
«
È
in
barca
.
L
'
abbiamo
visto
un
momento
fa
che
remava
come
un
barcaiuolo
.
»
Donna
Eugenia
spiegò
il
ventaglio
.
«
Bravo
!
»
,
diss
'
ella
facendosi
vento
in
fretta
e
in
furia
.
«
È
un
bellissimo
divertimento
.
»
Chiuse
il
ventaglio
d
'
un
colpo
e
si
mise
a
mordicchiarlo
con
le
labbra
.
«
Avrà
avuto
bisogno
di
prender
aria
»
,
osservò
la
marchesa
nel
suo
naso
imperturbabile
.
«
Avrà
avuto
bisogno
di
prender
acqua
»
,
mormorò
il
prefetto
della
Caravina
con
gli
occhi
scintillanti
di
malizia
.
«
Piove
!
»
«
Don
Franco
viene
adesso
,
signora
marchesa
»
,
disse
la
nipote
del
fattore
dopo
aver
dato
un
'
occhiata
al
lago
.
«
Va
bene
»
,
rispose
il
naso
sonnacchioso
.
«
Spero
che
stia
meglio
,
altrimenti
non
dirà
due
parole
.
Un
ragazzo
sanissimo
ma
apprensivo
.
Senta
,
Controllore
;
e
il
signor
Giacomo
?
Perché
non
si
vede
?
»
«
El
sior
Zacomo
»
,
incominciò
Pasotti
canzonando
il
signor
Giacomo
Puttini
,
un
vecchio
celibatario
veneto
che
dimorava
da
trent
'
anni
in
Albogasio
Superiore
,
presso
la
villa
Pasotti
.
«
El
sior
Zacomo
...
»
«
Adagio
»
,
lo
interruppe
la
dama
.
«
Non
le
permetto
di
burlarsi
dei
veneti
,
e
poi
non
è
vero
che
nel
Veneto
si
dica
Zacomo
.
»
Ella
era
nata
a
Padova
,
e
benché
abitasse
a
Brescia
da
quasi
mezzo
secolo
,
il
suo
dire
lombardo
era
ancora
infetto
da
certe
croniche
patavinità
.
Mentre
Pasotti
protestava
,
con
cerimonioso
orrore
,
di
aver
solamente
inteso
imitar
la
voce
dell
'
ottimo
suo
vicino
ed
amico
,
l
'
uscio
si
aperse
una
terza
volta
.
Donna
Eugenia
,
sapendo
bene
chi
entrava
,
non
degnò
voltarsi
a
guardare
,
ma
gli
occhi
spenti
della
marchesa
si
posarono
con
tutta
flemma
su
don
Franco
.
Don
Franco
,
unico
erede
del
nome
Maironi
,
era
figlio
di
un
figlio
della
marchesa
,
morto
a
ventott
'
anni
.
Aveva
perduto
la
madre
nascendo
ed
era
sempre
vissuto
nella
potestà
della
nonna
Maironi
.
Alto
e
smilzo
,
portava
una
zazzera
di
capelli
fulvi
,
irti
,
che
l
'
aveva
fatto
soprannominare
el
scovin
d
'
i
nivol
,
lo
scopanuvoli
.
Aveva
occhi
parlanti
,
d
'
un
ceruleo
chiarissimo
,
una
scarna
faccia
simpatica
,
mobile
,
pronta
a
colorarsi
e
a
scolorarsi
.
Quella
faccia
accigliata
diceva
ora
molto
chiaramente
:
«
Son
qui
,
ma
mi
seccate
assai
»
.
«
Come
stai
,
Franco
?
»
,
gli
chiese
la
nonna
,
e
soggiunse
tosto
senz
'
aspettare
risposta
:
«
Guarda
che
donna
Carolina
desidera
udire
quel
pezzo
di
Kalkbrenner
.
»
«
Oh
no
,
sa
»
,
disse
la
signorina
volgendosi
al
giovine
con
aria
svogliata
.
«
L
'
ho
detto
,
sì
,
ma
poi
non
mi
piace
,
Kalkbrenner
.
Preferisco
chiacchierare
con
le
signorine
.
»
Franco
parve
soddisfatto
dell
'
accoglienza
ricevuta
e
andò
senza
aspettar
altro
a
discorrere
col
curatone
d
'
un
buon
quadro
antico
che
dovevano
vedere
insieme
nella
chiesa
di
Dasio
.
Donna
Eugenia
Carabelli
fremeva
.
Ell
'
era
venuta
con
la
figliuola
da
Loveno
dopo
un
'
arcana
azione
diplomatica
cui
avevano
preso
parte
altre
potenze
.
Se
questa
visita
si
dovesse
fare
o
no
,
se
il
decoro
della
famiglia
Carabelli
lo
permettesse
,
se
vi
fosse
quella
probabilità
di
successo
che
donna
Eugenia
richiedeva
,
erano
state
le
ultime
questioni
definite
dalla
diplomazia
;
perché
malgrado
la
vecchia
relazione
della
mamma
Carabelli
e
della
nonna
Maironi
i
giovani
non
s
'
erano
veduti
che
un
paio
di
volte
alla
sfuggita
ed
erano
i
loro
involucri
di
ricchezza
e
di
nobiltà
,
di
parentele
e
di
amicizie
,
che
si
attraevano
come
si
attraggono
una
goccia
d
'
acqua
marina
e
una
goccia
d
'
acqua
dolce
,
benché
le
creature
minuscole
che
vivono
nell
'
una
e
nell
'
altra
sieno
condannate
,
se
le
due
gocce
si
uniscono
,
a
morirne
.
La
marchesa
aveva
vinto
il
suo
punto
,
apparentemente
in
grazia
dell
'
età
,
sostanzialmente
in
grazia
dei
denari
,
era
stato
accettato
che
l
'
intervista
seguisse
a
Cressogno
,
perché
se
Franco
non
aveva
di
proprio
che
la
magra
dote
della
madre
,
diciotto
o
ventimila
lire
austriache
,
la
nonna
sedeva
,
con
quella
sua
flemmatica
dignità
,
su
qualche
milione
.
Ora
donna
Eugenia
,
vedendo
il
contegno
del
giovine
,
fremeva
contro
la
marchesa
,
contro
chi
aveva
esposto
lei
e
la
sua
ragazza
a
una
umiliazione
simile
.
Se
avesse
potuto
soffiar
via
d
'
un
colpo
la
vecchia
,
suo
nipote
,
la
casa
tetra
e
la
compagnia
uggiosa
,
lo
avrebbe
fatto
con
gioia
;
ma
conveniva
dissimulare
,
parer
indifferente
,
inghiottir
lo
smacco
e
il
pranzo
.
La
marchesa
serbava
la
sua
esterna
placidità
marmorea
benché
avesse
il
cuore
pieno
di
dispetto
e
di
maltalento
contro
suo
nipote
.
Egli
aveva
osato
chiederle
,
due
anni
prima
,
il
permesso
di
sposare
una
signorina
della
Valsolda
,
civile
,
ma
non
ricca
né
nobile
.
Il
reciso
rifiuto
della
nonna
aveva
reso
impossibile
il
matrimonio
e
persuasa
la
madre
della
ragazza
a
non
più
ricevere
in
casa
don
Franco
;
ma
la
marchesa
tenne
per
fermo
che
quella
gente
non
avesse
levato
l
'
occhio
da
'
suoi
milioni
.
Era
quindi
venuta
nel
proposito
di
dar
moglie
a
Franco
assai
presto
per
toglierlo
dal
pericolo
;
e
aveva
cercato
una
ragazza
ricca
ma
non
troppo
,
nobile
ma
non
troppo
,
intelligente
ma
non
troppo
.
Trovatane
una
di
questo
stampo
,
la
propose
a
Franco
che
si
sdegnò
fieramente
e
protestò
di
non
voler
prender
moglie
.
La
risposta
era
ben
sospetta
ed
ella
vigilò
allora
più
che
mai
sui
passi
del
nipote
e
di
quella
«
madama
Trappola
»
,
poiché
chiamava
graziosamente
così
la
signorina
Luisa
Rigey
.
La
famiglia
Rigey
,
composta
di
due
sole
signore
,
Luisa
e
sua
madre
,
abitava
in
Valsolda
,
a
Castello
:
non
era
difficile
sorvegliarla
.
Pure
la
marchesa
non
poté
venir
a
capo
di
nulla
.
Ma
Pasotti
le
riferì
una
sera
con
molta
ipocrisia
d
'
esitazioni
e
d
'
inorriditi
commenti
che
il
prefetto
della
Caravina
,
stando
a
crocchio
nella
farmacia
di
S
.
Mamette
con
lui
Pasotti
,
col
signor
Giacomo
Puttini
,
col
Paolin
e
col
Paolon
,
aveva
tenuto
questo
bel
discorso
:
«
Don
Franco
fa
il
morto
da
burla
fino
a
che
la
vecchia
lo
farà
sul
serio
»
.
Udita
questa
fine
arguzia
,
la
marchesa
rispose
nel
suo
pacifico
naso
«
grazie
tante
»
e
cambiò
discorso
.
Seppe
quindi
che
la
signora
Rigey
,
sempre
infermiccia
,
si
trovava
a
mal
partito
per
una
ipertrofia
di
cuore
e
le
parve
che
l
'
umore
di
Franco
se
ne
risentisse
.
Proprio
allora
le
fu
proposta
la
Carabelli
.
La
Carabelli
non
era
forse
interamente
di
suo
gusto
,
ma
di
fronte
all
'
altro
pericolo
non
c
'
era
da
esitare
.
Parlò
a
Franco
.
Stavolta
Franco
non
si
sdegnò
,
ascoltò
distratto
e
disse
che
ci
avrebbe
pensato
.
Fu
la
sola
ipocrisia
,
forse
,
della
sua
vita
.
La
marchesa
giuocò
audacemente
una
carta
grossa
,
fece
venire
la
Carabelli
.
Ora
lo
vedeva
bene
,
il
giuoco
era
perduto
.
Don
Franco
non
s
'
era
trovato
all
'
arrivo
delle
signore
e
aveva
poi
fatto
una
sola
apparizione
di
pochi
minuti
.
I
suoi
modi
,
durante
quei
pochi
minuti
,
erano
stati
cortesi
,
ma
la
sua
faccia
no
;
la
sua
faccia
aveva
parlato
,
secondo
il
solito
,
talmente
chiaro
,
che
la
marchesa
,
affibbiandogli
,
come
subito
fece
,
una
indisposizione
,
non
poté
ingannar
nessuno
.
Però
la
vecchia
dama
non
si
persuase
d
'
aver
giuocato
male
.
Già
dall
'
età
dei
primi
giudizi
in
poi
,
ella
si
era
messa
al
punto
di
non
riconoscersi
mai
un
solo
difetto
né
un
solo
torto
,
di
non
ferirsi
mai
,
volontariamente
,
nel
suo
nobile
e
prediletto
sé
.
Ora
le
piacque
si
supporre
che
dopo
il
suo
sermone
matrimoniale
al
nipote
,
gli
fosse
pervenuta
nel
mistero
una
parolina
di
miele
,
di
vischio
e
di
veleno
.
Se
il
suo
disinganno
aveva
qualche
lieve
conforto
era
nel
contegno
della
signorina
Carabelli
che
mal
celava
la
vivacità
del
proprio
risentimento
.
ciò
non
piaceva
alla
marchesa
.
Il
prefetto
della
Caravina
non
aveva
torto
se
non
forse
un
poco
nella
forma
quando
diceva
sottovoce
di
lei
:
«
L
'
è
on
'
Aüstria
p
...
»
.
Come
la
vecchia
Austria
di
quel
tempo
,
la
vecchia
marchesa
non
amava
nel
suo
impero
gli
spiriti
vivaci
.
La
sua
volontà
di
ferro
non
ne
tollerava
altre
vicino
a
sé
.
Le
era
già
di
troppo
un
indocile
Lombardo
-
Veneto
come
il
signor
Franco
,
e
la
ragazza
Carabelli
,
che
aveva
l
'
aria
di
sentire
e
volere
per
conto
proprio
,
sarebbe
probabilmente
riuscita
in
casa
Maironi
una
suddita
incomoda
,
una
torbida
Ungheria
.
Si
annunciò
il
pranzo
.
Nella
faccia
rasa
e
nell
'
abito
grigio
,
mal
tagliato
,
del
domestico
si
riflettevano
le
idee
aristocratiche
della
marchesa
,
temperate
di
abitudini
econome
.
«
E
questo
signor
Giacomo
,
Controllore
?
»
,
disse
ella
,
senza
muoversi
.
«
Temo
,
marchesa
»
,
rispose
Pasotti
.
«
L
'
ho
incontrato
stamattina
e
gli
ho
detto
:
"
Dunque
,
signor
Giacomo
,
ci
vediamo
a
pranzo
?
"
.
È
parso
che
gli
mettessi
una
biscia
in
corpo
.
Ha
cominciato
a
contorcersi
e
a
soffiare
:
"
Sì
,
credo
,
no
so
,
forse
,
no
digo
,
apff
,
ecco
,
propramente
,
Controllore
gentilissimo
,
no
so
,
insomma
,
e
apff
!
"
.
Non
ne
ho
cavato
altro
.
»
La
marchesa
chiamò
a
sé
il
domestico
e
gli
disse
qualche
cosa
sottovoce
.
Quegli
fece
un
inchino
e
si
ritirò
.
Il
curato
di
Puria
si
dondolava
in
su
e
in
giù
accarezzandosi
le
ginocchia
nel
desiderio
del
risotto
;
ma
la
marchesa
pareva
petrificata
sul
canapè
e
perciò
si
petrificò
anche
lui
.
Gli
altri
si
guardavano
,
muti
.
La
povera
signora
Barborin
,
avendo
visto
il
domestico
,
meravigliata
di
quella
immobilità
,
di
quelle
facce
sbalordite
,
inarcò
le
sopracciglia
,
interrogò
con
gli
occhi
ora
suo
marito
,
ora
il
Puria
,
ora
il
prefetto
,
sino
a
che
una
fulminea
occhiata
di
Pasotti
petrificò
lei
pure
.
"
Se
fosse
bruciato
il
pranzo
!
"
,
pensava
componendosi
un
viso
indifferente
.
"
Se
ci
mandassero
a
casa
!
Che
fortuna
!
"
.
Dopo
due
minuti
il
domestico
ritornò
e
fece
un
inchino
.
«
Andiamo
»
,
disse
la
marchesa
,
alzandosi
.
La
comitiva
trovò
in
sala
da
pranzo
un
personaggio
nuovo
,
un
vecchietto
piccolo
,
curvo
,
con
due
occhietti
buoni
e
un
lungo
naso
spiovente
sul
mento
.
«
Veramente
,
signora
marchesa
»
,
disse
costui
tutto
timido
e
umile
,
«
io
avrei
già
pranzato
.
»
«
Si
accomodi
,
signor
Viscontini
»
,
rispose
la
marchesa
che
sapeva
praticare
l
'
arte
insolente
della
sordità
come
tutti
coloro
che
assolutamente
vogliono
un
mondo
secondo
il
proprio
comodo
e
il
proprio
gusto
.
L
'
ometto
non
osò
replicare
,
ma
neanche
osava
sedere
.
«
Coraggio
,
signor
Viscontini
!
»
,
gli
disse
il
Paolin
che
gli
era
vicino
.
«
Cosa
fa
?
»
«
Fa
il
quattordici
di
coppe
»
,
mormorò
il
prefetto
.
Infatti
l
'
ottimo
signor
Viscontini
,
accordatore
di
pianoforti
,
venuto
la
mattina
da
Lugano
per
accordare
il
piano
dei
signori
Zelbi
di
Cima
e
quello
di
don
Franco
,
aveva
pranzato
al
tocco
a
casa
Zelbi
,
era
quindi
venuto
a
casa
Maironi
,
e
ora
gli
toccava
di
sostituire
il
signor
Giacomo
perché
altrimenti
i
commensali
sarebbero
stati
tredici
.
Un
liquido
bruno
fumava
nella
zuppiera
d
'
argento
.
«
Risotto
no
»
,
sussurrò
Pasotti
al
Puria
passandogli
dietro
.
Il
faccione
dolce
non
diede
segno
di
avere
udito
.
I
pranzi
di
casa
Maironi
erano
sempre
lugubri
e
questo
accennava
ad
esserlo
anche
più
del
solito
.
Per
compenso
era
pure
molto
più
fino
.
Pasotti
e
il
Puria
si
guardavano
spesso
,
mangiando
,
per
esprimere
ammirazione
e
quasi
per
congratularsi
a
vicenda
del
godimento
squisito
,
e
se
mai
qualche
occhiata
di
Pasotti
sfuggiva
al
Puria
,
la
signora
Barborin
,
vicina
di
quest
'
ultimo
,
lo
avvertiva
con
un
timido
tocco
del
gomito
.
Le
voci
che
più
si
udivano
erano
quelle
del
marchese
e
di
donna
Eugenia
.
Il
grande
naso
aristocratico
del
Bianchi
,
il
suo
fine
sorriso
di
galante
cavaliere
si
volgevano
spesso
alla
bellezza
,
languente
ma
non
ancora
spenta
,
della
dama
.
Milanesi
ambedue
del
miglior
sangue
,
si
sentivano
uniti
in
una
certa
superiorità
non
solamente
rispetto
ai
piccoli
borghesi
della
mensa
,
ma
rispetto
altresì
ai
padroni
di
casa
,
nobili
provinciali
.
Il
marchese
era
l
'
affabilità
stessa
e
avrebbe
conversato
amabilmente
anche
col
commensale
più
modesto
;
ma
donna
Eugenia
,
nell
'
amarezza
dell
'
animo
suo
,
nel
suo
disgusto
del
luogo
e
delle
persone
,
s
'
attaccò
a
lui
come
al
solo
degno
,
marcatamente
anche
per
far
dispetto
agli
altri
.
Ella
lo
imbarazzò
dicendogli
forte
che
non
capiva
com
'
egli
potesse
essersi
innamorato
dell
'
orrida
Valsolda
.
Il
marchese
,
che
vi
si
era
ritirato
da
molti
anni
a
vita
quieta
e
vi
aveva
veduto
nascere
la
sua
unica
figliuola
,
donna
Ester
,
rimase
sulle
prime
un
poco
sconcertato
da
quel
discorso
insolente
verso
parecchi
dei
convitati
,
ma
poi
fece
una
briosa
difesa
del
paese
.
La
marchesa
non
mostrò
turbarsi
;
il
Paolin
,
il
Paolon
e
il
prefetto
,
valsoldesi
,
tacevano
con
tanto
di
muso
.
Pasotti
recitò
solennemente
un
ampolloso
elogio
del
«
Niscioree
»
,
la
villa
Bianchi
,
presso
Oria
.
Il
Bianchi
,
leale
uomo
,
che
in
passato
non
aveva
avuto
troppo
a
lodarsi
del
Pasotti
,
non
parve
gradir
l
'
elogio
.
Egli
invitò
la
Carabelli
al
Niscioree
.
«
A
piedi
no
,
tu
,
Eugenia
»
,
disse
la
marchesa
,
sapendo
che
l
'
amica
sua
era
tribolata
dallo
spavento
d
'
ingrassare
.
«
Bisogna
vedere
com
'
è
stretta
la
strada
,
dalla
Ricevitoria
al
Niscioree
!
Tu
non
ci
passi
di
sicuro
.
»
Donna
Eugenia
protestò
con
sdegno
.
«
L
'
è
minga
el
Cors
de
Porta
Renza
»
,
disse
il
marchese
,
«
ma
l
'
è
poeu
nanca
,
disgraziatamente
,
le
chemin
du
Paradis
!
»
«
Quell
no
!
Propi
no
!
Ghe
l
'
assicuri
mi
!
»
,
esclamò
il
Viscontini
riscaldato
,
per
disgrazia
,
da
troppi
bicchieri
di
Ghemme
.
Tutti
gli
occhi
si
volsero
a
lui
e
il
Paolin
gli
disse
qualche
cosa
sottovoce
.
«
Se
son
matto
?
»
,
rispose
l
'
ometto
acceso
in
faccia
.
«
Nient
del
tütt
!
Le
dico
che
ona
bolgira
compagna
non
la
mi
è
mai
più
toccata
in
vita
mia
.
»
E
qui
raccontò
che
la
mattina
,
venendo
da
Lugano
e
avendo
preso
un
po
'
di
freddo
in
barca
,
era
disceso
al
Niscioree
per
proseguire
il
viaggio
a
piedi
;
che
tra
quei
due
muri
,
dove
non
si
potrebbe
voltare
un
asino
,
aveva
incontrato
le
guardie
di
finanza
,
le
quali
lo
avevano
insultato
perché
non
era
disceso
allo
sbarco
della
Ricevitoria
;
che
l
'
avevano
condotto
alla
maledetta
Ricevitoria
;
che
portava
in
mano
un
rotolo
di
musica
manoscritta
e
che
l
'
animale
del
Ricevitore
,
pigliando
le
crome
e
le
biscrome
per
corrispondenze
politiche
segrete
,
gliel
'
aveva
trattenuto
.
Silenzio
profondo
.
Dopo
qualche
momento
la
marchesa
sentenziò
che
il
signor
Viscontini
aveva
torto
marcio
.
Non
doveva
sbarcare
al
Niscioree
,
ciò
era
proibito
.
Quanto
al
signor
Ricevitore
egli
era
una
persona
rispettabilissima
.
Pasotti
confermò
,
con
una
faccia
severa
.
«
Ottimo
funzionario
»
,
diss
'
egli
.
«
Ottima
canaglia
»
,
mormorò
il
prefetto
fra
i
denti
.
Franco
,
che
sulle
prime
pareva
pensare
a
tutt
'
altro
,
si
scosse
e
lanciò
a
Pasotti
un
'
occhiata
sprezzante
.
«
Dopo
tutto
»
,
soggiunse
la
marchesa
,
«
trovo
che
col
pretesto
della
musica
manoscritta
si
potrebbe
benissimo
...
»
«
Certo
!
»
,
disse
il
Paolin
,
austriacante
per
paura
,
mentre
la
padrona
di
casa
lo
era
per
convinzione
.
Il
marchese
,
che
nel
1815
aveva
spezzata
la
spada
per
non
servire
gli
Austriaci
,
sorrise
e
disse
solo
:
«
Là
!
C
'
est
un
peu
fort
!
»
.
«
Ma
se
tutti
sanno
ch
'
è
una
bestia
,
quel
Ricevitore
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Scusi
,
don
Franco
...
»
,
fece
Pasotti
.
«
Ma
che
scusi
!
»
,
interruppe
l
'
altro
.
«
È
un
bestione
!
»
«
È
un
uomo
coscienzioso
»
,
disse
la
marchesa
,
«
un
impiegato
che
fa
il
proprio
dovere
.
»
«
Allora
le
bestie
saranno
i
suoi
padroni
!
»
,
ribatté
Franco
.
«
Caro
Franco
»
,
replicò
la
voce
flemmatica
,
«
questi
discorsi
in
casa
mia
non
si
fanno
.
Grazie
a
Dio
non
siamo
mica
in
Piemonte
,
qui
.
»
Pasotti
fece
una
sghignazzata
d
'
approvazione
.
Allora
Franco
,
preso
furiosamente
il
proprio
piatto
a
due
mani
lo
spezzò
d
'
un
colpo
sulla
tavola
.
«
Jesüsmaria
!
»
,
esclamò
il
Viscontini
,
e
il
Paolon
,
interrotto
nelle
sue
laboriose
operazioni
di
mangiatore
sdentato
:
«
Euh
!
»
.
«
Sì
,
sì
»
,
disse
Franco
alzandosi
con
la
faccia
stravolta
,
«
è
meglio
che
me
ne
vada
!
»
E
uscì
dal
salotto
.
Subito
donna
Eugenia
si
sentì
male
,
bisognò
accompagnarla
fuori
.
Tutte
le
signore
,
meno
la
Pasotti
,
le
andaron
dietro
da
una
parte
mentre
il
domestico
entrava
dall
'
altra
portando
un
pasticcio
di
risotto
.
Il
Puria
guardò
Pasotti
con
un
riso
trionfante
,
ma
Pasotti
finse
di
non
avvedersene
.
Tutti
erano
in
piedi
.
Il
Viscontini
,
reo
apparente
,
continuava
a
dire
:
«
Mi
capissi
nagott
,
mi
capissi
nagott
»
,
e
il
Paolin
,
seccatissimo
del
pranzo
guastato
,
gli
brontolò
:
«
Cossa
l
'
ha
mai
de
capì
Lü
?
»
.
Il
marchese
,
molto
scuro
,
taceva
.
Finalmente
il
Pasotti
,
reo
di
fatto
,
presa
un
'
aria
d
'
affettuosa
tristezza
,
disse
come
tra
sé
:
«
Peccato
!
Povero
don
Franco
!
Un
cuor
d
'
oro
,
una
buona
testa
,
e
un
temperamento
così
!
Proprio
peccato
!
»
.
«
Ma
!
»
,
fece
il
Paolin
.
E
il
Puria
,
tutto
contrito
:
«
Sono
gran
dispiaceri
!
»
.
Aspetta
e
aspetta
,
le
signore
non
ritornavano
.
Allora
qualcuno
cominciò
a
muoversi
.
Il
Paolin
e
il
Puria
si
accostarono
lentamente
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
alla
credenza
,
contemplarono
il
pasticcio
di
risotto
.
Il
Puria
chiamò
dolcemente
Pasotti
,
ma
Pasotti
non
si
mosse
.
«
Volevo
solo
dirle
»
,
fece
il
curatone
,
coprendo
il
suo
trionfo
in
modo
da
lasciarlo
e
non
lasciarlo
vedere
,
«
che
ci
sono
i
tartufi
bianchi
.
»
«
Direi
che
qui
non
mancano
neppure
i
tartufi
neri
»
,
osservò
il
marchese
pigiando
un
poco
sulle
due
ultime
parole
.
2
.
Sulla
soglia
d
'
un
'
altra
vita
«
Canaglia
!
»
,
fremeva
don
Franco
salendo
la
scala
che
conduceva
alla
sua
camera
.
«
Pezzo
d
'
asino
d
'
un
austriaco
!
»
.
Si
vendicava
su
Pasotti
di
non
poter
insultar
la
nonna
e
le
stesse
consonanti
della
parola
austriaco
gli
servivano
tanto
bene
per
stritolarsi
fra
i
denti
la
propria
collera
e
spremerne
,
gustarne
il
sapore
.
Quando
fu
in
camera
la
collera
gli
svampò
.
Si
gittò
in
una
poltrona
,
in
faccia
alla
finestra
spalancata
,
guardando
il
lago
triste
nel
pomeriggio
nebbioso
,
e
,
al
di
là
del
lago
,
i
monti
deserti
.
Mise
un
gran
respiro
.
Ah
come
stava
bene
lì
,
solo
,
ah
che
pace
,
ah
che
aria
diversa
da
quella
del
salotto
,
che
aria
cara
,
piena
de
'
suoi
pensieri
e
de
'
suoi
amori
!
Aveva
un
gran
bisogno
di
abbandonarsi
ad
essi
ed
essi
lo
ripresero
subito
,
gli
cacciaron
di
mente
le
Carabelli
,
il
Pasotti
,
la
nonna
,
il
bestione
del
Ricevitore
.
Essi
?
No
,
era
un
pensiero
solo
,
un
pensiero
fatto
di
amore
e
di
ragione
,
di
ansia
e
di
gioia
,
di
tanti
dolci
ricordi
e
insieme
di
trepida
aspettazione
,
perché
qualche
cosa
di
solenne
si
avvicinava
e
sarebbe
giunto
nelle
ombre
della
notte
.
Franco
guardò
l
'
orologio
.
Erano
le
quattro
meno
un
quarto
.
Ancora
sette
ore
.
Si
alzò
,
si
buttò
a
braccia
conserte
sul
davanzale
della
finestra
.
Ancora
sette
ore
e
comincerebbe
per
lui
un
'
altra
vita
.
Fuori
delle
pochissime
persone
che
dovevano
prender
parte
all
'
avvenimento
,
nemmanco
l
'
aria
sapeva
che
quella
sera
stessa
,
verso
le
undici
,
don
Franco
Maironi
avrebbe
sposato
la
signorina
Luisa
Rigey
.
La
signora
Teresa
Rigey
,
madre
di
Luisa
,
aveva
un
tempo
lealmente
pregato
Franco
di
piegare
al
volere
della
nonna
,
di
astenersi
dal
visitar
la
sua
casa
,
di
non
pensare
più
a
Luisa
,
la
quale
,
dal
canto
suo
,
era
stata
contenta
che
per
la
dignità
della
famiglia
,
per
il
decoro
di
sua
madre
,
si
troncassero
le
relazioni
ufficiali
,
ma
non
dubitava
della
fede
di
Franco
né
d
'
essergli
già
legata
per
sempre
.
Egli
studiava
ora
leggi
,
privatamente
,
all
'
insaputa
della
nonna
,
per
dedicarsi
a
una
professione
e
aver
modo
di
bastare
a
sé
.
Ma
la
signora
Teresa
contrasse
da
tante
agitazioni
una
malattia
di
cuore
che
nel
1851
,
in
fine
d
'
agosto
,
si
aggravò
subitamente
.
Franco
le
scrisse
chiedendole
almeno
il
permesso
di
vederla
poiché
non
poteva
compiere
«
il
suo
dovere
d
'
assisterla
»
.
La
signora
non
credette
di
consentire
e
il
giovine
se
ne
disperò
,
le
fece
intendere
che
considerava
Luisa
come
sua
fidanzata
davanti
a
Dio
e
che
sarebbe
morto
prima
di
abbandonarla
.
Allora
la
povera
donna
,
sentendosi
mancar
la
vita
ogni
giorno
,
accorandosi
di
veder
la
sua
cara
figliuola
in
uno
stato
così
incerto
e
considerando
la
ferma
volontà
del
giovine
,
concepì
il
desiderio
intenso
che
le
nozze
,
poiché
dovevan
seguire
,
seguissero
al
più
presto
.
Tutto
fu
combinato
frettolosamente
con
l
'
aiuto
del
curato
di
Castello
e
del
fratello
della
signora
Rigey
,
l
'
ingegnere
Ribera
di
Oria
,
addetto
all
'
Imperiale
R
.
Ufficio
delle
Pubbliche
Costruzioni
in
Como
.
Le
intelligenze
furono
queste
.
Le
nozze
si
farebbero
segretamente
;
Franco
resterebbe
presso
la
nonna
e
Luisa
presso
la
madre
,
sino
a
che
venisse
il
momento
opportuno
di
confessar
tutto
alla
marchesa
.
Franco
sperava
nell
'
appoggio
di
monsignor
Benaglia
,
vescovo
di
Lodi
,
vecchio
amico
della
famiglia
,
ma
occorreva
il
fatto
compiuto
.
Se
il
cuore
della
marchesa
si
indurisse
,
com
'
era
probabile
,
gli
sposi
e
la
signora
Teresa
prenderebbero
stanza
nella
casa
che
l
'
ingegnere
Ribera
possedeva
in
Oria
.
Il
Ribera
,
celibe
,
manteneva
ora
del
proprio
la
famiglia
di
sua
sorella
;
terrebbe
poi
anche
Franco
in
luogo
di
figliuolo
.
Fra
sette
ore
,
dunque
.
La
finestra
guardava
sulla
lista
di
giardino
che
fronteggiava
la
villa
verso
il
lago
,
e
sulla
riva
di
approdo
.
Nei
primi
tempi
del
suo
amore
Franco
stava
lì
a
spiar
il
venire
e
l
'
approdare
d
'
una
certa
barca
,
l
'
uscirne
d
'
una
personcina
snella
,
leggere
come
l
'
aria
,
che
mai
mai
non
guardava
su
alla
finestra
.
Ma
poi
un
giorno
egli
era
disceso
ad
incontrarla
ed
ella
aveva
aspettato
un
momento
ad
uscire
per
accettare
l
'
aiuto
,
ben
inutile
,
della
sua
mano
.
Lì
sotto
,
nel
giardino
,
egli
le
aveva
dato
per
la
prima
volta
un
fiore
,
un
profumato
fiore
di
mandevilia
suaveolens
.
Lì
sotto
si
era
un
'
altra
volta
ferito
con
un
temperino
,
abbastanza
seriamente
,
tagliando
per
lei
un
ramoscello
di
rosaio
,
ed
ella
gli
aveva
dato
col
suo
turbamento
un
delizioso
segno
del
suo
amore
.
Quante
gite
con
lei
e
altri
amici
,
prima
che
la
nonna
sapesse
,
alle
rive
solitarie
del
monte
Bisgnago
là
in
faccia
,
quante
colazioni
e
merende
a
quella
cantina
del
Doi
!
Con
quanta
dolcezza
viva
nel
cuore
di
sguardi
incontrati
Franco
tornava
a
casa
e
si
chiudeva
nella
sua
stanza
a
richiamarseli
,
a
esaltarsene
nella
memoria
!
Queste
prime
emozioni
dell
'
amore
gli
ritornavano
adesso
in
mente
,
non
ad
una
ad
una
ma
tutte
insieme
,
dalle
acque
e
dalle
rive
tristi
dove
gli
occhi
suoi
fisi
parevano
smarrirsi
piuttosto
nelle
ombre
del
passato
che
nelle
nebbie
del
presente
.
Vicino
alla
mèta
,
egli
pensava
i
primi
passi
della
lunga
via
,
le
vicende
inattese
,
l
'
aspetto
della
sospirata
unione
così
diverso
nel
vero
da
quel
ch
'
era
apparso
nei
sogni
,
al
tempo
della
mandevilia
e
delle
rose
,
delle
gite
sul
lago
e
sui
monti
.
Non
sospettava
certo
,
allora
,
di
dovervi
arrivare
così
,
di
nascosto
,
fra
tante
difficoltà
,
fra
tante
angustie
.
Pure
,
pensava
adesso
,
se
il
matrimonio
si
fosse
fatto
pubblicamente
,
pacificamente
,
col
solito
proemio
di
cerimonie
ufficiali
,
di
contratti
,
di
congratulazioni
,
di
visite
,
di
pranzi
,
tanto
tedio
sarebbe
riuscito
più
ripugnante
all
'
amore
che
questi
contrasti
.
Lo
scosse
la
voce
del
prefetto
che
lo
chiamava
dal
giardino
per
annunciargli
la
partenza
delle
Carabelli
.
Franco
pensò
che
se
scendeva
avrebbe
dovuto
fare
delle
scuse
e
preferì
non
lasciarsi
vedere
.
«
Doveva
romperglielo
sulla
faccia
il
piatto
!
»
,
gli
stridette
su
il
prefetto
tra
le
mani
accostate
alle
guance
.
«
Doveva
romperglielo
sulla
faccia
!
»
Poi
se
n
'
andò
e
Franco
vide
il
barcaiuolo
delle
Carabelli
scendere
ad
apparecchiar
la
barca
.
Lasciò
allora
la
finestra
e
seguendo
i
pensieri
di
prima
,
aperse
il
cassettone
,
stette
lì
a
contemplare
,
come
distratto
,
uno
sparato
di
camicia
ricamata
,
dove
lucevano
già
certi
bottoncini
di
brillanti
che
suo
padre
aveva
portati
alle
nozze
proprie
.
Gli
dispiaceva
andar
all
'
altare
senza
un
segno
di
festa
,
ma
questo
segno
,
si
capisce
bene
,
non
doveva
essere
facilmente
visibile
.
Nel
cassettone
profumato
d
'
ireos
tutto
era
disposto
con
la
particolare
eleganza
dell
'
ordine
fatto
da
uno
spirito
intelligente
,
e
nessuno
vi
metteva
le
mani
tranne
lui
.
Invece
le
sedie
,
lo
scrittoio
,
il
piano
erano
tanto
disordinatamente
ingombri
che
pareva
esser
passato
per
le
due
finestre
della
camera
un
uragano
di
libri
e
di
carte
.
Certi
volumi
di
giurisprudenza
dormivano
sotto
un
dito
di
polvere
,
e
non
una
foglia
della
piccola
gardenia
in
vaso
,
sul
davanzale
della
finestra
di
levante
,
ne
aveva
un
atomo
solo
.
Questi
eran
già
sufficienti
indizi
,
là
dentro
,
del
bizzarro
governo
d
'
un
poeta
.
Un
'
occhiata
ai
libri
e
alle
carte
ne
avrebbe
fornite
le
prove
.
Franco
aveva
la
passione
della
poesia
ed
era
poeta
vero
nelle
squisite
delicatezze
del
cuore
;
come
scrittore
di
versi
non
poteva
dirsi
che
un
buon
dilettante
senza
originalità
.
I
suoi
modelli
prediletti
erano
il
Foscolo
e
il
Giusti
;
li
adorava
veramente
e
li
saccheggiava
entrambi
,
perché
l
'
ingegno
suo
,
entusiasta
e
satirico
a
un
tempo
,
non
era
capace
di
crearsi
una
forma
propria
,
aveva
bisogno
d
'
imitare
.
Conviene
anche
dire
,
per
giustizia
,
che
a
quel
tempo
i
giovani
possedevano
comunemente
una
cultura
classica
fattasi
rara
di
poi
;
e
che
dagli
stessi
classici
venivano
educati
a
onorare
l
'
imitazione
come
una
pratica
virtuosa
e
lodevole
.
Frugando
fra
le
sue
carte
per
cercarvi
non
so
cosa
,
gli
vennero
alle
mani
i
seguenti
versi
dedicati
a
un
tale
di
sua
conoscenza
e
nostra
conoscenza
,
che
rilesse
con
piacere
e
ch
'
io
riferisco
per
saggio
del
suo
stile
satirico
:
Falso
occhio
mobile
,
Mento
pelato
,
Lingua
di
vipera
,
Cor
di
castrato
,
Brache
policrome
,
Bisunto
saio
,
Maiuscolissimo
Cappello
a
staio
.
Ecco
l
'
immagine
Del
vil
Tartufo
Che
l
'
uman
genere
E
il
cielo
ha
stufo
.
Il
Giusti
e
la
passione
d
'
imitarlo
erano
quasi
soli
in
colpa
di
tanta
bile
,
perché
davvero
Franco
non
ne
aveva
nel
fegato
una
così
gran
dose
.
Aveva
collere
pronte
,
impetuose
,
fugaci
;
non
sapeva
odiare
e
nemmanco
risentirsi
a
lungo
contro
alcuno
.
Un
saggio
dell
'
altra
sua
maniera
poetica
stava
sul
leggìo
del
piano
,
in
un
foglietto
tutto
sgorbi
e
cancellature
:
A
Luisa
Ove
l
'
aëreo
tuo
pensile
nido
Una
balza
ventosa
incoronando
Ride
alla
luna
ed
ai
cadenti
clivi
Ch
'
educan
uve
a
la
tua
mensa
e
rose
Al
capo
tuo
,
purpurëi
ciclami
A
me
,
sogni
e
fragranze
,
o
mia
Luisa
,
Da
l
'
orror
di
quest
'
ombre
ti
figura
L
'
amoroso
mio
cor
.
Tacita
siedi
E
da
l
'
alto
balcon
già
non
rimiri
Le
bianche
plaghe
d
'
occidente
,
i
chiari
Monti
ed
il
lago
vitrëo
,
sereno
,
Riscintillante
a
l
'
astro
;
ma
quest
'
una
Tenebra
esplori
,
l
'
aura
interrogando
Vocal
che
va
tra
i
mobili
oleandri
De
la
terrazza
e
freme
il
nome
mio
.
Forse
piaceva
a
Franco
d
'
improvvisar
sul
piano
con
questi
suoi
versi
davanti
agli
occhi
.
Appassionato
per
la
musica
più
ancora
che
per
la
poesia
,
se
l
'
era
comperato
lui
,
quel
piano
,
per
centocinquanta
svanziche
,
dall
'
organista
di
Loggio
,
perché
il
mediocre
piano
viennese
della
nonna
,
intabarrato
e
rispettato
come
un
gottoso
di
famiglia
,
non
gli
poteva
servire
.
Lo
strumento
dell
'
organista
,
corso
e
pesto
da
due
generazioni
di
zampe
incallite
sulla
marra
,
non
mandava
più
che
una
comica
vocina
nasale
sopra
un
tintinnio
sottile
come
d
'
infiniti
bicchierini
minuti
e
fitti
.
Ciò
era
quasi
indifferente
,
per
Franco
;
egli
aveva
appena
posato
le
mani
sullo
strumento
che
la
sua
immaginazione
si
accendeva
,
l
'
estro
del
compositore
passava
in
lui
e
nel
calore
della
passione
creatrice
gli
bastava
un
fil
di
suono
per
veder
l
'
idea
musicale
e
inebbriarsene
.
Un
Erard
gli
avrebbe
dato
soggezione
,
gli
avrebbe
lasciato
minor
campo
alla
fantasia
,
gli
sarebbe
stato
men
caro
,
insomma
,
della
sua
spinetta
.
Franco
aveva
troppe
diverse
attitudini
e
inclinazioni
,
troppa
foga
,
troppo
poca
vanità
e
forse
anche
troppo
poca
energia
di
volere
per
sobbarcarsi
a
quel
noioso
metodico
lavoro
manuale
che
si
richiede
a
diventar
pianisti
.
Però
il
Viscontini
era
entusiasta
del
suo
modo
di
suonare
;
Luisa
,
la
sua
fidanzata
,
non
divideva
interamente
il
gusto
classico
di
lui
ma
ne
ammirava
,
senza
fanatismi
,
il
tocco
;
quando
,
pregato
,
egli
faceva
mugghiare
e
gemere
classicamente
l
'
organo
di
Cressogno
,
il
buon
popolo
,
intontito
dalla
musica
e
dall
'
onore
,
lo
guardava
come
avrebbe
guardato
un
predicatore
incomprensibile
,
con
la
bocca
aperta
e
gli
occhi
riverenti
.
Malgrado
tutto
questo
,
Franco
non
avrebbe
potuto
cimentarsi
,
nei
salotti
cittadini
,
con
tanti
piccoli
dilettanti
incapaci
d
'
intendere
e
di
amare
la
musica
.
Tutti
o
quasi
tutti
lo
avrebbero
vinto
di
agilità
e
di
precisione
,
avrebbero
ottenuto
maggiori
applausi
,
quand
'
anche
non
fosse
riescito
ad
alcuno
di
far
cantare
il
piano
,
come
lo
faceva
cantar
lui
,
sopra
tutto
negli
adagi
di
Bellini
e
di
Beethoven
,
suonando
con
l
'
anima
nella
gola
,
negli
occhi
,
nei
muscoli
del
viso
,
nei
nervi
delle
mani
che
facevan
tutt
'
uno
con
le
corde
del
piano
.
Un
'
altra
passione
di
Franco
erano
i
quadri
antichi
.
Le
pareti
della
sua
camera
ne
avevano
parecchi
,
la
più
parte
croste
.
Scarso
di
esperienza
perché
non
aveva
viaggiato
,
pronto
a
pigliar
fuoco
nella
fantasia
,
costretto
ad
accordar
i
desideri
molti
con
i
quattrini
pochi
,
credeva
facilmente
le
asserite
fortune
di
altri
cercatori
tapini
,
n
'
era
spesso
infocato
,
accecato
e
precipitato
su
certi
cenci
sporchi
,
che
,
se
costavano
poco
,
valevano
meno
.
Non
possedeva
di
passabile
che
una
testa
d
'
uomo
della
maniera
del
Morone
e
una
Madonna
col
Bambino
della
maniera
del
Dolci
.
Egli
battezzava
,
del
resto
,
i
due
quadretti
per
Morone
e
Dolci
,
senz
'
altro
.
Com
'
ebbe
rilette
e
rigustate
le
strofe
ispirategli
dal
Tartufo
Pasotti
,
tornò
a
frugare
nel
caos
dello
scrittoio
e
ne
cavò
un
foglietto
di
carta
Bath
per
scrivere
a
monsignor
Benaglia
,
la
sola
persona
che
gli
potesse
giovare
in
avvenire
presso
la
nonna
.
Gli
parve
doverlo
mettere
a
parte
dell
'
atto
che
stava
per
compiere
,
delle
ragioni
che
avevano
consigliato
la
sua
fidanzata
e
lui
di
addivenirvi
in
questo
modo
penoso
,
della
speranza
che
avevano
d
'
essere
aiutati
da
lui
quando
venisse
il
momento
d
'
aprir
tutto
alla
nonna
.
Stava
ancora
pensando
con
la
penna
in
mano
,
davanti
alla
carta
bianca
,
quando
la
barca
delle
Carabelli
passò
sotto
la
sua
finestra
.
Poco
dopo
udì
partire
la
gondola
del
marchese
e
la
barca
del
Pin
.
Suppose
che
la
nonna
,
rimasta
sola
,
lo
facesse
chiamare
,
ma
non
ne
fu
nulla
.
Passato
un
po
'
di
tempo
in
quest
'
aspettazione
,
si
rimise
a
pensare
alla
sua
lettera
e
ci
pensò
tanto
,
rifece
l
'
esordio
tante
volte
e
procedette
anche
poi
tanto
adagio
,
con
tanti
pentimenti
,
che
la
lettera
non
era
ancora
finita
quando
gli
convenne
accendere
il
lume
.
La
chiusa
gli
riuscì
più
facile
.
Egli
vi
raccomandava
la
sua
Luisa
e
sé
alle
preghiere
del
vecchio
vescovo
e
vi
esprimeva
una
fiducia
in
Dio
così
candida
e
piena
che
avrebbe
toccato
il
cuore
più
incredulo
.
Focoso
e
impetuoso
com
'
era
,
Franco
aveva
tuttavia
la
semplice
tranquilla
fede
d
'
un
bambino
.
Punto
orgoglioso
,
alieno
dalle
meditazioni
filosofiche
,
ignorava
la
sete
di
libertà
intellettuale
che
tormenta
i
giovani
quando
la
loro
ragione
ed
i
loro
sensi
cominciano
a
trovarsi
a
disagio
nel
duro
freno
di
una
credenza
positiva
.
Non
aveva
dubitato
un
istante
della
sua
religione
,
ne
eseguiva
scrupolosamente
le
pratiche
senza
domandarsi
mai
se
fosse
ragionevole
di
credere
e
di
operare
così
.
Non
teneva
però
affatto
del
mistico
né
dell
'
asceta
.
Spirito
caldo
e
poetico
,
ma
nello
stesso
tempo
chiaro
ed
esatto
,
appassionato
per
la
natura
e
per
l
'
arte
,
preso
da
tutti
gli
aspetti
piacevoli
della
vita
,
rifuggiva
naturalmente
dal
misticismo
.
Non
s
'
era
conquistata
la
fede
e
non
aveva
mai
vôlti
lungamente
a
lei
tutti
i
suoi
pensieri
,
non
aveva
potuto
esserne
penetrato
in
tutti
i
suoi
sentimenti
.
La
religione
era
per
lui
come
la
scienza
per
uno
scolaro
diligente
che
ha
la
scuola
in
cima
de
'
suoi
pensieri
e
vi
è
assiduo
,
non
trova
pace
se
non
ha
fatto
i
suoi
compiti
,
se
non
si
è
preparato
alle
ripetizioni
,
ma
poi
quando
ha
compiuto
il
proprio
dovere
,
non
pensa
più
al
professore
né
ai
libri
,
non
sente
il
bisogno
di
regolarsi
ancora
secondo
fini
scientifici
o
programmi
scolastici
.
Perciò
egli
pareva
spesso
non
seguire
altro
nella
vita
che
il
suo
generoso
cuore
ardente
,
le
sue
inclinazioni
appassionate
,
le
impressioni
vivaci
,
gli
impeti
della
sua
natura
leale
,
ferita
da
ogni
viltà
,
da
ogni
menzogna
,
intollerante
d
'
ogni
contraddizione
e
incapace
di
infingersi
.
Aveva
appena
suggellata
la
lettera
quando
si
bussò
all
'
uscio
.
La
signora
marchesa
faceva
dire
a
don
Franco
di
scendere
per
il
rosario
.
In
casa
Maironi
si
recitava
il
rosario
tutte
le
sere
fra
le
sette
e
le
otto
,
e
i
servi
avevan
l
'
obbligo
di
assistervi
.
Lo
intuonava
la
marchesa
,
troneggiando
sul
canapè
,
girando
gli
occhi
sonnolenti
sulle
schiene
e
sulle
gambe
dei
fedeli
prosternati
per
diritto
e
per
traverso
,
quale
nella
luce
più
opportuna
ad
un
devoto
atteggiamento
e
quale
nell
'
ombra
più
propizia
ad
un
sonnellino
proibito
.
Franco
entrò
in
sala
mentre
la
voce
nasale
diceva
le
soavi
parole
«
Ave
Maria
,
gratia
plena
»
con
quella
flemma
,
con
quella
untuosità
,
che
sempre
gli
mettevano
in
corpo
una
tentazione
indiavolata
di
farsi
turco
.
Il
giovane
andò
a
cacciarsi
in
un
angolo
scuro
e
non
aperse
mai
bocca
.
Gli
era
impossibile
di
rispondere
con
divozione
a
quella
voce
irritante
.
Non
fece
che
immaginare
un
probabile
interrogatorio
imminente
,
e
masticare
risposte
sdegnose
.
Finito
il
rosario
,
la
marchesa
aspettò
un
momento
in
silenzio
e
poi
disse
le
sacramentali
parole
:
«
Carlotta
,
Friend
!
»
Carlotta
,
la
vecchia
cameriera
,
aveva
l
'
incarico
di
pigliare
,
finito
il
rosario
,
Friend
in
braccio
e
di
portarlo
a
dormire
.
«
È
qui
,
signora
marchesa
»
,
disse
Carlotta
.
Ma
Friend
,
se
era
lì
,
si
trovò
altrove
quando
colei
,
chinatasi
,
allungò
le
mani
.
Era
di
buon
umore
,
quella
sera
,
il
vecchio
Friend
,
e
gli
piacque
di
giuocare
a
non
lasciarsi
prendere
,
provocando
Carlotta
,
sgusciandole
sempre
di
mano
,
scappando
sotto
il
piano
o
sotto
il
tavolino
a
guardar
con
un
ironico
scodinzolamento
la
povera
donna
che
gli
diceva
«
ven
,
cara
,
ven
,
cara
»
,
con
la
bocca
e
«
brütt
moster
»
con
il
cuore
.
«
Friend
!
»
,
fece
la
marchesa
.
«
Andiamo
!
Friend
!
Da
bravo
!
»
Franco
bolliva
.
Venutogli
tra
le
gambe
l
'
antipatico
mostricino
infetto
dell
'
egoismo
e
della
superbia
della
sua
padrona
,
lo
scosse
da
sé
,
lo
fece
ruzzolare
tra
le
unghie
di
Carlotta
che
gli
diede
per
proprio
conto
una
rabbiosa
stretta
e
se
lo
portò
via
rispondendo
perfidamente
ai
suoi
guaiti
:
«
Cossa
t
'
han
faa
,
poer
Friend
,
cossa
t
'
han
faa
,
di
'
sü
!
»
La
marchesa
non
disse
parola
né
il
suo
viso
marmoreo
tradì
il
suo
cuore
.
Diede
al
cameriere
l
'
ordine
di
dire
al
prefetto
della
Caravina
,
se
venisse
,
e
anche
a
qualsiasi
altro
,
che
la
padrona
era
andata
a
letto
.
Franco
si
mosse
per
uscire
anche
lui
dietro
ai
servi
,
ma
si
trattenne
subito
onde
non
aver
l
'
aria
di
fuggire
.
Prese
sulla
caminiera
un
numero
della
I
.
R
.
Gazzetta
di
Milano
,
sedette
presso
sua
nonna
e
si
mise
a
leggere
,
aspettando
.
«
Mi
congratulo
tanto
»
,
cominciò
subito
la
voce
sonnacchiosa
,
«
della
bella
educazione
e
dei
bei
sentimenti
che
ci
avete
fatto
vedere
oggi
.
»
«
Accetto
»
,
rispose
Franco
senza
levar
gli
occhi
dal
giornale
.
«
Bene
,
caro
»
,
replicò
la
nonna
imperturbata
.
E
soggiunse
:
«
Ho
piacere
che
quella
signorina
vi
abbia
conosciuto
;
così
,
se
mai
sapeva
di
qualche
progetto
,
sarà
ben
contenta
che
non
se
ne
parli
più
»
.
«
Contenti
tutt
'
e
due
»
,
disse
Franco
.
«
Voi
non
sapete
niente
affatto
se
sarete
contento
.
Specialmente
se
avete
ancora
le
idee
d
'
una
volta
.
»
Udito
questo
,
Franco
posò
il
giornale
e
guardò
la
nonna
in
faccia
.
«
Cosa
succederebbe
»
,
diss
'
egli
,
«
se
avessi
ancora
le
idee
d
'
una
volta
?
»
Non
parlò
stavolta
in
tono
di
sfida
,
ma
con
serietà
tranquilla
.
«
Ecco
,
bravo
»
,
rispose
la
marchesa
.
«
Spieghiamoci
chiaro
.
Spero
e
credo
bene
che
un
certo
caso
non
succederà
mai
,
ma
,
se
succedesse
,
non
state
a
credere
che
alla
mia
morte
ci
sarà
qualche
cosa
per
voi
,
perché
io
ho
già
pensato
in
modo
che
non
ci
sarà
niente
.
»
«
Figùrati
!
»
,
fece
il
giovine
,
indifferente
.
«
Questi
sono
i
conti
che
dovrete
fare
con
me
»
,
proseguì
la
marchesa
.
«
Poi
ci
sarebbero
quelli
da
fare
con
Dio
.
»
«
Come
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
I
conti
con
Dio
li
farò
prima
che
con
te
e
non
dopo
!
»
Quando
la
marchesa
era
côlta
in
fallo
tirava
sempre
diritto
nel
suo
discorso
come
se
niente
fosse
.
«
E
grossi
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
prima
!
»
,
insistette
Franco
.
«
Perché
»
,
continuò
la
vecchia
formidabile
,
«
se
si
è
cristiani
si
ha
il
dovere
d
'
obbedire
a
suo
padre
e
a
sua
madre
e
io
rappresento
vostro
padre
e
vostra
madre
.
»
Se
l
'
una
era
tenace
,
l
'
altro
non
l
'
era
meno
.
«
Ma
Dio
vien
prima
!
»
,
diss
'
egli
.
La
marchesa
suonò
il
campanello
e
chiuse
la
discussione
così
:
«
Adesso
siamo
intesi
»
.
Si
alzò
dal
canapè
all
'
entrar
della
Carlotta
e
disse
placidamente
:
«
Buona
notte
»
.
Franco
rispose
«
buona
notte
»
e
riprese
la
Gazzetta
di
Milano
.
Appena
uscita
la
nonna
,
gittò
via
il
foglio
,
strinse
i
pugni
,
si
sfogò
senza
parole
,
con
un
furibondo
sbuffo
,
e
saltò
in
piedi
,
dicendo
forte
:
«
Ah
,
meglio
,
meglio
,
meglio
!
Meglio
così
»
,
fremeva
in
sé
«
meglio
non
condurla
mai
,
la
mia
Luisa
,
in
questa
maledetta
casa
,
meglio
non
farle
soffrir
mai
questo
impero
,
questa
superbia
,
questa
voce
,
questo
viso
,
meglio
viver
di
pane
e
d
'
acqua
e
aspettar
il
resto
da
qualunque
lavoro
cane
,
piuttosto
che
dalle
mani
della
nonna
:
meglio
far
l
'
ortolano
,
maledetto
sia
,
far
il
barcaiuolo
,
far
il
carbonaio
!
»
Salì
nella
sua
camera
,
risoluto
di
romperla
con
tutti
i
riguardi
.
«
I
conti
con
Dio
?
»
,
esclamò
sbattendosi
l
'
uscio
dietro
.
«
I
conti
con
Dio
se
sposo
Luisa
?
Ah
vada
tutto
,
cosa
me
ne
importa
,
mi
vedano
,
mi
sentano
,
mi
facciano
la
spia
,
glielo
dicano
,
glielo
contino
,
gliela
cantino
che
mi
fanno
un
piacerone
!
»
Si
vestì
in
fretta
e
in
furia
,
urtando
nelle
seggiole
,
aprendo
e
chiudendo
il
cassettone
a
colpi
.
Mise
un
abito
nero
,
per
sfida
;
discese
le
scale
rumorosamente
,
chiamò
il
vecchio
domestico
,
gli
disse
che
sarebbe
stato
fuori
tutta
la
notte
,
e
senza
badare
alla
faccia
tra
sbalordita
e
sgomenta
del
pover
'
uomo
,
a
lui
molto
devoto
,
si
slanciò
in
istrada
,
si
perdette
nelle
tenebre
.
Egli
era
fuori
da
due
o
tre
minuti
,
quando
la
marchesa
,
già
coricata
,
mandò
Carlotta
a
vedere
chi
fosse
venuto
giù
correndo
dalle
scale
.
Carlotta
riferì
ch
'
era
stato
don
Franco
e
dovette
subito
ripartire
con
una
seconda
missione
.
«
Cosa
voleva
don
Franco
?
»
.
Stavolta
la
risposta
fu
che
don
Franco
era
uscito
per
un
momento
.
Questo
momento
fu
pietosamente
aggiunto
dal
vecchio
servitore
.
La
marchesa
ordinò
a
Carlotta
di
andarsene
lasciando
il
lume
acceso
.
«
Ritornate
quando
suonerò
»
,
diss
'
ella
.
Dopo
mezz
'
ora
ecco
il
campanello
.
La
cameriera
corre
dalla
padrona
.
«
È
ancora
fuori
don
Franco
?
»
«
Sì
,
signora
marchesa
.
»
«
Spegnete
il
lume
,
prendete
la
calza
,
mettetevi
in
anticamera
e
quando
sarà
rientrato
venite
a
dirmelo
.
»
Ciò
detto
la
marchesa
si
girò
sul
fianco
verso
la
parete
,
voltando
all
'
attonita
e
malcontenta
cameriera
l
'
enigma
bianco
,
uguale
,
impenetrabile
del
suo
berretto
da
notte
.
3
.
Il
gran
passo
Quella
stessa
sera
,
alle
dieci
in
punto
.
l
'
ingegnere
Ribera
batteva
due
colpi
discreti
alla
porta
del
signor
Giacomo
Puttini
in
Albogasio
Superiore
.
Poco
dopo
si
apriva
una
finestra
sopra
il
suo
capo
e
vi
compariva
al
chiaro
di
luna
il
vecchio
visetto
imberbe
del
«
sior
Zacomo
«
Ingegnere
pregiatissimo
,
mia
riverenza
»
,
disse
egli
.
«
Vien
subito
la
servente
a
verzeghe
.
»
«
Non
occorre
»
,
rispose
l
'
altro
.
«
Non
salgo
.
È
ora
di
partire
.
Venga
giù
Lei
addirittura
.
»
Il
signor
Giacomo
cominciò
a
soffiare
e
battere
le
palpebre
.
«
La
mi
perdoni
»
,
diss
'
egli
nel
suo
linguaggio
misto
di
tutti
gl
'
ingredienti
.
«
La
mi
perdoni
,
ingegnere
pregiatissimo
.
Gavarìa
propramente
necessità
...
»
«
Di
cosa
?
»
,
fece
l
'
ingegnere
seccato
.
La
porta
si
aperse
e
comparve
la
gialla
faccia
grifagna
della
serva
.
«
Oh
scior
parent
!
»
,
diss
'
ella
rispettosamente
.
Vantava
non
so
quale
affinità
con
la
famiglia
dell
'
ingegnere
,
e
lo
chiamava
sempre
così
.
«
A
sti
òr
chì
?
L
'
è
staa
forsi
a
trovà
la
sciora
parenta
?
»
La
«
sciora
parenta
»
era
la
sorella
dell
'
ingegnere
,
la
signora
Rigey
.
L
'
ingegnere
si
contentò
di
rispondere
:
«
Oh
Marianna
,
vi
saluto
,
neh
?
»
,
e
salì
le
scale
seguito
da
Marianna
col
lume
.
«
Mia
riverenza
»
,
cominciò
il
signor
Giacomo
venendogli
incontro
con
un
altro
lume
.
«
Capisco
e
riconosco
la
inconvenienza
grande
,
ma
propramente
...
»
Il
visetto
raso
e
roseo
del
signor
Giacomo
,
posato
sopra
un
cravattone
bianco
e
una
piccola
smilza
personcina
chiusa
in
un
soprabitone
nero
,
esprimeva
nei
moti
convulsi
delle
labbra
e
delle
sopracciglia
,
negli
occhi
dolenti
,
la
più
comica
inquietudine
.
«
Cosa
c
'
è
di
nuovo
?
»
,
chiese
l
'
ingegnere
alquanto
brusco
.
Egli
,
l
'
uomo
più
retto
e
schietto
che
fosse
al
mondo
,
compativa
poco
le
esitazioni
del
povero
timido
signor
Giacomo
.
«
La
permetta
»
,
cominciò
il
Puttini
;
e
,
voltosi
alla
serva
,
le
disse
aspramente
:
«
Andè
via
,
vu
;
andè
in
cusina
;
vegnì
quando
che
ve
ciamarò
;
andè
,
digo
!
Obedì
!
Abiè
rispeto
!
Comando
mi
!
Son
paron
mi
!
»
Era
la
curiosità
della
serva
,
la
sua
noncuranza
impertinente
delle
istruzioni
superiori
che
accendevano
nel
«
sior
Zacomo
»
questo
furore
dispotico
.
«
Euh
,
che
diavol
d
'
on
omm
!
»
,
rispose
colei
,
alzando
rabbiosamente
il
lume
in
aria
.
«
L
'
ha
de
vosà
a
quela
manera
lì
?
Coss
'
el
dis
,
scior
parent
?
»
«
Sentite
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Invece
di
menar
la
lingua
,
non
fareste
meglio
ad
andar
fuori
dei
piedi
?
»
Marianna
se
n
'
andò
brontolando
e
il
signor
Giacomo
si
fece
a
informare
l
'
ingegnere
pregiatissimo
con
molti
ma
,
se
,
digo
,
e
propramente
,
degl
'
intimi
suoi
pensieri
.
Egli
aveva
promesso
di
assistere
come
testimonio
alle
nozze
segrete
di
Luisa
,
ma
ora
,
sul
punto
di
andar
a
Castello
,
gli
era
venuta
una
gran
paura
di
compromettersi
.
Era
primo
deputato
politico
,
come
si
chiamava
allora
la
suprema
autorità
comunale
.
Se
il
riveritissimo
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
venisse
a
sapere
di
questo
pasticcio
,
come
la
intenderebbe
?
E
quella
signora
marchesa
?
«
Una
donna
cattiva
,
ingegnere
pregiatissimo
;
una
donna
vendicativa
.
»
Ed
egli
aveva
già
tanti
altri
fastidi
.
«
Ghe
xe
anca
quel
maledeto
toro
!
»
Questo
toro
,
soggetto
d
'
una
questione
fra
il
comune
d
'
Albogasio
e
l
'
alpador
o
appaltatore
dell
'
Alpe
,
dei
pascoli
alti
,
era
da
due
anni
un
incubo
mortale
per
il
povero
signor
Giacomo
che
,
quando
parlava
delle
sue
disgrazie
,
incominciava
sempre
con
la
«
perfida
servente
»
e
finiva
col
toro
:
«
Ghe
xe
anca
quel
maledeto
toro
!
»
.
E
così
dicendo
alzava
il
suo
visetto
,
i
suoi
occhi
pieni
di
una
esecrazione
dolorosa
,
scoteva
le
mani
su
verso
il
ciglione
della
montagna
imminente
alla
sua
casa
,
verso
il
domicilio
del
bestione
diabolico
.
Ma
l
'
ingegnere
che
mostrava
in
quella
sua
bella
faccia
d
'
impavido
galantuomo
una
disapprovazione
continua
,
un
disgusto
crescente
dell
'
ometto
pusillanime
che
gli
si
contorceva
davanti
,
dopo
parecchi
«
oh
povero
me
!
»
che
avevano
per
sottinteso
"
in
che
compagnia
sono
!
"
perdette
ogni
pazienza
,
e
inarcando
le
braccia
con
i
gomiti
in
fuori
e
scotendole
come
se
tenesse
le
redini
di
un
ronzino
poltrone
,
esclamò
:
«
Ma
cosa
mai
,
ma
cosa
mai
!
Pare
impossibile
!
Questi
son
discorsi
da
fatuo
,
caro
signor
Giacomo
.
Non
avrei
mai
creduto
che
un
uomo
,
dirò
così
...
»
.
Qui
l
'
ingegnere
,
non
sapendo
veramente
come
dire
,
come
definire
il
suo
interlocutore
,
non
fece
che
gonfiar
le
gote
,
mettendo
un
lungo
mormorio
,
una
specie
di
rantolo
,
come
se
avesse
in
bocca
un
epiteto
troppo
grosso
e
non
potesse
sputarlo
.
Intanto
il
signor
Giacomo
,
rosso
rosso
,
si
affannava
a
protestare
:
«
Basta
,
basta
,
La
scusa
,
son
qua
,
vegno
,
no
La
se
scalda
,
no
go
fato
che
esprimer
un
dubio
;
ingegnere
pregiatissimo
,
Ela
conosse
el
mondo
,
mi
lo
go
conossuto
ma
no
lo
conosso
più
»
.
Si
ritirò
e
ricomparve
subito
tenendo
in
mano
una
tuba
mostruosa
,
a
larghe
tese
,
che
aveva
visto
l
'
ingresso
di
Ferdinando
a
Verona
nel
così
detto
«
anno
dell
'
imperatore
»
,
nel
1838
.
«
Credo
conveniente
»
,
diss
'
egli
,
«
un
tal
segno
di
rispetto
e
di
compiacenza
.
»
L
'
ingegnere
,
vedendo
quel
coso
,
esclamò
ancora
:
«
Cosa
mai
,
cosa
mai
?
»
.
Ma
l
'
ometto
,
cerimonioso
nell
'
anima
,
tenne
duro
:
«
Il
mio
dovere
,
il
mio
dovere
»
,
e
chiamò
la
Marianna
che
facesse
lume
.
Costei
,
quando
vide
il
padrone
con
quello
spettacoloso
segno
di
compiacenza
in
capo
,
incominciò
a
far
le
meraviglie
.
«
La
tasa
!
»
,
sbuffò
il
disgraziato
signor
Giacomo
.
«
Tasì
!
»
,
e
appena
fuori
dell
'
uscio
si
sfogò
.
«
No
ghe
xe
ponto
de
dubio
;
quela
maledetissima
servente
sarà
la
me
morte
.
»
«
E
perché
non
la
manda
via
?
»
,
chiese
l
'
ingegnere
.
Il
signor
Giacomo
aveva
posto
un
piede
sul
primo
scalino
della
viottola
che
sale
a
fianco
della
casa
Puttini
,
quando
quest
'
acuta
interrogazione
,
penetrandogli
come
un
pugnale
nella
coscienza
,
lo
fermò
di
botto
.
«
Eh
!
»
,
rispose
sospirando
.
«
Ah
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Cossa
vorla
?
»
,
riprese
l
'
altro
dopo
una
breve
pausa
.
«
Questo
xe
quelo
.
»
Pronunciata
in
via
di
epilogo
,
secondo
un
vecchio
uso
veneto
,
tale
disgraziata
identità
dei
due
aggettivi
indicativi
,
il
signor
Giacomo
fece
le
guance
grosse
,
soffiò
con
vivacità
e
si
decise
a
rimettersi
in
via
.
Salirono
per
alcuni
minuti
,
egli
davanti
e
l
'
ingegnere
dietro
,
per
la
stradicciuola
faticosa
,
mal
rischiarata
da
un
chiaror
di
luna
perduta
fra
le
nuvole
.
Non
si
udivano
che
i
passi
lenti
,
il
picchiar
delle
mazze
sul
ciottolato
e
i
soffi
regolari
del
signor
Giacomo
:
apff
!
apff
!
A
piedi
della
lunga
scalinata
di
Pianca
,
l
'
ometto
si
fermò
,
si
levò
il
cappello
,
si
asciugò
il
sudore
con
un
fazzolettone
bianco
e
guardando
su
al
gran
noce
,
alle
stalle
di
Pianca
,
cui
bisognava
salire
,
mise
un
soffio
straordinario
.
«
Corpo
de
sbrio
baco
!
»
,
diss
'
egli
.
L
'
ingegnere
gli
fece
coraggio
.
«
Su
,
signor
Giacomo
!
Per
amore
della
Luisina
!
»
Il
signor
Giacomo
s
'
incamminò
senz
'
altro
e
,
guadagnate
le
stalle
,
oltre
le
quali
la
viottola
diventa
più
umana
,
parve
dimenticare
gli
scalini
e
gli
scrupoli
,
la
perfida
servente
e
l
'
I
.
R
.
Commissario
,
la
marchesa
vendicativa
e
il
maledetto
toro
,
e
si
mise
a
parlar
con
entusiasmo
della
signorina
Rigey
.
«
No
ghe
xe
ponto
de
dubio
,
quando
go
l
'
onor
de
trovarme
con
So
nezza
,
con
la
signorina
Luisina
,
digo
,
me
par
giusto
,
La
se
figura
,
de
trovarme
ancora
ai
tempi
de
la
Baretela
,
de
le
Filipuzze
,
de
le
tre
sorelle
Spàresi
da
S
.
Piero
Incarian
e
de
tante
altre
de
na
volta
che
per
so
grazia
me
compativa
.
Vado
giusto
de
tempo
in
tempo
da
la
signora
marchesa
,
vedo
là
qualche
volta
ste
putele
del
dì
d
'
ancò
.
No
...
no
...
no
;
no
gavemo
propramente
quel
contegno
che
m
'
intendo
mi
;
o
che
semo
durete
o
che
semo
spuzzete
.
La
varda
invece
la
signorina
Luisina
come
che
la
sa
star
con
tuti
,
col
zovene
e
col
vecio
,
col
rico
e
col
poareto
,
co
la
serva
e
col
piovan
.
No
capisso
propramente
,
come
la
marchesa
...
»
L
'
ingegnere
l
'
interruppe
.
«
La
marchesa
ha
ragione
»
,
diss
'
egli
.
«
Mia
nipote
non
è
nobile
,
mia
nipote
non
ha
un
soldo
;
come
si
fa
a
pretendere
che
la
marchesa
sia
contenta
?
»
Il
signor
Giacomo
si
fermò
alquanto
sconcertato
,
e
guardò
l
'
ingegnere
battendo
i
suoi
occhi
dolenti
.
«
Ma
»
,
diss
'
egli
.
«
Ela
no
ghe
darà
miga
rason
sul
serio
?
»
«
Io
?
»
,
rispose
l
'
ingegnere
.
«
Io
non
approvo
mai
che
si
vada
contro
la
volontà
dei
genitori
o
di
chi
tiene
le
loro
veci
.
Ma
io
,
caro
signor
Giacomo
,
sono
un
uomo
antiquato
come
Lei
,
un
uomo
del
tempo
di
Carlo
V
,
come
si
dice
qui
.
Adesso
il
mondo
va
diversamente
e
bisogna
lasciarlo
andare
.
Dunque
io
le
mie
ragioni
le
ho
dette
e
poi
ho
detto
:
adesso
,
fate
vobis
;
del
resto
poi
quando
avrete
deciso
,
in
qualunque
modo
,
ditemi
quel
che
occorre
fare
e
son
qua
.
»
«
E
cossa
dise
la
signora
Teresina
?
»
«
Mia
sorella
?
Mia
sorella
,
poveretta
,
dice
:
se
li
vedo
a
posto
non
mi
dispiace
più
di
morire
.
»
Il
signor
Giacomo
soffiò
forte
come
sempre
quando
udiva
quest
'
ultima
sgradevole
parola
.
«
Ma
no
semo
miga
a
sti
passi
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Eh
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
molto
serio
.
«
Speriamo
in
Domeneddio
.
»
Toccavano
allora
quel
gomito
della
viottola
che
svoltando
dagli
ultimi
campicelli
del
tenere
di
Albogasio
ai
primi
del
tenere
di
Castello
,
gira
a
sinistra
sopra
un
ciglio
sporgente
,
nell
'
improvviso
cospetto
di
un
grembo
precipitoso
del
monte
,
del
lago
in
profondo
,
dei
paeselli
di
Casarico
e
di
S
.
Mamette
,
accovacciati
sulla
riva
come
a
bere
,
di
Castello
seduto
poco
più
su
,
a
breve
distanza
,
e
là
di
fronte
,
del
nudo
fiero
picco
di
Cressogno
,
tutto
scoperto
dai
valloni
di
Loggio
al
cielo
.
È
un
bel
posto
,
anche
di
notte
,
al
chiaro
di
luna
,
ma
se
il
signor
Giacomo
vi
si
fermò
in
attitudine
contemplativa
e
senza
soffiare
,
non
fu
già
perché
la
scena
gli
paresse
degna
dell
'
attenzione
di
chicchessia
,
figurarsi
di
un
primo
deputato
politico
,
ma
perché
avendo
una
considerazione
grave
da
mettere
in
luce
,
sentiva
il
bisogno
di
richiamare
tutte
le
sue
forze
al
cervello
,
di
sospendere
ogni
altro
moto
,
anche
quello
delle
gambe
.
«
Bela
massima
»
,
diss
'
egli
.
«
Speremo
in
Domenedio
.
Sissignor
.
Ma
La
me
permeta
de
osservar
che
ai
nostri
tempi
se
sentìa
parlar
ogni
momento
de
grazie
ricevute
,
de
conversion
,
de
miracoli
,
adesso
La
me
diga
Ela
.
El
mondo
no
xe
più
quelo
e
me
par
che
Domenedio
sia
stomegà
.
El
mondo
d
'
adesso
el
xe
come
la
nostra
ciesa
de
Albogasio
de
sora
che
sti
ani
Domenedio
el
ghe
vegneva
una
volta
al
mese
e
adesso
el
ghe
vien
una
volta
a
l
'ano.»
«
Senta
,
caro
signor
Giacomo
»
,
osservò
l
'
ingegnere
,
impaziente
di
arrivare
a
Castello
:
«
se
si
trasporta
la
parrocchia
da
una
chiesa
all
'
altra
,
Domeneddio
non
c
'
entra
;
del
resto
lasciamo
fare
a
Domeneddio
e
camminiamo
.
»
Ciò
detto
prese
un
'
andatura
così
lesta
che
il
signor
Giacomo
,
fatti
pochi
passi
,
si
fermò
soffiando
come
un
mantice
.
«
La
perdona
»
,
diss
'
egli
,
«
se
obedisso
tanto
quanto
a
la
natural
curiosità
de
l
'
omo
.
Se
podaria
saver
la
Sua
riverita
età
?
»
L
'
ingegnere
capì
l
'
antifona
e
fermatosi
un
momento
si
voltò
a
rispondere
quasi
sottovoce
,
con
ironica
mansuetudine
trionfante
:
«
Più
vecchio
di
Lei
»
.
E
riprese
spietatamente
la
via
.
«
Sono
dell
'
ottantotto
,
sa
!
»
,
gemette
il
Puttini
.
«
Ed
io
dell
'
ottantacinque
!
»
,
ribatté
l
'
altro
senza
fermarsi
.
«
Avanti
!
»
Per
fortuna
del
Puttini
non
c
'
erano
più
che
pochi
passi
a
fare
.
Ecco
il
muraglione
che
sostiene
il
sagrato
della
chiesa
di
Castello
,
ecco
la
scaletta
che
mette
all
'
entrata
del
villaggio
.
Ora
bisognava
svoltare
nel
sottoportico
della
canonica
,
cacciarsi
alla
cieca
in
un
buco
nero
dove
l
'
immaginazione
del
signor
Giacomo
gli
rappresentava
tanti
iniqui
sassi
sdrucciolevoli
,
tanti
maledetti
scalini
traditori
,
ch
'
egli
si
piantò
sui
due
piedi
e
,
incrociate
le
mani
sopra
il
pomo
della
mazza
,
parlò
in
questi
termini
:
«
Corpo
de
sbrio
baco
!
No
,
ingegnere
pregiatissimo
.
No
,
no
,
no
.
Propramente
mi
no
posso
,
mi
resto
qua
.
Le
vegnarà
ben
in
ciesa
.
La
ciesa
xe
qua
.
Mi
speto
qua
.
Corpo
de
sbrio
baco
!
»
Questo
secondo
«
corpo
»
il
signor
Giacomo
se
lo
masticò
privatamente
in
bocca
come
la
chiusa
d
'
un
monologo
interno
sugli
accessori
dell
'
impiccio
principale
in
cui
s
'
era
messo
.
«
Aspetti
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
Un
fil
di
luce
usciva
dalla
porta
della
chiesa
.
L
'
ingegnere
vi
entrò
e
ne
uscì
subito
col
sagrestano
che
stava
preparando
gl
'
inginocchiatoi
per
gli
sposi
.
Costui
recò
in
soccorso
del
Puttini
la
lunga
pertica
col
cerino
acceso
sulla
punta
,
che
serve
per
accender
le
candele
degli
altari
.
Poté
così
,
fermo
sull
'
entrata
del
sottoportico
,
porger
via
via
,
quanto
era
lunga
la
pertica
,
il
suo
lumicino
davanti
ai
piedi
del
signor
Giacomo
che
,
malissimo
contento
di
questa
illuminazione
religiosa
,
procedeva
brontolando
contro
le
pietre
,
le
tenebre
,
il
moccolo
sacro
e
chi
lo
teneva
,
sinché
,
abbandonato
dal
sagrestano
e
abbrancato
dall
'
ingegnere
,
fu
tratto
,
malgrado
il
suo
muto
resistere
,
come
un
luccio
alla
lenza
,
sulla
soglia
di
casa
Rigey
.
A
Castello
,
le
case
che
si
serrano
in
fila
sul
ciglio
tortuoso
del
monte
a
godersi
il
sole
e
la
veduta
del
lago
in
profondo
,
tutte
bianche
e
ridenti
verso
l
'
aperto
,
tutte
scure
verso
quell
'
altra
disgraziata
fila
di
case
che
si
attrista
dietro
a
loro
,
somigliano
certi
fortunati
del
mondo
che
di
fronte
alla
miseria
troppo
vicina
prendono
un
sussiego
ostile
,
si
stringono
l
'
uno
all
'
altro
,
si
aiutano
a
tenerla
indietro
.
Fra
queste
gaudenti
,
casa
Rigey
è
una
delle
più
scure
di
fronte
alla
poveraglia
delle
case
villane
,
una
delle
più
chiare
di
fronte
al
sole
.
Dalla
porta
di
strada
un
andito
stretto
e
lungo
mette
ad
una
loggetta
aperta
da
cui
si
cala
per
pochi
scalini
sulla
piccola
terrazza
bianca
che
,
fra
il
salotto
di
ricevimento
e
un
'
alta
muraglia
senza
finestre
,
si
affaccia
all
'
orlo
del
monte
,
spia
giù
i
burroni
ond
'
esce
il
Soldo
,
spia
il
lago
fino
ai
golfi
verdi
dei
Birosni
e
del
Dòi
,
fino
alle
distese
serene
di
là
da
Caprino
e
da
Gandria
.
Il
signor
Rigey
,
nato
a
Milano
da
padre
francese
e
professore
di
lingua
francese
nel
collegio
di
madame
Berra
,
perduto
il
posto
,
perduta
gran
parte
delle
lezioni
private
per
la
fama
cresciutagli
attorno
d
'
uomo
irreligioso
,
aveva
comperato
la
casetta
nel
1825
per
ridurvisi
da
Milano
a
vivere
in
quiete
e
con
poca
spesa
,
aveva
sposato
la
sorella
dell
'
ingegnere
Ribera
ed
era
morto
nel
1844
lasciando
a
sua
moglie
una
figliuola
di
quindici
anni
e
poche
migliaia
di
svanziche
oltre
la
casa
.
Appena
l
'
ingegnere
ebbe
bussato
alla
porta
,
non
tanto
piano
,
si
udì
un
correr
leggero
nell
'
andito
,
fu
aperto
e
una
voce
non
sottile
,
non
argentina
,
ma
inesprimibilmente
armoniosa
,
sussurrò
:
«
Che
strepito
,
zio
!
»
.
«
Oh
bella
!
»
,
fece
patriarcalmente
l
'
ingegnere
,
«
ho
da
picchiar
col
naso
?
»
La
nipote
gli
turò
la
bocca
con
una
mano
,
lo
tirò
dentro
con
l
'
altra
,
fece
un
saluto
grazioso
al
signor
Giacomo
e
chiuse
la
porta
;
tutto
ciò
in
un
attimo
,
mentre
lo
stesso
signor
Giacomo
andava
soffiando
:
«
Padrona
mia
riveritissima
...
me
consolo
propramente
...
»
.
«
Grazie
,
grazie
»
,
fece
Luisa
,
«
passi
,
La
prego
,
devo
dire
una
parola
allo
zio
.
»
L
'
ometto
passò
con
il
suo
cappellone
in
mano
,
e
la
giovane
abbracciò
teneramente
il
suo
vecchio
zio
,
lo
baciò
,
gli
posò
il
viso
sul
petto
,
tenendogli
le
braccia
al
collo
.
«
Ciao
,
neh
»
,
fece
l
'
ingegnere
quasi
resistendo
a
quelle
carezze
perché
vi
sentiva
una
gratitudine
di
cui
non
avrebbe
sopportate
le
parole
.
«
Sì
,
là
,
basta
.
Come
va
la
mamma
?
»
.
Luisa
non
rispose
che
con
una
nuova
stretta
delle
sue
braccia
.
Lo
zio
era
più
che
un
padre
per
lei
,
era
la
Provvidenza
della
casa
,
benché
nella
sua
gran
bontà
semplice
neppur
sognasse
di
aver
il
menomo
merito
verso
sua
sorella
e
sua
nipote
.
Che
avrebbero
mai
fatto
senza
di
lui
,
povere
donne
,
con
quelle
magre
dodici
o
quindici
migliaia
di
svanziche
lasciate
da
Rigey
?
Egli
godeva
,
come
ingegnere
delle
Pubbliche
Costruzioni
,
di
un
buon
stipendio
.
Viveva
parcamente
a
Como
con
una
vecchia
governante
e
i
suoi
risparmi
passavano
a
casa
Rigey
.
Aveva
sulle
prime
apertamente
e
solennemente
disapprovata
la
inclinazione
di
Luisa
per
Franco
parendogli
quello
un
matrimonio
troppo
disuguale
;
ma
poiché
i
giovani
erano
stati
fermi
e
sua
sorella
aveva
consentito
,
egli
tenendosi
la
sua
opinione
per
sé
,
s
'
era
messo
ad
aiutare
in
tutto
che
poteva
.
«
La
mamma
?
»
,
ripeté
.
«
Sta
benino
,
stasera
,
per
la
consolazione
,
ma
ora
è
agitata
perché
mezz
'
ora
fa
è
venuto
Franco
e
ha
raccontato
che
c
'
è
stata
una
mezza
scena
con
la
nonna
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
che
quando
udiva
di
qualche
sproposito
altrui
soleva
commiserarne
,
con
questa
esclamazione
,
se
stesso
.
«
No
,
zio
;
Franco
ha
ragione
.
»
Luisa
pronunziò
queste
parole
con
fierezza
subitanea
.
«
Ma
si
!
»
,
esclamò
perché
lo
zio
aveva
messo
un
lungo
«
hm
!
»
dubitativo
.
«
Ha
cento
ragioni
!
Ma
»
,
soggiunse
piano
,
«
dice
di
essere
partito
di
casa
in
modo
che
la
nonna
verrà
molto
probabilmente
a
scoprir
tutto
.
»
«
Meglio
»
,
disse
lo
zio
,
incamminandosi
verso
la
terrazza
.
La
luna
era
tramontata
,
faceva
buio
.
Luisa
,
sussurrò
:
«
Mamma
è
qui
»
.
La
signora
Teresa
,
tribolata
dalla
mancanza
di
respiro
,
si
era
fatta
trascinare
sulla
terrazza
,
nella
sua
poltrona
,
per
avere
un
po
'
d
'
aria
,
un
po
'
di
sollievo
.
«
Cosa
vi
pare
,
Piero
?
»
,
disse
con
voce
simile
nel
timbro
a
quella
di
Luisa
,
ma
stanca
e
più
dolce
:
la
voce
di
un
cuor
mite
cui
il
mondo
è
amaramente
avverso
e
che
cede
.
«
Cosa
vi
pare
che
tutte
le
nostre
prudenze
non
serviranno
a
niente
?
»
«
Ma
no
,
mamma
,
questo
non
si
sa
ancora
,
questo
non
si
può
dire
!
»
Mentre
Luisa
parlava
così
,
Franco
che
stava
nel
salotto
col
curato
ne
uscì
per
abbracciar
lo
zio
.
«
Dunque
?
»
,
disse
questi
stendendogli
la
mano
,
perché
gli
abbracciamenti
non
erano
di
suo
gusto
.
«
Cosa
è
successo
?
»
Franco
raccontò
l
'
accaduto
velando
un
poco
le
espressioni
della
nonna
che
potevano
riuscire
troppo
offensive
ai
Rigey
,
tacendo
affatto
la
minaccia
di
non
lasciargli
un
soldo
,
accusando
quasi
più
la
suscettibilità
propria
che
l
'
insolenza
della
vecchia
,
confessando
finalmente
di
aver
fatto
conoscere
,
di
proposito
,
la
sua
intenzione
di
star
fuori
tutta
la
notte
.
Ciò
non
poteva
a
meno
di
condurre
la
nonna
a
scoprir
tutto
subito
,
perché
lo
avrebbe
interrogato
su
quest
'
assenza
,
ed
egli
non
voleva
mentire
,
e
tacere
era
come
confessare
.
«
Senti
!
»
,
esclamò
lo
zio
con
l
'
accento
vibrato
e
con
la
faccia
spanta
del
galantomone
che
,
soffocando
in
un
viluppo
di
cautele
e
di
dissimulazioni
,
vi
mena
dentro
due
gran
gomitate
,
se
ne
disbriga
e
respira
:
«
Vedo
che
hai
avuto
torto
d
'
irritar
la
nonna
perché
,
cosa
mai
!
Bisogna
rispettare
i
vecchi
anche
nei
loro
errori
;
capisco
che
le
conseguenze
saranno
pessime
;
ma
son
più
contento
così
e
sarei
più
contento
ancora
se
tu
avessi
già
detto
a
tua
nonna
le
cose
chiare
e
tonde
.
Questo
segreto
,
questo
infingersi
,
questo
nascondersi
non
mi
sono
mai
piaciuti
un
corno
.
Cosa
mai
!
L
'
onest
'
uomo
quello
che
fa
lo
dice
,
alla
papale
.
Tu
vuoi
ammogliarti
contro
la
volontà
della
nonna
.
Bene
,
almeno
non
ingannarla
!
»
«
Ma
Piero
!
»
,
esclamò
la
signora
Teresa
che
,
insieme
ad
uno
squisito
sentimento
della
vita
come
dovrebb
'
essere
,
possedeva
un
senso
acuto
della
vita
com
'
è
realmente
,
e
data
molto
più
di
suo
fratello
agli
esercizi
di
pietà
,
molto
più
familiare
con
Dio
,
riusciva
più
facilmente
a
persuadersi
di
aver
ottenuta
da
Lui
,
per
amor
di
un
bene
sostanziale
,
qualche
concessione
di
forma
.
«
Ma
Piero
!
Voi
non
riflettete
.
»
(
La
signora
Teresa
,
molto
più
giovane
di
suo
fratello
,
gli
parlava
sempre
col
voi
e
ne
pigliava
il
tu
)
.
«
Se
la
marchesa
viene
a
conoscere
il
matrimonio
in
un
modo
simile
e
,
naturalmente
,
non
vuol
saperne
di
prender
Luisa
in
casa
,
cosa
fanno
questi
ragazzi
?
Dove
vanno
?
Qui
non
c
'
è
posto
e
quand
'
anche
vi
fosse
posto
non
è
preparato
nulla
.
In
casa
vostra
nemmeno
.
Bisogna
riflettere
.
Se
si
voleva
tener
la
cosa
segreta
per
un
mese
o
due
,
non
era
mica
per
ingannare
;
era
per
aver
tempo
di
disporvi
la
nonna
e
,
se
la
nonna
non
volesse
piegarsi
,
di
preparar
un
paio
di
stanze
a
Oria
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Ci
voglion
due
mesi
per
questo
?
Non
par
vero
.
»
Un
soffio
prolungato
,
nell
'
ombra
,
ricordò
in
quel
punto
la
presenza
del
signor
Giacomo
che
stava
in
un
angolo
,
appoggiato
al
muro
,
non
osando
scostarsene
per
l
'
oscurità
.
La
signora
Teresa
non
l
'
aveva
ancora
salutato
.
«
Oh
,
signor
Giacomo
!
»
,
diss
'
ella
con
grande
premura
.
«
Scusi
.
La
ringrazio
tanto
,
sa
.
Venga
qua
.
Ha
sentito
quel
che
si
diceva
?
Dica
anche
Lei
;
cosa
Le
pare
?
»
«
La
mia
servitù
»
,
disse
il
signor
Giacomo
dal
suo
angolo
.
«
Propramente
non
me
movo
,
perché
,
con
la
mia
povera
vista
...
»
«
Luisa
!
»
,
fece
la
signora
Teresa
.
«
Porta
fuori
un
lume
.
Ma
ha
sentito
,
signor
Giacomo
;
cosa
Le
pare
?
Dica
.
»
Il
signor
Giacomo
mise
nella
sua
sapienza
tre
o
quattro
piccoli
soffi
frettolosi
che
significavano
:
«
ahi
,
questo
è
un
imbarazzo
»
«
No
so
»
,
cominciò
titubante
,
«
no
so
,
digo
adesso
,
se
trovandome
a
scuro
...
»
«
Luisa
!
»
,
chiamò
da
capo
la
signora
Teresa
.
«
Eh
nossignora
,
nossignora
.
M
'
intendo
a
scuro
de
tante
cosse
che
no
so
.
Vogio
dir
che
ne
la
mia
ignoranza
no
me
posso
pronunciar
.
Però
,
digo
,
me
par
che
forse
se
podaria
...
adesso
,
digo
,
mi
son
qua
per
el
servizio
Suo
e
de
la
rispettabilissima
famegia
,
sì
ben
che
no
me
faria
maravegia
che
l
'
Imperial
Regio
Commissario
,
ottima
persona
ma
sustosèta
...
ben
,
basta
,
no
discoremo
,
mi
son
qua
,
però
me
pararia
,
digo
,
che
se
podesse
tirar
avanti
un
pocheto
e
intanto
qua
el
nostro
nobilissimo
signor
don
Franco
podaria
forse
co
le
bone
,
cole
molesine
...
Ben
ben
ben
,
per
mi
,
come
che
Le
comanda
.
»
Furono
le
proteste
violente
di
Franco
che
fecero
voltare
così
precipitosamente
strada
al
signor
Giacomo
.
Luisa
le
appoggiò
e
la
signora
Teresa
,
che
forse
adesso
avrebbe
pure
inclinato
a
una
dilazione
,
non
osò
contraddire
.
«
Luisa
,
Franco
»
,
diss
'
ella
.
«
Riconducetemi
in
salotto
.
»
I
due
giovani
spinsero
insieme
,
seguiti
dallo
zio
e
dal
signor
Giacomo
,
la
poltrona
nel
salotto
.
Nel
passar
la
soglia
Luisa
si
chinò
,
baciò
la
mamma
sui
capelli
e
le
sussurrò
:
«
vedrai
che
tutto
andrà
bene
»
.
Ella
credeva
di
trovar
il
curato
in
salotto
,
ma
il
curato
se
l
'
era
svignata
per
la
cucina
.
Appena
Franco
e
Luisa
ebbero
accostata
la
mamma
al
tavolo
dov
'
era
il
lume
,
capitò
il
sagrestano
ad
avvertire
che
tutto
era
pronto
.
Allora
la
signora
Teresa
lo
pregò
di
annunciare
al
curato
che
gli
sposi
sarebbero
andati
in
chiesa
fra
mezz
'
ora
.
«
Luisa
»
,
diss
'
ella
,
fissando
sua
figlia
con
uno
sguardo
significante
.
«
Sì
,
mamma
»
,
rispose
questa
;
e
riprese
a
voce
più
alta
volgendosi
al
suo
fidanzato
:
«
Franco
,
la
mamma
desidera
parlarti
.
»
Il
signor
Giacomo
capì
e
uscì
sulla
terrazza
.
L
'
ingegnere
non
capì
nulla
e
sua
nipote
dovette
spiegargli
che
bisognava
lasciar
la
mamma
sola
con
Franco
.
L
'
uomo
semplice
non
ne
intendeva
bene
il
perché
:
allora
ella
gli
prese
sorridendo
un
braccio
e
lo
condusse
fuori
.
La
signora
Teresa
stese
in
silenzio
la
sua
bella
mano
ancora
giovane
,
a
Franco
,
che
s
'
inginocchiò
per
baciarla
.
«
Povero
Franco
!
»
,
diss
'
ella
dolcemente
.
Lo
fece
alzare
e
sedere
vicino
a
sé
.
Doveva
parlargli
,
disse
;
e
si
sentiva
tanto
poca
lena
!
Ma
egli
capirebbe
molto
,
anche
da
poche
parole
:
«
Minga
vera
?
»
Così
dicendo
la
voce
fioca
ebbe
una
soavità
infinita
.
«
Sai
»
,
cominciò
,
«
questo
non
avevo
pensato
a
dirtelo
,
ma
mi
è
venuto
in
mente
quando
tu
raccontavi
del
piatto
che
hai
rotto
a
tavola
.
Ti
prego
di
avere
riguardo
alla
situazione
dello
zio
Piero
.
Egli
pensa
,
nel
suo
cuore
,
come
te
.
Se
tu
avessi
veduto
le
lettere
che
mi
scriveva
nel
1848
!
Ma
è
impiegato
del
Governo
.
Vero
che
si
sente
tranquillo
nella
sua
coscienza
perché
,
occupandosi
di
strade
e
di
acque
,
sa
che
serve
il
suo
paese
e
non
i
tedeschi
;
ma
certi
riguardi
vuole
e
deve
averli
.
Fino
a
un
dato
punto
bisogna
che
li
abbiate
anche
voi
per
amor
suo
.
»
«
I
tedeschi
andranno
via
presto
,
mamma
»
,
rispose
Franco
,
«
ma
sta
tranquilla
,
sarò
prudente
,
vedrai
.
»
«
Oh
caro
,
io
non
ho
più
niente
da
vedere
.
Non
ho
che
a
vedervi
voi
altri
due
uniti
e
benedetti
dal
Signore
.
Quando
i
tedeschi
saranno
andati
via
,
verrete
a
dirmelo
a
Looch
.
»
Portano
il
nome
di
Looch
i
praticelli
ombrati
di
grandi
noci
dove
sta
il
piccolo
camposanto
di
Castello
.
«
Ma
ti
devo
parlare
di
un
'
altra
cosa
»
,
proseguì
la
signora
Teresa
senza
lasciar
a
Franco
il
tempo
di
far
proteste
.
Egli
le
prese
le
mani
,
gliele
strinse
trattenendo
a
fatica
il
pianto
.
«
Bisogna
che
ti
parli
di
Luisa
»
,
diss
'
ella
.
«
Bisogna
che
tu
la
conosca
bene
tua
moglie
.
»
«
La
conosco
,
mamma
!
La
conosco
quanto
la
conosci
tu
e
più
ancora
!
»
Egli
ardeva
e
fremeva
tutto
,
così
dicendo
,
nell
'
appassionato
amore
per
lei
ch
'
era
la
vita
della
sua
vita
,
l
'
anima
dell
'
anima
sua
.
«
Povero
Franco
!
»
,
fece
la
signora
Teresa
teneramente
,
sorridendo
.
«
No
,
ascoltami
,
vi
è
qualche
cosa
che
non
sai
e
che
devi
sapere
.
Aspetta
un
poco
.
»
Aveva
bisogno
di
una
sosta
,
l
'
emozione
le
rendeva
il
respiro
difficile
e
più
difficile
il
parlare
.
Fece
un
gesto
negativo
a
Franco
che
avrebbe
pur
voluto
adoperarsi
,
aiutarla
in
qualche
modo
.
Le
bastava
un
po
'
di
riposo
e
lo
prese
appoggiando
il
capo
alla
spalliera
della
poltrona
.
Si
rialzò
presto
.
«
Avrai
inteso
parlar
male
»
,
disse
,
«
del
povero
mio
marito
,
a
casa
tua
.
Avrai
inteso
dire
ch
'
era
un
uomo
senza
principii
e
che
ho
avuto
un
gran
torto
a
sposarlo
.
Infatti
egli
non
era
religioso
e
questa
fu
la
ragione
per
cui
esitai
molto
prima
di
decidermi
.
Sono
stata
consigliata
di
cedere
perché
potevo
forse
influire
bene
sopra
di
lui
che
aveva
un
'
anima
nobile
.
È
morto
da
cristiano
,
ho
tanta
fede
di
trovarlo
in
paradiso
se
il
Signore
mi
fa
questa
grazia
di
prendermi
con
sé
;
ma
fino
all
'
ultima
ora
parve
che
non
ottenessi
nulla
.
Bene
,
temo
che
la
mia
Luisa
,
in
fondo
,
abbia
le
tendenze
del
suo
papà
.
Me
le
nasconde
,
ma
capisco
che
le
ha
.
Te
la
raccomando
,
studiala
,
consigliala
,
ha
un
gran
talento
e
un
gran
cuore
,
se
io
non
ho
saputo
far
bene
con
lei
,
tu
fa
meglio
,
sei
un
buon
cristiano
,
guarda
che
lo
sia
anche
lei
,
proprio
di
cuore
;
promettimelo
,
Franco
.
»
Egli
lo
promise
sorridendo
,
come
se
stimasse
vani
i
timori
di
lei
e
facesse
,
per
compiacenza
,
una
promessa
superflua
.
L
'
ammalata
lo
guardò
,
triste
.
«
Credimi
,
sai
»
,
soggiunse
,
«
non
sono
fantasie
.
Non
posso
morire
in
pace
se
non
la
prendi
come
una
cosa
seria
.
»
E
poi
che
il
giovane
ebbe
ripetuta
la
sua
promessa
senza
sorridere
,
soggiunse
:
«
Una
parola
ancora
.
Quando
parti
di
qua
,
vai
a
Casarico
dal
professor
Gilardoni
,
non
è
vero
?
»
«
Ma
,
questo
era
il
piano
di
prima
.
Dovevo
dire
alla
nonna
che
andavo
a
dormire
da
Gilardoni
per
fare
poi
una
gita
insieme
alla
mattina
;
adesso
lo
sai
come
sono
venuto
via
.
»
«
Vacci
lo
stesso
.
Ho
piacere
che
tu
ci
vada
.
E
poi
ti
aspetta
,
non
è
vero
?
Dunque
ci
devi
andare
.
Povero
Gilardoni
,
non
è
più
venuto
dopo
quella
pazzia
di
due
anni
or
sono
.
Lo
sai
,
non
è
vero
?
Luisa
te
l
'
avrà
detto
?
»
«
Sì
,
mamma
.
»
Questo
professor
Gilardoni
che
viveva
a
Casarico
,
da
eremita
,
si
era
molto
romanticamente
innamorato
,
qualche
anno
prima
,
della
signora
Teresa
e
le
si
era
timidamente
,
reverentemente
proposto
per
marito
,
ottenendo
un
tale
successo
di
stupore
da
togliergli
poi
il
coraggio
di
ricomparirle
davanti
.
«
Povero
uomo
!
»
,
riprese
la
signora
Rigey
.
«
Quella
è
stata
una
stupidità
grande
,
ma
è
un
cuor
d
'
oro
,
un
buon
amico
,
tenetevelo
caro
.
Il
giorno
prima
che
gli
venisse
quell
'
accesso
di
pazzia
,
mi
ha
fatto
una
confidenza
.
Non
te
la
posso
ripetere
,
e
anzi
ti
prego
di
non
parlargliene
se
non
te
ne
parla
lui
;
ma
insomma
è
una
cosa
che
potrà
,
in
certi
casi
,
aver
molta
importanza
per
voi
altri
,
specialmente
se
avrete
figli
.
Se
Gilardoni
te
ne
parla
,
pensaci
prima
di
dirlo
a
Luisa
.
Luisa
potrebbe
prender
la
cosa
non
come
va
presa
.
Delibera
tu
,
consigliati
con
lo
zio
Piero
e
poi
parla
o
non
parla
,
secondo
la
strada
che
vorrai
prendere
.
»
«
Sì
,
mamma
.
»
Si
picchiò
all
'
uscio
,
sommessamente
,
e
la
voce
di
Luisa
disse
:
«
È
finito
?
»
Franco
guardò
l
'
ammalata
.
«
Avanti
»
,
diss
'
ella
.
«
È
ora
di
andare
?
»
Luisa
non
rispose
,
cinse
con
un
braccio
il
collo
di
Franco
.
S
'
inginocchiarono
insieme
davanti
alla
mamma
,
le
piegarono
il
capo
in
grembo
.
Luisa
faceva
ogni
sforzo
per
trattenere
il
pianto
,
sapendo
bene
che
bisognava
evitare
alla
mamma
ogni
emozione
troppo
forte
,
ma
le
spalle
la
tradivano
.
«
No
,
Luisa
»
,
disse
la
mamma
,
«
no
,
cara
,
no
»
,
e
le
accarezzava
il
capo
.
«
Ti
ringrazio
che
sei
sempre
stata
una
buona
figliuola
,
sai
;
tanto
buona
;
quietati
;
son
così
contenta
;
vedrai
che
starò
meglio
.
Andate
dunque
;
datemi
un
bacio
e
poi
andate
,
non
fate
aspettare
il
signor
curato
.
Dio
ti
benedica
,
Luisa
;
e
anche
te
,
Franco
.
»
Chiese
il
suo
libro
di
preghiere
,
si
accostò
il
lume
,
fece
aprire
le
finestre
e
l
'
uscio
della
terrazza
per
respirar
meglio
e
mandò
via
la
fantesca
che
si
preparava
a
tenerle
compagnia
.
Usciti
gli
sposi
,
entrò
l
'
ingegnere
per
salutar
sua
sorella
prima
di
andare
in
chiesa
.
«
Ciao
,
neh
,
Teresa
.
»
«
Addio
,
Piero
.
Un
altro
peso
sulle
vostre
spalle
,
povero
Piero
.
»
«
Amen
»
,
rispose
pacificamente
l
'
ingegnere
.
Rimasta
sola
,
la
signora
Rigey
stette
ascoltando
il
rumor
dei
passi
che
si
allontanavano
.
Quelli
gravi
di
suo
fratello
e
del
signor
Giacomo
,
la
coda
della
colonna
,
non
le
lasciavano
udire
gli
altri
ch
'
ella
avrebbe
voluto
accompagnar
con
l
'
orecchio
quanto
era
possibile
.
Un
momento
ancora
e
non
intese
più
nulla
.
Ebbe
l
'
idea
che
Luisa
e
Franco
si
allontanavano
insieme
nell
'
avvenire
dove
a
lei
non
era
dato
seguirli
che
per
pochi
mesi
o
forse
per
pochi
giorni
;
e
che
non
poteva
indovinar
niente
,
presentir
niente
del
loro
destino
.
«
Poveri
ragazzi
»
,
pensò
.
«
Chi
sa
cosa
avranno
passato
fra
cinque
anni
,
fra
dieci
anni
!
»
Stette
ancora
in
ascolto
,
ma
il
silenzio
era
profondo
;
non
entrava
per
le
finestre
aperte
che
il
fragor
lontano
lontano
della
cascata
di
Rescia
,
di
là
dal
lago
.
Allora
,
supponendo
che
fossero
già
in
chiesa
,
prese
il
suo
libro
di
preghiere
e
lesse
con
fervore
.
Si
stancò
presto
,
si
sentì
una
gran
confusione
in
testa
,
le
si
confusero
alla
vista
anche
i
caratteri
del
libro
.
La
sua
mente
si
assopiva
,
la
volontà
era
perduta
.
Presentiva
una
visione
di
cose
non
vere
e
sapeva
di
non
dormire
,
comprendeva
che
non
era
sogno
,
ch
'
era
uno
stato
prodotto
dal
suo
male
.
Vide
aprirsi
l
'
uscio
che
metteva
in
cucina
ed
entrare
il
vecchio
Gilardoni
di
Dasio
,
detto
«
el
Carlin
de
Dàas
»
,
padre
del
professore
,
agente
di
casa
Maironi
per
i
possessi
di
Valsolda
,
morto
da
venticinque
anni
.
La
figura
entrò
e
disse
in
tono
naturale
:
«
Oh
sciora
Teresa
,
la
sta
ben
?
»
.
Ella
credette
di
rispondere
:
«
Oh
Carlin
!
Bene
e
voi
?
»
,
ma
in
fatto
non
aperse
bocca
.
«
Ghe
l
'
hoo
chì
la
lettra
»
,
riprese
la
figura
agitando
trionfalmente
una
lettera
.
«
L
'
hoo
portada
chì
per
Lee
.
»
E
posò
la
lettera
sul
tavolo
.
La
signora
Teresa
vide
chiaramente
e
con
un
senso
di
vivo
piacere
questa
lettera
sudicia
e
ingiallita
dal
tempo
,
senza
busta
e
con
la
traccia
di
una
piccola
ostia
rossa
.
Le
parve
dire
:
«
Grazie
,
Carlin
.
E
adesso
andate
a
Dasio
?
»
.
«
Sciora
no
»
,
rispose
il
Carlin
.
«
Voo
a
Casarech
dal
me
fioeu
.
»
L
'
ammalata
non
vide
più
il
Carlin
,
ma
vide
ancora
la
lettera
sul
tavolo
.
La
vedeva
chiaramente
eppure
non
era
certa
che
vi
fosse
;
nel
suo
cervello
inerte
durava
l
'
idea
vaga
di
altre
allucinazioni
passate
,
l
'
idea
della
malattia
sua
nemica
,
sua
padrona
violenta
.
Aveva
l
'
occhio
vitreo
,
la
respirazione
penosa
e
frequente
.
Un
suono
di
passi
affrettati
la
scosse
,
la
richiamò
quasi
del
tutto
in
sé
.
Quando
Luisa
e
Franco
si
precipitarono
in
camera
dalla
terrazza
,
non
si
accorsero
,
causa
il
paralume
della
lucerna
,
che
la
fisionomia
della
mamma
fosse
stravolta
.
Inginocchiati
accanto
a
lei
,
la
coprirono
di
baci
,
attribuirono
all
'
emozione
quel
respiro
affannoso
.
A
un
tratto
l
'
ammalata
sollevò
il
capo
dalla
spalliera
della
poltrona
,
tese
le
mani
avanti
,
guardando
e
indicando
qualche
cosa
.
«
La
lettera
»
,
diss
'
ella
.
I
due
giovani
si
voltarono
e
non
videro
niente
.
«
Che
lettera
,
mamma
?
»
,
disse
Luisa
.
Nello
stesso
punto
notò
l
'
espressione
del
viso
di
sua
madre
,
diede
un
'
occhiata
a
Franco
per
avvertirlo
.
Non
era
la
prima
volta
,
durante
la
sua
malattia
,
che
la
mamma
soffriva
di
allucinazioni
.
All
'
udirsi
domandare
«
che
lettera
?
»
ella
capì
,
fece
«
oh
!
»
,
ritirò
le
mani
,
se
ne
coperse
il
viso
e
pianse
silenziosamente
.
Confortata
dalle
carezze
de
'
suoi
figli
,
si
ricompose
,
li
baciò
,
stese
la
mano
a
suo
fratello
e
al
signor
Giacomo
,
che
non
avevano
inteso
affatto
cosa
fosse
accaduto
e
accennò
a
Luisa
di
andar
a
pigliar
qualche
cosa
.
Si
trattava
di
una
torta
e
di
una
bottiglia
preziosa
di
vino
del
Niscioree
,
regalata
con
altre
parecchie
,
tempo
addietro
,
dal
marchese
Bianchi
che
aveva
per
la
signora
Rigey
una
singolare
venerazione
.
Il
signor
Giacomo
,
non
vedendo
l
'
ora
di
svignarsela
,
incominciava
a
dimenarsi
,
a
soffiare
,
guardando
l
'
ingegnere
.
«
Signora
Luisina
»
,
diss
'
egli
vedendo
uscire
la
novella
sposa
.
«
La
scusa
,
son
propramente
per
domandar
licenza
...
»
«
No
,
no
»
,
lo
interruppe
con
un
fil
di
voce
la
signora
Teresa
,
«
aspetti
un
poco
.
»
Luisa
scomparve
e
Franco
scivolò
pure
fuori
dalla
stanza
dietro
sua
moglie
.
La
signora
Teresa
parve
presa
da
uno
scrupolo
,
accennò
a
richiamarlo
.
«
Ma
cosa
mai
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Ma
,
Piero
!
»
«
Ma
cosa
?
»
Le
antiche
tradizioni
austere
della
sua
famiglia
,
un
sottile
senso
di
dignità
,
forse
anche
uno
scrupolo
religioso
perché
gli
sposi
non
avevano
ancora
assistito
alla
messa
della
benedizione
nuziale
,
impedivano
alla
signora
Teresa
di
approvare
che
i
giovani
si
appartassero
e
insieme
di
spiegarsi
.
Le
sue
reticenze
e
la
bonarietà
patriarcale
dello
zio
diedero
agio
a
Franco
di
sottrarsi
ai
richiami
senza
rimedio
alcuno
.
La
signora
Teresa
non
insistette
.
«
Per
sempre
!
»
,
mormorò
dopo
un
momento
come
parlando
fra
sé
.
«
Uniti
per
sempre
!
»
«
Nualtri
»
,
disse
l
'
ingegnere
rivolgendosi
in
dialetto
veneto
al
suo
collega
nel
celibato
,
«
nualtri
,
sior
Giacomo
,
de
ste
buzare
no
ghe
ne
femo
.
»
«
Sempre
de
bon
umor
,
Ela
,
ingegnere
pregiatissimo
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
a
cui
la
coscienza
diceva
che
aveva
fatto
delle
«
buzare
»
peggiori
.
Gli
sposi
non
ritornavano
.
«
Signor
Giacomo
»
,
riprese
l
'
ingegnere
,
«
per
questa
notte
,
niente
letto
.
»
L
'
infelice
si
contorse
,
soffiò
e
batté
le
palpebre
senza
rispondere
.
E
gli
sposi
non
ritornavano
.
«
Piero
»
,
disse
la
signora
,
«
suonate
il
campanello
.
»
«
Signor
Giacomo
»
,
fece
l
'
ingegnere
senza
scomporsi
,
«
dobbiamo
suonare
il
campanello
?
»
«
L
'
idea
de
la
signora
Teresa
pare
propramente
questa
»
,
rispose
l
'
omino
navigando
alla
meglio
tra
il
fratello
e
la
sorella
.
«
Però
mi
no
digo
gnente
.
»
«
Piero
!
»
,
insistette
la
signora
.
«
Ma
insomma
»
,
riprese
suo
fratello
senza
muoversi
.
«
Lei
,
cosa
farebbe
?
Lo
suonerebbe
,
questo
campanello
,
o
non
lo
suonerebbe
?
»
«
Oh
Dio
!
»
,
gemette
il
Puttini
.
«
La
me
dispensa
.
»
«
Non
La
dispenso
un
corno
.
»
Gli
sposi
non
ritornavano
e
la
mamma
,
sempre
più
inquieta
,
ricominciava
:
«
Ma
suonate
,
dunque
,
Piero
!
»
Il
signor
Giacomo
,
che
moriva
dalla
voglia
di
andarsene
e
non
poteva
andarsene
senza
salutar
gli
sposi
,
incoraggiato
dall
'
insistere
della
signora
,
fece
uno
sforzo
,
diventò
rosso
rosso
e
buttò
fuori
la
sua
sentenza
:
«
Mi
sonaria
.
»
«
Caro
signor
Giacomo
»
,
disse
l
'
ingegnere
,
«
mi
stupisco
,
mi
sorprendo
e
mi
meraviglio
.
»
Chi
sa
perché
,
quando
era
di
buon
umore
e
gli
capitava
in
bocca
uno
di
quei
sinonimi
,
li
infilzava
tutti
e
tre
.
«
Però
»
,
conchiuse
,
«suoniamo.»
E
suonò
molto
discretamente
.
«
Sentite
,
Piero
»
,
disse
la
signora
Teresa
.
«
Ricordatevi
bene
che
adesso
,
quando
partite
voi
,
deve
partire
anche
Franco
.
Ritornerà
alle
cinque
e
mezzo
per
la
messa
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
lo
zio
Piero
.
«
Quante
miserie
!
Insomma
,
sono
marito
e
moglie
,
sì
o
no
?
Bene
bene
bene
»
,
soggiunse
,
perché
sua
sorella
si
inquietava
.
«
Fate
tutto
quello
che
volete
,
ecco
.
»
Invece
degli
sposi
entrò
la
fantesca
portando
la
torta
e
la
bottiglia
e
disse
all
'
ingegnere
che
la
signora
Luisina
lo
pregava
di
uscire
un
momento
sulla
terrazza
.
«
Adesso
che
viene
un
po
'
di
grazia
di
Dio
,
mi
mandate
fuori
»
,
disse
l
'
ingegnere
.
Egli
scherzava
,
con
la
solita
serenità
di
spirito
,
forse
non
comprendendo
bene
lo
stato
grave
di
sua
sorella
,
forse
per
certa
sua
naturale
disposizione
pacifica
verso
tutto
che
fosse
ineluttabile
.
Uscì
sulla
terrazza
dove
Luisa
lo
aspettava
con
Franco
.
«
Senti
,
zio
»
,
diss
'
ella
,
«
mio
marito
dice
che
certo
la
nonna
scoprirà
tutto
subito
,
ch
'
egli
non
potrà
più
stare
a
Cressogno
,
che
se
la
mamma
fosse
in
buone
condizioni
si
potrebbe
venire
da
te
a
Oria
,
ma
che
così
,
pur
troppo
,
non
è
possibile
.
Allora
dice
che
si
potrebbe
mettere
all
'
ordine
una
camera
qui
,
in
fretta
,
alla
meglio
;
lo
studio
del
povero
papà
,
si
diceva
noi
.
Cosa
ti
pare
?
»
«
Hm
!
»
,
fece
lo
zio
,
che
non
accettava
facilmente
le
novità
.
«
Mi
pare
una
risoluzione
molto
precipitosa
.
Fate
una
spesa
,
mettete
la
casa
sossopra
per
una
cosa
che
non
può
durare
.
»
La
sua
idea
fissa
era
quella
di
aver
tutta
la
famiglia
a
Oria
,
e
questo
ripiego
della
camera
gli
faceva
ombra
.
Temeva
che
se
gli
sposi
si
accomodavano
a
Castello
finissero
con
restarvi
.
Luisa
si
studiò
di
persuaderlo
che
non
si
poteva
fare
altrimenti
,
che
né
la
spesa
né
l
'
incomodo
sarebbero
stati
grandi
,
che
suo
marito
,
quando
avesse
a
uscir
di
casa
,
andrebbe
difilato
a
Lugano
e
ritornerebbe
con
i
pochi
mobili
strettamente
necessari
.
Lo
zio
domandò
se
Franco
non
potrebbe
invece
mettersi
a
Oria
e
starvi
fino
a
quando
vi
potessero
scendere
la
mamma
e
lei
.
«
Oh
,
zio
!
»
,
fece
Luisa
.
S
'
ella
avesse
saputo
del
campanello
,
si
sarebbe
ancor
più
meravigliata
di
una
proposta
simile
.
Ma
il
buon
uomo
aveva
qualche
volta
di
queste
idee
ingenue
che
facevano
sorridere
sua
sorella
.
Luisa
non
durò
fatica
a
trovare
argomenti
contro
l
'
esilio
di
Franco
e
ad
adoperarli
con
calore
.
«
Basta
»
,
fece
lo
zio
non
persuaso
,
ma
placido
,
allargando
le
braccia
in
arco
,
nell
'
atto
di
un
Dominus
vobiscum
più
caritatevole
,
più
disposto
a
cinger
di
tenerezza
le
povere
creature
umane
.
«
Fiat
.
Oh
,
e
se
occorre
»
,
soggiunse
volgendosi
a
Franco
,
«
come
stai
a
quattrini
?
»
Franco
trasalì
,
s
'
imbarazzò
.
«
È
il
nostro
papà
,
sai
»
,
gli
disse
sua
moglie
.
«
Papà
niente
affatto
»
,
osservò
lo
zio
,
sempre
placidamente
.
«
Papà
niente
affatto
,
ma
quel
ch
'
è
mio
è
vostro
,
ecco
;
vuol
dire
dunque
che
vi
munirò
un
poco
secondo
le
mie
forze
.
»
E
ricevette
l
'
abbraccio
commosso
de
'
suoi
nipoti
senza
corrispondervi
,
quasi
seccato
da
una
dimostrazione
superflua
,
seccato
che
non
accogliessero
più
semplicemente
una
cosa
tanto
semplice
e
naturale
.
«
Sì
,
sì
»
,
diss
'
egli
,
«
andiamo
a
bere
ch
'
è
meglio
.
»
Il
vino
del
Niscioree
,
rosso
chiaro
come
un
rubino
,
delicato
e
gagliardo
,
blandì
e
pacificò
le
viscere
dell
'
impaziente
signor
Giacomo
,
che
in
quegli
anni
di
oïdium
ben
di
rado
bagnava
le
labbra
nel
vin
pretto
e
beveva
cupamente
vin
Grimelli
di
acquosa
memoria
.
«
Est
,
est
,
non
è
vero
,
signor
Giacomo
?
»
,
disse
lo
zio
Piero
vedendo
il
Puttini
guardar
devotamente
nel
bicchiere
che
teneva
in
mano
.
«
Qui
almeno
non
c
'
è
pericolo
di
crepare
come
quel
tale
:
et
propter
nimium
est
dominus
meus
mortuus
est
.
»
«
A
mi
me
par
de
resussitar
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
,
adagio
adagio
,
quasi
sottovoce
,
guardando
sempre
nel
bicchiere
.
«
Allora
,
un
brindisi
agli
sposi
!
»
,
riprese
l
'
altro
,
alzandosi
.
«
Se
non
lo
fa
Lei
,
lo
farò
io
:
Viva
lü
e
viva
lee
E
nün
andèm
foeura
d
'
i
pee
.
Il
signor
Giacomo
vuotò
il
bicchiere
,
soffiò
molto
e
batté
molto
le
palpebre
in
segno
dei
vari
sentimenti
che
tumultuavano
nell
'
animo
suo
mentre
l
'
ultimo
aroma
e
l
'
ultimo
sapor
del
vino
gli
si
perdevano
in
bocca
;
offerse
la
sua
servitù
alla
signora
Teresa
riveritissima
,
la
sua
devozione
alla
sposina
amabilissima
,
la
sua
osservanza
allo
sposo
compitissimo
;
si
schermì
,
menando
le
braccia
e
la
testa
,
dai
ringraziamenti
che
gli
fioccavano
addosso
,
e
preso
il
cappellone
,
presa
la
mazza
,
si
avviò
umilmente
,
soffiando
con
un
misto
di
compiacenza
e
di
rammarico
,
dietro
la
mole
placida
dell
'
ingegnere
pregiatissimo
.
«
E
tu
,
Franco
?
»
,
chiese
subito
la
signora
Teresa
.
«
Vado
»
,
rispose
Franco
.
«
Vien
qua
»
,
diss
'
ella
.
«
Vi
ho
accolto
così
male
,
poveri
figliuoli
,
quando
siete
ritornati
dalla
chiesa
.
Sai
,
m
'
era
venuto
uno
de
'
miei
accessi
;
lo
avete
ben
capito
.
Adesso
mi
sento
tanto
benino
,
tanto
in
pace
.
Signore
,
Vi
ringrazio
.
Mi
pare
d
'
avere
messa
la
casa
in
ordine
,
d
'
avere
spento
il
fuoco
,
d
'
aver
dette
un
po
'
di
orazioni
e
di
andar
a
dormire
,
tutta
bella
contenta
;
ma
non
così
presto
,
sai
,
caro
,
non
così
subito
.
Ti
lascio
la
mia
Luisa
,
caro
,
ti
lascio
lo
zio
Piero
;
so
che
li
amerai
tanto
,
vero
?
Ricordati
anche
di
me
,
però
.
Ah
Signore
,
come
mi
rincresce
di
non
vedere
i
vostri
figli
!
Quello
sì
.
Hai
da
dar
loro
un
bacio
per
la
povera
nonna
,
tutti
i
giorni
.
E
adesso
va
'
,
figlio
mio
;
ritorni
alle
cinque
e
mezzo
,
non
è
vero
?
Sì
,
addio
,
va
'.»
Gli
parlava
carezzevole
,
come
a
un
bambino
che
non
capisce
ancora
ed
egli
piangeva
di
tenerezza
silenziosamente
,
le
baciava
e
ribaciava
le
mani
,
godendo
che
Luisa
fosse
presente
e
vedesse
;
perché
nella
sua
immensa
tenerezza
per
la
mamma
vi
era
la
immensa
gioia
di
essere
divenuto
un
solo
con
la
figlia
e
come
un
'
avidità
di
amar
tutto
che
sua
moglie
amava
,
con
la
stessa
forza
.
«
Va
'
»
,
ripeteva
mamma
Teresa
,
temendo
anche
la
commozione
propria
:
«
va
'
,
va
'.»
Egli
obbedì
,
finalmente
;
e
uscì
con
Luisa
.
Anche
stavolta
Luisa
tardò
molto
a
ritornare
,
ma
le
anime
più
sante
hanno
le
loro
lievi
debolezze
e
quantunque
la
fantesca
non
facesse
che
andare
e
venire
dalla
cucina
al
salotto
,
la
signora
Teresa
,
tocca
dalle
dimostrazioni
d
'
affetto
che
le
aveva
prodigate
Franco
,
non
le
disse
mai
di
suonare
il
campanello
.
4
.
La
lettera
del
Carlin
Franco
discese
il
monte
adagio
adagio
,
tutto
chiuso
nel
suo
mondo
interiore
così
pieno
di
cose
,
di
pensieri
,
di
sentimenti
nuovi
,
fermandosi
ogni
tratto
a
guardar
la
strada
biancastra
e
i
campicelli
scuri
,
a
toccar
le
foglie
d
'
una
vite
o
i
sassi
d
'
un
muricciuolo
per
sentire
la
realtà
del
mondo
esterno
,
persuadersi
che
non
sognava
.
Solamente
a
Casarico
,
nella
contrada
dei
Mal
'
ari
,
davanti
alla
porticina
della
villetta
Gilardoni
,
si
ricordò
delle
parole
oscure
di
mamma
Teresa
circa
la
confidenza
fattale
dal
Gilardoni
e
si
domandò
quale
potesse
mai
essere
l
'
arcano
che
non
conveniva
rivelare
a
Luisa
.
A
dir
il
vero
questo
consiglio
della
mamma
non
gli
era
piaciuto
interamente
.
«
Come
mai
»
,
pensò
bussando
all
'
uscio
,
«
nasconderei
qualche
cosa
a
mia
moglie
?
»
Il
professore
Beniamino
Gilardoni
,
figlio
del
«
Carlin
de
Dàas
»
,
era
stato
fatto
studiare
dal
vecchio
don
Franco
Maironi
,
dal
marito
della
marchesa
Orsola
,
uomo
bizzarro
,
lunatico
,
violento
,
ma
generoso
.
Quando
il
Carlin
morì
,
si
vide
che
la
generosità
del
Maironi
non
sarebbe
stata
necessaria
.
Beniamino
ereditò
un
discreto
gruzzoletto
e
ciò
fece
andare
in
bestia
don
Franco
che
lo
tenne
responsabile
dell
'
ipocrisia
paterna
,
gli
voltò
le
spalle
né
volle
più
saperne
di
lui
nel
poco
tempo
che
visse
ancora
dopo
la
morte
del
suo
agente
.
Il
giovane
entrò
nell
'
insegnamento
,
fu
professore
di
latino
nel
ginnasio
di
Cremona
e
di
filosofia
nel
liceo
di
Udine
.
Cagionevole
di
salute
e
timoroso
assai
del
male
fisico
,
alquanto
misantropo
,
piantò
nel
1842
la
cattedra
e
venne
a
godersi
la
modesta
eredità
paterna
in
Valsolda
.
Il
natio
paesello
di
Dasio
,
seduto
sotto
le
rocce
dolomitiche
dell
'
Arabione
,
era
troppo
alto
e
troppo
incomodo
per
lui
.
Vendette
i
suoi
beni
di
lassù
,
si
comperò
l
'
uliveto
del
Sedorgg
sopra
Casarico
e
una
villetta
in
Casarico
stesso
,
sulla
riva
del
lago
;
un
gingillo
di
villetta
che
egli
chiamava
per
la
sua
forma
«
pi
greco
»
a
immagine
del
diagramma
di
Ugo
Foscolo
.
Dalla
contrada
dei
Mal
'
ari
un
andito
breve
metteva
nel
cortiletto
addossato
a
un
portico
minuscolo
e
aperto
verso
il
lago
,
fra
grandi
oleandri
,
di
fronte
a
sei
miglia
d
'
acqua
verde
o
grigia
o
azzurra
,
secondo
i
momenti
,
fino
al
monte
S
.
Salvatore
inclinato
là
in
fondo
,
sotto
il
peso
della
sua
gobba
malinconica
,
ai
sottoposti
colli
umidi
di
Carona
.
A
levante
della
casina
si
stendeva
un
orto
favolosamente
spazioso
per
quei
paesi
le
cui
pianure
l
'
ingegnere
Ribera
soleva
definire
con
questa
citazione
censuaria
:
campo
grande
,
detto
il
campone
,
tavol
sett
.
Sette
tavole
son
venti
o
ventidue
metri
quadrati
.
Il
professore
lo
coltivava
con
l
'
aiuto
del
suo
servitorello
Giuseppe
,
detto
il
Pinella
,
e
d
'
una
bibliotechina
di
trattati
francesi
.
Si
faceva
venire
di
Francia
i
semi
delle
qualità
d
'
ortaggi
più
celebrate
,
che
talvolta
gli
spuntavano
ignobilmente
diversi
dalla
loro
fede
di
battesimo
e
magari
da
qualunque
onesta
famiglia
battezzata
.
Accadeva
allora
che
filosofo
e
famiglio
,
curvi
sull
'
aiuola
con
le
mani
alle
ginocchia
,
levassero
gli
occhi
dai
germogli
beffardi
per
guardarsi
in
faccia
,
il
primo
sinceramente
,
il
secondo
ipocritamente
compunto
.
In
un
canto
dell
'
orto
viveva
,
nella
sua
stalletta
costrutta
con
tutte
le
regole
dell
'
arte
,
una
vaccherella
svizzera
comperata
dopo
tre
mesi
di
assidui
studi
e
riuscita
magra
e
cagionevole
quanto
il
padrone
;
al
quale
,
malgrado
la
mucca
svizzera
e
quattro
galline
padovane
,
capitava
spesso
di
non
potersi
preparare
in
casa
un
latte
all
'
ovo
.
Nel
muro
di
sostegno
verso
il
lago
,
battuto
al
piede
dall
'
onda
piena
della
breva
,
egli
aveva
praticati
dei
fori
e
piantato
,
per
consiglio
di
Franco
Maironi
,
alquante
agavi
americane
,
alquanti
rosai
e
capperi
,
fasciando
così
,
come
soleva
dire
,
con
una
elegante
forma
poetica
il
sostanzioso
contenuto
dell
'
orto
.
E
per
amore
di
poesia
aveva
lasciato
incolto
un
breve
angolo
dell
'
orto
stesso
.
Vi
era
cresciuto
un
canneto
altissimo
e
a
questo
canneto
il
professore
aveva
addossato
una
specie
di
belvedere
,
un
alto
palco
di
legno
,
molto
rustico
e
primitivo
,
dove
nella
buona
stagione
passava
qualche
gradevole
ora
leggendo
,
al
fresco
della
breva
,
al
mormorio
del
canneto
e
delle
onde
,
i
libri
mistici
che
amava
.
Da
lontano
il
colore
del
palco
si
confondeva
con
quello
del
canneto
ed
il
professore
pareva
seduto
in
aria
col
suo
libro
in
mano
,
come
un
mago
.
Teneva
nel
salotto
la
bibliotechina
d
'
orticoltura
;
i
libri
mistici
,
i
trattati
di
negromanzia
,
di
gnosticismo
,
gli
scritti
sulle
allucinazioni
e
sui
sogni
li
teneva
in
uno
studiolo
vicino
alla
camera
da
letto
,
in
una
specie
di
cabina
di
nave
dove
il
lago
o
il
cielo
parevano
entrare
dalla
finestra
.
Dopo
la
morte
del
vecchio
Maironi
il
professore
aveva
ripigliato
a
visitare
la
famiglia
,
ma
la
marchesa
Orsola
gli
piaceva
poco
e
don
Alessandro
suo
figlio
,
padre
di
Franco
,
meno
ancora
.
Finì
con
andarci
una
volta
l
'
anno
.
Quando
il
giovinetto
entrò
in
liceo
,
il
Gilardoni
fu
pregato
dalla
nonna
,
ché
il
padre
era
morto
da
un
pezzo
,
di
dargli
qualche
lezione
durante
l
'
autunno
.
Maestro
e
scolaro
si
somigliavano
nei
facili
entusiasmi
,
nelle
collere
veementi
e
fugaci
,
ed
erano
caldi
patrioti
ambedue
.
Cessato
il
bisogno
delle
lezioni
si
rividero
come
amici
benché
il
professore
avesse
oltre
a
vent
'
anni
più
di
Franco
.
Questi
ammirava
l
'
ingegno
del
suo
allievo
;
Franco
invece
stimava
assai
poco
la
filosofia
mezzo
cristiana
mezzo
razionalista
del
maestro
,
le
sue
tendenze
mistiche
;
rideva
della
sua
passione
per
i
libri
e
per
le
teorie
d
'
orticoltura
e
giardinaggio
,
scompagnata
da
qualsiasi
senso
pratico
.
Lo
aveva
tuttavia
molto
caro
per
la
sua
bontà
,
per
il
suo
candore
,
per
il
suo
calor
d
'
animo
.
N
'
era
stato
il
confidente
al
tempo
dell
'
infelice
amore
concepito
dal
Gilardoni
per
la
signora
Teresa
Rigey
e
lo
aveva
poi
ricambiato
con
le
confidenze
proprie
.
Il
Gilardoni
ne
fu
molto
commosso
;
disse
a
Franco
che
avendo
nel
cuore
quel
tale
culto
gli
sarebbe
parso
di
diventar
un
poco
suo
padre
anche
se
la
signora
Teresa
non
volesse
saperne
di
lui
.
Franco
non
mostrò
di
apprezzare
questa
paternità
metafisica
;
l
'
amore
per
la
signora
Rigey
gli
pareva
un
'
aberrazione
;
ma
insomma
si
confermò
nell
'
idea
che
la
testa
del
professore
non
valeva
gran
cosa
e
che
il
cuore
era
d
'
oro
.
Bussò
,
dunque
,
all
'
uscio
e
venne
ad
aprirgli
il
professore
in
persona
portando
un
lumicino
a
olio
.
«
Bravo
»
,
diss
'
egli
.
«
Credevo
che
non
venissi
più
.
»
Il
Gilardoni
era
in
veste
da
camera
e
pantofole
,
aveva
in
testa
una
specie
di
turbante
ed
esalava
un
forte
odore
di
canfora
.
Pareva
un
turco
,
un
Gilardoni
bey
;
ma
la
faccia
magra
e
giallognola
che
sorrideva
sotto
il
turbante
nulla
aveva
di
turchesco
.
Contornata
d
'
una
barbetta
rossastra
,
fiorita
pomposamente
,
nel
mezzo
,
d
'
un
bel
nasone
bitorzoluto
e
vermiglio
,
luceva
per
due
begli
occhi
azzurri
,
molto
giovanili
,
pieni
d
'
ingenua
bontà
e
poesia
.
Appena
Franco
ebbe
chiuso
l
'
uscio
dietro
di
sé
,
l
'
amico
gli
sussurrò
:
«
È
fatto
?
»
.
«
È
fatto
»
,
rispose
Franco
.
L
'
altro
lo
abbracciò
e
lo
baciò
silenziosamente
.
Poi
lo
fece
salire
nello
studiolo
.
Gli
spiegò
strada
facendo
che
s
'
era
applicato
sulla
testa
delle
compresse
d
'
acqua
sedativa
,
secundum
Raspail
,
per
una
minaccia
di
emicrania
.
Egli
era
un
apostolo
di
Raspail
e
aveva
convertito
anche
Franco
,
molto
soggetto
alle
infiammazioni
di
gola
,
dalle
sanguisughe
alla
sigaretta
di
canfora
.
Nello
studiolo
,
nuovo
amplesso
,
molto
stretto
e
molto
lungo
.
«
Tanto
,
tanto
,
tanto
!
»
,
esclamò
Gilardoni
sottintendendo
un
mondo
di
cose
.
Povero
Gilardoni
,
gli
occhi
gli
luccicavano
.
Aveva
sperato
invano
una
felicità
simile
a
quella
dell
'
amico
suo
!
Franco
intese
,
s
'
imbarazzò
,
non
seppe
dirgli
nulla
,
e
ne
seguì
un
silenzio
così
significativo
che
il
Gilardoni
non
poté
sopportarlo
e
si
mise
ad
accendere
un
po
'
di
fuoco
per
riscaldare
il
caffè
che
aveva
preparato
.
Franco
si
offerse
per
questa
bisogna
e
il
professore
accettò
allegando
il
suo
mal
di
capo
,
si
mise
a
disfare
il
turbante
davanti
a
una
scodella
d
'
acqua
sedativa
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
dominando
la
propria
emozione
con
uno
sforzo
di
volontà
,
«
mi
racconti
.
»
Franco
gli
raccontò
ogni
cosa
dal
pranzo
della
nonna
fino
alla
cerimonia
nuziale
nella
chiesa
di
Castello
,
eccetto
,
naturalmente
,
il
colloquio
segreto
con
mamma
Teresa
.
Il
professore
Beniamino
,
che
intanto
si
era
rimesso
il
turbante
,
si
fece
coraggio
a
mezzo
.
«E...»,
diss
'
egli
sostituendo
al
nome
amato
una
specie
di
gemito
sordo
,
«
come
sta
?
»
Udito
dell
'
allucinazione
,
esclamò
:
«
Una
lettera
?
Le
pareva
di
vedere
una
lettera
?
Ma
che
lettera
?
»
.
Questo
,
Franco
non
lo
sapeva
.
Uno
stridore
sulla
brace
interruppe
la
conversazione
;
il
caffè
bolliva
a
scroscio
e
si
versava
.
Il
Gilardoni
somigliava
al
suo
giovane
amico
pure
in
questo
che
gli
si
leggeva
il
cuore
in
faccia
.
Il
giovane
amico
,
ch
'
era
del
resto
un
lettore
di
facce
infinitamente
più
sagace
e
pronto
di
lui
,
capì
subito
ch
'
egli
aveva
pensato
ad
una
data
lettera
e
gli
chiese
,
mentre
il
caffè
stava
posando
,
se
fosse
in
grado
di
spiegar
quell
'
allucinazione
.
Il
professore
si
affrettò
a
rispondere
di
no
,
ma
tosto
pronunciato
il
no
lo
attenuò
con
parecchi
altri
no
misti
a
inarticolati
brontolii
:
«
eh
no
-
no
già
-
non
saprei
-
insomma
no
»
.
Franco
non
insistette
e
ne
seguì
un
altro
silenzio
alquanto
significativo
.
Preso
il
caffè
con
molti
involontari
segni
d
'
inquietudine
,
il
professore
propose
bruscamente
d
'
andare
a
letto
.
Franco
,
dovendo
ripartire
prima
di
giorno
,
preferì
non
coricarsi
ma
volle
che
si
coricasse
l
'
amico
,
e
l
'
amico
,
dopo
infinite
proteste
e
cerimonie
,
dopo
aver
esitato
fin
sulla
soglia
della
porta
con
la
sua
scodella
d
'
acqua
sedativa
in
mano
,
fece
di
colpo
un
volta
faccia
,
si
gittò
alle
spalle
un
«
addio
»
e
scomparve
.
Rimasto
solo
,
Franco
spense
il
lume
e
si
distese
sulla
poltrona
con
la
buona
intenzione
di
dormire
,
cercando
il
sonno
in
qualche
pensiero
indifferente
,
se
gli
fosse
possibile
di
fermarvisi
.
Non
erano
passati
cinque
minuti
quando
fu
picchiato
all
'
uscio
e
subito
entrò
precipitosamente
,
senza
lume
,
il
professore
dicendo
:
«
Insomma
sono
qui
!
»
.
«
Cosa
c
'
è
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
Mi
rincresce
che
ho
spento
.
»
Si
sentì
in
pari
tempo
le
braccia
del
buon
Beniamino
intorno
al
collo
,
la
sua
barba
,
la
canfora
e
la
voce
sul
viso
.
«
Caro
caro
caro
caro
don
Franco
,
io
ho
un
peso
enorme
sul
cuore
,
non
volevo
parlare
adesso
,
volevo
lasciarla
quieto
ma
non
posso
,
non
posso
,
poss
no
,
poss
no
,
poss
no
!
»
«
Ma
parli
,
si
quieti
,
si
quieti
!
»
,
disse
Franco
sciogliendosi
dolcemente
da
quell
'
abbraccio
.
Il
professore
lo
lasciò
e
si
portò
le
mani
alle
tempie
gemendo
:
«
Oh
che
animale
,
che
animale
,
che
animale
!
Potevo
ben
lasciarla
tranquillo
,
potevo
ben
aspettare
domani
!
o
posdomani
!
Ma
ormai
è
fatta
,
è
fatta
»
.
Afferrò
le
mani
di
Franco
.
«
Creda
,
avevo
cominciato
a
spogliarmi
quando
mi
ha
preso
come
una
vertigine
e
lì
,
andiamo
,
metti
su
da
capo
le
vesta
,
e
via
,
corri
qua
come
un
matto
,
senza
lume
!
Nella
furia
ho
persin
rovesciato
la
scodella
dell
'
acqua
sedativa
!
»
«
Accendiamo
il
lume
?
»
,
chiese
Franco
.
«
No
no
no
!
Meglio
parlare
al
buio
,
meglio
parlare
al
buio
!
Guardi
,
mi
metto
persino
qui
,
io
!
»
Andò
a
sedere
al
suo
scrittoio
fuori
del
chiaror
debole
ch
'
entrava
dalla
finestra
,
e
parlò
.
Parlava
sempre
nervoso
e
disordinato
;
figurarsi
adesso
con
l
'
agitazione
che
aveva
in
corpo
.
«
Comincio
,
neh
?
Chi
sa
cosa
dirà
,
caro
don
Franco
!
Tutte
chiacchiere
inutili
,
queste
;
ma
cosa
vuole
,
là
,
pazienza
.
Comincio
dunque
;
di
dove
comincio
?
Ah
Signore
,
vede
che
bestia
sono
che
non
so
nemmeno
più
dove
cominciare
?
Ah
,
quell
'
allucinazione
!
Sì
,
Le
ho
detto
una
bugia
poco
fa
,
posso
benissimo
sospettare
l
'
origine
di
quell
'
allucinazione
.
Si
tratta
d
'
una
lettera
,
proprio
d
'
una
lettera
che
io
ho
fatto
vedere
due
anni
sono
alla
signora
Teresa
.
Una
lettera
del
povero
don
Franco
Suo
nonno
.
Bene
,
adesso
cominciamo
dal
principio
.
Il
mio
povero
papà
,
negli
ultimi
giorni
della
sua
vita
mi
parlò
di
una
lettera
di
don
Franco
che
avrei
trovato
nel
cassettone
dov
'
erano
tutte
le
carte
da
conservarsi
.
Mi
disse
di
leggerla
,
di
custodirla
e
di
regolarmi
,
a
suo
tempo
,
secondo
la
mia
coscienza
.
"
Però
"
,
disse
,
"
è
quasi
certo
che
non
vi
sarà
niente
da
fare
.
"
Il
povero
papà
viene
a
mancare
,
io
cerco
la
lettera
nel
cassettone
,
non
la
trovo
.
Frugo
tutta
la
casa
,
non
la
trovo
.
Cosa
vuole
?
Mi
do
pace
con
l
'
idea
che
non
ci
sarà
niente
da
fare
e
non
ci
penso
più
.
Bestia
,
vero
?
Animale
?
Me
lo
dica
pure
,
me
lo
merito
,
me
lo
son
detto
tante
volte
io
.
Schiavo
,
andiamo
avanti
.
Lei
sa
com
'
è
stata
regolata
la
successione
di
Suo
nonno
?
Sa
come
sono
andati
gli
affari
di
casa
Sua
?
Mi
perdona
,
neh
,
se
Le
parlo
di
queste
cose
?
»
«
So
che
mio
nonno
morì
senza
testamento
e
che
non
ho
niente
»
,
rispose
Franco
.
«
Passiamo
,
andiamo
avanti
.
»
Era
un
argomento
penoso
davvero
,
per
Franco
.
Alla
morte
del
vecchio
Maironi
non
s
'
era
trovato
testamento
.
La
vedova
e
il
figlio
don
Alessandro
si
erano
divisi
la
sostanza
per
metà
,
d
'
amore
e
d
'
accordo
.
Per
riuscire
a
questo
il
figlio
aveva
fatto
alla
madre
una
donazione
assai
grossa
dichiarando
d
'
interpretare
la
volontà
paterna
cui
era
mancato
il
modo
d
'
esprimersi
.
Il
giovane
,
vizioso
,
giuocatore
,
prodigo
,
era
già
impigliato
,
alla
morte
di
suo
padre
,
nei
lacci
degli
usurai
.
Nei
sette
anni
che
visse
ancora
si
governò
per
modo
da
non
lasciare
un
soldo
al
suo
unico
figlio
Franco
,
il
quale
rimase
con
una
ventina
di
mila
svanziche
,
la
sostanza
di
sua
madre
,
morta
nel
metterlo
alla
luce
.
«
Sì
,
sì
,
andiamo
avanti
»
,
riprese
il
Gilardoni
.
«
Tre
anni
fa
,
dico
tre
anni
fa
,
ricevo
una
Sua
lettera
.
Ricordo
ch
'
era
il
due
novembre
,
il
giorno
dei
morti
.
Cose
strane
,
cose
misteriose
.
Senta
bene
.
La
sera
vado
a
letto
e
faccio
un
sogno
.
Sogno
la
lettera
di
Suo
nonno
.
Noti
che
non
ci
avevo
mai
più
pensato
.
Sogno
di
cercarla
e
di
trovarla
in
una
vecchia
cassa
che
tengo
in
granaio
.
La
leggo
,
sempre
in
sogno
.
Cosa
dice
?
Dice
che
nella
cantina
di
casa
Maironi
a
Cressogno
c
'
è
un
tesoro
e
che
questo
tesoro
è
destinato
a
Lei
.
Mi
sveglio
con
una
emozione
straordinaria
,
con
la
convinzione
che
si
tratta
di
un
sogno
veridico
.
Mi
alzo
e
vado
a
guardare
nella
cassa
.
Non
trovo
niente
.
Ma
due
giorni
dopo
,
volendo
vendere
certi
fondi
che
avevo
ancora
a
Dasio
,
piglio
in
mano
un
vecchio
atto
di
compera
che
papà
teneva
nel
suo
cassettone
,
lo
sfoglio
e
me
ne
casca
fuori
una
lettera
.
Guardo
la
sottoscrizione
,
vedo
,
"
nobile
Franco
Maironi
"
.
La
leggo
;
è
quella
!
Ecco
,
dico
,
il
sogno
che
...
»
«
Ebbene
?
»
,
interruppe
Franco
.
«
Questa
lettera
,
cosa
diceva
?
»
Il
professore
si
alzò
,
prese
uno
zolfino
lungo
mezzo
braccio
,
lo
cacciò
nella
brace
del
caminetto
e
accese
il
lume
.
«
L
'
ho
qui
»
,
diss
'
egli
con
un
gran
sospiro
sconsolato
.
«Legga.»
Si
cavò
di
tasca
e
porse
a
Franco
una
lettera
giallognola
,
di
piccolo
formato
,
senza
busta
,
con
le
tracce
d
'
un
'
ostia
rossa
.
Le
linee
nero
-
giallastre
dello
scritto
interno
trasparivano
qua
e
là
quasi
in
rilievo
.
Franco
la
prese
,
l
'
accostò
al
lume
e
lesse
ad
alta
voce
:
Caro
Carlin
,
Troverai
dentro
la
presente
il
mio
testamento
.
Ne
ho
fatto
due
copie
.
Una
è
presso
di
me
.
L
'
altra
è
questa
che
io
t
'
incarico
di
pubblicare
se
la
prima
non
viene
fuori
.
Hai
capito
?
Basta
,
e
quando
mi
vedrai
ti
è
assolutamente
proibito
di
rompermi
...
col
darmi
consigli
secondo
il
tuo
maledetto
vizio
.
Tu
sei
la
sola
persona
di
cui
mi
fido
,
ma
del
resto
io
non
ho
che
a
comandare
e
tu
non
hai
che
a
obbedire
;
dunque
tutti
i
rompimenti
sono
inutili
e
intollerabili
.
Ciao
.
Il
tuo
aff
.
padrone
Nob
.
Franco
Maironi
Cressogno
,
22
settembre
1828
«
Ecco
il
testamento
,
adesso
»
,
disse
il
Gilardoni
,
lugubre
,
porgendo
a
Franco
un
altro
foglietto
giallognolo
.
«
Ma
questo
non
lo
legga
ad
alta
voce
.
»
Il
foglietto
diceva
:
Io
sottoscritto
,
nobile
Franco
Maironi
,
intendo
disporre
delle
mie
sostanze
,
con
questo
atto
d
'
ultima
volontà
.
Essendoché
donna
Orsola
Maironi
nata
marchesa
Scremin
si
è
degnata
di
accettare
insieme
a
molti
altri
omaggi
anche
i
miei
,
le
lascio
in
segno
di
gratitudine
lire
di
Milano
diecimila
per
una
volta
tanto
e
il
gioiello
per
lei
più
prezioso
della
casa
ossia
don
Alessandro
Maironi
,
debitamente
inscritto
nei
registri
della
parrocchia
della
Cattedrale
in
Brescia
come
mio
figlio
.
Lascio
al
detto
mio
figlio
la
porzione
legittima
che
gli
spetta
della
mia
facoltà
e
tre
parpagliole
al
giorno
in
più
,
in
segno
della
particolare
mia
stima
.
Lascio
al
mio
agente
di
Brescia
signor
Grisi
,
se
si
troverà
al
mio
servizio
al
momento
della
mia
morte
,
tutto
quello
che
mi
ha
preso
.
Lascio
al
mio
agente
di
Valsolda
,
Carlino
Gilardoni
,
colla
condizione
come
sopra
,
lire
di
Milano
quattro
al
giorno
,
sua
vita
natural
durante
.
Intendo
che
sia
celebrata
nella
Cattedrale
di
Brescia
una
messa
quotidiana
finché
sarà
in
vita
donna
Orsola
Maironi
Scremin
,
per
la
salute
dell
'
anima
sua
.
-
Di
tutta
la
restante
mia
sostanza
istituisco
e
nomino
erede
il
mio
nipotino
don
Franco
Maironi
di
don
Alessandro
.
Fatto
,
scritto
e
sottoscritto
il
15
aprile
1828
.
Nob
.
Franco
Maironi
Franco
lesse
e
restituì
la
carta
come
trasognato
,
senza
dir
nulla
.
Era
commosso
e
sentiva
confusamente
di
doversi
dominare
,
di
dover
reprimere
la
propria
commozione
e
raccogliersi
,
veder
chiaro
nella
cosa
e
in
se
stesso
.
«
Ha
visto
?
»
,
fece
il
professore
.
A
questo
punto
la
sovraeccitazione
del
Gilardoni
sali
al
colmo
.
«
Perché
non
parlare
prima
,
eh
?
»
,
riprese
.
«
È
ben
qui
la
storia
che
un
perché
positivo
,
là
,
chiaro
,
preciso
,
non
c
'
è
caso
,
io
non
lo
posso
dire
!
Queste
carte
mi
hanno
fatto
orrore
.
Se
si
fosse
trattato
di
me
,
di
mio
padre
,
di
mia
madre
,
avrei
lasciato
andare
un
milione
piuttosto
di
domandarlo
con
queste
carte
alla
mano
.
Adesso
sono
ancora
una
bestia
di
dir
questo
,
metta
ch
'
io
non
abbia
detto
,
perché
al
posto
Suo
,
tutt
'
altro
!
Dicevo
al
posto
mio
,
Signore
!
Si
sa
!
Dunque
mi
pareva
,
guardi
che
asino
,
che
la
nonna
Le
volesse
un
gran
bene
,
che
la
roba
del
nonno
finirebbe
a
ogni
modo
nelle
Sue
mani
;
e
con
quest
'
idea
!
...
Passa
un
po
'
di
tempo
,
mi
consiglio
con
la
signora
Teresa
,
le
mostro
lettera
e
testamento
.
Mi
dice
che
avrei
dovuto
informar
Lei
subito
,
appena
fatta
la
scoperta
,
ma
che
oramai
,
essendovi
di
mezzo
,
in
qualche
maniera
,
sua
figlia
,
non
mi
vuol
dare
alcun
consiglio
.
Del
resto
,
dice
...
Bene
,
questo
non
importa
.
Capisco
insomma
che
il
testamento
le
fa
orrore
anche
a
lei
.
Cosa
vuole
,
io
mi
metto
in
testa
che
già
la
nonna
finirà
con
accettare
il
matrimonio
e
non
parlo
.
Stasera
Lei
mi
dice
che
la
nonna
minaccia
;
si
figuri
!
Adesso
capisce
che
non
ho
potuto
aspettare
,
che
non
ho
potuto
tenere
un
momento
ancora
queste
carte
;
ecco
,
a
Lei
,
le
prenda
!
»
Franco
,
assorto
nei
propri
pensieri
,
non
udì
che
queste
ultime
parole
.
«
No
»
,
diss
'
egli
,
«
non
le
prendo
.
Mi
conosco
.
Se
le
ho
in
mano
posso
fare
troppo
presto
qualche
cosa
di
troppo
grave
.
Le
tenga
Lei
,
per
ora
.
»
Il
Gilardoni
non
voleva
saperne
di
tenerle
,
e
Franco
ebbe
uno
de
'
suoi
scatti
di
impazienza
.
Niente
gl
'
irritava
i
nervi
,
del
resto
,
come
gli
sfoghi
sconclusionati
della
gente
di
buon
cuore
e
di
cattiva
testa
.
Si
riscaldò
perché
il
Gilardoni
resisteva
,
gli
fece
intendere
che
quel
volersi
sbarazzare
a
ogni
costo
delle
carte
era
egoismo
bell
'
e
buono
e
che
quando
si
fanno
degli
spropositi
bisogna
subirne
le
conseguenze
.
Le
parole
furono
presso
a
poco
queste
;
la
faccia
irritata
e
dura
diceva
molto
peggio
.
Il
Gilardoni
,
rosso
rosso
,
fremeva
tutto
per
quell
'
accusa
di
egoismo
,
ma
si
contenne
;
e
fatto
anche
lui
un
fiero
cipiglio
,
ripetendo
«
bene
bene
bene
bene
»
,
intascò
frettolosamente
le
carte
e
uscì
senz
'
altro
.
Subito
Franco
,
per
soddisfazione
della
propria
coscienza
,
si
mise
a
persuader
se
stesso
che
il
signor
Beniamino
aveva
tutti
i
torti
possibili
;
torto
di
non
avergli
consegnato
le
carte
molto
prima
,
torto
di
essersi
fatto
pregare
adesso
per
tenerle
ancora
,
torto
di
essersi
offeso
.
Sicuro
di
far
la
pace
con
lo
sconclusionato
filosofo
,
non
pensò
più
a
lui
,
spense
il
lume
e
,
ritornato
alla
sua
poltrona
,
ripiombò
nelle
riflessioni
di
prima
.
Adesso
cominciava
a
vederci
chiaro
.
Non
poteva
servirsi
con
dignità
di
quel
testamento
disonorante
per
la
nonna
nella
forma
e
nella
sostanza
,
nel
sospetto
che
generava
,
considerata
la
lettera
,
di
una
soppressione
delittuosa
;
poco
onorevole
anche
per
suo
padre
.
No
,
mai
.
Conveniva
dire
al
professore
di
bruciar
tutto
.
Così
,
signora
nonna
,
trionferò
di
te
,
facendoti
grazia
della
roba
e
dell
'
onore
senza
curarmi
di
dirtelo
!
Assaporandosi
questo
proposito
,
Franco
si
sentì
quasi
alzar
da
terra
,
respirò
a
pieni
polmoni
,
contento
di
sé
come
un
principe
,
illuminato
e
pacificato
nell
'
anima
da
un
sentimento
misto
di
generosità
e
d
'
orgoglio
.
Malgrado
tutta
la
sua
fede
e
le
sue
pratiche
cristiane
,
egli
era
lontanissimo
dal
sospettare
che
un
tale
sentimento
non
fosse
interamente
buono
e
che
una
magnanimità
meno
conscia
di
se
stessa
sarebbe
stata
più
nobile
.
Si
lasciò
cadere
sulla
spalliera
della
poltrona
,
disposto
,
meglio
che
prima
nol
fosse
,
al
riposo
,
pensando
tranquillamente
alle
cose
lette
,
alle
cose
udite
,
come
uno
che
per
poco
non
si
è
lasciato
prendere
in
una
speculazione
rischiosa
e
ne
considera
le
angustie
,
i
guai
evitati
per
sempre
.
Avveniva
pure
in
fondo
all
'
anima
sua
un
sommovimento
di
vecchie
memorie
.
Gli
tornò
a
mente
la
storia
di
un
certo
discorso
fatto
da
una
vecchia
cameriera
sulla
ricchezza
di
casa
Maironi
che
sarebbe
stata
rubata
ai
poveri
.
Egli
era
bambino
,
allora
,
e
la
donna
non
s
'
era
fatto
riguardo
di
parlare
in
presenza
sua
.
Ma
il
bambino
ne
aveva
riportato
una
impressione
profonda
,
risvegliatagli
più
tardi
,
a
mezza
l
'
adolescenza
,
da
un
certo
prete
che
gli
avea
raccontato
in
aria
di
segreto
,
con
solennità
e
forse
non
senza
intenzione
,
come
la
roba
Maironi
provenisse
da
una
lite
vinta
,
contro
giustizia
,
all
'
Ospitale
Maggiore
di
Milano
.
«
Così
per
me
»
,
pensò
Franco
,
«
tutto
è
ritornato
al
diavolo
.
»
Gli
venne
in
mente
che
potesse
esser
tardi
,
riaccese
il
lume
e
guardò
l
'
orologio
.
Erano
le
tre
e
mezzo
.
Oramai
gli
sarebbe
stato
impossibile
di
riposare
.
Era
troppo
vicino
il
momento
di
ritrovarsi
con
Luisa
,
la
sua
immaginazione
era
troppo
accesa
.
Ancora
un
'
ora
e
mezzo
!
Egli
guardava
l
'
orologio
tutti
i
momenti
;
questo
benedetto
tempo
non
passava
mai
.
Prese
un
libro
e
non
poté
leggere
.
Aperse
la
finestra
;
l
'
aria
era
mite
,
il
silenzio
profondo
,
il
lago
chiaro
verso
il
San
Salvatore
,
il
cielo
stellato
.
A
Oria
si
vedeva
un
lume
.
Il
suo
destino
era
forse
di
vivere
colà
,
in
casa
dello
zio
.
Si
mise
,
guardando
distrattamente
il
punto
luminoso
,
a
immaginar
l
'
avvenire
,
fantasmi
che
sempre
mutavano
.
Verso
le
quattro
e
mezzo
udì
un
tocco
di
campanello
al
piano
inferiore
,
e
poco
dopo
,
il
Pinella
venne
ad
avvertirlo
a
nome
del
padrone
,
che
,
se
voleva
far
la
salita
del
Boglia
,
era
tempo
di
mettersi
in
cammino
.
Il
padrone
aveva
un
gran
dolor
di
capo
e
non
poteva
muoversi
,
né
riceverlo
.
Franco
cercò
sulla
scrivania
un
pezzo
di
carta
e
vi
scrisse
:
«
Parce
mihi
,
domine
,
quia
brixiensis
sum
»
.
Poi
uscì
,
fu
accompagnato
dal
Pinella
col
lume
fino
al
sottoportico
tenebroso
dove
mette
capo
la
strada
di
Castello
e
scomparve
.
La
marchesa
Orsola
suonò
il
campanello
alle
sei
e
mezzo
e
ordinò
alla
cameriera
di
portare
il
solito
cioccolatte
.
Ne
inghiottì
una
buona
metà
e
poi
domandò
con
tutta
flemma
a
che
ora
don
Franco
fosse
ritornato
.
«
Non
è
ritornato
,
signora
marchesa
.
»
Le
viscere
della
vecchia
dovettero
turbarsi
un
poco
,
ma
neppure
un
muscolo
del
suo
viso
si
mosse
.
Ella
posò
le
labbra
sull
'
orlo
della
tazza
di
cioccolatte
,
guardò
la
cameriera
e
disse
pacatamente
:
«
Portatemi
uno
di
quei
biscottini
di
ieri
.
»
Verso
le
otto
la
cameriera
ritornò
per
annunciarle
che
don
Franco
era
venuto
e
non
aveva
fatto
che
salire
in
camera
,
pigliarvi
il
suo
passaporto
,
ridiscendere
e
incaricare
il
cameriere
di
trovargli
un
barcaiuolo
che
lo
conducesse
a
Lugano
.
La
marchesa
non
fiatò
,
ma
più
tardi
mandò
ad
avvertire
il
suo
confidente
Pasotti
che
lo
aspettava
.
Pasotti
capitò
subito
e
si
trattenne
con
lei
una
buona
mezz
'
ora
.
La
dama
voleva
assolutamente
sapere
dove
e
come
suo
nipote
avesse
passata
la
notte
.
Pasotti
aveva
già
raccolte
e
poté
offrire
certe
voci
vaghe
intorno
a
una
visita
notturna
di
don
Franco
in
casa
Rigey
;
ma
si
desideravano
notizie
esatte
e
sicure
.
Il
sagace
Tartufo
,
curioso
per
natura
come
un
bracco
che
va
fiutando
tutte
le
puzze
,
ficcando
il
muso
in
tutti
i
buchi
e
strofinandolo
a
tutti
i
calzoni
,
promise
di
fornirle
alla
signora
marchesa
dentro
un
paio
di
giorni
,
e
se
ne
andò
con
gli
occhi
scintillanti
,
fregandosi
le
mani
nell
'
aspettazione
di
una
piacevole
caccia
.
5
.
Il
«
bargnìf
»
all
'
opera
La
mattina
seguente
,
Pasotti
,
preso
il
caffè
e
latte
e
meditato
il
piano
di
caccia
fino
alle
dieci
e
mezzo
,
fece
venire
la
signora
Barborin
,
che
dormiva
in
un
'
altra
camera
perché
al
Controllore
,
ella
lo
chiamava
umilmente
così
,
dava
noia
il
suo
russare
.
«
El
ga
reson
»
,
diceva
la
povera
sorda
,
«
l
'
è
on
gran
malarbetto
vizi
che
goo
.
»
Ella
era
più
vecchia
di
suo
marito
,
lo
aveva
sposato
in
seconde
nozze
,
per
tenerezza
di
cuore
,
portandogli
alcuni
quattrini
cui
egli
aveva
mirato
da
un
pezzo
e
che
ora
si
godeva
.
Il
Controllore
le
voleva
bene
a
modo
suo
,
la
costringeva
a
visite
,
a
gite
in
barca
,
a
passeggiate
sui
monti
,
ch
'
erano
un
supplizio
per
lei
,
si
burlava
della
sua
sordità
,
la
mandava
fuori
coperta
di
seta
e
di
piume
e
in
casa
la
faceva
lavorare
come
una
fantesca
.
Malgrado
tutto
ella
riveriva
e
serviva
«
el
Controlòr
»
come
una
schiava
,
con
gran
timore
eppure
non
senza
affetto
.
Quando
non
lo
chiamava
«
el
Controlòr
»
lo
chiamava
«
Pasott
»
.
Mai
non
si
permise
appellativi
più
familiari
.
Pasotti
le
ordinò
a
gesti
,
con
una
faccia
dura
da
satrapo
,
di
levar
dal
cassettone
una
camicia
di
bucato
,
dall
'
armadio
un
abito
di
mezza
gala
,
da
un
canterano
un
paio
di
stivali
;
e
quando
sua
moglie
,
frugando
di
qua
e
di
là
,
trepidando
,
voltandosi
ogni
momento
per
seguir
gli
occhi
e
i
gesti
del
padrone
,
pigliandosi
spesso
della
bestia
e
spalancando
allora
la
bocca
per
cercar
di
udire
la
parola
veduta
,
ebbe
approntato
ogni
cosa
,
Pasotti
cacciò
le
gambe
dal
letto
e
disse
:
«
Togli
»
.
La
signora
Barborin
gli
s
'
inginocchiò
davanti
e
cominciò
a
tirargli
su
le
calze
,
mentre
il
Controllore
,
allungata
la
mano
al
tavolino
da
notte
,
si
pigliò
la
tabacchiera
e
,
apertala
,
continuò
,
con
due
dita
affondate
nel
tabacco
,
le
meditazioni
di
prima
.
Intendeva
di
fare
alcune
visite
di
esplorazione
,
ma
in
quale
ordine
?
A
quanto
gliene
aveva
detto
il
suo
mezzadro
,
pareva
che
la
Marianna
del
signor
Giacomo
Puttini
e
forse
il
signor
Giacomo
stesso
dovessero
saper
qualche
cosa
di
don
Franco
;
e
qualche
cosa
certo
se
ne
doveva
sapere
a
Castello
.
Mentre
la
signora
Barborin
gli
allacciava
il
secondo
legaccio
,
Pasotti
si
ricordò
ch
'
era
martedì
.
Il
signor
Giacomo
andava
ogni
martedì
con
altri
amici
al
mercato
di
Lugano
e
più
propriamente
alla
trattoria
del
Lordo
,
con
lo
scopo
di
interpolare
un
bicchiere
settimanale
di
vin
pretto
al
vin
Grimelli
quotidiano
;
e
ritornava
spesso
a
casa
in
una
disposizione
affettuosa
e
sincera
.
Conveniva
dunque
andare
da
lui
sul
tardi
,
fra
le
quattro
e
le
cinque
.
Pasotti
si
figurava
già
di
tenerselo
fra
le
unghie
,
di
maneggiarlo
a
sua
posta
.
Alzò
le
dita
dalla
tabacchiera
con
un
sorriso
maligno
,
e
scosso
giù
,
a
colpettini
misurati
,
il
soverchio
della
presa
,
se
la
fiutò
a
suo
grande
agio
,
si
fece
dar
il
fazzoletto
dalla
moglie
e
la
ricompensò
borbottando
con
una
faccia
benigna
,
nel
raggomitolar
il
fazzoletto
:
«
Povera
donna
!
Povera
diavola
!
»
Infilato
e
abbottonato
l
'
abito
dopo
mezz
'
ora
di
lavoro
,
esclamò
sul
serio
:
«
Corpo
,
che
fatica
!
»
,
e
andò
allo
specchio
.
Sua
moglie
osò
di
allora
svignarsela
alla
sorda
,
sì
,
ma
non
alla
muta
,
e
disse
timidamente
:
«
Vado
,
neh
?
»
Pasotti
si
voltò
accigliato
,
imperioso
,
le
accennò
col
dito
di
venir
da
lui
e
le
disegnò
sopra
e
intorno
alla
persona
,
con
quattro
colpi
di
mimica
,
un
cappello
e
uno
scialle
.
Ella
lo
guardava
a
bocca
aperta
,
non
capiva
;
gli
puntò
l
'
indice
al
petto
,
interrogandolo
con
gli
occhi
,
con
le
sopracciglia
inarcate
,
come
se
dubitasse
che
questa
roba
occorresse
a
lui
;
al
che
Pasotti
rispose
allo
stesso
modo
con
tre
puntate
d
'
indice
:
«
tu
,
tu
,
tu
»
.
Poi
,
menando
in
taglio
la
mano
distesa
,
le
significò
che
doveva
uscir
di
casa
con
lui
.
Ella
ebbe
due
o
tre
sussulti
di
sorpresa
e
di
protesta
,
allargò
gli
occhi
smisuratamente
e
domandò
con
quella
voce
che
pareva
venire
dalla
cantina
:
«
Dove
?
»
Il
Controllore
non
rispose
che
con
un
'
occhiata
fulminea
e
un
gesto
:
marche
!
Non
voleva
dare
altre
spiegazioni
.
La
signora
Barborin
si
dibatté
ancora
un
poco
.
«
Non
ho
ancora
fatto
colazione
»
,
diss
'
ella
.
Suo
marito
la
prese
per
le
spalle
e
,
tiratala
a
sé
,
le
gridò
in
bocca
:
«
La
farai
dopo
»
.
Solo
ad
Albogasio
Inferiore
,
sul
sagrato
dell
'
Annunziata
,
le
fece
sapere
,
indicando
il
luogo
con
la
mazza
,
che
andavano
a
Cadate
,
alla
deserta
vecchia
casa
signorile
piantata
nel
lago
fra
Casarico
ed
Albogasio
e
detta
popolarmente
«
el
Palazz
»
dove
vivevano
solitari
,
nelle
stanzette
dell
'
ultimo
piano
,
il
prete
don
Giuseppe
Costabarbieri
e
la
sua
serva
Maria
,
detta
la
Maria
del
Palazz
.
Pasotti
che
li
conosceva
pronti
ambedue
a
tender
gli
orecchi
ma
cauti
assai
nel
parlare
,
desiderava
tastarli
uno
per
volta
,
senza
parere
,
e
,
se
trovasse
molle
,
dare
una
strizzatina
.
Aveva
preso
seco
la
moglie
perché
gli
giovasse
in
questa
delicata
bisogna
dell
'
uno
per
volta
;
e
lei
,
povera
innocentona
,
gli
trotterellava
dietro
a
passettini
corti
giù
pei
centoventinove
scalini
che
chiamano
la
Calcinera
,
senza
sospetto
della
perfida
parte
che
avrebbe
fatto
.
Il
lago
era
quieto
come
un
olio
e
don
Giuseppe
,
un
bel
pretazzuolo
,
piccolo
,
grosso
,
dai
capelli
bianchi
e
dalla
faccia
vermiglia
,
dagli
occhietti
lucenti
,
se
ne
stava
presso
al
fico
del
suo
giardino
con
un
cappello
di
paglia
nero
in
capo
e
un
fazzoletto
bianco
al
collo
,
a
pescare
i
cavedini
,
certi
cavedinacci
di
libbra
,
vecchioni
e
furbacchioni
,
che
si
vedevano
aggirarsi
lì
sotto
per
amor
de
'
fichi
,
lenti
lenti
,
curiosi
e
cauti
come
il
prete
e
la
serva
.
Costei
,
chi
sa
dove
fosse
.
Pasotti
,
trovata
aperta
la
porta
di
strada
,
entrò
,
chiamò
don
Giuseppe
,
chiamò
Maria
.
Poiché
nessuno
rispondeva
,
piantò
sua
moglie
sopra
una
seggiola
e
discese
in
giardino
,
andò
diritto
al
fico
dove
don
Giuseppe
,
al
vederlo
,
fu
preso
da
un
accesso
di
convulsioni
cerimoniose
.
Buttò
via
la
canna
da
pescare
e
gli
andò
incontro
vociferando
:
«
Oh
Signor
,
oh
Signor
!
Oh
poer
a
mi
!
In
sto
stat
chì
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
Andem
sü
!
Andem
sü
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
In
sto
stat
chì
!
Ch
'
el
scüsa
tant
,
neh
?
Ch
'
el
scüsa
tant
!
»
.
Ma
Pasotti
non
voleva
saperne
di
«
andar
su
»
;
voleva
a
forza
restar
lì
.
Don
Giuseppe
si
mise
a
vociare
:
«
Maria
!
Maria
!
»
.
Ecco
il
faccione
della
Maria
ad
un
finestrino
dell
'
ultimo
piano
.
Don
Giuseppe
le
gridò
di
portar
giù
una
seggiola
.
Allora
il
signor
Controllore
rivelò
la
presenza
di
sua
moglie
,
onde
il
faccione
scomparve
e
don
Giuseppe
ebbe
un
altro
accesso
.
«
Comè
?
Comè
?
La
sciora
Barborin
?
L
'
è
chì
?
Ah
Signor
!
Andem
sü
!
»
E
si
mosse
con
un
impeto
di
ossequio
,
ma
Pasotti
lo
ridusse
all
'
obbedienza
,
prima
trattenendolo
addirittura
per
le
braccia
e
poi
protestando
di
volergli
veder
prendere
due
o
tre
di
quei
mostri
di
cavedini
;
e
don
Giuseppe
,
per
quanto
protestasse
alla
sua
volta
:
«
Oh
dess
!
Se
ciapa
nient
!
Hin
baloss
!
Hin
caveden
!
ga
veden
!
»
,
dovette
gittar
l
'
amo
.
Pasotti
finse
sulle
prime
di
star
attento
e
poi
gittò
egli
pure
il
suo
.
Cominciò
con
domandare
a
don
Giuseppe
da
quanto
tempo
non
fosse
andato
a
Castello
.
Udito
che
vi
era
stato
il
giorno
prima
a
salutar
l
'
amico
curato
Introini
,
il
buon
Tartufo
,
che
non
poteva
soffrire
l
'
Introini
,
si
mise
a
farne
il
panegirico
.
Che
perla
quel
curato
di
Castello
!
Che
cuor
d
'
oro
!
E
a
casa
Rigey
c
'
era
andato
,
don
Giuseppe
?
No
,
la
signora
Teresa
stava
troppo
male
.
Altri
panegirici
,
della
signora
Teresa
e
di
Luisa
.
Che
rare
creature
!
Che
saggezza
,
che
nobiltà
,
che
sentimento
!
E
l
'
affare
Maironi
?
Andava
avanti
,
non
è
vero
?
Molto
avanti
?
«
So
nient
so
nient
so
nient
!
»
,
fece
bruscamente
don
Giuseppe
.
A
quel
precipitoso
negare
,
gli
occhi
di
Pasotti
brillarono
.
Egli
fece
un
passo
avanti
.
Era
impossibile
che
don
Giuseppe
non
sapesse
niente
,
diavolo
!
Era
impossibile
che
non
avesse
parlato
di
ciò
con
l
'
Introini
!
Non
lo
sapeva
l
'
Introini
,
che
don
Franco
aveva
passato
la
notte
in
casa
Rigey
?
«
So
nient
»
,
ripeté
don
Giuseppe
.
Pasotti
sentenziò
allora
che
il
voler
nascondere
certe
cose
note
era
un
far
pensar
male
.
Diamine
!
Don
Franco
era
certamente
andato
in
casa
Rigey
con
fini
onestissimi
e
...
«
Pécia
,
pécia
,
pécia
!
»
,
fece
sottovoce
,
frettolosamente
,
don
Giuseppe
curvandosi
tutto
sul
parapetto
,
stringendo
la
canna
della
lenza
e
ficcando
gli
occhi
nell
'
acqua
come
se
un
pesce
fosse
per
abboccare
.
«
Pécia
!
»
Pasotti
guardò
anche
lui
nell
'
acqua
,
seccato
,
e
disse
che
non
vedeva
niente
.
«
El
se
l
'
è
cavada
,
el
pütasca
,
ma
el
gaveva
propri
su
el
müson
;
l
'
avarà
sentì
a
spongg
»
,
fece
sospirando
e
raddrizzandosi
don
Giuseppe
che
intanto
,
avendo
sentito
egli
pure
il
punger
dell
'
amo
,
cercava
di
cavarsela
come
il
pesce
.
L
'
altro
ritornò
all
'
assalto
,
ma
invano
.
Don
Giuseppe
non
aveva
veduto
niente
,
non
aveva
udito
niente
,
non
aveva
parlato
di
niente
,
non
sapeva
niente
.
Pasotti
tacque
e
il
prete
non
tardò
molto
a
metter
fuori
anche
lui
una
punta
di
timida
malizia
:
«
Bochen
propi
minga
,
incoeu
,
non
boccano
;
gh
'
è
come
vent
in
aria
»
.
Intanto
,
in
casa
,
il
dialogo
fra
la
Maria
e
la
signora
Barborin
,
dopo
il
primo
affettuoso
scambio
di
saluti
riuscito
benissimo
,
procedeva
malissimo
.
La
Maria
propose
,
a
gesti
,
di
scendere
in
giardino
,
ma
la
Pasotti
implorò
a
mani
giunte
d
'
esser
lasciata
sulla
sua
seggiola
.
Allora
la
grossa
Maria
prese
un
'
altra
seggiola
,
le
si
pose
accanto
,
cercò
rivolgerle
qualche
parola
,
e
non
arrivando
,
per
quanto
vociasse
,
a
farsi
intendere
,
vi
rinunciò
,
si
prese
il
suo
gattone
in
grembo
e
parlò
a
quello
.
La
povera
signora
Barborin
,
rassegnata
,
guardava
il
gatto
con
i
suoi
grandi
occhioni
neri
,
velati
di
vecchiaia
e
tristezza
.
Ecco
finalmente
Pasotti
,
ecco
don
Giuseppe
che
ricomincia
a
sbuffare
:
«
Ah
Signor
!
Cara
la
mia
sciora
Barborin
!
Che
la
scüsa
tant
!
»
Avendo
la
Maria
confessato
al
«
scior
Controlòr
»
che
sua
moglie
e
lei
non
erano
riuscite
a
capirsi
,
il
padrone
le
diede
,
per
ossequio
alla
Pasotti
,
del
«
salamm
»
e
poiché
ella
voleva
pur
difendersi
,
la
fece
prudentemente
chetare
con
un
imperioso
agitar
di
mano
e
un
«
ta
ta
ta
ta
!
»
.
Poi
le
accennò
misteriosamente
del
capo
ed
ella
uscì
.
Pasotti
le
tenne
dietro
e
le
disse
che
sua
moglie
,
dovendo
recarsi
a
visitare
i
Rigey
e
non
sapendo
,
per
le
voci
che
correvano
,
come
regolarsi
,
desiderava
qualche
informazione
dalla
Maria
,
perché
«
la
Maria
sa
sempre
tutto
»
.
«
Quante
chiacchiere
!
»
,
fece
la
Maria
,
lusingata
.
«
Io
non
so
mai
niente
.
Sa
da
chi
deve
andare
la
Sua
"
sciora
"
?
Dal
signor
Giacomo
Puttini
.
È
il
signor
Giacomo
che
le
sa
tutte
.
»
«
Bene
!
»
,
pensò
Pasotti
collegando
questo
discorso
con
quello
del
mezzadro
e
fiutando
una
buona
traccia
.
Fece
in
pari
tempo
una
spallata
d
'
incredulità
.
Il
signor
Giacomo
sapeva
forse
le
cose
che
succedevano
nel
mondo
della
luna
,
ma
basta
;
altro
non
sapeva
mai
!
La
Maria
insistette
,
il
volpone
cominciò
a
lavorar
di
domande
,
alla
lontana
,
con
cautela
,
ma
trovò
duro
,
capì
ch
'
era
fatica
gittata
e
che
doveva
accontentarsi
di
quell
'
accenno
.
Allora
tacque
,
ritornò
,
tra
soddisfatto
e
preoccupato
,
nella
stanza
dove
don
Giuseppe
stava
spiegando
alla
signora
Barborin
,
con
gesti
appropriati
,
che
la
Maria
le
avrebbe
portato
qualche
cosa
da
mangiare
.
La
donna
comparve
infatti
con
un
certo
vaso
quadrato
di
vetro
,
pieno
di
ciliege
allo
spirito
,
speciale
e
celebrata
cura
di
don
Giuseppe
che
soleva
presentarlo
agli
ospiti
con
solennità
,
parlando
il
suo
particolare
italiano
:
«
Posso
fare
un
poco
di
sporgimento
?
Quattro
delle
mie
ciliege
?
Magara
con
un
tocchello
di
pane
?
Maria
,
tajee
giò
on
poo
de
pan
»
.
La
signora
Barborin
pigliò
solamente
il
pane
per
consiglio
del
mefistofelico
marito
che
pigliò
solamente
le
ciliege
.
Poi
se
ne
andarono
insieme
ed
ella
ebbe
licenza
di
ritornare
ad
Albogasio
mentre
il
Controllore
prese
la
via
di
casa
Gilardoni
.
«
L
'
è
on
bargnìf
,
el
scior
Pasotti
»
,
disse
la
Maria
quand
'
ebbe
dato
il
chiavistello
all
'
uscio
di
strada
.
«
L
'
è
on
bargnifòn
,
minga
on
bargnìf
»
,
esclamò
don
Giuseppe
,
pensando
all
'
amo
.
E
con
quell
'
appellativo
di
«
bargnìf
»
che
designa
il
diavolo
considerato
nella
sua
astuzia
,
le
due
mansuete
creature
si
sfogarono
,
si
ripagarono
di
tanta
roba
data
malvolentieri
,
cerimonie
,
sorrisi
e
ciliege
.
Il
professor
Gilardoni
stava
leggendo
sul
suo
belvedere
dell
'
orto
,
quando
vide
Pasotti
che
veniva
dietro
il
Pinella
,
fra
le
rape
e
le
barbabietole
.
Non
sentiva
simpatia
per
il
Controllore
col
quale
aveva
scambiato
un
paio
di
visite
in
tutto
e
che
aveva
fama
di
«
tedescone
»
.
Però
,
essendo
inclinato
a
pensar
bene
di
tutti
coloro
che
conosceva
poco
,
non
gli
pesava
usare
anche
con
lui
la
cortesia
cordiale
ch
'
era
solito
usar
con
tutti
.
Gli
andò
incontro
col
suo
berretto
di
velluto
in
mano
,
e
dopo
una
scaramuccia
di
complimenti
in
cui
Pasotti
ebbe
facilmente
la
meglio
,
ritornò
insieme
a
costui
sul
belvedere
.
Pasotti
,
dal
canto
suo
,
sentiva
per
il
professore
Gilardoni
un
'
antipatia
profonda
,
non
tanto
perché
lo
sapesse
liberale
,
quanto
perché
il
Gilardoni
,
quantunque
non
andasse
a
messa
come
lui
,
viveva
da
puritano
,
non
amava
la
tavola
né
la
bottiglia
né
il
tabacco
né
certi
discorsi
liberi
,
e
non
giuocava
a
tarocchi
.
Discorrendo
una
sera
nell
'
orto
con
don
Franco
delle
solenni
scorpacciate
e
trincate
che
Pasotti
e
gli
amici
suoi
facevano
spesso
alle
cantine
di
Bisgnago
,
il
professore
aveva
detta
una
parola
severa
ed
era
stato
udito
dal
curatone
,
uno
dei
mangiatori
,
che
passava
in
barca
rasente
i
muri
,
piano
piano
,
pescando
.
«
Villanaccio
!
»
,
aveva
esclamato
,
all
'
udirselo
riferire
,
il
Controllore
gentilissimo
con
una
faccia
da
«
bargnìf
»
bilioso
;
aveva
poi
fatto
tener
dietro
alla
parola
un
ringhio
spregiativo
e
uno
sputo
.
Ciò
non
gl
'
impedì
però
adesso
di
stemperarsi
in
iscuse
per
aver
indebitamente
ritardata
la
sua
visita
,
come
non
gl
'
impedì
di
sbirciar
subito
il
volume
posato
sul
tavolino
rustico
del
belvedere
.
Il
Gilardoni
notò
quell
'
occhiata
e
siccome
si
trattava
di
un
libro
proibito
dal
Governo
,
appena
avviata
la
conversazione
,
lo
prese
quasi
per
istinto
e
se
lo
tenne
sulle
ginocchia
in
modo
che
colui
non
potesse
leggerne
il
titolo
.
Questa
precauzione
turbò
Pasotti
che
stava
magnificando
la
villetta
e
l
'
orto
in
tutte
le
loro
parti
col
tono
appropriato
a
ciascuna
,
le
barbabietole
con
amabile
familiarità
,
le
agavi
con
ammirazione
grave
e
accigliata
.
Un
lampo
di
sdegno
gli
brillò
negli
occhi
e
si
spense
subito
.
«
Fortunato
Lei
!
»
,
diss
'
egli
sospirando
.
«
Se
i
miei
affari
lo
permettessero
,
vorrei
vivere
anch
'
io
in
Valsolda
.
»
«
È
un
paese
di
pace
»
,
fece
il
professore
.
«
Sì
,
è
un
paese
di
pace
;
e
poi
adesso
,
nelle
città
,
chi
ha
servito
il
Governo
,
è
inutile
,
non
si
trova
bene
.
La
gente
non
sa
distinguere
fra
un
buon
impiegato
che
si
occupi
solamente
del
proprio
ufficio
come
ho
fatto
io
,
e
un
poliziotto
.
Siamo
esposti
a
certi
sospetti
,
a
certe
umiliazioni
...
»
Il
professore
diventò
rosso
e
si
pentì
d
'
aver
levato
il
libro
dal
tavolino
.
Davvero
Pasotti
,
malgrado
le
sue
smancerie
di
umiltà
,
era
troppo
orgoglioso
per
far
mai
la
spia
,
e
sia
per
questo
,
sia
per
qualche
buona
fibra
del
suo
cuore
,
mai
non
la
fece
.
Vi
fu
dunque
nelle
sue
parole
un
grammo
di
sincerità
,
un
grammo
d
'
oro
che
bastò
a
dar
loro
il
suono
del
buon
metallo
.
Il
Gilardoni
ne
fu
tocco
,
offerse
al
suo
visitatore
un
bicchier
di
birra
e
si
affrettò
a
scendere
in
cerca
di
Pinella
onde
aver
un
pretesto
di
lasciar
il
volume
sul
tavolino
.
Appena
partito
il
professore
,
Pasotti
ghermì
il
libro
,
gli
diede
una
curiosa
occhiata
,
lo
rimise
a
posto
e
si
piantò
in
capo
alla
scala
con
la
tabacchiera
aperta
in
mano
,
frugando
nel
tabacco
e
sorridendo
,
tra
l
'
ammirazione
e
la
beatitudine
,
ai
monti
,
al
lago
,
al
cielo
.
Il
libro
era
un
Giusti
,
stampato
colla
falsa
data
di
Bruxelles
,
anzi
di
Brusselle
e
con
il
titolo
Poesie
italiane
tratte
da
una
stampa
a
penna
.
In
un
angolo
del
frontespizio
si
leggeva
scritto
per
isghembo
:
«
Mariano
Fornic
»
.
Non
occorreva
l
'
acume
di
Pasotti
per
indovinar
subito
in
quel
nome
eteroclito
l
'
anagramma
di
Franco
Maironi
.
«
Che
bellezza
!
Che
paradiso
!
»
,
diss
'
egli
a
mezza
voce
mentre
il
professore
saliva
la
scala
seguito
dal
Pinella
con
la
birra
.
Confessò
poi
,
tra
un
sorso
e
l
'
altro
,
che
la
sua
visita
era
un
pochino
interessata
.
Si
disse
innamorato
della
muraglia
fiorita
che
sosteneva
l
'
orto
Gilardoni
a
fronte
del
lago
,
e
desideroso
di
imitarla
ad
Albogasio
Superiore
dove
,
se
il
lago
mancava
,
i
muri
nudi
eran
troppi
.
Come
s
'
era
procurato
il
professore
quelle
agavi
,
quei
capperi
,
quelle
rose
?
«
Ma
!
»
,
rispose
candidamente
il
professore
.
«
Me
li
ha
donati
Maironi
.
»
«
Don
Franco
?
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Benissimo
.
Allora
,
siccome
don
Franco
ha
molta
bontà
per
me
,
mi
rivolgerò
a
lui
.
»
E
trasse
la
tabacchiera
.
«
Povero
don
Franco
!
»
,
diss
'
egli
,
guardando
il
tabacco
e
palpandolo
con
la
tenerezza
di
un
bargnìf
commosso
.
«
Povero
figliuolo
!
Qualche
volta
si
riscalda
ma
è
un
gran
buon
figliuolo
!
Gran
bel
cuore
!
Povero
figliuolo
!
Lei
lo
vede
spesso
?
»
«
Sì
,
abbastanza
.
»
«
Almeno
potesse
riuscire
nei
suoi
desideri
,
povero
figliuolo
!
Lo
dico
per
lui
e
anche
per
lei
!
Non
sarà
mica
una
cosa
sfumata
?
»
Pasotti
disse
questa
interrogazione
da
grande
artista
,
con
interesse
affettuoso
ma
discreto
,
senza
esprimere
più
curiosità
che
non
convenisse
,
volendo
ungere
e
ammollire
un
poco
il
cuore
chiuso
del
Gilardoni
onde
si
aprisse
,
poco
a
poco
,
da
sé
.
Ma
il
cuore
del
Gilardoni
,
invece
di
aprirsi
a
quel
tocco
delicato
,
si
contrasse
,
si
rinchiuse
.
«
Non
lo
so
»
,
rispose
il
professore
sentendosi
,
con
dispetto
,
diventar
rosso
;
e
diventò
scarlatto
.
Pasotti
notò
subito
nel
suo
taccuino
mentale
la
risposta
imbarazzata
e
il
colore
.
«
Farebbe
male
»
,
diss
'
egli
,
«
ad
abbandonare
la
partita
.
La
marchesa
si
capisce
che
abbia
delle
difficoltà
,
ma
poi
è
buona
,
gli
vuole
un
gran
bene
.
Ha
preso
una
paura
,
l
'
altra
notte
,
povera
donna
!
»
Guardò
il
professore
che
taceva
inquieto
,
accigliato
,
e
pensò
:
non
parli
?
allora
sai
.
«
Capisce
!
»
,
riprese
.
«
Non
dire
dove
si
va
!
Non
Le
pare
?
»
«
Ma
io
non
so
niente
,
io
non
capisco
niente
!
»
,
esclamò
il
Gilardoni
,
sempre
più
accigliato
,
sempre
più
inquieto
.
Qui
Pasotti
sapendo
che
il
professore
aveva
cessato
da
lungo
tempo
di
visitare
le
Rigey
e
ignorandone
la
cagione
,
arrischiò
un
passo
avanti
,
da
bargnìf
novizio
.
«
Bisognerebbe
domandarne
a
Castello
»
,
diss
'
egli
con
un
sorriso
malignetto
.
A
questo
punto
il
Gilardoni
,
che
già
bolliva
,
traboccò
.
«
Mi
faccia
il
piacere
»
,
diss
'
egli
impetuosamente
,
«
lasciamo
stare
questo
discorso
,
lasciamo
stare
questo
discorso
!
»
Pasotti
si
rabbuiò
.
Cerimonioso
,
adulatore
,
sdolcinato
,
non
era
però
mai
disposto
,
nell
'
orgoglio
suo
,
a
prendersi
pacificamente
in
faccia
una
parola
spiacevole
,
e
s
'
impermaliva
d
'
ogni
ombra
.
Non
parlò
più
,
e
passato
un
paio
di
minuti
prese
congedo
con
dignitosa
freddezza
,
si
ritirò
masticando
rabbia
attraverso
le
barbabietole
e
le
rape
.
Quando
si
trovò
da
capo
nella
contrada
dei
Mal
'
ari
,
il
bargnìf
stette
un
pezzetto
a
pensare
col
mento
in
mano
,
poi
si
avviò
verso
la
riva
di
Casarico
,
a
passi
lenti
,
molto
curvo
,
ma
con
gli
occhi
brillanti
del
barbone
che
ha
fiutato
in
aria
l
'
indirizzo
recondito
di
un
tartufo
.
Le
spaventate
difese
di
don
Giuseppe
,
le
difese
ostinate
della
Maria
,
l
'
imbarazzo
e
lo
scatto
del
professore
gli
dicevano
che
il
tartufo
c
'
era
e
grosso
.
Gli
era
venuta
l
'
idea
di
andare
a
Loggio
dove
abitavano
il
Paolin
e
il
Paolon
,
gente
bene
informata
;
poi
aveva
pensato
ch
'
era
martedì
e
che
probabilmente
non
li
avrebbe
trovati
.
No
,
era
meglio
salir
direttamente
da
Casarico
a
Castello
,
fiutare
e
frugare
nell
'
abitazione
di
certa
signora
Cecca
,
ottima
donna
,
tutta
cuore
,
famosa
per
l
'
assidua
vigilanza
che
esercitava
dalle
sue
finestre
,
per
mezzo
di
un
formidabile
cannocchiale
,
sulla
Valsolda
intiera
.
Ella
poteva
dire
ogni
giorno
chi
fosse
andato
a
Lugano
col
barcaiuolo
Pin
o
col
barcaiuolo
Panighèt
,
notava
i
colloqui
del
povero
Pinella
con
una
certa
Mochèt
sul
sagrato
di
Albogasio
,
lontano
un
chilometro
;
sapeva
in
quanti
giorni
il
signor
ingegnere
Ribera
avesse
bevuto
il
bariletto
di
vino
che
la
sua
barca
riportava
vuoto
dalla
casa
d
'
Oria
alla
cantina
di
S
.
Margherita
.
Se
Franco
era
stato
in
casa
Rigey
,
la
signora
Cecca
doveva
saperlo
.
Nel
sottoportico
che
da
Casarico
mette
alla
stradicciuola
di
Castello
,
Pasotti
si
sentì
venir
dietro
a
precipizio
qualcuno
che
gli
passò
accanto
nel
buio
,
e
credette
di
conoscere
un
tale
detto
«
légora
fügada
(
lepre
cacciata
)
»
per
la
sua
andatura
sempre
furiosa
.
Era
costui
un
egregio
galantuomo
ancora
più
curioso
di
Pasotti
,
un
'
ottima
persona
che
amava
di
saper
le
cose
semplicemente
per
saperle
,
senz
'
altri
fini
,
e
andava
sempre
solo
,
si
trovava
dappertutto
,
compariva
e
scompariva
in
un
baleno
,
quando
in
un
luogo
quando
nell
'
altro
,
come
certi
insettoni
alati
che
danno
un
guizzo
,
un
frullo
,
un
colpo
e
poi
,
zitti
,
non
si
odono
,
non
si
vedono
più
sino
a
un
altro
guizzo
,
a
un
altro
frullo
,
a
un
altro
colpo
.
Egli
aveva
scorti
i
Pasotti
entrare
al
«
Palazz
»
e
si
era
insospettito
di
qualche
cosa
per
l
'
ora
insolita
.
Appiattato
in
un
campicello
aveva
visto
la
signora
Barborin
ritornare
e
il
Controllore
avviarsi
a
Casarico
,
quindi
,
seguito
costui
alla
lontana
,
s
'
era
appostato
,
durante
la
sua
visita
al
Gilardoni
,
dietro
un
pilastro
del
portico
di
Casarico
;
e
ora
gli
era
scivolato
accanto
approfittando
dell
'
oscurità
per
correre
a
Castello
e
aspettarlo
,
sorvegliarlo
da
qualche
buon
posto
di
osservazione
.
Lo
vide
infatti
entrare
dalla
signora
Cecca
.
La
vecchia
e
gozzuta
signora
stava
nel
suo
salotto
tenendosi
in
collo
un
marmocchio
col
braccio
sinistro
e
reggendo
con
la
mano
libera
uno
sperticato
tubo
di
cartone
infilato
per
isghembo
nella
finestra
,
come
una
spingarda
,
con
la
mira
giù
al
lago
scintillante
,
a
una
vela
bianca
,
gonfia
di
breva
.
All
'
entrar
di
Pasotti
che
veniva
avanti
con
la
persona
inclinata
,
con
il
cappello
in
mano
,
con
un
viso
ilare
ilare
,
dolce
dolce
,
la
buona
ospitale
donna
posò
in
fretta
quel
lungo
naso
mostruoso
di
cartone
che
le
piaceva
metter
nelle
faccende
più
lontane
degli
altri
,
dove
il
suo
proprio
naso
di
cartapecora
,
benché
smisurato
,
non
arrivava
.
Ell
'
accolse
il
Controllore
,
come
avrebbe
accolto
un
Santo
taumaturgo
che
fosse
venuto
a
portarle
via
il
gozzo
.
«
Oh
che
brao
scior
Controlòr
!
Oh
che
brao
scior
Controlòr
!
Oh
che
piasè
!
Oh
che
piasè
!
»
E
lo
fece
sedere
,
lo
soffocò
di
offerte
.
«
On
poo
de
torta
!
On
poo
de
crocant
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
On
poo
de
vin
!
On
poo
de
rosoli
!
-
Ch
'
el
me
scüsa
neh
»
,
soggiunse
perché
il
marmocchio
s
'
era
messo
a
miagolare
.
«
L
'
è
el
me
nevodin
.
L
'
è
el
me
biadeghin
.
»
Pasotti
fece
molte
cerimonie
,
avendo
già
nello
stomaco
,
oltre
alle
ciliege
di
don
Giuseppe
,
anche
la
birra
del
Gilardoni
;
ma
dovette
finire
col
rassegnarsi
a
rosicchiare
una
dannata
torta
di
mandorle
,
mentre
il
piccino
si
attaccava
al
gozzo
della
nonna
.
«
Povera
signora
Cecca
!
Due
volte
madre
!
»
,
disse
pateticamente
,
a
quella
vista
,
il
sarcastico
bargnìf
,
ridendo
nello
stomaco
.
Dopo
averle
chiesto
notizie
del
marito
e
dei
discendenti
fino
alla
terza
generazione
,
mise
in
campo
la
signora
Teresa
Rigey
.
Come
stava
quella
povera
donna
?
Male
!
Proprio
tanto
male
?
Ma
da
quando
?
E
c
'
era
stata
qualche
cagione
?
Qualche
commozione
?
Qualche
dispiacere
?
Gli
antichi
si
conoscevano
,
ma
ce
n
'
erano
stati
dei
nuovi
?
Forse
per
la
Luisina
?
Per
quel
matrimonio
?
E
don
Franco
non
veniva
mai
a
Castello
?
Di
giorno
,
no
,
va
bene
;
ma
...
?
Come
quando
il
chirurgo
va
interrogando
e
tastando
un
paziente
in
cerca
dell
'
occulto
posto
doloroso
,
che
il
paziente
risponde
tanto
più
breve
e
trepido
quanto
più
la
mano
indagatrice
si
appressa
al
punto
e
,
appena
essa
vi
arriva
,
trasalendo
si
sottrae
;
così
la
signora
Cecca
andò
rispondendo
al
Pasotti
sempre
più
breve
e
cauta
,
e
a
quel
ma
,
posto
delicatamente
dove
le
doleva
,
scattò
:
«
On
poo
de
torta
ancamò
!
Scior
Controlòr
!
L
'
è
roba
d
'
i
tosann
!
»
Pasotti
sacramentò
in
cuor
suo
contro
i
«
tosann
»
e
la
loro
torta
di
miele
,
creta
e
olio
di
mandorle
,
ma
credette
utile
d
'
ingoiarne
un
altro
boccone
e
tornò
poi
a
toccare
,
anzi
a
premere
,
il
tasto
di
prima
.
«
So
de
nagott
,
so
de
nagott
,
so
de
nagott
!
»
,
esclamò
la
signora
Cecca
.
«
Ch
'
el
proeuva
a
ciamagh
al
Pütin
!
Al
scior
Giacom
!
E
a
mi
ch
'
el
me
ciama
pü
nient
!
»
Ancora
!
Pasotti
brillò
in
viso
all
'
idea
di
avere
il
malcapitato
sior
Zacomo
nelle
granfie
.
Così
brillerebbero
gli
occhi
di
un
falco
allegro
all
'
idea
di
ghermir
un
ranocchio
e
di
tenerselo
fra
gli
artigli
per
giuoco
e
spasso
.
Egli
se
ne
andò
poco
dopo
,
contento
di
tutto
fuorché
della
torta
di
creta
che
aveva
sullo
stomaco
.
Casa
Puttini
,
simile
nella
sua
piccola
faccia
signorile
al
piccolo
vecchio
padrone
che
la
governava
in
abito
nero
e
cravattone
bianco
,
stava
poco
più
giù
della
orgogliosa
mole
di
casa
Pasotti
,
sulla
via
di
Albogasio
Inferiore
.
Il
falco
vi
andò
dopo
pranzo
,
verso
le
cinque
,
con
una
faccia
maligna
.
Bussò
all
'
uscio
e
stette
in
ascolto
.
C
'
era
,
c
'
era
il
ranocchio
disgraziato
,
litigava
,
secondo
il
solito
,
con
la
perfida
servente
.
Pasotti
bussò
più
forte
.
«
Verzì
!
»
,
disse
il
signor
Giacomo
,
ma
la
Marianna
non
voleva
saperne
di
scendere
ad
aprire
.
«
Verzì
!
Verzì
!
Son
paron
mi
!
»
Tutto
inutile
.
Pasotti
bussò
da
capo
,
picchiò
come
una
catapulta
.
«
Chi
xelo
sto
maledeto
?
»
,
vociferò
il
Puttini
;
e
venne
giù
soffiando
«
apff
!
apff
!
»
ad
aprire
.
«
Oh
,
Controllore
gentilissimo
!
»
,
diss
'
egli
,
battendo
le
palpebre
e
alzando
pateticamente
le
sopracciglia
.
«
La
perdona
!
Quela
fatal
servente
!
No
go
più
testa
!
No
ghe
digo
gnente
cossa
che
nasse
in
sta
casa
.
»
«
L
'
è
minga
vera
!
»
,
gridò
Marianna
dall
'
alto
.
«
Tasì
!
»
E
qui
il
signor
Giacomo
incominciò
a
raccontare
i
suoi
guai
,
rimbeccando
a
ogni
tratto
le
proteste
della
serva
invisibile
.
«
Stamatina
,
La
s
'
imagina
,
vado
a
Lugan
.
Vegno
a
casa
zirconzirca
a
le
tre
.
Su
la
porta
,
La
varda
qua
,
che
xe
de
le
giozze
.
Tasì
!
-
No
ghe
bado
,
tiro
drito
.
Son
sul
pato
de
la
scala
per
andar
in
cusina
;
ghe
xe
de
le
giozze
.
Zito
!
-
Cossa
gala
spanto
?
digo
.
Me
sbasso
,
meto
un
deo
in
tera
;
tasto
;
xe
onto
;
snaso
,
el
xe
ogio
.
Alora
ghe
vado
drio
a
le
giozze
.
Tasto
,
snaso
,
tasto
,
snaso
.
Tutto
ogio
,
Controllore
gentilissimo
.
O
'
l
xe
vegnudo
,
digo
,
o
'
l
xe
andà
via
.
Se
el
xe
vegnudo
lo
gà
portà
el
massaro
e
alora
le
giozze
co
semo
fora
dela
porta
le
gà
d
'
andar
in
suso
,
se
el
xe
andà
via
vol
dir
che
quela
maledetissima
...
La
tasa
!
...
Lo
gà
portà
a
vender
a
San
Mamette
e
alora
le
giozze
le
gà
d
'
andar
in
zoso
.
E
mi
torna
in
drio
e
vaghe
drio
a
ste
giozze
e
drio
e
drio
,
e
rivo
a
la
porta
;
Controllore
mio
gentilissimo
,
le
giozze
le
va
in
zoso
.
Quela
b
...
»
A
questo
punto
la
voce
della
serva
scattò
come
la
sveglia
d
'
un
orologio
e
non
ci
fu
più
«
tasì
!
»
che
valesse
a
fermare
quello
stridente
getto
continuo
di
parole
rabbiose
.
Ci
si
provò
Pasotti
e
,
non
riuscendo
,
uscì
dai
gangheri
anche
lui
con
un
«
O
fiolonona
!
»
e
proseguì
a
tirarle
improperi
,
a
ciascuno
dei
quali
il
signor
Giacomo
faceva
un
sommesso
accompagnamento
di
gratitudine
.
«
Sì
,
linguazza
,
bravo
,
ghe
son
obligà
.
Sì
,
stria
,
bravo
.
Impiastro
,
sì
signor
.
Ghe
son
obligà
,
Controllore
gentilissimo
,
ghe
son
propramente
obligà
.
»
Quando
la
Marianna
parve
sopraffatta
e
chetata
,
Pasotti
disse
al
signor
Giacomo
che
aveva
bisogno
di
parlargli
.
«
No
go
testa
»
,
rispose
l
'
ometto
.
«
La
me
perdona
,
me
sento
mal
.
»
«
Eh
no
go
tescta
,
no
go
tescta
!
»
,
vociò
la
Marianna
rediviva
.
«
Ch
'
el
ghe
disa
inscì
ch
'
el
coo
el
l
'
avarà
perduu
a
andà
de
nott
a
trovà
i
tosann
a
Castell
!
»
«
Tasì
!
»
,
urlò
il
Puttini
;
e
Pasotti
,
con
un
ghigno
diabolico
:
«
Come
come
come
?
»
.
Visto
ch
'
egli
entrava
in
furore
,
lo
afferrò
per
un
braccio
,
con
parole
di
pace
e
d
'
affetto
,
lo
trascinò
via
,
se
lo
portò
a
casa
,
chiamò
sua
moglie
;
e
per
chetare
il
povero
ranocchio
,
per
pigliarselo
comodamente
fra
gli
artigli
,
intavolò
un
tarocchino
in
tre
.
Se
la
signora
Barborin
giuocava
male
,
il
signor
Giacomo
,
meditando
,
ponderando
e
soffiando
,
giuocava
peggio
.
Era
un
giuocatore
timidissimo
,
non
si
metteva
mai
solo
contro
gli
altri
due
.
Stavolta
si
trovò
in
mano
,
appena
seduto
,
carte
così
straordinarie
che
fu
preso
da
un
accesso
di
coraggio
e
,
come
dice
il
linguaggio
del
giuoco
,
entrò
.
«
Chi
sa
che
giuocone
ha
!
»
,
brontolò
Pasotti
.
«
No
digo
...
no
digo
...
ghe
xe
dei
frati
che
spasseza
in
pantofole
.
»
Il
«
no
digo
»
del
signor
Giacomo
significava
ch
'
egli
teneva
in
mano
carte
miracolose
;
e
i
frati
in
pantofole
erano
,
nel
suo
gergo
,
i
quattro
re
del
giuoco
.
Mentre
si
accingeva
a
giuocare
palpando
ciascuna
carta
e
aguzzandovi
gli
occhi
su
,
Pasotti
colse
il
suo
momento
,
sperando
,
per
giunta
,
fargli
perdere
il
giuoco
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
«
mi
racconti
un
poco
.
Quando
è
andato
a
Castello
di
notte
?
»
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
lassemo
star
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
,
rosso
rosso
,
palpando
le
carte
più
che
mai
.
«
Sì
,
sì
,
adesso
giuochi
.
Parleremo
dopo
.
Tanto
,
io
so
tutto
.
»
Povero
signor
Giacomo
,
sì
,
giuocare
con
quello
spino
in
gola
!
Palpò
,
soffiò
,
uscì
dove
non
avrebbe
dovuto
,
sbagliò
a
contare
i
tarocchi
,
perdette
un
paio
di
frati
con
le
relative
pantofole
,
e
malgrado
il
giuocone
,
lasciò
alcune
marchette
negli
artigli
di
Pasotti
che
ghignava
e
nel
piattino
della
signora
Barborin
che
ripeteva
a
mani
giunte
:
«
Cos
'
ha
mai
fatto
,
signor
Giacomo
,
cos
'
ha
mai
fatto
?
»
.
Pasotti
raccolse
le
carte
e
si
mise
a
scozzarle
guardando
con
una
faccia
sardonica
il
signor
Giacomo
che
non
sapeva
dove
guardare
.
«
Sicuro
»
,
diss
'
egli
.
«
So
tutto
.
La
signora
Cecca
mi
ha
raccontato
tutto
.
Del
resto
,
caro
deputato
politico
,
Lei
ne
renderà
conto
all
'
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
.
»
Così
dicendo
,
Pasotti
porse
il
mazzo
al
Puttini
perché
alzasse
.
Ma
il
Puttini
,
udito
quel
nome
minaccioso
,
si
mise
a
gemere
:
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
cossa
disela
,
no
so
gnente
...
oh
Dio
...
l
'
Imperial
Regio
Commissario
?
...
Digo
...
no
savaria
per
cossa
...
apff
!
»
«
Sicuro
!
»
,
ripeté
Pasotti
.
Aspettava
una
parola
che
gli
facesse
un
po
'
di
lume
;
e
significò
a
sua
moglie
,
additando
col
pollice
prima
l
'
uscio
e
poi
la
propria
sua
bocca
,
che
andasse
a
pigliar
da
bere
.
«
Anca
quel
benedeto
ingegner
!
»
,
esclamò
,
quasi
parlando
tra
sé
,
il
signor
Giacomo
.
Come
un
pescatore
raccoglie
stentatamente
a
sé
la
lunga
lenza
pesante
,
scossa
,
egli
crede
,
dal
grosso
pesce
lungamente
insidiato
,
e
tira
e
tira
e
finalmente
scorge
venir
su
dal
fondo
due
grandi
ombre
di
pesci
invece
d
'
una
sola
,
palpita
,
raddoppia
di
cautela
e
d
'
arte
;
così
Pasotti
,
all
'
udir
nominare
l
'
ingegnere
,
si
meravigliò
,
palpitò
e
si
dispose
a
estrarre
con
la
più
squisita
delicatezza
di
mano
il
segreto
del
signor
Giacomo
e
del
Ribera
.
«
Sicuro
»
,
diss
'
egli
.
«
Ha
fatto
male
.
»
Silenzio
del
signor
Giacomo
.
Pasotti
insistette
:
«
Ha
fatto
malissimo
.
»
Ecco
la
signora
Barborin
che
tutta
sorridente
porta
vassoio
,
bottiglia
e
bicchieri
.
Il
vino
è
rosso
cupo
,
con
trasparenze
di
rubino
in
corpo
e
il
signor
Giacomo
gli
fa
un
viso
non
ancora
tenero
ma
benevolo
.
Il
vino
ha
un
aroma
di
austera
virtù
ed
il
signor
Giacomo
lo
fiuta
amorosamente
,
lo
guarda
commosso
,
lo
torna
a
fiutare
.
Il
vino
ha
una
pastosa
pienezza
ch
'
empie
palato
e
anima
di
sapore
,
il
vino
è
appunto
quel
giusto
,
virtuoso
amarone
che
l
'
aroma
annuncia
e
il
signor
Giacomo
lo
sorseggia
nel
desiderio
che
non
sia
liquido
e
fuggevole
,
lo
mastica
,
lo
pacchia
,
se
lo
spalma
per
la
bocca
;
e
quando
di
tanto
in
tanto
posa
il
bicchiere
sul
tavolino
,
non
lo
lascia
però
né
con
la
mano
né
con
gli
occhi
imbambolati
.
«
Povero
ingegnere
!
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Povero
Ribera
!
È
un
buon
galantuomo
,
ma
...
»
E
tira
e
tira
,
il
disgraziato
signor
Giacomo
cominciò
a
venir
su
,
dietro
all
'
amo
e
al
filo
.
«
Mi
propramente
»
,
diss
'
egli
,
«
no
volea
.
El
me
gà
fato
zo
.
"
Vegnì
"
,
el
dise
,
"
percossa
mo
no
volìo
vegner
?
Mal
no
se
fa
,
la
cossa
xe
onesta
.
"
Sì
,
digo
,
me
par
anca
a
mi
;
ma
sto
secreto
!
"
Ma
!
La
nona
!
"
el
dise
.
Capisso
,
digo
,
ma
no
me
comoda
.
"
Gnanca
a
mi
"
,
el
dise
.
Ma
alora
,
digo
,
che
figura
fémoi
,
Ela
e
mi
?
"
Quela
del
m
...
"
,
el
dise
con
quel
so
far
de
bon
omo
a
la
vecia
,
"
che
cossa
vorla
?
,
el
xe
propramente
per
el
mio
temperamento
.
"
Alora
vegno
,
digo
.
»
Qui
si
fermò
.
Pasotti
aspettò
un
poco
e
poi
,
con
prudenza
,
tirò
il
filo
.
«
Il
male
si
è
»
,
diss
'
egli
,
«
che
a
Castello
se
ne
sia
parlato
.
»
«
Sì
signor
;
e
me
lo
son
imaginà
.
Tase
la
famegia
,
tase
l
'
ingegner
,
taso
mi
che
s
'
intende
,
ma
no
taserà
el
piovan
,
no
taserà
el
nonzolo
.
»
Il
parroco
?
Il
sacrestano
?
Adesso
Pasotti
capì
.
Trasecolò
;
non
si
aspettava
un
affare
così
grosso
.
Versò
da
bere
al
malcapitato
signor
Giacomo
,
gli
cavò
facilmente
tutti
i
particolari
del
matrimonio
e
cercò
di
cavargli
pure
i
progetti
degli
sposi
;
ma
questo
non
gli
riusciva
.
Si
mise
a
scozzar
le
carte
per
continuar
il
giuoco
e
il
signor
Giacomo
guardò
l
'
orologio
,
trovò
che
mancavano
nove
minuti
alle
sette
,
ora
in
cui
era
solito
caricare
il
suo
pendolo
.
Tre
minuti
di
strada
,
due
minuti
di
scale
,
non
aveva
più
che
quattro
minuti
per
congedarsi
.
«
Controllore
gentilissimo
,
La
ghe
fazza
el
conto
,
la
xe
cussì
,
no
ghe
xe
ponto
de
dubio
.
»
La
signora
Barborin
,
vedendo
un
contrasto
,
ne
domandò
a
suo
marito
.
Pasotti
si
accostò
le
mani
alla
bocca
e
le
gridò
sul
viso
:
«
El
voeur
andà
a
trovà
la
morosa
!
»
.
«
Cossa
mai
!
Cossa
mai
!
»
,
fece
il
povero
signor
Giacomo
diventando
di
tutti
i
colori
;
e
la
Pasotti
che
per
un
miracolo
aveva
udito
,
aperse
una
bocca
smisurata
,
non
sapeva
se
dovesse
credere
o
no
.
«
La
morosa
?
Oh
!
Quanti
ciàcer
!
Minga
vera
,
sür
Giacom
,
che
hin
ciàcer
?
El
podarìss
ben
avèghela
per
quell
,
disi
minga
,
l
'
è
minga
vècc
,
ma
insomma
!
»
Capito
che
voleva
proprio
andarsene
,
cercò
trattenerlo
,
aveva
dei
marroni
di
Venegono
che
stavan
cuocendo
,
li
offerse
.
Ma
né
i
marroni
né
gl
'
improperi
di
Pasotti
valsero
a
vincere
il
signor
Giacomo
che
partì
con
lo
spettro
dell
'
I
.
R
.
Commissario
nel
cuore
e
insieme
con
una
sensazione
molesta
nella
coscienza
,
con
un
vago
malcontento
di
sé
ch
'
egli
non
sapeva
spiegare
a
se
stesso
,
col
dubbio
istintivo
che
le
ingiurie
della
perfida
servente
fossero
preferibili
,
in
fin
de
'
conti
,
alle
moine
di
Pasotti
.
Invece
costui
aveva
gli
occhi
ancora
più
brillanti
dell
'
usato
.
Pensava
di
andar
a
Cressogno
subito
.
Camminatore
instancabile
,
contava
di
potervi
arrivare
alle
otto
.
L
'
idea
di
andare
dalla
marchesa
con
la
sua
grossa
scoperta
in
pectore
,
di
fare
il
misterioso
,
di
metter
fuori
un
po
'
alla
volta
le
paroline
più
suggestive
e
di
farsi
strappare
il
resto
,
lo
divertiva
moltissimo
.
E
preparava
già
per
il
proprio
piacere
un
discorsetto
blando
,
ammolliente
,
da
posare
poi
sulla
ferita
della
impassibile
dama
per
modo
ch
'
ella
non
potesse
dissimularla
e
che
nessuno
avesse
a
lagnarsi
di
lui
,
neppure
Franco
.
Andò
in
cucina
,
si
fece
accendere
la
lanterna
perché
la
notte
era
molto
scura
,
e
partì
.
Incontrò
sulla
porta
il
suo
mezzadro
ch
'
entrava
.
Il
mezzadro
lo
salutò
,
portò
in
cucina
un
gran
canestro
di
frutta
,
aiutò
la
serva
a
metterle
a
posto
,
sedette
al
fuoco
e
disse
placidamente
:
«
È
mort
adess
la
sciora
Teresa
de
Castell
»
.
6
.
La
vecchia
signora
di
marmo
L
'
uscio
si
aperse
un
poco
,
pian
piano
,
la
fantesca
porse
il
capo
nella
camera
e
chiamò
Franco
che
pregava
inginocchiato
a
una
seggiola
,
presso
il
letto
della
morta
.
Franco
non
udì
e
fu
Luisa
che
si
alzò
.
Andò
ad
ascoltar
la
sommessa
richiesta
della
donna
,
le
rispose
qualche
cosa
e
,
ritrattasi
colei
,
stette
lì
ad
aspettare
.
Non
comparendo
nessuno
,
spinse
l
'
uscio
e
disse
forte
:
«
Venga
,
venga
dentro
»
.
Un
singhiozzo
violento
le
rispose
.
Luisa
stese
ambedue
le
mani
e
il
professor
Gilardoni
gliele
afferrò
.
Stettero
così
alquanto
tempo
,
immobili
,
lottando
,
a
labbra
serrate
,
con
l
'
emozione
,
lui
più
di
lei
.
Luisa
si
mosse
la
prima
,
ritirò
dolcemente
una
mano
e
trasse
con
l
'
altra
il
professore
nella
camera
della
morta
.
La
signora
Teresa
era
spirata
in
salotto
,
sulla
poltrona
che
non
aveva
più
potuto
lasciare
dopo
la
notte
del
matrimonio
.
L
'
avevano
poi
adagiata
sul
divano
disposto
a
letto
funebre
.
Il
dolce
viso
era
là
nella
luce
di
quattro
candele
,
cereo
,
sul
guanciale
,
con
un
sorriso
trasparente
dalle
palpebre
chiuse
,
con
la
bocca
semiaperta
.
Il
letto
e
l
'
abito
erano
sparsi
di
fiori
d
'
autunno
,
ciclamini
,
dalie
,
crisantemi
.
«
Guardi
com
'
è
bella
»
,
disse
Luisa
con
voce
tenera
e
serena
da
spezzar
il
cuore
.
Il
professore
s
'
appoggiò
singhiozzando
a
una
sedia
lontana
dal
letto
.
«
Lo
senti
,
mamma
»
,
disse
Luisa
sottovoce
,
«
come
ti
vogliono
bene
?
»
S
'
inginocchiò
,
e
presa
la
mano
della
morta
,
si
mise
a
baciarla
,
ad
accarezzarla
,
a
dirle
dolcezze
,
piano
;
poi
tacque
,
posò
la
mano
,
si
alzò
,
baciò
la
fronte
,
contemplò
a
mani
giunte
il
viso
.
Pensò
ai
rimproveri
che
la
mamma
le
aveva
fatti
negli
anni
andati
,
dall
'
infanzia
in
poi
,
di
cui
ella
si
era
risentita
amaramente
.
S
'
inginocchiò
da
capo
,
impresse
da
capo
le
labbra
sulla
mano
di
ghiaccio
con
un
più
ardente
spasimo
d
'
amore
che
se
avesse
ricordate
le
carezze
.
Poi
tolse
un
ciclamino
dalla
spalla
della
morta
,
si
alzò
,
lo
porse
al
professore
.
Questi
lo
prese
piangendo
,
s
'
accostò
a
Franco
che
rivedeva
per
la
prima
volta
dopo
quella
notte
,
l
'
abbracciò
e
ne
fu
abbracciato
con
una
commozione
silenziosa
,
e
uscì
,
in
punta
di
piedi
,
dalla
camera
.
Suonarono
le
otto
.
La
signora
Teresa
era
morta
alle
sei
della
sera
precedente
;
in
ventisei
ore
Luisa
non
aveva
mai
riposato
un
momento
,
non
era
uscita
che
quattro
o
cinque
volte
,
per
pochi
minuti
.
Chi
usciva
spesso
e
stava
fuori
anche
a
lungo
,
era
Franco
.
Avvertito
segretamente
,
era
giunto
a
Castello
,
appena
in
tempo
di
trovar
viva
la
povera
mamma
,
e
tutti
i
tristi
uffici
che
la
morte
impone
eran
toccati
a
lui
,
perché
lo
zio
Piero
,
malgrado
i
suoi
molti
anni
,
non
aveva
la
menoma
esperienza
di
queste
cose
e
vi
si
trovava
impacciatissimo
.
Adesso
,
udite
suonar
le
otto
,
si
avvicinò
a
sua
moglie
,
la
pregò
dolcemente
di
andar
a
riposare
un
poco
,
ma
Luisa
gli
rispose
subito
in
modo
da
levargli
il
coraggio
d
'
insistere
.
Il
funerale
doveva
seguire
l
'
indomani
mattina
alle
nove
.
Ell
'
aveva
desiderato
che
si
differisse
il
più
possibile
e
voleva
star
con
la
mamma
fino
all
'
ultimo
.
Vi
era
nella
sua
sottile
persona
una
indomita
vigoria
,
eguale
a
ben
altre
prove
.
Per
lei
la
mamma
era
tutta
lì
su
quel
lettuccio
,
tra
i
fiori
.
Non
pensava
che
una
parte
di
lei
fosse
altrove
,
non
la
cercava
per
la
finestra
di
ponente
nelle
stelline
che
tremolavano
sopra
i
monti
di
Carona
.
Pensava
soltanto
che
la
mamma
cara
,
vissuta
da
tanti
anni
per
lei
sola
,
non
d
'
altro
sollecita
in
terra
che
della
felicità
sua
,
dormirebbe
fra
poche
ore
e
per
sempre
sotto
i
grandi
noci
di
Looch
,
nella
solitudine
ombrosa
dove
tace
il
piccolo
cimitero
di
Castello
,
mentre
ella
si
godrebbe
la
vita
,
il
sole
,
l
'
amore
.
Aveva
risposto
a
Franco
quasi
aspramente
come
se
l
'
affetto
del
vivo
offendesse
in
qualche
modo
l
'
affetto
della
morta
.
Poi
le
parve
averlo
mortificato
,
si
pentì
,
gli
diede
un
bacio
e
sapendo
di
far
cosa
a
lui
grata
,
di
far
cosa
che
la
mamma
si
era
certo
attesa
da
lei
,
volle
pregare
.
Si
mise
a
recitar
macchinalmente
dei
Pater
,
degli
Ave
e
dei
Requiem
,
senza
provarne
soddisfazione
alcuna
,
sentendo
anzi
una
segreta
contrarietà
,
uno
sgradito
disseccarsi
del
dolore
.
Ell
'
aveva
praticato
sempre
ma
,
spenti
i
fervori
della
prima
comunione
,
non
aveva
più
partecipato
con
l
'
anima
al
culto
.
Sua
madre
era
vissuta
piuttosto
per
il
mondo
futuro
che
per
questo
,
si
era
governata
in
ogni
azione
,
in
ogni
parola
,
in
ogni
pensiero
secondo
quel
fine
.
Le
idee
e
i
sentimenti
di
Luisa
,
nel
suo
precoce
sviluppo
intellettuale
,
avevano
preso
un
altro
corso
con
la
risolutezza
vigorosa
ch
'
era
del
carattere
di
lei
;
ella
li
copriva
però
di
certa
dissimulazione
,
parte
conscia
,
parte
inconscia
,
sia
per
amore
della
mamma
,
sia
per
la
resistenza
di
germi
religiosi
seminati
dalla
parola
materna
,
coltivati
dall
'
esempio
,
rinvigoriti
dall
'
abitudine
.
Dai
quattordici
anni
in
poi
s
'
era
venuta
inclinando
a
non
guardare
oltre
la
vita
presente
,
e
insieme
a
non
guardare
a
sé
,
a
vivere
per
gli
altri
,
per
il
bene
terreno
degli
altri
,
però
secondo
un
forte
e
fiero
senso
di
giustizia
.
Andava
in
chiesa
,
compiva
gli
atti
esterni
del
culto
,
senza
incredulità
e
senza
persuadersi
che
facessero
piacere
a
Dio
.
Aveva
confusamente
il
concetto
di
un
Dio
talmente
alto
e
grande
che
non
vi
potesse
essere
contatto
immediato
fra
gli
uomini
e
Lui
.
Se
dubitava
qualche
volta
d
'
ingannarsi
,
il
suo
errore
le
pareva
tale
da
non
poterlo
un
Dio
infinitamente
buono
punire
.
Come
fosse
venuta
a
pensare
così
,
non
lo
sapeva
ella
stessa
.
L
'
uscio
si
aperse
ancora
,
pian
piano
,
una
voce
sommessa
chiamò
«
il
signor
don
Franco
»
.
Luisa
,
rimasta
sola
,
cessò
di
pregare
,
piegò
il
capo
sul
guanciale
della
mamma
,
le
posò
le
labbra
sulla
spalla
,
chiuse
gli
occhi
raccogliendo
in
sé
la
corrente
di
memorie
che
veniva
da
quel
tocco
,
da
un
odor
noto
di
lavanda
.
L
'
abito
della
mamma
era
di
seta
,
il
suo
migliore
,
un
dono
dello
zio
Piero
.
Ella
lo
aveva
portato
una
volta
sola
,
qualche
anno
addietro
,
andando
a
visitare
la
marchesa
Maironi
.
Anche
questo
pensiero
venne
coll
'
odor
di
lavanda
,
vennero
lagrime
brucianti
,
acri
di
tenerezza
e
di
un
sentimento
che
non
era
propriamente
odio
,
che
non
era
propriamente
collera
,
ma
che
aveva
un
amaro
dell
'
uno
e
dell
'
altra
.
Franco
,
quando
s
'
intese
chiamare
,
trasalì
,
ne
indovinò
subito
la
cagione
.
Lo
zio
Piero
aveva
scritto
,
la
mattina
per
tempo
,
alla
marchesa
,
annunciandole
,
in
termini
semplici
ma
pieni
di
ossequio
,
la
morte
di
sua
sorella
;
e
Franco
stesso
aveva
aggiunto
alla
lettera
dello
zio
un
biglietto
con
queste
parole
:
Cara
nonna
,
mi
manca
il
tempo
di
scriverti
perché
son
qui
;
te
lo
dirò
a
voce
domani
sera
e
confido
che
tu
mi
ascolterai
come
mi
avrebbero
ascoltato
mio
padre
e
mia
madre
.
Nessuna
risposta
era
ancora
venuta
da
Cressogno
.
Adesso
un
uomo
di
Cressogno
aveva
portato
una
lettera
.
Dov
'
è
quest
'
uomo
?
«
Partito
;
non
s
'
è
voluto
fermare
un
momento
.
»
Franco
prese
la
lettera
,
ne
lesse
l
'
indirizzo
:
"
Al
preg
.
signor
ingegnere
Pietro
Ribera
"
,
e
conobbe
la
mano
della
figlia
del
fattore
.
Salì
subito
dallo
zio
Piero
che
,
stanco
,
era
andato
a
letto
.
Lo
zio
Piero
,
quando
Franco
gli
recò
la
lettera
,
non
fece
atto
di
sorpresa
né
di
curiosità
;
disse
placidamente
:
«
Apri
»
.
Franco
posò
il
lume
sul
cassettone
e
aperse
la
lettera
voltando
le
spalle
al
letto
.
Parve
pietrificato
;
non
fiatò
,
non
si
mosse
.
«
Dunque
?
»
,
chiese
lo
zio
.
Silenzio
.
«
Ho
capito
»
,
fece
il
vecchio
.
Allora
Franco
lasciò
cader
la
lettera
,
alzò
le
mani
in
aria
,
mise
un
«
ah
!
»
lungo
,
profondo
e
fioco
,
pieno
di
stupore
e
d
'
orrore
.
«
Insomma
»
,
riprese
lo
zio
,
«
si
può
sapere
?
»
Franco
si
scosse
,
si
precipitò
ad
abbracciarlo
,
reprimendo
a
stento
i
singhiozzi
.
L
'
uomo
pacifico
sopportò
sulle
prime
in
silenzio
,
senza
commuoversi
,
questa
tempesta
.
Poi
cominciò
a
difendersene
chiedendo
la
lettera
:
«
Da
qua
,
da
qua
,
da
qua
»
.
E
pensava
:
«
Cosa
diavolo
avrà
scritto
questa
benedetta
donna
?
»
.
Franco
prese
il
lume
e
la
lettera
,
gliela
porse
.
La
nonna
non
aveva
scritto
niente
,
neppure
una
sillaba
;
aveva
semplicemente
rimandata
la
lettera
dell
'
ingegnere
e
il
biglietto
di
Franco
.
Lo
zio
ci
mise
un
pezzo
a
capirla
:
non
capiva
mai
le
cose
prontamente
e
questa
era
per
lui
tanto
inconcepibile
!
Quando
l
'
ebbe
capita
non
poté
fare
a
meno
di
dire
:
«
Già
,
l
'
è
un
po
'
grossa
»
.
Ma
poi
,
veduto
Franco
tanto
fuori
di
sé
,
esclamò
col
vocione
solenne
che
usava
per
giudicar
toto
corde
le
cose
umane
:
«
Senti
.
L
'
è
,
dirò
così
»
,
(
e
cercava
la
parola
in
un
suo
particolar
modo
,
gonfiando
le
gote
e
mettendo
una
specie
di
rantolo
)
,
«
...
una
iniquità
;
ma
tutte
queste
meraviglie
che
fai
tu
,
io
non
le
faccio
per
niente
affatto
.
Tutti
i
torti
,
caro
,
non
sono
dalla
parte
sua
;
e
allora
?
Del
resto
,
me
ne
rincresce
per
voialtri
che
mangerete
di
magro
e
dovrete
vivere
in
questo
miserabile
paese
;
ma
per
me
?
Per
me
ci
guadagno
e
son
pronto
dirò
così
a
ringraziare
tua
nonna
.
Vedi
bene
,
io
non
ho
fatto
famiglia
,
ho
sempre
contato
su
questa
.
Adesso
la
mia
povera
sorella
è
morta
;
se
la
nonna
vi
apriva
le
braccia
io
restavo
come
un
torso
di
cavolo
.
Dunque
!
»
.
Franco
si
guardò
dal
raccontar
la
cosa
a
sua
moglie
,
ed
ella
,
benché
sapesse
delle
lettere
spedite
a
Cressogno
,
non
domandò
che
dopo
il
funerale
,
parecchie
ore
dopo
,
se
la
nonna
avesse
risposto
.
Il
piccolo
salotto
,
la
piccola
terrazza
,
la
piccola
cucina
erano
stati
pieni
di
gente
tutto
il
giorno
,
dalle
nove
della
mattina
alle
nove
della
sera
.
Alle
dieci
Luisa
e
Franco
uscirono
di
casa
senza
lanterna
,
presero
a
destra
,
attraversarono
pian
piano
,
silenziosamente
,
le
tenebre
del
villaggio
,
toccarono
la
svolta
chiara
e
ventosa
cui
sale
il
fragor
profondo
del
fiume
di
S
.
Mamette
,
entrarono
nelle
ombre
,
nel
forte
odore
dei
noci
di
Looch
.
Poco
prima
di
giungere
al
cimitero
,
Luisa
domandò
sottovoce
a
suo
marito
:
«
Sai
niente
di
Cressogno
?
»
.
Egli
avrebbe
pur
voluto
nasconderle
almeno
in
parte
il
vero
e
non
lo
poté
.
Disse
che
il
suo
biglietto
gli
era
stato
rimandato
e
Luisa
volle
sapere
se
almeno
la
nonna
avesse
scritto
allo
zio
una
parola
di
condoglianza
.
Il
«
no
»
di
Franco
fu
così
incerto
,
quasi
trepidante
,
che
,
non
subito
,
ma
pochi
passi
dopo
,
Luisa
ebbe
un
lampo
di
sospetto
e
si
fermò
di
colpo
,
afferrò
il
braccio
di
suo
marito
.
Franco
,
prima
ch
'
ella
aprisse
bocca
,
intese
,
l
'
abbracciò
come
aveva
abbracciato
lo
zio
,
con
impeto
ancor
maggiore
,
le
disse
di
prender
il
suo
cuore
,
l
'
anima
sua
,
la
sua
vita
,
di
non
cercar
altro
al
mondo
,
se
la
sentì
tremar
tutta
fra
le
braccia
.
Né
allora
né
poi
una
sola
parola
ne
fu
più
detta
fra
loro
.
Al
cancello
del
cimitero
s
'
inginocchiarono
insieme
.
Franco
pregò
con
impeto
di
fede
.
Luisa
trapassò
con
gli
occhi
avidi
la
terra
smossa
presso
all
'
entrata
,
trapassò
la
bara
,
si
affissò
mentalmente
nel
volto
mansueto
e
grave
della
mamma
;
mentalmente
ancora
ma
con
tanto
gagliardo
impulso
da
scuotere
le
sbarre
del
cancello
,
si
chinò
,
si
chinò
,
fisse
le
labbra
sulle
labbra
della
morta
,
v
'
impresse
una
violenza
d
'
amore
più
forte
che
tutti
gli
insulti
,
che
tutte
le
bassezze
odiose
del
mondo
.
Si
staccò
a
stento
di
là
verso
le
undici
.
Discendendo
adagio
a
fianco
di
suo
marito
lo
sdrucciolevole
ciottolato
del
sentiero
,
le
sorse
improvvisa
in
mente
la
visione
di
un
incontro
futuro
con
la
marchesa
.
Si
fermò
,
si
eresse
,
stringendo
i
pugni
;
e
il
suo
bel
viso
intelligente
spirò
una
fierezza
tale
che
se
la
vecchia
signora
di
marmo
l
'
avesse
realmente
veduta
,
realmente
incontrata
in
quel
punto
,
si
sarebbe
senz
'
altro
,
piegata
no
,
impaurita
no
,
ma
posta
in
difesa
.
PARTE
SECONDA
1
.
Pescatori
Il
dottor
Francesco
Zérboli
,
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
,
approdò
alla
I
.
R
.
Ricevitoria
di
Oria
il
10
settembre
1854
,
proprio
quando
un
sole
veramente
imperiale
e
regio
sormontava
il
bastione
poderoso
della
Galbiga
,
sfolgorava
la
rosea
casetta
della
Ricevitoria
,
gli
oleandri
e
i
fagiuoli
della
signora
Peppina
Bianconi
,
chiamando
,
secondo
i
regolamenti
,
all
'
ufficio
il
signor
Carlo
Bianconi
suo
marito
,
quel
tale
Ricevitore
cui
la
musica
manoscritta
puzzava
di
cospirazione
.
Il
Bianconi
,
detto
dalla
sposa
«
el
mè
Carlascia
»
e
dal
popolo
«
el
Biancòn
»
,
un
omone
alto
,
grosso
e
duro
,
col
mento
pelato
,
con
due
baffoni
grigi
,
con
due
occhi
grossi
e
spenti
di
mastino
fedele
,
discese
a
ricevere
l
'
altro
I
.
R
.
mento
pelato
di
categoria
superiore
.
I
due
non
si
rassomigliavano
proprio
che
nella
nudità
austriaca
del
mento
.
Lo
Zérboli
,
vestito
di
nero
e
inguantato
,
era
piccolo
e
tozzo
,
portava
due
baffetti
biondi
appiccicati
alla
faccia
giallognola
,
bucata
da
due
scintille
d
'
occhietti
sarcastici
e
sprezzanti
.
Aveva
i
capelli
piantati
così
basso
sulla
fronte
ch
'
era
solito
raderne
una
lista
,
restandogliene
spesso
un
'
ombra
,
quasi
di
bestialità
.
Prontissimo
di
persona
,
d
'
occhi
e
di
lingua
,
parlava
un
italiano
nasale
,
modulato
alla
trentina
,
con
facile
cortesia
.
Disse
al
Ricevitore
che
doveva
tenere
un
convocato
,
il
consiglio
comunale
d
'
allora
,
a
Castello
e
che
aveva
preferito
venir
per
tempo
,
fare
la
salita
,
col
fresco
,
da
Oria
invece
che
da
Casarico
o
da
Albogasio
,
onde
procurarsi
il
piacere
di
salutare
il
signor
Ricevitore
.
Il
bestione
fedele
non
capì
subito
che
c
'
era
un
secondo
fine
,
ringraziò
con
un
miscuglio
di
frasi
ossequiose
e
di
risatine
stupide
,
fregandosi
le
mani
,
offerse
caffè
,
latte
,
uova
,
l
'
aria
aperta
del
giardinetto
.
Colui
accettò
il
caffè
e
rifiutò
l
'
aria
aperta
con
un
cenno
del
capo
e
una
strizzatina
d
'
occhi
così
eloquente
che
il
Carlascia
,
vociato
su
per
le
scale
«
Peppina
!
Caffè
!
»
fece
passare
il
Commissario
in
ufficio
,
dove
,
sentendosi
trasmutare
,
secondo
la
sua
doppia
natura
,
da
Ricevitore
di
dogana
in
agente
di
polizia
,
si
fece
devoto
il
cuore
e
austero
il
viso
come
per
una
unione
sacramentale
col
monarca
.
Questo
ufficio
era
un
ignobile
bugigattolo
a
pian
terreno
,
con
le
inferriate
ai
due
finestrini
,
una
infetta
cellula
primitiva
che
aveva
già
il
puzzo
della
grande
monarchia
.
Il
Commissario
vi
si
piantò
a
sedere
in
mezzo
,
guardando
l
'
uscio
chiuso
che
dall
'
approdo
metteva
nell
'
anticamera
;
quello
che
dall
'
anticamera
metteva
nell
'
ufficio
era
rimasto
aperto
,
per
ordine
suo
.
«
Mi
parli
del
signor
Maironi
»
,
diss
'
egli
.
«
Sorvegliato
sempre
»
,
rispose
il
Biancòn
.
«
Anssi
»
,
soggiunse
nel
suo
italiano
di
Porta
Tosa
,
«
aspetti
:
ci
ho
qui
un
rapporto
quasi
finito
.
»
E
si
diede
a
frugare
,
a
palpar
fra
le
sue
carte
in
cerca
del
rapporto
e
degli
occhiali
.
«
Manderà
,
manderà
»
,
fece
il
Commissario
che
non
si
aspettava
molto
dalla
prosa
del
bestione
.
«
Intanto
parli
,
dica
!
»
«
Malintensionato
sempre
,
questo
si
sapeva
»
,
ricominciò
l
'
eloquente
Ricevitore
,
«
e
adesso
anche
si
vede
.
Si
è
messo
a
portare
quella
barba
,
sa
,
quella
mosca
,
quella
moschetta
,
quel
pisso
,
quella
porcheria
...
»
«
Scusi
»
,
fece
il
Commissario
.
«
Vede
,
io
sono
ancora
nuovo
,
ho
istruzioni
,
ho
informazioni
,
ma
un
'
idea
esatta
dell
'
uomo
e
della
famiglia
non
l
'
ho
ancora
.
Bisogna
che
Lei
me
li
descriva
proprio
a
fondo
così
come
può
.
E
incominciamo
pure
da
lui
.
»
«
Lui
è
un
superbo
,
un
furioso
,
un
prepotentone
.
Avrà
attaccato
lite
cinquanta
volte
,
qui
,
per
affari
di
dassio
.
Vuol
aver
sempre
ragione
,
vuol
darci
lessione
a
me
e
al
sedentario
.
Caccia
fuori
due
occhiacci
come
se
volesse
mangiare
la
Ricevitoria
.
L
'
è
che
con
me
non
c
'
è
da
fare
il
prepotente
,
se
del
resto
!
...
Perché
sa
di
tutto
,
poi
,
questo
sì
.
Sa
di
legge
,
sa
di
finansa
,
sa
di
musica
,
sa
di
fiori
,
sa
di
pesci
,
el
diavol
a
quatter
.
»
«
E
lei
?
»
«
Lei
?
Lei
lei
lei
lei
...
lei
l
'
è
una
gattamorgna
ma
se
la
cascia
foeura
i
ong
l
'
è
pesg
de
lü
;
peggio
!
Lui
quando
va
in
collera
diventa
rosso
e
fa
un
baccano
di
mille
lire
;
lei
diventa
pallida
e
dice
insolense
d
'
inferno
.
Adesso
si
dice
,
insolense
io
non
ne
tollero
...
ma
insomma
...
mi
capisce
.
Donna
di
talento
,
sa
.
La
mia
Peppina
ci
è
innamorata
.
Donna
che
si
insinua
dappertutto
,
poi
.
Tante
volte
qui
a
Oria
invece
di
chiamare
il
dottore
chiamano
lei
.
Se
in
una
famiglia
questionano
vanno
da
lei
.
Se
ci
vien
il
mal
di
pancia
a
una
bestia
domandano
lei
.
I
bagàj
s
'
i
a
tira
dree
tücc
.
È
magari
buona
,
in
carnevale
,
di
fare
i
magatelli
per
loro
.
Sa
,
i
burattini
.
E
in
pari
tempo
è
un
accidente
che
suona
il
cembalo
,
che
sa
il
francese
e
il
tedesco
.
Io
per
mia
disgrassia
non
lo
so
,
il
tedesco
,
e
sono
andato
da
lei
così
delle
volte
per
farmi
spiegare
carte
tedesche
che
capitano
in
ufficio
.
»
«
Ah
,
Lei
ci
va
,
in
casa
Maironi
?
»
«
Sì
,
qualche
volta
,
per
questo
.
»
Veramente
il
bestione
ci
andava
pure
per
farsi
spiegare
da
Franco
certi
enigmi
della
tariffa
doganale
;
ma
questo
non
lo
disse
.
L
'
interrogatorio
del
Commissario
continuò
.
«
E
la
casa
,
come
è
messa
?
»
«
Messa
bene
.
Bei
pavimenti
alla
venessiana
,
soffitti
pitturati
,
canapè
con
tappeti
,
cembol
,
camera
da
pranzo
colle
pareti
tappessate
di
ritratti
ch
'
è
una
bellèssa
.
»
«
E
l
'
ingegnere
in
capo
?
»
«
L
'
ingegnere
in
capo
è
un
buon
omaccio
,
allegro
,
all
'
antica
;
mi
somiglia
a
me
.
Più
vecchio
però
,
sa
.
Del
resto
qui
ci
sta
pochissimo
.
Un
quindici
giorni
a
questa
stagione
,
altri
quindici
la
primavera
e
qualche
visitina
durante
l
'
anno
.
Quando
ha
la
sua
pace
,
la
sua
quiete
,
il
suo
latte
alla
mattina
,
il
suo
latte
alla
sera
,
il
suo
boccale
di
Modena
a
pranso
,
il
suo
tarocco
,
la
sua
gasètta
di
Milano
,
l
'
ingegnere
Ribera
è
contento
.
Del
resto
,
tornando
alla
barba
del
signor
Maironi
,
c
'
è
anche
di
peggio
.
Ho
saputo
ieri
che
il
signore
ha
messo
un
gelsomino
in
un
vaso
di
legno
inverniciato
di
rosso
.
»
Il
Commissario
,
uomo
d
'
ingegno
e
forse
indifferente
,
nel
più
intimo
del
cuor
suo
,
a
tutti
i
colori
tranne
a
quello
della
propria
cera
e
della
propria
lingua
,
non
poté
a
meno
di
alzar
un
po
'
le
spalle
.
Ma
poi
domandò
subito
:
«
La
pianta
è
fiorita
?
»
«
Non
lo
so
,
domanderò
alla
donna
»
«
A
chi
?
A
sua
moglie
?
Ci
va
,
Sua
moglie
,
in
casa
Maironi
?
»
«
Si
,
qualche
volta
ci
va
.
»
Lo
Zérboli
piantò
i
suoi
occhietti
sprezzanti
in
faccia
al
Bianconi
,
e
gli
articolò
ben
chiara
questa
domanda
:
«
Ci
va
con
profitto
o
no
?
»
«
Ma
!
con
profitto
!
Segond
!
Lei
si
figura
di
andare
come
amica
della
signora
Luisina
,
per
i
fiori
,
per
i
lavori
,
per
i
pettegolessi
,
e
cicip
e
ciciap
,
sa
bene
,
donne
.
Io
poi
ci
cavo
...
»
«
Tè
chì
,
tè
chì
!
»
,
esclamò
nel
suo
italiano
di
Porta
Ticinese
la
signora
Peppina
Bianconi
,
venendo
avanti
col
caffè
,
tutta
sorridente
.
«
El
sür
Commissari
!
Come
goo
mai
piasè
de
vedèll
!
El
sarà
magàra
minga
tant
bon
el
caffè
,
però
l
'
è
el
prim
!
La
bolgira
l
'
è
de
minga
podè
toeul
a
Lügan
!
»
«
Tetetetetè
!
»
,
fece
il
marito
,
burbero
.
«
Euh
diavol
!
Disi
inscì
per
rid
.
El
capiss
ben
,
neh
,
Lü
,
sür
Commissari
!
L
'
è
quel
benedett
omasc
lì
ch
'
el
capiss
no
!
En
toeui
nanca
per
mi
de
caffè
,
ch
'
el
se
figüra
!
Toeui
giusta
l
'
acqua
de
malva
per
i
girament
de
testa
!
»
«
Ciciàra
minga
tant
,
ciciàra
minga
tant
!
»
,
interruppe
il
marito
.
Il
Commissario
,
posando
la
tazza
vuota
,
disse
alla
buona
signora
che
sarebbe
poi
andato
a
vedere
i
suoi
fiori
,
e
questa
galanteria
parve
l
'
atto
di
chi
,
al
caffè
,
butta
e
fa
suonar
la
moneta
sul
vassoio
perché
il
tavoleggiante
lo
pigli
e
se
ne
vada
.
La
signora
Peppina
intese
e
,
sgomentata
per
giunta
dai
grossi
occhi
feroci
del
suo
Carlascia
,
si
ritirò
frettolosamente
.
«
Senta
senta
senta
»
,
fece
il
Commissario
coprendosi
la
fronte
e
stringendosi
le
tempie
colla
mano
sinistra
.
«
Oh
!
»
,
esclamò
a
un
tratto
,
nel
raccapezzarsi
.
«
Ecco
,
volevo
sapere
se
,
adesso
,
l
'
ingegnere
Ribera
è
a
Oria
.
»
«
Non
c
'
è
,
ma
verrà
fra
pochissimi
giorni
,
credo
.
»
«
Spende
molto
,
l
'
ingegnere
Ribera
,
per
questi
Maironi
?
»
«
Spende
molto
,
sicuro
.
Non
credo
che
di
casa
sua
don
Franco
abbia
più
di
tre
svansiche
al
giorno
.
Lei
poi
...
»
Il
Ricevitore
si
soffiò
sul
palmo
della
mano
.
«
Dunque
capisce
.
Hanno
la
donna
di
servissio
.
C
'
è
una
bambina
di
due
anni
o
ché
;
ci
vuole
la
ragassa
,
per
curare
la
bambina
.
Si
fanno
venire
fiori
,
libri
,
musica
,
el
diavol
a
quatter
.
Alla
sera
si
giuoca
a
tarocchi
,
c
'
è
la
sua
bottèglia
.
Ce
ne
vogliono
così
delle
svansiche
,
mi
capisce
!
»
Il
Commissario
rifletté
un
poco
e
poi
,
con
una
faccia
nebulosa
,
con
gli
occhi
al
soffitto
,
con
certe
parole
sconnesse
che
parevano
frammenti
d
'
oracolo
,
fece
intendere
che
l
'
ingegnere
Ribera
,
un
I
.
R
.
impiegato
,
favorito
recentemente
dall
'
I
.
R
.
Governo
di
una
promozione
in
loco
,
avrebbe
dovuto
esercitare
sui
nipoti
una
influenza
migliore
.
Quindi
con
altre
domande
e
con
altre
osservazioni
che
concernevano
specialmente
le
presenti
debolezze
dell
'
ingegnere
,
insinuò
al
Bianconi
che
le
sue
attenzioni
paterne
dovevano
rivolgersi
con
particolare
segretezza
e
delicatezza
all
'
I
.
R
.
collega
,
onde
illuminare
,
occorrendo
,
la
Superiorità
circa
tolleranze
che
sarebbero
scandalose
.
Gli
chiese
finalmente
se
non
sapesse
che
l
'
avvocato
V
.
di
Varenna
e
un
tale
di
Loveno
venivano
abbastanza
spesso
a
visitare
i
Maironi
.
Il
Ricevitore
lo
sapeva
e
sapeva
dalla
sua
Peppina
che
venivano
a
far
musica
.
«
Non
credo
!
»
,
esclamò
il
Commissario
con
subita
e
insolita
asprezza
.
«
Sua
moglie
non
capisce
niente
!
Ella
si
farà
menar
per
il
naso
,
caro
Bianconi
,
a
questo
modo
.
Quei
due
sono
soggettacci
che
starebbero
bene
a
Kufstein
.
Bisogna
informarsi
meglio
!
Informarsi
e
informarmi
.
E
adesso
andiamo
in
giardino
.
A
proposito
!
Quando
entra
da
Lugano
qualche
cosa
per
la
marchesa
Maironi
...
»
Lo
Zérboli
compié
le
frase
con
un
gesto
di
graziosa
larghezza
e
s
'
incamminò
seguito
dal
mastino
,
alquanto
mogio
.
La
signora
Peppina
si
fece
trovare
ad
annaffiar
i
fiori
con
l
'
aiuto
di
un
ragazzotto
.
Il
Commissario
guardò
,
ammirò
e
trovò
anche
modo
di
dar
una
lezioncina
al
poliziotto
subalterno
.
Lodando
quei
fiori
trasse
destramente
la
Bianconi
a
nominar
Franco
e
sulla
persona
di
Franco
non
si
fermò
affatto
come
se
non
gliene
importasse
nulla
.
Si
tenne
ai
fiori
,
affermò
che
Maironi
non
poteva
averne
di
più
belli
.
Strilli
,
gemiti
e
giaculatorie
dell
'
umile
signora
Peppina
che
perfino
si
vergognava
d
'
un
paragone
simile
.
E
il
Commissario
insistette
.
Ma
come
?
Anche
le
fuchsie
di
casa
Maironi
erano
più
belle
?
Anche
le
vainiglie
?
Anche
i
pelargoni
?
Anche
i
gelsomini
?
«
I
gesümin
?
»
,
fece
la
signora
Peppina
.
«
Ma
el
sür
Mairon
el
gà
el
pussee
bell
gesümin
de
la
Valsolda
,
cara
Lü
!
»
Così
il
Commissario
venne
poi
a
sapere
molto
naturalmente
che
il
famoso
«
gesümin
»
non
era
ancora
fiorito
.
«
Vorrei
vedere
le
dalie
di
don
Franco
»
,
diss
'
egli
.
La
ingenua
creatura
si
offerse
di
accompagnarlo
a
casa
Ribera
quel
giorno
stesso
:
«
Gavarissen
inscì
mai
piasè
»
.
Ma
il
Commissario
espresse
il
desiderio
di
attendere
la
venuta
dell
'
I
.
R
.
ingegnere
in
capo
della
provincia
per
avere
occasione
di
riverirlo
e
la
signora
Peppina
fece
«
eccola
!
»
in
segno
della
sua
soddisfazione
.
Intanto
il
mastino
,
umiliato
da
quell
'
arte
superiore
,
desiderando
mostrar
in
qualche
modo
che
almeno
dello
zelo
ne
aveva
anche
lui
,
afferrò
per
un
braccio
il
ragazzotto
dall
'
annaffiatoio
e
lo
presentò
.
«
Mio
nipote
.
Figlio
d
'
una
mia
sorella
maritata
a
Bergamo
con
un
I
.
R
.
portiere
della
Delegassione
.
Ha
l
'
onore
di
chiamarsi
Francesco
Giuseppe
,
per
desiderio
mio
;
ma
capisce
bene
,
per
il
dovuto
rispetto
,
questo
non
può
essere
il
nome
solito
.
»
«
Soa
mader
la
ghe
dis
Ratì
e
so
pader
el
ghe
dis
Ratù
ch
'
el
se
figura
!
»
,
interloquì
la
zia
.
«
Citto
,
Lei
!
»
,
fece
lo
zio
,
severo
.
«
Io
lo
chiamo
Francesco
.
Un
ragasso
bene
educato
,
devo
dirlo
,
molto
bene
educato
.
Di
'
un
po
'
su
,
Francesco
,
quando
sarai
grande
,
cosa
farai
?
»
Ratì
rispose
a
precipizio
come
se
recitasse
la
Dottrina
Cristiana
:
«
Io
quando
sarò
grande
mi
comporterò
sempre
da
suddito
fedele
e
devoto
di
Sua
Maestà
il
nostro
Imperatore
nonché
da
buon
cristiano
;
e
spero
coll
'
aiuto
del
Signore
diventare
un
giorno
I
.
R
.
Ricevitore
di
Dogana
come
mio
zio
,
per
andar
quindi
a
ricevere
il
premio
delle
mie
buone
opere
in
paradiso
»
.
«
Bravo
bravo
bravo
»
,
fece
lo
Zérboli
,
accarezzando
Ratì
.
«
Seguitiamo
a
farci
onore
.
»
«
Ch
'
el
tasa
,
sür
Commissari
»
,
saltò
fuori
da
capo
la
Peppina
,
«
che
stamattina
el
baloss
el
m
'
ha
mangiaa
foeura
mèss
el
süccher
de
la
süccherera
!
»
«
Comè
comè
comè
?
»
,
fece
il
Carlascia
uscendo
di
tono
per
la
sorpresa
.
Si
rimise
subito
e
sentenziò
:
«
Colpa
tua
!
Si
mettono
le
cose
a
posto
!
Vero
,
Francesco
?
»
«
Pròpe
»
,
rispose
Ratì
,
e
il
Commissario
,
seccato
da
quel
battibecco
,
da
quella
ridicola
riuscita
della
sua
frase
paterna
,
prese
bruscamente
congedo
.
Appena
partito
lui
,
il
Carlascia
menò
un
«
toeu
sü
el
süccher
,
ti
»
,
e
un
formidabile
scapaccione
a
Francesco
Giuseppe
che
si
aspettava
tutt
'
altro
e
corse
a
salvarsi
tra
i
fagiuoli
.
Poi
aggiustò
le
partite
di
sua
moglie
con
un
buon
rabbuffo
,
giurando
che
in
avvenire
lo
avrebbe
tenuto
lui
lo
zucchero
,
e
poiché
ella
si
permise
di
ribattere
«
cossa
te
voeut
mai
intrigàt
ti
?
»
la
interruppe
,
«
intrigatissim
in
tütt
!
intrigatissim
in
tütt
!
»
e
voltatele
le
spalle
,
s
'
avviò
a
gran
passi
,
sbuffando
e
fremendo
,
verso
il
posto
dove
la
diligente
sposa
gli
aveva
preparata
la
lenza
e
la
polenta
,
e
inescò
i
due
poderosi
ami
da
tinche
.
Poiché
in
antico
quel
piccolo
mondo
era
ancora
più
segregato
dal
mondo
grande
che
al
presente
,
era
più
che
al
presente
un
mondo
di
silenzio
e
di
pace
,
dove
i
funzionari
dello
Stato
e
della
Chiesa
e
,
dietro
al
loro
venerabile
esempio
,
anche
alquanti
sudditi
fedeli
dedicavano
parecchie
ore
ad
una
edificante
contemplazione
.
Primo
a
ponente
,
il
signor
Ricevitore
slanciava
due
ami
appaiati
in
capo
a
una
lenza
sola
,
due
traditori
bocconi
di
polenta
,
lontano
dalla
sponda
quanto
mai
poteva
;
e
quando
il
filo
si
era
ben
disteso
,
quando
il
sughero
indicatore
si
era
quasi
ancorato
in
placida
attesa
,
l
'
I
.
R
.
uomo
posava
delicatamente
la
bacchetta
della
lenza
sul
muricciuolo
,
sedeva
e
contemplava
.
A
levante
di
lui
,
la
guardia
di
finanza
che
allora
chiamavano
«
il
sedentario
»
,
accoccolata
sull
'
umile
molo
dell
'
approdo
davanti
ad
un
altro
sughero
,
pipava
e
contemplava
.
Pochi
passi
più
in
là
,
il
vecchio
allampanato
Cüstant
,
imbianchino
emerito
,
sagrestano
e
fabbriciere
,
patrizio
del
villaggio
di
Oria
,
seduto
sulla
poppa
della
sua
barca
con
una
sperticata
tuba
preistorica
in
testa
,
con
la
magica
bacchetta
in
mano
,
con
le
gambe
penzoloni
sull
'
acqua
,
raccolta
l
'
anima
nel
sughero
suo
proprio
,
contemplava
.
Seduto
sull
'
orlo
d
'
un
campicello
,
all
'
ombra
d
'
un
gelso
e
d
'
un
cappellone
di
paglia
nera
,
il
piccolo
,
magro
,
occhialuto
don
Brazzova
,
parroco
di
Albogasio
,
rispecchiato
dall
'
acqua
limpida
,
contemplava
.
In
un
orto
di
Albogasio
Inferiore
,
fra
le
rive
del
Ceròn
e
la
riva
di
Mandroeugn
,
un
altro
patrizio
in
giacchetta
e
scarponi
,
il
fabbriciere
Bignetta
,
detto
el
Signoron
,
duro
e
solenne
sopra
una
sedia
del
settecento
con
la
famosa
bacchetta
in
mano
,
vigilava
e
contemplava
.
Sotto
il
fico
di
Cadate
stava
in
contemplazione
don
Giuseppe
Costabarbieri
.
A
S
.
Mamette
pendevano
sull
'
acqua
e
contemplavano
con
grande
attività
il
medico
,
lo
speziale
,
il
calzolaio
.
A
Cressogno
contemplava
il
florido
cuoco
della
marchesa
.
In
faccia
a
Oria
,
sull
'
ombrosa
spiaggia
deserta
del
Bisgnago
,
un
dignitoso
arciprete
della
bassa
Lombardia
usava
passar
ogni
anno
quaranta
giorni
di
vita
contemplativa
.
Contemplava
solitario
,
vescovilmente
,
con
tre
bacchette
ai
piedi
,
i
relativi
tre
pacifici
sugheri
,
due
con
gli
occhi
e
uno
col
naso
.
Chi
passando
per
l
'
alto
lago
avesse
potuto
discernere
tutte
queste
figure
meditabonde
,
inclinate
all
'
acqua
,
senza
veder
le
bacchette
né
i
fili
né
i
sugheri
,
si
sarebbe
creduto
nel
soggiorno
d
'
un
romito
popolo
ascetico
,
schivo
della
terra
,
che
guardasse
il
cielo
giù
nello
specchio
liquido
,
solo
per
maggiore
comodità
.
In
fatto
tutti
quegli
ascetici
pescavano
alle
tinche
e
nessun
mistero
dell
'
avvenire
umano
aveva
per
essi
maggior
importanza
dei
misteri
cui
arcanamente
alludeva
il
piccolo
sughero
,
quando
,
posseduto
quasi
da
uno
spirito
,
dava
segni
d
'
inquietudine
sempre
più
viva
e
in
fine
di
alienazione
mentale
;
poiché
,
dati
dei
crolli
,
dei
tratti
ora
avanti
ora
indietro
,
pigliava
per
ultimo
,
nella
confusione
delle
sue
idee
,
il
partito
disperato
di
entrar
giù
a
capofitto
nell
'
abisso
.
Questi
fenomeni
avvenivano
però
di
rado
e
parecchi
contemplatori
solevano
passare
delle
mezze
giornate
senza
notar
la
menoma
inquietudine
nel
sughero
.
Allora
ciascuno
,
senza
toglier
gli
occhi
dal
piccolo
galleggiante
,
sapeva
seguire
un
invisibile
filo
d
'
idee
parallelo
al
filo
della
lenza
.
Così
avveniva
talvolta
al
buon
arciprete
di
pescar
mentalmente
una
sede
episcopale
;
al
Signoron
di
pescare
un
bosco
ch
'
era
stato
dei
suoi
avi
,
al
cuoco
di
pescare
una
certa
tinca
rosea
e
bionda
della
montagna
,
al
Cüstant
di
pescare
una
commissione
del
Governo
per
dare
il
bianco
al
picco
di
Cressogno
.
Quanto
al
Carlascia
,
il
suo
secondo
filo
aveva
generalmente
un
carattere
politico
.
E
questo
si
comprenderà
meglio
quando
si
sappia
che
anche
il
filo
principale
,
quello
della
lenza
,
suscitava
spesso
nel
suo
torbido
testone
certe
considerazioni
politiche
suggeritegli
dal
Commissario
Zérboli
.
«
Vede
,
caro
Ricevitore
»
,
gli
aveva
detto
una
volta
lo
Zérboli
ragionando
a
sproposito
sul
moto
milanese
del
6
febbraio
,
«
Lei
ch
'
è
un
pescatore
di
tinche
può
benissimo
capire
la
cosa
.
La
nostra
grande
monarchia
pesca
alla
lenza
.
I
due
bocconi
uniti
sono
la
Lombardia
e
il
Veneto
,
due
bei
bocconi
tondi
e
solleticanti
,
con
del
buon
ferro
dentro
.
La
nostra
monarchia
li
ha
buttati
là
davanti
a
sé
,
in
faccia
alla
tana
di
quel
pesciatello
sciocco
ch
'
è
il
Piemonte
.
Egli
ha
abboccato
nel
quarantotto
il
boccone
Lombardia
,
ma
poi
ha
potuto
sputarlo
e
cavarsela
.
Milano
è
il
nostro
sughero
.
Quando
Milano
si
muove
vuol
dire
che
c
'
è
sotto
il
pesciatello
.
L
'
anno
scorso
il
sughero
s
'
è
mosso
un
pochino
;
il
caro
pesciatello
non
aveva
fatto
che
fiutare
il
boccone
.
Aspettate
,
verrà
un
movimento
grande
,
noi
daremo
il
colpo
,
ci
sarà
un
poco
di
strepito
e
di
sbatacchiamento
e
lo
tireremo
su
,
il
nostro
pesciatello
,
non
ce
lo
lasceremo
scappare
più
,
quel
porcellino
bianco
,
rosso
e
verde
!
»
Il
Biancòn
ci
aveva
fatto
una
gran
risata
e
spesso
,
mettendosi
a
pescare
,
si
ruminava
,
per
il
proprio
innocente
piacere
,
la
graziosa
similitudine
,
da
cui
gli
nascevano
per
solito
altri
sottili
e
profondi
pensamenti
politici
.
Quella
mattina
il
lago
era
quieto
,
propizio
per
le
contemplazioni
.
Le
prime
alghe
del
fondo
precipitoso
si
vedevan
diritte
,
segno
che
non
c
'
eran
correnti
.
I
bocconi
,
slanciati
ben
lontano
,
calarono
lentamente
a
piombo
,
il
filo
si
distese
via
via
sotto
il
sughero
che
gli
navigò
dietro
un
poco
indicando
con
spessi
anellini
i
titillamenti
dei
piccoli
cavedini
e
si
mise
quindi
in
pace
,
segno
che
i
bocconi
s
'
erano
adagiati
sul
fondo
e
che
i
cavedini
non
li
toccavan
più
.
Il
pescatore
posò
la
bacchetta
sul
muricciuolo
e
si
mise
a
pensare
all
'
ingegnere
Ribera
.
Il
Biancòn
aveva
,
a
sua
insaputa
,
una
discreta
dose
di
mansuetudine
in
un
doppio
fondo
che
Iddio
gli
aveva
fatto
nel
cuore
senza
avvertirnelo
.
Il
mondo
del
resto
se
ne
poté
accorgere
nel
1859
quando
il
caro
pesciatello
si
mangiò
il
boccone
di
Lombardia
con
l
'
amo
e
il
filo
e
la
bacchetta
e
il
Commissario
e
tutto
quanto
;
e
il
Biancòn
,
rassegnato
,
si
mise
a
piantar
cavoli
nazionali
e
costituzionali
a
Precotto
.
Malgrado
questa
occulta
mansuetudine
,
posando
la
bacchetta
e
pensando
che
si
trattava
di
pescare
quel
povero
vecchio
ingegnere
Ribera
,
egli
provò
una
singolare
compiacenza
non
nel
cuore
,
non
nel
cervello
né
in
alcuno
dei
soliti
sensi
,
ma
in
un
suo
particolare
senso
,
puramente
I
.
e
R
.
Davvero
,
egli
non
aveva
coscienza
di
sé
come
di
un
organismo
distinto
dall
'
organismo
governativo
austriaco
.
Ricevitore
di
una
piccola
dogana
di
frontiera
,
si
considerava
una
punta
d
'
unghia
in
capo
a
un
dito
dello
Stato
;
come
agente
di
polizia
poi
,
si
considerava
un
occhiolino
microscopico
sotto
l
'
unghia
.
La
vita
sua
era
quella
della
monarchia
.
Se
i
Russi
le
facevano
il
solletico
sulla
pelle
della
Galizia
,
egli
ne
sentiva
il
prurito
a
Oria
.
La
grandezza
,
la
potenza
,
la
gloria
dell
'
Austria
gli
ispiravano
un
orgoglio
smisurato
.
Non
ammetteva
che
il
Brasile
fosse
più
esteso
dell
'
Impero
Austriaco
,
né
che
la
Cina
fosse
più
popolata
,
né
che
l
'
Arcangelo
Michele
potesse
prendere
Peschiera
,
né
che
Domeneddio
potesse
prendere
Verona
.
Il
suo
vero
Iddio
era
l
'
Imperatore
;
rispettava
quello
del
cielo
come
un
alleato
di
quello
di
Vienna
.
Non
gli
era
,
dunque
,
mai
entrato
il
sospetto
che
l
'
ingegnere
in
capo
fosse
un
cattivo
suddito
.
Le
parole
del
Commissario
,
un
vangelo
per
lui
,
ne
lo
persuasero
addirittura
;
e
l
'
idea
di
trovarsi
a
portata
questo
malfido
servitore
accendeva
il
suo
zelo
d
'
occhio
regio
e
d
'
unghia
imperiale
.
Si
diede
dell
'
asino
per
non
averlo
conosciuto
prima
.
Oh
ma
era
ancora
in
tempo
di
pescarlo
bene
:
bene
bene
bene
bene
!
«
Lasci
fare
a
me
!
Lasci
fare
a
me
,
signor
...
»
Troncò
la
frase
e
afferrò
la
bacchetta
.
Il
sughero
aveva
impresso
nell
'
acqua
un
anello
,
dolcemente
,
muovendosi
appena
;
indizio
di
tinca
.
Il
Biancòn
strinse
forte
la
bacchetta
tenendo
il
fiato
.
Altro
tocco
al
sughero
,
altro
anello
più
grosso
;
il
sughero
va
pian
piano
sull
'
acqua
,
si
ferma
,
il
cuore
del
Biancòn
batte
a
furia
;
il
sughero
cammina
ancora
per
un
piccol
tratto
,
a
fior
d
'
acqua
e
sprofonda
;
zac
!
il
Biancòn
dà
un
colpo
,
la
bacchetta
si
torce
in
arco
tanto
il
filo
è
tirato
da
un
peso
occulto
.
«
Peppina
,
el
gh
'
è
!
»
,
grida
il
Carlascia
perdendo
la
testa
,
confondendo
il
sesso
della
tinca
con
quello
dell
'
ingegnere
in
capo
:
«
El
guadèll
,
el
guadèll
»
.
Il
sedentario
si
volta
invidioso
:
«
Ghe
l
'
ha
,
scior
Recitòr
?
»
.
Il
Cüstant
si
cuoce
dentro
e
non
fa
motto
né
volge
la
sua
tuba
.
Ratì
accorre
e
accorre
anche
la
signora
Peppina
portando
il
«
guadèll
»
,
una
pertica
lunga
con
una
gran
borsa
di
rete
in
capo
,
per
imborsarvi
la
tinca
nell
'
acqua
,
ché
il
tirarla
su
di
peso
col
filo
sarebbe
un
rischio
disperato
.
Il
Biancòn
piglia
il
filo
,
lo
raccoglie
pian
piano
a
sé
.
La
tinca
non
si
vede
ancora
ma
deve
esser
grossa
;
il
filo
viene
in
su
per
un
paio
di
braccia
,
poi
è
tirato
furiosamente
in
giù
;
quindi
torna
a
venire
,
viene
,
viene
,
e
in
fondo
all
'
acqua
,
sotto
il
naso
dei
tre
personaggi
,
balena
un
giallore
,
un
'
ombra
mostruosa
.
«
Oh
la
bella
!
»
,
fa
la
signora
Peppina
sottovoce
.
Ratì
esclama
:
«
Madòne
,
madòne
!
»
,
e
il
Biancòn
non
dice
parola
,
tira
e
tira
con
cautela
.
È
un
bel
pescione
,
corto
,
grosso
,
dal
ventre
giallo
e
dal
dorso
scuro
che
viene
in
su
dal
fondo
quasi
supino
e
per
isghembo
,
con
mala
volontà
.
Le
tre
facce
non
gli
piacciono
perché
volta
loro
di
colpo
la
coda
e
sbattendola
fa
un
'
altra
punta
furiosa
verso
il
fondo
.
Finalmente
,
spossato
,
segue
il
filo
,
arriva
sotto
il
muro
con
la
pancia
dorata
all
'
aria
.
La
Peppina
,
rovescioni
sul
parapetto
,
stende
giù
quanto
può
la
sua
pertica
per
imborsar
il
malcapitato
e
non
le
riesce
.
«
Per
el
müson
!
»
,
grida
suo
marito
.
«
Per
la
cua
!
»
,
strilla
Ratì
.
A
quello
strepito
,
alla
vista
di
quel
pauroso
arnese
,
il
pesce
si
dibatte
,
si
tuffa
;
la
Peppina
si
arrabatta
invano
,
non
trova
il
«
müson
»
,
non
trova
la
«
cua
»
;
il
Biancòn
tira
,
la
tinca
trascinata
a
galla
si
aggomitola
e
con
una
potente
spaccata
rompe
il
filo
,
strepita
via
tra
la
spuma
.
«
Madòne
!
»
,
esclama
Ratì
;
la
Peppina
seguita
a
frugar
l
'
acqua
con
la
sua
pertica
;
«
dova
l
'
è
sto
pèss
?
dova
l
'
è
sto
pèss
?
»
,
e
il
Biancòn
che
era
rimasto
petrificato
col
filo
in
mano
,
si
volta
furibondo
,
tira
un
calcio
a
Ratì
,
afferra
sua
moglie
per
le
spalle
,
la
scuote
come
un
sacco
di
noci
,
la
carica
d
'
improperi
.
«
L
'
è
andada
,
scior
Recitòr
?
»
,
fa
il
sedentario
,
mellifluo
.
Il
Cüstant
volta
un
poco
la
tuba
,
guarda
il
luogo
della
catastrofe
,
torna
alla
contemplazione
del
suo
pacifico
sughero
e
brontola
in
tono
di
compatimento
:
«
Minga
pràtich
!
»
.
Intanto
la
tinca
ritorna
alle
native
alghe
profonde
,
malconcia
ma
libera
come
il
suo
simile
,
il
Piemonte
,
dopo
Novara
;
ed
è
dubbio
se
al
povero
ingegnere
in
capo
toccherà
la
stessa
fortuna
.
2
.
La
sonata
del
chiaro
di
luna
e
delle
nuvole
Il
sole
calava
dietro
al
ciglio
del
monte
Brè
e
l
'
ombra
oscurava
rapidamente
la
costa
precipitosa
e
le
case
di
Oria
,
imprimeva
,
violacea
e
cupa
,
il
profilo
del
monte
sul
verde
luminoso
delle
onde
che
correvano
oblique
a
ponente
,
grandi
ancora
ma
senza
spuma
,
nella
breva
stanca
.
Casa
Ribera
si
era
oscurata
l
'
ultima
.
Addossata
ai
ripidi
vigneti
della
montagna
,
sparsi
d
'
ulivi
,
essa
cavalca
la
viottola
che
costeggia
il
lago
,
e
pianta
nell
'
onda
viva
una
fronte
modesta
,
fiancheggiata
a
ponente
,
verso
il
villaggio
,
da
un
giardinetto
pensile
a
due
ripiani
,
a
levante
,
verso
la
chiesa
,
da
una
piccola
terrazza
gittata
su
pilastri
che
inquadrano
un
pezzo
di
sagrato
.
Entra
in
quella
fronte
una
piccola
darsena
dove
allora
si
dondolava
,
fra
lo
schiamazzar
delle
onde
,
il
battello
di
Franco
e
Luisa
.
Sopra
l
'
arco
della
darsena
una
galleria
sottile
lega
il
giardinetto
pensile
di
ponente
alla
terrazza
di
levante
e
guarda
il
lago
per
tre
finestre
.
La
chiamavan
loggia
,
forse
perché
lo
era
stata
in
antico
.
La
vecchia
casa
portava
incrostati
qua
e
là
parecchi
di
questi
venerandi
nomi
fossili
che
vivevano
per
la
tradizione
e
figuravano
,
nella
loro
apparente
assurdità
,
i
misteri
nella
religione
delle
mura
domestiche
.
Dietro
alla
loggia
vi
ha
una
sala
spaziosa
e
dietro
alla
sala
due
stanze
:
a
ponente
il
salottino
da
pranzo
tappezzato
di
piccoli
uomini
illustri
di
carta
,
ciascuno
sotto
il
proprio
vetro
e
dentro
la
propria
cornice
,
ciascuno
atteggiato
dignitosamente
a
modo
degl
'
illustri
di
carne
e
d
'
ossa
,
come
se
i
colleghi
nemmanco
esistessero
e
il
mondo
non
guardasse
che
a
lui
;
a
levante
la
camera
dell
'
alcova
dove
accanto
agli
sposi
dormiva
nel
proprio
letticciuolo
la
signorina
Maria
Maironi
nata
nell
'
agosto
del
1852
.
Dai
cassettoni
rococò
delle
camere
da
letto
alla
madia
della
cucina
,
dal
nero
pendolo
del
salottino
da
pranzo
al
canapè
della
loggia
con
la
sua
stoffa
color
marrone
cosparsa
di
cavalieri
turchi
gialli
e
rossi
,
dalle
seggiole
impagliate
a
certi
seggioloni
dai
bracciuoli
spropositatamente
alti
,
i
mobili
della
casa
appartenevano
all
'
epoca
degli
uomini
illustri
,
la
maggior
parte
dei
quali
portava
parrucca
e
codino
.
Se
parevano
discesi
dal
granaio
,
parevan
pure
aver
ripreso
nell
'
aria
e
nella
luce
della
nuova
dimora
certe
perdute
abitudini
di
pulizia
,
un
notevole
interesse
alla
vita
,
una
dignità
di
onesta
vecchiaia
.
Così
un
'
accozzaglia
di
vocaboli
disusati
potrebbe
oggi
comporsi
,
nel
soffio
d
'
un
attempato
poeta
conservatore
,
e
rifletterne
la
serena
ed
elegante
senilità
.
Sotto
il
regime
matematico
e
burocratico
dello
zio
Piero
,
seggiole
e
seggioloni
,
tavole
e
tavolini
avevano
vissuto
in
perfetta
simmetria
e
il
privilegio
della
inamovibilità
era
stato
accordato
persino
agli
stoini
.
Il
nome
di
«
mobile
»
non
lo
aveva
meritato
che
un
cuscino
grigio
e
celeste
,
un
aborto
di
materasso
,
che
l
'
ingegnere
durante
i
suoi
brevi
soggiorni
a
Oria
si
portava
con
sé
quando
mutava
seggiolone
.
Assente
lui
,
il
custode
rispettava
tanto
le
suppellettili
da
non
osar
di
toccarne
confidenzialmente
,
di
spolverarne
le
parti
meno
visibili
.
Ciò
faceva
andar
sulle
furie
la
governante
,
regolarmente
,
ad
ogni
ritorno
in
Valsolda
.
Il
padrone
,
irritato
che
per
un
po
'
di
polvere
si
gridasse
tanto
contro
un
povero
diavolo
di
contadino
,
se
la
pigliava
con
lei
e
le
suggeriva
di
spolverare
ella
stessa
;
e
quando
la
donna
scattò
a
domandargli
,
in
via
di
sdegnosa
replica
,
se
dovesse
ammazzarsi
a
spolverare
tutta
la
casa
ogni
volta
che
veniva
,
le
rispose
bonariamente
:
«
Mazzèv
ona
volta
sola
ch
'
el
sarà
assée
»
.
Egli
abbandonava
poi
del
tutto
al
capriccio
del
custode
la
coltivazione
del
giardinetto
come
quella
di
un
orto
che
possedeva
a
levante
del
sagrato
,
in
riva
al
lago
.
Solo
una
volta
,
due
anni
prima
del
matrimonio
di
Luisa
,
arrivando
a
Oria
in
principio
di
settembre
e
trovando
nel
secondo
ripiano
del
giardinetto
sei
piante
di
granturco
,
si
permise
di
dire
al
custode
:
«
Sent
on
poo
:
quii
ses
gamb
de
carlon
,
podarisset
propi
minga
fann
a
men
?
»
.
I
poeti
non
conservatori
Franco
e
Luisa
avevano
trasformata
,
col
loro
soffio
,
la
faccia
delle
cose
.
La
poesia
di
Franco
era
più
ardita
,
fervida
e
appassionata
,
la
poesia
di
Luisa
era
più
prudente
;
così
i
sentimenti
di
Franco
gli
fiammeggiavano
sempre
dagli
occhi
,
dal
viso
,
dalla
parola
e
quelli
di
Luisa
non
davano
quasi
mai
fiamme
ma
solo
coloravano
il
fondo
del
suo
sguardo
penetrante
e
della
sua
voce
morbida
.
Franco
non
era
conservatore
che
in
religione
e
in
arte
;
per
le
mura
domestiche
era
un
radicale
ardente
,
immaginava
sempre
trasformazioni
di
pareti
,
di
soffitti
,
di
pavimenti
,
di
arredi
.
Luisa
incominciava
con
ammirar
il
suo
genio
,
ma
poiché
i
denari
venivan
quasi
tutti
dallo
zio
e
non
ci
era
larghezza
per
imprese
fantastiche
,
piano
piano
,
un
po
'
per
volta
,
lo
persuadeva
di
lasciar
a
posto
le
pareti
,
i
soffitti
e
anche
i
pavimenti
,
di
studiar
come
si
sarebbero
potuti
disporre
meglio
gli
arredi
senza
trasformarli
.
E
gli
suggeriva
delle
idee
senza
averne
l
'
aria
,
facendogli
credere
che
venivan
da
lui
,
perché
alla
paternità
delle
idee
Franco
ci
teneva
molto
e
Luisa
era
invece
del
tutto
indifferente
a
questa
maternità
.
Così
tra
l
'
uno
e
l
'
altra
disposero
la
sala
per
la
conversazione
,
la
lettura
e
la
musica
,
la
loggia
per
il
giuoco
,
la
terrazza
per
il
caffè
e
per
le
contemplazioni
poetiche
.
Di
quella
terrazzina
Franco
fece
la
poesia
lirica
della
casa
.
Era
piccina
assai
e
parve
a
Luisa
che
vi
si
potesse
concedere
un
po
'
di
sfogo
all
'
estro
di
suo
marito
.
Fu
allora
che
cadde
dal
trono
il
re
dei
gelsi
valsoldesi
,
il
famoso
antico
gelso
del
sagrato
,
un
tiranno
che
toglieva
alla
terrazza
tutta
la
vista
migliore
.
Franco
si
liberò
da
lui
mediante
pecunia
,
disegnò
e
alzò
sopra
la
terrazza
un
aereo
contesto
di
sottili
aste
e
bastoncini
di
ferro
che
figuravan
tre
archi
sormontati
da
una
cupolina
,
vi
mandò
su
due
passiflore
eleganti
che
vi
aprivan
qua
e
là
i
loro
grandi
occhi
celesti
e
ricadevano
da
ogni
parte
in
festoni
e
vilucchi
.
Un
tavoluccio
rotondo
e
alcune
sedie
di
ferro
servivano
per
il
caffè
e
per
la
contemplazione
.
Quanto
al
giardinetto
pensile
,
Luisa
avrebbe
potuto
sopportare
anche
il
granturco
per
una
tolleranza
di
spirito
superiore
che
ama
lasciar
in
pace
gl
'
inferiori
nelle
loro
idee
,
nelle
loro
abitudini
,
nei
loro
affetti
.
Ella
sentiva
una
certa
rispettosa
pietà
per
gl
'
ideali
orticoli
del
povero
custode
,
per
quell
'
insalata
di
rozzezze
e
di
gentilezze
ch
'
egli
aveva
nel
cuore
,
un
gran
cuore
capace
di
accogliere
insieme
reseda
e
zucche
,
begliuomini
e
carote
.
Invece
Franco
,
generoso
e
religioso
com
'
era
,
non
avrebbe
tollerato
nel
suo
giardino
una
zucca
né
una
carota
per
amore
di
qualsiasi
prossimo
.
Ogni
stupida
volgarità
lo
irritava
.
Quando
l
'
infelice
ortolano
si
sentì
predicare
dal
signor
don
Franco
che
il
giardinetto
era
una
porcheria
,
che
bisognava
cavar
tutto
,
buttar
via
tutto
,
rimase
sbalordito
,
avvilito
da
far
pietà
;
ma
poi
lavorando
agli
ordini
suoi
per
riformare
le
aiuole
,
per
contornarle
di
tufi
,
per
piantare
arbusti
e
fiori
,
vedendo
come
il
padrone
stesso
sapesse
lavorar
di
sua
mano
e
quanti
terribili
nomi
latini
e
qual
portentoso
talento
avesse
in
testa
per
immaginare
disposizioni
nuove
e
belle
,
concepì
poco
a
poco
per
lui
un
'
ammirazione
quasi
paurosa
e
quindi
anche
,
malgrado
i
molti
rabbuffi
,
una
affezione
devota
.
Il
giardinetto
pensile
fu
trasformato
a
immagine
e
similitudine
di
Franco
.
Un
'
olea
fragrans
vi
diceva
in
un
angolo
la
potenza
delle
cose
gentili
sul
caldo
impetuoso
spirito
del
poeta
;
un
cipressino
poco
accetto
a
Luisa
vi
diceva
in
un
altro
angolo
la
sua
religiosità
;
un
piccolo
parapetto
di
mattoni
a
traforo
,
fra
il
cipresso
e
l
'
olea
,
con
due
righe
di
tufi
in
testa
che
contenevano
un
ridente
popolo
di
verbene
,
petunie
e
portulache
,
accennava
alla
ingegnosità
singolare
dell
'
autore
;
le
molte
rose
sparse
dappertutto
parlavano
del
suo
affetto
alla
bellezza
classica
;
il
ficus
repens
che
vestiva
le
muraglie
verso
il
lago
,
i
due
aranci
nel
mezzo
dei
due
ripiani
,
un
vigoroso
,
lucido
carrubo
rivelavano
un
temperamento
freddoloso
,
una
fantasia
volta
sempre
al
mezzogiorno
,
insensibile
al
fascino
del
nord
.
Luisa
aveva
lavorato
e
lavorava
assai
più
del
marito
;
ma
se
questi
si
compiaceva
delle
proprie
fatiche
e
ne
parlava
volentieri
,
Luisa
invece
non
ne
parlava
mai
e
non
ne
traeva
veramente
alcuna
vanità
.
Lavorava
d
'
ago
,
d
'
uncinetto
,
di
ferri
,
di
forbici
,
con
una
tranquilla
rapidità
prodigiosa
,
per
suo
marito
,
per
la
sua
bambina
,
per
ornar
la
sua
casa
,
per
i
poveri
e
per
sé
.
Tutte
le
stanze
avevan
lavori
suoi
,
cortine
,
tappeti
,
cuscini
,
paralumi
.
Era
pure
affar
suo
di
collocare
i
fiori
in
sala
e
in
loggia
;
non
piante
in
vaso
perché
Franco
ne
aveva
poche
e
non
gli
garbava
di
chiuderle
nelle
stanze
;
non
fiori
del
giardinetto
perché
coglierne
uno
era
come
strapparglielo
dal
cuore
.
Erano
invece
a
disposizione
di
Luisa
le
dalie
,
le
rose
,
i
gladioli
,
gli
astri
dell
'
orto
.
Ma
poiché
non
le
bastavano
e
poiché
il
villaggio
,
dopo
Dio
,
Santa
Margherita
e
S
.
Sebastiano
,
adorava
la
«
sciora
Lüisa
»
,
così
ad
un
cenno
suo
i
ragazzi
le
portavano
fiori
selvaggi
e
felci
,
le
portavano
edera
per
rilegar
con
festoni
i
grandi
mazzi
fissati
alle
pareti
dentro
anelli
di
metallo
.
Anche
alle
braccia
dell
'
arpa
che
pendeva
dal
soffitto
della
sala
erano
sempre
attorcigliati
lunghi
serpenti
d
'
edera
e
di
passiflora
.
Lo
zio
Piero
,
quando
gli
scrivevano
di
queste
novità
,
rispondeva
poco
o
nulla
.
Tutt
'
al
più
raccomandava
di
non
tener
troppo
occupato
l
'
ortolano
il
quale
doveva
pur
attendere
alle
faccende
proprie
.
La
prima
volta
che
capitò
a
Oria
dopo
la
trasformazione
del
giardinetto
,
si
fermò
a
guardarlo
come
aveva
fatto
per
le
sei
piante
di
granturco
e
borbottò
sottovoce
:
«
Oh
poer
a
mi
!
»
.
Uscì
sulla
terrazza
,
guardò
il
cupolino
,
toccò
le
aste
di
ferro
e
pronunciò
un
«
basta
!
»
rassegnato
ma
pieno
di
disapprovazione
per
tante
eleganze
superiori
allo
stato
suo
e
de
'
suoi
nipoti
.
Invece
,
dopo
aver
esaminato
in
silenzio
tutti
i
mazzi
,
i
mazzolini
,
i
vasi
,
i
festoni
della
sala
e
della
loggia
,
disse
con
un
bonario
sorriso
:
«
Sent
on
poo
,
Lüisa
;
con
tütt
st
'
erba
chì
farisset
minga
mèj
a
tegnì
on
para
de
pégor
?
»
.
Ma
la
governante
fu
beata
di
non
aversi
più
ad
ammazzare
per
la
polvere
e
le
ragnatele
,
ma
l
'
ortolano
vantò
senza
fine
le
opere
miracolose
del
signor
don
Franco
ed
egli
stesso
comincio
presto
ad
abituarsi
ai
nuovi
aspetti
della
sua
casa
,
a
guardar
senza
malevolenza
il
cupolino
della
terrazza
che
gli
faceva
comodo
per
l
'
ombra
.
Dopo
tre
o
quattro
giorni
domando
chi
lo
avesse
eseguito
e
gli
accadde
di
fermarsi
qualche
volta
a
guardar
i
fiori
del
giardinetto
,
di
chiedere
il
nome
dell
'
uno
e
dell
'
altro
.
Dopo
otto
o
dieci
giorni
,
stando
con
la
piccola
Maria
sulla
porta
della
sala
che
mette
al
giardinetto
,
le
domando
:
«
Chi
ha
piantato
tutti
questi
bei
fiori
?
»
,
e
le
insegnò
a
rispondere
:
«
Papà
»
.
Ad
un
suo
impiegato
venuto
a
fargli
visita
mostrò
le
opere
del
nipote
e
ne
accolse
gli
elogi
con
un
assenso
misurato
ma
pieno
di
soddisfazione
:
«
Sì
sì
,
per
questo
sì
»
.
Insomma
finì
con
diventare
un
ammiratore
di
Franco
e
persino
con
dare
ascolto
,
in
via
di
conversazione
,
ad
altri
suoi
progetti
.
E
in
Franco
crescevano
l
'
ammirazione
e
la
gratitudine
per
quella
grande
e
generosa
bontà
,
che
aveva
vinto
la
natura
conservatrice
,
l
'
avversione
antica
alle
eleganze
di
ogni
maniera
;
per
la
solita
bontà
che
ad
ogni
simile
contrasto
saliva
saliva
silenziosamente
dietro
le
renitenze
dello
zio
fino
a
sormontare
,
a
coprir
tutto
con
una
larga
onda
di
acquiescenza
o
almeno
con
la
frase
sacramentale
«
del
resto
,
fate
vobis
»
.
A
una
sola
novità
lo
zio
non
aveva
voluto
adattarsi
:
alla
scomparsa
del
suo
vecchio
cuscino
.
«
Luisa
»
,
diss
'
egli
sollevando
con
due
dita
dal
seggiolone
il
nuovo
cuscino
ricamato
:
«
porta
via
»
.
E
non
ci
fu
verso
di
persuaderlo
.
«
Et
capì
de
portall
via
?
»
Quando
Luisa
sorridendo
gli
diede
il
vecchio
materassino
abortito
,
egli
ci
si
sedette
su
con
un
sonoro
«
inscì
!
»
come
se
riprendesse
solennemente
il
possesso
di
un
trono
.
Adesso
,
mentre
l
'
ombra
violacea
invadeva
il
verde
delle
onde
e
correva
lungo
la
costa
,
di
paesello
in
paesello
,
spegnendo
,
una
dopo
l
'
altra
,
le
bianche
case
lucenti
,
egli
era
appunto
seduto
sul
suo
trono
e
si
teneva
sulle
ginocchia
la
piccola
Maria
,
mentre
Franco
,
sulla
terrazza
,
annaffiava
i
vasi
di
pelargoni
,
pieno
il
cuore
e
il
viso
di
contentezza
affettuosa
come
se
versasse
da
bere
a
Ismaele
nel
deserto
,
e
Luisa
stava
sgrovigliando
pazientemente
una
pesca
di
suo
marito
,
un
garbuglio
pauroso
di
spago
,
di
piombi
,
di
seta
e
di
ami
.
Ella
discorreva
in
pari
tempo
col
professore
Gilardoni
che
aveva
sempre
qualche
garbuglio
filosofico
da
sgrovigliare
e
ci
si
metteva
molto
più
volentieri
con
lei
che
con
Franco
,
il
quale
lo
contraddiceva
sempre
,
a
torto
e
a
ragione
,
avendolo
in
concetto
d
'
un
ottimo
cuore
e
d
'
una
testa
confusa
.
Lo
zio
,
tenendo
il
ginocchio
destro
sul
sinistro
e
la
bambina
sul
mucchio
,
le
ripeteva
per
la
centesima
volta
,
con
affettata
lentezza
,
e
storpiando
un
poco
il
nome
esotico
,
la
canzonetta
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
.
Fino
alla
quarta
parola
la
bambina
lo
ascoltava
immobile
,
seria
,
con
gli
occhi
fissi
;
ma
quando
veniva
fuori
il
«
Missipipì
»
scoppiava
in
un
riso
,
sbatteva
forte
le
gambucce
e
piantava
le
manine
sulla
bocca
dello
zio
,
il
quale
rideva
anche
lui
di
cuore
e
dopo
un
breve
riposo
ricominciava
adagio
adagio
,
nel
tono
solito
:
Ombretta
sdegnosa
...
La
bambina
non
somigliava
né
al
padre
né
alla
madre
,
aveva
gli
occhi
,
i
lineamenti
fini
della
nonna
Teresa
.
Al
vecchio
zio
,
che
pure
vedeva
di
rado
,
mostrava
una
tenerezza
strana
,
impetuosa
.
Lo
zio
non
le
diceva
paroline
dolci
,
le
faceva
,
occorrendo
,
qualche
piccola
riprensione
,
ma
le
portava
sempre
giuocattoli
,
la
conduceva
spesso
a
passeggio
,
se
la
faceva
saltar
sulle
ginocchia
,
rideva
con
lei
,
le
diceva
canzonette
comiche
,
quella
che
cominciava
col
«
Missipipì
»
e
un
'
altra
che
finiva
:
Rispose
tosto
Barucabà
.
Chi
era
mai
Barucabà
?
E
cosa
gli
avevano
domandato
?
«
Toa
Bà
,
toa
Bà
!
»
,
diceva
Maria
;
«
ancora
Barucabà
,
ancora
Barucabà
!
»
Lo
zio
le
ripeteva
allora
la
poetica
storia
ma
nessuno
la
sa
più
ripetere
a
me
.
Ecco
di
che
parlava
a
Luisa
,
con
la
sua
voce
timida
e
gentile
,
il
professore
Gilardoni
,
diventato
un
tantin
più
vecchio
,
un
tantin
più
calvo
,
un
tantin
più
giallo
.
«
Chi
sa
»
,
aveva
detto
Luisa
,
«
se
Maria
somiglierà
alla
nonna
come
nel
viso
anche
nell
'
anima
?
»
Il
professore
rispose
che
sarebbe
stato
un
miracolo
avere
in
una
famiglia
,
a
così
poca
distanza
,
due
anime
simili
.
E
volendo
spiegare
a
quale
rarissima
specie
fosse
appartenuta
,
nel
suo
concetto
,
l
'
anima
della
nonna
,
mise
fuori
il
seguente
garbuglio
.
«
Vi
sono
»
,
diss
'
egli
,
«
anime
che
negano
apertamente
la
vita
futura
e
vivono
proprio
secondo
la
loro
opinione
,
per
la
sola
vita
presente
.
Queste
non
sono
molte
.
Poi
vi
sono
anime
che
mostrano
di
credere
nella
vita
futura
e
vivono
del
tutto
per
la
presente
.
Queste
sono
alquante
più
.
Poi
vi
sono
anime
che
alla
vita
futura
non
pensano
e
vivono
però
in
modo
da
non
mettersi
troppo
a
repentaglio
di
perderla
se
c
'
è
.
Queste
sono
più
ancora
.
Poi
vi
sono
anime
che
credono
veramente
nella
vita
futura
e
dividono
pensieri
e
opere
in
due
categorie
che
fanno
quasi
sempre
ai
pugni
fra
loro
:
una
è
per
il
cielo
,
l
'
altra
è
per
la
terra
.
Queste
sono
moltissime
.
Poi
vi
sono
anime
che
vivono
per
la
sola
vita
futura
nella
quale
credono
.
Queste
sono
pochissime
e
la
signora
Teresa
era
di
queste
.
»
Franco
,
che
non
poteva
soffrire
le
disquisizioni
psicologiche
,
passò
accigliato
col
suo
annaffiatoio
vuoto
per
andare
nel
giardinetto
e
pensò
:
«
Poi
vi
sono
anime
che
rompono
l
'
anima
»
.
Lo
zio
,
del
resto
un
po
'
sordo
,
rideva
con
la
Maria
.
Luisa
,
passato
che
fu
suo
marito
,
disse
piano
:
«
Poi
vi
sono
anime
che
vivono
come
se
vi
fosse
la
sola
vita
futura
nella
quale
non
credono
:
e
di
queste
ve
n
'
è
una
»
.
Il
professore
trasalì
e
la
guardò
senza
dir
nulla
.
Ella
stava
cercando
nella
matassa
della
pesca
un
filo
doppio
,
a
occhiello
,
per
farlo
passare
.
Non
vide
quello
sguardo
ma
lo
sentì
e
si
affrettò
a
indicare
col
capo
lo
zio
.
Aveva
ella
pensato
proprio
a
lui
nel
dir
quello
che
aveva
detto
?
O
vi
era
stata
nel
suo
pensiero
una
occulta
complicazione
?
Aveva
pensato
allo
zio
senza
un
vero
convincimento
,
solo
perché
non
osava
nominare
,
neanche
nel
pensiero
,
un
'
altra
persona
cui
le
sue
parole
potevano
riferirsi
più
giustamente
?
Il
silenzio
del
professore
,
lo
sguardo
scrutatore
di
lui
,
non
incontrato
ma
sentito
,
le
rivelarono
ch
'
egli
sospettava
di
lei
stessa
:
per
questo
accennò
frettolosamente
allo
zio
.
«
Non
crede
nella
vita
futura
?
»
,
mormorò
il
professore
.
«
Direi
di
no
»
,
rispose
Luisa
e
subito
si
sentì
nel
cuore
un
rimorso
,
sentì
che
non
aveva
sufficienti
ragioni
,
che
non
aveva
il
diritto
di
rispondere
così
.
In
fatto
lo
zio
Piero
non
s
'
era
curato
mai
di
meditare
sulla
religione
:
egli
compenetrava
nel
suo
concetto
della
onestà
la
continuazione
delle
vecchie
pratiche
di
famiglia
,
la
professione
della
fede
avita
,
presa
come
stava
,
alla
carlona
.
Il
suo
era
un
Dio
bonario
come
lui
,
che
non
ci
teneva
tanto
alle
giaculatorie
né
ai
rosari
,
come
lui
;
un
Dio
contento
di
aver
per
ministri
,
com
'
era
contento
lui
di
aver
per
amici
,
dei
galantuomini
di
cuore
,
fossero
pure
allegri
mangiatori
e
bevitori
,
tarocchisti
per
la
vita
,
franchi
raccontatori
di
porcherie
non
disoneste
a
lecito
sfogo
della
sudicia
ilarità
che
ciascuno
ha
in
corpo
.
Certi
suoi
discorsi
scherzosi
,
certi
aforismi
buttati
là
senza
riflettere
sulla
importanza
relativa
delle
pratiche
religiose
e
sulla
importanza
assoluta
del
vivere
onesto
l
'
avevano
colpita
fin
da
bambina
,
anche
perché
la
mamma
se
ne
inquietava
moltissimo
e
supplicava
suo
fratello
di
non
dire
spropositi
.
Le
era
entrato
il
sospetto
che
lo
zio
andasse
in
chiesa
solamente
per
convenienza
.
Non
era
vero
;
non
bisognava
tener
conto
degli
aforismi
di
uno
che
,
invecchiato
nel
sacrificio
e
nell
'
abnegazione
,
soleva
dire
«
charitas
incipit
ab
ego
»
;
e
poi
,
quand
'
anche
lo
zio
avesse
stimato
poco
le
pratiche
religiose
,
a
negar
la
vita
futura
ci
correva
ancora
un
bel
tratto
.
Infatti
,
appena
messo
fuori
il
suo
giudizio
e
uditolo
suonare
,
Luisa
lo
sentì
falso
,
vide
più
chiaro
in
se
stessa
,
intese
di
avere
inconsciamente
cercato
nell
'
esempio
dello
zio
un
appoggio
e
un
conforto
per
sé
.
Il
professore
era
tutto
commosso
di
una
rivelazione
tanto
inattesa
.
«
Quest
'
anima
unica
»
,
diss
'
egli
,
«
che
vive
come
se
non
pensasse
che
alla
vita
futura
nella
quale
non
crede
,
è
in
errore
,
ma
bisogna
pur
ammirarla
come
la
più
nobile
,
la
più
grande
.
È
una
cosa
sublime
!
»
«
Lei
è
certo
,
però
,
che
quest
'
anima
è
in
errore
?
»
«
Oh
sì
sì
!
»
«
Ma
Lei
,
a
quale
delle
Sue
categorie
appartiene
?
»
Il
professore
si
credeva
dei
pochissimi
che
si
regolano
interamente
secondo
un
'
aspirazione
alla
vita
futura
;
benché
forse
sarebbe
stato
imbarazzato
a
dimostrare
che
i
suoi
profondi
studi
su
Raspail
,
il
suo
zelo
nel
preparare
acqua
sedativa
e
sigarette
di
canfora
,
il
suo
orrore
dell
'
umidità
e
delle
correnti
d
'
aria
significassero
poca
tenerezza
per
la
vita
presente
.
Però
non
volle
rispondere
,
disse
che
non
appartenendo
a
nessuna
Chiesa
,
credeva
tuttavia
fermamente
in
Dio
e
nella
vita
futura
e
che
non
poteva
giudicare
il
proprio
modo
di
vivere
.
Intanto
Franco
,
annaffiando
il
giardinetto
,
aveva
trovato
fiorita
una
verbena
nuova
,
e
,
posato
l
'
annaffiatoio
,
era
venuto
sulla
soglia
della
loggia
e
chiamava
la
Maria
per
fargliela
vedere
.
La
Maria
si
lasciava
chiamare
e
voleva
ancora
«
Missipipì
»
,
onde
lo
zio
la
posò
a
terra
e
la
condusse
lui
al
papà
.
«
Però
,
professore
»
,
disse
Luisa
uscendo
con
la
parola
viva
da
un
corso
occulto
d
'
idee
,
«
si
può
,
non
è
vero
,
credere
in
Dio
e
dubitare
della
nostra
vita
futura
?
»
Ell
'
aveva
posato
,
così
dicendo
,
l
'
aggrovigliata
matassa
della
pesca
e
guardava
il
Gilardoni
in
viso
con
un
interesse
vivo
,
con
un
desiderio
manifesto
che
rispondesse
di
sì
;
e
,
perché
il
Gilardoni
taceva
,
soggiunse
:
«
Mi
pare
che
qualcuno
potrebbe
dire
:
che
obbligo
ha
Iddio
di
regalarci
l
'
immortalità
?
L
'
immortalità
dell
'
anima
è
una
invenzione
dell
'
egoismo
umano
che
in
fin
dei
conti
vuol
far
servire
Iddio
al
comodo
proprio
.
Noi
vogliamo
un
premio
per
il
bene
che
facciamo
agli
altri
e
una
pena
per
il
male
che
gli
altri
fanno
a
noi
.
Rassegnamoci
invece
a
morire
anche
noi
del
tutto
come
ogni
essere
vivente
e
facciamo
sin
che
siamo
vivi
la
giustizia
per
noi
e
per
gli
altri
,
senza
speranza
di
premi
futuri
,
solo
perché
Iddio
vuole
da
noi
questo
come
vuole
che
ogni
stella
faccia
lume
e
che
ogni
pianta
faccia
ombra
.
Cosa
Le
pare
,
a
Lei
?
»
«
Cosa
vuol
che
Le
dica
?
»
,
rispose
il
Gilardoni
.
«
A
me
pare
una
gran
bellezza
!
Non
posso
dire
:
una
gran
verità
.
Non
lo
so
,
non
ci
ho
mai
pensato
;
ma
una
gran
bellezza
!
Io
dico
che
il
Cristianesimo
non
ha
potuto
avere
né
immaginare
dei
Santi
sublimi
come
questo
qualcuno
!
È
una
gran
bellezza
,
è
una
gran
bellezza
!
»
«
Perché
poi
»
,
riprese
Luisa
dopo
un
breve
silenzio
,
«
si
potrebbe
forse
anche
sostenere
che
questa
vita
futura
non
sarebbe
proprio
felice
.
Vi
è
felicità
quando
non
si
conosce
la
ragione
di
tutte
le
cose
,
quando
non
si
arriva
a
spiegare
tutti
i
misteri
?
E
il
desiderio
di
saper
tutto
sarà
esso
appagato
nella
vita
futura
?
Non
resterà
ancora
un
mistero
impenetrabile
?
Non
dicono
che
Dio
non
si
conoscerà
interamente
mai
?
E
allora
,
nel
nostro
desiderio
di
sapere
,
non
finiremo
a
soffrire
come
adesso
,
anzi
forse
più
,
perché
in
una
vita
superiore
quel
desiderio
dev
'
essere
ancora
più
forte
?
Io
vedrei
un
solo
modo
di
arrivare
a
saper
tutto
e
sarebbe
di
diventar
Dio
...
»
«
Ah
,
Lei
è
panteista
!
»
,
esclamò
il
professore
,
interrompendo
.
«
Ssss
!
»
,
fece
Luisa
.
«
No
no
no
!
Io
sono
cristiana
cattolica
.
Dico
quel
che
altri
potrebbero
sostenere
.
»
«
Ma
scusi
,
vi
è
un
panteismo
...
»
«
Ancora
filosofia
?
»
,
esclamò
Franco
entrando
con
la
piccina
in
braccio
.
«
Oh
,
miseria
!
»
,
borbottò
lo
zio
alle
sue
spalle
.
Maria
teneva
in
mano
una
bella
rosa
bianca
.
«
Guarda
questa
rosa
,
Luisa
»
,
disse
Franco
.
«
Maria
,
da
'
il
fiore
alla
mamma
.
Guarda
la
forma
di
questa
rosa
,
guarda
il
portamento
,
guarda
le
sfumature
,
le
venature
di
questi
petali
,
guarda
quella
stria
rossa
;
e
senti
che
odore
,
adesso
!
E
lascia
star
la
filosofia
.
»
«
Lei
è
nemico
della
filosofia
?
»
,
osservò
il
professore
,
sorridendo
.
«
Io
sono
amico
»
,
rispose
Franco
,
«
della
filosofia
facile
e
sicura
che
m
'
insegnano
anche
le
rose
.
»
«
La
filosofia
,
caro
professore
»
,
interloquì
lo
zio
,
solennemente
,
«
l
'
è
tutta
in
Aristòtel
:
quell
che
te
pòdet
avè
,
tòtel
.
»
«
Lei
scherza
»
,
ribatté
il
professore
,
«
ma
Lei
pure
è
un
filosofo
.
»
L
'
ingegnere
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
:
«
Sentite
,
caro
amico
,
la
mia
filosofia
in
vott
o
des
biccièr
la
ci
sta
tutta
»
.
«
Euh
,
vott
o
des
biccièr
!
»
,
borbottò
la
governante
che
udì
,
entrando
,
questa
spacconata
d
'
intemperanza
del
suo
misuratissimo
padrone
.
«
Vott
o
des
corni
!
»
Veniva
ad
annunciare
don
Giuseppe
Costabarbieri
che
fece
in
pari
tempo
udire
dalla
sala
un
cavernoso
e
pure
ilare
Deo
gratias
.
Ecco
la
rugosa
faccia
rossa
,
gli
occhi
allegri
,
i
capelli
bianchi
del
mansueto
prete
.
«
Si
discorre
di
filosofia
,
don
Giuseppe
»
,
disse
Luisa
dopo
i
primi
saluti
.
«
Venga
qui
e
metta
fuori
le
Sue
belle
idee
anche
Lei
!
»
Don
Giuseppe
si
grattò
la
nuca
e
poi
volgendo
un
po
'
il
capo
verso
l
'
ingegnere
con
lo
sguardo
di
chi
desidera
una
cosa
e
non
osa
domandarla
,
mise
fuori
il
fiore
delle
sue
idee
filosofiche
:
«
Sarissel
minga
mej
fa
ona
primerina
?
»
Franco
e
lo
zio
Piero
,
felici
di
salvarsi
dalla
filosofia
del
Gilardoni
,
si
misero
allegramente
a
tavolino
col
prete
.
Appena
rimasto
solo
con
Luisa
,
il
professore
disse
piano
:
«
Ieri
è
partita
la
signora
marchesa
»
.
Luisa
,
che
s
'
era
presa
Maria
sulle
ginocchia
,
le
piantò
le
labbra
sul
collo
,
appassionatamente
.
«
Forse
»
,
riprese
il
professore
che
mai
non
aveva
saputo
leggere
nel
cuore
umano
né
toccarne
le
corde
a
proposito
,
«
forse
,
il
tempo
...
son
tre
anni
soli
...
forse
verrà
il
giorno
che
si
piegherà
.
»
Luisa
alzò
il
viso
dal
collo
di
Maria
.
«
Forse
lei
,
sì
»
,
diss
'
ella
.
Il
professore
non
capì
,
cedette
al
mal
genio
che
ci
suggerisce
la
peggior
parola
nel
peggior
momento
e
,
invece
di
smettere
,
si
ostinò
.
«
Forse
,
se
potesse
veder
Maria
!
»
Luisa
si
strinse
al
petto
la
bambina
e
lo
guardò
con
una
fierezza
tale
ch
'
egli
si
smarrì
e
disse
:
«
Scusi
»
.
Maria
,
stretta
così
forte
,
alzò
gli
occhi
al
viso
strano
della
mamma
,
diventò
rossa
rossa
,
strinse
le
labbra
,
pianse
due
grosse
lagrime
,
scoppiò
in
singhiozzi
.
«
No
no
,
cara
»
,
le
mormorò
Luisa
teneramente
,
«
sta
buona
,
sta
buona
,
tu
non
la
vedrai
mai
,
tu
!
»
Appena
chetata
la
bambina
,
il
professore
,
turbato
dall
'
idea
di
aver
fatto
un
passo
falso
,
di
aver
offeso
Luisa
,
un
essere
che
gli
pareva
sovrumano
,
voleva
spiegarsi
,
giustificarsi
,
ma
Luisa
non
lo
lasciò
parlare
.
«
Basta
,
scusi
»
,
diss
'
ella
alzandosi
.
«
Andiamo
a
veder
il
giuoco
.
»
In
fatto
non
s
'
accostò
ai
giuocatori
,
mandò
Maria
sul
sagrato
con
la
sua
piccola
bambinaia
Veronica
e
andò
a
portar
un
avanzo
di
dolce
a
un
vecchione
del
villaggio
,
che
aveva
un
vorace
stomaco
e
una
piccola
voce
,
con
la
quale
prometteva
ogni
giorno
alla
sua
benefattrice
la
stessa
preziosa
ricompensa
:
«
Prima
de
morì
ghe
faroo
on
basin
»
.
Intanto
il
professore
,
pieno
di
scrupoli
e
di
rimorsi
per
le
sue
mosse
poco
fortunate
,
non
sapendo
se
partire
o
rimanere
,
se
la
signora
tornerebbe
o
no
,
se
andarne
in
cerca
fosse
indiscrezione
o
no
,
dopo
essersi
affacciato
al
lago
come
per
chieder
consiglio
ai
pesci
,
dopo
essersi
affacciato
al
monte
per
veder
se
da
qualche
finestra
della
casa
gli
apparisse
Luisa
o
qualcuno
cui
si
potesse
domandar
di
lei
,
andò
finalmente
a
vedere
il
giuoco
.
Ciascuno
dei
giuocatori
teneva
gli
occhi
sulle
proprie
quattro
carte
raccolte
nella
sinistra
,
l
'
una
sopra
l
'
altra
per
modo
che
la
seconda
e
la
terza
sormontavan
tanto
da
potersi
riconoscere
;
e
ciascuno
,
avendo
preso
delicatamente
fra
il
pollice
e
l
'
indice
l
'
angolo
superiore
delle
due
ultime
,
faceva
uscire
con
un
combinato
moto
del
polso
e
delle
dita
la
quarta
ignota
di
sotto
la
terza
,
adagio
adagio
,
come
se
portasse
la
vita
o
la
morte
,
ripetendo
con
gran
devozione
appropriate
giaculatorie
:
Don
Giuseppe
cui
occorrevano
picche
«
scappa
ross
e
büta
négher
»
,
gli
altri
due
che
volevano
quadri
e
cuori
«
scappa
négher
e
büta
ross
»
.
Il
professore
pensò
ch
'
egli
pure
aveva
in
mano
una
carta
coperta
,
un
asso
di
denari
,
e
che
non
sapeva
ancora
se
l
'
avrebbe
giuocata
o
no
.
Aveva
il
testamento
del
vecchio
Maironi
.
Pochi
giorni
dopo
la
morte
della
signora
Teresa
,
Franco
gli
aveva
detto
di
distruggerlo
e
di
non
fiatarne
mai
con
sua
moglie
.
Egli
non
aveva
obbedito
che
quanto
al
silenzio
.
Il
documento
,
all
'
insaputa
di
Franco
,
esisteva
ancora
perché
il
suo
possessore
s
'
era
fitto
in
capo
di
aspettar
gli
eventi
,
di
vedere
se
Cressogno
e
Oria
facessero
la
pace
,
se
,
perdurando
le
ostilità
,
Franco
e
la
sua
famigliuola
capitassero
nel
bisogno
;
nel
quale
ultimo
caso
avrebbe
fatto
qualche
cosa
lui
.
Che
cosa
avrebbe
fatto
non
sapeva
bene
,
si
coltivava
in
testa
i
germi
di
parecchie
corbellerie
e
aspettava
che
l
'
una
o
l
'
altra
maturasse
a
tempo
e
luogo
.
Ora
,
guardando
Franco
giuocare
,
ammirava
come
quell
'
uomo
tanto
assorto
nella
cupidità
di
un
re
di
quadri
,
avesse
respinta
l
'
altra
carta
preziosa
,
che
neppure
avesse
voluto
farne
saper
niente
a
sua
moglie
.
Egli
attribuiva
questo
silenzio
a
modestia
,
al
desiderio
di
nascondere
un
azione
generosa
;
e
quantunque
avesse
preso
da
Franco
più
d
'
un
brusco
rabbuffo
e
sentisse
di
non
esserne
tenuto
in
gran
conto
,
lo
guardava
con
un
rispetto
pieno
d
'
umile
devozione
.
Franco
fu
il
primo
a
scoprir
la
quarta
carta
e
le
buttò
via
dispettosamente
tutte
mentre
don
Giuseppe
esclamava
:
«
Ovèj
!
L
'
è
négher
!
»
,
e
si
fermava
a
pigliar
fiato
prima
di
andar
avanti
a
scoprire
«
se
l
'
era
güzz
o
minga
güzz
»
,
cioè
s
'
erano
picche
o
fiori
.
Ma
l
'
ingegnere
,
alzato
dalle
carte
il
viso
placido
e
sorridente
,
si
mise
a
batter
col
dito
,
sotto
il
piano
del
tavolino
,
dei
colpettini
misteriosi
che
volevan
dire
:
c
'
è
la
carta
buona
;
e
allora
don
Giuseppe
,
visto
che
il
suo
«
négher
»
non
era
«
güzz
»
,
cacciò
un
«
malarbetto
!
»
e
buttò
via
le
carte
anche
lui
.
«
Che
reson
de
ciapà
rabbia
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Anca
vü
sii
négher
e
sii
minga
güzz
.
»
Il
prete
,
avido
della
rivincita
,
si
contentò
d
'
invocarla
sdegnosamente
:
«
Scià
i
cart
,
scià
i
cart
,
scià
i
cart
!
»
.
E
la
partita
,
simbolo
dell
'
eterna
lotta
universale
fra
i
neri
e
i
rossi
,
ricominciò
.
Il
lago
dormiva
oramai
coperto
e
cinto
d
'
ombra
.
Solo
a
levante
le
grandi
montagne
lontane
del
Lario
avevano
una
gloria
d
'
oro
fulvo
e
di
viola
.
Le
prime
tramontane
vespertine
movevano
le
frondi
della
passiflora
,
corrugavano
verso
l
'
alto
,
a
chiazze
,
le
acque
grigie
,
portando
un
odor
fresco
di
boschi
.
Il
professore
era
partito
da
un
pezzo
quando
Luisa
ritornò
.
Ell
'
aveva
incontrato
sulla
scalinata
del
Pomodoro
una
ragazza
piangente
che
strillava
,
«
el
mè
pà
el
voeur
mazzà
la
mia
mamm
!
»
.
Aveva
seguita
la
ragazza
in
casa
sua
presso
la
Madonna
del
Romìt
e
ammansato
l
'
uomo
che
cercava
sua
moglie
con
un
coltello
in
mano
,
per
causa
non
tanto
d
'
una
cattiva
minestra
quanto
d
'
una
cattiva
risposta
.
Luisa
rappresentò
a
suo
marito
e
a
don
Giuseppe
l
'
ultimo
atto
del
dramma
,
il
suo
dialogo
con
la
moglie
ch
'
era
corsa
a
nascondersi
nella
stalla
.
«
Oh
Regina
,
dovè
sii
?
»
«
Sont
chì
.
»
«
Dovè
,
chì
?
»
«Chì.»
La
voce
tremante
veniva
di
sotto
la
vacca
.
La
donna
era
proprio
lì
,
accoccolata
.
«
Vegnì
foeura
,
donca
!
»
«
Sciora
no
.
»
«
Perché
?
»
«
Goo
pagüra
.
»
«
Vegnì
foeura
ch
'
el
voss
marì
el
vaeur
fav
on
basin
.
»
«
Mi
no
.
»
Allora
Luisa
aveva
chiamato
dentro
l
'
uomo
.
«
E
vü
andee
a
fagh
on
basin
sott
a
la
vacca
.
»
E
l
'
uomo
aveva
dato
il
bacio
mentre
la
donna
,
temendo
un
morso
,
gemeva
:
«
Càgnem
poeu
minga
,
neh
!
»
.
«
Che
diàvol
d
'
ona
sciora
Luisa
»
,
fece
don
Giuseppe
.
E
soddisfatto
della
scorpacciata
di
primiera
,
palpandosi
dolcemente
sui
fianchi
e
sul
ventre
le
modeste
rotondità
,
il
piccolo
personaggio
del
mondo
antico
pensò
al
secondo
scopo
della
sua
visita
.
Voleva
dire
una
parolina
alla
signora
Luisa
.
L
'
ingegnere
era
uscito
a
far
i
suoi
soliti
quattro
passi
fino
alla
piccola
salita
del
Tavorell
ch
'
egli
chiamava
scherzosamente
il
San
Bernardo
;
e
Franco
,
data
un
'
occhiata
alla
luna
che
sfavillava
allora
fuor
dal
ciglio
nero
del
Bisgnago
e
giù
nell
'
ondular
dell
'
acqua
,
si
pose
a
improvvisar
sul
piano
effusioni
di
dolore
ideale
,
che
andavan
via
per
le
finestre
aperte
sulla
sonorità
profonda
del
lago
.
La
improvvisazione
musicale
gli
riusciva
meglio
delle
elaborate
poesie
perché
il
suo
impetuoso
sentire
trovava
nella
musica
una
espressione
più
facile
e
piena
,
e
gli
scrupoli
,
le
incertezze
,
le
sfiducie
che
gli
rendevano
faticosissimo
e
lento
il
lavoro
della
parola
,
non
tormentavano
,
al
piano
,
la
sua
fantasia
.
Allora
si
abbandonava
all
'
estro
anima
e
corpo
,
vibrava
tutto
fino
ai
capelli
,
i
chiari
occhi
parlanti
ridicevan
ogni
sfumatura
dell
'
espressione
musicale
,
gli
si
vedeva
sotto
le
guance
un
movimento
continuo
di
parole
inarticolate
,
e
le
mani
,
benché
non
tanto
agili
,
non
tanto
sciolte
,
facean
cantare
il
piano
inesprimibilmente
.
Adesso
egli
passava
da
un
tono
all
'
altro
,
mettendo
il
più
intenso
sforzo
intellettuale
in
questi
passaggi
,
ansando
,
sviscerando
,
per
così
dire
,
lo
strumento
con
le
dieci
dita
e
quasi
anche
cogli
occhi
ardenti
.
S
'
era
messo
a
suonare
sotto
l
'
impressione
del
chiaro
di
luna
,
ma
poi
,
suonando
,
tristi
nuvole
gli
eran
uscite
dal
fondo
del
cuore
.
Conscio
di
avere
sognata
,
da
giovinetto
,
la
gloria
e
di
averne
quindi
umilmente
deposta
la
speranza
,
diceva
,
quasi
,
a
se
stesso
con
la
sua
mesta
appassionata
musica
che
pure
anche
in
lui
v
'
era
qualche
lume
d
'
ingegno
,
qualche
calore
di
creazione
veduto
solamente
da
Dio
,
perché
neppur
Luisa
mostrava
far
dell
'
intelligenza
sua
quella
stima
che
a
lui
stesso
mancava
ma
che
avrebbe
desiderata
in
lei
;
neppur
Luisa
,
il
cuor
del
suo
cuore
!
Luisa
lodava
misuratamente
la
sua
musica
e
i
suoi
versi
ma
non
gli
aveva
detto
mai
:
segui
questa
via
,
osa
,
scrivi
,
pubblica
.
Pensava
così
e
suonava
nella
sala
oscura
,
mettendo
in
una
tenera
melodia
il
lamento
del
suo
amore
,
il
timido
segreto
lamento
che
mai
non
avrebbe
osato
mettere
in
parole
.
Sulla
terrazza
,
nel
mobile
chiaroscuro
che
facevano
insieme
i
fiati
di
tramontana
e
la
passiflora
,
la
luna
e
il
suo
riverbero
dal
lago
,
don
Giuseppe
raccontò
a
Luisa
che
il
signor
Giacomo
Puttini
era
in
collera
con
lui
per
colpa
della
signora
Pasotti
la
quale
gli
aveva
falsamente
riferito
ch
'
esso
don
Giuseppe
andava
predicando
la
convenienza
di
un
matrimonio
fra
il
signor
Giacomo
e
la
Marianna
.
«
Voeui
morì
lì
»
,
protestò
il
povero
prete
,
«
se
ho
detto
una
parola
sola
!
Niente
!
Tücc
ball
!
»
Luisa
non
voleva
creder
colpevole
la
povera
Barborin
,
e
don
Giuseppe
le
dichiarò
che
sapeva
la
cosa
dallo
stesso
signor
Controllore
.
Ella
capì
subito
,
allora
,
che
Pasotti
s
'
era
voluto
perfidamente
burlare
di
sua
moglie
,
del
sior
Zacomo
e
del
prete
,
si
schermì
dall
'
intervenire
nella
faccenda
,
come
quest
'
ultimo
avrebbe
voluto
e
gli
consigliò
di
parlare
alla
Pasotti
.
«
L
'
è
inscì
sorda
!
»
,
fece
don
Giuseppe
grattandosi
la
nuca
,
e
se
n
'
andò
malcontento
,
senza
salutar
Franco
,
per
non
interromperlo
.
Luisa
venne
al
piano
in
punta
di
piedi
,
stette
ad
ascoltar
suo
marito
,
a
sentir
la
bellezza
,
la
ricchezza
,
il
fuoco
di
quell
'
anima
ch
'
era
sua
e
cui
ell
'
apparteneva
per
sempre
.
Non
aveva
mai
detto
a
Franco
«
segui
questa
via
,
scrivi
,
pubblica
»
,
forse
anche
perché
giustamente
pensava
,
nel
suo
affetto
equilibrato
,
che
non
potesse
produrre
opere
superiori
alla
mediocrità
,
ma
soprattutto
perché
,
sebbene
avesse
un
fine
sentimento
della
poesia
e
della
musica
,
non
faceva
grande
stima
,
in
fondo
,
né
dell
'
una
né
dell
'
altra
,
non
le
piaceva
che
un
uomo
vi
si
dedicasse
intero
,
ambiva
per
suo
marito
un
'
azione
intellettuale
e
materiale
più
virile
.
Ammirava
tuttavia
Franco
nella
sua
musica
più
che
se
fosse
stato
un
grande
maestro
;
trovava
in
questa
espressione
quasi
segreta
dell
'
animo
suo
un
che
di
verginale
,
di
sincero
,
la
luce
di
uno
spirito
amante
,
il
più
degno
d
'
essere
amato
.
Egli
non
s
'
accorse
di
lei
se
non
quando
si
sentì
sfiorar
le
spalle
da
due
braccia
,
si
vide
pender
sul
petto
le
due
piccole
mani
.
«
No
,
no
,
suona
suona
»
,
mormorò
Luisa
perché
Franco
gliele
aveva
afferrate
;
ma
cercando
lui
col
viso
supino
,
senza
rispondere
,
gli
occhi
e
le
labbra
di
lei
,
gli
diede
un
bacio
e
rialzò
il
viso
ripetendo
:
«
Suona
!
»
.
Egli
trasse
giù
più
forte
di
prima
i
due
polsi
prigionieri
,
richiamò
in
silenzio
la
dolce
,
dolce
bocca
;
e
allora
ella
si
arrese
,
gli
fermò
le
labbra
sulle
labbra
con
un
bacio
lungo
,
pieno
di
consenso
,
tanto
più
squisito
e
ricreante
del
primo
.
Poi
gli
sussurrò
ancora
:
«
Suona
»
.
Ed
egli
suonò
,
felice
,
una
tumultuosa
musica
trionfale
,
piena
di
gioia
e
di
grida
.
Perché
in
quel
momento
gli
pareva
di
posseder
tutta
intera
l
'
anima
della
donna
sua
mentre
tante
volte
,
pure
sapendosi
amato
,
credeva
sentire
in
lei
,
al
di
sopra
dell
'
amore
,
una
ragione
altera
,
pacata
e
fredda
,
dove
i
suoi
slanci
non
arrivassero
.
Luisa
gli
teneva
spesso
le
mani
sul
capo
e
andava
di
tratto
in
tratto
baciandogli
lievemente
i
capelli
.
Ella
conosceva
il
dubbio
di
suo
marito
e
protestava
sempre
di
appartenergli
tutta
intera
ma
in
fondo
sentiva
che
aveva
ragione
lui
.
Un
tenace
fiero
sentimento
d
'
indipendenza
intellettuale
resisteva
in
lei
all
'
amore
.
Ella
poteva
tranquillamente
giudicar
suo
marito
,
riconoscerne
le
imperfezioni
e
sentiva
ch
'
egli
non
poteva
altrettanto
,
lo
sentiva
umile
nel
suo
amore
,
devoto
senza
fine
.
Non
credeva
fargli
torto
,
non
provava
rimorso
,
ma
s
'
inteneriva
,
quando
ci
pensava
,
di
amorosa
pietà
.
Indovinò
adesso
che
significasse
quella
effusione
musicale
di
gioia
e
,
commossa
,
abbracciò
Franco
,
fece
tacere
il
piano
d
'
un
colpo
.
Ecco
sulle
scale
il
passo
lento
e
pesante
dello
zio
che
ritorna
dal
suo
San
Bernardo
.
Erano
le
otto
e
i
soliti
tarocchisti
,
il
signor
Giacomo
e
Pasotti
,
non
comparivano
.
Perché
anche
Pasotti
,
in
settembre
e
in
ottobre
,
era
un
frequentatore
di
casa
Ribera
,
dove
faceva
l
'
innamorato
dell
'
ingegnere
,
di
Luisa
e
anche
di
Franco
.
Franco
e
Luisa
sospettavano
di
un
doppio
giuoco
ma
Pasotti
era
un
vecchio
amico
dello
zio
e
bisognava
fargli
una
buona
accoglienza
per
riguardo
allo
zio
.
Poiché
i
tarocchisti
tardavano
,
Franco
propose
a
sua
moglie
di
uscir
in
barca
a
goder
la
luna
.
Prima
andarono
a
veder
Maria
,
che
dormiva
nel
lettino
dell
'
alcova
col
viso
inclinato
alla
spalla
destra
,
con
un
braccio
sotto
il
capo
e
un
altro
posato
sul
petto
.
La
guardarono
,
la
baciarono
sorridendo
,
si
incontrarono
silenziosamente
nel
pensiero
della
nonna
Teresa
che
tanto
l
'
avrebbe
amata
,
la
baciarono
ancora
col
viso
serio
.
«
Povera
la
mia
piccina
!
»
,
disse
Franco
.
«
Povera
donna
Maria
Maironi
senza
quattrini
!
»
Luisa
gli
pose
una
mano
sulla
bocca
.
«
Zitto
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Felici
noi
che
siamo
le
Maironi
senza
quattrini
!
»
Franco
intese
,
e
sull
'
atto
non
replicò
;
ma
poi
,
nell
'
uscir
di
camera
per
andare
in
barca
,
disse
a
sua
moglie
,
dimenticando
una
minaccia
della
nonna
:
«
Non
sarà
sempre
così
»
.
Quell
'
allusione
alle
ricchezze
della
vecchia
marchesa
dispiacque
a
Luisa
.
«
Non
parlarmene
»
,
diss
'
ella
.
«
Quella
roba
non
vorrei
toccarla
con
un
dito
.
»
«
Dico
per
Maria
»
,
osservò
Franco
.
«
Maria
ci
ha
noi
che
possiamo
lavorare
.
»
Franco
tacque
.
Lavorare
!
Anche
quella
lì
era
una
parola
che
gli
mordeva
il
cuore
.
Sapeva
di
condurre
una
vita
oziosa
perché
la
musica
,
la
lettura
,
i
fiori
,
qualche
verso
di
tempo
in
tempo
,
cos
'
erano
se
non
vanità
e
perditempi
?
E
questa
vita
la
conduceva
in
gran
parte
a
carico
d
'
altri
,
perché
,
con
le
sue
mille
lire
austriache
l
'
anno
,
come
avrebbe
vissuto
?
Come
avrebbe
mantenuto
la
sua
famiglia
?
Aveva
preso
la
laurea
ma
senza
cavarne
profitto
alcuno
.
Diffidava
delle
proprie
attitudini
,
si
sentiva
troppo
artista
,
troppo
alieno
dalle
arti
curialesche
,
sapeva
di
non
aver
nelle
vene
sangue
di
forti
lavoratori
.
Non
vedeva
salute
che
in
una
rivoluzione
,
in
una
guerra
,
nella
libertà
della
patria
.
Ah
quando
l
'
Italia
fosse
libera
,
come
la
servirebbe
,
con
che
forza
,
con
che
gioia
!
Queste
poesie
nel
cuore
le
aveva
bene
,
ma
il
proposito
e
la
costanza
di
prepararsi
con
gli
studi
a
un
tale
avvenire
,
no
.
Mentr
'
egli
remava
in
silenzio
scostandosi
dalla
riva
,
Luisa
andava
pensando
come
mai
suo
marito
commiserasse
la
bambina
perché
non
aveva
denari
.
Non
vi
era
contraddizione
tra
la
fede
,
la
pietà
cristiana
di
Franco
e
questo
sentimento
?
Le
vennero
in
mente
le
categorie
del
professor
Gilardoni
.
Franco
credeva
fervidamente
nella
vita
futura
ma
in
fatto
si
attaccava
con
passione
a
tutto
che
la
vita
terrena
ha
di
bello
,
di
buono
e
di
onestamente
piacevole
,
compreso
il
tarocco
,
la
primiera
e
i
buoni
pranzetti
.
Uno
che
osservava
così
scrupolosamente
i
precetti
della
Chiesa
,
che
ci
teneva
tanto
a
mangiar
di
magro
il
venerdì
e
il
sabato
,
a
udire
ogni
domenica
la
spiegazione
del
Vangelo
,
avrebbe
dovuto
conformar
la
propria
vita
molto
più
severamente
all
'
ideale
evangelico
.
Avrebbe
dovuto
temerlo
e
non
desiderarlo
,
il
denaro
.
«
Buona
lagata
!
»
,
gridò
lo
zio
dalla
terrazza
vedendo
il
battello
e
Luisa
seduta
sulla
prora
,
nel
chiaro
di
luna
.
In
faccia
al
nero
Bisgnago
tutta
la
Valsolda
si
spiegava
dal
Niscioree
alla
Caravina
nella
pompa
della
luna
,
tutte
le
finestre
di
Oria
e
di
Albogasio
come
le
arcate
di
Villa
Pasotti
,
come
le
casette
bianche
dei
paeselli
più
lontani
,
Castello
,
Casarico
,
S
.
Mamette
,
Drano
,
parevano
guardare
,
come
ipnotizzate
,
il
grande
occhio
fisso
della
Morta
del
cielo
.
Franco
tirò
i
remi
in
barca
.
«
Canta
»
,
diss
'
egli
.
Luisa
non
aveva
mai
studiato
il
canto
ma
possedeva
una
dolce
voce
di
mezzo
soprano
,
un
orecchio
perfetto
e
cantava
molte
arie
d
'
opera
imparate
da
sua
madre
che
aveva
udito
la
Grisi
,
la
Pasta
,
la
Malibran
durante
l
'
età
d
'
oro
dell
'
opera
italiana
.
Cantò
l
'
aria
di
Anna
Bolena
:
Al
dolce
guidami
Castel
natìo
il
canto
dell
'
anima
,
che
prima
scende
e
si
abbandona
poco
a
poco
,
per
più
dolcezza
,
all
'
amore
,
e
poi
,
abbracciata
con
esso
,
risale
in
uno
slancio
di
desiderio
verso
qualche
alto
lume
lontano
che
tuttavia
manca
alla
sua
felicità
piena
.
Ella
cantava
e
Franco
,
rapito
,
fantasticava
che
aspirasse
ad
essergli
unita
pure
in
quella
parte
superiore
dell
'
anima
che
finora
gli
aveva
sottratta
,
che
aspirasse
a
venir
guidata
da
lui
,
in
questa
perfetta
unione
verso
la
meta
dell
'
ideale
suo
.
E
gli
venivano
le
lagrime
alla
gola
;
e
il
lago
ondulante
e
le
grandi
montagne
tragiche
e
quegli
occhi
delle
cose
fisi
nella
luna
e
la
stessa
luce
lunare
,
tutto
gli
si
riempiva
del
suo
indefinibile
sentimento
,
per
cui
quando
di
là
dalla
spezzata
immagine
dell
'
astro
luccicori
argentei
sfavillarono
un
momento
fin
sotto
il
Bisgnago
,
fin
dentro
il
golfo
ombroso
del
Dòi
,
se
ne
commosse
come
di
arcani
segni
alludenti
a
lui
che
si
facessero
il
lago
e
la
luna
,
mentre
Luisa
compieva
la
frase
:
Ai
verdi
platani
Al
cheto
rio
Che
i
nostri
mormora
Sospiri
ancor
.
La
voce
di
Pasotti
gridò
dalla
terrazza
:
«
Brava
!
»
E
la
voce
dello
zio
:
«
Tarocco
!
»
Nello
stesso
tempo
si
udirono
i
remi
d
'
una
barca
che
veniva
da
Porlezza
,
si
udì
un
fagotto
scimmiottar
l
'
aria
di
Anna
Bolena
.
Franco
,
che
s
'
era
seduto
sulla
poppa
del
suo
battello
,
salto
in
piedi
,
gridò
lietamente
:
«
Ehi
là
!
»
.
Gli
rispose
un
bel
vocione
di
basso
:
Buona
sera
,
Miei
signori
,
Buona
sera
,
Buona
sera
.
Erano
i
suoi
amici
del
lago
di
Como
,
l
'
avvocato
V
.
di
Varenna
e
un
tal
Pedraglio
di
Loveno
,
che
solevano
venire
per
far
della
musica
in
palese
e
della
politica
in
segreto
;
un
segreto
di
cui
Luisa
sola
era
a
parte
.
Anche
dalla
terrazza
si
gridava
:
«
Bene
,
don
Basilio
!
»
.
«
Bravo
il
fagotto
!
»
.
E
negli
intervalli
si
udiva
pure
la
voce
di
un
signore
che
si
schermiva
dal
tarocco
.
«
No
,
no
,
Controllore
gentilissimo
,
xe
tardi
,
no
ghe
stemo
più
,
no
ghe
stemo
propramente
più
!
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
La
me
dispensi
,
no
posso
,
no
posso
;
ingegnere
pregiatissimo
,
me
raccomando
a
Ela
.
»
Lo
fecero
poi
giuocare
,
l
'
ometto
,
con
la
promessa
di
non
passar
le
due
partite
.
Egli
soffiò
molto
e
sedette
al
tavolino
con
l
'
ingegnere
,
Pasotti
e
Pedraglio
.
Franco
sedette
al
piano
e
l
'
avvocato
gli
si
mise
accanto
col
fagotto
.
Fra
Pasotti
e
Pedraglio
,
due
terribili
motteggiatori
,
il
povero
signor
Giacomo
ebbe
una
mezz
'
ora
amara
,
piena
di
tribolazioni
.
Non
gli
lasciavano
un
momento
di
pace
.
«
Come
va
,
sior
Zacomo
?
»
«
Mal
,
mal
.
»
«
Sior
Zacomo
,
non
ci
sono
frati
che
passeggiano
in
pantofole
?
»
«
Gnanca
uno
.
»
«
E
il
toro
?
Come
sta
il
toro
,
sior
Zacomo
?
»
«
La
tasa
,
La
tasa
.
»
«
Maledetto
,
eh
,
quel
toro
,
sior
Zacomo
?
»
«
Maledetissimo
,
sì
signor
.
»
«
E
la
servente
,
sior
Zacomo
?
»
«
Zitto
!
»
,
esclamò
Pasotti
a
questa
impertinente
domanda
di
Pedraglio
.
«
Abbiate
prudenza
.
A
questo
riguardo
il
signor
Zacomo
ha
dei
dispiaceri
da
parte
di
certi
indiscreti
.
»
«
Lassemo
star
,
Controllore
gentilissimo
,
lassemo
star
»
,
interruppe
il
signor
Giacomo
contorcendosi
tutto
,
e
l
'
ingegnere
lo
esortò
a
mandar
i
due
seccatori
al
diavolo
.
«
Come
,
sior
Zacomo
»
,
riprese
Pasotti
,
imperterrito
:
«
non
è
un
indiscreto
quel
piccolo
sacerdote
?
»
.
«
Mi
ghe
digo
aseno
»
,
fremette
il
signor
Giacomo
.
Allora
Pasotti
,
tutto
ridente
e
trionfante
perché
si
trattava
proprio
d
'
una
burla
sua
,
fece
tacere
Pedraglio
che
scoppiava
dalla
curiosità
di
saper
la
storia
e
rimise
in
corso
il
tarocco
.
Franco
e
l
'
avvocato
studiavano
un
pezzo
nuovo
per
piano
e
fagotto
,
pasticciavano
,
si
rifacevan
ogni
momento
da
capo
;
ed
ecco
entrare
in
punta
di
piedi
per
non
guastar
le
loro
melodie
,
la
signora
Peppina
Bianconi
.
Nessuno
s
'
accorse
di
lei
tranne
Luisa
che
se
la
fece
sedere
accanto
,
sul
piccolo
canapè
vicino
al
piano
.
A
Franco
la
signora
Peppina
,
con
la
sua
bontà
cordiale
,
chiacchierona
e
sciocca
,
urtava
i
nervi
;
a
Luisa
no
.
Luisa
le
voleva
bene
ma
stava
in
guardia
per
il
Carlascia
.
La
Peppina
aveva
udito
dal
suo
giardino
quella
canzonetta
«
inscì
bella
,
neh
»
,
e
poi
il
fagotto
,
i
saluti
;
s
'
era
immaginata
che
avrebbero
fatto
musica
e
lei
era
«
inscì
matta
,
neh
»
,
per
la
musica
!
E
poi
c
'
è
quel
signor
avvocato
«
ch
'
el
boffa
denter
in
quel
rob
inscì
polito
!
»
.
E
poi
c
'
è
il
signor
don
Franco
«
parlèmen
nanca
,
con
quèi
diavoi
de
did
!
»
Udir
suonare
il
piano
con
quella
precisione
era
proprio
come
udire
un
organetto
;
e
a
lei
gli
organetti
piacevano
«
inscì
tant
!
»
.
Soggiunse
che
temeva
recar
disturbo
ma
che
suo
marito
l
'
aveva
incoraggiata
.
E
domandò
se
quell
'
altro
signore
di
Loveno
non
suonava
anche
lui
,
se
si
fermavano
un
pezzo
;
osservò
che
dovevano
avere
ambedue
una
gran
passione
per
la
musica
.
«
Aspetta
me
,
birbone
d
'
un
Ricevitore
»
,
pensò
Luisa
e
rimpinzò
sua
moglie
delle
più
comiche
frottole
sulla
melomania
di
Pedraglio
e
dell
'
avvocato
,
infilzandone
tante
più
quanto
più
s
'
irritava
contro
la
gente
odiosa
da
cui
era
forza
salvarsi
a
furia
di
menzogne
.
La
signora
Peppina
le
inghiottì
scrupolosamente
tutte
fino
all
'
ultima
,
accompagnandovi
affettuose
note
di
lieta
meraviglia
:
«
Oh
bell
,
oh
bell
!
»
.
«
Figürèmes
!
»
.
«
Ma
guardee
!
»
.
Poi
,
invece
di
ascoltare
la
diabolica
disputa
del
piano
col
fagotto
,
parlò
del
Commissario
di
Porlezza
e
disse
ch
'
egli
aveva
l
'
intenzione
di
venir
a
vedere
i
fiori
di
don
Franco
.
«
Venga
pure
»
,
fece
Luisa
,
fredda
.
Allora
la
signora
Peppina
,
approfittando
di
un
uragano
che
Franco
e
l
'
amico
suo
facevano
insieme
,
arrischiò
un
discorsetto
intimo
che
guai
se
il
suo
Carlascia
l
'
avesse
udito
;
ma
fortunatamente
il
buon
bestione
dormiva
nel
proprio
letto
col
berretto
da
notte
tirato
sugli
orecchi
.
«
Mi
goo
inscì
mai
piasè
de
sti
car
fior
!
»
,
diss
'
ella
.
Secondo
lei
,
i
Maironi
avrebbero
fatto
bene
ad
accarezzare
un
poco
il
signor
Commissario
.
Era
intimo
della
marchesa
e
guai
se
gli
veniva
il
ticchio
di
farli
tribolare
!
Era
un
uomo
terribile
,
il
Commissario
.
«
El
mè
Carlo
el
baia
un
poo
ma
l
'
è
on
bon
omasc
;
quell
'
alter
là
,
el
baia
minga
,
mah
,
neh
!...»
Per
esempio
,
ella
non
sapeva
niente
,
non
aveva
udito
niente
,
ma
se
quel
signor
avvocato
e
quell
'
altro
signore
fossero
venuti
per
qualche
altra
cosa
invece
che
per
la
musica
e
il
Commissario
venisse
a
saperlo
,
misericordia
!
La
luna
trascinava
i
suoi
splendori
per
il
lago
verso
le
acque
di
ponente
;
il
giuoco
finì
e
il
signor
Giacomo
si
dispose
a
far
accendere
il
suo
lanternino
,
malgrado
le
esclamazioni
di
Pasotti
.
«
Il
lume
,
sior
Zacomo
?
È
matto
?
Il
lume
con
questa
luna
?
»
.
«
Per
servirla
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
.
«
Prima
ghe
xe
quel
maledeto
Pomodoro
da
passar
,
e
po
,
cossa
voria
,
adesso
,
la
luna
!
La
diga
che
la
xe
la
luna
d
'
agosto
,
anca
;
perché
siben
che
semo
de
setembre
,
la
luna
la
xe
d
'
agosto
.
Ben
!
una
volta
,
sì
signor
,
le
lune
d
'
agosto
le
gera
lunazze
,
tanto
fate
,
come
fondi
de
tina
;
adesso
le
xe
lunete
,
buzarete
...
no
,
no
,
no
.
»
E
,
acceso
il
suo
lanternino
,
partì
con
Pasotti
,
accompagnato
fino
al
cancello
del
giardinetto
dall
'
impertinente
Pedraglio
con
le
solite
antifone
sul
toro
e
la
servente
,
si
avviò
verso
gli
antri
di
Oria
,
col
conforto
delle
giaculatorie
di
Pasotti
:
«
gente
maleducata
,
sior
Zacomo
,
gente
villana
!
»
,
giaculatorie
dette
abbastanza
forte
perché
gli
altri
potessero
udire
e
ridere
.
Un
sonoro
sbadiglio
dell
'
ingegnere
mise
in
fuga
la
signora
Peppina
.
Pochi
momenti
dopo
,
preso
il
suo
solito
bicchier
di
latte
,
egli
tolse
commiato
poeticamente
:
Crescono
sul
Parnaso
e
mirti
e
allori
Felicissima
notte
a
lor
signori
.
Anche
i
due
ospiti
chiesero
un
po
'
di
latte
:
e
Franco
che
intese
il
loro
latino
andò
a
pigliare
una
vecchia
bottiglia
del
piccolo
eccellente
vigneto
di
Mainè
.
Quando
ritornò
,
lo
zio
non
c
'
era
più
.
Il
bruno
,
barbuto
avvocato
,
una
quadratura
di
forza
e
di
calma
,
alzò
le
due
mani
,
chiamò
silenziosamente
a
sé
Franco
da
una
parte
,
Luisa
dall
'
altra
e
disse
piano
,
con
la
sua
voce
di
violoncello
,
calda
e
profonda
:
«
Notizie
grosse
»
.
«
Ah
!
»
,
fece
Franco
,
spalancando
gli
occhi
ardenti
.
Luisa
diventò
pallida
e
giunse
le
mani
senza
dir
parola
.
«
Sicuro
»
,
fece
Pedraglio
,
tranquillo
e
serio
.
«
Ci
siamo
.
»
«
Dite
su
,
dite
su
,
dite
su
!
»
,
fremette
Franco
.
Fu
l
'
avvocato
che
rispose
:
«
Abbiamo
l
'
alleanza
del
Piemonte
con
la
Francia
e
l
'
Inghilterra
.
Oggi
la
guerra
alla
Russia
,
domani
la
guerra
all
'
Austria
.
Volete
altro
?
»
Franco
abbracciò
di
slancio
,
con
un
singulto
,
i
suoi
amici
I
tre
stettero
abbracciati
in
silenzio
,
palpitando
,
stringendosi
forte
,
nella
ebbrezza
della
magica
parola
:
guerra
.
Franco
non
si
accorgeva
di
avere
ancora
la
bottiglia
in
mano
.
Gliela
tolse
Luisa
;
egli
allora
si
staccò
impetuoso
dagli
altri
due
e
cacciatosi
fra
loro
a
braccia
aperte
,
li
trascinò
via
per
la
vita
come
una
valanga
,
li
portò
in
loggia
ripetendo
:
«
Contate
,
contate
,
contate
»
.
Colà
,
chiuso
per
prudenza
l
'
uscio
a
vetri
che
mette
sulla
terrazza
,
l
'
avvocato
e
Pedraglio
misero
fuori
il
loro
prezioso
segreto
.
Una
signora
inglese
villeggiante
a
Bellagio
,
fervente
amica
dell
'
Italia
,
aveva
ricevuto
da
un
'
altra
signora
,
cugina
di
sir
James
Hudson
,
ministro
d
'
Inghilterra
a
Torino
,
una
lettera
di
cui
l
'
avvocato
possedeva
la
traduzione
.
La
lettera
diceva
ch
'
erano
in
corso
a
Torino
,
a
Parigi
e
a
Londra
segretissime
pratiche
per
avere
la
cooperazione
armata
del
Piemonte
in
Oriente
,
che
la
cosa
era
in
massima
decisa
fra
i
tre
Gabinetti
,
che
restavano
solamente
a
risolvere
alcuna
difficoltà
di
forma
perché
il
conte
di
Cavour
esigeva
i
maggiori
riguardi
alla
dignità
del
suo
paese
;
che
a
Torino
si
era
certi
di
ricevere
al
più
tardi
in
dicembre
l
'
invito
ufficiale
delle
Potenze
occidentali
per
accedere
puramente
e
semplicemente
al
trattato
del
10
aprile
1854
.
Si
affermava
persino
che
il
corpo
di
spedizione
sarebbe
comandato
da
S
.
A
.
R
.
il
duca
di
Genova
.
V
.
leggeva
,
e
Franco
teneva
stretta
la
mano
di
sua
moglie
.
Poi
volle
leggere
egli
stesso
e
dopo
lui
lesse
Luisa
.
«
Ma
!
»
,
diss
'
ella
.
«
La
guerra
all
'
Austria
?
Come
?
»
«
Ma
sicuro
!
»
,
fece
l
'
avvocato
.
«
Vuole
che
Cavour
mandi
il
duca
di
Genova
e
quindici
o
ventimila
uomini
a
battersi
per
i
turchi
se
non
ha
in
pugno
la
guerra
all
'
Austria
?
La
signora
crede
che
non
passerà
un
anno
.
»
Franco
scosse
i
pugni
in
aria
con
un
fremito
di
tutta
la
persona
.
«
Viva
Cavour
»
,
sussurrò
Luisa
.
«
Ah
!
»
,
fece
l
'
avvocato
.
«
Demostene
non
avrebbe
potuto
lodar
il
conte
con
efficacia
maggiore
.
»
Gli
occhi
di
Franco
s
'
empirono
di
lagrime
.
«
Sono
uno
stupido
»
,
diss
'
egli
.
«
Cosa
volete
che
vi
dica
?
»
Pedraglio
domandò
a
Luisa
dove
diavolo
avesse
cacciata
la
bottiglia
.
Luisa
sorrise
,
uscì
e
ritornò
subito
col
vino
e
i
bicchieri
.
«
Al
conte
di
Cavour
!
»
,
disse
Pedraglio
,
sottovoce
.
Tutti
alzarono
il
bicchiere
ripetendo
:
«
al
conte
di
Cavour
!
»
e
bevvero
;
anche
Luisa
che
non
beveva
mai
.
Pedraglio
si
versò
dell
'
altro
vino
e
sorse
in
piedi
.
«
Alla
guerra
!
»
,
diss
'
egli
.
Gli
altri
tre
si
alzarono
di
slancio
impugnando
il
bicchiere
silenziosamente
,
troppo
commossi
per
poter
parlare
.
«
Bisogna
andarci
tutti
!
»
,
disse
Pedraglio
.
«
Tutti
!
»
,
ripeté
Franco
.
Luisa
lo
baciò
con
impeto
,
sulla
spalla
.
Suo
marito
le
afferrò
il
capo
a
due
mani
,
le
stampò
un
bacio
sui
capelli
.
Una
delle
finestre
verso
il
lago
era
spalancata
.
Si
udì
,
nel
silenzio
che
seguì
quel
bacio
,
un
batter
misurato
di
remi
.
«
Finanza
»
,
sussurrò
Franco
.
Mentre
la
lancia
delle
guardie
di
finanza
passava
sotto
la
finestra
,
Pedraglio
fece
«
maledetti
porci
!
»
così
forte
che
gli
altri
zittirono
.
La
lancia
passò
.
Franco
mise
il
capo
alla
finestra
.
Faceva
fresco
,
la
luna
scendeva
verso
i
monti
di
Carona
,
rigando
il
lago
di
una
lunga
striscia
dorata
.
Che
strano
senso
faceva
contemplar
quella
romita
quiete
con
l
'
idea
d
'
una
gran
guerra
vicina
!
Le
montagne
,
scure
e
tristi
,
parevano
pensare
al
formidabile
avvenire
.
Franco
chiuse
la
finestra
e
la
conversazione
ricominciò
sommessa
,
intorno
al
tavolino
.
Ciascuno
faceva
le
proprie
supposizioni
sugli
avvenimenti
futuri
,
e
tutti
ne
parlavano
come
di
un
dramma
il
cui
manoscritto
fosse
già
pronto
fino
all
'
ultimo
verso
,
con
i
punti
e
le
virgole
,
nella
scrivania
del
conte
di
Cavour
.
V
.
,
bonapartista
,
vedeva
chiaro
che
Napoleone
intendeva
vendicar
lo
zio
demolendo
uno
ad
uno
i
membri
della
Santa
Alleanza
:
oggi
la
Russia
,
domani
l
'
Austria
.
Invece
Franco
,
diffidentissimo
dell
'
imperatore
,
attribuiva
l
'
alleanza
sarda
al
buon
volere
dell
'
Inghilterra
,
ma
riconosceva
che
,
appena
proclamata
quest
'
alleanza
,
l
'
Austria
,
sacrificando
i
suoi
interessi
ai
principii
e
agli
odii
si
sarebbe
schierata
con
la
Russia
,
per
cui
Napoleone
sarebbe
stato
costretto
di
combatterla
.
«
Sentite
»
,
disse
sua
moglie
,
«
io
invece
ho
paura
che
l
'
Austria
si
metta
dalla
stessa
parte
del
Piemonte
.
»
«
Impossibile
»
,
fece
l
'
avvocato
.
Franco
si
sgomentò
,
ammirando
la
finezza
dell
'
osservazione
,
ma
Pedraglio
esclamò
:
«
Off
!
Sti
zurucch
chì
hin
trop
asen
per
fà
ona
balossada
compagna
!
»
e
l
'
argomento
parve
decisivo
,
nessuno
ci
pensò
più
,
salvo
Luisa
.
Si
misero
a
discorrere
di
piani
di
campagna
,
di
piani
d
'
insurrezione
;
ma
qui
non
andavano
d
'
accordo
.
V
.
conosceva
gli
uomini
e
le
montagne
del
lago
di
Como
come
forse
nessun
altro
,
da
Colico
a
Como
e
a
Lecco
.
E
dappertutto
,
lungo
il
lago
,
nella
Val
Menaggio
,
nella
Vall
'
Intelvi
,
nella
Valsassina
,
nelle
Tre
Pievi
aveva
gente
devota
,
pronta
magari
a
menar
le
mani
a
un
cenno
del
«
scior
avocàt
»
.
Egli
e
Franco
credevano
utile
qualunque
movimento
insurrezionale
che
valesse
a
distrarre
anche
una
menoma
parte
delle
forze
austriache
.
Invece
Luisa
e
Pedraglio
erano
del
parere
che
tutti
gli
uomini
validi
dovessero
ingrossare
i
battaglioni
piemontesi
.
«
Faremo
la
rivoluzione
noi
donne
»
,
disse
Luisa
con
la
sua
serietà
canzonatoria
.
«
Io
,
per
parte
mia
,
butterò
nel
lago
il
Carlascia
.
»
Discorrevano
sempre
sottovoce
,
con
una
elettricità
in
corpo
che
dava
luce
per
gli
occhi
e
scosse
per
i
nervi
,
assaporando
il
parlar
sommesso
con
le
porte
e
le
finestre
chiuse
,
il
pericolo
di
avere
quella
lettera
,
la
vita
ardente
che
si
sentivano
nel
sangue
,
le
parole
alcooliche
a
cui
tornavano
ogni
momento
.
Piemonte
,
guerra
,
Cavour
,
duca
di
Genova
,
Vittorio
Emanuele
,
cannoni
,
bersaglieri
.
«
Sapete
che
ore
sono
?
»
,
disse
Pedraglio
guardando
l
'
orologio
«
Le
dodici
e
mezzo
!
Andiamo
a
letto
.
»
Luisa
uscì
a
prendere
delle
candele
e
le
accese
,
stando
in
piedi
;
nessuno
si
mosse
e
sedette
anche
lei
.
Allo
stesso
Pedraglio
,
quando
vide
le
candele
accese
,
passò
la
voglia
di
andar
a
letto
.
«
Un
bel
Regno
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Piemonte
»
,
disse
Franco
,
«
Lombardo
-
Veneto
,
Parma
e
Modena
.
»
«
E
Legazioni
»
,
fece
V
.
Altra
discussione
.
Tutti
le
avrebbero
volute
le
Legazioni
,
specialmente
l
'
avvocato
e
Luisa
;
ma
Franco
e
Pedraglio
avevano
paura
di
toccarle
,
temevano
di
suscitare
difficoltà
.
Si
riscaldarono
tanto
che
l
'
allegro
Pedraglio
invitò
i
suoi
compagni
a
gridare
sottovoce
:
«
Vosèe
adasi
,
fioeu
!
»
.
Allora
fu
V
.
che
propose
di
andare
a
letto
.
Prese
in
mano
la
candela
ma
senza
alzarsi
.
«
Corpo
di
Bacco
!
»
,
diss
'
egli
,
non
sapeva
bene
se
in
forma
di
conclusione
o
di
esordio
.
In
fatto
aveva
una
gran
voglia
di
parlare
,
di
sentir
parlare
,
e
non
sapeva
cosa
trovar
di
nuovo
.
«
Proprio
corpo
di
Bacco
!
»
,
esclamò
Franco
ch
'
era
nelle
stesse
condizioni
.
Seguì
un
silenzio
alquanto
lungo
.
Finalmente
Pedraglio
disse
:
«
Dunque
?
»
,
e
si
alzò
.
«
Andiamo
?
»
,
fece
Luisa
avviandosi
per
la
prima
.
«
E
il
nome
?
»
,
chiese
l
'
avvocato
.
Tutti
si
fermarono
.
«
Che
nome
?
»
«
Il
nome
del
nuovo
Regno
.
»
Franco
posò
subito
la
candela
.
«
Bravo
»
,
diss
'
egli
,
«
il
nome
!
»
,
come
se
fosse
una
cosa
da
decidere
prima
di
andare
a
letto
.
Nuova
discussione
.
Piemonte
?
Cisalpino
?
Alta
Italia
?
Italia
?
Luisa
posò
presto
la
candela
anche
lei
,
e
Pedraglio
,
perché
gli
altri
non
volevano
passargli
il
suo
Italia
,
la
posò
pure
.
Però
siccome
il
dibattito
andava
troppo
per
le
lunghe
,
riprese
la
candela
e
corse
via
ripetendo
:
«
Italia
,
Italia
,
Italia
,
Italia
!
»
senz
'
ascoltar
i
«
zitto
»
e
i
richiami
degli
altri
che
lo
seguivano
in
punta
di
piedi
.
Si
fermarono
ancora
tutti
a
piè
della
scala
che
Pedraglio
e
l
'
avvocato
dovevano
salire
per
andare
a
letto
,
e
si
diedero
la
felice
notte
.
Luisa
entrò
nella
vicina
camera
dell
'
alcova
;
Franco
restò
a
veder
salire
i
suoi
amici
.
«
Ehi
!
»
,
diss
'
egli
a
un
tratto
.
Voleva
parlar
loro
dal
basso
ma
poi
pensò
invece
di
raggiungerli
.
«
E
se
si
perde
?
»
,
sussurrò
.
L
'
avvocato
si
contentò
d
'
uno
sdegnoso
«
off
!
»
ma
Pedraglio
voltandosi
come
una
iena
afferrò
Franco
per
il
collo
.
Si
dibatterono
ridendo
sul
pianerottolo
della
scala
e
poi
«
addio
!
»
,
Pedraglio
corse
su
e
Franco
precipitò
abbasso
.
Sua
moglie
lo
aspettava
ferma
in
mezzo
alla
camera
,
guardando
l
'
uscio
.
Appena
lo
vide
entrare
gli
andò
,
grave
,
incontro
,
lo
abbracciò
stretto
stretto
,
e
quando
egli
,
passati
alcuni
momenti
,
fece
dolcemente
atto
di
sciogliersi
,
raddoppiò
la
stretta
,
sempre
in
silenzio
.
Franco
,
allora
,
intese
.
Ella
lo
abbracciava
adesso
come
lo
aveva
impetuosamente
baciato
prima
,
quando
si
era
parlato
di
andar
tutti
alla
guerra
.
Strinse
egli
pure
le
tempie
di
lei
fra
le
mani
,
le
baciò
,
le
ribaciò
i
capelli
e
disse
dolcemente
:
«
Cara
,
pensa
che
gran
cosa
,
dopo
,
questa
Italia
!
»
.
«
Oh
sì
!
»
,
diss
'
ella
.
Alzò
il
viso
al
viso
di
suo
marito
,
gli
offerse
le
labbra
.
Non
piangeva
ma
gli
occhi
erano
un
poco
umidi
.
Vedersi
guardar
così
,
sentirsi
baciar
così
da
quella
creatura
briosa
e
fiera
valeva
bene
alcuni
anni
di
vita
,
perché
mai
mai
ella
non
era
stata
con
lui
,
nella
tenerezza
,
così
umile
.
«
Allora
»
,
diss
'
ella
,
«
non
resteremo
più
in
Valsolda
.
Tu
dovrai
lavorare
come
cittadino
,
non
è
vero
?
»
«
Sì
,
sì
,
certo
!
»
Si
misero
a
discorrere
con
gran
zelo
,
l
'
una
e
l
'
altro
,
di
quel
che
avrebbero
fatto
dopo
la
guerra
,
come
per
allontanar
la
idea
di
una
possibilità
terribile
.
Luisa
si
sciolse
i
capelli
e
andò
a
guardar
Maria
nel
suo
lettino
.
La
bimba
si
era
prima
,
forse
,
svegliata
e
s
'
era
posto
in
bocca
un
ditino
che
poi
pian
piano
,
tornando
il
sonno
,
n
'
era
scivolato
fuori
.
Ora
dormiva
con
la
bocca
aperta
e
il
ditino
sul
mento
.
«
Vieni
,
Franco
»
,
disse
sua
madre
.
Si
piegarono
ambedue
sul
lettino
.
Il
visetto
di
Maria
aveva
una
soavità
di
paradiso
.
Marito
e
moglie
stettero
a
guardarla
in
silenzio
e
si
rialzarono
poi
commossi
,
non
ripresero
il
discorso
interrotto
.
Ma
quando
furono
a
letto
ed
ebbero
spento
il
lume
,
Luisa
mormorò
sulla
bocca
di
suo
marito
:
«
Se
viene
quel
giorno
,
tu
vai
;
ma
vado
anch
'
io
»
.
E
non
gli
permise
di
rispondere
.
3
.
Con
i
guanti
Pasotti
,
per
far
la
burla
più
completa
,
rimproverò
sua
moglie
di
avere
riferito
al
signor
Giacomo
il
discorso
di
don
Giuseppe
circa
la
convenienza
di
quel
tale
matrimonio
.
La
povera
sorda
cadde
dalle
nuvole
,
non
sapeva
né
di
discorsi
né
di
matrimoni
,
protestò
ch
'
era
una
calunnia
,
scongiurò
suo
marito
di
non
crederci
,
si
disperò
,
quasi
,
perché
il
Controllore
mostrava
conservar
un
sospetto
.
Il
maligno
uomo
si
preparava
un
divertimento
squisito
;
dire
al
signor
Giacomo
e
a
don
Giuseppe
che
sua
moglie
desiderava
rimediare
al
mal
fatto
e
metter
pace
,
farli
trovare
tutti
e
tre
insieme
a
casa
sua
,
star
ad
ascoltare
dietro
un
uscio
la
deliziosa
scena
che
seguirebbe
fra
il
signor
Giacomo
irritato
,
don
Giuseppe
atterrito
,
la
Barborin
addolorata
e
sorda
.
Ma
il
disegno
gli
fallì
perché
sua
moglie
non
poté
stare
alle
mosse
e
corse
al
«
Palazz
»
a
giustificarsi
.
Ella
trovò
don
Giuseppe
e
la
Maria
in
uno
stato
di
agitazione
straordinaria
.
Era
capitato
loro
qualche
cosa
di
grosso
che
la
Maria
avrebbe
voluto
dire
e
don
Giuseppe
no
.
Cedette
il
padrone
a
patto
che
la
Maria
non
gridasse
,
che
si
facesse
intendere
a
segni
.
Trovando
contrasto
anche
su
questa
condizione
,
diventò
addirittura
,
nella
sua
prudenza
,
furibondo
e
la
serva
non
insistette
.
Siccome
era
corsa
voce
d
'
un
caso
di
colèra
a
Lugano
nella
persona
d
'
un
tale
venuto
da
Milano
,
dove
il
male
c
'
era
,
don
Giuseppe
aveva
subito
disposto
che
le
provviste
per
cucina
si
facessero
a
Porlezza
invece
che
a
Lugano
;
e
ne
aveva
incaricato
il
Giacomo
Panighèt
,
il
postino
che
portava
le
lettere
in
Valsolda
non
tre
volte
il
giorno
,
come
ora
si
portano
,
ma
due
volte
la
settimana
,
com
'
era
la
beata
consuetudine
del
piccolo
mondo
antico
.
Ora
,
cinque
minuti
prima
che
venisse
la
signora
Pasotti
,
il
Giacomo
Panighèt
aveva
portato
il
solito
canestro
e
nel
canestro
s
'
era
trovata
,
sotto
i
cavoli
,
una
letterina
diretta
a
don
Giuseppe
.
Diceva
così
:
Lei
che
giuoca
a
primiera
con
don
Franco
Maironi
,
lo
avverta
che
l
'
aria
di
Lugano
è
molto
migliore
di
quella
di
Oria
.
Tivano
La
Maria
mostrò
silenziosamente
alla
Pasotti
il
canestro
ancora
pieno
,
le
rappresentò
con
una
mimica
efficace
la
scoperta
della
lettera
,
gliela
diede
a
leggere
.
Appena
la
sorda
ebbe
letto
incominciò
una
bizzarra
,
indescrivibile
azione
muta
di
tutti
e
tre
.
La
Maria
e
don
Giuseppe
rappresentavano
a
furia
di
gesti
e
di
occhiacci
la
loro
sorpresa
e
il
loro
terrore
;
la
Pasotti
,
tra
sgomenta
e
smarrita
,
li
guardava
a
bocca
aperta
,
col
foglio
in
mano
,
come
se
avesse
capito
;
in
fatto
capiva
solamente
che
la
lettera
doveva
essere
spaventosa
.
Ebbe
un
lampo
,
tese
il
foglio
a
don
Giuseppe
con
la
sinistra
,
puntando
l
'
indice
della
destra
sulla
parola
Franco
,
incrocio
quindi
i
polsi
con
una
mimica
interrogativa
;
e
poiché
i
due
,
riconosciuta
la
figura
delle
manette
,
si
sbracciavano
a
far
di
sì
col
capo
,
diede
in
ismanie
per
l
'
affezione
grande
che
portava
a
Luisa
e
,
senza
curarsi
più
del
suo
proprio
affare
,
spiegò
per
segni
,
come
se
anche
gli
altri
due
fossero
stati
sordi
,
che
sarebbe
corsa
subito
a
Oria
,
da
don
Franco
,
e
gli
avrebbe
recato
lo
scritto
.
Si
cacciò
la
carta
in
tasca
e
prese
la
corsa
senza
quasi
salutare
né
don
Giuseppe
né
la
Maria
che
si
provarono
inutilmente
,
mezzo
spiritati
,
di
afferrarla
,
di
trattenerla
,
di
raccomandarle
ogni
precauzione
possibile
.
Ella
sgusciò
loro
di
mano
e
si
mise
a
trottare
,
scuotendo
il
suo
alto
cappellone
,
trascinando
per
terra
la
sua
vecchia
sottana
grigia
,
verso
Oria
,
dove
arrivò
tutta
scalmanata
,
con
la
testa
piena
di
gendarmi
,
di
perquisizioni
,
d
'
arresti
,
di
terrori
e
di
pianti
.
Salì
le
scale
del
giardinetto
Ribera
,
entrò
difilata
in
sala
,
vide
gente
,
riconobbe
il
Ricevitore
e
l
'
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
,
si
sgomentò
dubitando
che
fossero
lì
per
il
terribile
colpo
,
ma
vide
pure
la
signora
Bianconi
,
il
signor
Giacomo
Puttini
e
respirò
.
Il
Commissario
,
seduto
al
posto
d
'
onore
,
sul
canapè
grande
,
presso
l
'
ingegnere
in
capo
,
parlava
molto
,
con
grande
facilità
e
brio
,
guardando
di
preferenza
Franco
come
se
Franco
fosse
il
solo
per
il
quale
valesse
la
pena
di
spendere
fiato
e
spirito
.
Franco
stava
in
una
poltrona
,
muto
,
ingrugnato
quale
chi
sta
in
casa
altrui
e
sente
un
puzzo
che
non
può
convenientemente
fuggire
né
maledire
.
Si
discorreva
della
campagna
di
Crimea
e
il
Commissario
magnificava
il
piano
degli
alleati
di
attaccare
il
colosso
in
un
punto
vitale
per
le
sue
ambizioni
,
parlava
della
barbarie
russa
e
persino
dell
'
Autocrata
in
modo
da
far
rabbrividire
Franco
per
il
timore
di
un
'
alleanza
anglo
-
franco
-
austriaca
e
da
far
strabiliare
il
Carlascia
che
aveva
le
idee
del
1849
e
vedeva
nello
Czar
un
grosso
amicone
di
casa
.
«
E
Lei
,
signor
primo
deputato
politico
»
,
disse
il
Commissario
volgendo
il
suo
giallastro
sorriso
ironico
al
signor
Giacomo
,
«
cosa
ne
dice
Lei
?
»
Il
signor
Giacomo
batté
gli
occhietti
e
,
palpatesi
alquanto
le
ginocchia
,
rispose
:
«
Mi
,
signor
Commissario
riveritissimo
,
de
Russia
né
de
Franza
né
de
Inghilterra
no
me
ne
intendo
e
no
me
ne
intrigo
.
Lasso
che
i
se
la
despàta
.
Ma
mi
,
ghe
digo
la
verità
,
me
fa
pecà
el
poro
can
del
Papuzza
.
Lü
xe
quieto
come
un
polesin
e
questi
ghe
fà
momò
:
lü
no
ciama
agiuto
e
quei
core
in
zinquanta
a
giutarlo
,
e
intanto
i
ghe
xe
adosso
tuti
,
e
magna
che
te
magna
,
el
poro
Papuzza
,
sia
ch
'
el
vinza
,
sia
ch
'
el
perda
,
el
me
resta
in
camisa
»
.
Con
questo
nomignolo
di
Papuzza
(
babbuccia
)
,
il
signor
Giacomo
designava
venetamente
il
Turco
.
Era
la
personificazione
della
Turchia
in
un
turco
ideale
,
con
tanto
di
turbante
,
di
barba
,
di
pancia
e
di
babbucce
.
Nella
sua
qualità
di
uomo
pacifico
e
di
semi
-
libero
pensatore
,
il
Puttini
aveva
un
debole
per
il
pigro
,
placido
e
bonario
Papuzza
.
«
Stia
tranquillo
»
,
disse
ridendo
il
Commissario
.
«
Il
suo
amico
Papuzza
se
la
caverà
benone
.
Siamo
amici
di
Papuzza
anche
noi
e
non
lo
lasceremo
mutilare
né
svenare
.
»
Franco
non
si
tenne
dal
brontolare
con
tanto
di
cipiglio
:
«
Sarebbe
però
una
bella
ingratitudine
verso
la
Russia
!
»
Il
Commissario
tacque
,
e
la
signora
Peppina
propose
,
con
un
tatto
insolito
,
di
andare
a
vedere
i
fiori
.
«
Meglio
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
assai
contento
che
si
troncasse
quel
dialogo
.
Nel
passar
della
sala
nel
giardinetto
,
il
Commissario
prese
familiarmente
il
braccio
di
Franco
e
gli
disse
all
'
orecchio
:
«
Ha
ragione
,
sa
,
dell
'
ingratitudine
,
ma
certe
cose
noi
impiegati
non
le
possiamo
dire
»
.
Franco
,
a
cui
il
tocco
della
Imperial
Regia
mano
bruciava
,
fu
sorpreso
di
questa
uscita
.
Se
colui
avesse
avuto
una
faccia
più
italiana
,
gli
avrebbe
creduto
;
con
quella
faccia
calmucca
non
gli
credette
e
lasciò
cader
il
discorso
.
Lo
ripigliò
l
'
altro
,
sottovoce
,
affacciandosi
alla
ringhiera
verso
il
lago
e
fingendo
di
guardar
il
ficus
repens
che
veste
la
muraglia
.
«
Si
guardi
anche
Lei
»
,
diss
'
egli
,
«
da
certe
parole
.
C
'
è
delle
bestie
che
possono
interpretar
male
.
»
E
accennò
leggermente
col
capo
al
Ricevitore
.
«
Se
ne
guardi
,
se
ne
guardi
!
»
«
Grazie
»
,
rispose
Franco
,
asciutto
,
«
ma
non
credo
che
avrò
bisogno
di
guardarmi
.
»
«
Non
si
sa
,
non
si
sa
,
non
si
sa
»
,
sussurrò
il
Commissario
,
e
toltosi
di
là
,
andò
,
seguito
da
Franco
,
dove
il
Ricevitore
e
l
'
ingegnere
discorrevano
di
tinche
presso
la
scaletta
che
scende
al
secondo
ripiano
del
giardinetto
.
Lì
presso
c
'
era
il
famoso
vaso
rosso
di
gelsomini
.
«
Questo
rosso
sta
male
,
signor
Maironi
»
,
disse
il
bestione
ex
abrupto
,
e
diede
un
colpo
all
'
aria
con
la
mano
come
per
dire
«
via
!
»
.
In
quel
momento
Luisa
si
affacciò
al
giardino
dalla
sala
e
chiamò
suo
marito
.
Il
Commissario
si
voltò
al
suo
zelante
accolito
e
gli
disse
bruscamente
:
«
Lasci
stare
!
»
La
Pasotti
partiva
e
voleva
salutare
Franco
.
Questi
desiderava
farla
uscire
per
il
giardino
ma
ella
,
volendo
evitare
le
cerimonie
con
quegli
altri
signori
,
preferì
di
scender
per
la
scala
interna
e
Franco
l
'
accompagnò
fino
alla
porta
di
strada
,
ch
'
era
aperta
.
Con
suo
grande
stupore
,
la
Pasotti
,
invece
di
uscire
,
chiuse
la
porta
e
si
mise
a
fargli
una
mimica
concitata
,
affatto
inintelligibile
,
accompagnandola
di
sospiri
tronchi
e
di
stralunamenti
d
'
occhi
:
dopo
di
che
si
levò
di
tasca
una
lettera
e
gliela
porse
.
Franco
lesse
,
si
strinse
nelle
spalle
e
intascò
la
carta
.
Poi
,
siccome
la
Pasotti
consigliava
,
con
la
sua
mimica
disperata
,
fuga
fuga
,
Lugano
Lugano
,
la
rassicurò
con
un
gesto
sorridendo
.
Colei
gli
afferrò
ancora
una
volta
le
mani
,
scosse
ancora
con
un
fremito
di
supplica
,
il
cappellone
inclinato
a
destra
e
i
due
lunghi
riccioli
neri
.
Poi
spalancò
gli
occhi
,
porse
le
labbra
in
fuori
quanto
poté
,
si
calcò
l
'
indice
sul
naso
nel
segno
del
silenzio
.
«
Anca
con
Pasott
!
»
,
diss
'
ella
;
e
furono
le
sole
sue
parole
durante
tutta
questa
spiegazione
;
dopo
le
quali
scappò
.
Franco
risalì
le
scale
,
pensando
ai
casi
suoi
.
Poteva
essere
un
falso
allarme
,
poteva
essere
una
cosa
seria
.
Ma
perché
mai
lo
si
sarebbe
arrestato
?
Cercò
di
ricordare
se
avesse
in
casa
qualche
cosa
di
compromettente
e
non
trovò
nulla
.
Pensò
ad
una
perfidia
della
nonna
ma
cacciò
subito
quest
'
idea
,
se
ne
rimproverò
e
rimise
ogni
decisione
a
più
tardi
,
quando
avrebbe
parlato
a
sua
moglie
.
Ritornò
nel
giardinetto
dove
il
Commissario
,
appena
lo
vide
,
gli
chiese
di
mostrargli
certe
dalie
che
la
signora
Peppina
vantava
.
Udito
che
le
dalie
erano
nell
'
orto
,
propose
a
Franco
di
accompagnarvelo
.
Potevano
andar
soli
;
tanto
,
gli
altri
erano
profani
.
Franco
accettò
.
Il
contegno
di
quel
piccolo
birro
inguantato
già
pareva
molto
strano
;
avrebbe
pur
voluto
capire
se
potesse
in
qualche
modo
accordarsi
con
l
'
avvertimento
misterioso
.
«
Senta
,
signor
Maironi
»
,
disse
risolutamente
il
Commissario
quando
Franco
ebbe
chiuso
dietro
a
sé
l
'
uscio
dell
'
orto
.
«
Le
voglio
dire
una
parola
.
»
Franco
,
che
stava
scendendo
i
due
scalini
appoggiati
alla
soglia
della
porta
,
si
fermò
e
aggrottò
le
sopracciglia
.
«
Venga
qua
!
»
,
soggiunse
l
'
altro
,
imperioso
.
«
Ciò
che
sto
per
fare
è
forse
contro
il
mio
dovere
ma
lo
faccio
egualmente
.
Sono
troppo
amico
della
signora
marchesa
Sua
nonna
per
non
farlo
.
Lei
corre
un
gravissimo
pericolo
.
»
«
Io
?
»
,
disse
Franco
,
freddamente
.
«
Quale
?
»
Franco
aveva
rapida
e
sicura
l
'
intuizione
del
pensiero
altrui
.
Le
parole
del
Commissario
si
accordavano
bene
con
quelle
portategli
dalla
Pasotti
;
pure
egli
sentì
,
in
quel
momento
,
che
il
piccolo
birro
aveva
un
tradimento
nel
cuore
.
«
Quale
?
»
,
rispose
costui
.
«
Mantova
!
»
Franco
udì
senza
batter
ciglio
il
formidabile
nome
,
sinonimo
di
segrete
e
di
forche
.
«
Io
non
posso
aver
paura
di
Mantova
»
,
diss
'
egli
.
«
Non
ho
fatto
nulla
per
andar
a
Mantova
.
»
«
Eppure
!
»
«
Di
che
cosa
mi
accusano
?
»
,
ripeté
Franco
.
«
Questo
lo
sentirà
se
resta
qui
»
,
rispose
il
Commissario
,
pigiando
sulle
ultime
parole
.
«
E
adesso
vediamo
le
dalie
.
»
«
Non
ho
fatto
nulla
»
,
tornò
a
dire
Franco
.
«
Non
mi
muovo
.
»
«
Vediamo
queste
dalie
,
vediamo
queste
dalie
!
»
,
insistette
il
Commissario
.
Parve
a
Franco
che
avrebbe
dovuto
ringraziar
quell
'
uomo
e
non
poté
farlo
.
Gli
mostrò
i
suoi
fiori
con
quel
tanto
di
cortesia
che
occorreva
,
con
perfetta
tranquillità
;
e
lo
ricondusse
dall
'
orto
in
casa
,
discorrendo
di
non
so
qual
professore
Maspero
,
di
non
so
qual
segreto
per
combattere
l
'
oïdium
.
In
sala
si
discorreva
di
un
altro
peggiore
oïdium
.
La
signora
Peppina
aveva
in
corpo
una
terribile
paura
del
colèra
.
Riconosceva
,
sì
,
che
il
colèra
ammoniva
ogni
buon
cristiano
di
mettersi
in
grazia
di
Dio
e
che
quando
si
è
in
grazia
di
Dio
è
una
fortuna
di
andar
all
'
altro
mondo
:
«
Ma
però
,
anca
la
pell
,
neh
!
Quella
cara
pelascia
!
A
pensà
che
l
'
è
domà
vüna
!
»
.
«
Il
colèra
»
,
disse
Luisa
,
«
se
avesse
giudizio
,
potrebbe
fare
bellissime
cose
;
ma
non
ne
ha
.
»
«
Vede
»
,
sussurrò
alla
signora
Peppina
,
mentre
il
Biancòn
si
alzava
per
andare
incontro
al
Commissario
di
ritorno
con
Franco
,
«
il
colèra
è
capace
di
portar
via
Lei
e
di
lasciar
qui
Suo
marito
.
»
A
questa
uscita
stravagante
la
signora
Peppina
ebbe
un
sussulto
di
spavento
,
fece
«
Esüsmaria
!
»
e
poi
capì
di
essersi
tradita
,
di
non
aver
mostrato
per
il
suo
Carlascia
quella
tenerezza
di
cui
parlava
sempre
,
afferrò
il
ginocchio
della
sua
vicina
e
si
piegò
a
dirle
sottovoce
,
rossa
come
un
papavero
:
«
Citto
,
citto
,
citto
!
»
Ma
Luisa
non
badava
più
a
lei
;
un
'
occhiata
di
Franco
le
aveva
detto
ch
'
era
successo
qualche
cosa
.
Partita
tutta
quella
gente
,
lo
zio
Piero
si
mise
a
leggere
la
Gazzetta
di
Milano
e
Luisa
disse
a
suo
marito
:
«
Sono
le
tre
,
andiamo
a
svegliar
Maria
»
.
Quando
fu
con
lui
nella
camera
dell
'
alcova
,
invece
di
aprir
le
imposte
,
gli
domandò
cosa
fosse
accaduto
.
Franco
le
raccontò
tutto
,
dal
biglietto
della
Pasotti
allo
strano
contegno
,
alla
strana
confidenza
del
Commissario
.
Luisa
lo
ascoltò
molto
seria
ma
senza
dar
segno
di
timore
.
Esaminò
il
biglietto
misterioso
.
Ella
e
Franco
sapevano
che
fra
gli
agenti
governativi
di
Porlezza
v
'
era
un
galantuomo
il
quale
nel
1849
e
nel
1850
aveva
salvato
parecchi
patrioti
avvertendoli
segretamente
;
ma
sapevano
pure
che
quel
galantuomo
là
non
conosceva
l
'
ortografia
né
la
grammatica
.
Il
biglietto
portato
dalla
Pasotti
era
correttissimo
.
Quanto
al
Commissario
,
si
sapeva
che
era
uno
dei
più
tristi
e
maligni
arnesi
del
Governo
.
Luisa
approvò
la
risposta
di
suo
marito
.
«
Giurerei
che
ti
vogliono
far
partire
»
,
diss
'
ella
.
Franco
lo
pensava
pure
ma
senza
trovarne
un
ragionevole
perché
.
Luisa
ne
aveva
bene
in
mente
uno
,
suggeritole
dal
suo
disprezzo
per
la
nonna
.
Il
Commissario
era
un
buon
amico
della
nonna
,
l
'
aveva
detto
egli
stesso
per
un
raffinamento
,
secondo
lei
,
di
astuzia
.
Nel
guanto
del
Commissario
vi
era
l
'
artiglio
della
nonna
.
Non
Franco
solo
ma
tutti
si
volevano
colpire
;
e
si
volevano
colpire
nella
persona
di
colui
che
sosteneva
la
famiglia
con
le
proprie
fatiche
,
col
proprio
generoso
cuore
.
Ella
sapeva
,
per
discorsi
riferitile
dalle
solite
lingue
odiose
,
che
la
nonna
detestava
lo
zio
Piero
perché
lo
zio
Piero
aveva
dato
modo
a
suo
nipote
di
ribellarsi
a
lei
e
di
vivere
nella
ribellione
,
abbastanza
comodamente
.
Ora
si
cercava
un
pretesto
di
colpirlo
.
La
fuga
del
nipote
sarebbe
stata
una
confessione
e
,
per
un
Governo
come
l
'
austriaco
,
un
buon
pretesto
di
colpir
lo
zio
.
Luisa
non
lo
disse
subito
,
solamente
lasciò
capire
che
aveva
un
'
idea
;
allora
suo
marito
gliela
fece
,
poco
a
poco
,
metter
fuori
.
Uditala
,
ci
credette
nel
suo
cuore
ma
protestò
a
parole
,
cercò
difender
la
nonna
da
un
'
accusa
troppo
poco
fondata
e
troppo
mostruosa
.
Comunque
la
cosa
fosse
,
marito
e
moglie
si
accordavano
interamente
nella
risoluzione
di
non
muoversi
,
di
aspettare
gli
avvenimenti
.
Perciò
non
stettero
più
a
fare
né
a
discutere
supposizioni
.
Luisa
si
alzò
,
andò
ad
aprire
le
imposte
,
si
voltò
a
guardar
sorridendo
suo
marito
nella
luce
;
gli
stese
la
mano
ch
'
egli
strinse
e
scosse
col
cuore
caldo
e
la
lingua
impedita
.
Pareva
loro
di
esser
soldati
condotti
per
una
via
quieta
al
rombo
lontano
del
cannone
,
a
Dio
sa
qual
sorte
.
4
.
Con
gli
artigli
L
'
ingegnere
in
capo
non
si
accorse
di
nulla
,
e
due
giorni
dopo
,
spirata
la
sua
licenza
,
se
n
'
andò
via
in
barca
,
pacifico
nel
suo
soprabitone
grigio
da
viaggio
,
insieme
alla
Cia
,
la
sua
governante
.
Passarono
altri
dieci
giorni
senza
novità
alcuna
,
cosicché
Franco
e
Luisa
si
persuasero
che
proprio
fosse
stato
teso
loro
un
tranello
e
che
la
Polizia
non
si
lascerebbe
vedere
.
La
sera
del
primo
ottobre
fecero
allegramente
il
tarocco
con
Puttini
e
Pasotti
e
,
partiti
gli
ospiti
per
tempo
,
andarono
a
letto
.
Luisa
,
nel
baciar
la
bambina
che
dormiva
,
la
sentì
calda
.
Le
toccò
le
mani
e
le
gambe
.
«
Maria
ha
la
febbre
»
,
diss
'
ella
.
Franco
pigliò
la
candela
e
guardò
.
Maria
dormiva
con
la
testina
piegata
sulla
spalla
sinistra
secondo
il
suo
solito
.
Il
bel
visetto
,
sempre
accigliato
nel
sonno
,
era
un
po
'
acceso
,
la
respirazione
un
po
'
frequente
.
Franco
si
spaventò
,
immaginò
in
un
momento
il
morbillo
,
la
scarlattina
,
il
gastrico
,
l
'
infiammazione
cerebrale
.
Luisa
,
più
tranquilla
,
pensò
ai
vermi
,
preparò
la
santonina
sul
tavolino
da
notte
.
Poi
padre
e
madre
si
coricarono
senza
rumore
,
spensero
il
lume
,
stettero
ad
ascoltar
con
pena
il
sottile
respiro
breve
della
piccina
.
Si
assopirono
e
furono
svegliati
intorno
alla
mezzanotte
,
da
Maria
che
piangeva
.
Accesero
il
lume
e
Maria
si
chetò
,
prese
la
santonina
.
Poi
uscì
da
capo
a
piangere
,
volle
esser
portata
nel
letto
grande
,
fra
la
mamma
e
il
papà
e
in
breve
vi
pigliò
sonno
;
ma
era
un
sonno
inquieto
,
interrotto
da
pianti
.
Franco
tenne
il
lume
acceso
per
poterla
osservare
meglio
.
Pendevano
,
egli
e
sua
moglie
,
sulla
loro
creatura
quando
all
'
uscio
di
strada
furono
precipitosamente
battuti
due
colpi
.
Franco
balzò
a
sedere
sul
letto
.
«
Hai
udito
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Zitto
!
»
,
fece
Luisa
afferrandogli
un
braccio
e
tendendo
l
'
orecchio
.
Due
altri
colpi
,
più
forti
.
Franco
esclamò
:
«
La
Polizia
!
»
,
e
saltò
a
terra
.
«
Va
'
,
va
'
!
»
,
supplicò
lei
,
sottovoce
.
«
Non
lasciarti
prendere
!
Passa
dal
cortiletto
!
Scavalca
il
muro
!
»
Egli
non
rispose
,
si
vestì
a
mezzo
,
in
furia
,
e
si
slanciò
fuori
della
camera
,
risoluto
di
non
lasciar
volontariamente
la
sua
Luisa
,
la
sua
Maria
malata
,
sdegnoso
del
pericolo
.
Discese
le
scale
a
salti
.
«
Chi
è
?
»
,
diss
'
egli
,
prima
di
aprire
.
«
La
Polizia
!
»
,
si
rispose
.
«
Aprite
subito
!
»
«
A
quest
'
ora
non
apro
a
chi
non
vedo
.
»
Si
udì
un
breve
dialogo
nella
strada
.
La
voce
di
prima
disse
:
«
Parli
lei
»
,
e
la
voce
che
parlò
poi
era
ben
conosciuta
da
Franco
.
«
Apra
,
signor
Maironi
.
»
Era
la
voce
del
Ricevitore
.
Franco
aperse
.
Entrò
un
signore
vestito
di
nero
,
in
occhiali
;
dopo
di
lui
,
il
bestione
;
dopo
il
bestione
un
gendarme
con
una
lanterna
;
poi
tre
altri
gendarmi
armati
,
due
semplici
e
un
graduato
che
portava
un
gran
sacco
di
cuoio
.
Qualcuno
rimase
fuori
.
«
Lei
è
il
signor
Maironi
?
»
,
disse
quel
dagli
occhiali
,
un
aggiunto
della
Polizia
di
Milano
.
«
Venga
di
sopra
con
me
»
.
E
tutta
la
compagnia
si
avviò
sulle
scale
con
uno
strepito
di
passi
pesanti
,
di
ferramenta
soldatesche
.
Non
erano
ancora
al
primo
piano
che
la
scala
si
illuminò
in
alto
,
singhiozzi
e
gemiti
scoppiarono
al
secondo
piano
.
«
Questa
è
Sua
moglie
?
»
,
chiese
l
'
aggiunto
.
«
Crede
?
»
,
rispose
Franco
,
ironico
.
Il
Ricevitore
mormorò
:
«
Sarà
la
domestica
»
.
L
'
aggiunto
si
voltò
a
dare
un
ordine
,
due
gendarmi
si
fecero
avanti
,
salirono
in
fretta
al
secondo
piano
.
Il
poliziotto
domandò
a
Franco
,
più
aspramente
di
prima
:
«
Sua
moglie
è
a
letto
?
»
.
«Naturalmente.»
«
Dove
?
Bisogna
che
si
alzi
!
»
L
'
uscio
dell
'
alcova
si
aperse
,
comparve
Luisa
,
in
veste
da
camera
con
i
capelli
sciolti
e
con
una
candela
in
mano
,
mentre
un
gendarme
si
affacciava
al
ripiano
superiore
della
scala
a
dir
che
la
serva
era
mezzo
svenuta
e
non
poteva
venir
giù
.
L
'
aggiunto
gli
ordinò
di
lasciar
il
suo
compagno
presso
la
donna
e
di
scendere
.
Poi
salutò
la
signora
che
non
rispose
al
saluto
.
Sperando
che
Franco
fuggisse
,
ella
si
era
affrettata
di
uscir
di
camera
per
trattenere
,
per
ingannare
,
se
possibile
,
la
Polizia
.
Vide
suo
marito
,
trasalì
,
palpitò
,
ma
si
rimise
subito
.
L
'
aggiunto
si
avanzò
per
entrar
in
camera
.
«
No
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
C
'
è
un
'
ammalata
!
»
Luisa
impugnò
la
maniglia
dell
'
uscio
chiuso
guardando
colui
in
faccia
.
«
Questa
malata
chi
è
?
»
,
domandò
l
'
aggiunto
.
«
Una
bambina
.
»
«
Eh
,
cosa
vogliono
che
le
facciamo
?
»
«
Scusi
»
,
disse
Luisa
scotendo
nervosamente
la
maniglia
quasi
in
atto
di
sfida
.
«
Hanno
bisogno
d
'
entrare
tutti
?
»
«Tutti.»
Al
rumore
delle
voci
e
della
maniglia
la
piccola
Maria
si
mise
a
piangere
un
pianto
di
stanchezza
desolata
,
che
faceva
male
al
cuore
.
«
Luisa
»
,
disse
Franco
,
«
lascia
che
questi
signori
facciano
la
loro
parte
!
»
L
'
aggiunto
era
un
giovane
,
alquanto
elegante
,
dalla
fisonomia
fine
e
cattiva
.
Lanciò
a
Franco
una
occhiata
sinistra
.
«
Ascolti
Suo
marito
,
signora
»
,
diss
'
egli
tanto
per
mordere
di
rimando
,
a
qualche
modo
.
«
Lo
trovo
prudente
.
»
«
Meno
di
lei
che
si
fa
scortare
da
un
esercito
!
»
,
rispose
Luisa
aprendo
l
'
uscio
.
Quegli
la
guardò
,
si
strinse
nelle
spalle
e
passò
oltre
,
seguito
dagli
altri
.
«
Aprano
tutto
,
qui
!
»
,
diss
'
egli
forte
,
ruvidamente
,
indicando
la
scrivania
.
I
grandi
occhi
cilestrini
di
Franco
lampeggiarono
.
«
Parli
sottovoce
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Non
mi
spaventi
la
bambina
!
»
«
Silenzio
a
Lei
!
»
,
tuonò
l
'
aggiunto
calando
un
pugno
sulla
scrivania
.
«
Apra
!
»
La
bambina
,
a
quello
strepito
,
si
mise
a
singhiozzare
disperatamente
.
Franco
,
furibondo
,
scagliò
la
chiave
sulla
scrivania
.
«
A
Lei
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Ella
è
in
arresto
!
»
,
gridò
l
'
aggiunto
.
«
Va
bene
!
»
Mentre
Franco
rispondeva
così
,
Luisa
,
che
si
era
chinata
tutta
sulla
sua
creatura
per
cercar
di
quietarla
,
rialzò
impetuosamente
il
viso
.
«
Ci
ho
diritto
anch
'
io
,
a
quest
'
onore
»
,
diss
'
ella
con
la
sua
bella
voce
vibrante
.
L
'
aggiunto
non
degnò
rispondere
,
fece
aprire
e
rovistare
da
un
gendarme
tutti
i
cassetti
della
scrivania
,
levarne
lettere
e
carte
ch
'
egli
esaminava
rapidamente
e
buttava
parte
a
terra
,
parte
nel
gran
sacco
di
cuoio
.
Dopo
la
scrivania
venne
la
volta
dei
cassettoni
dove
tutto
fu
messo
sossopra
.
Dopo
i
cassettoni
fu
visitato
il
lettuccio
di
Maria
.
L
'
aggiunto
ordinò
a
Luisa
di
levar
la
bambina
dal
letto
grande
ch
'
egli
intendeva
pure
di
visitare
.
«
Mi
metta
il
lettuccio
in
ordine
»
,
rispose
Luisa
fremente
.
Fino
a
quel
momento
il
bestione
Carlascia
era
sempre
stato
lì
muto
e
duro
dietro
i
suoi
baffi
,
come
se
quella
bisogna
,
forse
da
lui
desiderata
in
astratto
,
non
fosse
stata
poi
,
in
pratica
,
interamente
di
suo
gusto
.
Adesso
si
mosse
e
,
senza
parlare
,
si
pose
ad
accomodar
con
le
sue
manacce
enormi
le
materasse
e
le
lenzuola
del
lettuccio
.
Luisa
vi
posò
la
bambina
e
anche
il
letto
grande
fu
sfatto
e
frugato
senza
frutto
.
Maria
non
piangeva
più
,
guardava
quella
baraonda
con
tanto
d
'
occhi
spalancati
.
«
Adesso
vengano
con
me
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
Luisa
si
tenne
sicura
d
'
esser
condotta
via
con
suo
marito
e
chiese
che
si
facesse
scendere
la
sua
domestica
per
affidarle
la
bambina
.
All
'
idea
che
Luisa
pure
fosse
tratta
in
arresto
,
che
si
volesse
togliere
a
Maria
malata
anche
la
madre
,
Franco
,
fuori
di
sé
dalla
collera
e
dal
dolore
,
mise
un
grido
di
protesta
:
«
Questo
non
è
possibile
!
Lo
dica
!
»
L
'
aggiunto
non
degnò
rispondergli
,
ordinò
che
si
facesse
venir
la
fantesca
.
La
fantesca
,
mezza
morta
di
paura
,
entrò
fra
i
gendarmi
,
gemendo
e
singhiozzando
.
«
Stupida
!
»
,
mormorò
Franco
,
fra
i
denti
.
«
La
donna
starà
qui
con
la
bambina
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
«
Loro
vengano
con
me
.
Devono
assistere
alla
perquisizione
.
»
Fece
prendere
dei
lumi
,
lasciò
un
gendarme
nell
'
alcova
e
passò
in
sala
,
seguito
dagli
altri
gendarmi
,
dal
Bianconi
,
da
Franco
e
Luisa
.
«
Prima
di
continuar
la
perquisizione
»
,
diss
'
egli
,
«
domanderò
Loro
ciò
che
avrei
domandato
prima
se
il
Loro
contegno
fosse
stato
migliore
.
Mi
dicano
se
tengono
armi
o
pubblicazioni
sediziose
o
carte
,
sia
stampate
che
manoscritte
,
ostili
all
'
Imperial
Regio
Governo
.
»
Franco
rispose
forte
:
«
No
»
.
«
È
quello
che
vedremo
»
,
fece
l
'
aggiunto
.
«
Si
accomodi
.
»
Mentre
l
'
aggiunto
faceva
scostar
i
mobili
dalle
pareti
,
guardare
e
frugare
dappertutto
,
venne
in
mente
a
Luisa
che
otto
o
dieci
anni
prima
lo
zio
le
aveva
fatto
vedere
,
nel
cassettone
di
una
camera
del
secondo
piano
,
una
vecchia
sciabola
che
vi
stava
sin
dal
1812
.
Era
la
sciabola
di
un
altro
Pietro
Ribera
,
tenente
di
cavalleria
,
caduto
a
Malojaroslavetz
.
In
quella
camera
,
che
stava
sopra
la
cucina
,
non
ci
dormiva
mai
nessuno
,
non
ci
si
andava
quasi
mai
;
era
come
se
non
ci
fosse
.
Luisa
aveva
dimenticato
del
tutto
la
vecchia
sciabola
dell
'
Impero
.
Dio
,
le
veniva
in
mente
adesso
!
Se
anche
lo
zio
l
'
avesse
dimenticata
!
Se
non
l
'
avesse
consegnata
nel
'48
,
dopo
la
guerra
;
quando
tutte
le
armi
si
dovevano
consegnare
,
pena
la
vita
!
Avrà
pensato
,
lo
zio
,
nella
sua
semplicità
patriarcale
,
che
quel
ricordo
di
famiglia
,
giacente
da
trentasei
anni
nel
fondo
d
'
un
cassettone
,
era
pure
diventato
un
arnese
pericoloso
e
proibito
?
E
Franco
,
Franco
che
non
sapeva
niente
!
Luisa
teneva
le
mani
sulla
spalliera
d
'
una
seggiola
;
la
seggiola
scricchiolò
tutta
sotto
una
stretta
convulsa
;
ell
'
alzò
le
mani
,
atterrita
come
se
avesse
parlato
.
Vedeva
il
poliziotto
passar
di
camera
in
camera
con
i
suoi
gendarmi
,
giungere
a
quella
,
aprire
il
cassettone
,
frugare
,
trovar
la
sciabola
.
Faceva
ogni
sforzo
di
ricordar
il
posto
preciso
dove
l
'
aveva
veduta
,
d
'
immaginar
una
via
di
scampo
,
e
taceva
seguendo
con
gli
occhi
,
macchinalmente
,
la
candela
che
un
gendarme
accostava
,
secondo
i
cenni
del
suo
capo
,
ora
ad
un
cassetto
aperto
,
ora
ad
una
cantoniera
,
ora
ad
un
quadro
che
colui
alzava
per
guardarvi
dietro
.
Non
le
veniva
in
mente
nessun
rimedio
.
Se
lo
zio
non
aveva
pensato
di
levar
la
sciabola
,
c
'
era
solo
da
sperare
che
non
si
visitasse
anche
quella
camera
.
Franco
,
appoggiato
alla
stufa
,
seguiva
,
scuro
nella
fronte
,
ogni
atto
di
quella
gente
.
Quando
cacciavano
le
mani
nei
cassetti
,
gli
si
vedeva
la
collera
nel
giuoco
muto
delle
mascelle
.
Non
si
udiva
che
qualche
ordine
tronco
dell
'
aggiunto
,
qualche
risposta
sommessa
dei
gendarmi
.
Nulla
si
moveva
intorno
ad
essi
se
non
le
loro
grandi
ombre
traballanti
per
le
pareti
.
Il
silenzio
del
Ricevitore
,
di
Franco
e
di
Luisa
pareva
,
in
una
sala
da
giuoco
proibito
,
intorno
alle
voci
brevi
dei
giuocatori
,
il
silenzio
di
coloro
che
hanno
puntato
forte
.
La
sinistra
faccia
,
la
sinistra
voce
dell
'
aggiunto
,
quantunque
nulla
si
trovasse
,
non
cambiavano
mai
.
A
Luisa
egli
pareva
un
uomo
sicuro
d
'
arrivare
al
suo
scopo
.
E
non
poter
far
niente
,
neppur
avvertire
Franco
!
Ma
forse
era
meglio
che
non
lo
sapesse
,
forse
quest
'
ignoranza
poteva
salvarlo
.
Visitate
la
sala
e
la
loggia
,
l
'
aggiunto
passò
nel
salotto
.
Pigliò
la
candela
dalle
mani
del
gendarme
e
fece
una
rapida
rassegna
dei
piccoli
uomini
illustri
.
«
Il
signor
ingegnere
in
capo
Ribera
»
,
diss
'
egli
vedendo
i
ritratti
di
Gouvion
Saint
-
Cyr
,
di
Marmont
e
di
altri
generali
napoleonici
,
«
avrebbe
fatto
molto
meglio
a
tener
il
ritratto
di
S
.
E
.
il
feld
-
maresciallo
Radetzky
.
Non
c
'
è
?
»
«
No
»
,
rispose
Franco
.
«
Che
razza
d
'
impiegati
!
»
,
fece
colui
con
un
disprezzo
,
con
un
'
arroganza
da
non
dire
.
«
Hanno
gl
'
impiegati
il
dovere
»
,
scattò
Franco
,
«
di
tenere
ritratti
...
»
«
Non
sono
qui
»
,
lo
interruppe
l
'
aggiunto
,
«
per
discutere
con
Lei
!
»
Franco
voleva
replicare
.
«
Citto
,
Lei
,
con
quella
lingua
lunga
quatter
brazza
!
»
,
fece
il
Ricevitore
,
burbero
.
L
'
aggiunto
uscì
dal
salotto
nel
corridoio
che
conduce
alla
scala
.
Salirebbe
,
pensava
Luisa
,
o
non
salirebbe
?
Salì
ed
ella
gli
tenne
dietro
senza
tremare
ma
immaginando
con
una
rapidità
vertiginosa
tante
cose
diverse
che
potevano
accadere
.
Rotavano
,
per
così
dire
,
nella
sua
mente
tutte
le
possibilità
del
momento
,
le
sciagurate
e
le
prospere
.
Se
si
fermava
sulle
prime
,
l
'
orrore
la
portava
di
slancio
alle
seconde
;
se
si
fermava
su
queste
,
la
fantasia
ritornava
con
avidità
perversa
alle
prime
.
Prima
ancora
di
porre
il
piede
nel
corridoio
del
secondo
piano
,
udì
Maria
piangere
.
Franco
chiese
all
'
aggiunto
che
permettesse
a
sua
moglie
di
scendere
dalla
bambina
ma
ella
protestò
che
voleva
restare
.
L
'
idea
di
non
essere
con
lui
quando
si
scoprisse
l
'
arma
,
l
'
atterriva
.
Intanto
l
'
aggiunto
entrò
in
uno
stanzino
dov
'
erano
parecchi
libri
,
trovò
un
'
opera
stampata
a
Capolago
col
titolo
Scritti
letterari
di
un
italiano
vivente
e
domandò
:
«
Chi
è
quest
'
italiano
vivente
?
»
«
Il
padre
Cesari
»
,
rispose
Franco
,
audacemente
.
L
'
altro
,
ingannato
da
quella
prontezza
e
da
quel
nome
di
frate
,
si
diede
l
'
aria
dell
'
uomo
colto
,
disse
:
«
Ah
,
conosco
!
»
,
e
ripose
il
libro
,
chiese
dove
dormisse
l
'
ingegnere
in
capo
.
Luisa
era
troppo
soggiogata
da
un
'
angoscia
sola
per
sentir
altro
,
ma
Franco
,
a
veder
entrare
il
birro
e
i
suoi
nella
camera
dello
zio
così
pulita
e
ordinata
,
così
piena
del
suo
buono
,
pacifico
spirito
,
a
pensar
che
colpo
sarebbe
per
il
povero
vecchio
una
notizia
siffatta
,
si
sentì
uno
struggimento
,
una
rabbia
da
piangerne
.
«
Mi
pare
»
,
diss
'
egli
,
«
che
almeno
questa
camera
dovrebb
'
essere
rispettata
.
»
«
Ella
si
tenga
le
Sue
osservazioni
»
,
rispose
l
'
aggiunto
,
e
incominciò
con
far
buttare
all
'
aria
coperte
e
materasse
.
Poi
volle
la
chiave
del
cassettone
.
L
'
aveva
Franco
,
che
discese
,
accompagnato
da
un
gendarme
,
a
prenderla
nella
sua
camera
.
Lo
zio
gliel
'
aveva
consegnata
prima
di
partire
dicendogli
che
,
ad
un
bisogno
,
avrebbe
trovato
un
po
'
di
cum
quibus
nel
primo
cassetto
.
Aprirono
.
V
'
era
un
rotolo
di
svanziche
,
alcune
lettere
e
carte
,
dei
portafogli
e
dei
taccuini
vecchi
,
dei
compassi
,
delle
matite
,
una
scodellina
di
legno
con
varie
monete
.
L
'
aggiunto
esaminò
ogni
cosa
minutamente
,
scoperse
fra
le
monete
della
scodellina
uno
scudo
di
Carlo
Alberto
e
un
pezzo
di
quaranta
lire
del
Governo
Provvisorio
di
Lombardia
.
«
Il
signor
ingegnere
in
capo
»
,
disse
l
'
aggiunto
,
«
ha
conservato
queste
monete
con
una
cura
straordinaria
!
D
'
ora
in
poi
le
conserveremo
noi
.
»
Chiuse
il
cassetto
e
restituì
la
chiave
senza
aprire
gli
altri
.
Uscì
poi
nel
corridoio
e
si
fermò
,
incerto
.
Il
Ricevitore
lo
credette
disposto
a
scendere
e
siccome
il
corridoio
era
quasi
buio
e
la
scala
non
si
vedeva
,
s
'
incamminò
egli
,
come
più
pratico
,
a
destra
,
verso
la
scala
,
dicendo
:
«
Di
qua
»
.
La
stanza
della
sciabola
era
a
sinistra
.
«
Aspetti
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
«
Guardiamo
anche
qui
dentro
.
»
E
voltosi
a
sinistra
spinse
quel
tale
uscio
.
Luisa
,
ch
'
era
rimasta
l
'
ultima
del
seguito
,
giunto
il
momento
supremo
,
si
fece
avanti
.
Il
cuore
,
che
durante
l
'
indecisione
dell
'
aggiunto
le
aveva
martellato
a
furia
,
si
chetò
come
per
miracolo
.
Ora
ella
era
fredda
,
intrepida
e
pronta
.
«
Chi
dorme
qui
?
»
,
le
chiese
l
'
aggiunto
.
«
Nessuno
.
Dormivano
qui
i
genitori
di
mio
zio
che
sono
morti
da
quarant
'
anni
.
Dopo
non
vi
ha
più
dormito
nessuno
.
»
Nella
camera
v
'
erano
due
letti
,
un
canapè
,
un
cassettone
.
L
'
aggiunto
accennò
ai
gendarmi
di
aprire
il
cassettone
.
Si
provarono
;
era
chiuso
a
chiave
.
«
Debbo
averla
io
,
la
chiave
»
,
disse
Luisa
con
perfetta
indifferenza
.
Discese
accompagnata
da
un
gendarme
e
risalì
con
un
cestellino
pieno
di
chiavi
,
lo
porse
all
'
aggiunto
.
«
Non
la
conosco
»
,
disse
,
«
non
si
adopera
mai
.
Dev
'
essere
una
di
queste
.
»
Colui
le
provò
tutte
inutilmente
.
Poi
le
provò
il
Ricevitore
,
poi
Franco
.
La
buona
non
c
'
era
.
«
Mandi
a
S
.
Mamette
,
faccia
venire
il
fabbro
»
,
disse
Luisa
tranquillamente
.
Il
Ricevitore
guardò
l
'
aggiunto
come
per
dirgli
:
«
Mi
pare
inutile
»
.
Ma
l
'
aggiunto
gli
voltò
le
spalle
ed
esclamò
volto
a
Luisa
:
«
Questa
chiave
ci
dev
'
essere
»
.
Il
cassettone
,
un
vecchio
mobile
rococò
,
aveva
maniglie
di
metallo
ad
ogni
cassetto
.
Uno
dei
gendarmi
,
il
più
robusto
,
si
provò
di
aprire
a
forza
.
Non
gli
riuscì
né
col
primo
né
col
secondo
cassetto
.
In
quel
punto
Luisa
si
risovvenne
che
aveva
veduto
la
sciabola
nel
terzo
,
insieme
a
certi
disegni
arrotolati
.
Il
gendarme
afferrò
le
maniglie
del
terzo
cassetto
.
«
Questo
non
è
chiuso
»
,
diss
'
egli
.
Infatti
il
cassetto
si
aperse
facilmente
.
L
'
aggiunto
pigliò
il
lume
e
si
chinò
a
guardarvi
dentro
.
Franco
si
era
seduto
sul
canapè
e
guardava
i
travicelli
del
soffitto
.
Sua
moglie
,
quando
vide
il
cassetto
aperto
,
gli
sedette
accanto
,
gli
prese
e
gli
strinse
una
mano
spasmodicamente
.
Udì
sfogliar
carte
e
il
Ricevitore
mormorar
con
voce
benigna
:
«
Disegni
»
.
Poi
l
'
aggiunto
fece
:
«
Oh
!
»
.
I
satelliti
si
chinarono
a
guardare
;
Franco
trasalì
.
Ella
ebbe
la
forza
di
levarsi
per
vedere
e
dire
:
«
Cosa
c
'
è
?
»
.
L
'
aggiunto
aveva
in
mano
una
lunga
,
curva
busta
di
cartone
,
che
portava
un
biglietto
scritto
.
Egli
lo
aveva
prima
letto
silenziosamente
e
ora
lo
lesse
forte
con
un
accento
inesprimibile
di
soddisfazione
e
di
sarcasmo
.
«
Sciabola
del
tenente
Pietro
Ribera
ucciso
a
Malojaroslavetz
,
1812.»
Franco
balzò
in
piedi
,
sorpreso
,
incredulo
,
e
in
pari
tempo
l
'
aggiunto
aperse
la
busta
.
Franco
non
la
poteva
vedere
;
guardò
sua
moglie
,
che
la
vedeva
.
Sua
moglie
aveva
le
labbra
bianche
.
Lo
credette
spavento
e
non
gli
pareva
possibile
.
Era
gioia
:
la
busta
non
conteneva
che
un
fodero
vuoto
.
Luisa
si
trasse
nell
'
ombra
precipitosamente
,
cadde
a
sedere
sul
canapè
,
lottò
contro
un
violento
tremito
interno
,
s
'
irritò
con
se
stessa
,
si
disprezzò
e
lo
vinse
.
Intanto
l
'
aggiunto
,
preso
il
fodero
e
guardatolo
per
ogni
verso
,
chiese
a
Franco
dove
fosse
l
'
arma
.
Franco
fu
per
rispondere
che
non
lo
sapeva
com
'
era
vero
.
Ma
questa
potendo
parere
una
giustificazione
personale
,
rispose
invece
:
«
In
Russia
»
.
La
sciabola
non
era
in
Russia
,
era
confitta
nella
melma
,
in
fondo
al
lago
,
dove
l
'
aveva
segretamente
gittata
lo
zio
Piero
,
invece
di
consegnarla
.
«
E
perché
hanno
scritto
sciabola
?
»
,
fece
il
Ricevitore
tanto
per
mostrare
un
po
'
di
zelo
anche
lui
.
«
Chi
ha
scritto
è
morto
»
,
disse
Franco
.
«
Questa
chiave
subito
!
»
,
esclamò
rabbiosamente
il
Commissario
.
Stavolta
Luisa
la
trovò
e
gli
altri
due
cassetti
furono
aperti
;
uno
era
vuoto
,
l
'
altro
conteneva
delle
coperte
di
lana
e
della
lavanda
.
La
perquisizione
finì
qui
.
L
'
aggiunto
discese
in
sala
e
intimò
a
Franco
di
prepararsi
a
seguirlo
dentro
un
quarto
d
'
ora
.
«
Ma
ci
arresti
tutti
,
dunque
!
»
,
esclamò
Luisa
.
L
'
aggiunto
si
strinse
nelle
spalle
e
ripeté
a
Franco
:
«
Dentro
un
quarto
d
'
ora
.
Lei
!
Vada
pure
nella
Sua
camera
»
.
Franco
trascinò
via
Luisa
,
la
supplicò
di
tacere
,
di
rassegnarsi
per
amor
di
Maria
.
Egli
pareva
un
altro
,
non
mostrava
né
dolore
né
collera
,
aveva
nel
viso
e
nella
voce
una
dolcezza
seria
,
una
virile
tranquillità
.
Mise
nella
valigia
poca
biancheria
,
un
Dante
e
un
Almanach
du
jardinier
che
aveva
sul
tavolino
da
notte
,
si
chinò
un
momento
su
Maria
che
dormiva
e
non
le
diede
un
bacio
per
non
svegliarla
,
baciò
invece
Luisa
e
,
poiché
stavano
sotto
gli
occhi
dei
gendarmi
posti
alle
due
uscite
della
camera
,
si
sciolse
presto
dalle
sue
braccia
dicendole
in
francese
che
non
conveniva
dare
spettacolo
a
quei
signori
.
Prese
la
valigia
,
andò
a
porsi
agli
ordini
dell
'
aggiunto
.
Questi
aveva
la
barca
a
cinquanta
passi
da
casa
Ribera
,
verso
Albogasio
,
all
'
approdo
che
chiamano
del
Canevaa
.
Uscendo
dal
sottoportico
cavalcato
dalla
casa
,
Franco
si
udì
sopra
la
testa
uno
strepito
d
'
imposte
,
vide
batter
sulla
faccia
bianca
della
chiesa
il
lume
della
sua
camera
e
si
voltò
a
dir
verso
la
finestra
:
«
Manda
a
chiamar
il
medico
,
domattina
!
Addio
!
»
Luisa
non
rispose
.
Quando
i
gendarmi
arrivarono
con
l
'
arrestato
presso
il
Canevaa
,
l
'
aggiunto
comandò
loro
di
fermarsi
.
«
Signor
Maironi
»
,
diss
'
egli
,
«
Ella
ha
avuto
la
sua
lezione
.
Per
questa
volta
ritorni
a
casa
Sua
e
impari
a
rispettare
le
Autorità
.
»
Meraviglia
,
gioia
,
sdegno
scoppiarono
nel
cuore
di
Franco
.
Si
contenne
,
però
,
si
morse
le
labbra
e
si
avviò
a
casa
senza
fretta
.
Non
aveva
ancora
girato
il
canto
della
chiesa
,
che
Luisa
lo
riconobbe
al
passo
e
chiamò
:
«
Franco
?
»
.
Egli
saltò
avanti
,
fu
visto
,
vide
l
'
ombra
di
lei
sparire
dalla
finestra
,
entrò
in
casa
di
corsa
,
si
slanciò
sulla
scala
gridando
«
libero
,
libero
!
»
mentre
sua
moglie
la
scendeva
a
precipizio
con
una
furia
di
«
come
come
come
?
»
.
Si
cercarono
con
le
braccia
avide
,
si
afferrarono
,
si
strinsero
,
non
parlarono
più
.
Parlarono
poi
,
in
loggia
,
per
due
ore
continue
di
tutto
che
avevano
visto
,
udito
e
provato
,
ritornando
sempre
alla
sciabola
,
alle
carte
,
alle
monete
,
non
senza
fermarsi
su
tante
inezie
,
sull
'
accento
veneto
che
aveva
l
'
aggiunto
,
sul
gendarme
bruno
che
pareva
un
buon
diavolo
e
sul
gendarme
biondo
che
doveva
essere
un
cane
.
Di
quando
in
quando
tacevano
,
gustavano
il
silenzio
sicuro
e
la
dolcezza
della
casa
;
poi
ricominciavano
.
Prima
di
andar
a
letto
uscirono
sulla
terrazza
.
La
notte
era
scura
e
tepida
,
il
lago
immobile
.
L
'
afa
,
le
tenebre
,
le
forme
vaghe
,
mostruose
delle
montagne
pigliavano
nella
immaginazione
una
mortale
pesantezza
austriaca
;
l
'
aria
stessa
ne
pareva
grave
.
Non
avevano
sonno
,
né
Luisa
né
Franco
,
ma
conveniva
pure
andar
a
letto
per
la
fantesca
che
vegliava
Maria
.
Entrarono
in
camera
in
punta
di
piedi
.
La
bambina
dormiva
,
aveva
il
respiro
quasi
regolare
.
Cercarono
di
dormire
anch
'
essi
e
non
ci
riuscirono
.
Non
potevano
a
meno
,
specialmente
Franco
,
di
parlare
.
Egli
domandava
sottovoce
:
«
Dormi
?
»
.
Ella
rispondeva
«
no
»
e
allora
tornavano
in
campo
le
monete
o
le
carte
o
la
sciabola
o
lo
sgherro
dall
'
accento
veneto
.
Oramai
non
erano
più
davvero
cose
nuove
e
siccome
sull
'
alba
Maria
si
agitava
,
dava
segno
di
svegliarsi
,
avendo
Franco
sussurrato
da
capo
«
dormi
?
»
Luisa
rispose
«
sì
»
ed
egli
tacque
definitivamente
,
come
se
ne
fosse
persuaso
.
Il
giorno
dopo
la
perquisizione
,
Oria
,
Albogasio
,
San
Mamette
,
furono
pieni
di
bisbigli
:
«
Avii
sentii
?
»
.
«
Oh
car
Signor
!
»
.
«
Avii
sentii
?
»
.
«
Oh
cara
Madonna
!
»
I
bisbigli
più
sonori
,
per
forza
,
furono
quelli
che
appresero
il
fatto
alla
Barborin
Pasotti
.
Suo
marito
le
gridò
in
bocca
:
«
Maironi
!
Polizia
!
Gendarmi
!
Arresto
!
»
.
La
povera
donna
credette
che
un
esercito
avesse
spazzato
via
i
suoi
amici
e
si
mise
a
sbuffare
«
oh
!
oh
!
»
come
una
locomotiva
.
Gemette
,
pianse
,
domandò
a
Pasotti
della
bambina
.
Pasotti
,
che
non
voleva
assolutamente
permetterle
di
scendere
a
Oria
,
di
mostrare
in
quelle
circostanze
affetto
ai
Maironi
,
rispose
con
un
gesto
che
pareva
un
colpo
di
scopa
.
Via
.
Via
anche
quella
!
.
«
E
la
serva
?
Ci
sarà
la
serva
?
»
Il
perfido
uomo
menò
in
aria
un
altro
colpo
di
scopa
e
la
Barborin
capì
che
Sua
Maestà
I
.
R
.
A
.
avesse
fatto
portar
via
anche
la
serva
.
Ma
i
bisbigli
più
maligni
suonarono
assai
lontano
dalla
Valsolda
,
in
una
sala
del
Palazzo
Maironi
a
Brescia
.
Dieci
giorni
dopo
la
perquisizione
,
il
cavaliere
Greisberg
di
S
.
Giustina
,
cugino
del
Maironi
,
addetto
al
governo
del
feld
-
maresciallo
Radetzky
in
Verona
sino
al
1853
e
passato
poi
col
padrone
a
Milano
,
scendeva
a
casa
Maironi
dalla
carrozza
dell
'
I
.
R
.
Delegato
di
Brescia
,
del
quale
era
ospite
da
poche
ore
.
Il
cavaliere
,
un
bell
'
uomo
sulla
quarantina
,
azzimato
e
profumato
,
non
aveva
un
'
aria
molto
gaia
mentre
,
ritto
in
mezzo
alla
sala
di
ricevimento
,
stava
guardando
gli
antichi
stucchi
del
soffitto
in
aspettazione
della
marchesa
,
loro
contemporanea
.
Però
,
quando
l
'
uscio
in
faccia
,
spalancato
da
mano
servile
,
lasciò
passar
lentamente
la
grossa
persona
,
il
viso
marmoreo
e
la
parrucca
nera
di
Madama
,
il
cavaliere
si
trasfigurò
e
baciò
con
fervore
la
mano
grinzosa
della
vecchia
.
Una
dama
lombarda
devota
all
'
Austria
era
un
animale
raro
e
di
gran
pregio
agli
occhi
dell
'
Imperial
Regio
Governo
:
ogni
leale
funzionario
le
doveva
la
più
ossequiosa
galanteria
.
La
marchesa
ricevette
gli
omaggi
del
cugino
cavaliere
con
la
solita
flemmatica
dignità
e
,
fattolo
sedere
,
gli
domandò
notizie
dei
suoi
,
lo
ringraziò
della
visita
,
sempre
nello
stesso
tono
gutturale
e
dormiglioso
.
Finalmente
,
posatesi
le
mani
sul
ventre
,
ansando
un
poco
per
la
fatica
di
tante
parole
,
mostrò
di
star
ad
aspettare
quelle
del
cugino
.
Aspettava
che
le
parlasse
della
perquisizione
e
dell
'
ingegnere
Ribera
.
Ella
gli
aveva
espresso
in
passato
il
suo
dispiacere
che
Franco
subisse
la
influenza
di
sua
moglie
e
del
Ribera
,
il
suo
stupore
che
il
Governo
tenesse
al
proprio
stipendio
uno
che
nel
1848
aveva
fatto
apertamente
il
liberale
e
la
cui
famiglia
,
specialmente
quella
signorina
della
trappola
,
professava
il
più
sfacciato
liberalismo
.
Il
cavaliere
Greisberg
le
aveva
risposto
che
di
queste
sue
sagge
osservazioni
si
sarebbe
tenuto
conto
.
Poi
la
marchesa
aveva
istigato
il
Commissario
Zérboli
contro
il
povero
ingegnere
in
capo
.
Sapeva
dallo
Zérboli
della
perquisizione
;
perciò
,
quando
vide
Greisberg
,
intese
ch
'
era
venuto
a
parlarle
di
questo
.
Ora
ella
voleva
bene
servirsi
del
Governo
per
i
suoi
rancori
privati
,
ma
,
per
principio
,
non
si
riconosceva
obbligata
mai
di
gratitudine
a
nessuno
.
Il
governo
austriaco
,
saggiando
un
impiegato
malfido
,
aveva
fatto
il
proprio
interesse
.
Ella
non
aveva
sollecitato
nulla
,
non
toccava
a
lei
di
chieder
nulla
;
toccava
al
cavaliere
di
parlare
per
primo
.
Ma
il
signor
cavaliere
,
furbo
,
maligno
e
orgoglioso
la
sua
parte
,
non
la
intendeva
così
.
La
vecchia
voleva
un
favore
e
per
averlo
doveva
piegarsi
a
baciar
le
unghie
benefiche
del
Governo
.
Tacque
alquanto
per
raccogliersi
e
vedere
se
l
'
altra
cedesse
.
Visto
che
stava
muta
e
dura
,
si
fece
a
un
tratto
molle
egli
stesso
,
sorridente
,
grazioso
,
le
disse
che
veniva
da
Verona
,
le
propose
d
'
indovinar
il
giro
che
aveva
fatto
.
Era
passato
per
un
paese
così
carino
,
aveva
veduto
una
villa
così
deliziosa
,
così
splendida
,
un
paradiso
!
Indovinare
non
era
il
forte
della
marchesa
;
gli
domandò
s
'
era
stato
in
Brianza
.
No
,
da
Verona
a
Brescia
per
la
Brianza
non
c
'
era
venuto
.
Tornò
a
descriver
la
villa
così
minutamente
che
la
marchesa
non
poté
a
meno
di
riconoscere
il
suo
possesso
di
Monzambano
.
Allora
il
cavaliere
le
propose
d
'
indovinare
perché
mai
fosse
andato
a
veder
la
villa
.
Ella
indovinò
subito
,
indovinò
tutta
la
tela
della
commedia
che
le
si
recitava
,
ma
il
suo
viso
melenso
non
ne
disse
nulla
.
Il
Delegato
di
Brescia
l
'
aveva
tastata
un
'
altra
volta
per
sapere
se
appigionerebbe
la
villa
a
S
.
E
.
il
Maresciallo
;
ed
ella
,
minacciata
segretamente
d
'
incendi
e
di
morte
dai
liberali
di
Brescia
,
aveva
preso
delle
rispettose
scappatoie
.
Sentì
ora
nel
discorso
del
Greisberg
la
tacita
offerta
di
un
contratto
e
si
pose
in
guardia
.
Confessò
al
cugino
che
non
sapeva
indovinare
neppur
questo
.
Già
le
pareva
di
diventare
ogni
giorno
più
stupida
.
Anni
e
dispiaceri
!
«
Ne
ho
avuto
uno
grosso
anche
di
questi
giorni
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Ho
saputo
che
la
Polizia
ha
fatto
una
perquisizione
in
casa
di
mio
nipote
a
Oria
.
»
Il
Greisberg
,
sentendosi
sfuggire
la
vecchia
ipocrita
,
buttò
via
i
guanti
e
la
fermò
con
gli
artigli
.
«
Marchesa
»
,
diss
'
egli
prendendo
un
tono
che
non
ammetteva
repliche
,
«
Ella
non
deve
parlare
di
dispiaceri
.
Ella
ha
fornito
per
mezzo
mio
e
per
mezzo
del
signor
Commissario
di
Porlezza
preziose
informazioni
al
Governo
,
il
quale
Le
tien
conto
delle
Sue
benemerenze
.
A
Suo
nipote
non
fu
torto
un
capello
né
si
torcerà
se
avrà
giudizio
.
Mi
rincresce
invece
che
non
si
avrà
modo
,
forse
,
di
prendere
provvedimenti
severi
contro
un
'
altra
persona
che
ha
dei
torti
privati
verso
di
Lei
.
Per
trovar
modo
di
colpire
questa
persona
il
signor
Commissario
di
Porlezza
ha
fatto
anche
più
del
suo
dovere
.
Ella
deve
capire
senz
'
altro
,
marchesa
,
che
non
è
il
caso
di
dispiaceri
e
che
anzi
ha
un
obbligo
particolare
verso
il
Governo
.
»
La
marchesa
non
s
'
era
mai
udita
parlare
così
alto
e
con
tanta
formidabile
autorità
.
Era
forse
ai
battiti
dispettosi
del
cuore
che
rispondeva
sopra
al
suo
rigido
busto
il
visibile
ondulamento
continuo
del
collo
e
del
capo
;
ma
pareva
proprio
il
moto
d
'
un
animale
che
lavorasse
faticosamente
a
ingoiar
un
boccone
enorme
.
A
ogni
modo
ella
non
piegò
fino
a
dire
una
parola
d
'
acquiescenza
.
Solamente
,
quando
riprese
la
sua
placidezza
obesa
,
osservò
che
non
aveva
mai
domandato
di
prendere
provvedimenti
contro
nessuno
,
che
se
nella
perquisizione
non
si
era
trovato
niente
a
carico
dell
'
ingegnere
Ribera
,
ne
aveva
piacere
;
che
del
resto
in
casa
Ribera
se
n
'
eran
dette
di
tutti
i
colori
e
che
i
discorsi
era
difficile
trovarli
.
Il
cavaliere
rispose
,
più
mansueto
,
che
non
poteva
dire
se
si
fosse
trovato
niente
o
no
e
che
l
'
ultima
parola
sarebbe
stata
pronunciata
dal
maresciallo
,
il
quale
intendeva
occuparsi
personalmente
della
cosa
.
Ciò
gli
diede
modo
di
ritornar
al
discorso
della
villa
di
Monzambano
.
La
chiese
formalmente
per
Sua
Eccellenza
che
intendeva
venirci
dentro
otto
giorni
.
La
marchesa
ringraziò
dell
'
onor
grande
,
disse
che
la
sua
villa
non
meritava
tanto
,
che
le
pareva
troppo
angusta
,
che
aveva
bisogno
di
riparazioni
,
che
bisognava
dirlo
a
Sua
Eccellenza
.
Avrebbe
voluto
differire
,
aspettar
il
prezzo
sciagurato
della
sua
condiscendenza
,
ma
il
cavaliere
diede
un
altro
colpo
di
artiglio
e
dichiarò
che
bisognava
risponder
subito
,
risponder
netto
,
sì
o
no
,
e
convenne
bene
che
la
vecchia
piegasse
il
capo
.
«
Per
compiacere
a
Sua
Eccellenza
»
,
diss
'
ella
.
Greisberg
tornò
subito
amabile
,
scherzò
sulle
misure
che
si
potrebbero
prendere
contro
quel
signor
ingegnere
.
Non
c
'
era
da
sparger
sangue
,
c
'
era
da
spargere
,
tutt
'
al
più
,
un
po
'
d
'
inchiostro
;
non
c
'
era
da
togliergli
la
libertà
,
c
'
era
da
rendergliela
intera
!
La
marchesa
non
fiatò
.
Fece
portare
due
limonate
e
sorbì
lentamente
la
sua
a
piccoli
sorsi
,
non
senza
una
fioca
espressione
di
contentezza
fra
un
sorso
e
l
'
altro
,
come
se
ci
fosse
nella
limonata
un
sapore
nuovo
e
squisito
.
Il
cavaliere
avrebbe
pur
voluto
da
lei
una
parola
esplicita
su
questo
punto
del
Ribera
,
una
confessione
del
suo
desiderio
,
e
posando
sul
vassoio
la
tazza
vuotata
rapidamente
,
le
disse
:
«
Mi
ci
metterò
io
,
sa
,
e
ci
riusciremo
a
questo
.
È
contenta
?
»
.
La
marchesa
continuò
a
sorseggiare
la
limonata
,
piano
,
piano
,
guardando
nel
bicchiere
.
«
Non
va
bene
?
»
,
domandò
ancora
il
cugino
dopo
una
inutile
attesa
.
«
Sì
,
è
buona
»
,
rispose
il
sonnolento
naso
.
«
Bevo
adagio
per
i
denti
.
»
Gli
ultimi
bisbigli
non
furono
umani
.
Luisa
e
Franco
erano
seduti
sull
'
erba
di
Looch
,
presso
al
cimitero
.
Parlavano
della
bontà
grande
e
squisita
della
mamma
,
la
paragonavano
alla
bontà
grande
e
semplice
dello
zio
notandone
le
somiglianze
e
le
differenze
.
Non
dicevano
quale
delle
due
bontà
paresse
loro
superiore
nell
'
insieme
,
ma
dai
loro
giudizi
s
'
indovinavano
le
inclinazioni
diverse
.
Franco
preferiva
la
bontà
tutta
penetrata
di
fede
nel
soprannaturale
e
Luisa
preferiva
l
'
altra
.
Egli
soffriva
di
questa
contraddizione
segreta
pur
esitando
di
rilevarla
,
temendo
di
premere
il
tasto
che
poteva
dare
una
nota
troppo
penosa
.
Ma
la
fronte
sua
n
'
era
adombrata
e
a
un
certo
punto
gli
sfuggì
di
dire
:
«
Quante
disgrazie
,
quante
amarezze
ha
sopportato
tua
madre
,
con
che
rassegnazione
,
con
che
forza
,
con
che
pace
!
Credi
tu
che
una
pura
bontà
naturale
le
avrebbe
potute
sopportare
così
?
»
.
«
Non
lo
so
»
,
rispose
Luisa
.
«
La
povera
mamma
aveva
vissuto
,
io
credo
,
in
un
mondo
superiore
prima
che
in
questo
:
aveva
sempre
il
cuore
là
.
»
Ella
non
disse
tutto
il
suo
pensiero
.
Pensava
che
se
le
anime
buone
di
questo
mondo
fossero
simili
nella
mansuetudine
religiosa
a
sua
madre
,
la
terra
diventerebbe
il
regno
dei
bricconi
e
dei
prepotenti
.
E
quanto
ai
dolori
che
non
vengono
dagli
uomini
ma
dalle
condizioni
stesse
della
vita
umana
,
le
pareva
di
ammirar
coloro
che
vi
resistono
per
una
forza
loro
propria
sopra
quegli
altri
che
invocano
e
ottengono
aiuto
dallo
stesso
Essere
onde
furono
percossi
.
Ma
ella
non
voleva
confessar
questi
sentimenti
a
suo
marito
.
Espresse
invece
la
speranza
che
lo
zio
non
avesse
a
incontrar
mai
afflizioni
gravi
.
Possibile
che
il
Signore
volesse
far
soffrire
un
uomo
tale
?
«
No
no
no
!
»
,
esclamò
Franco
,
che
in
un
altro
momento
non
avrebbe
osato
,
forse
,
ammonire
Iddio
a
questo
modo
.
Un
soffio
del
Boglia
calò
per
la
gola
di
Muzài
,
agitò
le
frondi
alte
dei
noci
.
A
Luisa
quello
stormire
parve
legarsi
con
le
ultime
parole
di
Franco
:
le
parve
che
il
vento
e
i
grandi
alberi
sapessero
qualche
cosa
del
futuro
e
ne
bisbigliassero
insieme
.
5
.
Il
segreto
del
vento
e
dei
noci
La
febbre
di
Maria
non
durò
che
otto
giorni
,
eppure
quando
la
piccina
si
alzò
i
suoi
genitori
la
trovarono
mutata
nel
viso
e
nello
spirito
più
che
se
gli
otto
giorni
fossero
stati
otto
mesi
.
Gli
occhi
avevan
preso
un
colore
più
oscuro
,
una
singolare
espressione
di
serietà
e
di
maturità
precoce
.
Parlava
più
chiaro
e
spedito
,
ma
con
le
persone
che
non
le
garbavano
non
parlava
affatto
;
neanche
le
salutava
.
Ciò
spiaceva
più
a
Franco
che
a
Luisa
.
Franco
la
voleva
gentile
e
Luisa
temeva
di
guastarle
la
sincerità
.
Maria
aveva
per
sua
madre
un
affetto
non
tanto
espansivo
ma
violento
:
fiero
,
quasi
,
e
geloso
.
Voleva
molto
bene
anche
a
suo
padre
;
però
si
capiva
che
lo
sentiva
diverso
da
sé
.
Franco
aveva
trasporti
di
passione
per
essa
,
l
'
afferrava
all
'
impensata
,
la
stringeva
,
la
divorava
di
baci
ed
ella
allora
gittava
il
capo
all
'
indietro
puntando
una
manina
sul
viso
di
suo
padre
e
guardandolo
scura
come
se
qualche
cosa
in
lui
le
fosse
straniero
e
ripugnante
.
Spesso
Franco
la
sgridava
con
ira
e
Maria
piangeva
,
lo
fissava
attraverso
le
lagrime
senza
muoversi
,
come
affascinata
,
ancora
con
quella
espressione
di
persona
che
non
comprende
.
Egli
vedeva
la
predilezione
della
bambina
per
sua
madre
e
se
ne
compiaceva
,
gli
pareva
una
preferenza
giusta
,
non
dubitava
che
Maria
,
più
tardi
,
avrebbe
teneramente
amato
anche
lui
.
A
Luisa
dispiaceva
molto
,
per
amore
del
marito
,
che
la
bambina
dimostrasse
maggior
affetto
a
lei
,
però
questo
sentimento
suo
non
era
vivo
e
schietto
come
la
compiacenza
generosa
di
Franco
.
A
Luisa
pareva
in
fondo
che
Franco
malgrado
tanti
trasporti
,
amasse
sua
figlia
come
un
essere
distinto
da
lui
;
mentre
lei
,
che
trasporti
esteriori
di
tenerezza
non
ne
aveva
,
amava
la
bambina
come
una
parte
vitale
di
se
stessa
;
perciò
non
poteva
trovare
ingiusto
d
'
esserne
preferita
.
Poi
ell
'
aveva
in
cuore
una
Maria
futura
probabilmente
diversa
da
quella
che
aveva
in
cuore
Franco
.
Anche
per
questo
non
le
poteva
rincrescere
di
avere
un
predominio
morale
sulla
figliuola
.
Vedeva
il
pericolo
che
Franco
favorisse
uno
sviluppo
forte
del
sentimento
religioso
;
pericolo
gravissimo
,
secondo
lei
;
perché
Maria
,
piena
di
curiosità
,
avida
di
racconti
,
aveva
i
germi
d
'
un
'
immaginazione
assai
viva
,
assai
propizia
alle
fantasie
religiose
e
ne
poteva
venire
uno
squilibrio
morale
.
Non
si
trattava
di
sopprimere
il
sentimento
religioso
;
questo
,
Luisa
non
l
'
avrebbe
fatto
mai
,
non
foss
'
altro
per
rispetto
a
Franco
;
ma
occorreva
che
Maria
,
fatta
donna
,
sapesse
trovare
il
perno
della
propria
vita
in
un
senso
morale
sicuro
e
forte
per
sé
,
non
appoggiato
a
credenze
che
finalmente
erano
ipotesi
e
opinioni
,
e
potevano
un
giorno
o
l
'
altro
mancarle
.
Serbar
fede
al
Giusto
,
al
Vero
,
fuor
di
qualsiasi
altra
fede
,
di
qualsiasi
speranza
e
paura
,
pareva
a
lei
lo
stato
più
sublime
della
coscienza
umana
.
A
una
tale
perfezione
si
figurava
aver
rinunciato
per
sé
poiché
andava
a
messa
e
due
volte
l
'
anno
ai
sacramenti
,
e
intendeva
rinunciarvi
per
Maria
,
ma
come
uno
che
rinuncia
alla
perfezione
cristiana
perché
si
trova
aver
moglie
e
figliuoli
;
a
malincuore
e
il
meno
possibile
.
A
Maria
poteva
essere
serbata
in
sorte
la
ricchezza
.
Bisognava
impedire
assolutamente
che
accettasse
una
vita
di
frivolezze
,
compensate
dalla
messa
alla
mattina
,
dal
rosario
alla
sera
e
da
elemosine
.
Luisa
si
era
provata
qualche
volta
di
tastar
Franco
su
questo
terreno
di
dare
all
'
educazione
di
Maria
un
indirizzo
morale
disgiunto
dall
'
indirizzo
religioso
e
il
tasto
aveva
sempre
risposto
male
.
Che
non
si
credesse
nella
religione
Franco
lo
capiva
;
che
qualcuno
la
potesse
trovare
insufficiente
come
norma
della
vita
,
gli
riusciva
affatto
inconcepibile
.
Che
tutti
poi
dovessero
aspirare
alla
santità
,
che
non
fosse
buon
cristiano
chi
amasse
il
tarocco
,
la
primiera
,
la
caccia
,
la
pesca
,
i
buoni
pranzetti
e
le
bottiglie
fini
,
neanche
gli
passava
per
il
capo
.
E
questo
indirizzo
morale
dell
'
educazione
disgiunto
dall
'
indirizzo
religioso
gli
pareva
una
fisima
perché
secondo
lui
i
galantuomini
senza
fede
erano
galantuomini
per
natura
o
per
abitudine
,
non
per
un
ragionamento
morale
o
filosofico
.
Non
c
'
era
dunque
modo
per
Luisa
d
'
intendersi
con
suo
marito
circa
questo
delicato
punto
.
Doveva
operare
da
sé
e
con
molta
cautela
per
non
offenderlo
né
affliggerlo
.
Se
Franco
mostrava
alla
bambina
le
stelle
e
la
luna
,
i
fiori
e
le
farfalle
come
opere
mirabili
di
Dio
e
le
faceva
della
poesia
religiosa
buona
per
una
ragazza
di
dodici
anni
,
Luisa
taceva
;
se
invece
gli
avveniva
di
dire
a
Maria
:
«
Bada
,
Iddio
non
vuole
che
tu
faccia
questo
,
Iddio
non
vuole
che
tu
faccia
quello
»
,
Luisa
soggiungeva
subito
:
«
Questo
è
male
,
quello
è
male
,
non
si
deve
mai
far
il
male
»
.
Qui
però
non
poteva
a
meno
di
aprirsi
qualche
screzio
visibile
fra
il
padre
e
la
madre
perché
non
sempre
il
giudizio
morale
dell
'
uno
si
accordava
col
giudizio
morale
dell
'
altra
.
Una
volta
erano
insieme
alla
finestra
della
sala
mentre
Maria
giuocava
sul
sagrato
con
una
bambina
di
Oria
presso
a
poco
della
sua
età
.
Passa
un
fratello
di
questa
,
un
prepotentone
di
otto
anni
e
intima
alla
sorellina
di
seguirlo
.
Questa
rifiuta
e
piange
.
Maria
,
seria
seria
,
affronta
il
prepotente
con
i
pugni
.
Franco
la
trattiene
con
una
chiamata
imperiosa
;
la
piccina
si
volta
a
guardarlo
e
scoppia
in
lagrime
mentre
quell
'
altro
si
trascina
via
la
sua
vittima
.
Luisa
lasciò
la
finestra
dicendo
sottovoce
a
suo
marito
:
«
Scusa
,
questo
non
è
giusto
»
.
«
Come
non
è
giusto
?
»
Franco
si
riscaldò
,
alzò
la
voce
,
chiese
a
sua
moglie
se
voleva
una
Maria
violenta
e
manesca
.
Ella
rispondeva
con
dolcezza
e
con
fermezza
,
senza
risentirsi
di
qualche
parola
pungente
,
sosteneva
che
il
sentimento
di
Maria
era
buono
,
che
opporsi
alla
prepotenza
e
all
'
ingiustizia
era
il
compito
migliore
per
tutti
,
che
se
un
bambino
vi
adoperava
le
mani
,
fatto
adulto
vi
avrebbe
adoperato
mezzi
più
civili
,
ma
che
se
si
reprimeva
in
lui
la
espressione
naturale
dell
'
animo
,
si
correva
il
rischio
di
schiacciare
con
essa
anche
il
buon
sentimento
nascente
.
Franco
non
si
persuase
.
Secondo
lui
era
molto
dubbio
che
in
Maria
vi
fossero
di
quei
sentimenti
eroici
.
Ella
si
era
arrabbiata
di
vedersi
portar
via
la
sua
compagna
di
giuoco
e
niente
altro
.
Ma
poi
,
la
parte
della
donna
non
era
forse
di
opporre
alle
ingiustizie
e
alle
prepotenze
una
dolcezza
mansueta
,
di
mitigare
ed
emendare
gli
offensori
piuttosto
che
di
respinger
con
la
forza
l
'
offesa
?
Luisa
diventò
rossa
e
rispose
che
ad
alcune
donne
,
forse
alle
migliori
,
questa
parte
conveniva
,
ma
che
non
poteva
convenire
a
tutte
perché
tutte
non
potevano
essere
tanto
miti
e
umili
.
«
E
tu
sei
di
quelle
altre
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
Credo
di
sì
.
»
«
Bella
cosa
!
»
«
Ti
rincresce
molto
?
»
«Moltissimo.»
Luisa
gli
pose
le
mani
sulle
spalle
.
«
Ti
rincresce
molto
?
»
,
diss
'
ella
fissandolo
negli
occhi
,
«
che
io
m
'
irriti
come
te
d
'
aver
questi
padroni
in
casa
,
che
io
desideri
come
te
di
aiutare
anche
con
le
mie
mani
a
cacciarli
via
o
preferiresti
che
io
cercassi
di
emendare
Radetzky
e
di
mitigare
i
croati
?
»
«
Questa
è
un
'
altra
cosa
!
»
«
Come
un
'
altra
cosa
?
No
,
è
la
stessa
cosa
!
»
«
È
un
'
altra
cosa
!
»
,
ripeté
Franco
;
e
non
seppe
dimostrare
che
fosse
un
'
altra
cosa
.
Gli
pareva
di
aver
torto
secondo
un
raziocinio
superficiale
e
di
avere
ragione
secondo
una
verità
profonda
che
non
riusciva
ad
afferrare
.
Non
parlò
più
,
fu
pensieroso
tutto
quel
giorno
e
si
vedeva
che
cercava
la
sua
risposta
.
Ci
pensò
anche
la
notte
,
gli
parve
di
averla
trovata
e
chiamò
sua
moglie
che
dormiva
.
«
Luisa
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Luisa
!
Quella
è
un
'
altra
cosa
.
»
«
Cos
'
è
stato
?
»
,
fece
Luisa
svegliandosi
di
soprassalto
.
Egli
aveva
pensato
che
la
offesa
del
dominio
straniero
non
era
personale
come
le
offese
private
e
che
procedeva
dalla
violazione
d
'
un
principio
di
giustizia
generale
;
ma
nell
'
atto
di
spiegar
ciò
a
sua
moglie
,
gli
venne
in
mente
che
anche
nelle
offese
private
aveva
sempre
luogo
la
violazione
d
'
un
principio
di
giustizia
generale
,
si
figurò
di
avere
sbagliato
.
«
Niente
»
,
diss
'
egli
.
Sua
moglie
credette
che
sognasse
e
,
posatogli
il
capo
sopra
una
spalla
,
si
riaddormentò
.
Se
vi
erano
argomenti
capaci
di
convertire
Franco
alle
idee
di
sua
moglie
,
erano
quel
dolce
contatto
,
quel
dolce
respiro
vicino
al
suo
petto
,
che
gli
avevan
fatto
tante
altre
volte
deliziosamente
sentire
un
reciproco
abbandono
delle
anime
.
Ora
non
fu
così
.
Gli
passò
anzi
nel
cervello
,
come
una
lama
rapida
e
fredda
,
il
pensiero
che
questo
latente
antagonismo
fra
le
idee
di
sua
moglie
e
le
sue
avesse
un
giorno
o
l
'
altro
a
scoppiare
in
qualche
doloroso
modo
e
se
la
strinse
atterrito
nelle
braccia
come
per
difender
sé
e
lei
contro
i
fantasmi
della
propria
mente
.
Il
sei
novembre
,
dopo
colazione
,
Franco
prese
le
sue
grosse
forbici
da
giardiniere
per
fare
il
solito
sterminio
di
seccumi
nel
giardinetto
e
sulla
terrazza
.
Era
un
'
ora
di
tanta
bellezza
,
di
tanta
pace
da
stringere
il
cuore
.
Non
una
foglia
che
si
muovesse
;
purissima
,
cristallina
l
'
aria
da
ponente
;
sfumanti
a
levante
,
dentro
lievi
vapori
,
le
montagne
fra
Osteno
e
Porlezza
;
la
casa
sfolgorata
dal
sole
e
dai
riverberi
tremoli
del
lago
;
il
sole
assai
caldo
ma
i
crisantemi
del
giardinetto
,
gli
ulivi
,
gli
allori
della
costa
più
visibili
fra
il
rosseggiar
delle
foglie
caduche
,
certa
segreta
frescura
dell
'
aria
imbalsamata
d
'
olea
fragrans
,
il
silenzio
d
'
ogni
vento
,
le
aeree
montagne
del
lago
di
Como
bianche
di
neve
accordantisi
malinconicamente
a
dire
che
la
cara
stagione
moriva
.
Sterminati
i
seccumi
,
Franco
propose
a
sua
moglie
di
andar
in
barca
a
Casarico
per
riportare
all
'
amico
Gilardoni
i
due
primi
volumi
dei
Mystères
du
Peuple
,
divorati
avidamente
in
pochi
giorni
,
e
averne
il
terzo
.
Fu
deciso
di
partire
a
mezzogiorno
,
dopo
aver
posto
a
letto
Maria
.
Ma
prima
che
Maria
fosse
a
letto
comparve
tutta
ansante
,
col
cappello
e
la
mantiglia
a
sghimbescio
,
la
Barborin
Pasotti
.
Era
salita
dal
cancello
del
giardinetto
e
si
fermò
sulla
soglia
della
sala
.
Veniva
per
la
prima
volta
dopo
la
perquisizione
;
vide
i
suoi
amici
,
giunse
le
mani
,
ripeté
sottovoce
:
«
Ah
Signor
,
ah
Signor
,
ah
Signor
!
»
,
si
precipitò
su
Luisa
,
la
coperse
di
baci
.
«
Cara
la
mia
tosa
!
Cara
la
mia
tosa
!
»
.
Avrebbe
volentieri
fatto
altrettanto
con
Franco
,
ma
Franco
non
gradiva
certe
espansioni
,
aveva
una
faccia
poco
incoraggiante
,
per
cui
la
povera
donna
si
accontentò
di
prendergli
e
scuotergli
ambedue
le
mani
.
«
Car
el
mè
don
Franco
!
Car
el
mè
don
Franco
!
»
.
Si
raccolse
finalmente
in
braccio
la
Maria
che
le
puntò
le
manine
al
petto
facendo
un
viso
simile
a
quello
di
suo
padre
.
«
Son
vègia
,
neh
?
Son
brutta
,
neh
?
Te
piasi
no
?
L
'
è
nient
,
l
'
è
nient
,
l
'
è
nient
!
»
.
E
si
mise
a
baciarle
umilmente
le
braccia
e
le
spalle
,
non
osando
affrontare
il
visetto
acerbo
.
Poi
disse
ai
suoi
amici
che
aveva
portato
loro
una
bella
notizia
e
gli
occhi
le
brillavano
di
questo
mistero
gaudioso
.
La
marchesa
aveva
scritto
a
Pasotti
e
nella
lettera
c
'
era
un
periodo
che
la
Barborin
aveva
imparato
a
mente
:
«
Ho
appreso
con
vivo
dispiacere
(
vivo
dispiacere
,
gh
'
è
sü
inscì
)
il
triste
fatto
di
Oria
...
di
Oria
...
(
spètta
!
)
il
triste
fatto
di
Oria
...
(
ah
!
)
e
benché
mio
nipote
nulla
meriti
,
(
ciào
,
quell
pacienza
!
)
desidero
non
abbia
cattive
conseguenze
»
.
Il
periodo
non
ebbe
un
gran
successo
.
Luisa
fece
il
viso
scuro
e
non
parlò
;
Franco
guardò
sua
moglie
e
non
osò
metter
fuori
il
commento
favorevole
che
aveva
nella
bocca
ma
non
,
per
verità
,
nel
cuore
.
La
povera
Barborin
che
aveva
approfittato
della
andata
di
suo
marito
a
Lugano
per
correre
a
portar
il
suo
zuccherino
,
rimase
assai
mortificata
,
guardava
contrita
ora
Luisa
ora
Franco
e
finì
col
togliersi
di
tasca
uno
zuccherino
vero
e
proprio
onde
darlo
a
Maria
.
Poi
,
avendo
capito
che
gli
sposi
desideravano
partire
in
barca
e
struggendosi
di
stare
un
po
'
con
Maria
,
tanto
disse
e
fece
che
quelli
se
ne
andarono
lasciando
l
'
incarico
alla
Veronica
di
metter
la
bambina
a
letto
un
po
'
più
tardi
.
Maria
non
parve
gradir
molto
la
compagnia
della
sua
vecchia
amica
.
Taceva
,
taceva
ostinatamente
e
non
andò
molto
che
spalancò
la
bocca
e
scoppiò
in
lagrime
.
La
povera
Pasotti
non
sapeva
che
Santi
invocare
.
Invocò
la
Veronica
,
ma
la
Veronica
discorreva
con
una
guardia
di
finanza
e
non
udì
o
non
volle
udire
.
Offerse
anelli
,
braccialetti
,
l
'
orologio
,
persino
il
cappellone
da
viceregina
Beauharnais
,
ma
nulla
riuscì
gradito
.
Maria
continuava
a
piangere
.
Ebbe
allora
l
'
idea
di
mettersi
al
piano
e
si
mise
a
picchiare
e
ripicchiare
otto
o
dieci
battute
d
'
una
monferrina
antidiluviana
.
Allora
la
principessina
Maria
si
mansuefece
,
si
lasciò
pigliar
dalla
sua
musicista
di
camera
così
delicatamente
come
se
le
sue
braccine
fossero
state
ali
di
farfalla
e
posar
sulle
ginocchia
così
piano
come
se
vi
fosse
stato
pericolo
di
far
cader
in
polvere
le
vecchie
gambe
.
Udite
cinque
o
sei
repliche
della
monferrina
,
Maria
fece
un
visino
annoiato
,
si
provò
di
strappar
dal
piano
le
mani
rugose
della
suonatrice
e
disse
sottovoce
:
«
Cantami
una
canzonetta
»
.
Poi
,
non
ottenendo
risposta
,
si
voltò
a
guardarla
in
faccia
,
le
gridò
a
squarciagola
:
«
Cantami
una
canzonetta
!
»
.
«
Non
capisco
»
,
rispose
la
Pasotti
,
«
sono
sorda
.
»
«
Perché
sei
sorda
?
»
«
Sono
sorda
»
,
replicò
l
'
infelice
,
sorridendo
.
«
Ma
perché
sei
sorda
?
»
La
Pasotti
non
poteva
immaginare
cosa
chiedesse
la
bambina
.
«
Non
capisco
»
,
diss
'
ella
.
«
Allora
»
,
fece
Maria
con
un
'
aria
molto
grave
,
«
sei
stupida
.
»
Dopo
di
che
aggrottò
le
ciglia
e
riprese
piagnucolando
:
«
Voglio
una
canzonetta
!
»
Qualcuno
disse
dal
giardinetto
:
«
Eccolo
,
quel
delle
canzonette
!
»
Maria
alzò
il
viso
,
s
'
illuminò
tutta
.
«
Missipipì
»
,
diss
'
ella
e
scivolò
giù
dalle
ginocchia
della
Pasotti
,
corse
incontro
allo
zio
Piero
ch
'
entrava
.
Si
alzò
anche
la
Pasotti
,
stese
le
braccia
,
tutta
sorpresa
e
ridente
,
verso
il
vecchio
inaspettato
amico
.
«
Tè
chì
,
tè
chì
,
tè
chì
!
»
.
E
corse
a
salutarlo
.
La
Maria
strillò
tanto
forte
«
Missipipì
,
Missipipì
!
»
,
e
si
avvinghiò
tanto
stretta
alle
gambe
dello
zio
che
questi
,
quantunque
paresse
non
averne
voglia
,
dovette
pur
sedere
sul
canapè
,
pigliarsi
la
bambina
sulle
ginocchia
e
ripeterle
la
vecchia
canzone
:
Ombretta
sdegnosa
...
Dopo
quattro
o
cinque
Missipipì
la
Pasotti
,
temendo
che
suo
marito
ritornasse
,
prese
congedo
.
La
Veronica
voleva
porre
Maria
a
letto
.
La
piccina
si
crucciò
,
lo
zio
intervenne
:
«
Oh
lasciatela
un
po
'
qui
!
»
,
e
uscì
con
lei
sulla
terrazza
per
vedere
se
il
papà
e
la
mamma
ritornassero
.
Nessuna
barca
veniva
da
Casarico
.
La
piccina
ordinò
allo
zio
di
sedere
e
gli
si
arrampicò
sulle
ginocchia
.
«
Perché
sei
venuto
?
»
,
diss
'
ella
.
«
Non
c
'
è
mica
,
sai
,
il
pranzo
per
te
.
»
«
Me
lo
farai
tu
,
il
pranzo
.
Sono
venuto
per
star
con
te
.
»
«
Sempre
?
»
«Sempre.»
«
Proprio
sempre
sempre
sempre
?
»
«
Proprio
sempre
.
»
Maria
tacque
,
pensierosa
.
Poi
domandò
:
«
E
cosa
mi
hai
portato
?
»
Lo
zio
si
levò
di
tasca
un
fantoccio
di
gomma
.
Se
Maria
avesse
potuto
sapere
,
intendere
con
quale
animo
,
sotto
qual
colpo
lo
zio
fosse
andato
a
prender
per
lei
quel
fantoccino
avrebbe
pianto
di
tenerezza
.
«
È
brutto
questo
regalo
»
,
diss
'
ella
,
ricordando
gli
altri
dello
zio
.
«
E
se
resti
qui
,
non
mi
porti
più
niente
?
»
«
Più
niente
.
»
«
Va
'
via
,
zio
»
,
diss
'
ella
.
Egli
sorrise
.
Adesso
Maria
volle
sapere
dallo
zio
se
,
quando
era
bambino
lui
,
suo
zio
gli
portasse
regali
.
Ma
questo
zio
dello
zio
,
per
quanto
la
cosa
paresse
impossibile
a
Maria
,
non
era
mai
esistito
.
E
allora
chi
gli
portava
regali
?
Ed
era
egli
un
buon
bambino
?
Piangeva
?
Lo
zio
si
mise
a
raccontarle
cose
della
sua
infanzia
,
cose
di
sessant
'
anni
prima
,
quando
la
gente
portava
parrucca
e
codino
.
Si
compiaceva
di
ricordare
alla
nipotina
quel
tempo
lontano
,
di
farla
vivere
per
un
momento
insieme
ai
suoi
vecchi
,
e
parlava
con
gravità
triste
,
come
avendo
presenti
quei
cari
morti
,
come
parlando
più
per
essi
che
per
lei
.
Ella
gli
fissava
in
viso
gli
occhi
spalancati
,
non
batteva
palpebra
.
Né
lui
né
lei
s
'
accorgevano
che
intanto
passava
il
tempo
,
né
lui
né
lei
pensavano
più
alla
barca
che
doveva
venire
.
E
la
barca
venne
,
Luisa
e
Franco
salirono
senza
sospettare
di
nulla
,
pensando
che
la
bambina
dormisse
.
Franco
fu
il
primo
che
vide
sotto
i
rami
cadenti
delle
passiflore
lo
zio
seduto
,
curvo
su
Maria
che
gli
stava
sulle
ginocchia
.
Mise
una
gran
voce
di
sorpresa
e
corse
là
seguito
da
Luisa
,
con
l
'
idea
che
fosse
successo
qualche
cosa
.
«
Tu
qui
?
»
,
diss
'
egli
correndo
.
Luisa
,
pallida
,
non
disse
nulla
.
Lo
zio
alzò
il
capo
,
li
vide
:
essi
compresero
subito
che
vi
era
una
brutta
novità
,
non
gli
avevano
mai
veduto
una
faccia
così
seria
.
«
Addio
»
,
diss
'
egli
.
«
Cosa
è
stato
?
»
,
sussurrò
Franco
.
Egli
fe
'
cenno
ad
ambedue
di
ritirarsi
dalla
terrazza
nella
loggia
,
ve
li
seguì
,
allargò
le
braccia
,
povero
vecchio
,
come
un
crocifisso
e
disse
con
voce
triste
ma
tranquilla
:
«
Destituito
»
.
Franco
e
Luisa
lo
guardarono
un
momento
come
istupiditi
.
Poi
Franco
esclamò
:
«
Oh
zio
,
zio
!
»
,
e
lo
abbracciò
.
Vedendo
quell
'
atto
e
il
viso
di
sua
madre
,
Maria
scoppiò
in
lagrime
.
Luisa
cercò
di
farla
tacere
,
ma
ella
stessa
,
la
donna
forte
,
aveva
il
pianto
alla
gola
.
Seduto
sul
canapè
della
sala
lo
zio
raccontò
che
l
'
I
.
R
.
Delegato
di
Como
lo
aveva
fatto
chiamare
per
dirgli
che
la
perquisizione
operata
nella
sua
casa
di
Oria
aveva
dati
risultati
dolorosi
e
inattesi
;
quali
,
non
aveva
voluto
assolutamente
dire
.
Aveva
poi
soggiunto
che
s
'
era
voluto
iniziare
un
processo
contro
di
lui
ma
che
in
vista
dei
lunghi
e
lodevoli
servigi
prestati
al
Governo
si
limitava
a
togliergli
l
'
ufficio
.
Lo
zio
aveva
insistito
per
conoscere
le
accuse
e
colui
l
'
aveva
licenziato
senza
rispondere
.
«
E
allora
?
»
,
disse
Franco
.
«
E
allora
...
»
.
Lo
zio
tacque
un
poco
e
poi
pronunciò
una
frase
sacramentale
d
'
ignota
origine
che
egli
stesso
e
i
suoi
compagni
tarocchisti
solevano
ripetere
quando
il
giuoco
andava
disperatamente
male
:
«
Siamo
arcifritti
,
o
Regina
»
.
Vi
fu
un
lungo
silenzio
;
poi
Luisa
si
buttò
al
collo
del
vecchio
.
«
Zio
,
zio
»
,
gli
sussurrò
,
«
ho
paura
che
sia
stato
per
causa
nostra
!
»
Ella
pensava
alla
nonna
e
lo
zio
intese
che
accusasse
Franco
e
sé
di
qualche
imprudenza
.
«
Sentite
,
cari
amici
»
,
diss
'
egli
con
un
tono
bonario
che
aveva
pure
qualche
recondito
sapore
di
rimprovero
,
«
questi
sono
discorsi
inutili
.
Adesso
la
frittata
è
fatta
e
bisogna
pensare
al
pane
.
Fate
conto
su
questa
casa
,
su
qualche
piccolo
risparmio
che
mi
frutta
circa
quattro
svanziche
al
giorno
e
su
due
bocche
di
più
:
la
mia
e
quella
della
Cia
;
la
mia
,
speriamo
per
poco
tempo
.
»
Franco
e
Luisa
protestarono
.
«
Ci
vuol
altro
!
Ci
vuol
altro
!
»
,
fece
lo
zio
agitando
le
braccia
,
come
a
dispregio
di
un
sentimentalismo
irragionevole
.
«
Viver
bene
e
crepare
a
tempo
.
Questa
è
la
regola
.
La
prima
parte
l
'
ho
fatta
,
adesso
mi
tocca
di
fare
la
seconda
.
Intanto
mandatemi
dell
'
acqua
in
camera
e
aprite
la
mia
borsa
.
Vi
troverete
dieci
polpette
che
la
signora
Carolina
dell
'
Agria
mi
ha
voluto
dare
per
forza
.
Vedete
che
le
cose
non
vanno
poi
troppo
male
.
»
Ciò
detto
lo
zio
si
alzò
e
se
n
'
andò
per
l
'
uscio
del
salotto
con
passo
franco
,
mostrando
anche
da
tergo
la
sua
faccia
eretta
,
il
suo
modesto
ventre
pacifico
,
la
sua
serenità
di
filosofo
antico
.
Franco
,
ritto
sul
limitare
della
terrazza
,
con
le
braccia
incrociate
sul
petto
e
le
sopracciglia
aggrottate
,
guardava
verso
Cressogno
.
Se
in
quel
momento
egli
avesse
avuto
fra
le
mascelle
un
fascio
di
Delegati
,
di
Commissari
,
di
birri
e
di
spie
,
avrebbe
tirato
tale
un
colpo
di
denti
da
farne
una
melma
sola
.
6
.
L
'
asso
di
danari
spunta
«
La
barca
è
pronta
»
,
disse
Ismaele
,
entrando
senza
complimenti
con
la
pipa
nella
sinistra
e
una
lanterna
nella
destra
.
«
Che
ore
sono
?
»
,
domandò
Franco
.
«
Undici
e
mezzo
.
»
«
Il
tempo
?
»
«Nevica.»
«
Bene
»
,
esclamò
lo
zio
,
ironicamente
,
allargando
le
gambe
davanti
alla
vampa
del
ginepro
che
scoppiettava
nel
caminetto
.
Nel
minuscolo
salottino
assediato
dall
'
inverno
Luisa
stava
mettendo
,
ginocchioni
,
un
fazzoletto
al
collo
di
Maria
,
Franco
aspettava
col
cappuccio
di
sua
moglie
in
mano
e
la
Cia
,
la
vecchia
governante
,
col
cappello
in
testa
e
le
mani
nel
manicotto
,
andava
brontolando
al
suo
padrone
:
«
Che
signore
è
mai
Lei
!
Cosa
vuol
fare
qui
solo
a
casa
?
»
.
«
Per
dormire
non
ho
bisogno
di
nessuno
»
,
rispose
l
'
ingegnere
,
«
e
se
sono
matti
gli
altri
non
sono
matto
io
.
Mettetemi
qua
il
mio
latte
e
il
mio
lume
.
»
Era
la
vigilia
di
Natale
e
l
'
idea
pazza
di
quella
gente
savia
,
la
risoluzione
che
pareva
incredibile
all
'
ingegnere
era
di
andare
a
S
.
Mamette
per
assistervi
alla
messa
solenne
di
mezzanotte
.
«
E
quella
povera
vittima
!
»
,
diss
'
egli
guardando
la
bambina
.
Franco
diventò
rosso
,
osservò
che
desiderava
prepararle
dei
ricordi
preziosi
,
questa
partenza
notturna
in
barca
,
il
lago
oscuro
,
la
neve
,
la
chiesa
piena
di
lumi
e
di
gente
,
l
'
organo
,
i
canti
,
la
santità
del
Natale
.
Egli
parlava
con
calore
non
tanto
per
lo
zio
,
forse
,
quanto
per
un
'
altra
persona
che
taceva
.
«
Sì
sì
sì
sì
»
,
fece
lo
zio
,
come
se
si
fosse
aspettata
questa
rettorica
,
questa
poesia
buona
a
niente
.
«
Anch
'
io
,
sai
,
il
punch
!
»
,
gli
disse
la
piccina
.
Lo
zio
sorrise
:
manco
male
!
Quello
sarà
proprio
un
ricordo
prezioso
.
Franco
,
sentendosi
così
demolire
la
sua
sottile
preparazione
di
ricordi
religiosi
e
poetici
,
si
fece
scuro
.
«
E
questo
Gilardoni
?
»
,
chiese
Luisa
.
«
Sono
qui
adesso
»
,
fece
Ismaele
uscendo
con
la
sua
lanterna
.
Il
professore
Gilardoni
aveva
invitato
i
Maironi
e
donna
Ester
Bianchi
a
prendere
il
punch
in
casa
sua
dopo
la
messa
.
Lo
si
aspettava
dal
Niscioree
dov
'
era
andato
a
pigliare
la
signorina
che
ci
viveva
sola
con
due
vecchie
serve
,
dopo
la
morte
del
padre
avvenuta
nel
1852
.
L
'
ottimo
professore
aveva
pianto
segretamente
la
signora
Teresa
per
uno
spazio
di
tempo
ragionevole
.
Durante
quella
pessima
convalescenza
del
cuore
che
lo
tiene
debole
e
molle
,
in
continuo
pericolo
di
ricadere
,
egli
si
era
troppo
poco
guardato
dal
bel
visino
brioso
,
dagli
occhi
vivaci
,
dalla
gaiezza
scintillante
della
principessina
del
Niscioree
,
come
la
chiamavano
i
Maironi
.
Ella
era
così
diversa
nello
spirito
e
nel
corpo
dalla
signora
Teresa
,
la
sua
persona
vigorosa
nelle
forme
della
grazia
più
squisita
suggeriva
l
'
idea
di
un
amore
così
lontano
da
quell
'
altro
,
che
al
professore
pareva
di
poterle
volere
bene
senza
offendere
la
santa
immagine
della
madre
di
Luisa
.
Infatti
egli
santificò
sempre
maggiormente
questa
immagine
,
la
spinse
in
su
in
su
verso
il
cielo
,
tanto
in
su
che
qualche
nuvola
cominciò
a
passare
fra
lui
e
lei
;
prima
eran
cirri
,
adesso
eran
cumuli
e
stava
per
giungere
uno
strato
definitivo
.
Egli
era
più
timido
ancora
con
donna
Ester
che
non
lo
fosse
stato
con
la
signora
Teresa
.
Aveva
del
resto
un
inconscio
bisogno
di
amare
senza
speranza
per
potersi
poi
compiangere
,
per
la
voluttà
di
un
doppio
intenerimento
,
verso
una
bella
creatura
e
verso
se
stesso
.
E
la
sua
timidezza
era
pure
contenta
di
possedere
una
scusa
in
quella
gran
differenza
d
'
età
e
di
aspetto
.
Però
col
non
far
alcuna
difesa
contro
gli
occhi
maliziosi
,
i
folti
capelli
biondi
,
il
sottile
collo
di
neve
,
col
bersi
e
ribersi
nel
cuore
la
voce
fresca
,
il
riso
d
'
argento
,
l
'
uomo
si
metteva
in
pericolo
di
cuocere
intollerabilmente
.
Ester
,
che
a
ventisette
anni
ne
mostrava
venti
salvo
che
nella
morbidezza
delle
movenze
e
in
una
certa
occulta
,
deliziosa
scienza
degli
occhi
,
non
aveva
desiderato
di
pescar
quell
'
amante
rispettabile
ma
lo
sentiva
preso
e
se
ne
compiaceva
,
stimandolo
un
grande
ingegno
,
un
sapientone
.
Che
egli
osasse
parlarle
d
'
amore
,
ch
'
ella
potesse
sposar
quella
sapienza
giallognola
,
rugosa
e
secca
,
neppure
le
veniva
in
mente
;
ma
neanche
avrebbe
voluto
spegnere
un
focherello
così
discreto
che
faceva
onore
a
lei
e
,
probabilmente
,
piacere
a
lui
.
S
'
ella
ne
rideva
qualche
volta
con
Luisa
,
non
era
però
mai
la
prima
a
ridere
e
soggiungeva
subito
:
«
Povero
signor
Gilardoni
!
Povero
professore
!
»
.
Ella
entrò
frettolosa
,
con
la
testolina
bionda
chiusa
in
un
gran
cappuccio
nero
,
come
una
primavera
travestitasi
,
per
chiasso
,
da
dicembre
.
Dicembre
le
veniva
dietro
,
affagottato
il
collo
in
una
gran
sciarpa
sulla
quale
si
porgeva
,
lucente
e
rosso
,
il
naso
professorale
irritato
dalla
neve
.
Era
tardi
,
tutti
si
accomiatarono
dallo
zio
ed
egli
rimase
solo
con
il
suo
lume
e
il
suo
latte
,
davanti
alle
ultime
brage
moribonde
del
ginepro
.
Gli
restava
sul
viso
una
leggera
ombra
di
disapprovazione
.
Franco
faceva
troppo
il
poeta
!
Adesso
la
vita
era
dura
in
casa
Maironi
.
Si
faceva
colazione
con
una
tazza
di
latte
e
cicoria
adoperando
certo
zucchero
rosso
che
puzzava
di
farmacia
.
Non
si
mangiava
carne
che
la
domenica
e
il
giovedì
.
Una
bottiglia
di
vin
Grimelli
veniva
ogni
giorno
in
tavola
per
lo
zio
,
il
quale
non
voleva
saperne
di
privilegi
.
Ogni
giorno
,
per
questa
bottiglia
,
sorgevano
le
stesse
nubi
,
scoppiava
la
stessa
piccola
burrasca
e
si
scioglieva
secondo
il
volere
dello
zio
,
con
una
brevissima
pioggerella
di
decotto
in
ciascuno
dei
cinque
bicchieri
.
La
serva
era
stata
licenziata
;
restava
la
Veronica
per
le
faccende
grosse
,
per
la
polenta
,
e
qualche
volta
per
badare
a
Maria
.
Malgrado
queste
ed
altre
economie
,
malgrado
che
la
Cia
avesse
rinunciato
al
suo
salario
,
malgrado
i
doni
di
ricotta
,
di
mascherpa
,
di
formaggio
di
capra
,
di
castagne
,
di
noci
,
che
piovevano
dalla
gente
del
paese
,
Luisa
non
riusciva
a
tener
la
spesa
dentro
l
'
entrata
.
Si
era
procacciato
qualche
lavoro
di
copiatura
da
un
notaio
di
Porlezza
;
molta
fatica
e
miserabilissimi
guadagni
.
Franco
aveva
cominciato
a
copiar
con
ardore
anche
lui
,
ma
ci
reggeva
meno
di
sua
moglie
e
poi
non
c
'
era
lavoro
per
due
.
Avrebbe
dovuto
darsi
le
mani
attorno
,
cercar
un
impiego
privato
,
ma
di
questo
lo
zio
non
vedeva
indizio
;
per
cui
?
Per
cui
,
questo
pensare
a
spedizioni
poetiche
gli
pareva
anche
più
fuor
di
luogo
.
Dopo
aver
meditato
alquanto
sulla
triste
situazione
e
sulla
poca
probabilità
che
Franco
sapesse
uscirne
,
trovò
che
dal
canto
suo
la
prima
cosa
a
fare
era
di
bere
il
suo
latte
e
la
seconda
di
andarsene
a
letto
.
Ma
no
,
gli
venne
un
altro
pensiero
.
Aperse
l
'
uscio
della
sala
,
e
,
visto
tutto
buio
,
andò
in
cucina
,
accese
una
lanterna
,
la
portò
in
loggia
,
spalancò
una
finestra
e
,
poiché
nevicava
senza
vento
,
posò
il
lume
sul
davanzale
,
onde
quella
gente
poetica
potesse
dirigersi
ritornando
a
casa
per
il
lago
tenebroso
.
Dopo
di
che
se
n
'
andò
a
dormire
.
Nella
vecchia
barca
di
casa
l
'
ingegnoso
Franco
aveva
architettato
una
specie
di
felze
per
l
'
inverno
con
due
finestrini
ai
lati
e
un
usciolino
a
prora
.
Ora
i
sei
viaggiatori
vi
stavano
attorno
a
un
minuscolo
tavolino
,
sul
quale
ardeva
una
candela
.
Vedendo
l
'
espressione
estatica
del
professore
ch
'
era
seduto
in
faccia
a
Ester
,
Franco
si
divertì
a
spegner
il
lume
e
osservò
che
la
filosofia
poteva
trovarsi
male
al
buio
,
ma
che
la
poesia
ci
si
trovava
benissimo
.
Infatti
i
pensieri
suoi
e
de
'
suoi
compagni
,
prima
raccolti
intorno
al
lume
,
uscivano
adesso
per
il
vetro
dell
'
usciolino
dietro
un
chiaror
fioco
dove
si
vedeva
la
prora
della
barca
,
già
biancastra
di
neve
sul
lago
immobile
e
nero
.
E
le
immaginazioni
lavoravano
.
A
chi
pareva
di
andar
verso
Osteno
,
a
chi
pareva
di
andar
verso
la
Caravina
,
a
chi
pareva
di
andar
verso
Cadate
;
e
ciascuno
diceva
i
propri
dubbi
parlando
piano
come
per
non
svegliare
il
lago
addormentato
.
Un
po
'
alla
volta
si
misero
a
discutere
,
ma
le
sei
teste
,
ad
ogni
colpo
dei
remi
,
facevano
un
cenno
di
completo
accordo
.
Così
ciascuno
dei
critici
saliti
nella
navicella
d
'
un
grande
poeta
si
crede
fare
una
via
differente
.
Chi
stima
dirigersi
verso
un
ideale
,
chi
verso
un
altro
,
chi
stima
accostarsi
a
un
modello
,
chi
a
un
altro
,
chi
andar
avanti
,
chi
tornar
indietro
;
e
il
poeta
li
commove
,
li
scuote
col
suo
verso
tutti
insieme
,
li
porta
sulla
propria
via
.
Ismaele
portò
fedelmente
il
suo
carico
a
S
.
Mamette
.
La
neve
cadeva
sempre
grossa
e
placida
.
Sotto
i
portici
della
piazza
v
'
era
molta
gente
e
un
viavai
di
lanterne
.
C
'
era
pure
il
preposto
che
arringava
un
gruppo
di
fedeli
disposti
a
disertar
la
chiesa
per
l
'
osteria
.
Egli
stava
dimostrando
che
il
Paradiso
è
difficile
a
guadagnare
e
che
bisogna
pensarci
per
tempo
:
«
Vialter
credii
che
andà
in
Paradis
el
sia
giusta
come
andà
in
la
barca
del
Parella
.
E
sü
gent
!
E
sü
gent
!
Gh
'
è
semper
post
!
Avii
capì
che
l
'
è
minga
inscì
?
»
.
Sulla
scalinata
che
sale
alla
chiesa
Ester
domandò
a
Luisa
se
il
paradiso
fosse
proprio
così
piccolo
.
Il
professore
che
accompagnava
Ester
con
l
'
ombrello
ebbe
un
'
idea
,
palpitò
,
tremò
e
,
fattosi
un
coraggio
leonino
,
la
mise
fuori
;
disse
che
il
paradiso
era
più
piccolo
ancora
e
poteva
stare
sotto
un
ombrello
.
La
cosa
passo
liscia
,
Ester
non
rispose
e
tutta
la
compagnia
entrò
,
mista
a
una
frotta
di
donne
,
nelle
tenebre
della
chiesa
.
Il
professore
si
fermò
sulla
porta
,
incerto
fra
l
'
amore
e
la
filosofia
.
La
filosofia
lo
tirava
indietro
con
un
filo
e
l
'
amore
lo
tirava
avanti
con
una
fune
;
egli
entrò
e
si
pose
accanto
a
Ester
.
Franco
ebbe
per
un
momento
la
crudele
idea
di
trascinarlo
avanti
,
fra
i
banchi
degli
uomini
;
ma
poi
mutò
pensiero
e
si
pose
anche
lui
presso
sua
moglie
.
Giovò
poco
,
perché
Ester
,
fingendo
voler
dire
qualche
cosa
a
Luisa
,
le
si
avvicinò
e
spinse
maliziosamente
la
vecchia
Cia
verso
il
professore
.
Questi
,
ancora
palpitante
per
quella
sua
disperata
audacia
del
paradiso
sotto
l
'
ombrello
,
alla
mossa
di
Ester
si
turbò
,
pensò
di
averla
offesa
,
si
diede
dell
'
asino
e
dell
'
asino
e
dell
'
asino
.
La
chiesa
era
già
tutta
piena
e
anche
le
signore
dovettero
star
in
piedi
dietro
la
spalliera
del
primo
banco
.
Ester
s
'
incaricò
di
Maria
,
la
pose
a
sedere
sulla
spalliera
mentre
il
sagrestano
accendeva
le
candele
dell
'
altar
maggiore
.
La
Cia
tormentava
il
professore
,
credendolo
un
sant
'
uomo
,
con
mille
domande
sulle
differenze
tra
il
rito
romano
e
il
rito
ambrosiano
,
e
Maria
teneva
occupata
Ester
con
altre
domande
ancora
più
straordinarie
.
«
Per
chi
si
accendono
quei
lumi
?
»
«
Per
il
Signore
.
»
«
Va
'
a
letto
adesso
,
il
Signore
?
»
«
No
,
taci
.
»
«
E
il
bambino
Gesù
è
già
a
letto
?
»
«
Sì
,
sì
»
,
rispose
Ester
storditamente
,
per
finirla
.
«
Col
mulo
?
»
Lo
zio
aveva
portato
una
volta
a
Maria
un
brutto
muletto
di
legno
ch
'
ella
odiava
;
e
,
quando
si
ostinava
in
qualche
capriccio
,
sua
madre
la
poneva
a
letto
con
quel
mulo
sotto
il
guanciale
,
sotto
la
testolina
troppo
dura
.
«
Citto
,
ciallina
!
»
,
fece
Ester
.
«
Io
no
,
a
letto
col
mulo
.
Io
dico
scusa
.
»
«
Zitto
!
Ascolta
l
'
organo
,
adesso
.
»
Tutti
i
ceri
erano
ormai
accesi
e
l
'
organista
salito
al
suo
posto
andava
stuzzicando
,
come
per
risvegliarlo
,
il
suo
vecchio
strumento
che
pareva
mettere
grugniti
di
corruccio
.
Nel
punto
in
cui
un
campanello
suonò
e
l
'
organo
alzò
tutte
le
sue
gran
voci
e
uscirono
i
chierici
e
uscì
il
sacerdote
,
Luisa
prese
di
soppiatto
,
come
un
'
amante
,
la
mano
di
suo
marito
.
Quelle
due
mani
,
stringendosi
furtivamente
,
parlavano
di
un
prossimo
avvenimento
,
di
una
risoluzione
grave
che
conveniva
tener
segreta
e
che
non
ancora
era
presa
in
modo
irrevocabile
.
La
piccola
mano
nervosa
disse
«
coraggio
!
»
.
La
mano
virile
rispose
«
l
'
avrò
»
.
Bisognava
decidersi
.
Franco
doveva
partire
,
lasciar
sua
moglie
,
la
bambina
,
il
vecchio
zio
,
forse
per
qualche
mese
,
forse
per
qualche
anno
;
doveva
lasciar
Valsolda
,
la
casetta
cara
,
i
suoi
fiori
,
forse
per
sempre
,
emigrare
in
Piemonte
,
cercar
lavoro
e
guadagno
con
la
speranza
di
poter
chiamare
a
sé
la
famiglia
quando
le
altre
grandi
speranze
nazionali
sfumassero
.
Contento
che
sua
moglie
avesse
scelto
la
chiesa
e
quel
momento
solenne
per
incoraggiarlo
al
sacrifizio
,
non
lasciò
più
la
dolce
mano
,
la
tenne
egli
pure
come
l
'
avrebbe
tenuta
un
amante
,
non
guardando
mai
Luisa
,
serbando
impassibile
il
viso
e
rigida
la
persona
.
Parlava
con
la
mano
sola
,
con
l
'
anima
nel
palmo
e
nelle
dita
,
il
più
vario
appassionato
linguaggio
misto
di
blande
carezze
e
di
strette
,
di
tenerezze
e
di
ardori
.
Qualche
volta
ella
si
provava
di
ritirarsi
dolcemente
ed
egli
la
tratteneva
allora
violento
.
Guardava
l
'
altare
col
viso
alzato
,
come
assorto
nel
suono
dell
'
organo
,
nella
voce
del
sacerdote
,
nel
canto
del
popolo
.
In
fatto
non
seguiva
le
preghiere
,
ma
sentiva
la
Divina
Presenza
,
un
rapimento
,
una
effervescenza
di
amore
,
di
dolore
,
di
speranza
in
Dio
.
Luisa
gli
aveva
presa
la
mano
indovinando
ch
'
egli
pregava
,
che
tutte
le
sue
angustie
,
tutte
le
sue
dubbiezze
gli
si
agitavano
nel
cuore
.
Avea
realmente
voluto
infondergli
coraggio
,
convinta
ch
'
era
bene
per
lui
di
prender
questo
partito
doloroso
.
Fraintese
la
stretta
che
le
rispose
;
le
parve
un
'
appassionata
protesta
contro
la
separazione
,
e
non
la
potendo
,
quantunque
le
fosse
dolce
,
approvare
,
accennava
ogni
tanto
a
ritrar
la
mano
.
Fu
lui
che
all
'
Elevazione
ritrasse
,
per
rispetto
,
la
propria
.
Egli
dovette
quindi
prendersi
in
braccio
Maria
che
s
'
era
addormentata
e
continuò
a
dormire
con
la
testa
sulla
spalla
di
suo
padre
,
mostrando
un
bel
mezzo
visino
pacifico
.
Non
lo
sapeva
,
lei
,
cara
,
che
il
suo
papà
sarebbe
andato
lontano
lontano
e
il
suo
papa
aveva
il
cuore
tutto
molle
di
quel
piccolo
tesoro
caldo
che
vi
respirava
su
,
di
quella
testina
dall
'
odore
di
uccelletto
del
bosco
.
Gli
pareva
già
di
essere
partito
e
che
lo
cercasse
,
che
piangesse
,
e
allora
gli
correva
nelle
braccia
un
desiderio
di
stringerla
forte
,
fermato
subito
dal
timor
di
destarla
.
Il
Gilardoni
era
uscito
il
primo
e
stava
sul
sagrato
ad
aspettare
donna
Ester
con
l
'
ombrello
aperto
.
Ella
venne
a
braccetto
di
Luisa
,
e
la
perfida
Luisa
,
malgrado
il
pregar
sommesso
della
compagna
,
disse
al
professore
:
«
Ecco
la
Sua
dama
»
.
Ester
non
ebbe
il
coraggio
di
rifiutar
il
braccio
del
Gilardoni
ma
gli
osservò
ridendo
che
splendevano
mille
stelle
.
Il
Gilardoni
guardò
il
cielo
,
mise
fuori
due
o
tre
frasi
senza
senso
comune
e
chiuse
l
'
ombrello
.
Non
nevicava
più
,
sopra
il
Boglia
il
cielo
era
lucido
,
s
'
udiva
in
alto
un
rombo
continuo
.
«
Vento
,
vento
!
»
,
disse
Ismaele
raggiungendo
la
comitiva
.
«
Vado
a
piedi
!
Vado
a
piedi
!
»
,
gemette
allora
la
Cia
che
aveva
una
gran
paura
del
lago
.
Intanto
la
gente
,
uscendo
di
chiesa
,
urtò
e
scompose
il
gruppo
,
lo
trasse
giù
per
la
scalinata
.
I
sei
viaggiatori
e
il
barcaiuolo
si
riunirono
da
capo
sulla
piazza
di
S
.
Mamette
e
lì
donna
Ester
dichiarò
che
non
si
sentiva
troppo
bene
,
che
rinunciava
al
punch
e
che
sarebbe
andata
a
casa
a
piedi
con
la
Cia
.
Il
professore
taceva
in
disparte
.
Franco
e
Luisa
capirono
che
non
c
'
era
da
insistere
e
le
due
donne
s
'
avviarono
a
Oria
con
la
scorta
d
'
Ismaele
il
quale
doveva
ritornar
poi
a
prendere
i
Maironi
e
la
barca
.
Una
lucerna
modérateur
era
accesa
nel
salotto
del
Gilardoni
,
un
bel
fuoco
ardeva
nel
caminetto
,
il
Pinella
aveva
preparato
ogni
cosa
per
il
punch
e
chi
lo
fece
fu
Luisa
perché
il
professore
pareva
aver
perduto
la
testa
,
non
faceva
che
darsi
dello
stupido
e
della
bestia
.
Sulle
prime
non
gli
si
poté
cavar
niente
;
poi
vennero
fuori
,
poco
a
poco
,
la
storia
del
paradiso
sotto
l
'
ombrello
e
certe
infernali
conseguenze
di
quel
paradiso
.
Nello
scendere
la
scalinata
della
chiesa
c
'
era
stato
fra
lui
ed
Ester
questo
dialogo
:
«
Sa
,
donna
Ester
,
temevo
quasi
di
averla
offesa
»
.
«
Come
?
»
«
Con
quell
'
affare
dell
'ombrello.»
«
Che
ombrello
?
»
Qui
il
professore
non
era
stato
buono
di
ripetere
il
suo
complimento
.
«
Sa
,
Le
avevo
detto
qualche
cosa
...
»
«
Che
cosa
?
»
«
Si
parlava
del
Paradiso
...
»
Silenzio
di
Ester
.
«
...
e
io
quando
mi
trovo
con
una
persona
che
stimo
,
che
stimo
proprio
di
tutto
cuore
,
dico
facilmente
degli
spropositi
.
Vorrei
quasi
dirne
uno
anche
adesso
,
donna
Ester
.
»
«
Spropositi
mai
,
sa
»
,
aveva
risposto
Ester
e
s
'
era
staccata
da
lui
per
andare
a
Oria
con
la
Cia
.
Veramente
il
dialogo
non
fu
riferito
così
.
Il
Gilardoni
raccontò
che
aveva
fatto
capire
la
sua
gran
passione
e
che
donna
Ester
si
era
sdegnata
.
Franco
aveva
una
gran
voglia
di
ridere
;
Luisa
disse
scherzando
:
«
Lasci
fare
a
me
,
lasci
fare
a
me
che
farò
il
punch
e
la
pace
e
tutto
;
e
Lei
,
un
'
altra
volta
,
non
sia
un
seduttore
così
terribile
!
»
.
Il
povero
professore
per
poco
non
si
inginocchiò
a
baciarle
uno
scarpino
e
,
rifatto
animo
,
riprese
le
sue
funzioni
di
ospite
,
servì
il
punch
agli
amici
.
«
Guardate
Maria
»
,
disse
Franco
,
sottovoce
.
La
piccina
si
era
addormentata
sulla
poltrona
del
professore
,
presso
la
finestra
.
Franco
prese
la
lucerna
e
l
'
alzò
per
vederla
meglio
.
Pareva
una
piccola
creatura
del
cielo
,
caduta
lì
col
lume
delle
stelle
,
assopita
,
soffusa
nel
viso
di
una
dolcezza
non
terrena
,
di
una
solennità
piena
di
mistero
.
«
Cara
!
»
,
diss
'
egli
.
Raccolse
sua
moglie
a
sé
con
un
braccio
,
sempre
guardando
Maria
.
Il
Gilardoni
venne
loro
alle
spalle
,
mormorò
«
che
bellezza
!
»
e
tornò
al
caminetto
sospirando
«
beati
voi
!
»
.
Allora
Franco
,
intenerito
,
sussurrò
all
'
orecchio
di
sua
moglie
:
«
Glielo
diciamo
?
»
.
Ella
non
capì
,
lo
guardò
negli
occhi
.
«
Che
parto
»
,
diss
'
egli
,
sempre
sottovoce
.
Luisa
trasalì
,
rispose
«
sì
,
sì
»
tutta
commossa
perché
non
l
'
attendeva
a
questo
,
avendolo
in
chiesa
creduto
incerto
.
La
sorpresa
di
lei
non
sfuggì
a
Franco
.
Ne
fu
turbato
,
si
sentì
scosso
nel
suo
proposito
ed
ella
intese
,
ripeté
impetuosamente
«
sì
,
sì
»
e
lo
spinse
verso
il
Gilardoni
.
«
Caro
amico
»
,
diss
'
egli
,
«
Le
debbo
dir
una
cosa
.
»
Il
professore
,
assorto
nella
contemplazione
del
fuoco
,
non
rispondeva
.
Franco
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
.
«
Ah
!
»
,
fece
quegli
trasalendo
.
«
Scusi
.
Che
cosa
?
»
«
Le
debbo
raccomandare
qualcuno
.
»
«
A
me
?
Chi
?
»
«
Un
vecchio
,
una
signora
e
una
bambina
.
»
I
due
uomini
si
guardarono
in
silenzio
,
uno
commosso
,
l
'
altro
stupefatto
.
«
Non
capisce
?
»
,
sussurrò
Luisa
.
No
,
non
capiva
,
non
rispondeva
.
«
Le
raccomando
»
,
riprese
Franco
,
«
mia
moglie
,
mia
figlia
e
il
nostro
vecchio
zio
.
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
il
professore
,
guardando
ora
Luisa
ora
Franco
.
«
Vado
via
»
,
disse
questi
con
un
sorriso
che
fece
doler
il
cuore
al
Gilardoni
.
«
Allo
zio
non
l
'
abbiamo
ancora
detto
ma
è
cosa
necessaria
.
Nelle
nostre
condizioni
non
posso
star
qui
a
far
niente
.
Dirò
che
vado
a
Milano
,
crederà
chi
vorrà
;
invece
sarò
in
Piemonte
.
»
Gilardoni
giunse
le
mani
silenziosamente
,
sbalordito
.
Luisa
abbracciò
Franco
,
lo
baciò
,
gli
tenne
il
capo
sul
petto
,
ad
occhi
chiusi
.
Il
professore
s
'
immaginò
ch
'
ella
piegasse
con
dolore
alla
volontà
di
suo
marito
.
«
Oh
senta
»
,
diss
'
egli
,
volto
a
Franco
.
«
Se
ci
fosse
la
guerra
,
capirei
;
ma
così
,
se
dà
una
tale
afflizione
a
Sua
moglie
per
ragioni
economiche
,
ha
torto
!
»
Luisa
,
tenendosi
sempre
al
collo
di
suo
marito
con
un
braccio
,
agitò
in
silenzio
l
'
altra
mano
verso
Gilardoni
per
farlo
tacere
.
«
No
,
no
,
no
»
,
mormorò
,
ricongiungendo
le
braccia
intorno
al
collo
di
Franco
,
«
fai
bene
,
fai
bene
»
,
e
perché
il
Gilardoni
insisteva
,
si
staccò
da
suo
marito
.
«
Oh
,
ma
professore
!
»
,
diss
'
ella
scotendogli
le
mani
incontro
,
«
se
glielo
dico
io
che
fa
bene
di
partire
,
se
glielo
dico
io
che
sono
sua
moglie
!
Ma
caro
professore
!
»
«
Oh
infine
,
signora
!
»
,
proruppe
il
Gilardoni
.
«
Bisogna
poi
anche
sapere
...
»
Franco
stese
impetuoso
le
braccia
verso
di
lui
,
gridò
:
«
Professore
!
»
«
Fa
male
!
»
,
gli
rispose
questi
.
«
Fa
male
!
Fa
male
!
»
«
Cosa
c
'
è
,
Franco
?
»
,
dimandò
Luisa
,
meravigliata
.
«
C
'
è
qualche
cosa
che
io
non
so
?
»
«
C
'
è
che
devo
andar
via
,
che
andrò
via
e
non
c
'
è
altro
!
»
Maria
s
'
era
svegliata
di
soprassalto
a
quel
grido
di
suo
padre
:
«
Professore
!
»
,
poi
,
vedendo
la
mamma
così
agitata
,
si
dispose
a
piangere
.
Finalmente
scoppiò
in
lagrime
dirotte
:
«
No
papà
,
no
via
papà
,
no
via
papà
!
»
.
Franco
se
la
tolse
in
braccio
,
la
baciò
,
l
'
accarezzò
.
Ella
andava
ripetendo
fra
i
singhiozzi
«
papà
mio
,
papà
mio
»
con
una
voce
accorata
e
grave
che
faceva
male
al
cuore
.
Suo
padre
se
ne
struggeva
tutto
,
le
protestava
di
voler
star
sempre
con
lei
e
piangeva
per
il
dolore
d
'
ingannarla
,
per
la
commozione
di
quella
tenerezza
nuova
che
veniva
proprio
adesso
.
Luisa
pensava
al
grido
di
suo
marito
.
Il
Gilardoni
s
'
accorse
ch
'
era
in
sospetto
di
un
segreto
e
le
domandò
,
per
toglierla
da
quel
pensiero
,
se
Franco
intendesse
partire
presto
.
Fu
questi
che
rispose
.
Dipendeva
da
una
lettera
di
Torino
.
Fra
una
settimana
,
forse
;
tutt
'
al
più
fra
quindici
giorni
.
Luisa
taceva
e
il
discorso
cadde
.
Franco
parlò
allora
di
politica
,
delle
probabilità
che
la
guerra
scoppiasse
a
primavera
.
Anche
questo
discorso
morì
presto
.
Pareva
che
il
Gilardoni
e
Luisa
pensassero
ad
altro
,
che
ascoltassero
il
batter
delle
onde
ai
muri
dell
'
orto
.
Finalmente
Ismaele
ritornò
,
ebbe
il
suo
punch
,
assicurò
che
il
lago
non
era
troppo
cattivo
,
che
si
poteva
partire
.
Appena
i
Maironi
furono
in
barca
,
appena
Maria
vi
riprese
il
sonno
,
Luisa
domandò
a
suo
marito
se
vi
fosse
una
cosa
ch
'
ella
non
sapeva
e
che
il
Gilardoni
non
doveva
dire
.
Franco
tacque
.
«
Basta
»
,
diss
'
ella
.
Allora
suo
marito
le
passò
un
braccio
al
collo
,
la
strinse
a
sé
,
protestando
contro
parole
che
ella
non
aveva
dette
:
«
Oh
Luisa
,
Luisa
!
»
.
Luisa
si
lasciò
abbracciare
ma
non
rispose
all
'
abbraccio
;
onde
suo
marito
,
disperato
,
le
promise
subito
di
dirle
tutto
,
tutto
.
«
Mi
credi
curiosa
?
»
,
sussurrò
ella
fra
le
sue
braccia
.
No
,
no
,
egli
voleva
raccontarle
ogni
cosa
subito
,
dirle
perché
non
avesse
parlato
prima
.
Ella
si
oppose
;
preferiva
che
parlasse
più
tardi
,
spontaneamente
.
Avevano
il
vento
in
favore
e
il
lume
che
brillava
ad
una
finestra
della
loggia
serviva
bene
di
mira
a
Ismaele
.
Franco
tenne
sempre
abbracciato
il
collo
di
sua
moglie
e
guardava
tacendo
quel
punto
lucente
.
Né
l
'
uno
né
l
'
altra
pensarono
alla
mano
amorosa
e
prudente
che
lo
aveva
acceso
.
Vi
pensò
Ismaele
,
affermò
che
né
la
Veronica
né
la
Cia
eran
capaci
di
un
simile
tratto
di
genio
e
benedisse
la
faccia
del
signor
ingegnere
.
Nell
'
uscire
di
barca
Maria
si
svegliò
e
gli
sposi
non
parvero
pensar
più
che
a
lei
.
Quando
furono
a
letto
,
Franco
spense
il
lume
.
«
Si
tratta
della
nonna
»
,
diss
'
egli
.
La
voce
era
commossa
,
rotta
.
Luisa
mormorò
«
caro
»
e
gli
prese
una
mano
,
affettuosamente
.
«
Non
ho
mai
parlato
»
,
riprese
Franco
,
«
per
non
accusar
la
nonna
e
poi
anche
...
»
Qui
seguì
una
pausa
;
quindi
fu
egli
che
mescolò
al
suo
dire
le
più
tenere
carezze
mentre
sua
moglie
,
invece
,
non
vi
rispondeva
più
.
«
Temevo
»
,
disse
,
«
l
'
impressione
tua
,
i
tuoi
sentimenti
,
le
idee
che
ti
potevano
venire
...
»
Più
le
parole
avevano
questo
dubbio
sapore
,
più
la
voce
era
tenera
.
Luisa
sentiva
avvicinarsi
,
non
un
alterco
,
ma
un
contrasto
più
durevole
e
grave
;
non
avrebbe
voluto
,
adesso
,
che
suo
marito
parlasse
,
e
suo
marito
,
sentendola
diventar
fredda
,
non
proseguì
.
Ella
gli
posò
la
fronte
alla
spalla
e
disse
sottovoce
,
malgrado
se
stessa
:
«
Racconta
»
.
Allora
Franco
,
parlandole
nei
capelli
,
le
ripeté
il
racconto
fattogli
dal
professore
nella
notte
del
suo
matrimonio
.
Nel
riferire
a
memoria
la
lettera
e
il
testamento
di
suo
nonno
,
temperò
alquanto
le
frasi
ingiuriose
verso
suo
padre
e
la
nonna
.
A
mezzo
il
racconto
,
Luisa
,
che
non
si
aspettava
una
rivelazione
simile
,
alzò
il
capo
dalla
spalla
di
suo
marito
.
Questi
s
'
interruppe
.
«
Avanti
»
,
diss
'
ella
.
Finito
ch
'
egli
ebbe
,
gli
domandò
se
si
potesse
dimostrare
che
il
testamento
del
nonno
era
stato
soppresso
.
Franco
rispose
prontamente
di
no
.
«
Ma
»
,
diss
'
ella
,
«
perché
allora
parlavi
delle
idee
che
mi
potevan
venire
?
»
.
Il
suo
pensiero
era
subito
corso
al
probabile
delitto
della
nonna
,
alla
possibilità
di
un
'
accusa
.
Ma
se
l
'
accusa
non
era
possibile
?
Franco
non
rispose
ed
ella
,
dopo
aver
pensato
un
poco
,
esclamò
:
«
Ah
,
la
copia
del
testamento
?
Adoperarla
?
Quello
è
un
testamento
che
potrebbe
valere
?
»
«
Sì
»
«
E
tu
non
l
'
hai
voluto
far
valere
?
»
«No.»
«
Perché
,
Franco
?
»
«
Ecco
!
»
,
esclamò
Franco
,
pigliando
fuoco
.
«
Vedi
?
Lo
sapevo
!
No
,
non
lo
voglio
far
valere
,
no
,
no
,
assolutamente
,
no
!
»
«
Ma
le
ragioni
?
»
«
Dio
,
le
ragioni
!
Le
ragioni
si
sentono
,
le
devi
sentire
senza
che
io
te
le
dica
!
»
«
Non
le
sento
.
Non
credere
ch
'
io
pensi
ai
denari
.
Non
pigliamoli
i
denari
,
dalli
a
chi
vuoi
tu
.
Io
sento
le
ragioni
della
giustizia
.
C
'
è
la
volontà
di
tuo
nonno
da
rispettare
,
c
'
è
un
delitto
che
tua
nonna
ha
commesso
.
Tu
sei
tanto
religioso
,
devi
riconoscere
che
questa
carta
l
'
ha
fatta
venir
fuori
la
giustizia
divina
.
Tu
ti
vuoi
mettere
fra
la
giustizia
divina
e
questa
donna
?
»
«
Lascia
stare
la
giustizia
divina
!
»
,
rispose
Franco
,
violento
.
«
Cosa
sappiamo
noi
delle
vie
che
prende
la
giustizia
divina
?
Vi
è
anche
la
misericordia
divina
!
Si
tratta
della
madre
di
mio
padre
,
sai
!
E
non
li
ho
disprezzati
sempre
questi
maledetti
denari
?
Cosa
ho
fatto
quando
la
nonna
mi
ha
minacciato
di
non
lasciarmi
un
soldo
se
sposavo
te
?
»
La
tenerezza
e
la
collera
,
miste
insieme
,
gli
fecero
groppo
alla
gola
.
Non
potendo
parlare
,
afferrò
il
capo
di
Luisa
,
se
lo
strinse
sul
petto
.
«
Ho
disprezzato
i
denari
per
aver
te
»
,
riprese
con
voce
soffocata
.
«
Come
vuoi
che
adesso
cerchi
di
riprenderli
con
dei
processi
?
»
«
Ma
no
!
»
,
lo
interruppe
Luisa
rialzando
il
capo
.
«
I
denari
li
darai
a
chi
vorrai
!
È
della
giustizia
che
parlo
io
!
Ma
non
la
senti
,
tu
,
la
giustizia
?
»
«
Dio
mio
!
»
,
diss
'
egli
mettendo
un
profondo
sospiro
.
«
Era
meglio
che
non
t
'
avessi
parlato
neanche
stasera
!
»
«
Forse
sì
.
Se
non
volevi
rinunciare
in
nessun
caso
ai
tuoi
propositi
,
forse
era
meglio
.
»
La
voce
di
Luisa
,
dicendo
questo
,
esprimeva
tristezza
,
non
collera
.
«
Del
resto
»
,
soggiunse
Franco
,
«
quella
carta
non
esiste
più
.
»
Luisa
trasalì
.
«
Non
esiste
più
?
»
,
diss
'
ella
sottovoce
,
con
ansia
.
«
No
.
Il
professore
deve
averla
distrutta
,
per
ordine
mio
.
»
Seguì
un
lungo
silenzio
.
Luisa
ritirò
il
capo
adagio
adagio
,
lo
posò
sul
guanciale
proprio
.
Poi
Franco
uscì
a
dir
forte
:
«
Un
processo
!
Con
quei
documenti
!
Con
quelle
ingiurie
!
Alla
madre
di
mio
padre
!
Per
i
denari
!
»
«
Ma
non
ripetere
questa
cosa
!
»
,
esclamò
sua
moglie
,
sdegnata
.
«
Perché
la
ripeti
sempre
?
Sai
pure
che
non
è
vera
!
»
Parlavano
concitati
l
'
uno
e
l
'
altra
;
si
capiva
che
durante
il
silenzio
di
prima
avevano
continuato
a
lavorar
forte
col
pensiero
su
questo
punto
.
Egli
si
irritò
del
rimprovero
e
rispose
alla
cieca
:
«
Non
so
niente
»
.
«
Oh
Franco
!
»
,
disse
Luisa
,
addolorata
.
Egli
si
era
già
pentito
dell
'
oltraggio
e
le
domandò
perdono
,
accusò
il
proprio
temperamento
che
gli
faceva
dire
cose
non
pensate
,
implorò
una
parola
buona
.
Luisa
gli
rispose
sospirando
«
sì
,
sì
»
ma
egli
non
fu
contento
,
volle
che
dicesse
proprio
«
ti
perdono
»
,
che
lo
abbracciasse
.
Il
tocco
delle
care
labbra
non
lo
ristorò
come
al
solito
.
Passarono
alcuni
minuti
ed
egli
stette
in
ascolto
per
capire
se
sua
moglie
si
fosse
addormentata
.
Udì
il
vento
`
il
respiro
lieve
di
Maria
,
il
fragor
delle
onde
,
qualche
tremolìo
dei
vetri
,
non
altro
.
Sussurrò
:
«
Mi
hai
proprio
perdonato
?
»
,
e
udì
rispondersi
con
dolcezza
:
«
Sì
,
caro
»
.
Andò
poco
e
fu
lei
che
stette
in
ascolto
,
che
udì
,
insieme
al
vento
,
alle
onde
,
agli
scricchiolii
delle
imposte
,
il
respiro
uguale
,
regolare
della
piccina
,
il
respiro
uguale
,
regolare
del
marito
.
Allora
mise
un
altro
gran
sospiro
,
un
sospiro
desolato
.
Dio
,
come
poteva
Franco
essersi
condotto
così
?
Ciò
che
la
feriva
nel
più
vivo
del
cuore
era
ch
'
egli
paresse
sentir
poco
le
offese
fatte
alla
povera
mamma
e
allo
zio
.
Ma
su
questo
pensiero
non
voleva
fermarsi
,
almeno
prima
di
aver
considerato
il
torto
di
lui
altrove
,
di
fronte
all
'
idea
di
giustizia
;
e
là
lo
sentiva
,
con
amarezza
eppur
non
senza
compiacimento
,
inferiore
a
sé
,
governato
da
sentimenti
che
procedevano
dalla
fantasia
,
mentre
il
sentimento
suo
proprio
era
penetrato
di
ragione
.
Aveva
tanto
del
bambino
,
Franco
.
Ecco
,
egli
poteva
già
dormire
ed
ella
si
teneva
sicura
di
non
chiuder
occhio
fino
alla
mattina
.
A
lei
pareva
di
non
aver
fantasia
perché
non
se
la
sentiva
muovere
,
accendere
così
facilmente
.
Chi
le
avesse
detto
che
la
fantasia
poteva
in
lei
più
che
in
suo
marito
,
l
'
avrebbe
fatta
ridere
.
Eppure
era
così
.
Solamente
,
per
dimostrarlo
,
occorreva
capovolgere
ambedue
le
anime
,
perché
Franco
aveva
la
sua
fantasia
visibile
a
fior
d
'
anima
e
tutta
la
sua
ragione
al
fondo
,
mentre
Luisa
aveva
la
fantasia
al
fondo
e
la
ragione
,
molto
visibilmente
,
a
fior
d
'
anima
.
Ella
non
dormì
infatti
e
pensò
per
tutta
la
notte
,
con
la
sua
fantasia
del
fondo
dell
'
anima
,
come
la
religione
favorisca
i
sentimentalismi
deboli
,
com
'
essa
che
predica
la
sete
della
giustizia
sia
incapace
di
formare
negl
'
intelletti
devoti
a
lei
il
vero
concetto
di
giustizia
.
Anche
il
professore
,
che
aveva
infiltrazioni
sierose
di
fantasia
nelle
cellule
raziocinanti
del
cervello
come
nelle
cellule
amorifiche
del
cuore
,
spenta
la
lucerna
,
passò
gran
parte
della
notte
davanti
al
caminetto
lavorando
con
le
molle
e
con
la
fantasia
,
pigliando
,
guardando
,
lasciando
cader
brage
e
progetti
fino
a
che
gli
restarono
un
ultimo
carbone
lucente
e
un
'
ultima
idea
.
Prese
allora
uno
zolfino
e
accostatolo
alla
bragia
ne
riaccese
la
lucerna
,
prese
l
'
idea
pure
luminosa
e
scottante
,
se
la
portò
a
letto
.
Era
questa
:
partire
,
all
'
insaputa
di
tutti
,
per
Brescia
,
presentarsi
alla
marchesa
con
i
terribili
documenti
,
ottenere
una
capitolazione
.
7
.
È
giuocato
Tre
giorni
dopo
,
alle
cinque
della
mattina
,
in
Milano
,
il
professore
Gilardoni
usciva
,
inferraiuolato
fino
agli
occhi
,
dall
'
Albergo
degli
Angeli
,
passava
davanti
al
Duomo
e
infilava
la
buia
contrada
dei
Rastelli
dietro
una
fila
di
cavalli
condotti
a
mano
dai
postiglioni
,
entrava
nell
'
ufficio
delle
diligenze
erariali
.
Il
piccolo
cortile
dove
ora
è
la
Posta
era
già
pieno
di
gente
,
di
bestie
,
di
lanterne
.
Voci
di
postiglioni
e
di
conduttori
,
passi
di
cavalli
,
scosse
di
sonagliere
;
all
'
eremita
della
Valsolda
pareva
un
finimondo
.
Si
stavano
attaccando
i
cavalli
a
due
diligenze
,
quattro
per
ciascuna
.
Il
professore
andava
a
Lodi
perché
aveva
saputo
che
la
marchesa
era
in
visita
presso
un
'
amica
di
Lodi
.
La
diligenza
di
Lodi
partiva
alle
cinque
e
mezzo
.
Faceva
un
freddo
intenso
e
il
povero
professore
girava
inquieto
intorno
al
carrozzone
mostruoso
pestando
i
piedi
per
riscaldarsi
;
tanto
che
un
altro
viaggiatore
gli
disse
argutamente
:
«
Freschino
,
eh
?
Freschinetto
,
freschinetto
!
»
.
Quando
Dio
volle
si
finì
di
attaccare
i
cavalli
,
un
impiegato
chiamò
i
viaggiatori
per
nome
e
il
buon
Beniamino
sparì
nel
ventre
del
carrozzone
insieme
a
due
preti
,
a
una
vecchia
serva
,
a
un
vecchio
signore
con
una
natta
enorme
sul
viso
e
a
un
giovine
elegante
.
Gli
sportelli
furono
chiusi
,
un
comando
fu
dato
,
le
sonagliere
tintinnarono
,
il
carrozzone
si
scosse
,
i
preti
,
la
vecchia
,
il
signore
dalla
natta
si
fecero
il
segno
della
croce
,
i
sedici
zoccoli
dei
cavalli
strepitarono
sotto
l
'
androne
,
le
ruote
pesanti
lo
empirono
di
fragore
,
poi
tutto
questo
fracasso
si
smorzò
e
la
diligenza
svoltò
a
destra
verso
Porta
Romana
.
Adesso
le
ruote
correvano
quasi
silenziose
e
i
viaggiatori
non
sentivano
più
che
il
pestar
disordinato
dei
sedici
zoccoli
sulle
pietre
.
Il
professore
guardava
passar
le
case
scure
,
il
raro
chiaror
dei
fanali
,
qualche
piccolo
caffè
illuminato
,
qualche
garetta
di
sentinella
.
Gli
pareva
che
il
silenzio
della
grande
città
avesse
qualche
cosa
di
minaccioso
e
di
formidabile
per
quei
soldati
,
che
le
stesse
mura
delle
case
nereggiassero
d
'
odio
.
Quando
la
diligenza
entrò
nel
corso
di
Porta
Romana
,
così
allagato
di
nebbia
che
dai
finestrini
non
si
vedeva
quasi
più
nulla
,
chiuse
gli
occhi
e
si
abbandonò
al
piacere
d
'
immaginar
le
persone
e
le
cose
che
aveva
nel
cuore
,
di
conversar
con
esse
.
Non
era
più
il
viaggiatore
della
natta
che
gli
sedeva
in
faccia
,
era
donna
Ester
tutta
chiusa
in
un
gran
mantello
nero
e
col
cappuccio
in
capo
.
Ella
lo
guardava
fiso
;
i
begli
occhi
gli
dicevano
:
«
Bravo
,
Lei
fa
una
bella
azione
,
mostra
molto
cuore
,
non
l
'
avrei
creduto
.
L
'
ammiro
.
Ella
non
è
più
né
vecchio
,
né
brutto
per
me
.
Coraggio
!
»
.
A
questa
esortazione
di
aver
coraggio
gli
veniva
una
stretta
di
paura
,
gli
scattava
in
mente
la
immagine
della
marchesa
;
e
il
rumor
sordo
delle
ruote
si
trasformava
nella
voce
nasale
della
vecchia
dama
che
gli
diceva
:
«
Si
accomodi
.
Cosa
desidera
?
»
.
A
questo
punto
la
diligenza
si
fermò
e
il
professore
aperse
gli
occhi
.
Porta
Romana
.
Qualcuno
aperse
lo
sportello
,
domandò
le
carte
di
sicurezza
,
e
,
raccoltele
,
si
allontanò
,
ricomparve
dopo
cinque
minuti
,
le
restituì
a
tutti
fuorché
al
giovine
elegante
.
«
Lei
scenda
»
,
gli
diss
'
egli
.
Quegli
impallidì
,
discese
in
silenzio
e
non
ritornò
.
Dopo
un
altro
minuto
fu
chiuso
lo
sportello
,
una
voce
ruvida
disse
:
«
Avanti
!
»
.
Il
signore
dalla
natta
collocò
la
sua
borsa
da
viaggio
sul
sedile
rimasto
vuoto
;
nessun
altro
viaggiatore
diede
segno
di
accorgersi
dell
'
accaduto
.
Solo
quando
i
quattro
cavalli
ebbero
ripreso
il
trotto
,
Gilardoni
domandò
al
prete
suo
vicino
se
conoscesse
il
nome
del
giovine
e
quegli
rispose
bruscamente
«
off
!
»
,
girò
verso
il
professore
due
occhi
sgomentati
e
sospettosi
.
Il
professore
guardò
l
'
altro
prete
che
subito
trasse
di
tasca
una
corona
e
fattosi
il
segno
della
croce
si
mise
a
pregare
.
Il
professore
tornò
a
chiudere
gli
occhi
e
l
'
immagine
del
giovane
sconosciuto
si
perdette
per
sempre
nella
nebbia
come
parevano
perdervisi
i
rari
fantasmi
d
'
alberi
,
di
pioppi
e
di
salici
,
che
passavano
a
destra
e
a
sinistra
della
via
.
«
Come
incominciare
?
»
,
pensava
il
Gilardoni
.
Dalla
notte
di
Natale
in
poi
non
aveva
fatto
che
immaginare
e
discutere
fra
sé
il
modo
di
presentarsi
alla
marchesa
,
di
entrar
nell
'
argomento
e
di
svolgerlo
,
la
capitolazione
da
offrire
.
Non
aveva
chiara
in
mente
che
quest
'
ultima
;
ove
la
signora
marchesa
facesse
un
largo
assegno
al
nipote
,
egli
distruggerebbe
le
carte
.
Queste
carte
non
le
teneva
seco
;
ne
aveva
una
copia
.
Dovevano
produrre
un
effetto
fulmineo
;
ma
come
incominciare
?
Nessuno
dei
tanti
esordi
pensati
lo
accontentava
.
Anche
adesso
,
fantasticando
ad
occhi
chiusi
,
si
poneva
il
problema
partendo
dal
solo
termine
conosciuto
:
"
Si
accomodi
.
Cosa
desidera
?
"
.
Immaginava
una
risposta
che
poi
gli
pareva
o
troppo
ossequiosa
o
troppo
ardita
o
troppo
lontana
dall
'
argomento
o
troppo
vicina
ad
esso
e
ricominciava
la
via
dal
solito
principio
:
"
Cosa
desidera
?
"
.
Un
livido
chiaror
d
'
alba
,
pieno
d
'
uggia
,
di
tristezza
e
di
sonno
,
entrò
nella
diligenza
.
Adesso
che
l
'
ora
del
colloquio
stava
per
giungere
,
mille
dubbi
,
mille
incertezze
nuove
mettevano
in
iscompiglio
tutte
le
previsioni
del
professore
.
La
stessa
base
de
'
suoi
calcoli
improvvisamente
crollò
.
Se
la
marchesa
non
gli
dicesse
né
«
si
accomodi
»
né
«
cosa
desidera
?
»
.
Se
lo
accogliesse
Dio
sa
in
quale
altro
modo
imbarazzante
?
E
se
non
lo
volesse
ricevere
?
Santo
cielo
,
se
non
lo
volesse
ricevere
?
L
'
improvviso
strepitar
dei
sedici
zoccoli
sopra
un
ciottolato
gli
fece
battere
il
cuore
.
Ma
non
era
ancora
il
ciottolato
di
Lodi
;
era
il
ciottolato
di
Melegnano
.
A
Lodi
arrivò
circa
alle
nove
.
Scese
all
'
Albergo
del
Sole
,
ebbe
una
stanza
dove
non
c
'
era
né
sole
né
fuoco
.
Non
osando
affrontare
la
nebbia
delle
vie
,
né
le
vampe
della
cucina
,
osò
invece
porsi
a
letto
,
mise
il
berretto
da
notte
che
sapeva
le
sue
angustie
,
aspettò
,
con
la
sigaretta
di
canfora
in
bocca
,
qualche
buona
idea
e
il
mezzogiorno
.
Salì
,
al
tocco
,
le
scale
del
palazzo
X
.
,
col
savio
proposito
di
scordar
tutte
le
frasi
meditate
,
di
rimettersi
alla
ispirazione
del
momento
.
Un
domestico
in
cravatta
bianca
lo
introdusse
in
uno
stanzone
scuro
,
dal
pavimento
di
mattoni
,
dalle
pareti
coperte
di
seta
gialla
,
dal
soffitto
a
stucchi
,
e
,
fatto
un
inchino
,
uscì
.
Poche
antiche
sedie
a
bracciuoli
,
bianche
e
dorate
,
con
la
stoffa
rossa
,
stavano
in
semicerchio
davanti
al
camino
dove
tre
o
quattro
ceppi
enormi
ardevano
adagio
dietro
la
grata
di
ottone
.
L
'
aria
aveva
un
odor
misto
di
vecchie
muffe
,
di
vecchie
pasticcerie
,
di
vecchie
mele
cotte
,
di
vecchie
stoffe
,
di
vecchia
pelle
,
di
decrepite
idee
,
una
sottile
essenza
di
vecchiaia
che
faceva
raggrinzar
l
'
anima
.
Il
domestico
ritornò
ad
annunciare
,
con
grande
emozione
del
Gilardoni
,
il
prossimo
ingresso
della
signora
marchesa
.
Aspetta
e
aspetta
,
ecco
aprirsi
un
grande
uscio
a
fregi
dorati
,
ecco
un
campanellino
corrente
,
ecco
Friend
che
trotta
dentro
fiutando
il
pavimento
a
destra
e
a
manca
,
ecco
una
gran
campana
di
seta
nera
sotto
un
cupolino
di
pizzo
bianco
,
ecco
fra
due
nastri
celesti
la
parrucca
nera
,
la
fronte
marmorea
,
gli
occhi
morti
della
marchesa
.
«
Che
miracolo
,
professore
,
a
Lodi
?
»
,
disse
la
voce
sonnolenta
,
mentre
il
cagnolino
fiutava
gli
stivali
del
professore
.
Questi
fece
un
profondo
saluto
e
la
dama
che
pareva
appunto
l
'
ampolla
dell
'
essenza
di
vecchiaia
,
andò
a
porsi
in
un
seggiolone
accanto
al
fuoco
e
fece
accomodare
la
sua
bestiola
in
un
altro
;
dopo
di
che
accennò
al
Gilardoni
di
accomodarsi
pure
.
«
Suppongo
»
,
diss
'
ella
,
«
che
avrà
qualche
parente
alle
Dame
Inglesi
.
»
«
No
»
,
rispose
il
professore
,
«
veramente
no
.
»
La
marchesa
era
faceta
,
qualche
volta
,
alla
sua
maniera
.
«
Allora
»
,
disse
,
«
sarà
forse
venuto
a
far
provvista
di
mascherponi
.
»
«
Neanche
,
signora
marchesa
.
Sono
venuto
per
affari
.
»
«
Bravo
.
È
stato
disgraziato
col
tempo
.
Mi
par
che
piova
,
adesso
.
»
A
questa
impreveduta
diversione
il
professore
ebbe
paura
di
perdere
la
tramontana
.
«
Sì
»
,
diss
'
egli
sentendosi
diventare
sciocco
come
lo
scolaro
cui
l
'
esame
piega
male
:
«
pioviggina
»
.
La
sua
voce
,
la
sua
fisionomia
dovettero
tradire
l
'
imbarazzo
interno
,
apprendere
alla
marchesa
che
egli
era
venuto
per
dirle
qualche
cosa
di
particolare
.
Ella
si
guardò
bene
dall
'
offrirgliene
il
bandolo
,
continuò
a
parlargli
del
tempo
,
del
freddo
,
dell
'
umido
,
di
un
raffreddore
di
Friend
che
infatti
accompagnava
di
frequenti
starnuti
il
discorso
della
sua
dama
.
La
voce
sonnolenta
aveva
un
placido
tono
quasi
ridente
,
una
blanda
benevolenza
;
e
il
professore
sudava
freddo
al
pensiero
di
fermare
quella
melliflua
vena
per
offrir
in
cambio
la
pillola
amara
che
aveva
in
tasca
.
Egli
avrebbe
potuto
approfittar
d
'
una
pausa
per
metter
fuori
il
suo
esordio
,
ma
non
seppe
farlo
;
e
fu
invece
la
marchesa
che
ne
approfittò
per
metter
fuori
la
sua
chiusa
.
«
La
ringrazio
tanto
»
,
diss
'
ella
,
«
della
visita
,
e
adesso
La
congedo
perché
Ell
'
avrà
le
Sue
faccende
e
,
per
dire
il
vero
,
ho
un
impegno
anch
'io.»
Qui
bisognò
saltare
:
«
Veramente
»
,
rispose
il
Gilardoni
,
tutto
agitato
,
«
io
ero
venuto
a
Lodi
per
parlare
con
Lei
,
signora
marchesa
.
»
«
Questo
»
,
osservò
la
dama
,
gelida
,
«
non
lo
avrei
potuto
immaginare
.
»
Il
professore
trascorse
avanti
,
nello
slancio
del
salto
.
«
Si
tratta
di
cose
urgentissime
»
,
diss
'
egli
,
«
e
io
debbo
pregare
...
»
La
marchesa
lo
interruppe
.
«
Se
si
tratta
di
affari
,
bisogna
ch
'
Ella
si
rivolga
al
mio
agente
di
Brescia
.
»
«
Scusi
,
signora
marchesa
;
si
tratta
d
'
un
affare
specialissimo
.
Nessuno
sa
e
nessuno
deve
sapere
che
sono
venuto
da
Lei
.
Le
dico
subito
che
si
tratta
di
Suo
nipote
.
»
La
marchesa
si
alzò
e
il
cane
accovacciato
sul
seggiolone
si
levò
pure
,
abbaiando
verso
il
Gilardoni
.
«
Non
mi
parli
»
,
disse
solennemente
la
vecchia
signora
,
«
di
quella
persona
che
per
me
non
esiste
più
.
Andiamo
,
Friend
.
»
«
No
,
signora
marchesa
!
»
,
ripigliò
il
professore
.
«
Ella
non
può
assolutamente
immaginare
cosa
Le
dirò
!
»
«
Non
m
'
importa
di
niente
,
non
voglio
saper
niente
,
La
riverisco
!
»
La
inflessibile
dama
si
mosse
,
così
dicendo
,
verso
l
'
uscio
.
«
Marchesa
!
»
,
esclamò
alle
sue
spalle
il
professor
Beniamino
,
mentre
Friend
,
saltato
dal
seggiolone
,
gli
abbaiava
disperatamente
alle
gambe
:
«
Si
tratta
del
testamento
di
Suo
marito
!
»
Stavolta
la
marchesa
non
poté
a
meno
di
fermarsi
.
Tuttavia
non
si
voltò
.
«
Questo
testamento
non
Le
può
piacere
»
,
soggiunse
rapidamente
il
Gilardoni
,
«
ma
io
non
ho
l
'
intenzione
di
pubblicarlo
.
Mi
ascolti
,
La
supplico
,
marchesa
!
»
Ella
si
voltò
.
La
faccia
impenetrabile
tradiva
una
certa
emozione
nelle
narici
.
Neppure
le
spalle
eran
del
tutto
tranquille
.
«
Che
storie
mi
conta
?
»
,
rispose
.
«
Le
pare
una
bella
convenienza
di
venire
a
nominarmi
,
così
senza
riguardi
,
il
povero
Franco
?
Cosa
c
'
entra
Lei
negli
affari
della
mia
famiglia
?
»
«
Perdoni
»
,
replicò
il
professore
frugandosi
in
tasca
.
«
Se
non
c
'
entro
io
,
ci
potrebbero
entrare
altri
con
meno
riguardi
di
me
.
Abbia
la
bontà
di
vedere
i
documenti
.
Queste
...
»
«
Si
tenga
i
suoi
scartafacci
»
,
interruppe
la
marchesa
vedendogli
levar
di
tasca
delle
carte
.
«
Queste
sono
le
copie
fatte
da
me
...
»
«
Le
dico
che
se
le
tenga
,
che
se
le
porti
via
!
»
La
marchesa
suonò
un
campanello
e
si
avviò
da
capo
per
uscire
.
Il
professore
,
tutto
fremente
,
udendo
venir
un
domestico
,
vedendo
lei
aprir
l
'
uscio
,
gittò
le
sue
carte
sopra
una
seggiola
,
disse
sottovoce
in
fretta
e
furia
:
«
Le
lascio
qui
,
non
le
veda
nessuno
,
io
sono
al
Sole
,
ritornerò
domani
,
le
guardi
,
ci
pensi
bene
!
»
,
e
prima
che
arrivasse
il
domestico
,
scappò
per
la
parte
ond
'
era
venuto
,
tolse
il
ferraiuolo
,
infilò
le
scale
.
La
marchesa
rimandò
il
domestico
,
stette
un
poco
in
ascolto
,
poi
ritornò
sui
suoi
passi
,
prese
le
carte
,
andò
a
chiudersi
nella
sua
stanza
e
,
inforcati
gli
occhiali
,
incominciò
a
leggere
presso
la
finestra
.
La
faccia
era
oscura
e
le
mani
tremavano
.
Il
professore
stava
per
andare
a
letto
nella
sua
camera
gelata
del
Sole
,
quando
due
poliziotti
vennero
a
recargli
l
'
ordine
di
recarsi
immediatamente
all
'
ufficio
di
Polizia
.
Egli
sentì
bene
un
certo
rimescolamento
interno
ma
non
si
smarrì
e
partì
con
essi
.
Alla
Polizia
,
un
piccolo
Commissario
insolente
gli
domandò
perché
fosse
venuto
a
Lodi
e
avutone
risposta
che
c
'
era
venuto
per
affari
privati
,
fece
un
atto
d
'
incredulità
sprezzante
.
Che
affari
privati
pretendeva
avere
a
Lodi
il
signor
Gilardoni
?
Con
chi
?
Il
professore
nominò
la
marchesa
.
«
Ma
se
nessuna
Maironi
sta
a
Lodi
!
»
,
esclamò
il
Commissario
,
e
perché
l
'
altro
protestava
,
lo
interruppe
subito
:
«
Basta
,
basta
,
basta
!
»
.
La
Polizia
sapeva
di
certo
che
il
signor
Gilardoni
,
quantunque
I
.
R
.
pensionato
,
non
era
un
leale
austriaco
,
che
aveva
degli
amici
a
Lugano
e
ch
'
era
venuto
a
Lodi
con
un
fine
politico
.
«
Lei
ne
sa
più
di
me
!
»
,
esclamò
il
Gilardoni
soffocando
a
stento
la
collera
.
«
Faccia
silenzio
!
»
,
gl
'
intimò
il
Commissario
.
«
Del
resto
Ella
non
deve
credere
che
l
'
I
.
R
.
Governo
abbia
paura
di
Lei
.
È
libero
di
andare
.
Solamente
deve
lasciar
Lodi
entro
due
ore
!
»
Qui
Franco
avrebbe
capito
subito
di
dove
veniva
il
colpo
;
il
filosofo
non
capì
.
«
Son
venuto
»
,
diss
'
egli
,
«
a
Lodi
per
un
affare
urgente
che
non
ho
finito
,
per
un
interesse
privato
gravissimo
.
Come
posso
partire
dentro
due
ore
?
»
«
Con
una
vettura
.
Se
,
trascorse
due
ore
,
Ella
è
ancora
in
Lodi
,
La
faccio
arrestare
.
»
«
La
mia
salute
»
,
replicò
la
vittima
,
«
non
mi
permette
di
viaggiare
di
notte
in
dicembre
.
»
«
Ebbene
,
La
farò
arrestare
subito
.
»
Il
povero
filosofo
prese
in
silenzio
il
suo
cappello
e
uscì
.
Un
'
ora
dopo
egli
partiva
per
Milano
in
un
calessino
chiuso
,
con
i
piedi
nella
paglia
,
con
una
coperta
sulle
gambe
,
con
una
gran
sciarpa
al
collo
,
pensando
che
aveva
pur
fatto
una
bella
spedizione
e
inghiottendo
saliva
ogni
momento
per
sentir
se
gli
doleva
la
gola
.
Notte
infame
davvero
;
ma
non
la
passò
sulle
rose
neppur
la
signora
Marchesa
.
8
.
Ore
amare
L
'
ultimo
dì
dell
'
anno
,
mentre
Franco
stava
scrivendo
le
minutissime
istruzioni
che
intendeva
lasciare
a
sua
moglie
per
il
governo
del
giardinetto
e
dell
'
orto
,
mentre
lo
zio
rileggeva
per
la
decima
volta
la
sua
favorita
Storia
della
diocesi
di
Como
,
Luisa
uscì
a
passeggio
con
Maria
.
Splendeva
un
tepido
sole
.
Non
v
'
era
neve
che
sul
Bisgnago
e
sulla
Galbiga
.
Maria
trovò
una
viola
presso
il
cimitero
e
un
'
altra
la
trovò
in
fondo
alla
Calcinera
.
Lì
faceva
veramente
caldo
,
l
'
aria
aveva
un
lieve
aroma
di
alloro
.
Luisa
sedette
con
le
spalle
al
monte
,
permise
che
Maria
si
divertisse
ad
arrampicarsi
e
sdrucciolar
sull
'
erba
secca
dietro
a
lei
,
e
pensò
.
Non
aveva
riveduto
il
professor
Gilardoni
dopo
la
notte
di
Natale
e
desiderava
parlargli
,
non
per
udir
da
capo
la
storia
del
testamento
Maironi
,
ma
per
farsi
raccontare
il
suo
colloquio
con
Franco
quando
gliel
'
aveva
mostrato
,
per
conoscere
le
prime
impressioni
di
Franco
e
l
'
opinione
del
professore
.
Poiché
il
testamento
era
stato
distrutto
,
ciò
aveva
solamente
un
'
importanza
psicologica
.
La
curiosità
di
Luisa
non
era
però
una
fredda
curiosità
di
osservatrice
.
La
condotta
di
suo
marito
l
'
aveva
gravemente
offesa
.
Pensandoci
e
ripensandoci
,
come
aveva
fatto
dalla
notte
di
Natale
in
poi
,
s
'
era
persuasa
che
anche
il
silenzio
serbato
con
lei
fosse
un
peccato
grave
contro
il
diritto
e
l
'
affetto
.
Ora
le
riusciva
amaro
il
sentirsi
diminuir
la
stima
per
suo
marito
,
tanto
più
amaro
alla
vigilia
della
sua
partenza
e
in
un
momento
in
cui
egli
meritava
lode
.
Avrebbe
voluto
almeno
sapere
che
quando
il
Gilardoni
gli
aveva
mostrato
quelle
carte
vi
era
stata
in
lui
una
lotta
,
che
il
sentimento
più
giusto
si
era
sollevato
almeno
un
momento
nell
'
anima
sua
.
Si
alzò
,
prese
Maria
per
mano
e
si
avviò
verso
Casarico
.
Trovò
il
professore
nell
'
orto
,
col
Pinella
,
disse
a
Maria
di
andar
a
correre
,
a
giuocare
insieme
al
Pinella
,
ma
la
bambina
,
sempre
avida
di
ascoltar
i
discorsi
delle
persone
grandi
,
non
volle
assolutamente
saperne
.
Allora
entrò
nell
'
argomento
senza
pronunciar
nomi
.
Voleva
parlare
al
professore
di
quelle
tali
carte
,
di
quelle
vecchie
lettere
.
Il
professore
,
rosso
,
rosso
,
protestò
che
non
capiva
.
Per
fortuna
il
Pinella
chiamò
Maria
mostrandole
un
libro
d
'
immagini
e
Maria
,
vinta
dal
libro
,
corse
a
lui
.
Allora
Luisa
levò
al
professore
gli
scrupoli
,
gli
disse
che
sapeva
tutto
da
Franco
stesso
,
gli
confessò
di
aver
disapprovato
suo
marito
,
di
aver
provato
e
di
provare
ancora
un
gran
dolore
...
«
Perché
perché
perché
?
»
,
interruppe
il
buon
Beniamino
.
Ma
perché
Franco
non
aveva
voluto
far
nulla
!
«
Ho
fatto
io
,
ho
fatto
io
,
ho
fatto
io
!
»
,
disse
il
Gilardoni
,
tutto
acceso
e
trepidante
,
«
ma
per
amor
del
cielo
non
dica
niente
a
Suo
marito
!
»
.
Luisa
restò
sbalordita
.
Ma
cosa
aveva
fatto
il
professore
?
Ma
quando
?
Ma
come
?
Ma
il
testamento
non
era
stato
distrutto
?
Allora
il
professore
,
rosso
come
una
bragia
,
facendo
degli
occhi
spiritati
,
intercalando
il
suo
dire
di
«
ma
per
carità
,
neh
?
-
ma
zitto
,
neh
?
»
,
mise
fuori
tutti
i
suoi
segreti
,
la
conservazione
del
testamento
,
il
viaggio
a
Lodi
.
Luisa
lo
ascoltò
sino
alla
fine
,
poi
fece
«
ah
!
»
e
si
strinse
forte
forte
il
viso
fra
le
mani
.
«
Ho
fatto
male
?
»
,
esclamò
il
professore
,
spaventato
.
«
Ho
fatto
male
,
signora
Luisina
?
»
«
Altro
che
male
!
Malissimo
!
Mi
scusi
,
sa
,
Lei
ha
avuto
l
'
aria
di
andare
a
proporre
una
transazione
,
un
mercato
!
E
la
marchesa
crederà
che
siamo
d
'
accordo
!
Ah
!
»
Ella
strinse
e
scosse
le
mani
congiunte
come
se
avesse
voluto
rimaneggiarvi
,
rimpastarvi
dentro
una
testa
professorale
più
quadra
.
Il
povero
professore
,
costernato
,
andava
ripetendo
:
«
Oh
Signore
!
Oh
povero
me
!
Oh
che
asino
!
»
,
senza
tuttavia
comprender
bene
quale
asinata
avesse
commesso
.
Luisa
si
buttò
sul
parapetto
verso
il
lago
,
a
guardare
nell
'
acqua
.
Balzò
su
a
un
tratto
,
batté
il
dorso
della
destra
sul
palmo
della
sinistra
,
il
suo
viso
s
'
illuminò
.
«
Mi
conduca
nel
Suo
studio
»
,
diss
'
ella
.
«
Posso
lasciar
qui
Maria
?
»
.
Il
professore
accennò
di
sì
e
l
'
accompagnò
,
tutto
palpitante
,
nello
studio
.
Luisa
prese
un
foglio
di
carta
e
scrisse
rapidamente
:
«
Luisa
Maironi
Rigey
fa
sapere
alla
marchesa
Maironi
Scremin
che
il
professore
Beniamino
Gilardoni
è
un
ottimo
amico
di
suo
marito
e
suo
,
ma
che
ne
fu
disapprovato
per
l
'
uso
inopportuno
di
un
documento
destinato
a
sorte
diversa
:
che
perciò
nessuna
comunicazione
si
attende
né
si
desidera
da
parte
della
signora
marchesa
»
.
Com
'
ebbe
scritto
,
tese
silenziosamente
la
lettera
al
professore
.
«
Oh
no
!
»
,
esclamò
il
professore
dopo
aver
letto
.
«
Per
amor
del
cielo
,
non
mandi
questa
lettera
!
Se
Suo
marito
lo
sa
!
Pensi
che
dispiacere
immenso
,
per
me
,
per
Lei
!
E
come
Suo
marito
non
lo
avrebbe
a
sapere
?
»
.
Luisa
non
rispose
,
lo
guardo
a
lungo
,
non
pensando
a
lui
,
pensando
a
Franco
,
pensando
che
forse
la
marchesa
potrebbe
prendere
quella
lettera
per
un
artificio
,
per
uno
spauracchio
.
La
riprese
e
la
stracciò
sospirando
.
Il
professore
,
raggiante
,
le
voleva
baciar
la
mano
.
Ella
protestò
:
non
lo
aveva
fatto
né
per
lui
né
per
Franco
,
lo
aveva
fatto
per
altre
ragioni
!
Il
sacrificio
del
suo
sfogo
la
esacerbò
,
anzi
,
contro
Franco
.
«
Ha
torto
!
Ha
torto
!
»
,
ripeteva
col
cuore
amaro
.
E
né
lei
né
il
professore
si
accorsero
che
Maria
era
nella
stanza
.
Vista
partir
sua
madre
,
la
piccina
non
aveva
più
voluto
restar
col
Pinella
e
il
Pinella
l
'
aveva
condotta
fino
all
'
uscio
dello
studio
,
gliel
'
aveva
aperto
senza
far
rumore
.
La
piccina
,
colpita
dall
'
aspetto
di
sua
madre
,
si
fermò
a
fissarla
con
una
espressione
di
sgomento
.
La
vide
stracciar
la
lettera
,
la
udì
esclamare
«
ha
torto
!
»
e
si
mise
a
piangere
.
Luisa
accorse
,
la
prese
tra
le
braccia
,
la
consolò
e
partì
subito
.
Le
ultime
parole
del
professore
nel
congedarsi
,
furono
:
«
Per
carità
,
silenzio
!
»
.
«
Cosa
,
silenzio
?
»
,
domandò
subito
Maria
.
Sua
madre
non
le
badò
;
tutti
i
suoi
pensieri
erano
altrove
.
Maria
ripeté
tre
o
quattro
volte
:
«
Cosa
,
silenzio
?
»
.
Quando
finalmente
si
udì
rispondere
«
zitto
,
basta
»
tacque
un
poco
e
poi
ricominciò
rovesciando
all
'
indietro
la
sua
testolina
ridente
,
proprio
per
stuzzicar
la
mamma
:
«
Cosa
,
silenzio
?
»
.
Ne
fu
sgridata
forte
,
tacque
ancora
,
ma
passando
sotto
il
cimitero
,
a
pochi
passi
da
casa
,
ricominciò
da
capo
,
con
lo
stesso
riso
malizioso
.
Allora
Luisa
,
tutta
raccolta
nello
sforzo
di
comporsi
una
maschera
indifferente
,
le
diede
solo
una
strappata
,
che
però
bastò
a
farla
tacere
.
Maria
era
molto
allegra
,
quel
giorno
.
A
pranzo
,
scherzando
con
la
mamma
,
si
ricordò
dei
rimproveri
toccati
a
passeggio
,
la
guardò
sottecchi
col
solito
risolino
timido
e
provocatore
,
mise
ancora
fuori
il
suo
«
cosa
,
silenzio
?
»
.
La
mamma
finse
di
non
udire
ed
ella
insistette
.
Luisa
la
fermò
allora
con
un
«
basta
!
»
così
insolitamente
vibrato
che
la
boccuccia
di
Maria
si
aperse
piano
piano
e
le
lagrime
scoppiarono
.
Lo
zio
fece
«
oh
povero
me
!
»
e
Franco
diventò
scuro
,
si
capì
che
disapprovava
sua
moglie
.
Poiché
Maria
piangeva
e
piangeva
,
si
sfogò
addosso
a
lei
;
la
prese
tra
le
braccia
,
la
portò
via
che
strillava
come
un
'
aquila
.
«
Meglio
ancora
!
»
,
esclamò
lo
zio
.
«
Bravissimi
!
»
«
Lasci
un
po
'
fare
,
Lei
»
,
gli
disse
la
Cia
mentre
Luisa
taceva
.
«
I
genitori
devono
farsi
ubbidire
,
già
.
»
«
Ma
sì
,
così
mi
piace
»
,
le
rispose
il
padrone
,
«
mettete
fuori
anche
voi
la
vostra
sapienza
.
»
Ella
si
azzittì
tutta
ingrugnata
.
Intanto
Franco
,
piantata
Maria
in
un
angolo
dell
'
alcova
,
ritornò
e
brontolò
qualche
parola
sul
voler
far
piangere
i
bambini
per
forza
,
per
cui
Luisa
s
'
imbronciò
alla
sua
volta
,
andò
in
cerca
di
Maria
,
la
ricondusse
lagrimosa
ma
silenziosa
.
Il
breve
desinare
finì
male
perché
Maria
non
volle
più
mangiare
e
tutti
erano
imbronciati
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
,
meno
lo
zio
Piero
il
quale
si
mise
ad
arringar
Maria
con
dei
predicozzi
mezzo
serii
mezzo
scherzosi
,
tanto
che
le
fece
tornare
un
po
'
di
sole
in
viso
.
Dopo
pranzo
Franco
andò
a
vedere
di
certi
vasi
che
teneva
nel
sotterraneo
sotto
il
giardinetto
pensile
e
prese
Maria
con
sé
,
la
interrogò
benignamente
,
vedendola
ormai
allegra
,
sull
'
origine
di
tanti
guai
.
«
Che
significava
questo
cosa
,
silenzio
?
»
«
Non
lo
so
.
»
«
Ma
perché
la
mamma
non
voleva
che
tu
dicessi
così
?
»
«
Non
lo
so
.
Io
dicevo
sempre
così
e
la
mamma
mi
sgridava
sempre
.
»
«
Quando
?
»
«
A
passeggio
.
»
«
Dove
sei
stata
,
a
passeggio
?
»
«
Dal
signor
Ladroni
.
»
(
Lo
zio
le
aveva
facilitato
il
nome
del
professore
così
.
)
«
E
hai
cominciato
in
casa
del
signor
Ladroni
a
dire
questa
cosa
?
»
«
No
,
è
stato
il
signor
Ladroni
che
ha
detto
così
alla
mamma
.
»
«
Cosa
ha
detto
?
»
«
Ma
,
papà
,
non
capisci
niente
!
Ha
detto
:
per
carità
,
silenzio
!
»
.
Franco
non
parlò
più
.
«
La
mamma
ha
stracciato
una
carta
,
anche
,
dal
signor
Ladroni
»
,
soggiunse
Maria
,
stimando
,
adesso
,
far
tanto
maggior
piacere
a
suo
padre
quante
più
cose
gli
raccontava
di
questa
visita
.
Suo
padre
le
impose
di
tacere
.
Ritornato
in
casa
,
domandò
a
Luisa
,
con
un
viso
poco
benevolo
,
perché
avesse
fatto
piangere
la
bambina
.
Luisa
lo
guardò
,
le
parve
che
sospettasse
,
gli
domandò
risentita
se
dovesse
giustificarsi
di
queste
cose
.
«
Oh
no
!
»
,
fece
suo
marito
,
freddo
;
e
se
ne
andò
in
giardinetto
a
veder
se
le
foglie
secche
al
piede
degli
aranci
e
la
paglia
intorno
al
tronco
fossero
in
ordine
perché
la
notte
si
annunziava
rigida
.
Lavorando
intorno
alle
piante
si
disse
amaramente
che
se
avessero
avuto
senso
e
parola
,
gli
si
sarebbero
mostrate
più
riconoscenti
,
più
affettuose
del
solito
per
la
sua
prossima
partenza
,
mentre
Luisa
aveva
cuore
di
essergli
aspra
.
D
'
essere
stato
aspro
egli
stesso
non
gli
venne
in
mente
.
Luisa
,
dal
canto
suo
,
si
dolse
subito
d
'
avergli
risposto
così
,
ma
non
poteva
trattenerlo
,
gittarglisi
al
collo
e
finirla
con
due
baci
;
troppo
le
pesava
sul
cuore
l
'
altra
cosa
!
Franco
finì
di
accomodar
le
fasciature
a
'
suoi
aranci
e
rientrò
a
pigliarsi
il
mantello
per
andar
in
chiesa
ad
Albogasio
.
Luisa
che
stava
in
cucina
sbucciando
delle
castagne
,
lo
udì
passare
pel
corridoio
,
stette
un
momento
in
forse
,
lottando
con
se
stessa
,
poi
balzò
fuori
,
lo
raggiunse
mentre
stava
per
scender
le
scale
.
«
Franco
!
»
,
diss
'
ella
.
Franco
non
rispose
,
parve
respingerla
.
Ella
lo
afferrò
allora
per
un
braccio
,
lo
trasse
nella
vicina
camera
dell
'
alcova
.
«
Cosa
vuoi
?
»
,
diss
'
egli
,
scosso
ma
desideroso
di
tenersi
il
suo
rancore
.
Luisa
non
gli
rispose
,
gli
cinse
con
le
braccia
il
collo
riluttante
,
gli
piegò
il
viso
sul
petto
e
disse
sottovoce
:
«
Non
dobbiamo
esser
in
collera
,
sai
,
in
questi
giorni
»
.
Egli
,
che
aveva
aspettato
parole
di
scusa
,
si
staccò
dal
collo
le
braccia
di
sua
moglie
e
rispose
asciutto
:
«
Io
non
sono
in
collera
.
Mi
racconterai
poi
»
,
soggiunse
,
«
cosa
ti
ha
confidato
il
signor
professore
Gilardoni
di
tanto
segreto
da
doverti
raccomandare
il
silenzio
»
.
Luisa
lo
guardò
attonita
,
addolorata
.
«
Tu
hai
sospettato
di
me
»
,
diss
'
ella
,
«
e
hai
interrogato
la
bambina
?
Hai
fatto
questo
?
»
«
Ebbene
»
,
diss
'
egli
,
«
e
se
avessi
fatto
questo
?
Del
resto
tu
pensi
sempre
il
peggio
di
me
,
si
sa
.
Bene
,
guarda
,
non
voglio
saper
niente
.
»
Ella
lo
interruppe
,
«
ma
te
lo
dirò
,
ma
te
lo
dirò
»
,
ed
egli
allora
cui
la
coscienza
rimordeva
un
poco
per
l
'
interrogatorio
di
Maria
,
vedendo
poi
anche
Luisa
disposta
a
parlare
,
non
volle
assolutamente
udirla
,
le
proibì
di
spiegarsi
.
Ma
il
suo
cuore
traboccava
di
amarezza
e
gli
occorreva
pure
uno
sfogo
.
Si
dolse
che
dopo
la
notte
di
Natale
ella
non
fosse
più
stata
con
lui
la
solita
Luisa
.
A
che
valevano
le
proteste
?
Lo
aveva
capito
bene
.
Del
resto
era
tanto
tempo
ch
'
egli
aveva
capito
una
cosa
!
Che
cosa
?
Oh
,
una
cosa
naturale
!
Naturalissima
!
Meritava
egli
di
essere
amato
da
lei
?
No
certo
;
egli
era
un
povero
disutile
e
niente
altro
.
Non
era
naturale
che
dopo
averlo
conosciuto
bene
,
ella
lo
amasse
meno
?
Perché
certo
certo
lo
amava
meno
di
una
volta
.
Luisa
tremò
che
questo
fosse
vero
,
disse
«
no
,
Franco
,
no
»
e
lo
sgomento
di
non
saperlo
dire
con
energia
bastante
le
paralizzò
la
voce
.
Egli
che
aveva
sperato
una
smentita
violenta
,
sussurrò
atterrito
:
«
Dio
mio
!
»
.
Allora
fu
lei
che
si
atterrì
,
fu
lei
che
lo
strinse
disperatamente
fra
le
braccia
singhiozzando
«
ma
no
!
ma
no
!
ma
no
!
»
.
S
'
intesero
sino
al
fondo
con
una
comunicazione
magnetica
e
stettero
a
lungo
abbracciati
,
parlandosi
in
un
muto
sforzo
spasmodico
di
tutto
l
'
esser
loro
,
dolendosi
l
'
uno
dell
'
altro
,
rimproverandosi
,
volendosi
appassionatamente
riprendere
,
gustando
il
piacere
acuto
e
amaro
di
unirsi
per
un
momento
con
la
volontà
e
con
l
'
amore
malgrado
la
intima
disunione
delle
loro
idee
e
della
loro
natura
;
tutto
senza
una
parola
,
senza
una
sola
voce
.
Franco
partì
per
andare
in
chiesa
.
Non
volle
invitar
Luisa
ad
accompagnarlo
,
sperando
ch
'
ella
lo
facesse
spontaneamente
;
ed
ella
non
lo
fece
dubitando
che
gli
fosse
gradito
.
La
mattina
del
sette
gennaio
,
dopo
le
dieci
,
lo
zio
Piero
fece
chiamare
Franco
.
Lo
zio
stava
ancora
a
letto
.
Si
alzava
tardi
,
non
potendo
riscaldare
la
stanza
e
non
volendo
,
per
economia
,
accendere
il
fuoco
nel
salottino
troppo
per
tempo
.
Però
il
freddo
non
gl
'
impediva
di
tirarsi
su
a
leggere
,
con
mezzo
il
petto
e
ambedue
le
braccia
fuori
delle
coperte
.
«
Ciao
»
,
diss
'
egli
quando
Franco
entrò
.
Dal
tono
del
saluto
,
dalla
bella
faccia
seria
nella
sua
bontà
,
Franco
intese
che
lo
zio
aveva
pronte
parole
insolite
.
Lo
zio
gl
'
indicò
infatti
la
sedia
presso
il
letto
,
e
disse
il
più
solenne
dei
suoi
esordi
:
«
Sètet
giò
»
.
Franco
sedette
.
«
Dunque
parti
domani
?
»
«
Sì
,
zio
.
»
«Bene.»
Parve
che
nel
metter
fuori
quel
«
bene
»
il
cuore
dello
zio
gli
fosse
venuto
in
bocca
,
tanto
la
parola
gli
gonfiò
le
guance
,
gli
uscì
piena
e
sonora
.
«
Tu
»
,
riprese
il
vecchio
,
«
non
mi
hai
udito
fino
ad
ora
,
dirò
così
,
approvare
né
disapprovare
il
tuo
progetto
.
Forse
avrò
dubitato
un
poco
che
lo
effettuassi
.
Adesso
...
»
Franco
gli
stese
ambedue
le
mani
.
«
Adesso
»
,
continuò
lo
zio
,
tenendogliele
strette
fra
le
proprie
,
«
visto
che
sei
fermo
nella
tua
idea
,
ti
dico
:
l
'
idea
è
buona
,
il
bisogno
c
'
è
,
va
,
lavora
,
il
lavoro
è
una
gran
cosa
.
Dio
ti
faccia
incominciar
bene
e
poi
ti
faccia
perseverare
,
ch
'
è
il
più
difficile
.
Ecco
.
»
Franco
gli
voleva
baciar
le
mani
,
ma
lo
zio
fu
pronto
a
ritirarle
.
«
Lassa
stà
,
lassa
stà
!
»
.
E
riprese
a
parlare
.
«
Adesso
senti
.
È
possibile
che
non
ci
vediamo
più
.
»
Proteste
di
Franco
.
«
Sì
sì
sì
»
,
rispose
il
vecchio
ritirando
l
'
anima
dagli
occhi
e
dalla
voce
,
«
tutte
belle
cose
,
cose
che
bisogna
dire
.
Lascia
stare
.
»
Gli
occhi
ripresero
la
loro
luce
seria
e
buona
,
la
voce
il
suo
tono
grave
.
«
È
possibile
che
non
ci
vediamo
più
.
Del
resto
ti
domando
io
cosa
ci
faccio
,
oramai
,
a
questo
mondo
.
E
per
voi
sarebbe
meglio
che
me
ne
andassi
.
Forse
a
tua
nonna
dispiace
che
io
vi
abbia
raccolti
,
forse
le
sarà
più
facile
,
poi
,
di
riconciliarsi
con
voi
.
Perciò
,
posto
che
non
ci
vediamo
più
,
ti
prego
,
appena
morto
io
,
se
le
cose
non
saranno
ancora
accomodate
,
di
fare
qualche
passo
.
»
Franco
si
alzò
,
abbracciò
lo
zio
con
le
lagrime
agli
occhi
.
«
Testamento
»
,
riprese
lo
zio
,
«
non
ne
ho
fatto
e
non
ne
faccio
.
Il
poco
che
ho
è
di
Luisa
;
non
occorre
testamento
.
Vi
raccomando
la
Cia
;
fate
che
non
le
manchi
un
letto
e
un
tozzo
di
pane
.
Per
i
funerali
bastano
tre
preti
che
mi
cantino
un
requiem
di
cuore
;
il
nostro
,
l
'
Introini
e
il
prefetto
della
Caravina
;
c
'
è
mica
bisogno
di
farne
cantare
cinque
o
sei
per
amor
del
candirott
e
del
vin
bianch
.
Per
il
mio
vestiario
lasciamo
fare
a
Luisa
che
saprà
dove
metterlo
a
posto
.
Il
mio
orologio
a
ripetizione
lo
prenderai
tu
per
mia
memoria
.
Vorrei
lasciare
un
ricordo
anche
a
Maria
,
ma
come
si
fa
?
Potrai
pigliar
un
pezzo
della
mia
catena
d
'
oro
.
Se
hai
una
medaglietta
,
un
crocifisso
,
glielo
attacchi
al
collo
con
la
mia
catena
.
E
amen
.
»
Franco
piangeva
.
Era
una
gran
commozione
di
sentire
lo
zio
parlar
della
sua
morte
così
serenamente
come
di
un
affare
qualsiasi
da
condur
con
giudizio
e
onestà
;
lo
zio
che
discorrendo
con
gli
amici
pareva
tanto
attaccato
alla
vita
,
che
diceva
sempre
:
«
Se
se
pò
schivà
quella
tal
crepada
!
»
.
«
Oh
e
adesso
contami
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Che
lavoro
speri
di
trovare
?
»
«
Per
ora
,
nell
'
ufficio
d
'
un
giornale
a
Torino
,
mi
scrive
T
.
Forse
in
avvenire
si
troverà
qualche
cosa
di
meglio
.
Se
poi
al
giornale
non
potessi
vivere
e
se
non
trovassi
altro
,
ritornerei
.
Per
questo
bisogna
tener
la
cosa
segretissima
,
almeno
per
il
primo
tempo
.
»
Quanto
al
segreto
,
lo
zio
era
incredulo
.
«
E
le
lettere
?
»
,
diss
'
egli
.
Per
le
lettere
era
combinato
che
Franco
scriverebbe
a
Lugano
fermo
in
posta
,
che
Ismaele
porterebbe
alla
posta
di
Lugano
le
lettere
della
famiglia
e
ritirerebbe
quelle
di
Franco
.
E
che
si
doveva
dire
ai
conoscenti
?
Si
era
già
detto
che
Franco
andava
a
Milano
il
giorno
otto
per
affari
e
che
sarebbe
stato
assente
forse
un
mese
,
forse
anche
più
.
«
Questo
dover
infinocchiar
la
gente
non
è
la
più
bella
cosa
del
mondo
»
,
disse
lo
zio
,
«
ma
insomma
!
Io
ti
abbraccio
adesso
,
neh
,
Franco
,
perché
so
che
domani
mattina
parti
per
tempo
e
oggi
difficilmente
saremo
soli
.
Dunque
addio
.
Ti
raccomando
tutto
da
capo
e
non
dimenticarti
di
me
.
Oh
,
un
'
altra
cosa
.
Tu
vai
a
Torino
.
Io
,
come
impiegato
,
ho
inteso
servire
il
mio
paese
.
Non
ho
cospirato
,
non
vorrei
cospirare
neanche
adesso
,
ma
al
mio
paese
ci
ho
sempre
voluto
bene
.
Insomma
,
salutami
la
bandiera
tricolore
.
Ciao
,
neh
!
»
Qui
lo
zio
aperse
le
braccia
.
«
Verrai
anche
tu
,
zio
,
in
Piemonte
»
,
gli
disse
Franco
alzandosi
commosso
da
quell
'
abbraccio
.
«
Se
posso
appena
guadagnarmi
quel
che
strettamente
bisogna
,
vi
faccio
venire
tutti
.
»
«
E
no
,
caro
.
Son
troppo
vecchio
,
non
mi
muovo
più
.
»
«
Ebbene
,
verrò
io
questa
primavera
con
duecentomila
miei
amici
.
»
«
Eh
sì
!
Düsent
mila
zücch
!
Belle
idee
,
belle
speranze
!
Oh
,
è
qui
,
signorina
Ombretta
Pipì
?
»
Ombretta
Pipì
,
così
Maria
era
chiamata
in
casa
nei
momenti
di
buon
umore
,
entrò
impettita
e
grave
.
«
Buon
giorno
,
zio
.
Mi
dici
l
'
Ombretta
Pipì
?
»
Suo
padre
la
prese
e
la
posò
sul
letto
dello
zio
che
la
raccolse
a
sé
sorridendo
,
se
la
fece
sedere
sulle
gambe
.
«
Venga
qua
,
signorina
.
Ha
dormito
bene
?
E
la
bambola
,
ha
dormito
bene
?
E
il
mulo
,
ha
dormito
bene
?
Ah
non
c
'
era
?
Tanto
meglio
.
Sì
,
sì
,
adesso
vengo
con
l
'
Ombretta
.
E
un
bacio
,
niente
?
E
un
altro
,
no
?
Allora
bisogna
proprio
dire
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
,
Non
far
la
ritrosa
E
baciami
qui
.
»
Maria
lo
ascoltò
come
se
udisse
i
versi
per
la
prima
volta
;
e
poi
,
fuori
a
ridere
,
a
saltare
,
a
battere
le
mani
.
E
lo
zio
rideva
come
lei
.
«
Papà
»
,
diss
'
ella
facendosi
seria
,
«
perché
piangi
?
Sei
in
castigo
?
»
Si
aspettavano
alquante
visite
,
in
quel
giorno
,
di
conoscenti
che
avevan
promesso
di
venire
a
congedarsi
da
Franco
prima
della
sua
partenza
per
Milano
.
Luisa
fece
il
miracolo
di
accender
la
stufa
in
Siberia
,
come
lo
zio
chiamava
la
sala
,
e
vi
si
trovarono
insieme
donna
Ester
,
i
due
indivisibili
Paoli
di
Loggio
,
il
Paolin
e
il
Paolon
,
il
professor
Gilardoni
che
vi
sofferse
di
una
trepidazione
,
di
una
inquietudine
continua
perché
Luisa
,
non
avendo
ancora
allestito
il
bagaglio
di
Franco
,
andava
e
veniva
dalla
camera
dell
'
alcova
,
chiamava
Ester
ogni
momento
ed
Ester
era
quindi
sempre
in
moto
,
quando
passava
dietro
al
professore
,
quando
gli
passava
davanti
,
quando
a
destra
,
quando
a
sinistra
.
Al
pover
'
uomo
pareva
di
stare
in
un
turbine
magnetico
.
Ecco
capitare
,
molto
inattesa
perché
dopo
la
perquisizione
non
s
'
era
più
veduta
,
anche
la
signora
Peppina
.
«
Oh
cara
la
mia
süra
Lüisa
!
Oh
car
el
me
sür
don
Franco
!
L
'
è
vera
ch
'
el
voeur
propi
andà
via
?
»
Adesso
è
il
Paolin
che
si
dimena
un
poco
sulla
sedia
perché
ha
l
'
idea
che
la
süra
Peppina
sia
mandata
dal
marito
per
vedere
chi
c
'
è
e
chi
non
c
'
è
intorno
all
'
uomo
sospetto
,
nella
casa
scomunicata
.
Vorrebbe
andarsene
subito
col
suo
Paolon
,
ma
il
Paolon
è
più
grosso
.
«
Come
se
fa
adèss
con
sto
vioròn
chì
ch
'
el
capiss
nagott
?
»
,
pensa
il
Paolin
,
e
,
senza
guardare
il
Paolon
,
gli
dice
sottovoce
:
«
Andèmm
,
Paol
!
Andèmm
!
»
Il
Paolon
stenta
infatti
molto
a
capire
ma
finalmente
si
alza
,
se
ne
va
col
Paolin
,
piglia
la
sua
sulle
scale
.
Franco
ebbe
lo
stesso
pensiero
del
Paolin
e
salutò
la
signora
Peppina
con
mal
garbo
.
La
povera
donna
ne
avrebbe
pianto
perché
voleva
tanto
bene
a
sua
moglie
e
teneva
in
gran
concetto
anche
lui
;
ma
capiva
la
sua
avversione
;
la
scusava
in
cuor
suo
.
Appena
osava
guardarlo
di
tempo
in
tempo
,
umile
,
con
un
'
aria
di
cane
bastonato
.
Si
tolse
la
Maria
sulle
ginocchia
,
le
parlò
del
suo
buon
papà
,
del
suo
caro
papà
che
andava
via
.
«
Chi
sa
che
dispiasè
,
neh
ti
poera
vèggia
?
Chi
sa
che
magòn
?
Poer
ratin
.
Andà
via
el
papà
!
On
papà
de
quella
sort
!
»
Franco
discorreva
col
professore
ma
udiva
e
fremeva
d
'
impazienza
.
Fu
contentissimo
che
la
Veronica
venisse
a
chiamarlo
.
Lo
volevano
nell
'
orto
.
Vi
discese
,
trovò
il
signor
Giacomo
Puttini
e
don
Giuseppe
Costabarbieri
ch
'
eran
venuti
per
salutarlo
ma
,
informati
dal
Paolin
e
dal
Paolon
,
desideravano
non
farsi
vedere
dalla
süra
Peppina
.
Anche
il
suolo
dell
'
orto
scottava
loro
i
piedi
.
Mentre
il
piccolo
eroe
magro
si
difendeva
,
soffiando
,
dagl
'
inviti
di
Franco
a
salire
in
casa
,
il
piccolo
eroe
grasso
girava
vivacemente
la
testa
e
gli
occhietti
come
un
merlo
di
buon
umore
,
a
guardar
ora
il
monte
ora
il
lago
,
quasi
per
un
'
abitudine
di
sospetto
.
Scorse
una
barca
che
veniva
da
Porlezza
.
Chi
sa
?
Non
potrebb
'
essere
l
'
I
.
R
.
Commissario
?
Benché
la
barca
fosse
ancora
lontana
,
pensò
subito
di
cavarsela
,
pensò
di
andar
col
Puttini
a
visitar
il
Ricevitore
per
aver
la
fortuna
di
non
trovar
la
süra
Peppina
in
casa
.
Scambiati
con
Franco
saluti
sommessi
e
frettolosi
,
i
due
vecchi
leproni
trottarono
via
a
testa
bassa
e
Franco
rimase
nell
'
orto
.
L
'
aria
era
mite
,
il
picco
di
Cressogno
saliva
senza
neve
,
tutto
glorioso
di
sole
,
nel
sereno
,
il
sole
dorava
ancora
le
coste
giallognole
della
Valsolda
picchiettate
di
ulivi
,
mentre
dall
'
altra
parte
del
lago
scendevano
sino
all
'
acqua
,
nell
'
ombra
azzurrognola
,
i
grandi
padiglioni
bianchi
della
Galbiga
nevosa
e
del
Bisgnago
.
Franco
stette
a
guardare
col
cuore
grosso
il
caro
paese
dei
suoi
sogni
,
de
'
suoi
amori
.
«
Addio
,
Valsolda
»
,
pensò
.
«
E
adesso
voglio
salutare
anche
voialtre
.
»
Voialtre
erano
le
sue
piante
,
gli
aranci
amari
,
l
'
olea
sinensis
,
il
nespolo
del
Giappone
,
il
pinus
pinea
,
che
verdeggiavano
a
giusti
intervalli
lungo
il
viale
diritto
,
fra
le
aiuole
degli
erbaggi
e
il
lago
;
erano
i
rosai
,
i
capperi
,
le
agavi
che
uscivano
a
pender
sopra
l
'
acqua
dai
fori
praticati
nel
muro
.
Tutte
piccole
vite
,
ancora
;
il
colosso
della
famiglia
,
il
pino
,
non
misurava
tre
metri
;
piccole
,
pallide
vite
che
parevano
sonnecchiare
nel
pomeriggio
invernale
.
Ma
Franco
le
vedeva
nell
'
avvenire
come
le
aveva
pensate
piantandole
col
suo
fine
sentimento
del
grazioso
e
del
pittoresco
.
Ciascuna
portava
in
sé
una
intenzione
di
lui
.
Le
nobili
pianticelle
del
viale
,
sorgendo
sugli
erbaggi
,
dovevano
significare
una
certa
finezza
di
spirito
e
di
cultura
nella
modesta
fortuna
della
famiglia
.
Gli
aranci
avevano
il
compito
speciale
di
dare
al
quadretto
una
intonazione
mite
e
gentile
;
il
dovere
del
nespolo
era
di
alzare
e
allargar
le
braccia
frondose
sopra
un
futuro
sedile
;
i
rosai
e
i
capperi
del
muro
verso
il
lago
dovevano
dire
a
chi
passava
in
barca
la
fantasia
d
'
un
poeta
;
le
agavi
vi
avrebbero
risposto
,
in
un
accordo
minore
,
agli
aranci
,
compagni
di
esilio
;
finalmente
gli
alti
destini
del
pino
erano
di
spiegar
un
grazioso
ombrello
sulla
breve
oasi
,
di
porre
il
suo
accento
meridionale
sopra
l
'
accordo
delle
agavi
e
degli
aranci
,
di
incorniciar
con
la
sua
verde
corona
il
piccolo
seno
azzurro
di
Casarico
.
Addio
,
addio
!
Pareva
a
Franco
che
le
pianticelle
gli
rispondessero
tristemente
:
"
Perché
ci
lasci
?
Che
sarà
di
noi
?
Tua
moglie
non
ci
ama
come
te
"
.
Intanto
la
barca
veduta
da
don
Giuseppe
aveva
camminato
e
passava
davanti
all
'
orto
,
alquanto
discosto
dalla
riva
.
V
'
erano
un
signore
e
una
signora
.
Il
signore
si
alzò
in
piedi
e
salutò
con
voce
squillante
:
«
Addio
,
don
Franco
!
Evviva
!
»
.
La
signora
sventolò
il
fazzoletto
.
Erano
i
Pasotti
.
Franco
salutò
col
cappello
.
I
Pasotti
!
In
Valsolda
di
gennaio
!
Che
ci
venivano
a
fare
?
E
quel
saluto
!
Pasotti
che
dopo
la
perquisizione
non
si
era
fatto
più
vedere
,
Pasotti
salutar
così
?
Che
voleva
dir
ciò
?
Franco
,
perplesso
,
salì
in
casa
,
diede
la
notizia
.
Tutti
stupirono
e
sopra
tutti
la
süra
Peppina
:
«
Ma
comè
?
El
dis
de
bon
?
El
sür
Controlòr
?
Poer
omasc
!
Anca
la
süra
Barborin
?
Poera
donnètta
!
»
.
Si
commentò
il
fatto
.
Chi
supponeva
una
cosa
e
chi
un
'
altra
.
Dopo
cinque
minuti
Pasotti
entrò
strepitando
,
trascinandosi
dietro
la
signora
Barborin
carica
di
scialli
e
di
fagotti
,
mezza
morta
dal
freddo
.
Povera
creatura
,
non
sapeva
dir
altro
che
«
dò
ôr
!
dò
ôr
in
barca
!
»
mentre
suo
marito
schiamazzava
ghignando
negli
occhi
diabolici
:
«
Le
fa
bene
,
le
fa
bene
!
Le
ho
cacciato
giù
un
bicchierino
di
ginepro
a
Porlezza
.
Ha
fatto
smorfie
d
'
inferno
,
ma
sta
benone
!
»
.
La
povera
sorda
,
indovinando
che
parlava
del
ginepro
,
girava
gli
occhi
per
il
soffitto
,
rifaceva
le
smorfie
di
Porlezza
.
Pasotti
non
era
mai
stato
così
espansivo
.
Baciò
la
mano
a
Luisa
,
abbracciò
l
'
ingegnere
e
Franco
accompagnando
gli
atti
con
effusioni
e
profluvi
di
sentimento
.
«
Carissima
donna
Luisa
!
Signora
ammirabile
e
perfetta
.
Car
el
me
Peder
!
Car
el
me
re
de
coeur
!
Il
mondo
è
grande
ma
on
alter
Peder
el
gh
'
è
propri
no
,
va
là
!
E
questo
don
Franco
!
Caro
il
mio
Francone
!
Pensare
come
t
'
ho
veduto
io
!
In
sottane
e
grembialino
.
Quando
andavi
a
rubar
i
fichi
al
prefetto
della
Caravina
!
Sto
baloss
chì
!
»
Il
«
baloss
»
non
faceva
il
viso
più
incoraggiante
del
mondo
ma
l
'
altro
non
se
ne
dava
per
inteso
.
Altrettanto
poco
poteva
intendersi
sua
moglie
con
le
signore
che
l
'
interrogavano
.
«
Come
l
'
ha
mai
faa
,
süra
Pasotti
»
,
le
gridava
la
signora
Peppina
,
«
a
vegnì
in
Valsolda
de
sto
temp
chì
?
»
«
Oh
dèss
,
la
capiss
nient
,
poera
donnètta
.
»
Per
quanto
anche
Luisa
ed
Ester
le
gridassero
nelle
orecchie
la
stessa
domanda
,
per
quanto
ella
spalancasse
la
bocca
,
la
sorda
non
capiva
,
andava
rispondendo
a
caso
:
«
Se
ho
mangiàa
?
Se
voeui
disnà
chì
?
»
.
Intervenne
Pasotti
,
disse
che
in
ottobre
egli
e
sua
moglie
eran
partiti
per
un
richiamo
di
affari
,
senza
fare
il
bucato
,
che
sua
moglie
lo
andava
seccando
da
un
pezzo
per
questo
benedetto
bucato
,
che
finalmente
si
era
risolto
di
accontentarla
e
di
venire
.
Allora
donna
Ester
si
voltò
verso
la
Pasotti
a
far
l
'
atto
di
lavare
.
La
Pasotti
guardò
suo
marito
che
le
teneva
gli
occhi
addosso
e
rispose
:
«
Sì
sì
,
la
bügada
,
la
bügada
!
»
.
Quell
'
occhiata
,
l
'
impero
che
lesse
negli
occhi
del
Controllore
fecero
sospettare
Luisa
che
vi
fosse
sotto
un
mistero
.
Questo
mistero
e
le
inesplicabili
espansioni
di
Pasotti
le
suggerirono
un
altro
sospetto
.
Se
fosse
venuto
per
loro
?
Se
nelle
cause
di
questa
improvvisa
venuta
ci
avesse
parte
il
viaggio
del
professore
a
Lodi
?
Avrebbe
voluto
consultarsi
col
professore
,
dirgli
di
fermarsi
fino
a
che
i
Pasotti
fossero
partiti
;
ma
come
parlargli
poi
senza
che
se
ne
avvedesse
Franco
?
Intanto
donna
Ester
prese
congedo
e
il
professore
che
aveva
ottenuto
il
perdono
della
capricciosetta
,
perfidetta
signorina
,
a
patto
di
non
domandare
il
paradiso
,
ebbe
licenza
di
accompagnarla
a
casa
.
I
Pasotti
non
potevano
salire
ad
Albogasio
Superiore
fino
a
che
il
mezzadro
,
fatto
avvertire
subito
,
non
avesse
posto
loro
in
ordine
e
riscaldata
almeno
una
stanza
.
Parlò
subito
di
piantare
un
tarocchino
in
tre
con
l
'
ingegnere
e
Franco
.
Allora
se
ne
andò
anche
la
signora
Peppina
e
la
Pasotti
chiese
a
Luisa
di
ritirarsi
un
momento
,
la
pregò
di
accompagnarla
.
Appena
fu
sola
coll
'
amica
nella
camera
dell
'
alcova
si
guardò
attorno
con
due
occhioni
spaventati
e
poi
sussurrò
:
«
Sèm
minga
chì
per
la
bügada
neh
,
sèm
minga
chì
per
la
bügada
!
»
.
Luisa
la
interrogò
silenziosamente
,
col
viso
e
col
gesto
,
perché
a
parlar
forte
in
sala
avrebbero
udito
.
Stavolta
la
Pasotti
capì
,
rispose
che
non
sapeva
niente
,
che
suo
marito
non
le
aveva
detto
niente
,
che
le
aveva
imposto
la
storia
del
bucato
ma
che
del
bucato
a
lei
non
importava
nulla
.
Allora
Luisa
prese
un
pezzo
di
carta
e
scrisse
:
«
Cosa
sospetti
?
»
.
La
Pasotti
lesse
e
poi
cominciò
una
mimica
complicatissima
.
Scrollamenti
del
capo
,
stralunamenti
d
'
occhi
,
sospiri
,
invocazioni
al
soffitto
;
pareva
che
si
combattesse
dentro
di
lei
una
gran
battaglia
di
timori
e
di
speranze
.
Finalmente
fece
«
ah
!
»
,
afferrò
la
penna
e
scrisse
sotto
la
domanda
di
Luisa
:
«
La
marchesa
!
»
.
Lasciò
cader
la
penna
,
stette
a
contemplar
l
'
amica
.
«
L
'
è
a
Lod
»
,
diss
'
ella
sottovoce
.
«
El
Controlòr
l
'
è
staa
a
Lod
.
Speri
comè
!
»
E
poi
scappò
in
sala
temendo
esser
sospettata
da
suo
marito
.
Finito
il
tarocco
,
Pasotti
si
accostò
a
una
finestra
,
disse
forte
qualche
cosa
sugli
effetti
della
luce
crepuscolare
e
chiamò
Franco
.
«
Bisogna
che
tu
venga
stasera
da
me
»
,
gli
disse
piano
,
«
devo
parlarti
.
»
Franco
cercò
schermirsi
.
Partiva
l
'
indomani
mattina
per
Milano
,
lasciava
la
famiglia
per
qualche
tempo
,
gli
era
difficile
passar
la
sera
fuori
di
casa
.
Pasotti
replicò
ch
'
era
assolutamente
necessario
.
«
Si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
»
,
diss
'
egli
.
«
Si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
!
»
Appena
partiti
i
Pasotti
per
Albogasio
Superiore
,
Franco
riferì
questo
colloquio
a
sua
moglie
.
Egli
n
'
era
stato
turbatissimo
.
Pasotti
sapeva
,
dunque
;
non
avrebbe
fatto
tanti
misteri
se
non
avesse
inteso
alludere
al
viaggio
di
Torino
.
E
Franco
era
seccatissimo
che
Pasotti
sapesse
.
Ma
in
che
modo
?
L
'
amico
di
Torino
poteva
essere
stato
imprudente
.
E
adesso
che
voleva
da
lui
,
Pasotti
?
C
'
era
forse
in
aria
qualche
altro
colpo
della
Polizia
?
Ma
Pasotti
non
era
l
'
uomo
da
venire
ad
avvertirnelo
!
E
tutto
quel
voltafaccia
di
amabilità
?
Non
si
voleva
ch
'
egli
andasse
a
Torino
,
forse
.
Non
si
voleva
che
trovasse
una
strada
buona
,
un
modo
di
sottrarre
sé
e
i
suoi
alla
povertà
,
ai
commissari
e
ai
gendarmi
!
Pensa
e
ripensa
,
non
poteva
essere
che
questo
.
Luisa
n
'
era
poco
persuasa
,
in
cuor
suo
.
Temeva
altra
cosa
;
non
dubitava
però
neppur
lei
che
Pasotti
sapesse
di
Torino
e
ciò
scompigliava
tutte
le
sue
supposizioni
.
Insomma
non
c
'
era
che
andare
e
udire
.
Franco
andò
alle
otto
,
Pasotti
lo
ricevette
colla
più
affettuosa
cordialità
e
gli
fece
le
scuse
di
sua
moglie
ch
'
era
già
a
letto
.
Prima
d
'
entrar
in
argomento
volle
assolutamente
che
pigliasse
un
bicchiere
di
S
.
Colombano
e
una
fetta
di
panettone
.
Col
vino
e
col
dolce
Franco
dovette
inghiottire
,
suo
malgrado
,
molte
dichiarazioni
di
amicizia
,
i
più
sperticati
elogi
di
sua
moglie
,
di
suo
zio
e
di
lui
stesso
.
Vuotato
finalmente
il
bicchiere
ed
il
piatto
,
il
mellifluo
bargnìf
si
mostrò
disposto
ad
entrare
in
materia
.
Erano
seduti
a
un
tavolino
,
l
'
uno
in
faccia
all
'
altro
.
Pasotti
,
appoggiato
comodamente
alla
spalliera
della
seggiola
,
teneva
tra
le
mani
un
fazzoletto
rosso
e
giallo
di
foulard
,
lo
andava
palpando
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
«
caro
Franco
,
come
ti
dicevo
,
si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
.
Ho
inteso
dire
oggi
a
casa
tua
che
parti
per
affari
:
si
tratta
di
vedere
se
io
non
ti
porto
un
affare
anche
più
grosso
di
quello
che
hai
a
Milano
.
»
Franco
,
sorpreso
da
questo
inaspettato
esordio
,
tacque
.
Pasotti
chinò
gli
occhi
sul
fazzoletto
senza
restare
di
maneggiarlo
e
riprese
:
«
Il
mio
caro
amico
don
Franco
Maironi
si
può
immaginare
che
se
io
entro
in
argomento
intimo
e
delicato
,
ho
una
ragione
grave
di
farlo
,
sento
il
dovere
di
farlo
e
sono
autorizzato
a
farlo
»
.
Le
mani
si
fermarono
,
gli
occhi
brillanti
e
acuti
si
alzarono
a
quelli
torbidi
e
diffidenti
di
Franco
.
«
Si
tratta
,
mio
caro
Franco
,
del
tuo
presente
e
del
tuo
avvenire
.
»
Ciò
detto
,
Pasotti
posò
risolutamente
il
foulard
da
banda
.
Appoggiate
le
braccia
e
giunte
le
mani
sul
tavolino
entrò
nel
cuore
dell
'
argomento
tenendo
sempre
gli
occhi
su
Franco
che
,
raccolto
alla
sua
volta
indietro
sulla
spalliera
,
lo
guardava
pallido
,
in
una
ostile
attitudine
di
difesa
.
«
È
dunque
un
pezzo
che
io
,
per
l
'
antica
amicizia
verso
la
tua
famiglia
,
ho
in
mente
di
far
qualche
cosa
onde
metter
fine
a
un
dissidio
dolorosissimo
.
Anche
tuo
padre
,
povero
don
Alessandro
!
Che
cuor
d
'
oro
!
Che
bene
mi
voleva
!
»
(
Franco
sapeva
che
suo
padre
aveva
una
volta
minacciato
Pasotti
col
bastone
perché
s
'
intrometteva
troppo
nelle
faccende
di
casa
sua
.
)
«
Basta
.
Avendo
saputo
che
tua
nonna
era
a
Lodi
,
domenica
scorsa
mi
son
detto
:
dopo
tanti
dispiaceri
che
hanno
avuto
i
Maironi
,
forse
questo
è
il
momento
.
Andiamo
,
tentiamo
.
E
sono
andato
.
»
Pausa
.
Franco
fremeva
.
Che
razza
d
'
intercessore
gli
era
capitato
?
E
chi
aveva
chiesto
intercessioni
?
«
Debbo
dirlo
»
,
riprese
Pasotti
,
«
sono
contento
.
Tua
nonna
ha
le
sue
idee
,
ha
un
'
età
in
cui
le
idee
difficilmente
si
cambiano
,
ha
il
carattere
che
sai
,
molto
fermo
,
ma
insomma
il
cuore
c
'
è
.
Ti
vuol
bene
,
sai
.
Soffre
.
Vi
è
una
lotta
continua
,
dentro
di
lei
,
fra
i
suoi
sentimenti
e
i
suoi
principii
;
anche
,
se
vuoi
,
tra
i
suoi
sentimenti
e
i
suoi
risentimenti
.
Povera
marchesa
!
È
penoso
di
vedere
come
soffre
;
ma
insomma
piega
,
piega
.
Certamente
non
bisogna
mica
aspettarsi
poi
troppo
.
Piega
ma
non
fino
a
spezzare
ciò
che
la
sostiene
,
i
suoi
principii
,
voglio
dire
:
sopra
tutto
i
suoi
principii
politici
.
»
Gli
occhi
di
Franco
,
le
mascelle
inquiete
,
un
sussulto
di
tutta
la
persona
dissero
a
Pasotti
:
non
toccar
questo
punto
,
bada
a
te
!
Pasotti
si
fermò
;
gli
era
forse
venuto
in
mente
il
bastone
del
fu
don
Alessandro
.
«
Ti
capisco
»
,
riprese
.
«
Credi
che
non
ti
capisca
?
Io
mangio
il
pane
del
Governo
e
devo
tenermi
chiuso
nel
cuore
ciò
che
penso
,
ma
del
resto
son
con
te
,
sospiro
il
momento
in
cui
certi
colori
cederanno
il
posto
a
certi
altri
.
Tua
nonna
non
è
così
e
,
sfido
,
bisogna
pigliarla
com
'
è
.
Se
si
vuol
venire
a
un
accomodamento
bisogna
pigliarla
com
'
è
.
Si
può
combattere
come
ho
combattuto
io
,
ma
...
»
«
Tutto
questo
discorso
mi
pare
inutile
»
,
esclamò
Franco
,
alzandosi
.
«
Aspetta
!
»
,
riprese
Pasotti
.
«
Il
diavolo
non
sarà
poi
forse
tanto
brutto
!
Siedi
,
ascolta
!
»
Franco
non
volle
saperne
di
sedersi
ancora
.
«
Sentiamo
!
»
,
diss
'
egli
con
voce
vibrante
d
'
impazienza
.
«
Intanto
la
nonna
è
disposta
a
riconoscere
il
tuo
matrimonio
...
»
«
Grazie
!
»
,
interruppe
il
giovane
.
«
Aspetta
!
...
e
a
farvi
un
assegno
molto
conveniente
;
per
quel
che
ho
capito
,
fra
le
sei
e
le
ottomila
svanziche
all
'
anno
.
Non
c
'
è
male
,
eh
?
»
«
Avanti
!
»
«
Aspetta
!
Non
c
'
è
niente
di
umiliante
.
Se
ci
fosse
una
condizione
umiliante
non
sarei
venuto
a
proportela
.
La
nonna
desidera
che
tu
ti
occupi
e
che
tu
dia
una
certa
guarentigia
di
non
immischiarti
in
affari
politici
.
Vi
è
un
modo
decoroso
di
combinare
una
cosa
e
l
'
altra
,
questo
lo
devo
riconoscere
,
benché
,
te
lo
dico
chiaro
,
io
avessi
proposto
alla
nonna
un
partito
diverso
.
L
'
idea
mia
era
ch
'
ella
ti
mettesse
alla
testa
degli
affari
suoi
.
Ne
avevi
abbastanza
per
non
poter
pensare
ad
altro
.
Però
,
anche
l
'
idea
della
nonna
è
buona
.
Conosco
fior
di
giovinotti
che
pensano
come
te
e
che
sono
nella
carriera
giudiziaria
.
È
una
carriera
molto
indipendente
e
molto
rispettata
.
Una
parola
tua
e
tu
sei
ascoltante
al
Tribunale
.
»
«
Io
?
»
,
proruppe
Franco
.
«
Io
!
No
,
caro
Pasotti
!
No
!
Non
mi
si
manda
,
taci
!
la
Polizia
in
casa
,
non
si
fa
bestialmente
destituire
un
galantuomo
che
ha
la
sola
colpa
di
essere
zio
di
mia
moglie
,
taci
ti
dico
!
non
si
cercano
oggi
tutte
le
vie
di
affamare
la
mia
famiglia
e
me
,
per
offrirci
domani
del
pane
sporco
.
No
,
sai
,
no
,
grida
pure
,
per
fame
no
,
viva
Dio
,
nessuno
mi
prende
!
Dillo
pure
alla
nonna
e
tu
...
e
tu
...
e
tu
...
»
Pasotti
aveva
sicuramente
un
sangue
di
derivazione
felina
,
cupido
,
fine
,
prudente
,
carezzevole
,
pronto
alla
simulazione
ma
soggetto
alla
collera
.
Era
venuto
interrompendo
l
'
invettiva
di
Maironi
con
proteste
sempre
più
violente
;
a
quest
'
ultima
apostrofe
,
sentendo
arrivar
un
nembo
di
accuse
che
tanto
più
lo
irritavano
quanto
più
le
indovinava
,
balzò
egli
pure
in
piedi
.
«
Fermati
!
»
,
esclamò
.
«
Che
maniera
è
questa
?
»
«
Buona
sera
!
»
,
disse
Franco
,
pigliando
il
cappello
.
Ma
Pasotti
non
intendeva
lasciarlo
partire
così
.
«
Un
momento
!
»
,
diss
'
egli
battendo
e
ribattendo
affrettati
pugni
sul
tavolino
.
«
Voialtri
vi
fate
delle
illusioni
,
voialtri
sperate
molto
in
quel
testamento
e
quello
non
e
un
testamento
,
quello
è
un
pezzo
di
carta
straccia
,
quello
è
il
delirio
di
un
pazzo
!
»
Franco
,
ch
'
era
già
presso
all
'
uscio
,
si
fermò
,
tramortito
dal
colpo
.
«
Che
testamento
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Via
!
»
,
riprese
Pasotti
freddo
e
beffardo
.
«
C
'
intendiamo
bene
!
»
Una
vampa
di
collera
riaccese
il
sangue
a
Franco
.
«
Ma
no
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Fuori
!
parla
!
Cosa
ne
sai
tu
di
testamenti
?
»
«
Ah
!
»
,
fece
Pasotti
con
ironica
dolcezza
.
«
Adesso
va
benissimo
.
»
Franco
l
'
avrebbe
strozzato
.
«
Sono
stato
a
Lodi
,
non
te
l
'
ho
detto
?
Dunque
so
.
»
Franco
,
fuori
di
sé
,
protestò
di
non
capire
niente
.
«
Oh
già
!
»
,
riprese
Pasotti
,
beffardo
più
di
prima
.
«
Lo
informerò
io
il
signore
.
Sappia
dunque
che
il
signor
professore
Gilardoni
,
il
quale
non
è
affatto
amico
Suo
,
si
è
recato
in
fine
di
dicembre
a
Lodi
,
e
si
è
presentato
alla
marchesa
con
una
copia
senza
valor
legale
di
un
preteso
testamento
del
povero
Suo
nonno
.
In
questo
testamento
Ella
,
signor
don
Franco
,
è
istituito
erede
universale
con
accompagnamento
di
offese
atroci
alla
moglie
e
al
figlio
del
testatore
.
Ecco
che
adesso
Ella
sa
.
Del
resto
il
signor
Gilardoni
è
stato
fedele
alla
consegna
,
ha
detto
di
esser
venuto
di
suo
capo
,
senza
farne
saper
niente
a
voi
.
»
Franco
ascoltò
,
livido
come
un
cadavere
,
sentendosi
oscurar
la
vista
e
l
'
anima
,
raccogliendo
tutte
le
sue
forze
per
non
smarrirsi
,
per
dare
una
risposta
degna
.
«
Hai
ragione
»
,
diss
'
egli
.
«
Anche
la
nonna
ha
ragione
.
Chi
ha
torto
è
il
professor
Gilardoni
.
Egli
mi
ha
mostrato
quel
testamento
tre
anni
sono
,
la
notte
del
mio
matrimonio
.
Gli
ho
detto
di
abbruciarlo
e
ho
creduto
che
l
'
avesse
fatto
.
Se
non
lo
ha
fatto
,
mi
ha
ingannato
.
Se
si
è
recato
a
Lodi
per
quella
bella
impresa
che
dice
,
ha
commesso
una
indelicatezza
e
una
stoltezza
enorme
.
Voi
avete
avuto
ragione
di
pensar
male
di
noi
.
Ma
sappilo
bene
!
Io
disprezzo
il
danaro
della
nonna
quanto
il
danaro
del
Governo
:
e
siccome
questa
signora
ha
la
fortuna
di
essere
la
madre
di
mio
padre
,
mai
,
capisci
,
mai
,
e
adoperi
ella
pure
contro
di
noi
tutte
le
bassezze
,
tutte
le
perfidie
che
vuole
,
mai
non
userò
una
carta
che
la
disonora
!
Sono
troppo
superiore
a
lei
!
Va
'
e
dille
questo
a
nome
mio
e
dille
che
si
riprenda
le
sue
offerte
perché
le
sdegno
!
Buona
sera
.
»
Lasciò
Pasotti
sbalordito
e
se
n
'
andò
tutto
tremante
di
sovreccitazione
e
di
collera
,
dimenticò
di
ripigliar
la
sua
lanterna
,
discese
al
buio
,
a
gran
passi
,
non
sapendo
né
curando
affatto
dove
mettesse
i
piedi
,
esclamando
di
tempo
in
tempo
,
buttando
fuori
ciò
che
aveva
dentro
di
rovente
:
pezzi
d
'
ira
contro
il
Gilardoni
,
pezzi
di
accusa
contro
Luisa
.
Lo
zio
era
andato
a
letto
per
tempo
e
Luisa
aspettava
Franco
nel
salottino
con
Maria
che
teneva
alzata
perché
suo
padre
potesse
averla
un
poco
,
l
'
ultima
sera
.
La
povera
Ombretta
Pipì
aveva
cominciato
presto
a
infastidirsi
,
a
far
una
boccuccia
grossa
,
un
visetto
piagnoloso
,
a
domandar
con
una
vocina
dolente
:
«
Quando
viene
,
papà
?
»
.
Ma
ell
'
aveva
una
mamma
unica
al
mondo
per
consolare
gli
afflitti
.
Ombrettina
non
teneva
da
un
pezzo
scarpettine
sane
e
le
scarpettine
,
anche
in
Valsolda
,
costavano
denari
.
Pochi
,
sì
,
e
quando
ce
n
'
è
pochissimi
?
Ma
ell
'
aveva
una
mamma
unica
al
mondo
per
calzare
gli
scalzi
.
Proprio
il
giorno
prima
,
Luisa
,
cercando
in
granaio
un
pezzo
di
corda
,
aveva
trovato
fra
vecchie
sciarpe
,
casse
vuote
e
seggiole
rotte
,
uno
stivale
di
suo
nonno
.
Lo
aveva
posto
a
rammollire
nell
'
acqua
,
s
'
era
fatta
prestare
trincetto
,
lesina
e
forbice
.
Prese
ora
il
venerabile
stivale
che
fece
spavento
a
Ombretta
e
lo
posò
sulla
tavola
.
«
Adesso
gli
reciteremo
l
'
orazione
funebre
»
,
diss
'
ella
con
quel
brio
voluto
che
neppure
un
'
angustia
mortale
poteva
toglierle
,
se
le
bisognava
.
«
Prima
,
però
,
domanderai
al
tuo
signor
bisnonno
il
permesso
di
prenderti
il
suo
stivale
.
»
Ella
fece
che
Maria
giungesse
le
mani
e
recitasse
questa
filastrocca
guardando
comicamente
il
soffitto
:
Caro
signor
bisnonno
benedetto
,
Questo
stival
,
se
Lei
non
se
lo
mette
,
Lo
doni
alla
Sua
Ombretta
,
Che
aspetta
con
gran
fretta
Un
paio
di
scarpette
E
Le
scocca
su
in
cielo
un
bel
bacetto
Alla
pianta
del
piede
con
rispetto
.
Venne
poi
una
poco
riverente
fantasia
come
ne
nascevan
tante
nel
cervello
di
Luisa
,
una
bizzarra
storia
dell
'
angioletto
che
lustra
gli
stivali
in
paradiso
e
che
un
giorno
,
per
voler
pigliare
senza
permesso
un
pezzetto
di
pan
d
'
oro
,
aveva
lasciato
cadere
sulla
Terra
lo
stivale
del
bisnonno
.
Maria
si
rasserenò
,
rise
,
interruppe
la
mamma
con
cento
domande
sul
pan
d
'
oro
e
sullo
stivale
rimasto
in
Paradiso
.
Che
ne
farebbe
di
quello
il
bisnonno
?
La
mamma
le
spiegò
che
il
bisnonno
lo
avrebbe
applicato
per
di
dietro
all
'
imperatore
d
'
Austria
onde
buttarlo
giù
dal
cielo
,
se
ve
lo
incontrava
.
In
quel
momento
entrò
Franco
.
Luisa
vide
subito
che
gli
occhi
e
la
fronte
segnavano
tempesta
.
«
Dunque
?
»
,
diss
'
ella
.
Franco
rispose
concitato
:
«
Metti
a
letto
Maria
»
.
Luisa
osservò
che
aveva
tenuta
la
bambina
alzata
per
aspettarlo
,
perché
stesse
un
po
'
con
lui
.
Franco
replicò
«
ti
dico
di
metterla
a
letto
»
tanto
aspramente
che
Maria
si
mise
a
piangere
.
Luisa
si
fece
rossa
ma
tacque
.
Accese
un
lume
,
prese
la
bambina
in
braccio
,
la
porse
silenziosamente
a
suo
padre
per
un
bacio
,
che
fu
freddo
,
e
la
portò
via
.
Franco
non
la
seguì
.
Si
arrabbiò
di
veder
quello
stivale
e
lo
gettò
in
terra
.
Poi
sedette
,
piantò
i
gomiti
sulla
tavola
,
si
strinse
il
capo
fra
le
mani
.
L
'
amara
idea
che
Luisa
fosse
complice
del
Gilardoni
gli
era
lampeggiata
in
mente
subito
,
mentre
Pasotti
parlava
,
col
ricordo
di
quel
«
cosa
,
silenzio
?
»
,
di
quel
«
basta
!
»
e
del
racconto
della
bambina
.
Egli
aveva
dentro
a
sé
come
un
vortice
dove
questa
idea
spariva
girando
e
ricompariva
sempre
più
basso
,
sempre
più
vicino
al
cuore
.
«
Dunque
?
»
,
tornò
a
chiedere
Luisa
,
rientrando
.
Franco
la
guardò
un
momento
in
silenzio
,
la
scrutò
.
Poi
si
alzò
e
le
afferrò
le
mani
.
«
Dimmi
se
sai
niente
!
»
,
diss
'
egli
.
Ella
indovinò
,
ma
quello
sguardo
e
quel
modo
la
offesero
.
«
Come
,
se
so
niente
?
»
,
esclamò
accesa
in
volto
.
«
Me
lo
domandi
così
?
»
«
Ah
tu
sai
!
»
,
gridò
Franco
,
gittando
da
sé
le
mani
di
lei
e
levando
le
braccia
in
alto
.
Ella
presentì
ciò
che
veniva
,
il
sospetto
della
sua
complicità
col
professore
,
la
propria
smentita
,
l
'
offesa
mortale
,
irrimediabile
che
Franco
le
avrebbe
fatto
se
,
nell
'
ira
,
non
avesse
creduto
alla
sua
parola
,
e
giunse
le
mani
spaventata
.
«
No
,
Franco
,
no
,
Franco
»
,
diss
'
ella
sottovoce
e
gli
gettò
le
braccia
al
collo
,
volle
chiuder
coi
baci
le
labbra
di
lui
.
Ma
egli
fraintese
,
credette
che
volesse
domandar
perdono
e
la
respinse
.
«
Lo
so
,
sì
,
lo
so
»
,
diss
'
ella
tornando
appassionata
al
suo
petto
,
«
ma
l
'
ho
saputo
dopo
,
quando
era
cosa
fatta
,
ne
ho
avuto
sdegno
come
te
,
più
di
te
!
»
Ma
Franco
aveva
troppo
bisogno
di
sfogarsi
,
di
offendere
.
«
E
come
vuoi
che
ti
creda
?
»
,
esclamò
.
Ella
indietreggiò
con
un
grido
,
poi
gli
fece
ancora
un
passo
incontro
,
gli
stese
le
braccia
.
«
No
»
,
supplicò
straziata
,
«
dimmi
che
mi
credi
,
dimmelo
subito
subito
perché
altrimenti
tu
non
sai
,
tu
non
sai
!
»
«
Cosa
,
non
so
?
»
«
Tu
non
sai
come
sono
io
che
ti
amerò
ancora
ma
non
vorrò
più
essere
moglie
per
te
,
che
potrò
soffrir
tanto
ma
non
cambiare
,
mai
più
!
Capisci
cosa
vuol
dire
mai
più
?
»
Egli
la
trasse
a
sé
,
la
sottile
persona
ansante
,
le
strinse
le
mani
da
rompergliele
e
disse
con
voce
soffocata
:
«
Ti
crederò
,
sì
,
ti
crederò
»
.
Luisa
che
lo
guardava
lagrimosa
chiese
una
parola
migliore
.
«
Ti
crederò
»
,
disse
,
«
ti
crederò
?
»
«
Ti
credo
,
ti
credo
.
»
Lo
credeva
davvero
ma
dov
'
è
ira
è
sempre
anche
orgoglio
.
Non
volle
subito
arrendersi
del
tutto
;
il
suo
accento
fu
piuttosto
d
'
un
uomo
compiacente
che
d
'
un
uomo
convinto
.
Restarono
ambedue
silenziosi
,
tenendosi
per
le
mani
,
cominciarono
a
sciogliersi
l
'
un
dall
'
altro
via
via
con
un
impercettibile
moto
.
Fu
Luisa
che
infine
,
dolcemente
,
si
staccò
del
tutto
.
Sentiva
la
necessità
di
troncar
quel
silenzio
,
parole
calde
non
ne
trovava
,
parole
fredde
non
ne
voleva
,
si
mise
a
raccontare
senz
'
altro
come
avesse
saputo
dal
Gilardoni
del
malaugurato
viaggio
a
Lodi
.
Parlava
con
voce
tranquilla
,
non
propriamente
fredda
ma
triste
,
stando
seduta
alla
tavola
in
faccia
a
suo
marito
.
Mentre
riferiva
le
confidenze
del
professore
,
Franco
si
riaccendeva
,
la
interrompeva
continuamente
:
«
E
non
gli
hai
detto
questo
?
-
E
non
gli
hai
detto
quello
?
-
Non
gli
hai
detto
stupido
?
-
Non
gli
hai
detto
bestia
?
»
.
La
prima
volta
Luisa
lasciò
correre
,
poi
protestò
.
Aveva
già
detto
di
essersi
sdegnata
per
lo
sproposito
del
Gilardoni
;
pareva
quasi
,
adesso
,
che
suo
marito
ne
dubitasse
!
Franco
si
chetò
ma
di
mala
voglia
.
Quando
il
racconto
fu
terminato
si
scagliò
ancora
contro
il
filosofo
balordo
,
tanto
che
Luisa
lo
difese
.
Era
un
amico
,
aveva
errato
gravemente
,
gravissimamente
,
ma
con
buona
intenzione
.
Dove
andavano
a
finire
le
massime
di
Franco
,
la
carità
,
il
perdono
delle
offese
,
s
'
egli
non
perdonava
neppure
a
chi
aveva
voluto
fargli
del
bene
?
Ella
pensò
,
qui
,
cose
che
non
disse
.
Pensò
che
Franco
perdonava
moltissimo
quando
a
perdonare
c
'
era
follia
e
gloria
e
perdonava
pochissimo
quando
c
'
erano
semplicemente
ottime
ragioni
di
farlo
.
Franco
a
udirsi
parlar
da
lei
di
carità
,
s
'
irritò
,
non
osò
dire
che
si
sentiva
superiore
a
un
attacco
simile
,
ma
ritorse
poco
generosamente
il
colpo
.
«
Ecco
!
»
,
esclamò
con
una
reticenza
piena
di
sottintesi
.
«
Tu
lo
difendi
!
Già
!
»
.
Luisa
ebbe
un
sussulto
nervoso
delle
spalle
,
ma
tacque
.
«
E
perché
non
parlare
,
tu
?
»
,
riprese
Franco
.
«
Perché
non
raccontarmi
tutto
subito
?
»
«
Perché
quando
rimproverai
Gilardoni
egli
mi
supplicò
di
tacere
ed
io
credetti
,
com
'
era
anche
vero
,
che
fosse
inutile
,
a
cosa
fatta
,
darti
un
dispiacere
così
grande
.
L
'
ultimo
dì
dell
'
anno
,
quando
sei
andato
in
collera
,
volevo
dirtelo
,
volevo
raccontarti
ciò
che
mi
aveva
confidato
Gilardoni
,
te
lo
ricordi
?
E
tu
non
hai
assolutamente
voluto
.
Non
ho
insistito
anche
perché
Gilardoni
ha
detto
alla
nonna
che
noi
non
ne
sapevamo
niente
.
»
«
Non
lo
ha
creduto
!
Naturale
!
»
«
E
se
io
parlavo
cosa
ci
poteva
far
questo
?
Così
Pasotti
avrà
ben
capito
che
tu
non
sapevi
niente
!
»
Franco
non
replicò
.
Allora
Luisa
gli
chiese
di
raccontarle
il
colloquio
e
stette
ad
ascoltarlo
senza
batter
ciglio
.
Ella
indovinò
,
con
l
'
acume
dell
'
odio
,
che
se
Franco
avesse
accettato
di
entrare
negl
'
impieghi
,
sarebbe
venuta
fuori
l
'
ultima
condizione
:
separarsi
dallo
zio
,
da
un
impiegato
destituito
per
ragioni
politiche
.
«
Certo
!
»
,
diss
'
ella
,
«
avrebbe
voluto
anche
questo
!
Canaglia
!
»
Suo
marito
trasalì
come
se
quella
scudisciata
avesse
toccato
il
sangue
anche
a
lui
...
«
Adagio
»
,
diss
'
egli
,
«
con
queste
parole
!
Prima
,
è
una
supposizione
tua
;
e
poi
...
»
«
È
una
supposizione
mia
?
E
il
resto
?
E
offrirti
una
viltà
simile
?
»
Franco
che
aveva
risposto
a
Pasotti
con
furore
,
rispose
ora
mollemente
a
sua
moglie
.
«
Sì
sì
sì
,
ma
insomma
...
»
Adesso
era
lei
che
diventava
violenta
.
L
'
idea
che
la
nonna
osasse
proporre
loro
l
'
abbandono
dello
zio
la
faceva
quasi
impazzire
.
«
Almeno
questo
»
,
diss
'
ella
,
«
mi
consentirai
:
che
pietà
non
ne
merita
!
Dio
mio
,
pensare
che
questo
testamento
c
'
è
ancora
!
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Torniamo
da
capo
?
»
«
Torniamo
da
capo
!
Hai
tu
il
diritto
di
pretendere
che
io
neanche
pensi
,
neanche
senta
come
non
piace
a
te
?
Sarei
vile
,
meriterei
di
essere
una
schiava
,
e
non
voglio
poi
essere
né
una
cosa
né
l
'altra.»
La
ribelle
intravveduta
,
sentita
qualche
volta
da
Franco
attraverso
l
'
amante
,
la
creatura
dall
'
intelletto
forte
sopra
l
'
amore
e
orgoglioso
,
non
potuta
mai
conquistare
interamente
,
gli
stava
ora
di
fronte
,
tutta
vibrante
nella
coscienza
della
sua
ribellione
.
«
Va
bene
»
,
disse
Franco
parlando
a
se
stesso
.
«
Sarebbe
vile
,
sarebbe
schiava
.
Si
ricorda
Ella
nemmeno
più
che
domani
vado
via
?
»
«
Non
andar
via
.
Resta
.
Eseguisci
la
volontà
del
tuo
povero
nonno
.
Ricordati
quello
che
mi
hai
raccontato
sulla
origine
della
sostanza
Maironi
.
Restituisci
tutto
all
'
Ospitale
Maggiore
.
Fa
giustizia
.
»
«
No
!
»
,
rispose
Franco
.
«
Chimere
!
Il
fine
non
giustifica
i
mezzi
.
Il
vero
fine
poi
,
per
te
,
è
colpire
la
nonna
.
Questa
storia
dell
'
Ospitale
è
il
mezzo
di
giustificarlo
.
No
,
non
mi
servirò
mai
di
quel
testamento
.
L
'
ho
anche
dichiarato
a
Pasotti
,
con
parole
da
farmi
sputare
in
faccia
se
cambiassi
!
E
parto
domattina
.
»
Seguì
un
lungo
silenzio
.
Poi
le
due
voci
ripresero
il
dialogo
,
gelate
e
tristi
come
se
nell
'
uno
e
nell
'
altro
cuore
vi
fosse
adesso
qualche
cosa
di
morto
.
«
Hai
pensato
»
,
disse
Franco
,
«
che
farei
anche
disonore
a
mio
padre
?
»
«
In
che
modo
?
»
«
Prima
per
la
forma
oltraggiosa
delle
disposizioni
e
poi
perché
farei
supporre
la
complicità
di
mio
padre
nella
soppressione
del
testamento
.
Già
,
tu
non
le
capisci
queste
cose
.
Che
te
ne
importa
?
»
«
Ma
non
è
necessario
parlar
di
soppressione
.
Può
darsi
che
il
testamento
non
sia
stato
trovato
.
»
Nuovo
silenzio
.
La
stessa
candela
di
sego
che
ardeva
sulla
tavola
aveva
una
espressione
lugubre
.
Luisa
si
alzò
,
raccolse
da
terra
lo
stivale
del
bisnonno
e
si
dispose
a
incominciar
il
suo
lavoro
.
Franco
andò
ad
appoggiar
la
fronte
alle
invetriate
della
finestra
.
Vi
rimase
un
pezzo
,
assorto
nella
contemplazione
delle
ombre
della
notte
.
Poi
disse
piano
,
senza
volgere
il
capo
:
«
Mai
mai
l
'
anima
tua
non
è
stata
tutta
con
me
»
.
Nessuna
risposta
.
Egli
si
voltò
,
adesso
,
e
domandò
a
sua
moglie
,
affatto
senza
collera
,
con
la
dolcezza
inesprimibile
che
aveva
nei
momenti
di
depressione
fisica
o
morale
,
se
gli
era
accaduto
,
fin
dal
principio
della
loro
unione
,
di
mancare
verso
di
lei
.
Gli
fu
risposto
un
impercettibile
:
«
No
»
.
«
Allora
forse
non
mi
amavi
come
ho
creduto
?
»
«
No
no
no
.
»
Franco
non
era
sicuro
di
aver
inteso
bene
e
ripeté
:
«
Non
mi
amavi
?
»
«
Sì
sì
,
tanto
.
»
Lo
spirito
di
lui
si
rialzò
,
un
'
ombra
di
severità
gli
rientrò
nella
voce
.
«
E
allora
»
,
diss
'
egli
,
«
perché
non
mi
hai
dato
tutta
l
'
anima
tua
?
»
Ella
tacque
.
Aveva
prima
tentato
invano
di
riprendere
il
lavoro
.
Le
mani
tremavano
.
E
adesso
veniva
questa
domanda
terribile
!
Doveva
o
non
doveva
rispondere
?
Rispondendo
,
rivelando
per
la
prima
volta
cose
sepolte
in
fondo
al
cuore
,
avrebbe
allargata
la
scissura
dolorosa
;
ma
poteva
non
essere
leale
?
Il
suo
silenzio
durò
tanto
che
Franco
le
chiese
ancora
:
«
Non
parli
?
»
.
Ella
raccolse
tutte
le
proprie
forze
e
parlò
.
«
È
vero
,
l
'
anima
mia
non
è
mai
stata
interamente
con
te
.
»
Tremò
nel
dir
così
,
e
Franco
non
respirava
più
.
«
Mi
sono
sempre
sentita
diversa
e
staccata
da
te
»
,
riprese
Luisa
,
«
nel
sentimento
che
deve
governare
tutti
gli
altri
.
Tu
hai
le
idee
religiose
di
mia
madre
.
Mia
madre
intendeva
e
tu
intendi
la
religione
come
un
insieme
di
credenze
,
di
culto
e
di
precetti
,
ispirato
e
dominato
dall
'
amor
di
Dio
.
Io
ho
sempre
avuto
ripugnanza
a
concepirla
così
,
non
ho
mai
potuto
veramente
sentire
,
per
quanto
mi
sforzassi
,
questo
amore
di
un
Essere
invisibile
e
incomprensibile
,
non
ho
mai
potuto
capire
il
frutto
di
costringer
la
mia
ragione
ad
accettare
cose
che
non
intende
.
Però
mi
sentivo
un
desiderio
ardente
di
dirigere
la
mia
vita
a
qualche
cosa
di
bene
secondo
un
'
idea
superiore
al
mio
interesse
.
E
poi
mia
madre
mi
aveva
talmente
penetrata
,
con
l
'
esempio
e
con
la
parola
,
de
'
miei
doveri
verso
Dio
e
la
Chiesa
,
che
i
miei
dubbi
mi
davano
un
grandissimo
dolore
,
li
combattevo
quanto
potevo
.
Mia
madre
era
una
santa
.
Ogni
atto
della
sua
vita
corrispondeva
alla
sua
fede
.
Anche
questo
poteva
molto
sopra
di
me
e
poi
sapevo
che
la
maggiore
afflizione
della
sua
vita
era
stata
l
'
incredulità
di
mio
padre
.
Ho
conosciuto
te
,
ti
ho
amato
,
ti
ho
sposato
,
mi
sono
confermata
nel
proposito
di
diventare
,
nelle
cose
di
religione
,
come
te
,
perché
tu
eri
come
mia
madre
.
Ma
ecco
,
un
po
'
alla
volta
,
ho
trovato
che
tu
non
eri
come
mia
madre
.
Debbo
dire
anche
questo
?
»
«
Sì
,
tutto
.
»
«
Ho
trovato
che
tu
eri
la
bontà
stessa
,
che
avevi
il
cuore
più
caldo
,
più
generoso
,
più
nobile
della
terra
,
ma
che
la
tua
fede
e
le
tue
pratiche
rendevano
quasi
inutili
tutti
questi
tesori
.
Tu
non
operavi
.
Tu
eri
contento
di
amar
me
,
la
bambina
,
l
'
Italia
,
i
tuoi
fiori
,
la
tua
musica
,
le
bellezze
del
lago
e
delle
montagne
.
In
questo
seguivi
il
tuo
cuore
.
Per
l
'
ideale
superiore
ti
bastava
di
credere
e
di
pregare
.
Senza
la
fede
e
senza
la
preghiera
tu
avresti
dato
il
fuoco
che
hai
nell
'
anima
a
quello
ch
'
è
sicuramente
vero
,
ch
'
è
sicuramente
giusto
qui
sulla
terra
,
avresti
sentito
quel
bisogno
di
operare
che
sentivo
io
.
Tu
lo
sai
,
già
,
come
ti
avrei
voluto
in
certe
cose
!
Per
esempio
,
chi
sente
il
patriottismo
più
di
te
?
Nessuno
.
Bene
,
io
avrei
voluto
che
tu
cercassi
di
servirlo
proprio
davvero
,
poco
o
molto
,
il
tuo
paese
.
Adesso
vai
in
Piemonte
ma
ci
vai
sopra
tutto
perché
non
abbiamo
quasi
più
da
vivere
.
»
Franco
accigliatissimo
,
fece
un
atto
iracondo
di
protesta
.
«
Se
vuoi
»
,
disse
umilmente
Luisa
,
«
mi
fermo
.
»
«
No
,
no
,
avanti
,
fuori
tutto
,
è
meglio
!
»
Egli
rispose
tanto
concitato
,
tanto
sdegnoso
,
che
Luisa
tacque
e
solo
ripigliò
il
suo
discorso
dopo
un
altro
«
avanti
!
»
.
«
Anche
senz
'
andare
in
Piemonte
ci
sarebbe
stato
da
fare
in
Valsolda
,
in
Val
Porlezza
,
in
Vall
'
Intelvi
quello
che
fa
V
.
sul
lago
di
Como
,
mettersi
in
relazione
colla
gente
,
tener
vivo
il
sentimento
buono
,
preparare
tutto
ciò
ch
'
è
bene
preparare
per
il
giorno
della
guerra
,
se
verrà
.
Io
te
lo
dicevo
e
tu
non
ti
persuadevi
,
mi
facevi
tante
difficoltà
.
Questa
inerzia
favoriva
la
mia
ripugnanza
al
concetto
tuo
della
religione
e
la
mia
tendenza
ad
un
altro
concetto
.
Perché
religiosa
mi
sentivo
anch
'
io
moltissimo
.
Il
concetto
religioso
che
mi
si
veniva
formando
sempre
più
chiaro
nella
mente
era
questo
,
in
breve
:
Dio
esiste
,
è
anche
potente
,
è
anche
sapiente
,
tutto
come
credi
tu
;
ma
che
noi
lo
adoriamo
e
gli
parliamo
non
gliene
importa
nulla
.
Ciò
ch
'
egli
vuole
da
noi
lo
si
comprende
dal
cuore
che
ci
ha
fatto
,
dalla
coscienza
che
ci
ha
dato
,
dal
luogo
dove
ci
ha
posto
.
Vuole
che
amiamo
tutto
il
bene
,
che
detestiamo
tutto
il
male
,
e
che
operiamo
con
tutte
le
nostre
forze
secondo
quest
'
amore
e
quest
'
odio
,
e
che
ci
occupiamo
solamente
della
terra
,
delle
cose
che
si
possono
intendere
,
che
si
possono
sentire
!
Adesso
capisci
come
concepisco
io
il
mio
dovere
,
il
nostro
dovere
,
di
fronte
a
tutte
le
ingiustizie
,
a
tutte
le
prepotenze
!
»
Più
Luisa
procedeva
nel
definire
ed
esprimere
le
proprie
idee
,
più
si
sentiva
contenta
di
farlo
,
di
esser
finalmente
sincera
,
di
porsi
con
franchezza
sopra
un
terreno
proprio
e
fermo
;
più
si
spegneva
dentro
di
lei
ogni
sdegno
contro
il
marito
,
più
le
saliva
nel
cuore
una
tenera
pietà
di
lui
.
«
Ecco
»
,
soggiunse
,
«
se
si
trattasse
solamente
di
questo
dispiacere
circa
la
nonna
,
non
credi
che
avrei
sacrificato
mille
volte
l
'
opinione
mia
piuttosto
che
affliggerti
?
Bisognava
bene
che
ci
fosse
sotto
qualche
altra
cosa
.
Adesso
sai
tutto
,
adesso
l
'
anima
mia
l
'
ho
messa
nelle
tue
mani
.
»
Ella
lesse
sulla
fronte
di
suo
marito
un
dolor
cupo
,
una
freddezza
nemica
.
Si
alzò
,
mosse
adagio
adagio
verso
di
lui
,
a
mani
giunte
,
fissandolo
,
cercando
gli
occhi
che
la
evitavano
e
si
fermò
per
via
,
respinta
da
una
forza
superiore
,
benché
egli
non
avesse
detto
una
parola
né
fatto
un
gesto
.
«
Franco
!
»
,
supplicò
.
«
Non
mi
puoi
amare
più
?
»
Egli
non
rispose
.
«
Franco
!
Franco
!
»
,
diss
'
ella
,
tendendogli
le
mani
giunte
.
Poi
fece
l
'
atto
di
avanzare
.
Egli
si
tirò
bruscamente
indietro
.
Stettero
così
a
fronte
in
silenzio
,
per
un
eterno
mezzo
minuto
.
Franco
teneva
le
labbra
serrate
,
si
udiva
la
sua
respirazione
frequente
.
Fu
lui
che
ruppe
il
silenzio
.
«
Quello
che
hai
detto
è
proprio
il
tuo
pensiero
?
»
«Sì.»
Egli
teneva
le
mani
sulla
spalliera
d
'
una
seggiola
.
La
scosse
con
violenza
e
disse
amaramente
:
«
Basta
»
.
Luisa
lo
guardò
con
tristezza
indicibile
e
mormorò
:
«
Basta
?
»
.
Egli
rispose
con
ira
:
«
Sì
,
basta
basta
basta
basta
!
»
.
Tacque
un
istante
e
riprese
duramente
:
«
Sarò
un
neghittoso
,
un
inerte
,
un
egoista
,
tutto
quello
che
vuoi
,
ma
non
sono
poi
un
bambino
da
venirmi
a
quietare
con
due
carezze
dopo
avermi
detto
tutto
quello
che
mi
hai
detto
!
Basta
!
»
.
«
Oh
Franco
,
ti
ho
fatto
male
,
lo
so
,
ma
mi
è
costato
tanto
di
farti
male
!
Non
puoi
prendermi
con
bontà
?
»
«
Ah
,
prenderti
con
bontà
!
Tu
vuoi
ferire
e
che
ti
si
prenda
con
bontà
!
Tu
sei
superiore
a
tutti
,
tu
giudichi
,
tu
sentenzii
,
tu
sei
la
sola
che
intende
cosa
Dio
vuole
e
cosa
non
vuole
!
Questo
no
,
sai
,
del
resto
.
Di
'
pure
di
me
quello
che
ti
piace
ma
lascia
stare
le
cose
che
non
capisci
.
Occupati
del
tuo
stivale
,
piuttosto
!
»
Egli
non
voleva
vedere
in
sua
moglie
che
l
'
orgoglio
,
e
la
sua
stessa
collera
gli
era
nata
quasi
tutta
d
'
orgoglio
,
d
'
amor
proprio
offeso
,
era
una
collera
impura
che
gli
offuscava
la
mente
e
il
cuore
.
Sì
la
moglie
che
il
marito
avrebbero
creduto
poter
essere
accusati
di
tutto
fuorché
d
'
orgoglio
.
Ella
tacque
,
riprese
il
suo
posto
,
tentò
riprendere
il
lavoro
,
maneggiava
nervosamente
gli
strumenti
senza
saper
bene
che
si
facesse
.
Franco
se
n
'
andò
in
sala
,
sbattendo
l
'
uscio
dietro
di
sé
.
Nel
buio
della
sala
,
abbandonata
dopo
le
cinque
,
si
gelava
;
ma
Franco
non
se
n
'
accorse
.
Si
buttò
sul
canapè
,
si
diede
tutto
al
suo
dolore
,
alla
sua
collera
,
a
una
facile
,
violenta
difesa
mentale
di
se
stesso
contro
la
moglie
.
Siccome
Luisa
si
era
levata
,
fosse
pure
con
certi
temperamenti
,
contro
lui
e
contro
Dio
,
gli
faceva
comodo
di
confondere
in
cuor
suo
la
propria
causa
con
quella
dell
'
altro
muto
,
terribile
Offeso
.
La
sorpresa
,
l
'
amarezza
,
l
'
ira
,
le
buone
e
le
cattive
ragioni
gli
fecero
prima
una
turbinosa
tempesta
nel
cervello
.
Poi
si
sfogò
a
immaginare
pentimenti
di
Luisa
,
domande
di
perdono
,
magnanime
risposte
proprie
.
A
un
tratto
udì
Maria
gridare
e
piangere
.
Si
alzò
per
andar
a
vedere
cos
'
avesse
,
ma
era
senza
lume
.
Allora
attese
un
poco
pensando
che
andrebbe
Luisa
.
Non
udì
alcun
movimento
e
la
bambina
piangeva
sempre
più
forte
.
Si
accostò
pian
piano
al
salotto
,
guardò
per
il
vetro
dell
'
uscio
.
Luisa
teneva
le
braccia
incrociate
sulla
tavola
e
il
viso
appoggiato
alle
braccia
.
Non
si
vedevano
,
al
lume
della
candela
,
che
i
suoi
bei
capelli
bruni
.
Franco
si
sentì
cadere
la
collera
,
aperse
l
'
uscio
e
chiamò
a
mezza
voce
con
certa
severa
dolcezza
:
«
Luisa
,
Maria
piange
»
.
Luisa
levò
il
viso
pallidissimo
,
prese
la
candela
e
uscì
senza
dir
parola
.
Suo
marito
la
seguì
.
Trovarono
la
bambina
a
sedere
sul
letto
,
tutta
piangente
,
spaventata
da
un
sogno
.
Quando
vide
suo
padre
gli
stese
le
braccia
supplicandolo
con
la
voce
grossa
di
pianto
:
«
No
via
,
papà
,
no
via
,
papà
!
»
.
Franco
se
la
strinse
in
braccio
,
la
coperse
di
baci
,
la
chetò
,
la
ripose
nel
letticciuolo
.
Ella
si
teneva
stretta
una
mano
del
papà
,
non
la
voleva
in
alcun
modo
lasciare
.
Luisa
prese
un
'
altra
candela
sul
suo
tavolino
da
notte
,
volle
accenderla
e
non
le
riusciva
,
tanto
le
tremavano
le
mani
.
«
Non
vieni
a
letto
?
»
,
le
chiese
Franco
.
Ella
rispose
«
no
»
tremando
più
di
prima
.
Franco
credette
indovinar
in
lei
una
supposizione
,
un
timore
,
e
se
ne
offese
.
«
Oh
,
puoi
venire
!
»
,
diss
'
egli
sdegnoso
.
Luisa
accese
il
lume
e
disse
più
pacatamente
che
doveva
lavorare
alle
scarpette
.
Uscì
e
solamente
sulla
soglia
mormorò
:
«
Buona
notte
»
.
Franco
rispose
asciutto
:
«
Buona
notte
»
.
Ebbe
un
momento
l
'
idea
di
spogliarsi
,
l
'
abbandonò
subito
poiché
sua
moglie
stava
alzata
a
lavorare
.
Tolse
una
coperta
,
si
coricò
vestito
,
dalla
parte
del
letticciuolo
onde
potersi
tenere
una
manina
di
Maria
che
non
dormiva
ancora
,
e
spense
il
lume
.
Che
dolcezza
,
quella
manina
cara
!
Franco
la
sentiva
,
bambina
,
la
sua
figliuola
,
innocente
,
amorosa
bambina
e
la
immaginava
donna
,
tutta
sua
nel
cuore
,
tutta
unita
a
lui
nelle
idee
come
nei
sentimenti
,
immaginava
che
quella
manina
stretta
volesse
compensarlo
del
dolore
datogli
da
Luisa
,
dirgli
:
papà
,
tu
e
io
siamo
uniti
per
sempre
.
Dio
,
gli
venivano
i
brividi
a
pensare
che
forse
Luisa
vorrebbe
educarla
nelle
sue
idee
e
ch
'
egli
sarebbe
lontano
,
non
ci
potrebbe
far
niente
!
Pregò
il
Signore
,
pregò
il
Maestro
così
dolce
ai
bambini
,
pregò
Maria
,
pregò
la
santa
nonna
Teresa
,
pregò
la
sua
propria
mamma
di
cui
sapeva
ch
'
era
stata
tanto
pura
e
tanto
religiosa
:
«
Custodite
,
custodite
la
mia
Maria
!
»
.
Offerse
tutto
se
stesso
,
la
felicità
terrena
,
la
salute
,
la
vita
purché
Maria
fosse
salva
dall
'
errore
.
«
Papà
»
,
disse
Ombretta
.
«
Un
bacio
.
»
Egli
si
sporse
dal
letto
,
si
chinò
a
cercar
con
le
labbra
il
caro
visino
e
poi
le
disse
di
tacere
,
di
dormire
.
Ella
tacque
un
minuto
e
chiamò
:
«
Papà
»
.
«
Cosa
?
»
«
Non
ho
mica
il
mulo
sotto
il
guanciale
,
sai
,
papà
.
»
«
No
,
no
,
cara
,
ma
dormi
.
»
«
Sì
,
papà
,
dormo
.
»
Tacque
un
altro
minuto
e
poi
:
«
La
mamma
è
a
letto
,
papà
?
»
«
No
,
cara
.
»
«
Perché
?
»
«
Perché
ti
fa
le
scarpette
.
»
«
Le
porto
anche
in
Paradiso
,
io
,
le
scarpette
,
come
il
bisnonno
?
»
«
Taci
,
dormi
.
»
«
Contami
una
storia
,
papà
.
»
Egli
si
provò
ma
non
aveva
la
fantasia
né
l
'
arte
di
Luisa
e
s
'
imbarazzò
presto
.
«
Oh
papà
»
,
disse
Maria
con
l
'
accento
della
compassione
,
«
tu
non
sai
raccontar
le
storie
.
»
Questo
lo
umiliò
.
«
Senti
,
senti
»
,
rispose
,
e
si
mise
a
recitare
una
ballata
di
Carrer
,
Al
bosco
nacque
,
povera
bambina
,
Gerolimina
,
rifacendosi
,
dopo
quattro
strofe
che
ne
sapeva
,
sempre
da
capo
,
con
intonazioni
sempre
più
misteriose
e
abbassando
via
via
la
voce
in
un
bisbiglio
inarticolato
,
fino
a
che
Ombretta
Pipì
,
cullata
dal
metro
e
dalla
rima
,
entrò
con
essi
nel
mondo
dei
sogni
.
Quando
la
udì
dormire
in
pace
gli
parve
così
crudele
di
lasciarla
,
gli
parve
d
'
essere
un
tal
traditore
che
vacillò
nel
suo
proponimento
.
Si
rimise
subito
.
Il
dolce
dialogo
con
la
bambina
gli
aveva
alquanto
pacificato
e
rischiarato
lo
spirito
.
Incominciò
ad
aver
coscienza
di
un
altro
dovere
che
oramai
gl
'
incombeva
di
fronte
alla
moglie
:
mostrarlesi
uomo
a
costo
di
qualsiasi
sacrificio
,
nella
volontà
e
nell
'
azione
,
difendere
,
contro
lei
,
la
propria
fede
con
le
opere
,
partire
,
lavorare
e
soffrire
;
e
poi
...
e
poi
...
se
Iddio
santo
vorrà
che
il
cannone
tuoni
per
l
'
Italia
,
via
,
avanti
,
e
venga
pure
una
palla
austriaca
che
la
faccia
piangere
e
pregare
anche
lei
!
Gli
sovvenne
di
non
aver
dette
le
sue
preghiere
della
sera
.
Povero
Franco
,
non
gli
era
mai
successo
di
recitarle
a
letto
senz
'
assopirsi
a
metà
.
Sentendosi
abbastanza
tranquillo
,
pensando
che
Luisa
tarderebbe
forse
molto
a
venire
,
ebbe
paura
di
addormentarsi
e
si
domandò
cosa
direbbe
se
lo
trovasse
addormentato
.
Si
alzò
pian
piano
,
disse
le
sue
preghiere
,
accese
quindi
il
lume
,
sedette
alla
scrivania
,
si
pose
a
leggere
e
si
addormentò
sulla
sedia
.
Fu
svegliato
dagli
zoccoli
della
Veronica
che
scendeva
le
scale
.
Luisa
non
era
ancora
venuta
.
Entrò
poco
dopo
e
non
espresse
alcuna
meraviglia
di
veder
Franco
alzato
.
«
Sono
le
quattro
»
,
diss
'
ella
.
«
Se
vuoi
partire
manca
mezz
'ora.»
Occorreva
partire
alle
quattro
e
mezzo
per
essere
sicuramente
a
Menaggio
in
tempo
di
pigliar
il
primo
battello
che
veniva
da
Colico
.
Invece
di
andar
a
Como
e
quindi
a
Milano
come
s
'
era
annunciato
ufficialmente
,
Franco
doveva
scendere
ad
Argegno
e
salire
a
S
.
Fedele
,
calare
in
Svizzera
per
la
Val
Mara
o
per
Orimento
e
il
Generoso
.
Franco
accennò
a
sua
moglie
di
tacere
,
di
non
svegliare
Maria
.
Poi
,
ancora
con
un
silenzioso
gesto
,
la
chiamò
a
sé
.
«
Parto
»
,
le
disse
piano
.
«
Ieri
sera
sono
stato
cattivo
,
con
te
.
Ti
domando
perdono
.
Dovevo
risponderti
diversamente
,
anche
avendo
ragione
.
Tu
conosci
il
mio
temperamento
.
Perdonami
.
Almeno
non
serbarmi
rancore
.
»
«
Per
parte
mia
non
ne
sento
affatto
»
,
rispose
Luisa
con
dolcezza
,
come
uno
che
facilmente
è
benigno
perché
si
sente
superiore
.
Gli
ultimi
preparativi
furono
fatti
in
silenzio
,
il
caffè
fu
preso
in
silenzio
.
Franco
andò
ad
abbracciare
lo
zio
che
non
aveva
salutato
la
sera
,
poi
entrò
solo
nell
'
alcova
,
si
inginocchiò
al
lettuccio
di
Maria
,
sfiorò
col
labbro
una
manina
che
pendeva
dalla
sponda
.
Ritornando
in
salotto
vi
trovò
Luisa
con
lo
scialle
e
il
cappello
,
le
domandò
se
veniva
a
Porlezza
anche
lei
.
Sì
,
veniva
.
Tutto
era
pronto
,
la
borsa
a
mano
l
'
aveva
Luisa
,
la
valigetta
era
in
barca
,
l
'
Ismaele
aspettava
alla
scaletta
della
darsena
con
un
piede
sullo
scalino
e
un
piede
sulla
prua
del
battello
.
La
Veronica
accompagnò
i
viaggiatori
col
lume
,
diede
il
buon
viaggio
al
padrone
,
tutta
compunta
,
avendo
odorata
la
burrasca
.
Due
minuti
ancora
e
il
pesante
battello
spinto
da
Ismaele
con
la
remata
lenta
e
tranquilla
«
di
viaggio
»
passava
sotto
il
muro
dell
'
orto
.
Franco
mise
il
capo
al
finestrino
.
Passarono
,
nel
chiaror
fioco
della
notte
stellata
senza
luna
,
i
rosai
,
i
capperi
,
le
agavi
pendenti
dal
muro
,
passarono
gli
aranci
,
il
nespolo
,
il
pino
.
Addio
,
addio
!
Passarono
il
Camposanto
,
la
«
Zocca
de
Mainé
»
,
la
stradicciuola
fatta
tante
volte
con
Maria
,
il
Tavorell
.
Franco
non
guardò
più
.
Non
c
'
era
il
solito
lume
,
quella
notte
,
nel
casottino
del
battello
ed
egli
non
poteva
vedere
sua
moglie
,
che
non
parlava
.
«
Vieni
a
Porlezza
per
le
carte
del
notaio
»
,
diss
'
egli
,
«
o
proprio
per
accompagnar
me
?
»
«
Anche
questo
!
»
,
mormorò
Luisa
,
tristemente
.
«
Ho
voluto
esser
leale
con
te
fino
all
'
estremo
e
tu
te
ne
sei
offeso
.
Mi
domandi
perdono
e
poi
mi
dici
queste
cose
.
Capisco
che
non
si
può
esser
fedeli
alla
verità
senza
soffrire
molto
,
molto
,
molto
.
Pazienza
,
ormai
ho
preso
questa
strada
.
Se
son
venuta
per
accompagnarti
,
lo
saprai
.
Non
farmi
abbassare
a
dirlo
adesso
!
»
«
Non
farmi
abbassare
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Io
non
capisco
.
Siamo
tanto
diversi
in
tante
cose
,
del
resto
.
Dio
mio
!
come
siamo
diversi
!
Tu
sei
sempre
così
padrona
di
te
stessa
,
sai
sempre
esprimere
i
tuoi
pensieri
così
esattamente
,
li
conservi
sempre
così
netti
,
così
freddi
!
»
Luisa
mormoro
:
«
Sì
,
siamo
diversi
»
.
Non
parlarono
più
né
l
'
uno
né
l
'
altro
fino
a
Cressogno
.
Quando
furono
vicini
alla
villa
della
nonna
,
Luisa
parlò
e
cercò
che
il
discorso
non
cadesse
fino
a
che
la
villa
non
fosse
passata
.
Si
fece
ripetere
tutto
l
'
itinerario
stabilito
,
suggerì
di
pigliar
la
sola
borsa
a
mano
perché
la
valigia
imbarazzerebbe
troppo
da
Argegno
in
poi
.
Ne
aveva
già
parlato
con
Ismaele
e
Ismaele
s
'
incaricava
di
portarla
a
Lugano
e
di
spedirla
a
Torino
di
là
.
Intanto
la
villa
della
nonna
con
le
sue
suggestioni
sinistre
,
passo
.
Ecco
il
santuario
della
Caravina
,
adesso
.
Due
volte
,
durante
i
loro
amori
,
Franco
e
Luisa
s
'
erano
incontrati
alla
festa
della
Caravina
l
'
otto
settembre
,
sotto
gli
ulivi
.
E
passò
anche
la
cara
piccola
chiesa
cinta
d
'
ulivi
sotto
le
rupi
paurose
del
picco
di
Cressogno
.
Addio
,
chiesa
,
addio
,
tempo
passato
.
«
Ricordati
»
,
disse
Franco
quasi
duramente
,
«
che
Maria
deve
dire
le
sue
preghiere
ogni
mattina
e
ogni
sera
.
È
un
comando
che
ti
do
.
»
«
Lo
avrei
fatto
anche
senza
comando
»
,
rispose
Luisa
.
«
So
che
Maria
non
appartiene
solo
a
me
.
»
Silenzio
fino
a
Porlezza
.
L
'
uscir
dalla
cala
placida
della
Valsolda
,
il
veder
altre
valli
,
altri
orizzonti
e
il
lago
segnato
dalle
prime
brezze
dell
'
alba
,
traevano
i
due
viaggiatori
ad
altri
pensieri
,
li
facevano
pensare
,
senza
che
ne
sapessero
il
perché
,
all
'
avvenire
incerto
precorso
da
bisbigli
annunciatori
di
grandi
cose
,
che
passavan
di
furto
per
il
pesante
silenzio
austriaco
.
Si
udì
qualcuno
gridare
dalla
riva
di
Porlezza
e
Ismaele
si
mise
a
remar
di
lena
.
Era
il
vetturino
,
il
Toni
Pollìn
,
che
gridava
di
far
presto
se
non
si
voleva
perdere
il
vapore
a
Menaggio
.
Ecco
gli
ultimi
momenti
.
Franco
abbassò
il
vetro
dell
'
usciolino
,
guardò
quell
'
uomo
come
se
avesse
un
grande
interesse
di
udirne
le
parole
.
Quando
approdarono
si
voltò
a
sua
moglie
.
«
Esci
anche
tu
?
»
Ella
rispose
:
«
Se
credi
»
.
Uscirono
.
Una
carrettella
era
sulla
riva
,
pronta
.
«
Guarda
»
,
disse
Luisa
,
«
che
nella
borsa
troverai
da
far
colazione
.
»
Si
abbracciarono
,
si
scambiarono
un
bacio
rapido
e
freddo
davanti
tre
o
quattro
curiosi
.
«
Fa
che
Maria
»
,
disse
Franco
,
«
mi
perdoni
di
esser
partito
così
»
,
e
furono
le
ultime
sue
parole
perché
il
Toni
Pollìn
insisteva
,
«
presto
,
presto
!
»
.
La
carrettella
partì
di
gran
trotto
e
con
un
gran
fracasso
di
frustate
per
la
stretta
,
scura
viuzza
di
Porlezza
.
Franco
viaggiava
sul
Falco
,
da
Campo
verso
Argegno
,
quando
pensò
di
prender
qualche
cosa
.
Aperse
la
borsa
e
gli
balzò
il
cuore
vedendo
una
lettera
con
questo
indirizzo
di
carattere
di
sua
moglie
:
«
per
te
»
.
L
'
aperse
avidamente
e
lesse
:
Se
tu
sapessi
cosa
mi
sento
io
nell
'
anima
,
quel
che
soffro
,
come
sono
tentata
di
lasciar
qui
le
scarpette
delle
quali
m
'
intendo
assai
meno
che
tu
non
creda
,
e
di
venir
da
te
a
rinnegar
quello
che
t
'
ho
detto
,
non
saresti
così
duro
con
me
.
Debbo
aver
molto
peccato
contro
la
Verità
perché
mi
sieno
così
difficili
e
amari
i
primi
passi
che
faccio
seguendo
lei
.
Tu
mi
credi
orgogliosa
e
io
stessa
mi
credevo
molto
suscettibile
:
adesso
sento
che
le
tue
parole
umilianti
non
potrebbero
trattenermi
dal
venirti
a
cercare
.
Ciò
che
mi
trattiene
è
una
Voce
dentro
di
me
,
una
Voce
più
forte
di
me
,
che
mi
comanda
di
tutto
sacrificare
fuorché
la
mia
coscienza
della
verità
.
Ah
,
io
spero
un
premio
di
questo
sacrificio
!
Io
spero
che
possiamo
un
giorno
essere
uniti
con
tutta
l
'
anima
.
Esco
in
giardinetto
a
coglier
per
te
la
brava
rosellina
che
abbiamo
ammirata
insieme
ier
l
'
altro
,
che
ha
sfidato
e
vinto
gennaio
.
Ti
ricordi
quanti
ostacoli
erano
fra
noi
quando
la
prima
volta
ebbi
un
fiore
dalle
tue
mani
?
Io
non
t
'
amavo
ancora
e
tu
già
pensavi
a
vincermi
.
Adesso
sono
io
che
spero
di
conquistare
te
.
Mancò
poco
che
Franco
lasciasse
passare
Argegno
senza
muoversi
dal
suo
posto
.
9
.
Per
il
pane
,
per
l
'
Italia
,
per
Dio
Otto
mesi
dopo
,
nel
settembre
del
1855
,
Franco
abitava
una
misera
soffitta
a
Torino
,
in
via
Barbaroux
.
Aveva
ottenuto
nel
febbraio
un
posto
di
traduttore
all
'
Opinione
,
con
ottantacinque
lire
il
mese
.
Più
tardi
fece
anche
relazioni
del
Parlamento
e
lo
stipendio
gli
fu
portato
a
cento
lire
il
mese
.
Il
Dina
,
direttore
del
giornale
,
gli
voleva
bene
e
gli
procacciava
qualche
lavoro
straordinario
,
fuori
d
'
ufficio
,
tanto
da
fargli
prendere
altre
venticinque
o
trenta
lire
il
mese
.
Franco
viveva
con
sessanta
lire
il
mese
.
Il
resto
andava
a
Lugano
e
da
Lugano
,
per
le
mani
fedeli
d
'
Ismaele
,
a
Oria
.
Per
vivere
un
mese
con
sessanta
lire
ci
voleva
una
forza
d
'
animo
che
lo
stesso
Franco
non
avrebbe
creduto
,
prima
,
possedere
.
Le
ore
d
'
ufficio
,
il
tradurre
,
assai
laborioso
per
un
uomo
pieno
di
scrupoli
e
di
timidità
letterarie
,
gli
pesavano
più
delle
privazioni
;
e
sessanta
lire
gli
parevano
ancora
troppe
,
si
rimproverava
di
non
saper
vivere
con
meno
.
Si
era
legato
con
altri
sei
emigrati
,
parte
lombardi
parte
veneti
.
Mangiavano
insieme
,
passeggiavano
insieme
,
disputavano
insieme
.
Meno
Franco
e
un
Udinese
,
gli
altri
erano
fra
i
trenta
e
i
quarant
'
anni
.
Tutti
poverissimi
,
non
avevano
mai
voluto
pigliar
un
soldo
dal
governo
piemontese
a
titolo
di
sussidio
.
L
'
Udinese
che
apparteneva
a
una
famiglia
ricca
e
austriacante
e
da
casa
non
riceveva
niente
,
conosceva
bene
il
flauto
,
dava
quattro
o
cinque
lezioni
la
settimana
e
suonava
nelle
orchestrine
dei
teatri
di
commedia
.
Un
notaio
padovano
copiava
nello
studio
di
Boggio
.
Un
avvocato
di
Caprino
Bergamasco
,
soldato
di
Roma
del
1849
,
teneva
i
registri
di
un
grande
negozio
di
ombrelli
e
di
mazze
in
via
Nuova
,
per
cui
gli
amici
lo
chiamavano
il
«
Fante
di
bastoni
»
.
Un
quarto
,
milanese
,
aveva
fatto
la
campagna
del
'48
nelle
guide
di
Carlo
Alberto
;
per
questo
,
e
per
una
certa
sua
boria
meneghína
,
il
Padovano
gli
aveva
posto
nome
«
Caval
di
spade
»
.
La
professione
del
Caval
di
spade
era
quella
di
litigare
continuamente
col
Fante
di
bastoni
per
antagonismo
di
provincia
,
d
'
insegnare
la
scherma
in
due
convitti
,
e
,
l
'
inverno
,
di
suonare
il
piano
dietro
una
cortina
misteriosa
,
nelle
sale
dove
si
ballavano
polke
a
due
soldi
l
'
una
.
Gli
altri
vivevano
con
miserabili
assegni
delle
loro
famiglie
.
Erano
tutti
scapoli
,
meno
Franco
,
e
tutti
allegri
.
Si
chiamavano
e
si
facevano
chiamare
«
i
sette
sapienti
»
.
Dominavano
Torino
,
nella
loro
sapienza
,
dall
'
alto
di
sette
soffitte
sparse
per
tutta
la
città
da
Borgo
San
Dalmazzo
a
Piazza
Milano
.
La
più
misera
era
quella
di
Franco
che
la
pagava
sette
lire
il
mese
.
Meno
il
Padovano
,
a
cui
una
sorella
del
portinaio
di
casa
portava
l
'
acqua
nella
soffitta
,
nessuno
della
compagnia
si
faceva
del
tutto
servire
,
e
il
Padovano
avrebbe
espiato
bene
la
sua
devota
Margà
con
le
tormentose
celie
degli
amici
,
se
non
fosse
stato
il
pacifico
filosofo
ch
'
era
.
Tutti
si
lustravano
le
scarpe
da
sé
.
Il
più
destro
di
mano
era
Franco
e
a
lui
toccava
di
attaccare
i
bottoni
agli
amici
quando
non
volevano
umiliarsi
ricorrendo
al
Padovano
e
alla
sua
Margà
,
la
quale
,
del
resto
,
certe
volte
,
«
o
mi
povra
dona
!
»
,
ne
vedeva
capitare
una
processione
.
L
'
Udinese
aveva
bene
un
'
amante
,
una
piccola
«
tota
»
del
primo
baraccone
di
piazza
Castello
sull
'
angolo
di
Po
;
ma
era
geloso
e
non
permetteva
che
attaccasse
bottoni
a
nessuno
.
Gli
amici
se
ne
vendicavano
chiamandola
«
tota
bürattina
»
perché
vendeva
fantocci
e
bambole
.
Egli
era
del
resto
,
grazie
a
«
tota
burattina
»
,
il
solo
della
compagnia
che
avesse
gli
abiti
sempre
in
ordine
e
la
cravatta
annodata
con
una
grazia
speciale
.
A
mangiare
andavano
in
una
trattoria
di
Vanchiglia
battezzata
«
la
trattoria
del
mal
de
stomi
»
dove
per
trenta
lire
il
mese
avevano
colazione
e
pranzo
.
Il
loro
lusso
era
il
bicierìn
,
un
miscuglio
di
caffè
,
latte
e
cioccolatte
che
si
aveva
per
quindici
centesimi
.
Lo
prendevano
la
mattina
,
i
veneti
al
caffè
Alfieri
,
gli
altri
al
caffè
Florio
.
Meno
Franco
,
però
.
Franco
rinunciava
al
bicierìn
e
al
relativo
torcètt
,
pasta
da
un
soldo
,
per
ammassare
tanto
che
gli
bastasse
a
far
una
corsa
a
Lugano
e
portar
un
regaluccio
a
Maria
.
Andavano
a
passeggiare
,
l
'
inverno
,
sotto
i
portici
di
Po
,
quelli
della
Sapienza
,
dalla
parte
dell
'
Università
,
non
quelli
della
Follia
,
dalla
parte
di
S
.
Francesco
;
e
poi
sedevano
al
caffè
dove
uno
della
compagnia
,
per
turno
,
prendeva
il
caffè
mentre
gli
altri
leggevano
i
giornali
e
saccheggiavano
lo
zucchero
.
Una
volta
alla
settimana
,
invece
che
andare
al
caffè
,
si
cacciavano
,
per
accontentare
il
Fante
di
bastoni
,
in
un
buco
di
via
Bertola
dove
si
beveva
il
più
puro
e
squisito
Giambava
.
A
teatro
ci
andava
l
'
Udinese
e
in
grazia
sua
,
di
tanto
in
tanto
,
qualche
altro
,
gratis
;
sempre
alla
commedia
,
per
lo
più
al
Rossini
o
al
Gerbino
.
Per
Franco
il
passar
davanti
ai
manifesti
del
Regio
e
degli
altri
teatri
di
musica
,
era
un
supplizio
molto
maggiore
che
lustrarsi
le
scarpe
o
far
colazione
con
cinque
centimetri
quadrati
di
frittata
buonissima
per
osservare
le
macchie
del
sole
.
Fortunatamente
aveva
conosciuto
certo
C
.
,
veneto
,
segretario
al
Ministero
dei
Lavori
Pubblici
,
il
quale
lo
presentò
alla
famiglia
di
un
distintissimo
maggiore
medico
dell
'
esercito
,
pure
veneto
,
che
possedeva
un
piano
,
riceveva
,
la
sera
,
alcuni
amici
e
li
ristorava
con
un
caffè
eccellente
,
quasi
unico
,
in
quei
tempi
,
a
Torino
.
Quando
i
sette
sapienti
,
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
,
non
passavano
la
sera
insieme
,
Franco
andava
a
casa
C
.
,
in
piazza
Milano
,
a
far
musica
,
a
conversare
d
'
arte
con
le
signorine
,
a
disputar
di
politica
con
la
signora
,
una
fiera
patriota
veneziana
di
grande
ingegno
e
d
'
animo
antico
,
che
aveva
tutte
eroicamente
affrontate
le
durezze
e
le
amarezze
dell
'
esilio
,
incuorando
il
marito
i
cui
primi
passi
erano
stati
assai
difficili
e
amari
;
perché
a
lui
,
già
reputatissimo
professore
dell
'
Università
di
Padova
,
le
care
,
benedette
teste
oneste
e
dure
della
rigida
amministrazione
piemontese
avevano
imposto
di
subire
un
esame
se
voleva
diventare
capitano
medico
,
niente
meno
.
La
corrispondenza
fra
Torino
e
Oria
non
rispecchiava
lo
stato
vero
degli
animi
di
Franco
e
di
Luisa
,
correva
liscia
,
affettuosa
,
certo
con
molti
ritegni
e
cautele
da
una
parte
e
dall
'
altra
.
Luisa
si
era
figurata
che
Franco
avrebbe
risposto
alla
sua
letterina
e
sarebbe
entrato
nel
grande
argomento
.
Non
vedendo
che
parlasse
mai
né
della
letterina
né
di
ciò
ch
'
era
stato
fra
loro
quell
'
ultima
notte
,
arrischiò
un
'
allusione
.
Non
fu
raccolta
.
In
fatto
Franco
s
'
era
messo
più
volte
a
scrivere
col
proposito
di
affrontare
le
idee
di
sua
moglie
.
Prima
di
scrivere
si
sentiva
forte
,
si
teneva
sicuro
che
pensandoci
avrebbe
trovato
facilmente
argomenti
vittoriosi
;
gliene
venivano
anche
alla
penna
di
quelli
che
gli
sembravan
tali
ma
poi
,
quand
'
erano
scritti
,
ne
scopriva
subito
la
insufficienza
,
ne
stupiva
,
se
ne
doleva
,
ritentava
la
prova
e
sempre
con
eguale
successo
.
Eppure
sua
moglie
aveva
ben
torto
;
di
questo
non
dubitava
un
momento
;
dunque
vi
doveva
essere
modo
di
dimostrarglielo
.
Bisognava
studiare
.
Cosa
?
Come
?
Ne
domandò
a
un
prete
dal
quale
si
era
confessato
poco
dopo
il
suo
arrivo
a
Torino
.
Questo
prete
,
un
piccolo
vecchietto
contraffatto
,
focoso
e
dottissimo
,
lo
invitò
a
casa
sua
,
in
piazza
Paesana
,
si
pose
ad
aiutarlo
con
entusiasmo
,
gli
suggerì
una
quantità
di
libri
,
parte
da
legger
lui
,
parte
da
mandare
a
sua
moglie
.
Forte
orientalista
e
gran
tomista
,
provando
una
vivissima
simpatia
per
Franco
,
attribuendogli
un
ingegno
e
una
cultura
forse
superiori
al
vero
,
per
poco
non
gli
suggerì
di
studiar
l
'
ebraico
e
volle
poi
assolutamente
che
leggesse
S
.
Tommaso
.
Arrivò
sino
a
dargli
un
abbozzo
di
lettera
a
sua
moglie
con
gli
argomenti
che
doveva
sviluppare
.
Franco
s
'
innamorò
subito
del
vecchietto
entusiasta
che
aveva
poi
,
anche
nell
'
aspetto
,
la
purezza
d
'
un
Santo
.
Si
mise
a
studiar
S
.
Tommaso
con
grande
ardore
e
vi
durò
poco
.
Gli
parve
di
mettersi
in
un
mare
senza
fine
e
senza
principio
,
di
non
potervisi
dirigere
.
Il
disegno
scolastico
della
trattazione
,
quella
uniformità
nella
forma
dell
'
argomentare
pro
e
contro
,
quel
gelido
latino
denso
di
profondo
pensiero
e
incolore
alla
superficie
,
gli
schiacciarono
in
tre
giorni
tutta
la
buona
volontà
.
Gli
argomenti
dell
'
abbozzo
di
lettera
non
li
capì
che
in
piccola
parte
.
Se
li
fece
spiegare
,
li
intese
meglio
,
si
dispose
a
scendere
in
campo
con
essi
e
si
trovò
impacciato
come
David
nell
'
armatura
di
Saul
.
Gli
pesavano
,
non
li
poteva
maneggiare
,
senti
che
non
erano
roba
sua
e
che
non
lo
sarebbero
diventati
mai
.
No
,
egli
non
poteva
presentarsi
a
sua
moglie
col
tricorno
e
con
la
tonaca
del
professor
G
.
,
impugnando
una
lancia
di
teologia
e
coprendosi
con
uno
scudo
di
metafisica
.
Riconobbe
che
non
era
nato
per
filosofare
in
nessun
modo
;
gli
mancava
persino
l
'
organo
del
rigido
ragionamento
logico
;
o
almeno
il
suo
bollente
cuore
,
ricco
di
tenerezze
e
di
sdegni
,
voleva
troppo
parlare
anche
lui
,
a
favore
o
contro
,
secondo
la
propria
passione
.
Suonando
una
sera
a
casa
C
.
,
tutto
fremente
e
con
gli
occhi
sfavillanti
,
l
'
andante
della
suonata
op
.
28
di
Beethoven
,
gli
capitò
di
dire
a
mezza
voce
:
«
Ah
questo
,
questo
,
questo
!
»
.
Nessun
Padre
,
pensava
,
nessun
Dottore
potrebbe
comunicar
il
sentimento
religioso
come
Beethoven
.
Metteva
,
suonando
,
tutta
l
'
anima
sua
nella
musica
e
avrebbe
pur
voluto
esser
con
Luisa
,
suonarle
il
divino
andante
,
unirsi
a
lei
pregando
in
un
inenarrabile
spasimo
dello
spirito
,
così
.
Né
gli
venne
in
mente
che
Luisa
,
la
quale
del
resto
sentiva
la
musica
molto
meno
di
lui
,
avrebbe
piuttosto
dato
all
'
andante
il
senso
del
doloroso
conflitto
fra
il
proprio
affetto
e
le
proprie
idee
.
Andò
da
G
.
,
gli
riportò
S
.
Tommaso
,
gli
confessò
tutta
la
sua
impotenza
con
parole
così
umili
e
commosse
che
il
vecchio
prete
,
dopo
qualche
momento
di
silenzio
accigliato
e
inquieto
,
gli
perdonò
.
«
Là
là
là
»
,
diss
'
egli
riprendendosi
con
rassegnazione
il
suo
primo
volume
della
Somma
,
«
ca
s
'
raccomanda
al
Sgnour
e
sperouma
ca
fassa
Chiel
.
»
Così
finirono
gli
studi
teologici
di
Franco
.
Tanto
meditare
sulle
idee
di
sua
moglie
e
sulle
proprie
e
soprattutto
il
consiglio
del
professore
«
ca
s
'
raccomanda
al
Sgnour
»
non
furono
senza
frutto
.
Cominciò
a
intendere
che
in
qualche
cosa
Luisa
non
aveva
torto
.
Rimproverato
da
lei
di
non
condurre
la
vita
che
secondo
la
sua
fede
avrebbe
dovuto
,
egli
s
'
era
offeso
di
ciò
più
che
di
tutto
il
resto
.
Adesso
un
generoso
slancio
lo
portò
all
'
altro
estremo
,
a
giudicarsi
sinistramente
,
a
esagerare
le
proprie
colpe
d
'
accidia
,
d
'
ira
e
persin
di
gola
,
a
tenersi
responsabile
delle
aberrazioni
intellettuali
di
Luisa
.
E
provò
una
smania
di
dirlo
,
di
umiliarsi
davanti
a
lei
,
di
separar
la
causa
propria
dalla
causa
di
Dio
.
Quando
ebbe
il
posto
all
'
Opinione
e
regolò
le
proprie
spese
per
poter
fare
un
assegno
alla
famiglia
,
sua
moglie
gli
scrisse
che
l
'
assegno
era
assolutamente
troppo
forte
in
proporzione
dei
suoi
guadagni
.
Il
saper
ch
'
egli
viveva
a
Torino
con
sessanta
lire
il
mese
le
rendeva
amaro
il
cibo
a
lei
.
Allora
egli
le
rispose
,
questo
non
proprio
sinceramente
,
che
,
anzi
tutto
,
non
pativa
mai
la
fame
;
che
,
del
resto
,
sarebbe
stato
felice
anche
di
digiunare
perché
provava
un
'
avidità
intensa
di
mutar
vita
,
di
espiar
gli
ozi
passati
,
compreso
il
soverchio
tempo
dato
ai
fiori
e
alla
musica
,
di
espiar
tutte
le
passate
mollezze
,
tutte
le
debolezze
,
comprese
quelle
per
la
cucina
raffinata
e
per
i
vini
scelti
.
Soggiunse
che
della
vita
passata
aveva
domandato
perdono
a
Dio
e
che
credeva
doverlo
domandare
anche
a
lei
.
Insomma
il
Padovano
,
cui
si
era
legato
di
grande
amicizia
,
udito
recitarsi
da
lui
,
come
a
riprova
di
precedenti
confessioni
,
questo
brano
di
lettera
,
gli
disse
:
«
Ciò
,
la
par
l
'
orazion
de
Manasse
re
di
Giuda
»
.
Luisa
scriveva
molto
affettuosamente
,
sì
,
ma
con
minore
effusione
.
Il
silenzio
di
Franco
circa
l
'
argomento
del
colloquio
doloroso
le
spiaceva
;
e
cominciar
lei
,
di
fronte
a
un
silenzio
così
ostinato
,
non
le
parve
utile
.
I
propositi
di
lavoro
e
di
sacrificio
la
commossero
profondamente
;
quando
lesse
quella
confessione
da
gran
delinquente
con
la
domanda
di
perdono
a
Dio
e
a
lei
,
ne
sorrise
e
baciò
la
lettera
sentendo
ch
'
era
un
atto
di
sottomissione
e
un
'
acquiescenza
umile
alle
censure
che
tanto
lo
avevano
a
prima
giunta
irritato
.
Povero
Franco
,
ecco
gli
slanci
della
sua
nobile
,
generosa
natura
!
Ma
durerebbero
?
Rispose
subito
e
se
dalla
risposta
traspariva
la
sua
commozione
,
ne
traspariva
pure
il
sorriso
,
del
quale
Franco
non
fu
contento
.
Nella
chiusa
v
'
eran
questi
periodi
:
«
Leggendo
tutte
le
accuse
che
ti
fai
ho
pensato
con
rimorso
a
quelle
che
t
'
ho
fatto
io
,
una
triste
notte
,
e
ho
sentito
che
ci
pensavi
anche
tu
quando
scrivevi
,
benché
né
questa
lettera
né
alcuna
delle
altre
tue
ne
abbia
parola
.
Di
quelle
accuse
ho
rimorso
,
Franco
mio
;
ma
delle
altre
cose
a
cui
tanto
penso
nella
mia
solitudine
,
oh
come
vorrei
che
parlassimo
ancora
,
da
buoni
amici
!
»
.
Il
desiderio
di
Luisa
restò
vano
.
Su
questo
punto
Franco
non
rispose
affatto
,
anzi
la
sua
prima
lettera
fu
alquanto
freddina
.
Perciò
Luisa
non
ritornò
più
sull
'
argomento
.
Solo
una
volta
,
parlando
di
Maria
,
scrisse
:
«
Se
tu
vedessi
come
recita
il
Padre
nostro
,
mattina
e
sera
,
e
come
si
comporta
a
Messa
,
la
domenica
,
saresti
contento
»
.
Egli
rispose
:
«
Di
quanto
mi
scrivi
circa
le
pratiche
religiose
di
Maria
,
sono
contento
e
ti
ringrazio
»
.
Sì
Luisa
che
Franco
scrivevano
quasi
ogni
giorno
e
spedivano
le
lettere
una
volta
alla
settimana
.
Ismaele
andava
alla
posta
di
Lugano
ogni
martedì
,
portava
la
lettera
della
moglie
e
riportava
quella
del
marito
.
In
giugno
Maria
ebbe
il
morbillo
,
in
agosto
lo
zio
Piero
perdette
quasi
improvvisamente
l
'
occhio
sinistro
e
ne
fu
,
per
qualche
tempo
,
molto
turbato
.
Durante
questi
due
periodi
,
le
lettere
di
Oria
spesseggiavano
.
In
settembre
la
corrispondenza
ritornò
settimanale
.
Tolgo
dal
fascio
le
ultime
lettere
scambiate
fra
Luisa
e
Franco
alla
vigilia
degli
avvenimenti
onde
furono
colti
alla
fine
di
settembre
.
Luisa
a
Franco
Oria
,
12
settembre
1855
Il
riverito
signor
Ismaele
ci
ha
fatto
molto
aspettare
l
'
ultima
tua
,
perché
da
Lugano
invece
di
venire
a
Oria
è
andato
a
Caprino
con
alcuni
amici
suoi
e
delle
Potenze
Occidentali
a
festeggiare
la
presa
di
Sebastopoli
nella
cantina
dello
Scarselon
e
là
ha
bevuto
«
un
cicinìn
»
e
quindi
è
ritornato
a
Lugano
dove
un
altro
«
cicinìn
»
lo
ha
fatto
dormire
come
un
salame
fino
a
mercoledì
mattina
.
Ha
pure
dimenticato
di
spedirti
il
vasetto
di
lucido
e
così
lo
dovrai
aspettare
una
settimana
o
pagare
,
a
Torino
,
tanto
più
caro
,
se
la
provvista
è
finita
.
Me
ne
rincresce
assai
.
Se
Dina
ti
ha
offerto
di
scrivere
qualche
appendice
teatrale
,
tanto
meglio
.
Così
potrai
udire
gratis
un
po
'
di
musica
;
benché
sono
anch
'
io
dell
'
opinione
del
vostro
Caval
di
spade
che
bisogna
ricondurre
la
musica
italiana
al
tamburo
.
Quanto
all
'
affare
Valle
Intelvi
,
lodo
la
tua
prudenza
.
Essa
è
stata
però
così
grande
che
non
sono
certissima
d
'
averti
inteso
bene
.
Ho
inteso
che
per
preparare
,
in
caso
di
guerra
,
un
movimento
alle
spalle
dei
nostri
signori
,
occorrono
alcune
persone
sicure
cui
far
capo
con
le
opportune
comunicazioni
da
Torino
,
sia
direttamente
sia
per
mezzo
del
Comitato
di
Como
.
A
ogni
modo
andrò
io
stessa
domani
a
Pellio
Superiore
dove
c
'
è
un
medico
condotto
grande
amico
di
V
.
e
sicurissimo
.
Parlerò
con
lui
,
intanto
.
Per
quella
fodera
sdrucita
non
ti
crucciare
.
Basta
che
porti
l
'
abito
a
Lugano
quando
verrai
.
Ci
penserò
io
e
posso
anche
promettere
di
foderarti
le
maniche
di
seta
,
grazie
ad
una
sottana
che
mia
madre
mi
diceva
essere
venuta
in
casa
Ribera
da
casa
Affaitati
nel
secolo
scorso
,
una
sottana
gialla
a
fiorami
rossi
che
né
io
né
Ombretta
porteremo
certo
mai
.
Ombretta
sta
benissimo
.
Da
tre
giorni
,
declinando
il
caldo
,
ha
ripreso
i
suoi
colori
.
Stamattina
le
ho
dato
la
prima
lezione
di
lettura
col
metodo
Lambruschini
.
Tutto
si
trasforma
e
progredisce
nella
nostra
casa
!
Questa
sorte
è
toccata
ieri
all
'
antico
cartellone
della
tombola
,
con
dolore
muto
ma
palese
della
Cia
.
Ne
ho
fatto
strage
per
tagliarne
fuori
,
oltre
a
cinque
quadratini
per
le
vocali
,
parecchi
altri
quadrati
più
grandi
,
dove
ho
disegnato
,
immagina
come
!
le
figure
di
so
-
le
,
lu
-
na
,
ca
-
ne
,
bu
-
e
,
ecc
.
Maria
ha
imparate
le
vocali
con
prontezza
sufficiente
.
A
mezza
lezione
è
entrato
lo
zio
Piero
e
ha
esclamato
:
«
Oh
povero
me
!
»
.
Poi
,
malgrado
le
mie
proteste
,
ha
molto
compianto
Maria
.
Ella
ha
risposto
che
studiava
per
scrivere
a
papà
.
«
Scrivere
a
papà
»
è
la
sua
idea
fissa
e
io
credo
che
se
la
facessi
scrivere
conducendole
la
mano
,
perderei
forse
il
più
forte
stimolo
che
posso
adoperare
con
lei
come
maestra
di
lettura
,
poiché
sa
che
prima
di
scrivere
deve
imparare
a
leggere
.
Il
suo
affetto
per
te
vien
sempre
fuori
con
una
mistura
di
amor
proprio
.
Parla
come
se
fosse
un
bisogno
,
non
suo
ma
tuo
,
mio
,
dell
'
universo
intero
che
Ombretta
Pipì
scriva
a
papà
.
Uno
di
questi
giorni
mi
udì
sgridar
la
Veronica
perché
ha
la
cattiva
abitudine
di
buttar
dalla
cucina
l
'
acqua
sporca
sul
carrubo
che
n
'
è
intristito
.
Ricordai
alla
Veronica
,
naturalmente
,
quanto
il
carrubo
è
caro
a
te
.
Maria
l
'
udiva
che
brontolava
tra
sé
contro
il
povero
carrubo
perché
manda
ombra
in
cucina
e
gli
augurava
di
crepare
.
«
Taci
!
»
,
le
intimò
Maria
con
una
forza
inesprimibile
.
«
Ti
mando
via
se
non
taci
.
»
L
'
altra
la
rimbeccò
e
Maria
fuori
a
piangere
.
Io
udii
e
accorsi
.
«
Perché
piangi
?
»
«
Perché
la
Veronica
dice
brutte
parole
alla
pianta
di
papà
.
»
Bisognava
vedere
che
visetto
irritato
!
Adesso
fa
lei
la
guardia
al
carrubo
,
non
se
ne
allontana
senza
una
predica
alla
Veronica
e
prende
un
'
aria
d
'
importanza
come
se
la
vita
del
carrubo
fosse
affidata
a
lei
.
Ogni
mattina
,
quando
va
in
giardinetto
,
corre
lì
e
dice
:
«
Stai
bene
,
pianta
?
»
.
Oggi
ha
versato
molte
lagrime
perché
la
breva
soffiava
scotendo
forte
il
carrubo
,
e
poi
ch
'
ella
gli
ebbe
fatta
la
solita
domanda
,
io
le
dissi
:
«
Vedi
che
non
sta
bene
il
carrubo
?
Vedi
che
risponde
di
no
?
»
.
Più
tardi
mi
domandò
se
il
carrubo
,
quando
muore
,
va
in
Paradiso
.
Le
risposi
che
siccome
il
carrubo
disturba
la
Veronica
mandando
l
'
ombra
in
cucina
,
non
può
andare
in
Paradiso
.
Tacque
mortificata
.
Lo
zio
Piero
è
ormai
rassegnato
del
tutto
alla
perdita
del
suo
occhio
.
Si
paragona
ad
un
altare
dove
si
dice
messa
e
il
chierico
ha
spento
,
durante
l
'
ultimo
vangelo
,
una
delle
due
candele
.
Dopo
pranzo
egli
e
Maria
fanno
in
loggia
delle
conversazioni
senza
fine
,
non
più
interrotte
dal
corso
del
Mississipì
,
oramai
dimenticato
.
Lo
zio
le
racconta
tante
vecchie
cose
che
non
ha
mai
raccontato
neppure
a
me
.
Io
non
entro
,
allora
,
in
loggia
,
perché
credo
che
si
apra
più
volentieri
con
la
piccina
sola
.
Si
vogliono
un
gran
bene
e
non
si
fanno
mai
o
quasi
mai
baci
né
carezze
,
come
se
Maria
fosse
una
persona
grande
.
13
Stamattina
ho
preso
con
me
la
Leu
,
la
sorella
della
Veronica
,
ch
'
è
clorotica
,
per
condurla
a
consultare
il
medico
di
Pellio
;
capisci
!
Abbiamo
impiegato
due
ore
e
mezzo
da
Osteno
.
Tu
avresti
goduto
con
entusiasmo
la
bellezza
dei
luoghi
e
della
mattina
.
Io
invece
non
me
ne
commossi
che
un
momento
fra
i
vecchi
castagni
di
Pellio
Superiore
,
dove
voltandosi
a
guardar
giù
la
valle
si
scopre
,
in
fondo
a
quel
grande
imbuto
verde
,
Porlezza
e
un
pezzetto
di
lago
,
una
piccola
coppa
di
acqua
viva
,
verde
anche
quella
.
Ti
ricordi
che
abbiamo
fatto
colazione
insieme
lassù
,
nel
tempo
in
cui
ero
ancora
signorina
e
che
l
'
Ester
si
è
accorta
di
qualche
cosa
quando
mi
hai
parlato
di
mia
madre
?
Ho
trovato
il
mio
medico
condotto
alla
fontana
di
«
Pèll
sora
»
,
fra
le
pecore
,
come
un
patriarca
.
Gli
ho
fatto
visitare
la
Leu
e
poi
,
allontanata
questa
,
abbiamo
parlato
.
Non
sapeva
che
sei
a
Torino
e
al
solo
nome
di
Torino
mi
afferrò
e
mi
strinse
le
mani
come
se
la
moglie
d
'
uno
ch
'
è
a
Torino
fosse
già
una
specie
di
eroina
.
Credeva
poi
che
corrispondendo
con
Torino
io
avessi
il
piano
di
Cavour
in
una
tasca
e
quello
di
Napoleone
nell
'
altra
.
È
un
bonapartista
così
sfegatato
che
gli
è
amara
l
'
alleanza
inglese
e
dice
«
la
perfida
Albione
»
.
Si
teneva
sicurissimo
,
del
resto
,
della
guerra
a
primavera
e
non
gli
piacque
udire
che
ci
sono
dei
dubbi
.
Credo
che
mi
abbia
subito
ammirata
meno
.
Quanto
ad
agire
nel
momento
buono
,
dice
che
in
Vall
'
Intelvi
si
faranno
tagliare
a
pezzi
,
se
occorre
,
«
come
micch
»
.
Perché
parla
sempre
in
plurale
,
dice
«
nün
chì
»
.
Non
ha
l
'
aria
d
'
uno
spaccamonti
.
Parlando
di
venire
alle
mani
coi
Croati
diventò
più
rosso
dell
'
asso
di
cuori
e
vibrava
tutto
come
un
bracco
quando
gli
si
mostra
un
pezzo
di
pane
.
«
Nün
chì
»
,
mi
disse
,
«
gh
'
emm
poeu
anca
el
Brenta
.
»
Sai
,
hanno
a
vendicare
il
Brenta
,
fucilato
dagli
austriaci
.
Insomma
,
se
la
parte
mia
,
quando
scoppierà
la
guerra
,
non
fosse
di
liberare
la
«
süra
Peppina
»
e
di
buttare
ai
cavedini
il
suo
Carlascia
,
andrei
volentieri
a
battermi
insieme
al
dottore
di
Pellio
.
Ritornammo
alle
tre
.
Lo
zio
giuocava
a
tarocchi
col
curato
,
con
Pasotti
e
col
signor
Giacomo
.
Il
curato
aveva
la
Gazzetta
Ticinese
e
si
era
molto
parlato
di
Sebastopoli
.
Si
capisce
che
Pasotti
ha
una
gran
rabbia
come
tutti
i
tedesconi
.
Invece
il
signor
Giacomo
era
tutto
intenerito
per
il
suo
Papuzza
e
il
curato
propose
di
bere
una
bottiglia
alla
salute
di
Papuzza
.
Allora
lo
zio
Piero
gli
domandò
se
non
aveva
vergogna
,
egli
prete
,
di
festeggiare
le
buone
fortune
di
Papuzza
.
«
Mi
l
'
era
per
bev
»
,
brontola
il
curato
.
«
L
'
è
ben
che
ghe
n
'
è
minga
»
,
risponde
lo
zio
.
Il
curato
brontolò
peggio
di
prima
e
lo
zio
,
per
consolarlo
,
gli
fece
una
dotta
dissertazione
sui
dialetti
lombardi
,
concludendo
:
«
Ghe
n
'
è
no
,
ghe
n
'
è
minga
e
ghe
n
'
è
miga
»
.
14
Non
credo
che
Pasotti
verrà
più
in
casa
nostra
.
Me
ne
rincresce
per
quella
povera
Barborin
che
non
potrà
più
venirci
neppur
lei
,
temo
;
ma
non
mi
pento
di
quel
che
ho
fatto
.
Egli
sa
benissimo
che
sei
a
Torino
da
un
pezzo
,
come
qui
lo
sanno
tutti
.
Ne
ha
parlato
persino
col
Ricevitore
,
me
lo
disse
la
Maria
Pon
che
stando
alla
cappella
del
Romìt
li
udì
mentre
scendevano
discorrendo
ad
Albogasio
Superiore
.
Quando
è
venuto
da
noi
ha
affettato
sempre
d
'
ignorarlo
e
ha
domandato
le
tue
notizie
con
quelle
sue
solite
smancerie
di
premura
e
di
amicizia
.
Oggi
mi
trova
sola
in
giardinetto
,
mi
domanda
quanto
ancora
starai
assente
e
se
adesso
sei
a
Milano
.
Io
gli
rispondo
netto
che
mi
meraviglio
della
sua
domanda
.
Egli
diventa
pallido
.
«
Perché
?
»
,
dice
.
«
Perché
Lei
va
dicendo
che
Franco
è
in
ben
altro
luogo
.
»
Si
confonde
,
protesta
,
freme
.
«
Protesti
pure
»
,
dico
io
.
«
Tanto
è
inutile
.
Lo
so
.
Del
resto
Franco
sta
benissimo
dov
'
è
.
Lo
dica
pure
a
chi
crede
.
»
«
Lei
mi
offende
!
»
,
diss
'
egli
.
Io
non
stetti
tanto
a
riflettere
e
risposi
:
«
Sarà
!
»
.
Allora
se
n
'
andò
precipitosamente
,
senza
salutarmi
,
nero
come
l
'
asso
di
picche
,
poiché
sono
in
vena
di
simili
paragoni
.
Sono
sicura
che
stasera
andrà
a
Cressogno
.
Il
Cüstant
ci
ha
mandato
a
regalare
una
magnifica
tinca
presa
da
lui
stamattina
con
gran
dispetto
del
Biancòn
che
pesca
tutto
il
giorno
,
non
prende
niente
e
si
arrabbia
perché
le
tinche
,
brave
!
se
ne
impipano
di
S
.
M
.
I
.
R
.
A
.
e
del
suo
Carlascia
.
«
Poer
omàsc
!
»
,
dice
la
súra
Peppina
.
«
El
se
mangia
el
fidegh
!
»
.
Gli
passerà
,
gli
passerà
.
Miti
sensi
,
pace
amica
Tornan
presto
a
nobil
cor
;
Dio
conservi
e
benedica
Ferdinando
Imperator
.
15
Ho
raccontato
allo
zio
l
'
episodio
Pasotti
e
n
'
è
stato
assai
malcontento
.
«
Bel
profitto
»
,
ha
detto
,
«
che
ne
caverai
!
»
Povero
zio
,
parrebbe
un
utilitario
.
Invece
è
un
filosofo
.
In
fondo
,
di
fronte
agli
sdegni
miei
per
tante
brutte
cose
che
sono
nel
mondo
,
il
suo
argomento
capitale
è
«
ghe
voeur
alter
!
»
.
Oggi
la
messa
parrocchiale
è
stata
ad
Albogasio
Superiore
.
Nell
'
uscire
di
chiesa
con
Maria
ho
avuto
uno
sguardo
desolato
della
povera
Pasotti
che
aveva
evidentemente
l
'
ordine
di
evitarmi
.
Invece
è
discesa
con
noi
Ester
e
poi
è
anche
salita
in
casa
e
mi
ha
tenuto
,
a
quattr
'
occhi
,
un
discorso
che
da
qualche
tempo
mi
aspettavo
.
Ha
cominciato
pregandomi
di
non
ridere
e
ridendo
lei
.
Insomma
capisci
che
il
professore
,
dalli
e
dalli
,
ha
fatto
un
po
'
di
breccia
.
E
così
,
quantunque
Ester
affermi
di
non
poter
decifrare
i
propri
sentimenti
.
Io
vedo
tutto
il
cammino
ch
'
egli
ha
fatto
nel
suo
cuore
.
Sulle
prime
,
te
ne
ricordi
?
lo
chiamava
valsoldesemente
el
vecc
,
el
veggiòn
,
el
zücca
pelada
,
l
'
oreggiàt
,
el
nasòn
,
el
barbarostì
.
Quando
s
'
accorse
della
simpatia
di
lui
un
sentimento
di
gratitudine
le
fece
smettere
questi
titoli
,
senza
riconciliarla
però
né
con
il
cranio
lucido
né
con
le
orecchie
a
ventaglio
né
col
pelo
rossiccio
né
col
naso
fiorito
dell
'
adoratore
.
Adesso
de
'
primi
tre
guai
non
si
parla
più
;
su
questi
tre
punti
l
'
amico
ha
vinto
la
battaglia
e
può
portarli
in
trionfo
.
Solo
intorno
al
quarto
punto
vi
è
ancora
del
combattimento
.
«
Mi
l
'
è
quel
nas
!
»
,
diceva
Ester
stamattina
e
rideva
rideva
,
si
nascondeva
il
bel
visetto
brillante
.
Il
naso
scandaloso
mi
pare
che
fatalmente
prosperi
,
si
colori
e
ingrossi
sempre
più
.
Quel
semplice
uomo
mi
confidò
poco
fa
,
forse
perché
lo
ripetessi
a
Ester
,
che
ha
sempre
bevuto
solamente
acqua
anche
in
gioventù
e
che
il
rossore
e
il
turgore
del
suo
naso
dipendono
da
frequenti
sofferenze
viscerali
.
Ho
paura
che
questo
nuovo
aspetto
delle
cose
non
migliori
la
situazione
.
Credo
però
che
l
'
amica
finirà
con
superare
anche
un
così
grande
e
grosso
ostacolo
.
Il
fatto
è
che
la
passione
di
lui
è
all
'
apice
.
Egli
le
ha
scritto
trenta
pagine
di
confessione
generale
,
vuotandosi
proprio
il
cuore
e
rivoltandone
la
fodera
,
per
modo
da
intenerire
un
croato
.
Io
lo
aiutai
presso
Ester
che
deciderà
entro
due
giorni
e
vuole
che
la
risposta
gli
sia
fatta
da
me
.
Io
poi
capisco
che
la
letteratura
del
professore
le
mette
soggezione
e
che
ha
un
gran
timore
di
fare
sbaglietti
di
ortografia
.
Buon
segno
!
18
Sono
stata
tre
giorni
senza
scrivere
temendo
non
esser
padrona
della
mia
penna
,
non
saper
comprimere
il
mio
pensiero
dentro
parole
che
devono
avere
una
data
misura
e
non
più
.
Adesso
lo
posso
fare
e
lo
faccio
.
Sappi
però
,
Franco
,
che
non
rispondo
esser
padrona
di
me
sempre
!
È
venuto
dunque
da
me
,
la
sera
del
15
,
l
'
agente
di
tua
nonna
.
Poiché
la
rata
semestrale
de
'
tuoi
interessi
scade
il
16
ho
creduto
che
avesse
le
cinquecento
svanziche
e
gli
ho
detto
senz
'
altro
che
andavo
a
preparargli
la
ricevuta
.
Allora
il
gentilissimo
signor
Bellini
mi
disse
che
la
ricevuta
mia
non
gli
poteva
bastare
.
«
Come
»
,
rispondo
,
«
se
Le
è
bastata
il
16
marzo
?
»
«
Ma
!
»
,
dice
.
«
I
miei
ordini
!
»
«
Ma
Franco
non
c
'è.»
«
Lo
so
.
»
«
E
allora
,
cosa
è
venuto
a
fare
?
»
«
Sono
venuto
a
dirle
che
il
signor
don
Franco
,
per
avere
il
denaro
deve
presentarsi
all
'
agenzia
della
signora
marchesa
in
Brescia
.
»
«
E
se
non
potesse
andare
a
Brescia
?
»
Qui
il
signor
Bellini
fece
un
gesto
come
per
dire
:
pensateci
voi
.
Io
gli
risposi
che
andava
bene
,
gli
feci
portare
il
caffè
e
gli
dissi
che
avrei
desiderato
comperare
dalla
signora
marchesa
le
librerie
del
tuo
antico
studio
di
Cressogno
.
Il
Bellini
diventò
giallo
e
partì
mogio
mogio
come
il
nostro
vecchio
cane
Patò
di
casa
Rigey
quando
aveva
rubato
.
È
certo
che
in
questa
immondizia
vi
ha
un
dito
del
signor
Pasotti
.
Ieri
è
venuto
qua
il
prefetto
della
Caravina
e
ha
raccontato
che
il
14
sera
Pasotti
è
andato
a
Cressogno
assai
tardi
ed
è
capitato
in
casa
della
nonna
mentre
si
diceva
il
rosario
,
per
cui
gli
toccò
pure
di
rosarieggiare
.
Questo
faceva
ridere
il
prefetto
;
secondo
lui
il
Pasotti
va
a
messa
perché
è
I
.
R
.
pensionato
ma
di
preghiere
dice
solo
«
el
Patèr
d
'
i
ratt
»
,
che
io
non
so
cosa
sia
.
Soggiunse
poi
che
quando
gli
altri
partirono
,
Pasotti
restò
a
confabulare
con
la
nonna
e
che
c
'
era
anche
il
Bellini
.
Bellini
era
arrivato
il
15
stesso
,
da
Brescia
.
Probabilmente
aveva
recati
i
denari
per
te
.
Fino
all
'
ottobre
,
quando
arriverà
il
denaro
tuo
,
c
'
è
da
vivere
.
Altro
non
dico
.
Il
ciclamino
che
troverai
qui
dentro
te
lo
manda
Maria
.
Devo
pure
raccontarti
questa
cosa
!
Puoi
pensare
in
quale
stato
d
'
animo
ella
mi
vede
.
Mi
ode
anche
spesso
discorrere
dell
'
argomento
con
lo
zio
.
Lo
zio
è
sempre
lo
zio
.
In
vita
sua
ha
solamente
giudicato
birbanti
quegli
appaltatori
che
gli
offrivano
quattrini
e
un
altro
zio
,
il
suo
antipodo
,
che
dopo
di
essersi
servito
del
nipote
per
anni
,
non
gli
ha
lasciato
un
fico
secco
.
Altri
birbanti
non
ha
mai
voluto
vedere
e
neanche
adesso
vuol
vederne
.
Ora
,
quando
io
discorro
con
lui
,
Maria
vorrebbe
ascoltare
sempre
.
Io
la
mando
via
ma
poi
tante
volte
mi
accorgo
che
piano
piano
ritorna
.
Stamattina
si
mette
a
recitare
le
sue
orazioni
.
Oh
,
Franco
,
tua
figlia
è
ben
religiosa
nel
senso
tuo
!
L
'
ultima
che
recita
è
il
requiem
per
la
povera
nonna
Teresa
.
«
Mamma
»
,
dice
allora
,
«
voglio
recitare
il
requiem
anche
per
la
nonna
di
Cressogno
.
»
Ho
risposto
quel
che
ho
risposto
,
parole
amare
;
avrò
fatto
anche
male
,
se
vuoi
,
lo
confesso
.
Maria
mi
guarda
e
fa
:
«
È
proprio
cattiva
la
nonna
di
Cressogno
?
»
.
«Sì.»
«
E
perché
lo
zio
dice
che
non
è
proprio
cattiva
?
»
«
Perché
lo
zio
è
tanto
buono
.
»
«
E
tu
,
allora
,
non
sei
mica
tanto
buona
?
»
Cara
la
mia
innocente
,
me
la
mangiai
di
baci
,
non
ne
potei
proprio
a
meno
.
Appena
fu
libera
di
parlare
,
riprese
subito
:
«
Non
vai
mica
,
sai
,
in
Paradiso
,
se
non
sei
tanto
buona
»
.
Quella
del
Paradiso
è
la
sua
fissazione
.
Povero
Franco
,
non
averla
con
te
,
tu
che
saresti
così
contento
di
lei
!
Fai
un
gran
sacrificio
!
Se
ti
può
far
piacere
ti
dirò
che
la
sola
possibilità
per
me
di
amare
Iddio
la
trovo
in
questa
bambina
perché
in
essa
Iddio
mi
diventa
visibile
,
intelligibile
.
Addio
,
Franco
;
ti
abbraccio
Luisa
P.S.
Sappi
che
ho
licenziato
la
Veronica
per
il
1°
ottobre
.
Per
economia
,
prima
;
e
poi
perché
mi
sono
accorta
che
fa
all
'
amore
con
una
guardia
di
finanza
.
Oh
,
mi
scordavo
quest
'
altra
!
Mezz
'
ora
fa
è
venuta
Ester
a
dirmi
che
si
è
decisa
per
il
sì
ma
che
desidera
di
aspettare
ancora
un
giorno
a
vedere
il
professore
.
Si
capisce
che
il
naso
è
inghiottito
ma
non
ancora
passato
giù
nello
stomaco
.
Franco
a
Luisa
Torino
,
12
settembre
1855
Iersera
Dina
mi
ha
mandato
al
d
'
Angennes
dove
si
è
data
male
un
'
opera
vecchiotta
che
non
mi
garba
,
Marin
Faliero
.
Aggiungi
l
'
idea
tormentosa
di
dover
scrivere
l
'
appendice
e
intenderai
che
non
è
stato
un
invitarmi
a
nozze
.
Un
collega
mi
propose
di
presentarmi
in
un
palco
dov
'
erano
due
dame
sfoggiatamente
eleganti
.
Credo
l
'
abbia
fatto
per
desiderio
del
Dina
perché
esitava
,
gittava
qualche
rapida
occhiata
ai
miei
panni
i
quali
mostrano
aperto
il
canchero
della
borsa
.
Pensa
se
mi
fu
agevole
il
trarmi
d
'
impaccio
!
Panni
vetusti
Fedeli
e
frusti
vi
debbo
anche
per
questo
una
gratitudine
che
non
rifiuto
.
In
teatro
non
si
parlava
che
di
Sebastopoli
.
I
più
credono
che
la
pace
non
si
farà
,
che
l
'
Inghilterra
non
vorrà
posare
le
armi
prima
d
'
aver
levato
ai
russi
per
cinquant
'
anni
il
prurito
delle
conquiste
.
Uscendo
dal
teatro
udii
il
deputato
B
.
,
un
fiero
avversario
della
spedizione
,
dire
a
qualcuno
:
«
Hanno
preso
la
loro
tomba
.
Un
piccolo
Napoleone
,
una
piccola
Mosca
!
»
.
Io
dissi
forte
:
«
Hanno
preso
Verona
»
.
B
.
mi
guardò
con
due
occhi
fulminei
e
io
guardai
lui
senza
abbassare
i
miei
.
Egli
si
strinse
nelle
spalle
e
se
n
'
andò
.
Salii
nella
mia
soffitta
e
mi
posi
a
scrivere
l
'
appendice
sui
margini
di
un
giornale
onde
non
sciupare
carta
.
Scrivi
,
cancella
,
riscrivi
e
ricancella
,
ne
son
venuto
a
capo
alle
quattro
del
mattino
.
Qui
mi
dicono
che
i
miei
periodi
hanno
una
forma
troppo
classica
e
che
adopero
troppi
vocaboli
e
modi
toscani
.
«
Già
,
Lei
,
col
Suo
Giusti
!
»
,
mi
ha
detto
D
.
Il
guaio
è
ch
'
io
non
so
scrivere
un
italiano
piemontese
come
forse
piacerebbe
a
lui
.
Intanto
mi
son
buscato
un
bellissimo
e
lucentissimo
scudo
nuovo
di
zecca
con
un
Vittorio
Emanuele
così
parlante
che
potrebbe
farvi
svenire
dalla
commozione
,
come
svenne
ier
l
'
altro
all
'
hôtel
della
Liguria
una
signora
veneta
vedendo
passare
alla
testa
d
'
una
colonna
di
fanteria
il
generale
Giannotti
che
scambiò
,
in
grazia
de
'
baffi
maiuscoli
,
per
il
Re
.
Io
serberò
lo
scudo
,
ve
lo
porterò
a
Lugano
,
tu
lo
porrai
da
parte
e
sarà
la
prima
pietra
della
dote
di
Ombretta
.
Va
bene
?
L
'
idea
me
n
'
è
venuta
per
un
sogno
che
feci
stamattina
,
appena
addormentato
,
nell
'
ora
in
cui
l
'
anima
Alle
sue
visïon
quasi
è
divina
.
Sognai
ch
'
era
nella
chiesa
di
S
.
Sebastiano
di
Oria
,
con
te
e
Maria
,
grande
,
bella
,
vestita
da
sposa
;
che
lo
sposo
era
Michele
Steno
e
che
lo
zio
Piero
si
stava
mettendo
cotta
e
stola
per
celebrar
lui
il
matrimonio
e
che
Michele
Steno
si
alzò
dall
'
inginocchiatoio
per
venirmi
a
dire
:
«
Sì
,
tutto
va
bene
,
ma
e
la
dote
,
e
la
dote
?
»
.
Maria
mia
dolcissima
,
verrà
pure
per
te
il
gran
giorno
della
dote
;
quand
'
anche
tu
tenessi
allora
in
serbo
molti
pezzi
d
'
oro
sopra
lo
scudo
d
'
argento
,
avresti
tuttavia
lo
scudo
più
caro
!
14
Il
Fante
di
bastoni
è
in
pericolo
di
essere
licenziato
dal
suo
principale
per
le
condizioni
veramente
miserevoli
del
suo
vestito
.
Il
Fante
è
per
verità
uno
sciupone
e
non
ha
ancora
appreso
,
duris
in
rebus
,
a
maneggiare
una
spazzola
;
ma
insomma
gli
altri
sapienti
hanno
deciso
che
non
faranno
colazione
per
una
settimana
ond
'
egli
si
possa
rimpannucciare
.
Vedi
bassezza
del
cuore
umano
!
Il
Fante
si
è
sbracciato
a
ringraziare
e
poi
si
disponeva
a
far
colazione
lui
,
come
se
nulla
fosse
.
Questo
gliel
'
abbiamo
proibito
.
Così
oggi
invece
di
andar
al
«
Mal
de
stomi
»
passammo
una
mezz
'
oretta
sulla
via
del
Po
,
verso
il
Valentino
,
a
veder
l
'
acqua
scendere
.
L
'
Udinese
portò
seco
il
flauto
,
perché
ad
una
colazione
ideale
dove
si
offrivano
le
più
trimalcioniane
idee
di
cibi
e
di
bevande
,
la
musica
non
poteva
mancare
.
Egli
aveva
una
lettera
de
'
suoi
con
magnifiche
proposte
di
ritorno
all
'
ovile
.
Persino
il
cavallo
da
sella
gli
offrono
.
Ci
narrò
di
avere
risposto
che
lo
vedranno
presto
arrivare
sopra
un
cavallo
del
Re
Vittorio
Emanuele
.
Allora
il
Padovano
,
gran
motteggiatore
,
gli
ha
detto
con
tutta
flemma
:
«
Ciò
,
eroe
,
sonistu
anca
el
trombon
,
ti
?
»
.
(
Vedi
che
t
'
imito
,
poiché
la
ferula
de
'
pedanti
mi
è
lontana
,
nelle
tue
scandalose
familiarità
col
dialetto
.
)
L
'
Udinese
si
è
arrabbiato
alquanto
ma
poi
vi
ha
fatto
su
la
sua
brava
sonatina
di
flauto
.
Il
fatto
strano
è
che
nessuno
di
noi
ha
sentito
fame
.
Però
,
levando
la
seduta
,
abbiamo
deciso
che
l
'
abbigliamento
del
Fante
verrà
semplificato
e
ch
'
egli
potrà
benissimo
fare
a
meno
del
giustacuore
,
modernamente
detto
sottoveste
.
Ah
noi
faremmo
a
meno
anche
del
pranzo
per
poter
passare
il
Ticino
col
Re
nell
'
aprile
del
1856
!
Ne
parlavamo
tornando
in
città
dalla
colazione
ideale
.
Il
Padovano
ha
osservato
che
in
aprile
l
'
acqua
è
troppo
fredda
e
che
sarebbe
meglio
aspettare
fino
a
giugno
.
Si
diceva
che
gran
cosa
sarà
l
'
Italia
senza
tedeschi
.
Ti
assicuro
ch
'
eravamo
tutti
entusiasti
malgrado
il
vuoto
dello
stomaco
.
Tutti
meno
il
Padovano
,
sempre
;
del
quale
va
pur
detto
,
a
sua
scusa
,
che
patisce
la
fame
,
o
quasi
,
per
non
vedere
austriaci
,
e
che
quantunque
bussi
all
'
uscio
de
'
quaranta
si
batterà
meglio
di
qualche
giovane
che
adesso
si
mangia
un
caiserlicchio
a
colazione
e
due
a
pranzo
.
Egli
crede
che
torneremo
un
paese
di
cani
e
gatti
.
«
Per
esempio
»
,
diceva
,
«
intendiamoci
bene
.
Partiti
i
tedeschi
,
ciascuno
a
casa
sua
e
guai
a
voi
se
venite
a
rompermi
le
scatole
a
Padova
!
»
.
Mi
pareva
di
udire
lo
zio
Piero
,
quando
noi
pure
,
a
Oria
,
s
'
è
parlato
della
grandezza
,
dello
splendore
futuro
d
'
Italia
.
«
Eh
sì
sì
!
»
,
diceva
.
«
Eh
sì
sì
!
Il
lago
diventerà
di
latte
e
miele
e
la
Galbiga
de
formagg
de
grana
!
»
Vedremo
,
vedremo
!
21
La
tua
lettera
mi
suscita
un
tumulto
di
sentimenti
che
non
si
scrivono
.
Mi
addolorano
,
senza
dubbio
,
l
'
atto
della
nonna
e
la
obliqua
malevolenza
del
Pasotti
ma
più
mi
affligge
lo
sdegno
tuo
troppo
forte
.
Quando
un
mio
procuratore
si
presenterà
a
Brescia
,
il
pagamento
non
potrà
venire
rifiutato
.
È
vero
,
tu
sei
donna
e
non
hai
l
'
obbligo
di
conoscere
queste
cose
.
Anche
la
collera
ti
perdono
poiché
freddo
non
rimasi
nemmeno
io
,
da
principio
.
Quindi
mi
son
detto
:
Di
che
ti
sdegni
e
che
ti
sorprende
?
Non
conoscevi
tu
quel
malanimo
e
non
ne
avesti
offese
maggiori
?
Infinitamente
mi
rattrista
che
tu
non
abbia
saputo
celare
i
tuoi
sentimenti
a
Maria
,
infinitamente
mi
commuove
che
tu
ne
sia
pentita
e
infinitamente
mi
consola
che
tu
ami
il
Signore
nella
bambina
,
che
tu
me
lo
scriva
.
A
dir
vero
,
cara
,
non
dovrei
appagarmene
così
perché
ad
amare
Iddio
ne
invitano
i
cieli
e
la
terra
ed
Egli
ci
è
visibile
in
ogni
luce
,
intelligibile
in
ogni
vero
!
Ma
insomma
tu
incominci
a
udire
la
voce
Sua
!
Nelle
mie
lettere
non
ho
mai
toccato
questo
punto
per
sentirmi
troppo
inetto
a
parlartene
degnamente
,
efficacemente
.
E
ora
lascio
che
Iddio
ti
parli
nella
bambina
,
torno
nel
mio
silenzio
.
Sappi
soltanto
che
ascolto
palpitante
,
che
prego
e
spero
.
Posso
io
dirti
quello
che
sento
per
Maria
?
Chi
potrebbe
dire
questa
commozione
,
questa
tenerezza
immensa
,
questo
desiderio
che
mi
strugge
di
tenermela
almeno
un
momento
,
un
solo
momento
,
sul
cuore
?
Credi
tu
che
io
possa
attendere
fino
a
novembre
?
No
no
no
,
scriverò
appendici
,
copierò
,
monterò
qualche
guardia
per
altri
ma
verrò
a
Lugano
prima
!
Coprila
di
baci
per
me
,
intanto
,
dille
che
Papà
ha
sempre
nel
cuore
la
sua
Ombretta
e
che
la
benedice
,
domandale
cosa
le
farebbe
piacere
ch
'
io
le
portassi
e
poi
scrivimelo
senza
pensar
poi
troppo
alla
mia
povertà
.
Ti
abbraccio
,
Luisa
mia
,
con
l
'
anima
.
Franco
Luisa
a
Franco
24
settembre
1855
Finalmente
!
Da
quando
sei
partito
io
desiderai
sempre
,
che
tu
toccassi
quel
punto
.
Come
mi
sarò
spiegata
,
quella
notte
,
nella
mia
commozione
dolorosa
?
Come
mi
avrai
inteso
tu
nella
tua
?
Da
mesi
e
mesi
sento
il
bisogno
di
parlarne
con
te
e
non
l
'
ho
fatto
mai
per
mancanza
di
coraggio
.
Vedi
,
per
esempio
.
Tu
mi
hai
accusata
d
'
orgoglio
,
quella
notte
.
Ti
supplico
di
credere
che
non
sono
orgogliosa
;
non
posso
neanche
comprendere
un
'
accusa
simile
!
Mi
par
di
capire
dalla
tua
lettera
che
tu
mi
supponga
ritornata
alla
fede
in
Dio
.
Ma
t
'
ho
io
mai
detto
di
non
credere
in
Dio
?
Non
posso
averti
detto
questo
perché
la
storia
de
'
pensieri
miei
mi
è
tutta
scritta
nella
mente
,
e
lo
spavento
,
l
'
angoscioso
pensiero
di
non
poter
forse
più
credere
in
Dio
mi
son
venuti
dopo
la
tua
partenza
;
ne
so
il
giorno
e
l
'
ora
.
Avevo
udito
parlare
a
S
.
Mamette
di
un
gran
pranzo
dato
da
tua
nonna
a
Brescia
e
io
non
potevo
assolutamente
procurare
al
nostro
diletto
zio
quel
regime
di
cibi
e
di
vino
che
il
medico
,
temendo
per
l
'
occhio
destro
,
prescriveva
.
Ho
lottato
con
quelle
tenebre
spaventose
,
Franco
,
e
ho
vinto
.
È
vero
,
la
vittoria
è
in
gran
parte
della
nostra
Maria
.
Vorrei
dire
che
se
tante
nere
nuvole
mi
nascondono
l
'
esistenza
di
una
Giustizia
Superiore
,
me
ne
trapela
però
un
raggio
in
Maria
;
e
questo
raggio
mi
fa
credere
e
mi
fa
sperare
nell
'
Astro
.
Perché
sarebbe
orribile
che
l
'
universo
non
avesse
un
governo
di
giustizia
!
Quella
notte
,
dunque
,
io
ti
ho
potuto
solamente
dire
che
intendevo
la
religione
in
un
modo
diverso
da
te
,
che
gli
atti
di
fede
cristiana
e
le
preghiere
non
mi
parevano
essenziali
all
'
idea
religiosa
ma
l
'
amore
e
l
'
azione
per
quelli
che
soffrono
,
sì
!
Ma
lo
sdegno
e
l
'
azione
contro
coloro
che
fanno
soffrire
,
sì
!
E
tu
vuoi
ritornare
nel
tuo
silenzio
?
Ma
no
,
non
lo
devi
.
Ti
senti
debole
,
dici
.
Debole
te
o
il
tuo
Credo
?
Ragioniamo
,
discutiamo
.
Confessa
che
voialtri
credenti
amate
le
vostre
credenze
anche
perché
sono
un
comodo
riposo
dell
'
intelletto
.
Vi
adagiate
in
esse
come
in
un
'
amaca
sospesa
in
aria
per
tante
fila
lavorate
dagli
uomini
,
annodate
dagli
uomini
a
diversi
uncini
.
Voi
vi
state
bene
e
se
si
va
tentando
,
saggiando
con
la
mano
anche
uno
solo
di
questi
fili
,
ve
ne
turbate
e
avete
paura
che
si
spezzi
,
perché
poi
molto
facilmente
si
spezzerà
il
suo
vicino
e
dopo
questo
un
altro
e
tutto
il
vostro
letto
fragile
rovinerà
dall
'
aria
in
terra
con
vostro
spavento
e
dolore
.
Conosco
questo
spavento
e
questo
dolore
,
so
che
si
paga
così
la
compiacenza
di
camminar
poi
sul
solido
e
perciò
non
mi
trattiene
dal
discutere
teco
una
pietà
che
sarebbe
falsa
.
Ma
forse
mi
inganno
e
sarai
tu
che
mi
solleverai
a
te
nel
tuo
letto
di
fragili
fili
e
d
'
aria
.
Maria
non
può
far
tanto
.
Se
Maria
mi
fa
credere
in
Dio
non
vuol
dire
che
possa
farmi
credere
anche
nella
Chiesa
.
E
tu
credi
sopra
tutto
nella
Chiesa
,
tu
!
Cerca
di
persuadermi
dunque
e
io
pure
ti
ascolterò
palpitando
;
e
se
non
prego
,
almeno
spero
,
perché
adesso
più
che
mai
desidero
pienamente
unirmi
a
te
.
Adesso
con
l
'
antico
affetto
sento
per
te
un
'
ammirazione
nuova
,
una
gratitudine
nuova
.
Ti
offenderai
di
questo
mio
sfogo
?
Pensa
che
otto
mesi
sono
devi
aver
trovato
una
mia
lettera
nella
tua
borsa
da
viaggio
e
che
da
otto
mesi
aspettavo
risposta
!
Il
professore
ed
Ester
si
vedono
in
casa
nostra
,
oramai
come
fidanzati
.
Quelli
son
felici
,
almeno
.
Ella
va
in
chiesa
,
egli
non
ci
va
,
e
né
l
'
uno
né
l
'
altro
si
danno
pensiero
di
ciò
più
che
del
colore
diverso
de
'
loro
capelli
.
E
così
fanno
novecentonovantanove
sposi
su
mille
,
credo
!
Ti
abbraccio
.
Scrivi
a
lungo
,
a
lungo
.
Luisa
Questa
lettera
non
partì
da
Lugano
che
il
26
settembre
e
Franco
l
'
ebbe
il
27
.
Il
29
,
alle
otto
della
mattina
,
ricevette
il
seguente
telegramma
pure
da
Lugano
:
Bambina
malata
gravemente
.
Vieni
subito
.
Zio
10
.
Esüsmaria
,
sciora
Lüisa
!
Nelle
prime
ore
pomeridiane
del
27
settembre
Luisa
ritornava
da
Porlezza
con
alcune
carte
da
copiare
per
il
notaio
.
In
quel
tempo
gli
scogli
fra
San
Michele
e
Porlezza
erano
affatto
selvaggi
,
non
avevano
la
sottile
briglia
che
ora
li
doma
.
Luisa
s
'
era
fatta
tragittare
in
barca
per
quel
breve
tratto
e
poi
aveva
preso
,
a
piedi
,
la
stradicciuola
che
,
come
tutte
quelle
del
mio
piccolo
mondo
,
antico
e
moderno
,
non
comporta
altri
metodi
di
viaggiare
;
la
stradicciuola
graziosa
e
perfida
che
cerca
ogni
mezzo
di
non
arrivar
mai
dove
il
viandante
vorrebbe
.
A
Cressogno
passa
sopra
la
villa
Maironi
che
nemmanco
si
vede
.
«
Se
la
incontrassi
!
»
,
pensava
Luisa
con
un
ribollimento
del
sangue
;
ma
non
incontrò
nessuno
.
Sull
'
erta
da
Cressogno
al
Campò
il
sole
bruciava
.
Quando
si
trovò
nel
fresco
,
alto
vallone
che
chiamano
il
Campò
,
sedette
all
'
ombra
del
colossale
castagno
che
vive
ancora
,
ultimo
di
tre
o
quattro
venerabili
patriarchi
.
Guardava
le
case
del
suo
nativo
Castello
appollaiate
a
tondo
sopra
un
alto
spuntone
di
scogli
ombrosi
e
pensava
alla
povera
mamma
compiacendosi
che
almeno
ella
fosse
in
pace
,
quando
sentì
esclamare
:
«
Oh
,
cara
Madonna
!
»
.
Era
la
süra
Peppina
che
veniva
pure
da
Cressogno
,
disperata
di
non
aver
potuto
trovare
uova
né
a
S
.
Mamette
né
a
Loggio
né
a
Cressogno
.
«
Adess
el
me
coppa
,
el
Carlo
!
El
me
mazza
addirittura
,
cara
Lee
!
»
Avrebbe
voluto
andare
anche
a
Puria
,
ma
era
mezza
morta
di
stanchezza
.
Che
paesi
da
cani
!
Che
strade
!
Quanti
sassi
!
«
Quand
pensi
al
me
Milan
,
cara
Lee
!
»
Sedette
anche
lei
sull
'
erba
presso
Luisa
,
le
disse
un
mondo
di
tenerezze
e
volle
che
indovinasse
con
chi
avesse
parlato
di
lei
,
allora
allora
.
Ma
con
la
signora
marchesa
!
Ma
sicuro
!
«
Ah
cara
Lee
!
S
'
ciao
!
»
Pareva
che
la
Peppina
avesse
gran
cose
a
dire
e
non
osasse
e
ne
provasse
una
molestia
in
gola
,
volesse
pur
farsele
strappare
.
«
Che
roba
!
»
,
esclamava
ogni
tanto
«
Che
roba
!
Che
discors
!
S
'
ciao
,
s
'
ciao
!
»
Luisa
taceva
sempre
.
Allora
l
'
altra
cedette
a
quel
gran
prurito
e
buttò
fuori
ogni
cosa
.
Era
andata
dal
cuoco
della
signora
marchesa
,
per
farsi
prestare
delle
uova
,
e
la
signora
marchesa
,
udita
la
sua
voce
,
aveva
voluto
assolutamente
vederla
,
trattenerla
a
chiacchierare
,
e
lei
si
era
sentita
nel
cuore
come
una
ispirazione
del
cielo
che
le
diceva
:
Parla
di
quella
povera
gente
!
Forse
è
il
momento
buono
.
Parla
della
Maria
,
«
de
quel
car
belee
,
de
quel
car
ratin
,
de
quel
car
strafoi
!
»
.
Ah
era
stata
una
ispirazione
del
diavolo
e
non
del
cielo
.
Aveva
cominciato
a
parlarne
,
voleva
dire
quanto
era
bella
,
quanto
era
cara
,
e
quella
gran
meraviglia
di
un
gran
talento
così
spropositato
;
e
lei
,
la
bruttona
,
con
una
faccia
«
che
ghe
disi
nagòtt
»
,
a
interrompere
:
«
Lasci
stare
,
signora
Bianconi
;
so
ch
'
è
molto
male
educata
e
altro
non
può
essere
»
.
Aveva
provato
allora
a
toccare
un
altro
tasto
,
la
disgrazia
del
signor
ingegnere
rimasto
cieco
d
'
un
occhio
.
E
la
marchesa
:
«
Quando
non
si
è
onesti
,
signora
Bianconi
,
il
Signore
castiga
»
.
Qui
la
Peppina
,
guardando
Luisa
,
si
pentì
delle
sue
chiacchiere
,
si
pose
ad
accarezzarla
,
ad
accusarsi
d
'
aver
parlato
,
a
dirle
che
si
desse
pace
.
Luisa
l
'
assicurò
ch
'
era
tranquillissima
,
che
di
nulla
si
sorprendeva
più
da
parte
di
quella
persona
.
La
Peppina
volle
ad
ogni
modo
darle
un
bacio
e
partì
brontolando
fra
sé
molti
«
poer
a
mi
!
»
col
vago
sospetto
di
aver
fatto
,
senza
uova
,
una
gran
frittata
.
Luisa
si
alzò
,
si
voltò
a
guardar
verso
Cressogno
stringendo
il
pugno
.
«
Almeno
uno
scudiscio
!
»
,
pensò
.
«
Almeno
frustarla
!
»
L
'
idea
di
un
incontro
,
la
vecchia
idea
che
l
'
aveva
fatta
balzar
di
passione
quattro
anni
prima
la
sera
del
funerale
di
sua
madre
,
la
stessa
idea
che
le
era
balenata
testé
,
nel
passar
da
Cressogno
,
la
riafferrò
violenta
,
le
fece
dare
un
passo
verso
la
discesa
.
Si
fermò
subito
e
ritornò
lentamente
indietro
,
si
avviò
verso
S
.
Mamette
,
arrestandosi
ogni
tanto
a
riflettere
,
con
la
fronte
scura
e
le
labbra
strette
,
a
sciogliere
qualche
nodo
nella
fila
di
una
tela
che
veniva
tessendo
nel
suo
segreto
.
A
Casarico
andò
dal
professore
per
offrirgli
un
ritrovo
a
casa
sua
con
la
fidanzata
per
l
'
indomani
alle
due
.
Nel
congedarsi
gli
domandò
se
possedesse
ancora
le
carte
Maironi
.
Il
professore
,
meravigliato
della
domanda
inattesa
,
rispose
di
sì
e
ne
aspettava
una
spiegazione
;
ma
Luisa
partì
senz
'
altro
.
Le
premeva
di
esser
a
casa
,
non
potendo
far
conto
per
la
custodia
di
Maria
né
sullo
zio
né
sulla
Cia
e
fidandosi
poco
della
servetta
licenziata
.
Trovò
la
Maria
sul
sagrato
,
sola
,
e
sgridò
la
Veronica
.
Poi
andò
in
camera
,
si
pose
a
scrivere
a
Franco
.
Scriveva
da
cinque
minuti
quando
udì
un
bussar
leggero
alla
finestra
dello
stanzino
attiguo
.
Quella
finestra
guarda
sopra
una
scaletta
che
mette
dal
sagrato
a
certe
stalle
e
quindi
ad
una
scorciatoia
per
Albogasio
Superiore
.
Luisa
andò
nello
stanzino
e
vide
all
'
inferriata
il
viso
rosso
,
scalmanato
della
Pasotti
che
le
fece
segno
di
tacere
e
le
domandò
se
avesse
visite
.
Udito
che
no
,
la
signora
Barborin
diede
due
frettolose
occhiate
in
alto
e
in
basso
,
corse
giù
per
la
scaletta
ed
entrò
in
casa
tutta
trepidante
.
Povera
donna
,
era
in
terreno
proibito
e
non
aveva
in
mente
che
lo
spettro
di
Pasotti
furibondo
.
Pasotti
era
a
Lugano
.
Oh
Signore
,
sì
,
era
a
Lugano
!
Dato
a
Luisa
quest
'
annuncio
,
la
disgraziata
creatura
cominciò
a
stralunar
gli
occhi
e
a
contorcersi
.
Pasotti
era
a
Lugano
per
il
gran
pranzo
dell
'
indomani
,
per
le
provviste
.
Come
,
Luisa
non
sapeva
di
questo
pranzo
?
Non
sapeva
chi
ci
sarebbe
venuto
?
Ma
la
marchesa
,
la
signora
marchesa
Maironi
!
Luisa
trasalì
.
La
Pasotti
fraintese
l
'
espressione
dei
suoi
occhi
,
credette
leggervi
un
rimprovero
e
si
mise
a
piangere
con
le
mani
sul
viso
,
a
dirsi
nelle
mani
,
scotendo
quei
due
poveri
riccioloni
neri
,
che
ci
aveva
una
rabbia
,
una
rabbia
!
Avrebbe
vissuto
un
anno
a
pane
ed
acqua
piuttosto
che
invitar
a
pranzo
la
marchesa
!
Questa
del
pranzo
era
certo
una
gran
croce
per
lei
,
in
causa
di
tanti
pensieri
,
della
fatica
di
preparar
tante
cose
e
delle
tremende
strapazzate
di
Pasotti
;
ma
la
croce
suprema
era
di
far
dispiacere
a
Luisa
!
Almeno
fosse
una
croce
buona
da
offrire
al
Signore
!
Ma
no
,
ci
aveva
troppa
rabbia
.
Era
venuta
apposta
per
dire
alla
sua
cara
Luisa
quanto
soffriva
per
questo
pranzo
.
«
Perdònem
,
Lüisa
»
,
diss
'
ella
con
la
sua
voce
velata
che
pareva
venire
da
una
vecchia
spinetta
chiusa
.
«
Ghe
n
'
impodi
propri
no
,
propri
no
,
propri
no
!
»
Eran
sedute
accanto
sopra
un
canapè
.
La
Pasotti
si
levò
di
tasca
un
fazzolettone
,
se
ne
coperse
gli
occhi
con
una
mano
e
con
l
'
altra
cercò
,
senza
volgere
il
capo
,
quella
di
Luisa
.
Ma
Luisa
si
alzò
,
andò
alla
scrivania
e
scrisse
sopra
un
pezzo
di
carta
:
"
A
che
ora
viene
la
marchesa
?
Che
via
tiene
?
"
.
La
Pasotti
rispose
che
il
pranzo
era
alle
tre
e
mezzo
,
che
la
marchesa
doveva
scendere
verso
le
tre
allo
sbarco
della
Calcinera
,
che
Pasotti
vi
si
sarebbe
trovato
a
riceverla
con
quattro
uomini
e
la
famosa
portantina
che
aveva
servito
nel
secolo
scorso
per
un
arcivescovo
di
Milano
.
Luisa
ascoltò
attentissimamente
ogni
cosa
,
in
silenzio
.
Prima
di
andarsene
,
la
Pasotti
le
disse
che
sarebbe
stata
felice
di
baciare
quel
caro
amore
della
Maria
ma
che
temeva
non
sapesse
poi
tacere
.
Qui
la
buona
donna
si
cacciò
mezzo
il
braccio
sinistro
in
tasca
,
ne
cavò
una
barchetta
di
metallo
,
pregò
Luisa
di
darla
alla
sua
figliuola
nel
nome
di
un
'
altra
vecchia
barca
sdruscita
che
non
voleva
essere
nominata
.
Poi
scappò
giù
per
le
scale
e
scomparve
.
Luisa
tornò
alla
lettera
incominciata
per
Franco
e
dopo
aver
meditato
lungamente
con
la
penna
in
mano
,
la
ripose
senz
'
avervi
scritto
parola
,
prese
le
carte
del
notaio
,
si
mise
a
copiare
.
A
pranzo
non
parlò
mai
.
Il
pranzo
fu
triste
anche
perché
la
Cia
fece
un
'
osservazione
inopportuna
sulla
mancanza
di
formaggio
nella
minestra
che
così
non
poteva
piacere
al
suo
padrone
;
e
il
suo
padrone
s
'
arrabbiò
,
le
disse
ch
'
era
una
fatua
e
che
se
la
minestra
era
senza
formaggio
,
lei
era
senza
sale
.
«
Già
»
,
mormorò
la
Cia
,
«
s
'
arrabbia
solo
con
me
.
»
L
'
argomento
suggeriva
tante
cose
amare
e
inutili
a
dire
che
nessuno
parlò
più
.
Solo
Maria
uscì
,
dopo
qualche
minuto
,
a
osservare
con
una
piccola
aria
di
sapienza
:
«
Perché
non
abbiamo
denari
,
non
è
vero
,
mamma
,
non
bisogna
mettere
il
formaggio
nella
minestra
?
»
.
Sua
madre
la
baciò
e
le
disse
di
tacere
.
La
piccina
tacque
,
contenta
di
se
stessa
.
La
finestra
era
aperta
,
si
udirono
alcune
voci
schiamazzar
forte
nella
strada
verso
la
scalinata
del
Pomodoro
e
Luisa
riconobbe
quella
di
Pasotti
che
certo
ritornava
allora
da
Lugano
con
le
provvigioni
e
parlava
così
forte
apposta
per
farsi
udire
a
casa
Ribera
.
Dopo
pranzo
lo
zio
Piero
sedette
nella
sua
poltrona
,
in
loggia
,
e
si
prese
Maria
sulle
ginocchia
.
Luisa
uscì
sola
in
terrazza
.
In
faccia
al
Bisgnago
dorato
dal
sole
,
la
costiera
della
Valsolda
era
quasi
tutta
nell
'
ombra
.
Lontano
lontano
il
santuario
della
Caravina
brillava
sulla
punta
verde
protesa
oltre
i
sassi
del
Tentiòn
e
gli
oliveti
di
Cressogno
,
fuori
dell
'
ombra
,
nel
lago
ceruleo
.
Luisa
guardava
laggiù
con
una
espressione
di
contentezza
fiera
.
Ah
signor
Pasotti
,
se
il
vostro
pranzo
è
una
vendetta
,
l
'
avete
pensata
male
!
La
sua
risoluzione
era
presa
.
Glielo
offriva
il
destino
questo
incontro
con
la
vecchia
canaglia
!
Non
ebbe
un
dubbio
né
uno
scrupolo
.
La
passione
da
tanto
tempo
concepita
,
accarezzata
e
covata
,
aveva
accumulato
in
lei
quella
forza
che
,
quando
è
piena
,
trasforma
di
colpo
il
pensiero
in
atto
,
per
modo
che
ne
par
tolta
la
responsabilità
dell
'
agente
e
n
'
è
invece
solamente
risospinta
più
indietro
,
ad
un
primo
interno
moto
di
consenso
alla
tentazione
.
Sì
,
l
'
indomani
,
o
allo
sbarco
,
o
sulla
Calcinera
,
o
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
ell
'
affronterebbe
la
marchesa
,
con
disprezzo
,
le
romperebbe
la
guerra
in
faccia
,
la
consiglierebbe
di
guardarsi
perché
si
volevano
adoperare
contro
di
lei
tutte
le
legittime
armi
.
Sì
,
le
direbbe
così
e
così
farebbe
,
da
sé
,
da
sola
,
poiché
Franco
non
voleva
.
Se
Franco
aveva
promesso
qualche
cosa
,
ella
non
aveva
promesso
niente
.
Rientrò
in
loggia
,
si
mise
a
discorrere
con
lo
zio
,
a
scherzare
con
Maria
,
più
allegramente
che
non
avesse
fatto
da
molti
mesi
.
Più
tardi
scrisse
un
biglietto
all
'
amico
avvocato
V
.
pregandolo
di
venire
appena
gli
fosse
possibile
.
Voleva
saper
da
lui
come
avrebbe
potuto
usare
delle
carte
possedute
dal
Gilardoni
.
Quindi
si
rimise
a
copiare
per
il
notaio
di
Porlezza
.
Maria
non
era
contenta
di
tanto
scrivere
che
faceva
la
mamma
;
però
,
quando
la
mamma
le
disse
che
scriveva
per
mettere
il
formaggio
nella
minestra
dello
zio
,
s
'
affrettò
a
dire
:
«
e
anche
nella
mia
,
non
è
vero
,
mamma
?
»
.
Appena
fu
posta
a
letto
,
vedendo
che
la
mamma
tornava
a
scrivere
,
le
venne
in
mente
di
chiedere
se
la
nonna
di
Cressogno
avesse
il
formaggio
nella
minestra
.
«
Ne
ha
troppo
»
,
rispose
Luisa
,
«
e
bisogna
cavarglielo
perché
non
le
faccia
male
.
»
«
Oh
no
,
cavarglielo
,
poveretta
!
»
«
Taci
,
dormi
.
»
Ma
la
bambina
non
si
addormentò
.
Dopo
un
pezzetto
parve
a
Luisa
di
udirla
piangere
.
Si
alzò
,
andò
a
vedere
.
Piangeva
veramente
,
sottovoce
.
«
Cos
'
hai
?
»
«
Il
papà
!
»
,
singhiozzò
la
povera
piccina
.
«
Il
mio
papà
!
»
«
Verrà
,
cara
,
verrà
presto
il
tuo
papà
.
Dormi
e
fa
un
bel
sogno
che
viene
papà
insieme
col
Re
Vittorio
Emanuele
e
che
la
mamma
e
la
Cia
fanno
un
gran
risotto
,
che
ti
piace
tanto
,
e
che
tu
dici
:
viva
il
Re
!
e
che
il
Re
dice
:
niente
affatto
,
viva
invece
Ombretta
Pipì
e
il
suo
papà
!
Fa
questo
sogno
,
sai
.
»
«
Sì
,
mamma
,
sì
.
»
L
'
indomani
il
professore
Beniamino
capitò
a
Oria
un
'
ora
prima
di
quella
che
Luisa
gli
aveva
indicato
.
Dopo
il
sì
di
Ester
l
'
uomo
era
trasfigurato
.
Pareva
molto
più
giovane
di
prima
.
Il
colore
giallognolo
della
sua
pelle
,
irradiato
da
una
rosea
luce
interiore
,
era
scomparso
quasi
del
tutto
,
non
gli
si
vedeva
più
che
sul
cranio
dove
Luisa
si
attendeva
che
tornassero
a
spuntare
,
un
giorno
o
l
'
altro
,
i
capelli
.
Egli
non
camminava
,
non
respirava
più
come
prima
.
Il
passo
e
il
respiro
erano
sempre
inquieti
,
nervosi
,
rotti
da
sussulti
che
rispondevano
al
balenar
d
'
immagini
,
Dio
sa
di
quali
immagini
,
sotto
quel
cranio
lucido
.
Gli
occhi
non
è
a
dire
come
brillassero
.
Solo
quando
guardavano
Ester
si
stringevano
,
si
velavano
di
una
tenerezza
pia
,
come
se
il
professore
avesse
avuto
paura
d
'
incenerire
la
diletta
saettandole
addosso
senza
precauzioni
tutto
il
fuoco
dell
'
anima
.
Esser
guardata
a
quel
modo
non
piaceva
a
Ester
;
e
Luisa
,
la
consigliera
del
professore
,
ebbe
il
coraggio
di
dirgli
che
non
bisognava
guardar
la
sua
fidanzata
stringendo
gli
occhi
come
fanno
i
cani
affettuosi
.
Il
pover
uomo
promise
che
avrebbe
cercato
di
non
farlo
più
e
lo
fece
ancora
.
Luisa
era
sempre
il
suo
nume
tutelare
,
l
'
oracolo
che
interrogava
persino
per
sapere
come
dovesse
comportarsi
nei
colloqui
con
la
fidanzata
.
Nella
sua
umiltà
egli
era
felice
di
venir
accettato
per
un
sentimento
di
stima
.
Pensare
ch
'
Ester
potesse
amarlo
d
'
amore
gli
pareva
una
presunzione
ridicola
.
Per
questo
egli
temeva
sempre
di
sbagliare
,
con
lei
,
di
offenderla
.
Un
dubbio
che
lo
tormentava
era
questo
:
sarebbe
o
non
sarebbe
da
arrischiare
un
bacio
?
Appena
venutogli
questo
dubbio
,
l
'
aveva
sottoposto
a
Luisa
e
Luisa
,
la
sapienza
incarnata
,
gli
aveva
risposto
:
«
No
,
adesso
è
troppo
presto
.
Bisogna
che
il
primo
bacio
non
venga
né
troppo
presto
né
troppo
tardi
»
.
La
possibilità
del
«
troppo
tardi
»
parve
terribile
e
insopportabile
al
professore
,
il
quale
,
ne
'
suoi
colloqui
con
l
'
oracolo
,
dopo
averlo
consultato
su
cento
diverse
cose
,
capitava
regolarmente
ogni
volta
alla
domanda
fatale
:
«
E
sto
basìn
?
»
.
Luisa
in
parte
ci
si
divertiva
per
la
sua
propensione
a
cogliere
il
comico
anche
nelle
persone
cui
voleva
bene
;
in
parte
dubitava
realmente
di
una
ripugnanza
fisica
che
si
manifestasse
in
Ester
,
data
l
'
occasione
,
con
violenza
e
mandasse
tutto
a
monte
.
Ella
si
accorse
,
per
fortuna
,
che
il
professore
pareva
sempre
meno
brutto
alla
sua
fidanzata
.
Perciò
quando
lo
vide
comparire
così
per
tempo
,
sapendo
che
più
tardi
lo
avrebbe
lasciato
solo
con
Ester
per
andare
a
incontrar
la
nonna
,
le
venne
subito
in
mente
che
quello
poteva
essere
il
giorno
del
«
basìn
»
.
Ma
il
professore
si
presentò
tutto
accigliato
.
Aveva
cattive
notizie
.
A
San
Mamette
si
diceva
che
fosse
stato
arrestato
e
condotto
a
Como
il
medico
di
Pellio
,
che
gli
avessero
trovato
lettere
e
note
compromettenti
per
altre
persone
fra
le
quali
si
nominava
don
Franco
Maironi
.
«
Per
Franco
non
ho
angustie
»
,
disse
Luisa
.
«
Del
resto
,
senta
,
professore
:
vuol
dire
che
porremo
nel
conto
dell
'
imperatore
d
'
Austria
anche
il
dottore
di
Pellio
ch
'
è
bello
grosso
e
pesa
un
mucchio
di
libbre
,
ma
non
pensiamo
a
malinconie
in
un
giorno
come
questo
.
Oggi
e
il
giorno
del
Suo
basìn
.
»
«
Ah
sì
?
Ah
sì
?
»
,
fece
il
professore
tutto
rosso
e
ansante
.
«
Dice
davvero
,
signora
Luisina
?
Dice
davvero
?
»
Sì
,
ell
'
aveva
parlato
sul
serio
.
Gli
spiegò
che
se
Ester
veniva
come
aveva
detto
,
alle
due
,
li
avrebbe
,
dopo
una
mezz
'
ora
,
lasciati
soli
.
In
loggia
c
'
era
sempre
lo
zio
ma
non
conveniva
seccarlo
.
Potevano
restare
in
sala
.
«
E
allora
,
con
buon
garbo
,
si
fa
il
colpo
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
prima
io
voglio
avere
da
Lei
una
promessa
.
»
«
Che
promessa
?
»
«
Mi
occorrono
le
famose
carte
.
»
«
Quando
vorrà
.
»
«
Guardi
che
le
domando
io
,
non
Franco
.
»
«
Sì
,
sì
,
quello
che
Lei
fa
è
tutto
bene
.
Domani
Le
porterò
le
carte
.
»
«Bravo.»
Luisa
discorreva
con
la
sua
calza
fra
le
mani
,
sferruzzando
sempre
,
con
un
'
apparenza
di
tranquillità
ilare
che
non
riusciva
a
coprir
del
tutto
la
sovreccitazione
interna
,
predisposta
dal
giorno
prima
,
cresciuta
coll
'
insonnia
,
crescente
a
misura
che
si
avvicinava
il
momento
di
partire
.
Nello
stesso
tono
scherzoso
della
sua
voce
vibrava
una
corda
insolita
.
Ne
'
suoi
capelli
,
sempre
correttissimi
,
era
un
'
ombra
di
disordine
,
come
il
tocco
di
un
lieve
soffio
che
le
avesse
sfiorato
la
fronte
.
Il
professore
non
si
accorse
di
nulla
e
andò
in
loggia
a
discorrere
con
l
'
ingegnere
,
a
prendere
consiglio
anche
da
lui
per
una
darsena
che
intendeva
costruire
in
capo
al
suo
giardino
onde
potervi
tenere
una
barchetta
.
Maria
era
pure
in
loggia
e
pigliò
molto
interesse
a
questa
futura
barchetta
del
signor
Ladroni
.
Gli
raccontò
che
ne
possedeva
una
anche
lei
,
corse
a
prenderla
per
fargliela
vedere
e
il
professore
scherzò
,
la
pregò
di
accompagnarlo
a
Lugano
con
la
sua
barca
.
«
Sei
troppo
grande
,
tu
!
»
,
diss
'
ella
.
«
La
mia
bambola
sì
che
la
condurrò
a
spasso
in
barca
!
»
«
Ma
cosa
mai
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Quella
barca
lì
è
buona
per
andare
al
fondo
.
»
«
No
!
»
«
Sì
!
»
Ombretta
si
impazientì
e
corse
in
camera
per
provar
la
barchetta
nel
catino
,
ma
nel
catino
non
c
'
era
acqua
e
la
piccina
ritornò
in
sala
mogia
mogia
,
con
la
sua
barchetta
in
braccio
,
e
non
andò
più
dallo
zio
.
Ester
capitò
al
tocco
e
tre
quarti
.
Disse
che
aveva
udito
il
tuono
e
che
perciò
era
venuta
prima
.
Il
tuono
?
Luisa
uscì
subito
sulla
terrazza
a
guardar
il
cielo
.
Minacce
grosse
non
ne
vide
.
Sopra
il
Picco
di
Cressogno
e
sopra
la
Galbiga
il
cielo
era
tutto
sereno
fino
ai
monti
del
lago
di
Como
.
Dall
'
altra
parte
,
sopra
Carona
,
sì
,
era
scuro
,
ma
non
poi
tanto
.
Se
la
marchesa
non
venisse
per
paura
del
tempo
!
Prese
il
piccolo
vecchio
cannocchiale
che
stava
sempre
in
loggia
.
Non
si
vedeva
niente
.
Già
,
era
troppo
presto
.
Per
arrivare
alla
Calcinera
alle
tre
,
la
marchesa
,
colla
pesante
gondola
,
doveva
partire
verso
le
due
e
mezzo
;
Luisa
ritornò
in
sala
dov
'
erano
Ester
,
il
professore
e
Maria
.
Avrebbe
preferito
che
Maria
restasse
in
loggia
con
lo
zio
,
ma
la
signorina
Ombretta
,
quando
veniva
gente
,
si
appiccicava
sempre
a
sua
madre
,
stava
lì
tutta
occhi
,
tutta
orecchi
.
Luisa
pensò
che
al
momento
di
partire
l
'
avrebbe
mandata
via
e
intanto
la
tenne
con
sé
.
Già
,
i
fidanzati
stavan
da
parte
e
discorrevano
quasi
sottovoce
.
Alle
due
Luisa
uscì
ancora
sulla
terrazza
,
guardò
col
cannocchiale
se
per
caso
la
gondola
spuntasse
al
Tentiòn
.
La
marchesa
poteva
forse
anticipare
,
per
il
cattivo
tempo
.
Nulla
.
Guardò
poi
a
ponente
.
Il
cielo
non
era
più
scuro
di
prima
.
Solamente
,
fra
il
monte
Bisgnago
e
il
monte
Caprino
,
sopra
la
leggera
insenatura
che
chiamano
la
Zocca
d
'
i
Ment
,
era
fumato
su
dalla
Vall
'
Intelvi
e
si
affacciava
fermo
un
nuvolone
azzurrognolo
,
sinistro
come
un
sopracciglio
aggrottato
sopra
un
occhio
cieco
.
Pareva
aver
veduto
il
branco
dei
compagni
torvi
che
si
affacciavano
al
lago
sopra
Carona
e
voler
essere
della
partita
anche
lui
.
Luisa
cominciò
a
sentirsi
inquieta
,
ad
aver
paura
che
la
marchesa
non
venisse
.
Andò
in
giardinetto
a
guardar
il
Boglia
.
Il
Boglia
non
aveva
che
nuvole
bianche
,
leggere
.
Ritornò
in
sala
e
trovò
Maria
piantata
davanti
al
professore
e
ad
Ester
,
che
ridevano
,
molto
rossi
in
viso
,
l
'
uno
e
l
'
altra
.
«
Sei
malata
?
»
,
aveva
detto
la
piccina
ad
Ester
.
«
No
;
perché
?
»
«
Perché
vedo
che
ti
tasta
il
polso
.
»
Le
cose
erano
avviate
bene
,
pareva
.
Luisa
portò
via
la
piccina
,
le
proibì
di
avvicinarsi
mai
più
a
quei
signori
.
Un
momento
dopo
passò
lo
zio
Piero
,
disse
che
andava
di
sopra
a
scrivere
alcune
lettere
e
avvertì
Luisa
di
badare
alle
finestre
della
loggia
,
perché
veniva
un
temporale
.
«
Addio
,
signorina
Ombretta
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Addio
,
signor
Pipì
»
,
rispose
la
bambina
,
petulante
.
Egli
se
ne
andò
,
ridendo
.
Luisa
,
che
ormai
durava
fatica
a
star
ferma
,
uscì
per
la
terza
volta
sulla
terrazza
,
guardò
col
cannocchiale
.
Il
cuore
le
diede
un
balzo
;
la
gondola
spuntava
al
Tentiòn
.
Erano
le
due
e
un
quarto
.
Una
persona
che
veniva
da
Albogasio
s
'
era
fermata
a
discorrere
sul
sagrato
con
qualcuno
che
scendeva
dalla
scaletta
sul
fianco
di
casa
Ribera
.
Diceva
:
«
È
passata
giù
in
questo
momento
col
signor
Pasotti
,
la
portantina
.
C
'
era
dietro
una
quantità
di
ragazzi
»
.
Il
cielo
era
coperto
,
adesso
,
anche
sul
Picco
di
Cressogno
e
sulla
Galbiga
.
Solo
i
monti
del
lago
di
Como
avevano
ancora
un
po
'
di
sole
.
La
minaccia
del
furioso
vento
temporalesco
che
in
Valsolda
si
chiama
caronasca
si
era
fatta
più
seria
.
Sopra
Carona
il
color
delle
nuvole
andava
confondendosi
a
quello
dei
monti
.
Il
nuvolone
della
Zocca
d
'
i
Ment
era
diventato
turchino
cupo
e
anche
il
Boglia
cominciava
ad
aggrottar
le
ciglia
.
Il
lago
era
immobile
,
plumbeo
.
Luisa
aveva
stabilito
di
partire
quando
la
gondola
fosse
arrivata
in
faccia
a
S
.
Mamette
.
Ritornò
in
sala
.
Maria
le
aveva
obbedito
in
parte
,
non
s
'
era
mossa
dal
suo
posto
,
ma
vedendo
che
il
professore
faceva
ad
Ester
un
discorso
lungo
e
animato
,
gli
aveva
chiesto
:
«
Le
racconti
una
storia
?
»
In
quel
punto
entrò
Luisa
.
«
Sì
,
cara
»
,
fece
Ester
ridendo
,
«
mi
racconta
una
storia
.
»
«
Oh
anche
a
me
,
anche
a
me
!
»
Un
sordo
fragor
di
tuono
.
«
Va
'
,
Maria
,
cara
»
,
disse
Ester
.
«
Va
'
nella
tua
camera
,
va
a
pregar
il
Signore
che
non
venga
un
brutto
temporale
,
una
brutta
grandine
!
»
«
Oh
,
sì
,
sì
,
vado
a
pregar
il
Signore
!
»
La
piccina
se
n
'
andò
,
con
la
sua
barchetta
,
nella
camera
dell
'
alcova
,
impettita
e
seria
,
come
se
in
quel
momento
la
salvezza
della
Valsolda
dipendesse
da
lei
.
La
preghiera
,
per
lei
,
era
sempre
una
cosa
solenne
,
era
un
contatto
col
mistero
,
che
le
faceva
prendere
un
'
aria
grave
e
attenta
come
certe
storie
d
'
incantesimi
e
di
magie
.
Ella
salì
sopra
una
sedia
,
disse
le
poche
orazioni
che
sapeva
e
poi
si
atteggiò
come
vedeva
atteggiarsi
in
chiesa
le
più
devote
del
paese
,
si
mise
a
muover
le
labbra
com
'
esse
,
a
dire
una
preghiera
senza
parole
.
Colui
che
allora
l
'
avesse
veduta
conoscendo
il
terribile
segreto
dell
'
ora
imminente
avrebbe
pensato
che
l
'
angelo
della
bambina
fosse
in
quel
momento
supremo
accanto
a
lei
e
le
sussurrasse
di
pregare
per
qualche
altra
cosa
che
i
vigneti
e
gli
uliveti
della
Valsolda
,
per
qualche
altra
cosa
più
a
lei
vicina
,
ch
'
egli
non
diceva
,
ch
'
ella
non
sapeva
e
non
poteva
mettere
in
parole
:
avrebbe
pensato
che
negl
'
inarticolati
bisbigli
di
lei
vi
fosse
un
riposto
senso
tenero
e
tragico
,
il
docile
abbandono
di
un
'
anima
dolce
ai
consigli
dell
'
angelo
suo
,
al
voler
misterioso
di
Dio
.
Alle
due
e
mezzo
i
nuvoloni
torvi
di
Carona
diedero
un
altro
tuono
cupo
a
cui
subito
risposero
gli
altri
nuvoloni
del
Boglia
e
della
Zocca
d
'
i
Ment
.
Luisa
corse
sulla
terrazza
.
La
gondola
era
in
faccia
a
S
.
Mamette
e
veniva
dritta
alla
Calcinera
.
Si
vedevano
benissimo
i
barcaiuoli
far
forza
di
remi
.
Mentre
Luisa
posava
il
cannocchiale
,
il
primo
colpo
di
vento
strepitò
per
la
loggia
sbattendo
usci
,
vetri
e
imposte
.
Atterrita
all
'
idea
di
indugiarsi
troppo
,
Luisa
chiuse
in
fretta
e
in
furia
,
passò
correndo
per
la
sala
,
tolse
l
'
ombrello
,
uscì
senz
'
avvertir
nessuno
,
senza
chiuder
la
porta
di
casa
e
prese
la
via
di
Albogasio
Inferiore
.
Passato
il
cimitero
,
nel
luogo
che
chiamano
Mainè
,
incontrò
Ismaele
.
«
Dove
la
va
,
sciora
Lüisa
,
con
sto
temp
?
»
Luisa
rispose
che
andava
ad
Albogasio
e
passò
oltre
.
Dopo
cento
passi
le
venne
in
mente
che
non
aveva
avvertito
la
Veronica
della
sua
partenza
,
che
non
le
aveva
detto
di
chiuder
le
finestre
nella
camera
da
letto
e
di
badare
a
Maria
.
Pensò
di
mandarglielo
a
dire
da
Ismaele
.
Egli
era
già
scomparso
dietro
la
svolta
del
Camposanto
.
Si
sentì
nel
cuore
un
impulso
a
tornar
indietro
ma
non
c
'
era
tempo
.
Il
rombo
del
tuono
era
continuo
,
radi
goccioloni
battevano
qua
e
là
sul
granturco
,
colpi
di
vento
stormivano
per
i
gelsi
,
a
intervalli
,
precorrendo
i
turbini
della
caronasca
.
Luisa
aperse
l
'
ombrello
e
affrettò
il
passo
.
La
furia
della
pioggia
la
colse
nelle
viuzze
scure
d
'
Albogasio
.
Non
pensò
a
riparar
dentro
una
porta
,
andò
avanti
imperterrita
.
Incontrò
una
frotta
di
ragazzi
che
scappavano
dalla
pioggia
dopo
aver
inutilmente
atteso
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
il
passaggio
della
marchesa
in
portantina
.
Nel
breve
tratto
di
via
ch
'
è
tra
la
casa
comunale
di
Albogasio
e
la
chiesa
,
il
vento
le
rovesciò
l
'
ombrello
.
Ella
si
mise
a
correre
,
raggiunse
quella
lista
di
sagrato
che
guarda
,
dietro
la
chiesa
,
sulla
cala
della
Calcinera
.
Là
,
protetta
dalla
chiesa
contro
l
'
impeto
della
pioggia
e
del
vento
,
raddrizzò
alla
meglio
l
'
ombrello
e
si
affacciò
al
parapetto
.
La
chiesa
dell
'
Annunciata
posa
sulla
testa
d
'
uno
scoglio
che
dalle
radici
del
Boglia
sporge
,
male
avviluppato
di
rovi
e
di
caprifichi
,
sopra
il
lago
e
chiude
da
ponente
la
piccola
cala
della
Calcinera
.
La
lista
di
sagrato
dov
'
era
Luisa
corre
appunto
su
quel
ciglio
dello
scoglio
.
Ell
'
avrebbe
potuto
seguir
di
lassù
il
cammino
della
gondola
dalle
acque
di
Cressogno
fino
allo
sbarco
;
ma
ora
,
infuriando
l
'
acquazzone
,
un
baglior
bianco
le
nascondeva
ogni
cosa
.
Però
se
la
marchesa
non
ritornava
a
Cressogno
,
doveva
pure
,
in
qualunque
punto
approdasse
,
passar
poi
di
là
,
perché
lì
,
dov
'
è
l
'
attacco
dello
scoglio
sporgente
con
la
costa
,
monta
sul
sagrato
la
scalinata
della
Calcinera
,
unica
via
per
salire
ad
Albogasio
Superiore
sì
dallo
sbarco
sottoposto
che
da
S
.
Mamette
o
da
Casarico
o
da
Cadate
.
In
pochi
minuti
la
violenza
dell
'
acquazzone
diminuì
,
i
foschi
fantasmi
delle
montagne
cominciarono
a
disegnarsi
nel
fondo
bianco
.
Luisa
guardò
giù
allo
sbarco
.
Non
v
'
era
gondola
,
non
v
'
era
portantina
sulla
riva
,
non
v
'
era
niente
.
Questo
le
diede
noia
.
Possibile
che
la
gondola
fosse
ritornata
a
Cressogno
?
Il
fumo
si
diradò
rapidamente
,
apparve
Cadate
,
apparve
sulla
bocca
della
darsena
del
Palazz
,
bianco
nella
nebbiolina
grigia
,
la
poppa
della
gondola
.
Ecco
,
la
marchesa
si
era
rifugiata
al
Palazz
e
così
aveva
fatto
anche
Pasotti
con
la
sua
portantina
e
i
portatori
.
Il
temporale
si
poteva
dir
cessato
,
la
portantina
non
tarderebbe
a
comparire
.
Invece
tardò
dieci
lunghi
minuti
.
Luisa
teneva
fissi
gli
occhi
sulla
stradicciuola
che
svolta
da
Cadate
nel
seno
della
Calcinera
.
Non
vi
era
dentro
a
lei
nessun
movimento
di
pensieri
.
Tutta
l
'
anima
sua
guardava
e
aspettava
;
niente
altro
.
Della
gente
le
passò
a
sinistra
salendo
dalla
Calcinera
o
venendo
da
Albogasio
;
ogni
volta
ella
si
coperse
piegando
l
'
ombrello
,
per
non
esser
conosciuta
o
almeno
per
evitar
saluti
e
conversazioni
.
Finalmente
un
gruppo
di
persone
comparve
sulla
svolta
.
Luisa
distinse
la
portantina
,
dietro
la
portantina
Pasotti
e
don
Giuseppe
,
poi
,
ultimi
,
i
due
barcaiuoli
della
marchesa
.
Non
si
mosse
ancora
,
seguì
con
gli
occhi
la
portantina
che
avanzava
molto
lentamente
e
chiuse
l
'
ombrello
perché
non
pioveva
quasi
più
.
Ricomparvero
cinque
o
sei
ragazzi
d
'
Albogasio
.
Ella
disse
loro
bruscamente
di
andarsene
.
Indugiavano
a
obbedire
ma
un
improvviso
scroscio
di
pioggia
,
senza
vento
né
tuoni
,
li
pose
in
fuga
.
La
portantina
toccava
allora
il
piede
della
scalinata
.
Luisa
si
mosse
.
Aveva
l
'
occhio
freddo
,
la
persona
eretta
.
Raccolta
in
un
solo
pensiero
,
disprezzò
la
pioggia
scrosciante
che
le
batteva
sul
capo
e
sulle
spalle
,
che
la
cingeva
d
'
un
torbido
velo
e
di
strepito
.
Le
piaceva
,
forse
,
quella
passione
delle
cose
intorno
alla
sua
propria
.
Discendeva
lenta
lenta
,
con
l
'
ombrello
chiuso
,
stringendone
forte
il
manico
,
come
fosse
stato
la
impugnatura
d
'
un
'
arma
.
La
scalinata
è
un
po
'
tortuosa
,
bisogna
scendere
alquanti
scalini
prima
di
vederne
il
fondo
.
Giunta
sulla
svolta
,
scorse
la
portantina
,
ferma
.
I
due
barcaiuoli
pigliavano
il
posto
di
due
portatori
.
Luisa
discese
fin
dove
si
spandono
sopra
la
scalinata
i
rami
d
'
un
gran
noce
.
Lì
si
fermò
,
proprio
nel
momento
in
cui
i
portatori
della
marchesa
cominciavano
a
salire
.
Tutto
andava
bene
.
Pasotti
e
don
Giuseppe
,
salendo
dietro
la
portantina
con
l
'
ombrello
aperto
,
non
potevano
vederla
.
I
portatori
,
giunti
che
fossero
a
lei
,
bisognava
che
si
fermassero
,
che
si
facessero
da
banda
per
lasciarle
il
passo
.
Quando
si
avvicinarono
,
riconobbe
i
due
ch
'
erano
alla
testa
della
portantina
,
un
fratello
d
'
Ismaele
e
un
cugino
della
Veronica
.
A
quattro
passi
accennò
loro
,
con
un
gesto
imperioso
,
di
fermarsi
.
Obbedirono
immediatamente
,
posarono
la
portantina
a
terra
e
così
fecero
,
senza
saperne
il
perché
,
i
due
portatori
che
seguivano
.
Pasotti
alzò
l
'
ombrello
,
vide
Luisa
,
fece
un
atto
di
sorpresa
,
un
cipiglio
nero
;
afferrò
don
Giuseppe
,
lo
trasse
da
banda
per
lasciarla
passare
,
non
sospettando
che
l
'
incontro
fosse
premeditato
.
Ma
Luisa
non
si
mosse
.
«
Ella
non
credeva
incontrarmi
,
signor
Pasotti
»
,
disse
a
voce
alta
.
La
marchesa
mise
il
capo
fuori
,
la
ravvisò
,
si
ritrasse
dicendo
con
qualche
vigor
nuovo
nella
sua
voce
floscia
:
«
Avanti
!
»
In
quel
momento
partirono
dall
'
alto
del
sagrato
acute
,
disperate
grida
:
«
Sciora
Lüisa
!
Sciora
Lüisa
!
»
.
Luisa
non
udì
.
Pasotti
aveva
irosamente
gridato
ai
portatori
«
avanti
!
»
e
i
portatori
riprendevano
le
stanghe
.
«
Avanti
pure
!
»
,
diss
'
ella
,
risoluta
di
mettersi
a
fianco
della
portantina
.
«
Non
ho
a
dire
che
due
parole
.
»
Se
Pasotti
e
la
vecchia
marchesa
avevano
prima
immaginato
lagrime
e
suppliche
,
dovettero
attendersi
allora
dal
fiero
viso
e
dalla
vibrante
voce
ben
altro
.
«
Parole
,
adesso
?
»
,
fece
Pasotti
avanzandosi
quasi
minaccioso
.
«
Sciora
Lüisa
!
Sciora
Luisa
!
»
,
si
gridò
da
vicino
con
accento
di
strazio
;
e
venne
con
le
grida
un
rumor
di
passi
precipitosi
.
Ma
Luisa
non
parve
udir
niente
.
«
Sì
,
adesso
!
»
,
rispose
a
Pasotti
con
alterezza
inesprimibile
.
«
Io
avverto
,
per
mia
bontà
,
questa
signora
...
»
«
Sciora
Lüisa
!
»
Ella
dovette
pure
interrompersi
e
voltarsi
.
Due
,
tre
,
quattro
donne
le
furono
addosso
,
stravolte
,
scarmigliate
,
singhiozzanti
:
«
Che
La
vegna
a
cà
subet
!
Che
La
vegna
a
cà
subet
!
»
.
Le
facce
,
i
pianti
,
le
voci
la
strapparon
d
'
un
colpo
fuori
della
sua
passione
,
del
suo
proposito
.
Si
avventò
fra
quelle
donne
esclamando
:
«
Cosa
c
'
è
?
»
.
Ed
esse
sapevano
solo
ripetere
con
gli
occhi
schizzanti
dall
'
orbita
:
«
Che
La
vegna
a
cà
!
Che
La
vegna
a
cà
!
»
.
«
Ma
cosa
c
'
è
,
stupide
?
»
«
La
Soa
tosa
,
la
Soa
tosa
!
»
Ella
gridò
come
pazza
:
«
La
Maria
?
La
Maria
?
Cosa
?
Cosa
?
»
,
udì
fra
i
singhiozzi
nominar
il
lago
,
cacciò
uno
strido
e
,
apertasi
la
via
come
una
fiera
,
si
slanciò
su
per
la
scalinata
.
Quelle
donne
non
poterono
tenerle
dietro
,
ma
sul
sagrato
ce
ne
erano
altre
,
malgrado
la
pioggia
,
che
strillavano
e
piangevano
.
Luisa
si
sentì
mancare
,
precipitò
a
terra
sull
'
ultimo
scalino
.
Le
donne
accorsero
a
lei
,
dieci
mani
la
presero
,
la
sollevarono
.
Urlò
:
«
Dio
,
è
morta
?
»
.
Qualcuno
rispose
:
«
No
,
no
!
»
.
«
Il
medico
?
»
,
diss
'
ella
ansando
.
«
Il
medico
?
»
.
Molte
voci
risposero
che
c
'
era
.
Ella
parve
riaver
tutta
la
sua
energia
,
riprese
lo
slancio
e
la
corsa
.
Otto
o
dieci
persone
si
precipitarono
dietro
a
lei
.
Due
sole
poterono
seguirla
.
Volava
.
Al
cimitero
incontrò
Ismaele
e
un
altro
,
gridò
appena
li
vide
:
«
È
viva
?
È
viva
?
»
.
Il
compagno
d
'
Ismaele
ritornò
indietro
di
corsa
per
andar
ad
avvertire
che
la
madre
veniva
.
Ismaele
piangeva
,
seppe
solamente
rispondere
:
«
Esüsmaria
,
sciora
Luisa
!
»
,
e
fece
atto
di
trattenerla
.
Luisa
lo
urtò
freneticamente
via
,
passò
oltre
,
seguita
da
lui
che
aveva
perduta
la
testa
e
adesso
le
gridava
dietro
,
correndo
:
«
L
'
è
forsi
nient
!
l
'
è
forsi
nient
!
»
.
Pareva
che
la
pioggia
dirotta
,
continua
,
eguale
,
lo
smentisse
piangendo
.
Giunta
ansante
sul
sagrato
di
Oria
,
Luisa
ebbe
ancora
la
forza
di
gridare
:
«
Maria
!
Maria
mia
!
»
.
La
finestra
dell
'
alcova
era
aperta
.
Udì
la
Cia
che
piangeva
ed
Ester
che
la
sgridava
.
Alcune
persone
fra
le
quali
il
professor
Gilardoni
le
uscirono
incontro
.
Il
professore
teneva
le
mani
giunte
e
piangeva
silenziosamente
,
pallido
come
un
cadavere
.
Gli
altri
bisbigliavano
:
«
Coraggio
!
Speriamo
!
»
.
Ella
fu
per
cadere
,
esausta
.
Il
professore
le
cinse
la
vita
con
un
braccio
,
la
trasse
su
per
le
scale
che
eran
gremite
di
gente
,
come
pure
il
corridoio
,
al
primo
piano
.
Luisa
passò
,
quasi
portata
di
peso
,
fra
voci
affannose
di
conforto
:
«
Coraggio
,
coraggio
!
Chi
sa
!
Chi
sa
!
»
.
All
'
entrata
della
camera
dell
'
alcova
,
si
sciolse
dal
braccio
del
professore
,
entrò
sola
.
Avevan
dovuto
accendere
il
lume
perché
nell
'
alcova
,
causa
la
pioggia
,
faceva
scuro
.
La
povera
dolce
Ombretta
posava
nuda
sul
letto
cogli
occhi
semiaperti
e
la
bocca
pure
semiaperta
.
Il
viso
era
leggermente
roseo
,
le
labbra
nerastre
,
il
corpo
di
una
lividezza
cadaverica
.
Il
dottore
,
aiutato
da
Ester
,
tentava
la
respirazione
artificiale
,
portando
le
piccole
braccia
sopra
il
capo
e
lungo
i
fianchi
,
alternativamente
;
facendo
pressioni
sull
'
addome
.
«
Dottore
?
Dottore
?
»
,
singhiozzò
Luisa
.
«
Facciamo
il
possibile
»
,
rispose
il
dottore
,
grave
.
Ella
precipitò
col
viso
sui
piedi
gelati
della
sua
creatura
,
li
coperse
di
baci
forsennati
.
Allora
Ester
fu
presa
da
un
tremito
.
«
No
no
!
»
,
fece
il
dottore
.
«
Coraggio
,
coraggio
!
»
«
A
me
»
,
esclamò
Luisa
.
Il
dottore
l
'
arrestò
con
un
gesto
e
fece
segno
ad
Ester
di
sostare
.
Si
chinò
sul
visino
di
Maria
,
le
mise
la
bocca
sulla
bocca
,
respirò
più
volte
profondamente
,
si
rialzò
.
«
Ma
è
rosea
,
è
rosea
!
»
,
sussurrò
Luisa
ansando
.
Il
dottore
sospirò
in
silenzio
,
accese
un
cerino
,
lo
accostò
alle
labbra
di
Maria
.
Tre
o
quattro
donne
che
pregavano
ginocchioni
si
alzarono
,
si
accostarono
al
letto
palpitanti
,
trattenendo
il
respiro
.
L
'
uscio
della
sala
era
aperto
;
altri
volti
si
affacciarono
di
là
,
silenziosi
,
intenti
.
Luisa
,
inginocchiata
accanto
al
letto
,
teneva
gli
occhi
fissi
alla
fiamma
.
Una
voce
mormorò
:
«
Si
muove
»
.
Ester
,
dritta
dietro
Luisa
,
scosse
il
capo
.
Il
dottore
spense
il
cerino
.
«
Lana
calda
!
»
,
diss
'
egli
.
Luisa
si
precipitò
fuori
e
il
dottore
riprese
i
movimenti
delle
braccia
.
Poi
,
quando
Luisa
ritornò
con
la
lana
riscaldata
,
egli
da
un
lato
,
ella
dall
'
altro
si
diedero
a
strofinar
forte
il
petto
e
il
ventre
della
piccina
.
Dopo
un
po
'
,
vedendo
il
pallore
,
il
viso
contraffatto
di
Luisa
,
il
medico
fece
segno
ad
una
ragazza
di
pigliarne
il
posto
.
«
Ceda
,
ceda
»
,
diss
'
egli
perché
Luisa
aveva
fatto
un
gesto
di
protesta
.
«
Sono
stanco
anch
'
io
.
Non
è
possibile
.
»
Luisa
scosse
il
capo
senza
parlare
continuando
l
'
opera
sua
con
energia
convulsa
.
Il
dottore
alzò
silenziosamente
le
spalle
e
le
sopracciglia
,
cedette
il
proprio
posto
alla
ragazza
e
ordinò
a
Ester
di
far
riscaldare
dell
'
altra
lana
per
coprirne
le
gambe
della
bambina
.
Ester
andò
,
fece
lei
,
perché
la
Veronica
,
appena
successo
il
caso
,
era
sparita
,
non
si
trovava
più
.
Nel
corridoio
e
sulle
scale
la
gente
discuteva
il
fatto
,
il
come
,
il
dove
.
Quando
passò
Ester
tutti
le
domandarono
:
«
E
così
?
E
così
?
»
.
Ester
fece
un
gesto
sconsolato
,
passò
senza
rispondere
.
Poi
le
discussioni
ricominciarono
a
mezza
voce
.
Non
si
sapeva
per
quanto
tempo
la
bambina
fosse
rimasta
nell
`
acqua
.
Durante
la
furia
del
temporale
un
tale
Toni
Gall
si
trovava
nelle
stalle
dietro
casa
Ribera
.
Gli
venne
in
mente
che
il
battello
del
signor
ingegnere
fosse
legato
male
e
potesse
fracassarsi
ai
muri
della
darsena
.
Discese
a
salti
,
vide
aperto
l
'
uscio
della
darsena
ed
entrò
.
Il
battello
ballava
spaventosamente
,
inondato
dagli
sprazzi
delle
onde
che
si
frangevano
sui
muri
;
ballava
,
si
dimenava
fra
le
catene
e
s
'
era
posto
di
traverso
,
avendo
la
poppa
quasi
addosso
al
muro
.
In
faccia
all
'
uscio
che
mette
dalla
via
pubblica
nella
darsena
,
corre
un
andito
dal
quale
due
scalette
scendono
all
'
acqua
,
la
prima
di
fianco
alla
prora
della
barca
,
la
seconda
di
fianco
alla
poppa
.
Il
Toni
Gall
discese
per
la
scaletta
seconda
onde
accorciare
la
catena
di
poppa
.
Là
,
fra
la
barca
e
l
'
ultimo
scalino
,
dov
'
eran
sessanta
o
settanta
centimetri
d
'
acqua
,
vide
fluttuare
il
corpicino
di
Maria
col
dorso
a
galla
e
il
capo
sott
'
acqua
.
Nel
trarla
dall
'
acqua
scorse
nel
fondo
una
barchetta
di
metallo
.
Portò
su
la
bambina
gridando
con
la
sua
terribile
voce
,
fece
correre
tutto
il
paese
e
,
per
fortuna
,
anche
il
medico
,
che
si
trovava
a
Oria
,
aiutò
Ester
a
spogliar
la
povera
creatura
che
non
dava
più
segni
di
vita
.
Con
chi
era
ella
stata
prima
di
scendere
in
darsena
?
Con
la
Veronica
no
,
perché
la
Veronica
era
stata
veduta
entrar
nel
ripostiglio
dei
vasi
dietro
la
casa
con
la
sua
guardia
di
finanza
prima
che
Luisa
uscisse
.
Con
Ester
o
con
il
professore
neppure
.
Ester
l
'
aveva
mandata
a
pregare
nella
camera
dell
'
alcova
e
poi
non
l
'
aveva
veduta
più
.
La
Cia
stava
a
lavorare
e
l
'
ingegnere
a
scrivere
quando
avevano
udito
le
grida
formidabili
del
Toni
Gall
.
Maria
doveva
esser
discesa
in
darsena
dalla
camera
dell
'
alcova
per
mettere
la
sua
barchetta
nell
'
acqua
e
fatalmente
avea
trovato
aperta
la
porta
di
casa
,
aperto
l
'
uscio
della
darsena
.
Il
Toni
Gall
era
d
'
opinione
che
avesse
passato
qualche
minuto
nell
'
acqua
perché
galleggiava
discosto
dal
luogo
dove
la
barchetta
giaceva
nel
fondo
.
Egli
descriveva
per
la
centesima
volta
la
sua
scoperta
spaventosa
stando
in
sala
con
la
Cia
,
con
l
'
ingegnere
,
il
professore
ed
altri
del
paese
.
Tutti
singhiozzavano
,
meno
lo
zio
Piero
.
Seduto
sul
canapè
dove
prima
stavano
il
Gilardoni
ed
Ester
,
pareva
impietrato
.
Non
aveva
una
lagrima
,
non
aveva
una
parola
.
Le
chiacchiere
del
Toni
Gall
gli
davano
evidentemente
noia
,
ma
taceva
.
La
sua
nobile
fisionomia
era
piuttosto
solenne
e
grave
che
turbata
.
Pareva
ch
'
egli
vedesse
davanti
a
sé
l
'
ombra
del
Fato
antico
.
Neppure
domandava
notizie
;
si
capiva
che
non
aveva
speranza
.
E
si
capiva
che
il
suo
dolore
era
ben
diverso
da
quelle
chiassose
nervosità
passeggere
che
gli
si
agitavano
intorno
.
Era
il
dolore
muto
,
composto
,
dell
'
uomo
savio
e
forte
.
Dall
'
uscio
aperto
dell
'
alcova
venivan
voci
ora
d
'
interrogazione
ora
di
comando
.
Nessuno
poté
però
dire
,
per
un
'
ora
e
mezzo
,
di
aver
udita
la
voce
di
Luisa
.
Qualche
volta
venivan
pure
voci
trepide
,
quasi
liete
.
Pareva
a
qualcuno
,
là
dentro
,
notare
un
moto
,
un
alito
,
un
tepor
di
vita
.
Allora
tutti
quelli
che
eran
fuori
accorrevano
.
Lo
zio
Piero
volgeva
il
capo
verso
l
'
uscio
dell
'
alcova
e
solo
in
quei
momenti
si
disordinava
un
poco
nel
viso
.
Pur
troppo
vide
ogni
volta
la
gente
ritornarsene
lentamente
,
in
un
silenzio
accorato
.
Passarono
le
cinque
.
Il
tempo
durando
piovoso
,
la
luce
mancava
.
Alle
cinque
e
mezzo
si
udì
finalmente
la
voce
di
Luisa
.
Fu
uno
strido
acuto
,
inenarrabile
,
che
agghiacciò
il
sangue
nelle
vene
di
tutti
.
Rispose
la
voce
del
dottore
con
un
accento
di
premurosa
protesta
.
Si
seppe
che
il
dottore
aveva
fatto
un
gesto
come
per
dire
:
«
oramai
è
inutile
:
desistiamo
»
,
e
che
al
grido
di
lei
aveva
ripreso
il
lavoro
.
Poi
,
nel
lamento
monotono
che
la
pioggia
minuta
e
fitta
metteva
a
tutte
le
finestre
aperte
,
il
silenzio
della
casa
parve
divenuto
più
sepolcrale
.
La
sala
,
il
corridoio
andavano
diventando
bui
,
vi
si
andò
avvivando
il
debole
chiaror
di
candele
che
usciva
dall
'
alcova
.
La
gente
cominciò
a
ritirarsi
,
un
'
ombra
dopo
l
'
altra
,
silenziosamente
,
in
punta
di
piedi
.
Si
udivano
poi
sul
ciottolato
della
via
gli
scarponi
pesanti
,
passi
senza
voci
.
La
Cia
si
avviò
pian
piano
al
suo
padrone
,
gli
sussurrò
all
'
orecchio
se
non
volesse
prendere
qualche
cosa
.
Egli
la
fece
tacere
con
un
gesto
brusco
.
Dopo
le
sette
,
essendo
partiti
tutti
gli
estranei
alla
famiglia
meno
il
Toni
Gall
,
Ismaele
,
il
professore
,
l
'
Ester
e
tre
o
quattro
donne
ch
'
erano
nell
'
alcova
,
si
udirono
dei
gemiti
lunghi
,
sommessi
,
che
quasi
non
parevano
umani
.
Il
dottore
entrò
in
sala
.
Non
ci
si
vedeva
.
Urtò
in
una
sedia
e
disse
forse
:
«
C
'
è
qui
il
signor
ingegnere
?
»
.
«
Scior
sì
»
,
rispose
il
Toni
Gall
e
andò
a
pigliar
un
lume
.
L
'
ingegnere
non
parlò
né
si
mosse
.
Il
Toni
Gall
ritornò
presto
con
un
lume
e
il
dottor
Aliprandi
,
che
mi
piace
ricordar
qui
come
un
franco
galantuomo
,
una
bella
mente
e
un
nobile
cuore
,
si
avvicinò
al
canapè
dove
sedeva
lo
zio
Piero
.
«
Signor
ingegnere
»
,
diss
'
egli
con
le
lagrime
agli
occhi
,
«
adesso
bisogna
che
faccia
qualche
cosa
Lei
.
»
«
Io
?
»
,
rispose
lo
zio
Piero
alzando
il
viso
.
«
Sì
,
bisogna
almeno
cercare
di
condurla
via
.
Bisogna
che
venga
Lei
e
ci
metta
una
parola
.
Lei
è
come
un
padre
.
Questi
sono
i
momenti
del
padre
.
»
«
Lo
lasci
stare
,
il
mio
padrone
»
,
brontolò
la
Cia
.
«
Non
è
buono
per
queste
cose
.
Ci
soffre
e
niente
altro
.
»
Adesso
si
udivano
,
insieme
ai
gemiti
,
voci
tenere
e
baci
.
L
'
ingegnere
puntò
i
pugni
sul
canapè
e
rimase
un
momento
a
capo
chino
.
Poi
si
alzò
,
non
senza
stento
,
e
disse
al
medico
:
«
Debbo
andar
solo
?
»
«
Desidera
che
ci
sia
anch
'
io
?
»
«Sì.»
«
Va
bene
.
Del
resto
sarà
inutile
.
Forzare
non
vorrei
ma
tentare
bisogna
.
»
Il
dottore
mandò
via
le
donne
ch
'
erano
ancora
nell
'
alcova
,
poi
si
volse
dall
'
entrata
all
'
ingegnere
e
gli
fe
'
segno
di
venire
.
«
Donna
Luisa
»
,
diss
'
egli
dolcemente
.
«
C
'
è
lo
zio
,
il
suo
caro
zio
,
che
viene
a
pregarla
.
»
Il
vecchio
entrò
col
viso
pacato
ma
vacillando
.
Fatti
due
passi
nella
camera
si
fermò
.
Luisa
era
seduta
sul
letto
con
la
sua
bambina
morta
in
braccio
,
la
stringeva
,
la
baciava
sul
viso
e
sul
collo
,
gemeva
,
premendovi
su
le
labbra
,
gemiti
lunghi
,
inesprimibili
.
«
Sì
sì
sì
sì
»
,
diss
'
ella
,
quasi
con
un
sorriso
tenero
nella
voce
.
«
È
il
tuo
zio
,
cara
,
è
il
tuo
zio
che
viene
a
trovar
il
suo
tesoro
,
la
sua
Ombretta
,
la
sua
Ombretta
Pipì
che
gli
vuol
tanto
bene
.
Sì
sì
sì
sì
.
»
«
Luisa
»
,
disse
lo
zio
Piero
,
«
quietati
.
Tutto
è
stato
fatto
quel
che
si
poteva
fare
,
adesso
vieni
con
me
,
non
star
più
qui
,
vieni
con
me
.
»
«
Zio
zio
zio
»
,
fece
Luisa
con
una
voce
grossa
di
tenerezza
,
senza
guardarlo
,
stringendosi
il
cadavere
sul
seno
,
cullandolo
.
«
Vieni
qua
,
vieni
qua
,
vieni
qua
dalla
tua
Maria
.
Vieni
,
vieni
qua
da
noi
che
sei
il
nostro
zio
,
il
nostro
caro
zio
.
No
,
cara
,
no
,
cara
,
non
ci
abbandona
mica
il
nostro
zio
.
»
Lo
zio
tremò
,
il
dolore
lo
vinse
un
momento
,
gli
strappò
un
singhiozzo
.
«
Lasciala
in
pace
»
,
diss
'
egli
con
voce
soffocata
.
Essa
non
parve
udirlo
,
riprese
:
«
Andiamo
noi
,
cara
,
andiamo
noi
dal
nostro
zio
.
Che
ci
andiamo
,
Maria
?
Sì
,
sì
,
andiamo
,
andiamo
»
.
Si
lasciò
sdrucciolare
dal
letto
a
terra
si
avviò
verso
lo
zio
stringendosi
al
petto
col
braccio
sinistro
la
sua
dolce
morta
,
passò
l
'
altro
al
collo
del
vecchio
,
gli
sussurrò
:
«
un
bacio
,
un
bacio
,
un
bacio
alla
tua
Ombretta
,
un
bacio
solo
,
uno
solo
»
.
Lo
zio
Piero
si
chinò
,
baciò
il
visetto
già
deturpato
amaramente
dalla
morte
,
lo
bagnò
di
due
grosse
lagrime
.
«
Guarda
,
guarda
,
zio
»
,
diss
'
ella
.
«
Dottore
,
porti
qua
il
lume
.
Sì
sì
,
non
sia
cattivo
,
dottore
.
Guarda
,
zio
,
che
tesoro
.
Dottore
!
»
L
'
Aliprandi
era
riluttante
e
tentò
resistere
ancora
;
ma
quel
dolore
folle
aveva
qualche
cosa
di
sacro
che
s
'
impose
.
Obbedì
,
prese
il
lume
e
lo
accostò
al
piccolo
cadavere
che
faceva
con
quegli
occhi
semiaperti
e
quelle
pupille
dilatate
una
pietà
immensa
ed
era
stato
la
Maria
,
la
Ombretta
gentile
,
la
dolcezza
del
vecchio
,
il
viso
e
l
'
amore
della
casa
.
«
Guarda
,
zio
,
questo
piccolo
petto
come
l
'
abbiamo
maltrattato
,
povero
tesoro
,
come
gli
abbiamo
fatto
male
con
tanto
strofinare
.
La
tua
mamma
è
stata
,
sai
,
Maria
,
la
tua
brutta
mamma
e
quel
cattivo
dottore
lì
.
»
«
Basta
!
»
,
disse
il
dottore
risolutamente
,
posando
il
lume
sulla
scrivania
.
«
Parli
pure
alla
Sua
bambina
,
ma
non
a
questa
,
a
quella
ch
'
è
in
Paradiso
.
»
L
'
impressione
fu
terribile
.
Ogni
tenerezza
sparì
dal
viso
di
Luisa
.
Ella
indietreggiò
cupa
,
stringendosi
la
sua
morta
sul
seno
.
«
No
!
»
,
stridette
,
«
no
!
non
in
Paradiso
!
È
mia
!
È
mia
!
Dio
è
cattivo
!
No
!
Non
gliela
do
!
»
Indietreggiò
indietreggiò
sin
dentro
all
'
alcova
,
tra
il
letto
matrimoniale
e
il
lettuccio
,
ricominciò
i
lunghi
gemiti
che
non
parevano
umani
.
L
'
Aliprandi
fece
uscire
l
'
ingegnere
che
tremava
.
«
Passerà
,
passerà
»
,
diss
'
egli
.
«
Bisogna
aver
pazienza
.
Adesso
resto
io
.
»
In
sala
c
'
era
Ismaele
che
prese
il
professore
a
parte
.
«
E
avvertire
il
signor
don
Franco
?
»
,
diss
'
egli
.
Si
parlò
allo
zio
,
si
decise
di
mandar
un
telegramma
da
Lugano
,
l
'
indomani
mattina
perché
oramai
era
troppo
tardi
,
a
nome
dello
zio
,
parlando
di
malattia
grave
.
Ester
scrisse
il
telegramma
,
in
sala
c
'
era
un
'
altra
persona
,
la
povera
Pasotti
corsa
lì
mentre
suo
marito
era
andato
ad
accompagnare
la
marchesa
a
Cressogno
.
Ella
singhiozzava
,
disperata
d
'
aver
dato
quella
barchetta
a
Maria
.
Voleva
entrare
da
Luisa
ma
il
dottore
,
udendo
pianger
forte
,
uscì
,
raccomandò
quiete
,
silenzio
.
La
Pasotti
andò
a
piangere
in
loggia
.
Con
lei
erano
venuti
il
curato
don
Brazzova
e
il
prefetto
della
Caravina
che
avevan
pranzato
a
casa
Pasotti
.
Più
tardi
venne
il
curato
di
Castello
,
l
'
Introini
,
piangendo
come
un
ragazzo
.
Volle
assolutamente
entrare
da
Luisa
malgrado
il
medico
e
s
'
inginocchiò
in
mezzo
alla
camera
,
supplicò
Luisa
di
donar
la
sua
bambina
al
Signore
.
«
Che
la
guarda
»
,
soggiunse
,
«
che
La
guarda
,
sciora
Lüisa
,
se
La
voeur
propi
minga
donàghela
al
Signor
,
che
ghe
La
dona
a
la
Soa
nonna
Teresa
,
a
la
Soa
mammin
de
Lee
,
che
ghe
l
'
avarà
inscì
cara
,
sü
in
Paradis
!
»
Luisa
fu
intenerita
,
non
dalle
parole
,
ma
dal
pianto
e
rispose
con
dolcezza
:
«
L
'
à
capii
che
ghe
credi
minga
,
mi
,
al
So
Paradis
!
El
me
Paradis
l
'
è
chi
!
»
.
L
'
Aliprandi
fece
al
curato
un
gesto
di
preghiera
e
quegli
usci
singhiozzando
.
Il
medico
parti
da
Oria
verso
la
mezzanotte
insieme
al
professore
.
Tutta
la
casa
taceva
,
neppur
dall
'
alcova
usciva
più
alcuna
voce
.
L
'
Aliprandi
aveva
passate
le
ultime
due
ore
in
sala
,
col
professore
ed
Ester
,
senza
udir
mai
un
grido
né
un
gemito
né
un
movimento
qualsiasi
.
Era
andato
due
volte
a
guardare
.
Luisa
stava
seduta
sulla
sponda
del
suo
letto
con
i
gomiti
sulle
ginocchia
e
la
faccia
tra
le
mani
,
contemplando
il
lettuccio
che
l
'
Aliprandi
non
poteva
vedere
.
A
lui
questa
immobilità
nuova
dispiaceva
quasi
più
che
la
sovreccitazione
di
prima
.
Poiché
Ester
intendeva
restare
tutta
la
notte
,
le
raccomandò
che
tentasse
,
con
discrezione
,
di
scuoter
la
sua
amica
,
di
farla
piangere
e
parlare
.
A
vegliare
con
Ester
si
trattenevano
altre
donne
del
paese
e
Ismaele
che
doveva
partir
per
Lugano
alle
cinque
.
Lo
zio
Piero
era
andato
a
letto
.
L
'
Aliprandi
e
il
professore
si
fermarono
sul
sagrato
a
guardar
la
finestra
illuminata
dell
'
alcova
,
ad
ascoltare
.
Silenzio
.
«
Maledetto
lago
!
»
,
fece
il
dottore
,
pigliando
il
braccio
del
suo
compagno
e
rimettendosi
in
via
.
Certo
egli
pensava
,
così
dicendo
,
alla
dolce
creaturina
che
il
lago
aveva
uccisa
,
ma
v
'
era
pure
nel
suo
cuore
il
dubbio
che
altri
guai
fossero
in
cammino
,
che
l
'
opera
sinistra
delle
acque
perfide
non
fosse
ancora
compiuta
;
e
v
'
era
una
pietà
immensa
per
il
padre
,
per
il
povero
padre
che
non
sapeva
ancora
niente
.
11
.
Ombra
e
aurora
Franco
,
appena
ricevuto
il
telegramma
,
corse
all
'
ufficio
dell
'
Opinione
in
via
della
Rocca
.
Dina
,
vedendolo
torbido
,
gli
disse
:
«
Oh
!
Lo
avete
saputo
?
»
.
Franco
si
senti
gelare
il
sangue
,
ma
Dina
,
quando
udì
del
telegramma
,
fece
un
atto
di
stupore
.
No
no
,
non
sapeva
nulla
di
questo
.
Era
stato
informato
da
parte
del
Presidente
del
Consiglio
che
la
Polizia
austriaca
aveva
fatto
perquisizioni
ed
arresti
in
Vall
'
Intelvi
e
che
fra
le
carte
di
un
medico
si
era
trovato
il
nome
di
don
Franco
Maironi
con
indicazioni
assai
compromettenti
.
Dina
soggiunse
che
in
un
momento
così
angoscioso
per
un
padre
non
osava
quasi
dirgli
perché
il
conte
di
Cavour
si
interessasse
a
lui
.
Gliene
aveva
parlato
egli
stesso
,
Dina
,
e
il
conte
s
'
era
mostrato
dispiacente
che
un
gentiluomo
lombardo
di
così
bel
nome
si
trovasse
a
Torino
in
condizioni
dure
e
oscure
.
Dina
credeva
ch
'
egli
avesse
intenzione
di
offrirgli
un
impiego
al
Ministero
degli
Esteri
.
Ora
Franco
doveva
partire
,
certo
.
La
bambina
guarirebbe
ed
egli
ritornerebbe
nel
più
breve
tempo
possibile
.
Intanto
si
fermerebbe
a
Lugano
,
non
è
vero
?
in
attesa
di
notizie
;
e
se
non
fosse
proprio
necessario
non
si
arrischierebbe
mica
di
entrar
in
Lombardia
.
Con
quest
'
affare
di
Vall
'
Intelvi
sarebbe
un
'
imprudenza
enorme
.
Franco
tacque
e
il
suo
direttore
,
nel
congedarlo
,
insistette
:
«
Abbia
prudenza
!
Non
si
lasci
prendere
!
»
,
ma
non
ebbe
alcuna
risposta
.
Dal
momento
in
cui
aveva
ricevuto
il
telegramma
,
Franco
aveva
camminato
su
e
giù
per
Torino
come
in
sogno
,
senza
udire
il
suono
dei
propri
passi
,
senza
coscienza
di
ciò
che
vedeva
,
di
ciò
che
udiva
,
andando
macchinalmente
dove
gli
occorreva
,
in
quella
congiuntura
,
di
andare
,
dove
lo
portava
una
facoltà
inferiore
e
servile
dell
'
anima
,
quel
misto
di
ragione
e
d
'
istinto
che
ci
sa
guidare
per
il
labirinto
delle
vie
cittadine
,
mentre
lo
spirito
nostro
,
fisso
in
un
problema
o
in
una
passione
,
niente
se
ne
cura
.
Vendette
orologio
e
catena
per
centotrentacinque
lire
a
un
orologiaio
di
Doragrossa
,
comperò
una
bambola
per
Maria
,
passò
dal
caffè
Alfieri
e
dal
caffè
Florio
per
far
avvertire
gli
amici
e
,
dovendo
pigliar
il
treno
delle
undici
e
mezzo
per
Novara
,
fu
alla
stazione
alle
undici
.
Vi
capitarono
alle
undici
e
un
quarto
il
Padovano
e
l
'
Udinese
.
Essi
cercarono
di
rincorarlo
con
ogni
sorta
di
supposizioni
rosee
e
di
ragionamenti
vani
,
ma
egli
non
rispondeva
parola
,
aspettava
con
una
avidità
immensa
il
momento
di
partire
,
di
esser
solo
,
di
correre
verso
Oria
,
perché
,
qualunque
ne
fosse
il
pericolo
,
era
ben
deciso
di
andare
a
Oria
.
Entrò
in
una
carrozza
di
terza
classe
e
quando
la
locomotiva
fischiò
,
quando
il
treno
si
scosse
,
mise
un
gran
sospiro
di
sollievo
,
e
si
diede
tutto
al
pensiero
della
sua
Maria
.
Ma
v
'
era
troppa
gente
,
troppo
rozza
e
chiassosa
gente
intorno
a
lui
.
A
Chivasso
,
non
potendo
resistere
a
quei
discorsi
,
a
quelle
risate
,
passò
in
una
carrozza
vuota
di
seconda
classe
dove
si
mise
a
parlar
solo
,
guardando
il
sedile
di
faccia
.
Dio
,
perché
non
mettere
nel
telegramma
una
parola
di
più
?
Oh
,
Signore
,
una
parola
sola
!
Il
nome
della
malattia
,
almeno
!
Un
nome
orribile
gli
attraversò
la
mente
:
croup
.
Stese
le
braccia
avanti
,
contro
il
fantasma
,
in
uno
stiramento
convulso
,
aspirando
aria
con
tutta
la
forza
sua
e
le
lasciò
ricader
con
un
soffio
che
parve
vuotargli
il
petto
d
'
anima
e
di
vita
.
Perché
doveva
trattarsi
di
un
male
subitaneo
,
altrimenti
Luisa
avrebbe
scritto
.
Altro
lampo
nella
mente
:
congestione
cerebrale
?
Egli
stesso
,
da
bambino
,
era
stato
a
morte
per
una
congestione
cerebrale
.
Signore
,
Signore
,
questa
era
una
luce
buona
.
Era
Dio
che
gliela
mandava
!
Fu
preso
da
singhiozzi
nervosi
,
senza
lagrime
.
Maria
,
tesoro
,
amore
,
gioia
!
Doveva
esser
questo
,
sì
.
La
vide
ansante
,
accesa
,
vegliata
dal
medico
e
dalla
mamma
,
immaginò
in
un
minuto
lunghe
lunghe
ore
al
suo
capezzale
,
lunghe
angoscie
,
il
rinascer
della
speranza
,
il
primo
sussurro
della
dolce
voce
:
«
Papà
mio
»
.
Si
alzò
in
piedi
,
giunse
e
strinse
le
mani
in
uno
sforzo
muto
di
preghiera
.
Poi
ricadde
a
seder
esausto
,
volse
gli
occhi
senza
sguardo
alla
campagna
fuggente
,
sentendo
quasi
un
legame
fra
le
grandi
Alpi
velate
,
ferme
all
'
orizzonte
di
settentrione
e
il
pensiero
dominante
,
fermo
,
assopito
,
nell
'
anima
sua
.
Ogni
tanto
lo
strepito
del
treno
lo
toglieva
dal
suo
torpore
suggerendogli
l
'
idea
di
una
corsa
angosciosa
,
richiamando
il
suo
cuore
a
correre
,
a
batter
così
.
Egli
chiudeva
poi
gli
occhi
per
vedersi
meglio
arrivare
a
casa
.
Subito
gli
venivan
immagini
su
dal
cuore
alle
palpebre
,
ma
si
muovevano
,
mutavano
continuamente
,
non
poteva
arrestarle
più
d
'
un
momento
.
Era
Luisa
che
gli
correva
incontro
sulle
scale
,
era
lo
zio
che
gli
stendeva
le
braccia
sull
'
entrata
della
sala
,
era
il
dottor
Aliprandi
che
gli
apriva
l
'
uscio
dell
'
alcova
e
gli
diceva
«
bene
bene
»
,
era
,
nella
camera
buia
,
un
moto
di
ombre
silenziose
,
era
Maria
che
lo
guardava
con
gli
occhi
lucidi
di
febbre
.
A
Vercelli
,
parendogli
già
essere
a
mille
miglia
da
Torino
,
l
'
impero
della
realtà
lo
riprese
.
Quando
sarebbe
a
Lugano
,
come
,
per
qual
via
andrebbe
a
Oria
?
Scopertamente
,
per
il
lago
,
facendosi
vedere
alla
Ricevitoria
?
E
se
non
lo
lasciassero
passare
perché
non
aveva
sul
passaporto
il
visto
dell
'
uscita
,
o
se
,
peggio
,
vi
fosse
un
ordine
di
arresto
per
quest
'
affare
del
medico
di
Pellio
?
Meglio
prendere
la
montagna
.
Poteva
venire
arrestato
dopo
,
ma
con
la
pratica
dei
luoghi
che
aveva
fatto
prima
del
1848
,
cacciando
,
era
quasi
sicuro
di
arrivare
a
casa
.
Questo
faticoso
lavoro
di
fare
e
disfare
piani
lo
distrasse
alquanto
,
gli
tenne
occupata
la
mente
sin
oltre
Arona
,
sul
battello
del
Lago
Maggiore
.
Aveva
fatto
il
conto
di
arrivare
a
Lugano
nel
cuore
della
notte
.
Se
vi
fosse
qualcuno
ad
aspettarlo
?
Se
non
v
'
era
nessuno
,
poteva
darsi
che
alla
farmacia
Fontana
,
dove
andavano
molte
valsoldesi
,
si
sapesse
qualche
cosa
.
Se
Iddio
volesse
fargli
trovare
a
Lugano
notizie
rassicuranti
potrebbe
rimettere
all
'
indomani
ogni
decisione
circa
l
'
andata
a
Oria
.
Prese
dunque
il
partito
di
non
far
progetti
sino
a
Lugano
e
pregò
fervorosamente
Iddio
che
gli
facesse
trovare
queste
buone
notizie
.
Il
cielo
era
coperto
,
le
montagne
avevano
già
una
tinta
autunnale
triste
,
il
lago
era
leggermente
nebbioso
,
le
campane
di
Meina
suonavano
;
sul
vapore
non
c
'
era
quasi
nessuno
e
la
preghiera
di
Franco
gli
morì
nel
cuore
sotto
una
tristezza
pesante
,
gli
occhi
suoi
si
smarrirono
dietro
uno
stormo
di
gabbiani
bianchi
che
volavan
lontano
verso
le
acque
di
Laveno
,
verso
il
paese
nascosto
dov
'
era
l
'
anima
sua
.
Arrivò
a
Magadino
dopo
le
sette
,
fece
il
monte
Ceneri
a
piedi
,
per
il
sentiero
che
mette
alla
Cantoniera
,
prese
una
vettura
a
Bironico
e
arrivò
a
Lugano
dopo
la
mezzanotte
.
Discese
in
piazza
presso
il
caffè
Terreni
.
Il
caffè
era
chiuso
,
la
piazza
deserta
,
scura
;
tutto
taceva
,
anche
il
lago
di
cui
s
'
intravedeva
un
palpitar
lento
nell
'
ombra
.
Franco
si
fermò
un
momento
sulla
riva
con
la
speranza
che
qualcheduno
fosse
venuto
ad
aspettarlo
e
comparisse
da
qualche
parte
.
Non
poteva
veder
la
Valsolda
nascosta
dietro
il
monte
Brè
;
ma
quella
era
l
'
acqua
stessa
che
rispecchiava
Oria
,
che
dormiva
nella
darsena
della
sua
casa
.
Gli
si
allargò
un
poco
il
cuore
in
un
sentimento
di
pace
,
gli
parve
essere
ritornato
tra
familiari
suoi
.
Tacendo
ogni
voce
umana
,
gli
parlavano
le
grandi
montagne
oscure
,
sopra
tutte
il
monte
Caprino
e
la
Zocca
d
'
i
Ment
che
vedevano
Oria
.
Gli
parlavano
dolcemente
,
gli
suggerivano
un
presentimento
buono
.
Diciannove
ore
eran
passate
dalla
data
del
telegramma
;
il
male
poteva
esser
vinto
.
Non
comparendo
nessuno
,
si
avviò
alla
farmacia
Fontana
,
suonò
il
campanello
.
Egli
conosceva
da
molti
anni
quell
'
ottimo
,
cordiale
galantuomo
del
signor
Carlo
Fontana
,
passato
anche
lui
col
mondo
antico
.
Il
signor
Carlo
venne
alla
finestra
e
si
meravigliò
molto
di
vedere
don
Franco
.
Non
aveva
alcuna
notizia
della
Valsolda
,
era
stato
due
giorni
a
Tesserete
,
n
'
era
ritornato
da
poche
ore
,
non
sapeva
niente
.
Il
suo
assistente
,
il
signor
Benedetto
,
era
partito
anche
lui
da
poche
ore
,
per
Bellinzona
.
Franco
ringraziò
e
si
avviò
verso
Villa
Ciani
,
risoluto
di
andare
subito
ad
Oria
.
Poteva
scegliere
fra
due
vie
:
o
salire
da
Pregassona
il
versante
svizzero
del
Boglia
,
toccar
l
'
Alpe
della
Bolla
,
attraversare
il
Pian
Biscagno
e
il
gran
bosco
dei
faggi
,
uscirne
sul
ciglio
del
versante
lombardo
,
al
faggio
della
Madonnina
,
calare
ad
Albogasio
Superiore
e
Oria
;
o
prendere
la
comoda
via
di
Gandria
verso
il
lago
,
e
poi
il
sentiero
malvagio
e
rischioso
che
da
Gandria
,
ultimo
villaggio
svizzero
,
taglia
la
costa
ertissima
,
passa
il
confine
a
un
centinaio
di
metri
sopra
il
lago
,
porta
alla
cascina
di
Origa
,
cala
nei
burroni
della
Val
Malghera
e
ne
risale
alla
cascina
di
Rooch
,
vi
trova
la
stradicciuola
selciata
che
passa
sopra
il
Niscioree
e
discende
a
Oria
.
La
prima
via
era
assai
più
lunga
e
faticosa
ma
in
compenso
migliore
per
eludere
al
confine
la
vigilanza
delle
guardie
.
Partendo
dalla
farmacia
Fontana
,
Franco
decise
di
appigliarsi
a
quella
.
Ma
quando
fu
a
Cassarago
,
dove
mettono
la
strada
di
Pregassona
a
quella
di
Gandria
,
quando
vide
la
punta
di
Castagnola
così
vicina
e
pensò
che
da
Castagnola
si
va
a
Gandria
in
meno
di
mezz
'
ora
,
che
da
Gandria
si
può
andare
a
Oria
in
un
'
ora
e
mezza
,
l
'
idea
di
salire
il
Boglia
,
di
camminare
sette
od
otto
ore
gli
divenne
intollerabile
.
Salendo
il
Boglia
sarebbe
poi
anche
arrivato
di
giorno
;
questo
era
,
per
la
sicurezza
,
uno
scapito
grande
.
Prese
risolutamente
la
via
di
Castagnola
e
Gandria
.
Il
cielo
era
tutto
coperto
di
nuvole
pesanti
.
Sotto
i
grandi
castani
ove
passava
il
sentiero
di
Castagnola
,
non
si
sapeva
dove
mettere
il
piede
;
ma
che
sarebbe
poi
stato
nel
gran
bosco
del
Boglia
,
se
Franco
avesse
presa
quella
via
?
Così
fu
dentro
Castagnola
e
peggio
di
così
nel
labirinto
delle
viuzze
di
Gandria
.
Dopo
averle
fatte
e
rifatte
più
volte
,
sbagliando
,
Franco
riuscì
finalmente
sul
sentiero
del
confine
e
si
fermò
a
riposare
.
Sul
punto
di
cimentarsi
nel
fitto
delle
tenebre
ai
pericoli
di
un
sentiero
difficile
,
di
un
incontro
con
le
guardie
austriache
,
per
giungere
poi
a
quell
'
altro
pauroso
passo
dell
'
entrar
in
casa
,
del
far
la
prima
domanda
,
dell
'
udir
la
prima
risposta
,
alzò
la
mente
a
Dio
,
raccolse
tutti
i
suoi
pensieri
in
un
proposito
di
fortezza
e
di
calma
.
Si
ripose
in
cammino
.
Gli
occorreva
ora
dare
tutta
la
sua
attenzione
al
sentiero
per
non
smarrirlo
,
per
non
precipitare
.
I
campicelli
di
Gandria
finiscono
presto
.
Poi
vengono
fratte
folte
,
pendenti
sopra
il
lago
,
valloncelli
franosi
,
mascherati
dal
bosco
,
che
ruinano
diritti
al
basso
.
In
quei
passaggi
bui
Franco
era
costretto
di
menar
le
braccia
alla
cieca
per
abbrancar
un
ramo
,
poi
un
altro
,
cacciar
il
viso
nel
fogliame
che
almeno
aveva
l
'
odore
della
Valsolda
,
trascinarsi
di
pianta
in
pianta
,
tastar
coi
piedi
il
suolo
,
non
senza
terrori
di
sprofondare
,
cercar
le
tracce
del
sentiero
.
Il
suo
fardello
era
piccino
ma
pure
gli
dava
impaccio
.
E
gli
dava
noia
quello
stormir
delle
frasche
al
suo
passaggio
;
gli
pareva
che
dovesse
udirsi
lontano
,
sui
monti
e
sul
lago
,
nel
silenzio
religioso
della
notte
.
Allora
si
fermava
e
stava
in
ascolto
.
Non
udiva
che
il
remoto
rombo
della
cascata
di
Rescia
,
qualche
lungo
ululato
di
allocchi
nei
boschi
di
là
del
lago
e
talvolta
giù
nel
profondo
,
sull
'
acqua
,
un
secco
tocco
,
Dio
sa
di
che
.
Non
impiegò
meno
di
un
'
ora
per
arrivare
al
confine
.
Là
,
fra
la
valle
del
Confine
e
la
Val
Malghera
,
il
bosco
era
stato
tagliato
di
recente
,
il
pendio
sassoso
era
nudo
,
maggiore
perciò
il
pericolo
di
precipitare
,
maggiore
il
pericolo
di
venire
scoperto
.
Attraversò
quel
tratto
pian
piano
,
fermandosi
spesso
,
mettendosi
carponi
.
Prima
di
arrivare
a
Origa
udì
,
giù
abbasso
,
un
rumor
lieve
di
remi
.
Sapeva
che
la
barca
delle
guardie
passava
qualche
volta
la
notte
alla
riva
di
Val
Malghera
.
Eran
le
guardie
,
certo
.
Sotto
i
castagni
di
Origa
respirò
.
Là
era
coperto
e
camminava
sull
'
erba
,
senza
rumore
.
Scese
la
costa
occidentale
di
Val
Malghera
e
risalì
dall
'
altra
parte
senza
intoppi
.
Nell
'
avvicinarsi
a
Rooch
il
cuore
gli
martellava
a
furia
.
Rooch
è
come
un
avamposto
di
Oria
.
Ivi
mette
capo
la
stradicciuola
ch
'
egli
aveva
salita
tante
volte
con
Luisa
nei
tepidi
pomeriggi
invernali
,
cogliendo
violette
e
foglie
d
'
alloro
,
discorrendo
dell
'
avvenire
.
Si
ricordò
che
l
'
ultima
volta
avevano
avuto
una
piccola
disputa
sullo
sposo
desiderabile
per
Maria
,
sulle
qualità
che
dovrebbe
avere
.
Franco
avrebbe
preferito
un
agricoltore
e
Luisa
un
ingegnere
meccanico
.
Rooch
è
una
cascina
posta
a
ridosso
di
pochi
campicelli
scaglionati
sul
monte
che
fanno
una
chiara
piccola
macchia
nella
boscaglia
.
Una
stanza
sopra
,
la
stalla
sotto
,
un
portichetto
davanti
alla
stalla
,
una
cisterna
nel
portichetto
;
non
c
'
è
altro
.
Il
portichetto
s
'
affaccia
sulla
viottola
ciottolata
che
passa
da
due
a
tre
metri
più
basso
.
Dal
ciglio
del
burrone
di
Val
Malghera
a
Rooch
ci
son
pochi
passi
.
Salito
sul
ciglio
,
Franco
udì
qualcuno
parlare
sommessamente
nella
cascina
.
Sostò
e
,
fattosi
da
banda
,
si
stese
bocconi
sull
'
erba
fuori
del
sentiero
,
lungo
un
cespuglietto
di
castagni
.
Non
udì
più
parlare
,
ma
udì
venire
un
rapido
passo
d
'
uomo
e
stette
immobile
,
trattenendo
il
respiro
.
L
'
uomo
si
fermò
quasi
accanto
a
lui
,
aspettò
un
poco
,
poi
ritornò
indietro
adagio
e
disse
ad
alta
voce
,
con
accento
forestiero
:
«
Non
c
'
è
niente
.
Sarà
stata
una
volpe
»
.
Le
guardie
.
Seguì
un
lungo
silenzio
durante
il
quale
non
osò
muoversi
.
Le
guardie
ricominciarono
a
discorrere
ed
egli
si
propose
d
'
indietreggiare
senza
far
rumore
,
di
calarsi
da
capo
in
Val
Malghera
per
girare
dietro
la
cascina
,
in
alto
.
Si
levò
adagio
adagio
le
scarpe
.
Stava
per
muoversi
quando
udì
le
guardie
,
tre
o
quattro
,
uscire
dalla
cascina
discorrendo
e
venire
verso
di
lui
.
Ne
intese
una
dire
:
«
Non
resta
qui
nessuno
?
»
,
e
un
'
altra
rispondere
:
«
È
inutile
»
.
Quattro
guardie
gli
passarono
accanto
una
dopo
l
'
altra
senza
vederlo
.
Non
avevan
sospetti
perché
discorrevano
di
cose
indifferenti
.
Uno
diceva
che
si
può
restare
sott
'
acqua
dieci
minuti
senz
'
affogare
,
un
altro
ribatteva
che
dopo
cinque
minuti
bisogna
morire
.
La
quarta
passò
in
silenzio
ma
,
appena
passata
,
si
fermò
;
Franco
rabbrividì
udendola
fregar
un
fiammifero
.
Quegli
accese
la
pipa
,
tirò
due
o
tre
boccate
di
fumo
,
e
poi
domandò
ai
compagni
,
alquanto
forte
perché
s
'
eran
già
dilungati
,
scendevan
la
costa
di
Val
Malghera
.
«
Quanti
anni
aveva
?
»
Uno
di
coloro
rispose
,
pure
forte
:
«
Tre
anni
e
un
mese
»
.
Allora
la
quarta
guardia
tirò
altre
due
boccate
di
fumo
e
si
rimise
in
cammino
.
Franco
,
che
stava
bocconi
,
all
'
udir
«
tre
anni
e
un
mese
»
,
l
'
età
di
Maria
,
si
alzò
sulle
braccia
stringendo
l
'
erba
convulsivamente
.
Il
rumor
dei
passi
si
perdeva
già
in
Val
Malghera
.
«
Dio
,
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
,
diss
'
egli
.
Si
rizzò
ginocchioni
,
ripeté
lentamente
dentro
a
sé
,
come
istupidito
,
la
parola
terribile
:
«
aveva
»
.
Si
torse
le
mani
,
gemette
ancora
:
«
Dio
,
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
.
Di
quel
che
fece
in
seguito
non
ebbe
quasi
coscienza
.
Scese
a
Oria
con
la
sensazione
vaga
d
'
esser
diventato
sordo
,
con
un
gran
tremito
nel
braccio
che
portava
la
bambola
.
Arrivò
alla
Madonna
del
Romìt
,
attraversò
il
paese
e
invece
di
scendere
per
la
scalinata
del
Pomodoro
continuò
diritto
per
il
sentiero
che
raggiunge
la
scorciatoia
di
Albogasio
Superiore
,
discese
per
la
stessa
scaletta
che
aveva
presa
la
Pasotti
il
giorno
prima
della
catastrofe
.
Vide
sulla
faccia
della
chiesa
un
chiaror
debole
che
usciva
dalla
finestra
dell
'
alcova
,
non
si
fermò
sotto
la
finestra
illuminata
,
non
chiamò
,
entrò
nel
sottoportico
e
spinse
l
'
uscio
.
Era
aperto
.
Entrò
dal
fresco
della
notte
in
un
'
afa
pesante
,
in
un
odore
strano
di
aceto
bruciato
e
d
'
incenso
.
Si
trascinò
a
stento
su
per
le
scale
.
Davanti
a
lui
,
sul
pianerottolo
a
mezza
scala
,
veniva
lume
dall
'
alto
.
Giunto
là
vide
che
la
luce
usciva
dalla
camera
dell
'
alcova
.
Salì
ancora
,
mise
il
piede
sul
corridoio
.
L
'
uscio
della
camera
era
spalancato
;
molti
lumi
dovevano
arder
là
dentro
.
Sentì
,
con
l
'
odor
d
'
incenso
,
odor
di
fiori
,
fu
preso
da
un
tremito
violento
,
non
poté
avanzare
.
Dalla
parte
della
cucina
si
udiva
qualcuno
dormire
,
dalla
parte
dell
'
alcova
non
si
udiva
niente
.
A
un
tratto
la
voce
di
Luisa
parlò
,
tenera
,
quieta
:
«
Vuoi
che
venga
anch
'
io
,
domani
,
dove
vai
tu
,
Maria
?
La
vuoi
la
tua
mamma
,
in
terra
con
te
?
»
.
«
Luisa
!
Luisa
!
»
,
singhiozzò
Franco
.
Si
trovarono
nelle
braccia
l
'
uno
dell
'
altro
,
sulla
soglia
della
loro
camera
nuziale
che
aveva
la
memoria
degli
amori
ancor
viva
e
il
dolce
lor
frutto
,
morto
.
«
Vieni
,
caro
,
vieni
vieni
»
,
diss
'
ella
e
lo
trasse
dentro
.
Nel
mezzo
della
camera
,
fra
quattro
ceri
accesi
,
giaceva
nella
bara
aperta
,
sotto
un
cumulo
di
fiori
recisi
e
languenti
come
lei
,
la
povera
Maria
.
Erano
rose
,
vainiglie
,
gelsomini
,
begonie
,
gerani
,
verbene
,
frondi
fiorite
di
olea
fragrans
,
e
altre
frondi
non
fiorite
,
egualmente
scure
,
egualmente
lucenti
:
le
frondi
del
carrubo
già
tanto
caro
a
lei
perché
tanto
caro
al
suo
papà
.
Fiori
e
frondi
erano
sparsi
anche
sul
viso
.
Franco
s
'
inginocchiò
singhiozzando
:
«
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
,
mentre
Luisa
prese
due
roselline
,
le
pose
in
una
manina
di
Maria
e
poi
la
baciò
sulla
fronte
.
«
Tu
puoi
baciarla
sui
capelli
»
,
diss
'
ella
.
«
Sul
viso
no
.
Il
dottore
non
vuole
.
»
«
Ma
tu
?
Ma
tu
?
»
«
Oh
,
per
me
è
un
'
altra
cosa
.
»
Egli
posò
invece
le
labbra
sulle
labbra
gelide
che
trasparivano
tra
le
foglie
di
carrubo
e
fiori
di
geranio
.
Ve
le
posò
lievemente
,
come
per
un
addio
tenero
,
non
disperato
,
alla
veste
caduta
e
vuota
della
diletta
creatura
sua
partita
per
altra
dimora
.
«
Maria
,
Maria
mia
»
,
sussurrò
fra
i
singhiozzi
,
«
che
cosa
è
stato
?
»
Egli
non
aveva
inteso
affatto
che
il
primo
discorso
delle
guardie
sugli
annegati
avesse
un
nesso
col
secondo
.
«
Non
lo
sai
?
»
,
gli
chiese
la
moglie
senza
sorpresa
,
pacatamente
.
Gliel
'
avevano
detto
com
'
era
stato
telegrafato
;
ma
ella
sapeva
pure
che
Ismaele
doveva
recarsi
a
Lugano
per
incontrarvi
Franco
e
ignorava
che
Ismaele
,
arrivata
la
posta
dal
Ceneri
senza
nessuno
,
era
andato
a
dormire
.
«
Povero
Franco
!
»
,
diss
'
ella
baciandolo
sul
capo
,
quasi
maternamente
.
«
Non
c
'
è
mica
stata
malattia
.
»
Egli
si
rizzò
in
piedi
,
esclamò
atterrito
:
«
Come
?
Non
c
'
è
stata
malattia
?
»
La
persona
che
Franco
aveva
udito
dormire
,
la
Leu
,
entrò
in
quel
momento
per
far
suffumigi
,
vide
Franco
,
rimase
sbalordita
.
«
Va
'
»
,
le
disse
Luisa
,
«
posa
il
fuoco
lì
fuori
,
mettici
quel
che
vuoi
e
poi
va
in
cucina
,
dormi
,
povera
Leu
.
»
Quella
obbedì
.
«
Non
c
'
è
stata
malattia
?
»
,
ripeté
Franco
.
«
Vieni
»
,
gli
rispose
sua
moglie
,
«
ti
racconterò
tutto
.
»
Lo
fece
sedere
sulla
dormeuse
,
a
piè
del
letto
matrimoniale
.
Egli
la
voleva
accanto
a
sé
.
Ella
gli
fe
'
segno
di
no
,
di
non
insistere
,
di
tacere
,
d
'
aspettare
,
e
sedette
a
terra
presso
la
sua
creatura
,
incominciò
il
racconto
doloroso
con
voce
piana
,
eguale
,
indifferente
,
quasi
,
al
dramma
che
diceva
,
con
una
voce
simile
a
quella
della
sorda
Pasotti
,
che
pareva
venire
da
un
mondo
lontano
.
Prese
le
mosse
dall
'
incontro
con
la
Bianconi
in
Campò
e
disse
,
sempre
con
la
stessa
calma
,
tutti
i
pensieri
,
tutti
i
sentimenti
che
l
'
avevan
portata
ad
affrontare
la
nonna
,
disse
i
fatti
sino
al
momento
in
cui
s
'
era
convinta
che
Maria
non
aveva
più
vita
.
Quand
'
ebbe
finito
s
'
inginocchiò
a
baciar
la
sua
morta
e
le
sussurrò
:
«
Il
tuo
papà
ha
in
mente
che
t
'
ho
uccisa
io
,
adesso
,
ma
non
è
vero
,
sai
,
non
è
vero
»
.
Egli
si
alzò
,
tutto
vibrante
di
una
commozione
senza
nome
,
si
chinò
sopra
di
lei
,
la
raccolse
da
terra
,
non
renitente
né
abbandonantesi
,
con
mani
risolute
e
riguardose
,
se
la
collocò
vicina
sulla
dormeuse
,
le
cinse
con
un
braccio
le
spalle
,
la
strinse
a
sé
,
le
parlò
sui
capelli
,
bagnandoli
di
poche
lagrime
ardenti
che
a
quando
a
quando
gli
rompevan
la
voce
:
«
Povera
Luisa
mia
,
no
,
non
l
'
hai
uccisa
tu
.
Come
vuoi
che
io
pensi
questa
cosa
?
Oh
,
no
,
cara
,
no
.
Io
ti
benedico
,
invece
,
per
tutto
che
hai
fatto
per
lei
da
quando
è
nata
.
Io
che
non
ho
fatto
niente
,
ti
benedico
,
te
che
hai
fatto
tanto
.
Non
dir
più
,
non
dir
più
quella
cosa
!
La
nostra
Maria
...
»
Un
violento
singhiozzo
gli
ruppe
le
parole
,
ma
subito
l
'
uomo
,
con
forte
volere
,
si
vinse
,
continuò
:
«
Non
sai
cosa
dice
la
nostra
Maria
in
questo
momento
?
Dice
:
mamma
mia
,
papà
mio
,
adesso
siete
soli
,
ciascuno
di
voi
non
ha
che
l
'
altro
,
siate
uniti
più
che
mai
,
donatemi
a
Dio
perché
mi
ridoni
a
voi
,
perché
io
sia
il
vostro
angelo
e
vi
conduca
un
giorno
a
Lui
e
stiamo
insieme
per
sempre
.
La
senti
,
Luisa
,
che
dice
così
?
»
.
Ella
fremeva
nelle
sue
braccia
,
scossa
da
sussulti
violenti
,
col
viso
basso
,
resistendo
a
Franco
che
glielo
voleva
alzare
.
Finalmente
gli
prese
in
silenzio
una
mano
e
gliela
baciò
.
Egli
pure
,
allora
,
la
baciò
sui
capelli
.
Poi
gli
sussurrò
:
«
Rispondimi
»
.
«
Tu
sei
buono
»
,
rispose
Luisa
con
voce
accorata
e
debole
,
«
tu
hai
pietà
di
me
ma
non
pensi
quello
che
tu
dici
.
Tu
devi
pensare
che
la
causa
della
sua
morte
sono
io
,
che
se
avessi
seguito
i
tuoi
sentimenti
,
le
tue
idee
,
non
sarei
uscita
di
casa
,
e
se
non
uscivo
di
casa
non
succedeva
niente
,
Maria
sarebbe
viva
.
»
«
Lascia
star
questo
,
lascia
star
questo
.
Tu
potevi
credere
che
Maria
fosse
in
camera
o
con
la
Veronica
,
tu
potevi
rimanere
in
sala
con
gli
sposi
e
la
disgrazia
sarebbe
successa
ugualmente
.
Non
pensar
più
a
questo
,
Luisa
.
Ascolta
invece
quello
che
ti
dice
Maria
.
»
«
Povero
Franco
!
Poveretto
,
poveretto
!
»
,
disse
Luisa
,
con
un
'
amarezza
di
sottintesi
paurosi
,
da
far
gelare
il
sangue
.
Franco
tacque
,
tremando
,
non
valendo
a
immaginare
cosa
ella
pensasse
,
eppure
temendo
udirlo
.
Si
sciolsero
lentamente
dalla
loro
stretta
,
Luisa
per
la
prima
.
Ella
riprese
però
la
mano
di
suo
marito
,
volle
accostarsela
da
capo
alle
labbra
.
Franco
trasse
teneramente
a
sé
quella
di
lei
,
tentò
un
'
ultima
parola
:
«
Perché
non
mi
vuoi
rispondere
?
»
«
Ti
farei
troppo
male
»
,
diss
'
ella
,
sottovoce
.
Egli
ebbe
il
senso
di
una
irreparabile
rovina
nell
'
anima
di
lei
e
tacque
.
Non
ritirò
la
mano
ma
si
sentì
mancare
ogni
forza
,
invader
da
uno
scuro
,
da
un
gelo
,
come
se
Maria
,
chiamata
inutilmente
,
fosse
morta
una
seconda
volta
.
L
'
angoscia
,
la
stanchezza
,
l
'
afa
,
i
misti
odori
della
camera
poterono
tanto
sopra
di
esso
che
dovette
uscire
per
non
venir
meno
.
Andò
in
loggia
.
Le
finestre
erano
aperte
;
l
'
aria
pura
,
fresca
,
lo
rianimò
.
Pianse
,
al
buio
,
la
sua
figliuola
,
senza
ritegno
,
senza
nemmeno
quel
ritegno
che
vien
dalla
luce
.
S
'
inginocchiò
ad
una
finestra
,
s
'
incrociò
le
braccia
sul
petto
,
pianse
,
col
viso
al
cielo
,
lagrime
e
parole
a
flutti
,
parole
incomposte
di
strazio
e
di
fede
ardente
,
chiamando
Dio
in
aiuto
,
Dio
,
Dio
che
lo
aveva
colpito
.
E
glielo
disse
,
a
Dio
,
con
la
piena
delle
lagrime
,
che
gli
permettesse
di
piangere
ma
che
sapeva
bene
perché
la
bambina
era
morta
.
Non
aveva
egli
tanto
pregato
che
il
Signore
la
salvasse
dal
pericolo
di
perdere
la
fede
stando
con
sua
madre
?
Ah
quella
sera
,
quella
ultima
sera
che
Maria
gli
aveva
detto
«
papà
mio
,
un
bacio
»
e
tante
altre
tenerezze
e
non
voleva
lasciar
la
sua
mano
,
come
come
aveva
pregato
!
Era
un
terrore
,
una
gioia
,
uno
spasimo
di
ricordarlo
.
«
Signore
,
Signore
»
,
diss
'
egli
verso
il
cielo
,
«
Tu
tacevi
e
mi
ascoltavi
,
Tu
mi
hai
esaudito
secondo
le
tue
vie
misteriose
,
Tu
hai
preso
il
mio
tesoro
con
Te
,
ella
è
sicura
,
ella
gode
,
ella
mi
aspetta
,
Tu
ne
congiungerai
!
»
Non
fu
amaro
il
dirotto
pianto
in
cui
le
parole
morirono
.
Ma
dopo
,
pensando
ancora
quest
'
ultima
sera
,
gli
fu
amarissimo
di
esser
partito
senza
dirlo
a
Maria
,
di
averla
ingannata
.
«
Maria
,
Maria
mia
»
,
supplicò
piangendo
,
«
perdonami
!
»
Dio
,
come
gli
pareva
impossibile
che
tutto
questo
fosse
vero
,
come
gli
pareva
di
andar
nell
'
alcova
,
di
doverla
trovar
là
,
dormente
nel
suo
lettino
,
con
la
testa
piegata
sulle
spalle
e
le
manine
aperte
abbandonate
sulle
lenzuola
,
con
le
palme
in
su
!
E
invece
vi
era
,
sì
,
ma
!
...
Oh
che
cosa
!
non
poteva
,
non
poteva
essere
fine
al
pianto
.
Venne
la
Leu
col
lume
e
gli
portò
il
caffè
.
L
'
aveva
mandata
la
signora
.
Egli
ebbe
un
movimento
di
tenera
gratitudine
per
sua
moglie
.
Dio
,
povera
Luisa
,
che
infelicità
nera
la
sua
!
E
quali
spaventose
apparenze
di
castigo
per
lei
nel
colpo
che
le
piombava
sopra
in
quel
momento
,
proprio
in
quel
momento
!
Lo
aveva
ben
compreso
,
lei
,
ch
'
egli
doveva
pensar
così
e
lo
pensava
davvero
e
aveva
negato
per
pietà
,
sì
,
per
pietà
com
'
ella
aveva
inteso
pure
.
E
queste
spaventose
apparenze
di
castigo
non
frutterebbero
dunque
niente
?
Ella
si
separava
da
Dio
più
che
mai
,
chi
sa
fino
a
qual
punto
.
Povera
,
povera
Luisa
!
Non
era
da
pregar
per
Maria
,
Maria
non
ne
aveva
bisogno
,
era
da
pregar
per
Luisa
,
da
pregar
dì
e
notte
,
da
sperar
nelle
preghiere
dell
'
animetta
cara
,
nascosta
in
Dio
.
Egli
parlò
con
la
Leu
,
abbastanza
calmo
,
si
fece
raccontar
da
lei
tutto
che
aveva
veduto
,
tutto
che
aveva
udito
della
cosa
terribile
.
«
La
voreva
propi
el
Signor
la
Soa
tosetta
»
,
disse
la
Leu
per
ultimo
.
«
Bisoeugnava
vedèlla
in
gièsa
,
cont
i
so
manitt
in
crôs
cont
el
so
bel
faccin
seri
.
La
somejava
on
angiol
tal
e
qual
!
Propi
.
»
Poi
domandò
a
Franco
se
desiderasse
tener
il
lume
.
No
,
preferiva
star
allo
scuro
.
E
il
funerale
,
a
che
ora
si
farebbe
?
La
Leu
credeva
che
si
farebbe
alle
otto
.
La
Leu
,
quando
cominciava
a
discorrere
,
non
smetteva
facilmente
e
forse
aveva
anche
paura
di
starsene
soletta
in
cucina
:
«
El
so
papà
!
»
,
diss
'
ella
ancora
prima
di
andarsene
.
«
El
so
car
papà
!
L
'
è
forsi
minga
vott
dì
che
son
vegnüda
chì
a
portagh
di
castegn
a
la
sciora
e
sta
cara
tosetta
,
che
la
parlava
inscì
polito
,
propi
come
on
avocàt
,
la
fa
:
"
Sai
,
Leu
,
presto
il
mio
papà
viene
a
Lugano
e
io
vado
a
trovarlo
"
.
Ciào
,
l
'
è
ona
gran
roba
!
»
Lagrime
e
lagrime
.
Ah
Iddio
aveva
preso
la
bambina
per
toglierla
agli
errori
del
mondo
,
Iddio
aveva
punito
Luisa
degli
errori
suoi
ma
non
era
disegnato
l
'
orribile
castigo
anche
per
lui
?
Non
aveva
egli
colpe
?
Oh
sì
,
quante
,
quante
!
Ebbe
la
chiara
visione
di
tutta
la
propria
vita
miseramente
vuota
di
opere
,
piena
di
vanità
,
mal
rispondente
alle
credenze
che
professava
,
tale
da
renderlo
responsabile
dell
'
irreligiosità
di
Luisa
.
Il
mondo
lo
giudicava
buono
per
le
qualità
di
cui
non
aveva
merito
alcuno
,
essendo
nato
con
esse
;
tanto
più
severo
sentiva
sopra
di
sé
il
giudizio
di
Dio
che
molto
gli
aveva
dato
e
frutto
non
ne
aveva
colto
.
S
'
inginocchiò
da
capo
,
si
umiliò
sotto
il
castigo
,
nella
desolata
contrizione
del
cuore
,
nell
'
ardor
di
espiare
,
di
purificarsi
,
di
farsi
degno
che
Iddio
lo
ricongiungesse
con
Maria
.
Pregò
e
pianse
a
lungo
a
lungo
,
poi
uscì
sulla
terrazza
.
Il
cielo
imbiancava
sopra
la
Galbiga
e
le
montagne
del
lago
di
Como
;
veniva
giorno
.
Dal
nero
Boglia
imminente
soffiavano
le
tramontane
fredde
.
Da
vicino
e
da
lontano
,
a
riva
di
lago
e
nell
'
alto
grembo
della
valle
,
si
levaron
suoni
di
campane
.
L
'
idea
che
Maria
e
la
nonna
Teresa
erano
insieme
,
felici
,
salì
al
cuore
di
Franco
spontanea
,
chiara
e
soave
.
Gli
parve
che
il
Signore
gli
dicesse
:
ti
addoloro
ma
ti
amo
,
aspetta
,
confida
,
saprai
.
Le
campane
suonavano
da
vicino
e
da
lontano
,
a
riva
di
lago
e
nell
'
alto
grembo
della
valle
,
il
cielo
diventava
più
e
più
bianco
sopra
la
Galbiga
,
verso
il
lago
di
Como
,
lungo
l
'
erto
profilo
nero
del
Picco
di
Cressogno
;
e
le
distese
dell
'
acqua
piana
prendevano
laggiù
in
levante
,
fra
le
grandi
ombre
dei
monti
,
un
chiaror
di
perla
.
Le
frondi
della
passiflora
,
tocche
dalle
tramontane
,
ondulavano
silenziosamente
sopra
il
capo
di
Franco
,
agitate
dall
'
aspettazione
della
luce
,
della
gloria
immensa
che
scendeva
in
oriente
colorando
di
sé
nuvoli
e
sereno
,
salutata
dalle
campane
.
Vivere
,
vivere
,
operare
,
soffrire
,
adorare
,
ascendere
!
La
luce
voleva
questo
.
Portarsi
via
i
vivi
tra
le
braccia
,
portarsi
via
i
morti
nel
cuore
,
ritornare
a
Torino
,
servir
l
'
Italia
,
morir
per
lei
!
Il
nuovo
giorno
voleva
questo
.
Italia
,
Italia
,
madre
cara
!
Franco
giunse
le
mani
in
uno
slancio
di
desiderio
.
Anche
Luisa
udì
le
campane
.
Non
avrebbe
voluto
udirle
,
non
avrebbe
voluto
che
venisse
giorno
mai
più
,
che
venisse
l
'
ora
di
ceder
Maria
alla
terra
.
Inginocchiata
presso
il
corpicino
della
sua
creatura
le
promise
che
ogni
giorno
,
finché
avesse
vita
,
sarebbe
venuta
a
parlarle
,
a
portarle
fiori
,
a
tenerle
compagnia
,
mattina
e
sera
.
Poi
sedette
,
affondò
nei
pensieri
cupi
che
non
aveva
voluto
dire
al
marito
,
cresciuti
e
maturati
in
lei
nel
corso
di
ventiquattr
'
ore
come
una
maligna
infezione
assorbita
da
lungo
tempo
,
rimasta
inerte
per
lungo
tempo
,
colta
,
un
dato
momento
,
dalla
corrente
del
sangue
,
divampata
con
fulminea
violenza
.
Tutte
le
sue
idee
religiose
,
la
sua
fede
nell
'
esistenza
di
Dio
,
il
suo
scetticismo
circa
la
immortalità
dell
'
anima
tendevano
a
capovolgersi
.
Ella
era
convinta
di
non
essere
affatto
in
colpa
della
morte
di
Maria
.
Se
realmente
esisteva
una
Intelligenza
,
una
Volontà
,
una
Forza
padrona
degli
uomini
e
delle
cose
,
la
mostruosa
colpa
era
sua
.
Questa
Intelligenza
aveva
freddamente
disegnato
la
visita
della
Pasotti
e
il
suo
dono
,
aveva
allontanato
da
Maria
le
persone
che
potevano
custodirla
in
assenza
della
madre
,
l
'
aveva
tratta
senza
difesa
nelle
sue
insidie
feroci
,
e
uccisa
.
Questa
Forza
aveva
fermato
lei
,
la
madre
,
proprio
nel
momento
in
cui
stava
per
compiere
un
atto
di
giustizia
.
Stupida
lei
che
aveva
prima
creduto
nella
Giustizia
Divina
!
Non
v
'
era
Giustizia
Divina
,
vi
era
invece
l
'
altare
alleato
del
Trono
,
il
Dio
austriaco
,
socio
di
tutte
le
ingiustizie
,
di
tutte
le
prepotenze
,
autore
del
dolore
e
del
male
,
uccisore
degl
'
innocenti
e
protettore
degl
'
iniqui
.
Ah
s
'
egli
esisteva
,
meglio
che
Maria
fosse
tutta
lì
,
in
quel
corpo
,
meglio
che
nessuna
parte
di
lei
cadesse
,
sopravvissuta
,
nelle
mani
della
sua
Onnipotenza
malvagia
!
Ma
era
possibile
dubitare
che
quest
'
orribile
Iddio
esistesse
.
E
se
non
esistesse
si
potrebbe
desiderare
che
una
parte
dell
'
essere
umano
continuasse
a
vivere
,
non
miracolosamente
,
ma
naturalmente
,
oltre
la
tomba
.
Ciò
era
forse
più
facile
a
concepire
,
che
la
esistenza
di
un
tiranno
invisibile
,
di
un
Creatore
feroce
contro
le
proprie
creature
.
Meglio
la
signoria
della
Natura
senza
Dio
,
meglio
un
padrone
cieco
ma
non
nemico
,
non
deliberatamente
cattivo
.
Certo
non
bisognava
pensare
più
in
alcun
modo
né
in
questa
vita
né
in
una
vita
futura
,
se
vi
fosse
,
al
fantasma
vano
,
Giustizia
.
La
fioca
luce
dell
'
alba
si
mesceva
a
'
suoi
pensieri
come
a
quelli
di
Franco
,
solenne
e
consolante
per
lui
,
odiosa
per
lei
.
Egli
,
cristiano
,
pensava
una
insurrezione
di
collera
e
d
'
armi
contro
fratelli
in
Cristo
per
l
'
amore
di
un
punto
sopra
un
minimo
astro
dei
cieli
;
ella
pensava
una
ribellione
immensa
,
una
liberazione
dell
'
Universo
.
Il
pensiero
di
lei
poteva
parere
più
grande
,
l
'
intelletto
di
lei
poteva
parere
più
forte
;
ma
Colui
che
meglio
è
conosciuto
dalle
generazioni
umane
quanto
più
ascendono
nella
civiltà
e
nella
scienza
;
Colui
che
consente
venire
onorato
da
ciascuna
generazione
secondo
il
poter
suo
e
che
gradatamente
trasforma
ed
alza
gl
'
ideali
dei
popoli
,
servendosi
per
il
governo
della
terra
,
nel
tempo
opportuno
,
anche
degl
'
ideali
inferiori
e
perituri
;
Colui
ch
'
essendo
la
Pace
e
la
Vita
sofferse
venir
chiamato
il
Dio
degli
eserciti
,
aveva
impresso
il
segno
del
Suo
giudizio
sul
viso
della
donna
e
sul
viso
dell
'
uomo
.
Mentre
l
'
alba
si
accendeva
in
aurora
,
la
fronte
di
Franco
venivasi
irradiando
di
una
luce
interiore
,
gli
occhi
suoi
ardevano
,
fra
le
lagrime
,
di
vigor
vitale
:
la
fronte
di
Luisa
sempre
più
si
oscurava
,
le
tenebre
salivano
in
fondo
a
'
suoi
occhi
spenti
.
Al
levar
del
sole
una
barca
comparve
alla
punta
della
Caravina
.
Era
l
'
avvocato
V
.
che
veniva
da
Varenna
alla
chiamata
di
Luisa
.
12
.
Fantasmi
La
sera
di
quello
stesso
giorno
una
conversazione
fiorita
si
raccolse
nella
sala
rossa
della
marchesa
.
Pasotti
vi
portò
seco
a
forza
la
sua
disgraziata
moglie
e
quasi
a
forza
il
signor
Giacomo
Puttini
riluttante
invano
ai
capricci
dispotici
del
Controllore
gentilissimo
.
Vennero
pure
il
curato
di
Puria
e
il
Paolin
,
curiosi
di
veder
l
'
effetto
della
tragedia
di
Oria
sulla
vecchia
faccia
di
marmo
.
Il
Paolin
trascinò
seco
il
buon
Paolon
,
mollemente
riluttante
anche
lui
come
un
pecorone
.
Venne
il
curato
di
Cima
,
devoto
alla
marchesa
,
venne
il
prefetto
della
Caravina
,
tutto
,
in
cuor
suo
,
per
Franco
e
Luisa
,
obbligato
,
come
parroco
di
Cressogno
,
a
certi
riguardi
verso
la
loro
nemica
.
Costei
accolse
tutti
col
solito
viso
impassibile
,
col
solito
flemmatico
saluto
.
Si
fece
sedere
accanto
,
sul
canapè
,
la
signora
Barborin
alla
quale
il
padrone
aveva
proibito
il
menomo
accenno
ai
casi
di
Oria
,
si
lasciò
ossequiare
dagli
altri
,
fece
le
solite
domande
al
Paolin
e
al
Paolon
circa
le
rispettive
loro
dame
e
soddisfatta
d
'
aver
appreso
che
la
Paolina
e
la
Paolona
stavano
bene
,
incrociò
le
mani
sul
ventre
e
tacque
dignitosamente
in
faccia
al
semicerchio
de
'
suoi
cortigiani
.
Pasotti
,
non
vedendo
Friend
,
s
'
informò
subito
di
lui
con
ossequiosa
premura
:
«
E
'
l
Friend
?
Poer
Friend
!
»
benché
se
lo
avesse
avuto
nelle
granfie
,
solus
cum
solo
,
quel
brutto
diavolaccio
ringhioso
che
sciupava
i
calzoni
a
lui
e
le
sottane
a
sua
moglie
,
lo
avrebbe
strozzato
con
gioia
.
Friend
era
infermo
da
due
giorni
.
Tutta
la
brigata
si
commosse
e
lamentò
il
caso
con
la
segreta
speranza
che
il
maledetto
mostro
fosse
per
crepare
.
La
Pasotti
vedendo
tante
bocche
parlare
,
tante
facce
diventar
contrite
,
e
non
udendo
una
parola
,
suppose
che
si
discorresse
di
Oria
,
si
rivolse
al
Paolon
suo
vicino
,
lo
interrogò
con
gli
occhi
,
spalancando
la
bocca
,
indicando
col
dito
la
direzione
di
Oria
.
Il
Paolon
le
fece
segno
di
no
.
«
Parlen
del
cagnoeu
»
,
diss
'
egli
.
La
sorda
non
intese
,
fece
«
ah
!
»
e
prese
,
a
caso
,
un
'
aria
compunta
.
Friend
mangiava
troppo
e
troppo
bene
,
soffriva
d
'
una
malattia
schifosa
.
Il
Paolin
e
il
curato
di
Puria
diedero
premurosi
consigli
.
Il
prefetto
della
Caravina
aveva
espresso
altrove
la
temperata
opinione
che
fosse
da
buttarlo
nel
lago
con
la
sua
padrona
al
collo
.
Mentre
si
parlava
con
tanto
interesse
della
bestia
di
casa
,
egli
pensava
a
Luisa
stravolta
,
livida
,
come
l
'
aveva
vista
la
mattina
,
quando
s
'
era
opposta
come
una
forsennata
,
prima
alla
chiusura
della
bara
,
poi
al
trasporto
,
e
quando
nel
cimitero
aveva
gettato
lei
con
le
sue
proprie
mani
la
terra
sulla
sua
bambina
,
dicendole
d
'
aspettarla
e
che
sarebbe
presto
discesa
a
giacer
con
lei
e
che
quello
doveva
essere
il
loro
paradiso
.
Se
si
parlava
con
interesse
del
rognoso
Friend
,
i
fantasmi
della
bambina
morta
e
della
madre
disperata
erano
però
nella
sala
.
Quando
nessuno
seppe
più
che
dire
del
cane
e
vi
ebbe
un
momento
di
silenzio
,
i
due
fantasmi
squallidi
furono
uditi
da
tutti
domandar
che
si
parlasse
di
loro
;
e
ciascuno
li
vide
negli
occhi
della
persona
che
li
amava
,
la
sorda
Pasotti
.
Suo
marito
cercò
subito
una
diversione
,
propose
al
signor
Giacomo
un
problema
di
tarocchi
.
Uno
scartante
che
ha
tre
cartine
,
tutte
figure
,
una
dama
e
due
cavalli
,
e
ha
pure
il
matto
,
cosa
deve
fare
?
Scartare
la
dama
e
un
cavallo
o
i
due
cavalli
?
Il
signor
Giacomo
si
mise
a
soffiare
a
tutto
vapore
,
gonfiando
le
gote
rosse
e
il
cravattone
bianco
:
«
Apff
!
No
.
Controllore
gentilissimo
,
no
,
La
me
dispensa
.
Da
le
dame
no
digo
ma
dai
cavai
mi
son
stà
sempre
lontan
.
Apff
!
»
.
Gli
altri
tarocchisti
raccolsero
in
fretta
il
problema
,
i
fantasmi
non
furono
più
uditi
e
ciascuno
respirò
.
Erano
le
nove
.
Alle
nove
,
di
solito
,
il
cameriere
entrava
con
due
candele
accese
e
apparecchiava
il
tavolino
del
tarocco
in
un
angolo
della
sala
,
fra
il
gran
camino
e
il
balcone
di
ponente
.
Allora
la
marchesa
si
alzava
e
diceva
con
la
sua
flemma
sonnolenta
:
«
Se
creden
»
.
I
due
o
tre
presenti
rispondevano
«
sem
chì
»
e
incominciava
l
'
entro
in
tre
o
la
partita
in
quattro
.
Il
vecchio
cameriere
,
affezionatissimo
a
don
Franco
,
esitò
,
quella
sera
,
a
portare
i
lumi
.
Non
gli
pareva
possibile
che
la
padrona
e
i
signori
avessero
il
coraggio
di
giuocare
.
Alle
nove
e
cinque
minuti
,
non
vedendolo
entrare
,
ciascuno
commentò
il
ritardo
fra
sé
.
Il
Paolin
,
prima
di
entrar
in
casa
,
aveva
sostenuto
contro
il
prefetto
che
non
si
sarebbe
giuocato
.
Egli
guardò
trionfante
il
suo
avversario
e
lo
guardò
pure
il
Paolon
compiacendosi
,
per
una
solidarietà
di
Paoli
,
che
avesse
ragione
il
Paolin
.
Pasotti
,
che
si
era
tenuto
sicuro
di
giuocare
,
cominciò
a
dar
segni
d
'
inquietudine
.
Alle
nove
e
sette
minuti
,
la
marchesa
pregò
il
prefetto
di
suonare
il
campanello
.
Quegli
restituì
al
Paolin
l
'
occhiata
trionfante
e
vi
aggiunse
tutto
il
muto
disprezzo
per
la
vecchia
,
che
poté
.
«
Apparecchiate
»
,
diss
'
ella
al
cameriere
.
Questi
entrò
poco
dopo
con
le
due
candele
.
Anche
in
fondo
agli
occhi
suoi
crucciosi
si
vedeva
il
fantasma
della
bambina
morta
.
Mentr
'
egli
disponeva
sul
tavolino
le
candele
,
le
carte
da
giuoco
e
i
gettoni
d
'
avorio
,
si
fece
nella
sala
quel
silenzio
di
aspettazione
che
soleva
precedere
l
'
alzarsi
della
marchesa
.
Ma
la
marchesa
non
diede
segno
di
volersi
alzare
.
Si
voltò
a
Pasotti
e
gli
disse
:
«
Controllore
,
se
desideran
giuocare
Loro
...
»
«
Marchesa
»
,
rispose
Pasotti
,
pronto
,
«
la
presenza
di
mia
moglie
non
deve
impedirle
di
fare
la
Sua
partita
.
Barbara
giuoca
male
ma
si
diverte
moltissimo
a
guardare
.
»
«
Stasera
non
giuoco
»
,
rispose
la
marchesa
.
La
voce
era
molle
ma
il
no
era
duro
.
Il
buon
Paolon
,
che
taceva
sempre
e
non
sapeva
giuocare
a
tarocchi
,
credette
aver
finalmente
trovato
una
parola
ossequiosa
e
savia
da
metter
fuori
.
«
Già
!
»
,
diss
'
egli
.
Pasotti
lo
guardò
in
cagnesco
,
pensò
:
«
cosa
c
'
entra
lui
?
»
,
ma
non
osò
parlare
.
La
marchesa
non
parve
accorgersi
della
scoperta
del
Paolon
e
soggiunse
:
«
Posson
giuocare
Loro
»
.
«
Mai
più
!
»
,
esclamò
il
prefetto
.
«
Neanche
per
sogno
!
»
Pasotti
levò
di
tasca
la
tabacchiera
.
«
Il
signor
prefetto
»
,
diss
'
egli
facendo
spiccare
le
sillabe
e
alzando
un
poco
la
mano
aperta
con
una
presa
tra
il
pollice
e
l
'
indice
,
«
parla
per
sé
.
Per
parte
mia
,
se
la
signora
marchesa
lo
desidera
,
son
pronto
a
soddisfare
il
suo
desiderio
.
»
La
marchesa
tacque
e
il
focoso
prefetto
,
incoraggiato
da
quel
silenzio
,
borbottò
a
mezza
voce
:
«
È
un
lutto
di
famiglia
,
infine
»
.
Da
quando
Franco
era
uscito
di
casa
il
suo
nome
non
era
mai
stato
pronunciato
nelle
conversazioni
serali
della
sala
rossa
,
la
marchesa
non
aveva
mai
fatto
allusione
a
lui
né
a
sua
moglie
.
Ella
ruppe
adesso
il
silenzio
di
quattro
anni
.
«
Mi
rincresce
per
la
creatura
»
,
diss
'
ella
,
«
ma
per
suo
padre
e
sua
madre
è
un
castigo
di
Dio
.
»
Tutti
tacquero
.
Dopo
alcuni
minuti
,
Pasotti
disse
a
voce
bassa
,
in
tono
solenne
:
«
Fulmineo
»
.
E
il
curato
di
Cima
soggiunse
più
forte
:
«
Evidente
»
.
Il
Paolin
ebbe
paura
di
tacere
e
di
parlare
,
fece
«
ma
!
»
e
allora
il
Paolon
osservò
:
«
Proprio
!
»
.
Il
signor
Giacomo
soffiò
.
«
Un
castigo
di
Dio
!
»
,
ripeté
con
enfasi
il
curato
di
Cima
.
«
E
anche
,
date
le
circostanze
,
un
segno
della
Sua
protezione
sopra
qualche
altra
persona
.
»
Tutti
,
meno
il
prefetto
che
si
rodeva
,
guardarono
la
marchesa
come
se
la
Mano
protettrice
dell
'
Onnipotente
fosse
sospesa
sopra
la
sua
parrucca
.
Invece
quella
Mano
Divina
stava
sopra
il
cappellone
della
Pasotti
e
le
teneva
ben
chiusi
gli
orecchi
onde
non
avessero
a
penetrarvi
contaminatrici
parole
d
'
iniquità
.
«
Curato
»
,
disse
Pasotti
,
«
poiché
la
signora
marchesa
lo
propone
,
facciamo
una
partitina
?
Lei
,
il
Paolin
,
il
signor
Giacomo
e
io
.
»
I
quattro
che
sedettero
al
tavolino
da
giuoco
si
lasciarono
subito
dolcemente
andare
,
nel
loro
angolo
,
alle
comode
mollezze
della
conversazione
sbottonata
,
alle
vecchie
barzellette
ambrosiane
attaccate
ai
tarocchi
come
l
'
unto
.
«
Hin
nanca
arrivaa
a
Barlassina
!
»
,
esclamò
Pasotti
dopo
la
prima
giuocata
,
ridendo
forte
per
far
suonare
la
sua
vittoria
e
la
sua
allegria
.
Quelli
là
si
erano
liberati
dai
fantasmi
;
gli
altri
no
.
La
sorda
,
impettita
e
immobile
sul
canapè
,
aveva
sofferto
angosce
mortali
aspettando
un
gesto
del
marito
che
le
imponesse
di
giuocare
.
Oh
Signore
,
dovrebbe
toccarle
anche
questa
condanna
?
Per
grazia
del
cielo
il
gesto
non
venne
fatto
e
la
sua
prima
impressione
nel
veder
i
quattro
prender
posto
al
tavolino
fu
di
sollievo
.
Ma
poi
le
riprese
subito
un
disgusto
amaro
.
Che
insulto
,
quel
giuoco
,
alla
sua
Luisa
,
che
disprezzo
per
la
povera
cara
Ombrettina
morta
!
Nessuno
le
parlava
,
nessuno
faceva
attenzione
a
lei
:
ella
si
mise
a
recitare
mentalmente
una
fila
di
Pater
,
Ave
e
Gloria
,
per
la
cattiva
creatura
seduta
all
'
altro
angolo
del
canapè
,
tanto
vecchia
,
tanto
vicina
a
comparire
davanti
a
Dio
.
Le
dedicò
la
preghiera
per
la
conversione
dei
peccatori
che
soleva
dire
mattina
e
sera
per
suo
marito
da
quando
aveva
scoperto
certe
sue
familiarità
con
una
bassa
persona
di
casa
.
Il
prefetto
,
a
udir
gli
schiamazzi
di
Pasotti
,
si
alzò
e
prese
congedo
.
«
Aspetti
»
,
gli
disse
la
marchesa
,
«
di
prender
un
bicchier
di
vino
.
»
Alle
nove
e
mezzo
soleva
capitare
una
bottiglia
preziosa
di
San
Colombano
vecchio
.
«
Stasera
non
bevo
»
,
rispose
il
prefetto
,
eroicamente
.
«
Son
troppo
sottosopra
da
questa
mattina
in
poi
.
Il
Puria
sa
perché
.
»
«
Ma
!
»
,
fece
il
Puria
,
sottovoce
.
«
È
stata
una
gran
tragedia
,
già
.
»
Silenzio
.
Il
prefetto
s
'
inchinò
alla
marchesa
,
salutò
la
Pasotti
con
l
'
espressione
del
«
c
'
intendiamo
»
e
partì
.
Il
curato
di
Puria
,
corpo
grosso
e
cervello
fino
,
studiava
la
marchesa
senza
parere
.
Era
ella
tocca
o
no
dai
fatti
di
Oria
?
L
'
essersi
astenuta
dal
giuoco
gli
pareva
un
indizio
dubbio
.
Poteva
averlo
fatto
per
rispetto
al
proprio
sangue
in
astratto
.
Osservandola
bene
il
curato
notò
che
le
sue
mani
tremavano
:
cosa
nuova
.
Ella
dimenticò
di
domandare
a
Pasotti
se
il
vino
fosse
buono
:
cosa
nuova
.
La
maschera
cerea
del
viso
aveva
di
tratto
in
tratto
qualche
contrazione
:
cosa
nuovissima
.
«
È
tocca
»
,
pensò
il
curato
.
Siccome
ella
taceva
,
la
Pasotti
taceva
,
il
Paolon
taceva
,
tutto
il
gruppo
pareva
petrificato
,
cercò
lui
di
rompere
il
ghiaccio
,
non
trovò
di
meglio
che
voltar
quelle
teste
verso
il
tavolino
del
giuoco
e
commentare
le
apostrofi
di
Pasotti
,
le
proteste
del
Paolin
,
i
«
no
digo
»
e
gli
«
apff
»
del
signor
Giacomo
.
La
marchesa
si
scosse
un
poco
,
si
compiacque
di
osservare
che
i
giuocatori
si
divertivano
.
La
Pasotti
non
udì
né
disse
mai
parola
e
gli
altri
tre
finirono
con
parlar
di
lei
.
La
marchesa
si
dolse
che
fosse
tanto
sorda
,
che
non
si
potesse
farle
un
po
'
di
conversazione
.
Gli
altri
due
dissero
di
lei
tutto
il
gran
bene
che
meritava
e
che
dice
ancora
chi
la
ricorda
.
Ella
stava
lì
malinconica
e
muta
,
non
sospettando
affatto
d
'
esser
il
soggetto
dei
loro
discorsi
.
Il
Signore
proteggeva
la
sua
profonda
,
ingenua
umiltà
,
non
le
lasciava
penetrar
negli
orecchi
le
lodi
della
gente
ma
solo
le
strapazzate
del
consorte
.
I
suoi
grandi
,
compunti
occhi
neri
si
ravvivarono
quando
il
signor
Giacomo
pronunciò
un
gran
soffio
finale
,
e
i
colleghi
,
lasciate
le
carte
,
si
abbandonarono
sulle
spalliere
delle
rispettive
seggiole
a
riposare
alquanto
,
a
ruminar
il
piacere
del
giuoco
.
Finalmente
il
suo
signore
si
avvicinò
al
canapè
,
le
fece
segno
di
alzarsi
.
Per
la
prima
volta
in
vita
sua
,
forse
,
ella
fu
contenta
di
salire
in
barca
,
con
grande
meraviglia
del
Puria
il
quale
dichiarò
che
sul
lago
,
di
notte
,
era
un
«
fifone
»
.
È
vero
che
a
cento
passi
da
Cressogno
l
'
orrore
del
lago
e
delle
tenebre
la
riprese
.
Pensò
allora
con
invidia
al
curato
del
quale
udiva
la
voce
sopra
il
Tentiòn
,
fra
gli
ulivi
.
«
Addio
,
fifone
!
»
,
gridò
Pasotti
.
Il
«
fifone
»
non
udì
.
Egli
e
il
Paolin
discorrevano
sottovoce
ma
con
gran
calore
,
commentando
le
parole
della
marchesa
,
del
prefetto
,
di
Pasotti
,
cercando
di
frugar
nel
cuore
della
vecchia
,
disputando
se
vi
fossero
pietà
e
rimorsi
.
Il
curato
era
per
il
sì
,
il
Paolin
per
il
no
.
Il
Paolon
precedeva
con
la
lanterna
mettendo
continui
,
inintelligibili
grugniti
.
Il
Paolin
andò
poi
mordendo
tutto
che
fosse
da
mordere
,
la
durezza
della
marchesa
,
la
malignità
di
Pasotti
,
la
dabbenaggine
di
sua
moglie
,
la
cortigianeria
del
Cima
,
la
temerità
del
prefetto
,
le
pazzie
di
Luisa
e
di
Franco
,
la
debolezza
dell
'
ingegnere
Ribera
,
tante
altre
colpe
di
vivi
e
di
morti
.
Durezze
,
debolezze
,
malignità
,
ostinazioni
,
cortigianerie
:
dappertutto
,
secondo
lui
,
c
'
era
in
fondo
quell
'
egoismo
porco
.
«
Che
gran
mond
mincion
!
»
,
fu
il
suo
riassunto
finale
.
«
Ch
'
el
senta
car
el
me
curat
,
quand
gh
'
è
quel
poo
de
ris
e
verz
con
quel
poo
de
formagg
per
sora
,
lassèm
pür
andà
tüsscoss
al
diavol
che
l
'
è
mej
.
»
Dopo
una
sentenza
tanto
logica
nulla
restava
più
a
dire
né
a
grugnire
e
la
piccola
comitiva
giunta
in
capo
alla
salita
procedette
silenziosa
per
le
umide
ombre
del
Campò
,
nell
'
odor
fresco
dei
castagni
e
dei
noci
,
senz
'
accorgersi
di
uno
spettro
che
passava
in
aria
,
vôlto
a
Cressogno
.
Partiti
i
suoi
ospiti
,
la
marchesa
suonò
il
campanello
per
il
rosario
che
non
s
'
era
potuto
dire
alla
solita
ora
.
Il
rosario
di
casa
Maironi
era
una
cosa
viva
che
aveva
le
sue
radici
nei
peccati
antichi
della
marchesa
e
veniva
sempre
più
sviluppandosi
,
mettendo
nuovi
Ave
e
nuovi
Gloria
a
misura
che
la
vecchia
dama
avanzava
negli
anni
e
si
scorgeva
più
netto
e
più
visibile
a
fronte
un
teschio
schifoso
,
il
proprio
.
Perciò
il
suo
rosario
era
lungo
assai
.
I
peccati
dolci
della
protratta
gioventù
non
le
pesavano
troppo
sulla
coscienza
;
ma
qualche
grossa
furfanteria
d
'
altro
genere
,
misurabile
in
lire
,
soldi
e
denari
,
mal
confessata
e
quindi
mal
perdonabile
,
le
dava
una
molestia
sempre
compressa
a
furia
di
rosari
e
sempre
rinascente
.
Mentre
chiedeva
al
Creditore
Grande
la
remissione
de
'
suoi
debiti
le
pareva
ch
'
Egli
avesse
facoltà
d
'
accordarla
intera
;
invece
dopo
le
si
levavano
da
capo
in
mente
le
facce
crucciose
dei
creditori
piccoli
,
ritornava
con
esse
il
dubbio
del
perdono
,
e
la
sua
avarizia
,
la
sua
superbia
avevano
a
lottare
con
il
terrore
di
un
carcere
perpetuo
per
debiti
,
oltre
la
tomba
.
Recitare
le
preghiere
per
la
conversione
dei
peccatori
e
quelle
per
la
guarigione
degl
'
infermi
,
prima
di
venire
ai
Deprofundis
,
annunciò
tre
Avemarie
nuove
secondo
la
sua
intenzione
.
La
guattera
,
una
semplice
pia
contadina
di
Cressogno
,
suppose
che
le
tre
Avemarie
fossero
domandate
per
quei
poveretti
di
Oria
e
le
recitò
con
tutto
lo
zelo
.
Le
Avemarie
della
guattera
urtarono
e
dispersero
quelle
della
padrona
,
che
chiedevano
sonno
,
riposo
di
nervi
e
di
coscienza
.
Quanto
alle
Avemarie
degli
altri
,
esse
furono
dette
secondo
la
loro
comune
intenzione
che
non
restassero
,
come
troppo
spesso
accadeva
,
definitivamente
appiccicate
al
rosario
.
Nessuna
insomma
poté
arrestare
lo
spettro
nel
suo
cammino
.
La
marchesa
si
ritirò
verso
le
undici
.
Prese
dell
'
acqua
di
cedro
e
avendo
la
cameriera
incominciato
a
parlare
di
Oria
,
di
don
Franco
che
si
sussurrava
essere
arrivato
,
le
impose
silenzio
.
Era
tocca
,
sì
.
Aveva
sempre
davanti
agli
occhi
l
'
immagine
di
Maria
come
l
'
aveva
veduta
una
volta
passando
in
gondola
sotto
la
villetta
Gilardoni
,
piccina
,
con
un
grembiale
bianco
,
i
capelli
lunghi
e
le
braccia
nude
,
stranamente
somigliante
ad
un
bambino
suo
,
mortole
a
tre
anni
.
Sentiva
ella
affetto
,
pietà
?
Non
sapeva
ella
stessa
quello
che
sentisse
.
Forse
dispetto
e
sgomento
di
non
sapersi
liberare
da
una
immagine
molesta
;
forse
paura
di
questo
pensiero
,
che
se
non
fosse
stato
commesso
certo
grosso
peccato
antico
,
se
il
testamento
del
marchese
Franco
non
fosse
stato
arso
,
la
bambina
non
sarebbe
morta
.
Come
fu
a
letto
si
fece
leggere
altre
preghiere
dalla
cameriera
,
le
ordinò
di
spegnere
il
lume
e
la
congedò
.
Chiuse
gli
occhi
,
cercò
di
non
pensare
a
niente
,
e
si
vide
sotto
le
palpebre
una
chiara
macchia
informe
che
si
venne
disegnando
in
un
guancialetto
,
poi
in
una
lettera
,
poi
in
un
gran
crisantemo
bianco
e
poi
in
un
viso
supino
,
morto
,
che
diventava
via
via
più
piccolo
.
Le
pareva
già
di
assopirsi
ma
per
effetto
di
quest
'
ultima
trasformazione
le
vibrò
nel
cuore
il
pensiero
della
bambina
,
non
vide
più
nulla
sotto
le
palpebre
,
il
sopore
si
dileguò
ed
ella
aperse
gli
occhi
,
inquieta
,
malcontenta
.
Si
propose
di
pensar
una
partita
di
tarocchi
per
cacciar
le
immaginazioni
moleste
e
richiamar
il
sonno
.
Pensò
ai
tarocchi
,
poté
,
con
uno
sforzo
,
vedersi
nella
testa
il
tavolino
da
giuoco
,
i
giuocatori
,
i
lumi
,
le
carte
;
ma
quando
cessò
dallo
sforzo
per
abbandonarsi
ad
una
visione
passiva
di
questi
soporifici
fantasmi
,
le
comparve
sotto
le
palpebre
tutt
'
altra
cosa
,
una
testa
che
cambiava
continuamente
lineamenti
,
espressione
,
attitudini
e
che
venne
per
ultimo
lentamente
ripiegandosi
avanti
sopra
se
stessa
come
nel
sonno
o
nella
morte
,
non
mostrando
più
che
i
capelli
.
Altra
scossa
di
nervi
;
la
marchesa
riaperse
gli
occhi
e
udì
l
'
orologio
della
scala
suonare
.
Contò
le
ore
:
dodici
.
Già
mezzanotte
e
non
poter
dormire
!
Stette
alquanto
ad
occhi
aperti
ed
ecco
adesso
immagini
nel
buio
come
prima
sotto
le
palpebre
.
Cominciavano
da
un
nucleo
informe
e
si
svolgevano
continuamente
.
Si
disegnò
un
quadrante
d
'
orologio
,
che
diventò
un
occhio
spaventato
di
pesce
,
un
occhio
umano
severo
.
Ad
un
tratto
venne
alla
marchesa
l
'
idea
che
non
riuscirebbe
a
dormire
e
il
sopore
già
inoltrato
andò
rotto
da
capo
.
Allora
ella
suonò
il
campanello
.
La
cameriera
si
fece
chiamar
due
volte
e
poi
venne
mezzo
svestita
,
dormigliosa
.
L
'
ordine
fu
di
posar
il
lume
sopra
una
sedia
per
modo
che
dal
letto
non
si
potesse
veder
la
fiamma
;
di
prendere
un
volume
di
prediche
del
Barbieri
e
di
leggere
a
mezza
voce
.
La
cameriera
era
abituata
a
somministrare
questi
narcotici
.
Si
pose
a
leggere
e
in
capo
alla
seconda
pagina
,
udendo
il
respiro
della
padrona
farsi
greve
,
andò
pian
piano
smorzando
la
voce
per
un
mormorio
inarticolato
,
fino
al
silenzio
.
Aspettò
un
poco
,
ascoltò
il
respiro
regolare
e
pesante
,
si
alzò
a
guardar
la
faccia
cupa
,
supina
sul
doppio
guanciale
con
le
sopracciglia
aggrottate
e
la
bocca
semiaperta
,
prese
il
lume
e
si
ritirò
in
punta
di
piedi
.
La
marchesa
dormiva
e
sognava
.
Sognava
di
giacer
sulla
soglia
nello
stanzone
buio
di
un
carcere
,
con
i
ceppi
ai
piedi
,
accusata
di
assassinio
.
Entrava
il
giudice
con
un
lume
,
sedeva
presso
a
lei
e
leggeva
una
predica
sulla
necessità
della
confessione
.
Ella
gli
si
protestava
innocente
,
ripeteva
:
«
Ma
non
sa
che
si
è
annegata
da
sé
?
»
.
Il
giudice
non
rispondeva
,
leggeva
,
leggeva
sempre
con
voce
compunta
e
solenne
,
e
la
marchesa
insisteva
:
«
No
,
non
l
'
ho
uccisa
»
.
Non
era
flemmatica
nel
sogno
,
si
agitava
come
una
disperata
.
«
Badi
»
,
rispondeva
il
giudice
.
«
La
bambina
lo
dice
.
»
Egli
si
alzava
in
piedi
e
ripeteva
:
«
Lo
dice
»
.
Poi
batté
forte
le
mani
palma
a
palma
ed
esclamò
:
«
Entrate
!
»
.
Fino
a
questo
punto
la
marchesa
aveva
sentito
,
sognando
,
di
sognare
;
qui
credette
svegliarsi
,
vide
con
orrore
che
qualcuno
era
entrato
infatti
.
Una
forma
umana
debolmente
luminosa
stava
a
sedere
sulla
poltrona
ingombra
di
vesti
,
presso
il
suo
letto
,
sì
ch
'
ella
non
poteva
vedere
la
parte
inferiore
dell
'
Apparizione
.
Il
busto
,
le
braccia
,
le
mani
raccolte
insieme
avevano
un
colore
biancastro
e
contorni
alquanto
incerti
;
la
testa
,
appoggiata
alla
spalliera
,
era
nitida
e
circonfusa
d
'
un
chiaror
pallido
.
Gli
occhi
scuri
,
vivi
,
fissavano
la
marchesa
.
Che
orrore
!
Era
veramente
la
bambina
morta
.
Che
orrore
,
che
orrore
!
Gli
occhi
dell
'
Apparizione
parlavano
,
lo
dicevano
.
Il
giudice
aveva
ragione
,
la
bambina
lo
diceva
,
senza
parole
,
con
gli
occhi
.
«
Tu
,
nonna
,
tu
sei
stata
,
tu
.
Io
avrei
dovuto
nascer
e
vivere
nella
tua
casa
.
Tu
non
l
'
hai
voluto
.
Sei
condannata
alla
morte
eterna
.
»
Gli
occhi
soli
,
i
fissi
,
tristi
,
pietosi
occhi
dicevano
tutto
questo
ad
un
tempo
.
La
marchesa
mise
un
lungo
gemito
,
stese
le
braccia
verso
l
'
Apparizione
,
credendo
dir
qualche
cosa
e
non
riuscendo
che
a
rantolare
«
ah
...
ah
...
ah
...
»
mentre
le
mani
,
le
braccia
,
il
busto
del
fantasma
sfumavano
in
una
nebbia
,
i
contorni
del
viso
illanguidivano
e
solo
rimaneva
intenso
lo
sguardo
,
che
finalmente
pure
si
velò
e
rientrò
quasi
in
un
lontano
e
profondo
Se
stesso
,
null
'
altro
rimanendo
dell
'
Apparizione
che
poca
fosforescenza
poi
assorbita
dall
'
ombra
.
La
marchesa
si
svegliò
di
soprassalto
,
ansante
,
non
si
ricordò
del
campanello
,
si
provò
a
gridare
e
non
riuscì
a
metter
fuori
la
voce
.
Con
un
impeto
della
sua
volontà
potente
ancora
nello
sfacelo
delle
forze
,
cacciò
le
gambe
dal
letto
,
discese
,
fece
due
passi
brancolando
nel
buio
,
incespicò
nella
poltrona
,
si
aggrappò
a
una
sedia
,
cadde
con
essa
pesantemente
sul
pavimento
,
si
mise
a
gemere
.
La
cameriera
si
svegliò
al
tonfo
,
chiamò
,
non
ebbe
risposta
,
udì
il
gemito
e
,
acceso
il
lume
,
accorse
,
vide
nella
penombra
,
tra
la
sedia
e
la
poltrona
,
qualche
cosa
di
bianco
e
d
'
enorme
che
si
divincolava
sul
pavimento
come
una
bestia
mostruosa
del
mare
tirata
in
secco
.
Gridò
,
corse
al
campanello
,
svegliò
d
'
un
colpo
tutta
la
casa
e
si
precipitò
ad
aiutar
la
vecchia
che
rantolava
:
«
Il
prete
,
il
prete
!
Il
prefetto
,
il
prefetto
!
»
13
.
In
fuga
Alle
due
e
mezzo
dopo
la
mezzanotte
,
Franco
,
l
'
avvocato
V
.
e
il
loro
amico
Pedraglio
erano
seduti
in
loggia
,
al
buio
,
in
silenzio
.
A
un
tratto
Pedraglio
si
alzò
dicendo
:
«
Cosa
fa
questo
asino
?
»
,
uscì
sulla
terrazza
,
vi
stette
in
ascolto
e
rientrò
.
«
Niente
»
,
diss
'
egli
.
«
Disi
mi
,
e
per
quell
'
asino
che
si
sarà
addormentato
dobbiamo
star
qui
da
minchioni
ad
aspettare
che
ci
prendano
?
Tu
,
Maironi
,
la
strada
presso
a
poco
la
sai
e
siamo
poi
anche
in
tre
che
abbiamo
il
fegato
buono
.
Se
occorrerà
de
dà
via
on
quai
cazzott
el
darèm
via
,
neh
ti
avocàt
?
»
Il
Pedraglio
s
'
era
trovato
la
sera
prima
,
verso
le
sette
,
sulla
strada
fra
Loveno
e
Menaggio
nel
luogo
che
chiamano
«
el
crott
del
Bertin
»
.
Un
uomo
gli
aveva
chiesto
l
'
elemosina
e
posto
in
mano
un
biglietto
.
Poi
si
era
allontanato
rapidamente
.
Il
biglietto
diceva
:
«
Perché
il
Carlino
Pedraj
non
valo
mica
subito
a
Oria
a
trovare
il
Signor
Maironi
e
il
signor
avocatto
di
Varenna
per
fare
una
bella
spasseggiata
con
gli
amici
cari
da
quel
co
di
quel
palo
?
»
.
Dopo
l
'
arresto
del
medico
di
Pellio
,
amico
suo
,
Pedraglio
era
in
sospetto
di
qualche
tiro
della
Polizia
,
e
quel
biglietto
non
era
il
primo
avviso
salutare
e
sgrammaticato
che
pervenisse
a
un
patriota
.
Il
biglietto
parlava
chiaro
;
bisognava
passar
subito
il
palo
del
confine
.
Il
Pedraglio
non
sapeva
niente
della
disgrazia
di
Franco
né
del
suo
ritorno
né
che
l
'
avvocato
fosse
a
Oria
,
ma
non
andò
a
cercar
altro
,
corse
a
Loveno
,
si
provvide
di
denaro
e
si
pose
in
cammino
.
Non
si
fidò
di
venire
a
Porlezza
,
prese
il
sentiero
che
presso
Tavordo
sale
per
un
vallone
deserto
al
Passo
Stretto
.
Agile
come
un
camoscio
,
arrivò
in
quattr
'
ore
a
Oria
,
trovò
che
Franco
e
l
'
avvocato
si
preparavano
a
partire
per
un
altro
avvertimento
misterioso
pervenuto
loro
dal
curato
di
Castello
,
ch
'
era
stato
a
Porlezza
e
ne
aveva
ricevuto
l
'
incarico
in
confessione
.
Ismaele
doveva
guidarli
oltre
il
confine
.
I
passi
del
Boglia
erano
guardatissimi
.
Ismaele
si
proponeva
di
passar
fra
il
monte
della
Nave
e
Castello
per
calar
poi
nella
valle
,
tagliar
dritto
all
'
Alpe
di
Castello
sotto
il
Sasso
Grande
e
di
là
scendere
a
Cadro
,
un
'
ora
sopra
Lugano
.
Ma
Ismaele
doveva
venire
alle
due
,
e
alle
due
e
mezzo
non
s
'
era
veduto
ancora
.
Anche
Luisa
era
in
piedi
.
Stava
nell
'
alcova
rammendando
un
paio
di
calze
di
Maria
per
metterle
poi
sul
lettino
dove
aveva
disposto
le
cosucce
di
Ombretta
con
la
stessa
cura
di
quando
la
piccina
era
viva
.
Non
aveva
voluto
vedere
né
l
'
avvocato
né
Pedraglio
.
Dopo
le
smanie
del
funerale
il
suo
dolore
aveva
ripreso
quell
'
aspetto
cupo
che
più
dispiaceva
al
dottor
Aliprandi
.
Non
smaniava
più
,
non
parlava
;
pianto
,
non
aveva
mai
.
Il
suo
contegno
con
Franco
era
un
contegno
di
pietà
per
l
'
uomo
che
l
'
amava
e
il
cui
affetto
,
la
cui
presenza
le
erano
,
malgrado
lei
stessa
,
indifferenti
.
Franco
,
sperando
nell
'
impiego
di
cui
gli
aveva
tenuto
parola
il
suo
direttore
,
aveva
parlato
di
portar
seco
la
famiglia
a
Torino
.
Lo
zio
,
poveretto
,
era
disposto
anche
a
questo
sacrificio
ma
Luisa
aveva
detto
chiaro
che
piuttosto
di
allontanarsi
dalla
sua
figliuola
finirebbe
nel
lago
come
lei
.
Franco
,
udita
la
proposta
di
partire
senza
Ismaele
,
si
alzò
e
disse
che
andava
a
congedarsi
da
sua
moglie
.
Nello
stesso
momento
l
'
avvocato
udì
un
passo
nella
strada
.
«
Silenzio
!
»
,
diss
'
egli
.
«
È
qui
.
»
Franco
uscì
sulla
terrazza
.
Qualcuno
veniva
infatti
dalla
parte
di
Albogasio
.
Franco
attese
che
arrivasse
sul
sagrato
e
chiamò
a
mezza
voce
:
«
Ismaele
!
»
«
Sono
io
»
,
rispose
una
voce
che
non
era
quella
di
Ismaele
.
«
Sono
il
prefetto
.
Vengo
su
.
»
Il
prefetto
?
A
quell
'
ora
?
Che
poteva
essere
accaduto
?
Franco
andò
in
cucina
ad
accendere
un
lume
e
discese
le
scale
in
fretta
.
Passarono
cinque
minuti
e
gli
amici
non
lo
videro
ricomparire
.
Capitò
invece
la
moglie
d
'
Ismaele
a
dire
che
suo
marito
si
sentiva
male
e
non
poteva
muoversi
.
Parlò
dal
sagrato
a
Pedraglio
che
stava
sulla
terrazza
.
Quegli
corse
a
chiamar
Franco
.
Lo
trovò
sulle
scale
che
saliva
col
prefetto
.
«
La
guida
è
ammalata
»
,
diss
'
egli
,
conoscendo
il
prete
per
un
galantuomo
.
«
Andiamo
e
non
perdiamo
tempo
.
»
Franco
gli
rispose
che
subito
non
poteva
venire
e
che
lo
precedessero
.
Come
,
non
poteva
venire
?
No
,
non
poteva
.
Fece
passare
il
prefetto
in
sala
,
chiamò
l
'
avvocato
,
insistette
con
lui
e
con
Pedraglio
perché
partissero
subito
.
Era
successa
una
cosa
straordinaria
,
doveva
parlarne
a
sua
moglie
,
non
poteva
dire
che
risoluzione
prenderebbe
.
Gli
amici
protestarono
che
mai
non
l
'
avrebbero
abbandonato
.
L
'
allegro
Pedraglio
,
uso
a
spendere
oltre
i
desideri
di
suo
padre
,
osservò
che
alla
peggio
a
Josephstadt
o
a
Kufstein
si
viveva
più
a
buon
mercato
e
più
virtuosamente
che
a
Torino
e
che
ciò
avrebbe
consolato
il
suo
«
regiôr
»
.
«
No
no
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Andate
,
andate
!
Prefetto
,
persuadili
tu
!
»
Ed
entrò
nell
'
alcova
.
«
Partite
?
»
,
gli
disse
Luisa
con
quella
voce
che
pareva
venire
da
un
mondo
lontano
.
«Addio.»
Egli
le
si
avvicinò
,
si
chinò
a
baciar
la
calzettina
che
teneva
in
mano
.
«
Luisa
»
,
mormorò
,
«
c
'
è
qui
il
prefetto
della
Caravina
.
»
Ella
non
mostrò
alcuna
sorpresa
.
«
La
nonna
lo
ha
fatto
chiamare
stanotte
»
,
continuò
Franco
.
«
Gli
ha
detto
di
aver
veduto
la
nostra
Maria
,
luminosa
come
un
angelo
.
»
«
Oh
,
che
menzogna
!
»
,
fece
Luisa
con
una
voce
grossa
di
disprezzo
,
senz
'
ira
.
«
Come
se
fosse
possibile
che
andasse
da
lei
e
non
venisse
da
me
!
»
«
Maria
le
ha
toccato
il
cuore
»
,
riprese
Franco
.
«
Ella
ci
domanda
perdono
,
ha
paura
di
morire
,
mi
supplica
di
andar
da
lei
,
di
portarle
una
parola
di
pace
anche
per
te
.
»
Neppure
Franco
credeva
all
'
Apparizione
,
scettico
profondamente
com
'
era
per
tutto
il
soprannaturale
non
religioso
,
ma
credeva
che
Maria
,
nella
sua
esistenza
superiore
,
avesse
già
potuto
operare
un
miracolo
,
toccar
il
cuore
della
nonna
e
ciò
gli
recava
una
commozione
indicibile
.
Luisa
restò
di
ghiaccio
.
Neppur
s
'
irritò
,
come
Franco
temeva
,
all
'
idea
di
mandar
un
messaggio
amorevole
.
«
La
nonna
avrà
paura
dell
'
inferno
»
,
osservò
con
quella
sua
freddezza
mortale
.
«
L
'
inferno
non
c
'
è
,
tutto
si
riduce
a
un
po
'
di
spavento
,
è
una
pena
da
niente
,
la
subisca
e
poi
muoia
anche
lei
come
si
muore
tutti
e
amen
.
»
Franco
intese
che
sarebbe
stato
inutile
insistere
.
«
Allora
vado
»
,
diss
'
egli
.
Ella
tacque
.
«
Non
credo
che
potrò
ripassar
da
casa
,
nel
ritorno
»
,
riprese
Franco
.
«
Dovrò
prendere
la
montagna
.
»
Nessuna
risposta
.
Il
giovane
disse
sottovoce
:
«
Luisa
!
»
.
Rimprovero
,
dolore
,
passione
:
tutto
questo
era
nel
suo
richiamo
.
Le
mani
di
Luisa
,
che
mai
non
avevano
smesso
il
lavoro
,
si
fermarono
.
Ella
mormorò
:
«
Non
sento
più
niente
.
Sono
un
sasso
»
.
Franco
si
sentì
mancare
,
baciò
sua
moglie
sui
capelli
,
le
disse
addio
,
entrò
nell
'
alcova
,
s
'
inginocchiò
,
abbracciò
il
lettuccio
voto
,
pensò
alla
vocina
del
suo
tesoro
:
«
ancora
un
bacio
,
papà
»
,
ebbe
un
assalto
di
pianto
,
si
contenne
,
corse
via
precipitosamente
.
Gli
amici
lo
attendevano
in
sala
impazienti
.
Come
partire
se
non
conoscevan
le
strade
?
L
'
avvocato
conosceva
la
strada
di
Boglia
,
sì
,
ma
era
da
prendere
,
volendo
sfuggire
alle
guardie
?
Quando
udirono
che
Franco
intendeva
andare
a
Cressogno
rimasero
sbalorditi
.
Pedraglio
uscì
dai
gangheri
,
disse
ch
'
era
un
'
indegnità
di
piantar
così
gli
amici
nell
'
imbarazzo
.
Il
prefetto
,
udito
come
le
cose
stavano
,
s
'
unì
a
Pedraglio
,
offerse
di
giustificare
Franco
,
gli
propose
di
scrivere
due
parole
ch
'
egli
avrebbe
portate
a
Cressogno
.
Ma
Franco
aveva
l
'
idea
che
la
sua
Maria
volesse
da
lui
questa
cosa
e
non
cedette
.
Gli
venne
in
mente
che
il
prefetto
era
pratico
di
tutti
i
sentieri
come
una
lepre
.
«
Va
'
tu
!
»
,
gli
diss
'
egli
.
«
Accompagnali
tu
!
»
Il
prefetto
stava
per
rispondere
che
forse
la
marchesa
potrebbe
aver
bisogno
di
lui
,
quando
l
'
avvocato
fece
:
«
Zitto
!
guardate
»
.
Proprio
davanti
alla
casa
,
dove
l
'
ombra
del
monte
Bisgnago
si
profilava
sull
'
acqua
ondulando
,
c
'
era
una
barca
ferma
.
Franco
riconobbe
la
lancia
delle
guardie
di
finanza
.
«
Scommetto
che
quei
porci
là
ci
fanno
la
guardia
»
,
mormorò
Pedraglio
.
«
Temono
che
si
scappi
in
barca
.
Almeno
spiano
!
»
«
Zitto
!
»
,
fece
ancora
l
'
avvocato
affacciandosi
alla
finestra
verso
il
sagrato
.
Tutti
tacquero
,
trattenendo
il
respiro
.
«
Fioeui
!
»
,
disse
V
.
scostandosi
bruscamente
dalla
finestra
:
«
Ghe
semm
!
»
.
Franco
andò
alla
finestra
,
vide
un
uomo
solo
che
veniva
correndo
,
credette
a
un
falso
allarme
;
ma
l
'
uomo
,
quel
tale
che
portava
il
nomignolo
di
«
légora
fügada
»
,
che
vedeva
e
sapeva
tutto
,
gli
gittò
,
passando
sotto
la
finestra
,
due
parole
:
«
La
forza
!
»
.
Si
udirono
in
pari
tempo
i
passi
di
molte
persone
.
Franco
esclamò
«
Con
me
!
anche
tu
,
prefetto
!
»
.
Si
slanciò
,
seguito
da
tutti
,
nel
cortiletto
ch
'
è
tra
la
casa
e
il
monte
,
raggiunse
,
passando
per
una
legnaia
,
la
scorciatoia
che
mette
ad
Albogasio
Superiore
.
Faceva
così
scuro
che
nessuno
si
accorse
di
una
guardia
di
finanza
appostata
con
la
carabina
in
pugno
a
due
passi
dall
'
uscio
della
legnaia
.
Per
fortuna
la
guardia
,
certo
Filippini
di
Busto
,
era
un
galantuomo
che
mangiava
a
malincuore
il
pane
austriaco
per
non
averne
potuto
trovare
altro
.
«
Presto
!
»
,
diss
'
egli
sottovoce
.
«
Prendano
i
campi
e
poi
la
strada
di
Boglia
!
Il
sentiero
sotto
il
faggio
della
Madonnina
,
a
sinistra
!
»
Franco
ringraziò
quell
'
uomo
,
si
avventò
con
i
compagni
sul
ripido
sentiero
che
mette
alla
stradicciuola
comunale
di
Albogasio
Superiore
.
Giunti
a
mezza
via
,
saltarono
tutti
a
destra
in
un
campo
di
granturco
e
stettero
in
ascolto
.
Udirono
passi
sulla
scaletta
che
sale
dal
sagrato
e
poi
sul
sentiero
dov
'
era
appostata
la
guardia
.
Evidentemente
si
voleva
accertarsi
che
tutte
le
uscite
fossero
ben
guardate
.
I
quattro
strisciarono
subito
via
attraverso
il
granturco
e
giunti
sotto
lo
scoglio
che
chiamano
«
Sass
del
Lori
»
,
tennero
consiglio
.
Avrebbero
potuto
prendere
il
sentiero
che
monta
sulla
strada
di
Albogasio
proprio
alla
porta
del
giardino
Pasotti
,
e
poi
arrampicarsi
di
campo
in
campo
fino
alla
strada
di
Boglia
.
Ma
il
sentiero
era
difficile
a
trovare
a
quell
'
ora
;
temendo
perdere
troppo
tempo
,
prescelsero
di
raggiungere
una
scaletta
che
da
Albogasio
Inferiore
sale
presso
alla
casa
Puttini
.
Quindi
,
girando
a
destra
la
casa
Puttini
,
avrebbero
raggiunto
in
due
salti
la
strada
di
Boglia
.
Faceva
già
un
po
'
meno
scuro
;
ciò
era
male
per
un
verso
ma
era
bene
per
cavarsela
da
quel
labirinto
di
campicelli
e
di
muricciuoli
.
Nessuno
parlava
.
Il
solo
Pedraglio
,
qualche
volta
,
inciampando
in
un
sasso
o
pungendosi
in
una
siepe
,
tirava
una
maledizione
meneghina
.
Allora
gli
altri
zittivano
.
Arrivarono
sulla
scaletta
preceduti
dal
prefetto
che
saltava
muri
e
siepi
come
uno
scoiattolo
.
Quando
furono
tutti
raccolti
sulla
scaletta
,
Franco
si
staccò
dal
gruppo
.
Per
la
strada
di
Boglia
non
avevano
bisogno
di
lui
,
egli
andava
a
Cressogno
.
Invano
Pedraglio
lo
afferrò
per
le
braccia
,
invano
il
prefetto
lo
supplicò
di
non
esporsi
a
un
arresto
sicuro
,
magari
all
'
ergastolo
.
Egli
credeva
di
obbedire
alla
voce
di
Maria
,
a
un
dovere
di
coscienza
.
Si
strappò
da
Pedraglio
e
disparve
su
per
la
scaletta
,
non
volendo
andar
a
Cressogno
per
S
.
Mamette
che
sarebbe
stato
troppo
pericoloso
.
«
Avanti
!
»
,
disse
il
prefetto
.
«
Quello
là
è
matto
,
pensiamo
a
noi
.
»
Girando
la
casa
del
Puttini
udirono
gente
che
veniva
loro
incontro
e
ridiscesero
.
La
porta
di
casa
Puttini
era
aperta
.
Vi
entrarono
.
La
gente
passò
discorrendo
.
Erano
contadini
e
uno
diceva
:
«
Dove
diavol
el
va
a
st
'
ora
chì
?
»
.
Ahimè
,
hanno
incontrato
e
riconosciuto
Franco
.
Se
i
gendarmi
e
le
guardie
si
mettono
alla
caccia
dei
fuggitivi
e
s
'
imbattono
in
quella
gente
,
ecco
che
trovano
una
traccia
.
Sull
'
alba
si
trova
sempre
gente
.
Stavolta
s
'
è
potuta
evitare
;
un
'
altra
volta
,
forse
,
non
si
potrà
;
un
altro
incontro
può
riescir
fatale
all
'
avvocato
e
a
Pedraglio
come
il
primo
riuscirà
probabilmente
fatale
a
Franco
.
«
Bisognerebbe
che
vi
travestiste
da
contadini
»
,
dice
il
prefetto
.
All
'
avvocato
,
che
ha
dell
'
artista
e
del
poeta
e
conosce
bene
il
Puttini
,
viene
un
'
idea
:
pigliar
gli
abiti
del
sior
Zacomo
per
il
Pedraglio
ch
'
è
piccolo
anche
lui
,
pigliar
per
sé
un
vestito
della
serva
ch
'
è
grande
e
grossa
,
cacciar
le
spoglie
proprie
in
una
gerla
,
caricarsene
le
spalle
e
via
per
Boglia
.
Il
primo
deputato
politico
di
Albogasio
ha
cento
ragioni
di
andare
nel
bosco
del
Comune
.
Detto
fatto
salgon
le
scale
e
il
prefetto
,
ch
'
è
pratico
,
va
diritto
a
chiamare
la
Marianna
.
Costei
non
risponde
;
la
sua
camera
è
vuota
.
Il
prefetto
indovina
subito
che
la
perfida
servente
è
andata
a
S
.
Mamette
per
qualche
negozio
segreto
,
come
quello
dell
'
olio
.
Ecco
perché
l
'
uscio
di
strada
era
aperto
!
Vanno
in
cucina
,
accendono
due
lumi
,
l
'
avvocato
ne
piglia
uno
e
si
fa
insegnare
la
camera
del
sior
Zacomo
.
Intanto
Pedraglio
esplora
la
cucina
con
l
'
altro
lume
,
in
cerca
«
de
on
quai
diavol
de
bev
»
per
pigliar
fiato
.
Il
sior
Zacomo
dormiva
in
una
stanza
d
'
angolo
oltre
una
sala
che
l
'
avvocato
attraversò
in
punta
di
piedi
camminando
tra
mucchi
di
castagne
,
di
noci
,
di
nocciuole
e
di
pere
.
Egli
si
accosta
all
'
uscio
:
è
chiuso
.
Origlia
:
silenzio
.
Gira
pian
piano
la
maniglia
e
spinge
.
L
'
infame
uscio
scricchiola
,
si
ode
un
formidabile
soffio
e
il
sior
Zacomo
dice
rabbiosamente
:
«
Andé
!
No
seché
!
Andé
via
!
»
.
L
'
avvocato
entrò
senz
'
altro
.
«
Via
,
maledeta
,
digo
!
»
,
gridò
il
sior
Zacomo
,
rizzando
sul
guanciale
la
punta
bianca
del
suo
berretto
da
notte
.
Veduto
l
'
avvocato
,
si
mise
a
gemere
.
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
!
povareto
mi
,
La
me
perdoni
per
carità
,
credeva
che
fosse
la
servente
!
Avvocato
distintissimo
,
in
nome
de
Dio
,
cossa
xe
nato
?
»
«
Gnente
gnente
,
sior
Zacomo
»
,
fece
l
'
avvocato
contraffacendolo
molto
lombardamente
col
suo
imperturbabile
umorismo
.
«
Ghe
xe
qua
,
digo
,
ciò
,
el
Commissario
de
Porlezza
.
»
«
Oh
Dio
!
»
Il
sior
Zacomo
fece
atto
di
gettar
le
gambe
fuori
del
letto
.
«
Gnente
,
gnente
,
quieto
quieto
,
soto
soto
.
Andemo
in
Boglia
,
digo
,
ciò
,
per
quel
maledeto
toro
!
»
«
Oh
Dio
,
cossa
disela
,
che
a
sta
stagion
in
Boglia
no
ghe
xe
tori
!
Mi
sudo
tuto
!
»
«
No
fa
gnente
,
andemo
,
digo
,
a
veder
el
posto
,
ciò
,
dove
ch
'
el
gera
.
Ma
il
signor
Commissario
»
,
continuò
il
beffardo
avvocato
lasciando
un
linguaggio
che
troppo
lo
imbarazzava
,
«
Le
proibisce
assolutamente
di
venire
con
noi
,
per
le
sue
buone
ragioni
.
Le
proibisce
di
uscire
prima
del
nostro
ritorno
e
anzi
mi
ha
ordinato
di
portarle
via
gli
abiti
.
»
E
si
diede
a
raccogliere
rapidamente
gli
abiti
del
sior
Zacomo
,
gl
'
intimò
il
silenzio
in
nome
del
Commissario
,
pigliò
il
cappellone
a
cilindro
,
arraffò
la
mazza
di
canna
d
'
India
,
ordinò
al
disgraziato
di
dare
il
chiavistello
appena
uscito
lui
e
di
non
aprire
a
nessuno
,
di
non
parlare
a
nessuno
prima
del
ritorno
del
Commissario
e
tutto
in
nome
del
signor
Commissario
.
Poi
,
lasciatolo
più
morto
che
vivo
,
raggiunse
i
compagni
che
,
fruga
qua
e
fruga
là
,
avevano
scovato
un
lurido
vestito
della
Marianna
,
un
fazzolettone
rosso
,
una
gerla
e
una
bottiglia
di
anesone
triduo
.
«
Accidenti
!
»
,
fece
l
'
avvocato
,
quando
vide
la
roba
immonda
che
doveva
mettere
.
Il
suo
travestimento
andava
veramente
male
,
la
sottana
era
corta
,
il
fazzolettone
non
gli
nascondeva
abbastanza
la
faccia
,
ma
non
c
'
era
tempo
di
far
meglio
.
Invece
il
Pedraglio
,
cappellone
in
testa
e
canna
d
'
India
in
mano
,
riescì
un
sior
Zacomo
perfetto
.
L
'
avvocato
gli
fece
prendere
sotto
l
'
ascella
uno
scartafaccio
che
trovò
in
cucina
,
gl
'
insegnò
come
doveva
camminare
e
soffiare
.
Prese
per
ultimo
le
chiavi
della
cantina
,
due
chiavi
enormi
,
ne
diede
una
al
Pedraglio
e
una
ne
mise
in
tasca
per
due
possibili
pugni
,
uno
in
chiave
di
violino
,
disse
,
e
l
'
altro
in
chiave
di
basso
.
E
così
uscirono
,
il
prefetto
davanti
,
poi
il
finto
sior
Zacomo
che
soffiava
come
una
macchina
a
vapore
,
poi
la
finta
Marianna
con
la
gerla
.
Appena
furono
in
istrada
ecco
spuntar
la
Marianna
vera
di
ritorno
da
San
Mamette
con
un
fiasco
vuoto
.
Vista
,
tra
il
fosco
e
il
chiaro
,
la
tuba
del
padrone
,
diede
volta
e
via
a
gambe
.
«
Brutta
ladra
»
,
fece
il
prefetto
.
«
Benone
.
Il
travestimento
va
benone
.
»
In
cinque
minuti
furono
sulla
strada
di
Boglia
.
Il
prefetto
ridiscese
,
udì
persone
che
salivano
da
Albogasio
Superiore
discorrendo
di
gendarmi
e
di
guardie
,
andò
loro
incontro
,
domandò
che
ci
fosse
di
nuovo
.
Una
bagatella
.
Polizia
,
gendarmi
,
soldati
a
casa
Ribera
per
arrestare
don
Franco
Maironi
e
pare
anche
l
'
avvocato
V
.
,
perché
sapevano
che
ci
doveva
essere
e
hanno
molto
domandato
di
lui
.
Non
hanno
trovato
né
l
'
uno
né
l
'
altro
benché
le
guardie
di
finanza
sieno
state
di
piantone
intorno
alla
casa
fin
dalla
mezzanotte
.
Adesso
la
Polizia
perquisisce
tutte
le
case
di
Oria
ritenendo
che
i
due
sieno
scappati
per
il
tetto
.
Mentre
si
danno
queste
informazioni
al
prefetto
,
ecco
un
ragazzo
venir
di
corsa
dalla
parte
di
Albogasio
Superiore
.
Lo
fermano
.
«
I
gendarmi
!
»
,
dice
.
«
I
gendarmi
!
»
È
pallido
come
un
cencio
lavato
e
scappa
senza
saper
perché
,
non
gli
si
può
cavare
dove
questi
gendarmi
sieno
.
Arriva
una
donna
che
si
spiega
meglio
.
Quattro
guardie
di
finanza
e
quattro
gendarmi
sono
passati
in
questo
punto
dalla
piazza
di
Albogasio
Superiore
.
Pare
che
don
Franco
sia
stato
veduto
sulla
strada
di
Castello
.
Due
gendarmi
e
due
guardie
hanno
preso
la
strada
di
Boglia
.
Il
prefetto
rabbrividisce
.
«
Già
»
,
dice
qualcuno
.
«
La
strada
di
Boglia
per
tagliargli
il
passo
.
»
Questa
è
la
speranza
del
prefetto
,
che
gendarmi
e
guardie
abbiano
di
mira
il
solo
Franco
.
Egli
è
tanto
smilzo
,
tanto
alto
:
né
il
finto
Puttini
né
la
finta
Marianna
possono
dar
sospetto
di
esser
lui
.
Il
loro
destino
è
ormai
fuori
delle
sue
mani
mentre
per
Franco
egli
può
far
molto
ancora
.
Si
incammina
verso
Cressogno
,
confidando
che
a
Cressogno
Franco
arriverà
sano
e
salvo
se
i
gendarmi
non
ne
trovano
nuove
tracce
,
perché
lo
cercheranno
su
tutti
i
sentieri
che
da
Castello
menano
al
confine
e
non
mai
sulla
via
di
Cressogno
.
Pedraglio
e
l
'
avvocato
fecero
il
primo
tratto
di
strada
,
da
Albogasio
alle
stalle
di
Püs
,
strisciando
su
per
la
ripidissima
erta
come
gatti
,
a
passi
lunghi
e
cauti
.
L
'
avvocato
camminava
in
silenzio
,
l
'
altro
malediceva
continuamente
,
sottovoce
,
il
suo
vestiario
,
«
el
loder
d
'
on
cappel
»
che
gl
'
invischiava
la
fronte
d
'
unto
;
«
el
boia
d
'
un
marsinon
»
che
gli
puzzava
di
troppi
sudori
antichi
.
Sino
a
Püs
non
incontrarono
anima
nata
.
A
Püs
una
vecchia
uscì
tra
le
stalle
un
momento
dopo
ch
'
eran
passati
,
disse
stupefatta
:
«
Sü
per
de
chì
,
scior
Giacom
?
A
st
'
ora
?
»
.
L
'
avvocato
mormorò
:
«
Boffa
!
»
,
e
l
'
altro
si
mise
a
soffiar
«
apff
!
apff
!
»
come
un
mantice
.
«
Se
perd
el
fiaa
per
sti
strad
chì
,
cara
lü
»
,
disse
la
vecchia
.
Non
incontrarono
più
nessuno
fino
alla
Sostra
.
La
Sostra
è
una
stalla
a
mezza
montagna
,
circa
,
con
un
fienile
,
un
portico
e
una
cisterna
,
alquanto
in
disparte
dalla
strada
.
Quella
strada
è
la
più
dannata
che
sia
in
Valsolda
,
farebbe
cacciar
la
lingua
a
uno
stambecco
.
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
trafelati
,
grondanti
di
sudore
,
entrarono
un
momento
alla
Sostra
.
Anche
lì
silenzio
e
deserto
.
A
quella
altezza
si
respirava
già
un
'
aria
diversa
.
E
come
tutte
le
cime
all
'
intorno
erano
abbassate
!
E
come
il
lago
,
giù
nel
profondo
,
pareva
diventato
un
fiume
!
L
'
avvocato
guardava
su
amorosamente
alla
prima
cresta
del
Boglia
dove
cominciava
il
gran
bosco
dei
faggi
;
un
'
altra
mezz
'
ora
di
arrampicata
.
«
Andiamo
»
,
diss
'
egli
.
Ma
Pedraglio
che
aveva
nelle
gambe
la
memoria
dell
'
altra
gran
corsa
da
Loveno
ad
Oria
per
il
Passo
Stretto
,
chiese
di
sostare
un
altro
poco
e
si
mise
tranquillamente
a
sfogliar
lo
scartafaccio
del
Puttini
,
un
poema
fratesco
,
inedito
,
d
'
un
anonimo
cremonese
del
secolo
decimosettimo
.
«
Andiamo
!
»
,
ripeté
il
suo
compagno
dopo
un
paio
di
minuti
,
e
si
alzava
già
quando
udì
venir
gente
.
Ebbe
appena
il
tempo
di
dire
«
attento
!
»
e
di
voltar
le
spalle
per
non
lasciarsi
vedere
in
viso
.
Pedraglio
,
pur
ficcando
il
naso
nello
scartafaccio
,
vide
spuntar
sulla
strada
prima
due
guardie
di
finanza
e
poi
due
gendarmi
.
Avvertì
l
'
amico
sottovoce
,
non
batté
palpebra
.
Le
due
guardie
si
fermarono
.
Una
di
loro
salutò
:
«
Riverito
,
signor
Puttini
»
,
e
disse
ai
gendarmi
:
«
È
il
primo
deputato
politico
di
Albogasio
»
.
I
gendarmi
salutarono
pure
,
Pedraglio
si
levò
il
cappello
,
alzando
un
poco
lo
scartafaccio
.
Le
guardie
volevano
fare
un
po
'
di
fermata
ma
un
gendarme
intimò
loro
di
proseguire
e
quando
vide
incamminata
la
compagnia
venne
alla
Sostra
egli
stesso
.
Era
di
Ampezzo
e
parlava
italiano
benissimo
.
«
Tu
,
cane
,
non
mi
conosci
,
spero
»
,
pensò
Pedraglio
con
una
torbida
coscienza
della
sua
doppia
personalità
.
«
Lascia
fare
a
me
.
»
«
Signor
deputato
politico
»
,
disse
colui
,
«
avrebbe
veduto
stamattina
il
signor
Maironi
di
Oria
?
»
«
Io
?
Mai
più
.
Il
signor
Maironi
dorme
,
a
quest
'ora.»
«
E
Lei
dove
va
?
»
«
Vado
lì
su
quel
monte
,
su
quel
dannato
Boglia
lì
.
Vado
su
per
l
'
affar
del
toro
comunale
.
»
«
Bestia
»
,
pensò
l
'
avvocato
.
«
Comunale
me
lo
fa
diventare
!
»
Ma
passò
felicemente
anche
il
toro
comunale
.
Il
gendarme
,
un
muso
da
mastino
,
squadrò
bene
il
suo
interlocutore
in
viso
.
«
Lei
è
deputato
politico
»
,
diss
'
egli
insolentemente
,
«
e
porta
quella
roba
sul
viso
?
»
Pedraglio
si
prese
istintivamente
il
suo
piccolo
sottile
pizzo
nero
,
barba
reproba
da
liberale
.
«
Taglieremo
,
taglieremo
»
,
diss
'
egli
con
serietà
comica
.
«
Sì
signore
.
Va
sul
Boglia
anche
Lei
?
»
Il
gendarme
se
n
'
andò
duro
duro
senza
rispondergli
,
senza
udire
su
quale
ignominioso
patibolo
il
deputato
politico
lo
mandava
.
I
due
si
rallegrarono
a
vicenda
di
averla
scampata
bella
ma
riconobbero
che
il
giuoco
si
era
fatto
molto
serio
.
Adesso
bisognava
contare
con
le
guardie
che
conoscevano
bene
il
Puttini
,
e
saperne
stare
a
distanza
.
E
se
quel
mastino
di
gendarme
parlasse
della
barba
?
«
Su
su
»
,
fece
l
'
avvocato
,
«
teniamo
loro
dietro
e
se
li
vediamo
o
li
udiamo
tornar
giù
,
gambe
in
spalla
e
via
a
sinistra
verso
il
confine
.
»
Partito
disperato
,
quest
'
ultimo
,
perché
non
conoscevano
il
terreno
,
certo
familiare
alle
guardie
.
Il
mastino
dovette
sudare
e
ansar
troppo
dietro
ai
suoi
compagni
per
aver
poi
voglia
di
parlar
di
barbe
,
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
salendo
adagio
,
videro
il
nemico
guadagnar
la
cresta
del
monte
al
faggio
della
Madonnina
,
fermarvisi
alquanto
e
sparire
.
Il
gran
faggio
antico
che
portava
nel
tronco
una
immagine
della
Madonna
e
che
cedette
,
morendo
,
quest
'
onore
a
una
cappelletta
,
era
come
la
sentinella
del
gran
bosco
di
Boglia
,
il
soldato
posto
in
una
insellatura
della
cresta
a
spiar
il
pendio
precipitoso
,
il
lago
,
i
clivi
di
Valsolda
.
Il
venerabile
esercito
di
faggi
colossali
stava
tutto
raccolto
in
un
'
altra
conca
silenziosa
fra
l
'
erta
della
Colmaregia
,
i
facili
Dorsi
della
Nave
,
le
radici
rocciose
dei
Denti
di
Vecchia
o
Canne
d
'
Organo
e
l
'
altra
sella
del
Pian
Biscagno
fra
la
Colmaregia
e
il
Sasso
Grande
,
fronteggiante
le
profondità
della
Val
Colla
da
Lugano
a
Cadro
.
Una
lista
scoperta
,
erbosa
,
correva
fra
il
faggio
della
Madonnina
e
il
bosco
,
sull
'
orlo
della
cresta
.
I
due
fuggiaschi
pensarono
ai
casi
loro
.
Quale
partito
prendere
?
Cercar
il
sentiero
sotto
il
faggio
di
cui
aveva
parlato
la
guardia
salvatrice
,
o
entrar
nel
bosco
?
No
,
entrar
nel
bosco
non
conveniva
,
con
quella
selvaggina
che
vi
era
entrata
prima
.
Nel
bosco
avrebbero
trovato
un
palmo
di
foglie
secche
.
Era
impossibile
passarvi
senza
farsi
correre
addosso
tutti
i
segugi
che
vi
si
aggiravano
;
e
da
vicino
il
travestimento
non
poteva
servire
.
Prender
il
sentiero
?
Ce
n
'
era
più
d
'
uno
,
sotto
il
faggio
;
qual
era
il
buono
?
Pedraglio
maledisse
Franco
che
non
era
venuto
con
loro
.
Invece
l
'
avvocato
studiava
la
Colmaregia
che
si
poteva
salire
senza
entrare
nel
bosco
.
Egli
era
stato
due
volte
sulla
Colmaregia
,
il
superbo
,
sottile
vertice
erboso
del
Boglia
,
tagliato
per
metà
dalla
linea
di
confine
;
sapeva
ch
'
era
possibile
scendere
di
lassù
al
villaggio
svizzero
di
Brè
e
risolse
di
tentar
quella
via
.
Sulla
cresta
che
ascende
dal
faggio
della
Madonnina
verso
la
Colmaregia
non
si
vedeva
nessuno
.
La
punta
era
avvolta
nelle
nuvole
.
Pochi
passi
sotto
il
faggio
i
due
furono
colti
da
un
'
ondata
di
nebbia
che
venuta
su
per
un
versante
si
riversava
rapidamente
per
l
'
altro
,
una
nebbia
fredda
e
densa
,
un
«
Dio
fece
»
disse
V
.
Non
si
vedeva
niente
a
cinque
passi
.
Così
avvenne
che
,
presso
al
faggio
,
Pedraglio
andò
quasi
a
urtare
una
guardia
di
finanza
.
Era
uno
dei
quattro
e
aveva
la
consegna
di
sorvegliare
la
lista
scoperta
fra
la
cresta
del
monte
e
il
bosco
.
Visto
l
'
ometto
dal
cappellone
,
fece
:
«
In
Boglia
,
signor
...
?
»
.
L
'
avvocato
si
sbarazzò
immediatamente
della
gerla
.
Infatti
la
guardia
non
compié
la
frase
,
restò
un
momento
a
bocca
aperta
,
poi
esclamò
:
«
Come
?
»
.
L
'
avvocato
non
aspettò
altro
.
«
Così
»
,
diss
'
egli
placidamente
;
e
raccoltisi
sul
petto
i
due
pugni
in
uno
ne
menò
a
colui
nello
stomaco
una
terribile
puntata
che
lo
buttò
sul
prato
a
gambe
all
'
aria
.
Pedraglio
gli
saltò
subito
addosso
,
gli
strappò
la
carabina
.
«
Se
gridi
,
cane
,
ti
brucio
»
,
diss
'
egli
.
Ma
che
gridare
?
Con
un
pugno
di
V
.
nello
stomaco
non
c
'
era
,
per
un
quarto
d
'
ora
,
neanche
da
tirare
il
fiato
.
Infatti
l
'
uomo
pareva
morto
e
ci
volle
del
buono
perché
arrivasse
a
gemer
sottovoce
«
ahi
ahi
!
»
.
«
L
'
è
nient
,
l
'
è
nient
»
,
gli
diceva
V
.
con
la
solita
flemma
canzonatoria
.
«
Sono
scosse
che
fanno
bene
.
Vedrà
.
Lü
adess
el
se
drizza
in
pee
ben
polito
e
viene
con
noi
in
Colmaregia
.
Vedrà
come
va
bene
.
Non
ho
adoperato
questo
a
posta
.
»
E
gli
mostrò
la
chiave
.
«
Oh
che
pugno
!
»
,
gemeva
la
guardia
.
«
Oh
che
razza
di
pugno
!
»
«
La
salita
è
un
po
'
maledetta
»
,
riprese
l
'
avvocato
pigliando
la
carabina
dalle
mani
di
Pedraglio
.
«
Ma
noi
le
terremo
su
,
con
licenza
,
il
di
dietro
con
questo
affare
qui
.
A
questa
maniera
si
va
su
che
l
'
è
un
piacere
.
Poi
Lei
viene
giù
con
noi
a
Brè
.
La
carabina
gliela
portiamo
noi
.
Lei
,
per
compenso
,
ci
porta
una
piccola
gerla
.
Parli
polito
?
Andemm
,
marsch
!
»
Il
disgraziato
non
riusciva
a
mettersi
in
piedi
e
non
si
poteva
certo
lasciarlo
lì
a
rischio
che
poi
si
mettesse
a
chiamar
aiuto
.
«
Mincion
!
»
,
fece
Pedraglio
.
«
Ghet
daa
tropp
fort
!
»
V
.
rispose
che
gli
aveva
dato
un
pugno
da
donna
,
restituì
la
carabina
all
'
amico
e
ghermita
la
guardia
per
il
colletto
dell
'
uniforme
,
la
tirò
in
piedi
,
le
fece
imbracciare
la
gerla
.
«
Andem
,
lizòn
»
,
diss
'
egli
.
«
Poltronaccio
,
andiamo
!
»
Su
tra
il
nebbione
freddo
e
denso
,
su
,
su
.
L
'
erta
è
ripidissima
,
si
dura
fatica
a
piantar
la
punta
del
piede
fra
i
ciuffi
dell
'
erba
molle
,
si
sdrucciola
,
si
lavora
di
piedi
e
di
mani
,
ma
fa
niente
,
su
,
su
,
per
la
libertà
.
Su
tra
il
nebbione
,
invisibili
come
spiriti
,
prima
la
finta
Marianna
,
poi
la
guardia
che
soffia
e
geme
sotto
il
peso
della
gerla
,
poi
il
finto
sior
Zacomo
che
le
promette
le
belle
viste
e
la
urta
con
la
carabina
.
La
carabina
fa
miracoli
.
In
mezz
'
ora
i
tre
raggiungono
la
cresta
che
scende
verso
Bré
,
pochi
passi
sotto
il
cocuzzolo
.
Allora
siedono
sull
'
erba
e
giù
,
e
giù
a
precipizio
,
scivoloni
.
Si
mette
a
piovere
,
la
nebbia
si
dirada
,
ecco
in
fondo
,
tra
i
piedi
,
il
rosso
dei
boschi
cedui
.
Primo
vi
arriva
di
volo
il
venerabile
cappellone
del
sior
Zacomo
scaraventato
abbasso
da
Pedraglio
con
un
«
viva
l
'
Italia
!
»
mentre
scivola
a
braccetto
della
guardia
.
A
Bré
Pedraglio
fece
correre
tutto
il
paese
sparando
a
festa
la
carabina
,
distribuì
anesone
triduo
agli
uomini
e
mezz
'
once
alle
ragazze
,
domandò
al
curato
di
poter
appendere
in
chiesa
il
«
marsinon
»
per
grazia
ricevuta
,
si
attavolò
a
mangiare
con
la
guardia
,
gli
fece
predicar
dal
prete
il
perdono
dei
pugni
nello
stomaco
e
gli
diede
lettura
di
una
stanza
del
poema
fratesco
che
finiva
così
:
A
questo
punto
il
Padre
Lanternone
Disse
:
ho
mutato
ancor
io
opinione
.
Gli
dimostrò
che
se
aveva
mutato
un
Padre
Lanternone
poteva
mutar
anche
lui
e
lo
persuase
a
disertare
,
gli
fece
buttar
via
l
'
uniforme
e
indossare
il
«
marsinon
»
fra
le
risate
e
gli
applausi
.
Il
solo
che
non
rideva
era
l
'
avvocato
.
«
E
quel
povero
Maironi
?
»
,
diss
'
egli
.
Franco
non
attraversò
Castello
.
Giunto
alla
cappelletta
di
Rovajà
,
saltò
giù
per
il
sentiero
che
mena
alla
fontana
di
Caslano
,
raggiunse
la
stradicciuola
di
Casarico
,
si
mise
a
salir
per
quella
e
all
'
ultima
svolta
che
fa
sotto
Castello
,
dove
appare
la
chiesa
di
Puria
sotto
un
anfiteatro
di
dirupi
,
si
gittò
a
destra
nella
valle
per
un
sentiero
da
capre
,
ne
risalì
sotto
la
chiesa
di
Loggio
e
giunse
a
Villa
Maironi
senz
'
aver
incontrato
nessuno
.
Carlo
,
il
vecchio
servitore
che
gli
aperse
,
tramortì
,
quasi
,
dalla
commozione
e
gli
baciò
le
mani
.
In
quel
momento
c
'
era
il
medico
.
Franco
decise
di
attender
che
uscisse
e
intanto
confidò
al
vecchio
fedele
che
aveva
i
gendarmi
alle
calcagna
.
Il
dottor
Aliprandi
uscì
presto
e
Franco
,
sapendolo
patriota
,
si
confidò
anche
a
lui
,
poiché
gli
occorreva
mostrarsi
,
informarsi
dello
stato
della
nonna
.
L
'
Aliprandi
era
stato
chiamato
nella
notte
ed
era
venuto
dopo
la
partenza
del
prefetto
per
Oria
,
aveva
trovato
dell
'
agitazione
nervosa
,
una
terribile
paura
di
morire
ma
nessuna
malattia
.
Adesso
la
marchesa
pareva
tranquilla
.
Franco
si
fece
annunciare
e
fu
introdotto
dalla
cameriera
che
lo
guardò
con
ossequiosa
curiosità
e
uscì
dalla
camera
.
Le
imposte
socchiuse
della
camera
dove
la
marchesa
giaceva
a
letto
lasciavano
entrare
due
sole
oblique
lame
di
luce
grigia
che
non
giungevano
alla
faccia
supina
sul
guanciale
.
Franco
,
entrando
,
non
la
vide
,
udì
solo
la
nota
voce
dormigliosa
:
«
Sei
qui
,
Franco
?
»
«
Sì
,
addio
nonna
»
,
diss
'
egli
e
si
chinò
a
darle
un
bacio
.
La
maschera
di
cera
non
era
scomposta
;
lo
sguardo
aveva
però
qualche
cosa
di
vago
e
di
scuro
che
pareva
insieme
desiderio
e
sgomento
.
«
Muoio
,
sai
,
Franco
»
,
disse
la
marchesa
.
Franco
protestò
,
riferì
ciò
che
gli
aveva
detto
il
medico
.
La
nonna
lo
ascoltava
fissandolo
avidamente
,
cercando
di
leggergli
negli
occhi
se
il
medico
gli
avesse
proprio
detto
così
.
Poi
rispose
:
«
Non
fa
niente
.
Son
pronta
»
.
Dalla
nuova
espressione
dello
sguardo
e
della
voce
,
Franco
intese
perfettamente
che
la
nonna
era
pronta
a
vivere
altri
vent
'
anni
.
«
Mi
rincresce
della
tua
disgrazia
»
,
diss
'
ella
,
«
e
ti
perdono
tutto
.
»
Non
eran
parole
di
perdono
che
Franco
si
aspettava
da
lei
.
Egli
credeva
esser
venuto
a
portarlo
il
perdono
,
e
non
a
riceverlo
.
Confortata
,
rassicurata
,
la
marchesa
di
ogni
giorno
ricompariva
poco
a
poco
sotto
la
marchesa
di
un
'
ora
.
Voleva
bene
acquistar
la
pace
ma
come
un
sordido
avaro
tentato
da
qualche
cupidigia
,
che
spremendosi
dolorosamente
dal
pugno
il
prezzo
del
suo
piacere
cerca
trattenersene
fra
le
unghie
quanto
può
.
In
altri
momenti
Franco
avrebbe
scattato
,
avrebbe
respinto
sdegnosamente
quel
perdono
;
ora
,
con
la
dolce
Maria
nel
cuore
,
non
poteva
essere
così
.
Aveva
però
notato
che
la
nonna
si
era
rivolta
,
col
suo
perdono
,
a
lui
solo
.
Questo
no
,
non
glielo
poteva
permettere
.
«
Mia
moglie
,
lo
zio
di
mia
moglie
ed
io
abbiamo
sofferto
molto
»
,
diss
'
egli
,
«
prima
dell
'
ultima
sventura
;
e
adesso
abbiamo
perduto
tutta
la
nostra
consolazione
.
Lo
zio
Ribera
lo
metto
fuori
di
causa
;
davanti
a
lui
bisogna
che
ci
inchiniamo
,
tu
,
io
,
tutti
;
ma
se
mia
moglie
ed
io
abbiamo
delle
colpe
verso
di
te
,
perdoniamoci
a
vicenda
.
»
Era
un
boccone
amaro
;
la
marchesa
lo
trangugiò
e
tacque
.
Benché
non
vedesse
più
la
morte
al
suo
capezzale
aveva
però
nel
cuore
lo
sgomento
dell
'
Apparizione
e
di
certe
parole
del
prefetto
che
l
'
aveva
confessata
.
«
Farò
testamento
»
,
diss
'
ella
,
«
e
desidero
che
tu
sappia
che
tutta
la
roba
Maironi
sarà
per
te
.
»
Ah
marchesa
,
marchesa
!
Misera
,
gelida
creatura
!
Credeva
ella
di
aver
comperato
la
pace
con
questo
?
Qui
veramente
aveva
sbagliato
anche
il
prefetto
perché
il
consiglio
di
far
questa
dichiarazione
al
nipote
gliel
'
aveva
dato
egli
,
buon
galantuomo
ma
privo
di
tatto
,
incapace
di
comprendere
l
'
alto
animo
di
Franco
.
A
Franco
l
'
idea
che
si
potesse
credere
esser
egli
venuto
per
interesse
,
riuscì
intollerabile
.
«
No
no
»
,
esclamò
fremendo
tutto
e
temendo
del
proprio
sangue
focoso
,
«
no
no
,
non
mi
lasciar
niente
!
Basta
che
tu
faccia
pagare
i
miei
interessi
a
Oria
.
La
roba
Maironi
,
nonna
,
lasciala
all
'
Ospitale
Maggiore
.
Ho
paura
che
i
miei
vecchi
abbiano
sbagliato
a
tenerla
!
»
La
nonna
non
ebbe
tempo
di
rispondere
perché
fu
picchiato
all
'
uscio
.
Entro
il
prefetto
e
fece
che
Franco
pigliasse
congedo
per
non
stancare
l
'
ammalata
.
«
Bisogna
sbrigarsi
!
»
,
diss
'
egli
,
fuori
.
«
Qui
hai
fatto
più
che
il
tuo
dovere
.
Lo
sanno
in
troppi
,
oramai
,
che
sei
qui
e
i
gendarmi
possono
capitare
da
un
momento
all
'
altro
.
Ho
combinato
tutto
coll
'
Aliprandi
.
L
'
Aliprandi
suppone
che
per
la
marchesa
ci
sia
bisogno
di
un
consulto
,
piglia
la
gondola
di
casa
e
va
a
Lugano
per
cercar
un
medico
.
I
due
barcaiuoli
sarete
Carlo
e
tu
.
Piove
.
Ci
sono
i
mantelli
di
tela
incerata
col
cappuccio
.
Mettete
quelli
e
tu
sta
a
poppa
.
Adesso
ti
tagliamo
il
pizzo
;
col
cappuccio
in
testa
sfido
a
riconoscerti
.
Sei
sicuro
.
Forse
non
vi
faranno
neanche
approdare
alla
Ricevitoria
.
A
ogni
modo
non
ti
riconosceranno
.
Se
c
'
è
da
parlare
,
parla
Carlino
.
»
L
'
idea
era
buona
.
La
gondola
della
marchesa
era
sempre
guardata
dagli
agenti
dell
'
Austria
con
grande
rispetto
come
se
portasse
un
uovo
dell
'
aquila
dalle
due
teste
;
anche
quando
ritornava
da
Lugano
non
si
faceva
approdare
alla
Ricevitoria
che
pro
forma
.
La
gondola
uscì
dalla
darsena
dopo
le
otto
.
Le
nebbie
delle
alte
cime
erano
calate
sul
lago
e
pioveva
.
Triste
triste
giorno
,
triste
triste
viaggio
!
Né
Franco
,
né
il
domestico
,
né
l
'
Aliprandi
parlarono
mai
.
Passarono
San
Mamette
e
Casarico
.
Ecco
tra
i
vapori
,
oltre
gli
ulivi
di
Mainè
,
le
bianche
mura
della
dimora
di
Ombretta
.
Gli
occhi
di
Franco
si
riempirono
di
lagrime
.
«
No
,
cara
»
,
egli
pensa
,
«
no
,
amore
,
no
,
vita
,
tu
non
sei
là
dentro
e
sia
benedetto
il
Signore
,
che
mi
dice
di
non
credere
questa
cosa
orribile
!
»
Poche
remate
ancora
ed
ecco
la
casetta
del
tempo
felice
,
delle
ore
amare
,
della
sventura
;
la
finestra
della
stanza
dove
Luisa
si
perde
in
un
dolore
tenebroso
,
la
loggia
dove
passerà
quind
'
innanzi
solo
le
sue
giornate
il
vecchio
zio
Piero
,
l
'
uomo
giusto
che
discende
silenziosamente
,
tribolato
e
stanco
,
verso
la
tomba
.
Franco
vorrebbe
pur
sapere
cosa
è
successo
dopo
la
sua
partenza
,
se
lo
zio
,
se
Luisa
hanno
avuto
molestie
dalla
Polizia
.
Guarda
,
guarda
,
non
vede
persona
viva
né
sulla
terrazza
né
in
giardinetto
né
alle
finestre
della
loggia
;
tutto
è
silenzioso
,
tutto
è
tranquillo
.
Cessa
di
remare
,
vorrebbe
vedere
qualche
segno
di
vita
.
Il
dottor
Aliprandi
apre
lo
sportello
di
poppa
del
felze
e
lo
supplica
di
remare
,
di
non
tradirsi
.
In
quel
momento
la
Leu
si
affaccia
alla
ringhiera
del
giardinetto
con
un
vassoio
in
mano
,
guarda
la
gondola
,
entra
in
loggia
.
Dunque
lo
zio
Piero
è
in
loggia
,
quello
è
il
solito
bicchier
di
latte
che
gli
portano
,
nulla
dev
'
essere
successo
.
Franco
torna
a
remare
e
il
dottor
Aliprandi
chiude
lo
sportello
.
Passa
il
giardinetto
,
passano
le
case
di
Oria
,
la
gondola
piega
all
'
approdo
della
Ricevitoria
.
Il
Biancòn
,
che
sta
pescando
alle
tinche
,
con
l
'
ombrello
,
vede
la
gondola
,
abbandona
le
sue
lenze
,
e
viene
ad
ossequiare
la
marchesa
.
Ma
trova
invece
il
dottor
Aliprandi
il
quale
lo
turba
tanto
con
le
cattive
notizie
della
dama
ch
'
egli
sente
il
bisogno
di
chiamare
anche
la
sua
Peppina
e
di
parteciparle
la
cosa
;
e
la
Peppina
,
poveretta
,
recita
sotto
l
'
ombrello
del
suo
Carlascia
una
piccola
commedia
d
'
intenerimento
.
Marito
e
moglie
eccitano
l
'
Aliprandi
a
far
presto
,
a
ritornar
presto
.
Il
bestione
gli
permette
di
filar
dritto
,
al
ritorno
,
da
Gandria
a
Cressogno
e
il
dottore
si
volta
a
Franco
,
dice
:
«
Andiamo
!
»
.
Franco
ha
assistito
impassibile
al
colloquio
,
con
le
mani
sul
remo
,
sperando
apprender
qualche
cosa
de
'
suoi
amici
e
di
casa
sua
;
ma
nessuno
ha
fiatato
di
Polizia
né
d
'
arresti
né
di
fughe
come
se
casa
Ribera
fosse
nella
China
.
La
gondola
indietreggia
lentamente
dall
'
approdo
,
gira
la
prora
verso
Gandria
,
si
allontana
,
sfuma
oltre
il
confine
,
nella
nebbia
.
Alla
riva
di
Lugano
il
dottor
Aliprandi
aperse
lo
sportello
e
fece
entrare
Franco
.
Si
conoscevano
poco
ma
si
abbracciarono
come
fratelli
.
«
Quando
verrà
l
'
ora
delle
cannonate
»
,
disse
l
'
Aliprandi
,
«
ci
sarò
anch
'io.»
Convennero
di
congedarsi
lì
e
che
Franco
uscisse
prima
,
solo
,
perché
Lugano
era
piena
di
spie
e
il
dottore
doveva
pure
usare
certi
riguardi
.
Il
dottore
non
aveva
fretta
,
del
resto
;
gli
premeva
più
di
trovar
un
barcaiuolo
che
un
medico
.
Franco
si
tirò
il
cappuccio
sugli
occhi
e
scese
a
terra
,
andò
all
'
albergo
della
Corona
.
Alcune
ore
più
tardi
,
quando
la
gondola
era
ripartita
,
egli
usci
in
cerca
di
valsoldesi
per
avere
notizie
,
si
avviò
alla
farmacia
Fontana
e
incontrò
sotto
i
portici
i
suoi
amici
che
uscivano
appunto
dalla
farmacia
insieme
a
un
vecchio
.
Gli
saltarono
al
collo
,
piansero
di
commozione
.
Erano
andati
anche
loro
a
cercar
notizie
.
Alla
farmacia
si
diceva
che
Franco
fosse
stato
arrestato
.
Che
gioia
di
trovarlo
e
che
gioia
di
sentirsi
terra
libera
sotto
i
piedi
!
Mi
sia
permesso
di
ricordare
il
vecchio
che
accompagnava
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
bizzarra
figura
del
piccolo
mondo
antico
luganese
,
artista
e
degno
che
un
altro
artista
,
passandogli
così
vicino
,
gli
renda
onore
.
Egli
era
un
tal
Sartorio
,
pittore
,
poeta
e
suonatore
di
chitarra
,
che
a
quei
tempi
si
vedeva
spesso
balenar
qua
e
là
per
le
oscure
vie
di
Lugano
con
la
sua
bella
barba
bianca
,
con
il
suo
cappello
bianco
tirato
sull
'
occhio
destro
,
con
il
suo
nobile
abito
nero
e
il
fiore
all
'
occhiello
.
Poverissimo
ma
pulitissimo
,
cavaliere
con
le
dame
e
con
le
pedine
,
pronto
sempre
a
un
'
anacreontica
e
a
una
chitarrinata
,
adoratore
della
propria
città
,
egli
viveva
di
pane
,
formaggio
e
acqua
,
fiutava
e
rincorreva
i
forestieri
per
far
loro
gli
onori
di
Lugano
,
era
sempre
pieno
di
queste
faccende
,
sempre
in
moto
fra
Villa
Ciani
,
l
'
Hôtel
du
Parc
e
Villa
Chialiva
.
L
'
Hôtel
du
Parc
era
per
lui
l
'
ottava
meraviglia
del
mondo
.
Aveva
aiutato
a
inaugurarlo
e
se
ne
compiaceva
assai
,
godeva
particolarmente
citare
,
col
suo
classico
accento
luganese
,
la
strimpellata
e
la
lirica
ispirategli
dalla
sala
da
pranzo
:
«
ca
l
'
è
poeu
quand
ca
ga
disi
:
Le
trombe
squillano
Nel
gran
salone
,
Ai
suoni
accordisi
Questa
canzone
.
Ora
egli
si
era
spontaneamente
accompagnato
a
Pedraglio
e
a
V
.
che
gli
avevan
narrata
la
loro
fuga
.
Li
aveva
condotti
lui
alla
farmacia
Fontana
per
cercarvi
notizie
di
Franco
.
«
Come
?
»
,
diss
'
egli
dopo
l
'
incontro
.
«
È
questo
il
Loro
amico
?
Sfuggito
anche
lui
agli
artigli
dell
'
aquila
rapace
di
Asburgo
?
Benissimo
!
Benissimo
!
Ho
fatto
anni
sono
,
per
altri
lombardi
fuggiti
qua
dopo
la
rivoluzione
di
Vall
'
Intelvi
,
un
'
ode
ca
l
'
era
minga
mal
.
Ho
descritto
,
neh
,
la
loro
fuga
per
la
Val
Mara
,
la
calata
a
Maroggia
,
l
'
arrivo
a
Lugano
,
ca
l
'
è
poeu
quand
ca
ga
disi
:
O
baldi
figli
di
Lombardia
,
V
'
apre
le
braccia
Lugano
mia
.
È
una
cosetta
che
va
benissimo
anche
per
Loro
.
Adesso
corro
a
prender
la
chitarra
e
poi
gliela
faccio
sentire
all
'albergo.»
«
Madonna
!
»
,
fece
Pedraglio
.
PARTE
TERZA
1
.
Il
savio
parla
Non
una
ma
tre
primavere
erano
passate
dopo
quell
'
autunno
del
1855
senza
la
fioritura
d
'
armi
e
di
stendardi
che
gl
'
italiani
aspettavano
sulle
rive
del
Ticino
.
Nel
febbraio
del
1859
si
era
sicuri
che
non
sarebbe
passata
così
la
quarta
.
Grandi
avvenimenti
,
annunciati
debitamente
da
una
splendida
cometa
,
erano
in
cammino
.
Correvano
nelle
viscere
del
mondo
antico
fremiti
e
scricchiolii
sordi
,
come
nelle
viscere
d
'
un
fiume
gelato
alla
vigilia
dello
sgelo
.
Il
freddo
mortale
,
il
silenzio
pauroso
di
dieci
anni
erano
per
passare
portati
via
in
un
fragor
d
'
urti
e
di
rovine
da
correnti
nuove
,
calde
,
brillanti
.
Il
Carlascia
faceva
lo
spaccone
e
parlava
alle
sue
guardie
,
che
tacevano
,
di
una
prossima
passeggiata
militare
a
Torino
.
Il
signor
Giacomo
Puttini
non
s
'
era
più
riavuto
bene
dal
colpo
di
quella
mattina
,
dal
tradimento
dell
'
avvocato
,
dalla
fine
tragica
del
cappellone
e
dalla
fine
comica
del
«
marsinon
»
,
aveva
perduto
ogni
stima
per
i
patrioti
.
Appunto
nel
febbraio
del
'59
il
Paolin
,
tedescone
,
gli
parlava
alla
farmacia
di
S
.
Mamette
delle
pazze
speranze
dei
liberali
.
«
No
,
signor
Paolo
riveritissimo
»
,
gli
disse
l
'
ometto
.
«
Mi
son
nato
soto
San
Marco
,
gran
santo
;
go
visto
i
franzesi
,
bona
zente
;
adesso
vedo
i
tedeschi
,
lassemo
star
,
podaria
vederghene
anca
dei
altri
ma
i
birbanti
,
La
me
creda
,
i
birbanti
no
pol
trionfar
.
»
Il
dottor
Aliprandi
era
già
in
Piemonte
.
Un
vecchio
sott
'
ufficiale
di
Napoleone
che
abitava
a
Puria
si
rimetteva
segretamente
in
ordine
l
'
uniforme
con
l
'
idea
di
presentarsi
all
'
imperatore
dei
francesi
quando
venisse
in
Italia
.
Il
curato
di
Castello
,
Introini
,
quando
incontrava
don
Giuseppe
Costabarbieri
,
gli
ricordava
la
canzone
del
1796
che
don
Giuseppe
aveva
tirata
fuori
nel
1848
e
poi
nascosta
da
capo
:
Stare
nostre
crante
ulane
Qua
fenute
d
'
Ungheria
,
Ma
franzose
crante
...
!
Fato
tuti
scappar
fia
!
E
don
Giuseppe
,
tutto
spaventato
:
«
Citto
,
citto
,
citto
!
»
Intanto
sui
pendii
di
Valsolda
fiorivano
pacificamente
le
viole
come
se
nulla
fosse
.
La
sera
del
venti
febbraio
Luisa
ne
portò
un
mazzolino
in
Camposanto
.
Ella
vestiva
ancora
a
lutto
,
era
terrea
,
macilenta
,
aveva
gli
occhi
più
grandi
e
molti
fili
d
'
argento
in
testa
.
Pareva
che
dal
giorno
della
sua
sventura
fossero
passati
vent
'
anni
.
Uscita
dal
Camposanto
si
avviò
verso
Albogasio
e
si
accompagnò
ad
alcune
donne
di
Oria
che
andavano
a
dire
il
rosario
alla
parrocchia
.
Non
pareva
più
lo
spettro
cupo
che
aveva
posato
le
viole
sopra
la
fossa
di
Maria
.
Parlò
serena
,
ilare
quasi
,
con
l
'
una
e
con
l
'
altra
,
domandò
di
una
bestia
malata
,
accarezzò
e
lodò
una
bambina
che
andava
al
rosario
con
la
nonna
,
le
raccomandò
di
stare
tranquilla
in
chiesa
come
sempre
vi
stava
la
sua
Maria
.
Disse
questo
e
nominò
Maria
quietamente
,
mentre
quelle
donne
rabbrividivano
e
anche
stupivano
perché
adesso
Luisa
non
andava
in
chiesa
mai
.
Domandò
a
una
ragazza
se
i
giovanotti
pensassero
,
come
al
solito
,
di
recitare
,
se
recitasse
anche
suo
fratello
;
udito
che
sì
,
offerse
aiuto
per
i
costumi
.
Si
accomiatò
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
e
nello
scender
soletta
la
Calcinera
riprese
il
viso
di
spettro
.
Andava
a
Casarico
,
dai
Gilardoni
,
sposi
da
tre
anni
.
La
felicità
del
professore
,
la
sua
adorazione
per
Ester
vorrebbero
un
poema
.
Lo
zio
Piero
diceva
di
lui
ch
'
era
diventato
ebete
.
Ester
temeva
che
diventasse
ridicolo
e
non
gli
permetteva
,
quando
c
'
era
gente
,
di
prender
davanti
a
lei
certe
pose
estatiche
.
La
sola
persona
per
la
quale
non
valesse
questa
proibizione
era
Luisa
.
Ma
di
Luisa
il
Gilardoni
aveva
un
certo
riguardo
;
ella
era
sempre
per
lui
un
essere
sovrumano
;
al
rispetto
per
la
persona
s
'
era
aggiunto
il
rispetto
per
il
dolore
e
in
presenza
di
lei
egli
teneva
sempre
un
contegno
riguardoso
.
Da
due
anni
,
circa
,
Luisa
andava
a
casa
Gilardoni
quasi
ogni
sera
e
,
se
qualche
cosa
poteva
turbare
la
pace
degli
sposi
,
erano
queste
visite
.
Esse
avevano
infatti
un
motivo
strano
e
antipatico
a
Ester
;
ma
Ester
aveva
un
tale
affetto
per
l
'
amica
sua
,
una
tale
pietà
della
sua
sventura
e
si
sentiva
fitto
nel
cuore
un
tal
rammarico
di
non
aver
fatto
più
attenzione
a
Maria
nel
giorno
terribile
,
che
non
osava
opporsi
risolutamente
ai
desideri
di
lei
né
distogliere
suo
marito
dall
'
accondiscendervi
.
Espresse
a
Luisa
la
sua
disapprovazione
,
la
pregò
di
volere
almeno
tener
segreto
ciò
che
faceva
di
sera
nello
studio
del
professore
;
non
andò
più
oltre
.
Il
professore
,
invece
,
sarebbe
stato
felice
di
questi
convegni
ma
soffriva
del
dispiacere
di
Ester
.
Era
già
notte
quando
Luisa
suonò
alla
porticina
di
casa
Gilardoni
.
Fu
Ester
che
le
aperse
.
Luisa
non
rispose
al
suo
saluto
che
le
parve
imbarazzato
,
la
guardò
soltanto
e
quando
fu
nel
salottino
terreno
dove
Ester
soleva
passar
le
sue
serate
,
l
'
abbracciò
tanto
appassionatamente
che
l
'
altra
si
mise
a
piangere
.
«
Abbi
pazienza
»
,
le
disse
Luisa
.
«
Non
mi
resta
che
questo
»
.
Ester
si
provò
a
confortarla
,
a
dirle
che
si
avvicinava
per
lei
un
tempo
migliore
,
la
riunione
con
suo
marito
.
Fra
pochi
mesi
la
Lombardia
sarebbe
libera
,
Franco
ritornerebbe
a
casa
.
E
allora
...
allora
...
Potrebbero
succedere
tante
cose
...
Potrebbe
ritornare
anche
Maria
!
Luisa
diede
un
balzo
,
le
afferrò
le
mani
.
«
No
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Non
dire
questa
cosa
!
Mai
!
mai
!
Son
tutta
sua
!
Son
tutta
di
Maria
!
»
Ester
non
poté
replicare
perché
,
frettoloso
e
sorridente
,
entrò
il
professore
.
Egli
vide
che
sua
moglie
aveva
gli
occhi
bagnati
di
lagrime
e
che
Luisa
pareva
sovreccitata
.
Salutò
mogio
mogio
e
sedette
in
silenzio
accanto
a
Ester
,
immaginando
che
avessero
parlato
del
solito
argomento
spiacevole
a
sua
moglie
.
Questa
avrebbe
voluto
mandarlo
via
,
riprendere
il
discorso
con
Luisa
,
ma
non
osò
farlo
.
Luisa
fremeva
contro
quella
immagine
di
futuro
pericolo
che
di
quando
in
quando
le
si
era
affacciata
confusamente
all
'
anima
,
che
aveva
sempre
cacciata
con
orrore
prima
di
considerarla
,
e
che
ora
,
per
le
parole
dell
'
amica
sua
,
le
risorgeva
davanti
scoperta
e
netta
.
Dopo
un
lungo
,
penoso
silenzio
,
Ester
sospirò
e
le
disse
sottovoce
:
«
Va
'
pure
,
sai
.
Andate
pure
»
.
Luisa
ebbe
un
impeto
di
gratitudine
,
s
'
inginocchiò
davanti
all
'
amica
sua
,
le
posò
il
capo
in
grembo
.
«
Sai
»
,
diss
'
ella
,
«
io
non
credo
più
in
Dio
.
Prima
credevo
che
ci
fosse
un
Dio
cattivo
,
adesso
non
credo
più
che
esista
;
ma
se
vi
fosse
il
Dio
buono
nel
quale
credi
tu
,
non
potrebbe
condannare
una
madre
che
ha
perduto
la
sua
unica
figliuola
e
cerca
persuadersi
che
una
parte
di
lei
vive
ancora
!
»
Ester
non
rispose
.
Quasi
ogni
sera
,
da
due
anni
,
suo
marito
e
Luisa
evocavano
la
bambina
morta
.
Il
professore
Gilardoni
,
strano
miscuglio
di
libero
pensatore
e
di
mistico
,
aveva
letto
con
moltissimo
interesse
le
cose
meravigliose
che
si
raccontavano
delle
sorelle
americane
Fox
,
degli
esperimenti
di
Eliphas
Levi
,
aveva
seguito
il
movimento
spiritista
propagatosi
rapidamente
in
Europa
come
una
mania
che
prendeva
le
teste
e
le
tavole
.
Ne
aveva
parlato
a
Luisa
,
e
Luisa
,
invasa
,
acciecata
dall
'
idea
di
poter
sapere
se
la
sua
bambina
esistesse
ancora
e
,
posto
che
esistesse
,
di
aver
qualche
comunicazione
con
lei
,
non
vedendo
altro
in
tutto
il
meraviglioso
dei
fatti
e
lo
strano
delle
teorie
che
questo
punto
lucente
,
lo
aveva
supplicato
di
tentar
qualche
esperimento
con
Ester
e
con
lei
.
Ester
non
credeva
in
fatto
di
soprannaturale
che
alla
dottrina
cristiana
.
Non
pigliò
quindi
la
cosa
sul
serio
e
acconsentì
subito
a
posar
le
mani
sopra
un
tavolino
insieme
all
'
amica
e
al
marito
,
il
quale
,
dal
canto
suo
,
mostrava
un
gran
zelo
,
una
gran
fede
di
riuscire
.
I
primi
esperimenti
non
riuscirono
.
Ester
,
molto
annoiata
,
avrebbe
voluto
che
si
rinunciasse
a
continuare
;
ma
una
sera
il
tavolino
,
dopo
venti
minuti
di
aspettazione
,
si
chinò
lentamente
da
un
lato
alzando
un
piede
in
aria
,
si
riabbassò
,
tornò
ad
alzarsi
,
con
grande
sgomento
di
Ester
,
con
gran
gioia
del
professore
e
di
Luisa
.
La
sera
dopo
bastarono
cinque
minuti
a
farlo
muovere
.
Il
professore
gl
'
insegnò
l
'
alfabeto
e
tentò
un
'
evocazione
.
Il
tavolino
rispose
battendo
il
piede
a
terra
secondo
l
'
alfabeto
suggeritogli
.
Lo
spirito
evocato
diede
il
suo
nome
:
Van
Helmont
.
Ester
tremava
di
paura
come
una
foglia
,
il
professore
tremava
di
commozione
,
voleva
far
sapere
a
Van
Helmont
che
aveva
in
biblioteca
le
sue
opere
,
ma
Luisa
lo
scongiurò
di
chiedergli
dove
fosse
Maria
.
Van
Helmont
rispose
:
«
Vicina
»
.
Allora
Ester
,
pallida
come
un
cadavere
,
si
alzò
protestando
che
non
voleva
continuare
.
Né
le
suppliche
né
le
lagrime
di
Luisa
valsero
a
persuaderla
.
Era
peccato
,
era
peccato
!
Ester
non
aveva
un
sentimento
religioso
profondo
,
ma
paura
del
diavolo
e
dell
'
inferno
sì
,
molto
.
Per
parecchio
tempo
non
fu
possibile
ricominciare
le
sedute
.
Ella
ne
aveva
orrore
e
suo
marito
non
osava
contraddirla
.
Fu
Luisa
che
a
forza
di
scongiuri
ottenne
una
transazione
.
Le
sedute
ricominciarono
ma
Ester
non
vi
prese
parte
più
.
Non
volle
neanche
sapere
cosa
vi
accadesse
.
Solamente
,
quando
vedeva
sua
marito
preoccupato
,
distratto
,
gli
gittava
un
'
allusione
crucciosa
alle
pratiche
segrete
dello
studio
.
Allora
egli
si
affliggeva
,
offriva
di
desistere
,
ed
era
Ester
che
si
sentiva
debole
di
fronte
a
Luisa
.
Poiché
,
indirettamente
,
aveva
capito
che
Luisa
credeva
di
comunicare
con
lo
spirito
della
bambina
.
Ella
le
aveva
detto
una
volta
:
«
Domani
sera
non
vengo
perché
Maria
non
vuole
»
.
E
un
'
altra
volta
:
«
Vado
a
Looch
perché
Maria
vuole
un
fiore
dalla
Nonna
»
.
A
Ester
pareva
incredibile
che
una
testa
lucida
e
forte
come
quella
si
smarrisse
così
.
Comprendeva
in
pari
tempo
la
difficoltà
immensa
di
persuaderla
con
le
buone
e
la
crudeltà
di
opporsele
con
le
cattive
.
Il
professore
accese
una
candela
e
salì
,
seguito
da
Luisa
,
nello
studio
.
Noi
conosciamo
lo
studiolo
simile
a
una
cabina
di
bastimento
,
con
gli
scaffali
pieni
di
libri
,
il
caminetto
,
la
finestra
che
guarda
il
lago
,
la
poltrona
dove
Maria
s
'
era
addormentata
la
notte
di
Natale
.
Adesso
v
'
era
di
più
,
fra
il
caminetto
e
la
finestra
,
un
piccolo
tavolino
rotondo
con
un
sol
piede
tripartito
a
un
palmo
da
terra
.
«
Mi
rincresce
molto
»
,
disse
il
Gilardoni
,
entrando
,
«
di
far
tanto
dispiacere
a
Ester
.
»
Posò
il
lume
sulla
scrivania
e
invece
di
disporre
,
secondo
il
solito
,
il
tavolino
e
le
sedie
,
andò
a
guardar
dalla
finestra
il
chiaror
vago
dell
'
acqua
e
dei
cielo
nelle
ombre
della
notte
.
Luisa
rimase
immobile
e
subito
egli
si
voltò
bruscamente
come
avesse
sentito
per
virtù
magnetica
l
'
angoscia
di
lei
.
Gliela
vide
spaventosa
in
faccia
,
intese
ch
'
ella
lo
credeva
risoluto
di
troncare
mentre
ne
aveva
solamente
avuta
la
tentazione
e
le
prese
,
commosso
,
le
mani
,
le
disse
che
Ester
era
tanto
buona
,
che
l
'
amava
tanto
,
che
né
lui
né
lei
avrebbero
mai
voluto
recarle
volontariamente
un
'
afflizione
.
Luisa
non
rispose
ma
il
professore
durò
fatica
a
impedire
che
gli
baciasse
la
mano
.
Mentre
egli
collocava
in
mezzo
alla
stanza
il
tavolino
e
le
due
sedie
,
ella
sedette
sulla
poltrona
,
come
oppressa
.
«
Ecco
»
,
fece
il
professore
.
Luisa
si
levò
di
tasca
e
gli
tese
una
lettera
.
«
Ho
tanto
bisogno
di
Maria
e
di
Lei
,
stasera
!
»
,
diss
'
ella
«
Legga
,
è
di
Franco
.
Può
cominciare
dalla
quarta
pagina
.
»
Il
professore
non
intese
queste
ultime
parole
,
si
accostò
al
lume
e
lesse
ad
alta
voce
:
Torino
,
18
febbraio
1859
.
Luisa
mia
,
Sai
che
non
mi
hai
scritto
da
quindici
giorni
?
«
Questo
lo
può
saltare
»
,
interruppe
Luisa
,
ma
poi
si
corresse
.
«
No
,
legga
pure
,
è
meglio
.
»
Il
professore
continuò
:
Ecco
la
terza
lettera
che
io
ti
mando
dopo
ricevuta
la
tua
del
6
.
Sono
stato
forse
,
nella
prima
,
troppo
vivace
e
ti
ho
ferita
.
Benedetto
temperamento
il
mio
,
che
non
solo
mi
fa
dire
parole
troppo
vivaci
quando
il
sangue
mi
si
riscalda
,
ma
me
le
fa
anche
scrivere
!
E
benedetto
sangue
che
a
trentadue
anni
suonati
si
riscalda
come
a
ventidue
!
Perdonami
,
Luisa
,
e
permettimi
di
ritornare
sull
'
argomento
onde
riprendermi
quelle
parole
che
hanno
potuto
offenderti
.
Adesso
non
si
discorre
più
né
di
tavolini
né
di
spiriti
,
non
si
discorre
che
di
diplomazie
e
di
guerra
;
ma
gli
anni
scorsi
se
ne
parlò
moltissimo
e
parecchie
persone
che
io
stimo
e
onoro
ci
credevano
.
Di
alcune
so
positivamente
che
erano
illuse
ma
non
ho
mai
dubitato
,
quando
mi
riferivano
conversazioni
avute
con
gli
spiriti
,
della
loro
buona
fede
.
Pare
che
l
'
immaginazione
,
eccitata
,
possa
far
udire
e
vedere
come
reale
ciò
che
non
è
.
Ma
io
voglio
credere
che
nel
tuo
caso
non
v
'
inganni
l
'
immaginazione
,
che
il
vostro
tavolino
si
muova
e
si
esprima
davvero
come
dici
.
Ho
avuto
torto
di
metter
questo
in
dubbio
,
lo
confesso
,
poiché
tu
sei
talmente
sicura
di
non
ingannarti
e
poiché
conosco
abbastanza
l
'
onestà
del
professor
Gilardoni
.
Ma
vi
è
poi
per
me
una
questione
di
sentimento
.
Io
so
che
la
mia
dolce
Maria
vive
con
Dio
,
io
ho
la
speranza
di
andare
un
giorno
,
con
altre
anime
a
me
care
,
dov
'
ella
è
.
Se
mi
comparisse
spontaneamente
,
se
udissi
,
senz
'
averla
chiamata
,
il
suono
della
sua
voce
viva
e
vera
,
forse
non
potrei
sopportare
una
gioia
così
grande
;
chiamarla
,
costringerla
di
venire
non
vorrei
mai
.
Mi
ripugna
,
è
contrario
a
quel
senso
di
venerazione
che
ho
per
un
Essere
tanto
più
vicino
a
Dio
di
me
.
Anch
'
io
,
Luisa
,
parlo
al
nostro
tesoro
ogni
giorno
,
le
parlo
di
me
e
anche
di
te
,
sapendo
che
ci
vede
,
che
ci
ama
,
che
potrà
molto
ancora
,
in
questa
vita
stessa
,
sopra
di
noi
.
Tali
vorrei
pure
i
colloqui
tuoi
con
essa
;
e
se
rispondendo
alla
lettera
in
cui
alludevi
a
una
comunicazione
di
lei
mi
sono
espresso
con
acerbità
,
perdonami
in
grazia
non
solamente
del
mio
cattivo
carattere
ma
delle
idee
altresì
e
dei
sentimenti
che
sono
come
parte
della
mia
natura
.
Perdonami
pure
in
grazia
della
sovreccitazione
immensa
in
cui
si
vive
qui
.
La
mia
gola
sta
bene
;
da
quando
si
parla
di
guerra
ho
gittato
canfora
e
acqua
sedativa
,
ma
i
nervi
sono
tesi
straordinariamente
,
mi
par
che
a
toccarli
dieno
scintille
.
Questo
viene
anche
dall
'
intenso
lavoro
che
abbiamo
al
Ministero
,
dove
non
c
'
è
più
orario
e
chi
più
gode
fiducia
,
sia
pure
un
segretariucolo
,
più
deve
sgobbare
.
Quando
ebbi
questo
posto
dalla
bontà
del
conte
di
Cavour
,
mi
pareva
di
mangiare
il
pane
dello
Stato
a
tradimento
.
Adesso
non
è
così
ma
sto
per
togliermi
a
questo
gran
lavoro
e
ciò
mi
conduce
a
un
altro
discorso
che
ho
nel
cuore
da
un
pezzo
e
che
adesso
ti
faccio
con
una
commozione
indicibile
.
Fra
otto
giorni
i
miei
amici
ed
io
ci
arruoliamo
nell
'
esercito
come
volontari
per
la
durata
della
campagna
;
Si
entra
nel
9°
fanteria
che
ha
il
deposito
a
Torino
.
Qui
al
Ministero
si
vorrebbe
trattenermi
ancora
ma
io
intendo
di
trovarmi
istruito
al
reggimento
quando
entrerà
in
campagna
e
ho
solamente
preso
l
'
impegno
di
non
lasciar
l
'
ufficio
che
un
giorno
prima
di
arruolarmi
.
Luisa
,
sono
tre
anni
e
quasi
cinque
mesi
che
non
ci
vediamo
.
Vero
che
tu
sei
sorvegliata
dalla
Polizia
e
che
ti
è
proibito
di
venire
a
Lugano
;
però
io
ti
ho
proposto
più
volte
più
modi
di
venirmi
a
incontrare
segretamente
almeno
al
confine
,
sulla
montagna
,
e
tu
non
mi
hai
risposto
.
Ho
creduto
indovinare
che
tu
non
ti
sapessi
allontanare
neppure
per
poco
tempo
da
un
luogo
sacro
.
Mi
pareva
troppo
e
ti
confesso
che
ne
provai
un
'
amarezza
molto
profonda
!
Poi
mi
pentivo
,
mi
pareva
d
'
essere
egoista
,
ti
assolvevo
.
Adesso
,
Luisa
,
le
circostanze
sono
mutate
.
Non
ho
cattivi
presentimenti
,
mi
par
impossibile
di
aver
a
restare
sopra
un
campo
di
battaglia
,
ma
impossibile
non
è
.
Prenderò
parte
ad
una
guerra
che
si
annuncia
tra
le
più
grosse
,
tra
le
più
lunghe
e
disperate
,
perché
se
l
'
Austria
ha
in
giuoco
le
sue
provincie
italiane
,
noi
,
e
forse
anche
l
'
imperatore
Napoleone
,
abbiamo
in
giuoco
tutto
.
Si
dice
che
passeremo
l
'
inverno
venturo
sotto
Verona
.
Luisa
,
io
non
voglio
correre
il
pericolo
di
morire
senz
'
averti
riveduta
.
Ho
ventiquattr
'
ore
sole
,
non
posso
venire
al
confine
né
a
Lugano
,
né
mi
può
bastare
di
star
con
te
dieci
minuti
!
Fatti
portare
a
Lugano
,
in
qualche
modo
,
da
Ismaele
la
mattina
del
25
corr
.
Parti
da
Lugano
in
tempo
di
essere
a
Magadino
per
il
tocco
poiché
da
Luino
non
puoi
passare
.
A
Magadino
piglierai
il
battello
che
parte
di
là
circa
al
tocco
e
mezzo
.
Scenderai
circa
alle
quattro
a
Isola
Bella
dove
,
presso
a
poco
alla
stess
'
ora
,
arriverò
anch
'
io
da
Arona
.
L
'
Isola
Bella
,
a
questa
stagione
,
è
un
deserto
.
Vi
passeremo
la
sera
insieme
e
ripartiremo
la
mattina
,
tu
per
Oria
,
io
per
Torino
.
Scrivo
allo
zio
Piero
per
chiedergli
perdono
se
gli
tolgo
un
giorno
della
tua
compagnia
.
Maggior
male
non
temo
.
Anche
gli
austriaci
non
pensano
che
alle
armi
,
la
loro
Polizia
si
lascia
sfuggire
migliaia
di
giovani
che
vengono
a
prenderle
qui
.
Sarebbero
terribili
all
'
indomani
di
una
vittoria
ma
quel
giorno
,
per
essi
,
viva
Dio
!
non
verrà
.
Luisa
,
è
possibile
ch
'
io
non
ti
trovi
all
'
Isola
Bella
,
che
tu
creda
far
piacere
a
Maria
non
venendo
?
Ma
non
sai
,
la
mia
Maria
,
la
mia
povera
piccina
,
se
le
avessero
detto
corri
a
salutar
il
tuo
papà
che
forse
va
a
morire
come
...
La
voce
del
lettore
oscillò
,
si
ruppe
,
mancò
in
un
singhiozzo
.
Luisa
si
nascose
il
viso
fra
le
mani
.
Egli
le
posò
la
lettera
sulle
ginocchia
e
disse
a
stento
:
«
Donna
Luisa
,
può
avere
un
dubbio
?
»
«
Sono
cattiva
»
,
rispose
Luisa
sottovoce
,
«
sono
matta
.
»
«
Ma
non
gli
vuol
bene
?
»
«
Alle
volte
mi
pare
tanto
e
alle
volte
niente
.
»
«
Dio
mio
!
»
,
fece
il
professore
.
«
Ma
adesso
?
Non
La
commuove
l
'
idea
che
potrebbe
non
vederlo
mai
più
?
»
Luisa
tacque
;
parve
che
piangesse
.
Balzò
improvvisamente
in
piedi
stringendosi
le
tempie
fra
le
mani
,
piantò
in
viso
al
professore
due
occhi
dove
non
erano
lagrime
ma
invece
una
luce
sinistra
di
corruccio
.
«
Ella
non
sa
»
,
esclamò
,
«
cosa
c
'
è
nella
mia
testa
,
che
cumulo
di
contraddizioni
,
quante
idee
opposte
che
si
combattono
e
prendono
continuamente
il
luogo
l
'
una
dell
'
altra
!
Quando
ho
ricevuto
la
lettera
ho
pianto
tanto
,
mi
son
detta
:
"
sì
,
povero
Franco
,
stavolta
vado
"
,
e
poi
ecco
una
voce
che
mi
dice
qui
nella
fronte
:
"
no
,
non
devi
andare
perché
...
perché
...
perché
...
".»
Luisa
s
'
interruppe
e
il
professore
,
spaventato
da
bagliori
di
pazzia
negli
occhi
che
lo
fissavano
,
non
osò
chiedere
spiegazioni
.
Gli
occhi
strani
sempre
fissi
ne
'
suoi
vennero
raddolcendosi
,
velandosi
.
Luisa
gli
prese
le
mani
,
gli
disse
piano
,
timidamente
:
«
Domandiamo
a
Maria
»
.
Sedettero
al
tavolino
,
vi
posarono
le
mani
su
.
Il
professore
voltava
le
spalle
al
lume
che
batteva
sul
viso
di
Luisa
.
Il
tavolino
era
nell
'
ombra
.
Dopo
undici
minuti
di
silenzio
profondo
il
professore
mormorò
:
«
Si
muove
»
.
Infatti
il
tavolino
si
andava
lentamente
inclinando
da
un
lato
.
Ricadde
e
batté
un
piccolo
colpo
.
Il
viso
di
Luisa
s
'
illuminò
.
«
Chi
sei
?
»
,
disse
il
professore
.
«
Rispondi
col
solito
alfabeto
.
»
Il
tavolino
batté
diciassette
colpi
,
poi
quattordici
,
poi
diciotto
,
poi
uno
.
«
Rosa
»
,
disse
il
professore
,
piano
.
Rosa
era
il
nome
di
una
sorellina
di
sua
moglie
,
morta
nell
'
infanzia
,
e
il
tavolino
aveva
battuto
parecchie
altre
volte
questo
nome
.
«
Va
'
»
,
ripeté
il
Gilardoni
,
«
mandaci
Maria
.
»
Il
tavolino
si
rimise
tosto
in
movimento
e
batté
queste
parole
:
«
Son
qui
.
Maria
.
»
«
Maria
,
Maria
,
Maria
mia
!
»
,
sussurrò
Luisa
con
un
'
espressione
,
in
viso
,
di
beatitudine
.
«
Conosci
»
,
disse
il
Gilardoni
,
«
la
lettera
che
tuo
padre
ha
scritto
a
tua
madre
?
»
Il
tavolino
rispose
:
«
Sì
»
.
«
Cosa
deve
fare
tua
madre
?
»
Luisa
tremava
da
capo
a
piedi
,
aspettando
.
Il
tavolino
rimase
immobile
.
«
Rispondi
»
,
fece
il
professore
.
Il
tavolino
si
mosse
e
batté
un
miscuglio
incomprensibile
di
lettere
.
«
Non
abbiamo
capito
.
Ripeti
.
»
Il
tavolino
non
si
mosse
più
.
«
Ripeti
dunque
!
»
,
fece
il
professore
quasi
bruscamente
.
«
No
!
»
,
supplicò
Luisa
.
«
Non
insista
,
non
insista
!
Maria
non
vuol
rispondere
!
»
Ma
il
professore
voleva
insistere
.
«
Non
è
possibile
»
,
diceva
,
«
che
lo
spirito
non
risponda
.
Lei
lo
sa
,
ci
è
successo
altre
volte
di
non
intendere
quel
che
dice
.
»
Luisa
si
alzò
agitatissima
,
dicendo
che
piuttosto
di
costringere
Maria
era
contenta
d
'
interrompere
la
seduta
.
Il
professore
rimase
meditabondo
al
proprio
posto
.
«
Zitto
!
»
,
diss
'
egli
.
Il
tavolino
si
moveva
,
ricominciò
a
batter
colpi
.
«
Sì
»
,
esclamò
il
Gilardoni
,
raggiante
.
«
Ho
domandato
col
pensiero
s
'
Ella
deve
andare
e
il
tavolino
ha
risposto
"
sì
"
.
Ridomandi
lei
ad
alta
voce
.
»
Cinque
o
sei
minuti
passarono
prima
che
il
tavolino
si
rimettesse
in
moto
.
Alla
domanda
di
Luisa
«
debbo
andare
?
»
batté
prima
tredici
colpi
poi
quattordici
.
La
risposta
era
«
no
»
.
Il
professore
impallidì
e
Luisa
lo
interrogò
con
lo
sguardo
.
Egli
rimase
lungamente
muto
,
poi
rispose
sospirando
:
«
Potrebbe
non
essere
Maria
.
Potrebb
'
essere
uno
spirito
di
menzogna
»
.
«
E
come
si
può
sapere
?
»
,
fece
Luisa
ansiosamente
.
«
Impossibile
.
Non
si
può
sapere
.
»
«
Ma
e
le
altre
comunicazioni
,
dunque
?
Non
vi
è
certezza
mai
?
»
«Mai.»
Ella
tacque
,
atterrita
.
Poi
sussurrò
:
«
Doveva
essere
così
.
Doveva
mancarmi
anche
questo
»
.
E
posò
la
fronte
sul
tavolino
.
Il
lume
della
candela
batteva
sui
capelli
,
sulle
braccia
,
sulle
mani
di
lei
.
Ella
non
si
moveva
,
nulla
si
moveva
nella
camera
,
tranne
la
fiammella
oscillante
della
candela
.
Un
'
altra
fiammella
,
un
ultimo
lume
di
speranza
e
di
conforto
stava
morendo
nella
povera
testa
caduta
sotto
il
colpo
d
'
un
dubbio
amaro
e
invincibile
.
Che
poteva
fare
,
che
poteva
dire
il
Gilardoni
?
Egli
vedeva
prossimo
a
compiersi
,
non
per
opera
sua
,
il
desiderio
di
Ester
.
Tre
o
quattro
minuti
dopo
si
udirono
passi
al
piano
inferiore
e
la
voce
di
Ester
.
Luisa
,
lentamente
,
si
alzò
.
«
Andiamo
»
,
diss
'
ella
.
«
Bisognerebbe
forse
pregare
»
,
osservò
il
Gilardoni
,
senza
muoversi
.
«
Bisognerebbe
forse
domandare
agli
spiriti
se
confessano
Cristo
.
»
«
No
no
no
no
no
»
,
fece
sottovoce
Luisa
,
negando
,
anche
con
la
mano
,
ostilmente
.
Il
professore
prese
la
candela
in
silenzio
.
Ritornando
a
Oria
Luisa
salì
al
cancello
del
Camposanto
.
Vi
appoggiò
la
fronte
,
gittò
verso
la
fossa
di
Maria
un
soffocato
addio
e
ridiscese
.
Giunta
sul
sagrato
andò
ad
affacciarsi
al
parapetto
,
guardò
giù
il
lago
addormentato
nell
'
ombra
.
Stette
lì
alquanto
lasciando
andar
il
pensiero
per
la
sua
china
.
Posò
i
gomiti
sul
parapetto
,
si
piegò
,
si
appoggiò
il
viso
alle
mani
sempre
guardando
l
'
acqua
,
l
'
acqua
che
aveva
preso
Maria
.
Il
suo
pensiero
veniva
pigliando
una
forma
precisa
non
dentro
a
lei
ma
laggiù
nell
'
acqua
.
Essa
lo
considerò
.
Morire
,
finire
.
Lo
conosceva
,
lo
aveva
veduto
ancora
questo
pensiero
guardando
nell
'
acqua
così
,
molto
tempo
addietro
,
prima
di
cominciare
le
evocazioni
col
professore
.
Poi
era
scomparso
.
Adesso
ritornava
.
Era
un
pensiero
dolce
e
pietoso
,
pieno
di
riposo
e
di
abbandono
,
pieno
di
pace
.
Faceva
bene
di
starlo
a
guardare
poiché
anche
la
fede
negli
spiriti
era
perduta
.
Morire
,
finire
.
L
'
altra
volta
molto
aveva
potuto
contro
il
fascino
dell
'
acqua
la
immagine
del
vecchio
zio
.
Ora
poteva
meno
.
Lo
zio
era
caduto
,
dalla
morte
di
Maria
in
poi
,
in
un
mutismo
quasi
completo
che
Luisa
attribuiva
a
un
principio
di
apatia
senile
.
Ella
non
aveva
capito
come
nell
'
animo
del
vecchio
vi
fossero
insieme
al
dolore
disapprovazioni
profonde
;
quanto
lo
urtassero
le
quotidiane
ripetute
visite
al
cimitero
e
i
fiori
e
le
gite
misteriose
a
Casarico
e
,
sopra
tutto
,
l
'
abbandono
completo
della
chiesa
.
Se
non
fosse
stata
così
presa
dalla
sua
morta
,
avrebbe
potuto
intender
meglio
lo
zio
almeno
in
quest
'
ultimo
punto
della
chiesa
,
perché
adesso
il
vecchio
silenzioso
ci
andava
lui
,
in
chiesa
,
più
di
prima
,
tornava
col
cuore
alla
religione
di
suo
padre
e
di
sua
madre
praticata
sinora
freddamente
,
per
abitudine
,
per
ossequio
alle
tradizioni
di
casa
.
Pareva
a
Luisa
ch
'
egli
fosse
diventato
alquanto
ottuso
e
che
se
ai
bisogni
suoi
fosse
provveduto
non
gli
occorrerebbe
altro
.
Per
le
cure
materiali
v
'
era
la
Cia
e
le
risorse
che
bastavano
per
tre
meglio
avrebbero
bastato
per
due
.
Luisa
credette
veder
l
'
acqua
salire
un
palmo
.
E
Franco
?
Franco
si
desolerebbe
,
piangerebbe
per
qualche
anno
e
poi
sarebbe
più
felice
.
Franco
aveva
il
segreto
di
consolarsi
presto
.
L
'
acqua
parve
salire
un
altro
palmo
.
Nello
stesso
momento
in
cui
ella
s
'
era
affacciata
al
parapetto
,
Franco
,
passando
in
via
di
Po
davanti
a
San
Francesco
di
Paola
,
aveva
veduto
lumi
e
udito
l
'
organo
.
Era
entrato
.
Appena
detta
una
preghiera
,
il
pensiero
dominante
lo
aveva
ripreso
,
il
suono
dell
'
organo
gli
si
era
trasformato
in
un
fragore
di
trombe
,
di
tamburi
e
d
'
armi
e
,
mentre
un
canto
di
pace
si
levava
sull
'
altare
,
a
lui
era
parso
caricar
con
furore
il
nemico
.
A
un
tratto
si
vide
in
mente
l
'
immagine
di
Luisa
vestita
a
lutto
,
pallida
.
Si
mise
a
pensare
a
lei
,
a
pregare
per
lei
con
fervore
intenso
.
Allora
là
sul
sagrato
di
Oria
ella
sentì
un
freddo
,
un
'
uggia
,
un
mancar
della
tentazione
.
Volle
richiamarla
e
non
poté
.
L
'
acqua
ridiscendeva
.
Una
voce
intima
le
disse
:
e
se
il
professore
si
è
ingannato
?
Se
non
è
vero
che
il
tavolino
abbia
risposto
prima
di
si
e
poi
di
no
?
Se
non
è
vero
di
questi
spiriti
menzogneri
?
Si
tolse
dal
parapetto
e
sali
,
a
passi
lenti
,
in
casa
.
Trovò
lo
zio
in
cucina
,
seduto
sotto
la
cappa
del
camino
,
con
le
molle
in
mano
e
col
bicchiere
di
latte
accanto
.
La
Cia
e
la
Leu
cucinavano
.
«
Dunque
»
,
disse
lo
zio
,
«
sono
andato
alla
Ricevitoria
.
Il
Ricevitore
è
a
letto
con
l
'
itterizia
,
ma
ho
parlato
col
Sedentario
.
»
«
Di
che
cosa
,
zio
?
»
«
Di
Lugano
,
della
tua
andata
a
Lugano
il
25
.
Mi
ha
detto
che
chiuderà
un
occhio
e
che
passerai
.
»
Luisa
tacque
,
stette
a
guardar
il
fuoco
meditabonda
.
Poi
diede
certi
ordini
alla
Leu
per
l
'
indomani
e
pregò
lo
zio
di
venire
in
salotto
con
lei
.
«
Cosa
serve
?
»
,
diss
'
egli
con
la
solita
semplicità
.
«
Non
avrai
gran
segreti
.
Stiamo
qui
che
c
'
è
il
fuoco
.
»
La
Cia
accese
il
lume
.
«
Usciremo
noi
»
,
diss
'
ella
.
Lo
zio
fece
la
sua
solita
smorfia
di
compassione
per
le
altrui
sciocchezze
ma
tacque
,
bevve
il
suo
bicchier
di
latte
e
lo
porse
silenziosamente
a
Luisa
.
Luisa
prese
il
bicchiere
e
disse
piano
:
«
Non
ho
ancora
deciso
»
.
«
Cosa
?
»
,
fece
lo
zio
bruscamente
.
«
Cosa
non
hai
deciso
?
»
«
Se
andrò
all
'
Isola
Bella
.
»
«
Euh
!
Che
diavolo
?
»
Lo
zio
Piero
non
la
poteva
neanche
intendere
una
cosa
simile
.
«
E
perché
non
andresti
?
»
Ella
rispose
con
tranquillità
,
come
se
dicesse
una
cosa
ovvia
:
«
Ho
paura
di
non
poter
lasciare
Maria
»
.
«
Ah
senti
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Siediti
là
.
»
Le
additò
il
sedile
in
faccia
,
sotto
la
cappa
del
camino
,
lasciò
le
molle
e
disse
con
quella
sua
voce
grave
,
onesta
voce
del
cuore
:
«
Cara
Luisa
,
hai
perso
la
bussola
»
.
E
alzate
le
braccia
con
un
«
euh
!
»
profondo
,
le
lasciò
ricadere
sulle
ginocchia
.
«
Persa
!
»
,
diss
'
egli
.
Stette
un
poco
in
silenzio
,
a
capo
chino
,
porgendo
le
labbra
con
un
brontolio
di
parole
in
formazione
,
che
poi
uscirono
.
«
Cose
che
non
avrei
mai
creduto
!
Cose
che
paiono
impossibili
.
Ma
quando
»
(
così
dicendo
rialzò
il
capo
e
guardò
Luisa
in
faccia
)
«
si
comincia
a
perderla
,
la
bussola
,
l
'
è
fatta
.
E
tu
,
cara
,
hai
cominciato
a
perderla
da
un
pezzo
.
»
Luisa
trasalì
.
«
Eh
sì
!
»
,
esclamò
lo
zio
a
gola
piena
.
«
Hai
cominciato
a
perderla
da
un
pezzo
.
Ed
è
questo
che
volevo
dirti
.
Senti
:
mia
madre
ha
perso
dei
figli
,
tua
madre
ha
perso
dei
figli
,
ho
visto
tante
madri
perdere
dei
figli
e
nessuna
faceva
come
te
.
Ci
vuol
altro
,
siamo
tutti
mortali
e
dobbiamo
accettare
la
nostra
condizione
.
Si
rassegnavano
.
Ma
tu
,
no
.
E
questo
cimitero
!
E
queste
due
,
tre
,
quattro
visite
al
giorno
!
E
questi
fiori
,
e
cosa
so
io
,
oh
povero
me
!
E
anche
queste
scempiaggini
che
fai
a
Casarico
con
quell
'
altro
povero
imbecille
,
che
voi
credete
farle
in
segreto
e
tutti
ne
parlano
,
persino
la
Cia
!
Oh
povero
me
!
»
«
No
,
zio
»
,
disse
Luisa
tristemente
ma
tranquillamente
.
«
Non
dir
queste
cose
.
Non
puoi
capire
.
»
«
Siamo
intesi
»
,
rispose
lo
zio
con
tutta
l
'
ironia
di
cui
era
capace
.
«
Non
posso
capire
.
Ma
poi
ce
n
'
è
un
'
altra
.
Tu
non
vai
più
in
chiesa
.
Io
non
ti
ho
mai
detto
niente
perché
in
queste
cose
il
mio
principio
è
stato
sempre
di
lasciar
fare
a
ciascuno
quel
che
crede
;
ma
quando
ti
vedo
perdere
,
dirò
così
,
il
buon
senso
e
anche
il
senso
comune
,
non
posso
a
meno
di
farti
riflettere
che
se
si
voltano
le
spalle
a
Domeneddio
,
si
fanno
di
questi
guadagni
.
Adesso
poi
questa
idea
di
non
voler
andare
a
vedere
tuo
marito
,
in
circostanze
simili
,
passa
tutti
i
limiti
.
»
«
Vuol
dire
»
,
riprese
dopo
una
breve
pausa
,
«
che
ci
andrò
io
.
»
«
Tu
?
»
,
esclamò
Luisa
.
«
Perché
no
?
Io
,
sì
.
Contavo
di
accompagnarti
ma
,
se
non
vieni
,
andrò
solo
.
Andrò
a
dire
a
tuo
marito
che
hai
perduto
la
testa
e
che
spero
di
andar
presto
anch
'
io
a
trovar
la
povera
Maria
.
»
Mai
nessuno
aveva
udito
dal
labbro
dello
zio
Piero
una
parola
tanto
amara
.
Fosse
questo
,
fosse
l
'
autorità
dell
'
uomo
,
fosse
il
nome
di
Maria
pronunciato
così
,
Luisa
fu
vinta
.
«
Andrò
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
tu
devi
restar
qui
.
»
«
Niente
affatto
»
,
rispose
lo
zio
contento
.
«
Sono
quarant
'
anni
che
non
vedo
le
Isole
.
Approfitto
dell
'
occasione
.
E
chi
sa
che
non
mi
arruoli
in
cavalleria
,
io
?
»
«
E
così
»
,
disse
la
Cia
a
Luisa
dopo
che
lo
zio
era
andato
a
letto
.
«
Vuol
proprio
partire
anche
il
mio
padrone
?
Cara
lei
,
per
amor
del
Cielo
,
non
glielo
permetta
!
»
E
le
raccontò
che
due
ore
prima
egli
aveva
stralunato
gli
occhi
e
piegata
la
testa
sul
petto
;
che
chiamato
da
lei
non
aveva
risposto
;
che
poi
si
era
riavuto
e
che
alle
premurose
domande
di
lei
era
andato
in
collera
protestando
di
non
aver
avuto
male
,
di
aver
sentito
solo
un
po
'
di
sonno
.
Luisa
l
'
ascoltava
in
piedi
,
col
lume
in
mano
,
con
gli
occhi
vitrei
,
divisa
fra
l
'
attenzione
alle
parole
che
udiva
e
qualche
altro
pensiero
assai
diverso
,
assai
lontano
,
dallo
zio
,
dalla
casa
,
dalla
Valsolda
.
2
.
Solenne
rullo
Il
venticinque
febbraio
,
giorno
della
partenza
,
lo
zio
Piero
si
alzò
alle
sette
e
mezzo
e
andò
alla
finestra
.
Un
denso
nebbione
pendeva
sul
lago
biancastro
e
nascondeva
le
montagne
per
modo
che
se
ne
vedevano
solamente
due
brevi
liste
nere
,
una
a
destra
e
l
'
altra
a
sinistra
,
fra
il
lago
e
la
nebbia
.
«
Ahimè
!
»
,
sospirò
lo
zio
.
Non
s
'
era
ancora
finito
di
vestire
che
Luisa
entrò
e
lo
pregò
,
col
pretesto
del
cattivo
tempo
,
di
restare
,
di
lasciarla
partir
sola
.
La
Cia
era
in
grande
angoscia
,
e
avea
pregato
Luisa
di
insistere
sapendo
ch
'
egli
era
stato
côlto
,
il
giorno
venti
,
da
forti
vertigini
e
che
il
ventidue
,
senza
dir
niente
a
nessuno
,
era
andato
a
confessarsi
.
Egli
s
'
irritò
,
convenne
tacere
,
lasciargli
fare
la
sua
volontà
.
Povero
zio
,
aveva
goduto
sempre
una
salute
di
ferro
ed
era
molto
apprensivo
,
il
menomo
disturbo
lo
allarmava
;
ma
ora
non
gli
pareva
bene
che
Luisa
partisse
sola
in
quelle
condizioni
di
spirito
,
e
si
sacrificava
per
lei
.
Si
vestì
,
ritornò
alla
finestra
e
chiamò
trionfalmente
Luisa
che
stava
nel
giardinetto
.
«
Alza
la
testa
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Guarda
su
in
Boglia
!
»
In
alto
,
sopra
Oria
,
attraverso
la
nebbia
fumante
,
si
vedeva
l
'
oro
pallido
del
sole
sulla
montagna
e
più
in
alto
ancora
una
trasparenza
serena
.
«
Bella
giornata
!
»
Luisa
non
rispose
e
il
vecchio
discese
allegro
in
loggia
,
uscì
sulla
terrazza
a
goder
la
battaglia
magnifica
della
nebbia
e
del
sole
.
Tutto
il
lago
d
'
oriente
fra
la
Ca
Rotta
,
l
'
ultima
casa
di
S
.
Mamette
,
a
sinistra
,
e
il
golfo
del
Dòi
a
destra
,
pareva
un
mare
immenso
,
bianco
.
La
Ca
Rotta
traspariva
appena
,
come
un
fantasma
.
Al
golfo
del
Dòi
cominciava
la
sottile
lista
nera
scoperta
fra
il
piombo
del
lago
e
il
nebbione
.
A
poco
a
poco
quel
nebbione
si
faceva
turchiniccio
,
vaghi
chiarori
rompevano
in
cielo
verso
Osteno
,
in
fondo
al
mare
d
'
oriente
tremavano
luccicori
nuovi
,
venivan
liste
,
chiazze
brune
di
brezza
;
un
occhio
di
sole
appariva
e
scompariva
sopra
Osteno
nei
vapori
turbinanti
,
ingrandiva
rapidamente
,
splendé
vincitore
.
La
nebbia
fuggì
da
ogni
parte
,
a
brani
e
fiocchi
.
Molti
ne
passarono
davanti
a
Oria
,
grandi
e
veloci
,
altri
si
buttarono
alla
costa
,
il
grosso
ripiegò
verso
l
'
ultimo
levante
;
colà
,
dietro
e
sopra
un
pesante
sipario
bianco
,
le
montagne
del
lago
di
Como
sorsero
gloriose
nel
sereno
.
Lo
zio
Piero
chiamò
Luisa
perché
vedesse
lo
spettacolo
,
l
'
ultima
scena
splendida
del
dramma
;
il
trionfo
del
sole
,
la
fuga
delle
nebbie
,
la
gloria
delle
montagne
.
Egli
ammirava
patriarcalmente
,
senza
finezze
di
senso
artistico
ma
con
calor
giovanile
,
con
sincera
enfasi
di
voce
,
da
vecchio
che
ha
vissuto
castamente
,
che
non
ha
sciupata
la
freschezza
del
cuore
,
che
conserva
una
certa
innocenza
d
'
immaginazione
.
«
Guarda
,
Luisa
»
,
esclamò
,
«
se
non
bisogna
dire
:
Gloria
al
Padre
,
al
Figliuolo
,
allo
Spirito
Santo
!
»
Luisa
non
rispose
,
si
allontanò
subito
per
non
veder
quel
recinto
bianco
,
di
là
dall
'
orto
,
che
l
'
attirava
con
violenza
,
con
una
tacita
voce
di
rimprovero
e
di
dolore
.
Ella
vi
era
andata
alle
sei
,
vi
aveva
passata
un
'
ora
nella
nebbia
,
seduta
sull
'
erba
fradicia
.
Lo
zio
rimase
in
contemplazione
sulla
terrazza
fino
al
momento
di
partire
.
S
'
egli
fosse
stato
un
poeta
presuntuoso
avrebbe
supposto
che
la
Valsolda
gli
desse
il
buon
viaggio
con
uno
spettacolo
d
'
addio
,
volesse
mostrarglisi
bella
come
forse
non
l
'
aveva
veduta
mai
;
ma
queste
fantasie
poetiche
a
lui
non
venivano
e
poi
si
trattava
di
un
viaggio
così
breve
!
No
,
gli
passò
invece
nella
mente
l
'
immagine
di
Maria
,
l
'
idea
di
vedersela
capitar
correndo
fra
le
gambe
,
di
prenderla
sulle
ginocchia
,
di
recitarle
la
canzonetta
antica
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
.
«
Basta
!
»
,
sospirò
.
«
È
stata
una
gran
cosa
!
»
,
e
,
chiamato
dalla
Cia
,
si
avviò
lentamente
verso
il
giardinetto
dove
l
'
attendeva
Luisa
,
pronta
a
scendere
in
barca
.
«
Oh
,
son
qui
»
,
diss
'
egli
,
«
e
voi
guardate
bene
,
mentre
staremo
via
,
di
non
lasciar
cadere
la
casa
nel
lago
.
»
Durante
il
tragitto
sul
Lago
Maggiore
,
a
bordo
del
San
Bernardino
,
Luisa
stette
quasi
sempre
nella
sala
di
seconda
classe
.
Ne
salì
una
volta
onde
persuadere
lo
zio
Piero
a
discendere
anche
lui
;
ma
lo
zio
Piero
,
chiuso
nel
suo
zimarrone
grigio
,
non
volle
muoversi
,
malgrado
l
'
aria
fredda
,
dal
ponte
dove
stava
pacificamente
a
guardar
montagne
e
paesi
,
e
far
un
po
'
di
conversazione
con
un
prete
di
Locarno
,
con
una
vecchierella
di
Belgirate
e
con
altri
viaggiatori
di
seconda
classe
.
Luisa
dovette
lasciarvelo
e
ridiscese
,
preferendo
star
sola
con
i
propri
pensieri
.
Più
si
avvicinava
all
'
Isola
Bella
più
le
cresceva
dentro
un
'
agitazione
sorda
,
una
incerta
attesa
di
tante
cose
.
Come
avverrebbe
l
'
incontro
con
Franco
?
Quale
contegno
terrebb
'
egli
con
lei
?
Le
farebbe
i
discorsi
che
le
aveva
fatto
lo
zio
?
Le
lettere
erano
molto
pietose
e
tenere
,
ma
chi
non
sa
che
si
scrive
in
un
modo
e
si
parla
in
un
altro
?
Come
,
dove
,
passerebbero
la
sera
?
E
poi
l
'
altra
cosa
,
la
cosa
terribile
a
pensare
...
?
Tutte
queste
preoccupazioni
salivano
,
salivano
,
tendevano
a
diventar
dominanti
,
a
porsi
in
antagonismo
con
l
'
immagine
del
Cimitero
di
Oria
che
ogni
tratto
ritornava
impetuosa
,
come
a
riprendere
il
suo
.
Alla
stazione
di
Cannero
,
Luisa
si
udì
sul
capo
un
grande
strepito
di
passi
,
un
grande
chiasso
di
voci
e
di
grida
,
salì
a
vedere
dello
zio
.
Erano
militari
richiamati
alle
bandiere
,
venuti
al
battello
con
due
grandi
barche
.
Altre
barchette
portavano
donne
,
bambini
,
vecchi
,
che
salutavano
e
piangevano
.
I
soldati
,
la
maggior
parte
bersaglieri
,
bei
giovinotti
allegri
,
rispondevano
ai
saluti
,
gridando
:
«
Viva
l
'
Italia
!
»
promettevano
regali
da
Milano
.
Una
vecchia
,
che
aveva
tre
figli
fra
quei
soldati
,
gridava
loro
,
tutta
scarmigliata
ma
non
piangente
,
che
si
ricordassero
del
Signore
e
della
Madonna
.
«
Sì
»
,
brontolo
un
vecchio
sergente
che
li
accompagnava
,
«
ca
s
'
ricordo
del
Sgnour
,
d
'
la
Madonna
,
del
Vescov
e
del
prevost
!
»
I
soldati
molto
pratici
del
«
prevost
»
,
la
prigione
militare
,
risero
della
barzelletta
e
il
battello
partì
.
Grida
,
sventolar
di
fazzoletti
e
poi
un
canto
,
un
canto
potente
di
cinquanta
voci
gagliarde
:
Addio
,
mia
bella
,
addio
,
L
'
armata
se
ne
va
.
I
soldati
si
erano
tutti
ammucchiati
a
prora
su
cataste
di
sacchi
e
barili
,
quale
seduto
,
quale
sdraiato
,
quale
in
piedi
,
e
cantavano
a
squarciagola
,
con
l
'
accompagnamento
cupo
delle
ruote
del
vapore
che
filava
diritto
giù
verso
lo
sfondo
di
cielo
cui
le
sottili
colline
d
'
Ispra
dividono
dall
'
immenso
specchio
dell
'
acque
,
verso
il
Ticino
.
Quei
giovinotti
avevano
a
passarlo
presto
,
il
Ticino
,
probabilmente
al
grido
di
Savoia
,
fra
una
furia
di
cannonate
.
Molti
di
loro
erano
attesi
laggiù
,
sotto
quel
cielo
sereno
,
dalla
morte
;
ma
tutti
cantavano
allegri
e
solo
il
rumor
cupo
delle
ruote
del
vapore
pareva
saperne
qualche
cosa
.
Le
libere
montagne
piemontesi
lungo
le
quali
filava
il
battello
parevano
fiere
e
paghe
,
benché
nell
'
ombra
,
di
aver
dato
i
propri
figli
alle
schiave
montagne
lombarde
,
tragiche
nell
'
aspetto
benché
illuminate
dal
sole
.
Luisa
si
sentì
un
lieve
formicolio
nel
sangue
,
un
palpito
del
suo
patriottismo
ardente
d
'
una
volta
.
E
quelle
madri
che
avevan
visto
partire
i
loro
figli
così
?
Prevenne
il
proprio
pensiero
,
si
disse
subito
che
anche
lei
avrebbe
donato
volentieri
un
figlio
all
'
Italia
,
che
quelle
madri
non
potrebbero
in
nessun
caso
paragonarsi
a
lei
.
Ma
com
'
era
diverso
di
leggere
in
Valsolda
una
lettera
che
parlava
di
guerra
e
di
sentir
veramente
il
soffio
e
il
rumor
della
guerra
intorno
a
sé
,
di
respirarla
nell
'
aria
!
Nella
quieta
della
Valsolda
era
un
'
ombra
senza
realtà
:
qui
l
'
ombra
pigliava
corpo
.
Qui
il
dolore
privato
di
Luisa
,
il
dolore
immenso
che
le
riempiva
intorno
l
'
aria
morta
di
Oria
,
s
'
impiccioliva
a
fronte
della
emozione
pubblica
,
ed
ella
lo
sentiva
e
ciò
le
recava
una
molestia
,
un
malessere
indefinibile
.
Era
paura
di
perdere
parte
del
dolore
proprio
,
come
dire
parte
di
se
stessa
?
Era
desiderio
di
sottrarsi
ad
un
paragone
che
le
ripugnava
di
fare
?
In
pari
tempo
l
'
idea
che
Franco
andrebbe
a
questa
guerra
,
l
'
idea
onde
poco
ella
si
era
commossa
in
Valsolda
,
prendeva
pure
una
realtà
nuova
nella
sua
mente
,
le
dava
delle
scosse
al
cuore
,
lottava
essa
pure
con
l
'
immagine
del
Camposanto
di
Oria
.
Per
la
prima
volta
l
'
immagine
del
passato
non
era
più
sola
,
assoluta
,
onnipotente
signora
dell
'
anima
sua
;
ne
avesse
pure
sdegno
quest
'
anima
e
rincrescimento
,
nuove
immagini
,
immagini
del
presente
e
del
futuro
,
le
facevano
assalto
.
Lo
zio
cominciò
ad
aver
freddo
e
discese
sotto
coperta
.
«
Fra
poco
più
d
'
un
'
ora
»
,
diss
'
egli
,
«
saremo
a
Isola
Bella
.
»
«
Sei
stanco
?
»
«
Niente
affatto
.
Sto
benone
.
»
«
Però
andrai
a
letto
presto
questa
sera
?
»
Lo
zio
,
distratto
,
non
rispose
.
Invece
dopo
un
poco
esci
a
dire
:
«
Sai
cosa
pensavo
?
Pensavo
che
dovrebbe
capitare
un
'
altra
Maria
»
.
Luisa
,
che
gli
era
seduta
accanto
,
si
alzò
di
botto
,
fremente
,
e
andò
a
guardar
fuori
dal
finestrino
in
faccia
,
voltando
le
spalle
allo
zio
.
Questi
non
capi
affatto
,
credette
a
un
senso
d
'
imbarazzo
e
si
addormentò
nel
suo
angolo
.
Il
battello
tocca
Intra
.
Adesso
prima
dell
'
Isola
non
c
'
è
che
Pallanza
.
Il
battello
rade
la
costa
;
Luisa
guarda
dal
finestrino
ovale
passar
le
rive
,
le
case
,
gli
alberi
.
Come
si
corre
,
come
si
corre
!
Pallanza
.
Il
battello
resta
fermo
cinque
minuti
.
Luisa
sale
sul
ponte
,
domanda
quando
si
arriverà
all
'
Isola
Bella
.
Il
battello
non
toccherà
Suna
né
Baveno
.
Sarà
un
viaggio
di
pochi
minuti
.
E
il
battello
di
Arona
,
quando
arriva
?
Pare
che
sia
in
ritardo
.
Ella
scende
e
sveglia
lo
zio
che
sale
sul
ponte
con
lei
.
L
'
ultimo
tratto
del
viaggio
è
fatto
in
silenzio
:
lo
zio
sta
a
guardar
Pallanza
che
si
allontana
e
Luisa
ha
fissi
gli
occhi
sull
'
Isola
che
s
'
avanza
,
non
vede
altro
.
Il
battello
giunse
all
'
approdo
dell
'
Isola
Bella
alle
tre
e
quaranta
minuti
.
Nessun
indizio
del
battello
di
Arona
.
Un
inserviente
disse
a
Luisa
che
quel
battello
era
sempre
in
ritardo
per
colpa
del
treno
di
Novara
che
non
aveva
quasi
più
regola
,
causa
i
movimenti
militari
.
Nessuno
discese
all
'
Isola
,
nessuno
era
sulla
riva
tranne
l
'
uomo
addetto
allo
sbarco
.
Partito
il
battello
,
accompagnò
egli
stesso
i
due
viaggiatori
all
'
albergo
del
Delfino
.
Era
un
caso
,
diss
'
egli
,
che
trovassero
il
Delfino
aperto
a
quella
stagione
.
Ci
svernava
una
grossa
famiglia
inglese
.
Pareva
l
'
isola
del
Silenzio
,
del
resto
.
Il
lago
le
taceva
intorno
immobile
,
la
spiaggia
era
deserta
,
sui
ballatoi
delle
povere
vecchie
casucce
ammonticchiate
sul
porto
,
fra
un
bastione
rotondo
del
giardino
e
l
'
albergo
,
non
si
vedeva
persona
viva
.
Gl
'
inglesi
erano
fuori
,
in
barca
;
l
'
albergo
taceva
come
la
riva
e
l
'
acqua
.
I
nuovi
venuti
ebbero
due
camere
grandi
del
secondo
piano
,
a
mezzogiorno
,
di
fronte
al
malinconico
stretto
fra
l
'
isola
e
la
costa
boscosa
che
va
da
Stresa
a
Baveno
.
La
prima
camera
,
sull
'
angolo
di
ponente
,
aveva
una
finestra
verso
la
chiesetta
di
S
.
Vittore
,
che
sorge
a
fianco
dell
'
albergo
,
e
l
'
isolotto
lontano
dei
Pescatori
.
Lo
zio
Piero
si
piantò
a
quella
finestra
contemplando
l
'
isolotto
,
il
mucchietto
di
case
sporgente
dallo
specchio
del
lago
e
appuntato
in
un
campanile
,
le
grandi
montagne
di
Val
di
Toce
e
di
Val
di
Gravellone
,
mezzo
nascoste
da
una
nebbiolina
penetrata
di
sole
.
Luisa
,
visto
che
lì
v
'
eran
due
letti
,
passò
rapidamente
nell
'
altra
camera
dov
'
era
un
'
alcova
con
due
letti
pure
.
«
Ecco
»
,
disse
lo
zio
Piero
entrandovi
un
momento
dopo
,
«
questa
va
bene
per
voialtri
.
»
Luisa
domandò
sottovoce
all
'
albergatore
se
non
si
potessero
avere
tre
camere
invece
di
due
.
No
,
non
si
potevano
avere
.
«
Ma
se
così
va
bene
!
Ma
se
così
va
benone
!
»
,
ripeteva
lo
zio
.
«
Voi
qui
e
io
là
.
»
Luisa
tacque
e
l
'
albergatore
se
n
'
andò
.
«
Non
vedi
che
hai
l
'
alcova
come
a
casa
?
»
Non
gli
veniva
in
mente
,
all
'
uomo
patriarcale
,
che
per
Luisa
la
sola
vista
di
quell
'
alcova
fosse
un
tormento
.
Ella
gli
rispose
che
preferiva
l
'
altra
camera
,
più
chiara
,
più
allegra
.
«
Amen
»
,
disse
lo
zio
,
«
fate
vobis
.
M
'
inalcoverò
io
.
»
Anche
quell
'
angolo
dell
'
albergo
ritornò
nel
silenzio
.
Luisa
si
pose
alla
finestra
.
Il
battello
di
Arona
doveva
esser
vicino
,
l
'
uomo
di
prima
s
'
incamminava
lentamente
verso
lo
sbarco
e
poco
dopo
si
udì
un
rumor
lontano
di
ruote
.
Lo
zio
disse
a
Luisa
che
si
sentiva
stanco
e
rimaneva
in
camera
.
Ella
discese
verso
il
ponte
dello
sbarco
e
si
fermò
presso
una
casupola
che
toglieva
di
vedere
il
battello
di
cui
udiva
il
fragore
.
A
un
tratto
la
prora
del
San
Gottardo
le
uscì
davanti
lentamente
e
si
fermò
.
Luisa
riconobbe
suo
marito
fra
un
gruppo
di
persone
che
gli
facevano
un
grande
chiasso
intorno
.
Franco
la
vide
,
saltò
sul
ponte
,
corse
a
lei
che
fece
due
passi
avanti
.
Si
abbracciarono
,
egli
muto
,
cieco
d
'
emozione
,
ridente
e
lagrimoso
,
pieno
di
gratitudine
e
anche
trepido
,
incerto
circa
l
'
animo
di
lei
,
circa
il
modo
di
regolarsi
;
ella
più
composta
,
pallidissima
e
seria
.
«
Addio
»
,
ripeteva
,
«
addio
»
,
e
s
'
incamminò
verso
l
'
albergo
.
Venne
allora
da
Franco
una
furia
di
domande
sul
suo
viaggio
,
sul
passaggio
del
confine
,
prima
;
poi
sullo
zio
.
Quando
nominò
lo
zio
,
Luisa
alzò
il
viso
e
disse
:
«
Guarda
!
»
.
Lo
zio
era
lassù
alla
finestra
e
gittò
abbasso
un
addio
sonoro
agitando
il
fazzoletto
.
«
Oh
!
»
,
fece
Franco
,
stupefatto
;
e
prese
la
corsa
.
Lo
zio
aspettò
sul
pianerottolo
della
scala
con
una
espressione
di
contentezza
persino
nel
ventre
pacifico
.
«
Ciao
,
neh
»
,
diss
'
egli
e
gli
prese
le
mani
,
gliele
scosse
tenendolo
a
distanza
.
Non
avrebbe
voluto
baci
,
come
se
in
quel
momento
significassero
ringraziamenti
,
ma
non
poté
difendersi
dall
'
impeto
di
Franco
.
«
Figurati
»
,
diss
'
egli
appena
svincolatosi
dalle
braccia
del
giovane
,
«
se
una
Maironi
può
viaggiare
senza
maggiordomo
!
Son
poi
anche
venuto
ad
arruolarmi
nei
bersaglieri
!
»
E
l
'
uomo
stanco
discese
le
scale
dicendo
che
andava
a
ordinare
il
pranzo
.
Non
v
'
era
canapè
nella
stanza
degli
sposi
.
Franco
trasse
Luisa
a
sedere
sul
letto
,
le
sedette
accanto
,
le
cinse
con
un
braccio
le
spalle
,
incapace
di
un
discorso
qualsiasi
,
non
sapendo
dire
che
«
ti
ringrazio
,
ti
ringrazio
»
,
non
trovando
che
impetuose
carezze
,
impetuosi
baci
,
nomi
di
tenerezza
.
Luisa
tremava
a
capo
chino
,
non
gli
rispondeva
in
alcun
modo
ed
egli
si
frenò
,
le
prese
il
capo
come
una
cosa
santa
,
le
andò
sfiorando
con
le
labbra
,
qua
,
là
,
i
capelli
bianchi
che
vedeva
.
Ella
capì
che
cercava
i
capelli
bianchi
,
intese
quei
timidi
baci
,
si
commosse
,
le
parve
sentirsi
sgelare
il
cuore
,
fu
presa
da
sgomento
,
volle
difendersi
più
contro
se
stessa
che
contro
Franco
.
«
Sai
»
,
disse
,
«
ho
il
cuore
tanto
freddo
,
non
volevo
neanche
venire
,
non
volevo
lasciar
Maria
né
che
tu
avessi
l
'
amarezza
di
trovarmi
così
.
È
stato
causa
lo
zio
che
venissi
.
Voleva
venir
solo
e
allora
mi
sono
decisa
.
»
Dette
le
parole
crudeli
,
sentì
levarsi
dai
suoi
capelli
le
labbra
di
Franco
,
levarsi
il
braccio
dalle
sue
spalle
.
Tacquero
ambedue
;
poi
Franco
mormorò
con
dolcezza
:
«
Sono
tredici
ore
.
Forse
dopo
non
ti
darò
noia
mai
più
»
.
In
quel
punto
entrò
lo
zio
Piero
e
annunciò
che
il
pranzo
era
pronto
.
Luisa
prese
la
mano
di
suo
marito
,
gliela
strinse
in
silenzio
,
non
con
la
stretta
d
'
un
'
amante
,
ma
pure
abbastanza
forte
per
significargli
ch
'
era
una
commossa
risposta
.
A
pranzo
né
Luisa
né
Franco
mangiarono
.
Invece
lo
zio
mangiò
con
appetito
e
parlò
molto
.
Egli
non
approvava
che
Franco
prendesse
le
armi
.
«
Che
soldato
vuoi
riuscire
tu
?
»
,
gli
diceva
.
«
Cosa
farai
senza
la
canfora
,
l
'
acqua
sedativa
e
il
cossa
soja
mi
?
»
Franco
dichiarò
che
aveva
buttato
via
tutti
i
rimedi
,
che
si
sentiva
di
ferro
,
che
sarebbe
stato
il
più
robusto
soldato
del
9°
.
«
Sarà
!
»
,
brontolò
lo
zio
.
«
Sarà
!
E
tu
,
Luisa
,
non
dici
niente
?
»
Luisa
rispose
ch
'
era
persuasa
di
quanto
aveva
detto
suo
marito
.
«
N
'
occor
alter
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Evviva
!
»
Egli
aveva
poi
anche
un
gran
concetto
della
potenza
austriaca
e
non
vedeva
roseo
come
Franco
.
Secondo
Franco
,
non
c
'
era
da
dubitare
della
vittoria
.
Egli
aveva
veduto
un
aiutante
di
Niel
venuto
segretamente
a
Torino
,
gli
aveva
udito
dire
ad
alcuni
ufficiale
piemontesi
di
Stato
Maggiore
:
«
Nous
allons
supprimer
l
'
Autriche
»
.
Certo
,
bisognava
lasciare
almeno
cinquantamila
cadaveri
italiani
e
francesi
tra
il
Ticino
e
l
'
Isonzo
.
«
Scusi
,
signore
»
,
disse
il
cameriere
che
serviva
.
«
Mi
pare
che
il
signore
parlasse
di
entrare
nel
9°
reggimento
!
»
«
Sì
!
»
«
Brigata
Regina
.
Brava
brigata
.
Io
ho
servito
nel
10°
.
Ci
siamo
fatti
onore
nel
1848
,
ehi
!
Goito
,
Santa
Lucia
,
Governolo
,
Volta
!
Adesso
tocca
a
Loro
.
»
«
Faremo
il
possibile
.
»
Luisa
ebbe
un
lieve
brivido
.
Gl
'
inglesi
che
pranzavano
alla
tavola
vicina
intesero
il
dialogo
,
guardarono
Franco
.
Per
qualche
momento
nessuno
parlò
nella
sala
;
vi
passò
la
visione
di
una
colonna
di
fanteria
lanciata
alla
baionetta
,
fra
la
mitraglia
.
Dopo
pranzo
lo
zio
rimase
all
'
albergo
per
il
suo
solito
chilo
e
Franco
uscì
con
Luisa
.
Presero
a
destra
,
verso
il
Palazzo
.
Faceva
piuttosto
scuro
,
cadeva
qualche
rara
gocciolina
,
gli
scalini
che
mettevano
dalla
riva
al
cortile
della
villa
erano
umidi
,
si
sdrucciolava
.
Franco
offerse
il
braccio
a
sua
moglie
che
lo
prese
in
silenzio
.
Si
fermarono
tra
il
cortile
deserto
e
la
scala
dello
sbarco
a
contar
le
ore
che
suonavano
all
'
orologio
del
Palazzo
.
Sei
.
Erano
passate
due
ore
,
ne
restavano
altre
undici
;
poi
veniva
la
separazione
,
l
'
ignoto
.
Si
incamminarono
lentamente
,
sempre
senza
parlare
,
per
il
viale
diritto
fra
il
lago
e
il
fianco
del
Palazzo
,
a
quell
'
angolo
che
guarda
l
'
isola
dei
Pescatori
,
dove
si
vedeva
già
qualche
lume
.
Due
donne
venivano
loro
incontro
a
braccetto
,
chiacchierando
.
Franco
le
lasciò
passare
e
poi
domandò
a
sua
moglie
se
si
ricordava
dei
Rancò
.
Due
anni
prima
del
loro
matrimonio
avevano
fatto
con
altri
amici
una
passeggiata
a
Drano
e
ai
Rancò
,
alti
pascoli
di
Valsolda
,
che
si
attraversano
per
salire
al
Passo
Stretto
.
Avevano
avuto
una
disputa
vivace
,
un
'
ora
di
broncio
e
di
tormento
.
«
Sì
»
,
rispose
Luisa
.
«
Mi
ricordo
.
»
Sentirono
ambedue
nello
stesso
momento
quanto
l
'
ora
presente
fosse
diversa
da
quella
e
quanto
ciò
fosse
doloroso
a
dire
.
Non
parlarono
più
fino
all
'
angolo
.
Un
suono
di
campane
veniva
dall
'
isola
dei
Pescatori
.
Franco
lasciò
il
braccio
di
sua
moglie
,
si
appoggiò
al
parapetto
.
Il
lago
nebbioso
taceva
,
nulla
si
vedeva
oltre
i
lumi
dell
'
altra
isola
.
Il
lago
,
la
nebbia
,
quei
lumi
,
quelle
campane
che
parevano
di
una
nave
perduta
in
mare
,
il
silenzio
delle
cose
,
le
stesse
rade
minute
goccioline
di
piova
,
tutto
era
così
triste
!
«
E
ti
ricordi
poi
?
»
,
mormorò
Franco
senza
voltar
il
viso
.
Anche
Luisa
s
'
era
appoggiata
al
parapetto
.
Tacque
un
poco
,
indi
rispose
sottovoce
:
«
Sì
,
caro
»
.
Ah
vi
era
nel
suo
caro
un
lieve
recondito
principio
di
calore
,
di
emozione
affettuosa
.
Franco
lo
sentì
,
n
'
ebbe
una
scossa
di
gioia
ma
si
contenne
.
«
Penso
»
,
riprese
,
«
alla
lettera
che
t
'
ho
scritto
subito
,
appena
ritornato
a
casa
e
alle
tre
parole
che
mi
hai
detto
il
giorno
dopo
,
a
Muzzaglio
,
quando
gli
altri
ballavano
sotto
i
castagni
e
tu
mi
sei
passata
vicina
per
andar
a
prendere
il
tuo
scialletto
che
avevi
posato
sull
'
erba
.
Te
le
ricordi
?
»
«Sì.»
Egli
le
prese
una
mano
,
se
la
recò
alle
labbra
.
«
Ti
ringrazio
ancora
»
,
diss
'
egli
,
«
per
quelle
tre
parole
.
Allora
sono
state
la
vita
per
me
.
Ti
ricordi
che
nella
discesa
t
'
ho
dato
il
braccio
e
che
c
'
era
chiaro
di
luna
?
»
«Sì.»
«
E
ti
ricordi
che
ho
fatto
uno
sdrucciolone
prima
di
arrivare
al
ponte
e
che
tu
mi
hai
detto
:
"
Caro
signore
,
tocca
a
Lei
di
sostenere
me
"
?
»
Luisa
non
rispose
,
gli
strinse
la
mano
.
«
Non
sono
stato
buono
a
nulla
»
,
diss
'
egli
tristemente
.
«
Non
ti
ho
saputo
sostenere
.
»
«
Hai
fatto
tutto
quello
che
potevi
.
»
La
voce
di
Luisa
,
dicendo
così
,
era
fioca
,
ma
ben
diversa
da
quando
ell
'
aveva
detto
:
il
mio
cuore
è
freddo
.
Suo
marito
le
riprese
il
braccio
,
ritornò
con
lei
,
a
passi
lenti
,
verso
lo
sbarco
.
Il
caro
braccio
non
era
inerte
quanto
prima
,
tradiva
un
'
agitazione
,
una
lotta
.
Franco
si
fermò
e
disse
piano
:
«
E
se
vado
dalla
Maria
?
Cosa
le
devo
dire
di
te
?
»
Ella
fu
presa
da
un
tremito
,
gli
posò
il
capo
sulla
spalla
e
sussurrò
:
«
No
,
resta
»
.
Franco
non
intese
,
domandò
:
«
Cosa
?
»
.
Non
udì
rispondere
,
piegò
adagio
adagio
il
viso
,
vide
le
labbra
di
lei
porgersi
,
vi
posò
le
sue
.
Il
cuore
gli
batté
,
gli
batté
forte
,
più
forte
ancora
di
quando
aveva
baciato
Luisa
la
prima
volta
come
amante
.
Rialzò
il
viso
,
non
poteva
neppur
parlare
.
Finalmente
gli
riuscì
di
metter
fuori
queste
parole
:
«
Le
dirò
che
hai
promesso
...
»
.
«
No
»
,
mormorò
Luisa
,
accorata
,
«
quello
non
lo
posso
,
non
domandarmelo
,
non
è
più
possibile
.
»
«
Cosa
,
non
è
possibile
?
»
«
Oh
,
intendi
bene
!
Anch
'
io
ho
inteso
bene
cosa
volevi
dir
tu
.
»
Ella
riprese
a
camminare
,
volendo
staccarsi
da
quel
discorso
.
Tenne
però
il
braccio
del
marito
,
che
la
fermò
.
«
Luisa
!
»
,
diss
'
egli
,
severo
,
quasi
impetuoso
.
«
Mi
lascerai
partire
così
?
Sai
cosa
vuol
dire
per
me
partire
così
?
»
Ella
ritirò
allora
lentamente
il
braccio
di
sotto
quello
di
lui
e
si
voltò
a
destra
verso
il
parapetto
,
vi
si
appoggiò
guardando
l
'
acqua
come
a
Oria
,
quella
sera
.
Franco
le
restò
diritto
accanto
,
attese
un
poco
e
poi
le
domandò
di
rispondergli
.
«
Per
me
sarebbe
meglio
finirla
nel
lago
»
,
diss
'
ella
,
amaramente
.
Suo
marito
le
cinse
la
vita
con
un
braccio
,
la
strappò
dal
parapetto
e
la
lasciò
libera
,
levò
il
braccio
in
aria
.
«
Tu
?
»
,
esclamò
con
sdegno
.
«
Parlar
così
,
tu
che
dicevi
sempre
di
prender
la
vita
come
una
guerra
?
E
il
tuo
modo
di
combattere
sarebbe
questo
?
Io
credevo
una
volta
che
la
più
forte
fossi
tu
.
Adesso
intendo
che
sono
io
il
più
forte
.
Molto
più
!
Sai
neanche
immaginare
cosa
ho
sofferto
io
in
questi
anni
?
Sai
neanche
immaginare
...
»
Sentì
la
voce
sfuggirsi
un
momento
ma
si
padroneggiò
e
proseguì
:
«
Sai
neanche
immaginare
cosa
tu
sei
per
me
e
cosa
farei
per
non
darti
senza
necessità
un
piccolo
dolore
,
mentre
pare
che
a
te
non
importi
nulla
di
lacerarmi
l
'
anima
?
»
.
Ella
gli
si
gettò
fra
le
braccia
.
Nel
silenzio
che
seguì
,
rotto
solo
da
uno
spasimo
di
singhiozzi
repressi
,
Franco
udì
venir
gente
e
durò
fatica
a
staccarsi
sua
moglie
dal
petto
,
a
riprender
con
essa
il
cammino
dell
'
albergo
.
«
Tu
!
tu
!
»
,
sussurrò
.
«
E
non
vuoi
che
desideri
di
morire
io
,
quando
posso
morir
bene
,
per
il
mio
paese
?
»
Luisa
gli
stringeva
il
braccio
senza
parlare
.
Incontrarono
due
giovani
amanti
,
che
passando
loro
accanto
li
guardarono
curiosamente
.
La
ragazza
sorrise
.
Giunti
agli
scalini
che
scendono
sul
piazzaletto
davanti
a
S
.
Vittore
,
udiron
voci
di
ragazzi
e
di
donne
.
Luisa
si
fermò
un
momento
sul
primo
scalino
e
disse
piano
le
tre
parole
di
Muzzaglio
:
«
Ti
amo
tanto
»
.
Franco
non
rispose
che
con
una
stretta
del
braccio
.
Discesero
gli
scalini
adagio
adagio
,
rientrarono
all
'
Albergo
del
Delfino
.
Alcuni
giovinotti
che
bevevano
,
fumavano
e
schiamazzavano
si
alzarono
all
'
apparir
di
Franco
e
di
Luisa
,
si
fecero
loro
incontro
tutti
,
tranne
uno
che
approfittò
del
momento
buono
per
vuotare
l
'
ultima
bottiglia
.
«
Signora
»
,
disse
il
primo
che
si
presentò
a
Luisa
.
«
Suo
marito
Le
avrà
già
annunciato
i
Sette
Sapienti
.
»
Successe
subito
un
gran
baccano
perché
Franco
aveva
dimenticato
di
dire
a
Luisa
che
i
suoi
amici
eran
venuti
con
lui
da
Torino
e
s
'
erano
spinti
,
per
discrezione
,
fino
a
Pallanza
,
promettendo
una
visitina
d
'
omaggio
alla
signora
.
«
El
più
sapiente
son
mi
»
,
disse
alzandosi
il
Padovano
,
che
aveva
vuotata
la
bottiglia
.
«
Vualtri
fe
'
bordelo
e
non
bevì
;
mi
bevo
e
no
fazzo
bordelo
.
»
«
Quello
,
signora
»
,
disse
un
bel
giovane
,
«
è
,
com
'
Ella
ben
intende
,
l
'
asino
sapiente
della
compagnia
.
»
«
Tasi
,
Fante
!
»
«
Signora
!
»
,
fece
il
Padovano
avanzandosi
e
salutando
.
«
Ah
,
Lei
è
il
signor
Fante
di
bastoni
?
»
,
disse
Luisa
,
sorridendo
,
al
bel
giovane
.
Ella
fu
affabile
con
tutti
,
ebbe
un
gran
successo
dicendo
a
un
uomo
alto
,
magro
,
dai
baffi
arricciati
:
«
Lei
dev
'
essere
il
signor
Caval
di
spade
»
.
«
No
xe
vero
,
signora
»
,
esclamò
il
Padovano
mentre
gli
altri
applaudivano
,
«
che
se
vede
la
bestia
?
»
Erano
venuti
da
Pallanza
in
barca
e
volevano
ripartire
subito
,
ma
Franco
fece
portare
altre
due
bottiglie
e
il
chiasso
divenne
così
enorme
,
malgrado
la
presenza
di
Luisa
,
che
l
'
albergatore
venne
a
pregare
,
per
amore
de
'
suoi
inglesi
,
di
non
far
tanto
«
rabello
»
.
Il
Padovano
gli
snocciolò
dolcemente
una
litania
placida
di
vituperi
padovani
.
Colui
non
capì
,
fece
un
risolino
stupido
e
se
n
'
andò
.
I
Sapienti
eran
venuti
sul
lago
per
godere
anche
loro
una
giornata
di
libertà
prima
di
arruolarsi
.
Entravano
tutti
,
meno
il
Caval
di
spade
,
nello
stesso
reggimento
.
Bevvero
al
9°
fanteria
,
alla
brigata
Regina
,
a
tutti
i
«
pistapauta
»
nazionali
nel
presente
e
nell
'
avvenire
e
discussero
sul
luogo
e
il
nome
della
prima
battaglia
che
si
darebbe
agli
austriaci
.
Tutti
i
voti
meno
quello
del
Padovano
furono
per
una
«
battaglia
del
Ticino
»
.
Il
Padovano
voleva
una
battaglia
di
Gorgonzola
.
«
No
sentì
che
nome
militar
?
Battaglia
di
Gorgonzola
erborinato
.
Asèo
!
»
Era
scritto
nel
Libro
del
Destino
ch
'
egli
sarebbe
caduto
appunto
nella
prima
battaglia
,
a
Palestro
,
con
una
scheggia
di
granata
nella
coscia
,
combattendo
da
buon
soldato
a
due
passi
dal
colonnello
Brignone
.
Quei
giovani
parlavano
di
battaglie
con
entusiasmo
ma
senza
spacconate
,
parlavano
della
futura
Italia
dicendo
alquante
corbellerie
,
ma
si
sentiva
che
non
importava
loro
un
fico
secco
della
vita
pur
di
farla
libera
,
questa
vecchia
patria
,
e
grande
.
«
Ghe
pàrele
teste
da
far
l
'
Italia
?
»
,
disse
il
Padovano
a
Luisa
.
«
Gnanca
So
marìo
,
sala
.
Un
bon
toso
,
ma
par
far
l
'
Italia
,
gnente
.
La
vedarà
che
razza
de
Italia
che
vien
fora
!
I
nostri
fioi
ne
farà
un
monumento
,
ma
dopo
vegnarà
,
capisela
,
con
licenza
,
quelle
figure
porche
de
quei
nevodi
,
che
me
par
de
sentirli
:
"
Che
da
can
"
,
i
dirà
,
"
che
i
la
ga
fata
,
quei
veci
insensai
,
sta
Italia
!
"
»
I
Sapienti
partirono
dopo
essersi
accordati
con
Franco
di
trovarsi
l
'
indomani
mattina
sul
primo
battello
.
Franco
li
accompagnò
alla
barca
e
intanto
sua
moglie
salì
a
vedere
lo
zio
Piero
.
Egli
aveva
dato
l
'
incarico
all
'
albergatore
di
avvertire
i
suoi
nipoti
che
,
sentendosi
molto
sonno
,
era
andato
a
letto
.
Infatti
Luisa
lo
udì
dormire
rumorosamente
.
Posò
il
lume
e
attese
Franco
.
Egli
venne
subito
e
fu
sorpreso
di
udire
che
lo
zio
dormiva
già
.
Avrebbe
voluto
pigliar
congedo
da
lui
prima
d
'
andar
a
letto
,
perché
il
battello
partiva
di
gran
mattino
,
alle
cinque
e
mezzo
.
L
'
uscio
della
camera
era
chiuso
,
tuttavia
Luisa
pregò
suo
marito
di
camminare
in
punta
di
piedi
e
di
parlar
sottovoce
.
Gli
raccontò
ciò
che
le
aveva
detto
la
Cia
.
Lo
zio
aveva
bisogno
di
riposo
.
Ella
sperava
che
sarebbe
rimasto
a
letto
fino
alle
nove
o
alle
dieci
e
contava
partire
al
tocco
,
andar
a
dormire
a
Magadino
per
non
affaticarlo
troppo
.
Insistette
molto
su
queste
apprensioni
per
la
salute
dello
zio
;
parlava
,
parlava
,
nervosamente
,
volendo
tener
lontani
altri
discorsi
,
tener
lontane
con
quest
'
ombra
carezze
troppo
tenere
.
In
pari
tempo
andava
e
veniva
per
la
camera
,
pigliando
e
posando
le
stesse
cose
,
un
po
'
per
nervosità
,
un
po
'
con
la
intenzione
che
suo
marito
si
coricasse
prima
di
lei
.
Egli
pareva
dal
canto
suo
molto
occupato
di
una
borsa
a
tracolla
che
non
riusciva
ad
aprire
.
Finalmente
l
'
aperse
,
chiamò
sua
moglie
a
sé
,
le
diede
un
rotolo
d
'
oro
,
cinquanta
pezzi
da
venti
lire
.
«
Capisci
»
,
le
disse
,
«
che
almeno
per
qualche
mese
non
potrò
mandar
nulla
.
Questi
non
sono
miei
,
li
ho
avuti
a
prestito
.
»
Poi
trasse
di
tasca
una
lettera
suggellata
.
«
E
questo
è
il
mio
testamento
»
,
soggiunse
.
«
Ho
poco
ma
devo
pur
disporre
anche
di
quel
poco
.
Vi
è
un
legato
solo
,
la
spilla
di
mio
padre
che
hai
tu
,
per
lo
zio
Piero
;
e
vi
è
il
nome
della
persona
cui
devo
le
mille
lire
.
A
parte
del
testamento
ci
sono
due
righe
particolari
per
te
.
Ecco
.
»
Egli
parlava
con
dolcezza
grave
,
senza
commozione
.
A
lei
,
nel
prendere
la
lettera
,
le
mani
tremavano
.
Gli
disse
«
grazie
»
,
cominciò
a
sciogliersi
le
trecce
,
poi
se
le
riannodò
,
non
sapeva
bene
che
si
facesse
,
combattuta
dal
fantasma
della
sua
morta
e
da
un
'
altra
visione
di
guerra
e
di
morte
.
Disse
con
voce
rotta
che
dovendo
alzarsi
presto
per
accompagnarlo
al
vapore
pensava
di
non
sciogliersi
le
trecce
e
di
coricarsi
vestita
.
Franco
non
fece
parola
,
pregò
brevemente
e
si
cominciò
a
spogliare
,
si
levò
dal
collo
una
catenella
e
una
crocettina
d
'
oro
ch
'
erano
state
di
sua
madre
.
«
Tienle
tu
»
,
diss
'
egli
porgendole
a
Luisa
.
«
È
meglio
.
Non
si
sa
mai
,
potrebbero
cadere
in
mano
ai
croati
.
»
Ella
inorridì
,
tremò
,
esitò
un
istante
,
gli
si
gettò
al
collo
,
glielo
strinse
da
soffocarlo
.
Il
cameriere
bussò
all
'
uscio
degli
sposi
verso
le
quattro
e
mezzo
.
Alle
cinque
Franco
entrò
col
lume
nella
camera
dello
zio
ch
'
era
svegliato
.
Prese
congedo
da
lui
e
propose
quindi
a
Luisa
che
anche
il
loro
congedo
seguisse
lì
.
Ell
'
aveva
nel
viso
e
anche
nella
voce
una
espressione
di
stupore
grave
,
dolente
.
Non
si
commosse
,
non
pianse
,
abbracciò
e
baciò
suo
marito
come
trasognata
e
come
trasognata
discese
le
scale
insieme
a
lui
.
Passò
forse
in
esso
un
lampo
del
pensiero
che
occupava
l
'
animo
di
lei
?
Se
ciò
avvenne
fu
nel
salotto
dell
'
albergo
mentre
prendeva
il
caffè
e
sua
moglie
gli
sedeva
in
faccia
.
Parve
che
scoprisse
qualche
cosa
in
quello
sguardo
,
in
quella
fisionomia
,
perché
si
fermò
a
contemplarla
con
la
tazza
di
caffè
in
mano
e
poi
gli
si
diffuse
sul
volto
una
tenerezza
,
un
'
ansia
,
una
commozione
inesprimibile
.
Ella
,
manifestamente
,
non
desiderava
di
parlare
ma
egli
sì
.
Una
parola
occulta
gli
fremeva
in
tutti
i
muscoli
del
viso
,
gli
luceva
negli
occhi
;
la
bocca
non
osò
dire
niente
.
Discesero
al
ponte
di
sbarco
tenendosi
per
mano
,
si
appoggiarono
al
muro
cui
s
'
era
appoggiata
Luisa
il
giorno
prima
.
Quando
udirono
il
fragore
delle
ruote
si
abbracciarono
per
l
'
ultima
volta
,
si
dissero
addio
senza
lagrime
,
piuttosto
sconvolti
dal
loro
comune
pensiero
occulto
che
afflitti
dalla
separazione
.
Il
battello
arrivò
con
fracasso
,
furon
gittate
e
legate
le
corde
.
Una
voce
gridò
:
«
Avanti
chi
parte
!
»
.
Un
bacio
ancora
:
«
Dio
ti
benedica
!
»
,
disse
Franco
e
saltò
sul
battello
.
Ella
rimase
fino
a
che
fu
possibile
udire
il
rumor
delle
ruote
che
si
allontanavano
verso
Stresa
.
Poi
ritornò
all
'
albergo
,
sedette
sul
letto
,
stette
lì
come
petrificata
in
quest
'
idea
,
in
questa
istintiva
certezza
ch
'
era
madre
una
seconda
volta
.
Benché
fosse
appunto
la
cosa
tanto
temuta
,
non
si
può
dire
che
ne
provasse
afflizione
.
Lo
stupore
di
sentirsi
dentro
una
voce
così
forte
,
chiara
e
inesplicabile
,
vinse
in
lei
ogni
altro
sentimento
.
Era
sbalordita
.
Aveva
sempre
pensato
,
dopo
la
morte
di
Maria
,
che
il
Libro
del
Destino
nulla
potesse
più
avere
di
nuovo
per
lei
,
che
certe
intime
fibre
del
suo
cuore
fossero
morte
.
E
adesso
una
Voce
arcana
parlava
proprio
là
dentro
,
diceva
:
«
Sappi
che
nel
Libro
del
tuo
Destino
una
pagina
si
chiude
,
un
'
altra
si
apre
.
Vi
è
ancora
per
te
un
avvenire
di
vita
intensa
;
il
dramma
,
che
tu
credevi
finito
al
secondo
atto
,
continua
e
dev
'
essere
straordinario
se
Io
te
lo
annuncio
»
.
Per
tre
ore
,
sino
a
che
lo
zio
Piero
non
la
chiamò
,
Luisa
restò
assorta
in
questa
Voce
.
Lo
zio
si
alzò
alle
nove
e
mezzo
.
Stava
bene
.
Il
tempo
era
umido
ancora
,
quasi
piovigginoso
,
ma
egli
non
volle
saperne
di
restar
in
casa
,
come
Luisa
avrebbe
desiderato
,
sino
all
'
ora
di
partire
per
Magadino
.
Sapeva
,
per
averne
chiesto
all
'
albergatore
,
che
dalle
nove
in
poi
si
poteva
visitare
il
giardino
,
e
alle
dieci
,
preso
il
suo
latte
,
vi
si
avviò
con
Luisa
.
Passando
da
San
Vittore
desiderò
entrarvi
,
veder
le
pitture
.
Vi
si
stava
dicendo
messa
,
il
celebrante
si
voltava
a
dire
:
«
Benedicat
vos
omnipotens
Deus
»
.
Lo
zio
si
fece
un
gran
crocione
,
ascoltò
l
'
ultimo
vangelo
,
rinunciò
a
veder
le
pitture
perché
c
'
era
poca
luce
e
uscì
di
chiesa
dicendo
con
la
sua
giovialità
solita
:
«
Eccomi
felice
e
contento
d
'
essere
andato
a
farmi
benedire
»
.
Non
era
possibile
aver
fretta
,
con
lui
.
Si
fermava
ad
ogni
passo
,
guardando
tutto
che
avesse
forma
d
'
arte
,
tutto
che
fosse
disposto
per
venir
guardato
.
Contemplò
la
facciata
della
chiesa
,
la
triplice
gradinata
della
sbarco
Borromeo
,
ciascuno
dei
tre
lati
del
cortile
e
la
gran
palma
nel
mezzo
,
che
Luisa
,
con
grave
scandalo
di
lui
,
non
aveva
neppur
veduta
passando
di
là
insieme
a
Franco
,
la
sera
prima
.
Quando
il
custode
li
introdusse
nel
Palazzo
ci
vollero
almeno
dieci
minuti
per
salire
,
ammirando
,
lo
scalone
.
Come
ne
fu
a
capo
uscì
un
raggio
di
sole
e
il
custode
propose
di
approfittarne
per
vedere
il
giardino
.
Prese
a
sinistra
e
per
una
fila
di
sale
vuote
accompagnò
i
visitatori
al
cancello
di
ferro
,
suonò
il
campanello
.
Venne
un
giardiniere
,
un
giovinetto
educato
che
piacque
molto
allo
zio
perché
gli
spiegava
tutto
con
buon
garbo
,
e
lo
zio
non
domandava
poco
.
Ci
vollero
cinque
minuti
per
l
'
albero
della
canfora
,
presso
l
'
entrata
.
Luisa
ci
soffriva
,
temeva
che
lo
zio
si
stancasse
troppo
e
si
stancava
moltissimo
ella
stessa
di
dover
guardare
tante
piante
,
udire
tanti
nomi
latini
e
volgari
,
fare
attenzione
allo
zio
,
mentre
i
suoi
pensieri
avrebbero
voluto
silenzio
e
solitudine
.
Il
giardiniere
propose
di
salire
al
Castello
di
Nettuno
.
Lo
zio
avrebbe
desiderato
veder
da
vicino
il
liocorno
dei
Borromei
che
s
'
impenna
lassù
,
ma
c
'
erano
parecchi
scalini
a
fare
,
l
'
aria
era
pesante
ed
egli
esitava
.
Luisa
approfittò
di
quell
'
esitazione
per
chiedere
al
giardiniere
dove
avrebbero
trovato
un
sedile
.
«
Qui
sotto
»
,
rispose
colui
,
«
a
sinistra
,
sulla
piazza
degli
Strobus
.
»
Lo
zio
si
lasciò
persuadere
a
discendere
su
questa
piazza
degli
Strobus
.
Era
stanco
ma
non
tralasciava
di
guardar
tutto
e
d
'
interrogar
su
tutto
.
Avviandosi
verso
gli
Strobus
udì
venir
da
lontano
,
dalla
parte
dell
`
Isola
Madre
,
un
rullo
di
tamburi
e
ne
domandò
al
giardiniere
.
Erano
i
tamburi
della
Guardia
Nazionale
di
Pallanza
,
che
faceva
gli
esercizi
sulla
riva
.
«
Adesso
si
fa
per
giuoco
»
,
disse
il
giovinetto
.
«
Mica
per
giuoco
,
ma
insomma
...
!
Il
mese
venturo
faremo
sul
serio
.
Dobbiamo
dare
una
lezione
a
una
bestia
grossa
.
Eccolo
là
,
quel
mostro
.
»
Il
mostro
era
il
vapore
austriaco
da
guerra
Radetzki
,
detto
dai
riverani
piemontesi
Radescòn
.
«
Entra
adesso
nel
porto
di
Laveno
»
,
disse
il
giovinetto
.
«
Viene
da
Luino
.
Vengano
qui
se
vogliono
vederlo
bene
.
»
Lo
zio
sapeva
di
non
avere
occhi
bastantemente
buoni
e
sedette
sul
primo
sedile
che
trovò
sotto
gli
strobus
,
posto
a
ridosso
di
una
macchia
di
bambù
e
fiancheggiato
da
due
altre
macchie
di
grandi
azalee
.
Dietro
ai
bambù
,
fra
i
grossi
tronchi
distorti
degli
strobus
,
si
vedeva
tremolare
lo
specchio
delle
acque
bianche
fino
alla
lista
nera
delle
colline
d
'
Ispra
.
Il
cielo
,
fosco
a
settentrione
,
era
chiaro
laggiù
.
Luisa
e
il
giardiniere
andarono
fino
al
cancello
stemmato
che
guarda
la
verde
Isola
Madre
,
Pallanza
e
il
lago
superiore
.
Luisa
si
affacciò
alla
gran
distesa
delle
acque
plumbee
,
incoronate
di
colossi
nebbiosi
dal
gruppo
del
Sasso
di
Ferro
sopra
Laveno
ai
monti
di
Maccagno
,
alle
nevi
lontane
della
Spluga
.
Del
Radetzki
si
vedeva
più
il
fumo
che
il
corpo
.
I
tamburi
di
Pallanza
rullavano
sempre
.
Lo
zio
Piero
chiamò
il
giardiniere
e
Luisa
andò
ad
appoggiarsi
al
parapetto
di
fianco
al
cancello
,
presso
il
tasso
che
sale
dal
ripiano
inferiore
.
L
'
albero
le
toglieva
la
vista
del
chiaro
levante
;
ella
era
contenta
di
esser
finalmente
sola
,
di
riposar
i
suoi
sguardi
e
i
suoi
pensieri
nel
grigio
delle
montagne
lontane
e
delle
acque
immense
.
Il
giardiniere
tornò
dopo
un
momento
per
mostrarle
le
gialle
acacie
fiorite
e
le
eriche
bianche
del
ripiano
inferiore
,
pure
fiorite
.
«
Le
bruyères
blanches
portano
fortuna
»
,
diss
'
egli
.
Vedendo
che
Luisa
,
distratta
,
non
gli
badava
,
si
allontanò
verso
la
serra
delle
begonie
.
«
Vecchio
strobus
»
,
diss
'
egli
parlando
forte
per
farsi
udire
dai
forestieri
,
ma
senza
voltarsi
.
«
Vecchio
strobus
colpito
dal
fulmine
.
Se
vogliono
veder
il
giardino
privato
...
»
Luisa
si
alzò
e
andò
a
prender
lo
zio
per
dargli
il
braccio
se
ne
avesse
bisogno
.
Il
giardiniere
che
stava
aspettando
presso
l
'
entrata
del
boschetto
di
lauri
,
vide
la
signora
muovere
verso
il
signore
seduto
,
affrettare
il
passo
,
precipitarsi
con
un
grido
sopra
di
lui
.
Come
la
vecchia
innocente
pianta
,
anche
lo
zio
Piero
era
stato
colpito
dal
fulmine
.
Il
suo
corpo
era
appoggiato
alla
spalliera
del
sedile
,
la
testa
gli
toccava
il
petto
col
mento
,
gli
occhi
erano
aperti
,
fissi
,
senza
sguardo
.
Era
proprio
stato
uno
spettacolo
di
addio
quello
che
la
sua
Valsolda
gli
aveva
offerto
.
Lo
zio
Piero
,
il
caro
venerato
vecchio
,
l
'
uomo
savio
,
l
'
uomo
giusto
,
il
benefattore
de
'
suoi
,
lo
zio
Piero
era
partito
per
sempre
.
Egli
era
venuto
,
sì
,
ad
arruolarsi
,
Iddio
lo
voleva
in
una
milizia
superiore
,
ed
ecco
era
suonato
l
'
appello
,
egli
aveva
risposto
.
I
tamburi
di
Pallanza
rullavano
,
rullavano
la
fine
di
un
mondo
,
l
'
avvento
di
un
altro
.
Nel
grembo
di
Luisa
spuntava
un
germe
vitale
preparato
alle
future
battaglie
dell
'
era
nascente
,
ad
altre
gioie
,
ad
altri
dolori
da
quelli
onde
l
'
uomo
del
mondo
antico
usciva
in
pace
,
benedetto
all
'
ultimo
momento
,
senza
saperlo
,
da
quell
'
ignoto
prete
dell
'
Isola
Bella
,
che
mai
,
forse
,
non
aveva
detto
le
sante
parole
a
un
più
degno
.
FINE