StampaPeriodica ,
In
un
opuscolo
testé
pubblicato
il
Trabalza
espone
quale
a
suo
modo
di
vedere
dovrebbe
essere
l
'
ufficio
dell
'
insegnamento
di
Stilistica
,
che
negli
ultimi
anni
si
è
venuto
istituendo
presso
le
Facoltà
di
lettere
di
parecchie
Università
italiane
.
Quando
udii
per
la
prima
volta
quel
nome
imposto
alle
nuove
cattedre
,
il
mio
pensiero
corse
ai
lavori
di
simile
titolo
che
escono
dalle
scuole
di
Germania
e
che
hanno
intento
meramente
filologico
;
e
mi
parve
strano
che
si
volesse
così
presto
dar
forma
di
speciale
insegnamento
a
ricerche
ancora
alquanto
vaghe
e
di
valore
dubbio
.
Ma
poi
,
raccolte
informazioni
,
seppi
che
si
trattava
nient
'
altro
che
d
'
insegnamento
destinato
ad
ammaestrare
nell
'
arte
dello
scrivere
.
E
ciò
riceve
conferma
dallo
scritto
del
Trabalza
.
Il
quale
crede
che
il
programma
di
quell
'
insegnamento
dovrebbe
,
oltre
gli
esercizî
di
composizione
,
contenere
altre
due
parti
:
l
'
una
,
teorica
,
di
principî
generali
della
forma
letteraria
,
con
la
critica
delle
teorie
rettoriche
che
ancora
infestano
i
manuali
e
i
cervelli
;
e
l
'
altra
,
di
lettura
e
comento
delle
opere
letterarie
.
"
Così
(
egli
dice
)
,
mentre
l
'
insegnamento
della
Stilistica
continuerebbe
con
nuove
applicazioni
e
più
minute
e
profonde
analisi
l
'
istituzione
letteraria
della
scuola
media
,
verrebbe
a
connettersi
,
per
un
lato
,
a
quello
dell
'
Estetica
,
per
un
altro
a
quello
della
Storia
letteraria
,
appendice
o
complemento
di
essi
"
.
E
,
come
esempio
,
offre
il
sommario
di
un
corso
da
lui
disegnato
.
Si
Pergama
dextra
defendi
possent
...
,
-
ho
pensato
nel
leggere
le
motivazioni
e
il
programma
;
e
a
lettura
finita
non
sono
rimasto
persuaso
circa
la
legittimità
delle
cattedre
nuovamente
istituite
.
Qualche
insegnante
universitario
che
ho
interrogato
sulle
ragioni
che
avevano
indotto
a
proporre
quella
istituzione
,
mi
ha
detto
che
essa
rispondeva
a
un
bisogno
ormai
generalmente
avvertito
,
di
rimediare
cioè
all
'
impreparazione
letteraria
che
si
nota
nella
maggior
parte
dei
giovani
che
il
Liceo
manda
all
'
Università
.
Perfino
i
laureandi
presentano
tesi
con
errori
di
grammatica
,
e
talora
di
ortografia
.
-
Se
è
così
,
il
rimedio
mi
sembra
peggiore
del
male
.
Il
Liceo
non
prepara
i
giovani
come
dovrebbe
?
E
si
corregga
e
migliori
il
Liceo
;
ma
non
si
ricorra
al
poco
legittimo
espediente
di
rimediare
alle
deficienze
del
Liceo
nell
'
Università
,
con
l
'
effetto
di
snaturare
questa
e
col
rischio
di
mettersi
sopra
una
cattiva
china
.
Dopo
la
scuola
di
grammatichetta
e
composizione
,
converrebbe
istituire
nell
'
Università
una
scuola
di
cultura
generale
,
ossia
più
o
meno
un
Liceo
completo
;
e
poi
(
perché
no
?
)
un
piccolo
Ginnasio
,
o
anche
una
quinta
classe
elementare
,
o
addirittura
una
scoletta
serale
complementare
.
Ragioni
in
apparenza
almeno
più
sode
si
recano
da
altri
.
Si
è
abusato
dell
'
indirizzo
storico
e
filologico
:
è
tempo
(
si
dice
)
di
promuovere
più
che
non
si
sia
fatto
finora
la
cultura
estetica
.
Non
basta
che
i
giovani
conoscano
la
biografia
dello
scrittore
o
le
fonti
di
un
'
opera
letteraria
:
occorre
che
sappiano
gustare
questa
sotto
il
rispetto
artistico
.
Non
basta
che
lavorino
su
tali
e
tali
opere
letterarie
particolari
;
occorre
che
essi
sappiano
che
cosa
è
letteratura
,
che
cosa
è
stile
e
che
cosa
è
forma
in
generale
.
Non
basta
che
i
giovani
scrivano
senza
spropositi
:
è
necessario
che
scrivano
bene
,
con
eleganza
e
sapore
letterario
.
E
a
queste
esigenze
viene
incontro
,
in
qualche
modo
,
l
'
insegnamento
della
Stilistica
.
Senonché
tutto
ciò
di
cui
ora
si
fa
richiesta
dovrebbe
essere
già
nell
'
Università
.
Intendere
esteticamente
gli
scrittori
?
Ma
ogni
professore
di
letteratura
consapevole
del
suo
ufficio
deve
farli
intendere
a
quel
modo
,
e
non
restringersi
alla
mera
erudizione
:
altrimenti
,
viene
meno
al
proprio
dovere
.
Dar
concetti
esatti
circa
la
letteratura
e
l
'
arte
?
Ma
questo
è
oggetto
dell
'
Estetica
,
parte
della
filosofia
che
non
dovrebbe
essere
trascurata
dal
professore
di
filosofia
teoretica
;
il
quale
,
poi
,
non
può
trattare
di
psicologia
e
di
logica
,
né
della
natura
del
linguaggio
,
senza
trattare
insieme
della
natura
dell
'
arte
.
Esprimere
con
semplicità
ed
eleganza
,
ossia
con
proprietà
,
il
pensiero
?
Ma
ogni
professore
,
nell
'
insegnare
la
sua
scienza
,
deve
insieme
insegnare
a
esprimersi
intorno
a
essa
con
quella
proprietà
,
con
quell
'
eleganza
,
che
non
è
lenocinio
,
ma
parte
e
compimento
del
vero
.
"
Deve
,
dovrebbe
...
Questo
è
il
punto
(
ribattono
i
sostenitori
delle
nuove
cattedre
)
.
Il
vostro
è
un
ragionare
in
astratto
.
Voi
avete
in
mente
un
ideale
di
Università
dal
quale
la
realtà
è
ben
lontana
.
Nella
realtà
,
i
professori
di
letteratura
sono
di
solito
meri
ricercatori
ed
eruditi
;
i
professori
di
filosofia
non
toccano
mai
del
problema
estetico
,
linguistico
,
letterario
,
come
se
non
esistesse
;
i
professori
in
genere
parlano
e
scrivono
come
Dio
vuole
,
e
comunicano
la
loro
scienza
in
forma
affatto
rozza
e
approssimativa
.
Poiché
questo
stato
di
cose
non
si
può
cangiare
d
'
un
tratto
,
e
non
c
'
è
neppure
speranza
che
muti
presto
,
bisogna
aiutarsi
con
gli
espedienti
.
Ed
ecco
la
necessità
di
una
cattedra
,
che
serva
da
supplemento
a
tutte
le
altre
da
voi
ricordate
:
la
cattedra
di
Stilistica
"
.
Come
si
vede
,
è
il
medesimo
argomento
ricavato
dall
'
asserita
impreparazione
degli
scolari
del
Liceo
;
solamente
qui
esso
è
invertito
,
e
l
'
impreparazione
è
affermata
come
condizione
di
fatto
non
più
degli
studenti
ma
dei
professori
stessi
di
Università
.
Credo
che
la
descrizione
degli
studî
letterari
nelle
Università
sia
alquanto
esagerata
nel
colore
.
Ma
,
ammettendola
come
vera
,
anche
qui
bisogna
guardare
che
il
rimedio
non
riesca
peggiore
del
male
.
Infatti
,
la
considerazione
estetica
delle
opere
letterarie
non
può
essere
separata
dalla
considerazione
storica
,
che
ne
forma
la
base
.
Le
teorie
sulla
letteratura
diventano
false
o
inintelligibili
,
quando
vengono
distaccate
dall
'
Estetica
,
nella
quale
trovano
la
loro
ragione
e
il
pieno
loro
significato
.
E
quanto
allo
studio
dell
'
espressione
e
all
'
esercizio
dello
scrivere
bene
,
come
mai
può
svolgersi
sanamente
,
disgiunto
dallo
studio
delle
materie
da
esprimere
?
Non
c
'
è
pericolo
che
,
a
questo
modo
,
si
ricaschi
nella
vecchia
malattia
italiana
della
rettorica
?
Il
Trabalza
avverte
in
un
certo
punto
(
p
.
21
n
)
:
"
La
ricerca
del
decoro
della
forma
potrebbe
essere
egualmente
dannosa
,
perché
fare
dello
stile
non
è
dare
a
un
dato
contenuto
la
forma
che
gli
conviene
"
.
Proprio
così
;
e
io
soggiungo
che
da
alcune
nostre
Università
,
nelle
quali
hanno
efficacia
insegnanti
che
curano
assai
la
forma
,
vengono
fuori
scrittori
ora
tronfi
e
leziosi
,
ora
sforzatamente
spiritosetti
e
arguti
,
ripetitori
ed
esageratori
dei
maestri
,
dai
quali
hanno
preso
la
maniera
.
La
sciatteria
è
un
male
;
ma
male
non
minore
è
l
'
affettazione
letteraria
.
E
,
considerato
il
temperamento
italiano
,
il
secondo
,
forse
,
è
da
temere
più
del
primo
.
Queste
sono
le
obiezioni
che
,
sotto
l
'
aspetto
pedagogico
,
si
possono
muovere
alle
cattedre
di
Stilistica
.
Desta
,
a
ogni
modo
,
maraviglia
che
una
riforma
com
'
è
quella
effettuata
con
l
'
istituzione
delle
cattedre
anzidette
e
che
implica
,
come
ho
mostrato
,
problemi
di
non
poca
importanza
,
sia
stata
introdotta
alla
chetichella
,
senza
la
larga
e
viva
discussione
,
che
avrebbe
dovuto
precederla
.
L
'
opuscolo
del
Trabalza
è
il
primo
,
a
mia
notizia
,
che
affronti
di
proposito
l
'
argomento
e
porga
insieme
raccolti
gli
elementi
necessarî
per
discuterlo
.
C
.
TRABALZA
,
La
stilistica
e
l
'
insegnamento
di
essa
nell
'
Università
(
Roma
,
Società
Dante
Alighieri
,
1903
)
.
Narrativa ,
ÿþPARTE
PRIMA
I
Suonava
la
messa
dell
'
alba
a
San
Giovanni
;
ma
il
paesetto
dormiva
ancora
della
grossa
,
perché
era
piovuto
da
tre
giorni
,
e
nei
seminati
ci
si
affondava
fino
a
mezza
gamba
.
Tutt
'
a
un
tratto
,
nel
silenzio
,
s
'
udì
un
rovinìo
,
la
campanella
squillante
di
Sant
'
Agata
che
chiamava
aiuto
,
usci
e
finestre
che
sbattevano
,
la
gente
che
scappava
fuori
in
camicia
,
gridando
:
-
Terremoto
!
San
Gregorio
Magno
!
Era
ancora
buio
.
Lontano
,
nell
'
ampia
distesa
nera
dell
'
Alìa
,
ammiccava
soltanto
un
lume
di
carbonai
,
e
più
a
sinistra
la
stella
del
mattino
,
sopra
un
nuvolone
basso
che
tagliava
l
'
alba
nel
lungo
altipiano
del
Paradiso
.
Per
tutta
la
campagna
diffondevasi
un
uggiolare
lugubre
di
cani
.
E
subito
,
dal
quartiere
basso
,
giunse
il
suono
grave
del
campanone
di
San
Giovanni
che
dava
l
'
allarme
anch
'
esso
;
poi
la
campana
fessa
di
San
Vito
;
l
'
altra
della
chiesa
madre
,
più
lontano
;
quella
di
Sant
'
Agata
che
parve
addirittura
cascar
sul
capo
agli
abitanti
della
piazzetta
.
Una
dopo
l
'
altra
s
'
erano
svegliate
pure
le
campanelle
dei
monasteri
,
il
Collegio
,
Santa
Maria
,
San
Sebastiano
,
Santa
Teresa
:
uno
scampanìo
generale
che
correva
sui
tetti
spaventato
,
nelle
tenebre
.
-
No
!
no
!
E
'
il
fuoco
!
...
Fuoco
in
casa
Trao
!
...
San
Giovanni
Battista
!
Gli
uomini
accorrevano
vociando
,
colle
brache
in
mano
.
Le
donne
mettevano
il
lume
alla
finestra
:
tutto
il
paese
,
sulla
collina
,
che
formicolava
di
lumi
,
come
fosse
il
giovedì
sera
,
quando
suonano
le
due
ore
di
notte
:
una
cosa
da
far
rizzare
i
capelli
in
testa
,
chi
avesse
visto
da
lontano
.
-
Don
Diego
!
Don
Ferdinando
!
-
si
udiva
chiamare
in
fondo
alla
piazzetta
;
e
uno
che
bussava
al
portone
con
un
sasso
.
Dalla
salita
verso
la
Piazza
Grande
,
e
dagli
altri
vicoletti
,
arrivava
sempre
gente
:
un
calpestìo
continuo
di
scarponi
grossi
sull
'
acciottolato
;
di
tanto
in
tanto
un
nome
gridato
da
lontano
;
e
insieme
quel
bussare
insistente
al
portone
in
fondo
alla
piazzetta
di
Sant
'
Agata
,
e
quella
voce
che
chiamava
:
-
Don
Diego
!
Don
Ferdinando
!
Che
siete
tutti
morti
?
Dal
palazzo
dei
Trao
,
al
di
sopra
del
cornicione
sdentato
,
si
vedevano
salire
infatti
,
nell
'
alba
che
cominciava
a
schiarire
,
globi
di
fumo
denso
,
a
ondate
,
sparsi
di
faville
.
E
pioveva
dall
'
alto
un
riverbero
rossastro
,
che
accendeva
le
facce
ansiose
dei
vicini
raccolti
dinanzi
al
portone
sconquassato
,
col
naso
in
aria
.
Tutt
'
a
un
tratto
si
udì
sbatacchiare
una
finestra
,
e
una
vocetta
stridula
che
gridava
di
lassù
:
-
Aiuto
!
...
ladri
!
...
Cristiani
,
aiuto
!
-
Il
fuoco
!
Avete
il
fuoco
in
casa
!
Aprite
,
don
Ferdinando
!
-
Diego
!
Diego
!
Dietro
alla
faccia
stralunata
di
don
Ferdinando
Trao
apparve
allora
alla
finestra
il
berretto
da
notte
sudicio
e
i
capelli
grigi
svolazzanti
di
don
Diego
.
Si
udì
la
voce
rauca
del
tisico
che
strillava
anch
'
esso
:
-
Aiuto
!
...
Abbiamo
i
ladri
in
casa
!
Aiuto
!
-
Ma
che
ladri
!
...
Cosa
verrebbero
a
fare
lassù
?
-
sghignazzò
uno
nella
folla
.
-
Bianca
!
Bianca
!
Aiuto
!
aiuto
!
Giunse
in
quel
punto
trafelato
Nanni
l
'
Orbo
,
giurando
d
'
averli
visti
lui
i
ladri
,
in
casa
Trao
.
-
Con
questi
occhi
!
...
Uno
che
voleva
scappare
dalla
finestra
di
donna
Bianca
,
e
s
'
è
cacciato
dentro
un
'
altra
volta
,
al
vedere
accorrer
gente
!
...
-
Brucia
il
palazzo
,
capite
?
Se
ne
va
in
fiamme
tutto
il
quartiere
!
Ci
ho
accanto
la
mia
casa
,
perdio
!
-
Si
mise
a
vociare
mastro
-
don
Gesualdo
Motta
.
Gli
altri
intanto
,
spingendo
,
facendo
leva
al
portone
,
riuscirono
a
penetrare
nel
cortile
,
ad
uno
ad
uno
,
coll
'
erba
sino
a
mezza
gamba
,
vociando
,
schiamazzando
,
armati
di
secchie
,
di
brocche
piene
d
'
acqua
;
compare
Cosimo
colla
scure
da
far
legna
;
don
Luca
il
sagrestano
che
voleva
dar
di
mano
alle
campane
un
'
altra
volta
,
per
chiamare
all
'
armi
;
Pelagatti
così
com
'
era
corso
,
al
primo
allarme
,
col
pistolone
arrugginito
ch
'
era
andato
a
scavar
di
sotto
allo
strame
.
Dal
cortile
non
si
vedeva
ancora
il
fuoco
.
Soltanto
,
di
tratto
in
tratto
,
come
spirava
il
maestrale
,
passavano
al
di
sopra
delle
gronde
ondate
di
fumo
,
che
si
sperdevano
dietro
il
muro
a
secco
del
giardinetto
,
fra
i
rami
dei
mandorli
in
fiore
.
Sotto
la
tettoia
cadente
erano
accatastate
delle
fascine
;
e
in
fondo
,
ritta
contro
la
casa
del
vicino
Motta
,
dell
'
altra
legna
grossa
:
assi
d
'
impalcati
,
correntoni
fradici
,
una
trave
di
palmento
che
non
si
era
mai
potuta
vendere
.
-
Peggio
dell
'
esca
,
vedete
!
-
sbraitava
mastro
-
don
Gesualdo
.
-
Roba
da
fare
andare
in
aria
tutto
il
quartiere
!
...
santo
e
santissimo
!
...
E
me
la
mettono
poi
contro
il
mio
muro
;
perché
loro
non
hanno
nulla
da
perdere
,
santo
e
santissimo
!
...
In
cima
alla
scala
,
don
Ferdinando
,
infagottato
in
una
vecchia
palandrana
,
con
un
fazzolettaccio
legato
in
testa
,
la
barba
lunga
di
otto
giorni
,
gli
occhi
grigiastri
e
stralunati
,
che
sembravano
quelli
di
un
pazzo
in
quella
faccia
incartapecorita
di
asmatico
,
ripeteva
come
un
'
anatra
:
-
Di
qua
!
di
qua
!
Ma
nessuno
osava
avventurarsi
su
per
la
scala
che
traballava
.
Una
vera
bicocca
quella
casa
:
i
muri
rotti
,
scalcinati
,
corrosi
;
delle
fenditure
che
scendevano
dal
cornicione
sino
a
terra
;
le
finestre
sgangherate
e
senza
vetri
;
lo
stemma
logoro
,
scantonato
,
appeso
ad
un
uncino
arrugginito
,
al
di
sopra
della
porta
.
Mastro
-
don
Gesualdo
voleva
prima
buttar
fuori
sulla
piazza
tutta
quella
legna
accatastata
nel
cortile
.
-
Ci
vorrà
un
mese
!
-
rispose
Pelagatti
il
quale
stava
a
guardare
sbadigliando
,
col
pistolone
in
mano
.
-
Santo
e
santissimo
!
Contro
il
mio
muro
è
accatastata
!
...
Volete
sentirla
,
sì
o
no
?
Giacalone
diceva
piuttosto
di
abbattere
la
tettoia
;
don
Luca
il
sagrestano
assicurò
che
pel
momento
non
c
'
era
pericolo
:
una
torre
di
Babele
!
Erano
accorsi
anche
altri
vicini
.
Santo
Motta
colle
mani
in
tasca
,
il
faccione
gioviale
e
la
barzelletta
sempre
pronta
.
Speranza
,
sua
sorella
,
verde
dalla
bile
,
strizzando
il
seno
vizzo
in
bocca
al
lattante
,
sputando
veleno
contro
i
Trao
:
-
Signori
miei
...
guardate
un
po
'
!
...
Ci
abbiamo
i
magazzini
qui
accanto
!
-
E
se
la
prendeva
anche
con
suo
marito
Burgio
,
ch
'
era
lì
in
maniche
di
camicia
:
-
Voi
non
dite
nulla
!
State
lì
come
un
allocco
!
Cosa
siete
venuto
a
fare
dunque
?
Mastro
-
don
Gesualdo
si
slanciò
il
primo
urlando
su
per
la
scala
.
Gli
altri
dietro
come
tanti
leoni
per
gli
stanzoni
scuri
e
vuoti
.
A
ogni
passo
un
esercito
di
topi
che
spaventavano
la
gente
.
-
Badate
!
badate
!
Ora
sta
per
rovinare
il
solaio
!
-
Nanni
l
'
Orbo
che
ce
l
'
aveva
sempre
con
quello
della
finestra
,
vociando
ogni
volta
:
-
Eccolo
!
eccolo
!
-
E
nella
biblioteca
,
la
quale
cascava
a
pezzi
,
fu
a
un
pelo
d
'
ammazzare
il
sagrestano
col
pistolone
di
Pelagatti
.
Si
udiva
sempre
nel
buio
la
voce
chioccia
di
don
Ferdinando
il
quale
chiamava
:
-
Bianca
!
Bianca
!
-
E
don
Diego
che
bussava
e
tempestava
dietro
un
uscio
,
fermando
pel
vestito
ognuno
che
passava
strillando
anche
lui
:
-
Bianca
!
mia
sorella
!
...
-
Che
scherzate
?
-
rispose
mastro
-
don
Gesualdo
rosso
come
un
pomodoro
,
liberandosi
con
una
strappata
.
-
Ci
ho
la
mia
casa
accanto
,
capite
:
Se
ne
va
in
fiamme
tutto
il
quartiere
!
Era
un
correre
a
precipizio
nel
palazzo
smantellato
;
donne
che
portavano
acqua
;
ragazzi
che
si
rincorrevano
schiamazzando
in
mezzo
a
quella
confusione
,
come
fosse
una
festa
;
curiosi
che
girandolavano
a
bocca
aperta
,
strappando
i
brandelli
di
stoffa
che
pendevano
ancora
dalle
pareti
,
toccando
gli
intagli
degli
stipiti
,
vociando
per
udir
l
'
eco
degli
stanzoni
vuoti
,
levando
il
naso
in
aria
ad
osservare
le
dorature
degli
stucchi
,
e
i
ritratti
di
famiglia
:
tutti
quei
Trao
affumicati
che
sembravano
sgranare
gli
occhi
al
vedere
tanta
marmaglia
in
casa
loro
.
Un
va
e
vieni
che
faceva
ballare
il
pavimento
.
-
Ecco
!
ecco
!
Or
ora
rovina
il
tetto
!
-
sghignazzava
Santo
Motta
,
sgambettando
in
mezzo
all
'
acqua
:
delle
pozze
d
'
acqua
ad
ogni
passo
,
fra
i
mattoni
smossi
o
mancanti
.
Don
Diego
e
don
Ferdinando
,
spinti
,
sbalorditi
,
travolti
in
mezzo
alla
folla
che
rovistava
in
ogni
cantuccio
la
miseria
della
loro
casa
,
continuando
a
strillare
:
-
Bianca
!
...
Mia
sorella
!
...
-
Avete
il
fuoco
in
casa
,
capite
!
-
gridò
loro
nell
'
orecchio
Santo
Motta
.
-
Sarà
una
bella
luminaria
con
tutta
questa
roba
vecchia
!
-
Per
di
qua
,
per
di
qua
!
-
si
udì
una
voce
dal
vicoletto
.
-
Il
fuoco
è
lassù
,
in
cucina
...
Mastro
Nunzio
,
il
padre
di
Gesualdo
,
arrampicatosi
su
di
una
scala
a
piuoli
,
faceva
dei
gesti
in
aria
,
dal
tetto
della
sua
casa
,
lì
dirimpetto
.
Giacalone
aveva
attaccata
una
carrucola
alla
ringhiera
del
balcone
per
attinger
acqua
dalla
cisterna
dei
Motta
.
Mastro
Cosimo
,
il
legnaiuolo
,
salito
sulla
gronda
,
dava
furiosi
colpi
di
scure
sull
'
abbaino
.
-
No
!
no
!
-
gridarono
di
sotto
.
-
Se
date
aria
al
fuoco
,
in
un
momento
se
ne
va
tutto
il
palazzo
!
Don
Diego
allora
si
picchiò
un
colpo
in
fronte
,
balbettando
:
-
Le
carte
di
famiglia
!
Le
carte
della
lite
!
-
E
don
Ferdinando
scappò
via
correndo
,
colle
mani
nei
capelli
,
vociando
anche
lui
.
Dalle
finestre
,
dal
balcone
,
come
spirava
il
vento
,
entravano
a
ondate
vortici
di
fumo
denso
,
che
facevano
tossire
don
Diego
,
mentre
continuava
a
chiamare
dietro
l
'
uscio
:
-
Bianca
!
Bianca
!
il
fuoco
!
...
Mastro
-
don
Gesualdo
il
quale
si
era
slanciato
furibondo
su
per
la
scaletta
della
cucina
,
tornò
indietro
accecato
dal
fumo
,
pallido
come
un
morto
,
cogli
occhi
fuori
dell
'
orbita
,
mezzo
soffocato
:
-
Santo
e
santissimo
!
...
Non
si
può
da
questa
parte
!
...
Sono
rovinato
!
Gli
altri
vociavano
tutti
in
una
volta
,
ciascuno
dicendo
la
sua
;
una
baraonda
da
sbalordire
:
-
Buttate
giù
le
tegole
!
-
Appoggiate
la
scala
al
fumaiuolo
!
-
Mastro
Nunzio
,
in
piedi
sul
tetto
della
sua
casa
,
si
dimenava
al
pari
di
un
ossesso
.
Don
Luca
,
il
sagrestano
,
era
corso
davvero
ad
attaccarsi
alle
campane
.
La
gente
in
piazza
,
fitta
come
le
mosche
.
Dal
corridoio
riuscì
a
farsi
udire
comare
Speranza
,
che
era
rauca
dal
gridare
strappando
i
vestiti
di
dosso
alla
gente
per
farsi
largo
,
colle
unghie
sfoderate
come
una
gatta
e
la
schiuma
alla
bocca
:
-
Dalla
scala
ch
'
è
laggiù
,
in
fondo
al
corridoio
!
-
Tutti
corsero
da
quella
parte
,
lasciando
don
Diego
che
seguitava
a
chiamare
dietro
l
'
uscio
della
sorella
:
-
Bianca
!
Bianca
!
...
-
Udivasi
un
tramestìo
dietro
quell
'
uscio
;
un
correre
all
'
impazzata
quasi
di
gente
che
ha
persa
la
testa
.
Poi
il
rumore
di
una
seggiola
rovesciata
.
Nanni
l
'
Orbo
tornò
a
gridare
in
fondo
al
corridoio
:
-
Eccolo
!
eccolo
!
-
E
si
udì
lo
scoppio
del
pistolone
di
Pelagatti
,
come
una
cannonata
.
-
La
Giustizia
!
Ecco
qua
gli
sbirri
!
-
vociò
dal
cortile
Santo
Motta
.
Allora
si
aprì
l
'
uscio
all
'
improvviso
,
e
apparve
donna
Bianca
,
discinta
,
pallida
come
una
morta
,
annaspando
colle
mani
convulse
,
senza
profferire
parola
,
fissando
sul
fratello
gli
occhi
pazzi
di
terrore
e
d
'
angoscia
.
Ad
un
tratto
si
piegò
sulle
ginocchia
,
aggrappandosi
allo
stipite
,
balbettando
:
-
Ammazzatemi
,
don
Diego
!
...
Ammazzatemi
pure
!
...
ma
non
lasciate
entrare
nessuno
qui
!
...
Quello
che
accadde
poi
,
dietro
quell
'
uscio
che
don
Diego
aveva
chiuso
di
nuovo
spingendo
nella
cameretta
la
sorella
,
nessuno
lo
seppe
mai
.
Si
udì
soltanto
la
voce
di
lui
,
una
voce
d
'
angoscia
disperata
,
che
balbettava
:
-
Voi
?
...
Voi
qui
?
...
Accorrevano
il
signor
Capitano
,
l
'
Avvocato
fiscale
,
tutta
la
Giustizia
.
Don
Liccio
Papa
,
il
caposbirro
,
gridando
da
lontano
,
brandendo
la
sciaboletta
sguainata
:
-
Aspetta
!
aspetta
!
Ferma
!
ferma
!
-
E
il
signor
Capitano
dietro
di
lui
,
trafelato
come
don
Liccio
,
cacciando
avanti
il
bastone
:
-
Largo
!
largo
!
Date
passo
alla
Giustizia
!
-
L
'
Avvocato
fiscale
ordinò
di
buttare
a
terra
l
'
uscio
.
-
Don
Diego
!
Donna
Bianca
!
Aprite
!
Cosa
vi
è
successo
?
S
'
affacciò
don
Diego
,
invecchiato
di
dieci
anni
in
un
minuto
,
allibito
,
stralunato
,
con
una
visione
spaventosa
in
fondo
alle
pupille
grige
,
con
un
sudore
freddo
sulla
fronte
,
la
voce
strozzata
da
un
dolore
immenso
:
-
Nulla
!
...
Mia
sorella
!
...
Lo
spavento
!
...
Non
entrate
nessuno
!
...
Pelagatti
inferocito
contro
Nanni
l
'
Orbo
:
-
Bel
lavoro
mi
faceva
fare
!
...
Un
altro
po
'
ammazzavo
compare
Santo
!
...
-
Il
Capitano
gli
fece
lui
pure
una
bella
lavata
di
capo
:
-
Con
le
armi
da
fuoco
!
...
Che
scherzate
?
...
Siete
una
bestia
!
-
Signor
Capitano
,
credevo
che
fosse
il
ladro
,
laggiù
al
buio
...
L
'
ho
visto
con
questi
occhi
!
-
Zitto
!
zitto
,
ubbriacone
!
-
gli
diede
sulla
voce
l
'
Avvocato
fiscale
.
-
Piuttosto
andiamo
a
vedere
il
fuoco
.
Adesso
dal
corridoio
,
dalla
scala
dell
'
orto
,
tutti
portavano
acqua
.
Compare
Cosimo
era
salito
sul
tetto
,
e
dava
con
la
scure
sui
travicelli
.
Da
ogni
parte
facevano
piovere
sul
soffitto
che
fumava
,
tegole
,
sassi
,
cocci
di
stoviglie
.
Burgio
,
sulla
scala
a
piuoli
,
sparandovi
schioppettate
sopra
,
e
dall
'
altro
lato
Pelagatti
,
appostato
accanto
al
fumaiuolo
,
caricava
e
scaricava
il
pistolone
senza
misericordia
.
Don
Luca
che
suonava
a
tutto
andare
le
campane
;
la
folla
dalla
piazza
vociando
e
gesticolando
;
tutti
i
vicini
alla
finestra
.
I
Margarone
stavano
a
vedere
dalla
terrazza
al
di
sopra
dei
tetti
,
dirimpetto
,
le
figliuole
ancora
coi
riccioli
incartati
,
don
Filippo
che
dava
consigli
da
lontano
,
dirigendo
le
operazioni
di
quelli
che
lavoravano
a
spegnere
l
'
incendio
colla
canna
d
'
India
.
Don
Ferdinando
,
il
quale
tornava
in
quel
momento
carico
di
scartafacci
,
batté
il
naso
nel
corridoio
buio
contro
Giacalone
che
andava
correndo
.
-
Scusate
,
don
Ferdinando
.
Vado
a
chiamare
il
medico
per
la
sorella
di
vossignoria
.
-
Il
dottor
Tavuso
!
-
gli
gridò
dietro
la
zia
Macrì
una
parente
povera
come
loro
,
ch
'
era
accorsa
per
la
prima
.
-
Qui
vicino
,
alla
farmacia
di
Bomma
.
Bianca
era
stata
presa
dalle
convulsioni
:
un
attacco
terribile
;
non
bastavano
in
quattro
a
trattenerla
sul
lettuccio
.
Don
Diego
sconvolto
anche
lui
,
pallido
come
un
cadavere
,
colle
mani
scarne
e
tremanti
,
cercava
di
ricacciare
indietro
tutta
quella
gente
.
-
No
!
...
non
è
nulla
!
...
Lasciatela
sola
!...-
Il
Capitano
si
mise
infine
a
far
piovere
legnate
a
diritta
e
a
manca
,
come
veniva
,
sui
vicini
che
s
'
affollavano
all
'
uscio
curiosi
.
-
Che
guardate
?
Che
volete
?
Via
di
qua
!
fannulloni
!
vagabondi
!
Voi
,
don
Liccio
Papa
,
mettetevi
a
guardia
del
portone
.
Venne
più
tardi
un
momento
il
barone
Mèndola
,
per
convenienza
,
e
donna
Sarina
Cirmena
che
ficcava
il
naso
da
per
tutto
;
il
canonico
Lupi
da
parte
della
baronessa
Rubiera
.
La
zia
Sganci
e
gli
altri
parenti
mandarono
il
servitore
a
prender
notizie
della
nipote
.
Don
Diego
,
reggendosi
appena
sulle
gambe
,
sporgeva
il
capo
dall
'
uscio
,
e
rispondeva
a
ciascheduno
:
-
Sta
un
po
'
meglio
...
E
'
più
calma
!
...
Vuol
esser
lasciata
sola
...
-
Eh
!
eh
!
-
mormorò
il
canonico
scuotendo
il
capo
e
guardando
in
giro
le
pareti
squallide
della
sala
:
-
Mi
rammento
qui
!
...
Dove
è
andata
la
ricchezza
di
casa
Trao
!
...
Il
barone
scosse
il
capo
anche
lui
,
lisciandosi
il
mento
ispido
di
barba
dura
colla
mano
pelosa
.
La
zia
Cirmena
scappò
a
dire
:
-
Sono
pazzi
!
Pazzi
da
legare
tutti
e
due
!
Don
Ferdinando
già
è
stato
sempre
uno
stupido
...
e
don
Diego
...
vi
rammentate
!
Quando
la
cugina
Sganci
gli
aveva
procurato
quell
'
impiego
nei
mulini
!
...
Nossignore
!
...
un
Trao
non
poteva
vivere
di
salario
!
...
Di
limosina
sì
,
possono
vivere
!
...
-
Oh
!
oh
!
-
interruppe
il
canonico
,
colla
malizia
che
gli
rideva
negli
occhietti
di
topo
,
ma
stringendo
le
labbra
sottili
.
-
Sissignore
!
...
Come
volete
chiamarla
:
Tutti
i
parenti
si
danno
la
voce
per
quello
che
devono
mandare
a
Pasqua
e
a
Natale
...
Vino
,
olio
,
formaggio
...
anche
del
grano
...
La
ragazza
già
è
tutta
vestita
dei
regali
della
zia
Rubiera
.
-
Eh
!
eh
!
...
-
Il
canonico
,
con
un
sorrisetto
incredulo
,
andava
stuzzicando
ora
donna
Sarina
ed
ora
il
barone
,
il
quale
chinava
il
capo
,
seguitava
a
grattarsi
il
mento
discretamente
,
fingeva
di
guardare
anch
'
esso
di
qua
e
di
là
,
come
a
dire
:
-
Eh
!
eh
!
pare
anche
a
me
!
...
Giunse
in
quel
mentre
il
dottor
Tavuso
in
fretta
,
col
cappello
in
capo
,
senza
salutar
nessuno
,
ed
entrò
nella
camera
dell
'
inferma
.
Poco
dopo
tornò
ad
uscire
,
stringendosi
nelle
spalle
,
gonfiando
le
gote
,
accompagnato
da
don
Ferdinando
allampanato
che
pareva
un
cucco
.
La
zia
Macrì
e
il
canonico
Lupi
corsero
dietro
al
medico
.
La
zia
Cirmena
che
voleva
sapere
ogni
cosa
e
vi
piantava
in
faccia
quei
suoi
occhialoni
rotondi
peggio
dell
'
Avvocato
fiscale
.
-
Eh
?
Cos
'
è
stato
?
Lo
sapete
voi
?
Adesso
si
chiamano
nervi
...
malattia
di
moda
...
Vi
mandano
a
chiamare
per
un
nulla
quasi
potessero
pagare
le
visite
del
medico
!
-
rispose
Tavuso
burbero
.
Quindi
,
piantando
anche
lui
gli
occhiali
in
faccia
a
donna
Sarina
:
-
Volete
che
ve
la
dica
?
Le
ragazze
a
certa
età
bisogna
maritarle
!
E
voltò
le
spalle
soffiando
gravemente
,
tossendo
,
spurgandosi
.
I
parenti
si
guardarono
in
faccia
.
Il
canonico
,
per
discrezione
,
prese
a
tenere
a
bada
il
barone
Mèndola
,
dandogli
chiacchiera
e
tabacco
,
sputacchiando
di
qua
e
di
là
,
onde
cercare
di
sbirciar
quello
che
succedeva
dietro
l
'
uscio
socchiuso
di
donna
Bianca
,
stringendo
le
labbra
riarse
come
inghiottisse
ogni
momento
:
-
Si
capisce
!
...
La
paura
avuta
!
...
Le
avevano
fatto
credere
d
'
avere
i
ladri
in
casa
!
...
povera
donna
Bianca
!
...
E
'
così
giovine
!
...
così
delicata
!
...
-
Sentite
,
cugina
!
-
disse
donna
Sarina
tirando
in
disparte
la
Macrì
.
Don
Ferdinando
,
sciocco
,
voleva
accostarsi
per
udire
lui
pure
:
-
Un
momento
!
Che
maniera
!
-
lo
sgridò
la
zia
Cirmena
.
-
Ho
da
dire
una
parola
a
vostra
zia
!
...
Piuttosto
andate
a
pigliare
un
bicchiere
d
'
acqua
per
Bianca
,
che
le
farà
bene
...
Tornò
a
scendere
Santo
Motta
di
lassù
,
fregandosi
le
mani
,
coll
'
aria
sorridente
:
-
E
'
tutta
rovinata
la
cucina
!
Non
c
'
è
più
dove
cuocere
un
uovo
!
...
Bisognerà
fabbricarla
di
nuovo
!
-
Come
nessuno
gli
dava
retta
,
fissava
in
volto
or
questo
ed
ora
quello
col
suo
sorriso
sciocco
.
Il
canonico
Lupi
,
per
levarselo
dai
piedi
,
gli
disse
infine
:
-
Va
bene
,
va
bene
.
Poi
ci
si
penserà
...
Il
barone
Mèndola
,
appena
Santo
Motta
volse
le
spalle
,
si
sfogò
infine
:
-
Ci
si
penserà
?
...
Se
ci
saranno
i
denari
per
pensarci
!
Io
gliel
'
ho
sempre
detto
...
Vendete
metà
di
casa
,
cugini
cari
...
anche
una
o
due
camere
...
tanto
da
tirare
innanzi
!
...
Ma
nossignore
!
..
Vendere
la
casa
dei
Trao
?
...
Piuttosto
,
ogni
stanza
che
rovina
chiudono
l
'
uscio
e
si
riducono
in
quelle
che
restano
in
piedi
...
Così
faranno
per
la
cucina
...
Faranno
cuocere
le
uova
qui
in
sala
,
quando
le
avranno
...
Vendere
una
o
due
camere
:
...
Nossignore
...
non
si
può
,
anche
volendo
...
La
camera
dell
'
archivio
:
e
ci
son
le
carte
di
famiglia
!
...
Quella
della
processione
:
e
non
ci
sarà
poi
dove
affacciarsi
quando
passa
il
Corpus
Domini
!
...
Quella
del
cucù
:
...
Ci
hanno
anche
la
camera
pel
cucù
,
capite
!
E
il
barone
,
con
quella
sfuriata
,
li
piantò
tutti
lì
,
che
si
sganasciavano
dalle
risa
.
Donna
Sarina
,
prima
d
'
andarsene
,
picchiò
di
nuovo
all
'
uscio
della
nipote
,
per
sapere
come
stava
.
Fece
capolino
don
Diego
,
sempre
con
quella
faccia
di
cartapesta
,
e
ripeté
:
-
Meglio
...
E
'
più
calma
!
...
Vuol
esser
lasciata
sola
...
-
Povero
Diego
!
-
sospirò
la
zia
Macrì
.
-
La
Cirmena
fece
ancora
alcuni
passi
nell
'
anticamera
,
perché
non
udisse
don
Ferdinando
il
quale
veniva
a
chiuder
l
'
uscio
,
e
soggiunse
sottovoce
:
-
Lo
sapevo
da
un
pezzo
...
Vi
rammentate
la
sera
dell
'
Immacolata
,
che
cadde
tanta
neve
?
...
Vidi
passare
il
baronello
Rubiera
dal
vicoletto
qui
a
due
passi
...
intabarrato
come
un
ladro
...
Il
canonico
Lupi
attraversò
il
cortile
,
rialzando
la
sottana
sugli
stivaloni
grossi
in
mezzo
alle
erbacce
,
si
voltò
indietro
verso
la
casa
smantellata
,
per
veder
se
potessero
udirlo
,
e
poi
,
dinanzi
al
portone
,
guardando
inquieto
di
qua
e
di
là
,
conchiuse
:
-
Avete
udito
il
dottore
Tavuso
?
Possiamo
parlare
perché
siamo
tutti
amici
intimi
e
parenti
...
A
certa
età
le
ragazze
bisogna
maritarle
!
II
Nella
piazza
,
come
videro
passare
don
Diego
Trao
col
cappello
bisunto
e
la
palandrana
delle
grandi
occasioni
,
fu
un
avvenimento
:
-
Ci
volle
il
fuoco
a
farvi
uscir
di
casa
!
-
Il
cugino
Zacco
voleva
anche
condurlo
al
Caffè
dei
Nobili
:
-
Narrateci
,
dite
come
fu
...
-
Il
poveraccio
si
schermì
alla
meglio
;
per
altro
non
era
socio
:
poveri
sì
,
ma
i
Trao
non
s
'
erano
mai
cavato
il
cappello
a
nessuno
.
Fece
il
giro
lungo
onde
evitare
la
farmacia
di
Bomma
,
dove
il
dottor
Tavuso
sedeva
in
cattedra
tutto
il
giorno
;
ma
nel
salire
pel
Condotto
,
rasente
al
muro
,
inciampò
in
quella
linguaccia
di
Ciolla
,
ch
'
era
sempre
in
cerca
di
scandali
:
-
Buon
vento
,
buon
vento
,
don
Diego
!
Andate
da
vostra
cugina
Rubiera
?
Lui
si
fece
rosso
.
Sembrava
che
tutti
gli
leggessero
in
viso
il
suo
segreto
!
Si
voltò
ancora
indietro
esitante
,
guardingo
,
prima
d
'
entrare
nel
vicoletto
,
temendo
che
Ciolla
stesse
a
spiarlo
.
Per
fortuna
colui
s
'
era
fermato
a
discorrere
col
canonico
Lupi
,
facendo
di
gran
risate
,
alle
quali
il
canonico
rispondeva
atteggiando
la
bocca
al
riso
anche
lui
,
discretamente
.
La
baronessa
Rubiera
faceva
vagliare
del
grano
.
Don
Diego
la
vide
passando
davanti
la
porta
del
magazzino
,
in
mezzo
a
una
nuvola
di
pula
,
con
le
braccia
nude
,
la
gonnella
di
cotone
rialzata
sul
fianco
,
i
capelli
impolverati
,
malgrado
il
fazzoletto
che
s
'
era
tirato
giù
sul
naso
a
mo
'
di
tettino
.
Essa
stava
litigando
con
quel
ladro
del
sensale
Pirtuso
,
che
le
voleva
rubare
il
suo
farro
pagandolo
due
tarì
meno
a
salma
,
accesa
in
volto
,
gesticolando
con
le
braccia
pelose
,
il
ventre
che
le
ballava
:
-
Non
ne
avete
coscienza
,
giudeo
?
...
-
Poi
,
come
vide
don
Diego
,
si
voltò
sorridente
:
-
Vi
saluto
,
cugino
Trao
.
Cosa
andate
facendo
da
queste
parti
?
-
Veniva
appunto
,
signora
cugina
...
-
e
don
Diego
,
soffocato
dalla
polvere
,
si
mise
a
tossire
.
-
Scostatevi
,
scostatevi
!
Via
di
qua
,
cugino
.
Voi
non
ci
siete
avvezzo
-
interruppe
la
baronessa
.
-
Vedete
cosa
mi
tocca
a
fare
?
Ma
che
faccia
avete
,
gesummaria
!
Lo
spavento
di
questa
notte
,
eh
?
...
Dalla
botola
,
in
cima
alla
scaletta
di
legno
,
si
affacciarono
due
scarpacce
,
delle
grosse
calze
turchine
,
e
si
udì
una
bella
voce
di
giovanetta
la
quale
disse
:
-
Signora
baronessa
,
eccoli
qua
.
-
E
'
tornato
il
baronello
?
-
Sento
Marchese
che
abbaia
laggiù
.
-
Va
bene
,
adesso
vengo
.
Dunque
,
pel
farro
cosa
facciamo
,
mastro
Lio
?
Pirtuso
era
rimasto
accoccolato
sul
moggio
,
tranquillamente
,
come
a
dire
che
non
gliene
importava
del
farro
,
guardando
sbadatamente
qua
e
là
le
cose
strane
che
c
'
erano
nel
magazzino
vasto
quanto
una
chiesa
.
Una
volta
,
al
tempo
dello
splendore
dei
Rubiera
,
c
'
era
stato
anche
il
teatro
.
Si
vedeva
tuttora
l
'
arco
dipinto
a
donne
nude
e
a
colonnati
come
una
cappella
;
il
gran
palco
della
famiglia
di
contro
,
con
dei
brandelli
di
stoffa
che
spenzolavano
dal
parapetto
;
un
lettone
di
legno
scolpito
e
sgangherato
in
un
angolo
;
dei
seggioloni
di
cuoio
,
sventrati
per
farne
scarpe
;
una
sella
di
velluto
polverosa
,
a
cavalcioni
sul
subbio
di
un
telaio
;
vagli
di
tutte
le
grandezze
appesi
in
giro
;
mucchi
di
pale
e
di
scope
;
una
portantina
ficcata
sotto
la
scala
che
saliva
al
palco
,
con
lo
stemma
dei
Rubiera
allo
sportello
,
e
una
lanterna
antica
posata
sul
copricielo
,
come
una
corona
.
Giacalone
,
e
Vito
Orlando
,
in
mezzo
a
mucchi
di
frumento
alti
al
pari
di
montagne
,
si
dimenavano
attorno
ai
vagli
immensi
,
come
ossessi
,
tutti
sudati
e
bianchi
di
pula
,
cantando
in
cadenza
;
mentre
Gerbido
,
il
ragazzo
,
ammucchiava
continuamente
il
grano
con
la
scopa
.
-
Ai
miei
tempi
,
signora
baronessa
,
io
ci
ho
visto
la
commedia
,
in
questo
magazzino
,
-
rispose
Pirtuso
per
sviare
la
domanda
.
-
Lo
so
!
lo
so
!
Così
si
son
fatti
mangiare
il
fatto
suo
i
Rubiera
!
E
ora
vorreste
continuare
!
...
Lo
pigliate
il
farro
,
sì
o
no
?
-
Ve
l
'
ho
detto
:
a
cinque
onze
e
venti
.
-
No
,
in
coscienza
,
non
posso
.
Ci
perdo
già
un
tarì
a
salma
.
-
Benedicite
a
vossignoria
!
-
Via
,
mastro
Lio
,
ora
che
ha
parlato
la
signora
baronessa
!
-
aggiunse
Giacalone
,
sempre
facendo
ballare
il
vaglio
.
Ma
il
sensale
riprese
il
suo
moggio
,
e
se
ne
andò
senza
rispondere
.
La
baronessa
gli
corse
dietro
,
sull
'
uscio
,
per
gridargli
:
-
A
cinque
e
vent
'
uno
.
V
'
accomoda
?
-
Benedicite
,
benedicite
.
Ma
essa
,
colla
coda
dell
'
occhio
,
si
accorse
che
il
sensale
si
era
fermato
a
discorrere
col
canonico
Lupi
,
il
quale
,
sbarazzatosi
infine
del
Ciolla
,
se
ne
veniva
su
pel
vicoletto
.
Allora
,
rassicurata
,
si
rivolse
al
cugino
Trao
,
parlando
d
'
altro
:
-
Stavo
pensando
giusto
a
voi
,
cugino
.
Un
po
'
di
quel
farro
voglio
mandarvelo
a
casa
...
No
,
no
,
senza
cerimonie
...
Siamo
parenti
.
La
buon
'
annata
deve
venire
per
tutti
.
Poi
il
Signore
ci
aiuta
!
...
Avete
avuto
il
fuoco
in
casa
,
eh
?
Dio
liberi
!
M
'
hanno
detto
che
Bianca
è
ancora
mezza
morta
dallo
spavento
...
Io
non
potevo
lasciare
,
qui
...
scusatemi
.
-
Sì
...
son
venuto
appunto
...
Ho
da
parlarvi
...
-
Dite
,
dite
pure
...
Ma
intanto
,
mentre
siete
laggiù
,
guardate
se
torna
Pirtuso
...
Così
,
senza
farvi
scorgere
...
-
E
'
una
bestia
!
-
rispose
Vito
Orlando
dimenandosi
sempre
attorno
al
vaglio
.
-
Conosco
mastro
Lio
.
E
'
una
bestia
!
Non
torna
.
Ma
in
quel
momento
entrava
il
canonico
Lupi
,
sorridente
,
con
quella
bella
faccia
amabile
che
metteva
tutti
d
'
accordo
,
e
dietro
a
lui
il
sensale
col
moggio
in
mano
.
-
Deo
gratias
!
Deo
gratias
!
Lo
combiniamo
questo
matrimonio
,
signora
baronessa
?
Come
s
'
accorse
di
don
Diego
Trao
,
che
aspettava
umilmente
in
disparte
,
il
canonico
mutò
subito
tono
e
maniere
,
colle
labbra
strette
,
affettando
di
tenersi
in
disparte
anche
lui
,
per
discrezione
,
tutto
intento
a
combinare
il
negozio
del
frumento
.
Si
stette
a
tirare
un
altro
po
'
;
mastro
Lio
ora
strillava
e
dibattevasi
quasi
volessero
rubargli
i
denari
di
tasca
.
La
baronessa
invece
coll
'
aria
indifferente
,
voltandogli
le
spalle
,
chiamando
verso
la
botola
:
-
Rosaria
!
Rosaria
!
-
E
tacete
!
-
esclamò
infine
il
canonico
battendo
sulle
spalle
di
mastro
Lio
colla
manaccia
.
-
Io
so
per
chi
comprate
.
E
'
per
mastro
-
don
Gesualdo
.
Giacalone
accennò
di
sì
,
strizzando
l
'
occhio
.
-
Non
è
vero
!
Mastro
-
don
Gesualdo
non
ci
ha
che
fare
!
-
si
mise
a
vociare
il
sensale
.
-
Quello
non
è
il
mestiere
di
mastro
-
don
Gesualdo
!
-
Ma
infine
,
come
s
'
accordarono
sul
prezzo
,
Pirtuso
si
calmò
.
Il
canonico
soggiunse
:
-
State
tranquillo
,
che
mastro
-
don
Gesualdo
fa
tutti
i
mestieri
in
cui
c
'
è
da
guadagnare
.
Pirtuso
il
quale
s
'
era
accorto
della
strizzatina
d
'
occhio
di
Giacalone
,
andò
a
dirgli
sotto
il
naso
il
fatto
suo
:
-
Che
non
ne
vuoi
mangiare
pane
,
tu
?
Non
sai
che
si
tace
nei
negozi
?
-
La
baronessa
,
dal
canto
suo
,
mentre
il
sensale
le
voltava
le
spalle
,
ammiccò
anch
'
essa
al
canonico
Lupi
,
come
a
dirgli
che
riguardo
al
prezzo
non
c
'
era
male
.
-
Sì
,
sì
,
-
rispose
questi
sottovoce
.
-
Il
barone
Zacco
sta
per
vendere
a
minor
prezzo
.
Però
mastro
-
don
Gesualdo
ancora
non
ne
sa
nulla
.
-
Ah
!
s
'
è
messo
anche
a
fare
il
negoziante
di
grano
,
mastro
-
don
Gesualdo
?
Non
lo
fa
più
il
muratore
?
-
Fa
un
po
'
di
tutto
,
quel
diavolo
!
Dicesi
pure
che
vuol
concorrere
all
'
asta
per
la
gabella
delle
terre
comunali
...
La
baronessa
allora
sgranò
gli
occhi
:
-
Le
terre
del
cugino
Zacco
:
...
Le
gabelle
che
da
cinquant
'
anni
si
passano
in
mano
di
padre
in
figlio
?
...
E
'
una
bricconata
!
-
Non
dico
di
no
;
non
dico
di
no
.
Oggi
non
si
ha
più
riguardo
a
nessuno
.
Dicono
che
chi
ha
più
denari
,
quello
ha
ragione
...
Allora
si
rivolse
verso
don
Diego
,
con
grande
enfasi
,
pigliandosela
coi
tempi
nuovi
:
-
Adesso
non
c
'
è
altro
Dio
!
Un
galantuomo
alle
volte
...
oppure
una
ragazza
ch
'
è
nata
di
buona
famiglia
...
Ebbene
non
hanno
fortuna
!
Invece
uno
venuto
dal
nulla
...
uno
come
mastro
-
don
Gesualdo
,
per
esempio
!
...
Il
canonico
riprese
a
dire
come
in
aria
di
mistero
parlando
piano
con
la
baronessa
e
don
Diego
Trao
sputacchiando
di
qua
e
di
là
:
-
Ha
la
testa
fine
quel
mastro
-
don
Gesualdo
!
Si
farà
ricco
ve
lo
dico
io
!
Sarebbe
un
marito
eccellente
per
una
ragazza
a
modo
...
come
ce
ne
son
tante
che
non
hanno
molta
dote
.
Mastro
Lio
stavolta
se
ne
andava
davvero
.
-
Dunque
signora
baronessa
,
posso
venire
a
caricare
il
grano
?
-
La
baronessa
,
tornata
di
buon
umore
,
rispose
:
-
Sì
ma
sapete
come
dice
l
'
oste
?
"
Qui
si
mangia
e
qui
si
beve
;
senza
denari
non
ci
venire
.
"
-
Pronti
e
contanti
,
signora
baronessa
.
Grazie
a
Dio
vedrete
che
saremo
puntuali
.
-
Se
ve
l
'
avevo
detto
!
-
esclamò
Giacalone
ansando
sul
vaglio
.
-
E
'
mastro
-
don
Gesualdo
!
Il
canonico
fece
un
altro
segno
d
'
intelligenza
alla
baronessa
,
e
dopo
che
Pirtuso
se
ne
fu
andato
,
le
disse
:
-
Sapete
cosa
ho
pensato
?
di
concorrere
pure
all
'
asta
vossignoria
,
insieme
a
qualchedun
altro
...
ci
starei
anch
'
io
...
-
No
,
no
,
ho
troppa
carne
al
fuoco
!
...
Poi
non
vorrei
fare
uno
sgarbo
al
cugino
Zacco
!
Sapete
bene
...
Siamo
nel
mondo
...
Abbiamo
bisogna
alle
volte
l
'
uno
dell
'
altro
.
-
Intendo
...
mettere
avanti
un
altro
...
mastro
-
don
Gesualdo
Motta
,
per
esempio
.
Un
capitaluccio
lo
ha
;
lo
so
di
sicuro
...
Vossignoria
darebbe
l
'
appoggio
del
nome
...
Si
potrebbe
combinare
una
società
fra
di
noi
tre
...
Poscia
,
sembrandogli
che
don
Diego
Trao
stesse
ad
ascoltare
i
loro
progetti
,
perchè
costui
aspettava
il
momento
di
parlare
alla
cugina
Rubiera
,
impresciuttito
nella
sua
palandrana
,
e
aveva
tutt
'
altro
per
la
testa
il
poveraccio
!
il
canonico
cambiò
subito
discorso
:
-
Eh
,
eh
,
quante
cose
ha
visto
questo
magazzino
!
Mi
rammento
,
da
piccolo
,
il
marchese
Limòli
che
recitava
Adelaide
e
Comingio
colla
Margarone
,
buon
'
anima
,
la
madre
di
don
Filippo
,
quella
ch
'
è
andata
a
finire
poi
alla
Salonia
.
"
Adelaide
!
dove
sei
?
"
-
La
scena
della
Certosa
...
Bisognava
vedere
!
tutti
col
fazzoletto
agli
occhi
!
Tanto
che
don
Alessandro
Spina
per
la
commozione
,
si
mise
a
gridare
:
"
Ma
diglielo
che
sei
tu
!..."
e
le
buttò
anche
una
parolaccia
...
Ci
fu
poi
la
storia
della
schioppettata
che
tirarono
al
marchese
Limòli
,
mentre
stava
a
prendere
il
fresco
,
dopo
cena
;
e
di
don
Nicola
Margarone
che
condusse
la
moglie
in
campagna
,
e
non
le
fece
più
vedere
anima
viva
.
Ora
riposano
insieme
marito
e
moglie
nella
chiesa
del
Rosario
,
pace
alle
anime
loro
!
La
baronessa
affermava
coi
segni
del
capo
,
dando
un
colpo
di
scopa
,
di
tanto
in
tanto
,
per
dividere
il
grano
dalla
mondiglia
.
-
Così
andavano
in
rovina
le
famiglie
.
Se
non
ci
fossi
stata
io
,
in
casa
dei
Rubiera
!
...
Lo
vedete
quel
che
sarebbe
rimasto
di
tante
grandezze
!
Io
non
ho
fumi
,
grazie
a
Dio
!
Io
sono
rimasta
quale
mi
hanno
fatto
mio
padre
e
mia
madre
...
gente
di
campagna
,
gente
che
hanno
fatto
la
casa
colle
loro
mani
,
invece
di
distruggerla
!
e
per
loro
c
'
è
ancora
della
grazia
di
Dio
nel
magazzino
dei
Rubiera
,
invece
di
feste
e
di
teatri
...
In
quella
arrivò
il
vetturale
colle
mule
cariche
.
-
Rosaria
!
Rosaria
!
-
si
mise
a
gridare
di
nuovo
la
baronessa
verso
la
scaletta
.
Finalmente
comparvero
dalla
botola
le
scarpaccie
e
le
calze
turchine
,
poi
la
figura
di
scimmia
della
serva
,
sudicia
,
spettinata
,
sempre
colle
mani
nei
capelli
.
-
Don
Ninì
non
era
alla
Vignazza
,
-
disse
lei
tranquillamente
.
-
Alessi
è
ritornato
col
cane
,
ma
il
baronello
non
c
'
era
.
-
Oh
,
Vergine
Santa
!
-
cominciò
a
strillare
la
padrona
,
perdendo
un
po
'
del
suo
colore
acceso
.
-
Oh
,
Maria
Santissima
!
E
dove
sarà
mai
?
Cosa
gli
sarà
accaduto
al
mio
ragazzo
?
Don
Diego
a
quel
discorso
si
faceva
rosso
e
pallido
da
un
momento
all
'
altro
.
Aveva
la
faccia
di
uno
che
voglia
dire
:
-
Apriti
,
terra
,
e
inghiottimi
!
-
Tossì
,
cercò
il
fazzoletto
dentro
il
cappello
,
aprì
la
bocca
per
parlare
;
poi
si
volse
dall
'
altra
parte
,
asciugandosi
il
sudore
.
Il
canonico
s
'
affrettò
a
rispondere
,
guardando
sottecchi
don
Diego
Trao
.
-
Sarà
andato
in
qualche
altro
posto
...
Quando
si
va
a
caccia
,
sapete
bene
...
-
Tutti
i
vizi
di
suo
padre
,
buon
'
anima
!
Caccia
,
giuoco
,
divertimenti
...
senza
pensare
ad
altro
...
e
senza
neppure
avvertirmi
!
...
Figuratevi
,
stanotte
,
quando
le
campane
hanno
suonato
al
fuoco
,
vado
a
cercarlo
in
camera
sua
,
e
non
lo
trovo
!
Mi
sentirà
!
...
Oh
,
mi
sentirà
!
...
Il
canonico
cercava
di
troncare
il
discorso
,
col
viso
inquieto
,
il
sorriso
sciocco
che
non
voleva
dir
nulla
:
-
Eh
,
eh
,
baronessa
!
vostro
figlio
non
è
più
un
ragazzo
;
ha
ventisei
anni
!
-
Ne
avesse
anche
cento
!
...
Fin
che
si
marita
,
capite
!
...
E
anche
dopo
!
-
Signora
baronessa
,
dove
s
'
hanno
a
scaricare
i
muli
?
-
disse
Rosaria
,
grattandosi
il
capo
.
-
Vengo
,
vengo
.
Andiamo
per
di
qua
.
Voialtri
passerete
pel
cortile
,
quando
avrete
terminato
.
Essa
chiuse
a
catenaccio
Giacalone
e
Vito
Orlando
dentro
il
magazzino
,
e
s
'
avviò
verso
il
portone
.
La
casa
della
baronessa
era
vastissima
,
messa
insieme
a
pezzi
e
bocconi
,
a
misura
che
i
genitori
di
lei
andavano
stanando
ad
uno
ad
uno
i
diversi
proprietari
,
sino
a
cacciarsi
poi
colla
figliuola
nel
palazzetto
dei
Rubiera
e
porre
ogni
cosa
in
comune
:
tetti
alti
e
bassi
;
finestre
d
'
ogni
grandezza
,
qua
e
là
,
come
capitava
;
il
portone
signorile
incastrato
in
mezzo
a
facciate
da
catapecchie
.
Il
fabbricato
occupava
quasi
tutta
la
lunghezza
del
vicoletto
.
La
baronessa
,
discorrendo
sottovoce
col
canonico
Lupi
,
s
'
era
quasi
dimenticata
del
cugino
,
il
quale
veniva
dietro
passo
passo
.
Ma
giunti
al
portone
il
canonico
si
tirò
indietro
prudentemente
:
-
Un
'
altra
volta
;
tornerò
poi
.
Adesso
vostro
cugino
ha
da
parlarvi
.
Fate
gli
affari
vostri
,
don
Diego
.
-
Ah
,
scusate
,
cugino
.
Entrate
,
entrate
pure
.
Fin
dall
'
androne
immenso
e
buio
,
fiancheggiato
di
porticine
basse
,
ferrate
a
uso
di
prigione
,
si
sentiva
di
essere
in
una
casa
ricca
:
un
tanfo
d
'
olio
e
di
formaggio
che
pigliava
alla
gola
;
poi
un
odore
di
muffa
e
di
cantina
.
Dal
rastrello
spalancato
,
come
dalla
profondità
di
una
caverna
,
venivano
le
risate
di
Alessi
e
della
serva
che
riempivano
i
barili
,
e
il
barlume
fioco
del
lumicino
posato
sulla
botte
.
-
Rosaria
!
Rosaria
!
-
tornò
a
gridare
la
baronessa
in
tono
di
minaccia
.
Quindi
rivolta
al
cugino
Trao
:
-
Bisogna
darle
spesso
la
voce
,
a
quella
benedetta
ragazza
;
perché
quando
ci
ha
degli
uomini
sottomano
è
un
affar
serio
!
Ma
del
resto
è
fidata
,
e
bisogna
aver
pazienza
.
Che
posso
farci
?
...
Una
casa
piena
di
roba
come
la
mia
!
...
Più
in
là
,
nel
cortile
che
sembrava
quello
di
una
fattoria
popolato
di
galline
,
di
anatre
,
di
tacchini
,
che
si
affollavano
schiamazzando
attorno
alla
padrona
,
il
tanfo
si
mutava
in
un
puzzo
di
concime
e
di
strame
abbondante
.
Due
o
tre
muli
dalla
lunga
fila
sotto
la
tettoia
,
allungarono
il
collo
ragliando
;
dei
piccioni
calarono
a
stormi
dal
tetto
;
un
cane
da
pecoraio
feroce
,
si
mise
ad
abbaiare
,
strappando
la
catena
;
dei
conigli
allungavano
pure
le
orecchie
inquiete
,
dall
'
oscurità
misteriosa
della
legnaia
.
E
la
baronessa
in
mezzo
a
tutto
quel
ben
di
Dio
,
disse
al
cugino
:
-
Voglio
mandarvi
un
paio
di
piccioni
,
per
Bianca
...
Il
poveraccio
tossì
,
si
soffiò
il
naso
,
ma
non
trovò
neppure
allora
le
parole
da
rispondere
.
Infine
,
dopo
un
laberinto
di
anditi
e
di
scalette
,
per
stanzoni
oscuri
,
ingombri
di
ogni
sorta
di
roba
,
mucchi
di
fave
e
di
orzo
riparati
dai
graticci
,
arnesi
di
campagna
,
cassoni
di
biancheria
,
arrivarono
nella
camera
della
baronessa
,
imbiancata
a
calce
,
col
gran
letto
nuziale
rimasto
ancora
tale
e
quale
,
dopo
vent
'
anni
di
vedovanza
,
dal
ramoscello
d
'
ulivo
benedetto
,
a
piè
del
crocifisso
,
allo
schioppo
del
marito
accanto
al
capezzale
.
La
cugina
Rubiera
era
tornata
a
lamentarsi
del
figliuolo
:
-
Tale
e
quale
suo
padre
,
buon
'
anima
!
Senza
darsi
un
pensiero
al
mondo
della
mamma
o
dei
suoi
interessi
!
...
Vedendo
il
cugino
Trao
inchiodato
sull
'
uscio
,
rimpiccinito
nel
soprabitone
,
gli
porse
da
sedere
:
-
Entrate
,
entrate
,
cugino
Trao
.
-
Il
poveretto
si
lasciò
cadere
sulla
seggiola
,
quasi
avesse
le
gambe
rotte
,
sudando
come
Gesù
all
'
orto
;
si
cavò
allora
il
cappellaccio
bisunto
,
passandosi
il
fazzoletto
sulla
fronte
.
-
Avete
da
dirmi
qualche
cosa
,
cugino
?
Parlate
,
dite
pure
.
Egli
strinse
forte
le
mani
l
'
una
nell
'
altra
,
dentro
il
cappello
,
e
balbettò
colla
voce
roca
,
le
labbra
smorte
e
tremanti
,
gli
occhi
umidi
e
tristi
che
evitavano
gli
occhi
della
cugina
:
-
Sissignora
...
Ho
da
parlarvi
...
Lei
,
da
prima
,
al
vedergli
quella
faccia
,
pensò
che
fosse
venuto
a
chiederle
denari
in
prestito
.
Sarebbe
stata
la
prima
volta
,
è
vero
:
erano
troppo
superbi
i
cugini
Trao
:
qualche
regaluccio
,
di
quelli
che
aiutano
a
tirare
innanzi
,
vino
,
olio
,
frumento
,
solevano
accettarlo
dai
parenti
ricchi
-
lei
,
la
cugina
Sganci
,
il
barone
Mèndola
-
ma
la
mano
non
l
'
avevano
mai
stesa
.
Però
alle
volte
il
bisogno
fa
chinare
il
capo
anche
ad
altro
!
...
La
prudenza
istintiva
che
era
nel
sangue
di
lei
,
le
agghiacciò
un
momento
il
sorriso
benevolo
.
Poscia
pensò
al
fuoco
che
avevano
avuto
in
casa
,
alla
malattia
di
Bianca
-
era
una
buona
donna
infine
-
don
Diego
aveva
proprio
una
faccia
da
far
compassione
...
Accostò
la
sua
seggiola
a
quella
di
lui
,
per
fargli
animo
,
e
soggiunse
:
-
Parlate
,
parlate
,
cugino
mio
...
Quel
che
si
può
fare
...
sapete
bene
...
siamo
parenti
...
I
tempi
non
rispondono
...
ma
quel
poco
che
si
può
...
Non
molto
...
ma
quel
poco
che
posso
...
fra
parenti
...
Parlate
pure
...
Ma
egli
non
poteva
,
no
!
colle
fauci
strette
,
la
bocca
amara
,
alzando
ogni
momento
gli
occhi
su
di
lei
,
e
aprendo
le
labbra
senza
che
ne
uscisse
alcun
suono
.
Infine
,
cavò
di
nuovo
il
fazzoletto
per
asciugarsi
il
sudore
,
se
lo
passò
sulle
labbra
aride
,
balbettando
:
-
E
'
accaduta
una
disgrazia
!
...
Una
gran
disgrazia
!
...
La
baronessa
ebbe
paura
di
essersi
lasciata
andare
troppo
oltre
.
Nei
suoi
occhi
,
che
fuggivano
quelli
lagrimosi
del
cugino
,
cominciò
a
balenare
la
inquietudine
del
contadino
che
teme
per
la
sua
roba
.
-
Cioè
!
...
cioè
!
...
-
Vostro
figlio
è
tanto
ricco
!
...
Mia
sorella
no
,
invece
!
...
A
quelle
parole
la
cugina
Rubiera
tese
le
orecchie
,
colla
faccia
a
un
tratto
irrigidita
nella
maschera
dei
suoi
progenitori
,
improntata
della
diffidenza
arcigna
dei
contadini
che
le
avevano
dato
il
sangue
delle
vene
e
la
casa
messa
insieme
a
pezzo
a
pezzo
colle
loro
mani
.
Si
alzò
,
andò
ad
appendere
la
chiave
allo
stipite
dell
'
uscio
,
frugò
alquanto
nei
cassetti
del
cassettone
.
Infine
,
vedendo
che
don
Diego
non
aggiungeva
altro
:
-
Ma
spiegatevi
,
cugino
.
Sapete
che
ho
tanto
da
fare
...
Invece
di
spiegarsi
don
Diego
scoppiò
a
piangere
come
un
ragazzo
,
nascondendo
il
viso
incartapecorito
nel
fazzoletto
di
cotone
,
con
la
schiena
curva
e
scossa
dai
singhiozzi
ripetendo
:
-
Bianca
!
mia
sorella
!
...
E
'
capitata
una
gran
disgrazia
alla
mia
povera
sorella
!
...
Ah
,
cugina
Rubiera
!
...
voi
che
siete
madre
!
...
Adesso
la
cugina
aveva
tutt
'
altra
faccia
anche
lei
:
le
labbra
strette
per
non
lasciarsi
scappar
la
pazienza
,
e
una
ruga
nel
bel
mezzo
della
fronte
:
la
ruga
della
gente
che
è
stata
all
'
acqua
e
al
sole
per
farsi
la
roba
-
o
che
deve
difenderla
.
In
un
lampo
le
tornarono
in
mente
tante
cose
alle
quali
non
aveva
badato
nella
furia
del
continuo
da
fare
:
qualche
mezza
parola
della
cugina
Macrì
;
le
chiacchiere
che
andava
spargendo
don
Luca
il
sagrestano
;
certi
sotterfugi
del
figliuolo
.
A
un
tratto
si
sentì
la
bocca
amara
come
il
fiele
anch
'
essa
.
-
Non
so
,
cugino
,
-
gli
rispose
secco
secco
.
-
Non
so
come
ci
entri
io
in
questi
discorsi
...
Don
Diego
stette
un
po
'
a
cercare
le
parole
,
guardandola
fisso
negli
occhi
che
dicevano
tante
cose
,
in
mezzo
a
quelle
lagrime
di
onta
e
di
dolore
,
e
poi
nascose
di
nuovo
il
viso
fra
le
mani
,
accompagnando
col
capo
la
voce
che
stentava
a
venir
fuori
:
-
Sì
!
...
sì
!
...
Vostro
figlio
Ninì
!
...
La
baronessa
stavolta
rimase
lei
senza
trovar
parola
,
con
gli
occhi
che
le
schizzavano
fuori
dal
faccione
apoplettico
fissi
sul
cugino
Trao
,
quasi
volesse
mangiarselo
;
quindi
balzò
in
piedi
come
avesse
vent
'
anni
,
e
spalancò
in
furia
la
finestra
gridando
:
-
Rosaria
!
Alessi
!
venite
qua
!
-
Per
carità
!
per
carità
!
-
supplicava
don
Diego
a
mani
giunte
,
correndole
dietro
.
-
Non
fate
scandali
,
per
carità
!
-
E
tacque
,
soffocato
dalla
tosse
,
premendosi
il
petto
.
Ma
la
cugina
,
fuori
di
sé
,
non
gli
dava
più
retta
.
Sembrava
un
terremoto
per
tutta
la
casa
:
gli
schiamazzi
dal
pollaio
;
l
'
uggiolare
del
cane
;
le
scarpaccie
di
Alessi
e
di
Rosaria
che
accorrevano
a
rotta
di
collo
,
arruffati
,
scalmanati
,
con
gli
occhi
bassi
.
-
Dov
'
è
mio
figlio
,
infine
?
Cosa
t
'
hanno
detto
alla
Vignazza
?
Parla
,
stupido
!
-
Alessi
dondolandosi
ora
su
di
una
gamba
e
ora
sull
'
altra
,
balbettando
,
guardando
inquieto
di
qua
e
di
là
,
ripeteva
sempre
la
stessa
cosa
:
-
Il
baronello
non
era
alla
Vignazza
.
Vi
aveva
lasciato
il
cane
,
Marchese
,
la
sera
innanzi
,
ed
era
partito
:
-
A
piedi
,
sissignora
.
Così
mi
ha
detto
il
fattore
.
-
La
serva
,
rassettandosi
di
nascosto
,
a
capo
chino
,
soggiunse
che
il
baronello
,
allorché
andava
a
caccia
di
buon
'
ora
,
soleva
uscire
dalla
porticina
della
stalla
,
per
non
svegliar
nessuno
:
-
La
chiave
?
...
Io
non
so
...
Ha
minacciato
di
rompermi
le
ossa
...
La
colpa
non
è
mia
,
signora
baronessa
!
...
-
Come
le
pigliasse
un
accidente
,
alla
signora
baronessa
.
-
Poi
sgattaiolarono
entrambi
mogi
mogi
.
Nella
scala
si
udirono
di
nuovo
le
scarpaccie
che
scendevano
a
precipizio
,
inseguendosi
.
Don
Diego
,
cadaverico
,
col
fazzoletto
sulla
bocca
per
frenare
la
tosse
,
continuava
a
balbettare
soffocato
delle
parole
senza
senso
.
-
Era
lì
...
dietro
quell
'
uscio
!
...
Meglio
m
'
avesse
ucciso
addirittura
...
allorché
mi
puntò
le
pistole
al
petto
...
a
me
!
...
le
pistole
al
petto
,
cugina
Rubiera
!
...
La
baronessa
si
asciugava
le
labbra
amare
come
il
fiele
col
fazzoletto
di
cotone
:
-
No
!
questa
non
me
l
'
aspettavo
!
...
dite
la
verità
,
cugino
don
Diego
,
che
non
me
la
meritavo
!
...
Vi
ho
sempre
trattati
da
parenti
...
E
quella
gatta
morta
di
Bianca
che
me
la
pigliavo
in
casa
giornate
intere
...
come
una
figliuola
...
-
Lasciatela
stare
,
cugina
Rubiera
!
-
interruppe
don
Diego
,
con
un
rimasuglio
del
vecchio
sangue
dei
Trao
alle
guance
.
-
Sì
,
sì
,
lasciamola
stare
!
Quanto
a
mio
figlio
ci
penserò
io
,
non
dubitate
!
Gli
farò
fare
quel
che
dico
io
,
al
signor
baronello
...
Birbante
!
assassino
!
Sarà
causa
della
mia
morte
!
...
E
le
spuntarono
le
lagrime
.
Don
Diego
,
avvilito
,
non
osava
alzare
gli
occhi
.
Ci
aveva
fissi
dinanzi
,
implacabili
,
Ciolla
,
la
farmacia
di
Bomma
,
le
risate
ironiche
dei
vicini
,
le
chiacchiere
delle
comari
,
ed
anche
insistente
e
dolorosa
,
la
visione
netta
della
sua
casa
,
dove
un
uomo
era
entrato
di
notte
:
la
vecchia
casa
che
gli
sembrava
sentir
trasalire
ancora
in
ogni
pietra
all
'
eco
di
quei
passi
ladri
:
e
Bianca
,
sua
sorella
,
la
sua
figliuola
,
il
suo
sangue
,
che
gli
aveva
mentito
,
che
s
'
era
stretta
tacita
nell
'
ombra
all
'
uomo
il
quale
veniva
a
recare
così
mortale
oltraggio
ai
Trao
:
il
suo
povero
corpo
delicato
e
fragile
nelle
braccia
di
un
estraneo
!
...
Le
lagrime
gli
scendevano
amare
e
calde
a
lui
pure
lungo
il
viso
scarno
che
nascondeva
fra
le
mani
.
La
baronessa
,
infine
,
si
asciugò
gli
occhi
,
e
sospirò
rivolta
al
crocifisso
:
-
Sia
fatta
la
volontà
di
Dio
!
Anche
voi
,
cugino
Trao
,
dovete
aver
la
bocca
amara
!
Che
volete
:
Tocca
a
noi
che
abbiamo
il
peso
della
casa
sulle
spalle
!
...
Dio
sa
se
della
mia
pelle
ho
fatto
scarpe
,
dalla
mattina
alla
sera
!
se
mi
son
levato
il
pan
di
bocca
per
amore
della
roba
!
...
E
poi
tutto
a
un
tratto
,
ci
casca
addosso
un
negozio
simile
!
...
Ma
questa
è
l
'
ultima
che
mi
farà
il
signor
baronello
!
...
L
'
aggiusterò
io
,
non
dubitate
!
Alla
fin
fine
non
è
più
un
ragazzo
!
Lo
mariterò
a
modo
mio
...
La
catena
al
collo
,
là
!
quella
ci
vuole
!
...
Ma
voi
,
lasciatemelo
dire
,
dovevate
tenere
gli
occhi
aperti
,
cugino
Trao
!
...
Non
parlo
di
vostro
fratello
don
Ferdinando
,
ch
'
è
uno
stupido
,
poveretto
,
sebbene
sia
il
primogenito
...
ma
voi
che
avete
più
giudizio
...
e
non
siete
un
bambino
neppur
voi
!
Dovevate
pensarci
voi
!
...
Quando
si
ha
in
casa
una
ragazza
...
L
'
uomo
è
cacciatore
,
si
sa
!
...
A
vostra
sorella
avreste
dovuto
pensarci
voi
...
o
piuttosto
lei
stessa
...
Quasi
quasi
si
direbbe
...
colpa
sua
!
...
Chissà
cosa
si
sarà
messa
in
testa
?
...
magari
di
diventare
baronessa
Rubiera
...
Il
cugino
Trao
si
fece
rosso
e
pallido
in
un
momento
.
-
Signora
baronessa
...
siamo
poveri
...
è
vero
...
Ma
quanto
a
nascita
...
-
Eh
,
caro
mio
!
la
nascita
...
gli
antenati
...
tutte
belle
cose
...
non
dico
di
no
...
Ma
gli
antenati
che
fecero
mio
figlio
barone
...
volete
sapere
quali
furono
?
...
Quelli
che
zapparono
la
terra
!
...
Col
sudore
della
fronte
,
capite
?
Non
si
ammazzarono
a
lavorare
perché
la
loro
roba
poi
andasse
in
mano
di
questo
e
di
quello
...
capite
?
...
In
quel
mentre
bussarono
al
portone
col
pesante
martello
di
ferro
che
rintronò
per
tutta
la
casa
,
e
suscitò
un
'
altra
volta
lo
schiamazzo
del
pollaio
,
i
latrati
del
cane
;
e
mentre
la
baronessa
andava
alla
finestra
,
per
vedere
chi
fosse
,
Rosaria
gridò
dal
cortile
:
-
C
'
è
il
sensale
...
quello
del
grano
...
-
Vengo
,
vengo
!
-
seguitò
a
brontolare
la
cugina
Rubiera
,
tornando
a
staccare
dal
chiodo
la
chiave
del
magazzino
.
-
Vedete
quel
che
ci
vuole
a
guadagnare
un
tarì
a
salma
,
con
Pirtuso
e
tutti
gli
altri
!
Se
ho
lavorato
anch
'
io
tutta
la
vita
,
e
mi
son
tolto
il
pan
di
bocca
,
per
amore
della
casa
,
intendo
che
mia
nuora
vi
abbia
a
portare
la
sua
dote
anch
'
essa
...
Don
Diego
,
sgambettando
più
lesto
che
poteva
dietro
alla
cugina
Rubiera
,
per
gli
anditi
e
gli
stanzoni
pieni
di
roba
seguitava
:
-
Mia
sorella
non
è
ricca
...
cugina
Rubiera
...
Non
ha
la
dote
che
ci
vorrebbe
...
Le
daremo
la
casa
e
tutto
...
Ci
spoglieremo
per
lei
...
Ferdinando
ed
io
...
-
Appunto
,
vi
dicevo
!
...
Badate
che
c
'
è
uno
scalino
rotto
...
Voglio
che
mio
figlio
sposi
una
bella
dote
.
La
padrona
son
io
,
quella
che
l
'
ha
fatto
barone
.
Non
l
'
ha
fatta
lui
la
roba
!
Entrate
,
entrate
,
mastro
Lio
.
Lì
,
dal
cancello
di
legno
.
E
'
aperto
...
-
Vostro
figlio
però
lo
sapeva
che
mia
sorella
non
è
ricca
!...-
ribatteva
il
povero
don
Diego
che
non
si
risolveva
ad
andarsene
,
mentre
la
cugina
Rubiera
aveva
tanto
da
fare
.
Essa
allora
si
voltò
come
un
gallo
,
coi
pugni
sui
fianchi
,
in
cima
alla
scala
:
-
A
mio
figlio
ci
penso
io
,
torno
a
dirvi
!
Voi
pensate
a
vostra
sorella
...
L
'
uomo
è
cacciatore
...
Lo
manderò
lontano
!
Lo
chiudo
a
chiave
!
Lo
sprofondo
!
Non
tornerà
in
paese
altro
che
maritato
!
colla
catena
al
collo
!
ve
lo
dico
io
!
La
mia
croce
!
la
mia
rovina
!
...
Quindi
,
mossa
a
compassione
dalla
disperazione
muta
del
poveraccio
,
il
quale
non
si
reggeva
sulle
gambe
,
aggiunse
,
scendendo
adagio
adagio
:
-
E
del
resto
...
sentite
,
don
Diego
...
Farò
anch
'
io
quello
che
potrò
per
Bianca
...
Sono
madre
anch
'
io
!
...
Sono
cristiana
!
...
Immagino
la
spina
che
dovete
averci
lì
dentro
...
-
Signora
baronessa
,
dice
che
il
farro
non
risponde
al
peso
,
-
gridò
Alessi
dalla
porta
del
magazzino
.
-
Che
c
'
è
?
Cosa
dice
?
...
Anche
il
peso
adesso
?
La
solita
rinculata
!
per
carpirmi
un
altro
ribasso
!
...
E
la
baronessa
partì
come
una
furia
.
Per
un
po
'
si
udì
nella
profondità
del
magazzino
un
gran
vocìo
:
sembrava
che
si
fossero
accapigliati
.
Pirtuso
strillava
peggio
di
un
agnello
in
mano
al
beccaio
;
Giacalone
e
Vito
Orlando
vociavano
anch
'
essi
,
per
metterli
d
'
accordo
,
e
la
baronessa
fuori
di
sé
,
che
ne
diceva
di
tutti
i
colori
.
Poscia
vedendo
passare
il
cugino
Trao
,
il
quale
se
ne
andava
colla
coda
fra
le
gambe
,
la
testa
infossata
nelle
spalle
,
barcollando
,
lo
fermò
sull
'
uscio
,
cambiando
a
un
tratto
viso
e
maniere
:
-
Sentite
,
sentite
...
l
'
aggiusteremo
fra
di
noi
questa
faccenda
...
Infine
cos
'
è
stato
?
...
Niente
di
male
,
ne
son
certa
.
Una
ragazza
col
timor
di
Dio
...
La
cosa
rimarrà
fra
voi
e
me
...
l
'
accomoderemo
fra
di
noi
...
Vi
aiuterò
anch
'
io
,
don
Diego
...
Sono
madre
...
son
cristiana
...
La
mariteremo
a
un
galantuomo
...
Don
Diego
scosse
il
capo
amaramente
,
avvilito
,
barcollando
come
un
ubbriaco
nell
'
andarsene
.
-
Sì
,
sì
,
le
troveremo
un
galantuomo
...
Vi
aiuterò
anch
'
io
come
posso
...
Pazienza
!
...
Farò
un
sagrificio
...
Egli
a
quelle
parole
si
fermò
,
cogli
occhi
spalancati
,
tutto
tremante
:
-
Voi
!
...
cugina
Rubiera
!
...
No
!
...
no
!
...
Questo
non
può
essere
...
In
quel
momento
veniva
dal
magazzino
il
sensale
,
bianco
di
pula
,
duro
,
perfino
nella
barba
che
gli
tingeva
di
nero
il
viso
anche
quand
'
era
fatta
di
fresco
:
gli
occhietti
grigi
come
due
tarì
d
'
argento
,
sotto
le
sopracciglia
aggrottate
dal
continuo
stare
al
sole
e
al
vento
in
campagna
.
-
Bacio
le
mani
,
signora
baronessa
.
-
Come
?
Così
ve
ne
andate
?
Che
c
'
è
di
nuovo
?
Non
vi
piace
il
farro
?
L
'
altro
disse
di
no
col
capo
anch
'
esso
,
al
pari
di
don
Diego
Trao
,
il
quale
se
ne
andava
rasente
al
muro
,
continuando
a
scrollare
la
testa
,
come
fosse
stato
colto
da
un
accidente
,
inciampando
nei
sassi
ogni
momento
.
-
Come
?
-
seguitava
a
sbraitare
la
baronessa
.
-
Un
negozio
già
conchiuso
!
...
-
C
'
è
forse
caparra
,
signora
baronessa
?
-
Non
c
'
è
caparra
;
ma
c
'
è
la
parola
!
...
-
In
tal
caso
,
bacio
le
mani
a
vossignoria
!
E
tirò
via
,
ostinato
come
un
mulo
.
La
baronessa
,
furibonda
,
gli
strillò
dietro
:
-
Sono
azionacce
da
pari
vostro
!
Un
pretesto
per
rompere
il
negozio
...
degno
di
quel
mastro
-
don
Gesualdo
che
vi
manda
...
ora
che
s
'
è
pentito
...
Giacalone
e
Vito
Orlando
gli
correvano
dietro
anch
'
essi
scalmanandosi
a
fargli
sentire
la
ragione
.
Ma
Pirtuso
tirava
via
,
senza
rispondere
neppure
,
dicendo
a
don
Diego
Trao
che
non
gli
dava
retta
:
-
La
baronessa
ha
un
bel
dire
...
come
se
al
caso
non
avrebbe
fatto
lo
stesso
lei
pure
!
...
Ora
che
il
barone
Zacco
ha
cominciato
a
vendere
con
ribasso
...
Villano
o
baronessa
la
caparra
è
quella
che
conta
.
Dico
bene
,
vossignoria
?
III
La
signora
Sganci
aveva
la
casa
piena
di
gente
,
venuta
per
vedere
la
processione
del
Santo
patrono
:
c
'
erano
dei
lumi
persino
nella
scala
;
i
cinque
balconi
che
mandavano
fuoco
e
fiamma
sulla
piazza
nera
di
popolo
;
don
Giuseppe
Barabba
in
gran
livrea
e
coi
guanti
di
cotone
,
che
annunziava
le
visite
.
-
Mastro
-
don
Gesualdo
!
-
vociò
a
un
tratto
,
cacciando
fra
i
battenti
dorati
il
testone
arruffato
.
-
Devo
lasciarlo
entrare
,
signora
padrona
?
C
'
era
il
fior
fiore
della
nobiltà
:
l
'
arciprete
Bugno
,
lucente
di
raso
nero
;
donna
Giuseppina
Alòsi
,
carica
di
gioie
;
il
marchese
Limòli
,
con
la
faccia
e
la
parrucca
del
secolo
scorso
.
La
signora
Sganci
,
sorpresa
in
quel
bel
modo
dinanzi
a
tanta
gente
,
non
seppe
frenarsi
.
-
Che
bestia
!
Sei
una
bestia
!
Don
Gesualdo
Motta
,
si
dice
!
bestia
!
Mastro
-
don
Gesualdo
fece
così
il
suo
ingresso
fra
i
pezzi
grossi
del
paese
,
raso
di
fresco
,
vestito
di
panno
fine
,
con
un
cappello
nuovo
fiammante
fra
le
mani
mangiate
di
calcina
.
-
Avanti
,
avanti
,
don
Gesualdo
!
-
strillò
il
marchese
Limòli
con
quella
sua
vocetta
acre
che
pizzicava
.
-
Non
abbiate
suggezione
.
Mastro
-
don
Gesualdo
però
esitava
alquanto
,
intimidito
,
in
mezzo
alla
gran
sala
tappezzata
di
damasco
giallo
,
sotto
gli
occhi
di
tutti
quei
Sganci
che
lo
guardavano
alteramente
dai
ritratti
,
in
giro
alle
pareti
.
La
padrona
di
casa
gli
fece
animo
:
-
Qui
,
qui
,
c
'
è
posto
anche
per
voi
,
don
Gesualdo
.
C
'
era
appunto
il
balcone
del
vicoletto
,
che
guardava
di
sbieco
sulla
piazza
,
per
gli
invitati
di
seconda
mano
ed
i
parenti
poveri
:
donna
Chiara
Macrì
,
così
umile
e
dimessa
che
pareva
una
serva
;
sua
figlia
donna
Agrippina
,
monaca
di
casa
una
ragazza
con
tanto
di
baffi
,
un
faccione
bruno
e
bitorzoluto
da
zoccolante
,
e
due
occhioni
neri
come
il
peccato
che
andavano
frugando
gli
uomini
.
In
prima
fila
il
cugino
don
Ferdinando
,
curioso
più
di
un
ragazzo
,
che
s
'
era
spinto
innanzi
a
gomitate
,
e
allungava
il
collo
verso
la
Piazza
Grande
dal
cravattone
nero
,
al
pari
di
una
tartaruga
,
cogli
occhietti
grigi
e
stralunati
,
il
mento
aguzzo
e
color
di
filiggine
,
il
gran
naso
dei
Trao
palpitante
,
il
codino
ricurvo
,
simile
alla
coda
di
un
cane
sul
bavero
bisunto
che
gli
arrivava
alle
orecchie
pelose
;
e
sua
sorella
donna
Bianca
rincantucciata
dietro
di
lui
,
colle
spalle
un
po
'
curve
,
il
busto
magro
e
piatto
,
i
capelli
lisci
,
il
viso
smunto
e
dilavato
,
vestita
di
lanetta
in
mezzo
a
tutto
il
parentado
in
gala
.
La
zia
Sganci
tornò
a
dire
:
-
Venite
qui
,
don
Gesualdo
.
V
'
ho
serbato
il
posto
per
voi
.
Qui
,
vicino
ai
miei
nipoti
.
Bianca
si
fece
in
là
,
timidamente
.
Don
Ferdinando
,
temendo
d
'
esser
scomodato
,
volse
un
momento
il
capo
,
accigliato
,
e
mastro
-
don
Gesualdo
si
avvicinò
al
balcone
,
inciampando
,
balbettando
,
sprofondandosi
in
scuse
.
Rimase
lì
,
dietro
le
spalle
di
coloro
che
gli
stavano
dinanzi
,
alzando
il
capo
a
ogni
razzo
che
saliva
dalla
piazza
per
darsi
un
contegno
meno
imbarazzato
.
-
Scusate
!
scusate
!
-
sbuffò
allora
donna
Agrippina
Macrì
,
arricciando
il
naso
,
facendosi
strada
coi
fianchi
poderosi
,
assettandosi
sdegnosa
il
fazzoletto
bianco
sul
petto
enorme
;
e
capitò
nel
crocchio
dove
era
la
zia
Cirmena
colle
altre
dame
,
sul
balcone
grande
,
in
mezzo
a
un
gran
mormorìo
,
tutte
che
si
voltavano
a
guardare
verso
il
balcone
del
vicoletto
,
in
fondo
alla
sala
.
-
Me
l
'
han
messo
lì
...
alle
costole
,
capite
!
...
Un
'
indecenza
!
-
Ah
,
è
quello
lo
sposo
!
-
domandò
sottovoce
donna
Giuseppina
Alòsi
,
cogli
occhietti
che
sorridevano
in
mezzo
al
viso
placido
di
luna
piena
.
-
Zitto
!
zitto
.
Vado
a
vedere
...
-
disse
la
Cirmena
,
e
attraversò
la
sala
-
come
un
mare
di
luce
nel
vestito
di
raso
giallo
-
per
andare
a
fiutare
che
cosa
si
macchinasse
nel
balcone
del
vicoletto
.
Lì
tutti
sembravano
sulle
spine
:
la
zia
Macrì
fingendo
di
guardare
nella
piazza
,
Bianca
zitta
in
un
cantuccio
,
e
don
Ferdinando
solo
che
badava
a
godersi
la
festa
,
voltando
il
capo
di
qua
e
di
là
,
senza
dire
una
parola
.
-
Vi
divertite
qui
,
eh
?
Tu
ti
diverti
,
Bianca
?
Don
Ferdinando
volse
il
capo
infastidito
;
poi
vedendo
la
cugina
Cirmena
,
borbottò
:
-
Ah
...
donna
Sarina
...
buona
sera
!
buona
sera
!
-
E
tornò
a
voltarsi
dall
'
altra
parte
.
Bianca
alzò
gli
occhi
dolci
ed
umili
sulla
zia
e
non
rispose
;
la
Macrì
abbozzò
un
sorriso
discreto
.
La
Cirmena
riprese
subito
,
guardando
don
Gesualdo
:
-
Che
caldo
,
eh
?
Si
soffoca
!
C
'
è
troppa
gente
questa
volta
..
La
cugina
Sganci
ha
invitato
tutto
il
paese
...
Mastro
-
don
Gesualdo
fece
per
tirarsi
da
banda
.
-
No
,
no
,
non
vi
scomodate
,
caro
voi
...
Sentite
piuttosto
,
cugina
Macrì
...
-
Signora
!
signora
!
-
vociò
in
quel
momento
don
Giuseppe
Barabba
,
facendo
dei
segni
alla
padrona
.
-
No
,
-
rispose
lei
,
-
prima
deve
passare
la
processione
.
Il
marchese
Limòli
la
colse
a
volo
mentre
s
'
allontanava
,
fermandola
pel
vestito
:
-
Cugina
,
cugina
,
levatemi
una
curiosità
:
cosa
state
almanaccando
con
mastro
-
don
Gesualdo
?
-
Me
l
'
aspettavo
...
cattiva
lingua
!
...
-
borbottò
la
Sganci
;
e
lo
piantò
lì
,
senza
dargli
retta
,
che
se
la
rideva
fra
le
gengive
nude
,
sprofondato
nel
seggiolone
,
come
una
mummia
maliziosa
.
Entrava
in
quel
punto
il
notaro
Neri
,
piccolo
,
calvo
,
rotondo
,
una
vera
trottola
,
col
ventre
petulante
,
la
risata
chiassosa
,
la
parlantina
che
scappava
stridendo
a
guisa
di
una
carrucola
.
-
Donna
Mariannina
!
...
Signori
miei
!
...
Quanta
gente
!
...
Quante
bellezze
!
...
-
Poi
,
scoperto
anche
mastro
-
don
Gesualdo
in
pompa
magna
,
finse
di
chinarsi
per
vederci
meglio
,
come
avesse
le
traveggole
,
inarcando
le
ciglia
,
colla
mano
sugli
occhi
;
si
fece
il
segno
della
croce
e
scappò
in
furia
verso
il
balcone
grande
,
cacciandosi
a
gomitate
nella
folla
,
borbottando
:
-
Questa
è
più
bella
di
tutte
!
...
Com
'
è
vero
Dio
!
Donna
Giuseppina
Alòsi
istintivamente
corse
con
la
mano
sulle
gioie
;
e
la
signora
Capitana
,
che
non
avendo
da
sfoggiarne
metteva
in
mostra
altre
ricchezze
,
al
sentirsi
frugare
nelle
spalle
si
volse
come
una
vipera
.
-
Scusate
,
scusate
;
-
balbettava
il
notaro
.
-
Cerco
il
barone
Zacco
.
Dalla
via
San
Sebastiano
,
al
disopra
dei
tetti
,
si
vedeva
crescere
verso
la
piazza
un
chiarore
d
'
incendio
,
dal
quale
di
tratto
in
tratto
scappavano
dei
razzi
,
dinanzi
alla
statua
del
santo
,
con
un
vocìo
di
folla
che
montava
a
guisa
di
tempesta
.
-
La
processione
!
la
processione
!
-
strillarono
i
ragazzi
pigiati
contro
la
ringhiera
.
Gli
altri
si
spinsero
innanzi
;
ma
la
processione
ancora
non
spuntava
.
Il
cavaliere
Peperito
,
che
si
mangiava
con
gli
occhi
le
gioie
di
donna
Giuseppina
Alòsi
-
degli
occhi
di
lupo
affamato
sulla
faccia
magra
,
folta
di
barba
turchiniccia
sino
agli
occhi
-
approfittò
della
confusione
per
soffiarle
nell
'
orecchio
un
'
altra
volta
:
-
Sembrate
una
giovinetta
,
donna
Giuseppina
!
parola
di
cavaliere
!
-
Zitto
,
cattivo
soggetto
!
-
rispose
la
vedova
.
-
Raccomandatevi
piuttosto
al
santo
Patrono
che
sta
per
arrivare
.
-
Sì
,
sì
,
se
mi
fa
la
grazia
...
Dal
seggiolone
dove
era
rannicchiato
il
marchese
Limòli
sorse
allora
la
vocetta
fessa
di
lui
:
-
Servitevi
,
servitevi
pure
!
Già
son
sordo
,
lo
sapete
.
Il
barone
Zacco
,
rosso
come
un
peperone
,
rientrò
dal
balcone
,
senza
curarsi
del
santo
,
sfogandosi
col
notaro
Neri
:
-
Tutta
opera
del
canonico
Lupi
!
...
Ora
mi
cacciano
fra
i
piedi
anche
mastro
-
don
Gesualdo
per
concorrere
all
'
asta
delle
terre
comunali
!
...
Ma
non
me
le
toglieranno
!
dovessi
vendere
Fontanarossa
,
vedete
!
Delle
terre
che
da
quarant
'
anni
sono
nella
mia
famiglia
!
...
Tutt
'
a
un
tratto
,
sotto
i
balconi
,
la
banda
scoppiò
in
un
passodoppio
furibondo
,
rovesciandosi
in
piazza
con
un
'
onda
di
popolo
che
sembrava
minacciosa
.
La
signora
Capitana
si
tirò
indietro
arricciando
il
naso
.
-
Che
odore
di
prossimo
viene
di
laggiù
!
-
Capite
?
-
seguitava
a
sbraitare
il
barone
Zacco
-
delle
terre
che
pago
già
a
tre
onze
la
salma
!
E
gli
par
poco
!
Il
notaro
Neri
,
che
non
gli
piaceva
far
sapere
alla
gente
i
fatti
suoi
,
si
rivolse
alla
signora
Capitana
scollacciata
ch
'
era
un
'
indecenza
,
col
pretesto
che
si
faceva
mandare
i
vestiti
da
Palermo
,
la
quale
civettava
in
mezzo
a
un
gruppo
di
giovanotti
.
-
Signora
Capitana
!
signora
Capitana
!
Così
rubate
la
festa
al
santo
!
Tutti
gli
voltano
le
spalle
!
-
Come
siete
stupidi
,
tutti
quanti
!
-
rispose
la
Capitana
,
gongolante
.
-
Vado
a
mettermi
vicino
al
marchese
,
che
ha
più
giudizio
di
voi
.
-
Ahimè
!
ahimè
!
signora
mia
!
...
Il
marchese
,
cogli
occhietti
svegli
adesso
,
andava
fiutandole
da
presso
il
profumo
di
bergamotta
tanto
che
essa
doveva
schermirsi
col
ventaglio
,
e
il
vecchietto
ad
ostinarsi
:
-
No
!
no
!
lasciatemi
fare
le
mie
devozioni
!
...
L
'
arciprete
prese
tabacco
,
si
spurgò
,
tossì
,
infine
si
alzò
,
e
si
mosse
per
andarsene
,
gonfiando
le
gote
-
le
gote
lucenti
la
sottana
lucente
,
il
grosso
anello
lucente
,
tanto
che
le
male
lingue
dicevano
fosse
falso
;
mentre
il
marchese
gli
gridava
dietro
:
-
Don
Calogero
!
don
Calogero
!
dico
per
dire
che
diavolo
!
Alla
mia
età
...
E
appena
cessarono
le
risate
alla
sortita
del
marchese
,
si
udì
donna
Giuseppina
Alòsi
,
che
faceva
le
sue
confidenze
al
cavaliere
.
-
...
come
fossi
libera
,
capite
!
Le
due
grandi
al
Collegio
di
Maria
;
il
maschio
al
Seminario
;
in
casa
ci
ho
soltanto
l
'
ultimo
,
Sarino
,
ch
'
è
meno
alto
di
questo
ventaglio
.
Poi
i
miei
figliuoli
hanno
la
roba
del
loro
padre
,
buon
'
anima
...
Donna
Sarina
tornò
verso
il
balcone
grande
chiacchierando
sottovoce
colla
cugina
Macrì
,
con
delle
scrollatine
di
capo
e
dei
sorrisetti
che
volevano
dire
.
-
Però
non
capisco
il
mistero
che
vuol
farne
la
cugina
Sganci
!
...
Siamo
parenti
di
Bianca
anche
noi
,
alla
fin
fine
!
...
-
E
'
quello
?
quello
lì
?
-
tornò
a
chiedere
donna
Giuseppina
col
sorriso
maligno
di
prima
.
La
Cirmena
accennò
di
sì
,
stringendo
le
labbra
sottili
,
cogli
occhi
rivolti
altrove
,
in
aria
di
mistero
anch
'
essa
.
Infine
non
si
tenne
più
:
-
Fanno
le
cose
sottomano
...
come
se
fossero
delle
sudicerie
.
Capiscono
anche
loro
che
manipolano
delle
cose
sporche
...
Ma
la
gente
poi
non
è
così
sciocca
da
non
accorgersi
...
Un
mese
che
il
canonico
Lupi
si
arrabatta
in
questo
negozio
...
un
va
e
vieni
fra
la
Sganci
e
la
Rubiera
...
-
Non
me
lo
dite
!
-
esclamò
Peperito
.
-
Una
Trao
che
sposa
mastro
-
don
Gesualdo
!
...
Non
me
lo
dite
!
...
Quando
vedo
una
famiglia
illustre
come
quella
scendere
tanto
basso
mi
fa
male
allo
stomaco
,
in
parola
d
'
onore
!
E
volse
le
spalle
soffiandosi
il
naso
come
una
trombetta
nel
fazzoletto
sudicio
,
fremendo
d
'
indignazione
per
tutta
la
personcina
misera
,
dopo
aver
saettato
un
'
occhiata
eloquente
a
donna
Giuseppina
.
-
Chi
volete
che
la
sposi
?
...
senza
dote
!
...
-
ribatté
la
Cirmena
al
cavaliere
ch
'
era
già
lontano
.
-
Poi
,
dopo
quello
ch
'
è
successo
!
...
-
Almeno
si
metterà
in
grazia
di
Dio
!
-
osservò
piano
la
zia
Macrì
.
La
sua
figliuola
che
stava
ad
ascoltare
senza
dir
nulla
,
fissando
in
volto
a
chi
parlava
quegli
occhioni
ardenti
,
scosse
la
tonaca
,
quasi
avesse
temuto
d
'
insudiciarla
fra
tante
sozzure
,
e
mormorò
colla
voce
d
'
uomo
,
colle
grosse
labbra
sdegnose
sulle
quali
sembrava
veder
fremere
i
peli
neri
,
rivolta
al
chiarore
della
processione
che
s
'
avvicinava
al
di
sopra
dei
tetti
della
via
,
come
un
incendio
:
-
Santo
Patrono
!
Guardatemi
voi
!
-
Queste
sono
le
conseguenze
!
...
La
ragazza
si
era
messa
in
testa
non
so
che
cosa
...
Un
disonore
per
tutto
il
parentado
!
...
La
cugina
Sganci
ha
fatto
bene
a
ripararvi
...
Non
dico
di
no
!
...
Ma
avrebbe
dovuto
parlarne
a
noi
pure
che
siamo
parenti
di
Bianca
al
par
di
lei
...
Piuttosto
che
fare
le
cose
di
nascosto
...
Scommetto
che
neppure
don
Ferdinando
ne
sa
nulla
...
-
Ma
l
'
altro
fratello
...
don
Diego
,
cosa
ne
dice
?
...
-
Ah
,
don
Diego
?
...
sarà
a
rovistare
fra
le
sue
cartacce
...
Le
carte
della
lite
!
...
Non
pensa
ad
altro
...
Crede
d
'
arricchire
colla
lite
!
...
Lo
vedete
che
non
è
uscito
di
casa
neppure
per
la
festa
...
Poi
forse
si
vergogna
a
farsi
vedere
dalla
gente
...
Tutti
così
quei
Trao
...
Degli
stupidi
!
...
gente
che
si
troveranno
un
bel
giorno
morti
di
fame
in
casa
,
piuttosto
di
aprir
bocca
per
...
-
Il
canonico
,
no
!
-
stava
dicendo
il
notaro
mentre
s
'
avvicinavano
al
balcone
discorrendo
sottovoce
col
barone
Zacco
.
-
Piuttosto
la
baronessa
...
offrendole
un
guadagno
...
Quella
non
ha
puntiglio
!
...
Del
canonico
non
ho
paura
...
-
E
tutto
sorridente
poi
colle
signore
:
-
Ah
!
...
donna
Chiara
!
...
La
bella
monaca
che
avete
in
casa
!
...
Una
vera
grazia
di
Dio
!
...
-
Eh
,
marchese
?
eh
?
Chi
ve
l
'
avrebbe
detto
,
ai
vostri
tempi
?
...
che
sareste
arrivato
a
vedere
la
processione
del
santo
Patrono
spalla
a
spalla
con
mastro
-
don
Gesualdo
,
in
casa
Sganci
!
-
riprese
il
barone
Zacco
,
il
quale
pensava
sempre
a
una
cosa
,
e
non
poteva
mandarla
giù
,
guardando
di
qua
e
di
là
cogli
occhiacci
da
spiritato
,
ammiccando
alle
donne
per
farle
ridere
.
Il
marchese
,
impenetrabile
,
rispose
solo
:
-
Eh
,
eh
,
caro
barone
!
Eh
,
eh
!
-
Sapete
quanto
ha
guadagnato
nella
fabbrica
dei
mulini
mastro
-
don
Gesualdo
?
-
entrò
a
dire
il
notaro
a
mezza
voce
in
aria
di
mistero
.
-
Una
bella
somma
!
Ve
lo
dico
io
!
...
Si
è
tirato
su
dal
nulla
...
Me
lo
ricordo
io
manovale
,
coi
sassi
in
spalla
...
sissignore
!
...
Mastro
Nunzio
,
suo
padre
,
non
aveva
di
che
pagare
le
stoppie
per
far
cuocere
il
gesso
nella
sua
fornace
...
Ora
ha
l
'
impresa
del
ponte
a
Fiumegrande
!
...
Suo
figlio
ha
sborsato
la
cauzione
,
tutta
in
pezzi
da
dodici
tarì
,
l
'
un
sull
'
altro
...
Ha
le
mani
in
pasta
in
tutti
gli
affari
del
comune
...
Dicono
che
vuol
mettersi
anche
a
speculare
sulle
terre
...
L
'
appetito
viene
mangiando
...
Ha
un
bell
'
appetito
...
e
dei
buoni
denti
,
ve
lo
dico
io
!
...
Se
lo
lasciano
fare
,
di
qui
a
un
po
'
si
dirà
che
mastro
-
don
Gesualdo
è
il
padrone
del
paese
!
Il
marchese
allora
levò
un
istante
la
sua
testolina
di
scimmia
;
ma
poi
fece
una
spallucciata
,
e
rispose
,
con
quel
medesimo
risolino
tagliente
:
-
Per
me
...
non
me
ne
importa
.
Io
sono
uno
spiantato
.
-
Padrone
?
...
padrone
?
...
quando
saran
morti
tutti
quelli
che
son
nati
prima
di
lui
!
...
e
meglio
di
lui
!
Venderò
Fontanarossa
;
ma
le
terre
del
comune
non
me
le
toglie
mastro
-
don
Gesualdo
!
Né
solo
,
né
coll
'
aiuto
della
baronessa
Rubiera
!
-
Che
c
'
è
?
che
c
'
è
?
-
interruppe
il
notaro
correndo
al
balcone
,
per
sviare
il
discorso
,
poiché
il
barone
non
sapeva
frenarsi
e
vociava
troppo
forte
.
Giù
in
piazza
,
dinanzi
al
portone
di
casa
Sganci
,
vedevasi
un
tafferuglio
,
dei
vestiti
chiari
in
mezzo
alla
ressa
,
berretti
che
volavano
in
aria
,
e
un
tale
che
distribuiva
legnate
a
diritta
e
a
manca
per
farsi
largo
.
Subito
dopo
comparve
sull
'
uscio
dell
'
anticamera
don
Giuseppe
Barabba
,
colle
mani
in
aria
strangolato
dal
rispetto
.
-
Signora
!
...
signora
!
...
Era
tutto
il
casato
dei
Margarone
stavolta
:
donna
Fifì
,
donna
Giovannina
,
donna
Mita
,
la
mamma
Margarone
,
donna
Bellonia
,
dei
Bracalanti
di
Pietraperzia
,
nientemeno
,
che
soffocava
in
un
busto
di
raso
verde
,
pavonazza
,
sorridente
;
e
dietro
,
il
papà
Margarone
,
dignitoso
,
gonfiando
le
gote
,
appoggiandosi
alla
canna
d
'
India
col
pomo
d
'
oro
,
senza
voltar
nemmeno
il
capo
,
tenendo
per
mano
l
'
ultimo
dei
Margarone
,
Nicolino
,
il
quale
strillava
e
tirava
calci
perché
non
gli
facevano
vedere
il
santo
dalla
piazza
.
Il
papà
,
brandendo
la
canna
d
'
India
,
voleva
insegnargli
l
'
educazione
.
-
Adesso
?
-
sogghignò
il
marchese
per
calmarlo
.
-
Oggi
ch
'
è
festa
?
Lasciatelo
stare
quel
povero
ragazzo
,
don
Filippo
!
Don
Filippo
lasciò
stare
,
limitandosi
a
lanciare
di
tanto
in
tanto
qualche
occhiataccia
autorevole
al
ragazzo
che
non
gli
badava
.
Intanto
gli
altri
facevano
festa
alle
signore
Margarone
:
-
Donna
Bellonia
!
...
donna
Fifì
!
...
che
piacere
,
stasera
!
...
-
Perfino
don
Giuseppe
Barabba
,
a
modo
suo
,
sbracciandosi
a
portar
delle
altre
seggiole
e
a
smoccolare
i
lumi
.
Poi
dal
balcone
si
mise
a
fare
il
telegrafo
con
qualcuno
ch
'
era
giù
in
piazza
,
gridando
per
farsi
udire
in
mezzo
al
gran
brusìo
della
folla
:
-
Signor
barone
!
signor
barone
!
-
Infine
corse
dalla
padrona
,
trionfante
:
-
Signora
!
signora
!
Eccolo
che
viene
!
ecco
don
Ninì
!
.
Donna
Giuseppina
Alòsi
abbozzò
un
sorrisetto
alla
gomitata
che
le
piantò
nei
fianchi
il
barone
Zacco
.
La
signora
Capitana
invece
si
rizzò
sul
busto
-
come
se
sbocciassero
allora
le
sue
belle
spalle
nude
dalle
maniche
rigonfie
.
-
Sciocco
!
Non
ne
fai
una
bene
!
Cos
'
è
questo
fracasso
?
Non
è
questa
la
maniera
!
Don
Giuseppe
se
ne
andò
brontolando
.
Ma
in
quella
entrava
don
Ninì
Rubiera
,
un
giovanotto
alto
e
massiccio
che
quasi
non
passava
dall
'
uscio
,
bianco
e
rosso
in
viso
,
coi
capelli
ricciuti
,
e
degli
occhi
un
po
'
addormentati
che
facevano
girare
il
capo
alle
ragazze
.
Donna
Giovannina
Margarone
,
un
bel
pezzo
di
grazia
di
Dio
anch
'
essa
,
cinghiata
nel
busto
al
pari
della
mamma
,
si
fece
rossa
come
un
papavero
,
al
vedere
entrare
il
baronello
.
Ma
la
mamma
le
metteva
sempre
innanzi
la
maggiore
,
donna
Fifì
,
disseccata
e
gialla
dal
lungo
celibato
,
tutta
pelosa
,
con
certi
denti
che
sembrava
volessero
acchiappare
un
marito
a
volo
,
sopraccarica
di
nastri
,
di
fronzoli
e
di
gale
,
come
un
uccello
raro
.
-
Fifì
vi
ha
scoperto
per
la
prima
in
mezzo
alla
folla
!
...
Che
folla
,
eh
?
Mio
marito
ha
dovuto
adoperare
il
bastone
per
farci
largo
.
Proprio
una
bella
festa
!
Fifì
ci
ha
detto
:
Ecco
lì
il
baronello
Rubiera
,
vicino
al
palco
della
musica
...
Don
Ninì
guardava
intorno
inquieto
.
A
un
tratto
scoprendo
la
cugina
Bianca
rincantucciata
in
fondo
al
balcone
del
vicoletto
,
smorta
in
viso
,
si
turbò
,
smarrì
un
istante
il
suo
bel
colorito
fiorente
,
e
rispose
balbettando
:
-
Sissignora
...
infatti
...
sono
della
commissione
...
-
Bravo
!
bravo
!
Bella
festa
davvero
!
Avete
saputo
far
le
cose
bene
!
...
E
vostra
madre
,
don
Ninì
?
...
-
Presto
!
presto
!
-
chiamò
dal
balcone
la
zia
Sganci
.
-
Ecco
qui
il
santo
!
Il
marchese
Limòli
,
che
temeva
l
'
umidità
della
sera
,
aveva
afferrato
la
mamma
Margarone
pel
suo
vestito
di
raso
verde
e
faceva
il
libertino
:
-
Non
c
'
è
furia
,
non
c
'
è
furia
!
Il
santo
torna
ogni
anno
.
Venite
qua
,
donna
Bellonia
.
Lasciamo
il
posto
ai
giovani
,
noi
che
ne
abbiamo
viste
tante
delle
feste
!
E
continuava
a
biasciarle
delle
barzellette
salate
nell
'
orecchio
che
sembrava
arrossire
dalla
vergogna
;
divertendosi
alla
faccia
seria
che
faceva
don
Filippo
sul
cravattone
di
raso
;
mentre
la
signora
Capitana
,
per
far
vedere
che
sapeva
stare
in
conversazione
,
rideva
come
una
matta
,
chinandosi
in
avanti
ogni
momento
,
riparandosi
col
ventaglio
per
nascondere
i
denti
bianchi
,
il
seno
bianco
,
tutte
quelle
belle
cose
di
cui
studiava
l
'
effetto
colla
coda
dell
'
occhio
,
mentre
fingeva
d
'
andare
in
collera
allorché
il
marchese
si
pigliava
qualche
libertà
soverchia
-
adesso
che
erano
soli
-
diceva
lui
col
suo
risolino
sdentato
di
satiro
.
-
Mita
!
Mita
!
-
chiamò
infine
la
mamma
Margarone
.
-
No
!
no
!
Non
mi
scappate
,
donna
Bellonia
!
...
Non
mi
lasciate
solo
con
la
signora
Capitana
...
alla
mia
età
!
...
Donna
Mita
sa
quel
che
deve
fare
.
E
'
grande
e
grossa
quanto
le
sue
sorelle
messe
insieme
;
ma
sa
che
deve
fare
la
bambina
,
per
non
far
torto
alle
altre
due
.
Il
notaro
Neri
,
che
per
la
sua
professione
sapeva
i
fatti
di
tutto
il
paese
e
non
aveva
peli
sulla
lingua
,
domandò
alla
signora
Margarone
:
-
Dunque
,
ce
li
mangeremo
presto
questi
confetti
pel
matrimonio
di
donna
Fifì
?
Don
Filippo
tossì
forte
.
Donna
Bellonia
rispose
che
sino
a
quel
momento
erano
chiacchiere
:
la
gente
parlava
perché
sapeva
don
Ninì
Rubiera
un
po
'
assiduo
con
la
sua
ragazza
:
-
Nulla
di
serio
.
Nulla
di
positivo
...
-
Ma
le
si
vedeva
una
gran
voglia
di
non
esser
creduta
.
Il
marchese
Limòli
al
solito
trovò
la
parola
giusta
:
-
Finché
i
parenti
non
si
saranno
accordati
per
la
dote
,
non
se
ne
deve
parlare
in
pubblico
.
Don
Filippo
affermò
col
capo
,
e
donna
Bellonia
,
vista
l
'
approvazione
del
marito
,
s
'
arrischiò
a
dire
:
-
E
'
vero
.
-
Sarà
una
bella
coppia
!
-
soggiunse
graziosamente
la
signora
Capitana
.
Il
cavaliere
Peperito
,
onde
non
stare
a
bocca
chiusa
come
un
allocco
,
in
mezzo
al
crocchio
dove
l
'
aveva
piantato
donna
Giuseppina
per
non
dar
troppo
nell
'
occhio
,
scappò
fuori
a
dire
:
-
Però
la
baronessa
Rubiera
non
è
venuta
!
...
Come
va
che
la
baronessa
non
è
venuta
dalla
cugina
Sganci
?
Ci
fu
un
istante
di
silenzio
.
Solo
il
barone
Zacco
,
da
vero
zotico
,
per
sfogare
la
bile
che
aveva
in
corpo
,
si
diede
la
briga
di
rispondere
ad
alta
voce
,
quasi
fossero
tutti
sordi
:
-
E
'
malata
!
...
Ha
mal
di
testa
!
...
-
E
intanto
faceva
segno
di
no
col
capo
.
Poscia
,
ficcandosi
in
mezzo
alla
gente
,
a
voce
più
bassa
,
col
viso
acceso
:
-
Ha
mandato
mastro
-
don
Gesualdo
in
vece
sua
!
...
il
futuro
socio
!
...
sissignore
!
...
Non
lo
sapete
?
Piglieranno
in
affitto
le
terre
del
comune
...
quelle
che
abbiamo
noi
da
quarant
'
anni
...
tutti
i
Zacco
,
di
padre
in
figlio
!...!
...
Una
bricconata
!
Una
combriccola
fra
loro
tre
:
Padre
figliuolo
e
spirito
santo
!
La
baronessa
non
ha
il
coraggio
di
guardarmi
in
faccia
dopo
questo
bel
tiro
che
vogliono
farmi
...
Non
voglio
dire
che
sia
rimasta
a
casa
per
non
incontrarsi
con
me
...
Che
diavolo
!
Ciascuno
fa
il
suo
interesse
...
Al
giorno
d
'
oggi
l
'
interesse
va
prima
della
parentela
...
Io
poi
non
ci
tengo
molto
alla
nostra
...
Si
sa
da
chi
è
nata
la
baronessa
Rubiera
!
...
E
poi
fa
il
suo
interesse
...
Sissignore
!
...
Lo
so
da
gente
che
può
saperlo
!
...
Il
canonico
le
fa
da
suggeritore
;
mastro
-
don
Gesualdo
ci
mette
i
capitali
,
e
la
baronessa
poi
...
un
bel
nulla
...
l
'
appoggio
del
nome
!
...
Vedremo
poi
quale
dei
due
conta
di
più
,
fra
il
suo
e
il
mio
!
...
Oh
,
se
la
vedremo
!
...
Intanto
per
provare
cacciano
innanzi
mastro
-
don
Gesualdo
...
vedete
,
lì
,
nel
balcone
dove
sono
i
Trao
?
...
-
Bianca
!
Bianca
!
-
chiamò
il
marchese
Limòli
.
-
Io
,
zio
?
-
Sì
,
vieni
qua
.
-
Che
bella
figurina
!
-
osservò
la
signora
Capitana
per
adulare
il
marchese
,
mentre
la
giovinetta
attraversava
la
sala
,
timida
,
col
suo
vestito
di
lanetta
,
l
'
aria
umile
e
imbarazzata
delle
ragazze
povere
.
-
Sì
,
-
rispose
il
marchese
.
-
E
'
di
buona
razza
.
-
Ecco
!
ecco
!
-
si
udì
in
quel
momento
fra
quelli
ch
'
erano
affacciati
.
-
Ecco
il
santo
!
Peperito
colse
la
palla
al
balzo
e
si
cacciò
a
capo
fitto
nella
folla
dietro
la
signora
Alòsi
.
La
Capitana
si
levò
sulla
punta
dei
piedi
;
il
notaro
,
galante
,
proponeva
di
sollevarla
fra
le
braccia
.
Donna
Bellonia
corse
a
far
la
mamma
,
accanto
alle
sue
creature
;
e
suo
marito
si
contentò
di
montare
su
di
una
sedia
,
per
vedere
.
-
Cosa
ci
fai
lì
con
mastro
-
don
Gesualdo
?
-
borbottò
il
marchese
,
rimasto
solo
colla
nipote
.
Bianca
fissò
un
momento
sullo
zio
i
grandi
occhi
turchini
e
dolci
,
la
sola
cosa
che
avesse
realmente
bella
sul
viso
dilavato
e
magro
dei
Trao
,
e
rispose
:
-
Ma
...
la
zia
l
'
ha
condotto
lì
...
-
Vieni
qua
,
vieni
qua
.
Ti
troverò
un
posto
io
.
Tutt
'
a
un
tratto
la
piazza
sembrò
avvampare
in
un
vasto
incendio
,
sul
quale
si
stampavano
le
finestre
delle
case
,
i
cornicioni
dei
tetti
,
la
lunga
balconata
del
Palazzo
di
Città
,
formicolante
di
gente
.
Nel
vano
dei
balconi
le
teste
degli
invitati
che
si
pigiavano
,
nere
in
quel
fondo
infuocato
;
e
in
quello
di
centro
la
figura
angolosa
di
donna
Fifì
Margarone
,
sorpresa
da
quella
luce
,
più
verde
del
solito
,
colla
faccia
arcigna
che
voleva
sembrar
commossa
,
il
busto
piatto
che
anelava
come
un
mantice
,
gli
occhi
smarriti
dietro
le
nuvole
di
fumo
,
i
denti
soli
rimasti
feroci
;
quasi
abbandonandosi
,
spalla
a
spalla
contro
il
baronello
Rubiera
,
il
quale
sembrava
pavonazzo
a
quella
luce
,
incastrato
fra
lei
e
donna
Giovannina
;
mentre
Mita
sgranava
gli
occhi
di
bambina
,
per
non
vedere
,
e
Nicolino
andava
pizzicando
le
gambe
della
gente
,
per
ficcarvi
il
capo
framezzo
e
spingersi
avanti
.
-
Cos
'
hai
?
ti
senti
male
?
-
disse
il
marchese
vedendo
la
nipote
così
pallida
.
-
Non
è
nulla
...
E
'
il
fumo
che
mi
fa
male
...
Non
dite
nulla
,
zio
!
Non
disturbate
nessuno
!
...
Di
tanto
in
tanto
si
premeva
sulla
bocca
il
fazzolettino
di
falsa
batista
ricamato
da
lei
stessa
,
e
tossiva
,
adagio
adagio
,
chinando
il
capo
;
il
vestito
di
lanetta
le
faceva
delle
pieghe
sulle
spalle
magre
.
Non
diceva
nulla
,
stava
a
guardare
i
fuochi
,
col
viso
affilato
e
pallido
,
come
stirato
verso
l
'
angolo
della
bocca
,
dove
erano
due
pieghe
dolorose
,
gli
occhi
spalancati
e
lucenti
,
quasi
umidi
.
Soltanto
la
mano
colla
quale
appoggiavasi
alla
spalliera
della
seggiola
era
un
po
'
tremante
e
l
'
altra
distesa
lungo
il
fianco
si
apriva
e
chiudeva
macchinalmente
:
delle
mani
scarne
e
bianche
che
spasimavano
.
-
Viva
il
santo
Patrono
!
Viva
san
Gregorio
Magno
!
-
Nella
folla
,
laggiù
in
piazza
,
il
canonico
Lupi
,
il
quale
urlava
come
un
ossesso
,
in
mezzo
ai
contadini
,
e
gesticolava
verso
i
balconi
del
palazzo
Sganci
,
col
viso
in
su
,
chiamando
ad
alta
voce
i
conoscenti
:
-
Donna
Marianna
?
...
Eh
?
...
eh
?
...
Dev
'
esserne
contento
il
baronello
Rubiera
!
...
Baronello
?
don
Ninì
?
siete
contento
?
...
Vi
saluto
,
don
Gesualdo
!
Bravo
!
bravo
!
Siete
lì
!
...
-
Poi
corse
di
sopra
a
precipizio
,
scalmanato
,
rosso
in
viso
,
col
fiato
ai
denti
,
la
sottana
rimboccata
,
il
mantello
e
il
nicchio
sotto
l
'
ascella
,
le
mani
sudice
di
polvere
,
in
un
mare
di
sudore
:
-
Che
festa
,
eh
!
signora
Sganci
!
-
Intanto
chiamava
don
Giuseppe
Barabba
che
gli
portasse
un
bicchier
d
'
acqua
:
-
Muoio
dalla
sete
,
donna
Marianna
!
Che
bei
fuochi
,
eh
?
...
Circa
duemila
razzi
!
Ne
ho
accesi
più
di
duecento
con
le
mie
mani
sole
.
Guardate
che
mani
,
signor
marchese
!
...
Ah
,
siete
qui
,
don
Gesualdo
?
Bene
!
bene
!
Don
Giuseppe
?
Chissà
dove
si
sarà
cacciato
quel
vecchio
stolido
di
don
Giuseppe
:
Don
Giuseppe
era
salito
in
soffitta
,
per
vedere
i
fuochi
dall
'
abbaino
,
a
rischio
di
precipitare
in
piazza
.
Comparve
finalmente
,
col
bicchier
d
'
acqua
,
tutto
impolverato
e
coperto
di
ragnateli
,
dopo
che
la
padrona
e
il
canonico
Lupi
si
furono
sgolati
a
chiamarlo
per
ogni
stanza
.
Il
canonico
Lupi
,
ch
'
era
di
casa
,
gli
diede
anche
una
lavata
di
capo
.
Poscia
,
voltandosi
verso
mastro
-
don
Gesualdo
,
con
una
faccia
tutta
sorridente
:
-
Bravo
,
bravo
,
don
Gesualdo
!
Son
contentone
di
vedervi
qui
.
La
signora
Sganci
mi
diceva
da
un
pezzo
:
l
'
anno
venturo
voglio
che
don
Gesualdo
venga
in
casa
mia
,
a
vedere
la
processione
!
Il
marchese
Limòli
,
il
quale
aveva
salutato
gentilmente
il
santo
Patrono
al
suo
passaggio
,
inchinandosi
sulla
spalliera
della
seggiola
,
raddrizzò
la
schiena
facendo
un
boccaccia
.
-
Ahi
!
ahi
!
...
Se
Dio
vuole
è
passata
anche
questa
!
...
Chi
campa
tutto
l
'
anno
vede
tutte
le
feste
.
-
Ma
di
veder
ciò
che
avete
visto
stavolta
non
ve
l
'
aspettate
più
!
-
sogghignava
il
barone
Zacco
,
accennando
a
mastro
-
don
Gesualdo
.
-
No
!
no
!
Me
lo
rammento
coi
sassi
in
spalla
...
e
le
spalle
lacere
!
...
sul
ponte
delle
fabbriche
,
quest
'
amicone
mio
con
cui
oggi
ci
troviamo
qui
,
a
tu
per
tu
!
...
Però
la
padrona
di
casa
era
tutta
cortesie
per
mastro
-
don
Gesualdo
.
Ora
che
il
santo
aveva
imboccato
la
via
di
casa
sua
sembrava
che
la
festa
fosse
per
lui
:
donna
Marianna
parlandogli
di
questo
e
di
quello
;
il
canonico
Lupi
battendogli
sulla
spalla
;
la
Macrì
che
gli
aveva
ceduto
persino
il
posto
;
don
Filippo
Margarone
anche
lui
gli
lasciava
cadere
dall
'
alto
del
cravattone
complimenti
simili
a
questi
:
-
Il
nascer
grandi
è
caso
,
e
non
virtù
!
...
Venire
su
dal
nulla
,
qui
sta
il
vero
merito
!
Il
primo
mulino
che
avete
costruito
in
appalto
,
eh
?
coi
denari
presi
in
prestito
al
venti
per
cento
!
...
-
Sì
signore
,
-
rispose
tranquillamente
don
Gesualdo
.
-
Non
chiudevo
occhio
,
la
notte
.
L
'
arciprete
Bugno
,
ingelosito
dei
salamelecchi
fatti
a
un
altro
,
dopo
tutti
quegli
spari
,
quelle
grida
,
quel
fracasso
che
gli
parevano
dedicati
un
po
'
anche
a
lui
,
come
capo
della
chiesa
,
era
riuscito
a
farsi
un
po
'
di
crocchio
attorno
pur
esso
,
discorrendo
dei
meriti
del
santo
Patrono
:
un
gran
santo
!
...
e
una
gran
bella
statua
...
I
forestieri
venivano
apposta
per
vederla
...
Degli
inglesi
,
s
'
era
risaputo
poi
,
l
'
avrebbero
pagata
a
peso
d
'
oro
,
onde
portarsela
laggiù
,
fra
i
loro
idoli
...
Il
marchese
che
stava
per
iscoppiare
,
l
'
interruppe
alla
fine
:
-
Ma
che
sciocchezze
!
...
Chi
ve
le
dà
a
bere
,
don
Calogero
?
La
statua
è
di
cartapesta
...
una
brutta
cosa
!
...
I
topi
ci
hanno
fatto
dentro
il
nido
...
Le
gioie
?
...
Eh
!
eh
!
non
arricchirebbero
neppur
me
,
figuratevi
!
Vetro
colorato
...
come
tante
altre
che
se
ne
vedono
!
...
un
fantoccio
da
carnevale
!
...
Eh
?
Cosa
dite
?
...
Sì
,
un
sacrilegio
!
Il
mastro
che
fece
quel
santo
dev
'
essere
a
casa
del
diavolo
...
Non
parlo
del
santo
ch
'
è
in
paradiso
...
Lo
so
,
è
un
'
altra
cosa
...
Basta
la
fede
...
Son
cristiano
anch
'
io
,
che
diavolo
!
...
e
me
ne
vanto
!
...
La
signora
Capitana
affettava
di
guardare
con
insistenza
la
collana
di
donna
Giuseppina
Alòsi
,
nel
tempo
stesso
che
rimproverava
il
marchese
:
-
Libertino
!
...
libertino
!
-
Peperito
s
'
era
tappate
le
orecchie
.
L
'
arciprete
Bugno
ricominciò
daccapo
:
-
Una
statua
d
'
autore
!
...
Il
Re
,
Dio
guardi
,
voleva
venderla
al
tempo
della
guerra
coi
giacobini
!
...
Un
santo
miracoloso
!
...
-
Che
c
'
è
di
nuovo
,
don
Gesualdo
?
-
gridò
infine
il
marchese
ristucco
,
con
la
vocetta
fessa
,
voltando
le
spalle
all
'
arciprete
.
-
Abbiamo
qualche
affare
in
aria
?
Il
barone
Zacco
si
mise
a
ridere
forte
,
cogli
occhi
che
schizzavano
fuori
dell
'
orbita
;
ma
l
'
altro
,
un
po
'
stordito
dalla
ressa
che
gli
si
faceva
attorno
,
non
rispose
.
-
A
me
potete
dirlo
,
caro
mio
,
-
riprese
il
vecchietto
malizioso
.
-
Non
avete
a
temere
che
vi
faccia
la
concorrenza
,
io
!
Al
battibecco
si
divertivano
anche
coloro
che
non
gliene
importava
nulla
.
Il
barone
Zacco
,
poi
,
figuriamoci
!
-
Eh
!
eh
!
marchese
!
...
Voi
non
la
fate
,
la
concorrenza
?
...
Eh
!
eh
!
Mastro
-
don
Gesualdo
volse
un
'
occhiata
in
giro
su
tutta
quella
gente
che
rideva
,
e
rispose
tranquillamente
:
-
Che
volete
,
signor
marchese
?
...
Ciascuno
fa
quel
che
può
...
-
Fate
,
fate
,
amico
mio
.
Quanto
a
me
,
non
ho
di
che
lagnarmene
...
Don
Giuseppe
Barabba
si
avvicinò
in
punta
di
piedi
alla
padrona
,
e
le
disse
in
un
orecchio
,
con
gran
mistero
-
-
Devo
portare
i
sorbetti
,
ora
ch
'
è
passata
la
processione
?
-
Un
momento
!
un
momento
!
-
interruppe
il
canonico
Lupi
,
-
lasciatemi
lavar
le
mani
.
-
Se
non
li
porto
subito
,
-
aggiunse
il
servitore
,
-
se
ne
vanno
tutti
in
broda
.
E
'
un
pezzo
che
li
ha
mandati
Giacinto
,
ed
eran
già
quasi
strutti
.
-
Va
bene
,
va
bene
...
Bianca
?
-
Zia
...
-
Fammi
il
piacere
,
aiutami
un
po
'
tu
.
Dall
'
uscio
spalancato
a
due
battenti
entrarono
poco
dopo
don
Giuseppe
e
mastro
Titta
,
il
barbiere
di
casa
,
carichi
di
due
gran
vassoi
d
'
argento
che
sgocciolavano
;
e
cominciarono
a
fare
il
giro
degli
invitati
,
passo
passo
,
come
la
processione
anch
'
essi
.
Prima
l
'
arciprete
,
donna
Giuseppina
Alòsi
,
la
Capitana
,
gli
invitati
di
maggior
riguardo
.
Il
canonico
Lupi
diede
una
gomitata
al
barbiere
,
il
quale
passava
dinanzi
a
mastro
-
don
Gesualdo
senza
fermarsi
.
-
Che
so
io
?
...
Se
ne
vedono
di
nuove
adesso
!
...
-
brontolò
mastro
Titta
.
Il
ragazzo
dei
Margarone
ficcava
le
dita
dappertutto
.
-
Zio
?
...
-
Grazie
,
cara
Bianca
...
Ci
ho
la
tosse
...
Sono
invalido
...
come
tuo
fratello
...
-
Donna
Bellonia
,
lì
,
sul
balcone
!
-
suggerì
la
zia
Sganci
,
la
quale
si
sbracciava
anche
lei
a
servire
gli
invitati
.
Dopo
il
primo
movimento
generale
,
un
manovrar
di
seggiole
per
schivare
la
pioggia
di
sciroppo
,
erano
seguiti
alcuni
istanti
di
raccoglimento
,
un
acciottolìo
discreto
di
piattelli
,
un
lavorar
guardingo
e
tacito
di
cucchiai
,
come
fosse
una
cerimonia
solenne
.
Donna
Mita
Margarone
,
ghiotta
,
senza
levare
il
naso
dal
piatto
.
Barabba
e
mastro
Titta
in
disparte
,
posati
i
vassoi
,
si
asciugavano
il
sudore
coi
fazzoletti
di
cotone
.
Il
baronello
Rubiera
il
quale
stava
discorrendo
in
un
cantuccio
del
balcone
grande
naso
a
naso
con
donna
Fifì
,
guardandosi
negli
occhi
,
degli
occhi
che
si
struggevano
come
i
sorbetti
,
si
scostò
bruscamente
al
veder
comparire
la
cugina
,
scolorandosi
un
po
'
in
viso
.
Donna
Bellonia
prese
il
piattino
dalle
mani
di
Bianca
,
inchinandosi
goffamente
:
-
Quante
gentilezze
!
...
è
troppo
!
è
troppo
!
La
figliuola
finse
di
accorgersi
soltanto
allora
della
sua
amica
:
-
Oh
,
Bianca
...
sei
qui
?
...
che
piacere
!
...
M
'
avevano
detto
ch
'
eri
ammalata
...
-
Sì
...
un
po
'
,
...
Adesso
sto
bene
...
-
Si
vede
...
Hai
bella
cera
...
E
un
bel
vestitino
anche
...
semplice
!
...
ma
grazioso
!
...
Donna
Fifì
si
chinò
fingendo
d
'
osservare
la
stoffa
,
onde
far
luccicare
i
topazii
che
aveva
al
collo
.
Bianca
rispose
,
facendosi
rossa
:
-
E
'
di
lanetta
...
un
regalo
della
zia
...
-
Ah
!
...
ah
!
...
Il
baronello
ch
'
era
sulle
spine
propose
di
rientrare
in
sala
:
-
Comincia
ad
esser
umido
...
Piglieremo
qualche
malanno
...
-
Sì
!
...
Fifì
!
Fifì
!
-
disse
la
signora
Margarone
.
Donna
Fifì
dovette
seguire
la
mamma
,
coll
'
andatura
cascante
che
le
sembrava
molto
sentimentale
,
la
testolina
alquanto
piegata
sull
'
omero
,
le
palpebre
che
battevano
,
colpite
dalla
luce
più
viva
,
sugli
occhi
illanguiditi
come
avesse
sonno
.
Bianca
posò
la
mano
sul
braccio
del
cugino
,
il
quale
stava
per
svignarsela
anche
lui
dal
balcone
,
dolcemente
,
come
una
carezza
,
come
una
preghiera
;
tremava
tutta
,
colla
voce
soffocata
nella
gola
:
-
Ninì
!
...
Senti
,
Ninì
!
...
fammi
la
carità
!
...
Una
parola
sola
!
...
Son
venuta
apposta
...
Se
non
ti
parlo
qui
è
finita
per
me
...
è
finita
!
...
-
Bada
!
...
c
'
è
tanta
gente
!
...
-
esclamò
sottovoce
il
cugino
,
guardando
di
qua
e
di
là
cogli
occhi
che
fuggivano
.
Ella
gli
teneva
fissi
addosso
i
begli
occhi
supplichevoli
,
con
un
grande
sconforto
,
un
grande
abbandono
doloroso
in
tutta
la
persona
,
nel
viso
pallido
e
disfatto
,
nell
'
atteggiamento
umile
,
nelle
braccia
inerti
che
si
aprivano
desolate
.
-
Cosa
mi
rispondi
,
Ninì
?
...
Cosa
mi
dici
di
fare
?
...
Vedi
...
sono
nelle
tue
braccia
...
come
l
'
Addolorata
!
...
Egli
allora
cominciò
a
darsi
dei
pugni
nella
testa
,
commosso
,
col
cuore
gonfio
anch
'
esso
,
badando
a
non
far
strepito
e
che
non
sopraggiungesse
nessuno
nel
balcone
.
Bianca
gli
fermò
la
mano
.
-
Hai
ragione
!
...
siamo
due
disgraziati
!
...
Mia
madre
non
mi
lascia
padrone
neanche
di
soffiarmi
il
naso
!
...
Capisci
?
capisci
?
...
Ti
pare
che
non
ci
pensi
a
te
?
...
Ti
pare
che
non
ci
pensi
?
...
La
notte
...
non
chiudo
occhio
!
...
Sono
un
povero
disgraziato
!
...
La
gente
mi
crede
felice
e
contento
...
Guardava
giù
nella
piazza
,
ora
spopolata
,
onde
evitare
gli
occhi
disperati
della
cugina
che
gli
passavano
il
cuore
,
addolorato
,
cogli
occhi
quasi
umidi
anch
'
esso
.
-
Vedi
?
-
soggiunse
.
-
Vorrei
essere
un
povero
diavolo
...
come
Santo
Motta
,
laggiù
!
...
nell
'
osteria
di
Pecu
-
Pecu
...
Povero
e
contento
!
...
-
La
zia
non
vuole
?
-
No
,
non
vuole
!
...
Che
posso
farci
?
...
Essa
è
la
padrona
!
Si
udiva
nella
sala
la
voce
del
barone
Zacco
,
che
disputava
,
alterato
;
e
poi
,
nei
momenti
ch
'
esso
taceva
,
il
cicaleccio
delle
signore
,
come
un
passeraio
,
con
la
risatina
squillante
della
signora
Capitana
,
che
faceva
da
ottavino
.
-
Bisogna
confessarle
tutto
,
alla
zia
!
...
Don
Ninì
allungò
il
collo
verso
il
vano
del
balcone
,
guardingo
.
Poscia
rispose
,
abbassando
ancora
la
voce
:
-
Gliel
'
ha
detto
tuo
fratello
...
C
'
è
stato
un
casa
del
diavolo
!
...
Non
lo
sapevi
?
Don
Giuseppe
Barabba
venne
sul
balcone
portando
un
piattello
su
ciascuna
mano
.
-
Donna
Bianca
,
dice
la
zia
...
prima
che
si
finiscano
...
-
Grazie
;
mettetelo
lì
,
su
quel
vaso
di
fiori
...
-
Bisogna
far
presto
,
donna
Bianca
.
Non
ce
n
'
è
quasi
più
.
Don
Ninì
allora
mise
il
naso
nel
piattello
,
fingendo
di
non
badare
ad
altro
:
-
Tu
non
ne
vuoi
?
Essa
non
rispose
.
Dopo
un
po
'
,
quando
il
servitore
non
era
più
lì
,
si
udì
di
nuovo
la
voce
sorda
di
lei
:
-
E
'
vero
che
ti
mariti
?
-
Io
?
...
-
Tu
...
con
Fifì
Margarone
...
-
Non
è
vero
...
chi
te
l
'
ha
detto
?
...
-
Tutti
lo
dicono
.
-
Io
non
vorrei
...
E
'
mia
madre
che
si
è
messa
in
testa
questa
cosa
...
Anche
tu
...
dicono
che
vogliono
farti
sposare
don
Gesualdo
Motta
...
-
Io
?
...
-
Sì
,
tutti
lo
dicono
...
la
zia
...
mia
madre
stessa
...
Si
affacciò
un
istante
donna
Giuseppina
Alòsi
,
come
cercando
qualcheduno
;
e
vedendo
i
due
giovani
in
fondo
al
balcone
,
rientrò
subito
nella
sala
.
-
Vedi
?
vedi
?
-
disse
lui
.
-
Abbiamo
tutti
gli
occhi
addosso
!
...
Piglia
il
sorbetto
...
per
amor
mio
...
per
la
gente
che
ci
osserva
...
Abbiamo
tutti
gli
occhi
addosso
!
...
Essa
prese
dolcemente
dalle
mani
di
lui
il
piattino
che
aveva
fatto
posare
sul
vaso
dei
garofani
;
ma
tremava
così
che
due
o
tre
volte
si
udì
il
tintinnìo
del
cucchiaino
il
quale
urtava
contro
il
bicchiere
.
Barabba
corse
subito
dicendo
:
-
Eccomi
!
eccomi
!
-
Un
momento
!
Un
momento
ancora
,
don
Giuseppe
!
Il
baronello
avrebbe
pagato
qualcosa
di
tasca
sua
per
trattenere
Barabba
sul
balcone
.
-
Come
vi
tratta
la
festa
,
don
Giuseppe
?
-
Che
volete
,
signor
barone
?
...
Tutto
sulle
mie
spalle
!
...
la
casa
da
mettere
in
ordine
,
le
fodere
da
togliere
,
i
lumi
da
preparare
...
Donna
Bianca
,
qui
,
può
dirlo
,
che
mi
ha
dato
una
mano
.
Mastro
Titta
fu
chiamato
solo
pel
trattamento
.
E
domani
poi
devo
tornare
a
scopare
e
rimettere
le
fodere
...
Don
Giuseppe
seguitando
a
brontolare
se
ne
andò
coi
bicchieri
vuoti
.
Dalla
sala
arrivò
il
suono
di
una
sghignazzata
generale
,
subito
dopo
qualcosa
che
aveva
detto
il
notaro
Neri
,
e
che
non
si
poté
intender
bene
perché
il
notaro
quando
le
diceva
grosse
abbassava
la
voce
.
-
Rientriamo
anche
noi
,
-
disse
il
baronello
.
-
Per
allontanare
i
sospetti
...
Ma
Bianca
non
si
mosse
.
Piangeva
cheta
,
nell
'
ombra
;
e
di
tanto
in
tanto
si
vedeva
il
suo
fazzoletto
bianco
salire
verso
gli
occhi
.
-
Ecco
!
...
Sei
tu
che
fai
parlare
la
gente
!
-
scappò
detto
al
cugino
ch
'
era
sulle
spine
.
-
Che
te
ne
importa
?
-
rispose
lei
.
-
Che
te
ne
importa
?
...
Oramai
!
...
-
Sì
!
sì
!
...
Credi
che
non
ti
voglia
più
bene
?
...
Uno
struggimento
,
un
'
amarezza
sconfinata
venivano
dall
'
ampia
distesa
nera
dell
'
Alìa
,
dirimpetto
,
al
di
là
delle
case
dei
Barresi
,
dalle
vigne
e
gli
oliveti
di
Giolio
,
che
si
indovinavano
confusamente
,
oltre
la
via
del
Rosario
ancora
formicolante
di
lumi
,
dal
lungo
altipiano
del
Casalgilardo
,
rotto
dall
'
alta
cantonata
del
Collegio
,
dal
cielo
profondo
,
ricamato
di
stelle
-
una
più
lucente
,
lassù
,
che
sembrava
guardasse
,
fredda
,
triste
,
solitaria
.
Il
rumore
della
festa
si
dileguava
e
moriva
lassù
,
verso
San
Vito
.
Un
silenzio
desolato
cadeva
di
tanto
in
tanto
,
un
silenzio
che
stringeva
il
cuore
.
Bianca
era
ritta
contro
il
muro
,
immobile
;
le
mani
e
il
viso
smorti
di
lei
sembravano
vacillare
al
chiarore
incerto
che
saliva
dal
banco
del
venditore
di
torrone
.
Il
cugino
stava
appoggiato
alla
ringhiera
,
fingendo
di
osservare
attentamente
l
'
uomo
che
andava
spegnendo
la
luminaria
,
nella
piazza
deserta
,
e
il
giovane
del
paratore
,
il
quale
correva
su
e
giù
per
l
'
impalcato
della
musica
,
come
un
gattone
nero
,
schiodando
,
martellando
,
buttando
giù
i
festoni
e
le
ghirlande
di
carta
.
I
razzi
che
scappavano
ancora
di
tratto
in
tratto
,
lontano
,
dietro
la
massa
nera
del
Palazzo
di
Città
,
i
colpi
di
martello
del
paratore
,
le
grida
più
rare
,
stanche
e
avvinazzate
,
sembravano
spegnersi
lontano
,
nella
vasta
campagna
solitaria
.
Insieme
all
'
acre
odore
di
polvere
che
dileguava
,
andava
sorgendo
un
dolce
odor
di
garofani
;
passava
della
gente
cantando
;
udivasi
un
baccano
di
chiacchiere
e
di
risate
nella
sala
,
vicino
a
loro
,
nello
schianto
di
quell
'
ultimo
addio
senza
parole
.
Nel
vano
luminoso
del
balcone
passò
un
'
ombra
magra
,
e
si
udì
la
tosserella
del
marchese
Limòli
:
-
Eh
,
eh
,
ragazzi
!
...
benedetti
voialtri
!
...
Sono
venuto
a
veder
la
festa
...
ora
ch
'
è
passata
...
Bianca
,
nipote
mia
...
bada
che
l
'
aria
della
sera
ti
farà
male
...
-
No
,
zio
,
-
rispose
lei
con
voce
sorda
.
-
Si
soffoca
lì
dentro
.
-
Pazienza
!
...
Bisogna
sempre
aver
pazienza
a
questo
mondo
...
Meglio
sudare
che
tossire
...
Tu
,
Nino
,
bada
che
le
signore
Margarone
stanno
per
andarsene
.
-
Vado
,
zio
.
-
Va
,
va
,
se
no
vedrai
che
denti
!
Non
vorrei
averli
addosso
neppur
io
!
...
E
sì
che
non
posso
fare
lo
schifiltoso
!
...
Che
diavolo
gli
è
saltato
in
corpo
a
tua
madre
,
di
farti
sposare
quei
denti
?
...
-
Ah
...
zio
!
...
-
Sei
uno
sciocco
!
Dovresti
lasciarle
fare
il
diavolo
a
quattro
quanto
le
pare
e
piace
,
a
tua
madre
!
...
Sei
figlio
unico
!
...
A
chi
vuoi
che
lasci
la
roba
dopo
la
sua
morte
?
-
Eh
...
da
qui
a
trent
'
anni
!
...
Il
tempo
di
crepare
di
fame
intanto
!
...
Mia
madre
sta
meglio
di
voi
e
di
me
,
e
può
campare
ancora
trent
'
anni
!
...
-
E
'
vero
!
-
rispose
il
marchese
.
-
Tua
madre
non
sarebbe
molto
contenta
di
sentirsi
lesinare
gli
anni
...
Ma
è
colpa
sua
.
-
Ah
!
zio
mio
!
...
Credetemi
ch
'
è
un
brutto
impiccio
!
...
-
Càlmati
!
càlmati
!
...
Consòlati
pensando
a
chi
sta
peggio
di
te
.
S
'
affacciò
la
signora
Capitana
,
svelta
,
irrequieta
,
guardando
sorridente
di
qua
e
di
là
nella
strada
.
-
Mio
marito
?
...
Non
viene
ancora
?
...
-
Il
santo
non
è
ancora
rientrato
-
rispose
don
Ninì
.
-
Si
ode
subito
il
campanone
di
San
Giovanni
,
appena
giunge
in
chiesa
,
e
attacca
l
'
altra
festa
.
Però
la
gente
cominciava
ad
andarsene
di
casa
Sganci
.
Prima
si
vide
uscire
dal
portone
il
cavalier
Peperito
,
che
scomparve
dietro
la
cantonata
del
farmacista
Bomma
.
Un
momento
dopo
spuntò
il
lanternone
che
precedeva
donna
Giuseppina
Alòsi
,
la
quale
attraversò
la
piazza
,
sporca
di
carta
bruciata
e
di
gusci
di
fave
e
nocciuole
,
in
punta
di
piedi
,
colle
sottane
in
mano
,
avviandosi
in
su
pel
Rosario
;
e
subito
dopo
,
dalla
farmacia
,
scantonò
di
nuovo
l
'
ombra
di
Peperito
,
che
le
si
mise
dietro
quatto
quatto
,
rasente
al
muro
.
La
signora
Capitana
fece
udire
una
risatina
secca
,
e
il
baronello
Rubiera
confermò
:
-
E
'
lui
!
...
Peperito
!
...
com
'
è
vero
Dio
!
Il
marchese
prese
il
braccio
di
sua
nipote
e
rientrò
con
lei
nella
sala
.
In
quel
momento
mastro
-
don
Gesualdo
,
in
piedi
presso
il
balcone
,
discorreva
col
canonico
Lupi
.
Questi
perorando
con
calore
,
sottovoce
,
in
aria
di
mistero
,
stringendoglisi
addosso
,
quasi
volesse
entrargli
in
tasca
col
muso
di
furetto
;
l
'
altro
serio
,
col
mento
nella
mano
,
senza
dire
una
parola
,
accennando
soltanto
col
capo
di
tratto
in
tratto
.
-
Tale
e
quale
come
un
ministro
!
-
sogghignava
il
barone
Zacco
.
Il
canonico
conchiuse
con
una
stretta
di
mano
enfatica
,
volgendo
un
'
occhiata
al
barone
,
il
quale
finse
di
non
accorgersene
,
rosso
al
par
di
un
gallo
.
La
padrona
di
casa
portava
le
mantiglie
e
i
cappellini
delle
signore
,
mentre
tutti
i
Margarone
in
piedi
mettevano
sossopra
la
casa
per
accomiatarsi
.
-
To
'
...
Bianca
!
...
Ti
credevo
già
andata
via
!
...
-
esclamò
donna
Fifì
col
sorriso
che
mordeva
.
Bianca
rispose
soltanto
con
un
'
occhiata
che
sembrava
attonita
,
tanto
era
smarrita
e
dolente
;
in
quel
tempo
suo
cugino
si
dava
gran
moto
fra
le
mantiglie
e
i
cappellini
,
a
capo
basso
.
-
Un
momento
!
un
momento
!
-
esclamò
don
Filippo
levando
il
braccio
rimastogli
libero
,
mentre
coll
'
altro
reggeva
Nicolino
addormentato
.
Si
udiva
un
tafferuglio
nella
piazza
;
strilli
da
lontano
;
la
gente
correva
verso
San
Giovanni
,
e
il
campanone
che
suonava
a
distesa
,
laggiù
.
La
signora
Capitana
rientrò
dal
balcone
tappandosi
le
orecchie
colle
belle
mani
candide
,
strillando
in
falsetto
:
-
Mio
marito
!
...
Si
picchiano
!
...
E
si
abbandonò
sul
canapè
,
cogli
occhi
chiusi
.
Le
signore
si
misero
a
vociare
tutte
in
una
volta
;
la
padrona
di
casa
gridava
a
Barabba
di
scendere
a
dare
il
catenaccio
giù
al
portone
;
mentre
donna
Bellonia
spingeva
le
sue
ragazze
in
branco
nella
camera
di
donna
Mariannina
,
e
il
marchese
Limòli
picchiava
sulle
mani
della
Capitana
dei
colpettini
secchi
.
Il
notaro
Neri
propose
anche
di
slacciarla
.
-
Vi
pare
?
...
-
diss
'
ella
allora
balzando
in
piedi
infuriata
.
-
Per
chi
m
'
avete
presa
,
don
asino
?
Giunse
in
quel
momento
il
Capitano
,
seguito
da
don
Liccio
Papa
che
sbraitava
in
anticamera
,
narrando
l
'
accaduto
,
-
non
lo
avrebbero
trattenuto
in
cento
.
-
La
solita
storia
di
ogni
anno
!
-
disse
finalmente
il
signor
Capitano
,
dopo
che
si
fu
rimesso
vuotando
d
'
un
fiato
un
bicchier
d
'
acqua
.
-
I
devoti
di
San
Giovanni
che
danno
mano
al
campanone
un
quarto
d
'
ora
prima
!
...
Soperchierie
!
...
Quelli
di
San
Vito
poi
che
non
vogliono
tollerare
...
Legnate
da
orbi
ci
sono
state
!
-
La
solita
storia
di
ogni
anno
!
-
ripeté
il
canonico
Lupi
.
-
Una
porcheria
!
La
Giustizia
non
fa
nulla
per
impedire
...
Il
Capitano
in
mezzo
alla
sala
,
coll
'
indice
teso
verso
di
lui
,
sbuffò
infine
:
-
Sentitelo
!
...
Perché
non
ci
andate
voi
?
Un
altro
po
'
facevano
la
festa
a
me
pure
!
...
Vostro
marito
ha
corso
pericolo
della
vita
,
donna
Carolina
!
...
La
signora
Capitana
,
col
bocchino
stretto
,
giunse
le
mani
:
-
Gesummaria
!
...
Maria
Santissima
del
pericolo
!
...
-
Stai
fresca
!
-
borbottò
il
notaro
voltandosi
in
là
.
-
Stai
fresca
davvero
!
...
se
aspetti
che
tuo
marito
voglia
arrischiare
la
pelle
per
lasciarti
vedova
!
...
Don
Ninì
Rubiera
cercando
il
cappello
s
'
imbatté
nella
cugina
,
la
quale
gli
andava
dietro
come
una
fantasima
,
stravolta
,
incespicando
a
ogni
passo
.
-
Bada
!
...
-
le
disse
lui
.
-
Bada
!
...
Ci
guardano
!
...
C
'
è
lì
don
Gesualdo
!
...
-
Bianca
!
Bianca
!
Le
mantiglie
di
queste
signore
!
-
gridò
la
zia
Sganci
dalla
camera
da
letto
dove
s
'
era
ficcato
tutto
lo
stormo
dei
Margarone
.
Essa
frugava
in
mezzo
al
mucchio
,
colle
mani
tremanti
.
Il
cugino
era
così
turbato
anch
'
esso
che
seguitava
a
cercare
il
suo
cappello
lui
pure
.
-
Guarda
,
ce
l
'
ho
in
testa
!
Non
so
nemmeno
quello
che
fo
.
Si
guardò
attorno
come
un
ladro
,
mentre
ciascuno
cercava
la
sua
roba
in
anticamera
,
e
la
tirò
in
disparte
verso
l
'
uscio
-
Senti
...
per
l
'
amor
di
Dio
!
...
sii
cauta
!
...
Nessuno
ne
sa
nulla
...
Tuo
fratello
non
sarà
andato
a
raccontarlo
...
Ed
io
neppure
...
Sai
che
t
'
ho
voluto
bene
più
dell
'
anima
mia
!
...
Essa
non
rispose
verbo
,
gli
occhi
soli
che
parlavano
,
e
dicevano
tante
cose
.
-
Non
guardarmi
con
quella
faccia
,
Bianca
!
...
no
!
...
non
guardarmi
così
...
mi
tradirei
anch
'
io
!
...
Donna
Fifì
uscì
col
cappello
e
la
mantiglia
,
stecchita
,
le
labbra
strette
quasi
fossero
cucite
;
e
siccome
sua
sorella
,
giovialona
,
si
voltava
a
salutare
Bianca
,
la
richiamò
con
la
voce
stizzosa
:
-
Giovannina
!
andiamo
!
andiamo
!
-
Meno
male
questa
qui
!
-
borbottò
il
baronello
.
-
Ma
sua
sorella
è
un
castigo
di
Dio
.
La
zia
Sganci
,
accompagnando
le
Margarone
sino
all
'
uscio
,
disse
a
mastro
-
don
Gesualdo
che
si
sprofondava
in
inchini
sul
pianerottolo
,
a
rischio
di
ruzzolare
giù
per
la
scala
:
-
Don
Gesualdo
,
fate
il
favore
...
Accompagnate
i
miei
nipoti
Trao
...
Già
siete
vicini
di
casa
...
Don
Ferdinando
non
ci
vede
bene
la
sera
...
-
Sentite
qua
!
sentite
qua
!
-
gli
disse
il
canonico
.
Zacco
non
si
dava
pace
;
fingeva
di
cercare
il
lampione
nelle
cassapanche
dell
'
anticamera
,
per
darlo
da
portare
a
mastro
-
don
Gesualdo
.
-
Giacché
deve
accompagnare
donna
Bianca
...
una
dei
Trao
...
Non
gli
sarebbe
passato
neppure
pel
capo
di
ricevere
tanto
onore
...
a
mastro
-
don
Gesualdo
!
...
-
Però
costui
non
poteva
udire
perché
aspettava
nella
piazza
,
discorrendo
col
canonico
.
Solo
don
Liccio
Papa
,
il
quale
chiudeva
la
marcia
colla
sciaboletta
a
tracolla
,
si
mise
a
ridere
:
-
Ah
!
ah
!
-
Che
c
'
è
?
-
chiese
il
Capitano
,
che
dava
il
braccio
alla
moglie
infagottata
.
-
Che
c
'
è
,
insubordinato
?
-
Nulla
;
-
rispose
il
marchese
.
-
Il
barone
Zacco
che
abbaia
alla
luna
.
Poi
,
mentre
scendeva
insieme
a
Bianca
,
appoggiandosi
al
bastoncino
,
passo
passo
,
le
disse
in
un
orecchio
:
-
Senti
...
il
mondo
adesso
è
di
chi
ha
denari
...
Tutti
costoro
sbraitano
per
invidia
.
Se
il
barone
avesse
una
figliuola
da
maritare
,
gliela
darebbe
a
mastro
-
don
Gesualdo
!
...
Te
lo
dico
io
che
son
vecchio
,
e
so
cos
'
è
la
povertà
!
...
-
Eh
?
Che
cosa
?
-
volle
sapere
don
Ferdinando
,
il
quale
veniva
dietro
adagio
adagio
,
contando
i
sassi
.
-
Nulla
...
Dicevamo
che
bella
sera
,
cugino
Trao
!
L
'
altro
guardò
in
aria
,
e
ripeté
come
un
pappagallo
:
-
Bella
sera
!
bella
sera
!
Don
Gesualdo
stava
aspettando
,
lì
davanti
al
portone
,
insieme
al
canonico
Lupi
che
gli
parlava
sottovoce
nella
faccia
:
-
Eh
?
eh
?
don
Gesualdo
?
...
che
ve
ne
pare
?
-
L
'
altro
accennava
col
capo
,
lisciandosi
il
mento
duro
di
barba
colla
grossa
mano
.
-
Una
perla
!
una
ragazza
che
non
sa
altro
:
casa
e
chiesa
!
...
Economa
...
non
vi
costerà
nulla
...
In
casa
non
è
avvezza
a
spender
di
certo
!
...
Ma
di
buona
famiglia
!
...
Vi
porterebbe
il
lustro
in
casa
!
...
V
'
imparentate
con
tutta
la
nobiltà
...
L
'
avete
visto
,
eh
,
stasera
?
...
che
festa
v
'
hanno
fatto
?
...
I
vostri
affari
andrebbero
a
gonfie
vele
...
Anche
per
quell
'
affare
delle
terre
comunali
...
E
'
meglio
aver
l
'
appoggio
di
tutti
i
pezzi
grossi
!
...
Don
Gesualdo
non
rispose
subito
,
sopra
pensieri
,
a
capo
chino
,
seguendo
passo
passo
donna
Bianca
che
s
'
avviava
a
casa
per
la
scalinata
di
Sant
'
Agata
insieme
allo
zio
marchese
e
al
fratello
don
Ferdinando
.
-
Sì
...
sì
...
Non
dico
di
no
...
E
'
una
cosa
da
pensarci
...
una
cosa
seria
...
Temo
d
'
imbarcarmi
in
un
affare
troppo
grosso
,
caro
canonico
...
Quella
è
sempre
una
signora
...
Poi
ho
tante
cose
da
sistemare
prima
di
risolvere
...
Ciascuno
sa
i
propri
impicci
...
Bisogna
dormirci
sopra
.
La
notte
porta
consiglio
,
canonico
mio
.
Bianca
che
se
ne
andava
col
cuore
stretto
,
ascoltando
la
parlantina
indifferente
dello
zio
,
accanto
al
fratello
taciturno
e
allampanato
,
udì
quelle
ultime
parole
.
La
notte
porta
consiglio
.
La
notte
scura
e
desolata
nella
cameretta
misera
.
La
notte
che
si
portava
via
gli
ultimi
rumori
della
festa
,
l
'
ultima
luce
,
l
'
ultima
speranza
...
Come
la
visione
di
lui
che
se
ne
andava
insieme
a
un
'
altra
,
senza
voltarsi
,
senza
dirle
nulla
,
senza
rispondere
a
lei
che
lo
chiamava
dal
fondo
del
cuore
,
con
un
gemito
,
con
un
lamento
d
'
ammalata
,
affondando
il
viso
nel
guanciale
bagnato
di
lagrime
calde
e
silenziose
.
IV
Mentre
i
muratori
si
riparavano
ancora
dall
'
acquazzone
dentro
il
frantoio
di
Giolio
vasto
quanto
una
chiesa
facendo
alle
piastrelle
,
entrò
il
ragazzo
che
stava
a
guardia
sull
'
uscio
,
addentando
un
pezzo
di
pane
,
colla
bocca
piena
,
vociando
:
-
Il
padrone
!
...
ecco
il
padrone
!
...
Dietro
di
lui
comparve
mastro
-
don
Gesualdo
,
bagnato
fradicio
,
tirandosi
dietro
la
mula
che
scuoteva
le
orecchie
.
-
Bravi
!
...
Mi
piace
!
...
Divertitevi
!
Tanto
,
la
paga
vi
corre
lo
stesso
!
...
Corpo
di
!
...
Sangue
di
!
...
Agostino
,
il
soprastante
,
annaspando
,
bofonchiando
,
affacciandosi
all
'
uscio
per
guardare
il
cielo
ancora
nuvolo
coll
'
occhio
orbo
,
trovò
infine
la
risposta
:
-
Che
s
'
aveva
a
fare
?
bagnarci
tutti
?
...
La
burrasca
è
cessata
or
ora
...
Siamo
cristiani
o
porci
?
...
Se
mi
coglie
qualche
malanno
mia
madre
non
lo
fa
più
un
altro
Agostino
,
no
!
-
Sì
,
sì
,
hai
ragione
!
...
la
bestia
sono
io
!
...
Io
ho
la
pelle
dura
!
...
Ho
fatto
bene
a
mandare
qui
mio
fratello
per
badare
ai
miei
interessi
!
...
Si
vede
!
...
Sta
a
passare
il
tempo
anche
lui
giuocando
,
sia
lodato
Iddio
!
...
Santo
,
ch
'
era
rimasto
a
bocca
aperta
,
coccoloni
dinanzi
al
pioletto
coi
quattrini
,
si
rizzò
in
piedi
tutto
confuso
,
grattandosi
il
capo
.
Gesualdo
,
intanto
che
gli
altri
si
davano
da
fare
,
mogi
mogi
,
misurava
il
muro
nuovo
colla
canna
;
si
arrampicava
sulla
scala
a
piuoli
;
pesava
i
sacchi
di
gesso
,
sollevandoli
da
terra
:
-
Sangue
di
Giuda
!
...
Come
se
li
rubassi
i
miei
denari
!
...
Tutti
quanti
d
'
intesa
per
rovinarmi
!
...
Due
giorni
per
tre
canne
di
muro
?
Ci
ho
un
bel
guadagno
in
questo
appalto
!
...
I
sacchi
del
gesso
mezzi
vuoti
!
Neli
?
Neli
?
Dov
'
è
quel
figlio
di
mala
femmina
che
ha
portato
il
gesso
?
...
E
quella
calce
che
se
ne
va
in
polvere
,
eh
?
...
quella
calce
?
...
Che
non
ne
avete
coscienza
di
cristiani
?
Dio
di
paradiso
!
...
Anche
la
pioggia
a
danno
mio
!
...
Ci
ho
ancora
i
covoni
sull
'
aia
!
...
Non
si
poteva
metter
su
la
macina
intanto
che
pioveva
?
...
Su
!
animo
!
la
macina
!
Vi
do
una
mano
mentre
son
qua
io
...
Santo
piuttosto
voleva
fare
una
fiammata
per
asciugargli
i
panni
addosso
.
-
Non
importa
,
-
rispose
lui
.
-
Me
ne
sono
asciugata
tanta
dell
'
acqua
sulle
spalle
!
...
Se
fossi
stato
come
te
,
sarei
ancora
a
trasportare
del
gesso
sulle
spalle
!
...
Ti
rammenti
?
...
E
tu
non
saresti
qua
a
giuocare
alle
piastrelle
!
...
Brontolando
,
dandosi
da
fare
per
preparare
la
leva
,
le
biette
,
i
puntelli
,
si
voltava
indietro
per
lanciargli
delle
occhiatacce
.
-
Malannaggia
!
-
esclamò
Santo
.
-
Sempre
quella
storia
!
...
-
E
se
ne
andò
sull
'
uscio
accigliato
,
colle
mani
sotto
le
ascelle
,
guardando
di
qua
e
di
là
.
I
manovali
esitavano
,
girando
intorno
al
pietrone
enorme
;
il
più
vecchio
,
mastro
Cola
,
tenendo
il
mento
sulla
mano
,
scrollando
il
capo
,
aggrondato
,
guardando
la
macina
come
un
nemico
.
Infine
sentenziò
ch
'
erano
in
pochi
per
spingerla
sulla
piattaforma
:
-
Se
scappa
la
leva
,
Dio
liberi
!
...
Chi
si
metterà
sotto
per
dar
lo
scambio
alle
biette
?
Io
no
,
com
'
è
vero
Dio
!
...
Se
scappa
la
leva
!
...
mia
madre
non
lo
fa
più
un
altro
mastro
Cola
Ventura
!
...
Eh
,
eh
!
...
Ci
vorrebbero
dell
'
altre
braccia
...
un
martinetto
...
Legare
poi
una
carrucola
lassù
alla
travatura
del
tetto
...
poi
dei
cunei
sotto
...
vedete
,
vossignoria
,
a
far
girare
i
cunei
,
si
sta
dai
lati
e
non
c
'
è
pericolo
...
-
Bravo
!
ora
mi
fate
il
capomastro
!
Datemi
la
stanga
!
...
Io
non
ho
paura
!
...
Intanto
che
stiamo
a
chiacchierare
il
tempo
passa
!
La
giornata
corre
lo
stesso
,
eh
?
...
Come
se
li
avessi
rubati
i
miei
denari
!
...
Su
!
da
quella
parte
!
...
Non
badate
a
me
che
ho
la
pelle
dura
...
Via
!
...
su
!
...
Viva
Gesù
!
...
Viva
Maria
!
...
un
altro
po
'
!
...
Badate
!
badate
!
...
Ah
Mariano
!
santo
diavolone
,
m
'
ammazzi
!
...
Su
!
...
Viva
Maria
!
...
La
vita
!
la
vita
!
...
Su
!
...
Che
fai
,
bestia
,
da
quella
parte
?
...
Su
!
...
ci
siamo
!
E
'
nostra
!
...
ancora
!
...
da
quella
parte
!
...
Non
abbiate
paura
che
non
muore
il
papa
...
Su
!
...
su
!
...
se
vi
scappa
la
leva
!
...
ancora
!
...
se
avessi
tenuta
cara
la
pelle
...
ancora
!
...
come
la
tien
cara
mio
fratello
Santo
...
santo
diavolone
!
santo
diavolone
,
badate
!
...
a
quest
'
ora
sarei
a
portar
gesso
sulle
spalle
!
...
Il
bisogno
...
via
!
via
!
...
il
bisogno
fa
uscire
il
lupo
...
ancora
!
...
su
!
...
il
lupo
dal
bosco
!
...
Vedete
mio
fratello
Santo
che
sta
a
guardare
?
...
Se
non
ci
fossi
io
egli
sarebbe
sotto
...
sotto
la
macina
...
al
mio
posto
...
invece
di
grattarsi
...
a
spingere
la
macina
...
e
la
casa
...
Tutto
sulle
mie
spalle
!
...
Ah
!
sia
lodato
Iddio
!
Infine
,
assicurata
la
macina
sulla
piattaforma
,
si
mise
a
sedere
su
di
un
sasso
,
trafelato
,
ancora
tremante
dal
batticuore
,
asciugandosi
il
sudore
col
fazzoletto
di
cotone
.
-
Vedete
come
ci
si
asciuga
dalla
pioggia
?
Acqua
di
dentro
e
acqua
di
fuori
!
-
Santo
propose
di
passare
il
fiasco
in
giro
.
-
Ah
?
...
per
la
fatica
che
hai
fatto
?
...
per
asciugarti
il
sudore
anche
tu
?
...
Attaccati
all
'
abbeveratoio
...
qui
fuori
dell
'
uscio
...
Il
tempo
s
'
era
abbonacciato
.
Entrava
un
raggio
di
sole
dall
'
uscio
spalancato
sulla
campagna
che
ora
sembrava
allargarsi
ridente
,
col
paese
sull
'
altura
,
in
fondo
,
di
cui
le
finestre
scintillavano
.
-
Lesti
,
lesti
,
ragazzi
!
sul
ponte
,
andiamo
!
Guadagniamoci
tutti
la
giornata
...
Mettetevi
un
po
'
nei
panni
del
padrone
che
vi
paga
!
...
L
'
osso
del
collo
ci
rimetto
in
quest
'
appalto
!
...
Ci
perdo
diggià
,
come
è
vero
Iddio
!
...
Agostino
!
mi
raccomando
!
l
'
occhio
vivo
!
...
La
parola
dolce
e
l
'
occhio
vivo
!
...
Mastro
Cola
,
voi
che
siete
capomastro
!
...
chi
vi
ha
insegnato
a
tenere
il
regolo
in
mano
?
...
Maledetto
voi
!
Mariano
,
dammi
quassù
il
regolo
,
sul
ponte
...
Che
non
ne
avete
occhi
,
corpo
del
diavolo
!
...
L
'
intonaco
che
screpola
e
sbulletta
!
...
Mi
toccherà
poi
sentire
l
'
architetto
,
malannaggia
a
voialtri
!
...
Quando
torna
quello
del
gesso
ditegli
il
fatto
suo
,
a
quel
figlio
di
mala
femmina
!
...
ditegli
a
Neli
che
sono
del
mestiere
anch
'
io
!
...
Che
ne
riparleremo
poi
sabato
,
al
far
dei
conti
!
...
Badava
a
ogni
cosa
,
girando
di
qua
e
di
lá
,
rovistando
nei
mucchi
di
tegole
e
di
mattoni
,
saggiando
i
materiali
,
alzando
il
capo
ad
osservare
il
lavoro
fatto
,
colla
mano
sugli
occhi
,
nel
gran
sole
che
s
'
era
messo
allora
.
-
Santo
!
Santo
!
portami
qua
la
mula
...
Fagli
almeno
questo
lavoro
,
a
tuo
fratello
!
-
Agostino
voleva
trattenerlo
a
mangiare
un
boccone
,
poiché
era
quasi
mezzogiorno
,
un
sole
che
scottava
,
da
prendere
un
malanno
chi
andava
per
la
campagna
a
quell
'
ora
.
-
No
,
no
,
devo
passare
dal
Camemi
...
ci
vogliono
due
ore
...
Ho
tant
'
altro
da
fare
!
Se
il
sole
è
caldo
tanto
meglio
!
Arriverò
asciutto
al
Camemi
...
Spicciamoci
,
ragazzi
!
Badate
che
vi
sto
sempre
addosso
come
la
presenza
di
Dio
!
Mi
vedrete
comparire
quando
meno
ve
lo
aspettate
!
Sono
del
mestiere
anch
'
io
,
e
conosco
poi
se
si
è
lavorato
o
no
!
...
Intanto
che
se
ne
andava
,
Santo
gli
corse
dietro
,
lisciando
il
collo
alla
mula
,
tenendogli
la
staffa
.
Finalmente
,
come
vide
che
montava
a
cavallo
senza
darsene
per
inteso
,
si
piantò
in
mezzo
alla
strada
,
grattandosi
l
'
orecchio
:
-
Così
mi
lasci
?
senza
domandarmi
neppure
se
ho
bisogno
di
qualche
cosa
?
-
Sì
,
sì
,
ho
capito
.
I
denari
che
avesti
lunedì
te
li
sei
giuocati
.
Ho
capito
!
ho
capito
!
eccoti
il
resto
.
E
divèrtiti
alle
piastrelle
,
che
a
pagare
poi
ci
son
io
...
il
debitore
di
tutti
quanti
!
...
Brontolava
ancora
allontanandosi
all
'
ambio
della
mula
sotto
il
sole
cocente
:
un
sole
che
spaccava
le
pietre
adesso
,
e
faceva
scoppiettare
le
stoppie
quasi
s
'
accendessero
.
Nel
burrone
,
fra
i
due
monti
,
sembrava
d
'
entrare
in
una
fornace
;
e
il
paese
in
cima
al
colle
,
arrampicato
sui
precipizi
,
disseminato
fra
rupi
enormi
,
minato
da
caverne
che
lo
lasciavano
come
sospeso
in
aria
,
nerastro
,
rugginoso
,
sembrava
abbandonato
,
senza
un
'
ombra
,
con
tutte
le
finestre
spalancate
nell
'
afa
,
simili
a
tanti
buchi
neri
,
le
croci
dei
campanili
vacillanti
nel
cielo
caliginoso
.
La
stessa
mula
anelava
,
tutta
sudata
,
nel
salire
la
via
erta
.
Un
povero
vecchio
che
s
'
incontrò
,
carico
di
manipoli
,
sfinito
,
si
mise
a
borbottare
:
-
O
dove
andate
vossignoria
a
quest
'
ora
?
...
Avete
tanti
denari
,
e
vi
date
l
'
anima
al
diavolo
!
Giunse
al
paese
che
suonava
mezzogiorno
,
mentre
tutti
scappavano
a
casa
come
facesse
temporale
.
Dal
Rosario
veniva
il
canonico
Lupi
,
accaldato
,
col
nicchio
sulla
nuca
,
soffiando
forte
:
-
Ah
,
ah
,
don
Gesualdo
!
...
andate
a
mangiare
un
boccone
?
...
Io
no
,
per
mia
disgrazia
!
Sono
a
bocca
asciutta
sino
a
quest
'
ora
...
Vado
a
celebrare
la
santa
messa
...
la
messa
di
mezzogiorno
!
...
un
capriccio
di
Monsignore
!
-
Sono
salito
al
paese
apposta
per
voi
!
....
Ho
fatto
questa
pettata
!
...
E
'
caldo
,
eh
!
-
intanto
si
asciugava
il
sudore
col
fazzoletto
.
-
Ho
paura
che
mi
giuochino
qualche
tiro
,
riguardo
a
quell
'
appalto
delle
strade
comunali
,
signor
canonico
.
Vossignoria
che
vi
fate
sentire
in
paese
...
ci
avete
pensato
?
So
poi
l
'
obbligo
mio
!
...
-
Ma
che
dite
?
...
fra
di
noi
!
...
ci
sto
lavorando
...
A
proposito
,
che
facciamo
per
quell
'
altro
affare
?
ci
avete
pensato
?
che
risposta
mi
date
?
Don
Gesualdo
il
quale
aveva
messo
al
passo
la
mula
,
camminandogli
allato
,
curvo
sulla
sella
,
un
po
'
sbalordito
dal
gran
sole
,
rispose
:
-
Che
affare
?
Ne
ho
tanti
!
...
Di
quale
affare
parlate
vossignoria
?
-
Ah
!
ah
!
la
pigliate
su
quel
verso
?
...
Scusate
...
scusate
tanto
!
...
Il
canonico
mutò
subito
discorso
,
quasi
non
gliene
importasse
neppure
a
lui
:
parlò
dell
'
altro
affare
della
gabella
,
che
bisognava
venire
a
una
conclusione
colla
baronessa
Rubiera
:
-
C
'
è
altre
novità
...
Il
notaro
Neri
ha
fatto
lega
con
Zacco
...
Ho
paura
che
...
Don
Gesualdo
allora
smontò
dalla
mula
,
premuroso
,
tirandola
dietro
per
le
redini
,
mentre
andava
passo
passo
insieme
al
prete
,
tutto
orecchi
,
a
capo
chino
e
col
mento
in
mano
.
-
Temo
che
mi
cambino
la
baronessa
!
...
Ho
visto
il
barone
a
confabulare
con
quello
sciocco
di
don
Ninì
...
ieri
sera
,
dietro
il
Collegio
...
Finsi
d
'
entrare
nella
farmacia
per
non
farmi
scorgere
.
Capite
?
un
affare
grosso
!
...
Son
circa
cinquecento
salme
di
terra
...
C
'
è
da
guadagnare
un
bel
pezzo
di
pane
,
su
quell
'
asta
.
Don
Gesualdo
ci
si
scaldava
lui
pure
:
gli
occhi
accesi
dall
'
afa
che
gli
brillavano
in
quel
discorso
.
Temeva
però
gli
intrighi
degli
avversari
,
tutti
pezzi
grossi
,
di
quelli
che
avevano
voce
in
capitolo
!
E
il
canonico
viceversa
,
andava
raffreddandosi
di
mano
in
mano
,
aggrottandosi
in
viso
,
stringendosi
nelle
spalle
,
guardandolo
fisso
di
tanto
in
tanto
,
e
scrollando
il
capo
di
sotto
in
su
,
come
a
dargli
dell
'
asino
.
-
Per
questo
dicevo
!
...
Ma
voi
la
pigliate
su
quel
verso
!
...
Scusate
,
scusatemi
tanto
!
...
Volevo
con
quell
'
affare
procurarvi
l
'
appoggio
di
un
parentado
che
conta
in
paese
...
la
prima
nobiltà
...
Ma
voi
fate
l
'
indifferente
...
Scusatemi
tanto
allora
!
...
Anche
per
dare
una
risposta
alla
signora
Sganci
che
ci
aveva
messo
tanto
impegno
!
...
Scusatemi
,
è
una
porcheria
...
-
Ah
,
parlate
dell
'
affare
del
matrimonio
?
...
Il
canonico
finse
di
non
dar
retta
lui
stavolta
:
-
Ah
!
ecco
vostro
cognato
!
Vi
saluto
,
massaro
Fortunato
!
Burgio
aveva
il
viso
lungo
un
palmo
,
aggrottato
,
con
tanto
di
muso
nel
faccione
pendente
.
-
V
'
ho
visto
venire
di
laggiù
,
cognato
.
Sono
stato
ad
aspettarvi
lì
,
al
belvedere
.
Sapete
la
notizia
?
Appena
quindici
salme
fecero
le
fave
!
...
Neanche
le
spese
,
com
'
è
vero
Iddio
!
...
Son
venuto
apposta
a
dirvelo
...
-
Vi
ringrazio
!
grazie
tante
!
Ora
che
volete
da
me
?
Io
ve
l
'
aveva
detto
,
quando
avete
voluto
prendere
quella
chiusa
!
...
buona
soltanto
per
dar
spine
!
...
Volete
sempre
fare
di
testa
vostra
,
e
non
ne
indovinate
una
,
benedett
'
uomo
!
-
rispose
Gesualdo
in
collera
.
-
Bene
,
avete
ragione
.
Lascerò
la
chiusa
.
Non
la
voglio
più
!
Che
pretendete
altro
da
me
?
-
Non
la
volete
?
...
L
'
affitto
vi
dura
altri
due
anni
!
...
Chi
volete
che
la
pigli
?
...
Non
son
tutti
così
gonzi
!
...
Il
canonico
,
vedendo
che
il
discorso
si
metteva
per
le
lunghe
,
volse
le
spalle
:
-
Vi
saluto
...
Don
Luca
il
sagrestano
mi
aspetta
...
digiuno
come
me
sino
a
quest
'
ora
!
-
E
infilò
la
scaletta
pel
quartiere
alto
.
Don
Gesualdo
allora
infuriato
prese
a
sfogarsi
col
cognato
:
-
E
venite
apposta
per
darmi
la
bella
notizia
?
...
mentre
stavo
a
discorrere
dei
fatti
miei
...
sul
più
bello
?
mi
guastate
un
affare
che
stavo
combinando
!
...
I
bei
negozi
che
fate
voi
!
Chi
volete
che
la
pigli
quella
chiusa
?
Massaro
Fortunato
dietro
al
cognato
tornava
a
ripetere
:
-
Cercando
bene
...
troveremo
chi
la
pigli
...
La
terra
è
già
preparata
a
maggese
per
quest
'
altr
'
anno
...
mi
costa
un
occhio
...
Vostra
sorella
fa
un
casa
del
diavolo
...
non
mi
dà
pace
!
...
Sapete
che
castigo
di
Dio
,
vostra
sorella
!
-
Vi
costa
,
vi
costa
!
...
Io
lo
so
a
chi
costa
!
-
brontolò
Gesualdo
senza
voltarsi
.
-
Sulle
mie
spalle
ricadono
tutte
queste
belle
imprese
!
...
Burgio
s
'
offese
a
quelle
parole
:
-
Che
volete
dire
?
Spiegatevi
,
cognato
!
...
Io
già
lavoro
per
conto
mio
!
Non
sto
alle
spalle
di
nessuno
,
io
!
-
Sì
,
sì
,
va
bene
;
sta
a
vedere
ora
che
devo
anche
pregarvi
?
Come
se
non
l
'
avessi
sulle
spalle
la
vostra
chiusa
...
come
se
il
garante
non
fossi
io
...
Così
brontolando
tutti
e
due
andarono
a
cercare
Pirtuso
,
che
stava
al
Fosso
,
laggiù
verso
San
Giovanni
.
Mastro
Lio
stava
mangiando
quattro
fave
,
coll
'
uscio
socchiuso
.
-
Entrate
,
entrate
,
don
Gesualdo
.
Benedicite
a
vossignoria
!
Ne
comandate
?
volete
restar
servito
?
-
Poi
come
udì
parlare
della
chiusa
che
Burgio
avrebbe
voluto
appioppare
a
un
altro
,
di
allegro
che
era
si
fece
scuro
in
viso
,
grattandosi
il
capo
.
-
Eh
!
eh
!
...
la
chiusa
del
Purgatorio
?
E
'
un
affar
serio
!
Non
la
vogliono
neanche
per
pascolo
.
Burgio
s
'
affannava
a
lodarla
,
terre
di
pianura
,
terre
profonde
,
che
gli
avevano
dato
trenta
salme
di
fave
quell
'
anno
soltanto
,
preparate
a
maggese
per
l
'
anno
nuovo
!
...
Il
cognato
tagliò
corto
,
come
uno
che
ha
molta
altra
carne
al
fuoco
,
e
non
ha
tempo
da
perdere
inutilmente
.
-
Insomma
,
mastro
Lio
,
voglio
disfarmene
.
Fate
voi
una
cosa
giusta
...
con
prudenza
!
...
-
Questo
si
chiama
parlare
!
-
rispose
Pirtuso
.
-
Vossignoria
sa
fare
e
sa
parlare
...
-
E
adesso
ammiccava
coll
'
occhietto
ammammolato
,
un
sorrisetto
malizioso
che
gli
errava
fra
le
rughe
della
bazza
irta
di
peli
sudici
.
Sulla
strada
soleggiata
e
deserta
a
quell
'
ora
stava
aspettando
un
contadino
,
con
un
fazzoletto
legato
sotto
il
mento
,
le
mani
in
tasca
,
giallo
e
tremante
di
febbre
.
Ossequioso
,
abbozzando
un
sorriso
triste
,
facendo
l
'
atto
di
cacciarsi
indietro
il
berretto
che
teneva
sotto
il
fazzoletto
:
-
Benedicite
,
signor
don
Gesualdo
...
Ho
conosciuto
la
mula
...
Tanto
che
vi
cerco
,
vossignoria
!
Cosa
facciamo
per
quelle
quattro
olive
di
Giolio
?
Io
non
ho
denari
per
farle
cogliere
...
Vedete
come
sono
ridotto
?
...
cinque
mesi
di
terzana
,
sissignore
,
Dio
ne
liberi
vossignoria
!
Son
ridotto
all
'
osso
...
il
giorno
senza
pane
e
la
sera
senza
lume
...
pazienza
!
Ma
la
spesa
per
coglier
le
olive
non
posso
farla
...
proprio
non
posso
!
...
Se
le
volete
,
vossignoria
...
farete
un
'
opera
di
carità
,
vossignoria
...
-
Eh
!
eh
!
...
Il
denaro
è
scarso
per
tutti
,
padre
mio
!
...
Voi
perché
avete
messo
il
carro
innanzi
ai
buoi
?
...
Quando
non
potete
...
Tutti
così
!
...
Vi
mettereste
sulle
spalle
un
feudo
,
a
lasciarvi
fare
...
Vedremo
...
Non
dico
di
no
...
Tutto
sta
ad
intendersi
...
E
lasciò
cadere
un
'
offerta
minima
,
seguitando
ad
andarsene
per
la
sua
strada
senza
voltarsi
.
L
'
altro
durò
un
pezzetto
a
lamentarsi
,
correndogli
dietro
,
chiamando
in
testimonio
Dio
e
i
santi
,
piagnucolando
,
bestemmiando
,
e
finì
per
accettare
,
racconsolato
tutto
a
un
tratto
,
cambiando
tono
e
maniera
.
-
Compare
Lio
,
avete
udito
?
affare
fatto
!
Un
buon
negozio
per
don
Gesualdo
...
pazienza
!
...
ma
è
detta
!
Quanto
a
me
,
è
come
se
fossimo
andati
dal
notaio
!
-
E
se
ne
tornò
indietro
,
colle
mani
in
tasca
.
-
Sentite
qua
,
mastro
Lio
,
-
disse
Gesualdo
tirando
in
disparte
Pirtuso
.
Burgio
s
'
allontanò
colla
mula
discretamente
,
sapendo
che
l
'
anima
dei
negozi
è
il
segreto
,
intanto
che
suo
cognato
diceva
al
sensale
di
comprargli
dei
sommacchi
,
quanti
ce
n
'
erano
,
al
prezzo
corrente
.
Udì
soltanto
mastro
Lio
che
rispondeva
sghignazzando
,
colla
bocca
sino
alle
orecchie
:
-
Ah
!
ah
!
...
siete
un
diavolo
!
...
Vuol
dire
che
avete
parlato
col
diavolo
!
...
Sapete
quel
che
bisogna
vendere
e
comprare
otto
giorni
prima
...
Va
bene
,
restiamo
intesi
...
Me
ne
torno
a
casa
ora
.
Ho
quelle
quattro
fave
che
m
'
aspettano
.
Burgio
non
si
reggeva
in
piedi
dall
'
appetito
,
e
si
mise
a
brontolare
come
il
cognato
volle
passare
dalla
posta
.
-
Sempre
misteri
...
maneggi
sottomano
!
Don
Gesualdo
tornò
tutto
contento
,
leggendo
una
lettera
piena
di
sgorbi
e
suggellata
colla
midolla
di
pane
:
-
Lo
vedete
il
diavolo
che
mi
parla
all
'
orecchio
!
eh
?
M
'
ha
dato
anche
una
buona
notizia
,
e
bisogna
che
torni
da
mastro
Lio
.
-
Io
non
so
nulla
...
Mio
padre
non
m
'
ha
insegnato
a
fare
queste
cose
!
...
-
rispose
Burgio
brontolando
.
-
Io
fo
come
fece
mio
padre
...
Piuttosto
,
se
volete
venire
a
prendere
un
boccone
a
casa
...
Non
mi
reggo
in
piedi
,
com
'
è
vero
Dio
!
-
No
,
non
posso
;
non
ho
tempo
.
Devo
passare
dal
Camemi
,
prima
d
'
andare
alla
Canziria
.
Ci
ho
venti
uomini
che
lavorano
alla
strada
...
i
covoni
sull
'
aia
...
Non
posso
...
E
se
ne
andò
sotto
il
gran
sole
,
tirandosi
dietro
la
mula
stanca
.
Pareva
di
soffocare
in
quella
gola
del
Petraio
.
Le
rupi
brulle
sembravano
arroventate
.
Non
un
filo
di
ombra
,
non
un
filo
di
verde
,
colline
su
colline
,
accavallate
,
nude
,
arsicce
,
sassose
,
sparse
di
olivi
rari
e
magri
,
di
fichidindia
polverosi
,
la
pianura
sotto
Budarturo
come
una
landa
bruciata
dal
sole
,
i
monti
foschi
nella
caligine
,
in
fondo
.
Dei
corvi
si
levarono
gracchiando
da
una
carogna
che
appestava
il
fossato
;
delle
ventate
di
scirocco
bruciavano
il
viso
e
mozzavano
il
respiro
;
una
sete
da
impazzire
,
il
sole
che
gli
picchiava
sulla
testa
come
fosse
il
martellare
dei
suoi
uomini
che
lavoravano
alla
strada
del
Camemi
.
Allorché
vi
giunse
invece
li
trovò
tutti
quanti
sdraiati
bocconi
nel
fossato
,
di
qua
e
di
là
,
col
viso
coperto
di
mosche
,
e
le
braccia
stese
.
Un
vecchio
soltanto
spezzava
dei
sassi
,
seduto
per
terra
sotto
un
ombrellaccio
,
col
petto
nudo
color
di
rame
,
sparso
di
peli
bianchi
,
le
braccia
scarne
,
gli
stinchi
bianchi
di
polvere
,
come
il
viso
che
pareva
una
maschera
,
gli
occhi
soli
che
ardevano
in
quel
polverìo
.
-
Bravi
!
bravi
!
...
Mi
piace
...
La
fortuna
viene
dormendo
...
Son
venuto
io
a
portarvela
!
...
Intanto
la
giornata
se
ne
va
!
...
Quante
canne
ne
avete
fatto
di
massicciata
oggi
,
vediamo
?
...
Neppure
tre
canne
!
...
Per
questo
che
vi
riposate
adesso
?
Dovete
essere
stanchi
,
sangue
di
Giuda
!
...
Bel
guadagno
ci
fo
!
...
Mi
rovino
per
tenervi
tutti
quanti
a
dormire
e
riposare
!
...
Corpo
di
!
...
sangue
di
!
...
Vedendolo
con
quella
faccia
accesa
e
riarsa
,
bianca
di
polvere
soltanto
nel
cavo
degli
occhi
e
sui
capelli
;
degli
occhi
come
quelli
che
dà
la
febbre
,
e
le
labbra
sottili
e
pallide
;
nessuno
ardiva
rispondergli
.
Il
martellare
riprese
in
coro
nell
'
ampia
vallata
silenziosa
,
nel
polverìo
che
si
levava
sulle
carni
abbronzate
,
sui
cenci
svolazzanti
,
insieme
a
un
ansare
secco
che
accompagnava
ogni
colpo
.
I
corvi
ripassarono
gracidando
,
nel
cielo
implacabile
.
Il
vecchio
allora
alzò
il
viso
impolverato
a
guardarli
,
con
gli
occhi
infuocati
,
quasi
sapesse
cosa
volevano
e
li
aspettasse
.
Allorché
finalmente
Gesualdo
arrivò
alla
Canziria
,
erano
circa
due
ore
di
notte
.
La
porta
della
fattoria
era
aperta
.
Diodata
aspettava
dormicchiando
sulla
soglia
.
Massaro
Carmine
,
il
camparo
,
era
steso
bocconi
sull
'
aia
,
collo
schioppo
fra
le
gambe
;
Brasi
Camauro
e
Nanni
l
'
Orbo
erano
spulezzati
di
qua
e
di
là
,
come
fanno
i
cani
la
notte
,
quando
sentono
la
femmina
nelle
vicinanze
;
e
i
cani
soltanto
davano
il
benvenuto
al
padrone
,
abbaiando
intorno
alla
fattoria
.
-
Ehi
?
non
c
'
è
nessuno
?
Roba
senza
padrone
,
quando
manco
io
!
-
Diodata
,
svegliata
all
'
improvviso
,
andava
cercando
il
lume
tastoni
,
ancora
assonnata
.
Lo
zio
Carmine
,
fregandosi
gli
occhi
,
colla
bocca
contratta
dai
sbadigli
,
cercava
delle
scuse
.
-
Ah
!
...
sia
lodato
Dio
!
Voi
ve
la
dormite
da
un
canto
,
Diodata
dall
'
altro
,
al
buio
!
...
Cosa
facevi
al
buio
?
...
aspettavi
qualcheduno
?
...
Brasi
Camauro
oppure
Nanni
l
'
Orbo
?
...
La
ragazza
ricevette
la
sfuriata
a
capo
chino
,
e
intanto
accendeva
lesta
lesta
il
fuoco
,
mentre
il
suo
padrone
continuava
a
sfogarsi
,
lì
fuori
,
all
'
oscuro
,
e
passava
in
rivista
i
buoi
legati
ai
pioli
intorno
all
'
aia
.
Il
camparo
mogio
mogio
gli
andava
dietro
per
rispondere
al
caso
:
-
Gnorsì
,
Pelorosso
sta
un
po
'
meglio
;
gli
ho
dato
la
gramigna
per
rinfrescarlo
.
La
Bianchetta
ora
mi
fa
la
svogliata
anch
'
essa
...
Bisognerebbe
mutar
di
pascolo
...
tutto
il
bestiame
...
Il
mal
d
'
occhio
,
sissignore
!
Io
dico
ch
'
è
passato
di
qui
qualcheduno
che
portava
il
malocchio
!
...
Ho
seminato
perfino
i
pani
di
San
Giovanni
nel
pascolo
...
Le
pecore
stanno
bene
,
grazie
a
Dio
...
e
il
raccolto
pure
...
Nanni
l
'
Orbo
?
Laggiù
a
Passanitello
,
dietro
le
gonnelle
di
quella
strega
...
Un
giorno
o
l
'
altro
se
ne
torna
a
casa
colle
gambe
rotte
,
com
'
è
vero
Dio
!
...
e
Brasi
Camauro
anch
'
esso
,
per
amor
di
quattro
spighe
...
-
Diodata
gridò
dall
'
uscio
ch
'
era
pronto
.
-
Se
non
avete
altro
da
comandarmi
,
vossignoria
,
vado
a
buttarmi
giù
un
momento
...
Come
Dio
volle
finalmente
,
dopo
un
digiuno
di
ventiquattr
'
ore
,
don
Gesualdo
poté
mettersi
a
tavola
,
seduto
di
faccia
all
'
uscio
,
in
maniche
di
camicia
,
le
maniche
rimboccate
al
disopra
dei
gomiti
,
coi
piedi
indolenziti
nelle
vecchie
ciabatte
ch
'
erano
anch
'
esse
una
grazia
di
Dio
.
La
ragazza
gli
aveva
apparecchiata
una
minestra
di
fave
novelle
,
con
una
cipolla
in
mezzo
,
quattr
'
ova
fresche
,
e
due
pomidori
ch
'
era
andata
a
cogliere
tastoni
dietro
la
casa
.
Le
ova
friggevano
nel
tegame
,
il
fiasco
pieno
davanti
;
dall
'
uscio
entrava
un
venticello
fresco
ch
'
era
un
piacere
,
insieme
al
trillare
dei
grilli
,
e
all
'
odore
dei
covoni
nell
'
aia
:
-
il
suo
raccolto
lì
,
sotto
gli
occhi
,
la
mula
che
abboccava
anch
'
essa
avidamente
nella
bica
dell
'
orzo
,
povera
bestia
-
un
manipolo
ogni
strappata
!
Giù
per
la
china
,
di
tanto
in
tanto
,
si
udiva
nel
chiuso
il
campanaccio
della
mandra
;
e
i
buoi
accovacciati
attorno
all
'
aia
,
legati
ai
cestoni
colmi
di
fieno
,
sollevavano
allora
il
capo
pigro
,
soffiando
,
e
si
vedeva
correre
nel
buio
il
luccichìo
dei
loro
occhi
sonnolenti
,
come
una
processione
di
lucciole
che
dileguava
.
Gesualdo
posando
il
fiasco
mise
un
sospirone
,
e
appoggiò
i
gomiti
sul
deschetto
:
-
Tu
non
mangi
?
...
Cos
'
hai
?
Diodata
stava
zitta
in
un
cantuccio
,
seduta
su
di
un
barile
,
e
le
passò
negli
occhi
,
a
quelle
parole
,
un
sorriso
di
cane
accarezzato
.
-
Devi
aver
fame
anche
tu
.
Mangia
!
mangia
!
Essa
mise
la
scodella
sulle
ginocchia
,
e
si
fece
il
segno
della
croce
prima
di
cominciare
,
poi
disse
:
-
Benedicite
a
vossignoria
!
Mangiava
adagio
adagio
,
colla
persona
curva
e
il
capo
chino
.
Aveva
una
massa
di
capelli
morbidi
e
fini
,
malgrado
le
brinate
ed
il
vento
aspro
della
montagna
:
dei
capelli
di
gente
ricca
,
e
degli
occhi
castagni
,
al
pari
dei
capelli
,
timidi
e
dolci
:
de
'
begli
occhi
di
cane
carezzevoli
e
pazienti
,
che
si
ostinavano
a
farsi
voler
bene
,
come
tutto
il
viso
supplichevole
anch
'
esso
.
Un
viso
su
cui
erano
passati
gli
stenti
,
la
fame
,
le
percosse
,
le
carezze
brutali
;
limandolo
,
solcandolo
,
rodendolo
;
lasciandovi
l
'
arsura
del
solleone
,
le
rughe
precoci
dei
giorni
senza
pane
,
il
lividore
delle
notti
stanche
-
gli
occhi
soli
ancora
giovani
,
in
fondo
a
quelle
occhiaie
livide
.
Così
raggomitolata
sembrava
proprio
una
ragazzetta
,
al
busto
esile
e
svelto
,
alla
nuca
che
mostrava
la
pelle
bianca
dove
il
sole
non
aveva
bruciato
.
Le
mani
,
annerite
,
erano
piccole
e
scarne
:
delle
povere
mani
pel
suo
duro
mestiere
!
...
-
Mangia
,
mangia
.
Devi
essere
stanca
tu
pure
!
...
Ella
sorrise
,
tutta
contenta
,
senza
alzare
gli
occhi
.
Il
padrone
le
porse
anche
il
fiasco
:
-
Te
'
,
bevi
!
non
aver
suggezione
!
Diodata
,
ancora
un
po
'
esitante
,
si
pulì
la
bocca
col
dorso
della
mano
,
e
s
'
attaccò
al
fiasco
arrovesciando
il
capo
all
'
indietro
.
Il
vino
,
generoso
e
caldo
,
le
si
vedeva
scendere
quasi
a
ogni
sorso
nella
gola
color
d
'
ambra
;
il
seno
ancora
giovane
e
fermo
sembrava
gonfiarsi
.
Il
padrone
allora
si
mise
a
ridere
.
-
Brava
,
brava
!
Come
suoni
bene
la
trombetta
!
...
Sorrise
anch
'
essa
,
pulendosi
la
bocca
un
'
altra
volta
col
dorso
della
mano
,
tutta
rossa
.
-
Tanta
salute
a
vossignoria
!
Egli
uscì
fuori
a
prendere
il
fresco
.
Si
mise
a
sedere
su
di
un
covone
,
accanto
all
'
uscio
,
colle
spalle
al
muro
,
le
mani
penzoloni
fra
le
gambe
.
La
luna
doveva
essere
già
alta
,
dietro
il
monte
,
verso
Francofonte
.
Tutta
la
pianura
di
Passanitello
,
allo
sbocco
della
valle
,
era
illuminata
da
un
chiarore
d
'
alba
.
A
poco
a
poco
,
al
dilagar
di
quel
chiarore
,
anche
nella
costa
cominciarono
a
spuntare
i
covoni
raccolti
in
mucchi
,
come
tanti
sassi
posti
in
fila
.
Degli
altri
punti
neri
si
movevano
per
la
china
,
e
a
seconda
del
vento
giungeva
il
suono
grave
e
lontano
dei
campanacci
che
portava
il
bestiame
grosso
,
mentre
scendeva
passo
passo
verso
il
torrente
.
Di
tratto
in
tratto
soffiava
pure
qualche
folata
di
venticello
più
fresco
dalla
parte
di
ponente
,
e
per
tutta
la
lunghezza
della
valle
udivasi
lo
stormire
delle
messi
ancora
in
piedi
.
Nell
'
aia
la
bica
alta
e
ancora
scura
sembrava
coronata
d
'
argento
,
e
nell
'
ombra
si
accennavano
confusamente
altri
covoni
in
mucchi
;
ruminava
altro
bestiame
;
un
'
altra
striscia
d
'
argento
lunga
si
posava
in
cima
al
tetto
del
magazzino
,
che
diventava
immenso
nel
buio
.
-
Eh
?
Diodata
?
Dormi
,
marmotta
?
...
-
Nossignore
,
no
!
...
Essa
comparve
tutta
arruffata
e
spalancando
a
forza
gli
occhi
assonnati
.
Si
mise
a
scopare
colle
mani
dinanzi
all
'
uscio
,
buttando
via
le
frasche
,
carponi
,
fregandosi
gli
occhi
di
tanto
in
tanto
per
non
lasciarsi
vincere
dal
sonno
,
col
mento
rilassato
,
le
gambe
fiacche
.
-
Dormivi
!
...
Se
te
l
'
ho
detto
che
dormivi
!
...
E
le
assestò
uno
scapaccione
come
carezza
.
Egli
invece
non
aveva
sonno
.
Si
sentiva
allargare
il
cuore
.
Gli
venivano
tanti
ricordi
piacevoli
.
Ne
aveva
portate
delle
pietre
sulle
spalle
,
prima
di
fabbricare
quel
magazzino
!
E
ne
aveva
passati
dei
giorni
senza
pane
,
prima
di
possedere
tutta
quella
roba
!
Ragazzetto
...
gli
sembrava
di
tornarci
ancora
,
quando
portava
il
gesso
dalla
fornace
di
suo
padre
,
a
Donferrante
!
Quante
volte
l
'
aveva
fatta
quella
strada
di
Licodia
,
dietro
gli
asinelli
che
cascavano
per
via
e
morivano
alle
volte
sotto
il
carico
!
Quanto
piangere
e
chiamar
santi
e
cristiani
in
aiuto
!
Mastro
Nunzio
allora
suonava
il
deprofundis
sulla
schiena
del
figliuolo
,
con
la
funicella
stessa
della
soma
...
Erano
dieci
o
dodici
tarì
che
gli
cascavano
di
tasca
ogni
asino
morto
al
poveruomo
!
-
Carico
di
famiglia
!
Santo
che
gli
faceva
mangiare
i
gomiti
sin
d
'
allora
;
Speranza
che
cominciava
a
voler
marito
;
la
mamma
con
le
febbri
,
tredici
mesi
dell
'
anno
!
...
-
Più
colpi
di
funicella
che
pane
!
-
Poi
quando
il
Mascalise
,
suo
zio
,
lo
condusse
seco
manovale
,
a
cercar
fortuna
...
Il
padre
non
voleva
,
perché
aveva
la
sua
superbia
anche
lui
,
come
uno
che
era
stato
sempre
padrone
,
alla
fornace
,
e
gli
cuoceva
di
vedere
il
sangue
suo
al
comando
altrui
.
-
Ci
vollero
sette
anni
prima
che
gli
perdonasse
,
e
fu
quando
finalmente
Gesualdo
arrivò
a
pigliare
il
primo
appalto
per
conto
suo
...
la
fabbrica
del
Molinazzo
...
Circa
duecento
salme
di
gesso
che
andarono
via
dalla
fornace
al
prezzo
che
volle
mastro
Nunzio
...
e
la
dote
di
Speranza
anche
,
perché
la
ragazza
non
poteva
più
stare
in
casa
...
-
E
le
dispute
allorché
cominciò
a
speculare
sulla
campagna
!
...
-
Mastro
Nunzio
non
voleva
saperne
...
Diceva
che
non
era
il
mestiere
in
cui
erano
nati
.
"
Fa
l
'
arte
che
sai
!
"
-
Ma
poi
,
quando
il
figliuolo
lo
condusse
a
veder
le
terre
che
aveva
comprato
,
lì
proprio
,
alla
Canziria
,
non
finiva
di
misurarle
in
lungo
e
in
largo
,
povero
vecchio
,
a
gran
passi
,
come
avesse
nelle
gambe
la
canna
dell
'
agrimensore
...
E
ordinava
"
bisogna
far
questo
e
quest
'
altro
"
per
usare
del
suo
diritto
,
e
non
confessare
che
suo
figlio
potesse
aver
la
testa
più
fine
della
sua
.
-
La
madre
non
ci
arrivò
a
provare
quella
consolazione
,
poveretta
.
Morì
raccomandando
a
tutti
Santo
,
che
era
stato
sempre
il
suo
prediletto
e
Speranza
carica
di
famiglia
com
'
era
stata
lei
...
-
un
figliuolo
ogni
anno
...
-
Tutti
sulle
spalle
di
Gesualdo
,
giacché
lui
guadagnava
per
tutti
.
Ne
aveva
guadagnati
dei
denari
!
Ne
aveva
fatta
della
roba
!
Ne
aveva
passate
delle
giornate
dure
e
delle
notti
senza
chiuder
occhio
!
Vent
'
anni
che
non
andava
a
letto
una
sola
volta
senza
prima
guardare
il
cielo
per
vedere
come
si
mettesse
.
-
Quante
avemarie
,
e
di
quelle
proprio
che
devono
andar
lassù
,
per
la
pioggia
e
pel
bel
tempo
!
-
Tanta
carne
al
fuoco
!
tanti
pensieri
,
tante
inquietudini
,
tante
fatiche
!
...
La
coltura
dei
fondi
,
il
commercio
delle
derrate
,
il
rischio
delle
terre
prese
in
affitto
,
le
speculazioni
del
cognato
Burgio
che
non
ne
indovinava
una
e
rovesciava
tutto
il
danno
sulle
spalle
di
lui
!
...
-
Mastro
Nunzio
che
si
ostinava
ad
arrischiare
cogli
appalti
il
denaro
del
figliuolo
,
per
provare
che
era
il
padrone
in
casa
sua
!
...
-
Sempre
in
moto
,
sempre
affaticato
,
sempre
in
piedi
,
di
qua
e
di
là
,
al
vento
,
al
sole
,
alla
pioggia
;
colla
testa
grave
di
pensieri
,
il
cuore
grosso
d
'
inquietudini
,
le
ossa
rotte
di
stanchezza
;
dormendo
due
ore
quando
capitava
,
come
capitava
,
in
un
cantuccio
della
stalla
,
dietro
una
siepe
,
nell
'
aia
,
coi
sassi
sotto
la
schiena
;
mangiando
un
pezzo
di
pane
nero
e
duro
dove
si
trovava
,
sul
basto
della
mula
,
all
'
ombra
di
un
ulivo
,
lungo
il
margine
di
un
fosso
,
nella
malaria
,
in
mezzo
a
un
nugolo
di
zanzare
.
-
Non
feste
,
non
domeniche
,
mai
una
risata
allegra
,
tutti
che
volevano
da
lui
qualche
cosa
,
il
suo
tempo
,
il
suo
lavoro
,
o
il
suo
denaro
;
mai
un
'
ora
come
quelle
che
suo
fratello
Santo
regalavasi
in
barba
sua
all
'
osteria
!
-
trovando
a
casa
poi
ogni
volta
il
viso
arcigno
di
Speranza
,
o
le
querimonie
del
cognato
,
o
il
piagnucolìo
dei
ragazzi
-
le
liti
fra
tutti
loro
quando
gli
affari
non
andavano
bene
.
-
Costretto
a
difendere
la
sua
roba
contro
tutti
,
per
fare
il
suo
interesse
.
-
Nel
paese
non
un
solo
che
non
gli
fosse
nemico
,
o
alleato
pericoloso
e
temuto
.
-
Dover
celare
sempre
la
febbre
dei
guadagni
,
la
botta
di
una
mala
notizia
,
l
'
impeto
di
una
contentezza
;
e
aver
sempre
la
faccia
chiusa
,
l
'
occhio
vigilante
,
la
bocca
seria
!
Le
astuzie
di
ogni
giorno
;
le
ambagi
per
dire
soltanto
"
vi
saluto
"
;
le
strette
di
mano
inquiete
,
coll
'
orecchio
teso
;
la
lotta
coi
sorrisi
falsi
,
o
coi
visi
arrossati
dall
'
ira
,
spumanti
bava
e
minacce
-
la
notte
sempre
inquieta
,
il
domani
sempre
grave
di
speranza
o
di
timore
...
-
Ci
hai
lavorato
,
anche
tu
,
nella
roba
del
tuo
padrone
!
...
Hai
le
spalle
grosse
anche
tu
...
povera
Diodata
!
...
Essa
,
vedendosi
rivolta
la
parola
,
si
accostò
tutta
contenta
e
gli
si
accovacciò
ai
piedi
,
su
di
un
sasso
,
col
viso
bianco
di
luna
,
il
mento
sui
ginocchi
,
in
un
gomitolo
.
Passava
il
tintinnìo
dei
campanacci
,
il
calpestìo
greve
e
lento
per
la
distesa
del
bestiame
che
scendeva
al
torrente
,
dei
muggiti
gravi
e
come
sonnolenti
,
le
voci
dei
guardiani
che
lo
guidavano
e
si
spandevano
lontane
,
nell
'
aria
sonora
.
La
luna
ora
discesa
sino
all
'
aia
,
stampava
delle
ombre
nere
in
un
albore
freddo
;
disegnava
l
'
ombra
vagante
dei
cani
di
guardia
che
avevano
fiutato
il
bestiame
;
la
massa
inerte
del
camparo
,
steso
bocconi
-
Nanni
l
'
Orbo
,
eh
?
...
o
Brasi
Camauro
?
Chi
dei
due
ti
sta
dietro
la
gonnella
?
-
riprese
don
Gesualdo
che
era
in
vena
di
scherzare
.
Diodata
sorrise
:
-
Nossignore
!
...
nessuno
!
...
Ma
il
padrone
ci
si
divertiva
:
-
Sì
,
sì
!
...
l
'
uno
o
l
'
altro
...
o
tutti
e
due
insieme
!
...
Lo
saprò
!
...
Ti
sorprenderò
con
loro
nel
vallone
,
qualche
volta
!
...
Essa
sorrideva
sempre
allo
stesso
modo
,
di
quel
sorriso
dolce
e
contento
,
allo
scherzo
del
padrone
che
sembrava
le
illuminasse
il
viso
,
affinato
dal
chiarore
molle
:
gli
occhi
come
due
stelle
;
le
belle
trecce
allentate
sul
collo
;
la
bocca
un
po
'
larga
e
tumida
,
ma
giovane
e
fresca
.
Il
padrone
stette
un
momento
a
guardarla
così
,
sorridendo
anch
'
esso
,
e
le
diede
un
altro
scapaccione
affettuoso
.
-
Questa
non
è
roba
per
quel
briccone
di
Brasi
,
o
per
Nanni
l
'
Orbo
!
no
!
...
-
Oh
,
gesummaria
!
...
-
esclamò
essa
facendosi
la
croce
.
-
Lo
so
,
lo
so
.
Dico
per
ischerzo
,
bestia
!
...
Tacque
un
altro
po
'
ancora
,
e
poi
soggiunse
:
-
Sei
una
buona
ragazza
!
...
buona
e
fedele
!
vigilante
sugli
interessi
del
padrone
,
sei
stata
sempre
...
-
Il
padrone
mi
ha
dato
il
pane
,
-
rispose
essa
semplicemente
.
-
Sarei
una
birbona
...
-
Lo
so
!
lo
so
!
...
poveretta
!
...
per
questo
t
'
ho
voluto
bene
!
A
poco
a
poco
,
seduto
al
fresco
,
dopo
cena
,
con
quel
bel
chiaro
di
luna
,
si
lasciava
andare
alla
tenerezza
dei
ricordi
.
-
Povera
Diodata
!
Ci
hai
lavorato
anche
tu
!
...
Ne
abbiamo
passati
dei
brutti
giorni
!
...
Sempre
all
'
erta
,
come
il
tuo
padrone
!
Sempre
colle
mani
attorno
...
a
far
qualche
cosa
!
Sempre
l
'
occhio
attento
sulla
mia
roba
!
...
Fedele
come
un
cane
!
...
Ce
n
'
è
voluto
,
sì
,
a
far
questa
roba
!
...
Tacque
un
momento
intenerito
.
Poi
riprese
,
dopo
un
pezzetto
,
cambiando
tono
:
-
Sai
?
Vogliono
che
prenda
moglie
.
La
ragazza
non
rispose
;
egli
non
badandoci
,
seguitò
:
-
Per
avere
un
appoggio
...
Per
far
lega
coi
pezzi
grossi
del
paese
...
Senza
di
loro
non
si
fa
nulla
!
...
Vogliono
farmi
imparentare
con
loro
...
per
l
'
appoggio
del
parentado
,
capisci
?
...
Per
non
averli
tutti
contro
,
all
'
occasione
...
Eh
?
che
te
ne
pare
?
Ella
tacque
ancora
un
momento
col
viso
nelle
mani
.
Poi
rispose
,
con
un
tono
di
voce
che
andò
a
rimescolargli
il
sangue
a
lui
pure
:
-
Vossignoria
siete
il
padrone
...
-
Lo
so
,
lo
so
...
Ne
discorro
adesso
per
chiacchierare
...
perché
mi
sei
affezionata
...
Ancora
non
ci
penso
...
ma
un
giorno
o
l
'
altro
bisogna
pure
andarci
a
cascare
...
Per
chi
ho
lavorato
infine
?
...
Non
ho
figliuoli
...
Allora
le
vide
il
viso
,
rivolto
a
terra
,
pallido
pallido
e
tutto
bagnato
.
-
Perché
piangi
,
bestia
?
-
Niente
,
vossignoria
!
...
Così
!
...
Non
ci
badate
...
-
Cosa
t
'
eri
messa
in
capo
,
di
'
?
-
Niente
,
niente
,
don
Gesualdo
...
-
Santo
e
santissimo
!
Santo
e
santissimo
!
-
prese
a
gridare
lui
sbuffando
per
l
'
aia
.
Il
camparo
al
rumore
levò
il
capo
sonnacchioso
e
domandò
:
-
Che
c
'
è
?
...
S
'
è
slegata
la
mula
?
Devo
alzarmi
?
...
-
No
,
no
,
dormite
,
zio
Carmine
.
Diodata
gli
andava
dietro
passo
passo
,
con
voce
umile
e
sottomessa
:
-
Perché
v
'
arrabbiate
,
vossignoria
?
...
Cosa
vi
ho
detto
?
...
-
M
'
arrabbio
colla
mia
sorte
!
...
Guai
e
seccature
da
per
tutto
...
dove
vado
!
...
Anche
tu
,
adesso
!
...
col
piagnisteo
!
...
Bestia
!
...
Credi
che
,
se
mai
,
ti
lascerei
in
mezzo
a
una
strada
...
senza
soccorsi
?
...
-
Nossignore
...
non
è
per
me
...
Pensavo
a
quei
poveri
innocenti
...
-
Anche
quest
'
altra
?
...
Che
ci
vuoi
fare
!
Così
va
il
mondo
!
...
Poiché
v
'
è
il
comune
che
ci
pensa
!
...
Deve
mantenerli
il
comune
a
spese
sue
...
coi
denari
di
tutti
!
...
Pago
anch
'
io
!
...
So
io
ogni
volta
che
vo
dall
'
esattore
!
...
Si
grattò
il
capo
un
istante
,
e
riprese
:
-
Vedi
,
ciascuno
viene
al
mondo
colla
sua
stella
...
Tu
stessa
hai
forse
avuto
il
padre
o
la
madre
ad
aiutarti
?
Sei
venuta
al
mondo
da
te
,
come
Dio
manda
l
'
erba
e
le
piante
che
nessuno
ha
seminato
.
Sei
venuta
al
mondo
come
dice
il
tuo
nome
...
Diodata
!
Vuol
dire
di
nessuno
!
...
E
magari
sei
forse
figlia
di
barone
,
e
i
tuoi
fratelli
adesso
mangiano
galline
e
piccioni
!
Il
Signore
c
'
è
per
tutti
!
Hai
trovato
da
vivere
anche
tu
!
...
E
la
mia
roba
?
...
me
l
'
hanno
data
i
genitori
forse
?
Non
mi
son
fatto
da
me
quello
che
sono
?
Ciascuno
porta
il
suo
destino
!
...
Io
ho
il
fatto
mio
,
grazie
a
Dio
,
e
mio
fratello
non
ha
nulla
...
In
tal
modo
seguitava
a
brontolare
,
passeggiando
per
l
'
aia
,
su
e
giù
dinanzi
la
porta
.
Poscia
vedendo
che
la
ragazza
piangeva
ancora
,
cheta
cheta
per
non
infastidirlo
,
le
tornò
a
sedere
allato
di
nuovo
,
rabbonito
.
-
Che
vuoi
?
Non
si
può
far
sempre
quel
che
si
desidera
.
Non
sono
più
padrone
...
come
quando
ero
un
povero
diavolo
senza
nulla
...
Ora
ci
ho
tanta
roba
da
lasciare
...
Non
posso
andare
a
cercar
gli
eredi
di
qua
e
di
là
,
per
la
strada
...
o
negli
ospizi
dei
trovatelli
.
Vuol
dire
che
i
figliuoli
che
avrò
poi
,
se
Dio
m
'
aiuta
,
saranno
nati
sotto
la
buona
stella
!
...
-
Vossignoria
siete
il
padrone
...
Egli
ci
pensò
un
po
'
su
,
perché
quel
discorso
lo
punzecchiava
ancora
peggio
di
una
vespa
,
e
tornò
a
dire
:
-
Anche
tu
...
non
hai
avuto
né
padre
né
madre
...
Eppure
cosa
t
'
è
mancato
,
di
'
?
-
Nulla
,
grazie
a
Dio
!
-
Il
Signore
c
'
è
per
tutti
...
Non
ti
lascerei
in
mezzo
a
una
strada
,
ti
dico
!
...
La
coscienza
mi
dice
di
no
...
Ti
cercherei
un
marito
...
-
Oh
...
quanto
a
me
...
don
Gesualdo
!
...
-
Sì
,
sì
,
bisogna
maritarti
!
...
Sei
giovane
,
non
puoi
rimaner
così
...
Non
ti
lascerei
senza
un
appoggio
...
Ti
troverei
un
buon
giovane
,
un
galantuomo
...
Nanni
l
'
Orbo
,
guarda
!
Ti
darei
la
dote
...
-
Il
Signore
ve
lo
renda
...
-
Son
cristiano
!
son
galantuomo
!
Poi
te
lo
meriti
.
Dove
andresti
a
finire
altrimenti
?
...
Penserò
a
tutto
io
.
Ho
tanti
pensieri
pel
capo
!
...
e
questo
cogli
altri
!
...
Sai
che
ti
voglio
bene
.
Il
marito
si
trova
subito
.
Sei
giovane
...
una
bella
giovane
...
Sì
,
sì
,
bella
!
...
lascia
dire
a
me
che
lo
so
!
Roba
fine
!
...
sangue
di
barone
sei
,
di
certo
!
...
Ora
la
pigliava
su
di
un
altro
tono
,
col
risolino
furbo
e
le
mani
che
gli
pizzicavano
.
Le
stringeva
con
due
dita
il
ganascino
.
Le
sollevava
a
forza
il
capo
,
che
ella
si
ostinava
a
tener
basso
per
nascondere
le
lagrime
.
-
Già
per
ora
son
discorsi
in
aria
...
Il
bene
che
voglio
a
te
non
lo
voglio
a
nessuno
,
guarda
!
...
Su
quel
capo
adesso
,
sciocca
!
...
sciocca
che
sei
!
...
Come
vide
che
seguitava
a
piangere
,
testarda
,
scappò
a
bestemmiare
di
nuovo
,
simile
a
un
vitello
infuriato
.
-
Santo
e
santissimo
!
Sorte
maledetta
!
...
Sempre
guai
e
piagnistei
!
...
V
Masi
,
il
garzone
,
corse
a
svegliare
don
Gesualdo
prima
dell
'
alba
,
con
una
voce
che
faceva
gelare
il
sangue
nelle
vene
:
-
Alzatevi
,
vossignoria
;
ch
'
è
venuto
il
manovale
da
Fiumegrande
e
vuole
parlarvi
subito
!
...
-
Da
Fiumegrande
?
...
a
quest
'
ora
?
...
-
Mastro
-
don
Gesualdo
andava
raccattando
i
panni
tastoni
,
al
buio
,
ancora
assonnato
,
con
un
guazzabuglio
nella
testa
.
Tutt
'
a
un
tratto
gridò
:
-
Il
ponte
!
...
Deve
essere
accaduta
qualche
disgrazia
!
...
-
Giù
nella
stalla
trovò
il
manovale
seduto
sulla
panchetta
,
fradicio
di
pioggia
,
che
faceva
asciugare
i
quattro
cenci
a
una
fiammata
di
strame
.
Appena
vide
giungere
il
padrone
,
cominciò
a
piagnucolare
di
nuovo
:
-
Il
ponte
!
...
Mastro
Nunzio
,
vostro
padre
,
disse
ch
'
era
ora
di
togliere
l
'
armatura
!
...
Nardo
vi
è
rimasto
sotto
!
...
Era
un
parapiglia
per
tutta
la
casa
:
Speranza
,
la
sorella
,
che
scendeva
a
precipizio
,
intanto
che
suo
marito
s
'
infilava
le
brache
;
Santo
,
ancora
mezzo
ubbriaco
,
ruzzoloni
per
la
scaletta
della
botola
,
urlando
quasi
l
'
accoppassero
.
Il
manovale
,
a
ciascuno
che
capitava
,
tornava
a
dire
:
-
Il
ponte
!
...
l
'
armatura
!
...
Mastro
Nunzio
dice
che
fu
il
cattivo
tempo
!
...
Don
Gesualdo
andava
su
e
giù
per
la
stalla
,
pallido
,
senza
dire
una
parola
,
senza
guardare
in
viso
nessuno
,
aspettando
che
gl
'
insellassero
la
mula
,
la
quale
spaventata
anch
'
essa
sparava
calci
,
e
Masi
dalla
confusione
non
riusciva
a
mettergli
il
basto
.
A
un
certo
punto
gli
andò
coi
pugni
sul
viso
,
cogli
occhi
che
volevano
schizzargli
dall
'
orbita
.
-
Quando
?
santo
e
santissimo
!
...
Non
la
finisci
più
,
peste
che
ti
venga
!
-
Colpa
vostra
!
Ve
l
'
avevo
detto
!
Non
sono
imprese
per
noialtri
!
-
sbraitava
la
sorella
in
camicia
,
coi
capelli
arruffati
,
una
furia
tale
e
quale
!
Massaro
Fortunato
,
più
calmo
,
approvava
la
moglie
,
con
un
cenno
del
capo
,
silenzioso
,
seduto
sulla
panchetta
,
simile
a
una
macina
di
mulino
.
-
Voi
non
dite
nulla
!
state
lì
come
un
allocco
!
Adesso
Speranza
inveiva
contro
suo
marito
:
-
Quando
si
tratta
d
'
aiutar
voi
,
che
pure
siete
suo
cognato
!
...
carico
di
figliuoli
anche
!
...
allora
saltano
fuori
le
difficoltà
!
...
denari
non
ce
ne
sono
!
...
i
denari
che
si
son
persi
nel
ponte
della
malora
!
Gesualdo
da
principio
si
voltò
verso
di
lei
inviperito
,
colla
schiuma
alla
bocca
.
Poscia
mandò
giù
la
bile
,
e
si
mise
a
canterellare
mentre
affibbiava
la
testiera
della
mula
:
un
'
allegria
che
gli
mangiava
il
fegato
.
Si
fece
il
segno
della
croce
,
mise
il
piede
alla
staffa
;
infine
di
lassù
,
a
cavallo
,
che
toccava
quasi
il
tetto
col
capo
,
sputò
fuori
il
fatto
suo
,
prima
d
'
andarsene
:
-
Avete
ragione
!
M
'
ha
fatto
fare
dei
bei
negozi
,
tuo
marito
!
La
semenza
che
abbiamo
buttato
via
a
Donninga
!
La
vigna
che
m
'
ha
fatto
piantare
dove
non
nasce
neppure
erba
da
pascolo
!
...
Testa
fine
tuo
marito
!
...
M
'
è
toccato
pagarle
di
tasca
mia
le
vostre
belle
speculazioni
!
Ma
son
stanco
,
veh
,
di
portare
la
soma
!
L
'
asino
quand
'
è
stanco
si
corica
in
mezzo
alla
via
e
non
va
più
avanti
...
E
spronò
la
mula
,
che
borbottava
ancora
;
la
sorella
sbraitandogli
dietro
,
dall
'
uscio
della
stalla
,
finché
si
udirono
i
ferri
della
cavalcatura
sui
ciottoli
della
stradicciuola
,
nel
buio
.
Il
manovale
si
mise
a
correre
,
affannato
,
zoppicando
;
ma
il
padrone
,
che
aveva
la
testa
come
un
mulino
,
non
se
ne
avvide
.
Soltanto
allorché
furono
giunti
alla
chiusa
del
Carmine
,
volse
il
capo
all
'
udire
lo
scalpiccìo
di
lui
nella
mota
,
e
lo
fece
montare
in
groppa
.
Il
ragazzo
,
colla
voce
rotta
dall
'
andatura
della
mula
,
ripeteva
sempre
la
stessa
cosa
:
-
Mastro
Nunzio
disse
che
era
tempo
di
togliere
l
'
armatura
...
Era
spiovuto
dopo
il
mezzogiorno
...
-
No
,
vossignoria
,
disse
mastro
Nardo
;
lasciamo
stare
ancora
sino
a
domani
...
-
Disse
mastro
Nunzio
:
-
tu
parli
così
per
papparti
un
'
altra
giornata
di
paga
...
-
Io
intanto
facevo
cuocere
la
minestra
per
gli
uomini
...
Dal
monte
si
udiva
gridare
:
"
La
piena
!
cristiani
!..."
Mentre
Nardo
stava
sciogliendo
l
'
ultima
fune
...
Gesualdo
,
col
viso
al
vento
,
frustato
dalla
burrasca
,
spronava
sempre
la
mula
colle
calcagna
,
senza
aprir
bocca
.
-
Eh
?
...
Che
dite
,
don
Gesualdo
?
...
Non
rispondete
?
...
-
Che
non
ti
casca
mai
la
lingua
?
-
rispose
infine
il
padrone
.
Cominciava
ad
albeggiare
prima
di
giungere
alla
Torretta
.
Un
contadino
che
incontrarono
spingendo
innanzi
l
'
asinello
,
pigliandosi
l
'
acquazzone
sotto
la
giacca
di
cotonina
,
col
fazzoletto
in
testa
e
le
mani
nelle
tasche
,
volle
dire
qualche
cosa
;
accennava
laggiù
,
verso
il
fiume
,
mentre
il
vento
si
portava
lontano
la
voce
.
Più
in
là
una
vecchierella
raggomitolata
sotto
un
carrubbio
si
mise
a
gridare
:
-
Non
potete
passare
,
no
!
...
Il
fiume
!
...
badate
!
...
In
fondo
,
nella
nebbia
del
fiume
e
della
pioggia
,
si
scorgeva
confusamente
un
enorme
ammasso
di
rovine
,
come
un
monte
franato
in
mezzo
al
fiume
,
e
sul
pilone
rimasto
in
piedi
,
perduto
nella
bruma
del
cielo
basso
,
qualcosa
di
nero
che
si
muoveva
,
delle
braccia
che
accennavano
lontano
.
Il
fiume
,
di
qua
e
di
là
dei
rottami
,
straripava
in
larghe
pozze
fangose
.
Più
giù
,
degli
uomini
messi
in
fila
,
coll
'
acqua
fino
al
ginocchio
,
si
chinavano
in
avanti
tutti
in
una
volta
,
e
poi
tiravano
insieme
,
con
un
oooh
!
che
sembrava
un
lamento
.
-
No
!
no
!
-
urlavano
i
muratori
trattenendo
pel
braccio
don
Gesualdo
.
-
Che
volete
annegarvi
,
vossignoria
?
Egli
non
rispondeva
,
nel
fango
sino
a
mezza
gamba
,
andando
su
e
giù
per
la
riva
corrosa
,
coi
capelli
che
gli
svolazzavano
al
vento
.
Mastro
Nunzio
,
dall
'
alto
del
pilone
,
gli
gridava
qualche
cosa
:
delle
grida
che
le
raffiche
gli
strappavano
di
bocca
e
sbrindellavano
lontano
.
-
Che
ci
fate
adesso
lassù
?
...
State
a
piangere
il
morto
?
Lasciate
...
lasciate
andare
!
-
gli
rispose
Gesualdo
dalla
riva
.
Il
rumore
delle
acque
si
mangiò
anche
le
sue
parole
furiose
.
Il
vecchio
,
in
alto
,
nella
nebbia
,
accennava
sempre
di
no
,
testardo
.
Dell
'
altra
gente
gridava
anche
dalla
riva
opposta
,
sotto
gli
ombrelloni
d
'
incerata
,
senza
potere
farsi
intendere
,
indicando
verso
il
punto
dove
gli
uomini
tiravano
in
salvo
delle
travi
.
A
seconda
del
vento
giungevano
pure
di
lassù
,
donde
veniva
la
corrente
,
delle
voci
che
sembravano
cadere
dal
cielo
,
delle
grida
disperate
,
e
un
suono
di
corno
rauco
.
Gesualdo
,
curvo
sotto
l
'
acquazzone
,
sfangando
sulla
riva
,
aiutava
a
tirare
in
salvo
i
legnami
dell
'
armatura
che
la
corrente
furiosa
seguitava
a
scuotere
e
a
sfasciare
.
-
A
me
!
...
santo
Dio
!
...
non
vedete
che
si
porta
anche
quelli
?
...
-
A
un
certo
punto
barcollò
e
stava
per
affondare
nella
melma
spumosa
che
dilagava
.
-
Santo
diavolone
!
Che
volete
lasciarvi
anche
la
pelle
?
-
urlò
il
capomastro
afferrandolo
pel
bavero
.
-
Un
altro
po
'
strascinate
me
pure
alla
perdizione
!
Egli
,
pallido
come
un
morto
,
cogli
occhi
stralunati
,
i
capelli
irti
sul
capo
,
quasi
colla
schiuma
alla
bocca
,
rispondeva
:
-
Lasciatemi
crepare
!
A
voi
non
ve
ne
importa
!
...
Dite
così
perché
voi
non
ci
avete
il
sangue
vostro
in
mezzo
a
quell
'
acqua
!
...
Lasciatemi
crepare
!
Mastro
Nunzio
,
vedendo
smaniare
a
quel
modo
il
suo
figliuolo
,
voleva
buttarsi
a
capo
fitto
giù
nella
corrente
addirittura
:
-
Per
non
stare
a
sentir
lui
!
...
Adesso
mi
dirà
ch
'
è
tutta
colpa
mia
!
...
vedrete
!
...
Non
son
padrone
di
muovere
un
dito
in
casa
mia
...
Sono
padrone
da
burla
...
Allora
è
meglio
finirla
in
una
volta
!
...
-
E
andava
tentando
l
'
acqua
col
piede
.
-
Sentite
!
-
interruppe
il
figliuolo
con
voce
sorda
.
-
Lasciatemi
in
pace
anche
voi
!
Io
v
'
ho
lasciato
fare
,
voi
!
Avete
voluto
che
prendessi
l
'
appalto
del
ponte
...
per
non
stare
in
ozio
...
Vedete
com
'
è
andata
a
finire
!
...
E
bisogna
tornare
da
capo
,
se
non
voglio
perdere
la
cauzione
...
Potevate
starvene
quieto
e
tranquillo
a
casa
...
Che
vi
facevo
mancare
?
...
Lasciatemi
in
pace
almeno
.
Tanto
,
voi
non
ci
avete
perso
nulla
...
-
Ah
!
Non
ci
ho
perso
nulla
?
...
Sapevo
bene
che
glielo
avresti
rinfacciato
...
a
tuo
padre
!
...
Già
non
conto
più
nulla
io
!
Non
so
far
più
nulla
!
...
Ti
ho
fatto
quel
che
sei
!
...
Come
se
non
fossi
il
capo
di
casa
!
...
come
se
non
conoscessi
il
mio
mestiere
!
...
-
Ah
!
...
il
vostro
mestiere
?
...
perché
avevate
la
fornace
del
gesso
?
...
e
mi
è
toccato
ricomprarvela
due
volte
anche
!
...
vi
credete
un
ingegnere
!
...
Ecco
il
bel
mestiere
che
sapete
fare
!
...
Mastro
Nunzio
guardò
infuriato
il
suo
figliuolo
,
annaspando
,
agitando
le
labbra
senza
poter
proferire
altre
parole
,
strabuzzando
gli
occhi
per
tornare
a
cercare
il
posto
migliore
da
annegarsi
,
e
infine
brontolò
:
-
E
allora
perché
mi
trattieni
?
...
Perché
non
vuoi
che
mi
butti
nel
fiume
?
perché
?
Gesualdo
cominciò
a
strapparsi
i
capelli
,
a
mordersi
le
braccia
,
a
sputare
in
cielo
.
Poscia
gli
si
piantò
in
faccia
disperato
,
scuotendogli
le
mani
giunte
dinanzi
al
viso
.
-
Per
l
'
amor
di
Dio
!
...
per
l
'
anima
di
mia
madre
!
...
con
questo
po
'
di
tegola
che
m
'
è
cascata
fra
capo
e
collo
...
capite
che
non
ho
voglia
di
scherzare
adesso
!
...
Il
capomastro
si
intromise
per
calmarli
.
-
Infine
quel
ch
'
è
stato
è
stato
.
Il
morto
non
torna
più
.
Colle
chiacchiere
non
si
rimedia
a
nulla
.
Piuttosto
venite
ad
asciugarvi
tutti
e
due
,
che
arrischiate
di
pigliare
un
malanno
per
giunta
,
così
fradici
come
siete
.
Avevano
acceso
un
gran
fuoco
di
giunchi
e
di
legna
rotte
,
nella
capanna
.
Pezzi
di
travi
su
cui
erano
ancora
appiccicate
le
immagini
dei
santi
che
dovevano
proteggere
il
ponte
,
buon
'
anima
sua
!
Mastro
Nunzio
,
il
quale
perdeva
anche
la
fede
in
quella
disdetta
,
ci
sputò
sopra
un
paio
di
volte
,
col
viso
torvo
.
Tutti
piangevano
e
si
fregavano
gli
occhi
dal
fumo
,
intanto
che
facevano
asciugare
i
panni
umidi
.
In
un
canto
,
sotto
quelle
quattro
tegole
rotte
,
era
buttato
Nardo
,
il
manovale
che
s
'
era
rotta
la
gamba
,
sudando
e
spasimando
.
Volle
mettere
anch
'
egli
una
buona
parola
nel
malumore
fra
padre
e
figlio
:
-
Il
peggio
è
toccato
a
me
;
-
si
lamentò
,
-
che
ora
rimango
storpio
e
non
posso
più
buscarmi
il
pane
.
Uno
dei
suoi
compagni
,
vedendo
che
non
poteva
muoversi
,
gli
ammucchiò
un
po
'
di
strame
sotto
il
capo
.
Mastro
Nunzio
,
sull
'
uscio
,
coi
pugni
rivolti
al
cielo
,
lanciava
fuoco
e
fiamme
.
-
Giuda
Iscariota
!
Santo
diavolone
!
Doveva
venire
adesso
questa
grazia
di
Dio
!
...
Ciascheduno
diceva
la
sua
.
Dei
vicini
,
venuti
per
vedere
;
dei
viandanti
che
volevano
passare
il
fiume
,
e
aspettavano
,
al
riparo
,
con
la
schiena
alla
fiammata
.
-
Evviva
voi
!
Avete
fatto
un
bel
lavoro
!
Tanti
denari
spesi
!
I
denari
del
comune
!
...
Ora
ci
tocca
aspettare
chissà
quanto
,
prima
di
vedere
un
altro
ponte
...
O
com
'
era
fatto
,
di
ricotta
?
-
Questi
altri
,
adesso
!
...
Arrivate
giusto
nel
buon
momento
!
...
Volete
che
faccia
scendere
Dio
e
i
santi
di
lassù
?...-
sbraitava
mastro
Nunzio
.
Gesualdo
,
lui
,
non
diceva
nulla
,
con
la
faccia
color
di
terra
,
seduto
su
di
un
sasso
,
le
mani
fra
le
cosce
,
penzoloni
.
Quindi
prese
a
sfogarsi
col
manovale
.
-
Guarda
quella
carogna
!
Mi
lascia
fuori
la
mula
,
con
questo
tempo
!
Poltronaccio
!
Nemico
del
tuo
padrone
!
-
Non
vi
disperate
,
vossignoria
!
-
piagnucolò
Nardo
dal
suo
cantuccio
.
-
Finché
c
'
è
la
salute
,
il
resto
è
niente
!
...
Gesualdo
gli
lanciò
addosso
un
'
occhiata
furibonda
.
-
Parla
bene
,
lui
...
che
non
ha
nulla
da
perdere
!
...
-
No
,
no
,
vossignoria
!
...
Non
dite
così
,
che
il
Signore
vi
gastiga
!
...
Mastro
Nunzio
,
appoggiato
allo
stipite
dell
'
uscio
,
stava
masticando
da
un
po
'
la
sua
idea
,
fra
le
gengive
sdentate
.
Infine
la
buttò
fuori
,
rivolgendosi
verso
il
figliuolo
all
'
improvviso
:
-
E
sai
cos
'
ho
da
dirti
?
Che
non
ne
voglio
più
sapere
di
questo
ponte
della
disgrazia
!
Piuttosto
faremo
un
mulino
,
coi
materiali
che
riusciremo
a
mettere
in
salvo
...
Un
affare
sicuro
quello
...
-
Un
'
altra
adesso
!
-
saltò
su
Gesualdo
.
-
Siete
ammattito
davvero
?
E
la
cauzione
?
Volete
che
ci
perda
anche
quella
?
Se
lasciassi
fare
a
voi
!
...
Quando
presi
a
fabbricare
dei
mulini
,
mi
toccava
sentire
che
era
la
rovina
...
Ora
che
vi
siete
persuaso
,
non
vorreste
far
altro
...
come
se
tutto
il
paese
dovesse
macinarsi
le
ossa
notte
e
giorno
,
e
le
mie
prima
degli
altri
!
...
santo
e
santissimo
!
La
lite
s
'
accese
un
'
altra
volta
.
Mastro
Nunzio
che
strillava
e
si
lagnava
di
non
esser
rispettato
.
-
Vedete
se
sono
un
fantoccio
?
...
un
pulcinella
?
...
il
capo
della
casa
...
signori
miei
!
...
guardate
un
po
'
!
...
-
Gesualdo
per
finirla
saltò
di
nuovo
sulla
mula
,
verde
dalla
bile
,
e
se
ne
andò
mentre
l
'
acqua
veniva
ancora
giù
dal
cielo
come
Dio
la
mandava
,
col
capo
nelle
spalle
,
bagnato
sino
alle
ossa
,
il
cuore
dentro
più
nero
del
cielo
nuvolo
che
aveva
dinanzi
agli
occhi
;
il
paese
grigio
e
triste
nella
pioggia
anch
'
esso
,
lassù
in
cima
al
monte
,
col
suono
del
mezzogiorno
che
passava
a
ondate
,
trasportato
dal
vento
,
e
si
sperdeva
in
lontananza
.
Quanti
lo
incontravano
,
conoscendo
la
disgrazia
che
gli
era
capitata
,
dimenticavano
di
salutarlo
e
tiravano
via
.
Egli
guardava
bieco
e
borbottava
di
tanto
in
tanto
fra
di
sé
:
-
Sono
ancora
in
piedi
!
Mi
chiamo
mastro
-
don
Gesualdo
!
...
Finché
sono
in
piedi
so
aiutarmi
!
Un
solo
,
un
povero
diavolo
,
che
andava
per
la
stessa
strada
,
gli
offrì
di
prenderlo
sotto
l
'
ombrello
.
Egli
rispose
:
-
Ci
vuol
altro
che
l
'
ombrello
,
amico
mio
!
Non
temete
,
che
non
ho
paura
d
'
acqua
e
di
grandine
,
io
!
Arrivò
al
paese
dopo
mezzogiorno
.
Il
canonico
Lupi
s
'
era
coricato
allora
allora
,
subito
dopo
pranzo
.
-
Vengo
,
vengo
,
don
Gesualdo
!
-
gli
gridò
dalla
finestra
,
sentendosi
chiamare
.
Qualcheduno
che
andava
ancora
pei
fatti
suoi
,
a
quell
'
ora
,
vedendolo
così
fradicio
,
piovendo
acqua
come
un
ombrello
,
gli
disse
:
-
Eh
,
don
Gesualdo
?
...
che
disgrazia
!
...
Lui
duro
come
un
sasso
,
col
sorriso
amaro
sulle
labbra
sottili
e
pallide
,
rispondeva
:
-
Eh
,
cose
che
accadono
.
Chi
va
all
'
acqua
si
bagna
,
e
chi
va
a
cavallo
cade
.
Ma
sinché
non
v
'
è
uomini
morti
,
a
tutto
si
rimedia
.
I
più
tiravano
di
lungo
,
voltandosi
per
curiosità
dopo
ch
'
erano
passati
.
Il
canonico
comparve
infine
sul
portoncino
,
abbottonandosi
la
sottana
.
-
Eh
?
eh
?
don
Gesualdo
?
Eccovi
qua
...
eccovi
qua
!
...
Don
Gesualdo
s
'
era
fatta
una
faccia
allegra
per
quanto
poteva
,
colla
febbre
maligna
che
ci
aveva
nello
stomaco
.
-
Sissignore
,
eccomi
qua
!
-
rispose
con
un
sorriso
che
cercò
di
fare
allargare
per
tutta
la
faccia
scura
.
-
Eccomi
qua
,
come
volete
voi
...
ai
vostri
comandi
...
Però
,
dite
la
verità
,
voi
parlate
col
diavolo
,
eh
?
Il
canonico
finse
di
non
capire
:
-
Perché
?
pel
ponte
?
No
,
in
fede
mia
!
Mi
dispiace
anzi
!
...
-
No
,
no
,
non
dico
pel
ponte
!
...
Ma
andiamo
di
sopra
,
vossignoria
.
Non
son
discorsi
da
farsi
qui
,
in
istrada
...
C
'
era
il
letto
ancora
disfatto
nella
camera
del
canonico
;
tutt
'
in
giro
alle
pareti
un
bel
numero
di
gabbioline
,
dove
il
canonico
,
gran
cacciatore
al
paretaio
,
teneva
i
suoi
uccelli
di
richiamo
;
un
enorme
crocifisso
nero
di
faccia
all
'
uscio
,
e
sotto
la
cassa
della
confraternita
,
come
una
bara
da
morto
,
nella
quale
erano
i
pegni
dei
denari
dati
a
prestito
;
delle
immagini
di
santi
qua
e
là
,
appiccicate
colle
ostie
,
insudiciate
dagli
uccelli
,
e
un
puzzo
da
morire
,
fra
tutte
quelle
bestie
.
Don
Gesualdo
cominciò
subito
a
sfogarsi
narrando
i
suoi
guai
:
il
padre
che
si
ostinava
a
fare
di
testa
sua
,
per
mostrare
ch
'
era
sempre
lui
il
capo
,
dopo
aver
dato
fondo
al
patrimonio
...
Gli
era
toccato
ricomprargliela
due
volte
la
fornace
del
gesso
!
E
continuava
a
metterlo
in
quegli
impicci
!
...
E
se
lui
diceva
ahi
!
quando
era
costretto
a
farsi
aprire
la
vena
e
a
lasciarsi
cavar
dell
'
altro
sangue
per
pagare
,
allora
il
padre
gridava
che
gli
si
mancava
di
rispetto
.
La
sorella
ed
il
cognato
che
lo
pelavano
dall
'
altra
parte
.
Una
bestia
,
quel
cognato
Burgio
!
bestia
e
presuntuoso
!
E
chi
pagava
era
sempre
lui
,
Gesualdo
!
...
Suo
fratello
Santo
che
mangiava
e
beveva
alle
sue
spalle
,
senza
far
nulla
,
da
mattina
a
sera
:
-
Col
mio
denaro
,
capite
,
vossignoria
?
col
sangue
mio
!
So
io
quel
che
mi
costa
!
Quando
ho
lasciato
mio
padre
nella
fornace
del
gesso
in
rovina
,
che
non
si
sapeva
come
dar
da
mangiare
a
quei
quattro
asini
del
carico
,
colla
sola
camicia
indosso
sono
andato
via
...
e
un
paio
di
pantaloni
che
non
tenevano
più
,
per
la
decenza
...
senza
scarpe
ai
piedi
,
sissignore
.
La
prima
cazzuola
per
incominciare
a
fare
il
muratore
dovette
prestarmela
mio
zio
il
Mascalise
...
E
mio
padre
che
strepitava
perché
lasciavo
il
mestiere
in
cui
ero
nato
...
E
poi
,
quando
presi
il
primo
lavoro
a
cottimo
...
gridava
ch
'
era
un
precipizio
!
Ne
ho
avuto
del
coraggio
,
signor
canonico
!
Lo
so
io
quel
che
mi
costa
!
Tutto
frutto
dei
miei
sudori
,
quello
che
ho
...
E
quando
lo
vedo
a
buttarmelo
via
,
chi
da
una
parte
e
chi
dall
'
altra
!
...
che
volete
,
vossignoria
!
il
sangue
si
ribella
!
...
Ho
taciuto
sinora
per
aver
la
quiete
in
famiglia
...
per
mangiare
in
santa
pace
un
boccone
di
pane
,
quando
torno
a
casa
stanco
...
Ma
ora
non
ne
posso
più
!
Anche
l
'
asino
quando
è
stanco
si
corica
in
mezzo
alla
via
e
non
va
più
avanti
...
Voi
non
sapete
che
gastigo
di
Dio
è
Speranza
,
mia
sorella
!
...
Voglio
finirla
!
...
Ciascuno
per
casa
sua
.
Dico
bene
,
canonico
mio
?
Il
canonico
intanto
governava
i
suoi
uccelli
di
richiamo
.
-
Se
non
mi
date
retta
,
vossignoria
,
è
inutile
che
parli
!
-
Sì
,
sì
,
vi
ascolto
.
Che
diavolo
!
non
ci
vuole
poi
un
sant
'
Agostino
a
capire
quel
che
volete
!
...
In
conclusione
si
tratta
di
salvare
la
cauzione
,
non
è
così
?
di
avere
qualche
aiuto
dal
comune
?
-
Sissignore
...
la
cauzione
...
Poi
Gesualdo
gli
piantò
addosso
gli
occhi
grigi
e
penetranti
,
e
riprese
:
-
E
un
'
altra
cosa
anche
...
Vi
dicevo
che
voglio
far
casa
da
me
...
per
conto
mio
...
se
trovo
la
moglie
che
mi
conviene
...
Ma
se
non
mi
date
retta
,
vossignoria
...
allora
è
inutile
...
O
se
fingete
di
non
capire
...
Vi
ricordate
?
...
quel
discorso
che
mi
faceste
la
sera
della
festa
del
santo
Patrono
?
...
Ma
se
fate
le
viste
di
non
capire
,
perchè
sono
venuto
qui
da
voi
...
quando
vi
ho
detto
per
prima
cosa
...
Vi
ho
detto
:
"
Eccomi
qua
,
come
volete
voi
...
"
-
Ah
!
...
ah
!
...
-
rispose
il
canonico
alzando
il
capo
come
un
asino
che
strappi
la
cavezza
.
Poi
lasciò
stare
il
nicchio
che
andava
spolverando
attentamente
,
e
gli
fissò
addosso
anche
lui
i
suoi
occhi
da
uomo
che
non
si
lascia
mettere
nel
sacco
.
-
Sentite
,
don
Gesualdo
...
questo
non
è
discorso
che
venite
a
farmi
adesso
,
a
questa
maniera
!
Allora
vuol
dire
che
non
conoscete
chi
vi
è
amico
e
chi
vi
è
nemico
,
benedetto
Dio
!
Ho
piacere
che
abbiate
toccato
con
mano
se
il
consiglio
che
vi
ho
dato
allora
era
tutt
'
oro
!
Una
giovane
ch
'
è
una
perla
,
avvezza
ad
ogni
guaio
,
che
l
'
avreste
tutta
ai
vostri
comandi
,
e
di
famiglia
primaria
anche
!
...
la
quale
vi
farebbe
imparentare
con
tutti
i
pezzi
grossi
del
paese
!
...
Lo
vedete
adesso
di
che
aiuto
vi
sarebbe
?
Avreste
dalla
vostra
i
giurati
e
tutti
quanti
.
Anche
per
l
'
altra
faccenda
della
gabella
,
poi
,
se
volete
entrarci
insieme
a
noi
...
-
Sissignore
-
rispose
Gesualdo
vagamente
.
-
Tante
cose
si
potrebbero
fare
...
Si
potrebbe
parlarne
...
-
Si
dovrebbe
parlarne
chiaro
,
amico
mio
.
Mi
prendete
per
un
ragazzo
?
Una
mano
lava
l
'
altra
.
Aiutami
che
t
'
aiuto
,
dice
pure
lo
Spirito
Santo
.
Voi
,
caro
don
Gesualdo
,
avete
il
difetto
di
credere
che
tutti
gli
altri
sien
più
minchioni
di
voi
.
Prima
fate
lo
gnorri
,
non
ci
sentite
da
quell
'
orecchio
,
e
poi
,
al
bisogno
,
quando
vi
casca
la
casa
addosso
,
mi
venite
dinanzi
con
quella
faccia
.
-
Sarà
il
caldo
...
saranno
tutti
quegli
uccelli
...
-
balbettò
l
'
altro
un
po
'
scombussolato
.
-
Vorrei
vedervi
nei
miei
panni
,
signor
canonico
!
-
esclamò
infine
.
-
Nei
vostri
panni
...
sicuro
...
mi
ci
metto
!
Voglio
farvi
vedere
e
toccar
con
mano
chi
vi
vuol
bene
o
no
!
Eccomi
con
voi
.
Pensiamo
a
quest
'
affare
del
ponte
prima
...
a
salvare
la
cauzione
...
con
un
sussidio
del
comune
.
Andremo
adesso
dal
capitano
...
e
dai
giurati
che
non
ci
sarebbero
contrari
...
Peccato
che
il
barone
Zacco
abbia
già
dei
sospetti
per
l
'
affare
della
gabella
!
...
Lasciatemi
pensare
...
Mentre
terminava
di
legarsi
il
mantello
al
collo
andava
raccogliendo
le
idee
,
colle
sopracciglia
aggrottate
,
guardando
in
terra
di
qua
e
di
là
.
-
Ecco
!
Io
vo
prima
dalla
signora
Sganci
...
no
!
no
!
non
le
dico
nulla
per
adesso
!
qualche
parola
così
in
aria
...
in
via
accademica
...
Mi
basta
che
donna
Marianna
scriva
due
righe
al
capitano
.
Quanto
alla
baronessa
Rubiera
posso
dormire
fra
due
guanciali
...
è
come
se
fosse
la
vostra
stessa
persona
,
se
mi
promettete
...
Ma
badiamo
,
veh
!
...
E
il
canonico
sgranò
gli
occhi
.
Don
Gesualdo
stese
la
mano
verso
il
crocifisso
.
-
No
,
dico
per
l
'
altro
affare
,
quello
della
gabella
.
Non
vorrei
che
giuocassimo
a
scarica
barile
fra
di
noi
,
caro
don
Gesualdo
!
Costui
voleva
allungare
la
mano
di
nuovo
;
ma
il
canonico
aveva
già
infilato
l
'
uscio
.
-
Voi
m
'
aspetterete
giù
,
nel
portone
.
Un
momento
,
vado
e
torno
.
Tornò
fregandosi
le
mani
:
-
Ve
l
'
avevo
detto
.
Non
ci
vede
dagli
occhi
donna
Marianna
per
quella
nipote
!
Farete
un
affarone
!
Appena
fuori
si
imbatterono
nel
notaro
Neri
,
che
andava
ad
aprire
lo
studio
,
e
fece
il
viso
di
condoglianza
a
don
Gesualdo
.
-
Brutto
affare
,
eh
?
Mi
dispiace
!
-
Sotto
si
vedeva
che
gongolava
.
Il
canonico
,
a
tagliar
corto
,
rispose
lui
:
-
Cosa
da
nulla
...
Il
diavolo
poi
non
è
così
brutto
...
Rimedieremo
...
Abbiamo
salvato
i
materiali
...
-
Dopo
,
quando
furono
lontani
,
e
il
notaio
con
la
chiave
nella
toppa
li
guardava
ancora
ridendo
,
il
canonico
gli
soffiò
nell
'
orecchio
,
a
mastro
-
don
Gesualdo
:
-
E
'
che
avete
una
certa
faccia
,
caro
mio
!
...
-
Io
?
-
Sì
.
Non
ve
ne
accorgete
,
ma
l
'
avete
!
Se
fate
quella
faccia
,
tutti
vi
metteranno
i
piedi
sopra
per
camminarvi
!
...
Con
quella
faccia
non
si
va
a
chiedere
un
favore
...
Aspettatemi
qui
;
salgo
un
momento
dal
cavalier
Peperito
.
E
'
una
bestia
;
ma
l
'
hanno
fatto
giurato
.
Appena
il
canonico
se
ne
fu
andato
su
per
la
scala
rotta
e
scalcinata
,
arrivò
il
cavaliere
dal
poderetto
,
montato
su
di
un
asinello
macilento
,
con
una
bisaccia
piena
di
fave
dietro
.
Don
Gesualdo
per
ingraziarselo
lo
aiutò
a
scaricar
le
fave
,
e
a
legar
l
'
asino
alla
mangiatoia
,
sotto
l
'
arco
della
scaletta
;
ma
il
cavaliere
parve
un
po
'
seccato
d
'
esser
stato
sorpreso
in
quell
'
arnese
,
tutto
infangato
,
e
col
vestito
lacero
da
campagna
.
-
Non
ne
facciamo
nulla
,
-
disse
il
canonico
ritornando
poco
dopo
.
-
E
'
una
bestia
!
Crede
di
fare
il
cavaliere
sul
serio
...
Deve
avercela
con
voi
...
Bisogna
trovare
la
persona
.
Ciolla
?
ohi
?
Ciolla
?
A
voi
dico
,
Ciolla
!
Sapete
s
'
è
in
casa
don
Filippo
?
L
'
avete
visto
uscire
?
Ciolla
ammiccò
coll
'
unico
occhio
,
torcendo
ancora
la
bocca
di
paralitico
.
-
No
,
Canali
è
ancora
lì
,
da
Bomma
,
che
l
'
aspetta
per
condurlo
dalla
cognata
,
la
ceraiuola
,
sapete
bene
?
E
'
la
loro
passeggiata
,
dopopranzo
...
a
trastullarsi
con
lei
,
dietro
lo
scaffale
...
Che
c
'
è
di
nuovo
,
don
Gesualdo
?
Andate
a
benedire
il
ponte
,
insieme
al
canonico
?
Don
Gesualdo
si
sfogò
infine
con
lui
,
appuntandogli
contro
le
corna
,
con
tutt
'
e
due
le
mani
.
-
Vi
stava
sulla
pancia
quel
ponte
!
...
Come
aveste
dovuto
spendere
di
tasca
vostra
!
...
Il
canonico
lo
tirò
per
un
braccio
:
-
Andiamo
,
andiamo
!
Volete
chiudere
la
bocca
a
tutti
gli
sfaccendati
?
Nel
salire
per
la
stradicciuola
dei
Margarone
incontrarono
il
marchese
Limòli
,
che
andava
a
fare
la
sua
passeggiatina
solita
della
sera
,
dal
Rosario
a
Santa
Maria
di
Gesù
,
sempre
solo
e
con
l
'
ombrello
rosso
sotto
il
braccio
.
Il
canonico
,
rispondendo
alla
scappellata
cerimoniosa
del
marchese
,
ebbe
un
'
ispirazione
.
-
Aspettate
,
aspettate
un
momento
!
Di
lì
a
un
po
'
tornò
a
raggiungere
don
Gesualdo
con
tutt
'
altro
viso
.
-
Un
gran
diavolo
quel
marchese
!
Povero
come
Giobbe
,
ma
è
uno
che
ha
voce
in
capitolo
!
S
'
aiutano
fra
di
loro
,
tutti
in
un
gruppo
!
...
una
buona
parola
,
alle
volte
!
...
fra
di
loro
non
possono
dir
di
no
...
Lo
lascerebbero
morir
di
fame
,
ma
un
favore
non
glielo
negano
...
Don
Filippo
era
ancora
in
casa
,
occupato
a
rigar
la
carta
per
le
aste
di
Nicolino
:
-
Che
buon
vento
?
che
buon
vento
?
...
-
Poscia
vedendo
entrare
anche
don
Gesualdo
,
dietro
il
canonico
,
calò
di
nuovo
gli
occhiali
sul
naso
.
-
Ho
tanto
da
fare
!
...
Ah
,
sì
!
...
la
cauzione
?
...
Volete
che
il
comune
vi
aiuti
a
ripescarla
?
Volete
qualche
agevolazione
per
riprendere
i
lavori
?
...
Vedremo
...
sentiremo
...
Se
l
'
avete
sbagliato
la
prima
volta
questo
ponte
benedetto
?
...
E
'
un
affar
grave
...
Non
so
di
che
si
tratti
...
Non
sono
informato
...
Da
un
pezzo
che
non
me
ne
occupo
...
Tanto
da
fare
!
...
Non
ho
tempo
di
soffiarmi
il
naso
...
Vedremo
...
sentiremo
...
In
quella
entrò
Canali
,
il
quale
veniva
a
cercare
Margarone
,
sorpreso
di
non
vederlo
all
'
ora
solita
.
Anch
'
esso
sapeva
del
ponte
,
e
sembrava
che
si
divertisse
mezzo
mondo
a
prolungare
le
condoglianze
-
il
veleno
che
gli
scorreva
sotto
il
faccione
giallo
:
-
Ahi
!
ahi
!
don
Gesualdo
!
...
Era
un
'
impresa
grossa
!
...
Un
colpo
da
mandare
ruzzoloni
!
...
C
'
era
troppa
carne
al
fuoco
in
casa
vostra
!
...
-
Don
Filippo
,
ora
che
aveva
l
'
appoggio
,
si
rivoltò
anche
lui
:
-
Bisogna
fare
il
passo
secondo
la
gamba
,
mio
caro
!
...
Volevate
pigliare
il
cielo
a
pugni
...
Il
posto
a
chi
tocca
,
caro
amico
!
...
Non
bisogna
mettersi
in
testa
di
dare
il
gambetto
a
un
paese
intero
!
...
Don
Gesualdo
allora
perse
la
pazienza
.
Si
alzò
di
botto
,
rosso
come
un
gallo
,
e
aprì
la
bocca
per
sfogarsi
.
Ma
il
canonico
gliela
tappò
con
una
mano
.
-
State
zitto
!
Lasciate
dire
a
me
!
Sentite
qua
,
don
Filippo
!
Lo
tirò
per
la
falda
nell
'
anticamera
.
Di
lì
a
un
po
'
rientrarono
a
braccetto
,
don
Filippo
tornato
un
pezzo
di
zucchero
con
mastro
-
don
Gesualdo
,
spalancandogli
addosso
gli
occhioni
di
bue
,
quasi
lo
vedesse
allora
per
la
prima
volta
:
-
Vedremo
!
...
Quanto
a
me
...
quel
che
si
può
fare
...
Ho
parlato
nel
vostro
interesse
,
caro
don
Gesualdo
...
Don
Gesualdo
,
scendendo
le
scale
,
brontolava
ancora
:
-
Perché
dovrei
averli
tutti
contro
?
...
Non
fo
male
a
nessuno
...
Fo
gli
affari
miei
...
-
Eh
,
caro
don
Gesualdo
!
-
scappò
a
dire
infine
il
canonico
.
-
Gli
affari
vostri
fanno
a
pugni
con
gli
affari
degli
altri
,
che
diavolo
!
...
Apposta
bisogna
tirarli
dalla
vostra
...
Fra
di
loro
si
danno
la
mano
...
son
tutti
parenti
...
Voi
siete
l
'
estraneo
...
siete
il
nemico
,
che
diavolo
!
Il
canonico
si
fermò
su
due
piedi
,
in
mezzo
alla
piazzetta
,
di
fronte
al
palazzo
dei
Trao
,
alto
,
nero
e
smantellato
,
e
guardando
fisso
don
Gesualdo
,
cogli
occhietti
acuti
di
topo
che
sembrava
volessero
ficcarglisi
dentro
come
due
spilli
,
il
viso
a
lama
di
coltello
che
sfuggiva
da
ogni
parte
:
-
Vedete
?
...
quando
sarete
entrato
nel
campo
anche
voi
...
Quella
è
la
dote
che
vi
porterebbe
donna
Bianca
!
...
E
'
denaro
sonante
per
voi
che
avete
le
mani
in
tanti
affari
.
Mastro
-
don
Gesualdo
tornò
a
lisciarsi
il
mento
,
come
quando
stava
a
combinare
qualche
negozio
con
uno
più
furbo
di
lui
;
guardò
il
palazzo
;
guardò
poi
il
canonico
,
e
rispose
:
-
Però
caparra
in
mano
,
eh
?
signor
canonico
?
Prima
voglio
vedere
come
la
pigliano
i
parenti
di
lei
.
-
A
braccia
aperte
la
pigliano
!
...
ve
lo
dico
io
!
Fate
conto
che
il
fiume
torni
a
rifarvi
il
ponte
meglio
di
prima
,
e
andate
a
dormirci
su
.
Nel
vicoletto
lì
accanto
,
vicino
a
casa
sua
,
trovò
Diodata
che
stava
aspettandolo
colla
mantellina
in
testa
,
rincantucciata
sotto
l
'
arco
del
ballatoio
,
poiché
in
casa
non
la
volevano
,
Speranza
principalmente
,
e
la
tolleravano
soltanto
in
campagna
,
pei
servigi
grossi
.
Appena
la
ragazza
vide
il
suo
padrone
ricominciò
a
piangere
e
a
lamentarsi
,
quasi
fosse
caduto
addosso
a
lei
il
ponte
:
-
Don
Gesualdo
,
che
disgrazia
!
Mi
sarei
contentata
d
'
annegarmi
io
piuttosto
!
...
Son
venuta
a
vedervi
,
vossignoria
...
con
questa
spina
che
dovete
averci
in
cuore
!
...
-
Quest
'
altra
adesso
!
Perché
sei
venuta
?
Tutta
bagnata
sei
!
...
guarda
!
come
le
bestie
!
...
dalla
Canziria
fin
qui
a
piedi
!
...
apposta
per
farmi
il
piagnisteo
...
Come
non
ne
avessi
abbastanza
dei
miei
guai
!
...
Ora
dove
vai
a
quest
'
ora
?
La
fece
entrare
nella
stalla
.
Essa
nello
staccarsi
dal
muro
lasciò
una
pozza
d
'
acqua
,
lì
davanti
all
'
uscio
dove
era
stata
ad
aspettare
.
Anche
lui
si
sentiva
le
ossa
rotte
.
Per
giunta
,
sua
sorella
l
'
accolse
come
un
cane
.
-
Siete
tornato
dalla
festa
?
Avete
visto
che
bel
guadagno
?
Poi
si
rivolse
inviperita
a
suo
marito
,
nera
,
magra
al
par
di
un
chiodo
,
cogli
occhi
di
carbone
,
tanto
di
bocca
aperta
,
quasi
volesse
mangiarsi
la
gente
:
-
Voi
non
dite
nulla
?
...
A
voi
non
bolle
il
sangue
?
...
Burgio
,
più
pacifico
,
cercava
di
svignarsela
,
facendo
le
spalle
grosse
,
chinando
il
testone
di
bue
.
-
Ecco
!
...
Nessuno
si
dà
pensiero
dei
guai
che
ci
càpitano
!
...
Io
sola
mi
mangio
il
fegato
!
Il
fratello
Gesualdo
,
colla
bocca
amara
,
le
andava
cantando
:
-
Lascia
stare
,
Speranza
!
Lasciami
stare
,
che
ne
ho
abbastanza
,
anche
senza
la
tua
predica
!
-
Non
volete
sentire
neppure
la
predica
?
Non
volete
che
mi
lamenti
?
Tanti
denari
persi
!
...
Che
non
li
guadagnate
i
vostri
denari
,
voi
?
...
Egli
per
fuggire
quella
vespa
,
andava
cercando
in
cucina
qualcosa
da
mettere
sotto
il
dente
,
dopo
una
giornata
simile
.
Frugava
nel
cassone
del
pane
.
Speranza
sempre
dietro
,
come
il
gastigo
di
Dio
.
-
Fra
poco
,
seguitando
di
questo
passo
,
non
ce
ne
sarà
più
del
pane
nel
cassone
,
no
!
...
e
non
ci
sarà
neppure
il
cassone
,
non
ci
sarà
!
...
La
casa
se
ne
andrà
tutta
al
diavolo
!
...
Santo
,
che
tornava
affamato
dal
bighellonare
in
piazza
tutta
la
giornata
,
al
trovare
il
fuoco
spento
diede
nelle
furie
,
come
un
vero
animale
.
I
ragazzi
che
strillavano
;
tutti
i
vicini
alle
finestre
per
godersi
la
scena
;
tanto
che
Gesualdo
infine
perse
la
pazienza
:
-
Sapete
cosa
vi
dico
?
che
mi
fate
fare
uno
sproposito
!
Tante
volte
ve
l
'
ho
predicato
!
...
ora
lo
fo
sul
serio
,
com
'
è
vero
Dio
!
L
'
asino
quando
non
ne
può
più
si
corica
,
e
buona
notte
a
chi
resta
!
E
se
ne
andò
nella
stalla
,
mentre
Speranza
gli
strillava
dietro
:
-
Scappate
anche
?
per
andare
a
trovare
Diodata
?
Vi
pare
che
non
l
'
abbia
vista
?
Mezza
giornata
che
vi
aspetta
,
quella
sfacciata
!
...
Egli
sbatacchiò
l
'
uscio
.
Da
prima
non
voleva
neppur
mangiare
,
digiuno
com
'
era
da
ventiquattr
'
ore
,
con
tutti
quei
dispiaceri
che
gli
empivano
lo
stomaco
.
Diodata
andò
a
comprargli
del
pane
e
del
salame
,
bagnata
sino
alle
ossa
al
par
di
lui
,
colla
gola
secca
.
Lì
,
sulla
panchetta
della
stalla
,
dinanzi
a
una
fiammata
di
strame
,
almeno
si
inghiottiva
in
pace
un
po
'
di
grazia
di
Dio
.
-
Ti
piace
,
eh
,
questa
bella
vita
?
Ti
piace
a
te
?
-
domandava
egli
masticando
a
due
palmenti
,
ancora
imbronciato
.
Essa
stava
a
vederlo
mangiare
,
col
viso
arrossato
dalla
fiamma
,
e
diceva
di
sì
,
come
voleva
lui
,
con
un
sorriso
contento
adesso
.
Il
giorno
finiva
sereno
.
C
'
era
un
'
occhiata
di
sole
che
spandevasi
color
d
'
oro
sul
cornicione
del
palazzo
dei
Trao
,
dirimpetto
,
e
donna
Bianca
la
quale
sciorinava
un
po
'
di
biancheria
logora
,
sul
terrazzo
che
non
poteva
vedersi
dalla
piazza
,
colle
mani
fine
e
delicate
,
la
persona
che
sembrava
più
alta
e
sottile
in
quella
vesticciuola
dimessa
,
mentre
alzavasi
sulla
punta
dei
piedi
per
arrivare
alle
funicelle
stese
da
un
muro
all
'
altro
.
-
Vedi
chi
vogliono
farmi
sposare
?
-
disse
lui
.
-
Una
Trao
!
...
e
buona
massaia
anche
!
...
m
'
hanno
detto
la
verità
...
E
rimase
a
guardare
,
pensieroso
,
masticando
adagio
adagio
.
Diodata
guardava
anche
lei
,
senza
dir
nulla
,
col
cuore
grosso
.
Passarono
le
capre
belando
dal
vicoletto
.
Donna
Bianca
,
come
sentisse
alfine
quegli
occhi
fissi
su
di
lei
,
voltò
il
viso
pallido
e
sbattuto
,
e
si
trasse
indietro
bruscamente
.
-
Adesso
accende
il
lume
,
-
riprese
don
Gesualdo
.
-
Fa
tutto
in
casa
lei
.
Eh
,
eh
...
c
'
è
poco
da
scialarla
in
quella
casa
!
...
Mi
piace
perché
è
avvezza
ad
ogni
guaio
,
e
l
'
avrei
al
mio
comando
...
Tu
di
'
,
che
te
ne
pare
?
Diodata
volse
le
spalle
,
andando
verso
il
fondo
della
stalla
per
dare
una
manciata
di
biada
fresca
alla
mula
,
e
rispose
dopo
un
momento
,
colla
voce
roca
:
-
Vossignoria
siete
il
padrone
.
-
E
'
vero
...
Ma
veh
!
...
che
bestia
!
Devi
aver
fame
anche
tu
...
Mangia
,
mangia
,
poveretta
.
Non
pensar
solo
alla
mula
.
VI
Don
Luca
il
sagrestano
andava
spegnendo
ad
una
ad
una
le
candele
dell
'
altar
maggiore
,
con
un
ciuffetto
d
'
erbe
legato
in
cima
alla
canna
,
tenendo
d
'
occhio
nel
tempo
istesso
una
banda
di
monelli
che
irrompevano
di
tratto
in
tratto
nella
chiesa
quasi
deserta
in
quell
'
ora
calda
,
inseguiti
a
male
parole
dal
sagrestano
.
Donna
Bianca
Trao
,
inginocchiata
dinanzi
al
confessionario
,
chinava
il
capo
umile
;
abbandonavasi
in
un
accasciamento
desolato
;
biascicando
delle
parole
sommesse
che
somigliavano
a
dei
sospiri
.
Dal
confessionario
rispondeva
pacatamente
una
voce
che
insinuavasi
come
una
carezza
,
a
lenire
le
angosce
,
a
calmare
gli
scrupoli
,
a
perdonare
gli
errori
,
a
schiudere
vagamente
nell
'
avvenire
,
nell
'
ignoto
,
come
una
vita
nuova
,
un
nuovo
azzurro
.
Il
sole
di
sesta
scappava
dalle
cortine
,
in
alto
,
e
faceva
rifiorire
le
piaghe
di
sant
'
Agata
,
all
'
altar
maggiore
,
quasi
due
grosse
rose
in
mezzo
al
petto
.
Allora
la
penitente
risollevavasi
ansiosa
,
raggiante
di
consolazione
,
aggrappandosi
avidamente
alla
sponda
dell
'
inginocchiatoio
,
con
un
accento
più
fervido
,
appoggiando
la
fronte
sulle
mani
in
croce
per
lasciarsi
penetrare
da
quella
dolcezza
.
Veniva
un
ronzìo
di
mosche
sonnolenti
,
un
odor
d
'
incenso
e
di
cera
strutta
,
un
torpore
greve
e
come
una
stanchezza
dal
luogo
e
dall
'
ora
.
Una
vecchia
aspettava
accoccolata
sui
gradini
dell
'
altare
,
simile
a
una
mantellina
bisunta
posata
su
di
un
fagotto
di
lavandaia
,
e
quando
destavasi
borbottando
,
don
Luca
le
dava
sulla
voce
:
-
Bella
creanza
!
Non
vedete
che
c
'
è
una
signora
prima
di
voi
al
confessionario
?
...
quelle
non
sono
le
quattro
chiacchiere
che
avete
da
portarci
voi
al
tribunale
della
penitenza
!
...
discorsi
di
famiglia
,
cara
voi
!
...
affari
importanti
!
Nell
'
ombra
del
confessionario
biancheggiò
una
mano
che
faceva
il
segno
della
croce
,
e
donna
Bianca
si
alzò
infine
,
barcollando
,
chiusa
nel
manto
sino
ai
piedi
,
col
viso
raggiante
di
una
dolce
serenità
.
Don
Luca
,
vedendo
che
la
vecchia
non
si
risolveva
ad
andarsene
,
toccò
la
mantellina
colla
canna
.
-
Ehi
?
ehi
?
zia
Filomena
?
...
E
'
tardi
oggi
,
è
tardi
.
Sta
per
suonare
mezzogiorno
,
e
il
confessore
deve
andarsene
a
desinare
.
La
vecchia
levò
il
capo
istupidito
,
e
si
fece
ripetere
due
o
tre
volte
la
stessa
cosa
,
testarda
,
imbambolata
.
-
Sicuro
,
sto
per
chiudere
la
chiesa
.
Potete
andarvene
,
madre
mia
.
Oggi
?
...
neppure
!
...
ci
ha
la
trebbia
al
Passo
di
Cava
padre
Angelino
.
Giorni
di
lavoro
,
cara
mia
!
-
Bel
bello
riescì
a
mandarla
via
,
borbottando
,
trascinando
le
ciabatte
.
Poi
,
mentre
il
prete
infilava
l
'
uscio
della
sagrestia
,
don
Luca
dovette
anche
dar
la
caccia
a
quei
monelli
,
rovesciando
banchi
e
sedie
,
facendo
atto
di
tirare
l
'
incensiere
:
-
Fuori
!
fuori
!
Andate
a
giuocare
in
piazza
!
-
Nello
stesso
tempo
passava
e
ripassava
vicino
a
donna
Bianca
che
si
era
inginocchiata
a
pregare
dinanzi
alla
cappella
del
Sacramento
,
sfolgorante
d
'
oro
e
di
colori
lucenti
da
accecare
,
tossendo
,
spurgandosi
,
fermandosi
a
soffiarsi
il
naso
,
brontolando
:
-
Neppure
in
chiesa
!
...
non
si
può
raccogliersi
a
far
le
orazioni
!
...
Donna
Bianca
si
alzò
in
piedi
,
segnandosi
,
colle
labbra
ancora
piene
di
avemarie
.
Il
sagrestano
le
rivolse
la
parola
direttamente
,
mentr
'
essa
avviavasi
per
uscire
:
-
Siete
contenta
,
vossignoria
?
Un
sant
'
uomo
quel
padre
Angelino
!
Confessa
bene
,
eh
?
V
'
ha
lasciata
contenta
?
Ella
accennò
di
sì
col
capo
,
col
sorriso
breve
,
rallentando
il
passo
per
cortesia
.
-
Un
bravo
uomo
!
un
uomo
di
giudizio
!
Quello
sì
che
ve
lo
può
dare
un
buon
consiglio
...
meglio
di
vostro
fratello
don
Ferdinando
...
ed
anche
di
don
Diego
,
sì
!
...
Guardò
intorno
cogli
occhi
di
gatto
avvezzi
a
vederci
al
buio
nella
chiesa
e
su
per
la
scala
del
campanile
,
e
aggiunse
sottovoce
,
cambiando
tono
,
in
aria
di
gran
mistero
:
-
Sapete
che
risposta
gli
hanno
dato
a
don
Gesualdo
Motta
?
Aveva
mandato
a
fare
la
domanda
formale
di
matrimonio
,
ieri
dopo
pranzo
,
col
canonico
Lupi
...
Bianca
arrossì
senza
levare
il
capo
.
Il
sagrestano
che
la
guardava
negli
occhi
bassi
,
seguendola
passo
passo
,
riprese
più
forte
:
-
Gli
hanno
detto
di
no
...
tale
e
quale
come
ve
lo
dico
adesso
...
Il
canonico
è
rimasto
di
sale
!
...
Nessuno
si
sarebbe
aspettato
quella
risposta
,
non
è
vero
?
...
il
canonico
donna
Marianna
,
anche
la
baronessa
vostra
zia
,
tutti
che
ci
avevano
posto
un
grande
impegno
!
...
Si
sarebbe
mosso
quel
Cristo
ch
'
è
di
legno
,
vedete
!
Nessuno
l
'
avrebbe
creduto
così
duro
,
quel
don
Diego
vostro
fratello
!
un
signore
umile
e
buono
che
pareva
di
potersi
confessare
con
lui
!
...
Non
parlo
di
don
Ferdinando
,
ch
'
è
peggio
di
un
ragazzo
,
poveretto
!
...
Egli
era
riuscito
a
fermare
donna
Bianca
,
piantandosele
dinanzi
,
cogli
occhi
lucenti
,
il
viso
acceso
,
abbassando
ancora
la
voce
nel
farle
una
confidenza
decisiva
:
-
Don
Gesualdo
sembra
impazzito
!
...
Dice
che
non
può
mandarla
giù
!
che
ne
farà
una
malattia
,
com
'
è
vero
Iddio
!
...
Sono
andato
a
trovarlo
alla
Canziria
...
faceva
trebbiare
il
grano
...
-
Don
Gesualdo
,
ch
'
è
questa
la
maniera
di
prendersela
?
...
Ci
lascerete
la
pelle
,
vossignoria
!
...
-
Lasciatemi
stare
,
caro
don
Luca
,
che
so
io
!
...
dacché
il
canonico
mi
portò
quella
bella
risposta
!
...
-
Sembra
davvero
malato
di
cent
'
anni
!
...
La
barba
lunga
...
Non
dorme
e
non
mangia
più
...
In
quel
momento
si
udì
uno
scalpiccìo
di
gente
di
chiesa
.
Don
Luca
alzò
la
voce
di
botto
,
quasi
parlasse
a
un
sordo
:
-
Oggi
padre
Angelino
ci
ha
la
trebbia
al
Passo
di
Cava
.
Se
avete
qualche
altro
peccato
da
confessarvi
,
c
'
è
l
'
arciprete
Bugno
sfaccendato
...
buono
anche
quello
!
un
servo
di
Dio
...
Però
vedendo
il
canonico
Lupi
che
s
'
avanzava
verso
di
loro
,
inchinandosi
a
ogni
altare
,
colla
destra
stillante
d
'
acqua
benedetta
,
il
nicchio
pendente
dall
'
altra
mano
:
-
Benedicite
,
signor
canonico
!
Come
va
da
queste
parti
?
...
Il
canonico
,
invece
di
rispondergli
,
si
rivolse
a
donna
Bianca
con
un
sorriso
sciocco
sul
muso
aguzzo
di
furetto
color
di
filiggine
.
-
Facciamo
del
bene
,
donna
Bianca
!
Raccomandiamoci
al
Signore
!
Vi
ho
vista
entrare
in
chiesa
,
mentre
andavo
qui
vicino
,
da
don
Gesualdo
Motta
,
e
ho
detto
:
Ecco
donna
Bianca
che
fa
la
sua
visita
alle
Quarant
'
ore
,
e
dà
il
buon
esempio
a
me
,
indegno
sacerdote
...
-
Giusto
...
qui
c
'
è
il
signor
canonico
!
...
Se
avete
qualche
altro
peccato
da
dirgli
,
donna
Bianca
...
-
Io
non
posso
,
mi
dispiace
!
Monsignore
non
mi
ha
data
la
confessione
,
perché
sa
che
me
ne
manca
il
tempo
...
-
Indi
aggiunse
con
un
certo
risolino
,
lisciandosi
il
mento
duro
di
barba
.
-
Poi
i
vostri
fratelli
non
vorrebbero
...
Donna
Bianca
,
rossa
come
se
avesse
avuto
sul
viso
tutto
il
riflesso
della
cortina
che
velava
l
'
altare
del
Crocifisso
,
finse
di
non
capire
.
Il
canonico
ripigliò
,
mutando
registro
:
-
Ci
ho
tante
faccende
gravi
sulle
spalle
...
mie
e
d
'
altrui
...
Andavo
appunto
da
don
Gesualdo
per
commissione
di
vostra
zia
.
Sapete
il
grosso
affare
che
hanno
insieme
,
colla
baronessa
?
-
Donna
Bianca
fece
segno
di
no
.
-
Un
affare
grosso
...
Si
tratta
di
pigliare
in
affitto
le
terre
di
tutti
i
comuni
della
Contea
!
...
Don
Gesualdo
ha
il
cuore
più
grande
di
questa
chiesa
!
...
e
i
conquibus
anche
!
...
Assai
!
assai
,
donna
Bianca
!
Assai
più
di
quel
che
si
crede
...
Uno
che
si
farà
ricco
come
Creso
,
con
quella
testa
fine
che
ha
!
Don
Luca
si
lasciò
scappare
di
bocca
,
mentre
andava
spogliandosi
degli
abiti
ecclesiastici
,
col
viso
dentro
la
cotta
,
le
braccia
in
aria
,
la
voce
soffocata
:
-
Bisogna
vedere
quel
che
ha
raccolto
alla
Canziria
,
bisogna
vedere
!
-
Ah
,
ah
!
venite
di
lassù
?
-
Sissignore
,
-
rispose
il
sagrestano
,
cavando
fuori
il
viso
rosso
e
imbarazzato
.
-
Così
,
per
fare
quattro
passi
...
Ci
vado
ogni
anno
per
la
limosina
della
chiesa
...
Don
Gesualdo
è
devoto
di
sant
'
Agata
!
-
Un
cuor
d
'
oro
!
-
interruppe
il
canonico
.
-
Generoso
,
caritatevole
!
...
Peccato
che
...
E
si
diede
della
mano
sulla
bocca
.
-
Quello
che
stavo
dicendo
a
donna
Bianca
!
...
-
confermò
don
Luca
,
ripreso
animo
,
cogli
occhietti
di
nuovo
petulanti
.
-
Basta
!
basta
!
Ciascuno
dispone
a
suo
modo
in
casa
sua
!
Ora
vi
lascio
pei
fatti
vostri
.
Tanti
saluti
a
don
Diego
e
a
don
Ferdinando
!
Donna
Bianca
imbarazzata
voleva
andarsene
anche
lei
;
ma
ma
il
sagrestano
la
trattenne
:
-
Un
momento
!
Cosa
devo
dire
a
padre
Angelino
,
se
volete
mettervi
in
grazia
di
Dio
prima
della
festa
di
san
Giovanni
Battista
...
Il
canonico
insisteva
anche
lui
:
-
No
,
no
,
restate
,
donna
Bianca
,
fate
gli
affari
vostri
.
-
Poscia
,
appena
egli
lasciò
ricadere
la
portiera
,
uscendo
,
don
Luca
ammiccò
:
-
E
così
?
che
devo
dire
a
don
Gesualdo
,
se
mai
lo
vedo
...
per
caso
?
..
Essa
sembrava
esitante
.
Seguitava
ad
avviarsi
verso
la
porta
della
chiesa
,
passo
passo
,
tenendo
gli
occhi
bassi
,
come
infastidita
dall
'
insistenza
del
sagrestano
.
-
Giacché
i
miei
fratelli
hanno
detto
di
no
...
-
Una
sciocchezza
hanno
detto
!
Avrei
voluto
condurli
per
mano
alla
Canziria
,
e
fargli
vedere
se
non
vale
tutti
i
vostri
ritratti
affumicati
!
...
Scusatemi
,
donna
Bianca
!
...
parlo
nell
'
interesse
di
vossignoria
...
I
vostri
fratelli
tengono
al
fumo
perché
sono
vecchi
...
hanno
i
piedi
nella
fossa
,
loro
!
...
Ma
voi
che
siete
giovine
,
come
rimanete
?
Non
si
rovina
così
una
sorella
!
...
Un
marito
simile
non
ve
lo
manda
neppure
san
Giuseppe
padre
della
provvidenza
!
...
Sono
pazzi
a
dir
di
no
i
vostri
fratelli
!
...
pazzi
da
legare
!
...
Le
terre
della
Contea
se
le
piglierà
tutte
lui
,
don
Gesualdo
!
...
e
poi
le
mani
in
pasta
da
per
tutto
.
Non
si
mura
un
sasso
che
non
ci
abbia
il
suo
guadagno
lui
...
Domeneddio
in
terra
!
Ponti
,
mulini
,
fabbriche
,
strade
carreggiabili
!
...
il
mondo
sottosopra
mette
quel
diavolo
!
Fra
poco
si
andrà
in
carrozza
sino
a
Militello
,
prima
Dio
e
don
Gesualdo
Motta
!
...
Sua
moglie
andrà
in
carrozza
dalla
mattina
alla
sera
!
...
camminerà
sull
'
oro
colato
,
come
è
vero
Dio
!
Anche
padre
Angelino
vi
avrà
consigliato
la
stessa
cosa
che
vi
dico
io
...
Non
ho
udito
nulla
,
per
non
violare
il
suggello
della
confessione
,
ma
padre
Angelino
è
un
uomo
di
giudizio
...
vi
avrà
consigliato
di
prendere
un
buon
marito
...
di
mettervi
in
grazia
di
Dio
.
Donna
Bianca
lo
guardò
sbigottita
,
col
mento
aguzzo
dei
Trao
che
sembrava
convulso
.
Indi
alzò
verso
il
crocifisso
gli
occhi
umidi
di
lagrime
,
colle
labbra
pallide
serrate
in
una
piega
dolorosa
.
Con
quelle
labbra
senza
sangue
rispose
infine
sottovoce
:
-
I
miei
fratelli
sono
padroni
...
tocca
a
loro
decidere
...
Don
Luca
a
corto
d
'
argomenti
rimase
un
istante
quasi
sbalordito
,
piantandosi
dinanzi
a
lei
per
non
lasciarla
scappare
,
soffocato
da
tante
buone
ragioni
che
aveva
in
gola
,
balbettando
,
annaspando
,
grattandosi
rabbiosamente
il
capo
,
con
gli
occhietti
scintillanti
che
andavano
come
frugandola
tutta
da
capo
a
piedi
per
trovare
il
punto
debole
,
scuotendole
dinanzi
le
mani
giunte
,
minaccioso
e
supplichevole
.
Alla
fine
proruppe
:
-
Ma
è
giustizia
,
santo
Dio
?
è
giustizia
far
tribolare
in
tal
modo
un
galantuomo
che
vi
vuol
tanto
bene
?
...
Dare
un
calcio
alla
fortuna
?
...
Scusatemi
,
donna
Bianca
!
io
parlo
nel
vostro
interesse
...
Dovete
pensarci
voi
!
Non
siete
più
sotto
tutela
,
alla
fin
fine
!
...
Mi
scaldo
il
sangue
per
voi
...
perché
sono
buon
servo
della
vostra
famiglia
...
una
gran
casata
!
...
peccato
che
non
sia
più
quella
di
prima
!
...
Ora
che
avreste
il
mezzo
di
far
risorgere
il
nome
dei
Trao
!
...
Questo
si
chiama
dare
un
calcio
alla
fortuna
!
...
si
chiama
essere
ingrati
colla
divina
Provvidenza
.
Essa
seguitava
ad
andare
verso
la
porta
,
irresoluta
,
a
capo
chino
.
Don
Luca
alle
calcagna
di
lei
,
accalorandosi
,
toccando
tutti
i
tasti
,
mutando
tono
a
ogni
registro
:
-
E
certe
giornate
,
donna
Bianca
!
...
certe
giornate
che
spuntano
a
casa
vostra
!
...
Basta
,
scusatemi
,
io
ne
parlo
perché
ci
bazzico
sempre
ad
aiutarvi
,
insieme
a
mia
moglie
...
E
quando
i
vostri
parenti
si
dimenticano
che
siete
al
mondo
!
...
certe
giornate
d
'
inverno
come
vuol
Dio
!
...
Basta
!
Potreste
esser
la
regina
del
paese
,
invece
!
pensateci
bene
.
Don
Gesualdo
spiccherebbe
di
lassù
il
sole
e
la
luna
per
farvi
piacere
!
...
Non
ci
vede
più
dagli
occhi
!
...
Sembra
un
pazzo
addirittura
.
Donna
Bianca
s
'
era
fermata
su
due
piedi
,
a
testa
alta
,
con
una
fiamma
improvvisa
che
parve
buttarle
in
viso
la
portiera
sollevata
in
quel
momento
da
qualcuno
che
entrava
in
chiesa
.
Comparve
una
donna
macilenta
,
colla
gonnella
in
cenci
sollevata
dalla
gravidanza
sugli
stinchi
sottili
,
sudicia
e
spettinata
,
come
se
non
avesse
fatto
altro
in
vita
sua
che
portare
avanti
quel
ventre
-
un
viso
di
chioccia
istupidita
dal
covare
,
con
due
occhietti
tondi
su
di
una
faccia
a
punta
,
gialla
e
incartapecorita
,
e
un
fazzoletto
lacero
da
malata
,
legato
sotto
il
mento
;
nient
'
altro
sulle
spalle
,
da
persona
ch
'
è
di
casa
in
casa
del
Buon
Dio
.
Essa
dalla
soglia
si
mise
a
gemere
,
quasi
avesse
le
doglie
:
-
Don
Luca
?
...
che
non
lo
suonate
mezzogiorno
?
...
la
pentola
sta
per
bollire
...
-
Perché
l
'
hai
messa
a
bollire
così
presto
?
Il
sole
è
ancora
qui
,
sul
limitare
...
L
'
arciprete
fa
un
casa
del
diavolo
per
questa
faccenda
di
suonare
mezzogiorno
prima
dell
'
ora
...
Per
stavolta
...
giacché
è
fatta
...
eccoti
la
chiave
del
campanile
...
Don
Luca
,
tenendo
ancora
la
cotta
sotto
il
braccio
,
litigava
colla
moglie
,
stecchito
nella
sottana
bisunta
quant
'
era
enorme
il
ventre
della
donna
:
-
Tu
ci
hai
l
'
orologio
lì
,
nella
pancia
!
...
Pensi
solo
a
mangiare
!
...
Ci
vuol
la
grazia
di
Dio
!
...
I
vicini
sono
ancora
tutti
fuori
...
Ecco
lì
i
ragazzi
di
Burgio
!
...
-
Aspettano
anche
loro
!
...
-
piagnucolò
la
moglie
,
sempre
su
quel
tono
.
-
Aspettano
che
suonate
mezzogiorno
...
-
E
se
ne
andò
col
ventre
avanti
.
-
I
nipoti
di
don
Gesualdo
!
-
riprese
il
sagrestano
ammiccando
in
modo
significativo
a
donna
Bianca
nel
tornare
indietro
.
-
Stanno
lì
a
farci
la
spia
!
...
Li
manda
sua
madre
apposta
comare
Speranza
,
per
sapere
tutto
quello
che
facciamo
!
Tiene
d
'
occhio
la
roba
,
colei
!
...
quasi
fosse
sua
!
...
Ci
ha
fatto
i
suoi
disegni
sopra
!
...
Quando
m
'
incontra
ha
l
'
aria
di
mangiarmi
!
...
Finse
di
precedere
donna
Bianca
per
sollevare
la
portiera
,
onde
trattenerla
ancora
un
momento
:
-
Lui
fa
proprio
compassione
!
...
Una
faccia
da
malato
!
...
Mi
parlò
tutto
il
tempo
di
vossignoria
...
Dice
che
forse
il
canonico
Lupi
non
avrà
saputo
fare
l
'
imbasciata
...
che
vorrebbe
parlarvi
...
per
vedere
...
per
sentire
...
Donna
Bianca
si
fece
di
fuoco
.
-
E
'
innamorato
,
che
volete
farci
?
Innamorato
come
un
pazzo
.
Dovreste
tornare
a
parlargliene
coi
vostri
fratelli
.
Mandargli
qualche
buona
parola
...
una
risposta
più
da
cristiani
...
Verrò
io
stesso
a
prenderla
,
dopo
mezzogiorno
,
quando
don
Diego
e
don
Ferdinando
sono
in
letto
...
col
pretesto
dei
fiori
per
la
Madonna
...
Sì
?
Cosa
mi
dite
?
Essa
chinò
il
capo
rapidamente
,
nel
passare
sotto
la
cortina
,
ed
uscì
fuori
.
Don
Luca
credette
di
scorgere
che
volesse
frugarsi
in
tasca
,
e
seguitò
,
correndole
dietro
:
-
Che
fate
?
No
!
Mi
offendete
!
Un
'
altra
volta
...
più
tardi
...
quando
potrete
...
Ho
pensato
meglio
di
mandare
mia
moglie
,
a
prendere
la
risposta
di
vossignoria
.
Non
vorrei
che
i
vostri
fratelli
,
vedendomi
bazzicare
per
casa
,
sospettassero
che
mi
manda
il
canonico
...
Dopo
vespro
spicciò
lesto
lesto
il
servizio
della
chiesa
e
corse
alla
Canziria
:
cinque
miglia
di
salita
,
pazienza
,
per
amore
di
don
Gesualdo
che
se
lo
meritava
,
in
verità
!
-
Sta
per
cascare
,
don
Gesualdo
!
Ancora
essa
non
mi
ha
detto
chiaro
di
sì
,
colla
sua
bocca
;
ma
si
vede
che
tentenna
,
come
la
pera
quand
'
è
matura
.
Sono
pratico
di
queste
cose
,
perché
vedo
tutti
i
giorni
in
chiesa
delle
donne
che
ricorrono
al
tribunale
della
penitenza
...
prima
e
poi
...
M
'
ha
fatto
sudare
una
camicia
!
...
Ma
ora
vi
dico
che
la
pera
è
matura
!
Un
'
altra
crollatina
,
e
vi
casca
fra
le
braccia
;
ve
lo
dico
io
!
Dovreste
correre
al
paese
e
scaldare
il
ferro
mentre
è
caldo
.
Però
don
Gesualdo
non
fece
una
gran
festa
all
'
imbasciata
amorosa
che
gli
capitava
in
quel
momento
:
-
Vedete
,
don
Luca
,
ci
ho
tutta
la
raccolta
nell
'
aia
...
Sono
in
piedi
da
stanotte
...
Non
ho
sempre
il
vento
in
tasca
per
trebbiare
a
comodo
mio
!
...
L
'
aia
era
vasta
quanto
una
piazza
.
Dieci
muli
trottavano
in
giro
,
continuamente
;
e
dietro
i
muli
correvano
Nanni
l
'
Orbo
e
Brasi
Camauro
,
affondando
nella
pula
sino
ai
ginocchi
,
ansanti
,
vociando
,
cantando
,
urlando
.
Da
un
lato
,
in
una
nuvola
bianca
,
una
schiera
di
contadini
armati
di
forche
,
colle
camice
svolazzanti
,
sembrava
che
vangassero
nel
grano
;
mentre
lo
zio
Carmine
,
in
cima
alla
bica
,
nero
di
sole
,
continuava
a
far
piovere
altri
covoni
dall
'
alto
.
Delle
tregge
arrivavano
ogni
momento
dai
seminati
intorno
,
cariche
d
'
altra
messe
;
dei
garzoni
insaccavano
il
grano
e
lo
portavano
nel
magazzino
,
dove
non
cessava
mai
la
nenia
di
Pirtuso
che
cantava
"
e
viva
Maria
!
"
ogni
venti
moggi
.
Tutt
'
intorno
svolazzavano
stormi
di
galline
,
un
nugolo
di
piccioni
per
aria
;
degli
asinelli
macilenti
abboccavano
affamati
nella
paglia
,
coll
'
occhio
spento
;
altre
bestie
da
soma
erano
sparse
qua
e
là
;
e
dei
barili
di
vino
passavano
di
mano
in
mano
,
quasi
a
spegnere
un
incendio
.
Don
Gesualdo
sempre
in
moto
,
con
un
fascio
di
taglie
in
mano
,
segnando
il
frumento
insaccato
,
facendo
una
croce
per
ogni
barile
di
vino
,
contando
le
tregge
che
giungevano
,
sgridando
Diodata
,
disputando
col
sensale
,
vociando
agli
uomini
da
lontano
,
sudando
,
senza
voce
,
colla
faccia
accesa
,
la
camicia
aperta
,
un
fazzoletto
di
cotone
legato
al
collo
,
un
cappellaccio
di
paglia
in
testa
.
-
Lo
vedete
,
don
Luca
,
se
ho
tempo
da
perdere
adesso
!
...
Vino
qua
!
Date
da
bere
a
don
Luca
!
...
Sì
,
sì
,
verrò
;
ma
quando
potrò
...
Per
ora
non
posso
muovermi
,
cascasse
il
mondo
!
...
Diodata
!
...
bada
che
il
vento
spinge
la
fiamma
verso
l
'
aia
,
santo
e
santissimo
!
...
No
,
don
Luca
!
non
sono
in
collera
pel
rifiuto
dei
suoi
fratelli
...
Venite
qua
,
accostatevi
,
ch
'
è
inutile
far
sapere
alla
gente
i
fatti
nostri
!
...
Ciascuno
la
pensa
a
modo
suo
...
Poi
è
lei
che
deve
risolvere
...
Se
lei
dice
di
sì
,
io
per
me
non
mi
tiro
indietro
...
Ma
oggi
non
posso
venire
...
e
neppure
domani
...
Be
'
!
dopodomani
!
...
Dopodomani
devo
venire
anche
per
l
'
affare
della
gabella
,
e
ne
discorreremo
.
Don
Luca
suggerì
pure
di
far
precedere
due
paroline
scritte
:
-
Ci
abbiamo
appunto
mia
moglie
che
par
fatta
apposta
per
consegnarle
sottomano
a
donna
Bianca
,
senza
destar
sospetti
.
Una
bella
letterina
,
con
due
o
tre
parole
che
fanno
colpo
sulle
ragazze
!
Capite
,
vossignoria
?
Ciolla
ci
ha
la
mano
...
Ne
parlerei
io
stesso
a
Ciolla
in
segretezza
,
senza
stare
a
rompervi
il
capo
,
vossignoria
;
e
vi
fa
fare
una
bella
figura
.
Con
un
bottiglione
di
vino
poi
ve
lo
chetate
,
il
Ciolla
.
Don
Gesualdo
non
volle
sapere
di
lettera
:
-
Non
per
risparmiare
il
vino
;
ma
che
storie
mi
andate
contando
?
Se
a
lei
l
'
affare
gli
va
,
allora
che
bisogno
c
'
è
di
tante
chiacchiere
.
-
Basta
!
basta
!
-
conchiuse
don
Luca
.
-
Dicevo
per
piantare
meglio
il
chiodo
.
Ma
voi
siete
il
padrone
.
Don
Luca
se
ne
tornò
tutto
contento
,
con
un
agnello
e
una
forma
di
cacio
.
Per
prudenza
mandò
la
moglie
a
fare
l
'
imbasciata
,
sotto
un
pretesto
:
-
Circa
a
quel
discorso
che
siete
intesi
con
mio
marito
,
vossignoria
,
dice
che
il
confessore
verrà
dopodomani
a
prendere
la
risposta
!
...
Il
confessore
domenica
aspetta
la
risposta
!
...
-
Don
Ferdinando
che
aveva
udito
aprire
il
portone
,
comparve
in
quel
momento
come
un
fantasma
.
-
Il
confessore
!
...
-
riprese
a
dire
la
gnà
Grazia
senza
che
nessuno
le
domandasse
nulla
.
-
Donna
Bianca
voleva
confessarsi
!
...
Oggi
non
può
,
il
confessore
...
E
domani
neppure
...
Domenica
piuttosto
,
se
gli
fate
sapere
che
siete
pronta
...
La
poveraccia
,
sotto
quegli
occhi
stralunati
di
don
Ferdinando
,
che
pareva
la
frugassero
tutta
,
sospettosi
,
inquieti
,
si
confondeva
,
balbettava
,
cercava
le
parole
.
Poscia
,
vedendo
che
l
'
altro
stava
zitto
e
non
si
moveva
,
allampanato
,
tacque
anch
'
essa
,
e
si
mise
a
guardare
in
aria
,
a
bocca
aperta
,
colle
mani
sul
ventre
.
Bianca
,
a
tagliar
corto
,
la
condusse
nella
dispensa
,
per
darle
una
grembiata
di
fave
.
Don
Ferdinando
,
sempre
dietro
,
cucito
alle
loro
calcagna
,
taciturno
,
guardando
in
ogni
cantuccio
,
sospettoso
.
Si
chinò
anch
'
esso
sul
mucchietto
di
fave
,
covandolo
colla
persona
,
misurandolo
ad
occhio
,
palpandolo
colle
mani
.
E
dopo
che
la
sagrestana
se
ne
fu
andata
,
come
un
'
anatra
,
reggendo
il
grembiule
pieno
sul
ventre
enorme
,
si
mise
a
brontolare
:
-
Troppe
!
...
Ne
hai
date
troppe
!
...
Stanno
per
terminare
!...La
zia
non
ne
manda
altre
prima
di
Natale
!
...
La
sorella
voleva
andarsene
;
ma
lui
seguitava
a
cercare
,
a
frugare
,
a
passare
in
rivista
la
roba
della
dispensa
:
due
salsicciotti
magri
appesi
a
un
gran
cerchio
;
una
forma
di
cacio
bucata
dai
topi
;
delle
pere
infracidite
su
di
un
'
asse
;
un
orciolino
d
'
olio
appeso
dentro
un
recipiente
che
ne
avrebbe
contenuto
venti
cafisi
;
un
sacco
di
farina
in
fondo
a
una
cassapanca
grande
quanto
un
granaio
;
il
cestone
di
vimini
che
aspettava
ancora
il
grano
della
Rubiera
.
Infine
riprese
:
-
Ci
vuol
l
'
aiuto
di
Dio
!
...
Siamo
tre
bocche
da
sfamare
,
in
casa
!
...
Ti
par
poco
?
Ci
vorrebbe
anche
un
po
'
di
brodo
per
Diego
...
Non
mi
piace
da
qualche
tempo
!
...
Hai
visto
la
faccia
che
ha
?
Lo
stesso
viso
della
buon
'
anima
,
ti
rammenti
?
...
quando
si
mise
a
letto
per
non
alzarsi
più
!
E
il
medico
non
viene
neppure
,
perchè
ha
paura
di
non
esser
pagato
...
dopo
tanti
denari
che
s
'
è
mangiati
nell
'
ultima
malattia
della
buon
'
anima
!
...
La
zia
Rubiera
s
'
è
dimenticata
che
siamo
al
mondo
...
ed
anche
la
zia
Sganci
...
Così
brontolando
andava
passo
passo
dietro
alla
sorella
,
chinandosi
a
raccattar
per
terra
le
fave
cadute
dal
grembiule
di
Grazia
.
Poscia
,
come
svegliandosi
da
un
sogno
,
domandò
:
-
Tu
perché
non
vai
più
dalla
zia
Rubiera
?
Avrebbe
mandato
un
paio
di
piccioni
,
sapendo
che
Diego
non
sta
bene
...
per
fargli
un
po
'
di
brodo
...
Bianca
divenne
di
brace
in
viso
,
e
chinò
gli
occhi
.
Don
Ferdinando
aspettò
un
momento
la
risposta
a
bocca
aperta
,
battendo
le
palpebre
.
Indi
tornò
nella
dispensa
a
riporre
le
fave
che
aveva
raccolte
da
terra
.
Poco
dopo
essa
se
lo
vide
comparire
dinanzi
un
'
altra
volta
,
con
quell
'
aria
sbalordita
.
-
Se
torna
la
sagrestana
non
gli
dar
nulla
,
un
'
altra
volta
!
Sanguisughe
sono
!
Le
fave
stanno
per
terminare
,
hai
visto
?
...
E
un
'
altra
cosa
...
Dovresti
andare
dalla
zia
Sganci
per
un
po
'
d
'
olio
...
in
prestito
...
Diglielo
bene
che
lo
vuoi
in
prestito
,
perché
noi
non
siamo
nati
per
chiedere
la
limosina
...
giacché
la
zia
non
ci
ha
pensato
...
Fra
poco
saremo
al
buio
...
anche
Diego
che
è
malato
...
tutta
la
notte
!
...
E
spalancava
gli
occhi
,
accennando
ancora
colle
mani
e
col
capo
,
con
un
terrore
vago
sul
viso
attonito
.
Da
lontano
si
udiva
di
tanto
in
tanto
la
tosse
che
si
mangiava
don
Diego
,
attraverso
agli
usci
,
lungo
il
corridoio
,
implacabile
e
dolorosa
,
per
tutta
la
casa
...
Bianca
sussultava
ogni
volta
,
col
cuore
che
le
scoppiava
,
chinandosi
ad
ascoltare
,
o
fuggiva
come
spaventata
,
tappandosi
le
orecchie
.
-
Non
ci
reggo
,
no
!
Non
ci
reggo
!
...
Infine
Dio
le
diede
la
forza
di
ricomparire
dinanzi
a
lui
,
quel
giorno
in
cui
don
Ferdinando
le
aveva
detto
che
il
fratello
stava
peggio
,
nella
cameretta
sudicia
,
sdraiato
su
quel
lettuccio
che
sembrava
un
canile
.
Don
Diego
non
stava
né
peggio
né
meglio
.
Era
lì
,
aspettando
quel
che
Dio
mandava
,
come
tutti
i
Trao
,
senza
lagnarsi
,
senza
cercare
di
fuggire
il
suo
destino
,
badando
solo
di
non
incomodare
gli
altri
,
e
tenersi
per
sé
i
suoi
guai
e
le
sue
miserie
.
Volse
il
capo
,
vedendo
entrare
la
sorella
,
quasi
un
'
ombra
gli
calasse
sul
viso
incartapecorito
.
Poscia
le
accennò
colla
mano
di
accostarsi
al
letto
.
-
Sto
meglio
...
sto
meglio
...
povera
Bianca
!
...
Tu
come
stai
?
...
Perché
non
ti
sei
fatta
vedere
?
...
perché
?
...
Le
accarezzava
il
capo
con
quella
mano
scarna
e
sudicia
di
malato
povero
.
Gli
era
rimasto
sulle
guance
incavate
e
sparse
di
peli
grigi
un
calore
di
fiamma
.
-
Povera
Bianca
!
...
son
sempre
tuo
fratello
,
sai
!
...
il
tuo
fratello
che
ti
vuol
tanto
bene
...
povera
Bianca
!
...
-
Don
Ferdinando
mi
ha
detto
...
-
balbettò
essa
timidamente
.
-
Volete
un
po
'
di
brodo
?
...
Il
malato
da
prima
fece
segno
di
no
,
guardando
in
aria
,
supino
.
Poi
volse
il
capo
,
fissandola
cogli
occhi
avidi
dal
fondo
delle
orbite
che
sembravano
vuote
,
filigginose
.
-
Il
brodo
,
dicevi
?
C
'
è
un
po
'
di
carne
?
...
-
Manderò
dalla
zia
...
dalla
zia
Sganci
!
...
-
s
'
affrettò
ad
aggiungere
Bianca
,
con
una
vampa
improvvisa
sulle
guance
.
Sul
volto
del
fratello
era
passata
un
'
altra
fiamma
simile
.
-
No
!
no
!
...
non
ne
voglio
.
Neppure
il
medico
voleva
:
-
No
,
no
!
Cosa
mi
fa
il
medico
?
...
Tutte
imposture
!
...
per
spillarci
dei
denari
...
Il
vero
medico
è
lassù
!
...
Quel
che
vorrà
Dio
...
Del
resto
mi
sento
meglio
...
Parve
migliorare
realmente
,
di
lì
a
qualche
giorno
:
del
buon
brodo
,
un
po
'
di
vino
vecchio
che
mandava
la
zia
Sganci
,
l
'
aiutarono
ad
alzarsi
da
letto
,
ancora
sconquassato
,
col
fiato
ai
denti
.
Venne
pure
donna
Marianna
in
persona
a
fargli
visita
,
premurosa
,
con
un
rimprovero
amorevole
sulla
faccia
buona
:
-
Come
?
Siete
in
quello
stato
ed
io
non
ne
so
nulla
?
Siamo
in
mezzo
ai
turchi
?
Siamo
parenti
,
sì
o
no
?
Sempre
misteri
!
Sempre
ombrosi
e
selvatici
,
tutti
voialtri
Trao
!
...
rincantucciati
come
gli
orsi
in
questa
tana
!
Un
bel
mattino
vi
troveranno
belli
e
morti
all
'
improvviso
che
sarà
una
vergogna
per
tutto
il
parentado
!
...
Neppure
di
quel
negozio
del
matrimonio
non
me
ne
avete
detto
nulla
!
...
E
sfilò
quest
'
altro
rosario
:
Erano
pazzi
,
o
cos
'
erano
,
a
rifiutare
una
domanda
simile
a
quella
?
...
Uno
sulla
strada
di
farsi
riccone
come
don
Gesualdo
Motta
!
...
-
Don
Gesualdo
!
sissignori
!
I
pazzi
lasciateli
stare
!
...
Vedete
bene
in
quale
stato
vi
hanno
ridotto
!
...
Un
cognato
che
potrebbe
aiutarvi
in
tutti
i
modi
...
che
vi
toglierebbe
da
tante
angustie
!
...
Ah
!
...
ah
!
...
Donna
Marianna
guardava
intorno
per
la
stanzaccia
squallida
,
crollando
il
capo
.
Gli
altri
non
fiatavano
:
Bianca
a
capo
chino
;
don
Ferdinando
aspettando
che
parlasse
suo
fratello
,
cogli
occhi
di
barbagianni
fissi
su
di
lui
.
Don
Diego
da
principio
rimase
attonito
,
brontolando
:
-
Mastro
-
don
Gesualdo
!
...
Siamo
arrivati
fin
lì
!
...
Mastro
-
don
Gesualdo
che
vuol
sposare
una
Trao
!
...
-
Sicuro
!
Chi
volete
che
la
sposi
?
...
senza
dote
?
Non
è
più
una
bambina
neppure
lei
!
...
E
'
un
tradimento
bell
'
e
buono
!
...
Cosa
farà
,
quando
chiuderete
gli
occhi
voi
e
vostro
fratello
?
...
la
serva
,
eh
?
La
serva
della
zia
Rubiera
o
di
qualchedun
altro
?
...
Don
Diego
si
alzò
da
letto
come
si
trovava
,
in
camiciuola
di
flanella
,
col
fazzoletto
in
testa
,
le
gambe
stecchite
che
gli
tremavano
a
verga
dentro
le
mutande
logore
:
un
ecceomo
!
Andava
errando
per
la
stanza
,
stralunato
,
facendo
gesti
e
discorsi
incoerenti
,
tossendo
,
tirando
il
fiato
a
stento
,
soffiandosi
il
naso
,
quasi
suonasse
una
tromba
.
-
Mastro
-
don
Gesualdo
!
...
Saremmo
arrivati
a
questo
,
che
una
Trao
sposerebbe
mastro
-
don
Gesualdo
!
Tu
acconsentiresti
,
Bianca
?
...
di
'
!
...
Tu
diresti
di
sì
?
...
Bianca
pallidissima
,
senza
levare
gli
occhi
da
terra
,
disse
di
sì
col
capo
,
lentamente
.
Egli
agitò
in
aria
le
braccia
tremanti
,
e
non
seppe
più
trovare
una
sola
parola
.
Don
Ferdinando
non
fiatava
neppur
lui
,
atterrito
che
Don
Diego
non
riuscisse
a
persuader
Bianca
.
-
Cosa
volete
che
dica
?
-
esclamò
la
zia
.
-
Vi
pare
un
bell
'
avvenire
quello
d
'
invecchiare
come
voialtri
...
fra
tante
angustie
?
...
Scusatemi
,
ne
parlo
perché
siamo
parenti
...
Fo
quel
che
posso
anch
'
io
per
aiutarvi
...
ma
non
è
una
bella
cosa
infine
neanche
per
voialtri
...
Ed
ora
che
vi
si
offre
la
fortuna
,
risponderle
con
un
calcio
...
Scusatemi
,
io
la
direi
una
porcheria
!
Tutt
'
a
un
tratto
don
Diego
si
mise
a
ridere
,
quasi
colpito
da
un
'
ispirazione
,
ammiccando
dell
'
occhio
,
fregandosi
le
mani
,
con
dei
cenni
del
capo
che
volevano
dire
assai
.
-
Va
bene
!
va
bene
!
...
Non
è
che
questo
?
...
perché
ora
come
ora
siamo
un
po
'
angustiati
?
...
Ti
pesa
,
di
'
?
...
ti
pesa
questa
vita
angustiata
,
povera
Bianca
?
...
Hai
paura
per
l
'
avvenire
?
...
Si
fregò
il
mento
peloso
colla
mano
ischeletrita
,
seguitando
ad
ammiccare
,
cercando
di
rendere
furbo
il
sorriso
pallido
.
-
Vieni
qua
...
Non
ti
dico
altro
!
...
Anche
voi
,
zia
!
...
Venite
a
vedere
!
...
S
'
arrampicò
tutto
tremante
su
di
una
seggiola
per
aprire
un
armadietto
ch
'
era
nel
muro
,
al
di
sopra
della
finestra
,
e
ne
tirò
fuori
mucchi
di
scartafacci
e
di
pergamene
-
le
carte
della
lite
-
quella
che
doveva
essere
la
gran
risorsa
della
famiglia
,
quando
avessero
avuto
i
denari
per
far
valere
le
loro
ragioni
contro
il
Re
di
Spagna
:
dei
volumi
gialli
,
logori
e
polverosi
,
che
lo
facevano
tossire
a
ogni
voltar
di
pagina
.
Sul
letto
era
pure
sciorinato
un
grand
'
albero
genealogico
,
come
un
lenzuolo
:
l
'
albero
della
famiglia
che
bagnava
le
radici
nel
sangue
di
un
re
libertino
,
come
portava
il
suo
stemma
-
di
rosso
,
con
tre
gigli
d
'
oro
,
su
sbarra
del
medesimo
,
e
il
motto
che
glorificava
il
fallo
della
prima
autrice
:
Virtutem
a
sanguine
traho
.
S
'
era
messi
gli
occhiali
,
appoggiando
i
gomiti
sulla
sponda
del
lettuccio
,
bocconi
,
con
gli
occhi
che
si
accendevano
in
fondo
alle
orbite
livide
.
-
Son
seicent
'
anni
d
'
interessi
che
ci
devono
!
...
Una
bella
somma
!
...
Uscirete
d
'
ogni
guaio
una
volta
per
sempre
!
...
Bianca
era
cresciuta
in
mezzo
a
simili
discorsi
che
aiutavano
a
passare
i
giorni
tristi
.
Aveva
veduto
sempre
quei
libracci
sparsi
sulle
tavole
sgangherate
e
per
le
sedie
zoppe
.
Così
essa
non
rispose
.
Suo
fratello
volse
finalmente
il
capo
verso
di
lei
,
con
un
sorriso
bonario
e
malinconico
.
-
Parlo
per
voialtri
...
per
te
e
per
Ferdinando
...
Ne
godrete
voialtri
almeno
...
Quanto
a
me
...
io
sono
arrivato
...
Te
'
!
...
te
'
la
chiave
!
...
serbala
tu
!
La
zia
Sganci
,
a
quei
discorsi
,
da
prima
scattò
come
una
molla
:
-
Caro
nipote
,
mi
sembrate
un
bambino
!
-
Ma
subito
si
calmò
,
col
sorriso
indulgente
di
chi
vuol
far
capire
la
ragione
proprio
a
un
ragazzo
.
-
Va
bene
!
...
va
benone
!
...
Intanto
maritatela
con
lo
sposo
che
vi
si
offre
adesso
,
e
poi
,
se
diverrete
tanti
Cresi
,
sarà
anche
meglio
.
Don
Diego
rimase
interdetto
al
vedere
che
la
sorella
non
prendeva
la
chiave
,
e
tornò
daccapo
:
-
Anche
tu
,
Bianca
?
...
Dici
di
sì
anche
tu
?
...
Essa
,
accasciata
sulla
seggiola
,
chinò
il
capo
in
silenzio
.
-
E
va
bene
!
...
Giacché
tu
lo
vuoi
...
giacché
non
hai
il
coraggio
di
aspettare
...
Donna
Mariannina
seguitava
a
perorare
la
causa
di
don
Gesualdo
,
dicendo
ch
'
era
un
affare
d
'
oro
quel
matrimonio
,
una
fortuna
per
tutti
loro
;
congratulandosi
con
la
nipote
la
quale
fissava
fuori
dalla
finestra
,
cogli
occhi
lucenti
di
lagrime
;
rivolgendosi
financo
a
don
Ferdinando
che
guardava
tutti
quanti
ad
uno
ad
uno
,
sbalordito
;
battendo
sulle
spalle
di
don
Diego
il
quale
sembrava
che
non
udisse
,
cogli
occhi
inchiodati
sulla
sorella
e
un
tremito
per
tutta
la
persona
.
A
un
certo
punto
egli
interruppe
la
zia
,
balbettando
:
-
Lasciatemi
solo
con
Bianca
...
Devo
dirle
due
parole
...
Lasciateci
soli
...
Essa
alzò
gli
occhi
sbigottita
,
faccia
a
faccia
col
fratello
che
sembrava
un
cadavere
,
dopo
che
la
zia
e
don
Ferdinando
furono
usciti
.
Il
pover
'
uomo
esitò
ancora
prima
di
aggiungere
quel
che
gli
restava
a
dire
,
fissando
la
sorella
con
un
dolore
più
pungente
e
profondo
.
Poscia
le
afferrò
le
mani
,
agitando
il
capo
,
movendo
le
labbra
senza
arrivare
a
profferir
parola
.
-
Dimmi
la
verità
,
Bianca
!
...
Perché
vuoi
andartene
dalla
tua
casa
?
...
Perchè
vuoi
lasciare
i
tuoi
fratelli
?
...
Lo
so
!
lo
so
!
...
Per
quell
'
altro
!
...
Ti
vergogni
a
stare
con
noi
,
dopo
la
disgrazia
che
t
'
è
capitata
!
...
Continuava
ad
accennare
del
capo
,
con
uno
struggimento
immenso
nell
'
accento
e
nel
viso
,
colle
lagrime
amare
che
gli
scendevano
fra
i
peli
ispidi
e
grigi
della
barba
.
-
Dio
perdona
...
Ferdinando
non
sa
nulla
!
...
Io
...
io
...
Bianca
!
...
Come
una
figliuola
ti
voglio
bene
!
...
Mia
figlia
sei
...
Bianca
!
...
Tacque
sopraffatto
da
uno
scoppio
di
pianto
.
Ella
più
morta
che
viva
scosse
il
capo
lentamente
e
biascicò
:
-
No
...
no
...
Non
è
per
questo
...
Don
Diego
lasciò
ricadere
adagio
adagio
le
mani
della
sorella
,
quasi
un
abisso
si
scavasse
fra
di
loro
.
-
Allora
!
...
Fa
quello
che
vuoi
...
fa
quello
che
vuoi
...
E
le
volse
le
spalle
,
curvo
,
senza
aggiunger
altro
,
strascicando
le
gambe
.
VII
Nella
casa
antica
dei
La
Gurna
,
presa
in
affitto
da
don
Gesualdo
Motta
,
s
'
aspettavano
gli
sposi
.
Davanti
alla
porta
c
'
era
un
crocchio
di
monelli
,
che
il
ragazzo
di
Burgio
,
in
qualità
di
parente
,
s
'
affannava
a
tener
discosti
,
minacciandoli
con
una
bacchettina
;
la
scala
sparsa
di
foglie
d
'
arancio
;
un
lume
a
quattro
becchi
posato
sulla
ringhiera
del
pianerottolo
;
e
Brasi
Camauro
,
con
una
cacciatora
di
panno
blù
,
la
camicia
di
bucato
,
gli
stivali
nuovi
,
che
dava
l
'
ultimo
colpo
di
scopa
nel
portone
imbiancato
di
fresco
.
A
ogni
momento
succedeva
un
falso
allarme
.
I
ragazzi
gridavano
:
-
Eccoli
!
eccoli
!
-
Camauro
lasciava
la
scopa
,
e
della
gente
si
affacciava
ai
balconi
illuminati
.
Verso
un
'
ora
,
di
notte
arrivò
il
marchese
Limòli
,
facendosi
largo
colla
canna
d
'
India
.
Vide
il
lume
,
vide
le
foglie
d
'
arancio
e
disse
:
-
Bravo
!
-
Ma
nel
salire
le
scale
,
stava
per
rompersi
l
'
osso
del
collo
,
e
allora
scappò
anche
a
bestemmiare
:
-
Che
bestie
!
...
Han
fatto
un
mondezzaio
!
..
Brasi
corse
colla
scopa
.
-
Spazzo
via
tutto
,
signor
marchese
?
Butto
via
ogni
cosa
?
-
No
,
no
!
...
Adesso
son
passato
.
Non
grattar
troppo
colla
scopa
,
piuttosto
...
Si
sente
l
'
odor
di
stalla
.
Udendo
delle
voci
,
Santo
Motta
che
aspettava
di
sopra
,
vestito
di
nuovo
,
coi
pantaloni
a
staffe
e
un
panciotto
di
raso
a
fiori
,
si
affacciò
nel
pianerottolo
,
infilandosi
la
giamberga
.
-
Eccomi
!
eccomi
!
...
Sono
qui
!
...
Ah
,
signor
marchese
!
...
bacio
le
mani
!
...
E
rimase
un
po
'
confuso
,
non
vedendo
altri
che
il
Limòli
.
-
Servo
,
servo
,
caro
don
Santo
!
...
Non
baciate
più
nulla
...
ora
siamo
parenti
.
In
cima
alla
scala
comparve
anche
donna
Sara
Cirmena
,
la
sola
di
tutto
il
parentado
della
sposa
che
si
fosse
degnata
di
venire
,
con
un
moggio
di
fiori
finti
in
testa
,
il
vestito
di
seta
che
aveva
preso
le
pieghe
come
la
carta
,
nel
cassettone
,
i
pendagli
di
famiglia
che
le
strappavano
le
orecchie
,
seccata
di
aspettare
da
un
gran
pezzo
in
un
bagno
di
sudore
,
e
si
mise
a
strillare
di
lassù
:
-
Ma
che
fanno
?
C
'
è
qualche
altra
novità
?
-
Nulla
,
nulla
,
-
rispose
il
marchese
salendo
adagio
adagio
.
-
Son
uscito
prima
per
non
far
vedere
ch
'
ero
solo
in
chiesa
,
di
tutti
i
parenti
...
Son
venuto
a
dare
un
'
occhiata
.
Don
Gesualdo
aveva
fatto
delle
spese
:
mobili
nuovi
,
fatti
venire
apposta
da
Catania
,
specchi
con
le
cornici
dorate
,
sedie
imbottite
,
dei
lumi
con
le
campane
di
cristallo
:
una
fila
di
stanze
illuminate
,
che
viste
così
,
con
tutti
gli
usci
spalancati
,
pareva
di
guardare
nella
lente
di
un
cosmorama
.
Don
Santo
precedeva
facendo
la
spiegazione
,
tirando
in
su
ogni
momento
le
maniche
che
gli
arrivavano
alla
punta
delle
dita
.
-
Come
?
Non
c
'
è
nessuno
ancora
?
-
esclamò
il
marchese
,
giunti
che
furono
nella
camera
nuziale
,
parata
come
un
altare
.
Compare
Santo
rannicchiò
il
capo
nel
bavero
di
velluto
,
al
pari
di
una
testuggine
.
-
Per
me
non
manca
...
Io
son
qui
dall
'
avemaria
...
Tutto
è
pronto
...
-
Credevo
di
trovare
almeno
gli
altri
parenti
...
Mastro
Nunzio
...
vostra
sorella
...
-
Nossignore
...
si
vergognano
...
C
'
è
stato
un
casa
del
diavolo
!
Io
son
venuto
per
tener
d
'
occhio
il
trattamento
...
E
aprì
l
'
uscio
per
farglielo
vedere
:
una
gran
tavola
carica
di
dolci
e
di
bottiglie
di
rosolio
,
ancora
nella
carta
ritagliata
come
erano
venuti
dalla
città
,
sparsa
di
garofani
e
gelsomini
d
'
Arabia
,
tutto
quello
che
dava
il
paese
,
perché
la
signora
Capitana
aveva
mandato
a
dire
che
ci
volevano
dei
fiori
;
quanti
candelieri
si
erano
potuti
avere
in
prestito
,
a
Sant
'
Agata
e
nell
'
altre
chiese
.
Diodata
ci
aveva
pure
messi
in
bell
'
ordine
tutti
i
tovagliuoli
arrotolati
in
punta
,
come
tanti
birilli
,
che
portavano
ciascuno
un
fiore
in
cima
.
-
Bello
!
bello
!
-
approvò
il
marchese
.
-
Una
cosa
simile
non
l
'
ho
mai
vista
!
...
E
questi
qui
,
cosa
fanno
?
Ai
due
lati
della
tavola
,
come
i
giudei
del
Santo
Sepolcro
ci
erano
Pelagatti
e
Giacalone
,
che
sembravano
di
cartapesta
così
lavati
e
pettinati
.
-
Per
servire
il
trattamento
,
sissignore
!
...
Mastro
Titta
e
l
'
altro
barbiere
suo
compagno
si
son
rifiutati
,
con
un
pretesto
!
...
Vanno
soltanto
nelle
casate
nobili
quei
pezzenti
!
...
Temevano
di
sporcarsi
le
mani
qui
,
loro
che
fanno
tante
porcherie
!
...
Giacalone
,
premuroso
,
corse
tosto
con
una
bottiglia
per
ciascuna
mano
.
Il
marchese
si
schermì
:
-
Grazie
,
figliuol
mio
!
...
Ora
mi
rovini
il
vestito
,
bada
!
-
Di
là
ci
sono
anche
le
tinozze
coi
sorbetti
!
-
aggiunse
don
Santo
.
Ma
appena
aprì
l
'
uscio
della
cucina
,
si
videro
fuggire
delle
donne
che
stavano
a
guardare
dal
buco
della
serratura
.
-
Ho
visto
,
ho
visto
,
caro
parente
.
Lasciateli
stare
;
non
li
spaventate
.
In
quel
momento
si
udì
un
baccano
giù
in
istrada
,
e
corsero
in
tempo
al
balcone
per
vedere
arrivare
la
carrozza
degli
sposi
.
Nanni
l
'
Orbo
,
a
cassetta
,
col
cappello
sino
alle
orecchie
,
faceva
scoppiettare
la
frusta
come
un
carrettiere
,
e
vociava
:
-
Largo
!
...
A
voi
!
...
Guardatevi
!
...
-
Le
mule
,
tolte
allora
dall
'
armento
,
ricalcitravano
e
sbuffavano
,
tanto
che
il
canonico
Lupi
propose
di
smontare
lì
dov
'
erano
,
e
Burgio
s
'
era
già
alzato
per
scavalcare
lo
sportello
.
Ma
le
mule
tutt
'
a
un
tratto
abbassarono
il
capo
insieme
,
e
infilarono
il
portone
a
precipizio
.
-
Morte
subitanea
!
-
esclamò
il
canonico
,
ricadendo
col
naso
sui
ginocchi
della
sposa
.
Salivano
a
braccetto
.
Don
Gesualdo
con
una
spilla
luccicante
nel
bel
mezzo
del
cravattone
di
raso
,
le
scarpe
lucide
,
il
vestito
coi
bottoni
dorati
,
il
sorriso
delle
nozze
sulla
faccia
rasa
di
fresco
;
soltanto
il
bavero
di
velluto
,
troppo
alto
,
che
gli
dava
noia
.
Lei
che
sembrava
più
giovane
e
graziosa
in
quel
vestito
candido
e
spumante
,
colle
braccia
nude
,
un
po
'
di
petto
nudo
,
il
profilo
angoloso
dei
Trao
ingentilito
dalla
pettinatura
allora
in
moda
,
i
capelli
arricciati
alle
tempie
e
fermati
a
sommo
del
capo
dal
pettine
alto
di
tartaruga
:
una
cosa
che
fece
schioccare
la
lingua
al
canonico
,
mentre
la
sposa
andava
salutando
col
capo
a
destra
e
a
sinistra
,
palliduccia
,
timida
,
quasi
sbigottita
,
tutte
quelle
nudità
che
arrossivano
di
mostrarsi
per
la
prima
volta
dinanzi
a
tanti
occhi
e
a
tanti
lumi
.
-
Evviva
gli
sposi
!
evviva
gli
sposi
!
-
si
mise
a
gridare
il
canonico
,
messo
in
allegria
,
sventolando
il
fazzoletto
.
Bianca
prese
il
bacio
della
zia
Cirmena
,
il
bacio
dello
zio
marchese
,
ed
entrò
sola
nelle
belle
stanze
,
dove
non
era
anima
viva
.
-
Ehi
?
ehi
?
bada
che
perdi
il
marito
!
-
le
gridò
dietro
lo
zio
marchese
fra
le
risate
generali
.
-
Ci
siamo
tutti
?
-
borbottò
sottovoce
donna
Sarina
.
Il
canonico
si
affrettò
a
risponder
lui
.
-
Sissignora
.
Poca
brigata
,
vita
beata
!
Dietro
di
loro
saliva
Alessi
,
colla
berretta
in
mano
,
intimidito
da
quei
lumi
e
da
quell
'
apparato
.
Sin
dall
'
uscio
si
mise
a
balbettare
:
-
Mi
manda
la
signora
baronessa
Rubiera
...
Dice
che
non
può
venire
perchè
le
duole
il
capo
...
Manda
a
salutare
la
nipote
,
e
don
Gesualdo
anche
...
-
Vai
in
cucina
,
da
questa
parte
-
gli
rispose
il
marchese
.
-
Di
'
che
ti
dieno
da
bere
.
Don
Gesualdo
approfittò
di
quel
momento
per
raccomandare
sottovoce
a
suo
fratello
:
-
Stai
attento
,
dinanzi
a
tutta
questa
gente
!
...
Ti
metti
a
sedere
,
e
non
ti
muovi
più
.
Come
vedi
fare
a
me
,
fai
tu
pure
.
-
Ho
capito
.
Lascia
fare
a
me
!
La
zia
Cirmena
si
era
impadronita
della
sposa
,
e
aveva
assunta
un
'
aria
matronale
che
la
faceva
sembrare
in
collera
.
Dopo
che
ciascuno
ebbe
preso
posto
nella
bella
sala
cogli
specchi
,
si
fece
silenzio
;
ciascuno
guardando
di
qua
e
di
là
per
fare
qualche
cosa
,
ed
ammirando
coi
cenni
del
capo
.
Alla
fine
il
canonico
credette
di
dover
rompere
il
ghiaccio
:
-
Don
Santo
,
sedetevi
qua
.
Avvicinatevi
;
non
abbiate
timore
.
-
A
me
?
-
rispose
Santo
che
si
sentiva
dar
del
don
lui
pure
.
-
Questo
è
tuo
cognato
,
-
disse
il
marchese
a
Bianca
.
Il
notaro
ripigliò
di
lì
a
un
momento
:
-
Guardate
!
guardate
!
Sembra
lo
sbarco
di
Cristoforo
Colombo
!
Vedevasi
sull
'
uscio
dell
'
anticamera
un
mucchio
di
teste
che
si
pigiavano
,
fra
curiose
e
timide
,
quasi
stesse
per
scoppiare
una
mina
.
Il
canonico
fra
gli
altri
monelli
scorse
Nunzio
,
il
nipotino
di
don
Gesualdo
,
e
gli
fece
segno
d
'
entrare
,
ammiccandogli
.
Ma
il
ragazzo
scappò
via
come
un
selvaggio
;
e
il
canonico
,
sempre
sorridendo
,
disse
:
-
Che
diavoletto
!
...
tutto
sua
madre
...
Il
marchese
,
sdraiato
sulla
sedia
a
bracciuoli
,
accanto
alla
nipote
,
sembrava
un
presidente
,
chiacchierando
soltanto
lui
.
-
Bravo
!
bravo
!
...
Tuo
marito
ha
fatto
le
cose
bene
!
...
Non
ci
manca
nulla
in
questa
casa
!
...
Ci
starai
da
principessa
!
...
Non
hai
che
a
dire
una
parola
...
mostrare
un
desiderio
...
-
Allora
ditegli
che
vi
comperi
delle
altre
mule
-
aggiunse
il
canonico
ridendo
.
-
E
'
vero
;
sei
alquanto
pallida
...
Ti
sei
forse
spaventata
in
carrozza
?
-
Sono
mule
troppo
giovani
...
appena
tolte
dall
'
armento
...
non
ci
sono
avvezze
...
Ora
usano
dei
cavalli
per
la
carrozza
-
disse
il
canonico
.
-
Certamente
!
certamente
!
-
si
affrettò
a
rispondere
don
Gesualdo
.
-
Appena
potrò
.
I
denari
servono
per
spenderli
...
quando
ci
sono
.
Il
marchese
e
il
canonico
Lupi
tenevano
viva
la
conversazione
,
don
Gesualdo
approvando
coi
cenni
del
capo
;
gli
altri
ascoltavano
:
la
zia
Cirmena
con
le
mani
sul
ventre
e
un
sorrisetto
amabile
che
faceva
cascare
le
parole
di
bocca
:
un
sorriso
che
diceva
:
-
Bisogna
pure
!
giacché
son
venuta
!
...
Valeva
proprio
la
pena
di
mettersi
in
gala
!
...
-
Bianca
sembrava
un
'
estranea
,
in
mezzo
a
tutto
quel
lusso
.
E
suo
marito
imbarazzato
anche
lui
,
fra
tanta
gente
,
la
sposa
,
gli
amici
,
i
servitori
,
dinanzi
a
quegli
specchi
nei
quali
si
vedeva
tutto
,
vestito
di
nuovo
,
ridotto
a
guardare
come
facevano
gli
altri
se
voleva
soffiarsi
il
naso
.
-
Il
raccolto
è
andato
bene
!
-
disse
il
marchese
a
voce
più
alta
,
perché
gli
altri
lo
seguissero
dove
voleva
arrivare
.
-
Io
ne
parlo
per
sentita
dire
.
Eh
?
eh
?
massaro
Fortunato
?
...
-
Sissignore
,
grazie
a
Dio
!
...
Sono
i
prezzi
che
non
dicono
!
...
-
Ci
sarà
tanto
da
fare
in
campagna
!
Nel
paese
non
c
'
è
più
nessuno
.
La
zia
Cirmena
allora
non
potè
frenarsi
:
-
Ho
vista
al
balcone
la
cugina
Sganci
...
credevo
che
venisse
,
anzi
!
...
-
Chissà
?
chissà
?
Quella
pioggerella
ch
'
è
caduta
ha
ridotto
la
strada
una
pozzanghera
!
...
Io
stavo
per
rompermi
il
collo
.
Però
dicono
che
fa
bene
alle
vigne
.
Eh
?
eh
?
massaro
Fortunato
?
...
-
Sissignore
,
se
vuol
Dio
!
...
-
Saranno
tutti
a
prepararsi
per
la
vendemmia
.
Noi
soli
no
,
donna
Sarina
!
Noi
beviamo
il
vino
senza
pregare
Dio
per
l
'
acqua
!
...
Bisogna
condurre
la
sposa
a
Giolio
per
la
vendemmia
,
don
Gesualdo
!
...
Vedrai
che
vigne
,
Bianca
!
-
Certo
!
...
è
la
padrona
!
...
certo
!
...
-
Un
momento
!
...
-
esclamò
il
canonico
balzando
in
piedi
.
-
Mi
pare
di
sentir
gente
!
...
Santo
,
che
stava
all
'
erta
,
cogli
occhi
fissi
sul
fratello
,
gli
fece
segno
per
sapere
se
era
ora
d
'
incominciare
il
trattamento
.
Ma
il
canonico
rientrò
dal
balcone
quasi
subito
,
scuotendo
il
capo
.
-
No
!
...
Son
villani
che
tornano
in
paese
.
Oggi
è
sabato
e
arriva
gente
sino
a
tardi
.
-
Io
l
'
avevo
indovinato
!
-
rispose
la
Cirmena
.
-
Ho
l
'
orecchio
fine
!
...
Chi
aspettate
,
voi
?
-
Donna
Giuseppina
Alòsi
,
per
bacco
!
...
Quella
almeno
non
manca
mai
!
-
L
'
avrà
trattenuta
il
cavaliere
...
-
si
lasciò
scappare
il
marchese
,
perdendo
la
pazienza
.
Santo
,
che
s
'
era
già
alzato
,
tornò
a
sedere
mogio
mogio
.
-
Con
permesso
!
con
permesso
!
-
disse
il
canonico
.
-
Un
momento
!
Vo
e
torno
!
Donna
Sarina
gli
corse
dietro
nell
'
anticamera
,
e
si
udì
il
canonico
rispondere
forte
:
-
No
!
Qui
vicino
...
dal
Capitano
!
...
Il
marchese
che
stava
coll
'
orecchio
teso
fingeva
d
'
ammirare
ancora
i
mobili
e
le
stanze
,
e
tornò
a
dire
:
-
Belli
!
belli
!
...
Una
casa
signorile
!
Siete
stati
fortunati
di
potervi
cacciare
nel
nido
dei
La
Gurna
!
...
Eh
!
eh
!
...
Se
ne
videro
qui
delle
feste
...
in
questo
stesso
luogo
!
...
Mi
rammento
...
pel
battesimo
dell
'
ultimo
La
Gurna
...
Corradino
...
Adesso
sono
andati
a
stare
a
Siracusa
,
tutta
la
famiglia
,
dopo
aver
dato
fondo
a
quel
po
'
che
rimaneva
!
...
Mors
tua
vita
mea
!
...
Qui
starete
da
principi
!
...
Eh
!
eh
!
...
son
vecchio
e
la
so
lunga
!
...
Ci
staremmo
bene
anche
noi
,
eh
,
donna
Sarina
?
...
eh
?
Donna
Sarina
si
dimenava
sulla
seggiola
per
tener
la
lingua
in
freno
:
-
Quanto
a
me
!
...
-
disse
poi
-
grazie
a
Dio
!
...
La
prova
è
che
il
ragazzo
La
Gurna
,
Corradino
,
viene
da
me
per
la
villeggiatura
.
Lui
non
ci
ha
colpa
,
povero
innocente
!
-
No
,
no
,
è
meglio
star
seduti
in
una
bella
sedia
soffice
come
questa
,
che
andare
a
buscarsi
il
pane
di
qua
e
di
là
,
come
i
La
Gurna
!
...
quando
si
può
buscarselo
anche
!
...
E
avere
una
buona
tavola
apparecchiata
,
e
la
carrozza
per
far
quattro
passi
dopo
,
e
la
vigna
per
la
villeggiatura
,
e
tutto
il
resto
!
...
La
buona
tavola
soprattutto
!
...
Son
vecchio
,
e
mi
dispiace
che
il
marchesato
non
possa
servirsi
in
tavola
...
Il
fumo
è
buono
soltanto
in
cucina
...
La
so
lunga
...
C
'
è
più
fumo
nella
cucina
,
che
arrosto
sulla
tavola
in
molte
case
...
quelle
che
ci
hanno
lo
stemma
più
grosso
sul
portone
...
e
che
arricciano
più
il
naso
!
...
Se
torno
a
nascere
,
voglio
chiamarmi
mastro
Alfonso
Limòli
,
ed
esser
ricco
come
voi
,
nipote
mio
...
Per
godermi
i
miei
denari
fra
me
e
me
...
senza
invitar
nessuno
...
no
!
...
-
Tacete
!
...
Sento
il
campanello
!
-
interruppe
donna
Sarina
.
-
E
'
un
pezzo
che
suonano
mentre
voi
state
a
predicare
...
Però
era
un
tintinnìo
sommesso
di
gente
povera
.
Santo
corse
ad
aprire
,
e
si
trovò
faccia
a
faccia
col
sagrestano
,
seguito
dalla
moglie
,
la
quale
portava
sotto
il
braccio
un
tovagliuolo
che
pareva
un
sacco
,
quasi
fosse
venuta
per
lo
sgombero
.
Al
primo
momento
don
Luca
rimase
imbarazzato
,
vedendo
il
fratello
di
Speranza
che
gli
aveva
mandato
a
dire
mille
improperi
con
suo
marito
Burgio
;
ma
non
si
perse
d
'
animo
per
questo
,
e
trovò
subito
il
pretesto
:
-
C
'
è
il
canonico
Lupi
?
...
Mia
moglie
,
qui
,
m
'
ha
detto
ch
'
era
montato
in
carrozza
cogli
sposi
...
La
gnà
Grazia
allora
entrò
svolgendo
adagio
adagio
il
tovagliuolo
,
e
ne
cavò
una
caraffina
d
'
acqua
d
'
odore
,
tappata
con
un
batuffoletto
di
cenci
.
-
L
'
acqua
benedetta
!
...
Abbiamo
pensato
per
donna
Bianca
!
E
si
misero
ad
aspettare
tranquillamente
,
marito
e
moglie
,
in
mezzo
alla
sala
.
In
quel
momento
tornò
il
canonico
Lupi
,
rosso
in
viso
,
sbuffando
,
asciugandosi
il
sudore
.
E
a
prevenire
ogni
domanda
si
rivolse
subito
al
padrone
di
casa
,
sorridendo
,
coll
'
aria
indifferente
:
-
Don
Gesualdo
...
se
avete
intenzione
di
farci
fare
la
bocca
dolce
!
...
Mi
pare
che
sia
tempo
!
...
All
'
alba
ho
da
dir
messa
,
prima
d
'
andare
in
campagna
.
-
Vado
?
-
saltò
a
dire
subito
Santo
.
-
Mettiamo
mano
?
Si
alzò
in
piedi
la
sposa
;
si
alzarono
dopo
di
lei
tutti
gli
altri
,
e
rimasero
fermi
ai
loro
posti
,
aspettando
a
chi
toccasse
aprire
la
marcia
.
Il
canonico
si
sbracciava
a
far
dei
segni
a
compare
Santo
,
e
vedendo
che
non
capiva
,
gli
soffiò
colla
voce
di
petto
,
come
in
chiesa
,
allorché
sbagliavasi
la
funzione
:
-
A
voi
!
...
Date
braccio
alla
cognata
!
...
Ma
il
cognato
non
si
sentiva
di
fare
quella
parte
.
Infine
glielo
spinsero
dietro
a
forza
.
Lo
zio
Limòli
intanto
era
passato
avanti
colla
sposa
,
e
il
canonico
borbottò
all
'
orecchio
di
don
Gesualdo
:
-
Credereste
?
...
fa
la
sdegnosa
anche
la
Capitana
!
Lei
che
non
manca
mai
dove
c
'
è
da
leccare
piatti
!
Fa
la
sdegnosa
anch
'
essa
!
Come
se
non
si
sapesse
donde
viene
quella
gran
dama
!
...
No
!
no
!
che
fate
?
...
-
esclamò
a
un
tratto
slanciandosi
verso
compare
Santo
.
Costui
,
persa
la
pazienza
,
quatto
quatto
rimboccavasi
le
maniche
del
vestito
.
Per
fortuna
la
cognata
stava
parlando
collo
zio
Limòli
,
e
non
se
ne
accorse
.
Il
marchese
,
dal
canto
suo
,
era
distratto
,
cercando
di
evitare
Giacalone
e
Pelagatti
che
volevano
servirlo
a
ogni
costo
.
-
Faranno
nascere
qualche
guaio
quei
due
ragazzi
!
-
borbottò
infine
.
Anche
Bianca
abbozzò
un
sorriso
a
quell
'
uscita
,
e
si
scostarono
dalla
tavola
tutti
e
due
,
per
evitare
il
pericolo
.
-
Non
vuol
nulla
!
...
-
tornò
dicendo
il
cognato
don
Santo
,
quasi
si
fosse
tolto
un
gran
peso
dallo
stomaco
.
-
Io
,
per
me
,
gliel
'
ho
offerto
!
...
-
Neanche
un
bicchierino
di
perfetto
amore
?
-
entrò
a
dire
il
canonico
con
galanteria
.
La
zia
Cirmena
si
mise
a
ridere
,
e
Santo
guardò
il
fratello
,
per
vedere
cosa
dovesse
fare
.
-
Eh
!
eh
!
...
-
aggiunse
il
marchese
con
la
sua
tosserella
.
-
Eh
!
eh
!
...
-
Qualcosa
,
zio
?
-
Grazie
,
grazie
,
cara
Bianca
...
Non
ho
più
denti
né
stomaco
...
Sono
invalido
...
Sto
a
vedere
soltanto
...
non
posso
fare
altro
...
Il
canonico
si
fece
pregare
un
po
'
,
e
quindi
trasse
di
tasca
un
fazzoletto
che
sembrava
un
lenzuolo
.
Intanto
la
zia
Cirmena
s
'
empiva
il
borsone
che
portava
al
braccio
,
dov
'
era
ricamato
un
cane
tutto
intero
,
e
ce
n
'
entrava
della
roba
!
Il
canonico
invece
,
che
aveva
le
tasche
sino
al
ginocchio
,
sotto
la
zimarra
,
delle
vere
bisacce
,
poteva
cacciarvi
dentro
tutto
quello
che
voleva
senza
dare
nell
'
occhio
.
Bianca
pure
regalò
con
le
sue
mani
stesse
una
scatola
di
confetti
al
cognato
Santo
.
-
Per
vostra
sorella
e
i
suoi
ragazzi
...
-
Di
'
che
glieli
manda
lei
stessa
...
la
cognata
...
-
soggiunse
Gesualdo
tutto
contento
,
con
un
sorriso
di
gratitudine
per
lei
.
Erano
un
po
'
in
disparte
,
mentre
tutti
gli
altri
si
affollavano
intorno
alla
tavola
.
Egli
allora
le
disse
piano
,
con
una
certa
tenerezza
:
-
Brava
!
mi
piaci
perché
sei
giudiziosa
,
e
cerchi
di
metter
pace
in
famiglia
...
Non
sai
quel
che
c
'
è
stato
!
...
Mia
sorella
specialmente
!
...
M
'
hanno
fatto
andare
tutto
in
veleno
anche
il
giorno
delle
nozze
!
...
Com
'
essa
gli
ispirava
confidenza
,
col
viso
buono
,
stava
per
sfogarsi
del
rimanente
,
senza
avvedersene
,
quando
la
zia
Cirmena
venne
ad
interromperlo
dicendogli
:
-
Pensate
al
sagrestano
;
è
lì
che
aspetta
con
sua
moglie
.
Don
Luca
,
vedendo
arrivare
tanta
grazia
di
Dio
,
finse
di
esser
sorpreso
.
-
Nossignore
!
Non
siamo
venuti
per
i
dolci
...
Non
v
'
incomodate
,
vossignoria
!
-
Sua
moglie
intanto
andava
sciorinando
la
tovaglia
che
pareva
quella
dell
'
altare
.
Lui
invece
,
per
dimostrare
la
sua
gratitudine
,
fingeva
di
guardare
in
aria
,
inarcando
le
ciglia
dalla
sorpresa
.
-
Guarda
,
Grazia
!
...
Quanta
roba
!
...
Ce
ne
sono
stati
spesi
dei
denari
qui
!
-
Poscia
,
appena
don
Gesualdo
volse
le
spalle
,
aiutò
ad
insaccare
anche
lui
.
-
Par
d
'
essere
appestati
!
...
-
borbottò
donna
Sarina
che
rientrava
col
borsone
pieno
insieme
al
canonico
Lupi
.
-
Neppure
i
suoi
fratelli
son
venuti
!
...
avete
visto
?
...
-
Poveretti
!
...
poveretti
!
...
-
rispose
l
'
altro
agitando
la
mano
dinanzi
alla
fronte
,
come
a
dire
che
coloro
non
ci
avevano
più
la
testa
a
segno
.
Poi
si
guardò
intorno
abbassando
la
voce
:
-
Sembrava
che
piangessero
il
morto
,
quando
siamo
andati
a
prendere
la
sposa
!
...
due
gufi
,
tale
e
quale
!
...
Si
rintanavano
di
stanza
in
stanza
,
al
buio
...
Due
gufi
,
tale
e
quale
!
...
Donna
Bianca
,
invece
,
voleva
fare
le
cose
con
bella
maniera
...
almeno
pei
riguardi
umani
!
...
Infine
se
si
è
indotta
a
questo
passo
...
Fece
un
altro
segno
,
coll
'
indice
e
il
pollice
in
croce
sulla
bocca
.
E
sbirciando
colla
coda
dell
'
occhio
che
rientravano
in
sala
anche
Bianca
e
suo
marito
,
disse
forte
,
come
in
seguito
di
un
altro
discorso
,
mostrando
il
fazzoletto
pieno
:
-
Sono
le
mie
propine
!
...
frutti
di
stola
...
La
moglie
del
sagrestano
,
che
non
si
era
accorta
della
sposa
aggiunse
:
-
Sono
ancora
lì
,
tutti
e
due
,
dietro
i
vetri
della
finestra
,
al
buio
,
a
guardare
in
piazza
dove
non
c
'
è
nessuno
!
...
come
due
mummie
addirittura
!
...
Donna
Bianca
,
nel
passare
,
udì
quelle
parole
.
-
Tanta
salute
!
-
interruppe
il
sagrestano
vedendo
la
signora
.
-
Sarà
una
festa
per
quei
ragazzi
,
quando
arriveremo
a
casa
!
...
Cinque
figliuoli
,
donna
Bianca
!
...
Poi
,
voltandosi
verso
la
moglie
che
se
ne
andava
barcollando
,
con
quell
'
altro
fardello
sulla
pancia
:
-
Salute
e
figli
maschi
!
...
La
roba
ce
l
'
avete
!
...
Ora
pregheremo
il
Signore
di
darvi
i
figliuoli
...
Vogliamo
vedervi
come
Grazia
fra
nove
mesi
...
Il
marchese
per
tagliar
corto
l
'
accomiatò
:
-
Va
bene
!
Buona
sera
,
caro
don
Luca
!
Nell
'
altra
stanza
,
appena
furono
usciti
gli
invitati
,
si
udì
un
baccano
indiavolato
.
I
vicini
,
la
gente
di
casa
,
Brasi
Camauro
,
Giacalone
,
Nanni
l
'
Orbo
,
una
turba
famelica
,
piombò
sui
rimasugli
del
trattamento
,
disputandosi
i
dolciumi
,
strappandoseli
di
mano
,
accapigliandosi
fra
di
loro
.
E
compare
Santo
,
col
pretesto
di
difendere
la
roba
,
abbrancava
quel
che
poteva
,
e
se
lo
ficcava
da
per
tutto
,
in
bocca
,
nelle
tasche
,
dentro
la
camicia
.
Nunzio
,
il
ragazzo
di
Burgio
,
entrato
come
un
gatto
,
si
era
arrampicato
sulla
tavola
,
e
s
'
arrabbattava
a
calci
e
pugni
anche
lui
,
strillando
come
un
ossesso
;
gli
altri
monelli
carponi
sotto
.
Don
Gesualdo
,
infuriato
,
voleva
correre
col
bastone
a
far
cessare
quella
baraonda
;
ma
lo
zio
marchese
lo
fermò
pel
braccio
!
...
-
Lasciateli
fare
...
tanto
!
...
La
zia
Cirmena
che
si
era
divertita
almeno
un
po
'
,
si
piantò
nel
bel
mezzo
della
stanza
,
guardando
in
faccia
la
gente
,
come
a
dire
ch
'
era
ora
d
'
andarsene
.
In
quel
frattempo
tornò
di
corsa
il
sagrestano
,
ansante
,
con
un
'
aria
di
gran
mistero
:
-
C
'
è
qui
tutto
il
paese
!
...
giù
in
istrada
,
che
stanno
a
vedere
!
...
Il
barone
Zacco
,
i
Margarone
,
la
moglie
di
Mèndola
anche
...
tutti
i
primi
signori
del
paese
!
...
Fa
chiasso
il
vostro
matrimonio
,
don
Gesualdo
!
...
E
se
ne
andò
com
'
era
venuto
,
frettoloso
,
infatuato
.
La
zia
Cirmena
borbottò
:
-
Che
seccatura
!
...
Ci
fosse
almeno
un
'
altra
uscita
!
...
Il
canonico
invece
,
curioso
,
volle
andare
a
vedere
.
Di
rimpetto
,
alla
cantonata
di
San
Sebastiano
,
c
'
era
un
crocchio
di
gente
;
si
vedevano
biancheggiare
dei
vestiti
chiari
nel
buio
della
strada
.
Altri
passavano
lentamente
,
in
punta
di
piedi
,
rasente
al
muro
,
col
viso
rivolto
in
su
.
Si
udiva
parlare
sottovoce
,
delle
risa
soffocate
anche
,
uno
scalpiccìo
furtivo
.
Due
che
tornavano
indietro
dalla
parte
di
Santa
Maria
di
Gesù
si
fermarono
,
vedendo
aprire
il
balcone
.
E
tutti
sgattaiolarono
di
qua
e
di
là
.
Rimase
solo
Ciolla
,
che
fingeva
d
'
andare
pei
fatti
suoi
canticchiando
:
Amore
,
amore
,
che
m
'
hai
fatto
fare
?
Donna
Sarina
e
il
marchese
Limòli
si
erano
avvicinati
anch
'
essi
al
balcone
.
Quest
'
ultimo
allora
disse
:
-
Adesso
potete
andarvene
,
donna
Sarina
.
Non
c
'
è
più
nessuno
laggiù
!
...
La
zia
Cirmena
scattò
su
come
una
molla
:
-
Io
non
ho
paura
,
don
Alfonso
!
...
Io
fo
quel
che
mi
pare
e
piace
!
...
Son
qui
per
far
da
mamma
a
Bianca
...
giacché
non
c
'
è
altra
parente
prossima
.
Non
possiamo
piantar
la
sposa
quasi
fosse
una
trovatella
...
pel
decoro
della
famiglia
almeno
!
...
-
Ah
?
ah
?
...
-
sogghignava
intanto
il
marchese
.
Donna
Sarina
gli
ribatté
sul
muso
,
frenando
a
stento
la
voce
:
-
Non
mi
fate
lo
gnorri
,
don
Alfonso
!
...
Lo
sapete
meglio
di
me
!
...
Deve
premere
anche
a
voi
che
siete
della
famiglia
...
Bisogna
farlo
per
la
gente
...
se
non
per
lei
!
...
-
E
infilò
l
'
uscio
della
camera
nuziale
,
continuando
a
sbraitare
.
-
Va
bene
,
va
bene
!
Non
andate
in
collera
...
Vuol
dire
che
ce
ne
andremo
noi
!
...
Ehi
,
ehi
,
canonico
...
Mi
par
che
sarebbe
tempo
d
'
andarcene
!
...
Un
po
'
di
prudenza
!
...
-
Ah
!
ah
!
...
Ah
!
ah
!
-
chiocciava
il
canonico
.
-
Buona
notte
,
nipoti
miei
!
Vi
dò
pure
la
benedizione
che
non
costa
nulla
...
Bianca
s
'
era
fatta
pallida
come
un
cencio
lavato
.
Si
alzò
anche
lei
,
con
un
lieve
tremito
nei
muscoli
del
mento
,
coi
begli
occhi
turchini
che
sembravano
smarriti
,
incespicando
nel
vestito
nuovo
,
e
balbettò
:
-
Zio
!
...
sentite
,
zio
!
...
-
E
lo
tirò
in
disparte
per
parlargli
sottovoce
,
con
calore
.
-
Sono
pazzi
!
-
interruppe
il
marchese
ad
alta
voce
accalorandosi
anche
lui
.
-
Pazzi
da
legare
!
Se
torno
a
nascere
,
lo
dirò
anche
a
loro
,
voglio
chiamarmi
mastro
Alfonso
Limòli
!
...
-
Bravo
!
-
sghignazzò
il
canonico
.
-
Mi
piace
quello
che
dite
!
-
Buona
notte
!
buona
notte
!
Non
ci
pensare
!
Andrò
da
loro
domattina
...
E
fra
nove
mesi
,
ricordati
bene
,
voglio
essere
invitato
di
nuovo
pel
battesimo
...
il
canonico
Lupi
ed
io
...
noi
due
soli
...
Non
ci
sarà
neppure
bisogno
della
cugina
Cirmena
!
...
-
Poca
brigata
,
vita
beata
!
-
conchiuse
l
'
altro
.
Don
Gesualdo
li
accompagnò
sino
all
'
uscio
,
solleticato
internamente
dai
complimenti
del
canonico
,
il
quale
non
finiva
dal
dirgli
che
aveva
fatto
le
cose
ammodo
:
-
Peccato
che
non
sieno
venuti
tutti
gli
invitati
!
Avrebbero
visto
che
spendete
da
Cesare
.
Mi
sorprende
per
la
signora
Sganci
!
...
Anche
la
baronessa
Rubiera
sarebbe
stata
contenta
di
vedere
come
le
rispettate
la
nipote
...
che
non
siete
di
quelli
che
hanno
il
pugno
stretto
...
giacché
dovete
esser
soci
fra
poco
.
-
Eh
!
eh
!
-
rispose
don
Gesualdo
che
si
sentiva
ribollire
in
quel
punto
i
denari
male
spesi
.
-
C
'
è
tempo
!
c
'
è
tempo
!
Ne
deve
passare
prima
dell
'
acqua
sotto
il
ponte
che
non
c
'
è
più
...
Diteglielo
pure
,
alla
signora
baronessa
.
-
Come
?
come
?
Se
era
cosa
intesa
?
Se
dovete
esser
soci
?
-
I
miei
soci
son
questi
qua
!
-
ripeté
don
Gesualdo
battendo
sul
taschino
.
-
Non
vorrei
che
la
signora
baronessa
Rubiera
avesse
a
vergognarsi
d
'
avermi
per
compagno
...
diteglielo
pure
!
-
Ha
ragione
!
-
aggiunse
il
marchese
fermandosi
a
metà
della
scala
.
-
Ha
l
'
amor
proprio
dei
suoi
denari
,
che
diavolo
!
...
La
cugina
Rubiera
avrebbe
potuto
degnarsi
...
Non
si
sarebbe
guastato
il
sangue
per
così
poco
,
lei
!
...
-
Chissà
?
chissà
perché
non
è
venuta
?
...
Ci
dev
'
essere
qualch
'
altro
motivo
...
Poi
,
gli
affari
...
è
un
'
altra
cosa
...
Pensateci
bene
!
...
Vi
mancherà
un
appoggio
!
...
Li
avrete
tutti
nemici
allora
!
...
-
Tutti
nemici
...
oh
bella
!
perché
?
-
Pei
vostri
denari
,
caspita
!
...
Perché
potete
mettere
anche
voi
le
mani
nel
piatto
!
...
Poi
vi
siete
imparentato
con
loro
!
...
Uno
schiaffo
,
caro
mio
!
Uno
schiaffo
che
avete
dato
a
tutti
quanti
!
-
Sapete
cosa
ho
da
dirvi
?
-
si
mise
a
strillare
allora
il
marchese
levando
il
capo
in
su
.
-
Che
se
non
avessi
il
vitalizio
della
mia
commenda
di
Malta
per
non
crepare
di
fame
,
sarei
costretto
a
dare
uno
schiaffo
anch
'
io
a
tutta
la
nobile
parentela
...
Sarei
costretto
a
scopar
le
strade
!
...
E
se
ne
andò
borbottando
.
-
Don
Gesualdo
,
-
disse
Nanni
l
'
Orbo
facendo
capolino
dalla
cucina
.
-
Son
qui
i
ragazzi
che
vorrebbero
baciar
la
mano
alla
padrona
...
se
non
c
'
è
più
nessuno
...
-
Spicciatevi
!
spicciatevi
!
-
rispose
lui
infastidito
.
Prima
s
'
affollarono
sulla
soglia
simili
a
un
branco
di
pecore
;
poscia
,
dopo
Nanni
l
'
Orbo
,
sfilarono
dietro
tutti
gli
altri
,
col
sorriso
goffo
,
il
berretto
in
mano
,
le
donne
salutando
sino
a
terra
come
in
chiesa
,
imbacuccate
nelle
mantelline
.
-
Questa
è
Diodata
,
-
disse
Nanni
l
'
Orbo
.
-
Una
povera
orfanella
che
il
padrone
ha
mantenuto
per
carità
.
-
Sissignora
!
...
Tanta
salute
!
...
-
E
Diodata
non
seppe
più
che
dire
.
-
Un
cuore
tanto
fatto
,
don
Gesualdo
!
-
seguitò
Nanni
l
'
Orbo
accalorandosi
.
-
Gli
ha
fatto
anche
la
dote
!
Domeneddio
l
'
aiuta
per
questo
!
Don
Gesualdo
andava
spegnendo
i
lumi
.
Poi
si
voltò
tutto
di
nuovo
vestito
,
che
Diodata
non
osava
nemmeno
alzare
gli
occhi
su
di
lui
,
e
conchiuse
:
-
Va
bene
.
Siete
contenti
?
-
Sissignore
,
-
rispose
Nanni
l
'
Orbo
,
guardando
con
tenerezza
Diodata
.
-
Contentoni
!
...
può
dirlo
anche
lei
!
...
-
E
'
un
pezzo
che
compare
Nanni
teneva
d
'
occhio
a
quei
baiocchi
,
per
non
lasciarseli
sfuggire
!
-
aggiunse
Brasi
Camauro
.
-
E
'
nato
col
berretto
in
testa
!
-
Sposa
Diodata
,
-
narrò
allora
alla
moglie
don
Gesualdo
.
-
La
marito
con
lui
.
Il
camparo
aggiunse
altre
informazioni
,
ridendo
:
-
Si
correvano
dietro
!
Bisognava
far
la
guardia
a
loro
pure
!
...
Il
padrone
mi
dovrebbe
ancora
qualche
regaluccio
per
quest
'
altra
custodia
che
non
era
nel
patto
!
...
Allora
scoppiò
una
risata
generale
,
perché
compare
Carmine
era
molto
lepido
,
di
solito
.
La
ragazza
,
tutta
una
fiamma
,
gli
lanciò
un
'
occhiata
di
bestia
selvaggia
.
-
Non
è
vero
!
nossignore
,
don
Gesualdo
!
...
-
Sì
!
sì
!
e
Brasi
Camauro
anche
!
e
Giacalone
,
allorché
veniva
pel
carro
!
...
Tutti
d
'
amore
e
d
'
accordo
,
insieme
!
...
Le
risate
non
finivano
più
;
Nanni
l
'
Orbo
pel
primo
,
che
si
teneva
i
fianchi
.
Solo
Diodata
,
rossa
come
il
fuoco
,
colle
lagrime
agli
occhi
,
s
'
affannava
a
ripetere
:
-
Nossignore
!
...
non
è
vero
!
...
Come
potete
dirlo
,
compare
Carmine
?
...
non
ne
avete
coscienza
?
Donna
Sarina
comparve
di
nuovo
sull
'
uscio
,
colle
braccia
incrociate
,
senza
profferire
una
parola
;
soltanto
i
fiori
che
le
si
agitavano
sul
capo
parlavano
per
lei
.
-
Ora
basta
!
-
conchiuse
il
padrone
.
-
Andatevene
,
ch
'
è
tardi
.
Essi
salutarono
un
'
altra
volta
,
inchinandosi
goffamente
,
balbettando
confusamente
in
coro
,
urtandosi
nell
'
uscire
,
e
se
ne
andarono
con
un
calpestìo
pesante
di
bestiame
grosso
.
Appena
fuori
cominciarono
a
ridere
e
scherzare
fra
di
loro
;
Brasi
Camauro
e
Pelagatti
dandosi
degli
spintoni
;
Nanni
l
'
Orbo
e
compare
Carmine
barattando
parolacce
e
ingiurie
atroci
,
colle
braccia
l
'
uno
al
collo
dell
'
altro
,
come
due
fratelli
messi
in
allegria
dal
vino
bevuto
.
Una
baldoria
che
fece
ridere
anche
lo
stesso
don
Gesualdo
.
-
Son
come
le
bestie
!
-
diss
'
egli
rientrando
.
-
Non
dar
retta
,
cara
Bianca
!
-
Un
momento
!
-
strillò
la
zia
Cirmena
respingendolo
colle
mani
,
quasi
egli
stesse
per
farle
violenza
.
-
Non
potete
entrare
adesso
!
fuori
!
fuori
!
E
gli
chiuse
l
'
uscio
sul
muso
.
Diodata
risalì
di
corsa
in
quel
punto
,
scalmanata
,
colle
lagrime
agli
occhi
.
-
Don
Gesualdo
!
...
Non
vogliono
lasciarmi
andare
pei
fatti
miei
!
...
Li
sentite
,
laggiù
?
...
compare
Nanni
e
tutti
gli
altri
!
...
-
Ebbene
?
Che
c
'
è
?
Non
dev
'
essere
tuo
marito
?
...
-
Sissignore
...
Dice
per
questo
!
...
ch
'
è
il
padrone
...
Non
mi
lasciano
andare
in
pace
!
...
tutti
quanti
!
-
Aspetta
!
aspetta
,
che
piglio
un
bastone
!
-
No
!
no
!
-
gridò
Nanni
dalla
strada
.
-
Ce
ne
andiamo
a
casa
.
Nessuno
la
tocca
.
-
Senti
?
Nessuno
ti
tocca
.
Vattene
...
Che
fai
adesso
?
Essa
,
stando
due
scalini
più
giù
,
gli
aveva
presa
la
mano
di
nascosto
,
e
andava
baciandola
come
un
vero
cane
affezionato
e
fedele
:
-
Benedicite
!
...
benedicite
!
...
-
Ora
ricomincia
il
piagnisteo
!
-
sbuffò
lui
.
-
Non
ho
un
momento
di
pace
,
questa
sera
!
...
-
Nossignore
...
senza
piagnisteo
...
Tanta
salute
a
vossignoria
!
...
e
alla
vostra
sposa
anche
!
...
E
'
che
volevo
baciarvi
la
mano
per
l
'
ultima
volta
!
...
Mi
tremano
un
po
'
le
gambe
...
Tanto
bene
che
mi
avete
fatto
,
vossignoria
!
...
-
Be
'
!
be
'
!
...
Sta
allegra
tu
pure
!
...
Dev
'
essere
un
giorno
d
'
allegria
questo
!
...
Hai
trovato
un
buon
marito
anche
tu
...
Il
pane
non
te
lo
farà
mancare
...
E
quando
verrà
la
malannata
,
ricordati
che
c
'
è
sempre
il
mio
magazzino
aperto
...
Sei
contenta
anche
tu
?
di
'
?
Essa
rispose
ch
'
era
contenta
,
chinando
il
capo
più
volte
,
giacché
aveva
un
groppo
alla
gola
e
non
poteva
parlare
.
-
Va
bene
!
Ora
vattene
via
contenta
...
e
senza
pensare
ad
altro
,
sai
!
...
senza
pensare
ad
altro
!
...
Com
'
essa
lo
guardava
in
un
certo
modo
,
cogli
occhi
dolorosi
che
sembrava
gli
leggessero
anche
a
lui
il
cruccio
segreto
in
cuore
,
cominciò
a
gridare
per
non
pensarci
,
quasi
fosse
in
collera
.
-
E
senza
cercare
il
pelo
nell
'
uovo
!
...
senza
pensare
a
questo
e
a
quell
'
altro
...
Il
Signore
c
'
è
per
tutti
...
Anche
tu
sei
una
povera
trovatella
,
e
il
Signore
ti
ha
aiutato
!
...
Al
caso
poi
,
ci
son
qua
io
...
Farò
quello
che
potrò
...
Non
ho
il
cuore
di
sasso
,
no
!
...
Lo
sai
!
Vai
,
vai
;
vattene
via
contenta
!
...
Ma
Diodata
,
che
gli
voltava
le
spalle
,
col
petto
pigiato
contro
la
ringhiera
,
quasi
si
sentisse
morire
dal
crepacuore
,
non
poté
frenare
i
singhiozzi
che
la
scuotevano
dalla
testa
ai
piedi
.
Allora
il
suo
padrone
scappò
a
bestemmiare
:
-
Santo
e
santissimo
!
...
santo
e
santissimo
!
In
quel
momento
comparve
la
zia
Cirmena
in
cima
alla
scala
,
con
lo
scialle
in
testa
,
il
borsone
infilato
al
braccio
,
e
gli
occhi
umidi
di
lagrime
,
come
si
conveniva
alla
parte
di
madre
che
l
'
era
toccata
quella
volta
.
-
Eccomi
qua
,
don
Gesualdo
!
eccomi
qua
!
-
E
stese
le
braccia
come
un
crocifisso
per
buttargliele
al
collo
.
-
Non
ho
bisogno
di
farvi
la
predica
...
Siete
un
uomo
di
giudizio
...
Povera
Bianca
!
...
Sono
commossa
,
guardate
!
Cercò
nel
borsone
il
fazzoletto
di
battista
,
fra
la
roba
di
cui
era
pieno
,
e
si
asciugò
gli
occhi
.
Poi
baciò
di
nuovo
lo
sposo
,
asciugandosi
anche
la
bocca
con
lo
stesso
fazzoletto
,
e
chiamò
il
servitore
che
aspettava
giù
col
lampione
.
-
Don
Camillo
!
Accendete
,
ch
'
è
ora
di
andarsene
.
Don
Camillo
?
ehi
?
cosa
fate
?
dormite
?
Dalla
strada
rispose
Ciolla
,
ripassando
col
chitarrino
:
Amore
,
amore
,
che
m
'
hai
fatto
fare
?
E
degli
altri
sfaccendati
gli
andavano
dietro
,
facendogli
l
'
accompagnamento
coi
grugniti
.
-
No
!
-
esclamò
la
zia
Cirmena
piantandosi
dinanzi
al
nipote
,
quasi
ad
impedirgli
di
fare
una
pazzia
.
-
Non
date
retta
...
Sono
ubbriachi
!
...
canaglia
che
crepano
d
'
invidia
!
Andate
a
trovare
vostra
moglie
piuttosto
!
Ve
la
raccomando
...
non
va
presa
come
le
altre
...
Siamo
fatti
di
un
'
altra
pasta
...
tutta
la
famiglia
...
Mi
pare
di
lasciare
il
sangue
mio
nelle
vostre
mani
adesso
!
...
Non
ho
avuto
figliuole
...
non
ho
mai
provato
una
cosa
simile
!
...
Mi
sento
tutta
sconvolta
!
...
No
!
no
!
Non
badate
a
me
!
...
mi
calmerò
...
Voi
,
don
Camillo
,
andate
avanti
col
lume
...
Egli
volse
le
spalle
.
-
Quante
chiacchiere
!
Infine
siamo
marito
e
moglie
sì
o
no
?
-
Entrando
nella
camera
nuziale
trasse
un
sospirone
.
-
Ah
!
se
Dio
vuole
,
è
finita
!
Ce
n
'
è
voluto
...
ma
è
finita
,
se
Dio
vuole
!
...
Non
lo
fo
più
,
com
'
è
vero
Iddio
,
se
si
ha
a
ricominciare
da
capo
!
...
Voleva
far
ridere
anche
la
sposa
,
metterla
un
po
'
di
buon
umore
,
per
star
meglio
insieme
in
confidenza
,
come
dev
'
essere
fra
marito
e
moglie
.
Ma
lei
,
ch
'
era
seduta
dinanzi
allo
specchio
,
voltando
le
spalle
all
'
uscio
,
si
riscosse
udendolo
entrare
,
e
avvampò
in
viso
.
Indi
si
fece
smorta
più
di
prima
,
e
i
lineamenti
delicati
parvero
affilarlesi
a
un
tratto
maggiormente
.
Proprio
quello
che
aveva
detto
la
zia
Cirmena
!
Una
ragazza
che
vi
basiva
per
un
nulla
,
e
v
'
imbrogliava
la
lingua
e
le
mani
.
Gli
seccava
,
ecco
,
quel
giorno
di
nozze
che
non
gli
aveva
dato
un
sol
momento
buono
.
-
Ehi
?
...
Perchè
non
dici
nulla
?
...
Cos
'
hai
?
...
-
Rimase
un
momento
imbarazzato
,
senza
saper
che
dire
neppure
lui
,
umiliato
nel
suo
bel
vestito
nuovo
,
in
mezzo
ai
suoi
mobili
che
gli
costavano
un
occhio
del
capo
.
-
Senti
...
s
'
è
così
...
se
la
pigli
su
quel
verso
anche
tu
...
Allora
ti
saluto
e
vo
a
dormire
su
di
una
sedia
,
com
'
è
vero
Dio
!
...
Essa
balbettò
qualche
parola
inintelligibile
,
un
gorgoglìo
di
suoni
timidi
e
confusi
,
e
chinò
il
capo
ubbidiente
,
per
cominciare
a
togliersi
il
pettine
di
tartaruga
,
colle
mani
gracili
e
un
po
'
sciupacchiate
alle
estremità
di
ragazza
povera
avvezza
a
far
di
tutto
in
casa
.
-
Brava
!
brava
!
Così
mi
piaci
!
...
Se
andiamo
d
'
accordo
come
dico
io
,
la
nostra
casa
andrà
avanti
...
avanti
assai
!
Te
lo
dico
io
!
Faremo
crepare
gli
invidiosi
...
Hai
visto
stasera
,
che
non
son
voluti
venire
alle
nozze
?
...
Quante
spese
buttate
via
!
...
Hai
visto
che
mi
mangiavo
il
fegato
e
ridevo
?
...
Riderà
meglio
chi
ride
l
'
ultimo
!
...
Via
,
via
,
perchè
ti
tremano
così
le
mani
?
...
non
sono
tuo
marito
adesso
?
...
a
dispetto
degli
invidiosi
!
...
Che
paura
hai
?
...
Senti
!
...
quel
Ciolla
!
...
mi
farà
fare
uno
sproposito
!
...
Essa
tornò
a
balbettare
qualche
parola
indistinta
,
che
le
spirò
di
nuovo
sulle
labbra
smorte
,
e
alzò
per
la
prima
volta
gli
occhi
su
di
lui
,
quegli
occhi
turchini
e
dolci
che
gli
promettevano
la
sposa
amorevole
e
ubbidiente
che
gli
avevano
detto
.
Allora
egli
tutto
contento
,
con
un
risata
larga
che
gli
spianò
il
viso
ed
il
cuore
,
riprese
:
-
Lascialo
cantare
.
Non
me
ne
importa
adesso
di
Ciolla
...
di
lui
e
di
tutti
gli
altri
!
...
Crepano
d
'
invidia
perché
i
miei
affari
vanno
a
gonfie
vele
,
grazie
a
Dio
!
Non
te
ne
pentirai
,
no
,
di
quello
che
hai
fatto
!
...
Sei
buona
!
...
non
hai
la
superbia
di
tutti
i
tuoi
...
In
cuore
gli
si
gonfiava
un
'
insolita
tenerezza
,
mentre
l
'
aiutava
a
spettinarsi
.
Proprio
le
sue
grosse
mani
che
aiutavano
una
Trao
,
e
si
sentivano
divenir
leggere
leggere
fra
quei
capelli
fini
!
Gli
occhi
di
lui
si
accendevano
sulle
trine
che
le
velavano
gli
omeri
candidi
e
delicati
,
sulle
maniche
brevi
e
rigonfie
che
le
mettevano
quasi
delle
ali
alle
spalle
.
Gli
piaceva
la
peluria
color
d
'
oro
che
le
fioriva
agli
ultimi
nodi
delle
vertebre
,
le
cicatrici
lasciatele
dal
vaccinatore
inesperto
sulle
braccia
esili
e
bianche
,
quelle
mani
piccole
,
che
avevano
lavorato
come
le
sue
,
e
tremavano
sotto
i
suoi
occhi
,
quella
nuca
china
che
impallidiva
e
arrossiva
,
tutti
quei
segni
umili
di
privazioni
che
l
'
avvicinavano
a
lui
.
-
Voglio
che
tu
sii
meglio
di
una
regina
,
se
andiamo
d
'
accordo
come
dico
io
!
...
Tutto
il
paese
sotto
i
piedi
voglio
metterti
!
...
Tutte
quelle
bestie
che
ridono
adesso
e
si
divertono
alle
nostre
spalle
!
...
Vedrai
!
vedrai
!
...
Ha
buon
stomaco
,
mastro
-
don
Gesualdo
!
...
da
tenersi
in
serbo
per
anni
ed
anni
tutto
quello
che
vuole
...
e
buone
gambe
pure
...
per
arrivare
dove
vuole
...
Tu
sei
buona
e
bella
!
...
roba
fine
!
...
roba
fine
sei
!
...
Essa
rannicchiò
il
capo
nelle
spalle
,
simile
a
una
colomba
trepidante
che
stia
per
esser
ghermita
.
-
Ora
ti
voglio
bene
davvero
,
sai
!
...
Ho
paura
di
toccarti
colle
mani
...
Ho
le
mani
grosse
perchè
ho
tanto
lavorato
...
non
mi
vergogno
a
dirlo
...
Ho
lavorato
per
arrivare
a
questo
punto
...
Chi
me
l
'
avrebbe
detto
?
...
Non
mi
vergogno
,
no
!
Tu
sei
bella
e
buona
...
Voglio
farti
come
una
regina
...
Tutti
sotto
i
tuoi
piedi
!
...
questi
piedini
piccoli
!
Hai
voluto
venirci
tu
stessa
...
con
questi
piedini
piccoli
...
nella
mia
casa
...
La
padrona
!
...
la
signora
bella
mia
!
...
Guarda
,
mi
fai
dire
delle
sciocchezze
!
...
Ma
essa
aveva
l
'
orecchio
altrove
.
Pareva
guardasse
nello
specchio
,
lontano
,
lontano
.
-
A
che
pensi
?
ancora
al
Ciolla
?
...
Vo
a
finire
in
prigione
,
la
prima
notte
di
matrimonio
!
...
-
No
!
-
interruppe
lei
balbettando
,
con
un
filo
di
voce
.
-
No
...
sentite
...
devo
dirvi
una
cosa
...
Sembrava
che
non
avesse
più
una
goccia
di
sangue
nelle
vene
,
tanto
era
pallida
e
sbattuta
.
Mosse
le
labbra
tremanti
due
o
tre
volte
.
-
Parla
,
-
rispose
lui
.
-
Tutto
quello
che
desideri
...
Voglio
che
sii
contenta
tu
pure
!
...
Com
'
era
di
luglio
,
e
faceva
un
gran
caldo
,
si
tolse
anche
il
vestito
,
aspettando
.
Ella
si
tirò
indietro
bruscamente
,
quasi
avesse
ricevuto
un
urto
in
pieno
petto
;
e
s
'
irrigidì
,
tutta
bianca
,
cogli
occhi
cerchiati
di
nero
.
-
Parla
,
parla
!
...
Dimmelo
qui
all
'
orecchio
...
qui
che
nessuno
ci
sente
!
...
Rideva
tutto
contento
colla
risata
grossolana
,
nell
'
impeto
caldo
che
cominciava
a
fargli
girare
il
capo
,
balbettando
e
anfanando
,
in
maniche
di
camicia
,
stringendosi
sul
cuore
che
gli
batteva
fino
in
gola
quel
corpo
delicato
che
sentiva
rabbrividire
e
quasi
ribellarsi
;
e
come
le
sollevava
il
capo
dolcemente
si
sentì
cascar
le
braccia
.
Ella
si
asciugò
gli
occhi
febbrili
,
col
viso
tuttora
contratto
dolorosamente
.
-
Ah
!
...
che
gusto
!
...
Aveva
ragione
la
zia
Cirmena
!
...
Bel
divertimento
!
...
Dopo
tanti
stenti
,
tanti
bocconi
amari
!
...
tante
spese
fatte
!
...
Si
dovrebbe
essere
così
contenti
qui
...
due
che
si
volessero
bene
!
...
Nossignore
!
neanche
questo
mi
tocca
!
Neanche
il
giorno
delle
nozze
,
santo
e
santissimo
!
...
Dimmi
almeno
che
hai
!
...
-
Non
badate
a
me
...
Sono
troppo
agitata
...
-
Ah
!
quel
Ciolla
!
...
ancora
!
...
Com
'
è
vero
Dio
,
gli
tiro
addosso
un
vaso
di
fiori
adesso
!
...
Voglio
far
la
festa
anche
a
lui
,
la
prima
notte
di
matrimonio
!
PARTE
SECONDA
I
-
Tre
onze
e
quindici
!
...
Uno
!
...
due
!
...
-
Quattr
'
onze
!
-
replicò
don
Gesualdo
impassibile
.
Il
barone
Zacco
si
alzò
,
rosso
come
se
gli
pigliasse
un
accidente
.
Annaspò
alquanto
per
cercare
il
cappello
,
e
fece
per
andarsene
.
Ma
giunto
sulla
soglia
tornò
indietro
a
precipizio
,
colla
schiuma
alla
bocca
,
quasi
fuori
di
sé
,
gridando
:
-
Quattro
e
quindici
!
...
E
si
fermò
ansante
dinanzi
alla
scrivania
dei
giurati
,
fulminando
il
suo
contradittore
cogli
occhi
accesi
.
Don
Filippo
Margarone
,
Peperito
e
gli
altri
del
Municipio
che
presiedevano
all
'
asta
delle
terre
comunali
,
si
parlarono
all
'
orecchio
fra
di
loro
.
Don
Gesualdo
tirò
su
una
presa
,
seguitando
a
fare
tranquillamente
i
suoi
conti
nel
taccuino
che
teneva
aperto
sulle
ginocchia
.
Indi
alzò
il
capo
,
e
ribatté
con
voce
calma
:
-
Cinque
onze
!
Il
barone
diventò
a
un
tratto
come
un
cencio
lavato
.
Si
soffiò
il
naso
;
calcò
il
cappello
in
testa
,
e
poi
infilò
l
'
uscio
,
sbraitando
:
-
Ah
!
...
quand
'
è
così
!
...
giacch
'
è
un
puntiglio
!
...
una
personalità
!
...
Buon
giorno
a
chi
resta
!
I
giurati
si
agitavano
sulle
loro
sedie
quasi
avessero
la
colica
.
Il
canonico
Lupi
si
alzò
di
botto
,
e
corse
a
dire
una
parola
all
'
orecchio
di
don
Gesualdo
,
passandogli
un
braccio
al
collo
.
-
Nossignore
,
-
rispose
ad
alta
voce
costui
.
-
Non
ho
di
queste
sciocchezze
...
Fo
i
miei
interessi
,
e
nulla
più
.
Nel
pubblico
che
assisteva
all
'
asta
corse
un
mormorìo
.
Tutti
gli
altri
concorrenti
si
erano
tirati
indietro
,
sgomenti
,
cacciando
fuori
tanto
di
lingua
.
Allora
si
alzò
in
piedi
il
baronello
Rubiera
,
pettoruto
,
lisciandosi
la
barba
scarsa
,
senza
badare
ai
segni
che
gli
faceva
da
lontano
don
Filippo
,
e
lasciò
cadere
la
sua
offerta
,
coll
'
aria
addormentata
di
uno
che
non
gliene
importa
nulla
del
denaro
:
-
Cinque
onze
e
sei
!
...
Dico
io
!
...
-
Per
l
'
amor
di
Dio
,
-
gli
soffiò
nelle
orecchie
il
notaro
Neri
tirandolo
per
la
falda
.
-
Signor
barone
,
non
facciamo
pazzie
!
...
-
Cinque
onze
e
sei
!
-
replicò
il
baronello
senza
dar
retta
,
guardando
in
giro
trionfante
.
-
Cinque
e
quindici
.
Don
Ninì
si
fece
rosso
,
e
aprì
la
bocca
per
replicare
;
ma
il
notaro
gliela
chiuse
con
la
mano
.
Margarone
stimò
giunto
il
momento
di
assumere
l
'
aria
presidenziale
.
-
Don
Gesualdo
!
...
Qui
non
stiamo
per
scherzare
!
...
Avrete
denari
...
non
dico
di
no
...
ma
è
una
bella
somma
...
per
uno
che
sino
a
ieri
l
'
altro
portava
i
sassi
sulle
spalle
...
sia
detto
senza
offendervi
...
Onestamente
...
"
Guardami
quel
che
sono
,
e
non
quello
che
fui
"
dice
il
proverbio
...
Ma
il
comune
vuole
la
sua
garanzia
.
Pensateci
bene
!
...
Sono
circa
cinquecento
salme
...
Fanno
...
fanno
...
-
E
si
mise
gli
occhiali
,
scrivendo
cifre
sopra
cifre
.
-
So
quello
che
fanno
,
-
rispose
ridendo
mastro
-
don
Gesualdo
.
-
Ci
ho
pensato
portando
i
sassi
sulle
spalle
...
Ah
!
signor
don
Filippo
,
non
sapete
che
soddisfazione
,
essere
arrivato
sin
qui
,
faccia
a
faccia
con
vossignoria
e
con
tutti
questi
altri
padroni
miei
,
a
dire
ciascuno
le
sue
ragioni
,
e
fare
il
suo
interesse
!
Don
Filippo
posò
gli
occhiali
sullo
scartafaccio
;
volse
un
'
occhiata
stupefatta
ai
suoi
colleghi
a
destra
e
a
sinistra
,
e
tacque
rimminchionito
.
Nella
folla
che
pigiavasi
all
'
uscio
nacque
un
tafferuglio
.
Mastro
Nunzio
Motta
voleva
entrare
a
ogni
costo
,
e
andare
a
mettere
le
mani
addosso
al
suo
figliuolo
che
buttava
così
i
denari
.
Burgio
stentava
a
frenarlo
.
Margarone
suonò
il
campanello
per
intimar
silenzio
.
-
Va
bene
!
...
va
benissimo
!
...
Ma
intanto
la
legge
dice
...
Come
seguitava
a
tartagliare
,
quella
faccia
gialla
di
Canali
gli
suggerì
la
risposta
,
fingendo
di
soffiarsi
il
naso
.
-
Sicuro
!
...
Chi
garantisce
per
voi
?
...
La
legge
dice
...
-
Mi
garantisco
da
me
,
-
rispose
don
Gesualdo
posando
sulla
scrivania
un
sacco
di
doppie
che
cavò
fuori
dalla
cacciatora
.
A
quel
suono
tutti
spalancarono
gli
occhi
.
Don
Filippo
ammutolì
.
-
Signori
miei
!
...
-
strillò
il
barone
Zacco
rientrando
infuriato
.
-
Signori
miei
!
...
guardate
un
po
'
!
a
che
siam
giunti
!
...
-
Cinque
e
quindici
!
-
replicò
don
Gesualdo
tirando
un
'
altra
presa
.
-
Offro
cinque
onze
e
quindici
tarì
a
salma
per
la
gabella
delle
terre
comunali
.
Continuate
l
'
asta
,
signor
don
Filippo
.
Il
baronello
Rubiera
scattò
su
come
una
molla
,
con
tutto
il
sangue
al
viso
.
Non
l
'
avrebbero
tenuto
neppure
le
catene
.
-
A
sei
onze
!
-
balbettò
fuori
di
sé
.
-
Fo
l
'
offerta
di
sei
onze
a
salma
.
-
Portatelo
fuori
!
Portatelo
via
!
-
strillò
don
Filippo
alzandosi
a
metà
.
Alcuni
battevano
le
mani
.
Ma
don
Ninì
ostinavasi
,
pallido
come
la
sua
camicia
adesso
.
-
Sissignore
!
a
sei
onze
la
salma
!
Scrivete
la
mia
offerta
,
segretario
!
-
Alto
!
-
gridò
il
notaro
levando
tutte
e
due
le
mani
in
aria
.
-
Per
la
legalità
dell
'
offerta
!
...
fo
le
mie
riserve
!
...
E
si
precipitò
sul
baronello
,
come
s
'
accapigliassero
.
Lì
,
nel
vano
del
balcone
,
faccia
a
faccia
,
cogli
occhi
fuori
dell
'
orbita
,
soffiandogli
in
viso
l
'
alito
infuocato
:
-
Signor
barone
!
...
quando
volete
buttare
il
denaro
dalla
finestra
!
...
andate
a
giuocare
a
carte
!
...
giuocatevi
il
denaro
di
tasca
vostra
soltanto
!
...
Don
Ninì
sbuffava
peggio
di
un
toro
infuriato
.
Peperito
aveva
chiamato
con
un
cenno
il
canonico
Lupi
,
e
s
'
erano
messi
a
confabulare
sottovoce
,
chinati
sulla
scrivania
,
agitando
il
capo
come
due
galline
che
beccano
nello
stesso
tegame
.
Era
tanta
la
commozione
che
le
mani
del
canonico
tremavano
sugli
scartafacci
.
Il
cavaliere
lo
prese
per
un
braccio
e
andarono
a
raggiungere
il
notaro
e
il
baronello
che
disputavano
animatissimi
in
un
canto
della
sala
.
Don
Ninì
cominciava
a
cedere
,
col
viso
floscio
e
le
gambe
molli
.
Il
canonico
allora
fece
segno
a
don
Gesualdo
d
'
accostarsi
lui
pure
.
-
No
,
-
ammiccò
questi
senza
muoversi
.
-
Sentite
!
...
C
'
è
quell
'
affare
della
cauzione
...
Il
ponte
se
n
'
è
andato
,
salute
a
noi
!
...
C
'
è
modo
d
'
accomodare
quell
'
affare
della
cauzione
adesso
...
-
No
,
-
ripigliò
don
Gesualdo
.
Sembrava
una
pietra
murata
.
-
L
'
affare
del
ponte
...
una
miseria
in
confronto
.
-
Villano
!
mulo
!
testa
di
corno
!
-
ricominciò
ad
inveire
il
barone
sottovoce
.
Don
Filippo
,
dopo
il
primo
momento
d
'
agitazione
,
era
tornato
a
sedere
,
asciugandosi
il
sudore
gravemente
.
Intanto
che
il
canonico
parlava
sottovoce
a
mastro
-
don
Gesualdo
,
il
notaro
da
lontano
cominciò
a
far
dei
segni
.
Don
Filippo
si
chinò
all
'
orecchio
di
Canali
.
Sottomano
,
in
voce
di
falsetto
,
il
banditore
replicò
:
-
L
'
ultima
offerta
per
le
terre
del
comune
!
A
sei
onze
la
salma
!
...
Uno
!
...
due
!
...
-
Un
momento
,
signori
miei
!
-
interruppe
don
Gesualdo
-
Chi
garantisce
quest
'
ultima
offerta
?
A
quell
'
uscita
rimasero
tutti
a
bocca
aperta
Don
Filippo
apriva
e
chiudeva
la
sua
senza
trovar
parola
.
Infine
rispose
:
-
L
'
offerta
del
barone
Rubiera
!
...
Eh
?
eh
?
-
Sissignore
.
Chi
garantisce
pel
barone
Rubiera
?
Il
notaro
si
gettò
su
don
Ninì
che
sembrava
volesse
fare
un
massacro
.
Peperito
dimenavasi
come
l
'
avessero
schiaffeggiato
.
Lo
stesso
canonico
allibì
.
Margarone
balbettava
stralunato
.
-
Chi
garantisce
pel
barone
Rubiera
?
...
chi
garantisce
?
...
-
A
un
tratto
mutò
tono
,
volgendola
in
burla
:
-
Chi
garantisce
pel
barone
Rubiera
!
...
Ah
!
ah
!
...
Oh
bella
!
questa
è
grossa
!
-
E
molti
,
al
pari
di
lui
,
si
tenevano
i
fianchi
dalle
risate
.
-
Sissignore
,
-
replicò
don
Gesualdo
imperturbabile
.
-
Chi
garantisce
per
lui
?
La
roba
è
di
sua
madre
.
A
quelle
parole
cessarono
le
risate
,
e
don
Filippo
ricominciò
a
tartagliare
.
La
gente
si
affollava
sull
'
uscio
come
ad
un
teatro
.
Il
canonico
,
che
sembrava
più
pallido
sotto
la
barba
di
quattro
giorni
,
tirava
il
suo
compagno
pel
vestito
.
Il
notaro
era
riuscito
a
cacciare
il
baronello
contro
il
muro
,
mentre
costui
,
in
mezzo
al
baccano
,
vomitava
:
-
Becco
!
...
cuor
contento
!
...
redentore
!
-
La
parola
del
barone
!
-
disse
infine
don
Filippo
.
-
La
parola
del
barone
Rubiera
val
più
delle
vostre
doppie
!
...
don
...
don
...
-
Don
Filippo
!
-
interruppe
l
'
altro
senza
perdere
la
sua
bella
calma
.
-
Ho
qui
dei
testimoni
per
metter
tutto
nel
verbale
.
-
Va
bene
!
Si
metterà
tutto
nel
verbale
!
...
Scrivete
che
il
baronello
Rubiera
ha
fatto
l
'
offerta
per
incarico
di
sua
madre
!
...
-
Benone
!
-
aggiunse
don
Gesualdo
.
-
Quand
'
è
così
scrivete
pure
che
offro
sei
onze
e
quindici
a
salma
.
-
Pazzo
!
assassino
!
nemico
di
Dio
!
-
si
udì
gridare
mastro
Nunzio
nella
folla
dell
'
altra
sala
.
Successe
un
parapiglia
.
Il
notaro
e
Peperito
spinsero
fuori
dell
'
uscio
il
baronello
che
strepitava
,
agitando
le
braccia
in
aria
.
Dall
'
altro
canto
il
canonico
,
convulso
,
si
gettò
su
don
Gesualdo
,
stringendoglisi
addosso
,
sedendogli
quasi
sulle
ginocchia
,
colle
braccia
al
collo
,
scongiurandolo
sottovoce
,
in
aria
disperata
,
con
parole
di
fuoco
,
ficcandoglisi
nell
'
orecchio
,
scuotendolo
pei
petti
della
giacca
,
quasi
volesse
strapazzarlo
,
per
fargli
sentir
ragione
.
-
Una
pazzia
!
...
Dove
andiamo
,
caro
don
Gesualdo
?
...
-
Non
temete
,
canonico
.
Ho
fatto
i
miei
conti
.
Non
mi
scaldo
la
testa
,
io
.
Don
Filippo
Margarone
suonava
il
campanello
da
cinque
minuti
per
avere
un
bicchier
d
'
acqua
.
I
suoi
colleghi
s
'
asciugavano
il
sudore
anch
'
essi
,
trafelati
.
Solo
don
Gesualdo
rimaneva
seduto
al
suo
posto
come
un
sasso
,
accanto
al
sacchetto
di
doppie
.
A
un
certo
punto
,
dalla
baraonda
ch
'
era
nell
'
altra
stanza
,
irruppe
nella
sala
mastro
Nunzio
Motta
,
stralunato
,
tremante
di
collera
,
coi
capelli
bianchi
irti
sul
capo
,
rimorchiandosi
dietro
il
genero
Burgio
che
tentava
di
trattenerlo
per
la
manica
della
giacca
,
come
un
pazzo
.
-
Signor
don
Filippo
!
...
sono
il
padre
,
sì
o
no
?
...
comando
io
,
sì
o
no
?
...
Se
mio
figlio
Gesualdo
è
matto
!
...
se
vuol
rovinarci
tutti
!
...
c
'
è
la
forza
,
signor
don
Filippo
!
...
Mandate
a
chiamare
don
Liccio
Papa
!
...
-
Speranza
,
dall
'
uscio
,
col
lattante
al
petto
,
che
si
strappava
i
capelli
e
urlava
quasi
l
'
accoppassero
.
-
Per
l
'
amor
di
Dio
!
per
l
'
amor
di
Dio
!
-
supplicava
il
canonico
,
correndo
dall
'
uno
all
'
altro
.
-
I
denari
del
ponte
!
...
Vuole
la
mia
rovina
!
...
Nemico
di
suo
padre
stesso
!
-
urlava
mastro
Nunzio
.
-
Erano
forse
denari
vostri
?
-
scappò
infine
a
gridare
il
canonico
;
-
non
era
sangue
del
figlio
vostro
?
non
li
ha
guadagnati
lui
,
col
suo
lavoro
?
-
Tutti
quanti
erano
in
piedi
,
vociando
.
Si
udiva
Canali
strillare
più
forte
degli
altri
per
chetare
don
Ninì
Rubiera
.
Il
barone
Zacco
avvilito
,
se
ne
stava
colle
spalle
al
muro
,
e
il
cappello
sulla
nuca
.
Il
notaro
era
sceso
a
precipizio
,
facendo
gli
scalini
a
quattro
a
quattro
,
onde
correre
dalla
baronessa
.
Per
le
scale
era
un
via
vai
di
curiosi
:
gente
che
arrivava
ogni
momento
attratta
dal
baccano
che
udivasi
nel
Palazzo
di
Città
.
Santo
Motta
dalla
piazza
additava
il
balcone
,
vociando
a
chi
non
voleva
saperle
le
prodezze
del
fratello
.
S
'
era
affacciata
perfino
donna
Marianna
Sganci
,
coll
'
ombrellino
,
mettendosi
la
mano
dinanzi
agli
occhi
.
-
Com
'
è
vero
Dio
!
...
Io
l
'
ho
fatto
e
io
lo
disfo
!
...
-
urlava
il
vecchio
Motta
inferocito
.
-
Largo
!
largo
!
-
si
udì
in
mezzo
alla
folla
.
Giungeva
don
Giuseppe
Barabba
,
agitando
un
biglietto
in
aria
.
-
Canonico
!
canonico
Lupi
!
...
-
Questi
si
spinse
avanti
a
gomitate
.
-
Va
bene
-
disse
,
dopo
di
aver
letto
.
-
Dite
alla
signora
Sganci
che
va
bene
,
e
la
servo
subito
.
Barabba
corse
a
fare
la
stessa
imbasciata
nell
'
altra
sala
.
Quasi
lo
soffocavano
dalla
ressa
.
Il
canonico
si
buscò
uno
strappo
alla
zimarra
,
mentre
il
barone
stendeva
le
braccia
per
leggere
il
biglietto
.
Canali
,
Barabba
e
don
Ninì
litigavano
fra
di
loro
.
Poscia
Canali
ricominciò
a
gridare
:
-
Largo
!
largo
!
-
E
s
'
avanzò
verso
don
Gesualdo
sorridente
:
-
C
'
è
qui
il
baronello
Rubiera
che
vuole
stringervi
la
mano
!
-
Padrone
!
padronissimo
!
Io
non
sono
in
collera
con
nessuno
.
-
Dico
bene
!
...
Che
diavolo
!
...
Oramai
siete
parenti
!
...
E
tirando
pel
vestito
il
baronello
li
strinse
entrambi
in
un
amplesso
,
costringendoli
quasi
a
baciarsi
.
Il
barone
Zacco
corse
a
gettarsi
lui
pure
nelle
loro
braccia
,
coi
lucciconi
agli
occhi
.
-
Maledetto
il
diavolo
!
...
Non
sono
di
bronzo
!
...
Che
sciocchezza
!
...
Il
notaro
sopraggiunse
in
quel
punto
.
Andò
prima
a
dare
un
'
occhiata
allo
scartafaccio
del
segretario
,
e
poi
si
mise
a
battere
le
mani
.
-
Viva
la
pace
!
Viva
la
concordia
!
...
Se
ve
l
'
ho
sempre
detto
!
...
-
Guardate
cosa
mi
scrive
vostra
zia
donna
Marianna
Sganci
!
...
-
disse
il
canonico
commosso
,
porgendo
la
lettera
aperta
a
don
Gesualdo
.
E
fattosi
al
balcone
agitò
il
foglio
in
aria
,
come
una
bandiera
bianca
;
mentre
la
signora
Sganci
dal
balcone
rispondeva
coi
cenni
del
capo
.
-
Pace
!
pace
!
...
Siete
tutti
una
famiglia
!
...
Canali
corse
a
prendere
per
forza
mastro
Nunzio
,
Burgio
,
perfino
Santo
Motta
,
scamiciato
,
e
li
spinse
nelle
braccia
dei
nuovi
parenti
.
Il
canonico
abbracciava
anche
comare
Speranza
e
il
suo
bambino
.
Avrebbero
pianto
gli
stessi
sassi
.
-
Per
parte
di
moglie
...
siete
cugini
...
-
E
'
vero
,
-
aggiunse
don
Ninì
tuttora
un
po
'
rosso
in
viso
.
-
Siamo
cresciuti
insieme
con
Bianca
...
come
fratello
e
sorella
.
-
Caro
don
Nunzio
!
...
vi
rammentate
la
fornace
del
gesso
...
vicino
Fontanarossa
?
...
Il
vecchio
burbero
fece
una
spallata
,
per
levarsi
d
'
addosso
la
manaccia
del
barone
Zacco
,
e
rispose
sgarbatamente
.
-
Io
mi
chiamo
mastro
Nunzio
,
signor
barone
.
Non
ho
i
fumi
di
mio
figlio
.
-
E
perché
poi
?
A
vantaggio
di
chi
vi
fate
la
guerra
?
...
Chi
ne
gode
di
tanto
denaro
buttato
via
?
...
-
conchiuse
Canali
infervorato
.
-
Pazzie
!
ragazzate
!
...
Un
po
'
di
sangue
alla
testa
!
...
La
giornata
calda
!
...
Un
puntiglio
sciocco
...
un
malinteso
...
Ora
tutto
è
finito
!
Andiamo
via
!
Non
facciamo
ridere
il
paese
!
...
-
E
il
notaro
cercava
di
condurli
a
spasso
tutti
quanti
.
-
Un
momento
!
-
interruppe
don
Gesualdo
.
-
La
candela
è
ancora
accesa
.
Vediamo
prima
se
hanno
scritto
l
'
ultima
mia
offerta
.
-
Come
,
come
?
Che
discorsi
!
...
Cosa
vuol
dire
?
...
Torniamo
da
capo
?
...
-
Di
nuovo
s
'
era
levato
un
putiferio
.
-
Non
siamo
più
amici
?
Non
siamo
parenti
?
Ma
don
Gesualdo
s
'
ostinava
,
peggio
di
un
mulo
:
-
Sissignore
,
siamo
parenti
.
Ma
qui
siamo
venuti
per
la
gabella
delle
terre
comunali
.
Io
ho
fatta
l
'
offerta
di
sei
onze
e
quindici
tarì
a
salma
.
-
Villano
!
testa
di
corno
!
Don
Filippo
,
in
mezzo
a
quel
trambusto
,
fu
costretto
a
sedere
di
nuovo
sul
seggiolone
,
sbuffando
.
Vuotò
di
un
fiato
il
bicchiere
d
'
acqua
,
e
suonò
il
campanello
.
-
Signori
miei
!
-
vociava
il
segretario
,
-
l
'
ultima
offerta
...
a
sei
onze
e
quindici
!
-
Tutti
se
n
'
erano
andati
a
discutere
strepitando
nell
'
altra
sala
,
lasciando
solo
don
Gesualdo
dinanzi
alla
scrivania
.
Invano
il
canonico
,
inquieto
,
gli
soffiava
all
'
orecchio
:
-
Non
la
spuntate
,
no
!
...
Si
son
dati
l
'
intesa
fra
di
loro
!
...
-
A
sei
onze
e
quindici
la
salma
!
...
ultima
offerta
!
...
-
Don
Gesualdo
!
don
Gesualdo
!
-
gridò
il
notaro
quasi
stesse
per
crollare
la
sala
.
Rientrarono
nuovamente
in
processione
:
il
barone
Zacco
facendosi
vento
col
cappello
;
il
canonico
e
Canali
ragionando
fra
loro
due
a
bassa
voce
;
don
Ninì
,
più
restìo
,
in
coda
agli
altri
.
Il
notaro
con
le
braccia
fece
un
gesto
circolare
per
radunarli
tutti
intorno
a
sé
:
-
Don
Gesualdo
!
...
sentite
qua
!
Volse
in
giro
un
'
occhiata
da
cospiratore
e
abbassò
la
voce
:
-
Una
proposta
seria
!
-
e
fece
un
'
altra
pausa
significativa
.
-
Prima
di
tutto
,
i
denari
della
cauzione
...
una
bella
somma
!
...
La
disgrazia
volle
così
...
ma
voi
non
ci
avete
colpa
,
don
Gesualdo
...
e
neppure
voi
,
mastro
Nunzio
...
E
'
giusto
che
non
li
perdiate
!
...
Accomoderemo
la
cosa
!
...
Voi
,
signor
barone
Zacco
,
vi
rincresce
di
lasciare
le
terre
che
sono
da
quarant
'
anni
nella
vostra
famiglia
?
...
E
va
bene
!
...
La
baronessa
Rubiera
adesso
vuole
la
sua
parte
anche
lei
?
...
ha
più
di
tremila
capi
di
bestiame
sulle
spalle
...
E
va
bene
anche
questa
!
Don
Gesualdo
,
qui
,
ha
denari
da
spendere
lui
pure
;
vuol
fare
le
sue
speculazioni
sugli
affitti
...
Benissimo
!
Dividete
le
terre
,
fra
voi
tre
...
senza
liti
,
senza
puntigli
senza
farvi
la
guerra
a
vantaggio
altrui
...
A
vantaggio
di
chi
,
poi
?
...
del
comune
!
Vuol
dire
di
nessuno
!
Mandiamo
a
monte
l
'
asta
...
Il
pretesto
lo
trovo
io
!
...
Fra
otto
giorni
si
riapre
sul
prezzo
di
prima
;
si
fa
un
'
offerta
sola
...
Io
no
...
e
nemmeno
loro
!
...
Il
canonico
Lupi
!
...
in
nome
vostro
,
don
Gesualdo
...
Ci
fidiamo
...
Siamo
galantuomini
!
Un
'
offerta
sola
sul
prezzo
di
prima
;
e
vi
rimangono
aggiudicate
le
terre
senza
un
baiocco
d
'
aumento
.
Solamente
una
piccola
senseria
per
me
e
il
canonico
...
E
il
rimanente
lo
dividete
fra
voi
tre
,
alla
buona
...
d
'
amore
e
d
'
accordo
.
Vi
piace
?
Siamo
intesi
?
-
Nossignore
,
-
rispose
don
Gesualdo
,
-
le
terre
le
piglio
tutte
io
.
Mentre
gli
altri
erano
contenti
e
approvavano
coi
cenni
del
capo
l
'
occhiata
trionfante
che
il
notaro
tornava
a
volgere
intorno
,
quella
risposta
cadde
come
una
secchia
d
'
acqua
.
Il
notaro
per
primo
rimase
sbalordito
;
indi
fece
una
giravolta
e
s
'
allontanò
canterellando
.
Don
Ninì
scappò
via
senza
dir
nulla
.
Il
barone
stavolta
finse
di
calcarsi
il
cappello
in
capo
per
davvero
.
Lo
stesso
canonico
saltò
su
inviperito
:
-
Allora
vi
pianto
anch
'
io
!
...
Se
volete
rompervi
le
corna
,
il
balcone
è
lì
,
bell
'
e
aperto
!
...
Vi
offrono
dei
buoni
patti
!
...
vi
stendono
le
mani
!
...
Io
vi
lascio
solo
,
com
'
è
vero
Dio
!
Ma
don
Gesualdo
si
ostinava
,
col
suo
risolino
sciocco
,
il
solo
che
non
perdesse
la
testa
in
quella
baraonda
.
-
Siete
una
bestia
!
-
gli
disse
sempre
ridendo
.
Il
canonico
spalancò
gli
occhi
e
tornò
docile
a
vedere
quel
che
stava
macchinando
quel
diavolo
di
mastro
-
don
Gesualdo
.
Il
notaro
,
prudente
,
seppe
dominarsi
prima
degli
altri
,
e
tornò
indietro
col
sorriso
sulle
labbra
e
le
tabacchiera
in
mano
lui
pure
.
-
Dunque
?
...
le
volete
tutte
?
-
Eh
...
eh
...
Cosa
stiamo
a
farci
qui
dunque
!
-
rispose
l
'
altro
.
Neri
gli
offrì
la
tabacchiera
aperta
,
e
riprese
a
voce
bassa
,
in
tono
di
confidenza
cordiale
:
-
Che
diavolo
volete
farne
?
...
circa
cinquecento
salme
di
terre
!
...
Don
Gesualdo
si
strinse
nelle
spalle
.
-
Caro
notaro
,
forse
che
voglio
ficcare
il
naso
nei
vostri
libracci
,
io
?
-
Quand
'
è
così
,
don
Gesualdo
,
state
a
sentire
...
discorriamola
fra
di
noi
...
Il
puntiglio
non
conta
...
e
nemmeno
l
'
amicizia
...
Badiamo
agli
interessi
...
A
ogni
frase
piegava
il
capo
ora
a
destra
e
ora
a
sinistra
,
con
un
fare
cadenzato
che
doveva
essere
molto
persuasivo
.
-
Se
le
volete
tutte
,
ve
le
faremo
pagare
il
doppio
,
ed
ecco
sfumato
subito
metà
del
guadagno
...
senza
contare
i
rischi
...
le
malannate
!
...
Lasciateci
l
'
osso
,
caro
don
Gesualdo
!
tappateci
la
bocca
...
Abbiamo
denti
,
e
sappiamo
mordere
!
Andremo
a
rotta
di
collo
noialtri
e
voi
pure
!
...
Don
Gesualdo
scrollava
il
capo
,
sogghignando
,
come
a
dire
:
-
Nossignore
!
Andrete
a
rotta
di
collo
voialtri
soltanto
!
-
Seguitava
a
ripetere
:
-
Forse
che
io
voglio
cacciare
il
naso
nei
vostri
scartafacci
?
Poi
,
vedendo
che
il
notaro
diventava
verde
dalla
bile
,
volle
offrirgli
una
presa
lui
.
-
Vi
spiego
il
mistero
in
due
parole
,
giacché
vedo
che
mi
parlate
col
cuore
in
mano
.
Piglierò
in
affitto
le
terre
del
comune
...
e
quelle
della
Contea
pure
...
tutte
quante
,
capite
,
signor
notaro
?
Allora
comando
ai
prezzi
e
all
'
annata
,
capite
?
...
Ve
lo
dico
perchè
siete
un
amico
,
e
perché
a
far
quel
che
dico
io
ci
vogliono
molti
capitali
in
mano
,
e
un
cuore
grande
quanto
il
piano
di
Santamargherita
,
caro
notaro
.
Perciò
spingerò
l
'
asta
sin
dove
voialtri
non
potrete
arrivare
.
Ma
badate
!
a
un
certo
punto
,
se
non
mi
conviene
,
mi
tiro
indietro
,
e
vi
lascio
addosso
il
peso
che
vi
rompe
la
schiena
...
-
E
questa
è
la
conclusione
?
...
-
Eh
?
eh
?
Vi
piace
?
Il
notaro
si
volse
di
qua
e
di
là
,
come
cercasse
per
terra
,
si
calcò
il
cappello
in
capo
definitivamente
,
e
volse
le
spalle
:
-
Salute
a
chi
rimane
!
...
Ce
ne
andiamo
...
Non
abbiamo
più
nulla
da
fare
.
Il
canonico
,
ch
'
era
stato
ad
ascoltare
a
bocca
aperta
,
si
strinse
al
socio
con
entusiasmo
,
appena
rimasero
soli
.
-
Che
botta
,
eh
?
don
Gesualdo
!
Che
tomo
siete
voi
!
...
La
mia
mezzeria
ci
sarà
sempre
?
Don
Gesualdo
rassicurò
il
canonico
con
un
cenno
del
capo
,
e
disse
a
Margarone
:
-
Signor
don
Filippo
,
andiamo
avanti
...
-
Io
non
vo
niente
affatto
!
-
rispose
finalmente
Margarone
adirato
.
-
La
legge
dice
...
Non
c
'
è
più
concorrenza
!
...
Non
trovo
garanzia
!
...
Devo
consultare
i
miei
colleghi
.
-
E
si
mise
a
raccogliere
gli
scartafacci
in
fretta
e
in
furia
.
-
Ah
!
così
si
tratta
?
...
è
questa
la
maniera
?
...
Va
bene
!
va
benone
!
Ne
discorreremo
poi
,
signor
don
Filippo
...
Un
memoriale
a
Sua
Maestà
!
...
-
Il
canonico
col
mantello
sul
braccio
come
un
oratore
romano
,
perorava
la
causa
dell
'
amico
minaccioso
.
Don
Gesualdo
invece
,
più
calmo
,
riprese
il
suo
denaro
e
il
taccuino
zeppo
di
cifre
:
-
Io
sarò
sempre
qua
signor
don
Filippo
,
quando
aprite
di
nuovo
l
'
asta
.
-
Signori
miei
!
...
guardate
un
po
'
...
a
che
siam
giunti
!
-
brontolava
Margarone
.
Per
la
scala
del
Palazzo
di
Città
e
per
tutto
il
paese
era
un
subbuglio
,
al
sentire
la
lotta
che
c
'
era
stata
per
levare
di
mano
al
barone
Zacco
le
terre
del
comune
che
da
quarant
'
anni
erano
nella
sua
famiglia
e
il
prezzo
a
cui
erano
salite
.
La
gente
si
affacciava
sugli
usci
per
veder
passare
mastro
-
don
Gesualdo
.
-
Guardate
un
po
'
,
signori
miei
,
a
che
s
'
era
arrivati
!
...
-
Fresco
come
un
bicchier
d
'
acqua
,
quel
mastro
-
don
Gesualdo
che
se
ne
andava
a
casa
,
colle
mani
in
tasca
...
In
tasca
aveva
più
denari
che
capelli
in
testa
!
e
dava
da
fare
ai
primi
signori
del
paese
!
Nell
'
anticamera
aspettava
don
Giuseppe
Barabba
,
in
livrea
:
-
Signor
don
Gesualdo
,
c
'
è
di
là
la
mia
padrona
a
farvi
visita
...
sissignore
!
-
Donna
Mariannina
in
gala
era
seduta
sul
canapè
di
seta
,
sotto
lo
specchio
grande
,
nella
bella
sala
gialla
.
-
Nipote
mio
,
l
'
avete
fatta
grossa
!
Avete
suscitato
l
'
inferno
in
tutto
il
parentado
!
...
Sicuro
!
La
moglie
del
cugino
Zacco
è
venuta
a
farmi
vedere
i
lividori
!
...
Sembra
ammattito
il
barone
!
...
Prende
a
sfogarsi
con
chi
gli
capita
...
Ed
anche
la
cugina
Rubiera
...
dice
ch
'
è
un
proditorio
!
che
il
canonico
Lupi
vi
aveva
messi
d
'
amore
e
d
'
accordo
,
e
poi
tutt
'
a
un
tratto
...
E
'
vero
,
nipote
mio
?
Son
venuta
apposta
a
discorrerne
con
Bianca
...
Vediamo
,
Bianca
,
aiutami
tu
.
cerchiamo
d
'
accomodarla
.
Voi
,
don
Gesualdo
,
le
farete
questo
regalo
,
a
vostra
moglie
.
Eh
?
che
ne
dite
?
Bianca
guardava
timidamente
ora
lei
ed
ora
il
marito
,
rannicchiata
in
un
cantuccio
del
canapè
,
colle
braccia
sul
ventre
e
il
fazzoletto
di
seta
in
testa
,
che
s
'
era
messo
in
fretta
onde
ricevere
la
zia
.
Aprì
la
bocca
per
rispondere
qualche
cosa
,
messa
in
soggezione
da
donna
Mariannina
,
la
quale
continuava
a
sollecitarla
:
-
Eh
?
che
ne
dici
?
Adesso
sono
anche
affari
tuoi
.
Bianca
tornò
a
guardare
il
marito
,
e
tacque
imbarazzata
.
Ma
egli
la
tolse
d
'
impiccio
.
-
Io
dico
di
no
,
-
rispose
semplicemente
.
-
Ah
?
ah
?
Dite
così
?
...
Donna
Mariannina
rimase
a
bocca
aperta
lei
pure
un
istante
.
Poscia
divenne
rossa
come
un
gallo
:
-
Ah
!
dite
di
no
?
...
Scusatemi
...
Io
non
c
'
entro
.
Ero
venuta
a
parlarne
con
mia
nipote
,
perché
non
vorrei
liti
e
questioni
fra
parenti
...
Anche
coi
tuoi
fratelli
,
Bianca
...
quel
che
non
ho
fatto
per
indurli
...
don
Diego
specialmente
ch
'
è
così
ostinato
!
...
Una
disgrazia
...
un
gastigo
di
Dio
!
-
Che
volete
farci
?
-
rispose
don
Gesualdo
.
-
Non
tutti
i
negozi
riescono
bene
.
Anch
'
io
,
se
avessi
saputo
...
Non
parlo
per
la
moglie
che
ho
presa
,
no
!
Non
me
ne
pento
!
...
Buona
,
interessata
,
ubbidiente
...
Glielo
dico
qui
,
in
faccia
a
lei
...
Ma
quanto
al
resto
...
lasciamo
andare
!
-
Dite
bene
,
lasciamo
andare
.
Apposta
son
venuta
a
parlare
con
Bianca
,
perché
so
che
le
volete
bene
.
Adesso
siete
marito
e
moglie
,
come
vuol
Dio
.
Anch
'
essa
è
la
padrona
...
-
Sissignore
,
è
la
padrona
.
Ma
io
sono
il
marito
...
-
Vuol
dire
che
ho
sbagliato
,
-
disse
la
Sganci
punta
al
vivo
.
-
No
,
non
avete
sbagliato
vossignoria
.
E
'
che
Bianca
non
se
ne
intende
,
poveretta
.
E
'
vero
,
Bianca
,
che
non
te
ne
intendi
,
di
'
?
Bianca
disse
di
sì
,
chinando
il
capo
ubbidiente
.
-
Sia
per
non
detto
.
Non
ne
parliamo
più
.
Ho
fatto
il
mio
dovere
da
buona
zia
,
per
cercare
di
mettervi
d
'
accordo
...
Anche
oggi
,
laggiù
,
al
Municipio
,
avete
visto
?
...
quello
che
vi
feci
dire
dal
canonico
Lupi
?
...
-
Lupus
in
fabula
!
-
esclamò
costui
entrando
come
in
casa
propria
,
col
cappello
in
testa
,
il
mantello
ondeggiante
dietro
,
fregandosi
le
mani
.
-
Sparlavate
di
me
,
eh
?
Mi
sussurravano
le
orecchie
...
-
Voi
piuttosto
,
buonalana
!
Avete
la
cera
di
chi
ha
preso
il
terno
al
lotto
!
-
Il
terno
al
lotto
?
Mi
fate
il
contrappelo
anche
?
Un
povero
diavolo
che
s
'
arrabatta
da
mattina
a
sera
!
...
-
Si
discorreva
della
gabella
delle
terre
...
-
disse
don
Gesualdo
tranquillamente
,
tirando
su
una
presa
,
-
così
,
per
discorrere
...
-
Ah
!
ah
!
-
rispose
il
canonico
;
e
si
mise
a
guardare
in
aria
.
La
zia
Sganci
osservava
lei
pure
i
mobili
nuovi
,
voltando
la
testa
di
qua
e
di
là
.
-
Belli
!
belli
!
Me
l
'
aveva
detto
la
cugina
Cirmena
.
Peccato
che
non
mi
sentissi
bene
la
sera
del
matrimonio
...
-
E
gli
altri
pure
,
signora
donna
Mariannina
!
-
rispose
il
canonico
con
una
risatina
.
-
Fu
un
'
epidemia
!
...
-
No
!
no
!
Posso
assicurarvelo
!
in
fede
mia
!
...
La
Rubiera
,
poveretta
!
...
E
anche
suo
figlio
...
Lo
sento
sempre
che
si
lagna
...
-
Zia
,
come
potrei
?
...
-
Donna
Mariannina
s
'
interruppe
.
-
Ma
abbiamo
detto
di
non
parlarne
più
.
Lui
però
si
duole
di
non
poter
venire
a
fare
il
suo
dovere
...
Dissidi
ce
n
'
è
sempre
,
dico
io
,
anche
tra
fratelli
e
sorelle
...
Ma
passeranno
,
coll
'
aiuto
di
Dio
...
Sai
,
Bianca
?
tuo
cugino
si
marita
.
Ora
non
c
'
è
bisogno
di
far
misteri
perché
tutto
è
combinato
.
Don
Filippo
dà
la
tenuta
alla
Salonia
,
trenta
salme
di
terra
!
Una
bella
dote
.
Bianca
ebbe
un
'
ondata
di
sangue
al
viso
,
indi
divenne
smorta
come
un
cencio
;
ma
non
si
mosse
né
disse
verbo
.
Il
canonico
rispose
lui
invece
,
masticando
ancora
l
'
amaro
.
-
Lo
sappiamo
!
lo
sappiamo
!
L
'
abbiamo
capita
oggi
,
al
Municipio
!
...
-
Infine
non
seppe
più
frenarsi
,
quasi
bruciasse
a
lui
la
ferita
.
-
La
baronessa
Rubiera
ha
cercato
di
dare
il
gambetto
a
me
pure
!
...
a
me
che
le
avevo
proposto
l
'
affare
!
...
Si
è
messa
d
'
accordo
cogli
avversari
!
Tutti
contrari
!
...
I
parenti
della
moglie
schierati
contro
il
marito
!
...
Uno
scandalo
che
non
s
'
è
mai
visto
...
Hanno
bandito
un
nuovo
appalto
per
il
ponte
onde
fargli
perdere
la
cauzione
a
questo
disgraziato
!
Tutte
le
angherie
!
...
Per
la
costruzione
delle
nuove
strade
fanno
venire
i
concorrenti
sin
da
Caltagirone
e
da
Lentini
!
...
-
Di
là
almeno
non
ci
capita
addosso
qualche
altro
parente
!...-
ha
detto
il
barone
Mèndola
,
colla
sua
stessa
bocca
nella
farmacia
.
Donna
Marianna
diventava
di
cento
colori
e
si
mordeva
le
labbra
per
non
spifferare
il
fatto
suo
.
Don
Gesualdo
invece
se
la
rideva
tranquillamente
,
sdraiato
sul
suo
bel
canapè
soffice
,
e
a
un
certo
punto
gli
chiuse
anche
la
bocca
colla
mano
al
canonico
.
-
Lasciate
stare
!
...
Queste
son
chiacchiere
che
non
vanno
al
mulino
.
Ciascuno
fa
il
suo
interesse
.
-
Dico
per
rispondere
a
donna
Mariannina
.
Volete
sentirne
un
'
altra
,
eh
?
la
più
bella
?
Si
sono
pure
messi
d
'
accordo
per
vendere
il
grano
a
rotta
di
collo
,
e
far
cascare
i
prezzi
.
Una
camorra
!
Il
baronello
Rubiera
ha
detto
che
non
gliene
importa
di
perdervi
cent
'
onze
,
pur
di
farne
perdere
mille
a
don
Gesualdo
che
ha
i
magazzini
pieni
...
Al
marito
di
sua
cugina
!
Vergogna
!
Ce
n
'
ho
venti
salme
anch
'
io
,
capite
,
vossignoria
!
Una
birbonata
!
Il
canonico
andava
scaldandosi
maggiormente
di
mano
in
mano
,
rivolto
a
mastro
-
don
Gesualdo
:
-
Bel
guadagno
avete
fatto
a
imparentarvi
con
loro
.
Chi
l
'
avrebbe
detto
...
eh
?
L
'
avete
sbagliata
!
...
Scusate
,
donna
Bianca
!
non
parlo
per
voi
che
siete
un
tesoro
!
...
Allora
,
cara
donna
Mariannina
!
...
allora
,
quand
'
è
così
,
muoia
Sansone
con
tutti
i
Filistei
.
-
E
lasciamoli
morire
,
-
disse
la
signora
Sganci
alzandosi
.
-
Già
il
mondo
non
finirà
per
questo
.
-
Come
la
nipote
s
'
era
alzata
anch
'
essa
dal
canapè
,
mortificata
da
tutti
quei
discorsi
,
colle
braccia
incrociate
sul
ventre
,
donna
Mariannina
continuò
ridendo
e
fissandole
gli
occhi
addosso
:
-
E
'
vero
,
Bianca
che
il
mondo
non
lo
lascerai
finire
,
tu
?
-
Bianca
tornò
a
farsi
rossa
.
-
Evviva
!
Mi
congratulo
.
Ora
che
avete
questa
bella
casa
dovete
fare
un
bel
battesimo
...
con
tutti
i
parenti
...
d
'
amore
e
d
'
accordo
.
Se
no
,
perché
li
avrete
spesi
tanti
denari
?
Don
Gesualdo
non
voleva
darla
vinta
ai
suoi
nemici
,
ma
dentro
si
rodeva
,
perché
davvero
non
gli
servivano
gran
cosa
tutti
quei
denari
spesi
.
-
Eh
,
eh
,
-
rispose
con
quel
certo
buon
umore
che
voleva
sfoggiare
allora
.
-
Pazienza
!
Serviranno
per
chi
verrà
dopo
di
noi
,
se
Dio
vuole
!
-
E
batteva
affettuosamente
sulla
spalla
della
moglie
,
amorevole
e
sorridente
,
mentre
pensava
pure
che
se
i
suoi
figliuoli
avessero
avuto
la
stessa
sorte
,
erano
proprio
denari
buttati
via
,
tante
fatiche
,
i
guadagni
stessi
,
sempre
con
quel
bel
risultato
!
Poi
,
quando
la
zia
Sganci
se
ne
fu
andata
,
prese
a
brontolare
contro
di
Bianca
,
che
non
si
era
messo
il
vestito
buono
per
ricevere
la
zia
:
-
Allora
a
che
serve
aver
la
roba
?
Diranno
che
ti
tengo
come
una
serva
.
Bel
gusto
spendere
i
denari
,
per
non
goderne
né
noi
né
gli
altri
!
-
Lasciamo
stare
queste
sciocchezze
,
e
parliamo
di
cose
serie
!
-
interruppe
il
canonico
che
s
'
era
riannuvolato
in
viso
.
-
C
'
è
un
casa
del
diavolo
.
Cercano
di
aizzarvi
contro
tutto
il
paese
,
dicendo
che
avete
le
mani
lunghe
,
e
volete
acchiappare
quanta
terra
si
vede
cogli
occhi
,
per
affamare
la
gente
...
Quella
bestia
di
Ciolla
va
predicando
per
conto
loro
...
Vogliono
scatenarci
contro
anche
i
villani
...
a
voi
e
a
me
,
caro
mio
!
Dicono
che
io
tengo
il
sacco
...
Non
posso
uscir
di
casa
...
Don
Gesualdo
scrollava
le
spalle
.
-
Ah
,
i
villani
?
Ne
riparleremo
poi
,
quando
verrà
l
'
inverno
.
Voi
che
paura
avete
?
-
Che
paura
ho
,
per
...
mio
!
...
Non
sapete
che
a
Palermo
hanno
fatto
la
rivoluzione
.
Andò
a
chiudere
l
'
uscio
in
punta
di
piedi
,
e
tornò
cupo
,
nero
in
viso
.
-
La
Carboneria
,
capite
!
...
Anche
qui
hanno
portato
questa
bella
novità
!
Posso
parlare
giacché
non
l
'
ho
avuta
sotto
il
suggello
della
confessione
.
Abbiamo
la
sètta
anche
qui
!
E
spiegò
cos
'
era
la
faccenda
:
far
legge
nuova
e
buttar
giù
coloro
che
avevano
comandato
sino
a
quel
giorno
.
-
Una
setta
,
capite
?
Tavuso
,
mettiamo
,
al
posto
di
Margarone
;
e
tutti
quanti
colle
mani
in
pasta
!
Ogni
villano
che
vuole
il
suo
pezzo
di
terra
!
pesci
grossi
e
minutaglia
,
tutti
insieme
.
Dicono
che
vi
è
pure
il
figlio
del
Re
,
nientemeno
!
il
Duca
di
Calabria
.
Don
Gesualdo
,
ch
'
era
stato
ad
ascoltare
con
tanto
d
'
occhi
aperti
,
scappò
a
dire
:
-
S
'
è
così
...
ci
sto
anch
'
io
!
non
cerco
altro
!
...
E
me
lo
dite
con
quella
faccia
?
Mi
avete
fatto
una
bella
paura
,
santo
Dio
!
L
'
altro
rimase
a
bocca
aperta
:
-
Che
scherzate
?
O
non
sapete
che
voglia
dire
rivoluzione
?
Quel
che
hanno
fatto
in
Francia
,
capite
?
Ma
voi
non
leggete
la
storia
...
-
No
,
no
,
-
disse
don
Gesualdo
.
-
Non
me
ne
importa
.
-
Me
ne
importa
a
me
:
Rivoluzione
vuol
dire
rivoltare
il
cesto
,
e
quelli
ch
'
erano
sotto
salire
a
galla
:
gli
affamati
,
i
nullatenenti
!
...
-
Ebbene
?
Cos
'
ero
io
vent
'
anni
fa
?
-
Ma
adesso
no
!
Adesso
avete
da
perdere
,
cristiano
santo
!
Sapete
com
'
è
?
Oggi
vogliono
le
terre
del
comune
;
e
domani
poi
vorranno
anche
le
vostre
e
le
mie
!
Grazie
!
grazie
tante
!
Non
ho
dato
l
'
anima
al
diavolo
tanti
anni
per
...
-
Appunto
!
Bisogna
aiutarsi
per
non
andare
in
fondo
al
cesto
,
caro
canonico
!
Bisogna
tenersi
a
galla
,
se
non
vogliamo
che
i
villani
si
servano
colle
sue
mani
.
Li
conosco
...
so
fare
,
non
dubitate
.
E
spiegò
meglio
la
sua
idea
:
cavar
le
castagne
dal
fuoco
con
le
zampe
del
gatto
;
tirar
l
'
acqua
al
suo
mulino
,
e
se
capitava
d
'
acchiappare
anche
il
mestolo
un
quarto
d
'
ora
,
e
di
dare
il
gambetto
a
tutti
quei
pezzi
grossi
che
non
era
riescito
ad
ingraziarsi
neppure
sposando
una
di
loro
,
senza
dote
e
senza
nulla
,
tanto
meglio
...
Gli
andarono
in
quel
momento
gli
occhi
su
Bianca
che
stava
rincantucciata
sul
canapè
,
smorta
in
viso
dalla
paura
,
guardando
or
questo
e
or
quello
,
e
non
osava
aprir
bocca
.
-
Non
parlo
per
te
,
sai
.
Non
me
ne
pento
di
quel
che
ho
fatto
.
Non
è
stata
colpa
tua
.
Tutti
i
negozi
non
riescono
a
un
modo
.
Poi
se
capita
di
fare
il
bene
,
nel
tempo
stesso
...
Il
canonico
cominciava
a
capacitarsi
,
cogli
occhi
e
la
bocca
di
traverso
,
pensieroso
,
e
appoggiava
anche
lui
il
discorso
del
socio
:
-
Non
si
voleva
torcere
un
pelo
a
nessuno
...
se
si
arrivava
ad
afferrare
il
mestolo
un
po
'
di
tempo
...
quante
cose
si
farebbero
...
-
Voi
dovreste
farne
una
!
...
-
interruppe
don
Gesualdo
.
-
Parlare
con
chi
ha
le
mani
in
questa
faccenda
,
e
dire
che
vogliamo
esserci
anche
noi
.
-
Eh
?
Che
dite
?
...
un
sacerdote
!
-
Lasciate
stare
,
canonico
!
...
Poi
se
vi
è
il
figlio
del
Re
,
potete
esserci
anche
voi
!
-
Caspita
!
Al
figlio
del
Re
non
gliela
tagliano
la
testa
,
se
mai
!
-
Non
temete
,
che
non
ve
la
tagliano
la
testa
!
Già
,
se
è
come
avete
detto
,
dovrebbero
tagliarla
a
un
paese
intero
.
Credete
che
non
abbia
fatto
i
miei
conti
,
in
questo
tempo
?
...
Quando
saremo
lì
,
a
veder
quel
che
bolle
in
pentola
...
Bisogna
mettersi
vicino
al
mestolo
...
con
un
po
'
di
giudizio
...
col
denaro
...
So
io
quello
che
dico
.
Bianca
cominciò
allora
a
balbettare
:
-
Oh
Signore
Iddio
!
...
Cosa
pensate
di
fare
?
...
Un
padre
di
famiglia
!
...
-
Il
canonico
,
indeciso
,
la
guardava
turbato
,
quasi
sentisse
il
laccio
al
collo
.
Don
Gesualdo
per
rassicurarlo
soggiunse
:
-
No
,
no
.
Mia
moglie
non
sa
cosa
dice
...
Parla
per
soverchia
affezione
,
poveretta
.
-
Poscia
,
mentre
accompagnava
il
suo
socio
in
anticamera
,
soggiunse
:
-
Lo
vedete
?
Comincia
ad
affezionarmisi
.
Già
i
figliuoli
sono
un
gran
legame
.
Speriamo
almeno
che
abbiano
ad
esser
felici
e
contenti
loro
;
giacché
io
...
Volete
che
ve
la
dica
,
eh
,
canonico
,
come
in
punto
di
morte
?
Mi
sono
ammazzato
a
lavorare
...
Mi
sono
ammazzato
a
far
la
roba
...
Ora
arrischio
anche
la
pelle
,
a
sentir
voi
!
...
E
che
ne
ho
avuto
,
eh
?
ditelo
voi
!
...
II
C
'
era
un
gran
fermento
in
paese
.
S
'
aspettavano
le
notizie
di
Palermo
.
Bomma
che
teneva
cattedra
nella
farmacia
,
e
Ciolla
che
sbraitava
di
qua
e
di
là
.
Degli
arruffapopolo
stuzzicavano
anche
i
villani
con
certi
discorsi
che
facevano
spalancare
loro
gli
occhi
:
Le
terre
del
comune
che
uscivano
di
casa
Zacco
dopo
quarant
'
anni
...
un
prezzo
che
non
s
'
era
mai
visto
l
'
eguale
!
...
Quel
mastro
-
don
Gesualdo
aveva
le
mani
troppo
lunghe
...
Se
avevano
fatto
salire
le
terre
a
quel
prezzo
voleva
dire
che
c
'
era
ancora
da
guadagnarci
su
!
...
Tutto
sangue
della
povera
gente
!
Roba
del
comune
...
Voleva
dire
che
ciascuno
ci
aveva
diritto
!
...
Allora
tanto
valeva
che
ciascuno
si
pigliasse
il
suo
pezzetto
!
Fu
una
domenica
,
la
festa
dell
'
Assunta
.
La
sera
innanzi
era
arrivata
una
lettera
da
Palermo
che
mise
fuoco
alla
polvere
,
quasi
tutti
l
'
avessero
letta
.
Dallo
spuntare
del
giorno
si
vide
la
Piazza
Grande
piena
zeppa
di
villani
:
un
brulichìo
di
berrette
bianche
;
un
brontolìo
minaccioso
.
Fra
Girolamo
dei
Mercenari
,
che
era
seduto
all
'
ombra
,
insieme
ad
altri
malintenzionati
,
sugli
scalini
dinanzi
allo
studio
del
notaro
Neri
,
come
vide
passare
il
barone
Zacco
colla
coda
fra
le
gambe
,
gli
mostrò
la
pistola
che
portava
nel
manicone
.
-
La
vedete
,
signor
barone
?
...
Adesso
è
finito
il
tempo
delle
prepotenze
!
...
D
'
ora
innanzi
siam
tutti
eguali
!
...
-
Correva
pure
la
voce
dei
disegni
che
aveva
fatto
fra
Girolamo
:
lasciar
la
tonaca
nella
cella
,
e
pigliarsi
una
tenuta
a
Passaneto
,
e
la
figliuola
di
Margarone
in
moglie
,
la
più
giovane
.
Il
notaro
ch
'
era
venuto
a
levar
dallo
studio
certe
carte
interessanti
,
dovette
far
di
cappello
a
fra
Girolamo
per
entrare
:
-
Con
permesso
!
...
signori
miei
!
...
-
Poi
andò
a
raggiungere
don
Filippo
Margarone
nella
piazzetta
di
Santa
Teresa
:
-
Sentite
qua
;
ho
da
dirvi
una
parola
!
...
-
E
lo
prese
per
un
braccio
,
avviandosi
verso
casa
,
seguitando
a
discorrere
sottovoce
.
Don
Filippo
allibbiva
ad
ogni
gesto
che
il
notaro
trinciava
in
aria
;
ma
si
ostinava
a
dir
di
no
,
giallo
dalla
paura
.
L
'
altro
gli
strinse
forte
il
braccio
,
attraversando
la
viuzza
della
Masera
per
salire
verso
Sant
'
Antonio
.
-
Li
vedete
?
li
sentite
?
Volete
che
ci
piglino
la
mano
,
i
villani
,
e
ci
facciano
la
festa
?
-
La
piazza
,
in
fondo
alla
stradicciuola
,
sembrava
un
alveare
di
vespe
in
collera
.
Nanni
l
'
Orbo
,
Pelagatti
,
altri
mestatori
,
eccitatissimi
,
passavano
da
un
crocchio
all
'
altro
,
vociferando
,
gesticolando
,
sputando
fiele
.
Gli
avventori
di
mastro
Titta
si
affacciavano
ogni
momento
sull
'
uscio
della
bottega
,
colla
saponata
al
mento
.
Nella
farmacia
di
Bomma
disputavasi
colle
mani
negli
occhi
.
Dirimpetto
,
sul
marciapiede
del
Caffè
dei
Nobili
,
don
Anselmo
il
cameriere
aveva
schierate
al
solito
le
seggiole
al
fresco
;
ma
non
c
'
era
altri
che
il
marchese
Limòli
,
col
bastone
fra
le
gambe
,
il
quale
guardava
tranquillamente
la
folla
minacciosa
.
-
Cosa
vogliono
,
don
Anselmo
?
Che
diavolo
li
piglia
oggi
?
Lo
sapete
?
-
Vogliono
le
terre
del
comune
,
signor
marchese
.
Dicono
che
sinora
ve
le
siete
godute
voialtri
signori
,
e
che
adesso
tocca
a
noi
,
perchè
siamo
tutti
eguali
.
-
Padroni
!
padronissimi
!
Quanto
a
me
non
dico
di
no
!
Tutti
eguali
!
...
Portatemi
un
bicchier
d
'
acqua
,
don
Anselmo
.
Di
tanto
in
tanto
dal
Rosario
o
dalla
via
di
San
Giovanni
partiva
come
un
'
ondata
di
gente
,
e
un
brontolìo
più
minaccioso
,
che
si
propagava
in
un
baleno
.
Santo
Motta
allora
usciva
dall
'
osteria
di
Pecu
-
Pecu
,
e
si
metteva
a
vociare
,
colla
mano
sulla
guancia
:
-
Le
terre
del
comune
!
...
Chi
vuole
le
terre
del
comune
!
...
Uno
!
...
due
!
...
tre
!
...
-
E
terminava
con
una
sghignazzata
.
-
Largo
!
...
largo
!
...
-
La
gente
correva
verso
la
Masera
.
Al
disopra
della
folla
si
vide
il
baronello
Rubiera
colla
frusta
in
aria
,
e
la
testa
del
suo
cavallo
che
sbuffava
spaventato
.
Il
campiere
che
gli
stava
alle
costole
,
armato
sino
ai
denti
,
gridava
come
un
ossesso
:
-
Signor
barone
!
...
Questa
non
è
giornata
!
...
Oggi
ci
vuol
prudenza
!
...
-
Dalla
parte
di
Sant
'
Agata
comparve
un
momento
anche
il
signor
Capitano
,
per
intimorire
la
folla
ammutinata
colla
sua
presenza
.
Si
piantò
in
cima
alla
scalinata
,
appoggiato
alla
canna
d
'
India
,
don
Liccio
Papa
dietro
,
che
ammiccava
al
sole
,
con
tanto
di
tracolla
bianca
attraverso
la
pancia
.
Ma
vedendo
quel
mare
di
teste
se
la
svignarono
subito
tutti
e
due
.
Alle
finestre
facevano
capolino
dei
visi
inquieti
,
dietro
le
invetriate
,
quasi
piovesse
.
Il
palazzo
Sganci
chiuso
ermeticamente
,
e
don
Giuseppe
Barabba
appollaiato
sull
'
abbaino
.
Lo
stesso
Bomma
aveva
sfrattato
gli
amici
prima
del
solito
,
per
timore
dei
vetri
.
Di
tanto
in
tanto
,
nel
terrazzo
dei
Margarone
,
al
disopra
dei
tetti
che
si
accavallavano
verso
il
Castello
,
compariva
la
papalina
e
la
faccia
gialla
di
don
Filippo
.
A
mezzogiorno
,
appena
suonò
la
messa
grande
,
ciascuno
se
ne
andò
pei
fatti
suoi
;
e
rimase
solo
a
vociare
Santo
Motta
,
nella
piazza
deserta
.
-
Avete
visto
com
'
è
andata
a
finire
?
-
Ciolla
corse
a
desinare
lui
pure
.
Don
Liccio
Papa
,
adesso
che
non
c
'
era
più
nessuno
,
si
fece
vedere
di
nuovo
per
le
vie
,
con
la
mano
sulla
sciaboletta
,
guardando
fieramente
gli
usci
chiusi
.
Infine
entrò
da
Pecu
-
Pecu
,
e
si
posero
a
tavola
con
compare
Santo
.
-
Avete
visto
com
'
è
andata
a
finire
?
-
Ciolla
soleva
desinare
in
fretta
e
in
furia
col
cappello
in
testa
e
il
bastone
fra
le
gambe
,
per
tornar
subito
in
piazza
a
mangiar
l
'
ultimo
boccone
,
portandosi
in
tasca
una
manciata
di
lupini
o
di
ceci
abbrustoliti
,
d
'
inverno
anche
con
lo
scaldino
sotto
il
tabarro
,
bighellonando
,
dicendo
a
ciascuno
la
sua
,
sputacchiando
di
qua
e
di
là
,
seminando
il
terreno
di
bucce
.
-
Avete
visto
com
'
è
andata
a
finire
?
-
Faceva
la
prima
tappa
dal
calzolaio
,
poi
dal
caffettiere
,
appena
apriva
,
senza
prendere
mai
nulla
,
girava
a
seconda
dell
'
ombra
,
d
'
inverno
in
senso
inverso
,
cercando
il
sole
.
E
le
cose
tornarono
ad
andare
pel
suo
verso
,
al
pari
di
Ciolla
.
Giacinto
mise
fuori
i
tavolini
pei
sorbetti
,
don
Anselmo
schierò
le
seggiole
sul
marciapiede
del
Caffè
dei
Nobili
.
Rimanevano
le
ultime
nuvole
del
temporale
:
dei
capannelli
qua
e
là
,
dinanzi
alla
bottega
di
Pecu
-
Pecu
e
al
Palazzo
di
Città
;
gente
che
guardava
inquieta
,
curiosi
che
correvano
e
si
affollavano
al
più
piccolo
rumore
.
Ma
del
resto
ogni
cosa
aveva
ripreso
l
'
aspetto
solito
delle
domeniche
.
L
'
arciprete
Bugno
che
stava
un
'
ora
a
leccare
il
sorbetto
col
cucchiarino
;
il
marchese
e
gli
altri
nobili
seduti
in
fila
dinanzi
al
Caffè
;
Bomma
predicando
in
mezzo
al
solito
circolo
,
sull
'
uscio
della
farmacia
;
uno
sciame
di
contadini
un
po
'
più
in
là
,
alla
debita
distanza
;
e
ogni
dieci
minuti
la
vecchia
berlina
del
barone
Mèndola
che
scarrozzava
la
madre
di
lui
,
sorda
come
una
talpa
,
dal
Rosario
a
Santa
Maria
di
Gesù
:
le
orecchie
pelose
e
stracche
delle
mule
che
ciondolavano
fra
la
folla
,
il
cocchiere
rannicchiato
a
cassetta
,
colla
frusta
fra
le
gambe
,
accanto
al
cacciatore
gallonato
,
colle
calze
di
bucato
che
sembravano
imbottite
di
noci
,
e
le
piume
gialle
del
cappellone
della
baronessa
che
passavano
e
ripassavano
su
quell
'
ondeggiare
di
berrette
bianche
.
Tutt
'
a
un
tratto
accadde
un
fuggi
fuggi
:
una
specie
di
rissa
dinanzi
all
'
osteria
.
Don
Liccio
Papa
cercava
d
'
arrestare
Santo
Motta
,
perché
aveva
gridato
la
mattina
;
e
il
capitano
l
'
incitava
da
lontano
,
brandendo
la
canna
d
'
India
:
-
Ferma
!
ferma
!
...
la
giustizia
!
Ma
Santo
si
liberò
con
uno
spintone
,
e
prese
a
correre
verso
Sant
'
Agata
.
La
folla
fischiava
ed
urlava
dietro
allo
sbirro
che
tentava
d
'
inseguirlo
.
-
Ahi
!
ahi
!
-
disse
Bomma
ch
'
era
salito
su
di
una
sedia
per
vedere
.
-
Se
non
rispettano
più
l
'
autorità
!
...
-
Tavuso
gli
fece
segno
di
tacere
,
mettendosi
l
'
indice
attraverso
la
bocca
.
-
Sentite
qua
,
don
Bastiano
!
-
E
si
misero
a
discorrere
sottovoce
,
tirandosi
in
disparte
.
Dalla
Maddalena
scendeva
lemme
lemme
il
notaro
,
col
bastone
dietro
la
schiena
.
Bomma
cominciò
a
fargli
dei
segni
da
lontano
;
ma
il
notaro
finse
di
non
accorgersene
;
accennò
al
Capitano
che
s
'
avviava
verso
il
Collegio
,
ed
entrò
in
chiesa
anche
lui
dalla
porta
piccola
.
Il
Capitano
passando
dinanzi
alla
farmacia
fulminò
i
libertini
di
un
'
occhiataccia
,
e
borbottò
,
rivolto
al
principale
:
-
Badate
che
avete
moglie
e
figliuoli
!
...
-
Sangue
di
!
...
corpo
di
!
...
-
voleva
mettersi
a
sbraitare
il
farmacista
.
In
quel
momento
suonava
la
campanella
della
benedizione
,
e
quanti
erano
in
piazza
s
'
inginocchiarono
.
Poco
dopo
,
Ciolla
,
che
ingannava
il
tempo
sgretolando
delle
fave
abbrustolite
,
seduto
dinanzi
alla
bottega
del
sorbettiere
vide
una
cosa
che
gli
fece
drizzar
le
orecchie
:
il
notaro
Neri
che
usciva
di
chiesa
insieme
al
canonico
Lupi
,
e
risalivano
verso
la
Maddalena
,
passo
passo
,
discorrendo
sottovoce
.
Il
notaro
scrollava
le
spalle
,
guardando
sottecchi
di
qua
e
di
là
.
Ciolla
tentò
di
unirsi
a
loro
,
ma
essi
lo
piantarono
lì
.
Bomma
,
da
lontano
,
non
li
perdeva
di
vista
dimenando
il
capo
.
-
Badate
a
quel
che
fate
!
...
Pensate
alla
vostra
pelle
!
-
gli
disse
il
Capitano
passandogli
di
nuovo
accanto
.
-
Becco
!
...
-
voleva
gridargli
dietro
il
farmacista
.
-
Badate
a
voi
piuttosto
!
...
-
Ma
il
dottore
lo
spinse
dentro
a
forza
.
Ciolla
era
corso
dietro
al
canonico
e
al
notaro
Neri
per
la
via
di
San
Sebastiano
,
e
li
vide
ancora
fermi
sotto
il
voltone
del
Condotto
,
malgrado
il
gran
puzzo
,
quasi
al
buio
,
che
discorrevano
sottovoce
,
gesticolando
.
Appena
s
'
accorsero
del
Ciolla
se
la
svignarono
in
fretta
,
l
'
uno
di
qua
e
l
'
altro
di
là
.
Il
notaro
continuò
a
salire
per
la
stradicciuola
sassosa
,
e
il
canonico
scese
apposta
a
rompicollo
verso
San
Sebastiano
,
fermando
il
Ciolla
come
a
caso
.
-
Quel
notaro
...
me
ne
ha
fatta
una
!
...
Aveva
il
consenso
di
massaro
Sbrendola
...
un
contratto
bell
'
e
buono
...
e
ora
dice
che
non
si
rammenta
!
-
Va
là
,
va
là
,
che
non
me
la
dai
a
bere
!
-
mormorò
Ciolla
fra
di
sè
,
appena
il
canonico
ebbe
voltate
le
spalle
.
E
corse
subito
alla
farmacia
:
-
Gran
cose
c
'
è
per
aria
!
Cani
e
gatti
vanno
insieme
!
Gran
cose
si
preparano
!
-
Tavuso
gonfiò
le
gote
e
non
rispose
.
Lo
speziale
invece
si
lasciò
scappare
:
-
Lo
so
!
lo
so
!
E
si
picchiò
la
mano
aperta
sulla
bocca
,
fulminato
dall
'
occhiata
severa
che
gli
saettò
il
dottore
.
Verso
due
ore
di
notte
,
don
Gesualdo
stava
per
mettersi
a
cenare
,
quando
venne
a
cercarlo
in
gran
mistero
il
canonico
,
travestito
da
pecoraio
.
Bianca
fu
lì
lì
per
abortire
dallo
spavento
.
-
Don
Gesualdo
siamo
pronti
,
se
volete
venire
;
gli
amici
vi
aspettano
.
Ma
gli
tremava
la
voce
al
poveraccio
.
Lo
stesso
don
Gesualdo
,
al
momento
di
buttarsi
proprio
in
quella
faccenda
,
gli
vennero
in
mente
tante
brutte
idee
;
si
fece
pallido
,
e
gli
cadde
la
forchetta
di
mano
.
Bianca
poi
si
alzò
convulsa
,
incespicando
qua
e
là
,
pigliandosela
col
canonico
,
che
metteva
in
quell
'
impiccio
un
padre
di
famiglia
.
-
Se
fate
così
!
...
-
balbettò
il
canonico
;
-
se
mi
fate
anche
la
jettatura
...
allora
,
buona
notte
!
Don
Gesualdo
cercava
di
volgerla
in
ridere
,
colle
labbra
smorte
-
Bravo
canonico
!
Adesso
si
vedrà
se
siete
un
uomo
!
...
Sono
contento
,
vedi
,
Bianca
!
Sono
contento
d
'
andare
magari
verso
il
precipizio
,
per
vedere
che
cominci
ad
affezionarti
a
me
e
alla
casa
...
Tutto
sudato
,
colle
mani
un
po
'
tremanti
,
si
imbacuccò
ben
bene
in
uno
scapolare
,
per
prudenza
,
e
scesero
in
istrada
.
Non
c
'
era
anima
viva
.
Sul
terrazzo
del
Collegio
una
mano
ignota
aveva
spento
finanche
il
lampione
dinanzi
alla
statua
dell
'
Immacolata
:
una
cosa
da
fare
accapponar
la
pelle
,
quella
sera
!
Egli
allora
si
sentì
stringere
il
cuore
da
una
tenerezza
insolita
,
pensando
alla
casa
e
ai
parenti
.
-
Povera
Bianca
!
Avete
visto
?
E
'
buona
,
sì
,
in
fondo
...
Non
lo
credevo
,
davvero
!
...
-
Zitto
!
-
interruppe
il
canonico
.
-
Se
vi
fate
conoscere
alla
voce
,
è
inutile
nascondersi
e
sudare
come
bestie
!
Ogni
momento
andava
voltandosi
,
temendo
di
essere
spiati
.
Arrivati
nella
via
di
San
Giovanni
videro
un
'
ombra
che
andava
in
su
verso
la
piazza
,
e
il
canonico
disse
piano
:
-
Vedete
?
...
E
'
uno
dei
nostri
!
...
Va
dove
andiamo
noi
.
Era
in
un
magazzino
di
Grancore
,
giù
nelle
stradicciuole
tortuose
verso
San
Francesco
,
che
sembravano
fatte
apposta
.
Una
casetta
bassa
che
aveva
una
finestra
illuminata
per
segnale
.
Si
bussavano
tre
colpi
in
un
certo
modo
alla
porticina
dove
si
giungeva
scendendo
tre
scalini
;
si
attraversava
un
gran
cortile
oscuro
e
scosceso
,
e
in
fondo
c
'
era
uno
stanzone
buio
dove
si
capiva
che
stava
molta
gente
a
confabulare
insieme
dal
sussurrìo
che
si
udiva
dietro
l
'
uscio
.
Il
canonico
disse
:
-
E
'
qui
!
-
e
fece
il
segnale
convenuto
.
Tutti
e
due
col
cuore
che
saltava
alla
gola
.
Per
fortuna
in
quel
momento
giunse
un
altro
congiurato
,
imbacuccato
come
loro
,
camminando
in
punta
di
piedi
sui
sassi
del
cortile
,
e
ripeté
il
segnale
istesso
.
-
Don
Gesualdo
,
-
disse
il
notaro
Neri
cavando
il
naso
da
una
gran
sciarpa
.
-
Siete
voi
?
Vi
ho
riconosciuto
al
canonico
che
sembra
un
cucco
,
poveraccio
!
Il
notaro
la
pigliava
allegramente
.
Narrava
che
a
Palermo
avevano
fatto
il
pasticcio
;
avevano
ammazzato
il
principe
di
Aci
e
s
'
erano
impadroniti
di
Castellammare
:
-
Chi
comanda
adesso
è
un
prete
,
certo
Ascenso
!
-
Ah
?
-
rispose
il
canonico
che
si
sentiva
in
causa
.
-
Ah
?
-
Silenzio
per
ora
!
...
Andiamo
adagio
!
Sapete
com
'
è
?
...
a
chi
deve
prima
attaccare
il
campanello
al
gatto
!
E
ogni
galantuomo
non
vorrebbe
mettere
il
piede
in
trappola
.
Ma
se
siamo
in
tanti
...
C
'
è
anche
il
barone
Zacco
stasera
.
-
Che
aspettiamo
ad
entrare
,
signori
miei
?
-
interruppe
don
Gesualdo
a
quella
notizia
,
coraggioso
come
un
leone
.
Quando
tornarono
ad
uscire
,
dopo
un
gran
pezzo
,
erano
tutti
più
morti
che
vivi
.
Bomma
sforzavasi
di
fare
il
gradasso
;
Tavuso
non
diceva
una
parola
;
e
il
notaro
stava
soprapensieri
anche
lui
.
Zacco
corse
ad
attaccarsi
al
braccio
di
don
Gesualdo
,
quasi
fossero
divenuti
fratelli
davvero
.
-
Sentite
,
cugino
,
ho
da
parlarvi
.
-
E
seguitarono
ad
andare
a
braccetto
in
silenzio
.
-
Ssst
!
...
un
fischio
!
...
verso
i
Cappuccini
!
...
-
Il
barone
mise
mano
alla
pistola
:
tutti
con
un
gran
batticuore
.
Si
udirono
abbaiare
dei
cani
.
-
Fermo
!
...
-
esclamò
il
canonico
sottovoce
,
afferrando
il
braccio
armato
del
barone
che
mirava
al
buio
,
-
è
fra
Girolamo
,
che
non
vuol
esser
visto
da
queste
parti
!
-
Appena
si
udì
richiudere
l
'
uscio
,
nel
vano
del
quale
era
balenata
una
sottana
bianca
,
il
farmacista
borbottò
col
fiato
ai
denti
:
-
L
'
abbiamo
scappata
bella
,
parola
d
'
onore
!
-
Il
barone
invece
strinse
forte
il
braccio
di
don
Gesualdo
senza
dir
nulla
.
Poi
lasciò
andare
ciascuno
per
la
sua
strada
,
Bomma
in
su
,
verso
la
Piazza
Grande
,
il
canonico
a
piè
della
scalinata
che
saliva
a
San
Sebastiano
.
-
Da
questa
parte
,
don
Gesualdo
...
venite
con
me
.
-
E
gli
fece
fare
il
giro
lungo
pei
Cappuccini
,
risalendo
poi
verso
Santa
Maria
di
Gesù
per
certe
stradicciuole
buie
che
non
si
sapeva
dove
mettere
i
piedi
.
A
un
tratto
si
fermò
guardando
faccia
a
faccia
il
suo
amico
novello
con
certi
occhi
che
luccicavano
al
buio
.
-
Don
Gesualdo
,
avete
sentito
quante
belle
chiacchiere
?
Adesso
siamo
tutti
fratelli
.
Nuoteremo
nel
latte
e
nel
miele
,
d
'
ora
in
poi
...
Voi
che
ci
credete
,
eh
?
L
'
altro
non
disse
né
sì
né
no
,
prudente
,
aspettando
il
seguito
.
-
Io
no
...
Io
non
mi
fido
di
tutti
questi
fratelli
che
non
mi
ha
partorito
mia
madre
.
-
Allora
perché
siete
venuto
,
vossignoria
?
-
Per
non
farci
venire
voi
,
caspita
!
Io
non
fo
misteri
.
Giuochiamo
a
tagliarci
l
'
erba
sotto
i
piedi
fra
di
noi
che
abbiamo
qualcosa
da
perdere
,
ed
ecco
il
bel
risultato
!
Far
la
minestra
per
i
gatti
,
e
arrischiare
la
roba
e
la
testa
!
...
Io
bado
ai
miei
interessi
,
come
voi
...
Non
ho
i
fumi
che
hanno
tanti
altri
...
Parenti
!
parentissimi
!
quanto
a
me
volentieri
...
Allora
mettiamoci
d
'
accordo
piuttosto
fra
di
noi
...
-
Ebbene
?
che
volete
fare
?
-
Ah
?
che
voglio
fare
?
La
pigliate
su
quel
verso
?
Mi
fate
lo
gnorri
?
...
Allora
sia
per
non
detto
...
Ciascuno
il
suo
interesse
!
Fratelli
!
Carbonari
!
Faremo
la
rivoluzione
!
metteremo
il
mondo
a
soqquadro
anche
!
...
Io
non
ho
paura
!
...
-
Nel
calore
della
disputa
il
barone
si
era
addossato
all
'
uscio
di
un
cortile
.
Un
cane
si
mise
a
latrare
furiosamente
.
Zacco
spaventato
se
la
diede
a
gambe
colla
pistola
in
pugno
,
e
don
Gesualdo
dietro
di
lui
,
ansante
.
Prima
di
giungere
in
piazza
di
Santa
Maria
di
Gesù
,
uno
che
andava
correndo
lo
fermò
mettendogli
la
mano
sul
petto
.
-
Signor
don
Gesualdo
!
...
dove
andate
?
...
c
'
è
la
giustizia
a
casa
vostra
!
Quello
che
temeva
il
canonico
!
quello
che
temeva
Bianca
!
Egli
correva
al
buio
,
senza
saper
dove
,
con
una
gran
confusione
in
testa
,
e
il
cuore
che
voleva
uscirgli
dal
petto
.
Poi
,
udendo
colui
che
gli
arrancava
dietro
,
con
un
certo
rumore
quasi
picchiasse
in
terra
col
bastone
,
gli
disse
:
-
E
tu
chi
sei
?
-
Nardo
,
il
manovale
,
quello
che
ci
lasciò
la
gamba
sul
ponte
.
Non
mi
riconoscete
più
,
vossignoria
?
Donna
Bianca
mi
ha
mandato
a
svegliare
di
notte
.
E
narrava
com
'
era
arrivata
la
Compagnia
d
'
Arme
,
all
'
improvviso
,
a
quattr
'
ore
di
notte
.
Il
Capitano
e
altri
Compagni
d
'
Arme
erano
in
casa
di
don
Gesualdo
.
Lassù
,
verso
il
Castello
,
vedevansi
luccicare
dei
lumi
;
c
'
era
pure
una
lanterna
appesa
dinanzi
alla
porta
dello
stallatico
,
al
Poggio
,
e
dei
soldati
che
strigliavano
.
Più
in
là
,
nelle
vicinanze
della
Piazza
Grande
,
si
udivano
di
tanto
in
tanto
delle
voci
:
un
mormorìo
confuso
,
dei
passi
che
risuonavano
nella
notte
,
dei
cani
che
abbaiavano
per
tutto
il
paese
.
Don
Gesualdo
si
fermò
a
riflettere
:
-
Dove
andiamo
,
vossignoria
?
-
chiese
Nardo
.
-
Ci
ho
pensato
.
Non
far
rumore
.
Ah
!
Madonna
Santissima
del
Pericolo
!
Va
a
chiamare
Nanni
l
'
Orbo
.
Lo
conosci
?
il
marito
di
Diodata
?
Cominciava
ad
albeggiare
.
Ma
nelle
viottole
fuori
mano
che
avevano
preso
non
s
'
incontrava
ancora
anima
viva
.
La
casuccia
di
Diodata
era
nascosta
fra
un
mucchio
di
casupole
nerastre
e
macchie
di
fichi
d
'
India
,
dove
il
fango
durava
anche
l
'
estate
.
C
'
era
un
pergolato
sul
ballatoio
,
e
un
lume
che
trapelava
dalle
imposte
logore
.
-
Bussa
tu
,
se
mai
...
-
disse
don
Gesualdo
.
Diodata
al
vedersi
comparire
dinanzi
il
suo
antico
padrone
ansante
e
trafelato
si
mise
a
tremare
come
una
foglia
.
-
Che
volete
da
me
a
quest
'
ora
?
...
Per
l
'
amor
di
Dio
!
lasciatemi
in
pace
,
don
Gesualdo
!
...
Se
torna
mio
marito
!
...
E
'
uscito
or
ora
,
per
cogliere
quattro
fichi
d
'
India
!
...
qui
accanto
.
-
Bestia
!
-
disse
lui
.
-
Ho
altro
pel
capo
!
Ci
ho
la
giustizia
alle
calcagna
!
...
-
Che
c
'
è
?
-
chiese
Diodata
spaventata
.
Egli
colla
mano
le
fece
segno
di
star
zitta
.
In
quel
momento
tornò
correndo
compare
Nardo
;
la
gamba
di
legno
si
udiva
da
lontano
sull
'
acciottolato
.
-
Eccolo
!
...
eccolo
che
viene
!
...
Entrò
Nanni
l
'
Orbo
,
torvo
,
colla
canna
da
cogliere
i
fichi
d
'
India
in
spalla
,
e
gli
occhi
biechi
che
fulminavano
di
qua
e
di
là
.
Invano
Diodata
,
colle
braccia
in
croce
giurava
e
spergiurava
.
-
Padron
mio
!
-
esclamò
Nanni
-
a
che
giuoco
giuochiamo
?
Questa
non
è
la
maniera
!
...
-
Bestia
!
-
gridò
infine
don
Gesualdo
,
scappandogli
la
pazienza
.
-
Ho
la
forca
dinanzi
agli
occhi
,
e
tu
vieni
a
parlarmi
di
gelosia
!
Allo
strepito
accorsero
i
vicini
-
Lo
vedete
?
-
ripigliò
Nanni
infuriato
.
-
Che
figura
fo
dinanzi
a
loro
padron
mio
?
In
coscienza
,
quel
po
'
che
avete
dato
a
costei
per
maritarla
è
una
miseria
,
in
confronto
della
figura
che
mi
fate
fare
!
-
Taci
!
Farai
correre
gli
sbirri
con
quel
chiasso
!
Che
vuoi
?
Ti
darò
quello
che
vuoi
!
...
-
Voglio
l
'
onor
mio
,
don
Gesualdo
!
L
'
onor
mio
che
non
si
compra
a
denari
!
Cominciarono
ad
abbaiare
anche
i
cani
del
vicinato
.
-
Vuoi
la
chiusa
del
Carmine
?
...
un
pezzo
che
ti
fa
gola
!
Infine
compare
Nardo
riuscì
a
metterli
d
'
accordo
sulla
chiusa
del
Carmine
.
-
Corpo
di
Giuda
!
La
roba
serve
per
queste
occasioni
...
carceri
,
malattie
e
persecuzioni
...
Voi
l
'
avete
fatta
,
don
Gesualdo
,
e
serve
per
salvare
la
vostra
pelle
...
Don
Gesualdo
con
una
faccia
da
funerale
brontolò
:
-
Parla
!
Sbraita
!
Hai
ragione
!
Adesso
hai
ragione
tu
!
-
Considerate
dunque
il
vostro
prossimo
,
vossignoria
!
La
moglie
da
mantenere
...
I
figli
che
nasceranno
...
Se
mi
tornano
a
casa
anche
gli
altri
...
quelli
che
son
venuti
prima
,
bisogna
mantenerli
come
fossero
miei
...
perché
sono
il
marito
di
Diodata
...
La
gente
dirà
magari
che
li
ho
messi
al
mondo
io
!
...
-
Basta
!
basta
!
Se
t
'
ho
detto
di
sì
per
la
chiusa
!
-
Parola
di
galantuomo
?
Davanti
a
questi
testimoni
?
Quand
'
è
così
...
giacchè
mi
dite
che
siete
venuto
soltanto
per
salvare
la
pelle
,
potete
rimanere
tutto
il
tempo
che
vi
piace
.
Sono
un
buon
diavolaccio
,
lo
sapete
!
...
S
'
era
fatto
tardi
.
Compare
Nanni
,
completamente
rabbonito
,
propose
anche
di
andare
a
vedere
quel
che
accadeva
fuori
:
-
Voi
fate
liberamente
come
se
foste
in
casa
vostra
,
don
Gesualdo
...
Compare
Nardo
verrà
con
me
.
Al
ritorno
,
per
segnale
,
busserò
tre
colpi
all
'
uscio
.
Ma
se
no
,
non
aprite
neanche
al
diavolo
.
Era
un
terrore
pel
paese
:
porte
e
finestre
ancora
chiuse
,
Compagni
d
'
Arme
per
le
vie
,
rumore
di
sciabole
e
di
speroni
.
Le
signorine
Margarone
,
in
fronzoli
e
colla
testa
irta
di
ciambelle
come
un
fuoco
d
'
artificio
,
correvano
ogni
momento
al
balcone
.
Don
Filippo
,
tronfio
e
pettoruto
,
se
ne
stava
adesso
seduto
nel
Caffè
dei
Nobili
,
insieme
al
Capitano
Giustiziere
e
l
'
Avvocato
Fiscale
,
facendo
tremare
chi
passava
colla
sola
guardatura
.
Nella
stalla
di
don
Gesualdo
dei
trabanti
governavano
i
cavalli
,
e
il
Comandante
fumava
al
balcone
,
in
pantofole
,
come
in
casa
sua
.
Nanni
l
'
Orbo
tornò
ridendo
a
crepapelle
.
Prima
di
entrare
però
bussò
al
modo
che
aveva
detto
,
tossì
,
si
soffiò
il
naso
,
pure
si
trattenne
un
po
'
a
discorrere
ad
alta
voce
con
una
vicina
che
si
pettinava
sul
ballatoio
.
Don
Gesualdo
stava
mangiando
una
insalata
di
cipolle
,
onde
prevenire
qualche
malattia
causata
dallo
spavento
.
-
Prosit
!
prosit
,
don
Gesualdo
!
A
casa
vostra
ci
ho
trovato
dei
forestieri
,
tale
e
quale
come
voi
qui
da
me
.
Il
barone
Zacco
corre
ancora
!
...
L
'
hanno
visto
prima
dell
'
alba
più
in
là
di
Passaneto
,
figuratevi
!
a
casa
del
diavolo
!
...
dietro
una
siepe
,
più
morto
che
vivo
!
...
Sua
moglie
fa
come
una
pazza
...
Sono
stato
anche
a
cercare
del
notaro
Neri
,
se
s
'
ha
a
scrivere
due
parole
della
chiusa
del
Carmine
che
date
a
mia
moglie
pei
servizi
prestati
...
Non
che
non
mi
fidi
...
sapete
bene
...
per
la
vita
e
per
la
morte
.
Nessuno
l
'
ha
più
visto
,
il
notaro
!
Dicono
ch
'
è
nascosto
nel
monastero
di
San
Sebastiano
...
vestito
da
donna
...
sissignore
!
Gli
sbirri
cercano
da
per
tutto
!
Ma
qui
non
avete
da
temere
,
vossignoria
!
...
Udite
?
udite
?
Sembrava
che
si
divertisse
a
fare
agghiacciare
il
sangue
nelle
vene
al
prossimo
suo
,
quel
briccone
!
Udivasi
infatti
un
vocìo
di
comari
,
un
correre
di
scarponi
grossi
strilli
di
ragazzi
.
Diodata
s
'
arrampicò
sino
all
'
abbaino
del
granaio
per
vedere
.
Poi
Nanni
venne
a
dire
:
-
E
'
il
viatico
,
Dio
liberi
!
...
Va
in
su
verso
sant
'
Agata
.
Ho
visto
il
canonico
Lupi
che
portava
il
Signore
...
cogli
occhi
a
terra
!
...
una
faccia
da
santo
,
com
'
è
vero
Iddio
!
-
Stasera
,
appena
è
scuro
,
mi
farai
trovare
una
cavalcatura
laggiù
alla
Masera
,
e
mi
darai
qualche
cosa
da
travestirmi
;
-
disse
don
Gesualdo
,
che
sembrava
più
smorto
alla
luce
dell
'
abbaino
.
-
Perché
?
Non
vi
piace
più
lo
stare
in
casa
mia
?
Diodata
vi
avrebbe
fatto
qualche
mancanza
?
-
No
,
no
...
Mi
pare
mill
'
anni
d
'
esser
lontano
...
-
Qui
però
non
avete
da
temere
...
Gli
sbirri
non
vengono
a
cercarvi
qui
!
A
casa
vostra
piuttosto
!
Guardatevi
!
...
Infatti
Bianca
la
sera
innanzi
s
'
era
visto
capitare
a
tre
ore
di
notte
il
Capitan
d
'
Arme
,
un
bell
'
uomo
colla
barba
a
collana
e
i
baffi
alla
militare
,
che
recava
il
biglietto
d
'
alloggio
.
Bianca
,
già
inquieta
per
suo
marito
,
non
sapendo
che
fare
,
aveva
mandato
a
chiamare
lo
zio
Limòli
,
il
quale
giunse
sbadigliando
e
di
cattivo
umore
.
Invano
il
Capitan
d
'
Arme
accarezzandosi
i
baffi
che
aveva
lasciato
crescere
da
poco
,
le
diceva
colla
voce
grossa
:
-
Non
temete
!
...
Calmatevi
,
bella
signora
!
...
Noi
militari
siamo
galanti
col
bel
sesso
!
...
-
Poi
-
aggiunse
il
marchese
-
questi
qua
sono
militari
per
modo
di
dire
;
come
io
ho
fatto
il
voto
di
castità
perché
sono
cavaliere
di
Malta
.
Il
Capitano
si
accigliò
,
ma
l
'
altro
,
senza
accorgersene
continuò
,
battendogli
familiarmente
sulla
spalla
:
-
Vi
conosco
,
don
Bastiano
!
...
Eravate
piccolo
così
,
colle
brache
aperte
,
quando
si
faceva
delle
scappatelle
insieme
a
vostro
padre
...
Allora
il
voto
mi
dava
noia
come
vi
dà
noia
adesso
quella
stadera
che
portate
appesa
al
fianco
...
Bei
tempi
!
...
Bell
'
uomo
vostro
padre
!
Il
cuore
e
la
borsa
sempre
aperti
!
...
Don
Marcantonio
Stangafame
!
...
dei
Stangafame
di
Ragusa
!
...
una
delle
prime
famiglie
della
Contea
!
Peccato
che
siate
in
tanti
!
L
'
avete
indovinata
a
farvi
nominare
Capitan
d
'
Arme
!
...
Quattrocent
'
onze
all
'
anno
,
per
rispondere
dei
furti
campestri
...
E
'
una
bella
somma
...
Vi
rimane
in
tasca
tale
e
quale
...
poiché
il
territorio
è
tranquillo
!
...
Una
bagattella
soltanto
pei
dodici
soldati
che
vi
tocca
mantenere
...
due
tarì
al
giorno
per
ciascuno
,
eh
?
...
-
Basta
,
corpo
di
...
bacco
!
...
-
gridò
il
Capitan
d
'
Arme
battendo
in
terra
la
sciabola
.
-
Sembrami
che
vogliate
burlarvi
di
me
,
corpo
di
...
bacco
!
-
Ehi
,
ehi
!
Adagio
,
signor
capitano
!
Sono
il
marchese
Limòli
,
e
ho
ancora
degli
amici
a
Napoli
per
farvi
scapitanare
e
tagliare
i
baffi
novelli
,
sapete
!
Capitò
in
quel
momento
il
ragazzetto
del
sagrestano
che
veniva
a
fare
un
'
imbasciata
di
gran
premura
,
balbettando
,
imbrogliandosi
,
tornando
sempre
a
ripetere
la
stessa
cosa
rosso
dalla
suggezione
.
Il
marchese
,
che
cominciava
a
farsi
un
po
'
sordo
,
tendeva
l
'
orecchio
,
gli
faceva
dei
versacci
lo
intimidiva
maggiormente
strillando
:
-
Eh
?
che
diavolo
vuoi
?
Ma
Bianca
mise
un
grido
straziante
un
grido
che
fece
rimanere
lo
zio
a
bocca
aperta
,
e
scappò
per
la
casa
cercando
il
manto
,
cercando
qualcosa
da
buttarsi
in
capo
per
uscire
di
casa
,
per
correre
subito
.
III
Da
gran
tempo
,
ogni
giorno
,
alla
stessa
ora
,
donna
Giuseppina
Alòsi
che
stava
al
balcone
facendo
la
calza
per
aspettare
la
passata
di
Peperito
,
don
Filippo
Margarone
mentre
rivoltava
la
conserva
di
pomidoro
posta
ad
asciugare
sul
terrazzo
,
l
'
arciprete
Bugno
nell
'
appendere
al
fresco
la
gabbia
del
canarino
,
fin
coloro
che
stavano
a
sbadigliare
nella
farmacia
di
Bomma
,
se
volgevano
gli
occhi
in
su
,
verso
il
Castello
,
al
di
sopra
de
'
tetti
,
solevano
vedere
don
Diego
e
don
Ferdinando
Trao
,
uno
dopo
l
'
altro
,
che
facevano
capolino
a
una
finestra
,
guardinghi
,
volgevano
poi
un
'
occhiata
a
destra
,
un
'
altra
a
sinistra
,
guardavano
in
aria
,
e
ritiravano
il
capo
come
la
lumaca
.
Dopo
qualche
minuto
infine
aprivasi
il
balcone
grande
,
stridendo
,
tentennando
,
a
spinte
e
a
riprese
,
e
compariva
don
Diego
,
curvo
,
macilento
,
col
berretto
di
cotone
calcato
sino
alle
orecchie
,
tossendo
,
sputando
,
tenendosi
all
'
inferriata
con
una
mano
;
e
dietro
di
lui
don
Ferdinando
che
portava
l
'
annaffiatoio
,
giallo
,
allampanato
,
un
vero
fantasma
.
Don
Diego
annaffiava
,
nettava
,
rimondava
i
fiori
di
Bianca
;
si
chinava
a
raccattare
i
seccumi
e
le
foglie
vizze
;
rimescolava
la
terra
con
un
coccio
;
passava
in
rivista
i
bocciuoli
nuovi
,
e
li
covava
cogli
occhi
.
Don
Ferdinando
lo
seguiva
passo
passo
,
attentissimo
;
accostava
anche
lui
il
viso
scialbo
a
ciascuna
pianta
,
aguzzando
il
muso
,
aggrottando
le
sopracciglia
.
Poscia
appoggiavano
i
gomiti
alla
ringhiera
,
e
rimanevano
come
due
galline
appollaiate
sul
medesimo
bastone
,
voltando
il
capo
ora
di
qua
e
ora
di
là
,
a
seconda
che
giungeva
la
mula
di
massaro
Fortunato
Burgio
carica
di
grano
,
o
saliva
dal
Rosario
la
ragazza
che
vendeva
ova
,
oppure
la
moglie
del
sagrestano
attraversava
la
piazzetta
per
andare
a
suonare
l
'
avemaria
.
Don
Ferdinando
stava
intento
a
contare
quante
persone
si
vedevano
passare
attraverso
quel
pezzetto
di
strada
che
intravvedevasi
laggiù
,
fra
i
tetti
delle
case
che
scendevano
a
frotte
per
la
china
del
poggio
;
don
Diego
dal
canto
suo
seguiva
cogli
occhi
gli
ultimi
raggi
di
sole
che
salivano
lentamente
verso
le
alture
del
Paradiso
e
di
Monte
Lauro
,
e
rallegravasi
al
vederlo
scintillare
improvvisamente
sulle
finestre
delle
casipole
che
si
perdevano
già
fra
i
campi
,
simili
a
macchie
biancastre
.
Allora
sorrideva
e
appuntava
il
dito
scarno
e
tremante
,
spingendo
col
gomito
il
fratello
,
il
quale
accennava
di
sì
col
capo
e
sorrideva
lui
pure
come
un
fanciullo
.
Poi
raccontava
quello
che
aveva
visto
lui
:
-
Oggi
ventisette
!
...
ne
sono
passati
ventisette
...
L
'
arciprete
Bugno
era
insieme
col
cugino
Limòli
!
...
Per
un
po
'
di
giorni
,
verso
i
primi
d
'
agosto
,
era
venuto
soltanto
don
Ferdinando
ad
annaffiare
i
fiori
,
strascinandosi
a
stento
,
coi
capelli
grigi
svolazzanti
,
sbrodolandosi
tutto
a
ogni
passo
.
Allorché
ricomparve
anche
don
Diego
,
parve
di
vedere
Lazzaro
risuscitato
:
tutto
naso
,
colle
occhiaie
nere
,
seppellito
vivo
in
una
vecchia
palandrana
,
tossendo
l
'
anima
a
ogni
passo
:
una
tosse
fioca
che
non
si
udiva
quasi
più
,
e
scuoteva
dalla
testa
ai
piedi
lui
e
il
fratello
che
gli
dava
il
braccio
,
come
andasse
facendo
la
riverenza
a
ogni
vaso
di
fiori
.
E
fu
l
'
ultima
volta
.
D
'
allora
in
poi
s
'
erano
viste
raramente
insieme
le
teste
canute
dei
due
fratelli
,
dietro
i
vetri
rattoppati
colla
carta
,
cercando
il
sole
,
don
Diego
sputando
e
guardando
in
terra
ogni
momento
.
Il
giorno
in
cui
avvenne
quel
parapiglia
nel
Palazzo
di
Città
,
che
le
voci
si
udivano
sin
nella
piazzetta
di
Sant
'
Agata
,
apparve
per
un
istante
alla
finestra
la
cima
di
un
berretto
bianco
tremolante
.
Ma
allorquando
la
processione
di
San
Giuseppe
si
fermò
dinanzi
al
portone
dei
Trao
,
per
l
'
omaggio
tradizionale
alla
famiglia
,
le
finestre
rimasero
chiuse
,
malgrado
il
vocìo
della
folla
.
Don
Ferdinando
scese
per
comprare
l
'
immagine
del
santo
gonfio
d
'
asma
,
cogli
occhi
arsi
di
sonno
piegato
in
due
le
mani
nerastre
tremanti
così
che
non
trovavano
quasi
nel
taschino
i
due
baiocchi
per
l
'
immagine
.
Il
procuratore
di
San
Giuseppe
,
che
dirigeva
la
processione
,
gli
disse
:
-
Vedrete
quant
'
è
miracolosa
quell
'
immagine
!
Tanta
salute
e
provvidenza
a
tutti
,
in
casa
vostra
!
E
gli
affidò
anche
il
bastone
d
'
argento
del
santo
,
da
metterlo
al
capezzale
del
malato
:
un
tocca
e
sana
.
Eppure
non
giovò
neanche
quello
.
Compare
Cosimo
e
Pelagatti
,
partendo
per
la
campagna
due
ore
prima
dell
'
alba
,
o
tornando
a
notte
fatta
,
vedevano
sempre
il
lume
alla
finestra
di
don
Diego
.
E
il
cane
nero
dei
Motta
uggiolava
per
la
piazza
,
come
un
lamento
.
Poi
,
verso
nona
,
bussava
al
portone
il
ragazzo
di
don
Luca
,
portando
un
bicchiere
di
latte
.
Di
tanto
in
tanto
veniva
don
Giuseppe
Barabba
,
con
un
piatto
coperto
dal
tovagliuolo
,
o
il
servitore
del
Fiscale
che
recava
un
fiasco
di
vino
.
A
poco
a
poco
diradarono
anche
quelle
visite
.
L
'
ultima
volta
il
dottor
Tavuso
se
n
'
era
andato
scrollando
le
spalle
.
I
ragazzi
del
vicinato
giuocavano
tutto
il
giorno
dietro
quel
portone
che
non
si
apriva
più
.
Una
sera
,
tardi
,
i
vicini
,
che
stavano
cenando
,
udirono
la
voce
chioccia
di
don
Ferdinando
chiamare
il
sagrestano
,
lì
dirimpetto
:
una
voce
da
far
cascare
il
pan
di
bocca
.
E
subito
dopo
un
gran
colpo
al
portone
sconquassato
,
e
dei
passi
che
si
allontanarono
frettolosi
.
Fu
giusto
quella
notte
che
arrivava
la
Compagnia
d
'
Arme
.
Una
baraonda
per
tutto
il
paese
.
Al
rumore
insolito
anche
Don
Diego
aprì
un
istante
gli
occhi
.
Burgio
che
era
sul
ballatoio
di
casa
sua
,
coll
'
orecchio
teso
verso
la
Piazza
Grande
dove
udivasi
quel
parapiglia
,
vedendo
gente
nel
balcone
dei
Trao
,
domandò
inquieto
:
-
Che
c
'
è
?
...
Cosa
succede
?
-
Don
Diego
!
...
-
rispose
il
sagrestano
;
e
fece
il
segno
della
croce
,
quasi
massaro
Fortunato
avesse
potuto
vederlo
al
buio
.
-
Solo
come
un
cane
!
...
me
lo
lasciano
sulle
spalle
!
...
Ho
mandato
Grazia
pel
dottore
...
a
quest
'
ora
!
...
-
Sentite
,
laggiù
,
verso
la
piazza
?
...
sentite
?
...
Che
giornata
spunterà
domattina
,
Dio
liberi
!
...
-
Basta
avere
la
coscienza
netta
,
massaro
Fortunato
.
Sono
stato
sempre
un
povero
diavolo
!
...
Bacio
la
mano
di
chi
mi
dà
pane
...
-
Il
dottore
!
...
quello
sì
!
...
deve
avere
la
tremarella
addosso
a
quest
'
ora
!
...
E
anche
il
canonico
Lupi
,
dicono
!
...
Buona
sera
!
...
I
muri
hanno
orecchie
al
buio
!
Infatti
il
dottor
Tavuso
,
ch
'
era
il
capo
di
tutti
i
giacobini
del
paese
,
e
stava
nascosto
nella
legnaia
,
tremando
come
una
foglia
,
vide
giunta
l
'
ultima
sua
ora
all
'
udir
bussare
all
'
uscio
con
tanta
furia
.
-
Li
sbirri
!
...
la
Compagnia
d
'
Arme
!
...
Quando
gli
dissero
che
era
la
moglie
del
sagrestano
,
invece
,
la
quale
veniva
a
cercarlo
per
don
Diego
moribondo
,
montò
in
furia
come
una
bestia
.
-
E
'
ancora
vivo
?
...
Mandatelo
al
diavolo
!
...
Vengono
a
spaventarmi
!
...
a
quest
'
ora
!
...
di
questi
tempi
!
...
Un
padre
di
famiglia
!
...
Andate
a
chiamare
i
suoi
parenti
piuttosto
...
o
il
viatico
,
ch
'
è
meglio
!
...
La
zia
Sganci
non
volle
neppure
aprire
.
Barabba
rispose
dietro
il
portone
,
chiuso
con
tanto
di
catenaccio
:
-
Buona
donna
,
questi
non
son
tempi
di
correre
di
notte
per
le
strade
.
Domattina
,
se
Dio
vuole
,
chi
campa
si
rivede
.
Per
fortuna
,
Grazia
non
aveva
di
che
temere
;
e
suo
marito
l
'
avrebbe
mandata
senza
sospetto
in
mezzo
a
un
reggimento
di
soldati
.
L
'
andare
attorno
così
tardi
,
in
quella
tal
notte
,
era
proprio
uno
sgomento
.
Lo
stesso
baronello
Rubiera
,
che
era
uscito
di
buon
'
ora
dalla
casa
dei
Margarone
,
s
'
era
fatto
accompagnare
col
lampione
.
-
Ninì
!
Ninì
!
-
strillò
dal
balcone
donna
Fifì
con
la
vocina
sottile
,
quasi
il
suo
fidanzato
corresse
a
buttarsi
in
un
precipizio
.
-
Non
temere
...
no
!
-
rispose
lui
con
la
voce
grossa
.
All
'
udir
gente
nella
piazzetta
,
dal
portone
dei
Trao
,
che
rimbombò
come
una
cannonata
,
uscì
correndo
don
Luca
:
-
Signor
barone
!
...
sta
per
morire
vostro
cugino
don
Diego
!
...
solo
come
un
cane
!
...
Non
c
'
è
nessuno
in
casa
!
...
Rimpetto
al
palazzo
nero
e
triste
dei
Trao
splendeva
il
balcone
lucente
dei
Margarone
,
e
in
quella
luce
disegnavasi
l
'
ombra
di
donna
Fifì
,
rammentandogli
un
'
altra
ombra
che
soleva
aspettarlo
altra
volta
alla
finestra
del
palazzo
smantellato
.
Don
Ninì
se
ne
andò
frettoloso
,
a
capo
chino
,
portandosi
seco
negli
occhi
i
ricordi
di
quella
finestra
chiusa
e
senza
lume
.
-
Bella
porcheria
!
...
Me
lo
lasciano
sulle
spalle
!
...
a
me
solo
!
-
brontolò
don
Luca
tornando
nella
camera
del
moribondo
.
Don
Ferdinando
stava
seduto
a
piè
del
letto
,
senza
dir
nulla
,
simile
a
una
mummia
.
Di
tanto
in
tanto
andava
a
guardare
in
viso
suo
fratello
;
guardava
poi
don
Luca
,
stralunato
,
e
tornava
a
chinare
il
capo
sul
petto
.
Alla
sfuriata
del
sagrestano
però
si
rizzò
all
'
improvviso
,
quasi
gli
avessero
dato
uno
scossone
,
e
domandò
piano
,
con
la
voce
assonnata
di
uno
che
parli
in
sogno
:
-
Dorme
?
-
Sì
,
dorme
!
...
Andate
a
dormire
voi
pure
,
se
volete
!
...
Ma
l
'
altro
non
si
mosse
.
Il
malato
da
prima
voleva
sapere
ogni
momento
che
ora
fosse
;
poi
,
verso
mezzanotte
,
non
domandò
più
nulla
.
Stava
cheto
,
col
naso
contro
il
muro
,
e
la
coperta
sino
alle
orecchie
.
Grazia
,
di
ritorno
,
aveva
accostato
l
'
uscio
,
messo
il
lume
accanto
,
sul
tavolino
,
ed
era
andata
a
dare
un
'
occhiata
a
casa
sua
.
Il
marito
si
accomodò
alla
meglio
su
due
sedie
.
Don
Ferdinando
,
di
tratto
in
tratto
,
si
alzava
di
nuovo
,
in
punta
di
piedi
,
si
chinava
sul
letto
,
simile
a
un
uccello
di
malaugurio
,
e
tornava
a
domandare
piano
,
all
'
orecchio
di
don
Luca
:
-
Che
fa
?
dorme
?
-
Sì
!
sì
!
...
Andate
a
dormire
voi
pure
!
...
andate
!
E
l
'
accompagnò
lui
stesso
in
camera
sua
,
per
liberarsi
almeno
da
quella
noia
.
Don
Ferdinando
sognava
che
il
cane
nero
dei
vicini
Motta
gli
si
era
accovacciato
sul
petto
,
e
non
voleva
andarsene
,
per
quanto
egli
cercasse
di
svincolarsi
e
di
gridare
.
La
coda
del
cane
,
lunga
,
lunga
che
non
finiva
più
,
gli
si
era
attorcigliata
al
collo
e
alle
braccia
,
al
pari
di
un
serpente
,
e
lo
stringeva
,
soffocandolo
,
gli
strozzava
la
voce
in
gola
,
quando
udì
un
'
altra
voce
che
lo
fece
balzare
dal
letto
,
con
una
gran
palpitazione
di
cuore
.
-
Alzatevi
,
don
Ferdinando
!
Questa
non
è
ora
di
dormire
!
...
Don
Diego
pareva
che
russasse
forte
,
si
udiva
dall
'
altra
stanza
;
supino
,
cogli
occhi
aperti
e
spenti
,
le
narici
filigginose
:
un
viso
che
non
si
riconosceva
più
.
Come
don
Ferdinando
lo
chiamò
prima
pian
piano
,
e
tornò
a
chiamarlo
e
a
scuoterlo
inutilmente
,
gli
si
rizzarono
quei
pochi
capelli
in
capo
,
e
si
rivolse
al
sagrestano
,
smarrito
,
supplichevole
:
-
Che
fa
ora
?
...
che
fa
?
...
-
Che
fa
?
...
Lo
vedete
che
fa
!
...
Grazia
!
Grazia
!
-
No
!
...
Fermatevi
!
...
Non
aprite
adesso
!
...
Era
giorno
chiaro
.
Donna
Bellonia
in
sottana
stava
a
spiare
dalla
terrazza
verso
la
Piazza
Grande
per
incarico
del
marito
,
spaventata
dal
tramestìo
che
s
'
era
udito
tutta
la
notte
nel
paese
;
e
Burgio
strigliava
la
mula
legata
al
portone
dei
Trao
.
Alle
grida
di
don
Luca
,
levò
il
capo
verso
il
balcone
,
e
domandò
cosa
c
'
era
con
un
cenno
del
capo
.
Il
sagrestano
rispose
anche
lui
con
un
gesto
della
mano
,
facendo
segno
di
uno
che
se
ne
va
.
-
Chi
?
-
domandò
la
Margarone
che
se
ne
accorse
.
-
Chi
?
don
Diego
o
don
Ferdinando
?
-
Sissignora
,
don
Diego
!
Lo
lasciano
sulle
spalle
a
me
solo
!
...
Corro
dal
dottore
...
almeno
per
la
ricetta
del
viatico
,
che
diavolo
!
...
Signori
miei
!
deve
andarsene
così
un
cristiano
,
senza
medico
né
speziale
?
...
Speranza
cominciò
dallo
sgridare
suo
marito
che
aveva
legata
la
mula
alla
casa
del
moribondo
:
-
Porta
disgrazia
!
Ci
vorrebbe
quest
'
altra
!
...
-
Poi
si
diedero
a
strologare
i
numeri
del
lotto
insieme
a
donna
Bellonia
,
ch
'
era
corsa
a
prendere
il
libro
di
Rutilio
Benincasa
.
Donna
Giovannina
s
'
affacciò
asciugandosi
il
viso
;
ma
non
si
vide
altro
che
il
sagrestano
il
quale
correva
a
chiamare
Tavuso
,
lì
a
due
passi
una
porticina
verde
,
colla
fune
del
campanello
legata
alta
perché
non
andassero
a
seccarlo
di
notte
.
Picchia
e
ripicchia
infine
la
serva
di
Tavuso
gli
soffiò
attraverso
il
buco
della
serratura
:
-
O
chetatevi
che
il
dottore
non
esce
di
casa
,
se
casca
il
mondo
!
E
'
più
malato
degli
altri
,
lui
!
Bomma
,
giallo
al
par
del
zafferano
,
stava
pestando
cremor
di
tartaro
in
fondo
alla
farmacia
,
solo
come
un
appestato
.
Don
Luca
entrò
a
precipizio
,
col
fiato
ai
denti
:
-
Signor
don
Arcangelo
!
...
don
Diego
Trao
è
in
punto
di
morte
.
Il
dottore
non
vuol
venire
...
Cosa
fo
?
-
Cosa
fate
?
...
La
cassa
da
morto
fategli
,
accidenti
a
voi
!
M
'
avete
spaventato
!
Non
è
questa
la
maniera
...
oggi
che
ogni
galantuomo
sta
coll
'
anima
sulle
labbra
!
...
Andate
a
chiamargli
il
prete
piuttosto
...
lì
,
al
Collegio
,
c
'
è
il
canonico
Lupi
che
s
'
arrabatta
a
dir
messe
e
mattutino
fin
dall
'
alba
,
per
farsi
vedere
in
chiesa
!
...
Cade
sempre
in
piedi
colui
!
Se
ne
ride
degli
sbirri
!
...
Io
fo
lo
speziale
!
Pesto
cremor
di
tartaro
,
giacché
non
posso
pestar
altro
...
non
posso
!
Ma
,
vedendo
passare
Ciolla
ammanettato
come
un
ladro
,
si
morse
la
lingua
,
e
chinò
il
capo
sul
mortaio
.
-
Signori
miei
!
-
sbraitava
Ciolla
,
-
guardate
un
po
'
!
...
un
galantuomo
che
se
ne
sta
in
piazza
pei
fatti
suoi
!
...
-
I
Compagni
d
'
Arme
,
senza
dargli
retta
,
lo
cacciavano
innanzi
a
spintoni
;
don
Liccio
Papa
di
scorta
colla
sciabola
sguainata
,
gridando
:
-
Largo
!
largo
alla
giustizia
!
...
-
Il
Capitano
Giustiziere
,
dall
'
alto
del
marciapiede
del
Caffè
dei
Nobili
,
sentenziò
:
-
Bisogna
dare
un
esempio
!
Ci
pigliavano
a
calci
dove
sapete
,
un
altro
po
'
!
...
manica
di
birbanti
!
...
Un
paese
come
il
nostro
,
che
prima
era
un
convento
di
frati
!
...
Al
castello
!
al
castello
!
Don
Liccio
,
eccovi
le
chiavi
!
...
Grazie
a
Dio
si
tornava
a
respirare
.
I
ben
pensanti
sul
tardi
cominciarono
a
farsi
vedere
di
nuovo
per
le
strade
;
l
'
arciprete
dinanzi
al
caffè
;
Peperito
su
e
giù
pel
Rosario
;
Canali
a
braccetto
con
don
Filippo
verso
la
casa
della
ceraiuola
;
don
Giuseppe
Barabba
portando
a
spasso
un
'
altra
volta
il
cagnolino
di
donna
Marianna
Sganci
;
la
signora
Capitana
poi
in
gala
,
quasi
fosse
la
sua
festa
,
adesso
che
ci
erano
tanti
militari
,
colla
borsa
ricamata
al
braccio
,
il
cappellino
carico
di
piume
,
scutrettolando
,
ridendo
,
cinguettando
,
rimorchiandosi
dietro
don
Bastiano
Stangafame
,
il
tenente
,
tutti
i
colleghi
di
suo
marito
,
il
quale
se
ne
stava
a
guardare
da
vero
babbèo
,
colla
canna
d
'
India
dietro
la
schiena
,
mentre
i
suoi
colleghi
passeggiavano
con
sua
moglie
,
spaccandosi
come
compassi
,
ridendo
a
voce
alta
,
guardando
fieramente
le
donne
che
osavano
mostrarsi
alle
finestre
,
facendo
risuonare
da
per
tutto
il
rumore
delle
sciabole
e
il
tintinnìo
degli
speroni
,
quasi
ci
avessero
le
campanelle
alle
calcagna
.
Le
ragazze
Margarone
,
stipate
sul
terrazzo
,
si
rodevano
d
'
invidia
.
-
Specie
il
tenente
ci
aveva
dei
baffoni
come
code
di
cavallo
,
e
due
file
di
bottoni
lungo
il
ventre
che
luccicavano
da
lontano
.
Talché
in
quell
'
aria
di
festa
suonò
più
malinconico
il
campanello
del
viatico
.
Correvano
anche
delle
voci
sinistre
:
-
Una
battaglia
c
'
è
stata
!
...
dei
condannati
a
morte
!
...
-
Uno
di
quelli
che
portavano
il
lanternone
dietro
il
baldacchino
disse
che
il
viatico
andava
dai
Trao
.
-
Un
'
altra
grande
famiglia
che
si
estingue
!
-
osservò
gravemente
l
'
Avvocato
Fiscale
scoprendosi
il
capo
.
La
signora
Capitana
,
saltellando
sulla
punta
delle
scarpette
per
mostrare
le
calze
di
seta
stava
rimbeccando
don
Bastiano
con
un
sorriso
da
far
dannare
l
'
anima
:
-
Lo
so
!
lo
so
!
giuramenti
da
marinaio
!
...
Il
Capitan
d
'
Arme
ammiccò
a
donna
Bianca
la
quale
passava
in
quel
momento
,
con
un
'
aria
che
voleva
dire
:
-
Anche
costei
!
...
che
colpa
ci
ho
?
-
scappellandosi
con
soverchio
ossequio
.
Ma
quella
poveretta
non
gli
rispose
.
Andava
quasi
correndo
,
trafelata
,
col
manto
giù
per
le
spalle
,
il
viso
ansioso
e
pallido
.
Donna
Fifì
Margarone
si
tirò
indietro
dal
balcone
con
una
smorfia
,
appena
la
vide
sboccare
nella
piazzetta
dalla
salita
di
Sant
'
Agata
.
-
Ah
!
...
finalmente
!
...
la
buona
sorella
!
...
quanta
degnazione
!
...
-
Bianca
!
Bianca
!
-
gridava
lo
zio
Limòli
che
non
poteva
tenerle
dietro
.
Dinanzi
al
portone
,
spalancato
a
due
battenti
,
si
affollavano
i
ragazzi
di
Burgio
e
di
don
Luca
.
La
moglie
del
sagrestano
ne
usciva
in
quel
momento
,
arruffata
,
gialla
,
senza
ventre
,
e
si
mise
a
distribuire
scappellotti
a
diritta
e
a
manca
:
-
Via
!
via
di
qua
!
...
Che
aspettate
?
la
festa
?
-
Poscia
entrò
in
chiesa
frettolosa
.
Delle
comari
stavano
alle
finestre
,
curiose
.
In
cima
alla
scala
don
Giuseppe
Barabba
spolverava
delle
bandiere
nere
,
bucate
e
rose
dai
topi
,
collo
stemma
dei
Trao
:
una
macchia
rossa
tutta
intignata
.
Era
corsa
subito
la
zia
Macrì
colla
figliuola
,
e
il
barone
Mèndola
che
stava
lì
vicino
;
una
va
e
vieni
per
la
casa
,
un
odor
d
'
incenso
e
di
moccolaia
,
una
confusione
.
In
fondo
,
attraverso
un
uscio
socchiuso
,
scorgevasi
l
'
estremità
di
un
lettuccio
basso
,
e
un
formicolìo
di
ceri
accesi
,
funebri
,
nel
giorno
chiaro
.
Bianca
non
vide
altro
,
in
mezzo
a
tutti
quei
parenti
che
le
si
affollavano
intorno
,
sbarrandole
il
passo
:
-
No
!
...
lasciatemi
entrare
!
Apparve
un
momento
la
faccia
stralunata
di
don
Ferdinando
,
come
un
fantasma
;
poi
l
'
uscio
si
chiuse
.
Delle
braccia
amiche
la
sorreggevano
,
affettuosamente
,
e
la
zia
Macrì
ripeteva
:
-
Aspetta
!
...
aspetta
!
...
Tornò
la
moglie
del
sagrestano
,
ansante
,
portando
dei
candelieri
sotto
il
grembiule
.
Suo
marito
,
che
si
affacciò
di
nuovo
all
'
uscio
,
venne
a
dire
:
-
C
'
è
il
viatico
...
l
'
estrema
unzione
...
Ma
non
sente
...
-
Voglio
vederlo
!
...
Lasciatemi
andare
!
-
Bianca
!
...
in
questo
momento
!
...
Bianca
!
...
-
Vuoi
ammazzarlo
?
...
Una
commozione
!
...
Se
ti
sente
!
...
Non
far
così
,
via
,
Bianca
!
...
Un
bicchier
d
'
acqua
!
...
presto
!
...
Donna
Agrippina
corse
in
cucina
.
S
'
aprì
l
'
uscio
un
'
altra
volta
su
di
un
luccichìo
di
processione
.
Il
prete
,
il
baldacchino
,
i
lanternoni
del
viatico
passarono
come
una
visione
.
Il
marchese
,
inchinandosi
sino
a
terra
,
borbottò
:
-
Domine
,
salva
me
...
-
Amen
!
-
rispose
il
sagrestano
.
-
Ho
fatto
quel
che
ho
potuto
...
solo
come
un
cane
!
...
due
volte
dal
medico
!
...
di
notte
!
...
Anche
dal
farmacista
!
...
dice
che
il
conto
è
lungo
...
e
non
ci
ha
l
'
erba
di
Lazzaro
risuscitato
,
poi
!
...
-
Perché
?
...
perchè
non
mi
lasciate
entrare
?
...
Che
ho
fatto
?
...
-
Essa
tremava
così
che
i
denti
facevano
tintinnare
il
bicchiere
,
quasi
fuori
di
sè
,
fissando
addosso
alla
gente
gli
occhi
spaventati
.
-
Lasciatemi
!
lasciatemi
entrare
!
Lo
zio
marchese
si
affrettò
a
cavare
il
fazzoletto
per
asciugarle
tutta
l
'
acqua
che
si
era
versata
addosso
.
Il
barone
Mèndola
e
la
zia
Macrì
stavano
discorrendo
nel
vano
del
finestrone
:
-
Una
malattia
lunga
!
...
Tutti
così
quei
Trao
!
...
non
c
'
è
che
fare
!
...
-
Guarda
!
-
esclamò
il
barone
che
stava
da
un
po
'
attento
.
-
Hanno
aperto
un
finestrino
sul
mio
tetto
...
laggiù
!
...
quel
ladro
di
Canali
!
...
Fortuna
che
me
ne
sia
accorto
!
Lo
citerò
in
giudizio
!
...
una
citazione
nera
come
la
pece
!
...
-
Don
Luca
!
don
Luca
!
-
si
udì
gridare
.
L
'
uscio
si
spalancò
a
un
tratto
,
e
comparve
don
Ferdinando
agitando
le
braccia
in
aria
.
Don
Luca
corse
a
precipizio
.
Successe
un
momento
di
confusione
:
delle
strida
,
delle
voci
concitate
,
un
correre
all
'
impazzata
,
donna
Agrippina
che
cercava
l
'
aceto
dei
sette
ladri
,
gli
altri
che
stentavano
a
trattenere
Bianca
,
la
quale
faceva
come
una
pazza
,
con
la
schiuma
alla
bocca
,
gli
occhi
che
mandavano
lampi
,
e
non
si
riconoscevano
più
.
-
Perchè
?
...
perchè
non
volete
?
Lasciatemi
!
lasciatemi
!
...
lasciatemi
entrare
!
...
-
Sì
!
sì
!
-
disse
lo
zio
marchese
.
-
E
'
giusto
che
lo
veda
!
...
Lasciatela
entrare
.
Ella
scorse
un
corpo
lungo
e
stecchito
nel
lettuccio
basso
,
un
mento
aguzzo
,
ispido
di
barba
grigiastra
,
rivolto
in
su
,
e
due
occhi
glauchi
,
spalancati
.
-
Diego
!
...
Diego
!
...
fratello
mio
!
...
-
Non
fate
a
quel
modo
,
donna
Bianca
!
-
disse
piano
don
Luca
.
-
Se
ci
sente
ancora
,
il
poveretto
,
figuratevi
che
spavento
!
...
Essa
si
arrestò
tutta
tremante
,
atterrita
,
colle
mani
nei
capelli
,
guardandosi
intorno
trasognata
.
A
un
tratto
fissò
gli
occhi
asciutti
ed
arsi
su
don
Ferdinando
che
annaspava
stralunato
,
quasi
volesse
allontanarla
dal
letto
.
-
Nulla
!
...
nulla
m
'
avete
fatto
sapere
!
...
Non
son
più
nulla
...
un
'
estranea
!
...
Fuori
,
dalla
casa
e
dal
cuore
!
...
fuori
!
...
da
per
tutto
!
-
Zitta
!
...
-
balbettò
don
Ferdinando
mettendo
il
dito
tremante
sulla
bocca
.
-
Poi
!
...
poi
!
...
Adesso
taci
!
...
Tanta
gente
,
vedi
!
...
-
Bianca
!
Bianca
!
...
-
supplicavano
gli
altri
abbracciandola
,
spingendola
,
tirandola
per
le
vesti
.
-
Portatela
via
!
...
-
gridò
la
zia
Macrì
dall
'
uscio
.
-
Nello
stato
in
cui
è
,
la
poveretta
...
succederà
qualche
altra
tragedia
!
...
Frattanto
giunse
donna
Sarina
Cirmena
,
scalmanata
,
in
un
bagno
di
sudore
.
-
L
'
ho
saputo
or
ora
!
-
balbettò
lasciandosi
cadere
sul
seggiolone
di
cuoio
in
mezzo
ai
parenti
riuniti
nella
gran
sala
.
-
Che
volete
?
con
quel
parapiglia
che
c
'
è
stato
nel
paese
!
Se
non
era
pel
viatico
che
vidi
venire
da
queste
parti
...
Il
marchese
indicò
l
'
uscio
dell
'
altra
stanza
con
un
cenno
del
capo
.
La
zia
Cirmena
,
accasciata
sul
seggiolone
,
col
fazzoletto
agli
occhi
,
piagnucolò
:
-
Io
non
ci
reggo
a
queste
scene
!
...
Sono
tutta
sottosopra
!
...
-
E
siccome
continuava
a
interrogare
cogli
occhi
or
questo
e
or
quello
,
donna
Agrippina
rispose
sottovoce
,
compunta
,
facendo
il
segno
della
croce
:
-
Or
ora
!
...
cinque
minuti
fa
!
Don
Giuseppe
venne
recando
in
fascio
le
bandiere
:
-
Ecco
!
...
Il
falegname
è
avvertito
.
Il
barone
Mèndola
s
'
alzò
per
andare
a
sentire
cosa
volesse
.
-
Va
bene
,
va
bene
,
-
disse
Mèndola
.
-
Or
ora
si
pensa
a
tutto
.
Don
Luca
?
ehi
?
don
Luca
?
Appena
il
sagrestano
affacciò
il
capo
all
'
uscio
,
si
udirono
delle
strida
che
laceravano
il
cuore
.
-
Povera
Bianca
!
...
sentite
?
-
Fa
come
una
pazza
!
-
confermò
don
Luca
.
-
Si
strappa
i
capelli
!
...
Il
barone
Mèndola
lo
interrogò
dinanzi
a
tutti
quanti
:
-
Avete
pensato
a
ogni
cosa
,
eh
,
don
Luca
?
-
Sissignore
.
Il
catafalco
,
le
bandiere
,
tante
messe
quanti
preti
ci
sono
.
Ma
chi
paga
?
-
Andate
!
andate
!
-
interruppe
vivamente
la
Cirmena
spingendo
per
le
spalle
il
sagrestano
verso
la
camera
del
morto
,
dove
cresceva
il
trambusto
.
-
Mi
dispiace
!
-
osservò
la
zia
Macrì
alzandosi
per
vedere
dov
'
era
arrivato
il
sole
.
-
Mi
dispiace
che
si
fa
tardi
e
a
casa
mia
non
c
'
è
nessuno
per
preparare
un
boccone
.
Uscì
don
Luca
dalla
camera
del
morto
,
turbato
in
viso
.
-
E
'
un
affar
serio
...
Bisognerà
portarla
via
per
amore
o
per
forza
!
...
Vi
dico
ch
'
è
un
affar
serio
!
-
E
'
permesso
?
Si
può
?
Era
il
vocione
del
cacciatore
che
accompagnava
la
baronessa
Mèndola
,
col
cappello
piumato
,
le
calze
imbottite
di
noci
.
La
vecchia
,
senza
bisogno
di
udir
altro
,
diritta
e
stecchita
come
un
fuso
,
andò
a
prendere
il
suo
posto
fra
i
parenti
che
al
suo
apparire
s
'
erano
taciuti
,
seduti
intorno
sui
seggioloni
antichi
,
col
viso
lungo
e
le
mani
sul
ventre
.
La
baronessa
guardava
intorno
,
gridando
a
voce
alta
:
-
E
la
Rubiera
?
e
la
cugina
Sganci
?
Ora
che
si
fa
?
Bisogna
avvertire
il
parentado
per
le
esequie
...
-
Eccola
lì
!
-
disse
donna
Sarina
all
'
orecchio
della
Macrì
.
-
Cascasse
il
mondo
...
non
manca
mai
!
...
Avete
visto
il
subbuglio
che
c
'
è
per
le
strade
?
La
cugina
rispose
con
un
sorriso
pallido
,
facendo
segno
che
la
vecchia
non
aveva
paura
di
nulla
perché
era
sorda
.
-
Il
fatto
è
...
-
cominciò
il
barone
.
Ma
in
quel
momento
portavano
Bianca
svenuta
,
le
braccia
penzoloni
,
donna
Agrippina
e
il
sagrestano
rossi
,
ansanti
,
e
col
fiato
ai
denti
.
-
Quasi
fosse
morta
!
-
sbuffò
il
sagrestano
.
-
Gli
pesano
le
ossa
!
...
-
La
zia
Macrì
consigliò
:
-
Lì
,
lì
,
nella
sua
camera
!
...
-
Il
fatto
è
...
-
riprese
il
barone
Mèndola
sottovoce
,
tirando
in
disparte
il
cugino
Limòli
e
donna
Sarina
Cirmena
,
-
il
fatto
è
che
bisogna
concertarsi
pel
funerale
.
Adesso
vedrete
che
spuntano
fuori
i
parenti
del
cognato
Motta
...
Faremo
un
bel
vedere
!
...
al
fianco
di
Burgio
e
di
mastro
Nunzio
Motta
!
...
Ma
il
marito
non
si
può
lasciarlo
fuori
...
E
'
una
disgrazia
,
non
dico
di
no
...
ma
bisogna
sorbirsi
mastro
-
don
Gesualdo
,
eh
?
...
-
Sicuro
!
sicuro
!
-
rispose
la
zia
Cirmena
.
Essa
voleva
fare
qualche
altra
obiezione
.
Ma
il
marchese
Limòli
disse
il
fatto
suo
:
-
Lasciate
correre
,
cugina
cara
!
...
Tanto
!
...
il
morto
è
morto
,
e
non
parla
più
.
-
Allora
!
...
-
ribatté
la
Cirmena
diventando
rossa
,
-
è
una
bella
porcheria
che
mastro
-
don
Gesualdo
non
si
sia
fatto
neppur
vedere
!
Mèndola
uscì
sul
pianerottolo
per
dire
a
Barabba
di
correre
a
casa
Sganci
.
-
Ci
vogliono
denari
,
-
disse
piano
tornando
indietro
.
-
Avete
sentito
il
sagrestano
?
Le
spese
chi
le
fa
?
La
zia
Macrì
finse
di
non
udire
,
discorrendo
sottovoce
colla
Cirmena
:
-
Povera
Bianca
!
...
in
quello
stato
!
Quanti
mesi
sono
?
lo
sapete
?
...
-
Sette
...
devono
esser
sette
...
Insomma
un
affar
serio
!
...
Il
marchese
Limòli
,
che
discuteva
insieme
a
Mèndola
e
a
Barabba
sui
preparativi
del
funerale
conchiuse
:
-
Io
inviterei
l
'
Arciconfraternita
dei
Bianchi
trattandosi
di
una
persona
di
riguardo
...
-
Sicuro
...
Bisogna
far
le
cose
con
decoro
...
senza
risparmio
!
...
Ma
ciascuno
vogava
al
largo
quando
si
parlava
di
anticipare
un
baiocco
.
Nella
camera
del
morto
durava
intanto
il
contrasto
fra
la
moglie
del
sagrestano
,
che
voleva
farne
uscire
don
Ferdinando
,
e
lui
che
si
ostinava
a
rimanere
:
come
un
guaiolare
di
cagnuolo
,
e
la
voce
aspra
della
zia
Grazia
,
la
quale
strillava
:
-
Madonna
santa
!
non
capite
proprio
nulla
?
...
Siete
un
ragazzo
tale
e
quale
!
Il
mio
ragazzo
avrebbe
più
giudizio
di
voi
,
guardate
!
E
tutt
'
a
un
tratto
,
in
mezzo
al
crocchio
dei
parenti
che
discorrevano
sottovoce
,
si
vide
capitare
don
Ferdinando
strascicando
le
gambe
,
coi
capelli
arruffati
,
la
camicia
aperta
,
il
viso
di
un
cadavere
anch
'
esso
,
recando
uno
scartafaccio
che
andava
mostrando
a
tutti
quanti
:
-
Ecco
il
privilegio
!
...
Il
diploma
del
Re
Martino
...
Bisogna
metterlo
nell
'
iscrizione
mortuaria
...
Bisogna
far
sapere
che
noi
abbiamo
diritto
di
esser
seppelliti
nelle
tombe
reali
...
una
cum
regibus
!
Ci
avete
pensato
alle
bandiere
collo
stemma
?
Ci
avete
pensato
al
funerale
?
-
Sì
,
sì
,
non
dubitate
...
Come
ciascuno
evitava
di
impegnarsi
direttamente
,
voltandogli
le
spalle
,
don
Ferdinando
andava
dall
'
uno
all
'
altro
biascicando
,
colle
lagrime
agli
occhi
:
-
Una
cum
regibus
!
...
Il
mio
povero
fratello
!
...
Una
cum
regibus
!
...
-
Va
bene
,
va
bene
,
-
gli
rispose
il
marchese
Limòli
.
-
Non
ci
pensate
.
Il
barone
Mèndola
,
che
era
stato
a
confabulare
con
della
gente
,
fuori
sul
pianerottolo
,
rientrò
gesticolando
:
-
Signori
miei
!
...
se
sapeste
!
...
Casco
dalle
nuvole
!
...
-
Zitto
!
-
gli
fece
segno
il
marchese
,
-
zitto
!
Che
cos
'
è
adesso
?
...
Nella
camera
di
Bianca
udivasi
un
gran
trambusto
;
delle
voci
affannose
e
supplichevoli
;
un
tramenìo
come
di
gente
in
lotta
;
grida
deliranti
di
dolore
e
di
collera
;
poscia
un
urlo
che
fece
trasalire
tutti
quanti
.
L
'
uscio
fu
sbatacchiato
con
impeto
,
e
ne
uscì
all
'
improvviso
il
marchese
stravolto
.
Un
momento
dopo
si
affacciò
la
zia
Macrì
gridando
:
-
Un
medico
!
Presto
!
presto
!
Giungevano
allora
altri
parenti
in
processione
,
compunti
coi
guanti
neri
.
In
mezzo
al
rumore
delle
seggiole
smosse
la
zia
Macrì
tornò
a
gridare
:
-
Presto
!
un
medico
!
presto
!
IV
"
Se
agglomerate
cerimonie
tema
non
forman
delle
mie
verghe
non
ne
traligna
l
'
ossequio
.
Sì
che
sorgenti
men
fallaci
e
più
stabili
le
sole
preci
ne
reputo
.
Il
favor
di
un
vostro
sguardo
è
quel
che
anelo
,
e
lo
ambisco
mercé
delle
melenzose
mie
riga
.
L
'
ore
7
del
17
.
"
Barone
Antonino
Rubiera
.
"
-
Sicuro
!
-
aggiunse
mastro
Titta
che
stava
sull
'
uscio
del
palchetto
,
mentre
donna
Fifì
compitava
la
letterina
.
-
Me
l
'
ha
data
lui
stesso
,
il
baronello
,
per
consegnarla
di
nascosto
alla
prima
donna
.
Ma
,
per
carità
!
Son
padre
di
famiglia
!
...
Non
mi
fate
perdere
il
pane
.
Donna
Fifì
,
gialla
dalla
bile
,
non
rispose
neppure
.
Di
nascosto
,
dietro
il
parapetto
,
spiegazzava
la
lettera
con
mano
febbrile
.
Indi
la
passò
alla
mamma
che
balbettava
.
-
Ma
sentiamo
...
Cosa
dice
?
...
-
Me
ne
vo
,
-
riprese
il
barbiere
umilmente
.
-
Torno
sul
palcoscenico
perché
adesso
lei
ammazza
il
primo
amoroso
,
e
devo
pettinarla
coi
capelli
giù
per
le
spalle
...
Mi
raccomando
,
donna
Fifì
!
...
Non
mi
tradite
!
...
-
Ma
che
dice
?
-
ripeté
la
mamma
.
Nicolino
cacciò
il
capo
fra
di
loro
,
e
si
buscò
una
pedata
.
Agli
strilli
accorse
don
Filippo
,
che
stava
passeggiando
nel
corridoio
,
perché
il
palco
era
pieno
zeppo
.
-
Che
c
'
è
?
...
Al
solito
!
Facciamo
ribellare
tutto
il
teatro
...
soltanto
noi
!
...
Canali
cacciò
anche
lui
il
capo
dentro
il
palchetto
.
-
State
attenti
!
Ora
c
'
è
la
scena
in
cui
s
'
ammazzano
!
...
-
Magari
!
-
borbottò
fra
i
denti
Fifì
.
-
Eh
?
Che
cosa
?
-
Nulla
.
Fifì
ha
mal
di
capo
,
-
rispose
don
Filippo
.
Quindi
piano
alla
moglie
:
-
Si
può
sapere
che
cosa
c
'
è
?
-
Si
soffoca
!
-
aggiunse
Canali
.
-
Mi
fate
un
po
'
di
posto
?
...
Guardate
lassù
!
...
quanta
gente
!
Quasi
quasi
mi
metto
in
maniche
di
camicia
.
C
'
era
una
siepe
di
teste
.
Dei
contadini
ritti
in
piedi
sulle
panche
della
piccionaia
,
che
si
tenevano
alle
travi
del
soffitto
per
guardar
giù
in
platea
;
dei
ragazzi
che
si
spenzolavano
quasi
fuori
della
ringhiera
,
come
stessero
a
rimondar
degli
ulivi
;
una
folla
tale
che
la
signora
Capitana
,
nel
palco
dirimpetto
,
minacciava
di
svenirsi
ogni
momento
,
colla
boccetta
d
'
acqua
d
'
odore
sotto
il
naso
.
-
Perché
non
si
fa
slacciare
dal
Capitan
d
'
Arme
?
-
disse
Canali
che
aveva
di
tali
uscite
.
Il
barone
Mèndola
,
il
quale
stava
facendo
visita
a
donna
Giuseppina
Alòsi
nel
palco
accanto
,
si
voltò
colla
sua
risata
sciocca
che
si
udiva
per
tutta
la
sala
.
Donna
Giovannina
si
fece
rossa
.
Mita
sgranò
tanto
d
'
occhi
,
e
la
mamma
spinse
Canali
fuori
dell
'
uscio
.
Poi
disse
a
Fifì
:
-
Bada
!
La
Capitana
ti
guarda
col
cannocchiale
!
...
-
No
!
Non
guarda
me
!
-
rispose
lei
facendo
una
spallata
.
-
Ne
volete
sentire
una
nuova
?
-
seguitò
il
barone
ostinandosi
a
cacciare
il
capo
nel
vano
dell
'
uscio
.
-
C
'
è
un
casa
del
diavolo
,
dalla
Capitana
!
...
Fa
sorvegliare
la
locanda
dov
'
è
alloggiata
la
prima
donna
!
...
Suo
marito
stesso
,
poveretto
!
...
Pare
che
ne
abbia
scoperto
delle
belle
!
...
-
Il
Capitan
d
'
Arme
,
seccato
,
fu
costretto
a
rimbeccargli
:
-
Perché
non
badate
a
quel
che
succede
in
casa
vostra
,
caro
collega
?
-
Ehm
!
ehm
!
-
tossì
don
Filippo
gravemente
.
Dalla
platea
intimarono
pure
silenzio
,
giacché
s
'
alzava
il
sipario
.
Donna
Bellonia
allora
cavò
fuori
gli
occhiali
per
leggere
il
biglietto
,
dietro
le
spalle
di
Fifì
.
-
Ma
che
dice
?
Io
non
ci
capisco
niente
!
...
-
Ah
,
non
capite
?
...
Non
me
ne
ha
scritta
mai
una
così
bella
!
...
l
'
infame
!
il
traditore
!
...
Il
fatto
è
che
Ciolla
,
il
quale
si
piccava
di
letteratura
,
ci
s
'
era
stillata
la
quintessenza
del
cervello
,
chiusi
tutti
e
due
a
quattr
'
occhi
col
baronello
nella
retrobottega
di
Giacinto
.
Don
Filippo
tornò
a
domandare
:
-
Ma
che
c
'
è
?
Si
può
sapere
?
-
Ssst
!
!
!
-
zittirono
dalla
platea
.
Si
sarebbe
udita
volare
una
mosca
.
La
prima
donna
,
tutta
bianca
fuorché
i
capelli
,
sciolti
giù
per
le
spalle
,
come
l
'
aveva
pettinata
mastro
Titta
,
faceva
accapponar
la
pelle
a
quanti
stavano
a
sentirla
.
Alcuni
,
dall
'
ansia
,
s
'
erano
anche
alzati
in
piedi
,
malgrado
le
proteste
di
quelli
ch
'
erano
seduti
dietro
e
non
vedevano
niente
.
Lo
stesso
Canali
,
commosso
,
si
soffiava
il
naso
come
una
tromba
.
-
Guardate
!
guardate
!
...
adesso
!
...
"
Io
!
...
io
stessa
!
...
con
questa
destra
che
tu
impalmasti
,
giurandomi
eterna
fé
!..."
L
'
amoroso
,
un
mingherlino
che
lei
si
sarebbe
messo
in
tasca
,
indietreggiava
a
passi
misurati
,
con
una
mano
sul
giustacuore
di
velluto
,
e
l
'
altra
,
in
atto
di
orrore
,
fra
i
capelli
arricciati
.
-
Non
ci
reggo
,
no
!
-
borbottò
Canali
.
E
scappò
via
,
giusto
nel
momento
che
risuonavano
gli
applausi
.
-
Che
comica
,
eh
?
Che
talento
?
-
esclamò
don
Filippo
smanacciando
lui
pure
.
-
Peste
!
...
maleducato
!
...
Nicolino
impaurito
sgambettava
e
cacciavasi
verso
l
'
uscio
a
testa
in
giù
,
strillando
che
voleva
andarsene
.
Un
terremoto
giù
in
platea
.
Tutti
in
piedi
,
vociando
e
strepitando
.
La
prima
donna
ringraziava
di
qua
e
di
là
,
dimenando
i
fianchi
,
saettando
il
collo
a
destra
e
a
sinistra
al
pari
di
una
testuggine
,
mandando
baci
e
sorrisi
a
tutti
quanti
sulla
punta
delle
dita
,
colle
labbra
cucite
dal
rossetto
,
il
seno
che
le
scappava
fuori
tremolante
ad
ogni
inchino
.
-
Sangue
di
!
...
corpo
di
!
...
-
esclamò
Canali
che
era
tornato
ad
applaudire
.
-
Son
maritato
!
...
son
padre
di
famiglia
!
...
Ma
farei
uno
sproposito
!
...
-
Papà
mio
!
papà
mio
!
-
proruppe
allora
donna
Fifì
,
scoppiando
a
piangere
addosso
al
genitore
.
-
Se
mi
volete
bene
,
papà
mio
,
fatemi
bastonare
a
dovere
quella
sgualdrina
!
...
-
Eh
?
...
-
balbettò
don
Filippo
rimasto
a
bocca
aperta
e
con
le
mani
in
aria
.
-
Che
ti
piglia
adesso
?
Donna
Bellonia
,
Mita
,
Giovannina
,
tutte
insieme
si
alzarono
per
calmare
Fifì
,
circondandola
,
spingendola
in
fondo
,
verso
l
'
uscio
,
per
nasconderla
.
Nei
palchi
dirimpetto
,
giù
in
platea
,
vi
fu
un
ondeggiare
di
teste
,
delle
risate
,
dei
curiosi
che
appuntavano
il
cannocchiale
verso
il
palchetto
dei
Margarone
.
Don
Filippo
,
onde
far
cessare
lo
scandalo
,
si
mise
in
prima
fila
,
insieme
a
Nicolino
,
appoggiandosi
al
parapetto
,
salutando
le
signore
col
sorriso
a
fior
di
labbra
,
mentre
borbottava
sottovoce
:
-
Stupida
!
...
Tuo
fratello
,
così
piccolo
,
ha
più
giudizio
di
te
,
guarda
!
...
Anche
nel
palco
accanto
si
udiva
un
tramenìo
.
La
signora
Alòsi
tutta
affaccendata
,
con
la
boccettina
d
'
acqua
d
'
odore
in
mano
,
e
il
barone
Mèndola
voltando
la
schiena
al
teatro
,
scuotendo
per
le
braccia
un
ragazzetto
bianco
al
par
della
camicia
,
abbandonato
sulla
seggiola
.
-
Gli
è
venuto
male
al
piccolo
La
Gurna
...
-
disse
il
barone
Mèndola
dal
palco
di
donna
Giuseppina
.
-
Capisce
come
uno
grande
!
...
Una
seccatura
!
-
Come
la
mia
Fifì
...
or
ora
!
...
Benedetti
ragazzi
!
Pigliano
tutto
sul
serio
!
...
Il
fanciullo
,
pallido
,
con
grandi
occhi
intelligenti
e
timidi
,
guardava
ancora
la
scena
a
sipario
calato
.
Donna
Giuseppina
,
dopo
che
il
nipotino
si
fu
riavuto
alquanto
,
offrì
per
cortesia
la
sua
boccetta
d
'
odore
ai
Margarone
.
Don
Filippo
seguitò
a
brontolare
sottovoce
:
-
Tale
e
quale
come
il
ragazzo
La
Gurna
che
ha
sett
'
anni
!
...
Vergogna
!
...
Non
mi
ci
pescate
più
,
parola
d
'
onore
!
Ma
tacque
vedendo
entrare
Mèndola
che
veniva
a
far
visita
,
vestito
in
gala
,
colla
giamberga
verde
bottiglia
,
i
calzoni
fior
di
pomo
,
soltanto
il
corvattone
nero
pel
lutto
del
cugino
Trao
.
Andava
così
facendo
visite
da
un
palco
all
'
altro
,
per
non
pagare
il
posto
.
-
Non
vi
scomodate
...
un
posticino
...
in
un
cantuccio
...
Voi
,
Canali
,
potete
andare
da
donna
Giuseppina
,
qui
accanto
,
che
non
c
'
è
nessuno
!
...
No
,
no
,
in
verità
,
nessuno
!
...
Sarino
,
il
suo
figliuoletto
,
quello
alto
quanto
il
ventaglio
,
sapete
la
canzone
?
...
e
Corradino
La
Gurna
,
il
ragazzo
della
zia
Trao
...
Donna
Giuseppina
lo
conduce
dove
va
per
servirle
di
paravento
...
quando
aspetta
certe
visite
...
capite
?
L
'
hanno
mandato
apposta
da
Siracusa
per
romperci
le
tasche
!
...
-
Poscia
,
appena
Canali
se
ne
fu
andato
:
-
Ora
arriva
anche
Peperito
!
...
Non
mi
piace
giuocare
a
tressetti
!
...
-
E
ammiccò
chiudendo
un
occhio
.
Nessuno
gli
rispose
.
Allora
vedendo
quei
musi
lunghi
,
ripigliò
,
cambiando
tono
:
-
Che
produzione
,
eh
?
La
donna
specialmente
!
...
M
'
ha
fatto
piangere
come
un
bambino
!
-
Anche
qui
!
anche
qui
!
-
rispose
don
Filippo
,
fingendo
di
volgerla
in
burletta
.
-
Ah
,
donna
Fifì
?
...
Allegramente
,
ché
adesso
,
al
terz
'
atto
,
fanno
pace
fra
di
loro
.
Lui
è
ferito
soltanto
.
Lo
salva
una
ragazza
che
l
'
ama
di
nascosto
,
e
viceversa
poi
si
scopre
esser
sua
sorella
di
latte
...
Una
produzione
che
fu
replicata
due
sere
di
seguito
a
Caltagirone
...
Ohi
!
ohi
!
...
cos
'
è
adesso
?
Il
Capitan
d
'
Arme
,
dal
palco
dirimpetto
,
credendo
di
non
esser
visto
,
dietro
le
spalle
della
Capitana
,
faceva
segno
verso
di
loro
col
fazzoletto
bianco
,
fingendo
di
soffiarsi
il
naso
.
Mèndola
nel
voltarsi
sorprese
pure
donna
Giovannina
col
fazzoletto
al
viso
.
Ella
abbassò
subito
gli
occhi
e
si
fece
rossa
come
un
peperone
.
-
Ah
!
ah
!
...
Sicuro
!
Una
bella
compagnia
!
Fortuna
che
sia
capitata
da
queste
parti
!
La
prima
donna
specialmente
!
...
Sta
lì
,
di
faccia
a
casa
mia
,
nella
locanda
di
Nanni
Ninnarò
.
Bisogna
vedere
ogni
sera
,
dopo
la
recita
!
...
-
E
terminò
la
frase
all
'
orecchio
di
don
Filippo
,
il
quale
rispose
:
-
Ehm
!
...
ehm
!
...
-
Ti
dò
uno
sgrugno
,
-
minacciò
intanto
la
mamma
sottovoce
,
mangiandosi
cogli
occhi
Giovannina
.
-
Ti
fo
venire
adesso
il
raffreddore
!
...
-
Sicuro
!
-
riprese
il
barone
ad
alta
voce
perché
non
capissero
le
ragazze
.
-
Padrone
del
campo
veramente
è
il
padre
nobile
,
quello
che
avete
visto
col
barbone
bianco
.
Finta
che
litigano
ogni
sera
sul
palcoscenico
...
Ma
poi
,
a
casa
,
bisogna
vedere
!
...
Non
vi
dico
altro
!
Ho
fatto
un
buco
apposta
nell
'
impannata
del
granaio
che
guarda
appunto
in
camera
sua
.
Però
ci
sono
gli
avventizî
,
i
devoti
spiccioli
,
capite
?
quelli
che
vanno
a
portare
la
loro
offerta
...
Il
figlio
del
notaro
Neri
ha
saccheggiato
la
dispensa
,
nel
tempo
che
suo
padre
era
fuggiasco
...
salsicciotti
,
reste
di
fichi
secchi
,
pezze
intere
di
cacio
...
Portava
ogni
giorno
qualcosa
in
tasca
...
Ohi
!
ohi
!
...
La
signora
Capitana
si
disponeva
ad
andarsene
prima
del
tempo
.
In
piedi
,
sul
davanti
del
palchetto
,
aveva
tolto
con
mal
garbo
il
guardaspalle
al
Capitan
d
'
Arme
,
e
l
'
aveva
dato
al
tenente
,
il
quale
glielo
accomodava
sugli
omeri
nudi
in
barba
al
suo
superiore
,
adagio
adagio
,
facendo
il
comodo
suo
,
senza
curarsi
di
tutti
quegli
occhi
che
avevano
addosso
.
Don
Bastiano
Stangafame
dall
'
altro
lato
,
col
ventaglio
in
mano
,
e
il
marito
,
pacifico
,
che
guardava
e
taceva
.
Mèndola
diede
una
gomitata
a
Margarone
,
e
tutti
e
due
si
misero
a
guardare
in
aria
,
grattandosi
il
mento
.
Canali
osservò
dal
palco
accanto
:
-
Un
po
'
per
uno
,
non
fa
male
a
nessuno
!
...
-
Badate
a
voi
piuttosto
!
...
badate
!
...
-
Sì
,
sì
,
l
'
ho
visto
venire
...
Adesso
scappo
,
prima
che
giunga
il
cavaliere
...
S
'
imbatté
col
Peperito
giusto
sull
'
uscio
del
corridoio
.
-
Oh
,
cavaliere
!
...
Beato
chi
vi
vede
!
S
'
era
inquieti
da
queste
parti
...
parola
d
'
onore
!
...
-
Perché
?
-
balbettò
Peperito
facendosi
rosso
.
-
Così
...
Una
produzione
come
questa
che
fa
correre
tutto
il
paese
...
Si
diceva
...
come
va
che
il
cavaliere
?
...
Peperito
esitò
alquanto
,
cercando
la
risposta
,
non
sapendo
se
dovesse
mettersi
in
collera
,
e
poi
gli
sbatté
l
'
uscio
sul
muso
.
-
Ora
fanno
il
quadro
degli
innocenti
!
-
soggiunse
Canali
ridendo
.
-
Vado
in
platea
per
vederlo
di
laggiù
.
-
Allegramente
,
donna
Fifì
!
-
disse
poi
Mèndola
.
-
Non
vi
sono
né
morti
né
feriti
!
...
Se
non
arriviamo
a
farvi
ridere
in
nessun
modo
,
vuol
dire
...
In
quella
si
udì
nel
corridoio
un
fruscìo
di
seta
,
e
un
rumore
di
sciabole
e
di
speroni
.
Donna
Giovannina
si
fece
di
brace
in
volto
,
sentendosi
addosso
gli
occhi
della
mamma
.
La
signora
Capitana
spinse
l
'
uscio
del
palchetto
,
e
mise
dentro
la
sua
testolina
riccioluta
e
sorridente
.
-
No
,
no
,
non
vi
scomodate
.
Son
passata
un
momento
a
salutarvi
.
Un
'
indecenza
questa
produzione
...
Io
me
ne
vo
per
non
sentir
altro
...
E
il
vestito
della
donna
!
...
avete
visto
,
nel
chinarsi
?
...
-
Eh
!
eh
!
...
-
rispose
don
Filippo
accennando
alle
sue
ragazze
.
-
Precisamente
!
Una
mamma
non
potrà
condurre
in
teatro
le
figliuole
.
-
E
'
giusto
!
-
osservò
allora
don
Filippo
.
-
Dovrebbe
interessarsene
l
'
autorità
...
Il
tenente
,
che
le
cortesie
della
signora
Capitana
avevano
messo
in
vena
,
aggiunse
:
-
Io
sono
l
'
autorità
.
Ora
corro
sul
palcoscenico
per
vedere
s
'
è
quel
che
dico
io
...
Voglio
toccare
con
mano
come
san
Tommaso
!
Ma
nessuno
rise
.
Solo
la
Capitana
,
dandogli
un
colpetto
sul
braccio
,
si
chinò
sorridendo
all
'
orecchio
di
donna
Bellonia
per
confidarle
ciò
che
affermava
il
tenente
:
-
Io
dico
di
no
,
invece
.
Guardate
donna
Giovannina
...
E
'
grassa
quasi
quanto
la
prima
donna
,
eppure
non
si
vede
...
Un
po
'
...
sì
...
da
vicino
...
forse
pel
busto
che
stringe
troppo
...
-
Graziosissimo
!
...
-
borbottò
il
Capitan
d
'
Arme
dal
corridoio
.
-
Elegantissimo
!
...
Zacco
,
che
giungeva
allora
,
al
vedere
gli
uniformi
stava
per
tornare
indietro
,
tanta
la
paura
che
gli
era
rimasta
da
quell
'
affare
della
Carboneria
.
Ma
poi
si
fece
animo
,
per
non
destar
sospetti
,
e
andò
a
stringere
la
mano
a
tutti
quanti
,
sorridendo
,
giallo
come
un
morto
.
-
Vengo
dalla
cugina
Trao
.
E
'
ancora
in
casa
del
fratello
,
poverina
!
Non
si
può
muovere
!
...
Ha
voluto
partorire
proprio
a
casa
sua
!
...
Io
non
ne
sapevo
nulla
,
giacché
sono
stato
in
campagna
per
badare
ai
miei
interessi
.
-
Ma
che
aspettano
a
battezzare
cotesta
bambina
!
-
chiese
Margarone
.
-
L
'
arciprete
Bugno
fa
un
casa
del
diavolo
per
quell
'
anima
innocente
che
corre
rischio
d
'
andare
al
limbo
.
Allora
prese
la
parola
il
Capitano
Giustiziere
.
-
Aspettano
il
rescritto
di
Sua
Maestà
,
Dio
guardi
...
Un
'
idea
del
marchese
Limòli
,
per
far
passare
il
nome
dei
Trao
ai
collaterali
,
ora
che
sta
per
estinguersi
la
linea
mascolina
...
Le
carte
furono
nelle
mie
mani
...
-
Sì
,
una
gran
famiglia
...
una
gran
casa
,
-
aggiunse
la
signora
Capitana
.
-
Ci
andai
per
far
visita
a
donna
Bianca
.
Ho
visto
anche
la
bambina
...
un
bel
visetto
.
-
Benissimo
!
-
conchiuse
Zacco
.
-
Così
mastro
-
don
Gesualdo
ci
ha
guadagnato
che
neppur
la
sua
figliuola
è
roba
sua
.
La
barzelletta
fece
ridere
.
Canali
che
tornava
colle
tasche
piene
di
bruciate
,
volle
che
gliela
ripetessero
.
-
Buona
sera
!
buona
sera
!
Non
voglio
stare
a
sentire
altro
!
-
esclamò
la
Capitana
tutta
sorridente
,
tappandosi
le
orecchie
con
le
manine
inguantate
.
-
No
...
me
ne
vo
...
davvero
!
...
Erano
tutti
nel
corridoio
:
donna
Fifì
masticando
un
sorriso
fra
i
denti
gialli
;
Nicolino
dietro
a
Canali
il
quale
distribuiva
delle
bruciate
;
anche
donna
Giuseppina
Alòsi
aveva
aperto
l
'
uscio
del
suo
palco
,
per
non
dar
campo
alle
male
lingue
.
Solo
donna
Giovannina
era
rimasta
al
suo
posto
inchiodata
dal
viso
arcigno
della
mamma
.
Don
Ninì
che
veniva
di
nascosto
per
non
destar
i
sospetti
della
fidanzata
vestito
di
nero
,
con
un
mazzolino
di
rose
in
mano
,
rimase
un
po
'
interdetto
trovando
tanta
gente
nel
corridoio
.
Donna
Fifì
gli
rivolse
un
'
occhiataccia
,
e
tirò
sgarbatamente
per
un
braccio
il
fratellino
che
gli
si
arrampicava
addosso
onde
frugargli
nelle
tasche
.
Il
Capitano
d
'
Arme
accarezzò
il
ragazzo
,
e
disse
guardando
nel
palco
dei
Margarone
con
certi
occhi
arditi
:
-
Che
bel
fanciullo
!
...
tanto
simpatico
!
...
Una
bella
famiglia
!
...
Donna
Fifì
gli
rispose
con
un
sorriso
civettuolo
,
proprio
sotto
gli
occhi
del
fidanzato
.
La
Capitana
rise
agro
anche
lei
;
guardò
donna
Giovannina
che
aveva
gli
occhi
lucenti
,
e
siccome
Peperito
stava
accarezzando
Corradino
La
Gurna
per
far
la
corte
a
donna
Giuseppina
,
dicendo
che
aveva
un
'
aria
distinta
,
tutta
l
'
aria
dei
Trao
,
la
Capitana
aggiunse
,
colla
vocina
melata
:
-
E
'
sorprendente
l
'
aria
di
famiglia
che
c
'
è
fra
di
loro
.
Avete
visto
come
somiglia
a
don
Ninì
la
bambina
di
donna
Bianca
?
-
Che
diavolo
!
-
le
borbottò
all
'
orecchio
Canali
.
-
Che
storie
andate
pescando
!
...
Successero
alcuni
istanti
di
silenzio
imbarazzante
.
Zacco
se
ne
andò
canterellando
.
Canali
annunziò
che
stava
per
cominciare
l
'
ultimo
atto
.
Ci
fu
uno
scambio
di
baci
e
di
sorrisi
pungenti
fra
le
signore
;
e
donna
Fifì
si
lasciò
andare
anche
a
stringere
la
mano
che
il
Capitano
le
stendeva
alla
moda
forestiera
,
con
un
molle
abbandono
.
-
Via
,
entrate
un
momento
,
-
disse
donna
Bellonia
al
baronello
.
-
Vi
metterete
in
fondo
al
palco
,
insieme
a
Fifì
,
giacché
siete
in
lutto
.
Nessuno
vi
vedrà
.
Levati
di
lì
,
Giovannina
.
-
Sempre
così
!
-
borbottò
costei
ch
'
era
furiosa
contro
la
sorella
.
-
Mi
tocca
sempre
cedere
il
posto
,
a
me
!
...
-
Mamma
...
lascialo
andare
...
s
'
è
in
lutto
!
...
La
commedia
potrà
vederla
dal
palcoscenico
!
...
-
sogghignò
Fifì
.
-
Io
?
...
Ma
essa
gli
volse
le
spalle
.
Mèndola
s
'
era
ficcato
nel
palco
prima
di
tutti
gli
altri
,
per
veder
la
scena
che
aveva
detto
lui
,
e
faceva
la
spiegazione
a
ogni
parola
.
-
State
attenti
!
...
Ora
si
scopre
che
la
sorella
di
latte
è
figlia
di
un
altro
...
-
Son
cose
che
succedono
!
-
osservò
Canali
dall
'
uscio
.
-
Zitto
!
zitto
!
cattiva
lingua
!
Tutti
gli
occhi
,
anche
quelli
delle
ragazze
,
si
rivolsero
al
baronello
,
il
quale
finse
di
non
capire
.
-
Se
vi
seccate
!
...
-
borbottò
donna
Fifì
,
-
giacchè
state
lì
come
un
grullo
...
volete
andarvene
?
...
-
Io
?
...
-
Ecco
!
...
-
Interruppe
Mèndola
trionfante
.
-
Ecco
!
...
capite
?
-
Son
maritato
!
...
-
tornò
a
dire
Canali
.
-
Son
padre
di
famiglia
...
Ma
farei
volentieri
uno
sproposito
per
la
prima
donna
!
...
Anche
il
nome
ha
bello
!
...
Aglae
...
-
Agli
...
porri
!
...
che
nome
!
...
-
sogghignò
il
barone
Mèndola
.
-
Io
non
saprei
come
fare
...
a
tu
per
tu
!
...
Don
Filippo
tagliò
corto
.
-
E
'
un
'
artistona
...
una
prima
donna
di
cartello
...
Allora
si
capisce
...
-
Sicuro
,
-
si
lasciò
scappare
incautamente
don
Ninì
per
dire
qualche
cosa
.
-
Ah
!
...
Piace
anche
a
voi
?
...
-
Certamente
...
cioè
...
voglio
dire
...
-
Dite
,
dite
pure
!
...
Già
lo
sappiamo
!
...
Mèndola
fiutò
la
burrasca
e
si
alzò
per
svignarsela
:
-
Il
resto
lo
so
.
Buona
sera
.
Con
permesso
,
don
Filippo
.
Sentite
,
Canali
...
Per
disgrazia
la
prima
donna
che
doveva
tenere
gli
occhi
rivolti
al
cielo
nel
declamare
:
"
S
'
è
scritto
lassù
...
dal
Fato
...
"
si
trovò
a
guardare
nel
palco
dei
Margarone
.
Donna
Fifì
allora
non
seppe
più
frenarsi
:
-
Già
,
lo
sappiamo
!
Le
agglomerate
cerimonie
!
...
le
melenzose
riga
!
...
-
Io
?
...
le
melenzose
?
...
Ma
lei
scattò
inferocita
,
quasi
volesse
piantargli
i
denti
in
volto
:
-
Ci
vuole
una
faccia
tosta
!
...
Sissignore
!
la
lettera
con
le
melenzose
!
...
eccola
qua
!
...
-
e
gliela
fregò
sotto
il
naso
,
scoppiando
a
piangere
di
rabbia
.
Don
Ninì
da
prima
rimase
sbalordito
.
Indi
scattò
su
come
una
furia
,
cercando
il
cappello
.
Sull
'
uscio
s
'
imbatté
in
don
Filippo
,
che
accorreva
al
rumore
.
-
Siete
uno
stupido
!
...
un
imbecille
!
...
La
bella
educazione
che
avete
saputo
dare
a
vostra
figlia
!
...
Grazie
a
Dio
,
non
ci
metterò
più
i
piedi
a
casa
vostra
!
E
partì
infuriato
sbatacchiando
l
'
uscio
.
Don
Filippo
che
era
rimasto
a
bocca
aperta
,
appena
il
baronello
se
ne
fu
andato
,
si
cacciò
nel
palchetto
,
sbraitando
contro
la
moglie
alla
sua
volta
:
-
Siete
una
stupida
!
...
Non
avete
saputo
educare
le
figliuole
!
...
Vedete
cosa
mi
tocca
sentirmi
dire
!
...
Non
dovevate
portarmelo
in
casa
quel
facchino
!
...
La
rottura
fece
chiasso
.
Dopo
cinque
minuti
non
si
parlava
d
'
altro
in
tutto
il
teatro
.
Poco
mancò
che
la
produzione
non
terminasse
a
fischi
.
Il
capocomico
se
la
prese
colla
prima
donna
,
che
lo
guastava
con
le
prime
famiglie
del
paese
.
Ma
lei
giurava
e
spergiurava
di
non
conoscerlo
neanche
di
vista
,
quel
barone
,
e
gliene
importava
assai
di
lui
.
L
'
udirono
mastro
Cosimo
il
falegname
e
quanti
erano
sul
palcoscenico
.
Don
Ninì
furibondo
andò
subito
il
giorno
dopo
a
cercare
Ciolla
,
il
quale
se
ne
stava
pei
fatti
suoi
,
dopo
quelle
ventiquattr
'
ore
passate
in
Castello
sottochiave
.
-
Bella
figura
m
'
avete
fatto
fare
colle
vostre
melenzose
!
...
La
sa
a
memoria
tutto
il
paese
la
vostra
lettera
!
...
-
Ebbene
?
cosa
vuol
dire
?
Segno
ch
'
è
piaciuta
,
se
la
sanno
tutti
a
memoria
!
-
E
'
piaciuta
un
corno
!
Lei
dice
che
gliene
importa
assai
di
me
!
-
Oh
!
oh
!
...
E
'
impossibile
!
...
La
lettera
avrebbe
sfondato
un
muro
!
Vuol
dire
che
la
colpa
è
vostra
,
don
Ninì
...
Non
parlo
del
vostro
fisico
...
Bisognava
accompagnarla
con
qualche
regaluccio
,
caro
barone
!
La
polvere
spinge
la
palla
!
Credevate
di
far
colpo
per
la
vostra
bella
faccia
?
...
con
due
baiocchi
di
carta
rasata
?
...
Giacché
a
me
non
mi
avete
dato
nulla
,
veh
!
...
Invano
gli
amici
e
i
parenti
tentarono
d
'
intromettersi
onde
rappattumare
i
fidanzati
.
La
mamma
ripeteva
:
-
Che
vuoi
farci
?
...
Gli
uomini
!
...
Anche
tuo
padre
!
...
-
Don
Filippo
la
pigliava
su
un
altro
tono
:
-
Sciocchezze
...
scappatelle
di
gioventù
!
...
Fu
l
'
occasione
...
la
novità
...
Le
prime
donne
non
vengono
mica
ogni
anno
...
Sei
una
Margarone
alla
fin
fine
!
Lui
non
cambia
certo
una
Margarone
con
una
comica
!
Poi
,
se
perdono
io
che
sono
offeso
maggiormente
!
...
Ma
donna
Fifì
non
si
placava
.
Diceva
che
non
voleva
saperne
più
di
colui
,
uno
sciocco
,
un
avaraccio
,
il
barone
Melenzose
!
...
Se
mai
,
non
le
sarebbe
mancato
un
pretendente
cento
volte
meglio
di
lui
...
Andava
scorbacchiandolo
con
tutti
,
amiche
e
parenti
.
Don
Ninì
dalla
rabbia
avrebbe
fatto
non
so
che
cosa
.
Giurava
che
voleva
spuntarla
ad
ogni
costo
,
ed
avere
la
prima
donna
,
non
fosse
altro
per
dispetto
.
-
Ah
!
gliela
farò
vedere
a
quella
strega
!
La
polvere
spinge
la
palla
!
...
E
mandò
a
regalare
salsicciotti
,
caciocavallo
,
un
bottiglione
di
vino
.
Empirono
la
tavola
della
locanda
.
Non
si
parlava
d
'
altro
in
tutto
il
paese
.
Il
barone
Mèndola
narrava
che
ogni
sera
si
vedevano
le
Nozze
di
Cana
dal
suo
buco
.
Regali
sopra
regali
,
tanto
che
la
baronessa
dovette
nascondere
la
chiave
della
dispensa
.
Mastro
Titta
venne
a
dire
infine
a
don
Ninì
:
-
Non
resiste
più
,
vossignoria
!
Ha
perso
la
testa
,
la
prima
donna
.
Ogni
sera
,
mentre
sto
a
pettinarla
,
non
mi
parla
d
'
altro
.
-
Se
mi
fa
avere
la
soddisfazione
che
dico
io
!
...
Sotto
gli
occhi
medesimi
di
donna
Fifì
voglio
avere
la
soddisfazione
!
Voglio
farla
morir
tisica
!
Fu
una
delusione
il
primo
incontro
.
La
signora
Aglae
faceva
una
parte
di
povera
cieca
,
e
aveva
il
viso
dipinto
al
pari
di
una
maschera
.
Nondimeno
lo
accolse
come
una
regina
nel
bugigattolo
dove
c
'
era
un
gran
puzzo
di
moccolaia
e
lo
presentò
a
un
omaccione
,
il
quale
stava
frugando
dentro
il
cassone
,
in
maniche
di
camicia
,
e
non
si
voltò
neppure
.
-
Il
barone
Rubiera
,
distinto
cultore
...
Il
signor
Pallante
celebre
artista
.
Poi
volse
un
'
occhiata
alla
schiena
del
celebre
artista
che
continuava
a
rovistare
brontolando
,
un
'
altra
più
lunga
a
don
Ninì
,
e
soggiunse
a
mezza
voce
:
-
Lo
conoscevo
di
già
!
...
Lo
vedo
ogni
sera
...
in
platea
!
Egli
invece
stava
per
scusarsi
che
in
teatro
non
era
venuto
a
causa
del
lutto
;
ma
in
quella
si
voltò
il
signor
Pallante
colle
mani
sporche
di
polvere
,
il
viso
impiastricciato
anche
lui
,
e
una
vescica
in
testa
dalla
quale
pendevano
dei
capelli
sudici
.
-
Non
c
'
è
,
-
disse
con
un
vocione
che
sembrava
venire
di
sotterra
.
-
Te
l
'
avevo
detto
!
...
accidenti
!
-
E
se
ne
andò
brontolando
.
Ella
guardò
intorno
in
aria
di
mistero
,
colle
pupille
stralunate
in
mezzo
alle
occhiaie
nere
;
andò
a
chiudere
l
'
uscio
in
punta
di
piedi
,
e
poscia
si
voltò
verso
il
giovane
,
con
una
mano
sul
petto
,
un
sorriso
pallido
all
'
angolo
della
bocca
.
-
E
'
strano
come
mi
batte
il
cuore
!
...
No
...
non
è
nulla
...
sedete
.
Don
Ninì
cercò
una
sedia
,
colla
testa
in
fiamme
,
il
cuore
che
gli
batteva
davvero
.
Infine
si
appollaiò
sul
baule
,
cercando
qualche
frase
appropriata
,
che
facesse
effetto
,
mentre
lei
bruciava
un
pezzettino
di
sughero
alla
fiamma
del
lume
a
olio
che
fumava
.
Sopraggiunse
un
'
altra
visita
,
Mommino
Neri
,
il
quale
trovando
lì
Rubiera
diventò
subito
di
cattivo
umore
,
e
non
aprì
bocca
,
appoggiato
allo
stipite
,
succhiando
il
pomo
del
bastoncino
.
La
signora
Aglae
teneva
sola
la
conversazione
:
un
bel
paese
...
un
pubblico
colto
e
intelligente
...
bella
gioventù
anche
...
-
Buona
sera
,
-
disse
Mommino
.
-
Ve
ne
andate
,
di
già
?
...
-
Sì
...
Non
potrete
muovervi
qui
dentro
...
Siamo
in
troppi
...
Don
Ninì
lo
accompagnò
con
un
sogghigno
,
continuando
a
suonare
la
gran
cassa
sul
baule
colle
calcagna
.
Ella
se
ne
avvide
e
alzò
le
spalle
,
con
un
sorriso
affascinante
,
sospirando
quasi
si
fosse
levato
un
peso
dallo
stomaco
.
Il
baronello
gongolante
incominciò
.
-
Se
sono
d
'
incomodo
anch
'
io
...
-
E
cercò
il
cappello
che
aveva
in
mano
.
-
Oh
no
!
...
voi
,
no
!
-
rispose
lei
con
premura
,
chinando
il
capo
.
-
Si
può
?
-
chiese
la
vocetta
fessa
del
tirascene
dietro
l
'
uscio
.
-
No
!
no
!
-
ripeté
la
signora
Aglae
con
tal
vivacità
quasi
fosse
stata
sorpresa
in
fallo
.
-
Si
va
in
scena
!
-
aggiunse
il
vocione
del
signor
Pallante
.
-
Spicciati
!
Allora
essa
,
levando
verso
don
Ninì
il
viso
rassegnato
,
con
un
sorriso
triste
:
-
Lo
vedete
!
...
Non
ho
un
minuto
di
libertà
!
...
Sono
schiava
dell
'
arte
!
...
Don
Ninì
colse
la
palla
al
balzo
:
L
'
arte
...
una
bella
cosa
!
...
Era
il
suo
regno
...
il
suo
altare
!
...
Tutti
l
'
ammiravano
!
...
dei
cuori
che
faceva
battere
!
...
-
Ah
!
sì
!
...
Le
ho
data
tutta
me
stessa
...
Me
le
son
data
tutta
!
...
E
aprì
le
braccia
,
voltandosi
verso
di
lui
,
con
tale
abbandono
,
come
offrendosi
all
'
arte
,
lì
su
due
piedi
,
che
don
Ninì
balzò
giù
dal
cassone
.
-
Badate
!
-
esclamò
lei
a
bassa
voce
,
rapidamente
.
-
Badate
!
...
Aveva
le
mani
tremanti
,
che
stese
istintivamente
verso
di
lui
,
quasi
a
farsene
schermo
.
Poi
si
fregò
gli
occhi
,
reprimendo
un
sospiro
,
e
balbettò
come
svegliandosi
:
-
Scusate
...
Un
momento
...
Devo
vestirmi
...
E
un
sorriso
malizioso
le
balenò
negli
occhi
.
Quel
seccatore
di
Mommino
Neri
era
ancor
lì
,
appoggiato
a
una
quinta
,
che
discorreva
col
signor
Pallante
,
già
vestito
da
re
,
colla
zimarra
di
pelliccia
e
la
corona
di
carta
in
testa
.
Stavolta
toccò
a
don
Ninì
di
farsi
scuro
in
viso
.
Ella
,
come
lo
sapesse
,
socchiuse
di
nuovo
l
'
uscio
,
sporgendo
il
braccio
e
l
'
omero
nudi
:
-
Barone
,
se
aspettate
alla
fine
dell
'
atto
...
quei
versi
che
desiderate
leggere
li
ho
lì
,
in
fondo
al
baule
.
No
!
nessuna
donna
gli
aveva
data
una
gioia
simile
,
una
vampata
così
calda
al
cuore
e
alla
testa
:
né
la
prima
volta
che
Bianca
gli
s
'
era
abbandonata
fra
le
braccia
,
trepidante
;
né
quando
una
Margarone
aveva
chinato
il
capo
superbo
,
mostrandosi
insieme
a
lui
,
in
mezzo
al
mormorìo
che
suscitavano
nella
folla
.
Fu
un
vero
accesso
di
pazzia
.
Buccinavasi
persino
che
onde
farle
dei
regali
si
fosse
fatto
prestare
dei
denari
da
questo
e
da
quello
.
La
baronessa
,
disperata
,
fece
avvertire
gli
inquilini
di
non
anticipare
un
baiocco
al
suo
figliuolo
se
no
l
'
avevano
a
far
con
lei
.
-
Ah
!
...
ah
!
...
vedranno
!
Mio
figlio
non
ha
nulla
.
Io
non
pago
di
certo
!
...
C
'
erano
state
scene
violente
fra
madre
e
figlio
.
Lui
ostinato
peggio
d
'
un
mulo
,
tanto
più
che
la
signora
Aglae
non
gli
aveva
lasciato
neppur
salire
la
scala
della
locanda
.
Infine
gli
aveva
detto
il
perché
,
una
sera
,
al
buio
lì
sulla
soglia
mentre
Pallante
era
salito
avanti
ad
accendere
il
lume
:
-
E
'
geloso
!
...
Son
sua
!
...
sono
stata
sua
!
...
Ed
aveva
confessato
tutto
,
a
capo
chino
,
con
la
bella
voce
sonora
soffocata
dall
'
emozione
.
Egli
,
un
gran
signore
diseredato
dal
genitore
a
causa
di
quella
passione
sventurata
,
aveva
amata
a
lungo
,
pazzamente
,
disperatamente
:
uno
di
quegli
amori
che
si
leggono
nei
romanzi
;
si
era
dato
all
'
arte
per
seguirla
;
aveva
sofferto
in
silenzio
;
aveva
implorato
,
aveva
pianto
...
Infine
una
sera
...
come
allora
...
ancora
tutta
fremente
e
palpitante
delle
emozioni
che
dà
l
'
arte
...
la
pietà
...
il
sacrificio
...
non
sapeva
ella
stessa
come
...
mentre
il
cuore
volava
lontano
...
sognando
altri
orizzonti
...
altro
ideale
...
Ma
dopo
,
mai
più
!
...
mai
più
!
...
S
'
era
ripresa
!
...
vergognosa
...
pentita
...
implacabile
...
Egli
che
l
'
amava
sempre
,
come
prima
...
più
di
prima
...
alla
follia
...
era
geloso
:
geloso
di
tutto
e
di
tutti
,
dell
'
aria
,
del
sogno
,
del
pensiero
...
di
lui
pure
,
don
Ninì
!
...
-
Ohè
!
-
si
udì
il
vocione
di
su
la
scala
.
-
Li
vuoi
fritti
o
al
pomodoro
?
Sul
viso
di
lei
,
dolcemente
velato
dalla
semi
-
oscurità
,
errò
un
sorriso
angelico
.
-
Vedete
?
...
Sempre
così
!
...
Sempre
la
stessa
devozione
!
...
Ciolla
che
era
il
confidente
di
don
Ninì
gli
disse
poi
:
-
Come
siete
sciocco
!
Quello
lì
è
un
...
pentolaccia
!
Si
pappano
insieme
la
roba
che
mandate
voi
e
il
figlio
di
Neri
.
Infatti
aveva
incontrato
spesso
Mommino
sul
palcoscenico
,
ed
anche
dinanzi
all
'
uscio
della
locanda
,
su
e
giù
come
una
sentinella
.
Mommino
adesso
era
tutto
gentilezze
e
sorrisi
per
lui
.
Quando
gli
parve
proprio
di
farci
una
figura
sciocca
,
montò
in
collera
.
-
Ah
!
...
tu
lo
vuoi
?
-
gli
diss
'
ella
infine
con
accento
febbrile
.
-
Ebbene
...
ebbene
...
Se
non
c
'
è
altro
mezzo
di
provarti
quanto
io
t
'
amo
...
Giacché
bisogna
perdermi
ad
ogni
costo
...
stasera
...
dopo
la
mezzanotte
!
...
Un
odore
di
stalla
,
in
quella
scaletta
buia
,
cogli
scalini
unti
e
rotti
da
tutti
gli
scarponi
ferrati
del
contado
.
Lassù
in
cima
,
un
fil
di
luce
,
e
una
figura
bianca
,
che
gli
si
offrì
intera
,
bruscamente
,
con
le
chiome
sparse
.
-
Tu
mi
vuoi
...
baiadera
...
odalisca
?
...
C
'
erano
dei
piatti
sudici
sulla
tavola
,
un
manto
di
damasco
rabescato
sul
letto
,
dei
garofani
e
un
lume
da
notte
acceso
sul
canterano
,
dinanzi
a
un
quadrettino
della
Vergine
,
e
un
profumo
d
'
incenso
che
svolgevasi
da
un
vasetto
di
pomata
il
quale
fumava
per
terra
.
All
'
uscio
che
metteva
nell
'
altra
stanza
era
inchiodato
un
bellissimo
sciallo
turco
,
macchiato
d
'
olio
;
e
dietro
lo
sciallo
turco
udivasi
il
signor
Pallante
che
russava
sulla
sua
gelosia
.
Essa
,
spalancando
quegli
occhi
neri
che
illuminavano
la
stanza
,
mise
un
dito
sulle
labbra
,
e
fece
segno
a
Rubiera
d
'
accostarsi
.
"
Insomma
l
'
ha
stregato
!
"
scriveva
il
canonico
Lupi
a
mastro
-
don
Gesualdo
proponendogli
di
fare
un
grosso
mutuo
al
baronello
Rubiera
.
"
Don
Ninì
è
pieno
di
debiti
sino
al
collo
,
e
non
sa
più
dove
battere
il
capo
...
La
baronessa
giura
che
sinchè
campa
lei
non
paga
un
baiocco
.
Ma
non
ha
altri
eredi
,
e
un
giorno
o
l
'
altro
deve
lasciargli
tutto
il
suo
.
Come
vedete
,
un
buon
affare
,
se
avete
coraggio
...
"
"
Quanto
?
"
rispose
mastro
-
don
Gesualdo
.
"
Quanto
gli
occorre
al
baronello
Rubiera
?
S
'
è
una
cosa
che
si
può
fare
son
qua
io
.
"
Più
tardi
,
come
si
seppe
in
paese
della
grossa
somma
che
don
Gesualdo
aveva
anticipata
al
barone
Rubiera
,
tutti
gli
davano
del
matto
,
e
dicevano
che
ci
avrebbe
persi
i
denari
.
Egli
rispondeva
con
quel
sorriso
tutto
suo
:
-
State
tranquilli
.
Non
li
perdo
i
denari
.
Il
barone
è
un
galantuomo
...
e
il
tempo
è
più
galantuomo
di
lui
.
Dice
bene
il
proverbio
che
la
donna
è
causa
di
tutti
i
mali
!
Commediante
poi
!
V
Don
Ninì
aveva
sperato
di
tenere
segreto
il
negozio
.
Ma
sua
madre
da
un
po
'
di
tempo
non
si
dava
pace
,
vedendolo
così
mutato
,
dispettoso
,
sopra
pensieri
,
col
viso
acceso
e
la
barba
rasa
ogni
mattina
.
La
notte
non
chiudeva
occhio
almanaccando
dove
il
suo
ragazzo
potesse
trovare
i
denari
per
tutti
quei
fazzoletti
di
seta
e
quelle
boccettine
d
'
acqua
d
'
odore
.
Gli
aveva
messi
alle
calcagna
Rosaria
ed
Alessi
.
Interrogava
il
fattore
e
la
gente
di
campagna
.
Teneva
sotto
il
guanciale
le
chiavi
del
magazzino
e
della
dispensa
.
Come
le
parlasse
il
cuore
,
poveretta
!
Il
cugino
Limòli
era
arrivato
a
indicarle
la
signora
Aglae
che
scutrettolava
tutta
in
fronzoli
.
-
La
vedete
?
è
quella
lì
.
Che
ve
ne
sembra
,
eh
,
di
vostra
nuora
?
Siete
contenta
?
-
Proprio
,
come
le
avesse
lasciata
la
jettatura
don
Diego
Trao
,
morendo
!
Nei
piccoli
paesi
c
'
è
della
gente
che
farebbe
delle
miglia
per
venire
a
portarvi
la
cattiva
nuova
.
Una
mattina
la
baronessa
stava
seduta
all
'
ombra
della
stoia
sul
balcone
,
imbastendo
alcuni
sacchi
di
canovaccio
che
Rosaria
poi
le
cuciva
alla
meglio
,
accoccolata
sullo
scalino
,
aguzzando
gli
occhi
e
le
labbra
perché
l
'
ago
non
le
sfuggisse
dalle
manacce
ruvide
voltandosi
di
tanto
in
tanto
a
guardare
giù
nella
stradicciuola
deserta
.
-
E
tre
!
-
si
lasciò
scappare
Rosaria
vedendo
Ciolla
che
ripassava
con
quella
faccia
da
usciere
,
sbirciando
la
casa
della
baronessa
da
cima
a
fondo
,
fermandosi
ogni
due
passi
,
tornando
a
voltarsi
quasi
ad
aspettare
che
lo
chiamassero
.
La
Rubiera
che
seguiva
da
un
pezzetto
quel
va
e
vieni
,
di
sotto
gli
occhiali
,
si
chinò
infine
a
fissare
il
Ciolla
in
certo
modo
che
diceva
chiaro
:
Che
fate
e
che
volete
?
-
Benedicite
.
-
Cominciò
ad
attaccar
discorso
lui
.
E
si
fermò
su
due
piedi
,
appoggiandosi
al
muro
di
rimpetto
,
col
cappello
sull
'
occipite
e
in
mano
il
bastone
che
sembrava
la
canna
dell
'
agrimensore
,
aspettando
.
La
baronessa
per
rispondere
al
saluto
gli
domandò
,
facendo
un
sorrisetto
agrodolce
:
-
Che
fate
lì
?
Mi
stimate
la
casa
?
Volete
comprarla
?
-
Io
no
!
...
Io
no
,
signora
mia
!
...
-
Io
no
!
-
Tornò
a
dire
più
forte
,
vedendo
che
lei
s
'
era
rimessa
a
cucire
.
Allora
la
Rubiera
si
chinò
di
nuovo
verso
la
stradicciuola
,
cogli
occhiali
lucenti
,
ed
entrambi
rimasero
a
guardarsi
un
momento
così
,
come
due
basilischi
.
-
Se
volete
dirmi
qualche
cosa
,
salite
pure
.
-
Nulla
,
nulla
,
-
rispose
Ciolla
;
e
intanto
s
'
avviava
verso
il
portone
.
Rosaria
tirò
la
funicella
e
si
mise
a
borbottare
;
-
Che
vuole
adesso
quel
cristiano
?
A
momenti
è
ora
d
'
accendere
il
fuoco
.
Ma
intanto
si
udiva
lo
schiamazzo
degli
animali
nel
cortile
e
i
passi
di
Ciolla
che
saliva
adagio
adagio
.
Egli
entrò
col
cappello
in
testa
,
ossequioso
,
ripetendo
:
Deo
gratias
!
Deo
gratias
!
lodando
l
'
ordine
che
regnava
da
per
tutto
in
quella
casa
.
-
Non
ne
nascono
più
delle
padrone
di
casa
come
voi
,
signora
baronessa
!
Ecco
!
ecco
!
siete
sempre
lì
,
a
sciuparvi
la
vista
sul
lavoro
.
Ne
hanno
fatta
della
roba
quelle
mani
!
...
Non
ne
hanno
scialacquata
,
no
!
La
baronessa
che
aspettava
coll
'
orecchio
teso
cominciò
ad
essere
inquieta
.
Intanto
Rosaria
aveva
sbarazzato
una
seggiola
del
canovaccio
che
vi
era
ammucchiato
sopra
,
e
stava
ad
ascoltare
,
grattandosi
il
capo
.
-
Va
a
vedere
se
la
gallina
ha
fatto
l
'
uovo
,
-
disse
la
padrona
.
E
tornò
a
discorrere
col
Ciolla
,
più
affabile
del
consueto
,
per
cavargli
di
bocca
quel
che
aveva
da
dire
.
Ma
Ciolla
non
si
apriva
ancora
.
Parlava
del
tempo
,
dell
'
annata
,
del
fermento
che
aveva
lasciato
in
paese
la
Compagnia
d
'
Arme
,
dei
guai
che
erano
toccati
a
lui
.
-
I
cenci
vanno
all
'
aria
,
signora
mia
,
e
chi
ha
fatto
il
danno
invece
se
la
passa
liscia
.
Benedetta
voi
che
ve
ne
state
in
casa
,
a
badare
ai
vostri
interessi
.
Fate
bene
!
Avete
ragione
!
Tutto
ciò
che
si
vede
qui
è
opera
vostra
.
Non
lo
dico
per
lodarvi
!
Benedette
le
vostre
mani
!
Vostro
marito
,
buon
'
anima
!
...
via
,
non
parliamo
dei
morti
...
le
mani
le
aveva
bucate
...
come
tutti
i
Rubiera
...
I
fondi
coperti
di
ipoteche
...
e
la
casa
...
Infine
cos
'
era
il
palazzetto
dei
Rubiera
?
...
Quelle
cinque
stanze
lì
?
...
La
baronessa
fingeva
d
'
abboccare
alle
lodi
,
dandogli
le
informazioni
che
voleva
,
accompagnandolo
di
stanza
in
stanza
,
spiegandogli
dove
erano
stati
aperti
gli
usci
che
mettevano
in
comunicazione
il
nuovo
col
vecchio
.
Ciolla
seguitava
a
guardare
intorno
cogli
occhi
da
usciere
accennando
del
capo
,
disegnando
colla
canna
d
'
India
:
-
Per
l
'
appunto
!
quelle
cinque
stanze
lì
.
Tutto
il
resto
è
roba
vostra
.
Nessuno
può
metterci
le
unghie
nella
roba
vostra
finché
campate
...
Dio
ve
la
faccia
godere
cent
'
anni
!
una
casa
come
questa
...
una
vera
reggia
!
vasta
quanto
un
convento
!
Sarebbe
un
peccato
mortale
,
se
riuscissero
a
smembrarvela
i
vostri
nemici
...
ché
ne
abbiamo
tutti
,
nemici
!
...
Essa
,
che
si
sentiva
impallidire
,
finse
di
mettersi
a
ridere
:
una
risata
da
fargli
montar
la
mosca
al
naso
a
quell
'
altro
.
-
Cosa
?
Ho
detto
una
minchioneria
?
Nemici
ne
abbiamo
tutti
.
Mastro
-
don
Gesualdo
,
esempigrazia
!
...
Quello
non
vorrei
trovarmelo
mischiato
nei
miei
interessi
...
Fingeva
anche
lui
di
guardarsi
intorno
sospettoso
,
quasi
vedesse
da
per
tutto
le
mani
lunghe
di
mastro
-
don
Gesualdo
.
-
Quello
,
se
si
è
messo
in
testa
di
ficcarvisi
in
casa
...
a
poco
a
poco
...
da
qui
a
cent
'
anni
...
come
fa
il
riccio
...
La
baronessa
era
tornata
sul
balcone
a
prendere
aria
,
senza
dargli
retta
,
per
cavargli
di
bocca
il
rimanente
.
Egli
nicchiò
ancora
un
poco
,
disponendosi
ad
andarsene
,
cavandosi
il
cappello
per
darvi
una
lisciatina
,
cercando
la
canna
d
'
India
che
aveva
in
mano
,
scusandosi
delle
chiacchiere
colle
quali
le
aveva
empito
la
testa
sino
a
quell
'
ora
.
-
Che
avete
da
fare
,
eh
?
Dovete
vestirvi
per
andare
al
battesimo
della
figliuola
di
don
Gesualdo
?
Sarà
un
battesimo
coi
fiocchi
...
in
casa
Trao
!
...
Vedete
dove
va
a
ficcarsi
il
diavolo
,
che
la
bambina
di
mastro
-
don
Gesualdo
va
proprio
a
nascere
in
casa
Trao
!
...
Ci
saranno
tutti
i
parenti
...
una
pace
generale
...
Siete
parente
anche
voi
...
La
baronessa
continuava
a
ridere
,
e
Ciolla
le
teneva
dietro
,
tutti
e
due
guardandosi
in
viso
,
cogli
occhi
soli
rimasti
serii
.
-
No
?
Non
ci
andate
?
Avete
ragione
!
Guardatevi
da
quell
'
uomo
!
Non
vi
dico
altro
!
Vostro
figlio
è
una
bestia
!
...
Non
vi
dico
altro
!
...
-
Mio
figlio
ha
la
sua
roba
ed
io
ho
la
mia
...
Se
ha
fatto
delle
sciocchezze
mio
figlio
pagherà
,
se
può
pagare
...
Io
no
però
!
Pagherà
lui
,
col
fatto
suo
,
con
quelle
cinque
stanze
che
avete
visto
...
Non
ha
altro
,
per
disgrazia
...
Ma
io
la
mia
roba
me
la
tengo
per
me
...
Son
contenta
che
mio
figlio
si
diverta
...
E
'
giovane
...
Bisogna
che
si
diverta
...
Ma
io
non
pago
,
no
!
-
Quello
che
dicono
tutti
.
Mastro
-
don
Gesualdo
crede
d
'
essere
furbo
.
Ma
stavolta
,
se
mai
,
ha
trovato
uno
più
furbo
di
lui
.
Sarebbe
bella
che
gli
mantenesse
l
'
amante
a
don
Ninì
!
...
Gli
parrebbe
di
fare
le
sue
follie
di
gioventù
anche
lui
!
...
La
baronessa
,
dal
gran
ridere
,
andava
tenendosi
ai
mobili
per
non
cadere
.
-
Ah
,
ah
!
...
questa
è
bella
!
...
Questa
l
'
avete
detta
giusta
,
don
Roberto
!
...
-
Ciolla
le
andava
dietro
fingendo
di
ridere
anche
lui
,
spiandola
di
sottecchi
,
indispettito
che
se
la
prendesse
così
allegramente
.
Ma
Rosaria
,
mentre
veniva
a
pigliar
la
tela
,
vide
la
sua
padrona
così
pallida
che
stava
per
chiamare
aiuto
.
-
Bestia
!
Cosa
fai
?
Perché
rimani
lì
impalata
?
Accompagna
don
Roberto
piuttosto
!
-
Così
Ciolla
si
persuase
ad
andarsene
finalmente
,
sfogandosi
a
brontolare
colla
serva
:
-
Com
'
è
allegra
la
tua
padrona
!
Ho
piacere
,
sì
!
L
'
allegria
fa
buon
sangue
e
fa
vivere
lungamente
.
Meglio
!
meglio
!
Rosaria
,
tornando
di
sopra
,
vide
la
padrona
in
uno
stato
spaventevole
,
frugando
nei
cassetti
e
negli
armadi
,
colle
mani
che
non
trovavano
nulla
,
gli
occhi
che
non
ci
vedevano
,
la
schiuma
alla
bocca
,
vestendosi
in
tutta
fretta
per
andare
al
battesimo
del
cugino
Motta
.
-
Sì
,
ci
andrò
...
Sentiremo
cos
'
è
...
E
'
meglio
sapere
la
verità
.
-
La
gente
che
la
vedeva
passare
per
le
strade
,
trafelata
e
col
cappellino
di
traverso
non
sapeva
che
pensare
.
Nella
piazzetta
di
Sant
'
Agata
c
'
era
una
gran
curiosità
,
come
giungevano
gli
invitati
al
battesimo
in
casa
Trao
,
e
don
Luca
il
sagrestano
che
andava
e
veniva
,
coi
candelieri
e
gli
arnesi
sacri
sotto
il
braccio
.
Speranza
ogni
momento
si
affacciava
sul
ballatoio
,
scuotendo
le
sottane
,
piantandosi
i
pugni
sui
fianchi
,
e
si
metteva
a
sbraitare
contro
quella
bambina
che
le
rubava
l
'
eredità
del
fratello
:
-
Sarà
un
battesimo
strepitoso
!
C
'
è
la
casa
piena
...
tutta
la
nobiltà
...
Noi
soli
,
no
!
Non
ci
andremo
...
per
non
fare
arrossire
i
parenti
nobili
...
Non
ci
abbiamo
che
vedere
,
noi
!
...
Nessuno
ci
ha
invitati
al
battesimo
di
mia
nipote
...
Si
vede
che
non
è
sangue
nostro
...
Anche
il
vecchio
Motta
s
'
era
rifiutato
,
la
mattina
,
allorché
Gesualdo
era
andato
a
pregarlo
di
mettere
l
'
acquasanta
alla
nipotina
.
Seduto
a
tavola
-
stava
mangiando
un
boccone
-
gli
disse
di
no
,
levando
in
su
il
fiasco
che
aveva
alla
bocca
.
Poi
,
asciugandosi
le
labbra
col
dorso
della
mano
,
gli
piantò
addosso
un
'
occhiataccia
.
-
Vacci
tu
al
battesimo
della
tua
figliuola
.
E
'
affar
tuo
!
Io
non
son
nato
per
stare
fra
i
signoroni
...
Voialtri
venite
a
cercarmi
soltanto
quando
avete
bisogno
di
me
...
per
chiudere
la
bocca
alla
gente
...
No
,
no
...
quando
c
'
è
da
guadagnare
qualcosa
non
vieni
a
cercarmi
,
tu
!
...
Lo
sai
?
L
'
appalto
della
strada
...
la
gabella
...
Mastro
Nunzio
voleva
snocciolare
la
litania
dei
rimproveri
,
intanto
che
ci
si
trovava
.
Ma
Gesualdo
,
il
quale
aveva
già
la
casa
piena
di
gente
,
e
sapeva
che
non
gli
avrebbe
mai
fatto
chinare
il
capo
se
aveva
detto
di
no
,
se
ne
andò
colle
spalle
e
il
cuore
grossi
.
Non
era
allegro
neppur
lui
,
poveraccio
,
sebbene
dovesse
far
la
bocca
ridente
ai
mirallegro
e
ai
salamelecchi
.
Però
infine
con
Nanni
l
'
Orbo
,
più
sfacciato
,
che
gli
rompeva
le
tasche
chiedendogli
i
confetti
a
piè
della
scala
,
si
sfogò
:
-
Sì
!
...
Va
a
vedere
!
...
Va
a
vedere
come
s
'
è
storta
fin
la
trave
del
tetto
,
ora
ch
'
è
nata
una
bambina
in
questa
casa
!
Barabba
e
il
cacciatore
della
baronessa
Mèndola
avevano
dato
una
mano
a
scopare
,
a
spolverare
,
a
rimettere
in
gambe
l
'
altare
sconquassato
,
chiuso
da
tant
'
anni
nell
'
armadio
a
muro
della
sala
grande
che
serviva
di
cappella
.
La
sala
stessa
era
ancora
parata
a
lutto
,
qual
'
era
rimasta
dopo
la
morte
di
don
Diego
,
coi
ritratti
velati
e
gli
alveari
coperti
di
drappo
nero
torno
torno
per
i
parenti
venuti
al
funerale
,
com
'
era
l
'
uso
nelle
famiglie
antiche
.
Don
Ferdinando
,
raso
di
fresco
,
con
un
vestito
nero
del
cugino
Zacco
che
gli
si
arrampicava
alla
schiena
andava
ficcando
il
naso
da
per
tutto
,
col
viso
lungo
,
le
braccia
ciondoloni
dalle
maniche
troppo
corte
,
inquieto
,
sospettoso
,
domandando
a
ciascuno
:
-
Che
c
'
è
?
Cosa
volete
fare
?
-
Ecco
vostro
cognato
,
-
gli
disse
la
zia
Sganci
entrando
nella
sala
insieme
a
don
Gesualdo
Motta
.
-
Ora
dovete
abbracciarvi
fra
di
voi
,
e
non
tenere
in
corpo
il
malumore
,
con
quella
creaturina
che
c
'
è
di
mezzo
.
-
Vi
saluto
,
vi
saluto
,
-
borbottò
don
Ferdinando
;
e
gli
voltò
le
spalle
.
Ma
gli
altri
parenti
che
avevano
più
giudizio
,
facevano
buon
viso
a
don
Gesualdo
:
Mèndola
,
i
cugini
Zacco
,
tutti
quanti
.
Già
i
tempi
erano
mutati
;
il
paese
intero
era
stato
sottosopra
ventiquattr
'
ore
,
e
non
si
sapeva
quel
che
poteva
capitare
un
giorno
o
l
'
altro
.
Oramai
,
per
amore
o
per
forza
,
mastro
-
don
Gesualdo
s
'
era
ficcato
nel
parentado
,
e
bisognava
fare
i
conti
con
lui
.
Tutti
perciò
volevano
vedere
la
bambina
-
un
fiore
,
una
rosa
di
maggio
.
-
La
zia
Rubiera
abbracciava
Bianca
,
come
una
mamma
che
abbia
ritrovata
la
sua
creatura
,
asciugandosi
gli
occhi
col
fazzoletto
diventato
una
spugna
.
-
No
!
Non
ho
peli
sullo
stomaco
!
...
Non
mi
pareva
vero
,
dopo
d
'
averti
allevata
come
una
figliuola
!
...
Sono
una
bestia
...
Son
rimasta
una
contadina
...
tale
e
quale
mia
madre
,
buon
'
anima
...
col
cuore
in
mano
...
Bianca
tutta
adornata
sotto
il
baldacchino
del
lettone
,
pallida
che
sembrava
di
cera
,
sbalordita
da
tutta
quella
ressa
,
non
sapeva
che
rispondere
,
guardava
la
gente
,
stralunata
,
cercava
di
abbozzare
qualche
sorriso
,
balbettando
.
Suo
marito
invece
faceva
la
sua
parte
in
mezzo
a
tutti
quegli
amici
e
parenti
e
mirallegro
,
col
viso
aperto
e
giulivo
,
le
spalle
grosse
e
bonarie
,
l
'
orecchio
teso
a
raccogliere
i
discorsi
che
si
tenevano
intorno
a
lui
e
dietro
le
sue
spalle
.
La
zia
Cirmena
,
infatuata
,
rispondeva
a
coloro
che
auguravano
la
nascita
di
un
bel
maschiotto
,
più
tardi
,
che
già
le
femmine
sono
come
la
gramigna
,
e
vi
scopano
poi
la
casa
del
bello
e
del
buono
per
andare
a
maritarsi
...
-
Eh
...
i
figliuoli
bisogna
pigliarseli
come
Dio
li
manda
,
maschi
o
femmine
...
Se
si
potesse
andare
a
sceglierli
al
mercato
...
A
don
Gesualdo
non
gli
mancherebbero
i
denari
per
comprare
il
maschio
.
-
Non
me
ne
parlate
!
-
interruppe
alla
fine
la
zia
Rubiera
-
Non
sapete
quel
che
costino
i
maschi
!
...
Quanti
dispiaceri
!
Lo
so
io
!
...
E
continuò
a
sfogarsi
all
'
orecchio
di
Bianca
,
accesa
sbirciando
di
sottecchi
don
Gesualdo
per
vedere
quel
che
ne
dicesse
.
Don
Gesualdo
non
diceva
nulla
.
Bianca
invece
,
cogli
occhi
chini
,
si
faceva
di
mille
colori
.
-
Non
lo
riconosco
più
,
no
!
...
nemmeno
io
che
l
'
ho
fatto
!
...
Ti
rammenti
,
che
figliuol
d
'
oro
?
...
docile
,
amoroso
,
ubbidiente
...
Adesso
si
rivolterebbe
anche
a
sua
madre
,
per
quella
donnaccia
forestiera
...
una
commediante
,
la
conosci
?
Dicono
che
ha
i
denti
e
i
capelli
finti
...
Deve
avergli
fatta
qualche
malìa
!
Commediante
e
forestiera
,
capisci
!
...
lui
non
ci
vede
più
dagli
occhi
...
Spende
l
'
osso
del
collo
...
La
gente
cattiva
...
i
birboni
anche
l
'
aiutano
...
Ma
io
non
pago
,
no
!
...
Oh
,
questo
poi
,
no
!
-
Zia
!
-
balbettò
Bianca
con
tutto
il
sangue
al
viso
.
-
Che
vuoi
farci
?
E
'
la
mia
croce
!
Se
sapevo
tanto
piuttosto
...
Don
Gesualdo
badava
a
chiacchierare
col
cugino
Zacco
,
tutti
e
due
col
cuore
in
mano
,
amiconi
.
La
baronessa
allora
spiattellò
la
domanda
che
le
bolliva
dentro
:
-
E
'
vero
che
tuo
marito
gli
presta
dei
denari
...
sottomano
?
...
L
'
hai
visto
venire
qui
,
da
lui
?
...
Di
'
,
che
ne
sai
?
-
Certo
,
certo
,
-
rispose
in
quel
punto
don
Gesualdo
.
-
I
figliuoli
bisogna
pigliarseli
come
vengono
.
-
Zacco
a
conferma
mostrò
le
sue
ragazze
,
schierate
in
fila
come
tante
canne
d
'
organo
,
modeste
e
prosperose
.
-
Ecco
!
io
ho
cinque
figliuole
,
e
voglio
bene
a
tutte
egualmente
!
-
Sicuro
!
-
rispose
Limòli
.
-
E
'
per
questo
che
non
volete
maritarle
.
Donna
Lavinia
,
la
maggiore
,
volse
indietro
un
'
occhiata
brutta
.
-
Ah
,
siete
qui
?
-
disse
il
barone
.
-
Siete
sempre
presente
come
il
diavolo
nelle
litanie
,
voi
!
Il
marchese
,
che
doveva
essere
il
padrino
,
si
era
messa
la
croce
di
Malta
.
Don
Luca
venne
a
dire
che
il
canonico
era
pronto
,
e
le
signore
passarono
in
sala
,
con
un
gran
fruscìo
di
seta
,
dietro
donna
Marianna
la
quale
portava
la
bambina
.
Dall
'
uscio
aperto
vedevasi
un
brulichìo
di
fiammelle
.
Don
Ferdinando
,
in
fondo
al
corridoio
,
fece
capolino
,
curioso
.
Bianca
dalla
tenerezza
piangeva
cheta
cheta
.
Suo
marito
ch
'
era
rimasto
ginocchioni
,
come
gli
aveva
detto
la
Macrì
,
col
naso
contro
il
muro
,
si
alzò
per
calmarla
.
-
Zitta
...
Non
ti
far
scorgere
!
...
Dinanzi
a
coloro
bisogna
far
buon
viso
...
Tutt
'
a
un
tratto
scoppiò
giù
in
piazza
un
crepitìo
indiavolato
di
mortaletti
.
Don
Ferdinando
fuggì
via
spaventato
.
Gli
altri
che
assistevano
al
battesimo
corsero
al
balcone
coi
ceri
in
mano
.
Persino
il
canonico
in
cotta
e
stola
.
Era
Santo
,
il
fratello
di
don
Gesualdo
,
il
quale
festeggiava
a
quel
modo
il
battesimo
della
nipotina
,
scamiciato
,
carponi
per
terra
,
colla
miccia
accesa
.
Don
Gesualdo
aprì
la
finestra
per
dirgli
un
sacco
di
male
parole
:
-
Bestia
!
...
Ne
fai
sempre
delle
tue
!
...
Bestia
!
...
Gli
amici
lo
calmarono
:
-
Poveraccio
...
lasciatelo
fare
.
E
'
un
modo
d
'
esprimere
la
sua
allegria
...
La
zia
Sganci
trionfante
gli
mise
sulle
braccia
la
figliuola
:
-
Eccovi
Isabella
Trao
!
-
Motta
e
Trao
!
Isabella
Motta
e
Trao
!
-
corresse
il
marchese
.
Zacco
soggiunse
ch
'
era
un
innesto
.
Le
due
famiglie
che
diventavano
una
sola
.
Però
don
Gesualdo
tenendo
la
bambina
sulle
braccia
rimaneva
alquanto
imbroncito
.
Intanto
don
Luca
,
aiutato
da
Barabba
e
dal
cacciatore
,
serviva
le
granite
e
i
dolci
.
La
zia
Cirmena
,
che
aveva
portato
seco
apposta
il
nipotino
La
Gurna
,
gli
riempiva
le
tasche
e
il
fazzoletto
.
Le
Zacco
invece
,
poiché
la
maggiore
,
contegnosa
,
non
aveva
preso
nulla
,
dissero
tutte
di
no
,
una
dopo
l
'
altra
,
mangiandosi
il
vassoio
cogli
occhi
.
Don
Luca
incoraggiava
a
prendere
dicendo
:
-
E
'
roba
fresca
.
Sono
stato
io
stesso
ad
ordinarla
a
Santa
Maria
e
al
Collegio
.
Non
s
'
è
guardato
a
spesa
.
-
Diavolo
!
-
disse
Zacco
,
che
cercava
l
'
occasione
di
mostrarsi
amabile
.
-
Diavolo
!
Vorrei
vedere
anche
questa
!
...
-
Gli
altri
facevano
coro
.
-
Ecco
che
risorgeva
casa
Trao
.
Voleri
di
Dio
.
Quella
bambina
stessa
che
aveva
voluto
nascere
nella
casa
materna
.
Il
canonico
Lupi
arrivò
anche
a
congratularsi
col
marchese
Limòli
il
quale
aveva
pensato
al
mezzo
di
non
lasciare
estinguere
il
casato
alla
morte
di
don
Ferdinando
.
-
Sicuro
,
sicuro
,
-
borbottò
don
Gesualdo
.
-
Era
già
inteso
...
V
'
avevo
detto
di
sì
allora
...
Quando
ho
detto
una
parola
...
E
andò
a
deporre
la
figliuola
fra
le
braccia
della
moglie
che
le
zie
si
rubavano
a
vicenda
.
La
baronessa
Mèndola
voleva
sapere
cosa
dicessero
.
Zacco
,
premuroso
,
venne
a
chiedere
dei
confetti
per
don
Ferdinando
a
cui
nessuno
aveva
pensato
.
-
Sicuro
,
sicuro
.
E
'
il
padrone
di
casa
.
-
Vedete
?
-
osservò
la
zia
Rubiera
.
-
A
quest
'
ora
c
'
è
già
pel
mondo
chi
deve
portarvi
via
la
figliuola
e
la
roba
.
Scoppiarono
delle
risate
.
Donna
Agrippina
torse
la
bocca
e
chinò
a
terra
gli
occhioni
che
dicevano
tante
cose
,
quasi
avesse
udito
un
'
indecenza
.
Don
Gesualdo
rideva
anche
lui
,
faceva
buon
viso
a
tutti
.
Alla
fine
arrischiò
anche
una
barzelletta
:
-
E
quando
si
marita
vi
lascia
anche
il
nome
dei
Trao
...
La
dote
,
no
,
non
ve
la
lascia
!
...
La
Rubiera
che
stimò
il
momento
propizio
,
e
non
voleva
perdere
l
'
occasione
,
lo
tirò
a
quattr
'
occhi
vicino
al
letto
,
mentre
si
udivano
in
fondo
al
corridoio
Mèndola
e
don
Ferdinando
i
quali
litigavano
ad
alta
voce
,
e
tutti
corsero
a
vedere
.
-
Sentite
don
Gesualdo
;
io
non
ho
peli
sulla
lingua
.
Volevo
parlarvi
di
quello
scapestrato
di
mio
figlio
.
Aiutami
tu
,
Bianca
.
-
Io
,
zia
?
...
-
Scusatemi
,
io
so
parlare
col
cuore
in
mano
...
tale
e
quale
come
m
'
ha
fatta
mia
madre
...
Ora
che
siete
padre
anche
voi
,
don
Gesualdo
capirete
quel
che
devo
averci
in
cuore
...
che
spina
...
che
tormento
!
...
Guardava
ora
la
nipote
ed
ora
suo
marito
cogli
occhi
acuti
,
col
sorriso
semplice
e
buono
che
le
avevano
insegnato
i
genitori
pei
negozi
spinosi
.
Don
Gesualdo
stava
a
sentire
tranquillamente
.
Bianca
,
imbarazzata
da
quell
'
esordio
,
colla
figliuoletta
in
grembo
,
sembrava
una
statua
di
cera
.
-
Saprete
le
chiacchiere
che
corrono
,
di
Ninì
con
quella
comica
?
Bene
.
Di
ciò
non
mi
darei
pensiero
.
Non
è
la
prima
e
l
'
ultima
.
Suo
padre
,
buon
'
anima
,
era
fatto
anch
'
esso
così
.
Ma
sinora
gli
ho
impedito
di
commettere
qualche
sciocchezza
.
Adesso
però
ci
sono
di
mezzo
i
birboni
,
i
cattivi
compagni
...
Senti
,
Bianca
,
io
,
la
mia
figliuola
,
non
l
'
avrei
data
da
battezzare
a
quel
canonico
lì
!
...
Bianca
,
sbigottita
,
muoveva
le
labbra
smorte
senza
arrivare
a
trovar
parole
.
Don
Gesualdo
invece
aveva
fatto
la
bocca
a
riso
,
come
la
baronessa
scappò
in
quell
'
osservazione
.
Essa
,
udendo
che
tornava
gente
,
gli
domandò
infine
apertamente
:
-
Ditemi
la
verità
.
V
'
ha
fatto
chiedere
del
denaro
in
prestito
,
eh
?
...
Gliene
avete
dato
?
Don
Gesualdo
rideva
più
forte
.
Poi
vedendo
che
la
baronessa
diveniva
rossa
come
un
peperone
,
rispose
:
-
Scusate
...
scusate
...
Se
mai
...
Perché
non
lo
domandate
a
lui
?
...
Questa
è
bella
!
...
Io
non
sono
il
confessore
di
vostro
figlio
...
Mèndola
irruppe
nella
camera
narrando
fra
le
risate
la
scena
che
aveva
avuta
con
quell
'
orso
di
don
Ferdinando
il
quale
non
voleva
venire
a
far
la
pace
col
cognato
.
La
Rubiera
,
senza
dir
altro
,
asciugavasi
le
labbra
col
fazzoletto
ancora
appiccicoso
di
dolciume
,
mentre
i
parenti
toglievano
commiato
.
Nell
'
andarsene
ciascuno
aveva
una
parola
d
'
elogio
sul
modo
in
cui
erano
andate
le
cose
.
Donna
Marianna
diceva
alla
Rubiera
sottovoce
che
aveva
fatto
bene
a
venire
anche
lei
,
per
non
dar
nell
'
occhio
,
per
far
tacere
le
male
lingue
...
L
'
altra
rispose
con
un
'
occhiataccia
che
donna
Agrippina
colse
al
volo
:
-
M
'
è
giovata
assai
!
Serpi
sono
!
Non
vi
dico
altro
.
Ci
siam
messa
la
vipera
nella
manica
!
...
Vedrete
poi
...
Don
Gesualdo
,
rimasto
solo
colla
moglie
tracannò
di
un
fiato
un
gran
bicchiere
di
acqua
fresca
,
senza
dir
nulla
.
Bianca
disfatta
in
viso
,
quasi
fosse
per
sentirsi
male
,
seguiva
ogni
suo
movimento
con
certi
occhi
che
sembravano
spaventati
,
stringendo
al
seno
la
bambina
.
-
Te
'
,
vuoi
bere
?
-
disse
lui
.
-
Devi
aver
sete
anche
tu
.
Ella
accennò
di
sì
.
Ma
il
bicchiere
le
tremava
talmente
nelle
mani
che
si
versò
tutta
l
'
acqua
addosso
.
-
Non
importa
,
non
importa
,
-
aggiunse
il
marito
.
-
Adesso
nessuno
ci
vede
.
E
si
mise
ad
asciugare
il
lenzuolo
col
fazzoletto
.
Poi
tolse
in
braccio
la
bambina
che
vagiva
,
ballottandola
per
farla
chetare
,
portandola
in
giro
per
la
camera
.
-
Hai
visto
,
eh
,
che
gente
?
che
parenti
affezionati
?
Ma
tuo
marito
non
se
lo
mettono
in
tasca
,
no
.
Fuori
,
nella
piazza
,
tutti
i
vicini
erano
affacciati
per
vedere
uscire
gli
invitati
.
Alla
finestra
dei
Margarone
,
laggiù
in
fondo
,
al
di
sopra
dei
tetti
,
c
'
era
pure
dell
'
altra
gente
che
faceva
capolino
ogni
momento
.
La
Rubiera
cominciò
a
salutare
da
lontano
,
col
ventaglio
,
col
fazzoletto
,
mentre
discorreva
col
marchese
Limòli
,
talmente
accesa
che
sembrava
volessero
accapigliarsi
.
-
Razze
di
serpi
,
sono
!
Cime
di
birbanti
!
Se
lo
mangiano
in
un
boccone
quello
scomunicato
di
mio
figlio
!
...
Ma
prima
l
'
ha
da
fare
con
me
!
Sentite
,
accompagnatemi
un
momento
dai
Margarone
...
E
'
un
pezzo
che
non
ci
vediamo
...
Infine
non
è
un
motivo
per
romperla
con
dei
vecchi
amici
...
una
ragazzata
...
Voi
siete
un
uomo
ammodo
...
e
alle
volte
...
una
parola
a
proposito
...
Venne
ad
aprire
donna
Giovannina
con
tanto
di
muso
.
Si
vedeva
in
fondo
l
'
uscio
del
salotto
buono
spalancato
;
tolte
le
fodere
ai
mobili
.
Un
'
aria
di
cerimonia
insomma
.
-
Che
c
'
è
?
-
chiese
il
marchese
entrando
.
-
Cosa
accade
?
-
Io
non
so
nulla
!
-
esclamò
donna
Giovannina
la
quale
sembrava
sul
punto
di
scoppiare
a
piangere
.
-
Ci
sarà
gente
di
là
,
credo
;
ma
io
non
ne
so
nulla
.
-
Povera
bambina
!
povera
bambina
!
-
Il
marchese
indugiava
in
anticamera
,
accarezzando
la
ragazza
.
Le
aveva
preso
con
due
dita
il
ganascino
da
canonico
,
ammiccando
con
malizia
,
guardandosi
intorno
per
dirle
sottovoce
:
-
Che
vuoi
farci
?
Pazienza
!
Chi
primo
nasce
primo
pasce
.
Ci
sarà
donna
Fifì
,
colla
mamma
,
a
ricevere
le
visite
,
eh
?
Don
Bastiano
,
eh
?
il
Capitan
d
'
Arme
?
...
Don
Bastiano
infatti
era
lì
,
nel
salotto
,
vestito
in
borghese
,
con
abiti
nuovi
fiammanti
che
gli
rilucevano
addosso
,
raso
di
fresco
,
seduto
sul
canapè
accanto
alla
mamma
Margarone
,
come
uno
sposo
,
facendo
scivolare
di
tanto
in
tanto
un
'
occhiata
languida
e
sentimentale
verso
la
ragazza
,
lisciandosi
i
baffoni
novelli
che
non
volevano
piegarsi
.
Donna
Fifì
,
al
vedere
giungere
la
Rubiera
,
si
ringalluzzì
,
superbiosa
,
tubando
sottomano
col
forestiero
per
farle
dispetto
.
-
Oh
,
oh
,
-
disse
il
marchese
,
salutando
don
Bastiano
ch
'
era
rimasto
un
po
'
grullo
.
-
Siete
ancora
qui
?
Bene
!
bene
!
Ed
incominciò
a
discorrere
col
capitano
,
intanto
che
le
signore
chiacchieravano
tutte
in
una
volta
,
domandandogli
perché
la
Compagnia
d
'
Arme
fosse
partita
senza
di
lui
,
se
aveva
intenzione
di
fermarsi
un
pezzetto
,
se
era
contento
del
paese
e
voleva
lasciare
le
spalline
.
Don
Bastiano
si
teneva
sulle
generali
,
lodando
il
paesaggio
,
il
clima
,
gli
abitanti
,
sottolineando
le
parole
con
certi
sguardi
espressivi
rivolti
a
donna
Fifì
,
la
quale
fingeva
di
guardare
fuori
dal
balcone
cogli
occhi
pieni
di
poesia
,
e
chinava
il
capo
arrossendo
a
ciascuno
di
quei
complimenti
,
quasi
fossero
a
lei
dedicati
.
Il
marchese
domandò
a
un
tratto
che
n
'
era
di
don
Filippo
,
e
gli
risposero
che
era
uscito
per
condurre
a
spasso
Nicolino
.
-
Ah
,
bene
!
bene
!
La
Rubiera
si
morsicava
le
labbra
aspettando
che
il
cugino
Limòli
avviasse
il
discorso
sul
tema
che
sapeva
.
Ma
intanto
osservava
di
sottecchi
le
arie
languide
di
donna
Fifì
,
la
quale
sembrava
struggersi
sotto
le
occhiate
incendiarie
di
don
Bastiano
Stangafame
,
e
non
poteva
star
ferma
sulla
seggiola
,
col
seno
piatto
ansante
come
un
mantice
,
e
i
piedini
irrequieti
che
dicevano
tante
cose
affacciandosi
ogni
momento
dal
lembo
del
vestito
.
La
conversazione
languiva
.
Si
parlò
del
battesimo
e
della
gente
che
c
'
era
stata
.
Ma
ciascuno
pensava
intanto
ai
fatti
suoi
,
chiacchierando
del
più
e
del
meno
,
cercando
le
parole
,
col
sorriso
distratto
in
bocca
.
Solo
il
marchese
sembrava
che
pigliasse
un
grande
interesse
ai
discorsi
del
capitano
,
quasi
non
fosse
fatto
suo
.
Poi
,
sbirciando
il
viso
rosso
di
donna
Giovannina
che
stava
a
spiare
dall
'
uscio
socchiuso
,
la
chiamò
a
voce
alta
.
-
Avanti
,
avanti
,
bella
figliuola
.
Vogliamo
vedere
quella
bella
faccia
.
Siamo
qui
noi
soli
,
in
famiglia
...
La
mamma
e
la
sorella
maggiore
fulminarono
due
occhiataccie
addosso
alla
ragazza
,
la
quale
rimaneva
sull
'
uscio
,
nascondendo
le
mani
di
serva
sotto
il
grembiule
,
vergognosa
di
esser
stata
scoperta
a
quel
modo
,
vestita
di
casa
.
Limòli
,
senza
accorgersi
di
nulla
,
domandava
sottovoce
a
donna
Bellonia
:
-
Quando
la
maritiamo
quella
bella
figliuola
?
Prima
tocca
alla
maggiore
,
è
naturale
.
Ma
poi
ricordatevi
che
ci
son
qua
io
per
fare
il
sensale
...
gratis
et
amore
,
ben
inteso
...
Siamo
amici
vecchi
!
...
Donna
Bellonia
andava
facendogli
li
occhiacci
,
sebbene
il
marchese
fingesse
di
non
badarci
.
Poi
gli
disse
sottovoce
:
-
Cosa
dite
!
...
che
idee
da
metterle
in
testa
!
...
Ancora
è
troppo
giovane
...
quasi
quasi
ha
ancora
il
vestito
corto
...
-
Vedo
!
vedo
!
-
rispose
il
marchese
sbirciando
le
calze
bianche
di
donna
Giovannina
.
Donna
Fifì
aveva
condotto
il
capitano
ad
ammirare
i
suoi
fiori
sul
balcone
.
Colse
un
bel
garofano
,
l
'
odorò
a
lungo
socchiudendo
gli
occhi
,
e
glielo
porse
.
-
Vedo
,
vedo
,
-
ripeté
il
vecchietto
.
La
Rubiera
allora
volle
accomiatarsi
,
masticando
un
sorriso
,
coi
fiori
gialli
che
le
fremevano
sul
cappellino
.
Intanto
che
le
signore
barattavano
baci
ed
abbracci
,
il
marchese
si
rivolse
al
capitano
.
-
Mi
congratulo
!
...
Mi
congratulo
tanto
...
davvero
...
don
Bastiano
.
-
Perché
?
...
Di
che
cosa
?
...
-
Il
capitano
sorpreso
e
imbarazzato
cercava
una
botta
di
risposta
.
Ma
l
'
altro
gli
aveva
già
voltato
le
spalle
,
salutava
le
signore
con
una
parola
gentile
per
ciascuna
;
accarezzava
paternamente
donna
Giovannina
che
teneva
ancora
il
broncio
.
-
Che
c
'
è
?
che
c
'
è
?
Cosa
vuol
dire
?
Le
ragazze
devono
stare
allegre
.
Hai
inteso
tua
madre
?
Dice
che
hai
tempo
di
crescere
.
Su
,
dunque
!
allegra
!
La
Rubiera
sentivasi
scoppiare
sotto
la
mantiglia
;
dopo
che
si
fu
voltata
indietro
a
salutare
colla
mano
dalla
strada
tutti
i
Margarone
schierati
sul
terrazzino
prese
a
borbottare
:
-
Avete
capito
,
eh
?
-
Diamine
!
Non
ci
voleva
molto
.
Anche
per
la
Giovannina
bisogna
mettersi
il
cuore
in
pace
...
-
Ma
sì
,
ma
sì
!
Con
tanto
piacere
me
lo
metto
il
cuore
in
pace
...
Una
civetta
!
...
Avete
visto
il
giuochetto
del
garofano
?
Saremmo
stati
freschi
mio
figlio
ed
io
...
Quasi
quasi
se
lo
meritava
!
Scomunicato
!
Nemico
di
sua
madre
stessa
!
...
Lì
a
due
passi
si
imbatterono
in
Canali
,
che
andava
dai
Margarone
,
e
aveva
visto
da
lontano
i
baciamani
fra
la
strada
e
il
terrazzo
.
Canali
fece
un
certo
viso
,
e
fermò
la
baronessa
per
salutarla
,
menando
il
discorso
per
le
lunghe
,
sgranandole
in
faccia
due
occhi
curiosi
.
-
Siete
stata
da
donna
Bellonia
,
eh
?
Avete
fatto
bene
.
Un
'
amicizia
antica
come
la
vostra
!
...
Peccato
che
don
Ninì
...
La
baronessa
cercava
di
scavar
terreno
anch
'
essa
,
in
aria
disinvolta
,
facendosi
vento
e
menando
il
can
per
l
'
aia
.
-
Infine
...
delle
sciocchezze
...
sciocchezze
di
gioventù
...
-
No
,
no
,
perdonate
!
-
ribatté
Canali
.
-
Vorrei
veder
voi
stessa
!
...
Un
padre
deve
aprire
gli
occhi
per
sapere
a
chi
dà
la
sua
creatura
...
Non
dico
per
vostro
figlio
...
Un
buon
giovane
...
un
cuor
d
'
oro
...
Il
male
è
che
s
'
è
lasciato
abbindolare
...
circondato
da
falsi
amici
...
Di
bricconi
ce
ne
son
sempre
...
Gli
hanno
carpito
qualche
firma
...
La
baronessa
lo
piantò
lì
senz
'
altro
.
-
Sentite
?
Vedete
?
-
andava
brontolando
col
cugino
Limòli
.
Poscia
piantò
anche
lui
che
non
poteva
più
tenerle
dietro
.
-
Vi
saluto
,
vi
saluto
-
E
corse
dal
notaro
Neri
,
pallida
e
trafelata
,
per
vedere
...
per
sentire
...
Il
notaro
non
sapeva
nulla
...
nulla
di
positivo
almeno
.
-
Sapete
,
don
Gesualdo
è
volpe
fina
...
Son
cose
queste
che
si
fanno
sottomano
,
se
mai
...
Avranno
fatto
il
contratto
da
qualche
notaio
forestiere
...
Il
notaro
Sghembri
di
Militello
dicono
...
Ma
via
...
Non
c
'
è
motivo
poi
di
mettersi
in
quello
stato
per
una
cosa
simile
...
Avete
una
faccia
che
non
mi
piace
.
Rosaria
,
ch
'
era
a
ripulire
il
pollaio
quando
la
sua
padrona
era
tornata
a
casa
,
udì
a
un
tratto
dal
cortile
un
urlo
spaventoso
,
come
stessero
sgozzando
un
animale
grosso
di
sopra
,
una
cosa
che
le
fece
perdere
le
ciabatte
correndo
a
precipizio
.
La
baronessa
era
ancora
lì
,
dove
aveva
cominciato
a
spogliarsi
,
appoggiata
al
cassettone
,
piegata
in
due
quasi
avesse
la
colica
,
gemendo
e
lamentandosi
,
mentre
le
usciva
bava
dalla
bocca
,
e
gli
occhi
le
schizzavano
fuori
:
-
Assassino
!
Figlio
snaturato
!
...
No
!
non
me
la
faccio
mangiare
la
mia
roba
!
...
Piuttosto
la
lascio
ai
poveri
...
ai
conventi
...
Voglio
far
testamento
!
...
Voglio
far
donazione
!
...
Chiamatemi
il
notaro
...
subito
!
...
Don
Ninì
stava
bisticciandosi
colla
sua
Aglae
,
in
quella
stanzaccia
di
locanda
che
per
lui
era
diventata
un
inferno
dal
momento
in
cui
s
'
era
messo
sulle
spalle
il
debito
e
mastro
-
don
Gesualdo
.
Il
letto
in
disordine
,
i
vestiti
sudici
,
i
capelli
spettinati
,
le
carezze
stesse
di
lei
,
i
manicaretti
cucinati
dall
'
amico
Pallante
,
gli
si
erano
mutati
in
veleno
,
dacché
gli
costavano
cari
.
Al
veder
giungere
Alessi
che
veniva
a
chiamarlo
,
parlando
di
notaro
e
di
donazione
,
si
fece
pallido
a
un
tratto
.
Invano
la
prima
donna
gli
si
avvinghiò
al
collo
,
discinta
,
senza
badare
al
Pallante
che
accorreva
dalla
cucina
né
ad
Alessi
il
quale
spalancava
gli
occhi
e
si
fregava
le
mani
.
-
Ninì
!
Ninì
mio
!
...
Non
mi
abbandonare
in
questo
stato
!
...
-
Malannaggia
!
Lasciatemi
andare
...
tutti
quanti
siete
!
...
Vi
pare
che
si
scherzi
!
...
Quella
donna
è
capace
di
tutto
!
Don
Ninì
,
ripreso
interamente
dall
'
amor
della
roba
,
non
si
lasciò
commuovere
neppure
dalla
scena
dello
svenimento
.
Piantò
lì
dov
'
era
la
povera
Aglae
lunga
distesa
sul
pavimento
come
all
'
ultimo
atto
di
una
tragedia
,
e
Pallante
che
le
tirava
giù
il
vestito
sulle
calze
,
per
correre
a
casa
senza
cappello
.
Colà
ci
fu
una
scena
terribile
fra
madre
e
figlio
.
Lui
da
prima
cercava
di
negare
;
poi
montò
su
tutte
le
furie
,
si
lagnò
di
esser
tenuto
come
uno
schiavo
,
peggio
di
un
ragazzo
,
senza
due
tarì
da
spendere
;
e
la
baronessa
minacciava
di
andare
lei
in
persona
dal
notaro
,
per
disporre
della
sua
roba
,
così
com
'
era
,
in
sottana
,
a
quell
'
ora
stessa
,
se
non
volevano
mandarlo
a
chiamare
.
Don
Ninì
allora
scese
a
dar
tanto
di
chiavistello
al
portone
,
e
si
mise
la
chiave
in
tasca
,
minacciando
di
rompere
le
ossa
al
garzone
,
se
fiatava
.
-
Ah
!
questa
è
la
ricompensa
!
-
borbottò
Alessi
.
-
Un
'
altra
volta
ci
vò
davvero
dal
notaio
.
Finalmente
,
per
amore
o
per
forza
,
riescirono
a
mettere
in
letto
la
baronessa
,
la
quale
si
dibatteva
e
strillava
che
volevano
farla
morire
di
colpo
per
scialacquare
la
sua
roba
:
-
Mastro
-
don
Gesualdo
!
...
sì
!
...
Lui
se
lo
mangia
il
fatto
mio
!
-
Il
figliuolo
colle
buone
e
colle
cattive
tentava
di
calmarla
:
-
Non
vedete
che
state
poco
bene
?
Volete
ammalarvi
per
farmi
dar
l
'
anima
al
diavolo
?
-
Poi
tutta
la
notte
non
chiuse
occhio
,
alzandosi
ogni
momento
per
correre
ad
origliare
se
sua
madre
strillava
ancora
,
spaventato
all
'
idea
che
udissero
i
vicini
e
gli
venissero
in
casa
colla
giustizia
e
il
notaro
,
maledicendo
in
cuor
suo
la
prima
donna
e
chi
gliela
aveva
messa
fra
i
piedi
,
turbato
,
se
si
appisolava
un
momento
,
da
tanti
brutti
sogni
:
mastro
-
don
Gesualdo
,
il
debito
,
della
gente
che
gli
si
accalcava
addosso
e
gli
empiva
la
casa
,
una
gran
folla
.
Rosaria
venne
a
bussargli
all
'
uscio
di
buon
mattino
:
-
Don
Ninì
!
signor
barone
!
venite
a
vedere
...
La
padrona
ha
perso
la
parola
!
...
Io
ho
paura
,
se
vedeste
...
La
baronessa
stava
lunga
distesa
sul
letto
,
simile
a
un
bue
colpito
dal
macellaio
,
con
tutto
il
sangue
al
viso
e
la
lingua
ciondoloni
.
La
bile
,
i
dispiaceri
,
tutti
quegli
umori
cattivi
che
doveva
averci
accumulati
sullo
stomaco
,
le
gorgogliavano
dentro
,
le
uscivano
dalla
bocca
e
dal
naso
,
le
colavano
sul
guanciale
.
E
come
volesse
aiutarsi
,
ancora
in
quello
stato
,
come
cercasse
di
annaspare
colle
mani
gonfie
e
grevi
,
come
cercasse
di
chiamare
aiuto
,
coi
suoni
inarticolati
che
s
'
impastavano
nella
bava
vischiosa
.
-
Mamma
!
mamma
mia
!
Don
Ninì
atterrito
,
ancora
gonfio
dal
sonno
,
andava
strillando
per
le
stanze
,
dandosi
dei
pugni
sulla
testa
,
correndo
al
balcone
e
disperandosi
mentre
i
vicini
bussavano
e
tempestavano
che
il
portone
era
chiuso
a
chiave
.
Da
lì
a
un
po
'
,
medico
,
barbiere
,
parenti
,
curiosi
,
la
casa
si
riempì
di
gente
.
Proprio
il
sogno
di
quella
notte
.
Don
Ninì
narrava
a
tutti
la
stessa
cosa
,
asciugandosi
gli
occhi
e
soffiandosi
il
naso
gonfio
quasi
suonasse
la
tromba
.
Appena
vide
giungere
anche
il
notaro
Neri
non
si
mosse
più
dal
capezzale
della
mamma
,
domandando
al
medico
ogni
momento
:
-
Che
ve
ne
sembra
,
dottore
?
Riacquisterà
la
parola
?
-
Col
tempo
,
col
tempo
,
-
rispose
infine
il
medico
seccato
.
-
Diamine
,
credete
che
sia
stato
come
fare
uno
starnuto
?
Don
Ninì
non
si
riconosceva
più
da
un
giorno
all
'
altro
;
colla
barba
lunga
,
i
capelli
arruffati
,
fisso
al
capezzale
della
madre
,
oppure
arrabattandosi
nelle
faccende
di
casa
.
Non
usciva
una
fava
dalla
dispensa
senza
passare
per
le
sue
mani
.
Tant
'
è
vero
che
i
guai
insegnano
a
metter
giudizio
.
Sua
madre
stessa
glielo
avrebbe
detto
,
se
avesse
potuto
parlare
.
Si
vedeva
dal
modo
in
cui
gli
guardava
le
mani
,
col
sangue
agli
occhi
,
ogni
volta
che
veniva
a
prendere
le
chiavi
appese
allo
stipite
dell
'
uscio
.
E
anche
lui
,
adesso
che
la
roba
passava
per
le
sue
mani
,
comprendeva
finalmente
i
dispiaceri
che
aveva
dato
alla
povera
donna
;
se
ne
pentiva
,
cercava
di
farseli
perdonare
,
colla
pazienza
,
colle
cure
amorevoli
standole
sempre
intorno
,
sorvegliando
l
'
inferma
e
la
gente
che
veniva
a
farle
visita
,
impallidendo
ogni
volta
che
la
mamma
tentava
di
snodare
lo
scilinguagnolo
dinanzi
agli
estranei
.
Sentiva
una
gran
tenerezza
al
pensare
che
la
povera
paralitica
non
poteva
muoversi
né
parlare
per
togliergli
la
roba
siccome
aveva
minacciato
.
-
No
,
no
,
non
lo
farà
!
Son
cose
che
si
dicono
in
un
momento
di
collera
...
Vorrei
vederla
!
...
Sono
infine
il
sangue
suo
...
Morirebbe
d
'
accidente
lei
per
la
prima
,
se
dovesse
lasciare
la
sua
roba
a
questo
e
a
quello
...
PARTE
TERZA
I
L
'
Isabellina
,
prima
ancora
di
compire
i
cinque
anni
,
fu
messa
nel
Collegio
di
Maria
.
Don
Gesualdo
adesso
che
aveva
delle
pietre
al
sole
,
e
marciava
da
pari
a
pari
coi
meglio
del
paese
,
così
voleva
che
marciasse
la
sua
figliuola
:
imparare
le
belle
maniere
,
leggere
e
scrivere
,
ricamare
,
il
latino
dell
'
uffizio
anche
,
e
ogni
cosa
come
la
figlia
di
un
barone
;
tanto
più
che
,
grazie
a
Dio
,
la
dote
non
le
sarebbe
mancata
,
perché
Bianca
non
prometteva
di
dargli
altri
eredi
.
Essa
dopo
il
parto
non
s
'
era
più
rifatta
in
salute
;
anzi
deperiva
sempre
più
di
giorno
in
giorno
,
rosa
dal
baco
che
s
'
era
mangiati
tutti
i
Trao
,
e
figliuoli
era
certo
che
non
ne
faceva
più
.
Un
vero
gastigo
di
Dio
.
Un
affare
sbagliato
,
sebbene
il
galantuomo
avesse
la
prudenza
di
non
lagnarsene
neppure
col
canonico
Lupi
che
glielo
aveva
proposto
.
Quando
uno
ha
fatto
la
minchioneria
,
è
meglio
starsi
zitto
e
non
parlarne
più
,
per
non
darla
vinta
ai
nemici
.
-
Nulla
,
nulla
gli
aveva
fruttato
quel
matrimonio
;
né
la
dote
,
né
il
figlio
maschio
,
né
l
'
aiuto
del
parentado
,
e
neppure
ciò
che
gli
dava
prima
Diodata
,
un
momento
di
svago
un
'
ora
di
buonumore
,
come
il
bicchiere
di
vino
a
un
pover
'
uomo
che
ha
lavorato
tutto
il
giorno
,
là
!
Neppur
quello
!
-
Una
moglie
che
vi
squagliava
fra
le
mani
,
che
vi
faceva
gelare
le
carezze
,
con
quel
viso
,
con
quegli
occhi
,
con
quel
fare
spaventato
,
come
se
volessero
farla
cascare
in
peccato
mortale
ogni
volta
e
il
prete
non
ci
avesse
messo
su
tanto
di
croce
prima
quand
'
ella
aveva
detto
di
sì
...
Bianca
non
ci
aveva
colpa
.
Era
il
sangue
della
razza
che
si
rifiutava
.
Le
pesche
non
si
innestano
sull
'
olivo
.
Ella
,
poveretta
,
chinava
il
viso
,
arrivava
ad
offrirlo
anzi
,
tutto
rosso
,
per
ubbidire
al
comandamento
di
Dio
,
come
fosse
pagata
per
farlo
...
Ma
egli
non
si
lasciava
illudere
,
no
.
Era
villano
,
ma
aveva
il
naso
fino
di
villano
pure
!
E
aveva
il
suo
orgoglio
anche
lui
.
L
'
orgoglio
di
quello
che
aveva
saputo
guadagnarsi
,
colle
sue
mani
,
tutto
opera
sua
,
quei
lenzuoli
di
tela
fine
in
cui
dormivano
voltandosi
le
spalle
,
e
quei
bocconi
buoni
che
doveva
mangiare
in
punta
di
forchetta
,
sotto
gli
occhi
della
Trao
...
Almeno
in
casa
sua
voleva
comandar
le
feste
.
E
se
Domeneddio
l
'
aveva
gastigato
giusto
nei
figliuoli
che
voleva
mettere
al
mondo
secondo
la
sua
legge
,
dandogli
una
bambina
invece
dell
'
erede
legittimo
che
aspettava
,
Isabella
almeno
doveva
possedere
tutto
ciò
che
mancava
a
lui
,
essere
signora
di
nome
e
di
fatto
.
Bianca
,
quasi
indovinasse
d
'
aver
poco
da
vivere
,
non
avrebbe
voluto
separarsi
dalla
sua
figliuoletta
.
Ma
il
padrone
era
lui
,
don
Gesualdo
.
Egli
era
buono
,
amorevole
,
a
modo
suo
;
non
le
faceva
mancare
nulla
,
medici
,
speziali
,
tale
e
quale
come
se
gli
avesse
portato
una
grossa
dote
.
-
Bianca
non
aveva
parole
per
ringraziare
Iddio
quando
paragonava
la
casa
in
cui
il
Signore
l
'
aveva
fatta
entrare
con
quella
in
cui
era
nata
.
Lì
suo
fratello
stesso
desiderava
di
giorno
il
pane
e
di
notte
le
coperte
...
Sarebbe
morto
di
stenti
se
i
suoi
parenti
non
l
'
avessero
aiutato
con
bella
maniera
,
senza
farglielo
capire
.
Soltanto
da
lei
don
Ferdinando
non
voleva
accettare
checchessia
,
mentre
don
Gesualdo
non
gli
avrebbe
fatto
mancar
nulla
,
col
cuore
largo
quanto
un
mare
,
quell
'
uomo
!
Gli
stessi
parenti
di
lei
glielo
dicevano
:
-
Tu
non
hai
parole
per
ringraziare
Dio
e
tuo
marito
.
Lascia
fare
a
lui
ch
'
è
il
padrone
,
e
cerca
il
meglio
della
tua
figliuola
.
Poi
considerava
ch
'
era
il
Signore
che
la
puniva
,
che
non
voleva
quella
povera
innocente
nella
casa
di
suo
marito
,
e
la
notte
inzuppava
di
lagrime
il
guanciale
.
Pregava
Iddio
di
darle
forza
,
e
si
consolava
alla
meglio
pensando
che
soffriva
in
penitenza
dei
suoi
peccati
.
Don
Gesualdo
,
che
aveva
tante
altre
cose
per
la
testa
,
tanti
interessi
grossi
sulle
spalle
,
ed
era
abituato
a
vederla
sempre
così
,
con
quel
viso
,
non
ci
badava
neppure
.
Qualche
volta
che
la
vedeva
alzarsi
più
smorta
,
più
disfatta
del
solito
,
le
diceva
per
farle
animo
:
-
Vedrai
che
quando
avrai
messo
in
collegio
la
tua
bambina
sarai
contenta
tu
pure
.
E
'
come
strapparsi
un
dente
.
Tu
non
puoi
badare
alla
tua
figliuola
,
colla
poca
salute
che
hai
.
E
bisogna
che
quando
sarà
grande
ella
sappia
tutto
ciò
che
sanno
tante
altre
che
sono
meno
ricche
di
lei
.
I
figliuoli
bisogna
avvezzarli
al
giogo
da
piccoli
,
ciascuno
secondo
il
suo
stato
...
Lo
so
io
!
...
E
non
ho
avuto
chi
mi
aiutasse
,
io
!
Quella
piccina
è
nata
vestita
.
Nondimeno
,
all
'
ultimo
momento
vi
furono
lagrime
e
piagnistei
,
quando
accompagnarono
l
'
Isabellina
al
parlatorio
del
monastero
.
Bianca
s
'
era
confessata
e
comunicata
.
Ascoltò
la
messa
ginocchioni
,
sentendosi
mancare
,
sentendosi
strappare
un
'
altra
volta
dalle
viscere
la
sua
creatura
che
le
si
aggrappava
al
collo
e
non
voleva
lasciarla
.
Don
Gesualdo
non
guardò
a
spesa
per
far
stare
contenta
Isabellina
in
collegio
:
dolci
,
libri
colle
figure
,
immagini
di
santi
,
noci
col
bambino
Gesù
di
cera
dentro
,
un
presepio
del
Bongiovanni
che
pigliava
un
'
intera
tavola
:
tutto
ciò
che
avevano
le
figlie
dei
primi
signori
,
la
sua
figliuola
l
'
aveva
;
e
i
meglio
bocconi
,
le
primizie
che
offriva
il
paese
,
le
ciriegie
e
le
albicocche
venute
apposta
da
lontano
.
Le
altre
ragazzette
guardavano
con
tanto
d
'
occhi
,
e
soffocavano
dei
sospiri
grossi
così
.
La
minore
delle
Zacco
,
e
le
Mèndola
di
seconda
mano
,
le
quali
dovevano
contentarsi
delle
cipolle
e
delle
olive
nere
che
passava
il
convento
a
merenda
,
si
rifacevano
parlando
delle
ricchezze
che
possedevano
a
casa
e
nei
loro
poderi
.
Quelle
che
non
avevano
né
casa
né
poderi
,
tiravano
in
ballo
il
parentado
nobile
,
il
Capitano
Giustiziere
ch
'
era
fratello
della
mamma
,
la
zia
baronessa
che
aveva
il
cacciatore
colle
penne
,
i
cugini
del
babbo
che
possedevano
cinque
feudi
l
'
uno
attaccato
all
'
altro
,
nello
stato
di
Caltagirone
.
Ogni
festa
,
ogni
Capo
d
'
anno
,
come
la
piccola
Isabella
riceveva
altri
regali
più
costosi
,
un
crocifisso
d
'
argento
,
un
rosario
coi
gloriapatri
d
'
oro
,
un
libro
da
messa
rilegato
in
tartaruga
per
imparare
a
leggere
,
nascevano
altre
guerricciuole
,
altri
dispettucci
,
delle
alleanze
fatte
e
disfatte
a
seconda
di
un
dolce
e
di
un
'
immagine
data
o
rifiutata
.
Si
vedevano
degli
occhietti
già
lucenti
d
'
alterigia
e
di
gelosia
,
dei
visetti
accesi
,
dei
piagnistei
,
che
andavano
poi
a
sfogarsi
nell
'
orecchio
delle
mamme
,
in
parlatorio
.
Fra
tutte
quelle
piccine
,
in
tutte
le
famiglie
,
succedeva
lo
stesso
diavoleto
che
mastro
-
don
Gesualdo
aveva
fatto
nascere
nei
grandi
e
nel
paese
.
Non
si
sapeva
più
chi
poteva
spendere
e
chi
no
.
Una
gara
fra
i
parenti
a
buttare
il
denaro
in
frascherie
,
e
una
confusione
generale
fra
chi
era
stato
sempre
in
prima
fila
,
e
chi
veniva
dopo
.
Quelli
che
non
potevano
,
proprio
,
o
si
seccavano
a
spendere
l
'
osso
del
collo
pel
buon
piacere
di
mastro
-
don
Gesualdo
,
si
lasciavano
scappare
contro
di
lui
certe
allusioni
e
certi
motteggi
che
fermentavano
nelle
piccole
teste
delle
educande
.
Alla
guerra
intestina
pigliavano
parte
anche
le
monache
,
secondo
le
relazioni
,
le
simpatie
,
il
partito
che
sosteneva
oppure
voleva
rovesciare
la
superiora
.
Ci
si
accaloravano
fin
la
portinaia
,
fin
le
converse
che
si
sentivano
umiliate
di
dover
servire
senz
'
altro
guadagno
anche
la
figliuola
di
mastro
-
don
Gesualdo
,
uno
venuto
su
dal
nulla
,
come
loro
,
arricchito
di
ieri
.
Le
nimicizie
di
fuori
,
le
discordie
,
le
lotte
d
'
interessi
e
di
vanità
,
passavano
la
clausura
,
occupavano
le
ore
d
'
ozio
,
si
sfogavano
fin
là
dentro
in
pettegolezzi
,
in
rappresaglie
,
in
parole
grosse
.
-
Sai
come
si
chiama
tuo
padre
?
mastro
-
don
Gesualdo
.
-
Sai
cosa
succede
a
casa
tua
?
che
hanno
dovuto
vendere
una
coppia
di
buoi
per
seminare
le
terre
.
-
Tua
zia
Speranza
fila
stoppa
per
conto
di
chi
la
paga
,
e
i
suoi
figliuoli
vanno
scalzi
.
-
A
casa
tua
c
'
è
stato
l
'
usciere
per
fare
il
pignoramento
.
-
La
piccola
Alimena
arrivò
a
nascondersi
nella
scala
del
campanile
,
una
domenica
,
per
vedere
se
era
vero
che
il
padre
d
'
Isabella
portasse
la
berretta
.
Egli
trovava
la
sua
figliuoletta
ancora
rossa
,
col
petto
gonfio
di
singhiozzi
,
volgendo
il
capo
timorosa
di
veder
luccicare
dietro
ogni
grata
gli
occhietti
maliziosi
delle
altre
piccine
,
guardandogli
le
mani
per
vedere
se
davvero
erano
sporche
di
calcina
,
tirandosi
indietro
istintivamente
quando
nel
baciarla
la
pungeva
colla
barba
ispida
.
Tale
e
quale
sua
madre
.
-
Così
il
pesco
non
s
'
innesta
all
'
ulivo
.
-
Tante
punture
di
spillo
;
la
stessa
cattiva
sorte
che
gli
aveva
attossicato
sempre
ogni
cosa
giorno
per
giorno
;
la
stessa
guerra
implacabile
ch
'
era
stato
obbligato
a
combattere
sempre
contro
tutto
e
contro
tutti
;
e
lo
feriva
sin
lì
,
nell
'
amore
della
sua
creatura
.
Stava
zitto
,
non
lagnavasi
,
perché
non
era
un
minchione
e
non
voleva
far
ridere
i
nemici
;
ma
intanto
gli
tornavano
in
mente
le
parole
di
suo
padre
,
gli
stessi
rancori
,
le
stesse
gelosie
.
Poi
rifletteva
che
ciascuno
al
mondo
cerca
il
suo
interesse
,
e
va
per
la
sua
via
.
Così
aveva
fatto
lui
con
suo
padre
,
così
faceva
sua
figlia
.
Così
dev
'
essere
.
Si
metteva
il
cuore
in
pace
,
ma
gli
restava
sempre
una
spina
in
cuore
.
Tutto
ciò
che
aveva
fatto
e
faceva
per
la
sua
figliuola
l
'
allontanava
appunto
da
lui
:
i
denari
che
aveva
speso
per
farla
educare
come
una
signora
,
le
compagne
in
mezzo
alle
quali
aveva
voluto
farla
crescere
,
le
larghezze
e
il
lusso
che
seminavano
la
superbia
nel
cuore
della
ragazzina
,
il
nome
stesso
che
le
aveva
dato
maritandosi
a
una
Trao
-
bel
guadagno
che
ci
aveva
fatto
!
-
La
piccina
diceva
sempre
:
-
Io
son
figlia
della
Trao
.
Io
mi
chiamo
Isabella
Trao
.
La
guerra
si
riaccese
più
viva
fra
le
ragazze
quando
si
maritò
don
Ninì
Rubiera
:
-
S
'
è
vero
che
siete
parenti
,
perché
tuo
zio
non
ti
ha
mandato
i
confetti
?
Vuol
dire
che
voialtri
non
vi
vogliono
per
parenti
.
-
L
'
Isabellina
,
che
rispondeva
già
come
una
grande
,
ribatté
:
-
Mio
padre
me
li
comprerà
lui
i
confetti
.
Ci
siamo
guastati
coi
Rubiera
perché
ci
devono
tanti
denari
.
-
La
figlia
della
ceraiuola
,
ch
'
era
del
suo
partito
,
aggiunse
tante
altre
storie
:
-
Il
baronello
era
uno
spiantato
.
La
Margarone
non
aveva
più
voluto
saperne
.
Sposava
donna
Giuseppina
Alòsi
più
vecchia
di
lui
,
perché
non
aveva
trovato
altro
,
per
amor
dei
denari
:
tutto
ciò
che
narravasi
nella
bottega
di
sua
madre
,
in
ogni
caffè
,
in
ogni
spezieria
,
di
porta
in
porta
.
Nel
paese
non
si
parlava
d
'
altro
che
del
matrimonio
di
don
Ninì
Rubiera
.
-
Un
matrimonio
di
convenienza
!
-
diceva
la
signora
Capitana
che
parlava
sempre
in
punta
di
forchetta
.
Cogli
anni
,
la
Capitana
aveva
preso
anche
i
vizii
del
paese
;
occupavasi
dei
fatti
altrui
ora
che
non
aveva
da
nasconderne
dei
propri
.
Allorchè
incontrava
il
cavalier
Peperito
gli
faceva
un
certo
visetto
malizioso
che
la
ringiovaniva
di
vent
'
anni
,
dei
sorrisi
che
volevano
indovinare
molte
cose
,
scrollando
il
capo
,
offrendosi
graziosamente
ad
ascoltare
le
confidenze
e
gli
sfoghi
gelosi
,
minacciando
il
cavaliere
col
ventaglio
,
come
a
dirgli
ch
'
era
stato
un
gran
discolaccio
lui
,
e
se
si
lasciava
adesso
portar
via
l
'
amante
era
segno
che
ci
dovevano
essere
state
le
sue
buone
ragioni
...
prima
o
poi
...
-
No
!
-
ribatteva
Peperito
fuori
della
grazia
di
Dio
.
-
Né
prima
né
poi
!
Questo
potete
andare
a
dirglielo
a
donna
Giuseppina
!
Se
non
ho
potuto
comandare
da
padrone
non
voglio
servire
nemmeno
da
comodino
,
capite
?
...
fare
il
gallo
di
razza
...
capite
?
Su
di
ciò
donna
Giuseppina
potrà
mettersi
il
cuore
in
pace
!
Adesso
sciorinava
in
piazza
tutte
le
porcherie
dell
'
Alòsi
,
che
se
vi
mandava
a
regalare
per
miracolo
un
paniere
d
'
uva
voleva
restituito
il
paniere
;
e
vendeva
sottomano
le
calze
che
faceva
,
delle
calze
da
serva
grosse
un
dito
,
-
essa
gliele
aveva
fatte
anche
vedere
sulla
forma
per
stuzzicarlo
...
per
strappargli
ciò
che
faceva
comodo
a
lei
...
Ma
lui
,
no
!
...
Insomma
,
andava
raccontandone
di
cotte
e
di
crude
.
Corsero
anche
delle
sante
legnate
al
Caffè
dei
Nobili
.
Ciolla
gli
stava
alle
calcagna
per
raccogliere
i
pettegolezzi
e
portarli
in
giro
alla
sua
volta
.
Un
giorno
poi
fu
una
vera
festa
per
lui
,
quando
si
vide
arrivare
in
paese
la
signora
Aglae
che
veniva
insieme
al
signor
Pallante
a
fare
uno
scandalo
contro
il
barone
Rubiera
,
a
riscuotere
ciò
che
le
spettava
,
se
il
seduttore
non
voleva
vedersela
comparire
dinanzi
all
'
altare
.
Essa
giungeva
apposta
da
Modica
,
sputando
fiele
,
incerettata
,
dipinta
,
carica
di
piume
di
gallo
e
di
pezzi
di
vetro
,
tirandosi
dietro
la
prova
innocente
della
birbonata
di
don
Ninì
,
una
bambinella
ch
'
era
un
amore
.
Così
la
gente
diceva
che
don
Ninì
era
sempre
stato
un
donnaiuolo
,
e
se
sposava
l
'
Alòsi
,
che
avrebbe
potuto
essergli
madre
,
ci
dovevano
essere
interessi
gravi
.
Chi
spiegava
la
cosa
in
un
modo
e
chi
in
un
altro
.
Il
baronello
,
quelli
che
s
'
affrettarono
a
fargli
i
mirallegro
onde
tirargli
di
bocca
la
verità
vera
,
se
li
levò
dai
piedi
in
poche
parole
.
La
Sganci
che
aveva
combinato
il
negozio
stava
zitta
colle
amiche
le
quali
andavano
apposta
a
farle
visita
.
Don
Gesualdo
ne
sapeva
forse
più
degli
altri
,
ma
stringevasi
nelle
spalle
e
se
la
cavava
con
simili
risposte
:
-
Che
volete
?
Ciascuno
fa
il
suo
interesse
.
Vuol
dire
che
il
barone
Rubiera
ci
ha
trovato
il
suo
vantaggio
a
sposare
la
signora
Alòsi
.
La
verità
era
che
don
Ninì
aveva
dovuto
pigliarsi
l
'
Alòsi
per
salvare
quel
po
'
di
casa
che
don
Gesualdo
voleva
espropriargli
.
E
'
vero
che
adesso
era
diventato
giudizioso
,
tutto
dedito
agli
affari
;
ma
sua
madre
,
sepolta
viva
nel
seggiolone
non
lo
lasciava
padrone
di
un
baiocco
;
si
faceva
dar
conto
di
tutto
;
voleva
che
ogni
cosa
passasse
sotto
i
suoi
occhi
;
senza
poter
parlare
,
senza
potersi
muovere
,
si
faceva
ubbidire
dalla
sua
gente
meglio
di
prima
.
E
attaccata
alla
sua
roba
come
un
'
ostrica
,
ostinandosi
a
vivere
per
non
pagare
.
Il
debito
intanto
ingrossava
d
'
anno
in
anno
:
una
cosa
che
il
povero
don
Ninì
ci
perdeva
delle
nottate
intere
,
senza
poter
chiudere
occhio
,
alle
volte
:
e
alla
scadenza
,
capitale
e
usura
,
rappresentavano
una
bella
somma
.
Il
canonico
Lupi
,
che
andò
in
nome
del
baronello
a
chiedere
dilazione
al
pagamento
,
trovò
don
Gesualdo
peggio
di
un
muro
:
-
A
che
giuoco
giochiamo
canonico
mio
?
Sono
più
di
nove
anni
che
non
vedo
né
frutti
né
capitale
.
Ora
mi
serve
il
mio
denaro
,
e
voglio
esser
pagato
.
Don
Ninì
pel
bisogno
scese
anche
all
'
umiliazione
d
'
andare
a
pregare
la
cugina
Bianca
,
dopo
tanto
tempo
.
La
prese
appunto
da
lontano
.
-
Tanto
tempo
che
non
s
'
erano
visti
!
Lui
non
aveva
faccia
di
comparirle
dinanzi
,
in
parola
d
'
onore
!
Non
cercava
di
scolparsi
.
Era
stato
un
ragazzaccio
.
Ora
aveva
aperto
gli
occhi
,
troppo
tardi
,
quando
non
c
'
era
più
rimedio
,
quando
si
trovava
sulle
spalle
il
peso
dei
suoi
errori
.
Ma
proprio
non
poteva
pagare
in
quel
momento
.
-
Son
galantuomo
.
Ho
di
che
pagare
infine
.
Tuo
marito
sarà
pagato
sino
all
'
ultimo
baiocco
.
Ma
in
questo
momento
proprio
non
posso
!
Tu
sai
com
'
è
fatta
tua
zia
!
che
testa
dura
!
Ne
abbiamo
avuti
dei
dispiaceri
per
quella
testa
dura
!
Ma
infine
non
può
campare
eternamente
,
poveretta
,
com
'
è
ridotta
...
Bianca
era
rimasta
senza
fiato
al
primo
vederlo
,
senza
parole
,
facendosi
ora
pallida
e
ora
rossa
.
Non
sapeva
che
dire
,
balbettava
,
sudava
freddo
,
aveva
una
convulsione
nelle
mani
che
cercava
di
dissimulare
,
stirando
macchinalmente
le
due
cocche
del
grembiule
.
A
un
tratto
ebbe
uno
sbocco
di
sangue
.
-
Cos
'
è
?
cos
'
è
?
Qualcosa
alle
gengive
?
Ti
sei
morsicata
la
lingua
?
-
No
,
-
rispose
lei
.
-
Mi
viene
di
tanto
in
tanto
.
L
'
aveva
anche
don
Diego
,
ti
rammenti
?
Non
è
nulla
.
-
Bene
,
bene
.
Intanto
fammi
questo
piacere
;
parlane
a
tuo
marito
.
In
questo
momento
proprio
non
posso
...
Ma
son
galantuomo
,
mi
pare
!
...
Mia
madre
,
da
qui
a
cent
'
anni
,
non
ha
a
chi
lasciare
tutto
il
suo
.
Bianca
cercava
di
scusarsi
.
-
Suo
marito
era
il
padrone
.
Faceva
tutto
di
testa
propria
,
lui
.
Non
voleva
che
gli
mettessero
il
naso
nelle
sue
cose
.
-
Allora
perché
sei
sua
moglie
?
-
ribatté
il
cugino
.
-
Bella
ragione
!
Uno
che
non
era
degno
di
alzarti
gli
occhi
in
viso
!
...
Deve
ringraziare
Iddio
e
l
'
ostinazione
di
mia
madre
se
gli
è
toccata
questa
fortuna
!
...
Dunque
farai
il
possibile
per
indurlo
ad
accordarmi
questa
dilazione
?
-
E
tu
cosa
gli
hai
detto
?
-
domandò
don
Gesualdo
trovando
la
moglie
ancora
agitata
dopo
quella
visita
.
-
Nulla
...
Non
so
...
Mi
son
sentita
male
...
-
Bene
.
Hai
fatto
bene
.
Sta
tranquilla
che
agli
affari
ci
penso
io
.
Serpi
nella
manica
sono
i
parenti
...
Hai
visto
?
Cercano
di
te
,
solo
quando
ne
hanno
bisogno
;
ma
del
resto
non
gli
importa
di
sapere
se
sei
morta
o
viva
.
Lascia
fare
a
me
che
la
risposta
gliela
mando
coll
'
usciere
,
a
tuo
cugino
...
Così
era
venuto
quel
matrimonio
,
ché
il
barone
Rubiera
prima
aveva
messo
sottosopra
cielo
e
terra
per
trovare
i
denari
da
pagare
don
Gesualdo
;
e
infine
donna
Giuseppina
Alòsi
,
la
quale
aveva
delle
belle
terre
al
sole
,
aveva
dato
l
'
ipoteca
.
Don
Gesualdo
,
ottenuta
la
sua
brava
iscrizione
sulle
terre
,
non
parlò
più
di
aver
bisogno
del
denaro
.
-
Col
tempo
...
-
confidò
alla
moglie
.
-
Lasciali
tranquilli
.
Loro
non
pagano
né
frutti
né
capitali
,
e
col
tempo
quelle
terre
serviranno
per
la
dote
d
'
Isabella
.
Che
te
ne
pare
?
Non
è
da
ridere
?
Lo
zio
Rubiera
che
pensa
a
mettere
insieme
la
dote
della
tua
figliuola
!
...
Egli
aveva
di
queste
uscite
buffe
alle
volte
,
da
solo
a
solo
con
sua
moglie
,
quando
era
contento
della
sua
giornata
,
prima
di
coricarsi
,
mettendosi
il
berretto
da
notte
,
in
maniche
di
camicia
.
A
quattr
'
occhi
con
lei
mostravasi
proprio
quel
che
era
,
bonaccione
,
colla
risata
larga
che
mostrava
i
denti
grossi
e
bianchi
,
passandosi
anche
la
lingua
sulle
labbra
,
quasi
gustasse
già
il
dolce
del
boccone
buono
,
da
uomo
ghiotto
della
roba
.
Isabella
fatta
più
grandicella
passò
dal
Collegio
di
Maria
al
primo
educatorio
di
Palermo
.
Un
altro
strappo
per
la
povera
mamma
che
temeva
di
non
doverla
più
rivedere
.
Il
marito
,
onde
confortarla
,
in
quello
stato
,
le
disse
:
-
Vedi
noi
ci
ammazziamo
per
fare
il
suo
meglio
,
ciascuno
come
può
,
ed
essa
un
giorno
non
penserà
neppure
a
noi
.
Così
va
il
mondo
.
Anzi
devi
metterti
in
testa
che
tua
figlia
non
puoi
averla
sempre
vicina
.
Quando
si
marita
anderà
via
dal
paese
.
Qui
non
ce
n
'
è
uno
che
possa
sposarla
,
colla
dote
che
le
darò
.
Se
ho
fatto
tanto
per
lei
,
voglio
almeno
sapere
a
chi
lo
dò
il
sangue
mio
.
Adesso
che
ti
parlo
è
già
nato
chi
deve
godersi
il
frutto
delle
mie
fatiche
,
senza
dirmi
neppure
grazie
.
Aveva
il
cuore
grosso
anche
lui
,
poveraccio
,
e
se
sfogavasi
a
quattr
'
occhi
colla
moglie
alle
volte
,
per
discorrere
non
si
rifiutava
però
a
fare
ciò
ch
'
era
debito
suo
.
Andava
a
trovare
la
sua
ragazza
a
Palermo
,
quando
poteva
,
quando
i
suoi
affari
lo
permettevano
,
anche
una
volta
all
'
anno
.
Isabella
s
'
era
fatta
una
bella
fanciulla
,
un
po
'
gracile
ancora
,
pallidina
,
ma
con
una
grazia
naturale
in
tutta
la
personcina
gentile
,
la
carnagione
delicata
e
il
profilo
aquilino
dei
Trao
;
un
fiore
di
un
'
altra
pianta
,
in
poche
parole
;
roba
fine
di
signori
che
suo
padre
stesso
quando
andava
a
trovarla
provava
una
certa
suggezione
dinanzi
alla
ragazza
la
quale
aveva
preso
l
'
aria
delle
compagne
in
mezzo
a
cui
era
stata
educata
,
tutte
delle
prime
famiglie
,
ciascuna
che
portava
nell
'
educandato
l
'
alterigia
baronale
da
ogni
angolo
della
Sicilia
.
Al
parlatorio
lo
chiamavano
il
signor
Trao
.
Quando
volle
saperne
il
perché
,
Isabella
si
fece
rossa
.
La
stessa
storia
del
Collegio
di
Maria
anche
lì
.
E
la
sua
figliuola
aveva
dovuto
soffrire
le
stesse
umiliazioni
a
motivo
del
parentado
.
Per
fortuna
la
signorina
di
Leyra
,
che
Isabella
s
'
era
affezionata
coi
regalucci
,
aveva
preso
a
difenderla
a
spada
tratta
.
Essa
conosceva
di
nome
la
famiglia
dei
Trao
,
una
delle
prime
laggiù
,
ove
il
duca
suo
fratello
possedeva
dei
feudi
.
La
duchessina
aveva
il
nome
e
il
parlare
alto
,
sebbene
stesse
in
collegio
senza
pagare
,
talché
le
compagne
lasciarono
passare
il
Trao
.
Ma
don
Gesualdo
dovette
lasciarlo
passare
anche
lui
,
e
farsi
chiamare
così
,
per
amore
della
figliuola
,
quando
andava
a
trovarla
.
-
Vedrai
come
si
è
fatta
bella
la
tua
figliuola
!
-
tornava
poi
a
dire
alla
moglie
che
era
sempre
malaticcia
.
Essa
la
rivide
finalmente
all
'
uscire
del
collegio
,
nel
1837
,
quando
in
Palermo
cominciavano
già
a
correre
le
prime
voci
di
colèra
,
e
don
Gesualdo
era
corso
subito
a
prenderla
.
Fu
come
un
urto
al
petto
per
la
povera
madre
,
dopo
tanto
tempo
,
quando
udì
fermarsi
la
lettiga
dinanzi
al
portone
.
-
Figlia
mia
!
figlia
mia
!
-
colle
braccia
stese
,
le
gambe
malferme
,
precipitandosi
per
la
scala
.
Isabella
saliva
correndo
,
colle
braccia
aperte
anche
lei
.
-
Mamma
!
mamma
!
-
E
poi
avvinghiate
l
'
una
al
collo
dell
'
altra
,
la
madre
sballottando
ancora
a
destra
e
a
sinistra
la
sua
creatura
come
quand
'
era
piccina
.
Indi
vennero
le
visite
ai
parenti
.
Bianca
era
tornata
in
forze
per
portare
in
trionfo
la
sua
figliuola
,
in
casa
Sganci
in
casa
Limòli
,
da
per
tutto
dove
era
stata
bambinetta
,
prima
d
'
entrare
in
collegio
,
ora
già
fatta
grande
,
col
cappellino
di
paglia
,
le
belle
treccie
bionde
-
un
fiore
.
Tutti
si
affacciavano
per
vederla
passare
.
La
zia
Sganci
,
divenuta
sorda
e
cieca
,
le
tastò
il
viso
per
riconoscerla
:
-
Una
Trao
!
Non
c
'
è
che
dire
.
-
Lo
zio
marchese
ne
lodò
gli
occhi
,
degli
occhi
blù
che
erano
due
stelle
.
"
Degli
occhi
che
vedevano
il
peccato
"
,
disse
il
marchese
,
il
quale
aveva
sempre
pronta
la
barzelletta
.
Allorché
la
condussero
dallo
zio
don
Ferdinando
,
Isabella
che
soleva
spesso
rammentare
colle
compagne
la
casa
materna
,
negli
sfoghi
ingenui
d
'
ambizione
,
provò
un
senso
di
sorpresa
,
di
tristezza
,
di
delusione
al
rivederla
.
Entrava
chi
voleva
dal
portone
sconquassato
.
La
corte
era
angusta
,
ingombra
di
sassi
e
di
macerie
.
Si
arrivava
per
un
sentieruolo
fra
le
ortiche
allo
scalone
sdentato
,
barcollante
,
soffocato
anch
'
esso
dalle
erbacce
.
In
cima
l
'
uscio
cadente
era
appena
chiuso
da
un
saliscendi
arrugginito
;
e
subito
nell
'
entrare
colpiva
una
zaffata
d
'
aria
umida
e
greve
,
un
tanfo
di
muffa
e
di
cantina
che
saliva
dal
pavimento
istoriato
col
blasone
,
seminato
di
cocci
e
di
rottami
,
pioveva
dalla
vòlta
scalcinata
,
veniva
densa
dal
corridoio
nero
al
pari
di
un
sotterraneo
,
dalle
sale
buie
che
s
'
intravedevano
in
lunga
fila
,
abbandonate
e
nude
,
per
le
strisce
di
luce
che
trapelavano
dalle
finestre
sgangherate
.
In
fondo
era
la
cameretta
dello
zio
,
sordida
,
affumicata
,
col
soffitto
sconnesso
e
cadente
,
e
l
'
ombra
di
don
Ferdinando
che
andava
e
veniva
silenzioso
,
simile
a
un
fantasma
.
-
Chi
è
?
...
Grazia
...
entra
...
Don
Ferdinando
apparve
sulla
soglia
,
in
maniche
di
camicia
,
giallo
ed
allampanato
,
guardando
stupefatto
attraverso
gli
occhiali
la
sorella
e
la
nipote
.
Sul
lettuccio
disfatto
c
'
era
ancora
la
vecchia
palandrana
di
don
Diego
che
stava
rattoppando
.
L
'
avvolse
in
fretta
,
insieme
a
un
fagotto
d
'
altri
cenci
,
e
la
cacciò
nel
cassettone
.
-
Ah
!
...
sei
tu
,
Bianca
?
...
che
vuoi
?
...
Indi
accorgendosi
che
teneva
ancora
l
'
ago
in
mano
,
se
lo
mise
in
tasca
,
vergognoso
,
sempre
con
quel
gesto
che
sembrava
meccanico
.
-
Ecco
vostra
nipote
...
-
balbettò
la
sorella
con
un
tremito
nella
voce
.
-
Isabella
...
vi
rammentate
?
...
E
'
stata
in
collegio
a
Palermo
...
Egli
fissò
sulla
ragazza
quegli
occhi
azzurri
e
stralunati
che
fuggivano
,
di
qua
e
di
là
,
e
mormorò
:
-
Ah
!
...
Isabella
?
...
mia
nipote
?
...
Guardava
inquieto
per
la
stanza
,
e
di
tanto
in
tanto
,
come
vedeva
un
oggetto
dimenticato
sul
tavolino
o
sulla
seggiola
zoppa
,
del
refe
sudicio
,
un
fazzoletto
di
cotone
posto
ad
asciugare
al
sole
,
correva
subito
a
nasconderli
.
Poi
si
mise
a
sedere
sulla
sponda
del
lettuccio
,
fissando
l
'
uscio
.
Mentre
Bianca
parlava
,
col
cuore
stretto
,
egli
seguitava
a
volgere
intorno
gli
occhi
sospettosi
,
pensando
a
tutt
'
altro
.
A
un
tratto
andò
a
chiudere
a
chiave
il
cassetto
della
scrivania
.
-
Ah
!
...
mia
nipote
,
dici
?
...
Fissò
di
nuovo
sulla
giovinetta
lo
stesso
sguardo
esitante
,
e
chinò
gli
occhi
a
terra
.
-
Somiglia
a
te
...
tale
e
quale
...
quand
'
eri
qui
...
Sembrava
che
cercasse
le
parole
,
cogli
occhi
erranti
evitando
quelli
della
sorella
e
della
nipote
,
con
un
tremito
leggiero
nelle
mani
,
il
viso
smorto
e
istupidito
.
Un
istante
,
mentre
Bianca
gli
parlava
all
'
orecchio
,
supplichevole
,
quasi
le
spuntassero
le
lagrime
,
egli
di
curvo
che
era
si
raddrizzò
così
che
parve
altissimo
,
con
un
'
ombra
negli
occhi
chiari
un
rimasuglio
del
sangue
dei
Trao
che
gli
colorava
il
viso
scialbo
.
-
No
...
no
...
Non
voglio
nulla
...
Non
ho
bisogno
di
nulla
...
Vattene
ora
,
vattene
...
Vedi
...
ho
tanto
da
fare
...
Una
cosa
che
stringeva
il
cuore
.
Una
rovina
ed
un
'
angustia
che
umiliavano
le
memorie
ambiziose
,
le
fantasie
romantiche
nate
nelle
confidenze
immaginarie
colle
amiche
del
collegio
,
le
illusioni
di
cui
era
piena
la
bizzarra
testolina
della
fanciulla
,
tornata
in
paese
coll
'
idea
di
rappresentarvi
la
prima
parte
.
Il
lusso
meschino
della
zia
Sganci
,
la
sua
casa
medesima
fredda
e
malinconica
,
il
palazzo
cadente
dei
Trao
che
aveva
spesso
rammentato
laggiù
con
infantile
orgoglio
,
tutto
adesso
impicciolivasi
,
diventava
nero
,
povero
,
triste
.
Lì
,
dirimpetto
,
era
la
terrazza
dei
Margarone
,
che
tante
volte
aveva
rammentato
vasta
,
inondata
di
sole
,
tutta
fiorita
,
piena
di
ragazze
allegre
che
la
sbalordivano
allora
,
bambina
,
collo
sfoggio
dei
loro
abiti
vistosi
.
Com
'
era
stretta
e
squallida
invece
,
con
quell
'
alto
muro
lebbroso
che
l
'
aduggiava
!
e
come
era
divenuta
vecchia
donna
Giovannina
,
che
rivedeva
seduta
in
mezzo
ai
vasi
di
fiori
polverosi
,
facendo
la
calza
,
vestita
di
nero
,
enorme
!
In
fondo
al
vicoletto
rannicchiavasi
la
casuccia
del
nonno
Motta
.
Allorché
il
babbo
ve
la
condusse
trovarono
la
zia
Speranza
che
filava
,
canuta
,
colle
grinze
arcigne
.
C
'
erano
dei
mattoni
smossi
dove
inciampavasi
,
un
ragazzaccio
scamiciato
il
quale
levò
il
capo
da
un
basto
che
stava
accomodando
,
senza
salutarli
.
Mastro
Nunzio
gemeva
in
letto
coi
reumatismi
,
sotto
una
coperta
sudicia
:
-
Ah
,
sei
venuto
a
vedermi
?
Credevi
che
fossi
morto
?
No
,
no
,
non
son
morto
.
E
'
questa
la
tua
ragazza
?
Me
l
'
hai
portata
qui
per
farmela
vedere
?
...
E
'
una
signorina
,
non
c
'
è
che
dire
!
Gli
hai
messo
anche
un
bel
nome
!
Tua
madre
però
si
chiamava
Rosaria
!
Lo
sai
?
Scusatemi
,
nipote
mia
,
se
vi
ricevo
in
questo
tugurio
...
Ci
son
nato
,
che
volete
...
Spero
di
morirci
...
Non
ho
voluto
cambiarlo
col
palazzo
dove
pretendeva
chiudermi
vostro
padre
...
Io
sono
avvezzo
ad
uscir
subito
in
istrada
appena
alzato
...
No
,
no
,
è
meglio
pensarci
prima
.
Ciascuno
com
'
è
nato
.
-
Speranza
grugniva
delle
altre
parole
che
non
si
udivano
bene
.
Il
ragazzaccio
li
accompagnò
cogli
occhi
sino
all
'
uscio
,
quando
se
ne
andarono
.
Intanto
incalzavano
le
voci
di
colèra
.
A
Catania
c
'
era
stata
una
sommossa
.
Giunse
da
Lentini
don
Bastiano
Stangafame
insieme
a
donna
Fifì
la
quale
pareva
avesse
già
il
male
addosso
,
verde
,
impresciuttita
,
narrando
cose
che
dovevano
averle
fatto
incanutire
i
capelli
in
ventiquattr
'
ore
.
A
Siracusa
una
giovinetta
bella
come
la
Madonna
,
la
quale
ballava
sui
cavalli
ammaestrati
in
teatro
,
e
andava
spargendo
il
colèra
con
quel
pretesto
,
era
stata
uccisa
a
furor
di
popolo
.
La
gente
insospettita
stava
a
vedere
,
facendo
le
provviste
per
svignarsela
dal
paese
,
al
primo
allarme
,
e
spiando
ogni
viso
nuovo
che
passasse
.
In
quel
tempo
erano
capitati
due
merciai
che
portavano
nastri
e
fazzoletti
di
seta
.
Andavano
di
casa
in
casa
a
vendere
la
roba
,
e
guardavano
dentro
gli
usci
e
nei
cortili
.
Le
Margarone
che
spendevano
allegramente
per
azzimarsi
,
quasi
fossero
ancora
di
primo
pelo
,
fecero
molte
compere
;
anzi
non
trovandosi
denari
spiccioli
,
quei
galantuomini
dissero
che
sarebbero
ripassati
a
prenderli
il
giorno
dopo
.
Invece
spuntò
il
giorno
del
Giudizio
Universale
.
Ciolla
era
andato
a
ricorrere
dal
giudice
che
gli
avevano
avvelenate
le
galline
:
le
portava
a
prova
in
mano
,
ancora
calde
.
Tornò
in
casa
don
Nicolino
scalmanato
,
ordinando
alle
sorelle
di
sprangare
usci
e
finestre
e
non
aprire
ad
anima
viva
.
Il
dottor
Tavuso
fece
chiudere
anche
lo
sportello
della
cisterna
.
I
galantuomini
,
rammentandosi
il
bel
soggetto
ch
'
era
il
Ciolla
,
quello
ch
'
era
stato
in
Castello
colle
manette
,
sedici
anni
prima
,
si
armarono
sino
ai
denti
,
e
si
misero
a
perlustrare
il
paese
,
se
mai
gli
tornava
il
ghiribizzo
di
voler
pescare
nel
torbido
.
La
parola
d
'
ordine
era
,
sparargli
addosso
senza
misericordia
al
primo
allarme
.
I
due
merciai
non
si
videro
più
.
Prima
di
sera
cominciarono
a
sfilare
le
vetture
cariche
che
scappavano
dal
paese
.
Dopo
l
'
avemaria
non
andava
anima
viva
per
le
strade
.
Giunse
tardi
una
lettiga
,
che
portava
don
Corrado
La
Gurna
,
vestito
di
nero
,
col
fazzoletto
agli
occhi
.
I
cani
abbaiarono
tutta
la
notte
.
Il
panico
poi
non
ebbe
limiti
allorché
si
vide
scappare
la
baronessa
Rubiera
,
paralitica
,
su
di
una
sedia
a
bracciuoli
,
poiché
nella
portantina
non
entrava
neppure
,
tanto
era
enorme
,
portata
a
fatica
da
quattr
'
uomini
,
colla
testa
pendente
da
un
lato
,
il
faccione
livido
,
la
lingua
pavonazza
che
usciva
a
metà
dalle
labbra
bavose
,
gli
occhi
soltanto
vivi
e
inquieti
,
le
mani
da
morta
agitate
da
un
tremito
continuo
.
E
dietro
,
il
baronello
invecchiato
di
vent
'
anni
,
curvo
,
grigio
,
carico
di
figliuoli
,
colla
moglie
incinta
ancora
,
e
gli
altri
figli
del
primo
letto
.
Empivano
la
strada
dove
passavano
:
uno
sgomento
.
La
povera
gente
che
era
costretta
a
rimanere
in
paese
stava
a
guardare
atterrita
.
Nelle
chiese
avevano
esposto
il
Sacramento
.
Tacquero
allora
vecchi
rancori
,
e
si
videro
fattori
restituire
il
mal
tolto
ai
loro
padroni
.
Don
Gesualdo
aprì
le
braccia
e
i
magazzini
ai
poveri
e
ai
parenti
;
tutte
le
sue
case
di
campagna
alla
Canziria
e
alla
Salonia
.
A
Mangalavite
,
dove
aveva
pure
dei
casamenti
vastissimi
,
parlò
di
riunire
tutta
la
famiglia
.
-
Ora
corro
da
mio
padre
per
cercare
d
'
indurlo
a
venire
con
noi
.
Tu
intanto
va
da
tuo
fratello
,
-
disse
a
Bianca
.
-
Fagli
capire
che
adesso
son
tempi
da
mettere
una
pietra
sul
passato
,
gli
avessi
fatto
anche
un
tradimento
...
Abbiamo
il
colèra
sulle
spalle
...
Il
sangue
non
è
acqua
infine
!
Non
possiamo
lasciare
quel
povero
vecchio
solo
in
mezzo
al
colèra
...
Mi
pare
che
la
gente
avrebbe
motivo
di
sparlare
dei
fatti
nostri
,
eh
?
...
-
Voi
avete
il
cuore
buono
!
-
balbettò
la
moglie
sentendosi
intenerire
.
-
Voi
avete
il
cuore
buono
!
Ma
don
Ferdinando
non
si
lasciò
persuadere
.
Era
occupatissimo
ad
incollare
delle
striscie
di
carta
a
tutte
le
fessure
delle
imposte
,
con
un
pentolino
appeso
al
collo
,
arrampicato
su
di
una
scala
a
piuoli
.
-
Non
posso
lasciar
la
casa
,
-
rispose
.
-
Ho
tanto
da
fare
!
...
Vedi
quanti
buchi
?
...
Se
viene
il
colèra
...
Bisogna
tapparli
tutti
...
Inutilmente
la
sorella
tornava
a
pregare
e
scongiurare
-
Non
mi
lasciate
questo
rimorso
,
don
Ferdinando
!
...
Come
volete
che
chiuda
occhio
la
notte
,
sapendovi
solo
in
casa
?
...
-
Ah
!
ah
!
...
-
rispose
lui
con
un
sorriso
ebete
.
-
La
notte
non
me
lo
soffiano
il
colèra
!
...
Chiuderò
tutte
le
fessure
...
guarda
!
E
tornava
a
ribattere
:
-
Non
posso
lasciar
la
casa
sola
...
Ho
da
custodire
le
carte
di
famiglia
...
La
moglie
del
sagrestano
,
che
vide
uscire
donna
Bianca
desolata
dal
portone
,
le
corse
dietro
piangendo
:
-
Non
ci
vedremo
più
!
...
Tutti
se
ne
vanno
...
Non
avremo
per
chi
sonare
messa
e
mattutino
!
Anche
mastro
Nunzio
s
'
era
rifiutato
ad
andare
col
figliuolo
.
-
Io
mangio
colle
mani
,
figliuol
mio
.
Arrossiresti
di
tuo
padre
a
tavola
...
Sono
uno
zotico
...
Non
sono
da
mettermi
insieme
ai
signori
!
...
No
,
no
!
è
meglio
pensarci
prima
!
Meglio
crepar
di
colèra
che
di
bile
!
...
Poi
,
sai
?
io
sono
avvezzo
ad
esser
padrone
in
casa
mia
...
Sono
un
villano
...
Non
so
starci
sotto
le
scarpe
della
moglie
,
no
!
Speranza
mostrò
Burgio
allettato
anche
lui
dalla
malaria
.
-
Noi
non
usiamo
abbandonare
i
nostri
nel
pericolo
!
...
Mio
marito
non
può
muoversi
,
e
noi
non
ci
muoviamo
!
...
Ecco
come
siam
noi
!
...
Lo
sapete
quello
che
ci
vuole
a
mantenere
una
famiglia
intera
,
col
marito
confinato
in
letto
!
...
-
Ma
non
t
'
ho
sempre
detto
che
sarai
la
padrona
!
...
Tutto
quello
che
vuoi
!
...
-
esclamò
infine
Gesualdo
.
-
No
!
...
Non
vi
ho
chiesto
l
'
elemosina
!
...
Non
accetteremmo
nulla
,
se
non
fosse
pel
bisogno
...
grazie
a
Dio
!
...
Poiché
ci
fate
la
carità
,
andremo
alla
Canziria
...
Non
temete
!
Così
la
gente
non
potrà
dire
che
avete
abbandonato
vostro
padre
in
mezzo
al
colèra
!
...
Voi
pensate
a
mandarci
le
provviste
...
Non
possiamo
pascerci
d
'
erba
come
le
bestie
!
...
sentite
...
Se
avete
pure
qualche
vestito
smesso
di
vostra
figlia
,
di
quelli
proprio
che
non
possono
più
servirle
...
Già
lei
è
una
signora
,
ma
saranno
sempre
buoni
per
noi
poveretti
!
...
I
Margarone
partirono
subito
per
Pietraperzia
;
tutti
ancora
in
lutto
per
don
Filippo
,
morto
dai
crepacuori
che
gli
dava
il
genero
don
Bastiano
Stangafame
,
ogni
volta
che
gli
bastonava
Fifì
se
non
mandava
denari
.
Annebbiavano
una
strada
.
Il
barone
Mèndola
,
che
faceva
la
corte
alla
zia
Sganci
,
se
la
condusse
a
Passaneto
,
e
ci
prese
le
febbri
,
povera
vecchia
.
Zacco
e
il
notaro
Neri
partirono
per
Donferrante
.
Era
uno
squallore
pel
paese
.
A
ventitré
ore
non
si
vedeva
altri
lungo
la
via
di
San
Sebastiano
che
il
marchese
Limòli
,
per
la
sua
solita
passeggiatina
del
dopopranzo
.
E
gli
fecero
sapere
anzi
che
destava
dei
sospetti
con
quelle
gite
,
e
volevano
fargli
la
festa
al
primo
caso
di
colèra
.
-
Eh
?
-
disse
lui
.
-
La
festa
?
Ci
avete
a
pensar
voialtri
,
che
vi
tocca
pagar
le
spese
.
Io
fo
quello
che
ho
fatto
sempre
,
se
no
crepo
egualmente
.
E
alla
nipote
che
lo
scongiurava
di
andar
con
lei
a
Mangalavite
:
-
Hai
paura
di
non
trovarmi
più
?
...
No
,
no
,
non
temere
;
il
colèra
non
sa
che
farsene
di
me
.
Mentre
Bianca
e
la
figliuola
stavano
per
montare
in
lettiga
,
giunse
la
zia
Cirmena
,
disperata
.
-
Avete
visto
?
Tutti
se
ne
vanno
!
I
parenti
mi
voltano
le
spalle
!
...
E
m
'
è
cascato
addosso
anche
quel
povero
orfanello
di
Corrado
La
Gurna
...
Una
tragedia
a
casa
sua
!
...
Padre
e
madre
in
una
notte
...
fulminati
dal
colèra
!
...
Nessuno
ha
il
mio
cuore
,
no
!
...
Una
povera
donna
senza
aiuto
e
che
non
sa
dove
andare
!
...
Se
mi
date
la
chiave
delle
due
camerette
che
avete
laggiù
a
Mangalavite
,
vicino
alla
vostra
casina
!
...
le
camere
del
palmento
...
Siete
il
solo
parente
a
cui
ricorrere
,
voi
,
don
Gesualdo
!
...
-
Sì
,
sì
,
-
rispose
lui
-
ma
non
lo
dite
agli
altri
...
-
Glielo
dirò
anzi
!
...
Voglio
rinfacciarlo
a
tutti
quanti
,
se
campo
!
II
Quella
che
chiamavano
la
casina
,
a
Mangalavite
,
era
un
gran
casamento
annidato
in
fondo
alla
valletta
.
Isabella
dalla
sua
finestra
vedeva
il
largo
viale
alpestre
fiancheggiato
d
'
ulivi
,
la
folta
macchia
verde
che
segnava
la
grotta
dove
scorreva
l
'
acqua
,
le
balze
in
cui
serpeggiava
il
sentiero
,
e
più
in
su
l
'
erta
chiazzata
di
sommacchi
,
Budarturo
brullo
e
sassoso
nel
cielo
che
sembrava
di
smalto
.
La
sola
pennellata
gaia
era
una
siepe
di
rose
canine
sempre
in
fiore
all
'
ingresso
del
viale
,
dimenticate
per
incuria
.
Pei
dirupi
,
ogni
grotta
,
le
capannuccie
nascoste
nel
folto
dei
fichidindia
,
erano
popolate
di
povera
gente
scappata
dal
paese
per
timore
del
colèra
.
Tutt
'
intorno
udivasi
cantare
i
galli
e
strillare
dei
bambini
;
vedevansi
dei
cenci
sciorinati
al
sole
,
e
delle
sottili
colonne
di
fumo
che
salivano
qua
e
là
attraverso
gli
alberi
.
Verso
l
'
avemaria
tornavano
gli
armenti
negli
ovili
addossati
al
casamento
,
branchi
interi
di
puledri
e
di
buoi
che
si
raccoglievano
nei
cortili
immensi
.
Tutta
la
notte
poi
era
un
calpestìo
irrequieto
,
un
destarsi
improvviso
di
muggiti
e
di
belati
,
uno
scrollare
di
campanacci
,
un
sito
di
stalla
e
di
salvatico
che
non
faceva
chiudere
occhio
ad
Isabella
.
Di
tanto
in
tanto
correva
una
fucilata
pazza
per
le
tenebre
,
lontano
;
giungevano
sin
laggiù
delle
grida
selvagge
d
'
allarme
;
dei
contadini
venivano
a
raccontare
il
giorno
dopo
di
aver
sorpreso
delle
ombre
che
s
'
aggiravano
furtive
sui
precipizi
;
la
zia
Cirmena
giurava
di
aver
visto
dei
razzi
solitarii
e
luminosi
verso
Donferrante
.
E
subito
spedivano
gente
ad
informarsi
se
c
'
erano
stati
casi
di
colèra
.
Il
barone
Zacco
ch
'
era
da
quelle
parti
,
rispondeva
invece
che
i
fuochi
si
vedevano
verso
Mangalavite
.
Don
Gesualdo
,
meno
la
paura
dei
razzi
che
si
vedevano
la
notte
,
e
il
sospetto
di
ogni
viso
nuovo
che
passasse
pei
sentieri
arrampicati
lassù
sui
greppi
,
ci
stava
come
un
papa
fra
i
suoi
armenti
,
i
suoi
campi
,
i
suoi
contadini
,
le
sue
faccende
,
sempre
in
moto
dalla
mattina
alla
sera
,
sempre
gridando
e
facendo
vedere
la
sua
faccia
da
padrone
da
per
tutto
.
La
sera
poi
si
riposava
,
seduto
in
mezzo
alla
sua
gente
,
sullo
scalino
della
gradinata
che
saliva
al
viale
,
dinanzi
al
cancello
,
in
maniche
di
camicia
,
godendosi
il
fresco
e
la
libertà
della
campagna
,
ascoltando
i
lamenti
interminabili
e
i
discorsi
sconclusionati
dei
suoi
mezzaiuoli
.
Alla
moglie
,
che
l
'
aria
della
campagna
faceva
star
peggio
,
soleva
dire
per
consolarla
:
-
Qui
almeno
non
hai
paura
d
'
acchiappare
il
colèra
.
Finché
non
si
tratta
di
colèra
il
resto
è
nulla
.
-
Lì
egli
era
al
sicuro
dal
colèra
,
come
un
re
nel
suo
regno
,
guardato
di
notte
e
di
giorno
-
a
ogni
contadino
aveva
procurato
il
suo
bravo
schioppo
,
dei
vecchi
fucili
a
pietra
nascosti
sotto
terra
fin
dal
12
o
dal
21
e
teneva
dei
mastini
capaci
di
divorare
un
uomo
.
Faceva
del
bene
a
tutti
;
tutti
che
si
sarebbero
fatti
ammazzare
per
guardargli
la
pelle
in
quella
circostanza
.
Grano
,
fave
,
una
botte
di
vino
guastatosi
da
poco
.
Ognuno
che
avesse
bisogno
correva
da
lui
per
domandargli
in
prestito
quel
che
gli
occorreva
.
Lui
colle
mani
aperte
come
la
Provvidenza
.
Aveva
dato
ricovero
a
mezzo
paese
,
nei
fienili
,
nelle
stalle
,
nelle
capanne
dei
guardiani
,
nelle
grotte
lassù
a
Budarturo
.
Un
giorno
era
arrivato
persino
Nanni
l
'
Orbo
con
tutta
la
sua
masnada
,
strizzando
l
'
occhio
,
tirandolo
in
disparte
per
dirgli
il
fatto
suo
:
-
Don
Gesualdo
...
qui
c
'
è
anche
roba
vostra
.
Guardate
Nunzio
e
Gesualdo
come
vi
somigliano
!
Quattro
tumoli
di
pane
al
mese
si
mangiano
,
prosit
a
loro
!
Non
potete
chiudere
loro
la
porta
in
faccia
...
Ne
avete
fatta
tanta
della
carità
?
E
fate
anche
questa
,
che
così
vuol
Dio
.
-
Guarda
cosa
diavolo
t
'
è
venuto
in
mente
!
...
Qui
c
'
è
mia
moglie
e
mia
figlia
adesso
!
...
Almeno
andatevene
nel
palmento
,
e
non
vi
fate
vedere
da
queste
parti
...
Ma
tutto
quel
bene
e
quella
carità
gli
tornavano
in
veleno
per
l
'
ostinazione
dei
parenti
che
non
avevano
voluto
mettersi
sotto
le
sue
ali
.
Se
ne
sfogava
spesso
con
Bianca
la
sera
,
quando
chiudeva
usci
e
finestre
e
si
vedeva
al
sicuro
:
-
Salviamo
tanta
gente
dal
colèra
...
Abbiamo
tanta
gente
sotto
le
ali
,
e
soltanto
il
sangue
nostro
è
disperso
di
qua
e
di
là
...
Lo
fanno
apposta
...
per
farci
stare
in
angustie
...
per
lasciarci
la
spina
dentro
!
...
Non
parlo
di
tuo
fratello
poveraccio
quello
non
capisce
...
Ma
mio
padre
...
Non
me
la
doveva
lasciare
questa
spina
,
lui
!
...
Non
sapeva
di
quell
'
altro
dispiacere
che
doveva
procuragli
la
figliuola
,
il
pover
'
uomo
!
Isabella
ch
'
era
venuta
dal
collegio
con
tante
belle
cose
in
testa
,
che
s
'
era
immaginata
di
trovare
a
Mangalavite
tante
belle
cose
come
alla
Favorita
di
Palermo
,
sedili
di
marmo
,
statue
,
fiori
da
per
tutto
,
dei
grandi
alberi
dei
viali
tenuti
come
tante
sale
da
ballo
,
aveva
provata
qui
un
'
altra
delusione
.
Aveva
trovato
dei
sentieri
alpestri
,
dei
sassi
che
facevano
vacillare
le
sue
scarpette
,
delle
vigne
polverose
,
delle
stoppie
riarse
che
l
'
accecavano
,
delle
rocce
a
picco
sparse
di
sommacchi
che
sembravano
della
ruggine
a
quell
'
altezza
,
e
dove
il
tramonto
intristiva
rapidamente
la
sera
.
Poi
dei
giorni
sempre
uguali
,
in
quella
tebaide
;
un
sospetto
continuo
,
una
diffidenza
d
'
ogni
cosa
,
dell
'
acqua
che
bevevasi
,
della
gente
che
passava
,
dei
cani
che
abbaiavano
,
delle
lettere
che
giungevano
-
un
mucchio
di
paglia
umida
in
permanenza
dinanzi
al
cancello
per
affumicare
tutto
ciò
che
veniva
di
fuori
,
-
le
rare
lettere
ricevute
in
cima
a
una
canna
,
attraverso
il
fumo
-
e
per
solo
svago
,
il
chiacchierìo
della
zia
Cirmena
,
la
quale
arrivava
ogni
sera
colla
lanterna
in
mano
e
il
panierino
della
calza
infilato
al
braccio
.
Suo
nipote
l
'
accompagnava
raramente
;
preferiva
rimanersene
in
casa
,
a
far
l
'
orso
e
a
pensare
ai
casi
suoi
o
ai
suoi
morti
,
chissà
...
La
zia
Cirmena
per
scusarlo
parlava
del
gran
talento
che
aveva
quel
ragazzo
,
tutto
il
santo
giorno
chiuso
nella
sua
stanzetta
,
col
capo
in
mano
,
a
riempire
degli
scartafacci
,
più
grossi
di
un
basto
,
di
poesie
che
avrebbero
fatto
piangere
i
sassi
.
Don
Gesualdo
ci
s
'
addormentava
sopra
a
quei
discorsi
.
La
mamma
parlava
poco
anche
lei
,
sempre
senza
fiato
,
sempre
fra
letto
e
lettuccio
.
La
sola
che
dovesse
dar
retta
alla
zia
era
lei
,
Isabella
,
soffocando
gli
sbadigli
,
dopo
quelle
giornate
vuote
.
Alle
sue
amiche
di
collegio
,
disseminate
anch
'
esse
di
qua
e
di
là
,
non
sapeva
proprio
cosa
scrivere
.
Marina
di
Leyra
le
mandava
ogni
settimana
delle
paginette
stemmate
piene
zeppe
di
avventure
,
di
confidenze
interessanti
.
La
stuzzicava
,
la
interrogava
,
chiedeva
in
ricambio
le
sue
confidenze
,
sembrava
a
ogni
lettera
che
le
capitasse
lì
dinanzi
,
coi
suoi
occhioni
superbi
,
colle
belle
labbra
carnose
,
a
dirle
in
un
orecchio
delle
cose
che
le
facevano
avvampare
il
viso
,
che
le
facevano
battere
il
cuore
,
quasi
ci
avesse
nascosto
il
suo
segreto
da
confidarle
anche
lei
.
S
'
erano
regalato
a
vicenda
un
libriccino
di
memorie
,
colla
promessa
di
scrivervi
sopra
tutti
i
loro
pensieri
più
intimi
,
tutto
,
tutto
,
senza
nascondere
nulla
!
I
begli
occhi
azzurri
d
'
Isabella
,
gli
occhi
che
diceva
lo
zio
Limòli
,
senza
volerlo
,
senza
guardare
neppure
,
sembrava
che
cercassero
quei
pensieri
.
In
quella
testolina
che
portava
ancora
le
trecce
sulle
spalle
,
nasceva
un
brulichìo
,
quasi
uno
sciame
di
api
vi
recasse
tutte
le
voci
e
tutti
i
profumi
della
campagna
,
di
là
dalle
roccie
,
di
là
da
Budarturo
,
di
lontano
.
Sembrava
che
l
'
aria
libera
,
lo
stormire
delle
frondi
,
il
sole
caldo
,
le
accendessero
il
sangue
,
penetrassero
nelle
sottili
vene
azzurrognole
,
le
fiorissero
nei
colori
del
viso
,
le
gonfiassero
di
sospiri
il
seno
nascente
sotto
il
pettino
del
grembiule
.
-
Vedi
quanto
ti
giova
la
campagna
?
-
diceva
il
babbo
.
-
Vedi
come
ti
fai
bella
?
Ma
essa
non
era
contenta
.
Sentiva
un
'
inquietezza
un
'
uggia
,
che
la
facevano
rimanere
colle
mani
inerti
sul
ricamo
,
che
la
facevano
cercare
certi
posti
per
leggere
i
pochi
libri
,
quei
volumetti
tenuti
nascosti
sotto
la
biancheria
,
in
collegio
.
All
'
ombra
dei
noci
,
vicino
alla
sorgente
,
in
fondo
al
viale
che
saliva
dalla
casina
,
c
'
era
almeno
una
gran
pace
,
un
gran
silenzio
,
s
'
udiva
lo
sgocciolare
dell
'
acqua
nella
grotta
,
lo
stormire
delle
frondi
come
un
mare
,
lo
squittire
improvviso
di
qualche
nibbio
che
appariva
come
un
punto
nell
'
azzurro
immenso
.
Tante
piccole
cose
che
l
'
attraevano
a
poco
a
poco
,
e
la
facevano
guardare
attenta
per
delle
ore
intere
una
fila
di
formiche
che
si
seguivano
,
una
lucertolina
che
affacciavasi
timida
a
un
crepaccio
,
una
rosa
canina
che
dondolava
al
disopra
del
muricciuolo
,
la
luce
e
le
ombre
che
si
alternavano
e
si
confondevano
sul
terreno
.
La
vinceva
una
specie
di
dormiveglia
,
una
serenità
che
le
veniva
da
ogni
cosa
,
e
si
impadroniva
di
lei
,
e
l
'
attaccava
lì
,
col
libro
sulle
ginocchia
,
cogli
occhi
spalancati
e
fissi
,
la
mente
che
correva
lontano
.
Le
cadeva
addosso
una
malinconia
dolce
come
una
carezza
lieve
,
che
le
stringeva
il
cuore
a
volte
,
un
desiderio
vago
di
cose
ignote
.
Di
giorno
in
giorno
era
un
senso
nuovo
che
sorgeva
in
lei
,
dai
versi
che
leggeva
,
dai
tramonti
che
la
facevano
sospirare
,
un
'
esaltazione
vaga
,
un
'
ebbrezza
sottile
,
un
turbamento
misterioso
e
pudibondo
che
provava
il
bisogno
di
nascondere
a
tutti
.
Spesso
,
la
sera
,
scendeva
adagio
adagio
dal
lettuccio
perché
la
mamma
non
udisse
,
senza
accendere
la
candela
,
e
si
metteva
alla
finestra
,
fantasticando
,
guardando
il
cielo
che
formicolava
di
stelle
.
La
sua
anima
errava
vagamente
dietro
i
rumori
della
campagna
,
il
pianto
del
chiù
,
l
'
uggiolare
lontano
,
le
forme
confuse
che
viaggiavano
nella
notte
,
tutte
quelle
cose
che
le
facevano
una
paura
deliziosa
.
Sentiva
quasi
piovere
dalla
luna
sul
suo
viso
,
sulle
sue
mani
una
gran
dolcezza
,
una
gran
prostrazione
,
una
gran
voglia
di
piangere
.
Le
sembrava
confusamente
di
vedere
nel
gran
chiarore
bianco
,
oltre
Budarturo
,
lontano
,
viaggiare
immagini
note
,
memorie
care
,
fantasie
che
avevano
intermittenze
luminose
come
la
luce
di
certe
stelle
:
le
sue
amiche
,
Marina
di
Leyra
,
un
altro
viso
sconosciuto
che
Marina
le
faceva
sempre
vedere
nelle
sue
lettere
,
un
viso
che
ondeggiava
e
mutava
forma
,
ora
biondo
,
ora
bruno
,
alle
volte
colle
occhiaie
appassite
e
la
piega
malinconica
che
avevano
le
labbra
del
cugino
La
Gurna
.
Penetrava
in
lei
il
senso
delle
cose
,
la
tristezza
della
sorgente
,
che
stillava
a
goccia
a
goccia
attraverso
le
foglie
del
capelvenere
,
lo
sgomento
delle
solitudini
perdute
lontano
per
la
campagna
,
la
desolazione
delle
forre
dove
non
poteva
giungere
il
raggio
della
luna
,
la
festa
delle
rocce
che
s
'
orlavano
d
'
argento
,
lassù
a
Budarturo
,
disegnandosi
nettamente
nel
gran
chiarore
,
come
castelli
incantati
.
Lassù
,
lassù
,
nella
luce
d
'
argento
,
le
pareva
di
sollevarsi
in
quei
pensieri
quasi
avesse
le
ali
,
e
le
tornavano
sulle
labbra
delle
parole
soavi
,
delle
voci
armoniose
,
dei
versi
che
facevano
piangere
,
come
quelli
che
fiorivano
in
cuore
al
cugino
La
Gurna
.
Allora
ripensava
a
quel
giovinetto
che
non
si
vedeva
quasi
mai
,
che
stava
chiuso
nella
sua
stanzetta
,
a
fantasticare
,
a
sognare
come
lei
.
Laggiù
,
dietro
quel
monticello
,
la
stessa
luna
doveva
scintillare
sui
vetri
della
sua
finestra
,
la
stessa
dolcezza
insinuarsi
in
lui
.
Che
faceva
?
che
pensava
?
Un
brivido
di
freddo
la
sorprendeva
di
tratto
in
tratto
come
gli
alberi
stormivano
e
le
portavano
tante
voci
da
lontano
-
Luna
bianca
,
luna
bella
!
...
Che
fai
,
luna
?
dove
vai
?
che
pensi
anche
tu
?
-
Si
guardava
le
mani
esili
e
delicate
,
candide
anch
'
esse
come
la
luna
,
con
una
gran
tenerezza
,
con
un
vago
senso
di
gratitudine
e
quasi
di
orgoglio
.
Poscia
ricadeva
stanca
da
quell
'
altezza
,
con
la
mente
inerte
,
scossa
dal
russare
del
babbo
che
riempiva
la
casa
.
La
mamma
vicino
a
lui
non
osava
neppure
fare
udire
il
suo
respiro
;
come
non
osava
quasi
mostrare
tutta
la
sua
tenerezza
alla
figliuola
dinanzi
al
marito
,
timida
,
con
quegli
occhi
tristi
e
quel
sorriso
pallido
che
voleva
dire
tante
cose
nelle
più
umili
parole
:
-
Figlia
!
figlia
mia
!
...
-
Soltanto
la
stretta
delle
braccia
esili
,
e
l
'
espressione
degli
sguardi
che
correvano
inquieti
all
'
uscio
dicevano
il
resto
.
Quasi
dovesse
nascondere
le
carezze
che
faceva
alla
sua
creatura
,
le
mani
tremanti
che
le
cercavano
il
viso
,
gli
occhi
turbati
che
l
'
osservavano
attentamente
.
-
Che
hai
?
Sei
pallida
!
...
Non
ti
senti
bene
?
La
zia
Cirmena
che
vedeva
la
ragazza
così
gracile
,
così
pallidina
,
con
quelle
pesche
sotto
gli
occhi
,
cercava
di
distrarla
,
le
insegnava
dei
lavori
nuovi
,
delle
cornicette
intessute
di
fili
di
paglia
,
delle
arance
e
dei
canarini
di
lana
.
Le
contava
delle
storielle
,
le
portava
da
leggere
le
poesie
che
scriveva
suo
nipote
Corrado
,
di
nascosto
,
nel
panierino
della
calza
.
-
Son
fresche
fresche
di
ieri
.
Gliele
ho
prese
dal
tavolino
ora
che
è
uscito
a
passeggiare
.
E
'
ritroso
,
quel
benedetto
figliuolo
.
Così
timido
!
uno
che
ha
bisogno
d
'
aiuto
,
col
talento
che
ha
,
peccato
!
-
E
le
suggeriva
anche
dei
rimedi
per
la
salute
delicata
,
lo
sciroppo
marziale
,
delle
teste
di
chiodi
in
una
bottiglia
d
'
acqua
.
Si
sbracciava
ad
aiutare
in
cucina
,
col
vestito
rimboccato
alla
cintola
,
a
far
cuocere
un
buon
brodo
di
ossa
per
sua
nipote
Bianca
,
a
preparare
qualche
intingolo
per
Isabella
che
non
mangiava
nulla
.
-
Lasciate
fare
a
me
.
So
quel
che
ci
vuole
per
lei
.
Voialtri
Trao
siete
tanti
pulcini
colla
luna
.
-
Un
braccio
di
mare
quella
zia
Cirmena
.
Una
donna
che
se
le
si
faceva
del
bene
,
non
ci
si
perdeva
interamente
.
Spesso
costringeva
Corrado
a
venire
anche
lui
la
sera
per
tenere
allegra
la
brigata
.
-
Tu
che
sai
fare
tante
cose
,
coi
tuoi
libri
,
colle
tue
chiacchiere
,
porterai
un
po
'
di
svago
.
Santo
Dio
!
se
stai
sempre
rintanato
coi
tuoi
libri
,
come
vuoi
far
conoscere
i
tuoi
meriti
?
-
Poi
,
quando
lui
non
era
presente
,
cantava
anche
più
chiaro
:
-
Alla
sua
età
!
...
Non
è
più
un
bambino
...
Bisogna
che
s
'
aiuti
...
Non
può
vivere
sempre
alle
spalle
dei
parenti
!
...
-
E
superbo
come
Lucifero
per
giunta
,
ricalcitrando
e
inalberandosi
se
alcuno
cercava
di
aiutarlo
,
di
fargli
fare
buona
figura
,
se
la
zia
s
'
ingegnava
lei
di
aprir
gli
occhi
alla
gente
sul
valore
del
suo
nipote
Corrado
e
gli
rubava
gli
scartafacci
,
e
andava
a
sciorinarli
lei
stessa
in
mezzo
al
crocchio
dei
cugini
Motta
,
compitando
,
accalorandosi
come
un
sensale
che
fa
valere
la
merce
,
mentre
don
Gesualdo
andava
appisolandosi
a
poco
a
poco
,
e
diceva
di
sì
col
capo
,
sbadigliando
,
e
Bianca
guardava
Isabella
la
quale
teneva
i
grand
'
occhi
sbarrati
nell
'
ombra
,
assorta
,
e
le
si
mutava
a
ogni
momento
l
'
espressione
del
viso
delicato
,
quasi
delle
ondate
di
sangue
la
illuminassero
tratto
tratto
.
Donna
Sarina
tutta
intenta
alla
lettura
non
si
accorgeva
di
nulla
,
badava
ad
accomodarsi
gli
occhiali
di
tanto
in
tanto
,
chinavasi
verso
il
lume
,
oppure
se
la
pigliava
col
nipote
che
scriveva
così
sottile
.
-
Ma
che
talento
,
eh
!
Come
amministratore
...
che
so
io
...
per
soprintendere
ai
lavori
di
campagna
...
dirigere
una
fattoria
,
quel
ragazzo
varrebbe
tant
'
oro
.
Il
cuore
mi
dice
che
se
voi
,
don
Gesualdo
,
trovaste
di
collocarlo
in
alcuno
dei
vostri
negozi
,
fareste
un
affare
d
'
oro
!
...
E
...
ora
che
non
ci
sente
...
per
poco
salario
anche
!
Il
giovane
ha
gli
occhi
chiusi
,
come
si
dice
...
ancora
senza
malizia
...
e
si
contenterebbe
di
poco
!
Fareste
anche
un
'
opera
di
carità
,
fareste
!
Don
Gesualdo
non
diceva
né
sì
né
no
,
prudente
,
da
uomo
avvezzo
a
muovere
sette
volte
la
lingua
in
bocca
prima
di
lasciarsi
scappare
una
minchioneria
.
Ci
pensava
su
,
badava
alle
conseguenze
,
badava
alla
sua
figliuola
,
anche
russando
,
con
un
occhio
aperto
.
Non
voleva
che
la
ragazza
così
giovane
,
così
inesperta
,
senza
sapere
ancora
cosa
volesse
dire
esser
povero
o
ricco
,
s
'
avesse
a
scaldare
il
capo
per
tutte
quelle
frascherie
.
Lui
era
ignorante
,
uno
che
non
sapeva
nulla
,
ma
capiva
che
quelle
belle
cose
erano
trappole
per
acchiappare
i
gonzi
.
Gli
stessi
arnesi
di
cui
si
servono
coloro
che
sanno
di
lettere
per
legarvi
le
mani
o
tirarvi
fuori
dei
cavilli
in
un
negozio
.
Aveva
voluto
che
la
sua
figliuola
imparasse
tutto
ciò
che
insegnavano
a
scuola
,
perché
era
ricca
,
e
un
giorno
o
l
'
altro
avrebbe
fatto
un
matrimonio
vantaggioso
.
Ma
appunto
perch
'
era
ricca
tanta
gente
ci
avrebbe
fatti
su
dei
disegni
.
Insomma
a
lui
non
piacevano
quei
discorsi
della
zia
e
il
fare
del
nipote
che
le
teneva
il
sacco
con
quell
'
aria
ritrosa
di
chi
si
fa
pregare
per
mettersi
a
tavola
,
di
chi
vuol
vender
cara
la
sua
mercanzia
.
E
le
occhiate
lunghe
della
cuginetta
,
i
silenzi
ostinati
,
quel
mento
inchiodato
sul
petto
,
quella
smania
di
cacciarsi
coi
suoi
libri
in
certi
posti
solitari
,
per
far
la
letterata
anche
lei
,
una
ragazza
che
avrebbe
dovuto
pensare
a
ridere
e
a
divertirsi
piuttosto
...
Finora
erano
ragazzate
;
sciocchezze
da
riderci
sopra
,
o
prenderli
a
scappellotti
tutt
'
e
due
,
la
signorina
che
mettevasi
alla
finestra
per
veder
volare
le
mosche
,
e
il
ragazzo
che
stava
a
strologare
da
lontano
,
di
cui
vedevasi
il
cappello
di
paglia
al
disopra
del
muricciuolo
o
della
siepe
,
ronzando
intorno
alla
casina
,
nascondendosi
fra
le
piante
.
-
Don
Gesualdo
aveva
dei
buoni
occhi
.
Non
poteva
indovinare
tutte
le
stramberie
che
fermentavano
in
quelle
teste
matte
,
-
i
baci
mandati
all
'
aria
,
e
il
sole
e
le
nuvole
che
pigliavano
parte
al
duetto
-
a
un
miglio
di
distanza
,
-
ma
sapeva
leggere
nelle
pedate
fresche
,
nelle
rose
canine
che
trovava
sfogliate
sul
sentiero
,
nell
'
aria
ingenua
di
Isabella
che
scendeva
a
cercare
le
forbici
o
il
ditale
quando
per
combinazione
c
'
era
in
sala
il
cugino
,
nella
furberia
di
lui
che
fingeva
di
non
guardarla
,
come
chi
passa
e
ripassa
in
una
fiera
dinanzi
alla
giovenca
che
vuol
comprare
senza
darle
neppure
un
'
occhiata
.
Vedeva
anche
nella
faccia
ladra
di
Nanni
l
'
Orbo
,
nel
fare
sospettoso
di
lui
,
nell
'
aria
sciocca
che
pigliava
,
quando
rizzavasi
fra
i
sommacchi
,
mettendosi
la
mano
sugli
occhi
,
per
guardar
laggiù
,
nel
viale
,
o
si
cacciava
carponi
fra
i
fichi
d
'
India
,
o
veniva
a
portargli
dei
pezzi
di
carta
che
aveva
trovato
vicino
alla
fontana
,
dei
calcinacci
scrostati
dal
sedile
,
facendo
il
nesci
:
-
Don
Gesualdo
,
che
c
'
è
stato
vossignoria
,
lassù
?
...
Alle
volte
...
per
far
quattro
passi
...
L
'
erba
sulla
spianata
è
tutta
pesta
,
come
ci
si
fosse
sdraiato
un
asino
.
Ladri
,
no
,
eh
?
...
Ho
paura
di
quelli
del
colèra
piuttosto
.
-
No
...
di
giorno
?
...
che
diavolo
!
...
bestia
che
sei
!
...
Non
temere
,
qui
stiamo
cogli
occhi
aperti
.
E
ci
stava
davvero
,
con
prudenza
,
per
evitar
gli
scandali
,
aspettando
che
terminasse
il
colèra
per
scopare
la
casa
,
e
finirla
pulitamente
con
donna
Sarina
e
tutti
i
suoi
senza
dar
campo
di
parlare
alle
male
lingue
,
rimbeccando
la
zia
Cirmena
che
s
'
era
messa
a
far
la
sapiente
anche
lei
,
a
parlare
col
squinci
e
linci
,
tagliando
corto
a
quelle
chiacchiere
sconclusionate
che
vi
tiravano
gli
sbadigli
dalle
calcagna
.
Un
giorno
,
presenti
tutti
quanti
,
sputò
fuori
il
fatto
suo
.
-
Ah
...
le
canzonette
?
Roba
che
non
empie
pancia
,
cari
miei
!
-
La
zia
Cirmena
si
risentì
alfine
:
-
Voi
pigliate
tutto
a
peso
e
a
misura
,
don
Gesualdo
!
Non
sapete
quel
che
vuol
dire
...
Vorrei
vedervici
!
...
-
Egli
allora
,
col
suo
fare
canzonatorio
,
raccolse
in
mucchio
libri
e
giornali
ch
'
erano
sul
tavolino
e
glieli
cacciò
in
grembo
,
a
donna
Sarina
,
ridendo
ad
alta
voce
,
spingendola
per
le
spalle
quasi
volesse
mandarla
via
come
fa
il
sensale
nel
conchiudere
il
negozio
,
vociando
così
forte
che
sembrava
in
collera
,
fra
le
risate
:
-
Be
'
...
pigliateli
,
se
vi
piacciono
...
Potrete
camparci
su
!
...
Tutti
si
guardarono
negli
occhi
.
Isabella
si
alzò
senza
dire
una
parola
,
ed
uscì
dalla
stanza
.
-
Ah
!
...
-
borbottò
don
Gesualdo
.
-
Ah
!
...
Ma
visto
che
non
era
il
momento
,
cacciò
indietro
la
bile
e
voltò
la
cosa
in
scherzo
:
-
Anche
a
lei
...
le
piacciono
le
canzonette
.
Come
passatempo
...
colla
chitarra
...
adesso
che
siamo
in
villeggiatura
non
dico
di
no
.
Ma
per
lei
c
'
è
chi
ha
lavorato
al
sole
e
al
vento
,
capite
?
...
E
se
ha
la
testa
dura
dei
Trao
,
anche
i
Motta
non
scherzano
,
quanto
a
ciò
...
-
Bene
,
-
interruppe
la
zia
,
-
questo
è
un
altro
discorso
.
-
Ah
,
vi
sembra
un
altro
discorso
?
-
Ecco
!
-
saltò
su
donna
Sarina
,
pigliandosela
a
un
tratto
col
nipote
.
-
Tuo
zio
parla
pel
tuo
bene
.
Non
lo
trovi
,
un
parente
affezionato
come
lui
,
senti
!
-
Certo
,
certo
...
Voi
siete
una
donna
di
giudizio
,
donna
Sarina
,
e
cogliete
le
parole
al
volo
.
La
Cirmena
allora
si
mise
a
dimostrare
che
un
ragazzo
di
talento
poteva
arrivare
dove
voleva
,
segretario
,
fattore
,
amministratore
di
una
gran
casa
.
Le
protezioni
già
non
gli
mancavano
.
-
Certo
,
certo
,
-
continuava
a
ripetere
don
Gesualdo
.
Ma
non
si
impegnava
più
oltre
.
Si
dava
da
fare
a
rimettere
le
seggiole
a
posto
,
a
chiudere
le
finestre
,
come
a
dire
:
-
Adesso
andate
via
.
-
Però
siccome
il
giovane
voltava
le
spalle
senza
rispondere
,
con
la
superbia
che
avevano
tutti
quei
parenti
spiantati
,
donna
Sarina
non
seppe
più
frenarsi
,
raccattando
in
furia
i
ferri
da
calza
e
gli
occhiali
,
infilando
il
paniere
al
braccio
senza
salutar
nessuno
.
-
Guardate
s
'
è
questa
la
maniera
!
Così
si
ringraziano
i
parenti
della
premura
?
Io
me
ne
lavo
le
mani
...
come
Pilato
...
Ciascuno
a
casa
sua
...
-
Ecco
la
parola
giusta
,
donna
Sarina
.
Ciascuno
a
casa
sua
.
Aspettate
,
che
vi
accompagno
...
Eh
?
eh
?
che
c
'
è
?
Da
un
pezzo
,
mentre
discorreva
,
tendeva
l
'
orecchio
all
'
abbaiare
dei
cani
,
al
diavolìo
che
facevano
oche
e
tacchini
nella
corte
,
a
un
correre
a
precipizio
.
Poi
si
udì
una
voce
sconosciuta
in
mezzo
al
chiacchierìo
della
sua
gente
.
Dal
cancello
s
'
affacciò
il
camparo
,
stralunato
,
facendogli
dei
segni
.
-
Vengo
,
vengo
,
aspettate
un
momento
.
Tornò
poco
dopo
che
sembrava
un
altro
,
stravolto
,
col
cappello
di
paglia
buttato
all
'
indietro
,
asciugandosi
il
sudore
.
Donna
Sarina
voleva
sapere
a
ogni
costo
cosa
fosse
avvenuto
,
fingendo
d
'
aver
paura
.
-
Nulla
...
Le
stoppie
lassù
avran
preso
fuoco
...
V
'
accompagno
.
E
'
cosa
da
nulla
.
Nell
'
aia
erano
tutti
in
subbuglio
.
Mastro
Nardo
,
sotto
la
tettoia
,
insellava
in
fretta
e
in
furia
la
mula
baia
di
don
Gesualdo
.
Dinanzi
al
rastrello
del
giardino
Nanni
l
'
Orbo
e
parecchi
altri
ascoltavano
a
bocca
aperta
un
contadino
di
fuorivia
che
narrava
gran
cose
,
accalorato
,
gesticolando
mostrando
il
vestito
ridotto
in
brandelli
.
-
Nulla
,
nulla
,
-
ripetè
don
Gesualdo
.
-
V
'
accompagno
a
casa
vostra
.
Non
c
'
è
premura
.
-
Si
vedeva
però
ch
'
era
turbato
,
balbettava
,
grossi
goccioloni
gli
colavano
dalla
fronte
.
Donna
Sarina
s
'
ostinava
ad
aver
paura
,
piantandosi
su
due
piedi
,
frugando
di
qua
e
di
là
cogli
occhi
curiosi
,
fissandoli
in
viso
a
lui
per
scovar
quel
che
c
'
era
sotto
:
-
Un
caso
di
colèra
,
eh
?
Ce
l
'
han
portato
sin
qui
?
Qualche
briccone
?
L
'
han
colto
sul
fatto
?
-
Infine
don
Gesualdo
le
mise
le
mani
sulle
spalle
,
guardandola
fissamente
nel
bianco
degli
occhi
:
-
Donna
Sarina
,
a
che
giuoco
giochiamo
?
Lasciatemi
badare
agli
affari
di
casa
mia
!
santo
e
santissimo
!
-
E
la
mise
bel
bello
sulla
sua
strada
,
di
là
dal
ponticello
.
Tornando
indietro
se
la
prese
con
tutta
quella
gente
che
sembrava
ammutinata
,
comare
Lia
che
aveva
lasciato
d
'
impastare
il
pane
,
sua
figlia
accorsa
anche
lei
colle
mani
intrise
di
farina
.
-
Che
c
'
è
?
che
c
'
è
?
Voi
,
mastro
Nardo
,
andate
avanti
colla
mula
.
Vi
raggiungerò
per
via
.
Lì
,
da
quella
parte
,
pel
sentiero
.
Non
c
'
è
bisogno
di
far
sapere
a
tutto
il
vicinato
se
vo
o
se
rimango
.
E
voialtri
badate
alle
vostre
faccende
.
E
cucitevi
la
bocca
,
ehi
!
...
senza
suonar
la
tromba
e
andar
narrando
quel
che
mi
succede
,
di
qua
e
di
là
!
...
Poi
salì
di
sopra
colle
gambe
rotte
.
Bianca
appena
lo
vide
con
quella
faccia
si
impaurì
.
Ma
egli
però
non
le
disse
nulla
.
Temeva
che
i
sorci
ballassero
mentre
non
c
'
era
il
gatto
.
Mentre
la
moglie
l
'
aiutava
a
infilarsi
gli
stivali
,
andava
facendole
certe
raccomandazioni
:
-
Bada
alla
casa
.
Bada
alla
ragazza
.
Io
vo
e
torno
.
Il
tempo
d
'
arrivare
alla
Salonia
per
mio
padre
che
sta
poco
bene
.
Gli
occhi
aperti
finché
non
ci
son
io
,
intendi
?
-
Bianca
da
ginocchioni
com
'
era
alzò
il
viso
attonito
.
-
Svegliati
!
Come
diavolo
sei
diventata
?
Tale
e
quale
tuo
fratello
don
Ferdinando
sei
!
Tua
figlia
ha
la
testa
sopra
il
cappello
,
te
ne
sei
accorta
?
Abbiamo
fatto
un
bel
negozio
a
metterle
in
capo
tanti
grilli
!
Chissà
cosa
s
'
immagina
?
E
gli
altri
pure
...
Donna
Sarina
e
tutti
gli
altri
!
Serpi
nella
manica
!
...
Dunque
,
niente
visite
,
finché
torno
...
e
gli
occhi
aperti
sulla
tua
figliuola
.
Sai
come
sono
le
ragazze
quando
si
mettono
in
testa
qualcosa
!
...
Sei
stata
giovane
anche
tu
...
Ma
io
non
mi
lascio
menare
pel
naso
come
i
tuoi
fratelli
,
sai
!
...
No
,
no
,
chetati
!
Non
è
per
rimproverarti
...
L
'
hai
fatto
per
me
,
allora
.
Sei
stata
una
buona
moglie
,
docile
e
obbediente
,
tutta
per
la
casa
...
Non
me
ne
pento
.
Dico
solo
acciò
ti
serva
d
'
ammaestramento
,
adesso
.
Le
ragazze
per
maritarsi
non
guardano
a
nulla
...
Tu
almeno
non
facevi
una
pazzia
...
Non
te
ne
sei
pentita
neppur
tu
,
è
vero
?
Ma
adesso
è
un
altro
par
di
maniche
.
Adesso
si
tratta
di
non
lasciarsi
rubare
come
in
un
bosco
...
Bianca
,
ritta
accanto
all
'
uscio
,
col
viso
scialbo
,
spalancò
gli
occhi
,
dove
era
in
fondo
un
terror
vago
,
uno
sbalordimento
accorato
,
l
'
intermittenza
dolorosa
della
ragione
annebbiata
ch
'
era
negli
occhi
di
don
Ferdinando
.
-
Ah
!
Hai
capito
finalmente
!
Te
ne
sei
accorta
anche
tu
!
E
non
mi
dicevi
nulla
!
...
Tutte
così
voialtre
donne
...
a
tenervi
il
sacco
l
'
una
coll
'
altra
!
...
congiurate
contro
chi
s
'
arrovella
pel
vostro
meglio
!
-
No
!
...
vi
giuro
!
...
Non
so
nulla
!
...
Non
ci
ho
colpa
...
Che
volete
da
me
?
...
Vedete
come
son
ridotta
!
...
-
Non
lo
sapevi
?
Cosa
fai
dunque
?
Così
tieni
d
'
occhio
tua
figlia
...
E
'
questa
una
madre
di
famiglia
?
...
Tutto
sulle
mie
spalle
!
Ho
le
spalle
grosse
.
Ho
lo
stomaco
pieno
di
dispiaceri
...
E
sto
benone
io
!
...
Ho
la
pelle
dura
.
E
se
ne
andò
col
dorso
curvo
,
sotto
il
gran
sole
,
ruminando
tutti
i
suoi
guai
.
Il
messo
ch
'
era
venuto
a
chiamarlo
dalla
Salonia
l
'
aspettava
in
cima
al
sentiero
,
insieme
a
mastro
Nardo
che
tirava
la
mula
zoppicando
.
Come
lo
vide
da
lontano
si
mise
a
gridare
:
-
Spicciatevi
,
vossignoria
.
Se
arriviamo
tardi
,
per
disgrazia
,
la
colpa
è
tutta
mia
.
Cammin
facendo
raccontava
cose
da
far
drizzare
i
capelli
in
testa
.
A
Marineo
avevano
assassinato
un
viandante
che
andava
ronzando
attorno
all
'
abbeveratoio
,
nell
'
ora
calda
,
lacero
,
scalzo
,
bianco
di
polvere
,
acceso
in
volto
,
con
l
'
occhio
bieco
,
cercando
di
farla
in
barba
ai
cristiani
che
stavano
a
guardia
da
lontano
,
sospettosi
.
A
Callari
s
'
era
trovato
un
cadavere
dietro
una
siepe
,
gonfio
come
un
otre
:
l
'
aveva
scoperto
il
puzzo
.
La
sera
,
dovunque
,
si
vedevano
dei
fuochi
d
'
artifizio
,
una
pioggia
di
razzi
,
tale
e
quale
la
notte
di
San
Lorenzo
,
Dio
liberi
!
Una
donna
incinta
,
che
s
'
era
lasciata
aiutare
da
uno
sconosciuto
,
mentre
portava
un
carico
di
legna
al
Trimmillito
,
era
morta
la
stessa
notte
all
'
improvviso
,
senza
neanche
dire
-
Cristo
aiutami
-
colla
pancia
piena
di
fichi
d
'
India
.
-
Vostro
padre
l
'
ha
voluto
lui
stesso
il
colèra
,
sissignore
.
Tutti
gli
dicevano
:
Non
aprite
se
prima
il
sole
non
è
alto
!
Ma
sapete
che
testa
dura
!
Il
colèra
ce
l
'
ha
portato
alla
Salonia
un
viandante
che
andava
intorno
colla
bisaccia
in
spalla
.
Di
questi
tempi
,
figuratevi
!
C
'
è
chi
l
'
ha
visto
a
sedere
,
stanco
morto
,
sul
muricciuolo
vicino
alla
fattoria
.
Poi
tutta
la
notte
rumori
sul
tetto
e
dietro
gli
usci
...
E
le
macchie
d
'
unto
che
si
son
trovate
qua
e
là
a
giorno
fatto
!
...
Come
della
bava
di
lumaca
...
Sissignore
!
...
Quella
bestia
dello
speziale
continua
a
predicare
di
scopar
le
case
,
di
pigliarsela
coi
maiali
e
colle
galline
,
per
tener
lontano
il
colèra
!
Adesso
il
veleno
ce
lo
portano
le
bestie
del
Signore
,
che
non
hanno
malizia
!
avete
inteso
,
vossignoria
?
...
Roba
da
accopparli
tutti
quanti
sono
,
medici
,
preti
e
speziali
,
perché
loro
ogni
cristiano
che
mandano
al
mondo
della
verità
si
pigliano
dodici
tarì
dal
re
!
E
l
'
arciprete
Bugno
ha
avuto
il
coraggio
di
predicarlo
dall
'
altare
:
-
Figliuoli
miei
,
so
che
ce
l
'
avete
con
me
,
a
causa
del
colèra
.
Ma
io
sono
innocente
.
Ve
lo
giuro
su
quest
'
ostia
consacrata
!
-
Io
non
so
s
'
era
innocente
o
no
.
So
che
ha
acchiappato
il
colèra
anche
lui
,
perché
teneva
in
casa
quelle
bottiglie
che
mandano
da
Napoli
per
far
morire
i
cristiani
.
Io
non
so
niente
.
Il
fatto
è
che
i
morti
fioccano
come
le
mosche
:
Donna
Marianna
Sganci
,
Peperito
...
III
Allorché
giunsero
alla
Salonia
trovarono
che
tutti
gli
altri
inquilini
della
fattoria
caricavano
muli
ed
asinelli
per
fuggirsene
.
Inutilmente
Bomma
,
che
era
venuto
dalla
vigna
,
lì
vicino
,
si
sgolava
a
gridare
:
-
Bestie
!
s
'
è
una
perniciosa
!
...
se
ha
una
febbre
da
cavallo
!
Non
si
muore
di
colèra
con
la
febbre
!
-
Non
me
ne
importa
s
'
è
una
perniciosa
!
-
borbottò
infine
Giacalone
.
-
I
medici
già
son
pagati
per
questo
!
...
Mastro
Nunzio
stava
male
davvero
:
la
morte
gli
aveva
pizzicato
il
naso
e
gli
aveva
lasciato
il
segno
delle
dita
sotto
gli
occhi
,
un
'
ombra
di
filiggine
che
gli
tingeva
le
narici
assottigliate
,
gli
sprofondava
gli
occhi
e
la
bocca
sdentata
in
fondo
a
dei
buchi
neri
,
gli
velava
la
faccia
terrea
e
sporca
di
peli
grigi
.
Aprì
quegli
occhi
a
stento
,
udendo
suo
figlio
Gesualdo
che
gli
stava
dinanzi
al
letto
,
e
disse
colla
voce
cavernosa
:
-
Ah
!
sei
venuto
a
vedere
la
festa
,
finalmente
?
Santo
,
come
un
allocco
,
stava
seduto
sullo
scalino
dell
'
uscio
,
senza
dir
nulla
,
coi
lucciconi
agli
occhi
.
Burgio
e
sua
moglie
si
affrettavano
a
insaccare
un
po
'
di
grano
,
per
non
morir
di
fame
dove
andavano
,
appena
avrebbe
chiusi
gli
occhi
il
vecchio
.
Nel
cortile
c
'
erano
anche
le
mule
cariche
di
roba
.
Don
Gesualdo
afferrò
pel
vestito
Bomma
,
il
quale
stava
per
andarsene
anche
lui
.
-
Che
si
può
fare
,
don
Arcangelo
?
Comandate
!
Tutto
quello
che
si
può
fare
,
per
mio
padre
...
tutto
quello
che
ho
!
...
Non
guardate
a
spesa
...
-
Eh
!
avrete
poco
da
spendere
...
Non
c
'
è
nulla
da
fare
...
Sono
venuto
tardi
.
La
china
non
giova
più
!
...
una
perniciosa
coi
fiocchi
,
caro
voi
!
Ma
però
non
muore
di
colèra
,
e
non
c
'
è
motivo
di
spaventare
tutto
il
vicinato
,
come
fanno
costoro
!
Il
vecchio
stava
a
sentire
,
cogli
occhi
inquieti
e
sospettosi
in
fondo
alle
orbite
nere
.
Guardava
Gesualdo
che
si
affannava
intorno
al
farmacista
,
Speranza
la
quale
strillava
e
singhiozzava
aiutando
il
marito
ne
'
preparativi
della
partenza
,
Santo
che
non
si
muoveva
,
istupidito
,
i
nipoti
qua
e
là
per
la
casa
e
nel
cortile
,
e
Bomma
che
gli
voltava
le
spalle
,
scrollando
il
capo
,
facendo
gesti
d
'
impazienza
.
Speranza
infine
andò
a
consegnare
le
chiavi
a
suo
fratello
,
seguitando
a
brontolare
:
-
Ecco
!
Mi
piace
che
siete
venuto
...
Così
non
direte
che
vogliamo
fare
man
bassa
sulla
roba
,
io
e
mio
marito
,
appena
chiude
gli
occhi
nostro
padre
...
-
Non
sono
ancora
morto
,
no
!
-
si
lamentò
il
vecchio
dal
suo
cantuccio
.
Allora
si
alzò
come
una
furia
l
'
altro
figliuolo
,
Santo
,
con
la
faccia
sudicia
di
lagrime
,
vociando
e
pigliandosela
con
tutti
quanti
:
-
Il
viatico
che
non
glielo
date
,
razza
di
porci
?
...
Che
lo
fate
morire
peggio
di
un
cane
?
...
-
Non
sono
ancora
morto
!
-
piagnucolò
di
nuovo
il
moribondo
.
-
Lasciatemi
morire
in
pace
,
prima
!
...
-
Non
è
per
la
roba
,
no
!
-
gli
rispose
il
genero
Burgio
accostandosi
al
letto
e
chinandosi
sul
malato
come
parlasse
a
un
bambino
:
-
Anzi
è
per
vostro
amore
che
vogliamo
farvi
confessare
e
comunicare
prima
di
chiudere
gli
occhi
.
-
Ah
!
...
ah
!
...
Non
vi
par
l
'
ora
!
...
Lasciatemi
in
pace
...
lasciatemi
!
...
Giunse
la
sera
e
passò
la
notte
a
quel
modo
.
Mastro
Nunzio
nell
'
ombra
stava
zitto
e
immobile
,
come
un
pezzo
di
legno
;
soltanto
ogni
volta
che
gli
facevano
inghiottire
a
forza
la
medicina
,
gemeva
,
sputava
,
e
lamentavasi
ch
'
era
amara
come
il
veleno
,
ch
'
era
morto
,
che
non
vedevano
l
'
ora
di
levarselo
dinanzi
.
Infine
,
perché
non
lo
seccassero
,
voltò
il
naso
contro
il
muro
,
e
non
si
mosse
più
.
-
Poteva
essere
mezzanotte
,
sebbene
nessuno
s
'
arrischiasse
ad
aprire
la
finestra
per
guardar
le
stelle
.
-
Speranza
ogni
tanto
s
'
accostava
al
malato
in
punta
di
piedi
,
lo
toccava
,
lo
chiamava
adagio
adagio
;
ma
lui
zitto
.
Poi
tornava
a
discorrere
sottovoce
col
marito
che
aspettava
tranquillamente
,
accoccolato
sullo
scalino
,
dormicchiando
.
Gesualdo
stava
seduto
dall
'
altra
parte
col
mento
fra
le
mani
.
In
fondo
allo
stanzone
si
udiva
il
russare
di
Santo
.
I
nipoti
erano
già
partiti
colla
roba
,
insieme
agli
altri
inquilini
e
un
gatto
abbandonato
s
'
aggirava
miagolando
per
la
fattoria
,
come
un
'
anima
di
Purgatorio
:
una
cosa
che
tutti
alzavano
il
capo
trasalendo
,
e
si
facevano
la
croce
al
vedere
quegli
occhi
che
luccicavano
nel
buio
,
fra
le
travi
del
tetto
e
i
buchi
del
muro
;
e
sulla
parete
sudicia
vedevasi
sempre
l
'
ombra
del
berretto
del
vecchio
,
gigantesca
,
che
non
dava
segno
di
vita
.
Poi
,
tre
volte
,
si
udì
cantare
la
civetta
.
Quando
Dio
volle
,
a
giorno
fatto
,
dopo
un
pezzo
che
il
giorno
trapelava
dalle
fessure
delle
imposte
e
faceva
impallidire
il
lume
posato
sulla
botte
,
Burgio
si
decise
ad
aprire
l
'
uscio
.
Era
una
giornata
fosca
,
il
cielo
coperto
,
un
gran
silenzio
per
la
pianura
smorta
e
sassosa
.
Dei
casolari
nerastri
qua
e
là
,
l
'
estremità
del
paese
sulla
collina
in
fondo
,
sembravano
sorgere
lentamente
dalla
caligine
,
deserti
e
silenziosi
.
Non
un
uccello
,
non
un
ronzìo
,
non
un
alito
di
vento
.
Solo
un
fruscìo
fuggì
spaventato
fra
le
stoppie
all
'
affacciarsi
che
fece
Burgio
,
sbadigliando
e
stirandosi
le
braccia
.
-
Massaro
Fortunato
!
...
venite
qua
,
venite
!
-
chiamò
in
quel
punto
la
moglie
colla
voce
alterata
.
Gesualdo
chino
sul
lettuccio
del
genitore
,
lo
chiamava
,
scuotendolo
.
La
sorella
,
arruffata
,
discinta
,
che
sembrava
più
gialla
in
quella
luce
scialba
,
preparavasi
a
strillare
.
Infine
Burgio
,
dopo
un
momento
,
azzardò
la
sua
opinione
:
-
Signori
miei
,
a
me
sembra
morto
di
cent
'
anni
.
Scoppiò
allora
la
tragedia
.
Speranza
cominciò
a
urlare
e
a
graffiarsi
la
faccia
.
Santo
,
svegliato
di
soprassalto
,
si
dava
dei
pugni
in
testa
,
fregandosi
gli
occhi
,
piangendo
come
un
ragazzo
.
Il
più
turbato
di
tutti
però
era
don
Gesualdo
,
sebbene
non
dicesse
nulla
,
guardando
il
morto
che
guardava
lui
colla
coda
dell
'
occhio
appannato
.
Poi
gli
baciò
la
mano
,
e
gli
coprì
la
faccia
col
lenzuolo
.
Speranza
,
inconsolabile
,
minacciava
di
correre
al
paese
per
buttarsi
nella
cisterna
,
di
lasciarsi
morir
di
fame
:
-
Cosa
ci
fo
più
al
mondo
adesso
?
Ho
perso
il
mio
sostegno
!
la
colonna
della
casa
!
-
Quel
piagnisteo
durò
la
giornata
intera
.
Inutilmente
il
marito
per
consolarla
le
diceva
che
don
Gesualdo
non
li
avrebbe
abbandonati
.
Erano
tutti
figli
suoi
,
orfanelli
bisognosi
.
Santo
col
viso
sudicio
guardava
or
questo
e
or
quello
come
aprivano
bocca
.
-
No
!
-
s
'
ostinava
Speranza
.
-
E
'
morto
,
ora
,
mio
padre
!
Non
c
'
è
nessuno
che
pensi
a
noi
!
Gesualdo
che
l
'
aveva
lasciata
sfogare
un
pezzo
tentennando
il
capo
,
cogli
occhi
gonfi
,
le
disse
infine
:
-
Hai
ragione
!
...
Non
ho
fatto
mai
nulla
per
voialtri
!
...
Hai
ragione
di
lagnarti
della
buona
misura
!
...
-
No
,
-
interruppe
Burgio
.
-
No
!
Parole
che
scappano
nel
brucio
,
cognato
.
Intanto
bisognava
pensare
a
seppellire
il
morto
,
senza
un
cane
che
aiutasse
,
a
pagarlo
tant
'
oro
!
Un
falegname
,
lì
al
Camemi
,
mise
insieme
alla
meglio
quattro
asserelle
a
mo
'
di
bara
,
e
mastro
Nardo
scavò
la
buca
dietro
la
casa
.
Poi
Santo
e
don
Gesualdo
dovettero
fare
il
resto
colle
loro
mani
.
Burgio
però
stava
a
vedere
da
lontano
,
timoroso
del
contagio
,
e
sua
moglie
piagnucolava
che
non
le
bastava
l
'
animo
di
toccare
il
morto
.
Le
faceva
male
al
cuore
,
sì
!
Dopo
,
asciugatisi
gli
occhi
,
rifatto
il
letto
,
rassettata
la
casa
,
nel
tempo
che
mastro
Nardo
preparava
le
cavalcature
,
e
aspettavano
seduti
in
crocchio
,
ella
attaccò
il
discorso
serio
.
-
E
ora
,
come
restiamo
intesi
?
Tutti
quanti
si
guardarono
in
faccia
a
quell
'
esordio
.
Massaro
Fortunato
tormentava
la
nappa
della
berretta
,
e
Santo
sgranò
gli
occhi
.
Don
Gesualdo
però
non
aveva
capito
l
'
antifona
,
col
viso
in
aria
,
cercava
il
verbo
.
-
Come
restiamo
intesi
?
Perché
?
Di
che
cosa
?
-
Per
discorrere
dei
nostri
interessi
,
eh
?
Per
dividerci
l
'
eredità
che
ha
lasciato
quella
buon
'
anima
,
tanto
paradiso
!
Siamo
tre
figliuoli
...
Ciascuno
la
sua
parte
...
secondo
vi
dice
la
coscienza
...
Voi
siete
il
maggiore
,
voi
fate
le
parti
...
e
ciascuno
di
noi
piglia
la
sua
...
Però
se
ci
avete
il
testamento
...
Non
dico
...
Allora
tiratelo
fuori
,
e
si
vedrà
.
Don
Gesualdo
,
che
era
don
Gesualdo
,
rimase
a
bocca
aperta
a
quel
discorso
.
Stupefatto
,
cercava
le
parole
,
balbettava
:
-
L
'
eredità
?
...
Il
testamento
?
...
La
parte
di
che
cosa
?
...
Allora
Speranza
infuriò
.
-
Come
?
Di
questo
si
parlava
.
Non
erano
tutti
figli
dello
stesso
padre
?
E
il
capo
della
casa
chi
era
stato
?
Sinora
aveva
avuto
le
mani
in
pasta
don
Gesualdo
,
vendere
,
comprare
...
Ora
,
ciascuno
doveva
avere
la
sua
parte
.
Tutto
quel
ben
di
Dio
,
quelle
belle
terre
,
la
Canziria
,
la
Salonia
stessa
dove
avevano
i
piedi
,
erano
forse
piovuti
dal
cielo
?
-
Burgio
,
più
calmo
,
metteva
buone
parole
;
diceva
che
non
era
quello
il
momento
,
col
morto
ancora
caldo
.
Tappava
la
bocca
alla
moglie
;
cacciava
indietro
il
cognato
Santo
,
il
quale
aveva
aperto
tanto
d
'
orecchi
e
vociava
:
-
No
,
no
,
lasciatela
dire
!
-
Infine
volle
che
si
abbracciassero
,
lì
,
nella
stanza
dove
erano
rimasti
poveri
orfanelli
.
Don
Gesualdo
era
un
galantuomo
,
un
buon
cuore
.
Non
l
'
avrebbe
fatta
una
porcheria
.
-
Non
scappate
!
Sentite
qua
!
Non
è
vero
?
Non
siete
un
galantuomo
?
-
No
!
no
!
Lasciatemi
sentire
quello
che
pretendono
.
E
'
meglio
spiegarsi
chiaro
.
Ma
la
sorella
non
gli
dava
più
retta
,
seduta
su
di
un
sasso
,
fuori
dell
'
uscio
,
borbottando
fra
di
sè
.
Massaro
Fortunato
toccò
pure
degli
altri
tasti
:
il
gastigo
di
Dio
che
avevano
sulle
spalle
,
l
'
ora
che
si
faceva
tarda
.
Intanto
mastro
Nardo
tirò
fuori
la
mula
dalla
stalla
.
Rimasero
ancora
un
pezzetto
lì
fuori
a
tenersi
il
broncio
.
Poi
don
Gesualdo
propose
di
condurseli
tutti
a
Mangalavite
.
Il
cognato
Burgio
serrava
l
'
uscio
a
chiave
,
e
caricava
sul
basto
i
pochi
panni
,
che
aveva
raccolti
in
un
fagottino
.
Speranza
non
rispose
subito
all
'
invito
del
fratello
,
sciorinando
lo
scialle
per
accingersi
alla
partenza
,
guardando
di
qua
e
di
là
,
cogli
occhi
torvi
.
Infine
spiattellò
quel
che
aveva
sullo
stomaco
:
-
A
Mangalavite
?
...
No
,
grazie
tante
!
...
Cosa
ci
verrei
a
fare
...
se
dite
che
è
roba
vostra
?
...
Sarebbe
anche
un
disturbo
per
vostra
moglie
e
la
figliuola
...
due
signore
avvezze
a
stare
coi
loro
comodi
...
Noi
poveretti
ci
accomodiamo
alla
meglio
...
Andremo
alla
Canziria
.
Andremo
piuttosto
alla
fornace
del
gesso
che
ha
lasciato
mio
padre
,
buon
'
anima
...
Quella
sì
!
...
Colà
almeno
saremo
a
casa
nostra
.
Non
direte
d
'
averla
comperata
coi
vostri
guadagni
la
fornace
del
gesso
!
...
No
,
no
,
sto
zitta
,
massaro
Fortunato
!
Se
ne
parlerà
poi
,
chi
campa
.
Chi
campa
tutto
l
'
anno
vede
ogni
festa
.
Vi
saluto
,
don
Gesualdo
.
Sarà
quel
che
vuol
Dio
.
Beato
quel
poveretto
che
adesso
è
tranquillo
,
sottoterra
!
...
Brontolava
ancora
ch
'
era
già
in
viaggio
,
sballottata
dall
'
ambio
della
cavalcatura
,
colla
schiena
curva
,
e
il
vento
che
le
gonfiava
lo
scialle
dietro
.
Don
Gesualdo
montò
a
cavallo
lui
pure
,
e
se
ne
andò
dall
'
altra
parte
,
col
cuore
grosso
dell
'
ingratitudine
che
raccoglieva
sempre
,
voltandosi
indietro
,
di
tanto
in
tanto
,
a
guardare
la
fattoria
rimasta
chiusa
e
deserta
,
accanto
alla
buca
ancora
fresca
,
e
la
cavalcata
dei
suoi
che
si
allontanavano
in
fila
,
uno
dopo
l
'
altro
,
di
già
come
punti
neri
nella
campagna
brulla
che
s
'
andava
oscurando
.
Dopo
un
pezzetto
,
mastro
Nardo
che
ci
aveva
pensato
su
,
fece
l
'
orazione
del
morto
:
-
Poveretto
!
Ha
lavorato
tanto
...
per
tirare
su
i
figliuoli
...
per
lasciarli
ricchi
...
Ora
è
sotto
terra
!
Vi
rammentate
,
vossignoria
,
quando
è
rovinato
il
ponte
,
a
Fiumegrande
,
e
voleva
annegarsi
?
...
Ecco
cos
'
è
il
mondo
!
Oggi
a
te
,
domani
a
me
.
Il
padrone
gli
rivolse
un
'
occhiata
brusca
,
e
tagliò
corto
:
-
Zitto
,
bestia
!
...
Anche
tu
!
...
Potevano
essere
due
ore
di
notte
quando
arrivarono
alla
Fontana
di
don
Cosimo
,
con
una
bella
sera
stellata
,
il
cielo
tutto
che
sembrava
formicolare
attorno
a
Budarturo
,
sulla
distesa
dei
piani
e
dei
monti
che
s
'
accennava
confusamente
.
La
mula
,
sentendo
la
stalla
vicina
,
si
mise
a
ragliare
.
Allora
abbaiarono
dei
cani
;
laggiù
in
fondo
comparvero
dei
lumi
in
mezzo
all
'
ombra
più
fitta
degli
alberi
che
circondavano
la
casina
,
e
s
'
udirono
delle
voci
,
un
calpestìo
precipitoso
come
di
gente
che
corresse
;
lungo
il
sentiero
che
saliva
dalla
valle
si
udì
un
fruscìo
di
foglie
secche
,
dei
sassi
che
precipitarono
rimbalzando
,
quasi
alcuno
s
'
inerpicasse
cautamente
.
Poi
silenzio
.
A
un
tratto
,
dal
buio
,
sul
limite
del
boschetto
,
partì
una
voce
:
-
Ehi
,
don
Gesualdo
?
-
Ehi
,
Nanni
,
che
c
'
è
?
Compare
Nanni
non
rispose
,
mettendosi
a
camminare
accanto
alla
mula
.
Dopo
un
momento
masticò
sottovoce
,
quasi
a
malincuore
:
-
C
'
è
che
son
qui
per
guardarvi
le
spalle
!
Don
Gesualdo
non
chiese
altro
.
Scendevano
per
la
viottola
in
fila
.
Nanni
l
'
Orbo
aggiunse
soltanto
,
di
lì
a
un
po
'
:
-
Si
fece
la
festa
,
eh
?
-
E
come
il
padrone
continuava
a
tacere
,
conchiuse
:
-
L
'
ho
capito
alla
cera
che
avete
,
vossignoria
.
Mondo
di
guai
!
...
L
'
uno
dopo
l
'
altro
!
-
Giunti
alla
fontana
infine
disse
:
-
Smontiamo
qui
,
eh
?
Mastro
Nardo
se
ne
andrà
pel
viale
colle
cavalcature
,
e
noi
da
questa
parte
,
per
far
più
presto
.
Don
Gesualdo
capì
subito
,
e
non
se
lo
fece
dire
due
volte
.
Andavano
in
silenzio
,
lungo
il
muro
,
quasi
ci
vedessero
al
buio
.
A
un
certo
punto
l
'
Orbo
accennò
delle
pietre
sparse
per
terra
,
una
specie
di
breccia
fra
le
spine
che
coronavano
il
muro
,
e
disse
piano
:
-
Vedete
,
vossignoria
?
-
L
'
altro
affermò
col
capo
,
e
scavalcò
il
chiuso
.
Nanni
l
'
Orbo
coll
'
acciarino
accese
un
zolfanello
e
andarono
seguendo
le
pedate
passo
passo
,
sino
alla
casina
.
Sotto
la
finestra
di
donna
Isabella
l
'
Orbo
additò
in
silenzio
l
'
erba
ch
'
era
tutta
pesta
,
quasi
ci
si
fossero
davvero
sdraiati
degli
asini
.
-
I
cani
poi
come
fossero
alloppiati
!
-
osservò
compare
Nanni
con
quel
fare
misterioso
.
-
Se
non
ero
io
,
che
ho
l
'
orecchio
fino
...
Dicevo
a
Diodata
:
Finché
manca
il
padrone
bisogna
stare
coll
'
orecchio
teso
,
per
guardargli
le
spalle
...
Allora
ho
mandato
Nunzio
sul
ponticello
,
mentre
io
con
Gesualdo
arrivavo
dalla
parte
del
palmento
...
Sissignore
dov
'
è
alloggiata
donna
Sarina
col
nipote
...
Se
i
cani
sono
stati
zitti
,
dicevo
fra
di
me
...
-
Va
bene
.
Adesso
taci
.
Di
lassù
potrebbero
udirti
.
Il
giorno
dopo
,
ricevendo
le
visite
di
condoglianza
,
vestito
di
nero
,
colla
barba
lunga
,
appena
donna
Sarina
ebbe
fatto
l
'
elogio
del
morto
e
del
vivo
,
asciugandosi
gli
occhi
,
rimboccandosi
le
maniche
per
correre
in
cucina
ad
aiutare
in
quello
scompiglio
,
don
Gesualdo
la
fermò
nell
'
andito
,
senza
tanti
complimenti
.
-
Sapete
,
donna
Sarina
?
...
il
servizio
che
dovreste
farmi
sarebbe
d
'
andarvene
.
Patti
chiari
e
amici
cari
,
non
è
vero
?
Ho
bisogno
di
quelle
due
stanze
...
pei
miei
motivi
.
Sinora
non
vi
ho
detto
nulla
.
Ma
voi
avrete
ammirato
la
mia
prudenza
,
eh
?
La
Cirmena
diventò
verde
.
S
'
aggiustò
il
vestito
,
sorridendo
,
pigliandola
con
disinvoltura
:
-
Bene
,
bene
.
Ho
capito
.
Una
volta
che
vi
servono
quelle
due
stanzuccie
...
Se
avete
i
vostri
motivi
...
Anche
subito
,
su
due
piedi
...
colèra
o
no
!
...
La
gente
non
ha
da
dire
se
me
ne
mandate
via
in
mezzo
al
colèra
!
...
Siete
il
padrone
.
Ciascuno
sa
i
fatti
di
casa
sua
.
Soltanto
,
se
permettete
,
vado
prima
a
salutare
mia
nipote
.
Non
so
cosa
potrebbero
pensare
se
me
ne
andassi
zitta
zitta
...
Le
male
lingue
,
sapete
!
...
Bianca
non
arrivava
a
capacitarsi
:
-
Come
?
andarsene
via
?
nel
fitto
del
colèra
?
Perché
?
Cos
'
era
stato
?
-
La
zia
Cirmena
adduceva
diversi
pretesti
strambi
:
forza
maggiore
;
ciascuno
ha
i
suoi
motivi
;
interessi
gravi
di
casa
;
Corrado
aveva
ricevuto
una
lettera
urgentissima
.
-
Gli
rincresce
anche
a
lui
,
poveretto
.
Gli
è
arrivata
fra
capo
e
collo
.
S
'
era
tanto
affezionato
a
questi
luoghi
...
Anche
poco
fa
mi
diceva
:
-
Zia
,
oggi
è
l
'
ultima
passeggiata
che
andrò
a
fare
alla
sorgente
...
-
Don
Gesualdo
,
fuori
dei
gangheri
,
tagliò
corto
a
quei
discorsi
sciocchi
.
-
Scusate
,
donna
Sarina
.
Mia
moglie
non
capisce
più
niente
...
Diventano
tutti
così
nella
sua
famiglia
...
Doveva
toccare
a
me
!
...
Isabella
invece
s
'
era
fatta
pallida
come
un
cadavere
.
Ma
non
si
mosse
,
non
disse
nulla
,
una
vera
Trao
,
col
viso
fermo
e
impenetrabile
.
Ricambiava
anche
gli
abbracci
e
i
saluti
affettuosi
della
zia
,
sforzandosi
di
sorridere
,
con
una
ruga
sottile
fra
le
ciglia
.
Poi
,
quando
fu
sola
,
a
un
tratto
,
con
un
gesto
disperato
,
si
strappò
la
gorgierina
che
la
soffocava
,
con
un
'
onda
di
sangue
al
volto
,
un
abbarbagliamento
improvviso
dinanzi
agli
occhi
,
una
fitta
,
uno
spasimo
acuto
che
la
fece
vacillare
,
annaspando
,
fuori
di
sé
.
Voleva
vederlo
,
l
'
ultima
volta
,
a
qualunque
costo
,
quando
tutti
sarebbero
stati
a
riposare
,
dopo
mezzogiorno
,
e
che
alla
casina
non
si
moveva
anima
viva
.
La
Madonna
l
'
avrebbe
aiutata
:
-
La
Madonna
!
...
la
Madonna
!
...
-
Non
diceva
altro
,
con
una
confusione
dolorosa
nelle
idee
,
la
testa
in
fiamme
,
il
sole
che
le
ardeva
sul
capo
,
gli
occhi
che
le
abbruciavano
,
una
vampa
nel
cuore
che
la
mordeva
,
che
le
saliva
alla
testa
,
che
l
'
accecava
,
che
la
faceva
delirare
:
-
Vederlo
!
a
qualunque
costo
!
...
Domani
non
lo
vedrò
più
!
...
più
!
...
più
!
...
-
Non
sentiva
le
spine
;
non
sentiva
i
sassi
del
sentiero
fuori
mano
che
aveva
preso
per
arrivare
di
nascosto
sino
a
lui
.
Ansante
,
premendosi
il
petto
colle
mani
,
trasalendo
a
ogni
passo
,
spiando
il
cammino
con
l
'
occhio
ansioso
.
Un
uccelletto
spaventato
fuggì
con
uno
strido
acuto
.
La
spianata
era
deserta
,
in
un
'
ombra
cupa
.
C
'
era
un
muricciuolo
coperto
d
'
edera
triste
,
una
piccola
vasca
abbandonata
nella
quale
imputridivano
delle
piante
acquatiche
,
e
dei
quadrati
d
'
ortaggi
polverosi
al
di
là
del
muro
,
tagliati
dai
viali
abbandonati
che
affogavano
nel
bosco
irto
di
seccumi
gialli
.
Da
per
tutto
quel
senso
di
abbandono
,
di
desolazione
,
nella
catasta
di
legna
che
marciva
in
un
angolo
,
nelle
foglie
fradicie
ammucchiate
sotto
i
noci
,
nell
'
acqua
della
sorgente
la
quale
sembrava
gemere
stillando
dai
grappoli
di
capelvenere
che
tappezzavano
la
grotta
,
come
tante
lagrime
.
Soltanto
fra
le
erbacce
del
sentiero
pel
quale
lui
doveva
venire
,
dei
fiori
umili
di
cardo
che
luccicavano
al
sole
,
delle
bacche
verdi
che
si
piegavano
ondeggiando
mollemente
,
e
dicevano
:
Vieni
!
vieni
!
vieni
!
Attraversò
guardinga
il
viale
che
scendeva
alla
casina
,
col
cuore
che
le
balzava
alla
gola
,
le
batteva
nelle
tempie
,
le
toglieva
il
respiro
.
C
'
erano
lì
,
fra
le
foglie
secche
,
accanto
al
muricciuolo
dove
lui
s
'
era
messo
a
sedere
tante
volte
,
dei
brani
di
carta
abbruciacchiati
,
umidicci
,
che
s
'
agitavano
ancora
quasi
fossero
cose
vive
;
dei
fiammiferi
spenti
,
delle
foglie
d
'
edera
strappate
,
dei
virgulti
fatti
in
pezzettini
minuti
dalle
mani
febbrili
di
lui
,
nelle
lunghe
ore
d
'
attesa
,
nel
lavorìo
macchinale
delle
fantasticherie
.
S
'
udiva
il
martellare
di
una
scure
in
lontananza
;
poi
una
canzone
malinconica
che
si
perdeva
lassù
,
nella
viottola
.
Che
agonìa
lunga
!
Il
sole
abbandonava
lentamente
il
sentiero
;
moriva
pallido
sulla
rupe
brulla
di
cui
le
forre
sembravano
più
tristi
,
ed
ella
aspettava
ancora
,
aspettava
sempre
.
-
Signor
don
Gesualdo
...
Venite
qua
,
se
permettete
...
Ho
da
parlarvi
.
-
Nanni
l
'
Orbo
,
continuando
a
chiamarlo
,
dall
'
aia
,
affettava
di
non
poter
mettere
il
piede
nel
cortile
,
coll
'
aria
misteriosa
,
finchè
il
padrone
andò
a
sentire
quel
che
diavolo
volesse
,
dandogli
una
buona
strapazzata
,
per
cominciare
:
-
T
'
ho
detto
tante
volte
di
non
lasciarti
vedere
da
queste
parti
!
Che
diavolo
!
...
Se
lo
fai
apposta
...
-
Nossignore
.
Appunto
,
vi
ho
chiamato
qui
fuori
.
Dobbiamo
parlare
da
solo
a
solo
,
per
quel
che
ho
da
dirvi
...
Qui
nel
giardino
.
Siamo
aspettati
.
C
'
erano
infatti
Nunzio
e
Gesualdo
di
Diodata
,
vestiti
da
festa
,
colle
mani
in
tasca
,
e
un
fazzolettino
nero
al
collo
.
Compare
Nanni
lo
fece
notare
al
padrone
.
-
Il
sangue
è
sangue
.
Avete
da
ridirci
?
Tutti
e
due
...
hanno
voluto
portare
il
lutto
alla
buon
'
anima
di
vostro
padre
...
per
rispetto
,
senza
secondi
fini
...
Soltanto
,
vossignoria
potete
aiutarli
senza
mettere
mano
alla
tasca
...
Ecco
,
loro
vorrebbero
a
mezzadria
quel
pezzo
di
terra
ch
'
è
sotto
la
fontana
.
Sono
due
bravi
ragazzi
,
laboriosi
.
Vi
somigliano
,
don
Gesualdo
...
Se
date
loro
qualche
agevolazione
,
pensate
infine
che
non
lo
fate
per
degli
estranei
!
...
Don
Gesualdo
tentennava
,
insospettito
da
una
parte
d
'
esser
preso
così
alla
sprovvista
,
e
cedendo
nel
tempo
istesso
,
suo
malgrado
,
a
quella
certa
voce
interna
che
gli
andava
ripicchiando
dentro
tutti
gli
argomenti
messi
fuori
da
compare
Nanni
per
persuaderlo
.
-
Infine
cosa
domandavano
?
...
del
lavoro
...
Lui
che
poteva
tanto
!
...
Un
affare
di
coscienza
!
...
Avrebbe
fatto
un
buon
negozio
anche
...
-
A
un
certo
punto
l
'
Orbo
propose
di
mandare
a
chiamare
Diodata
perché
dicesse
la
sua
.
Don
Gesualdo
allora
,
per
levarsi
quella
noia
,
per
sgravio
di
coscienza
,
come
diceva
quell
'
altro
fissando
i
due
ragazzoni
,
che
seguivano
passo
passo
colle
mani
in
tasca
,
senza
aprir
bocca
,
si
lasciò
scappare
:
-
Be
'
...
be
'
,
se
si
parla
soltanto
del
pezzo
di
terra
ch
'
è
sotto
la
fontana
...
Se
non
fate
come
il
riccio
che
poi
allarga
le
spine
...
-
Sissignore
!
Che
vuol
dire
!
-
saltò
su
compare
Nanni
pigliandolo
subito
in
parola
.
-
Quello
solo
!
Mezza
salma
di
terra
in
tutto
.
Possiamo
andare
a
vedere
.
E
'
qui
vicino
.
Vi
metteremo
i
segnali
sotto
i
vostri
occhi
,
giacché
siete
qui
,
perchè
non
temiate
che
vi
si
rubi
...
Giusto
!
...
ci
abbiamo
anche
dei
testimoni
,
vedete
...
La
signorina
,
lassù
,
sotto
il
gran
noce
...
Don
Gesualdo
guardò
dove
diceva
l
'
Orbo
,
e
si
sbiancò
subito
in
viso
.
A
un
tratto
,
mutò
cera
e
maniera
,
e
congedò
tutti
bruscamente
:
-
Va
bene
,
ne
parleremo
...
C
'
è
tempo
.
Non
si
piglia
così
la
gente
pel
collo
,
santo
e
santissimo
!
Ho
detto
di
sì
;
ora
andatevene
!
I
due
giovani
sgattaiolarono
mogi
mogi
a
quella
sfuriata
,
mentre
Nanni
si
cacciava
fra
le
macchie
per
godersi
la
scena
da
lontano
.
Don
Gesualdo
saliva
già
in
fretta
pel
viale
,
come
avesse
vent
'
anni
,
sottosopra
.
Isabella
se
lo
vide
comparire
dinanzi
all
'
improvviso
con
una
faccia
che
quasi
la
fece
tramortire
dallo
spavento
.
Egli
non
le
disse
nulla
.
Se
la
prese
per
mano
,
come
una
bambina
,
e
se
la
portò
a
casa
.
Lei
si
lasciava
condurre
,
come
una
morta
,
col
cuore
morto
,
senza
vedere
,
inciampando
nei
sassi
.
Solo
di
tanto
in
tanto
si
cacciava
la
mano
nei
capelli
,
quasi
sentisse
lì
un
gran
smarrimento
,
un
gran
dolore
.
Bianca
al
vederli
arrivare
a
quel
modo
si
mise
a
tremare
come
una
foglia
.
Il
marito
le
consegnò
la
figliuola
con
un
'
occhiata
terribile
,
tentennando
il
capo
.
Ma
non
disse
nulla
.
Si
mise
a
passeggiare
per
la
stanza
,
asciugandosi
tratto
tratto
col
fazzoletto
il
fiele
che
ci
aveva
in
bocca
.
Poi
aprì
l
'
uscio
di
colpo
e
se
ne
andò
.
Girava
da
per
tutto
come
un
bue
infuriato
,
sbattendo
gli
usci
,
pigliandosela
con
chi
gli
capitava
.
Udivasi
ovunque
la
sua
voce
che
faceva
tremare
la
casa
:
-
Nardo
,
dove
sei
stato
sino
ad
ora
?
T
'
avevo
detto
di
portarmi
quelle
forbici
alla
vigna
?
-
Non
sono
rientrati
ancora
i
puledri
?
Me
li
farà
storpiare
quell
'
animale
di
Brasi
!
Gli
darò
ora
il
fatto
suo
,
appena
torna
!
-
Di
'
,
Santoro
?
avete
terminato
di
mietere
i
sommacchi
lassù
?
...
Cosa
diavolo
avete
fatto
dunque
tutta
la
giornata
?
...
Appena
manca
un
momento
il
padrone
!
...
Assassini
!
nemici
salariati
!
...
-
Martino
!
il
lume
accendi
,
Martino
,
per
mungere
le
pecore
!
Mi
verserai
per
terra
tutto
il
latte
,
così
al
buio
,
bestia
!
...
-
Ancora
non
hanno
acceso
il
lume
lassù
!
Che
fanno
?
Recitano
il
rosario
?
...
Concetta
!
Concetta
!
Siamo
ancora
al
buio
!
Cosa
diavolo
fate
?
Che
casa
,
appena
volto
le
spalle
io
!
...
Che
succederà
se
io
chiudo
gli
occhi
?
...
Dopo
un
po
'
di
tempo
tornò
a
bussare
all
'
uscio
delle
donne
,
e
siccome
non
aprivano
subito
lo
sfondò
con
un
calcio
.
Bianca
allora
si
rivoltò
inferocita
,
simile
a
una
chioccia
che
difende
i
pulcini
,
con
un
viso
che
nessuno
le
aveva
mai
visto
;
il
viso
stralunato
dei
Trao
,
in
cui
gli
occhi
luccicavano
come
quelli
di
una
pazza
sul
pallore
e
la
magrezza
spaventosa
,
coprendo
col
suo
il
corpo
della
figliuola
ch
'
era
stesa
bocconi
sul
letto
,
col
viso
nel
guanciale
,
scossa
da
sussulti
nervosi
.
-
Ah
!
me
la
volete
uccidere
dunque
?
Non
vi
basta
?
Non
vi
basta
?
Me
la
volete
uccidere
?
Non
si
riconosceva
più
,
tanto
che
lo
stesso
don
Gesualdo
rimase
sconcertato
.
Ora
cercava
di
pigliarla
colle
buone
,
vinto
da
uno
sconforto
immenso
,
dall
'
amarezza
di
tanta
ingratitudine
che
gli
saliva
alla
gola
,
colle
ossa
rotte
,
il
cuore
nero
come
la
pece
.
-
Avete
ragione
!
...
Io
sono
il
tiranno
!
Ho
il
cuore
e
la
pelle
dura
,
io
!
Sono
il
bue
da
lavoro
...
Se
m
'
ammazzo
a
lavorare
è
per
voialtri
,
capite
?
A
me
basterebbe
un
pezzo
di
pane
e
formaggio
...
Vuol
dire
che
ho
lavorato
per
buttare
ogni
cosa
in
bocca
al
lupo
...
il
mio
sangue
e
la
mia
roba
!
...
Avete
ragione
!
...
Bianca
volle
balbettare
qualche
parola
.
Allora
egli
si
voltò
infuriato
contro
di
lei
,
con
le
mani
in
aria
,
la
bocca
spalancata
.
Ma
non
disse
nulla
.
Guardò
la
figliuola
che
si
era
appoggiata
tutta
tremante
alla
sponda
del
lettuccio
,
col
viso
gonfio
,
le
trecce
allentate
;
allora
lasciò
cadere
le
braccia
e
si
mise
a
passeggiare
innanzi
e
indietro
per
la
camera
,
picchiando
le
mani
una
sull
'
altra
,
soffiando
e
sbuffando
,
cogli
occhi
a
terra
,
quasi
cercasse
le
parole
,
cercando
le
maniere
che
ci
volevano
per
far
capire
la
ragione
a
quelle
teste
dure
.
-
Via
via
,
Isabella
!
...
E
'
una
sciocchezza
,
capisci
!
...
E
'
una
sciocchezza
guastarsi
il
sangue
...
Non
voglio
guastarmi
il
sangue
...
Ho
tanti
altri
guai
!
Ci
ho
il
cuore
grosso
!
...
Vorrei
che
tu
vedessi
un
po
'
quanti
guai
ci
ho
in
testa
!
...
Ti
metteresti
a
ridere
,
com
'
è
vero
Dio
!
...
Vedresti
che
sciocchezza
è
tutto
il
resto
!
...
Ancora
sei
giovane
...
Certe
cose
non
le
capisci
...
Il
mondo
,
vedi
,
è
una
manica
di
ladri
...
Tutti
che
fanno
:
levati
di
lì
e
dammi
il
fatto
tuo
...
Ognuno
cerca
il
suo
guadagno
...
Vedi
,
vedi
...
te
lo
dico
?
...
Se
tu
non
avessi
nulla
,
nessuno
ti
seccherebbe
...
E
'
un
negozio
,
capisci
?
...
Il
modo
d
'
assicurarsi
il
pane
per
tutta
la
vita
.
Uno
che
è
povero
,
uomo
o
donna
,
sia
detto
senza
offendere
nessuno
,
s
'
industria
come
può
...
Gira
l
'
occhio
intorno
;
vede
quello
che
farebbe
al
caso
suo
...
e
allora
mette
in
opera
tutti
i
mezzi
per
arrivarci
,
ciascuno
come
può
...
Uno
,
poniamo
,
ci
mette
il
casato
,
e
un
altro
quello
che
sa
fare
di
meglio
...
le
belle
parole
,
le
occhiate
tenere
...
Ma
chi
ha
giudizio
,
dall
'
altra
parte
,
deve
badare
ai
suoi
interessi
...
Vedi
come
son
sciocchi
quelli
che
piangono
e
si
disperano
?
...
Il
discorso
gli
morì
in
bocca
dinanzi
al
viso
pallido
e
agli
occhi
stralunati
coi
quali
lo
guardava
la
figliuola
.
Anche
la
moglie
non
sapeva
dir
altro
:
-
Lasciatela
stare
!
...
Non
vedete
com
'
è
?
...
-
Come
una
sciocca
è
!
...
-
gridò
mastro
-
don
Gesualdo
uscendo
finalmente
fuori
dai
gangheri
.
-
Come
una
che
non
sa
e
non
vuol
sapere
!
...
Ma
io
non
sarò
sciocco
,
no
!
...
Io
lo
so
quello
che
vuol
dire
!
...
E
se
ne
andò
infuriato
.
IV
Cessata
la
paura
del
colèra
,
appena
ritornato
in
paese
,
don
Gesualdo
s
'
era
vista
arrivare
la
citazione
della
sorella
,
autorizzata
dal
marito
Burgio
,
che
voleva
la
sua
parte
dell
'
eredità
paterna
-
di
tutto
ciò
che
egli
possedeva
-
una
bricconata
;
adducendo
che
quei
beni
erano
stati
acquistati
coi
guadagni
della
società
,
di
cui
era
a
capo
mastro
Nunzio
;
e
che
adesso
voleva
appropriarsi
tutto
lui
,
Gesualdo
,
-
lui
che
li
aveva
avuti
tutti
quanti
sulle
spalle
,
sino
a
quel
giorno
!
che
aveva
dovuto
chinare
il
capo
alle
speculazioni
sbagliate
del
padre
!
ch
'
era
stato
la
provvidenza
del
cognato
Burgio
nelle
malannate
!
che
pagava
i
debiti
del
fratello
Santo
all
'
osteria
di
Pecu
-
Pecu
!
-
anche
Santo
lo
citava
per
avere
la
sua
quota
,
aveva
fatto
parte
della
società
anche
lui
,
quel
fannullone
!
-
Ora
lo
svillaneggiavano
per
mezzo
d
'
usciere
;
gli
davano
del
ladro
;
volevano
mettere
i
sigilli
;
sequestrargli
la
roba
.
Lo
trascinavano
fra
le
liti
,
gli
avvocati
,
i
procuratori
-
un
sacco
di
spese
,
tanti
bocconi
amari
,
tanta
perdita
di
tempo
,
tanti
altri
affari
che
ne
andavano
di
mezzo
,
i
suoi
nemici
che
c
'
ingrassavano
-
nei
caffè
e
nelle
spezierie
non
si
parlava
d
'
altro
-
tutti
addosso
a
lui
perch
'
era
ricco
,
e
pigliando
le
difese
dei
suoi
parenti
che
non
avevano
nulla
!
Il
notaro
Neri
gli
faceva
anche
l
'
avvocato
contrario
,
gratis
et
amore
,
per
le
questioni
vecchie
e
nuove
che
erano
state
fra
di
loro
.
Speranza
l
'
aspettava
sulle
scale
del
pretorio
per
vomitargli
addosso
degli
improperii
,
aizzandogli
contro
i
figliuoli
grandi
e
grossi
inutilmente
,
aizzandogli
contro
Santo
che
non
aveva
faccia
veramente
di
pigliarsela
con
don
Gesualdo
e
cercava
di
sfuggirlo
.
-
Siete
tutti
quanti
dei
capponi
!
tale
e
quale
mio
marito
!
...
Io
sola
dovrei
portare
i
calzoni
qui
!
Non
mi
tengo
se
non
lo
mando
in
galera
,
quel
ladro
!
Venderò
la
camicia
che
ho
indosso
.
Voglio
il
fatto
mio
,
il
sangue
di
mio
padre
...
-
Fu
peggio
ancora
la
prima
volta
che
il
giudice
le
diede
causa
persa
:
-
Signori
miei
,
guardate
un
po
'
!
...
Tutto
si
compra
coi
denari
al
giorno
d
'
oggi
!
...
Ma
ricorrerò
sino
a
Palermo
,
sino
al
re
,
se
c
'
è
giustizia
a
questo
mondo
!
...
-
Il
barone
Zacco
,
siccome
allora
aveva
in
testa
di
combinare
certo
negozio
con
don
Gesualdo
,
s
'
intromise
a
farla
da
paciere
.
Una
domenica
riunì
in
casa
sua
tutti
i
Motta
,
compreso
il
marito
di
comare
Speranza
ch
'
era
una
bestia
,
e
non
sapeva
dire
le
sue
ragioni
.
Santo
,
costretto
a
trovarsi
faccia
a
faccia
con
suo
fratello
don
Gesualdo
,
cominciò
dallo
scusarsi
:
-
Che
vuoi
?
...
Io
non
ci
ho
colpa
.
Mi
condussero
dall
'
avvocato
...
Cosa
dovevo
fare
?
...
Perché
l
'
abbiamo
chiesto
il
consiglio
dell
'
avvocato
?
...
Quello
che
mi
dice
l
'
avvocato
io
fo
...
Don
Gesualdo
si
mostrava
arrendevole
.
Non
che
ci
fosse
obbligato
,
no
!
-
la
legge
lui
la
conosceva
.
-
Ma
per
buon
cuore
.
Il
bene
che
aveva
potuto
fare
ai
suoi
parenti
l
'
aveva
sempre
fatto
,
e
voleva
continuare
a
farlo
.
Lì
un
battibecco
di
prove
e
controprove
che
non
finivano
più
.
Speranza
,
che
vedeva
sfumare
la
sua
parte
dell
'
eredità
se
si
parlava
di
buon
cuore
,
se
la
pigliava
col
marito
e
coi
figliuoli
i
quali
non
sapevano
difendersi
.
Anche
Santo
stava
zitto
,
come
un
ragazzo
che
ne
ha
fatta
una
grossa
.
Fortuna
che
c
'
era
lei
,
a
dire
il
fatto
suo
:
-
Che
volete
darci
,
la
limosina
?
Qualche
salma
di
grano
a
comodo
vostro
,
di
tanto
in
tanto
?
qualche
salma
di
vino
,
quello
che
non
potete
vendere
?
-
Cosa
vuoi
che
ti
dia
,
l
'
Alìa
o
Donninga
?
Vuoi
che
mi
spogli
io
per
empire
il
gozzo
a
voialtri
che
non
avete
fatto
nulla
?
Ho
figli
.
La
roba
non
posso
toccarla
...
-
La
roba
tua
?
...
sentite
quest
'
altra
!
Allora
vuol
dire
che
nostro
padre
buon
'
anima
non
ha
lasciato
nulla
?
E
il
negozio
del
gesso
che
avevate
in
comune
?
E
quando
avete
preso
insieme
l
'
appalto
del
ponte
?
Nulla
è
rimasto
alla
buon
'
anima
?
I
guadagni
sono
stati
di
voi
solo
?
per
comprare
delle
belle
tenute
?
quelle
che
volete
appropriarvi
perché
avete
dei
figliuoli
?
...
C
'
è
un
Dio
lassù
,
sentite
!
...
Ciò
che
volete
togliere
di
bocca
a
questi
innocenti
,
c
'
è
già
chi
se
lo
mangia
alla
vostra
barba
!
Andate
a
vedere
,
la
sera
,
sotto
le
vostre
finestre
,
che
passeggio
!
...
Finì
in
parapiglia
.
Il
barone
dovette
mettersi
a
gridare
e
a
fare
il
diavolo
perché
non
si
accapigliassero
seduta
stante
,
invece
di
rappacificarsi
.
Speranza
se
ne
andò
da
una
parte
ancora
sbraitando
,
e
don
Gesualdo
dall
'
altra
,
colla
bocca
amara
,
tormentato
anche
da
quell
'
altra
pulce
che
la
sorella
gli
aveva
messo
nell
'
orecchio
.
Adesso
,
in
mezzo
a
tanti
guai
e
grattacapi
,
gli
toccava
pure
dover
sorvegliare
la
figliuola
e
quell
'
assassino
di
Corrado
La
Gurna
che
la
Cirmena
per
dispetto
gli
metteva
fra
i
piedi
,
lì
in
paese
,
a
spese
sue
.
Doveva
tenere
gli
occhi
aperti
su
ciascuno
che
andava
e
veniva
,
sulle
serve
,
sui
fogli
di
carta
che
mancavano
,
sulla
figliuola
la
quale
aveva
l
'
aria
di
chi
ne
cova
una
grossa
,
pallida
allampanata
...
Ci
si
struggeva
l
'
anima
,
la
disgraziata
!
E
lui
doveva
rodersi
il
fegato
e
mandar
giù
la
bile
,
per
non
far
di
peggio
.
Una
sera
finalmente
la
sorprese
alla
finestra
,
con
un
tempo
da
lupi
.
-
Ah
!
...
Continua
la
musica
!
...
Che
fai
qui
...
a
quest
'
ora
?
...
A
prendere
il
fresco
per
l
'
estate
?
T
'
insegno
io
a
contar
le
stelle
!
Non
m
'
hai
visto
ancora
uscir
dai
gangheri
!
Gliel
'
insegno
io
a
passeggiar
di
sera
sotto
le
mie
finestre
,
a
certi
cavalieri
!
Un
fracco
di
legnate
,
se
l
'
incontro
!
M
'
hai
visto
finora
colla
bocca
dolce
;
ma
adesso
ti
fo
vedere
anche
l
'
amaro
!
Ti
faccio
arar
diritto
,
come
tiro
l
'
aratro
io
!
Da
quel
giorno
ci
fu
un
casa
del
diavolo
,
mattina
e
sera
.
Don
Gesualdo
prese
Isabella
colle
buone
,
colle
cattive
,
per
levarle
dalla
testa
quella
follìa
;
ma
essa
l
'
aveva
sempre
lì
nella
ruga
sempre
fissa
fra
le
ciglia
,
nella
faccia
pallida
,
nelle
labbra
strette
che
non
dicevano
una
parola
,
negli
occhi
grigi
e
ostinati
dei
Trao
che
dicevano
invece
-
Sì
,
sì
,
a
costo
di
morirne
!
-
Non
osava
ribellarsi
apertamente
.
Non
si
lagnava
.
Ci
perdeva
la
giovinezza
e
la
salute
.
Non
mangiava
più
;
ma
non
chinava
il
capo
,
testarda
,
una
vera
Trao
,
colla
testa
dura
dei
Motta
per
giunta
.
-
Il
pover
'
uomo
era
ridotto
a
farsi
da
sè
l
'
esame
di
coscienza
.
-
Dei
genitori
quella
ragazza
aveva
preso
i
soli
difetti
.
Ma
l
'
amore
alla
roba
no
!
Il
giudizio
di
capire
chi
le
voleva
bene
e
chi
le
voleva
male
,
il
giudizio
di
badare
ai
suoi
interessi
,
no
!
Non
era
neppure
docile
e
ubbidiente
come
sua
madre
.
Gli
aveva
guastata
anche
Bianca
!
Anche
costei
,
al
vedere
la
sua
creatura
che
diventava
pelle
e
ossa
,
era
diventata
come
una
gatta
che
gli
si
vogliano
rubare
i
figliuoli
,
col
pelo
irto
,
tale
e
quale
-
la
schiena
incurvata
dalla
malattia
e
gli
occhi
luccicanti
di
febbre
.
Gli
sfoderava
contro
le
unghie
e
la
lingua
.
-
Volete
farla
morire
di
mal
sottile
,
la
mia
creatura
?
Non
vedete
com
'
è
ridotta
?
Non
vedete
che
vi
manca
di
giorno
in
giorno
?
-
L
'
avrebbe
aiutata
,
sottomano
,
anche
a
fare
uno
sproposito
,
anche
a
rompersi
il
collo
.
Avrebbe
tradito
il
marito
per
la
sua
creatura
.
Gli
diceva
:
-
Me
ne
vo
a
stare
da
mio
fratello
!
Io
e
la
mia
figliuola
!
Che
vi
pare
?
-
Cogli
occhi
di
brace
.
Non
l
'
aveva
mai
vista
a
quella
maniera
.
Una
volta
,
dietro
al
medico
il
quale
veniva
per
la
ragazza
,
egli
vide
capitare
una
faccia
che
non
gli
piacque
:
una
vecchia
del
vicinato
che
portava
la
medicina
del
farmacista
,
come
don
Luca
il
sagrestano
e
sua
moglie
Grazia
portavano
in
casa
Trao
le
sue
imbasciate
amorose
.
Era
ridotto
a
passare
in
rivista
le
ricette
del
medico
e
la
carta
delle
pillole
che
mandava
Bomma
.
In
un
mese
mutarono
cinque
donne
di
servizio
.
Era
un
tanghero
lui
,
ma
non
era
un
minchione
come
i
fratelli
Trao
.
Teneva
ogni
cosa
sotto
chiave
;
non
lasciava
passare
un
baiocco
che
potesse
aiutare
a
fargli
il
tradimento
.
Era
un
cane
alla
catena
anche
lui
,
pover
'
uomo
.
Infine
per
togliersi
da
quell
'
inferno
si
decise
a
mettere
Isabella
in
convento
,
lì
al
Collegio
di
Maria
,
come
quando
era
bambina
,
carcerata
!
Sua
moglie
ebbe
un
bel
piangere
e
disperarsi
.
Il
padrone
era
lui
!
-
Sentite
,
-
gli
disse
Bianca
colle
mani
giunte
,
-
io
ho
poco
da
penare
.
Ma
lasciatemi
la
mia
figliuola
,
fino
a
quando
avrò
chiuso
gli
occhi
.
-
No
!
-
rispose
il
marito
.
-
Non
ha
neppure
compassione
di
te
quell
'
ingrata
!
Ci
siamo
ammazzati
tutti
per
farne
un
'
ingrata
!
Ha
perso
l
'
amore
ai
parenti
...
lontana
di
casa
sua
!
Il
tradimento
glielo
fecero
lì
,
al
Collegio
:
dell
'
altra
gente
beneficata
da
lui
,
la
sorella
di
Gerbido
che
faceva
la
portinaia
,
Giacalone
che
veniva
a
portare
i
regali
della
zia
Cirmena
e
faceva
passare
i
bigliettini
dalla
ruota
,
Bomma
che
teneva
conversazione
aperta
nella
spezieria
per
far
comodo
a
don
Corrado
La
Gurna
,
il
quale
mettevasi
subito
a
telegrafare
,
appena
la
ragazza
saliva
apposta
sul
campanile
.
Lo
facevano
per
pochi
baiocchi
,
per
piacere
,
per
niente
,
per
inimicizia
.
Congiuravano
tutti
quanti
contro
di
lui
,
per
rubargli
la
figliuola
e
la
roba
,
come
se
lui
l
'
avesse
rubata
agli
altri
.
Un
bel
giorno
infine
,
mentre
le
monache
erano
salite
in
coro
,
che
c
'
erano
le
quarant
'
ore
,
la
ragazza
si
fece
aprir
la
porta
dai
suoi
complici
,
e
spiccò
il
volo
.
Fu
il
due
febbraio
,
giorno
di
Maria
Vergine
.
C
'
era
un
gran
concorso
di
devoti
quell
'
anno
alla
festa
,
perché
non
pioveva
dall
'
ottobre
.
Don
Gesualdo
era
andato
in
chiesa
anche
lui
,
a
pregare
Iddio
che
gli
togliesse
quella
croce
d
'
addosso
.
Invece
il
Signore
doveva
aver
voltati
gli
occhi
dall
'
altra
parte
quella
mattina
.
Appena
tornò
dalla
santa
Messa
,
quel
giorno
segnalato
,
trovò
la
casa
sottosopra
;
sua
moglie
colle
mani
nei
capelli
,
le
serve
che
correvano
di
qua
e
di
là
.
Infine
gli
narrarono
l
'
accaduto
.
Fu
come
un
colpo
d
'
accidente
.
Dovettero
mandare
in
fretta
e
in
furia
pel
barbiere
e
cavargli
sangue
.
La
gnà
Lia
si
buscò
uno
schiaffo
tale
da
fracassarle
i
denti
.
Bianca
più
morta
che
viva
scendeva
le
scale
ruzzoloni
,
quasi
per
fuggirsene
anche
lei
,
dalla
paura
.
Lui
,
paonazzo
dalla
collera
,
colla
schiuma
alla
bocca
,
non
ci
vedeva
dagli
occhi
.
Non
vedeva
lo
stato
in
cui
era
la
poveretta
.
Voleva
correre
dal
giudice
,
dal
sindaco
,
mettere
sottosopra
tutto
il
paese
;
far
venire
la
Compagnia
d
'
Arme
da
Caltagirone
;
farli
arrestare
tutti
e
due
,
figliuola
e
complice
;
farlo
impiccare
nella
pubblica
piazza
,
quel
birbante
!
farlo
squartare
dal
boia
!
fargli
lasciare
le
ossa
in
fondo
a
un
carcere
!
-
Quell
'
assassino
!
quel
briccone
!
In
galera
voglio
farlo
morire
!
...
tutti
e
due
!
...
In
mezzo
a
quelle
furie
capitò
la
zia
Cirmena
,
col
libro
da
messa
in
mano
,
il
sorriso
placido
,
vestita
di
seta
.
-
Chetatevi
,
don
Gesualdo
.
Vostra
figlia
è
in
luogo
sicuro
.
Pura
come
Maria
Immacolata
!
Chetatevi
!
Non
fate
scandali
,
ch
'
è
peggio
!
Vedete
vostra
moglie
,
che
pare
stia
per
rendere
l
'
anima
a
Dio
,
poveretta
!
Lei
è
madre
!
Non
possiamo
sapere
quello
che
ci
ha
nel
cuore
in
questo
momento
!
Sono
venuta
apposta
per
accomodar
la
frittata
.
Io
non
ci
ho
il
pelo
nello
stomaco
,
come
tanti
altri
.
Non
so
tener
rancore
.
Sapete
che
mi
sono
sbracciata
sempre
pei
parenti
.
Mi
avete
messo
sulla
strada
...
col
colèra
...
con
un
orfanello
sulle
spalle
...
Ma
non
importa
.
Eccomi
qua
ad
accomodare
la
faccenda
.
Ho
il
cuore
buono
,
tanto
peggio
!
mio
danno
!
Ma
non
so
che
farci
!
Ora
bisogna
pensare
al
riparo
.
Bisogna
maritar
quei
due
ragazzi
,
ora
che
il
male
è
fatto
.
Non
ci
è
più
rimedio
.
Del
resto
sul
giovane
non
avete
che
dire
...
di
buona
famiglia
.
Don
Gesualdo
stavolta
le
perse
il
rispetto
addirittura
,
con
tanto
di
bocca
aperta
,
quasi
volesse
mangiarsela
:
-
Con
quel
pezzente
?
...
Dargli
la
mia
figliuola
?
...
Piuttosto
la
faccio
morire
tisica
come
sua
madre
!
...
In
campagna
!
in
un
convento
!
Bel
negozio
che
mi
portate
!
...
da
pari
vostra
!
...
Ci
vuole
una
bella
faccia
tosta
!
...
Mi
fate
ridere
con
questa
bella
nobiltà
...
So
quanto
vale
!
...
tutti
quanti
siete
!
....
Successe
un
parapiglia
.
Donna
Sarina
sfoderò
anche
lei
la
sua
lingua
tagliente
,
rossa
al
pari
di
un
gallo
:
-
Parlate
da
quello
che
siete
!
Almeno
dovevate
tacere
per
riguardo
a
vostra
moglie
,
villano
!
mastro
-
don
Gesualdo
!
Siete
la
vergogna
di
tutto
il
parentado
!
...
-
Ah
!
ah
!
la
vergogna
.
Andate
là
che
avete
ragione
a
parlare
di
vergogna
,
voi
!
...
mezzana
!
Ci
avete
tenuto
mano
anche
voi
!
Siete
la
complice
di
quel
ladro
!
...
Bel
mestiere
alla
vostra
età
!
Vi
farò
arrestare
insieme
a
lui
,
donna
Sarina
dei
miei
stivali
!
donna
...
cosa
,
dovrebbero
chiamarvi
!
Sopraggiunse
lo
zio
Limòli
,
nonostante
i
suoi
acciacchi
,
pel
decoro
della
famiglia
,
per
cercare
di
metter
pace
anche
lui
,
colle
buone
e
colle
cattive
.
-
Non
fate
scandali
!
Non
strillate
tanto
,
ch
'
è
peggio
!
I
panni
sporchi
si
lavano
in
casa
.
Vediamo
piuttosto
d
'
accomodare
questo
pasticcio
.
Il
pasticcio
è
fatto
,
caro
mio
,
e
bisogna
digerirselo
in
santa
pace
.
Bianca
!
Bianca
,
non
far
così
che
ti
rovini
la
salute
...
Non
giova
a
nulla
...
Don
Gesualdo
partì
subito
a
rompicollo
per
Caltagirone
.
Voleva
l
'
ordine
d
'
arresto
,
voleva
la
Compagnia
d
'
Arme
.
Lo
zio
marchese
dal
canto
suo
provvide
a
quello
che
c
'
era
di
meglio
da
fare
,
con
prudenza
ed
accorgimento
.
Prima
di
tutto
andò
a
prendere
subito
la
nipote
,
e
l
'
accompagnò
al
monastero
di
Santa
Teresa
,
raccomandandola
a
una
sua
parente
.
La
gente
di
casa
,
un
po
'
colle
minacce
,
un
po
'
col
denaro
,
furono
messi
a
tacere
.
Poco
dopo
giunse
come
un
fulmine
da
Caltagirone
l
'
ordine
d
'
arresto
per
Corrado
La
Gurna
.
Donna
Sarina
Cirmena
,
impaurita
,
tenne
la
lingua
a
casa
anche
lei
.
Intanto
il
marchese
lavorava
sottomano
a
cercare
un
marito
per
Isabella
.
Era
figlia
unica
;
don
Gesualdo
per
amore
o
per
forza
,
avrebbe
dovuto
darle
una
bella
dote
;
e
colle
sue
numerose
relazioni
era
certo
di
procurarle
un
bel
partito
.
Ne
scrisse
ai
suoi
amici
;
ne
parlò
alle
persone
che
potevano
aiutarlo
in
simili
faccende
,
il
canonico
Lupi
,
il
notaro
Neri
.
Quest
'
ultimo
gli
scovò
finalmente
colui
che
faceva
al
caso
:
un
gran
signore
di
cui
il
notaro
amministrava
i
possessi
,
alquanto
dissestato
è
vero
nei
suoi
affari
,
ingarbugliato
fra
liti
e
debiti
,
ma
di
gran
famiglia
,
che
avrebbe
dato
un
bel
nome
alla
discendenza
di
mastro
-
don
Gesualdo
.
Quando
si
venne
poi
a
discorrere
della
dote
con
quest
'
ultimo
fu
un
altro
par
di
maniche
.
Lui
non
voleva
lasciarsi
mangiar
vivo
.
Neanche
un
baiocco
!
Il
suo
denaro
se
l
'
era
guadagnato
col
sudore
della
fronte
,
la
vita
intera
.
Non
gli
piaceva
di
lasciarsi
aprir
le
vene
per
uno
che
doveva
venire
da
Palermo
a
bersi
il
sangue
suo
.
-
Di
dove
volete
che
venga
dunque
,
dalla
luna
?
Caro
mio
,
queste
son
parole
al
vento
.
Sapete
com
'
è
?
Vi
porto
un
paragone
a
modo
vostro
,
per
farvi
intendere
ragione
:
La
grandine
che
vi
casca
nella
vigna
...
Una
disgrazia
che
vi
capita
nell
'
armento
...
Bisogna
mandare
alla
fiera
la
giovenca
che
si
è
rotte
le
corna
,
e
chiudere
gli
occhi
sul
prezzo
.
Bisogna
chinare
il
capo
,
per
amore
o
per
forza
.
Del
resto
non
avete
altri
figliuoli
...
Almeno
sapete
di
farla
una
signorona
!
...
Il
marchese
nel
tempo
istesso
andava
a
far
visita
alla
nipotina
.
La
pigliava
colle
buone
,
col
giudizio
che
ci
vuole
per
toccare
certi
tasti
:
-
Hai
ragione
!
Piangi
pure
che
hai
ragione
!
Sfogati
con
me
che
capisco
queste
cose
...
Un
brucio
,
una
cosa
che
sembra
di
morire
!
Tuo
padre
non
ne
capisce
nulla
,
poveretto
.
E
'
stato
sempre
in
mezzo
ai
suoi
negozi
,
ai
suoi
villani
...
un
po
'
rozzo
anche
,
se
vogliamo
...
Ma
ha
lavorato
per
te
,
per
farti
ricca
.
Tu
,
col
nome
di
tua
madre
,
e
coi
quattrini
di
lui
,
puoi
rappresentare
la
prima
parte
anche
in
una
grande
città
,
quando
vorrai
...
Non
qui
,
in
questo
buco
...
Qui
mi
sembra
di
soffocare
anche
a
me
.
Sono
stato
giovane
;
me
li
son
goduti
anch
'
io
i
begli
anni
...
Appunto
ti
dicevo
...
Capisco
quello
che
devi
averci
adesso
nel
tuo
cuoricino
.
Quando
si
è
giovani
pare
che
al
mondo
non
ci
debba
essere
altro
che
quello
...
Tuo
padre
ha
preso
la
via
storta
...
Ma
se
lui
si
ostina
a
non
darti
nulla
,
neanche
quel
giovane
,
poveretto
,
ne
ha
...
E
allora
...
se
ti
tocca
scopar
la
casa
...
se
lui
deve
tirare
il
diavolo
per
la
coda
...
Sarà
un
affar
serio
,
intendi
?
Vengono
le
quistioni
,
i
pentimenti
,
i
musi
lunghi
.
I
musi
lunghi
imbruttiscono
te
e
lui
,
mia
cara
.
Perché
poi
?
con
qual
costrutto
?
Se
tuo
padre
ha
detto
di
no
,
sarà
di
no
,
che
non
lo
sposerai
.
Morirai
qui
,
in
questa
specie
d
'
ergastolo
;
ci
consumerai
i
tuoi
begli
anni
.
Corrado
rimarrà
in
esilio
,
ad
arbitrio
della
polizia
,
finché
vorrà
tuo
padre
;
egli
ha
le
braccia
lunghe
adesso
...
Nemmeno
a
chi
vuoi
bene
gioveresti
,
se
ti
ostini
.
Tuo
cugino
ha
bisogno
d
'
aver
la
testa
quieta
,
di
lavorare
in
pace
,
per
guadagnarsi
da
vivere
onestamente
...
Invece
potresti
sposare
un
gran
signore
,
e
s
'
è
vero
che
quel
giovane
ti
vuol
tanto
bene
dovrebbe
esser
contento
lui
pel
primo
.
Quello
si
chiama
amore
...
Un
gran
signore
,
capisci
!
Per
ora
non
dirne
nulla
colle
tue
compagne
...
qui
nel
monastero
sai
creperebbero
d
'
invidia
...
Ma
so
che
c
'
è
per
aria
il
progetto
di
farti
sposare
un
gran
signore
.
Saresti
principessa
o
duchessa
!
Altro
che
donna
tal
di
tali
!
Carrozze
,
cavalli
,
palco
a
teatro
tutte
le
sere
,
gioielli
e
vestiti
quanti
ne
vuoi
...
Con
quel
bel
visetto
so
io
quante
teste
farai
girare
in
una
gran
città
!
Quando
si
entra
in
una
sala
di
ballo
,
scollacciata
,
coperta
di
brillanti
,
tutti
che
domandano
:
-
Chi
è
quella
bella
signora
?
...
-
E
si
sente
rispondere
:
la
duchessa
tale
o
la
principessa
tal
'
altra
!
...
-
Via
,
vieni
a
veder
tua
madre
ch
'
è
ancora
ammalata
,
poveretta
!
L
'
ha
finita
quel
colpo
!
Sai
ch
'
è
di
poca
salute
!
...
Anche
tuo
padre
t
'
aspetta
a
braccia
aperte
.
E
'
un
buon
uomo
,
poveraccio
!
Un
cuor
d
'
oro
,
uno
che
s
'
è
ammazzato
a
lavorare
per
farti
ricca
!
...
Adesso
torna
a
casa
...
Poi
si
vedrà
...
Quando
finalmente
lo
zio
marchese
condusse
dai
genitori
la
pecorella
smarrita
,
fu
una
scena
da
far
piangere
i
sassi
.
Isabella
cadde
ginocchioni
dinanzi
al
letto
della
mamma
,
che
trovava
così
mutata
,
singhiozzando
e
domandandole
perdono
;
mentre
sua
madre
,
poveretta
,
passava
da
uno
svenimento
all
'
altro
,
tanta
era
la
consolazione
.
Poi
arrivò
don
Gesualdo
,
e
stettero
zitti
tutti
quanti
.
Egli
infine
prese
la
parola
,
un
po
'
turbato
anche
lui
,
cogli
occhi
gonfi
,
ché
il
sangue
infine
non
è
acqua
,
e
il
cuore
non
l
'
aveva
di
sasso
.
-
Me
l
'
hai
fatta
grossa
!
Questa
non
me
la
meritavo
.
Ci
siamo
tolto
il
pan
di
bocca
,
io
e
tua
madre
,
per
farti
ricca
!
...
Vedi
com
'
è
ridotta
,
poveraccia
?
...
Se
chiude
gli
occhi
è
un
cadavere
addirittura
!
...
Ma
sei
il
sangue
nostro
,
la
nostra
creatura
,
e
ti
abbiamo
perdonato
.
Ora
non
se
ne
parli
più
.
Però
Isabella
ne
parlava
sempre
collo
zio
marchese
,
colla
zia
Mèndola
,
colla
zia
Macrì
,
con
tutti
i
parenti
;
da
tutti
cercava
aiuto
,
fin
dal
suo
confessore
,
come
una
pazza
,
desolata
,
lavando
dal
piangere
le
pietre
del
confessionario
.
Tutti
le
dicevano
:
-
Che
possiamo
farci
,
se
tuo
padre
non
vuole
?
Lui
è
il
padrone
.
Lui
deve
mettere
fuori
i
denari
della
dote
.
Lo
fa
pel
tuo
meglio
;
cerca
il
tuo
vantaggio
.
Tutte
quante
si
maritano
come
vogliono
i
genitori
!
-
Il
confessore
stesso
tirava
fuori
la
volontà
di
Dio
.
Anche
la
zia
Cirmena
,
quando
aveva
visto
che
non
era
bastata
nemmeno
la
fuga
a
cavare
i
denari
della
dote
dalle
mani
di
don
Gesualdo
,
s
'
era
stretta
nelle
spalle
:
-
Che
vuoi
,
mia
cara
?
Io
ho
fatto
il
possibile
.
Ma
senza
denari
non
si
canta
Messa
.
Corrado
non
ha
nulla
-
tu
non
hai
nulla
neppure
,
se
tuo
padre
si
ostina
a
dir
di
no
...
Fareste
un
bel
matrimonio
!
Vedi
com
'
è
andata
a
finire
?
Che
quel
povero
giovane
ci
ha
rimesso
anche
la
libertà
,
pel
capriccio
di
tuo
padre
!
Lascialo
stare
in
pace
almeno
,
perché
adesso
alle
lettere
che
scrive
ai
parenti
ogni
giorno
tutte
che
piangono
guai
e
vorrebbero
denari
,
in
conclusione
,
è
un
affare
serio
!
...
Il
marchese
Limòli
poi
gliela
cantava
su
un
altro
tono
:
-
Figliuola
mia
,
quando
uno
non
è
ricco
,
non
può
darsi
il
gusto
di
innamorarsi
come
vuole
.
Voialtri
siete
giovani
tutti
e
due
,
e
avete
gli
occhi
chiusi
.
Non
vedete
altro
che
una
cosa
sola
!
Bisogna
vedere
anche
quello
che
verrà
poi
,
la
pentola
da
mettere
al
fuoco
,
le
camice
da
rattoppare
...
Sarà
un
bel
divertimento
!
Tu
sei
nata
bene
,
per
parte
di
madre
,
lo
so
anch
'
io
.
Ma
vedi
tua
madre
,
cos
'
ha
dovuto
fare
,
e
tuo
zio
don
Ferdinando
,
e
io
stesso
!
...
Siamo
tutti
nati
dalla
costola
di
Adamo
,
figliuola
mia
!
...
Anche
Corrado
è
della
costola
d
'
Adamo
.
Ma
i
baiocchi
li
tiene
tuo
padre
!
Se
non
vuol
darvene
,
andrete
a
scopar
le
strade
tutti
e
due
,
e
dopo
un
mese
vi
piglierete
pei
capelli
.
Invece
puoi
fare
un
gran
matrimonio
sfoggiarla
da
gran
signora
,
in
una
gran
città
!
...
Dopo
,
quando
avrai
il
cuoco
in
cucina
,
la
carrozza
che
t
'
aspetta
e
le
tue
buone
rendite
garantite
nell
'
atto
dotale
,
potrai
darti
il
lusso
di
pensare
alle
altre
cose
...
Verso
la
Pasqua
giunse
in
paese
il
duca
di
Leyra
,
col
pretesto
di
dar
sesto
ai
suoi
affari
da
quelle
parti
,
chè
ne
avevano
tanto
di
bisogno
.
Era
un
bell
'
uomo
,
magro
,
elegante
un
po
'
calvo
,
gentilissimo
.
Si
cavava
il
cappello
anche
per
rispondere
al
saluto
dei
contadini
.
Aveva
lo
stesso
sorriso
e
le
medesime
maniere
cortesi
per
tutti
i
seccatori
dai
quali
fu
tosto
assediato
,
fin
dal
primo
giorno
.
Nel
paese
fu
l
'
argomento
di
tutti
i
discorsi
:
Quel
che
aveva
detto
;
quel
che
era
venuto
a
fare
;
quanto
tempo
si
sarebbe
fermato
lì
;
quanti
anni
aveva
.
Le
signore
asserivano
che
non
dimostrava
più
di
quarant
'
anni
.
Il
giorno
della
processione
del
Cristo
risuscitato
ci
fu
il
Caffè
dei
Nobili
pieno
zeppo
di
signore
.
Le
Zacco
con
certi
cappellini
che
facevano
male
agli
occhi
;
la
signora
Capitana
stecchita
nel
suo
eterno
lutto
che
la
ringiovaniva
,
e
la
faceva
chiamare
ancora
la
bella
vedovella
-
da
dieci
anni
,
dacché
era
morto
suo
marito
.
-
Le
Margarone
in
gran
gala
,
verdi
,
rosse
,
gialle
,
svolazzanti
di
piume
,
di
nastri
,
di
ricciolini
diventati
neri
col
tempo
,
grasse
da
scoppiare
,
color
di
mattone
in
viso
.
Tutte
che
cicalavano
,
e
si
davano
un
gran
da
fare
per
dar
nell
'
occhio
ai
signori
forestieri
.
Il
duca
s
'
era
tirato
dietro
lo
zio
balì
,
onde
sembrar
più
giovane
-
dicevano
le
male
lingue
:
un
vecchietto
grasso
e
rubicondo
che
doveva
lasciargli
l
'
eredità
,
e
intanto
faceva
la
corte
alle
signore
-
come
non
sanno
farla
più
al
giorno
d
'
oggi
!
-
osservò
la
Capitana
.
Sul
più
bello
,
mentre
la
statua
dell
'
Evangelista
correva
balzelloni
da
Gesù
a
Maria
,
e
il
popolo
gridava
:
viva
Dio
resuscitato
!
capitò
la
carrozza
nuova
di
don
Gesualdo
Motta
.
Lui
con
la
giamberga
dai
bottoni
d
'
oro
e
il
solitario
al
petto
della
camicia
,
la
moglie
in
gala
anche
lei
,
poveretta
,
che
la
veste
nuova
le
piangeva
addosso
,
allampanata
,
ridotta
uno
scheletro
,
e
la
figliuola
con
un
vestito
nuovo
,
fatto
venire
apposta
da
Palermo
.
La
folla
si
apriva
per
lasciarli
passare
,
senza
bisogno
di
spintoni
.
Dei
curiosi
guardavano
a
bocca
aperta
.
Lo
stesso
duca
domandò
chi
fossero
:
-
Ah
,
una
Trao
!
Si
vede
subito
,
quantunque
abbia
l
'
aria
un
po
'
sofferente
,
povera
signora
.
-
Il
marchese
Limòli
ringraziava
lui
,
con
un
cenno
del
capo
,
e
lo
presentò
alla
nipote
.
Il
duca
e
il
balì
di
Leyra
fecero
un
gruppo
a
parte
,
sul
marciapiede
del
Caffè
dei
Nobili
,
colla
famiglia
di
don
Gesualdo
e
il
marchese
Limòli
.
Tutt
'
intorno
c
'
era
un
cerchio
di
sfaccendati
.
Il
barone
Zacco
attaccò
discorso
col
cocchiere
per
scavare
cosa
c
'
era
sotto
.
Mèndola
fingeva
d
'
accarezzare
i
cavalli
.
Canali
ammiccava
di
qua
e
di
là
:
-
Guardate
un
po
'
,
signori
miei
,
che
ruota
è
il
mondo
!
-
Nessuno
badava
più
alla
processione
.
C
'
era
un
bisbiglio
in
tutto
il
Caffè
.
Don
Ninì
Rubiera
,
da
lontano
,
col
cappello
in
cima
al
bastone
appoggiato
alla
spalla
,
si
morsicava
le
labbra
dal
dispetto
,
pensando
a
quel
che
era
toccato
a
lui
invece
,
donna
Giuseppina
Alòsi
in
moglie
,
una
mandra
di
figliuoli
,
la
lite
per
la
casa
che
mastro
-
don
Gesualdo
voleva
acchiapparsi
col
pretesto
del
debito
,
dopo
tanto
tempo
...
La
moglie
al
vederlo
così
stralunato
,
cogli
occhi
fissi
addosso
a
sua
cugina
,
gli
piantò
una
gomitata
aguzza
nelle
costole
.
-
Quando
volete
finirla
?
...
E
'
uno
scandalo
!
...
I
vostri
figliuoli
stessi
che
vi
osservano
!
Vergogna
!
-
Ma
sei
pazza
?
-
rispose
lui
.
-
Diavolo
!
Ho
altro
pel
capo
adesso
!
Non
vedi
che
ha
già
i
capelli
bianchi
?
ch
'
è
una
mummia
?
...
Sei
pazza
?
Egli
pure
era
invecchiato
,
floscio
,
calvo
,
panciuto
,
acceso
in
viso
,
colle
gote
ed
il
naso
ricamati
di
filamenti
sanguigni
che
lo
minacciavano
della
stessa
malattia
di
sua
madre
.
Ora
si
guardavano
come
due
estranei
,
lui
e
Bianca
,
indifferenti
,
ciascuno
coi
suoi
guai
e
i
suoi
interessi
pel
capo
.
Anche
le
male
lingue
,
dopo
tanto
tempo
,
avevano
dimenticato
le
chiacchiere
corse
sui
due
cugini
.
Però
invidiavano
mastro
-
don
Gesualdo
il
quale
era
arrivato
a
quel
posto
,
e
donna
Bianca
che
aveva
fatto
quel
gran
matrimonione
.
La
sua
figliuola
sarebbe
arrivata
chissà
dove
!
Donna
Agrippina
Macrì
e
le
cugine
Zacco
saettavano
occhiate
di
fuoco
sul
cappellino
elegante
d
'
Isabella
,
e
sui
salamelecchi
che
le
faceva
il
duca
di
Leyra
,
inguantato
,
con
un
cravattone
di
raso
che
gli
reggeva
il
bel
capo
signorile
,
giocherellando
con
un
bastoncino
sottile
che
aveva
il
pomo
d
'
oro
.
La
signora
Capitana
fece
osservare
a
don
Mommino
Neri
,
il
quale
era
diventato
un
rompicollo
,
dopo
la
storia
della
prima
donna
:
-
E
'
inutile
!
Basta
guardarlo
un
momento
,
per
saper
con
chi
avete
da
fare
.
Dirà
magari
delle
sciocchezze
adesso
...
Ma
è
il
modo
in
cui
le
dice
!
...
Ogni
parola
come
se
ve
la
mettesse
in
un
vassoio
...
Il
signor
duca
andò
poi
a
presentare
i
suoi
omaggi
in
casa
Motta
.
Don
Gesualdo
si
fece
trovare
nel
salotto
buono
.
Avevano
lavorato
tutto
il
giorno
a
dar
aria
e
spolverare
,
le
serve
,
lui
,
mastro
Nardo
.
Il
signor
duca
,
colla
parlantina
sciolta
,
discorreva
un
po
'
di
tutto
,
di
agricoltura
col
padrone
di
casa
,
di
mode
con
le
signore
,
di
famiglie
antiche
col
marchese
Limòli
.
Egli
aveva
sulla
punta
delle
dita
tutto
l
'
almanacco
delle
famiglie
nobili
dell
'
isola
.
Arrivò
anche
a
confidare
che
la
sua
era
originaria
del
paese
.
Desiderava
fare
il
suo
dovere
con
don
Ferdinando
Trao
,
e
visitare
il
palazzo
,
che
doveva
essere
interessantissimo
.
Con
la
ragazza
,
di
sfuggita
,
lasciò
cadere
il
discorso
sulle
opere
allora
in
voga
;
raccontò
qualche
fatterello
della
società
;
narrò
aneddoti
del
tempo
in
cui
era
a
Palermo
la
corte
,
la
regina
Carolina
,
gli
inglesi
:
un
mondo
di
chiacchiere
,
come
una
lanterna
magica
nella
quale
passavano
delle
gran
dame
,
del
lusso
e
delle
feste
.
Nell
'
andarsene
baciò
la
mano
a
donna
Bianca
.
Per
le
scale
,
dal
pollaio
,
sull
'
uscio
della
legnaia
,
tutta
la
gente
di
casa
s
'
affollava
per
vederlo
passare
.
Dopo
,
la
sera
non
si
fece
altro
che
parlare
di
lui
,
in
cucina
,
fin
le
serve
,
e
mastro
Nardo
,
il
quale
sgranava
gli
occhi
.
Il
balì
di
Leyra
e
il
marchese
Limòli
poi
avevano
intavolato
un
altro
discorso
,
così
,
a
fior
di
labbra
,
tenendosi
sulle
generali
.
Il
giorno
dopo
intervenne
anche
il
duca
,
il
quale
confessò
prima
di
tutto
ch
'
era
innamorato
della
ragazza
,
un
vero
fiorellino
dei
campi
,
una
violetta
nascosta
;
e
dichiarò
sorridendo
,
che
quanto
al
resto
...
d
'
affari
voleva
dire
...
non
se
n
'
era
occupato
mai
,
per
sua
disgrazia
!
...
non
era
il
suo
forte
,
e
aveva
pregato
il
notaro
Neri
di
far
lui
...
Un
vero
usuraio
,
quel
notaro
,
sottile
,
avido
,
insaziabile
.
Don
Gesualdo
avrebbe
preferito
mille
volte
trattare
il
negozio
faccia
a
faccia
col
genero
,
da
galantuomini
.
-
No
,
no
,
caro
suocero
.
Non
è
la
mia
partita
.
Non
me
ne
intendo
.
Quello
che
farete
voialtri
sarà
ben
fatto
.
Quanto
a
me
,
il
tesoro
che
vi
domando
è
vostra
figlia
.
Però
le
trattative
tiravano
in
lungo
.
Mastro
-
don
Gesualdo
cercava
difendere
la
sua
roba
,
vederci
chiaro
in
quella
faccenda
,
toccar
con
mano
che
quanto
ci
metteva
il
signor
genero
nell
'
altro
piatto
della
bilancia
fosse
tutto
oro
colato
.
Il
duca
aveva
dei
gran
possessi
,
è
vero
,
mezza
contea
;
ma
dicevasi
pure
che
ci
fossero
dei
gran
pasticci
,
delle
liti
,
delle
ipoteche
.
Del
notaro
Neri
non
poteva
fidarsi
.
L
'
altro
sensale
,
il
marchese
Limòli
,
non
aveva
saputo
badare
nemmeno
ai
suoi
interessi
.
Voleva
intromettercisi
il
canonico
Lupi
,
protestando
l
'
amicizia
antica
.
Ma
lui
rispose
:
-
Vi
ringrazio
!
Grazie
tante
,
canonico
!
Mi
è
bastato
una
volta
sola
!
Non
voglio
abusare
...
-
Tutti
miravano
alla
sua
roba
.
Ci
furono
dei
tira
e
molla
,
delle
difficoltà
che
sorgevano
a
ogni
passo
,
delle
vecchie
carte
in
cui
ci
si
smarriva
.
Intanto
la
figliuola
,
dall
'
altra
parte
,
aveva
sempre
quell
'
altro
in
testa
.
Scongiurava
il
babbo
e
la
mamma
che
non
volessero
sacrificarla
.
Andava
a
piangere
dai
parenti
,
e
a
supplicare
che
l
'
aiutassero
:
-
Non
posso
!
non
posso
!
-
Ai
piedi
del
confessore
aprì
il
suo
cuore
,
tutto
!
il
peccato
mortale
in
cui
era
!
...
-
Quel
servo
di
Dio
non
capiva
nulla
.
Badava
solo
a
raccomandarle
di
non
cascarci
più
e
le
metteva
il
cuore
in
pace
coll
'
assoluzione
.
La
poveretta
arrivò
a
scappare
in
casa
dello
zio
Trao
,
onde
buttarsi
nelle
sue
braccia
.
-
Zio
,
tenetemi
qui
!
Salvatemi
voi
.
Non
ho
altri
al
mondo
!
Sono
sangue
vostro
.
Non
mi
mandate
via
!
Don
Ferdinando
era
malato
,
coll
'
asma
.
Non
poteva
parlare
,
non
capiva
nulla
,
del
resto
.
Faceva
dei
gesti
vaghi
colla
mano
scarna
,
e
chiamava
in
aiuto
Grazia
,
come
un
bambino
,
sbigottito
da
ogni
viso
nuovo
che
vedesse
.
-
Sì
,
tenetemi
qui
in
luogo
di
Grazia
.
Vi
servirò
colle
mie
mani
.
Non
mi
mandate
via
.
Vogliono
maritarmi
per
forza
!
...
in
peccato
mortale
!
...
Il
vecchio
allora
ebbe
come
un
ricordo
negli
occhi
appannati
,
nel
viso
smorto
e
rugoso
.
Tutti
i
peli
grigi
della
barba
ispida
parvero
trasalire
.
-
Anche
tua
madre
s
'
è
maritata
per
forza
...
Diego
non
voleva
...
Vattene
,
ora
...
se
no
viene
tuo
padre
a
condurti
via
di
qua
!
...
Vattene
,
vattene
...
Lo
zio
marchese
,
uomo
di
mondo
,
che
ne
sapeva
più
di
tutti
sulle
chiacchiere
raccolte
a
casaccio
,
prese
a
quattr
'
occhi
don
Gesualdo
:
-
Insomma
,
volete
capirla
?
Vostra
figlia
dovete
maritarla
subito
.
Datela
a
chi
vi
piace
;
ma
non
c
'
è
tempo
da
perdere
.
Avete
capito
?
-
Eh
?
...
Come
?
...
-
balbettò
il
povero
padre
sbiancandosi
in
viso
.
-
Sicuro
!
...
Avete
trovato
un
galantuomo
che
se
la
piglia
in
buona
fede
...
Ma
non
potete
pretendere
troppo
infine
da
lui
!
...
Talchè
don
Gesualdo
,
stretto
da
tutte
le
parti
,
tirato
pei
capelli
,
si
lasciò
aprir
le
vene
,
e
mise
il
suo
nome
in
lettere
di
scatola
al
contratto
nuziale
:
Gesualdo
Motta
sotto
la
firma
del
genero
che
pigliava
due
righe
:
Alvaro
Filippo
Maria
Ferdinando
Gargantas
di
Leyra
.
Da
Palermo
giunsero
dei
regali
magnifici
,
dei
gioielli
e
dei
vestiti
che
asciugarono
a
poco
a
poco
le
lagrime
della
sposa
,
uno
sfoggio
di
grandezze
che
la
pigliava
come
una
vertigine
,
che
chiamava
un
pallido
sorriso
fin
sulle
labbra
della
mamma
,
e
che
lo
zio
marchese
andava
spampanando
da
per
tutto
.
Solo
don
Gesualdo
borbottava
di
nascosto
.
Si
aspettavano
gran
cose
per
quello
sposalizio
.
La
Capitana
mandò
un
espresso
a
Catania
dal
primo
sarto
.
Le
Zacco
stettero
otto
giorni
in
casa
a
cucire
.
Però
alle
nozze
non
fu
invitato
nessuno
:
gli
sposi
vestiti
da
viaggio
,
i
genitori
,
i
testimoni
,
quattro
candele
e
nessun
altro
,
nella
meschina
chiesetta
di
Sant
'
Agata
,
dove
s
'
era
maritata
Bianca
.
Quanti
ricordi
per
la
povera
madre
,
la
quale
pregava
inginocchiata
dinanzi
a
quell
'
altare
,
coi
gomiti
sulla
seggiola
e
il
viso
fra
le
mani
!
Fuori
aspettava
la
lettiga
che
doveva
portarsi
via
gli
sposi
.
Fu
una
delusione
e
un
malumore
generale
fra
i
parenti
e
in
tutto
il
paese
.
Dei
pettegolezzi
e
delle
critiche
che
non
finivano
più
intorno
a
quel
matrimonio
fatto
come
di
nascosto
.
Della
gente
era
andata
a
far
visita
ai
Margarone
e
in
casa
Alòsi
,
per
vedere
se
la
sposa
era
rossa
o
pallida
.
La
Capitana
aveva
un
bel
fare
,
un
bel
cercare
di
non
darsi
vinta
,
dicendo
che
quella
era
la
moda
di
sposarsi
adesso
.
Donna
Agrippina
rispose
che
a
quel
modo
non
le
pareva
nemmeno
un
sagramento
,
povera
Isabella
!
...
La
Cirmena
masticava
altre
cose
fra
i
denti
:
-
Come
sua
madre
!
...
Vedrete
che
sarà
fortunata
perché
è
figlia
di
sua
madre
!
...
Ciolla
che
vide
passare
dalla
piazza
la
lettiga
si
mise
a
gridare
:
-
Gli
sposi
!
Ecco
la
lettiga
degli
sposi
che
partono
!
-
Poi
andò
a
confidare
di
porta
in
porta
,
al
Caffè
,
nella
spezieria
di
Bomma
:
-
E
'
partita
anche
una
lettera
per
don
Corradino
La
Gurna
...
Sicuro
!
Una
lettera
per
fuori
regno
.
Me
l
'
ha
fatta
vedere
il
postino
in
segretezza
.
Non
so
che
dicesse
;
ma
non
mi
parve
scrittura
della
Cirmena
.
Avrei
pagato
qualche
cosa
per
vedere
che
c
'
era
scritto
...
La
lettera
diceva
tante
belle
cose
,
per
mandare
giù
la
pillola
,
lei
e
il
cuginetto
che
si
disperava
e
penava
lontano
.
"
Addio
!
addio
!
Se
ti
ricordi
di
me
,
se
pensi
ancora
a
me
,
dovunque
sarai
,
eccoti
l
'
ultima
parola
di
Isabella
che
amasti
tanto
!
Ho
resistito
,
ho
lottato
a
lungo
,
ho
sofferto
...
Ho
pianto
tanto
!
ho
pianto
tanto
!
...
Addio
!
Partirò
,
andrò
lontano
...
Nelle
feste
,
in
mezzo
alle
pompe
della
capitale
,
dovunque
sarò
...
nessuno
vedrà
il
pallore
sotto
la
mia
corona
di
duchessa
...
Nessuno
saprà
quel
che
mi
porto
nel
cuore
...
sempre
,
sempre
!
...
Ricordati
!
ricordati
!..."
PARTE
QUARTA
I
Erano
appena
trascorsi
sei
mesi
,
quando
sopravvennero
altri
guai
a
don
Gesualdo
.
Isabella
minacciava
di
suicidarsi
;
il
genero
aveva
preso
a
viaggiare
fuori
regno
,
e
faceva
temere
di
voler
intentare
causa
di
separazione
,
per
incompatibilità
di
carattere
.
Altre
chiacchiere
giunsero
in
segreto
sino
al
povero
padre
,
il
quale
corse
a
rotta
di
collo
alla
villa
di
Carini
,
dov
'
era
confinata
la
duchessa
per
motivi
di
salute
.
Ritornò
poi
invecchiato
di
dieci
anni
,
pigliandosela
colla
moglie
che
non
capiva
nulla
,
maledicendo
in
cuor
suo
la
Cirmena
e
tutto
il
parentado
che
gli
dava
soltanto
bocconi
amari
,
costretto
a
correr
dietro
al
notaio
per
accomodare
la
faccenda
e
placare
il
signor
genero
a
furia
di
denari
.
Fu
un
gran
colpo
pel
poveretto
.
Tacque
alla
moglie
il
vero
motivo
,
per
non
affliggerla
inutilmente
;
tenne
tutto
per
sè
;
ma
non
si
dava
pace
;
parevagli
che
la
gente
lo
segnasse
a
dito
;
sentivasi
montare
il
sangue
al
viso
quando
ci
pensava
,
da
solo
,
o
anche
se
incontrava
quell
'
infame
della
Cirmena
.
Lui
era
un
villano
;
non
c
'
era
avvezzo
a
simili
vergogne
!
Intanto
la
figlia
duchessa
gli
costava
un
occhio
.
Prima
di
tutto
le
terre
della
Canziria
,
d
'
Alìa
e
Donninga
che
le
aveva
assegnato
in
dote
,
e
gli
facevano
piangere
il
cuore
ogni
qualvolta
tornava
a
vederle
,
date
in
affitto
a
questo
e
a
quello
,
divise
a
pezzi
e
bocconi
dopo
tanti
stenti
durati
a
metterle
insieme
,
mal
tenute
,
mal
coltivate
,
lontane
dall
'
occhio
del
padrone
,
quasi
fossero
di
nessuno
.
Di
tanto
in
tanto
gli
arrivavano
pure
all
'
orecchio
altre
male
nuove
che
non
gli
lasciavano
requie
,
come
tafani
,
come
vespe
pungenti
;
dicevasi
in
paese
che
il
signor
duca
vi
seminasse
a
due
mani
debiti
fitti
al
pari
della
grandine
,
la
medesima
gramigna
che
devastava
i
suoi
possessi
e
si
propagava
ai
beni
della
moglie
peggio
delle
cavallette
.
Quella
povera
Canziria
che
era
costata
tante
fatiche
a
don
Gesualdo
,
tante
privazioni
,
dove
aveva
sentito
la
prima
volta
il
rimescolìo
di
mettere
nella
terra
i
piedi
di
padrone
!
Donninga
per
cui
si
era
tirato
addosso
l
'
odio
di
tutto
il
paese
!
le
buone
terre
dell
'
Alìa
che
aveva
covato
dieci
anni
cogli
occhi
,
sera
e
mattina
,
le
buone
terre
al
sole
,
senza
un
sasso
,
e
sciolte
così
che
le
mani
vi
sprofondavano
e
le
sentivano
grasse
e
calde
al
pari
della
carne
viva
...
tutto
,
tutto
se
ne
andava
in
quella
cancrena
!
Come
Isabella
aveva
potuto
stringere
la
penna
colle
sue
mani
,
e
firmare
tanti
debiti
?
Maledetto
il
giorno
in
cui
le
aveva
fatto
imparare
a
scrivere
!
Sembravagli
di
veder
stendere
l
'
ombra
delle
ipoteche
sulle
terre
che
gli
erano
costate
tanti
sudori
,
come
una
brinata
di
marzo
,
peggio
di
un
nebbione
primaverile
,
che
brucia
il
grano
in
erba
.
Due
o
tre
volte
,
in
circostanze
gravi
,
era
stato
costretto
a
lasciarsi
cavar
dell
'
altro
sangue
.
Tutti
i
suoi
risparmi
se
ne
andavano
da
quella
vena
aperta
,
le
sue
fatiche
,
il
sonno
della
notte
,
tutto
.
E
pure
Isabella
non
era
felice
.
L
'
aveva
vista
in
tale
stato
,
nella
villa
sontuosa
di
Carini
!
Indovinava
ciò
che
doveva
esserci
sotto
,
quando
essa
scriveva
delle
lettere
che
gli
mettevano
addosso
la
febbre
,
l
'
avvelenavano
coll
'
odore
sottile
di
quei
foglietti
stemmati
,
lui
che
aveva
fatto
il
cuoio
duro
anche
alla
malaria
.
Il
signor
duca
invece
trattava
simili
negozi
per
mezzo
del
notaro
Neri
-
poichè
non
erano
il
suo
forte
.
-
E
alla
fine
,
quando
mastro
-
don
Gesualdo
s
'
impennò
sul
serio
,
sbuffando
,
recalcitrando
,
gli
fece
dire
:
-
Si
vede
che
mio
suocero
,
poveretto
,
non
sa
quel
che
ci
vuole
a
mantenere
la
figliuola
col
decoro
del
nome
che
porta
...
-
Il
decoro
?
...
Io
me
ne
lustro
gli
stivali
del
decoro
!
Io
mangio
pane
e
cipolle
per
mantenere
il
lustro
della
duchea
!
Diteglielo
pure
al
signor
genero
!
In
pochi
anni
s
'
è
mangiato
un
patrimonio
!
Fu
un
casa
del
diavolo
.
Donna
Bianca
,
la
quale
era
assai
malandata
,
e
sputava
sangue
ogni
mattina
,
fece
una
ricaduta
che
in
quindici
giorni
la
condusse
in
fin
di
vita
.
Nel
paese
ormai
si
sapeva
ch
'
era
tisica
:
tutti
così
quei
Trao
!
una
famiglia
che
si
estingueva
per
esaurimento
,
diceva
il
medico
.
Soltanto
il
marito
,
ch
'
era
sempre
fuori
,
in
faccende
,
occupato
dai
suoi
affari
,
con
tanti
pensieri
e
tanti
guai
per
la
testa
,
si
lusingava
di
farla
guarire
appena
avrebbe
potuto
condursela
a
Mangalavite
,
in
quell
'
aria
balsamica
che
avrebbe
fatto
risuscitare
un
morto
.
Essa
sorrideva
tristamente
e
non
diceva
nulla
.
Era
ridotta
uno
scheletro
,
docile
e
rassegnata
al
suo
destino
,
senza
aspettare
o
desiderare
più
nulla
.
Soltanto
avrebbe
voluto
rivedere
la
figliuola
.
Suo
marito
glielo
aveva
anche
promesso
.
Ma
siccome
erano
in
dissapore
col
genero
non
ne
aveva
più
parlato
.
Isabella
prometteva
sempre
di
venire
,
da
un
autunno
all
'
altro
,
ma
non
si
decideva
mai
,
come
avesse
giurato
di
non
metterci
più
i
piedi
in
quel
paese
maledetto
,
e
se
lo
fosse
tolto
dal
cuore
interamente
.
A
misura
che
le
mancavano
le
forze
,
Bianca
sentiva
dileguare
anche
quella
speranza
,
come
la
vita
che
le
sfuggiva
,
e
sfogavasi
a
ruminare
dei
progetti
futuri
,
vaneggiando
,
accendendosi
in
viso
delle
ultime
fiamme
vitali
,
con
gli
occhi
velati
di
lagrime
che
volevano
sembrare
di
tenerezza
ed
erano
di
sconforto
:
-
Farò
questo
!
farò
quell
'
altro
!
-
Faceva
come
quegli
uccelletti
in
gabbia
i
quali
provano
il
canto
della
primavera
che
non
vedranno
.
Il
letto
le
mangiava
le
carni
;
la
febbre
la
consumava
a
fuoco
lento
.
Adesso
,
quand
'
era
presa
dalla
tosse
,
si
metteva
ad
ansare
,
sfinita
,
colla
bocca
aperta
,
gli
occhi
smaniosi
in
fondo
alle
occhiaie
che
sembravano
fonde
fonde
,
brancicando
colle
povere
braccia
stecchite
quasi
volesse
afferrarsi
alla
vita
.
-
Bene
!
-
sospirò
infine
don
Gesualdo
che
vedeva
la
moglie
in
quello
stato
.
-
Farò
anche
questa
!
...
Pagherò
anche
stavolta
perché
il
signor
duca
ti
faccia
rivedere
la
figliuola
!
...
Già
son
fatto
per
portare
il
carico
...
Il
medico
andava
e
veniva
;
provava
tutti
i
rimedi
,
tutte
le
sciocchezze
che
leggeva
nei
suoi
libracci
;
c
'
era
un
conto
spaventoso
aperto
dal
farmacista
.
-
Almeno
giovassero
a
qualche
cosa
!
-
brontolava
don
Gesualdo
.
-
Io
non
guardo
ai
denari
spesi
per
mia
moglie
;
ma
voglio
spenderli
perché
le
giovino
e
le
si
veggano
in
faccia
...
non
già
per
provare
i
medicamenti
nuovi
come
all
'
ospedale
!
...
Ora
che
si
sono
messi
in
testa
ch
'
io
sia
ricco
,
ciascuno
se
ne
giova
pei
suoi
fini
...
La
prima
volta
però
che
s
'
arrischiò
a
fare
velatamente
queste
lagnanze
allo
stesso
medico
,
Saleni
,
un
altro
dottorone
ch
'
era
peggio
di
Tavuso
,
buon
'
anima
,
gli
piantò
in
faccia
gli
occhiacci
,
e
rispose
burbero
:
-
Allora
perché
mi
chiamate
?
Dovette
anche
pregarlo
e
scongiurarlo
di
continuare
a
fare
il
comodo
suo
,
quantunque
non
giovasse
a
nulla
.
La
vigilia
dell
'
Immacolata
parve
proprio
che
la
povera
Bianca
volesse
rendere
l
'
anima
a
Dio
.
Il
marito
ch
'
era
andato
ad
aspettare
il
medico
sulla
scala
gli
disse
subito
:
-
Non
mi
piace
,
dottore
!
Stasera
mia
moglie
non
mi
piace
!
-
Eh
!
ve
ne
accorgete
soltanto
adesso
?
A
me
è
un
pezzo
che
non
mi
piace
.
Credevo
che
l
'
aveste
capita
.
-
Ma
che
non
c
'
è
rimedio
,
vossignoria
?
Fate
tutto
ciò
che
potete
.
Non
guardate
a
spesa
...
I
denari
servono
in
queste
occasioni
!
...
-
Ah
,
adesso
me
lo
dite
?
Adesso
capite
la
ragione
?
Me
ne
congratulo
tanto
!
Saleni
ricominciò
la
commedia
:
il
polso
,
la
lingua
,
quattro
chiacchiere
seduto
ai
piedi
del
letto
,
col
cappello
in
testa
e
il
bastone
fra
le
gambe
.
Poi
scrisse
la
solita
ricetta
,
le
solite
porcherie
che
non
giovavano
a
nulla
,
e
se
ne
andò
lasciando
nei
guai
marito
e
moglie
.
La
casa
era
diventata
una
spelonca
.
Tutti
che
vogavano
alla
larga
.
Finanche
le
serve
temevano
del
contagio
.
Zacco
era
il
solo
parente
che
si
rammentasse
di
loro
nella
disgrazia
,
dacchè
avevano
fatto
società
per
l
'
appalto
dello
stradone
,
tornati
amici
con
don
Gesualdo
.
Egli
veniva
ogni
giorno
insieme
a
tutta
la
famiglia
,
la
baronessa
impresciuttita
e
ubbidiente
,
le
figliuole
che
empivano
la
camera
,
stagionate
,
grasse
e
prosperose
che
sfidavano
le
cannonate
.
-
Lui
non
aveva
paura
del
contagio
!
Sciocchezze
!
...
Poi
,
quando
si
tratta
di
parenti
!
...
Quella
sera
aveva
sentito
dire
in
piazza
che
la
cugina
Bianca
stava
peggio
ed
era
giunto
più
presto
del
solito
.
-
Per
distrarre
un
po
'
don
Gesualdo
lo
tirò
nel
vano
del
balcone
,
e
cominciò
a
parlargli
dei
loro
negozi
.
-
Volete
ridere
adesso
?
Il
cugino
Rubiera
dirà
all
'
asta
per
gli
altri
due
tronchi
di
strada
!
...
Sissignore
!
quella
bestia
!
...
Eh
?
eh
?
che
ne
dite
?
...
Lui
che
non
ha
potuto
pagarvi
ancora
i
denari
della
prima
donna
?
...
C
'
è
l
'
inferno
a
causa
vostra
con
la
moglie
che
non
vuol
pagare
del
suo
!
...
I
figliuoli
sì
,
glieli
ha
portati
in
dote
!
...
ma
i
denari
vuol
tenerseli
per
sé
!
E
'
predestinato
quel
povero
don
Ninì
!
...
E
sapete
chi
comparisce
all
'
asta
,
eh
?
volete
saperlo
?
...
Canali
,
figuratevi
!
...
Canali
che
fa
l
'
appaltatore
in
società
col
barone
Rubiera
!
...
Ora
s
'
è
svegliata
in
tutti
quanti
la
fame
del
guadagno
!
...
Eh
?
...
Non
avevo
ragione
di
dire
?
...
Non
ridete
?
...
Ma
l
'
amico
non
gli
dava
retta
,
inquieto
,
coll
'
orecchio
sempre
teso
dall
'
altra
parte
.
Indi
si
alzò
e
andò
a
vedere
se
Bianca
avesse
bisogno
di
qualche
cosa
.
Essa
non
aveva
bisogno
di
nulla
,
guardando
fisso
con
quegli
occhi
di
creatura
innocente
,
recandosi
alla
bocca
di
tanto
in
tanto
il
fazzoletto
che
ricacciava
poi
sotto
il
guanciale
insieme
alla
mano
scarna
.
Le
cugine
Zacco
stavano
sedute
in
giro
dinanzi
al
letto
,
colle
mani
sul
ventre
.
La
mamma
per
rompere
il
silenzio
balbettò
timidamente
:
-
Sembra
un
po
'
più
calma
...
da
che
siam
qui
noi
...
Le
figliuole
a
quelle
parole
guardarono
tutte
insieme
,
e
approvarono
col
capo
.
Il
barone
s
'
accostò
al
letto
lui
pure
,
dimostrando
molto
interesse
per
l
'
ammalata
:
-
Sì
,
sì
,
non
c
'
è
confronto
!
...
l
'
occhio
è
più
sveglio
;
anche
la
fisonomia
è
più
animata
...
Si
capisce
!
...
udendo
discorrere
intorno
a
lei
...
Bisogna
distrarla
,
tenerle
un
po
'
di
conversazione
...
Per
fortuna
siete
in
buone
mani
.
Il
dottore
sa
il
fatto
suo
.
Poi
,
quando
si
hanno
dei
mezzi
!
...
quando
non
manca
nulla
!
Ne
conosco
tanti
altri
invece
...
ben
nati
...
di
buona
famiglia
...
cui
manca
di
giorno
il
pane
e
di
notte
la
coperta
!
...
vecchi
e
malati
,
senza
medico
né
speziale
...
Si
chinò
all
'
orecchio
di
don
Gesualdo
e
spifferò
il
resto
.
Bianca
l
'
udì
o
l
'
indovinò
,
con
gli
occhi
luminosi
che
fissavano
in
volto
la
gente
,
e
cavò
di
sotto
il
guanciale
la
mano
scarna
e
pallida
che
sembrava
quella
di
una
bambina
,
per
far
segno
al
marito
d
'
avvicinarsi
.
Don
Gesualdo
s
'
era
chinato
su
di
lei
e
accennava
di
sì
col
capo
.
Il
barone
vedendo
che
non
era
più
il
caso
di
misteri
parlò
chiaro
:
-
Non
verrà
!
Don
Ferdinando
è
diventato
proprio
un
ragazzo
.
Non
capisce
nulla
,
poveretto
!
...
Bisogna
compatirlo
.
Diciamola
qui
,
fra
noi
parenti
...
Che
gli
sarebbe
mancato
?
...
Un
cognato
con
tanto
di
cuore
,
come
questo
qui
!
...
L
'
inferma
agitò
di
nuovo
in
aria
quella
mano
che
parlava
da
sola
.
-
Eh
?
Che
dice
?
Cosa
vuole
?
-
domandò
il
barone
.
Donna
Lavinia
,
la
maggiore
delle
ragazze
,
s
'
era
alzata
premurosa
per
servirla
in
quel
che
occorresse
.
Donna
Marietta
,
l
'
altra
sorella
,
tirò
invece
il
papà
per
la
falda
.
Bianca
s
'
era
chiusa
in
un
silenzio
che
le
affilò
come
un
coltello
il
viso
smunto
,
sì
che
il
barone
stesso
se
ne
avvide
e
mutò
discorso
.
-
Domeneddio
alle
volte
ci
allunga
i
giorni
per
farci
provare
altri
guai
...
Parlo
della
baronessa
Rubiera
,
poveretta
!
Eh
?
...
Vivere
per
vedersi
disfare
sotto
i
propri
occhi
la
roba
che
s
'
è
fatta
!
...
senza
poter
dire
una
parola
né
muovere
un
dito
...
eh
?
...
eh
?
Suo
figlio
è
una
bestia
.
La
nuora
gli
conta
i
bocconi
che
mangia
!
...
Com
'
è
vero
Iddio
!
Non
vede
l
'
ora
di
levarsela
dai
piedi
!
...
E
lei
,
no
!
non
vuole
andarsene
!
Vuol
vivere
apposta
per
vedere
come
farà
suo
figlio
a
togliersi
dal
collo
il
debito
e
don
Gesualdo
...
Eh
?
Ho
parlato
or
ora
con
vostro
marito
dei
gran
progetti
che
ha
don
Ninì
pel
capo
...
Don
Gesualdo
stava
zitto
,
sopra
pensieri
.
Poi
,
siccome
il
barone
aspettava
la
risposta
della
cugina
Bianca
,
col
risolino
fisso
in
bocca
,
brontolò
:
-
No
,
non
c
'
è
tanto
da
ridere
...
Dietro
il
paravento
dev
'
essere
anche
il
canonico
Lupi
.
Zacco
rimase
interdetto
:
-
Quel
briccone
?
quell
'
intrigante
?
...
Come
lo
sapete
?
...
Chi
ve
l
'
ha
detto
?
...
-
Nessuno
.
E
'
un
'
idea
mia
.
Ma
vedrete
che
non
m
'
inganno
.
Del
resto
non
me
ne
importa
nulla
!
Ho
altro
pel
capo
adesso
!
Ma
il
barone
non
si
dava
pace
:
-
Che
?
Non
ve
ne
importa
?
Grazie
tante
!
Sapete
cosa
dicono
pure
?
Che
vogliono
levarci
di
mano
le
terre
del
comune
!
...
Dicono
che
stavolta
hanno
trovato
il
modo
e
la
maniera
...
e
che
né
voi
né
io
potremo
rimediarci
,
capite
?
...
Don
Gesualdo
si
strinse
nelle
spalle
.
Sembrava
che
davvero
non
gliene
importasse
nulla
di
nulla
adesso
.
Il
barone
a
poco
a
poco
andò
calmandosi
,
in
mezzo
al
coro
dei
suoi
che
mormoravano
sottovoce
contro
il
canonico
.
-
Un
intrigante
!
...
un
imbroglione
!
...
Non
si
fa
nulla
in
paese
che
non
voglia
ficcarci
il
naso
lui
!
...
-
Donna
Marietta
,
più
prudente
,
tirò
il
babbo
per
la
falda
un
'
altra
volta
.
-
Scusate
!
scusate
!
-
aggiunse
lui
.
-
Si
chiacchiera
per
dire
qualche
cosa
...
per
distrarre
l
'
ammalata
...
Non
si
sa
di
che
parlare
...
Sapete
voi
cosa
vanno
narrando
pure
i
malintenzionati
come
Ciolla
?
...
che
fra
otto
giorni
si
farà
la
rivoluzione
...
per
spaventare
i
galantuomini
...
Vi
rammentate
,
nel
ventuno
,
eh
?
don
Gesualdo
?
-
Ah
?
...
Che
volete
?
...
La
rivoluzione
adesso
l
'
ho
in
casa
!
...
-
Capisco
,
capisco
...
Ma
infine
,
non
mi
pare
...
La
baronessa
,
che
parlava
al
bisogno
,
si
rivolse
a
don
Gesualdo
,
con
quella
faccia
di
malaugurio
,
chiedendogli
se
alla
duchessa
avessero
scritto
di
sua
madre
che
era
in
quello
stato
...
Bianca
aveva
l
'
orecchio
fino
degli
ammalati
gravi
.
-
No
!
no
!
Non
c
'
è
premura
!
-
interruppe
Zacco
.
Intanto
donna
Lavinia
si
era
alzata
per
andare
a
prendere
un
bicchier
d
'
acqua
.
Come
si
udì
suonare
il
campanello
dell
'
uscio
voleva
anche
correre
a
vedere
chi
fosse
.
-
Una
spada
a
due
mani
!
-
esclamò
sottovoce
il
barone
,
quasi
facesse
una
confidenza
,
e
sorridendo
di
compiacimento
.
-
Una
ragazza
che
in
casa
vale
un
tesoro
...
Giudiziosa
!
...
Per
sua
cugina
Bianca
poi
si
butterebbe
nel
fuoco
!
...
-
La
mamma
sorrideva
lei
pure
discretamente
.
In
quella
sopraggiunse
la
serva
ad
annunziare
che
c
'
era
il
barone
Rubiera
con
la
moglie
.
-
Lui
?
Ci
vuole
una
bella
faccia
tosta
!
...
-
saltò
su
il
barone
cercando
il
cappello
che
teneva
in
testa
.
-
Vedrete
che
viene
a
parlarvi
di
ciò
che
v
'
ho
detto
!
Non
ci
avete
un
'
altra
uscita
?
...
per
non
vederlo
in
faccia
,
quella
bestia
!
...
La
sua
famiglia
toglieva
commiato
in
fretta
e
in
furia
al
pari
di
lui
,
cercando
gli
scialli
,
rovesciando
le
seggiole
,
urtandosi
fra
di
loro
,
quasi
don
Ninì
stesse
per
irrompere
a
mano
armata
nella
camera
.
La
povera
inferma
,
smarrita
in
quel
parapiglia
,
si
lasciò
sfuggire
con
un
filo
di
voce
:
-
Per
l
'
amor
di
Dio
...
Non
ne
posso
più
!
-
No
...
Non
potete
farne
a
meno
,
cugina
mia
!
...
Sono
parenti
anch
'
essi
!
...
Vedrete
che
vengono
apposta
,
onde
approfittare
dell
'
occasione
...
Finta
di
farvi
una
visita
...
Piuttosto
ce
ne
andremo
noi
...
E
'
giusto
...
Chi
prima
arriva
al
mulino
...
Ma
i
Rubiera
non
spuntavano
ancora
.
Don
Gesualdo
andò
nell
'
anticamera
,
dove
seppe
dalla
serva
che
aspettavano
nel
salotto
,
come
avevano
sentito
che
c
'
erano
i
Zacco
...
-
Meglio
!
-
osservò
il
barone
.
-
Vuol
dire
che
desidera
parlarvi
a
quattr
'
occhi
,
don
Ninì
!
...
Allora
noi
non
ci
moviamo
.
Restiamo
a
far
compagnia
alla
cugina
,
intanto
che
voi
fate
gli
affari
vostri
...
Sentiremo
poi
cosa
è
venuto
a
dirvi
quello
sciocco
!
La
serva
aveva
portato
un
lumicino
nel
salotto
,
e
in
quella
semioscurità
don
Ninì
sembrava
addirittura
enorme
,
infagottato
nel
cappotto
,
con
la
sciarpa
di
lana
sino
alle
orecchie
una
zazzera
sulla
nuca
che
non
tagliava
sino
a
maggio
.
Donna
Giuseppina
invece
s
'
era
aggobbita
,
aveva
il
viso
floscio
e
grinzoso
nel
cappuccio
rotondo
,
i
capelli
di
un
grigio
sudicio
mal
pettinati
,
lisciati
in
fretta
con
le
mani
e
fermati
dal
fazzoletto
di
seta
che
portava
legato
sotto
il
mento
,
le
mani
corrose
e
nere
,
delle
mani
di
buona
massaia
con
le
quali
gesticolava
per
difendere
gli
interessi
del
marito
,
agitandosi
nel
cappottino
seminato
di
pillacchere
,
che
la
copriva
tutta
quanta
,
mostrando
in
tutta
la
persona
l
'
incuria
e
la
trascuraggine
della
signora
ricca
che
non
ha
bisogno
di
parere
,
della
moglie
che
ha
cessato
di
far
figliuoli
e
non
deve
neppure
piacere
al
marito
.
E
sulla
bocca
sdentata
teneva
fisso
un
sorriso
di
povera
,
il
sorriso
umile
di
chi
viene
a
sollecitare
un
favore
,
mentre
don
Ninì
cercava
le
parole
,
girando
il
cappellaccio
fra
le
mani
,
con
quella
sciarpa
sino
al
naso
che
gli
dava
un
aspetto
minaccioso
.
La
moglie
gli
fece
animo
con
un
'
occhiata
,
e
cominciò
lei
:
-
Abbiamo
sentito
che
la
cugina
sta
male
...
Siam
corsi
subito
con
Ninì
...
Infine
siamo
parenti
...
dello
stesso
sangue
...
Le
questioni
...
gl
'
interessi
...
si
sa
,
in
tutte
le
famiglie
...
Ma
ogni
cosa
deve
mettersi
da
banda
in
certe
occasioni
...
Anche
Ninì
...
poveretto
,
non
si
dava
pace
...
Diceva
sempre
...
Infine
vorrei
sapere
perché
...
Don
Ninì
approvava
coi
gesti
e
con
tutta
la
persona
che
aveva
lasciato
cadere
sul
canapè
facendolo
scricchiolare
;
e
subito
intavolò
il
discorso
per
cui
erano
venuti
-
sua
moglie
volle
assolutamente
che
il
cugino
sedesse
in
mezzo
,
fra
due
fuochi
.
-
Abbiamo
quell
'
affare
del
nuovo
appalto
,
caro
don
Gesualdo
.
Perché
dobbiamo
farci
la
guerra
fra
di
noi
,
dico
io
?
a
vantaggio
altrui
?
...
giacchè
infine
siamo
parenti
!
...
-
Sicuro
!
-
interruppe
la
moglie
.
-
Siamo
venuti
per
questo
...
Come
sta
la
cugina
?
-
Come
Dio
vuole
!
...
Come
ci
avessi
il
gastigo
di
Dio
sulle
spalle
!
...
Non
ho
testa
di
pensare
agli
affari
adesso
...
-
No
,
no
,
non
voglio
che
ci
pensiate
...
Appunto
dicevo
...
dovreste
rimettervene
a
una
persona
di
fiducia
...
Salvo
l
'
interesse
,
ben
inteso
...
Don
Ninì
a
un
tratto
si
fece
scuro
in
viso
,
cacciandosi
all
'
indietro
appuntandogli
in
faccia
gli
occhi
sospettosi
:
-
Ditemi
un
po
'
vi
fidate
voi
di
Zacco
?
Eh
?
vi
fidate
?
Don
Gesualdo
malgrado
il
malumore
che
aveva
in
corpo
,
mosse
la
bocca
a
riso
,
come
a
dire
che
non
si
fidava
di
nessuno
.
-
Bene
!
Se
sapeste
che
roba
è
quell
'
uomo
!
...
Ciò
che
diceva
di
voi
,
prima
!
...
prima
di
essere
pane
e
cacio
con
voi
!
...
Che
roba
gli
scappava
di
bocca
!
...
Donna
Giuseppina
,
con
le
gote
gonfie
,
stringeva
le
labbra
,
quasi
per
non
lasciarselo
scappare
neppur
lei
.
-
Infine
,
lasciamo
andare
!
Chiacchiera
non
macina
al
mulino
...
E
'
parente
anche
lui
!
...
Dunque
torniamo
a
noi
.
Perché
ci
facciamo
la
guerra
?
Perché
facciamo
campare
giudici
ed
avvocati
alle
nostre
spalle
?
Cosa
sono
questi
malumori
fra
parenti
?
Per
quella
miseria
che
vi
devo
?
Sì
,
una
miseria
!
Per
voi
è
una
presa
di
tabacco
...
-
Scusate
,
scusate
,
anche
per
voi
...
Allora
interloquì
donna
Giuseppina
,
contando
miserie
,
una
famiglia
numerosa
,
sua
suocera
,
la
baronessa
,
finché
viveva
lei
...
-
Scusate
...
Non
c
'
entra
...
E
'
che
i
denari
servono
,
sapete
...
I
miei
denari
li
ho
dati
a
vostro
marito
.
Don
Ninì
prese
a
scusarsi
,
dinanzi
alla
moglie
.
Certo
...
i
denari
se
li
era
fatti
prestare
...
in
un
momento
che
aveva
persa
la
testa
...
Quando
si
è
giovani
...
sarebbe
meglio
tagliarsela
la
testa
,
alle
volte
...
Voleva
pagare
...
col
tempo
...
sino
all
'
ultimo
baiocco
,
senza
liti
,
senza
altre
spese
...
appena
chiudeva
gli
occhi
sua
madre
...
Ma
era
giusto
inasprirgli
contro
la
baronessa
,
santo
Dio
?
Farle
commettere
qualche
bestialità
?
...
-
Ah
?
-
disse
don
Gesualdo
.
-
Ah
?
-
E
guardò
donna
Giuseppina
come
per
chiedere
perché
non
pagasse
lei
.
Don
Ninì
imbarazzato
guardava
ora
lui
ed
ora
la
moglie
.
Essa
infine
interloquì
,
troncandogli
la
parola
con
un
segno
del
fazzoletto
che
aveva
tirato
fuori
dalla
borsa
.
-
Non
è
questo
soltanto
...
L
'
affare
delle
terre
...
Non
glie
ne
avete
ancora
parlato
al
cugino
don
Gesualdo
?
...
-
Sì
...
l
'
affare
delle
terre
comunali
...
-
Lo
so
,
-
rispose
don
Gesualdo
.
-
L
'
affitto
scade
in
agosto
.
Chi
vorrà
dire
all
'
asta
,
poi
...
-
No
!
no
!
...
né
voi
né
io
ce
le
mangeremo
.
-
Legge
nuova
!
-
interruppe
donna
Giuseppina
con
un
sorriso
agro
.
-
Le
terre
non
si
dànno
più
in
affitto
!
Il
comune
le
dà
a
censo
...
ai
più
poveri
...
Un
bocconcino
per
ciascuno
...
Saremo
tutti
possidenti
nel
paese
,
da
qui
a
un
po
'
!
...
Non
lo
sapete
?
Don
Gesualdo
drizzò
le
orecchie
,
mettendo
da
parte
un
momento
i
suoi
guai
.
Indi
abbozzò
un
sorriso
svogliato
.
-
Come
è
vero
Dio
!
-
soggiunse
il
barone
Rubiera
.
-
Ho
visto
il
progetto
,
sì
,
al
palazzo
di
città
!
Dicono
che
il
comune
ci
guadagna
,
e
ciascuno
avrà
il
suo
pezzo
di
terra
.
Allora
don
Gesualdo
cavò
fuori
la
tabacchiera
,
fiutando
un
agguato
.
-
Cioè
?
cioè
?
-
Don
Gesualdo
!
-
chiamò
la
serva
dall
'
uscio
.
-
Un
momento
,
vossignoria
...
-
Fate
,
fate
pure
il
comodo
vostro
!
-
disse
donna
Giuseppina
.
-
Non
abbiamo
premura
.
Aspetteremo
.
-
La
padrona
!
Vuol
parlare
con
vossignoria
!
-
Eh
?
Che
vogliono
?
Che
dicono
?
-
L
'
assalirono
subito
i
Zacco
appena
don
Gesualdo
entrò
nella
stanza
dell
'
inferma
.
-
Son
io
che
ho
mandato
a
chiamarvi
,
-
disse
il
barone
col
sorriso
furbo
.
Ma
lui
non
rispose
,
chino
sulla
moglie
,
la
quale
s
'
aiutava
cogli
occhi
e
con
quella
povera
mano
pallida
e
scarna
che
diceva
per
lei
:
"
No
!
...
Non
vi
mettete
con
colui
...
se
volete
darmi
retta
una
volta
sola
...
Non
vi
mettete
insieme
con
mio
cugino
Rubiera
,
voi
!
...
Guardate
che
vi
parlo
in
punto
di
morte
!..."
Aveva
la
voce
afonica
,
gli
occhi
che
penetravano
,
così
lucenti
e
fissi
.
Zacco
che
si
era
chinato
anche
lui
sul
letto
per
udire
,
esclamò
trionfante
:
-
Benedetta
!
parla
come
una
che
vede
al
di
là
!
Non
fareste
nulla
di
buono
con
quell
'
uomo
!
Una
bestia
!
Una
banderuola
!
Ciò
che
vi
dice
vostra
moglie
in
un
momento
come
questo
è
vangelo
,
don
Gesualdo
!
Ricordatevi
bene
!
Io
mi
farei
scrupolo
a
non
darle
retta
,
in
parola
d
'
onore
!
...
-
E
donna
Giuseppina
?
Finta
,
maligna
!
...
-
aggiunse
la
Zacco
.
-
Ha
abbreviato
i
giorni
della
suocera
!
Non
vede
l
'
ora
di
levarsela
dagli
occhi
!
-
Andate
,
andate
a
sentire
il
resto
.
Qui
ci
siamo
noi
.
Andateci
pure
,
se
no
vi
restano
lì
fino
a
domani
!
Don
Ninì
stava
ancora
seduto
sul
canapè
,
sbuffando
dal
caldo
nella
sciarpa
di
lana
,
col
cappello
in
testa
;
e
donna
Giuseppina
si
era
alzata
per
osservare
al
buio
le
galanterie
disposte
in
bell
'
ordine
sui
mobili
:
il
servizio
da
caffè
,
i
fiori
di
carta
sotto
le
campane
di
cristallo
,
l
'
orologio
che
segnava
sempre
la
stessa
ora
.
Vedendo
don
Gesualdo
di
ritorno
gli
disse
subito
:
-
Vi
ha
fatto
chiamare
il
barone
Zacco
?
Non
c
'
era
motivo
...
Qui
non
si
fanno
misteri
...
-
Non
si
fanno
misteri
!
-
ripigliò
il
marito
.
-
Si
tratta
di
metterci
d
'
accordo
...
tutti
i
bene
intenzionati
...
Se
è
bene
intenzionato
anche
lui
...
quel
signore
!
...
-
Ma
,
-
osservò
don
Gesualdo
.
-
se
la
cosa
è
come
dite
,
io
non
saprei
che
farci
...
Cosa
volete
da
me
?
Donna
Giuseppina
si
era
perfino
trasformata
in
volto
,
appuntando
in
faccia
a
questo
e
a
quello
gli
occhi
come
due
spilli
,
masticando
un
sorriso
con
la
bocca
nera
.
Cacciò
indietro
del
tutto
il
marito
,
e
si
prese
tutto
per
sé
il
cugino
Motta
.
-
Sì
,
il
rimedio
c
'
è
!
...
c
'
è
!
-
E
stette
un
po
'
a
guardarlo
fisso
per
fare
più
colpo
.
Poscia
,
tenendo
stretta
la
borsa
fra
le
mani
gli
si
accostò
con
una
mossa
dei
fianchi
,
in
confidenza
:
-
Si
tratta
di
far
prendere
le
terre
a
gente
nostra
...
sottomano
...
-
disse
il
barone
.
-
No
!
no
!
...
Lasciate
che
gli
spieghi
io
...
Le
terre
del
comune
devono
darsi
a
censo
,
eh
?
a
pezzi
e
a
bocconi
perché
ogni
villano
abbia
la
sua
parte
?
Va
bene
!
Lasciamoli
fare
.
Anzi
,
mettiamo
avanti
,
sottomano
,
degli
altri
pretendenti
...
dei
maestri
di
bottega
,
della
gente
che
non
sa
cosa
farsene
della
terra
e
non
ne
caverà
neppure
i
denari
del
censo
.
Ci
hanno
tutti
lo
stesso
diritto
,
non
è
vero
?
Allora
,
con
un
po
'
di
giudizio
,
anticipando
a
questo
e
a
quello
una
piccola
somma
...
Loro
falliscono
in
capo
all
'
anno
,
e
noi
ci
pigliamo
la
terra
in
compenso
del
credito
.
Avete
capito
?
Bisogna
evitare
per
quanto
si
può
che
ci
mettano
mano
i
villani
.
Quelli
non
se
lo
lasciano
scappare
mai
più
il
loro
pezzetto
di
terra
.
Ci
lasciano
le
ossa
piuttosto
!
Don
Gesualdo
si
alzò
di
botto
,
colle
narici
aperte
,
la
faccia
rianimata
a
un
tratto
,
e
si
mise
a
passeggiare
per
la
stanza
.
Poi
,
tornando
in
faccia
ai
due
che
s
'
erano
alzati
pure
,
sorpresi
:
-
Questa
non
viene
da
voi
!
-
esclamò
.
-
Questa
è
buona
!
Questa
so
di
dove
viene
!
-
Ah
!
ah
!
capite
?
vedete
?
...
-
rispose
il
barone
trionfante
.
-
Prima
di
tutto
bisogna
tappare
la
bocca
a
Nanni
l
'
Orbo
...
Col
giudizio
...
con
un
po
'
di
denaro
...
senza
far
torto
a
nessuno
,
ben
inteso
!
...
La
giustizia
...
-
Voi
che
ci
avete
mano
...
Quello
è
un
imbroglione
,
un
arruffapopolo
...
capace
di
aizzarci
contro
tutto
il
paese
.
Voi
che
ci
avete
mano
dovreste
chiudergli
la
bocca
.
Don
Gesualdo
tornò
a
sedersi
,
pentito
d
'
essersi
lasciato
trasportare
dal
primo
movimento
,
grattandosi
il
capo
.
Ma
il
barone
Zacco
,
che
stava
di
là
coll
'
orecchio
teso
,
non
seppe
più
frenarsi
.
-
Scusate
,
scusate
,
signori
miei
!
-
disse
entrando
.
-
Se
disturbo
...
se
avete
da
parlare
in
segreto
...
Me
ne
vo
...
-
E
si
mise
a
sedere
lui
pure
,
col
cappello
in
testa
.
Tacquero
tutti
,
ciascuno
sbirciando
sottecchi
il
compagno
,
don
Ninì
col
naso
dentro
la
sciarpa
,
sua
moglie
colle
labbra
strette
.
Infine
disse
che
le
rincresceva
tanto
della
malattia
di
Bianca
.
-
Proprio
!
c
'
è
un
lutto
nel
paese
.
Ninì
è
un
pezzo
che
mi
predica
:
Giuseppina
mia
,
dobbiamo
andare
a
vedere
come
sta
mia
cugina
...
Gl
'
interessi
sono
una
cosa
,
ma
la
parentela
poi
è
un
'
altra
...
-
Dunque
,
-
riprese
don
Gesualdo
,
-
questa
bella
pensata
di
pigliarci
sottomano
le
terre
del
comune
chi
l
'
ha
fatta
?
Allora
non
fu
più
il
caso
di
fingere
.
Donna
Giuseppina
tornò
a
discorrere
del
fermento
che
c
'
era
in
paese
,
della
rivoluzione
che
minacciavano
.
Il
barone
Zacco
si
agitò
,
facendo
segno
col
capo
a
don
Gesualdo
.
-
Eh
?
eh
?
Cosa
vi
ho
detto
or
ora
?
...
-
Infine
...
-
conchiuse
donna
Giuseppina
,
-
è
meglio
parlarci
chiaro
e
darci
la
mano
tutti
quelli
che
abbiamo
da
perdere
...
E
tornò
su
quella
birbonata
di
sminuzzare
le
terre
del
comune
fra
i
più
poveri
,
in
tante
briciole
,
un
pizzico
per
ciascuno
,
che
non
fa
male
a
nessuno
!
...
Essa
rideva
così
che
le
ballava
il
ventre
dalla
bile
.
-
Ah
?
?
?
-
esclamò
il
barone
pavonazzo
in
viso
,
e
cogli
occhi
fuori
dell
'
orbita
.
-
Ah
?
?
?
-
E
non
disse
altro
Don
Gesualdo
rideva
anche
lui
.
-
Ah
?
voi
ridete
,
ah
?
-
Cosa
volete
che
faccia
?
Non
me
ne
importa
nulla
,
vi
dico
!
Donna
Giuseppina
rimase
stupefatta
:
-
Come
!
...
voi
!
...
-
Quindi
lo
tirò
in
disparte
,
vicino
al
canterano
dov
'
era
l
'
orologio
fermo
,
parlandogli
piano
,
con
le
mani
negli
occhi
.
Don
Gesualdo
stava
zitto
,
lisciandosi
il
mento
,
con
quel
risolino
calmo
che
faceva
schiattare
la
gente
.
I
due
baroni
da
lontano
tenevano
gli
occhi
fissi
su
di
lui
,
come
due
mastini
.
Infine
egli
scosse
il
capo
.
-
No
!
no
!
Ditegli
al
canonico
Lupi
che
denari
non
ne
metto
fuori
più
per
simili
pasticci
.
Le
terre
se
le
pigli
chi
vuole
...
Io
ho
le
mie
...
Gli
altri
gli
si
rivoltarono
contro
tutti
d
'
accordo
,
vociando
,
eccitandosi
l
'
un
l
'
altro
.
Zacco
,
adesso
che
aveva
capito
di
che
si
trattava
,
scalmanavasi
più
di
tutti
:
-
Una
pensata
seria
!
Da
uomo
con
tanto
di
barba
!
Il
miglior
modo
per
evitare
quella
birbonata
di
dividere
fra
i
nullatenenti
i
fondi
del
comune
!
...
Capite
?
...
Allora
vuol
dire
che
il
mio
non
è
più
mio
,
e
ciascuno
vuole
la
sua
parte
!
...
-
Don
Gesualdo
,
duro
,
scrollava
il
capo
;
badava
a
ripetere
:
-
No
!
no
!
non
mi
ci
pigliano
!
-
Tutt
'
a
un
tratto
il
barone
Zacco
afferrò
don
Ninì
per
la
sciarpa
e
lo
spinse
verso
il
canapè
quasi
volesse
mangiarselo
,
sussurrandogli
nell
'
orecchio
:
-
Volete
sentirla
?
Volete
che
ve
la
canti
?
E
'
segno
che
quello
lì
ci
ha
il
suo
fine
per
farci
rimaner
tutti
quanti
siamo
con
tanto
di
naso
!
...
Lo
conosco
!
...
Le
signore
Zacco
allo
strepito
s
'
erano
affacciate
sull
'
uscio
dell
'
anticamera
.
Successe
un
istante
d
'
imbarazzo
fra
i
parenti
.
Zacco
e
don
Ninì
si
calmarono
di
botto
,
tornando
cerimoniosi
.
-
Scusate
!
scusate
!
La
cugina
Bianca
crederà
chissà
cosa
,
al
sentirci
gridare
...
per
nulla
poi
!
...
-
Zacco
sorrideva
bonariamente
,
con
la
faccia
ancora
infocata
.
Don
Ninì
s
'
avvolgeva
di
nuovo
la
sciarpa
al
collo
.
Sua
moglie
,
col
sorriso
amabile
lei
pure
,
tolse
commiato
.
-
Tanti
saluti
a
donna
Bianca
...
Non
vogliamo
disturbarla
...
Speriamo
che
la
Madonna
abbia
a
fare
il
miracolo
...
-
Don
Ninì
con
la
bocca
coperta
grugnì
anche
lui
qualche
parola
che
non
potè
udirsi
.
-
Un
momento
.
Vengo
con
voi
,
-
esclamò
Zacco
.
-
E
fingendo
di
cercare
il
cappello
e
la
canna
d
'
India
s
'
accostò
a
don
Gesualdo
nel
buio
dell
'
anticamera
.
-
Sentite
...
Fate
male
,
in
parola
d
'
onore
!
Quella
è
una
proposta
seria
!
...
Fate
male
a
non
intendervi
col
barone
Rubiera
!
...
-
No
,
non
voglio
impicci
!
...
Ho
tanti
altri
fastidi
pel
capo
!
...
Poi
,
mia
moglie
ha
detto
di
no
.
Avete
udito
voi
stesso
.
Il
barone
stava
per
montare
in
furia
davvero
!
-
Ah
!
...
vostra
moglie
?
...
Le
date
retta
quando
vi
accomoda
!
-
Ma
cambiò
tono
subito
.
-
Del
resto
fate
voi
!
...
Fate
voi
,
amico
mio
!
...
Aspettate
,
don
Ninì
.
Veniamo
subito
.
-
Sua
moglie
non
la
finiva
più
.
Sembrava
che
non
potesse
staccarsi
dal
letto
dell
'
ammalata
,
rincalzando
la
coperta
,
sprimacciandole
il
guanciale
,
mettendole
sotto
mano
il
bicchier
d
'
acqua
e
le
medicine
,
con
la
faccia
lunga
,
sospirando
,
biasciando
avemarie
.
Voleva
pure
che
restasse
la
sua
ragazza
ad
assistere
la
notte
,
se
mai
.
Donna
Lavinia
acconsentiva
di
tutto
cuore
,
dandosi
da
fare
anche
essa
,
premurosa
,
impadronendosi
già
delle
chiavi
,
vigilando
su
tutto
,
come
una
padrona
.
-
No
!
...
-
mormorò
Bianca
con
la
voce
rauca
.
-
No
!
...
Non
ho
bisogno
di
nessuno
!
...
Non
voglio
nessuno
!
...
Li
seguiva
per
la
camera
con
l
'
occhio
inquieto
,
sospettoso
,
diffidente
,
con
un
certo
tono
di
rancore
nella
voce
cavernosa
.
Sforzavasi
di
mostrarsi
più
forte
,
sollevandosi
a
stento
sui
gomiti
tremanti
,
cogli
omeri
appuntati
che
sembravano
forare
la
camiciuola
da
notte
.
Poscia
,
appena
le
Zacco
se
ne
furono
andate
,
ricadde
sfinita
,
facendo
segno
al
marito
d
'
accostarsi
.
-
Sentite
!
...
sentite
!
...
Non
le
voglio
più
!
...
Non
le
fate
venir
più
quelle
donne
...
Si
son
messe
in
testa
di
darvi
moglie
...
come
se
fossi
già
morta
.
E
col
capo
seguitava
a
far
segno
di
sì
,
di
sì
,
che
non
s
'
ingannava
,
col
mento
aguzzo
nell
'
ombra
della
gola
infossata
,
mentr
'
egli
,
chino
su
di
lei
,
le
parlava
come
a
una
bimba
sorridendo
,
con
gli
occhi
gonfi
però
.
-
Vi
portano
in
casa
la
Lavinia
...
Non
vedono
l
'
ora
che
io
chiuda
gli
occhi
...
-
Lui
protestava
di
no
che
non
gliene
importava
nulla
della
Lavinia
,
che
non
voleva
più
rimaritarsi
,
che
ne
aveva
visti
abbastanza
dei
guai
.
E
la
poveretta
stava
ad
ascoltarlo
tutta
contenta
,
cogli
occhi
lustri
che
penetravano
fin
dentro
,
per
vedere
se
dicesse
la
verità
.
-
Sentite
...
ancora
...
un
'
altra
cosa
...
Accennava
sempre
con
la
mano
,
poichè
la
voce
le
mancava
,
quella
voce
che
sembrava
venire
da
lontano
,
gli
occhi
che
si
velavano
a
quando
a
quando
di
un
'
ombra
.
Aveva
fatto
anche
uno
sforzo
per
sollevarsi
,
onde
passargli
un
braccio
al
collo
,
come
non
le
restasse
che
lui
per
attaccarsi
alla
vita
,
agitando
il
viso
che
si
era
affilato
maggiormente
,
quasi
volesse
nasconderglielo
in
petto
,
quasi
volesse
confessarsi
con
lui
.
Dopo
un
momento
allentò
le
braccia
,
col
volto
rigido
e
chiuso
,
colla
voce
mutata
:
-
Più
tardi
...
Vi
dirò
poi
...
Ora
non
posso
...
II
Adesso
tutto
andava
a
rotta
di
collo
per
don
Gesualdo
;
la
casa
in
disordine
;
la
gente
di
campagna
,
lontano
dagli
occhi
del
padrone
,
faceva
quel
che
voleva
;
le
stesse
serve
scappavano
ad
una
ad
una
,
temendo
il
contagio
della
tisi
;
persino
Mena
,
l
'
ultima
che
era
rimasta
pel
bisogno
,
quando
parlarono
di
farle
lavare
i
panni
dell
'
ammalata
che
la
lavandaia
rifiutavasi
di
portare
al
fiume
,
temendo
di
perdere
le
altre
pratiche
,
disse
chiaro
il
fatto
suo
:
-
Don
Gesualdo
,
scusate
tanto
,
ma
la
mia
pelle
vale
quanto
la
vostra
che
siete
ricco
...
Non
vedete
com
'
è
ridotta
vostra
moglie
?
...
Mal
sottile
è
,
Dio
liberi
!
Io
ho
paura
,
e
vi
saluto
tanto
.
Dopo
che
s
'
erano
ingrassati
nella
sua
casa
!
Ora
tutti
l
'
abbandonavano
quasi
rovinasse
,
e
non
c
'
era
neppure
chi
accendesse
il
lume
.
Sembrava
quella
notte
alla
Salonia
,
in
cui
aveva
dovuto
mettere
colle
sue
mani
il
padre
nel
cataletto
.
Né
denari
né
nulla
giovava
più
.
Allora
don
Gesualdo
si
scoraggiò
davvero
.
Non
sapendo
dove
dar
di
capo
,
pensò
agli
amici
antichi
,
quelli
che
si
ricordano
nel
bisogno
,
e
mandò
a
chiamare
Diodata
per
dare
una
mano
.
Venne
invece
il
marito
di
lei
,
sospettoso
,
guardandosi
intorno
,
badando
dove
metteva
i
piedi
,
sputacchiando
di
qua
e
di
là
:
-
Quanto
a
me
...
anche
la
mia
pelle
,
se
la
volete
,
don
Gesualdo
!
...
Ma
Diodata
è
madre
di
famiglia
,
lo
sapete
...
Se
le
capita
qualche
disgrazia
,
Dio
ne
liberi
voi
e
me
...
Se
piglia
la
malattia
di
vostra
moglie
...
Siamo
povera
gente
...
Voi
siete
tanto
ricco
;
ma
io
non
avrei
neppure
di
che
pagarle
il
medico
e
lo
speziale
...
Insomma
le
solite
litanie
,
la
solita
giaculatoria
per
cavargli
dell
'
altro
sangue
.
Finalmente
,
dopo
un
po
'
di
tira
e
molla
,
s
'
accordarono
sul
compenso
.
Gli
toccava
chiudere
gli
occhi
e
chinare
il
capo
.
Nanni
l
'
Orbo
,
tutto
contento
del
negozio
che
aveva
fatto
,
conchiuse
:
-
Quanto
a
noi
siete
padrone
anche
della
nostra
pelle
,
don
Gesualdo
.
Comandateci
pure
,
di
notte
e
di
giorno
.
Vo
a
pigliare
mia
moglie
e
ve
la
porto
.
Ma
Bianca
soffriva
adesso
di
un
altro
male
.
Non
voleva
vedersi
Diodata
per
casa
.
Non
pigliava
nulla
dalle
sue
mani
.
-
No
!
...
tu
,
no
!
...
Vattene
via
!
Che
sei
venuta
a
fare
,
tu
?
-
Irritavasi
contro
quegli
affamati
che
venivano
a
mangiare
alle
sue
spalle
.
Come
s
'
affezionasse
anche
alla
roba
,
in
quel
punto
;
come
si
risvegliasse
in
lei
un
rancore
antico
,
una
gelosia
del
marito
che
volevano
rubarle
,
quella
cattiva
gente
venuta
apposta
a
chiuderle
gli
occhi
,
a
impadronirsi
di
tutto
il
suo
.
Era
diventata
tale
e
quale
una
bambina
,
sospettosa
irascibile
,
capricciosa
.
Si
lagnava
che
le
mettessero
qualche
cosa
nel
brodo
,
che
le
cambiassero
le
medicine
.
Ogni
volta
che
si
udiva
il
campanello
dell
'
uscio
c
'
era
una
scena
.
Diceva
che
mandavano
via
la
gente
per
non
fargliela
vedere
.
-
Ho
sentito
la
voce
di
mio
fratello
don
Ferdinando
!
...
E
'
arrivata
una
lettera
di
mia
figlia
,
e
non
hanno
voluto
darmela
!
...
-
Il
pensiero
della
figlia
era
un
altro
tormento
.
Isabella
stava
anch
'
essa
poco
bene
,
lontano
tanto
,
un
viaggio
che
l
'
avrebbe
rovinata
per
sempre
,
scriveva
suo
marito
.
Del
resto
sapevano
da
un
pezzo
come
Bianca
si
strascinasse
fra
letto
e
lettuccio
,
e
non
avrebbero
mai
creduto
la
catastrofe
così
prossima
.
Intanto
la
povera
madre
non
sapeva
darsi
pace
,
e
se
la
pigliava
con
don
Gesualdo
e
con
tutti
quanti
le
stavano
vicino
.
Ci
voleva
una
pazienza
da
santi
.
Aveva
un
bel
dire
suo
marito
:
-
Guarda
!
...
Cosa
diavolo
ti
viene
in
mente
adesso
!
...
Anche
la
gelosia
ti
viene
in
mente
!
...
-
Essa
aveva
certe
occhiate
nere
che
non
le
aveva
mai
visto
.
Con
certo
suono
che
non
le
aveva
mai
udito
nella
voce
rauca
,
essa
gli
diceva
:
-
Mi
avete
tolto
mia
figlia
...
anche
adesso
che
sono
in
questo
stato
!
...
Ve
lo
lascio
per
scrupolo
di
coscienza
!
...
-
Oppure
gli
rinfacciava
di
averle
messo
fra
i
piedi
quell
'
altra
gente
...
Oppure
non
rispondeva
affatto
,
col
viso
rivolto
al
muro
,
implacabile
.
Nanni
l
'
Orbo
s
'
era
installato
come
un
papa
in
casa
di
don
Gesualdo
.
Mangiava
e
beveva
.
Veniva
ogni
giorno
a
empirsi
la
pancia
.
Diodata
badava
a
quel
che
c
'
era
da
fare
,
e
lui
correva
in
piazza
a
spassarsela
,
a
confabulare
cogli
amici
,
a
dir
che
ci
voleva
questo
e
si
doveva
far
quell
'
altro
,
a
difendere
la
causa
della
povera
gente
nella
quistione
di
spartirsi
i
feudi
del
comune
,
ciascuno
il
suo
pezzetto
,
come
voleva
Dio
,
e
quanti
figliuoli
ogni
galantuomo
aveva
sulle
spalle
,
tante
porzioni
!
Egli
conosceva
anche
per
filo
e
per
segno
tutti
i
maneggi
dei
pezzi
grossi
che
cercavano
appropriarsi
le
terre
.
Una
volta
attaccò
una
gran
discussione
su
quest
'
argomento
con
Canali
,
e
andò
a
finire
a
pugni
,
adesso
che
non
era
più
il
tempo
delle
prepotenze
e
ognuno
diceva
le
sue
ragioni
.
Il
giorno
dopo
mastro
Titta
era
andato
da
Canali
a
radergli
la
barba
,
allorché
suonarono
il
campanello
e
Canali
andò
a
vedere
colla
saponata
al
mento
.
Mentre
affilava
il
rasoio
,
mastro
Titta
allungò
il
collo
per
semplice
curiosità
,
e
vide
Canali
il
quale
parlava
nell
'
anticamera
con
Gerbido
,
una
faccia
tutti
e
due
da
far
tendere
l
'
orecchio
a
chiunque
.
Canali
diceva
a
Gerbido
:
-
Ma
ti
fidi
poi
?
-
E
Gerbido
rispose
:
-
Oh
!
!
!
-
Nient
'
altro
.
Canali
tornò
a
farsi
la
barba
,
tranquillo
come
nulla
fosse
,
e
mastro
Titta
non
ci
pensò
più
.
Soltanto
la
sera
,
non
sapeva
egli
stesso
il
perché
...
un
presentimento
,
vedendo
Gerbido
appostato
alla
cantonata
della
Masera
,
colla
carabina
sotto
!
...
Gli
tornarono
in
mente
le
parole
di
poco
prima
.
-
Chissà
per
chi
è
destinata
quella
pillola
,
Dio
liberi
!
...
-
pensò
fra
di
sé
.
Già
i
tempi
erano
sospetti
,
e
la
gente
s
'
era
affrettata
a
casa
prima
che
suonasse
l
'
avemaria
.
Più
in
là
incontrando
Nanni
l
'
Orbo
,
che
stava
da
quelle
parti
,
il
cuore
gli
disse
che
Gerbido
aspettasse
appunto
lui
.
-
Che
fate
a
quest
'
ora
fuori
,
compare
Nanni
?
-
gli
disse
mastro
Titta
.
-
Venitevene
a
casa
piuttosto
,
che
faremo
la
strada
insieme
...
-
No
,
mastro
Titta
,
devo
passare
qui
dal
tabaccaio
,
e
poi
vo
un
momento
a
vedere
Diodata
,
che
è
ad
assistere
la
moglie
di
don
Gesualdo
.
-
Fatemi
questo
piacere
,
compare
Nanni
!
Venite
a
casa
piuttosto
!
Il
tabacco
ve
lo
darò
io
,
e
da
vostra
moglie
ci
andrete
domani
.
Non
son
tempi
d
'
andare
per
le
strade
a
quest
'
ora
!
...
Credete
a
me
!
...
L
'
altro
la
voltava
in
burla
;
diceva
di
non
aver
paura
lui
,
che
gli
rubassero
i
denari
che
non
aveva
...
L
'
aspettava
sua
moglie
con
un
piatto
di
maccheroni
...
e
tante
altre
cose
...
Per
un
piatto
di
maccheroni
,
Dio
liberi
,
ci
lasciò
la
pelle
!
Appena
mastro
Titta
udì
il
rumore
della
schioppettata
,
due
minuti
dopo
,
disse
fra
sé
:
-
Questa
è
compare
Nanni
che
se
l
'
è
presa
.
Don
Gesualdo
quel
giorno
aveva
avuto
degli
altri
dispiaceri
.
Speranza
mandava
l
'
usciere
giusto
quando
sapeva
di
fargli
dare
l
'
anima
al
diavolo
.
Non
gli
lasciavano
requie
da
anni
ed
anni
,
e
gli
avevano
fatto
incanutire
i
capelli
con
quella
lite
.
Anche
Speranza
ci
si
era
ridotta
simile
a
una
strega
;
ci
s
'
era
mangiata
la
chiusa
e
la
vigna
,
stuzzicata
da
ciascuno
che
avesse
avuto
da
dire
con
suo
fratello
.
Andava
vituperandolo
da
per
tutto
.
L
'
aspettava
apposta
nella
strada
per
vomitargli
addosso
delle
ingiurie
.
Gli
aizzava
contro
i
figliuoli
,
poiché
il
marito
non
voleva
guastarsi
il
sangue
-
era
buono
soltanto
per
portarsi
la
pancia
a
spasso
nel
paese
,
lui
-
e
lo
stesso
Santo
,
allorchè
aveva
bisogno
di
denari
,
voltava
casacca
e
si
metteva
dalla
parte
di
Gesualdo
,
a
sputare
contro
di
lei
gli
stessi
improperi
che
aveva
diretto
al
fratello
:
una
banderuola
che
girava
a
seconda
del
vento
.
-
E
'
una
vera
bricconata
,
vedete
,
don
Camillo
!
Mi
tirano
di
queste
sassate
giusto
mentre
sono
nei
guai
sino
al
collo
.
Ho
seminato
bene
e
raccolgo
male
da
tutti
quanti
,
vedete
!
Don
Camillo
si
strinse
nelle
spalle
.
-
Scusate
,
don
Gesualdo
.
Io
fo
l
'
ufficio
mio
.
Perché
vi
siete
guastato
col
canonico
Lupi
?
...
Per
l
'
appalto
dello
stradone
!
...
per
una
cosa
da
nulla
...
Quello
è
un
servo
di
Dio
che
bisogna
tenerselo
amico
...
Ora
soffia
nel
fuoco
coi
vostri
parenti
...
Non
voglio
dir
male
di
nessuno
;
ma
vi
darà
da
fare
,
caro
don
Gesualdo
!
E
don
Gesualdo
stava
zitto
;
curvava
le
spalle
adesso
che
ciascuno
gli
diceva
la
sua
,
e
chi
poteva
gli
tirava
la
sassata
.
Come
sapevasi
che
sua
moglie
stava
peggio
,
il
marchese
Limòli
era
venuto
a
visitare
la
nipote
,
e
ci
aveva
condotto
pure
don
Ferdinando
,
tutti
e
due
a
braccetto
,
sorreggendosi
a
vicenda
.
-
La
morte
e
l
'
ignorante
,
-
osservavano
quanti
li
incontravano
a
quell
'
ora
per
le
strade
,
col
fermento
che
c
'
era
nel
paese
;
e
si
facevano
la
croce
vedendo
ancora
al
mondo
don
Ferdinando
,
con
quella
palandrana
che
non
teneva
più
insieme
.
I
due
vecchi
s
'
erano
messi
a
sedere
dinanzi
al
letto
,
col
mento
sul
bastone
,
mentre
don
Gesualdo
faceva
la
storia
della
malattia
,
e
il
cognato
gli
voltava
la
schiena
senza
dir
nulla
,
rivolto
alla
sorella
,
la
quale
guardava
or
questo
ed
ora
quell
'
altro
,
poveretta
,
con
quegli
occhi
che
volevano
far
festa
a
tutti
quanti
,
allorché
s
'
udì
un
vocìo
per
la
strada
,
gente
che
correva
strillando
,
quasi
fosse
scoppiata
la
rivoluzione
che
s
'
aspettava
.
Tutt
'
a
un
tratto
si
udì
bussare
al
portone
e
una
voce
che
gridava
:
-
Comare
Diodata
,
aprite
!
Correte
,
subito
!
Andate
a
vedere
,
che
vostro
marito
si
è
presa
una
schioppettata
!
...
lì
,
nella
farmacia
!
...
Diodata
corse
così
come
si
trovava
,
a
testa
scoperta
,
urlando
per
le
strade
.
In
un
momento
la
casa
di
don
Gesualdo
fu
tutta
sottosopra
.
Venne
anche
il
barone
Zacco
,
sospettoso
,
inquieto
,
masticando
le
parole
,
guardandosi
dinanzi
e
di
dietro
prima
d
'
aprir
bocca
.
-
Avete
visto
?
E
'
fatta
!
Hanno
ammazzato
il
marito
di
Diodata
!
Don
Gesualdo
allora
si
lasciò
scappare
la
pazienza
.
-
Che
ci
posso
fare
io
?
Mi
mancava
anche
questa
!
Che
diavolo
volete
da
me
?
-
Ah
,
cosa
potete
farci
?
...
Scusate
!
Credevo
che
doveste
ringraziarmi
...
se
vengo
subito
ad
avvertirvi
...
pel
bene
che
vi
voglio
...
da
amico
...
da
parente
...
Intanto
sopraggiungeva
dell
'
altra
gente
.
Zacco
allora
andava
a
vedere
chi
fosse
,
socchiudendo
l
'
uscio
dell
'
anticamera
.
Ogni
momento
si
udiva
sbattere
il
portone
,
tanti
scossoni
per
la
povera
ammalata
.
A
un
certo
punto
Zacco
venne
a
dire
,
tutto
stravolto
:
-
A
Palermo
c
'
è
un
casa
del
diavolo
...
La
rivoluzione
...
Vogliono
farla
anche
qui
...
Quel
briccone
di
Nanni
l
'
Orbo
doveva
farsi
ammazzare
giusto
adesso
!
...
Don
Gesualdo
continuava
a
stringersi
nelle
spalle
,
come
uno
che
non
gliene
importa
nulla
oramai
,
tutto
per
la
poveretta
ch
'
era
in
fin
di
vita
.
Dopo
un
po
'
giunsero
la
moglie
e
le
figlie
del
barone
Zacco
,
vestite
di
casa
,
cogli
scialli
giù
pel
dorso
,
le
facce
lunghe
,
senza
salutar
nessuno
.
Si
vedeva
ch
'
era
finita
.
La
baronessa
andava
a
parlare
ogni
momento
sottovoce
col
marito
.
Donna
Lavinia
s
'
impadronì
delle
chiavi
.
A
quella
vista
don
Gesualdo
si
sbiancò
in
viso
.
Non
ebbe
il
coraggio
neppure
di
chiedere
s
'
era
giunta
l
'
ora
.
Soltanto
,
cogli
occhi
lustri
interrogava
tutti
quanti
,
ad
uno
ad
uno
.
Ma
gli
rispondevano
con
delle
mezze
parole
.
Il
barone
allungava
il
muso
,
sua
moglie
alzava
gli
occhi
al
cielo
,
colle
mani
giunte
.
Le
ragazze
,
già
prese
dal
sonno
,
stavano
zitte
sedute
nella
stanza
accanto
a
quella
dov
'
era
l
'
ammalata
.
Verso
mezzanotte
,
come
la
poveretta
s
'
era
chetata
a
poco
a
poco
,
don
Gesualdo
voleva
mandarli
a
riposare
.
-
No
,
-
disse
il
barone
,
-
non
vi
lasceremo
solo
questa
notte
.
Allora
don
Gesualdo
non
fiatò
più
,
giacchè
non
c
'
era
più
speranza
.
Si
mise
a
passeggiare
in
lungo
e
in
largo
,
a
capo
chino
,
colle
mani
dietro
la
schiena
.
Di
tanto
in
tanto
si
chinava
sul
letto
della
moglie
.
Poi
tornava
a
passeggiare
nella
stanza
vicina
,
borbottava
fra
di
sè
,
scrollava
il
capo
,
si
stringeva
nelle
spalle
.
Infine
si
rivolse
a
Zacco
,
colla
voce
piena
di
lagrime
:
-
Io
direi
di
mandare
a
chiamare
i
suoi
parenti
...
eh
?
don
Ferdinando
...
Che
ne
dite
voi
?
Zacco
fece
una
smorfia
.
-
I
suoi
parenti
?
...
Ah
,
va
bene
...
Come
volete
...
Domani
...
a
giorno
fatto
...
Ma
il
pover
'
uomo
non
seppe
più
frenarsi
,
le
parole
gli
cuocevano
dentro
e
sulle
labbra
.
-
Capite
?
...
Neanche
farle
vedere
la
figliuola
per
l
'
ultima
volta
!
E
'
un
porco
,
quel
signor
duca
!
Tre
mesi
che
scrive
oggi
verremo
e
domani
verremo
!
Come
se
avesse
dovuto
campar
cent
'
anni
quella
poveretta
!
Dice
bene
il
proverbio
:
Lontano
dagli
occhi
e
lontano
dal
cuore
.
Ci
ha
rubato
la
figlia
e
la
dote
,
quell
'
assassino
!
E
continuò
a
sfogarsi
così
per
un
pezzo
colla
moglie
di
Zacco
,
che
era
mamma
anche
lei
,
e
accennava
di
sì
,
sforzandosi
di
tenere
aperti
gli
occhi
che
le
si
chiudevano
da
soli
.
Egli
,
che
non
sentiva
nè
il
sonno
nè
nulla
,
tornava
a
brontolare
:
-
Che
notte
!
che
nottata
eterna
!
Com
'
è
lunga
questa
notte
,
Domeneddio
!
Appena
spuntò
il
giorno
aprì
il
balcone
per
chiamare
Nardo
il
manovale
,
e
mandarlo
da
tutti
i
parenti
,
chè
Bianca
,
poveretta
,
stava
assai
male
,
se
volevano
vederla
.
Per
la
strada
c
'
era
un
via
vai
straordinario
,
e
laggiù
in
piazza
udivasi
un
gran
sussurro
.
Mastro
Nardo
,
al
ritorno
,
portò
la
notizia
.
-
Hanno
fatto
la
rivoluzione
.
C
'
è
la
bandiera
sul
campanile
.
Don
Gesualdo
lo
mandò
al
diavolo
.
Gliene
importava
assai
della
rivoluzione
adesso
!
L
'
aveva
in
casa
la
rivoluzione
adesso
!
Ma
Zacco
procurava
di
calmarlo
.
-
Prudenza
,
prudenza
!
Questi
son
tempi
che
ci
vuol
prudenza
,
caro
amico
.
Di
lì
a
un
po
'
si
udì
bussare
di
nuovo
al
portone
.
Don
Gesualdo
corse
in
persona
ad
aprire
,
credendo
che
fosse
il
medico
o
qualchedun
'
altro
di
tutti
coloro
che
aveva
mandato
a
chiamare
.
Invece
si
trovò
di
faccia
il
canonico
Lupi
,
vestito
di
corto
,
con
un
cappellaccio
a
cencio
,
e
il
baronello
Rubiera
che
se
ne
stava
in
disparte
.
-
Scusate
,
don
Gesualdo
...
Non
vogliamo
disturbarvi
...
Ma
è
un
affare
serio
...
Sentite
qua
...
Lo
tirò
nella
stalla
onde
dirgli
sottovoce
il
motivo
per
cui
erano
venuti
.
Don
Ninì
da
lontano
,
ancora
imbroncito
,
approvava
col
capo
.
-
S
'
ha
da
fare
la
dimostrazione
,
capite
?
Gridare
che
vogliamo
Pio
Nono
e
la
libertà
anche
noi
...
Se
no
ci
pigliano
la
mano
i
villani
.
Dovete
esserci
anche
voi
.
Non
diamo
cattivo
esempio
,
santo
Dio
!
-
Ah
?
La
stessa
canzone
della
Carboneria
?
-
saltò
su
don
Gesualdo
infuriato
.
-
Vi
ringrazio
tanto
,
canonico
!
Non
ne
fo
più
di
rivoluzioni
!
Bel
guadagno
che
ci
abbiamo
fatto
a
cominciare
!
Adesso
ci
hanno
preso
gusto
,
e
ogni
po
'
ve
ne
piantano
un
'
altra
per
togliervi
i
denari
di
tasca
.
Oramai
ho
capito
cos
'
è
:
Levati
di
lì
,
e
dammi
il
fatto
tuo
!
-
Vuol
dire
che
difendete
il
Borbone
?
Parlate
chiaro
.
-
Io
difendo
la
mia
roba
,
caro
voi
!
Ho
lavorato
...
col
mio
sudore
...
Allora
...
va
bene
...
Ma
adesso
non
ho
più
motivo
di
fare
il
comodo
di
coloro
che
non
hanno
e
non
posseggono
...
-
E
allora
ve
la
fanno
a
voi
,
capite
!
Vi
saccheggiano
la
casa
e
tutto
!
Il
canonico
aggiunse
che
veniva
nell
'
interesse
di
coloro
che
avevano
da
perdere
e
dovevano
darsi
la
mano
,
in
quel
frangente
,
pel
bene
di
tutti
...
Se
no
,
non
ci
avrebbe
messo
i
piedi
in
casa
sua
...
dopo
il
tiro
che
gli
aveva
giocato
per
l
'
appalto
dello
stradone
...
-
Scusate
!
Giacché
volete
fare
il
sordo
...
Sapete
che
avete
tanti
nemici
!
Invidiosi
...
quel
che
volete
...
Intanto
non
vi
guardano
di
buon
occhio
...
Dicono
che
siete
peggio
degli
altri
,
ora
che
avete
dei
denari
.
Questo
è
il
tempo
di
spenderli
,
i
denari
,
se
volete
salvar
la
pelle
!
A
quel
punto
prese
la
parola
anche
don
Ninì
:
-
Lo
sapete
che
ci
accusano
di
aver
fatto
uccidere
Nanni
l
'
Orbo
...
per
chiudergli
la
bocca
...
Voi
pel
primo
!
...
Mi
dispiace
che
m
'
hanno
visto
venire
con
mia
moglie
,
l
'
altra
sera
...
-
Già
,
-
osservò
il
canonico
,
-
siamo
giusti
.
Chi
poteva
avere
interesse
che
compare
Nanni
non
chiacchierasse
tanto
?
...
Una
bocca
d
'
inferno
,
signori
miei
!
La
storia
di
Diodata
la
sa
tutto
il
paese
.
Ora
vi
scatenano
contro
anche
i
figliuoli
...
vedrete
,
don
Gesualdo
!
-
Va
bene
,
-
rispose
don
Gesualdo
.
-
Vi
saluto
.
Non
posso
lasciar
mia
moglie
in
quello
stato
per
ascoltar
le
vostre
chiacchiere
.
-
E
volse
loro
le
spalle
.
-
Ah
,
-
soggiunse
il
canonico
andandogli
dietro
su
per
le
scale
.
-
Scusate
,
non
ne
sapevo
nulla
.
Non
credevo
che
fossimo
già
a
questo
punto
...
Giacché
erano
lì
non
potevano
fare
a
meno
di
salire
un
momento
a
veder
donna
Bianca
,
lui
e
il
baronello
.
Don
Ninì
si
fermò
all
'
uscio
col
cappello
in
mano
,
senza
dire
una
parola
,
e
il
canonico
,
che
se
ne
intendeva
,
dopo
un
po
'
fece
cenno
col
capo
a
don
Gesualdo
,
come
a
dirgli
di
sì
,
ch
'
era
ora
.
-
Io
me
ne
vo
,
-
disse
don
Ninì
rimettendosi
il
cappello
.
-
Scusatemi
tanto
,
io
non
ci
reggo
.
C
'
era
già
don
Ferdinando
Trao
al
capezzale
,
come
una
mummia
,
e
la
zia
Macrì
,
la
quale
asciugava
il
viso
alla
nipote
con
un
fazzoletto
di
tela
fine
.
Le
Zacco
erano
pallide
della
nottata
persa
,
e
donna
Lavinia
non
si
reggeva
più
in
piedi
.
Sopraggiunse
il
marchese
Limòli
insieme
al
confessore
.
Donna
Agrippina
allora
li
mise
fuori
tutti
quanti
.
Don
Gesualdo
,
dietro
a
quell
'
uscio
chiuso
,
si
sentiva
un
gruppo
alla
gola
,
quasi
gli
togliessero
prima
del
tempo
la
sua
povera
moglie
.
-
Ah
!
...
-
borbottò
il
marchese
.
-
Che
commedia
,
povera
Bianca
!
Noi
restiamo
qui
per
assistere
ogni
giorno
alla
commedia
,
eh
,
don
Ferdinando
!
...
Anche
la
morte
s
'
è
scordata
che
ci
siamo
al
mondo
noi
!
...
Don
Ferdinando
stava
a
sentire
,
istupidito
.
Tratto
tratto
guardava
timidamente
di
sottecchi
il
cognato
che
aveva
gli
occhi
gonfi
,
la
faccia
gialla
e
ispida
di
peli
,
e
faceva
atto
d
'
andarsene
,
impaurito
.
-
No
,
-
disse
il
marchese
.
-
Non
potete
lasciare
la
sorella
in
questo
punto
.
Siete
come
un
bambino
,
caspita
!
Entrò
in
quel
mentre
il
barone
Mèndola
,
col
fiato
ai
denti
,
cominciando
dallo
scusarsi
a
voce
alta
:
-
Mi
dispiace
...
Non
ne
sapevo
nulla
...
Non
credevo
...
-
Poi
,
vedendosi
intorno
quei
visi
e
quel
silenzio
,
abbassò
la
voce
e
andò
a
finire
il
discorso
in
un
angolo
,
all
'
orecchio
del
barone
Zacco
.
Costui
tornava
a
parlare
della
nottata
che
avevano
persa
:
le
sue
ragazze
senza
chiudere
occhio
,
Lavinia
che
non
si
reggeva
in
piedi
.
Don
Gesualdo
guardava
è
vero
stralunato
di
qua
e
di
là
,
ma
si
vedeva
che
non
gli
dava
retta
.
In
quella
tornò
ad
uscire
il
prete
,
strascicando
i
piedi
,
con
una
commozione
che
gli
faceva
tremar
le
labbra
cadenti
,
povero
vecchio
.
-
Una
santa
!
...
-
disse
al
marito
.
-
Una
santa
addirittura
!
Don
Gesualdo
affermò
col
capo
,
col
cuore
gonfio
anche
lui
.
Bianca
ora
stava
supina
,
cogli
occhi
sbarrati
,
il
viso
come
velato
da
un
'
ombra
.
Donna
Agrippina
preparava
l
'
altare
sul
comò
,
con
la
tovaglia
damascata
e
i
candelieri
d
'
argento
.
A
che
gli
giovava
adesso
avere
i
candelieri
d
'
argento
?
Don
Ferdinando
andava
toccando
ogni
cosa
,
proprio
come
un
bambino
curioso
.
Infine
si
piantò
ritto
dinanzi
al
letto
,
guardando
la
sorella
che
stava
facendo
i
conti
con
Domeneddio
in
quel
momento
,
e
si
mise
a
piangere
e
a
singhiozzare
.
Piangevano
tutti
quanti
.
In
quell
'
istante
fece
capolino
dall
'
uscio
donna
Sarina
Cirmena
,
scalmanata
,
col
manto
alla
rovescia
,
esitante
,
guardando
intorno
per
vedere
come
l
'
avrebbero
accolta
,
cominciando
diggià
a
fregarsi
gli
occhi
col
fazzoletto
ricamato
.
-
Scusate
!
Perdonate
!
Io
non
ci
ho
il
pelo
nello
stomaco
...
Ho
sentito
che
mia
nipote
...
Il
cuore
l
'
ho
qui
,
di
carne
!
...
L
'
ho
tenuta
come
una
figliuola
!
...
Bianca
!
...
Bianca
!
...
-
No
,
zia
!
-
disse
donna
Agrippina
.
-
S
'
aspetta
il
viatico
.
Non
la
disturbate
adesso
con
pensieri
mondani
...
-
E
'
giusto
,
-
disse
donna
Sarina
.
-
Scusatemi
,
don
Gesualdo
.
Dopo
che
si
fu
comunicata
,
Bianca
parve
un
po
'
più
calma
.
L
'
affanno
era
cessato
,
e
arrivò
a
balbettare
qualche
parola
.
Ma
aveva
una
voce
che
s
'
udiva
appena
.
-
Vedete
?
-
disse
donna
Agrippina
.
-
Vedete
,
ora
che
si
è
messa
in
grazia
di
Dio
!
...
Alle
volte
il
Signore
fa
il
miracolo
.
-
Le
misero
sul
petto
la
reliquia
della
Madonna
.
Donna
Agrippina
si
tolse
il
cingolo
della
tonaca
per
ficcarglielo
sotto
il
guanciale
.
La
zia
Cirmena
portava
esempi
di
guarigioni
miracolose
:
tutto
sta
ad
avere
fede
nei
santi
e
nelle
reliquie
benedette
:
il
Signore
può
far
questo
ed
altro
.
Lo
stesso
don
Gesualdo
allora
si
mise
a
piangere
come
un
bambino
.
-
Anche
lui
!
-
borbottò
donna
Sarina
,
fingendo
di
parlare
all
'
orecchio
della
Macrì
.
-
Anche
lui
,
il
cuore
non
l
'
ha
cattivo
in
fondo
.
Non
capisco
però
come
Isabella
non
sia
venuta
...
duchessa
o
no
!
...
Mamme
ne
abbiamo
una
sola
!
...
Se
bisognava
fare
tante
storie
per
arrivare
a
questo
bel
risultato
...
-
E
'
un
porco
!
...
un
infame
!
...
un
assassino
!
-
seguitò
a
brontolare
don
Gesualdo
,
stralunato
,
colle
labbra
strette
,
gli
occhi
accesi
che
pareva
un
pazzo
.
-
Eh
?
che
cosa
?
-
domandò
la
Cirmena
.
-
Ssst
!
ssst
!
-
interruppe
donna
Agrippina
.
Il
barone
Mèndola
si
chinò
all
'
orecchio
di
Zacco
per
dirgli
qualche
cosa
.
L
'
altro
scosse
il
testone
arruffato
e
gonfio
due
o
tre
volte
.
La
baronessa
approfittò
del
buon
momento
per
indurre
don
Gesualdo
a
pigliare
un
po
'
di
ristoro
dalle
mani
stesse
di
Lavinia
.
-
Sì
,
un
po
'
di
brodo
,
due
giorni
che
non
apriva
bocca
il
pover
'
uomo
!
...
Come
passarono
nella
stanza
accanto
,
che
dava
sulla
strada
,
si
udì
da
lontano
un
rumore
che
pareva
del
mare
in
tempesta
.
Mèndola
narrò
allora
quello
che
aveva
visto
nel
venire
.
-
Sissignore
!
Hanno
messo
la
bandiera
sul
campanile
.
Dicono
ch
'
è
il
segno
di
abolire
tutti
i
dazi
e
la
fondiaria
.
Perciò
or
ora
faranno
la
dimostrazione
.
Il
procaccia
delle
lettere
ha
portato
la
notizia
che
a
Palermo
l
'
hanno
già
fatta
...
e
anche
in
tutti
i
paesi
lungo
la
strada
.
Sicché
sarebbe
una
porcheria
a
non
farla
anche
qui
da
noi
...
Infine
cosa
può
costare
?
La
banda
,
quattro
palmi
di
mussolina
...
Guardate
!
...
guardate
!
...
Dalla
via
del
Rosario
spuntava
una
bandiera
tricolore
in
cima
a
una
canna
,
e
dietro
una
fiumana
di
gente
che
vociava
e
agitava
braccia
e
cappelli
in
aria
.
Di
tanto
in
tanto
partiva
anche
una
schioppettata
.
Il
marchese
,
ch
'
era
sordo
come
una
talpa
,
domandò
:
-
Eh
?
Che
c
'
è
?
Il
finimondo
c
'
era
!
Don
Gesualdo
rimase
colla
chicchera
in
mano
.
S
'
udì
in
quel
punto
una
forte
scampanellata
all
'
uscio
,
e
Zacco
corse
a
vedere
.
Dopo
un
momento
sporse
il
capo
dall
'
uscio
dell
'
anticamera
,
e
chiamò
a
voce
alta
:
-
Marchese
!
Marchese
Limòli
!
Rimasero
a
discutere
sottovoce
nell
'
altra
stanza
.
Pareva
che
il
barone
mettesse
buone
parole
con
un
terzo
che
era
arrivato
allora
,
e
il
marchese
andasse
scaldandosi
.
-
No
!
no
!
è
una
porcheria
!
-
In
quella
rientrò
Zacco
,
solo
,
col
viso
acceso
.
-
Sentite
,
don
Gesualdo
!
...
Un
momento
...
una
parolina
...
La
folla
era
giunta
lì
,
sotto
la
casa
;
si
vedeva
la
bandiera
all
'
altezza
del
balcone
,
quasi
volesse
entrare
.
Si
udivano
degli
urli
:
viva
,
morte
.
-
Un
momento
!
-
esclamò
allora
Zacco
,
mettendo
da
parte
ogni
riguardo
.
-
Affacciatevi
un
momento
,
don
Gesualdo
!
Fatevi
vedere
,
se
no
succede
qualche
diavolo
!
...
C
'
era
il
canonico
Lupi
,
che
portava
il
ritratto
di
Pio
Nono
,
il
baronello
Rubiera
,
giallo
come
un
morto
,
sventolando
il
fazzoletto
,
tant
'
altra
gente
,
tutti
gridando
:
-
Viva
!
...
abbasso
!
...
morte
!
...
Don
Gesualdo
,
accasciato
sulla
seggiola
,
colla
chicchera
in
mano
,
seguitava
a
scrollare
il
capo
,
a
stringersi
nelle
spalle
,
pallido
come
la
camicia
,
ridotto
un
vero
cencio
.
Il
marchese
assolutamente
voleva
sapere
cosa
cercasse
quella
gente
,
laggiù
:
-
Eh
?
che
cosa
?
-
Vogliono
la
vostra
roba
!
-
esclamò
infine
il
barone
Zacco
fuori
dei
gangheri
.
Il
marchese
si
mise
a
ridere
dicendo
:
-
Padroni
!
padronissimi
!
-
In
quel
momento
passò
di
furia
donna
Agrippina
Macrì
,
colla
tonaca
color
pulce
che
le
sbatteva
dietro
,
e
nella
camera
della
moribonda
si
udì
un
gran
trambusto
,
seggiole
rovesciate
,
donne
che
strillavano
.
Don
Gesualdo
s
'
alzò
di
botto
,
vacillando
,
coi
capelli
irti
,
posò
la
chicchera
sul
tavolino
,
e
si
mise
a
passeggiare
innanzi
e
indietro
,
fuori
di
sé
,
picchiando
le
mani
l
'
una
sull
'
altra
e
ripetendo
:
-
S
'
è
fatta
la
festa
!
...
s
'
è
fatta
!
III
Giunse
poco
dopo
una
lettera
d
'
Isabella
la
quale
non
sapeva
nulla
ancora
della
catastrofe
,
e
fece
piangere
gli
stessi
sassi
.
Il
duca
scrisse
anche
lui
-
un
foglietto
con
una
lista
nera
larga
un
dito
,
e
il
sigillo
stemmato
,
pur
esso
nero
,
che
stringeva
il
cuore
-
inconsolabile
per
la
perdita
della
suocera
.
Diceva
che
alla
duchessa
s
'
era
dovuto
nascondere
la
verità
per
consiglio
degli
stessi
medici
,
visto
che
sarebbe
stato
un
colpo
di
fulmine
,
malaticcia
com
'
era
anch
'
essa
,
giusto
alla
vigilia
di
mettersi
in
viaggio
per
andare
a
vedere
sua
madre
!
...
Terminava
chiedendo
per
lei
qualche
ricordo
della
morta
,
una
bazzecola
,
una
ciocca
di
capelli
,
il
libro
da
messa
,
l
'
anellino
nuziale
che
soleva
portare
al
dito
...
Al
notaro
poi
scrisse
per
chiedere
se
la
defunta
,
buon
'
anima
,
avesse
lasciati
beni
stradotali
.
-
Si
seppe
poi
da
don
Emanuele
Fiorio
,
l
'
impiegato
della
posta
,
il
quale
scovava
i
fatti
di
tutto
il
paese
,
giacché
il
notaro
non
rispose
neppure
,
e
solo
con
qualche
intimo
,
brontolone
come
s
'
era
fatto
coll
'
età
,
andava
dicendo
:
-
Mi
pare
che
il
signor
duca
sia
ridotto
a
cercare
la
luna
nel
pozzo
,
mi
pare
!
La
povera
morta
se
n
'
era
andata
alla
sepoltura
in
fretta
,
fra
quattro
ceri
,
nel
subbuglio
della
gente
ammutinata
che
voleva
questo
,
e
voleva
quell
'
altro
,
stando
in
piazza
dalla
mattina
alla
sera
,
a
bociare
colle
mani
in
tasca
e
la
bocca
aperta
,
aspettando
la
manna
che
doveva
piovere
dal
campanile
imbandierato
.
Ciolla
ch
'
era
diventato
un
pezzo
grosso
alfine
,
con
una
penna
nera
nel
cappello
e
un
camiciotto
di
velluto
che
sembrava
un
bambino
,
a
quell
'
età
,
passeggiava
su
e
giù
per
la
piazza
,
guardando
di
qua
e
di
là
come
a
dire
alla
gente
:
-
Ehi
!
badate
a
voi
adesso
!
-
Don
Luca
,
portando
la
croce
dinanzi
alla
bara
,
ammiccava
gentilmente
,
per
farsi
strada
fra
la
folla
,
e
sorrideva
ai
conoscenti
,
come
udiva
lungo
la
via
tutti
quei
gloria
che
recitava
la
gente
alle
spalle
di
mastro
-
don
Gesualdo
.
-
Un
brigante
!
un
assassino
!
uno
che
s
'
era
arricchito
,
mentre
tanti
altri
erano
rimasti
poveri
e
pezzenti
peggio
di
prima
!
uno
che
aveva
i
magazzini
pieni
di
roba
,
e
mandava
ancora
l
'
usciere
in
giro
per
raccogliere
il
debito
degli
altri
.
-
A
strillare
più
forte
erano
i
debitori
che
s
'
erano
mangiato
il
grano
in
erba
prima
della
messe
.
Gli
rinfacciavano
pure
di
essere
il
più
tenace
a
non
voler
che
gli
altri
si
pigliassero
le
terre
del
comune
,
ciascuno
il
suo
pezzetto
.
Non
si
sapeva
donde
fosse
partita
l
'
accusa
;
ma
ormai
era
cosa
certa
.
Lo
dicevano
tutti
:
il
canonico
Lupi
armato
sino
ai
denti
,
il
barone
Rubiera
colla
cacciatora
di
fustagno
,
come
un
povero
diavolo
.
Essi
erano
continuamente
in
mezzo
ai
capannelli
,
alla
mano
e
bonaccioni
,
col
cuore
sulle
labbra
:
-
Quel
mastro
-
don
Gesualdo
sempre
lo
stesso
!
aveva
fatto
morire
la
moglie
senza
neppure
chiamare
un
medico
da
Palermo
!
Una
Trao
!
Una
che
l
'
aveva
messo
all
'
onore
del
mondo
!
A
che
l
'
era
giovato
essere
tanto
ricca
?
-
Il
canonico
si
lasciava
sfuggire
dell
'
altro
ancora
,
in
confidenza
:
Le
stesse
messe
in
suffragio
dell
'
anima
avevano
lesinato
alla
poveretta
!
-
Lo
so
di
certo
.
Sono
stato
in
sagrestia
.
Se
non
ha
cuore
neppure
pel
sangue
suo
!
...
Non
mi
fate
parlare
,
chè
domattina
devo
dir
messa
!
-
Nobili
e
plebei
,
passato
il
primo
sbigottimento
,
erano
diventati
tutti
una
famiglia
.
Adesso
i
signori
erano
infervorati
a
difendere
la
libertà
;
preti
e
frati
col
crocifisso
sul
petto
,
o
la
coccarda
di
Pio
Nono
,
e
lo
schioppo
ad
armacollo
.
Don
Nicolino
Margarone
s
'
era
fatto
capitano
,
cogli
speroni
e
il
berretto
gallonato
.
Donna
Agrippina
Macrì
preparava
filacce
e
parlava
d
'
andare
al
campo
,
appena
cominciava
la
guerra
.
La
signora
Capitana
raccoglieva
per
la
compera
dei
fucili
,
vestita
di
tre
colori
,
il
casacchino
rosso
,
la
gonnella
bianca
,
e
un
cappellino
calabrese
colle
penne
verdi
ch
'
era
un
amore
.
Le
altre
dame
ogni
giorno
portavano
sassi
alle
barricate
,
fuori
porta
,
coi
canestrini
ornati
di
nastri
e
la
musica
avanti
.
Sembrava
una
festa
,
mattina
e
sera
,
con
tutte
quelle
bandiere
,
quella
folla
per
le
strade
,
quelle
grida
di
viva
e
di
abbasso
,
ogni
momento
,
lo
scampanìo
,
la
banda
che
suonava
,
la
luminaria
più
tardi
.
Le
sole
finestre
che
rimanessero
chiuse
erano
quelle
di
don
Gesualdo
Motta
.
Lui
il
solo
che
se
ne
stesse
rintanato
come
un
lupo
,
nemico
del
suo
paese
,
adesso
che
ci
s
'
era
ingrassato
,
lagnandosi
continuamente
che
venivano
a
pelarlo
ogni
giorno
,
la
commissione
per
i
poveri
,
il
prestito
forzoso
la
questua
pei
fucili
!
...
Lui
lo
mettevano
in
capo
lista
,
lo
tassavano
il
doppio
degli
altri
.
Gli
toccava
difendersi
e
litigare
.
I
signori
del
Comitato
che
tornavano
stanchi
di
casa
sua
,
dopo
un
'
ora
di
tira
e
molla
,
ne
contavano
delle
belle
.
Dicevano
che
non
capiva
più
niente
,
uno
stupido
,
l
'
ombra
di
mastro
-
don
Gesualdo
,
un
cadavere
addirittura
,
che
stava
ancora
in
piedi
per
difendere
i
suoi
interessi
,
ma
la
mano
di
Dio
arriva
,
tosto
o
tardi
!
Intanto
i
villani
e
gli
affamati
che
stavano
in
piazza
dalla
mattina
alla
sera
,
a
bocca
aperta
,
aspettando
la
manna
che
non
veniva
,
si
scaldavano
il
capo
a
vicenda
,
discorrendo
delle
soperchierie
patite
,
delle
invernate
di
stenti
,
mentre
c
'
era
della
gente
che
aveva
i
magazzini
pieni
di
roba
,
dei
campi
e
delle
vigne
!
...
Pazienza
i
signori
,
che
c
'
erano
nati
...
Ma
non
si
davano
pace
,
pensando
che
don
Gesualdo
Motta
era
nato
povero
e
nudo
al
par
di
loro
.
-
Se
lo
rammentavano
tutti
povero
bracciante
.
-
Speranza
,
la
stessa
sua
sorella
predicava
lì
,
di
faccia
alla
bandiera
inalberata
sul
Palazzo
di
Città
,
ch
'
era
giunto
alfine
il
momento
di
restituire
il
mal
tolto
,
di
farsi
giustizia
colle
proprie
mani
.
Aizzava
contro
allo
zio
i
suoi
figliuoli
che
s
'
erano
fatti
grandi
e
grossi
,
e
capaci
di
far
valere
le
loro
ragioni
,
se
non
fossero
stati
due
capponi
,
come
il
genitore
,
che
s
'
era
acquetato
subito
,
quando
il
cognato
aveva
mandato
un
gruzzoletto
,
allorché
Bianca
stava
male
,
dicendo
che
voleva
fare
la
pace
con
tutti
quanti
,
e
dei
guai
ne
aveva
anche
troppi
.
Giacalone
,
a
cui
don
Gesualdo
aveva
fatto
pignorar
la
mula
pel
debito
del
raccolto
,
l
'
erede
di
Pirtuso
,
che
litigava
ancora
con
lui
per
certi
denari
che
il
sensale
s
'
era
portati
all
'
altro
mondo
,
tutti
coloro
che
gli
erano
contro
per
un
motivo
o
per
l
'
altro
,
soffiavano
adesso
nel
fuoco
,
dicendone
roba
da
chiodi
,
raccontando
tutte
le
porcherie
di
mastro
-
don
Gesualdo
,
sparlandone
in
ogni
bettola
e
in
ogni
crocchio
,
stuzzicando
anche
gli
indifferenti
,
con
quella
storia
delle
terre
comunali
che
dovevano
spartirsi
fra
tutti
quanti
,
delle
quali
ciascuno
aspettava
il
suo
pezzetto
,
di
giorno
in
giorno
,
e
ancora
non
se
ne
parlava
,
e
chi
ne
parlava
lo
facevano
uccidere
a
tradimento
,
per
tappargli
la
bocca
...
Si
sapeva
da
dove
era
partito
il
colpo
!
Mastro
Titta
aveva
riconosciuto
Gerbido
,
l
'
antico
garzone
di
don
Gesualdo
,
mentre
fuggiva
celandosi
il
viso
nel
fazzoletto
.
Così
tornò
a
galla
la
storia
di
Nanni
l
'
Orbo
il
quale
s
'
era
accollata
la
ganza
di
don
Gesualdo
coi
figliuoli
,
dei
poveri
trovatelli
che
andavano
a
zappare
nei
campi
del
genitore
per
guadagnarsi
il
pane
,
e
gli
baciavano
le
mani
per
giunta
,
come
quella
bestia
di
Diodata
che
a
chi
gli
dava
un
calcio
rispondeva
grazie
.
Dài
e
dài
erano
arrivati
a
scatenargli
contro
anche
loro
,
una
sera
che
li
avevano
tirati
in
quelle
chiacchiere
all
'
osteria
,
e
i
due
ragazzacci
non
possedevano
neppure
di
che
pagar
da
bere
agli
amici
.
Don
Gesualdo
si
vide
comparire
a
quell
'
ora
Nunzio
,
il
più
ardito
.
-
Il
nome
del
nonno
,
sì
glielo
aveva
dato
;
ma
la
roba
no
!
-
Per
poco
non
s
'
accapigliarono
,
padre
e
figlio
.
Si
fece
un
gran
gridare
,
una
lite
che
durò
mezz
'
ora
.
Accorse
anche
Diodata
,
coi
capelli
per
aria
,
vestita
di
nero
.
Nunzio
,
ubbriaco
fradicio
,
pretendeva
il
fatto
suo
lì
su
due
piedi
,
e
gliene
disse
di
tutte
le
specie
,
a
lei
e
a
lui
.
Lo
zio
Santo
,
che
s
'
era
accomodato
col
fratello
,
dopo
la
morte
della
cognata
,
aiutandolo
a
passar
l
'
angustia
,
mangiando
e
bevendo
alla
sua
barba
,
afferrò
la
stanga
per
metter
pace
.
Il
povero
don
Gesualdo
andò
a
coricarsi
più
morto
che
vivo
.
In
mezzo
a
tanti
dispiaceri
s
'
era
ammalato
davvero
.
Gli
avvelenavano
il
sangue
tutti
i
discorsi
che
sentiva
fare
alla
gente
.
Don
Luca
il
sagrestano
,
il
quale
gli
s
'
era
ficcato
in
casa
,
quasi
fosse
già
l
'
ora
di
portargli
l
'
olio
santo
,
pretendeva
che
don
Gesualdo
dovesse
aprire
i
magazzini
alla
povera
gente
,
se
voleva
salvare
l
'
anima
e
il
corpo
.
Lui
ci
aveva
cinque
figliuoli
sulle
spalle
,
cinque
bocche
da
sfamare
,
e
la
moglie
sei
.
Mastro
Titta
,
quand
'
era
venuto
a
cavargli
sangue
,
gli
cantò
il
resto
,
colla
lancetta
in
aria
:
-
Vedete
?
Se
non
mettono
giudizio
,
certuni
,
va
a
finir
male
,
stavolta
!
La
gente
non
ne
può
più
!
Sono
quarant
'
anni
che
levo
pelo
e
cavo
sangue
,
e
sono
ancora
quello
di
prima
,
io
!
Don
Gesualdo
,
malato
,
giallo
,
colla
bocca
sempre
amara
,
aveva
perso
il
sonno
e
l
'
appetito
;
gli
erano
venuti
dei
crampi
allo
stomaco
che
gli
mettevano
come
tanti
cani
arrabbiati
dentro
.
Il
barone
Zacco
era
il
solo
amico
che
gli
fosse
rimasto
.
E
la
gente
diceva
pure
che
doveva
averci
il
suo
interesse
a
fargli
l
'
amico
,
qualche
disegno
in
testa
.
Veniva
a
trovarlo
sera
e
mattina
,
gli
conduceva
la
moglie
e
le
figliuole
,
vestiti
di
nero
tutti
quanti
,
che
annebbiavano
una
strada
.
Gli
lasciava
la
sua
ragazza
per
curarlo
:
-
Lavinia
ci
ha
la
mano
apposta
,
per
far
decotti
.
-
Lavinia
è
un
diavolo
,
per
tener
d
'
occhio
una
casa
.
-
Lasciate
fare
a
Lavinia
che
sa
dove
metter
le
mani
.
-
Dall
'
altro
canto
poi
faceva
il
viso
brusco
se
Diodata
aveva
la
faccia
di
farsi
vedere
ancora
lì
,
da
don
Gesualdo
,
con
il
fazzoletto
nero
in
testa
,
carica
di
figliuoli
,
di
già
canuta
e
curva
come
una
vecchia
:
-
No
,
no
,
buona
donna
.
Non
abbiamo
bisogno
di
voi
!
Badate
ai
fatti
vostri
piuttosto
,
ché
qui
la
cuccagna
è
finita
.
-
Poscia
in
confidenza
spifferava
anche
delle
paternali
all
'
amico
.
-
Che
diavolo
ne
fate
di
quella
vecchia
?
...
Non
vi
conviene
di
lasciarvela
bazzicar
fra
i
piedi
colei
,
ora
ch
'
è
vedova
!
...
Dopo
che
l
'
avete
avuta
in
casa
anche
da
zitella
...
Il
mondo
,
sapete
bene
,
ha
la
lingua
lunga
!
Poi
,
quell
'
altra
storia
...
la
morte
di
suo
marito
...
E
'
vero
che
se
lo
meritava
!
...
Ma
infine
è
meglio
chiudere
la
bocca
alla
gente
!
...
Del
resto
,
non
avete
bisogno
di
nulla
,
ora
che
ci
abbiamo
qui
la
mia
ragazza
.
Lui
stesso
si
faceva
in
quattro
a
disporre
e
a
ordinare
nella
casa
del
cugino
don
Gesualdo
,
a
ficcare
il
naso
in
tutti
i
suoi
affari
,
a
correre
su
e
giù
con
le
chiavi
dei
magazzini
e
della
cantina
.
Gli
consigliava
pure
di
mettere
a
frutto
il
denaro
contante
,
se
ce
ne
aveva
in
serbo
,
caso
mai
le
faccende
s
'
imbrogliassero
peggio
.
-
Datelo
a
mutuo
,
col
suo
bravo
atto
dinanzi
notaio
...
un
po
'
per
uno
,
a
tutti
coloro
che
gridano
più
forte
perché
non
hanno
nulla
da
perdere
,
e
minacciano
adesso
di
scassinarvi
i
magazzini
e
bruciarvi
la
casa
.
Taceranno
,
per
adesso
.
Poi
,
se
arrivano
a
pigliarsi
le
terre
del
comune
,
voi
ci
mettete
subito
una
bella
ipoteca
.
Le
cose
non
possono
andare
sempre
a
questo
modo
.
I
tempi
torneranno
a
cambiare
,
e
voi
ci
avrete
messo
sopra
le
unghie
a
tempo
.
Ma
lui
non
voleva
sentir
parlare
di
denaro
.
Diceva
che
non
ne
aveva
,
che
suo
genero
l
'
aveva
rovinato
,
che
preferiva
riceverli
a
schioppettate
,
quelli
che
venivano
a
bruciargli
la
casa
o
a
scassinargli
i
magazzini
.
Era
diventato
una
bestia
feroce
,
verde
dalla
bile
,
la
malattia
stessa
gli
dava
alla
testa
.
Minacciava
:
-
Ah
!
La
mia
roba
?
Voglio
vederli
!
Dopo
quarant
'
anni
che
ci
ho
messo
a
farla
...
un
tarì
dopo
l
'
altro
!
...
Piuttosto
cavatemi
fuori
il
fegato
e
tutto
il
resto
in
una
volta
,
ché
li
ho
fradici
dai
dispiaceri
...
A
schioppettate
!
Voglio
ammazzarne
prima
una
dozzina
!
A
chi
ti
vuol
togliere
la
roba
levagli
la
vita
!
Perciò
aveva
armato
Santo
e
mastro
Nardo
,
il
vecchio
manovale
,
con
sciabole
e
carabine
.
Teneva
il
portone
sbarrato
,
due
mastini
feroci
nel
cortile
.
Dicevasi
che
in
casa
sua
ci
fosse
un
arsenale
;
che
la
sera
ricevesse
Canali
,
il
marchese
Limòli
,
dell
'
altra
gente
ancora
,
per
congiurare
,
e
un
bel
mattino
si
sarebbero
trovate
le
forche
in
piazza
,
e
appesi
tutti
coloro
che
avevano
fatta
la
rivoluzione
.
I
pochi
amici
perciò
l
'
avevano
abbandonato
,
onde
non
esser
visti
di
cattivo
occhio
.
E
Zacco
correva
davvero
un
brutto
rischio
continuando
ad
andare
da
lui
e
a
condurgli
tutta
la
famiglia
.
-
Peccato
che
con
voi
ci
si
rimette
il
ranno
e
il
sapone
!
-
gli
disse
però
più
di
una
volta
.
Sua
moglie
infine
,
vedendo
che
non
si
veniva
a
una
conclusione
con
quell
'
uomo
,
lasciò
scoppiare
la
bomba
,
un
giorno
che
don
Gesualdo
s
'
era
appisolato
sul
canapè
,
giallo
come
un
morto
,
e
la
sua
ragazza
gli
faceva
da
infermiera
,
messa
a
guardia
accanto
alla
finestra
.
-
Scusatemi
,
cugino
!
Sono
madre
,
e
non
posso
più
tacere
,
infine
...
Tu
,
Lavinia
,
vai
di
là
,
chè
ho
da
parlare
col
cugino
don
Gesualdo
...
Ora
che
non
c
'
è
più
la
mia
ragazza
,
apritemi
il
cuore
,
cugino
mio
...
e
ditemi
chiaro
la
vostra
intenzione
...
Quanto
a
me
ci
avrei
tanto
piacere
...
ed
anche
il
barone
mio
marito
...
Ma
bisogna
parlarci
chiaro
...
Il
poveraccio
spalancò
gli
occhi
assonnati
,
ancora
disfatto
dalla
colica
:
-
Eh
?
Che
dite
?
Che
volete
?
Io
non
vi
capisco
.
-
Ah
!
Non
mi
capite
?
Allora
che
ci
sta
a
far
qui
la
mia
Lavinia
?
Una
zitella
!
Siete
vedovo
finalmente
,
e
gli
anni
del
giudizio
li
dovete
anche
avere
,
per
pigliare
una
risoluzione
,
e
sapere
quel
che
volete
fare
!
-
Niente
.
Io
non
voglio
far
niente
.
Voglio
stare
in
pace
,
se
mi
ci
lasciano
stare
...
-
Ah
?
Così
?
Stateci
pure
a
comodo
vostro
...
Ma
intanto
non
è
giusto
...
capite
bene
!
...
Sono
madre
...
E
stavolta
,
risoluta
,
ordinò
alla
figliuola
di
prendere
il
manto
e
venirsene
via
.
Lavinia
obbedì
,
furibonda
anche
lei
.
Tutt
'
e
due
,
uscendo
da
quella
casa
per
l
'
ultima
volta
,
fecero
tanto
di
croce
sulla
soglia
.
-
Una
galera
,
quella
baracca
!
La
povera
cugina
Bianca
ci
aveva
lasciato
le
ossa
col
mal
sottile
!
-
Zacco
la
sera
stessa
andò
a
far
visita
al
barone
Rubiera
,
invece
di
annoiarsi
con
quel
villano
di
mastro
-
don
Gesualdo
che
passava
la
sera
a
lamentarsi
,
tenendosi
la
pancia
,
all
'
oscuro
,
per
risparmiare
il
lume
.
-
Mi
volete
,
eh
?
cugino
Rubiera
...
donna
Giuseppina
...
Don
Ninì
era
uscito
per
assistere
a
certo
conciliabolo
in
cui
si
trattavano
affari
grossi
.
Intanto
che
aspettava
,
il
barone
Zacco
volle
fare
il
suo
dovere
colla
baronessa
madre
,
ch
'
era
stato
un
pezzo
senza
vederla
.
La
trovò
nella
sua
camera
,
inchiodata
nel
seggiolone
di
faccia
al
letto
matrimoniale
,
accanto
al
quale
era
ancora
lo
schioppo
del
marito
,
buon
'
anima
,
e
il
crocifisso
che
gli
avevano
messo
sul
petto
in
punto
di
morte
,
imbacuccata
in
un
vecchio
scialle
,
e
colle
mani
inerti
in
grembo
.
Appena
vide
entrare
il
cugino
Zacco
si
mise
a
piangere
di
tenerezza
,
rimbambita
:
delle
lagrime
grosse
e
silenziose
che
si
gonfiavano
a
poco
a
poco
negli
occhi
torbidi
,
e
scendevano
lentamente
giù
per
le
guance
floscie
.
-
Bene
,
bene
,
mi
congratulo
,
cugina
Rubiera
!
La
testa
è
sana
!
Conoscete
ancora
la
gente
!
-
Essa
voleva
narrargli
anche
i
suoi
guai
,
biasciando
,
sbuffando
e
imbrogliandosi
,
con
la
lingua
grossa
e
le
labbra
pavonazze
,
spumanti
di
bava
.
Il
barone
,
affettuoso
,
tendeva
l
'
orecchio
,
si
chinava
su
di
lei
.
-
Eh
?
Che
cosa
?
Sì
,
sì
,
capisco
!
Avete
ragione
,
poveretta
!
-
In
quella
sopraggiunse
la
nuora
infuriata
.
-
Non
si
capisce
una
maledetta
!
-
osservò
Zacco
.
-
Deve
essere
un
purgatorio
per
voialtri
parenti
.
-
La
paralitica
fulminò
un
'
occhiata
feroce
,
rizzando
più
che
poteva
il
capo
piegato
sull
'
omero
,
mentre
donna
Giuseppina
la
sgridava
come
una
bimba
,
asciugandole
il
mento
con
un
fazzoletto
sudicio
.
-
Che
avete
?
che
volete
?
stolida
!
...
Vi
rovinate
la
salute
!
...
E
'
proprio
una
creaturina
di
latte
,
Dio
lodato
!
Non
bisogna
credere
a
quello
che
dice
!
Ci
vuole
una
pazienza
da
santi
a
durarla
con
lei
!
...
-
La
suocera
adesso
spalancava
gli
occhi
,
guardandola
atterrita
,
rannicchiando
il
capo
nelle
spalle
,
quasi
aspettando
di
essere
battuta
:
-
Vedete
?
Santa
pazienza
!
-
Ve
l
'
ho
detto
,
-
conchiuse
il
barone
.
-
Avete
il
purgatorio
in
terra
,
per
andarvene
diritto
in
paradiso
.
Indi
giunse
don
Ninì
a
prendere
le
chiavi
della
cantina
.
Trovando
il
cugino
fece
un
certo
viso
sciocco
.
-
Ah
...
cugino
!
...
che
c
'
è
di
nuovo
?
Vostra
moglie
sta
bene
?
...
Qui
,
da
me
,
lo
vedete
...
guai
colla
pala
!
Che
c
'
è
,
mammà
?
i
soliti
capricci
?
Permettetemi
,
cugino
Zacco
,
devo
scendere
giù
un
momento
...
Le
chiavi
stavano
sempre
lì
,
appese
allo
stipite
dell
'
uscio
.
La
paralitica
li
accompagnava
cogli
occhi
,
senza
poter
pronunziare
una
parola
,
sforzandosi
più
che
potesse
di
girare
il
capo
a
ogni
passo
che
faceva
il
figliuolo
,
con
delle
chiazze
di
sangue
guasto
che
le
ribollivano
a
un
tratto
nel
viso
cadaverico
.
Zacco
allora
cominciò
a
snocciolare
il
rosario
contro
di
mastro
-
don
Gesualdo
.
-
Signore
Iddio
,
me
ne
accuso
e
me
ne
pento
!
L
'
ho
durata
fin
troppo
con
colui
!
Mi
pareva
una
brutta
cosa
abbandonarlo
nel
bisogno
...
in
mezzo
a
tutti
i
suoi
nemici
...
Non
fosse
altro
per
carità
cristiana
...
Ma
via
!
è
troppo
...
Neanche
i
suoi
parenti
possono
tollerarlo
,
quell
'
uomo
!
Figuratevi
!
neanche
quello
stolido
di
don
Ferdinando
!
...
Si
contenta
di
non
uscire
più
di
casa
pur
di
non
essere
costretto
a
mettere
il
vestito
nuovo
che
gli
ha
mandato
a
regalare
il
cognato
...
Sin
che
campa
,
avete
inteso
?
Quello
è
un
uomo
di
carattere
!
Infine
sono
stanco
,
avete
capito
?
Non
voglio
rovinarmi
per
amore
di
mastro
-
don
Gesualdo
.
Ho
moglie
e
figliuoli
.
Dovrei
portarmelo
appeso
al
collo
come
un
sasso
per
annegarmi
?
-
Ah
!
...
ve
l
'
avevo
detto
io
!
Vediamo
,
via
,
in
coscienza
!
Cosa
era
mastro
-
don
Gesualdo
vent
'
anni
fa
?
...
Ora
ci
mette
i
piedi
sul
collo
,
a
noialtri
!
Vedete
,
signori
miei
,
un
barone
Zacco
che
gli
lustra
le
scarpe
e
s
'
inimica
coi
parenti
per
lui
!
L
'
altro
chinava
il
capo
,
contrito
.
Confessava
che
aveva
errato
,
a
fin
di
bene
,
per
impedirgli
di
far
dell
'
altro
male
,
e
cercare
di
cavarne
quel
poco
di
buono
che
si
poteva
.
Una
volta
,
in
vita
,
si
può
sbagliare
...
-
L
'
avete
capita
finalmente
?
Avete
visto
chi
aveva
ragione
di
noi
due
?
La
moglie
gli
chiuse
la
parola
in
bocca
con
una
gomitata
:
-
Lasciatelo
parlare
.
E
'
lui
che
deve
dire
ciò
che
vuole
adesso
da
noi
...
quel
ch
'
è
venuto
a
fare
...
-
Bene
!
-
conchiuse
Zacco
con
una
risata
bonaria
.
-
Son
venuto
a
fare
il
Figliuol
Prodigo
,
via
!
Siete
contenti
?
Donna
Giuseppina
era
contenta
a
bocca
stretta
.
Suo
marito
guardò
prima
lei
,
poi
il
cugino
Zacco
,
e
non
seppe
che
dire
.
-
Bene
,
-
riprese
Zacco
un
'
altra
volta
.
-
So
che
stasera
quei
ragazzi
vogliono
fare
un
po
'
di
chiasso
per
le
strade
.
Ci
avete
appunto
in
mano
le
chiavi
della
cantina
per
tenerli
allegri
.
Badate
che
non
ho
peli
sulla
lingua
,
se
a
qualcuno
salta
in
mente
di
venire
a
seccarmi
sotto
le
mie
finestre
.
Ci
ho
molta
roba
anch
'
io
nello
stomaco
,
e
non
voglio
aver
dei
nemici
a
credenza
,
come
mastro
-
don
Gesualdo
!
...
Marito
e
moglie
si
guardarono
negli
occhi
.
-
Son
padre
di
famiglia
!
-
tornò
a
dire
il
barone
.
-
Devo
difendere
i
miei
interessi
...
Scusate
...
Se
giochiamo
a
darci
il
gambetto
fra
di
noi
!
...
Donna
Giuseppina
prese
la
parola
lei
,
scandolezzata
:
-
Ma
che
discorsi
son
questi
?
...
Scusatemi
piuttosto
se
metto
bocca
nei
vostri
affari
.
Ma
infine
siamo
parenti
...
-
Questo
dico
io
.
Siamo
parenti
!
Ed
è
meglio
stare
uniti
fra
di
noi
...
di
questi
tempi
!
...
Don
Ninì
gli
stese
la
mano
:
-
Che
diavolo
!
...
che
sciocchezze
!
...
-
Quindi
si
sbottonò
completamente
,
guardando
ogni
tanto
sua
moglie
:
-
Venite
in
teatro
questa
sera
,
per
la
cantata
dell
'
inno
.
Fatevi
vedere
insieme
a
noialtri
.
Ci
sarà
anche
il
canonico
.
Dice
che
non
fa
peccato
,
perché
è
l
'
inno
del
papa
...
Discorreremo
poi
...
Bisogna
metter
mano
alla
tasca
,
amico
mio
.
Bisogna
spendere
e
regalare
.
Vedete
io
?
E
agitava
in
aria
le
chiavi
della
cantina
.
La
vecchia
,
che
non
aveva
perduto
una
parola
di
tutto
il
discorso
,
sebbene
nessuno
badasse
a
lei
,
si
mise
a
grugnire
in
una
collera
ostinata
di
bambina
,
gonfiando
apposta
le
vene
del
collo
per
diventar
pavonazza
in
viso
.
Ricominciò
il
baccano
:
nuora
e
figliuolo
la
sgridavano
a
un
tempo
;
lei
cercava
di
urlar
più
forte
,
agitando
la
testa
furibonda
.
Accorse
anche
Rosaria
,
col
ventre
enorme
,
le
mani
sudice
nella
criniera
arruffata
e
grigiastra
,
minacciando
la
paralitica
lei
pure
:
-
Guardate
un
po
'
!
E
'
diventata
cattiva
come
un
asino
rosso
!
Cosa
gli
manca
,
eh
?
Mangia
come
un
lupo
!
Rosaria
non
la
finiva
più
su
quel
tono
.
Il
barone
Zacco
pensò
bene
di
accomiatarsi
in
quel
frangente
.
-
Dunque
,
stasera
,
alla
cantata
.
IV
C
'
era
un
teatrone
,
poiché
s
'
entrava
gratis
.
Lumi
,
cantate
,
applausi
che
salivano
alle
stelle
.
La
signora
Aglae
era
venuta
apposta
da
Modica
,
a
spese
del
comune
,
per
declamare
l
'
inno
di
Pio
Nono
ed
altre
poesie
d
'
occasione
.
Al
vederla
vestita
alla
greca
,
con
tutta
quella
grazia
di
Dio
addosso
,
prosit
a
lei
,
don
Ninì
Rubiera
,
nella
commozione
generale
,
si
sentiva
venire
le
lagrime
agli
occhi
,
e
smanacciava
più
forte
degli
altri
,
borbottando
fra
di
sé
:
-
Corpo
di
!
...
E
'
ancora
un
bel
pezzo
di
donna
!
...
Fortuna
che
non
ci
sia
mia
moglie
qui
!
...
Ma
i
rimasti
fuori
,
che
spingevano
senza
poter
entrare
,
partirono
finalmente
a
strillare
viva
e
morte
per
conto
proprio
;
e
quanti
erano
in
teatro
,
al
baccano
,
uscirono
in
piazza
,
lasciando
la
prima
donna
e
il
signor
Pallante
a
sbracciarsi
da
soli
,
colle
bandiere
in
mano
.
In
un
momento
si
riunì
una
gran
folla
,
che
andava
ingrossando
sempre
al
par
di
un
fiume
.
Udivasi
un
gridìo
immenso
,
degli
urli
che
nel
buio
e
nella
confusione
suonavano
minacciosi
.
Don
Niccolino
Margarone
,
Zacco
,
Mommino
Neri
,
tutti
i
bene
intenzionati
,
si
sgolavano
a
chiamare
"
fuori
i
lumi
!
"
per
vederci
chiaro
,
e
che
non
nascessero
dei
guai
.
La
folla
durò
un
pezzo
a
vociare
di
qua
e
di
là
.
Indi
si
rovesciò
come
un
torrente
giù
per
la
via
di
San
Giovanni
.
Dinanzi
all
'
osteria
di
Pecu
-
Pecu
c
'
era
un
panchettino
con
dei
tegami
di
roba
fritta
che
andò
a
catafascio
-
petronciani
e
pomidoro
sotto
i
piedi
.
Santo
Motta
,
che
stava
lì
di
casa
e
bottega
,
strillava
come
un
ossesso
,
vedendo
andare
a
male
tutta
quella
roba
.
-
Bestie
!
animali
!
Che
non
ne
mangiate
grazia
di
Dio
?
-
Quasi
pestavano
anche
lui
,
nella
furia
.
Giacalone
e
i
più
infervorati
proposero
di
sfondar
l
'
uscio
della
chiesa
e
portare
il
santo
in
processione
,
per
far
più
colpo
.
Sì
e
no
.
-
Bestemmie
e
sorgozzoni
,
lì
all
'
oscuro
,
sul
sagrato
.
Mastro
Cosimo
intanto
s
'
era
arrampicato
sul
campanile
e
suonava
a
distesa
.
Le
grida
e
lo
scampanìo
giungevano
sino
all
'
Alìa
,
sino
a
Monte
Lauro
,
come
delle
folate
di
uragano
.
Dei
lumi
si
vedevano
correre
nel
paese
alto
,
-
un
finimondo
.
A
un
tratto
,
quasi
fosse
corsa
una
parola
d
'
ordine
,
la
folla
s
'
avviò
tumultuando
verso
il
Fosso
,
dietro
coloro
che
sembravano
i
caporioni
.
Mèndola
,
don
Nicolino
,
lo
stesso
canonico
Lupi
che
s
'
era
cacciato
nella
baraonda
a
fin
di
bene
,
strillavano
inutilmente
:
-
Ferma
!
ferma
!
-
Il
barone
Zacco
,
non
avendo
più
le
gambe
di
prima
,
faceva
piovere
delle
legnate
,
a
chi
piglia
piglia
,
per
far
intender
ragione
agli
orbi
.
-
Ehi
?
Che
facciamo
?
...
Adagio
,
signori
miei
!
..
Non
cominciamo
a
far
porcherie
!
In
queste
cose
si
sa
dove
si
comincia
e
non
si
sa
...
Come
molti
avevano
messo
orecchio
al
discorso
di
sfondar
usci
e
far
la
festa
a
tutti
i
santi
,
la
marmaglia
ora
pigiavasi
dinanzi
ai
magazzini
di
mastro
-
don
Gesualdo
.
Dicevasi
ch
'
erano
pieni
sino
al
tetto
.
-
Uno
ch
'
era
nato
povero
come
Giobbe
,
e
adesso
aveva
messo
superbia
,
ed
era
nemico
giurato
dei
poveretti
e
dei
liberali
!
-
Coi
sassi
,
coi
randelli
-
due
o
tre
s
'
erano
armati
di
un
pietrone
e
davano
sulla
porta
che
parevano
cannonate
.
Si
udiva
la
vocetta
stridula
di
Brasi
Camauro
il
quale
piagnucolava
come
un
ragazzo
:
-
Signori
miei
!
Non
c
'
è
più
religione
!
Non
vogliono
più
sapere
né
di
cristi
né
di
santi
!
Vogliono
lasciarci
crepare
di
fame
tutti
!
All
'
improvviso
dal
frastuono
scapparono
degli
urli
da
far
accapponare
la
pelle
.
Santo
Motta
malconcio
e
insanguinato
,
rotolandosi
per
terra
,
riescì
a
far
fare
un
po
'
di
largo
dinanzi
all
'
uscio
del
magazzino
.
Allora
i
galantuomini
,
vociando
anche
loro
,
spingendo
,
tempestando
,
cacciarono
indietro
i
più
riottosi
.
Il
canonico
Lupi
,
aggrappato
alla
inferriata
della
finestra
,
tentava
di
farsi
udire
:
-
...
maniera
?
...
religione
!
...
la
roba
altrui
!
...
il
Santo
Padre
!
...
se
cominciamo
...
-
Altre
grida
rispondevano
dalla
moltitudine
:
-
...
eguali
...
poveri
...
tirare
pei
piedi
!
...
bue
grasso
!
...
-
Giacalone
,
onde
aizzar
la
folla
,
spinse
avanti
i
due
bastardi
di
Diodata
ch
'
erano
nella
calca
,
schiamazzando
:
-
...
don
Gesualdo
!
...
se
c
'
è
giustizia
!
...
abbandonati
in
mezzo
a
una
strada
!
...
se
ne
lagna
anche
Domeneddio
!
...
andare
a
fare
i
conti
con
lui
!
...
Dalla
piazza
di
Santa
Maria
di
Gesù
,
dalle
prime
case
di
San
Sebastiano
,
i
vicini
,
spaventati
,
videro
passare
una
fiumana
di
gente
,
una
baraonda
,
delle
armi
che
luccicavano
,
delle
braccia
che
si
agitavano
in
aria
,
delle
facce
accese
e
stravolte
che
apparivano
confusamente
al
lume
delle
torce
a
vento
.
Usci
e
finestre
si
chiudevano
con
fracasso
.
Si
udivano
da
lontano
strilli
e
pianti
di
donne
,
voci
che
chiamavano
:
-
Maria
Santissima
!
Santi
cristiani
!
...
Don
Gesualdo
era
in
letto
malato
,
quando
udì
bussare
alla
porticina
del
vicoletto
che
pareva
volessero
buttarla
giù
.
Poi
il
rombo
della
tempesta
che
sopravveniva
.
La
sera
stessa
un
'
anima
caritatevole
era
corsa
a
prevenirlo
:
-
Badate
,
don
Gesualdo
!
Ce
l
'
hanno
con
voi
perché
siete
borbonico
.
Chiudetevi
in
casa
!
-
Lui
,
che
aveva
tanti
altri
guai
,
s
'
era
stretto
nelle
spalle
.
Ma
al
vedere
adesso
che
facevano
sul
serio
,
balzò
dal
letto
così
come
si
trovava
,
col
fazzoletto
in
testa
e
il
cataplasma
sullo
stomaco
,
infilandosi
i
calzoni
a
casaccio
,
mettendo
da
parte
i
suoi
malanni
,
a
quella
voce
che
gli
gridava
:
-
Don
Gesualdo
!
...
presto
!
...
scappate
!
...
Una
voce
che
non
l
'
avrebbe
dimenticata
in
mille
anni
!
Arruffato
,
scamiciato
,
cogli
occhi
che
luccicavano
,
simili
a
quelli
di
un
gatto
inferocito
,
nella
faccia
verde
di
bile
,
andava
e
veniva
per
la
stanza
,
cercando
pistole
e
coltellacci
,
risoluto
a
vender
cara
la
pelle
almeno
.
Mastro
Nardo
e
quei
pochi
di
casa
che
gli
erano
rimasti
affezionati
pel
bisogno
si
raccomandavano
l
'
anima
a
Dio
.
Finalmente
il
barone
Mèndola
riescì
a
farsi
aprire
l
'
uscio
del
vicoletto
.
Don
Gesualdo
,
appostato
alla
finestra
col
fucile
,
stava
per
fare
un
subisso
.
-
Eh
!
-
gridò
Mèndola
entrando
trafelato
.
-
Tirate
ad
ammazzarmi
,
per
giunta
?
Questa
è
la
ricompensa
?
L
'
altro
non
voleva
sentir
ragione
.
Tremava
tutto
dalla
collera
.
-
Ah
!
così
?
A
questo
punto
siamo
arrivati
,
che
un
galantuomo
non
è
sicuro
neppure
in
casa
?
che
la
roba
sua
non
è
più
sua
?
Eccomi
!
Cadrà
Sansone
con
tutti
i
Filistei
,
però
!
Lo
stesso
lupo
,
quando
lo
mettono
colle
spalle
al
muro
!
...
-
Zacco
,
e
due
o
tre
altri
benintenzionati
ch
'
erano
sopravvenuti
intanto
,
sudavano
a
persuaderlo
,
vociando
tutti
insieme
:
-
Che
volete
fare
?
Contro
un
paese
intero
?
Siete
impazzito
?
Bruceranno
ogni
cosa
!
Cominciano
di
qua
la
Strage
degli
Innocenti
!
Ci
farete
ammazzare
tutti
quanti
!
Lui
s
'
ostinava
,
furibondo
,
coi
capelli
irti
:
-
Quand
'
è
così
!
...
Giacché
pretendono
metterci
le
mani
in
tasca
per
forza
!
...
Giacchè
mi
pagano
a
questo
modo
!
...
Ho
fatto
del
bene
...
Ho
dato
da
campare
a
tutto
il
paese
...
Ora
gli
fo
mangiar
la
polvere
,
al
primo
che
mi
capita
!
...
Proprio
!
Era
risoluto
di
fare
uno
sterminio
.
Per
fortuna
irruppe
nella
stanza
il
canonico
Lupi
,
e
gli
si
buttò
addosso
senza
badare
al
rischio
,
spingendolo
e
sbatacchiandolo
di
qua
e
di
là
,
finché
arrivò
a
strappargli
di
mano
lo
schioppo
.
-
Che
diavolo
!
Colle
armi
da
fuoco
non
si
scherza
!
-
Aveva
il
fiato
ai
denti
,
il
cranio
rosso
e
pelato
che
gli
fumava
come
quando
era
giovane
,
e
balbettava
colla
voce
rotta
:
-
Santo
diavolone
!
...
Domeneddio
,
perdonatemi
!
Mi
fate
parlare
come
un
porco
,
don
asino
!
Siamo
qui
per
salvarvi
la
vita
,
e
non
ve
lo
meritate
!
Volete
far
mettere
il
paese
intero
a
sacco
e
fuoco
?
Non
m
'
importa
di
voi
,
bestia
che
siete
!
Ma
certe
cose
non
bisogna
lasciarle
incominciare
neppure
per
ischerzo
,
capite
?
Neppure
a
un
nemico
mortale
!
Se
coloro
che
sinora
si
sfogano
a
gridare
,
pigliano
gusto
anche
a
metter
mano
nella
roba
altrui
,
siamo
fritti
!
Il
canonico
era
addirittura
fuori
della
grazia
di
Dio
.
Gli
altri
davano
addosso
ancor
essi
su
quella
bestia
testarda
di
mastro
-
don
Gesualdo
che
risicava
di
comprometterli
tutti
quanti
;
lo
mettevano
in
mezzo
;
lo
spingevano
verso
il
muro
;
gli
rinfacciavano
l
'
ingratitudine
;
lo
stordivano
.
Il
barone
Zacco
arrivò
a
passargli
un
braccio
al
collo
,
in
confidenza
,
confessandogli
all
'
orecchio
ch
'
era
con
lui
,
contro
la
canaglia
;
ma
pel
momento
ci
voleva
prudenza
,
lasciar
correre
,
chinare
il
capo
.
-
Dite
di
sì
...
tutto
quello
che
vogliono
,
adesso
...
Non
c
'
è
lì
il
notaio
per
mettere
in
carta
le
vostre
promesse
...
Un
po
'
di
maniera
,
un
po
'
di
denaro
...
Meglio
dolor
di
borsa
che
dolor
di
pancia
...
Don
Gesualdo
,
seduto
su
di
una
seggiola
,
asciugandosi
il
sudore
colla
manica
della
camicia
,
non
diceva
più
nulla
,
stralunato
.
Giù
al
portone
intanto
il
barone
Rubiera
,
don
Nicolino
,
il
figlio
di
Neri
,
si
sbracciavano
a
calmare
i
più
riottosi
.
-
Signori
miei
...
Avete
ragione
...
Si
farà
tutto
quello
che
volete
...
Abbiamo
la
bocca
per
mangiare
tutti
quanti
...
Viva
!
viva
!
...
Tutti
fratelli
!
...
Una
mano
lava
l
'
altra
...
Domani
...
alla
luce
del
sole
.
Chi
ha
bisogno
venga
qui
da
noi
...
Ora
è
tardi
,
e
siamo
tutti
d
'
un
colore
...
birbanti
e
galantuomini
...
Ehi
!
ehi
,
dico
!
...
Don
Nicolino
dovette
afferrare
pel
collo
un
tale
che
stava
per
cacciarsi
dentro
il
portone
socchiuso
,
approfittando
della
confusione
e
della
ressa
che
facevasi
attorno
a
una
donna
la
quale
strillava
e
supplicava
:
-
Nunzio
!
Gesualdo
!
Figliuoli
miei
!
...
Che
vi
fanno
fare
?
...
Nunzio
...
Ah
Madonna
santa
!
...
Era
Diodata
,
la
quale
aveva
sentito
dire
che
i
suoi
ragazzi
erano
nella
baraonda
,
a
gridare
viva
e
morte
contro
don
Gesualdo
anche
loro
,
ed
era
corsa
colle
mani
nei
capelli
.
-
Madonna
santa
!
che
vi
fanno
fare
!
...
-
Zacco
e
mastro
Nardo
portarono
giù
intanto
dei
barili
pieni
,
e
aiutavano
a
metter
pace
mescendo
da
bere
a
chi
ne
voleva
,
mentre
il
canonico
di
lassù
predicava
:
-
Domani
!
Tornate
domani
,
chi
ha
bisogno
...
Adesso
non
c
'
è
nessuno
in
casa
...
Don
Gesualdo
è
fuori
,
in
campagna
...
ma
col
cuore
è
anch
'
esso
qui
,
con
noialtri
...
per
aiutarvi
...
Sicuro
...
Ciascuno
ha
da
avere
il
suo
pezzo
di
pane
e
il
suo
pezzo
di
terra
...
Ci
aggiusteremo
...
Tornate
domani
...
-
Domani
,
un
corno
!
-
brontolò
di
dentro
don
Gesualdo
.
-
Mi
pare
che
vossignoria
aggiustate
ogni
cosa
a
spese
mie
,
canonico
!
-
Volete
star
zitto
!
Volete
farmi
fare
la
figura
di
bugiardo
?
...
Se
ho
detto
che
non
ci
siete
,
per
salvarvi
la
pelle
...
Don
Gesualdo
tornò
a
ribellarsi
:
-
Perchè
?
Che
ho
fatto
?
Io
sono
in
casa
mia
!
...
-
Avete
fatto
che
siete
ricco
come
un
maiale
!
-
gli
urlò
infine
all
'
orecchio
il
canonico
che
perse
la
pazienza
.
Gli
altri
allora
l
'
assaltarono
tutti
insieme
,
colle
buone
,
colle
cattive
,
dicendogli
che
se
i
rivoltosi
lo
trovavano
lì
,
della
casa
non
lasciavano
pietra
sopra
pietra
;
pigliavano
ogni
cosa
;
neanche
gli
occhi
per
piangere
gli
lasciavano
.
Finché
lo
indussero
a
scappare
dalla
parte
del
vicoletto
.
Mèndola
corse
a
bussare
all
'
uscio
dello
zio
Limòli
.
Al
baccano
,
il
marchese
,
oramai
sordo
come
una
talpa
,
s
'
era
buttato
un
ferraiuolo
sulle
spalle
,
e
stava
a
vedere
dietro
l
'
invetriata
del
balcone
,
in
camicia
,
collo
scaldino
in
mano
e
i
piedi
nudi
nelle
ciabatte
,
quando
gli
capitò
quella
nespola
fra
capo
e
collo
.
Ci
volle
del
bello
e
del
buono
a
fargli
capire
ciò
che
volevano
da
lui
a
quell
'
ora
,
mastro
-
don
Gesualdo
più
morto
che
vivo
,
gli
altri
che
gli
urlavano
nell
'
orecchio
,
uno
dopo
l
'
altro
:
-
Vogliono
fargli
la
festa
...
a
vostro
nipote
don
Gesualdo
...
Bisogna
nasconderlo
...
Egli
ammiccava
,
colle
palpebre
floscie
e
cascanti
,
accennando
di
sì
,
mentre
abbozzava
un
sorriso
malizioso
.
-
Ah
?
...
la
festa
?
...
a
don
Gesualdo
?
...
E
'
giusto
!
E
'
venuto
il
vostro
tempo
,
caro
mio
...
Siete
il
campione
della
mercanzia
!
...
Ma
finalmente
,
al
sentire
che
invece
volevano
accopparlo
,
mutò
registro
,
fingendo
d
'
essere
inquieto
,
colla
vocetta
fessa
:
-
Che
?
...
Lui
pure
?
Cosa
vogliono
dunque
?
...
Dove
andiamo
di
questo
passo
?
Mèndola
gli
spiegò
che
don
Gesualdo
era
il
pretesto
per
dare
addosso
ai
più
denarosi
;
ma
lì
non
sarebbero
venuti
a
cercarne
dei
denari
.
Il
vecchio
accennava
di
no
anche
lui
,
guardando
intorno
,
con
quel
sorrisetto
agro
sulla
bocca
sdentata
.
Erano
due
stanzacce
invecchiate
con
lui
,
nelle
quali
ogni
sua
abitudine
aveva
lasciato
l
'
impronta
:
la
macchia
d
'
unto
dietro
la
seggiola
su
cui
appisolavasi
dopo
pranzo
,
i
mattoni
smossi
in
quel
breve
tratto
fra
l
'
uscio
e
la
finestra
,
la
parete
scalcinata
accanto
al
letto
dove
soleva
accendere
il
lume
.
E
in
quel
sudiciume
il
marchese
ci
stava
come
un
principe
,
sputando
in
faccia
a
tutti
quanti
le
sue
miserie
.
-
Scusate
,
signori
miei
,
se
vi
ricevo
in
questa
topaia
...
Non
è
pel
vostro
merito
,
don
Gesualdo
...
La
bella
parentela
che
avete
presa
,
eh
?
...
Sul
vecchio
canapè
addossato
al
muro
,
puntellandolo
cogli
stessi
mattoni
rotti
,
improvvisarono
alla
meglio
un
letto
per
don
Gesualdo
che
non
stava
più
in
piedi
,
mentre
il
marchese
continuava
a
brontolare
:
-
Guardate
cosa
ci
capita
!
Ne
ho
viste
tante
!
Ma
questa
qui
non
me
l
'
aspettavo
...
Pure
gli
offrì
di
dividere
con
lui
la
scodella
di
latte
in
cui
aveva
messo
a
inzuppare
delle
croste
di
pane
.
-
Son
tornato
a
balia
,
vedete
.
Non
ho
altro
da
offrirvi
a
cena
.
La
carne
non
è
più
pei
miei
denti
,
né
per
la
mia
borsa
...
Voi
sarete
avvezzo
a
ben
altro
,
amico
mio
...
Che
volete
farci
?
Il
mondo
gira
per
tutti
,
caro
don
Gesualdo
!
...
-
Ah
!
-
rispose
lui
.
-
Non
è
questo
,
no
,
signor
marchese
.
E
'
che
lo
stomaco
non
mi
dice
.
L
'
ho
pieno
di
veleno
!
Un
cane
arrabbiato
ci
ho
.
-
Bene
,
-
dissero
gli
altri
.
-
Ringraziate
Iddio
.
Qui
nessuno
vi
tocca
.
Fu
un
colpo
tremendo
per
mastro
-
don
Gesualdo
.
L
'
agitazione
,
la
bile
,
il
malanno
che
ci
aveva
in
corpo
...
La
notte
passò
come
Dio
volle
.
Ma
il
giorno
dopo
,
all
'
avemaria
,
tornò
Mèndola
intabarrato
,
col
cappello
sugli
occhi
,
guardandosi
intorno
prima
d
'
infilar
l
'
uscio
.
-
Un
'
altra
adesso
!
-
esclamò
entrando
.
-
Vi
hanno
fatto
la
spia
,
don
Gesualdo
!
E
vogliono
stanarvi
anche
di
qua
per
costringervi
a
mantenere
ciò
che
ha
promesso
il
canonico
...
Ciolla
in
persona
...
l
'
ho
visto
laggiù
a
far
sentinella
...
Il
marchese
,
ch
'
era
tornato
arzillo
e
gaio
fra
tutto
quel
parapiglia
,
aguzzando
l
'
udito
,
ficcandosi
in
mezzo
per
acchiappar
qualche
parola
,
corse
al
balcone
.
-
Sicuro
!
Eccolo
lì
col
camiciotto
,
come
un
bambino
...
Vuol
dire
che
si
torna
indietro
tutti
!
...
Don
Gesualdo
s
'
era
alzato
sbuffando
,
gridando
ch
'
era
meglio
finirla
,
che
correva
giù
a
dargliela
lui
,
la
promessa
,
al
Ciolla
!
E
giacchè
lo
cercavano
,
era
lì
,
pronto
a
riceverli
!
...
-
Certo
,
certo
,
-
ripeteva
il
marchese
.
-
Se
vi
cercano
vuol
dire
che
hanno
bisogno
di
voi
.
Di
me
non
vengono
a
cercare
sicuro
!
Vogliono
farvi
gridare
viva
e
morte
insieme
a
loro
?
E
voi
andateci
!
Viva
voi
che
avete
da
farli
gridare
!
-
No
!
So
io
quello
che
vogliono
!
-
ribattè
don
Gesualdo
imbestialito
.
-
Scusate
,
non
si
tratta
soltanto
di
voi
adesso
,
-
osservò
Mèndola
.
-
E
'
che
dietro
di
voi
ci
siamo
tutto
il
paese
!
...
Sopraggiunse
il
canonico
,
grattandosi
il
capo
,
impensierito
della
piega
che
pigliava
la
faccenda
.
Durava
la
baldoria
.
Una
bella
cosa
per
certa
gente
!
Quei
bricconi
s
'
erano
legate
al
dito
le
parole
di
pace
ch
'
egli
si
era
lasciato
sfuggire
in
quel
frangente
,
e
stavano
in
piazza
tutto
il
giorno
ad
aspettare
la
manna
dal
cielo
:
-
M
'
avete
messo
in
un
bell
'
imbroglio
,
voi
,
don
Gesualdo
!
A
quell
'
uscita
del
canonico
successe
un
altro
battibecco
fra
loro
due
:
-
Io
,
eh
?
...
Io
!
...
Son
io
che
ho
promesso
mari
e
monti
?
-
Per
chetarli
,
in
nome
di
Dio
!
Parole
che
si
dicono
,
si
sa
!
Avrei
voluto
vedervi
,
dinanzi
a
quelle
facce
scomunicate
!
Il
marchese
si
divertiva
:
-
Senti
senti
!
Guarda
guarda
!
-
Insomma
,
-
conchiuse
Mèndola
,
-
queste
son
chiacchiere
,
e
bisogna
pigliar
tempo
.
Intanto
voi
levatevi
di
mezzo
,
causa
causarum
!
In
fondo
a
una
cisterna
,
in
un
buco
,
dove
diavolo
volete
,
ma
non
è
la
maniera
di
compromettere
tanti
padri
di
famiglia
,
per
causa
vostra
!
-
In
casa
Trao
!
-
suggerì
il
canonico
.
-
Vostro
cognato
vi
accoglierà
a
braccia
aperte
.
Nessuno
sa
che
c
'
è
ancora
lui
al
mondo
,
e
non
verranno
a
cercarvi
sin
lì
.
-
Il
marchese
approvò
anch
'
esso
:
-
Benissimo
.
E
'
una
bella
pensata
!
Cane
e
gatto
chiusi
insieme
...
-
Don
Gesualdo
s
'
ostinava
ad
opporsi
.
-
Allora
,
-
esclamò
il
canonico
,
-
io
me
ne
lavo
le
mani
come
Pilato
.
Anzi
vado
a
chiamarvi
Ciolla
e
tutti
quanti
,
se
volete
!
...
Don
Gesualdo
era
ridotto
in
uno
stato
che
di
lui
ne
facevano
quel
che
volevano
.
A
due
ore
di
notte
,
per
certe
stradicciuole
fuori
mano
,
andarono
a
svegliare
Grazia
che
aveva
la
chiave
del
portone
,
e
al
buio
,
tentoni
,
arrivarono
sino
all
'
uscio
di
don
Ferdinando
.
-
Chi
è
?
-
si
udì
belare
di
dentro
una
voce
asmatica
.
-
Grazia
,
chi
è
?
-
Siamo
noi
,
don
Gesualdo
,
vostro
cognato
...
Nessuno
rispose
.
Poi
si
udì
frugare
nel
buio
.
E
a
un
tratto
don
Ferdinando
si
chiuse
dentro
col
paletto
,
e
si
mise
ad
ammonticchiare
sedie
e
tavolini
dietro
l
'
uscio
,
continuando
a
strillare
spaventato
:
-
Grazia
!
Grazia
!
-
Corpo
del
diavolo
!
-
esclamò
Mèndola
.
-
Qui
si
fa
peggio
!
Quella
bestia
farà
correre
tutto
il
paese
!
Il
canonico
rideva
sotto
il
naso
,
scuotendo
il
capo
.
Grazia
intanto
aveva
acceso
un
mozzicone
di
candela
,
e
li
guardava
in
faccia
ad
uno
ad
uno
,
allibbita
,
battendo
le
palpebre
.
-
Che
volete
fare
,
signori
miei
?
-
azzardò
infine
timidamente
.
Don
Gesualdo
,
che
non
si
reggeva
più
in
piedi
,
pallido
e
disfatto
,
proruppe
in
tono
disperato
:
-
Io
voglio
tornarmene
a
casa
mia
!
...
a
qualunque
costo
...
Sono
risoluto
!
...
-
Nossignore
!
-
interruppe
il
canonico
.
-
Qui
siete
in
casa
vostra
.
C
'
è
la
quota
di
vostra
moglie
.
Ah
,
caspita
!
Avete
avuto
pazienza
sino
adesso
...
Ora
basta
!
...
Lì
,
nella
camera
di
donna
Bianca
.
Il
letto
è
ancora
tal
quale
.
Mèndola
s
'
era
messo
di
buon
umore
,
mentre
preparavano
la
stanza
.
Frugava
da
per
tutto
.
Andava
a
cacciare
il
naso
nell
'
andito
oscuro
,
dietro
l
'
usciolino
.
Trovava
delle
barzellette
,
ricordando
le
vecchie
storie
.
Quanti
casi
!
Quante
vicende
!
-
Chi
ve
lo
avrebbe
detto
,
eh
,
don
Gesualdo
?
-
Lo
stesso
canonico
Lupi
si
lasciò
sfuggire
un
sorrisetto
.
-
Intanto
che
siete
qui
,
potete
fare
le
vostre
meditazioni
sulla
vita
e
sulla
morte
,
per
passare
il
tempo
.
Che
commedia
,
questo
mondaccio
!
Vanitas
vanitatum
!
Don
Gesualdo
gli
rivolse
un
'
occhiata
nera
,
ma
non
rispose
.
Ci
aveva
ancora
dello
stomaco
per
chiudervi
dentro
i
suoi
guai
e
le
sue
disgrazie
,
senza
farne
parte
agli
amici
,
per
divertirli
.
Si
buttò
a
giacere
sul
letto
,
e
rimase
solo
al
buio
coi
suoi
malanni
,
soffocando
i
lamenti
,
mandando
giù
le
amarezze
che
ogni
ricordo
gli
faceva
salire
alla
gola
.
D
'
una
cosa
sola
non
si
dava
pace
,
che
avrebbe
potuto
crepare
lì
dove
era
,
senza
che
sua
figlia
ne
sapesse
nulla
.
Allora
,
nella
febbre
,
gli
passavano
dinanzi
agli
occhi
torbidi
Bianca
,
Diodata
,
mastro
Nunzio
,
degli
altri
ancora
,
un
altro
sé
stesso
che
affaticavasi
e
s
'
arrabattava
al
sole
e
al
vento
,
tutti
col
viso
arcigno
,
che
gli
sputavano
in
faccia
:
-
Bestia
!
bestia
!
Che
hai
fatto
?
Ben
ti
stia
!
A
giorno
tornò
Grazia
per
aiutare
un
po
'
,
sfinita
,
ansando
se
smuoveva
una
seggiola
,
fermandosi
ogni
momento
per
piantarsi
dinanzi
a
lui
colle
mani
sul
ventre
enorme
,
e
ricominciare
le
lagnanze
contro
i
parenti
di
don
Ferdinando
che
le
lasciavano
quel
poveretto
sulle
spalle
,
lesinandogli
il
pane
e
il
vino
.
-
Sissignore
,
l
'
hanno
tutti
dimenticato
,
lì
nel
suo
cantuccio
,
come
un
cane
malato
!
...
Ma
io
il
cuore
non
mi
dice
...
Siamo
stati
sempre
vicini
...
buoni
servi
della
famiglia
...
una
gran
famiglia
...
Il
cuore
non
mi
dice
,
no
!
Dietro
di
lei
veniva
una
masnada
di
figliuoli
che
mettevano
ogni
cosa
a
soqquadro
.
Poi
sopraggiunse
Speranza
strepitando
che
voleva
vedere
suo
fratello
,
quasi
egli
stesse
per
rendere
l
'
anima
a
Dio
.
-
Lasciatemi
entrare
!
E
'
sangue
mio
infine
!
Ora
ch
'
è
in
questo
stato
mi
rammento
solo
di
essere
sua
sorella
.
-
Lei
,
il
marito
,
i
figliuoli
.
Mise
a
rumore
tutto
il
vicinato
.
Don
Gesualdo
lasciò
il
letto
sbuffando
.
Non
lo
avrebbero
tenuto
le
catene
.
-
Voglio
tornare
a
casa
mia
!
Che
ci
sto
a
fare
qui
?
Tanto
,
lo
sanno
tutti
!
...
A
gran
stento
lo
indussero
ad
aspettare
la
sera
.
E
dopo
l
'
avemaria
,
quatti
quatti
,
Burgio
e
tutti
i
parenti
l
'
accompagnarono
a
casa
.
Speranza
volle
restare
a
guardia
del
fratello
,
giacché
trovavasi
tanto
malato
,
e
per
miracolo
quella
notte
non
gli
avevano
messo
ogni
cosa
a
sacco
e
ruba
.
-
Non
vuol
dire
se
siamo
in
lite
.
Al
bisogno
si
vede
il
cuore
della
gente
.
Gli
interessi
sono
una
cosa
,
e
l
'
amore
è
un
'
altra
.
Abbiamo
litigato
,
litigheremo
sino
al
giorno
del
Giudizio
,
ma
siamo
figli
dello
stesso
sangue
!
-
Protestò
che
l
'
avrebbe
tenuto
meglio
delle
pupille
dei
propri
occhi
,
lui
e
la
sua
roba
.
Gli
schierò
dinanzi
al
letto
marito
e
figliuoli
che
giravano
intorno
sguardi
cupidi
,
ripetendo
:
-
Questo
è
il
sangue
vostro
!
Questi
non
vi
tradiscono
!
-
Lui
,
combattuto
,
stanco
,
avvilito
,
non
ebbe
neanche
la
forza
di
ribellarsi
.
Così
,
a
poco
a
poco
,
gli
si
misero
tutti
quanti
alle
costole
.
I
nipoti
scorazzando
per
la
casa
e
pei
poderi
,
spadroneggiando
,
cacciando
le
mani
da
per
tutto
.
La
sorella
,
colle
chiavi
alla
cintola
,
frugando
,
rovistando
,
mandando
il
marito
di
qua
e
di
là
,
pei
rimedi
,
e
a
coglier
erbe
medicinali
.
Come
massaro
Fortunato
si
lagnava
di
non
aver
più
le
gambe
di
vent
'
anni
per
affacchinarsi
a
quel
modo
,
essa
lo
sgridava
:
-
Che
volete
?
Non
lo
fate
per
amore
di
vostro
cognato
?
Carcere
,
malattie
e
necessità
si
conosce
l
'
amistà
.
Lei
non
aveva
suggezione
di
Ciolla
e
di
tutti
gli
altri
della
sua
risma
.
Una
volta
che
Vito
Orlando
pretese
di
venire
a
fare
una
sbravazzata
,
colla
pistola
in
tasca
,
per
liquidare
certi
conti
con
don
Gesualdo
,
essa
lo
inseguì
giù
per
le
scale
buttandogli
dietro
una
catinella
d
'
acqua
sporca
.
Lo
stesso
canonico
Lupi
aveva
dovuto
mettersi
la
coda
fra
le
gambe
,
e
non
era
tornato
a
fare
il
generoso
colla
roba
altrui
,
ora
che
Ciolla
e
i
più
facinorosi
erano
partiti
a
cercar
fortuna
in
città
,
con
bandiere
e
trombette
.
Il
canonico
,
onde
chetare
gli
altri
,
aveva
preso
il
ripiego
di
sortire
in
processione
,
colla
disciplina
e
la
corona
di
spine
;
e
così
gli
altri
si
sfogavano
in
feste
e
quarant
'
ore
,
mentre
lui
andava
predicando
la
fratellanza
e
l
'
amore
del
prossimo
.
-
Però
un
baiocco
non
lo
mette
fuori
!
-
sbraitava
comare
Speranza
.
-
E
questo
va
bene
.
Ma
se
torna
a
fare
il
camorrista
,
qui
da
noi
,
lo
ricevo
come
va
...
tal
quale
Vito
Orlando
!
Intanto
la
casa
di
don
Gesualdo
era
messa
a
sacco
e
ruba
egualmente
.
Vino
,
olio
,
formaggio
,
pezze
di
tela
anche
,
sparivano
in
un
batter
d
'
occhio
.
Dalla
Canziria
e
da
Mangalavite
giungevano
fattori
e
mezzadri
a
reclamare
contro
i
figliuoli
di
massaro
Fortunato
Burgio
che
comandavano
a
bacchetta
,
e
saccheggiavano
i
poderi
dello
zio
,
quasi
fosse
già
roba
senza
padrone
.
Lui
,
poveraccio
,
confinato
in
letto
,
si
rodeva
in
silenzio
;
non
osava
ribellarsi
al
cognato
e
alla
sorella
;
pensava
ai
suoi
guai
.
Ci
aveva
un
cane
,
lì
nella
pancia
,
che
gli
mangiava
il
fegato
,
il
cane
arrabbiato
di
San
Vito
martire
,
che
lo
martirizzava
anche
lui
.
Inutilmente
Speranza
,
amorevole
,
cercava
erbe
e
medicine
,
consultava
Zanni
e
persone
che
avevano
segreti
per
tutti
i
mali
.
Ciascuno
portava
un
rimedio
nuovo
,
dei
decotti
,
degli
unguenti
,
fino
la
reliquia
e
l
'
immagine
benedetta
del
santo
,
che
don
Luca
volle
provare
colle
sue
mani
.
Non
giovava
nulla
.
L
'
infermo
badava
a
ripetere
:
-
Non
è
niente
...
un
po
'
di
colica
.
Ho
avuto
dei
dispiaceri
.
Domani
mi
alzerò
...
Ma
non
ci
credeva
più
neppur
lui
,
e
non
si
alzava
mai
.
Era
ridotto
quasi
uno
scheletro
,
pelle
e
ossa
;
soltanto
il
ventre
era
gonfio
come
un
otre
.
Nel
paese
si
sparse
la
voce
che
era
spacciato
:
la
mano
di
Dio
che
l
'
agguantava
e
l
'
affogava
nelle
ricchezze
.
Il
signor
genero
scrisse
da
Palermo
onde
avere
notizie
precise
.
Parlava
anche
d
'
affari
da
regolare
,
e
di
scadenze
urgenti
.
Nella
poscritta
c
'
erano
due
righe
sconsolate
d
'
Isabella
,
la
quale
non
si
era
ancora
riavuta
dal
gran
colpo
che
aveva
ricevuto
poco
prima
.
Speranza
,
che
era
presente
mentre
il
fratello
s
'
inteneriva
sulla
lettera
,
sputò
fuori
il
veleno
:
-
Ecco
!
Ora
vi
guastate
il
sangue
,
per
giunta
!
Potreste
andarvene
all
'
altro
mondo
...
solo
e
abbandonato
,
come
uno
che
non
ha
nè
possiede
!
...
Chi
vi
siete
trovato
accanto
nel
bisogno
,
ditelo
?
Vostra
figlia
vi
manda
soltanto
belle
parole
...
Suo
marito
però
va
al
sodo
!
Don
Gesualdo
non
rispose
.
Ma
di
nascosto
,
rivolto
verso
il
muro
,
si
mise
a
piangere
cheto
cheto
.
Sembrava
diventato
un
bambino
.
Non
si
riconosceva
più
.
Allorchè
Diodata
,
sentendo
ch
'
era
tanto
malato
,
volle
andare
a
visitarlo
e
a
chiedergli
perdono
per
la
mancanza
che
gli
avevano
fatto
i
suoi
ragazzi
,
la
notte
della
sommossa
,
rimase
di
stucco
al
vederlo
così
disfatto
,
che
puzzava
di
sepoltura
,
e
gli
occhi
che
a
ogni
faccia
nuova
diventavano
lustri
lustri
.
-
Signor
don
Gesualdo
...
son
venuta
a
vedervi
perché
mi
hanno
detto
che
siete
in
questo
stato
...
Dovete
perdonare
...
a
quegli
screanzati
che
vi
hanno
offeso
...
Ragazzi
senza
giudizio
...
Si
son
lasciati
prendere
in
mezzo
,
senza
sapere
quello
che
facessero
...
Dovete
perdonare
per
amor
mio
,
signor
don
Gesualdo
!
...
E
si
vedeva
che
parlava
sincera
,
la
poveretta
,
con
quel
viso
,
mandando
giù
,
per
nasconderle
,
le
lagrime
che
a
ogni
parola
le
tornavano
agli
occhi
,
cercando
di
pigliargli
la
mano
per
baciargliela
.
Egli
faceva
un
gesto
vago
,
e
scuoteva
il
capo
,
come
a
dire
che
non
gliene
importava
,
oramai
.
In
quella
sopravvenne
Speranza
,
e
fece
una
partaccia
a
quella
sfacciata
che
veniva
a
tentarle
il
fratello
in
fin
di
vita
,
per
cavargli
qualcosa
,
per
pelarlo
sino
all
'
ultimo
.
Una
sanguisuga
.
Ci
s
'
era
ingrassata
alle
spalle
di
lui
!
Non
le
bastava
?
Ora
calavano
i
corvi
,
all
'
odor
del
carname
.
Il
malato
chiudeva
gli
occhi
per
sfuggire
quel
supplizio
,
e
agitavasi
nel
letto
come
al
sopraggiungere
di
un
'
altra
colica
.
Talché
Diodata
se
ne
andò
senza
poterlo
salutare
,
a
capo
chino
,
stringendosi
nella
mantellina
.
Speranza
tornò
al
fratello
,
tutta
amorevole
e
sorridente
.
-
Per
assistervi
adesso
ci
avete
qui
noi
...
Non
vi
lasceremo
solo
,
non
temete
,
..
Tutto
ciò
che
avete
bisogno
...
Comandate
.
Che
ne
fareste
adesso
di
quella
strega
?
Vi
mangerebbe
anima
e
corpo
.
Neanche
il
viatico
potreste
ricevere
,
con
quello
scandalo
in
casa
!
Lei
lo
assisteva
meglio
di
una
serva
,
e
lo
curava
con
amore
,
senza
guardare
a
spesa
né
a
fatiche
.
Vedendo
che
nulla
giovava
,
arrivò
a
chiamare
il
figlio
di
Tavuso
,
il
quale
tornava
fresco
fresco
da
Napoli
,
laureato
in
medicina
,
-
un
ragazzotto
che
non
aveva
ancora
peli
al
mento
e
si
faceva
pagare
come
un
principe
.
-
Però
don
Gesualdo
gli
disse
il
fatto
suo
,
al
vedergli
metter
mano
alla
penna
per
scrivere
le
solite
imposture
:
-
Don
Margheritino
,
io
vi
ho
visto
nascere
!
A
me
scrivete
la
ricetta
?
Per
chi
mi
pigliate
,
amico
caro
!
-
Allora
,
-
ribattè
il
dottorino
infuriato
,
-
allora
fatevi
curare
dal
maniscalco
!
Perché
mi
avete
fatto
chiamare
?
-
Prese
il
cappello
,
e
se
ne
andò
.
Ma
siccome
il
malato
soffriva
tutti
i
tormenti
dell
'
inferno
,
nella
lusinga
che
qualcheduno
trovasse
il
rimedio
che
ci
voleva
,
per
non
far
parlare
anche
i
vicini
che
li
accusavano
di
avarizia
,
dovettero
chinare
il
capo
a
codesto
,
chinare
il
capo
a
medici
e
medicamenti
.
Il
figlio
di
Tavuso
,
Bomma
quanti
barbassori
c
'
erano
in
paese
,
tutti
sfilarono
dinanzi
al
letto
di
don
Gesualdo
.
Arrivavano
,
guardavano
,
tastavano
,
scambiavano
fra
di
loro
certe
parolacce
turche
che
facevano
accapponar
la
pelle
,
e
lasciavano
detto
ciascuno
la
sua
su
di
un
pezzo
di
carta
-
degli
sgorbi
come
sanguisughe
.
Don
Gesualdo
,
sbigottito
,
non
diceva
nulla
,
cercava
di
cogliere
le
parole
a
volo
;
guardava
sospettoso
le
mani
che
scrivevano
.
Soltanto
,
per
non
buttare
via
il
denaro
malamente
,
prima
di
spedire
la
ricetta
,
prese
a
parte
don
Margheritino
,
e
gli
fece
osservare
che
aveva
un
armadio
pieno
di
vasetti
e
boccettine
,
comperati
per
la
buon
'
anima
di
sua
moglie
.
-
Non
ho
guardato
a
spesa
,
signor
dottore
.
Li
ho
ancora
lì
,
tali
e
quali
.
Se
vi
pare
che
possano
giovare
adesso
...
Non
gli
davano
retta
neppur
quando
tornava
a
balbettare
,
spaventato
da
quelle
facce
serie
:
-
Mi
sento
meglio
.
Domani
mi
alzo
.
Mandatemi
in
campagna
che
guarirò
in
ventiquattr
'
ore
.
-
Gli
dicevano
di
sì
,
per
contentarlo
,
come
a
un
bambino
.
-
Domani
,
doman
l
'
altro
.
-
Ma
lo
tenevano
lì
,
per
smungerlo
,
per
succhiargli
il
sangue
,
medici
,
parenti
e
speziali
.
Lo
voltavano
,
lo
rivoltavano
,
gli
picchiavano
sul
ventre
con
due
dita
,
gli
facevano
bere
mille
porcherie
,
lo
ungevano
di
certa
roba
che
gli
apriva
dei
vescicanti
sullo
stomaco
.
C
'
era
di
nuovo
sul
cassettone
un
arsenale
di
rimedi
,
come
negli
ultimi
giorni
di
Bianca
,
buon
'
anima
.
Egli
borbottava
,
tentennando
il
capo
.
-
Siamo
già
ai
medicamenti
che
costano
cari
!
Vuol
dire
che
non
c
'
è
più
rimedio
.
-
Il
denaro
a
fiumi
,
un
va
e
vieni
,
una
baraonda
per
la
casa
,
tavola
imbandita
da
mattina
a
sera
.
Burgio
,
che
non
c
'
era
avvezzo
,
correva
a
mostrare
la
lingua
ai
medici
,
come
venivano
pel
cognato
;
Santo
non
usciva
più
nemmeno
per
andare
all
'
osteria
;
e
i
nipoti
,
quando
tornavano
dai
poderi
,
si
pigliavano
pei
capelli
:
liti
e
quistioni
fra
di
loro
che
facevano
a
chi
più
arraffa
,
degli
strepiti
che
arrivavano
fin
nella
camera
dell
'
infermo
,
il
quale
tendeva
l
'
orecchio
,
smanioso
di
sapere
quello
che
facevano
della
sua
roba
,
e
anche
lui
si
metteva
a
strillare
dal
letto
:
-
Lasciatemi
andare
a
Mangalavite
.
Ci
ho
tutti
i
miei
interessi
alla
malora
.
Qui
mi
mangio
il
fegato
.
Lasciatemi
andare
,
se
no
crepo
!
Ci
aveva
come
una
palla
di
piombo
nello
stomaco
,
che
gli
pesava
,
voleva
uscir
fuori
,
con
un
senso
di
pena
continuo
;
di
tratto
in
tratto
,
si
contraeva
,
s
'
arroventava
e
martellava
,
e
gli
balzava
alla
gola
,
e
lo
faceva
urlare
come
un
dannato
,
e
gli
faceva
mordere
tutto
ciò
che
capitava
.
Egli
rimaneva
sfinito
,
anelante
,
col
terrore
vago
di
un
altro
accesso
negli
occhi
stralunati
.
Tutto
ciò
che
ingoiava
per
forza
,
per
aggrapparsi
alla
vita
,
i
bocconi
più
rari
,
senza
chiedere
quel
che
costassero
,
gli
si
mutavano
in
veleno
;
tornava
a
rigettarli
come
roba
scomunicata
,
più
nera
dell
'
inchiostro
,
amara
,
maledetta
da
Dio
.
E
intanto
i
dolori
e
la
gonfiezza
crescevano
:
una
pancia
che
le
gambe
non
la
reggevano
più
.
Bomma
,
picchiandovi
sopra
,
una
volta
disse
:
-
Qui
c
'
è
roba
.
-
Che
volete
dire
,
vossignoria
?
-
balbettò
don
Gesualdo
,
balzando
a
sedere
sul
letto
,
coi
sudori
freddi
addosso
.
Bomma
lo
guardò
bene
in
faccia
,
accostò
la
seggiola
,
si
voltò
di
qua
e
di
là
per
vedere
s
'
erano
soli
.
-
Don
Gesualdo
,
siete
un
uomo
...
Non
siete
più
un
ragazzo
,
eh
?
-
Sissignore
,
-
rispose
lui
con
voce
ferma
,
calmatosi
a
un
tratto
,
col
coraggio
che
aveva
sempre
avuto
al
bisogno
.
-
Sissignore
,
parlate
.
-
Bene
,
qui
ci
vuole
un
consulto
.
Non
avete
mica
una
spina
di
fico
d
'
India
nel
ventre
!
E
'
un
affare
serio
,
capite
!
Non
è
cosa
per
la
barba
di
don
Margheritino
o
di
qualcun
altro
...
sia
detto
senza
offenderli
,
qui
in
confidenza
.
Chiamate
i
migliori
medici
forestieri
,
don
Vincenzo
Capra
,
il
dottor
Muscio
di
Caltagirone
,
chi
volete
...
Denari
non
ve
ne
mancano
...
A
quelle
parole
don
Gesualdo
montò
in
furia
:
-
I
denari
!
...
Vi
stanno
a
tutti
sugli
occhi
i
denari
che
ho
guadagnato
!
...
A
che
mi
servono
...
se
non
posso
comprare
neanche
la
salute
?
...
Tanti
bocconi
amari
m
'
hanno
dato
...
sempre
!
...
Ma
però
volle
stare
a
sentire
la
conclusione
del
discorso
di
Bomma
.
Alle
volte
non
si
sa
mai
...
Lo
lasciò
finire
,
stando
zitto
,
tenendosi
il
mento
,
pensando
ai
casi
suoi
.
Infine
volle
sapere
:
-
Il
consulto
?
Che
mi
fa
il
consulto
?
Bomma
perse
le
staffe
:
-
Che
vi
fa
?
Caspita
!
Quello
che
vi
può
fare
...
Almeno
non
si
dirà
che
vi
lasciate
morire
senza
aiuto
.
Io
parlo
nel
vostro
interesse
.
Non
me
ne
viene
nulla
in
tasca
...
Io
fo
lo
speziale
...
Non
è
affar
mio
...
Non
me
ne
intendo
.
Vi
ho
curato
per
amicizia
...
-
Come
l
'
altro
tentennava
il
capo
,
diffidente
,
col
sorriso
furbo
sulle
labbra
smorte
,
il
farmacista
mise
da
banda
ogni
riguardo
.
-
Morto
siete
,
don
minchione
!
A
voi
dico
!
Allora
don
Gesualdo
volse
un
'
occhiata
lenta
e
tenace
in
giro
,
si
soffiò
il
naso
,
e
si
lasciò
andar
giù
sul
letto
supino
.
Di
lì
a
un
po
'
,
guardando
il
soffitto
,
aggiunse
con
un
sospiro
:
-
Va
bene
.
Facciamo
il
consulto
.
La
notte
non
chiuse
occhio
.
Tormentato
da
un
'
ansietà
nuova
,
con
dei
brividi
che
lo
assalivano
di
tratto
in
tratto
,
dei
sudori
freddi
,
delle
inquietudini
che
lo
facevano
rizzare
all
'
improvviso
sul
letto
coi
capelli
irti
,
guardando
intorno
nelle
tenebre
,
vedendo
sempre
la
faccia
minacciosa
di
Bomma
,
tastandosi
,
soffocando
i
dolori
,
cercando
d
'
illudersi
.
Parevagli
di
sentirsi
meglio
infatti
.
Voleva
curarsi
,
giacché
era
un
affar
serio
.
Voleva
guarire
.
Ripeteva
le
parole
stesse
dello
speziale
:
denari
ne
aveva
;
s
'
era
logorata
la
vita
apposta
;
non
li
aveva
guadagnati
per
far
la
barba
al
signor
genero
;
perché
se
li
godessero
degli
ingrati
che
lo
lasciavano
crepare
lontano
:
Lontano
dagli
occhi
,
lontan
dal
cuore
!
Il
mondo
è
fatto
così
,
che
ciascuno
tira
l
'
acqua
al
suo
mulino
.
Il
mulino
suo
,
di
lui
,
era
di
riacquistare
la
salute
,
coi
suoi
denari
.
C
'
erano
al
mondo
dei
buoni
medici
che
l
'
avrebbero
fatto
guarire
,
pagandoli
bene
.
Allora
asciugavasi
quel
sudore
d
'
agonia
,
e
cercava
di
dormire
.
Voleva
che
i
medici
forestieri
che
aspettava
il
giorno
dopo
gli
trovassero
miglior
cera
;
contava
le
ore
;
gli
pareva
mill
'
anni
che
fossero
lì
dinanzi
al
suo
letto
.
La
stessa
luce
dell
'
alba
gli
faceva
animo
.
Poi
,
allorché
udì
le
campanelle
della
lettiga
che
portava
il
Muscio
e
don
Vincenzo
Capra
si
sentì
slargare
il
cuore
tanto
fatto
.
Si
tirò
su
svelto
a
sedere
sul
letto
come
uno
che
si
senta
proprio
meglio
.
Salutò
quella
brava
gente
con
un
bel
sorriso
che
doveva
rassicurare
anche
loro
,
appena
li
vide
entrare
.
Essi
invece
gli
badarono
appena
.
Erano
tutti
orecchi
per
don
Margheritino
che
narrava
la
storia
della
malattia
con
gran
prosopopea
;
approvavano
coi
cenni
del
capo
di
tanto
in
tanto
;
volgevano
solo
qualche
occhiata
distratta
sull
'
ammalato
che
andavasi
scomponendo
in
volto
,
alla
vista
di
quelle
facce
serie
,
al
torcer
dei
musi
,
alla
lunga
cicalata
del
mediconzolo
che
sembrava
recitasse
l
'
orazione
funebre
.
Dopo
che
colui
ebbe
terminato
di
ciarlare
s
'
alzarono
l
'
uno
dopo
l
'
altro
,
e
tornarono
a
palpare
e
a
interrogare
il
malato
,
scrollando
il
capo
,
con
certo
ammiccare
sentenzioso
,
certe
occhiate
fra
di
loro
che
vi
mozzavano
il
fiato
addirittura
.
Ce
n
'
era
uno
specialmente
,
dei
forestieri
,
che
stava
accigliato
e
pensieroso
,
e
faceva
a
ogni
momento
uhm
!
uhm
!
senza
aprir
bocca
.
I
parenti
,
la
gente
di
casa
,
dei
vicini
anche
,
per
curiosità
,
si
affollavano
all
'
uscio
,
aspettando
la
sentenza
,
mentre
i
dottori
confabulavano
a
bassa
voce
fra
di
loro
in
un
canto
.
A
un
cenno
dello
speziale
,
Burgio
e
sua
moglie
andarono
a
sentire
anch
'
essi
,
in
punta
di
piedi
.
-
Parlate
,
signori
miei
!
-
esclamò
allora
il
pover
'
uomo
pallido
come
un
morto
.
-
Sono
io
il
malato
,
infine
!
Voglio
sapere
a
che
punto
sono
.
Il
Muscio
abbozzò
un
sorriso
che
lo
fece
più
brutto
.
E
don
Vincenzo
Capra
,
in
bel
modo
,
cominciò
a
spiegare
la
diagnosi
della
malattia
:
Pylori
cancer
,
il
pyrosis
dei
greci
.
Non
s
'
avevano
ancora
indizii
d
'
ulcerazione
;
l
'
adesione
stessa
del
tumore
agli
organi
essenziali
non
era
certa
;
ma
la
degenerescenza
dei
tessuti
accusavasi
già
per
diversi
sintomi
patologici
.
Don
Gesualdo
,
dopo
avere
ascoltato
attentamente
,
riprese
:
-
Tutto
questo
va
benone
.
Però
ditemi
se
potete
guarirmi
,
vossignoria
.
Senza
interesse
...
pagandovi
secondo
il
vostro
merito
...
Capra
ammutolì
da
prima
e
si
strinse
nelle
spalle
.
-
Eh
,
eh
...
guarire
...
certo
...
siamo
qui
per
cercar
di
guarirvi
...
-
Il
Muscio
,
più
brutale
,
spifferò
chiaro
e
tondo
il
solo
rimedio
che
si
potesse
tentare
:
l
'
estirpazione
del
tumore
,
un
bel
caso
,
un
'
operazione
chirurgica
che
avrebbe
fatto
onore
a
chiunque
.
Dimostrava
il
modo
e
la
maniera
,
accalorandosi
nella
proposta
,
accompagnando
la
parola
coi
gesti
,
fiutando
già
il
sangue
cogli
occhi
accesi
nel
faccione
che
gli
s
'
imporporava
tutto
,
quasi
stesse
per
rimboccarsi
le
maniche
e
incominciare
;
tanto
che
il
paziente
spalancava
gli
occhi
e
la
bocca
,
e
tiravasi
indietro
per
istinto
;
e
le
donne
,
atterrite
,
scapparono
a
gemere
e
a
singhiozzare
.
-
Madonna
del
Pericolo
!
-
cominciò
a
strillare
Speranza
.
-
Vogliono
ammazzarmi
il
fratello
...
squartarlo
vivo
come
un
maiale
!
-
Chetatevi
!
-
balbettò
lui
passandosi
un
lembo
del
lenzuolo
sulla
faccia
che
grondava
goccioloni
.
Gli
altri
medici
tacevano
e
approvavano
più
o
meno
la
proposta
del
dottor
Muscio
per
cortesia
.
Don
Gesualdo
,
visto
che
nessuno
fiatava
,
ripigliò
a
dire
:
-
Chetatevi
!
...
Si
tratta
della
mia
pelle
...
devo
dir
la
mia
anch
'
io
...
Signori
miei
...
sono
un
uomo
...
Non
sono
un
ragazzo
...
Se
dite
ch
'
è
necessaria
...
questa
operazione
...
Se
dite
che
è
necessaria
...
Sissignore
...
si
farà
...
Però
,
lasciatemi
dir
la
mia
...
-
E
'
giusto
.
Parlate
.
-
Ecco
...
Una
cosa
sola
..
Voglio
sapere
prima
se
mi
garantite
la
pelle
...
Siamo
galantuomini
...
Mi
fido
di
voi
...
Non
è
un
negozio
da
farsi
a
occhi
chiusi
.
Voglio
vederci
chiaro
nel
mio
affare
...
-
Che
discorsi
son
questi
!
-
interruppe
il
Muscio
dimenandosi
sulla
seggiola
.
-
Io
fo
il
chirurgo
,
amico
mio
.
Io
fo
il
mio
mestiere
,
e
non
m
'
impiccio
a
far
scommesse
da
ciarlatano
!
Credete
di
trattare
col
Zanni
,
alla
fiera
?
-
Allora
non
ne
facciamo
nulla
,
-
rispose
don
Gesualdo
.
E
gli
voltò
le
spalle
.
-
Andate
là
,
Bomma
,
che
m
'
avete
dato
un
bel
consiglio
!
Speranza
,
premurosa
,
vide
giunta
l
'
ora
di
rivolgersi
ai
santi
,
e
si
diede
le
mani
attorno
a
procurar
reliquie
e
immagini
benedette
.
Neri
pensò
che
si
doveva
avvertire
subito
la
figliuola
e
il
genero
del
pericolo
che
correva
don
Gesualdo
.
Lui
non
dava
più
retta
.
Diceva
che
di
santi
e
di
reliquie
ne
aveva
un
fascio
,
lì
nell
'
armadio
di
Bianca
,
insieme
alle
altre
medicine
.
Non
voleva
veder
nessuno
.
Giacché
era
condannato
,
voleva
morire
in
pace
,
senza
operazioni
chirurgiche
,
lontano
dai
guai
,
nella
sua
campagna
.
S
'
attaccava
alla
vita
mani
e
piedi
,
disperato
.
Ne
aveva
passate
delle
altre
;
s
'
era
aiutato
sempre
da
sé
,
nei
mali
passi
.
Coraggio
ne
aveva
e
aveva
il
cuoio
duro
anche
.
Mangiava
e
beveva
;
si
ostinava
a
star
meglio
;
si
alzava
dal
letto
due
o
tre
ore
al
giorno
;
si
trascinava
per
le
stanze
,
da
un
mobile
all
'
altro
.
Infine
si
fece
portare
a
Mangalavite
,
col
fiato
ai
denti
,
mastro
Nardo
da
un
lato
e
Masi
dall
'
altro
che
lo
reggevano
sul
mulo
-
un
viaggio
che
durò
tre
ore
,
e
gli
fece
dire
cento
volte
:
-
Buttatemi
nel
fosso
,
ch
'
è
meglio
.
Ma
laggiù
,
dinanzi
alla
sua
roba
,
si
persuase
che
era
finita
davvero
,
che
ogni
speranza
per
lui
era
perduta
,
al
vedere
che
di
nulla
gliene
importava
,
oramai
.
La
vigna
metteva
già
le
foglie
,
i
seminati
erano
alti
,
gli
ulivi
in
fiore
,
i
sommacchi
verdi
,
e
su
ogni
cosa
stendevasi
una
nebbia
,
una
tristezza
,
un
velo
nero
.
La
stessa
casina
,
colle
finestre
chiuse
,
la
terrazza
dove
Bianca
e
la
figliuola
solevano
mettersi
a
lavorare
,
il
viale
deserto
,
fin
la
sua
gente
di
campagna
che
temeva
di
seccarlo
e
se
ne
stava
alla
larga
,
lì
nel
cortile
o
sotto
la
tettoia
,
ogni
cosa
gli
stringeva
il
cuore
;
ogni
cosa
gli
diceva
:
Che
fai
?
che
vuoi
?
La
sua
stessa
roba
,
lì
,
i
piccioni
che
roteavano
a
stormi
sul
suo
capo
,
le
oche
e
i
tacchini
che
schiamazzavano
dinanzi
a
lui
...
Si
udivano
delle
voci
e
delle
cantilene
di
villani
che
lavoravano
.
Per
la
viottola
di
Licodia
,
in
fondo
,
passava
della
gente
a
piedi
e
a
cavallo
.
Il
mondo
andava
ancora
pel
suo
verso
,
mentre
non
c
'
era
più
speranza
per
lui
,
roso
dal
baco
al
pari
di
una
mela
fradicia
che
deve
cascare
dal
ramo
,
senza
forza
di
muovere
un
passo
sulla
sua
terra
,
senza
voglia
di
mandar
giù
un
uovo
.
Allora
,
disperato
di
dover
morire
,
si
mise
a
bastonare
anatre
e
tacchini
,
a
strappar
gemme
e
sementi
.
Avrebbe
voluto
distruggere
d
'
un
colpo
tutto
quel
ben
di
Dio
che
aveva
accumulato
a
poco
a
poco
.
Voleva
che
la
sua
roba
se
ne
andasse
con
lui
,
disperata
come
lui
.
Mastro
Nardo
e
il
garzone
dovettero
portarlo
di
nuovo
in
paese
,
più
morto
che
vivo
.
Di
lì
a
qualche
giorno
arrivò
il
duca
di
Leyra
,
chiamato
per
espresso
,
e
s
'
impadronì
del
suocero
e
della
casa
,
dicendo
che
voleva
condurselo
a
Palermo
e
farlo
curare
dai
migliori
medici
.
Il
poveretto
,
ch
'
era
ormai
l
'
ombra
di
sé
stesso
,
lasciava
fare
;
riapriva
anzi
il
cuore
alla
speranza
;
intenerivasi
alle
premure
del
genero
e
della
figliuola
che
l
'
aspettava
a
braccia
aperte
.
Gli
pareva
che
gli
tornassero
già
le
forze
.
Non
vedeva
l
'
ora
d
'
andarsene
,
quasi
dovesse
lasciare
il
suo
male
lì
,
in
quella
casa
e
in
quei
poderi
che
gli
erano
costati
tanti
sudori
,
e
che
gli
pesavano
invece
adesso
sulle
spalle
.
Il
genero
intanto
occupavasi
col
suo
procuratore
a
mettere
in
sesto
gli
affari
.
Appena
don
Gesualdo
fu
in
istato
di
poter
viaggiare
,
lo
misero
in
lettiga
e
partirono
per
la
città
.
Era
una
giornata
piovosa
.
Le
case
note
,
dei
visi
di
conoscenti
che
si
voltavano
appena
,
sfilavano
attraverso
gli
sportelli
della
lettiga
.
Speranza
,
e
tutti
i
suoi
,
in
collera
dacché
era
venuto
il
duca
a
spadroneggiare
,
non
si
erano
fatti
più
vedere
.
Ma
Nardo
aveva
voluto
accompagnare
il
padrone
sino
alle
ultime
case
del
paese
.
In
via
della
Masera
si
udì
gridare
:
-
Fermate
!
fermate
!
-
E
apparve
Diodata
,
ché
voleva
salutare
don
Gesualdo
l
'
ultima
volta
,
lì
,
davanti
il
suo
uscio
.
Però
,
giunta
vicino
a
lui
,
non
seppe
trovare
le
parole
,
e
rimaneva
colle
mani
allo
sportello
,
accennando
col
capo
.
-
Ah
,
Diodata
...
Sei
venuta
a
darmi
il
buon
viaggio
?
...
-
disse
lui
.
Essa
fece
segno
di
sì
,
di
sì
,
cercando
di
sorridere
,
e
gli
occhi
le
si
riempirono
di
lagrime
.
-
Povera
Diodata
!
Tu
sola
ti
rammenti
del
tuo
padrone
...
Affacciò
il
capo
allo
sportello
,
cercando
forse
degli
altri
,
ma
siccome
pioveva
lo
tirò
indietro
subito
.
-
Guarda
che
fai
!
...
sotto
la
pioggia
...
a
capo
scoperto
!
...
E
'
il
tuo
vizio
antico
!
Ti
rammenti
,
eh
,
ti
rammenti
?
-
Sissignore
,
-
rispose
lei
semplicemente
,
e
continuava
ad
accompagnare
le
parole
coi
cenni
del
capo
.
-
Sissignore
,
fate
buon
viaggio
,
vossignoria
.
Si
staccò
pian
piano
dalla
lettiga
,
quasi
a
malincuore
,
e
tornò
a
casa
,
fermandosi
sull
'
uscio
,
umile
e
triste
.
Don
Gesualdo
s
'
accorse
allora
di
mastro
Nardo
che
l
'
aveva
seguìto
sin
lì
,
e
mise
mano
alla
tasca
per
regalargli
qualche
baiocco
.
-
Scusate
,
mastro
Nardo
...
non
ne
ho
...
sarà
per
un
'
altra
volta
,
se
torniamo
a
vederci
,
eh
?
...
se
torniamo
a
vederci
...
-
E
si
buttò
all
'
indietro
,
col
cuore
gonfio
di
tutte
quelle
cose
che
si
lasciava
dietro
le
spalle
,
la
viottola
fangosa
per
cui
era
passato
tante
volte
,
il
campanile
perduto
nella
nebbia
,
i
fichi
d
'
India
rigati
dalla
pioggia
che
sfilavano
di
qua
e
di
là
della
lettiga
.
V
Parve
a
don
Gesualdo
d
'
entrare
in
un
altro
mondo
,
allorché
fu
in
casa
della
figliuola
.
Era
un
palazzone
così
vasto
che
ci
si
smarriva
dentro
.
Da
per
tutto
cortinaggi
e
tappeti
che
non
si
sapeva
dove
mettere
i
piedi
-
sin
dallo
scalone
di
marmo
-
e
il
portiere
,
un
pezzo
grosso
addirittura
,
con
tanto
di
barba
e
di
soprabitone
,
vi
squadrava
dall
'
alto
al
basso
,
accigliato
,
se
per
disgrazia
avevate
una
faccia
che
non
lo
persuadesse
,
e
vi
gridava
dietro
dal
suo
gabbione
:
-
C
'
è
lo
stoino
per
pulirsi
le
scarpe
!
-
Un
esercito
di
mangiapane
,
staffieri
e
camerieri
,
che
sbadigliavano
a
bocca
chiusa
,
camminavano
in
punta
di
piedi
,
e
vi
servivano
senza
dire
una
parola
o
fare
un
passo
di
più
,
con
tanta
degnazione
da
farvene
passar
la
voglia
.
Ogni
cosa
regolata
a
suon
di
campanello
,
con
un
cerimoniale
di
messa
cantata
-
per
avere
un
bicchier
d
'
acqua
,
o
per
entrare
nelle
stanze
della
figliuola
.
Lo
stesso
duca
,
all
'
ora
di
pranzo
,
si
vestiva
come
se
andasse
a
nozze
.
Il
povero
don
Gesualdo
,
nei
primi
giorni
,
s
'
era
fatto
animo
per
contentare
la
figliuola
,
e
s
'
era
messo
in
gala
anche
lui
per
venire
a
tavola
,
legato
e
impastoiato
,
con
un
ronzìo
nelle
orecchie
,
le
mani
esitanti
,
l
'
occhio
inquieto
,
le
fauci
strette
da
tutto
quell
'
apparato
,
dal
cameriere
che
gli
contava
i
bocconi
dietro
le
spalle
,
e
di
cui
ogni
momento
vedevasi
il
guanto
di
cotone
allungarsi
a
tradimento
e
togliervi
la
roba
dinanzi
.
L
'
intimidiva
pure
la
cravatta
bianca
del
genero
,
le
credenze
alte
e
scintillanti
come
altari
,
e
la
tovaglia
finissima
,
che
s
'
aveva
sempre
paura
di
lasciarvi
cadere
qualche
cosa
.
Tanto
che
macchinava
di
prendere
a
quattr
'
occhi
la
figliuola
,
e
dirle
il
fatto
suo
.
Il
duca
,
per
fortuna
,
lo
tolse
d
'
impiccio
,
dicendo
ad
Isabella
,
dopo
il
caffè
,
col
sigaro
in
bocca
e
il
capo
appoggiato
alla
spalliera
del
seggiolone
:
-
Mia
cara
,
d
'
oggi
innanzi
credo
che
sarebbe
meglio
far
servire
papà
nelle
sue
stanze
.
Avrà
le
sue
ore
,
le
sue
abitudini
...
Poi
,
col
regime
speciale
che
richiede
il
suo
stato
di
salute
...
-
Certo
,
certo
,
-
balbettò
don
Gesualdo
.
-
Stavo
per
dirvelo
...
Sarei
più
contento
anch
'
io
...
Non
voglio
essere
d
'
incomodo
...
-
No
.
Non
dico
per
questo
.
Voi
ci
fate
a
ogni
modo
piacere
,
caro
mio
.
Egli
si
mostrava
proprio
un
buon
figliuolo
col
suocero
.
Gli
riempiva
il
bicchierino
;
lo
incoraggiava
a
fumare
un
sigaro
;
lo
assicurava
infine
che
gli
trovava
miglior
cera
,
da
che
era
arrivato
a
Palermo
,
e
il
cambiamento
d
'
aria
e
una
buona
cura
l
'
avrebbero
guarito
del
tutto
.
Poi
gli
toccò
anche
il
tasto
degli
interessi
.
Mostravasi
giudizioso
;
cercava
il
modo
e
la
maniera
d
'
avere
il
piacere
di
tenersi
il
suocero
in
casa
un
pezzo
,
senza
timore
che
gli
affari
di
lui
andassero
a
rotta
di
collo
...
Una
procura
generale
...
una
specie
d
'
alter
ego
...
Don
Gesualdo
si
sentì
morire
il
sorriso
in
bocca
.
Non
c
'
era
che
fare
.
Il
genero
,
nel
viso
,
nelle
parole
,
sin
nel
tono
della
voce
,
anche
quando
voleva
fare
l
'
amabile
e
pigliarvi
bel
bello
,
aveva
qualcosa
che
vi
respingeva
indietro
,
e
vi
faceva
cascar
le
braccia
,
uno
che
avesse
voluto
buttargliele
al
collo
,
proprio
come
a
un
figlio
,
e
dirgli
:
-
Te
'
!
per
la
buona
parola
,
adesso
!
Pazienza
il
resto
!
Fai
quello
che
vuoi
!
Talché
don
Gesualdo
scendeva
raramente
dalla
figliuola
.
Ci
si
sentiva
a
disagio
col
signor
genero
;
temeva
sempre
che
ripigliasse
l
'
antifona
dell
'
alter
ego
.
Gli
mancava
l
'
aria
,
lì
fra
tutti
quei
ninnoli
.
Gli
toccava
chiedere
quasi
licenza
al
servitore
che
faceva
la
guardia
in
anticamera
per
poter
vedere
la
sua
figliuola
,
e
scapparsene
appena
giungeva
qualche
visita
.
L
'
avevano
collocato
in
un
quartierino
al
pian
di
sopra
,
poche
stanze
che
chiamavano
la
foresteria
,
dove
Isabella
andava
a
vederlo
ogni
mattina
,
in
veste
da
camera
,
spesso
senza
neppure
mettersi
a
sedere
,
amorevole
e
premurosa
,
è
vero
,
ma
in
certo
modo
che
al
pover
'
uomo
sembrava
d
'
essere
davvero
un
forestiero
.
Essa
alcune
volte
era
pallida
così
che
pareva
non
avesse
chiuso
occhio
neppur
lei
.
Aveva
una
certa
ruga
fra
le
ciglia
,
qualcosa
negli
occhi
,
che
a
lui
,
vecchio
e
pratico
del
mondo
,
non
andavan
punto
a
genio
.
Avrebbe
voluto
pigliarsi
anche
lei
fra
le
braccia
,
stretta
stretta
,
e
chiederle
piano
in
un
orecchio
:
-
Cos
'
hai
?
...
dimmelo
!
...
Confidati
a
me
che
dei
guai
ne
ho
passati
tanti
,
e
non
posso
tradirti
!
...
Ma
anch
'
essa
ritirava
le
corna
come
fa
la
lumaca
.
Stava
chiusa
,
parlava
di
rado
anche
della
mamma
,
quasi
il
chiodo
le
fosse
rimasto
lì
,
fisso
...
accusando
lo
stomaco
peloso
dei
Trao
,
che
vi
chiudevano
il
rancore
e
la
diffidenza
,
implacabili
!
Perciò
lui
doveva
ricacciare
indietro
le
parole
buone
e
anche
le
lagrime
,
che
gli
si
gonfiavano
grosse
grosse
dentro
,
e
tenersi
per
sé
i
propri
guai
.
Passava
i
giorni
malinconici
dietro
l
'
invetriata
,
a
veder
strigliare
i
cavalli
e
lavare
le
carrozze
,
nella
corte
vasta
quanto
una
piazza
.
Degli
stallieri
,
in
manica
di
camicia
e
coi
piedi
nudi
negli
zoccoli
,
cantavano
,
vociavano
,
barattavano
delle
chiacchiere
e
degli
strambotti
coi
domestici
,
i
quali
perdevano
il
tempo
alle
finestre
,
col
grembialone
sino
al
collo
,
o
in
panciotto
rosso
,
strascicando
svogliatamente
uno
strofinaccio
fra
le
mani
ruvide
,
con
le
barzellette
sguaiate
,
dei
musi
beffardi
di
mascalzoni
ben
rasi
e
ben
pettinati
che
sembravano
togliersi
allora
una
maschera
.
I
cocchieri
poi
,
degli
altri
pezzi
grossi
,
stavano
a
guardare
,
col
sigaro
in
bocca
e
le
mani
nelle
tasche
delle
giacchette
attillate
,
discorrendo
di
tanto
in
tanto
col
guardaportone
che
veniva
dal
suo
casotto
a
fare
una
fumatina
,
accennando
con
dei
segni
e
dei
versacci
alle
cameriere
che
si
vedevano
passare
dietro
le
invetriate
dei
balconi
,
oppure
facevano
capolino
provocanti
,
sfacciate
,
a
buttar
giù
delle
parolacce
e
delle
risate
di
male
femmine
con
certi
visi
da
Madonna
.
Don
Gesualdo
pensava
intanto
quanti
bei
denari
dovevano
scorrere
per
quelle
mani
;
tutta
quella
gente
che
mangiava
e
beveva
alle
spalle
di
sua
figlia
,
sulla
dote
che
egli
le
aveva
dato
,
su
l
'
Alìa
e
su
Donninga
,
le
belle
terre
che
aveva
covato
cogli
occhi
tanto
tempo
,
sera
e
mattina
,
e
misurato
col
desiderio
,
e
sognato
la
notte
,
e
acquistato
palmo
a
palmo
,
giorno
per
giorno
,
togliendosi
il
pane
di
bocca
:
le
povere
terre
nude
che
bisognava
arare
e
seminare
;
i
mulini
,
le
case
,
i
magazzini
che
aveva
fabbricato
con
tanti
stenti
,
con
tanti
sacrifici
,
un
sasso
dopo
l
'
altro
.
La
Canziria
,
Mangalavite
,
la
casa
,
tutto
,
tutto
sarebbe
passato
per
quelle
mani
.
Chi
avrebbe
potuto
difendere
la
sua
roba
dopo
la
sua
morte
,
ahimè
,
povera
roba
!
Chi
sapeva
quel
che
era
costata
?
Il
signor
duca
,
lui
,
quando
usciva
di
casa
,
a
testa
alta
,
col
sigaro
in
bocca
e
il
pomo
del
bastoncino
nella
tasca
del
pastrano
,
fermavasi
appena
a
dare
un
'
occhiata
ai
suoi
cavalli
,
ossequiato
come
il
Santissimo
Sagramento
,
le
finestre
si
chiudevano
in
fretta
,
ciascuno
correva
al
suo
posto
,
tutti
a
capo
scoperto
,
il
guardaportone
col
berretto
gallonato
in
mano
,
ritto
dinanzi
alla
sua
vetrina
,
gli
stallieri
immobili
accanto
alla
groppa
delle
loro
bestie
,
colla
striglia
appoggiata
all
'
anca
,
il
cocchiere
maggiore
,
un
signorone
,
piegato
in
due
a
passare
la
rivista
e
prendere
gli
ordini
:
una
commedia
che
durava
cinque
minuti
.
Dopo
,
appena
lui
voltava
le
spalle
,
ricominciava
il
chiasso
e
la
baraonda
,
dalle
finestre
,
dalle
arcate
del
portico
che
metteva
alle
scuderie
,
dalla
cucina
che
fumava
e
fiammeggiava
sotto
il
tetto
,
piena
di
sguatteri
vestiti
di
bianco
,
quasi
il
palazzo
fosse
abbandonato
in
mano
a
un
'
orda
famelica
,
pagata
apposta
per
scialarsela
sino
al
tocco
della
campana
che
annunziava
qualche
visita
-
un
'
altra
solennità
anche
quella
.
-
La
duchessa
certi
giorni
si
metteva
in
pompa
magna
ad
aspettare
le
visite
come
un
'
anima
di
purgatorio
.
Arrivava
di
tanto
in
tanto
una
carrozza
fiammante
;
passava
come
un
lampo
dinanzi
al
portinaio
,
che
aveva
appena
il
tempo
di
cacciare
la
pipa
nella
falda
del
soprabito
e
di
appendersi
alla
campana
;
delle
dame
e
degli
staffieri
in
gala
sguisciavano
frettolosi
sotto
l
'
alto
vestibolo
,
e
dopo
dieci
minuti
tornavano
ad
uscire
per
correre
altrove
a
rompicollo
;
proprio
della
gente
che
sembrava
presa
a
giornata
per
questo
.
Lui
invece
passava
il
tempo
a
contare
le
tegole
dirimpetto
,
a
calcolare
,
con
l
'
amore
e
la
sollecitudine
del
suo
antico
mestiere
,
quel
che
erano
costate
le
finestre
scolpite
,
i
pilastri
massicci
,
gli
scalini
di
marmo
,
quei
mobili
sontuosi
,
quelle
stoffe
,
quella
gente
,
quei
cavalli
che
mangiavano
,
e
inghiottivano
il
denaro
come
la
terra
inghiottiva
la
semente
,
come
beveva
l
'
acqua
,
senza
renderlo
però
,
senza
dar
frutto
,
sempre
più
affamati
,
sempre
più
divoranti
,
simili
a
quel
male
che
gli
consumava
le
viscere
.
Quante
cose
si
sarebbero
potute
fare
con
quel
denaro
!
Quanti
buoni
colpi
di
zappa
,
quanto
sudore
di
villani
si
sarebbero
pagati
!
Delle
fattorie
,
dei
villaggi
interi
da
fabbricare
...
delle
terre
da
seminare
,
a
perdita
di
vista
...
E
un
esercito
di
mietitori
a
giugno
,
del
grano
da
raccogliere
a
montagne
,
del
denaro
a
fiumi
da
intascare
!
...
Allora
gli
si
gonfiava
il
cuore
al
vedere
i
passeri
che
schiamazzavano
su
quelle
tegole
,
il
sole
che
moriva
sul
cornicione
senza
scendere
mai
giù
sino
alle
finestre
.
Pensava
alle
strade
polverose
,
ai
bei
campi
dorati
e
verdi
,
al
cinguettìo
lungo
le
siepi
,
alle
belle
mattinate
che
facevano
fumare
i
solchi
!
...
Oramai
!
...
oramai
!
...
Adesso
era
chiuso
fra
quattro
mura
,
col
brusìo
incessante
della
città
negli
orecchi
,
lo
scampanìo
di
tante
chiese
che
gli
martellava
sul
capo
,
consumato
lentamente
dalla
febbre
,
roso
dai
dolori
che
gli
facevano
mordere
il
guanciale
,
a
volte
,
per
non
seccare
il
domestico
che
sbadigliava
nella
stanza
accanto
.
Nei
primi
giorni
,
il
cambiamento
,
l
'
aria
nuova
,
forse
anche
qualche
medicina
indovinata
,
per
sbaglio
,
avevano
fatto
il
miracolo
,
gli
avevano
fatto
credere
di
potersi
guarire
.
Dopo
era
ricaduto
peggio
di
prima
.
Neppure
i
migliori
medici
di
Palermo
avevano
saputo
trovar
rimedio
a
quella
malattia
scomunicata
!
tal
quale
come
i
medici
ignoranti
del
suo
paese
,
e
costavano
di
più
,
per
giunta
!
Venivano
l
'
uno
dopo
l
'
altro
,
dei
dottoroni
che
tenevano
carrozza
,
e
si
facevano
pagare
anche
il
servitore
che
lasciavano
in
anticamera
.
L
'
osservavano
,
lo
tastavano
,
lo
interrogavano
quasi
avessero
da
fare
con
un
ragazzo
o
un
contadino
.
Lo
mostravano
agli
apprendisti
come
il
zanni
fa
vedere
alla
fiera
il
gallo
con
le
corna
,
oppure
la
pecora
con
due
code
,
facendo
la
spiegazione
con
parole
misteriose
.
Rispondevano
appena
,
a
fior
di
labbra
,
se
il
povero
diavolo
si
faceva
lecito
di
voler
sapere
che
malattia
covava
in
corpo
,
quasi
egli
non
avesse
che
vederci
,
colla
sua
pelle
!
Gli
avevano
fatto
comperare
anch
'
essi
un
'
intera
farmacia
:
dei
rimedi
che
si
contavano
a
gocce
,
come
l
'
oro
,
degli
unguenti
che
si
spalmavano
con
un
pennello
e
aprivano
delle
piaghe
vive
,
dei
veleni
che
davano
delle
coliche
più
forti
e
mettevano
come
del
rame
nella
bocca
,
dei
bagni
e
dei
sudoriferi
che
lo
lasciavano
sfinito
,
senza
forza
di
muovere
il
capo
,
vedendo
già
l
'
ombra
della
morte
da
per
tutto
.
-
Signori
miei
,
a
che
giuoco
giuochiamo
?
-
voleva
dire
.
-
Allora
,
se
è
sempre
la
stessa
musica
,
me
ne
torno
al
mio
paese
...
Almeno
laggiù
lo
rispettavano
pei
suoi
denari
,
e
lo
lasciavano
sfogare
,
se
pretendeva
di
sapere
come
li
spendeva
per
la
sua
salute
.
Mentre
qui
gli
pareva
d
'
essere
all
'
ospedale
,
curato
per
carità
.
Doveva
stare
in
suggezione
anche
del
genero
che
veniva
ad
accompagnare
i
pezzi
grossi
chiamati
a
consulto
.
Parlavano
sottovoce
fra
di
loro
,
voltandogli
le
spalle
,
senza
curarsi
di
lui
che
aspettava
a
bocca
aperta
una
parola
di
vita
o
di
morte
.
Oppure
gli
facevano
l
'
elemosina
di
una
risposta
che
non
diceva
niente
,
di
un
sorrisetto
che
significava
addirittura
-
Arrivederci
in
Paradiso
,
buon
uomo
!
-
C
'
erano
persino
di
quelli
che
gli
voltavano
le
spalle
,
come
si
tenessero
offesi
.
Egli
indovinava
che
doveva
essere
qualche
cosa
di
grave
,
al
viso
stesso
che
facevano
i
medici
,
alle
alzate
di
spalle
scoraggianti
,
alle
lunghe
fermate
col
genero
,
e
al
borbottìo
che
durava
un
pezzo
fra
di
loro
in
anticamera
.
Infine
non
si
tenne
più
.
Un
giorno
che
quei
signori
tornavano
a
ripetere
la
stessa
pantomima
,
ne
afferrò
uno
per
la
falda
,
prima
d
'
andarsene
.
-
Signor
dottore
,
parlate
con
me
!
Sono
io
il
malato
,
infine
!
Non
sono
un
ragazzo
.
Voglio
sapere
di
che
si
tratta
,
giacché
si
giuoca
sulla
mia
pelle
!
Colui
invece
cominciò
a
fare
una
scenata
col
duca
,
quasi
gli
si
fosse
mancato
di
rispetto
in
casa
sua
.
Ci
volle
del
bello
e
del
buono
per
calmarlo
,
e
perché
non
piantasse
lì
malato
e
malattia
una
volta
per
sempre
.
Don
Gesualdo
udì
che
gli
dicevano
sottovoce
:
-
Compatitelo
...
Non
conosce
gli
usi
...
E
'
un
uomo
primitivo
...
nello
stato
di
natura
...
-
Sicché
il
poveraccio
dovette
mandar
giù
tutto
,
e
rivolgersi
alla
figliuola
,
per
sapere
qualche
cosa
.
-
Che
hanno
detto
i
medici
?
Dimmi
la
verità
?
...
E
'
una
malattia
grave
,
di
'
?
...
E
come
le
vide
gonfiare
negli
occhi
le
lagrime
,
malgrado
che
tentasse
di
cacciarle
indietro
,
infuriò
.
Non
voleva
morire
.
Si
sentiva
un
'
energia
disperata
d
'
alzarsi
e
andarsene
via
da
quella
casa
maledetta
.
-
Non
dico
per
te
...
Hai
fatto
di
tutto
...
Non
mi
manca
nulla
...
Ma
io
non
ci
sono
avvezzo
,
vedi
...
Mi
par
di
soffocare
qui
dentro
...
Neppur
lei
non
ci
stava
bene
in
quella
casa
.
Il
cuore
glielo
diceva
,
al
povero
padre
.
Sembrava
che
fossero
in
perfetto
accordo
,
marito
e
moglie
;
discorrevano
cortesemente
fra
di
loro
,
dinanzi
ai
domestici
;
il
duca
passava
quasi
sempre
una
mezz
'
oretta
nel
salottino
della
moglie
dopo
pranzo
;
andava
a
darle
il
buon
giorno
ogni
mattina
,
prima
della
colazione
;
per
i
Morti
,
a
Natale
,
per
la
festa
di
Santa
Rosalia
,
e
nella
ricorrenza
del
suo
onomastico
o
dell
'
anniversario
del
loro
matrimonio
,
le
regalava
dei
gioielli
,
ch
'
essa
aveva
fatto
ammirare
al
babbo
,
in
prova
del
bene
che
le
voleva
il
marito
.
-
Ah
,
ah
...
capisco
...
dev
'
essere
costata
una
bella
somma
!
...
però
non
sei
contenta
...
si
vede
benissimo
che
non
sei
contenta
....
Leggeva
in
fondo
agli
occhi
di
lei
un
altro
segreto
,
un
'
altra
ansietà
mortale
,
che
non
la
lasciava
neppure
quand
'
era
vicino
a
lui
,
che
le
dava
dei
sussulti
,
allorché
udiva
un
passo
all
'
improvviso
,
o
suonava
ad
ora
insolita
la
campana
che
annunziava
il
duca
;
e
dei
pallori
mortali
,
certi
sguardi
rapidi
in
cui
gli
pareva
di
scorgere
un
rimprovero
.
Alcune
volte
l
'
aveva
vista
giungere
correndo
,
pallida
,
tremante
come
una
foglia
,
balbettando
delle
scuse
.
Una
notte
,
tardi
,
mentre
era
in
letto
coi
suoi
guai
,
aveva
udito
un
'
agitazione
insolita
nel
piano
di
sotto
,
degli
usci
che
sbattevano
,
la
voce
della
cameriera
che
strillava
,
quasi
chiamasse
aiuto
,
una
voce
che
lo
fece
rizzare
spaventato
sul
letto
.
Ma
sua
figlia
il
giorno
dopo
non
gli
volle
dir
nulla
;
sembrava
anzi
che
le
sue
domande
l
'
infastidissero
.
Misuravano
fino
le
parole
e
i
sospiri
in
quella
casa
,
ciascuno
chiudendosi
in
corpo
i
propri
guai
,
il
duca
col
sorriso
freddo
,
Isabella
con
la
buona
grazia
che
le
aveva
fatto
insegnare
in
collegio
.
Le
tende
e
i
tappeti
soffocavano
ogni
cosa
.
Però
,
quando
se
li
vedeva
dinanzi
a
lui
,
marito
e
moglie
,
così
tranquilli
,
che
nessuno
avrebbe
sospettato
quel
che
covava
sotto
,
si
sentiva
freddo
nella
schiena
.
Del
resto
,
che
poteva
farci
?
Ne
aveva
abbastanza
dei
suoi
guai
.
Il
peggio
di
tutti
stava
lui
che
aveva
la
morte
sul
collo
.
Quand
'
egli
avrebbe
chiuso
gli
occhi
tutti
gli
altri
si
sarebbero
data
pace
,
come
egli
stesso
s
'
era
data
pace
dopo
la
morte
di
suo
padre
e
di
sua
moglie
.
Ciascuno
tira
l
'
acqua
al
suo
mulino
.
Ne
aveva
data
tanta
dell
'
acqua
per
far
macinare
gli
altri
!
Speranza
,
Diodata
,
tutti
gli
altri
...
un
vero
fiume
.
Anche
lì
,
in
quel
palazzo
di
cuccagna
,
era
tutto
opera
sua
;
e
intanto
non
trovava
riposo
fra
i
lenzuoli
di
tela
fine
,
sui
guanciali
di
piume
;
soffocava
fra
i
cortinaggi
e
le
belle
stoffe
di
seta
che
gli
toglievano
il
sole
.
I
denari
che
spendeva
per
far
andare
la
baracca
,
i
rumori
della
corte
,
il
cameriere
che
gli
tenevano
dietro
l
'
uscio
a
contargli
i
sospiri
,
insino
al
cuoco
che
gli
preparava
certe
brode
insipide
che
non
riusciva
a
mandar
giù
,
ogni
cosa
l
'
attossicava
;
non
digeriva
più
neanche
i
bocconi
prelibati
,
erano
tanti
chiodi
nelle
sue
carni
.
-
Mi
lasciano
morir
di
fame
,
capisci
!
-
lagnavasi
colla
figliuola
,
alle
volte
,
cogli
occhi
accesi
dalla
disperazione
.
-
Non
è
per
risparmiare
...
Sarà
della
roba
buona
...
Ma
il
mio
stomaco
non
c
'
è
avvezzo
...
Rimandatemi
a
casa
mia
.
Voglio
chiuder
gli
occhi
dove
son
nato
!
L
'
idea
della
morte
ora
non
lo
lasciava
più
;
si
tradiva
nelle
domande
insidiose
,
nelle
occhiate
piene
di
sospetto
,
anche
nella
preoccupazione
affannosa
di
dissimularla
in
vari
modi
.
Adesso
non
aveva
più
suggezione
di
nessuno
,
e
afferrava
chi
gli
capitava
per
domandare
:
-
Voglio
sapere
la
verità
,
signori
cari
...
Per
regolare
le
mie
cose
...
i
miei
interessi
...
-
E
se
cercavano
di
rassicurarlo
,
dicendogli
che
non
c
'
era
nulla
di
grave
...
di
serio
...
pel
momento
...
egli
tornava
ad
insistere
,
ad
appuntare
gli
occhi
,
furbo
,
per
scavar
terreno
:
-
E
'
che
ho
tanto
da
fare
laggiù
,
al
mio
paese
,
signori
miei
...
capite
!
...
Non
posso
mica
darmi
bel
tempo
,
io
!
...
Bisogna
che
pensi
a
tutto
,
se
no
c
'
è
la
rovina
!
...
Poi
spiegava
di
dove
gli
era
venuto
quel
male
:
-
Sono
stati
i
dispiaceri
!
...
i
bocconi
amari
!
...
ne
ho
avuti
tanti
!
Vedete
,
me
n
'
è
rimasto
il
lievito
qui
dentro
!
...
-
Era
tornato
diffidente
.
Temeva
che
non
vedessero
l
'
ora
di
levarselo
di
torno
,
per
risparmiar
la
spesa
e
impadronirsi
del
fatto
suo
.
Cercava
di
rassicurar
tutti
quanti
,
col
sorriso
affabile
:
-
Non
guardate
a
spesa
...
Posso
pagare
...
Mio
genero
lo
sa
...
Tutto
ciò
che
occorre
...
Non
saranno
denari
persi
...
Se
campo
,
ne
guadagno
ancora
tanti
dei
denari
...
-
Cogli
occhi
lucenti
,
cercava
d
'
ingraziarsi
la
sua
figliuola
stessa
.
Sapeva
che
la
roba
,
ahimè
,
mette
l
'
inferno
anche
fra
padri
e
figli
.
La
pigliava
in
parola
.
Balbettava
,
accarezzandola
come
quand
'
era
bambina
,
spiandola
di
sottecchi
intanto
,
col
cuore
alla
gola
:
-
Qui
cosa
mi
manca
?
Ho
tutto
per
guarire
...
Tutto
quello
che
ci
vorrà
spenderemo
,
non
è
vero
?
Ma
il
male
lo
vinceva
e
gli
toglieva
ogni
illusione
.
In
quei
momenti
di
scoraggiamento
il
pover
'
uomo
pensava
a
voce
alta
:
-
A
che
mi
serve
?
...
a
che
giova
tutto
ciò
?
...
Neppure
a
tua
madre
è
giovato
!
Un
giorno
venne
a
fargli
visita
l
'
amministratore
del
duca
,
officioso
,
tutto
gentilezze
come
il
suo
padrone
quando
apparecchiavasi
a
dare
la
botta
.
S
'
informò
della
salute
;
gli
fece
le
condoglianze
per
la
malattia
che
tirava
in
lungo
.
Capiva
bene
,
lui
,
un
uomo
d
'
affari
come
don
Gesualdo
...
che
dissesto
...
quanti
danni
...
le
conseguenze
...
un
'
azienda
così
vasta
...
senza
nessuno
che
potesse
occuparsene
sul
serio
...
Infine
offrì
d
'
incaricarsene
lui
...
per
l
'
interesse
che
portava
alla
casa
...
alla
signora
duchessa
...
Del
signor
duca
era
buon
servo
da
tanti
anni
...
Sicché
prendeva
a
cuore
anche
gli
interessi
di
don
Gesualdo
.
Proponeva
d
'
alleggerirlo
d
'
ogni
carico
...
finché
si
sarebbe
guarito
...
se
credeva
...
investendolo
per
procura
...
A
misura
che
colui
sputava
fuori
il
veleno
,
don
Gesualdo
andava
scomponendosi
in
viso
.
Non
fiatava
,
stava
ad
ascoltarlo
,
cogli
occhi
bene
aperti
,
e
intanto
ruminava
come
trarsi
d
'
impiccio
.
A
un
tratto
si
mise
a
urlare
e
ad
agitarsi
quasi
fosse
colto
di
nuovo
dalla
colica
,
quasi
fosse
giunta
l
'
ultima
sua
ora
,
e
non
udisse
e
non
potesse
più
parlare
.
Balbettò
solo
,
smaniando
:
-
Chiamatemi
mia
figlia
!
Voglio
veder
mia
figlia
!
Ma
appena
accorse
lei
,
spaventata
egli
non
aggiunse
altro
.
Si
chiuse
in
sè
stesso
a
pensare
come
uscire
dal
malo
passo
,
torvo
,
diffidente
,
voltandosi
in
là
per
non
lasciarsi
scappare
qualche
occhiata
che
lo
tradisse
.
Soltanto
ne
piantò
una
lunga
lunga
addosso
a
quel
galantuomo
che
se
ne
andava
rimminchionito
.
Infine
,
a
poco
a
poco
,
finse
di
calmarsi
.
Bisognava
giuocar
d
'
astuzia
per
uscire
da
quelle
grinfie
.
Cominciò
a
far
segno
di
sì
e
di
sì
col
capo
,
fissando
gli
occhi
amorevoli
in
volto
alla
figliuola
allibbita
,
col
sorriso
paterno
,
il
fare
bonario
;
-
Sì
...
voglio
darvi
in
mano
tutto
il
fatto
mio
...
per
alleggerirmi
il
carico
...
Mi
farete
piacere
anzi
...
nello
stato
in
cui
sono
...
Voglio
spogliarmi
di
tutto
...
Già
ho
poco
da
vivere
...
Rimandatemi
a
casa
mia
per
fare
la
procura
...
la
donazione
...
tutto
ciò
che
vorrete
...
Lì
conosco
il
notaro
...
so
dove
metter
le
mani
...
Ma
prima
rimandatemi
a
casa
mia
...
Tutto
quello
che
vorrete
,
poi
!
...
-
Ah
,
babbo
,
babbo
!
-
esclamò
Isabella
colle
lagrime
agli
occhi
.
Ma
egli
sentivasi
morire
di
giorno
in
giorno
.
Non
poteva
più
muoversi
.
Sembravagli
che
gli
mancassero
le
forze
d
'
alzarsi
dal
letto
e
andarsene
via
perché
gli
toglievano
il
denaro
,
il
sangue
delle
vene
,
per
tenerlo
sottomano
,
prigioniero
.
Sbuffava
,
smaniava
,
urlava
di
dolore
e
di
collera
.
E
poi
ricadeva
sfinito
,
minaccioso
,
colla
schiuma
alla
bocca
,
sospettando
di
tutto
,
spiando
prima
le
mani
del
cameriere
se
beveva
un
bicchiere
d
'
acqua
,
guardando
ciascuno
negli
occhi
per
scoprire
la
verità
,
per
leggervi
la
sua
sentenza
,
costretto
a
ricorrere
agli
artifizii
per
sapere
qualcosa
di
quel
che
gli
premeva
.
-
Chiamatemi
quell
'
uomo
dell
'
altra
volta
...
Portatemi
le
carte
da
firmare
...
E
'
giusto
,
ci
ho
pensato
su
.
Bisogna
incaricare
qualcuno
dei
miei
interessi
,
finchè
guarisco
...
Ma
adesso
coloro
non
avevano
fretta
;
gli
promettevano
sempre
,
dall
'
oggi
al
domani
.
Lo
stesso
duca
si
strinse
nelle
spalle
:
come
a
dire
che
non
serviva
più
.
Un
terrore
più
grande
,
più
vicino
,
della
morte
lo
colse
a
quell
'
indifferenza
.
Insisteva
,
voleva
disporre
della
sua
roba
,
come
per
attaccarsi
alla
vita
,
per
far
atto
d
'
energia
e
di
volontà
.
Voleva
far
testamento
,
per
dimostrare
a
sè
stesso
ch
'
era
tuttora
il
padrone
.
Il
duca
finalmente
,
per
chetarlo
,
gli
disse
che
non
occorreva
,
poiché
non
c
'
erano
altri
eredi
...
Isabella
era
figlia
unica
...
-
Ah
?
...
-
rispose
lui
.
-
Non
occorre
...
è
figlia
unica
?
...
E
tornò
a
ricoricarsi
,
lugubre
.
Avrebbe
voluto
rispondergli
che
ce
n
'
erano
ancora
,
degli
eredi
nati
prima
di
lei
,
sangue
suo
stesso
.
Gli
nascevano
dei
rimorsi
,
colla
bile
.
Faceva
dei
brutti
sogni
,
delle
brutte
facce
pallide
e
irose
gli
apparivano
la
notte
;
delle
voci
,
degli
scossoni
lo
facevano
svegliare
di
soprassalto
,
in
un
mare
di
sudore
,
col
cuore
che
martellava
forte
.
Tanti
pensieri
gli
venivano
adesso
,
tanti
ricordi
,
tante
persone
gli
sfilavano
dinanzi
:
Bianca
,
Diodata
,
degli
altri
ancora
:
quelli
non
l
'
avrebbero
lasciato
morire
senza
aiuto
!
Volle
un
altro
consulto
,
i
migliori
medici
.
Ci
dovevano
essere
dei
medici
pel
suo
male
,
a
saperli
trovare
,
a
pagarli
bene
.
Il
denaro
l
'
aveva
guadagnato
apposta
,
lui
!
Al
suo
paese
gli
avevano
fatto
credere
che
rassegnandosi
a
lasciarsi
aprire
il
ventre
...
Ebbene
,
sì
,
sì
!
Aspettava
il
consulto
,
il
giorno
fissato
,
sin
dalla
mattina
,
raso
e
pettinato
,
seduto
nel
letto
,
colla
faccia
color
di
terra
,
ma
fermo
e
risoluto
.
Ora
voleva
vederci
chiaro
nei
fatti
suoi
.
-
Parlate
liberamente
,
signori
miei
.
Tutto
ciò
che
si
deve
fare
si
farà
!
Gli
batteva
un
po
'
il
cuore
.
Sentiva
un
formicolìo
come
di
spasimo
anticipato
tra
i
capelli
.
Ma
era
pronto
a
tutto
;
quasi
scoprivasi
il
ventre
,
perchè
si
servissero
pure
.
Se
un
albero
ha
la
cancrena
addosso
,
cos
'
è
infine
?
Si
taglia
il
ramo
!
Adesso
invece
i
medici
non
volevano
neppure
operarlo
.
Avevano
degli
scrupoli
,
dei
ma
e
dei
se
.
Si
guardavano
fra
di
loro
e
biasciavano
mezze
parole
.
Uno
temeva
la
responsabilità
;
un
altro
osservò
che
non
era
più
il
caso
...
oramai
...
Il
più
vecchio
,
una
faccia
di
malaugurio
che
vi
faceva
morire
prima
del
tempo
,
com
'
è
vero
Dio
,
s
'
era
messo
già
a
confortare
la
famiglia
,
dicendo
che
sarebbe
stato
inutile
anche
prima
,
con
un
male
di
quella
sorta
...
-
Ah
...
-
rispose
don
Gesualdo
,
fattosi
rauco
a
un
tratto
.
-
Ah
...
Ho
inteso
...
E
si
lasciò
scivolare
pian
piano
giù
disteso
nel
letto
,
trafelato
.
Non
aggiunse
altro
,
per
allora
.
Stette
zitto
a
lasciarli
finire
di
discorrere
.
Soltanto
voleva
sapere
s
'
era
venuto
il
momento
di
pensare
ai
casi
suoi
.
Non
c
'
era
più
da
scherzare
adesso
!
Aveva
tanti
interessi
gravi
da
lasciare
sistemati
...
-
Taci
!
taci
!
-
borbottò
rivolto
alla
figliuola
che
gli
piangeva
allato
.
Colla
faccia
cadaverica
,
cogli
occhi
simili
a
due
chiodi
in
fondo
alle
orbite
livide
,
aspettava
la
risposta
che
gli
dovevano
,
infine
.
Non
c
'
era
da
scherzare
!
-
No
,
no
...
C
'
è
tempo
.
Simili
malattie
durano
anni
e
anni
...
Però
...
certo
...
premunirsi
...
sistemare
gli
affari
a
tempo
...
non
sarebbe
male
...
-
Ho
inteso
,
-
ripetè
don
Gesualdo
col
naso
fra
le
coperte
.
-
Vi
ringrazio
,
signori
miei
.
Un
nuvolo
gli
calò
sulla
faccia
e
vi
rimase
.
Una
specie
di
rancore
,
qualcosa
che
gli
faceva
tremare
le
mani
e
la
voce
,
e
trapelava
dagli
occhi
socchiusi
.
Fece
segno
al
genero
di
fermarsi
;
lo
chiamò
dinanzi
al
letto
,
a
quattr
'
occhi
,
da
solo
a
solo
.
-
Finalmente
...
questo
notaro
...
verrà
,
sì
o
no
?
Devo
far
testamento
...
Ho
degli
scrupoli
di
coscienza
...
Sissignore
!
...
Sono
il
padrone
,
sì
o
no
?
...
Ah
...
ah
...
stai
ad
ascoltare
anche
tu
?
...
Isabella
andò
a
buttarsi
ginocchioni
ai
piedi
del
letto
,
col
viso
fra
le
materasse
,
singhiozzando
e
disperandosi
.
Il
genero
lo
chetava
dall
'
altra
parte
.
-
Ma
sì
,
ma
sì
,
quando
vorrete
,
come
vorrete
.
Non
c
'
è
bisogno
di
far
delle
scene
...
Ecco
in
che
stato
avete
messo
la
vostra
figliuola
!
...
-
Va
bene
!
-
seguitò
a
borbottare
lui
.
-
Va
bene
!
Ho
capito
!
E
volse
le
spalle
,
tal
quale
suo
padre
,
buon
'
anima
.
Appena
fu
solo
cominciò
a
muggire
come
un
bue
,
col
naso
al
muro
.
Ma
poi
se
veniva
gente
,
stava
zitto
.
Covava
dentro
di
sé
il
male
e
l
'
amarezza
.
Lasciava
passare
i
giorni
.
Pensava
ad
allungarseli
piuttosto
,
a
guadagnare
almeno
quelli
,
uno
dopo
l
'
altro
,
così
come
venivano
,
pazienza
!
Finché
c
'
è
fiato
c
'
è
vita
.
A
misura
che
il
fiato
gli
andava
mancando
,
a
poco
a
poco
,
acconciavasi
pure
ai
suoi
guai
;
ci
faceva
il
callo
.
Lui
aveva
le
spalle
grosse
,
e
avrebbe
tirato
in
lungo
,
mercé
la
sua
pelle
dura
.
Alle
volte
provava
anche
una
certa
soddisfazione
,
fra
sé
e
sé
,
sotto
il
lenzuolo
,
pensando
al
viso
che
avrebbero
fatto
il
signor
duca
e
tutti
quanti
,
al
vedere
che
lui
aveva
la
pelle
dura
.
Era
arrivato
ad
affezionarsi
ai
suoi
malanni
,
li
ascoltava
,
li
accarezzava
,
voleva
sentirseli
lì
,
con
lui
,
per
tirare
innanzi
.
I
parenti
ci
avevano
fatto
il
callo
anch
'
essi
;
avevano
saputo
che
quella
malattia
durava
anni
ed
anni
,
e
s
'
erano
acchetati
.
Così
va
il
mondo
,
pur
troppo
,
che
passato
il
primo
bollore
,
ciascuno
tira
innanzi
per
la
sua
via
e
bada
agli
affari
propri
.
Non
si
lamentava
neppure
;
non
diceva
nulla
,
da
villano
malizioso
,
per
non
sprecare
il
fiato
,
per
non
lasciarsi
sfuggire
quel
che
non
voleva
dire
;
solamente
gli
scappavano
di
tanto
in
tanto
delle
occhiate
che
significavano
assai
,
al
veder
la
figliuola
che
gli
veniva
dinanzi
con
quella
faccia
desolata
,
e
poi
teneva
il
sacco
al
marito
,
e
lo
incarcerava
lì
,
sotto
i
suoi
occhi
,
col
pretesto
dell
'
affezione
,
per
covarselo
,
pel
timore
che
non
gli
giuocasse
qualche
tiro
nel
testamento
.
Indovinava
che
teneva
degli
altri
guai
nascosti
,
lei
,
e
alle
volte
aveva
la
testa
altrove
,
mentre
suo
padre
stava
colla
morte
sul
capo
.
Si
rodeva
dentro
,
a
misura
che
peggiorava
;
il
sangue
era
diventato
tutto
un
veleno
;
ostinavasi
sempre
più
,
taciturno
,
implacabile
,
col
viso
al
muro
,
rispondendo
solo
coi
grugniti
,
come
una
bestia
.
Finalmente
si
persuase
ch
'
era
giunta
l
'
ora
,
e
s
'
apparecchiò
a
morire
da
buon
cristiano
.
Isabella
era
venuta
subito
a
tenergli
compagnia
.
Egli
fece
forza
coi
gomiti
,
e
si
rizzò
a
sedere
sul
letto
.
-
Senti
,
-
le
disse
,
-
ascolta
...
Era
turbato
in
viso
,
ma
parlava
calmo
.
Teneva
gli
occhi
fissi
sulla
figliuola
,
e
accennava
col
capo
.
Essa
gli
prese
la
mano
e
scoppiò
a
singhiozzare
.
-
Taci
,
-
riprese
,
-
finiscila
.
Se
cominciamo
così
non
si
fa
nulla
.
Ansimava
perchè
aveva
il
fiato
corto
,
ed
anche
per
l
'
emozione
.
Guardava
intorno
,
sospettoso
,
e
seguitava
ad
accennare
del
capo
,
in
silenzio
,
col
respiro
affannato
.
Ella
pure
volse
verso
l
'
uscio
gli
occhi
pieni
di
lagrime
.
Don
Gesualdo
alzò
la
mano
scarna
,
e
trinciò
una
croce
in
aria
,
per
significare
ch
'
era
finita
,
e
perdonava
a
tutti
,
prima
d
'
andarsene
.
-
Senti
...
Ho
da
parlarti
...
intanto
che
siamo
soli
...
Ella
gli
si
buttò
addosso
,
disperata
,
piangendo
,
singhiozzando
di
no
,
di
no
,
colle
mani
erranti
che
l
'
accarezzavano
.
L
'
accarezzò
anche
lui
sui
capelli
,
lentamente
,
senza
dire
una
parola
.
Di
lì
a
un
po
'
riprese
:
-
Ti
dico
di
sì
.
Non
sono
un
ragazzo
...
Non
perdiamo
tempo
inutilmente
.
-
Poi
gli
venne
una
tenerezza
.
-
Ti
dispiace
,
eh
?
...
ti
dispiace
a
te
pure
?
...
La
voce
gli
si
era
intenerita
anch
'
essa
,
gli
occhi
,
tristi
,
s
'
erano
fatti
più
dolci
,
e
qualcosa
gli
tremava
sulle
labbra
.
-
Ti
ho
voluto
bene
...
anch
'
io
...
quanto
ho
potuto
...
come
ho
potuto
...
Quando
uno
fa
quello
che
può
...
Allora
l
'
attirò
a
sé
lentamente
,
quasi
esitando
,
guardandola
fissa
per
vedere
se
voleva
lei
pure
,
e
l
'
abbracciò
stretta
stretta
,
posando
la
guancia
ispida
su
quei
bei
capelli
fini
.
-
Non
ti
fo
male
,
di
'
?
...
come
quand
'
eri
bambina
?
...
Gli
vennero
insieme
delle
altre
cose
sulle
labbra
,
delle
ondate
di
amarezza
e
di
passione
,
quei
sospetti
odiosi
che
dei
bricconi
,
nelle
questioni
d
'
interessi
,
avevano
cercato
di
mettergli
in
capo
.
Si
passò
la
mano
sulla
fronte
,
per
ricacciarli
indietro
,
e
cambiò
discorso
.
-
Parliamo
dei
nostri
affari
.
Non
ci
perdiamo
in
chiacchiere
,
adesso
...
Essa
non
voleva
,
smaniava
per
la
stanza
,
si
cacciava
le
mani
nei
capelli
,
diceva
che
gli
lacerava
il
cuore
,
che
gli
pareva
un
malaugurio
,
quasi
suo
padre
stesse
per
chiudere
gli
occhi
.
-
Ma
no
,
parliamone
!
-
insisteva
lui
.
-
Sono
discorsi
serii
.
Non
ho
tempo
da
perdere
adesso
.
-
Il
viso
gli
si
andava
oscurando
,
il
rancore
antico
gli
corruscava
negli
occhi
.
-
Allora
vuol
dire
che
non
te
ne
importa
nulla
...
come
a
tuo
marito
...
Vedendola
poi
rassegnata
ad
ascoltare
,
seduta
a
capo
chino
accanto
al
letto
,
cominciò
a
sfogarsi
dei
tanti
crepacuori
che
gli
avevano
dati
,
lei
e
suo
marito
,
con
tutti
quei
debiti
...
Le
raccomandava
la
sua
roba
,
di
proteggerla
,
di
difenderla
:
-
Piuttosto
farti
tagliare
la
mano
,
vedi
!
...
quando
tuo
marito
torna
a
proporti
di
firmare
delle
carte
!
...
Lui
non
sa
cosa
vuol
dire
!
-
Spiegava
quel
che
gli
erano
costati
,
quei
poderi
,
l
'
Alìa
,
la
Canziria
,
li
passava
tutti
in
rassegna
amorosamente
;
rammentava
come
erano
venuti
a
lui
,
uno
dopo
l
'
altro
,
a
poco
a
poco
,
le
terre
seminative
,
i
pascoli
,
le
vigne
;
li
descriveva
minutamente
,
zolla
per
zolla
,
colle
qualità
buone
o
cattive
.
Gli
tremava
la
voce
,
gli
tremavano
le
mani
,
gli
si
accendeva
tuttora
il
sangue
in
viso
,
gli
spuntavano
le
lagrime
agli
occhi
:
-
Mangalavite
,
sai
...
la
conosci
anche
tu
...
ci
sei
stata
con
tua
madre
...
Quaranta
salme
di
terreni
,
tutti
alberati
!
...
ti
rammenti
...
i
belli
aranci
?
...
anche
tua
madre
,
poveretta
,
ci
si
rinfrescava
la
bocca
,
negli
ultimi
giorni
!
...
300
migliaia
l
'
anno
,
ne
davano
!
Circa
300
onze
!
E
la
Salonia
...
dei
seminati
d
'
oro
...
della
terra
che
fa
miracoli
...
benedetto
sia
tuo
nonno
che
vi
lasciò
le
ossa
!
...
Infine
,
per
la
tenerezza
,
si
mise
a
piangere
come
un
bambino
.
-
Basta
,
-
disse
poi
.
-
Ho
da
dirti
un
'
altra
cosa
...
Senti
...
La
guardò
fissamente
negli
occhi
pieni
di
lagrime
per
vedere
l
'
effetto
che
avrebbe
fatto
la
sua
volontà
.
Le
fece
segno
di
accostarsi
ancora
,
di
chinarsi
su
lui
supino
che
esitava
e
cercava
le
parole
.
-
Senti
!
...
Ho
degli
scrupoli
di
coscienza
...
Vorrei
lasciare
qualche
legato
a
delle
persone
verso
cui
ho
degli
obblighi
...
Poca
cosa
...
Non
sarà
molto
per
te
che
sei
ricca
...
Farai
conto
di
essere
una
regalìa
che
tuo
padre
ti
domanda
...
in
punto
di
morte
...
se
ho
fatto
qualcosa
anch
'
io
per
te
...
-
Ah
,
babbo
,
babbo
!
...
che
parole
!
-
singhiozzò
Isabella
.
-
Lo
farai
,
eh
?
lo
farai
?
...
anche
se
tuo
marito
non
volesse
...
Le
prese
le
tempie
fra
le
mani
,
e
le
sollevò
il
viso
per
leggerle
negli
occhi
se
l
'
avrebbe
ubbidito
,
per
farle
intendere
che
gli
premeva
proprio
,
e
che
ci
aveva
quel
segreto
in
cuore
.
E
mentre
la
guardava
,
a
quel
modo
,
gli
parve
di
scorgere
anche
lui
quell
'
altro
segreto
,
quell
'
altro
cruccio
nascosto
,
in
fondo
agli
occhi
della
figliuola
.
E
voleva
dirle
delle
altre
cose
,
voleva
farle
altre
domande
,
in
quel
punto
,
aprirle
il
cuore
come
al
confessore
,
e
leggere
nel
suo
.
Ma
ella
chinava
il
capo
,
quasi
avesse
indovinato
,
colla
ruga
ostinata
dei
Trao
fra
le
ciglia
,
tirandosi
indietro
,
chiudendosi
in
sè
,
superba
,
coi
suoi
guai
e
il
suo
segreto
.
E
lui
allora
sentì
di
tornare
Motta
,
com
'
essa
era
Trao
,
diffidente
,
ostile
,
di
un
'
altra
pasta
.
Allentò
le
braccia
,
e
non
aggiunse
altro
.
-
Ora
fammi
chiamare
un
prete
,
-
terminò
con
un
altro
tono
di
voce
.
-
Voglio
fare
i
miei
conti
con
Domeneddio
.
Durò
ancora
qualche
altro
giorno
così
,
fra
alternative
di
meglio
e
di
peggio
.
Sembrava
anzi
che
cominciasse
a
riaversi
un
poco
,
quando
a
un
tratto
,
una
notte
,
peggiorò
rapidamente
.
Il
servitore
che
gli
avevano
messo
a
dormire
nella
stanza
accanto
l
'
udì
agitarsi
e
smaniare
prima
dell
'
alba
.
Ma
siccome
era
avvezzo
a
quei
capricci
,
si
voltò
dall
'
altra
parte
,
fingendo
di
non
udire
.
Infine
,
seccato
da
quella
canzone
che
non
finiva
più
,
andò
sonnacchioso
a
vedere
che
c
'
era
.
-
Mia
figlia
!
-
borbottò
don
Gesualdo
con
una
voce
che
non
sembrava
più
la
sua
.
-
Chiamatemi
mia
figlia
!
-
Ah
,
sissignore
.
Ora
vado
a
chiamarla
,
-
rispose
il
domestico
,
e
tornò
a
coricarsi
.
Ma
non
lo
lasciava
dormire
quell
'
accidente
!
Un
po
'
erano
sibili
,
e
un
po
'
faceva
peggio
di
un
contrabbasso
,
nel
russare
.
Appena
il
domestico
chiudeva
gli
occhi
udiva
un
rumore
strano
che
lo
faceva
destare
di
soprassalto
,
dei
guaiti
rauchi
,
come
uno
che
sbuffasse
ed
ansimasse
,
una
specie
di
rantolo
che
dava
noia
e
vi
accapponava
la
pelle
.
Tanto
che
infine
dovette
tornare
ad
alzarsi
,
furibondo
,
masticando
delle
bestemmie
e
delle
parolacce
.
-
Cos
'
è
?
Gli
è
venuto
l
'
uzzolo
adesso
?
Vuol
passar
mattana
!
Che
cerca
?
Don
Gesualdo
non
rispondeva
;
continuava
a
sbuffare
supino
.
Il
servitore
tolse
il
paralume
,
per
vederlo
in
faccia
.
Allora
si
fregò
bene
gli
occhi
,
e
la
voglia
di
tornare
a
dormire
gli
andò
via
a
un
tratto
.
-
Ohi
!
ohi
!
Che
facciamo
adesso
?
-
balbettò
grattandosi
il
capo
.
Stette
un
momento
a
guardarlo
così
,
col
lume
in
mano
,
pensando
se
era
meglio
aspettare
un
po
'
,
o
scendere
subito
a
svegliare
la
padrona
e
mettere
la
casa
sottosopra
.
Don
Gesualdo
intanto
andavasi
calmando
,
col
respiro
più
corto
,
preso
da
un
tremito
,
facendo
solo
di
tanto
in
tanto
qualche
boccaccia
,
cogli
occhi
sempre
fissi
e
spalancati
.
A
un
tratto
s
'
irrigidì
e
si
chetò
del
tutto
.
La
finestra
cominciava
a
imbiancare
.
Suonavano
le
prime
campane
.
Nella
corte
udivasi
scalpitare
dei
cavalli
,
e
picchiare
di
striglie
sul
selciato
.
Il
domestico
andò
a
vestirsi
,
e
poi
tornò
a
rassettare
la
camera
.
Tirò
le
cortine
del
letto
,
spalancò
le
vetrate
,
e
s
'
affacciò
a
prendere
una
boccata
d
'
aria
,
fumando
.
Lo
stalliere
,
che
faceva
passeggiare
un
cavallo
malato
,
alzò
il
capo
verso
la
finestra
.
-
Mattinata
,
eh
,
don
Leopoldo
?
-
E
nottata
pure
!
-
rispose
il
cameriere
sbadigliando
.
-
M
'
è
toccato
a
me
questo
regalo
!
L
'
altro
scosse
il
capo
,
come
a
chiedere
che
c
'
era
di
nuovo
,
e
don
Leopoldo
fece
segno
che
il
vecchio
se
n
'
era
andato
,
grazie
a
Dio
.
-
Ah
...
così
...
alla
chetichella
?
...
-
osservò
il
portinaio
che
strascicava
la
scopa
e
le
ciabatte
per
l
'
androne
.
Degli
altri
domestici
s
'
erano
affacciati
intanto
,
e
vollero
andare
a
vedere
.
Di
lì
a
un
po
'
la
camera
del
morto
si
riempì
di
gente
in
manica
di
camicia
e
colla
pipa
in
bocca
.
La
guardarobiera
vedendo
tutti
quegli
uomini
alla
finestra
dirimpetto
venne
anche
lei
a
far
capolino
nella
stanza
accanto
.
-
Quanto
onore
,
donna
Carmelina
!
Entrate
pure
;
non
vi
mangiamo
mica
...
E
neanche
lui
...
non
vi
mette
più
le
mani
addosso
di
sicuro
...
-
Zitto
,
scomunicato
!
...
No
,
ho
paura
,
poveretto
...
-
Ha
cessato
di
penare
.
-
Ed
io
pure
,
-
soggiunse
don
Leopoldo
.
Così
,
nel
crocchio
,
narrava
le
noie
che
gli
aveva
date
quel
cristiano
-
uno
che
faceva
della
notte
giorno
,
e
non
si
sapeva
come
pigliarlo
,
e
non
era
contento
mai
.
-
Pazienza
servire
quelli
che
realmente
son
nati
meglio
di
noi
...
Basta
,
dei
morti
non
si
parla
.
-
Si
vede
com
'
era
nato
...
-
osservò
gravemente
il
cocchiere
maggiore
.
-
Guardate
che
mani
!
-
Già
,
son
le
mani
che
hanno
fatto
la
pappa
!
...
Vedete
cos
'
è
nascer
fortunati
...
Intanto
vi
muore
nella
battista
come
un
principe
!
...
-
Allora
,
-
disse
il
portinaio
,
-
devo
andare
a
chiudere
il
portone
?
-
Sicuro
,
eh
!
E
'
roba
di
famiglia
.
Adesso
bisogna
avvertire
la
cameriera
della
signora
duchessa
.
-
Fine
-
StampaPeriodica ,
Innanzi
che
la
salma
di
Emilio
Zola
fosse
resa
alla
terra
,
un
ministro
della
Repubblica
Francese
,
insieme
col
saluto
della
Francia
,
le
portò
quello
dell
'
Italia
,
patria
paterna
del
sommo
scrittore
.
Questo
riconoscimento
di
parentela
fra
i
due
popoli
,
rispetto
ad
un
uomo
che
aggiunse
tanta
gloria
alla
terra
nativa
,
liberalmente
confessato
nell
'
ora
dell
'
ultimo
distacco
,
quando
l
'
orgoglio
e
la
tenerezza
domestica
sogliono
farsi
più
gelosi
ed
esclusivi
,
fu
un
atto
di
grande
ed
ospitale
gentilezza
che
mosse
a
gratitudine
l
'
animo
degli
italiani
.
E
'
bello
che
un
ministro
d
'
Italia
abbia
in
quell
'
ora
rivendicato
al
nostro
paese
una
singolare
ragione
di
fraternità
colla
Francia
.
Ci
è
caro
che
un
tanto
uomo
portasse
un
nome
italiano
e
fosse
nato
di
sangue
nostro
;
ma
per
la
purezza
dell
'
omaggio
che
oggi
rendiamo
alla
sua
memoria
,
è
nostro
debito
affermare
che
nell
'
affetto
che
portammo
al
poeta
,
nel
dolore
dell
'
acerba
sua
morte
nella
meraviglia
ammirativa
che
desta
in
noi
la
sua
opera
innanzi
tempo
compiuta
,
non
intervenne
e
non
interviene
nessun
sentimento
di
orgoglio
e
di
tenerezza
patria
.
Nato
in
Francia
di
padre
francese
,
nato
in
quale
altro
paese
della
terra
,
di
parenti
che
ignorassero
pure
il
nome
d
'
Italia
,
Emilio
Zola
ci
avrebbe
oggi
ad
un
modo
ferventi
ammiratori
del
suo
genio
ed
affettuosi
cultori
della
sua
memoria
.
La
sola
patria
di
uno
scrittore
è
quella
che
gli
fornisce
l
'
argomento
e
lo
strumento
dell
'
opera
.
Anche
a
non
considerarne
la
nascita
,
ed
il
sangue
materno
e
le
lunghe
materne
cure
nella
misera
infanzia
e
nell
'
adolescenza
randagia
,
la
sostanza
di
vita
che
egli
raccolse
ed
animò
ne
suoi
romanzi
,
la
maravigliosa
padronanza
della
lingua
che
colà
conobbe
,
e
che
già
duttile
e
sottile
ancora
egli
seppe
piegare
e
costringere
ad
una
non
mai
prima
raggiunta
minutezza
di
significati
ed
arricchire
di
termini
tecnici
,
pure
serbandole
sapore
e
vigore
letterario
,
lo
stile
magniloquente
per
impeto
interiore
di
persuasione
e
di
passione
,
ma
chiaro
e
spedito
per
prontezza
e
frequenza
di
comunicazioni
,
la
coltura
non
guari
allargata
oltre
i
confini
della
patria
,
il
semplice
e
pratico
concetto
della
vita
e
dei
destini
umani
,
la
fantasia
fervida
e
concreta
.
l
'
acume
ed
il
metodo
dell
'
osservazione
,
raccolgono
nell
'
immensa
mole
dei
suoi
scritti
,
in
una
somma
quale
raro
s
'
incentra
,
i
caratteri
essenziali
del
genio
francese
.
Mancò
di
gaiezza
.
ma
il
suo
tempo
non
ne
espresse
che
agli
indifferenti
,
e
ne
difettarono
e
ne
difettano
quasi
tutti
gli
scrittori
degni
di
questo
nome
che
vennero
dopo
di
lui
.
Anche
gli
fu
rimproverato
che
mancasse
di
grazia
,
ma
lo
stesso
appunto
mosse
al
Vittor
Hugo
Enrico
Heine
che
se
ne
intendeva
,
e
concorde
al
Balzac
,
tutta
la
critica
sua
contemporanea
.
E
sarebbe
a
vedere
se
proprio
ne
mancasse
o
lo
sdegnasse
quale
mezzo
non
atto
ai
suoi
fini
.
Potrei
citare
ne
'
suoi
romanzi
mille
esempi
di
quella
sfiorante
precisione
nella
quale
appunto
consiste
la
grazia
.
Ma
a
voler
lumeggiare
in
breve
discorso
la
figura
di
uno
scrittore
,
non
conviene
insistere
sulle
qualità
formali
se
non
in
difetto
di
maggiori
.
A
chi
reca
in
mente
un
vasto
e
chiaro
mondo
,
è
poco
merito
saperlo
esprimere
nella
forma
che
più
gli
si
conviene
,
perché
le
cose
ben
possedute
,
nell
'
intelletto
vi
serbano
vivezza
e
calore
e
comandano
e
colorano
la
parola
.
Due
soli
fra
i
romanzieri
del
nostro
tempo
,
parlarono
così
alto
al
mondo
da
parere
la
loro
voce
fragore
di
moltitudine
:
Emilio
Zola
e
Leone
Tolstoi
.
Altri
furono
più
di
essi
cari
ai
raffinati
pregiatori
della
perfezione
artistica
,
altri
regnarono
con
più
esclusivo
impero
in
devoti
cenacoli
ed
ebbero
meno
numerosi
e
meno
acerbi
denigratori
Ma
nessun
altro
possedette
altrettanta
virtù
di
agitar
per
così
larga
cerchia
di
terre
remote
e
diverse
la
coscienza
delle
genti
,
a
quale
classe
,
a
quale
culto
,
a
quale
errore
,
a
quale
fede
appartenessero
,
quale
miseria
o
la
volontaria
cecità
gaudente
,
o
l
'
inopia
o
la
servitù
li
affliggesse
.
Di
agitarla
,
intendo
così
per
consenso
,
come
per
dissenso
,
due
moti
opposti
dell
'
animo
che
procedono
dallo
stesso
impulso
e
ne
attestano
del
pari
l
'
energia
Disparati
negli
aspetti
dell
'
arte
,
avversi
uno
all
altro
nell
'
idea
finale
del
bene
,
essi
s
'
incontrano
in
una
concezione
ottimista
,
benché
diversa
della
città
futura
ed
in
una
visione
pessimista
dell
odierna
società
.
E
il
loro
vasto
dominio
sugli
animi
,
non
procede
già
dagli
aspetti
del
bene
sognato
,
ma
dalla
spietata
confessione
del
male
presente
.
Perché
il
loro
non
è
già
il
pessimismo
filosofico
disperato
delle
sorti
umane
,
che
si
adagia
percosso
e
rassegnato
nell
impotenza
contro
un
cieco
destino
.
Ma
un
pessimismo
sperante
ed
operante
,
fatto
di
sdegno
pietoso
e
di
gagliardo
amore
.
Le
brutture
umane
non
si
riflettono
già
nell
animo
loro
come
in
uno
specchio
,
ma
sì
come
in
una
lama
brandita
per
estirparne
la
semenza
.
Solo
chi
arde
comunica
ardore
.
L
'
umanità
non
segue
che
gli
eroi
.
A
chiamare
eroe
lo
Zola
,
non
vorrei
che
la
vostra
mente
fosse
ora
ricondotta
a
quel
supremo
atto
d
'
eroismo
che
tenne
il
mondo
sospeso
al
suo
grido
di
giustizia
e
di
pietà
.
Mi
prosterno
alla
magnanima
grandezza
di
quell
'
atto
,
ma
la
virtù
eroica
dello
Zola
già
appariva
intera
.
nella
sua
opera
,
innanzi
che
egli
lo
compiesse
.
Quell
'
atto
appartiene
allo
spirito
animatore
dei
suoi
romanzi
come
lo
zampillo
alla
fonte
,
né
,
il
mondo
si
sarebbe
volto
a
quel
grido
se
egli
non
lo
avesse
gettato
dall
'
altezza
dell
'
opera
letteraria
.
Io
non
so
tacere
di
aver
provato
ì
giorni
andati
sia
senso
di
amarezza
e
quasi
di
scoramento
per
l
'
inanità
del
pensiero
,
nel
notare
come
troppi
articoli
necrologici
,
pure
ispirati
a
riverente
ammirazione
per
lo
scrittore
,
si
sbrigassero
di
questo
quasi
di
passata
ed
esaltassero
sovratutto
la
prodezza
della
magnifica
azione
.
Non
posso
a
meno
di
pensare
che
quarant
'
anni
di
lavoro
indefesso
e
tanto
splendore
di
bellezza
e
sapore
di
forte
pietà
e
la
creazione
e
l
'
animazione
di
oltre
mille
e
duecento
personaggi
di
stinti
ognuno
per
evidenza
e
precisione
di
caratteri
ed
operanti
ognuno
nel
suo
mezzo
ed
esprimenti
gli
innumerevoli
aspetti
della
vita
di
un
popolo
,
;
per
poco
non
parvero
eclissati
davanti
la
virtù
d
un
momento
già
rimunerata
col
maggior
premio
cui
possa
aspirare
l
'
eroismo
umano
:
la
persecuzione
per
la
verità
ed
il
trionfo
della
verità
.
So
bene
che
è
più
facile
disconoscere
dei
fatti
che
delle
idee
,
e
che
l
azione
può
sull
'
animo
nostro
assai
più
che
la
parola
.
Ma
l
opera
letteraria
dello
Zola
contenne
tutte
le
energie
ed
indusse
tutti
i
pericoli
dell
'
azione
.
Nessuno
dei
suoi
libri
passò
sereno
,
vestito
di
sola
bellezza
.
Tutti
levarono
clamori
di
trombe
o
mandarono
rombo
di
mine
sotterranee
.
E
nessun
'
altro
scrittore
ebbe
così
congiurati
al
silenzio
dapprima
,
e
di
poi
così
furibondi
avversari
i
dispensatori
di
fama
dall
'
alto
delle
grandi
riviste
o
dei
giornali
in
maggior
credito
.
Egli
bene
prevedeva
quelle
ire
,
e
quasi
si
godeva
di
incitarle
,
come
previde
e
pregustò
i
danni
e
gli
oltraggi
che
gli
avrebbe
fruttato
la
denunzia
dell
'
ultima
iniquità
.
Io
cercherò
Zola
nella
sua
opera
letteraria
.
Facciamo
di
richiamarcela
intera
alla
mente
.
Quale
edificio
!
Che
mole
immensa
!
Quando
la
costruzione
se
ne
andava
svolgendo
e
compiendo
noi
non
ne
vedevamo
via
via
che
le
parti
ultime
venute
.
E
ognuna
di
queste
ci
dava
sensazione
e
emozioni
,
ci
suggeriva
pensieri
e
giudizi
che
la
riflettevano
sola
.
E
ne
andavamo
esaminando
,
la
singola
struttura
,
il
modo
della
lavorazione
,
ne
pregiavamo
le
delicate
finitezze
di
fattura
,
i
vigorosi
rilievi
,
e
l
'
armonia
delle
parti
che
s
'
integravano
nella
parte
.
Ma
non
tutte
s
'
integravano
,
e
certe
sovrane
linee
ascendenti
troncate
a
mezzo
,
certe
membrature
dispaiate
,
certi
archi
non
sorretti
o
non
chiusi
,
ci
mettevano
a
disagio
e
quasi
in
sospetto
di
mancamenti
o
di
pentimenti
tardivi
.
E
quando
l
'
opera
fu
compiuta
,
essa
ci
stava
a
ridosso
,
sì
che
non
potevamo
d
'
uno
sguardo
abbracciarne
la
mole
,
e
le
si
alzava
intorno
come
polverìo
per
lo
sgombero
dei
materiali
il
gran
litigio
offuscatore
dei
pareri
sapienti
e
delle
cupidigie
rivali
.
E
ancora
l
'
artefice
infaticabile
,
impaziente
di
riposo
,
tentava
altre
imprese
e
ci
chiamava
a
riguardarle
,
distraendoci
dall
'
opera
maestra
,
Ma
l
'
artefice
è
morto
e
la
morte
allontana
di
colpo
le
cose
,
le
colloca
nel
giusto
prospetto
e
dissipa
quelle
nebbie
.
O
se
ancora
qualche
fumo
stagna
con
insidia
alle
basi
o
qualche
strappo
di
nuvoletta
velenosa
s
'
avvolge
intorno
ai
sommi
pinnacoli
,
essi
nulla
appannano
la
veduta
,
e
quasi
le
crescono
maestà
e
vaghezza
,
così
che
il
colosso
ci
appare
armonico
ed
intero
,
serrato
come
una
rupe
,
cupo
nelle
ombre
meditate
,
robusto
negli
aggetti
,
corrusco
e
fiammante
al
sole
.
Chi
più
ricorda
le
diatribe
intorno
al
naturalismo
ed
al
romanzo
sperimentale
?
Che
più
ne
resta
?
Come
si
ragiona
male
dell
'
arte
nostra
e
di
quella
prossima
a
noi
!
Quanto
durano
le
dottrine
artistiche
bandita
ognuna
quale
apportatrice
dell
'
ultima
verità
?
Delle
opere
nate
sotto
il
loro
dominio
,
la
parte
che
più
le
rispecchia
è
la
più
caduca
.
Il
naturalismo
è
morto
.
«
Non
giungerà
al
secolo
XX
»
,
prediceva
il
Goncourt
.
«
Morrà
con
noi
»
,
confessava
lo
Zola
.
E
con
ciò
essi
non
rinnegavano
già
il
principio
animatore
dell
arte
loro
ma
riconoscevano
che
l
'
arte
è
così
grande
cosa
che
non
può
capire
nello
stretto
ambito
di
una
teoria
;
perché
quanto
l
'
artista
porta
con
sé
dalla
nascita
è
elemento
incoercibile
.
e
al
movimento
generale
degli
spiriti
nel
proprio
tempo
,
non
si
sottrae
volente
o
nolente
nessuno
,
a
quale
scuola
artistica
egli
appartenga
.
Già
lo
Zola
si
rideva
di
quelli
che
volevano
fare
del
naturalismo
una
dottrina
estetica
e
non
si
saziava
di
ripetere
che
esso
era
un
metodo
e
nulla
più
.
Ma
quelle
benedette
parole
in
-
ismo
contengono
una
indeterminatezza
che
le
predestina
,
ad
ogni
più
cervellotica
stiracchiatura
-
E
neanche
per
metodo
,
esso
non
era
cosa
nuova
.
«
Non
ho
inventato
nulla
,
scriveva
lo
Zola
,
nemmeno
la
voce
naturalismo
,
già
usata
dal
Montaigne
,
nel
senso
stesso
che
le
diamo
noi
.
Essa
,
già
corre
in
Russia
da
trent
'
anni
e
la
si
trova
in
Francia
negli
scritti
di
venti
critici
almeno
ed
in
particolare
in
quelli
del
Taine
.
E
come
non
ho
inventato
la
parola
,
così
non
ho
inventato
la
cosa
.
:
non
sono
un
capo
-
scuola
:
ho
trentasei
mila
padri
prima
del
Diderot
,
e
dal
Diderot
in
poi
riconosco
molti
illustri
maestri
.
Lo
Stendhal
,
il
Balzac
,
il
Flaubert
,
i
due
Goncourt
.
Non
c
'
è
scuola
,
non
ci
sono
scolari
.
Pigliatevela
coi
miei
romanzi
se
vi
spiacciono
.
Essi
sono
ripugnanti
,
odiosi
,
abbominevoli
:
il
naturalismo
,
non
ci
ha
nulla
a
vedere
.
Io
romanziere
non
credo
che
nell
'
ingegno
.
Siate
uomini
di
genio
,
studiatevi
di
dire
la
verità
del
vostro
secolo
e
l
'
immortalità
vi
aspetta
»
.
Mille
volte
lo
Zola
ritorna
sull
'
argomento
e
sempre
ribadisce
le
stesse
idee
e
per
poco
non
colle
stesse
parole
.
Al
suo
spirito
battagliero
,
educato
a
veder
chiaro
dentro
di
sé
,
nulla
più
coceva
delle
confusioni
che
gli
facevano
intorno
gli
insaccatori
di
nebbia
.
Ma
nelle
cose
umana
il
torto
non
è
mai
da
una
parte
sola
e
bisogna
pur
confessare
che
il
primo
tenue
.
filo
di
nebbia
-
e
si
sa
che
,
le
nebbie
gonfiano
e
s
'
allargano
-
l
'
aveva
proprio
portato
lui
e
proprio
trovato
di
suo
,
coll
'
uso
illegittimo
delle
parole
:
Esperimento
scientifico
,
e
coll
'
abuso
di
assimilare
l
'
arte
alla
scienza
.
Uso
ed
abuso
che
si
riscontrano
nella
sua
opera
critica
e
assai
meno
nella
creativa
.
Il
Flaubert
ha
risolto
la
questione
del
romanzo
sperimentale
in
due
parole
«
Quale
sia
l
'
ingegno
speso
in
una
data
favola
tolta
ad
esempio
,
sempre
un
altra
favola
potrà
fornire
un
esempio
contrario
,
perché
gli
scioglimenti
non
sono
conclusioni
»
.
E
'
verissimo
.
Il
temperamento
che
lo
Zola
fa
,
con
tanta
ragione
,
intervenire
nella
genesi
dell
'
opera
d
'
arte
è
un
coefficiente
disturbatore
dell
'
esperimento
scientifico
.
Le
bilancie
,
le
storte
ed
i
provini
non
hanno
temperamento
.
Quando
lo
Zola
dice
che
un
processo
penale
è
un
romanzo
esperimentale
svolto
nel
cospetto
del
pubblico
,
esprime
con
una
imagine
felice
,
benché
solo
approssimativa
,
un
'
idea
giustissima
.
Se
non
che
il
processo
penale
è
un
romanzo
,
senza
romanziere
.
I
fatti
vi
si
compiono
da
sé
,
ogni
elemento
costitutivo
vi
fa
la
sua
parte
e
non
altra
,
e
chi
conchiude
,
né
ideò
il
delitto
,
né
formulò
l
'
imputazione
,
né
condusse
le
prove
,
né
fece
testimonianza
,
né
arringò
per
accusa
o
per
difesa
.
Ma
è
inutile
sfondare
una
porta
aperta
.
Piuttosto
gioverà
cercare
come
la
mente
lucida
e
minuziosa
dello
Zola
sia
caduta
in
questa
confusione
di
termini
.
Io
sono
persuaso
che
se
i
principi
della
scienza
francese
intorno
alla
metà
del
secolo
XIX
,
invece
di
chiamarsi
Claude
Bernard
e
Pasteur
si
fossero
chiamati
Gay
Lussac
e
Lavoisier
,
lo
Zola
sarebbe
stato
ad
un
modo
schietto
osservatore
della
realtà
,
perché
così
volevano
la
sua
indole
e
il
suo
tempo
,
ma
non
avrebbe
mai
predicato
s
avessero
ad
applicare
all
arte
i
procedimenti
dell
indagine
scientifica
.
La
ripercussione
delle
grandi
scoperte
scientifiche
sulle
menti
dell
universale
non
ha
sempre
né
la
stessa
prontezza
né
la
stessa
facoltà
iniziatrice
di
movimenti
intellettuali
.
Vi
sono
rami
del
sapere
che
si
allacciano
per
una
fitta
rete
di
fili
alle
idee
generali
patrimonio
di
tutti
gli
uomini
colti
.
Ve
ne
sono
altri
che
c
'
ispirano
una
fiduciosa
riverenza
e
nulla
più
.
La
legge
del
rapporti
ponderali
fissi
nelle
reazioni
chimiche
,
la
legge
della
dilatazione
dei
gas
,
la
legge
della
gravitazione
universale
,
il
computo
delle
distanze
siderali
ci
colmano
noi
profani
di
maraviglia
,
ma
non
ci
muovono
ad
induzioni
,
non
svegliano
in
noi
nessuna
concreta
ulteriore
curiosità
,
disperati
come
siamo
di
poter
penetrare
oltre
,
senza
il
sussidio
di
una
formidabile
dottrina
.
Non
così
avviene
delle
scienze
riflettenti
certe
funzioni
della
nostra
vita
.
e
certi
modi
di
essa
;
dei
quali
siamo
spesso
chiamati
a
testimoniare
.
Alcuni
problemi
:
della
scienza
fisiologica
,
comportano
l
'
accertamento
di
fatti
che
cadono
sotto
gli
occhi
dei
comuni
mortali
.
L
'
osservazione
di
tali
fatti
appartiene
ad
un
modo
allo
scienziato
,
al
romanziere
,
ed
anche
semplicemente
all
'
uomo
esperto
della
vita
.
Quanti
psichiatri
interrogano
intorno
a
fatti
specifici
il
giudice
istruttore
,
colla
medesima
serietà
di
propositi
con
cui
un
chimico
interroga
nel
suo
laboratorio
le
fiale
ove
seguono
le
combinazioni
dei
corpi
!
E
se
il
giudice
istruttore
avrà
confidato
i
medesimi
fatti
al
romanziere
,
saranno
essi
perciò
meno
veri
e
meno
attendibili
?
Qui
lo
scienziato
ed
il
romanziere
trattano
spesso
la
medesima
so
-
stanza
e
ne
colgono
i
medesimi
aspetti
.
Notiamo
poi
che
queste
recenti
scienze
della
vita
,
adoperano
un
linguaggio
prossimo
a
noi
e
non
sdegnoso
affatto
delle
vaghezze
stilistiche
.
Molti
poderosi
trattati
di
psicologia
sperimentale
citano
ad
illustrazione
dei
più
sottili
fenomeni
della
psiche
umana
intere
pagine
di
poeti
.
Quasi
tutti
i
fisiologi
sono
eccellenti
scrittori
che
dalle
memorie
accademiche
volentieri
scendono
-
o
salgono
,
se
meglio
vi
piace
-
agli
articoli
di
rivista
.
Essi
ci
trasmettono
il
prodotto
della
ricerca
scientifica
col
linguaggio
dell
'
opera
letteraria
.
Conforme
dunque
la
sostanza
,
e
conforme
il
mezzo
di
comunicazione
.
Avvertite
finalmente
che
l
'
esperimento
scientifico
raggiunse
verso
la
metà
del
secolo
XIX
,
mercé
il
sussidio
di
maravigliosi
istrumenti
,
un
rigore
di
osservazione
e
di
indagine
non
mai
conseguito
per
l
'
addietro
,
e
che
di
tutti
i
metodi
escogitati
per
la
ricerca
dei
vero
,
esso
è
il
più
facilmente
persuasivo
,
perché
ognuno
di
noi
lo
adopera
inconsapevole
ad
acquisto
e
verifica
di
ogni
più
usuale
cognizione
.
Quale
meraviglia
che
lo
Zola
giovane
e
fervente
del
vittorioso
movimento
scientifico
del
suo
tempo
,
smanioso
di
strapparsi
alla
chimera
romantica
,
assetato
di
certezza
per
necessità
fisiologica
del
proprio
ingegno
che
solo
a
contatto
colla
realtà
saliva
ad
accendimenti
poetici
ed
a
fervore
imaginativo
.
sedotto
dalle
conformità
che
ho
detto
,
si
illudesse
di
poter
applicare
alla
preparazione
della
sostanza
artistica
i
procedimenti
dell
'
osservazione
sperimentale
e
ne
vantasse
l
'
eccellenza
?
Il
Taine
non
aveva
egli
affermato
che
i
vizi
e
le
virtù
sono
dei
prodotti
allo
stesso
modo
che
l
'
acido
solforico
e
lo
zucchero
?
Ma
non
bisogna
mai
prendere
alla
lettera
i
ragionamenti
critici
di
un
artista
,
perché
questi
è
inconsapevolmente
inclinato
a
conformarli
alle
proprie
attitudini
ed
essi
vi
si
piegano
compiacenti
.
Quali
sono
i
protagonisti
della
maggiore
opera
zoliana
?
Quale
ne
è
l
'
idea
dominante
?
I
protagonisti
sono
forse
quei
Rougon
-
Macquart
che
le
diedero
nome
?
Forse
che
l
'
idea
dominante
è
proprio
quella
dell
'
eredità
fisiologica
?
Nel
1862
,
giovane
di
28
anni
,
lo
Zola
concepisce
il
proposito
di
scrivere
una
serie
di
romanzi
legati
insieme
non
per
diretta
continuità
d
azione
o
di
personaggi
;
ma
per
la
trama
delle
influenze
ereditarie
dipartite
da
un
cognito
protagonismo
.
Questo
misterioso
influsso
atavico
già
adombrato
forse
nella
legenda
del
peccato
originale
e
circonfuso
poi
di
sacra
terribilità
dai
Greci
che
lo
chiamarono
Fato
,
affascinò
in
ogni
tempo
ed
affascina
le
menti
imaginose
.
Lo
stesso
Zola
ne
aveva
fatto
pochi
anni
addietro
argomento
di
un
dramma
che
allargò
di
poi
nel
romanzo
intitolato
Madelaine
Ferat
.
Ma
in
quello
egli
era
rimasto
nel
fantasioso
,
pago
di
derivare
.
dalle
eredità
naturali
un
contrasto
drammatico
di
affetti
.
D
'
altra
parte
un
solo
romanzo
non
poteva
contenere
ad
un
tempo
la
causa
originaria
dei
fenomeni
ereditari
e
le
sue
molteplici
conseguenze
che
si
manifestano
col
volgere
degli
anni
e
delle
generazioni
.
Nel
concetto
iniziale
la
serie
dei
Rougon
-
Macquart
doveva
constare
di
dodici
volumi
,
e
furono
venti
di
poi
.
Innanzi
di
mettersi
al
primo
,
La
fortune
des
Rougan
,
lo
Zola
si
diede
a
compulsare
trattati
e
memorie
,
a
interrogare
medici
,
-
a
postillare
statistiche
,
ad
osservare
intorno
ed
a
notare
con
una
diligenza
fatta
insieme
di
inestinguibile
ardore
e
di
probità
impareggiabile
.
L
'
albero
genealogico
dei
Rougon
-
Macquart
che
egli
pubblicò
in
capo
al
romanzo
Una
page
d
'
amour
,
l
'
ottavo
della
serie
,
fu
stabilito
intero
con
tutte
le
sue
annotazioni
caratteristiche
,
durante
quel
periodo
di
studi
preparatori
.
Ma
questi
lo
indugiarono
a
segno
,
che
La
fortune
des
Rougon
,
incominciata
a
scrivere
nel
maggio
1869
,
apparve
in
appendice
solamente
il
giugno
del
1870
ed
in
volume
l
'
inverno
del
'71
Nel
tempo
corso
fra
la
concezione
iniziale
dell
'
opera
e
la
pubblicazione
del
primo
volume
,
la
Francia
era
caduta
dal
colmo
della
prosperità
all
'
estremo
della
miseria
.
La
guerra
Franco
-
Prussiana
,
l
'
ecatombe
di
Sedan
,
il
crollo
dell
'
Impero
,
la
dedizione
di
Metz
con
un
esercito
di
100
mila
uomini
,
lo
sfacelo
governativo
,
gli
incerti
comandi
nell
'
assedio
di
Parigi
,
erano
passati
su
di
essa
come
un
torrente
in
piena
che
spazza
via
tutte
le
ragioni
e
tutti
í
segni
della
vita
.
E
come
alla
rovina
delle
acque
furenti
,
segue
lo
stagnare
delle
limacciose
,
che
dissolvono
coll
'
occulto
lavorio
corroditore
fin
l
'
ultime
fondamenta
degli
edifizî
crollati
,
così
nei
giorni
stessi
che
si
pubblicava
,
fra
tanto
squallore
di
morte
,
quel
primo
piccolo
,
male
avventurato
volume
,
bolliva
sorda
nei
fondi
popolari
,
più
terribile
e
più
minacciosa
delle
guerre
aperte
,
la
grande
collera
che
divampò
ben
tosto
sui
due
bracieri
della
Senna
negli
eccidi
della
Comune
.
A
che
si
riduceva
il
caso
di
fisiologia
sociale
ideato
e
studiato
dallo
Zola
,
davanti
a
tanto
sconvolgimento
di
uomini
e
di
cose
?
Potevano
la
sua
mente
,
e
la
sua
coscienza
,
appartarsi
dai
tragici
eventi
nella
pacifica
contemplazione
di
una
così
tenue
realtà
?
E
poteva
il
soggetto
così
subitamente
immiserito
,
contenere
il
bollore
degli
affetti
e
l
'
enormezza
delle
immagini
mosse
da
quella
vista
?
Lo
Zola
si
era
proposto
di
scrivere
la
storia
naturale
e
sociale
di
una
famiglia
durante
il
Secondo
Impero
,
Ma
quando
,
ne
aveva
formato
il
divisamento
;
il
Secondo
Impero
trionfava
sull
'
istmo
di
Suez
aperto
da
un
francese
care
alla
famiglia
imperiale
,
ed
accoglieva
ospite
riverente
all
'
Esposizione
di
Parigi
quello
stesso
sovrano
cui
doveva
in
breve
rimettere
la
spada
di
Sedan
,
il
periodo
del
tempo
assegnato
all
'
azione
dei
suoi
romanzi
,
ne
segnava
il
punto
di
partenza
ma
non
quello
di
arrivo
.
Ed
eccolo
,
quel
periodo
,
chiuso
di
un
colpo
colle
spranghe
della
morte
.
Il
morbo
ereditario
preso
ad
osservare
nella
famiglia
dei
Rougon
-
Macquart
,
era
quella
nevrosi
che
esce
dalle
voglie
sfrenate
,
dalle
incontinenze
carnali
,
dalle
urgenti
impazienze
e
dalle
spietate
fatiche
.
Ed
ecco
che
quelle
voglie
,
quelle
incontinenze
,
quelle
impazienze
e
quelle
fatiche
.
avevano
attossicato
non
una
famiglia
,
ma
un
popolo
,
del
quale
parevano
aver
disgregato
la
compagine
ed
annullata
fin
la
coscienza
dell
'
essere
.
Confessò
lo
Zola
a
sé
stesso
il
repentino
impicciolire
della
prima
impresa
?
O
fu
inconsapevolmente
trascinato
a
sconfinarla
?
Certo
è
che
da
quel
punto
il
vero
protagonista
del
suo
poema
fu
il
popolo
di
Francia
e
che
l
'
idea
informatrice
,
di
pseudo
-
scientifica
che
era
da
principio
,
divenne
storica
,
con
animazione
di
impeti
lirici
e
di
larghi
compendi
simbolici
.
Rimarrà
inalterato
il
piano
generale
che
è
come
l
'
ossatura
dell
'
opera
,
rimarranno
i
personaggi
già
ideati
,
quali
punti
di
richiamo
sparsi
tra
la
moltitudine
,
rimarrà
la
nevrosi
quale
uno
fra
i
tanti
aspetti
del
gran
morbo
sociale
,
ma
altre
innumerevoli
infermità
ne
pulluleranno
come
schiuma
da
bollore
di
caldaia
,
ed
una
gente
intera
,
dai
campi
,
dai
mercati
,
dalle
officine
,
dai
cunicoli
delle
miniere
;
dalle
sfrenate
locomotive
,
dalle
banche
,
dalle
taverne
,
dalle
alcove
,
dalle
stamberghe
,
dagli
ospedali
urlerà
le
sue
paure
i
suoi
tripudi
e
le
sue
brutture
con
tal
voce
da
coprire
il
gemito
di
una
poca
famiglia
e
da
echeggiare
fino
agli
estremi
confini
della
terra
.
Tale
mutamento
nella
sostanza
dell
'
opera
si
palesa
fin
dal
secondo
volume
La
Curée
,
scritto
per
l
'
appunto
sotto
la
percossa
delle
recenti
sciagure
.
Mentre
nella
Fortune
des
Rougon
la
figura
centenaria
di
Adelaide
Fouque
campeggia
quale
generatrice
della
malattia
destinata
a
diramarsi
ne
'
suoi
discendenti
ed
il
caso
particolare
ci
è
di
continuo
presente
.
nella
Curée
,
il
titolo
istesso
ci
solleva
dal
particolare
al
generale
ed
il
precipuo
personaggio
,
quella
Renée
che
riempie
tutto
il
romanzo
della
sua
morbosa
bellezza
e
dei
suoi
amori
incestuosi
,
nulla
appartiene
ai
Rougon
-
Macquart
.
Né
dei
due
personaggi
che
vi
appartengono
,
Aristide
e
Massimo
,
l
'
Ippolito
di
quella
Fedra
,
nessuno
di
noi
rileva
la
tabe
ereditaria
,
tanto
essi
ci
appaiono
quali
spiriti
di
maleficio
sociale
,
ideati
a
rappresentare
le
enormezze
orgiache
di
un
Basso
Impero
.
Provatevi
a
ripensare
i
principali
romanzi
della
serie
:
Le
ventre
de
Paris
,
l
'
Assommoir
,
Nana
,
Pot
-
Bouille
,
Au
Bonheur
des
dames
,
Germinal
,
La
Terre
,
La
Bête
humaine
,
l
'
Argent
,
La
Débâcle
,
e
ditemi
se
nessuno
di
essi
coi
richiama
alla
mente
il
filo
dell
'
influenza
atavica
,
se
da
nessuno
di
essi
vedete
emergere
i
rampolli
dell
'
inquinata
famiglia
.
Che
aggiunge
all
'
orrore
ed
alla
nausea
dell
Assommoir
l
'
essere
Gervaise
nata
di
padre
beone
?
Tra
i
fumi
delle
taverne
e
nella
penombra
delle
gelide
od
afose
soffitte
non
intravvediamo
noi
farse
mille
altri
.
piccoli
esseri
,
generati
nella
foia
del
vin
guasto
,
e
dell
'
assenzio
e
predestinati
,
alla
miseria
ed
al
delitto
?
Non
è
forse
la
moltitudine
suicida
la
grande
anima
paurosa
del
romanzo
?
Chi
mai
può
riconoscere
in
Etienne
Lantier
il
protagonista
dei
Germinal
?
E
quando
egli
nelle
tenebre
della
miniera
inondata
uccide
il
rivale
chi
mai
può
imputare
l
'
eccidio
necessario
«
al
veleno
che
dormiva
ne
'
suoi
muscoli
,
all
alcool
lentamente
accumulato
nella
sua
razza
»
?
Protagonista
è
la
secolare
miniera
che
stremò
d
forze
intere
successive
generazioni
,
che
impingua
gli
scrigni
degli
azionisti
lontani
ignari
perfino
del
sue
nome
e
del
luogo
ov
'
essa
s
'
inabissa
nella
terra
,
che
centuplicò
nell
'
ozio
il
magro
peculio
di
un
primo
Grégoire
e
ne
alimenta
di
padre
in
figlio
l
'
oziante
beatitudine
.
Forse
che
l
'
ultimo
romanzo
della
serie
è
quel
Docteur
Pascal
,
di
tutti
il
più
artificioso
,
che
sta
fuor
d
'
opera
tardo
e
meccanico
richiamo
al
concepimento
giovanile
?
O
non
sentiamo
noi
tutti
che
la
serie
si
chiude
nella
Débâcle
,
alla
quale
convergono
come
a
fiumana
devastatrice
tutti
i
rivi
fangosi
gonfi
della
corruzione
raccolta
in
ogni
strato
sociale
?
A
mano
a
mano
che
l
'
autore
penetra
nei
fondi
depravati
e
doloranti
,
ogni
romanzo
si
fa
più
irto
di
fatti
,
tanto
egli
accanisce
nel
gittare
in
faccia
ai
suoi
contemporanei
tutta
intera
la
realtà
che
essi
hanno
creato
e
volentieri
rifuggono
dal
contemplare
.
Via
la
polita
discrezione
tanto
cara
alle
menti
delicate
ed
agli
artisti
impeccabili
.
Non
è
tempo
di
reticenze
né
di
omissioni
compiacenti
.
L
'
impressione
che
egli
vuole
indurre
nei
lettori
,
non
è
già
quella
di
un
deliziamento
estetico
.
o
di
un
fuggevole
vellicamento
sentimentale
.
«
Basta
,
basta
,
gli
gridano
i
lettori
,
e
gli
urlano
i
critici
.
a
che
insistere
?
Lo
sappiamo
,
è
l
'
eterna
storia
delle
miserie
e
delle
brutture
umane
»
.
No
,
non
basta
saperlo
.
Questa
misera
storia
è
eterna
perché
la
sua
conoscenza
è
sommaria
;
le
verità
disgustose
prese
in
blocco
,
si
inghiottono
e
si
digeriscono
troppo
facilmente
.
E
'
troppo
comoda
cosa
dire
:
«
è
così
»
,
e
voltarsi
dall
'
altra
a
più
riposanti
spettacoli
.
Bisogna
sparnazzare
in
questo
tritume
di
sozzure
,
e
farne
vaporare
tutti
i
fetori
ed
esalare
tutti
i
veleni
,
fino
ai
ribrezzo
.
fino
alla
nausea
,
finché
in
luogo
di
sclamare
:
«
così
è
»
,
la
coscienza
ribellata
comandi
:
«
così
non
deve
essere
»
.
Per
tal
modo
lo
Zola
,
soverchiando
i
mezzi
consueti
dell
'
arte
,
raggiunge
un
'
efficacia
artistica
così
larga
e
poderosa
che
non
ha
altro
riscontro
moderno
,
se
non
in
quella
di
Leone
Tolstoi
.
E
come
al
russo
giovò
l
'
appartenere
ad
un
popolo
ultimo
venuto
nel
concerto
intellettuale
dei
mondo
e
,
perché
nuovo
all
'
arte
,
prossimo
ancora
alle
ingenue
fonti
della
vita
,
così
giovarono
allo
Zola
l
'
infanzia
selvaggia
e
l
'
adolescenza
e
la
giovinezza
intristite
,
che
lo
chiusero
in
se
stesso
e
gli
serbarono
nell
'
anima
i
forti
aromi
della
terra
.
Solo
fra
i
grandi
scrittori
del
suo
tempo
e
del
suo
paese
egli
ritrova
fino
al
limitare
della
vecchiaia
,
le
pronte
ingenue
ire
e
le
temerarie
sincerità
giovanili
.
Facit
indignatio
versus
.
Ma
domato
dal
freno
dell
'
arte
il
suo
sdegno
.
non
inveisce
né
sermoneggia
.
Obbiettivo
quanti
altri
mai
nel
raccogliere
e
nell
'
ordinare
i
fatti
e
ne
condurre
via
per
la
trama
dei
fatti
i
personaggi
,
assente
in
apparenzadai
suoi
romanzi
,
egli
vi
guida
a
suoi
fini
senza
prendervi
per
mano
e
senza
additarvi
la
meta
.
I
suoi
libri
hanno
un
'
occulta
anima
persuasiva
.
Poiché
registrò
a
sazietà
tutte
le
minuzie
delle
cose
inerti
e
delle
animate
e
vi
immerse
invano
riluttanti
nella
realtà
brutale
,
ecco
levarsi
di
colpo
da
quella
realtà
una
grande
immagine
ideale
che
pure
le
appartiene
,
che
la
continua
,
che
ne
serba
la
sodezza
e
l
'
asprezza
,
ma
che
insieme
la
illumina
e
la
commenta
assorgendo
ad
immaterialità
di
simbolo
Alle
corse
di
Longchamp
Nanà
la
prostituta
empie
il
recinto
del
pesaggio
della
sta
trionfale
inverecondia
.
La
prode
bellezza
le
procacciò
l
'
alto
onore
di
battezzare
col
suo
nome
una
polledra
iscritta
a
correre
il
gran
premio
.
Via
per
gli
steccati
e
nei
palchi
,
tra
la
febbre
e
le
trap
pole
del
giuoco
,
tra
i
fumi
dello
champagne
,
sulla
moltitudine
ebbra
di
sé
,
dei
colori
,
del
fasto
e
del
sole
,
sta
sospesa
una
mordente
ansietà
patriottica
.
Gli
oracoli
profetizzano
il
premio
ad
una
scuderia
inglese
.
-
Ecco
il
segnale
.
La
piccola
schiera
si
sferra
nella
pista
.
Due
cavalli
francesi
contendono
all
'
inglese
il
trionfo
.
Un
giro
,
due
giri
,
lo
eguagliano
,
lo
sorpassano
,
riperdono
terreno
,
l
'
inglese
urge
primo
al
traguardo
imminente
,
ma
di
un
attimo
Nanà
la
polledra
saetta
tra
le
informi
groppe
serrate
colori
di
Francia
e
li
porta
vittoriosi
alla
meta
.
E
allora
dal
prato
immenso
,
dai
palchi
,
dalla
loggia
imperiale
,
dall
'
ultimo
formicolio
remoto
ed
indistinto
,
scroscia
in
un
urlo
trionfale
il
nome
di
Nana
:
di
Nanà
la
polledra
,
di
Nanà
la
prostituta
,
cui
si
tendono
d
'
ogni
parte
vicina
le
coppe
,
gli
sguardi
,
le
voci
e
le
bramosie
,
in
un
sacrilego
miscuglio
di
vanità
patria
e
di
concupiscenza
carnale
.
Il
poeta
è
rimasto
fino
all
'
estremo
nella
realtà
accettabile
e
quotidiana
,
ma
dal
cozzo
delle
cose
reali
come
sprizza
dai
capi
opposti
dei
fili
conduttori
la
scintilla
,
è
divampata
un
'
immensa
fiamma
ideale
che
illumina
e
rivela
i
reconditi
nessi
delle
azioni
umane
.
Al
soffio
dell
'
arte
,
la
realtà
è
salita
d
un
colpo
d
'
ala
fino
al
simbolo
.
Quanto
non
fu
deriso
lo
Zola
per
le
sue
famose
inchieste
!
Ad
ogni
nuovo
romanzo
,
erano
nuove
accuse
di
indagini
frettolose
,
condotte
alla
grossa
,
con
animo
parziale
,
a
sola
cura
di
vellicare
le
malsane
curiosità
;
e
dove
non
mordeva
l
'
accusa
,
suppliva
il
dileggio
,
pure
di
fargli
increduli
i
lettori
.
Quando
egli
pubblicò
La
Débâcle
,
fu
uno
scatenamento
di
ire
feroci
.
che
lo
segnavano
all
'
abbominio
della
Francia
,
della
quale
a
sentirli
,
egli
aveva
con
supina
ignoranza
vilipeso
l
'
esercito
ed
insudiciata
la
bandiera
.
E
'
certo
che
di
tutti
i
suoi
romanzi
,
La
Débâcle
era
il
più
ardito
a
condurre
con
rigorosa
osservanza
del
vero
,
perché
il
più
estraneo
alle
sue
inclinazioni
ed
alle
condizioni
della
sua
vita
:
ed
il
più
molteplice
negli
aspetti
,
e
perché
la
sua
mattina
era
per
diffidenze
e
gelosie
di
casta
la
più
difficile
a
penetrare
.
Eppure
se
mai
nella
sua
opera
egli
conseguì
la
precisione
storica
,
fu
in
quello
per
l
'
appunto
.
Udite
la
testimonianza
che
rendono
i
fratelli
Margueritte
,
ai
quali
le
glorie
domestiche
e
gli
assidui
studi
attribuirono
in
tale
,
soggetto
un
'
autorità
incontestata
.
«
Noi
pure
,
dopo
lo
Zola
,
abbiamo
voluto
percorrere
il
sentiero
sanguinoso
di
quella
guerra
seminato
dei
nostri
morti
Noi
pure
dopo
di
lui
smovemmo
quella
triste
terra
arrossata
,
e
pellegrinammo
ai
campi
di
battaglia
,
che
videro
il
crollo
di
un
Impero
ed
il
barcollare
di
una
nazione
.
E
interrogando
storie
,
fatti
,
episodi
,
ricordi
e
testimoni
potemmo
accertare
quanta
scrupolosa
verità
,
quale
esatta
e
severa
autorità
di
documento
il
romanziere
calunniato
abbia
raccolto
nel
doloroso
e
probo
libro
della
Débâcle
.
Una
sola
volta
la
ricerca
del
vero
gli
riuscì
manchevole
,
e
fu
nel
libro
di
Roma
.
Ma
qui
non
si
palesa
già
la
pochezza
del
suo
lavoro
indagatore
,
ma
bensì
l
'
insufficienza
di
simili
indagini
quando
le
notizie
positive
accumulate
per
deliberato
proposito
non
trovino
nella
mente
che
le
accoglie
e
le
registra
quel
largo
corredo
di
notizie
generali
che
sola
può
dare
la
lunga
consuetudine
delle
cose
e
delle
genti
.
Né
l
'
ingegno
dello
Zola
,
aperto
a
tutti
gli
aspetti
della
vita
odierna
,
conscio
dei
suoi
macchinosi
congegni
e
innamorato
dei
suoi
travagli
,
poteva
afferrare
e
penetrare
la
grande
Roma
,
dove
il
passato
non
sorge
soltanto
malinconico
spettro
dalle
rovine
,
ma
regge
istituti
millenari
,
crea
consuetudini
,
modifica
le
condizioni
degli
animi
,
governa
il
sentimento
della
bellezza
,
franca
gli
spiriti
dalle
effimere
adorazioni
,
rivive
nella
concisa
familiarità
del
linguaggio
popolare
.
Le
cose
non
parlavano
allo
Zola
se
egli
non
conosceva
gli
uomini
che
vivono
loro
frammezzo
.
Io
lo
vidi
a
lungo
,
quando
tornava
da
Roma
e
da
Venezia
che
egli
aveva
visitato
la
prima
volta
e
mi
parve
non
ne
avesse
compresa
intera
la
bellezza
.
E
dico
intera
ad
attenuazione
riverente
.
Egli
era
sordo
al
passato
e
svogliato
di
penetrarne
la
tenebra
.
La
vita
,
la
vita
d
'
oggi
.
gli
uomini
d
'
oggi
,
poderosi
,
accaniti
,
malvagi
,
angosciosi
,
infermi
,
violenti
,
ecco
la
sua
sostanza
d
'
arte
,
ecco
il
solo
mondo
atto
a
movere
il
suo
spirito
a
prodezze
creatrici
.
Nessuno
,
che
io
sappia
,
cercò
mai
di
proposito
se
nell
'
arte
o
nell
'
indole
dello
Zola
si
riscontri
qualche
vena
di
influenza
italiana
discesagli
dal
padre
.
L
'
indagine
sarebbe
in
special
modo
curiosa
trattandosi
di
un
uomo
che
attribuì
tanta
efficacia
alla
eredità
fisiologica
da
farne
argomento
iniziale
della
sua
maggior
creazione
:
il
Bonghi
,
riprovandone
certe
sconcezze
,
accennava
,
non
so
bene
se
a
titolo
di
derivazione
,
ai
novellieri
italiani
del
500
.
Ma
non
mi
pare
che
i
novellieri
,
i
cronisti
e
gli
autori
comici
francesi
fossero
meno
salaci
e
meno
sboccati
dei
nostrani
.
Né
il
Brantôme
,
né
il
Rabelais
,
né
il
Saint
-
Simon
,
né
il
La
Fontaine
hanno
nulla
da
invidiare
all
'
Aretino
,
al
Bandello
ed
al
cardinale
Bibbiena
.
Invece
io
mi
domando
se
dai
sangue
paterno
non
dovesse
lo
Zola
riconoscere
una
qualità
che
si
riverbera
bensì
negli
scritti
e
ne
diventa
carattere
distintivo
,
ma
che
appartiene
direttamente
all
'
animo
ed
è
un
modo
della
coscienza
.
Voglio
dire
l
'
assenza
di
pregiudizi
intorno
a
tutti
i
fatti
,
a
tutti
gli
aspetti
del
vivere
sociale
.
Per
pregiudizio
non
intendo
già
un
giudizio
errato
.
ma
semplicemente
un
giudizio
preventivo
fisso
ed
immutabile
che
inibisce
ogni
ulteriore
disanima
.
Mi
par
certo
che
gli
altri
popoli
ed
il
francese
in
special
modo
,
assai
più
di
noi
amano
crearsi
delle
verità
intangibili
nelle
quali
riposano
e
che
difenderebbero
a
prezzo
di
vita
.
L
'
argomento
di
questa
verità
può
variare
a
seconda
degli
individui
:
per
gli
uni
sarà
la
credenza
religiosa
,
per
gli
altri
,
la
somma
potestà
politica
,
o
la
magistratura
,
o
l
'
esercito
,
o
il
cavillo
cavalleresco
,
o
saranno
uomini
eminenti
,
o
le
convenienze
mondane
,
ma
un
'
arca
santa
e
magari
parecchie
ce
l
'
hanno
tutti
.
Ce
ne
abbiamo
forse
anche
noi
in
Italia
delle
arche
sante
,
ma
la
loro
santità
è
piuttosto
precaria
tanto
amiamo
di
smontarle
per
sedere
come
sono
fatte
,
e
come
l
'
abbiamo
veduto
,
non
c
'
è
rispetto
umano
che
ci
trattenga
:
la
verità
sbotta
ad
ogni
costo
.
Se
sia
bene
o
male
non
importa
qui
di
cercare
,
il
fatto
è
che
di
tutti
i
popoli
noi
siamo
,
nella
pratica
,
il
meno
impastoiato
da
preconcetti
e
da
riverenze
convenzionali
.
Lo
siamo
oggi
e
lo
fummo
nei
secoli
fino
da
quando
Roma
erigeva
altari
al
Dio
ignoto
e
riconosceva
il
diritto
di
cittadinanza
agli
Dei
d
'
ogni
terra
e
d
'
ogni
tempo
.
Ricordiamo
che
il
nostro
paese
fu
il
solo
andato
immune
dalle
guerre
di
religione
,
quantunque
da
noi
procedessero
i
primi
moti
per
la
libertà
religiosa
.
Che
non
introdusse
scismi
perché
nelle
cose
dell
'
anima
ognuno
qui
fa
il
comodo
suo
senza
che
gli
occorra
di
mettersi
all
'
ombra
di
una
dottrina
.
Ricordiamo
le
verità
con
sapere
di
forte
agrume
che
Dante
non
si
peritò
di
gettare
in
faccia
a
tutti
i
potentati
del
suo
tempo
.
Ricordiamo
che
il
libro
più
spregiudicato
di
quanti
sono
al
mondo
è
il
Principe
di
Niccolò
Machiavelli
;
e
pensiamo
infine
che
il
nostro
patriottismo
gagliardo
amore
di
patria
,
ma
non
cecità
patria
e
non
ardore
di
soverchiare
.
Scetticismo
?
Mancanza
di
convinzioni
?
No
.
Ma
uno
spirito
critico
penetrato
nell
'
anima
popolare
,
attraverso
la
maggiore
continuità
storica
che
i
popoli
moderni
possono
vantare
;
un
vedere
largo
e
libero
che
prepara
pronto
ed
oculato
accoglimento
ai
successivi
aspetti
del
vero
Le
verità
invecchiando
diventano
errori
.
fa
dire
Enrico
Ibsen
al
protagonista
di
una
sua
commedia
.
A
quel
modo
che
gli
antichi
simboleggiavano
il
tempo
coll
'
immagine
di
Saturno
che
divora
i
suoi
figli
,
io
vorrei
suggerire
ai
moderni
simbolisti
di
rappresentare
il
Vero
coll
'
immagine
di
un
figlio
che
si
divora
i
suoi
padri
.
Ora
lo
Zola
possedeva
per
l
'
appunto
ed
in
grado
eminente
onesto
nostro
spirito
iconoclastico
.
Franco
d
'
ogni
riverenza
convenzionale
,
era
in
lui
una
sete
inestinguibile
di
verità
,
ed
un
bisogno
prepotente
di
confessarla
.
La
massima
francese
pas
tante
verité
n
'
est
bonne
à
dire
non
faceva
per
lui
.
La
verità
ad
ogni
costo
:
ecco
la
sua
impresa
.
E
non
si
resta
di
gridarla
alto
in
ogni
momento
della
vita
.
Dai
primi
saggi
critici
all
'
ultimo
romanzo
rimasto
abbozzato
sullo
scrittoio
è
sempre
lo
stesso
ardore
indomito
di
verità
.
Udite
quel
ch
'
egli
scrisse
non
ieri
,
non
nel
fervore
dell
'
ultima
mischia
,
ma
vent
'
anni
or
sono
nella
prefazione
del
volume
Une
campaigne
,
:
«
Oh
,
provare
la
:
continua
ed
irresistibile
necessità
di
gridare
alto
quello
che
pensiamo
e
più
quando
siamo
soli
a
pensarlo
,
a
costo
di
avvelenarci
la
vita
.
Questa
è
la
mia
passione
;
ne
sono
tutto
insanguinato
,
ma
l
adoro
e
nulla
vorrei
senza
di
essa
»
.
E
più
sotto
nello
stesso
libro
:
«
Muoiano
le
-
convenienze
,
i
riguardi
,
i
sentimenti
,
cadano
i
nostri
orgogli
e
le
nostre
glorie
,
purché
sia
la
verità
»
.
Non
squilla
in
queste
parole
tutta
la
diana
risvegliatrice
del
J
'
accuse
?
Altri
,
altri
molti
ardono
di
verità
;
ma
che
un
idolo
si
frapponga
fra
essi
ed
il
vero
,
ed
il
loro
ardore
li
rode
dentro
e
si
tace
.
Lo
Zola
non
conosce
idoli
o
quello
sol
a
cui
si
dà
in
continuo
olocausto
.
Quando
offerse
la
fama
,
la
pace
,
la
vita
perché
giustizia
fosse
resa
ad
un
ignoto
di
là
dei
mari
,
egli
fu
nel
naturale
esercizio
delle
sue
facoltà
animatrici
.
Non
contendiamo
alla
Francia
il
vanto
di
quel
grande
spirito
veritiero
.
Ma
se
da
noi
gli
venne
di
francarsi
da
ogni
riverenza
inibitrice
di
verità
,
teniamocene
come
di
assai
munifico
dono
.
E
'
bello
noverare
eroi
per
la
verità
.
E
'
più
bello
che
non
occorrano
eroismi
nel
asserire
il
vero
.
StampaPeriodica ,
Words
as
a
Tartar
s
bow
do
shoot
back
upon
the
understanding
[
le
parole
,
come
l
arco
dei
Tartari
,
colpiscono
indietro
sul
nostro
comprendere
]
Fr
.
Bacon
(
Adv
.
of
learn
,
XIV
(
II
)
)
La
difficoltà
di
descrivere
,
rappresentare
,
classificare
le
attitudini
e
le
operazioni
mentali
senza
ricorrere
a
metafore
desunte
dal
mondo
fisico
da
lungo
tempo
ha
richiamato
l
attenzione
dei
filosofi
.
Essi
non
hanno
mancato
di
utilizzar
questo
fatto
per
cavarne
,
a
seconda
delle
loro
speciali
preferenze
,
le
conclusioni
più
opposte
e
disparate
.
Così
mentre
il
Locke
(
Essay
III
,
I
,
§
5
)
vede
in
esso
una
prova
e
una
verifica
della
sua
tesi
che
tutte
le
nostre
nozioni
hanno
origine
dalle
impressioni
dei
sensi
,
il
Leibniz
invece
cerca
trarne
partito
in
favore
della
primordialità
delle
intuizioni
spaziali
(
direzione
,
distanza
,
moto
ecc
.
:
Nouveaux
Essais
,
III
,
I
,
§
5
)
.
L
esame
dei
vantaggi
e
degli
inconvenienti
che
l
impiego
di
queste
metafore
presenta
,
offre
nondimeno
un
campo
di
ricerca
che
si
può
dire
quasi
affatto
inesplorato
.
La
recente
pubblicazione
di
un
volume
(
Lady
Victoria
Welby
,
What
is
Meaning
?
,
London
,
Macmillan
,
1903
)
nel
quale
è
richiamata
attenzione
all
importanza
di
questo
genere
di
ricerche
,
mi
dà
occasione
di
esprimere
in
proposito
qualche
osservazione
.
Benché
di
questo
argomento
non
abbiano
mancato
di
occuparsi
i
cultori
di
quel
ramo
di
psicologia
applicata
che
i
greci
chiamavano
la
retorica
,
pure
le
loro
trattazioni
,
dato
il
fine
pratico
che
avevano
in
vista
,
non
potevano
che
riferirsi
,
quasi
esclusivamente
,
all
impiego
delle
metafore
come
mezzo
di
persuasione
o
di
allettamento
,
e
solo
incidentalmente
al
loro
ufficio
nella
prova
e
nella
ricerca
.
Ciò
non
toglie
che
anche
in
esse
si
trovino
osservazioni
di
non
trascurabile
portata
filosofica
,
come
ad
esempio
quella
con
la
quale
Aristotele
,
precorrendo
il
concetto
moderno
del
simbolismo
come
un
mezzo
per
economizzare
il
pensiero
,
afferma
che
la
causa
,
per
la
quale
le
metafore
e
i
paragoni
piacciono
e
predispongono
l
ascoltatore
in
favore
di
chi
li
fa
,
è
che
essi
lo
mettono
in
grado
di
schivare
della
fatica
,
utilizzando
in
certo
modo
le
cognizioni
che
già
possiede
,
per
l
acquisto
e
l
ordinamento
di
quelle
che
si
vogliono
comunicare
.
A
chi
si
proponga
un
indagine
sistematica
sull
uso
delle
metafore
come
mezzi
di
rappresentazione
dei
fatti
mentali
si
presentano
due
vie
da
seguire
.
Allo
stesso
modo
come
,
in
idrodinamica
,
volendo
studiare
l
andamento
di
un
liquido
in
moto
,
si
può
prendere
a
considerare
una
determinata
sezione
della
vena
fluida
,
determinando
la
velocità
e
la
direzione
delle
varie
porzioni
di
liquido
che
passano
successivamente
per
essa
,
oppure
considerare
,
invece
,
una
data
porzione
del
liquido
,
determinando
la
velocità
e
le
direzioni
che
essa
assume
successivamente
nell
attraversare
le
successive
sezioni
,
così
anche
qui
,
o
si
può
partire
dalla
considerazione
di
una
determinata
immagine
,
esaminando
quali
siano
i
vari
fatti
mentali
che
essa
può
essere
adoperata
a
rappresentare
,
oppure
partire
da
un
determinato
processo
mentale
,
e
passare
in
rassegna
le
diverse
immagini
suscettibili
di
rappresentarlo
.
La
convenienza
di
seguire
l
una
piuttosto
che
l
altra
di
queste
due
vie
è
soggetta
a
variare
a
seconda
dei
casi
.
È
naturale
che
i
vantaggi
di
seguire
la
prima
si
presentino
tanto
più
grandi
quanto
più
numerose
sono
le
diverse
applicazioni
possibili
di
una
data
immagine
ai
processi
mentali
,
mentre
la
seconda
via
è
tanto
più
opportuna
a
seguire
quanto
più
numerose
sono
le
immagini
diverse
mediante
le
quali
uno
stesso
procedimento
mentale
è
stato
,
o
può
essere
,
rappresentato
.
I
casi
di
questa
seconda
specie
si
presentano
come
assai
più
importanti
di
quelli
della
prima
per
chi
,
oltre
che
dall
interesse
puramente
teorico
di
approfondire
l
analisi
del
meccanismo
dei
processi
mentali
,
sia
mosso
anche
dall
intento
,
relativamente
pratico
,
di
ricavare
,
da
tale
analisi
,
delle
norme
atte
a
regolare
il
gioco
delle
attività
dello
spirito
e
a
disciplinare
il
loro
svolgimento
.
È
quindi
ad
essi
che
sarà
rivolta
specialmente
attenzione
nelle
seguenti
osservazioni
,
nelle
quali
,
appunto
per
tale
ragione
,
il
procedimento
seguito
sarà
il
secondo
dei
due
che
ho
sopra
distinti
.
Il
miglior
modo
di
far
rilevare
la
portata
filosofica
,
che
le
ricerche
sopraddette
sono
atte
ad
assumere
,
mi
sembra
sia
quello
di
presentarne
l
applicazione
a
qualche
esempio
concreto
.
Quello
che
si
presenta
come
più
opportuno
a
tale
scopo
è
quello
delle
metafore
rappresentatrici
dell
operazione
del
dedurre
.
I
vari
tipi
di
immagini
,
adoperate
per
esprimere
il
fatto
che
una
data
affermazione
è
deducibile
da
un
altra
,
si
possono
classificare
grossolanamente
sotto
i
tre
seguenti
capi
:
1
.
quelle
nelle
quali
si
ricorre
al
concetto
di
appoggio
,
o
a
quello
di
sostegno
,
come
avviene
,
ad
esempio
,
quando
si
dice
che
date
conclusioni
si
basano
o
si
fondano
su
date
premesse
,
oppure
dipendono
(
o
anche
pendono
)
da
esse
,
o
si
riattaccano
ad
esse
.
È
così
che
si
parla
dei
fondamenti
della
geometria
,
delle
basi
della
morale
ecc
.
;
2
.
quelle
che
si
riferiscono
alla
relazione
di
contenere
,
o
includere
.
Queste
si
suddividono
in
due
gruppi
,
a
seconda
che
la
conclusione
si
riguardi
come
contenuta
nelle
premesse
,
oppure
,
al
rovescio
,
queste
ultime
si
riguardino
come
contenute
nella
conclusione
,
riguardando
invece
la
deduzione
come
un
analisi
,
o
una
riduzione
,
come
un
operazione
,
cioè
,
analoga
a
quella
di
un
chimico
che
decompone
un
corpo
nei
suoi
elementi
.
Nel
primo
caso
le
premesse
sono
concepite
come
implicanti
,
nel
secondo
come
esplicanti
(
spieganti
)
la
conclusione
che
da
esse
si
deduce
;
3
.
le
metafore
del
salire
e
dello
scendere
,
come
quando
si
parla
di
conseguenze
che
discendono
da
dati
principi
,
o
dei
principi
ai
quali
si
risale
,
o
come
quando
si
paragona
il
corso
del
ragionamento
a
quello
di
un
fiume
,
e
si
parla
di
proposizioni
che
derivano
(
déecoulent
)
o
sgorgano
o
erompono
o
emanano
ecc
.
dalle
premesse
da
cui
sono
tratte
.
A
questo
stesso
gruppo
,
o
al
precedente
,
si
possono
aggregare
anche
le
metafore
a
base
biologica
,
nelle
quali
si
concepiscono
le
conseguenze
di
date
premesse
come
generate
dalle
medesime
o
le
premesse
come
delle
radici
o
dei
semi
,
ecc
.
Una
caratteristica
del
primo
gruppo
di
metafore
,
di
quelle
cioè
che
rappresentano
il
dedurre
come
un
appoggiare
o
appendere
un
affermazione
ad
un
altra
,
consiste
in
ciò
che
esse
si
prestano
a
dar
corpo
a
una
delle
più
radicali
obbiezioni
che
possono
essere
sollevate
contro
la
deduzione
come
mezzo
di
prova
,
all
obbiezione
cioè
che
Leibniz
qualificava
(
con
un
immagine
che
si
riferisce
,
come
vedremo
,
al
secondo
gruppo
di
metafore
da
noi
considerate
)
col
nome
di
difficultas
Paschaliana
de
resolutione
continuata
.
Questa
obbiezione
-
che
certamente
Pascal
non
è
stato
il
primo
a
sollevare
e
che
non
ha
mai
cessato
di
essere
enunciata
,
sotto
le
forme
più
diverse
,
a
cominciare
da
quando
il
concetto
della
deduzione
come
forma
speciale
di
ragionamento
si
presentò
alla
mente
dei
primi
sofisti
greci
-
consiste
nell
osservare
che
tutti
i
processi
,
nei
quali
si
cerca
provare
qualche
affermazione
deducendola
da
altre
,
si
devono
basare
in
ultima
analisi
su
delle
affermazioni
che
alla
loro
volta
non
possono
essere
dedotte
da
alcun
altra
,
,
su
affermazioni
,
cioè
,
che
non
possono
essere
provate
se
non
ricorrendo
a
qualche
altro
procedimento
(
induzione
,
intuizione
,
ecc
.
)
di
cui
la
deduzione
non
può
garantire
la
validità
(
l
obbiezione
è
espressa
colla
massima
energia
da
Aristotele
,
Analyt
.
Poster
.
,
lib
.
I
,
cap
.
3
)
.
La
certezza
,
quindi
,
che
compete
alle
conclusioni
di
un
ragionamento
deduttivo
,
per
quanto
rigoroso
,
non
può
in
alcun
modo
esser
ritenuta
superiore
a
quella
che
siamo
disposti
ad
attribuire
a
delle
affermazioni
non
giustificabili
per
mezzo
di
deduzione
,
di
modo
che
la
deduzione
,
lungi
dal
dover
essere
riguardata
come
il
tipo
dei
processi
mentali
che
conducono
a
conclusioni
sicure
,
sarebbe
da
riguardare
solo
come
un
mezzo
per
fare
partecipare
un
maggior
numero
di
affermazioni
alla
certezza
che
,
indipendentemente
affatto
da
ogni
ragionamento
deduttivo
,
alcune
nostre
credenze
già
possederebbero
.
Chi
deduce
non
sarebbe
quindi
un
produttore
,
ma
un
distributore
di
certezze
,
un
rivenditore
al
minuto
di
una
merce
che
la
sua
attività
non
contribuisce
in
alcun
modo
a
produrre
.
A
quali
artifici
fossero
costretti
a
ricorrere
quelli
tra
i
filosofi
ai
quali
premeva
difendere
la
dignità
e
il
valore
probativo
della
deduzione
contro
l
obbiezione
suddetta
,
si
vedrà
meglio
quando
passeremo
ad
esaminare
il
secondo
gruppo
di
metafore
rappresentatrici
della
deduzione
,
quelle
cioè
che
potremmo
caratterizzare
come
le
metafore
chimiche
.
Ciò
che
per
ora
importa
notare
è
che
,
qualunque
opinione
si
possa
avere
sull
esistenza
o
no
di
premesse
che
non
abbiano
bisogno
di
essere
alla
loro
volta
provate
,
essa
non
può
affatto
pregiudicare
la
questione
del
maggiore
o
minor
valore
della
deduzione
,
considerata
anche
soltanto
come
mezzo
di
accertamento
delle
nostre
cognizioni
.
Non
ostante
,
infatti
,
le
suggestioni
contrarie
,
derivanti
dalle
immagini
che
rappresentano
le
premesse
come
delle
colonne
o
degli
uncini
da
cui
le
conclusioni
sono
sostenute
,
i
vantaggi
che
si
ricavano
,
in
riguardo
alla
certezza
delle
nostre
opinioni
,
dal
riconoscere
che
una
proposizione
è
deducibile
da
altre
,
non
consistono
sempre
,
né
esclusivamente
,
nel
fatto
che
essa
venga
in
tal
modo
a
fruire
della
maggior
certezza
di
cui
queste
ultime
godono
.
Il
caso
opposto
,
quello
cioè
nel
quale
la
verità
e
la
certezza
delle
conclusioni
,
deducibili
da
date
premesse
,
serve
ad
accrescere
e
a
consolidare
la
certezza
delle
premesse
medesime
,
non
è
né
meno
frequente
né
meno
importante
a
considerare
.
I
due
vantaggi
si
riscontrano
,
anzi
,
ben
raramente
disgiunti
l
uno
dall
altro
,
in
quanto
non
v
è
ramo
di
ricerca
(
neppure
la
geometria
)
nel
quale
le
premesse
siano
così
indubitabilmente
sicure
da
non
poter
ricevere
qualche
ulteriore
plausibilità
dal
fatto
di
condurre
a
conclusioni
approssimativamente
verificabili
,
mentre
non
v
è
nessun
fatto
(
ad
eccezione
,
forse
,
delle
cosiddette
testimonianze
della
coscienza
,
escludenti
ogni
elemento
di
previsione
)
la
cui
credibilità
non
possa
eventualmente
essere
accresciuta
dal
fatto
di
essere
in
accordo
con
le
conseguenze
di
qualche
teoria
anteriormente
accettata
.
Il
che
è
tanto
vero
che
,
quando
ci
troviamo
davanti
a
fatti
eccezionalmente
strani
(
cioè
troppo
in
contrasto
con
quelli
che
le
nostre
prevenzioni
ci
condurrebbero
ad
aspettare
)
,
quelle
constatazioni
,
o
testimonianze
stesse
,
che
basterebbero
a
farceli
credere
se
il
suddetto
contrasto
non
sussistesse
,
sono
spesso
insufficienti
a
con
vincerci
della
loro
realtà
:
come
avviene
,
per
esempio
,
nei
casi
ai
quali
si
applica
la
celebre
argomentazione
di
Hume
sui
miracoli
.
La
relazione
tra
le
premesse
e
le
conclusioni
di
un
ragionamento
deduttivo
non
è
quindi
correttamente
descritta
dal
dire
che
queste
si
appoggiano
su
quelle
,
a
meno
che
,
all
immagine
volgare
di
un
oggetto
appoggiato
a
un
altro
,
si
sostituisca
l
altra
,
,
più
generale
e
più
scientificamente
precisa
,
di
due
corpi
che
si
attraggano
e
dei
quali
quindi
ciascuno
,
quando
sia
a
contatto
con
l
altro
in
modo
che
si
eserciti
pressione
tra
loro
,
può
esser
riguardato
come
sostegno
dell
altro
.
Il
domandarsi
allora
su
che
cosa
poggiano
le
verità
fondamentali
,
alle
quali
un
dato
ordine
di
deduzioni
dà
luogo
,
apparirebbe
non
meno
irragionevole
del
chiedere
,
per
esempio
,
perché
la
terra
resti
sospesa
nel
vuoto
e
perché
non
abbia
bisogno
di
sostegni
che
la
sorreggano
(
a
quei
logici
poi
che
,
estendendo
la
stessa
immagine
del
sostegno
'
anche
al
caso
dell
induzione
,
vanno
cercando
il
fondamento
di
questa
ultima
,
si
potrebbe
far
notare
come
un
induzione
con
fondamento
,
cioè
per
la
quale
si
fosse
in
grado
di
addurre
qualche
ragione
giustificante
la
conclusione
che
con
essa
si
trae
dai
fatti
osservati
,
cesserebbe
per
ciò
solo
di
essere
un
induzione
,
per
diventare
una
deduzione
,
sia
pure
appoggiata
a
qualche
altra
induzione
anteriore
.
A
meno
di
chiamar
fondamenti
di
un
induzione
i
fatti
particolari
dalla
cui
constatazione
essa
prende
le
mosse
si
deve
ammettere
che
l
induzione
è
,
per
definizione
,
un
ragionamento
senza
fondamenti
)
.
Analoghe
osservazioni
si
applicano
all
immagine
che
rappresenta
le
conclusioni
come
attaccate
alle
premesse
per
mezzo
del
filo
del
ragionamento
.
Anche
con
questa
immagine
,
infatti
,
la
diffusione
e
la
comunicazione
della
certezza
sono
concepite
come
effettuantisi
in
una
sola
direzione
,
cioè
dalle
premesse
alle
conclusioni
:
non
si
tien
conto
,
cioè
,
del
fatto
,
che
la
deduzione
può
servire
anche
allo
scopo
opposto
,
allo
stesso
modo
come
la
corda
colla
quale
si
legano
tra
loro
degli
alpinisti
in
una
ascensione
pericolosa
serve
tanto
a
garantire
la
sicurezza
dell
ultimo
come
del
primo
di
essi
,
o
di
qualunque
altro
di
quelli
che
ne
sono
avvinti
.
I
processi
deduttivi
,
nei
quali
la
certezza
delle
affermazioni
,
che
si
prendono
come
punto
di
partenza
,
prevale
su
quella
delle
conclusioni
alle
quali
esse
conducono
,
si
qualificano
ordinariamente
col
nome
di
dimostrazioni
,
mentre
quelli
nei
quali
il
contrario
avviene
,
nei
quali
,
cioè
,
dei
fatti
sicuri
sono
riattaccati
a
premesse
discutibili
,
si
qualificano
ordinariamente
col
nome
di
spiegazioni
.
Ma
tanto
gli
uni
quanto
gli
altri
sono
egualmente
processi
deduttivi
,
ed
in
ambedue
i
casi
si
ha
egualmente
bisogno
di
tutto
l
apparato
e
di
tutti
i
sussidi
dai
quali
l
operazione
del
dedurre
può
essere
facilitata
e
garantita
.
Si
può
anzi
affermare
che
l
aver
preso
coscienza
di
ciò
-
l
aver
cioè
riconosciuto
che
,
anche
quando
le
premesse
di
un
ragionamento
deduttivo
sono
meno
certe
delle
eventuali
conseguenze
che
se
ne
traggono
,
rimane
nondimeno
importante
procedere
con
rigore
,
con
coerenza
,
con
precisione
-
costituisca
una
delle
principali
caratteristiche
dell
attitudine
del
pensiero
scientifico
moderno
di
fronte
a
quella
tipicamente
rappresentata
dal
pensiero
greco
.
Questo
infatti
,
mentre
manifestava
il
massimo
ardire
costruttivo
in
quei
campi
nei
quali
,
come
nella
geometria
,
la
certezza
del
punto
di
partenza
raggiungeva
il
massimo
grado
,
nei
campi
invece
nei
quali
,
come
nella
fisica
e
nella
meccanica
,
tale
fatto
non
avveniva
,
non
riesciva
sollevarsi
che
di
poco
(
eccetto
in
parte
nell
astronomia
)
al
di
sopra
di
un
empirismo
grossolano
,
incapace
di
vedere
tra
i
fatti
altre
connessioni
che
quelle
che
si
presentano
spontaneamente
a
chi
li
osserva
passivamente
senza
giovarsi
di
qualsiasi
preconcetto
ordinatore
o
selettivo
.
Passando
ora
al
secondo
gruppo
di
metafore
,
e
anzitutto
a
quelle
che
rappresentano
la
deduzione
come
un
processo
diretto
a
estrarre
dalle
premesse
ciò
che
vi
è
già
contenuto
,
la
prima
osservazione
da
fare
è
che
anche
esse
,
come
quelle
del
gruppo
precedente
,
tendono
indebitamente
a
deprimere
e
sminuire
l
importanza
della
deduzione
rispetto
agli
altri
processi
di
ragionamento
o
di
ricerca
.
Dire
infatti
che
le
conclusioni
di
un
ragionamento
deduttivo
si
trovano
già
,
sia
pure
implicitamente
,
contenute
nelle
premesse
,
differisce
ben
poco
dal
dire
che
le
prime
,
non
solo
non
affermano
niente
di
più
,
ma
,
anzi
,
affermano
qualcosa
di
meno
,
di
quanto
nelle
premesse
stesse
si
trovi
già
asserito
.
È
noto
il
modo
col
quale
il
primo
gran
teorico
della
deduzione
,
Aristotele
,
ha
tentato
di
parare
a
questa
obbiezione
.
Egli
ricorre
ad
un
altro
paragone
,
basato
sul
suo
favorito
contrasto
tra
forma
e
materia
.
Paragona
,
cioè
,
il
lavoro
di
chi
deduce
a
quello
dello
scultore
che
,
pur
levando
da
un
masso
alcune
delle
sue
parti
,
ottiene
qualche
cosa
che
vale
più
del
masso
medesimo
.
Se
,
invece
di
una
statua
,
egli
avesse
parlato
d
uno
strumento
o
d
un
arma
,
per
esempio
d
una
lente
o
d
un
pugnale
,
costruiti
parimenti
col
levare
,
da
una
data
porzione
di
materia
prima
,
delle
parti
la
cui
presenza
sarebbe
d
ostacolo
allo
scopo
al
quale
lo
strumento
o
l
arma
devono
servire
,
il
paragone
sarebbe
stato
ancora
meglio
adatto
a
porre
in
luce
l
ufficio
della
deduzione
come
attività
organizzatrice
delle
cognizioni
in
vista
del
raggiungimento
di
fini
determinati
,
non
escluso
s
intende
quello
di
guidare
alla
ricerca
dell
acquisto
di
nuove
cognizioni
(
La
parte
val
meglio
del
tutto
è
uno
dei
proverbi
che
più
frequentemente
ricorrono
nei
dialoghi
di
Platone
)
.
Il
contrasto
fra
il
processo
di
deduzione
e
gli
altri
,
puramente
o
predominantemente
passivi
,
di
osservazione
,
di
contemplazione
,
di
registrazione
dei
dati
dell
esperienza
o
dell
intuizione
,
,
potrebbe
infatti
essere
paragonato
a
quello
che
intercede
tra
le
operazioni
di
censimento
,
dirette
solo
a
riconoscere
e
descrivere
lo
stato
della
popolazione
in
un
dato
paese
e
tempo
,
e
quelle
di
coscrizione
,
aventi
invece
in
vista
di
scegliere
e
determinare
quella
parte
di
una
data
popolazione
che
è
valida
a
portare
le
armi
(
sul
significato
,
originariamente
militare
,
del
termine
greco
indicante
l
ordinamento
deduttivo
di
una
data
trattazione
,
è
da
vedere
l
interessante
monografia
di
H
.
Diels
,
Elementum
,
Teubner
,
1899
)
.
Ma
anche
in
un
altro
senso
,
affatto
opposto
al
precedente
,
come
già
si
accennò
indietro
,
le
immagini
riferentisi
al
contenere
sono
suscettibili
di
rappresentare
la
relazione
fra
le
premesse
e
le
conclusioni
di
un
ragionamento
deduttivo
.
Si
può
cioè
riguardare
le
premesse
,
dalle
quali
una
data
conclusione
è
dedotta
,
non
come
includenti
o
implicanti
la
conclusione
stessa
,
ma
al
contrario
come
gli
elementi
più
semplici
di
cui
essa
si
compone
,
e
nei
quali
essa
può
venir
risoluta
.
È
l
immagine
preferita
da
Platone
quando
nel
Teeteto
(
2068
)
paragona
le
premesse
fondamentali
delle
singole
scienze
alle
lettere
dell
alfabeto
(
grecata
)
,
dalla
cui
combinazione
risultano
le
sillabe
,
le
parole
,
le
frasi
.
Ed
era
naturale
che
,
come
lo
dimostra
il
titolo
stesso
dell
opera
d
Euclide
,
,
questa
immagine
trovasse
speciale
favore
fra
i
geometri
,
in
quanto
nessun
altra
è
così
atta
a
ribattere
l
obbiezione
di
cui
abbiamo
parlato
indietro
.
Alla
luce
,
infatti
,
di
questo
paragone
,
tale
obbiezione
compare
come
poco
meno
assurda
di
quella
che
si
volesse
sollevare
contro
l
ingegno
o
l
originalità
di
un
poeta
osservando
che
tutte
le
parole
da
lui
adoperate
sono
già
registrate
nel
dizionario
(
sull
origine
della
parola
latina
scelta
-
da
Lucrezio
e
da
Cicerone
-
per
tradurre
il
termine
greco
stichium
,
lo
stesso
Diels
ha
un
ipotesi
ingegnosa
che
può
sembrar
strana
a
chi
non
conosca
le
prove
che
egli
adduce
per
sostenerla
.
Con
elementa
i
latini
avrebbero
indicato
originalmente
i
pezzetti
di
avorio
-
elepenta
,
elephanta
-
di
cui
si
servivano
gli
intarsiatori
.
Anche
Quintiliano
parla
-
I
,
I
.
26
-
delle
eburneas
literarum
formas
che
erano
in
uso
per
insegnare
l
alfabeto
ai
bambini
)
.
A
questo
notevole
vantaggio
che
la
rappresentazione
,
che
abbiamo
chiamata
chimica
,
della
deduzione
offre
di
fronte
agli
altri
modi
di
rappresentazione
,
prima
esaminati
,
si
contrappone
tuttavia
un
inconveniente
che
è
interessante
notare
.
Essa
tende
cioè
a
fare
attribuire
alla
distinzione
tra
verità
semplici
e
verità
complesse
un
valore
assai
superiore
a
quello
che
essa
merita
,
e
a
presentare
come
l
ideale
supremo
della
ricerca
scientifica
la
determinazione
di
verità
assolutamente
primordiali
,
indecomponibili
,
atomiche
,
atte
a
generare
tutte
le
altre
mediante
i
loro
vari
aggruppamenti
.
È
nel
Leibniz
soprattutto
che
questa
idea
si
presenta
sotto
la
forma
più
classica
,
ed
è
noto
il
suo
paragone
delle
verità
ai
numeri
,
ciascuno
dei
quali
,
se
non
è
un
numero
primo
esso
stesso
,
è
sempre
decomponibile
,
e
in
un
solo
modo
,
in
una
determinata
serie
di
fattori
primi
.
Si
viene
con
ciò
a
perdere
di
vista
che
,
alla
domanda
se
una
data
proposizione
sia
dimostrabile
o
no
,
si
può
dare
diversa
risposta
a
seconda
della
scelta
che
si
faccia
delle
altre
proposizioni
di
cui
si
intende
permettere
l
uso
nella
dimostrazione
che
se
ne
richiede
.
Il
che
vuoi
dire
che
la
semplicità
o
complessità
di
una
data
affermazione
sono
qualche
cosa
di
estremamente
relativo
,
qualche
cosa
che
dipende
dal
proposito
al
quale
l
affermazione
stessa
si
riferisce
,
dal
luogo
dove
la
si
enuncia
,
dall
indole
della
trattazione
di
cui
fa
parte
,
ecc
.
Se
si
vuol
quindi
continuare
a
parlare
della
deduzione
come
di
un
analisi
,
bisogna
ben
tener
presente
come
le
proprietà
di
cui
tale
analisi
gode
sono
ben
diverse
da
quelle
proprie
dell
analisi
chimica
,
nella
quale
non
potrebbe
certamente
presentarsi
il
caso
che
,
tra
i
composti
di
un
dato
corpo
,
si
trovassero
anche
gli
elementi
di
cui
esso
si
compone
.
È
da
notare
,
a
tale
riguardo
,
la
perfetta
analogia
tra
il
processo
di
deduzione
e
quello
di
definizione
.
Il
domandare
se
una
data
proposizione
è
dimostrabile
o
no
,
o
se
un
dato
concetto
è
definibile
o
no
,
senza
indicare
,
nel
primo
caso
quali
sono
le
premesse
che
si
accettano
,
e
,
nel
secondo
,
quali
sono
i
concetti
che
si
presuppongono
dati
,
non
ha
maggior
senso
del
domandarsi
se
un
dato
corpo
si
muove
o
sta
fermo
,
senza
indicare
quali
sono
gli
altri
corpi
dai
quali
intendiamo
considerare
le
sue
successive
distanze
.
Il
concetto
della
definizione
come
un
processo
di
decomposizione
,
o
analisi
,
delle
nozioni
nei
loro
elementi
più
semplici
e
più
generali
porta
immediatamente
a
porre
in
contrasto
la
relazione
in
cui
questi
si
trovano
,
di
fronte
alle
nozioni
che
concorrono
a
costituire
,
con
quella
,
inversa
,
in
cui
si
trovano
invece
gli
individui
,
rappresentati
da
un
dato
concetto
,
di
fronte
a
quelli
,
più
numerosi
,
rappresentati
dai
concetti
più
generali
mediante
i
quali
esso
è
definito
.
Di
qui
la
distinzione
,
tanto
importante
nella
logica
,
tra
l
estensione
e
la
comprensione
d
un
dato
concetto
,
così
chiaramente
caratterizzata
già
da
Aristotele
(
Metafisica
,
lib
.
IV
,
cap
.
25
:
Le
specie
sono
dette
essere
parti
del
genere
...
il
genere
anche
detto
parte
della
specie
...
)
.
Anche
le
metafore
del
terzo
gruppo
,
quelle
cioè
che
qualificano
il
passare
dalle
premesse
alla
conclusione
come
un
discendere
,
e
il
ricercare
le
premesse
d
una
conclusione
come
un
ascendere
o
un
risalire
,
hanno
questo
di
comune
con
quelle
del
tipo
ora
esaminato
,
che
esse
sono
applicabili
a
rappresentare
,
oltre
che
il
processo
di
deduzione
,
anche
quello
di
definizione
.
Questo
è
infatti
spesso
caratterizzato
anche
come
consistente
nel
risalire
dalle
intuizioni
particolari
ai
concetti
più
generali
sotto
i
quali
esse
rientrano
.
Di
questa
ultima
immagine
non
è
che
una
variante
quella
rappresentata
dal
cosidetto
albero
di
Porfirio
,
nel
quale
le
successive
diramazioni
,
che
si
staccano
dal
tronco
,
rappresentano
le
nozioni
sempre
più
determinate
che
si
ottengono
introducendo
gradualmente
,
nella
classe
più
generale
e
comprensiva
possibile
,
quella
cioè
delle
cose
esistenti
,
un
numero
sempre
più
grande
di
specificazioni
e
qualificazioni
,
finché
si
arrivi
alle
nozioni
corrispondenti
ai
singoli
individui
o
a
dati
fatti
particolari
.
Un
inconveniente
non
trascurabile
che
sorge
da
questo
doppio
impiego
delle
metafore
dei
due
ultimi
gruppi
sopra
considerati
,
dal
fatto
cioè
che
esse
servono
,
nello
stesso
tempo
,
a
esprimere
le
relazioni
tra
le
premesse
e
le
conclusioni
e
quelle
tra
una
nozione
e
le
altre
più
generali
che
vi
sono
comprese
,
sta
in
ciò
,
che
esse
vengono
in
tal
modo
a
favorire
l
idea
che
il
dedurre
sia
un
passare
dal
generale
al
particolare
,
e
a
far
riguardare
la
maggior
generalità
delle
premesse
di
fronte
alle
conclusioni
come
una
caratteristica
essenziale
del
ragionamento
deduttivo
.
È
difficile
spiegare
per
quale
altra
via
questo
modo
di
concepire
la
deduzione
possa
avere
acquistato
favore
quando
si
pensa
alla
frequenza
con
la
quale
i
processi
dimostrativi
in
cui
avviene
precisamente
il
contrario
(
nei
quali
cioè
le
conclusioni
comprendono
alcune
delle
premesse
come
casi
particolari
)
si
presentino
nella
scienza
deduttiva
per
eccellenza
,
la
matematica
(
il
campo
stesso
della
logica
pura
ne
offre
esempi
tipici
,
come
è
stato
recentemente
rilevato
dal
Couturat
,
Congrès
de
Genève
)
.
Per
quanto
tuttavia
riguarda
le
immagini
che
rappresentano
la
deduzione
come
un
ascendere
ai
principi
,
il
suddetto
inconveniente
è
largamente
compensato
dalla
corrispondenza
che
esse
stabiliscono
tra
la
condizione
di
chi
si
colloca
al
punto
di
vista
dei
principi
generali
,
e
quella
di
chi
,
osservando
un
panorama
da
un
altura
,
è
in
grado
di
riconoscere
con
un
solo
sguardo
,
fra
le
varie
parti
e
regioni
che
gli
stanno
davanti
,
delle
relazioni
che
sfuggirebbero
,
o
non
potrebbero
esser
rilevate
che
con
molta
fatica
,
da
chi
si
trovasse
più
basso
.
Un
concetto
analogo
è
anche
espresso
dalle
frasi
che
caratterizzano
il
processo
di
dimostrazione
,
o
di
spiegazione
,
come
un
processo
di
rischiaramento
(
Erklärung
)
,
in
quanto
anche
la
presenza
della
luce
ha
l
effetto
di
render
possibile
ad
un
tratto
il
riconoscimento
delle
posizioni
rispettive
degli
oggetti
illuminati
,
posizioni
che
in
mancanza
di
essa
non
potrebbero
essere
determinate
che
con
l
assoggettarsi
agli
urti
e
alle
collisioni
accompagnanti
inevitabilmente
i
tentativi
di
mettersi
successivamente
in
contatto
con
ciascuno
di
essi
.
Di
fronte
a
quest
ultima
metafora
,
tuttavia
,
quella
prima
considerata
del
salire
presenta
il
vantaggio
di
suggerire
,
oltre
al
concetto
di
vedere
,
anche
quello
del
comandare
e
del
potere
,
come
quando
si
parla
di
alture
dalle
quali
si
domina
una
data
regione
(
a
commanding
view
)
.
StampaPeriodica ,
Tre
,
quattro
,
cinque
argomenti
che
,
per
la
qualità
degli
individui
e
per
la
importanza
che
mi
pareva
avessero
le
cose
,
io
sottoposi
questa
mattina
all
'
esame
e
alla
virtù
condensatrice
del
dottor
Paulo
Post
,
furono
accolti
da
una
alzata
di
spalle
appena
appena
sdegnosa
e
da
un
sorriso
di
compatimento
,
che
voleva
dire
:
Ma
che
!
Lei
ci
crede
?
Il
dubbio
,
o
piuttosto
,
il
timore
ch
'
io
(
come
veleno
che
sta
in
ogni
coda
)
espressi
nella
fine
del
mio
articolo
precedente
,
che
cioè
molti
eroi
dei
giorni
nostri
e
molte
questioni
e
politiche
e
sociali
e
letterarie
,
che
oggi
tanto
ci
appassionano
e
a
cui
diamo
tanto
peso
e
tanto
valore
,
sottoposti
al
cannocchiale
rivoltato
del
mio
dottore
,
non
sarebbero
più
veduti
,
si
avverava
purtroppo
.
Ma
come
!
mi
provai
a
protestare
.
È
mai
possibile
che
siano
davvero
come
nulla
uomini
di
tanto
bella
reputazione
,
dottor
mio
?
Ci
pensi
un
po
'
!
Si
sforzi
di
vederli
...
Il
dottor
Paulo
Post
chiuse
gli
occhi
,
a
questa
mia
esortazione
;
chinò
il
capo
sul
petto
,
e
si
mise
a
recitare
a
lento
,
con
una
voce
che
pareva
arrivasse
da
lontano
:
Fu
don
Valeriano
Castiglione
uomo
celeberrimo
;
esaltato
a
gara
dai
più
grandi
letterati
;
conteso
dai
più
grandi
personaggi
del
suo
tempo
.
E
di
magnifiche
lodi
lo
onorò
papa
Urbano
VIII
;
e
il
cardinal
Borghese
e
il
viceré
di
Napoli
,
don
Pietro
di
Toledo
,
lo
sollecitarono
a
descrivere
,
il
primo
i
fatti
del
pontefice
Paolo
V
,
l
'
altro
le
guerre
del
re
cattolico
in
Italia
;
e
l
'
uno
e
l
'
altro
invano
.
Fu
da
Luigi
XIII
,
re
di
Francia
,
per
suggerimento
del
cardinal
di
Richelieu
,
nominato
suo
istoriografo
;
e
nominato
istoriografo
eziandio
fu
da
Carlo
Emanuele
duca
di
Savoja
.
In
lode
di
lui
,
per
tralasciare
altre
gloriose
testimonianze
,
la
duchessa
Cristina
,
figlia
del
cristianissimo
re
Enrico
IV
,
poté
in
un
diploma
,
con
molti
altri
titoli
,
annoverare
«
la
certezza
della
fama
ch
'
egli
ottiene
in
Italia
,
di
primo
scrittore
de
'
nostri
tempi
»
.
Il
dottor
Paulo
Post
,
recitato
questo
passo
,
aprì
gli
occhi
,
alzò
il
capo
,
e
mi
disse
:
Veda
,
veda
così
nella
storia
,
caro
signore
,
i
suoi
letterati
d
'
oggi
di
più
bella
reputazione
:
Gabriele
d
'
Annunzio
,
poniamo
;
e
mi
sappia
dire
se
,
volendo
così
glorificarlo
,
per
la
certezza
della
fama
ch
'
egli
ottiene
in
Italia
,
di
primo
scrittore
de
'
nostri
tempi
,
non
possa
avvenire
che
da
qui
a
tre
secoli
si
debba
per
avventura
rider
di
lui
,
così
come
noi
oggi
ridiamo
del
celeberrimo
don
Valeriano
Castiglione
,
ornamento
e
splendore
della
biblioteca
dell
'
impareggiabile
don
Ferrante
manzoniano
.
Lei
rimanga
qui
e
lo
veda
là
,
il
suo
D
'
Annunzio
.
Nel
seicento
?
Tre
secoli
indietro
.
Io
lo
vedo
là
,
e
tuttavia
come
se
questi
tre
secoli
per
lui
non
fossero
di
già
passati
.
In
somma
,
presente
e
nel
seicento
.
Guardi
bene
,
caro
signore
,
perché
è
qui
la
vera
essenza
della
mia
filosofia
.
Lo
vede
?
Davanti
a
lei
,
e
accanto
a
don
Valeriano
Castiglione
.
E
ora
non
le
sembra
che
sia
per
lo
meno
prudente
non
tenerlo
in
quel
conto
,
in
cui
don
Ferrante
teneva
il
Castiglione
ai
suoi
giorni
?
Sarà
così
,
diss
'
io
.
Lasciamo
stare
il
D
'
Annunzio
.
Volentieri
io
vedrei
da
lontano
,
caro
dottore
,
qualcuna
delle
più
vive
questioni
sociali
del
momento
.
Per
esempio
,
il
feminismo
.
Mi
aspettavo
un
'
altra
alzata
di
spalle
appena
appena
sdegnosa
,
un
altro
sorriso
di
compatimento
.
Invece
,
il
dottor
Paulo
Post
con
una
certa
inquietudine
volse
il
capo
indietro
,
dal
vecchio
seggiolone
di
cuojo
in
cui
stava
sprofondato
innanzi
a
me
,
presso
la
finestra
dello
studio
,
e
chiamò
:
Pietra
!
Una
voce
gutturale
,
maschile
,
rispose
con
mio
grande
stupore
dal
fondo
dello
studio
,
ove
tra
scaffali
pieni
zeppi
di
libri
troneggiava
una
mastodontica
scrivania
sovraccarica
anch
'
essa
tutt
'
intorno
di
libri
e
di
carta
ammucchiata
.
Parla
pure
,
papà
disse
quella
voce
.
Non
sospettavo
nello
studio
la
presenza
di
un
altro
essere
vivente
.
Mia
figlia
,
la
seconda
,
mi
spiegò
il
dottore
.
Attende
da
alcuni
giorni
a
riordinare
il
mio
schedario
.
Non
vorrei
parlare
innanzi
a
lei
su
l
'
argomento
ch
'
ella
mi
propone
.
Feminista
?
domandai
io
con
una
certa
grazia
timida
e
confusa
.
Sissignore
!
mi
rispose
con
fermezza
,
balzando
da
tutta
quella
babilonia
di
libri
e
di
carta
,
una
testa
rossa
,
arruffata
,
con
gli
occhiali
a
staffa
,
che
le
ingrandivano
enormemente
e
confusamente
gli
occhi
.
Restai
un
po
'
sbigottito
.
La
testa
scomparve
subito
,
per
fortuna
,
dietro
i
libri
;
e
di
là
,
come
da
sotterra
,
la
voce
gutturale
,
maschile
,
ripeté
:
Parla
pure
,
papà
:
non
ti
sento
.
Ecco
,
disse
allora
il
dottor
Paulo
Post
è
una
faccenda
,
questa
,
un
po
'
complicata
.
Il
feminismo
è
,
al
pari
di
tante
e
tant
'
altre
cose
,
una
costruzione
ideale
dei
nostri
giorni
.
Prendiamo
,
caro
signore
,
una
vescica
e
riempiamola
di
vento
.
Abbiamo
un
bel
palloncino
.
Diamogli
un
po
'
di
filo
,
e
lasciamolo
lì
per
aria
,
così
gonfio
,
un
giorno
.
Il
giorno
dopo
,
lo
troveremo
un
po
'
meno
gonfio
,
e
via
via
ancor
meno
dopo
il
secondo
,
dopo
il
terzo
,
dopo
il
quarto
giorno
.
Il
filo
s
'
allenta
sempre
più
e
il
palloncino
,
via
via
più
piccolo
e
più
raggrinzito
,
s
'
abbassa
,
finché
casca
giù
,
di
nuovo
vescica
sgonfiata
.
Questa
vescica
,
che
diviene
palloncino
e
poi
pellacchia
di
nuovo
,
non
è
però
soltanto
il
feminismo
,
signor
mio
!
È
la
sorte
di
tutte
le
composizioni
ideali
.
Si
reggono
,
stanno
in
aria
,
finché
son
piene
di
vento
,
cioè
del
sentimento
nostro
.
Man
mano
,
col
tempo
,
questo
sentimento
,
di
cui
noi
le
abbiamo
riempite
,
vien
meno
,
sfuma
.
La
storia
è
piena
di
tutti
questi
palloncini
sgonfiati
,
che
lei
può
magari
rigonfiare
con
l
'
arte
soffiandovi
dentro
il
suo
sentimento
,
cioè
un
altro
po
'
di
vento
con
cui
le
donne
hanno
riempito
questo
loro
palloncino
del
feminismo
.
Pietra
!
chiamò
di
nuovo
,
a
questo
punto
,
il
dottor
Paulo
Post
.
Oh
Dio
,
papà
smaniò
dietro
la
scrivania
la
figliuola
.
Ti
ho
detto
,
parla
pure
,
non
ti
sento
!
E
va
bene
!
Allora
riprese
il
dottore
vediamo
se
questo
vento
è
sbuffo
di
stizza
,
vapor
di
testa
o
respiro
di
buon
senso
.
La
vita
è
oggi
,
si
sa
,
difficilissima
.
Tutto
è
caro
!
Ogni
professione
,
ogni
impiego
offre
guadagni
mediocri
e
insufficienti
.
Ora
le
donne
,
signor
mio
,
han
compreso
bene
,
poverine
,
la
ragione
per
cui
diventa
loro
di
giorno
in
giorno
più
difficile
il
trovar
marito
.
Il
veder
frustrata
,
intanto
,
la
loro
naturale
inclinazione
(
perché
come
l
'
uomo
desidera
la
donna
,
la
donna
desidera
l
'
uomo
,
per
quanto
spesso
apertamente
non
lo
possa
o
non
lo
voglia
dire
)
,
il
dover
soffocare
il
loro
bisogno
istintivo
,
le
ha
un
po
esasperate
e
le
fa
un
po
'
farneticare
.
Ma
tutta
questa
loro
rivolta
ideale
contro
i
così
detti
pregiudizii
sociali
,
tutte
queste
loro
prediche
fervorose
per
la
così
detta
emancipazione
della
donna
,
che
altro
sono
in
fondo
se
non
una
sdegnosa
mascherata
del
bisogno
fisiologico
,
che
si
muove
sotto
?
Le
donne
vogliono
lavorare
per
trovar
marito
,
signor
mio
.
È
un
rimedio
,
questo
,
suggerito
dal
loro
naturale
buon
senso
.
Ma
,
ahimè
,
il
buon
senso
,
il
buon
senso
è
nemico
della
poesia
!
E
anche
questo
capiscono
le
donne
:
capiscono
cioè
che
una
donna
,
la
quale
lavori
come
un
uomo
,
fra
uomini
,
fuori
di
casa
,
non
è
più
considerata
dalla
maggioranza
come
l
'
ideale
delle
mogli
,
e
si
ribellano
contro
a
questo
modo
di
considerare
,
che
frustra
il
loro
rimedio
,
e
lo
chiamano
pregiudizio
.
Ecco
il
loro
torto
,
in
fondo
in
fondo
scusabile
però
.
Supporre
che
la
donna
,
praticando
continuamente
con
gli
uomini
alla
fine
si
debba
immascolinar
troppo
;
prevedere
che
la
casa
,
senza
più
le
cure
assidue
,
intelligenti
,
amorose
della
donna
debba
perdere
quella
poesia
intima
e
cara
,
che
è
la
maggiore
attrattiva
del
matrimonio
per
l
'
uomo
;
supporre
che
la
donna
,
cooperando
anch
'
essa
col
proprio
guadagno
al
mantenimento
della
casa
,
non
debba
aver
più
per
l
'
uomo
quella
devozione
e
quel
rispetto
,
di
cui
tanto
essa
si
compiace
:
non
sono
pregiudizii
;
sono
tristi
necessità
per
cui
la
composizione
ideale
del
feminismo
si
scompone
e
si
scioglie
nella
questione
più
vasta
delle
tristissime
condizioni
economiche
e
sociali
dei
giorni
nostri
.
Si
scioglie
,
senza
lasciar
residui
,
signor
mio
,
creda
pure
.
Soltanto
,
quel
po
'
di
pellacchia
sgonfiata
...
Vorrei
io
dissi
piano
,
in
un
orecchio
al
dottore
,
prima
d
'
alzarmi
per
tòr
commiato
vorrei
ora
sentir
come
la
vede
la
signorina
sua
figliuola
...
Caro
signore
mi
rispose
aprendo
le
braccia
,
il
dottor
Paulo
Post
.
Le
donne
non
possono
veder
da
lontano
questa
questione
.
O
potrebbero
a
un
solo
patto
:
che
avessero
cioè
il
marito
vicino
,
mi
spiego
?
Io
scappo
ancora
.
StampaQuotidiana ,
Ora
si
conosce
la
vera
ragione
della
morte
dell
'
elefante
che
Menelik
regalò
a
S.M.
Umberto
I
e
che
questi
donò
al
Municipio
di
Catania
.
La
grotta
in
cui
la
bestia
fu
messa
era
buia
,
umida
e
l
'
elefante
era
nutrito
di
erbaccie
malsane
.
Si
deplora
il
modo
poco
conveniente
con
cui
si
curò
questo
bellissimo
dono
meraviglia
del
giardino
Bellini
Narrativa ,
ÿþLA
GRANDE
FIAMMA
.
A
Rocco
Pagliara
.
I
.
Nell
'
ora
tarda
della
sera
,
partita
l
'
ultima
persona
amica
o
indifferente
,
per
la
quale
essa
provava
l
'
orgogliosa
e
invincibile
necessità
di
mentire
,
chiuse
tutte
le
porte
ermeticamente
,
piombata
la
casa
nel
profondo
silenzio
notturno
,
interrogate
con
lo
sguardo
sospettoso
fin
le
fantastiche
penombre
della
sua
stanza
solitaria
,
dove
sola
vivente
era
una
pia
lampada
consumantesi
innanzi
a
una
sacra
immagine
,
prosciolto
il
suo
spirito
dall
'
obbligo
della
bugia
e
le
sue
labbra
dall
'
obbligo
del
sorriso
,
ella
si
lasciava
abbruciare
dalla
grande
fiamma
.
Immobile
,
con
le
palpebre
socchiuse
e
le
mani
abbandonate
lungo
il
corpo
,
ritta
come
un
bianco
fantasma
nel
mezzo
della
sua
stanza
,
sentiva
un
flusso
di
calore
salire
alle
guancie
delicatamente
brune
e
smorte
,
un
flusso
di
calore
vivificarle
il
cervello
,
un
'
onda
di
lacrime
calde
pungerle
i
bellissimi
grandi
occhi
bruni
.
Scorrevano
taciturnamente
,
senza
singhiozzi
,
le
lacrime
calde
sulle
guancie
e
le
avvampanti
guancie
se
le
ribevevano
:
dal
cuore
e
dal
cervello
che
ardevano
,
si
diffondeva
per
tutta
la
persona
l
'
impetuoso
torrente
di
quel
calore
ed
ella
sentiva
tutte
le
sue
piccole
vene
palpitare
nella
fiamma
che
le
dilatava
.
Lo
scoppio
della
passione
lungamente
represso
,
in
quel
generoso
organismo
,
assumeva
la
forma
di
febbre
ad
altissima
temperatura
:
ed
essa
,
vacillante
,
come
se
avesse
smarrito
il
senso
di
ogni
altra
cosa
che
la
sua
febbre
non
fosse
,
si
lasciava
cadere
sul
letto
,
rigida
,
con
la
vestaglia
bianca
che
si
stendeva
come
un
sudario
sul
broccato
scuro
della
coltre
.
Così
,
sola
,
con
gli
occhi
sbarrati
ove
si
disseccavano
le
estreme
lacrime
,
guardando
il
soffitto
pieno
di
ombre
,
col
petto
sollevato
da
affannosi
sospiri
come
i
febbricitanti
,
ella
abbruciava
di
passione
per
l
'
assente
,
per
il
lontano
:
nè
le
sue
labbra
convulse
osavano
pronunziarne
il
dolce
nome
,
temendo
che
le
fatali
sillabe
pronunziate
in
quel
silenzio
,
in
quella
solitudine
,
rivelassero
a
tutto
il
mondo
il
suo
segreto
.
Sopra
un
fondo
di
fiamma
,
nella
sua
fantasia
che
vampeggiava
,
ella
vedeva
scritte
le
sillabe
divoratrici
di
quel
nome
,
in
lettere
nere
e
vive
,
talvolta
immobili
,
talvolta
confondentisi
in
una
bizzarra
danza
;
ma
non
osava
pronunziare
quelle
sillabe
seduttrici
;
temeva
di
struggersi
,
dicendole
;
temeva
di
morire
di
dolcezza
,
pronunziandole
.
Quell
'
entrata
così
vibrante
di
febbre
appassionata
,
nelle
prime
ore
della
notte
,
si
ripeteva
due
o
tre
volte
;
pareva
che
ella
si
assopisse
in
un
soave
abbruciamento
di
sangue
,
in
un
seguirsi
di
fiammeggianti
visioni
,
dove
talvolta
,
accanto
al
nome
adorato
,
si
veniva
a
delineare
vagamente
un
fiero
profilo
maschile
,
dove
uno
sguardo
superbo
e
amoroso
lampeggiava
;
ed
ella
sentiva
tutto
il
suo
spirito
carezzato
,
cullato
da
questa
visione
;
la
veglia
si
tramutava
in
sopore
febbrile
e
in
sogno
.
Ma
,
ogni
tanto
,
la
visione
diventava
così
vera
,
così
viva
,
così
fremente
di
amore
che
ella
udiva
,
sì
,
udiva
,
una
voce
sommessa
pronunziare
il
suo
nome
:
ella
trabalzava
,
ripresa
da
un
soffocante
impeto
di
passione
,
cercando
con
le
mani
,
nell
'
oscurità
,
quelle
calde
mani
amate
;
soffocava
,
bruciava
.
Si
levava
come
un
'
anima
errante
,
andava
al
balcone
,
sollevando
la
pesante
tenda
di
broccato
,
schiudendo
le
imposte
di
legno
,
appoggiando
l
'
acceso
volto
sul
gelido
cristallo
.
Era
alta
la
notte
;
nella
strada
non
passava
alcuno
;
spesso
,
il
freddo
vento
notturno
agitava
le
fioche
luci
dei
lampioni
,
riempiendo
la
via
di
bizzarre
forme
oscure
;
o
qualche
viandante
in
ritardo
,
ignoto
,
a
capo
basso
,
passava
senz
'
accorgersi
di
quel
balcone
quietamente
,
mitemente
,
illuminato
,
dietro
il
quale
stava
un
'
ombra
immobile
;
qualche
malinconica
carrozza
notturna
,
vuota
,
dal
cocchiere
sonnacchioso
,
dal
sonnacchioso
cavallo
,
veniva
lentamente
dall
'
alta
ombra
della
via
,
si
perdeva
lentamente
,
lontana
,
nella
bassa
ombra
della
via
.
Ella
guardava
questo
spettacolo
di
oscurità
e
di
pace
,
con
gli
occhi
intenti
,
sentendo
il
freddo
esteriore
penetrare
dalla
fronte
,
dalle
guancie
,
dalle
labbra
che
quasi
baciavano
il
cristallo
:
la
sua
febbre
si
calmava
;
le
vene
battenti
si
chetavano
;
il
petto
,
oppresso
,
respirava
più
liberamente
;
macchinalmente
ella
si
staccava
dai
cristalli
,
richiudeva
le
imposte
,
lasciava
ricadere
le
molli
,
strascicanti
tende
di
broccato
,
faceva
un
paio
di
giri
nella
sua
stanza
,
guardando
talvolta
nell
'
alta
e
stretta
specchiera
la
sua
figura
bianca
e
i
suoi
occhi
che
bruciavano
sempre
.
Come
tutti
quelli
che
soffrono
d
'
insonnia
,
per
una
forte
causa
morbosa
o
per
una
forte
causa
morale
,
ricoricandosi
,
ella
sentiva
come
un
grande
refrigerio
,
dolcissimamente
parea
che
si
dovesse
addormentare
nel
ricordo
,
nella
speranza
del
suo
amore
.
La
passione
consumatrice
nell
'
ora
che
fuggiva
,
si
faceva
tutta
tenerezza
letificante
,
diventava
un
fresco
soffio
che
le
alitava
sulla
fronte
,
sugli
occhi
,
sulle
labbra
,
sulle
mani
,
come
a
vincerne
il
bruciore
,
ed
ella
si
assopiva
,
nuovamente
,
con
le
labbra
che
si
muovevano
a
una
benedizione
.
Ma
,
ad
un
tratto
,
un
incubo
mostruoso
,
senza
nome
,
qualche
cosa
come
un
'
orribile
paura
,
la
scuoteva
,
la
faceva
balzare
sul
letto
,
come
cercando
soccorso
,
non
sapendo
,
non
conoscendo
,
non
pensando
più
nulla
,
vinta
da
uno
spavento
folle
.
Era
allora
che
,
levatasi
,
nella
penombra
,
in
preda
a
un
delirante
bisogno
di
soccorso
,
ella
andava
a
buttarsi
innanzi
alla
sacra
immagine
,
prostrandosi
sul
gradino
dell
'
inginocchiatoio
,
abbassando
il
capo
sul
duro
legno
di
quercia
,
dicendo
rapidamente
le
preghiere
,
per
non
pensare
,
per
non
sentire
,
pregando
,
pregando
,
pregando
,
con
un
fervore
di
anima
disperata
,
restando
lì
,
attaccata
a
quel
legno
,
come
se
fosse
quello
della
sua
salvazione
.
Ma
sia
che
l
'
alba
la
sorprendesse
dietro
i
cristalli
del
suo
balcone
,
o
distesa
sul
letto
con
gli
occhi
spalancati
,
o
sonnecchiante
malamente
,
o
immersa
in
preghiere
con
le
labbra
frementi
sui
grani
di
legno
del
suo
rosario
,
certo
che
,
a
quell
'
ora
gelida
,
la
sua
febbre
era
domata
,
era
caduta
:
ella
tremava
di
freddo
,
pallida
,
con
le
labbra
violacee
,
con
la
bocca
amara
,
con
le
ossa
rotte
,
quasi
uscisse
dal
terribile
abbraccio
della
terzana
;
il
viso
le
si
era
allungato
e
come
pietrificato
in
un
'
espressione
di
sofferenza
;
i
capelli
le
ricadevano
sul
collo
,
disciolti
,
prendendo
certi
profili
tragici
,
che
solo
le
chiome
delle
donne
appassionate
hanno
.
Invano
cercava
di
riscaldarsi
,
buttando
sul
letto
una
pelliccia
,
facendo
un
gran
fuoco
nel
caminetto
,
accendendo
tutti
i
lumi
della
sua
stanza
:
fra
quel
grande
calore
esteriore
ella
batteva
i
denti
,
si
addormentava
rabbrividendo
,
rabbrividendo
,
livida
,
con
la
fiamma
del
caminetto
che
crepitava
,
con
le
candele
la
cui
fiammella
strideva
nel
calore
,
col
sole
mattinale
che
entrava
,
scintillando
,
fra
i
velluti
,
i
broccati
e
le
pelliccie
,
non
giungendo
a
riscaldare
quel
gelido
corpo
di
donna
dormiente
,
dalle
palpebre
scure
e
fredde
come
il
granito
,
dalle
labbra
assottigliate
e
tremanti
ancora
di
freddo
.
Come
la
mattinata
scorreva
,
entrava
la
cameriera
,
trovando
le
candele
che
si
consumavano
,
le
legna
arse
che
si
coprivano
di
cenere
,
il
sole
che
invadeva
tutta
la
stanza
gaiamente
,
e
quel
cadavere
dormiente
,
che
riaprendo
gli
occhi
,
rabbrividiva
ancora
,
come
se
ritornasse
dal
gelo
di
un
sepolcro
.
Ogni
mattina
,
sopra
un
piatto
di
argento
,
la
cameriera
porgeva
una
lettera
.
Ma
già
la
maschera
umana
aveva
velato
la
sembianza
della
povera
febbricitante
:
ed
ella
stendeva
la
mano
,
con
indifferenza
,
a
prendere
quella
lettera
,
aspettava
che
la
cameriera
avesse
spento
i
lumi
,
riacceso
il
caminetto
,
spalancato
le
imposte
al
sole
,
aspettava
,
intorpidita
e
immobile
.
-
Si
sente
male
?
-
diceva
la
cameriera
,
guardando
il
volto
bruno
e
smorto
della
sua
padrona
che
ella
amava
.
-
No
:
ho
freddo
-
mormorava
la
padrona
,
stringendo
la
lettera
d
'
amore
nella
mano
sottile
e
agghiacciata
,
senza
neppure
guardarne
la
busta
,
come
se
fosse
inutile
aprirla
.
La
fanciulla
devota
le
riassettava
le
molli
coltri
scomposte
dall
'
insonnia
,
le
rialzava
i
cuscini
disordinati
su
cui
era
abbandonata
la
foltezza
dei
capelli
neri
,
la
interrogava
con
una
umile
occhiata
:
ma
vista
la
padrona
tutta
perduta
in
un
pensiero
,
usciva
discretamente
dalla
stanza
,
chiudendone
la
porta
,
aspettando
di
esser
chiamata
per
ritornare
.
Allora
soltanto
,
con
un
atto
breve
,
quasi
convulso
,
la
smorta
signora
faceva
saltar
via
la
busta
lacerata
e
leggeva
la
lettera
tutta
bruciante
di
passione
che
il
suo
amore
le
scriveva
.
Lettera
incoerente
e
puerile
,
balbettìo
talvolta
bizzarro
,
talvolta
monotono
di
frasi
stravaganti
che
si
ripetevano
,
si
accavallavano
,
si
confondevano
,
si
affannavano
sulla
carta
,
come
nell
'
anima
malata
di
chi
le
scriveva
.
Eppure
egli
non
era
nè
un
fanciullo
,
nè
un
pazzo
,
nè
un
infermo
;
era
un
uomo
di
trent
'
anni
,
vigoroso
,
completo
nella
sua
manifestazione
morale
,
che
aveva
saputo
vivere
,
amare
,
soffrire
.
Era
un
forte
lottatore
che
le
aveva
coraggiosamente
combattute
le
sue
battaglie
,
talvolta
vinto
,
spesso
vincitore
,
mai
domato
:
era
un
sagace
conoscitore
di
sè
stesso
,
delle
cose
e
degli
uomini
,
capace
di
grande
scetticismo
e
di
grande
entusiasmo
,
poichè
questa
è
la
vita
,
e
saggio
chi
sa
apprezzarla
e
viverla
così
.
Eppure
quell
'
amore
nato
tardi
,
nato
improvvisamente
,
come
quei
misteriosi
e
voluttuosi
fiori
del
tropico
che
germogliano
ricchi
e
violenti
,
in
una
notte
,
quell
'
amore
impetuoso
destinato
a
essere
soffocato
sotto
le
apparenze
fallaci
della
cortesia
,
gli
faceva
tremare
i
polsi
come
se
lo
assalisse
,
a
ogni
suo
nuovo
tumulto
,
il
ribrezzo
tragico
dell
'
agonia
.
In
certe
ore
di
pensiero
,
quando
gli
era
concesso
di
dialogare
con
l
'
anima
sua
,
egli
si
stupiva
della
brevità
di
quella
passione
,
della
sua
semplicità
,
mentre
sentiva
dentro
sè
scardinato
ogni
senso
della
realtà
,
mentre
si
sentiva
preso
per
la
vita
e
per
la
morte
.
Una
sera
,
in
un
ballo
,
egli
aveva
scambiato
poche
parole
con
la
bruna
e
pallida
signora
che
ancora
portava
il
nero
vestito
del
lutto
,
dopo
tre
anni
di
vedovanza
,
che
bizzarramente
trascinava
al
ballo
il
nero
vestito
e
la
persona
stanca
,
senza
sorrisi
,
senza
gioia
:
e
come
per
un
'
attrazione
ipnotica
,
egli
aveva
seguito
dovunque
il
nero
strascico
di
velluto
ondeggiante
,
cupo
velluto
bruno
,
simile
alle
acque
nere
di
un
lago
che
gli
alberi
coprono
:
egli
aveva
fissato
gli
occhi
sedotti
sopra
la
mezzaluna
di
opali
lattee
,
scintillanti
in
riflessi
siderali
azzurrini
,
che
mettea
una
luce
selenitica
fra
i
neri
capelli
di
donna
Grazia
:
e
come
la
snella
persona
muliebre
si
muoveva
,
indolentemente
,
da
un
salone
all
'
altro
,
egli
sentiva
di
doverla
seguire
,
come
un
'
ombra
.
Levando
lenta
lenta
le
palpebre
,
essa
lo
guardava
,
ogni
tanto
,
tacendo
:
e
una
irradiazione
di
fascino
partiva
da
quei
grandi
occhi
neri
,
arrivava
sino
a
lui
,
intensa
,
vibrante
,
conquidendolo
,
a
poco
a
poco
,
ma
continuamente
,
ma
sicuramente
.
Nè
egli
tentava
difendersi
.
Aveva
,
in
quell
'
ora
,
il
cuore
arido
e
la
vita
fatta
deserta
,
se
non
libera
da
una
secreta
catastrofe
famigliare
:
la
donna
cui
avea
dato
il
suo
nome
era
assente
,
lontana
,
nemica
,
egli
era
solo
,
in
tutta
la
sua
lunga
giornata
,
solo
.
Perchè
difendersi
?
Si
sentiva
debole
e
misero
come
un
fanciullo
abbandonato
,
mentre
tutti
applaudivano
alla
sua
fermezza
di
carattere
,
al
suo
coraggio
virile
,
alla
dignità
fiera
che
gli
aveva
suggerito
la
risoluzione
più
confacente
al
suo
onore
;
egli
si
sentiva
timido
e
fragile
come
lo
stelo
secco
,
che
nelle
mattinate
di
autunno
va
in
cenere
sotto
il
piede
brutale
del
viandante
,
e
lo
sguardo
di
quella
donna
parea
tremasse
di
tenerissima
pietà
,
parea
che
gli
dicesse
:
-
Vieni
.
Breve
romanzo
e
intenso
,
condotto
fuor
di
loro
da
una
mano
invisibile
:
un
giorno
si
erano
incontrati
fuori
Roma
,
in
quella
umida
,
lugubre
via
Angelica
,
lungo
il
fiume
tragico
che
ogni
giorno
ha
il
suo
morto
.
Chi
aveva
strappato
la
dama
ai
suoi
convegni
aristocratici
per
mandarla
a
contemplare
i
vortici
traditori
del
Tevere
?
Chi
aveva
preso
l
'
uomo
alla
sua
ambizione
,
alla
sua
politica
,
ai
suoi
affari
?
Esiste
dunque
una
fatalità
nella
passione
;
o
il
cuore
ha
la
sua
seconda
vista
,
che
è
anche
qualche
cosa
di
fatale
;
o
vi
è
nell
'
anima
una
seconda
vita
latente
,
incosciente
,
sopra
cui
nulla
può
la
volontà
?
-
È
vero
che
mi
ami
?
-
le
aveva
chiesto
lui
,
arrossendo
e
impallidendo
,
come
se
quella
fosse
la
prima
volta
che
parlasse
di
amore
.
-
Sì
-
ella
aveva
detto
,
senz
'
altro
.
La
virile
mano
dell
'
uomo
aveva
sfiorato
la
sottile
mano
guantata
di
nero
.
Si
guardavano
e
si
sentivano
bruciare
di
passione
;
una
uguale
grande
fiamma
li
ardeva
.
Più
la
reprimevano
e
più
essa
divampava
internamente
,
consumando
le
loro
forze
in
una
febbre
singolare
.
Temevano
il
mondo
,
malgrado
che
fossero
liberi
;
lo
temevano
con
una
paura
di
tutti
i
momenti
,
con
un
tremore
come
d
'
imminente
catastrofe
.
Niuno
aveva
il
diritto
di
muovere
loro
un
rimprovero
,
eppure
essi
temevano
tutto
,
l
'
uomo
che
passa
e
sogghigna
,
la
donna
che
passa
e
sorride
,
l
'
impiegato
postale
che
consegna
la
lettera
con
uno
sguardo
d
'
intelligenza
,
il
servo
che
domanda
permesso
prima
di
entrare
,
l
'
amico
che
assume
un
'
aria
discreta
,
l
'
amica
che
interroga
con
un
cenno
:
la
più
umile
,
la
più
sciocca
creatura
li
faceva
fremere
di
spavento
.
Forse
,
amandosi
in
quella
forma
così
rovente
,
sentivano
di
abbandonarsi
a
una
passione
tanto
diversa
dai
miseri
e
fallaci
amori
quotidiani
,
da
dover
meritare
l
'
invidia
,
il
biasimo
e
la
calunnia
;
forse
,
il
segreto
è
la
grande
condizione
dell
'
intensità
.
Così
si
vedevano
,
alla
sfuggita
,
ogni
tanto
,
avendo
messo
nella
rapida
ora
tanti
sogni
,
tante
speranze
,
tanto
fuoco
d
'
amore
,
che
non
trovavano
parole
,
soffocati
,
come
coloro
che
hanno
le
vertigini
degli
altissimi
pinnacoli
;
in
tre
o
quattro
mesi
,
fra
la
primavera
e
l
'
estate
,
vivendo
egli
a
una
villa
sui
colli
albani
,
essa
nella
palazzina
campestre
fra
gli
aranci
di
Sorrento
,
si
erano
incontrati
due
volte
,
per
due
giornate
,
in
un
villaggio
presso
Milano
,
la
prima
volta
,
a
Baia
la
seconda
volta
.
Tutta
la
loro
vita
era
sospesa
a
quei
due
giorni
di
passione
ardente
;
tutto
l
'
intervallo
fra
quei
due
giorni
non
era
che
una
lunga
aspettazione
di
giorni
aridi
e
annoiati
,
di
notti
vegliate
,
in
una
rivoluzione
del
cuore
e
dei
nervi
.
Ad
ambedue
,
quando
,
per
consolare
le
ore
di
lontananza
,
essi
evocavano
quelle
due
giornate
,
appariva
come
una
grande
fiamma
lieta
e
alta
e
divorante
;
il
ricordo
era
vasto
,
immenso
,
vago
,
quale
un
oceano
di
fuoco
,
sopra
cui
qualche
punta
appariva
,
come
estremo
albero
di
nave
sommersa
.
Insistentemente
egli
si
rammentava
il
volto
smorto
di
lei
,
quando
ella
si
affacciò
al
vagone
fermato
nella
stazione
di
Monza
e
,
malgrado
ogni
suo
impeto
di
evocazione
,
pur
volendo
fermamente
rivederla
col
suo
delicato
e
profondo
sorriso
delle
ore
più
felici
,
egli
continuava
ad
avere
innanzi
quella
faccia
pallida
di
donna
morente
.
Egli
cercava
di
rianimare
tutti
i
suoi
ricordi
,
di
quei
due
giorni
,
come
ella
era
vestita
,
la
foggia
della
sua
acconciatura
,
le
parole
che
aveva
dette
,
il
tono
della
sua
voce
:
ma
una
sola
sensazione
,
acuta
,
squisita
,
gli
ritornava
,
con
la
persistenza
di
un
martello
sull
'
incudine
:
il
profumo
che
avevano
i
guanti
morbidi
di
Grazia
e
le
mani
sottili
profumate
.
Quando
le
scriveva
di
quei
giorni
,
confusamente
,
egli
ritornava
sempre
a
dire
di
quella
faccia
pallida
allo
sportello
e
di
quelle
mani
odorose
,
di
quei
guanti
così
profumati
"...che
è
quel
profumo
,
dimmi
,
dimmi
,
amore
,
perchè
io
l
'
ho
confitto
nell
'
anima
e
ogni
tanto
mi
fa
piangere
,
come
un
fanciullo
,
perche
il
mio
amore
è
lontano
e
io
non
posso
avere
,
sotto
le
mie
labbra
,
le
sue
mani
inebrianti
?..."
Ed
ella
nella
fiorita
campagna
sorrentina
,
quando
i
villeggianti
vicini
,
o
i
suoi
ospiti
,
ritirandosi
,
l
'
avevano
lasciata
sola
,
libera
,
ella
voleva
far
riapparire
fantasticamente
quei
due
indimenticabili
giorni
di
oasi
;
ma
armandosi
con
la
stessa
forza
,
con
la
stessa
intensità
,
lo
stesso
inesplicabile
fenomeno
psicologico
avveniva
in
lei
ed
ella
non
poteva
che
ricordare
qualche
scintilla
della
grande
fiamma
.
Fra
un
turbine
roteante
d
'
impressioni
,
rammentava
soltanto
,
Grazia
,
un
sorriso
enigmatico
alla
sua
domanda
:
e
tu
,
perchè
mi
ami
?
Sì
,
egli
aveva
avuto
un
sorriso
bizzarro
,
lungo
,
pieno
di
un
segreto
profondo
:
ella
rivedeva
sempre
innanzi
agli
occhi
quel
sorriso
acuto
,
crudele
,
che
parea
le
nascondesse
la
verità
,
tormentosamente
.
E
nelle
orecchie
,
nel
cervello
di
Grazia
restava
una
sensazione
fissa
,
continua
,
invincibile
,
il
ricordo
della
sua
voce
,
quando
la
chiamava
sommessamente
,
teneramente
,
dolorosamente
,
come
se
chiedesse
amore
e
soccorso
,
come
se
invocasse
pietà
:
Grazia
,
Grazia
,
Grazia
!
...
Così
identica
era
la
loro
passione
nel
carattere
,
nella
profondità
,
nella
misura
che
il
grande
sogno
da
realizzare
nacque
nelle
loro
fantasie
esaltate
,
contemporaneamente
,
germogliando
nello
stesso
pomeriggio
autunnale
,
nella
stessa
ora
di
disperazione
,
mentre
erano
lontani
lontani
,
per
molte
miglia
.
Ambedue
furono
colpiti
dal
medesimo
,
irresistibile
desiderio
,
contro
cui
nulla
più
poteva
difenderli
;
ambedue
arsero
di
tale
desiderio
come
se
fosse
il
più
alto
,
l
'
estremo
delle
loro
anime
.
L
'
immenso
avvenire
innanzi
,
alle
loro
esistenze
ancora
giovani
,
li
sgomentava
con
la
sua
solitudine
arida
,
mentre
essi
portavano
in
cuore
di
che
riempirlo
per
sempre
,
di
una
strabocchevole
felicità
.
Al
punto
in
cui
la
grande
fiamma
che
li
ardeva
era
giunta
in
entrambi
,
era
loro
insopportabile
vivere
ancora
,
divisi
,
lontani
,
estranei
:
lo
stesso
cupo
dolore
li
abbatteva
.
La
paura
del
mondo
,
delle
sue
ciarle
,
delle
sue
calunnie
veniva
man
mano
scomparendo
innanzi
a
questo
bisogno
di
amore
,
di
felicità
che
è
in
fondo
a
tutti
i
temperamenti
umani
,
più
freddi
e
più
silenziosi
,
e
che
nell
'
ora
della
passione
parla
di
una
voce
che
nulla
fa
tacere
.
Per
chi
si
sacrificavano
?
In
nome
di
quale
principio
,
di
quale
idea
,
di
quale
persona
?
Su
quale
altare
sconosciuto
deporre
l
'
olocausto
della
loro
passione
?
-
Io
non
posso
più
soffrire
,
la
mia
vita
finisce
-
scriveva
Grazia
.
-
Io
non
posso
più
soffrire
,
il
mio
coraggio
è
esausto
-
scriveva
Ferrante
.
In
tale
ardente
impazienza
,
la
loro
sensibilità
sentimentale
raffinata
dai
sogni
,
dalle
insonnie
,
dalle
lettere
incoerenti
,
si
era
fatta
così
acuta
,
così
squisita
,
così
fremente
alla
minima
impressione
,
che
quanto
li
circondava
era
complice
del
loro
abbandono
.
Quando
donna
Grazia
passeggiava
sotto
gli
ombrosi
viali
della
sua
villa
di
Sorrento
e
fra
gli
aranci
odorosi
le
arrivava
il
canto
sottile
di
qualche
voce
innamorata
,
un
improvviso
fiotto
di
lacrime
la
inteneriva
:
e
coloro
che
l
'
accompagnavano
,
si
meravigliavano
.
Quando
ella
vedeva
,
nella
sera
,
dalla
sua
terrazza
,
levarsi
la
luna
sul
golfo
napoletano
e
tutte
le
case
intorno
soffondersi
di
bianca
luce
molle
,
una
collera
le
saliva
alla
gola
,
di
non
essere
via
,
di
non
essere
con
lui
,
in
quell
'
ora
di
dolcezza
,
una
collera
contro
il
tempo
che
fuggiva
,
contro
gli
ostacoli
che
si
frapponevano
al
suo
amore
e
contro
sè
stessa
che
non
sapeva
vincere
gli
ostacoli
.
E
a
Roma
,
l
'
autunno
è
apportatore
di
novi
,
profondi
turbamenti
alle
anime
già
turbate
:
quando
Ferrante
portava
il
suo
vagabondaggio
a
Villa
Borghese
,
dove
ancora
i
viali
pare
che
conservino
la
appassionata
fantasima
di
Beatrice
Cenci
,
ogni
ombra
femminile
,
snella
,
dal
volto
pallido
e
bruno
dietro
la
veletta
,
lo
facea
trasalire
;
quando
egli
portava
il
suo
vagabondaggio
serotino
a
uno
dei
teatri
,
bastava
che
dietro
alla
nuca
bionda
di
una
donna
,
in
un
palchetto
,
si
profilasse
il
volto
di
un
uomo
innamorato
perchè
egli
si
sentisse
,
a
un
tratto
,
immerso
in
una
disperazione
inguaribile
.
Allora
,
lontani
,
divisi
,
si
tendevano
le
braccia
come
creature
anelanti
,
che
sanno
un
posto
solo
dove
appoggiare
il
capo
stanco
:
ed
è
questo
il
petto
della
persona
che
adorano
,
assente
,
lontana
.
E
allora
,
confusamente
,
nella
crisi
fatale
di
questa
passione
,
si
venne
delineando
un
piano
di
amore
,
imperfetto
,
vago
,
ma
che
conduceva
a
un
sol
desiderio
:
quello
di
rivedersi
,
di
stare
insieme
,
lungamente
,
per
sempre
.
Ognuno
di
loro
,
invece
di
perdere
la
propria
forza
in
vani
conati
di
dolore
,
avrebbe
cercato
di
adoperarla
a
vincere
tutti
gli
ostacoli
morali
e
materiali
per
potersi
riunire
,
fra
quindici
,
fra
otto
giorni
,
in
un
paese
solitario
,
tranquillo
,
in
un
ambiente
di
poesia
e
d
'
amore
,
dove
potessero
passare
sconosciuti
o
indifferenti
alla
folla
,
o
ravvolti
in
una
comune
indulgenza
.
Chi
di
loro
due
disse
la
parola
:
Venezia
?
Chissà
!
Fu
così
,
naturalmente
,
che
i
loro
cuori
si
fermarono
su
quel
mite
orizzonte
di
arte
e
di
quiete
,
su
quell
'
ambiente
di
case
mute
e
sommerse
nel
languore
che
la
morte
precede
,
su
quella
città
dove
l
'
amore
pare
abbia
la
sua
naturale
atmosfera
di
pensiero
,
di
lirica
umana
.
Venezia
,
Venezia
!
Fu
il
nome
amabile
,
seducente
,
che
videro
brillare
ogni
giorno
,
ogni
ora
;
innanzi
alla
loro
immaginazione
;
parola
magica
che
fece
scomparire
tutte
le
altre
;
sillabe
ravvolgenti
e
incantatrici
da
cui
le
loro
anime
prese
,
legate
,
non
si
potettero
svincolare
mai
più
.
E
man
mano
le
loro
lettere
andarono
perdendo
tutto
quel
carattere
d
'
indefinito
,
tutta
quella
vaghezza
di
contorni
,
quel
continuo
agitarsi
errabondo
dello
spirito
,
quella
incoerenza
di
anime
deliranti
:
la
passione
addossata
al
muro
della
realtà
,
era
entrata
in
un
periodo
positivo
,
pratico
,
preciso
.
Ogni
giorno
,
sotto
la
volontà
inflessibile
,
sotto
la
doppia
inflessibile
volontà
,
il
loro
piano
acquistava
linea
,
colore
,
cifra
;
il
suo
aspetto
di
fatto
si
veniva
così
minutamente
facendo
reale
,
che
,
già
quasi
quasi
,
per
Grazia
e
per
Ferrante
,
parea
di
vivere
in
quella
realtà
.
Accanto
a
questi
particolari
definiti
,
matematici
,
dove
la
loro
insofferenza
si
appagava
,
come
per
il
fatto
compiuto
,
ogni
tanto
,
ma
sempre
più
scarsamente
,
si
veniva
allogando
qualche
scoppio
improvviso
di
frase
amorosa
:
oppure
una
parola
soltanto
:
Venezia
.
Anche
l
'
aspetto
degli
amanti
era
mutato
.
Si
eran
fatti
,
nell
'
esteriore
,
freddi
,
risoluti
,
distratti
in
un
pensiero
o
in
un
'
azione
,
sempre
occupati
in
qualche
cosa
,
schivando
,
con
la
freddezza
,
la
folla
degli
estranei
e
anche
quella
degli
amici
.
Parlavan
poco
,
brevemente
.
Non
più
le
belle
passeggiate
della
penisola
sorrentina
vedevano
comparire
il
bruno
volto
pensoso
di
donna
Grazia
:
ma
in
una
stanza
accanto
alla
sua
erano
aperti
tutti
i
bauli
,
tutte
le
valigie
della
casa
e
la
cameriera
,
che
le
voleva
bene
,
ignorava
ancora
la
destinazione
che
prendeva
la
sua
signora
.
Ella
vedeva
che
ogni
giorno
donna
Grazia
veniva
chiudendo
,
in
quei
bauli
e
quelle
valigie
,
tutto
quanto
aveva
di
prezioso
come
valore
e
come
ricordo
:
ella
vedeva
che
donna
Grazia
si
aggirava
per
la
casa
,
in
vestaglia
di
lana
bianca
stretta
alla
cintura
da
un
mistico
cordone
di
seta
nera
,
guardandosi
intorno
come
trasognata
,
considerando
le
pareti
vuote
e
i
cassetti
aperti
,
come
se
volesse
portare
via
ancora
qualche
cosa
.
-
La
signora
parte
per
un
lungo
viaggio
?
-
chiese
timidamente
,
un
giorno
,
la
fanciulla
devota
.
-
Lungo
,
lungo
....
-
mormorò
vagamente
,
donna
Grazia
.
-
E
io
debbo
venire
?
-
No
....
Meglio
che
non
veniate
-
soggiunse
donna
Grazia
.
-
Tutta
sola
,
un
lungo
viaggio
?
-
osò
chiedere
ancora
la
ragazza
.
Donna
Grazia
chinò
il
capo
e
non
rispose
:
un
velo
di
tristezza
le
passò
sulla
faccia
.
Tacquero
.
E
Ferrante
,
come
il
giorno
della
partenza
si
approssimava
,
non
andava
più
nei
soliti
ritrovi
di
Roma
autunnale
:
male
o
bene
,
ma
con
una
febbre
di
uomo
preoccupato
,
aveva
cercato
di
risolvere
alcuni
affari
stringenti
,
assorbito
,
distratto
,
accettando
qualunque
peggiore
risoluzione
,
purchè
fosse
immediata
.
Quando
i
suoi
intimi
lo
vedevano
ricomparire
,
per
un
momento
,
gli
domandavano
,
sorpresi
:
-
Ma
che
fai
,
dunque
?
-
Parto
-
rispondeva
lui
,
pensando
ad
altro
.
-
Dove
vai
?
Egli
faceva
un
cenno
vago
,
come
di
paese
molto
lontano
.
Per
discrezione
,
gli
intimi
non
chiedevano
altro
:
sapevano
quale
tragedia
morale
avesse
sconquassata
la
sua
famiglia
e
molti
supposero
qualche
improvvisa
,
bizzarra
decisione
.
Anzi
,
la
voce
ne
corse
,
avvolta
in
veli
misteriosi
.
Una
sera
,
un
amico
più
affettuoso
,
più
insistente
,
andò
a
casa
di
lui
:
e
lo
trovò
solo
,
fumando
,
con
le
finestre
aperte
,
ma
col
caminetto
acceso
dove
buttava
delle
carte
,
dopo
averle
lette
.
Sul
tavolino
vi
erano
altri
pacchi
di
lettere
,
un
grosso
portafoglio
di
pelle
,
tutto
sdrucito
,
due
o
tre
libri
dalla
legatura
usata
e
un
paio
di
minute
pistole
nella
loro
scatola
che
pareva
quella
di
un
gioiello
.
-
Che
fai
,
ti
vuoi
ammazzare
?
-
domandò
ridendo
l
'
amico
.
-
Forse
-
rispose
Ferrante
,
ridendo
un
poco
,
ma
poco
.
Nè
dissero
altro
,
mentre
nel
caminetto
le
lettere
avvampavano
allegramente
.
Così
,
nell
'
alba
bigia
in
cui
donna
Grazia
partì
da
Sorrento
per
Napoli
,
mentre
aveva
detto
ai
suoi
amici
che
sarebbe
partita
solamente
la
sera
,
in
quell
'
alba
bigia
,
la
sua
devota
cameriera
,
vedendola
andar
via
,
avvolta
nel
grande
mantello
bruno
,
avvolta
nel
bruno
velo
che
le
circondava
il
capo
,
il
viso
,
il
collo
,
si
chinò
,
commossa
,
a
baciarle
la
mano
:
-
Io
la
rivedrò
,
nevvero
?
-
chiese
,
cercando
di
trattenere
le
lacrime
.
-
Forse
-
disse
donna
Grazia
,
andandosene
,
senza
voltarsi
.
Tanto
la
fatalità
li
aveva
vinti
,
ambedue
.
Donna
Grazia
non
vedeva
nè
il
mite
sole
che
rallegrava
le
vie
di
Napoli
,
nè
le
azzurrità
fini
del
cielo
e
del
mare
,
nè
la
folla
lieta
che
si
godeva
quel
giorno
soave
:
chiusa
nella
carrozza
da
nolo
,
guardando
ogni
istante
il
piccolo
orologio
sospeso
alla
cintura
pur
senza
vederne
l
'
ora
,
ella
divorava
lo
spazio
con
la
mente
,
cercava
di
ripetere
per
la
millesima
volta
il
calcolo
del
tempo
e
dello
spazio
,
per
chetare
la
propria
impazienza
.
Sarebbe
partita
da
Napoli
per
Roma
alle
due
e
cinquantacinque
,
col
treno
più
celere
,
tutta
sola
nel
suo
compartimento
;
sarebbe
giunta
a
Roma
alle
otte
e
trentacinque
della
sera
;
alla
stazione
avrebbe
ritrovato
Ferrante
e
dopo
un
'
ora
e
mezzo
,
in
cui
non
sarebbero
neppure
entrati
in
Roma
,
sarebbero
ripartiti
,
via
Firenze
e
Bologna
,
per
Venezia
,
insieme
.
Insieme
!
Pensando
,
ripensando
,
pronunciando
sottovoce
questa
parola
,
ella
vedeva
scomparire
l
'
ora
,
il
tempo
,
lo
spazio
tutto
,
una
nebbia
le
scendeva
sugli
occhi
,
una
lieve
vertigine
le
confondeva
ogni
moto
.
Insieme
!
Fu
macchinalmente
che
pagò
il
cocchiere
,
scendendo
alla
partenza
,
nella
stazione
,
stringendo
fra
le
mani
il
sacchetto
dove
erano
i
suoi
valori
più
preziosi
.
La
grande
galleria
coperta
dove
si
prendono
i
biglietti
era
quasi
vuota
.
Ella
non
vi
badò
.
-
Di
prima
,
per
Roma
-
disse
,
affannando
un
po
'
al
bigliettinaio
.
-
Ecco
-
fece
quello
-
ma
si
affretti
,
perchè
il
treno
parte
.
Improvvisamente
,
presa
da
una
orribile
paura
,
ella
si
mise
a
correre
,
vedendo
appena
la
sua
strada
,
urtando
le
persone
,
lasciando
appena
il
tempo
alla
guardia
di
tagliare
il
biglietto
,
arrivando
sul
terrapieno
,
appena
a
tempo
per
vedere
il
treno
delle
due
e
cinquantacinque
allontanarsi
lentamente
.
Ella
tese
le
braccia
e
gridò
,
come
se
avesse
potuto
fermarlo
.
Un
facchino
sorrise
;
mentre
gli
impiegati
della
stazione
,
raccolti
in
gruppo
,
la
guardavano
con
curiosità
.
Alla
paura
ella
sentì
subentrare
una
grande
angoscia
e
una
grande
vergogna
:
rientrò
nella
sala
di
aspetto
,
deserta
,
si
andò
a
buttare
in
un
cantuccio
,
stringendo
le
labbra
per
non
singhiozzare
dietro
il
velo
,
stringendo
nelle
mani
nervose
,
convulsamente
,
il
manico
di
cuoio
della
borsetta
.
Perdere
il
treno
,
che
miseria
,
che
disgrazia
ridicola
,
che
tragedia
buffa
!
Le
pareva
un
'
avventura
così
sciocca
,
così
volgare
che
non
sembrava
possibile
fosse
capitata
proprio
a
lei
,
nel
momento
supremo
in
cui
si
decideva
la
crisi
del
suo
amore
;
era
fremente
di
sdegno
e
di
onta
.
Tanta
forza
di
volontà
,
tanto
impeto
vincitore
,
tanto
magnetismo
trionfante
di
amore
,
tanta
elettricità
condensata
...
e
farsi
buttare
a
terra
da
un
orologio
che
non
va
,
o
da
un
cocchiere
che
non
ha
saputo
sferzare
il
suo
cavallo
.
Avrebbe
pianto
di
collera
.
Vediamo
,
quale
era
la
piccola
,
meschina
causa
,
la
causa
stupida
per
cui
tutto
l
'
edifizio
era
crollato
?
E
cercava
,
invano
,
di
ricordarsi
:
se
era
stata
la
propria
lentezza
nell
'
annodarsi
il
velo
in
casa
sua
,
a
Napoli
,
nel
suo
appartamento
solitario
;
o
l
'
esser
tornata
indietro
,
un
momento
,
per
aver
dimenticato
un
taccuino
da
cui
non
si
separava
mai
;
o
il
non
aver
trovato
immediatamente
la
carrozza
da
nolo
;
o
perchè
il
cocchiere
avea
prescelto
la
stretta
,
difficoltosa
e
ingombra
via
di
Forcella
alla
via
della
Marina
,
per
andare
alla
stazione
.
Chi
lo
sa
!
Si
trattava
di
cinque
minuti
,
di
soli
cinque
minuti
,
cinque
piccolissimi
,
cortissimi
,
brevissimi
minuti
,
che
si
perdono
così
naturalmente
,
così
facilmente
un
po
'
qui
,
un
po
'
là
,
senza
saper
come
:
e
la
loro
perdita
,
poi
,
equivale
alla
rovina
di
tutto
un
sogno
!
Fu
solamente
dopo
un
'
ora
di
riflessioni
amarissime
,
che
ella
sentì
un
soffio
di
rassegnazione
penetrarle
nel
cuore
:
ma
pur
essendosi
calmata
,
un
'
amaritudine
gliene
rimase
.
Si
levò
,
risolutamente
:
andò
a
leggere
l
'
orario
,
sulla
parete
stuccata
di
bianco
.
Avrebbe
potuto
partire
soltanto
la
sera
,
alle
dieci
e
quarantacinque
.
Circa
sette
ore
di
attesa
!
Pure
,
non
ebbe
il
coraggio
di
rientrare
in
città
,
a
Napoli
;
le
sarebbe
parsa
una
rinunzia
completa
.
Avrebbe
aspettato
nella
stazione
.
Non
l
'
avrebbero
mandata
via
,
da
quella
sala
d
'
aspetto
?
Non
aveva
mai
viaggiato
sola
:
non
sapeva
niente
.
Il
guardiano
le
si
accostò
,
guardandola
curiosamente
.
Ella
gli
donò
subito
cinque
lire
:
si
sentì
meno
timorosa
.
Cercava
di
ricostruire
il
suo
piano
.
Bisognava
,
innanzi
tutto
,
telegrafare
a
Ferrante
-
e
tal
pensiero
la
faceva
arrossire
,
pensava
che
avrebbe
egli
detto
,
trovandola
così
sciocca
,
così
distratta
da
perdere
il
treno
.
Che
dirà
,
che
dirà
?
-
si
andava
domandando
,
mentre
girava
intorno
alla
stazione
,
senza
ritrovare
l
'
ufficio
telegrafico
.
Alla
fine
lo
trovò
.
E
allora
non
seppe
dove
indirizzare
il
telegramma
;
non
seppe
che
cosa
dire
,
si
sentiva
così
irritata
e
umiliata
,
con
sè
stessa
,
col
caso
,
che
lacerò
i
fogli
,
senza
riescire
.
Alla
fine
,
mettendo
l
'
indirizzo
della
stazione
di
Roma
gli
telegrafò
,
così
confusamente
,
che
le
riesciva
impossibile
partire
prima
delle
dieci
e
quarantacinque
,
senza
aggiungere
le
ragioni
di
questo
impossibile
e
soggiunse
,
umilmente
:
perdonami
.
Lo
soggiunse
,
poichè
non
potea
resistere
all
'
idea
del
dolore
di
lui
,
Ferrante
,
non
vedendola
giungere
alla
stazione
di
Roma
,
trovando
un
telegramma
invece
della
sua
persona
.
Oh
quelle
sette
ore
di
attesa
!
La
pallida
signora
,
vestita
di
un
grande
mantello
bruno
,
tutta
chiusa
in
un
grande
velo
di
garza
bruna
,
snella
e
flessuosa
nella
persona
,
dall
'
andatura
un
po
'
lenta
,
un
po
'
stanca
,
fu
vista
da
per
tutto
,
ripetutamente
,
nella
stazione
,
per
quel
pomeriggio
e
per
quella
sera
.
Innanzi
alle
lunghe
vetrine
del
libraio
e
nella
sala
gelida
dei
bagagli
,
camminando
,
fermandosi
,
sfogliando
distrattamente
un
libro
,
aprendo
un
giornale
illustrato
;
di
nuovo
alla
sala
del
telegrafo
,
donde
telegrafò
a
Sorrento
,
a
due
o
tre
persone
che
non
la
interessavano
punto
;
verso
le
sette
nella
sala
del
buffet
,
dove
prese
un
brodo
e
una
tazza
di
caffè
,
malgrado
che
non
avesse
fame
,
seguendo
con
l
'
occhio
distratto
i
multicolori
avvisi
della
macchina
Singer
,
della
Coca
Buton
e
della
ferrovia
lombarda
ai
Tre
laghi
;
fu
vista
finanche
fuori
stazione
,
passeggiare
in
giù
e
in
su
,
facendo
voltare
tutti
quelli
che
la
incontravano
,
mentre
essa
guardava
,
certo
senza
vederli
,
il
malinconico
giardinetto
della
piazza
,
e
le
carrozze
da
nolo
disposte
intorno
come
i
raggi
di
un
cerchio
,
e
le
insegne
dondolanti
degli
equivoci
alberghi
dal
fanale
verde
o
rosso
;
e
da
capo
,
come
se
ella
non
potesse
stare
ferma
,
fu
incontrata
al
telegrafo
,
alla
posta
,
nei
terreni
incolti
della
Piccola
Velocità
,
presso
il
venditore
di
libri
e
di
giornali
,
su
e
giù
,
su
e
giù
per
tutte
le
gallerie
.
Questo
irrequieto
fantasma
muliebre
vide
empirsi
e
vuotarsi
le
sale
di
aspetto
dei
viaggiatori
che
partivano
successivamente
per
le
linee
di
Salerno
,
di
Castellammare
,
di
Foggia
,
di
Aquila
:
vide
fermarsi
e
andarsene
i
treni
carichi
di
uomini
,
di
donne
,
di
borghesi
e
di
contadini
,
che
se
ne
andavano
ai
loro
affari
,
al
loro
lavoro
,
alle
loro
cure
.
E
nella
ultima
ora
di
attesa
la
invase
una
stanchezza
profonda
;
rincantucciata
in
un
angolo
della
sala
di
aspetto
,
silenziosa
,
immobile
,
col
sacchetto
sulle
ginocchia
,
ella
guardava
le
ondeggianti
fiammelle
del
gas
che
il
vento
della
sera
agitava
,
e
fu
il
guardiano
della
sala
che
l
'
avvertì
della
partenza
-
tanto
in
lei
si
era
fatta
la
convinzione
che
era
inutile
più
partire
,
che
Ferrante
non
l
'
amava
più
,
che
tutto
era
finito
.
Tutta
la
notte
del
viaggio
,
lunga
,
lenta
,
con
le
sue
numerose
,
monotone
fermate
,
ella
la
passò
in
una
veglia
dolorosa
alternata
da
qualche
torpore
doloroso
,
tutta
sola
nel
suo
compartimento
,
tremando
di
freddo
malgrado
le
coperte
e
le
pelliccie
.
L
'
alba
si
levò
sulla
severa
campagna
romana
;
donna
Grazia
dormiva
,
ora
,
pallida
pallida
,
e
solo
i
tre
lunghi
,
striduli
fischi
del
treno
che
entrava
in
Roma
la
riscossero
.
Le
parve
di
uscire
da
un
sogno
triste
:
il
sole
illuminava
le
prime
case
di
Roma
,
e
la
nebbia
romana
,
e
il
fumo
del
treno
,
una
felicità
di
calore
e
di
luce
l
'
avvolse
,
scendendo
dal
vagone
,
poggiando
la
sua
mano
sottile
guantata
sempre
di
nero
in
quella
tremante
di
Ferrante
.
Si
guardarono
,
così
,
lungamente
,
fra
la
folla
,
tenendosi
per
mano
,
camminando
quasi
portati
.
-
Sei
venuta
,
poi
....
-
mormorò
lui
,
cercando
di
dominare
la
propria
emozione
,
intensa
,
soffocante
.
-
Credevi
che
non
venissi
più
?
-
chiese
lei
,
con
uno
sguardo
scrutatore
,
fermandosi
un
minuto
.
-
Sì
,
l
'
ho
creduto
-
soggiunse
lui
,
chinando
gli
occhi
,
confessando
con
quelle
parole
tutte
le
angoscie
della
sua
serata
e
della
sua
nottata
.
-
Mi
perdoni
?
-
domandò
lei
,
umilmente
,
dolorosamente
,
sentendo
bene
che
fra
loro
era
già
sorto
e
consumato
il
primo
dolore
.
-
Non
dir
così
:
tu
ti
puoi
dare
e
ti
puoi
ritogliere
-
disse
fermamente
lui
,
guardando
altrove
,
per
non
far
vedere
che
sforzo
questa
fermezza
gli
costava
.
Essa
non
rispose
.
Poteva
dirgli
che
il
proprio
ritardo
non
era
stata
una
crudele
esitazione
,
l
'
idea
novamente
feroce
di
spezzare
quell
'
amore
:
poteva
semplicemente
dirgli
che
era
stata
la
perdita
di
cinque
minuti
,
per
annodare
il
velo
del
cappello
,
o
per
prendere
il
taccuino
dimenticato
e
che
quindi
ella
aveva
perduto
il
treno
.
Le
parve
,
questa
ingenua
narrazione
,
così
ridicola
,
così
volgare
,
che
non
osò
farla
;
e
lasciò
,
per
viltà
,
che
perdurasse
quell
'
amaro
malinteso
,
quel
senso
triste
di
sfiducia
che
era
nato
nell
'
animo
di
Ferrante
.
Adesso
,
col
facchino
dietro
,
erano
in
piazza
della
stazione
.
-
Dove
andiamo
?
-
ella
chiese
.
-
Non
so
....
-
rispose
Ferrante
,
incerto
.
-
Avremmo
dovuto
partire
ieri
sera
.
Stanotte
,
io
non
sono
rientrato
in
casa
mia
,
ero
così
turbato
....
-
Quando
parte
,
il
prossimo
treno
,
per
Firenze
?
-
diss
'
ella
,
brevemente
.
-
Alle
dieci
e
mezzo
,
fra
tre
ore
.
-
Tre
ore
,
tre
ore
....
-
mormorò
Grazia
,
come
pensando
.
-
Vuoi
che
ti
accompagni
a
casa
mia
....
non
vi
è
nessuno
....
o
in
albergo
?
-
E
il
verbo
accompagnare
era
stato
molto
sottolineato
.
-
No
,
no
,
a
casa
tua
-
rispose
subito
Grazia
,
con
una
paura
nella
voce
.
-
Allora
,
in
albergo
?
-
soggiunse
lui
,
pazientemente
.
-
....
Sì
,
...
ma
senza
entrare
in
Roma
-
e
abbassò
gli
occhi
,
come
vergognandosi
.
-
Vi
è
il
Continentale
qui
dietro
,
in
Piazza
Margherita
,
non
ti
stancherai
molto
.
Seguìti
dal
facchino
che
portava
le
loro
robe
,
vi
andarono
;
sottovoce
come
se
indovinasse
le
intenzioni
di
Grazia
,
Ferrante
chiese
due
stanze
al
segretario
dell
'
albergo
;
sottovoce
costui
gli
domandò
se
le
voleva
vicine
,
e
Ferrante
gli
disse
subito
che
non
importava
.
Grazia
saliva
innanzi
,
chinando
il
capo
;
alla
porta
della
sua
stanza
,
il
segretario
li
salutò
.
Ella
restò
ferma
,
guardando
Ferrante
,
con
la
mano
appoggiata
sulla
maniglia
della
porta
.
-
Rammentati
,
è
alle
dieci
e
mezzo
:
verrò
a
prenderti
alle
dieci
-
disse
Ferrante
,
gelidamente
.
Le
fece
un
saluto
corretto
e
si
allontanò
subito
.
II
.
Ella
entrò
nella
sua
stanza
e
vi
si
chiuse
,
buttandosi
pesantemente
sopra
una
poltrona
:
si
sentiva
morire
di
tristezza
,
sentiva
di
essere
disamorata
,
crudele
con
Ferrante
,
eppure
non
trovava
ancora
uno
slancio
di
tenerezza
,
un
impeto
di
passione
per
fargli
dimenticare
tutte
quelle
noie
,
quelle
punture
,
quei
disinganni
,
quelle
amarezze
.
Ma
tanta
gente
era
loro
intorno
,
dovunque
,
alla
stazione
,
in
piazza
,
nell
'
albergo
,
gente
estranea
,
è
vero
,
ma
curiosa
,
dall
'
orecchio
teso
,
dallo
sguardo
acuto
!
Ella
si
era
chiusa
nella
sua
stanzetta
,
stanzetta
piccola
,
linda
,
ma
banale
come
tutte
le
stanze
di
albergo
,
ma
fredda
con
tutto
il
lieto
sole
autunnale
che
vi
entrava
;
Grazia
si
era
chiusa
lì
dentro
,
e
un
profondo
pentimento
le
veniva
in
cuore
,
pel
modo
come
aveva
trattato
Ferrante
;
la
propria
ingiustizia
verso
quel
forte
e
docile
amante
che
nulla
chiedeva
,
che
non
si
lagnava
,
che
cercava
di
allontanarsi
,
di
ecclissarsi
sempre
,
onestamente
,
correttamente
,
mentre
nell
'
anima
gli
ardeva
la
grande
fiamma
,
questa
propria
ingiustizia
,
le
faceva
orrore
,
le
sembrava
un
egoismo
mostruoso
,
la
crudeltà
di
una
donna
glaciale
che
pospone
sempre
il
mondo
all
'
amore
.
Rivoltata
contro
sè
stessa
,
si
levò
per
chiamare
,
per
far
avvertire
Ferrante
di
venire
da
lei
:
voleva
buttarglisi
alle
ginocchia
per
farsi
perdonare
,
poichè
egli
solo
era
buono
e
giusto
.
Ma
mentre
era
lì
per
premere
il
campanello
elettrico
,
udì
parlare
sommessamente
,
nella
stanza
attigua
.
Si
fermò
:
non
era
sola
dunque
,
malgrado
che
si
fosse
chiusa
a
chiave
?
Aveva
dei
vicini
,
a
destra
e
a
sinistra
,
forse
da
tutte
le
parti
,
che
,
come
ella
udiva
la
loro
,
avrebbero
udita
la
voce
di
Ferrante
e
la
sua
,
parlando
d
'
amore
?
Oh
questi
alberghi
,
che
realtà
,
che
realtà
meschina
,
sconfortante
,
nauseante
!
Tornò
alla
poltrona
,
vi
si
sedette
,
senza
far
rumore
,
aspettando
che
le
voci
cessassero
;
forse
i
vicini
sarebbero
usciti
,
partiti
:
allora
ella
avrebbe
chiamato
Ferrante
,
per
farsi
perdonare
.
Ma
le
voci
dopo
qualche
intervallo
di
silenzio
,
brevissima
pausa
,
si
udivano
di
nuovo
:
erano
quelle
di
un
uomo
e
di
una
donna
,
che
discutevano
pacatamente
;
si
afferrava
ogni
tanto
una
parola
,
facevano
il
conto
del
loro
viaggio
.
Ella
fremeva
,
si
agitava
sulla
poltrona
,
sperando
sempre
,
a
ogni
momento
di
silenzio
,
che
i
vicini
se
ne
fossero
andati
:
ma
quietamente
essi
ricominciavano
a
chiacchierare
,
con
un
'
intonazione
monotona
,
senza
stancarsi
.
Per
un
momento
Grazia
si
turò
le
orecchie
quasi
piangendo
,
al
colmo
di
un
urto
nervoso
che
le
poche
ore
di
cattivo
riposo
del
treno
non
avevano
calmato
:
malediceva
questi
vicini
che
le
rubavano
quelle
altre
ore
di
felicità
.
Andò
ad
aprire
la
finestra
della
stanzetta
,
per
sottrarsi
a
quell
'
incubo
:
il
sole
allietava
tutto
il
piazzale
della
stazione
,
la
giornata
era
dolce
e
bella
,
Grazia
,
stette
guardando
come
un
fanciullo
che
un
nulla
distrae
,
le
persone
che
passavano
sulla
piazza
.
Così
assorta
,
non
udì
che
la
seconda
volta
,
quando
bussarono
alla
sua
porta
.
Era
Ferrante
:
ma
non
entrò
,
rispettosamente
.
-
Andiamo
?
-
diss
'
ella
sorridendogli
.
-
Sì
-
disse
lui
,
sentendo
e
vedendo
la
luce
di
quel
sorriso
,
per
la
prima
volta
.
Ella
mise
il
suo
braccio
sotto
quello
di
lui
:
si
appoggiava
lievemente
.
Non
potea
dirgli
nulla
:
ma
vi
era
nei
suoi
occhi
,
nella
sottile
mano
guantata
,
in
ogni
movimento
della
persona
tanta
femminile
tenerezza
,
una
così
affettuosa
domanda
di
perdono
che
egli
dovette
intenderla
,
in
tutta
la
sua
manifestazione
:
due
volte
,
per
le
scale
in
penombra
,
si
fermò
a
guardare
il
volto
della
sua
donna
,
quasi
volesse
imprimersi
nel
cuore
quella
espressione
così
viva
.
Chi
li
vide
passare
di
nuovo
,
sulla
piazza
,
per
la
stazione
,
andando
a
mettersi
nel
vagone
,
in
quella
bionda
mattinata
di
autunno
,
intese
,
certamente
,
che
passava
sul
capo
di
quei
due
felici
una
silenziosa
ora
celestiale
.
Di
quanto
intorno
ad
essi
avveniva
,
quei
due
più
non
sapevano
:
una
macchinale
coscienza
,
memore
di
altri
viaggi
,
di
altre
partenze
li
guidava
nella
loro
vita
esteriore
:
una
coscienza
meccanica
che
si
chetò
,
anch
'
essa
,
quando
il
treno
fu
partito
da
Roma
.
Erano
soli
.
Una
parte
delle
tendine
color
di
legno
erano
tirate
,
contro
il
sole
che
si
avanzava
;
solo
da
due
cristalli
si
vedeva
il
paesaggio
fuggente
.
Ferrante
si
era
seduto
accanto
a
Grazia
:
la
mano
di
lei
era
fra
le
sue
,
stretta
mollemente
:
a
un
certo
momento
ella
la
ritirò
,
ma
soltanto
per
sollevare
il
suo
velo
bruno
;
la
picciola
mano
fedele
ritornò
subito
fra
quelle
dell
'
amor
suo
.
Nè
dicevano
nulla
.
La
delizia
di
due
amanti
,
soli
nel
vagone
fuggente
per
la
campagna
,
fuggente
innanzi
ai
villaggi
e
alle
piccole
città
,
ha
poche
delizie
che
la
eguaglino
:
tanto
è
acuto
il
senso
di
libertà
,
di
amore
inconturbato
,
di
oblìo
terreno
che
dà
quella
fuga
.
Non
esistono
più
nè
lo
spazio
,
nè
il
tempo
,
nè
l
'
uomo
,
nè
la
vita
:
esiste
solamente
l
'
amore
,
nella
sua
massima
condizione
d
'
indipendenza
,
trasportato
lontano
,
lontano
,
dove
non
vi
sia
che
amore
.
Che
dirsi
?
Ogni
tanto
ella
sentiva
che
Ferrante
la
chiamava
per
nome
,
ripetendone
due
o
tre
volte
le
sillabe
incantatrici
:
ma
forse
non
la
voce
di
Ferrante
,
era
l
'
anima
che
parlava
e
l
'
anima
di
Grazia
stava
a
sentire
.
Due
o
tre
volte
,
a
un
lembo
di
paesaggio
illuminato
di
sole
,
a
un
piccolo
paese
sospeso
lungo
i
fianchi
di
una
collina
,
innanzi
a
una
grande
pianura
maestosa
,
i
due
volti
si
accostavano
,
dietro
allo
stesso
cristallo
,
per
vedere
come
era
bello
il
mondo
esteriore
,
non
quanto
quello
che
portavano
nel
cuore
.
Tacevano
.
Sentivano
che
era
quella
l
'
ora
invocata
tante
volte
,
nelle
insonnie
della
notte
,
nelle
vuote
mattinate
,
nelle
sere
affannose
;
sentivano
che
era
quella
la
realtà
del
loro
infinito
desiderio
,
l
'
amore
nella
solitudine
suprema
;
e
sembrava
loro
che
qualunque
parola
dovesse
turbare
questo
sacro
raccoglimento
,
questa
concentrazione
di
felicità
.
Niuno
sapeva
più
nulla
di
loro
:
essi
non
sapevano
più
nulla
,
di
niente
:
e
poteano
dire
che
il
mondo
era
scomparso
,
o
era
stato
assorbito
nella
incommensurabile
dolcezza
del
loro
amore
.
Solo
quando
il
sole
cominciò
a
discendere
sulla
poetica
campagna
toscana
,
un
senso
di
malinconia
si
mescolò
,
naturalmente
,
a
tanta
dolcezza
.
Era
una
mestizia
fuor
di
loro
,
che
veniva
dalle
cose
:
il
paesaggio
verde
,
i
colli
così
pittoreschi
,
e
le
bianche
case
,
e
il
fiume
mormorante
sul
greto
,
e
i
campanili
dei
villaggi
si
fecero
prima
rossi
,
poi
violacei
,
poi
bigi
:
tutti
i
veli
avvolgenti
,
misteriosi
,
malinconici
del
tramonto
salirono
dalla
terra
al
cielo
.
Parve
che
il
treno
corresse
meno
rapidamente
,
come
preso
anch
'
esso
da
una
fiacchezza
;
le
voci
delle
stazioni
erano
meno
vivaci
,
meno
allegre
,
alcune
sembravano
rauche
,
altre
fioche
;
il
fiume
,
apparendo
,
riapparendo
,
assunse
un
aspetto
tragico
,
di
acqua
traditrice
gorgogliante
;
la
stretta
di
mano
di
Ferrante
che
teneva
nella
sua
quella
sottile
di
Grazia
,
si
allentò
,
come
se
lo
cogliesse
una
improvvisa
,
crescente
debolezza
e
la
mano
sottile
si
raffreddò
sotto
il
guanto
.
Videro
un
cimitero
:
un
piccolo
cimitero
di
paesello
a
mezza
costa
,
con
quattro
o
cinque
cipressi
e
poche
lapidi
bianche
.
-
Beati
i
morti
-
ella
disse
sottovoce
quasi
parlasse
a
sè
stessa
.
-
Chissà
!
-
le
rispose
lui
,
sul
medesimo
tono
.
-
Forse
amano
ancora
.
-
Tu
hai
tombe
,
per
il
mondo
?
-
gli
domandò
lei
,
piegandosi
a
guardarlo
,
in
quella
penombra
crepuscolare
.
-
No
:
ma
tutti
abbiamo
delle
tombe
,
in
noi
.
-
Molte
cose
hai
veduto
morire
?
-
Molte
cose
e
molte
persone
che
son
vive
.
-
È
triste
,
è
triste
-
diss
'
ella
ributtandosi
indietro
,
sulla
spalliera
.
-
La
tristezza
è
in
fondo
alle
anime
:
non
bisogna
andarla
a
cercare
-
soggiunse
Ferrante
,
come
se
pronunziasse
una
sentenza
.
Tacquero
.
Ella
aveva
abbassato
il
velo
sul
viso
di
nuovo
e
il
capo
sul
petto
.
Egli
si
levò
,
guardò
dallo
sportello
opposto
,
nella
penombra
,
per
qualche
tempo
;
poi
ritornò
vicino
ad
essa
,
sedendosi
.
-
Grazia
?
-
Ferrante
?
-
Che
hai
?
-
Nulla
-
fece
lei
,
con
un
gesto
largo
.
-
Dimmi
,
dimmi
che
hai
.
-
Quello
che
hai
tu
-
rispos
'
ella
,
enigmaticamente
.
-
Non
parlare
di
me
:
io
sono
una
quercia
fulminata
.
Tu
non
puoi
essere
come
me
;
sei
così
giovane
,
e
così
bella
,
Grazia
,
e
così
destinata
alla
felicità
!
-
Io
ho
paura
....
paura
....
-
Di
che
,
amore
,
hai
paura
?
-
Della
vita
.
-
Fole
!
-
egli
esclamò
,
sorridendo
nella
penombra
.
-
E
della
morte
,
della
morte
,
assai
più
.
-
La
morte
è
lontana
-
fece
lui
.
-
Taci
,
taci
-
mormorò
Grazia
-
forse
passiamo
innanzi
a
un
altro
cimitero
.
Quasi
presa
da
un
vago
ma
forte
terrore
,
ella
si
era
stretta
a
lui
,
infantilmente
,
poggiandogli
la
guancia
sulla
spalla
,
chiudendo
gli
occhi
.
Quei
due
sportelli
su
cui
non
erano
tirate
le
tendine
di
lana
,
quegli
sportelli
oramai
neri
,
nella
sera
fitta
,
affascinavano
la
donna
,
come
se
fossero
aperti
sull
'
infinito
.
Egli
se
ne
accorse
,
vedendola
immobile
,
estatica
,
con
gli
occhi
sbarrati
sul
nero
orizzonte
che
fuggiva
dietro
i
cristalli
:
volle
fare
un
moto
per
levarsi
,
per
tirare
le
altre
due
tendine
.
-
No
,
no
-
lo
supplicò
lei
,
stringendosi
ancora
,
socchiudendo
gli
occhi
.
Restarono
così
:
il
lumicino
ad
olio
del
vagone
tremava
,
pareva
dovesse
spegnersi
ogni
momento
.
Bizzarre
ombre
danzavano
.
sui
divani
:
tenendola
stretta
a
sè
,
bimba
spaurita
,
Ferrante
sentiva
che
Grazia
affannava
un
poco
.
L
'
aria
si
era
raffreddata
.
Una
angoscia
li
opprimeva
,
entrambi
,
angoscia
ignota
,
angoscia
di
chi
ha
intravvisto
il
negro
problema
dell
'
infinito
.
Due
o
tre
volte
egli
volle
muovere
una
mano
per
carezzarle
i
bruni
capelli
:
ma
ella
temendo
che
Ferrante
la
lasciasse
,
rabbrividì
di
paura
.
Due
o
tre
volte
egli
disse
,
sottovoce
,
come
un
soffio
amoroso
:
-
Grazia
!
Grazia
!
Ma
ella
fremeva
,
fremeva
,
e
gli
diceva
:
-
Taci
,
taci
,
taci
.
Tanto
che
il
lungo
,
sonoro
fischio
,
triplicato
fischio
della
vaporiera
,
le
fece
gittare
un
grido
di
spavento
.
-
È
il
fischio
di
allarme
,
nevvero
-
domandò
,
piena
di
ambascia
,
quasi
che
non
fosse
possibile
,
in
quel
momento
,
altro
che
una
grande
catastrofe
.
-
No
,
no
,
è
Firenze
.
-
Tre
fischi
,
grave
pericolo
-
balbettò
lei
ostinata
.
-
È
Firenze
,
è
Firenze
,
cara
.
L
'
arrivo
spezzò
l
'
incubo
.
La
carrozza
in
cui
essi
viaggiavano
avrebbe
proseguito
sino
a
Venezia
,
attaccandosi
,
al
treno
in
partenza
da
Firenze
;
ma
per
la
partenza
ci
voleva
un
'
ora
e
mezzo
.
-
Scendiamo
?
-
Sì
,
sì
,
sì
-
disse
lei
,
levandosi
,
subito
,
avida
di
moto
,
di
luce
.
-
Vuoi
pranzare
,
nevvero
,
cara
?
-
chiese
lui
,
trattandola
infantilmente
.
-
Sì
,
subito
,
subito
-
fece
ella
,
attaccandosi
al
suo
braccio
,
con
un
'
improvvisa
disinvoltura
.
Ora
,
per
il
livido
chiarore
del
gaz
,
nella
calda
sala
del
Doney
,
seduta
di
fronte
a
lui
,
togliendosi
lentamente
,
con
un
moto
seducentissimo
,
i
lunghi
guanti
neri
,
raddrizzando
i
numerosi
anelli
delle
sue
mani
gemmate
,
appoggiando
le
lunate
spalle
a
un
seggiolone
e
distendendo
i
piedini
sopra
uno
sgabello
,
ella
era
ridiventata
la
bella
,
vivace
signora
dei
convegni
aristocratici
,
dei
balli
inebbrianti
,
dei
folleggianti
pique
-
niques
.
Anzi
,
mentre
i
nervi
le
si
chetavano
nel
senso
di
riposo
che
dà
una
sala
lucente
,
tiepida
,
con
qualche
mazzo
di
fiori
sparso
qua
e
là
,
con
una
folla
rumorosa
che
si
rallegra
nell
'
apprestamento
del
cibo
,
a
questa
sua
bella
serenità
si
mescolava
la
maliziosa
soddisfazione
della
donna
che
gusta
la
libertà
,
il
piacere
bizzarro
e
pericoloso
della
prima
,
audace
avventura
di
amore
.
Essere
in
compagnia
di
Ferrante
che
l
'
amava
,
che
ella
amava
,
guardandosi
negli
occhi
,
sorridendosi
,
innanzi
a
molta
gente
e
senza
punto
curarsi
della
gente
,
pranzando
insieme
,
come
due
sposi
innamorati
,
parlando
pianissimamente
,
a
fior
di
labbro
,
ciò
costituiva
per
lei
una
nuova
,
acre
,
vivida
,
soddisfazione
umana
,
quasi
,
che
ella
esercitasse
una
lungamente
meditata
vendetta
,
di
tanti
pranzi
di
cerimonia
,
noiosi
,
banali
,
fra
persone
indifferenti
e
antipatiche
.
Una
novella
impensata
trasformazione
si
faceva
in
lei
:
ella
si
sentiva
fatta
di
umana
argilla
,
si
sentiva
donna
,
si
sentiva
felice
di
quella
libertà
conquistata
a
prezzo
di
tante
lacrime
,
assaporava
con
lentezza
raffinata
la
sua
parte
di
felicità
terrena
.
Ferrante
,
con
lo
sguardo
profondo
dell
'
amore
,
le
leggeva
nell
'
anima
;
uno
strano
sorriso
di
conquista
gli
vagava
sulle
labbra
;
ed
ella
che
vedeva
questo
sorriso
di
conquista
,
non
se
ne
offendeva
,
no
,
anzi
ne
pareva
singolarmente
orgogliosa
.
Un
senso
segreto
ma
traboccante
di
sfida
le
saliva
dal
cuore
,
ribellatosi
al
cervello
:
una
sfida
contro
tutto
quello
che
aveva
venerato
,
di
cui
aveva
avuto
,
sino
allora
,
rispetto
e
paura
:
parevale
sentire
,
in
quell
'
ora
,
la
inutilità
dell
'
abnegazione
,
la
vacuità
del
sacrificio
,
la
ingratitudine
del
mondo
a
qualunque
privazione
morale
fatta
per
esso
.
E
come
questi
superbi
e
acri
pensieri
le
passavano
nell
'
anima
,
corrodendone
il
buon
metallo
lucido
del
carattere
,
Ferrante
seguiva
questo
passaggio
e
nel
suo
orgoglio
di
uomo
si
gloriava
del
cangiamento
.
Donna
Grazia
prese
dei
fiori
,
una
grossa
manciata
di
fiori
,
dalla
fioraia
che
glieli
offriva
non
senza
timidezza
:
i
morti
fiori
autunnali
di
cui
ella
adornò
il
suo
grande
mantello
bruno
,
fra
occhiello
e
occhiello
:
e
dopo
aver
aspirato
lungamente
il
fiore
,
quasi
impercettibile
profumo
di
una
rosa
thea
,
lo
offrì
a
Ferrante
con
un
muto
cenno
,
con
uno
sguardo
pieno
di
amore
,
sguardo
così
vibrante
di
elettricità
che
l
'
uomo
impallidì
.
Adesso
passeggiavano
su
e
giù
,
nella
galleria
di
aspetto
,
coperta
di
cristalli
,
e
curiosamente
donna
Grazia
si
fermava
a
tutte
le
piccole
botteghe
,
dove
si
vendevano
dei
nonnulla
,
piccoli
ricordi
fiorentini
,
chincaglieria
povera
di
viaggiatori
sentimentali
ed
economici
.
Essa
volle
comprare
le
noci
intagliate
che
raffigurano
la
cupola
di
Santa
Maria
del
Fiore
,
le
scatolette
di
legno
d
'
ulivo
che
vengono
da
Lucca
e
portano
sul
coperchio
le
due
rondinelle
fuggenti
,
col
motto
francese
;
je
reviendrai
,
le
scatole
da
guanti
,
di
paglia
,
foderate
di
raso
azzurro
o
rosso
.
Pareva
una
bimba
bizzarra
e
ingenua
,
al
suo
primo
viaggio
;
essa
risalì
nel
vagone
,
ridendo
,
ridendo
,
buttando
sui
sedili
i
fiori
,
gli
oggettini
,
andando
e
venendo
,
con
le
guancie
un
po
'
calde
e
le
belle
mani
che
sembravano
farfalle
gemmate
,
volitanti
di
qua
e
di
là
.
Siccome
non
si
partiva
ancora
,
Ferrante
le
chiese
permesso
di
passeggiare
sul
terrapieno
,
per
fumare
una
sigaretta
.
-
Fuma
pure
-
disse
lei
,
crollando
il
capo
,
ridendo
ancora
sottovoce
.
Egli
accese
la
sigaretta
e
si
appoggiò
a
uno
dei
pilastri
della
tettoia
,
fumando
silenziosamente
,
immobile
,
guardando
il
vagone
,
fisamente
,
come
se
là
fosse
tutta
la
sua
vita
,
come
se
gli
fosse
impossibile
di
perderlo
d
'
occhio
.
Improvvisamente
ella
si
era
fermata
,
nel
vano
dello
sportello
aperto
,
appoggiando
la
testa
allo
stipite
di
legno
,
e
guardava
Ferrante
che
fumava
.
Attorno
a
loro
i
viaggiatori
si
arrabattavano
per
trovare
i
migliori
posti
,
per
la
notte
:
qualcuno
si
fermava
innanzi
al
vagone
,
di
cui
donna
Grazia
sbarrava
l
'
entrata
,
ma
si
ritirava
subito
,
tanto
quell
'
alta
e
snella
figura
di
donna
pareva
lei
posta
a
guardia
della
carrozza
.
Ferrante
prese
ancora
un
'
altra
sigaretta
bionda
,
l
'
accese
,
la
fumò
,
imperturbabile
fra
il
chiasso
di
quella
partenza
per
la
linea
Bologna
-
Venezia
.
Donna
Grazia
si
era
seduta
dietro
lo
sportello
,
ma
teneva
il
busto
un
po
'
inclinato
,
per
guardare
ancora
il
suo
compagno
di
viaggio
:
quando
gli
vide
gittare
metà
della
seconda
sigaretta
,
spenta
,
mormorò
sommessamente
:
-
Non
vieni
?
Egli
dovette
più
che
udire
,
intendere
,
tanto
era
fioca
la
voce
seduttrice
:
fu
nel
vagone
in
un
attimo
,
tirandosi
dietro
lo
sportello
.
-
Fuma
anche
qui
:
non
mi
fa
male
-
disse
lei
,
mettendosi
di
nuovo
i
guanti
,
mollemente
.
-
No
,
no
,
tu
devi
dormire
-
rispose
lui
,
con
una
tenerezza
quasi
fraterna
.
Ma
fra
le
pelliccie
,
gli
scialli
,
le
coperte
,
al
caldo
,
ella
si
addormentò
assai
tardi
.
Teneva
gli
occhi
chiusi
,
però
,
lasciandosi
prendere
da
tutta
quella
dolcezza
dell
'
amore
e
delle
cose
;
ogni
tanto
,
con
un
moto
adorabile
di
stanchezza
,
li
schiudeva
e
trovava
gli
occhi
di
Ferrante
fissi
su
lei
,
così
teneri
,
così
amorosi
che
la
magnetizzavano
di
nuovo
,
nella
dolcezza
.
-
Non
dormi
?
-
chiedeva
ella
,
vagamente
,
come
se
parlasse
in
sogno
.
-
Non
ho
sonno
-
diceva
lui
facendole
cenno
di
chetarsi
,
sorridendo
tacitamente
.
Solo
nel
mezzo
della
notte
,
ella
trabalzò
,
scossa
da
un
grande
fragore
,
vedendo
una
gran
luce
rossastra
.
-
Che
è
?
-
gridò
,
levandosi
a
metà
.
-
Niente
,
non
aver
paura
:
passiamo
sul
Po
.
Sulle
rive
nere
del
fiume
,
nella
notte
,
grandi
cataste
di
legna
secca
bruciavano
:
attorno
ad
esse
i
guardiani
del
fiume
vegliavano
e
si
riscaldavano
,
temendo
l
'
inondazione
autunnale
.
-
Dormi
,
non
aver
paura
-
soggiunse
lui
,
lasciando
ricadere
la
tendina
,
sedendosi
accanto
a
lei
,
passandole
lievemente
la
mano
sui
capelli
,
per
chetarla
.
Quando
ella
si
risvegliò
di
nuovo
,
all
'
alba
,
avevano
già
oltrepassato
Mestre
,
erano
sulla
stretta
lingua
di
terra
che
attraversa
la
laguna
.
E
non
si
vedeva
altro
,
da
tutte
le
parti
,
che
una
grande
estensione
di
acqua
immobile
,
senza
che
un
solo
soffio
ne
agitasse
la
tinta
argentina
,
opaca
.
Ogni
tanto
una
pianta
acquatica
,
senza
fiori
,
senza
foglie
,
cioè
un
cespuglio
di
rami
nudi
e
neri
,
irti
come
spini
,
usciva
dall
'
acqua
:
o
un
pilone
nero
,
un
po
'
inclinato
,
sorgeva
dal
fondo
.
Una
lieve
nebbia
argentina
ma
senza
luccicori
fluttuava
sull
'
acqua
,
e
tutto
l
'
orizzonte
era
della
stessa
tinta
,
senza
che
si
potesse
distinguere
dove
l
'
acqua
finisse
,
dove
cominciasse
il
velo
di
nebbia
.
Un
vento
umido
e
molle
alitava
.
E
il
vagone
parea
molle
di
umidità
,
tutto
il
treno
pareva
andasse
sull
'
acqua
dormiente
,
attraverso
la
nebbia
,
fra
il
fiato
umido
e
soffocante
.
-
Ecco
Venezia
-
disse
Ferrante
,
un
po
'
ansioso
,
guardando
più
il
viso
di
Grazia
che
il
paesaggio
.
-
Non
vi
è
-
diss
'
ella
,
vedendo
solo
la
laguna
e
la
nebbia
,
tremando
un
po
'
nella
voce
,
pallidissima
.
Si
risedette
;
due
volte
mise
la
testa
fuori
del
cristallo
,
guardò
attorno
,
lungamente
;
si
passò
le
dita
sulla
manica
,
come
per
sentire
se
fosse
molle
di
umidità
.
Alla
fine
,
fra
la
laguna
e
la
nebbia
,
sorse
qualche
profilo
bigio
di
una
massa
più
oscura
.
-
Ecco
Venezia
-
ella
mormorò
,
quasi
fra
sè
.
-
Pare
una
tomba
.
Come
tutte
le
altre
mattine
,
fosse
avvolto
nella
bigiastra
velatura
il
Canal
Grande
e
la
chiesa
della
Salute
,
e
lontano
,
laggiù
,
scomparisse
addirittura
il
canale
della
Zuecca
;
o
la
lenta
pioggia
di
ottobre
piovesse
solingamente
su
quell
'
acqua
dormiente
,
su
quella
chiesa
dormiente
,
su
quei
palazzi
dormienti
;
o
il
biondo
sole
illuminasse
i
tenui
azzurri
del
cielo
e
le
sagome
fini
della
chiesa
e
circondasse
l
'
isola
di
San
Giorgio
in
un
'
aureola
di
luce
;
come
in
qualunque
mattinata
,
Ferrante
entrando
nel
salotto
pieno
di
fiori
,
trovò
donna
Grazia
seduta
,
nel
vano
dello
stretto
e
lungo
balcone
a
ogiva
,
guardando
vagamente
il
paesaggio
.
Ella
portava
sempre
una
delle
sue
vestaglie
di
lana
bianca
,
dalla
forma
di
peplo
,
che
odoravano
di
violetta
,
poichè
fra
le
arricciature
di
merletto
del
collo
,
fra
le
morbide
pieghe
del
petto
,
alla
cintura
,
spuntavano
dei
freschi
mazzolini
di
violette
.
Ella
guardava
,
con
gli
occhi
fatti
quasi
più
grandi
e
un
po
'
vitrei
dalla
lunga
contemplazione
.
-
Che
hai
?
-
disse
Ferrante
,
baciandole
le
mani
.
-
Nulla
-
fece
lei
,
con
un
piccolo
sorriso
.
-
Mi
ami
sempre
?
-
Sempre
,
sempre
.
E
un
cenno
largo
,
come
ad
accennare
un
fatto
ineluttabile
,
accompagnò
la
monotonia
di
quella
voce
dove
pareva
si
fosse
infranta
ogni
corda
di
vivacità
.
-
Sei
triste
,
mi
pare
-
disse
lui
,
chinandosi
a
guardarla
meglio
.
Ella
sorrise
ancora
,
senza
rispondere
,
gli
dette
,
con
un
atto
gentile
,
uno
dei
suoi
mazzolini
di
violette
;
egli
lo
prese
,
l
'
odorò
e
poi
lo
rigirò
fra
le
dita
,
senza
parlare
.
-
Anche
tu
sei
triste
?
-
chiese
ella
,
levando
su
la
testa
,
con
un
gesto
affettuoso
.
-
No
,
cara
.
Venivo
a
chiederti
se
volevi
uscire
.
-
....
Sì
-
disse
lei
,
dopo
una
pausa
,
-
Dove
andiamo
?
-
In
giro
-
fece
lui
.
-
Dove
tu
vuoi
.
Invece
,
la
voce
di
lui
era
un
po
'
stanca
.
Senza
dire
altro
,
ella
si
levò
e
passò
nella
sua
stanza
a
vestirsi
.
Occupavano
un
vasto
appartamento
mobiliato
,
in
uno
dei
magnifici
palazzi
del
Canal
Grande
,
dirimpetto
alla
chiesa
di
San
Giorgio
:
appartamento
mobiliato
con
qualche
traccia
del
lusso
antico
,
a
cui
si
mescolava
tutta
la
confusione
fra
comoda
ed
elegante
del
lusso
moderno
.
Ma
le
stanze
erano
tanto
grandi
che
parevano
vuote
,
sempre
;
le
finestre
,
i
balconi
erano
così
piccoli
che
la
luce
vi
entrava
scarsamente
,
anche
nelle
più
limpide
giornate
;
e
malgrado
i
fiori
di
cui
Grazia
riempiva
tutte
le
stanze
,
tutti
gli
angoli
,
tutti
i
tavolini
,
i
saloni
non
si
rianimavano
,
restavano
freddi
e
muti
come
se
fosse
impossibile
farvi
risuscitare
anche
una
finzione
di
vita
.
Grazia
e
Ferrante
stavano
sempre
insieme
;
spesso
,
lui
,
per
discrezione
,
si
ritirava
nella
sua
camera
,
lasciava
Grazia
libera
;
ma
dopo
un
poco
,
era
preso
da
tale
insoffribile
malinconia
,
che
cercava
di
lei
,
e
la
trovava
così
insoffribilmente
malinconica
,
che
si
tendevano
le
mani
,
come
se
l
'
uno
dovesse
salvare
l
'
altro
.
Quando
erano
insieme
,
certo
,
di
fronte
a
quel
paesaggio
grandioso
ma
dormiente
,
in
quell
'
ambiente
di
cose
morte
e
di
cose
moribonde
,
fra
quei
colori
che
erano
stati
vivaci
ed
erano
pallenti
,
fra
quel
silenzio
grande
di
uomini
e
di
fanciulli
,
certo
,
non
avevano
la
grande
giocondità
delle
anime
intensamente
felici
;
ma
si
teneano
per
mano
,
quieti
,
silenziosi
,
senza
sussulti
e
senza
tristezza
.
Si
ricercavano
,
dunque
,
ansiosamente
,
come
se
dovessero
sempre
partire
per
un
lungo
viaggio
,
come
se
dovessero
iniziarsi
ad
un
altissimo
diletto
spirituale
,
come
se
dovessero
raccontarsi
tutto
un
romanzo
misterioso
,
il
romanzo
del
proprio
cuore
:
ma
,
essendo
insieme
,
parean
subito
appagati
,
senza
bisogno
di
dire
nulla
,
anime
che
già
l
'
ambiente
aveva
impregnate
di
sè
.
Così
quel
giorno
,
come
tutti
i
giorni
,
solo
dopo
pochi
minuti
di
assenza
,
donna
Grazia
ritornò
per
uscire
,
vestita
tutta
di
nero
,
come
sempre
,
mentre
in
casa
era
sempre
vestita
di
bianco
:
sul
nero
vestito
,
qua
e
là
,
dai
merletti
,
dalla
cintura
,
facevan
capolino
i
freschi
mazzolini
di
violette
.
III
.
Andarono
,
per
i
grandi
saloni
,
per
la
scalea
scuriccia
:
un
servo
aprì
loro
il
portone
che
dava
,
per
tre
scalini
,
sulla
laguna
.
L
'
acqua
appena
appena
fiottava
,
contro
il
marmo
corroso
.
Il
barcaiuolo
che
sedeva
a
prora
della
gondola
,
senza
far
nulla
,
aspettando
,
si
levò
subito
e
domandò
qualche
cosa
,
nel
suo
dolce
dialetto
:
-
Ha
detto
-
spiegò
Ferrante
a
Grazia
,
interrogandola
-
se
deve
togliere
il
felze
.
-
Sì
,
sì
-
rispose
ella
subito
-
lo
tolga
pure
;
lì
sotto
si
soffoca
.
E
aspettarono
:
il
gondoliere
,
con
un
certo
moto
bizzarro
,
essendo
entrato
nella
negra
cabina
dagli
ornamenti
di
ferro
lucido
,
ne
sollevò
con
le
spalle
tutta
la
parte
superiore
,
simigliante
alla
gobba
nera
di
un
dromedario
,
al
coverchio
di
una
lunga
bara
di
ebano
dalle
intarsiature
artistiche
e
dalle
finestrine
microscopiche
:
sempre
portandola
sulle
spalle
,
la
depose
innanzi
al
portone
,
raccomandando
al
servo
questo
negro
felze
.
La
gondola
ora
aveva
la
sua
aria
di
barca
da
passeggiata
,
con
l
'
elegante
rostro
lucido
a
prora
,
i
due
posti
di
divano
,
a
poppa
,
foderati
di
panno
nero
,
adorni
di
cordoni
e
di
fiocchi
di
lana
nera
,
sgabelli
neri
su
cui
appoggiare
i
piedi
.
Grazia
e
Ferrante
vi
si
sedettero
,
senza
dire
nulla
:
e
il
gondoliere
cominciò
a
remare
verso
il
Rialto
,
senza
aver
loro
chiesto
nulla
.
Quel
giorno
lo
scirocco
era
più
pesante
del
solito
e
dava
pena
al
respiro
.
Delle
zàttere
cariche
di
carbone
andavano
per
il
Canal
Grande
,
con
un
moto
così
lento
che
pareva
quasi
indistinto
;
l
'
uomo
della
zàttera
puntava
sul
fondo
del
canale
con
una
lunga
pertica
e
,
facendo
forza
,
e
camminando
sulla
zàttera
in
senso
inverso
della
corrente
,
la
faceva
avanzare
.
Era
tutto
bruno
,
arcuato
,
quasi
piegato
in
due
,
e
passando
vicino
,
Grazia
udì
uscirgli
dal
petto
un
gemito
rauco
e
cadenzato
,
quello
che
esce
dal
petto
dello
spaccalegna
.
-
Questo
non
canta
certo
le
ottave
di
Torquato
Tasso
,
come
dicono
i
poeti
di
Venezia
-
osservò
Ferrante
,
nel
cui
cuore
lo
scetticismo
soverchiava
ogni
tanto
il
sentimento
.
-
Eppure
questa
laguna
avrebbe
dovuto
esser
fatta
solo
per
l
'
amore
e
per
l
'
arte
-
mormorò
ella
,
aspirando
il
profumo
di
un
mazzolino
di
violette
-
non
per
il
duro
lavoro
e
per
la
miseria
.
-
Gli
uomini
guastano
tutto
-
osservò
sentenziosamente
Ferrante
.
-
Sì
-
approvò
lei
,
chinando
il
capo
.
La
gondola
andava
lentamente
,
fra
il
gorgoglìo
delle
acque
smosse
;
a
un
certo
punto
,
lasciando
il
Canal
Grande
,
infilò
un
piccolo
canale
,
fra
due
alti
palazzi
grigio
-
verdastri
.
Così
faceva
sempre
il
gondoliero
che
li
conduceva
in
giro
,
senza
chieder
loro
dove
volessero
andare
.
Due
o
tre
volte
lo
aveva
chiesto
:
ma
essi
si
erano
guardati
in
faccia
,
esitanti
,
non
sapendolo
.
Ora
,
non
domandava
più
.
A
ogni
voltata
di
piccolo
canale
gli
usciva
dal
petto
un
grido
gutturale
di
avvertimento
;
a
cui
spesso
rispondeva
un
altro
grido
,
simile
,
dall
'
altro
gondoliere
che
gli
veniva
incontro
,
con
la
sua
gondola
.
-
Perchè
le
gondole
sono
così
nere
,
nere
dappertutto
,
nel
panno
,
nel
legno
,
nei
cordoni
,
nei
fiocchi
?
-
domandò
distrattamente
donna
Grazia
.
-
Portano
il
lutto
della
repubblica
-
rispose
Ferrante
,
che
aveva
accesa
una
sigaretta
e
fumava
.
-
Veramente
?
-
fece
ella
,
guardandolo
.
-
Veramente
.
-
È
triste
,
è
triste
-
susurrò
lei
,
colpita
.
Ma
sbucavano
in
Cannaregio
,
il
quartiere
popolare
,
le
cui
case
sono
piccole
,
le
cui
finestre
sono
adorne
del
bucato
familiare
,
le
cui
fondamenta
sono
continuamente
battute
dai
vivaci
zoccoletti
delle
donne
:
ed
è
un
andirivieni
,
al
sole
,
di
bimbi
biondi
,
di
donnine
dai
capelli
neri
e
ricci
,
a
ondate
fulve
,
di
uomini
piccoli
e
tarchiati
dai
mustacchi
folti
,
ispidi
e
rossastri
,
mentre
l
'
allegro
e
lezioso
dialetto
forma
un
brusìo
,
dovunque
.
Anzi
,
dinnanzi
a
una
casa
,
vi
erano
certi
suonatori
di
chitarra
,
seduti
per
terra
,
mentre
una
donna
in
piedi
,
sotto
l
'
arco
del
portone
,
cantava
una
bizzarra
melopea
,
gutturale
,
quasi
orientale
,
chiamata
la
strega
,
che
un
coro
di
donne
e
di
bambini
riprendeva
,
a
ogni
ritornello
,
con
voce
sorda
e
grave
.
-
Qui
sono
allegri
,
almeno
-
disse
donna
Grazia
,
un
po
'
rinfrancata
,
sollevandosi
sui
cuscini
.
-
Restiamo
qui
,
un
poco
.
Sotto
l
'
arco
di
un
ponticello
,
accanto
al
traghetto
,
la
gondola
si
fermò
.
I
due
amanti
tacevano
,
mentre
il
gondoliere
si
riposava
.
La
canzone
della
strega
continuava
,
grave
,
come
una
canzone
di
Costantinopoli
o
di
Algeri
:
ma
i
suonatori
e
i
cantanti
sogguardavano
spesso
i
due
signori
della
barca
,
intimiditi
,
mentre
la
musica
,
a
poco
a
poco
andava
diventando
più
debole
,
più
bassa
,
come
scoraggiata
dalla
presenza
di
quegli
estranei
.
Una
ragazza
snella
,
dallo
sciallino
di
lana
rossa
,
che
distendeva
una
fune
da
un
anello
ad
un
altro
sulle
fondamenta
,
per
mettervi
ad
asciugare
delle
matasse
di
seta
tinta
,
si
fermò
nel
suo
lavoro
,
facendo
solecchio
con
la
mano
,
per
vedere
se
quei
signori
se
ne
andavano
.
-
Andiamo
via
,
non
disturbiamo
questa
buona
gente
-
disse
Grazia
.
-
Sono
poco
abituati
ai
forestieri
:
il
Cannaregio
è
un
quartiere
di
poveri
,
di
operai
-
rispose
Ferrante
.
La
barca
si
allontanò
,
mentre
,
alle
spalle
,
ricominciava
l
'
allegro
brusìo
del
dialetto
,
ricominciava
il
ticchettìo
degli
zoccoletti
sulle
fondamenta
di
pietra
levigata
,
ricominciava
la
canzone
costantinopolitana
della
Strega
.
Andarono
innanzi
molto
tempo
,
incontrando
pochissime
gondole
,
trovandosi
a
un
tratto
in
un
largo
canale
deserto
:
un
canale
così
vasto
,
così
torbido
nelle
sue
acque
immobili
,
così
malinconicamente
intonato
che
donna
Grazia
,
per
vincerne
l
'
impressione
,
ne
chiese
il
nome
al
gondoliere
.
-
È
il
Canale
Orfano
,
eccellenza
.
E
la
gran
leggenda
tragica
,
che
era
durata
,
sinistra
e
tetra
,
per
centinaia
di
anni
,
la
leggenda
di
tutti
quei
condannati
,
innocenti
o
rei
,
che
dopo
aver
agonizzato
per
giorni
e
mesi
nelle
carceri
soffocanti
della
Repubblica
,
in
una
notte
oscura
,
facevano
l
'
ultimo
loro
viaggio
sotto
il
felze
opprimente
della
gondola
,
per
essere
strangolati
tacitamente
e
gittati
nelle
acque
profonde
del
Canale
Orfano
,
si
parò
innanzi
alla
fantasia
dei
due
amanti
,
con
tutti
i
fremiti
di
sgomento
che
tale
visione
truce
può
dare
.
-
Il
fondo
deve
essere
coperto
di
scheletri
-
disse
donna
Grazia
,
guardando
fissamente
l
'
acqua
.
-
Torniamo
indietro
-
soggiunse
Ferrante
con
voce
alterata
.
Tornarono
:
e
come
il
gondoliere
affrettava
il
movimento
dei
suoi
remi
,
donna
Grazia
gli
fece
cenno
,
con
la
mano
,
di
far
piano
:
pareva
che
temesse
di
disturbare
quei
morti
.
Ancora
,
silenziosi
,
vogarono
per
i
canali
,
muti
,
quasi
stanchi
,
non
guardandosi
neppure
.
Il
movimento
della
gondola
,
a
lungo
,
li
gittava
in
un
intorpidimento
di
tutti
i
sensi
;
tanto
che
neppure
l
'
ora
fuggente
aveva
più
valore
per
essi
.
Canali
seguivano
canali
:
l
'
acqua
era
,
dove
verdastra
,
dove
bigia
,
dove
semplicemente
torbida
,
dove
con
un
'
opaca
oscurità
di
carbone
:
palazzi
seguivano
i
palazzi
,
portoni
pesanti
chiusi
come
da
secoli
,
gradini
corrosi
dalla
salsedine
,
alti
pilastri
piantati
nelle
acque
per
legarvi
le
gondole
e
che
s
'
inclinavano
come
se
fossero
presi
da
una
inguaribile
debolezza
,
finestre
senza
cristalli
,
ma
le
cui
imposte
verdi
sembravano
sbarrate
per
sempre
.
Ogni
tanto
un
monastero
,
una
chiesa
,
una
bottega
d
'
infilatrice
di
perle
;
di
nuovo
portoni
chiusi
a
catenaccio
e
finestre
serrate
sino
all
'
ultimo
piano
.
La
linea
era
pura
,
bella
,
artistica
:
la
poesia
che
traspirava
da
tutto
l
'
ambiente
era
grande
,
ma
portava
un
profumo
di
fiori
morti
.
E
i
due
cadevano
in
un
languore
di
mestizia
che
ne
domava
ogni
entusiasmo
,
che
ne
annullava
ogni
impeto
di
vitalità
.
-
Qui
,
dicono
fuggisse
Bianca
Cappello
,
per
andarsene
con
l
'
amante
a
Firenze
-
disse
Ferrante
indicando
una
finestra
bassa
di
un
grande
palazzo
.
-
Oh
!
...
-
fece
Grazia
,
senza
aggiungere
altro
.
E
dopo
un
poco
,
sogguardando
l
'
uomo
che
amava
,
facendo
cadere
le
parole
,
ad
una
ad
una
,
gli
chiese
:
-
Tu
sei
stato
un
'
altra
volta
,
a
Venezia
?
Egli
intese
la
profondità
della
domanda
e
il
pericolo
della
risposta
:
una
rapida
emozione
gli
scompose
il
volto
.
Ma
fu
incapace
di
mentire
.
-
Sì
:
un
'
altra
volta
-
rispose
nettamente
,
buttando
nel
canale
la
sigaretta
spenta
.
-
....
Molto
tempo
fa
?
-
aggiunse
ella
,
con
la
freddezza
e
la
tenacità
di
un
giudice
che
interroga
.
-
....
Non
molto
.
Ella
tirava
,
macchinalmente
,
ad
una
ad
una
,
le
violette
dal
mazzolino
che
teneva
nelle
mani
e
dopo
averle
fatte
girare
intorno
al
dito
,
le
buttava
in
acqua
,
seguendole
un
momento
con
l
'
occhio
.
Poche
ne
rimanevano
,
smorte
,
quasi
appassite
nella
larga
foglia
verde
che
le
accartocciava
,
penzolanti
sugli
stelucci
.
-
Eri
solo
?
-
finì
d
'
interrogare
lei
,
sempre
tenendogli
piantati
gli
occhi
sul
volto
.
Egli
non
rispose
,
nè
prima
,
nè
dopo
,
sentendo
la
crescente
crudeltà
di
quel
dialogo
.
Non
rispose
e
volse
il
capo
altrove
.
Allora
ella
,
con
l
'
aria
di
una
persona
perfettamente
convinta
,
guardò
un
'
altra
volta
le
sue
ultime
violette
e
con
un
atto
risoluto
,
le
buttò
in
laguna
,
tutte
.
Ostinatamente
,
per
nascondere
il
rivolgimento
del
suo
spirito
,
egli
guardava
dall
'
altra
parte
;
e
anch
'
essa
si
mise
a
fissare
un
punto
qualunque
dell
'
orizzonte
.
Una
brutta
gondola
passò
:
le
finestrine
del
felze
,
senza
i
soliti
delicati
ornamenti
di
ferro
lucido
,
erano
chiuse
coi
lucchetti
,
come
una
cassa
forte
.
E
sulla
porticina
del
felze
,
a
guardia
,
stavano
seduti
due
carabinieri
in
tenuta
di
viaggio
e
coi
fucili
fra
le
gambe
,
immobili
,
in
quell
'
attitudine
seria
,
pensosa
,
che
dà
loro
come
una
nova
aureola
di
rispetto
.
Era
la
gondola
del
carcere
che
avendo
preso
alla
stazione
i
carcerati
e
i
carabinieri
,
li
conduceva
per
la
laguna
,
alla
tetra
dimora
.
Grazia
seguì
con
l
'
occhio
il
nero
convoglio
filante
sulle
acque
;
poi
abbassò
il
capo
sul
petto
,
reprimendo
le
ardenti
lacrime
che
le
salivano
agli
occhi
.
Fu
più
innanzi
,
in
un
canale
laterale
che
si
lega
al
Canal
Grande
nel
sestiere
di
Dorsoduro
,
che
incontrarono
la
più
tetra
barca
della
laguna
.
Era
tutta
nera
,
come
le
altre
,
ma
mancava
di
quella
grazia
civettuola
della
gondola
di
passeggiata
:
non
aveva
,
a
prua
,
il
rostro
lucido
;
era
più
larga
,
più
piatta
;
si
dondolava
goffamente
sulle
acque
:
e
i
due
gondolieri
,
invece
del
solito
gabbano
fra
cittadino
e
marinaro
,
invece
del
solito
berretto
,
portavano
una
giacchetta
nera
e
un
cappello
a
cilindro
,
con
una
coccarda
nera
.
Stava
ferma
,
la
gondola
,
innanzi
a
un
portoncino
aperto
;
due
o
tre
donne
erano
sotto
il
portoncino
.
-
Che
è
quella
gondola
?
-
disse
Grazia
al
gondoliere
,
scattando
in
piedi
.
-
È
la
gondola
dei
morti
,
eccellenza
:
quelli
sono
i
becchini
.
-
Andiamo
via
,
andiamo
via
,
Grazia
-
disse
Ferrante
rompendo
il
silenzio
,
dolcemente
,
volendo
infrangere
il
malo
incantesimo
di
quella
giornata
.
-
No
,
no
,
voglio
vedere
-
disse
lei
,
duramente
-
gondoliere
,
fermati
un
poco
.
-
È
meglio
andare
,
cara
,
è
meglio
-
ribattè
lui
,
umilmente
,
crollando
il
capo
.
Ma
ella
non
gli
dette
retta
.
In
piedi
,
appoggiata
al
divanetto
di
destra
,
guardava
nel
portoncino
nero
,
donde
arrivava
un
confuso
mormorio
.
-
Voglio
vedere
questo
morto
-
disse
a
sè
stessa
,
senza
distogliere
gli
occhi
dal
portoncino
.
E
quasi
la
sua
anima
desiosa
di
dolore
,
avesse
avuto
una
forza
magnetica
,
un
tumulto
si
fece
nell
'
ombra
del
portoncino
,
e
fra
un
piccolo
gruppo
di
donne
e
di
uomini
,
portata
da
due
altri
becchini
,
comparve
la
bara
;
dietro
le
persiane
di
una
finestra
,
al
primo
piano
,
si
udiva
un
singhiozzo
disperato
e
si
vedeva
una
mano
convulsa
che
tentava
di
aprirle
,
mentre
qualcuno
si
opponeva
,
tenendole
ferme
.
Questi
volevano
vedere
la
bara
,
che
veniva
caricata
nella
gondola
funeraria
:
la
piccola
bara
,
la
sottile
bara
,
poichè
era
la
bara
di
un
bambino
,
e
lassù
,
era
certamente
la
madre
del
bimbo
che
singhiozzava
e
tentava
disperatamente
di
aprire
la
finestra
.
A
un
tratto
,
con
un
moto
svelto
di
gente
pratica
,
i
becchini
gondolieri
ficcarono
la
piccola
bara
sotto
il
felze
e
ne
richiusero
con
un
colpo
secco
la
porticina
.
Il
picciolo
morto
era
solo
,
là
sotto
.
Ai
quattro
lati
del
felze
furono
sospese
delle
povere
e
pallide
corone
di
sfatti
crisantemi
,
che
una
fanciulla
piangente
in
silenzio
aveva
porto
ai
becchini
.
-
Andiamo
via
,
presto
,
presto
-
disse
nervosamente
Grazia
al
gondoliere
,
ricadendo
a
sedere
sul
divanetto
.
A
un
tratto
era
stata
presa
dall
'
orribile
paura
di
dover
fare
la
stessa
via
del
morticino
;
e
soggiungeva
,
mentre
si
allontanavano
,
senza
voltare
il
capo
indietro
,
presto
,
presto
.
Alle
spalle
il
singhiozzo
della
persona
che
si
disperava
dietro
la
gelosia
si
era
fatto
più
forte
,
più
alto
:
la
barca
funeraria
si
metteva
in
moto
.
Ma
era
così
lenta
,
che
la
gondola
di
Grazia
e
di
Ferrante
scomparve
subito
.
Quando
ebbero
camminato
per
un
pezzo
,
allora
soltanto
ella
si
voltò
a
guardare
Ferrante
,
ma
lo
vide
così
travolto
,
così
pallido
,
che
ne
ebbe
orrore
e
pietà
.
E
dopo
un
minuto
di
intensa
riflessione
,
ella
intuì
,
ella
indovinò
il
pensiero
di
lui
:
-
Tu
pensi
al
tuo
bambino
?
-
gli
disse
,
sottovoce
,
nella
faccia
.
Ah
,
questa
volta
,
questa
volta
,
egli
non
ebbe
il
coraggio
di
negare
:
disse
di
sì
,
semplicemente
,
senz
'
altro
.
Ed
ella
,
allargando
le
braccia
,
fece
un
atto
di
persona
vinta
,
che
lascia
andare
la
sua
vita
al
vortice
soverchiante
.
Pure
,
nella
serata
,
ubbidendo
alla
sua
natura
buona
e
generosa
,
ella
andò
a
lui
,
nella
pace
fredda
del
grande
salone
e
lo
pregò
che
le
perdonasse
.
Si
umiliava
,
tutta
confusa
,
sentendo
sempre
più
grande
farsi
la
lontananza
fra
loro
,
cercando
,
con
la
bontà
,
con
la
pietà
,
di
riavvicinare
le
loro
anime
,
nuovamente
.
E
lo
vide
tremare
,
come
essa
tremava
,
di
dolore
,
di
tenerezza
,
di
compassione
:
egli
le
carezzò
lievemente
i
capelli
,
con
quel
moto
affettuoso
,
famigliare
,
aggiungendo
qualche
vaga
parola
di
conforto
:
e
l
'
uno
voleva
consolar
l
'
altro
,
a
forza
,
come
di
una
grande
sventura
ignota
,
di
cui
nessuno
dei
due
voleva
pronunziare
il
nome
.
Nell
'
ombra
del
salone
che
solo
la
vampa
del
caminetto
spezzava
,
gittando
spruzzi
sanguigni
di
luce
sul
vecchio
tappeto
veneziano
,
essi
si
tenevano
per
mano
,
frementi
di
dolore
,
balbettando
incerte
parole
di
consolazione
e
sembravano
,
insieme
,
in
quell
'
ora
bruna
,
in
quella
camera
,
la
rovina
di
una
grande
cosa
,
i
superstiti
di
un
naufragio
dove
tutto
avessero
perduto
.
Nè
il
sole
novello
,
nè
le
miti
giornate
di
ottobre
,
nè
gli
sforzi
dei
loro
cuori
coraggiosi
e
onesti
,
nè
la
paura
della
catastrofe
che
vedevano
avvicinarsi
e
pure
volevano
scongiurare
,
potevano
ridonare
a
Grazia
e
a
Ferrante
,
ciò
che
era
irreparabilmente
fuggito
.
Ancora
per
vari
giorni
Venezia
che
tanti
amori
e
tanti
amanti
ha
visti
e
dovrà
ancora
vedere
,
per
vari
giorni
la
soave
città
languente
di
morte
,
vide
questi
due
amanti
nelle
sue
calli
,
nelle
sue
piazze
,
nelle
sue
chiese
,
sempre
insieme
,
tenendosi
sempre
per
mano
,
come
se
volessero
comunicarsi
un
fluido
che
li
legasse
per
sempre
,
come
se
volessero
vincere
un
potere
ignoto
che
aspirasse
al
dissolvimento
.
Incapaci
di
reggere
alla
solitudine
della
loro
stanza
segregata
,
della
loro
casa
così
piena
di
tristezza
,
incapaci
di
prolungare
un
dialogo
solitario
senza
che
li
conducesse
,
istintivamente
,
inconscientemente
,
a
una
fatale
conclusione
,
essi
cercavano
di
mettere
il
mondo
esteriore
fra
loro
,
desiderosi
di
quanto
potesse
distrarre
i
loro
occhi
e
le
loro
anime
.
Quella
semplice
e
bonaria
vita
esterna
veneziana
,
li
seduceva
,
non
in
sè
,
ma
perchè
li
toglieva
alla
tetra
domanda
della
loro
coscienza
;
le
lunghe
stazioni
sotto
le
Procuratie
,
innanzi
ai
piccoli
tavolini
del
caffè
Florian
,
dove
si
ripetono
,
meno
ingenue
e
meno
piacevoli
,
le
scene
goldoniane
;
le
lunghe
stazioni
,
in
piazza
,
guardando
il
volo
dei
colombi
che
discendono
a
mangiare
il
miglio
,
buttato
dalle
candide
mani
di
una
fanciulla
inglese
,
ammalata
di
nostalgia
e
di
anemia
;
le
lunghe
stazioni
nella
basilica
dove
,
sotto
le
arcate
che
pare
abbiano
profondità
infinite
,
i
lumicini
delle
lampade
moresche
brillano
innanzi
alle
sacre
immagini
cristiane
,
innanzi
ai
santi
e
alle
sante
dalla
faccia
nera
e
dal
vestito
di
argento
;
le
lunghe
stazioni
sulla
riva
degli
Schiavoni
,
nell
'
ora
del
tramonto
,
in
una
luminosità
così
fine
,
così
trasparente
che
nessun
paese
possiede
,
che
nessun
poeta
ha
saputo
descrivere
e
nessun
pittore
dipingere
;
le
lunghe
passeggiate
per
le
straduccie
strette
che
sembrano
corridoi
di
una
immensa
casa
,
la
compra
di
gingilli
,
di
ricordi
nelle
microscopiche
botteghe
di
Merceria
e
di
Frezzeria
;
le
lunghe
contemplazioni
artistiche
nei
musei
e
nelle
gallerie
,
innanzi
ai
capolavori
umani
e
divini
di
Carpaccio
e
di
Gian
Bellino
,
del
grande
Paolo
e
del
superbo
Tiziano
.
Qui
erano
più
lunghe
e
intanto
più
pericolose
le
loro
dimore
,
poichè
la
sublime
arte
veneziana
è
così
fatta
di
amore
supremo
e
di
amore
terreno
,
che
è
impossibile
non
amare
o
non
parlare
di
amore
,
per
essa
.
Queste
manifestazioni
così
potenti
della
passione
,
mentre
li
attraevano
,
li
lasciavano
turbati
sino
agli
strati
imi
del
cuore
.
Più
di
una
notte
,
levandosi
nella
veglia
affannosa
,
uscendo
dalla
sua
stanza
nella
bianca
vestaglia
come
un
fantasma
che
non
avrà
mai
requie
,
Grazia
andava
fino
alla
porta
della
stanza
di
Ferrante
e
sentiva
che
anche
lui
vegliava
,
passeggiando
,
fumando
,
schiudendo
la
sua
finestra
per
guardare
il
negro
Canal
Grande
.
Due
volte
sentì
che
egli
scriveva
,
che
scriveva
tanto
concitatamente
che
la
penna
strideva
sulla
carta
.
E
a
chi
scriveva
?
Ella
non
osò
mai
chiamarlo
,
mai
chiederglielo
.
Due
volte
Ferrante
era
uscito
,
solo
,
forse
per
impostare
queste
sue
lettere
;
mai
era
giunta
una
lettera
di
risposta
.
L
'
angoscia
che
li
ardeva
,
adesso
,
non
era
più
che
dolorosa
:
era
una
vampa
che
li
consumava
in
una
lotta
contro
un
nemico
sconosciuto
che
prendeva
sempre
più
terreno
,
che
ogni
giorno
guadagnava
una
piccola
o
una
grande
battaglia
;
era
una
fiamma
che
li
devastava
da
cima
a
fondo
,
facendo
il
vuoto
in
essi
,
senza
che
le
lacrime
alla
tenerezza
valessero
a
smorzarne
l
'
incendio
.
Nè
l
'
uno
diceva
all
'
altro
il
segreto
di
queste
veglie
ardenti
e
desolate
;
ma
ognuno
lo
indovinava
questo
segreto
,
sul
volto
dell
'
altro
,
senza
parlare
,
anzi
temendo
di
parlare
.
Ancora
camminavano
accanto
,
nella
vita
,
tenendosi
per
mano
:
ma
a
un
motto
,
a
un
gesto
,
tremavano
di
veder
sparire
l
'
amata
figura
daccanto
.
La
solitudine
,
la
solitudine
a
cui
nessun
segreto
resiste
,
la
solitudine
che
risolve
a
rilento
o
bruscamente
tutti
i
grandi
problemi
morali
dello
spirito
,
era
quella
che
li
sgomentava
.
Avevano
deserta
la
casa
,
ora
.
Un
giorno
,
sul
finire
di
ottobre
,
non
sapendo
dove
portare
il
loro
bizzarro
tormento
,
s
'
imbarcarono
sul
vaporetto
che
porta
all
'
isola
del
Lido
,
un
'
isola
tutta
verde
,
piena
di
piccole
ville
,
che
da
una
sponda
dà
sulla
laguna
,
sul
mare
immobile
,
dormiente
,
dall
'
altra
sponda
sullo
squillante
,
fragoroso
,
tempestoso
Adriatico
.
È
su
quella
sponda
che
si
erge
il
bello
stabilimento
di
bagni
marini
,
dove
accorre
tutta
Venezia
e
vengono
italiani
da
tutte
le
parti
,
e
anche
stranieri
,
tanta
è
la
gaiezza
estiva
di
quel
ritrovo
.
Ma
nulla
è
più
stranamente
malinconico
della
città
di
svernatura
al
mese
di
agosto
,
e
delle
spiaggie
di
bagni
quando
l
'
estate
è
fuggita
via
,
da
tempo
.
I
viali
dell
'
isola
erano
deserti
e
il
piccolo
tramvai
andava
e
veniva
,
pian
piano
,
vuoto
,
tanto
per
fare
le
sue
corse
di
quel
giorno
.
Lo
stabilimento
aveva
tutte
le
porte
dei
suoi
camerini
aperte
;
alcune
sbattevano
contro
le
pareti
,
per
il
vento
forte
del
mare
,
le
onde
schiumavano
rabbiose
contro
i
pali
,
frangendosi
.
Nel
grande
salone
-
terrazza
,
non
un
'
anima
;
solo
il
custode
sonnecchiava
nel
suo
casotto
,
malgrado
il
cattivo
tempo
.
Grazia
e
Ferrante
andarono
ad
appoggiarsi
alla
ringhiera
,
guardando
quel
grande
mare
burrascoso
che
li
aspergeva
di
minute
stille
gelide
.
A
un
tratto
una
voce
amica
li
riscosse
dalla
triste
contemplazione
:
un
altro
solitario
era
,
colà
,
un
amico
di
entrambi
,
un
gentiluomo
meridionale
,
cuore
profondo
sotto
apparenze
un
po
'
leggiere
,
un
po
'
scettiche
.
Era
il
solo
che
aveva
intravveduto
la
loro
passione
:
e
trovandoli
colà
non
mostrò
nè
meraviglia
nè
freddezza
.
Per
una
stranezza
Grazia
e
Ferrante
oppressi
dalla
solitudine
e
dalle
loro
segrete
torture
morali
,
per
quanto
prima
avevano
odiato
ogni
contatto
umano
,
per
tanto
in
quel
giorno
furono
contenti
di
trovare
quell
'
amico
,
quel
terzo
.
E
la
conversazione
,
sui
banchi
umidi
di
salsedine
del
vuoto
stabilimento
,
fu
insolitamente
cordiale
,
come
se
un
misterioso
vincolo
legasse
spiritualmente
quelle
tre
persone
.
E
anche
Giorgio
,
il
gran
signore
ricercato
dei
balli
e
delle
caccie
,
lontano
da
Roma
,
in
quel
posto
così
deserto
,
in
quella
giornata
di
temporale
,
pareva
avesse
dimenticato
il
suo
leggiadro
scetticismo
,
pareva
che
una
nota
più
sentimentale
,
più
tenera
,
vibrasse
nel
suo
cuore
e
nella
sua
voce
.
Grazia
che
lo
conosceva
da
anni
glielo
disse
.
-
È
il
contagio
-
disse
Giorgio
,
con
una
velatura
di
sorriso
.
-
Della
persona
?
-
gli
domandò
Ferrante
,
serio
serio
.
-
Anche
.
Ma
è
Venezia
,
sovra
tutto
.
Io
non
posso
ritornare
in
questo
paese
,
senza
sentir
rinascere
in
fondo
al
cuore
tutte
le
onde
soffocate
di
tristezza
.
-
Anche
voi
?
-
mormorò
Grazia
,
abbassando
gli
occhi
.
-
E
perchè
ci
vieni
?
-
chiese
Ferrante
.
-
Perchè
scavare
in
sè
questi
strati
così
amari
?
I
saggi
sanno
dimenticare
.
-
Sei
un
saggio
,
tu
?
-
gli
chiese
ironicamente
Giorgio
.
-
No
-
fece
l
'
altro
,
con
un
senso
di
umiltà
nella
voce
.
-
E
io
neanche
.
Ogni
anno
vengo
qui
per
un
pellegrinaggio
....
-
Religioso
?
-
chiese
Grazia
.
-
....
pietoso
-
rispose
Giorgio
.
-
Quando
la
vita
esteriore
più
mi
ha
inaridito
tutte
le
fonti
del
sentimento
,
quando
più
mi
sento
un
freddo
egoista
capace
di
sacrificare
tutto
al
mio
piacere
,
quando
più
mi
corrode
la
pazza
vanità
e
la
folle
ambizione
,
allora
io
lascio
Roma
,
lascio
Parigi
,
lascio
Londra
e
vengo
qui
,
solo
,
a
guarirmi
,
a
diventar
più
umano
,
più
buono
.
Voi
ridete
di
me
,
forse
?
-
No
,
non
rido
-
soggiunse
Grazia
,
pensosa
,
guardando
il
mare
coperto
di
bianca
spuma
.
Ferrante
taceva
,
pensando
.
-
Venezia
mi
contrista
e
mi
guarisce
-
disse
il
bel
gentiluomo
,
con
la
contrizione
di
un
penitente
,
passandosi
la
mano
sulla
fronte
,
a
scacciarne
le
ombre
che
la
offuscavano
.
Stettero
in
silenzio
,
tutti
tre
:
ognuno
era
preso
dal
proprio
pensiero
e
il
mare
mugghiante
accompagnava
i
voli
di
quelle
fantasie
.
Fu
Ferrante
che
si
risolse
a
rompere
il
silenzio
per
il
primo
,
sospirando
chiedendo
all
'
amico
:
-
Dicci
questa
istoria
,
Giorgio
.
Giorgio
guardò
Grazia
:
e
benchè
ella
non
parlasse
,
lesse
negli
occhi
di
lei
una
preghiera
.
-
Che
vi
può
importare
,
una
storia
d
'
amore
?
-
domandò
Giorgio
ad
ambedue
,
guardandoli
.
Ma
nuovamente
vide
in
ambedue
tanto
ardente
e
doloroso
desiderio
di
sapere
,
di
conoscere
,
di
misurare
,
che
intravvide
financo
,
dietro
il
desiderio
,
l
'
angoscia
di
ambedue
.
Intravvide
,
non
si
spiegò
:
intese
che
come
a
lui
era
necessario
,
in
quel
momento
,
uno
sfogo
,
ad
essi
era
necessario
,
in
quello
stesso
momento
,
l
'
appagamento
di
quel
tormentoso
desiderio
.
-
Sentite
-
disse
.
-
Io
ho
conosciuta
quella
soave
donna
a
Livorno
,
quattro
anni
fa
.
Era
una
polacca
;
si
chiamava
Anna
;
aveva
un
marito
brutale
,
e
che
ne
era
molto
,
molto
geloso
.
Ella
era
piccola
,
delicata
,
con
certi
lunghi
e
folti
capelli
fulvi
e
una
salute
così
delicata
,
che
il
più
piccolo
soffio
di
vento
la
faceva
tossire
.
Così
leggiadra
e
così
debole
,
io
l
'
ho
amata
più
di
tutte
le
donne
opulente
,
trionfali
,
maestose
,
l
'
ho
amata
più
di
qualunque
donna
abbia
mai
incontrata
,
più
di
qualunque
donna
potrò
mai
incontrare
sul
mio
cammino
....
-
Ella
vi
ha
amato
?
-
chiese
ansiosamente
donna
Grazia
.
-
Sì
-
disse
Giorgio
con
semplicità
,
-
Era
buona
e
pia
;
ma
mi
ha
amato
,
con
tanto
ingenuo
trasporto
,
che
io
consumato
alle
esaltazioni
della
passione
,
fui
scosso
per
la
prima
volta
.
Era
così
geloso
il
marito
,
che
non
le
lasciava
un
'
ora
di
libertà
:
qualche
volta
soltanto
,
quando
ella
andava
in
chiesa
,
poichè
ella
era
cattolica
e
lui
ateo
.
Bene
,
la
cercai
in
chiesa
:
ella
tremava
,
povera
piccola
,
poichè
diceva
che
questo
era
un
sacrilegio
,
un
'
offesa
a
Dio
,
il
quale
ci
avrebbe
puniti
,
nell
'
amore
nostro
.
Ma
non
poteva
fuggirmi
come
io
non
potea
trattenermi
dal
seguirla
dovunque
,
dovunque
....
Ferrante
e
Grazia
,
ora
si
guardavano
.
-
Tanto
che
-
soggiunse
Giorgio
,
preso
dall
'
amarezza
eccitante
della
sua
narrazione
-
tanto
che
qualche
cosa
fu
detta
al
marito
;
e
da
un
giorno
all
'
altro
egli
decise
di
partire
.
Oh
quella
notte
!
Coi
piedi
nudi
nelle
pianelle
,
ravvolta
in
uno
scialle
,
tremando
di
freddo
e
di
paura
,
Anna
ebbe
il
coraggio
di
lasciare
la
sua
stanza
,
senza
svegliare
suo
marito
e
di
venire
da
me
,
disperata
,
soffocando
i
singhiozzi
.
Ogni
minuto
che
passava
,
di
quella
notte
,
poteva
metterci
in
pericolo
di
morte
,
entrambi
,
eppure
non
sapevamo
dividerci
,
delirando
di
amore
e
di
dolore
.
Quando
dovette
lasciarmi
,
ella
s
'
inginocchiò
per
terra
e
disse
una
breve
preghiera
,
e
sempre
inginocchiata
,
giurò
sopra
un
piccolo
crocifisso
di
argento
che
le
pendeva
dal
collo
,
che
per
il
giorno
venti
di
ottobre
,
alle
dieci
di
sera
,
ella
si
sarebbe
trovata
a
Venezia
,
ad
aspettarmi
:
e
che
solo
la
morte
avrebbe
potuto
impedirglielo
....
-
Venne
?
-
domandò
Grazia
.
-
Sì
-
riprese
Giorgio
-
venne
.
-
Aveva
giurato
.
Io
era
da
dieci
giorni
all
'
albergo
Danieli
,
nascosto
,
inquieto
,
folle
talvolta
di
paura
,
talvolta
di
speranza
.
Venne
.
Ma
era
morente
,
la
piccola
adorata
;
nè
io
seppi
mai
come
aveva
potuto
sfuggire
alla
sorveglianza
del
marito
,
e
quale
lotta
l
'
aveva
ridotta
in
quello
stato
.
Pure
fingeva
di
star
bene
,
per
amarmi
,
per
amarmi
assai
,
sempre
meglio
,
sempre
più
,
mentre
discendeva
precipitosamente
alla
morte
....
-
Una
breve
stagione
d
'
amore
?
-
chiese
Ferrante
.
-
Diciotto
giorni
.
-
Una
sera
che
era
andato
fuori
,
costretto
da
un
dovere
inrecusabile
,
trattenendomi
due
o
tre
ore
,
al
ritorno
,
non
la
ritrovai
più
.
Era
venuto
il
marito
,
improvvisamente
,
e
l
'
aveva
portata
via
.
Per
due
giorni
girai
Venezia
come
un
pazzo
,
cercandola
.
Non
credevo
a
una
immediata
partenza
.
Poi
mi
misi
disperatamente
in
via
per
la
Polonia
....
-
E
la
raggiungeste
?
-
disse
Grazia
,
quasi
affannando
.
-
No
-
fece
Giorgio
-
era
morta
per
viaggio
.
I
tre
amici
,
come
si
avanzava
l
'
ora
pomeridiana
,
uscirono
dallo
stabilimento
e
si
avviarono
lentamente
verso
la
spiaggia
lagunare
dove
ancorava
il
vaporetto
che
doveva
ricondurli
a
Venezia
.
-
Voi
avete
dovuto
molto
soffrire
di
quella
morte
-
osservò
mestamente
Grazia
che
camminava
fra
i
due
uomini
,
rivolgendosi
a
Giorgio
.
-
Molto
:
ma
per
poco
tempo
.
Sapete
che
il
mondo
dove
viviamo
e
la
vita
che
facciamo
,
non
ci
permette
di
soffrire
che
intensamente
.
-
È
vero
-
disse
Ferrante
.
-
Però
-
soggiunse
Giorgio
-
quella
poveretta
è
stata
per
me
la
grande
,
fuggente
,
sparente
,
idealità
,
buona
e
pura
di
cui
tutti
abbiamo
bisogno
per
vivere
,
sia
essa
una
finzione
o
una
realtà
,
una
donna
o
un
'
idea
.
Intendete
ora
perchè
chiamo
Venezia
un
pietoso
pellegrinaggio
;
perchè
Venezia
mi
sembra
la
tomba
dove
è
sepolta
tutta
la
poesia
della
mia
vita
;
e
perchè
quando
mi
sento
divenire
perverso
a
furia
di
frivolezze
e
di
scetticismo
,
io
vengo
qui
a
ricordare
la
dolce
creatura
vissuta
e
morta
solo
per
l
'
amore
.
S
'
imbarcavano
,
soli
,
sul
vaporino
;
poichè
niuno
faceva
più
il
tragitto
dal
Lido
a
Venezia
.
Rosso
,
rotondo
,
come
disco
di
rame
arroventato
,
il
sole
tramontava
,
basso
sull
'
orizzonte
.
Erano
seduti
tutti
tre
sulla
terrazzina
di
prora
e
tacevano
.
A
un
tratto
Grazia
,
scuotendosi
,
disse
:
-
Povera
donna
!
Avrebbe
potuto
vivere
,
amare
,
esser
felice
....
-
Chissà
!
-
disse
profondamente
Giorgio
.
-
Se
non
fosse
morta
lei
,
sarebbe
morto
l
'
amore
.
-
È
vero
-
-
disse
Ferrante
.
-
È
vero
-
disse
Grazia
.
Nè
più
sino
alla
sera
riparlarono
di
tal
soggetto
:
tennero
compagnia
a
Giorgio
fino
a
che
egli
ripartì
,
alle
dieci
e
mezzo
per
Roma
,
discorrendo
quietamente
e
freddamente
di
arte
,
di
poesia
,
di
viaggi
,
della
società
romana
e
napoletana
,
cui
appartenevano
.
Invece
di
prendere
la
gondola
,
per
ritornare
alla
loro
casa
,
in
quell
'
avanzata
ora
notturna
,
essi
,
per
un
tacito
accordo
,
se
ne
andarono
per
le
strette
vie
,
a
piedi
,
ombre
rasentanti
le
alte
muraglie
dei
palazzi
patrizii
,
salienti
e
discendenti
per
i
ponticelli
,
fermantisi
ogni
tanto
,
per
tacito
accordo
,
a
contemplare
le
nere
acque
dei
canali
.
Non
si
davano
il
braccio
,
non
si
tenevano
per
la
mano
,
non
si
parlavano
:
andavano
col
capo
chino
,
senza
neanche
guardarsi
,
quasi
l
'
uno
non
si
accorgesse
più
della
compagnia
dell
'
altro
.
La
stazione
era
assai
lontana
,
dalla
loro
casa
;
il
tragitto
era
lungo
e
camminando
così
vi
misero
più
di
un
'
ora
.
Arrivati
innanzi
alla
piccola
porta
di
terra
,
con
una
chiave
Ferrante
la
schiuse
.
Ma
non
entrarono
:
si
guardarono
,
immobili
,
con
una
gelida
occhiata
.
-
Addio
,
Ferrante
-
ella
disse
,
glacialmente
.
-
Addio
,
amore
-
egli
disse
,
glacialmente
.
E
si
allontanò
,
nella
notte
.
La
porticina
si
richiuse
subito
.
In
ambedue
,
la
grande
fiamma
era
spenta
.
TRAMONTANDO
IL
SOLE
.
A
Enrico
Nencioni
.
I
.
-
Chiarina
,
ti
presento
un
amico
,
Giovanni
Serra
-
disse
la
padrona
di
casa
,
mentre
Serra
faceva
un
grande
inchino
.
-
Oh
Anna
,
ma
io
lo
conosco
!
-
esclamò
Clara
Lieti
,
vivacemente
,
stendendogli
la
mano
con
un
atto
famigliare
.
-
Veramente
?
E
come
?
-
soggiunse
Anna
,
con
quel
falso
interesse
mondano
,
che
copre
di
amabilità
la
perfetta
indifferenza
.
-
Da
vari
anni
....
da
moltissimi
anni
....
da
un
numero
infinito
di
anni
,
lo
conosco
-
e
Clara
finì
con
una
risatina
squillante
.
-
Non
tanti
,
poi
,
signora
Lieti
-
osservò
Giovanni
Serra
,
quasi
facendo
una
correzione
di
pura
cortesia
.
-
Allora
,
tutto
va
bene
,
vi
lascio
insieme
-
concluse
la
gentile
e
frettolosa
padrona
di
casa
,
allontanandosi
verso
gli
altri
gruppi
che
popolavano
il
suo
salone
.
Serra
restò
in
piedi
,
presso
la
signora
Lieti
:
e
taceva
.
Malgrado
la
luce
bonaria
dei
suoi
occhi
azzurri
,
la
sua
fisonomia
aveva
qualche
cosa
di
austero
,
che
contrastava
con
la
mondanità
dell
'
ambiente
.
-
Non
sedete
?
-
chiese
Clara
,
reprimendo
un
breve
moto
d
'
impazienza
.
Egli
ebbe
una
fugace
esitazione
;
poi
,
si
sedette
in
una
poltroncina
,
accanto
a
lei
.
A
poca
distanza
da
loro
,
tre
signorine
chiacchieravano
e
ridevano
con
due
giovanotti
.
-
Perchè
vi
siete
fatto
presentare
?
-
domandò
Clara
a
Serra
,
rompendo
il
silenzio
,
parlandogli
con
una
intonazione
più
intima
nella
voce
.
-
Non
sono
stato
io
.
Mi
ha
detto
,
la
signora
Anna
:
venite
,
vi
presento
a
una
donna
di
spirito
.
-
Sono
io
,
disgraziatamente
....
-
Come
,
disgraziatamente
?
-
Lo
spirito
è
una
gran
disgrazia
,
per
una
donna
-
ella
sentenziò
,
con
una
di
quelle
tetraggini
improvvise
che
le
oscuravano
la
sorridente
faccia
.
-
Perchè
,
signora
?
E
un
dono
affascinante
,
un
dono
conquistatore
....
-
Per
conquistare
che
?
-
I
cuori
degli
uomini
.
-
Bella
conquista
!
-
Non
l
'
apprezzate
più
?
-
No
,
Serra
-
ella
disse
,
profondamente
.
Egli
la
guardò
,
ma
senza
stupore
.
Si
vedeva
che
non
le
credeva
.
Ella
abbassò
le
palpebre
,
per
celare
un
lampo
d
'
ira
passeggiera
nei
suoi
dolci
,
ma
anche
fieri
occhi
castani
.
-
Mi
duole
,
che
vi
abbiano
presentato
....
-
mormorò
,
poi
,
quasi
parlando
a
sè
stessa
.
-
Lo
ripeto
,
non
è
colpa
mia
.
-
...
come
se
foste
un
estraneo
-
ella
soggiunse
,
vagamente
-
mentre
io
ho
pensato
a
voi
....
spesso
....
-
Oh
!
-
disse
lui
,
con
una
incredulità
modesta
e
cortese
.
-
...
molto
spesso
-
ella
terminò
,
senz
'
aver
l
'
aria
di
accorgersi
della
sua
negazione
.
-
E
come
mai
?
-
domandò
lui
,
con
un
po
'
d
'
ironia
,
niente
altro
.
-
Così
-
disse
Clara
tristemente
e
brevemente
.
Giovanni
Serra
abbassò
gli
occhi
,
quasi
celando
una
domanda
che
si
potea
forse
leggere
nel
suo
sguardo
.
Di
lontano
,
mentre
attraversava
il
salone
per
pregare
una
signora
di
cantare
,
Anna
mandò
loro
un
sorriso
:
li
vedea
discorrere
,
era
contenta
di
aver
bene
collocati
due
suoi
ospiti
.
-
Voi
non
credete
alle
voci
interne
dello
spirito
?
-
ella
gli
chiese
,
guardandolo
fiso
,
con
quei
suoi
occhi
che
il
pensiero
rendea
più
oscuri
.
-
Voi
non
avete
inteso
che
io
pensava
a
voi
?
-
No
,
signora
.
-
Non
credete
a
queste
voci
,
o
non
ne
avete
inteso
?
-
Io
ci
credo
,
come
credo
purtroppo
,
a
tutte
le
cose
sentimentali
:
ma
nulla
mi
ha
detto
nulla
-
e
sorrise
.
-
Peccato
!
peccato
!
-
ella
soggiunse
,
a
bassa
voce
.
Cantavano
,
adesso
.
Era
una
signora
bionda
e
fine
che
,
in
giovinezza
,
si
destinava
al
teatro
e
che
un
felice
matrimonio
aveva
tolta
al
palcoscenico
.
Ma
ella
cantava
dovunque
,
sempre
,
appena
le
domandavano
di
cantare
,
posando
il
suo
manicotto
o
il
suo
ombrellino
,
levando
la
testolina
dal
colletto
di
pelliccia
che
ornava
la
sua
mantellina
,
come
un
uccelletto
canoro
che
vive
del
suo
canto
e
morrebbe
,
se
non
cantasse
.
Tutti
tacevano
,
nel
salone
:
donna
Clara
Lieti
ora
guardava
la
cantatrice
,
quasi
non
volendo
perdere
una
espressione
di
quel
volto
,
sereno
nella
soddisfazione
del
canto
.
Poi
,
voltandosi
verso
Serra
,
pianissimo
,
gli
disse
,
con
un
sorrisetto
malizioso
,
tutta
mutata
nel
viso
:
-
Non
vi
siete
ammogliato
,
poi
?
-
Io
?
E
perchè
avrei
dovuto
ammogliarmi
?
-
Dicevano
....
-
Voi
ci
avete
creduto
?
-
egli
le
chiese
,
mostrando
per
la
prima
volta
una
ansietà
nel
viso
.
-
No
,
mai
.
-
Volevo
dire
-
replicò
lui
,
tranquillizzato
.
-
Mai
creduto
,
mai
-
riprese
Clara
,
sorridendo
.
-
Poteano
passar
gli
anni
,
potevate
viaggiare
,
cambiar
paese
,
cambiar
viso
,
dimenticare
la
patria
,
ma
ammogliarvi
,
no
!
E
le
balenò
il
trionfo
,
nel
viso
.
Egli
si
ritrasse
:
una
espressione
di
austerità
,
di
nuovo
,
gli
chiuse
il
volto
.
-
Siete
fedele
,
voi
-
esclamò
lei
,
ridendo
.
-
Io
,
sì
-
replicò
,
a
occhi
bassi
,
duramente
.
-
Fedele
,
quand
même
-
e
rideva
sempre
più
.
-
Quand
même
,
no
,
signora
Lieti
.
-
Vale
a
dire
?
-
Vale
a
dire
che
il
fedele
quand
même
,
è
l
'
uomo
che
seguita
ad
amare
,
anche
se
è
schernito
,
o
vilipeso
,
o
abbandonato
.
A
me
non
è
accaduto
nulla
di
questo
.
-
Come
?
-
diss
'
ella
,
diventata
grave
.
-
Io
non
ho
amato
nessuna
donna
frivola
o
perfida
....
-
Oh
sì
,
Serra
,
voi
avete
amata
la
più
frivola
e
la
più
perfida
fra
le
donne
!
-
ella
esclamò
,
pianissimo
,
con
un
velo
di
lacrime
negli
occhi
.
-
Che
importa
quella
?
Io
ne
ho
amata
un
'
altra
-
egli
dichiarò
pianissimo
,
guardando
innanzi
a
sè
,
come
se
vedesse
la
visione
di
una
creatura
incorporea
.
-
Ahimè
,
sono
la
medesima
persona
-
Clara
disse
,
pianissimo
,
con
una
mortale
tristezza
.
-
Per
me
,
no
.
-
È
una
illusione
,
Serra
.
Ella
era
cattiva
,
e
voi
avete
gittato
il
vostro
cuore
.
-
Il
mio
cuore
serba
un
divino
ricordo
,
un
ricordo
ideale
a
cui
resta
fedele
:
e
giacchè
tutto
si
riassume
e
si
risolve
in
illusione
,
signora
,
io
preferisco
la
mia
.
-
E
la
donna
umana
,
la
donna
terrena
,
quella
fatta
di
ossa
,
di
carne
e
di
nervi
,
quella
che
vi
ha
fatto
soffrire
e
vi
ha
fatto
piangere
,
l
'
avete
dimenticata
,
Serra
?
A
questa
domanda
così
diretta
,
così
limpida
,
che
Clara
gli
faceva
,
con
voce
pianissima
,
ma
tremante
,
egli
rispose
subito
,
pianissimo
,
ma
senza
tremare
:
-
No
,
per
molto
tempo
.
-
Per
quanto
tempo
?
-
Per
cinque
o
sei
anni
,
credo
,
portai
questo
tormento
.
Dopo
,
ebbi
una
grave
malattia
.
Quando
guarii
,
ero
guarito
anche
del
mio
segreto
tormento
.
-
Guarito
?
Completamente
?
-
Sì
,
signora
,
completamente
.
-
Felice
?
Felice
?
-
Sono
come
un
uomo
liberato
da
una
grave
e
crudele
croce
.
Quando
la
depone
,
egli
si
sente
mortalmente
stanco
:
e
,
forse
,
si
domanda
,
se
quella
croce
non
era
la
sua
vita
.
-
Non
so
che
farei
,
per
vedervi
felice
,
Serra
-
essa
gli
mormorò
,
pianissimo
,
con
tenerezza
.
-
Quando
volete
,
sapete
anche
esser
buona
.
-
Non
siate
così
amaro
.
È
da
un
'
ora
,
che
vi
parlo
con
la
più
grande
dolcezza
.
-
È
così
strana
,
per
me
,
la
cosa
,
che
non
la
capisco
.
-
Perchè
siete
così
ironico
?
Non
sentite
che
vi
parlo
a
cuore
aperto
?
-
Quale
cuore
,
donna
Clara
?
-
Il
mio
cuore
.
-
Quello
di
dieci
anni
fa
?
-
Quello
di
oggi
,
Serra
.
-
Io
non
lo
conosco
,
donna
Clara
.
-
È
un
cuore
pieno
di
umiltà
e
di
tenerezza
.
-
E
perchè
?
-
Così
.
Perchè
la
gente
si
stanca
di
essere
cattiva
,
si
disgusta
della
propria
perfidia
,
ha
la
nausea
di
sè
stessa
!
-
Pare
impossibile
,
donna
Clara
.
-
Non
mi
chiamate
così
!
-
Non
è
il
vostro
nome
?
Il
vostro
bel
nome
luminoso
e
glorioso
?
-
È
il
duro
nome
di
altri
tempi
;
chiamatemi
:
Chiarina
.
-
Vi
chiamerò
:
signora
.
-
Non
siate
così
duro
,
Serra
,
ve
ne
prego
.
-
Io
non
sono
che
rispettoso
.
-
Il
vostro
rispetto
è
freddezza
,
è
sarcasmo
.
Sapete
che
odio
questa
battaglia
di
freccie
avvelenate
.
-
Signora
Lieti
,
perdonatemi
,
se
vi
ho
irritata
.
-
Non
mi
avete
irritata
,
mi
avete
addolorata
.
-
E
da
quando
in
qua
voi
soffrite
,
signora
?
-
Ah
il
dolore
è
delle
più
trionfanti
creature
,
sappiatelo
!
-
ella
disse
,
battendo
le
palpebre
per
diradare
le
sue
lacrime
.
Giovanni
Serra
tacque
.
-
Scusatemi
,
se
vi
ho
detto
qualche
parola
pungente
-
egli
riprese
,
sottovoce
.
-
Ma
la
vostra
dolcezza
,
inaspettata
,
improvvisa
,
mi
ha
sconvolto
.
Perdonatemi
.
Nessun
cuore
vi
è
più
devoto
del
mio
,
signora
.
Ella
lo
guardò
.
Il
pallore
e
la
tristezza
di
quel
bel
volto
di
cui
egli
aveva
adorato
la
gaiezza
,
lo
colpirono
.
Anna
si
avanzava
,
tutta
contenta
,
attraverso
la
gente
che
discorreva
un
po
'
qua
,
un
po
'
là
,
ma
riunita
secondo
le
simpatie
o
gli
interessi
.
-
Ebbene
,
sono
rifioriti
i
ricordi
?
-
chiese
,
mostrando
i
suoi
bei
denti
bianchi
di
donna
grassottella
,
elegante
,
fredda
e
felice
.
-
Rifioriti
,
certo
-
disse
,
levandosi
,
Clara
.
-
Viole
mammole
?
Rose
bianche
?
-
Crisantemi
,
crisantemi
,
Anna
!
-
e
sulla
tetra
parola
fece
una
gran
risata
,
si
licenziò
con
un
sorriso
da
Serra
,
con
una
stretta
di
mano
da
Anna
,
attraversò
il
salone
,
salutando
ancora
qualcuno
ed
escì
.
Donna
Clara
Lieti
,
sotto
l
'
atrio
del
gran
portone
magnatizio
,
in
piazza
Santi
Apostoli
,
sentì
un
gran
freddo
.
Erano
gli
ultimi
di
febbraio
:
ma
sovra
,
nel
salone
,
il
caminetto
era
acceso
,
tanta
gente
vi
si
agitava
,
sotto
le
lampade
coperte
dai
larghi
paralumi
rosei
.
Giù
la
via
era
fredda
,
nella
prima
ora
della
sera
:
nè
via
Santi
Apostoli
è
molto
frequentata
.
Ella
affrettò
il
passo
,
chiudendosi
meglio
nella
sua
giacchetta
di
lontra
,
abbassando
la
faccia
sotto
la
veletta
,
stringendo
le
mani
nel
manicotto
.
Tutto
quello
che
era
accaduto
,
sopra
,
da
Anna
,
le
appariva
molto
confusamente
in
questo
primo
momento
di
solitudine
;
ma
a
traverso
il
tumulto
delle
sue
sensazioni
,
ella
sentiva
,
nitidamente
,
tutta
l
'
amarezza
di
una
delusione
.
Come
,
perchè
?
Avrebbe
forse
preferito
che
Giovanni
Serra
le
avesse
parlato
del
passato
,
scherzando
,
come
qualunque
altro
uomo
avrebbe
fatto
,
violando
,
nella
realtà
del
presente
e
dell
'
oblio
,
tutta
la
sentimentalità
di
un
grande
e
violento
amore
?
No
,
lo
scherzo
l
'
avrebbe
offesa
intimamente
,
dandole
una
delusione
.
Avrebbe
ella
preferito
che
Giovanni
Serra
,
l
'
uomo
che
ella
avea
ragione
di
stimare
come
il
più
leale
che
avesse
incontrato
mai
,
fingesse
,
innanzi
a
lei
,
un
rimpianto
che
non
sentiva
?
No
,
ella
avrebbe
inteso
l
'
ipocrisia
e
ne
sarebbe
stata
tristemente
delusa
.
Avrebbe
ella
preferito
che
egli
le
facesse
una
scena
violenta
,
come
nei
tempi
in
cui
ella
infliggeva
a
un
amore
giovane
,
onesto
e
ingenuo
le
torture
di
una
glaciale
civetteria
e
le
perfidie
di
una
fantasia
muliebre
mobilissima
?
Chi
sa
!
Ella
non
sapeva
bene
che
cosa
avrebbe
preferito
,
in
quell
'
incontro
con
l
'
antica
sua
vittima
,
se
l
'
oblìo
assoluto
,
o
la
menzogna
gentile
,
o
il
rinfocolarsi
della
passione
:
ma
quello
che
era
accaduto
,
non
le
piaceva
.
Era
scontenta
e
triste
.
Sentiva
di
aver
fatto
troppi
passi
sovra
un
terreno
infido
,
su
cui
aveva
vacillato
varie
volte
:
e
si
pentiva
della
via
intrapresa
,
così
,
obbedendo
a
non
so
quale
segreto
impulso
del
cuore
.
E
dire
che
da
tanto
tempo
,
nel
mistero
della
sua
anima
,
ella
si
preparava
a
un
incontro
con
Giovanni
Serra
;
dire
che
aveva
tanto
desiderato
,
mitemente
desiderato
questo
incontro
e
pensato
con
umiltà
,
con
tenerezza
,
tutte
le
cose
umili
e
tenere
che
gli
avrebbe
dette
;
dire
che
ella
aveva
tanto
creduto
all
'
effetto
della
bontà
e
della
dolcezza
,
sovra
un
cuore
che
ella
aveva
abbeverato
di
fiele
!
L
'
incontro
vi
era
stato
,
ma
stupidamente
combinato
,
senza
poesia
;
ella
aveva
detto
le
cose
umili
e
le
cose
tenere
,
ma
le
aveva
dette
male
ed
egli
non
le
aveva
credute
;
era
stata
buona
e
dolce
,
e
non
aveva
fatto
che
tentarlo
dolorosamente
,
rammentandogli
i
dolori
passati
.
Ah
come
era
triste
,
e
scontenta
,
e
affaticata
,
e
infinitamente
delusa
,
di
tutto
quello
che
era
accaduto
!
-
Queste
cose
del
passato
,
forse
,
bisogna
lasciarle
stare
-
pensò
fra
sè
,
e
un
sospiro
le
uscì
dal
petto
.
Per
andare
al
Corso
ella
non
aveva
osato
,
a
quell
'
ora
,
prendere
la
via
dell
'
Archetto
che
è
deserta
e
male
illuminata
:
così
,
aveva
attraversato
tutta
la
via
Santi
Apostoli
,
sul
marciapiede
,
uscendo
a
piazza
Venezia
.
Pensò
se
non
fosse
meglio
,
per
rientrare
in
casa
sua
,
in
via
Babuino
,
prendere
una
carrozza
.
Ma
la
folla
,
di
quell
'
ora
,
al
Corso
,
la
rincorò
:
la
sua
vivace
immaginazione
ricevette
una
impressione
,
immediata
,
di
distrazione
.
-
Non
ci
pensiamo
-
disse
ancora
fra
sè
,
sentendo
in
fondo
all
'
anima
una
delusione
infinita
.
Così
,
camminò
lungo
le
botteghe
fulgidamente
illuminate
,
guardando
con
occhio
distratto
le
vetrine
.
Quanto
si
pentiva
di
essere
stata
così
affettuosa
e
così
dolce
,
con
Giovanni
Serra
!
No
,
non
avrebbe
mai
voluto
apparirgli
leggiera
,
frivola
e
schernitrice
,
come
dieci
anni
prima
;
ma
avrebbe
dovuto
trattarlo
con
disinvoltura
,
ecco
,
come
se
nulla
fosse
stato
.
Come
un
altro
indifferente
qualunque
.
Quasi
quasi
aveva
tentato
di
farsi
fare
una
dichiarazione
d
'
amore
,
da
lui
!
Quasi
quasi
gliene
aveva
fatta
una
,
lei
!
E
quello
,
intanto
,
glielo
aveva
detto
così
chiaramente
,
che
non
l
'
amava
più
!
E
tutto
lo
scetticismo
naturale
e
giusto
,
che
egli
aveva
alimentato
nel
cuore
dieci
anni
,
non
era
sgorgato
,
quando
quasi
quasi
ella
gli
aveva
detto
di
amarlo
!
Ora
,
nella
via
,
Clara
Lieti
,
soffriva
atrocemente
nell
'
orgoglio
.
Quasi
aveva
chiesto
e
non
aveva
ottenuto
:
quasi
si
era
abbandonata
ed
era
stata
respinta
.
Un
'
ira
si
mescolava
alla
delusione
;
ella
camminava
più
presto
,
internamente
esaltata
dalla
ferita
che
aveva
scoperto
alla
sua
superbia
.
Poi
,
camminando
,
ad
un
tratto
,
l
'
ira
cadde
:
-
Bene
mi
sta
-
pensò
.
-
Raccolgo
quel
che
ho
seminato
.
Giovanni
ha
ragione
.
Un
uomo
la
raggiunse
:
erano
in
piazza
San
Marcello
.
-
Signora
,
buonasera
....
-
e
si
cavò
il
cappello
,
mettendosele
accanto
.
Era
Giovanni
Serra
.
Un
po
'
pallido
,
niente
altro
.
-
Buonasera
-
ella
rispose
,
con
voce
stanca
.
-
Siete
venuto
via
?
-
Sì
:
avrei
voluto
scendere
con
voi
di
là
....
ma
siete
fuggita
,
così
....
e
poi
,
si
poteva
notare
....
-
Oh
,
non
importa
!
-
diss
'
ella
con
un
sorriso
amaro
.
-
A
me
,
importa
.
La
voce
di
Giovanni
pareva
meno
breve
,
meno
secca
.
Evitava
di
guardare
Clara
.
-
Posso
accompagnarvi
,
un
poco
?
-
le
chiese
,
frenando
il
tremore
di
emozione
che
lo
vinceva
.
-
Sì
,
sì
,
anche
molto
.
-
Non
seccherà
nessuno
?
-
Chi
,
nessuno
?
-
Qualcuno
che
vi
ami
e
che
voi
amiate
.
-
Io
non
amo
nessuno
e
nessuno
mi
ama
,
Serra
-
ella
rispose
,
freddamente
.
-
Non
è
possibile
,
signora
.
-
Oh
è
possibilissimo
,
credetelo
.
-
Voi
mi
parete
una
donna
degna
dell
'
amore
di
tutto
il
mondo
-
e
la
guardò
con
un
impeto
di
ammirazione
,
in
cui
parve
risorgesse
l
'
uomo
di
dieci
anni
prima
.
-
Siete
stato
sempre
molto
esagerato
,
per
me
,
Serra
-
continuò
ella
a
dire
,
con
un
freddo
e
triste
sorriso
-
e
mi
avete
abituata
male
.
Vi
assicuro
che
la
gente
fa
di
meno
di
amarmi
,
senza
nessuno
sforzo
.
-
Non
vi
conoscono
-
egli
disse
,
a
bassa
voce
.
-
Anche
chi
mi
conosce
.
Specialmente
chi
mi
conosce
.
-
Siete
in
un
periodo
di
pessimismo
,
signora
.
-
In
verità
,
Serra
,
niuno
pensa
di
me
tutto
il
male
che
io
ne
penso
.
E
sì
che
tutti
mi
giudicano
assai
mediocremente
.
-
Non
parlate
così
-
egli
mormorò
.
-
Voi
stesso
,
Serra
.
-
Io
ve
ne
domando
perdono
.
Ero
tanto
turbato
....
mi
avete
parlato
in
un
modo
così
strano
....
-
Già
:
è
la
mia
nuova
maniera
,
quella
di
esser
buona
-
disse
Clara
,
con
un
sorrisetto
amaro
e
gelido
-
ma
mi
riesce
poco
,
come
vedete
.
-
Fare
il
male
,
vi
piaceva
di
più
?
-
egli
le
chiese
,
chinandosi
a
guardarla
attentamente
,
come
quando
gli
parea
intravvedere
la
verità
di
quell
'
anima
femminile
.
Ma
ella
schivò
la
confessione
.
Rispose
,
di
scatto
:
-
Piaceva
di
più
agli
altri
.
-
La
perfidia
?
A
chi
,
dunque
?
-
A
voi
.
-
A
me
?
-
Proprio
.
Se
io
fossi
stata
una
buona
e
affettuosa
donnina
e
non
una
civetta
infernale
,
se
fossi
stata
un
'
anima
pia
e
tenera
e
non
una
beffarda
e
arida
creatura
,
mi
avreste
amata
ben
poco
,
credetemi
-
e
le
lampeggiarono
gli
occhi
,
come
in
quei
tempi
in
cui
egli
delirava
per
quegli
occhi
.
-
Se
voi
foste
stata
non
buona
,
ma
umana
,
semplicemente
umana
,
Clara
-
egli
disse
,
a
voce
bassa
-
allora
,
voi
non
avreste
disfatta
la
mia
vita
.
-
Veramente
,
disfatta
?
Mi
sembra
che
stiate
benissimo
-
e
sogghignò
.
-
Io
non
mi
lagno
,
signora
-
rispose
Serra
,
semplicemente
,
ma
senza
durezza
-
e
non
vi
rimprovero
.
Ella
lo
guardò
,
in
silenzio
.
Veramente
,
in
quel
momento
,
mentre
attraversavano
piazza
Colonna
tutta
fulgida
di
lumi
,
Giovanni
Serra
le
parve
invecchiato
.
Su
quegli
occhi
azzurri
che
ogni
tanto
aveano
qualche
cosa
d
'
infantile
,
parea
che
veli
e
veli
di
lacrime
fossero
passati
,
nell
'
ombra
e
nella
solitudine
,
quando
l
'
uomo
può
lasciar
erompere
il
suo
dolore
,
oltre
le
dighe
della
fierezza
.
Su
quelle
labbra
si
era
posata
una
stanchezza
che
ella
soltanto
ora
scorgeva
,
la
stanchezza
di
aver
invano
chiamato
un
nome
,
di
aver
invano
invocato
un
bacio
,
di
aver
invano
singhiozzato
,
nelle
ore
solinghe
dell
'
abbandono
.
Per
la
prima
volta
,
e
con
una
intensità
profonda
,
ella
sentì
che
vi
hanno
ferite
che
non
si
chiudono
mai
,
e
sentì
che
il
tempo
può
portare
via
una
vita
,
ma
non
può
portare
via
un
dolore
da
un
uomo
vivente
.
-
Quanti
anni
avete
,
ora
,
Serra
?
Ella
lo
chiedeva
,
così
,
vagamente
,
tristemente
.
-
Trentaquattro
,
signora
.
-
Un
uomo
è
giovane
,
a
questa
età
.
-
Anche
una
donna
-
egli
disse
,
cortesemente
.
Clara
ebbe
un
lieve
moto
della
testa
.
E
con
una
infinita
tristezza
,
soggiunse
:
-
Io
non
ne
ho
più
trentaquattro
,
amico
mio
.
-
No
?
Non
eravamo
coetanei
?
-
Eravamo
?
Non
siamo
più
.
Io
ho
centotrentaquattro
anni
,
credo
.
È
incalcolabile
quanto
io
sia
vecchia
,
Serra
.
E
mentre
ella
si
abbandonava
a
quest
'
asserzione
,
piena
di
un
vero
dolore
-
ella
soffriva
moltissimo
d
'
invecchiare
-
tendeva
l
'
orecchio
,
a
raccogliere
la
contraddizione
.
Ma
egli
non
contraddisse
;
disse
,
con
un
ritorno
di
candore
ammirativo
:
-
Per
me
,
non
sarete
mai
vecchia
.
-
Vecchissima
,
vecchissima
!
-
insistette
lei
,
a
denti
stretti
.
-
Non
dite
questo
,
non
lo
credete
:
io
non
lo
credo
.
-
Io
ho
dei
capelli
bianchi
,
fra
i
neri
.
-
Ma
non
si
vedono
:
io
non
li
vedo
.
-
Perchè
li
nascondo
o
li
mostro
con
disinvoltura
.
Se
mi
guardate
bene
,
di
giorno
,
ho
una
quantità
di
piccole
rughe
,
accanto
agli
occhi
e
accanto
alle
labbra
.
-
Non
si
vedono
;
io
non
le
vedo
.
-
Perchè
rido
sempre
.
Ma
se
sono
triste
,
non
so
come
,
i
miei
capelli
bianchi
appariscono
subito
e
le
mie
rughe
si
vedono
tutte
,
sottili
,
che
tagliano
leggermente
la
pelle
,
visibilissime
.
Che
orrore
!
Aveva
detto
questo
in
fretta
,
eccitata
,
come
una
persona
che
si
confessa
di
un
suo
grave
errore
,
piena
di
dolore
,
con
una
brutalità
di
particolari
,
che
le
rendean
fischiante
,
quasi
flagellante
la
voce
.
-
Io
vi
vedrò
sempre
come
vi
ho
amata
,
Clara
-
egli
le
rispose
,
con
la
sua
buona
voce
consolante
.
-
Ah
io
sono
vecchia
,
Serra
:
nessuno
mi
ama
più
e
nessuno
mi
amerà
più
!
-
gemette
ella
,
levando
il
manicotto
,
sino
alla
bocca
,
a
soffocare
un
singhiozzo
.
Turbato
sino
al
profondo
del
cuore
,
egli
non
trovò
parole
per
esprimere
il
suo
pensiero
.
Forse
non
ne
aveva
neppure
uno
preciso
,
in
quell
'
agitazione
di
sentimenti
.
Delicatamente
,
con
una
tenerezza
paterna
,
egli
le
prese
una
mano
guantata
e
la
carezzò
fra
le
sue
:
-
Poveretta
,
poveretta
!
-
Se
sapeste
,
se
sapeste
!
-
ella
balbettò
,
al
massimo
dell
'
emozione
.
-
So
....
so
qualche
cosa
....
-
e
il
calore
della
piccola
mano
che
egli
sentiva
,
dall
'
apertura
del
guanto
,
aumentava
immensamente
la
sua
confusione
.
-
Se
potessi
dirvi
....
amico
mio
....
se
potessi
dirvi
tutto
-
ed
affannava
,
come
se
i
più
terribili
segreti
la
soffocassero
.
-
Tacete
....
non
dite
niente
-
egli
le
susurrò
,
all
'
orecchio
.
-
Che
bene
mi
farebbe
il
parlare
,
amico
mio
!
ah
io
mi
sento
affogare
.
Da
anni
e
da
giorni
,
io
vorrei
gridare
,
urlare
,
pur
di
gittar
via
la
mia
pena
.
E
lo
guardava
con
occhi
così
dolorosi
e
così
interrogativi
,
così
invocanti
un
orecchio
pietoso
alle
confidenze
,
che
egli
si
arretrò
.
Era
pallidissimo
:
ma
Clara
,
nell
'
egoismo
della
sua
angoscia
,
non
se
ne
accorgeva
.
-
Non
potrei
ascoltarvi
,
Clara
.
-
E
perchè
,
e
perchè
?
-
Così
:
non
potrei
.
-
Non
mi
siete
amico
,
allora
?
-
Sì
,
vi
sono
amico
-
e
parlava
con
un
evidente
sforzo
.
-
E
non
vorreste
confortarmi
?
-
Vorrei
,
vi
giuro
che
lo
vorrei
;
ma
così
,
non
posso
.
-
Che
crudele
siete
!
Voi
sapete
che
se
io
potessi
dirvi
la
mia
croce
,
essa
sarebbe
meno
schiacciante
,
meno
pesante
;
voi
sapete
che
se
io
potessi
piangere
accanto
a
voi
,
a
lungo
,
a
lungo
,
piangere
immensamente
,
infinitamente
,
queste
lacrime
mi
laverebbero
da
ogni
torbido
proposito
:
e
mi
negate
questo
sollievo
.
Ah
siete
un
crudele
!
Non
eravate
,
crudele
!
Si
erano
fermati
all
'
angolo
di
via
Babuino
,
dopo
aver
attraversata
piazza
di
Spagna
.
Egli
la
guardava
,
immobile
,
con
gli
occhi
pieni
di
dubbio
.
-
Ma
che
donna
siete
voi
,
Clara
,
che
non
dovete
intendermi
nè
prima
,
nè
poi
?
Io
,
vi
debbo
consolare
,
quando
tutto
il
tempo
della
vostra
gioia
è
stato
dato
ad
altri
?
Io
?
Chi
sono
io
?
Niente
,
nessuno
Così
avete
voluto
che
io
fossi
:
niente
e
nessuno
.
-
Avete
ragione
-
ella
disse
,
domata
a
un
tratto
,
caduta
nella
rassegnazione
e
nell
'
umiltà
.
-
Non
vi
rammentate
che
vi
ho
adorata
come
uno
schiavo
e
che
avete
battuto
sul
mio
cuore
,
come
si
batte
sul
dorso
di
uno
schiavo
?
Non
vi
rimprovero
,
non
mi
lamento
:
ma
voi
mi
domandate
anche
della
pietà
,
voi
che
non
ne
avete
avuta
mai
!
-
Avete
ragione
-
Clara
ripetè
,
umilmente
.
-
Vi
rammentate
,
Clara
,
che
vi
ho
voluto
bene
così
teneramente
e
che
non
me
ne
avete
voluto
mai
?
Vi
ricordate
che
avete
lasciato
che
io
vi
amassi
,
incoraggiandomi
talvolta
,
talvolta
avvilendomi
,
facendomi
passare
dalla
gioia
alla
disperazione
,
in
un
giorno
,
e
non
volendomi
bene
mai
,
mai
,
nè
prima
,
nè
dopo
,
nè
mai
?
È
vero
,
o
no
?
-
È
vero
,
è
vero
-
ella
annuì
,
chinando
il
capo
,
fatta
quasi
più
piccola
dall
'
annichilimento
,
in
cui
la
gittavano
il
rimorso
e
il
rimpianto
.
-
Vi
rammentate
,
Clara
,
che
ne
avete
amato
un
altro
,
me
presente
,
che
avete
voluto
che
io
lo
sapessi
,
che
me
lo
avete
detto
,
ridendo
?
-
Sì
,
sì
,
è
vero
.
-
E
ora
,
Clara
,
ora
che
sono
passati
dieci
anni
,
ora
che
voi
avete
mutato
il
vostro
cuore
,
come
dite
,
ora
voi
siete
come
allora
,
voi
volete
che
io
vi
conforti
,
perchè
un
altro
vi
ha
lasciata
.
Voi
siete
crudele
come
in
quel
tempo
,
Clara
:
allora
ridevate
,
adesso
piangete
,
ecco
la
differenza
!
-
Scusatemi
-
ella
mormorò
,
nel
colmo
dall
'
avvilimento
.
-
Ma
io
sono
un
uomo
,
Clara
,
e
se
posso
avere
spezzato
il
mio
cuore
,
se
posso
aver
vinto
ogni
desiderio
e
ogni
speranza
,
sono
sempre
un
uomo
,
e
voi
non
mi
potete
raccontare
i
dolori
,
che
vi
ha
dato
l
'
amore
di
un
altro
!
-
Perdonatemi
!
E
fece
l
'
atto
di
volergli
prendere
la
mano
.
Ma
egli
la
ritrasse
.
-
Non
mi
avrete
capito
,
mai
,
Clara
.
Morirò
,
ma
non
saprete
nulla
di
me
-
concluse
egli
,
più
freddamente
,
essendo
giunto
quasi
a
vincere
la
sua
emozione
.
Così
camminarono
in
silenzio
verso
la
casa
di
Clara
.
Ella
andava
a
capo
basso
,
sentendo
di
avere
errato
ancora
,
di
avere
inutilmente
violato
la
fierezza
del
proprio
cuore
,
mostrandone
il
segreto
dolore
,
a
un
uomo
che
non
poteva
avere
pietà
di
lei
:
sentendo
di
avere
nuovamente
offeso
quel
cuore
che
era
stato
così
intieramente
suo
e
che
ora
non
aveva
più
forza
pel
desiderio
,
avendone
solo
per
la
dignità
.
Più
amaro
crebbe
in
lei
il
rimpianto
,
comprendendo
di
essere
passata
accanto
all
'
amore
,
alla
devozione
,
alla
dedizione
più
completa
,
senza
accorgersene
,
abbandonando
alla
solitudine
,
all
'
angoscia
questo
cuore
inutilmente
devoto
e
inutilmente
affezionato
.
Era
troppo
tardi
,
oramai
,
anche
per
far
risorgere
in
questo
cuore
una
mite
affezione
:
troppo
tardi
,
per
ridare
a
questo
cuore
la
bella
luce
della
fiducia
.
Due
volte
,
quasi
fosse
sola
,
ella
fece
un
piccolo
cenno
definitivo
,
con
la
mano
aperta
che
pendeva
lungo
la
gonna
e
le
cui
dita
pareva
avessero
lasciato
andare
un
piccolo
e
prezioso
tesoro
.
Camminavano
accanto
:
ma
ella
che
non
aveva
mai
capito
chi
egli
fosse
,
intendeva
che
le
loro
strade
erano
diverse
.
Quando
furono
innanzi
al
portone
,
si
fermarono
.
Egli
aveva
l
'
aspetto
più
stanco
che
mai
;
ma
niuna
durezza
vi
fu
nello
sguardo
con
cui
la
fissò
.
-
Buonasera
-
ella
disse
,
con
un
'
intonazione
monotona
.
-
Buonasera
-
egli
rispose
,
cavando
il
cappello
e
facendole
un
grande
saluto
.
Ma
non
si
lasciarono
subito
.
Parea
che
si
dovessero
dire
qualche
altra
cosa
.
Parea
che
ambedue
sapessero
di
non
doversi
veder
più
e
che
una
qualche
cosa
,
più
intima
,
più
misteriosa
,
si
dovessero
dire
.
Ella
gli
stese
la
mano
:
egli
la
rattenne
un
poco
fra
le
sue
,
ma
senza
stringerla
.
Ambedue
sedavano
a
stento
il
tumulto
delle
loro
anime
.
Poi
,
a
un
tratto
,
egli
le
domandò
una
cosa
strana
,
impensata
:
-
Che
fate
ora
,
sopra
?
-
Io
?
Nulla
.
-
Qualcuno
vi
aspetterà
?
-
No
.
Nessuno
.
Il
tono
era
della
più
perfetta
franchezza
.
-
E
voi
,
che
fate
?
-
chiese
ella
con
eguale
incoscienza
.
-
Vado
a
casa
.
-
A
casa
!
E
che
ci
farete
?
-
Non
so
.
-
Buona
sera
,
Giovanni
-
ella
mormorò
,
facendo
per
andarsene
.
Ah
,
quale
sussulto
,
lo
scosse
!
Ella
che
aveva
sempre
trovato
antipatico
,
brutto
,
volgare
il
suo
nome
di
battesimo
,
tanto
che
egli
aveva
finito
per
odiarlo
,
ella
lo
pronunciava
adesso
,
dopo
dieci
anni
,
con
tanta
soavità
!
Egli
s
'
inchinò
e
le
baciò
la
mano
,
leggermente
.
Si
guardarono
:
ella
volse
le
spalle
;
pian
piano
entrò
nel
portone
,
cominciò
a
salire
le
scale
.
Non
era
forse
incerto
il
passo
della
donna
,
salendo
per
quelle
scale
,
alla
sua
casa
deserta
?
Il
passo
dell
'
uomo
era
incerto
,
andando
alla
sua
casa
deserta
.
II
.
Ella
lo
ricercò
,
dopo
soli
tre
giorni
:
ed
egli
che
l
'
aveva
fuggita
per
quattro
o
cinque
anni
,
da
quando
Clara
,
dopo
un
lungo
viaggio
,
era
ritornata
in
patria
,
egli
si
lasciò
ricercare
e
tenne
l
'
invito
.
Fatalmente
,
Clara
era
troppo
sola
e
troppo
libera
,
adesso
.
Gli
aveva
scritto
un
biglietto
fra
il
malinconico
e
scherzoso
,
per
dirgli
che
la
sera
istessa
sarebbe
andata
al
vecchio
teatro
Argentina
,
dove
cantavano
una
vecchia
musica
,
l
'
Armida
,
di
Glück
.
Ella
vi
arrivò
prima
.
Vi
era
un
gran
ballo
,
quella
sera
,
all
'
Ambasciata
d
'
Inghilterra
,
e
tutta
la
grande
società
romana
era
colà
:
l
'
Argentina
era
quasi
vuota
,
male
illuminata
,
freddina
:
pochi
amatori
di
musica
antica
stavano
nelle
poltrone
,
immobili
,
a
pregustare
le
melodie
incantatrici
.
Clara
era
vestita
di
nero
:
stava
in
un
palco
di
terza
fila
,
di
fianco
,
scelto
apposta
:
una
veletta
nera
le
scendeva
dal
cappellino
molto
semplice
e
molto
carino
.
Così
,
sembrava
più
piccola
e
più
giovane
.
Serra
tardò
.
Due
o
tre
volte
,
ella
pensò
che
non
sarebbe
venuto
e
si
pentì
di
avergli
scritto
.
Aveva
la
più
ferma
volontà
di
essere
umile
e
schietta
,
ma
il
suo
amor
proprio
dava
dei
sobbalzi
all
'
idea
di
un
rifiuto
sprezzante
.
Però
,
quando
egli
entrò
,
senza
far
rumore
,
ella
chiuse
gli
occhi
,
a
nascondere
la
gioia
del
suo
sguardo
.
Ella
si
voltò
,
gli
sorrise
e
gli
stese
la
mano
:
-
O
ma
belle
ténébreuse
....
-
egli
disse
,
con
una
certa
disinvoltura
.
Il
tono
disinvolto
durò
così
,
un
pochino
.
Poi
,
a
lui
sfuggì
una
frase
pericolosa
:
-
Io
non
voleva
venire
....
-
E
perchè
?
-
Mah
....
per
paura
.
-
Paura
di
chi
?
-
Di
voi
.
-
Di
me
?
Paura
?
-
Me
ne
avete
sempre
fatta
un
poco
,
Clara
.
-
Io
sono
una
povera
scema
-
diss
'
ella
,
con
la
più
perfetta
umiltà
-
io
non
faccio
paura
a
nessuno
.
Ed
era
umile
e
semplice
,
nello
stesso
tempo
:
e
una
gran
bontà
le
si
leggeva
negli
occhi
,
nel
sorriso
,
trapelava
nella
sua
voce
.
Gli
parve
piccolina
,
così
giovane
e
sempre
così
cara
!
Pure
,
volle
dire
quest
'
altra
cosa
lui
:
-
Credevo
che
non
sareste
venuta
....
-
Io
?
E
perchè
?
-
Per
farmi
soffrire
....
-
Io
vorrei
che
foste
l
'
uomo
più
felice
della
terra
,
amico
mio
-
esclamò
ella
,
con
una
sincera
convinzione
.
Giovanni
ebbe
un
sorriso
malinconico
.
Disse
,
di
nuovo
:
-
Sì
,
sì
,
ho
creduto
che
non
sareste
venuta
....
-
Come
avete
potuto
credermi
così
cattiva
?
-
Il
mio
animo
è
così
combattuto
dai
dubbi
,
Clara
-
e
il
volto
gli
si
turbò
.
-
No
,
no
,
non
parliamo
di
ciò
-
ella
replicò
,
subito
,
interrompendolo
.
-
Fa
male
ad
ambedue
.
-
È
vero
-
egli
consentì
.
Un
sospiro
di
sollievo
gli
uscì
dalle
labbra
.
Ma
il
pessimo
demonio
che
si
annida
nelle
anime
buone
e
le
fa
tormentate
e
tormentatrici
,
gli
fece
soggiungere
:
-
Mancavate
così
spesso
ai
convegni
,
allora
!
Ella
guardò
sul
palcoscenico
,
un
momento
.
Lo
chiamò
,
poi
:
-
Giovanni
?
-
Che
volete
?
-
Mi
fate
un
piacere
?
-
Sì
,
subito
.
-
Vogliamo
lasciare
in
pace
il
passato
?
Vogliamo
non
amareggiarci
qualche
ora
graziosa
,
che
possiamo
passare
insieme
?
Vogliamo
essere
anche
per
un
mese
,
anche
per
una
settimana
,
anche
per
una
sera
,
due
cari
amici
che
si
ritrovano
,
che
non
ricordano
più
i
torti
comuni
,
i
torti
di
uno
,
è
più
giusto
,
e
che
si
dànno
,
ingenuamente
,
alla
serenità
e
alla
letizia
di
un
colloquio
senza
ira
e
senza
malintesi
?
Vogliamo
?
-
Potremo
noi
far
questo
?
-
chiese
Giovanni
ansiosamente
.
-
Se
voi
lo
volete
,
sì
.
-
Io
lo
voglio
,
Clara
.
E
quetamente
,
tirandosi
un
po
'
indietro
,
i
due
si
posero
a
discorrere
sottovoce
,
guardandosi
con
dolcezza
,
l
'
uno
prendendo
la
parola
dall
'
altro
,
senza
mai
alterarsi
,
senza
mai
alzare
il
tono
della
voce
,
mentre
la
soave
musica
glückiana
che
culla
l
'
incantesimo
del
cavalier
Rinaldo
,
pareva
cullasse
quel
dialogo
così
mite
e
così
dolce
.
In
verità
,
Clara
fu
perfetta
,
quella
sera
.
Giustamente
malinconica
,
ella
seppe
a
tempo
sorridere
,
perchè
il
loro
colloquio
non
cadesse
nella
tetraggine
,
dove
sarebbero
risorti
gli
amarissimi
ricordi
del
passato
:
e
tutta
una
dolcezza
fioriva
dalla
sua
malinconia
e
dal
suo
sorriso
,
dalle
sue
parole
come
dal
suo
silenzio
.
Più
,
dal
suo
silenzio
.
Giacchè
ella
lasciò
molto
che
parlasse
lui
,
con
le
manine
inguantate
di
nero
congiunte
sul
suo
ventaglietto
a
stelline
d
'
argento
,
con
il
viso
intento
dietro
il
sottil
velo
nero
,
con
gli
occhi
placidi
e
dolci
,
con
la
bocca
tranquilla
e
dolce
che
approvava
,
con
un
gentil
motto
delle
labbra
.
Sovra
tutto
,
ella
non
rise
mai
.
Si
rammentava
che
egli
,
dieci
anni
prima
,
nei
tempi
dell
'
amore
e
del
tormento
,
detestava
quel
suo
riso
squillante
e
clamoroso
che
le
scopriva
tutti
i
denti
bianchi
,
che
dava
un
non
so
che
di
feroce
alle
labbra
rosee
e
che
le
riempiva
gli
occhi
di
scintille
.
Lo
aveva
tante
volte
visto
fremere
e
impallidire
,
dieci
anni
prima
,
a
quel
mal
riso
beffardo
e
aveva
sempre
più
riso
,
per
ucciderlo
a
forza
di
risate
,
come
in
una
leggenda
!
Non
rise
mai
,
quella
sera
,
mentre
Armida
cantava
le
sue
magiche
canzoni
,
che
davano
le
visioni
ineffabili
al
sonno
di
Rinaldo
.
Lo
ascoltò
,
serena
,
raccolta
,
con
un
'
attenzione
così
dolce
,
che
l
'
animo
di
Giovanni
,
restato
in
grande
trepidanza
sino
all
'
entrata
in
teatro
,
si
venne
rassicurando
,
rianimando
,
rallegrando
.
Due
o
tre
volte
,
involontariamente
,
egli
alluse
al
passato
,
giacchè
troppo
il
suo
amore
mancato
aveva
influito
sulla
sua
esistenza
,
deviandola
,
torcendola
ad
altri
ideali
dello
spirito
,
più
alti
,
più
inaccessibili
e
più
tormentosi
.
Ma
ella
,
dolcemente
,
non
rispose
alle
allusioni
che
con
un
cenno
di
umiltà
,
abbassando
il
capo
:
ed
egli
si
riprese
subito
,
commosso
da
tanta
dolcezza
.
Solo
a
vederla
così
,
ascoltatrice
intenta
e
cheta
,
tutta
data
alle
parole
che
,
egli
le
diceva
,
coi
begli
occhi
limpidi
nella
loro
nerezza
,
piccola
,
vestita
di
nero
,
senza
gioielli
,
senza
nulla
che
sfolgorasse
,
senza
nulla
che
stridesse
,
egli
si
sentì
invadere
da
una
tale
letizia
dell
'
anima
che
giammai
gli
parve
di
averne
provata
una
simile
.
Ella
fu
,
in
questo
,
perfettissima
:
giacchè
lasciò
svolgersi
quell
'
alta
consolazione
spirituale
,
senza
avere
l
'
aria
di
sospingerla
,
di
provocarla
,
di
goderne
come
di
un
trionfo
:
e
quando
lo
spettacolo
finì
,
si
levò
in
piedi
,
pian
piano
,
prendendo
il
suo
mantello
.
Egli
fu
più
lesto
di
lei
:
ed
ella
sentì
che
mentre
l
'
aiutava
ad
indossarlo
,
le
sue
mani
tremavano
.
Allora
,
ella
ebbe
un
pensiero
orgoglioso
,
muliebre
.
Pensò
:
-
Ora
mi
dà
un
bacio
.
Egli
s
'
indugiò
a
metterle
questo
mantello
ed
ella
sentì
il
suo
respiro
,
sulla
sua
nuca
:
ma
Giovanni
non
le
dette
il
bacio
.
E
come
Clara
aveva
nascosto
la
sua
subitanea
ambiziosa
idea
,
così
nascose
la
sua
pronta
delusione
.
Nè
fu
una
delusione
fortissima
.
La
dolcezza
di
quella
serata
,
aveva
ingannato
anche
lei
.
Ella
sapeva
bene
di
fare
uno
sforzo
su
sè
stessa
,
per
reprimere
gli
impeti
del
suo
temperamento
bizzarro
e
per
essere
assolutamente
dolce
:
ma
sperava
di
poter
continuare
così
,
sempre
che
lo
volesse
seriamente
.
E
come
lui
credeva
di
aver
innanzi
una
creatura
trasfigurata
,
che
gli
avrebbe
dato
le
fredde
,
tranquille
e
ultime
tenerezze
senz
'
amore
,
ma
tenerezze
sicure
di
un
'
amicizia
muliebre
,
così
ella
si
lusingava
di
poter
essere
questa
amica
gelida
,
affettuosa
e
quieta
.
Però
,
ambedue
,
chiudendo
gli
occhi
,
si
lasciarono
andare
a
questa
consolante
fiducia
.
Egli
cominciò
a
vederla
più
spesso
.
Ella
era
molto
stanca
,
invincibilmente
stanca
della
vita
mondana
che
aveva
fatta
sempre
:
e
si
appartava
volentieri
.
Se
andava
a
una
passeggiata
,
era
in
ore
strane
e
in
posti
deserti
:
lo
avvertiva
,
egli
ci
veniva
.
Se
andava
in
un
teatro
era
alle
terze
rappresentazioni
,
in
serate
vuote
;
e
dieci
minuti
dopo
il
suo
arrivo
,
entrava
lui
,
nel
palco
,
si
sedeva
in
fondo
,
ella
si
tirava
indietro
,
un
poco
.
Vestiva
di
scuro
,
sempre
;
sapeva
di
piacergli
così
.
Si
può
essere
una
semplice
amica
,
ma
si
deve
piacere
all
'
amico
.
Parlavano
con
fredda
tenerezza
.
Molto
ella
ascoltava
:
ma
quando
diceva
qualche
parola
,
era
sempre
sapiente
,
detta
con
la
più
squisita
cautela
sentimentale
.
Giammai
un
'
allusione
al
proprio
cuore
,
al
proprio
stato
,
nè
diretta
,
nè
indiretta
:
sempre
la
massima
pietà
per
gli
altri
,
la
massima
indulgenza
per
ogni
peccato
,
come
chi
sa
che
è
impossibile
non
peccare
,
quando
si
deve
peccare
.
Egli
si
era
mutato
,
però
.
Non
poteva
tenere
il
patto
di
non
evocare
il
passato
.
Era
la
sua
vita
,
il
suo
amore
di
dieci
anni
prima
,
e
ricompariva
sempre
più
spesso
,
fino
a
che
divenne
il
solo
soggetto
dei
suoi
discorsi
.
Taceva
da
tanti
anni
e
con
tutti
,
che
ora
la
verità
di
quella
mortale
passione
sgorgava
infrenabile
.
Ella
ascoltava
,
stupefatta
;
ma
non
interrompeva
mai
.
Veramente
,
egli
aveva
ragione
:
Clara
non
aveva
mai
capito
quanto
era
stata
amata
:
ora
,
lo
capiva
.
Ogni
tanto
,
quando
egli
le
diceva
una
delle
sue
torture
ineffabili
di
gelosia
,
di
allora
,
ella
faceva
un
atto
come
per
chiedere
perdono
,
un
atto
in
cui
ella
si
dichiarava
colpevole
,
sì
,
ma
incosciente
,
ma
ignorante
,
ma
degna
di
perdono
.
Egli
la
guardava
con
tanta
tenerezza
,
che
,
senza
parlare
,
le
diceva
di
averle
perdonato
.
Quando
egli
si
meravigliava
che
ella
avesse
potuto
essere
così
atroce
,
essa
gli
diceva
di
esserne
stupita
,
di
stupirsene
,
lei
stessa
:
e
ciò
come
se
si
parlasse
di
una
donna
assente
,
di
cui
si
compatissero
gli
errori
.
E
quando
egli
giungeva
a
narrare
certe
ore
terribili
in
cui
avrebbe
voluto
morire
,
pure
di
strapparsi
dal
petto
questo
amore
,
ella
aveva
una
frase
di
pietà
profonda
,
intima
,
raumiliata
,
la
frase
del
carnefice
pentito
innanzi
alla
sua
vittima
:
-
Voi
siete
buono
.
Niente
altro
,
diceva
.
Ella
non
si
difendeva
mai
,
nè
si
accusava
:
quando
egli
l
'
accusava
,
gli
dava
ragione
,
con
un
'
occhiata
,
con
un
triste
sorriso
,
con
un
cenno
espressivo
della
bella
bocca
.
Vi
era
un
ritornello
,
che
egli
pronunziava
sempre
,
nervosamente
,
a
traverso
i
suoi
racconti
scuciti
;
un
ritornello
che
rivelava
l
'
attossicamento
della
sua
vita
,
in
tutte
le
sue
più
pure
sorgenti
,
l
'
avvelenamento
crudele
di
un
sangue
giovane
e
di
un
'
anima
,
resa
inetta
a
vivere
e
incapace
di
morire
così
.
Il
ritornello
:
-
Che
veleno
mi
avete
dato
,
che
veleno
!
Quando
ella
lo
udiva
,
aveva
un
moto
così
pessimista
della
testa
e
della
persona
,
sulla
crudeltà
muliebre
,
che
egli
si
commoveva
.
Talvolta
,
tornava
la
frase
:
-
Quanto
veleno
,
Clara
,
quanto
veleno
!
Ella
diceva
,
allora
,
umilissimamente
:
-
Avete
ragione
.
Ma
da
questa
sua
umiltà
voluta
,
e
poi
quasi
fatta
naturale
,
nei
loro
colloqui
,
da
questo
suo
abbassarsi
nella
coscienza
dei
suoi
gravi
torti
,
da
questo
non
difendersi
giammai
,
da
questo
dargli
ragione
,
sempre
,
da
questo
racconto
triste
e
violento
di
un
amore
infelicissimo
,
ella
trasse
una
nuova
sensazione
e
un
nuovo
sentimento
.
Il
senso
della
sua
colpevolezza
,
verso
Giovanni
,
giganteggiò
ai
suoi
occhi
:
e
il
sentimento
della
riparazione
divenne
acuto
e
ardente
,
quanto
era
stata
la
colpa
.
Così
,
mentre
Giovanni
risaliva
tutta
la
piena
della
sua
grande
sciagura
sentimentale
e
con
la
sua
sensibilità
fine
e
tenera
ne
approfondiva
,
narrandoli
,
tutti
i
dolorosi
particolari
,
Clara
che
aveva
un
temperamento
più
fantastico
che
sensibile
,
esagerava
,
con
una
dura
voluttà
di
abbassamento
,
contro
sè
stessa
,
la
propria
aridità
passata
e
l
'
atroce
perfidia
.
Tanto
che
,
alla
fine
,
secondandolo
e
sorpassandolo
ella
,
ambedue
sembrarono
accanirsi
contro
una
persona
assente
,
lontana
,
morta
,
che
ad
ambedue
avesse
commesso
i
più
gravi
torti
.
Anzi
quella
lunga
istoria
intima
,
tenuta
chiusa
nel
cuore
per
dieci
anni
di
esistenza
triste
,
priva
di
spirituali
conforti
,
traboccando
dalle
labbra
di
Giovanni
perdeva
molta
amarezza
,
nello
sfogo
:
e
la
naturale
indulgenza
di
quel
cuore
virile
che
non
sapeva
dimenticare
,
ma
sapeva
perdonare
,
trovava
delle
misteriose
scuse
alla
donna
che
era
stata
con
lui
senz
'
amore
,
senza
carità
,
senza
pietà
.
Invece
,
quella
medesima
istoria
,
a
Clara
sembrava
più
lugubre
e
più
ignobile
che
mai
,
quando
ella
pensava
il
come
e
il
perchè
della
sua
perfidia
e
della
sua
durezza
.
Internamente
,
ella
si
maltrattava
,
molto
più
che
Giovanni
l
'
avesse
maltrattata
mai
,
nei
momenti
di
maggior
furore
.
Ogni
tanto
,
quando
egli
le
aveva
descritto
una
delle
sue
sere
tragiche
,
di
quel
tempo
,
quando
egli
passeggiava
le
serate
intiere
sotto
la
sua
casa
,
non
per
vederne
le
finestre
illuminate
,
giacchè
ella
era
fuori
,
a
ridere
,
a
divertirsi
,
ma
per
aspettarla
quando
tornava
,
per
vedere
con
chi
tornasse
,
per
vedere
il
suo
bianco
volto
nella
oscurità
,
per
udire
quel
riso
alto
e
beffardo
e
per
allontanarsi
,
non
salutato
,
non
riconosciuto
,
non
visto
,
non
rammentato
,
egli
,
col
più
tenero
dei
rimproveri
,
le
prendeva
le
mani
e
le
chiedeva
:
-
Come
avete
potuto
essere
così
cattiva
?
Ella
non
s
'
inteneriva
,
col
viso
chiuso
,
con
le
sopracciglia
aggrottate
,
piena
d
'
ira
e
di
disprezzo
contro
questa
Clara
tanto
colpevole
,
e
rispondeva
,
duramente
:
-
Io
sono
stata
sempre
cattivissima
.
-
Chi
sa
....
-
mormorava
lui
,
nella
semplice
clemenza
del
suo
animo
-
chi
sa
per
quali
strane
ragioni
....
-
Non
v
'
illudete
,
Giovanni
:
per
nessuna
misteriosa
ragione
.
Non
vi
fate
di
me
una
figura
romantica
.
Io
ero
civetta
,
volgare
e
cattiva
come
l
'
ultima
delle
donne
,
ecco
tutto
.
-
No
,
no
,
cara
donna
,
non
vi
avvilite
così
-
soggiungeva
lui
,
colpito
dai
più
bizzarri
sentimenti
,
in
contraddizione
-
io
non
voglio
che
vi
avviliate
.
Forse
,
io
fui
ingiusto
:
forse
,
sono
ingiusto
ancora
adesso
.
Chi
soffre
,
chi
ama
,
è
così
facilmente
ingiusto
.
-
Voi
siete
il
più
onesto
e
il
più
buono
fra
gli
uomini
-
ella
rispondeva
,
con
gli
occhi
velati
dalle
lacrime
.
Tacevano
.
Spesso
,
in
quel
periodo
acuto
di
reminiscenze
,
mentre
Giovanni
si
lasciava
andare
alla
immensa
consolazione
di
parlare
del
suo
amore
passato
,
egli
intravedeva
confusamente
,
in
queste
tenere
e
tristi
confidenze
,
non
so
quale
pericolo
.
L
'
intensa
attenzione
con
la
quale
Clara
lo
ascoltava
,
la
squisita
furberia
sentimentale
con
cui
lo
interrogava
,
i
suoi
silenzii
pieni
di
una
repressa
emozione
,
a
un
tratto
facevano
risorgere
tutti
i
suoi
dubbii
e
la
sua
anima
sofferente
si
rigettava
indietro
,
sgomenta
di
essersi
troppo
abbandonata
.
Spesso
,
diffidente
vagamente
,
egli
tentava
di
togliere
il
discorso
,
dicendo
che
questi
ricordi
lo
turbavano
troppo
:
ma
ella
l
'
obbligava
,
prima
con
la
dolcezza
,
poi
con
una
certa
energia
di
volontà
coperta
di
dolcezza
,
a
ritornare
alla
triste
istoria
.
Una
sera
,
in
una
passeggiata
al
chiaro
di
luna
,
gli
disse
:
-
Ditemi
tutto
.
Forse
mai
più
ci
potremo
vedere
così
liberamente
e
così
spesso
:
forse
,
fra
una
settimana
,
fra
un
giorno
,
non
ci
vedremo
più
.
Dite
,
dite
,
che
io
sappia
,
che
io
non
muoia
senza
aver
saputo
,
che
qualcuno
mi
ha
veramente
amata
.
-
Potremmo
non
vederci
più
,
Clara
?
-
La
vita
è
oscura
-
ella
rispose
,
profondamente
.
Forse
,
per
questo
,
ella
moltiplicava
gli
incontri
,
dandogli
sempre
dei
nuovi
convegni
,
ansiosa
,
affannosa
,
come
se
il
tempo
le
fuggisse
,
come
se
ella
avesse
qualche
misteriosa
chiamata
altrove
e
che
la
presentisse
.
Ella
arrivava
più
presto
,
portando
dei
fiori
nelle
mani
,
come
era
il
suo
costume
,
un
po
'
pallida
sempre
,
sotto
le
fini
velette
nere
,
vestita
quasi
sempre
di
nero
,
piccola
,
con
un
viso
che
si
levava
verso
lui
,
esprimente
una
immensa
ansietà
negli
occhi
dolci
che
egli
aveva
adorato
,
nella
bocca
ancora
fresca
e
vivida
che
era
stata
la
sua
adorazione
.
Si
stringevano
appena
la
mano
e
si
mettevano
accanto
,
passeggiando
piano
,
non
vedendo
nessuno
,
andando
per
le
vie
più
strane
e
più
remote
,
perdendosi
per
ore
intiere
,
parlando
di
quel
passato
che
ella
evocava
,
con
un
motto
,
con
un
gesto
.
E
più
il
tempo
trascorreva
,
più
cresceva
in
lei
,
in
duplice
corrente
spirituale
,
un
infinito
rimpianto
per
il
passato
e
un
acuto
rimorso
.
Di
lontano
,
questo
amore
di
cui
ella
aveva
riso
,
in
pubblico
,
questo
amore
di
cui
ella
si
era
burlata
,
come
una
pessima
femminetta
,
questo
amore
per
cui
ella
aveva
avuto
il
più
palese
disprezzo
,
questo
amore
si
faceva
più
alto
,
più
puro
,
più
spirituale
,
staccato
dal
tempo
e
dallo
spazio
,
sciolto
dalla
realtà
dei
fatti
.
In
certe
sere
,
in
cui
lui
la
riaccompagnava
a
casa
,
sino
al
portone
,
non
volendo
mai
salire
sopra
-
non
voleva
salire
,
era
inflessibile
,
non
voleva
metter
piede
in
casa
sua
-
dopo
aver
ancora
chiacchierato
a
lungo
,
nell
'
ombra
,
ella
saliva
sopra
,
così
smorta
che
pareva
svenisse
.
Nella
casa
non
vi
era
che
un
sol
lume
,
nella
sua
stanza
da
letto
;
ed
ella
l
'
attraversava
,
questa
muta
e
deserta
casa
,
all
'
oscuro
,
a
tentoni
,
guardando
nell
'
ombra
.
Ma
quando
giungeva
nella
sua
stanza
da
letto
,
ella
si
gittava
sul
letto
,
col
capo
nascosto
nei
cuscini
,
piangendo
,
singhiozzando
,
sull
'
irreparabile
:
-
Che
ho
fatto
,
che
ho
fatto
!
Che
amore
ho
perduto
,
per
sempre
,
per
sempre
!
Acuto
rimpianto
e
acuto
rimorso
!
Essa
,
forse
,
nel
furore
contro
sè
stessa
,
esagerava
,
dipingendosi
come
l
'
anima
femminile
più
turpe
comparsa
nella
gran
falange
muliebre
;
ma
non
era
men
vero
che
la
esistenza
di
Giovanni
Serra
era
stata
infranta
da
quella
passione
infelice
,
tanto
che
egli
non
aveva
raggiunto
,
come
il
suo
cuore
e
il
suo
talento
meritavano
,
nè
la
gloria
,
nè
la
felicità
:
non
era
men
vero
che
egli
era
un
essere
senza
molla
interna
che
lo
spingesse
,
senza
desiderii
e
senza
speranze
:
non
era
men
vero
che
,
per
questo
amore
,
egli
aveva
gittato
la
sua
salute
,
la
sua
gioventù
e
la
sua
fortuna
:
non
era
men
vero
che
egli
possedeva
la
più
preziosa
qualità
umana
,
che
è
l
'
onestà
,
e
la
sublime
virtù
che
è
la
bontà
.
Come
non
doveva
Clara
piangere
,
nella
solitudine
della
sua
stanza
,
tutte
le
più
ardenti
e
le
più
amare
lacrime
su
questo
amore
perduto
e
su
questo
cuore
infranto
?
Come
non
doveva
sentire
in
sè
,
temperamento
mobile
e
violento
,
assetato
di
amore
,
assetato
di
felicità
,
la
ribellione
contro
l
'
irreparabile
?
Invero
,
si
trovava
di
fronte
all
'
irreparabile
:
ed
era
quello
che
le
faceva
torcere
le
braccia
,
nella
notte
,
quando
per
tutta
una
serata
ella
aveva
udito
il
mormorio
dell
'
amore
,
al
suo
orecchio
,
ma
di
un
amore
finito
,
morto
.
Giacchè
ogni
parola
,
ogni
frase
di
Giovanni
Serra
,
pur
restando
nella
più
fine
gentilezza
da
uomo
a
donna
,
pur
avendo
la
poesia
della
tenerezza
,
diceva
a
Clara
,
che
egli
non
l
'
amava
più
.
Invano
ella
,
con
l
'
animo
ansioso
-
era
questa
,
la
sua
ansietà
-
interrogava
ogni
tono
di
voce
,
scrutava
il
senso
riposto
di
ogni
motto
,
rifaceva
,
da
sola
,
tutto
il
loro
dialogo
,
per
scoprirvi
una
sottil
luce
presente
.
No
,
non
l
'
amava
più
,
malgrado
la
commozione
che
egli
aveva
,
sempre
,
nel
lasciarla
,
nel
rivederla
,
malgrado
il
fascino
che
subiva
,
malgrado
la
gran
tenerezza
che
dominava
ogni
suo
atto
.
Amore
vissuto
tanto
tempo
e
così
ardentemente
e
ora
sepolto
sotto
un
mucchio
di
gelida
cenere
che
una
mano
andava
smovendo
,
mano
sapiente
che
conosceva
la
storia
di
quel
fuoco
e
di
quella
vampa
e
che
la
rievocava
,
sulla
fredda
cenere
.
Giovanni
non
parlava
quasi
mai
del
presente
,
con
un
atto
di
finezza
d
'
animo
,
quasi
dolendogli
di
non
poter
ancora
ardere
come
prima
,
quasi
sembrandogli
un
'
offesa
al
suo
idolo
,
la
fiamma
spenta
e
le
ceneri
gelate
.
Non
diceva
nulla
,
ma
si
capiva
così
chiaramente
,
che
nulla
più
,
più
nulla
,
non
la
più
piccola
scintilla
ardeva
innanzi
alla
cara
donna
,
simulacro
vano
della
passione
,
morto
,
come
la
passione
era
morta
.
Ed
ella
,
sì
,
singhiozzava
nelle
sue
notti
senza
sonno
su
quella
grande
fiamma
spenta
,
sentiva
di
essere
passata
accanto
alla
felicità
senza
vederla
,
allontanandosene
per
sempre
,
ma
esclamava
,
fra
l
'
inutile
pianto
:
-
Ha
ragione
,
di
non
amarmi
più
,
ha
ragione
:
egli
soltanto
ha
ragione
,
egli
che
ha
amato
!
Ma
da
queste
nascoste
battaglie
dello
spirito
che
Clara
combatteva
,
con
tutto
l
'
impulso
di
una
natura
appassionata
,
sebbene
fugace
;
da
questa
umiliazione
in
cui
la
sua
anima
era
caduta
,
tanto
che
parea
si
prostrasse
innanzi
a
Giovanni
Serra
;
da
questo
indicibile
rimpianto
dell
'
amore
,
acutissimo
in
una
donna
che
aveva
amato
l
'
amore
sovra
tutte
le
cose
umane
e
a
cui
l
'
età
non
calmava
l
'
anima
;
da
questo
tormentoso
rimorso
che
si
sollevava
da
tutti
gli
istinti
di
giustizia
e
di
equità
offesi
,
sorse
dentro
Clara
una
impetuosa
volontà
di
correggere
e
di
vincere
il
destino
.
Ella
pensò
,
questo
:
che
era
suo
dovere
morale
amare
Giovanni
Serra
,
di
un
amore
profondo
e
devoto
che
fosse
l
'
estremo
della
sua
vita
,
e
in
cui
ella
prodigasse
tutte
le
ultime
e
supreme
dolcezze
del
suo
cuore
;
che
non
solo
era
suo
dovere
,
ma
che
era
questo
il
suo
desiderio
sentimentale
più
forte
,
più
immediato
,
più
irresistibile
;
che
non
solo
era
un
desiderio
irresistibile
,
ma
che
era
,
questo
amore
,
la
più
cara
speranza
del
suo
cuore
che
voleva
lavarsi
,
che
voleva
purificarsi
e
diventar
nuovo
e
candido
come
il
cuore
del
Salmista
;
che
non
solo
era
la
sua
più
cara
speranza
,
ma
che
era
la
salvazione
della
sua
dignità
di
donna
,
l
'
assoluzione
dei
suoi
errori
trascorsi
,
la
vecchiaia
percorsa
senza
più
sentire
rimorsi
,
aspettando
serenamente
la
morte
.
Sorto
dalle
ire
soffocate
e
dai
profondi
disprezzi
di
sè
stessa
,
questo
pensiero
di
amore
l
'
avea
in
un
baleno
soggiogata
e
tutta
l
'
anima
ebbe
il
calore
del
metallo
in
fusione
.
Nessuna
voce
interna
l
'
avvertì
di
non
mettersi
a
questo
periglioso
passo
,
nelle
sue
condizioni
,
alla
sua
età
,
con
un
uomo
come
Giovanni
Serra
:
e
se
talvolta
,
un
nero
presentimento
la
colpì
,
a
traverso
le
esaltazioni
del
suo
entusiasmo
,
se
il
negro
presentimento
le
susurrò
che
ella
si
avviava
a
un
errore
anche
più
fatale
e
anche
più
irrimediabile
degli
altri
,
ella
ebbe
il
cenno
disperato
di
coloro
che
sono
ebbri
di
sacrificio
.
Giovanni
non
l
'
amava
più
:
è
vero
.
Che
importava
?
Il
suo
cuore
di
donna
che
ella
aveva
sentito
morto
,
duro
come
una
pietra
,
per
tanti
anni
,
dentro
il
suo
petto
,
ardeva
di
un
sentimento
dove
tutto
era
elemento
di
ardore
,
il
rimorso
,
il
rimpianto
,
la
pietà
,
la
tenerezza
,
il
bisogno
di
devozione
,
il
bisogno
di
darsi
,
il
bisogno
di
abbandonarsi
.
Che
importava
che
Giovanni
Serra
non
l
'
amasse
più
?
Ella
voleva
amarlo
così
profondamente
,
così
piamente
,
con
tanto
completo
abbandono
di
ogni
amor
proprio
e
di
ogni
orgoglio
,
con
tanto
perfetto
oblio
di
ogni
vanità
e
di
ogni
altro
istinto
mediocre
umano
,
che
tutto
il
dolore
passato
sarebbe
pagato
da
questa
immensa
abnegazione
amorosa
.
Ella
voleva
espiare
il
suo
passato
,
soffrendo
come
egli
aveva
sofferto
,
dando
il
suo
cuore
a
un
essere
che
non
poteva
più
amarla
;
voleva
espiare
di
non
avere
amato
,
amando
senza
speranza
,
solitaria
anima
che
recitava
un
monologo
appassionato
e
doloroso
.
In
fondo
,
come
per
tutti
i
grandi
penitenti
,
la
sua
espiazione
sarebbe
stata
anche
il
pascolo
della
sua
anima
.
Oramai
,
la
sua
esistenza
di
donna
era
deserta
.
Aveva
trentaquattro
anni
:
e
nell
'
abbandono
in
cui
era
caduta
,
si
sentiva
assai
più
vecchia
,
incapace
di
tentare
un
'
altra
volta
l
'
ignoto
dell
'
amore
.
Era
stata
molto
amata
,
due
o
tre
volte
:
ma
fatalmente
,
questi
amori
si
erano
dileguati
,
come
se
mai
fossero
esistiti
:
e
due
volte
ella
aveva
dato
il
suo
cuore
,
e
due
volte
era
stata
abbandonata
.
Esistenza
finita
,
dunque
,
giacchè
le
illusioni
non
risorgono
mai
dalla
loro
tomba
:
e
le
stanchezze
morali
sono
più
forti
di
quelle
fisiche
.
Che
restava
a
Clara
,
se
non
questa
ultima
speranza
di
potersi
dare
a
un
sentimento
vivido
e
duraturo
,
a
null
'
altro
simile
,
senza
fallacie
e
senza
disfatte
?
La
sua
espiazione
,
quella
di
voler
amare
Giovanni
Serra
,
era
anche
la
sua
salvazione
,
giacchè
ella
sapeva
di
non
poter
vivere
senza
l
'
amore
,
un
amore
qualunque
,
ma
un
amore
,
un
amore
!
Meglio
,
meglio
,
se
ciò
non
era
un
'
avventura
in
un
cuore
sconosciuto
,
innanzi
a
un
'
anima
misteriosa
,
un
'
avventura
di
incerto
risultato
,
ma
portante
con
sè
,
forse
,
una
disperazione
e
un
'
onta
novella
:
meglio
,
se
era
l
'
amare
una
creatura
nota
,
stimata
,
ammirata
per
le
sue
nobilissime
virtù
,
una
creatura
senza
amore
,
è
vero
,
ma
che
aveva
saputo
amare
,
ma
che
si
sarebbe
lasciata
amare
,
dolcemente
,
teneramente
.
L
'
espiazione
sarebbe
stata
la
vita
della
sua
anima
ed
ella
vi
si
sarebbe
buttata
con
ebbrezza
,
giacchè
quello
che
più
temeva
,
per
sè
e
intorno
a
sè
,
non
era
il
dolore
,
ma
era
l
'
aridità
,
non
era
la
tortura
,
ma
era
il
silenzio
,
non
era
la
passione
infelice
,
ma
era
l
'
indifferenza
.
Un
mese
prima
,
ella
era
immersa
nel
marasma
più
profondo
,
moralmente
così
misera
che
non
osava
neppur
dire
a
nessuno
la
sua
miseria
:
ella
si
vedeva
già
finita
,
senz
'
amore
,
senza
amicizia
,
coi
soli
legami
frivoli
mondani
,
ritenuta
per
una
donna
senza
cuore
-
giacchè
questa
,
fatalmente
,
era
la
sua
reputazione
-
e
gemente
intanto
nel
desiderio
dell
'
amore
.
Ora
,
ora
,
da
quel
pomeriggio
in
casa
di
Anna
,
ella
aveva
dato
una
sublime
ragione
alla
sua
esistenza
.
Dai
grandi
occhi
spiranti
uno
strano
turbamento
,
dai
subitanei
pallori
che
le
coprivano
il
volto
,
quando
egli
appariva
,
dalle
mani
che
si
facevano
fredde
nelle
sue
,
da
certi
più
prolungati
silenzii
che
regnavano
fra
loro
,
dall
'
imbarazzo
crudele
di
certi
momenti
,
dai
sussulti
che
ella
non
sapeva
reprimere
,
a
certi
atti
,
a
certe
parole
,
Giovanni
intravide
che
accadeva
qualche
grave
fatto
nell
'
anima
di
Clara
.
Una
o
due
volte
,
la
interrogò
:
-
Che
avete
?
-
Nulla
-
ella
diceva
,
chinando
gli
occhi
,
mordendosi
lievemente
il
labbro
,
come
quando
non
pronunziava
la
parola
che
voleva
pronunciare
.
Egli
credette
che
Clara
gli
nascondesse
un
fatto
dispiacevole
,
forse
una
lettera
dell
'
uomo
che
l
'
aveva
abbandonata
,
o
il
suo
ritorno
,
forse
.
Diventò
più
freddo
,
più
riservato
.
Mancò
a
un
appuntamento
.
Ella
lo
rimproverò
assai
,
quando
lo
rivide
.
-
Io
vi
disturbo
,
Clara
-
diss
'
egli
,
malinconicamente
.
-
Che
vi
fa
pensare
ciò
?
-
gli
chiese
ella
,
precipitosamente
.
-
Sono
stato
sempre
così
superfluo
,
nella
vostra
vita
.
È
sempre
l
'
ultimo
venuto
,
che
mi
ha
scacciato
.
Almeno
,
confessatemi
la
verità
.
-
Non
ho
nulla
da
confessarvi
,
Giovanni
.
-
Ma
voi
siete
agitata
,
molto
,
da
qualche
tempo
.
-
Sì
,
è
vero
.
-
E
non
volete
dirmi
perchè
?
-
No
,
non
ve
lo
voglio
dire
.
-
Non
me
lo
merito
?
-
È
inutile
.
-
Non
vi
posso
metter
rimedio
?
-
No
-
ed
ella
voltò
la
testa
in
là
.
-
Nè
consolazione
?
-
Consolazione
?
Forse
.
-
Ditemi
come
e
lo
farò
.
-
Non
qui
,
Giovanni
.
-
Dove
,
dunque
?
-
Nella
mia
casa
-
ella
rispose
,
tendendo
a
sè
stessa
,
e
a
lui
,
inconsciamente
,
il
più
terribile
tranello
.
-
Sapete
che
non
ci
verrò
mai
-
egli
,
disse
,
sgomento
,
sentendo
il
pericolo
.
-
Ebbene
,
io
non
vi
narrerò
le
mie
pene
,
Giovanni
-
diss
'
ella
,
tetramente
.
-
Scrivetemi
....
-
No
.
-
Parlate
qui
,
altrove
....
-
Nella
via
,
in
teatro
?
No
,
no
.
-
Io
non
posso
venirci
,
lo
sapete
,
in
casa
vostra
-
egli
mormorò
,
già
più
debole
,
già
affascinato
.
-
Perchè
?
-
Non
mi
obbligate
a
dirlo
.
-
Ditelo
.
-
È
la
casa
dove
avete
amato
un
altro
.
-
Che
ve
ne
importa
,
se
non
mi
amate
più
?
-
ella
disse
,
levando
le
spalle
,
amaramente
.
-
Ah
io
soffro
sempre
,
Clara
,
anche
non
amando
!
-
Quante
volte
,
lo
ripetete
,
che
non
amate
,
Giovanni
!
è
troppo
-
e
il
suo
tono
fu
così
lamentoso
che
egli
s
'
intenerì
.
-
Verrò
....
forse
....
una
sera
....
Ella
sorrise
,
nel
fondo
dell
'
anima
.
III
.
Tre
volte
Giovanni
Serra
mancò
alla
sua
promessa
.
Le
diceva
:
verrò
domani
sera
,
alle
nove
.
Clara
lo
aspettava
in
preda
a
una
emozione
nervosa
,
a
cui
la
sua
fantasia
dava
un
carattere
passionale
.
Ella
dal
pomeriggio
dava
ordine
che
nessun
altro
venisse
introdotto
e
ripeteva
le
sue
raccomandazioni
,
alla
cameriera
,
con
insistenza
:
quando
l
'
ora
si
appressava
,
per
frenare
la
sua
torbida
impazienza
,
ella
si
metteva
a
riordinare
delle
carte
,
prendeva
un
libro
,
forzandosi
a
intendere
ciò
che
leggeva
.
Giovanni
non
veniva
.
Le
fresche
rose
che
ella
aveva
messe
nei
vaselli
nitidi
,
rientrando
a
casa
,
parea
che
declinassero
e
languissero
,
quasi
per
morte
;
il
fuoco
si
covriva
di
cenere
,
nel
caminetto
;
ed
ella
,
discesa
dalle
esaltazioni
sentimentali
,
cadeva
in
uno
snervamento
profondo
.
Alla
fine
di
queste
serate
d
'
inutile
attesa
,
la
parte
più
sincera
di
lei
pensava
che
era
meglio
,
lasciar
finire
,
senza
finirla
,
questa
singolare
avventura
,
che
le
cose
morte
non
si
vivificano
e
che
anche
per
lei
,
Clara
,
così
innamorata
dell
'
amore
,
era
troppo
tardi
per
tentare
un
ultimo
fatto
del
cuore
.
Ma
l
'
istinto
della
vanità
muliebre
,
mediocre
istinto
,
ma
che
non
isbaglia
mai
,
tanto
è
finemente
esercitato
,
le
diceva
che
quegli
appuntamenti
mancati
erano
tante
vittorie
negative
,
è
vero
,
ma
vittorie
,
sul
cuore
di
Giovanni
:
che
chi
non
va
,
ha
paura
di
andare
;
e
chi
ha
paura
di
andare
,
ha
sempre
il
cuore
debole
e
facile
a
essere
trascinato
,
in
un
impeto
dell
'
altrui
energia
.
Così
,
ella
,
nelle
immense
prostrazioni
di
una
vivacissima
speranza
delusa
,
trovava
novelle
forze
per
ritentare
l
'
anima
di
Giovanni
.
Egli
balbettava
,
inventava
delle
scuse
magre
,
per
colorire
la
sua
assenza
:
ma
ella
lo
vedeva
molto
confuso
.
Dietro
il
pretesto
di
un
impegno
dimenticato
,
di
un
ostacolo
improvviso
,
il
freddo
istinto
della
vanità
intravedeva
il
combattimento
del
cuore
di
Giovanni
;
ed
ella
se
ne
compiaceva
,
dimenticando
il
suo
nobile
divisamento
di
amare
Giovanni
,
senza
domandargli
il
ricambio
.
Alla
terza
sera
,
ella
lo
aspettò
dietro
i
cristalli
del
balcone
;
più
nervosa
,
più
triste
,
più
esaltata
che
mai
,
ella
finì
per
aprire
il
balcone
,
malgrado
il
freddo
della
serata
.
Ebbene
,
all
'
ora
indicata
,
ella
lo
vide
giungere
frettolosamente
,
a
capo
basso
,
fermarsi
due
minuti
sotto
il
portone
,
ed
uscire
di
nuovo
,
lentamente
allontanandosi
.
Non
aveva
avuto
la
forza
di
salire
.
Era
un
gran
freddo
nell
'
aria
,
quella
sera
:
ma
ella
rientrò
con
le
guancie
brucianti
.
E
l
'
indomani
non
gli
fece
nessun
rimprovero
.
Sentiva
che
Giovanni
aveva
subìto
una
tortura
segreta
.
Egli
venne
,
al
quarto
appuntamento
,
quando
ella
non
lo
aspettava
più
,
alle
dieci
e
mezzo
,
invece
che
alle
nove
.
Il
suo
orecchio
fine
udì
il
suono
timido
e
debole
del
campanello
,
udì
la
voce
bassa
con
cui
egli
domandava
di
lei
,
in
anticamera
,
e
il
passo
cheto
con
cui
egli
si
avanzava
,
a
traverso
l
'
appartamento
.
Clara
soffocava
per
il
battito
del
suo
cuore
:
e
l
'
accoglienza
che
gli
voleva
fare
,
disinvolta
e
serena
,
come
a
un
amico
che
venisse
sempre
,
e
le
parole
che
gli
voleva
dire
,
tutto
sparve
,
ed
egli
la
trovò
in
mezzo
alla
stanza
,
aspettandolo
con
troppo
palese
ansietà
e
porgendogli
una
mano
glaciale
e
tremante
.
Sedettero
ambedue
non
accanto
,
ma
dirimpetto
:
taciturni
,
imbarazzati
.
Clara
non
osava
aprir
bocca
;
intendeva
che
la
sua
voce
l
'
avrebbe
tradita
.
Egli
guardava
,
come
trasognato
,
i
galloni
rossi
e
azzurri
che
adornavano
il
vestito
di
lana
bianca
di
Clara
.
-
Mi
volevate
:
-
eccomi
-
egli
disse
,
con
un
sospiro
,
chinando
gli
occhi
.
-
Grazie
-
mormorò
ella
,
semplicemente
.
-
Chiederete
voi
che
io
faccia
qualche
altro
sacrifizio
,
al
vostro
fascino
?
-
Tanto
vi
è
costato
,
questo
?
-
Clara
interrogò
,
ansiosamente
,
piegandosi
verso
lui
.
Egli
si
arretrò
,
quasi
temendo
la
vicinanza
di
quel
volto
.
Disse
:
-
Mi
è
costato
moltissimo
.
-
Ma
perchè
?
-
e
aveva
un
tono
così
ingenuo
,
chiedendo
ciò
,
ella
!
-
Proprio
,
non
lo
capite
?
-
No
.
-
Questa
casa
mi
è
odiosa
.
E
un
riflesso
di
tetraggine
gli
si
diffuse
sul
volto
.
Clara
si
guardò
intorno
.
-
Non
capisco
-
disse
.
-
Siamo
soli
....
-
Siamo
soli
?
-
Dubitate
di
ciò
?
-
ed
ebbe
,
sulle
belle
labbra
un
riso
forzato
.
-
Io
credo
che
vi
sia
possibile
fare
tutto
-
egli
soggiunse
,
guardandola
con
quel
misterioso
terrore
,
come
quando
gli
parea
veder
sorgere
un
mostro
nella
donna
.
-
Tutto
,
che
?
-
Non
mi
domandate
troppe
cose
,
Clara
:
io
sono
molto
turbato
.
Parlate
voi
,
piuttosto
.
-
Sì
-
ella
annuì
,
cercando
di
vincere
,
prima
di
tutto
,
sè
stessa
.
-
Lo
vedete
,
siamo
soli
.
Nessuno
può
venire
e
nessuno
ha
diritto
di
entrare
.
Qui
vi
è
la
vostra
amica
,
che
vi
aspetta
da
tanto
tempo
,
che
è
così
felice
di
passare
un
'
ora
,
con
voi
,
in
una
stanza
chiusa
....
Egli
guardò
le
porte
,
con
una
lieve
ombra
di
diffidenza
e
di
paura
negli
occhi
.
-
Anche
a
voi
,
fanno
terrore
le
porte
socchiuse
?
-
ella
soggiunse
,
infantilmente
.
E
si
levò
,
andò
a
chiudere
le
due
porte
,
fra
le
tende
.
-
Voi
temete
di
vedere
entrare
qualcuno
,
sempre
,
è
vero
,
Clara
?
-
Sì
,
da
bimba
,
l
'
ho
sempre
temuto
.
Se
qualcuno
saliva
alle
mie
spalle
,
nelle
scale
,
se
qualcuno
mi
seguiva
,
in
un
appartamento
,
se
una
porta
restava
aperta
,
con
un
vano
oscuro
,
io
era
assalita
da
uno
sgomento
folle
,
e
,
sentite
,
adesso
-
soggiunse
,
dandogli
la
mano
-
solo
a
parlarne
,
io
tremo
tutta
....
Egli
trattenne
quella
mano
fra
le
sue
,
ma
mollemente
.
-
Sono
sempre
così
sola
!
-
ella
soggiunse
,
e
gli
occhi
le
si
velarono
di
lacrime
,
mentre
il
volto
,
le
si
tramutava
.
Giovanni
guardò
quello
scoloramento
e
quei
begli
occhi
velati
:
impallidì
leggermente
.
-
Non
sempre
siete
stata
sola
-
mormorò
,
con
un
'
intonazione
ironica
,
ma
non
aspra
.
-
Oh
!
-
e
Clara
fece
un
gesto
largo
,
per
dire
che
tutto
era
finito
.
-
Lo
avete
già
dimenticato
,
Clara
?
-
Intieramente
-
ella
rispose
,
con
un
cenno
tagliente
.
-
Dimenticate
presto
,
mi
pare
.
-
Sì
,
tutto
quello
che
non
merita
di
esser
ricordato
.
-
Ma
che
meritò
di
essere
amato
,
però
.
-
Oh
chi
non
ha
errato
,
nelle
cose
del
cuore
?
Chi
ha
mai
preso
la
via
giusta
,
amando
?
-
Nessuno
,
avete
ragione
-
diss
'
egli
,
malinconicamente
.
-
Io
ho
sbagliato
sempre
,
io
-
e
il
bel
volto
ebbe
un
fremito
di
dolore
.
-
Sempre
?
-
Sempre
.
Mi
hanno
amata
poco
:
o
male
:
o
niente
.
Sarà
una
bella
burla
,
alla
fine
della
mia
vita
per
me
,
che
porto
la
reputazione
di
avere
ispirato
delle
passioni
folli
,
l
'
accorgermi
che
nessuno
mi
ha
amata
,
mai
.
E
un
doloroso
,
amarissimo
ghigno
le
contrasse
il
viso
.
Clara
era
immensamente
sincera
,
in
quel
momento
.
Aveva
tenuto
solo
all
'
amore
,
nella
vita
e
,
probabilmente
,
non
lo
aveva
,
nè
visto
nè
provato
mai
.
-
Quanto
siete
ingiusta
,
Clara
!
-
Con
chi
?
-
Con
me
.
-
Ah
già
,
è
vero
,
voi
pretendete
di
avermi
adorata
-
-
ella
soggiunse
eccitata
,
ma
schiettissima
,
sempre
.
-
Chi
ne
sa
nulla
!
È
una
leggenda
:
tante
leggende
sono
false
.
-
Perchè
dite
questo
?
Perchè
volete
negare
il
passato
?
-
Bella
istoria
,
il
passato
!
Ognuno
se
ne
inventa
uno
,
a
propria
convenienza
,
quando
il
passato
è
passato
.
Chi
conosce
la
verità
?
Voi
intanto
,
no
:
e
io
,
neppure
.
Forse
non
mi
avete
amata
mai
;
e
tutta
la
leggenda
non
è
che
una
cosa
buffa
-
e
rise
clamorosamente
,
offendendolo
anche
col
suo
riso
.
-
Clara
,
io
non
sarei
qui
,
se
non
vi
avessi
amata
-
egli
disse
seriamente
.
-
Vale
a
dire
?
-
Che
ci
vuole
una
grande
tenerezza
,
per
dimenticare
quello
che
mi
avete
fatto
:
e
una
grande
tenerezza
non
viene
che
da
un
grande
amore
.
-
Bella
rovina
,
illuminata
a
chiaro
di
luna
-
ella
disse
,
non
ridendo
,
tetramente
.
-
Ognuno
dà
quello
che
può
-
Giovanni
rispose
,
con
una
tristezza
semplice
.
Clara
tacque
.
Scherzava
con
un
tagliacarte
giapponese
e
se
ne
pungeva
le
dita
.
A
un
tratto
,
si
rivolse
tutta
mutata
:
-
Perdonatemi
,
Giovanni
:
ho
avuto
un
accesso
di
cattiveria
.
-
Tanto
,
per
non
cambiare
-
ed
egli
ebbe
un
pallido
sorriso
.
-
Sono
cose
che
restano
,
a
filoni
,
nell
'
anima
.
Ma
l
'
anima
è
così
cangiata
!
-
Così
?
-
e
la
tenerezza
velava
l
'
incredulità
.
-
Tutta
quanta
.
Non
ve
ne
siete
accorto
?
Vi
sono
sembrata
la
stessa
,
in
questo
tempo
,
la
stessa
di
dieci
anni
,
ditelo
,
in
coscienza
?
-
No
,
non
mi
siete
sembrata
la
stessa
.
Ma
non
vedo
la
causa
del
vostro
cangiamento
e
non
so
lo
scopo
.
-
Al
solito
,
voi
mi
supponete
qualche
infernale
progetto
?
No
,
Giovanni
,
disilludetevi
.
Nulla
vi
è
di
più
complicato
in
me
-
e
sorrise
,
con
una
mesta
semplicità
.
-
Nulla
?
-
Nulla
:
a
che
?
Per
sedurre
chi
?
Voi
siete
inseducibile
.
-
Vi
piacerebbe
sedurmi
?
-
Sì
,
moltissimo
-
ella
esclamò
,
impetuosamente
,
con
la
verità
sulle
labbra
e
nel
cuore
.
Giovanni
fu
scosso
,
da
questo
colpo
diretto
.
-
La
cosa
è
già
fatta
-
egli
disse
,
piano
,
cercando
una
via
obliqua
,
per
ischermirsi
.
-
La
seduzione
passata
,
Giovanni
,
non
conta
-
soggiunse
subito
,
la
terribile
e
infelice
donna
,
riportandolo
al
duello
.
-
Era
una
pessima
seduzione
,
fatta
da
una
donna
perfida
e
fallace
,
una
seduzione
fondata
sull
'
inganno
,
che
partiva
dalla
malvagità
e
arrivava
alla
perversità
.
Non
quella
,
non
quella
!
Mi
sarebbe
piaciuto
sedurvi
,
mi
piacerebbe
sedurvi
,
con
una
seduzione
nobile
e
alta
,
quella
della
schietta
anima
femminile
,
che
si
dà
in
tutta
la
sua
naturale
bontà
,
con
una
seduzione
fondata
sull
'
amore
,
profondo
,
umile
,
segreto
e
pure
sgorgante
da
ogni
atto
e
da
ogni
parola
!
Si
era
avvicinata
a
lui
,
chinata
verso
lui
,
parlandogli
:
e
gli
parlava
con
una
voce
tremante
,
roca
,
come
egli
non
aveva
mai
inteso
uscire
da
quelle
labbra
.
Egli
ebbe
un
atto
di
smarrimento
:
-
Tacete
,
Clara
,
tacete
!
-
No
,
amico
mio
,
non
mi
fate
tacere
,
non
vi
ho
mai
detto
nulla
,
in
questo
tempo
,
e
ora
muoio
,
se
non
vi
dico
tutto
....
-
Io
non
posso
udirvi
....
-
e
cercava
sciogliere
le
sue
mani
da
quelle
di
lei
che
le
tenevano
,
nell
'
affanno
dell
'
emozione
,
strettissime
.
-
Sì
,
sì
,
potete
udirmi
,
giacchè
io
nulla
debbo
dirvi
che
vi
turbi
,
che
vi
offenda
!
Giacchè
io
non
voglio
niente
da
voi
,
Giovanni
,
niente
!
Voi
mi
avete
amata
,
è
vero
,
nel
passato
e
io
sono
sacrilega
,
quando
lo
nego
,
ma
anche
il
sacrilegio
è
una
forma
della
passione
,
anche
il
calpestare
è
una
voluttà
dell
'
amore
!
E
ora
voi
non
mi
amate
più
e
avete
ragione
;
io
sono
stata
crudele
,
io
sono
stata
infame
,
con
voi
,
vengono
dei
momenti
in
cui
mi
faccio
orrore
,
ve
lo
giuro
....
Mentre
parlava
ella
,
così
,
singhiozzava
e
il
suo
petto
si
sollevava
,
nel
singulto
.
Qualche
rara
lagrima
le
usciva
dagli
occhi
e
Clara
l
'
asciugava
rapidamente
,
col
fazzoletto
.
Giovanni
l
'
ascoltava
,
la
guardava
,
stupefatto
,
incapace
di
difendersi
più
,
e
incapace
di
sottrarsi
al
pericolo
estremo
in
cui
si
trovava
.
-
Ma
,
sentite
,
Giovanni
,
sentite
con
pazienza
,
poichè
queste
cose
mi
soffocano
,
sino
a
morirne
,
e
le
debbo
dire
,
giacchè
sono
le
ultime
parole
di
passione
che
mi
usciranno
dalla
bocca
,
in
questa
vita
.
Sì
,
sì
,
le
ultime
,
poichè
io
ho
trovato
in
questa
mia
anima
,
così
maltrattata
,
così
ingiustamente
maltrattata
da
chi
non
doveva
mai
farlo
,
ho
trovato
una
sublime
speranza
,
Giovanni
,
quella
di
poter
essere
un
'
altra
donna
,
quella
di
poter
amare
con
un
infinito
entusiasmo
e
una
infinita
devozione
,
quella
di
poter
essere
in
una
estrema
tenerezza
,
una
donna
leale
,
pia
,
umile
,
vivente
solo
per
voler
bene
,
così
,
come
una
povera
creatura
ammalata
e
convalescente
si
innamora
della
vita
,
di
nuovo
!
-
Illusione
,
illusione
-
balbettò
lui
,
tentando
reagire
contro
quella
esaltazione
sentimentale
,
che
gli
si
comunicava
,
fatalmente
.
-
Voi
non
potrete
mai
far
questo
,
Clara
!
-
Io
posso
fare
tutto
quello
che
voglio
,
io
lo
farò
-
ella
rispose
energicamente
,
altieramente
.
-
Ah
ho
ben
visto
,
io
,
in
questo
tempo
,
nella
mia
anima
,
io
vi
ho
letto
come
in
un
libro
aperto
,
io
so
tutto
,
io
so
che
una
sola
cosa
può
farmi
rivivere
ed
è
un
affetto
schietto
e
saldo
,
senza
altri
interessi
morali
che
l
'
affetto
istesso
,
senza
altro
desiderio
che
dare
uno
slancio
di
purezza
a
quest
'
anima
,
senz
'
altro
ideale
che
la
redenzione
di
uno
spirito
malato
e
corrotto
.
-
Non
vi
riescirà
,
non
vi
riescirà
-
egli
esclamò
,
in
preda
a
tale
un
'
agitazione
e
a
una
confusione
,
che
gli
pareva
di
non
aver
parlato
lui
,
ma
un
altro
.
-
Se
questo
non
mi
riesce
,
io
sono
perduta
,
Giovanni
-
ella
soggiunse
,
cupamente
,
-
Ma
perchè
,
perduta
?
-
Perduta
,
perduta
!
Questo
è
l
'
ultimo
anello
che
mi
lega
alla
vita
:
se
si
spezza
,
cessa
la
ragione
della
mia
esistenza
.
Ebbene
,
io
non
posso
perdermi
,
Giovanni
,
io
non
posso
morire
,
io
sono
vecchia
,
perchè
ho
vissuto
troppo
,
è
vero
,
ma
non
ho
che
trentaquattro
anni
,
e
sono
troppo
pochi
per
rinunziare
,
per
morire
!
Io
non
voglio
rinunziare
,
io
mi
abbranco
a
questa
speranza
,
essa
mi
deve
aiutare
a
vivere
,
io
voglio
amare
così
,
se
no
,
sono
perduta
e
niuno
,
niuno
può
desiderare
la
perdita
e
la
morte
di
una
creatura
come
me
!
-
Ma
chi
,
chi
volete
amare
?
-
gridò
lui
,
levandosi
,
volendo
fuggire
,
ma
non
trovandone
la
forza
.
-
Voi
-
esclamò
ella
,
guardandolo
con
gli
occhi
sfolgoranti
,
con
le
labbra
schiuse
che
mostravano
i
bianchi
denti
minuti
,
che
egli
aveva
adorato
.
-
Me
?
me
?
E
perchè
?
-
Perchè
voi
solo
ne
siete
degno
-
diss
'
ella
,
aprendo
le
braccia
,
chinando
il
capo
,
con
un
atto
di
umiltà
.
-
Clara
,
io
sono
uno
sciocco
,
un
malato
,
un
infelice
,
io
non
merito
questo
-
disse
lui
,
turbatissimo
,
dando
indietro
,
cercando
fuggire
.
-
Voi
siete
l
'
anima
più
buona
e
più
nobile
che
io
abbia
mai
incontrata
-
ella
disse
,
con
un
accento
profondo
di
amore
,
che
finì
di
sconvolgere
Giovanni
.
-
Clara
,
voi
avrete
con
me
le
maggiori
delusioni
.
Io
ho
sofferto
,
io
sono
stanco
,
sono
vecchio
,
oh
quanto
più
di
voi
,
così
piena
di
vita
,
di
vivacità
!
Clara
,
Clara
,
se
sapeste
quanto
sono
vecchio
,
e
quanto
sono
stanco
,
non
dareste
al
mio
cuore
questa
tortura
,
questa
nostalgia
....
L
'
ultima
parola
era
così
imprudente
!
Superbamente
,
realizzando
il
suo
invincibile
bisogno
di
espiazione
,
ebbra
di
sacrificio
,
folle
di
sacrificio
,
ella
gridò
:
-
Che
importa
?
Fosse
anche
così
,
così
mi
piacete
:
fosse
anche
peggio
,
voglio
amarvi
così
!
-
È
un
inutile
amore
,
Clara
-
egli
replicò
,
tristissimamente
.
-
Perchè
,
inutile
?
L
'
amore
non
è
mai
inutile
!
-
Inutile
,
lo
vedrete
,
Clara
:
io
non
debbo
ingannarvi
.
Io
non
vi
amo
.
-
Lo
so
:
non
importa
-
diss
'
ella
,
crollando
orgogliosamente
le
spalle
.
-
Ciò
che
è
fuggito
,
non
ritorna
più
.
Io
non
posso
amarvi
di
nuovo
.
-
Non
importa
-
replicò
ancora
lei
,
giunta
al
culmine
della
superbia
e
dell
'
umiltà
sentimentale
.
-
Clara
,
Clara
,
questo
è
un
romanzo
:
io
non
ho
le
forze
morali
per
seguirvi
in
questo
romanzo
.
-
Non
importa
:
camminerò
sola
.
Il
mio
cuore
è
saldo
,
quando
l
'
amore
lo
regge
.
-
Oh
Clara
mia
,
mia
amica
buona
,
voi
v
'
illudete
,
voi
non
mi
amate
punto
,
voi
siete
in
preda
a
un
accesso
di
infinita
bontà
,
voi
v
'
ingannate
,
sul
vostro
cuore
!
-
Io
vi
adoro
-
ella
disse
,
semplicemente
,
sorridendo
.
-
Non
è
vero
.
-
Provate
-
ella
soggiunse
,
subito
,
con
una
tal
luce
nello
sguardo
,
con
un
tal
sorriso
di
offerta
sulle
labbra
,
che
il
poveretto
vacillò
.
-
Sentite
,
Clara
,
io
sono
il
più
saggio
,
fra
i
due
,
e
invece
vi
sembro
il
più
scortese
e
il
più
crudele
.
Clara
,
restiamo
amici
,
non
tentiamo
la
Provvidenza
,
non
prepariamoci
un
avvenire
di
amarissime
delusioni
.
Guai
,
se
vi
credessi
!
-
Mi
crederete
-
e
sorrise
,
fiduciosissima
di
sè
e
dell
'
amore
.
-
Io
non
vi
vedrò
più
!
-
gridò
lui
,
sentendo
sfuggirgli
l
'
estremo
suo
lembo
di
coraggio
.
-
Perchè
,
Giovanni
?
Non
mi
amate
,
è
vero
:
ma
non
è
una
dolce
consuetudine
di
vedermi
,
per
voi
?
-
Sì
,
sì
,
purtroppo
....
-
Non
mi
amate
,
lo
so
:
ma
non
sono
io
,
la
donna
che
più
avete
amata
?
Non
sono
io
la
donna
con
cui
più
avete
desiderato
di
vivere
,
la
sola
con
cui
abbiate
desiderato
di
vivere
!
-
La
sola
,
la
sola
!
-
Ebbene
?
perchè
mi
dovreste
fuggire
?
Dite
che
siete
stanco
,
ammalato
,
vecchio
,
e
che
non
mi
potete
amare
?
Quale
pericolo
correte
,
dunque
?
Voi
avete
la
gran
sicurezza
;
che
temete
?
-
Nulla
....
infatti
....
ma
dovrò
fuggirvi
.
-
No
.
Restiamo
amici
,
voi
volete
così
?
Restiamoci
.
Solamente
,
solamente
io
non
sarò
amica
,
ma
innamorata
di
voi
.
-
Clara
,
sarebbe
una
condizione
insopportabile
!
-
Io
sola
,
la
debbo
sopportare
!
Che
fa
,
a
voi
?
Vi
amerò
così
quietamente
,
così
segretamente
,
che
quasi
quasi
non
ve
ne
accorgerete
neppure
.
Sarete
buono
con
me
,
ecco
tutto
:
mentre
io
fui
così
cattiva
!
-
Voi
,
non
siete
fatta
per
questo
orribile
stato
di
animo
,
che
è
l
'
amore
non
corrisposto
.
Voi
siete
stata
sempre
una
vittoriosa
....
-
Lasciatemi
provare
la
dolcezza
di
esser
vinta
-
disse
ella
tenerissimamente
.
-
Voi
finirete
per
odiarmi
,
Clara
,
io
lo
so
!
-
e
fece
un
atto
di
disperazione
.
-
Ma
perchè
combattete
questa
lotta
inutile
e
inefficace
,
Giovanni
,
contro
me
,
contro
voi
stesso
?
Perchè
mi
negate
il
permesso
di
volervi
bene
,
quando
ciò
non
vi
costa
nulla
e
quando
ciò
può
anche
piacervi
?
Perchè
rinunziate
,
quando
non
vi
si
domanda
altro
che
di
lasciarvi
amare
,
Giovanni
?
Che
vi
fa
?
Perchè
dite
di
no
,
quando
nessuno
vi
chiede
di
dir
sì
?
Lasciatevi
amare
,
lasciatevi
amare
,
è
una
cosa
tanto
confortante
,
tanto
consolante
,
credetelo
!
Egli
non
le
rispose
nulla
.
-
Vedrete
,
amico
mio
,
vedrete
che
questo
mio
amore
,
mentre
sarà
il
segreto
della
mia
esistenza
,
non
turberà
la
vostra
.
Fidate
in
me
.
Io
vi
saprò
amare
così
bene
,
che
non
ne
avrete
nè
preoccupazione
,
nè
noia
.
Verrete
a
vedermi
,
quando
vorrete
.
Io
non
vi
darò
le
mie
ore
:
vi
aspetterò
,
sempre
.
Sarò
profondamente
felice
,
quando
vorrete
darmi
qualche
ora
del
vostro
tempo
:
e
se
non
vi
vedrò
,
ebbene
,
non
uscirà
un
lamento
dalla
mia
bocca
.
Vi
scriverò
.
Mi
permetterete
di
scrivervi
,
è
vero
?
Le
lettere
sono
uno
sfogo
così
dolce
a
chi
ama
:
e
non
turbano
colui
che
non
ama
.
Giovanni
,
Giovanni
,
lasciate
che
io
vi
ami
,
non
mi
togliete
questo
amore
,
se
vi
sono
stata
cara
una
volta
.
E
pian
piano
,
dalla
sedia
in
cui
era
seduta
dirimpetto
,
gli
scivolò
inginocchiata
,
innanzi
,
levando
il
volto
trasfigurato
verso
Giovanni
Serra
.
Egli
la
sollevò
,
nelle
sue
braccia
,
dicendole
forte
,
violentemente
come
se
volesse
convincerne
sè
stesso
,
mentre
la
stringeva
a
sè
:
-
Io
non
ti
amo
....
non
ti
amo
!
-
Ne
sei
certo
?
-
ella
chiese
,
misteriosamente
,
con
la
testa
sul
suo
petto
,
col
volto
proteso
a
lui
.
-
Non
lo
so
-
balbettò
il
poveretto
,
in
un
impulso
di
luminosa
verità
.
E
la
baciò
,
sulle
labbra
.
Tutta
la
virtù
di
quel
cuore
d
'
uomo
,
in
quel
bacio
,
cadde
.
IV
.
Infelicissimo
amore
!
Immediatamente
Giovanni
Serra
provò
il
confuso
avvilimento
della
sua
caduta
e
Clara
la
delusione
della
sua
prepotenza
sentimentale
.
Passata
l
'
ebbrezza
singolare
e
pur
triste
della
grande
serata
,
ella
si
trovò
di
fronte
a
Serra
,
nella
condizione
tormentosa
e
misera
,
di
una
donna
che
ama
troppo
,
che
vuole
amar
troppo
e
che
,
sovra
tutto
,
pensa
e
dice
di
amar
troppo
,
mentre
non
è
riamata
abbastanza
.
Infelicissimo
amore
!
Giacchè
nello
speranzoso
e
baldanzoso
animo
di
Clara
,
restituito
ai
consueti
trionfi
della
sua
beltà
e
della
sua
grazia
,
tolto
dal
fittizio
ambiente
di
umiliazione
morale
,
in
cui
ella
si
era
collocata
con
amara
voluttà
di
punizione
,
rimesso
nella
posizione
solita
ed
orgogliosa
di
una
donna
che
ha
conquistato
un
uomo
o
che
lo
ha
riconquistato
,
in
questo
animo
in
cui
gli
impeti
della
immaginazione
erano
il
fondamento
della
passione
e
dove
la
vanità
si
nascondeva
sotto
le
forme
più
semplici
,
in
questo
animo
tramontò
subito
quel
purissimo
e
inaccessibile
ideale
di
un
amore
che
volontariamente
rinunzia
alla
corrispondenza
,
di
un
amore
che
volontariamente
invoca
di
esser
dolore
e
di
essere
espiazione
.
L
'
imperioso
cuore
che
si
voleva
dare
in
un
immenso
sacrificio
,
privo
di
premio
,
ritirò
subito
la
sua
offerta
,
quando
negli
occhi
smarriti
di
Giovanni
Serra
vide
la
follia
dell
'
amore
,
quando
egli
si
curvò
a
baciare
quelle
labbra
col
trasporto
di
un
uomo
che
non
ha
mai
finito
di
amare
,
che
ricomincia
ad
amare
,
con
la
forza
di
dieci
anni
di
ricordi
,
accumulata
e
repressa
.
Clara
passò
la
notte
seguente
nella
veglia
deliziosa
,
e
indescrivibilmente
deliziosa
di
chi
ha
trovato
,
nell
'
amore
,
quello
che
cercava
,
il
gran
segreto
che
tutte
le
anime
sentimentali
e
passionali
cercano
:
un
amore
eguale
al
proprio
,
la
corrispondenza
perfetta
e
l
'
armonia
sublime
.
La
vita
,
infine
,
aveva
dato
,
con
dieci
anni
di
ritardo
,
è
vero
,
ma
con
più
potenza
di
concentramento
,
alla
donna
innamorata
dell
'
amore
,
ciò
che
ella
non
aveva
mai
provato
,
ciò
che
pochi
uomini
e
poche
donne
provano
sulla
terra
:
un
amore
schietto
e
profondo
,
così
sentito
e
così
corrisposto
.
Immensa
delusione
:
e
infelicissimo
amore
!
Poichè
,
quando
ella
rivide
Giovanni
e
guardò
nei
suoi
occhi
,
ella
vi
scorse
un
imbarazzo
mortale
,
una
tristezza
mortale
,
come
ne
nascono
nelle
pure
coscienze
di
coloro
che
caddero
per
una
inesplicabile
debolezza
della
volontà
.
Clara
credeva
,
era
certa
di
vedersi
apparire
innanzi
un
uomo
felice
,
ringiovanito
,
ridato
alla
forza
vincitrice
degli
ostacoli
e
ridato
agli
entusiasmi
dell
'
età
più
bella
:
e
invece
,
Giovanni
aveva
l
'
aspetto
di
un
uomo
che
ha
errato
e
che
sente
amaramente
tutto
il
peso
del
suo
errore
.
Clara
era
lieta
e
dolce
,
aveva
rialzato
i
suoi
capelli
in
un
grosso
nodo
attraversato
dagli
spilloni
di
tartaruga
,
come
dieci
anni
prima
,
aveva
un
vestito
chiaro
e
gaio
:
e
Giovanni
la
guardava
,
con
certi
occhi
distratti
e
stupiti
,
dove
,
ogni
tanto
,
si
abbassava
il
velo
di
una
malinconia
intensa
,
dove
,
ogni
tanto
,
passava
la
nuvola
dello
sgomento
.
-
Come
siete
gioconda
,
questa
sera
!
-
le
disse
,
come
trasognato
.
-
Perchè
ti
voglio
tanto
bene
-
ella
gli
rispose
,
dolcissimamente
,
prendendogli
le
mani
.
Egli
si
turbò
sempre
più
.
-
Non
parliamo
di
questo
,
Clara
.
-
Perchè
?
Non
mi
credi
?
Non
mi
credi
?
Egli
tacque
.
Non
le
credeva
,
infatti
.
Ella
intese
perfettamente
questa
sfiducia
.
-
Che
debbo
fare
,
perchè
tu
creda
?
-
Nulla
,
Clara
:
non
fare
nulla
.
Io
sono
uno
sventurato
.
-
E
perchè
?
Non
ti
voglio
bene
,
io
,
malgrado
la
tua
incredulità
?
Non
mi
vuoi
bene
,
tu
?
-
Io
!
-
gridò
lui
.
-
No
,
no
,
non
ti
amo
!
-
E
che
mi
hai
detto
ieri
sera
,
allora
?
Hai
mentito
?
Sei
diventato
bugiardo
,
ora
?
Non
eri
bugiardo
,
prima
.
Giovanni
Serra
non
rispose
.
Era
così
pallido
,
così
disfatto
ed
evitava
tanto
di
guardarla
!
-
Amore
mio
,
amore
mio
-
ella
riprese
,
tenerissimamente
,
carezzandogli
una
mano
-
non
tormentarti
,
te
ne
prego
.
Non
ti
dico
nulla
,
non
ti
domando
nulla
:
la
mia
voce
e
le
mie
parole
ti
agitano
,
lo
vedo
.
Lascia
ch
'
io
stia
vicino
a
te
,
così
,
in
silenzio
.
Era
,
difatti
,
seduta
accanto
a
lui
,
sul
divano
,
e
gli
aveva
passato
un
braccio
sotto
il
braccio
;
aveva
appoggiata
lievemente
la
testa
sulla
sua
spalla
.
Un
lungo
silenzio
:
ma
ella
,
a
occhi
bassi
,
sentiva
che
il
respiro
di
Giovanni
diventava
affannoso
.
Allora
,
pian
piano
,
levò
gli
occhi
,
lo
guardò
,
gli
mormorò
:
-
Mi
vuoi
bene
?
Una
così
grande
espressione
di
dolore
,
negli
occhi
di
quell
'
uomo
!
Ella
tacque
,
ancora
un
poco
,
legata
a
lui
,
cheta
,
respirando
appena
:
poi
le
parve
che
egli
le
sfiorasse
con
le
labbra
i
capelli
:
-
Mi
vuoi
bene
,
amore
?
-
chiese
,
sorridendo
nel
fondo
del
cuore
.
Giovanni
sospirò
profondamente
e
rispose
:
-
No
.
Attraversata
da
un
impeto
d
'
ira
,
ella
si
staccò
bruscamente
da
lui
,
si
levò
,
esclamando
:
-
Sei
cattivo
e
scortese
.
Una
scena
dolorosa
avvenne
fra
loro
,
dove
tutta
la
violenza
e
tutta
la
natural
tenerezza
del
cuore
di
Clara
-
tenerezza
repressa
nel
periodo
d
'
isolamento
in
cui
era
stata
-
sgorgarono
in
parole
precipitose
,
ardenti
,
innamorate
e
pure
ingiurianti
:
e
dove
tutta
la
mitezza
e
tutto
il
profondo
scetticismo
di
Giovanni
si
manifestarono
,
più
dolci
e
più
freddi
,
pieni
delle
grandi
timidità
di
chi
,
avendo
amato
invano
per
tanto
tempo
,
ha
oramai
una
paura
invincibile
di
amare
.
Due
o
tre
volte
,
durante
questa
penosissima
scena
,
ella
lo
offese
in
un
modo
crudele
,
poichè
era
avvezza
a
calpestare
i
cuori
che
adorava
,
per
poi
adorarli
più
profondamente
,
dopo
;
ed
egli
sentì
l
'
offesa
,
con
un
amaro
piacere
,
giacchè
essa
lo
autorizzava
non
a
reagire
,
ma
ad
andarsene
,
per
non
ritornare
mai
più
.
Questo
,
questo
,
era
il
suo
intimo
desiderio
,
innanzi
a
quella
donna
che
lo
affascinava
e
che
lo
terrorizzava
coi
tumulti
strani
della
sua
fantasia
,
con
le
singolarità
di
un
temperamento
fuggevole
e
pericoloso
,
con
l
'
impensato
di
un
'
anima
,
nella
quale
la
inconscienza
assumeva
degli
aspetti
terribili
e
dolcissimi
.
Nel
momento
in
cui
ella
più
gravemente
lo
ingiuriò
,
egli
pensò
che
era
giunta
la
salvazione
per
lui
,
se
partiva
.
Ma
quando
ella
lo
vide
arrivato
alla
soglia
,
quando
intese
che
lo
perdeva
,
così
,
miseramente
,
irrimediabilmente
,
lo
chiamò
con
una
voce
così
spezzata
dal
pianto
,
che
egli
si
volse
,
venne
a
lei
.
Clara
piangeva
,
Piangeva
!
Mai
l
'
aveva
vista
piangere
,
Credeva
che
non
potesse
piangere
,
tanto
il
gran
riso
clamoroso
,
e
il
riso
breve
,
e
il
sorriso
,
e
il
sogghigno
le
eran
particolari
.
Clara
piangeva
,
soffocando
dai
singhiozzi
,
con
un
lamento
che
le
usciva
dalle
labbra
,
continuo
.
Il
cuore
di
quell
'
uomo
buono
s
'
infranse
,
ed
egli
intese
sul
suo
petto
quel
povero
corpo
femminile
scosso
dai
singulti
,
ed
essa
intese
da
quella
voce
tremante
e
fievole
la
parola
d
'
amore
,
strappata
dall
'
essenza
di
quell
'
anima
,
dolorosamente
.
Tali
furono
,
sempre
,
le
amarissime
vittorie
di
Clara
;
e
procedendo
oltre
,
il
combattimento
fu
diversamente
aspro
,
con
forze
maggiori
o
minori
dall
'
una
parte
e
dall
'
altra
,
ma
concedenti
sempre
il
più
triste
dei
trionfi
al
soldato
più
energico
e
più
ardente
,
più
abituato
alla
guerra
dell
'
amore
,
più
multiplo
nelle
sue
risorse
di
attacco
e
di
difesa
.
Giacchè
appena
Giovanni
Serra
si
allontanava
da
Clara
,
dalla
sua
casa
,
dal
cerchio
magico
in
cui
ella
lo
rinserrava
,
rinasceva
in
lui
il
desiderio
della
fuga
ultima
,
della
liberazione
.
Quando
ella
non
era
presente
ed
egli
non
ne
vedeva
le
grazie
delicate
,
e
la
novissima
incantatrice
dolcezza
,
e
tutta
la
seduzione
muliebre
potente
,
Clara
gli
appariva
come
l
'
aveva
sempre
considerata
,
da
dieci
anni
:
una
donna
attraente
,
perfida
e
fallace
,
a
cui
egli
aveva
gittato
inutilmente
il
suo
cuore
e
per
la
quale
aveva
perduto
ogni
fede
in
sè
stesso
e
nella
vita
.
La
figura
di
una
creatura
quasi
mostruosa
,
senza
pietà
femminile
,
senza
alito
di
sentimento
nell
'
anima
,
senza
coscienza
pel
bene
,
come
pel
male
,
formatasi
in
dieci
anni
nel
suo
spirito
,
lo
signoreggiava
,
di
nuovo
,
con
novello
impulso
di
ribrezzo
,
di
orrore
.
Mutata
,
forse
?
Forse
.
Ella
era
capace
di
tutto
,
anche
di
vestire
l
'
aspetto
della
maggior
tenerezza
della
maggiore
nobiltà
spirituale
,
e
di
essere
,
forse
,
tenera
e
nobile
veramente
,
per
un
certo
tempo
per
ordine
della
propria
volontà
,
sino
a
che
la
natura
sopita
si
risvegliasse
,
e
l
'
onda
della
perfidia
e
della
menzogna
trasportasse
via
il
bel
sogno
di
bontà
e
di
dolcezza
.
Mutata
?
E
che
,
perciò
?
Anch
'
egli
s
'
era
mutato
purtroppo
,
e
dove
la
lava
incandescente
della
passione
aveva
gorgogliato
,
schiumando
,
del
fuoco
,
si
stendeva
il
lapillo
grigio
e
freddo
delle
devastazioni
vulcaniche
:
dove
aveva
vissuto
la
fede
nell
'
anima
umana
e
nella
sua
purezza
,
vi
era
il
gelo
di
un
dubbio
tranquillo
e
non
più
torturante
:
dove
avevano
balzato
di
gioia
e
di
voluttà
gli
entusiasmi
giovanili
,
vi
era
l
'
inazione
e
l
'
aridità
.
La
lealtà
,
il
rispetto
,
la
bontà
virile
rimanevano
intatte
in
quell
'
uomo
che
aveva
avuto
in
dono
,
nella
giovinezza
,
le
qualità
più
nobili
dello
spirito
:
ma
ciò
che
restava
,
non
bastava
all
'
amore
.
Una
parte
di
quel
cuore
,
era
veramente
finita
.
E
tutta
la
sensibilità
che
ancor
viveva
in
lui
,
fremeva
di
sgomento
all
'
idea
di
essere
stato
ripreso
da
quel
fascino
;
non
si
sentiva
più
la
forza
morale
per
quelle
lotte
e
il
risultato
non
gli
sembrava
più
la
sua
grande
ambizione
.
Così
,
di
lontano
,
egli
formava
sempre
il
disegno
di
non
vedere
mai
più
Clara
.
Ella
gli
scriveva
delle
lettere
lunghe
e
bizzarre
,
con
un
'
incoerenza
sentimentale
che
sarebbe
stata
molto
interessante
e
molto
seducente
per
un
uomo
più
giovane
e
più
vivace
,
meno
provato
dai
dolori
della
vita
,
ma
che
gli
produceva
un
senso
di
ripulsa
,
di
maggior
distacco
:
non
rispondeva
alle
lettere
.
Ella
gli
mandava
degli
appuntamenti
;
Giovanni
vi
mancava
,
due
o
tre
volte
.
Perchè
,
alla
quarta
volta
,
egli
non
resisteva
più
e
vi
andava
,
riluttante
,
pieno
di
tutte
le
incertezze
?
Egli
non
se
lo
spiegava
:
e
nella
sua
timida
immaginazione
,
il
fascino
di
Clara
assumeva
un
aspetto
onnipossente
;
Giovanni
aveva
bisogno
di
credere
a
un
potere
ascoso
,
rarissimo
,
unico
,
per
spiegare
la
mollezza
della
sua
volontà
.
Perchè
,
tante
volte
,
quando
egli
andava
da
lei
,
ben
deciso
,
ben
risoluto
,
a
dichiararle
che
quell
'
amore
così
povero
di
gioie
,
così
dubbio
,
così
squilibrato
non
aveva
ragione
di
essere
e
di
durare
,
perchè
Giovanni
,
innanzi
al
bel
volto
tranquillo
e
sorridente
di
Clara
,
a
quelle
mani
che
gli
si
tendevano
affettuosamente
,
al
suono
di
quella
voce
che
ella
rendeva
così
insinuante
,
per
lui
,
perchè
egli
non
diceva
più
niente
,
lasciandosi
andare
alla
corrente
di
quel
sentimento
,
illuso
per
un
poco
,
credendo
di
essere
amato
,
credendo
di
amare
?
Perchè
,
nelle
loro
grandi
scene
,
scoppiate
improvvisamente
,
egli
aveva
provato
a
proclamare
la
sua
libertà
,
la
sua
indifferenza
,
sempre
più
duramente
,
meravigliandosi
anzi
talvolta
della
propria
durezza
,
ed
era
riescito
soltanto
ad
esasperare
Clara
;
ma
non
aveva
svincolato
il
proprio
cuore
?
Perchè
,
mentre
egli
era
dei
due
quello
che
meno
pensava
d
'
amare
,
che
meno
diceva
d
'
amare
,
che
non
scriveva
,
che
rinunziava
ai
convegni
,
perchè
,
poi
,
era
lui
quello
che
più
cedeva
,
che
più
si
dava
,
che
più
rientrava
in
servitù
,
con
ritorni
di
affetto
che
costituivano
le
pochissime
soavità
di
quell
'
amore
?
Perchè
,
una
volta
,
quando
stettero
quindici
giorni
senza
vedersi
ed
ella
continuava
a
scrivergli
,
egli
non
ebbe
la
forza
di
non
aprire
,
come
aveva
dichiarato
,
le
sue
lettere
?
E
una
sera
,
ella
passava
,
sola
,
triste
,
pallida
,
per
una
via
,
rientrando
nella
sua
casa
deserta
con
aspetto
di
tale
abbattimento
ed
infelicità
,
che
Giovanni
,
vedendola
innanzi
a
sè
,
non
visto
da
lei
,
provò
uno
schianto
indicibile
.
Ritornò
a
lei
,
subito
,
senza
che
lo
avesse
chiamato
:
e
Clara
stessa
si
stupì
di
questo
ritorno
inatteso
,
mentre
il
suo
cuore
si
era
immerso
già
nell
'
amarezza
dell
'
abbandono
.
E
ingenuamente
,
puerilmente
,
Giovanni
non
sapendo
come
spiegarsi
la
sua
debolezza
e
la
sua
disfatta
,
pensava
a
qualche
cosa
d
'
insolitamente
affascinante
,
e
diceva
,
come
un
bimbo
:
-
È
una
strega
.
Ma
per
colei
che
misteriosamente
lo
riconduceva
a
sè
,
ogni
volta
,
questi
trionfi
erano
un
tossico
.
Fermentavano
dentro
il
suo
spirito
indomito
le
ribellioni
più
profonde
contro
questo
stato
di
lotta
che
avviliva
l
'
idea
ch
'
ella
si
era
fatta
di
quell
'
amore
e
che
la
mortificava
in
tutte
le
sue
vanità
muliebri
.
Ella
,
infine
,
lo
amava
,
è
vero
,
come
poteva
e
come
sapeva
,
con
un
senso
immensamente
egoistico
che
aveva
sempre
dominato
in
quell
'
anima
:
lo
amava
,
perchè
le
faceva
piacere
di
amare
,
perchè
il
suo
stato
migliore
era
l
'
amore
,
perchè
ella
non
sentiva
la
vita
che
quando
era
innamorata
:
l
'
amava
perchè
così
aveva
voluto
ed
ora
la
sua
volontà
era
più
forte
di
lei
.
Ciò
che
la
sconvolgeva
,
era
di
non
sentirsi
amata
abbastanza
,
mentre
ella
sapeva
di
dare
a
Giovanni
il
meglio
che
restava
di
lei
:
ciò
che
la
esasperava
,
era
questa
battaglia
quotidiana
che
ella
sosteneva
,
per
conservare
,
se
non
l
'
amore
,
la
larva
di
amore
che
le
portava
quest
'
uomo
:
ciò
che
la
faceva
delirare
di
collera
,
segretamente
,
era
di
avere
ancora
sbagliato
,
anche
in
quest
'
ultima
volta
e
di
non
potere
in
nessun
modo
metter
rimedio
al
suo
errore
.
Per
il
passato
,
coloro
che
l
'
avevano
amata
,
erano
stati
tipi
soliti
,
comuni
,
non
più
buoni
e
non
più
cattivi
di
qualunque
altro
uomo
,
in
modo
che
il
mondo
psicologico
di
Clara
non
aveva
avuto
sviluppo
che
nelle
ombre
della
sua
anima
,
assai
più
grande
e
assai
più
complessa
di
quelle
che
ella
aveva
avuto
ai
suoi
piedi
.
Ella
aveva
sofferto
per
loro
,
non
già
per
le
complicazioni
sentimentali
,
ma
perchè
questi
due
o
tre
erano
esseri
limitati
,
non
meschini
,
ma
limitati
,
a
cui
ella
aveva
creato
una
luminosa
e
inesistente
aureola
.
Aveva
sofferto
di
non
essere
amata
abbastanza
,
disprezzando
coloro
cui
mancava
la
potenza
spirituale
,
rimpiangendo
sempre
Giovanni
,
Giovanni
,
ch
'
ella
aveva
disdegnato
e
di
cui
si
rammentava
la
violenza
giovanile
di
passione
:
e
lentamente
,
nella
sua
coscienza
,
si
era
formato
il
criterio
che
solo
Giovanni
l
'
avesse
amata
e
che
solo
lui
,
così
profondo
,
così
intimo
,
così
squisito
,
avrebbe
potuto
amarla
come
ella
desiderava
.
Gli
altri
,
erano
,
infine
,
poveri
diavoli
,
ai
quali
ella
aveva
dato
il
manto
di
porpora
della
sua
immaginazione
e
uno
scettro
d
'
oro
,
sotto
cui
ella
medesima
si
era
curvata
;
ma
l
'
anima
bella
per
sè
,
grande
per
sè
,
unica
nella
tenerezza
come
unica
nella
passione
,
era
quella
di
Giovanni
.
Ella
aveva
creduto
a
una
fatalità
del
destino
quando
,
finendo
la
sua
giovinezza
,
prima
del
tramonto
,
s
'
erano
incontrati
nuovamente
ed
egli
le
aveva
parlato
dell
'
amore
passato
.
E
in
lei
si
erano
dileguate
le
profonde
stanchezze
,
mentre
più
vivo
,
più
forte
rinasceva
il
desiderio
di
amare
eccezionalmente
,
di
essere
eccezionalmente
amata
.
Ella
si
rammentava
un
Giovanni
Serra
tutto
pieno
di
un
ingenuo
e
vibrante
ardor
giovanile
,
che
faceva
dell
'
amore
non
un
breve
episodio
,
come
tutti
gli
altri
,
ma
il
grande
affare
dei
suoi
giorni
e
delle
sue
notti
,
che
dava
all
'
amore
un
tesoro
di
intima
mestizia
e
di
gioie
delicate
,
che
portava
l
'
immagine
dell
'
amata
come
la
sola
visione
degna
della
sua
fantasia
,
e
che
ne
pronunziava
il
nome
con
una
emozione
vivissima
e
candidamente
mal
repressa
.
Aveva
creduto
,
quando
egli
le
narrava
i
suoi
dolori
passati
con
sì
grande
senso
di
amarezza
,
che
egli
fosse
sempre
il
medesimo
:
e
che
era
giusto
e
umano
l
'
amarlo
;
e
che
era
una
voluttà
dolorosa
l
'
amarlo
senza
conforto
;
e
che
,
infine
,
infine
,
egli
l
'
amasse
ancora
,
malgrado
i
tentativi
di
fuga
,
malgrado
i
dinieghi
,
malgrado
i
terrori
che
gli
si
dipingevano
sul
volto
,
malgrado
che
egli
restasse
freddo
e
confuso
,
nelle
ore
più
calde
,
in
cui
ella
più
si
abbandonava
a
questa
estrema
passione
.
E
dall
'
antico
concetto
e
dal
novissimo
errore
suo
,
ella
traeva
un
veleno
interno
di
delusione
,
un
seguito
di
sconfitte
inavvertite
da
lui
,
ma
di
cui
ella
provava
il
colpo
nel
fondo
dell
'
anima
,
un
ricadere
continuamente
sulle
proprie
speranze
e
un
soffrire
per
tutte
le
parti
,
dall
'
amore
all
'
amor
proprio
,
dalla
delicatezza
all
'
orgoglio
,
dalla
sensibilità
femminile
bonaria
alla
sensibilità
femminile
maligna
.
Come
si
torturava
ella
,
per
un
ritardo
di
un
'
ora
,
per
una
parola
detta
con
troppa
disinvoltura
,
per
un
voi
apparso
improvvisamente
nel
più
intimo
discorso
:
e
il
suo
umore
si
cangiava
,
per
la
sottile
ferita
ricevuta
,
ed
egli
,
che
non
sapeva
di
aver
ferito
,
si
stupiva
del
cangiamento
,
e
arretrandosi
,
pallido
,
come
se
avesse
visto
un
fantasma
,
le
diceva
la
tetra
e
monotona
frase
:
-
Voi
siete
sempre
la
stessa
.
Sì
,
Clara
era
sempre
la
stessa
,
con
un
carattere
mobile
e
pure
ostinato
,
con
una
energia
breve
e
caduca
,
con
un
disprezzo
intimo
e
cordiale
di
sè
,
con
un
egoismo
a
cui
dava
le
forme
nobili
dell
'
amore
,
con
un
desiderio
di
vivere
e
di
godere
che
non
si
saziava
mai
;
e
su
tutto
questo
fondo
stravagante
,
e
spesso
perfido
,
e
spesso
capace
dei
più
alti
sagrificii
,
il
ricordo
di
una
vita
vissuta
mediocremente
,
il
ricordo
di
sciocchi
errori
e
di
delusioni
meschine
.
Era
sempre
la
stessa
,
lei
,
ma
da
tutti
i
pianti
versati
nella
solitudine
della
sua
casa
,
da
tutte
le
angoscie
soffocate
sotto
la
sua
maschera
di
donna
mondana
,
da
quell
'
abbandono
in
cui
aveva
passato
un
anno
,
le
era
venuta
innanzi
alla
mente
la
grande
verità
,
che
tutti
i
calcoli
dell
'
egoismo
sono
sempre
sbagliati
,
e
che
bisogna
vivere
per
gli
altri
,
per
poter
essere
felici
.
Non
era
fatta
per
questo
,
la
sua
natura
capricciosa
ed
esaltata
:
ma
la
sua
volontà
le
imponeva
di
assuefarsi
alla
più
semplice
verità
umana
,
che
è
la
felicità
altrui
:
ed
ella
giungeva
con
uno
sforzo
supremo
là
dove
altre
creature
arrivano
naturalmente
e
la
sua
bontà
calma
,
la
sua
dolcezza
ragionata
,
la
sua
serenità
esteriore
avevano
,
forse
,
maggior
merito
,
poichè
ella
affogava
in
esse
tutto
il
clamore
di
un
'
anima
ribelle
.
Soffriva
profondamente
,
perchè
non
era
amata
abbastanza
,
perchè
non
era
neppure
certa
di
essere
amata
:
dentro
le
vene
ardeva
il
sangue
per
collere
improvvise
:
cento
volte
ella
sentiva
la
tentazione
di
scacciare
Giovanni
da
sè
,
di
non
vederlo
mai
più
.
Ma
il
pensiero
che
egli
,
veramente
,
la
credesse
ancora
una
perfida
femmina
,
capace
del
male
per
la
voluttà
del
male
,
ma
l
'
idea
di
desolare
ancora
Giovanni
,
con
una
catastrofe
spirituale
,
tale
che
per
sempre
ne
restasse
violata
la
sua
memoria
,
la
rigettavano
nell
'
amore
e
nel
sacrificio
.
E
più
il
suo
spirito
spasimava
per
la
battaglia
che
sosteneva
,
più
ella
prodigava
a
Giovanni
Serra
i
tesori
della
più
squisita
affezione
.
Egli
,
talvolta
,
ne
restava
avvilito
.
Ora
,
non
le
diceva
più
di
non
crederle
;
nè
,
d
'
altra
parte
,
la
fiducia
nasceva
in
lui
,
bensì
uno
stupore
malinconico
.
Quando
ella
gli
dava
qualche
novella
pruova
,
non
chiesta
,
di
amore
,
egli
restava
confuso
e
rammaricato
:
-
Io
non
merito
questo
,
Clara
.
Tu
esageri
sempre
:
e
che
sarà
il
nostro
avvenire
,
così
?
-
Io
ti
amerò
sempre
egualmente
-
diceva
ella
,
esaltata
.
-
Quante
volte
l
'
hai
detta
la
parola
sempre
?
-
Ah
tu
sei
crudele
!
-
esclamava
lei
,
abbassando
il
capo
per
nascondere
il
suo
pallore
.
Sì
,
quell
'
onest
'
uomo
,
quell
'
uomo
onesto
e
buono
era
spesso
crudele
,
con
lei
.
Non
s
'
accorgeva
di
colpirla
,
così
duramente
:
o
non
la
credeva
sensibile
:
o
credeva
che
fosse
necessario
di
colpirla
,
per
guarirla
da
questo
morbo
spirituale
che
la
teneva
.
Certi
giorni
,
dopo
un
'
assenza
di
una
settimana
,
le
appariva
innanzi
quietissimo
,
avendo
l
'
aria
di
non
vedere
che
ella
era
disfatta
dall
'
attesa
,
non
dando
nessuna
scusa
alla
sua
mancanza
.
Un
dialogo
freddo
si
stabiliva
fra
loro
due
:
le
labbra
di
lei
fremevano
leggiermente
,
perchè
reprimevano
lo
sdegno
:
egli
non
capiva
ciò
e
dopo
un
'
ora
trascorsa
,
così
,
in
uno
strazio
fine
e
pur
terribile
,
egli
si
levava
per
andarsene
:
-
Vieni
domani
?
-
ella
diceva
,
a
occhi
bassi
,
pallida
come
uno
spettro
,
-
Non
so
.
-
Dopodomani
,
allora
?
-
Non
ti
saprei
dire
:
ho
delle
faccende
noiose
da
sbrigare
.
-
Ah
!
-
diceva
lei
,
senz
'
altro
,
sentendosi
morire
.
-
Ti
scriverò
,
quando
posso
venire
.
-
Va
bene
.
E
lentamente
lo
seguiva
,
mentre
si
avviava
alla
porta
:
gli
porgeva
una
mano
gelida
ed
immota
.
Talvolta
,
egli
le
chiedeva
:
-
Che
hai
?
-
Nulla
-
ella
rispondeva
con
voce
così
mutata
che
egli
avrebbe
dovuto
capire
.
Ma
,
temendo
una
scena
,
egli
se
ne
andava
,
senz
'
altro
.
Come
ella
correva
nella
sua
stanza
,
gittandosi
sul
letto
,
mordendo
i
cuscini
,
ingiuriando
la
freddezza
di
Giovanni
,
imprecando
alla
propria
viltà
,
esalando
tutta
l
'
ira
della
sua
delusione
,
soffocando
le
grida
del
suo
cuore
che
insorgeva
contro
un
dolore
così
atroce
!
La
crisi
durava
una
notte
intiera
:
ella
si
addormentava
all
'
alba
,
con
gli
occhi
rossi
di
lacrime
,
con
il
petto
ancora
esalante
sospiri
.
Egli
non
sapeva
nulla
di
ciò
.
Ella
temeva
che
Giovanni
la
fuggisse
per
sempre
,
se
diventava
troppo
insistente
e
troppo
noiosa
.
L
'
altiera
donna
era
giunta
a
credersi
una
seccatrice
.
Pure
,
qualche
sera
,
quando
più
l
'
onesto
e
buon
'
uomo
era
stato
crudele
,
ella
sentiva
cadere
le
forze
della
sua
rassegnazione
.
Allora
gli
appariva
infelice
,
così
accasciata
,
così
perduta
in
un
abisso
di
delusioni
,
che
l
'
oscuro
mistero
della
sua
tenerezza
per
Clara
,
si
svelava
.
Una
volta
,
egli
era
andato
via
.
Appena
fuori
,
sulle
scale
,
egli
intese
,
dietro
la
porta
ancora
chiusa
,
un
tale
scoppio
di
singhiozzi
che
tornò
indietro
,
bussò
e
la
trovò
smarrita
,
incapace
di
affogare
i
suoi
lamenti
,
incapace
di
dominarsi
più
.
Qual
notte
!
Egli
le
parlava
ed
ella
,
perduta
in
un
oceano
di
amarezza
,
non
gli
rispondeva
,
mentre
,
come
se
fosse
sola
,
si
raccomandava
alla
Madonna
ed
ai
santi
,
perchè
la
liberassero
da
quelle
torture
.
Egli
le
prendeva
le
mani
,
ma
ella
le
ritraeva
,
come
inorridita
,
convulsa
,
per
rivolgerle
al
cielo
,
per
chiedere
la
pace
,
la
pace
,
niente
altro
:
egli
cercava
di
abbracciarla
,
ma
quel
corpo
fremente
gli
sfuggiva
;
essa
passava
da
un
divano
all
'
altro
,
camminava
al
buio
,
per
le
altre
stanze
,
parlando
sola
,
gemendo
,
tutto
il
suo
male
,
gemendo
di
dover
amare
così
,
gemendo
di
essere
così
poco
amata
.
Notte
fatale
,
invero
:
giacchè
fu
allora
soltanto
ch
'
egli
capì
tutta
la
gravità
del
loro
caso
:
giacchè
fu
in
quella
scena
di
lacrime
,
di
convulsioni
,
in
cui
ella
pareva
avesse
dimenticata
persino
la
sua
presenza
,
che
egli
le
parlò
,
per
una
volta
,
come
dieci
anni
prima
,
come
un
innamorato
,
come
un
amante
.
Egli
s
'
inginocchiò
innanzi
a
lei
e
le
chiese
perdono
della
sua
condotta
,
e
la
pregò
che
avesse
pietà
di
lui
;
la
scongiurò
di
credergli
,
quando
le
diceva
che
nessun
essere
le
era
devoto
come
il
suo
,
e
di
compatirlo
se
egli
non
sapeva
amarla
,
se
egli
non
sapeva
ritrovare
in
un
'
anima
stanca
,
malata
,
vecchia
,
gli
accenti
e
gli
entusiasmi
dell
'
amore
;
che
per
quanto
egli
poteva
amare
,
l
'
amava
;
che
era
poco
,
sì
,
era
poco
,
per
una
donna
appassionata
come
lei
;
che
ella
meritava
un
miglior
innamorato
,
un
miglior
amante
;
ma
che
lui
non
poteva
amar
meglio
,
ma
che
egli
le
aveva
dato
tutto
,
dieci
anni
prima
,
e
che
quella
devastazione
era
opera
sua
.
Mentre
ella
,
sfinita
,
esausta
,
si
passava
ancora
sugli
occhi
aridi
il
fazzoletto
bagnato
di
lacrime
,
Giovanni
,
ai
suoi
piedi
,
le
narrava
ancora
la
sua
miseria
sentimentale
presente
,
la
sua
morbosa
sensibilità
che
aveva
paura
dell
'
amore
,
la
sua
impotenza
spirituale
,
tutta
la
rovina
irreparabile
che
gli
impediva
di
esser
per
lei
il
perfetto
innamorato
,
il
perfetto
amante
.
Alle
sue
ginocchia
,
in
una
evocazione
straziante
,
di
quello
che
era
stato
il
suo
passato
d
'
amore
e
nello
strazio
della
presente
realtà
,
egli
versò
poche
,
cocenti
lacrime
,
le
più
dolorose
che
avesse
versate
mai
.
Smorta
,
con
gli
occhi
spalancati
su
lui
,
reggendosi
la
testa
con
le
mani
,
ella
che
aveva
gridato
tutta
la
sua
desolazione
,
udiva
ora
le
parole
di
una
ben
diversa
miseria
,
di
un
disfacimento
umano
assai
più
tragico
del
suo
;
e
mentre
l
'
alba
faceva
il
cielo
di
un
freddissimo
biancoverdino
,
i
due
amanti
si
guardarono
,
presi
da
una
pietà
immensa
,
per
sè
stessi
,
e
sentendo
che
nessuno
dei
due
poteva
consolare
,
giammai
,
giammai
l
'
altro
.
Ella
,
folle
oramai
di
sacrificio
,
fu
dimentica
di
sè
,
e
si
rassegnò
a
una
forma
qualsiasi
dell
'
amore
,
purchè
Giovanni
non
l
'
abbandonasse
.
Rinunziava
alla
passione
,
chiudendo
gli
occhi
:
ella
che
adorava
solo
la
passione
!
L
'
amasse
Giovanni
,
come
voleva
,
come
poteva
,
quando
voleva
:
purchè
quel
residuo
di
tenerezza
fosse
suo
!
Oramai
ella
diventava
simile
ai
malati
che
,
giorno
per
giorno
,
vanno
rinunziando
alle
dolcezze
che
godono
i
sani
e
fanno
un
ragionamento
malinconico
a
ogni
rinunzia
.
Diceva
,
ella
:
-
Tu
,
che
non
mi
scrivi
mai
....
E
se
egli
annuiva
,
ella
frenava
il
suo
spasimo
.
Giovanni
,
un
tempo
,
le
aveva
troppo
scritto
:
adesso
non
ne
aveva
più
la
forza
.
Altre
volte
diceva
:
-
Tu
non
vieni
;
è
vero
,
domani
sera
?
Ed
era
perchè
soffriva
troppo
,
a
udirlo
dire
da
lui
che
non
sarebbe
venuto
.
Parlando
dell
'
amore
,
ella
soggiungeva
,
con
un
debole
sorriso
:
-
Tu
che
mi
vuoi
bene
così
poco
....
E
lo
sogguardava
,
ansiosamente
,
per
osservare
anche
l
'
espressione
più
fugace
.
Egli
sorrideva
,
acconsentendo
al
fatto
di
amarla
poco
:
Clara
indietreggiava
,
disperata
internamente
della
pruova
.
Qualche
volta
,
bonariamente
,
ella
gli
tendeva
un
tranello
:
-
Perchè
mi
ami
così
poco
?
Io
ti
voglio
troppo
bene
.
-
Perchè
non
posso
di
più
.
-
Non
puoi
,
non
puoi
?
Tenta
.
-
Oh
no
!
-
esclamava
,
con
un
tono
di
stanchezza
,
di
sfiducia
,
di
paura
.
-
Io
ti
amo
troppo
-
ella
diceva
,
affogando
di
dolore
,
ma
non
mostrandolo
.
-
È
ciò
che
mi
trafigge
.
Io
sono
un
indegno
,
Clara
.
-
E
se
non
ti
amassi
più
?
Giovanni
impallidiva
e
taceva
.
Quel
pallore
,
la
rincorava
.
-
Se
non
ti
amassi
più
,
di
'
?
-
Mi
rassegnerei
malinconicamente
.
Sono
stato
un
grande
sventurato
,
sempre
.
-
Ti
rassegneresti
?
-
e
fremeva
,
ella
.
-
Mi
rassegnerei
.
-
Mi
riesce
impossibile
di
non
amarti
,
Giovanni
!
-
ella
esclamava
.
-
Se
tu
volessi
,
ti
sarebbe
facile
.
Credimi
,
non
ti
ho
meritata
prima
:
non
ti
merito
adesso
.
Era
destino
!
-
Parliamo
d
'
altro
-
diceva
lei
,
brevemente
,
vinta
.
Ma
si
rinnovava
ogni
giorno
,
ogni
sera
,
il
duello
,
sopra
una
ben
semplice
frase
così
cara
a
tutti
gli
amanti
.
Quando
ella
era
di
umore
più
lieto
,
gli
diceva
:
-
Già
,
non
ti
domando
se
mi
vuoi
bene
.
Sarebbe
inutile
.
-
Sarebbe
inutile
-
mormorava
lui
,
sorridendo
,
cercando
di
scherzare
.
-
Non
mi
ami
affatto
?
-
e
la
voce
lievemente
le
tremava
.
-
Affatto
.
Clara
taceva
,
incapace
di
scherzare
più
.
-
Che
hai
?
-
chiedeva
Giovanni
.
-
Nulla
.
-
Nulla
?
Ti
ho
rattristata
?
-
Un
poco
.
-
Sono
un
infelice
-
diceva
Giovanni
,
così
schiettamente
addolorato
,
che
Clara
non
osava
proseguire
la
discussione
.
Ma
,
talvolta
,
la
domanda
era
diretta
:
-
Mi
vuoi
bene
?
E
se
lui
era
tranquillo
,
senza
fremiti
nella
sua
sensibilità
,
le
rispondeva
:
-
Tu
lo
sai
.
-
Non
so
nulla
.
Ripeti
un
poco
,
-
Quante
volte
lo
vuoi
sentire
,
Clara
!
-
Gli
è
che
non
lo
dici
mai
,
mai
,
mai
!
-
A
che
serve
?
-
Mi
serve
:
mi
serve
immensamente
.
Te
ne
prego
,
Giovanni
,
Giovanni
mio
,
mio
amore
,
dimmi
se
mi
vuoi
bene
!
-
Ti
voglio
bene
-
diceva
lui
,
a
occhi
bassi
,
quasi
per
forza
.
-
Quanto
?
-
Quanto
posso
.
-
E
poco
,
è
vero
,
è
poco
?
-
Perchè
mi
ricordi
che
sono
un
poverello
,
in
fatto
di
amore
?
Perchè
mi
rinfacci
la
mia
miseria
?
Perchè
mi
rimproveri
se
non
ho
più
lena
,
se
non
ho
più
una
scintilla
di
entusiasmo
?
Clara
,
Clara
,
tu
mi
uccidi
,
così
!
-
Perdonami
-
diceva
lei
,
scivolandogli
inginocchiata
innanzi
,
con
un
moto
che
le
era
familiare
.
-
Io
non
debbo
vederti
più
-
diceva
lui
,
come
se
parlasse
a
sè
stesso
.
Oppure
,
la
frase
cara
agli
amanti
riappariva
in
altri
modi
tormentosi
.
Talvolta
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
vagamente
,
distrattamente
,
come
per
un
moto
delle
labbra
,
ella
chiedeva
:
-
Mi
vuoi
bene
?
Giovanni
non
rispondeva
.
Immediatamente
,
ella
diventava
trepida
e
ansante
:
-
Giovanni
,
mi
vuoi
bene
?
Allora
egli
usciva
dalle
sue
riflessioni
e
vagamente
,
distrattamente
,
diceva
:
-
No
.
-
Giovanni
?
-
Clara
!
-
Hai
detto
che
non
mi
ami
?
-
L
'
ho
detto
.
-
Ed
è
vero
?
-
È
vero
.
Silenziosamente
,
ella
curvava
il
capo
,
e
le
lacrime
le
discendevano
sulle
guancie
.
Giovanni
la
guardava
,
desolato
:
poi
,
le
andava
vicino
,
le
carezzava
una
mano
,
le
baciava
le
guancie
bagnate
di
lacrime
.
-
Ho
scherzato
-
diceva
.
-
Tu
non
ischerzi
mai
.
-
Ho
scherzato
.
Tutto
finiva
,
così
:
ma
le
lacrime
erano
state
versate
.
E
infine
,
sulla
frase
cara
agli
amanti
,
avveniva
ancora
questo
:
-
Tu
non
mi
chiedi
mai
,
Giovanni
,
se
ti
voglio
bene
!
-
Perchè
chiedertelo
?
-
Non
ti
piace
saperlo
?
-
No
,
non
mi
piace
.
-
Ti
tormenta
,
il
mio
amore
?
-
Sì
,
mi
tormenta
tanto
.
-
Ma
perchè
,
ma
perchè
?
-
Perchè
mi
hai
amato
troppo
tardi
-
esclamava
lui
,
per
la
centesima
volta
;
-
perchè
io
non
sono
più
il
giovanotto
appassionato
di
dieci
anni
fa
,
ma
un
uomo
arido
e
stanco
,
senza
speranze
e
senza
desiderii
!
È
tardi
,
è
tardi
,
Clara
.
-
Mai
tardi
,
per
l
'
amore
.
-
Siamo
vecchi
,
Clara
:
il
nostro
sole
tramonta
.
-
Dio
mi
salvi
dalla
notte
-
ella
mormorava
,
avvilita
,
senza
più
energia
.
Vi
fu
un
giorno
,
però
,
in
cui
tutte
le
ombre
malinconiche
,
e
le
incertezze
,
e
i
timori
parvero
dileguati
.
Era
nella
calda
estate
ed
ella
era
andata
ad
Albano
,
sui
colli
,
per
fuggire
l
'
aria
soffocante
di
Roma
.
Colà
,
lo
aspettava
pazientemente
,
per
giornate
intiere
,
ma
egli
,
pur
promettendo
di
venire
a
trovarla
,
pur
scrivendole
,
non
veniva
mai
.
Per
tre
o
quattro
volte
ella
era
andata
alla
stazione
,
inutilmente
.
Una
grandissima
tristezza
adesso
opprimeva
la
donna
superba
;
giacchè
le
pesava
sulle
spalle
tutto
l
'
irreparabile
del
suo
errore
sentimentale
.
Volontariamente
ella
si
era
ingolfata
in
questo
amore
;
con
ostinazione
di
passione
ella
ne
aveva
abbracciata
la
croce
;
la
sua
fantasia
l
'
aveva
spinta
ai
più
duri
sacrificii
;
e
adesso
erano
impegnati
il
suo
cuore
e
il
suo
onore
.
Stando
sola
,
nella
freschezza
dei
colli
albani
,
ella
approfondiva
l
'
immensità
del
suo
ultimo
fallo
e
quel
verde
riposato
tutt
'
intorno
,
e
quella
serenità
la
crucciavano
.
Infine
,
un
giorno
egli
giunse
,
quasi
inaspettato
.
Era
così
lieto
!
Le
disse
,
subito
che
non
era
venuto
,
ma
che
aveva
sofferto
molto
,
a
non
venire
:
che
l
'
aveva
molto
amata
,
nella
sua
assenza
:
e
le
domandò
,
se
ella
lo
amasse
ancora
.
Così
lieto
!
Ella
diventò
lietissima
.
Andarono
,
insieme
,
sotto
l
'
ombrellino
di
Clara
,
a
una
lunga
passeggiata
,
a
braccetto
,
a
traverso
i
sentieri
di
campagna
,
fra
i
prati
fioriti
.
Clara
aveva
un
vestito
di
seta
leggiera
,
di
un
bianco
avorio
:
e
un
gran
cappello
di
merletto
avorio
come
una
cuffia
.
Pareva
molto
più
giovane
e
così
delicata
che
egli
la
chiamò
,
ridendo
:
Madame
la
marquise
.
Ella
era
raggiante
.
Si
sedettero
sull
'
erba
,
all
'
ombra
di
un
elce
secolare
,
famoso
in
quelle
campagne
,
e
le
loro
anime
furono
così
assolutamente
e
perfettamente
armoniose
,
in
quella
solinga
e
serena
campagna
,
che
essi
si
guardavano
e
indovinavano
l
'
un
l
'
altro
i
pensieri
.
Si
dispersero
,
due
volte
,
per
la
via
,
ridendo
,
scherzando
,
baciandosi
,
dietro
l
'
ombrello
abbassato
di
Clara
:
e
Madame
la
marquise
arrossiva
finemente
di
gioia
,
sotto
l
'
ombra
bianca
del
suo
grande
cappello
.
Non
un
motto
del
passato
:
non
un
pensiero
del
domani
:
non
un
velo
di
amarezza
,
mai
.
Egli
aveva
l
'
aria
di
un
fanciullo
;
strappò
dei
fiori
di
campo
,
odorosissimi
,
ne
fece
un
gran
fascio
,
lo
portarono
all
'
albergo
in
trionfo
.
Là
pranzarono
soli
,
soli
,
in
un
angolo
della
stanza
da
pranzo
,
guardandosi
negli
occhi
,
sorridendosi
,
toccandosi
le
mani
nel
porgersi
un
bicchiere
,
un
piatto
,
ebbri
di
una
gioia
di
vivere
che
li
faceva
impallidire
di
piacere
.
Andarono
sulla
terrazza
dell
'
albergo
,
soli
sempre
,
tenendosi
per
mano
,
tacendo
,
dicendosi
nello
sguardo
innamorato
quelle
cose
profonde
e
intime
,
che
l
'
amore
pensa
e
non
dice
.
Ogni
tanto
,
ella
chiedeva
:
-
Mi
vuoi
bene
?
-
Sì
-
rispondeva
lui
,
semplicemente
,
senza
reticenze
.
-
Quanto
?
-
Molto
.
-
Io
ti
adoro
-
ella
concludeva
,
arrossendo
.
Alla
sera
,
ella
lo
ricondusse
alla
stazione
,
attaccata
al
suo
braccio
,
innamoratissima
di
lui
,
mentre
lui
non
sapeva
staccare
lo
sguardo
da
quei
cari
occhi
:
si
baciarono
nella
penombra
della
stazione
,
senza
pensare
a
chi
li
guardava
.
Il
treno
si
mosse
,
ella
restava
a
guardare
e
lui
si
sporgeva
dallo
sportello
,
salutando
.
Ella
gli
scrisse
,
nei
giorni
successivi
,
otto
o
dieci
lettere
,
folli
:
egli
non
rispose
.
Aveva
giurato
di
ritornare
:
non
ritornò
.
Ella
ripartì
per
Roma
,
prima
che
la
villeggiatura
finisse
.
V
.
Vestita
di
bianco
,
con
un
leggiero
scialletto
di
crespo
bianco
sulle
spalle
,
Clara
,
in
quelle
ultime
lunghe
sere
di
estate
,
aspettava
Giovanni
al
balcone
.
Prima
,
la
solinga
donna
leggeva
un
poco
,
si
aggirava
come
un
fantasma
per
la
casa
deserta
;
poi
,
verso
le
nove
,
approssimandosi
l
'
ora
dell
'
arrivo
,
ella
esciva
sul
balcone
,
interrogando
le
penombre
di
via
del
Babuino
.
Malgrado
che
l
'
afa
di
quella
fine
d
'
agosto
togliesse
la
gente
alle
case
soffocanti
e
la
spingesse
per
le
vie
,
in
cerca
di
un
fantastico
fresco
,
via
del
Babuino
era
spopolata
.
È
lontana
dal
centro
:
ed
è
via
di
forestieri
,
che
la
popolano
solo
nell
'
inverno
.
Pochissima
gente
l
'
attraversava
;
avanzandosi
la
sera
,
non
più
un
viandante
.
Clara
guardava
l
'
alto
della
strada
,
verso
piazza
di
Spagna
,
donde
giungeva
sempre
Giovanni
,
quando
giungeva
:
e
appena
una
persona
svoltava
l
'
angolo
,
essa
si
piegava
sui
ferri
,
cercando
distinguere
l
'
alta
figura
e
il
passo
un
po
'
lento
,
a
lei
così
noti
.
L
'
ora
serotina
si
svolgeva
,
calda
,
spesso
attraversata
da
un
molle
soffio
sciroccale
;
Giovanni
non
compariva
.
Affaticata
dallo
stare
in
piedi
,
ella
si
sedeva
sovra
uno
sgabello
di
legno
,
che
era
fuori
sul
balcone
;
appoggiava
la
testa
ai
ferri
,
in
atto
di
pazienza
e
di
riposo
;
talvolta
,
un
lieve
sonno
la
coglieva
;
alle
undici
e
mezzo
,
che
ella
sentiva
suonare
a
Santa
Maria
del
Popolo
,
si
levava
,
rientrava
,
poichè
Giovanni
non
sarebbe
venuto
più
.
Un
brivido
di
freddo
la
coglieva
,
in
casa
:
e
si
accostava
alla
sua
scrivania
,
per
scrivergli
un
biglietto
,
una
lettera
,
lagnandosi
che
egli
avesse
ancora
mancato
alla
promessa
.
Ma
,
sedutasi
,
si
rialzava
subito
:
a
che
lagnarsi
?
Su
sette
sere
della
settimana
,
egli
mancava
cinque
:
e
la
lasciava
,
così
,
in
una
interminabile
aspettativa
,
fuori
su
quel
balcone
,
in
una
solitudine
e
in
una
malinconia
grande
,
sapendo
benissimo
che
ella
lo
aspettava
ogni
sera
e
che
era
sola
,
solissima
.
Adesso
,
ella
non
si
lagnava
più
,
giacchè
le
scene
la
stancavano
e
la
impaurivano
,
perduta
di
energia
,
precipitata
e
giacente
nella
inazione
spirituale
di
chi
ha
troppo
amato
inutilmente
:
e
non
lamentandosi
lei
,
egli
non
si
scusava
neppure
e
aveva
l
'
aria
di
non
rammentarsi
che
ella
non
esciva
,
non
vedeva
nessuno
,
per
lui
soltanto
.
Oramai
,
Clara
non
aveva
più
quelle
crisi
di
violenza
,
in
cui
malediceva
l
'
aridità
del
cuore
di
Giovanni
e
la
viltà
del
proprio
cuore
che
non
sapeva
infrangere
un
legame
così
fittizio
e
così
torturante
:
ella
era
in
preda
a
quelle
sonnolenti
rassegnazioni
,
che
abbattono
tutte
le
persone
di
carattere
impetuoso
,
dopo
un
periodo
di
passione
.
Sul
viso
altiero
di
Clara
,
dove
sempre
aveva
brillato
il
sorriso
trionfale
della
donna
padrona
del
proprio
destino
,
ora
sedeva
l
'
espressione
stanca
e
paziente
della
vittima
.
Quando
Giovanni
le
riappariva
innanzi
,
ella
sorrideva
tenuemente
,
gli
si
sedeva
accanto
,
ma
non
troppo
vicino
,
non
gli
faceva
un
rimprovero
,
gli
parlava
a
voce
bassa
,
senza
ridere
mai
.
Egli
la
guardava
curiosamente
:
scrutava
tutte
le
impressioni
di
quel
volto
mobile
,
di
quegli
occhi
vivacissimi
,
e
scorgendovi
come
disteso
un
velo
d
'
inesorabile
e
quieta
tristezza
,
crollava
il
capo
,
senza
dire
nulla
.
Egli
stesso
era
profondamente
triste
.
Forse
,
s
'
imponeva
di
non
andare
da
Clara
,
più
spesso
.
Forse
,
per
una
singolare
contraddizione
del
suo
spirito
,
quell
'
aspetto
di
vittima
,
quel
silenzio
,
quella
mancanza
di
sorriso
,
lo
tormentavano
più
di
una
scena
furiosa
.
Nel
settembre
,
egli
partì
per
Napoli
,
senz
'
avvertirla
neanche
;
ella
gli
scrisse
,
tre
o
quattro
volte
,
delle
lettere
pacate
,
ma
senza
rampogna
;
delle
lettere
dove
tutto
il
fuoco
dell
'
anima
di
Clara
parea
fosse
stato
smorzato
dalle
lacrime
.
Ritornò
,
Giovanni
,
dopo
dieci
giorni
:
ed
ella
non
gli
fece
nessuna
interrogazione
,
fredda
e
tenera
,
fredda
e
triste
,
fredda
e
oppressa
da
una
fatica
morale
che
le
traluceva
,
torbidamente
,
dagli
occhi
.
-
Che
hai
?
Che
hai
?
-
le
chiese
lui
,
quel
giorno
,
con
ansietà
,
andando
volontariamente
incontro
a
una
spiegazione
.
-
Sono
stanca
-
ella
disse
,
chinando
gli
occhi
.
-
Di
me
?
Ella
esitò
,
un
minuto
.
Disse
:
-
No
.
-
Finirai
per
odiarmi
,
io
lo
aveva
preveduto
-
egli
soggiunse
,
desolatamente
.
-
E
perchè
,
Giovanni
?
Tu
non
hai
nessuna
colpa
.
-
E
tu
neanche
,
poveretta
!
-
replicò
lui
,
prendendole
le
mani
.
Ella
si
svincolò
,
dolcemente
e
freddamente
.
-
Oh
io
,
sì
!
-
e
un
vero
accento
di
convinzione
,
la
dichiarava
colpevole
di
quel
malinconico
ultimo
peccato
,
pieno
di
tante
delusioni
.
-
La
colpa
è
delle
cose
,
è
degli
anni
,
è
della
fatalità
-
egli
spiegò
.
-
La
fatalità
è
la
scusa
dei
deboli
e
degli
sciocchi
-
diss
'
ella
brevemente
.
-
Io
ho
voluto
che
questo
fosse
;
la
colpa
è
mia
.
-
Poveretta
,
poveretta
!
-
mormorò
lui
,
con
voce
di
pianto
.
-
Mi
sono
ingannata
,
anche
questa
volta
-
ella
replicò
,
con
una
freddezza
di
ghiaccio
.
L
'
accenno
agli
amori
passati
,
il
primo
che
ella
facesse
durante
un
anno
e
mezzo
di
relazione
con
lui
,
la
comunanza
del
suo
amore
con
gli
altri
,
nella
mente
di
Clara
,
gli
fece
una
impressione
pessima
.
-
Io
non
ti
ho
ingannata
-
esclamò
lui
offeso
,
contristatissimo
.
-
Chi
sa
!
-
ella
disse
.
-
Hai
creduto
di
dirmi
la
verità
:
ma
quando
è
che
l
'
hai
detta
?
-
Mai
,
mai
ti
ho
ingannata
!
-
Eppure
un
giorno
mi
dicevi
d
'
amarmi
e
un
giorno
lo
negavi
.
Quando
è
che
mentivi
?
-
Mai
,
mai
,
Clara
!
-
Vedi
bene
che
tu
stesso
ignori
la
verità
.
Tu
non
sai
niente
!
-
So
che
soffro
,
ecco
tutto
.
-
Anche
io
,
molto
,
Giovanni
,
molto
.
-
Non
più
di
me
!
-
Più
di
te
,
più
di
te
,
in
un
modo
diverso
,
con
una
intensità
maggiore
e
diversa
.
Niuno
ha
mai
espiato
un
peccato
più
immediatamente
e
più
rigorosamente
di
me
,
credilo
.
-
Povera
Clara
,
io
ti
ho
portato
sfortuna
!
-
e
la
più
grande
tenerezza
vibrava
in
lui
.
Ma
queste
gelide
consolazioni
non
arrivavano
a
riscaldare
il
cuore
della
donna
.
-
La
fortuna
o
la
sfortuna
è
in
noi
-
rispose
ella
,
recisamente
.
-
In
me
,
in
me
!
Sono
un
essere
malaugurato
e
sventurato
.
-
E
perchè
?
Non
hai
amato
?
-
Troppo
presto
e
troppo
male
,
Clara
!
-
Non
sei
stato
amato
?
-
Troppo
tardi
,
troppo
tardi
.
-
I
tuoi
ricordi
saranno
dolci
,
nella
vecchiaia
-
ella
soggiunse
,
con
una
glaciale
tenerezza
.
-
Io
non
giungerò
alla
vecchiaia
degli
anni
,
lo
so
.
-
Fortunato
te
!
Fu
l
'
unica
parola
profondamente
disperata
che
le
uscì
di
bocca
,
in
quello
strano
duetto
.
Ma
,
adesso
,
i
loro
scarsi
e
rari
colloqui
diventavano
penosi
;
vi
aleggiava
una
tristezza
infinita
,
i
loro
volti
erano
distratti
e
assorbiti
,
un
soffio
di
gelo
chiudeva
la
coppia
amorosa
.
Amorosa
?
Niuna
parola
d
'
amore
,
più
.
Ella
,
a
poco
a
poco
,
gli
scriveva
meno
.
Egli
se
ne
lagnò
:
-
Perchè
mi
scrivi
così
poco
?
-
Ti
affliggerei
,
scrivendoti
.
-
Tu
puoi
dirmi
tutto
,
lo
sai
.
-
Non
ho
da
dirti
nulla
.
Anche
quando
si
vedevano
,
la
conversazione
si
rallentava
fra
loro
.
Prima
,
Clara
si
interessava
a
tutta
l
'
esistenza
di
Giovanni
lasciandosi
narrare
le
sue
noie
e
le
sue
soddisfazioni
:
adesso
,
ella
non
lo
interrogava
più
.
Se
egli
voleva
dirle
qualche
cosa
,
lo
ascoltava
,
ma
con
gli
occhi
velati
,
quasi
non
intendendo
.
-
La
tua
anima
è
lontana
,
Clara
-
le
disse
,
una
sera
.
-
Non
è
che
malata
,
tanto
malata
-
ella
si
lamentò
.
-
Non
speri
di
guarire
?
-
Sperare
di
guarire
?
Questa
guarigione
è
anche
la
morte
.
-
La
morte
è
di
tutte
le
anime
che
hanno
amato
.
-
È
vero
-
ella
concluse
,
a
capo
basso
.
Adesso
,
ogni
tanto
,
guardandola
,
mentre
essa
lo
guardava
,
gli
pareva
di
vedere
delle
lacrime
negli
occhi
.
Ma
esse
si
dileguavano
.
Talvolta
,
ella
si
alzava
dal
suo
posto
,
andava
verso
un
balcone
,
andava
nell
'
altra
stanza
:
egli
indovinava
che
Clara
rasciugava
queste
poche
lacrime
:
l
'
avanzo
dei
grandi
pianti
antichi
,
-
Perchè
ti
viene
da
piangere
,
guardandomi
?
-
le
domandò
,
infine
,
turbato
assai
di
ciò
,
intravvedendolo
.
-
Io
?
No
,
non
piango
.
-
Perchè
me
lo
nascondi
?
Non
sono
il
tuo
migliore
amico
?
-
Amico
?
Io
non
ho
amici
.
-
Il
tuo
amante
,
allora
?
-
ribattè
lui
,
dopo
una
esitazione
.
-
Io
non
ho
amanti
,
Giovanni
.
-
L
'
uomo
che
ti
ama
?
-
Nessuno
mi
ama
.
Profondo
silenzio
.
Le
lagrime
erano
inaridite
negli
occhi
di
Clara
:
ma
egli
vi
ritornò
sopra
amaramente
:
-
Non
vuoi
dirmi
,
perchè
mi
guardi
e
i
tuoi
occhi
si
orlano
di
lacrime
?
Ciò
è
così
triste
!
Mi
pare
che
tu
pianga
un
morto
.
-
Sono
tanti
i
modi
di
morire
.
Così
,
in
questo
ambiente
di
gelido
dolore
,
di
amarezze
quiete
e
infinite
,
di
grandi
veli
bigi
e
fitti
che
li
avvolgevano
in
una
nuvola
di
orrenda
e
intima
malinconia
,
evitavano
di
vedersi
in
casa
,
dove
soffrivano
anche
più
.
Non
si
davano
convegno
,
ma
si
incontravano
randagi
pallidi
,
vagabondi
delle
vie
remote
di
Roma
,
camminando
accanto
senza
parlarsi
,
o
scambiando
qualche
motto
insignificante
.
Una
volta
andarono
al
Colosseo
;
era
un
chiarore
plenilunare
bianchissimo
,
con
un
freddo
vivido
d
'
ottobre
;
ella
era
tutt
'
avvolta
in
un
mantello
col
cappuccio
.
Si
sedette
,
Clara
,
sovra
uno
scalino
dell
'
anfiteatro
;
Giovanni
,
si
sedette
più
giù
,
vicino
a
lei
,
toccandole
le
ginocchia
con
la
testa
.
Il
grandioso
circo
era
tutto
molle
e
candido
,
sotto
il
raggio
lunare
.
Ella
fece
un
atto
,
e
la
sua
mano
si
posò
,
lievissima
,
sulla
testa
di
Giovanni
.
Tacevano
:
la
mano
restava
lì
,
lieve
,
fredda
,
immota
.
Egli
si
volse
un
poco
,
prese
la
mano
e
la
baciò
sulle
dita
,
appena
appena
,
con
una
carezza
casta
,
fugace
;
la
mano
ricadde
lungo
la
persona
.
Si
guardarono
negli
occhi
,
in
quella
solitudine
,
in
quella
notte
chiara
,
e
quello
sguardo
infinitamente
e
rassegnatamente
desolato
fu
inteso
,
da
ambedue
,
per
quel
che
era
,
per
quel
che
diceva
.
L
'
indomani
,
nelle
ore
tarde
pomeridiane
,
si
videro
al
Pincio
,
dove
ella
gli
aveva
dato
convegno
.
Ella
era
vestita
di
un
abito
di
seta
grigia
e
aveva
una
giacchetta
di
velluto
nero
;
sul
cappellino
di
velluto
nero
era
una
fine
veletta
nera
.
Egli
pensò
,
vedendola
,
a
quella
sera
di
Armida
,
oramai
lontana
,
nelle
sensazioni
e
nelle
memorie
.
Ma
si
forzò
a
scacciare
ogni
debolezza
,
tanto
temeva
di
sè
.
Clara
camminò
un
poco
accanto
a
lui
:
poi
guardando
gli
alberi
di
villa
Borghese
,
dalla
terrazza
,
gli
disse
la
gran
frase
:
-
Dunque
,
si
finisce
?
Ah
egli
si
era
creduto
più
forte
!
Si
sentì
vacillare
,
non
potè
rispondere
.
Che
avveniva
,
dunque
,
in
lui
,
di
contradittorio
,
di
bizzarro
,
che
questa
soluzione
tanto
da
lui
invocata
,
ora
gli
faceva
orrore
?
-
Non
mi
rispondi
,
Giovanni
?
-
ed
ella
alzava
,
ogni
tanto
,
il
manicotto
sino
alla
bocca
,
come
a
reprimere
un
singhiozzo
,
un
grido
.
-
Tu
non
hai
pietà
di
me
,
Clara
?
-
Tu
pensi
troppo
alle
tue
miserie
,
e
non
a
quelle
altrui
;
io
non
ti
chieggo
pietà
.
-
Tu
sei
forte
.
-
Ero
forte
.
-
Tu
sei
forte
.
-
La
mia
unica
forza
mi
ha
abbandonata
-
ella
soggiunse
,
sempre
guardando
altrove
.
-
Quale
era
?
-
L
'
amore
.
È
finita
,
Giovanni
-
ed
ebbe
un
cenno
largo
,
definitivo
,
verso
la
campagna
.
-
Non
ci
vedremo
più
,
dunque
?
-
-
egli
chiese
,
debolissimo
,
tremante
,
come
un
fanciullo
disperato
.
-
A
che
servirebbe
?
A
maggiori
dolori
?
-
Come
amici
....
qualche
volta
?
-
Io
non
ti
sono
amica
,
Giovanni
:
ti
ho
troppo
amato
per
esserti
amica
.
-
Io
sono
il
più
sventurato
fra
gli
uomini
-
egli
gridò
,
gittandosi
sovra
un
banco
,
non
reggendo
più
.
Ella
gli
sedette
accanto
:
aveva
gli
occhi
bassi
,
dietro
la
veletta
.
-
Giovanni
,
sii
buono
,
non
diminuire
il
mio
coraggio
.
Vedi
....
per
giungere
a
questo
,
la
mia
anima
ha
dovuto
fare
un
così
lungo
viaggio
!
Ho
detto
io
,
la
parola
estrema
:
io
!
Che
ho
innanzi
,
io
?
Sai
che
esistenza
di
solitudine
,
d
'
inutili
e
tardi
rimpianti
,
di
pentimenti
postumi
,
di
lacrime
senza
conforto
?
Sai
che
lungo
e
deserto
viaggio
io
intraprendo
,
sino
alla
morte
,
sola
?
-
Il
più
sventurato
fra
gli
uomini
!
-
gemeva
lui
,
con
la
faccia
fra
le
mani
,
come
un
fanciullo
abbandonato
.
-
Eppure
....
io
,
io
stessa
rinunzio
.
Tutto
è
stato
inutile
,
fra
noi
:
il
tuo
amore
,
prima
;
il
mio
amore
,
dopo
.
-
Almeno
,
almeno
,
non
mi
avessi
amato
!
-
esclamò
lui
,
in
un
ingenuo
scoppio
di
dolore
.
-
Ti
ho
amato
,
invece
,
molto
,
alla
mia
maniera
,
che
è
certo
imperfetta
,
poichè
tutti
siamo
degli
esseri
imperfetti
.
Ti
ho
amato
....
così
teneramente
,
così
passionalmente
....
ma
era
tardi
,
era
tardi
,
era
tardi
!
-
Ma
io
ti
voglio
bene
,
Clara
!
-
egli
balbettò
,
smarrito
,
vedendo
che
ella
era
per
levarsi
,
per
andarsene
.
-
Ne
sei
certo
?
-
gli
chiese
ella
,
duramente
,
come
nella
prima
sera
del
loro
amore
.
-
Ne
sei
certo
?
-
Non
lo
so
-
rispose
lui
,
annientato
,
ricadendo
sul
banco
.
-
Addio
,
Giovanni
!
-
ella
disse
,
innanzi
a
lui
,
pallida
come
una
morta
.
-
Non
te
ne
andare
,
non
mi
lasciare
!
-
e
tese
le
mani
per
rattenerla
.
Ella
si
trattenne
in
piedi
,
innanzi
a
lui
.
Si
vedeva
che
non
aveva
la
forza
di
fare
un
passo
.
Guardandola
disperatamente
negli
occhi
,
tenendole
una
mano
,
egli
la
supplicava
ancora
,
confusamente
,
di
non
lasciarlo
,
così
,
in
quell
'
ombra
;
ed
ella
non
rispondeva
,
levando
il
volto
,
mordendosi
le
labbra
.
-
Giovanni
,
perchè
vuoi
che
io
resti
?
Che
ci
porterà
di
nuovo
questa
sera
,
o
il
domani
?
Non
saremo
sempre
gli
stessi
?
Che
si
muta
,
per
un
discorso
o
per
un
giorno
?
Avevamo
strade
diverse
e
ci
siamo
voluti
amare
:
questo
amore
è
stato
il
tuo
cruccio
,
allora
;
è
stato
il
mio
cruccio
,
adesso
.
Riprendiamo
la
via
,
più
stanchi
e
più
delusi
di
prima
:
Dio
benedica
la
tua
strada
!
-
Non
te
ne
andare
,
non
te
ne
andare
!
-
Addio
,
Giovanni
-
e
gli
toccò
la
mano
,
con
la
mano
guantata
,
allontanandosi
subito
.
Per
l
'
uomo
che
singhiozzava
,
lassù
,
sul
banco
del
giardino
solitario
,
come
per
la
donna
che
discendeva
alla
città
,
senza
vedere
il
sentiero
,
poichè
le
lacrime
l
'
acciecavano
,
il
sole
era
tramontato
.
Intorno
ad
essi
era
la
grande
,
lunga
,
infinita
notte
dell
'
anima
.
L
'
AMANTE
SCIOCCA
.
A
Luigi
Gualdo
.
I
.
Paolo
Spada
aspettava
la
sua
nuova
innamorata
,
con
una
vivace
curiosità
mescolata
a
una
certa
tenerezza
piena
d
'
indulgenza
e
a
movimenti
improvvisi
e
insoliti
di
buon
umore
.
Egli
aveva
realizzato
,
finalmente
,
dopo
alcuni
anni
vissuti
fra
i
tormentosi
piaceri
di
amori
inconsciamente
complicati
,
dopo
aver
adorato
delle
bizzarre
e
inquietanti
creature
che
eran
tali
,
naturalmente
,
o
che
si
affrettavano
a
diventare
bizzarre
e
inquietanti
al
suo
contatto
,
dopo
essere
stato
adorato
nelle
forme
più
turbolenti
,
più
folli
e
più
tetre
dalle
medesime
creature
,
finalmente
,
egli
aveva
realizzato
un
suo
antico
desiderio
:
desiderio
fluttuante
sempre
in
quell
'
anima
,
ora
sommersa
in
fondo
al
naufragio
di
qualche
stravagante
passione
,
ora
galleggiante
sul
mare
cheto
che
segue
le
tempeste
,
il
desiderio
,
cioè
,
di
amare
una
donna
semplice
e
di
esserne
amato
.
Anzi
,
nei
suoi
momenti
di
accasciamento
passionale
,
quando
il
più
perfido
ingranaggio
psicologico
e
le
mistificazioni
dei
sensi
avevano
esaltato
i
suoi
nervi
e
il
suo
cuore
,
quando
più
egli
aveva
provato
le
stanchezze
supreme
e
le
nausee
profonde
di
qualche
amore
complesso
,
impreciso
ed
enigmatico
,
egli
non
diceva
di
desiderare
una
donna
semplice
,
diceva
:
una
donna
stupida
.
Era
tale
la
sua
ribellione
a
nuove
avventure
d
'
amore
dove
il
cuore
e
la
persona
avessero
dei
misteri
da
rivelare
,
delle
ombre
da
indagare
,
che
egli
arrivava
alla
volgarità
di
certi
uomini
comuni
,
i
quali
vantano
,
per
aver
inteso
vantare
ad
altri
,
l
'
amore
umile
delle
donne
che
non
conoscono
l
'
ortografia
.
Paolo
Spada
,
l
'
artista
squisito
,
narratore
di
storie
sentimentali
e
crudeli
,
cesellatore
,
di
versi
ora
sonori
,
ora
dolenti
,
sempre
alti
,
sempre
nobilissimi
,
rassomigliava
,
in
queste
sue
rivolte
,
a
un
qualunque
farmacista
di
provincia
,
che
dica
il
suo
avviso
sull
'
amore
e
sulle
donne
,
a
tre
o
quattro
amici
,
al
lume
azzurro
di
un
boccale
illuminato
.
E
,
certo
,
egli
l
'
aveva
cercata
,
spesso
,
questa
donna
semplice
,
anzi
questa
donna
stupida
,
per
ripetere
il
suo
sincero
e
brutale
aggettivo
:
e
due
o
tre
volte
egli
aveva
creduto
di
trovarla
e
aveva
avuto
dei
sussulti
di
gioia
,
un
senso
generale
di
pace
nel
suo
spirito
,
come
un
addormentamento
di
tutti
i
sottili
dolori
che
stridevano
sui
suoi
nervi
.
Era
stato
deluso
,
sempre
:
giacchè
nella
semplicità
apparente
e
ingannatrice
di
queste
donne
,
egli
aveva
presto
ritrovato
quei
segreti
moti
,
quelle
illogiche
azioni
,
quelle
incoerenze
talvolta
leggiadre
,
talvolta
repulsive
,
che
danno
all
'
uomo
innamorato
l
'
acuto
e
torturante
segnale
di
non
so
quale
mistero
racchiuso
in
un
carattere
,
in
un
temperamento
muliebre
.
Fresco
e
lieto
,
egli
si
era
abbandonato
alla
dolcezza
di
trovarsi
con
una
creatura
limpida
,
cristallina
:
invece
,
quasi
per
una
ironia
,
troppe
volte
ripetuta
,
perchè
non
paresse
fatta
apposta
,
egli
si
trovava
innanzi
a
un
'
enigma
fisiologico
e
psicologico
.
In
fondo
,
alcune
di
queste
donne
erano
forse
semplici
,
o
meno
complicate
:
ma
appena
elevatesi
all
'
onore
di
essere
amate
da
Paolo
Spada
e
di
amare
Paolo
Spada
,
subito
vi
era
in
loro
,
come
per
magica
influenza
,
un
annodarsi
di
pensieri
,
d
'
idee
,
di
sentimenti
,
un
ravvolgersi
di
circostanze
e
di
fatti
,
un
concentrarsi
di
veli
e
di
ombre
,
per
cui
pareva
che
cangiassero
di
natura
.
Freddamente
furibondo
per
l
'
inganno
,
Paolo
Spada
rodeva
il
freno
di
un
giogo
spirituale
e
sensuale
,
che
lo
opprimeva
con
una
monotonia
scorante
.
Quando
veniva
la
liberazione
,
quando
,
cioè
,
l
'
amore
finiva
,
egli
giurava
di
essere
più
cauto
,
più
sagace
in
un
'
altra
prova
.
Così
,
a
furia
di
sagacia
,
di
cautela
,
di
gelida
pazienza
,
egli
aveva
ritrovata
in
Adele
Cima
la
donna
semplice
,
a
cui
il
suo
cuore
stanco
e
disfatto
anelava
.
Oh
egli
l
'
aveva
sottoposta
a
una
quantità
di
prove
,
la
giovane
donna
,
dai
belli
e
lunghi
capelli
castani
che
si
ammassavano
sulla
testina
,
dai
grandi
occhi
lionati
che
guardavano
con
tanta
tranquillità
e
tanto
candore
,
e
avevano
il
fascino
della
tranquillità
e
del
candore
,
dalle
fini
sopracciglia
nere
e
dalla
fronte
un
po
'
breve
;
e
nelle
prove
,
molto
lunghe
,
convincenti
,
esaurienti
,
era
risultato
che
Adele
Cima
era
una
donna
assolutamente
semplice
e
anche
stupida
,
un
pochino
,
non
molto
.
La
sua
beltà
mancava
di
finezza
,
la
sua
persona
non
aveva
nè
flessuosità
nè
opulenze
,
i
suoi
vestiti
non
erano
elegantissimi
:
e
,
sovra
tutto
,
ella
non
sapeva
nulla
di
ciò
,
era
giustamente
persuasa
di
essere
una
donnina
piacevole
,
era
convinta
di
vestire
come
si
conveniva
,
decentemente
,
era
contenta
di
sè
senza
alterigia
,
e
non
aveva
occhi
per
vedere
nè
il
peggio
,
nè
il
meglio
di
quello
che
essa
rappresentava
.
A
Paolo
Spada
ella
era
piaciuta
subito
,
per
la
sua
freschezza
,
per
non
so
che
di
nuovo
e
di
fragrante
,
che
era
in
lei
,
per
questi
indizii
fisici
di
semplicità
e
anche
di
una
certa
stupidaggine
,
gentile
,
non
soverchia
,
non
urtante
;
quando
ebbe
fatti
tutti
gli
assaggi
per
conoscerne
l
'
anima
,
egli
si
abbandonò
subito
ad
amare
questa
piccola
Adele
Cima
.
In
quanto
a
lei
,
lo
aveva
amato
immediatamente
.
Paolo
Spada
aveva
fatto
su
lei
un
effetto
folgorante
.
Il
suo
imbarazzo
,
la
sua
confusione
,
innanzi
a
lui
,
avevano
qualche
cosa
di
commovente
.
Le
avevan
detto
che
Paolo
Spada
era
un
illustre
artista
,
che
era
un
uomo
celebre
:
ma
ella
non
aveva
letto
di
lui
neppure
una
riga
,
e
si
era
innamorata
di
lui
,
così
,
in
un
minuto
secondo
,
senza
rimedio
.
Ella
si
vergognava
molto
di
questo
subitaneo
amore
e
non
se
lo
sapeva
spiegare
.
-
Io
vi
amo
molto
:
ma
non
so
il
perchè
-
ella
gli
diceva
,
guardandolo
coi
suoi
buoni
occhi
,
che
ingenuamente
indagavano
.
-
Cercate
bene
-
rispondeva
lui
,
sorridendo
teneramente
.
-
È
inutile
:
non
so
perchè
vi
voglio
bene
.
Lo
sapete
voi
,
forse
,
che
conoscete
tutte
le
cose
?
-
Io
?
Neppure
per
sogno
.
-
Allora
non
vi
è
,
questo
perchè
-
soggiungeva
lei
,
subito
convinta
.
Pure
,
malgrado
questo
fulminante
amore
,
Adele
Cima
era
ancora
la
sua
innamorata
e
non
ancora
la
sua
amante
.
Ella
si
rifiutava
,
debolmente
,
con
argomenti
vaghi
,
già
quasi
sedotta
e
trattenuta
da
uno
sgomento
che
,
ogni
tanto
,
appariva
nei
suoi
grandi
occhi
spalancati
.
-
Vi
faccio
paura
?
-
le
diceva
Paolo
Spada
,
un
po
'
scherzando
,
un
po
'
rattristandosi
,
-
Sì
-
rispondeva
Adele
.
-
E
perchè
?
-
Perchè
siete
una
persona
così
diversa
da
me
-
ella
diceva
,
con
una
umiltà
sincera
.
-
Non
importa
,
non
importa
-
era
la
parola
indulgente
e
carezzosa
del
seduttore
.
Ella
aveva
finito
per
promettere
di
andare
da
lui
,
in
quel
giorno
,
alle
due
;
e
Paolo
Spada
,
in
un
rinnovellamento
pacifico
di
tutte
le
sue
forze
morali
,
in
un
rigoglio
di
tutte
le
sue
energie
fisiche
,
aveva
inteso
una
viva
gioia
dilatarsi
in
lui
.
Nessun
dubbio
lo
tormentava
,
come
in
tutti
gli
altri
primi
convegni
,
in
cui
mille
volte
aveva
temuto
che
l
'
amata
non
giungesse
-
e
gli
era
bene
accaduto
,
di
aspettare
invano
!
-
che
un
capriccio
,
un
caso
la
trattenessero
:
egli
era
certo
che
Adele
Cima
sarebbe
venuta
al
convegno
.
Era
troppo
semplice
per
mancare
.
-
Ed
ella
verrà
anche
a
tempo
,
alle
due
,
non
prima
e
non
dopo
:
forse
,
si
tratterrà
per
via
;
per
non
giungere
troppo
presto
-
egli
pensò
,
leggendo
a
distanza
nell
'
anima
della
sua
dilettissima
stupida
,
come
già
la
chiamava
.
In
onore
della
semplicità
di
Adele
Cima
,
egli
non
fece
nessun
preparativo
nella
sua
casetta
di
via
San
Sebastianello
,
che
guardava
piazza
di
Spagna
e
le
prime
vette
degli
alberi
del
Pincio
:
altre
volte
egli
bruciava
dei
profumi
,
egli
comperava
dei
gigli
,
delle
orchidee
per
piacere
alle
sue
raffinate
amanti
.
Un
fascio
di
rose
in
un
vaso
di
cristallo
gli
parve
che
bastasse
.
Del
resto
,
le
sue
stanze
che
formavano
il
suo
quartierino
da
scapolo
,
da
amante
e
da
scrittore
,
avevano
in
sè
tale
accumulamento
di
bizzarrie
,
nei
mobili
,
nelle
stoffe
,
nella
disposizione
,
in
ogni
oggetto
,
che
egli
guardava
tutto
ciò
,
con
occhio
compiaciuto
,
pensando
allo
stupore
della
cara
piccola
donna
sorridendo
,
da
prima
,
all
'
effetto
che
avrebbe
prodotto
su
lei
ogni
cosa
,
dai
tappeti
di
Smirne
,
a
un
idolo
di
bronzo
e
avorio
panciuto
,
orribile
;
dal
letto
che
era
dissimulato
sotto
una
grande
stoffa
di
chiesa
,
ai
ritratti
delle
donne
amate
che
guardavano
dalle
loro
cornici
di
argento
inglese
e
di
cuoio
impresso
.
E
una
crescente
tenerezza
lo
invadeva
,
all
'
idea
di
quella
buona
giovane
creatura
,
così
attraente
e
così
nuova
per
lui
,
che
veniva
col
suo
passo
quieto
e
misurato
a
dargli
dell
'
amore
senza
enigmi
,
senza
misteri
,
senza
noie
e
senza
scene
.
Egli
si
decideva
ad
amarla
molto
e
bene
,
questa
povera
Adele
Cima
,
senza
mai
darle
un
dispiacere
,
senza
mai
farle
intendere
da
quali
altezze
di
pensiero
e
di
sentimento
egli
discendesse
,
per
raggiungere
l
'
umiltà
di
quell
'
amore
,
senza
mai
comunicarle
la
febbre
che
lo
ardeva
,
nelle
sue
ore
di
lavoro
e
di
doloroso
lavoro
.
Voleva
amarla
moltissimo
e
bene
,
giacchè
egli
sentiva
quale
grande
refrigerio
alle
sue
vene
ardenti
sarebbe
venuto
dalla
freschezza
di
quell
'
amore
,
quale
equilibrio
sereno
avrebbe
messo
nei
suoi
nervi
quella
mitezza
d
'
anima
muliebre
,
quale
pace
forte
e
vivificante
avrebbe
data
al
suo
mobile
e
inquieto
pensiero
,
la
lentezza
,
la
semplicità
,
la
piccolezza
del
pensiero
di
Adele
Cima
.
Sì
,
quella
stupida
gli
sarebbe
stata
infinitamente
cara
,
giacchè
sarebbe
stata
infinitamente
utile
al
morbo
del
suo
spirito
!
Ella
venne
alle
due
,
precise
.
Paolo
Spada
che
aveva
gli
occhi
sull
'
orologio
,
come
giuocando
con
sè
stesso
,
sorrise
,
udendo
suonare
alla
porta
.
Andò
ad
aprire
egli
stesso
.
Adele
Cima
gli
apparve
innanzi
e
gli
sorrise
,
così
innamoratamente
,
che
l
'
uomo
sentì
vincersi
da
una
emozione
.
Invece
di
baciarla
sulle
labbra
,
molto
finemente
,
egli
si
inchinò
e
le
baciò
la
mano
.
La
trattava
come
una
duchessa
:
egli
si
accorse
subito
che
ella
era
meravigliata
e
confusa
di
ciò
,
cominciando
a
non
capir
nulla
,
da
quel
primo
bacio
.
Poi
,
Adele
Cima
si
distrasse
immediatamente
:
egli
l
'
aveva
condotta
a
sedere
sopra
un
divano
,
dove
era
gittato
uno
scialle
turco
,
e
le
toglieva
lentamente
un
guanto
,
scherzando
con
le
dita
:
essa
stringeva
ogni
tanto
la
mano
di
lui
,
mentre
si
guardava
intorno
,
incantata
.
Mai
,
aveva
visto
nulla
di
simile
:
e
tutto
le
sembrava
strano
e
incomprensibile
,
producendole
esattamente
l
'
impressione
che
egli
aveva
preveduta
.
In
sè
,
egli
sorrise
di
aver
perfettamente
indovinato
quell
'
effetto
.
Adele
Cima
era
come
egli
la
vedeva
,
la
intendeva
,
la
supponeva
,
di
una
facilità
d
'
interpretazione
tale
,
come
se
egli
rileggesse
un
libro
imparato
a
memoria
nell
'
infanzia
e
tutti
i
brani
gli
si
ricostruissero
nella
mente
.
-
Vi
piace
,
qui
?
-
le
domandò
lui
.
-
....
Sì
-
ella
rispose
,
dopo
un
minuto
di
esitazione
.
È
sempre
così
oscura
,
la
casa
?
-
Sempre
.
Io
odio
la
luce
,
in
città
.
-
Ah
!
-
ella
disse
,
senza
chiedere
altro
.
-
E
ci
state
solo
,
qui
?
-
Ho
un
servo
:
l
'
ho
mandato
via
.
-
Non
vi
annoiate
,
solo
!
-
No
,
mai
.
Salvo
quando
vi
aspetto
.
-
Io
sono
venuta
puntualmente
-
ella
soggiunse
,
subito
,
volendosi
difendere
.
-
Sì
,
sì
,
cara
-
e
le
baciò
le
due
mani
.
Paolo
Spada
era
innamorato
molto
,
in
quell
'
ora
,
e
la
piccola
donna
vestita
di
un
bigio
comune
,
di
un
vestito
che
egli
le
conosceva
già
,
gli
piaceva
moltissimo
:
ella
era
in
casa
sua
:
lo
amava
,
ella
,
perchè
era
venuta
a
lui
,
senza
maggiori
indugi
,
senza
pretese
,
senza
domande
di
fedeltà
,
senza
patti
:
lo
amava
,
tutto
lo
diceva
in
lei
:
eppure
egli
indugiava
a
chiederle
di
esser
sua
,
così
,
per
prolungare
quei
minuti
,
così
tranquilli
,
sicuro
oramai
di
lei
,
come
della
luce
del
sole
.
Adele
Cima
guardò
le
rose
.
Egli
si
alzò
,
e
gliene
dette
due
,
le
più
belle
.
Essa
non
le
odorò
,
non
le
mise
alla
cintura
,
le
tenne
mollemente
fra
le
dita
,
quasi
senza
guardarle
.
-
Non
amate
le
rose
?
-
le
chiese
Paolo
Spada
.
-
....
Sì
.
-
Forse
amate
qualche
altro
fiore
,
specialmente
?
-
No
,
nessun
fiore
,
specialmente
.
-
Io
ho
amato
molto
il
giglio
,
una
volta
,
poi
le
violette
di
Parma
,
poi
le
orchidee
....
-
Che
sono
,
le
orchidee
....
-
Certi
fiori
molto
rari
,
molto
strani
....
-
Non
li
conosco
-
mormorò
ella
,
distratta
.
Pure
,
un
lieve
pallore
l
'
aveva
scolorita
.
Egli
non
se
ne
accorse
.
Ora
,
ella
si
era
levata
e
avvicinatasi
a
un
tavolino
,
ne
aveva
preso
un
ritratto
di
donna
.
-
Chi
è
questa
signora
?
-
Quale
?
Ah
!
...
una
russa
.
-
Una
straniera
?
Siete
stato
in
Russia
,
voi
?
-
Sì
,
una
volta
.
-
È
lontano
,
è
vero
?
-
Lontano
:
vi
fa
molto
freddo
.
-
Perchè
vi
andaste
allora
?
-
Mah
!
...
per
seguire
questa
signora
....
-
Voi
l
'
amavate
?
-
Sì
.
Un
silenzio
si
fece
.
Adele
Cima
si
morsicò
il
labbro
inferiore
:
poi
domandò
:
-
Come
si
chiamava
?
-
Questa
russa
?
Natalia
.
-
Che
bel
nome
!
-
Vi
pare
?
-
Il
mio
è
così
brutto
,
non
è
vero
?
-
disse
ella
venendo
a
lui
,
con
una
espressione
di
malinconia
che
lo
turbò
.
-
Adele
?
Ma
Adele
vale
mille
volte
più
di
Natalia
-
egli
esclamò
,
volendo
consolarla
subito
.
-
Eh
,
no
!
-
diss
'
ella
,
tristemente
-
è
un
brutto
nome
.
-
A
me
piace
immensamente
,
cara
.
-
Perchè
mi
volete
bene
.
-
Forse
per
questo
.
-
Ma
è
un
brutto
nome
,
non
dice
nulla
.
Si
allontanò
nuovamente
da
lui
,
andò
a
guardare
gli
altri
ritratti
;
egli
la
seguiva
,
tenendole
una
mano
,
lusingato
e
intenerito
da
quella
semplicità
,
da
quella
ingenuità
.
Ella
prese
un
altro
ritratto
e
glielo
porse
:
-
Era
bionda
,
questa
?
-
Sì
,
bionda
.
-
Vi
piacciono
le
bionde
?
-
Mi
piace
la
donna
che
amo
.
-
Più
le
bionde
o
più
le
brune
?
-
Quella
che
amo
,
quella
che
amo
!
-
replicò
lui
,
lietamente
,
felice
di
essere
amato
così
e
di
amare
così
,
-
Il
castagno
è
uno
sciocco
colore
di
capelli
-
ella
dichiarò
a
occhi
bassi
,
come
mortificata
da
questa
inferiorità
sua
.
-
Ma
no
.
-
Me
lo
hanno
detto
,
lo
so
.
Avrei
voluto
esser
bionda
,
io
.
-
I
vostri
capelli
sono
belli
.
-
Ma
biondi
,
sarebbero
stati
bellissimi
-
replicò
lei
,
ostinatamente
.
Egli
le
voltò
,
con
un
gentile
atto
,
la
testa
verso
lui
e
la
baciò
sui
capelli
.
Ella
sorrise
,
innamoratissimamente
:
e
subito
dopo
,
gli
chiese
:
-
Tutte
queste
signore
sono
state
vostre
amanti
?
-
Quasi
tutte
.
-
Sono
molte
-
ella
disse
,
abbassando
gli
occhi
.
-
Io
non
sono
più
un
giovanotto
.
-
Avete
avuto
molte
amanti
;
tutti
gli
uomini
ne
hanno
tante
?
-
Sapete
....
nella
nostra
professione
....
le
occasioni
sono
più
facili
....
-
Già
....
è
vero
,
voi
siete
uno
scrittore
.
Siete
anche
un
poeta
?
-
Sì
,
cara
-
disse
lui
,
sorridendo
.
-
Scrittori
e
poeti
pare
che
abbiano
molte
amanti
-
e
gli
occhi
grandi
e
belli
le
si
velarono
di
lacrime
.
A
quello
schietto
dolore
,
egli
non
resse
.
Le
prese
le
mani
,
l
'
abbracciò
,
cercò
di
consolarla
con
una
quantità
di
parole
vaghe
,
come
si
dicono
ai
bimbi
per
farli
finire
di
piangere
,
per
farli
addormentare
;
ella
ascoltava
,
già
subito
confortata
,
guardandolo
negli
occhi
,
credendogli
come
il
bimbo
crede
alla
mamma
.
Egli
le
soggiunse
che
tutti
quelli
erano
stati
amori
effimeri
,
che
ella
sola
era
l
'
amata
,
la
vera
,
l
'
unica
:
e
una
immensa
fede
in
queste
proteste
di
amore
si
leggeva
nel
volto
di
Adele
Cima
.
Pian
piano
egli
l
'
aveva
condotta
di
là
,
nella
sua
stanza
.
Sovra
una
scansietta
di
legno
scolpito
,
sostenuta
da
una
gran
mano
di
bronzo
,
erano
,
in
legature
fini
di
pergamena
,
tutti
i
volumi
di
prose
e
di
poesie
di
Paolo
Spada
.
L
'
innamorata
ne
prese
uno
e
l
'
aprì
:
-
Che
bella
carta
....
-
disse
,
passandovi
sovra
,
lievemente
,
le
dita
.
-
Voi
avete
scritto
tutto
questo
?
-
Sì
,
cara
.
-
È
un
romanzo
?
-
Sì
,
anima
mia
.
-
Deve
essere
bello
.
Io
ho
letto
pochissimi
romanzi
-
ella
concluse
,
posando
il
libro
.
Guardò
nuovamente
i
volumi
nello
scaffale
:
-
Ci
mettete
molto
tempo
per
scriverne
uno
,
di
libro
?
-
Per
lo
più
,
molto
tempo
.
-
Ah
!
-
ella
disse
,
chinando
nuovamente
gli
occhi
.
-
E
siete
solo
quando
scrivete
?
-
Solissimo
.
Qualunque
rumore
mi
turba
.
La
presenza
di
una
persona
,
anche
silenziosa
,
non
mi
fa
scrivere
.
-
Sì
?
-
ella
disse
,
con
un
accento
fra
sorpreso
e
sgomento
.
-
E
perchè
questo
?
-
Così
-
egli
rispose
,
un
po
'
brevemente
,
non
volendo
darle
altre
spiegazioni
.
Ella
ebbe
il
contraccolpo
di
quella
piccola
durezza
.
Si
sollevò
verso
lui
,
lo
guardò
,
gli
chiese
:
-
Mi
volete
bene
?
-
Sì
,
tanto
,
cara
.
-
Vi
ho
seccato
con
quella
domanda
sciocca
?
-
No
,
no
,
non
potete
seccarmi
.
-
Io
stessa
sono
una
sciocca
,
compatitemi
.
-
Io
vi
voglio
bene
,
non
posso
compatirvi
.
-
Mi
volete
bene
,
malgrado
la
mia
stupidità
?
-
domandò
,
fra
il
riso
e
il
pianto
.
-
Malgrado
la
vostra
stupidità
,
vi
adoro
-
disse
lui
,
lietamente
e
crudelmente
.
-
Ah
!
grazie
.
Come
l
'
ora
cadeva
,
continuando
a
guardarsi
intorno
con
stupore
e
con
paurosa
ammirazione
,
Adele
Cima
diventò
l
'
amante
di
Paolo
Spada
;
e
fu
senza
lacrime
e
senza
spasimi
,
senza
proteste
e
senza
giuramenti
.
Egli
si
sentì
felicissimo
,
come
mai
.
In
quelle
ore
d
'
amore
egli
non
si
tormentò
a
sorvegliarsi
e
a
sorvegliare
l
'
anima
dell
'
amata
:
egli
non
s
'
inchinò
a
misurare
il
pallore
dell
'
amata
e
non
tese
l
'
orecchio
a
raccogliere
il
balbettìo
della
passione
erompente
:
egli
non
pensò
ad
esser
guardingo
,
in
quell
'
eterno
e
terribile
istinto
di
diffidenza
,
che
,
nei
maggiori
trasporti
,
divide
le
anime
degli
amanti
,
insuperabilmente
.
Il
suo
cuore
e
i
suoi
nervi
si
trovarono
di
pieno
accordo
in
un
abbandono
giovanile
e
semplice
,
singolare
in
un
uomo
che
aveva
molto
e
bene
e
male
vissuto
,
che
aveva
vissuto
,
infine
.
Il
beneficio
che
egli
aspettava
dall
'
amore
di
Adele
Cima
,
gli
venne
largo
e
completo
,
giacchè
un
cordiale
,
un
morbidissimo
senso
di
riposo
avvolse
tutte
le
sue
forze
,
fece
tacere
ogni
stridore
,
versò
balsamo
su
tutte
le
vecchie
cicatrici
inciprignite
:
e
quando
ella
fu
per
partire
,
e
lui
s
'
inginocchiò
innanzi
a
lei
per
baciarle
devotamente
la
mano
,
un
verace
,
un
grande
impeto
di
riconoscenza
animava
Paolo
Spada
.
E
lei
?
Innamoratissima
e
timida
,
adorandolo
già
e
sentendo
una
ignota
,
invincibile
confusione
in
sè
,
ella
fu
felice
e
taciturna
,
piena
di
sorrisi
ineffabili
-
il
suo
sorriso
era
più
intelligente
dei
suoi
occhi
larghi
e
limpidi
-
piena
di
dedizioni
semplici
e
complete
,
obbedendo
alla
legge
dell
'
amore
con
una
immensa
umiltà
che
la
inebbriava
.
Solamente
,
dopo
,
ella
continuò
a
dargli
del
voi
;
e
teneramente
,
egli
la
riprese
di
ciò
:
-
Dammi
del
tu
,
cara
....
-
Non
mi
riesce
.
-
E
perchè
?
Non
oso
.
II
.
L
'
improvviso
e
soggiogante
amore
di
Paolo
Spada
per
Adele
Cima
aveva
preteso
che
ella
venisse
ad
abitare
con
lui
nella
casa
di
San
Sebastianello
.
La
resistenza
della
donna
era
stata
debole
e
vaga
:
l
'
amante
con
facilità
le
aveva
dimostrato
che
essendo
ella
libera
e
sola
,
nulla
di
meglio
le
restava
a
fare
che
unirsi
a
lui
.
-
Io
ti
darò
grande
noia
:
tu
sei
abituato
alla
solitudine
-
aveva
ella
opposto
,
timidamente
,
due
o
tre
volte
.
-
Tu
sei
incapace
di
annoiarmi
,
cara
-
aveva
sempre
risposto
lui
,
con
quella
tenerezza
indulgente
che
era
la
nota
principale
del
suo
amore
per
Adele
.
Ella
era
rimasta
interdetta
e
pensosa
,
come
se
cercasse
una
idea
,
ancora
oscura
nella
,
sua
mente
,
e
,
forse
,
la
forma
per
esprimerla
.
Finalmente
,
alle
reiterate
richieste
dell
'
amante
,
perchè
si
decidesse
a
venire
da
lui
,
definitivamente
,
ella
ebbe
il
coraggio
di
dire
questo
:
-
E
se
tu
,
un
giorno
,
non
mi
ami
più
?
-
Io
?
Ti
amerò
sempre
,
diletta
.
Capisci
che
non
vi
è
una
ragione
al
mondo
,
perchè
io
finisca
di
amarti
.
-
Pure
....
se
non
mi
ami
più
?
-
aveva
ella
replicato
,
incapace
di
entrare
in
nessuna
delle
sottigliezze
,
talvolta
crudeli
,
del
suo
amante
.
-
Non
è
possibile
.
Se
accadesse
....
rimarremmo
egualmente
insieme
....
-
Come
?
-
I
mariti
e
le
mogli
non
ci
restano
,
forse
,
anche
quando
non
si
amano
più
?
Adele
tacque
:
ma
non
era
convinta
.
Con
una
espressione
di
rammarico
,
soggiunse
:
-
Senza
l
'
amore
,
non
ci
vorrei
restare
.
Ma
queste
brevi
e
innocue
discussioni
non
potevano
portare
che
a
un
sol
risultato
:
alla
vittoria
della
volontà
di
Paolo
Spada
su
quella
di
Adele
Cima
.
Ella
lo
amava
profondamente
,
in
una
forma
tutta
rudimentale
,
cioè
cieca
e
assoluta
.
Venne
a
stare
con
lui
.
L
'
artistico
quartierino
non
fu
guastato
in
nulla
,
giacchè
vi
furono
unite
altre
due
stanze
,
accanto
,
che
erano
disponibili
e
dove
Adele
Cima
trasportò
i
suoi
semplici
mobili
.
Un
tappeto
di
Smirne
messo
innanzi
a
una
porta
della
camera
di
Paolo
,
nascondeva
la
comunicazione
tra
il
quartierino
e
le
due
stanze
di
Adele
,
tanto
che
per
molto
tempo
,
tutte
le
visite
di
Paolo
Spada
,
amici
,
ammiratori
,
seccatori
,
ignorarono
l
'
esistenza
della
donnina
dai
morbidi
e
lunghi
capelli
castani
,
dai
grandi
occhi
lionati
,
così
sempre
pieni
di
meraviglia
.
Appena
ella
udiva
il
campanello
,
diventava
inquieta
.
Invano
Paolo
cercava
di
trattenerla
:
se
un
passo
si
avanzava
,
indicando
che
la
persona
era
stata
ammessa
dal
cameriere
,
ella
si
levava
,
spariva
dietro
il
tappeto
,
senza
far
rumore
,
come
un
'
ombra
.
Gli
amici
di
Paolo
Spada
le
davano
una
soggezione
grande
.
Dalla
sua
stanza
,
involontariamente
,
poichè
ella
si
sarebbe
vergognata
di
origliare
,
ella
udiva
elevarsi
il
tono
della
conversazione
,
molto
forte
:
le
dispute
si
accendevano
da
un
minuto
all
'
altro
,
ed
ella
,
non
intendendone
nè
la
causa
nè
lo
scopo
,
non
udendone
bene
le
parole
che
non
arrivavano
precise
sino
a
lei
,
finiva
per
avere
una
paura
orribile
di
queste
liti
,
di
questi
scoppii
di
voce
,
di
questi
urli
.
Poco
a
poco
esse
si
chetavano
:
le
voci
si
facevano
più
fioche
:
tacevano
:
passava
un
tempo
di
silenzio
.
Timidamente
,
ella
sollevava
il
tappeto
,
faceva
capolino
:
o
Paolo
Spada
era
uscito
e
la
casa
era
deserta
:
o
lo
trovava
sdraiato
sopra
un
divano
,
sprofondato
in
quei
trenta
o
quaranta
piccoli
cuscini
di
raso
ripieni
di
piume
,
che
gli
formavano
un
letto
di
riposo
,
fumando
una
sigaretta
,
a
occhi
socchiusi
,
tranquillissimo
:
-
Che
avevate
,
a
gridar
tanto
?
-
Parlavamo
d
'
arte
.
-
Ah
!
e
si
grida
così
?
-
Così
,
cara
.
Del
resto
,
quando
non
vi
era
nessuno
,
Adele
Cima
stava
sempre
accanto
a
Paolo
Spada
.
Essi
pranzavano
assieme
;
un
cuoco
mandava
loro
il
cibo
,
da
fuori
,
giacchè
Paolo
Spada
odiava
l
'
odore
della
cucina
,
in
casa
;
il
cameriere
li
serviva
a
tavola
.
Questo
pranzo
fatto
di
pietanze
cucinate
alla
francese
,
sempre
un
po
'
fredde
,
un
po
'
monotone
nella
loro
voluta
bizzarria
,
servite
in
fretta
e
in
silenzio
,
nella
piccola
stanza
da
pranzo
,
sotto
il
chiarore
azzurrino
,
come
acquitrinoso
,
di
una
gran
lampada
sospesa
e
coperta
di
uno
strano
paralume
,
era
una
delle
cose
che
più
spostava
i
gusti
e
i
costumi
di
Adele
Cima
.
Tutte
quelle
conserve
,
quelle
mostarde
di
gusto
inglese
che
Paolo
Spada
sovrapponeva
alla
cucina
francese
,
finivano
di
stordirla
nelle
sue
quietissime
inclinazioni
culinarie
.
Per
far
piacere
al
suo
amante
,
ella
gustava
di
tutto
,
con
un
certo
coraggio
,
giacchè
molte
di
quelle
cose
non
le
piacevano
punto
:
e
sorrideva
a
lui
,
con
quel
luminoso
sorriso
dove
ella
trasfondeva
tutta
la
sua
adorazione
per
Paolo
.
A
furia
di
dominarsi
,
ella
aveva
quasi
finito
per
amare
il
fegato
d
'
oca
di
Strasburgo
,
e
per
tollerare
il
caviale
:
ma
non
le
riesciva
di
sopportare
il
roseo
salmone
,
di
cui
egli
era
così
ghiotto
,
pranzando
solo
con
quello
,
talvolta
,
e
con
una
tazza
di
tè
.
Egli
capiva
perfettamente
lo
stordimento
di
Adele
,
e
ne
godeva
,
e
ogni
volta
che
l
'
amore
compiva
un
'
altra
di
queste
sorprese
e
un
altro
di
questi
miracoli
,
egli
aveva
un
senso
di
trionfo
nel
suo
animo
.
Non
solo
egli
era
riconoscente
ad
Adele
Cima
,
che
essendo
una
povera
cara
scema
,
cercava
di
seguirlo
in
tutte
le
naturali
anomalie
della
vita
delle
persone
di
talento
,
ma
le
era
anche
grato
che
,
malgrado
lo
stupore
,
malgrado
l
'
impressione
cattiva
,
ella
restasse
quel
che
era
,
così
tenera
,
così
adorabile
nella
sua
adorazione
per
lui
.
Egli
pensava
:
-
Ella
non
ama
questa
cosa
:
ama
me
,
però
:
e
per
questo
si
sforza
di
amare
la
cosa
che
odia
;
forse
,
non
ci
riesce
:
ma
a
me
,
che
importa
?
Vedo
il
risultato
,
io
.
Essa
mi
adora
e
divorerebbe
i
carboni
ardenti
,
per
me
.
Uscivano
insieme
,
sempre
.
Ella
avrebbe
preferito
di
andare
per
il
Corso
:
anzi
,
ella
trovava
via
Nazionale
la
più
bella
delle
vie
.
Viceversa
,
egli
era
un
appassionato
,
come
tutte
le
anime
artistiche
,
dell
'
antica
Roma
e
più
della
sua
solenne
e
poetica
campagna
romana
.
Egli
non
si
stancava
mai
di
ritornarvi
,
sebbene
da
anni
ed
anni
vi
andasse
,
figliuolo
devoto
dell
'
augusta
città
,
ma
più
delle
sue
vaste
solitudini
.
Colà
,
egli
più
si
raccoglieva
e
pensava
.
Quelle
estensioni
di
terra
brunastra
,
qua
e
là
appena
appena
sparse
di
qualche
striscia
di
erba
,
quelle
ondulazioni
singolari
del
terreno
,
come
per
sommovimento
tellurico
,
quelle
alte
barriere
,
che
dividono
,
non
si
sa
perchè
,
quei
campi
infecondi
,
l
'
uno
dall
'
altro
,
quelle
rive
cretose
che
discendono
al
fiume
giallo
inclinandovi
i
neri
bracci
stecchiti
dei
salici
,
erano
il
miglior
orizzonte
per
il
suo
gran
sogno
di
arte
e
di
poesia
.
E
,
amando
Adele
Cima
,
volendola
insieme
,
sempre
,
come
emblema
di
amore
e
di
pace
,
come
compagnia
di
equilibrio
e
di
serenità
,
egli
la
conduceva
seco
,
spiegandole
benignamente
tutta
la
grandiosità
e
la
bellezza
di
quel
paesaggio
,
che
non
rassomiglia
a
nessun
altro
.
Ella
lo
ascoltava
,
incantata
dal
suono
di
quella
voce
così
toccante
nella
sottile
velatura
che
la
rendeva
un
po
'
roca
,
incantata
da
quella
luce
di
entusiasmo
che
rendeva
più
seducenti
i
bellissimi
occhi
di
Paolo
Spada
,
incantata
dall
'
armonia
di
quello
che
egli
diceva
:
e
chinava
il
capo
,
assentendo
,
diceva
un
monosillabo
,
stringendo
la
mano
del
suo
amante
.
In
verità
,
quella
campagna
romana
la
sgomentava
;
quella
solitudine
,
quella
sterilità
,
quel
gran
fiume
torbido
,
quei
neri
carri
di
pozzolana
su
cui
passavano
lunghi
distesi
,
sonnecchiando
,
pipando
,
fischiando
lugubremente
,
talvolta
,
i
carrettieri
,
le
opprimeva
i
nervi
.
Però
,
piaceva
a
Paolo
:
ciò
bastava
.
Lo
seguiva
,
docilmente
,
ogni
giorno
,
in
queste
passeggiate
:
anche
quando
il
tempo
era
bigio
,
plumbeo
e
il
gran
cielo
così
tragicamente
si
abbassava
sulla
campagna
:
ogni
tanto
egli
esclamava
:
-
Guarda
,
Adele
,
quanto
è
bello
....
-
Bellissimo
-
rispondeva
lei
,
subito
.
Viceversa
,
il
suo
cuore
era
pieno
di
tristezza
,
per
quell
'
ambiente
.
Fra
le
altre
cose
,
ella
temeva
per
Paolo
e
anche
per
lei
,
di
prendere
la
febbre
in
quei
giorni
di
autunno
,
in
quelle
ore
crepuscolari
.
Ella
che
non
aveva
l
'
abitudine
di
fumare
,
gli
chiedeva
una
sigaretta
.
Le
avevano
detto
che
la
sigaretta
è
eccellente
,
contro
l
'
infezione
della
febbre
romana
:
-
Tu
fumi
,
cara
?
-
Sì
,
sì
-
diceva
lei
,
con
un
pallido
sorriso
.
Ma
presto
la
sigaretta
,
spenta
,
le
cadeva
dalle
dita
.
Ella
si
stringeva
nel
suo
mantello
.
Aveva
i
piedi
gelati
e
non
osava
mai
portare
un
plaid
,
per
non
dare
fastidio
a
Paolo
.
Costui
,
assorto
,
taceva
.
Giacchè
,
nella
consuetudine
che
aveva
dapprima
di
andar
solo
nella
campagna
romana
e
nel
gran
fascino
che
quell
'
ambiente
esercitava
su
lui
,
egli
si
dimenticava
di
avere
accanto
Adele
Cima
e
lasciava
trascorrere
il
tempo
,
nel
più
profondo
silenzio
.
Il
cocchiere
seguitava
a
far
trottare
il
cavallo
,
pigramente
:
la
carrozza
andava
,
andava
,
lontano
,
punto
nero
sopra
la
via
giallastra
;
e
Adele
,
obbliata
,
era
presa
da
una
voglia
irresistibile
di
piangere
.
Allora
,
quando
non
ne
poteva
più
,
si
voltava
a
Paolo
,
lo
guardava
coi
suoi
belli
occhi
grandi
,
sorpresi
e
un
po
'
supplici
.
Egli
la
guardava
,
ma
non
aveva
l
'
aria
di
vederla
.
Ella
lo
chiamava
,
piano
:
-
Paolo
....
-
Che
vuoi
?
-
Dimmi
qualche
cosa
.
-
Che
cosa
?
E
la
voce
sua
era
così
strana
,
come
di
un
dormiente
che
sogna
,
una
voce
di
persona
lontana
,
una
voce
di
anima
distaccata
dal
minuto
presente
,
dallo
spazio
presente
.
Adele
trasaliva
:
-
Mi
ami
,
Paolo
?
-
gli
chiedeva
,
per
il
bisogno
di
parlare
,
di
sottrarsi
all
'
incubo
dell
'
ambiente
.
-
Ti
adoro
-
rispondeva
lui
,
con
un
tono
di
maggior
sonnambulismo
.
Poi
,
un
silenzio
.
La
carrozza
andava
sempre
.
-
Torniamo
,
Paolo
?
-
Ancora
un
po
'
.
-
È
tardi
,
amore
....
-
Non
è
tardi
.
Ma
spesso
,
queste
interruzioni
dei
suoi
pensieri
,
dei
suoi
sogni
lo
turbavano
molto
....
Senza
durezza
,
poichè
egli
amava
Adele
,
le
diceva
:
-
Taci
:
lasciami
pensare
.
-
A
che
pensi
,
amore
?
-
Penso
;
lasciami
stare
.
-
Dimmi
a
che
....
-
È
inutile
che
tu
lo
sappia
-
rispondeva
,
inasprito
,
a
un
tratto
.
Ella
aveva
pianto
,
la
prima
volta
che
le
parlò
così
;
ma
,
peggio
,
egli
non
si
era
accorto
di
quel
pianto
.
Da
allora
,
si
era
rassegnata
a
subire
tutte
le
interminabili
e
tristi
passeggiate
nella
campagna
romana
,
senza
parlare
che
quando
lui
la
interrogava
.
Moriva
di
freddo
e
di
tristezza
,
ma
soffriva
tutto
questo
per
amore
di
Paolo
.
Quando
rientravano
in
città
,
man
mano
,
si
veniva
riscaldando
:
Paolo
esciva
dal
suo
silenzio
.
Ella
sorrideva
,
di
nuovo
:
e
un
'
altra
prova
era
passata
.
D
'
altronde
,
a
questi
profondi
assorbimenti
di
Paolo
ella
doveva
cercare
di
assuefarsi
,
poichè
,
in
casa
,
lo
coglievano
spesso
.
Loquacissimo
e
beffardo
,
insieme
,
ma
graziosamente
beffardo
,
egli
cadeva
,
ad
un
tratto
,
in
una
mestizia
taciturna
che
scombussolava
,
subito
,
tutto
l
'
umore
sereno
e
dolce
di
Adele
Cima
.
Sdraiato
,
con
la
sigaretta
spenta
fra
le
dita
,
immerso
in
quei
molli
cuscini
che
erano
così
cari
alle
sue
ore
di
riposo
e
di
malinconia
,
Paolo
Spada
aveva
l
'
aspetto
immobile
e
triste
,
l
'
aria
disfatta
e
triste
,
gli
occhi
socchiusi
lasciavano
errare
uno
sguardo
vago
e
triste
.
Subito
,
Adele
gli
chiedeva
:
-
Hai
sonno
?
-
No
.
-
Sei
stanco
?
-
Sì
.
-
Di
che
sei
stanco
?
Non
sei
uscito
.
-
Sono
stanco
-
mormorava
lui
,
con
quella
sua
voce
lontana
.
Ella
faceva
trascorrere
un
po
'
di
tempo
in
silenzio
.
Indi
ritornava
a
lui
:
-
Ti
senti
male
?
-
No
.
-
Vuoi
qualche
cosa
?
-
No
.
-
Debbo
andarmene
?
-
Resta
pure
:
ma
taci
.
Adele
chinava
gli
occhi
per
non
piangere
.
Le
riesciva
impossibile
d
'
intendere
la
causa
della
tristezza
di
Paolo
Spada
,
sfuggendole
assolutamente
tutto
il
lavorio
dell
'
anima
di
costui
.
Ella
non
vedeva
che
l
'
immobilità
,
il
pallore
,
la
taciturnità
;
ella
non
capiva
,
che
la
risposta
indifferente
,
o
quella
dura
,
nella
loro
durezza
esteriore
:
ella
intravedeva
un
mistero
superiore
dello
spirito
,
arcano
,
avvolto
in
tali
veli
che
giammai
la
sua
piccola
mente
avrebbe
potuto
sollevare
,
e
una
pena
acuta
,
intimissima
,
nascosta
con
gelosa
cura
la
torturava
,
senza
che
ella
volesse
mai
esprimerla
,
o
trovasse
mai
parole
per
narrarla
.
Andava
a
prendere
un
suo
lavoro
all
'
uncinetto
,
una
di
quelle
interminabili
coltri
a
rosoni
,
bianche
,
e
seduta
in
una
poltroncina
,
lavorava
nel
più
grande
silenzio
.
Talvolta
,
la
stanchezza
la
sorprendeva
.
Ella
sonnecchiava
.
Il
capo
le
si
abbassava
sul
petto
.
-
Tu
dormi
?
-
le
dicea
lui
.
-
No
,
non
dormo
-
rispondeva
lei
,
trasalendo
,
scuotendosi
.
-
Poverina
,
ti
annoio
.
-
Non
mi
annoi
.
-
Le
mie
ore
d
'
inchiostro
sono
così
odiose
!
-
Nulla
di
te
,
è
odioso
-
ella
replicava
,
a
bassa
voce
.
Ma
questa
frase
ore
d
'
inchiostro
le
faceva
l
'
effetto
di
un
gran
buco
nero
nero
,
dove
precipitassero
Paolo
Spada
e
l
'
amor
suo
,
donde
ella
non
potesse
cavar
più
fuori
nè
l
'
amante
,
nè
l
'
amore
.
Giacchè
la
paura
più
umile
,
più
comune
,
che
la
teneva
sempre
,
che
la
tormentava
in
segreto
,
era
che
Paolo
Spada
l
'
amasse
poco
,
o
non
l
'
amasse
punto
.
Non
sapeva
,
ella
,
per
quale
paese
dei
sogni
egli
partisse
,
in
queste
sue
ore
tetre
;
neppur
supponeva
che
vi
fosse
un
immenso
,
interminabile
,
infinito
paese
dei
sogni
dove
se
ne
vanno
le
anime
dei
poeti
,
degli
artisti
,
dei
sognatori
:
ma
intuiva
,
così
,
semplicemente
che
Paolo
Spada
era
ben
lontano
,
lontano
da
lei
e
dal
suo
amore
in
quei
momenti
,
e
che
quel
corpo
,
abbandonato
fra
i
cuscini
,
quel
volto
smorto
e
chiuso
non
avevano
nè
sentimento
,
nè
volontà
.
Ella
lo
adorava
con
tutto
il
suo
piccolo
e
serio
cuore
,
con
la
sua
piccola
e
limitata
mente
,
e
oltre
l
'
amore
,
per
natura
,
per
temperamento
,
per
carattere
,
non
poteva
vedere
.
Beninteso
che
,
sempre
,
Paolo
Spada
usciva
da
una
di
quelle
crisi
di
tetraggine
,
per
gittarsi
in
impeti
di
folle
gaiezza
.
Allora
egli
colmava
la
sua
amante
di
liete
carezze
,
di
adorazioni
gioconde
e
quasi
infantili
:
la
obbligava
ad
entrare
nei
magazzini
di
mode
,
dove
le
comperava
pazzamente
delle
cose
che
non
le
servivano
punto
;
la
costringeva
a
seguirlo
nelle
grandi
trattorie
dove
ordinava
dei
pranzi
squisiti
,
sostenuti
da
vini
generosi
:
la
conduceva
ai
teatri
,
nelle
grandi
serate
:
e
,
sovra
tutto
,
parlava
con
lei
,
rideva
con
lei
,
la
corteggiava
gaiamente
,
divertendosi
di
tutte
le
inveterate
timidità
della
donna
,
delle
sue
ritrosie
,
del
suo
terrore
del
pubblico
.
Dappertutto
,
ella
andava
a
malincuore
,
poichè
ella
preferiva
,
infine
,
la
loro
casa
,
in
cui
sempre
l
'
ambiente
la
sconvolgeva
,
ma
dove
,
almeno
erano
soli
.
Adesso
,
a
poco
a
poco
Paolo
Spada
la
veniva
presentando
ai
suoi
amici
,
senz
'
altro
nome
che
questo
:
la
mia
Adele
,
e
al
primo
movimento
di
consolazione
e
di
orgoglio
che
questo
nome
le
produceva
,
detto
così
,
da
lui
,
ne
subentrava
uno
di
malinconia
,
sentendosi
ricacciata
nell
'
anonimo
,
senza
personalità
,
più
,
come
una
povera
cosa
appartenente
a
lui
,
come
gli
apparteneva
un
bastone
o
un
fazzoletto
.
Questi
amici
di
Paolo
Spada
erano
così
singolari
,
anche
essi
!
Le
parevano
tutti
affetti
da
una
leggiera
o
più
grave
pazzia
,
manifestantesi
nei
modi
o
familiari
troppo
,
o
fittiziamente
freddi
,
nelle
voci
bizzarre
che
pronunziavano
parole
anche
più
bizzarre
.
Nelle
loro
conversazioni
che
ella
si
ostinava
a
voler
intendere
,
ella
non
afferrava
che
le
prime
frasi
,
e
subito
la
sua
mente
si
confondeva
in
quei
paradossi
sull
'
amore
,
sull
'
arte
,
sulla
vita
,
e
non
ci
si
raccapezzava
più
.
Nei
caffè
,
per
le
vie
,
le
discussioni
si
prolungavano
,
accanite
,
rinascenti
,
giranti
intorno
all
'
argomento
,
col
ritorno
di
certi
nomi
,
di
certe
frasi
,
di
certi
intercalari
;
ella
ascoltava
,
fingendo
l
'
attenzione
,
ma
senza
capire
più
nulla
.
Talvolta
,
queste
discussioni
erano
nelle
vie
,
di
sera
:
Paolo
Spada
e
qualche
suo
amico
andavano
lentamente
,
fermandosi
ogni
tanto
,
accalorati
,
ardenti
,
e
Adele
Cima
imitava
il
loro
passo
,
si
fermava
con
loro
,
sempre
taciturna
,
levando
ogni
tanto
il
suo
bel
volto
bianco
e
sorpreso
verso
Paolo
,
quasi
a
pregarlo
di
finire
,
di
rientrare
.
Ma
egli
non
vedeva
lo
sguardo
timido
e
pregante
dei
bei
grandi
occhi
limpidi
e
semplici
,
e
la
disputa
si
prolungava
,
mentre
ella
cadeva
dall
'
oppressione
in
un
sonno
,
per
cui
andava
a
casa
come
una
sonnambula
.
Una
notte
,
così
,
girarono
per
due
o
tre
ore
,
intorno
a
piazza
Navona
,
Paolo
Spada
e
Massimo
Dias
,
slanciati
in
una
feroce
discussione
sull
'
Ariosto
ed
ella
,
alla
fine
,
mezza
morta
,
non
osando
dire
nulla
,
si
lasciò
cadere
a
sedere
sullo
scalino
,
presso
la
fontana
.
Fu
allora
che
egli
si
decise
a
metterla
in
carrozza
ed
a
portarla
a
casa
,
invaso
da
una
improvvisa
pietà
che
lo
rese
dolcissimo
e
amorosissimo
verso
la
donna
.
Questi
amici
di
Paolo
Spada
la
trattavano
anche
singolarmente
.
Alcuni
la
salutavano
correttamente
,
ma
non
le
dirigevano
la
parola
;
altri
le
indirizzavano
delle
frasi
galanti
in
istile
letterario
;
altri
la
riguardavano
come
un
camerata
e
usavano
familiarmente
con
lei
,
a
grosse
strette
di
mano
,
chiamandola
Adele
.
Con
quella
intuizione
delle
persone
semplicissime
,
ella
sentiva
che
sotto
la
correttezza
di
alcuni
si
nascondeva
il
disprezzo
;
le
galanterie
in
frasi
fiorite
la
imbarazzavano
e
la
facevano
arrossire
;
le
familiarità
la
turbavano
.
Qualche
volta
,
malgrado
la
sua
timidità
,
aveva
sorpreso
qualche
parola
che
suonava
caricatura
per
lei
e
certi
sorrisi
le
sembravano
dubbi
.
Ne
aveva
parlato
a
Paolo
Spada
:
-
I
tuoi
amici
mi
ritengono
per
una
stupida
.
-
No
,
cara
.
-
Credilo
,
è
così
.
-
Da
che
te
ne
accorgi
?
Saresti
diventata
furba
,
per
caso
?
-
Non
lo
so
:
ma
per
loro
,
sono
un
'
oca
.
-
Per
loro
,
come
per
me
,
sei
una
bella
,
buona
,
cara
donnina
,
ecco
tutto
.
Vuoi
dei
complimenti
,
a
quanto
pare
.
-
Se
sono
un
'
oca
per
te
,
non
voglio
essere
un
'
oca
per
gli
altri
-
ella
soggiungeva
,
assai
più
triste
,
convinta
che
Paolo
Spada
si
vantasse
della
sua
ocaggine
.
-
O
cara
ochetta
sentimentale
e
mesta
,
cara
piccola
oca
bianca
e
malinconica
,
finirai
per
rassomigliare
a
un
cigno
-
diceva
lui
,
con
la
sua
voce
sonora
e
pure
velata
che
la
seduceva
,
toccandone
le
fibre
più
recondite
del
cuore
.
Avrebbe
ella
,
forse
,
voluto
allontanarlo
,
da
queste
conversazioni
,
da
queste
dispute
con
questi
amici
dagli
occhi
stralunati
,
dalle
ciere
malaticcie
,
che
fumavano
la
pipa
,
talvolta
,
o
che
erano
in
una
perfetta
tenuta
da
gentiluomo
,
in
marsina
,
con
la
pelliccia
aperta
,
col
fiore
all
'
occhiello
,
ma
che
avevano
egualmente
la
ciera
morbosa
e
gli
occhi
sognanti
,
quasi
allucinati
.
Ma
era
un
desiderio
,
niente
altro
:
ella
era
fatta
per
seguire
Paolo
Spada
in
ogni
suo
vagabondaggio
e
per
obbedirgli
in
ogni
suo
capriccio
.
Gli
faceva
qualche
obbiezione
,
soltanto
:
-
Ti
diverti
tanto
,
in
compagnia
di
Massimo
Dias
,
di
D
'
Arcello
,
di
Lamberti
?
-
Non
mi
diverto
punto
.
-
E
allora
,
perchè
li
cerchi
tanto
?
-
Mi
sono
necessarii
.
-
Oh
!
-
Le
dispute
riscaldano
il
sangue
ed
eccitano
i
nervi
....
-
E
fan
male
alla
salute
,
-
Del
corpo
,
forse
.
Viceversa
,
fanno
bene
alla
salute
dell
'
anima
,
che
è
la
sola
interessante
.
-
La
salute
dell
'
anima
?
La
vita
eterna
,
cioè
?
-
No
,
cara
-
concludeva
lui
,
con
quel
sorriso
d
'
indulgente
amore
che
gli
spuntava
.
sulle
labbra
,
quando
ella
diceva
una
sciocchezza
.
Bensì
arrivava
il
tempo
in
cui
Paolo
Spada
abbandonava
lui
gli
amici
,
non
uscendo
,
chiudendo
la
sua
porta
,
vivendo
in
casa
per
intiere
settimane
,
fra
le
sigarette
,
il
caffè
e
il
lavoro
.
Questi
furori
di
prosa
e
di
poesia
lo
assalivano
improvvisamente
,
dopo
una
gita
nei
dintorni
,
dopo
la
lettura
di
un
libro
,
dopo
aver
ritrovato
un
vecchio
pacchetto
di
lettere
,
ed
egli
si
dava
tutto
a
quel
lavoro
della
composizione
d
'
arte
e
della
successiva
scrittura
,
sommergendosi
negli
abissi
della
creazione
e
della
forma
,
come
chi
da
un
altissimo
picco
si
getta
nel
mare
.
Non
conosceva
più
,
Paolo
Spada
,
in
quelle
sommersioni
,
nè
misura
di
tempo
e
di
spazio
,
nè
fatti
o
circostanze
,
nè
necessità
o
capricci
,
egli
dimenticava
l
'
ora
del
sonno
come
quella
dei
pasti
,
egli
volentieri
restava
,
in
pieno
meriggio
,
con
le
imposte
sbarrate
e
la
lampada
accesa
;
inchiodato
nel
suo
seggiolone
di
cuoio
,
chino
sulla
carta
,
levando
ogni
tanto
,
da
essa
,
un
par
d
'
occhi
nuotanti
nelle
visioni
,
o
passeggiante
per
la
stanza
da
studio
,
rapidamente
,
da
un
capo
all
'
altro
,
a
testa
china
,
o
leggendo
ad
alta
voce
,
anzi
declamando
dei
versi
o
della
prosa
,
gettandosi
,
talvolta
,
da
una
sedia
a
una
poltrona
,
ritornando
al
seggiolone
,
e
,
talvolta
,
cedendo
al
sonno
,
sul
gran
tavolino
da
scrivere
,
con
la
testa
sulle
braccia
,
come
un
fanciullo
.
L
'
amore
?
sparito
,
morto
.
L
'
artista
si
trovava
nel
gran
tumulto
interno
che
sconvolge
ogni
altro
affetto
e
che
trasporta
nelle
ansie
e
nelle
ebbrezze
della
concezione
e
della
procreazione
d
'
arte
,
la
febbre
che
lo
ardeva
aveva
invaso
e
incendiato
tutto
il
suo
sangue
,
e
le
sue
fantasime
d
'
arte
erano
più
vive
,
innanzi
agli
occhi
della
sua
fantasia
,
più
belle
,
più
vive
,
più
desiderate
,
più
amate
della
vivente
Adele
Cima
,
che
gli
sembrava
un
'
ombra
vana
e
fredda
.
Ella
si
rendeva
un
'
ombra
.
Girava
intorno
a
Paolo
Spada
con
un
passo
così
lieve
che
non
si
udiva
,
non
urtava
un
oggetto
,
non
faceva
stridere
una
chiave
,
spariva
dalle
porte
come
se
si
dileguasse
nell
'
aria
.
Così
ella
faceva
,
un
tempo
,
quando
aveva
assistito
sua
madre
gravemente
inferma
:
le
pareva
di
essere
presso
un
malato
,
tanto
lo
stato
fisico
e
morale
di
Paolo
Spada
le
sembrava
scombussolato
,
tumultuario
,
perduto
ogni
senso
di
realtà
.
Obbediente
come
un
bimbo
buono
,
ella
lo
aspettava
con
pazienza
alle
ore
dei
pasti
,
non
andava
a
letto
,
talvolta
,
che
tardissimo
,
vegliando
accanto
a
lui
,
leggendo
un
libro
qualunque
il
cui
senso
le
sfuggiva
,
o
dicendo
il
suo
rosario
,
o
stando
immobile
,
oramai
abituata
a
questa
vita
di
statua
.
Lui
,
che
giammai
aveva
potuto
lavorare
con
una
persona
presente
nella
stanza
o
anche
nella
casa
,
tollerava
perfettamente
quella
di
Adele
Cima
,
tanto
ella
si
rendeva
piccola
,
minuta
,
inesistente
.
Anzi
,
la
voleva
presso
a
lui
.
Era
come
un
mobile
che
si
ama
,
su
cui
si
posano
gli
occhi
volentieri
e
le
cui
linee
corrispondono
a
non
so
quale
bisogno
estetico
interiore
.
Talvolta
,
in
un
brevissimo
,
lucido
intervallo
,
era
vinto
dalla
compassione
:
-
Va
a
letto
,
cara
,
-
No
,
ti
aspetto
.
-
Io
ho
molto
da
scrivere
,
va
,
va
.
-
Che
importa
?
aspetto
.
-
Creperai
di
noia
e
di
sonno
.
-
No
,
niente
.
Aspetto
.
Tu
hai
molto
da
scrivere
?
-
Moltissimo
:
enormemente
.
-
Non
importa
,
non
importa
.
Di
amore
,
in
lui
,
non
un
atto
,
non
una
parola
.
Questo
ella
vedeva
bene
,
e
un
morso
le
afferrava
il
cuore
.
La
febbre
del
lavoro
e
di
quel
lavoro
la
colpiva
solo
per
i
suoi
fenomeni
morbosi
;
ella
non
ne
comprendeva
nè
la
purissima
fiamma
,
nè
il
nobile
tormento
,
nè
l
'
ebbrezza
del
travaglio
.
Non
si
spiegava
perchè
un
uomo
giovane
,
sano
e
bello
,
amato
,
amante
come
Paolo
Spada
si
desse
a
quella
passione
singolare
che
ne
consumava
i
giorni
,
la
salute
,
la
beltà
,
che
lo
toglieva
,
sovra
tutto
,
all
'
amore
.
Ah
questo
,
questo
,
ella
non
se
lo
spiegava
ed
era
il
suo
cruccio
più
intimo
e
più
costante
!
Nel
suo
giudizio
stretto
e
poetico
della
vita
,
le
pareva
che
un
'
altra
donna
le
potesse
togliere
Paolo
Spada
,
ma
non
già
un
foglio
di
carta
bianca
e
una
penna
intinta
nell
'
inchiostro
.
Che
egli
scordasse
i
suoi
baci
,
le
sue
carezze
,
il
suo
amore
così
saldo
e
così
affascinante
nella
semplicità
,
per
restare
i
giorni
e
le
notti
nella
sua
stanza
di
studio
scrivendo
,
lacerando
carte
,
riscrivendo
,
passando
la
penna
a
grandi
colpi
sulle
linee
scritte
,
per
cassarle
,
leggendo
,
declamando
,
fumando
,
bevendo
caffè
,
senza
sole
,
senza
luce
,
senz
'
amore
,
proprio
,
senz
'
amore
,
le
sembrava
una
cosa
tanto
folle
,
tanto
ingiusta
e
tanto
crudele
che
,
spesso
,
sparendo
nella
sua
povera
cameretta
,
se
ne
andava
a
piangere
in
un
cantuccio
,
solitariamente
.
Per
lei
l
'
amore
era
la
sola
passione
,
la
sola
occupazione
,
il
solo
pensiero
e
il
solo
affare
,
e
tutto
questo
,
molto
semplicemente
,
in
vero
temperamento
muliebre
nato
per
il
ristretto
campo
dell
'
amore
.
Giammai
,
in
queste
sue
ore
di
desolazione
,
ella
trovava
un
pensiero
contro
l
'
egoismo
artistico
di
Paolo
Spada
,
giammai
ella
si
pentiva
di
essersi
data
a
lui
,
di
esser
venuta
a
vivere
con
lui
,
ma
si
sentiva
ed
era
una
creatura
perfettamente
infelice
.
Quando
era
stata
lungamente
assente
,
egli
la
chiamava
.
Ella
si
lavava
in
fretta
gli
occhi
,
riappariva
quasi
sorridente
ed
egli
non
vedeva
punto
il
rossore
delle
palpebre
.
-
Perchè
te
ne
vai
,
Adele
?
-
Ti
disturbo
,
forse
.
-
Non
mi
disturbi
.
Non
ti
vedo
neppure
.
-
E
allora
,
perchè
mi
vuoi
?
-
Così
,
per
consuetudine
.
Ella
crollava
il
capo
,
mentre
si
faceva
pallidissima
.
Paolo
Spada
non
se
ne
accorgeva
.
Nell
'
orgoglio
fugace
dei
momenti
di
creazione
,
le
diceva
,
esaltatamente
:
-
Sai
?
Sto
scrivendo
un
capolavoro
.
-
Lo
credo
,
Paolo
.
Ma
non
gli
chiedeva
che
fosse
.
Temeva
di
dire
una
stupidaggine
,
chiedendo
.
-
È
una
novella
,
una
lunga
novella
:
ma
un
capolavoro
.
Si
chiama
:
il
vincitore
della
morte
.
Ti
piace
il
titolo
?
-
Sì
,
mi
piace
.
-
Veramente
,
ti
piace
?
Di
'
la
verità
.
-
Mi
piace
moltissimo
.
-
Ora
te
ne
leggo
un
pezzo
.
Ti
secchi
?
-
No
,
amore
,
no
.
Egli
dava
di
piglio
alle
molte
cartelle
dove
scriveva
col
suo
carattere
lungo
e
sottile
,
e
con
voce
tremante
,
mentre
le
dita
che
tenevano
il
manoscritto
tremavano
,
egli
cominciava
la
lettura
.
La
voce
si
facea
più
ferma
e
ondeggiava
nei
periodi
che
si
legavano
l
'
uno
all
'
altro
,
e
si
abbassava
mollemente
,
s
'
innalzava
violenta
.
Attentissima
,
ella
non
batteva
palpebra
.
Pure
,
quest
'
attenzione
non
gli
bastava
:
-
Tu
,
non
mi
ascolti
?
-
T
'
ascolto
.
-
Hai
l
'
aria
distratta
.
-
Non
è
così
.
Leggi
.
Paolo
riprendeva
la
lettura
.
Si
arrestava
,
per
vedere
se
sul
volto
di
Adele
Cima
passasse
qualche
impressione
:
e
la
vedea
mutar
di
colore
.
In
verità
,
era
quella
voce
dell
'
amante
,
quella
esaltazione
,
il
rombo
della
lettura
,
che
la
commovevano
.
-
Ti
piace
?
Ti
piace
?
-
Moltissimo
.
-
Dici
sul
serio
?
-
Sul
serio
.
-
Non
già
perchè
mi
vuoi
bene
?
-
Non
so
:
mi
piace
.
Egli
finiva
la
lettura
,
entusiasmato
.
-
Ti
piace
?
-
È
bellissimo
.
-
Sì
,
credo
di
aver
fatto
una
cosa
buona
-
diceva
lui
,
già
un
po
'
smontato
.
-
Quante
cartelle
ne
hai
scritte
?
-
domandava
Adele
,
dando
un
'
occhiata
obbliqua
al
manoscritto
.
-
Sessantacinque
.
-
E
quante
altre
te
ne
restano
?
-
Centocinquanta
,
più
,
forse
.
-
Ah
!
Si
voltava
in
là
,
per
non
fargli
osservare
il
suo
viso
,
dove
la
pena
che
questa
febbre
ancora
molto
,
troppo
durasse
,
si
dipingeva
.
L
'
indomani
,
lo
trovava
tetro
e
disfatto
.
-
Ho
scritto
delle
corbellerie
ignobili
-
le
dichiarava
lui
.
-
Come
?
Non
ti
sembravano
un
capolavoro
?
-
Mi
sembravano
.
Ero
esaltato
.
Sono
corbellerie
.
-
A
me
piacevano
.
-
Naturalmente
.
-
Paolo
!
-
era
la
sola
rimostranza
dolorosa
.
-
Mia
cara
,
che
vuoi
capire
tu
?
Quando
piace
a
te
,
è
segnale
di
ignobile
corbelleria
.
-
E
allora
,
perchè
leggi
a
me
?
-
Così
,
per
sfogare
:
niente
altro
.
-
Perchè
mi
domandi
il
giudizio
?
-
Perchè
gli
scrittori
sono
delle
bestie
inconcludenti
,
deboli
e
vigliacche
-
esclamava
lui
,
nella
brutalità
delle
giornate
di
abbattimento
.
-
Non
dire
questo
,
Paolo
.
-
Taci
,
Adele
.
Vattene
.
Ebbene
,
ella
si
accorgeva
che
negli
accasciamenti
della
sua
febbre
d
'
arte
,
in
quegli
accasciamenti
in
cui
tutti
i
mortali
chiedono
soccorso
di
tenerezza
,
ella
non
poteva
consolarlo
.
Sensibilissima
sentimentalmente
,
ella
misurava
col
cuore
timido
e
trepido
questa
sua
impotenza
e
la
esagerava
.
Quel
male
ignoto
e
quel
dolore
ignoto
traevano
origine
da
radici
di
profonde
e
sconosciute
infermità
morali
e
forse
fisiche
:
ella
poteva
bene
piegare
il
volto
su
quell
'
ombra
,
il
suo
inesperto
sguardo
nulla
vi
potea
mai
distinguere
.
Adele
si
ritraeva
,
con
un
senso
vivo
di
umiliazione
sempre
rinnovantesi
e
che
le
aveva
omai
aperto
nell
'
anima
una
fine
ferita
sempre
sanguinante
e
sempre
frizzante
.
Il
silenzio
era
il
suo
rifugio
,
dove
naturalmente
,
le
più
semplici
e
anche
le
più
tormentose
supposizioni
la
facean
dubitare
di
sè
stessa
,
di
Paolo
Spada
,
dell
'
amore
.
Forse
,
egli
era
stanco
di
lei
e
non
glielo
diceva
per
gentilezza
d
'
animo
;
forse
,
questo
suo
amore
che
era
niente
altro
che
amore
,
offerto
con
tanto
abbandono
,
ma
con
tanta
monotonia
,
aveva
già
nauseato
Paolo
;
forse
egli
pensava
a
quelle
sue
donne
così
raffinate
,
così
squisite
,
che
lo
amavano
in
una
forma
complicata
e
straordinaria
,
che
gli
scrivevano
quei
pacchi
di
lettere
da
lui
conservate
preziosamente
,
da
lui
spesso
rilette
,
spesso
giacenti
in
confusione
sul
tavolino
da
scrivere
-
talvolta
,
egli
si
serviva
di
quei
documenti
per
la
sua
storia
d
'
amore
-
mentre
ella
non
aveva
mai
osato
di
scrivergli
un
biglietto
,
temendo
di
commettere
degli
errori
di
grammatica
e
di
ortografia
;
forse
,
egli
già
ne
aveva
trovata
un
'
altra
....
ella
era
così
sciocca
,
così
infelicemente
sciocca
!
Con
cura
,
ella
nascondeva
i
suoi
sospetti
,
per
non
torturarlo
,
giacchè
ella
gli
risparmiava
,
amorosamente
,
qualunque
puntura
;
ma
,
senza
volerlo
,
trapelavano
.
-
Anche
oggi
,
sei
così
triste
,
Paolo
?
-
Anche
oggi
.
-
Ma
a
che
pensi
?
-
Mi
è
impossibile
di
narrartelo
:
è
troppo
lungo
.
-
Dimmi
,
almeno
,
a
chi
pensi
?
-
A
chi
?
A
nessuno
,
cara
.
-
A
nessuno
,
proprio
?
A
nessuna
donna
?
-
....
No
.
Che
pensi
?
-
Nulla
,
m
'
immagino
.
Credevo
....
perdonami
.
Non
sei
stanco
di
me
?
-
No
,
non
ancora
.
-
Dimmelo
,
quando
sei
stanco
.
-
Te
lo
dirò
,
non
dubitare
.
Ognuna
delle
risposte
di
Paolo
Spada
la
meravigliava
e
la
faceva
soffrire
.
Lo
credea
sincero
.
Non
amava
un
'
altra
donna
:
non
era
stanco
di
lei
:
ella
gli
piaceva
ancora
.
Ma
dunque
era
proprio
per
questo
terribile
lavoro
dello
scrivere
,
che
il
suo
amante
l
'
abbandonava
,
si
dimenticava
di
lei
come
se
non
esistesse
,
la
guardava
in
volto
trasognato
come
se
non
l
'
avesse
mai
vista
,
non
le
prendeva
una
mano
,
non
la
baciava
?
Così
sono
,
dunque
,
questi
uomini
che
scrivono
?
E
quest
'
arte
,
questa
parola
che
ella
udiva
ripetere
continuamente
,
senza
intenderla
,
quest
'
arte
pronunziata
ora
enfaticamente
,
ora
a
bassa
voce
in
tono
pauroso
,
quest
'
arte
le
cui
quattro
lettere
escivano
,
pronunziate
dalla
bocca
di
Paolo
Spada
,
con
un
ardor
amoroso
meglio
di
qualunque
amorosa
parola
,
ella
aveva
finito
per
odiarla
in
silenzio
,
con
tutta
la
muta
ribellione
del
suo
cuore
.
Non
era
una
donna
l
'
arte
,
nè
aveva
i
capelli
neri
,
biondi
o
rossi
,
diversi
dai
suoi
;
non
era
una
persona
slanciata
dagli
occhi
grandi
e
bruni
e
scintillanti
,
mentre
i
suoi
erano
limpidi
e
tranquilli
e
la
sua
persona
era
piccola
e
graziosa
;
non
era
una
donna
intelligente
e
sapiente
,
mentre
ella
era
una
povera
buona
,
ignorante
:
eppure
Adele
era
gelosa
di
quest
'
arte
e
la
detestava
,
con
tutto
il
cuore
,
come
se
fosse
una
creatura
viva
.
A
poco
a
poco
i
libri
,
le
carte
,
il
calamaio
,
l
'
inchiostro
e
la
penna
,
e
tutto
quello
che
è
il
corredo
di
chi
scrive
,
le
cominciarono
a
fare
orrore
:
e
gli
accessi
di
lavoro
feroce
,
o
gli
assorbimenti
lunghi
in
vaghe
contemplazioni
di
Paolo
Spada
,
le
davano
l
'
impressione
d
'
una
sua
sciagura
personale
,
sempre
respinta
e
sempre
ricadente
sul
suo
cuore
.
Un
giorno
,
quasi
fosse
presa
da
una
curiosità
puerile
,
gli
domandò
:
-
Come
ti
è
venuto
in
mente
,
di
scrivere
?
-
A
me
?
Non
me
ne
ricordo
.
-
Ma
infine
,
hai
dovuto
cominciare
?
-
Sì
,
ho
cominciato
....
non
potevo
far
di
meno
di
cominciare
.
-
Perchè
?
-
Era
il
destino
,
cara
.
-
Non
hai
mai
pensato
a
fare
un
'
altra
professione
?
-
Mai
.
Non
avrei
saputo
farla
.
-
Tu
sai
far
tutto
.
Perchè
non
hai
tentato
?
-
E
perchè
dovevo
tentare
?
-
gli
disse
lui
,
un
po
'
meravigliato
.
-
Così
....
per
fare
quel
che
fanno
tutti
gli
altri
-
diss
'
ella
,
penosamente
.
Egli
intese
qualche
cosa
:
-
Ti
piacerebbe
,
eh
,
che
io
fossi
un
medico
?
O
un
impiegato
?
O
un
ufficiale
di
cavalleria
?
-
e
una
lieve
ironia
era
nella
sua
voce
.
Ella
impallidì
e
arrossì
.
Subito
,
negò
tutto
:
-
Mi
piaci
come
sei
,
Paolo
.
-
Ma
saresti
più
felice
con
un
medico
,
m
'
immagino
:
felicissima
,
con
un
ufficiale
di
cavalleria
:
arcifelicissima
,
con
un
impiegato
,
Adele
.
-
No
,
no
,
no
-
esclamò
lei
,
disperatamente
-
non
posso
esser
felice
che
con
te
.
-
Temo
....
temo
che
tu
sia
infelice
....
sono
così
incapace
di
capirti
....
-
Non
vi
è
bisogno
,
che
tu
mi
capisca
-
soggiunse
lui
-
nessuna
donna
capisce
mai
un
uomo
e
viceversa
.
Io
sono
perfettamente
felice
,
del
resto
,
con
te
che
non
mi
capisci
:
te
lo
assicuro
.
Amami
e
basta
.
Infatti
,
in
quell
'
amore
,
così
quieto
e
così
uniforme
,
in
quel
sentimento
rudimentale
che
di
nessun
altro
si
addoppiava
e
si
facea
difficile
,
in
quell
'
espansione
semplice
quotidiana
,
senza
grandi
scene
tragiche
come
senza
troppo
fini
scene
di
commedia
,
in
quella
bontà
costante
e
suadente
,
in
quell
'
affetto
dove
mancava
qualunque
sorta
di
enigma
,
egli
trovava
l
'
ambiente
migliore
per
il
suo
spirito
stanco
e
per
il
suo
cuore
disgustato
di
eccentricità
.
Per
troppo
tempo
,
la
donna
era
stata
per
lui
elemento
di
curiosità
vivacissima
nella
vita
e
nell
'
arte
ed
era
,
quindi
diventata
sorgente
di
disordine
e
di
squilibrio
:
per
troppo
tempo
,
egli
aveva
errato
per
i
paesi
dove
il
peccato
era
anche
romanzo
e
dove
il
romanzo
conduceva
al
peccato
:
per
troppo
tempo
,
egli
aveva
cercato
nella
donna
il
pascolo
della
immaginazione
artistica
e
l
'
urto
obliquo
e
complicato
dei
sensi
.
Adele
Cima
era
il
riposo
della
sua
stanchezza
,
era
l
'
equilibrio
dell
'
asse
della
sua
vita
,
era
la
relazione
posata
e
lunga
,
lunga
e
sicura
,
dove
il
peccato
perdeva
ogni
tinta
turpe
e
acquistava
gentilezza
mite
coniugale
.
Mentr
'
ella
era
fuori
centro
,
spostata
,
messa
a
contatto
di
una
esistenza
che
aveva
capovolte
tutte
le
sue
poche
idee
,
messa
a
contatto
con
un
uomo
cento
volte
a
lei
superiore
,
della
cui
superiorità
ella
era
un
'
adoratrice
ma
anche
una
vittima
,
mentre
Adele
Cima
non
giungeva
più
a
riunire
le
sue
forze
per
vivere
,
disperse
in
un
'
atmosfera
troppo
alta
per
i
suoi
polmoni
,
Paolo
Spada
si
sprofondava
nella
beatitudine
egoistica
di
colui
che
ha
trovato
,
per
una
rarissima
fortuna
,
lo
strumento
più
adatto
alla
propria
felicità
.
Per
pensare
,
per
leggere
,
per
lavorare
,
egli
aveva
bisogno
di
non
aver
più
nè
lettere
amorose
da
scrivere
o
da
andar
a
prendere
alla
posta
;
di
non
aver
più
convegni
da
chiedere
o
da
aspettare
;
di
non
aver
più
sciarade
da
sciogliere
o
drammi
da
annodare
,
tutte
cose
che
impediscono
,
a
uno
scrittore
,
il
pensiero
,
la
letteratura
,
la
scrittura
.
Adele
Cima
,
in
quei
tempi
di
travaglio
,
mentre
era
intorno
a
lui
,
non
vi
era
,
camminava
piano
,
non
urtava
gli
oggetti
,
non
chiudeva
i
libri
,
non
muoveva
le
carte
,
spariva
,
riappariva
,
senza
domandare
di
uscire
,
di
pranzare
,
di
dormire
:
nella
sua
semplicità
o
,
piuttosto
,
nella
sua
stupidaggine
,
era
un
arnese
umile
e
perfetto
di
pace
amorosa
e
di
paziente
tenerezza
.
III
.
A
un
tratto
,
nel
cuore
innamorato
di
Adele
Cima
,
e
battuto
e
mortificato
dal
sentimento
di
non
essere
una
donna
degna
dell
'
amore
di
Paolo
Spada
,
surse
una
volontà
improvvisa
,
che
si
maturò
nell
'
ombra
e
nel
silenzio
,
che
fu
covata
e
si
schiuse
al
calore
della
passione
,
di
cui
ella
ardeva
per
il
grand
'
uomo
.
Ella
si
decise
,
così
,
senz
'
altro
,
a
diventare
una
donna
intelligente
e
colta
;
perchè
,
almeno
,
non
tutto
il
mondo
dove
l
'
artista
viveva
le
fosse
vietato
;
perchè
ella
,
almeno
,
potesse
seguirlo
in
un
discorso
,
in
una
divagazione
,
perchè
ella
non
restasse
più
sola
e
abbandonata
ad
amarlo
,
mentre
egli
se
ne
andava
negli
orizzonti
dei
sogni
e
delle
visioni
a
cui
ella
,
misera
,
non
partecipava
.
Ella
concepì
questo
audace
disegno
nelle
ore
di
solitudine
e
anche
d
'
infinita
mestizia
in
cui
cadeva
,
quando
Paolo
Spada
lavorava
e
si
scordava
assolutamente
di
lei
:
ella
accarezzò
entusiasticamente
il
suo
disegno
,
nel
tempo
in
cui
maggiormente
l
'
esistenza
con
Paolo
le
diventava
grave
e
tormentosa
,
sentendovisi
come
una
povera
creatura
perduta
e
senza
guida
;
ella
ostinatamente
studiò
questo
disegno
,
quanto
più
amara
e
più
insopportabile
le
pareva
la
sua
inferiorità
.
Non
disse
nulla
a
Paolo
.
Era
taciturna
,
sempre
:
e
non
avendo
mai
trovato
modo
di
raccontargli
la
sua
lunga
miseria
,
la
miseria
della
sua
stupidaggine
e
della
sua
ignoranza
,
non
volle
neppure
rivelargli
il
rimedio
che
il
suo
cuore
aveva
trovato
o
credeva
di
aver
trovato
.
Con
l
'
eroismo
muto
dei
cuori
che
sanno
amare
e
amare
soltanto
,
ma
che
dall
'
amore
traggono
ogni
coraggio
e
ogni
luce
,
ella
si
accinse
allo
scopo
,
sebbene
lo
sentisse
arduo
,
lontano
,
forse
inaccessibile
.
La
prima
cosa
che
ella
tentò
,
per
aprire
la
sua
intelligenza
,
fu
la
lettura
dei
libri
di
Paolo
Spada
.
Dopo
pranzo
,
quando
egli
,
fumate
nervosamente
quattro
o
cinque
sigarette
,
si
levava
come
mosso
da
un
impulso
automatico
,
per
sedersi
a
scrivere
,
ella
si
levava
e
spariva
.
Nella
sua
borsa
da
lavoro
,
accanto
al
merletto
all
'
uncinetto
,
delizia
borghese
di
altri
tempi
,
ella
aveva
sempre
un
volume
,
dei
varii
fra
romanzi
e
novelle
scritte
da
Paolo
Spada
:
e
in
camera
sua
,
si
metteva
a
leggere
.
Lo
stile
prezioso
,
ricercato
con
quella
tortura
mentale
che
era
una
delle
grandi
qualità
di
Paolo
Spada
,
le
produceva
la
prima
impressione
d
'
incomprensibilità
:
vi
erano
delle
parole
che
non
aveva
mai
lette
o
udite
e
dei
giri
di
frase
,
il
cui
senso
le
sfuggiva
:
talvolta
,
delle
frasi
ripetute
le
davano
fastidio
,
come
il
ronzìo
di
un
moscone
nell
'
orecchio
.
Non
so
come
,
ella
aveva
udito
a
parlare
del
vocabolario
:
e
finì
per
ricorrervi
,
per
conoscere
il
senso
vero
delle
parole
strane
adoperate
da
Paolo
Spada
.
Con
molta
gravità
,
teneva
il
libro
aperto
sul
tavolino
e
con
l
'
altra
sfogliava
il
vocabolario
:
alla
ricerca
della
parola
,
lasciava
perdere
il
filo
del
racconto
e
,
dopo
,
non
si
raccapezzava
più
.
E
,
spesso
,
il
vocabolario
non
le
spiegava
bene
,
tutto
:
ella
restava
sospesa
,
pensando
troppo
per
la
sua
piccola
mente
,
affaticata
,
e
non
trovando
più
nulla
.
Se
contrariamente
,
erano
i
soggetti
di
quei
romanzi
,
di
quelle
novelle
che
la
turbavano
immensamente
.
Ella
aveva
letto
,
come
tutte
le
donnine
della
sua
levatura
,
dei
romanzi
di
Montépin
e
di
Ponson
du
Terrail
,
qualche
romanzo
di
Dumas
padre
e
qualcuno
,
italiano
,
di
Guerrazzi
:
ma
le
istorie
di
Paolo
Spada
erano
così
stranamente
diverse
da
quanto
era
stato
il
poco
pascolo
della
sua
fantasia
!
Tutti
i
protagonisti
di
Spada
le
sembravano
degli
ammalati
o
dei
pazzi
:
spesso
la
inorridivano
per
il
cinismo
:
e
quando
s
'
interessava
a
qualcuno
,
più
simpatico
,
ecco
,
egli
moriva
.
In
quanto
alle
protagoniste
,
ebbene
,
ebbene
,
malgrado
che
qualcuna
di
esse
fosse
buona
e
virtuosa
,
malgrado
che
quasi
tutte
fossero
immensamente
infelici
,
per
le
lotte
con
sè
stesse
,
col
mondo
e
con
l
'
amore
,
ebbene
,
Adele
Cima
le
odiava
,
tutte
!
La
innamoratissima
donna
leggeva
i
romanzi
e
le
novelle
,
più
col
cuore
che
con
la
mente
:
e
la
sua
curiosità
d
'
ignorante
,
era
anche
fatta
di
gelosia
.
Con
quanta
carezzosa
voluttà
Paolo
Spada
dipingeva
certe
figure
di
donna
e
Adele
Cima
vi
ricercava
,
quasi
,
i
ritratti
delle
donne
che
egli
aveva
amate
:
con
quanta
crudeltà
egli
ne
disegnava
delle
altre
ed
erano
forse
quelle
che
lo
avevano
respinto
,
o
,
accettandolo
,
lo
avevano
reso
infelice
!
Ella
aveva
troppo
partecipato
alla
vita
di
Paolo
Spada
e
dei
suoi
amici
artisti
,
per
non
avere
capito
,
a
forza
di
udirlo
dire
,
che
quanto
essi
raccontavano
nei
loro
libri
,
era
loro
accaduto
:
non
aveva
visto
Paolo
Spada
copiare
le
lettere
di
amore
,
nelle
novelle
?
Così
,
la
lettura
di
questi
volumi
lenta
,
ma
continua
,
produsse
sullo
spirito
di
Adele
Cima
,
come
una
rivelazione
sempre
più
triste
,
sempre
più
torturatrice
,
del
passato
di
Paolo
Spada
.
Ah
egli
aveva
palpitato
,
e
pianto
,
e
sofferto
,
e
spasimato
,
il
suo
amante
,
non
per
lei
,
ma
per
altre
donne
,
egli
aveva
molto
e
troppo
vissuto
,
il
suo
amante
,
e
non
con
lei
;
egli
aveva
avuto
delle
scene
di
passione
e
di
disperazione
come
giammai
con
lei
!
Quante
volte
in
quelle
eterne
veglie
,
in
cui
ella
aspettava
che
Paolo
Spada
si
levasse
dal
tavolino
e
,
chiamandola
,
le
dicesse
che
era
ora
di
riposarsi
,
quante
volte
ella
posò
il
libro
,
pallida
,
disgustata
,
avvelenata
,
sentendo
di
essere
giunta
troppo
tardi
,
quando
già
la
vita
aveva
detto
tutto
al
suo
amante
!
Quante
volte
ella
si
sentì
inutile
,
inutile
a
quest
'
uomo
,
adesso
più
che
mai
,
adesso
che
conosceva
o
che
le
pareva
di
conoscere
tutto
il
passato
,
e
come
pensò
,
spesso
,
che
sarebbe
stato
meglio
liberarlo
della
sua
sciocca
presenza
!
Le
si
ripeteva
,
nell
'
anima
,
fatidicamente
,
l
'
impressione
della
prima
visita
,
quando
aveva
trovato
le
fotografie
delle
altre
amanti
e
aveva
tanto
sofferto
:
perchè
non
era
fuggita
via
,
in
quel
giorno
?
Pure
,
un
accanimento
la
teneva
,
di
legger
tutto
,
di
saper
tutto
.
Involontariamente
,
qualche
parte
del
suo
segreto
le
sfuggiva
:
-
Perchè
hai
fatto
morire
quel
povero
Attilio
Venturi
?
-
ella
chiese
un
giorno
,
al
suo
amante
.
-
Attilio
Venturi
?
Chi
?
-
Il
protagonista
del
tuo
racconto
:
L
'
ucciso
.
-
Tu
hai
letto
il
racconto
?
-
....
sì
-
diss
'
ella
,
profondamente
sconvolta
.
-
E
perchè
l
'
hai
letto
?
-
Mah
....
perchè
era
scritto
da
te
....
-
Non
vi
era
obbligo
,
anima
mia
.
-
Ho
fatto
tanto
male
?
Sono
dunque
così
sciocca
,
da
non
poter
aprire
un
tuo
libro
?
-
e
quasi
piangeva
.
-
Non
importa
,
cara
-
diss
'
egli
,
indulgentemente
-
se
ciò
ti
diverte
,
fa
pure
.
Ti
è
proprio
dispiaciuto
tanto
,
che
Attilio
Venturi
sia
morto
?
-
Oh
,
tanto
!
-
Egli
doveva
morire
-
pronunziò
Paolo
Spada
,
col
tono
dogmatico
dello
scrittore
.
-
Oh
!
-
mormorò
ella
,
senz
'
altro
,
sentendo
il
peso
della
sua
ignoranza
più
forte
,
sulle
spalle
.
Altri
dialoghi
simili
,
consecutivamente
,
accaddero
.
Un
giorno
,
un
amico
di
Paolo
Spada
aveva
elogiato
vivamente
il
volume
delle
Storie
crudeli
,
in
presenza
di
Adele
Cima
:
e
Paolo
Spada
aveva
sorriso
alle
lodi
.
Ella
riprese
il
discorso
e
arrossendo
,
disse
:
-
Tutti
i
tuoi
libri
sono
così
belli
e
mi
piacciono
tanto
,
Paolo
!
Ma
perchè
sei
così
cattivo
,
nelle
Storie
crudeli
?
-
Perchè
la
vita
è
cattiva
,
mia
cara
-
disse
lui
,
con
un
lieve
rammarico
nella
voce
.
-
Oh
no
,
Paolo
!
-
Che
ne
sai
,
tu
?
Tu
non
sai
nulla
.
-
Hai
ragione
-
ella
disse
,
soffocando
un
singhiozzo
.
E
un
'
altra
volta
:
-
Non
pensavi
che
la
vita
era
cattiva
,
Paolo
,
quando
hai
scritto
L
'
amore
di
Maria
?
-
Quella
storia
è
bruttissima
.
-
Oh
,
no
!
-
Bruttissima
,
ti
dico
.
-
A
me
è
piaciuta
-
soggiunse
ella
,
con
timidità
.
-
Questo
è
il
segnale
più
certo
della
bruttezza
-
disse
lui
,
duramente
.
Poi
quando
la
vide
piangere
,
cercò
di
consolarla
,
carezzandola
,
baciandola
.
-
Tu
leggi
troppo
,
ti
fa
male
,
Adele
.
-
Perchè
,
mi
fa
male
?
-
La
tua
testa
è
debole
,
non
leggere
tanto
.
-
Come
,
neppure
i
tuoi
libri
?
-
I
miei
meno
degli
altri
.
Già
,
non
valgono
niente
.
-
Non
dire
questo
,
non
dirlo
.
Perchè
li
hai
scritti
,
se
li
disprezzi
?
-
Così
,
Adele
-
rispose
lui
,
enigmaticamente
,
chiudendosi
nel
suo
silenzio
.
Ma
,
oramai
,
il
male
era
fatto
.
Nel
cervello
confuso
di
Adele
Cima
turbinavano
le
frasi
e
i
fatti
in
disordine
:
ed
ella
non
afferrava
più
il
nesso
delle
cose
,
ella
imbrogliava
i
nomi
dei
personaggi
e
delle
città
,
ella
spesso
faceva
a
Paolo
Spada
delle
domande
,
dove
appariva
anche
più
chiaramente
che
ella
aveva
letto
e
non
aveva
inteso
nulla
.
Due
o
tre
volte
,
egli
la
redarguì
,
vivamente
offeso
nel
suo
amor
proprio
di
artista
:
ed
Adele
che
non
conosceva
la
sensibilità
sempre
raccapricciante
delle
vanità
di
scrittore
,
due
o
tre
volte
giunse
a
ferirlo
:
e
il
modo
come
egli
le
si
rivoltò
contro
,
modo
insolito
,
di
animale
irritato
e
ingiusto
,
la
sgomentò
talmente
che
,
per
un
pezzo
ella
smise
di
parlargli
delle
sue
letture
.
Ma
il
male
era
fatto
.
La
serenità
della
mente
di
Adele
Cima
era
smarrita
,
per
sempre
.
Ella
era
entrata
in
una
via
d
'
intrichi
e
di
spine
che
la
pungevano
e
la
soffocavano
:
nè
conosceva
più
il
sentiero
per
tornare
indietro
.
In
quella
confusa
e
incerta
rivelazione
di
un
mondo
per
lei
incomprensibile
e
in
cui
ella
intravedeva
le
perfidie
della
menzogna
,
le
malvagità
del
cuore
freddo
e
duro
,
le
perversità
dei
sensi
non
governati
da
nessuna
delle
schiette
e
fluide
correnti
del
sentimento
,
la
ingenua
anima
di
Adele
si
arretrava
,
compresa
di
spavento
:
ma
i
suoi
occhi
avevano
intravisto
e
il
fiore
del
suo
candore
sentimentale
era
per
sempre
appassito
.
Sovra
tutto
,
il
maggior
tossico
le
veniva
da
quelle
donne
ignote
a
lei
,
che
Paolo
Spada
aveva
conosciute
e
amate
,
che
erano
rimaste
così
impresse
nella
memoria
dell
'
uomo
,
che
l
'
artista
aveva
voluto
renderle
nelle
sue
storie
.
Tutte
diversamente
belle
e
attraenti
sotto
la
viva
penna
dello
scrittore
,
tutte
dotate
del
fascino
della
vita
che
vibra
,
più
forte
,
nei
ricordi
e
par
vita
,
tutte
variamente
strane
e
seducenti
,
tutte
quante
davano
al
cuore
innamorato
di
Adele
Cima
le
trafitture
,
e
i
sussulti
,
e
i
pallori
,
e
gli
scoramenti
di
una
gelosia
invincibile
.
Con
curiosità
tormentatrice
,
ella
ritornava
a
rileggere
quelle
pagine
dove
la
natural
poesia
dell
'
arte
ingrandiva
e
affinava
quelle
creature
muliebri
:
e
nella
loro
essenza
,
nella
loro
forma
,
Adele
Cima
le
invidiava
,
sentendosi
da
loro
così
diversa
,
così
lontana
,
sentendosi
a
loro
tanto
inferiore
da
soffrirne
come
per
persone
umane
che
l
'
avvilissero
con
la
loro
superiorità
,
ogni
giorno
,
ogni
ora
:
-
Tu
hai
conosciuto
quell
'
Angelica
,
del
tuo
romanzo
?
-
disse
,
in
uno
dei
momenti
di
più
forte
pena
.
-
Sì
.
-
L
'
hai
amata
?
-
Sì
.
-
Era
molto
seducente
?
-
Molto
.
La
povera
semplice
donna
tacque
.
Ah
che
egli
era
una
persona
troppo
sincera
,
mentre
avrebbe
potuto
risparmiarle
queste
verità
così
atroci
!
-
Perchè
hai
finito
di
amarla
?
-
Mi
ha
tradito
.
-
Ah
!
E
se
non
ti
tradiva
?
-
Io
tradiva
lei
.
-
Così
....
tutti
questi
vostri
amori
....
finiscono
col
tradimento
?
-
Quasi
tutti
.
-
Finirà
anche
il
nostro
,
così
?
-
chiese
lei
,
desolatamente
,
mordendosi
le
labbra
per
non
iscoppiare
in
singhiozzi
.
-
Speriamo
di
no
.
-
Speriamo
?
Non
è
che
la
speranza
?
-
In
fatto
di
amore
,
tutto
è
fallace
.
Ma
perchè
continui
a
chiedere
di
cose
spiacevoli
?
Che
ti
importa
?
A
che
scavi
nel
passato
?
Quando
mai
tu
hai
scavato
?
Amami
e
basta
.
-
Anche
io
ho
un
cuore
e
una
mente
-
ella
mormorò
,
mortificata
di
essere
sempre
respinta
nelle
sue
umili
e
taciturne
funzioni
di
donna
innamorata
.
-
Credilo
,
il
cuore
ti
è
sufficiente
-
egli
concluse
,
un
po
'
sul
serio
,
un
po
'
ironicamente
.
Ella
sentì
l
'
ironia
e
non
sentì
la
serietà
del
consiglio
.
Una
gran
voglia
di
rassomigliare
a
qualcuna
di
quelle
donne
,
di
essere
meno
monotona
,
meno
semplice
,
meno
limpida
,
adesso
le
sconvolgeva
l
'
anima
.
I
suoi
vestiti
,
dapprima
graziosi
e
carini
,
ma
di
una
grande
povertà
d
'
invenzione
,
cominciarono
a
diventare
più
ricercati
:
ella
ebbe
una
vestaglia
di
lana
bianca
,
con
merletti
pioventi
e
un
grosso
cordone
di
seta
bianca
che
la
serrava
:
ella
portò
delle
camicette
insaldate
,
da
uomo
,
con
una
cravatta
maschile
:
ella
tentò
di
tagliarsi
i
capelli
,
ma
il
parrucchiere
la
consigliò
di
non
farlo
.
Queste
nuove
fogge
,
però
,
la
mettevano
in
imbarazzo
e
la
rendevano
goffa
.
Alle
pareti
quasi
nude
delle
sue
due
camerette
ella
attaccò
dei
vecchi
ventagli
giapponesi
,
dei
pezzetti
di
stoffa
antica
racimolati
fra
le
cianfrusaglie
del
quartierino
di
Paolo
Spada
e
vi
sospese
dei
quadretti
che
erano
stati
donati
a
lui
,
e
che
egli
aveva
dichiarati
orribili
;
e
questo
scemo
tentativo
di
adornamento
artistico
contrastava
con
la
semplicità
e
anche
con
la
volgarità
del
resto
dei
mobili
.
Adele
Cima
non
aveva
mai
voluto
fumare
;
anzi
il
fumo
della
sigaretta
e
dei
sigari
di
Paolo
Spada
,
dei
suoi
amici
,
le
dava
gran
fastidio
.
Si
forzò
a
imparare
:
ebbe
tre
o
quattro
emicranie
feroci
,
accompagnate
dal
mal
di
stomaco
,
ma
fumò
.
Soltanto
si
scolorava
come
una
morta
,
fumando
:
e
faceva
sforzi
enormi
per
esser
disinvolta
.
Non
aveva
mai
bevuto
liquori
,
con
un
disgusto
tutto
borghese
:
ella
provò
il
cognac
,
e
siccome
aveva
inteso
parlare
del
gin
,
come
di
un
liquore
singolare
,
assaggiò
anche
quello
.
Paolo
Spada
,
malgrado
le
sue
profonde
distrazioni
,
i
suoi
egoistici
assorbimenti
,
notò
a
poco
a
poco
tutte
queste
fittizie
manifestazioni
di
bizzarria
:
e
il
sorriso
con
cui
le
accoglieva
,
aveva
della
bontà
compassionevole
.
Due
o
tre
volte
,
egli
rise
della
goffaggine
di
Adele
Cima
:
ed
ella
fu
colpita
da
quel
riso
come
da
una
pugnalata
.
Una
sera
,
quando
più
ella
era
stata
tentata
di
essere
eccentrica
e
raffinata
,
e
quando
meno
vi
era
riescita
,
quando
più
era
stata
ridicola
nei
suoi
esperimenti
,
Paolo
Spada
,
le
aveva
detto
,
con
durezza
:
-
Smetti
.
Ella
si
era
fatta
di
mille
colori
e
aveva
abbassato
gli
occhi
.
-
Non
fumare
più
,
smetti
;
smetti
di
vestirti
come
ti
vesti
;
non
bere
cognac
e
non
parlare
di
amore
col
terzo
e
col
quarto
.
Smetti
,
smetti
,
Adele
.
-
Che
ho
fatto
di
male
?
-
Nulla
:
ma
sei
ridicola
.
Chi
te
lo
fa
fare
?
-
Così
-
diss
'
ella
,
con
voce
fievole
,
a
capo
basso
.
-
Vi
è
una
ragione
,
a
queste
stravaganze
.
Dilla
subito
.
-
replicò
improvvisamente
.
-
L
'
idea
di
piacerti
....
-
balbettò
l
'
infelicissima
.
-
Hai
sbagliato
.
Mi
dispiaci
enormemente
.
-
La
paura
del
tuo
disprezzo
....
hai
amato
tante
donne
intelligenti
e
fini
....
io
sono
una
creatura
volgare
....
-
Mi
sei
piaciuta
come
eri
:
non
ti
guastare
.
Smetti
tutte
queste
buffonate
.
Tu
non
ti
puoi
cangiare
.
-
Oh
Dio
!
-
singhiozzò
la
poveretta
.
-
E
ringrazia
il
Signore
,
invece
,
che
non
ti
cambia
.
Se
ti
cambiasse
,
non
ti
amerei
più
.
-
Perchè
mi
dici
questo
?
-
Perchè
è
la
verità
.
Ritorna
alla
tua
semplicità
,
mia
cara
,
o
ci
lasciamo
per
sempre
.
Come
ritornarvi
totalmente
?
Ella
obbedì
,
con
la
devozione
della
persona
assolutamente
innamorata
,
a
quanto
le
aveva
detto
Paolo
Spada
;
ella
ritornò
,
tristemente
,
alle
sue
vesti
di
gusto
borghese
e
ai
suoi
cappellini
insignificanti
:
ella
lasciò
le
sigarette
e
il
cognac
:
ella
schiodò
tutti
i
ventagli
vecchi
e
tutti
i
brandelli
scoloriti
delle
stoffe
,
dalle
pareti
delle
sue
stanzette
.
Ma
tutti
questi
atti
,
consecutivi
,
le
rammentavano
la
inanità
della
sua
persona
:
le
ripetevano
,
mandando
il
rosso
della
vergogna
al
viso
,
che
ella
non
poteva
elevarsi
,
in
nessun
modo
,
dalla
mediocrità
dove
era
sempre
vissuta
:
le
replicavano
,
in
tutte
le
forme
,
che
una
donna
semplice
o
anche
sciocca
,
sempre
tale
rimane
e
che
non
vi
era
speranza
,
per
lei
,
di
essere
considerata
da
Paolo
Spada
salvo
che
per
una
donnetta
di
casa
,
scema
,
ignorante
,
che
gli
dava
dell
'
amore
senza
fantasia
e
senza
drammi
,
quando
egli
aveva
voglia
di
essere
amato
.
Lo
scorno
dell
'
esperimento
fatto
e
mancato
le
ritornava
sempre
,
massime
quando
,
era
sola
:
ed
ella
chiedeva
al
Signore
,
nelle
sue
preghiere
,
per
qual
ragione
era
stata
slanciata
e
poi
chiusa
in
un
amore
dove
tutte
le
sue
facoltà
soffrivano
,
dove
soffocava
nel
silenzio
ogni
suo
dolore
e
dove
ella
non
avrebbe
mai
più
trovato
la
felicità
,
giammai
.
Le
sue
sofferenze
si
acuivano
.
Ella
frequentò
molto
la
chiesa
,
in
quel
tempo
.
Cercava
la
liberazione
,
o
cercava
la
pace
;
ma
non
otteneva
nè
l
'
una
,
nè
l
'
altra
,
giacchè
ella
era
legata
a
Paolo
Spada
per
la
vita
e
per
la
morte
,
giacchè
ella
era
sempre
in
un
profondo
spostamento
morale
e
materiale
.
Paolo
Spada
,
giusto
in
quel
tempo
,
fu
preso
da
un
accesso
di
mondanità
.
Ogni
sera
indossava
la
marsina
,
metteva
un
fiore
all
'
occhiello
,
arricciava
e
profumava
i
suoi
baffi
e
partiva
.
Ella
lo
aiutava
a
vestirsi
,
avendo
per
lui
le
cure
minute
di
una
madre
:
non
gli
chiedeva
neppure
dove
andasse
e
a
che
ora
ritornasse
.
Lo
aspettava
.
Quando
aveva
chiusa
la
porta
;
alle
sue
spalle
,
cominciava
per
Adele
una
lunga
veglia
.
Ella
riordinava
la
casa
,
tutta
quanta
,
dandole
il
suo
assetto
notturno
;
lavorava
all
'
uncinetto
,
alla
coltre
fatta
a
disegno
di
stelle
,
poichè
aveva
rinunziato
alla
lettura
:
sonnecchiava
;
si
addormentava
sulla
sedia
.
Talvolta
si
svegliava
,
di
soprassalto
,
a
un
rumore
:
non
era
nessuno
.
Talvolta
lo
stridore
della
piccola
chiave
inglese
di
Paolo
Spada
che
schiudeva
la
porta
del
quartierino
,
la
scuoteva
.
Lo
vedeva
riapparire
bene
spesso
pallido
e
stanco
,
senza
voglia
di
aprir
bocca
.
-
Fai
male
ad
aspettare
-
le
diceva
,
brevemente
.
-
Non
importa
,
Paolo
.
Non
le
diceva
più
nulla
,
lui
,
assorto
nella
stanchezza
:
non
le
faceva
una
carezza
non
le
dava
un
bacio
:
si
addormentava
di
un
sonno
pesante
.
Ella
restava
sveglia
,
nervosa
,
piangendo
chetamente
talvolta
.
Vi
erano
notti
in
cui
egli
rientrava
eccitatissimo
.
Le
raccontava
tutto
,
mettendo
in
burletta
i
tipi
ridicoli
della
società
,
ridendo
dei
buffi
spettacoli
,
elogiando
fugacemente
qualche
donna
incontrata
.
Adele
tendeva
l
'
orecchio
,
a
queste
lodi
:
-
Era
molto
bella
,
donna
Maria
Vargas
?
-
Bellissima
:
pareva
Monna
Lisa
del
Giocondo
.
L
'
amante
sciocca
,
dai
capelli
castani
insignificanti
,
dai
grandi
occhi
limpidi
e
meravigliati
,
ammutoliva
.
Egli
continuava
a
chiacchierare
,
fumava
,
si
faceva
fare
del
tè
che
ella
aveva
imparato
ad
apprestare
benissimo
,
mentre
le
mani
le
tremavano
,
nel
suo
ufficio
di
donnetta
di
casa
.
E
,
spesso
,
tornando
da
questa
casa
luminosa
,
da
questi
teatri
scintillanti
,
dove
aveva
visto
delle
donne
bellissime
,
dove
il
suo
animo
di
artista
aveva
esaltato
la
sua
ammirazione
di
uomo
,
egli
era
con
Adele
Cima
così
carezzoso
e
così
appassionato
che
,
malgrado
la
piccola
intelligenza
di
lei
,
ignara
delle
mistificazioni
umane
dell
'
amore
,
ella
intendeva
donde
venisse
questo
rinnovellamento
passionato
;
e
tutto
il
suo
essere
inorridiva
alla
mistificazione
.
Vagamente
,
ma
ostinatamente
,
ella
era
gelosa
di
tutte
queste
donne
mondane
,
signore
e
attrici
,
grandi
dame
e
grandi
avventuriere
che
,
preso
da
un
furore
di
esteriorità
tutto
estetico
,
Paolo
Spada
ricercava
ogni
giorno
e
ogni
sera
:
ma
Adele
Cima
non
arrivava
a
precisare
la
propria
gelosia
.
Non
diceva
nulla
:
ma
fiotti
di
veleno
le
inondavano
le
vene
.
Si
consumava
,
dentro
,
e
non
voleva
dare
un
sol
dolore
a
Paolo
,
sentendo
anche
che
era
inutile
e
dannoso
fargli
delle
scene
.
Qualche
indizio
di
tradimento
,
molto
tenue
,
forse
ancora
ingiusto
le
s
'
ingrandiva
nel
cuore
appassionato
,
col
dubbio
di
qualche
fatto
compiuto
.
Paolo
Spada
aveva
cambiato
fiore
all
'
occhiello
:
era
una
rosa
bianca
,
adesso
,
quella
che
portava
ogni
giorno
.
Una
copia
dell
'
Amore
di
Maria
era
partita
,
avvolta
in
una
stoffa
medievale
,
a
rose
bianche
su
fondo
rosa
pallido
,
e
diretta
a
un
indirizzo
sconosciuto
.
Un
giorno
,
uscendo
per
alcune
spesuccie
,
aveva
incontrato
Paolo
Spada
sotto
l
'
atrio
della
Posta
,
a
San
Silvestro
:
egli
aveva
avuto
innanzi
ad
Adele
Cima
,
una
leggiera
fiamma
al
viso
.
Poi
,
finalmente
,
un
giorno
,
Adele
ebbe
la
prova
precisa
e
netta
del
tradimento
:
un
biglietto
di
convegno
,
di
donna
Maria
Vargas
:
un
biglietto
cascato
dalla
tasca
di
Paolo
Spada
.
Era
impossibile
il
dubbio
.
Egli
rientrò
:
trovò
Adele
Cima
gittata
sul
letto
,
vestita
,
col
viso
verso
la
parete
.
-
Che
hai
?
Ti
senti
male
?
-
Sì
.
-
Dove
hai
male
?
-
Alla
testa
.
-
Ora
ti
do
l
'
antipirina
.
Vado
a
chiamare
il
medico
?
-
È
inutile
:
è
un
male
che
passa
.
Veramente
,
egli
aveva
udito
qualche
cosa
di
cambiato
nella
voce
di
Adele
Cima
:
ed
aveva
esitato
a
ritornare
nella
sua
stanza
.
Prima
di
uscire
,
andò
da
lei
,
di
nuovo
:
-
Come
vai
?
-
Meglio
:
grazie
.
-
Vuoi
qualche
cosa
?
-
....
No
-
Io
torno
subito
.
-
Va
bene
.
Veramente
non
si
era
voltata
a
lui
e
la
voce
era
più
tronca
e
più
velata
che
mai
.
Ma
egli
attribuì
alla
nevralgia
tutti
quei
fenomeni
e
uscì
.
Quando
rientrò
,
alle
undici
di
sera
,
la
trovò
ancora
sul
letto
,
supina
,
in
uno
stato
di
abbattimento
immenso
,
con
orribili
crampi
allo
stomaco
.
Aveva
bevuto
della
morfina
per
avvelenarsi
:
l
'
aveva
trovata
in
una
boccettina
che
Paolo
Spada
teneva
in
serbo
,
per
iniettarsi
ogni
tanto
.
Egli
non
le
strappò
questa
verità
che
a
furia
di
affannose
domande
,
di
richieste
strazianti
,
giacchè
tutto
l
'
essere
di
Paolo
era
trangosciato
all
'
idea
che
una
povera
creatura
umana
avesse
potuto
morire
per
lui
.
Ella
lo
guardava
,
con
occhi
così
disperati
e
amorosi
,
insieme
,
che
egli
non
resisteva
a
quello
sguardo
.
Al
medico
accorso
Paolo
non
disse
nulla
,
non
seppe
neppure
ricordarsi
la
misura
della
morfina
che
Adele
aveva
potuto
ingoiare
:
e
tutta
la
notte
la
sciocca
amante
che
tutto
aveva
sopportato
,
ma
non
aveva
saputo
resistere
al
tradimento
,
tutta
la
notte
ella
fu
in
pericolo
mortale
,
attaccata
al
collo
di
Paolo
Spada
,
guardandolo
con
gli
occhi
stralunati
dal
male
e
dall
'
amore
,
toccandolo
con
le
mani
gelide
e
bagnate
di
sudore
,
senza
poter
pronunziare
una
parola
sola
,
quasi
strozzata
,
soffrendo
come
una
dannata
o
cadendo
in
prostrazioni
che
parean
simili
alla
morte
.
Accanto
a
lei
,
egli
agonizzava
.
Aveva
ritrovato
il
biglietto
perduto
di
donna
Maria
Vargas
,
sotto
l
'
origliere
di
Adele
Cima
ed
aveva
inteso
la
ragione
di
quel
suicidio
,
la
ragione
immediata
e
invincibile
.
-
Perchè
hai
fatto
questo
?
Perchè
?
-
le
gridò
,
indignato
contro
sè
stesso
,
contro
i
capricci
mondani
e
contro
tutte
le
donne
mondane
.
La
inferma
non
rispose
,
ma
lo
guardò
con
tale
espressione
di
silenzio
!
-
Non
dovevi
farlo
.
Non
ne
valeva
la
pena
-
le
disse
ancora
lui
,
esaltatissimo
.
Alla
morente
gli
occhi
si
sbarrarono
in
un
infinito
stupore
,
come
se
ella
si
meravigliasse
,
sentendo
che
un
tradimento
non
è
un
tradimento
.
-
Sei
una
scema
;
non
capisci
niente
;
io
non
amo
che
te
;
sei
una
scema
-
le
continuò
a
dire
lui
,
in
preda
a
una
indomabile
agitazione
.
Adele
Cima
,
a
quell
'
aggettivo
che
si
veniva
ripetendo
,
con
tanta
ostinazione
e
tanta
crudeltà
,
insieme
a
tanto
amore
,
nella
sua
agonia
,
chiuse
gli
occhi
per
morire
.
Ma
non
morì
.
La
salvarono
il
medico
e
Paolo
Spada
.
Fu
molto
tempo
malata
,
ma
guarì
.
Il
suo
fu
un
suicidio
mancato
,
come
erano
state
mancate
varie
altre
cose
della
sua
vita
.
Spesso
,
nella
convalescenza
,
in
un
effluvio
di
tenerezza
,
innamorato
più
che
mai
della
sua
stupidina
,
Paolo
Spada
le
veniva
ripetendo
:
-
Perchè
hai
voluto
morire
?
-
Per
donna
Maria
di
Vargas
.
-
Ti
giuro
che
non
ne
valeva
la
pena
,
anima
mia
.
-
Oh
sì
!
-
No
,
no
,
sei
sempre
la
stessa
,
non
capisci
nulla
.
Se
morivi
,
vedi
,
Adele
,
era
perchè
non
hai
mai
capito
niente
.
-
È
vero
-
mormorava
lei
,
assorta
.
Dopo
quel
tentativo
di
suicidio
,
inutile
,
che
non
le
aveva
dato
la
liberazione
,
ella
non
domandò
a
Dio
neppure
più
la
pace
.
Il
suo
destino
era
di
vivere
,
di
amare
,
e
di
soffrire
per
l
'
amore
,
giacchè
il
Signore
le
aveva
inflitto
il
castigo
di
amare
un
uomo
diverso
da
lei
per
istinti
,
per
temperamento
,
per
carattere
,
giacchè
sul
suo
amore
pesava
la
fatalità
del
dissidio
intellettuale
,
lo
stato
di
oppressione
della
creatura
meno
nobile
e
meno
spirituale
,
accanto
a
un
'
anima
che
saliva
nei
cieli
dell
'
arte
.
Ella
doveva
soffrire
e
non
doveva
trovare
rimedio
alle
sue
sofferenze
,
giacchè
le
anime
alte
e
squisite
trovano
mille
vie
per
isfuggire
ai
contrasti
della
vita
quotidiana
,
mentre
le
piccole
anime
li
subiscono
tutti
,
senza
scampo
e
senza
rifugio
.
Poi
,
più
tardi
,
quando
ella
fu
bene
guarita
e
Paolo
Spada
fu
bene
sicuro
che
quella
donna
gli
fosse
vincolata
per
sempre
,
egli
scherzò
anche
sul
tentato
suicidio
.
Chi
manca
un
suicidio
,
non
corre
un
'
avventura
buffa
?
L
'
amante
sciocca
ne
rise
anche
lei
,
per
celare
la
vergogna
di
quella
ridicolaggine
.
Più
tardi
ancora
,
Paolo
Spada
tornò
a
tradirla
,
come
si
tradisce
una
buona
moglie
fedele
,
con
altre
donne
:
ella
lo
seppe
,
ma
non
trovò
la
forza
di
voler
morire
,
temendo
troppo
di
esser
chiamata
la
più
scema
fra
le
donne
.
Anzi
,
egli
finì
per
confessarle
le
sue
scappate
,
convincendola
che
erano
necessarie
alla
sua
vita
d
'
arte
,
ma
che
egli
amava
sempre
la
sua
cara
sciocca
.
La
quale
sciocca
donna
non
si
convinse
punto
,
di
questa
necessità
del
tradimento
:
vi
si
rassegnò
,
piuttosto
,
poichè
voleva
il
suo
destino
,
così
,
che
ella
,
che
sarebbe
stata
felice
con
un
uomo
limitato
e
buono
e
onesto
come
lei
,
fosse
infelicissima
con
un
grande
artista
.
SOGNO
DI
UNA
NOTTE
D
'
ESTATE
.
A
Roberto
Bracco
.
Massimo
era
solo
.
L
'
amico
d
'
infanzia
,
non
veduto
da
anni
e
poi
incontrato
improvvisamente
per
la
via
,
dopo
il
lieto
riconoscimento
era
venuto
,
alle
sette
,
a
pranzare
in
casa
di
Massimo
.
E
costui
che
trascinava
pesantemente
il
fardello
di
un
'
estate
cittadina
,
mentre
tutti
gli
altri
anni
era
partito
nel
mese
di
giugno
,
si
riprometteva
una
buona
serata
di
ricordi
,
in
compagnia
dell
'
amico
ritrovato
.
Avevano
,
infatti
,
passato
due
ore
insieme
fra
il
pranzo
,
la
sigaretta
e
i
liquori
,
chiacchierando
dei
tempi
antichi
,
cominciando
tutti
i
loro
discorsi
con
un
ti
ricordi
,
sorridendo
vagamente
alle
care
memorie
che
si
affollavano
alla
mente
,
interrompendosi
talvolta
,
dando
in
qualche
esclamazione
di
rimpianto
,
di
nostalgico
desiderio
.
Ma
nella
amichevole
giocondità
che
aveva
dilatato
i
loro
cuori
,
si
era
presto
infiltrato
un
senso
di
malinconia
;
avevano
fatte
vie
diverse
ed
erano
diventati
assai
diversi
,
in
tutto
;
partiti
dal
medesimo
punto
,
avendo
fatto
gli
stessi
studii
,
l
'
amico
era
adesso
un
illustre
avvocato
di
provincia
,
con
moglie
e
figli
,
con
idee
pratiche
e
semplici
,
un
po
'
appesantito
di
fibre
e
di
spirito
;
e
Massimo
se
ne
era
andato
per
dieci
o
quindici
anni
all
'
estero
,
di
legazione
in
legazione
,
diplomatico
senza
passione
,
indolente
,
non
facendo
carriera
per
la
sua
pigrizia
,
contento
o
non
malcontento
del
suo
posto
di
segretario
,
bello
come
un
meridionale
bello
,
ma
già
appassito
,
coi
capelli
che
si
facevano
radi
sulla
fronte
e
gli
occhi
smorti
,
non
ricchissimo
,
ma
abbastanza
ricco
,
e
adesso
inchiodato
da
un
anno
a
Napoli
,
in
licenza
-
in
penitenza
,
dicevano
gli
amici
.
Massimo
era
fine
,
originale
,
ma
già
consumato
dalla
sua
esistenza
,
e
segretamente
oppresso
da
altre
cure
:
l
'
amico
era
pieno
di
talento
,
ma
forte
e
tranquillo
,
rimasto
un
po
'
grossolano
,
chiuso
nel
buon
senso
provinciale
che
chiama
follia
l
'
originalità
,
e
che
si
mortifica
nel
presente
,
per
godere
in
un
troppo
tardo
avvenire
.
Così
,
mentre
l
'
uno
raccontava
all
'
altro
la
propria
vita
,
colui
che
ascoltava
,
apprezzava
,
giudicava
,
freddamente
giudicava
,
senza
dire
il
suo
giudizio
in
forma
cruda
,
mitigando
,
è
vero
,
per
riguardo
all
'
amicizia
d
'
infanzia
,
ma
facendo
intendere
come
si
trovassero
lontani
:
e
a
un
certo
punto
si
guardarono
in
viso
,
perchè
pensarono
di
essere
,
oramai
,
due
estranei
;
ma
non
lo
dissero
.
E
forse
,
in
fondo
,
Massimo
invidiava
all
'
illustre
avvocato
di
provincia
la
sua
limitata
ambizione
e
il
suo
assiduo
lavoro
,
e
la
famiglia
grassa
,
pacifica
,
al
sicuro
delle
tempeste
,
e
la
casa
messa
alla
buona
,
ma
la
casa
degli
avi
,
la
casa
dei
figliuoli
,
e
quel
senso
di
praticismo
,
di
serietà
,
di
equilibrio
,
tutte
le
cose
,
infine
,
che
gli
mancavano
;
mentre
l
'
avvocato
invidiava
a
Massimo
la
vita
vagabonda
ma
aristocratica
nelle
Corti
straniere
,
e
l
'
avvenire
che
potea
essere
splendido
,
e
la
libertà
di
scapolo
,
e
tutte
le
avventure
di
quella
esistenza
fantastica
,
e
quella
casa
di
giovanotto
elegante
e
squisito
,
visioni
che
avrebbero
oramai
turbato
i
suoi
sonni
di
provincia
.
A
un
certo
momento
,
sospirarono
ambedue
.
La
serata
era
calda
:
dal
balcone
aperto
del
salotto
dove
fumavano
,
non
spirava
un
soffio
di
aria
:
solo
un
acuto
profumo
di
gelsomini
veniva
di
fuori
.
Si
accorsero
di
essere
diventati
malinconici
.
Troppe
cose
del
passato
avevano
ricordate
,
troppe
pietre
sepolcrali
di
persone
care
perdute
,
di
amori
morti
avevano
rimosse
:
tutto
questo
non
si
fa
senza
un
triste
piacere
,
e
il
piacere
poi
fugge
,
e
la
tristezza
resta
.
Fumavano
in
silenzio
,
con
la
testa
rovesciata
sulla
spalliera
della
poltroncina
;
poi
l
'
avvocato
aveva
guardato
l
'
orologio
.
Per
cortesia
,
disse
a
Massimo
:
-
Vieni
via
con
me
?
Ma
non
si
eran
forse
detto
tutto
?
E
non
avevan
forse
fatto
male
,
a
dirsi
tutto
?
Massimo
rispose
vagamente
che
doveva
scrivere
alcune
lettere
urgenti
;
che
si
sarebbero
veduti
più
tardi
,
alla
Villa
,
verso
le
undici
,
senz
'
altro
.
Freddamente
,
l
'
avvocato
promise
di
esserci
,
e
si
divisero
,
convinti
che
non
si
sarebbero
riveduti
quella
sera
,
e
forse
mai
più
.
Per
dolce
che
sia
il
passato
,
esso
è
morto
;
e
fantasmi
,
anche
soavissimi
,
turbano
l
'
animo
dei
più
coraggiosi
.
Quando
fu
solo
,
Massimo
si
pentì
di
essersi
condotto
a
casa
quell
'
amico
:
tante
chiuse
cicatrici
avevano
stillato
sangue
,
in
quelle
due
ore
!
Mentre
egli
seguitava
a
fumare
,
nel
salotto
,
udiva
il
suo
servitore
che
riordinava
la
piccola
stanza
da
pranzo
;
e
poco
dopo
,
il
giovanotto
gli
venne
a
chiedere
se
avesse
bisogno
di
lui
,
in
quella
sera
,
chè
avrebbe
voluto
andarsene
a
trovare
certi
amici
,
per
fare
una
passeggiata
,
con
quel
caldo
così
grande
.
Massimo
,
con
una
parola
,
lo
licenziò
:
la
porta
si
richiuse
;
egli
era
perfettamente
solo
.
Ma
la
sua
serata
era
perduta
,
postochè
aveva
voluto
risalire
imprudentemente
il
fiume
del
passato
,
in
compagnia
di
una
persona
che
aveva
amata
:
il
viaggio
lo
aveva
scoraggiato
,
facendogli
perdere
quell
'
ultimo
resto
di
morale
pazienza
,
che
lo
aiutava
a
tirare
innanzi
quella
solitària
e
fastidiosa
estate
napoletana
.
In
queste
ore
di
ribellione
,
sdraiato
,
abbandonato
a
una
mortale
spossatezza
esteriore
,
mentre
dentro
gli
si
sollevava
il
cuore
,
egli
fumava
assai
certe
stupefacienti
sigarette
egiziane
,
che
per
lo
più
finivano
per
stordirlo
:
ma
in
quella
sera
di
estate
le
sigarette
gli
si
sfacevano
fra
le
labbra
strette
ed
egli
le
buttava
via
,
semispente
,
a
pezzetti
.
Andò
al
balcone
:
era
al
terzo
piano
di
un
gran
palazzo
di
via
Gennaro
Serra
,
ed
essendo
più
basse
le
case
innanzi
alla
sua
,
pel
livello
della
via
,
vedeva
un
po
'
di
mare
e
un
grande
arco
di
cielo
stellato
.
La
notte
era
bellissima
,
con
un
gran
palpito
luminoso
della
Via
Lattea
;
ma
la
brezza
non
veniva
e
l
'
aria
opprimeva
.
Sentendosi
avvampare
la
testa
,
solo
,
stanco
e
pure
non
potendo
restar
fermo
,
prese
la
penna
e
volle
scrivere
:
ma
improvvisamente
,
innanzi
alla
carta
bianca
,
si
fece
in
volto
più
bianco
della
carta
stessa
,
quasi
che
avesse
veduto
apparire
non
so
quale
visione
,
fra
le
penembre
della
stanza
.
Dalla
via
Gennaro
Serra
,
un
continuo
rumore
di
carrozze
si
udiva
:
tutti
uscivano
dalle
loro
case
,
tutti
se
ne
andavano
per
le
strade
,
a
respirar
meglio
,
a
guardare
le
stelle
,
a
godere
la
notte
napoletana
bella
,
fresca
nelle
ore
alte
.
Egli
si
fece
di
nuovo
al
balcone
,
soffocando
:
ritornò
alla
scrivania
,
si
rimise
a
scrivere
,
ma
non
vi
riuscì
.
E
perchè
avrebbe
dunque
scritto
?
A
che
servono
le
negre
parole
scritte
sulla
candida
carta
,
nella
effervescenza
della
solitudine
,
quando
il
parente
,
o
l
'
amico
,
o
l
'
amante
che
le
riceve
,
le
legge
forse
dinanzi
a
estranei
,
freddamente
,
ridendone
?
Troppo
tempo
e
troppe
cose
passano
fra
il
momento
che
si
scrive
e
quello
che
si
legge
,
fra
chi
scrive
e
chi
legge
,
perchè
una
lettera
serva
a
qualche
cosa
.
Un
organetto
si
fermò
in
piazza
Monte
di
Dio
,
a
suonare
,
con
un
metro
largo
,
con
un
tempo
largo
,
una
canzonetta
assai
allegra
,
la
quale
così
diventava
bizzarramente
triste
;
Massimo
s
'
impazientì
contro
quel
sentimentale
o
stanco
suonatore
di
organino
,
che
mutava
una
tarantella
in
marcia
funebre
.
Forse
il
suonatore
era
vecchio
;
forse
aveva
fatto
una
magra
giornata
;
forse
era
un
infelice
,
perciò
usciva
dalla
sua
mano
quella
nenia
così
stravagante
.
Massimo
si
abbassò
sulla
ringhiera
del
balcone
,
e
da
quell
'
altezza
buttò
a
caso
una
moneta
da
due
lire
al
suonatore
.
La
musica
,
dopo
un
poco
,
tacque
:
e
Massimo
se
ne
dolse
;
ora
si
sentiva
più
solitario
,
più
annoiato
,
più
insofferente
che
mai
della
sua
dimora
in
Napoli
.
Che
fare
,
dove
andare
,
dove
portare
il
suo
corpo
e
il
suo
spirito
,
con
quali
sciocchi
?
con
quali
indifferenti
,
con
quali
esseri
detestabili
andare
?
Come
passare
quella
notte
di
estate
?
Non
avrebbe
avuto
riposo
,
lo
sentiva
:
e
sentiva
che
non
vi
era
rimedio
alla
sua
agitazione
.
Andava
e
veniva
dalla
scrivania
al
balcone
,
macchinalmente
,
quando
un
,
sottile
canto
vicino
lo
colpì
.
Si
fermò
,
ascoltando
.
Il
canto
veniva
da
un
balcone
poco
discosto
dal
suo
,
anch
'
esso
al
terzo
piano
:
aguzzò
gli
occhi
,
vide
un
'
ombra
bianca
,
era
una
donna
che
cantava
una
vecchia
romanza
del
Tosti
,
poco
nota
,
che
è
piuttosto
un
recitativo
e
che
comincia
così
:
/
*
Il
gallo
canta
;
e
i
sogni
lieti
o
tristi
Fuggon
nel
grande
oblìo
.
Torna
al
mondo
dei
sogni
,
onde
venisti
,
Larva
dell
'
amor
mio
....
....
*
/
La
voce
era
tenue
e
un
po
'
tremula
,
ma
le
parole
si
udivano
distintamente
.
Massimo
tese
l
'
orecchio
,
guardò
acutamente
,
e
si
accorse
che
la
donna
si
dondolava
sopra
una
sedia
,
cantando
,
come
se
si
cullasse
;
aspettò
che
ella
avesse
finito
,
poi
,
piegandosi
sulla
ringhiera
,
chiamò
:
-
Luisa
,
Luisa
?
-
Che
volete
?
-
rispose
una
fresca
e
lieta
voce
femminile
.
-
Buona
sera
:
vi
sto
ascoltando
,
ma
la
vostra
canzone
è
troppo
triste
.
Perchè
non
ridete
un
poco
?
-
Così
,
per
ordine
vostro
?
-
Ve
ne
prego
:
ridete
.
-
A
che
servirebbe
?
-
Per
rallegrare
la
mia
infinita
malinconia
.
-
Voi
,
malinconico
?
-
e
diede
in
uno
scroscio
di
risa
fresco
e
limpido
.
-
Brava
,
brava
!
-
egli
esclamò
,
applaudendo
.
Lei
,
per
parlare
con
lui
,
si
era
alzata
dalla
sedia
,
si
era
messa
all
'
angolo
del
balcone
,
curvandosi
per
veder
meglio
,
e
non
li
divideva
che
lo
spazio
di
una
stanza
;
le
due
case
erano
vicine
.
-
Vi
basta
?
-
chiese
Luisa
ridendo
ancora
.
-
Mai
abbastanza
.
Sono
un
uomo
morto
,
Luisa
.
Ma
quando
sarò
da
quattro
giorni
nella
tomba
come
Lazzaro
,
veniteci
voi
e
ridete
;
io
risusciterò
,
ve
lo
prometto
.
-
Ci
vedremo
allora
,
non
mancherò
-
diss
'
ella
ridendo
.
Poi
tacque
improvvisamente
.
Massimo
,
per
ringraziarla
,
si
mise
a
cogliere
dei
gelsomini
bianchi
,
odorosissimi
,
li
raccolse
in
pugno
,
tentò
due
volte
di
buttarglieli
sul
balcone
:
ma
erano
così
leggieri
che
caddero
in
istrada
,
candidi
,
roteanti
.
-
Peccato
,
peccato
!
-
gridò
lei
,
che
aveva
indovinato
il
grazioso
pensiero
.
E
restò
a
guardare
,
giù
,
come
se
potesse
ancora
scorgere
quella
pioggerella
di
gelsomini
odorosi
.
A
un
tratto
,
ella
diede
un
piccolo
grido
:
-
Che
è
?
-
Ne
ho
trovato
uno
,
per
terra
.
Grazie
!
Sul
balcone
di
Luisa
un
'
ala
di
ventaglio
si
agitava
ed
egli
ne
vedeva
luccicare
le
stelline
:
-
Siete
voi
,
che
avete
quel
ventaglio
?
-
Sì
;
perchè
?
-
Perchè
pare
un
pezzo
di
firmamento
.
-
Non
mi
burlate
-
disse
lei
un
po
'
seria
.
Parlavano
così
tranquillamente
,
come
se
stessero
in
un
salotto
di
conversazione
:
ma
le
notti
estive
sono
così
belle
a
Napoli
,
ed
è
così
naturale
stare
al
balcone
,
o
sulla
terrazza
o
nelle
vie
,
è
così
naturale
la
chiacchiera
all
'
aria
aperta
!
Certo
l
'
elegante
addetto
non
avrebbe
fatto
così
a
Bruxelles
,
o
a
Copenaghen
,
dove
le
notti
sono
gelide
,
e
i
balconi
hanno
triplici
imposte
:
nè
con
le
dame
della
società
sua
,
si
sarebbe
permesso
una
simile
famigliarità
.
Appunto
per
questo
egli
trovava
gusto
in
questa
conversazioncella
borghese
con
una
semplice
ragazza
,
da
un
balcone
all
'
altro
,
dimenticando
la
profonda
noia
e
il
disgusto
che
lo
avevano
assalito
mezz
'
ora
prima
.
Adesso
,
sorgendo
da
quel
poco
di
mare
che
si
vedeva
dai
balconi
,
un
globo
rossastro
si
levava
nel
cielo
,
e
ascendendo
,
impallidiva
,
diventava
roseo
....
-
....
ecco
la
luna
,
signor
Massimo
-
mormorò
lei
,
piano
.
Eppure
egli
udì
.
-
È
una
bellissima
luna
,
Luisa
-
le
rispose
,
con
convinzione
.
-
Fra
poco
si
nasconderà
dietro
quelle
case
,
e
non
la
vedrò
più
-
disse
la
fanciulla
,
sempre
piano
.
Egli
udiva
benissimo
.
A
un
tratto
,
chiamò
:
-
Luisa
?
-
Che
volete
?
-
Volete
uscire
,
a
veder
la
luna
?
-
Sola
?
-
Con
me
.
-
....
nossignore
-
disse
lei
,
dopo
aver
esitato
.
-
Perchè
nossignore
?
-
Per
questo
-
replicò
Luisa
,
enigmaticamente
.
-
Venite
,
via
.
Torniamo
presto
.
-
No
,
non
posso
.
-
Siete
cattiva
,
sapete
.
Luisa
non
rispose
.
-
Se
non
vi
decidete
,
vado
via
solo
.
La
notte
sarà
magnifica
e
voi
non
la
vedrete
.
Peggio
per
voi
!
Sono
abbastanza
vecchio
,
per
non
compromettervi
.
Volete
venire
?
-
....
non
posso
.
-
Buona
sera
.
-
Buona
sera
-
mormorò
ella
,
lentamente
.
In
verità
,
rientrando
nella
sua
stanza
,
per
prendere
il
cappello
e
i
guanti
,
Massimo
era
indispettito
.
Aveva
trovato
un
diversivo
alle
tristezze
supreme
di
quella
serata
;
la
compagnia
di
Luisa
come
quella
di
un
buon
camerata
,
di
un
buon
amico
,
lo
avrebbe
distratto
.
Ed
ecco
che
quella
sciocchina
faceva
la
ritrosa
,
mentre
era
libera
,
indipendente
,
mentre
egli
non
si
era
mai
sognato
di
farle
una
linea
di
corte
,
da
un
anno
che
si
conoscevano
.
Nervoso
,
abituato
a
superare
facilmente
tutte
le
difficoltà
,
il
più
piccolo
inciampo
lo
inquietava
:
non
andò
di
nuovo
al
balcone
,
spense
tutti
i
lumi
,
e
battè
fortemente
la
porta
,
uscendo
sul
pianerottolo
;
anche
Luisa
era
una
sciocca
!
Ma
passando
innanzi
a
un
'
altra
porta
che
dava
sullo
stesso
pianerottolo
,
la
vide
schiudersi
un
poco
e
il
profilo
bruno
di
Luisa
apparve
:
-
Signor
Massimo
?
-
fece
ella
,
guardandolo
coi
neri
e
dolci
occhi
,
chiedendogli
scusa
col
tono
della
voce
,
con
lo
sguardo
.
-
Andate
là
,
che
non
capite
niente
!
-
esclamò
lui
,
nascondendo
un
sorriso
,
fingendo
di
essere
ancora
in
collera
.
-
Io
....
capisco
-
disse
lei
,
schiudendo
addirittura
la
porta
.
Ora
si
vedeva
tutta
la
sua
snella
e
alta
figura
,
rivestita
di
un
abito
bianco
di
semplice
mussola
,
con
un
nastro
di
velluto
nero
alla
cintura
:
si
vedeva
il
delicato
volto
ovale
e
bruno
,
dove
la
piccola
bocca
rosea
si
schiudeva
come
un
fior
di
granato
;
e
le
sottili
sopracciglia
nere
e
arcuate
davano
agli
occhi
neri
,
per
sè
buoni
e
soavi
,
un
'
aria
d
'
infantile
meraviglia
.
-
Perchè
avete
detto
di
no
,
Luisa
?
Avete
così
poco
spirito
?
Vi
ho
forse
mai
fatto
la
corte
,
io
,
perche
dobbiate
temere
la
mia
compagnia
?
-
È
vero
,
non
me
l
'
avete
mai
fatta
-
rispose
Luisa
,
senza
sorridere
,
abbassando
gli
occhi
.
-
O
dunque
?
Andiamo
,
prendete
un
cappello
e
una
mantellina
,
fate
una
collezione
di
risate
,
e
venite
con
me
.
Sarà
un
'
opera
di
misericordia
spirituale
:
sono
così
infelice
!
-
Sì
?
Tanto
?
-
interrogò
lei
,
ansiosa
.
-
Infelicissimo
-
confermò
lui
,
fra
il
tragico
e
il
burlesco
.
-
Per
amore
,
eh
?
-
chiese
ella
,
arrossendo
della
domanda
.
-
Nossignora
,
ragazza
curiosa
.
Naturalmente
,
nessuna
donna
mi
ama
e
io
,
naturalmente
,
non
ne
amo
nessuna
.
Andate
a
vestirvi
e
fuggiamo
....
Ella
voltò
le
spalle
,
ubbidendo
.
Massimo
restò
appoggiato
allo
stipite
della
porta
aperta
,
col
cappello
in
mano
,
rigirando
il
suo
bastoncino
di
ebano
fra
le
dita
,
tranquillo
adesso
,
abbandonandosi
al
minuto
che
passava
,
senza
pensare
ad
altro
.
Dopo
un
poco
,
brevi
passi
discreti
si
riudirono
e
Luisa
apparve
,
infilando
i
morbidi
guanti
lunghi
di
camoscio
:
aveva
messo
una
mantellina
di
merletto
nero
a
perline
nere
sul
suo
vestito
bianco
e
un
gran
cappello
di
velo
nero
,
una
di
quelle
scuffie
ampie
e
caratteristiche
che
stanno
divinamente
solo
a
un
volto
giovanile
.
Sorrideva
,
con
le
labbra
,
con
gli
occhi
,
guardando
Massimo
,
così
fresca
,
così
luminosa
di
gioventù
e
di
spirito
,
che
egli
espresse
immediatamente
la
sua
opinione
.
-
Siete
una
creatura
incantevole
-
disse
,
con
un
tono
fra
la
galanteria
e
la
verità
,
tanto
che
ella
non
seppe
nè
adontarsene
,
nè
rallegrarsene
.
Per
nascondere
il
proprio
imbarazzo
,
Luisa
si
voltò
a
chiudere
la
porta
di
casa
sua
,
mettendosene
la
chiave
in
tasca
.
Si
avviarono
,
accanto
,
per
le
scale
,
senza
che
Massimo
le
offrisse
il
braccio
:
ella
aveva
un
modo
di
camminare
leggiero
e
spedito
che
le
veniva
dalla
estrema
giovinezza
.
-
Sentite
-
le
diceva
lui
,
scendendo
-
ognuno
di
noi
si
secca
....
-
Io
non
mi
secco
mai
.
-
....
non
mi
contraddite
,
voi
vi
seccate
,
come
me
,
della
solitudine
.
Quando
state
sola
,
che
fate
?
-
Penso
....
-
E
non
vi
viene
voglia
di
uccidervi
?
-
Neppur
per
sogno
.
I
miei
pensieri
sono
dolci
.
-
A
che
pensate
?
Ella
fu
lì
lì
per
rispondere
,
con
sincerità
:
ma
fortunatamente
si
rattenne
.
-
Che
v
'
importa
?
-
mormorò
invece
,
con
una
certa
malinconia
.
-
Ma
insomma
,
se
deviate
sempre
il
discorso
,
non
lo
finirò
mai
.
E
vi
assicuro
che
è
grazioso
,
che
vale
la
pena
di
udirlo
,
Dunque
,
che
voi
vi
possiate
seccare
o
no
nella
solitudine
,
questo
non
preme
,
ma
nella
solitudine
mi
secco
io
,
e
voi
siete
allegra
,
voi
cantate
,
voi
suonate
l
'
arpa
,
voi
ridete
così
bene
.
Uniamoci
insieme
,
fraternamente
,
così
io
non
mi
seccherò
più
,
e
voi
,
credo
,
vi
divertirete
meglio
.
È
deciso
,
eh
?
Come
fratello
e
sorella
,
naturalmente
.
Un
giorno
o
l
'
altro
,
poi
,
vi
mariterei
a
un
amico
che
amassi
molto
.
È
deciso
?
Ella
rideva
,
rideva
,
sommessamente
,
mentre
attraversavano
l
'
ampio
portone
.
Una
risata
,
però
,
che
aveva
qualche
soverchio
trillo
nervoso
.
-
Non
volete
saperne
?
-
disse
lui
,
seriamente
,
fermandosi
,
sul
marciapiede
.
-
Non
è
mica
una
cattiva
offerta
.
Sono
vecchio
,
io
,
ma
sono
sempre
un
buon
figliuolo
:
ho
viaggiato
,
vi
posso
raccontare
delle
storielle
interessanti
....
pensateci
bene
....
-
Sì
....
sì
....
combineremo
,
un
giorno
o
l
'
altro
-
e
la
fanciulla
voltò
la
faccia
in
là
,
per
non
farsi
scorgere
.
Massimo
e
Luisa
scendevano
per
via
Gennaro
Serra
incontrando
una
quantità
di
gente
che
saliva
e
scendeva
,
ondeggiando
,
a
coppie
,
a
gruppi
,
a
crocchi
,
a
file
,
con
la
mollezza
estiva
della
folla
napoletana
.
Malgrado
che
fossero
le
dieci
,
molte
botteghe
erano
ancora
aperte
e
illuminate
:
non
vi
si
lavorava
;
delle
donne
in
giacchettina
bianca
prendevano
il
fresco
sulla
porta
,
chiacchierando
,
e
dall
'
Egiziaca
veniva
un
suono
di
chitarre
e
di
mandolini
.
La
birreria
Dreher
,
sotto
i
marmorei
portici
di
San
Francesco
di
Paola
,
aveva
messo
fuori
tutti
i
suoi
tavolini
di
marmo
,
e
le
tazze
di
birra
,
dalla
cima
schiumosa
e
nevosa
,
apparivano
alte
sui
vassoi
,
portati
dai
camerieri
,
mentre
i
pesanti
piattini
di
cristallo
si
accumulavano
innanzi
agli
avventori
.
Adesso
,
sorgendo
pallida
e
mancante
sul
lato
sinistro
,
elevandosi
sopra
l
'
arsenale
di
marina
,
la
luna
illuminava
tutta
piazza
Plebiscito
.
La
facciata
della
Prefettura
,
tutta
chiara
sotto
il
raggio
lunare
,
aveva
delle
persone
che
si
muovevano
sui
suoi
grandi
veroni
:
il
Gran
Caffè
e
i
suoi
tavolini
,
allargantisi
sulla
via
,
e
i
molti
avventori
erano
avvolti
in
un
chiarore
fantastico
,
e
le
donne
recavano
con
lentezza
il
cucchiaino
del
sorbetto
alle
labbra
,
o
agitavano
il
ventaglio
pian
piano
,
con
gli
occhi
sgranati
,
quasi
sognassero
.
Nella
piazza
Plebiscito
,
andando
lentamente
nella
morbida
luce
lunare
,
la
gente
passeggiava
,
sulla
striscia
di
pietra
bianca
,
innanzi
alla
fontana
:
e
il
grande
getto
d
'
acqua
,
alto
,
sottile
,
pareva
una
piuma
bianca
,
immobile
,
tutta
penetrata
dalla
luminosità
della
luna
.
-
Che
bella
notte
!
-
susurrò
Luisa
,
affrettando
il
passo
.
-
Vi
è
troppa
gente
-
disse
lui
,
buttando
la
sigaretta
,
diventato
a
un
tratto
pallido
e
pensoso
.
Luisa
se
ne
accorse
.
Affettuosamente
gli
toccò
la
mano
con
la
sua
mano
guantata
,
interrogandolo
con
lo
sguardo
;
egli
non
rispose
,
ma
le
fece
un
cenno
che
non
chiedesse
,
che
non
voleva
parlare
.
Per
temperare
questo
silenzio
,
graziosamente
le
prese
la
manina
guantata
e
se
la
passo
sotto
il
braccio
,
e
camminarono
più
presto
,
andando
verso
Santa
Lucia
.
Qualcuno
si
voltava
a
guardare
la
fanciulla
biancovestita
,
i
cui
occhi
brillavano
soavemente
sotto
la
nera
e
trasparente
aureola
del
cappello
;
ma
ella
non
vedeva
nulla
,
si
piegava
ogni
tanto
a
guardare
il
suo
compagno
,
per
osservare
se
l
'
umor
torvo
si
fosse
allontanato
.
-
Ma
che
avete
?
-
chiese
,
alla
fine
,
agitata
.
-
Vorrei
....
vorrei
non
essere
qui
-
proruppe
lui
,
esprimendole
tutta
la
sua
nostalgia
inguaribile
.
-
Ah
!
-
-
disse
ella
,
senz
'
altro
,
chiudendo
gli
occhi
,
mentre
le
labbra
le
tremavano
.
E
Massimo
non
seppe
,
o
gli
mancò
la
forza
di
spiegare
,
di
modificare
la
sua
scortesia
.
Alta
già
sopra
Capri
,
la
luna
imbiancava
tutta
la
via
marina
di
Santa
Lucia
,
dove
mille
lumicini
si
agitavano
,
dove
i
trams
,
carichi
di
gente
che
andava
verso
Posillipo
,
passavano
,
ogni
cinque
minuti
a
suono
di
cornetta
,
dove
le
venditrici
ambulanti
di
acqua
sulfurea
davano
il
loro
richiamo
,
dove
i
pescatori
accovacciati
nelle
nasse
,
fumavano
la
pipetta
corta
che
aveva
lo
stesso
colore
della
loro
pelle
.
Appoggiati
al
largo
parapetto
che
dà
sulla
via
inferiore
di
Santa
Lucia
e
sul
mare
,
uomini
e
donne
godevano
la
prima
brezza
notturna
che
si
era
messa
al
sorgere
della
luna
;
si
udiva
suonare
il
pianoforte
nel
salone
all
'
Hotel
de
Rome
,
il
salone
che
dà
sul
mare
;
laggiù
,
laggiù
,
verso
il
Wermouth
di
Torino
,
dei
cantori
ambulanti
cantavano
.
Negli
equipaggi
signorili
,
passavano
le
donne
in
abiti
chiari
,
coi
diamanti
che
scintillavano
alle
orecchie
;
Dovunque
gente
,
dovunque
suoni
e
canti
,
dovunque
la
vitalità
di
un
popolo
che
lentamente
sorbisce
la
felicità
di
una
notte
estiva
lunare
.
Senza
dirle
nulla
,
invece
di
andare
verso
il
Chiatamone
,
portandosi
la
fanciulla
a
braccetto
,
egli
le
fece
discendere
la
scala
che
porta
alla
via
inferiore
di
Santa
Lucia
,
donde
si
va
ai
bagni
la
mattina
;
dove
i
vaporini
approdano
,
dove
approdano
i
barcaiuoli
,
con
le
barchette
,
dove
sono
le
sorgenti
dell
'
acqua
sulfurea
:
ivi
,
su
quella
lingua
di
terra
,
brulica
una
folla
di
marinai
,
di
pescatori
,
di
donnette
popolane
,
e
una
trattoria
ha
le
sue
tavole
,
quasi
quasi
sino
all
'
acqua
nera
della
riva
;
i
bevitori
di
acqua
sulfurea
vi
mettono
le
loro
sedie
di
paglia
,
e
i
bimbi
vi
vendono
le
ciambellette
brusche
.
Pure
,
in
quella
notte
,
quel
brulichio
bruno
si
rallentava
,
quasi
che
il
placido
lume
della
luna
quietasse
tutti
i
movimenti
,
rammutolisse
tutte
le
voci
,
e
desse
tutta
la
sua
dolcezza
alla
vivace
scena
.
Quando
furono
sull
'
ultimo
scalino
dell
'
ampia
gradinata
,
Massimo
e
Luisa
si
arrestarono
un
minuto
.
-
Andiamo
a
cena
?
-
domandò
lui
,
distratto
.
-
Oh
no
!
-
È
vero
,
sono
una
bestia
.
Eppure
dobbiamo
far
qualche
cosa
....
andiamo
per
mare
,
allora
?
-
Sì
-
rispose
lei
,
pensosa
-
andiamo
.
-
Ma
vi
piace
di
andarvi
?
non
lo
dite
per
compiacenza
?
Io
vi
annoio
terribilmente
,
lo
so
....
Ma
,
non
è
colpa
mia
.
E
poi
,
voi
siete
buona
e
perdonate
.
Se
non
volete
andare
in
barchetta
,
rinunziamoci
.
-
Andiamoci
subito
.
Ed
egli
intese
,
in
quelle
parole
,
una
preghiera
così
spontanea
,
che
chiamò
subito
un
barcaiuolo
.
Entrò
prima
Massimo
e
invece
di
dar
la
mano
a
Luisa
,
per
farla
discendere
,
mentre
ella
esitava
,
vedendo
quel
baratro
nero
,
le
stese
le
braccia
,
la
sollevò
leggermente
e
la
depositò
sul
cuscino
di
cotonina
,
accanto
a
sè
.
Il
barcaiuolo
che
aveva
avuto
ordine
di
andare
verso
Mergellina
,
vogava
tacitamente
.
Massimo
fumava
:
ma
ogni
tanto
,
dando
uno
sguardo
a
Luisa
,
la
vedeva
così
tranquilla
,
così
serena
,
così
intimamente
felice
;
ella
era
così
bella
in
quell
'
abito
bianco
,
sotto
la
trasparente
ala
del
suo
cappello
,
con
le
mani
abbandonate
in
grembo
,
che
egli
non
osava
dire
una
parola
,
non
volendo
turbare
quel
soave
spettacolo
.
La
barchetta
si
allontanava
in
linea
retta
,
per
poi
girare
intorno
al
forte
Ovo
:
e
le
case
di
Santa
Lucia
,
e
la
collina
di
Pizzofalcone
parea
che
crescessero
verso
il
cielo
,
verso
la
luna
,
come
attirate
da
quel
morbido
chiarore
.
Massimo
e
Luisa
non
scambiavano
una
parola
,
solo
egli
la
guardava
con
insistenza
;
tutto
il
delicato
volto
e
la
persona
candidamente
vestita
,
avevano
in
quell
'
ora
e
in
quel
paesaggio
un
effluvio
di
poesia
che
avrebbe
inebriato
il
cuore
più
freddo
.
Ella
gli
sorrideva
,
così
,
naturalmente
,
quasi
che
il
suo
destino
,
nella
vita
,
fosse
di
sorridergli
sempre
;
e
l
'
ingenuo
,
giovanile
fascino
del
sorriso
rammentava
a
lui
altri
tempi
,
altre
cose
,
vagamente
,
dandogli
un
infinito
e
indefinito
sentimento
di
tenerezza
.
Allora
,
sottovoce
,
egli
provò
il
bisogno
di
chiamarla
:
-
Luisa
.
-
Che
dite
?
-
rispose
ella
,
piegandosi
per
udir
meglio
.
-
Niente
.
Ma
ancora
,
più
tardi
,
mentre
si
allontanavano
sempre
più
verso
l
'
alto
mare
,
nel
candore
immacolato
della
luna
,
verso
l
'
orizzonte
;
che
si
era
fatto
chiarissimo
,
egli
la
chiamò
per
nome
,
assai
piano
,
come
se
pronunciasse
quel
nome
per
sè
stesso
,
evocandolo
,
invocandolo
,
emblema
di
dolcezza
nelle
sue
sillabe
,
nelle
sue
lettere
,
nel
musical
suono
,
in
quello
che
era
,
in
quello
che
rappresentava
.
Quando
quel
lieve
soffio
l
'
animava
,
come
una
carezza
,
Luisa
s
'
inchinava
,
attratta
,
vincolata
dalla
voce
e
dalla
musica
;
e
Massimo
vedea
che
il
viso
le
si
tramutava
,
onde
di
sangue
le
fiottavano
alle
guancie
,
onde
di
pallore
le
salivano
alla
fronte
.
E
non
so
quale
acuta
,
spirituale
voluttà
lo
teneva
,
di
vedere
scolorare
,
al
suono
della
sua
voce
,
quel
purissimo
volto
giovanile
:
e
tutta
la
tenerezza
ch
'
egli
poneva
nella
parola
Luisa
,
si
facea
più
profonda
,
sgorgava
più
larga
,
per
circondare
,
avvolgere
,
abbracciare
quella
persona
di
donna
.
Ma
fu
un
punto
,
e
la
emozione
di
Luisa
era
così
intensa
,
egli
vide
tale
smarrimento
negli
occhi
della
fanciulla
,
che
si
fermò
,
e
riaccendendo
una
sigaretta
:
-
Perchè
non
cantate
?
-
le
disse
.
-
Voi
dovete
cantare
,
me
lo
avete
promesso
.
Scherzava
con
quella
ironia
cortese
che
serviva
a
nascondere
il
proprio
pensiero
.
Luisa
crollò
il
capo
,
tristemente
:
l
'
incanto
si
dileguava
;
ella
udiva
un
'
altra
volta
,
mentre
Massimo
parlava
,
quella
velatura
di
sogghigno
che
guastava
quante
affettuose
cose
egli
dicesse
.
Tentò
di
riafferrare
un
minuto
di
dolcezza
:
-
Chiamatemi
ancora
-
gli
disse
pregandolo
.
-
Oh
Luisa
,
Luisa
,
Luisella
,
piccola
fanciulla
cara
,
se
non
cantate
,
io
vi
riporto
a
terra
.
A
lei
gli
occhi
si
riempirono
di
lacrime
;
il
sangue
ascese
impetuosamente
dal
cuore
agli
occhi
;
nonostante
schiuse
la
bocca
e
con
la
sottile
voce
tremula
,
diede
alle
fragranti
aure
marine
una
vecchia
canzone
.
Con
le
mani
congiunte
in
grembo
,
con
la
testa
un
po
'
levata
,
guardando
il
gran
cielo
intorno
,
ella
cantava
;
la
fine
bocca
rosea
si
schiudeva
ad
arco
,
mostrando
i
denti
bianchi
,
scintillanti
,
e
ogni
tanto
i
soavi
occhi
seguivano
quasi
il
movimento
molle
della
musica
,
aprendosi
più
grandi
sul
paesaggio
.
Massimo
si
era
voltato
verso
lei
,
appoggiando
il
braccio
sul
bordo
della
barchetta
,
seguendo
il
ritmo
della
canzone
che
pareva
si
cullasse
nel
ritmo
del
mare
.
A
un
tratto
,
la
voce
le
si
velò
;
ella
tacque
.
-
Che
avete
?
-
Nulla
,
nulla
.
-
Perchè
siete
così
triste
,
Luisa
?
-
V
'
ingannate
,
non
sono
triste
....
sono
anzi
così
contenta
di
esser
qui
....
credetelo
....
Una
emozione
era
in
tutto
quello
che
diceva
,
così
sincera
!
-
Vi
credo
,
Luisa
.
Dite
un
'
altra
canzone
....
-
Sono
tutte
cose
vecchie
!
-
Non
importa
....
-
E
non
tutte
sono
liete
.
-
Non
importa
....
Mi
basta
che
le
cantiate
voi
.
-
Non
volevate
che
io
ridessi
?
-
insistè
lei
.
-
Raccontatemi
una
delle
vostre
storielle
interessanti
e
riderò
!
-
Se
vi
racconto
una
storiella
,
io
,
vi
faccio
piangere
-
e
buttò
la
sigaretta
in
mare
.
-
Allora
tacete
.
È
così
dolce
questa
notte
.
Mentre
il
barcaiuolo
vogava
verso
Mergellina
,
con
un
cenno
largo
Luisa
indicò
a
Massimo
le
carezzose
linee
delle
colline
che
vanno
da
San
Martino
al
capo
di
Posillipo
,
tutte
bagnate
dalla
luce
lunare
,
con
le
loro
case
chiarissime
dalle
mille
finestre
aperte
e
illuminate
,
coi
lumi
che
cingono
l
'
arco
della
marina
napoletana
come
una
linea
di
fuoco
,
con
uno
scintillio
dovunque
,
per
le
vie
e
sulle
colline
.
Essi
attraversavano
,
tagliandola
,
la
grande
striscia
fredda
,
lucente
come
metallo
,
che
la
luna
alta
metteva
sul
mare
,
dall
'
orizzonte
alla
riva
,
lunghissima
,
occhieggiante
,
come
mille
specchietti
moventisi
nel
raggio
lunare
.
Massimo
guardò
intorno
,
ma
i
suoi
occhi
tornavano
al
purissimo
viso
di
Luisa
,
come
se
da
esso
partisse
quel
fascio
di
dolcezza
.
Ella
sostenne
un
minuto
lo
sguardo
di
Massimo
,
poi
le
palpebre
le
batterono
,
ammaliate
,
non
reggenti
a
quel
fascino
:
-
Siete
voi
che
siete
dolce
-
le
disse
lui
,
all
'
orecchio
.
Adesso
avevano
voltato
l
'
angolo
di
Mergellina
,
costeggiavano
,
lungo
la
via
di
Posillipo
,
tutta
piena
di
ville
,
di
osterie
,
di
trams
che
passano
continuamente
,
in
tutte
le
ore
della
sera
,
specialmente
in
estate
.
Talvolta
,
tendendo
l
'
orecchio
,
si
udivano
dei
canti
venire
dalla
terra
,
affievoliti
;
e
le
ville
,
piene
di
gente
sulle
terrazze
,
sembravano
quei
castelletti
di
carta
,
dai
cento
bucherelli
,
che
i
bambini
illuminano
con
un
solo
cerino
interno
,
giocattoli
frastagliati
o
trasparenti
dai
personaggi
minuscoli
.
Passando
rasente
una
di
esse
dal
giardino
pensile
tutto
fiorito
arrivarono
delle
risate
,
degli
allegri
strilli
femminili
.
-
Abbiamo
un
pubblico
cortese
-
disse
Massimo
-
ci
prendono
,
per
due
amanti
.
-
Ah
!
-
rispose
lei
,
niente
altro
.
Il
palazzo
di
Donn
'
Anna
si
delineava
,
nero
,
avanzandosi
sul
mare
:
sul
suo
lato
destro
e
sul
sinistro
,
delle
trattorie
popolari
erano
piene
di
banchettatori
e
di
bevitori
,
ma
la
facciata
che
dà
sul
mare
serbava
il
suo
carattere
di
rovina
disabitata
,
col
mare
che
entrava
chetamente
nei
suoi
portoni
,
ormai
trasformati
in
grotte
,
come
quelle
di
Sorrento
e
di
Capri
.
La
luna
batteva
sulla
facciata
del
palazzo
,
che
la
ricchezza
e
la
superbia
di
donn
'
Anna
di
Medina
Coeli
non
aveva
potuto
finire
,
prima
di
ritornare
alla
Spagna
natìa
:
e
i
finestroni
e
le
finestre
prendevano
il
chiaror
lunare
,
fantasticamente
;
la
rovina
pareva
meno
aspra
,
meno
tetra
,
sotto
il
placido
raggio
.
Il
barcaiuolo
che
remava
più
lentamente
,
per
riposarsi
,
chiese
a
Massimo
se
voleva
entrare
in
una
di
quelle
grotte
,
con
la
barca
.
-
Avete
forse
paura
?
-
chiese
lui
a
Luisa
,
prendendone
distrattamente
la
mano
appoggiata
al
bordo
della
barchetta
.
-
No
,
non
ho
paura
-
ella
rispose
:
eppure
la
voce
era
velata
di
emozione
.
L
'
apertura
della
grotta
era
tutta
bianca
e
l
'
acqua
vi
fiottava
sordamente
,
gorgogliando
:
ma
quando
la
barca
s
'
internò
in
quel
chiuso
laghetto
di
acqua
marina
,
la
oscurità
si
fece
profonda
.
La
barca
stava
immobile
,
in
un
gorgoglio
fresco
di
onda
che
batte
alle
pareti
di
pietra
,
in
una
gran
tenebra
.
La
mano
di
Luisa
era
restata
in
quella
di
Massimo
:
egli
la
sentiva
molle
,
abbandonata
,
nella
sua
,
quasi
che
non
vi
fosse
miglior
sorte
,
miglior
destino
per
essa
.
Involontariamente
,
egli
la
strinse
,
e
intese
che
la
mano
rispondeva
alla
sua
stretta
,
fiaccamente
,
ma
dicendo
sempre
:
sì
.
Allora
egli
si
piegò
;
in
quell
'
ombra
,
per
distinguere
la
faccia
di
Luisa
;
il
barcaiuolo
remava
,
per
uscire
dalla
grotta
e
quando
furono
di
nuovo
sull
'
aperto
mare
,
al
lume
della
luna
,
egli
vide
due
lunghe
lacrime
scendere
da
quei
belli
occhi
e
disfarsi
sulle
guancie
.
Ah
!
egli
non
poteva
veder
piangere
nè
un
bimbo
,
nè
una
donna
,
foss
'
anche
di
gioia
:
e
fu
più
turbato
di
lei
.
-
Che
avete
?
Avete
avuto
paura
,
avete
freddo
?
-
chiese
precipitosamente
,
tenendole
le
mani
,
che
erano
gelide
,
invero
,
nei
guanti
.
-
No
,
no
....
-
Sì
,
sì
,
sbarchiamo
,
questo
viaggio
in
mare
,
alla
luna
,
vi
ha
gelato
.
Sbarchiamo
,
cammineremo
a
piedi
,
per
riscaldarci
.
Presso
il
palazzo
Donn
'
Anna
vi
è
spiaggia
.
Sbarcarono
,
in
fretta
,
egli
pagò
il
barcaiuolo
e
lo
licenziò
:
quello
gli
disse
delle
parole
di
augurio
;
anche
lui
li
prendeva
per
due
amanti
.
Per
salire
alla
strada
dovettero
passare
presso
una
di
quelle
trattorie
,
fra
le
tavolate
dei
mangiatori
e
dei
bevitori
,
senza
guardare
nè
a
dritta
nè
a
sinistra
,
egli
sempre
un
po
'
agitato
,
ella
che
lo
seguiva
senza
badare
a
nulla
,
quasi
che
il
suo
fato
fosse
quello
di
seguirlo
sempre
,
dovunque
,
senza
sapere
dove
si
andasse
.
I
bevitori
e
i
mangiatori
ridevano
e
gridavano
:
la
bianca
figura
di
donna
non
ne
fece
voltare
nessuno
,
tutti
erano
ebbri
del
vino
,
della
notte
,
o
delle
chiacchiere
dette
,
con
la
tanto
bella
e
felice
esaltazione
meridionale
.
Massimo
e
Luisa
scesero
per
la
stretta
scaletta
,
uno
presso
l
'
altro
,
e
quando
si
trovarono
sulla
via
di
Posillipo
stettero
,
esitanti
.
-
È
forse
tardi
per
voi
?
Volete
rientrare
?
-
Non
so
....
Voi
rientrate
?
-
Vi
accompagnerei
,
sì
,
ma
senza
rientrare
.
Non
dormirò
,
io
,
stanotte
....
-
e
voltò
la
faccia
in
là
.
-
Allora
....
allora
rimarrò
ancora
un
poco
-
disse
fievolmente
lei
.
-
Grazie
,
siete
buona
-
e
le
strinse
la
mano
.
Così
,
camminarono
,
senza
darsi
braccio
,
verso
Posillipo
,
sul
piccolo
marciapiede
rasentato
dai
trams
che
vanno
e
vengono
:
imbattendosi
in
gente
che
tornava
a
piedi
,
in
piccole
comitive
schiamazzanti
,
in
coppie
solitarie
appoggiate
al
parapetto
,
guardanti
il
mare
.
Massimo
e
Luisa
,
avanzando
lentamente
,
non
parlavano
,
divisi
sempre
da
coloro
che
transitavano
.
Le
ville
a
mezza
costa
,
e
quelle
giù
,
al
mare
,
avevano
innanzi
ai
portoni
delle
carrozze
che
aspettavano
:
i
balconi
lasciavano
udire
la
musica
che
vi
si
faceva
,
il
sottile
e
immemore
concerto
delle
notti
estive
napoletane
:
degli
equipaggi
,
di
ritorno
,
passavano
;
le
donne
erano
avvolte
in
lievi
scialli
bianchi
.
Senz
'
accorgersi
della
via
,
Massimo
e
Luisa
andavano
innanzi
,
innanzi
:
la
linea
dei
trams
finì
;
si
fecero
rare
,
poi
sparvero
,
le
osterie
;
la
gente
s
'
era
diradata
,
a
poco
a
poco
,
e
quando
ebbero
voltato
l
'
angolo
della
villa
Dini
,
la
solitudine
fu
perfetta
.
Solitudine
bianca
,
senza
terrori
di
ombre
,
senza
la
tetraggine
che
ispirano
la
campagna
e
il
mare
,
di
notte
.
Solo
un
alto
,
lontanissimo
cielo
;
solitudine
mite
,
piena
di
giardini
in
fiore
tutti
candidamente
frastagliati
dalla
luce
lunare
,
piena
di
parchi
dai
grandi
alberi
immersi
nel
chiarore
,
piena
di
vigne
folte
che
l
'
autunno
aspettava
,
per
la
vendemmia
,
piena
di
orti
dove
ancora
,
come
un
po
'
dappertutto
,
si
udiva
l
'
odore
del
gelsomino
notturno
.
La
via
era
deserta
,
l
'
ora
era
tarda
,
ormai
:
e
solo
,
ogni
tanto
,
qualche
rara
carrozza
ritornava
da
villa
Postiglione
:
tutto
Posillipo
,
con
le
sue
campagne
,
col
suo
mare
,
coi
suoi
rotondi
piccoli
golfi
che
sembrano
,
in
fondo
alla
riva
,
un
grande
occhio
azzurro
divino
,
coi
suoi
profumi
,
pareva
che
appartenesse
a
Massimo
e
Luisa
,
Egli
camminando
con
la
testa
bassa
,
con
gli
occhi
bassi
,
giuocava
con
la
mazzettina
di
ebano
,
urtando
le
pietruzze
della
via
;
Luisa
andava
accanto
a
lui
,
fissando
gli
occhi
sul
mare
:
ma
i
suoi
occhi
avevano
un
velo
innanzi
,
il
suo
sguardo
aveva
la
fissità
di
chi
non
vede
.
Ogni
tanto
levava
una
mano
alla
fronte
,
per
respingere
da
parte
una
ciocca
dei
suoi
neri
capelli
che
ricadeva
sempre
:
e
quel
movimento
aveva
qualche
cosa
di
assai
leggiadro
.
Quanto
tempo
camminarono
,
così
,
senza
scambiare
un
detto
?
Nessuno
di
loro
avrebbe
potuto
dirlo
:
presi
dal
loro
mondo
interiore
,
presi
dall
'
ambiente
che
li
aveva
vinti
,
mancava
oramai
a
loro
la
nozione
del
tempo
e
dello
spazio
,
erano
in
quell
'
oblìo
quieto
,
addormentatore
,
che
vince
tutti
i
cuori
,
dopo
le
emoziani
che
dà
il
sentimento
,
o
che
danno
le
cose
.
Massimo
si
riscosse
pel
primo
:
-
Che
cattivo
compagno
son
io
!
-
esclamò
.
-
Saranno
due
ore
che
non
vi
dico
una
parola
.
-
....
Forse
non
avevate
nulla
da
dirmi
-
azzardò
lei
,
con
un
timido
sorriso
.
-
V
'
ingannate
:
se
vi
dicessi
tutto
quello
che
dovrei
dirvi
,
sarebbe
un
opera
in
-
folio
,
in
ventiquattro
volumi
!
-
Dite
,
allora
....
-
Ci
vorrebbero
alquanti
anni
della
vostra
vita
,
per
udirmi
,
cara
:
e
....
credo
che
sia
meglio
non
farne
niente
.
-
Ditene
qualcuna
,
di
queste
cose
....
-
insistè
lei
,
con
un
tremito
nella
voce
.
-
No
,
no
-
replicò
Massimo
,
recisamente
.
Ella
lo
guardò
,
così
triste
,
che
egli
non
potette
celare
un
moto
di
dispetto
.
-
Ma
Luisa
!
Ma
che
siete
una
sensitiva
?
State
ridendo
,
il
che
è
una
cosa
graziosa
per
tutti
,
graziosissima
per
me
,
e
basta
guardarvi
perchè
la
risata
vi
si
spenga
sulle
labbra
!
Sorridete
,
e
basta
che
vi
si
dica
una
parola
perchè
sparisca
il
vostro
sorriso
!
Figliuola
mia
!
Vi
avverto
che
di
questo
passo
,
ci
vuol
poco
a
essere
la
donna
più
infelice
di
questa
terra
.
-
Non
importa
,
la
felicità
-
ella
rispose
,
con
un
sorriso
estatico
.
-
Bugia
,
bugia
!
Bisogna
esser
felici
,
bisogna
avere
il
cuore
di
bronzo
!
Di
bronzo
,
cara
mìa
bella
!
-
Non
importa
,
meglio
averlo
aperto
a
ogni
tenerezza
-
replicò
con
la
forza
del
suo
innocente
animo
.
-
Vi
preparate
un
brutto
avvenire
,
Luisa
,
-
disse
lui
,
glacialmente
.
-
Non
importa
-
ella
ribattè
,
per
la
terza
volta
,
con
il
supremo
coraggio
dei
cuori
buoni
.
Ed
era
così
bella
della
sua
gioventù
,
del
suo
candore
,
della
sua
abnegazione
,
così
bella
per
sè
,
e
per
quello
che
confusamente
ma
fortemente
sentiva
,
tanto
nobile
abbandono
,
tanto
alto
sacrificio
da
lei
traspariva
,
che
egli
si
arrestò
,
un
po
'
smarrito
,
ammirando
quella
creatura
semplice
e
sana
,
che
si
gittava
nel
precipizio
a
occhi
chiusi
,
sorridendo
.
I
.
-
Povera
Luisa
-
mormorò
soltanto
lui
,
carezzandole
la
manina
inguantata
che
si
appoggiava
fidente
al
suo
braccio
.
-
Non
mi
compatite
-
ella
rispose
,
crollando
il
capo
,
sorridendo
a
una
idea
-
io
sono
più
felice
di
voi
,
-
Forse
-
disse
lui
,
con
voce
breve
.
Adesso
,
dopo
avere
oltrepassato
il
ponte
di
Posillipo
,
quel
largo
poggiuolo
che
da
una
parte
si
affaccia
alla
collina
folta
di
vigneti
,
e
dall
'
altra
sopra
,
una
valle
che
discende
al
mare
,
mollemente
,
lasciato
il
lastricato
del
ponte
che
suonava
sotto
i
loro
passi
,
nella
notte
,
erano
entrati
in
un
sentiero
oscuro
,
fra
una
siepe
alta
di
more
spinose
,
e
una
muraglia
alta
,
tappezzata
di
edera
,
che
serra
le
due
ville
ultime
sul
mare
di
Posillipo
,
la
villa
Postiglione
e
la
villa
Sans
souci
.
Era
sparita
la
luna
dietro
la
muraglia
,
e
sullo
stretto
sentiero
che
discendeva
,
essi
non
vedevano
che
un
'
altissima
striscia
di
cielo
,
tutta
chiara
,
dove
le
pie
stelle
avevano
un
tremolìo
bianco
e
languido
.
Dagli
orti
,
di
nuovo
,
un
confuso
olezzo
di
fiori
e
di
erbe
odoranti
arrivava
,
dove
più
acuto
signoreggiava
il
profumo
del
gelsomino
:
ed
essi
andavano
in
quell
'
ombra
,
in
quel
fresco
notturno
,
ignari
della
loro
strada
,
sul
molle
terreno
umido
di
brina
che
si
faceva
elastico
sotto
i
loro
passi
.
A
un
tratto
,
levando
gli
occhi
,
un
'
immensa
linea
di
paesaggio
si
schiuse
loro
innanzi
,
tutta
candida
sotto
la
luce
lunare
.
Erano
al
Capo
,
in
quel
posto
che
la
fantasia
popolare
ha
chiamato
il
Paradisiello
:
e
il
gran
golfo
di
Napoli
era
come
una
immensa
conca
chiarissima
,
cinta
da
lumi
vividi
,
scintillante
fin
nelle
borgate
,
scintillante
fino
laggiù
,
laggiù
all
'
estrema
punta
di
Massalubrense
,
dove
l
'
abbraccio
si
chiude
;
e
da
qui
tutto
il
gran
mare
che
bagna
i
Campi
Flegrei
e
Pozzuoli
e
Cuma
,
in
una
curva
nobilissima
e
poetica
,
in
un
silenzio
di
cose
e
di
uomini
,
quasi
che
niuno
più
,
dopo
i
greci
e
i
romani
,
fosse
venuto
ad
albergare
in
quel
bellissimo
e
felice
paese
.
Lo
scoglio
del
Capo
si
avanzava
fra
i
due
golfi
,
bagnato
di
luce
da
una
parte
,
oscuro
dall
'
altra
,
ma
tutto
il
mare
,
dovunque
,
qui
sotto
lambente
la
pianura
vasta
dei
Bagnoli
,
laggiù
,
sotto
l
'
isola
di
Nisida
,
e
lontano
lontano
,
era
un
chiarore
immenso
,
immobile
e
quieto
.
-
Dio
,
quanto
è
bello
!
-
ella
disse
,
con
la
voce
velata
dalla
emozione
.
Là
innanzi
,
creata
dalla
natura
,
è
una
piattaforma
quasi
rotonda
,
una
terrazza
messavi
dal
Signore
,
a
cui
gli
uomini
hanno
aggiunto
un
muretto
rotondo
per
appoggiarvisi
,
per
sedervisi
;
di
là
tutto
si
vede
.
Di
giorno
su
quella
terrazza
vi
sono
tre
o
quattro
mendicanti
,
vecchie
e
piccine
,
che
chiedono
fastidiosamente
l
'
elemosina
agli
stranieri
estatici
;
ma
di
notte
non
un
'
anima
,
non
un
passo
.
Sulla
terrazza
,
lungo
il
muretto
e
dietro
ad
esso
,
pei
greppi
,
cresce
l
'
erba
selvatica
odorosa
e
qualche
piccolo
fiore
agreste
.
Essi
si
fermarono
colà
silenziosi
,
appoggiati
al
muretto
,
senza
lasciarsi
,
penetrati
dalla
poesia
ineffabile
di
quell
'
ora
,
in
quel
paesaggio
:
poesia
intima
e
profonda
che
misticamente
li
avvolgeva
.
-
È
tutta
dolcezza
-
disse
la
fanciulla
,
la
cui
voce
si
era
velata
,
affievolita
.
-
Infinita
dolcezza
-
rispose
lui
come
un
'
eco
.
-
Chi
abita
in
quell
'
isola
,
lassù
?
-
chiese
ella
,
levando
la
mano
,
indicando
Nisida
.
-
Una
gente
trista
....
-
e
pareva
non
volesse
continuare
.
-
Che
gente
?
-
insistè
lei
,
piegando
il
suo
bel
viso
chiaro
verso
di
lui
.
-
I
galeotti
:
lì
v
'
è
il
bagno
penale
.
-
Una
gente
infelice
-
ella
corresse
,
umilmente
.
-
Ma
le
belle
notti
estive
,
le
belle
notti
lunari
,
si
levano
anche
per
essa
.
-
Cara
Luisa
....
-
ripetè
lui
,
vagamente
.
Ella
lo
guardava
pronunziare
il
suo
nome
,
non
solo
assaporandone
la
musicalità
,
ma
sentendone
acutamente
tutto
il
tono
,
tutta
la
intenzione
.
Ogni
volta
che
questo
nome
usciva
dalle
sue
labbra
,
ella
aveva
un
piccolo
tremito
interno
:
quando
già
il
nome
era
stato
portato
via
dalle
onde
dell
'
aria
,
ancora
in
lei
,
nel
suo
cuore
si
allargavano
più
grandi
,
più
grandi
i
cerchi
di
quel
tremore
..
-
Guardate
quelle
casette
,
laggiù
?
-
continuò
ella
,
per
sfuggire
alla
sua
crescente
commozione
,
accennando
alle
casette
dei
Bagnoli
.
-
Son
tutte
chiuse
,
non
un
lume
.
Tutti
riposano
felici
,
senz
'
aver
bisogno
di
ammirare
la
notte
e
la
luna
....
.
-
Gli
abitanti
di
quelle
casette
videro
un
giorno
un
orribile
spettacolo
-
rispose
lui
,
macchinalmente
-
è
qui
che
hanno
fucilato
Misdea
.
-
Qui
?
-
Laggiù
,
in
quella
pianura
.
-
In
una
notte
come
questa
?
-
No
,
in
un
'
alba
freddissima
.
-
Perchè
lo
hanno
ucciso
?
-
Perchè
aveva
ucciso
.
-
Voi
mi
dite
sempre
delle
cose
tristi
-
ella
osservò
malinconicamente
,
con
un
lagno
infantile
.
-
Ho
torto
-
confessò
lui
-
anche
questa
bell
'
ora
dev
'
essere
guastata
.
Scusate
,
cara
.
Vi
assicurò
che
sono
molto
infelice
.
-
E
perchè
?
-
ella
chiese
,
curvandosi
a
interrogare
il
suo
volto
.
Ma
gli
aveva
sfiorato
con
la
guancia
la
spalla
.
-
Ho
scherzato
-
rispose
Massimo
,
con
la
voce
un
po
'
alterata
.
-
Volete
sedervi
?
E
le
lasciò
il
braccio
,
si
sedette
sul
parapetto
e
accese
una
sigaretta
.
Ella
,
in
piedi
,
un
po
'
triste
di
essere
stata
abbandonata
,
con
le
braccia
pendenti
lungo
la
persona
,
lo
guardava
.
-
Volete
fumare
?
-
No
-
ella
disse
.
-
Peccato
!
una
sigaretta
è
deliziosa
,
qui
,
a
quest
'
ora
.
-
Se
vi
piace
,
la
fumerò
.
Egli
le
offerse
il
portasigarette
russo
,
di
argento
,
aperto
:
ella
ne
prese
una
,
di
sigarette
,
con
le
dita
sottili
:
ma
mentre
gli
chiedeva
del
fuoco
,
Massimo
,
preso
da
un
subitaneo
moto
di
collera
,
le
strappò
la
sigaretta
e
la
buttò
giù
,
pei
greppi
.
-
Non
fumate
,
è
una
brutta
cosa
,
somigliereste
a
tante
donne
che
fumano
....
tante
donne
....
-
Come
volete
-
disse
ella
,
rassegnatamente
.
Ma
avendolo
visto
restar
torvo
,
seccato
,
cogli
occhi
bassi
,
battendo
col
tacco
contro
il
muretto
,
ella
voltò
le
spalle
e
si
allontanò
un
poco
,
girovagando
,
discendendo
verso
i
Bagnoli
,
risalendo
,
affacciandosi
alla
vallata
.
Egli
la
seguiva
con
lo
sguardo
,
ombra
bianca
attraverso
il
chiaror
bianco
della
luna
,
camminare
senza
rumore
,
con
appena
un
fruscio
del
vestito
fra
le
erbe
;
e
quando
ella
ritornò
a
lui
,
portava
dei
ramoscelli
fioriti
di
menta
selvatica
.
Picciolissimi
fiorellini
lilla
sopra
minutissime
foglioline
verdi
;
ella
ne
odorò
un
ramoscello
e
glielo
porse
.
Il
viso
di
Massimo
parve
si
rischiarasse
:
egli
prese
il
ramoscello
,
l
'
odorò
lungamente
e
poi
,
invece
di
metterlo
all
'
occhiello
,
lo
nascose
nell
'
apertura
del
soprabito
,
dentro
,
dentro
,
in
modo
che
non
si
vedesse
più
,
deposto
e
serrato
sul
petto
.
Allora
ella
fece
un
passo
e
con
un
salto
leggiero
gli
si
sedette
accanto
sul
parapetto
.
Tacevano
.
Adesso
voltavano
un
po
'
le
spalle
al
paesaggio
marino
e
avevano
innanzi
solo
la
via
donde
erano
venuti
e
le
campagne
basse
di
Fuorigrotta
.
Ma
guardavano
,
forse
,
senza
vedere
.
Erano
seduti
proprio
accanto
,
le
spalle
e
le
braccia
si
sfioravano
,
ad
ogni
lieve
movimento
.
Sempre
fumando
la
sua
sigaretta
,
egli
le
sollevò
la
mano
guantata
e
ne
arrovesciò
lentamente
il
morbido
guanto
di
camoscio
.
Pallida
e
sottile
apparve
la
manina
della
fanciulla
,
col
braccio
rotondo
e
bianco
.
-
Avete
una
bella
mano
,
Luisa
-
disse
.
Le
sue
labbra
,
delicatamente
si
posarono
sulle
dita
piegate
della
bella
mano
:
un
bacio
che
era
un
soffio
.
E
restò
a
giocherellare
con
le
dita
,
senza
poter
lasciare
quella
mano
.
Ella
non
poteva
parlare
.
-
Perchè
non
portate
tutti
quei
cerchiolini
di
oro
,
di
argento
,
di
platino
,
quei
braccialettini
che
tintinnano
,
salgono
e
scendono
,
continuamente
,
quando
la
donna
si
muove
?
Sono
carini
,
è
vero
?
Ella
lo
fissò
,
trasognata
,
come
se
non
avesse
udito
che
l
'
armonia
della
sua
voce
,
senza
intendere
il
senso
delle
parole
.
-
Sono
carini
....
-
egli
ripetè
-
ve
li
donerò
io
,
se
li
volete
da
me
;
mi
piacciono
tanto
.
Ancora
scherzava
con
la
mano
,
quasi
attirando
a
sè
la
persona
e
l
'
anima
della
fanciulla
:
e
la
bella
persona
e
la
povera
e
cara
anima
,
non
sapeano
che
piegarsi
a
lui
.
La
testolina
si
appoggiò
con
la
guancia
alla
spalla
di
lui
,
socchiudendo
gli
occhi
;
e
pian
piano
,
delicatamente
,
quasi
a
sorreggerla
,
Massimo
le
passò
un
braccio
dietro
alla
cintura
,
abbracciandola
,
reggendola
.
-
State
bene
così
?
-
le
domandò
,
con
voce
roca
.
Ella
accennò
di
sì
,
con
le
palpebre
,
non
potendo
parlare
.
-
Non
vi
addormentate
alla
luna
,
almeno
,
Luisa
.
La
luna
fa
impazzire
chi
si
addormenta
al
suo
chiarore
.
Ella
ebbe
un
sorriso
così
profondo
,
così
enigmatico
che
lo
scosse
.
Poi
,
tacquero
.
Passò
del
tempo
,
così
.
Confusamente
,
ogni
tanto
,
nella
mite
e
intima
delizia
di
quella
solitudine
,
di
quella
vicinanza
,
ella
sentiva
tremare
,
talvolta
,
nella
sua
,
la
mano
di
Massimo
;
e
talvolta
,
sentiva
il
respiro
di
lui
affannarsi
.
Allora
levava
le
palpebre
a
guardarlo
:
lo
trovava
intento
a
fissare
il
suo
volto
,
intensamente
,
con
tale
un
ardore
concentrato
di
visione
e
di
attenzione
,
che
non
aveva
ella
mai
scorto
.
Il
tempo
passava
,
sulle
loro
teste
vicine
,
sulle
mani
dalle
dita
intrecciate
,
immobilizzati
in
quell
'
atteggiamento
.
E
ad
essa
sembrava
d
'
immergersi
in
un
sogno
lungo
,
senza
fine
,
che
ricominciava
sempre
dal
principio
,
dove
passavano
sulle
sue
mani
dei
baci
leggieri
come
un
soffio
,
dove
carezzava
i
suoi
capelli
una
mano
molle
e
lenta
,
dove
un
acuto
profumo
di
fiori
che
si
appassivano
,
le
saliva
al
cervello
,
dove
una
voce
ripeteva
il
suo
nome
,
sempre
,
con
la
profondità
dell
'
amore
:
un
sogno
tutto
chiaro
di
luce
lunare
,
in
un
divino
paesaggio
,
un
sogno
ammorbidito
dalla
rugiada
,
dai
fremiti
della
campagna
,
dal
palpitare
del
mare
sotto
la
luna
.
Invero
,
Massimo
,
reggendo
la
bella
persona
,
tenendone
la
manina
nella
sua
,
sentendo
tutta
la
seduzione
di
Luisa
e
delle
cose
,
dell
'
ora
e
del
tempo
,
restava
immobile
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
cercando
di
riunire
tutti
i
suoi
pensieri
,
per
essere
forte
,
per
vincere
il
fascino
immortale
che
ha
la
beltà
della
donna
e
la
beltà
delle
cose
,
la
innocenza
della
gioventù
e
la
solenne
purità
della
notte
,
nella
campagna
,
innanzi
al
mare
.
Non
lui
sognava
,
che
era
uomo
,
che
aveva
vissuto
,
che
sapeva
;
ma
quasi
vedeva
,
dietro
le
tenui
palpebre
abbassate
di
Luisa
,
negli
occhi
pronti
di
dolcezza
che
si
schiudevano
levandosi
a
lui
,
vedeva
il
sogno
d
'
amore
,
il
sogno
di
quella
notte
d
'
estate
distender
la
sua
sottile
e
salda
rete
d
'
argento
sull
'
anima
della
fanciulla
.
E
ogni
tanto
,
come
il
fascino
di
tanto
muliebre
candore
,
di
tanta
fede
,
di
tanta
giovinezza
fragrante
si
faceva
più
alto
,
pareva
anche
a
lui
di
smarrir
la
testa
,
partito
per
sempre
,
per
la
siderale
,
per
la
selenica
regione
del
sogno
.
Cercò
di
riaversi
,
di
riaccapezzarsi
,
parlando
:
-
Dormite
?
-
volle
dire
,
scherzando
,
a
Luisa
.
Ma
egli
stesso
non
riconobbe
la
propria
voce
.
Chi
aveva
pronunziato
quella
parola
?
Ella
scosse
il
capo
,
con
un
sorriso
così
dolce
,
che
egli
non
vi
potette
reggere
:
-
Vogliamo
andar
via
?
-
le
susurrò
all
'
orecchio
.
La
luna
fa
impazzire
,
Luisa
,
Luisa
....
-
Ancora
un
poco
-
ebbe
la
forza
di
dir
lei
,
nella
innocenza
della
sua
passione
.
Ancora
un
poco
.
Egli
abbassava
il
capo
,
soffocando
le
parole
che
gli
sgorgavano
dalle
labbra
,
interdicendosi
persino
di
carezzare
più
le
fredde
dita
della
fanciulla
,
non
volendo
udire
il
profumo
di
gelsomino
,
che
veniva
da
lei
,
di
quell
'
unico
gelsomino
che
ella
aveva
raccolto
sul
balcone
e
messo
in
petto
,
non
volendo
cedere
alla
voce
di
tenerezza
infinita
che
emanava
da
lei
e
da
tutte
le
umane
cose
,
intorno
.
Sì
,
Massimo
vedeva
bene
che
ella
sognava
,
oramai
,
il
suo
grande
sogno
,
l
'
unico
e
ultimo
sogno
,
sotto
la
gelida
e
allettatrice
luce
della
luna
,
simile
a
Elena
,
la
bionda
:
sentiva
che
vincendo
la
ragione
dell
'
età
,
del
pericolo
,
dell
'
esperienza
,
che
vincendo
finanche
il
profondo
segreto
del
suo
cuore
,
egli
stesso
,
per
la
ignota
forza
di
sentimento
che
rinasce
dalle
sue
ceneri
anche
nei
cuori
inceneriti
dalla
passione
,
egli
stesso
sarebbe
stato
trascinato
dolcemente
in
quel
sogno
,
perduto
anche
lui
,
come
una
volta
,
come
sempre
.
E
facendo
,
in
quell
'
atto
,
una
delle
più
dolorose
rinunzie
della
sua
vita
,
il
braccio
che
sosteneva
Luisa
si
rallentò
,
un
poco
:
pian
piano
le
lasciò
la
mano
.
Ella
trasalì
,
comprese
:
si
levò
,
col
volto
così
pallido
che
pareva
vi
si
fosse
infiltrato
il
raggio
lunare
,
a
raffreddarne
per
sempre
il
sangue
e
le
fibre
,
si
levò
con
le
palpebre
battenti
,
gli
occhi
smorti
,
come
coperti
da
una
nebbia
torbida
.
-
Andiamo
-
ella
disse
,
voltandosi
ancora
a
salutare
il
mare
,
la
campagna
e
il
cielo
.
Camminarono
presto
,
vicino
,
senza
darsi
braccio
;
Massimo
pareva
oramai
colto
dal
freddo
,
con
un
desiderio
di
rientrare
in
casa
.
La
via
era
assai
lunga
,
mentre
,
al
venire
,
non
se
ne
erano
neppure
accorti
:
a
ogni
nuovo
gomito
che
faceva
la
via
,
egli
si
piegava
,
con
una
certa
ansietà
,
per
vedere
se
erano
vicini
;
ella
lo
guardava
di
sottecchi
,
camminando
presto
anche
lei
,
non
osando
dirgli
nulla
.
Alla
fine
gli
espresse
il
suo
pensiero
.
-
Speriamo
di
trovare
una
carrozza
.
-
Speriamo
-
ripetè
ella
.
Ma
per
un
pezzo
non
ne
trovarono
;
la
notte
era
altissima
,
tutte
le
ville
erano
chiuse
e
silenziose
,
la
strada
di
Posillipo
era
deserta
,
la
luna
,
salita
già
allo
zenit
sul
cielo
,
vi
batteva
a
picco
,
dandole
oramai
un
aspetto
un
po
'
spettrale
.
Egli
osservò
che
la
fanciulla
si
stringeva
nella
mantellina
,
trasalendo
.
-
Avete
freddo
,
è
vero
?
-
Un
poco
.
-
Siamo
stati
troppo
tempo
....
laggiù
....
Luisa
non
rispose
:
camminava
a
occhi
bassi
,
senza
voltarsi
nè
a
destra
,
nè
a
sinistra
.
-
Forse
avete
paura
,
cara
?
-
Un
poco
.
-
E
di
che
?
-
Di
tutto
....
la
via
è
così
deserta
....
gli
alberi
sembrano
fantasmi
....
-
Abbiate
paura
degli
uomini
e
non
dei
fantasmi
,
cara
.
-
È
vero
-
ella
soggiunse
,
umilmente
.
Forse
egli
stesso
,
in
quell
'
ora
così
tarda
,
in
quella
deserta
campagna
,
dove
sboccavano
tante
grotte
di
tufo
dalle
immani
bocche
nere
aperte
,
aveva
come
un
leggiero
brivido
di
confuso
sgomento
.
Erano
presi
dal
malessere
di
chi
ha
vegliato
una
notte
intera
,
in
preda
a
una
sovraeccitazione
spirituale
e
fisica
,
e
che
ne
esce
stanco
e
infelice
,
malcontente
di
sè
e
del
tempo
che
è
trascorso
.
Ma
durò
questo
sino
a
che
furono
arrivati
alla
dogana
di
Posillipo
;
ivi
una
carrozza
da
nolo
,
di
quelle
sgangherate
con
un
vecchio
ronzino
sciancato
,
una
carrozza
di
notte
,
infine
,
stazionava
.
Dormivano
il
cocchiere
e
il
cavallo
;
non
si
risvegliarono
che
a
metà
,
quando
Massimo
e
Luisa
vi
salirono
.
-
Portaci
a
Monte
di
Dio
-
disse
Massimo
al
cocchiere
.
Costui
,
sempre
sonnecchiando
,
domandò
se
doveva
alzare
il
soffietto
.
-
Sì
:
fa
freddo
-
rispose
secco
secco
Massimo
.
Il
viaggio
in
carrozza
si
compì
pure
lentamente
,
poichè
il
cavallo
si
riaddormentava
,
ogni
tanto
:
e
quando
era
sveglio
,
andava
con
un
trotterello
affannoso
di
sciancato
,
facendo
dei
passetti
corti
corti
.
Nella
carrozza
Massimo
e
Luisa
non
scambiavano
una
parola
:
ma
ella
sentiva
che
l
'
ora
precipitava
e
ogni
tanto
i
suoi
occhi
si
rivolgevano
a
quelli
di
Massimo
,
interrogando
.
Essa
voleva
sapere
da
lui
una
cosa
,
voleva
sentirgli
dare
risposta
alla
domanda
che
le
ferveva
nell
'
anima
,
da
quando
erano
andati
soli
,
per
le
vie
di
Napoli
,
per
mare
,
sotto
la
luna
.
E
tacitamente
,
nell
'
ombra
,
con
gli
occhi
,
lo
pregava
di
dirgliela
,
la
parola
;
e
lui
intendeva
la
interrogazione
continua
,
supplichevole
,
di
quei
cari
occhi
amorosi
che
volevano
essere
amati
,
niente
altro
,
e
si
voltava
in
là
,
come
distratto
,
cercando
di
sfuggire
a
quella
muta
domanda
.
Una
amarezza
,
un
'
inquietudine
lo
teneva
agitato
,
non
potendo
neppure
più
fumare
le
sue
eterne
sigarette
:
ed
ella
sentiva
che
il
suo
sogno
non
era
completo
,
se
Massimo
non
parlava
.
Passava
l
'
ora
,
fuggiva
l
'
ora
,
essi
ritornavano
con
la
carrozza
per
la
via
fatta
,
e
lui
non
voleva
,
non
voleva
dire
....
-
Che
avete
?
-
finì
per
domandare
lei
.
-
Sono
stanco
.
-
Vi
siete
annoiato
?
-
chiese
timidamente
Luisa
.
-
Sapete
bene
di
no
:
non
domandate
,
dunque
-
disse
recisamente
.
Ella
si
scosse
al
tono
un
po
'
duro
:
e
con
quanta
tenerezza
di
amore
poteva
esservi
in
lei
,
dopo
qualche
minuto
di
silenzio
,
non
seppe
fare
altro
che
chiamarlo
:
-
Massimo
.
Che
fu
l
'
effetto
di
quella
voce
,
di
quella
parola
?
Che
gli
mise
innanzi
,
che
gli
ricordò
?
È
certo
che
egli
quasi
quasi
si
levò
,
parendo
volendo
buttarsi
dalla
carrozza
,
fuggendo
alle
prese
di
uno
spettro
:
poi
ricadde
e
con
una
voce
fievole
le
disse
:
-
Luisa
,
non
mi
chiamate
più
così
,
non
pronunziate
il
mio
nome
,
ve
ne
prego
,
se
mi
volete
bene
....
Ella
tremò
,
non
intese
che
l
'
ultima
frase
,
sorrise
,
con
le
lagrime
della
gioia
agli
occhi
.
Erano
giunti
.
Salirono
presto
,
l
'
uno
dietro
all
'
altro
:
si
fermarono
sul
pianerottolo
,
prima
di
dividersi
.
Appoggiata
al
muro
,
come
esausta
,
ella
lo
interrogava
ancora
con
gli
occhi
,
perchè
le
rispondesse
.
Ma
egli
,
turbatissimo
,
la
salutò
:
ognuno
entrò
nella
propria
casa
,
lentamente
,
le
porte
si
richiusero
con
un
rumor
sordo
.
Faceva
un
po
'
di
freddo
.
Albeggiava
.
La
notte
di
estate
era
finita
.
II
.
Per
un
mese
di
seguito
Massimo
e
Luisa
si
erano
riveduti
spesso
,
ma
per
pochi
minuti
,
sempre
.
Quando
egli
si
affacciava
al
balcone
,
alla
mattina
,
la
trovava
lavorando
dietro
alla
persiana
,
e
vedeva
,
al
brillare
di
quegli
occhi
,
che
essa
lo
aspettava
:
quando
egli
rientrava
alla
sera
,
trovava
la
porta
di
Luisa
socchiusa
,
ella
dietro
la
porta
,
sorridendo
,
e
si
scambiavano
qualche
parola
.
Due
volte
,
attirato
da
quell
'
irresistibile
fascino
di
giovinezza
,
da
quella
irradiazione
simpatica
che
mette
attorno
a
sè
l
'
amore
,
egli
era
andato
a
farle
visita
e
contando
di
restar
poco
,
era
poi
restato
molto
,
tanto
l
'
ingenuo
e
profondo
amore
della
fanciulla
lo
commoveva
.
Egli
la
trattava
con
una
tenera
cortesia
,
con
un
'
affettuosità
repressa
,
e
vedeva
scintillare
nei
begli
occhi
tanta
gratitudine
,
che
la
sua
cortese
tenerezza
cresceva
.
Ma
come
i
primi
temporali
di
settembre
ebbero
spezzata
,
l
'
aria
calda
,
egli
sparve
per
qualche
giorno
,
e
invano
,
ansiosa
,
impaziente
,
infelicissima
,
ella
lo
aveva
atteso
sera
e
mattina
.
Infine
,
una
sera
,
a
metà
settembre
,
ella
lo
vide
rientrare
;
dalla
porta
socchiusa
ella
spiava
:
non
osò
chiamarlo
,
tanto
le
sembrò
tetro
il
suo
volto
.
Ma
dopo
un
'
ora
,
ella
non
ebbe
più
ritegno
,
e
andò
pian
piano
a
bussare
all
'
appartamento
di
Massimo
.
Il
servitore
,
senza
domandare
nulla
,
la
introdusse
nel
salotto
:
ivi
,
dietro
la
scrivania
,
sotto
il
gran
paralume
di
seta
rossa
trasparente
con
merletti
bianchi
,
Massimo
scriveva
.
Era
grave
,
pensoso
,
e
si
fermava
ogni
tanto
a
riflettere
,
con
la
penna
appoggiata
alle
labbra
:
in
una
di
queste
pause
,
vide
Luisa
.
-
Oh
cara
,
cara
-
disse
,
levandosi
e
stringendole
le
mani
-
giusto
....
vi
scrivevo
.
-
A
me
?
Si
era
seduta
dall
'
altra
parte
della
scrivania
e
lo
fissava
,
pallidissima
.
-
Mi
scrivevate
?
perchè
?
-
Per
....
nulla
-
disse
vigliaccamente
lui
.
Poi
,
vergognandosi
,
soggiunse
presto
:
-
Per
salutarvi
.
Parto
.
-
Partite
?
-
esclamò
lei
,
alzandosi
a
metà
sulla
sedia
.
-
Sì
.
Parto
.
-
Per
poco
?
-
Per
molto
,
invece
.
-
Quanto
tempo
?
-
Quattro
,
sei
anni
.
-
Ah
!
-
disse
ella
,
chiudendo
gli
occhi
,
come
se
svenisse
.
Anche
lui
era
smorto
;
ma
aveva
una
nervosità
che
lo
ringiovaniva
.
-
Dove
andate
?
-
soggiunse
ella
,
pigliando
fiato
a
stento
.
-
A
Pietroburgo
.
-
Tanto
lontano
,
tanto
....
-
mormorò
ella
,
con
voce
di
pianto
.
-
Già
-
fece
lui
,
con
indifferenza
-
lontano
assai
.
-
E
....
non
vi
fa
pena
....
non
vi
dispiace
andarvene
?
-
No
-
disse
lui
,
brutalmente
,
sperando
guarirla
con
la
crudeltà
.
Ella
appoggiava
la
testa
a
una
mano
,
col
gomito
sulla
scrivania
:
si
nascose
gli
occhi
coll
'
altra
mano
e
si
mise
a
piangere
zitto
zitto
,
a
lagrime
lunghe
che
le
piovevano
sulle
guancie
,
sul
collo
,
continuamente
.
-
Perchè
piangete
?
-
domandò
lui
,
nervosissimo
.
Essa
gli
fece
cenno
di
non
domandare
;
seguitava
a
piangere
,
tacitamente
.
-
Non
è
mica
morto
qualcuno
....
-
-
tentò
di
scherzare
lui
.
-
Sì
,
sì
,
è
morto
qualcuno
-
-
rispos
'
ella
,
a
bassa
voce
-
veramente
,
veramente
,
è
morto
qualcuno
.
E
,
levando
il
capo
,
con
la
santa
audacia
della
passione
,
gli
disse
:
-
Non
ve
ne
andate
:
io
vi
voglio
bene
.
-
Io
non
merito
il
vostro
bene
,
cara
;
fate
male
a
volermene
.
-
Non
posso
fare
diversamente
;
vi
voglio
bene
,
non
ve
ne
andate
.
-
Io
sono
stanco
e
vecchio
,
e
laggiù
il
dovere
mi
chiama
.
-
Non
m
'
importa
:
se
non
potete
restare
,
verrò
con
voi
.
-
Cara
Luisa
,
voi
perdete
la
testa
,
figliuola
mia
....
-
Sì
,
sì
,
è
da
quella
notte
che
l
'
ho
perduta
-
ella
rispose
con
aria
smarrita
.
-
Da
quale
notte
?
-
chiese
lui
,
inconsciamente
.
Ma
si
pentì
subito
.
Presa
da
un
impeto
di
disperazione
,
essa
scoppiò
in
singhiozzi
,
torcendosi
le
mani
,
battendo
la
testa
sulla
scrivania
,
gridando
fra
il
pianto
:
-
Oh
Dio
....
egli
ha
tutto
dimenticato
....
Signore
,
Signore
,
egli
ha
potuto
dimenticare
....
Oh
Dio
mio
,
ha
dimenticato
,
ha
dimenticato
....
Sgomento
innanzi
all
'
opera
che
egli
aveva
fatta
,
non
trovava
parole
per
consolarla
,
come
il
malvagio
monaco
medievale
del
poeta
,
che
evocato
il
demone
,
non
aveva
poi
più
il
motto
magico
per
rimandarlo
all
'
inferno
.
La
lasciava
farneticare
,
impaurito
e
dolente
,
pentito
e
amareggiato
,
sentendo
tutta
la
verità
di
quel
dolore
,
sentendo
ancora
una
volta
la
fatalità
dell
'
amore
aggravarsi
nella
sua
vita
.
Poi
,
non
reggendoci
più
,
si
levò
,
le
andò
vicino
,
le
prese
le
mani
,
la
chiamò
per
nome
e
allora
un
novello
fiotto
di
tenerezza
invase
l
'
anima
dell
'
infelice
;
ella
si
mise
a
domandargli
,
con
una
desolazione
,
con
uno
strazio
di
far
pietà
:
-
Oh
Massimo
,
Massimo
mio
....
perchè
mi
lasci
,
perchè
te
ne
vai
?
...
come
posso
stare
,
senza
di
te
,
come
posso
restare
sola
,
se
ti
voglio
bene
....
Massimo
,
Massimo
,
non
andartene
,
non
essere
senza
cuore
....
-
Luisa
,
ti
prego
,
non
piangere
,
non
dirmi
queste
cose
....
E
le
tenne
le
mani
,
la
guardò
negli
occhi
,
ipnotizzandola
,
tenendola
sotto
la
sua
volontà
.
-
Massimo
....
Massimo
....
-
ripeteva
lei
,
calmandosi
dolcemente
,
come
se
una
speranza
le
rinascesse
nel
cuore
.
-
Se
è
vero
che
mi
vuoi
bene
,
devi
farmi
una
promessa
....
-
Prometto
.
-
....
Di
esser
buona
,
di
non
piangere
,
di
ascoltare
con
pazienza
,
con
rassegnazione
.
-
Prometto
-
mormorò
lei
.
-
Senti
,
senti
-
riprese
lui
,
tenendole
le
mani
,
guardandola
,
sempre
negli
occhi
-
te
lo
debbo
ripetere
,
tu
fai
male
ad
amarmi
:
io
non
merito
questo
tesoro
così
prezioso
,
della
tua
giovinezza
,
del
tuo
cuore
,
io
sono
un
uomo
senza
gioventù
,
senz
'
entusiasmo
e
senza
illusioni
.
Io
so
tutto
,
io
ho
conosciuto
tutto
,
io
ho
cento
anni
come
Faust
e
non
vi
è
più
Margherita
che
possa
farmi
ringiovanire
.
Io
sono
un
uomo
morto
,
Luisa
.
Perchè
ti
sei
innamorata
di
me
?
-
Così
-
diss
'
ella
,
con
la
voce
monotona
della
disperazione
.
-
Senza
una
ragione
?
-
Così
.
-
Non
basta
,
Luisa
....
-
Credevo
...
,
sì
,
credevo
che
tu
mi
amassi
....
-
Ti
sei
ingannata
-
le
disse
.
-
Io
non
ti
ho
mai
amata
.
-
Mai
amata
!
-
fu
l
'
eco
desolata
della
infelice
.
-
Perchè
hai
tu
creduto
questo
,
Luisa
!
Non
sai
tu
dunque
che
cosa
sia
l
'
amore
?
-
Ho
creduto
....
ho
creduto
....
che
vuoi
,
ho
creduto
!
-
disse
ella
,
aprendo
le
braccia
,
con
un
gesto
desolatissimo
.
-
Tu
non
sai
nulla
,
cara
.
-
Forse
non
so
nulla
,
hai
ragione
-
replicò
ella
,
con
la
umiltà
dei
vinti
,
dei
perduti
.
E
chinando
il
capo
,
volendo
almeno
trovare
una
scusa
alla
sua
follia
,
cercando
ancora
un
barlume
di
speranza
nei
ricordi
,
riandò
tutto
quel
sogno
di
una
notte
di
estate
per
cui
ella
aveva
fissata
la
sua
vita
.
E
a
ogni
dolce
particolare
,
a
ogni
piccolo
e
pur
grande
fatto
che
le
si
presentava
alla
memoria
,
ella
trasaliva
,
ella
ricadeva
nella
sua
illusione
e
alla
fine
,
rendendo
tutto
il
suo
pensiero
:
-
Eppure
tu
mi
hai
amata
,
quella
notte
,
Massimo
.
-
Si
ama
sempre
un
poco
la
donna
che
abbiamo
accanto
-
mormorò
lui
,
con
un
'
ombra
di
sorriso
.
-
Qualunque
sia
?
-
Qualunque
sia
.
-
E
dopo
?
-
Dopo
,
si
dimentica
subito
.
-
Ed
essa
?
-
Se
è
savia
,
gode
del
fugace
momento
e
....
non
lo
rimpiange
.
-
E
se
ama
,
se
ama
?
-
Luisa
,
tu
mi
hai
promesso
di
esser
calma
....
Ella
si
era
alzata
e
gli
parlava
concitatamente
:
-
Ma
che
ne
so
,
io
,
di
questa
vostra
ipocrisia
sociale
,
di
questa
vostra
galanteria
mondana
;
la
chiamate
galanteria
,
non
è
vero
?
Io
sono
una
fanciulla
semplice
,
una
sciocca
,
una
illusa
,
io
ti
amavo
già
,
quando
,
quella
sera
mi
hai
detto
di
venir
teco
.
Ma
quando
si
porta
via
,
di
notte
,
una
donna
,
con
le
dolci
parole
che
tu
mi
dicesti
,
costei
deve
credere
che
tu
l
'
ami
!
Ma
tu
,
nella
barchetta
,
te
ne
ricordi
?
hai
passato
un
'
ora
a
chiamarmi
sottovoce
,
come
se
solo
le
sillabe
del
mio
nome
esistessero
!
Te
ne
rammenti
?
E
dopo
,
dopo
,
tu
non
devi
averlo
dimenticato
,
hai
preso
le
mie
mani
,
nell
'
oscurità
della
grotta
di
donn
'
Anna
,
tu
le
hai
strette
,
domandandomi
così
qualche
cosa
,
io
ho
risposto
sì
,
stringendoti
le
mani
,
questo
,
certo
,
neppure
lo
puoi
avere
obliato
,
io
l
'
ho
nell
'
anima
,
quella
stretta
di
mani
....
e
laggiù
,
laggiù
,
ti
rammenti
,
ti
ho
dato
il
fiore
di
menta
,
lo
hai
baciato
perchè
aveva
toccato
le
mie
labbra
,
lo
hai
conservato
gelosamente
,
lo
hai
chiuso
sul
tuo
petto
,
come
se
volessi
che
appassisse
colà
,
al
calore
del
tuo
cuore
:
io
ho
il
tuo
gelsomino
,
dove
è
dunque
andato
il
fiore
di
menta
?
Ma
tu
hai
baciato
la
mano
,
questa
qui
,
in
questo
punto
,
lentamente
,
dolcemente
,
con
una
lentezza
e
una
dolcezza
che
mi
parve
mi
facessero
morire
:
ma
tu
hai
tenuto
la
mia
testa
sulla
tua
spalla
,
ma
tu
mi
hai
abbracciata
te
ne
ricordi
,
certamente
,
te
ne
ricordi
,
chi
può
avere
scordato
queste
cose
?
ma
insieme
,
insieme
a
me
tu
hai
sognato
,
abbiamo
sognato
laggiù
,
nel
paradiso
,
il
nostro
paradiso
.
Oh
angeli
santi
,
voi
stessi
avete
dovuto
sorridere
,
poichè
quello
era
l
'
amore
buono
,
l
'
amore
bello
,
l
'
amore
santo
,
poichè
io
amava
e
tu
mi
amavi
,
Massimo
,
non
mentire
,
non
mentire
,
non
togliermi
questa
fede
....
-
Vi
sono
una
quantità
di
cose
che
somigliano
all
'
amore
e
che
l
'
amore
non
sono
-
disse
lui
,
glacialmente
.
-
La
sera
è
chiara
,
vi
è
una
buona
e
bella
fanciulla
,
vi
è
il
mare
,
vi
è
la
gran
poesia
di
questo
paese
nostro
,
la
notte
è
lunga
,
il
cuore
è
malinconico
-
e
allora
un
nome
,
chi
non
lo
pronunzia
,
un
fiore
chi
non
lo
chiude
sul
petto
,
un
bacio
chi
non
lo
dà
?
Sciocco
colui
che
lascia
sfuggire
questi
purissimi
brevi
piaceri
dell
'
anima
e
dei
sensi
,
puri
piaceri
che
non
hanno
la
macchia
del
peccato
,
che
non
debbono
portare
alle
lacrime
,
alla
tragedia
e
che
vi
fanno
egualmente
cara
una
notte
,
un
giorno
!
Tutto
questo
non
è
affatto
l
'
amore
nel
suo
immenso
turbamento
,
con
le
sue
lotte
quotidiane
,
con
la
sua
gelosia
feroce
,
con
la
sua
insaziabilità
crudele
e
con
la
sua
sazietà
scorante
!
È
invece
un
'
altra
cosa
che
all
'
amore
rassomiglia
,
una
cosa
carina
,
graziosa
,
che
resta
dolce
nella
memoria
,
che
non
lascia
ferita
e
che
imbalsama
poi
,
col
suo
profumo
,
le
ore
della
vecchiaia
.
Amore
no
:
tenerezza
,
simpatia
,
fascino
,
eterna
attrazione
del
femminile
,
una
cosa
mite
e
tanto
cara
,
senza
dolori
,
senza
singhiozzi
....
Luisa
,
Luisa
,
l
'
amore
è
un
'
altra
cosa
,
è
una
vampa
,
è
una
vertigine
,
è
uno
sconquasso
,
Dio
vi
salvi
....
-
Io
sono
perduta
-
ella
disse
,
brevemente
,
-
perchè
vi
amo
e
non
mi
amate
.
Come
egli
parlava
,
pianamente
,
con
quella
velatura
d
'
ironia
che
rendeva
triste
la
sua
voce
,
con
quel
senso
di
disdegno
che
rivelava
l
'
uomo
esperto
delle
tempeste
,
come
egli
le
veniva
dolorosamente
dimostrando
la
inanità
delle
sue
illusioni
,
ella
aveva
inteso
a
poco
a
poco
mettersi
fra
loro
due
una
grande
distanza
,
quasi
che
Massimo
fosse
già
partito
,
già
in
viaggio
per
il
gelido
paese
nordico
.
Ogni
parola
che
infrangeva
le
sue
speranze
,
le
s
'
imprimeva
nella
mente
,
col
lieve
sogghigno
che
l
'
avea
accompagnato
,
con
la
intonazione
sprezzante
che
era
stata
pronunziata
:
e
un
lavoro
di
distruzione
si
operava
in
lei
,
la
parola
di
lui
spegneva
tutta
la
cieca
fiducia
che
ella
aveva
avuto
nel
suo
sogno
.
Illusione
,
illusione
,
il
bacio
,
il
fiore
,
il
nome
,
la
voce
tremante
,
la
carezza
,
l
'
abbraccio
,
illusione
tutto
,
morto
tutto
,
finito
tutto
,
finito
.
Una
luce
fredda
le
si
era
fatta
dinanzi
agli
occhi
della
mente
:
egli
aveva
ragione
,
tutto
quel
sogno
di
una
notte
di
estate
,
sotto
il
pallido
,
morbido
raggio
lunare
,
era
una
cosa
graziosa
,
carina
,
niente
altro
,
da
dimenticare
immediatamente
,
da
ricordare
poi
più
tardi
,
molto
più
tardi
,
con
una
certa
soavità
,
anche
con
un
po
'
di
gratitudine
.
Ella
vedeva
,
vedeva
bene
,
adesso
.
La
scienza
della
vita
le
arrivava
di
un
colpo
solo
,
netto
e
preciso
come
quello
di
una
mannaia
che
recide
una
mano
:
tutto
sanguinava
,
ma
,
ella
vedeva
la
verità
.
E
si
sentiva
,
perduta
.
Egli
taceva
.
Era
tornato
al
suo
posto
e
giocherellava
con
la
sua
penna
di
avorio
bianco
:
ma
era
scomposto
nel
volto
.
Affettava
una
calma
che
non
aveva
:
capiva
che
la
crisi
non
finiva
lì
e
soffriva
per
sè
e
per
lei
,
immensamente
.
Ma
le
sue
burrasche
passate
gli
davano
la
forza
di
combattere
ancora
.
La
fanciulla
taceva
e
pensava
,
quasi
che
nulla
più
le
restasse
da
dire
:
anzi
si
alzò
,
come
per
andarsene
.
Ma
arrivò
sino
al
balcone
chiuso
e
appoggiò
ai
vetri
la
fronte
febbricitante
.
Stette
qualche
tempo
così
.
Poi
,
ritornò
.
Pareva
tranquillizzata
.
Ma
si
passava
ogni
tanto
la
mano
sulla
fronte
,
con
un
gesto
che
faceva
pena
.
Si
sedette
di
nuovo
.
Massimo
la
guardava
,
con
una
certa
ansietà
.
No
,
tutto
non
era
ancora
finito
....
-
E
....
ve
ne
andate
?
-
chiese
ella
,
cercando
di
rafforzare
la
propria
voce
.
-
Sì
.
-
Quando
?
-
Domani
mattina
:
o
anche
stasera
....
meglio
stasera
.
-
Infatti
....
meglio
stasera
-
rispose
lei
,
monotonamente
.
-
E
....
non
mi
avreste
salutata
?
-
Vi
scrivevo
....
-
Lasciatemi
vedere
-
diss
'
ella
,
pregando
.
Egli
obbedì
,
dandole
la
carta
,
dove
erano
scritte
soltanto
queste
poche
linee
.
"
Cara
,
cara
Luisa
-
io
debbo
lasciare
,
per
forza
,
questo
caldo
e
bel
paese
,
per
un
paese
freddo
e
brutto
.
Me
ne
vado
,
pieno
di
ricordi
della
vostra
bontà
,
me
ne
vado
,
addio
,
pregandovi
di
volermi
un
po
'
di
bene
,
da
lontano
,
per
quanto
bene
vi
voglio
io
....
"
-
Come
potete
mentire
così
?
-
diss
'
ella
,
fieramente
,
levando
la
testa
.
-
Non
mento
:
vi
voglio
bene
:
vi
ho
una
gratitudine
immensa
,
mi
siete
carissima
....
-
E
partite
,
partite
?
-
Parto
.
-
Ah
io
non
so
più
nulla
,
non
so
più
nulla
,
io
ho
perduta
la
testa
.
Da
quella
notte
....
-
mormorò
ella
,
nascondendosi
il
viso
fra
le
mani
.
Ma
dopo
qualche
minuto
,
ella
si
levò
,
andò
vicino
a
Massimo
,
si
sedette
accanto
a
lui
,
con
una
espressione
di
ansietà
,
di
angoscia
sulla
faccia
che
avrebbe
impietosito
il
cuore
più
duro
.
-
Sentite
,
sentite
,
voi
non
avete
nessuna
colpa
,
è
vero
,
io
non
posso
dire
nulla
contro
di
voi
,
voi
non
mi
avete
ingannata
,
sono
io
che
ho
voluto
ingannarmi
,
lo
confesso
.
Ma
pure
....
io
vi
amo
,
io
non
posso
levarmi
dal
cuore
questo
amore
,
io
non
resisto
al
pensiero
di
restare
sola
,
qui
,
mentre
voi
ve
ne
andate
,
così
lontano
;
morirei
;
sentite
,
non
ho
mai
mentito
,
morirei
.
Bisogna
pur
concedere
qualche
cosa
agli
illusi
,
agli
esseri
semplici
.
Il
mio
destino
è
di
amarvi
,
Massimo
,
non
vi
è
altro
,
per
me
.
Che
volete
,
il
mio
sogno
continua
,
io
non
mi
sveglierò
che
per
entrare
nella
tomba
.
Sentite
.
Lasciatemi
venir
con
voi
:
andate
solo
,
andate
triste
,
laggiù
,
in
un
paese
ove
non
avete
nè
amici
nè
parenti
.
Io
,
qui
,
non
lascio
nessuno
.
Posso
disporre
della
mia
persona
,
della
mia
vita
.
Direte
che
vi
sono
sorella
,
nipote
,
governante
,
direte
che
sono
la
vostra
serva
,
mi
contento
.
Purchè
io
possa
seguirvi
,
vi
servirò
,
laggiù
.
Non
mi
vedrà
nessuno
;
non
uscirò
,
non
andrò
in
chiesa
,
rinunzierò
al
mondo
,
a
Dio
,
a
tutto
,
pure
di
vivere
accanto
a
voi
.
Non
importa
,
se
non
mi
amate
:
portatemi
via
,
vi
amo
,
non
posso
restare
qui
.
Laggiù
,
non
importa
se
mi
tratterete
male
,
non
importa
se
mi
dimostrerete
,
che
vi
secco
:
io
avrò
pazienza
,
rassegnazione
,
come
voi
mi
comanderete
di
avere
.
Forse
,
vedete
,
non
vi
nascondo
la
mia
speranza
,
mi
amerete
un
giorno
;
lontano
,
ma
può
giungere
,
il
gran
giorno
!
Lasciatemi
aspettarlo
al
vostro
fianco
,
segretamente
,
umilmente
,
piamente
,
con
la
fede
degli
antichi
cristiani
;
lasciate
che
io
possa
spendere
la
vita
mia
per
voi
,
non
posso
farne
altro
,
della
mia
vita
.
Voi
siete
spesso
triste
,
una
volta
le
mie
risate
vi
piacevano
;
vi
piacevano
le
mie
canzoni
,
io
riderò
,
e
canterò
per
voi
,
tacerò
a
una
vostra
parola
,
aspettando
.
Voi
non
mi
amerete
mai
,
forse
,
ma
io
vi
amerò
,
sempre
.
Ah
non
mi
respingete
,
non
mi
lasciate
;
se
incontrate
di
notte
,
un
povero
cane
senza
padrone
che
vi
segue
,
malinconicamente
,
voi
non
lo
cacciate
via
,
è
vero
?
Perchè
caccereste
me
?
Siete
uomo
,
siete
cristiano
,
avete
cuore
,
avete
pietà
,
non
mi
riducete
alla
disperazione
,
portatemi
con
voi
,
voglio
morire
accanto
a
voi
,
non
qui
,
sola
,
non
sola
,
per
carità
,
portatemi
con
voi
.
E
la
disgraziata
scivolò
dalla
sedia
a
terra
,
cadendogli
ginocchioni
davanti
,
con
la
testa
convulsa
fra
le
mani
.
-
Luisa
,
Luisa
,
che
fate
?
-
gridò
lui
,
vivamente
,
cercando
di
sollevarla
.
-
No
,
no
,
resterò
qui
,
sino
a
che
mi
avrete
fatto
questa
grazia
-
diss
'
ella
,
resistendo
.
-
Luisa
,
ve
ne
scongiuro
,
voi
mi
fate
disperare
....
-
E
la
sollevò
sorreggendola
,
aiutandola
a
risedersi
:
ella
lo
guardò
supplichevole
.
-
Ditemi
la
parola
-
mormorò
abbattuta
.
Egli
capì
che
l
'
ora
era
giunta
.
-
Non
posso
,
Luisa
.
-
Perchè
non
potete
?
-
Non
posso
tenervi
nè
come
moglie
,
nè
come
amante
.
-
A
me
non
importa
della
mia
riputazione
:
vi
voglio
bene
,
voglio
venir
con
voi
.
-
Non
posso
.
-
Ma
perchè
?
-
Perchè
non
vi
amo
di
amore
...
-
Non
importa
,
vi
amerò
io
.
Egli
la
guardò
,
smarrito
:
l
'
ora
era
giunta
,
l
'
ora
incalzava
.
-
Io
amo
un
'
altra
donna
!
-
proclamò
lui
,
a
voce
chiara
.
-
Oh
!
-
ella
disse
,
come
soffocando
.
Egli
si
alzò
a
metà
,
come
se
volesse
aiutarla
.
Fredda
,
muta
,
Luisa
lo
fermò
con
un
gesto
.
E
solo
nel
guardarla
in
viso
con
gli
occhi
dove
il
cerchio
nero
,
intorno
,
era
diventato
così
largo
,
con
le
labbra
bianche
e
con
due
pieghe
alle
labbra
,
dove
prima
si
disegnava
la
curva
del
sorriso
,
con
dieci
anni
di
più
,
infine
,
con
quella
gioventù
che
pareva
sfiorita
per
sempre
,
egli
si
sentiva
torturare
dai
rimorsi
.
Ah
,
che
egli
non
avrebbe
mai
voluto
pronunziarla
,
la
fatale
parola
,
il
segreto
profondo
del
suo
cuore
,
la
nascosta
angoscia
di
tutta
la
sua
esistenza
!
Aveva
esitato
un
'
ora
,
arretrandosi
davanti
agli
intimi
recessi
dove
il
suo
amore
viveva
,
non
sapendo
violare
quel
mistero
impenetrabile
,
non
sapendo
ferire
così
mortalmente
quel
giovane
cuore
sì
amoroso
e
disperato
.
Giammai
,
giammai
,
egli
avrebbe
confessato
ad
alcuno
che
amava
,
se
quella
desolazione
di
anima
buona
appassionata
,
non
lo
avesse
spinto
a
tentarne
così
una
disperata
salvezza
:
il
suo
segreto
sarebbe
rimasto
chiuso
nel
cuore
,
noto
solo
a
Dio
e
a
colei
che
aveva
ispirato
quell
'
amore
,
bocca
umana
non
lo
avrebbe
ripetuto
,
orecchio
umano
non
lo
avrebbe
udito
,
morto
con
lui
,
il
segreto
.
Ma
innanzi
a
quelle
lacrime
,
a
quei
singhiozzi
,
innanzi
a
quella
esistenza
perduta
,
egli
aveva
finito
per
chiedersi
se
non
era
un
poco
colpevole
,
se
non
doveva
espiare
,
tentando
di
togliere
al
naufragio
quell
'
anima
,
con
un
rimedio
estremo
.
E
aveva
dischiuso
il
tempio
dove
il
suo
idolo
si
ergeva
,
fiero
e
implacabile
,
aveva
mostrato
alla
disgraziata
fanciulla
che
l
'
altare
aveva
la
sua
dea
,
invitta
,
immortale
.
Egli
,
il
più
mistico
fra
i
sacerdoti
dell
'
amore
,
che
stava
a
guardia
,
silenzioso
,
immoto
,
del
tabernacolo
che
niun
occhio
d
'
uomo
doveva
rimirare
,
aveva
adesso
sollevato
i
veli
sacri
e
mostrato
all
'
occhio
di
Luisa
la
immagine
divina
.
Si
sentiva
adesso
fiacco
,
senza
coraggio
,
senza
forza
,
come
se
quella
parola
di
rivelazione
,
avesse
vuotato
a
un
tratto
le
sue
vene
.
Aveva
detto
.
Luisa
non
piangeva
,
non
singhiozzava
,
non
sospirava
:
era
seduta
al
suo
posto
,
con
la
faccia
nascosta
fra
le
mani
sovrapposte
,
non
dando
segno
di
vita
:
anche
le
mani
che
avevano
tremato
sempre
,
ora
erano
ferme
,
bianche
come
quelle
di
una
statua
.
Quando
le
abbassò
,
quando
rialzò
il
capo
e
Massimo
potette
vedere
la
sua
faccia
,
egli
sentì
il
danno
fatto
.
Oramai
la
luce
di
quegli
occhi
dolci
e
amorosi
si
era
intorbidata
per
sempre
,
e
li
opprimeva
la
inguaribile
mestizia
delle
speranze
infrante
:
oramai
le
traccie
del
riso
erano
cancellate
da
quella
delicata
e
giovanile
fisonomia
,
mentre
fra
le
sopracciglia
si
creavano
quelle
due
rughe
dolorose
delle
lunghe
cogitazioni
malinconiche
;
oramai
il
sangue
era
fuggito
da
quelle
fresche
,
fragranti
labbra
e
il
pallore
della
viola
,
fiore
esangue
,
fiore
dolente
,
vi
si
era
impresso
,
per
sempre
.
La
disgraziata
aveva
parlato
,
nella
sua
ansia
,
nel
suo
abbandono
,
di
risa
,
di
canzoni
:
ma
bastava
guardare
la
serietà
oramai
incancellabile
del
suo
viso
,
per
intendere
che
eran
finite
,
per
sempre
,
le
canzoni
e
le
risate
.
Ah
veramente
,
veramente
,
come
l
'
antico
audace
che
tentò
disollevare
la
cortina
del
tempio
,
come
a
Salammbo
,
figlia
di
Amilcare
,
che
pose
sul
suo
capo
il
velo
di
Tani
,
cosparso
di
stelle
e
commise
il
sacrilegio
,
così
la
povera
umile
fanciulla
era
stata
fulminata
perchè
aveva
tentato
di
schiudere
un
cuore
,
perchè
aveva
voluto
entrare
nel
sacrario
della
dea
.
Invero
,
egli
aveva
in
sè
una
pietà
immensa
e
sterile
,
una
pietà
fiacca
e
triste
,
per
quella
creatura
fulminata
:
non
sapeva
dirle
più
nulla
,
la
fatalità
sfugge
alla
discussione
,
e
non
ha
conforti
che
l
'
attenuino
.
Infatti
,
fu
essa
la
prima
a
parlare
.
Era
una
voce
senza
dolcezza
,
senza
tristezza
,
non
velata
,
non
roca
,
ma
veramente
spezzata
:
nessun
sentimento
vi
vibrava
più
:
infranta
.
Adesso
le
domande
che
faceva
,
stanche
,
lente
,
sembravano
l
'
appagamento
di
una
mesta
curiosità
,
un
riandare
sulla
sventura
,
così
,
per
sapere
:
senza
che
la
conoscenza
novella
potesse
mai
più
cangiare
nulla
di
quello
che
era
stato
.
-
Voi
l
'
amate
....
molto
?
-
L
'
amo
:
quando
si
ama
,
si
ama
.
-
Lo
so
-
-
replicò
ella
,
sempre
senza
fremito
nella
voce
,
sempre
senza
luce
negli
occhi
.
-
Lo
so
:
domandavo
....
così
....
per
sapere
.
Il
braccio
di
Luisa
era
disteso
sulla
scrivania
e
la
mano
sottile
aperta
sul
panno
scuro
.
E
pareva
così
abbandonata
,
così
bianca
,
che
a
lui
sembrò
vedere
,
veramente
,
una
mano
di
persona
morta
.
Ma
salvo
ad
averne
una
infinita
compassione
,
che
cosa
ci
poteva
fare
,
lui
?
Ambedue
soffrivano
,
e
malgrado
tutto
,
l
'
uno
non
poteva
aiutare
l
'
altro
nella
propria
disgrazia
;
essa
lo
amava
,
egli
,
aveva
di
lei
una
pietà
grande
,
ma
l
'
uno
non
poteva
tergere
neppure
una
lacrima
dell
'
altro
.
Così
è
,
l
'
amore
.
La
divina
armonia
di
due
cuori
che
si
scelgano
e
che
si
amino
,
non
risuona
che
assai
raramente
,
nelle
anime
umane
.
E
non
è
,
invece
,
che
una
catena
,
l
'
amore
,
di
cui
gli
anelli
sono
di
metalli
diversi
,
male
appaiati
,
di
forme
diverse
,
che
si
corrodono
e
si
contorcono
,
senza
potersi
spezzare
.
Che
ci
poteva
fare
,
lui
?
Tutto
era
inutile
,
tutto
.
-
Voi
l
'
amate
da
molto
tempo
?
-
ricominciò
lei
,
con
quella
intonazione
d
'
indifferenza
,
che
faceva
più
male
di
uno
straziante
singhiozzo
.
-
Da
molto
tempo
.
-
Da
quando
?
-
Da
....
sempre
.
-
Non
avete
mai
amata
alcun
'
altra
?
-
No
:
mai
.
Vi
è
un
amore
che
altri
non
ne
ammette
.
-
È
vero
:
lo
so
-
ella
disse
,
chinando
gli
occhi
.
Poi
,
tacque
,
pensando
.
Sembrava
che
riflettesse
a
un
'
altra
domanda
da
fare
,
e
che
temesse
di
farla
,
di
cui
non
potesse
ritrovare
la
forma
.
Difatti
,
due
o
tre
volte
fu
lì
lì
per
parlare
,
quasi
che
la
parola
volesse
fuggirle
irresistibilmente
dalle
labbra
;
ma
si
rattenne
.
Egli
aspettava
,
oramai
deciso
a
dir
tutto
,
sempre
più
debole
,
sempre
più
esausto
di
forze
morali
.
Invero
erano
due
infelici
creature
:
ma
non
vi
era
nessun
rimedio
.
Alla
fine
,
ella
,
si
decise
e
disse
:
-
Voi
l
'
amerete
....
sempre
?
Prima
di
rispondere
egli
si
raccolse
e
nei
brevi
minuti
del
silenzio
,
ritornò
su
quello
che
era
stato
,
su
quello
che
era
la
sua
passione
,
provò
a
misurare
il
valore
e
la
durata
di
quel
vincolo
che
gli
anni
,
la
morale
e
material
consuetudine
avevano
reso
profondo
e
non
risolvibile
che
dalla
vecchiaia
o
dalla
morte
.
-
Credo
....
credo
-
egli
mormorò
,
esaurito
-
che
l
'
amerò
sempre
.
Sono
vecchio
,
Luisa
:
e
la
vita
non
si
ricomincia
.
Voi
siete
giovane
....
e
potete
obbliare
....
-
Voi
non
avete
diritto
di
parlarmi
così
-
ella
disse
,
con
un
amaro
sorriso
.
-
Non
vi
accuso
,
non
mi
lagno
;
ma
non
cercate
di
consolarmi
con
queste
vaghe
parole
.
Io
valgo
meglio
di
questi
banali
conforti
.
-
Scusatemi
-
egli
soggiunse
,
inchinandosi
a
quell
'
altero
dolore
,
che
non
soffriva
di
essere
turbato
da
nessuna
voce
,
fosse
pur
quella
della
persona
amata
.
-
Era
un
augurio
che
vi
facevo
:
vi
auguro
di
dimenticare
....
con
tutto
il
cuore
,
ve
lo
auguro
.
Ella
scorse
il
capo
,
senza
rispondere
.
-
Voi
la
raggiungete
,
colà
?
-
Sì
-
egli
disse
,
a
bassa
voce
.
-
Vi
aspetta
?
-
No
,
non
mi
aspetta
:
ma
mi
ha
chiamato
-
soggiunse
lui
amaramente
.
-
E
voi
obbedite
?
-
Obbedisco
sempre
.
Ella
mi
ha
detto
di
venir
qui
,
nell
'
estate
,
lasciandomi
senza
notizie
,
senza
lettere
,
senza
neppure
farmi
sapere
dove
viaggiava
:
e
sono
stato
qui
,
tre
mesi
per
obbedirla
.
-
Ah
,
va
bene
,
ho
inteso
-
ella
disse
,
senz
'
altro
.
-
Adesso
mi
scrive
due
parole
,
dicendomi
di
raggiungerla
,
dandomi
il
suo
indirizzo
:
e
io
parto
,
io
attraverso
l
'
Europa
,
vado
dove
ella
è
,
poichè
questo
,
capite
,
è
il
mio
destino
.
-
Essa
vi
ama
?
-
No
.
-
Non
vi
ama
?
-
No
,
niente
.
-
Non
vi
ha
amato
?
-
Mai
.
-
Nè
avete
speranza
?
-
Nessuna
.
-
Ma
perchè
non
vi
ama
?
-
Perchè
vie
della
gente
che
non
ama
mai
,
Luisa
-
gridò
lui
,
subitamente
esaltato
.
-
È
vero
,
è
vero
-
ella
rispose
,
vagamente
.
-
Vi
è
molta
gente
che
non
ama
ed
è
forse
felice
.
-
Forse
.
-
Ma
perchè
vi
chiama
?
-
Perchè
le
fa
piacere
di
avere
un
servo
.
Un
lugubre
silenzio
si
fece
intorno
:
le
due
vittime
si
guardarono
,
smorte
dello
stesso
pallore
,
esauste
dallo
stesso
morbo
morale
;
e
fu
lei
che
per
la
prima
,
con
una
infinita
dolcezza
,
gli
disse
:
-
Voi
siete
come
me
.
-
Come
voi
-
mormorò
l
'
uomo
forte
,
l
'
uomo
scettico
,
umilmente
,
dolentemente
.
Niente
altro
.
Ella
si
sollevò
dalla
sedia
,
rimase
ritta
davanti
alla
scrivania
.
-
Adesso
me
ne
vado
;
buona
sera
.
-
Ve
ne
andate
?
-
chiese
lui
,
un
po
'
affannoso
.
-
Sì
,
sì
,
me
ne
vado
;
buona
sera
,
Massimo
.
-
Restate
ancora
un
poco
-
balbettò
lui
.
-
Ditemi
....
-
Noi
ci
siamo
detto
tutto
:
non
vi
è
nulla
nel
vostro
cuore
che
io
non
sappia
:
voi
sapete
tutto
del
mio
,
non
vi
è
più
nulla
,
più
nulla
;
buona
sera
.
-
Ma
che
farete
?
-
egli
disse
.
-
Voglio
sapere
che
farete
!
-
Niente
-
disse
lei
,
voltandosi
,
facendo
un
gesto
largo
con
le
braccia
.
-
Niente
.
-
Non
ci
possiamo
lasciare
così
-
disse
lui
,
tutto
agitato
.
-
Restate
....
-
Sarebbe
inutile
.
Non
dovete
voi
andare
?
-
Sì
.
-
E
io
debbo
restare
.
Addio
,
Massimo
.
-
Addio
,
Luisa
.
Ella
se
ne
andò
senza
voltarsi
,
un
po
'
curva
,
ombra
tacita
e
dolente
.
Egli
la
vide
sparire
:
udì
aprire
e
chiudere
due
porte
.
E
pensando
che
in
quel
minuto
,
rientrata
nella
sua
casa
deserta
,
sola
col
suo
dolore
,
ella
piangeva
come
tutte
le
misere
creature
umane
,
lui
,
misera
umana
creatura
piegò
il
capo
,
nel
silenzio
,
nella
solitudine
,
nel
dolore
e
pianse
,
di
pietà
,
di
rimpianto
,
su
Luisa
,
su
Massimo
.
FINE
.
Narrativa ,
ÿþA
Luisa
Venini
Campioni
A
Lei
carissima
Luisa
,
che
tante
persone
e
cose
del
piccolo
mondo
valsoldese
ebbe
familiari
;
a
Lei
,
devota
e
fedele
amica
di
due
care
anime
che
ci
aspettano
nell
'
eternità
,
offro
nel
nome
loro
e
nel
nome
di
un
altro
morto
a
Lei
diletto
il
libro
che
queste
sacre
memorie
e
non
queste
sole
,
segretamente
richiama
.
Antonio
Fogazzaro
PARTE
PRIMA
1
.
Risotto
e
tartufi
Soffiava
sul
lago
una
breva
fredda
,
infuriata
di
voler
cacciar
le
nubi
grigie
,
pesanti
sui
cocuzzoli
scuri
delle
montagne
.
Infatti
,
quando
i
Pasotti
,
scendendo
da
Albogasio
Superiore
,
arrivarono
a
Casarico
,
non
pioveva
ancora
.
Le
onde
stramazzavano
tuonando
sulla
riva
,
sconquassavan
le
barche
incatenate
,
mostravano
qua
e
là
,
sino
all
'
opposta
sponda
austera
del
Doi
,
un
lingueggiar
di
spume
bianche
.
Ma
giù
a
ponente
,
in
fondo
al
lago
,
si
vedeva
un
chiaro
,
un
principio
di
calma
,
una
stanchezza
della
breva
;
e
dietro
al
cupo
monte
di
Caprino
usciva
il
primo
fumo
di
pioggia
.
Pasotti
,
in
soprabito
nero
di
cerimonia
,
col
cappello
a
staio
in
testa
e
la
grossa
mazza
di
bambù
in
mano
,
camminava
nervoso
per
la
riva
,
guardava
di
qua
,
guardava
di
là
,
si
fermava
a
picchiar
forte
la
mazza
a
terra
,
chiamando
quell
'
asino
di
barcaiuolo
che
non
compariva
.
Il
piccolo
battello
nero
con
i
cuscini
rossi
,
la
tenda
bianca
e
rossa
,
il
sedile
posticcio
di
parata
piantato
a
traverso
,
i
remi
pronti
e
incrociati
a
poppa
,
si
dibatteva
,
percosso
dalle
onde
,
fra
due
barconi
carichi
di
carbone
che
oscillavano
appena
.
«
Pin
!
»
,
gridava
Pasotti
sempre
più
arrabbiato
.
«
Pin
!
»
Non
rispondeva
che
l
'
eguale
,
assiduo
tuonar
delle
onde
sulla
riva
,
il
cozzar
delle
barche
fra
loro
.
Non
c
'
era
,
si
sarebbe
detto
,
un
cane
vivo
in
tutto
Casarico
.
Solo
una
vecchia
voce
flebile
,
una
voce
velata
da
ventriloquo
,
gemeva
dalle
tenebre
del
portico
:
«
Andiamo
a
piedi
!
Andiamo
a
piedi
!
»
Finalmente
il
Pin
comparve
dalla
parte
di
San
Mamette
.
«
Oh
là
!
»
,
gli
fece
Pasotti
alzando
le
braccia
.
Quegli
si
mise
a
correre
.
«
Animale
!
»
,
urlò
Pasotti
.
«
T
'
han
posto
un
nome
di
cane
per
qualche
cosa
!
»
«
Andiamo
a
piedi
,
Pasotti
»
,
gemeva
la
voce
flebile
.
«
Andiamo
a
piedi
!
»
Pasotti
tempestò
ancora
col
barcaiuolo
che
staccava
in
fretta
la
catena
del
suo
battello
da
un
anello
infisso
nella
riva
.
Poi
si
voltò
con
una
faccia
imperiosa
verso
il
portico
e
accennò
a
qualcuno
,
piegando
il
mento
,
di
venire
.
«
Andiamo
a
piedi
,
Pasotti
!
»
,
gemette
ancora
la
voce
.
Egli
si
strinse
nelle
spalle
,
fece
con
la
mano
un
brusco
atto
di
comando
,
e
discese
verso
il
battello
.
Allora
comparve
ad
un
'
arcata
del
portico
una
vecchia
signora
,
stretta
la
magra
persona
in
uno
scialle
d
'
India
,
sotto
al
quale
usciva
la
gonna
di
seta
nera
,
chiusa
la
testa
in
un
cappellino
di
città
,
sperticatamente
alto
,
guernito
di
rosette
gialle
e
di
pizzi
neri
.
Due
ricci
neri
le
incorniciavano
il
viso
rugoso
dove
s
'
aprivano
due
grandi
occhi
dolci
,
annebbiati
,
una
gran
bocca
ombreggiata
di
leggeri
baffi
.
«
Oh
,
Pin
»
,
diss
'
ella
giungendo
i
guanti
canarini
e
fermandosi
sulla
riva
a
guardar
pietosamente
il
barcaiuolo
.
«
Dobbiamo
proprio
andare
con
un
lago
di
questa
sorte
?
»
Suo
marito
le
fece
un
altro
gesto
più
imperioso
,
un
'
altra
faccia
più
brusca
della
prima
.
La
povera
donna
sdrucciolò
giù
in
silenzio
al
battello
e
vi
fu
fatta
salire
,
tutta
tremante
.
«
Mi
raccomando
alla
Madonna
della
Caravina
,
caro
il
mio
Pin
»
,
diss
'
ella
.
«
Un
lago
così
brutto
!
»
Il
barcaiuolo
negò
del
capo
,
sorridendo
.
«
A
proposito
»
,
esclamò
Pasotti
«
hai
la
vela
?
»
«
Ce
l
'
ho
su
in
casa
»
,
rispose
Pin
.
«
Debbo
andare
a
prenderla
?
La
signora
qui
avrà
paura
,
forse
.
E
poi
,
ecco
là
che
vien
l
'
acqua
!
»
«
Va
'
!
»
,
fece
Pasotti
.
La
signora
,
sorda
come
un
battaglio
di
campana
,
non
udì
verbo
di
questo
colloquio
,
si
meravigliò
molto
di
veder
Pin
correr
via
e
chiese
a
suo
marito
dove
andasse
.
«
La
vela
!
»
,
le
gridò
Pasotti
sul
viso
.
Colei
stava
lì
tutta
china
,
a
bocca
spalancata
,
per
raccogliere
un
po
'
di
voce
,
ma
inutilmente
.
«
La
vela
!
»
,
ripeté
l
'
altro
,
più
forte
,
con
le
mani
accostate
al
viso
.
Ella
sospettò
d
'
aver
capito
,
trasalì
di
spavento
,
fece
in
aria
col
dito
un
geroglifico
interrogativo
.
Pasotti
rispose
tracciando
pure
in
aria
un
arco
immaginario
e
soffiandovi
dentro
;
poi
affermò
del
capo
,
in
silenzio
.
Sua
moglie
,
convulsa
,
si
alzò
per
uscire
.
«
Vado
fuori
!
»
,
diss
'
ella
angosciosamente
.
«
Vado
fuori
!
Vado
a
piedi
!
»
Suo
marito
l
'
afferrò
per
un
braccio
,
la
trasse
a
sedere
,
le
piantò
addosso
due
occhi
di
fuoco
.
Intanto
il
barcaiuolo
ritornò
con
la
vela
.
La
povera
signora
si
contorceva
,
sospirava
,
aveva
le
lagrime
agli
occhi
,
gittava
alla
riva
delle
occhiate
pietose
,
ma
taceva
.
L
'
albero
fu
rizzato
,
i
due
capi
inferiori
della
vela
furono
legati
,
e
la
barca
stava
per
prender
il
largo
,
quando
un
vocione
mugghiò
dal
portico
:
«
To
'
,
to
'
,
il
signor
Controllore
!
»
,
e
ne
sbucò
un
pretone
rubicondo
,
con
una
pancia
gloriosa
,
un
gran
cappello
di
paglia
nera
,
il
sigaro
in
bocca
e
l
'
ombrello
sotto
il
braccio
.
«
Oh
,
curatone
!
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Bravo
!
È
di
pranzo
?
Viene
a
Cressogno
con
noi
?
»
«
Se
mi
toglie
!
»
,
rispose
il
curato
di
Puria
,
scendendo
verso
il
battello
.
«
To
'
to
'
che
c
'
è
anche
la
signora
Barborin
!
»
Il
faccione
diventò
amabile
amabile
,
il
vocione
dolce
dolce
.
«
Ha
in
corpo
una
paura
d
'
inferno
,
povera
diavola
»
,
ghignò
Pasotti
,
mentre
il
curato
faceva
degli
inchinetti
e
dei
sorrisetti
alla
signora
,
cui
quel
minacciato
soprappiù
di
peso
metteva
un
nuovo
terrore
.
Ella
si
mise
a
gesticolare
in
silenzio
come
se
gli
altri
fossero
stati
sordi
peggio
di
lei
.
Additava
il
lago
,
la
vela
,
la
mole
del
curato
enorme
,
alzava
gli
occhi
al
cielo
,
si
metteva
le
mani
sul
cuore
,
se
ne
copriva
il
viso
.
«
Peso
mica
tanto
»
,
disse
il
curato
,
ridendo
.
«
Tâs
giò
,
ti
»
,
soggiunse
rivolto
a
Pin
,
che
aveva
sussurrato
irriverentemente
:
«
Ona
bella
tenca
»
.
«
Sapete
»
,
esclamò
Pasotti
,
«
cosa
faremo
perché
le
passi
la
paura
?
Pin
,
hai
un
tavolino
e
un
mazzo
di
tarocchi
?
»
«
Magari
un
po
'
unti
»
,
rispose
Pin
,
«
ma
li
ho
.
»
Ci
volle
del
buono
per
far
capire
alla
signora
Barbara
,
detta
comunemente
Barborin
,
di
che
si
trattasse
adesso
.
Non
lo
voleva
intendere
,
neanche
quando
suo
marito
le
cacciò
in
mano
,
per
forza
,
un
mazzo
di
carte
schifose
.
Ma
per
ora
non
era
possibile
,
giuocare
.
La
barca
avanzava
faticosamente
,
a
forza
di
remi
,
verso
la
foce
del
fiume
di
S
.
Mamette
,
dove
si
sarebbe
potuto
alzar
la
vela
,
e
i
cavalloni
sbattuti
indietro
dalle
rive
si
arruffavano
con
i
sopravvegnenti
,
facevano
ballare
il
battello
fra
un
bollimento
di
creste
spumose
.
La
signora
piangeva
.
Pasotti
imprecava
a
Pin
che
non
s
'
era
tenuto
bastantemente
al
largo
.
Allora
il
curatone
,
afferrati
due
remi
,
ben
piantata
la
gran
persona
in
mezzo
al
battello
,
si
mise
a
lavorar
di
schiena
,
tanto
che
in
quattro
colpi
si
uscì
dal
cattivo
passo
.
La
vela
fu
alzata
,
e
il
battello
scivolò
via
liscio
,
a
seconda
,
con
un
sommesso
gorgoglio
sotto
la
chiglia
,
con
ondular
lento
e
blando
.
Il
prete
sedette
allora
sorridente
accanto
alla
signora
Barborin
che
chiudeva
gli
occhi
e
mormorava
giaculatorie
.
Ma
Pasotti
batteva
impaziente
il
mazzo
dei
tarocchi
sul
tavolino
e
bisognò
giuocare
.
Intanto
la
pioggia
grigia
veniva
avanti
adagio
adagio
,
velando
le
montagne
,
soffocando
la
breva
.
La
signora
andava
ripigliando
fiato
a
misura
che
ne
perdeva
il
vento
,
giuocava
rassegnata
,
pigliandosi
in
pace
gli
spropositi
propri
e
le
sfuriate
di
suo
marito
.
Quando
la
pioggia
incominciò
a
mormorar
sulla
tenda
del
battello
e
sull
'
onda
morta
che
andava
tutt
'
ora
,
quasi
senz
'
aria
,
agli
scogli
del
Tentiòn
;
quando
il
barcaiuolo
pensò
bene
di
calar
la
vela
e
di
riprendere
i
remi
,
la
signora
Barborin
respirò
del
tutto
.
«
Caro
il
mio
Pin
!
»
,
diss
'
ella
teneramente
;
e
si
mise
a
giuocar
a
tarocchi
con
uno
zelo
,
con
un
brio
,
con
una
beatitudine
in
viso
,
che
non
si
turbavano
né
di
spropositi
né
di
strapazzate
.
Molti
giorni
di
breva
e
di
pioggia
,
di
sole
e
di
tempeste
sorsero
e
tramontarono
sul
lago
di
Lugano
,
sui
monti
della
Valsolda
,
dopo
quella
partita
a
tarocchi
giuocata
dalla
signora
Pasotti
,
da
suo
marito
,
controllore
delle
dogane
a
riposo
,
e
dal
curatone
di
Puria
,
nel
battello
che
costeggiava
lento
,
in
mezzo
ad
una
nebbiolina
di
pioggia
,
le
scogliere
di
S
.
Mamette
e
Cressogno
.
Quando
rivedo
nella
memoria
qualche
casupola
nera
che
ora
specchia
nel
lago
le
sue
gale
di
zotica
arricchita
,
qualche
gaia
palazzina
elegante
che
ora
decade
in
un
silenzioso
disordine
;
il
vecchio
gelso
di
Oria
,
il
vecchio
faggio
della
Madonnina
,
caduti
con
le
generazioni
che
li
veneravano
;
tante
figure
umane
piene
di
rancori
che
si
credevano
eterni
,
di
arguzie
che
parevano
inesauribili
,
fedeli
ad
abitudini
di
cui
si
sarebbe
detto
che
solo
un
cataclisma
universale
potesse
interromperle
,
figure
non
meno
familiari
di
quegli
alberi
alle
generazioni
passate
,
e
scomparse
con
essi
,
quel
tempo
mi
pare
lontano
da
noi
molto
più
del
vero
,
come
al
barcaiuolo
Pin
,
se
si
voltava
a
guardar
il
ponente
,
parevano
lontani
più
del
vero
,
dietro
la
pioggia
,
il
San
Salvatore
e
i
monti
di
Carona
.
Era
un
tempo
bigio
e
sonnolento
,
proprio
come
l
'
aspetto
del
cielo
e
del
lago
,
caduta
la
breva
che
aveva
fatto
tanta
paura
alla
signora
Pasotti
.
La
gran
breva
del
1848
,
dopo
aver
dato
poche
ore
di
sole
e
lottato
un
pezzo
con
le
nuvole
pesanti
,
spenta
da
tre
anni
,
lasciava
piovere
e
piovere
i
giorni
quieti
,
foschi
,
silenziosi
dove
cammina
questa
mia
umile
storia
.
I
re
e
le
regine
di
tarocchi
,
il
Mondo
,
il
Matto
e
il
Bagatto
erano
in
quel
tempo
e
in
quel
paese
personaggi
d
'
importanza
,
minute
potenze
tollerate
benevolmente
nel
seno
del
grande
tacito
impero
d
'
Austria
,
dove
le
loro
inimicizie
,
le
loro
alleanze
,
le
loro
guerre
erano
il
solo
argomento
politico
di
cui
si
potesse
liberamente
discutere
.
Anche
Pin
,
remando
,
ficcava
avidamente
sopra
le
carte
della
signora
Barborin
il
suo
adunco
naso
curioso
,
e
lo
ritraeva
a
malincuore
.
Una
volta
restò
dal
remare
per
tenervelo
su
e
vedere
come
la
povera
donna
se
la
sarebbe
cavata
da
un
passo
difficile
,
cosa
avrebbe
fatto
di
una
certa
carta
pericolosa
a
giuocare
e
pericolosa
a
tenere
.
Suo
marito
picchiava
impaziente
sul
tavolino
,
il
curatone
palpava
con
un
sorriso
beato
le
proprie
carte
,
e
lei
si
stringeva
le
sue
al
petto
,
ridendo
e
gemendo
,
sbirciando
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
de
'
suoi
compagni
.
«
Ha
il
Matto
in
mano
»
,
sussurrò
il
curato
.
«
Fa
sempre
così
,
lei
,
quando
ha
il
Matto
»
,
disse
Pasotti
e
gridò
picchiando
:
«
Giù
questo
Matto
!
»
.
«
Io
lo
butto
nel
lago
»
,
diss
'
ella
.
Gittò
un
'
occhiata
a
prora
e
trovò
lo
scampo
di
osservare
che
si
toccava
Cressogno
,
ch
'
era
tempo
di
smettere
.
Suo
marito
sbuffò
alquanto
,
ma
poi
si
rassegnò
a
infilare
i
guanti
.
«
Trota
,
oggi
,
curato
»
,
diss
'
egli
mentre
l
'
umile
sposa
glieli
abbottonava
.
«
Tartufi
bianchi
,
francolini
e
vin
di
Ghemme
.
»
«
Lo
sa
,
lo
sa
,
lo
sa
?
»
,
esclamò
il
curato
.
«
Lo
so
anch
'
io
.
Me
l
'
ha
detto
il
cuoco
,
ieri
,
a
Lugano
.
Che
miracoli
,
eh
,
la
signora
marchesa
!
»
«
Ma
,
miracoli
?
Pranzo
di
Sant
'
Orsola
,
intanto
;
e
poi
invito
di
signore
:
le
Carabelli
madre
e
figlia
;
quelle
Carabelli
di
Loveno
,
sa
?
»
«
Ah
sì
?
»
,
fece
il
curato
.
«
E
ci
sarebbe
qualche
progetto
...
?
Ecco
là
don
Franco
in
barca
.
Ehi
,
che
bandiera
,
il
giovinotto
!
Non
gliel
'
ho
mai
vista
.
»
Pasotti
alzò
la
tenda
del
battello
,
per
vedere
.
Poco
discosto
una
barca
dalla
bandiera
bianca
e
azzurra
si
cullava
in
un
comune
moto
di
saliscendi
,
in
una
comune
stanchezza
con
l
'
onda
.
A
poppa
,
sotto
la
bandiera
,
v
'
era
seduto
don
Franco
Maironi
,
l
'
abiatico
della
vecchia
marchesa
Orsola
che
dava
il
pranzo
.
Pasotti
lo
vide
alzarsi
,
dar
di
piglio
ai
remi
e
allontanarsi
remando
adagio
,
verso
l
'
alto
lago
,
verso
il
golfo
selvaggio
del
Dòi
;
la
bandiera
bianca
e
azzurra
si
spiegava
tutta
,
sventolava
sulla
scia
.
«
Dove
va
,
quell
'
originale
?
»
,
diss
'
egli
.
E
brontolò
fra
i
denti
,
con
una
forzata
raucedine
da
barabba
milanese
:
«
Antipatico
!
»
«
Dicono
ch
'
è
così
di
talento
!
»
,
osservò
il
prete
.
«
Testa
pessima
»
,
sentenziò
l
'
altro
.
«
Molta
boria
,
poco
sapere
,
nessuna
civiltà
.
»
«
È
mezzo
marcio
»
,
soggiunse
.
«
Se
fossi
io
quella
signorina
...
»
«
Quale
?
»
,
chiese
il
curato
.
«
La
Carabelli
.
»
«
Tenga
a
mente
,
signor
Controllore
.
Se
i
francolini
e
i
tartufi
bianchi
sono
per
la
popòla
Carabelli
,
son
buttati
via
.
»
«
Sa
qualche
cosa
,
Lei
?
»
,
disse
piano
Pasotti
con
una
vampa
di
curiosità
negli
occhi
.
Il
prete
non
rispose
perché
in
quel
punto
la
prora
strisciò
sulla
rena
,
toccò
all
'
approdo
.
Egli
uscì
il
primo
;
quindi
Pasotti
diede
a
sua
moglie
,
con
una
rapida
mimica
imperiosa
,
non
so
quali
istruzioni
,
e
uscì
anche
lui
.
La
povera
donna
venne
fuori
per
l
'
ultima
,
tutta
rinfagottata
nel
suo
scialle
d
'
India
,
tutta
curva
sotto
il
cappellone
nero
dalle
rosette
gialle
,
barcollando
,
mettendo
avanti
le
grosse
mani
dai
guanti
canarini
.
I
due
ricci
pendenti
a
lato
della
sua
mansueta
bruttezza
avevano
un
particolare
accento
di
rassegnazione
sotto
l
'
ombrello
del
marito
,
proprietario
,
ispettore
e
geloso
custode
di
tante
eleganze
.
I
tre
salirono
al
portico
col
quale
la
villetta
Maironi
cavalca
,
da
ponente
,
la
via
dell
'
approdo
alla
chiesa
parrocchiale
di
Cressogno
.
Il
curato
e
Pasotti
fiutavano
,
tra
un
sospiro
di
dolcezza
e
l
'
altro
,
certo
indistinto
odore
caldo
che
vaporava
dal
vestibolo
aperto
della
villa
.
«
Ehi
,
risotto
,
risotto
»
,
sussurrò
il
prete
con
un
lume
di
cupidigia
in
faccia
.
Pasotti
,
naso
fine
,
scosse
il
capo
aggrottando
le
ciglia
,
con
manifesto
disprezzo
di
quell
'
altro
naso
.
«
Risotto
no
»
,
diss
'
egli
.
«
Come
,
risotto
no
?
»
,
esclamò
il
prete
,
piccato
.
«
Risotto
sì
.
Risotto
ai
tartufi
;
non
sente
?
»
Si
fermarono
ambedue
a
mezzo
il
vestibolo
,
fiutando
l
'
aria
come
bracchi
,
rumorosamente
.
«
Lei
,
caro
il
mio
curato
,
mi
faccia
il
piacere
di
parlare
di
posciandra
»
,
disse
Pasotti
dopo
una
lunga
pausa
,
alludendo
a
certa
rozza
pietanza
paesana
di
cavoli
e
salsicce
.
«
Tartufi
si
,
risotto
no
.
»
«
Posciandra
,
posciandra
»
,
borbottò
l
'
altro
,
un
poco
offeso
.
«
Quanto
a
quello
...
»
La
povera
mansueta
signora
capì
che
litigavano
,
si
spaventò
e
si
mise
a
cacciar
puntate
al
soffitto
coll
'
indice
destro
,
per
significare
che
lassù
potevano
udire
.
Suo
marito
le
afferrò
la
mano
in
aria
,
le
accennò
di
fiutare
e
poi
le
soffiò
nella
bocca
spalancata
:
«
Risotto
!
»
Lei
esitava
,
non
avendo
udito
bene
.
Pasotti
si
strinse
nelle
spalle
.
«
Non
capisce
un
accidente
»
,
diss
'
egli
:
«
il
tempo
cambia
»
;
e
salì
la
scala
seguito
da
sua
moglie
.
Il
grosso
curato
volle
dare
un
'
altra
occhiata
alla
barca
di
don
Franco
.
«
Altro
che
Carabelli
!
»
,
pensò
;
e
fu
richiamato
subito
dalla
signora
Barborin
che
gli
raccomandò
di
metterlesi
vicino
a
tavola
.
Aveva
tanta
soggezione
,
povera
creatura
!
I
fumi
delle
casseruole
empivano
anche
la
scala
di
tepide
fragranze
.
«
Risotto
no
»
,
disse
piano
l
'
avanguardia
.
«
Risotto
sì
»
,
rispose
sullo
stesso
tono
la
retroguardia
.
E
così
continuarono
,
sempre
più
piano
,
«
risotto
sì
»
,
«
risotto
no
»
fino
a
che
Pasotti
spinse
l
'
uscio
della
sala
rossa
,
abituale
soggiorno
della
padrona
di
casa
.
Un
brutto
cagnolino
smilzo
trottò
abbaiando
incontro
alla
signora
Barborin
che
cercava
di
sorridere
mentre
Pasotti
metteva
la
sua
faccia
più
ossequiosa
e
il
curato
,
entrando
ultimo
con
un
faccione
dolce
dolce
,
mandava
in
cuor
suo
all
'
inferno
la
maledetta
bestia
.
«
Friend
!
Qua
!
Friend
!
»
,
disse
placidamente
la
vecchia
marchesa
.
«
Cara
signora
,
caro
Controllore
,
curato
.
»
La
grossa
voce
nasale
parlava
con
la
stessa
flemma
,
con
lo
stesso
tono
agli
ospiti
e
al
cane
.
S
'
era
alzata
per
la
signora
Barborin
ma
senza
fare
un
passo
dal
canapè
,
e
stava
lì
in
piedi
,
una
tozza
figura
dagli
occhi
spenti
e
tardi
sotto
la
fronte
marmorea
e
la
parrucca
nera
che
le
si
arrotondava
in
due
grossi
lumaconi
sulle
tempie
.
Il
viso
doveva
essere
stato
bello
un
tempo
e
serbava
,
nel
suo
pallore
giallastro
di
marmo
antico
,
certa
maestà
fredda
che
non
mutava
mai
,
come
lo
sguardo
come
la
voce
,
per
qualsiasi
moto
dell
'
animo
.
Il
curatone
le
fece
due
o
tre
inchini
a
scatto
,
stando
alla
larga
,
ma
Pasotti
le
baciò
la
mano
,
e
la
signora
Barborin
,
sentendosi
gelare
sotto
quello
sguardo
morto
,
non
sapeva
come
muoversi
né
che
dire
.
Un
'
altra
signora
si
era
alzata
dal
canapè
all
'
alzarsi
della
marchesa
e
stava
guardando
con
sussiego
la
Pasotti
,
quel
povero
mucchietto
di
roba
vecchia
rinfagottato
di
roba
nuova
.
«
La
signora
Pasotti
e
suo
marito
»
,
disse
la
marchesa
.
«
Donna
Eugenia
Carabelli
.
»
Donna
Eugenia
piegò
appena
il
capo
.
Sua
figlia
,
donna
Carolina
,
stava
in
piedi
presso
la
finestra
discorrendo
con
una
favorita
della
marchesa
,
nipote
del
suo
fattore
.
La
marchesa
non
stimò
necessario
d
'
incomodarla
per
presentarle
i
nuovi
venuti
e
,
fattili
sedere
,
riprese
una
pacata
conversazione
con
donna
Eugenia
sulle
loro
comuni
conoscenze
milanesi
,
mentre
Friend
faceva
,
fiutando
e
starnutendo
,
il
giro
dello
scialle
canforato
della
Pasotti
,
si
strofinava
sui
polpacci
del
curato
e
guardava
Pasotti
con
i
suoi
occhietti
umidi
e
afflitti
,
senza
toccarlo
,
come
se
intendesse
che
il
padrone
dello
scialle
indiano
,
malgrado
la
sua
faccia
amabile
,
gli
avrebbe
torto
il
collo
volentieri
.
La
marchesa
Orsola
teneva
in
moto
la
sua
solita
grossa
voce
sonnolenta
e
la
Carabelli
si
studiava
,
rispondendo
,
di
rendere
amabile
la
sua
grossa
voce
imperiosa
,
ma
non
sfuggì
agli
occhi
penetranti
e
al
maligno
ingegno
di
Pasotti
che
le
due
vecchie
dame
dissimulavano
,
la
Maironi
più
e
la
Carabelli
meno
,
un
comune
malcontento
.
Ciascuna
volta
che
l
'
uscio
si
apriva
,
gli
occhi
spenti
dell
'
uno
e
gli
occhi
foschi
dell
'
altra
si
volgevano
là
.
Una
volta
entrò
il
prefetto
del
Santuario
della
Caravina
col
piccolo
signor
Paolo
Sala
detto
«
el
Paolin
»
e
col
grosso
signor
Paolo
Pozzi
detto
«
el
Paolon
»
,
compagni
indivisibili
.
Un
'
altra
volta
entrò
il
marchese
Bianchi
,
di
Oria
,
antico
ufficiale
del
regno
d
'
Italia
,
con
la
sua
figliuola
,
una
nobile
figura
di
vecchio
cavalleresco
soldato
accanto
a
una
seducente
figura
di
fanciulla
briosa
.
Sì
la
prima
che
la
seconda
volta
un
'
ombra
di
corruccio
passò
sul
viso
della
Carabelli
.
Anche
la
figlia
di
costei
girava
pronta
gli
occhi
all
'
uscio
,
quando
si
apriva
,
ma
poi
chiacchierava
e
rideva
più
di
prima
.
«
E
don
Franco
,
marchesa
?
Come
sta
don
Franco
?
»
,
disse
il
maligno
Pasotti
,
con
voce
melliflua
,
porgendo
alla
marchesa
la
tabacchiera
aperta
.
«
Grazie
tante
»
,
rispose
la
marchesa
piegandosi
un
poco
e
ficcando
due
grosse
dita
nel
tabacco
:
«
Franco
?
a
dirle
la
verità
sono
un
poco
in
angustia
.
Stamattina
non
si
sentiva
bene
e
adesso
non
lo
vedo
.
Non
vorrei
...
»
«
Don
Franco
?
»
,
disse
il
marchese
.
«
È
in
barca
.
L
'
abbiamo
visto
un
momento
fa
che
remava
come
un
barcaiuolo
.
»
Donna
Eugenia
spiegò
il
ventaglio
.
«
Bravo
!
»
,
diss
'
ella
facendosi
vento
in
fretta
e
in
furia
.
«
È
un
bellissimo
divertimento
.
»
Chiuse
il
ventaglio
d
'
un
colpo
e
si
mise
a
mordicchiarlo
con
le
labbra
.
«
Avrà
avuto
bisogno
di
prender
aria
»
,
osservò
la
marchesa
nel
suo
naso
imperturbabile
.
«
Avrà
avuto
bisogno
di
prender
acqua
»
,
mormorò
il
prefetto
della
Caravina
con
gli
occhi
scintillanti
di
malizia
.
«
Piove
!
»
«
Don
Franco
viene
adesso
,
signora
marchesa
»
,
disse
la
nipote
del
fattore
dopo
aver
dato
un
'
occhiata
al
lago
.
«
Va
bene
»
,
rispose
il
naso
sonnacchioso
.
«
Spero
che
stia
meglio
,
altrimenti
non
dirà
due
parole
.
Un
ragazzo
sanissimo
ma
apprensivo
.
Senta
,
Controllore
;
e
il
signor
Giacomo
?
Perché
non
si
vede
?
»
«
El
sior
Zacomo
»
,
incominciò
Pasotti
canzonando
il
signor
Giacomo
Puttini
,
un
vecchio
celibatario
veneto
che
dimorava
da
trent
'
anni
in
Albogasio
Superiore
,
presso
la
villa
Pasotti
.
«
El
sior
Zacomo
...
»
«
Adagio
»
,
lo
interruppe
la
dama
.
«
Non
le
permetto
di
burlarsi
dei
veneti
,
e
poi
non
è
vero
che
nel
Veneto
si
dica
Zacomo
.
»
Ella
era
nata
a
Padova
,
e
benché
abitasse
a
Brescia
da
quasi
mezzo
secolo
,
il
suo
dire
lombardo
era
ancora
infetto
da
certe
croniche
patavinità
.
Mentre
Pasotti
protestava
,
con
cerimonioso
orrore
,
di
aver
solamente
inteso
imitar
la
voce
dell
'
ottimo
suo
vicino
ed
amico
,
l
'
uscio
si
aperse
una
terza
volta
.
Donna
Eugenia
,
sapendo
bene
chi
entrava
,
non
degnò
voltarsi
a
guardare
,
ma
gli
occhi
spenti
della
marchesa
si
posarono
con
tutta
flemma
su
don
Franco
.
Don
Franco
,
unico
erede
del
nome
Maironi
,
era
figlio
di
un
figlio
della
marchesa
,
morto
a
ventott
'
anni
.
Aveva
perduto
la
madre
nascendo
ed
era
sempre
vissuto
nella
potestà
della
nonna
Maironi
.
Alto
e
smilzo
,
portava
una
zazzera
di
capelli
fulvi
,
irti
,
che
l
'
aveva
fatto
soprannominare
el
scovin
d
'
i
nivol
,
lo
scopanuvoli
.
Aveva
occhi
parlanti
,
d
'
un
ceruleo
chiarissimo
,
una
scarna
faccia
simpatica
,
mobile
,
pronta
a
colorarsi
e
a
scolorarsi
.
Quella
faccia
accigliata
diceva
ora
molto
chiaramente
:
«
Son
qui
,
ma
mi
seccate
assai
»
.
«
Come
stai
,
Franco
?
»
,
gli
chiese
la
nonna
,
e
soggiunse
tosto
senz
'
aspettare
risposta
:
«
Guarda
che
donna
Carolina
desidera
udire
quel
pezzo
di
Kalkbrenner
.
»
«
Oh
no
,
sa
»
,
disse
la
signorina
volgendosi
al
giovine
con
aria
svogliata
.
«
L
'
ho
detto
,
sì
,
ma
poi
non
mi
piace
,
Kalkbrenner
.
Preferisco
chiacchierare
con
le
signorine
.
»
Franco
parve
soddisfatto
dell
'
accoglienza
ricevuta
e
andò
senza
aspettar
altro
a
discorrere
col
curatone
d
'
un
buon
quadro
antico
che
dovevano
vedere
insieme
nella
chiesa
di
Dasio
.
Donna
Eugenia
Carabelli
fremeva
.
Ell
'
era
venuta
con
la
figliuola
da
Loveno
dopo
un
'
arcana
azione
diplomatica
cui
avevano
preso
parte
altre
potenze
.
Se
questa
visita
si
dovesse
fare
o
no
,
se
il
decoro
della
famiglia
Carabelli
lo
permettesse
,
se
vi
fosse
quella
probabilità
di
successo
che
donna
Eugenia
richiedeva
,
erano
state
le
ultime
questioni
definite
dalla
diplomazia
;
perché
malgrado
la
vecchia
relazione
della
mamma
Carabelli
e
della
nonna
Maironi
i
giovani
non
s
'
erano
veduti
che
un
paio
di
volte
alla
sfuggita
ed
erano
i
loro
involucri
di
ricchezza
e
di
nobiltà
,
di
parentele
e
di
amicizie
,
che
si
attraevano
come
si
attraggono
una
goccia
d
'
acqua
marina
e
una
goccia
d
'
acqua
dolce
,
benché
le
creature
minuscole
che
vivono
nell
'
una
e
nell
'
altra
sieno
condannate
,
se
le
due
gocce
si
uniscono
,
a
morirne
.
La
marchesa
aveva
vinto
il
suo
punto
,
apparentemente
in
grazia
dell
'
età
,
sostanzialmente
in
grazia
dei
denari
,
era
stato
accettato
che
l
'
intervista
seguisse
a
Cressogno
,
perché
se
Franco
non
aveva
di
proprio
che
la
magra
dote
della
madre
,
diciotto
o
ventimila
lire
austriache
,
la
nonna
sedeva
,
con
quella
sua
flemmatica
dignità
,
su
qualche
milione
.
Ora
donna
Eugenia
,
vedendo
il
contegno
del
giovine
,
fremeva
contro
la
marchesa
,
contro
chi
aveva
esposto
lei
e
la
sua
ragazza
a
una
umiliazione
simile
.
Se
avesse
potuto
soffiar
via
d
'
un
colpo
la
vecchia
,
suo
nipote
,
la
casa
tetra
e
la
compagnia
uggiosa
,
lo
avrebbe
fatto
con
gioia
;
ma
conveniva
dissimulare
,
parer
indifferente
,
inghiottir
lo
smacco
e
il
pranzo
.
La
marchesa
serbava
la
sua
esterna
placidità
marmorea
benché
avesse
il
cuore
pieno
di
dispetto
e
di
maltalento
contro
suo
nipote
.
Egli
aveva
osato
chiederle
,
due
anni
prima
,
il
permesso
di
sposare
una
signorina
della
Valsolda
,
civile
,
ma
non
ricca
né
nobile
.
Il
reciso
rifiuto
della
nonna
aveva
reso
impossibile
il
matrimonio
e
persuasa
la
madre
della
ragazza
a
non
più
ricevere
in
casa
don
Franco
;
ma
la
marchesa
tenne
per
fermo
che
quella
gente
non
avesse
levato
l
'
occhio
da
'
suoi
milioni
.
Era
quindi
venuta
nel
proposito
di
dar
moglie
a
Franco
assai
presto
per
toglierlo
dal
pericolo
;
e
aveva
cercato
una
ragazza
ricca
ma
non
troppo
,
nobile
ma
non
troppo
,
intelligente
ma
non
troppo
.
Trovatane
una
di
questo
stampo
,
la
propose
a
Franco
che
si
sdegnò
fieramente
e
protestò
di
non
voler
prender
moglie
.
La
risposta
era
ben
sospetta
ed
ella
vigilò
allora
più
che
mai
sui
passi
del
nipote
e
di
quella
«
madama
Trappola
»
,
poiché
chiamava
graziosamente
così
la
signorina
Luisa
Rigey
.
La
famiglia
Rigey
,
composta
di
due
sole
signore
,
Luisa
e
sua
madre
,
abitava
in
Valsolda
,
a
Castello
:
non
era
difficile
sorvegliarla
.
Pure
la
marchesa
non
poté
venir
a
capo
di
nulla
.
Ma
Pasotti
le
riferì
una
sera
con
molta
ipocrisia
d
'
esitazioni
e
d
'
inorriditi
commenti
che
il
prefetto
della
Caravina
,
stando
a
crocchio
nella
farmacia
di
S
.
Mamette
con
lui
Pasotti
,
col
signor
Giacomo
Puttini
,
col
Paolin
e
col
Paolon
,
aveva
tenuto
questo
bel
discorso
:
«
Don
Franco
fa
il
morto
da
burla
fino
a
che
la
vecchia
lo
farà
sul
serio
»
.
Udita
questa
fine
arguzia
,
la
marchesa
rispose
nel
suo
pacifico
naso
«
grazie
tante
»
e
cambiò
discorso
.
Seppe
quindi
che
la
signora
Rigey
,
sempre
infermiccia
,
si
trovava
a
mal
partito
per
una
ipertrofia
di
cuore
e
le
parve
che
l
'
umore
di
Franco
se
ne
risentisse
.
Proprio
allora
le
fu
proposta
la
Carabelli
.
La
Carabelli
non
era
forse
interamente
di
suo
gusto
,
ma
di
fronte
all
'
altro
pericolo
non
c
'
era
da
esitare
.
Parlò
a
Franco
.
Stavolta
Franco
non
si
sdegnò
,
ascoltò
distratto
e
disse
che
ci
avrebbe
pensato
.
Fu
la
sola
ipocrisia
,
forse
,
della
sua
vita
.
La
marchesa
giuocò
audacemente
una
carta
grossa
,
fece
venire
la
Carabelli
.
Ora
lo
vedeva
bene
,
il
giuoco
era
perduto
.
Don
Franco
non
s
'
era
trovato
all
'
arrivo
delle
signore
e
aveva
poi
fatto
una
sola
apparizione
di
pochi
minuti
.
I
suoi
modi
,
durante
quei
pochi
minuti
,
erano
stati
cortesi
,
ma
la
sua
faccia
no
;
la
sua
faccia
aveva
parlato
,
secondo
il
solito
,
talmente
chiaro
,
che
la
marchesa
,
affibbiandogli
,
come
subito
fece
,
una
indisposizione
,
non
poté
ingannar
nessuno
.
Però
la
vecchia
dama
non
si
persuase
d
'
aver
giuocato
male
.
Già
dall
'
età
dei
primi
giudizi
in
poi
,
ella
si
era
messa
al
punto
di
non
riconoscersi
mai
un
solo
difetto
né
un
solo
torto
,
di
non
ferirsi
mai
,
volontariamente
,
nel
suo
nobile
e
prediletto
sé
.
Ora
le
piacque
si
supporre
che
dopo
il
suo
sermone
matrimoniale
al
nipote
,
gli
fosse
pervenuta
nel
mistero
una
parolina
di
miele
,
di
vischio
e
di
veleno
.
Se
il
suo
disinganno
aveva
qualche
lieve
conforto
era
nel
contegno
della
signorina
Carabelli
che
mal
celava
la
vivacità
del
proprio
risentimento
.
ciò
non
piaceva
alla
marchesa
.
Il
prefetto
della
Caravina
non
aveva
torto
se
non
forse
un
poco
nella
forma
quando
diceva
sottovoce
di
lei
:
«
L
'
è
on
'
Aüstria
p
...
»
.
Come
la
vecchia
Austria
di
quel
tempo
,
la
vecchia
marchesa
non
amava
nel
suo
impero
gli
spiriti
vivaci
.
La
sua
volontà
di
ferro
non
ne
tollerava
altre
vicino
a
sé
.
Le
era
già
di
troppo
un
indocile
Lombardo
-
Veneto
come
il
signor
Franco
,
e
la
ragazza
Carabelli
,
che
aveva
l
'
aria
di
sentire
e
volere
per
conto
proprio
,
sarebbe
probabilmente
riuscita
in
casa
Maironi
una
suddita
incomoda
,
una
torbida
Ungheria
.
Si
annunciò
il
pranzo
.
Nella
faccia
rasa
e
nell
'
abito
grigio
,
mal
tagliato
,
del
domestico
si
riflettevano
le
idee
aristocratiche
della
marchesa
,
temperate
di
abitudini
econome
.
«
E
questo
signor
Giacomo
,
Controllore
?
»
,
disse
ella
,
senza
muoversi
.
«
Temo
,
marchesa
»
,
rispose
Pasotti
.
«
L
'
ho
incontrato
stamattina
e
gli
ho
detto
:
"
Dunque
,
signor
Giacomo
,
ci
vediamo
a
pranzo
?
"
.
È
parso
che
gli
mettessi
una
biscia
in
corpo
.
Ha
cominciato
a
contorcersi
e
a
soffiare
:
"
Sì
,
credo
,
no
so
,
forse
,
no
digo
,
apff
,
ecco
,
propramente
,
Controllore
gentilissimo
,
no
so
,
insomma
,
e
apff
!
"
.
Non
ne
ho
cavato
altro
.
»
La
marchesa
chiamò
a
sé
il
domestico
e
gli
disse
qualche
cosa
sottovoce
.
Quegli
fece
un
inchino
e
si
ritirò
.
Il
curato
di
Puria
si
dondolava
in
su
e
in
giù
accarezzandosi
le
ginocchia
nel
desiderio
del
risotto
;
ma
la
marchesa
pareva
petrificata
sul
canapè
e
perciò
si
petrificò
anche
lui
.
Gli
altri
si
guardavano
,
muti
.
La
povera
signora
Barborin
,
avendo
visto
il
domestico
,
meravigliata
di
quella
immobilità
,
di
quelle
facce
sbalordite
,
inarcò
le
sopracciglia
,
interrogò
con
gli
occhi
ora
suo
marito
,
ora
il
Puria
,
ora
il
prefetto
,
sino
a
che
una
fulminea
occhiata
di
Pasotti
petrificò
lei
pure
.
"
Se
fosse
bruciato
il
pranzo
!
"
,
pensava
componendosi
un
viso
indifferente
.
"
Se
ci
mandassero
a
casa
!
Che
fortuna
!
"
.
Dopo
due
minuti
il
domestico
ritornò
e
fece
un
inchino
.
«
Andiamo
»
,
disse
la
marchesa
,
alzandosi
.
La
comitiva
trovò
in
sala
da
pranzo
un
personaggio
nuovo
,
un
vecchietto
piccolo
,
curvo
,
con
due
occhietti
buoni
e
un
lungo
naso
spiovente
sul
mento
.
«
Veramente
,
signora
marchesa
»
,
disse
costui
tutto
timido
e
umile
,
«
io
avrei
già
pranzato
.
»
«
Si
accomodi
,
signor
Viscontini
»
,
rispose
la
marchesa
che
sapeva
praticare
l
'
arte
insolente
della
sordità
come
tutti
coloro
che
assolutamente
vogliono
un
mondo
secondo
il
proprio
comodo
e
il
proprio
gusto
.
L
'
ometto
non
osò
replicare
,
ma
neanche
osava
sedere
.
«
Coraggio
,
signor
Viscontini
!
»
,
gli
disse
il
Paolin
che
gli
era
vicino
.
«
Cosa
fa
?
»
«
Fa
il
quattordici
di
coppe
»
,
mormorò
il
prefetto
.
Infatti
l
'
ottimo
signor
Viscontini
,
accordatore
di
pianoforti
,
venuto
la
mattina
da
Lugano
per
accordare
il
piano
dei
signori
Zelbi
di
Cima
e
quello
di
don
Franco
,
aveva
pranzato
al
tocco
a
casa
Zelbi
,
era
quindi
venuto
a
casa
Maironi
,
e
ora
gli
toccava
di
sostituire
il
signor
Giacomo
perché
altrimenti
i
commensali
sarebbero
stati
tredici
.
Un
liquido
bruno
fumava
nella
zuppiera
d
'
argento
.
«
Risotto
no
»
,
sussurrò
Pasotti
al
Puria
passandogli
dietro
.
Il
faccione
dolce
non
diede
segno
di
avere
udito
.
I
pranzi
di
casa
Maironi
erano
sempre
lugubri
e
questo
accennava
ad
esserlo
anche
più
del
solito
.
Per
compenso
era
pure
molto
più
fino
.
Pasotti
e
il
Puria
si
guardavano
spesso
,
mangiando
,
per
esprimere
ammirazione
e
quasi
per
congratularsi
a
vicenda
del
godimento
squisito
,
e
se
mai
qualche
occhiata
di
Pasotti
sfuggiva
al
Puria
,
la
signora
Barborin
,
vicina
di
quest
'
ultimo
,
lo
avvertiva
con
un
timido
tocco
del
gomito
.
Le
voci
che
più
si
udivano
erano
quelle
del
marchese
e
di
donna
Eugenia
.
Il
grande
naso
aristocratico
del
Bianchi
,
il
suo
fine
sorriso
di
galante
cavaliere
si
volgevano
spesso
alla
bellezza
,
languente
ma
non
ancora
spenta
,
della
dama
.
Milanesi
ambedue
del
miglior
sangue
,
si
sentivano
uniti
in
una
certa
superiorità
non
solamente
rispetto
ai
piccoli
borghesi
della
mensa
,
ma
rispetto
altresì
ai
padroni
di
casa
,
nobili
provinciali
.
Il
marchese
era
l
'
affabilità
stessa
e
avrebbe
conversato
amabilmente
anche
col
commensale
più
modesto
;
ma
donna
Eugenia
,
nell
'
amarezza
dell
'
animo
suo
,
nel
suo
disgusto
del
luogo
e
delle
persone
,
s
'
attaccò
a
lui
come
al
solo
degno
,
marcatamente
anche
per
far
dispetto
agli
altri
.
Ella
lo
imbarazzò
dicendogli
forte
che
non
capiva
com
'
egli
potesse
essersi
innamorato
dell
'
orrida
Valsolda
.
Il
marchese
,
che
vi
si
era
ritirato
da
molti
anni
a
vita
quieta
e
vi
aveva
veduto
nascere
la
sua
unica
figliuola
,
donna
Ester
,
rimase
sulle
prime
un
poco
sconcertato
da
quel
discorso
insolente
verso
parecchi
dei
convitati
,
ma
poi
fece
una
briosa
difesa
del
paese
.
La
marchesa
non
mostrò
turbarsi
;
il
Paolin
,
il
Paolon
e
il
prefetto
,
valsoldesi
,
tacevano
con
tanto
di
muso
.
Pasotti
recitò
solennemente
un
ampolloso
elogio
del
«
Niscioree
»
,
la
villa
Bianchi
,
presso
Oria
.
Il
Bianchi
,
leale
uomo
,
che
in
passato
non
aveva
avuto
troppo
a
lodarsi
del
Pasotti
,
non
parve
gradir
l
'
elogio
.
Egli
invitò
la
Carabelli
al
Niscioree
.
«
A
piedi
no
,
tu
,
Eugenia
»
,
disse
la
marchesa
,
sapendo
che
l
'
amica
sua
era
tribolata
dallo
spavento
d
'
ingrassare
.
«
Bisogna
vedere
com
'
è
stretta
la
strada
,
dalla
Ricevitoria
al
Niscioree
!
Tu
non
ci
passi
di
sicuro
.
»
Donna
Eugenia
protestò
con
sdegno
.
«
L
'
è
minga
el
Cors
de
Porta
Renza
»
,
disse
il
marchese
,
«
ma
l
'
è
poeu
nanca
,
disgraziatamente
,
le
chemin
du
Paradis
!
»
«
Quell
no
!
Propi
no
!
Ghe
l
'
assicuri
mi
!
»
,
esclamò
il
Viscontini
riscaldato
,
per
disgrazia
,
da
troppi
bicchieri
di
Ghemme
.
Tutti
gli
occhi
si
volsero
a
lui
e
il
Paolin
gli
disse
qualche
cosa
sottovoce
.
«
Se
son
matto
?
»
,
rispose
l
'
ometto
acceso
in
faccia
.
«
Nient
del
tütt
!
Le
dico
che
ona
bolgira
compagna
non
la
mi
è
mai
più
toccata
in
vita
mia
.
»
E
qui
raccontò
che
la
mattina
,
venendo
da
Lugano
e
avendo
preso
un
po
'
di
freddo
in
barca
,
era
disceso
al
Niscioree
per
proseguire
il
viaggio
a
piedi
;
che
tra
quei
due
muri
,
dove
non
si
potrebbe
voltare
un
asino
,
aveva
incontrato
le
guardie
di
finanza
,
le
quali
lo
avevano
insultato
perché
non
era
disceso
allo
sbarco
della
Ricevitoria
;
che
l
'
avevano
condotto
alla
maledetta
Ricevitoria
;
che
portava
in
mano
un
rotolo
di
musica
manoscritta
e
che
l
'
animale
del
Ricevitore
,
pigliando
le
crome
e
le
biscrome
per
corrispondenze
politiche
segrete
,
gliel
'
aveva
trattenuto
.
Silenzio
profondo
.
Dopo
qualche
momento
la
marchesa
sentenziò
che
il
signor
Viscontini
aveva
torto
marcio
.
Non
doveva
sbarcare
al
Niscioree
,
ciò
era
proibito
.
Quanto
al
signor
Ricevitore
egli
era
una
persona
rispettabilissima
.
Pasotti
confermò
,
con
una
faccia
severa
.
«
Ottimo
funzionario
»
,
diss
'
egli
.
«
Ottima
canaglia
»
,
mormorò
il
prefetto
fra
i
denti
.
Franco
,
che
sulle
prime
pareva
pensare
a
tutt
'
altro
,
si
scosse
e
lanciò
a
Pasotti
un
'
occhiata
sprezzante
.
«
Dopo
tutto
»
,
soggiunse
la
marchesa
,
«
trovo
che
col
pretesto
della
musica
manoscritta
si
potrebbe
benissimo
...
»
«
Certo
!
»
,
disse
il
Paolin
,
austriacante
per
paura
,
mentre
la
padrona
di
casa
lo
era
per
convinzione
.
Il
marchese
,
che
nel
1815
aveva
spezzata
la
spada
per
non
servire
gli
Austriaci
,
sorrise
e
disse
solo
:
«
Là
!
C
'
est
un
peu
fort
!
»
.
«
Ma
se
tutti
sanno
ch
'
è
una
bestia
,
quel
Ricevitore
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Scusi
,
don
Franco
...
»
,
fece
Pasotti
.
«
Ma
che
scusi
!
»
,
interruppe
l
'
altro
.
«
È
un
bestione
!
»
«
È
un
uomo
coscienzioso
»
,
disse
la
marchesa
,
«
un
impiegato
che
fa
il
proprio
dovere
.
»
«
Allora
le
bestie
saranno
i
suoi
padroni
!
»
,
ribatté
Franco
.
«
Caro
Franco
»
,
replicò
la
voce
flemmatica
,
«
questi
discorsi
in
casa
mia
non
si
fanno
.
Grazie
a
Dio
non
siamo
mica
in
Piemonte
,
qui
.
»
Pasotti
fece
una
sghignazzata
d
'
approvazione
.
Allora
Franco
,
preso
furiosamente
il
proprio
piatto
a
due
mani
lo
spezzò
d
'
un
colpo
sulla
tavola
.
«
Jesüsmaria
!
»
,
esclamò
il
Viscontini
,
e
il
Paolon
,
interrotto
nelle
sue
laboriose
operazioni
di
mangiatore
sdentato
:
«
Euh
!
»
.
«
Sì
,
sì
»
,
disse
Franco
alzandosi
con
la
faccia
stravolta
,
«
è
meglio
che
me
ne
vada
!
»
E
uscì
dal
salotto
.
Subito
donna
Eugenia
si
sentì
male
,
bisognò
accompagnarla
fuori
.
Tutte
le
signore
,
meno
la
Pasotti
,
le
andaron
dietro
da
una
parte
mentre
il
domestico
entrava
dall
'
altra
portando
un
pasticcio
di
risotto
.
Il
Puria
guardò
Pasotti
con
un
riso
trionfante
,
ma
Pasotti
finse
di
non
avvedersene
.
Tutti
erano
in
piedi
.
Il
Viscontini
,
reo
apparente
,
continuava
a
dire
:
«
Mi
capissi
nagott
,
mi
capissi
nagott
»
,
e
il
Paolin
,
seccatissimo
del
pranzo
guastato
,
gli
brontolò
:
«
Cossa
l
'
ha
mai
de
capì
Lü
?
»
.
Il
marchese
,
molto
scuro
,
taceva
.
Finalmente
il
Pasotti
,
reo
di
fatto
,
presa
un
'
aria
d
'
affettuosa
tristezza
,
disse
come
tra
sé
:
«
Peccato
!
Povero
don
Franco
!
Un
cuor
d
'
oro
,
una
buona
testa
,
e
un
temperamento
così
!
Proprio
peccato
!
»
.
«
Ma
!
»
,
fece
il
Paolin
.
E
il
Puria
,
tutto
contrito
:
«
Sono
gran
dispiaceri
!
»
.
Aspetta
e
aspetta
,
le
signore
non
ritornavano
.
Allora
qualcuno
cominciò
a
muoversi
.
Il
Paolin
e
il
Puria
si
accostarono
lentamente
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
alla
credenza
,
contemplarono
il
pasticcio
di
risotto
.
Il
Puria
chiamò
dolcemente
Pasotti
,
ma
Pasotti
non
si
mosse
.
«
Volevo
solo
dirle
»
,
fece
il
curatone
,
coprendo
il
suo
trionfo
in
modo
da
lasciarlo
e
non
lasciarlo
vedere
,
«
che
ci
sono
i
tartufi
bianchi
.
»
«
Direi
che
qui
non
mancano
neppure
i
tartufi
neri
»
,
osservò
il
marchese
pigiando
un
poco
sulle
due
ultime
parole
.
2
.
Sulla
soglia
d
'
un
'
altra
vita
«
Canaglia
!
»
,
fremeva
don
Franco
salendo
la
scala
che
conduceva
alla
sua
camera
.
«
Pezzo
d
'
asino
d
'
un
austriaco
!
»
.
Si
vendicava
su
Pasotti
di
non
poter
insultar
la
nonna
e
le
stesse
consonanti
della
parola
austriaco
gli
servivano
tanto
bene
per
stritolarsi
fra
i
denti
la
propria
collera
e
spremerne
,
gustarne
il
sapore
.
Quando
fu
in
camera
la
collera
gli
svampò
.
Si
gittò
in
una
poltrona
,
in
faccia
alla
finestra
spalancata
,
guardando
il
lago
triste
nel
pomeriggio
nebbioso
,
e
,
al
di
là
del
lago
,
i
monti
deserti
.
Mise
un
gran
respiro
.
Ah
come
stava
bene
lì
,
solo
,
ah
che
pace
,
ah
che
aria
diversa
da
quella
del
salotto
,
che
aria
cara
,
piena
de
'
suoi
pensieri
e
de
'
suoi
amori
!
Aveva
un
gran
bisogno
di
abbandonarsi
ad
essi
ed
essi
lo
ripresero
subito
,
gli
cacciaron
di
mente
le
Carabelli
,
il
Pasotti
,
la
nonna
,
il
bestione
del
Ricevitore
.
Essi
?
No
,
era
un
pensiero
solo
,
un
pensiero
fatto
di
amore
e
di
ragione
,
di
ansia
e
di
gioia
,
di
tanti
dolci
ricordi
e
insieme
di
trepida
aspettazione
,
perché
qualche
cosa
di
solenne
si
avvicinava
e
sarebbe
giunto
nelle
ombre
della
notte
.
Franco
guardò
l
'
orologio
.
Erano
le
quattro
meno
un
quarto
.
Ancora
sette
ore
.
Si
alzò
,
si
buttò
a
braccia
conserte
sul
davanzale
della
finestra
.
Ancora
sette
ore
e
comincerebbe
per
lui
un
'
altra
vita
.
Fuori
delle
pochissime
persone
che
dovevano
prender
parte
all
'
avvenimento
,
nemmanco
l
'
aria
sapeva
che
quella
sera
stessa
,
verso
le
undici
,
don
Franco
Maironi
avrebbe
sposato
la
signorina
Luisa
Rigey
.
La
signora
Teresa
Rigey
,
madre
di
Luisa
,
aveva
un
tempo
lealmente
pregato
Franco
di
piegare
al
volere
della
nonna
,
di
astenersi
dal
visitar
la
sua
casa
,
di
non
pensare
più
a
Luisa
,
la
quale
,
dal
canto
suo
,
era
stata
contenta
che
per
la
dignità
della
famiglia
,
per
il
decoro
di
sua
madre
,
si
troncassero
le
relazioni
ufficiali
,
ma
non
dubitava
della
fede
di
Franco
né
d
'
essergli
già
legata
per
sempre
.
Egli
studiava
ora
leggi
,
privatamente
,
all
'
insaputa
della
nonna
,
per
dedicarsi
a
una
professione
e
aver
modo
di
bastare
a
sé
.
Ma
la
signora
Teresa
contrasse
da
tante
agitazioni
una
malattia
di
cuore
che
nel
1851
,
in
fine
d
'
agosto
,
si
aggravò
subitamente
.
Franco
le
scrisse
chiedendole
almeno
il
permesso
di
vederla
poiché
non
poteva
compiere
«
il
suo
dovere
d
'
assisterla
»
.
La
signora
non
credette
di
consentire
e
il
giovine
se
ne
disperò
,
le
fece
intendere
che
considerava
Luisa
come
sua
fidanzata
davanti
a
Dio
e
che
sarebbe
morto
prima
di
abbandonarla
.
Allora
la
povera
donna
,
sentendosi
mancar
la
vita
ogni
giorno
,
accorandosi
di
veder
la
sua
cara
figliuola
in
uno
stato
così
incerto
e
considerando
la
ferma
volontà
del
giovine
,
concepì
il
desiderio
intenso
che
le
nozze
,
poiché
dovevan
seguire
,
seguissero
al
più
presto
.
Tutto
fu
combinato
frettolosamente
con
l
'
aiuto
del
curato
di
Castello
e
del
fratello
della
signora
Rigey
,
l
'
ingegnere
Ribera
di
Oria
,
addetto
all
'
Imperiale
R
.
Ufficio
delle
Pubbliche
Costruzioni
in
Como
.
Le
intelligenze
furono
queste
.
Le
nozze
si
farebbero
segretamente
;
Franco
resterebbe
presso
la
nonna
e
Luisa
presso
la
madre
,
sino
a
che
venisse
il
momento
opportuno
di
confessar
tutto
alla
marchesa
.
Franco
sperava
nell
'
appoggio
di
monsignor
Benaglia
,
vescovo
di
Lodi
,
vecchio
amico
della
famiglia
,
ma
occorreva
il
fatto
compiuto
.
Se
il
cuore
della
marchesa
si
indurisse
,
com
'
era
probabile
,
gli
sposi
e
la
signora
Teresa
prenderebbero
stanza
nella
casa
che
l
'
ingegnere
Ribera
possedeva
in
Oria
.
Il
Ribera
,
celibe
,
manteneva
ora
del
proprio
la
famiglia
di
sua
sorella
;
terrebbe
poi
anche
Franco
in
luogo
di
figliuolo
.
Fra
sette
ore
,
dunque
.
La
finestra
guardava
sulla
lista
di
giardino
che
fronteggiava
la
villa
verso
il
lago
,
e
sulla
riva
di
approdo
.
Nei
primi
tempi
del
suo
amore
Franco
stava
lì
a
spiar
il
venire
e
l
'
approdare
d
'
una
certa
barca
,
l
'
uscirne
d
'
una
personcina
snella
,
leggere
come
l
'
aria
,
che
mai
mai
non
guardava
su
alla
finestra
.
Ma
poi
un
giorno
egli
era
disceso
ad
incontrarla
ed
ella
aveva
aspettato
un
momento
ad
uscire
per
accettare
l
'
aiuto
,
ben
inutile
,
della
sua
mano
.
Lì
sotto
,
nel
giardino
,
egli
le
aveva
dato
per
la
prima
volta
un
fiore
,
un
profumato
fiore
di
mandevilia
suaveolens
.
Lì
sotto
si
era
un
'
altra
volta
ferito
con
un
temperino
,
abbastanza
seriamente
,
tagliando
per
lei
un
ramoscello
di
rosaio
,
ed
ella
gli
aveva
dato
col
suo
turbamento
un
delizioso
segno
del
suo
amore
.
Quante
gite
con
lei
e
altri
amici
,
prima
che
la
nonna
sapesse
,
alle
rive
solitarie
del
monte
Bisgnago
là
in
faccia
,
quante
colazioni
e
merende
a
quella
cantina
del
Doi
!
Con
quanta
dolcezza
viva
nel
cuore
di
sguardi
incontrati
Franco
tornava
a
casa
e
si
chiudeva
nella
sua
stanza
a
richiamarseli
,
a
esaltarsene
nella
memoria
!
Queste
prime
emozioni
dell
'
amore
gli
ritornavano
adesso
in
mente
,
non
ad
una
ad
una
ma
tutte
insieme
,
dalle
acque
e
dalle
rive
tristi
dove
gli
occhi
suoi
fisi
parevano
smarrirsi
piuttosto
nelle
ombre
del
passato
che
nelle
nebbie
del
presente
.
Vicino
alla
mèta
,
egli
pensava
i
primi
passi
della
lunga
via
,
le
vicende
inattese
,
l
'
aspetto
della
sospirata
unione
così
diverso
nel
vero
da
quel
ch
'
era
apparso
nei
sogni
,
al
tempo
della
mandevilia
e
delle
rose
,
delle
gite
sul
lago
e
sui
monti
.
Non
sospettava
certo
,
allora
,
di
dovervi
arrivare
così
,
di
nascosto
,
fra
tante
difficoltà
,
fra
tante
angustie
.
Pure
,
pensava
adesso
,
se
il
matrimonio
si
fosse
fatto
pubblicamente
,
pacificamente
,
col
solito
proemio
di
cerimonie
ufficiali
,
di
contratti
,
di
congratulazioni
,
di
visite
,
di
pranzi
,
tanto
tedio
sarebbe
riuscito
più
ripugnante
all
'
amore
che
questi
contrasti
.
Lo
scosse
la
voce
del
prefetto
che
lo
chiamava
dal
giardino
per
annunciargli
la
partenza
delle
Carabelli
.
Franco
pensò
che
se
scendeva
avrebbe
dovuto
fare
delle
scuse
e
preferì
non
lasciarsi
vedere
.
«
Doveva
romperglielo
sulla
faccia
il
piatto
!
»
,
gli
stridette
su
il
prefetto
tra
le
mani
accostate
alle
guance
.
«
Doveva
romperglielo
sulla
faccia
!
»
Poi
se
n
'
andò
e
Franco
vide
il
barcaiuolo
delle
Carabelli
scendere
ad
apparecchiar
la
barca
.
Lasciò
allora
la
finestra
e
seguendo
i
pensieri
di
prima
,
aperse
il
cassettone
,
stette
lì
a
contemplare
,
come
distratto
,
uno
sparato
di
camicia
ricamata
,
dove
lucevano
già
certi
bottoncini
di
brillanti
che
suo
padre
aveva
portati
alle
nozze
proprie
.
Gli
dispiaceva
andar
all
'
altare
senza
un
segno
di
festa
,
ma
questo
segno
,
si
capisce
bene
,
non
doveva
essere
facilmente
visibile
.
Nel
cassettone
profumato
d
'
ireos
tutto
era
disposto
con
la
particolare
eleganza
dell
'
ordine
fatto
da
uno
spirito
intelligente
,
e
nessuno
vi
metteva
le
mani
tranne
lui
.
Invece
le
sedie
,
lo
scrittoio
,
il
piano
erano
tanto
disordinatamente
ingombri
che
pareva
esser
passato
per
le
due
finestre
della
camera
un
uragano
di
libri
e
di
carte
.
Certi
volumi
di
giurisprudenza
dormivano
sotto
un
dito
di
polvere
,
e
non
una
foglia
della
piccola
gardenia
in
vaso
,
sul
davanzale
della
finestra
di
levante
,
ne
aveva
un
atomo
solo
.
Questi
eran
già
sufficienti
indizi
,
là
dentro
,
del
bizzarro
governo
d
'
un
poeta
.
Un
'
occhiata
ai
libri
e
alle
carte
ne
avrebbe
fornite
le
prove
.
Franco
aveva
la
passione
della
poesia
ed
era
poeta
vero
nelle
squisite
delicatezze
del
cuore
;
come
scrittore
di
versi
non
poteva
dirsi
che
un
buon
dilettante
senza
originalità
.
I
suoi
modelli
prediletti
erano
il
Foscolo
e
il
Giusti
;
li
adorava
veramente
e
li
saccheggiava
entrambi
,
perché
l
'
ingegno
suo
,
entusiasta
e
satirico
a
un
tempo
,
non
era
capace
di
crearsi
una
forma
propria
,
aveva
bisogno
d
'
imitare
.
Conviene
anche
dire
,
per
giustizia
,
che
a
quel
tempo
i
giovani
possedevano
comunemente
una
cultura
classica
fattasi
rara
di
poi
;
e
che
dagli
stessi
classici
venivano
educati
a
onorare
l
'
imitazione
come
una
pratica
virtuosa
e
lodevole
.
Frugando
fra
le
sue
carte
per
cercarvi
non
so
cosa
,
gli
vennero
alle
mani
i
seguenti
versi
dedicati
a
un
tale
di
sua
conoscenza
e
nostra
conoscenza
,
che
rilesse
con
piacere
e
ch
'
io
riferisco
per
saggio
del
suo
stile
satirico
:
Falso
occhio
mobile
,
Mento
pelato
,
Lingua
di
vipera
,
Cor
di
castrato
,
Brache
policrome
,
Bisunto
saio
,
Maiuscolissimo
Cappello
a
staio
.
Ecco
l
'
immagine
Del
vil
Tartufo
Che
l
'
uman
genere
E
il
cielo
ha
stufo
.
Il
Giusti
e
la
passione
d
'
imitarlo
erano
quasi
soli
in
colpa
di
tanta
bile
,
perché
davvero
Franco
non
ne
aveva
nel
fegato
una
così
gran
dose
.
Aveva
collere
pronte
,
impetuose
,
fugaci
;
non
sapeva
odiare
e
nemmanco
risentirsi
a
lungo
contro
alcuno
.
Un
saggio
dell
'
altra
sua
maniera
poetica
stava
sul
leggìo
del
piano
,
in
un
foglietto
tutto
sgorbi
e
cancellature
:
A
Luisa
Ove
l
'
aëreo
tuo
pensile
nido
Una
balza
ventosa
incoronando
Ride
alla
luna
ed
ai
cadenti
clivi
Ch
'
educan
uve
a
la
tua
mensa
e
rose
Al
capo
tuo
,
purpurëi
ciclami
A
me
,
sogni
e
fragranze
,
o
mia
Luisa
,
Da
l
'
orror
di
quest
'
ombre
ti
figura
L
'
amoroso
mio
cor
.
Tacita
siedi
E
da
l
'
alto
balcon
già
non
rimiri
Le
bianche
plaghe
d
'
occidente
,
i
chiari
Monti
ed
il
lago
vitrëo
,
sereno
,
Riscintillante
a
l
'
astro
;
ma
quest
'
una
Tenebra
esplori
,
l
'
aura
interrogando
Vocal
che
va
tra
i
mobili
oleandri
De
la
terrazza
e
freme
il
nome
mio
.
Forse
piaceva
a
Franco
d
'
improvvisar
sul
piano
con
questi
suoi
versi
davanti
agli
occhi
.
Appassionato
per
la
musica
più
ancora
che
per
la
poesia
,
se
l
'
era
comperato
lui
,
quel
piano
,
per
centocinquanta
svanziche
,
dall
'
organista
di
Loggio
,
perché
il
mediocre
piano
viennese
della
nonna
,
intabarrato
e
rispettato
come
un
gottoso
di
famiglia
,
non
gli
poteva
servire
.
Lo
strumento
dell
'
organista
,
corso
e
pesto
da
due
generazioni
di
zampe
incallite
sulla
marra
,
non
mandava
più
che
una
comica
vocina
nasale
sopra
un
tintinnio
sottile
come
d
'
infiniti
bicchierini
minuti
e
fitti
.
Ciò
era
quasi
indifferente
,
per
Franco
;
egli
aveva
appena
posato
le
mani
sullo
strumento
che
la
sua
immaginazione
si
accendeva
,
l
'
estro
del
compositore
passava
in
lui
e
nel
calore
della
passione
creatrice
gli
bastava
un
fil
di
suono
per
veder
l
'
idea
musicale
e
inebbriarsene
.
Un
Erard
gli
avrebbe
dato
soggezione
,
gli
avrebbe
lasciato
minor
campo
alla
fantasia
,
gli
sarebbe
stato
men
caro
,
insomma
,
della
sua
spinetta
.
Franco
aveva
troppe
diverse
attitudini
e
inclinazioni
,
troppa
foga
,
troppo
poca
vanità
e
forse
anche
troppo
poca
energia
di
volere
per
sobbarcarsi
a
quel
noioso
metodico
lavoro
manuale
che
si
richiede
a
diventar
pianisti
.
Però
il
Viscontini
era
entusiasta
del
suo
modo
di
suonare
;
Luisa
,
la
sua
fidanzata
,
non
divideva
interamente
il
gusto
classico
di
lui
ma
ne
ammirava
,
senza
fanatismi
,
il
tocco
;
quando
,
pregato
,
egli
faceva
mugghiare
e
gemere
classicamente
l
'
organo
di
Cressogno
,
il
buon
popolo
,
intontito
dalla
musica
e
dall
'
onore
,
lo
guardava
come
avrebbe
guardato
un
predicatore
incomprensibile
,
con
la
bocca
aperta
e
gli
occhi
riverenti
.
Malgrado
tutto
questo
,
Franco
non
avrebbe
potuto
cimentarsi
,
nei
salotti
cittadini
,
con
tanti
piccoli
dilettanti
incapaci
d
'
intendere
e
di
amare
la
musica
.
Tutti
o
quasi
tutti
lo
avrebbero
vinto
di
agilità
e
di
precisione
,
avrebbero
ottenuto
maggiori
applausi
,
quand
'
anche
non
fosse
riescito
ad
alcuno
di
far
cantare
il
piano
,
come
lo
faceva
cantar
lui
,
sopra
tutto
negli
adagi
di
Bellini
e
di
Beethoven
,
suonando
con
l
'
anima
nella
gola
,
negli
occhi
,
nei
muscoli
del
viso
,
nei
nervi
delle
mani
che
facevan
tutt
'
uno
con
le
corde
del
piano
.
Un
'
altra
passione
di
Franco
erano
i
quadri
antichi
.
Le
pareti
della
sua
camera
ne
avevano
parecchi
,
la
più
parte
croste
.
Scarso
di
esperienza
perché
non
aveva
viaggiato
,
pronto
a
pigliar
fuoco
nella
fantasia
,
costretto
ad
accordar
i
desideri
molti
con
i
quattrini
pochi
,
credeva
facilmente
le
asserite
fortune
di
altri
cercatori
tapini
,
n
'
era
spesso
infocato
,
accecato
e
precipitato
su
certi
cenci
sporchi
,
che
,
se
costavano
poco
,
valevano
meno
.
Non
possedeva
di
passabile
che
una
testa
d
'
uomo
della
maniera
del
Morone
e
una
Madonna
col
Bambino
della
maniera
del
Dolci
.
Egli
battezzava
,
del
resto
,
i
due
quadretti
per
Morone
e
Dolci
,
senz
'
altro
.
Com
'
ebbe
rilette
e
rigustate
le
strofe
ispirategli
dal
Tartufo
Pasotti
,
tornò
a
frugare
nel
caos
dello
scrittoio
e
ne
cavò
un
foglietto
di
carta
Bath
per
scrivere
a
monsignor
Benaglia
,
la
sola
persona
che
gli
potesse
giovare
in
avvenire
presso
la
nonna
.
Gli
parve
doverlo
mettere
a
parte
dell
'
atto
che
stava
per
compiere
,
delle
ragioni
che
avevano
consigliato
la
sua
fidanzata
e
lui
di
addivenirvi
in
questo
modo
penoso
,
della
speranza
che
avevano
d
'
essere
aiutati
da
lui
quando
venisse
il
momento
d
'
aprir
tutto
alla
nonna
.
Stava
ancora
pensando
con
la
penna
in
mano
,
davanti
alla
carta
bianca
,
quando
la
barca
delle
Carabelli
passò
sotto
la
sua
finestra
.
Poco
dopo
udì
partire
la
gondola
del
marchese
e
la
barca
del
Pin
.
Suppose
che
la
nonna
,
rimasta
sola
,
lo
facesse
chiamare
,
ma
non
ne
fu
nulla
.
Passato
un
po
'
di
tempo
in
quest
'
aspettazione
,
si
rimise
a
pensare
alla
sua
lettera
e
ci
pensò
tanto
,
rifece
l
'
esordio
tante
volte
e
procedette
anche
poi
tanto
adagio
,
con
tanti
pentimenti
,
che
la
lettera
non
era
ancora
finita
quando
gli
convenne
accendere
il
lume
.
La
chiusa
gli
riuscì
più
facile
.
Egli
vi
raccomandava
la
sua
Luisa
e
sé
alle
preghiere
del
vecchio
vescovo
e
vi
esprimeva
una
fiducia
in
Dio
così
candida
e
piena
che
avrebbe
toccato
il
cuore
più
incredulo
.
Focoso
e
impetuoso
com
'
era
,
Franco
aveva
tuttavia
la
semplice
tranquilla
fede
d
'
un
bambino
.
Punto
orgoglioso
,
alieno
dalle
meditazioni
filosofiche
,
ignorava
la
sete
di
libertà
intellettuale
che
tormenta
i
giovani
quando
la
loro
ragione
ed
i
loro
sensi
cominciano
a
trovarsi
a
disagio
nel
duro
freno
di
una
credenza
positiva
.
Non
aveva
dubitato
un
istante
della
sua
religione
,
ne
eseguiva
scrupolosamente
le
pratiche
senza
domandarsi
mai
se
fosse
ragionevole
di
credere
e
di
operare
così
.
Non
teneva
però
affatto
del
mistico
né
dell
'
asceta
.
Spirito
caldo
e
poetico
,
ma
nello
stesso
tempo
chiaro
ed
esatto
,
appassionato
per
la
natura
e
per
l
'
arte
,
preso
da
tutti
gli
aspetti
piacevoli
della
vita
,
rifuggiva
naturalmente
dal
misticismo
.
Non
s
'
era
conquistata
la
fede
e
non
aveva
mai
vôlti
lungamente
a
lei
tutti
i
suoi
pensieri
,
non
aveva
potuto
esserne
penetrato
in
tutti
i
suoi
sentimenti
.
La
religione
era
per
lui
come
la
scienza
per
uno
scolaro
diligente
che
ha
la
scuola
in
cima
de
'
suoi
pensieri
e
vi
è
assiduo
,
non
trova
pace
se
non
ha
fatto
i
suoi
compiti
,
se
non
si
è
preparato
alle
ripetizioni
,
ma
poi
quando
ha
compiuto
il
proprio
dovere
,
non
pensa
più
al
professore
né
ai
libri
,
non
sente
il
bisogno
di
regolarsi
ancora
secondo
fini
scientifici
o
programmi
scolastici
.
Perciò
egli
pareva
spesso
non
seguire
altro
nella
vita
che
il
suo
generoso
cuore
ardente
,
le
sue
inclinazioni
appassionate
,
le
impressioni
vivaci
,
gli
impeti
della
sua
natura
leale
,
ferita
da
ogni
viltà
,
da
ogni
menzogna
,
intollerante
d
'
ogni
contraddizione
e
incapace
di
infingersi
.
Aveva
appena
suggellata
la
lettera
quando
si
bussò
all
'
uscio
.
La
signora
marchesa
faceva
dire
a
don
Franco
di
scendere
per
il
rosario
.
In
casa
Maironi
si
recitava
il
rosario
tutte
le
sere
fra
le
sette
e
le
otto
,
e
i
servi
avevan
l
'
obbligo
di
assistervi
.
Lo
intuonava
la
marchesa
,
troneggiando
sul
canapè
,
girando
gli
occhi
sonnolenti
sulle
schiene
e
sulle
gambe
dei
fedeli
prosternati
per
diritto
e
per
traverso
,
quale
nella
luce
più
opportuna
ad
un
devoto
atteggiamento
e
quale
nell
'
ombra
più
propizia
ad
un
sonnellino
proibito
.
Franco
entrò
in
sala
mentre
la
voce
nasale
diceva
le
soavi
parole
«
Ave
Maria
,
gratia
plena
»
con
quella
flemma
,
con
quella
untuosità
,
che
sempre
gli
mettevano
in
corpo
una
tentazione
indiavolata
di
farsi
turco
.
Il
giovane
andò
a
cacciarsi
in
un
angolo
scuro
e
non
aperse
mai
bocca
.
Gli
era
impossibile
di
rispondere
con
divozione
a
quella
voce
irritante
.
Non
fece
che
immaginare
un
probabile
interrogatorio
imminente
,
e
masticare
risposte
sdegnose
.
Finito
il
rosario
,
la
marchesa
aspettò
un
momento
in
silenzio
e
poi
disse
le
sacramentali
parole
:
«
Carlotta
,
Friend
!
»
Carlotta
,
la
vecchia
cameriera
,
aveva
l
'
incarico
di
pigliare
,
finito
il
rosario
,
Friend
in
braccio
e
di
portarlo
a
dormire
.
«
È
qui
,
signora
marchesa
»
,
disse
Carlotta
.
Ma
Friend
,
se
era
lì
,
si
trovò
altrove
quando
colei
,
chinatasi
,
allungò
le
mani
.
Era
di
buon
umore
,
quella
sera
,
il
vecchio
Friend
,
e
gli
piacque
di
giuocare
a
non
lasciarsi
prendere
,
provocando
Carlotta
,
sgusciandole
sempre
di
mano
,
scappando
sotto
il
piano
o
sotto
il
tavolino
a
guardar
con
un
ironico
scodinzolamento
la
povera
donna
che
gli
diceva
«
ven
,
cara
,
ven
,
cara
»
,
con
la
bocca
e
«
brütt
moster
»
con
il
cuore
.
«
Friend
!
»
,
fece
la
marchesa
.
«
Andiamo
!
Friend
!
Da
bravo
!
»
Franco
bolliva
.
Venutogli
tra
le
gambe
l
'
antipatico
mostricino
infetto
dell
'
egoismo
e
della
superbia
della
sua
padrona
,
lo
scosse
da
sé
,
lo
fece
ruzzolare
tra
le
unghie
di
Carlotta
che
gli
diede
per
proprio
conto
una
rabbiosa
stretta
e
se
lo
portò
via
rispondendo
perfidamente
ai
suoi
guaiti
:
«
Cossa
t
'
han
faa
,
poer
Friend
,
cossa
t
'
han
faa
,
di
'
sü
!
»
La
marchesa
non
disse
parola
né
il
suo
viso
marmoreo
tradì
il
suo
cuore
.
Diede
al
cameriere
l
'
ordine
di
dire
al
prefetto
della
Caravina
,
se
venisse
,
e
anche
a
qualsiasi
altro
,
che
la
padrona
era
andata
a
letto
.
Franco
si
mosse
per
uscire
anche
lui
dietro
ai
servi
,
ma
si
trattenne
subito
onde
non
aver
l
'
aria
di
fuggire
.
Prese
sulla
caminiera
un
numero
della
I
.
R
.
Gazzetta
di
Milano
,
sedette
presso
sua
nonna
e
si
mise
a
leggere
,
aspettando
.
«
Mi
congratulo
tanto
»
,
cominciò
subito
la
voce
sonnacchiosa
,
«
della
bella
educazione
e
dei
bei
sentimenti
che
ci
avete
fatto
vedere
oggi
.
»
«
Accetto
»
,
rispose
Franco
senza
levar
gli
occhi
dal
giornale
.
«
Bene
,
caro
»
,
replicò
la
nonna
imperturbata
.
E
soggiunse
:
«
Ho
piacere
che
quella
signorina
vi
abbia
conosciuto
;
così
,
se
mai
sapeva
di
qualche
progetto
,
sarà
ben
contenta
che
non
se
ne
parli
più
»
.
«
Contenti
tutt
'
e
due
»
,
disse
Franco
.
«
Voi
non
sapete
niente
affatto
se
sarete
contento
.
Specialmente
se
avete
ancora
le
idee
d
'
una
volta
.
»
Udito
questo
,
Franco
posò
il
giornale
e
guardò
la
nonna
in
faccia
.
«
Cosa
succederebbe
»
,
diss
'
egli
,
«
se
avessi
ancora
le
idee
d
'
una
volta
?
»
Non
parlò
stavolta
in
tono
di
sfida
,
ma
con
serietà
tranquilla
.
«
Ecco
,
bravo
»
,
rispose
la
marchesa
.
«
Spieghiamoci
chiaro
.
Spero
e
credo
bene
che
un
certo
caso
non
succederà
mai
,
ma
,
se
succedesse
,
non
state
a
credere
che
alla
mia
morte
ci
sarà
qualche
cosa
per
voi
,
perché
io
ho
già
pensato
in
modo
che
non
ci
sarà
niente
.
»
«
Figùrati
!
»
,
fece
il
giovine
,
indifferente
.
«
Questi
sono
i
conti
che
dovrete
fare
con
me
»
,
proseguì
la
marchesa
.
«
Poi
ci
sarebbero
quelli
da
fare
con
Dio
.
»
«
Come
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
I
conti
con
Dio
li
farò
prima
che
con
te
e
non
dopo
!
»
Quando
la
marchesa
era
côlta
in
fallo
tirava
sempre
diritto
nel
suo
discorso
come
se
niente
fosse
.
«
E
grossi
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
prima
!
»
,
insistette
Franco
.
«
Perché
»
,
continuò
la
vecchia
formidabile
,
«
se
si
è
cristiani
si
ha
il
dovere
d
'
obbedire
a
suo
padre
e
a
sua
madre
e
io
rappresento
vostro
padre
e
vostra
madre
.
»
Se
l
'
una
era
tenace
,
l
'
altro
non
l
'
era
meno
.
«
Ma
Dio
vien
prima
!
»
,
diss
'
egli
.
La
marchesa
suonò
il
campanello
e
chiuse
la
discussione
così
:
«
Adesso
siamo
intesi
»
.
Si
alzò
dal
canapè
all
'
entrar
della
Carlotta
e
disse
placidamente
:
«
Buona
notte
»
.
Franco
rispose
«
buona
notte
»
e
riprese
la
Gazzetta
di
Milano
.
Appena
uscita
la
nonna
,
gittò
via
il
foglio
,
strinse
i
pugni
,
si
sfogò
senza
parole
,
con
un
furibondo
sbuffo
,
e
saltò
in
piedi
,
dicendo
forte
:
«
Ah
,
meglio
,
meglio
,
meglio
!
Meglio
così
»
,
fremeva
in
sé
«
meglio
non
condurla
mai
,
la
mia
Luisa
,
in
questa
maledetta
casa
,
meglio
non
farle
soffrir
mai
questo
impero
,
questa
superbia
,
questa
voce
,
questo
viso
,
meglio
viver
di
pane
e
d
'
acqua
e
aspettar
il
resto
da
qualunque
lavoro
cane
,
piuttosto
che
dalle
mani
della
nonna
:
meglio
far
l
'
ortolano
,
maledetto
sia
,
far
il
barcaiuolo
,
far
il
carbonaio
!
»
Salì
nella
sua
camera
,
risoluto
di
romperla
con
tutti
i
riguardi
.
«
I
conti
con
Dio
?
»
,
esclamò
sbattendosi
l
'
uscio
dietro
.
«
I
conti
con
Dio
se
sposo
Luisa
?
Ah
vada
tutto
,
cosa
me
ne
importa
,
mi
vedano
,
mi
sentano
,
mi
facciano
la
spia
,
glielo
dicano
,
glielo
contino
,
gliela
cantino
che
mi
fanno
un
piacerone
!
»
Si
vestì
in
fretta
e
in
furia
,
urtando
nelle
seggiole
,
aprendo
e
chiudendo
il
cassettone
a
colpi
.
Mise
un
abito
nero
,
per
sfida
;
discese
le
scale
rumorosamente
,
chiamò
il
vecchio
domestico
,
gli
disse
che
sarebbe
stato
fuori
tutta
la
notte
,
e
senza
badare
alla
faccia
tra
sbalordita
e
sgomenta
del
pover
'
uomo
,
a
lui
molto
devoto
,
si
slanciò
in
istrada
,
si
perdette
nelle
tenebre
.
Egli
era
fuori
da
due
o
tre
minuti
,
quando
la
marchesa
,
già
coricata
,
mandò
Carlotta
a
vedere
chi
fosse
venuto
giù
correndo
dalle
scale
.
Carlotta
riferì
ch
'
era
stato
don
Franco
e
dovette
subito
ripartire
con
una
seconda
missione
.
«
Cosa
voleva
don
Franco
?
»
.
Stavolta
la
risposta
fu
che
don
Franco
era
uscito
per
un
momento
.
Questo
momento
fu
pietosamente
aggiunto
dal
vecchio
servitore
.
La
marchesa
ordinò
a
Carlotta
di
andarsene
lasciando
il
lume
acceso
.
«
Ritornate
quando
suonerò
»
,
diss
'
ella
.
Dopo
mezz
'
ora
ecco
il
campanello
.
La
cameriera
corre
dalla
padrona
.
«
È
ancora
fuori
don
Franco
?
»
«
Sì
,
signora
marchesa
.
»
«
Spegnete
il
lume
,
prendete
la
calza
,
mettetevi
in
anticamera
e
quando
sarà
rientrato
venite
a
dirmelo
.
»
Ciò
detto
la
marchesa
si
girò
sul
fianco
verso
la
parete
,
voltando
all
'
attonita
e
malcontenta
cameriera
l
'
enigma
bianco
,
uguale
,
impenetrabile
del
suo
berretto
da
notte
.
3
.
Il
gran
passo
Quella
stessa
sera
,
alle
dieci
in
punto
.
l
'
ingegnere
Ribera
batteva
due
colpi
discreti
alla
porta
del
signor
Giacomo
Puttini
in
Albogasio
Superiore
.
Poco
dopo
si
apriva
una
finestra
sopra
il
suo
capo
e
vi
compariva
al
chiaro
di
luna
il
vecchio
visetto
imberbe
del
«
sior
Zacomo
«
Ingegnere
pregiatissimo
,
mia
riverenza
»
,
disse
egli
.
«
Vien
subito
la
servente
a
verzeghe
.
»
«
Non
occorre
»
,
rispose
l
'
altro
.
«
Non
salgo
.
È
ora
di
partire
.
Venga
giù
Lei
addirittura
.
»
Il
signor
Giacomo
cominciò
a
soffiare
e
battere
le
palpebre
.
«
La
mi
perdoni
»
,
diss
'
egli
nel
suo
linguaggio
misto
di
tutti
gl
'
ingredienti
.
«
La
mi
perdoni
,
ingegnere
pregiatissimo
.
Gavarìa
propramente
necessità
...
»
«
Di
cosa
?
»
,
fece
l
'
ingegnere
seccato
.
La
porta
si
aperse
e
comparve
la
gialla
faccia
grifagna
della
serva
.
«
Oh
scior
parent
!
»
,
diss
'
ella
rispettosamente
.
Vantava
non
so
quale
affinità
con
la
famiglia
dell
'
ingegnere
,
e
lo
chiamava
sempre
così
.
«
A
sti
òr
chì
?
L
'
è
staa
forsi
a
trovà
la
sciora
parenta
?
»
La
«
sciora
parenta
»
era
la
sorella
dell
'
ingegnere
,
la
signora
Rigey
.
L
'
ingegnere
si
contentò
di
rispondere
:
«
Oh
Marianna
,
vi
saluto
,
neh
?
»
,
e
salì
le
scale
seguito
da
Marianna
col
lume
.
«
Mia
riverenza
»
,
cominciò
il
signor
Giacomo
venendogli
incontro
con
un
altro
lume
.
«
Capisco
e
riconosco
la
inconvenienza
grande
,
ma
propramente
...
»
Il
visetto
raso
e
roseo
del
signor
Giacomo
,
posato
sopra
un
cravattone
bianco
e
una
piccola
smilza
personcina
chiusa
in
un
soprabitone
nero
,
esprimeva
nei
moti
convulsi
delle
labbra
e
delle
sopracciglia
,
negli
occhi
dolenti
,
la
più
comica
inquietudine
.
«
Cosa
c
'
è
di
nuovo
?
»
,
chiese
l
'
ingegnere
alquanto
brusco
.
Egli
,
l
'
uomo
più
retto
e
schietto
che
fosse
al
mondo
,
compativa
poco
le
esitazioni
del
povero
timido
signor
Giacomo
.
«
La
permetta
»
,
cominciò
il
Puttini
;
e
,
voltosi
alla
serva
,
le
disse
aspramente
:
«
Andè
via
,
vu
;
andè
in
cusina
;
vegnì
quando
che
ve
ciamarò
;
andè
,
digo
!
Obedì
!
Abiè
rispeto
!
Comando
mi
!
Son
paron
mi
!
»
Era
la
curiosità
della
serva
,
la
sua
noncuranza
impertinente
delle
istruzioni
superiori
che
accendevano
nel
«
sior
Zacomo
»
questo
furore
dispotico
.
«
Euh
,
che
diavol
d
'
on
omm
!
»
,
rispose
colei
,
alzando
rabbiosamente
il
lume
in
aria
.
«
L
'
ha
de
vosà
a
quela
manera
lì
?
Coss
'
el
dis
,
scior
parent
?
»
«
Sentite
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Invece
di
menar
la
lingua
,
non
fareste
meglio
ad
andar
fuori
dei
piedi
?
»
Marianna
se
n
'
andò
brontolando
e
il
signor
Giacomo
si
fece
a
informare
l
'
ingegnere
pregiatissimo
con
molti
ma
,
se
,
digo
,
e
propramente
,
degl
'
intimi
suoi
pensieri
.
Egli
aveva
promesso
di
assistere
come
testimonio
alle
nozze
segrete
di
Luisa
,
ma
ora
,
sul
punto
di
andar
a
Castello
,
gli
era
venuta
una
gran
paura
di
compromettersi
.
Era
primo
deputato
politico
,
come
si
chiamava
allora
la
suprema
autorità
comunale
.
Se
il
riveritissimo
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
venisse
a
sapere
di
questo
pasticcio
,
come
la
intenderebbe
?
E
quella
signora
marchesa
?
«
Una
donna
cattiva
,
ingegnere
pregiatissimo
;
una
donna
vendicativa
.
»
Ed
egli
aveva
già
tanti
altri
fastidi
.
«
Ghe
xe
anca
quel
maledeto
toro
!
»
Questo
toro
,
soggetto
d
'
una
questione
fra
il
comune
d
'
Albogasio
e
l
'
alpador
o
appaltatore
dell
'
Alpe
,
dei
pascoli
alti
,
era
da
due
anni
un
incubo
mortale
per
il
povero
signor
Giacomo
che
,
quando
parlava
delle
sue
disgrazie
,
incominciava
sempre
con
la
«
perfida
servente
»
e
finiva
col
toro
:
«
Ghe
xe
anca
quel
maledeto
toro
!
»
.
E
così
dicendo
alzava
il
suo
visetto
,
i
suoi
occhi
pieni
di
una
esecrazione
dolorosa
,
scoteva
le
mani
su
verso
il
ciglione
della
montagna
imminente
alla
sua
casa
,
verso
il
domicilio
del
bestione
diabolico
.
Ma
l
'
ingegnere
che
mostrava
in
quella
sua
bella
faccia
d
'
impavido
galantuomo
una
disapprovazione
continua
,
un
disgusto
crescente
dell
'
ometto
pusillanime
che
gli
si
contorceva
davanti
,
dopo
parecchi
«
oh
povero
me
!
»
che
avevano
per
sottinteso
"
in
che
compagnia
sono
!
"
perdette
ogni
pazienza
,
e
inarcando
le
braccia
con
i
gomiti
in
fuori
e
scotendole
come
se
tenesse
le
redini
di
un
ronzino
poltrone
,
esclamò
:
«
Ma
cosa
mai
,
ma
cosa
mai
!
Pare
impossibile
!
Questi
son
discorsi
da
fatuo
,
caro
signor
Giacomo
.
Non
avrei
mai
creduto
che
un
uomo
,
dirò
così
...
»
.
Qui
l
'
ingegnere
,
non
sapendo
veramente
come
dire
,
come
definire
il
suo
interlocutore
,
non
fece
che
gonfiar
le
gote
,
mettendo
un
lungo
mormorio
,
una
specie
di
rantolo
,
come
se
avesse
in
bocca
un
epiteto
troppo
grosso
e
non
potesse
sputarlo
.
Intanto
il
signor
Giacomo
,
rosso
rosso
,
si
affannava
a
protestare
:
«
Basta
,
basta
,
La
scusa
,
son
qua
,
vegno
,
no
La
se
scalda
,
no
go
fato
che
esprimer
un
dubio
;
ingegnere
pregiatissimo
,
Ela
conosse
el
mondo
,
mi
lo
go
conossuto
ma
no
lo
conosso
più
»
.
Si
ritirò
e
ricomparve
subito
tenendo
in
mano
una
tuba
mostruosa
,
a
larghe
tese
,
che
aveva
visto
l
'
ingresso
di
Ferdinando
a
Verona
nel
così
detto
«
anno
dell
'
imperatore
»
,
nel
1838
.
«
Credo
conveniente
»
,
diss
'
egli
,
«
un
tal
segno
di
rispetto
e
di
compiacenza
.
»
L
'
ingegnere
,
vedendo
quel
coso
,
esclamò
ancora
:
«
Cosa
mai
,
cosa
mai
?
»
.
Ma
l
'
ometto
,
cerimonioso
nell
'
anima
,
tenne
duro
:
«
Il
mio
dovere
,
il
mio
dovere
»
,
e
chiamò
la
Marianna
che
facesse
lume
.
Costei
,
quando
vide
il
padrone
con
quello
spettacoloso
segno
di
compiacenza
in
capo
,
incominciò
a
far
le
meraviglie
.
«
La
tasa
!
»
,
sbuffò
il
disgraziato
signor
Giacomo
.
«
Tasì
!
»
,
e
appena
fuori
dell
'
uscio
si
sfogò
.
«
No
ghe
xe
ponto
de
dubio
;
quela
maledetissima
servente
sarà
la
me
morte
.
»
«
E
perché
non
la
manda
via
?
»
,
chiese
l
'
ingegnere
.
Il
signor
Giacomo
aveva
posto
un
piede
sul
primo
scalino
della
viottola
che
sale
a
fianco
della
casa
Puttini
,
quando
quest
'
acuta
interrogazione
,
penetrandogli
come
un
pugnale
nella
coscienza
,
lo
fermò
di
botto
.
«
Eh
!
»
,
rispose
sospirando
.
«
Ah
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Cossa
vorla
?
»
,
riprese
l
'
altro
dopo
una
breve
pausa
.
«
Questo
xe
quelo
.
»
Pronunciata
in
via
di
epilogo
,
secondo
un
vecchio
uso
veneto
,
tale
disgraziata
identità
dei
due
aggettivi
indicativi
,
il
signor
Giacomo
fece
le
guance
grosse
,
soffiò
con
vivacità
e
si
decise
a
rimettersi
in
via
.
Salirono
per
alcuni
minuti
,
egli
davanti
e
l
'
ingegnere
dietro
,
per
la
stradicciuola
faticosa
,
mal
rischiarata
da
un
chiaror
di
luna
perduta
fra
le
nuvole
.
Non
si
udivano
che
i
passi
lenti
,
il
picchiar
delle
mazze
sul
ciottolato
e
i
soffi
regolari
del
signor
Giacomo
:
apff
!
apff
!
A
piedi
della
lunga
scalinata
di
Pianca
,
l
'
ometto
si
fermò
,
si
levò
il
cappello
,
si
asciugò
il
sudore
con
un
fazzolettone
bianco
e
guardando
su
al
gran
noce
,
alle
stalle
di
Pianca
,
cui
bisognava
salire
,
mise
un
soffio
straordinario
.
«
Corpo
de
sbrio
baco
!
»
,
diss
'
egli
.
L
'
ingegnere
gli
fece
coraggio
.
«
Su
,
signor
Giacomo
!
Per
amore
della
Luisina
!
»
Il
signor
Giacomo
s
'
incamminò
senz
'
altro
e
,
guadagnate
le
stalle
,
oltre
le
quali
la
viottola
diventa
più
umana
,
parve
dimenticare
gli
scalini
e
gli
scrupoli
,
la
perfida
servente
e
l
'
I
.
R
.
Commissario
,
la
marchesa
vendicativa
e
il
maledetto
toro
,
e
si
mise
a
parlar
con
entusiasmo
della
signorina
Rigey
.
«
No
ghe
xe
ponto
de
dubio
,
quando
go
l
'
onor
de
trovarme
con
So
nezza
,
con
la
signorina
Luisina
,
digo
,
me
par
giusto
,
La
se
figura
,
de
trovarme
ancora
ai
tempi
de
la
Baretela
,
de
le
Filipuzze
,
de
le
tre
sorelle
Spàresi
da
S
.
Piero
Incarian
e
de
tante
altre
de
na
volta
che
per
so
grazia
me
compativa
.
Vado
giusto
de
tempo
in
tempo
da
la
signora
marchesa
,
vedo
là
qualche
volta
ste
putele
del
dì
d
'
ancò
.
No
...
no
...
no
;
no
gavemo
propramente
quel
contegno
che
m
'
intendo
mi
;
o
che
semo
durete
o
che
semo
spuzzete
.
La
varda
invece
la
signorina
Luisina
come
che
la
sa
star
con
tuti
,
col
zovene
e
col
vecio
,
col
rico
e
col
poareto
,
co
la
serva
e
col
piovan
.
No
capisso
propramente
,
come
la
marchesa
...
»
L
'
ingegnere
l
'
interruppe
.
«
La
marchesa
ha
ragione
»
,
diss
'
egli
.
«
Mia
nipote
non
è
nobile
,
mia
nipote
non
ha
un
soldo
;
come
si
fa
a
pretendere
che
la
marchesa
sia
contenta
?
»
Il
signor
Giacomo
si
fermò
alquanto
sconcertato
,
e
guardò
l
'
ingegnere
battendo
i
suoi
occhi
dolenti
.
«
Ma
»
,
diss
'
egli
.
«
Ela
no
ghe
darà
miga
rason
sul
serio
?
»
«
Io
?
»
,
rispose
l
'
ingegnere
.
«
Io
non
approvo
mai
che
si
vada
contro
la
volontà
dei
genitori
o
di
chi
tiene
le
loro
veci
.
Ma
io
,
caro
signor
Giacomo
,
sono
un
uomo
antiquato
come
Lei
,
un
uomo
del
tempo
di
Carlo
V
,
come
si
dice
qui
.
Adesso
il
mondo
va
diversamente
e
bisogna
lasciarlo
andare
.
Dunque
io
le
mie
ragioni
le
ho
dette
e
poi
ho
detto
:
adesso
,
fate
vobis
;
del
resto
poi
quando
avrete
deciso
,
in
qualunque
modo
,
ditemi
quel
che
occorre
fare
e
son
qua
.
»
«
E
cossa
dise
la
signora
Teresina
?
»
«
Mia
sorella
?
Mia
sorella
,
poveretta
,
dice
:
se
li
vedo
a
posto
non
mi
dispiace
più
di
morire
.
»
Il
signor
Giacomo
soffiò
forte
come
sempre
quando
udiva
quest
'
ultima
sgradevole
parola
.
«
Ma
no
semo
miga
a
sti
passi
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Eh
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
molto
serio
.
«
Speriamo
in
Domeneddio
.
»
Toccavano
allora
quel
gomito
della
viottola
che
svoltando
dagli
ultimi
campicelli
del
tenere
di
Albogasio
ai
primi
del
tenere
di
Castello
,
gira
a
sinistra
sopra
un
ciglio
sporgente
,
nell
'
improvviso
cospetto
di
un
grembo
precipitoso
del
monte
,
del
lago
in
profondo
,
dei
paeselli
di
Casarico
e
di
S
.
Mamette
,
accovacciati
sulla
riva
come
a
bere
,
di
Castello
seduto
poco
più
su
,
a
breve
distanza
,
e
là
di
fronte
,
del
nudo
fiero
picco
di
Cressogno
,
tutto
scoperto
dai
valloni
di
Loggio
al
cielo
.
È
un
bel
posto
,
anche
di
notte
,
al
chiaro
di
luna
,
ma
se
il
signor
Giacomo
vi
si
fermò
in
attitudine
contemplativa
e
senza
soffiare
,
non
fu
già
perché
la
scena
gli
paresse
degna
dell
'
attenzione
di
chicchessia
,
figurarsi
di
un
primo
deputato
politico
,
ma
perché
avendo
una
considerazione
grave
da
mettere
in
luce
,
sentiva
il
bisogno
di
richiamare
tutte
le
sue
forze
al
cervello
,
di
sospendere
ogni
altro
moto
,
anche
quello
delle
gambe
.
«
Bela
massima
»
,
diss
'
egli
.
«
Speremo
in
Domenedio
.
Sissignor
.
Ma
La
me
permeta
de
osservar
che
ai
nostri
tempi
se
sentìa
parlar
ogni
momento
de
grazie
ricevute
,
de
conversion
,
de
miracoli
,
adesso
La
me
diga
Ela
.
El
mondo
no
xe
più
quelo
e
me
par
che
Domenedio
sia
stomegà
.
El
mondo
d
'
adesso
el
xe
come
la
nostra
ciesa
de
Albogasio
de
sora
che
sti
ani
Domenedio
el
ghe
vegneva
una
volta
al
mese
e
adesso
el
ghe
vien
una
volta
a
l
'ano.»
«
Senta
,
caro
signor
Giacomo
»
,
osservò
l
'
ingegnere
,
impaziente
di
arrivare
a
Castello
:
«
se
si
trasporta
la
parrocchia
da
una
chiesa
all
'
altra
,
Domeneddio
non
c
'
entra
;
del
resto
lasciamo
fare
a
Domeneddio
e
camminiamo
.
»
Ciò
detto
prese
un
'
andatura
così
lesta
che
il
signor
Giacomo
,
fatti
pochi
passi
,
si
fermò
soffiando
come
un
mantice
.
«
La
perdona
»
,
diss
'
egli
,
«
se
obedisso
tanto
quanto
a
la
natural
curiosità
de
l
'
omo
.
Se
podaria
saver
la
Sua
riverita
età
?
»
L
'
ingegnere
capì
l
'
antifona
e
fermatosi
un
momento
si
voltò
a
rispondere
quasi
sottovoce
,
con
ironica
mansuetudine
trionfante
:
«
Più
vecchio
di
Lei
»
.
E
riprese
spietatamente
la
via
.
«
Sono
dell
'
ottantotto
,
sa
!
»
,
gemette
il
Puttini
.
«
Ed
io
dell
'
ottantacinque
!
»
,
ribatté
l
'
altro
senza
fermarsi
.
«
Avanti
!
»
Per
fortuna
del
Puttini
non
c
'
erano
più
che
pochi
passi
a
fare
.
Ecco
il
muraglione
che
sostiene
il
sagrato
della
chiesa
di
Castello
,
ecco
la
scaletta
che
mette
all
'
entrata
del
villaggio
.
Ora
bisognava
svoltare
nel
sottoportico
della
canonica
,
cacciarsi
alla
cieca
in
un
buco
nero
dove
l
'
immaginazione
del
signor
Giacomo
gli
rappresentava
tanti
iniqui
sassi
sdrucciolevoli
,
tanti
maledetti
scalini
traditori
,
ch
'
egli
si
piantò
sui
due
piedi
e
,
incrociate
le
mani
sopra
il
pomo
della
mazza
,
parlò
in
questi
termini
:
«
Corpo
de
sbrio
baco
!
No
,
ingegnere
pregiatissimo
.
No
,
no
,
no
.
Propramente
mi
no
posso
,
mi
resto
qua
.
Le
vegnarà
ben
in
ciesa
.
La
ciesa
xe
qua
.
Mi
speto
qua
.
Corpo
de
sbrio
baco
!
»
Questo
secondo
«
corpo
»
il
signor
Giacomo
se
lo
masticò
privatamente
in
bocca
come
la
chiusa
d
'
un
monologo
interno
sugli
accessori
dell
'
impiccio
principale
in
cui
s
'
era
messo
.
«
Aspetti
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
Un
fil
di
luce
usciva
dalla
porta
della
chiesa
.
L
'
ingegnere
vi
entrò
e
ne
uscì
subito
col
sagrestano
che
stava
preparando
gl
'
inginocchiatoi
per
gli
sposi
.
Costui
recò
in
soccorso
del
Puttini
la
lunga
pertica
col
cerino
acceso
sulla
punta
,
che
serve
per
accender
le
candele
degli
altari
.
Poté
così
,
fermo
sull
'
entrata
del
sottoportico
,
porger
via
via
,
quanto
era
lunga
la
pertica
,
il
suo
lumicino
davanti
ai
piedi
del
signor
Giacomo
che
,
malissimo
contento
di
questa
illuminazione
religiosa
,
procedeva
brontolando
contro
le
pietre
,
le
tenebre
,
il
moccolo
sacro
e
chi
lo
teneva
,
sinché
,
abbandonato
dal
sagrestano
e
abbrancato
dall
'
ingegnere
,
fu
tratto
,
malgrado
il
suo
muto
resistere
,
come
un
luccio
alla
lenza
,
sulla
soglia
di
casa
Rigey
.
A
Castello
,
le
case
che
si
serrano
in
fila
sul
ciglio
tortuoso
del
monte
a
godersi
il
sole
e
la
veduta
del
lago
in
profondo
,
tutte
bianche
e
ridenti
verso
l
'
aperto
,
tutte
scure
verso
quell
'
altra
disgraziata
fila
di
case
che
si
attrista
dietro
a
loro
,
somigliano
certi
fortunati
del
mondo
che
di
fronte
alla
miseria
troppo
vicina
prendono
un
sussiego
ostile
,
si
stringono
l
'
uno
all
'
altro
,
si
aiutano
a
tenerla
indietro
.
Fra
queste
gaudenti
,
casa
Rigey
è
una
delle
più
scure
di
fronte
alla
poveraglia
delle
case
villane
,
una
delle
più
chiare
di
fronte
al
sole
.
Dalla
porta
di
strada
un
andito
stretto
e
lungo
mette
ad
una
loggetta
aperta
da
cui
si
cala
per
pochi
scalini
sulla
piccola
terrazza
bianca
che
,
fra
il
salotto
di
ricevimento
e
un
'
alta
muraglia
senza
finestre
,
si
affaccia
all
'
orlo
del
monte
,
spia
giù
i
burroni
ond
'
esce
il
Soldo
,
spia
il
lago
fino
ai
golfi
verdi
dei
Birosni
e
del
Dòi
,
fino
alle
distese
serene
di
là
da
Caprino
e
da
Gandria
.
Il
signor
Rigey
,
nato
a
Milano
da
padre
francese
e
professore
di
lingua
francese
nel
collegio
di
madame
Berra
,
perduto
il
posto
,
perduta
gran
parte
delle
lezioni
private
per
la
fama
cresciutagli
attorno
d
'
uomo
irreligioso
,
aveva
comperato
la
casetta
nel
1825
per
ridurvisi
da
Milano
a
vivere
in
quiete
e
con
poca
spesa
,
aveva
sposato
la
sorella
dell
'
ingegnere
Ribera
ed
era
morto
nel
1844
lasciando
a
sua
moglie
una
figliuola
di
quindici
anni
e
poche
migliaia
di
svanziche
oltre
la
casa
.
Appena
l
'
ingegnere
ebbe
bussato
alla
porta
,
non
tanto
piano
,
si
udì
un
correr
leggero
nell
'
andito
,
fu
aperto
e
una
voce
non
sottile
,
non
argentina
,
ma
inesprimibilmente
armoniosa
,
sussurrò
:
«
Che
strepito
,
zio
!
»
.
«
Oh
bella
!
»
,
fece
patriarcalmente
l
'
ingegnere
,
«
ho
da
picchiar
col
naso
?
»
La
nipote
gli
turò
la
bocca
con
una
mano
,
lo
tirò
dentro
con
l
'
altra
,
fece
un
saluto
grazioso
al
signor
Giacomo
e
chiuse
la
porta
;
tutto
ciò
in
un
attimo
,
mentre
lo
stesso
signor
Giacomo
andava
soffiando
:
«
Padrona
mia
riveritissima
...
me
consolo
propramente
...
»
.
«
Grazie
,
grazie
»
,
fece
Luisa
,
«
passi
,
La
prego
,
devo
dire
una
parola
allo
zio
.
»
L
'
ometto
passò
con
il
suo
cappellone
in
mano
,
e
la
giovane
abbracciò
teneramente
il
suo
vecchio
zio
,
lo
baciò
,
gli
posò
il
viso
sul
petto
,
tenendogli
le
braccia
al
collo
.
«
Ciao
,
neh
»
,
fece
l
'
ingegnere
quasi
resistendo
a
quelle
carezze
perché
vi
sentiva
una
gratitudine
di
cui
non
avrebbe
sopportate
le
parole
.
«
Sì
,
là
,
basta
.
Come
va
la
mamma
?
»
.
Luisa
non
rispose
che
con
una
nuova
stretta
delle
sue
braccia
.
Lo
zio
era
più
che
un
padre
per
lei
,
era
la
Provvidenza
della
casa
,
benché
nella
sua
gran
bontà
semplice
neppur
sognasse
di
aver
il
menomo
merito
verso
sua
sorella
e
sua
nipote
.
Che
avrebbero
mai
fatto
senza
di
lui
,
povere
donne
,
con
quelle
magre
dodici
o
quindici
migliaia
di
svanziche
lasciate
da
Rigey
?
Egli
godeva
,
come
ingegnere
delle
Pubbliche
Costruzioni
,
di
un
buon
stipendio
.
Viveva
parcamente
a
Como
con
una
vecchia
governante
e
i
suoi
risparmi
passavano
a
casa
Rigey
.
Aveva
sulle
prime
apertamente
e
solennemente
disapprovata
la
inclinazione
di
Luisa
per
Franco
parendogli
quello
un
matrimonio
troppo
disuguale
;
ma
poiché
i
giovani
erano
stati
fermi
e
sua
sorella
aveva
consentito
,
egli
tenendosi
la
sua
opinione
per
sé
,
s
'
era
messo
ad
aiutare
in
tutto
che
poteva
.
«
La
mamma
?
»
,
ripeté
.
«
Sta
benino
,
stasera
,
per
la
consolazione
,
ma
ora
è
agitata
perché
mezz
'
ora
fa
è
venuto
Franco
e
ha
raccontato
che
c
'
è
stata
una
mezza
scena
con
la
nonna
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
che
quando
udiva
di
qualche
sproposito
altrui
soleva
commiserarne
,
con
questa
esclamazione
,
se
stesso
.
«
No
,
zio
;
Franco
ha
ragione
.
»
Luisa
pronunziò
queste
parole
con
fierezza
subitanea
.
«
Ma
si
!
»
,
esclamò
perché
lo
zio
aveva
messo
un
lungo
«
hm
!
»
dubitativo
.
«
Ha
cento
ragioni
!
Ma
»
,
soggiunse
piano
,
«
dice
di
essere
partito
di
casa
in
modo
che
la
nonna
verrà
molto
probabilmente
a
scoprir
tutto
.
»
«
Meglio
»
,
disse
lo
zio
,
incamminandosi
verso
la
terrazza
.
La
luna
era
tramontata
,
faceva
buio
.
Luisa
,
sussurrò
:
«
Mamma
è
qui
»
.
La
signora
Teresa
,
tribolata
dalla
mancanza
di
respiro
,
si
era
fatta
trascinare
sulla
terrazza
,
nella
sua
poltrona
,
per
avere
un
po
'
d
'
aria
,
un
po
'
di
sollievo
.
«
Cosa
vi
pare
,
Piero
?
»
,
disse
con
voce
simile
nel
timbro
a
quella
di
Luisa
,
ma
stanca
e
più
dolce
:
la
voce
di
un
cuor
mite
cui
il
mondo
è
amaramente
avverso
e
che
cede
.
«
Cosa
vi
pare
che
tutte
le
nostre
prudenze
non
serviranno
a
niente
?
»
«
Ma
no
,
mamma
,
questo
non
si
sa
ancora
,
questo
non
si
può
dire
!
»
Mentre
Luisa
parlava
così
,
Franco
che
stava
nel
salotto
col
curato
ne
uscì
per
abbracciar
lo
zio
.
«
Dunque
?
»
,
disse
questi
stendendogli
la
mano
,
perché
gli
abbracciamenti
non
erano
di
suo
gusto
.
«
Cosa
è
successo
?
»
Franco
raccontò
l
'
accaduto
velando
un
poco
le
espressioni
della
nonna
che
potevano
riuscire
troppo
offensive
ai
Rigey
,
tacendo
affatto
la
minaccia
di
non
lasciargli
un
soldo
,
accusando
quasi
più
la
suscettibilità
propria
che
l
'
insolenza
della
vecchia
,
confessando
finalmente
di
aver
fatto
conoscere
,
di
proposito
,
la
sua
intenzione
di
star
fuori
tutta
la
notte
.
Ciò
non
poteva
a
meno
di
condurre
la
nonna
a
scoprir
tutto
subito
,
perché
lo
avrebbe
interrogato
su
quest
'
assenza
,
ed
egli
non
voleva
mentire
,
e
tacere
era
come
confessare
.
«
Senti
!
»
,
esclamò
lo
zio
con
l
'
accento
vibrato
e
con
la
faccia
spanta
del
galantomone
che
,
soffocando
in
un
viluppo
di
cautele
e
di
dissimulazioni
,
vi
mena
dentro
due
gran
gomitate
,
se
ne
disbriga
e
respira
:
«
Vedo
che
hai
avuto
torto
d
'
irritar
la
nonna
perché
,
cosa
mai
!
Bisogna
rispettare
i
vecchi
anche
nei
loro
errori
;
capisco
che
le
conseguenze
saranno
pessime
;
ma
son
più
contento
così
e
sarei
più
contento
ancora
se
tu
avessi
già
detto
a
tua
nonna
le
cose
chiare
e
tonde
.
Questo
segreto
,
questo
infingersi
,
questo
nascondersi
non
mi
sono
mai
piaciuti
un
corno
.
Cosa
mai
!
L
'
onest
'
uomo
quello
che
fa
lo
dice
,
alla
papale
.
Tu
vuoi
ammogliarti
contro
la
volontà
della
nonna
.
Bene
,
almeno
non
ingannarla
!
»
«
Ma
Piero
!
»
,
esclamò
la
signora
Teresa
che
,
insieme
ad
uno
squisito
sentimento
della
vita
come
dovrebb
'
essere
,
possedeva
un
senso
acuto
della
vita
com
'
è
realmente
,
e
data
molto
più
di
suo
fratello
agli
esercizi
di
pietà
,
molto
più
familiare
con
Dio
,
riusciva
più
facilmente
a
persuadersi
di
aver
ottenuta
da
Lui
,
per
amor
di
un
bene
sostanziale
,
qualche
concessione
di
forma
.
«
Ma
Piero
!
Voi
non
riflettete
.
»
(
La
signora
Teresa
,
molto
più
giovane
di
suo
fratello
,
gli
parlava
sempre
col
voi
e
ne
pigliava
il
tu
)
.
«
Se
la
marchesa
viene
a
conoscere
il
matrimonio
in
un
modo
simile
e
,
naturalmente
,
non
vuol
saperne
di
prender
Luisa
in
casa
,
cosa
fanno
questi
ragazzi
?
Dove
vanno
?
Qui
non
c
'
è
posto
e
quand
'
anche
vi
fosse
posto
non
è
preparato
nulla
.
In
casa
vostra
nemmeno
.
Bisogna
riflettere
.
Se
si
voleva
tener
la
cosa
segreta
per
un
mese
o
due
,
non
era
mica
per
ingannare
;
era
per
aver
tempo
di
disporvi
la
nonna
e
,
se
la
nonna
non
volesse
piegarsi
,
di
preparar
un
paio
di
stanze
a
Oria
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Ci
voglion
due
mesi
per
questo
?
Non
par
vero
.
»
Un
soffio
prolungato
,
nell
'
ombra
,
ricordò
in
quel
punto
la
presenza
del
signor
Giacomo
che
stava
in
un
angolo
,
appoggiato
al
muro
,
non
osando
scostarsene
per
l
'
oscurità
.
La
signora
Teresa
non
l
'
aveva
ancora
salutato
.
«
Oh
,
signor
Giacomo
!
»
,
diss
'
ella
con
grande
premura
.
«
Scusi
.
La
ringrazio
tanto
,
sa
.
Venga
qua
.
Ha
sentito
quel
che
si
diceva
?
Dica
anche
Lei
;
cosa
Le
pare
?
»
«
La
mia
servitù
»
,
disse
il
signor
Giacomo
dal
suo
angolo
.
«
Propramente
non
me
movo
,
perché
,
con
la
mia
povera
vista
...
»
«
Luisa
!
»
,
fece
la
signora
Teresa
.
«
Porta
fuori
un
lume
.
Ma
ha
sentito
,
signor
Giacomo
;
cosa
Le
pare
?
Dica
.
»
Il
signor
Giacomo
mise
nella
sua
sapienza
tre
o
quattro
piccoli
soffi
frettolosi
che
significavano
:
«
ahi
,
questo
è
un
imbarazzo
»
«
No
so
»
,
cominciò
titubante
,
«
no
so
,
digo
adesso
,
se
trovandome
a
scuro
...
»
«
Luisa
!
»
,
chiamò
da
capo
la
signora
Teresa
.
«
Eh
nossignora
,
nossignora
.
M
'
intendo
a
scuro
de
tante
cosse
che
no
so
.
Vogio
dir
che
ne
la
mia
ignoranza
no
me
posso
pronunciar
.
Però
,
digo
,
me
par
che
forse
se
podaria
...
adesso
,
digo
,
mi
son
qua
per
el
servizio
Suo
e
de
la
rispettabilissima
famegia
,
sì
ben
che
no
me
faria
maravegia
che
l
'
Imperial
Regio
Commissario
,
ottima
persona
ma
sustosèta
...
ben
,
basta
,
no
discoremo
,
mi
son
qua
,
però
me
pararia
,
digo
,
che
se
podesse
tirar
avanti
un
pocheto
e
intanto
qua
el
nostro
nobilissimo
signor
don
Franco
podaria
forse
co
le
bone
,
cole
molesine
...
Ben
ben
ben
,
per
mi
,
come
che
Le
comanda
.
»
Furono
le
proteste
violente
di
Franco
che
fecero
voltare
così
precipitosamente
strada
al
signor
Giacomo
.
Luisa
le
appoggiò
e
la
signora
Teresa
,
che
forse
adesso
avrebbe
pure
inclinato
a
una
dilazione
,
non
osò
contraddire
.
«
Luisa
,
Franco
»
,
diss
'
ella
.
«
Riconducetemi
in
salotto
.
»
I
due
giovani
spinsero
insieme
,
seguiti
dallo
zio
e
dal
signor
Giacomo
,
la
poltrona
nel
salotto
.
Nel
passar
la
soglia
Luisa
si
chinò
,
baciò
la
mamma
sui
capelli
e
le
sussurrò
:
«
vedrai
che
tutto
andrà
bene
»
.
Ella
credeva
di
trovar
il
curato
in
salotto
,
ma
il
curato
se
l
'
era
svignata
per
la
cucina
.
Appena
Franco
e
Luisa
ebbero
accostata
la
mamma
al
tavolo
dov
'
era
il
lume
,
capitò
il
sagrestano
ad
avvertire
che
tutto
era
pronto
.
Allora
la
signora
Teresa
lo
pregò
di
annunciare
al
curato
che
gli
sposi
sarebbero
andati
in
chiesa
fra
mezz
'
ora
.
«
Luisa
»
,
diss
'
ella
,
fissando
sua
figlia
con
uno
sguardo
significante
.
«
Sì
,
mamma
»
,
rispose
questa
;
e
riprese
a
voce
più
alta
volgendosi
al
suo
fidanzato
:
«
Franco
,
la
mamma
desidera
parlarti
.
»
Il
signor
Giacomo
capì
e
uscì
sulla
terrazza
.
L
'
ingegnere
non
capì
nulla
e
sua
nipote
dovette
spiegargli
che
bisognava
lasciar
la
mamma
sola
con
Franco
.
L
'
uomo
semplice
non
ne
intendeva
bene
il
perché
:
allora
ella
gli
prese
sorridendo
un
braccio
e
lo
condusse
fuori
.
La
signora
Teresa
stese
in
silenzio
la
sua
bella
mano
ancora
giovane
,
a
Franco
,
che
s
'
inginocchiò
per
baciarla
.
«
Povero
Franco
!
»
,
diss
'
ella
dolcemente
.
Lo
fece
alzare
e
sedere
vicino
a
sé
.
Doveva
parlargli
,
disse
;
e
si
sentiva
tanto
poca
lena
!
Ma
egli
capirebbe
molto
,
anche
da
poche
parole
:
«
Minga
vera
?
»
Così
dicendo
la
voce
fioca
ebbe
una
soavità
infinita
.
«
Sai
»
,
cominciò
,
«
questo
non
avevo
pensato
a
dirtelo
,
ma
mi
è
venuto
in
mente
quando
tu
raccontavi
del
piatto
che
hai
rotto
a
tavola
.
Ti
prego
di
avere
riguardo
alla
situazione
dello
zio
Piero
.
Egli
pensa
,
nel
suo
cuore
,
come
te
.
Se
tu
avessi
veduto
le
lettere
che
mi
scriveva
nel
1848
!
Ma
è
impiegato
del
Governo
.
Vero
che
si
sente
tranquillo
nella
sua
coscienza
perché
,
occupandosi
di
strade
e
di
acque
,
sa
che
serve
il
suo
paese
e
non
i
tedeschi
;
ma
certi
riguardi
vuole
e
deve
averli
.
Fino
a
un
dato
punto
bisogna
che
li
abbiate
anche
voi
per
amor
suo
.
»
«
I
tedeschi
andranno
via
presto
,
mamma
»
,
rispose
Franco
,
«
ma
sta
tranquilla
,
sarò
prudente
,
vedrai
.
»
«
Oh
caro
,
io
non
ho
più
niente
da
vedere
.
Non
ho
che
a
vedervi
voi
altri
due
uniti
e
benedetti
dal
Signore
.
Quando
i
tedeschi
saranno
andati
via
,
verrete
a
dirmelo
a
Looch
.
»
Portano
il
nome
di
Looch
i
praticelli
ombrati
di
grandi
noci
dove
sta
il
piccolo
camposanto
di
Castello
.
«
Ma
ti
devo
parlare
di
un
'
altra
cosa
»
,
proseguì
la
signora
Teresa
senza
lasciar
a
Franco
il
tempo
di
far
proteste
.
Egli
le
prese
le
mani
,
gliele
strinse
trattenendo
a
fatica
il
pianto
.
«
Bisogna
che
ti
parli
di
Luisa
»
,
diss
'
ella
.
«
Bisogna
che
tu
la
conosca
bene
tua
moglie
.
»
«
La
conosco
,
mamma
!
La
conosco
quanto
la
conosci
tu
e
più
ancora
!
»
Egli
ardeva
e
fremeva
tutto
,
così
dicendo
,
nell
'
appassionato
amore
per
lei
ch
'
era
la
vita
della
sua
vita
,
l
'
anima
dell
'
anima
sua
.
«
Povero
Franco
!
»
,
fece
la
signora
Teresa
teneramente
,
sorridendo
.
«
No
,
ascoltami
,
vi
è
qualche
cosa
che
non
sai
e
che
devi
sapere
.
Aspetta
un
poco
.
»
Aveva
bisogno
di
una
sosta
,
l
'
emozione
le
rendeva
il
respiro
difficile
e
più
difficile
il
parlare
.
Fece
un
gesto
negativo
a
Franco
che
avrebbe
pur
voluto
adoperarsi
,
aiutarla
in
qualche
modo
.
Le
bastava
un
po
'
di
riposo
e
lo
prese
appoggiando
il
capo
alla
spalliera
della
poltrona
.
Si
rialzò
presto
.
«
Avrai
inteso
parlar
male
»
,
disse
,
«
del
povero
mio
marito
,
a
casa
tua
.
Avrai
inteso
dire
ch
'
era
un
uomo
senza
principii
e
che
ho
avuto
un
gran
torto
a
sposarlo
.
Infatti
egli
non
era
religioso
e
questa
fu
la
ragione
per
cui
esitai
molto
prima
di
decidermi
.
Sono
stata
consigliata
di
cedere
perché
potevo
forse
influire
bene
sopra
di
lui
che
aveva
un
'
anima
nobile
.
È
morto
da
cristiano
,
ho
tanta
fede
di
trovarlo
in
paradiso
se
il
Signore
mi
fa
questa
grazia
di
prendermi
con
sé
;
ma
fino
all
'
ultima
ora
parve
che
non
ottenessi
nulla
.
Bene
,
temo
che
la
mia
Luisa
,
in
fondo
,
abbia
le
tendenze
del
suo
papà
.
Me
le
nasconde
,
ma
capisco
che
le
ha
.
Te
la
raccomando
,
studiala
,
consigliala
,
ha
un
gran
talento
e
un
gran
cuore
,
se
io
non
ho
saputo
far
bene
con
lei
,
tu
fa
meglio
,
sei
un
buon
cristiano
,
guarda
che
lo
sia
anche
lei
,
proprio
di
cuore
;
promettimelo
,
Franco
.
»
Egli
lo
promise
sorridendo
,
come
se
stimasse
vani
i
timori
di
lei
e
facesse
,
per
compiacenza
,
una
promessa
superflua
.
L
'
ammalata
lo
guardò
,
triste
.
«
Credimi
,
sai
»
,
soggiunse
,
«
non
sono
fantasie
.
Non
posso
morire
in
pace
se
non
la
prendi
come
una
cosa
seria
.
»
E
poi
che
il
giovane
ebbe
ripetuta
la
sua
promessa
senza
sorridere
,
soggiunse
:
«
Una
parola
ancora
.
Quando
parti
di
qua
,
vai
a
Casarico
dal
professor
Gilardoni
,
non
è
vero
?
»
«
Ma
,
questo
era
il
piano
di
prima
.
Dovevo
dire
alla
nonna
che
andavo
a
dormire
da
Gilardoni
per
fare
poi
una
gita
insieme
alla
mattina
;
adesso
lo
sai
come
sono
venuto
via
.
»
«
Vacci
lo
stesso
.
Ho
piacere
che
tu
ci
vada
.
E
poi
ti
aspetta
,
non
è
vero
?
Dunque
ci
devi
andare
.
Povero
Gilardoni
,
non
è
più
venuto
dopo
quella
pazzia
di
due
anni
or
sono
.
Lo
sai
,
non
è
vero
?
Luisa
te
l
'
avrà
detto
?
»
«
Sì
,
mamma
.
»
Questo
professor
Gilardoni
che
viveva
a
Casarico
,
da
eremita
,
si
era
molto
romanticamente
innamorato
,
qualche
anno
prima
,
della
signora
Teresa
e
le
si
era
timidamente
,
reverentemente
proposto
per
marito
,
ottenendo
un
tale
successo
di
stupore
da
togliergli
poi
il
coraggio
di
ricomparirle
davanti
.
«
Povero
uomo
!
»
,
riprese
la
signora
Rigey
.
«
Quella
è
stata
una
stupidità
grande
,
ma
è
un
cuor
d
'
oro
,
un
buon
amico
,
tenetevelo
caro
.
Il
giorno
prima
che
gli
venisse
quell
'
accesso
di
pazzia
,
mi
ha
fatto
una
confidenza
.
Non
te
la
posso
ripetere
,
e
anzi
ti
prego
di
non
parlargliene
se
non
te
ne
parla
lui
;
ma
insomma
è
una
cosa
che
potrà
,
in
certi
casi
,
aver
molta
importanza
per
voi
altri
,
specialmente
se
avrete
figli
.
Se
Gilardoni
te
ne
parla
,
pensaci
prima
di
dirlo
a
Luisa
.
Luisa
potrebbe
prender
la
cosa
non
come
va
presa
.
Delibera
tu
,
consigliati
con
lo
zio
Piero
e
poi
parla
o
non
parla
,
secondo
la
strada
che
vorrai
prendere
.
»
«
Sì
,
mamma
.
»
Si
picchiò
all
'
uscio
,
sommessamente
,
e
la
voce
di
Luisa
disse
:
«
È
finito
?
»
Franco
guardò
l
'
ammalata
.
«
Avanti
»
,
diss
'
ella
.
«
È
ora
di
andare
?
»
Luisa
non
rispose
,
cinse
con
un
braccio
il
collo
di
Franco
.
S
'
inginocchiarono
insieme
davanti
alla
mamma
,
le
piegarono
il
capo
in
grembo
.
Luisa
faceva
ogni
sforzo
per
trattenere
il
pianto
,
sapendo
bene
che
bisognava
evitare
alla
mamma
ogni
emozione
troppo
forte
,
ma
le
spalle
la
tradivano
.
«
No
,
Luisa
»
,
disse
la
mamma
,
«
no
,
cara
,
no
»
,
e
le
accarezzava
il
capo
.
«
Ti
ringrazio
che
sei
sempre
stata
una
buona
figliuola
,
sai
;
tanto
buona
;
quietati
;
son
così
contenta
;
vedrai
che
starò
meglio
.
Andate
dunque
;
datemi
un
bacio
e
poi
andate
,
non
fate
aspettare
il
signor
curato
.
Dio
ti
benedica
,
Luisa
;
e
anche
te
,
Franco
.
»
Chiese
il
suo
libro
di
preghiere
,
si
accostò
il
lume
,
fece
aprire
le
finestre
e
l
'
uscio
della
terrazza
per
respirar
meglio
e
mandò
via
la
fantesca
che
si
preparava
a
tenerle
compagnia
.
Usciti
gli
sposi
,
entrò
l
'
ingegnere
per
salutar
sua
sorella
prima
di
andare
in
chiesa
.
«
Ciao
,
neh
,
Teresa
.
»
«
Addio
,
Piero
.
Un
altro
peso
sulle
vostre
spalle
,
povero
Piero
.
»
«
Amen
»
,
rispose
pacificamente
l
'
ingegnere
.
Rimasta
sola
,
la
signora
Rigey
stette
ascoltando
il
rumor
dei
passi
che
si
allontanavano
.
Quelli
gravi
di
suo
fratello
e
del
signor
Giacomo
,
la
coda
della
colonna
,
non
le
lasciavano
udire
gli
altri
ch
'
ella
avrebbe
voluto
accompagnar
con
l
'
orecchio
quanto
era
possibile
.
Un
momento
ancora
e
non
intese
più
nulla
.
Ebbe
l
'
idea
che
Luisa
e
Franco
si
allontanavano
insieme
nell
'
avvenire
dove
a
lei
non
era
dato
seguirli
che
per
pochi
mesi
o
forse
per
pochi
giorni
;
e
che
non
poteva
indovinar
niente
,
presentir
niente
del
loro
destino
.
«
Poveri
ragazzi
»
,
pensò
.
«
Chi
sa
cosa
avranno
passato
fra
cinque
anni
,
fra
dieci
anni
!
»
Stette
ancora
in
ascolto
,
ma
il
silenzio
era
profondo
;
non
entrava
per
le
finestre
aperte
che
il
fragor
lontano
lontano
della
cascata
di
Rescia
,
di
là
dal
lago
.
Allora
,
supponendo
che
fossero
già
in
chiesa
,
prese
il
suo
libro
di
preghiere
e
lesse
con
fervore
.
Si
stancò
presto
,
si
sentì
una
gran
confusione
in
testa
,
le
si
confusero
alla
vista
anche
i
caratteri
del
libro
.
La
sua
mente
si
assopiva
,
la
volontà
era
perduta
.
Presentiva
una
visione
di
cose
non
vere
e
sapeva
di
non
dormire
,
comprendeva
che
non
era
sogno
,
ch
'
era
uno
stato
prodotto
dal
suo
male
.
Vide
aprirsi
l
'
uscio
che
metteva
in
cucina
ed
entrare
il
vecchio
Gilardoni
di
Dasio
,
detto
«
el
Carlin
de
Dàas
»
,
padre
del
professore
,
agente
di
casa
Maironi
per
i
possessi
di
Valsolda
,
morto
da
venticinque
anni
.
La
figura
entrò
e
disse
in
tono
naturale
:
«
Oh
sciora
Teresa
,
la
sta
ben
?
»
.
Ella
credette
di
rispondere
:
«
Oh
Carlin
!
Bene
e
voi
?
»
,
ma
in
fatto
non
aperse
bocca
.
«
Ghe
l
'
hoo
chì
la
lettra
»
,
riprese
la
figura
agitando
trionfalmente
una
lettera
.
«
L
'
hoo
portada
chì
per
Lee
.
»
E
posò
la
lettera
sul
tavolo
.
La
signora
Teresa
vide
chiaramente
e
con
un
senso
di
vivo
piacere
questa
lettera
sudicia
e
ingiallita
dal
tempo
,
senza
busta
e
con
la
traccia
di
una
piccola
ostia
rossa
.
Le
parve
dire
:
«
Grazie
,
Carlin
.
E
adesso
andate
a
Dasio
?
»
.
«
Sciora
no
»
,
rispose
il
Carlin
.
«
Voo
a
Casarech
dal
me
fioeu
.
»
L
'
ammalata
non
vide
più
il
Carlin
,
ma
vide
ancora
la
lettera
sul
tavolo
.
La
vedeva
chiaramente
eppure
non
era
certa
che
vi
fosse
;
nel
suo
cervello
inerte
durava
l
'
idea
vaga
di
altre
allucinazioni
passate
,
l
'
idea
della
malattia
sua
nemica
,
sua
padrona
violenta
.
Aveva
l
'
occhio
vitreo
,
la
respirazione
penosa
e
frequente
.
Un
suono
di
passi
affrettati
la
scosse
,
la
richiamò
quasi
del
tutto
in
sé
.
Quando
Luisa
e
Franco
si
precipitarono
in
camera
dalla
terrazza
,
non
si
accorsero
,
causa
il
paralume
della
lucerna
,
che
la
fisionomia
della
mamma
fosse
stravolta
.
Inginocchiati
accanto
a
lei
,
la
coprirono
di
baci
,
attribuirono
all
'
emozione
quel
respiro
affannoso
.
A
un
tratto
l
'
ammalata
sollevò
il
capo
dalla
spalliera
della
poltrona
,
tese
le
mani
avanti
,
guardando
e
indicando
qualche
cosa
.
«
La
lettera
»
,
diss
'
ella
.
I
due
giovani
si
voltarono
e
non
videro
niente
.
«
Che
lettera
,
mamma
?
»
,
disse
Luisa
.
Nello
stesso
punto
notò
l
'
espressione
del
viso
di
sua
madre
,
diede
un
'
occhiata
a
Franco
per
avvertirlo
.
Non
era
la
prima
volta
,
durante
la
sua
malattia
,
che
la
mamma
soffriva
di
allucinazioni
.
All
'
udirsi
domandare
«
che
lettera
?
»
ella
capì
,
fece
«
oh
!
»
,
ritirò
le
mani
,
se
ne
coperse
il
viso
e
pianse
silenziosamente
.
Confortata
dalle
carezze
de
'
suoi
figli
,
si
ricompose
,
li
baciò
,
stese
la
mano
a
suo
fratello
e
al
signor
Giacomo
,
che
non
avevano
inteso
affatto
cosa
fosse
accaduto
e
accennò
a
Luisa
di
andar
a
pigliar
qualche
cosa
.
Si
trattava
di
una
torta
e
di
una
bottiglia
preziosa
di
vino
del
Niscioree
,
regalata
con
altre
parecchie
,
tempo
addietro
,
dal
marchese
Bianchi
che
aveva
per
la
signora
Rigey
una
singolare
venerazione
.
Il
signor
Giacomo
,
non
vedendo
l
'
ora
di
svignarsela
,
incominciava
a
dimenarsi
,
a
soffiare
,
guardando
l
'
ingegnere
.
«
Signora
Luisina
»
,
diss
'
egli
vedendo
uscire
la
novella
sposa
.
«
La
scusa
,
son
propramente
per
domandar
licenza
...
»
«
No
,
no
»
,
lo
interruppe
con
un
fil
di
voce
la
signora
Teresa
,
«
aspetti
un
poco
.
»
Luisa
scomparve
e
Franco
scivolò
pure
fuori
dalla
stanza
dietro
sua
moglie
.
La
signora
Teresa
parve
presa
da
uno
scrupolo
,
accennò
a
richiamarlo
.
«
Ma
cosa
mai
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Ma
,
Piero
!
»
«
Ma
cosa
?
»
Le
antiche
tradizioni
austere
della
sua
famiglia
,
un
sottile
senso
di
dignità
,
forse
anche
uno
scrupolo
religioso
perché
gli
sposi
non
avevano
ancora
assistito
alla
messa
della
benedizione
nuziale
,
impedivano
alla
signora
Teresa
di
approvare
che
i
giovani
si
appartassero
e
insieme
di
spiegarsi
.
Le
sue
reticenze
e
la
bonarietà
patriarcale
dello
zio
diedero
agio
a
Franco
di
sottrarsi
ai
richiami
senza
rimedio
alcuno
.
La
signora
Teresa
non
insistette
.
«
Per
sempre
!
»
,
mormorò
dopo
un
momento
come
parlando
fra
sé
.
«
Uniti
per
sempre
!
»
«
Nualtri
»
,
disse
l
'
ingegnere
rivolgendosi
in
dialetto
veneto
al
suo
collega
nel
celibato
,
«
nualtri
,
sior
Giacomo
,
de
ste
buzare
no
ghe
ne
femo
.
»
«
Sempre
de
bon
umor
,
Ela
,
ingegnere
pregiatissimo
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
a
cui
la
coscienza
diceva
che
aveva
fatto
delle
«
buzare
»
peggiori
.
Gli
sposi
non
ritornavano
.
«
Signor
Giacomo
»
,
riprese
l
'
ingegnere
,
«
per
questa
notte
,
niente
letto
.
»
L
'
infelice
si
contorse
,
soffiò
e
batté
le
palpebre
senza
rispondere
.
E
gli
sposi
non
ritornavano
.
«
Piero
»
,
disse
la
signora
,
«
suonate
il
campanello
.
»
«
Signor
Giacomo
»
,
fece
l
'
ingegnere
senza
scomporsi
,
«
dobbiamo
suonare
il
campanello
?
»
«
L
'
idea
de
la
signora
Teresa
pare
propramente
questa
»
,
rispose
l
'
omino
navigando
alla
meglio
tra
il
fratello
e
la
sorella
.
«
Però
mi
no
digo
gnente
.
»
«
Piero
!
»
,
insistette
la
signora
.
«
Ma
insomma
»
,
riprese
suo
fratello
senza
muoversi
.
«
Lei
,
cosa
farebbe
?
Lo
suonerebbe
,
questo
campanello
,
o
non
lo
suonerebbe
?
»
«
Oh
Dio
!
»
,
gemette
il
Puttini
.
«
La
me
dispensa
.
»
«
Non
La
dispenso
un
corno
.
»
Gli
sposi
non
ritornavano
e
la
mamma
,
sempre
più
inquieta
,
ricominciava
:
«
Ma
suonate
,
dunque
,
Piero
!
»
Il
signor
Giacomo
,
che
moriva
dalla
voglia
di
andarsene
e
non
poteva
andarsene
senza
salutar
gli
sposi
,
incoraggiato
dall
'
insistere
della
signora
,
fece
uno
sforzo
,
diventò
rosso
rosso
e
buttò
fuori
la
sua
sentenza
:
«
Mi
sonaria
.
»
«
Caro
signor
Giacomo
»
,
disse
l
'
ingegnere
,
«
mi
stupisco
,
mi
sorprendo
e
mi
meraviglio
.
»
Chi
sa
perché
,
quando
era
di
buon
umore
e
gli
capitava
in
bocca
uno
di
quei
sinonimi
,
li
infilzava
tutti
e
tre
.
«
Però
»
,
conchiuse
,
«suoniamo.»
E
suonò
molto
discretamente
.
«
Sentite
,
Piero
»
,
disse
la
signora
Teresa
.
«
Ricordatevi
bene
che
adesso
,
quando
partite
voi
,
deve
partire
anche
Franco
.
Ritornerà
alle
cinque
e
mezzo
per
la
messa
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
lo
zio
Piero
.
«
Quante
miserie
!
Insomma
,
sono
marito
e
moglie
,
sì
o
no
?
Bene
bene
bene
»
,
soggiunse
,
perché
sua
sorella
si
inquietava
.
«
Fate
tutto
quello
che
volete
,
ecco
.
»
Invece
degli
sposi
entrò
la
fantesca
portando
la
torta
e
la
bottiglia
e
disse
all
'
ingegnere
che
la
signora
Luisina
lo
pregava
di
uscire
un
momento
sulla
terrazza
.
«
Adesso
che
viene
un
po
'
di
grazia
di
Dio
,
mi
mandate
fuori
»
,
disse
l
'
ingegnere
.
Egli
scherzava
,
con
la
solita
serenità
di
spirito
,
forse
non
comprendendo
bene
lo
stato
grave
di
sua
sorella
,
forse
per
certa
sua
naturale
disposizione
pacifica
verso
tutto
che
fosse
ineluttabile
.
Uscì
sulla
terrazza
dove
Luisa
lo
aspettava
con
Franco
.
«
Senti
,
zio
»
,
diss
'
ella
,
«
mio
marito
dice
che
certo
la
nonna
scoprirà
tutto
subito
,
ch
'
egli
non
potrà
più
stare
a
Cressogno
,
che
se
la
mamma
fosse
in
buone
condizioni
si
potrebbe
venire
da
te
a
Oria
,
ma
che
così
,
pur
troppo
,
non
è
possibile
.
Allora
dice
che
si
potrebbe
mettere
all
'
ordine
una
camera
qui
,
in
fretta
,
alla
meglio
;
lo
studio
del
povero
papà
,
si
diceva
noi
.
Cosa
ti
pare
?
»
«
Hm
!
»
,
fece
lo
zio
,
che
non
accettava
facilmente
le
novità
.
«
Mi
pare
una
risoluzione
molto
precipitosa
.
Fate
una
spesa
,
mettete
la
casa
sossopra
per
una
cosa
che
non
può
durare
.
»
La
sua
idea
fissa
era
quella
di
aver
tutta
la
famiglia
a
Oria
,
e
questo
ripiego
della
camera
gli
faceva
ombra
.
Temeva
che
se
gli
sposi
si
accomodavano
a
Castello
finissero
con
restarvi
.
Luisa
si
studiò
di
persuaderlo
che
non
si
poteva
fare
altrimenti
,
che
né
la
spesa
né
l
'
incomodo
sarebbero
stati
grandi
,
che
suo
marito
,
quando
avesse
a
uscir
di
casa
,
andrebbe
difilato
a
Lugano
e
ritornerebbe
con
i
pochi
mobili
strettamente
necessari
.
Lo
zio
domandò
se
Franco
non
potrebbe
invece
mettersi
a
Oria
e
starvi
fino
a
quando
vi
potessero
scendere
la
mamma
e
lei
.
«
Oh
,
zio
!
»
,
fece
Luisa
.
S
'
ella
avesse
saputo
del
campanello
,
si
sarebbe
ancor
più
meravigliata
di
una
proposta
simile
.
Ma
il
buon
uomo
aveva
qualche
volta
di
queste
idee
ingenue
che
facevano
sorridere
sua
sorella
.
Luisa
non
durò
fatica
a
trovare
argomenti
contro
l
'
esilio
di
Franco
e
ad
adoperarli
con
calore
.
«
Basta
»
,
fece
lo
zio
non
persuaso
,
ma
placido
,
allargando
le
braccia
in
arco
,
nell
'
atto
di
un
Dominus
vobiscum
più
caritatevole
,
più
disposto
a
cinger
di
tenerezza
le
povere
creature
umane
.
«
Fiat
.
Oh
,
e
se
occorre
»
,
soggiunse
volgendosi
a
Franco
,
«
come
stai
a
quattrini
?
»
Franco
trasalì
,
s
'
imbarazzò
.
«
È
il
nostro
papà
,
sai
»
,
gli
disse
sua
moglie
.
«
Papà
niente
affatto
»
,
osservò
lo
zio
,
sempre
placidamente
.
«
Papà
niente
affatto
,
ma
quel
ch
'
è
mio
è
vostro
,
ecco
;
vuol
dire
dunque
che
vi
munirò
un
poco
secondo
le
mie
forze
.
»
E
ricevette
l
'
abbraccio
commosso
de
'
suoi
nipoti
senza
corrispondervi
,
quasi
seccato
da
una
dimostrazione
superflua
,
seccato
che
non
accogliessero
più
semplicemente
una
cosa
tanto
semplice
e
naturale
.
«
Sì
,
sì
»
,
diss
'
egli
,
«
andiamo
a
bere
ch
'
è
meglio
.
»
Il
vino
del
Niscioree
,
rosso
chiaro
come
un
rubino
,
delicato
e
gagliardo
,
blandì
e
pacificò
le
viscere
dell
'
impaziente
signor
Giacomo
,
che
in
quegli
anni
di
oïdium
ben
di
rado
bagnava
le
labbra
nel
vin
pretto
e
beveva
cupamente
vin
Grimelli
di
acquosa
memoria
.
«
Est
,
est
,
non
è
vero
,
signor
Giacomo
?
»
,
disse
lo
zio
Piero
vedendo
il
Puttini
guardar
devotamente
nel
bicchiere
che
teneva
in
mano
.
«
Qui
almeno
non
c
'
è
pericolo
di
crepare
come
quel
tale
:
et
propter
nimium
est
dominus
meus
mortuus
est
.
»
«
A
mi
me
par
de
resussitar
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
,
adagio
adagio
,
quasi
sottovoce
,
guardando
sempre
nel
bicchiere
.
«
Allora
,
un
brindisi
agli
sposi
!
»
,
riprese
l
'
altro
,
alzandosi
.
«
Se
non
lo
fa
Lei
,
lo
farò
io
:
Viva
lü
e
viva
lee
E
nün
andèm
foeura
d
'
i
pee
.
Il
signor
Giacomo
vuotò
il
bicchiere
,
soffiò
molto
e
batté
molto
le
palpebre
in
segno
dei
vari
sentimenti
che
tumultuavano
nell
'
animo
suo
mentre
l
'
ultimo
aroma
e
l
'
ultimo
sapor
del
vino
gli
si
perdevano
in
bocca
;
offerse
la
sua
servitù
alla
signora
Teresa
riveritissima
,
la
sua
devozione
alla
sposina
amabilissima
,
la
sua
osservanza
allo
sposo
compitissimo
;
si
schermì
,
menando
le
braccia
e
la
testa
,
dai
ringraziamenti
che
gli
fioccavano
addosso
,
e
preso
il
cappellone
,
presa
la
mazza
,
si
avviò
umilmente
,
soffiando
con
un
misto
di
compiacenza
e
di
rammarico
,
dietro
la
mole
placida
dell
'
ingegnere
pregiatissimo
.
«
E
tu
,
Franco
?
»
,
chiese
subito
la
signora
Teresa
.
«
Vado
»
,
rispose
Franco
.
«
Vien
qua
»
,
diss
'
ella
.
«
Vi
ho
accolto
così
male
,
poveri
figliuoli
,
quando
siete
ritornati
dalla
chiesa
.
Sai
,
m
'
era
venuto
uno
de
'
miei
accessi
;
lo
avete
ben
capito
.
Adesso
mi
sento
tanto
benino
,
tanto
in
pace
.
Signore
,
Vi
ringrazio
.
Mi
pare
d
'
avere
messa
la
casa
in
ordine
,
d
'
avere
spento
il
fuoco
,
d
'
aver
dette
un
po
'
di
orazioni
e
di
andar
a
dormire
,
tutta
bella
contenta
;
ma
non
così
presto
,
sai
,
caro
,
non
così
subito
.
Ti
lascio
la
mia
Luisa
,
caro
,
ti
lascio
lo
zio
Piero
;
so
che
li
amerai
tanto
,
vero
?
Ricordati
anche
di
me
,
però
.
Ah
Signore
,
come
mi
rincresce
di
non
vedere
i
vostri
figli
!
Quello
sì
.
Hai
da
dar
loro
un
bacio
per
la
povera
nonna
,
tutti
i
giorni
.
E
adesso
va
'
,
figlio
mio
;
ritorni
alle
cinque
e
mezzo
,
non
è
vero
?
Sì
,
addio
,
va
'.»
Gli
parlava
carezzevole
,
come
a
un
bambino
che
non
capisce
ancora
ed
egli
piangeva
di
tenerezza
silenziosamente
,
le
baciava
e
ribaciava
le
mani
,
godendo
che
Luisa
fosse
presente
e
vedesse
;
perché
nella
sua
immensa
tenerezza
per
la
mamma
vi
era
la
immensa
gioia
di
essere
divenuto
un
solo
con
la
figlia
e
come
un
'
avidità
di
amar
tutto
che
sua
moglie
amava
,
con
la
stessa
forza
.
«
Va
'
»
,
ripeteva
mamma
Teresa
,
temendo
anche
la
commozione
propria
:
«
va
'
,
va
'.»
Egli
obbedì
,
finalmente
;
e
uscì
con
Luisa
.
Anche
stavolta
Luisa
tardò
molto
a
ritornare
,
ma
le
anime
più
sante
hanno
le
loro
lievi
debolezze
e
quantunque
la
fantesca
non
facesse
che
andare
e
venire
dalla
cucina
al
salotto
,
la
signora
Teresa
,
tocca
dalle
dimostrazioni
d
'
affetto
che
le
aveva
prodigate
Franco
,
non
le
disse
mai
di
suonare
il
campanello
.
4
.
La
lettera
del
Carlin
Franco
discese
il
monte
adagio
adagio
,
tutto
chiuso
nel
suo
mondo
interiore
così
pieno
di
cose
,
di
pensieri
,
di
sentimenti
nuovi
,
fermandosi
ogni
tratto
a
guardar
la
strada
biancastra
e
i
campicelli
scuri
,
a
toccar
le
foglie
d
'
una
vite
o
i
sassi
d
'
un
muricciuolo
per
sentire
la
realtà
del
mondo
esterno
,
persuadersi
che
non
sognava
.
Solamente
a
Casarico
,
nella
contrada
dei
Mal
'
ari
,
davanti
alla
porticina
della
villetta
Gilardoni
,
si
ricordò
delle
parole
oscure
di
mamma
Teresa
circa
la
confidenza
fattale
dal
Gilardoni
e
si
domandò
quale
potesse
mai
essere
l
'
arcano
che
non
conveniva
rivelare
a
Luisa
.
A
dir
il
vero
questo
consiglio
della
mamma
non
gli
era
piaciuto
interamente
.
«
Come
mai
»
,
pensò
bussando
all
'
uscio
,
«
nasconderei
qualche
cosa
a
mia
moglie
?
»
Il
professore
Beniamino
Gilardoni
,
figlio
del
«
Carlin
de
Dàas
»
,
era
stato
fatto
studiare
dal
vecchio
don
Franco
Maironi
,
dal
marito
della
marchesa
Orsola
,
uomo
bizzarro
,
lunatico
,
violento
,
ma
generoso
.
Quando
il
Carlin
morì
,
si
vide
che
la
generosità
del
Maironi
non
sarebbe
stata
necessaria
.
Beniamino
ereditò
un
discreto
gruzzoletto
e
ciò
fece
andare
in
bestia
don
Franco
che
lo
tenne
responsabile
dell
'
ipocrisia
paterna
,
gli
voltò
le
spalle
né
volle
più
saperne
di
lui
nel
poco
tempo
che
visse
ancora
dopo
la
morte
del
suo
agente
.
Il
giovane
entrò
nell
'
insegnamento
,
fu
professore
di
latino
nel
ginnasio
di
Cremona
e
di
filosofia
nel
liceo
di
Udine
.
Cagionevole
di
salute
e
timoroso
assai
del
male
fisico
,
alquanto
misantropo
,
piantò
nel
1842
la
cattedra
e
venne
a
godersi
la
modesta
eredità
paterna
in
Valsolda
.
Il
natio
paesello
di
Dasio
,
seduto
sotto
le
rocce
dolomitiche
dell
'
Arabione
,
era
troppo
alto
e
troppo
incomodo
per
lui
.
Vendette
i
suoi
beni
di
lassù
,
si
comperò
l
'
uliveto
del
Sedorgg
sopra
Casarico
e
una
villetta
in
Casarico
stesso
,
sulla
riva
del
lago
;
un
gingillo
di
villetta
che
egli
chiamava
per
la
sua
forma
«
pi
greco
»
a
immagine
del
diagramma
di
Ugo
Foscolo
.
Dalla
contrada
dei
Mal
'
ari
un
andito
breve
metteva
nel
cortiletto
addossato
a
un
portico
minuscolo
e
aperto
verso
il
lago
,
fra
grandi
oleandri
,
di
fronte
a
sei
miglia
d
'
acqua
verde
o
grigia
o
azzurra
,
secondo
i
momenti
,
fino
al
monte
S
.
Salvatore
inclinato
là
in
fondo
,
sotto
il
peso
della
sua
gobba
malinconica
,
ai
sottoposti
colli
umidi
di
Carona
.
A
levante
della
casina
si
stendeva
un
orto
favolosamente
spazioso
per
quei
paesi
le
cui
pianure
l
'
ingegnere
Ribera
soleva
definire
con
questa
citazione
censuaria
:
campo
grande
,
detto
il
campone
,
tavol
sett
.
Sette
tavole
son
venti
o
ventidue
metri
quadrati
.
Il
professore
lo
coltivava
con
l
'
aiuto
del
suo
servitorello
Giuseppe
,
detto
il
Pinella
,
e
d
'
una
bibliotechina
di
trattati
francesi
.
Si
faceva
venire
di
Francia
i
semi
delle
qualità
d
'
ortaggi
più
celebrate
,
che
talvolta
gli
spuntavano
ignobilmente
diversi
dalla
loro
fede
di
battesimo
e
magari
da
qualunque
onesta
famiglia
battezzata
.
Accadeva
allora
che
filosofo
e
famiglio
,
curvi
sull
'
aiuola
con
le
mani
alle
ginocchia
,
levassero
gli
occhi
dai
germogli
beffardi
per
guardarsi
in
faccia
,
il
primo
sinceramente
,
il
secondo
ipocritamente
compunto
.
In
un
canto
dell
'
orto
viveva
,
nella
sua
stalletta
costrutta
con
tutte
le
regole
dell
'
arte
,
una
vaccherella
svizzera
comperata
dopo
tre
mesi
di
assidui
studi
e
riuscita
magra
e
cagionevole
quanto
il
padrone
;
al
quale
,
malgrado
la
mucca
svizzera
e
quattro
galline
padovane
,
capitava
spesso
di
non
potersi
preparare
in
casa
un
latte
all
'
ovo
.
Nel
muro
di
sostegno
verso
il
lago
,
battuto
al
piede
dall
'
onda
piena
della
breva
,
egli
aveva
praticati
dei
fori
e
piantato
,
per
consiglio
di
Franco
Maironi
,
alquante
agavi
americane
,
alquanti
rosai
e
capperi
,
fasciando
così
,
come
soleva
dire
,
con
una
elegante
forma
poetica
il
sostanzioso
contenuto
dell
'
orto
.
E
per
amore
di
poesia
aveva
lasciato
incolto
un
breve
angolo
dell
'
orto
stesso
.
Vi
era
cresciuto
un
canneto
altissimo
e
a
questo
canneto
il
professore
aveva
addossato
una
specie
di
belvedere
,
un
alto
palco
di
legno
,
molto
rustico
e
primitivo
,
dove
nella
buona
stagione
passava
qualche
gradevole
ora
leggendo
,
al
fresco
della
breva
,
al
mormorio
del
canneto
e
delle
onde
,
i
libri
mistici
che
amava
.
Da
lontano
il
colore
del
palco
si
confondeva
con
quello
del
canneto
ed
il
professore
pareva
seduto
in
aria
col
suo
libro
in
mano
,
come
un
mago
.
Teneva
nel
salotto
la
bibliotechina
d
'
orticoltura
;
i
libri
mistici
,
i
trattati
di
negromanzia
,
di
gnosticismo
,
gli
scritti
sulle
allucinazioni
e
sui
sogni
li
teneva
in
uno
studiolo
vicino
alla
camera
da
letto
,
in
una
specie
di
cabina
di
nave
dove
il
lago
o
il
cielo
parevano
entrare
dalla
finestra
.
Dopo
la
morte
del
vecchio
Maironi
il
professore
aveva
ripigliato
a
visitare
la
famiglia
,
ma
la
marchesa
Orsola
gli
piaceva
poco
e
don
Alessandro
suo
figlio
,
padre
di
Franco
,
meno
ancora
.
Finì
con
andarci
una
volta
l
'
anno
.
Quando
il
giovinetto
entrò
in
liceo
,
il
Gilardoni
fu
pregato
dalla
nonna
,
ché
il
padre
era
morto
da
un
pezzo
,
di
dargli
qualche
lezione
durante
l
'
autunno
.
Maestro
e
scolaro
si
somigliavano
nei
facili
entusiasmi
,
nelle
collere
veementi
e
fugaci
,
ed
erano
caldi
patrioti
ambedue
.
Cessato
il
bisogno
delle
lezioni
si
rividero
come
amici
benché
il
professore
avesse
oltre
a
vent
'
anni
più
di
Franco
.
Questi
ammirava
l
'
ingegno
del
suo
allievo
;
Franco
invece
stimava
assai
poco
la
filosofia
mezzo
cristiana
mezzo
razionalista
del
maestro
,
le
sue
tendenze
mistiche
;
rideva
della
sua
passione
per
i
libri
e
per
le
teorie
d
'
orticoltura
e
giardinaggio
,
scompagnata
da
qualsiasi
senso
pratico
.
Lo
aveva
tuttavia
molto
caro
per
la
sua
bontà
,
per
il
suo
candore
,
per
il
suo
calor
d
'
animo
.
N
'
era
stato
il
confidente
al
tempo
dell
'
infelice
amore
concepito
dal
Gilardoni
per
la
signora
Teresa
Rigey
e
lo
aveva
poi
ricambiato
con
le
confidenze
proprie
.
Il
Gilardoni
ne
fu
molto
commosso
;
disse
a
Franco
che
avendo
nel
cuore
quel
tale
culto
gli
sarebbe
parso
di
diventar
un
poco
suo
padre
anche
se
la
signora
Teresa
non
volesse
saperne
di
lui
.
Franco
non
mostrò
di
apprezzare
questa
paternità
metafisica
;
l
'
amore
per
la
signora
Rigey
gli
pareva
un
'
aberrazione
;
ma
insomma
si
confermò
nell
'
idea
che
la
testa
del
professore
non
valeva
gran
cosa
e
che
il
cuore
era
d
'
oro
.
Bussò
,
dunque
,
all
'
uscio
e
venne
ad
aprirgli
il
professore
in
persona
portando
un
lumicino
a
olio
.
«
Bravo
»
,
diss
'
egli
.
«
Credevo
che
non
venissi
più
.
»
Il
Gilardoni
era
in
veste
da
camera
e
pantofole
,
aveva
in
testa
una
specie
di
turbante
ed
esalava
un
forte
odore
di
canfora
.
Pareva
un
turco
,
un
Gilardoni
bey
;
ma
la
faccia
magra
e
giallognola
che
sorrideva
sotto
il
turbante
nulla
aveva
di
turchesco
.
Contornata
d
'
una
barbetta
rossastra
,
fiorita
pomposamente
,
nel
mezzo
,
d
'
un
bel
nasone
bitorzoluto
e
vermiglio
,
luceva
per
due
begli
occhi
azzurri
,
molto
giovanili
,
pieni
d
'
ingenua
bontà
e
poesia
.
Appena
Franco
ebbe
chiuso
l
'
uscio
dietro
di
sé
,
l
'
amico
gli
sussurrò
:
«
È
fatto
?
»
.
«
È
fatto
»
,
rispose
Franco
.
L
'
altro
lo
abbracciò
e
lo
baciò
silenziosamente
.
Poi
lo
fece
salire
nello
studiolo
.
Gli
spiegò
strada
facendo
che
s
'
era
applicato
sulla
testa
delle
compresse
d
'
acqua
sedativa
,
secundum
Raspail
,
per
una
minaccia
di
emicrania
.
Egli
era
un
apostolo
di
Raspail
e
aveva
convertito
anche
Franco
,
molto
soggetto
alle
infiammazioni
di
gola
,
dalle
sanguisughe
alla
sigaretta
di
canfora
.
Nello
studiolo
,
nuovo
amplesso
,
molto
stretto
e
molto
lungo
.
«
Tanto
,
tanto
,
tanto
!
»
,
esclamò
Gilardoni
sottintendendo
un
mondo
di
cose
.
Povero
Gilardoni
,
gli
occhi
gli
luccicavano
.
Aveva
sperato
invano
una
felicità
simile
a
quella
dell
'
amico
suo
!
Franco
intese
,
s
'
imbarazzò
,
non
seppe
dirgli
nulla
,
e
ne
seguì
un
silenzio
così
significativo
che
il
Gilardoni
non
poté
sopportarlo
e
si
mise
ad
accendere
un
po
'
di
fuoco
per
riscaldare
il
caffè
che
aveva
preparato
.
Franco
si
offerse
per
questa
bisogna
e
il
professore
accettò
allegando
il
suo
mal
di
capo
,
si
mise
a
disfare
il
turbante
davanti
a
una
scodella
d
'
acqua
sedativa
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
dominando
la
propria
emozione
con
uno
sforzo
di
volontà
,
«
mi
racconti
.
»
Franco
gli
raccontò
ogni
cosa
dal
pranzo
della
nonna
fino
alla
cerimonia
nuziale
nella
chiesa
di
Castello
,
eccetto
,
naturalmente
,
il
colloquio
segreto
con
mamma
Teresa
.
Il
professore
Beniamino
,
che
intanto
si
era
rimesso
il
turbante
,
si
fece
coraggio
a
mezzo
.
«E...»,
diss
'
egli
sostituendo
al
nome
amato
una
specie
di
gemito
sordo
,
«
come
sta
?
»
Udito
dell
'
allucinazione
,
esclamò
:
«
Una
lettera
?
Le
pareva
di
vedere
una
lettera
?
Ma
che
lettera
?
»
.
Questo
,
Franco
non
lo
sapeva
.
Uno
stridore
sulla
brace
interruppe
la
conversazione
;
il
caffè
bolliva
a
scroscio
e
si
versava
.
Il
Gilardoni
somigliava
al
suo
giovane
amico
pure
in
questo
che
gli
si
leggeva
il
cuore
in
faccia
.
Il
giovane
amico
,
ch
'
era
del
resto
un
lettore
di
facce
infinitamente
più
sagace
e
pronto
di
lui
,
capì
subito
ch
'
egli
aveva
pensato
ad
una
data
lettera
e
gli
chiese
,
mentre
il
caffè
stava
posando
,
se
fosse
in
grado
di
spiegar
quell
'
allucinazione
.
Il
professore
si
affrettò
a
rispondere
di
no
,
ma
tosto
pronunciato
il
no
lo
attenuò
con
parecchi
altri
no
misti
a
inarticolati
brontolii
:
«
eh
no
-
no
già
-
non
saprei
-
insomma
no
»
.
Franco
non
insistette
e
ne
seguì
un
altro
silenzio
alquanto
significativo
.
Preso
il
caffè
con
molti
involontari
segni
d
'
inquietudine
,
il
professore
propose
bruscamente
d
'
andare
a
letto
.
Franco
,
dovendo
ripartire
prima
di
giorno
,
preferì
non
coricarsi
ma
volle
che
si
coricasse
l
'
amico
,
e
l
'
amico
,
dopo
infinite
proteste
e
cerimonie
,
dopo
aver
esitato
fin
sulla
soglia
della
porta
con
la
sua
scodella
d
'
acqua
sedativa
in
mano
,
fece
di
colpo
un
volta
faccia
,
si
gittò
alle
spalle
un
«
addio
»
e
scomparve
.
Rimasto
solo
,
Franco
spense
il
lume
e
si
distese
sulla
poltrona
con
la
buona
intenzione
di
dormire
,
cercando
il
sonno
in
qualche
pensiero
indifferente
,
se
gli
fosse
possibile
di
fermarvisi
.
Non
erano
passati
cinque
minuti
quando
fu
picchiato
all
'
uscio
e
subito
entrò
precipitosamente
,
senza
lume
,
il
professore
dicendo
:
«
Insomma
sono
qui
!
»
.
«
Cosa
c
'
è
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
Mi
rincresce
che
ho
spento
.
»
Si
sentì
in
pari
tempo
le
braccia
del
buon
Beniamino
intorno
al
collo
,
la
sua
barba
,
la
canfora
e
la
voce
sul
viso
.
«
Caro
caro
caro
caro
don
Franco
,
io
ho
un
peso
enorme
sul
cuore
,
non
volevo
parlare
adesso
,
volevo
lasciarla
quieto
ma
non
posso
,
non
posso
,
poss
no
,
poss
no
,
poss
no
!
»
«
Ma
parli
,
si
quieti
,
si
quieti
!
»
,
disse
Franco
sciogliendosi
dolcemente
da
quell
'
abbraccio
.
Il
professore
lo
lasciò
e
si
portò
le
mani
alle
tempie
gemendo
:
«
Oh
che
animale
,
che
animale
,
che
animale
!
Potevo
ben
lasciarla
tranquillo
,
potevo
ben
aspettare
domani
!
o
posdomani
!
Ma
ormai
è
fatta
,
è
fatta
»
.
Afferrò
le
mani
di
Franco
.
«
Creda
,
avevo
cominciato
a
spogliarmi
quando
mi
ha
preso
come
una
vertigine
e
lì
,
andiamo
,
metti
su
da
capo
le
vesta
,
e
via
,
corri
qua
come
un
matto
,
senza
lume
!
Nella
furia
ho
persin
rovesciato
la
scodella
dell
'
acqua
sedativa
!
»
«
Accendiamo
il
lume
?
»
,
chiese
Franco
.
«
No
no
no
!
Meglio
parlare
al
buio
,
meglio
parlare
al
buio
!
Guardi
,
mi
metto
persino
qui
,
io
!
»
Andò
a
sedere
al
suo
scrittoio
fuori
del
chiaror
debole
ch
'
entrava
dalla
finestra
,
e
parlò
.
Parlava
sempre
nervoso
e
disordinato
;
figurarsi
adesso
con
l
'
agitazione
che
aveva
in
corpo
.
«
Comincio
,
neh
?
Chi
sa
cosa
dirà
,
caro
don
Franco
!
Tutte
chiacchiere
inutili
,
queste
;
ma
cosa
vuole
,
là
,
pazienza
.
Comincio
dunque
;
di
dove
comincio
?
Ah
Signore
,
vede
che
bestia
sono
che
non
so
nemmeno
più
dove
cominciare
?
Ah
,
quell
'
allucinazione
!
Sì
,
Le
ho
detto
una
bugia
poco
fa
,
posso
benissimo
sospettare
l
'
origine
di
quell
'
allucinazione
.
Si
tratta
d
'
una
lettera
,
proprio
d
'
una
lettera
che
io
ho
fatto
vedere
due
anni
sono
alla
signora
Teresa
.
Una
lettera
del
povero
don
Franco
Suo
nonno
.
Bene
,
adesso
cominciamo
dal
principio
.
Il
mio
povero
papà
,
negli
ultimi
giorni
della
sua
vita
mi
parlò
di
una
lettera
di
don
Franco
che
avrei
trovato
nel
cassettone
dov
'
erano
tutte
le
carte
da
conservarsi
.
Mi
disse
di
leggerla
,
di
custodirla
e
di
regolarmi
,
a
suo
tempo
,
secondo
la
mia
coscienza
.
"
Però
"
,
disse
,
"
è
quasi
certo
che
non
vi
sarà
niente
da
fare
.
"
Il
povero
papà
viene
a
mancare
,
io
cerco
la
lettera
nel
cassettone
,
non
la
trovo
.
Frugo
tutta
la
casa
,
non
la
trovo
.
Cosa
vuole
?
Mi
do
pace
con
l
'
idea
che
non
ci
sarà
niente
da
fare
e
non
ci
penso
più
.
Bestia
,
vero
?
Animale
?
Me
lo
dica
pure
,
me
lo
merito
,
me
lo
son
detto
tante
volte
io
.
Schiavo
,
andiamo
avanti
.
Lei
sa
com
'
è
stata
regolata
la
successione
di
Suo
nonno
?
Sa
come
sono
andati
gli
affari
di
casa
Sua
?
Mi
perdona
,
neh
,
se
Le
parlo
di
queste
cose
?
»
«
So
che
mio
nonno
morì
senza
testamento
e
che
non
ho
niente
»
,
rispose
Franco
.
«
Passiamo
,
andiamo
avanti
.
»
Era
un
argomento
penoso
davvero
,
per
Franco
.
Alla
morte
del
vecchio
Maironi
non
s
'
era
trovato
testamento
.
La
vedova
e
il
figlio
don
Alessandro
si
erano
divisi
la
sostanza
per
metà
,
d
'
amore
e
d
'
accordo
.
Per
riuscire
a
questo
il
figlio
aveva
fatto
alla
madre
una
donazione
assai
grossa
dichiarando
d
'
interpretare
la
volontà
paterna
cui
era
mancato
il
modo
d
'
esprimersi
.
Il
giovane
,
vizioso
,
giuocatore
,
prodigo
,
era
già
impigliato
,
alla
morte
di
suo
padre
,
nei
lacci
degli
usurai
.
Nei
sette
anni
che
visse
ancora
si
governò
per
modo
da
non
lasciare
un
soldo
al
suo
unico
figlio
Franco
,
il
quale
rimase
con
una
ventina
di
mila
svanziche
,
la
sostanza
di
sua
madre
,
morta
nel
metterlo
alla
luce
.
«
Sì
,
sì
,
andiamo
avanti
»
,
riprese
il
Gilardoni
.
«
Tre
anni
fa
,
dico
tre
anni
fa
,
ricevo
una
Sua
lettera
.
Ricordo
ch
'
era
il
due
novembre
,
il
giorno
dei
morti
.
Cose
strane
,
cose
misteriose
.
Senta
bene
.
La
sera
vado
a
letto
e
faccio
un
sogno
.
Sogno
la
lettera
di
Suo
nonno
.
Noti
che
non
ci
avevo
mai
più
pensato
.
Sogno
di
cercarla
e
di
trovarla
in
una
vecchia
cassa
che
tengo
in
granaio
.
La
leggo
,
sempre
in
sogno
.
Cosa
dice
?
Dice
che
nella
cantina
di
casa
Maironi
a
Cressogno
c
'
è
un
tesoro
e
che
questo
tesoro
è
destinato
a
Lei
.
Mi
sveglio
con
una
emozione
straordinaria
,
con
la
convinzione
che
si
tratta
di
un
sogno
veridico
.
Mi
alzo
e
vado
a
guardare
nella
cassa
.
Non
trovo
niente
.
Ma
due
giorni
dopo
,
volendo
vendere
certi
fondi
che
avevo
ancora
a
Dasio
,
piglio
in
mano
un
vecchio
atto
di
compera
che
papà
teneva
nel
suo
cassettone
,
lo
sfoglio
e
me
ne
casca
fuori
una
lettera
.
Guardo
la
sottoscrizione
,
vedo
,
"
nobile
Franco
Maironi
"
.
La
leggo
;
è
quella
!
Ecco
,
dico
,
il
sogno
che
...
»
«
Ebbene
?
»
,
interruppe
Franco
.
«
Questa
lettera
,
cosa
diceva
?
»
Il
professore
si
alzò
,
prese
uno
zolfino
lungo
mezzo
braccio
,
lo
cacciò
nella
brace
del
caminetto
e
accese
il
lume
.
«
L
'
ho
qui
»
,
diss
'
egli
con
un
gran
sospiro
sconsolato
.
«Legga.»
Si
cavò
di
tasca
e
porse
a
Franco
una
lettera
giallognola
,
di
piccolo
formato
,
senza
busta
,
con
le
tracce
d
'
un
'
ostia
rossa
.
Le
linee
nero
-
giallastre
dello
scritto
interno
trasparivano
qua
e
là
quasi
in
rilievo
.
Franco
la
prese
,
l
'
accostò
al
lume
e
lesse
ad
alta
voce
:
Caro
Carlin
,
Troverai
dentro
la
presente
il
mio
testamento
.
Ne
ho
fatto
due
copie
.
Una
è
presso
di
me
.
L
'
altra
è
questa
che
io
t
'
incarico
di
pubblicare
se
la
prima
non
viene
fuori
.
Hai
capito
?
Basta
,
e
quando
mi
vedrai
ti
è
assolutamente
proibito
di
rompermi
...
col
darmi
consigli
secondo
il
tuo
maledetto
vizio
.
Tu
sei
la
sola
persona
di
cui
mi
fido
,
ma
del
resto
io
non
ho
che
a
comandare
e
tu
non
hai
che
a
obbedire
;
dunque
tutti
i
rompimenti
sono
inutili
e
intollerabili
.
Ciao
.
Il
tuo
aff
.
padrone
Nob
.
Franco
Maironi
Cressogno
,
22
settembre
1828
«
Ecco
il
testamento
,
adesso
»
,
disse
il
Gilardoni
,
lugubre
,
porgendo
a
Franco
un
altro
foglietto
giallognolo
.
«
Ma
questo
non
lo
legga
ad
alta
voce
.
»
Il
foglietto
diceva
:
Io
sottoscritto
,
nobile
Franco
Maironi
,
intendo
disporre
delle
mie
sostanze
,
con
questo
atto
d
'
ultima
volontà
.
Essendoché
donna
Orsola
Maironi
nata
marchesa
Scremin
si
è
degnata
di
accettare
insieme
a
molti
altri
omaggi
anche
i
miei
,
le
lascio
in
segno
di
gratitudine
lire
di
Milano
diecimila
per
una
volta
tanto
e
il
gioiello
per
lei
più
prezioso
della
casa
ossia
don
Alessandro
Maironi
,
debitamente
inscritto
nei
registri
della
parrocchia
della
Cattedrale
in
Brescia
come
mio
figlio
.
Lascio
al
detto
mio
figlio
la
porzione
legittima
che
gli
spetta
della
mia
facoltà
e
tre
parpagliole
al
giorno
in
più
,
in
segno
della
particolare
mia
stima
.
Lascio
al
mio
agente
di
Brescia
signor
Grisi
,
se
si
troverà
al
mio
servizio
al
momento
della
mia
morte
,
tutto
quello
che
mi
ha
preso
.
Lascio
al
mio
agente
di
Valsolda
,
Carlino
Gilardoni
,
colla
condizione
come
sopra
,
lire
di
Milano
quattro
al
giorno
,
sua
vita
natural
durante
.
Intendo
che
sia
celebrata
nella
Cattedrale
di
Brescia
una
messa
quotidiana
finché
sarà
in
vita
donna
Orsola
Maironi
Scremin
,
per
la
salute
dell
'
anima
sua
.
-
Di
tutta
la
restante
mia
sostanza
istituisco
e
nomino
erede
il
mio
nipotino
don
Franco
Maironi
di
don
Alessandro
.
Fatto
,
scritto
e
sottoscritto
il
15
aprile
1828
.
Nob
.
Franco
Maironi
Franco
lesse
e
restituì
la
carta
come
trasognato
,
senza
dir
nulla
.
Era
commosso
e
sentiva
confusamente
di
doversi
dominare
,
di
dover
reprimere
la
propria
commozione
e
raccogliersi
,
veder
chiaro
nella
cosa
e
in
se
stesso
.
«
Ha
visto
?
»
,
fece
il
professore
.
A
questo
punto
la
sovraeccitazione
del
Gilardoni
sali
al
colmo
.
«
Perché
non
parlare
prima
,
eh
?
»
,
riprese
.
«
È
ben
qui
la
storia
che
un
perché
positivo
,
là
,
chiaro
,
preciso
,
non
c
'
è
caso
,
io
non
lo
posso
dire
!
Queste
carte
mi
hanno
fatto
orrore
.
Se
si
fosse
trattato
di
me
,
di
mio
padre
,
di
mia
madre
,
avrei
lasciato
andare
un
milione
piuttosto
di
domandarlo
con
queste
carte
alla
mano
.
Adesso
sono
ancora
una
bestia
di
dir
questo
,
metta
ch
'
io
non
abbia
detto
,
perché
al
posto
Suo
,
tutt
'
altro
!
Dicevo
al
posto
mio
,
Signore
!
Si
sa
!
Dunque
mi
pareva
,
guardi
che
asino
,
che
la
nonna
Le
volesse
un
gran
bene
,
che
la
roba
del
nonno
finirebbe
a
ogni
modo
nelle
Sue
mani
;
e
con
quest
'
idea
!
...
Passa
un
po
'
di
tempo
,
mi
consiglio
con
la
signora
Teresa
,
le
mostro
lettera
e
testamento
.
Mi
dice
che
avrei
dovuto
informar
Lei
subito
,
appena
fatta
la
scoperta
,
ma
che
oramai
,
essendovi
di
mezzo
,
in
qualche
maniera
,
sua
figlia
,
non
mi
vuol
dare
alcun
consiglio
.
Del
resto
,
dice
...
Bene
,
questo
non
importa
.
Capisco
insomma
che
il
testamento
le
fa
orrore
anche
a
lei
.
Cosa
vuole
,
io
mi
metto
in
testa
che
già
la
nonna
finirà
con
accettare
il
matrimonio
e
non
parlo
.
Stasera
Lei
mi
dice
che
la
nonna
minaccia
;
si
figuri
!
Adesso
capisce
che
non
ho
potuto
aspettare
,
che
non
ho
potuto
tenere
un
momento
ancora
queste
carte
;
ecco
,
a
Lei
,
le
prenda
!
»
Franco
,
assorto
nei
propri
pensieri
,
non
udì
che
queste
ultime
parole
.
«
No
»
,
diss
'
egli
,
«
non
le
prendo
.
Mi
conosco
.
Se
le
ho
in
mano
posso
fare
troppo
presto
qualche
cosa
di
troppo
grave
.
Le
tenga
Lei
,
per
ora
.
»
Il
Gilardoni
non
voleva
saperne
di
tenerle
,
e
Franco
ebbe
uno
de
'
suoi
scatti
di
impazienza
.
Niente
gl
'
irritava
i
nervi
,
del
resto
,
come
gli
sfoghi
sconclusionati
della
gente
di
buon
cuore
e
di
cattiva
testa
.
Si
riscaldò
perché
il
Gilardoni
resisteva
,
gli
fece
intendere
che
quel
volersi
sbarazzare
a
ogni
costo
delle
carte
era
egoismo
bell
'
e
buono
e
che
quando
si
fanno
degli
spropositi
bisogna
subirne
le
conseguenze
.
Le
parole
furono
presso
a
poco
queste
;
la
faccia
irritata
e
dura
diceva
molto
peggio
.
Il
Gilardoni
,
rosso
rosso
,
fremeva
tutto
per
quell
'
accusa
di
egoismo
,
ma
si
contenne
;
e
fatto
anche
lui
un
fiero
cipiglio
,
ripetendo
«
bene
bene
bene
bene
»
,
intascò
frettolosamente
le
carte
e
uscì
senz
'
altro
.
Subito
Franco
,
per
soddisfazione
della
propria
coscienza
,
si
mise
a
persuader
se
stesso
che
il
signor
Beniamino
aveva
tutti
i
torti
possibili
;
torto
di
non
avergli
consegnato
le
carte
molto
prima
,
torto
di
essersi
fatto
pregare
adesso
per
tenerle
ancora
,
torto
di
essersi
offeso
.
Sicuro
di
far
la
pace
con
lo
sconclusionato
filosofo
,
non
pensò
più
a
lui
,
spense
il
lume
e
,
ritornato
alla
sua
poltrona
,
ripiombò
nelle
riflessioni
di
prima
.
Adesso
cominciava
a
vederci
chiaro
.
Non
poteva
servirsi
con
dignità
di
quel
testamento
disonorante
per
la
nonna
nella
forma
e
nella
sostanza
,
nel
sospetto
che
generava
,
considerata
la
lettera
,
di
una
soppressione
delittuosa
;
poco
onorevole
anche
per
suo
padre
.
No
,
mai
.
Conveniva
dire
al
professore
di
bruciar
tutto
.
Così
,
signora
nonna
,
trionferò
di
te
,
facendoti
grazia
della
roba
e
dell
'
onore
senza
curarmi
di
dirtelo
!
Assaporandosi
questo
proposito
,
Franco
si
sentì
quasi
alzar
da
terra
,
respirò
a
pieni
polmoni
,
contento
di
sé
come
un
principe
,
illuminato
e
pacificato
nell
'
anima
da
un
sentimento
misto
di
generosità
e
d
'
orgoglio
.
Malgrado
tutta
la
sua
fede
e
le
sue
pratiche
cristiane
,
egli
era
lontanissimo
dal
sospettare
che
un
tale
sentimento
non
fosse
interamente
buono
e
che
una
magnanimità
meno
conscia
di
se
stessa
sarebbe
stata
più
nobile
.
Si
lasciò
cadere
sulla
spalliera
della
poltrona
,
disposto
,
meglio
che
prima
nol
fosse
,
al
riposo
,
pensando
tranquillamente
alle
cose
lette
,
alle
cose
udite
,
come
uno
che
per
poco
non
si
è
lasciato
prendere
in
una
speculazione
rischiosa
e
ne
considera
le
angustie
,
i
guai
evitati
per
sempre
.
Avveniva
pure
in
fondo
all
'
anima
sua
un
sommovimento
di
vecchie
memorie
.
Gli
tornò
a
mente
la
storia
di
un
certo
discorso
fatto
da
una
vecchia
cameriera
sulla
ricchezza
di
casa
Maironi
che
sarebbe
stata
rubata
ai
poveri
.
Egli
era
bambino
,
allora
,
e
la
donna
non
s
'
era
fatto
riguardo
di
parlare
in
presenza
sua
.
Ma
il
bambino
ne
aveva
riportato
una
impressione
profonda
,
risvegliatagli
più
tardi
,
a
mezza
l
'
adolescenza
,
da
un
certo
prete
che
gli
avea
raccontato
in
aria
di
segreto
,
con
solennità
e
forse
non
senza
intenzione
,
come
la
roba
Maironi
provenisse
da
una
lite
vinta
,
contro
giustizia
,
all
'
Ospitale
Maggiore
di
Milano
.
«
Così
per
me
»
,
pensò
Franco
,
«
tutto
è
ritornato
al
diavolo
.
»
Gli
venne
in
mente
che
potesse
esser
tardi
,
riaccese
il
lume
e
guardò
l
'
orologio
.
Erano
le
tre
e
mezzo
.
Oramai
gli
sarebbe
stato
impossibile
di
riposare
.
Era
troppo
vicino
il
momento
di
ritrovarsi
con
Luisa
,
la
sua
immaginazione
era
troppo
accesa
.
Ancora
un
'
ora
e
mezzo
!
Egli
guardava
l
'
orologio
tutti
i
momenti
;
questo
benedetto
tempo
non
passava
mai
.
Prese
un
libro
e
non
poté
leggere
.
Aperse
la
finestra
;
l
'
aria
era
mite
,
il
silenzio
profondo
,
il
lago
chiaro
verso
il
San
Salvatore
,
il
cielo
stellato
.
A
Oria
si
vedeva
un
lume
.
Il
suo
destino
era
forse
di
vivere
colà
,
in
casa
dello
zio
.
Si
mise
,
guardando
distrattamente
il
punto
luminoso
,
a
immaginar
l
'
avvenire
,
fantasmi
che
sempre
mutavano
.
Verso
le
quattro
e
mezzo
udì
un
tocco
di
campanello
al
piano
inferiore
,
e
poco
dopo
,
il
Pinella
venne
ad
avvertirlo
a
nome
del
padrone
,
che
,
se
voleva
far
la
salita
del
Boglia
,
era
tempo
di
mettersi
in
cammino
.
Il
padrone
aveva
un
gran
dolor
di
capo
e
non
poteva
muoversi
,
né
riceverlo
.
Franco
cercò
sulla
scrivania
un
pezzo
di
carta
e
vi
scrisse
:
«
Parce
mihi
,
domine
,
quia
brixiensis
sum
»
.
Poi
uscì
,
fu
accompagnato
dal
Pinella
col
lume
fino
al
sottoportico
tenebroso
dove
mette
capo
la
strada
di
Castello
e
scomparve
.
La
marchesa
Orsola
suonò
il
campanello
alle
sei
e
mezzo
e
ordinò
alla
cameriera
di
portare
il
solito
cioccolatte
.
Ne
inghiottì
una
buona
metà
e
poi
domandò
con
tutta
flemma
a
che
ora
don
Franco
fosse
ritornato
.
«
Non
è
ritornato
,
signora
marchesa
.
»
Le
viscere
della
vecchia
dovettero
turbarsi
un
poco
,
ma
neppure
un
muscolo
del
suo
viso
si
mosse
.
Ella
posò
le
labbra
sull
'
orlo
della
tazza
di
cioccolatte
,
guardò
la
cameriera
e
disse
pacatamente
:
«
Portatemi
uno
di
quei
biscottini
di
ieri
.
»
Verso
le
otto
la
cameriera
ritornò
per
annunciarle
che
don
Franco
era
venuto
e
non
aveva
fatto
che
salire
in
camera
,
pigliarvi
il
suo
passaporto
,
ridiscendere
e
incaricare
il
cameriere
di
trovargli
un
barcaiuolo
che
lo
conducesse
a
Lugano
.
La
marchesa
non
fiatò
,
ma
più
tardi
mandò
ad
avvertire
il
suo
confidente
Pasotti
che
lo
aspettava
.
Pasotti
capitò
subito
e
si
trattenne
con
lei
una
buona
mezz
'
ora
.
La
dama
voleva
assolutamente
sapere
dove
e
come
suo
nipote
avesse
passata
la
notte
.
Pasotti
aveva
già
raccolte
e
poté
offrire
certe
voci
vaghe
intorno
a
una
visita
notturna
di
don
Franco
in
casa
Rigey
;
ma
si
desideravano
notizie
esatte
e
sicure
.
Il
sagace
Tartufo
,
curioso
per
natura
come
un
bracco
che
va
fiutando
tutte
le
puzze
,
ficcando
il
muso
in
tutti
i
buchi
e
strofinandolo
a
tutti
i
calzoni
,
promise
di
fornirle
alla
signora
marchesa
dentro
un
paio
di
giorni
,
e
se
ne
andò
con
gli
occhi
scintillanti
,
fregandosi
le
mani
nell
'
aspettazione
di
una
piacevole
caccia
.
5
.
Il
«
bargnìf
»
all
'
opera
La
mattina
seguente
,
Pasotti
,
preso
il
caffè
e
latte
e
meditato
il
piano
di
caccia
fino
alle
dieci
e
mezzo
,
fece
venire
la
signora
Barborin
,
che
dormiva
in
un
'
altra
camera
perché
al
Controllore
,
ella
lo
chiamava
umilmente
così
,
dava
noia
il
suo
russare
.
«
El
ga
reson
»
,
diceva
la
povera
sorda
,
«
l
'
è
on
gran
malarbetto
vizi
che
goo
.
»
Ella
era
più
vecchia
di
suo
marito
,
lo
aveva
sposato
in
seconde
nozze
,
per
tenerezza
di
cuore
,
portandogli
alcuni
quattrini
cui
egli
aveva
mirato
da
un
pezzo
e
che
ora
si
godeva
.
Il
Controllore
le
voleva
bene
a
modo
suo
,
la
costringeva
a
visite
,
a
gite
in
barca
,
a
passeggiate
sui
monti
,
ch
'
erano
un
supplizio
per
lei
,
si
burlava
della
sua
sordità
,
la
mandava
fuori
coperta
di
seta
e
di
piume
e
in
casa
la
faceva
lavorare
come
una
fantesca
.
Malgrado
tutto
ella
riveriva
e
serviva
«
el
Controlòr
»
come
una
schiava
,
con
gran
timore
eppure
non
senza
affetto
.
Quando
non
lo
chiamava
«
el
Controlòr
»
lo
chiamava
«
Pasott
»
.
Mai
non
si
permise
appellativi
più
familiari
.
Pasotti
le
ordinò
a
gesti
,
con
una
faccia
dura
da
satrapo
,
di
levar
dal
cassettone
una
camicia
di
bucato
,
dall
'
armadio
un
abito
di
mezza
gala
,
da
un
canterano
un
paio
di
stivali
;
e
quando
sua
moglie
,
frugando
di
qua
e
di
là
,
trepidando
,
voltandosi
ogni
momento
per
seguir
gli
occhi
e
i
gesti
del
padrone
,
pigliandosi
spesso
della
bestia
e
spalancando
allora
la
bocca
per
cercar
di
udire
la
parola
veduta
,
ebbe
approntato
ogni
cosa
,
Pasotti
cacciò
le
gambe
dal
letto
e
disse
:
«
Togli
»
.
La
signora
Barborin
gli
s
'
inginocchiò
davanti
e
cominciò
a
tirargli
su
le
calze
,
mentre
il
Controllore
,
allungata
la
mano
al
tavolino
da
notte
,
si
pigliò
la
tabacchiera
e
,
apertala
,
continuò
,
con
due
dita
affondate
nel
tabacco
,
le
meditazioni
di
prima
.
Intendeva
di
fare
alcune
visite
di
esplorazione
,
ma
in
quale
ordine
?
A
quanto
gliene
aveva
detto
il
suo
mezzadro
,
pareva
che
la
Marianna
del
signor
Giacomo
Puttini
e
forse
il
signor
Giacomo
stesso
dovessero
saper
qualche
cosa
di
don
Franco
;
e
qualche
cosa
certo
se
ne
doveva
sapere
a
Castello
.
Mentre
la
signora
Barborin
gli
allacciava
il
secondo
legaccio
,
Pasotti
si
ricordò
ch
'
era
martedì
.
Il
signor
Giacomo
andava
ogni
martedì
con
altri
amici
al
mercato
di
Lugano
e
più
propriamente
alla
trattoria
del
Lordo
,
con
lo
scopo
di
interpolare
un
bicchiere
settimanale
di
vin
pretto
al
vin
Grimelli
quotidiano
;
e
ritornava
spesso
a
casa
in
una
disposizione
affettuosa
e
sincera
.
Conveniva
dunque
andare
da
lui
sul
tardi
,
fra
le
quattro
e
le
cinque
.
Pasotti
si
figurava
già
di
tenerselo
fra
le
unghie
,
di
maneggiarlo
a
sua
posta
.
Alzò
le
dita
dalla
tabacchiera
con
un
sorriso
maligno
,
e
scosso
giù
,
a
colpettini
misurati
,
il
soverchio
della
presa
,
se
la
fiutò
a
suo
grande
agio
,
si
fece
dar
il
fazzoletto
dalla
moglie
e
la
ricompensò
borbottando
con
una
faccia
benigna
,
nel
raggomitolar
il
fazzoletto
:
«
Povera
donna
!
Povera
diavola
!
»
Infilato
e
abbottonato
l
'
abito
dopo
mezz
'
ora
di
lavoro
,
esclamò
sul
serio
:
«
Corpo
,
che
fatica
!
»
,
e
andò
allo
specchio
.
Sua
moglie
osò
di
allora
svignarsela
alla
sorda
,
sì
,
ma
non
alla
muta
,
e
disse
timidamente
:
«
Vado
,
neh
?
»
Pasotti
si
voltò
accigliato
,
imperioso
,
le
accennò
col
dito
di
venir
da
lui
e
le
disegnò
sopra
e
intorno
alla
persona
,
con
quattro
colpi
di
mimica
,
un
cappello
e
uno
scialle
.
Ella
lo
guardava
a
bocca
aperta
,
non
capiva
;
gli
puntò
l
'
indice
al
petto
,
interrogandolo
con
gli
occhi
,
con
le
sopracciglia
inarcate
,
come
se
dubitasse
che
questa
roba
occorresse
a
lui
;
al
che
Pasotti
rispose
allo
stesso
modo
con
tre
puntate
d
'
indice
:
«
tu
,
tu
,
tu
»
.
Poi
,
menando
in
taglio
la
mano
distesa
,
le
significò
che
doveva
uscir
di
casa
con
lui
.
Ella
ebbe
due
o
tre
sussulti
di
sorpresa
e
di
protesta
,
allargò
gli
occhi
smisuratamente
e
domandò
con
quella
voce
che
pareva
venire
dalla
cantina
:
«
Dove
?
»
Il
Controllore
non
rispose
che
con
un
'
occhiata
fulminea
e
un
gesto
:
marche
!
Non
voleva
dare
altre
spiegazioni
.
La
signora
Barborin
si
dibatté
ancora
un
poco
.
«
Non
ho
ancora
fatto
colazione
»
,
diss
'
ella
.
Suo
marito
la
prese
per
le
spalle
e
,
tiratala
a
sé
,
le
gridò
in
bocca
:
«
La
farai
dopo
»
.
Solo
ad
Albogasio
Inferiore
,
sul
sagrato
dell
'
Annunziata
,
le
fece
sapere
,
indicando
il
luogo
con
la
mazza
,
che
andavano
a
Cadate
,
alla
deserta
vecchia
casa
signorile
piantata
nel
lago
fra
Casarico
ed
Albogasio
e
detta
popolarmente
«
el
Palazz
»
dove
vivevano
solitari
,
nelle
stanzette
dell
'
ultimo
piano
,
il
prete
don
Giuseppe
Costabarbieri
e
la
sua
serva
Maria
,
detta
la
Maria
del
Palazz
.
Pasotti
che
li
conosceva
pronti
ambedue
a
tender
gli
orecchi
ma
cauti
assai
nel
parlare
,
desiderava
tastarli
uno
per
volta
,
senza
parere
,
e
,
se
trovasse
molle
,
dare
una
strizzatina
.
Aveva
preso
seco
la
moglie
perché
gli
giovasse
in
questa
delicata
bisogna
dell
'
uno
per
volta
;
e
lei
,
povera
innocentona
,
gli
trotterellava
dietro
a
passettini
corti
giù
pei
centoventinove
scalini
che
chiamano
la
Calcinera
,
senza
sospetto
della
perfida
parte
che
avrebbe
fatto
.
Il
lago
era
quieto
come
un
olio
e
don
Giuseppe
,
un
bel
pretazzuolo
,
piccolo
,
grosso
,
dai
capelli
bianchi
e
dalla
faccia
vermiglia
,
dagli
occhietti
lucenti
,
se
ne
stava
presso
al
fico
del
suo
giardino
con
un
cappello
di
paglia
nero
in
capo
e
un
fazzoletto
bianco
al
collo
,
a
pescare
i
cavedini
,
certi
cavedinacci
di
libbra
,
vecchioni
e
furbacchioni
,
che
si
vedevano
aggirarsi
lì
sotto
per
amor
de
'
fichi
,
lenti
lenti
,
curiosi
e
cauti
come
il
prete
e
la
serva
.
Costei
,
chi
sa
dove
fosse
.
Pasotti
,
trovata
aperta
la
porta
di
strada
,
entrò
,
chiamò
don
Giuseppe
,
chiamò
Maria
.
Poiché
nessuno
rispondeva
,
piantò
sua
moglie
sopra
una
seggiola
e
discese
in
giardino
,
andò
diritto
al
fico
dove
don
Giuseppe
,
al
vederlo
,
fu
preso
da
un
accesso
di
convulsioni
cerimoniose
.
Buttò
via
la
canna
da
pescare
e
gli
andò
incontro
vociferando
:
«
Oh
Signor
,
oh
Signor
!
Oh
poer
a
mi
!
In
sto
stat
chì
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
Andem
sü
!
Andem
sü
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
In
sto
stat
chì
!
Ch
'
el
scüsa
tant
,
neh
?
Ch
'
el
scüsa
tant
!
»
.
Ma
Pasotti
non
voleva
saperne
di
«
andar
su
»
;
voleva
a
forza
restar
lì
.
Don
Giuseppe
si
mise
a
vociare
:
«
Maria
!
Maria
!
»
.
Ecco
il
faccione
della
Maria
ad
un
finestrino
dell
'
ultimo
piano
.
Don
Giuseppe
le
gridò
di
portar
giù
una
seggiola
.
Allora
il
signor
Controllore
rivelò
la
presenza
di
sua
moglie
,
onde
il
faccione
scomparve
e
don
Giuseppe
ebbe
un
altro
accesso
.
«
Comè
?
Comè
?
La
sciora
Barborin
?
L
'
è
chì
?
Ah
Signor
!
Andem
sü
!
»
E
si
mosse
con
un
impeto
di
ossequio
,
ma
Pasotti
lo
ridusse
all
'
obbedienza
,
prima
trattenendolo
addirittura
per
le
braccia
e
poi
protestando
di
volergli
veder
prendere
due
o
tre
di
quei
mostri
di
cavedini
;
e
don
Giuseppe
,
per
quanto
protestasse
alla
sua
volta
:
«
Oh
dess
!
Se
ciapa
nient
!
Hin
baloss
!
Hin
caveden
!
ga
veden
!
»
,
dovette
gittar
l
'
amo
.
Pasotti
finse
sulle
prime
di
star
attento
e
poi
gittò
egli
pure
il
suo
.
Cominciò
con
domandare
a
don
Giuseppe
da
quanto
tempo
non
fosse
andato
a
Castello
.
Udito
che
vi
era
stato
il
giorno
prima
a
salutar
l
'
amico
curato
Introini
,
il
buon
Tartufo
,
che
non
poteva
soffrire
l
'
Introini
,
si
mise
a
farne
il
panegirico
.
Che
perla
quel
curato
di
Castello
!
Che
cuor
d
'
oro
!
E
a
casa
Rigey
c
'
era
andato
,
don
Giuseppe
?
No
,
la
signora
Teresa
stava
troppo
male
.
Altri
panegirici
,
della
signora
Teresa
e
di
Luisa
.
Che
rare
creature
!
Che
saggezza
,
che
nobiltà
,
che
sentimento
!
E
l
'
affare
Maironi
?
Andava
avanti
,
non
è
vero
?
Molto
avanti
?
«
So
nient
so
nient
so
nient
!
»
,
fece
bruscamente
don
Giuseppe
.
A
quel
precipitoso
negare
,
gli
occhi
di
Pasotti
brillarono
.
Egli
fece
un
passo
avanti
.
Era
impossibile
che
don
Giuseppe
non
sapesse
niente
,
diavolo
!
Era
impossibile
che
non
avesse
parlato
di
ciò
con
l
'
Introini
!
Non
lo
sapeva
l
'
Introini
,
che
don
Franco
aveva
passato
la
notte
in
casa
Rigey
?
«
So
nient
»
,
ripeté
don
Giuseppe
.
Pasotti
sentenziò
allora
che
il
voler
nascondere
certe
cose
note
era
un
far
pensar
male
.
Diamine
!
Don
Franco
era
certamente
andato
in
casa
Rigey
con
fini
onestissimi
e
...
«
Pécia
,
pécia
,
pécia
!
»
,
fece
sottovoce
,
frettolosamente
,
don
Giuseppe
curvandosi
tutto
sul
parapetto
,
stringendo
la
canna
della
lenza
e
ficcando
gli
occhi
nell
'
acqua
come
se
un
pesce
fosse
per
abboccare
.
«
Pécia
!
»
Pasotti
guardò
anche
lui
nell
'
acqua
,
seccato
,
e
disse
che
non
vedeva
niente
.
«
El
se
l
'
è
cavada
,
el
pütasca
,
ma
el
gaveva
propri
su
el
müson
;
l
'
avarà
sentì
a
spongg
»
,
fece
sospirando
e
raddrizzandosi
don
Giuseppe
che
intanto
,
avendo
sentito
egli
pure
il
punger
dell
'
amo
,
cercava
di
cavarsela
come
il
pesce
.
L
'
altro
ritornò
all
'
assalto
,
ma
invano
.
Don
Giuseppe
non
aveva
veduto
niente
,
non
aveva
udito
niente
,
non
aveva
parlato
di
niente
,
non
sapeva
niente
.
Pasotti
tacque
e
il
prete
non
tardò
molto
a
metter
fuori
anche
lui
una
punta
di
timida
malizia
:
«
Bochen
propi
minga
,
incoeu
,
non
boccano
;
gh
'
è
come
vent
in
aria
»
.
Intanto
,
in
casa
,
il
dialogo
fra
la
Maria
e
la
signora
Barborin
,
dopo
il
primo
affettuoso
scambio
di
saluti
riuscito
benissimo
,
procedeva
malissimo
.
La
Maria
propose
,
a
gesti
,
di
scendere
in
giardino
,
ma
la
Pasotti
implorò
a
mani
giunte
d
'
esser
lasciata
sulla
sua
seggiola
.
Allora
la
grossa
Maria
prese
un
'
altra
seggiola
,
le
si
pose
accanto
,
cercò
rivolgerle
qualche
parola
,
e
non
arrivando
,
per
quanto
vociasse
,
a
farsi
intendere
,
vi
rinunciò
,
si
prese
il
suo
gattone
in
grembo
e
parlò
a
quello
.
La
povera
signora
Barborin
,
rassegnata
,
guardava
il
gatto
con
i
suoi
grandi
occhioni
neri
,
velati
di
vecchiaia
e
tristezza
.
Ecco
finalmente
Pasotti
,
ecco
don
Giuseppe
che
ricomincia
a
sbuffare
:
«
Ah
Signor
!
Cara
la
mia
sciora
Barborin
!
Che
la
scüsa
tant
!
»
Avendo
la
Maria
confessato
al
«
scior
Controlòr
»
che
sua
moglie
e
lei
non
erano
riuscite
a
capirsi
,
il
padrone
le
diede
,
per
ossequio
alla
Pasotti
,
del
«
salamm
»
e
poiché
ella
voleva
pur
difendersi
,
la
fece
prudentemente
chetare
con
un
imperioso
agitar
di
mano
e
un
«
ta
ta
ta
ta
!
»
.
Poi
le
accennò
misteriosamente
del
capo
ed
ella
uscì
.
Pasotti
le
tenne
dietro
e
le
disse
che
sua
moglie
,
dovendo
recarsi
a
visitare
i
Rigey
e
non
sapendo
,
per
le
voci
che
correvano
,
come
regolarsi
,
desiderava
qualche
informazione
dalla
Maria
,
perché
«
la
Maria
sa
sempre
tutto
»
.
«
Quante
chiacchiere
!
»
,
fece
la
Maria
,
lusingata
.
«
Io
non
so
mai
niente
.
Sa
da
chi
deve
andare
la
Sua
"
sciora
"
?
Dal
signor
Giacomo
Puttini
.
È
il
signor
Giacomo
che
le
sa
tutte
.
»
«
Bene
!
»
,
pensò
Pasotti
collegando
questo
discorso
con
quello
del
mezzadro
e
fiutando
una
buona
traccia
.
Fece
in
pari
tempo
una
spallata
d
'
incredulità
.
Il
signor
Giacomo
sapeva
forse
le
cose
che
succedevano
nel
mondo
della
luna
,
ma
basta
;
altro
non
sapeva
mai
!
La
Maria
insistette
,
il
volpone
cominciò
a
lavorar
di
domande
,
alla
lontana
,
con
cautela
,
ma
trovò
duro
,
capì
ch
'
era
fatica
gittata
e
che
doveva
accontentarsi
di
quell
'
accenno
.
Allora
tacque
,
ritornò
,
tra
soddisfatto
e
preoccupato
,
nella
stanza
dove
don
Giuseppe
stava
spiegando
alla
signora
Barborin
,
con
gesti
appropriati
,
che
la
Maria
le
avrebbe
portato
qualche
cosa
da
mangiare
.
La
donna
comparve
infatti
con
un
certo
vaso
quadrato
di
vetro
,
pieno
di
ciliege
allo
spirito
,
speciale
e
celebrata
cura
di
don
Giuseppe
che
soleva
presentarlo
agli
ospiti
con
solennità
,
parlando
il
suo
particolare
italiano
:
«
Posso
fare
un
poco
di
sporgimento
?
Quattro
delle
mie
ciliege
?
Magara
con
un
tocchello
di
pane
?
Maria
,
tajee
giò
on
poo
de
pan
»
.
La
signora
Barborin
pigliò
solamente
il
pane
per
consiglio
del
mefistofelico
marito
che
pigliò
solamente
le
ciliege
.
Poi
se
ne
andarono
insieme
ed
ella
ebbe
licenza
di
ritornare
ad
Albogasio
mentre
il
Controllore
prese
la
via
di
casa
Gilardoni
.
«
L
'
è
on
bargnìf
,
el
scior
Pasotti
»
,
disse
la
Maria
quand
'
ebbe
dato
il
chiavistello
all
'
uscio
di
strada
.
«
L
'
è
on
bargnifòn
,
minga
on
bargnìf
»
,
esclamò
don
Giuseppe
,
pensando
all
'
amo
.
E
con
quell
'
appellativo
di
«
bargnìf
»
che
designa
il
diavolo
considerato
nella
sua
astuzia
,
le
due
mansuete
creature
si
sfogarono
,
si
ripagarono
di
tanta
roba
data
malvolentieri
,
cerimonie
,
sorrisi
e
ciliege
.
Il
professor
Gilardoni
stava
leggendo
sul
suo
belvedere
dell
'
orto
,
quando
vide
Pasotti
che
veniva
dietro
il
Pinella
,
fra
le
rape
e
le
barbabietole
.
Non
sentiva
simpatia
per
il
Controllore
col
quale
aveva
scambiato
un
paio
di
visite
in
tutto
e
che
aveva
fama
di
«
tedescone
»
.
Però
,
essendo
inclinato
a
pensar
bene
di
tutti
coloro
che
conosceva
poco
,
non
gli
pesava
usare
anche
con
lui
la
cortesia
cordiale
ch
'
era
solito
usar
con
tutti
.
Gli
andò
incontro
col
suo
berretto
di
velluto
in
mano
,
e
dopo
una
scaramuccia
di
complimenti
in
cui
Pasotti
ebbe
facilmente
la
meglio
,
ritornò
insieme
a
costui
sul
belvedere
.
Pasotti
,
dal
canto
suo
,
sentiva
per
il
professore
Gilardoni
un
'
antipatia
profonda
,
non
tanto
perché
lo
sapesse
liberale
,
quanto
perché
il
Gilardoni
,
quantunque
non
andasse
a
messa
come
lui
,
viveva
da
puritano
,
non
amava
la
tavola
né
la
bottiglia
né
il
tabacco
né
certi
discorsi
liberi
,
e
non
giuocava
a
tarocchi
.
Discorrendo
una
sera
nell
'
orto
con
don
Franco
delle
solenni
scorpacciate
e
trincate
che
Pasotti
e
gli
amici
suoi
facevano
spesso
alle
cantine
di
Bisgnago
,
il
professore
aveva
detta
una
parola
severa
ed
era
stato
udito
dal
curatone
,
uno
dei
mangiatori
,
che
passava
in
barca
rasente
i
muri
,
piano
piano
,
pescando
.
«
Villanaccio
!
»
,
aveva
esclamato
,
all
'
udirselo
riferire
,
il
Controllore
gentilissimo
con
una
faccia
da
«
bargnìf
»
bilioso
;
aveva
poi
fatto
tener
dietro
alla
parola
un
ringhio
spregiativo
e
uno
sputo
.
Ciò
non
gl
'
impedì
però
adesso
di
stemperarsi
in
iscuse
per
aver
indebitamente
ritardata
la
sua
visita
,
come
non
gl
'
impedì
di
sbirciar
subito
il
volume
posato
sul
tavolino
rustico
del
belvedere
.
Il
Gilardoni
notò
quell
'
occhiata
e
siccome
si
trattava
di
un
libro
proibito
dal
Governo
,
appena
avviata
la
conversazione
,
lo
prese
quasi
per
istinto
e
se
lo
tenne
sulle
ginocchia
in
modo
che
colui
non
potesse
leggerne
il
titolo
.
Questa
precauzione
turbò
Pasotti
che
stava
magnificando
la
villetta
e
l
'
orto
in
tutte
le
loro
parti
col
tono
appropriato
a
ciascuna
,
le
barbabietole
con
amabile
familiarità
,
le
agavi
con
ammirazione
grave
e
accigliata
.
Un
lampo
di
sdegno
gli
brillò
negli
occhi
e
si
spense
subito
.
«
Fortunato
Lei
!
»
,
diss
'
egli
sospirando
.
«
Se
i
miei
affari
lo
permettessero
,
vorrei
vivere
anch
'
io
in
Valsolda
.
»
«
È
un
paese
di
pace
»
,
fece
il
professore
.
«
Sì
,
è
un
paese
di
pace
;
e
poi
adesso
,
nelle
città
,
chi
ha
servito
il
Governo
,
è
inutile
,
non
si
trova
bene
.
La
gente
non
sa
distinguere
fra
un
buon
impiegato
che
si
occupi
solamente
del
proprio
ufficio
come
ho
fatto
io
,
e
un
poliziotto
.
Siamo
esposti
a
certi
sospetti
,
a
certe
umiliazioni
...
»
Il
professore
diventò
rosso
e
si
pentì
d
'
aver
levato
il
libro
dal
tavolino
.
Davvero
Pasotti
,
malgrado
le
sue
smancerie
di
umiltà
,
era
troppo
orgoglioso
per
far
mai
la
spia
,
e
sia
per
questo
,
sia
per
qualche
buona
fibra
del
suo
cuore
,
mai
non
la
fece
.
Vi
fu
dunque
nelle
sue
parole
un
grammo
di
sincerità
,
un
grammo
d
'
oro
che
bastò
a
dar
loro
il
suono
del
buon
metallo
.
Il
Gilardoni
ne
fu
tocco
,
offerse
al
suo
visitatore
un
bicchier
di
birra
e
si
affrettò
a
scendere
in
cerca
di
Pinella
onde
aver
un
pretesto
di
lasciar
il
volume
sul
tavolino
.
Appena
partito
il
professore
,
Pasotti
ghermì
il
libro
,
gli
diede
una
curiosa
occhiata
,
lo
rimise
a
posto
e
si
piantò
in
capo
alla
scala
con
la
tabacchiera
aperta
in
mano
,
frugando
nel
tabacco
e
sorridendo
,
tra
l
'
ammirazione
e
la
beatitudine
,
ai
monti
,
al
lago
,
al
cielo
.
Il
libro
era
un
Giusti
,
stampato
colla
falsa
data
di
Bruxelles
,
anzi
di
Brusselle
e
con
il
titolo
Poesie
italiane
tratte
da
una
stampa
a
penna
.
In
un
angolo
del
frontespizio
si
leggeva
scritto
per
isghembo
:
«
Mariano
Fornic
»
.
Non
occorreva
l
'
acume
di
Pasotti
per
indovinar
subito
in
quel
nome
eteroclito
l
'
anagramma
di
Franco
Maironi
.
«
Che
bellezza
!
Che
paradiso
!
»
,
diss
'
egli
a
mezza
voce
mentre
il
professore
saliva
la
scala
seguito
dal
Pinella
con
la
birra
.
Confessò
poi
,
tra
un
sorso
e
l
'
altro
,
che
la
sua
visita
era
un
pochino
interessata
.
Si
disse
innamorato
della
muraglia
fiorita
che
sosteneva
l
'
orto
Gilardoni
a
fronte
del
lago
,
e
desideroso
di
imitarla
ad
Albogasio
Superiore
dove
,
se
il
lago
mancava
,
i
muri
nudi
eran
troppi
.
Come
s
'
era
procurato
il
professore
quelle
agavi
,
quei
capperi
,
quelle
rose
?
«
Ma
!
»
,
rispose
candidamente
il
professore
.
«
Me
li
ha
donati
Maironi
.
»
«
Don
Franco
?
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Benissimo
.
Allora
,
siccome
don
Franco
ha
molta
bontà
per
me
,
mi
rivolgerò
a
lui
.
»
E
trasse
la
tabacchiera
.
«
Povero
don
Franco
!
»
,
diss
'
egli
,
guardando
il
tabacco
e
palpandolo
con
la
tenerezza
di
un
bargnìf
commosso
.
«
Povero
figliuolo
!
Qualche
volta
si
riscalda
ma
è
un
gran
buon
figliuolo
!
Gran
bel
cuore
!
Povero
figliuolo
!
Lei
lo
vede
spesso
?
»
«
Sì
,
abbastanza
.
»
«
Almeno
potesse
riuscire
nei
suoi
desideri
,
povero
figliuolo
!
Lo
dico
per
lui
e
anche
per
lei
!
Non
sarà
mica
una
cosa
sfumata
?
»
Pasotti
disse
questa
interrogazione
da
grande
artista
,
con
interesse
affettuoso
ma
discreto
,
senza
esprimere
più
curiosità
che
non
convenisse
,
volendo
ungere
e
ammollire
un
poco
il
cuore
chiuso
del
Gilardoni
onde
si
aprisse
,
poco
a
poco
,
da
sé
.
Ma
il
cuore
del
Gilardoni
,
invece
di
aprirsi
a
quel
tocco
delicato
,
si
contrasse
,
si
rinchiuse
.
«
Non
lo
so
»
,
rispose
il
professore
sentendosi
,
con
dispetto
,
diventar
rosso
;
e
diventò
scarlatto
.
Pasotti
notò
subito
nel
suo
taccuino
mentale
la
risposta
imbarazzata
e
il
colore
.
«
Farebbe
male
»
,
diss
'
egli
,
«
ad
abbandonare
la
partita
.
La
marchesa
si
capisce
che
abbia
delle
difficoltà
,
ma
poi
è
buona
,
gli
vuole
un
gran
bene
.
Ha
preso
una
paura
,
l
'
altra
notte
,
povera
donna
!
»
Guardò
il
professore
che
taceva
inquieto
,
accigliato
,
e
pensò
:
non
parli
?
allora
sai
.
«
Capisce
!
»
,
riprese
.
«
Non
dire
dove
si
va
!
Non
Le
pare
?
»
«
Ma
io
non
so
niente
,
io
non
capisco
niente
!
»
,
esclamò
il
Gilardoni
,
sempre
più
accigliato
,
sempre
più
inquieto
.
Qui
Pasotti
sapendo
che
il
professore
aveva
cessato
da
lungo
tempo
di
visitare
le
Rigey
e
ignorandone
la
cagione
,
arrischiò
un
passo
avanti
,
da
bargnìf
novizio
.
«
Bisognerebbe
domandarne
a
Castello
»
,
diss
'
egli
con
un
sorriso
malignetto
.
A
questo
punto
il
Gilardoni
,
che
già
bolliva
,
traboccò
.
«
Mi
faccia
il
piacere
»
,
diss
'
egli
impetuosamente
,
«
lasciamo
stare
questo
discorso
,
lasciamo
stare
questo
discorso
!
»
Pasotti
si
rabbuiò
.
Cerimonioso
,
adulatore
,
sdolcinato
,
non
era
però
mai
disposto
,
nell
'
orgoglio
suo
,
a
prendersi
pacificamente
in
faccia
una
parola
spiacevole
,
e
s
'
impermaliva
d
'
ogni
ombra
.
Non
parlò
più
,
e
passato
un
paio
di
minuti
prese
congedo
con
dignitosa
freddezza
,
si
ritirò
masticando
rabbia
attraverso
le
barbabietole
e
le
rape
.
Quando
si
trovò
da
capo
nella
contrada
dei
Mal
'
ari
,
il
bargnìf
stette
un
pezzetto
a
pensare
col
mento
in
mano
,
poi
si
avviò
verso
la
riva
di
Casarico
,
a
passi
lenti
,
molto
curvo
,
ma
con
gli
occhi
brillanti
del
barbone
che
ha
fiutato
in
aria
l
'
indirizzo
recondito
di
un
tartufo
.
Le
spaventate
difese
di
don
Giuseppe
,
le
difese
ostinate
della
Maria
,
l
'
imbarazzo
e
lo
scatto
del
professore
gli
dicevano
che
il
tartufo
c
'
era
e
grosso
.
Gli
era
venuta
l
'
idea
di
andare
a
Loggio
dove
abitavano
il
Paolin
e
il
Paolon
,
gente
bene
informata
;
poi
aveva
pensato
ch
'
era
martedì
e
che
probabilmente
non
li
avrebbe
trovati
.
No
,
era
meglio
salir
direttamente
da
Casarico
a
Castello
,
fiutare
e
frugare
nell
'
abitazione
di
certa
signora
Cecca
,
ottima
donna
,
tutta
cuore
,
famosa
per
l
'
assidua
vigilanza
che
esercitava
dalle
sue
finestre
,
per
mezzo
di
un
formidabile
cannocchiale
,
sulla
Valsolda
intiera
.
Ella
poteva
dire
ogni
giorno
chi
fosse
andato
a
Lugano
col
barcaiuolo
Pin
o
col
barcaiuolo
Panighèt
,
notava
i
colloqui
del
povero
Pinella
con
una
certa
Mochèt
sul
sagrato
di
Albogasio
,
lontano
un
chilometro
;
sapeva
in
quanti
giorni
il
signor
ingegnere
Ribera
avesse
bevuto
il
bariletto
di
vino
che
la
sua
barca
riportava
vuoto
dalla
casa
d
'
Oria
alla
cantina
di
S
.
Margherita
.
Se
Franco
era
stato
in
casa
Rigey
,
la
signora
Cecca
doveva
saperlo
.
Nel
sottoportico
che
da
Casarico
mette
alla
stradicciuola
di
Castello
,
Pasotti
si
sentì
venir
dietro
a
precipizio
qualcuno
che
gli
passò
accanto
nel
buio
,
e
credette
di
conoscere
un
tale
detto
«
légora
fügada
(
lepre
cacciata
)
»
per
la
sua
andatura
sempre
furiosa
.
Era
costui
un
egregio
galantuomo
ancora
più
curioso
di
Pasotti
,
un
'
ottima
persona
che
amava
di
saper
le
cose
semplicemente
per
saperle
,
senz
'
altri
fini
,
e
andava
sempre
solo
,
si
trovava
dappertutto
,
compariva
e
scompariva
in
un
baleno
,
quando
in
un
luogo
quando
nell
'
altro
,
come
certi
insettoni
alati
che
danno
un
guizzo
,
un
frullo
,
un
colpo
e
poi
,
zitti
,
non
si
odono
,
non
si
vedono
più
sino
a
un
altro
guizzo
,
a
un
altro
frullo
,
a
un
altro
colpo
.
Egli
aveva
scorti
i
Pasotti
entrare
al
«
Palazz
»
e
si
era
insospettito
di
qualche
cosa
per
l
'
ora
insolita
.
Appiattato
in
un
campicello
aveva
visto
la
signora
Barborin
ritornare
e
il
Controllore
avviarsi
a
Casarico
,
quindi
,
seguito
costui
alla
lontana
,
s
'
era
appostato
,
durante
la
sua
visita
al
Gilardoni
,
dietro
un
pilastro
del
portico
di
Casarico
;
e
ora
gli
era
scivolato
accanto
approfittando
dell
'
oscurità
per
correre
a
Castello
e
aspettarlo
,
sorvegliarlo
da
qualche
buon
posto
di
osservazione
.
Lo
vide
infatti
entrare
dalla
signora
Cecca
.
La
vecchia
e
gozzuta
signora
stava
nel
suo
salotto
tenendosi
in
collo
un
marmocchio
col
braccio
sinistro
e
reggendo
con
la
mano
libera
uno
sperticato
tubo
di
cartone
infilato
per
isghembo
nella
finestra
,
come
una
spingarda
,
con
la
mira
giù
al
lago
scintillante
,
a
una
vela
bianca
,
gonfia
di
breva
.
All
'
entrar
di
Pasotti
che
veniva
avanti
con
la
persona
inclinata
,
con
il
cappello
in
mano
,
con
un
viso
ilare
ilare
,
dolce
dolce
,
la
buona
ospitale
donna
posò
in
fretta
quel
lungo
naso
mostruoso
di
cartone
che
le
piaceva
metter
nelle
faccende
più
lontane
degli
altri
,
dove
il
suo
proprio
naso
di
cartapecora
,
benché
smisurato
,
non
arrivava
.
Ell
'
accolse
il
Controllore
,
come
avrebbe
accolto
un
Santo
taumaturgo
che
fosse
venuto
a
portarle
via
il
gozzo
.
«
Oh
che
brao
scior
Controlòr
!
Oh
che
brao
scior
Controlòr
!
Oh
che
piasè
!
Oh
che
piasè
!
»
E
lo
fece
sedere
,
lo
soffocò
di
offerte
.
«
On
poo
de
torta
!
On
poo
de
crocant
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
On
poo
de
vin
!
On
poo
de
rosoli
!
-
Ch
'
el
me
scüsa
neh
»
,
soggiunse
perché
il
marmocchio
s
'
era
messo
a
miagolare
.
«
L
'
è
el
me
nevodin
.
L
'
è
el
me
biadeghin
.
»
Pasotti
fece
molte
cerimonie
,
avendo
già
nello
stomaco
,
oltre
alle
ciliege
di
don
Giuseppe
,
anche
la
birra
del
Gilardoni
;
ma
dovette
finire
col
rassegnarsi
a
rosicchiare
una
dannata
torta
di
mandorle
,
mentre
il
piccino
si
attaccava
al
gozzo
della
nonna
.
«
Povera
signora
Cecca
!
Due
volte
madre
!
»
,
disse
pateticamente
,
a
quella
vista
,
il
sarcastico
bargnìf
,
ridendo
nello
stomaco
.
Dopo
averle
chiesto
notizie
del
marito
e
dei
discendenti
fino
alla
terza
generazione
,
mise
in
campo
la
signora
Teresa
Rigey
.
Come
stava
quella
povera
donna
?
Male
!
Proprio
tanto
male
?
Ma
da
quando
?
E
c
'
era
stata
qualche
cagione
?
Qualche
commozione
?
Qualche
dispiacere
?
Gli
antichi
si
conoscevano
,
ma
ce
n
'
erano
stati
dei
nuovi
?
Forse
per
la
Luisina
?
Per
quel
matrimonio
?
E
don
Franco
non
veniva
mai
a
Castello
?
Di
giorno
,
no
,
va
bene
;
ma
...
?
Come
quando
il
chirurgo
va
interrogando
e
tastando
un
paziente
in
cerca
dell
'
occulto
posto
doloroso
,
che
il
paziente
risponde
tanto
più
breve
e
trepido
quanto
più
la
mano
indagatrice
si
appressa
al
punto
e
,
appena
essa
vi
arriva
,
trasalendo
si
sottrae
;
così
la
signora
Cecca
andò
rispondendo
al
Pasotti
sempre
più
breve
e
cauta
,
e
a
quel
ma
,
posto
delicatamente
dove
le
doleva
,
scattò
:
«
On
poo
de
torta
ancamò
!
Scior
Controlòr
!
L
'
è
roba
d
'
i
tosann
!
»
Pasotti
sacramentò
in
cuor
suo
contro
i
«
tosann
»
e
la
loro
torta
di
miele
,
creta
e
olio
di
mandorle
,
ma
credette
utile
d
'
ingoiarne
un
altro
boccone
e
tornò
poi
a
toccare
,
anzi
a
premere
,
il
tasto
di
prima
.
«
So
de
nagott
,
so
de
nagott
,
so
de
nagott
!
»
,
esclamò
la
signora
Cecca
.
«
Ch
'
el
proeuva
a
ciamagh
al
Pütin
!
Al
scior
Giacom
!
E
a
mi
ch
'
el
me
ciama
pü
nient
!
»
Ancora
!
Pasotti
brillò
in
viso
all
'
idea
di
avere
il
malcapitato
sior
Zacomo
nelle
granfie
.
Così
brillerebbero
gli
occhi
di
un
falco
allegro
all
'
idea
di
ghermir
un
ranocchio
e
di
tenerselo
fra
gli
artigli
per
giuoco
e
spasso
.
Egli
se
ne
andò
poco
dopo
,
contento
di
tutto
fuorché
della
torta
di
creta
che
aveva
sullo
stomaco
.
Casa
Puttini
,
simile
nella
sua
piccola
faccia
signorile
al
piccolo
vecchio
padrone
che
la
governava
in
abito
nero
e
cravattone
bianco
,
stava
poco
più
giù
della
orgogliosa
mole
di
casa
Pasotti
,
sulla
via
di
Albogasio
Inferiore
.
Il
falco
vi
andò
dopo
pranzo
,
verso
le
cinque
,
con
una
faccia
maligna
.
Bussò
all
'
uscio
e
stette
in
ascolto
.
C
'
era
,
c
'
era
il
ranocchio
disgraziato
,
litigava
,
secondo
il
solito
,
con
la
perfida
servente
.
Pasotti
bussò
più
forte
.
«
Verzì
!
»
,
disse
il
signor
Giacomo
,
ma
la
Marianna
non
voleva
saperne
di
scendere
ad
aprire
.
«
Verzì
!
Verzì
!
Son
paron
mi
!
»
Tutto
inutile
.
Pasotti
bussò
da
capo
,
picchiò
come
una
catapulta
.
«
Chi
xelo
sto
maledeto
?
»
,
vociferò
il
Puttini
;
e
venne
giù
soffiando
«
apff
!
apff
!
»
ad
aprire
.
«
Oh
,
Controllore
gentilissimo
!
»
,
diss
'
egli
,
battendo
le
palpebre
e
alzando
pateticamente
le
sopracciglia
.
«
La
perdona
!
Quela
fatal
servente
!
No
go
più
testa
!
No
ghe
digo
gnente
cossa
che
nasse
in
sta
casa
.
»
«
L
'
è
minga
vera
!
»
,
gridò
Marianna
dall
'
alto
.
«
Tasì
!
»
E
qui
il
signor
Giacomo
incominciò
a
raccontare
i
suoi
guai
,
rimbeccando
a
ogni
tratto
le
proteste
della
serva
invisibile
.
«
Stamatina
,
La
s
'
imagina
,
vado
a
Lugan
.
Vegno
a
casa
zirconzirca
a
le
tre
.
Su
la
porta
,
La
varda
qua
,
che
xe
de
le
giozze
.
Tasì
!
-
No
ghe
bado
,
tiro
drito
.
Son
sul
pato
de
la
scala
per
andar
in
cusina
;
ghe
xe
de
le
giozze
.
Zito
!
-
Cossa
gala
spanto
?
digo
.
Me
sbasso
,
meto
un
deo
in
tera
;
tasto
;
xe
onto
;
snaso
,
el
xe
ogio
.
Alora
ghe
vado
drio
a
le
giozze
.
Tasto
,
snaso
,
tasto
,
snaso
.
Tutto
ogio
,
Controllore
gentilissimo
.
O
'
l
xe
vegnudo
,
digo
,
o
'
l
xe
andà
via
.
Se
el
xe
vegnudo
lo
gà
portà
el
massaro
e
alora
le
giozze
co
semo
fora
dela
porta
le
gà
d
'
andar
in
suso
,
se
el
xe
andà
via
vol
dir
che
quela
maledetissima
...
La
tasa
!
...
Lo
gà
portà
a
vender
a
San
Mamette
e
alora
le
giozze
le
gà
d
'
andar
in
zoso
.
E
mi
torna
in
drio
e
vaghe
drio
a
ste
giozze
e
drio
e
drio
,
e
rivo
a
la
porta
;
Controllore
mio
gentilissimo
,
le
giozze
le
va
in
zoso
.
Quela
b
...
»
A
questo
punto
la
voce
della
serva
scattò
come
la
sveglia
d
'
un
orologio
e
non
ci
fu
più
«
tasì
!
»
che
valesse
a
fermare
quello
stridente
getto
continuo
di
parole
rabbiose
.
Ci
si
provò
Pasotti
e
,
non
riuscendo
,
uscì
dai
gangheri
anche
lui
con
un
«
O
fiolonona
!
»
e
proseguì
a
tirarle
improperi
,
a
ciascuno
dei
quali
il
signor
Giacomo
faceva
un
sommesso
accompagnamento
di
gratitudine
.
«
Sì
,
linguazza
,
bravo
,
ghe
son
obligà
.
Sì
,
stria
,
bravo
.
Impiastro
,
sì
signor
.
Ghe
son
obligà
,
Controllore
gentilissimo
,
ghe
son
propramente
obligà
.
»
Quando
la
Marianna
parve
sopraffatta
e
chetata
,
Pasotti
disse
al
signor
Giacomo
che
aveva
bisogno
di
parlargli
.
«
No
go
testa
»
,
rispose
l
'
ometto
.
«
La
me
perdona
,
me
sento
mal
.
»
«
Eh
no
go
tescta
,
no
go
tescta
!
»
,
vociò
la
Marianna
rediviva
.
«
Ch
'
el
ghe
disa
inscì
ch
'
el
coo
el
l
'
avarà
perduu
a
andà
de
nott
a
trovà
i
tosann
a
Castell
!
»
«
Tasì
!
»
,
urlò
il
Puttini
;
e
Pasotti
,
con
un
ghigno
diabolico
:
«
Come
come
come
?
»
.
Visto
ch
'
egli
entrava
in
furore
,
lo
afferrò
per
un
braccio
,
con
parole
di
pace
e
d
'
affetto
,
lo
trascinò
via
,
se
lo
portò
a
casa
,
chiamò
sua
moglie
;
e
per
chetare
il
povero
ranocchio
,
per
pigliarselo
comodamente
fra
gli
artigli
,
intavolò
un
tarocchino
in
tre
.
Se
la
signora
Barborin
giuocava
male
,
il
signor
Giacomo
,
meditando
,
ponderando
e
soffiando
,
giuocava
peggio
.
Era
un
giuocatore
timidissimo
,
non
si
metteva
mai
solo
contro
gli
altri
due
.
Stavolta
si
trovò
in
mano
,
appena
seduto
,
carte
così
straordinarie
che
fu
preso
da
un
accesso
di
coraggio
e
,
come
dice
il
linguaggio
del
giuoco
,
entrò
.
«
Chi
sa
che
giuocone
ha
!
»
,
brontolò
Pasotti
.
«
No
digo
...
no
digo
...
ghe
xe
dei
frati
che
spasseza
in
pantofole
.
»
Il
«
no
digo
»
del
signor
Giacomo
significava
ch
'
egli
teneva
in
mano
carte
miracolose
;
e
i
frati
in
pantofole
erano
,
nel
suo
gergo
,
i
quattro
re
del
giuoco
.
Mentre
si
accingeva
a
giuocare
palpando
ciascuna
carta
e
aguzzandovi
gli
occhi
su
,
Pasotti
colse
il
suo
momento
,
sperando
,
per
giunta
,
fargli
perdere
il
giuoco
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
«
mi
racconti
un
poco
.
Quando
è
andato
a
Castello
di
notte
?
»
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
lassemo
star
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
,
rosso
rosso
,
palpando
le
carte
più
che
mai
.
«
Sì
,
sì
,
adesso
giuochi
.
Parleremo
dopo
.
Tanto
,
io
so
tutto
.
»
Povero
signor
Giacomo
,
sì
,
giuocare
con
quello
spino
in
gola
!
Palpò
,
soffiò
,
uscì
dove
non
avrebbe
dovuto
,
sbagliò
a
contare
i
tarocchi
,
perdette
un
paio
di
frati
con
le
relative
pantofole
,
e
malgrado
il
giuocone
,
lasciò
alcune
marchette
negli
artigli
di
Pasotti
che
ghignava
e
nel
piattino
della
signora
Barborin
che
ripeteva
a
mani
giunte
:
«
Cos
'
ha
mai
fatto
,
signor
Giacomo
,
cos
'
ha
mai
fatto
?
»
.
Pasotti
raccolse
le
carte
e
si
mise
a
scozzarle
guardando
con
una
faccia
sardonica
il
signor
Giacomo
che
non
sapeva
dove
guardare
.
«
Sicuro
»
,
diss
'
egli
.
«
So
tutto
.
La
signora
Cecca
mi
ha
raccontato
tutto
.
Del
resto
,
caro
deputato
politico
,
Lei
ne
renderà
conto
all
'
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
.
»
Così
dicendo
,
Pasotti
porse
il
mazzo
al
Puttini
perché
alzasse
.
Ma
il
Puttini
,
udito
quel
nome
minaccioso
,
si
mise
a
gemere
:
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
cossa
disela
,
no
so
gnente
...
oh
Dio
...
l
'
Imperial
Regio
Commissario
?
...
Digo
...
no
savaria
per
cossa
...
apff
!
»
«
Sicuro
!
»
,
ripeté
Pasotti
.
Aspettava
una
parola
che
gli
facesse
un
po
'
di
lume
;
e
significò
a
sua
moglie
,
additando
col
pollice
prima
l
'
uscio
e
poi
la
propria
sua
bocca
,
che
andasse
a
pigliar
da
bere
.
«
Anca
quel
benedeto
ingegner
!
»
,
esclamò
,
quasi
parlando
tra
sé
,
il
signor
Giacomo
.
Come
un
pescatore
raccoglie
stentatamente
a
sé
la
lunga
lenza
pesante
,
scossa
,
egli
crede
,
dal
grosso
pesce
lungamente
insidiato
,
e
tira
e
tira
e
finalmente
scorge
venir
su
dal
fondo
due
grandi
ombre
di
pesci
invece
d
'
una
sola
,
palpita
,
raddoppia
di
cautela
e
d
'
arte
;
così
Pasotti
,
all
'
udir
nominare
l
'
ingegnere
,
si
meravigliò
,
palpitò
e
si
dispose
a
estrarre
con
la
più
squisita
delicatezza
di
mano
il
segreto
del
signor
Giacomo
e
del
Ribera
.
«
Sicuro
»
,
diss
'
egli
.
«
Ha
fatto
male
.
»
Silenzio
del
signor
Giacomo
.
Pasotti
insistette
:
«
Ha
fatto
malissimo
.
»
Ecco
la
signora
Barborin
che
tutta
sorridente
porta
vassoio
,
bottiglia
e
bicchieri
.
Il
vino
è
rosso
cupo
,
con
trasparenze
di
rubino
in
corpo
e
il
signor
Giacomo
gli
fa
un
viso
non
ancora
tenero
ma
benevolo
.
Il
vino
ha
un
aroma
di
austera
virtù
ed
il
signor
Giacomo
lo
fiuta
amorosamente
,
lo
guarda
commosso
,
lo
torna
a
fiutare
.
Il
vino
ha
una
pastosa
pienezza
ch
'
empie
palato
e
anima
di
sapore
,
il
vino
è
appunto
quel
giusto
,
virtuoso
amarone
che
l
'
aroma
annuncia
e
il
signor
Giacomo
lo
sorseggia
nel
desiderio
che
non
sia
liquido
e
fuggevole
,
lo
mastica
,
lo
pacchia
,
se
lo
spalma
per
la
bocca
;
e
quando
di
tanto
in
tanto
posa
il
bicchiere
sul
tavolino
,
non
lo
lascia
però
né
con
la
mano
né
con
gli
occhi
imbambolati
.
«
Povero
ingegnere
!
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Povero
Ribera
!
È
un
buon
galantuomo
,
ma
...
»
E
tira
e
tira
,
il
disgraziato
signor
Giacomo
cominciò
a
venir
su
,
dietro
all
'
amo
e
al
filo
.
«
Mi
propramente
»
,
diss
'
egli
,
«
no
volea
.
El
me
gà
fato
zo
.
"
Vegnì
"
,
el
dise
,
"
percossa
mo
no
volìo
vegner
?
Mal
no
se
fa
,
la
cossa
xe
onesta
.
"
Sì
,
digo
,
me
par
anca
a
mi
;
ma
sto
secreto
!
"
Ma
!
La
nona
!
"
el
dise
.
Capisso
,
digo
,
ma
no
me
comoda
.
"
Gnanca
a
mi
"
,
el
dise
.
Ma
alora
,
digo
,
che
figura
fémoi
,
Ela
e
mi
?
"
Quela
del
m
...
"
,
el
dise
con
quel
so
far
de
bon
omo
a
la
vecia
,
"
che
cossa
vorla
?
,
el
xe
propramente
per
el
mio
temperamento
.
"
Alora
vegno
,
digo
.
»
Qui
si
fermò
.
Pasotti
aspettò
un
poco
e
poi
,
con
prudenza
,
tirò
il
filo
.
«
Il
male
si
è
»
,
diss
'
egli
,
«
che
a
Castello
se
ne
sia
parlato
.
»
«
Sì
signor
;
e
me
lo
son
imaginà
.
Tase
la
famegia
,
tase
l
'
ingegner
,
taso
mi
che
s
'
intende
,
ma
no
taserà
el
piovan
,
no
taserà
el
nonzolo
.
»
Il
parroco
?
Il
sacrestano
?
Adesso
Pasotti
capì
.
Trasecolò
;
non
si
aspettava
un
affare
così
grosso
.
Versò
da
bere
al
malcapitato
signor
Giacomo
,
gli
cavò
facilmente
tutti
i
particolari
del
matrimonio
e
cercò
di
cavargli
pure
i
progetti
degli
sposi
;
ma
questo
non
gli
riusciva
.
Si
mise
a
scozzar
le
carte
per
continuar
il
giuoco
e
il
signor
Giacomo
guardò
l
'
orologio
,
trovò
che
mancavano
nove
minuti
alle
sette
,
ora
in
cui
era
solito
caricare
il
suo
pendolo
.
Tre
minuti
di
strada
,
due
minuti
di
scale
,
non
aveva
più
che
quattro
minuti
per
congedarsi
.
«
Controllore
gentilissimo
,
La
ghe
fazza
el
conto
,
la
xe
cussì
,
no
ghe
xe
ponto
de
dubio
.
»
La
signora
Barborin
,
vedendo
un
contrasto
,
ne
domandò
a
suo
marito
.
Pasotti
si
accostò
le
mani
alla
bocca
e
le
gridò
sul
viso
:
«
El
voeur
andà
a
trovà
la
morosa
!
»
.
«
Cossa
mai
!
Cossa
mai
!
»
,
fece
il
povero
signor
Giacomo
diventando
di
tutti
i
colori
;
e
la
Pasotti
che
per
un
miracolo
aveva
udito
,
aperse
una
bocca
smisurata
,
non
sapeva
se
dovesse
credere
o
no
.
«
La
morosa
?
Oh
!
Quanti
ciàcer
!
Minga
vera
,
sür
Giacom
,
che
hin
ciàcer
?
El
podarìss
ben
avèghela
per
quell
,
disi
minga
,
l
'
è
minga
vècc
,
ma
insomma
!
»
Capito
che
voleva
proprio
andarsene
,
cercò
trattenerlo
,
aveva
dei
marroni
di
Venegono
che
stavan
cuocendo
,
li
offerse
.
Ma
né
i
marroni
né
gl
'
improperi
di
Pasotti
valsero
a
vincere
il
signor
Giacomo
che
partì
con
lo
spettro
dell
'
I
.
R
.
Commissario
nel
cuore
e
insieme
con
una
sensazione
molesta
nella
coscienza
,
con
un
vago
malcontento
di
sé
ch
'
egli
non
sapeva
spiegare
a
se
stesso
,
col
dubbio
istintivo
che
le
ingiurie
della
perfida
servente
fossero
preferibili
,
in
fin
de
'
conti
,
alle
moine
di
Pasotti
.
Invece
costui
aveva
gli
occhi
ancora
più
brillanti
dell
'
usato
.
Pensava
di
andar
a
Cressogno
subito
.
Camminatore
instancabile
,
contava
di
potervi
arrivare
alle
otto
.
L
'
idea
di
andare
dalla
marchesa
con
la
sua
grossa
scoperta
in
pectore
,
di
fare
il
misterioso
,
di
metter
fuori
un
po
'
alla
volta
le
paroline
più
suggestive
e
di
farsi
strappare
il
resto
,
lo
divertiva
moltissimo
.
E
preparava
già
per
il
proprio
piacere
un
discorsetto
blando
,
ammolliente
,
da
posare
poi
sulla
ferita
della
impassibile
dama
per
modo
ch
'
ella
non
potesse
dissimularla
e
che
nessuno
avesse
a
lagnarsi
di
lui
,
neppure
Franco
.
Andò
in
cucina
,
si
fece
accendere
la
lanterna
perché
la
notte
era
molto
scura
,
e
partì
.
Incontrò
sulla
porta
il
suo
mezzadro
ch
'
entrava
.
Il
mezzadro
lo
salutò
,
portò
in
cucina
un
gran
canestro
di
frutta
,
aiutò
la
serva
a
metterle
a
posto
,
sedette
al
fuoco
e
disse
placidamente
:
«
È
mort
adess
la
sciora
Teresa
de
Castell
»
.
6
.
La
vecchia
signora
di
marmo
L
'
uscio
si
aperse
un
poco
,
pian
piano
,
la
fantesca
porse
il
capo
nella
camera
e
chiamò
Franco
che
pregava
inginocchiato
a
una
seggiola
,
presso
il
letto
della
morta
.
Franco
non
udì
e
fu
Luisa
che
si
alzò
.
Andò
ad
ascoltar
la
sommessa
richiesta
della
donna
,
le
rispose
qualche
cosa
e
,
ritrattasi
colei
,
stette
lì
ad
aspettare
.
Non
comparendo
nessuno
,
spinse
l
'
uscio
e
disse
forte
:
«
Venga
,
venga
dentro
»
.
Un
singhiozzo
violento
le
rispose
.
Luisa
stese
ambedue
le
mani
e
il
professor
Gilardoni
gliele
afferrò
.
Stettero
così
alquanto
tempo
,
immobili
,
lottando
,
a
labbra
serrate
,
con
l
'
emozione
,
lui
più
di
lei
.
Luisa
si
mosse
la
prima
,
ritirò
dolcemente
una
mano
e
trasse
con
l
'
altra
il
professore
nella
camera
della
morta
.
La
signora
Teresa
era
spirata
in
salotto
,
sulla
poltrona
che
non
aveva
più
potuto
lasciare
dopo
la
notte
del
matrimonio
.
L
'
avevano
poi
adagiata
sul
divano
disposto
a
letto
funebre
.
Il
dolce
viso
era
là
nella
luce
di
quattro
candele
,
cereo
,
sul
guanciale
,
con
un
sorriso
trasparente
dalle
palpebre
chiuse
,
con
la
bocca
semiaperta
.
Il
letto
e
l
'
abito
erano
sparsi
di
fiori
d
'
autunno
,
ciclamini
,
dalie
,
crisantemi
.
«
Guardi
com
'
è
bella
»
,
disse
Luisa
con
voce
tenera
e
serena
da
spezzar
il
cuore
.
Il
professore
s
'
appoggiò
singhiozzando
a
una
sedia
lontana
dal
letto
.
«
Lo
senti
,
mamma
»
,
disse
Luisa
sottovoce
,
«
come
ti
vogliono
bene
?
»
S
'
inginocchiò
,
e
presa
la
mano
della
morta
,
si
mise
a
baciarla
,
ad
accarezzarla
,
a
dirle
dolcezze
,
piano
;
poi
tacque
,
posò
la
mano
,
si
alzò
,
baciò
la
fronte
,
contemplò
a
mani
giunte
il
viso
.
Pensò
ai
rimproveri
che
la
mamma
le
aveva
fatti
negli
anni
andati
,
dall
'
infanzia
in
poi
,
di
cui
ella
si
era
risentita
amaramente
.
S
'
inginocchiò
da
capo
,
impresse
da
capo
le
labbra
sulla
mano
di
ghiaccio
con
un
più
ardente
spasimo
d
'
amore
che
se
avesse
ricordate
le
carezze
.
Poi
tolse
un
ciclamino
dalla
spalla
della
morta
,
si
alzò
,
lo
porse
al
professore
.
Questi
lo
prese
piangendo
,
s
'
accostò
a
Franco
che
rivedeva
per
la
prima
volta
dopo
quella
notte
,
l
'
abbracciò
e
ne
fu
abbracciato
con
una
commozione
silenziosa
,
e
uscì
,
in
punta
di
piedi
,
dalla
camera
.
Suonarono
le
otto
.
La
signora
Teresa
era
morta
alle
sei
della
sera
precedente
;
in
ventisei
ore
Luisa
non
aveva
mai
riposato
un
momento
,
non
era
uscita
che
quattro
o
cinque
volte
,
per
pochi
minuti
.
Chi
usciva
spesso
e
stava
fuori
anche
a
lungo
,
era
Franco
.
Avvertito
segretamente
,
era
giunto
a
Castello
,
appena
in
tempo
di
trovar
viva
la
povera
mamma
,
e
tutti
i
tristi
uffici
che
la
morte
impone
eran
toccati
a
lui
,
perché
lo
zio
Piero
,
malgrado
i
suoi
molti
anni
,
non
aveva
la
menoma
esperienza
di
queste
cose
e
vi
si
trovava
impacciatissimo
.
Adesso
,
udite
suonar
le
otto
,
si
avvicinò
a
sua
moglie
,
la
pregò
dolcemente
di
andar
a
riposare
un
poco
,
ma
Luisa
gli
rispose
subito
in
modo
da
levargli
il
coraggio
d
'
insistere
.
Il
funerale
doveva
seguire
l
'
indomani
mattina
alle
nove
.
Ell
'
aveva
desiderato
che
si
differisse
il
più
possibile
e
voleva
star
con
la
mamma
fino
all
'
ultimo
.
Vi
era
nella
sua
sottile
persona
una
indomita
vigoria
,
eguale
a
ben
altre
prove
.
Per
lei
la
mamma
era
tutta
lì
su
quel
lettuccio
,
tra
i
fiori
.
Non
pensava
che
una
parte
di
lei
fosse
altrove
,
non
la
cercava
per
la
finestra
di
ponente
nelle
stelline
che
tremolavano
sopra
i
monti
di
Carona
.
Pensava
soltanto
che
la
mamma
cara
,
vissuta
da
tanti
anni
per
lei
sola
,
non
d
'
altro
sollecita
in
terra
che
della
felicità
sua
,
dormirebbe
fra
poche
ore
e
per
sempre
sotto
i
grandi
noci
di
Looch
,
nella
solitudine
ombrosa
dove
tace
il
piccolo
cimitero
di
Castello
,
mentre
ella
si
godrebbe
la
vita
,
il
sole
,
l
'
amore
.
Aveva
risposto
a
Franco
quasi
aspramente
come
se
l
'
affetto
del
vivo
offendesse
in
qualche
modo
l
'
affetto
della
morta
.
Poi
le
parve
averlo
mortificato
,
si
pentì
,
gli
diede
un
bacio
e
sapendo
di
far
cosa
a
lui
grata
,
di
far
cosa
che
la
mamma
si
era
certo
attesa
da
lei
,
volle
pregare
.
Si
mise
a
recitar
macchinalmente
dei
Pater
,
degli
Ave
e
dei
Requiem
,
senza
provarne
soddisfazione
alcuna
,
sentendo
anzi
una
segreta
contrarietà
,
uno
sgradito
disseccarsi
del
dolore
.
Ell
'
aveva
praticato
sempre
ma
,
spenti
i
fervori
della
prima
comunione
,
non
aveva
più
partecipato
con
l
'
anima
al
culto
.
Sua
madre
era
vissuta
piuttosto
per
il
mondo
futuro
che
per
questo
,
si
era
governata
in
ogni
azione
,
in
ogni
parola
,
in
ogni
pensiero
secondo
quel
fine
.
Le
idee
e
i
sentimenti
di
Luisa
,
nel
suo
precoce
sviluppo
intellettuale
,
avevano
preso
un
altro
corso
con
la
risolutezza
vigorosa
ch
'
era
del
carattere
di
lei
;
ella
li
copriva
però
di
certa
dissimulazione
,
parte
conscia
,
parte
inconscia
,
sia
per
amore
della
mamma
,
sia
per
la
resistenza
di
germi
religiosi
seminati
dalla
parola
materna
,
coltivati
dall
'
esempio
,
rinvigoriti
dall
'
abitudine
.
Dai
quattordici
anni
in
poi
s
'
era
venuta
inclinando
a
non
guardare
oltre
la
vita
presente
,
e
insieme
a
non
guardare
a
sé
,
a
vivere
per
gli
altri
,
per
il
bene
terreno
degli
altri
,
però
secondo
un
forte
e
fiero
senso
di
giustizia
.
Andava
in
chiesa
,
compiva
gli
atti
esterni
del
culto
,
senza
incredulità
e
senza
persuadersi
che
facessero
piacere
a
Dio
.
Aveva
confusamente
il
concetto
di
un
Dio
talmente
alto
e
grande
che
non
vi
potesse
essere
contatto
immediato
fra
gli
uomini
e
Lui
.
Se
dubitava
qualche
volta
d
'
ingannarsi
,
il
suo
errore
le
pareva
tale
da
non
poterlo
un
Dio
infinitamente
buono
punire
.
Come
fosse
venuta
a
pensare
così
,
non
lo
sapeva
ella
stessa
.
L
'
uscio
si
aperse
ancora
,
pian
piano
,
una
voce
sommessa
chiamò
«
il
signor
don
Franco
»
.
Luisa
,
rimasta
sola
,
cessò
di
pregare
,
piegò
il
capo
sul
guanciale
della
mamma
,
le
posò
le
labbra
sulla
spalla
,
chiuse
gli
occhi
raccogliendo
in
sé
la
corrente
di
memorie
che
veniva
da
quel
tocco
,
da
un
odor
noto
di
lavanda
.
L
'
abito
della
mamma
era
di
seta
,
il
suo
migliore
,
un
dono
dello
zio
Piero
.
Ella
lo
aveva
portato
una
volta
sola
,
qualche
anno
addietro
,
andando
a
visitare
la
marchesa
Maironi
.
Anche
questo
pensiero
venne
coll
'
odor
di
lavanda
,
vennero
lagrime
brucianti
,
acri
di
tenerezza
e
di
un
sentimento
che
non
era
propriamente
odio
,
che
non
era
propriamente
collera
,
ma
che
aveva
un
amaro
dell
'
uno
e
dell
'
altra
.
Franco
,
quando
s
'
intese
chiamare
,
trasalì
,
ne
indovinò
subito
la
cagione
.
Lo
zio
Piero
aveva
scritto
,
la
mattina
per
tempo
,
alla
marchesa
,
annunciandole
,
in
termini
semplici
ma
pieni
di
ossequio
,
la
morte
di
sua
sorella
;
e
Franco
stesso
aveva
aggiunto
alla
lettera
dello
zio
un
biglietto
con
queste
parole
:
Cara
nonna
,
mi
manca
il
tempo
di
scriverti
perché
son
qui
;
te
lo
dirò
a
voce
domani
sera
e
confido
che
tu
mi
ascolterai
come
mi
avrebbero
ascoltato
mio
padre
e
mia
madre
.
Nessuna
risposta
era
ancora
venuta
da
Cressogno
.
Adesso
un
uomo
di
Cressogno
aveva
portato
una
lettera
.
Dov
'
è
quest
'
uomo
?
«
Partito
;
non
s
'
è
voluto
fermare
un
momento
.
»
Franco
prese
la
lettera
,
ne
lesse
l
'
indirizzo
:
"
Al
preg
.
signor
ingegnere
Pietro
Ribera
"
,
e
conobbe
la
mano
della
figlia
del
fattore
.
Salì
subito
dallo
zio
Piero
che
,
stanco
,
era
andato
a
letto
.
Lo
zio
Piero
,
quando
Franco
gli
recò
la
lettera
,
non
fece
atto
di
sorpresa
né
di
curiosità
;
disse
placidamente
:
«
Apri
»
.
Franco
posò
il
lume
sul
cassettone
e
aperse
la
lettera
voltando
le
spalle
al
letto
.
Parve
pietrificato
;
non
fiatò
,
non
si
mosse
.
«
Dunque
?
»
,
chiese
lo
zio
.
Silenzio
.
«
Ho
capito
»
,
fece
il
vecchio
.
Allora
Franco
lasciò
cader
la
lettera
,
alzò
le
mani
in
aria
,
mise
un
«
ah
!
»
lungo
,
profondo
e
fioco
,
pieno
di
stupore
e
d
'
orrore
.
«
Insomma
»
,
riprese
lo
zio
,
«
si
può
sapere
?
»
Franco
si
scosse
,
si
precipitò
ad
abbracciarlo
,
reprimendo
a
stento
i
singhiozzi
.
L
'
uomo
pacifico
sopportò
sulle
prime
in
silenzio
,
senza
commuoversi
,
questa
tempesta
.
Poi
cominciò
a
difendersene
chiedendo
la
lettera
:
«
Da
qua
,
da
qua
,
da
qua
»
.
E
pensava
:
«
Cosa
diavolo
avrà
scritto
questa
benedetta
donna
?
»
.
Franco
prese
il
lume
e
la
lettera
,
gliela
porse
.
La
nonna
non
aveva
scritto
niente
,
neppure
una
sillaba
;
aveva
semplicemente
rimandata
la
lettera
dell
'
ingegnere
e
il
biglietto
di
Franco
.
Lo
zio
ci
mise
un
pezzo
a
capirla
:
non
capiva
mai
le
cose
prontamente
e
questa
era
per
lui
tanto
inconcepibile
!
Quando
l
'
ebbe
capita
non
poté
fare
a
meno
di
dire
:
«
Già
,
l
'
è
un
po
'
grossa
»
.
Ma
poi
,
veduto
Franco
tanto
fuori
di
sé
,
esclamò
col
vocione
solenne
che
usava
per
giudicar
toto
corde
le
cose
umane
:
«
Senti
.
L
'
è
,
dirò
così
»
,
(
e
cercava
la
parola
in
un
suo
particolar
modo
,
gonfiando
le
gote
e
mettendo
una
specie
di
rantolo
)
,
«
...
una
iniquità
;
ma
tutte
queste
meraviglie
che
fai
tu
,
io
non
le
faccio
per
niente
affatto
.
Tutti
i
torti
,
caro
,
non
sono
dalla
parte
sua
;
e
allora
?
Del
resto
,
me
ne
rincresce
per
voialtri
che
mangerete
di
magro
e
dovrete
vivere
in
questo
miserabile
paese
;
ma
per
me
?
Per
me
ci
guadagno
e
son
pronto
dirò
così
a
ringraziare
tua
nonna
.
Vedi
bene
,
io
non
ho
fatto
famiglia
,
ho
sempre
contato
su
questa
.
Adesso
la
mia
povera
sorella
è
morta
;
se
la
nonna
vi
apriva
le
braccia
io
restavo
come
un
torso
di
cavolo
.
Dunque
!
»
.
Franco
si
guardò
dal
raccontar
la
cosa
a
sua
moglie
,
ed
ella
,
benché
sapesse
delle
lettere
spedite
a
Cressogno
,
non
domandò
che
dopo
il
funerale
,
parecchie
ore
dopo
,
se
la
nonna
avesse
risposto
.
Il
piccolo
salotto
,
la
piccola
terrazza
,
la
piccola
cucina
erano
stati
pieni
di
gente
tutto
il
giorno
,
dalle
nove
della
mattina
alle
nove
della
sera
.
Alle
dieci
Luisa
e
Franco
uscirono
di
casa
senza
lanterna
,
presero
a
destra
,
attraversarono
pian
piano
,
silenziosamente
,
le
tenebre
del
villaggio
,
toccarono
la
svolta
chiara
e
ventosa
cui
sale
il
fragor
profondo
del
fiume
di
S
.
Mamette
,
entrarono
nelle
ombre
,
nel
forte
odore
dei
noci
di
Looch
.
Poco
prima
di
giungere
al
cimitero
,
Luisa
domandò
sottovoce
a
suo
marito
:
«
Sai
niente
di
Cressogno
?
»
.
Egli
avrebbe
pur
voluto
nasconderle
almeno
in
parte
il
vero
e
non
lo
poté
.
Disse
che
il
suo
biglietto
gli
era
stato
rimandato
e
Luisa
volle
sapere
se
almeno
la
nonna
avesse
scritto
allo
zio
una
parola
di
condoglianza
.
Il
«
no
»
di
Franco
fu
così
incerto
,
quasi
trepidante
,
che
,
non
subito
,
ma
pochi
passi
dopo
,
Luisa
ebbe
un
lampo
di
sospetto
e
si
fermò
di
colpo
,
afferrò
il
braccio
di
suo
marito
.
Franco
,
prima
ch
'
ella
aprisse
bocca
,
intese
,
l
'
abbracciò
come
aveva
abbracciato
lo
zio
,
con
impeto
ancor
maggiore
,
le
disse
di
prender
il
suo
cuore
,
l
'
anima
sua
,
la
sua
vita
,
di
non
cercar
altro
al
mondo
,
se
la
sentì
tremar
tutta
fra
le
braccia
.
Né
allora
né
poi
una
sola
parola
ne
fu
più
detta
fra
loro
.
Al
cancello
del
cimitero
s
'
inginocchiarono
insieme
.
Franco
pregò
con
impeto
di
fede
.
Luisa
trapassò
con
gli
occhi
avidi
la
terra
smossa
presso
all
'
entrata
,
trapassò
la
bara
,
si
affissò
mentalmente
nel
volto
mansueto
e
grave
della
mamma
;
mentalmente
ancora
ma
con
tanto
gagliardo
impulso
da
scuotere
le
sbarre
del
cancello
,
si
chinò
,
si
chinò
,
fisse
le
labbra
sulle
labbra
della
morta
,
v
'
impresse
una
violenza
d
'
amore
più
forte
che
tutti
gli
insulti
,
che
tutte
le
bassezze
odiose
del
mondo
.
Si
staccò
a
stento
di
là
verso
le
undici
.
Discendendo
adagio
a
fianco
di
suo
marito
lo
sdrucciolevole
ciottolato
del
sentiero
,
le
sorse
improvvisa
in
mente
la
visione
di
un
incontro
futuro
con
la
marchesa
.
Si
fermò
,
si
eresse
,
stringendo
i
pugni
;
e
il
suo
bel
viso
intelligente
spirò
una
fierezza
tale
che
se
la
vecchia
signora
di
marmo
l
'
avesse
realmente
veduta
,
realmente
incontrata
in
quel
punto
,
si
sarebbe
senz
'
altro
,
piegata
no
,
impaurita
no
,
ma
posta
in
difesa
.
PARTE
SECONDA
1
.
Pescatori
Il
dottor
Francesco
Zérboli
,
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
,
approdò
alla
I
.
R
.
Ricevitoria
di
Oria
il
10
settembre
1854
,
proprio
quando
un
sole
veramente
imperiale
e
regio
sormontava
il
bastione
poderoso
della
Galbiga
,
sfolgorava
la
rosea
casetta
della
Ricevitoria
,
gli
oleandri
e
i
fagiuoli
della
signora
Peppina
Bianconi
,
chiamando
,
secondo
i
regolamenti
,
all
'
ufficio
il
signor
Carlo
Bianconi
suo
marito
,
quel
tale
Ricevitore
cui
la
musica
manoscritta
puzzava
di
cospirazione
.
Il
Bianconi
,
detto
dalla
sposa
«
el
mè
Carlascia
»
e
dal
popolo
«
el
Biancòn
»
,
un
omone
alto
,
grosso
e
duro
,
col
mento
pelato
,
con
due
baffoni
grigi
,
con
due
occhi
grossi
e
spenti
di
mastino
fedele
,
discese
a
ricevere
l
'
altro
I
.
R
.
mento
pelato
di
categoria
superiore
.
I
due
non
si
rassomigliavano
proprio
che
nella
nudità
austriaca
del
mento
.
Lo
Zérboli
,
vestito
di
nero
e
inguantato
,
era
piccolo
e
tozzo
,
portava
due
baffetti
biondi
appiccicati
alla
faccia
giallognola
,
bucata
da
due
scintille
d
'
occhietti
sarcastici
e
sprezzanti
.
Aveva
i
capelli
piantati
così
basso
sulla
fronte
ch
'
era
solito
raderne
una
lista
,
restandogliene
spesso
un
'
ombra
,
quasi
di
bestialità
.
Prontissimo
di
persona
,
d
'
occhi
e
di
lingua
,
parlava
un
italiano
nasale
,
modulato
alla
trentina
,
con
facile
cortesia
.
Disse
al
Ricevitore
che
doveva
tenere
un
convocato
,
il
consiglio
comunale
d
'
allora
,
a
Castello
e
che
aveva
preferito
venir
per
tempo
,
fare
la
salita
,
col
fresco
,
da
Oria
invece
che
da
Casarico
o
da
Albogasio
,
onde
procurarsi
il
piacere
di
salutare
il
signor
Ricevitore
.
Il
bestione
fedele
non
capì
subito
che
c
'
era
un
secondo
fine
,
ringraziò
con
un
miscuglio
di
frasi
ossequiose
e
di
risatine
stupide
,
fregandosi
le
mani
,
offerse
caffè
,
latte
,
uova
,
l
'
aria
aperta
del
giardinetto
.
Colui
accettò
il
caffè
e
rifiutò
l
'
aria
aperta
con
un
cenno
del
capo
e
una
strizzatina
d
'
occhi
così
eloquente
che
il
Carlascia
,
vociato
su
per
le
scale
«
Peppina
!
Caffè
!
»
fece
passare
il
Commissario
in
ufficio
,
dove
,
sentendosi
trasmutare
,
secondo
la
sua
doppia
natura
,
da
Ricevitore
di
dogana
in
agente
di
polizia
,
si
fece
devoto
il
cuore
e
austero
il
viso
come
per
una
unione
sacramentale
col
monarca
.
Questo
ufficio
era
un
ignobile
bugigattolo
a
pian
terreno
,
con
le
inferriate
ai
due
finestrini
,
una
infetta
cellula
primitiva
che
aveva
già
il
puzzo
della
grande
monarchia
.
Il
Commissario
vi
si
piantò
a
sedere
in
mezzo
,
guardando
l
'
uscio
chiuso
che
dall
'
approdo
metteva
nell
'
anticamera
;
quello
che
dall
'
anticamera
metteva
nell
'
ufficio
era
rimasto
aperto
,
per
ordine
suo
.
«
Mi
parli
del
signor
Maironi
»
,
diss
'
egli
.
«
Sorvegliato
sempre
»
,
rispose
il
Biancòn
.
«
Anssi
»
,
soggiunse
nel
suo
italiano
di
Porta
Tosa
,
«
aspetti
:
ci
ho
qui
un
rapporto
quasi
finito
.
»
E
si
diede
a
frugare
,
a
palpar
fra
le
sue
carte
in
cerca
del
rapporto
e
degli
occhiali
.
«
Manderà
,
manderà
»
,
fece
il
Commissario
che
non
si
aspettava
molto
dalla
prosa
del
bestione
.
«
Intanto
parli
,
dica
!
»
«
Malintensionato
sempre
,
questo
si
sapeva
»
,
ricominciò
l
'
eloquente
Ricevitore
,
«
e
adesso
anche
si
vede
.
Si
è
messo
a
portare
quella
barba
,
sa
,
quella
mosca
,
quella
moschetta
,
quel
pisso
,
quella
porcheria
...
»
«
Scusi
»
,
fece
il
Commissario
.
«
Vede
,
io
sono
ancora
nuovo
,
ho
istruzioni
,
ho
informazioni
,
ma
un
'
idea
esatta
dell
'
uomo
e
della
famiglia
non
l
'
ho
ancora
.
Bisogna
che
Lei
me
li
descriva
proprio
a
fondo
così
come
può
.
E
incominciamo
pure
da
lui
.
»
«
Lui
è
un
superbo
,
un
furioso
,
un
prepotentone
.
Avrà
attaccato
lite
cinquanta
volte
,
qui
,
per
affari
di
dassio
.
Vuol
aver
sempre
ragione
,
vuol
darci
lessione
a
me
e
al
sedentario
.
Caccia
fuori
due
occhiacci
come
se
volesse
mangiare
la
Ricevitoria
.
L
'
è
che
con
me
non
c
'
è
da
fare
il
prepotente
,
se
del
resto
!
...
Perché
sa
di
tutto
,
poi
,
questo
sì
.
Sa
di
legge
,
sa
di
finansa
,
sa
di
musica
,
sa
di
fiori
,
sa
di
pesci
,
el
diavol
a
quatter
.
»
«
E
lei
?
»
«
Lei
?
Lei
lei
lei
lei
...
lei
l
'
è
una
gattamorgna
ma
se
la
cascia
foeura
i
ong
l
'
è
pesg
de
lü
;
peggio
!
Lui
quando
va
in
collera
diventa
rosso
e
fa
un
baccano
di
mille
lire
;
lei
diventa
pallida
e
dice
insolense
d
'
inferno
.
Adesso
si
dice
,
insolense
io
non
ne
tollero
...
ma
insomma
...
mi
capisce
.
Donna
di
talento
,
sa
.
La
mia
Peppina
ci
è
innamorata
.
Donna
che
si
insinua
dappertutto
,
poi
.
Tante
volte
qui
a
Oria
invece
di
chiamare
il
dottore
chiamano
lei
.
Se
in
una
famiglia
questionano
vanno
da
lei
.
Se
ci
vien
il
mal
di
pancia
a
una
bestia
domandano
lei
.
I
bagàj
s
'
i
a
tira
dree
tücc
.
È
magari
buona
,
in
carnevale
,
di
fare
i
magatelli
per
loro
.
Sa
,
i
burattini
.
E
in
pari
tempo
è
un
accidente
che
suona
il
cembalo
,
che
sa
il
francese
e
il
tedesco
.
Io
per
mia
disgrassia
non
lo
so
,
il
tedesco
,
e
sono
andato
da
lei
così
delle
volte
per
farmi
spiegare
carte
tedesche
che
capitano
in
ufficio
.
»
«
Ah
,
Lei
ci
va
,
in
casa
Maironi
?
»
«
Sì
,
qualche
volta
,
per
questo
.
»
Veramente
il
bestione
ci
andava
pure
per
farsi
spiegare
da
Franco
certi
enigmi
della
tariffa
doganale
;
ma
questo
non
lo
disse
.
L
'
interrogatorio
del
Commissario
continuò
.
«
E
la
casa
,
come
è
messa
?
»
«
Messa
bene
.
Bei
pavimenti
alla
venessiana
,
soffitti
pitturati
,
canapè
con
tappeti
,
cembol
,
camera
da
pranzo
colle
pareti
tappessate
di
ritratti
ch
'
è
una
bellèssa
.
»
«
E
l
'
ingegnere
in
capo
?
»
«
L
'
ingegnere
in
capo
è
un
buon
omaccio
,
allegro
,
all
'
antica
;
mi
somiglia
a
me
.
Più
vecchio
però
,
sa
.
Del
resto
qui
ci
sta
pochissimo
.
Un
quindici
giorni
a
questa
stagione
,
altri
quindici
la
primavera
e
qualche
visitina
durante
l
'
anno
.
Quando
ha
la
sua
pace
,
la
sua
quiete
,
il
suo
latte
alla
mattina
,
il
suo
latte
alla
sera
,
il
suo
boccale
di
Modena
a
pranso
,
il
suo
tarocco
,
la
sua
gasètta
di
Milano
,
l
'
ingegnere
Ribera
è
contento
.
Del
resto
,
tornando
alla
barba
del
signor
Maironi
,
c
'
è
anche
di
peggio
.
Ho
saputo
ieri
che
il
signore
ha
messo
un
gelsomino
in
un
vaso
di
legno
inverniciato
di
rosso
.
»
Il
Commissario
,
uomo
d
'
ingegno
e
forse
indifferente
,
nel
più
intimo
del
cuor
suo
,
a
tutti
i
colori
tranne
a
quello
della
propria
cera
e
della
propria
lingua
,
non
poté
a
meno
di
alzar
un
po
'
le
spalle
.
Ma
poi
domandò
subito
:
«
La
pianta
è
fiorita
?
»
«
Non
lo
so
,
domanderò
alla
donna
»
«
A
chi
?
A
sua
moglie
?
Ci
va
,
Sua
moglie
,
in
casa
Maironi
?
»
«
Si
,
qualche
volta
ci
va
.
»
Lo
Zérboli
piantò
i
suoi
occhietti
sprezzanti
in
faccia
al
Bianconi
,
e
gli
articolò
ben
chiara
questa
domanda
:
«
Ci
va
con
profitto
o
no
?
»
«
Ma
!
con
profitto
!
Segond
!
Lei
si
figura
di
andare
come
amica
della
signora
Luisina
,
per
i
fiori
,
per
i
lavori
,
per
i
pettegolessi
,
e
cicip
e
ciciap
,
sa
bene
,
donne
.
Io
poi
ci
cavo
...
»
«
Tè
chì
,
tè
chì
!
»
,
esclamò
nel
suo
italiano
di
Porta
Ticinese
la
signora
Peppina
Bianconi
,
venendo
avanti
col
caffè
,
tutta
sorridente
.
«
El
sür
Commissari
!
Come
goo
mai
piasè
de
vedèll
!
El
sarà
magàra
minga
tant
bon
el
caffè
,
però
l
'
è
el
prim
!
La
bolgira
l
'
è
de
minga
podè
toeul
a
Lügan
!
»
«
Tetetetetè
!
»
,
fece
il
marito
,
burbero
.
«
Euh
diavol
!
Disi
inscì
per
rid
.
El
capiss
ben
,
neh
,
Lü
,
sür
Commissari
!
L
'
è
quel
benedett
omasc
lì
ch
'
el
capiss
no
!
En
toeui
nanca
per
mi
de
caffè
,
ch
'
el
se
figüra
!
Toeui
giusta
l
'
acqua
de
malva
per
i
girament
de
testa
!
»
«
Ciciàra
minga
tant
,
ciciàra
minga
tant
!
»
,
interruppe
il
marito
.
Il
Commissario
,
posando
la
tazza
vuota
,
disse
alla
buona
signora
che
sarebbe
poi
andato
a
vedere
i
suoi
fiori
,
e
questa
galanteria
parve
l
'
atto
di
chi
,
al
caffè
,
butta
e
fa
suonar
la
moneta
sul
vassoio
perché
il
tavoleggiante
lo
pigli
e
se
ne
vada
.
La
signora
Peppina
intese
e
,
sgomentata
per
giunta
dai
grossi
occhi
feroci
del
suo
Carlascia
,
si
ritirò
frettolosamente
.
«
Senta
senta
senta
»
,
fece
il
Commissario
coprendosi
la
fronte
e
stringendosi
le
tempie
colla
mano
sinistra
.
«
Oh
!
»
,
esclamò
a
un
tratto
,
nel
raccapezzarsi
.
«
Ecco
,
volevo
sapere
se
,
adesso
,
l
'
ingegnere
Ribera
è
a
Oria
.
»
«
Non
c
'
è
,
ma
verrà
fra
pochissimi
giorni
,
credo
.
»
«
Spende
molto
,
l
'
ingegnere
Ribera
,
per
questi
Maironi
?
»
«
Spende
molto
,
sicuro
.
Non
credo
che
di
casa
sua
don
Franco
abbia
più
di
tre
svansiche
al
giorno
.
Lei
poi
...
»
Il
Ricevitore
si
soffiò
sul
palmo
della
mano
.
«
Dunque
capisce
.
Hanno
la
donna
di
servissio
.
C
'
è
una
bambina
di
due
anni
o
ché
;
ci
vuole
la
ragassa
,
per
curare
la
bambina
.
Si
fanno
venire
fiori
,
libri
,
musica
,
el
diavol
a
quatter
.
Alla
sera
si
giuoca
a
tarocchi
,
c
'
è
la
sua
bottèglia
.
Ce
ne
vogliono
così
delle
svansiche
,
mi
capisce
!
»
Il
Commissario
rifletté
un
poco
e
poi
,
con
una
faccia
nebulosa
,
con
gli
occhi
al
soffitto
,
con
certe
parole
sconnesse
che
parevano
frammenti
d
'
oracolo
,
fece
intendere
che
l
'
ingegnere
Ribera
,
un
I
.
R
.
impiegato
,
favorito
recentemente
dall
'
I
.
R
.
Governo
di
una
promozione
in
loco
,
avrebbe
dovuto
esercitare
sui
nipoti
una
influenza
migliore
.
Quindi
con
altre
domande
e
con
altre
osservazioni
che
concernevano
specialmente
le
presenti
debolezze
dell
'
ingegnere
,
insinuò
al
Bianconi
che
le
sue
attenzioni
paterne
dovevano
rivolgersi
con
particolare
segretezza
e
delicatezza
all
'
I
.
R
.
collega
,
onde
illuminare
,
occorrendo
,
la
Superiorità
circa
tolleranze
che
sarebbero
scandalose
.
Gli
chiese
finalmente
se
non
sapesse
che
l
'
avvocato
V
.
di
Varenna
e
un
tale
di
Loveno
venivano
abbastanza
spesso
a
visitare
i
Maironi
.
Il
Ricevitore
lo
sapeva
e
sapeva
dalla
sua
Peppina
che
venivano
a
far
musica
.
«
Non
credo
!
»
,
esclamò
il
Commissario
con
subita
e
insolita
asprezza
.
«
Sua
moglie
non
capisce
niente
!
Ella
si
farà
menar
per
il
naso
,
caro
Bianconi
,
a
questo
modo
.
Quei
due
sono
soggettacci
che
starebbero
bene
a
Kufstein
.
Bisogna
informarsi
meglio
!
Informarsi
e
informarmi
.
E
adesso
andiamo
in
giardino
.
A
proposito
!
Quando
entra
da
Lugano
qualche
cosa
per
la
marchesa
Maironi
...
»
Lo
Zérboli
compié
le
frase
con
un
gesto
di
graziosa
larghezza
e
s
'
incamminò
seguito
dal
mastino
,
alquanto
mogio
.
La
signora
Peppina
si
fece
trovare
ad
annaffiar
i
fiori
con
l
'
aiuto
di
un
ragazzotto
.
Il
Commissario
guardò
,
ammirò
e
trovò
anche
modo
di
dar
una
lezioncina
al
poliziotto
subalterno
.
Lodando
quei
fiori
trasse
destramente
la
Bianconi
a
nominar
Franco
e
sulla
persona
di
Franco
non
si
fermò
affatto
come
se
non
gliene
importasse
nulla
.
Si
tenne
ai
fiori
,
affermò
che
Maironi
non
poteva
averne
di
più
belli
.
Strilli
,
gemiti
e
giaculatorie
dell
'
umile
signora
Peppina
che
perfino
si
vergognava
d
'
un
paragone
simile
.
E
il
Commissario
insistette
.
Ma
come
?
Anche
le
fuchsie
di
casa
Maironi
erano
più
belle
?
Anche
le
vainiglie
?
Anche
i
pelargoni
?
Anche
i
gelsomini
?
«
I
gesümin
?
»
,
fece
la
signora
Peppina
.
«
Ma
el
sür
Mairon
el
gà
el
pussee
bell
gesümin
de
la
Valsolda
,
cara
Lü
!
»
Così
il
Commissario
venne
poi
a
sapere
molto
naturalmente
che
il
famoso
«
gesümin
»
non
era
ancora
fiorito
.
«
Vorrei
vedere
le
dalie
di
don
Franco
»
,
diss
'
egli
.
La
ingenua
creatura
si
offerse
di
accompagnarlo
a
casa
Ribera
quel
giorno
stesso
:
«
Gavarissen
inscì
mai
piasè
»
.
Ma
il
Commissario
espresse
il
desiderio
di
attendere
la
venuta
dell
'
I
.
R
.
ingegnere
in
capo
della
provincia
per
avere
occasione
di
riverirlo
e
la
signora
Peppina
fece
«
eccola
!
»
in
segno
della
sua
soddisfazione
.
Intanto
il
mastino
,
umiliato
da
quell
'
arte
superiore
,
desiderando
mostrar
in
qualche
modo
che
almeno
dello
zelo
ne
aveva
anche
lui
,
afferrò
per
un
braccio
il
ragazzotto
dall
'
annaffiatoio
e
lo
presentò
.
«
Mio
nipote
.
Figlio
d
'
una
mia
sorella
maritata
a
Bergamo
con
un
I
.
R
.
portiere
della
Delegassione
.
Ha
l
'
onore
di
chiamarsi
Francesco
Giuseppe
,
per
desiderio
mio
;
ma
capisce
bene
,
per
il
dovuto
rispetto
,
questo
non
può
essere
il
nome
solito
.
»
«
Soa
mader
la
ghe
dis
Ratì
e
so
pader
el
ghe
dis
Ratù
ch
'
el
se
figura
!
»
,
interloquì
la
zia
.
«
Citto
,
Lei
!
»
,
fece
lo
zio
,
severo
.
«
Io
lo
chiamo
Francesco
.
Un
ragasso
bene
educato
,
devo
dirlo
,
molto
bene
educato
.
Di
'
un
po
'
su
,
Francesco
,
quando
sarai
grande
,
cosa
farai
?
»
Ratì
rispose
a
precipizio
come
se
recitasse
la
Dottrina
Cristiana
:
«
Io
quando
sarò
grande
mi
comporterò
sempre
da
suddito
fedele
e
devoto
di
Sua
Maestà
il
nostro
Imperatore
nonché
da
buon
cristiano
;
e
spero
coll
'
aiuto
del
Signore
diventare
un
giorno
I
.
R
.
Ricevitore
di
Dogana
come
mio
zio
,
per
andar
quindi
a
ricevere
il
premio
delle
mie
buone
opere
in
paradiso
»
.
«
Bravo
bravo
bravo
»
,
fece
lo
Zérboli
,
accarezzando
Ratì
.
«
Seguitiamo
a
farci
onore
.
»
«
Ch
'
el
tasa
,
sür
Commissari
»
,
saltò
fuori
da
capo
la
Peppina
,
«
che
stamattina
el
baloss
el
m
'
ha
mangiaa
foeura
mèss
el
süccher
de
la
süccherera
!
»
«
Comè
comè
comè
?
»
,
fece
il
Carlascia
uscendo
di
tono
per
la
sorpresa
.
Si
rimise
subito
e
sentenziò
:
«
Colpa
tua
!
Si
mettono
le
cose
a
posto
!
Vero
,
Francesco
?
»
«
Pròpe
»
,
rispose
Ratì
,
e
il
Commissario
,
seccato
da
quel
battibecco
,
da
quella
ridicola
riuscita
della
sua
frase
paterna
,
prese
bruscamente
congedo
.
Appena
partito
lui
,
il
Carlascia
menò
un
«
toeu
sü
el
süccher
,
ti
»
,
e
un
formidabile
scapaccione
a
Francesco
Giuseppe
che
si
aspettava
tutt
'
altro
e
corse
a
salvarsi
tra
i
fagiuoli
.
Poi
aggiustò
le
partite
di
sua
moglie
con
un
buon
rabbuffo
,
giurando
che
in
avvenire
lo
avrebbe
tenuto
lui
lo
zucchero
,
e
poiché
ella
si
permise
di
ribattere
«
cossa
te
voeut
mai
intrigàt
ti
?
»
la
interruppe
,
«
intrigatissim
in
tütt
!
intrigatissim
in
tütt
!
»
e
voltatele
le
spalle
,
s
'
avviò
a
gran
passi
,
sbuffando
e
fremendo
,
verso
il
posto
dove
la
diligente
sposa
gli
aveva
preparata
la
lenza
e
la
polenta
,
e
inescò
i
due
poderosi
ami
da
tinche
.
Poiché
in
antico
quel
piccolo
mondo
era
ancora
più
segregato
dal
mondo
grande
che
al
presente
,
era
più
che
al
presente
un
mondo
di
silenzio
e
di
pace
,
dove
i
funzionari
dello
Stato
e
della
Chiesa
e
,
dietro
al
loro
venerabile
esempio
,
anche
alquanti
sudditi
fedeli
dedicavano
parecchie
ore
ad
una
edificante
contemplazione
.
Primo
a
ponente
,
il
signor
Ricevitore
slanciava
due
ami
appaiati
in
capo
a
una
lenza
sola
,
due
traditori
bocconi
di
polenta
,
lontano
dalla
sponda
quanto
mai
poteva
;
e
quando
il
filo
si
era
ben
disteso
,
quando
il
sughero
indicatore
si
era
quasi
ancorato
in
placida
attesa
,
l
'
I
.
R
.
uomo
posava
delicatamente
la
bacchetta
della
lenza
sul
muricciuolo
,
sedeva
e
contemplava
.
A
levante
di
lui
,
la
guardia
di
finanza
che
allora
chiamavano
«
il
sedentario
»
,
accoccolata
sull
'
umile
molo
dell
'
approdo
davanti
ad
un
altro
sughero
,
pipava
e
contemplava
.
Pochi
passi
più
in
là
,
il
vecchio
allampanato
Cüstant
,
imbianchino
emerito
,
sagrestano
e
fabbriciere
,
patrizio
del
villaggio
di
Oria
,
seduto
sulla
poppa
della
sua
barca
con
una
sperticata
tuba
preistorica
in
testa
,
con
la
magica
bacchetta
in
mano
,
con
le
gambe
penzoloni
sull
'
acqua
,
raccolta
l
'
anima
nel
sughero
suo
proprio
,
contemplava
.
Seduto
sull
'
orlo
d
'
un
campicello
,
all
'
ombra
d
'
un
gelso
e
d
'
un
cappellone
di
paglia
nera
,
il
piccolo
,
magro
,
occhialuto
don
Brazzova
,
parroco
di
Albogasio
,
rispecchiato
dall
'
acqua
limpida
,
contemplava
.
In
un
orto
di
Albogasio
Inferiore
,
fra
le
rive
del
Ceròn
e
la
riva
di
Mandroeugn
,
un
altro
patrizio
in
giacchetta
e
scarponi
,
il
fabbriciere
Bignetta
,
detto
el
Signoron
,
duro
e
solenne
sopra
una
sedia
del
settecento
con
la
famosa
bacchetta
in
mano
,
vigilava
e
contemplava
.
Sotto
il
fico
di
Cadate
stava
in
contemplazione
don
Giuseppe
Costabarbieri
.
A
S
.
Mamette
pendevano
sull
'
acqua
e
contemplavano
con
grande
attività
il
medico
,
lo
speziale
,
il
calzolaio
.
A
Cressogno
contemplava
il
florido
cuoco
della
marchesa
.
In
faccia
a
Oria
,
sull
'
ombrosa
spiaggia
deserta
del
Bisgnago
,
un
dignitoso
arciprete
della
bassa
Lombardia
usava
passar
ogni
anno
quaranta
giorni
di
vita
contemplativa
.
Contemplava
solitario
,
vescovilmente
,
con
tre
bacchette
ai
piedi
,
i
relativi
tre
pacifici
sugheri
,
due
con
gli
occhi
e
uno
col
naso
.
Chi
passando
per
l
'
alto
lago
avesse
potuto
discernere
tutte
queste
figure
meditabonde
,
inclinate
all
'
acqua
,
senza
veder
le
bacchette
né
i
fili
né
i
sugheri
,
si
sarebbe
creduto
nel
soggiorno
d
'
un
romito
popolo
ascetico
,
schivo
della
terra
,
che
guardasse
il
cielo
giù
nello
specchio
liquido
,
solo
per
maggiore
comodità
.
In
fatto
tutti
quegli
ascetici
pescavano
alle
tinche
e
nessun
mistero
dell
'
avvenire
umano
aveva
per
essi
maggior
importanza
dei
misteri
cui
arcanamente
alludeva
il
piccolo
sughero
,
quando
,
posseduto
quasi
da
uno
spirito
,
dava
segni
d
'
inquietudine
sempre
più
viva
e
in
fine
di
alienazione
mentale
;
poiché
,
dati
dei
crolli
,
dei
tratti
ora
avanti
ora
indietro
,
pigliava
per
ultimo
,
nella
confusione
delle
sue
idee
,
il
partito
disperato
di
entrar
giù
a
capofitto
nell
'
abisso
.
Questi
fenomeni
avvenivano
però
di
rado
e
parecchi
contemplatori
solevano
passare
delle
mezze
giornate
senza
notar
la
menoma
inquietudine
nel
sughero
.
Allora
ciascuno
,
senza
toglier
gli
occhi
dal
piccolo
galleggiante
,
sapeva
seguire
un
invisibile
filo
d
'
idee
parallelo
al
filo
della
lenza
.
Così
avveniva
talvolta
al
buon
arciprete
di
pescar
mentalmente
una
sede
episcopale
;
al
Signoron
di
pescare
un
bosco
ch
'
era
stato
dei
suoi
avi
,
al
cuoco
di
pescare
una
certa
tinca
rosea
e
bionda
della
montagna
,
al
Cüstant
di
pescare
una
commissione
del
Governo
per
dare
il
bianco
al
picco
di
Cressogno
.
Quanto
al
Carlascia
,
il
suo
secondo
filo
aveva
generalmente
un
carattere
politico
.
E
questo
si
comprenderà
meglio
quando
si
sappia
che
anche
il
filo
principale
,
quello
della
lenza
,
suscitava
spesso
nel
suo
torbido
testone
certe
considerazioni
politiche
suggeritegli
dal
Commissario
Zérboli
.
«
Vede
,
caro
Ricevitore
»
,
gli
aveva
detto
una
volta
lo
Zérboli
ragionando
a
sproposito
sul
moto
milanese
del
6
febbraio
,
«
Lei
ch
'
è
un
pescatore
di
tinche
può
benissimo
capire
la
cosa
.
La
nostra
grande
monarchia
pesca
alla
lenza
.
I
due
bocconi
uniti
sono
la
Lombardia
e
il
Veneto
,
due
bei
bocconi
tondi
e
solleticanti
,
con
del
buon
ferro
dentro
.
La
nostra
monarchia
li
ha
buttati
là
davanti
a
sé
,
in
faccia
alla
tana
di
quel
pesciatello
sciocco
ch
'
è
il
Piemonte
.
Egli
ha
abboccato
nel
quarantotto
il
boccone
Lombardia
,
ma
poi
ha
potuto
sputarlo
e
cavarsela
.
Milano
è
il
nostro
sughero
.
Quando
Milano
si
muove
vuol
dire
che
c
'
è
sotto
il
pesciatello
.
L
'
anno
scorso
il
sughero
s
'
è
mosso
un
pochino
;
il
caro
pesciatello
non
aveva
fatto
che
fiutare
il
boccone
.
Aspettate
,
verrà
un
movimento
grande
,
noi
daremo
il
colpo
,
ci
sarà
un
poco
di
strepito
e
di
sbatacchiamento
e
lo
tireremo
su
,
il
nostro
pesciatello
,
non
ce
lo
lasceremo
scappare
più
,
quel
porcellino
bianco
,
rosso
e
verde
!
»
Il
Biancòn
ci
aveva
fatto
una
gran
risata
e
spesso
,
mettendosi
a
pescare
,
si
ruminava
,
per
il
proprio
innocente
piacere
,
la
graziosa
similitudine
,
da
cui
gli
nascevano
per
solito
altri
sottili
e
profondi
pensamenti
politici
.
Quella
mattina
il
lago
era
quieto
,
propizio
per
le
contemplazioni
.
Le
prime
alghe
del
fondo
precipitoso
si
vedevan
diritte
,
segno
che
non
c
'
eran
correnti
.
I
bocconi
,
slanciati
ben
lontano
,
calarono
lentamente
a
piombo
,
il
filo
si
distese
via
via
sotto
il
sughero
che
gli
navigò
dietro
un
poco
indicando
con
spessi
anellini
i
titillamenti
dei
piccoli
cavedini
e
si
mise
quindi
in
pace
,
segno
che
i
bocconi
s
'
erano
adagiati
sul
fondo
e
che
i
cavedini
non
li
toccavan
più
.
Il
pescatore
posò
la
bacchetta
sul
muricciuolo
e
si
mise
a
pensare
all
'
ingegnere
Ribera
.
Il
Biancòn
aveva
,
a
sua
insaputa
,
una
discreta
dose
di
mansuetudine
in
un
doppio
fondo
che
Iddio
gli
aveva
fatto
nel
cuore
senza
avvertirnelo
.
Il
mondo
del
resto
se
ne
poté
accorgere
nel
1859
quando
il
caro
pesciatello
si
mangiò
il
boccone
di
Lombardia
con
l
'
amo
e
il
filo
e
la
bacchetta
e
il
Commissario
e
tutto
quanto
;
e
il
Biancòn
,
rassegnato
,
si
mise
a
piantar
cavoli
nazionali
e
costituzionali
a
Precotto
.
Malgrado
questa
occulta
mansuetudine
,
posando
la
bacchetta
e
pensando
che
si
trattava
di
pescare
quel
povero
vecchio
ingegnere
Ribera
,
egli
provò
una
singolare
compiacenza
non
nel
cuore
,
non
nel
cervello
né
in
alcuno
dei
soliti
sensi
,
ma
in
un
suo
particolare
senso
,
puramente
I
.
e
R
.
Davvero
,
egli
non
aveva
coscienza
di
sé
come
di
un
organismo
distinto
dall
'
organismo
governativo
austriaco
.
Ricevitore
di
una
piccola
dogana
di
frontiera
,
si
considerava
una
punta
d
'
unghia
in
capo
a
un
dito
dello
Stato
;
come
agente
di
polizia
poi
,
si
considerava
un
occhiolino
microscopico
sotto
l
'
unghia
.
La
vita
sua
era
quella
della
monarchia
.
Se
i
Russi
le
facevano
il
solletico
sulla
pelle
della
Galizia
,
egli
ne
sentiva
il
prurito
a
Oria
.
La
grandezza
,
la
potenza
,
la
gloria
dell
'
Austria
gli
ispiravano
un
orgoglio
smisurato
.
Non
ammetteva
che
il
Brasile
fosse
più
esteso
dell
'
Impero
Austriaco
,
né
che
la
Cina
fosse
più
popolata
,
né
che
l
'
Arcangelo
Michele
potesse
prendere
Peschiera
,
né
che
Domeneddio
potesse
prendere
Verona
.
Il
suo
vero
Iddio
era
l
'
Imperatore
;
rispettava
quello
del
cielo
come
un
alleato
di
quello
di
Vienna
.
Non
gli
era
,
dunque
,
mai
entrato
il
sospetto
che
l
'
ingegnere
in
capo
fosse
un
cattivo
suddito
.
Le
parole
del
Commissario
,
un
vangelo
per
lui
,
ne
lo
persuasero
addirittura
;
e
l
'
idea
di
trovarsi
a
portata
questo
malfido
servitore
accendeva
il
suo
zelo
d
'
occhio
regio
e
d
'
unghia
imperiale
.
Si
diede
dell
'
asino
per
non
averlo
conosciuto
prima
.
Oh
ma
era
ancora
in
tempo
di
pescarlo
bene
:
bene
bene
bene
bene
!
«
Lasci
fare
a
me
!
Lasci
fare
a
me
,
signor
...
»
Troncò
la
frase
e
afferrò
la
bacchetta
.
Il
sughero
aveva
impresso
nell
'
acqua
un
anello
,
dolcemente
,
muovendosi
appena
;
indizio
di
tinca
.
Il
Biancòn
strinse
forte
la
bacchetta
tenendo
il
fiato
.
Altro
tocco
al
sughero
,
altro
anello
più
grosso
;
il
sughero
va
pian
piano
sull
'
acqua
,
si
ferma
,
il
cuore
del
Biancòn
batte
a
furia
;
il
sughero
cammina
ancora
per
un
piccol
tratto
,
a
fior
d
'
acqua
e
sprofonda
;
zac
!
il
Biancòn
dà
un
colpo
,
la
bacchetta
si
torce
in
arco
tanto
il
filo
è
tirato
da
un
peso
occulto
.
«
Peppina
,
el
gh
'
è
!
»
,
grida
il
Carlascia
perdendo
la
testa
,
confondendo
il
sesso
della
tinca
con
quello
dell
'
ingegnere
in
capo
:
«
El
guadèll
,
el
guadèll
»
.
Il
sedentario
si
volta
invidioso
:
«
Ghe
l
'
ha
,
scior
Recitòr
?
»
.
Il
Cüstant
si
cuoce
dentro
e
non
fa
motto
né
volge
la
sua
tuba
.
Ratì
accorre
e
accorre
anche
la
signora
Peppina
portando
il
«
guadèll
»
,
una
pertica
lunga
con
una
gran
borsa
di
rete
in
capo
,
per
imborsarvi
la
tinca
nell
'
acqua
,
ché
il
tirarla
su
di
peso
col
filo
sarebbe
un
rischio
disperato
.
Il
Biancòn
piglia
il
filo
,
lo
raccoglie
pian
piano
a
sé
.
La
tinca
non
si
vede
ancora
ma
deve
esser
grossa
;
il
filo
viene
in
su
per
un
paio
di
braccia
,
poi
è
tirato
furiosamente
in
giù
;
quindi
torna
a
venire
,
viene
,
viene
,
e
in
fondo
all
'
acqua
,
sotto
il
naso
dei
tre
personaggi
,
balena
un
giallore
,
un
'
ombra
mostruosa
.
«
Oh
la
bella
!
»
,
fa
la
signora
Peppina
sottovoce
.
Ratì
esclama
:
«
Madòne
,
madòne
!
»
,
e
il
Biancòn
non
dice
parola
,
tira
e
tira
con
cautela
.
È
un
bel
pescione
,
corto
,
grosso
,
dal
ventre
giallo
e
dal
dorso
scuro
che
viene
in
su
dal
fondo
quasi
supino
e
per
isghembo
,
con
mala
volontà
.
Le
tre
facce
non
gli
piacciono
perché
volta
loro
di
colpo
la
coda
e
sbattendola
fa
un
'
altra
punta
furiosa
verso
il
fondo
.
Finalmente
,
spossato
,
segue
il
filo
,
arriva
sotto
il
muro
con
la
pancia
dorata
all
'
aria
.
La
Peppina
,
rovescioni
sul
parapetto
,
stende
giù
quanto
può
la
sua
pertica
per
imborsar
il
malcapitato
e
non
le
riesce
.
«
Per
el
müson
!
»
,
grida
suo
marito
.
«
Per
la
cua
!
»
,
strilla
Ratì
.
A
quello
strepito
,
alla
vista
di
quel
pauroso
arnese
,
il
pesce
si
dibatte
,
si
tuffa
;
la
Peppina
si
arrabatta
invano
,
non
trova
il
«
müson
»
,
non
trova
la
«
cua
»
;
il
Biancòn
tira
,
la
tinca
trascinata
a
galla
si
aggomitola
e
con
una
potente
spaccata
rompe
il
filo
,
strepita
via
tra
la
spuma
.
«
Madòne
!
»
,
esclama
Ratì
;
la
Peppina
seguita
a
frugar
l
'
acqua
con
la
sua
pertica
;
«
dova
l
'
è
sto
pèss
?
dova
l
'
è
sto
pèss
?
»
,
e
il
Biancòn
che
era
rimasto
petrificato
col
filo
in
mano
,
si
volta
furibondo
,
tira
un
calcio
a
Ratì
,
afferra
sua
moglie
per
le
spalle
,
la
scuote
come
un
sacco
di
noci
,
la
carica
d
'
improperi
.
«
L
'
è
andada
,
scior
Recitòr
?
»
,
fa
il
sedentario
,
mellifluo
.
Il
Cüstant
volta
un
poco
la
tuba
,
guarda
il
luogo
della
catastrofe
,
torna
alla
contemplazione
del
suo
pacifico
sughero
e
brontola
in
tono
di
compatimento
:
«
Minga
pràtich
!
»
.
Intanto
la
tinca
ritorna
alle
native
alghe
profonde
,
malconcia
ma
libera
come
il
suo
simile
,
il
Piemonte
,
dopo
Novara
;
ed
è
dubbio
se
al
povero
ingegnere
in
capo
toccherà
la
stessa
fortuna
.
2
.
La
sonata
del
chiaro
di
luna
e
delle
nuvole
Il
sole
calava
dietro
al
ciglio
del
monte
Brè
e
l
'
ombra
oscurava
rapidamente
la
costa
precipitosa
e
le
case
di
Oria
,
imprimeva
,
violacea
e
cupa
,
il
profilo
del
monte
sul
verde
luminoso
delle
onde
che
correvano
oblique
a
ponente
,
grandi
ancora
ma
senza
spuma
,
nella
breva
stanca
.
Casa
Ribera
si
era
oscurata
l
'
ultima
.
Addossata
ai
ripidi
vigneti
della
montagna
,
sparsi
d
'
ulivi
,
essa
cavalca
la
viottola
che
costeggia
il
lago
,
e
pianta
nell
'
onda
viva
una
fronte
modesta
,
fiancheggiata
a
ponente
,
verso
il
villaggio
,
da
un
giardinetto
pensile
a
due
ripiani
,
a
levante
,
verso
la
chiesa
,
da
una
piccola
terrazza
gittata
su
pilastri
che
inquadrano
un
pezzo
di
sagrato
.
Entra
in
quella
fronte
una
piccola
darsena
dove
allora
si
dondolava
,
fra
lo
schiamazzar
delle
onde
,
il
battello
di
Franco
e
Luisa
.
Sopra
l
'
arco
della
darsena
una
galleria
sottile
lega
il
giardinetto
pensile
di
ponente
alla
terrazza
di
levante
e
guarda
il
lago
per
tre
finestre
.
La
chiamavan
loggia
,
forse
perché
lo
era
stata
in
antico
.
La
vecchia
casa
portava
incrostati
qua
e
là
parecchi
di
questi
venerandi
nomi
fossili
che
vivevano
per
la
tradizione
e
figuravano
,
nella
loro
apparente
assurdità
,
i
misteri
nella
religione
delle
mura
domestiche
.
Dietro
alla
loggia
vi
ha
una
sala
spaziosa
e
dietro
alla
sala
due
stanze
:
a
ponente
il
salottino
da
pranzo
tappezzato
di
piccoli
uomini
illustri
di
carta
,
ciascuno
sotto
il
proprio
vetro
e
dentro
la
propria
cornice
,
ciascuno
atteggiato
dignitosamente
a
modo
degl
'
illustri
di
carne
e
d
'
ossa
,
come
se
i
colleghi
nemmanco
esistessero
e
il
mondo
non
guardasse
che
a
lui
;
a
levante
la
camera
dell
'
alcova
dove
accanto
agli
sposi
dormiva
nel
proprio
letticciuolo
la
signorina
Maria
Maironi
nata
nell
'
agosto
del
1852
.
Dai
cassettoni
rococò
delle
camere
da
letto
alla
madia
della
cucina
,
dal
nero
pendolo
del
salottino
da
pranzo
al
canapè
della
loggia
con
la
sua
stoffa
color
marrone
cosparsa
di
cavalieri
turchi
gialli
e
rossi
,
dalle
seggiole
impagliate
a
certi
seggioloni
dai
bracciuoli
spropositatamente
alti
,
i
mobili
della
casa
appartenevano
all
'
epoca
degli
uomini
illustri
,
la
maggior
parte
dei
quali
portava
parrucca
e
codino
.
Se
parevano
discesi
dal
granaio
,
parevan
pure
aver
ripreso
nell
'
aria
e
nella
luce
della
nuova
dimora
certe
perdute
abitudini
di
pulizia
,
un
notevole
interesse
alla
vita
,
una
dignità
di
onesta
vecchiaia
.
Così
un
'
accozzaglia
di
vocaboli
disusati
potrebbe
oggi
comporsi
,
nel
soffio
d
'
un
attempato
poeta
conservatore
,
e
rifletterne
la
serena
ed
elegante
senilità
.
Sotto
il
regime
matematico
e
burocratico
dello
zio
Piero
,
seggiole
e
seggioloni
,
tavole
e
tavolini
avevano
vissuto
in
perfetta
simmetria
e
il
privilegio
della
inamovibilità
era
stato
accordato
persino
agli
stoini
.
Il
nome
di
«
mobile
»
non
lo
aveva
meritato
che
un
cuscino
grigio
e
celeste
,
un
aborto
di
materasso
,
che
l
'
ingegnere
durante
i
suoi
brevi
soggiorni
a
Oria
si
portava
con
sé
quando
mutava
seggiolone
.
Assente
lui
,
il
custode
rispettava
tanto
le
suppellettili
da
non
osar
di
toccarne
confidenzialmente
,
di
spolverarne
le
parti
meno
visibili
.
Ciò
faceva
andar
sulle
furie
la
governante
,
regolarmente
,
ad
ogni
ritorno
in
Valsolda
.
Il
padrone
,
irritato
che
per
un
po
'
di
polvere
si
gridasse
tanto
contro
un
povero
diavolo
di
contadino
,
se
la
pigliava
con
lei
e
le
suggeriva
di
spolverare
ella
stessa
;
e
quando
la
donna
scattò
a
domandargli
,
in
via
di
sdegnosa
replica
,
se
dovesse
ammazzarsi
a
spolverare
tutta
la
casa
ogni
volta
che
veniva
,
le
rispose
bonariamente
:
«
Mazzèv
ona
volta
sola
ch
'
el
sarà
assée
»
.
Egli
abbandonava
poi
del
tutto
al
capriccio
del
custode
la
coltivazione
del
giardinetto
come
quella
di
un
orto
che
possedeva
a
levante
del
sagrato
,
in
riva
al
lago
.
Solo
una
volta
,
due
anni
prima
del
matrimonio
di
Luisa
,
arrivando
a
Oria
in
principio
di
settembre
e
trovando
nel
secondo
ripiano
del
giardinetto
sei
piante
di
granturco
,
si
permise
di
dire
al
custode
:
«
Sent
on
poo
:
quii
ses
gamb
de
carlon
,
podarisset
propi
minga
fann
a
men
?
»
.
I
poeti
non
conservatori
Franco
e
Luisa
avevano
trasformata
,
col
loro
soffio
,
la
faccia
delle
cose
.
La
poesia
di
Franco
era
più
ardita
,
fervida
e
appassionata
,
la
poesia
di
Luisa
era
più
prudente
;
così
i
sentimenti
di
Franco
gli
fiammeggiavano
sempre
dagli
occhi
,
dal
viso
,
dalla
parola
e
quelli
di
Luisa
non
davano
quasi
mai
fiamme
ma
solo
coloravano
il
fondo
del
suo
sguardo
penetrante
e
della
sua
voce
morbida
.
Franco
non
era
conservatore
che
in
religione
e
in
arte
;
per
le
mura
domestiche
era
un
radicale
ardente
,
immaginava
sempre
trasformazioni
di
pareti
,
di
soffitti
,
di
pavimenti
,
di
arredi
.
Luisa
incominciava
con
ammirar
il
suo
genio
,
ma
poiché
i
denari
venivan
quasi
tutti
dallo
zio
e
non
ci
era
larghezza
per
imprese
fantastiche
,
piano
piano
,
un
po
'
per
volta
,
lo
persuadeva
di
lasciar
a
posto
le
pareti
,
i
soffitti
e
anche
i
pavimenti
,
di
studiar
come
si
sarebbero
potuti
disporre
meglio
gli
arredi
senza
trasformarli
.
E
gli
suggeriva
delle
idee
senza
averne
l
'
aria
,
facendogli
credere
che
venivan
da
lui
,
perché
alla
paternità
delle
idee
Franco
ci
teneva
molto
e
Luisa
era
invece
del
tutto
indifferente
a
questa
maternità
.
Così
tra
l
'
uno
e
l
'
altra
disposero
la
sala
per
la
conversazione
,
la
lettura
e
la
musica
,
la
loggia
per
il
giuoco
,
la
terrazza
per
il
caffè
e
per
le
contemplazioni
poetiche
.
Di
quella
terrazzina
Franco
fece
la
poesia
lirica
della
casa
.
Era
piccina
assai
e
parve
a
Luisa
che
vi
si
potesse
concedere
un
po
'
di
sfogo
all
'
estro
di
suo
marito
.
Fu
allora
che
cadde
dal
trono
il
re
dei
gelsi
valsoldesi
,
il
famoso
antico
gelso
del
sagrato
,
un
tiranno
che
toglieva
alla
terrazza
tutta
la
vista
migliore
.
Franco
si
liberò
da
lui
mediante
pecunia
,
disegnò
e
alzò
sopra
la
terrazza
un
aereo
contesto
di
sottili
aste
e
bastoncini
di
ferro
che
figuravan
tre
archi
sormontati
da
una
cupolina
,
vi
mandò
su
due
passiflore
eleganti
che
vi
aprivan
qua
e
là
i
loro
grandi
occhi
celesti
e
ricadevano
da
ogni
parte
in
festoni
e
vilucchi
.
Un
tavoluccio
rotondo
e
alcune
sedie
di
ferro
servivano
per
il
caffè
e
per
la
contemplazione
.
Quanto
al
giardinetto
pensile
,
Luisa
avrebbe
potuto
sopportare
anche
il
granturco
per
una
tolleranza
di
spirito
superiore
che
ama
lasciar
in
pace
gl
'
inferiori
nelle
loro
idee
,
nelle
loro
abitudini
,
nei
loro
affetti
.
Ella
sentiva
una
certa
rispettosa
pietà
per
gl
'
ideali
orticoli
del
povero
custode
,
per
quell
'
insalata
di
rozzezze
e
di
gentilezze
ch
'
egli
aveva
nel
cuore
,
un
gran
cuore
capace
di
accogliere
insieme
reseda
e
zucche
,
begliuomini
e
carote
.
Invece
Franco
,
generoso
e
religioso
com
'
era
,
non
avrebbe
tollerato
nel
suo
giardino
una
zucca
né
una
carota
per
amore
di
qualsiasi
prossimo
.
Ogni
stupida
volgarità
lo
irritava
.
Quando
l
'
infelice
ortolano
si
sentì
predicare
dal
signor
don
Franco
che
il
giardinetto
era
una
porcheria
,
che
bisognava
cavar
tutto
,
buttar
via
tutto
,
rimase
sbalordito
,
avvilito
da
far
pietà
;
ma
poi
lavorando
agli
ordini
suoi
per
riformare
le
aiuole
,
per
contornarle
di
tufi
,
per
piantare
arbusti
e
fiori
,
vedendo
come
il
padrone
stesso
sapesse
lavorar
di
sua
mano
e
quanti
terribili
nomi
latini
e
qual
portentoso
talento
avesse
in
testa
per
immaginare
disposizioni
nuove
e
belle
,
concepì
poco
a
poco
per
lui
un
'
ammirazione
quasi
paurosa
e
quindi
anche
,
malgrado
i
molti
rabbuffi
,
una
affezione
devota
.
Il
giardinetto
pensile
fu
trasformato
a
immagine
e
similitudine
di
Franco
.
Un
'
olea
fragrans
vi
diceva
in
un
angolo
la
potenza
delle
cose
gentili
sul
caldo
impetuoso
spirito
del
poeta
;
un
cipressino
poco
accetto
a
Luisa
vi
diceva
in
un
altro
angolo
la
sua
religiosità
;
un
piccolo
parapetto
di
mattoni
a
traforo
,
fra
il
cipresso
e
l
'
olea
,
con
due
righe
di
tufi
in
testa
che
contenevano
un
ridente
popolo
di
verbene
,
petunie
e
portulache
,
accennava
alla
ingegnosità
singolare
dell
'
autore
;
le
molte
rose
sparse
dappertutto
parlavano
del
suo
affetto
alla
bellezza
classica
;
il
ficus
repens
che
vestiva
le
muraglie
verso
il
lago
,
i
due
aranci
nel
mezzo
dei
due
ripiani
,
un
vigoroso
,
lucido
carrubo
rivelavano
un
temperamento
freddoloso
,
una
fantasia
volta
sempre
al
mezzogiorno
,
insensibile
al
fascino
del
nord
.
Luisa
aveva
lavorato
e
lavorava
assai
più
del
marito
;
ma
se
questi
si
compiaceva
delle
proprie
fatiche
e
ne
parlava
volentieri
,
Luisa
invece
non
ne
parlava
mai
e
non
ne
traeva
veramente
alcuna
vanità
.
Lavorava
d
'
ago
,
d
'
uncinetto
,
di
ferri
,
di
forbici
,
con
una
tranquilla
rapidità
prodigiosa
,
per
suo
marito
,
per
la
sua
bambina
,
per
ornar
la
sua
casa
,
per
i
poveri
e
per
sé
.
Tutte
le
stanze
avevan
lavori
suoi
,
cortine
,
tappeti
,
cuscini
,
paralumi
.
Era
pure
affar
suo
di
collocare
i
fiori
in
sala
e
in
loggia
;
non
piante
in
vaso
perché
Franco
ne
aveva
poche
e
non
gli
garbava
di
chiuderle
nelle
stanze
;
non
fiori
del
giardinetto
perché
coglierne
uno
era
come
strapparglielo
dal
cuore
.
Erano
invece
a
disposizione
di
Luisa
le
dalie
,
le
rose
,
i
gladioli
,
gli
astri
dell
'
orto
.
Ma
poiché
non
le
bastavano
e
poiché
il
villaggio
,
dopo
Dio
,
Santa
Margherita
e
S
.
Sebastiano
,
adorava
la
«
sciora
Lüisa
»
,
così
ad
un
cenno
suo
i
ragazzi
le
portavano
fiori
selvaggi
e
felci
,
le
portavano
edera
per
rilegar
con
festoni
i
grandi
mazzi
fissati
alle
pareti
dentro
anelli
di
metallo
.
Anche
alle
braccia
dell
'
arpa
che
pendeva
dal
soffitto
della
sala
erano
sempre
attorcigliati
lunghi
serpenti
d
'
edera
e
di
passiflora
.
Lo
zio
Piero
,
quando
gli
scrivevano
di
queste
novità
,
rispondeva
poco
o
nulla
.
Tutt
'
al
più
raccomandava
di
non
tener
troppo
occupato
l
'
ortolano
il
quale
doveva
pur
attendere
alle
faccende
proprie
.
La
prima
volta
che
capitò
a
Oria
dopo
la
trasformazione
del
giardinetto
,
si
fermò
a
guardarlo
come
aveva
fatto
per
le
sei
piante
di
granturco
e
borbottò
sottovoce
:
«
Oh
poer
a
mi
!
»
.
Uscì
sulla
terrazza
,
guardò
il
cupolino
,
toccò
le
aste
di
ferro
e
pronunciò
un
«
basta
!
»
rassegnato
ma
pieno
di
disapprovazione
per
tante
eleganze
superiori
allo
stato
suo
e
de
'
suoi
nipoti
.
Invece
,
dopo
aver
esaminato
in
silenzio
tutti
i
mazzi
,
i
mazzolini
,
i
vasi
,
i
festoni
della
sala
e
della
loggia
,
disse
con
un
bonario
sorriso
:
«
Sent
on
poo
,
Lüisa
;
con
tütt
st
'
erba
chì
farisset
minga
mèj
a
tegnì
on
para
de
pégor
?
»
.
Ma
la
governante
fu
beata
di
non
aversi
più
ad
ammazzare
per
la
polvere
e
le
ragnatele
,
ma
l
'
ortolano
vantò
senza
fine
le
opere
miracolose
del
signor
don
Franco
ed
egli
stesso
comincio
presto
ad
abituarsi
ai
nuovi
aspetti
della
sua
casa
,
a
guardar
senza
malevolenza
il
cupolino
della
terrazza
che
gli
faceva
comodo
per
l
'
ombra
.
Dopo
tre
o
quattro
giorni
domando
chi
lo
avesse
eseguito
e
gli
accadde
di
fermarsi
qualche
volta
a
guardar
i
fiori
del
giardinetto
,
di
chiedere
il
nome
dell
'
uno
e
dell
'
altro
.
Dopo
otto
o
dieci
giorni
,
stando
con
la
piccola
Maria
sulla
porta
della
sala
che
mette
al
giardinetto
,
le
domando
:
«
Chi
ha
piantato
tutti
questi
bei
fiori
?
»
,
e
le
insegnò
a
rispondere
:
«
Papà
»
.
Ad
un
suo
impiegato
venuto
a
fargli
visita
mostrò
le
opere
del
nipote
e
ne
accolse
gli
elogi
con
un
assenso
misurato
ma
pieno
di
soddisfazione
:
«
Sì
sì
,
per
questo
sì
»
.
Insomma
finì
con
diventare
un
ammiratore
di
Franco
e
persino
con
dare
ascolto
,
in
via
di
conversazione
,
ad
altri
suoi
progetti
.
E
in
Franco
crescevano
l
'
ammirazione
e
la
gratitudine
per
quella
grande
e
generosa
bontà
,
che
aveva
vinto
la
natura
conservatrice
,
l
'
avversione
antica
alle
eleganze
di
ogni
maniera
;
per
la
solita
bontà
che
ad
ogni
simile
contrasto
saliva
saliva
silenziosamente
dietro
le
renitenze
dello
zio
fino
a
sormontare
,
a
coprir
tutto
con
una
larga
onda
di
acquiescenza
o
almeno
con
la
frase
sacramentale
«
del
resto
,
fate
vobis
»
.
A
una
sola
novità
lo
zio
non
aveva
voluto
adattarsi
:
alla
scomparsa
del
suo
vecchio
cuscino
.
«
Luisa
»
,
diss
'
egli
sollevando
con
due
dita
dal
seggiolone
il
nuovo
cuscino
ricamato
:
«
porta
via
»
.
E
non
ci
fu
verso
di
persuaderlo
.
«
Et
capì
de
portall
via
?
»
Quando
Luisa
sorridendo
gli
diede
il
vecchio
materassino
abortito
,
egli
ci
si
sedette
su
con
un
sonoro
«
inscì
!
»
come
se
riprendesse
solennemente
il
possesso
di
un
trono
.
Adesso
,
mentre
l
'
ombra
violacea
invadeva
il
verde
delle
onde
e
correva
lungo
la
costa
,
di
paesello
in
paesello
,
spegnendo
,
una
dopo
l
'
altra
,
le
bianche
case
lucenti
,
egli
era
appunto
seduto
sul
suo
trono
e
si
teneva
sulle
ginocchia
la
piccola
Maria
,
mentre
Franco
,
sulla
terrazza
,
annaffiava
i
vasi
di
pelargoni
,
pieno
il
cuore
e
il
viso
di
contentezza
affettuosa
come
se
versasse
da
bere
a
Ismaele
nel
deserto
,
e
Luisa
stava
sgrovigliando
pazientemente
una
pesca
di
suo
marito
,
un
garbuglio
pauroso
di
spago
,
di
piombi
,
di
seta
e
di
ami
.
Ella
discorreva
in
pari
tempo
col
professore
Gilardoni
che
aveva
sempre
qualche
garbuglio
filosofico
da
sgrovigliare
e
ci
si
metteva
molto
più
volentieri
con
lei
che
con
Franco
,
il
quale
lo
contraddiceva
sempre
,
a
torto
e
a
ragione
,
avendolo
in
concetto
d
'
un
ottimo
cuore
e
d
'
una
testa
confusa
.
Lo
zio
,
tenendo
il
ginocchio
destro
sul
sinistro
e
la
bambina
sul
mucchio
,
le
ripeteva
per
la
centesima
volta
,
con
affettata
lentezza
,
e
storpiando
un
poco
il
nome
esotico
,
la
canzonetta
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
.
Fino
alla
quarta
parola
la
bambina
lo
ascoltava
immobile
,
seria
,
con
gli
occhi
fissi
;
ma
quando
veniva
fuori
il
«
Missipipì
»
scoppiava
in
un
riso
,
sbatteva
forte
le
gambucce
e
piantava
le
manine
sulla
bocca
dello
zio
,
il
quale
rideva
anche
lui
di
cuore
e
dopo
un
breve
riposo
ricominciava
adagio
adagio
,
nel
tono
solito
:
Ombretta
sdegnosa
...
La
bambina
non
somigliava
né
al
padre
né
alla
madre
,
aveva
gli
occhi
,
i
lineamenti
fini
della
nonna
Teresa
.
Al
vecchio
zio
,
che
pure
vedeva
di
rado
,
mostrava
una
tenerezza
strana
,
impetuosa
.
Lo
zio
non
le
diceva
paroline
dolci
,
le
faceva
,
occorrendo
,
qualche
piccola
riprensione
,
ma
le
portava
sempre
giuocattoli
,
la
conduceva
spesso
a
passeggio
,
se
la
faceva
saltar
sulle
ginocchia
,
rideva
con
lei
,
le
diceva
canzonette
comiche
,
quella
che
cominciava
col
«
Missipipì
»
e
un
'
altra
che
finiva
:
Rispose
tosto
Barucabà
.
Chi
era
mai
Barucabà
?
E
cosa
gli
avevano
domandato
?
«
Toa
Bà
,
toa
Bà
!
»
,
diceva
Maria
;
«
ancora
Barucabà
,
ancora
Barucabà
!
»
Lo
zio
le
ripeteva
allora
la
poetica
storia
ma
nessuno
la
sa
più
ripetere
a
me
.
Ecco
di
che
parlava
a
Luisa
,
con
la
sua
voce
timida
e
gentile
,
il
professore
Gilardoni
,
diventato
un
tantin
più
vecchio
,
un
tantin
più
calvo
,
un
tantin
più
giallo
.
«
Chi
sa
»
,
aveva
detto
Luisa
,
«
se
Maria
somiglierà
alla
nonna
come
nel
viso
anche
nell
'
anima
?
»
Il
professore
rispose
che
sarebbe
stato
un
miracolo
avere
in
una
famiglia
,
a
così
poca
distanza
,
due
anime
simili
.
E
volendo
spiegare
a
quale
rarissima
specie
fosse
appartenuta
,
nel
suo
concetto
,
l
'
anima
della
nonna
,
mise
fuori
il
seguente
garbuglio
.
«
Vi
sono
»
,
diss
'
egli
,
«
anime
che
negano
apertamente
la
vita
futura
e
vivono
proprio
secondo
la
loro
opinione
,
per
la
sola
vita
presente
.
Queste
non
sono
molte
.
Poi
vi
sono
anime
che
mostrano
di
credere
nella
vita
futura
e
vivono
del
tutto
per
la
presente
.
Queste
sono
alquante
più
.
Poi
vi
sono
anime
che
alla
vita
futura
non
pensano
e
vivono
però
in
modo
da
non
mettersi
troppo
a
repentaglio
di
perderla
se
c
'
è
.
Queste
sono
più
ancora
.
Poi
vi
sono
anime
che
credono
veramente
nella
vita
futura
e
dividono
pensieri
e
opere
in
due
categorie
che
fanno
quasi
sempre
ai
pugni
fra
loro
:
una
è
per
il
cielo
,
l
'
altra
è
per
la
terra
.
Queste
sono
moltissime
.
Poi
vi
sono
anime
che
vivono
per
la
sola
vita
futura
nella
quale
credono
.
Queste
sono
pochissime
e
la
signora
Teresa
era
di
queste
.
»
Franco
,
che
non
poteva
soffrire
le
disquisizioni
psicologiche
,
passò
accigliato
col
suo
annaffiatoio
vuoto
per
andare
nel
giardinetto
e
pensò
:
«
Poi
vi
sono
anime
che
rompono
l
'
anima
»
.
Lo
zio
,
del
resto
un
po
'
sordo
,
rideva
con
la
Maria
.
Luisa
,
passato
che
fu
suo
marito
,
disse
piano
:
«
Poi
vi
sono
anime
che
vivono
come
se
vi
fosse
la
sola
vita
futura
nella
quale
non
credono
:
e
di
queste
ve
n
'
è
una
»
.
Il
professore
trasalì
e
la
guardò
senza
dir
nulla
.
Ella
stava
cercando
nella
matassa
della
pesca
un
filo
doppio
,
a
occhiello
,
per
farlo
passare
.
Non
vide
quello
sguardo
ma
lo
sentì
e
si
affrettò
a
indicare
col
capo
lo
zio
.
Aveva
ella
pensato
proprio
a
lui
nel
dir
quello
che
aveva
detto
?
O
vi
era
stata
nel
suo
pensiero
una
occulta
complicazione
?
Aveva
pensato
allo
zio
senza
un
vero
convincimento
,
solo
perché
non
osava
nominare
,
neanche
nel
pensiero
,
un
'
altra
persona
cui
le
sue
parole
potevano
riferirsi
più
giustamente
?
Il
silenzio
del
professore
,
lo
sguardo
scrutatore
di
lui
,
non
incontrato
ma
sentito
,
le
rivelarono
ch
'
egli
sospettava
di
lei
stessa
:
per
questo
accennò
frettolosamente
allo
zio
.
«
Non
crede
nella
vita
futura
?
»
,
mormorò
il
professore
.
«
Direi
di
no
»
,
rispose
Luisa
e
subito
si
sentì
nel
cuore
un
rimorso
,
sentì
che
non
aveva
sufficienti
ragioni
,
che
non
aveva
il
diritto
di
rispondere
così
.
In
fatto
lo
zio
Piero
non
s
'
era
curato
mai
di
meditare
sulla
religione
:
egli
compenetrava
nel
suo
concetto
della
onestà
la
continuazione
delle
vecchie
pratiche
di
famiglia
,
la
professione
della
fede
avita
,
presa
come
stava
,
alla
carlona
.
Il
suo
era
un
Dio
bonario
come
lui
,
che
non
ci
teneva
tanto
alle
giaculatorie
né
ai
rosari
,
come
lui
;
un
Dio
contento
di
aver
per
ministri
,
com
'
era
contento
lui
di
aver
per
amici
,
dei
galantuomini
di
cuore
,
fossero
pure
allegri
mangiatori
e
bevitori
,
tarocchisti
per
la
vita
,
franchi
raccontatori
di
porcherie
non
disoneste
a
lecito
sfogo
della
sudicia
ilarità
che
ciascuno
ha
in
corpo
.
Certi
suoi
discorsi
scherzosi
,
certi
aforismi
buttati
là
senza
riflettere
sulla
importanza
relativa
delle
pratiche
religiose
e
sulla
importanza
assoluta
del
vivere
onesto
l
'
avevano
colpita
fin
da
bambina
,
anche
perché
la
mamma
se
ne
inquietava
moltissimo
e
supplicava
suo
fratello
di
non
dire
spropositi
.
Le
era
entrato
il
sospetto
che
lo
zio
andasse
in
chiesa
solamente
per
convenienza
.
Non
era
vero
;
non
bisognava
tener
conto
degli
aforismi
di
uno
che
,
invecchiato
nel
sacrificio
e
nell
'
abnegazione
,
soleva
dire
«
charitas
incipit
ab
ego
»
;
e
poi
,
quand
'
anche
lo
zio
avesse
stimato
poco
le
pratiche
religiose
,
a
negar
la
vita
futura
ci
correva
ancora
un
bel
tratto
.
Infatti
,
appena
messo
fuori
il
suo
giudizio
e
uditolo
suonare
,
Luisa
lo
sentì
falso
,
vide
più
chiaro
in
se
stessa
,
intese
di
avere
inconsciamente
cercato
nell
'
esempio
dello
zio
un
appoggio
e
un
conforto
per
sé
.
Il
professore
era
tutto
commosso
di
una
rivelazione
tanto
inattesa
.
«
Quest
'
anima
unica
»
,
diss
'
egli
,
«
che
vive
come
se
non
pensasse
che
alla
vita
futura
nella
quale
non
crede
,
è
in
errore
,
ma
bisogna
pur
ammirarla
come
la
più
nobile
,
la
più
grande
.
È
una
cosa
sublime
!
»
«
Lei
è
certo
,
però
,
che
quest
'
anima
è
in
errore
?
»
«
Oh
sì
sì
!
»
«
Ma
Lei
,
a
quale
delle
Sue
categorie
appartiene
?
»
Il
professore
si
credeva
dei
pochissimi
che
si
regolano
interamente
secondo
un
'
aspirazione
alla
vita
futura
;
benché
forse
sarebbe
stato
imbarazzato
a
dimostrare
che
i
suoi
profondi
studi
su
Raspail
,
il
suo
zelo
nel
preparare
acqua
sedativa
e
sigarette
di
canfora
,
il
suo
orrore
dell
'
umidità
e
delle
correnti
d
'
aria
significassero
poca
tenerezza
per
la
vita
presente
.
Però
non
volle
rispondere
,
disse
che
non
appartenendo
a
nessuna
Chiesa
,
credeva
tuttavia
fermamente
in
Dio
e
nella
vita
futura
e
che
non
poteva
giudicare
il
proprio
modo
di
vivere
.
Intanto
Franco
,
annaffiando
il
giardinetto
,
aveva
trovato
fiorita
una
verbena
nuova
,
e
,
posato
l
'
annaffiatoio
,
era
venuto
sulla
soglia
della
loggia
e
chiamava
la
Maria
per
fargliela
vedere
.
La
Maria
si
lasciava
chiamare
e
voleva
ancora
«
Missipipì
»
,
onde
lo
zio
la
posò
a
terra
e
la
condusse
lui
al
papà
.
«
Però
,
professore
»
,
disse
Luisa
uscendo
con
la
parola
viva
da
un
corso
occulto
d
'
idee
,
«
si
può
,
non
è
vero
,
credere
in
Dio
e
dubitare
della
nostra
vita
futura
?
»
Ell
'
aveva
posato
,
così
dicendo
,
l
'
aggrovigliata
matassa
della
pesca
e
guardava
il
Gilardoni
in
viso
con
un
interesse
vivo
,
con
un
desiderio
manifesto
che
rispondesse
di
sì
;
e
,
perché
il
Gilardoni
taceva
,
soggiunse
:
«
Mi
pare
che
qualcuno
potrebbe
dire
:
che
obbligo
ha
Iddio
di
regalarci
l
'
immortalità
?
L
'
immortalità
dell
'
anima
è
una
invenzione
dell
'
egoismo
umano
che
in
fin
dei
conti
vuol
far
servire
Iddio
al
comodo
proprio
.
Noi
vogliamo
un
premio
per
il
bene
che
facciamo
agli
altri
e
una
pena
per
il
male
che
gli
altri
fanno
a
noi
.
Rassegnamoci
invece
a
morire
anche
noi
del
tutto
come
ogni
essere
vivente
e
facciamo
sin
che
siamo
vivi
la
giustizia
per
noi
e
per
gli
altri
,
senza
speranza
di
premi
futuri
,
solo
perché
Iddio
vuole
da
noi
questo
come
vuole
che
ogni
stella
faccia
lume
e
che
ogni
pianta
faccia
ombra
.
Cosa
Le
pare
,
a
Lei
?
»
«
Cosa
vuol
che
Le
dica
?
»
,
rispose
il
Gilardoni
.
«
A
me
pare
una
gran
bellezza
!
Non
posso
dire
:
una
gran
verità
.
Non
lo
so
,
non
ci
ho
mai
pensato
;
ma
una
gran
bellezza
!
Io
dico
che
il
Cristianesimo
non
ha
potuto
avere
né
immaginare
dei
Santi
sublimi
come
questo
qualcuno
!
È
una
gran
bellezza
,
è
una
gran
bellezza
!
»
«
Perché
poi
»
,
riprese
Luisa
dopo
un
breve
silenzio
,
«
si
potrebbe
forse
anche
sostenere
che
questa
vita
futura
non
sarebbe
proprio
felice
.
Vi
è
felicità
quando
non
si
conosce
la
ragione
di
tutte
le
cose
,
quando
non
si
arriva
a
spiegare
tutti
i
misteri
?
E
il
desiderio
di
saper
tutto
sarà
esso
appagato
nella
vita
futura
?
Non
resterà
ancora
un
mistero
impenetrabile
?
Non
dicono
che
Dio
non
si
conoscerà
interamente
mai
?
E
allora
,
nel
nostro
desiderio
di
sapere
,
non
finiremo
a
soffrire
come
adesso
,
anzi
forse
più
,
perché
in
una
vita
superiore
quel
desiderio
dev
'
essere
ancora
più
forte
?
Io
vedrei
un
solo
modo
di
arrivare
a
saper
tutto
e
sarebbe
di
diventar
Dio
...
»
«
Ah
,
Lei
è
panteista
!
»
,
esclamò
il
professore
,
interrompendo
.
«
Ssss
!
»
,
fece
Luisa
.
«
No
no
no
!
Io
sono
cristiana
cattolica
.
Dico
quel
che
altri
potrebbero
sostenere
.
»
«
Ma
scusi
,
vi
è
un
panteismo
...
»
«
Ancora
filosofia
?
»
,
esclamò
Franco
entrando
con
la
piccina
in
braccio
.
«
Oh
,
miseria
!
»
,
borbottò
lo
zio
alle
sue
spalle
.
Maria
teneva
in
mano
una
bella
rosa
bianca
.
«
Guarda
questa
rosa
,
Luisa
»
,
disse
Franco
.
«
Maria
,
da
'
il
fiore
alla
mamma
.
Guarda
la
forma
di
questa
rosa
,
guarda
il
portamento
,
guarda
le
sfumature
,
le
venature
di
questi
petali
,
guarda
quella
stria
rossa
;
e
senti
che
odore
,
adesso
!
E
lascia
star
la
filosofia
.
»
«
Lei
è
nemico
della
filosofia
?
»
,
osservò
il
professore
,
sorridendo
.
«
Io
sono
amico
»
,
rispose
Franco
,
«
della
filosofia
facile
e
sicura
che
m
'
insegnano
anche
le
rose
.
»
«
La
filosofia
,
caro
professore
»
,
interloquì
lo
zio
,
solennemente
,
«
l
'
è
tutta
in
Aristòtel
:
quell
che
te
pòdet
avè
,
tòtel
.
»
«
Lei
scherza
»
,
ribatté
il
professore
,
«
ma
Lei
pure
è
un
filosofo
.
»
L
'
ingegnere
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
:
«
Sentite
,
caro
amico
,
la
mia
filosofia
in
vott
o
des
biccièr
la
ci
sta
tutta
»
.
«
Euh
,
vott
o
des
biccièr
!
»
,
borbottò
la
governante
che
udì
,
entrando
,
questa
spacconata
d
'
intemperanza
del
suo
misuratissimo
padrone
.
«
Vott
o
des
corni
!
»
Veniva
ad
annunciare
don
Giuseppe
Costabarbieri
che
fece
in
pari
tempo
udire
dalla
sala
un
cavernoso
e
pure
ilare
Deo
gratias
.
Ecco
la
rugosa
faccia
rossa
,
gli
occhi
allegri
,
i
capelli
bianchi
del
mansueto
prete
.
«
Si
discorre
di
filosofia
,
don
Giuseppe
»
,
disse
Luisa
dopo
i
primi
saluti
.
«
Venga
qui
e
metta
fuori
le
Sue
belle
idee
anche
Lei
!
»
Don
Giuseppe
si
grattò
la
nuca
e
poi
volgendo
un
po
'
il
capo
verso
l
'
ingegnere
con
lo
sguardo
di
chi
desidera
una
cosa
e
non
osa
domandarla
,
mise
fuori
il
fiore
delle
sue
idee
filosofiche
:
«
Sarissel
minga
mej
fa
ona
primerina
?
»
Franco
e
lo
zio
Piero
,
felici
di
salvarsi
dalla
filosofia
del
Gilardoni
,
si
misero
allegramente
a
tavolino
col
prete
.
Appena
rimasto
solo
con
Luisa
,
il
professore
disse
piano
:
«
Ieri
è
partita
la
signora
marchesa
»
.
Luisa
,
che
s
'
era
presa
Maria
sulle
ginocchia
,
le
piantò
le
labbra
sul
collo
,
appassionatamente
.
«
Forse
»
,
riprese
il
professore
che
mai
non
aveva
saputo
leggere
nel
cuore
umano
né
toccarne
le
corde
a
proposito
,
«
forse
,
il
tempo
...
son
tre
anni
soli
...
forse
verrà
il
giorno
che
si
piegherà
.
»
Luisa
alzò
il
viso
dal
collo
di
Maria
.
«
Forse
lei
,
sì
»
,
diss
'
ella
.
Il
professore
non
capì
,
cedette
al
mal
genio
che
ci
suggerisce
la
peggior
parola
nel
peggior
momento
e
,
invece
di
smettere
,
si
ostinò
.
«
Forse
,
se
potesse
veder
Maria
!
»
Luisa
si
strinse
al
petto
la
bambina
e
lo
guardò
con
una
fierezza
tale
ch
'
egli
si
smarrì
e
disse
:
«
Scusi
»
.
Maria
,
stretta
così
forte
,
alzò
gli
occhi
al
viso
strano
della
mamma
,
diventò
rossa
rossa
,
strinse
le
labbra
,
pianse
due
grosse
lagrime
,
scoppiò
in
singhiozzi
.
«
No
no
,
cara
»
,
le
mormorò
Luisa
teneramente
,
«
sta
buona
,
sta
buona
,
tu
non
la
vedrai
mai
,
tu
!
»
Appena
chetata
la
bambina
,
il
professore
,
turbato
dall
'
idea
di
aver
fatto
un
passo
falso
,
di
aver
offeso
Luisa
,
un
essere
che
gli
pareva
sovrumano
,
voleva
spiegarsi
,
giustificarsi
,
ma
Luisa
non
lo
lasciò
parlare
.
«
Basta
,
scusi
»
,
diss
'
ella
alzandosi
.
«
Andiamo
a
veder
il
giuoco
.
»
In
fatto
non
s
'
accostò
ai
giuocatori
,
mandò
Maria
sul
sagrato
con
la
sua
piccola
bambinaia
Veronica
e
andò
a
portar
un
avanzo
di
dolce
a
un
vecchione
del
villaggio
,
che
aveva
un
vorace
stomaco
e
una
piccola
voce
,
con
la
quale
prometteva
ogni
giorno
alla
sua
benefattrice
la
stessa
preziosa
ricompensa
:
«
Prima
de
morì
ghe
faroo
on
basin
»
.
Intanto
il
professore
,
pieno
di
scrupoli
e
di
rimorsi
per
le
sue
mosse
poco
fortunate
,
non
sapendo
se
partire
o
rimanere
,
se
la
signora
tornerebbe
o
no
,
se
andarne
in
cerca
fosse
indiscrezione
o
no
,
dopo
essersi
affacciato
al
lago
come
per
chieder
consiglio
ai
pesci
,
dopo
essersi
affacciato
al
monte
per
veder
se
da
qualche
finestra
della
casa
gli
apparisse
Luisa
o
qualcuno
cui
si
potesse
domandar
di
lei
,
andò
finalmente
a
vedere
il
giuoco
.
Ciascuno
dei
giuocatori
teneva
gli
occhi
sulle
proprie
quattro
carte
raccolte
nella
sinistra
,
l
'
una
sopra
l
'
altra
per
modo
che
la
seconda
e
la
terza
sormontavan
tanto
da
potersi
riconoscere
;
e
ciascuno
,
avendo
preso
delicatamente
fra
il
pollice
e
l
'
indice
l
'
angolo
superiore
delle
due
ultime
,
faceva
uscire
con
un
combinato
moto
del
polso
e
delle
dita
la
quarta
ignota
di
sotto
la
terza
,
adagio
adagio
,
come
se
portasse
la
vita
o
la
morte
,
ripetendo
con
gran
devozione
appropriate
giaculatorie
:
Don
Giuseppe
cui
occorrevano
picche
«
scappa
ross
e
büta
négher
»
,
gli
altri
due
che
volevano
quadri
e
cuori
«
scappa
négher
e
büta
ross
»
.
Il
professore
pensò
ch
'
egli
pure
aveva
in
mano
una
carta
coperta
,
un
asso
di
denari
,
e
che
non
sapeva
ancora
se
l
'
avrebbe
giuocata
o
no
.
Aveva
il
testamento
del
vecchio
Maironi
.
Pochi
giorni
dopo
la
morte
della
signora
Teresa
,
Franco
gli
aveva
detto
di
distruggerlo
e
di
non
fiatarne
mai
con
sua
moglie
.
Egli
non
aveva
obbedito
che
quanto
al
silenzio
.
Il
documento
,
all
'
insaputa
di
Franco
,
esisteva
ancora
perché
il
suo
possessore
s
'
era
fitto
in
capo
di
aspettar
gli
eventi
,
di
vedere
se
Cressogno
e
Oria
facessero
la
pace
,
se
,
perdurando
le
ostilità
,
Franco
e
la
sua
famigliuola
capitassero
nel
bisogno
;
nel
quale
ultimo
caso
avrebbe
fatto
qualche
cosa
lui
.
Che
cosa
avrebbe
fatto
non
sapeva
bene
,
si
coltivava
in
testa
i
germi
di
parecchie
corbellerie
e
aspettava
che
l
'
una
o
l
'
altra
maturasse
a
tempo
e
luogo
.
Ora
,
guardando
Franco
giuocare
,
ammirava
come
quell
'
uomo
tanto
assorto
nella
cupidità
di
un
re
di
quadri
,
avesse
respinta
l
'
altra
carta
preziosa
,
che
neppure
avesse
voluto
farne
saper
niente
a
sua
moglie
.
Egli
attribuiva
questo
silenzio
a
modestia
,
al
desiderio
di
nascondere
un
azione
generosa
;
e
quantunque
avesse
preso
da
Franco
più
d
'
un
brusco
rabbuffo
e
sentisse
di
non
esserne
tenuto
in
gran
conto
,
lo
guardava
con
un
rispetto
pieno
d
'
umile
devozione
.
Franco
fu
il
primo
a
scoprir
la
quarta
carta
e
le
buttò
via
dispettosamente
tutte
mentre
don
Giuseppe
esclamava
:
«
Ovèj
!
L
'
è
négher
!
»
,
e
si
fermava
a
pigliar
fiato
prima
di
andar
avanti
a
scoprire
«
se
l
'
era
güzz
o
minga
güzz
»
,
cioè
s
'
erano
picche
o
fiori
.
Ma
l
'
ingegnere
,
alzato
dalle
carte
il
viso
placido
e
sorridente
,
si
mise
a
batter
col
dito
,
sotto
il
piano
del
tavolino
,
dei
colpettini
misteriosi
che
volevan
dire
:
c
'
è
la
carta
buona
;
e
allora
don
Giuseppe
,
visto
che
il
suo
«
négher
»
non
era
«
güzz
»
,
cacciò
un
«
malarbetto
!
»
e
buttò
via
le
carte
anche
lui
.
«
Che
reson
de
ciapà
rabbia
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Anca
vü
sii
négher
e
sii
minga
güzz
.
»
Il
prete
,
avido
della
rivincita
,
si
contentò
d
'
invocarla
sdegnosamente
:
«
Scià
i
cart
,
scià
i
cart
,
scià
i
cart
!
»
.
E
la
partita
,
simbolo
dell
'
eterna
lotta
universale
fra
i
neri
e
i
rossi
,
ricominciò
.
Il
lago
dormiva
oramai
coperto
e
cinto
d
'
ombra
.
Solo
a
levante
le
grandi
montagne
lontane
del
Lario
avevano
una
gloria
d
'
oro
fulvo
e
di
viola
.
Le
prime
tramontane
vespertine
movevano
le
frondi
della
passiflora
,
corrugavano
verso
l
'
alto
,
a
chiazze
,
le
acque
grigie
,
portando
un
odor
fresco
di
boschi
.
Il
professore
era
partito
da
un
pezzo
quando
Luisa
ritornò
.
Ell
'
aveva
incontrato
sulla
scalinata
del
Pomodoro
una
ragazza
piangente
che
strillava
,
«
el
mè
pà
el
voeur
mazzà
la
mia
mamm
!
»
.
Aveva
seguita
la
ragazza
in
casa
sua
presso
la
Madonna
del
Romìt
e
ammansato
l
'
uomo
che
cercava
sua
moglie
con
un
coltello
in
mano
,
per
causa
non
tanto
d
'
una
cattiva
minestra
quanto
d
'
una
cattiva
risposta
.
Luisa
rappresentò
a
suo
marito
e
a
don
Giuseppe
l
'
ultimo
atto
del
dramma
,
il
suo
dialogo
con
la
moglie
ch
'
era
corsa
a
nascondersi
nella
stalla
.
«
Oh
Regina
,
dovè
sii
?
»
«
Sont
chì
.
»
«
Dovè
,
chì
?
»
«Chì.»
La
voce
tremante
veniva
di
sotto
la
vacca
.
La
donna
era
proprio
lì
,
accoccolata
.
«
Vegnì
foeura
,
donca
!
»
«
Sciora
no
.
»
«
Perché
?
»
«
Goo
pagüra
.
»
«
Vegnì
foeura
ch
'
el
voss
marì
el
vaeur
fav
on
basin
.
»
«
Mi
no
.
»
Allora
Luisa
aveva
chiamato
dentro
l
'
uomo
.
«
E
vü
andee
a
fagh
on
basin
sott
a
la
vacca
.
»
E
l
'
uomo
aveva
dato
il
bacio
mentre
la
donna
,
temendo
un
morso
,
gemeva
:
«
Càgnem
poeu
minga
,
neh
!
»
.
«
Che
diàvol
d
'
ona
sciora
Luisa
»
,
fece
don
Giuseppe
.
E
soddisfatto
della
scorpacciata
di
primiera
,
palpandosi
dolcemente
sui
fianchi
e
sul
ventre
le
modeste
rotondità
,
il
piccolo
personaggio
del
mondo
antico
pensò
al
secondo
scopo
della
sua
visita
.
Voleva
dire
una
parolina
alla
signora
Luisa
.
L
'
ingegnere
era
uscito
a
far
i
suoi
soliti
quattro
passi
fino
alla
piccola
salita
del
Tavorell
ch
'
egli
chiamava
scherzosamente
il
San
Bernardo
;
e
Franco
,
data
un
'
occhiata
alla
luna
che
sfavillava
allora
fuor
dal
ciglio
nero
del
Bisgnago
e
giù
nell
'
ondular
dell
'
acqua
,
si
pose
a
improvvisar
sul
piano
effusioni
di
dolore
ideale
,
che
andavan
via
per
le
finestre
aperte
sulla
sonorità
profonda
del
lago
.
La
improvvisazione
musicale
gli
riusciva
meglio
delle
elaborate
poesie
perché
il
suo
impetuoso
sentire
trovava
nella
musica
una
espressione
più
facile
e
piena
,
e
gli
scrupoli
,
le
incertezze
,
le
sfiducie
che
gli
rendevano
faticosissimo
e
lento
il
lavoro
della
parola
,
non
tormentavano
,
al
piano
,
la
sua
fantasia
.
Allora
si
abbandonava
all
'
estro
anima
e
corpo
,
vibrava
tutto
fino
ai
capelli
,
i
chiari
occhi
parlanti
ridicevan
ogni
sfumatura
dell
'
espressione
musicale
,
gli
si
vedeva
sotto
le
guance
un
movimento
continuo
di
parole
inarticolate
,
e
le
mani
,
benché
non
tanto
agili
,
non
tanto
sciolte
,
facean
cantare
il
piano
inesprimibilmente
.
Adesso
egli
passava
da
un
tono
all
'
altro
,
mettendo
il
più
intenso
sforzo
intellettuale
in
questi
passaggi
,
ansando
,
sviscerando
,
per
così
dire
,
lo
strumento
con
le
dieci
dita
e
quasi
anche
cogli
occhi
ardenti
.
S
'
era
messo
a
suonare
sotto
l
'
impressione
del
chiaro
di
luna
,
ma
poi
,
suonando
,
tristi
nuvole
gli
eran
uscite
dal
fondo
del
cuore
.
Conscio
di
avere
sognata
,
da
giovinetto
,
la
gloria
e
di
averne
quindi
umilmente
deposta
la
speranza
,
diceva
,
quasi
,
a
se
stesso
con
la
sua
mesta
appassionata
musica
che
pure
anche
in
lui
v
'
era
qualche
lume
d
'
ingegno
,
qualche
calore
di
creazione
veduto
solamente
da
Dio
,
perché
neppur
Luisa
mostrava
far
dell
'
intelligenza
sua
quella
stima
che
a
lui
stesso
mancava
ma
che
avrebbe
desiderata
in
lei
;
neppur
Luisa
,
il
cuor
del
suo
cuore
!
Luisa
lodava
misuratamente
la
sua
musica
e
i
suoi
versi
ma
non
gli
aveva
detto
mai
:
segui
questa
via
,
osa
,
scrivi
,
pubblica
.
Pensava
così
e
suonava
nella
sala
oscura
,
mettendo
in
una
tenera
melodia
il
lamento
del
suo
amore
,
il
timido
segreto
lamento
che
mai
non
avrebbe
osato
mettere
in
parole
.
Sulla
terrazza
,
nel
mobile
chiaroscuro
che
facevano
insieme
i
fiati
di
tramontana
e
la
passiflora
,
la
luna
e
il
suo
riverbero
dal
lago
,
don
Giuseppe
raccontò
a
Luisa
che
il
signor
Giacomo
Puttini
era
in
collera
con
lui
per
colpa
della
signora
Pasotti
la
quale
gli
aveva
falsamente
riferito
ch
'
esso
don
Giuseppe
andava
predicando
la
convenienza
di
un
matrimonio
fra
il
signor
Giacomo
e
la
Marianna
.
«
Voeui
morì
lì
»
,
protestò
il
povero
prete
,
«
se
ho
detto
una
parola
sola
!
Niente
!
Tücc
ball
!
»
Luisa
non
voleva
creder
colpevole
la
povera
Barborin
,
e
don
Giuseppe
le
dichiarò
che
sapeva
la
cosa
dallo
stesso
signor
Controllore
.
Ella
capì
subito
,
allora
,
che
Pasotti
s
'
era
voluto
perfidamente
burlare
di
sua
moglie
,
del
sior
Zacomo
e
del
prete
,
si
schermì
dall
'
intervenire
nella
faccenda
,
come
quest
'
ultimo
avrebbe
voluto
e
gli
consigliò
di
parlare
alla
Pasotti
.
«
L
'
è
inscì
sorda
!
»
,
fece
don
Giuseppe
grattandosi
la
nuca
,
e
se
n
'
andò
malcontento
,
senza
salutar
Franco
,
per
non
interromperlo
.
Luisa
venne
al
piano
in
punta
di
piedi
,
stette
ad
ascoltar
suo
marito
,
a
sentir
la
bellezza
,
la
ricchezza
,
il
fuoco
di
quell
'
anima
ch
'
era
sua
e
cui
ell
'
apparteneva
per
sempre
.
Non
aveva
mai
detto
a
Franco
«
segui
questa
via
,
scrivi
,
pubblica
»
,
forse
anche
perché
giustamente
pensava
,
nel
suo
affetto
equilibrato
,
che
non
potesse
produrre
opere
superiori
alla
mediocrità
,
ma
soprattutto
perché
,
sebbene
avesse
un
fine
sentimento
della
poesia
e
della
musica
,
non
faceva
grande
stima
,
in
fondo
,
né
dell
'
una
né
dell
'
altra
,
non
le
piaceva
che
un
uomo
vi
si
dedicasse
intero
,
ambiva
per
suo
marito
un
'
azione
intellettuale
e
materiale
più
virile
.
Ammirava
tuttavia
Franco
nella
sua
musica
più
che
se
fosse
stato
un
grande
maestro
;
trovava
in
questa
espressione
quasi
segreta
dell
'
animo
suo
un
che
di
verginale
,
di
sincero
,
la
luce
di
uno
spirito
amante
,
il
più
degno
d
'
essere
amato
.
Egli
non
s
'
accorse
di
lei
se
non
quando
si
sentì
sfiorar
le
spalle
da
due
braccia
,
si
vide
pender
sul
petto
le
due
piccole
mani
.
«
No
,
no
,
suona
suona
»
,
mormorò
Luisa
perché
Franco
gliele
aveva
afferrate
;
ma
cercando
lui
col
viso
supino
,
senza
rispondere
,
gli
occhi
e
le
labbra
di
lei
,
gli
diede
un
bacio
e
rialzò
il
viso
ripetendo
:
«
Suona
!
»
.
Egli
trasse
giù
più
forte
di
prima
i
due
polsi
prigionieri
,
richiamò
in
silenzio
la
dolce
,
dolce
bocca
;
e
allora
ella
si
arrese
,
gli
fermò
le
labbra
sulle
labbra
con
un
bacio
lungo
,
pieno
di
consenso
,
tanto
più
squisito
e
ricreante
del
primo
.
Poi
gli
sussurrò
ancora
:
«
Suona
»
.
Ed
egli
suonò
,
felice
,
una
tumultuosa
musica
trionfale
,
piena
di
gioia
e
di
grida
.
Perché
in
quel
momento
gli
pareva
di
posseder
tutta
intera
l
'
anima
della
donna
sua
mentre
tante
volte
,
pure
sapendosi
amato
,
credeva
sentire
in
lei
,
al
di
sopra
dell
'
amore
,
una
ragione
altera
,
pacata
e
fredda
,
dove
i
suoi
slanci
non
arrivassero
.
Luisa
gli
teneva
spesso
le
mani
sul
capo
e
andava
di
tratto
in
tratto
baciandogli
lievemente
i
capelli
.
Ella
conosceva
il
dubbio
di
suo
marito
e
protestava
sempre
di
appartenergli
tutta
intera
ma
in
fondo
sentiva
che
aveva
ragione
lui
.
Un
tenace
fiero
sentimento
d
'
indipendenza
intellettuale
resisteva
in
lei
all
'
amore
.
Ella
poteva
tranquillamente
giudicar
suo
marito
,
riconoscerne
le
imperfezioni
e
sentiva
ch
'
egli
non
poteva
altrettanto
,
lo
sentiva
umile
nel
suo
amore
,
devoto
senza
fine
.
Non
credeva
fargli
torto
,
non
provava
rimorso
,
ma
s
'
inteneriva
,
quando
ci
pensava
,
di
amorosa
pietà
.
Indovinò
adesso
che
significasse
quella
effusione
musicale
di
gioia
e
,
commossa
,
abbracciò
Franco
,
fece
tacere
il
piano
d
'
un
colpo
.
Ecco
sulle
scale
il
passo
lento
e
pesante
dello
zio
che
ritorna
dal
suo
San
Bernardo
.
Erano
le
otto
e
i
soliti
tarocchisti
,
il
signor
Giacomo
e
Pasotti
,
non
comparivano
.
Perché
anche
Pasotti
,
in
settembre
e
in
ottobre
,
era
un
frequentatore
di
casa
Ribera
,
dove
faceva
l
'
innamorato
dell
'
ingegnere
,
di
Luisa
e
anche
di
Franco
.
Franco
e
Luisa
sospettavano
di
un
doppio
giuoco
ma
Pasotti
era
un
vecchio
amico
dello
zio
e
bisognava
fargli
una
buona
accoglienza
per
riguardo
allo
zio
.
Poiché
i
tarocchisti
tardavano
,
Franco
propose
a
sua
moglie
di
uscir
in
barca
a
goder
la
luna
.
Prima
andarono
a
veder
Maria
,
che
dormiva
nel
lettino
dell
'
alcova
col
viso
inclinato
alla
spalla
destra
,
con
un
braccio
sotto
il
capo
e
un
altro
posato
sul
petto
.
La
guardarono
,
la
baciarono
sorridendo
,
si
incontrarono
silenziosamente
nel
pensiero
della
nonna
Teresa
che
tanto
l
'
avrebbe
amata
,
la
baciarono
ancora
col
viso
serio
.
«
Povera
la
mia
piccina
!
»
,
disse
Franco
.
«
Povera
donna
Maria
Maironi
senza
quattrini
!
»
Luisa
gli
pose
una
mano
sulla
bocca
.
«
Zitto
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Felici
noi
che
siamo
le
Maironi
senza
quattrini
!
»
Franco
intese
,
e
sull
'
atto
non
replicò
;
ma
poi
,
nell
'
uscir
di
camera
per
andare
in
barca
,
disse
a
sua
moglie
,
dimenticando
una
minaccia
della
nonna
:
«
Non
sarà
sempre
così
»
.
Quell
'
allusione
alle
ricchezze
della
vecchia
marchesa
dispiacque
a
Luisa
.
«
Non
parlarmene
»
,
diss
'
ella
.
«
Quella
roba
non
vorrei
toccarla
con
un
dito
.
»
«
Dico
per
Maria
»
,
osservò
Franco
.
«
Maria
ci
ha
noi
che
possiamo
lavorare
.
»
Franco
tacque
.
Lavorare
!
Anche
quella
lì
era
una
parola
che
gli
mordeva
il
cuore
.
Sapeva
di
condurre
una
vita
oziosa
perché
la
musica
,
la
lettura
,
i
fiori
,
qualche
verso
di
tempo
in
tempo
,
cos
'
erano
se
non
vanità
e
perditempi
?
E
questa
vita
la
conduceva
in
gran
parte
a
carico
d
'
altri
,
perché
,
con
le
sue
mille
lire
austriache
l
'
anno
,
come
avrebbe
vissuto
?
Come
avrebbe
mantenuto
la
sua
famiglia
?
Aveva
preso
la
laurea
ma
senza
cavarne
profitto
alcuno
.
Diffidava
delle
proprie
attitudini
,
si
sentiva
troppo
artista
,
troppo
alieno
dalle
arti
curialesche
,
sapeva
di
non
aver
nelle
vene
sangue
di
forti
lavoratori
.
Non
vedeva
salute
che
in
una
rivoluzione
,
in
una
guerra
,
nella
libertà
della
patria
.
Ah
quando
l
'
Italia
fosse
libera
,
come
la
servirebbe
,
con
che
forza
,
con
che
gioia
!
Queste
poesie
nel
cuore
le
aveva
bene
,
ma
il
proposito
e
la
costanza
di
prepararsi
con
gli
studi
a
un
tale
avvenire
,
no
.
Mentr
'
egli
remava
in
silenzio
scostandosi
dalla
riva
,
Luisa
andava
pensando
come
mai
suo
marito
commiserasse
la
bambina
perché
non
aveva
denari
.
Non
vi
era
contraddizione
tra
la
fede
,
la
pietà
cristiana
di
Franco
e
questo
sentimento
?
Le
vennero
in
mente
le
categorie
del
professor
Gilardoni
.
Franco
credeva
fervidamente
nella
vita
futura
ma
in
fatto
si
attaccava
con
passione
a
tutto
che
la
vita
terrena
ha
di
bello
,
di
buono
e
di
onestamente
piacevole
,
compreso
il
tarocco
,
la
primiera
e
i
buoni
pranzetti
.
Uno
che
osservava
così
scrupolosamente
i
precetti
della
Chiesa
,
che
ci
teneva
tanto
a
mangiar
di
magro
il
venerdì
e
il
sabato
,
a
udire
ogni
domenica
la
spiegazione
del
Vangelo
,
avrebbe
dovuto
conformar
la
propria
vita
molto
più
severamente
all
'
ideale
evangelico
.
Avrebbe
dovuto
temerlo
e
non
desiderarlo
,
il
denaro
.
«
Buona
lagata
!
»
,
gridò
lo
zio
dalla
terrazza
vedendo
il
battello
e
Luisa
seduta
sulla
prora
,
nel
chiaro
di
luna
.
In
faccia
al
nero
Bisgnago
tutta
la
Valsolda
si
spiegava
dal
Niscioree
alla
Caravina
nella
pompa
della
luna
,
tutte
le
finestre
di
Oria
e
di
Albogasio
come
le
arcate
di
Villa
Pasotti
,
come
le
casette
bianche
dei
paeselli
più
lontani
,
Castello
,
Casarico
,
S
.
Mamette
,
Drano
,
parevano
guardare
,
come
ipnotizzate
,
il
grande
occhio
fisso
della
Morta
del
cielo
.
Franco
tirò
i
remi
in
barca
.
«
Canta
»
,
diss
'
egli
.
Luisa
non
aveva
mai
studiato
il
canto
ma
possedeva
una
dolce
voce
di
mezzo
soprano
,
un
orecchio
perfetto
e
cantava
molte
arie
d
'
opera
imparate
da
sua
madre
che
aveva
udito
la
Grisi
,
la
Pasta
,
la
Malibran
durante
l
'
età
d
'
oro
dell
'
opera
italiana
.
Cantò
l
'
aria
di
Anna
Bolena
:
Al
dolce
guidami
Castel
natìo
il
canto
dell
'
anima
,
che
prima
scende
e
si
abbandona
poco
a
poco
,
per
più
dolcezza
,
all
'
amore
,
e
poi
,
abbracciata
con
esso
,
risale
in
uno
slancio
di
desiderio
verso
qualche
alto
lume
lontano
che
tuttavia
manca
alla
sua
felicità
piena
.
Ella
cantava
e
Franco
,
rapito
,
fantasticava
che
aspirasse
ad
essergli
unita
pure
in
quella
parte
superiore
dell
'
anima
che
finora
gli
aveva
sottratta
,
che
aspirasse
a
venir
guidata
da
lui
,
in
questa
perfetta
unione
verso
la
meta
dell
'
ideale
suo
.
E
gli
venivano
le
lagrime
alla
gola
;
e
il
lago
ondulante
e
le
grandi
montagne
tragiche
e
quegli
occhi
delle
cose
fisi
nella
luna
e
la
stessa
luce
lunare
,
tutto
gli
si
riempiva
del
suo
indefinibile
sentimento
,
per
cui
quando
di
là
dalla
spezzata
immagine
dell
'
astro
luccicori
argentei
sfavillarono
un
momento
fin
sotto
il
Bisgnago
,
fin
dentro
il
golfo
ombroso
del
Dòi
,
se
ne
commosse
come
di
arcani
segni
alludenti
a
lui
che
si
facessero
il
lago
e
la
luna
,
mentre
Luisa
compieva
la
frase
:
Ai
verdi
platani
Al
cheto
rio
Che
i
nostri
mormora
Sospiri
ancor
.
La
voce
di
Pasotti
gridò
dalla
terrazza
:
«
Brava
!
»
E
la
voce
dello
zio
:
«
Tarocco
!
»
Nello
stesso
tempo
si
udirono
i
remi
d
'
una
barca
che
veniva
da
Porlezza
,
si
udì
un
fagotto
scimmiottar
l
'
aria
di
Anna
Bolena
.
Franco
,
che
s
'
era
seduto
sulla
poppa
del
suo
battello
,
salto
in
piedi
,
gridò
lietamente
:
«
Ehi
là
!
»
.
Gli
rispose
un
bel
vocione
di
basso
:
Buona
sera
,
Miei
signori
,
Buona
sera
,
Buona
sera
.
Erano
i
suoi
amici
del
lago
di
Como
,
l
'
avvocato
V
.
di
Varenna
e
un
tal
Pedraglio
di
Loveno
,
che
solevano
venire
per
far
della
musica
in
palese
e
della
politica
in
segreto
;
un
segreto
di
cui
Luisa
sola
era
a
parte
.
Anche
dalla
terrazza
si
gridava
:
«
Bene
,
don
Basilio
!
»
.
«
Bravo
il
fagotto
!
»
.
E
negli
intervalli
si
udiva
pure
la
voce
di
un
signore
che
si
schermiva
dal
tarocco
.
«
No
,
no
,
Controllore
gentilissimo
,
xe
tardi
,
no
ghe
stemo
più
,
no
ghe
stemo
propramente
più
!
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
La
me
dispensi
,
no
posso
,
no
posso
;
ingegnere
pregiatissimo
,
me
raccomando
a
Ela
.
»
Lo
fecero
poi
giuocare
,
l
'
ometto
,
con
la
promessa
di
non
passar
le
due
partite
.
Egli
soffiò
molto
e
sedette
al
tavolino
con
l
'
ingegnere
,
Pasotti
e
Pedraglio
.
Franco
sedette
al
piano
e
l
'
avvocato
gli
si
mise
accanto
col
fagotto
.
Fra
Pasotti
e
Pedraglio
,
due
terribili
motteggiatori
,
il
povero
signor
Giacomo
ebbe
una
mezz
'
ora
amara
,
piena
di
tribolazioni
.
Non
gli
lasciavano
un
momento
di
pace
.
«
Come
va
,
sior
Zacomo
?
»
«
Mal
,
mal
.
»
«
Sior
Zacomo
,
non
ci
sono
frati
che
passeggiano
in
pantofole
?
»
«
Gnanca
uno
.
»
«
E
il
toro
?
Come
sta
il
toro
,
sior
Zacomo
?
»
«
La
tasa
,
La
tasa
.
»
«
Maledetto
,
eh
,
quel
toro
,
sior
Zacomo
?
»
«
Maledetissimo
,
sì
signor
.
»
«
E
la
servente
,
sior
Zacomo
?
»
«
Zitto
!
»
,
esclamò
Pasotti
a
questa
impertinente
domanda
di
Pedraglio
.
«
Abbiate
prudenza
.
A
questo
riguardo
il
signor
Zacomo
ha
dei
dispiaceri
da
parte
di
certi
indiscreti
.
»
«
Lassemo
star
,
Controllore
gentilissimo
,
lassemo
star
»
,
interruppe
il
signor
Giacomo
contorcendosi
tutto
,
e
l
'
ingegnere
lo
esortò
a
mandar
i
due
seccatori
al
diavolo
.
«
Come
,
sior
Zacomo
»
,
riprese
Pasotti
,
imperterrito
:
«
non
è
un
indiscreto
quel
piccolo
sacerdote
?
»
.
«
Mi
ghe
digo
aseno
»
,
fremette
il
signor
Giacomo
.
Allora
Pasotti
,
tutto
ridente
e
trionfante
perché
si
trattava
proprio
d
'
una
burla
sua
,
fece
tacere
Pedraglio
che
scoppiava
dalla
curiosità
di
saper
la
storia
e
rimise
in
corso
il
tarocco
.
Franco
e
l
'
avvocato
studiavano
un
pezzo
nuovo
per
piano
e
fagotto
,
pasticciavano
,
si
rifacevan
ogni
momento
da
capo
;
ed
ecco
entrare
in
punta
di
piedi
per
non
guastar
le
loro
melodie
,
la
signora
Peppina
Bianconi
.
Nessuno
s
'
accorse
di
lei
tranne
Luisa
che
se
la
fece
sedere
accanto
,
sul
piccolo
canapè
vicino
al
piano
.
A
Franco
la
signora
Peppina
,
con
la
sua
bontà
cordiale
,
chiacchierona
e
sciocca
,
urtava
i
nervi
;
a
Luisa
no
.
Luisa
le
voleva
bene
ma
stava
in
guardia
per
il
Carlascia
.
La
Peppina
aveva
udito
dal
suo
giardino
quella
canzonetta
«
inscì
bella
,
neh
»
,
e
poi
il
fagotto
,
i
saluti
;
s
'
era
immaginata
che
avrebbero
fatto
musica
e
lei
era
«
inscì
matta
,
neh
»
,
per
la
musica
!
E
poi
c
'
è
quel
signor
avvocato
«
ch
'
el
boffa
denter
in
quel
rob
inscì
polito
!
»
.
E
poi
c
'
è
il
signor
don
Franco
«
parlèmen
nanca
,
con
quèi
diavoi
de
did
!
»
Udir
suonare
il
piano
con
quella
precisione
era
proprio
come
udire
un
organetto
;
e
a
lei
gli
organetti
piacevano
«
inscì
tant
!
»
.
Soggiunse
che
temeva
recar
disturbo
ma
che
suo
marito
l
'
aveva
incoraggiata
.
E
domandò
se
quell
'
altro
signore
di
Loveno
non
suonava
anche
lui
,
se
si
fermavano
un
pezzo
;
osservò
che
dovevano
avere
ambedue
una
gran
passione
per
la
musica
.
«
Aspetta
me
,
birbone
d
'
un
Ricevitore
»
,
pensò
Luisa
e
rimpinzò
sua
moglie
delle
più
comiche
frottole
sulla
melomania
di
Pedraglio
e
dell
'
avvocato
,
infilzandone
tante
più
quanto
più
s
'
irritava
contro
la
gente
odiosa
da
cui
era
forza
salvarsi
a
furia
di
menzogne
.
La
signora
Peppina
le
inghiottì
scrupolosamente
tutte
fino
all
'
ultima
,
accompagnandovi
affettuose
note
di
lieta
meraviglia
:
«
Oh
bell
,
oh
bell
!
»
.
«
Figürèmes
!
»
.
«
Ma
guardee
!
»
.
Poi
,
invece
di
ascoltare
la
diabolica
disputa
del
piano
col
fagotto
,
parlò
del
Commissario
di
Porlezza
e
disse
ch
'
egli
aveva
l
'
intenzione
di
venir
a
vedere
i
fiori
di
don
Franco
.
«
Venga
pure
»
,
fece
Luisa
,
fredda
.
Allora
la
signora
Peppina
,
approfittando
di
un
uragano
che
Franco
e
l
'
amico
suo
facevano
insieme
,
arrischiò
un
discorsetto
intimo
che
guai
se
il
suo
Carlascia
l
'
avesse
udito
;
ma
fortunatamente
il
buon
bestione
dormiva
nel
proprio
letto
col
berretto
da
notte
tirato
sugli
orecchi
.
«
Mi
goo
inscì
mai
piasè
de
sti
car
fior
!
»
,
diss
'
ella
.
Secondo
lei
,
i
Maironi
avrebbero
fatto
bene
ad
accarezzare
un
poco
il
signor
Commissario
.
Era
intimo
della
marchesa
e
guai
se
gli
veniva
il
ticchio
di
farli
tribolare
!
Era
un
uomo
terribile
,
il
Commissario
.
«
El
mè
Carlo
el
baia
un
poo
ma
l
'
è
on
bon
omasc
;
quell
'
alter
là
,
el
baia
minga
,
mah
,
neh
!...»
Per
esempio
,
ella
non
sapeva
niente
,
non
aveva
udito
niente
,
ma
se
quel
signor
avvocato
e
quell
'
altro
signore
fossero
venuti
per
qualche
altra
cosa
invece
che
per
la
musica
e
il
Commissario
venisse
a
saperlo
,
misericordia
!
La
luna
trascinava
i
suoi
splendori
per
il
lago
verso
le
acque
di
ponente
;
il
giuoco
finì
e
il
signor
Giacomo
si
dispose
a
far
accendere
il
suo
lanternino
,
malgrado
le
esclamazioni
di
Pasotti
.
«
Il
lume
,
sior
Zacomo
?
È
matto
?
Il
lume
con
questa
luna
?
»
.
«
Per
servirla
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
.
«
Prima
ghe
xe
quel
maledeto
Pomodoro
da
passar
,
e
po
,
cossa
voria
,
adesso
,
la
luna
!
La
diga
che
la
xe
la
luna
d
'
agosto
,
anca
;
perché
siben
che
semo
de
setembre
,
la
luna
la
xe
d
'
agosto
.
Ben
!
una
volta
,
sì
signor
,
le
lune
d
'
agosto
le
gera
lunazze
,
tanto
fate
,
come
fondi
de
tina
;
adesso
le
xe
lunete
,
buzarete
...
no
,
no
,
no
.
»
E
,
acceso
il
suo
lanternino
,
partì
con
Pasotti
,
accompagnato
fino
al
cancello
del
giardinetto
dall
'
impertinente
Pedraglio
con
le
solite
antifone
sul
toro
e
la
servente
,
si
avviò
verso
gli
antri
di
Oria
,
col
conforto
delle
giaculatorie
di
Pasotti
:
«
gente
maleducata
,
sior
Zacomo
,
gente
villana
!
»
,
giaculatorie
dette
abbastanza
forte
perché
gli
altri
potessero
udire
e
ridere
.
Un
sonoro
sbadiglio
dell
'
ingegnere
mise
in
fuga
la
signora
Peppina
.
Pochi
momenti
dopo
,
preso
il
suo
solito
bicchier
di
latte
,
egli
tolse
commiato
poeticamente
:
Crescono
sul
Parnaso
e
mirti
e
allori
Felicissima
notte
a
lor
signori
.
Anche
i
due
ospiti
chiesero
un
po
'
di
latte
:
e
Franco
che
intese
il
loro
latino
andò
a
pigliare
una
vecchia
bottiglia
del
piccolo
eccellente
vigneto
di
Mainè
.
Quando
ritornò
,
lo
zio
non
c
'
era
più
.
Il
bruno
,
barbuto
avvocato
,
una
quadratura
di
forza
e
di
calma
,
alzò
le
due
mani
,
chiamò
silenziosamente
a
sé
Franco
da
una
parte
,
Luisa
dall
'
altra
e
disse
piano
,
con
la
sua
voce
di
violoncello
,
calda
e
profonda
:
«
Notizie
grosse
»
.
«
Ah
!
»
,
fece
Franco
,
spalancando
gli
occhi
ardenti
.
Luisa
diventò
pallida
e
giunse
le
mani
senza
dir
parola
.
«
Sicuro
»
,
fece
Pedraglio
,
tranquillo
e
serio
.
«
Ci
siamo
.
»
«
Dite
su
,
dite
su
,
dite
su
!
»
,
fremette
Franco
.
Fu
l
'
avvocato
che
rispose
:
«
Abbiamo
l
'
alleanza
del
Piemonte
con
la
Francia
e
l
'
Inghilterra
.
Oggi
la
guerra
alla
Russia
,
domani
la
guerra
all
'
Austria
.
Volete
altro
?
»
Franco
abbracciò
di
slancio
,
con
un
singulto
,
i
suoi
amici
I
tre
stettero
abbracciati
in
silenzio
,
palpitando
,
stringendosi
forte
,
nella
ebbrezza
della
magica
parola
:
guerra
.
Franco
non
si
accorgeva
di
avere
ancora
la
bottiglia
in
mano
.
Gliela
tolse
Luisa
;
egli
allora
si
staccò
impetuoso
dagli
altri
due
e
cacciatosi
fra
loro
a
braccia
aperte
,
li
trascinò
via
per
la
vita
come
una
valanga
,
li
portò
in
loggia
ripetendo
:
«
Contate
,
contate
,
contate
»
.
Colà
,
chiuso
per
prudenza
l
'
uscio
a
vetri
che
mette
sulla
terrazza
,
l
'
avvocato
e
Pedraglio
misero
fuori
il
loro
prezioso
segreto
.
Una
signora
inglese
villeggiante
a
Bellagio
,
fervente
amica
dell
'
Italia
,
aveva
ricevuto
da
un
'
altra
signora
,
cugina
di
sir
James
Hudson
,
ministro
d
'
Inghilterra
a
Torino
,
una
lettera
di
cui
l
'
avvocato
possedeva
la
traduzione
.
La
lettera
diceva
ch
'
erano
in
corso
a
Torino
,
a
Parigi
e
a
Londra
segretissime
pratiche
per
avere
la
cooperazione
armata
del
Piemonte
in
Oriente
,
che
la
cosa
era
in
massima
decisa
fra
i
tre
Gabinetti
,
che
restavano
solamente
a
risolvere
alcuna
difficoltà
di
forma
perché
il
conte
di
Cavour
esigeva
i
maggiori
riguardi
alla
dignità
del
suo
paese
;
che
a
Torino
si
era
certi
di
ricevere
al
più
tardi
in
dicembre
l
'
invito
ufficiale
delle
Potenze
occidentali
per
accedere
puramente
e
semplicemente
al
trattato
del
10
aprile
1854
.
Si
affermava
persino
che
il
corpo
di
spedizione
sarebbe
comandato
da
S
.
A
.
R
.
il
duca
di
Genova
.
V
.
leggeva
,
e
Franco
teneva
stretta
la
mano
di
sua
moglie
.
Poi
volle
leggere
egli
stesso
e
dopo
lui
lesse
Luisa
.
«
Ma
!
»
,
diss
'
ella
.
«
La
guerra
all
'
Austria
?
Come
?
»
«
Ma
sicuro
!
»
,
fece
l
'
avvocato
.
«
Vuole
che
Cavour
mandi
il
duca
di
Genova
e
quindici
o
ventimila
uomini
a
battersi
per
i
turchi
se
non
ha
in
pugno
la
guerra
all
'
Austria
?
La
signora
crede
che
non
passerà
un
anno
.
»
Franco
scosse
i
pugni
in
aria
con
un
fremito
di
tutta
la
persona
.
«
Viva
Cavour
»
,
sussurrò
Luisa
.
«
Ah
!
»
,
fece
l
'
avvocato
.
«
Demostene
non
avrebbe
potuto
lodar
il
conte
con
efficacia
maggiore
.
»
Gli
occhi
di
Franco
s
'
empirono
di
lagrime
.
«
Sono
uno
stupido
»
,
diss
'
egli
.
«
Cosa
volete
che
vi
dica
?
»
Pedraglio
domandò
a
Luisa
dove
diavolo
avesse
cacciata
la
bottiglia
.
Luisa
sorrise
,
uscì
e
ritornò
subito
col
vino
e
i
bicchieri
.
«
Al
conte
di
Cavour
!
»
,
disse
Pedraglio
,
sottovoce
.
Tutti
alzarono
il
bicchiere
ripetendo
:
«
al
conte
di
Cavour
!
»
e
bevvero
;
anche
Luisa
che
non
beveva
mai
.
Pedraglio
si
versò
dell
'
altro
vino
e
sorse
in
piedi
.
«
Alla
guerra
!
»
,
diss
'
egli
.
Gli
altri
tre
si
alzarono
di
slancio
impugnando
il
bicchiere
silenziosamente
,
troppo
commossi
per
poter
parlare
.
«
Bisogna
andarci
tutti
!
»
,
disse
Pedraglio
.
«
Tutti
!
»
,
ripeté
Franco
.
Luisa
lo
baciò
con
impeto
,
sulla
spalla
.
Suo
marito
le
afferrò
il
capo
a
due
mani
,
le
stampò
un
bacio
sui
capelli
.
Una
delle
finestre
verso
il
lago
era
spalancata
.
Si
udì
,
nel
silenzio
che
seguì
quel
bacio
,
un
batter
misurato
di
remi
.
«
Finanza
»
,
sussurrò
Franco
.
Mentre
la
lancia
delle
guardie
di
finanza
passava
sotto
la
finestra
,
Pedraglio
fece
«
maledetti
porci
!
»
così
forte
che
gli
altri
zittirono
.
La
lancia
passò
.
Franco
mise
il
capo
alla
finestra
.
Faceva
fresco
,
la
luna
scendeva
verso
i
monti
di
Carona
,
rigando
il
lago
di
una
lunga
striscia
dorata
.
Che
strano
senso
faceva
contemplar
quella
romita
quiete
con
l
'
idea
d
'
una
gran
guerra
vicina
!
Le
montagne
,
scure
e
tristi
,
parevano
pensare
al
formidabile
avvenire
.
Franco
chiuse
la
finestra
e
la
conversazione
ricominciò
sommessa
,
intorno
al
tavolino
.
Ciascuno
faceva
le
proprie
supposizioni
sugli
avvenimenti
futuri
,
e
tutti
ne
parlavano
come
di
un
dramma
il
cui
manoscritto
fosse
già
pronto
fino
all
'
ultimo
verso
,
con
i
punti
e
le
virgole
,
nella
scrivania
del
conte
di
Cavour
.
V
.
,
bonapartista
,
vedeva
chiaro
che
Napoleone
intendeva
vendicar
lo
zio
demolendo
uno
ad
uno
i
membri
della
Santa
Alleanza
:
oggi
la
Russia
,
domani
l
'
Austria
.
Invece
Franco
,
diffidentissimo
dell
'
imperatore
,
attribuiva
l
'
alleanza
sarda
al
buon
volere
dell
'
Inghilterra
,
ma
riconosceva
che
,
appena
proclamata
quest
'
alleanza
,
l
'
Austria
,
sacrificando
i
suoi
interessi
ai
principii
e
agli
odii
si
sarebbe
schierata
con
la
Russia
,
per
cui
Napoleone
sarebbe
stato
costretto
di
combatterla
.
«
Sentite
»
,
disse
sua
moglie
,
«
io
invece
ho
paura
che
l
'
Austria
si
metta
dalla
stessa
parte
del
Piemonte
.
»
«
Impossibile
»
,
fece
l
'
avvocato
.
Franco
si
sgomentò
,
ammirando
la
finezza
dell
'
osservazione
,
ma
Pedraglio
esclamò
:
«
Off
!
Sti
zurucch
chì
hin
trop
asen
per
fà
ona
balossada
compagna
!
»
e
l
'
argomento
parve
decisivo
,
nessuno
ci
pensò
più
,
salvo
Luisa
.
Si
misero
a
discorrere
di
piani
di
campagna
,
di
piani
d
'
insurrezione
;
ma
qui
non
andavano
d
'
accordo
.
V
.
conosceva
gli
uomini
e
le
montagne
del
lago
di
Como
come
forse
nessun
altro
,
da
Colico
a
Como
e
a
Lecco
.
E
dappertutto
,
lungo
il
lago
,
nella
Val
Menaggio
,
nella
Vall
'
Intelvi
,
nella
Valsassina
,
nelle
Tre
Pievi
aveva
gente
devota
,
pronta
magari
a
menar
le
mani
a
un
cenno
del
«
scior
avocàt
»
.
Egli
e
Franco
credevano
utile
qualunque
movimento
insurrezionale
che
valesse
a
distrarre
anche
una
menoma
parte
delle
forze
austriache
.
Invece
Luisa
e
Pedraglio
erano
del
parere
che
tutti
gli
uomini
validi
dovessero
ingrossare
i
battaglioni
piemontesi
.
«
Faremo
la
rivoluzione
noi
donne
»
,
disse
Luisa
con
la
sua
serietà
canzonatoria
.
«
Io
,
per
parte
mia
,
butterò
nel
lago
il
Carlascia
.
»
Discorrevano
sempre
sottovoce
,
con
una
elettricità
in
corpo
che
dava
luce
per
gli
occhi
e
scosse
per
i
nervi
,
assaporando
il
parlar
sommesso
con
le
porte
e
le
finestre
chiuse
,
il
pericolo
di
avere
quella
lettera
,
la
vita
ardente
che
si
sentivano
nel
sangue
,
le
parole
alcooliche
a
cui
tornavano
ogni
momento
.
Piemonte
,
guerra
,
Cavour
,
duca
di
Genova
,
Vittorio
Emanuele
,
cannoni
,
bersaglieri
.
«
Sapete
che
ore
sono
?
»
,
disse
Pedraglio
guardando
l
'
orologio
«
Le
dodici
e
mezzo
!
Andiamo
a
letto
.
»
Luisa
uscì
a
prendere
delle
candele
e
le
accese
,
stando
in
piedi
;
nessuno
si
mosse
e
sedette
anche
lei
.
Allo
stesso
Pedraglio
,
quando
vide
le
candele
accese
,
passò
la
voglia
di
andar
a
letto
.
«
Un
bel
Regno
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Piemonte
»
,
disse
Franco
,
«
Lombardo
-
Veneto
,
Parma
e
Modena
.
»
«
E
Legazioni
»
,
fece
V
.
Altra
discussione
.
Tutti
le
avrebbero
volute
le
Legazioni
,
specialmente
l
'
avvocato
e
Luisa
;
ma
Franco
e
Pedraglio
avevano
paura
di
toccarle
,
temevano
di
suscitare
difficoltà
.
Si
riscaldarono
tanto
che
l
'
allegro
Pedraglio
invitò
i
suoi
compagni
a
gridare
sottovoce
:
«
Vosèe
adasi
,
fioeu
!
»
.
Allora
fu
V
.
che
propose
di
andare
a
letto
.
Prese
in
mano
la
candela
ma
senza
alzarsi
.
«
Corpo
di
Bacco
!
»
,
diss
'
egli
,
non
sapeva
bene
se
in
forma
di
conclusione
o
di
esordio
.
In
fatto
aveva
una
gran
voglia
di
parlare
,
di
sentir
parlare
,
e
non
sapeva
cosa
trovar
di
nuovo
.
«
Proprio
corpo
di
Bacco
!
»
,
esclamò
Franco
ch
'
era
nelle
stesse
condizioni
.
Seguì
un
silenzio
alquanto
lungo
.
Finalmente
Pedraglio
disse
:
«
Dunque
?
»
,
e
si
alzò
.
«
Andiamo
?
»
,
fece
Luisa
avviandosi
per
la
prima
.
«
E
il
nome
?
»
,
chiese
l
'
avvocato
.
Tutti
si
fermarono
.
«
Che
nome
?
»
«
Il
nome
del
nuovo
Regno
.
»
Franco
posò
subito
la
candela
.
«
Bravo
»
,
diss
'
egli
,
«
il
nome
!
»
,
come
se
fosse
una
cosa
da
decidere
prima
di
andare
a
letto
.
Nuova
discussione
.
Piemonte
?
Cisalpino
?
Alta
Italia
?
Italia
?
Luisa
posò
presto
la
candela
anche
lei
,
e
Pedraglio
,
perché
gli
altri
non
volevano
passargli
il
suo
Italia
,
la
posò
pure
.
Però
siccome
il
dibattito
andava
troppo
per
le
lunghe
,
riprese
la
candela
e
corse
via
ripetendo
:
«
Italia
,
Italia
,
Italia
,
Italia
!
»
senz
'
ascoltar
i
«
zitto
»
e
i
richiami
degli
altri
che
lo
seguivano
in
punta
di
piedi
.
Si
fermarono
ancora
tutti
a
piè
della
scala
che
Pedraglio
e
l
'
avvocato
dovevano
salire
per
andare
a
letto
,
e
si
diedero
la
felice
notte
.
Luisa
entrò
nella
vicina
camera
dell
'
alcova
;
Franco
restò
a
veder
salire
i
suoi
amici
.
«
Ehi
!
»
,
diss
'
egli
a
un
tratto
.
Voleva
parlar
loro
dal
basso
ma
poi
pensò
invece
di
raggiungerli
.
«
E
se
si
perde
?
»
,
sussurrò
.
L
'
avvocato
si
contentò
d
'
uno
sdegnoso
«
off
!
»
ma
Pedraglio
voltandosi
come
una
iena
afferrò
Franco
per
il
collo
.
Si
dibatterono
ridendo
sul
pianerottolo
della
scala
e
poi
«
addio
!
»
,
Pedraglio
corse
su
e
Franco
precipitò
abbasso
.
Sua
moglie
lo
aspettava
ferma
in
mezzo
alla
camera
,
guardando
l
'
uscio
.
Appena
lo
vide
entrare
gli
andò
,
grave
,
incontro
,
lo
abbracciò
stretto
stretto
,
e
quando
egli
,
passati
alcuni
momenti
,
fece
dolcemente
atto
di
sciogliersi
,
raddoppiò
la
stretta
,
sempre
in
silenzio
.
Franco
,
allora
,
intese
.
Ella
lo
abbracciava
adesso
come
lo
aveva
impetuosamente
baciato
prima
,
quando
si
era
parlato
di
andar
tutti
alla
guerra
.
Strinse
egli
pure
le
tempie
di
lei
fra
le
mani
,
le
baciò
,
le
ribaciò
i
capelli
e
disse
dolcemente
:
«
Cara
,
pensa
che
gran
cosa
,
dopo
,
questa
Italia
!
»
.
«
Oh
sì
!
»
,
diss
'
ella
.
Alzò
il
viso
al
viso
di
suo
marito
,
gli
offerse
le
labbra
.
Non
piangeva
ma
gli
occhi
erano
un
poco
umidi
.
Vedersi
guardar
così
,
sentirsi
baciar
così
da
quella
creatura
briosa
e
fiera
valeva
bene
alcuni
anni
di
vita
,
perché
mai
mai
ella
non
era
stata
con
lui
,
nella
tenerezza
,
così
umile
.
«
Allora
»
,
diss
'
ella
,
«
non
resteremo
più
in
Valsolda
.
Tu
dovrai
lavorare
come
cittadino
,
non
è
vero
?
»
«
Sì
,
sì
,
certo
!
»
Si
misero
a
discorrere
con
gran
zelo
,
l
'
una
e
l
'
altro
,
di
quel
che
avrebbero
fatto
dopo
la
guerra
,
come
per
allontanar
la
idea
di
una
possibilità
terribile
.
Luisa
si
sciolse
i
capelli
e
andò
a
guardar
Maria
nel
suo
lettino
.
La
bimba
si
era
prima
,
forse
,
svegliata
e
s
'
era
posto
in
bocca
un
ditino
che
poi
pian
piano
,
tornando
il
sonno
,
n
'
era
scivolato
fuori
.
Ora
dormiva
con
la
bocca
aperta
e
il
ditino
sul
mento
.
«
Vieni
,
Franco
»
,
disse
sua
madre
.
Si
piegarono
ambedue
sul
lettino
.
Il
visetto
di
Maria
aveva
una
soavità
di
paradiso
.
Marito
e
moglie
stettero
a
guardarla
in
silenzio
e
si
rialzarono
poi
commossi
,
non
ripresero
il
discorso
interrotto
.
Ma
quando
furono
a
letto
ed
ebbero
spento
il
lume
,
Luisa
mormorò
sulla
bocca
di
suo
marito
:
«
Se
viene
quel
giorno
,
tu
vai
;
ma
vado
anch
'
io
»
.
E
non
gli
permise
di
rispondere
.
3
.
Con
i
guanti
Pasotti
,
per
far
la
burla
più
completa
,
rimproverò
sua
moglie
di
avere
riferito
al
signor
Giacomo
il
discorso
di
don
Giuseppe
circa
la
convenienza
di
quel
tale
matrimonio
.
La
povera
sorda
cadde
dalle
nuvole
,
non
sapeva
né
di
discorsi
né
di
matrimoni
,
protestò
ch
'
era
una
calunnia
,
scongiurò
suo
marito
di
non
crederci
,
si
disperò
,
quasi
,
perché
il
Controllore
mostrava
conservar
un
sospetto
.
Il
maligno
uomo
si
preparava
un
divertimento
squisito
;
dire
al
signor
Giacomo
e
a
don
Giuseppe
che
sua
moglie
desiderava
rimediare
al
mal
fatto
e
metter
pace
,
farli
trovare
tutti
e
tre
insieme
a
casa
sua
,
star
ad
ascoltare
dietro
un
uscio
la
deliziosa
scena
che
seguirebbe
fra
il
signor
Giacomo
irritato
,
don
Giuseppe
atterrito
,
la
Barborin
addolorata
e
sorda
.
Ma
il
disegno
gli
fallì
perché
sua
moglie
non
poté
stare
alle
mosse
e
corse
al
«
Palazz
»
a
giustificarsi
.
Ella
trovò
don
Giuseppe
e
la
Maria
in
uno
stato
di
agitazione
straordinaria
.
Era
capitato
loro
qualche
cosa
di
grosso
che
la
Maria
avrebbe
voluto
dire
e
don
Giuseppe
no
.
Cedette
il
padrone
a
patto
che
la
Maria
non
gridasse
,
che
si
facesse
intendere
a
segni
.
Trovando
contrasto
anche
su
questa
condizione
,
diventò
addirittura
,
nella
sua
prudenza
,
furibondo
e
la
serva
non
insistette
.
Siccome
era
corsa
voce
d
'
un
caso
di
colèra
a
Lugano
nella
persona
d
'
un
tale
venuto
da
Milano
,
dove
il
male
c
'
era
,
don
Giuseppe
aveva
subito
disposto
che
le
provviste
per
cucina
si
facessero
a
Porlezza
invece
che
a
Lugano
;
e
ne
aveva
incaricato
il
Giacomo
Panighèt
,
il
postino
che
portava
le
lettere
in
Valsolda
non
tre
volte
il
giorno
,
come
ora
si
portano
,
ma
due
volte
la
settimana
,
com
'
era
la
beata
consuetudine
del
piccolo
mondo
antico
.
Ora
,
cinque
minuti
prima
che
venisse
la
signora
Pasotti
,
il
Giacomo
Panighèt
aveva
portato
il
solito
canestro
e
nel
canestro
s
'
era
trovata
,
sotto
i
cavoli
,
una
letterina
diretta
a
don
Giuseppe
.
Diceva
così
:
Lei
che
giuoca
a
primiera
con
don
Franco
Maironi
,
lo
avverta
che
l
'
aria
di
Lugano
è
molto
migliore
di
quella
di
Oria
.
Tivano
La
Maria
mostrò
silenziosamente
alla
Pasotti
il
canestro
ancora
pieno
,
le
rappresentò
con
una
mimica
efficace
la
scoperta
della
lettera
,
gliela
diede
a
leggere
.
Appena
la
sorda
ebbe
letto
incominciò
una
bizzarra
,
indescrivibile
azione
muta
di
tutti
e
tre
.
La
Maria
e
don
Giuseppe
rappresentavano
a
furia
di
gesti
e
di
occhiacci
la
loro
sorpresa
e
il
loro
terrore
;
la
Pasotti
,
tra
sgomenta
e
smarrita
,
li
guardava
a
bocca
aperta
,
col
foglio
in
mano
,
come
se
avesse
capito
;
in
fatto
capiva
solamente
che
la
lettera
doveva
essere
spaventosa
.
Ebbe
un
lampo
,
tese
il
foglio
a
don
Giuseppe
con
la
sinistra
,
puntando
l
'
indice
della
destra
sulla
parola
Franco
,
incrocio
quindi
i
polsi
con
una
mimica
interrogativa
;
e
poiché
i
due
,
riconosciuta
la
figura
delle
manette
,
si
sbracciavano
a
far
di
sì
col
capo
,
diede
in
ismanie
per
l
'
affezione
grande
che
portava
a
Luisa
e
,
senza
curarsi
più
del
suo
proprio
affare
,
spiegò
per
segni
,
come
se
anche
gli
altri
due
fossero
stati
sordi
,
che
sarebbe
corsa
subito
a
Oria
,
da
don
Franco
,
e
gli
avrebbe
recato
lo
scritto
.
Si
cacciò
la
carta
in
tasca
e
prese
la
corsa
senza
quasi
salutare
né
don
Giuseppe
né
la
Maria
che
si
provarono
inutilmente
,
mezzo
spiritati
,
di
afferrarla
,
di
trattenerla
,
di
raccomandarle
ogni
precauzione
possibile
.
Ella
sgusciò
loro
di
mano
e
si
mise
a
trottare
,
scuotendo
il
suo
alto
cappellone
,
trascinando
per
terra
la
sua
vecchia
sottana
grigia
,
verso
Oria
,
dove
arrivò
tutta
scalmanata
,
con
la
testa
piena
di
gendarmi
,
di
perquisizioni
,
d
'
arresti
,
di
terrori
e
di
pianti
.
Salì
le
scale
del
giardinetto
Ribera
,
entrò
difilata
in
sala
,
vide
gente
,
riconobbe
il
Ricevitore
e
l
'
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
,
si
sgomentò
dubitando
che
fossero
lì
per
il
terribile
colpo
,
ma
vide
pure
la
signora
Bianconi
,
il
signor
Giacomo
Puttini
e
respirò
.
Il
Commissario
,
seduto
al
posto
d
'
onore
,
sul
canapè
grande
,
presso
l
'
ingegnere
in
capo
,
parlava
molto
,
con
grande
facilità
e
brio
,
guardando
di
preferenza
Franco
come
se
Franco
fosse
il
solo
per
il
quale
valesse
la
pena
di
spendere
fiato
e
spirito
.
Franco
stava
in
una
poltrona
,
muto
,
ingrugnato
quale
chi
sta
in
casa
altrui
e
sente
un
puzzo
che
non
può
convenientemente
fuggire
né
maledire
.
Si
discorreva
della
campagna
di
Crimea
e
il
Commissario
magnificava
il
piano
degli
alleati
di
attaccare
il
colosso
in
un
punto
vitale
per
le
sue
ambizioni
,
parlava
della
barbarie
russa
e
persino
dell
'
Autocrata
in
modo
da
far
rabbrividire
Franco
per
il
timore
di
un
'
alleanza
anglo
-
franco
-
austriaca
e
da
far
strabiliare
il
Carlascia
che
aveva
le
idee
del
1849
e
vedeva
nello
Czar
un
grosso
amicone
di
casa
.
«
E
Lei
,
signor
primo
deputato
politico
»
,
disse
il
Commissario
volgendo
il
suo
giallastro
sorriso
ironico
al
signor
Giacomo
,
«
cosa
ne
dice
Lei
?
»
Il
signor
Giacomo
batté
gli
occhietti
e
,
palpatesi
alquanto
le
ginocchia
,
rispose
:
«
Mi
,
signor
Commissario
riveritissimo
,
de
Russia
né
de
Franza
né
de
Inghilterra
no
me
ne
intendo
e
no
me
ne
intrigo
.
Lasso
che
i
se
la
despàta
.
Ma
mi
,
ghe
digo
la
verità
,
me
fa
pecà
el
poro
can
del
Papuzza
.
Lü
xe
quieto
come
un
polesin
e
questi
ghe
fà
momò
:
lü
no
ciama
agiuto
e
quei
core
in
zinquanta
a
giutarlo
,
e
intanto
i
ghe
xe
adosso
tuti
,
e
magna
che
te
magna
,
el
poro
Papuzza
,
sia
ch
'
el
vinza
,
sia
ch
'
el
perda
,
el
me
resta
in
camisa
»
.
Con
questo
nomignolo
di
Papuzza
(
babbuccia
)
,
il
signor
Giacomo
designava
venetamente
il
Turco
.
Era
la
personificazione
della
Turchia
in
un
turco
ideale
,
con
tanto
di
turbante
,
di
barba
,
di
pancia
e
di
babbucce
.
Nella
sua
qualità
di
uomo
pacifico
e
di
semi
-
libero
pensatore
,
il
Puttini
aveva
un
debole
per
il
pigro
,
placido
e
bonario
Papuzza
.
«
Stia
tranquillo
»
,
disse
ridendo
il
Commissario
.
«
Il
suo
amico
Papuzza
se
la
caverà
benone
.
Siamo
amici
di
Papuzza
anche
noi
e
non
lo
lasceremo
mutilare
né
svenare
.
»
Franco
non
si
tenne
dal
brontolare
con
tanto
di
cipiglio
:
«
Sarebbe
però
una
bella
ingratitudine
verso
la
Russia
!
»
Il
Commissario
tacque
,
e
la
signora
Peppina
propose
,
con
un
tatto
insolito
,
di
andare
a
vedere
i
fiori
.
«
Meglio
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
assai
contento
che
si
troncasse
quel
dialogo
.
Nel
passar
della
sala
nel
giardinetto
,
il
Commissario
prese
familiarmente
il
braccio
di
Franco
e
gli
disse
all
'
orecchio
:
«
Ha
ragione
,
sa
,
dell
'
ingratitudine
,
ma
certe
cose
noi
impiegati
non
le
possiamo
dire
»
.
Franco
,
a
cui
il
tocco
della
Imperial
Regia
mano
bruciava
,
fu
sorpreso
di
questa
uscita
.
Se
colui
avesse
avuto
una
faccia
più
italiana
,
gli
avrebbe
creduto
;
con
quella
faccia
calmucca
non
gli
credette
e
lasciò
cader
il
discorso
.
Lo
ripigliò
l
'
altro
,
sottovoce
,
affacciandosi
alla
ringhiera
verso
il
lago
e
fingendo
di
guardar
il
ficus
repens
che
veste
la
muraglia
.
«
Si
guardi
anche
Lei
»
,
diss
'
egli
,
«
da
certe
parole
.
C
'
è
delle
bestie
che
possono
interpretar
male
.
»
E
accennò
leggermente
col
capo
al
Ricevitore
.
«
Se
ne
guardi
,
se
ne
guardi
!
»
«
Grazie
»
,
rispose
Franco
,
asciutto
,
«
ma
non
credo
che
avrò
bisogno
di
guardarmi
.
»
«
Non
si
sa
,
non
si
sa
,
non
si
sa
»
,
sussurrò
il
Commissario
,
e
toltosi
di
là
,
andò
,
seguito
da
Franco
,
dove
il
Ricevitore
e
l
'
ingegnere
discorrevano
di
tinche
presso
la
scaletta
che
scende
al
secondo
ripiano
del
giardinetto
.
Lì
presso
c
'
era
il
famoso
vaso
rosso
di
gelsomini
.
«
Questo
rosso
sta
male
,
signor
Maironi
»
,
disse
il
bestione
ex
abrupto
,
e
diede
un
colpo
all
'
aria
con
la
mano
come
per
dire
«
via
!
»
.
In
quel
momento
Luisa
si
affacciò
al
giardino
dalla
sala
e
chiamò
suo
marito
.
Il
Commissario
si
voltò
al
suo
zelante
accolito
e
gli
disse
bruscamente
:
«
Lasci
stare
!
»
La
Pasotti
partiva
e
voleva
salutare
Franco
.
Questi
desiderava
farla
uscire
per
il
giardino
ma
ella
,
volendo
evitare
le
cerimonie
con
quegli
altri
signori
,
preferì
di
scender
per
la
scala
interna
e
Franco
l
'
accompagnò
fino
alla
porta
di
strada
,
ch
'
era
aperta
.
Con
suo
grande
stupore
,
la
Pasotti
,
invece
di
uscire
,
chiuse
la
porta
e
si
mise
a
fargli
una
mimica
concitata
,
affatto
inintelligibile
,
accompagnandola
di
sospiri
tronchi
e
di
stralunamenti
d
'
occhi
:
dopo
di
che
si
levò
di
tasca
una
lettera
e
gliela
porse
.
Franco
lesse
,
si
strinse
nelle
spalle
e
intascò
la
carta
.
Poi
,
siccome
la
Pasotti
consigliava
,
con
la
sua
mimica
disperata
,
fuga
fuga
,
Lugano
Lugano
,
la
rassicurò
con
un
gesto
sorridendo
.
Colei
gli
afferrò
ancora
una
volta
le
mani
,
scosse
ancora
con
un
fremito
di
supplica
,
il
cappellone
inclinato
a
destra
e
i
due
lunghi
riccioli
neri
.
Poi
spalancò
gli
occhi
,
porse
le
labbra
in
fuori
quanto
poté
,
si
calcò
l
'
indice
sul
naso
nel
segno
del
silenzio
.
«
Anca
con
Pasott
!
»
,
diss
'
ella
;
e
furono
le
sole
sue
parole
durante
tutta
questa
spiegazione
;
dopo
le
quali
scappò
.
Franco
risalì
le
scale
,
pensando
ai
casi
suoi
.
Poteva
essere
un
falso
allarme
,
poteva
essere
una
cosa
seria
.
Ma
perché
mai
lo
si
sarebbe
arrestato
?
Cercò
di
ricordare
se
avesse
in
casa
qualche
cosa
di
compromettente
e
non
trovò
nulla
.
Pensò
ad
una
perfidia
della
nonna
ma
cacciò
subito
quest
'
idea
,
se
ne
rimproverò
e
rimise
ogni
decisione
a
più
tardi
,
quando
avrebbe
parlato
a
sua
moglie
.
Ritornò
nel
giardinetto
dove
il
Commissario
,
appena
lo
vide
,
gli
chiese
di
mostrargli
certe
dalie
che
la
signora
Peppina
vantava
.
Udito
che
le
dalie
erano
nell
'
orto
,
propose
a
Franco
di
accompagnarvelo
.
Potevano
andar
soli
;
tanto
,
gli
altri
erano
profani
.
Franco
accettò
.
Il
contegno
di
quel
piccolo
birro
inguantato
già
pareva
molto
strano
;
avrebbe
pur
voluto
capire
se
potesse
in
qualche
modo
accordarsi
con
l
'
avvertimento
misterioso
.
«
Senta
,
signor
Maironi
»
,
disse
risolutamente
il
Commissario
quando
Franco
ebbe
chiuso
dietro
a
sé
l
'
uscio
dell
'
orto
.
«
Le
voglio
dire
una
parola
.
»
Franco
,
che
stava
scendendo
i
due
scalini
appoggiati
alla
soglia
della
porta
,
si
fermò
e
aggrottò
le
sopracciglia
.
«
Venga
qua
!
»
,
soggiunse
l
'
altro
,
imperioso
.
«
Ciò
che
sto
per
fare
è
forse
contro
il
mio
dovere
ma
lo
faccio
egualmente
.
Sono
troppo
amico
della
signora
marchesa
Sua
nonna
per
non
farlo
.
Lei
corre
un
gravissimo
pericolo
.
»
«
Io
?
»
,
disse
Franco
,
freddamente
.
«
Quale
?
»
Franco
aveva
rapida
e
sicura
l
'
intuizione
del
pensiero
altrui
.
Le
parole
del
Commissario
si
accordavano
bene
con
quelle
portategli
dalla
Pasotti
;
pure
egli
sentì
,
in
quel
momento
,
che
il
piccolo
birro
aveva
un
tradimento
nel
cuore
.
«
Quale
?
»
,
rispose
costui
.
«
Mantova
!
»
Franco
udì
senza
batter
ciglio
il
formidabile
nome
,
sinonimo
di
segrete
e
di
forche
.
«
Io
non
posso
aver
paura
di
Mantova
»
,
diss
'
egli
.
«
Non
ho
fatto
nulla
per
andar
a
Mantova
.
»
«
Eppure
!
»
«
Di
che
cosa
mi
accusano
?
»
,
ripeté
Franco
.
«
Questo
lo
sentirà
se
resta
qui
»
,
rispose
il
Commissario
,
pigiando
sulle
ultime
parole
.
«
E
adesso
vediamo
le
dalie
.
»
«
Non
ho
fatto
nulla
»
,
tornò
a
dire
Franco
.
«
Non
mi
muovo
.
»
«
Vediamo
queste
dalie
,
vediamo
queste
dalie
!
»
,
insistette
il
Commissario
.
Parve
a
Franco
che
avrebbe
dovuto
ringraziar
quell
'
uomo
e
non
poté
farlo
.
Gli
mostrò
i
suoi
fiori
con
quel
tanto
di
cortesia
che
occorreva
,
con
perfetta
tranquillità
;
e
lo
ricondusse
dall
'
orto
in
casa
,
discorrendo
di
non
so
qual
professore
Maspero
,
di
non
so
qual
segreto
per
combattere
l
'
oïdium
.
In
sala
si
discorreva
di
un
altro
peggiore
oïdium
.
La
signora
Peppina
aveva
in
corpo
una
terribile
paura
del
colèra
.
Riconosceva
,
sì
,
che
il
colèra
ammoniva
ogni
buon
cristiano
di
mettersi
in
grazia
di
Dio
e
che
quando
si
è
in
grazia
di
Dio
è
una
fortuna
di
andar
all
'
altro
mondo
:
«
Ma
però
,
anca
la
pell
,
neh
!
Quella
cara
pelascia
!
A
pensà
che
l
'
è
domà
vüna
!
»
.
«
Il
colèra
»
,
disse
Luisa
,
«
se
avesse
giudizio
,
potrebbe
fare
bellissime
cose
;
ma
non
ne
ha
.
»
«
Vede
»
,
sussurrò
alla
signora
Peppina
,
mentre
il
Biancòn
si
alzava
per
andare
incontro
al
Commissario
di
ritorno
con
Franco
,
«
il
colèra
è
capace
di
portar
via
Lei
e
di
lasciar
qui
Suo
marito
.
»
A
questa
uscita
stravagante
la
signora
Peppina
ebbe
un
sussulto
di
spavento
,
fece
«
Esüsmaria
!
»
e
poi
capì
di
essersi
tradita
,
di
non
aver
mostrato
per
il
suo
Carlascia
quella
tenerezza
di
cui
parlava
sempre
,
afferrò
il
ginocchio
della
sua
vicina
e
si
piegò
a
dirle
sottovoce
,
rossa
come
un
papavero
:
«
Citto
,
citto
,
citto
!
»
Ma
Luisa
non
badava
più
a
lei
;
un
'
occhiata
di
Franco
le
aveva
detto
ch
'
era
successo
qualche
cosa
.
Partita
tutta
quella
gente
,
lo
zio
Piero
si
mise
a
leggere
la
Gazzetta
di
Milano
e
Luisa
disse
a
suo
marito
:
«
Sono
le
tre
,
andiamo
a
svegliar
Maria
»
.
Quando
fu
con
lui
nella
camera
dell
'
alcova
,
invece
di
aprir
le
imposte
,
gli
domandò
cosa
fosse
accaduto
.
Franco
le
raccontò
tutto
,
dal
biglietto
della
Pasotti
allo
strano
contegno
,
alla
strana
confidenza
del
Commissario
.
Luisa
lo
ascoltò
molto
seria
ma
senza
dar
segno
di
timore
.
Esaminò
il
biglietto
misterioso
.
Ella
e
Franco
sapevano
che
fra
gli
agenti
governativi
di
Porlezza
v
'
era
un
galantuomo
il
quale
nel
1849
e
nel
1850
aveva
salvato
parecchi
patrioti
avvertendoli
segretamente
;
ma
sapevano
pure
che
quel
galantuomo
là
non
conosceva
l
'
ortografia
né
la
grammatica
.
Il
biglietto
portato
dalla
Pasotti
era
correttissimo
.
Quanto
al
Commissario
,
si
sapeva
che
era
uno
dei
più
tristi
e
maligni
arnesi
del
Governo
.
Luisa
approvò
la
risposta
di
suo
marito
.
«
Giurerei
che
ti
vogliono
far
partire
»
,
diss
'
ella
.
Franco
lo
pensava
pure
ma
senza
trovarne
un
ragionevole
perché
.
Luisa
ne
aveva
bene
in
mente
uno
,
suggeritole
dal
suo
disprezzo
per
la
nonna
.
Il
Commissario
era
un
buon
amico
della
nonna
,
l
'
aveva
detto
egli
stesso
per
un
raffinamento
,
secondo
lei
,
di
astuzia
.
Nel
guanto
del
Commissario
vi
era
l
'
artiglio
della
nonna
.
Non
Franco
solo
ma
tutti
si
volevano
colpire
;
e
si
volevano
colpire
nella
persona
di
colui
che
sosteneva
la
famiglia
con
le
proprie
fatiche
,
col
proprio
generoso
cuore
.
Ella
sapeva
,
per
discorsi
riferitile
dalle
solite
lingue
odiose
,
che
la
nonna
detestava
lo
zio
Piero
perché
lo
zio
Piero
aveva
dato
modo
a
suo
nipote
di
ribellarsi
a
lei
e
di
vivere
nella
ribellione
,
abbastanza
comodamente
.
Ora
si
cercava
un
pretesto
di
colpirlo
.
La
fuga
del
nipote
sarebbe
stata
una
confessione
e
,
per
un
Governo
come
l
'
austriaco
,
un
buon
pretesto
di
colpir
lo
zio
.
Luisa
non
lo
disse
subito
,
solamente
lasciò
capire
che
aveva
un
'
idea
;
allora
suo
marito
gliela
fece
,
poco
a
poco
,
metter
fuori
.
Uditala
,
ci
credette
nel
suo
cuore
ma
protestò
a
parole
,
cercò
difender
la
nonna
da
un
'
accusa
troppo
poco
fondata
e
troppo
mostruosa
.
Comunque
la
cosa
fosse
,
marito
e
moglie
si
accordavano
interamente
nella
risoluzione
di
non
muoversi
,
di
aspettare
gli
avvenimenti
.
Perciò
non
stettero
più
a
fare
né
a
discutere
supposizioni
.
Luisa
si
alzò
,
andò
ad
aprire
le
imposte
,
si
voltò
a
guardar
sorridendo
suo
marito
nella
luce
;
gli
stese
la
mano
ch
'
egli
strinse
e
scosse
col
cuore
caldo
e
la
lingua
impedita
.
Pareva
loro
di
esser
soldati
condotti
per
una
via
quieta
al
rombo
lontano
del
cannone
,
a
Dio
sa
qual
sorte
.
4
.
Con
gli
artigli
L
'
ingegnere
in
capo
non
si
accorse
di
nulla
,
e
due
giorni
dopo
,
spirata
la
sua
licenza
,
se
n
'
andò
via
in
barca
,
pacifico
nel
suo
soprabitone
grigio
da
viaggio
,
insieme
alla
Cia
,
la
sua
governante
.
Passarono
altri
dieci
giorni
senza
novità
alcuna
,
cosicché
Franco
e
Luisa
si
persuasero
che
proprio
fosse
stato
teso
loro
un
tranello
e
che
la
Polizia
non
si
lascerebbe
vedere
.
La
sera
del
primo
ottobre
fecero
allegramente
il
tarocco
con
Puttini
e
Pasotti
e
,
partiti
gli
ospiti
per
tempo
,
andarono
a
letto
.
Luisa
,
nel
baciar
la
bambina
che
dormiva
,
la
sentì
calda
.
Le
toccò
le
mani
e
le
gambe
.
«
Maria
ha
la
febbre
»
,
diss
'
ella
.
Franco
pigliò
la
candela
e
guardò
.
Maria
dormiva
con
la
testina
piegata
sulla
spalla
sinistra
secondo
il
suo
solito
.
Il
bel
visetto
,
sempre
accigliato
nel
sonno
,
era
un
po
'
acceso
,
la
respirazione
un
po
'
frequente
.
Franco
si
spaventò
,
immaginò
in
un
momento
il
morbillo
,
la
scarlattina
,
il
gastrico
,
l
'
infiammazione
cerebrale
.
Luisa
,
più
tranquilla
,
pensò
ai
vermi
,
preparò
la
santonina
sul
tavolino
da
notte
.
Poi
padre
e
madre
si
coricarono
senza
rumore
,
spensero
il
lume
,
stettero
ad
ascoltar
con
pena
il
sottile
respiro
breve
della
piccina
.
Si
assopirono
e
furono
svegliati
intorno
alla
mezzanotte
,
da
Maria
che
piangeva
.
Accesero
il
lume
e
Maria
si
chetò
,
prese
la
santonina
.
Poi
uscì
da
capo
a
piangere
,
volle
esser
portata
nel
letto
grande
,
fra
la
mamma
e
il
papà
e
in
breve
vi
pigliò
sonno
;
ma
era
un
sonno
inquieto
,
interrotto
da
pianti
.
Franco
tenne
il
lume
acceso
per
poterla
osservare
meglio
.
Pendevano
,
egli
e
sua
moglie
,
sulla
loro
creatura
quando
all
'
uscio
di
strada
furono
precipitosamente
battuti
due
colpi
.
Franco
balzò
a
sedere
sul
letto
.
«
Hai
udito
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Zitto
!
»
,
fece
Luisa
afferrandogli
un
braccio
e
tendendo
l
'
orecchio
.
Due
altri
colpi
,
più
forti
.
Franco
esclamò
:
«
La
Polizia
!
»
,
e
saltò
a
terra
.
«
Va
'
,
va
'
!
»
,
supplicò
lei
,
sottovoce
.
«
Non
lasciarti
prendere
!
Passa
dal
cortiletto
!
Scavalca
il
muro
!
»
Egli
non
rispose
,
si
vestì
a
mezzo
,
in
furia
,
e
si
slanciò
fuori
della
camera
,
risoluto
di
non
lasciar
volontariamente
la
sua
Luisa
,
la
sua
Maria
malata
,
sdegnoso
del
pericolo
.
Discese
le
scale
a
salti
.
«
Chi
è
?
»
,
diss
'
egli
,
prima
di
aprire
.
«
La
Polizia
!
»
,
si
rispose
.
«
Aprite
subito
!
»
«
A
quest
'
ora
non
apro
a
chi
non
vedo
.
»
Si
udì
un
breve
dialogo
nella
strada
.
La
voce
di
prima
disse
:
«
Parli
lei
»
,
e
la
voce
che
parlò
poi
era
ben
conosciuta
da
Franco
.
«
Apra
,
signor
Maironi
.
»
Era
la
voce
del
Ricevitore
.
Franco
aperse
.
Entrò
un
signore
vestito
di
nero
,
in
occhiali
;
dopo
di
lui
,
il
bestione
;
dopo
il
bestione
un
gendarme
con
una
lanterna
;
poi
tre
altri
gendarmi
armati
,
due
semplici
e
un
graduato
che
portava
un
gran
sacco
di
cuoio
.
Qualcuno
rimase
fuori
.
«
Lei
è
il
signor
Maironi
?
»
,
disse
quel
dagli
occhiali
,
un
aggiunto
della
Polizia
di
Milano
.
«
Venga
di
sopra
con
me
»
.
E
tutta
la
compagnia
si
avviò
sulle
scale
con
uno
strepito
di
passi
pesanti
,
di
ferramenta
soldatesche
.
Non
erano
ancora
al
primo
piano
che
la
scala
si
illuminò
in
alto
,
singhiozzi
e
gemiti
scoppiarono
al
secondo
piano
.
«
Questa
è
Sua
moglie
?
»
,
chiese
l
'
aggiunto
.
«
Crede
?
»
,
rispose
Franco
,
ironico
.
Il
Ricevitore
mormorò
:
«
Sarà
la
domestica
»
.
L
'
aggiunto
si
voltò
a
dare
un
ordine
,
due
gendarmi
si
fecero
avanti
,
salirono
in
fretta
al
secondo
piano
.
Il
poliziotto
domandò
a
Franco
,
più
aspramente
di
prima
:
«
Sua
moglie
è
a
letto
?
»
.
«Naturalmente.»
«
Dove
?
Bisogna
che
si
alzi
!
»
L
'
uscio
dell
'
alcova
si
aperse
,
comparve
Luisa
,
in
veste
da
camera
con
i
capelli
sciolti
e
con
una
candela
in
mano
,
mentre
un
gendarme
si
affacciava
al
ripiano
superiore
della
scala
a
dir
che
la
serva
era
mezzo
svenuta
e
non
poteva
venir
giù
.
L
'
aggiunto
gli
ordinò
di
lasciar
il
suo
compagno
presso
la
donna
e
di
scendere
.
Poi
salutò
la
signora
che
non
rispose
al
saluto
.
Sperando
che
Franco
fuggisse
,
ella
si
era
affrettata
di
uscir
di
camera
per
trattenere
,
per
ingannare
,
se
possibile
,
la
Polizia
.
Vide
suo
marito
,
trasalì
,
palpitò
,
ma
si
rimise
subito
.
L
'
aggiunto
si
avanzò
per
entrar
in
camera
.
«
No
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
C
'
è
un
'
ammalata
!
»
Luisa
impugnò
la
maniglia
dell
'
uscio
chiuso
guardando
colui
in
faccia
.
«
Questa
malata
chi
è
?
»
,
domandò
l
'
aggiunto
.
«
Una
bambina
.
»
«
Eh
,
cosa
vogliono
che
le
facciamo
?
»
«
Scusi
»
,
disse
Luisa
scotendo
nervosamente
la
maniglia
quasi
in
atto
di
sfida
.
«
Hanno
bisogno
d
'
entrare
tutti
?
»
«Tutti.»
Al
rumore
delle
voci
e
della
maniglia
la
piccola
Maria
si
mise
a
piangere
un
pianto
di
stanchezza
desolata
,
che
faceva
male
al
cuore
.
«
Luisa
»
,
disse
Franco
,
«
lascia
che
questi
signori
facciano
la
loro
parte
!
»
L
'
aggiunto
era
un
giovane
,
alquanto
elegante
,
dalla
fisonomia
fine
e
cattiva
.
Lanciò
a
Franco
una
occhiata
sinistra
.
«
Ascolti
Suo
marito
,
signora
»
,
diss
'
egli
tanto
per
mordere
di
rimando
,
a
qualche
modo
.
«
Lo
trovo
prudente
.
»
«
Meno
di
lei
che
si
fa
scortare
da
un
esercito
!
»
,
rispose
Luisa
aprendo
l
'
uscio
.
Quegli
la
guardò
,
si
strinse
nelle
spalle
e
passò
oltre
,
seguito
dagli
altri
.
«
Aprano
tutto
,
qui
!
»
,
diss
'
egli
forte
,
ruvidamente
,
indicando
la
scrivania
.
I
grandi
occhi
cilestrini
di
Franco
lampeggiarono
.
«
Parli
sottovoce
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Non
mi
spaventi
la
bambina
!
»
«
Silenzio
a
Lei
!
»
,
tuonò
l
'
aggiunto
calando
un
pugno
sulla
scrivania
.
«
Apra
!
»
La
bambina
,
a
quello
strepito
,
si
mise
a
singhiozzare
disperatamente
.
Franco
,
furibondo
,
scagliò
la
chiave
sulla
scrivania
.
«
A
Lei
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Ella
è
in
arresto
!
»
,
gridò
l
'
aggiunto
.
«
Va
bene
!
»
Mentre
Franco
rispondeva
così
,
Luisa
,
che
si
era
chinata
tutta
sulla
sua
creatura
per
cercar
di
quietarla
,
rialzò
impetuosamente
il
viso
.
«
Ci
ho
diritto
anch
'
io
,
a
quest
'
onore
»
,
diss
'
ella
con
la
sua
bella
voce
vibrante
.
L
'
aggiunto
non
degnò
rispondere
,
fece
aprire
e
rovistare
da
un
gendarme
tutti
i
cassetti
della
scrivania
,
levarne
lettere
e
carte
ch
'
egli
esaminava
rapidamente
e
buttava
parte
a
terra
,
parte
nel
gran
sacco
di
cuoio
.
Dopo
la
scrivania
venne
la
volta
dei
cassettoni
dove
tutto
fu
messo
sossopra
.
Dopo
i
cassettoni
fu
visitato
il
lettuccio
di
Maria
.
L
'
aggiunto
ordinò
a
Luisa
di
levar
la
bambina
dal
letto
grande
ch
'
egli
intendeva
pure
di
visitare
.
«
Mi
metta
il
lettuccio
in
ordine
»
,
rispose
Luisa
fremente
.
Fino
a
quel
momento
il
bestione
Carlascia
era
sempre
stato
lì
muto
e
duro
dietro
i
suoi
baffi
,
come
se
quella
bisogna
,
forse
da
lui
desiderata
in
astratto
,
non
fosse
stata
poi
,
in
pratica
,
interamente
di
suo
gusto
.
Adesso
si
mosse
e
,
senza
parlare
,
si
pose
ad
accomodar
con
le
sue
manacce
enormi
le
materasse
e
le
lenzuola
del
lettuccio
.
Luisa
vi
posò
la
bambina
e
anche
il
letto
grande
fu
sfatto
e
frugato
senza
frutto
.
Maria
non
piangeva
più
,
guardava
quella
baraonda
con
tanto
d
'
occhi
spalancati
.
«
Adesso
vengano
con
me
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
Luisa
si
tenne
sicura
d
'
esser
condotta
via
con
suo
marito
e
chiese
che
si
facesse
scendere
la
sua
domestica
per
affidarle
la
bambina
.
All
'
idea
che
Luisa
pure
fosse
tratta
in
arresto
,
che
si
volesse
togliere
a
Maria
malata
anche
la
madre
,
Franco
,
fuori
di
sé
dalla
collera
e
dal
dolore
,
mise
un
grido
di
protesta
:
«
Questo
non
è
possibile
!
Lo
dica
!
»
L
'
aggiunto
non
degnò
rispondergli
,
ordinò
che
si
facesse
venir
la
fantesca
.
La
fantesca
,
mezza
morta
di
paura
,
entrò
fra
i
gendarmi
,
gemendo
e
singhiozzando
.
«
Stupida
!
»
,
mormorò
Franco
,
fra
i
denti
.
«
La
donna
starà
qui
con
la
bambina
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
«
Loro
vengano
con
me
.
Devono
assistere
alla
perquisizione
.
»
Fece
prendere
dei
lumi
,
lasciò
un
gendarme
nell
'
alcova
e
passò
in
sala
,
seguito
dagli
altri
gendarmi
,
dal
Bianconi
,
da
Franco
e
Luisa
.
«
Prima
di
continuar
la
perquisizione
»
,
diss
'
egli
,
«
domanderò
Loro
ciò
che
avrei
domandato
prima
se
il
Loro
contegno
fosse
stato
migliore
.
Mi
dicano
se
tengono
armi
o
pubblicazioni
sediziose
o
carte
,
sia
stampate
che
manoscritte
,
ostili
all
'
Imperial
Regio
Governo
.
»
Franco
rispose
forte
:
«
No
»
.
«
È
quello
che
vedremo
»
,
fece
l
'
aggiunto
.
«
Si
accomodi
.
»
Mentre
l
'
aggiunto
faceva
scostar
i
mobili
dalle
pareti
,
guardare
e
frugare
dappertutto
,
venne
in
mente
a
Luisa
che
otto
o
dieci
anni
prima
lo
zio
le
aveva
fatto
vedere
,
nel
cassettone
di
una
camera
del
secondo
piano
,
una
vecchia
sciabola
che
vi
stava
sin
dal
1812
.
Era
la
sciabola
di
un
altro
Pietro
Ribera
,
tenente
di
cavalleria
,
caduto
a
Malojaroslavetz
.
In
quella
camera
,
che
stava
sopra
la
cucina
,
non
ci
dormiva
mai
nessuno
,
non
ci
si
andava
quasi
mai
;
era
come
se
non
ci
fosse
.
Luisa
aveva
dimenticato
del
tutto
la
vecchia
sciabola
dell
'
Impero
.
Dio
,
le
veniva
in
mente
adesso
!
Se
anche
lo
zio
l
'
avesse
dimenticata
!
Se
non
l
'
avesse
consegnata
nel
'48
,
dopo
la
guerra
;
quando
tutte
le
armi
si
dovevano
consegnare
,
pena
la
vita
!
Avrà
pensato
,
lo
zio
,
nella
sua
semplicità
patriarcale
,
che
quel
ricordo
di
famiglia
,
giacente
da
trentasei
anni
nel
fondo
d
'
un
cassettone
,
era
pure
diventato
un
arnese
pericoloso
e
proibito
?
E
Franco
,
Franco
che
non
sapeva
niente
!
Luisa
teneva
le
mani
sulla
spalliera
d
'
una
seggiola
;
la
seggiola
scricchiolò
tutta
sotto
una
stretta
convulsa
;
ell
'
alzò
le
mani
,
atterrita
come
se
avesse
parlato
.
Vedeva
il
poliziotto
passar
di
camera
in
camera
con
i
suoi
gendarmi
,
giungere
a
quella
,
aprire
il
cassettone
,
frugare
,
trovar
la
sciabola
.
Faceva
ogni
sforzo
di
ricordar
il
posto
preciso
dove
l
'
aveva
veduta
,
d
'
immaginar
una
via
di
scampo
,
e
taceva
seguendo
con
gli
occhi
,
macchinalmente
,
la
candela
che
un
gendarme
accostava
,
secondo
i
cenni
del
suo
capo
,
ora
ad
un
cassetto
aperto
,
ora
ad
una
cantoniera
,
ora
ad
un
quadro
che
colui
alzava
per
guardarvi
dietro
.
Non
le
veniva
in
mente
nessun
rimedio
.
Se
lo
zio
non
aveva
pensato
di
levar
la
sciabola
,
c
'
era
solo
da
sperare
che
non
si
visitasse
anche
quella
camera
.
Franco
,
appoggiato
alla
stufa
,
seguiva
,
scuro
nella
fronte
,
ogni
atto
di
quella
gente
.
Quando
cacciavano
le
mani
nei
cassetti
,
gli
si
vedeva
la
collera
nel
giuoco
muto
delle
mascelle
.
Non
si
udiva
che
qualche
ordine
tronco
dell
'
aggiunto
,
qualche
risposta
sommessa
dei
gendarmi
.
Nulla
si
moveva
intorno
ad
essi
se
non
le
loro
grandi
ombre
traballanti
per
le
pareti
.
Il
silenzio
del
Ricevitore
,
di
Franco
e
di
Luisa
pareva
,
in
una
sala
da
giuoco
proibito
,
intorno
alle
voci
brevi
dei
giuocatori
,
il
silenzio
di
coloro
che
hanno
puntato
forte
.
La
sinistra
faccia
,
la
sinistra
voce
dell
'
aggiunto
,
quantunque
nulla
si
trovasse
,
non
cambiavano
mai
.
A
Luisa
egli
pareva
un
uomo
sicuro
d
'
arrivare
al
suo
scopo
.
E
non
poter
far
niente
,
neppur
avvertire
Franco
!
Ma
forse
era
meglio
che
non
lo
sapesse
,
forse
quest
'
ignoranza
poteva
salvarlo
.
Visitate
la
sala
e
la
loggia
,
l
'
aggiunto
passò
nel
salotto
.
Pigliò
la
candela
dalle
mani
del
gendarme
e
fece
una
rapida
rassegna
dei
piccoli
uomini
illustri
.
«
Il
signor
ingegnere
in
capo
Ribera
»
,
diss
'
egli
vedendo
i
ritratti
di
Gouvion
Saint
-
Cyr
,
di
Marmont
e
di
altri
generali
napoleonici
,
«
avrebbe
fatto
molto
meglio
a
tener
il
ritratto
di
S
.
E
.
il
feld
-
maresciallo
Radetzky
.
Non
c
'
è
?
»
«
No
»
,
rispose
Franco
.
«
Che
razza
d
'
impiegati
!
»
,
fece
colui
con
un
disprezzo
,
con
un
'
arroganza
da
non
dire
.
«
Hanno
gl
'
impiegati
il
dovere
»
,
scattò
Franco
,
«
di
tenere
ritratti
...
»
«
Non
sono
qui
»
,
lo
interruppe
l
'
aggiunto
,
«
per
discutere
con
Lei
!
»
Franco
voleva
replicare
.
«
Citto
,
Lei
,
con
quella
lingua
lunga
quatter
brazza
!
»
,
fece
il
Ricevitore
,
burbero
.
L
'
aggiunto
uscì
dal
salotto
nel
corridoio
che
conduce
alla
scala
.
Salirebbe
,
pensava
Luisa
,
o
non
salirebbe
?
Salì
ed
ella
gli
tenne
dietro
senza
tremare
ma
immaginando
con
una
rapidità
vertiginosa
tante
cose
diverse
che
potevano
accadere
.
Rotavano
,
per
così
dire
,
nella
sua
mente
tutte
le
possibilità
del
momento
,
le
sciagurate
e
le
prospere
.
Se
si
fermava
sulle
prime
,
l
'
orrore
la
portava
di
slancio
alle
seconde
;
se
si
fermava
su
queste
,
la
fantasia
ritornava
con
avidità
perversa
alle
prime
.
Prima
ancora
di
porre
il
piede
nel
corridoio
del
secondo
piano
,
udì
Maria
piangere
.
Franco
chiese
all
'
aggiunto
che
permettesse
a
sua
moglie
di
scendere
dalla
bambina
ma
ella
protestò
che
voleva
restare
.
L
'
idea
di
non
essere
con
lui
quando
si
scoprisse
l
'
arma
,
l
'
atterriva
.
Intanto
l
'
aggiunto
entrò
in
uno
stanzino
dov
'
erano
parecchi
libri
,
trovò
un
'
opera
stampata
a
Capolago
col
titolo
Scritti
letterari
di
un
italiano
vivente
e
domandò
:
«
Chi
è
quest
'
italiano
vivente
?
»
«
Il
padre
Cesari
»
,
rispose
Franco
,
audacemente
.
L
'
altro
,
ingannato
da
quella
prontezza
e
da
quel
nome
di
frate
,
si
diede
l
'
aria
dell
'
uomo
colto
,
disse
:
«
Ah
,
conosco
!
»
,
e
ripose
il
libro
,
chiese
dove
dormisse
l
'
ingegnere
in
capo
.
Luisa
era
troppo
soggiogata
da
un
'
angoscia
sola
per
sentir
altro
,
ma
Franco
,
a
veder
entrare
il
birro
e
i
suoi
nella
camera
dello
zio
così
pulita
e
ordinata
,
così
piena
del
suo
buono
,
pacifico
spirito
,
a
pensar
che
colpo
sarebbe
per
il
povero
vecchio
una
notizia
siffatta
,
si
sentì
uno
struggimento
,
una
rabbia
da
piangerne
.
«
Mi
pare
»
,
diss
'
egli
,
«
che
almeno
questa
camera
dovrebb
'
essere
rispettata
.
»
«
Ella
si
tenga
le
Sue
osservazioni
»
,
rispose
l
'
aggiunto
,
e
incominciò
con
far
buttare
all
'
aria
coperte
e
materasse
.
Poi
volle
la
chiave
del
cassettone
.
L
'
aveva
Franco
,
che
discese
,
accompagnato
da
un
gendarme
,
a
prenderla
nella
sua
camera
.
Lo
zio
gliel
'
aveva
consegnata
prima
di
partire
dicendogli
che
,
ad
un
bisogno
,
avrebbe
trovato
un
po
'
di
cum
quibus
nel
primo
cassetto
.
Aprirono
.
V
'
era
un
rotolo
di
svanziche
,
alcune
lettere
e
carte
,
dei
portafogli
e
dei
taccuini
vecchi
,
dei
compassi
,
delle
matite
,
una
scodellina
di
legno
con
varie
monete
.
L
'
aggiunto
esaminò
ogni
cosa
minutamente
,
scoperse
fra
le
monete
della
scodellina
uno
scudo
di
Carlo
Alberto
e
un
pezzo
di
quaranta
lire
del
Governo
Provvisorio
di
Lombardia
.
«
Il
signor
ingegnere
in
capo
»
,
disse
l
'
aggiunto
,
«
ha
conservato
queste
monete
con
una
cura
straordinaria
!
D
'
ora
in
poi
le
conserveremo
noi
.
»
Chiuse
il
cassetto
e
restituì
la
chiave
senza
aprire
gli
altri
.
Uscì
poi
nel
corridoio
e
si
fermò
,
incerto
.
Il
Ricevitore
lo
credette
disposto
a
scendere
e
siccome
il
corridoio
era
quasi
buio
e
la
scala
non
si
vedeva
,
s
'
incamminò
egli
,
come
più
pratico
,
a
destra
,
verso
la
scala
,
dicendo
:
«
Di
qua
»
.
La
stanza
della
sciabola
era
a
sinistra
.
«
Aspetti
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
«
Guardiamo
anche
qui
dentro
.
»
E
voltosi
a
sinistra
spinse
quel
tale
uscio
.
Luisa
,
ch
'
era
rimasta
l
'
ultima
del
seguito
,
giunto
il
momento
supremo
,
si
fece
avanti
.
Il
cuore
,
che
durante
l
'
indecisione
dell
'
aggiunto
le
aveva
martellato
a
furia
,
si
chetò
come
per
miracolo
.
Ora
ella
era
fredda
,
intrepida
e
pronta
.
«
Chi
dorme
qui
?
»
,
le
chiese
l
'
aggiunto
.
«
Nessuno
.
Dormivano
qui
i
genitori
di
mio
zio
che
sono
morti
da
quarant
'
anni
.
Dopo
non
vi
ha
più
dormito
nessuno
.
»
Nella
camera
v
'
erano
due
letti
,
un
canapè
,
un
cassettone
.
L
'
aggiunto
accennò
ai
gendarmi
di
aprire
il
cassettone
.
Si
provarono
;
era
chiuso
a
chiave
.
«
Debbo
averla
io
,
la
chiave
»
,
disse
Luisa
con
perfetta
indifferenza
.
Discese
accompagnata
da
un
gendarme
e
risalì
con
un
cestellino
pieno
di
chiavi
,
lo
porse
all
'
aggiunto
.
«
Non
la
conosco
»
,
disse
,
«
non
si
adopera
mai
.
Dev
'
essere
una
di
queste
.
»
Colui
le
provò
tutte
inutilmente
.
Poi
le
provò
il
Ricevitore
,
poi
Franco
.
La
buona
non
c
'
era
.
«
Mandi
a
S
.
Mamette
,
faccia
venire
il
fabbro
»
,
disse
Luisa
tranquillamente
.
Il
Ricevitore
guardò
l
'
aggiunto
come
per
dirgli
:
«
Mi
pare
inutile
»
.
Ma
l
'
aggiunto
gli
voltò
le
spalle
ed
esclamò
volto
a
Luisa
:
«
Questa
chiave
ci
dev
'
essere
»
.
Il
cassettone
,
un
vecchio
mobile
rococò
,
aveva
maniglie
di
metallo
ad
ogni
cassetto
.
Uno
dei
gendarmi
,
il
più
robusto
,
si
provò
di
aprire
a
forza
.
Non
gli
riuscì
né
col
primo
né
col
secondo
cassetto
.
In
quel
punto
Luisa
si
risovvenne
che
aveva
veduto
la
sciabola
nel
terzo
,
insieme
a
certi
disegni
arrotolati
.
Il
gendarme
afferrò
le
maniglie
del
terzo
cassetto
.
«
Questo
non
è
chiuso
»
,
diss
'
egli
.
Infatti
il
cassetto
si
aperse
facilmente
.
L
'
aggiunto
pigliò
il
lume
e
si
chinò
a
guardarvi
dentro
.
Franco
si
era
seduto
sul
canapè
e
guardava
i
travicelli
del
soffitto
.
Sua
moglie
,
quando
vide
il
cassetto
aperto
,
gli
sedette
accanto
,
gli
prese
e
gli
strinse
una
mano
spasmodicamente
.
Udì
sfogliar
carte
e
il
Ricevitore
mormorar
con
voce
benigna
:
«
Disegni
»
.
Poi
l
'
aggiunto
fece
:
«
Oh
!
»
.
I
satelliti
si
chinarono
a
guardare
;
Franco
trasalì
.
Ella
ebbe
la
forza
di
levarsi
per
vedere
e
dire
:
«
Cosa
c
'
è
?
»
.
L
'
aggiunto
aveva
in
mano
una
lunga
,
curva
busta
di
cartone
,
che
portava
un
biglietto
scritto
.
Egli
lo
aveva
prima
letto
silenziosamente
e
ora
lo
lesse
forte
con
un
accento
inesprimibile
di
soddisfazione
e
di
sarcasmo
.
«
Sciabola
del
tenente
Pietro
Ribera
ucciso
a
Malojaroslavetz
,
1812.»
Franco
balzò
in
piedi
,
sorpreso
,
incredulo
,
e
in
pari
tempo
l
'
aggiunto
aperse
la
busta
.
Franco
non
la
poteva
vedere
;
guardò
sua
moglie
,
che
la
vedeva
.
Sua
moglie
aveva
le
labbra
bianche
.
Lo
credette
spavento
e
non
gli
pareva
possibile
.
Era
gioia
:
la
busta
non
conteneva
che
un
fodero
vuoto
.
Luisa
si
trasse
nell
'
ombra
precipitosamente
,
cadde
a
sedere
sul
canapè
,
lottò
contro
un
violento
tremito
interno
,
s
'
irritò
con
se
stessa
,
si
disprezzò
e
lo
vinse
.
Intanto
l
'
aggiunto
,
preso
il
fodero
e
guardatolo
per
ogni
verso
,
chiese
a
Franco
dove
fosse
l
'
arma
.
Franco
fu
per
rispondere
che
non
lo
sapeva
com
'
era
vero
.
Ma
questa
potendo
parere
una
giustificazione
personale
,
rispose
invece
:
«
In
Russia
»
.
La
sciabola
non
era
in
Russia
,
era
confitta
nella
melma
,
in
fondo
al
lago
,
dove
l
'
aveva
segretamente
gittata
lo
zio
Piero
,
invece
di
consegnarla
.
«
E
perché
hanno
scritto
sciabola
?
»
,
fece
il
Ricevitore
tanto
per
mostrare
un
po
'
di
zelo
anche
lui
.
«
Chi
ha
scritto
è
morto
»
,
disse
Franco
.
«
Questa
chiave
subito
!
»
,
esclamò
rabbiosamente
il
Commissario
.
Stavolta
Luisa
la
trovò
e
gli
altri
due
cassetti
furono
aperti
;
uno
era
vuoto
,
l
'
altro
conteneva
delle
coperte
di
lana
e
della
lavanda
.
La
perquisizione
finì
qui
.
L
'
aggiunto
discese
in
sala
e
intimò
a
Franco
di
prepararsi
a
seguirlo
dentro
un
quarto
d
'
ora
.
«
Ma
ci
arresti
tutti
,
dunque
!
»
,
esclamò
Luisa
.
L
'
aggiunto
si
strinse
nelle
spalle
e
ripeté
a
Franco
:
«
Dentro
un
quarto
d
'
ora
.
Lei
!
Vada
pure
nella
Sua
camera
»
.
Franco
trascinò
via
Luisa
,
la
supplicò
di
tacere
,
di
rassegnarsi
per
amor
di
Maria
.
Egli
pareva
un
altro
,
non
mostrava
né
dolore
né
collera
,
aveva
nel
viso
e
nella
voce
una
dolcezza
seria
,
una
virile
tranquillità
.
Mise
nella
valigia
poca
biancheria
,
un
Dante
e
un
Almanach
du
jardinier
che
aveva
sul
tavolino
da
notte
,
si
chinò
un
momento
su
Maria
che
dormiva
e
non
le
diede
un
bacio
per
non
svegliarla
,
baciò
invece
Luisa
e
,
poiché
stavano
sotto
gli
occhi
dei
gendarmi
posti
alle
due
uscite
della
camera
,
si
sciolse
presto
dalle
sue
braccia
dicendole
in
francese
che
non
conveniva
dare
spettacolo
a
quei
signori
.
Prese
la
valigia
,
andò
a
porsi
agli
ordini
dell
'
aggiunto
.
Questi
aveva
la
barca
a
cinquanta
passi
da
casa
Ribera
,
verso
Albogasio
,
all
'
approdo
che
chiamano
del
Canevaa
.
Uscendo
dal
sottoportico
cavalcato
dalla
casa
,
Franco
si
udì
sopra
la
testa
uno
strepito
d
'
imposte
,
vide
batter
sulla
faccia
bianca
della
chiesa
il
lume
della
sua
camera
e
si
voltò
a
dir
verso
la
finestra
:
«
Manda
a
chiamar
il
medico
,
domattina
!
Addio
!
»
Luisa
non
rispose
.
Quando
i
gendarmi
arrivarono
con
l
'
arrestato
presso
il
Canevaa
,
l
'
aggiunto
comandò
loro
di
fermarsi
.
«
Signor
Maironi
»
,
diss
'
egli
,
«
Ella
ha
avuto
la
sua
lezione
.
Per
questa
volta
ritorni
a
casa
Sua
e
impari
a
rispettare
le
Autorità
.
»
Meraviglia
,
gioia
,
sdegno
scoppiarono
nel
cuore
di
Franco
.
Si
contenne
,
però
,
si
morse
le
labbra
e
si
avviò
a
casa
senza
fretta
.
Non
aveva
ancora
girato
il
canto
della
chiesa
,
che
Luisa
lo
riconobbe
al
passo
e
chiamò
:
«
Franco
?
»
.
Egli
saltò
avanti
,
fu
visto
,
vide
l
'
ombra
di
lei
sparire
dalla
finestra
,
entrò
in
casa
di
corsa
,
si
slanciò
sulla
scala
gridando
«
libero
,
libero
!
»
mentre
sua
moglie
la
scendeva
a
precipizio
con
una
furia
di
«
come
come
come
?
»
.
Si
cercarono
con
le
braccia
avide
,
si
afferrarono
,
si
strinsero
,
non
parlarono
più
.
Parlarono
poi
,
in
loggia
,
per
due
ore
continue
di
tutto
che
avevano
visto
,
udito
e
provato
,
ritornando
sempre
alla
sciabola
,
alle
carte
,
alle
monete
,
non
senza
fermarsi
su
tante
inezie
,
sull
'
accento
veneto
che
aveva
l
'
aggiunto
,
sul
gendarme
bruno
che
pareva
un
buon
diavolo
e
sul
gendarme
biondo
che
doveva
essere
un
cane
.
Di
quando
in
quando
tacevano
,
gustavano
il
silenzio
sicuro
e
la
dolcezza
della
casa
;
poi
ricominciavano
.
Prima
di
andar
a
letto
uscirono
sulla
terrazza
.
La
notte
era
scura
e
tepida
,
il
lago
immobile
.
L
'
afa
,
le
tenebre
,
le
forme
vaghe
,
mostruose
delle
montagne
pigliavano
nella
immaginazione
una
mortale
pesantezza
austriaca
;
l
'
aria
stessa
ne
pareva
grave
.
Non
avevano
sonno
,
né
Luisa
né
Franco
,
ma
conveniva
pure
andar
a
letto
per
la
fantesca
che
vegliava
Maria
.
Entrarono
in
camera
in
punta
di
piedi
.
La
bambina
dormiva
,
aveva
il
respiro
quasi
regolare
.
Cercarono
di
dormire
anch
'
essi
e
non
ci
riuscirono
.
Non
potevano
a
meno
,
specialmente
Franco
,
di
parlare
.
Egli
domandava
sottovoce
:
«
Dormi
?
»
.
Ella
rispondeva
«
no
»
e
allora
tornavano
in
campo
le
monete
o
le
carte
o
la
sciabola
o
lo
sgherro
dall
'
accento
veneto
.
Oramai
non
erano
più
davvero
cose
nuove
e
siccome
sull
'
alba
Maria
si
agitava
,
dava
segno
di
svegliarsi
,
avendo
Franco
sussurrato
da
capo
«
dormi
?
»
Luisa
rispose
«
sì
»
ed
egli
tacque
definitivamente
,
come
se
ne
fosse
persuaso
.
Il
giorno
dopo
la
perquisizione
,
Oria
,
Albogasio
,
San
Mamette
,
furono
pieni
di
bisbigli
:
«
Avii
sentii
?
»
.
«
Oh
car
Signor
!
»
.
«
Avii
sentii
?
»
.
«
Oh
cara
Madonna
!
»
I
bisbigli
più
sonori
,
per
forza
,
furono
quelli
che
appresero
il
fatto
alla
Barborin
Pasotti
.
Suo
marito
le
gridò
in
bocca
:
«
Maironi
!
Polizia
!
Gendarmi
!
Arresto
!
»
.
La
povera
donna
credette
che
un
esercito
avesse
spazzato
via
i
suoi
amici
e
si
mise
a
sbuffare
«
oh
!
oh
!
»
come
una
locomotiva
.
Gemette
,
pianse
,
domandò
a
Pasotti
della
bambina
.
Pasotti
,
che
non
voleva
assolutamente
permetterle
di
scendere
a
Oria
,
di
mostrare
in
quelle
circostanze
affetto
ai
Maironi
,
rispose
con
un
gesto
che
pareva
un
colpo
di
scopa
.
Via
.
Via
anche
quella
!
.
«
E
la
serva
?
Ci
sarà
la
serva
?
»
Il
perfido
uomo
menò
in
aria
un
altro
colpo
di
scopa
e
la
Barborin
capì
che
Sua
Maestà
I
.
R
.
A
.
avesse
fatto
portar
via
anche
la
serva
.
Ma
i
bisbigli
più
maligni
suonarono
assai
lontano
dalla
Valsolda
,
in
una
sala
del
Palazzo
Maironi
a
Brescia
.
Dieci
giorni
dopo
la
perquisizione
,
il
cavaliere
Greisberg
di
S
.
Giustina
,
cugino
del
Maironi
,
addetto
al
governo
del
feld
-
maresciallo
Radetzky
in
Verona
sino
al
1853
e
passato
poi
col
padrone
a
Milano
,
scendeva
a
casa
Maironi
dalla
carrozza
dell
'
I
.
R
.
Delegato
di
Brescia
,
del
quale
era
ospite
da
poche
ore
.
Il
cavaliere
,
un
bell
'
uomo
sulla
quarantina
,
azzimato
e
profumato
,
non
aveva
un
'
aria
molto
gaia
mentre
,
ritto
in
mezzo
alla
sala
di
ricevimento
,
stava
guardando
gli
antichi
stucchi
del
soffitto
in
aspettazione
della
marchesa
,
loro
contemporanea
.
Però
,
quando
l
'
uscio
in
faccia
,
spalancato
da
mano
servile
,
lasciò
passar
lentamente
la
grossa
persona
,
il
viso
marmoreo
e
la
parrucca
nera
di
Madama
,
il
cavaliere
si
trasfigurò
e
baciò
con
fervore
la
mano
grinzosa
della
vecchia
.
Una
dama
lombarda
devota
all
'
Austria
era
un
animale
raro
e
di
gran
pregio
agli
occhi
dell
'
Imperial
Regio
Governo
:
ogni
leale
funzionario
le
doveva
la
più
ossequiosa
galanteria
.
La
marchesa
ricevette
gli
omaggi
del
cugino
cavaliere
con
la
solita
flemmatica
dignità
e
,
fattolo
sedere
,
gli
domandò
notizie
dei
suoi
,
lo
ringraziò
della
visita
,
sempre
nello
stesso
tono
gutturale
e
dormiglioso
.
Finalmente
,
posatesi
le
mani
sul
ventre
,
ansando
un
poco
per
la
fatica
di
tante
parole
,
mostrò
di
star
ad
aspettare
quelle
del
cugino
.
Aspettava
che
le
parlasse
della
perquisizione
e
dell
'
ingegnere
Ribera
.
Ella
gli
aveva
espresso
in
passato
il
suo
dispiacere
che
Franco
subisse
la
influenza
di
sua
moglie
e
del
Ribera
,
il
suo
stupore
che
il
Governo
tenesse
al
proprio
stipendio
uno
che
nel
1848
aveva
fatto
apertamente
il
liberale
e
la
cui
famiglia
,
specialmente
quella
signorina
della
trappola
,
professava
il
più
sfacciato
liberalismo
.
Il
cavaliere
Greisberg
le
aveva
risposto
che
di
queste
sue
sagge
osservazioni
si
sarebbe
tenuto
conto
.
Poi
la
marchesa
aveva
istigato
il
Commissario
Zérboli
contro
il
povero
ingegnere
in
capo
.
Sapeva
dallo
Zérboli
della
perquisizione
;
perciò
,
quando
vide
Greisberg
,
intese
ch
'
era
venuto
a
parlarle
di
questo
.
Ora
ella
voleva
bene
servirsi
del
Governo
per
i
suoi
rancori
privati
,
ma
,
per
principio
,
non
si
riconosceva
obbligata
mai
di
gratitudine
a
nessuno
.
Il
governo
austriaco
,
saggiando
un
impiegato
malfido
,
aveva
fatto
il
proprio
interesse
.
Ella
non
aveva
sollecitato
nulla
,
non
toccava
a
lei
di
chieder
nulla
;
toccava
al
cavaliere
di
parlare
per
primo
.
Ma
il
signor
cavaliere
,
furbo
,
maligno
e
orgoglioso
la
sua
parte
,
non
la
intendeva
così
.
La
vecchia
voleva
un
favore
e
per
averlo
doveva
piegarsi
a
baciar
le
unghie
benefiche
del
Governo
.
Tacque
alquanto
per
raccogliersi
e
vedere
se
l
'
altra
cedesse
.
Visto
che
stava
muta
e
dura
,
si
fece
a
un
tratto
molle
egli
stesso
,
sorridente
,
grazioso
,
le
disse
che
veniva
da
Verona
,
le
propose
d
'
indovinar
il
giro
che
aveva
fatto
.
Era
passato
per
un
paese
così
carino
,
aveva
veduto
una
villa
così
deliziosa
,
così
splendida
,
un
paradiso
!
Indovinare
non
era
il
forte
della
marchesa
;
gli
domandò
s
'
era
stato
in
Brianza
.
No
,
da
Verona
a
Brescia
per
la
Brianza
non
c
'
era
venuto
.
Tornò
a
descriver
la
villa
così
minutamente
che
la
marchesa
non
poté
a
meno
di
riconoscere
il
suo
possesso
di
Monzambano
.
Allora
il
cavaliere
le
propose
d
'
indovinare
perché
mai
fosse
andato
a
veder
la
villa
.
Ella
indovinò
subito
,
indovinò
tutta
la
tela
della
commedia
che
le
si
recitava
,
ma
il
suo
viso
melenso
non
ne
disse
nulla
.
Il
Delegato
di
Brescia
l
'
aveva
tastata
un
'
altra
volta
per
sapere
se
appigionerebbe
la
villa
a
S
.
E
.
il
Maresciallo
;
ed
ella
,
minacciata
segretamente
d
'
incendi
e
di
morte
dai
liberali
di
Brescia
,
aveva
preso
delle
rispettose
scappatoie
.
Sentì
ora
nel
discorso
del
Greisberg
la
tacita
offerta
di
un
contratto
e
si
pose
in
guardia
.
Confessò
al
cugino
che
non
sapeva
indovinare
neppur
questo
.
Già
le
pareva
di
diventare
ogni
giorno
più
stupida
.
Anni
e
dispiaceri
!
«
Ne
ho
avuto
uno
grosso
anche
di
questi
giorni
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Ho
saputo
che
la
Polizia
ha
fatto
una
perquisizione
in
casa
di
mio
nipote
a
Oria
.
»
Il
Greisberg
,
sentendosi
sfuggire
la
vecchia
ipocrita
,
buttò
via
i
guanti
e
la
fermò
con
gli
artigli
.
«
Marchesa
»
,
diss
'
egli
prendendo
un
tono
che
non
ammetteva
repliche
,
«
Ella
non
deve
parlare
di
dispiaceri
.
Ella
ha
fornito
per
mezzo
mio
e
per
mezzo
del
signor
Commissario
di
Porlezza
preziose
informazioni
al
Governo
,
il
quale
Le
tien
conto
delle
Sue
benemerenze
.
A
Suo
nipote
non
fu
torto
un
capello
né
si
torcerà
se
avrà
giudizio
.
Mi
rincresce
invece
che
non
si
avrà
modo
,
forse
,
di
prendere
provvedimenti
severi
contro
un
'
altra
persona
che
ha
dei
torti
privati
verso
di
Lei
.
Per
trovar
modo
di
colpire
questa
persona
il
signor
Commissario
di
Porlezza
ha
fatto
anche
più
del
suo
dovere
.
Ella
deve
capire
senz
'
altro
,
marchesa
,
che
non
è
il
caso
di
dispiaceri
e
che
anzi
ha
un
obbligo
particolare
verso
il
Governo
.
»
La
marchesa
non
s
'
era
mai
udita
parlare
così
alto
e
con
tanta
formidabile
autorità
.
Era
forse
ai
battiti
dispettosi
del
cuore
che
rispondeva
sopra
al
suo
rigido
busto
il
visibile
ondulamento
continuo
del
collo
e
del
capo
;
ma
pareva
proprio
il
moto
d
'
un
animale
che
lavorasse
faticosamente
a
ingoiar
un
boccone
enorme
.
A
ogni
modo
ella
non
piegò
fino
a
dire
una
parola
d
'
acquiescenza
.
Solamente
,
quando
riprese
la
sua
placidezza
obesa
,
osservò
che
non
aveva
mai
domandato
di
prendere
provvedimenti
contro
nessuno
,
che
se
nella
perquisizione
non
si
era
trovato
niente
a
carico
dell
'
ingegnere
Ribera
,
ne
aveva
piacere
;
che
del
resto
in
casa
Ribera
se
n
'
eran
dette
di
tutti
i
colori
e
che
i
discorsi
era
difficile
trovarli
.
Il
cavaliere
rispose
,
più
mansueto
,
che
non
poteva
dire
se
si
fosse
trovato
niente
o
no
e
che
l
'
ultima
parola
sarebbe
stata
pronunciata
dal
maresciallo
,
il
quale
intendeva
occuparsi
personalmente
della
cosa
.
Ciò
gli
diede
modo
di
ritornar
al
discorso
della
villa
di
Monzambano
.
La
chiese
formalmente
per
Sua
Eccellenza
che
intendeva
venirci
dentro
otto
giorni
.
La
marchesa
ringraziò
dell
'
onor
grande
,
disse
che
la
sua
villa
non
meritava
tanto
,
che
le
pareva
troppo
angusta
,
che
aveva
bisogno
di
riparazioni
,
che
bisognava
dirlo
a
Sua
Eccellenza
.
Avrebbe
voluto
differire
,
aspettar
il
prezzo
sciagurato
della
sua
condiscendenza
,
ma
il
cavaliere
diede
un
altro
colpo
di
artiglio
e
dichiarò
che
bisognava
risponder
subito
,
risponder
netto
,
sì
o
no
,
e
convenne
bene
che
la
vecchia
piegasse
il
capo
.
«
Per
compiacere
a
Sua
Eccellenza
»
,
diss
'
ella
.
Greisberg
tornò
subito
amabile
,
scherzò
sulle
misure
che
si
potrebbero
prendere
contro
quel
signor
ingegnere
.
Non
c
'
era
da
sparger
sangue
,
c
'
era
da
spargere
,
tutt
'
al
più
,
un
po
'
d
'
inchiostro
;
non
c
'
era
da
togliergli
la
libertà
,
c
'
era
da
rendergliela
intera
!
La
marchesa
non
fiatò
.
Fece
portare
due
limonate
e
sorbì
lentamente
la
sua
a
piccoli
sorsi
,
non
senza
una
fioca
espressione
di
contentezza
fra
un
sorso
e
l
'
altro
,
come
se
ci
fosse
nella
limonata
un
sapore
nuovo
e
squisito
.
Il
cavaliere
avrebbe
pur
voluto
da
lei
una
parola
esplicita
su
questo
punto
del
Ribera
,
una
confessione
del
suo
desiderio
,
e
posando
sul
vassoio
la
tazza
vuotata
rapidamente
,
le
disse
:
«
Mi
ci
metterò
io
,
sa
,
e
ci
riusciremo
a
questo
.
È
contenta
?
»
.
La
marchesa
continuò
a
sorseggiare
la
limonata
,
piano
,
piano
,
guardando
nel
bicchiere
.
«
Non
va
bene
?
»
,
domandò
ancora
il
cugino
dopo
una
inutile
attesa
.
«
Sì
,
è
buona
»
,
rispose
il
sonnolento
naso
.
«
Bevo
adagio
per
i
denti
.
»
Gli
ultimi
bisbigli
non
furono
umani
.
Luisa
e
Franco
erano
seduti
sull
'
erba
di
Looch
,
presso
al
cimitero
.
Parlavano
della
bontà
grande
e
squisita
della
mamma
,
la
paragonavano
alla
bontà
grande
e
semplice
dello
zio
notandone
le
somiglianze
e
le
differenze
.
Non
dicevano
quale
delle
due
bontà
paresse
loro
superiore
nell
'
insieme
,
ma
dai
loro
giudizi
s
'
indovinavano
le
inclinazioni
diverse
.
Franco
preferiva
la
bontà
tutta
penetrata
di
fede
nel
soprannaturale
e
Luisa
preferiva
l
'
altra
.
Egli
soffriva
di
questa
contraddizione
segreta
pur
esitando
di
rilevarla
,
temendo
di
premere
il
tasto
che
poteva
dare
una
nota
troppo
penosa
.
Ma
la
fronte
sua
n
'
era
adombrata
e
a
un
certo
punto
gli
sfuggì
di
dire
:
«
Quante
disgrazie
,
quante
amarezze
ha
sopportato
tua
madre
,
con
che
rassegnazione
,
con
che
forza
,
con
che
pace
!
Credi
tu
che
una
pura
bontà
naturale
le
avrebbe
potute
sopportare
così
?
»
.
«
Non
lo
so
»
,
rispose
Luisa
.
«
La
povera
mamma
aveva
vissuto
,
io
credo
,
in
un
mondo
superiore
prima
che
in
questo
:
aveva
sempre
il
cuore
là
.
»
Ella
non
disse
tutto
il
suo
pensiero
.
Pensava
che
se
le
anime
buone
di
questo
mondo
fossero
simili
nella
mansuetudine
religiosa
a
sua
madre
,
la
terra
diventerebbe
il
regno
dei
bricconi
e
dei
prepotenti
.
E
quanto
ai
dolori
che
non
vengono
dagli
uomini
ma
dalle
condizioni
stesse
della
vita
umana
,
le
pareva
di
ammirar
coloro
che
vi
resistono
per
una
forza
loro
propria
sopra
quegli
altri
che
invocano
e
ottengono
aiuto
dallo
stesso
Essere
onde
furono
percossi
.
Ma
ella
non
voleva
confessar
questi
sentimenti
a
suo
marito
.
Espresse
invece
la
speranza
che
lo
zio
non
avesse
a
incontrar
mai
afflizioni
gravi
.
Possibile
che
il
Signore
volesse
far
soffrire
un
uomo
tale
?
«
No
no
no
!
»
,
esclamò
Franco
,
che
in
un
altro
momento
non
avrebbe
osato
,
forse
,
ammonire
Iddio
a
questo
modo
.
Un
soffio
del
Boglia
calò
per
la
gola
di
Muzài
,
agitò
le
frondi
alte
dei
noci
.
A
Luisa
quello
stormire
parve
legarsi
con
le
ultime
parole
di
Franco
:
le
parve
che
il
vento
e
i
grandi
alberi
sapessero
qualche
cosa
del
futuro
e
ne
bisbigliassero
insieme
.
5
.
Il
segreto
del
vento
e
dei
noci
La
febbre
di
Maria
non
durò
che
otto
giorni
,
eppure
quando
la
piccina
si
alzò
i
suoi
genitori
la
trovarono
mutata
nel
viso
e
nello
spirito
più
che
se
gli
otto
giorni
fossero
stati
otto
mesi
.
Gli
occhi
avevan
preso
un
colore
più
oscuro
,
una
singolare
espressione
di
serietà
e
di
maturità
precoce
.
Parlava
più
chiaro
e
spedito
,
ma
con
le
persone
che
non
le
garbavano
non
parlava
affatto
;
neanche
le
salutava
.
Ciò
spiaceva
più
a
Franco
che
a
Luisa
.
Franco
la
voleva
gentile
e
Luisa
temeva
di
guastarle
la
sincerità
.
Maria
aveva
per
sua
madre
un
affetto
non
tanto
espansivo
ma
violento
:
fiero
,
quasi
,
e
geloso
.
Voleva
molto
bene
anche
a
suo
padre
;
però
si
capiva
che
lo
sentiva
diverso
da
sé
.
Franco
aveva
trasporti
di
passione
per
essa
,
l
'
afferrava
all
'
impensata
,
la
stringeva
,
la
divorava
di
baci
ed
ella
allora
gittava
il
capo
all
'
indietro
puntando
una
manina
sul
viso
di
suo
padre
e
guardandolo
scura
come
se
qualche
cosa
in
lui
le
fosse
straniero
e
ripugnante
.
Spesso
Franco
la
sgridava
con
ira
e
Maria
piangeva
,
lo
fissava
attraverso
le
lagrime
senza
muoversi
,
come
affascinata
,
ancora
con
quella
espressione
di
persona
che
non
comprende
.
Egli
vedeva
la
predilezione
della
bambina
per
sua
madre
e
se
ne
compiaceva
,
gli
pareva
una
preferenza
giusta
,
non
dubitava
che
Maria
,
più
tardi
,
avrebbe
teneramente
amato
anche
lui
.
A
Luisa
dispiaceva
molto
,
per
amore
del
marito
,
che
la
bambina
dimostrasse
maggior
affetto
a
lei
,
però
questo
sentimento
suo
non
era
vivo
e
schietto
come
la
compiacenza
generosa
di
Franco
.
A
Luisa
pareva
in
fondo
che
Franco
malgrado
tanti
trasporti
,
amasse
sua
figlia
come
un
essere
distinto
da
lui
;
mentre
lei
,
che
trasporti
esteriori
di
tenerezza
non
ne
aveva
,
amava
la
bambina
come
una
parte
vitale
di
se
stessa
;
perciò
non
poteva
trovare
ingiusto
d
'
esserne
preferita
.
Poi
ell
'
aveva
in
cuore
una
Maria
futura
probabilmente
diversa
da
quella
che
aveva
in
cuore
Franco
.
Anche
per
questo
non
le
poteva
rincrescere
di
avere
un
predominio
morale
sulla
figliuola
.
Vedeva
il
pericolo
che
Franco
favorisse
uno
sviluppo
forte
del
sentimento
religioso
;
pericolo
gravissimo
,
secondo
lei
;
perché
Maria
,
piena
di
curiosità
,
avida
di
racconti
,
aveva
i
germi
d
'
un
'
immaginazione
assai
viva
,
assai
propizia
alle
fantasie
religiose
e
ne
poteva
venire
uno
squilibrio
morale
.
Non
si
trattava
di
sopprimere
il
sentimento
religioso
;
questo
,
Luisa
non
l
'
avrebbe
fatto
mai
,
non
foss
'
altro
per
rispetto
a
Franco
;
ma
occorreva
che
Maria
,
fatta
donna
,
sapesse
trovare
il
perno
della
propria
vita
in
un
senso
morale
sicuro
e
forte
per
sé
,
non
appoggiato
a
credenze
che
finalmente
erano
ipotesi
e
opinioni
,
e
potevano
un
giorno
o
l
'
altro
mancarle
.
Serbar
fede
al
Giusto
,
al
Vero
,
fuor
di
qualsiasi
altra
fede
,
di
qualsiasi
speranza
e
paura
,
pareva
a
lei
lo
stato
più
sublime
della
coscienza
umana
.
A
una
tale
perfezione
si
figurava
aver
rinunciato
per
sé
poiché
andava
a
messa
e
due
volte
l
'
anno
ai
sacramenti
,
e
intendeva
rinunciarvi
per
Maria
,
ma
come
uno
che
rinuncia
alla
perfezione
cristiana
perché
si
trova
aver
moglie
e
figliuoli
;
a
malincuore
e
il
meno
possibile
.
A
Maria
poteva
essere
serbata
in
sorte
la
ricchezza
.
Bisognava
impedire
assolutamente
che
accettasse
una
vita
di
frivolezze
,
compensate
dalla
messa
alla
mattina
,
dal
rosario
alla
sera
e
da
elemosine
.
Luisa
si
era
provata
qualche
volta
di
tastar
Franco
su
questo
terreno
di
dare
all
'
educazione
di
Maria
un
indirizzo
morale
disgiunto
dall
'
indirizzo
religioso
e
il
tasto
aveva
sempre
risposto
male
.
Che
non
si
credesse
nella
religione
Franco
lo
capiva
;
che
qualcuno
la
potesse
trovare
insufficiente
come
norma
della
vita
,
gli
riusciva
affatto
inconcepibile
.
Che
tutti
poi
dovessero
aspirare
alla
santità
,
che
non
fosse
buon
cristiano
chi
amasse
il
tarocco
,
la
primiera
,
la
caccia
,
la
pesca
,
i
buoni
pranzetti
e
le
bottiglie
fini
,
neanche
gli
passava
per
il
capo
.
E
questo
indirizzo
morale
dell
'
educazione
disgiunto
dall
'
indirizzo
religioso
gli
pareva
una
fisima
perché
secondo
lui
i
galantuomini
senza
fede
erano
galantuomini
per
natura
o
per
abitudine
,
non
per
un
ragionamento
morale
o
filosofico
.
Non
c
'
era
dunque
modo
per
Luisa
d
'
intendersi
con
suo
marito
circa
questo
delicato
punto
.
Doveva
operare
da
sé
e
con
molta
cautela
per
non
offenderlo
né
affliggerlo
.
Se
Franco
mostrava
alla
bambina
le
stelle
e
la
luna
,
i
fiori
e
le
farfalle
come
opere
mirabili
di
Dio
e
le
faceva
della
poesia
religiosa
buona
per
una
ragazza
di
dodici
anni
,
Luisa
taceva
;
se
invece
gli
avveniva
di
dire
a
Maria
:
«
Bada
,
Iddio
non
vuole
che
tu
faccia
questo
,
Iddio
non
vuole
che
tu
faccia
quello
»
,
Luisa
soggiungeva
subito
:
«
Questo
è
male
,
quello
è
male
,
non
si
deve
mai
far
il
male
»
.
Qui
però
non
poteva
a
meno
di
aprirsi
qualche
screzio
visibile
fra
il
padre
e
la
madre
perché
non
sempre
il
giudizio
morale
dell
'
uno
si
accordava
col
giudizio
morale
dell
'
altra
.
Una
volta
erano
insieme
alla
finestra
della
sala
mentre
Maria
giuocava
sul
sagrato
con
una
bambina
di
Oria
presso
a
poco
della
sua
età
.
Passa
un
fratello
di
questa
,
un
prepotentone
di
otto
anni
e
intima
alla
sorellina
di
seguirlo
.
Questa
rifiuta
e
piange
.
Maria
,
seria
seria
,
affronta
il
prepotente
con
i
pugni
.
Franco
la
trattiene
con
una
chiamata
imperiosa
;
la
piccina
si
volta
a
guardarlo
e
scoppia
in
lagrime
mentre
quell
'
altro
si
trascina
via
la
sua
vittima
.
Luisa
lasciò
la
finestra
dicendo
sottovoce
a
suo
marito
:
«
Scusa
,
questo
non
è
giusto
»
.
«
Come
non
è
giusto
?
»
Franco
si
riscaldò
,
alzò
la
voce
,
chiese
a
sua
moglie
se
voleva
una
Maria
violenta
e
manesca
.
Ella
rispondeva
con
dolcezza
e
con
fermezza
,
senza
risentirsi
di
qualche
parola
pungente
,
sosteneva
che
il
sentimento
di
Maria
era
buono
,
che
opporsi
alla
prepotenza
e
all
'
ingiustizia
era
il
compito
migliore
per
tutti
,
che
se
un
bambino
vi
adoperava
le
mani
,
fatto
adulto
vi
avrebbe
adoperato
mezzi
più
civili
,
ma
che
se
si
reprimeva
in
lui
la
espressione
naturale
dell
'
animo
,
si
correva
il
rischio
di
schiacciare
con
essa
anche
il
buon
sentimento
nascente
.
Franco
non
si
persuase
.
Secondo
lui
era
molto
dubbio
che
in
Maria
vi
fossero
di
quei
sentimenti
eroici
.
Ella
si
era
arrabbiata
di
vedersi
portar
via
la
sua
compagna
di
giuoco
e
niente
altro
.
Ma
poi
,
la
parte
della
donna
non
era
forse
di
opporre
alle
ingiustizie
e
alle
prepotenze
una
dolcezza
mansueta
,
di
mitigare
ed
emendare
gli
offensori
piuttosto
che
di
respinger
con
la
forza
l
'
offesa
?
Luisa
diventò
rossa
e
rispose
che
ad
alcune
donne
,
forse
alle
migliori
,
questa
parte
conveniva
,
ma
che
non
poteva
convenire
a
tutte
perché
tutte
non
potevano
essere
tanto
miti
e
umili
.
«
E
tu
sei
di
quelle
altre
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
Credo
di
sì
.
»
«
Bella
cosa
!
»
«
Ti
rincresce
molto
?
»
«Moltissimo.»
Luisa
gli
pose
le
mani
sulle
spalle
.
«
Ti
rincresce
molto
?
»
,
diss
'
ella
fissandolo
negli
occhi
,
«
che
io
m
'
irriti
come
te
d
'
aver
questi
padroni
in
casa
,
che
io
desideri
come
te
di
aiutare
anche
con
le
mie
mani
a
cacciarli
via
o
preferiresti
che
io
cercassi
di
emendare
Radetzky
e
di
mitigare
i
croati
?
»
«
Questa
è
un
'
altra
cosa
!
»
«
Come
un
'
altra
cosa
?
No
,
è
la
stessa
cosa
!
»
«
È
un
'
altra
cosa
!
»
,
ripeté
Franco
;
e
non
seppe
dimostrare
che
fosse
un
'
altra
cosa
.
Gli
pareva
di
aver
torto
secondo
un
raziocinio
superficiale
e
di
avere
ragione
secondo
una
verità
profonda
che
non
riusciva
ad
afferrare
.
Non
parlò
più
,
fu
pensieroso
tutto
quel
giorno
e
si
vedeva
che
cercava
la
sua
risposta
.
Ci
pensò
anche
la
notte
,
gli
parve
di
averla
trovata
e
chiamò
sua
moglie
che
dormiva
.
«
Luisa
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Luisa
!
Quella
è
un
'
altra
cosa
.
»
«
Cos
'
è
stato
?
»
,
fece
Luisa
svegliandosi
di
soprassalto
.
Egli
aveva
pensato
che
la
offesa
del
dominio
straniero
non
era
personale
come
le
offese
private
e
che
procedeva
dalla
violazione
d
'
un
principio
di
giustizia
generale
;
ma
nell
'
atto
di
spiegar
ciò
a
sua
moglie
,
gli
venne
in
mente
che
anche
nelle
offese
private
aveva
sempre
luogo
la
violazione
d
'
un
principio
di
giustizia
generale
,
si
figurò
di
avere
sbagliato
.
«
Niente
»
,
diss
'
egli
.
Sua
moglie
credette
che
sognasse
e
,
posatogli
il
capo
sopra
una
spalla
,
si
riaddormentò
.
Se
vi
erano
argomenti
capaci
di
convertire
Franco
alle
idee
di
sua
moglie
,
erano
quel
dolce
contatto
,
quel
dolce
respiro
vicino
al
suo
petto
,
che
gli
avevan
fatto
tante
altre
volte
deliziosamente
sentire
un
reciproco
abbandono
delle
anime
.
Ora
non
fu
così
.
Gli
passò
anzi
nel
cervello
,
come
una
lama
rapida
e
fredda
,
il
pensiero
che
questo
latente
antagonismo
fra
le
idee
di
sua
moglie
e
le
sue
avesse
un
giorno
o
l
'
altro
a
scoppiare
in
qualche
doloroso
modo
e
se
la
strinse
atterrito
nelle
braccia
come
per
difender
sé
e
lei
contro
i
fantasmi
della
propria
mente
.
Il
sei
novembre
,
dopo
colazione
,
Franco
prese
le
sue
grosse
forbici
da
giardiniere
per
fare
il
solito
sterminio
di
seccumi
nel
giardinetto
e
sulla
terrazza
.
Era
un
'
ora
di
tanta
bellezza
,
di
tanta
pace
da
stringere
il
cuore
.
Non
una
foglia
che
si
muovesse
;
purissima
,
cristallina
l
'
aria
da
ponente
;
sfumanti
a
levante
,
dentro
lievi
vapori
,
le
montagne
fra
Osteno
e
Porlezza
;
la
casa
sfolgorata
dal
sole
e
dai
riverberi
tremoli
del
lago
;
il
sole
assai
caldo
ma
i
crisantemi
del
giardinetto
,
gli
ulivi
,
gli
allori
della
costa
più
visibili
fra
il
rosseggiar
delle
foglie
caduche
,
certa
segreta
frescura
dell
'
aria
imbalsamata
d
'
olea
fragrans
,
il
silenzio
d
'
ogni
vento
,
le
aeree
montagne
del
lago
di
Como
bianche
di
neve
accordantisi
malinconicamente
a
dire
che
la
cara
stagione
moriva
.
Sterminati
i
seccumi
,
Franco
propose
a
sua
moglie
di
andar
in
barca
a
Casarico
per
riportare
all
'
amico
Gilardoni
i
due
primi
volumi
dei
Mystères
du
Peuple
,
divorati
avidamente
in
pochi
giorni
,
e
averne
il
terzo
.
Fu
deciso
di
partire
a
mezzogiorno
,
dopo
aver
posto
a
letto
Maria
.
Ma
prima
che
Maria
fosse
a
letto
comparve
tutta
ansante
,
col
cappello
e
la
mantiglia
a
sghimbescio
,
la
Barborin
Pasotti
.
Era
salita
dal
cancello
del
giardinetto
e
si
fermò
sulla
soglia
della
sala
.
Veniva
per
la
prima
volta
dopo
la
perquisizione
;
vide
i
suoi
amici
,
giunse
le
mani
,
ripeté
sottovoce
:
«
Ah
Signor
,
ah
Signor
,
ah
Signor
!
»
,
si
precipitò
su
Luisa
,
la
coperse
di
baci
.
«
Cara
la
mia
tosa
!
Cara
la
mia
tosa
!
»
.
Avrebbe
volentieri
fatto
altrettanto
con
Franco
,
ma
Franco
non
gradiva
certe
espansioni
,
aveva
una
faccia
poco
incoraggiante
,
per
cui
la
povera
donna
si
accontentò
di
prendergli
e
scuotergli
ambedue
le
mani
.
«
Car
el
mè
don
Franco
!
Car
el
mè
don
Franco
!
»
.
Si
raccolse
finalmente
in
braccio
la
Maria
che
le
puntò
le
manine
al
petto
facendo
un
viso
simile
a
quello
di
suo
padre
.
«
Son
vègia
,
neh
?
Son
brutta
,
neh
?
Te
piasi
no
?
L
'
è
nient
,
l
'
è
nient
,
l
'
è
nient
!
»
.
E
si
mise
a
baciarle
umilmente
le
braccia
e
le
spalle
,
non
osando
affrontare
il
visetto
acerbo
.
Poi
disse
ai
suoi
amici
che
aveva
portato
loro
una
bella
notizia
e
gli
occhi
le
brillavano
di
questo
mistero
gaudioso
.
La
marchesa
aveva
scritto
a
Pasotti
e
nella
lettera
c
'
era
un
periodo
che
la
Barborin
aveva
imparato
a
mente
:
«
Ho
appreso
con
vivo
dispiacere
(
vivo
dispiacere
,
gh
'
è
sü
inscì
)
il
triste
fatto
di
Oria
...
di
Oria
...
(
spètta
!
)
il
triste
fatto
di
Oria
...
(
ah
!
)
e
benché
mio
nipote
nulla
meriti
,
(
ciào
,
quell
pacienza
!
)
desidero
non
abbia
cattive
conseguenze
»
.
Il
periodo
non
ebbe
un
gran
successo
.
Luisa
fece
il
viso
scuro
e
non
parlò
;
Franco
guardò
sua
moglie
e
non
osò
metter
fuori
il
commento
favorevole
che
aveva
nella
bocca
ma
non
,
per
verità
,
nel
cuore
.
La
povera
Barborin
che
aveva
approfittato
della
andata
di
suo
marito
a
Lugano
per
correre
a
portar
il
suo
zuccherino
,
rimase
assai
mortificata
,
guardava
contrita
ora
Luisa
ora
Franco
e
finì
col
togliersi
di
tasca
uno
zuccherino
vero
e
proprio
onde
darlo
a
Maria
.
Poi
,
avendo
capito
che
gli
sposi
desideravano
partire
in
barca
e
struggendosi
di
stare
un
po
'
con
Maria
,
tanto
disse
e
fece
che
quelli
se
ne
andarono
lasciando
l
'
incarico
alla
Veronica
di
metter
la
bambina
a
letto
un
po
'
più
tardi
.
Maria
non
parve
gradir
molto
la
compagnia
della
sua
vecchia
amica
.
Taceva
,
taceva
ostinatamente
e
non
andò
molto
che
spalancò
la
bocca
e
scoppiò
in
lagrime
.
La
povera
Pasotti
non
sapeva
che
Santi
invocare
.
Invocò
la
Veronica
,
ma
la
Veronica
discorreva
con
una
guardia
di
finanza
e
non
udì
o
non
volle
udire
.
Offerse
anelli
,
braccialetti
,
l
'
orologio
,
persino
il
cappellone
da
viceregina
Beauharnais
,
ma
nulla
riuscì
gradito
.
Maria
continuava
a
piangere
.
Ebbe
allora
l
'
idea
di
mettersi
al
piano
e
si
mise
a
picchiare
e
ripicchiare
otto
o
dieci
battute
d
'
una
monferrina
antidiluviana
.
Allora
la
principessina
Maria
si
mansuefece
,
si
lasciò
pigliar
dalla
sua
musicista
di
camera
così
delicatamente
come
se
le
sue
braccine
fossero
state
ali
di
farfalla
e
posar
sulle
ginocchia
così
piano
come
se
vi
fosse
stato
pericolo
di
far
cader
in
polvere
le
vecchie
gambe
.
Udite
cinque
o
sei
repliche
della
monferrina
,
Maria
fece
un
visino
annoiato
,
si
provò
di
strappar
dal
piano
le
mani
rugose
della
suonatrice
e
disse
sottovoce
:
«
Cantami
una
canzonetta
»
.
Poi
,
non
ottenendo
risposta
,
si
voltò
a
guardarla
in
faccia
,
le
gridò
a
squarciagola
:
«
Cantami
una
canzonetta
!
»
.
«
Non
capisco
»
,
rispose
la
Pasotti
,
«
sono
sorda
.
»
«
Perché
sei
sorda
?
»
«
Sono
sorda
»
,
replicò
l
'
infelice
,
sorridendo
.
«
Ma
perché
sei
sorda
?
»
La
Pasotti
non
poteva
immaginare
cosa
chiedesse
la
bambina
.
«
Non
capisco
»
,
diss
'
ella
.
«
Allora
»
,
fece
Maria
con
un
'
aria
molto
grave
,
«
sei
stupida
.
»
Dopo
di
che
aggrottò
le
ciglia
e
riprese
piagnucolando
:
«
Voglio
una
canzonetta
!
»
Qualcuno
disse
dal
giardinetto
:
«
Eccolo
,
quel
delle
canzonette
!
»
Maria
alzò
il
viso
,
s
'
illuminò
tutta
.
«
Missipipì
»
,
diss
'
ella
e
scivolò
giù
dalle
ginocchia
della
Pasotti
,
corse
incontro
allo
zio
Piero
ch
'
entrava
.
Si
alzò
anche
la
Pasotti
,
stese
le
braccia
,
tutta
sorpresa
e
ridente
,
verso
il
vecchio
inaspettato
amico
.
«
Tè
chì
,
tè
chì
,
tè
chì
!
»
.
E
corse
a
salutarlo
.
La
Maria
strillò
tanto
forte
«
Missipipì
,
Missipipì
!
»
,
e
si
avvinghiò
tanto
stretta
alle
gambe
dello
zio
che
questi
,
quantunque
paresse
non
averne
voglia
,
dovette
pur
sedere
sul
canapè
,
pigliarsi
la
bambina
sulle
ginocchia
e
ripeterle
la
vecchia
canzone
:
Ombretta
sdegnosa
...
Dopo
quattro
o
cinque
Missipipì
la
Pasotti
,
temendo
che
suo
marito
ritornasse
,
prese
congedo
.
La
Veronica
voleva
porre
Maria
a
letto
.
La
piccina
si
crucciò
,
lo
zio
intervenne
:
«
Oh
lasciatela
un
po
'
qui
!
»
,
e
uscì
con
lei
sulla
terrazza
per
vedere
se
il
papà
e
la
mamma
ritornassero
.
Nessuna
barca
veniva
da
Casarico
.
La
piccina
ordinò
allo
zio
di
sedere
e
gli
si
arrampicò
sulle
ginocchia
.
«
Perché
sei
venuto
?
»
,
diss
'
ella
.
«
Non
c
'
è
mica
,
sai
,
il
pranzo
per
te
.
»
«
Me
lo
farai
tu
,
il
pranzo
.
Sono
venuto
per
star
con
te
.
»
«
Sempre
?
»
«Sempre.»
«
Proprio
sempre
sempre
sempre
?
»
«
Proprio
sempre
.
»
Maria
tacque
,
pensierosa
.
Poi
domandò
:
«
E
cosa
mi
hai
portato
?
»
Lo
zio
si
levò
di
tasca
un
fantoccio
di
gomma
.
Se
Maria
avesse
potuto
sapere
,
intendere
con
quale
animo
,
sotto
qual
colpo
lo
zio
fosse
andato
a
prender
per
lei
quel
fantoccino
avrebbe
pianto
di
tenerezza
.
«
È
brutto
questo
regalo
»
,
diss
'
ella
,
ricordando
gli
altri
dello
zio
.
«
E
se
resti
qui
,
non
mi
porti
più
niente
?
»
«
Più
niente
.
»
«
Va
'
via
,
zio
»
,
diss
'
ella
.
Egli
sorrise
.
Adesso
Maria
volle
sapere
dallo
zio
se
,
quando
era
bambino
lui
,
suo
zio
gli
portasse
regali
.
Ma
questo
zio
dello
zio
,
per
quanto
la
cosa
paresse
impossibile
a
Maria
,
non
era
mai
esistito
.
E
allora
chi
gli
portava
regali
?
Ed
era
egli
un
buon
bambino
?
Piangeva
?
Lo
zio
si
mise
a
raccontarle
cose
della
sua
infanzia
,
cose
di
sessant
'
anni
prima
,
quando
la
gente
portava
parrucca
e
codino
.
Si
compiaceva
di
ricordare
alla
nipotina
quel
tempo
lontano
,
di
farla
vivere
per
un
momento
insieme
ai
suoi
vecchi
,
e
parlava
con
gravità
triste
,
come
avendo
presenti
quei
cari
morti
,
come
parlando
più
per
essi
che
per
lei
.
Ella
gli
fissava
in
viso
gli
occhi
spalancati
,
non
batteva
palpebra
.
Né
lui
né
lei
s
'
accorgevano
che
intanto
passava
il
tempo
,
né
lui
né
lei
pensavano
più
alla
barca
che
doveva
venire
.
E
la
barca
venne
,
Luisa
e
Franco
salirono
senza
sospettare
di
nulla
,
pensando
che
la
bambina
dormisse
.
Franco
fu
il
primo
che
vide
sotto
i
rami
cadenti
delle
passiflore
lo
zio
seduto
,
curvo
su
Maria
che
gli
stava
sulle
ginocchia
.
Mise
una
gran
voce
di
sorpresa
e
corse
là
seguito
da
Luisa
,
con
l
'
idea
che
fosse
successo
qualche
cosa
.
«
Tu
qui
?
»
,
diss
'
egli
correndo
.
Luisa
,
pallida
,
non
disse
nulla
.
Lo
zio
alzò
il
capo
,
li
vide
:
essi
compresero
subito
che
vi
era
una
brutta
novità
,
non
gli
avevano
mai
veduto
una
faccia
così
seria
.
«
Addio
»
,
diss
'
egli
.
«
Cosa
è
stato
?
»
,
sussurrò
Franco
.
Egli
fe
'
cenno
ad
ambedue
di
ritirarsi
dalla
terrazza
nella
loggia
,
ve
li
seguì
,
allargò
le
braccia
,
povero
vecchio
,
come
un
crocifisso
e
disse
con
voce
triste
ma
tranquilla
:
«
Destituito
»
.
Franco
e
Luisa
lo
guardarono
un
momento
come
istupiditi
.
Poi
Franco
esclamò
:
«
Oh
zio
,
zio
!
»
,
e
lo
abbracciò
.
Vedendo
quell
'
atto
e
il
viso
di
sua
madre
,
Maria
scoppiò
in
lagrime
.
Luisa
cercò
di
farla
tacere
,
ma
ella
stessa
,
la
donna
forte
,
aveva
il
pianto
alla
gola
.
Seduto
sul
canapè
della
sala
lo
zio
raccontò
che
l
'
I
.
R
.
Delegato
di
Como
lo
aveva
fatto
chiamare
per
dirgli
che
la
perquisizione
operata
nella
sua
casa
di
Oria
aveva
dati
risultati
dolorosi
e
inattesi
;
quali
,
non
aveva
voluto
assolutamente
dire
.
Aveva
poi
soggiunto
che
s
'
era
voluto
iniziare
un
processo
contro
di
lui
ma
che
in
vista
dei
lunghi
e
lodevoli
servigi
prestati
al
Governo
si
limitava
a
togliergli
l
'
ufficio
.
Lo
zio
aveva
insistito
per
conoscere
le
accuse
e
colui
l
'
aveva
licenziato
senza
rispondere
.
«
E
allora
?
»
,
disse
Franco
.
«
E
allora
...
»
.
Lo
zio
tacque
un
poco
e
poi
pronunciò
una
frase
sacramentale
d
'
ignota
origine
che
egli
stesso
e
i
suoi
compagni
tarocchisti
solevano
ripetere
quando
il
giuoco
andava
disperatamente
male
:
«
Siamo
arcifritti
,
o
Regina
»
.
Vi
fu
un
lungo
silenzio
;
poi
Luisa
si
buttò
al
collo
del
vecchio
.
«
Zio
,
zio
»
,
gli
sussurrò
,
«
ho
paura
che
sia
stato
per
causa
nostra
!
»
Ella
pensava
alla
nonna
e
lo
zio
intese
che
accusasse
Franco
e
sé
di
qualche
imprudenza
.
«
Sentite
,
cari
amici
»
,
diss
'
egli
con
un
tono
bonario
che
aveva
pure
qualche
recondito
sapore
di
rimprovero
,
«
questi
sono
discorsi
inutili
.
Adesso
la
frittata
è
fatta
e
bisogna
pensare
al
pane
.
Fate
conto
su
questa
casa
,
su
qualche
piccolo
risparmio
che
mi
frutta
circa
quattro
svanziche
al
giorno
e
su
due
bocche
di
più
:
la
mia
e
quella
della
Cia
;
la
mia
,
speriamo
per
poco
tempo
.
»
Franco
e
Luisa
protestarono
.
«
Ci
vuol
altro
!
Ci
vuol
altro
!
»
,
fece
lo
zio
agitando
le
braccia
,
come
a
dispregio
di
un
sentimentalismo
irragionevole
.
«
Viver
bene
e
crepare
a
tempo
.
Questa
è
la
regola
.
La
prima
parte
l
'
ho
fatta
,
adesso
mi
tocca
di
fare
la
seconda
.
Intanto
mandatemi
dell
'
acqua
in
camera
e
aprite
la
mia
borsa
.
Vi
troverete
dieci
polpette
che
la
signora
Carolina
dell
'
Agria
mi
ha
voluto
dare
per
forza
.
Vedete
che
le
cose
non
vanno
poi
troppo
male
.
»
Ciò
detto
lo
zio
si
alzò
e
se
n
'
andò
per
l
'
uscio
del
salotto
con
passo
franco
,
mostrando
anche
da
tergo
la
sua
faccia
eretta
,
il
suo
modesto
ventre
pacifico
,
la
sua
serenità
di
filosofo
antico
.
Franco
,
ritto
sul
limitare
della
terrazza
,
con
le
braccia
incrociate
sul
petto
e
le
sopracciglia
aggrottate
,
guardava
verso
Cressogno
.
Se
in
quel
momento
egli
avesse
avuto
fra
le
mascelle
un
fascio
di
Delegati
,
di
Commissari
,
di
birri
e
di
spie
,
avrebbe
tirato
tale
un
colpo
di
denti
da
farne
una
melma
sola
.
6
.
L
'
asso
di
danari
spunta
«
La
barca
è
pronta
»
,
disse
Ismaele
,
entrando
senza
complimenti
con
la
pipa
nella
sinistra
e
una
lanterna
nella
destra
.
«
Che
ore
sono
?
»
,
domandò
Franco
.
«
Undici
e
mezzo
.
»
«
Il
tempo
?
»
«Nevica.»
«
Bene
»
,
esclamò
lo
zio
,
ironicamente
,
allargando
le
gambe
davanti
alla
vampa
del
ginepro
che
scoppiettava
nel
caminetto
.
Nel
minuscolo
salottino
assediato
dall
'
inverno
Luisa
stava
mettendo
,
ginocchioni
,
un
fazzoletto
al
collo
di
Maria
,
Franco
aspettava
col
cappuccio
di
sua
moglie
in
mano
e
la
Cia
,
la
vecchia
governante
,
col
cappello
in
testa
e
le
mani
nel
manicotto
,
andava
brontolando
al
suo
padrone
:
«
Che
signore
è
mai
Lei
!
Cosa
vuol
fare
qui
solo
a
casa
?
»
.
«
Per
dormire
non
ho
bisogno
di
nessuno
»
,
rispose
l
'
ingegnere
,
«
e
se
sono
matti
gli
altri
non
sono
matto
io
.
Mettetemi
qua
il
mio
latte
e
il
mio
lume
.
»
Era
la
vigilia
di
Natale
e
l
'
idea
pazza
di
quella
gente
savia
,
la
risoluzione
che
pareva
incredibile
all
'
ingegnere
era
di
andare
a
S
.
Mamette
per
assistervi
alla
messa
solenne
di
mezzanotte
.
«
E
quella
povera
vittima
!
»
,
diss
'
egli
guardando
la
bambina
.
Franco
diventò
rosso
,
osservò
che
desiderava
prepararle
dei
ricordi
preziosi
,
questa
partenza
notturna
in
barca
,
il
lago
oscuro
,
la
neve
,
la
chiesa
piena
di
lumi
e
di
gente
,
l
'
organo
,
i
canti
,
la
santità
del
Natale
.
Egli
parlava
con
calore
non
tanto
per
lo
zio
,
forse
,
quanto
per
un
'
altra
persona
che
taceva
.
«
Sì
sì
sì
sì
»
,
fece
lo
zio
,
come
se
si
fosse
aspettata
questa
rettorica
,
questa
poesia
buona
a
niente
.
«
Anch
'
io
,
sai
,
il
punch
!
»
,
gli
disse
la
piccina
.
Lo
zio
sorrise
:
manco
male
!
Quello
sarà
proprio
un
ricordo
prezioso
.
Franco
,
sentendosi
così
demolire
la
sua
sottile
preparazione
di
ricordi
religiosi
e
poetici
,
si
fece
scuro
.
«
E
questo
Gilardoni
?
»
,
chiese
Luisa
.
«
Sono
qui
adesso
»
,
fece
Ismaele
uscendo
con
la
sua
lanterna
.
Il
professore
Gilardoni
aveva
invitato
i
Maironi
e
donna
Ester
Bianchi
a
prendere
il
punch
in
casa
sua
dopo
la
messa
.
Lo
si
aspettava
dal
Niscioree
dov
'
era
andato
a
pigliare
la
signorina
che
ci
viveva
sola
con
due
vecchie
serve
,
dopo
la
morte
del
padre
avvenuta
nel
1852
.
L
'
ottimo
professore
aveva
pianto
segretamente
la
signora
Teresa
per
uno
spazio
di
tempo
ragionevole
.
Durante
quella
pessima
convalescenza
del
cuore
che
lo
tiene
debole
e
molle
,
in
continuo
pericolo
di
ricadere
,
egli
si
era
troppo
poco
guardato
dal
bel
visino
brioso
,
dagli
occhi
vivaci
,
dalla
gaiezza
scintillante
della
principessina
del
Niscioree
,
come
la
chiamavano
i
Maironi
.
Ella
era
così
diversa
nello
spirito
e
nel
corpo
dalla
signora
Teresa
,
la
sua
persona
vigorosa
nelle
forme
della
grazia
più
squisita
suggeriva
l
'
idea
di
un
amore
così
lontano
da
quell
'
altro
,
che
al
professore
pareva
di
poterle
volere
bene
senza
offendere
la
santa
immagine
della
madre
di
Luisa
.
Infatti
egli
santificò
sempre
maggiormente
questa
immagine
,
la
spinse
in
su
in
su
verso
il
cielo
,
tanto
in
su
che
qualche
nuvola
cominciò
a
passare
fra
lui
e
lei
;
prima
eran
cirri
,
adesso
eran
cumuli
e
stava
per
giungere
uno
strato
definitivo
.
Egli
era
più
timido
ancora
con
donna
Ester
che
non
lo
fosse
stato
con
la
signora
Teresa
.
Aveva
del
resto
un
inconscio
bisogno
di
amare
senza
speranza
per
potersi
poi
compiangere
,
per
la
voluttà
di
un
doppio
intenerimento
,
verso
una
bella
creatura
e
verso
se
stesso
.
E
la
sua
timidezza
era
pure
contenta
di
possedere
una
scusa
in
quella
gran
differenza
d
'
età
e
di
aspetto
.
Però
col
non
far
alcuna
difesa
contro
gli
occhi
maliziosi
,
i
folti
capelli
biondi
,
il
sottile
collo
di
neve
,
col
bersi
e
ribersi
nel
cuore
la
voce
fresca
,
il
riso
d
'
argento
,
l
'
uomo
si
metteva
in
pericolo
di
cuocere
intollerabilmente
.
Ester
,
che
a
ventisette
anni
ne
mostrava
venti
salvo
che
nella
morbidezza
delle
movenze
e
in
una
certa
occulta
,
deliziosa
scienza
degli
occhi
,
non
aveva
desiderato
di
pescar
quell
'
amante
rispettabile
ma
lo
sentiva
preso
e
se
ne
compiaceva
,
stimandolo
un
grande
ingegno
,
un
sapientone
.
Che
egli
osasse
parlarle
d
'
amore
,
ch
'
ella
potesse
sposar
quella
sapienza
giallognola
,
rugosa
e
secca
,
neppure
le
veniva
in
mente
;
ma
neanche
avrebbe
voluto
spegnere
un
focherello
così
discreto
che
faceva
onore
a
lei
e
,
probabilmente
,
piacere
a
lui
.
S
'
ella
ne
rideva
qualche
volta
con
Luisa
,
non
era
però
mai
la
prima
a
ridere
e
soggiungeva
subito
:
«
Povero
signor
Gilardoni
!
Povero
professore
!
»
.
Ella
entrò
frettolosa
,
con
la
testolina
bionda
chiusa
in
un
gran
cappuccio
nero
,
come
una
primavera
travestitasi
,
per
chiasso
,
da
dicembre
.
Dicembre
le
veniva
dietro
,
affagottato
il
collo
in
una
gran
sciarpa
sulla
quale
si
porgeva
,
lucente
e
rosso
,
il
naso
professorale
irritato
dalla
neve
.
Era
tardi
,
tutti
si
accomiatarono
dallo
zio
ed
egli
rimase
solo
con
il
suo
lume
e
il
suo
latte
,
davanti
alle
ultime
brage
moribonde
del
ginepro
.
Gli
restava
sul
viso
una
leggera
ombra
di
disapprovazione
.
Franco
faceva
troppo
il
poeta
!
Adesso
la
vita
era
dura
in
casa
Maironi
.
Si
faceva
colazione
con
una
tazza
di
latte
e
cicoria
adoperando
certo
zucchero
rosso
che
puzzava
di
farmacia
.
Non
si
mangiava
carne
che
la
domenica
e
il
giovedì
.
Una
bottiglia
di
vin
Grimelli
veniva
ogni
giorno
in
tavola
per
lo
zio
,
il
quale
non
voleva
saperne
di
privilegi
.
Ogni
giorno
,
per
questa
bottiglia
,
sorgevano
le
stesse
nubi
,
scoppiava
la
stessa
piccola
burrasca
e
si
scioglieva
secondo
il
volere
dello
zio
,
con
una
brevissima
pioggerella
di
decotto
in
ciascuno
dei
cinque
bicchieri
.
La
serva
era
stata
licenziata
;
restava
la
Veronica
per
le
faccende
grosse
,
per
la
polenta
,
e
qualche
volta
per
badare
a
Maria
.
Malgrado
queste
ed
altre
economie
,
malgrado
che
la
Cia
avesse
rinunciato
al
suo
salario
,
malgrado
i
doni
di
ricotta
,
di
mascherpa
,
di
formaggio
di
capra
,
di
castagne
,
di
noci
,
che
piovevano
dalla
gente
del
paese
,
Luisa
non
riusciva
a
tener
la
spesa
dentro
l
'
entrata
.
Si
era
procacciato
qualche
lavoro
di
copiatura
da
un
notaio
di
Porlezza
;
molta
fatica
e
miserabilissimi
guadagni
.
Franco
aveva
cominciato
a
copiar
con
ardore
anche
lui
,
ma
ci
reggeva
meno
di
sua
moglie
e
poi
non
c
'
era
lavoro
per
due
.
Avrebbe
dovuto
darsi
le
mani
attorno
,
cercar
un
impiego
privato
,
ma
di
questo
lo
zio
non
vedeva
indizio
;
per
cui
?
Per
cui
,
questo
pensare
a
spedizioni
poetiche
gli
pareva
anche
più
fuor
di
luogo
.
Dopo
aver
meditato
alquanto
sulla
triste
situazione
e
sulla
poca
probabilità
che
Franco
sapesse
uscirne
,
trovò
che
dal
canto
suo
la
prima
cosa
a
fare
era
di
bere
il
suo
latte
e
la
seconda
di
andarsene
a
letto
.
Ma
no
,
gli
venne
un
altro
pensiero
.
Aperse
l
'
uscio
della
sala
,
e
,
visto
tutto
buio
,
andò
in
cucina
,
accese
una
lanterna
,
la
portò
in
loggia
,
spalancò
una
finestra
e
,
poiché
nevicava
senza
vento
,
posò
il
lume
sul
davanzale
,
onde
quella
gente
poetica
potesse
dirigersi
ritornando
a
casa
per
il
lago
tenebroso
.
Dopo
di
che
se
n
'
andò
a
dormire
.
Nella
vecchia
barca
di
casa
l
'
ingegnoso
Franco
aveva
architettato
una
specie
di
felze
per
l
'
inverno
con
due
finestrini
ai
lati
e
un
usciolino
a
prora
.
Ora
i
sei
viaggiatori
vi
stavano
attorno
a
un
minuscolo
tavolino
,
sul
quale
ardeva
una
candela
.
Vedendo
l
'
espressione
estatica
del
professore
ch
'
era
seduto
in
faccia
a
Ester
,
Franco
si
divertì
a
spegner
il
lume
e
osservò
che
la
filosofia
poteva
trovarsi
male
al
buio
,
ma
che
la
poesia
ci
si
trovava
benissimo
.
Infatti
i
pensieri
suoi
e
de
'
suoi
compagni
,
prima
raccolti
intorno
al
lume
,
uscivano
adesso
per
il
vetro
dell
'
usciolino
dietro
un
chiaror
fioco
dove
si
vedeva
la
prora
della
barca
,
già
biancastra
di
neve
sul
lago
immobile
e
nero
.
E
le
immaginazioni
lavoravano
.
A
chi
pareva
di
andar
verso
Osteno
,
a
chi
pareva
di
andar
verso
la
Caravina
,
a
chi
pareva
di
andar
verso
Cadate
;
e
ciascuno
diceva
i
propri
dubbi
parlando
piano
come
per
non
svegliare
il
lago
addormentato
.
Un
po
'
alla
volta
si
misero
a
discutere
,
ma
le
sei
teste
,
ad
ogni
colpo
dei
remi
,
facevano
un
cenno
di
completo
accordo
.
Così
ciascuno
dei
critici
saliti
nella
navicella
d
'
un
grande
poeta
si
crede
fare
una
via
differente
.
Chi
stima
dirigersi
verso
un
ideale
,
chi
verso
un
altro
,
chi
stima
accostarsi
a
un
modello
,
chi
a
un
altro
,
chi
andar
avanti
,
chi
tornar
indietro
;
e
il
poeta
li
commove
,
li
scuote
col
suo
verso
tutti
insieme
,
li
porta
sulla
propria
via
.
Ismaele
portò
fedelmente
il
suo
carico
a
S
.
Mamette
.
La
neve
cadeva
sempre
grossa
e
placida
.
Sotto
i
portici
della
piazza
v
'
era
molta
gente
e
un
viavai
di
lanterne
.
C
'
era
pure
il
preposto
che
arringava
un
gruppo
di
fedeli
disposti
a
disertar
la
chiesa
per
l
'
osteria
.
Egli
stava
dimostrando
che
il
Paradiso
è
difficile
a
guadagnare
e
che
bisogna
pensarci
per
tempo
:
«
Vialter
credii
che
andà
in
Paradis
el
sia
giusta
come
andà
in
la
barca
del
Parella
.
E
sü
gent
!
E
sü
gent
!
Gh
'
è
semper
post
!
Avii
capì
che
l
'
è
minga
inscì
?
»
.
Sulla
scalinata
che
sale
alla
chiesa
Ester
domandò
a
Luisa
se
il
paradiso
fosse
proprio
così
piccolo
.
Il
professore
che
accompagnava
Ester
con
l
'
ombrello
ebbe
un
'
idea
,
palpitò
,
tremò
e
,
fattosi
un
coraggio
leonino
,
la
mise
fuori
;
disse
che
il
paradiso
era
più
piccolo
ancora
e
poteva
stare
sotto
un
ombrello
.
La
cosa
passo
liscia
,
Ester
non
rispose
e
tutta
la
compagnia
entrò
,
mista
a
una
frotta
di
donne
,
nelle
tenebre
della
chiesa
.
Il
professore
si
fermò
sulla
porta
,
incerto
fra
l
'
amore
e
la
filosofia
.
La
filosofia
lo
tirava
indietro
con
un
filo
e
l
'
amore
lo
tirava
avanti
con
una
fune
;
egli
entrò
e
si
pose
accanto
a
Ester
.
Franco
ebbe
per
un
momento
la
crudele
idea
di
trascinarlo
avanti
,
fra
i
banchi
degli
uomini
;
ma
poi
mutò
pensiero
e
si
pose
anche
lui
presso
sua
moglie
.
Giovò
poco
,
perché
Ester
,
fingendo
voler
dire
qualche
cosa
a
Luisa
,
le
si
avvicinò
e
spinse
maliziosamente
la
vecchia
Cia
verso
il
professore
.
Questi
,
ancora
palpitante
per
quella
sua
disperata
audacia
del
paradiso
sotto
l
'
ombrello
,
alla
mossa
di
Ester
si
turbò
,
pensò
di
averla
offesa
,
si
diede
dell
'
asino
e
dell
'
asino
e
dell
'
asino
.
La
chiesa
era
già
tutta
piena
e
anche
le
signore
dovettero
star
in
piedi
dietro
la
spalliera
del
primo
banco
.
Ester
s
'
incaricò
di
Maria
,
la
pose
a
sedere
sulla
spalliera
mentre
il
sagrestano
accendeva
le
candele
dell
'
altar
maggiore
.
La
Cia
tormentava
il
professore
,
credendolo
un
sant
'
uomo
,
con
mille
domande
sulle
differenze
tra
il
rito
romano
e
il
rito
ambrosiano
,
e
Maria
teneva
occupata
Ester
con
altre
domande
ancora
più
straordinarie
.
«
Per
chi
si
accendono
quei
lumi
?
»
«
Per
il
Signore
.
»
«
Va
'
a
letto
adesso
,
il
Signore
?
»
«
No
,
taci
.
»
«
E
il
bambino
Gesù
è
già
a
letto
?
»
«
Sì
,
sì
»
,
rispose
Ester
storditamente
,
per
finirla
.
«
Col
mulo
?
»
Lo
zio
aveva
portato
una
volta
a
Maria
un
brutto
muletto
di
legno
ch
'
ella
odiava
;
e
,
quando
si
ostinava
in
qualche
capriccio
,
sua
madre
la
poneva
a
letto
con
quel
mulo
sotto
il
guanciale
,
sotto
la
testolina
troppo
dura
.
«
Citto
,
ciallina
!
»
,
fece
Ester
.
«
Io
no
,
a
letto
col
mulo
.
Io
dico
scusa
.
»
«
Zitto
!
Ascolta
l
'
organo
,
adesso
.
»
Tutti
i
ceri
erano
ormai
accesi
e
l
'
organista
salito
al
suo
posto
andava
stuzzicando
,
come
per
risvegliarlo
,
il
suo
vecchio
strumento
che
pareva
mettere
grugniti
di
corruccio
.
Nel
punto
in
cui
un
campanello
suonò
e
l
'
organo
alzò
tutte
le
sue
gran
voci
e
uscirono
i
chierici
e
uscì
il
sacerdote
,
Luisa
prese
di
soppiatto
,
come
un
'
amante
,
la
mano
di
suo
marito
.
Quelle
due
mani
,
stringendosi
furtivamente
,
parlavano
di
un
prossimo
avvenimento
,
di
una
risoluzione
grave
che
conveniva
tener
segreta
e
che
non
ancora
era
presa
in
modo
irrevocabile
.
La
piccola
mano
nervosa
disse
«
coraggio
!
»
.
La
mano
virile
rispose
«
l
'
avrò
»
.
Bisognava
decidersi
.
Franco
doveva
partire
,
lasciar
sua
moglie
,
la
bambina
,
il
vecchio
zio
,
forse
per
qualche
mese
,
forse
per
qualche
anno
;
doveva
lasciar
Valsolda
,
la
casetta
cara
,
i
suoi
fiori
,
forse
per
sempre
,
emigrare
in
Piemonte
,
cercar
lavoro
e
guadagno
con
la
speranza
di
poter
chiamare
a
sé
la
famiglia
quando
le
altre
grandi
speranze
nazionali
sfumassero
.
Contento
che
sua
moglie
avesse
scelto
la
chiesa
e
quel
momento
solenne
per
incoraggiarlo
al
sacrifizio
,
non
lasciò
più
la
dolce
mano
,
la
tenne
egli
pure
come
l
'
avrebbe
tenuta
un
amante
,
non
guardando
mai
Luisa
,
serbando
impassibile
il
viso
e
rigida
la
persona
.
Parlava
con
la
mano
sola
,
con
l
'
anima
nel
palmo
e
nelle
dita
,
il
più
vario
appassionato
linguaggio
misto
di
blande
carezze
e
di
strette
,
di
tenerezze
e
di
ardori
.
Qualche
volta
ella
si
provava
di
ritirarsi
dolcemente
ed
egli
la
tratteneva
allora
violento
.
Guardava
l
'
altare
col
viso
alzato
,
come
assorto
nel
suono
dell
'
organo
,
nella
voce
del
sacerdote
,
nel
canto
del
popolo
.
In
fatto
non
seguiva
le
preghiere
,
ma
sentiva
la
Divina
Presenza
,
un
rapimento
,
una
effervescenza
di
amore
,
di
dolore
,
di
speranza
in
Dio
.
Luisa
gli
aveva
presa
la
mano
indovinando
ch
'
egli
pregava
,
che
tutte
le
sue
angustie
,
tutte
le
sue
dubbiezze
gli
si
agitavano
nel
cuore
.
Avea
realmente
voluto
infondergli
coraggio
,
convinta
ch
'
era
bene
per
lui
di
prender
questo
partito
doloroso
.
Fraintese
la
stretta
che
le
rispose
;
le
parve
un
'
appassionata
protesta
contro
la
separazione
,
e
non
la
potendo
,
quantunque
le
fosse
dolce
,
approvare
,
accennava
ogni
tanto
a
ritrar
la
mano
.
Fu
lui
che
all
'
Elevazione
ritrasse
,
per
rispetto
,
la
propria
.
Egli
dovette
quindi
prendersi
in
braccio
Maria
che
s
'
era
addormentata
e
continuò
a
dormire
con
la
testa
sulla
spalla
di
suo
padre
,
mostrando
un
bel
mezzo
visino
pacifico
.
Non
lo
sapeva
,
lei
,
cara
,
che
il
suo
papà
sarebbe
andato
lontano
lontano
e
il
suo
papa
aveva
il
cuore
tutto
molle
di
quel
piccolo
tesoro
caldo
che
vi
respirava
su
,
di
quella
testina
dall
'
odore
di
uccelletto
del
bosco
.
Gli
pareva
già
di
essere
partito
e
che
lo
cercasse
,
che
piangesse
,
e
allora
gli
correva
nelle
braccia
un
desiderio
di
stringerla
forte
,
fermato
subito
dal
timor
di
destarla
.
Il
Gilardoni
era
uscito
il
primo
e
stava
sul
sagrato
ad
aspettare
donna
Ester
con
l
'
ombrello
aperto
.
Ella
venne
a
braccetto
di
Luisa
,
e
la
perfida
Luisa
,
malgrado
il
pregar
sommesso
della
compagna
,
disse
al
professore
:
«
Ecco
la
Sua
dama
»
.
Ester
non
ebbe
il
coraggio
di
rifiutar
il
braccio
del
Gilardoni
ma
gli
osservò
ridendo
che
splendevano
mille
stelle
.
Il
Gilardoni
guardò
il
cielo
,
mise
fuori
due
o
tre
frasi
senza
senso
comune
e
chiuse
l
'
ombrello
.
Non
nevicava
più
,
sopra
il
Boglia
il
cielo
era
lucido
,
s
'
udiva
in
alto
un
rombo
continuo
.
«
Vento
,
vento
!
»
,
disse
Ismaele
raggiungendo
la
comitiva
.
«
Vado
a
piedi
!
Vado
a
piedi
!
»
,
gemette
allora
la
Cia
che
aveva
una
gran
paura
del
lago
.
Intanto
la
gente
,
uscendo
di
chiesa
,
urtò
e
scompose
il
gruppo
,
lo
trasse
giù
per
la
scalinata
.
I
sei
viaggiatori
e
il
barcaiuolo
si
riunirono
da
capo
sulla
piazza
di
S
.
Mamette
e
lì
donna
Ester
dichiarò
che
non
si
sentiva
troppo
bene
,
che
rinunciava
al
punch
e
che
sarebbe
andata
a
casa
a
piedi
con
la
Cia
.
Il
professore
taceva
in
disparte
.
Franco
e
Luisa
capirono
che
non
c
'
era
da
insistere
e
le
due
donne
s
'
avviarono
a
Oria
con
la
scorta
d
'
Ismaele
il
quale
doveva
ritornar
poi
a
prendere
i
Maironi
e
la
barca
.
Una
lucerna
modérateur
era
accesa
nel
salotto
del
Gilardoni
,
un
bel
fuoco
ardeva
nel
caminetto
,
il
Pinella
aveva
preparato
ogni
cosa
per
il
punch
e
chi
lo
fece
fu
Luisa
perché
il
professore
pareva
aver
perduto
la
testa
,
non
faceva
che
darsi
dello
stupido
e
della
bestia
.
Sulle
prime
non
gli
si
poté
cavar
niente
;
poi
vennero
fuori
,
poco
a
poco
,
la
storia
del
paradiso
sotto
l
'
ombrello
e
certe
infernali
conseguenze
di
quel
paradiso
.
Nello
scendere
la
scalinata
della
chiesa
c
'
era
stato
fra
lui
ed
Ester
questo
dialogo
:
«
Sa
,
donna
Ester
,
temevo
quasi
di
averla
offesa
»
.
«
Come
?
»
«
Con
quell
'
affare
dell
'ombrello.»
«
Che
ombrello
?
»
Qui
il
professore
non
era
stato
buono
di
ripetere
il
suo
complimento
.
«
Sa
,
Le
avevo
detto
qualche
cosa
...
»
«
Che
cosa
?
»
«
Si
parlava
del
Paradiso
...
»
Silenzio
di
Ester
.
«
...
e
io
quando
mi
trovo
con
una
persona
che
stimo
,
che
stimo
proprio
di
tutto
cuore
,
dico
facilmente
degli
spropositi
.
Vorrei
quasi
dirne
uno
anche
adesso
,
donna
Ester
.
»
«
Spropositi
mai
,
sa
»
,
aveva
risposto
Ester
e
s
'
era
staccata
da
lui
per
andare
a
Oria
con
la
Cia
.
Veramente
il
dialogo
non
fu
riferito
così
.
Il
Gilardoni
raccontò
che
aveva
fatto
capire
la
sua
gran
passione
e
che
donna
Ester
si
era
sdegnata
.
Franco
aveva
una
gran
voglia
di
ridere
;
Luisa
disse
scherzando
:
«
Lasci
fare
a
me
,
lasci
fare
a
me
che
farò
il
punch
e
la
pace
e
tutto
;
e
Lei
,
un
'
altra
volta
,
non
sia
un
seduttore
così
terribile
!
»
.
Il
povero
professore
per
poco
non
si
inginocchiò
a
baciarle
uno
scarpino
e
,
rifatto
animo
,
riprese
le
sue
funzioni
di
ospite
,
servì
il
punch
agli
amici
.
«
Guardate
Maria
»
,
disse
Franco
,
sottovoce
.
La
piccina
si
era
addormentata
sulla
poltrona
del
professore
,
presso
la
finestra
.
Franco
prese
la
lucerna
e
l
'
alzò
per
vederla
meglio
.
Pareva
una
piccola
creatura
del
cielo
,
caduta
lì
col
lume
delle
stelle
,
assopita
,
soffusa
nel
viso
di
una
dolcezza
non
terrena
,
di
una
solennità
piena
di
mistero
.
«
Cara
!
»
,
diss
'
egli
.
Raccolse
sua
moglie
a
sé
con
un
braccio
,
sempre
guardando
Maria
.
Il
Gilardoni
venne
loro
alle
spalle
,
mormorò
«
che
bellezza
!
»
e
tornò
al
caminetto
sospirando
«
beati
voi
!
»
.
Allora
Franco
,
intenerito
,
sussurrò
all
'
orecchio
di
sua
moglie
:
«
Glielo
diciamo
?
»
.
Ella
non
capì
,
lo
guardò
negli
occhi
.
«
Che
parto
»
,
diss
'
egli
,
sempre
sottovoce
.
Luisa
trasalì
,
rispose
«
sì
,
sì
»
tutta
commossa
perché
non
l
'
attendeva
a
questo
,
avendolo
in
chiesa
creduto
incerto
.
La
sorpresa
di
lei
non
sfuggì
a
Franco
.
Ne
fu
turbato
,
si
sentì
scosso
nel
suo
proposito
ed
ella
intese
,
ripeté
impetuosamente
«
sì
,
sì
»
e
lo
spinse
verso
il
Gilardoni
.
«
Caro
amico
»
,
diss
'
egli
,
«
Le
debbo
dir
una
cosa
.
»
Il
professore
,
assorto
nella
contemplazione
del
fuoco
,
non
rispondeva
.
Franco
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
.
«
Ah
!
»
,
fece
quegli
trasalendo
.
«
Scusi
.
Che
cosa
?
»
«
Le
debbo
raccomandare
qualcuno
.
»
«
A
me
?
Chi
?
»
«
Un
vecchio
,
una
signora
e
una
bambina
.
»
I
due
uomini
si
guardarono
in
silenzio
,
uno
commosso
,
l
'
altro
stupefatto
.
«
Non
capisce
?
»
,
sussurrò
Luisa
.
No
,
non
capiva
,
non
rispondeva
.
«
Le
raccomando
»
,
riprese
Franco
,
«
mia
moglie
,
mia
figlia
e
il
nostro
vecchio
zio
.
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
il
professore
,
guardando
ora
Luisa
ora
Franco
.
«
Vado
via
»
,
disse
questi
con
un
sorriso
che
fece
doler
il
cuore
al
Gilardoni
.
«
Allo
zio
non
l
'
abbiamo
ancora
detto
ma
è
cosa
necessaria
.
Nelle
nostre
condizioni
non
posso
star
qui
a
far
niente
.
Dirò
che
vado
a
Milano
,
crederà
chi
vorrà
;
invece
sarò
in
Piemonte
.
»
Gilardoni
giunse
le
mani
silenziosamente
,
sbalordito
.
Luisa
abbracciò
Franco
,
lo
baciò
,
gli
tenne
il
capo
sul
petto
,
ad
occhi
chiusi
.
Il
professore
s
'
immaginò
ch
'
ella
piegasse
con
dolore
alla
volontà
di
suo
marito
.
«
Oh
senta
»
,
diss
'
egli
,
volto
a
Franco
.
«
Se
ci
fosse
la
guerra
,
capirei
;
ma
così
,
se
dà
una
tale
afflizione
a
Sua
moglie
per
ragioni
economiche
,
ha
torto
!
»
Luisa
,
tenendosi
sempre
al
collo
di
suo
marito
con
un
braccio
,
agitò
in
silenzio
l
'
altra
mano
verso
Gilardoni
per
farlo
tacere
.
«
No
,
no
,
no
»
,
mormorò
,
ricongiungendo
le
braccia
intorno
al
collo
di
Franco
,
«
fai
bene
,
fai
bene
»
,
e
perché
il
Gilardoni
insisteva
,
si
staccò
da
suo
marito
.
«
Oh
,
ma
professore
!
»
,
diss
'
ella
scotendogli
le
mani
incontro
,
«
se
glielo
dico
io
che
fa
bene
di
partire
,
se
glielo
dico
io
che
sono
sua
moglie
!
Ma
caro
professore
!
»
«
Oh
infine
,
signora
!
»
,
proruppe
il
Gilardoni
.
«
Bisogna
poi
anche
sapere
...
»
Franco
stese
impetuoso
le
braccia
verso
di
lui
,
gridò
:
«
Professore
!
»
«
Fa
male
!
»
,
gli
rispose
questi
.
«
Fa
male
!
Fa
male
!
»
«
Cosa
c
'
è
,
Franco
?
»
,
dimandò
Luisa
,
meravigliata
.
«
C
'
è
qualche
cosa
che
io
non
so
?
»
«
C
'
è
che
devo
andar
via
,
che
andrò
via
e
non
c
'
è
altro
!
»
Maria
s
'
era
svegliata
di
soprassalto
a
quel
grido
di
suo
padre
:
«
Professore
!
»
,
poi
,
vedendo
la
mamma
così
agitata
,
si
dispose
a
piangere
.
Finalmente
scoppiò
in
lagrime
dirotte
:
«
No
papà
,
no
via
papà
,
no
via
papà
!
»
.
Franco
se
la
tolse
in
braccio
,
la
baciò
,
l
'
accarezzò
.
Ella
andava
ripetendo
fra
i
singhiozzi
«
papà
mio
,
papà
mio
»
con
una
voce
accorata
e
grave
che
faceva
male
al
cuore
.
Suo
padre
se
ne
struggeva
tutto
,
le
protestava
di
voler
star
sempre
con
lei
e
piangeva
per
il
dolore
d
'
ingannarla
,
per
la
commozione
di
quella
tenerezza
nuova
che
veniva
proprio
adesso
.
Luisa
pensava
al
grido
di
suo
marito
.
Il
Gilardoni
s
'
accorse
ch
'
era
in
sospetto
di
un
segreto
e
le
domandò
,
per
toglierla
da
quel
pensiero
,
se
Franco
intendesse
partire
presto
.
Fu
questi
che
rispose
.
Dipendeva
da
una
lettera
di
Torino
.
Fra
una
settimana
,
forse
;
tutt
'
al
più
fra
quindici
giorni
.
Luisa
taceva
e
il
discorso
cadde
.
Franco
parlò
allora
di
politica
,
delle
probabilità
che
la
guerra
scoppiasse
a
primavera
.
Anche
questo
discorso
morì
presto
.
Pareva
che
il
Gilardoni
e
Luisa
pensassero
ad
altro
,
che
ascoltassero
il
batter
delle
onde
ai
muri
dell
'
orto
.
Finalmente
Ismaele
ritornò
,
ebbe
il
suo
punch
,
assicurò
che
il
lago
non
era
troppo
cattivo
,
che
si
poteva
partire
.
Appena
i
Maironi
furono
in
barca
,
appena
Maria
vi
riprese
il
sonno
,
Luisa
domandò
a
suo
marito
se
vi
fosse
una
cosa
ch
'
ella
non
sapeva
e
che
il
Gilardoni
non
doveva
dire
.
Franco
tacque
.
«
Basta
»
,
diss
'
ella
.
Allora
suo
marito
le
passò
un
braccio
al
collo
,
la
strinse
a
sé
,
protestando
contro
parole
che
ella
non
aveva
dette
:
«
Oh
Luisa
,
Luisa
!
»
.
Luisa
si
lasciò
abbracciare
ma
non
rispose
all
'
abbraccio
;
onde
suo
marito
,
disperato
,
le
promise
subito
di
dirle
tutto
,
tutto
.
«
Mi
credi
curiosa
?
»
,
sussurrò
ella
fra
le
sue
braccia
.
No
,
no
,
egli
voleva
raccontarle
ogni
cosa
subito
,
dirle
perché
non
avesse
parlato
prima
.
Ella
si
oppose
;
preferiva
che
parlasse
più
tardi
,
spontaneamente
.
Avevano
il
vento
in
favore
e
il
lume
che
brillava
ad
una
finestra
della
loggia
serviva
bene
di
mira
a
Ismaele
.
Franco
tenne
sempre
abbracciato
il
collo
di
sua
moglie
e
guardava
tacendo
quel
punto
lucente
.
Né
l
'
uno
né
l
'
altra
pensarono
alla
mano
amorosa
e
prudente
che
lo
aveva
acceso
.
Vi
pensò
Ismaele
,
affermò
che
né
la
Veronica
né
la
Cia
eran
capaci
di
un
simile
tratto
di
genio
e
benedisse
la
faccia
del
signor
ingegnere
.
Nell
'
uscire
di
barca
Maria
si
svegliò
e
gli
sposi
non
parvero
pensar
più
che
a
lei
.
Quando
furono
a
letto
,
Franco
spense
il
lume
.
«
Si
tratta
della
nonna
»
,
diss
'
egli
.
La
voce
era
commossa
,
rotta
.
Luisa
mormorò
«
caro
»
e
gli
prese
una
mano
,
affettuosamente
.
«
Non
ho
mai
parlato
»
,
riprese
Franco
,
«
per
non
accusar
la
nonna
e
poi
anche
...
»
Qui
seguì
una
pausa
;
quindi
fu
egli
che
mescolò
al
suo
dire
le
più
tenere
carezze
mentre
sua
moglie
,
invece
,
non
vi
rispondeva
più
.
«
Temevo
»
,
disse
,
«
l
'
impressione
tua
,
i
tuoi
sentimenti
,
le
idee
che
ti
potevano
venire
...
»
Più
le
parole
avevano
questo
dubbio
sapore
,
più
la
voce
era
tenera
.
Luisa
sentiva
avvicinarsi
,
non
un
alterco
,
ma
un
contrasto
più
durevole
e
grave
;
non
avrebbe
voluto
,
adesso
,
che
suo
marito
parlasse
,
e
suo
marito
,
sentendola
diventar
fredda
,
non
proseguì
.
Ella
gli
posò
la
fronte
alla
spalla
e
disse
sottovoce
,
malgrado
se
stessa
:
«
Racconta
»
.
Allora
Franco
,
parlandole
nei
capelli
,
le
ripeté
il
racconto
fattogli
dal
professore
nella
notte
del
suo
matrimonio
.
Nel
riferire
a
memoria
la
lettera
e
il
testamento
di
suo
nonno
,
temperò
alquanto
le
frasi
ingiuriose
verso
suo
padre
e
la
nonna
.
A
mezzo
il
racconto
,
Luisa
,
che
non
si
aspettava
una
rivelazione
simile
,
alzò
il
capo
dalla
spalla
di
suo
marito
.
Questi
s
'
interruppe
.
«
Avanti
»
,
diss
'
ella
.
Finito
ch
'
egli
ebbe
,
gli
domandò
se
si
potesse
dimostrare
che
il
testamento
del
nonno
era
stato
soppresso
.
Franco
rispose
prontamente
di
no
.
«
Ma
»
,
diss
'
ella
,
«
perché
allora
parlavi
delle
idee
che
mi
potevan
venire
?
»
.
Il
suo
pensiero
era
subito
corso
al
probabile
delitto
della
nonna
,
alla
possibilità
di
un
'
accusa
.
Ma
se
l
'
accusa
non
era
possibile
?
Franco
non
rispose
ed
ella
,
dopo
aver
pensato
un
poco
,
esclamò
:
«
Ah
,
la
copia
del
testamento
?
Adoperarla
?
Quello
è
un
testamento
che
potrebbe
valere
?
»
«
Sì
»
«
E
tu
non
l
'
hai
voluto
far
valere
?
»
«No.»
«
Perché
,
Franco
?
»
«
Ecco
!
»
,
esclamò
Franco
,
pigliando
fuoco
.
«
Vedi
?
Lo
sapevo
!
No
,
non
lo
voglio
far
valere
,
no
,
no
,
assolutamente
,
no
!
»
«
Ma
le
ragioni
?
»
«
Dio
,
le
ragioni
!
Le
ragioni
si
sentono
,
le
devi
sentire
senza
che
io
te
le
dica
!
»
«
Non
le
sento
.
Non
credere
ch
'
io
pensi
ai
denari
.
Non
pigliamoli
i
denari
,
dalli
a
chi
vuoi
tu
.
Io
sento
le
ragioni
della
giustizia
.
C
'
è
la
volontà
di
tuo
nonno
da
rispettare
,
c
'
è
un
delitto
che
tua
nonna
ha
commesso
.
Tu
sei
tanto
religioso
,
devi
riconoscere
che
questa
carta
l
'
ha
fatta
venir
fuori
la
giustizia
divina
.
Tu
ti
vuoi
mettere
fra
la
giustizia
divina
e
questa
donna
?
»
«
Lascia
stare
la
giustizia
divina
!
»
,
rispose
Franco
,
violento
.
«
Cosa
sappiamo
noi
delle
vie
che
prende
la
giustizia
divina
?
Vi
è
anche
la
misericordia
divina
!
Si
tratta
della
madre
di
mio
padre
,
sai
!
E
non
li
ho
disprezzati
sempre
questi
maledetti
denari
?
Cosa
ho
fatto
quando
la
nonna
mi
ha
minacciato
di
non
lasciarmi
un
soldo
se
sposavo
te
?
»
La
tenerezza
e
la
collera
,
miste
insieme
,
gli
fecero
groppo
alla
gola
.
Non
potendo
parlare
,
afferrò
il
capo
di
Luisa
,
se
lo
strinse
sul
petto
.
«
Ho
disprezzato
i
denari
per
aver
te
»
,
riprese
con
voce
soffocata
.
«
Come
vuoi
che
adesso
cerchi
di
riprenderli
con
dei
processi
?
»
«
Ma
no
!
»
,
lo
interruppe
Luisa
rialzando
il
capo
.
«
I
denari
li
darai
a
chi
vorrai
!
È
della
giustizia
che
parlo
io
!
Ma
non
la
senti
,
tu
,
la
giustizia
?
»
«
Dio
mio
!
»
,
diss
'
egli
mettendo
un
profondo
sospiro
.
«
Era
meglio
che
non
t
'
avessi
parlato
neanche
stasera
!
»
«
Forse
sì
.
Se
non
volevi
rinunciare
in
nessun
caso
ai
tuoi
propositi
,
forse
era
meglio
.
»
La
voce
di
Luisa
,
dicendo
questo
,
esprimeva
tristezza
,
non
collera
.
«
Del
resto
»
,
soggiunse
Franco
,
«
quella
carta
non
esiste
più
.
»
Luisa
trasalì
.
«
Non
esiste
più
?
»
,
diss
'
ella
sottovoce
,
con
ansia
.
«
No
.
Il
professore
deve
averla
distrutta
,
per
ordine
mio
.
»
Seguì
un
lungo
silenzio
.
Luisa
ritirò
il
capo
adagio
adagio
,
lo
posò
sul
guanciale
proprio
.
Poi
Franco
uscì
a
dir
forte
:
«
Un
processo
!
Con
quei
documenti
!
Con
quelle
ingiurie
!
Alla
madre
di
mio
padre
!
Per
i
denari
!
»
«
Ma
non
ripetere
questa
cosa
!
»
,
esclamò
sua
moglie
,
sdegnata
.
«
Perché
la
ripeti
sempre
?
Sai
pure
che
non
è
vera
!
»
Parlavano
concitati
l
'
uno
e
l
'
altra
;
si
capiva
che
durante
il
silenzio
di
prima
avevano
continuato
a
lavorar
forte
col
pensiero
su
questo
punto
.
Egli
si
irritò
del
rimprovero
e
rispose
alla
cieca
:
«
Non
so
niente
»
.
«
Oh
Franco
!
»
,
disse
Luisa
,
addolorata
.
Egli
si
era
già
pentito
dell
'
oltraggio
e
le
domandò
perdono
,
accusò
il
proprio
temperamento
che
gli
faceva
dire
cose
non
pensate
,
implorò
una
parola
buona
.
Luisa
gli
rispose
sospirando
«
sì
,
sì
»
ma
egli
non
fu
contento
,
volle
che
dicesse
proprio
«
ti
perdono
»
,
che
lo
abbracciasse
.
Il
tocco
delle
care
labbra
non
lo
ristorò
come
al
solito
.
Passarono
alcuni
minuti
ed
egli
stette
in
ascolto
per
capire
se
sua
moglie
si
fosse
addormentata
.
Udì
il
vento
`
il
respiro
lieve
di
Maria
,
il
fragor
delle
onde
,
qualche
tremolìo
dei
vetri
,
non
altro
.
Sussurrò
:
«
Mi
hai
proprio
perdonato
?
»
,
e
udì
rispondersi
con
dolcezza
:
«
Sì
,
caro
»
.
Andò
poco
e
fu
lei
che
stette
in
ascolto
,
che
udì
,
insieme
al
vento
,
alle
onde
,
agli
scricchiolii
delle
imposte
,
il
respiro
uguale
,
regolare
della
piccina
,
il
respiro
uguale
,
regolare
del
marito
.
Allora
mise
un
altro
gran
sospiro
,
un
sospiro
desolato
.
Dio
,
come
poteva
Franco
essersi
condotto
così
?
Ciò
che
la
feriva
nel
più
vivo
del
cuore
era
ch
'
egli
paresse
sentir
poco
le
offese
fatte
alla
povera
mamma
e
allo
zio
.
Ma
su
questo
pensiero
non
voleva
fermarsi
,
almeno
prima
di
aver
considerato
il
torto
di
lui
altrove
,
di
fronte
all
'
idea
di
giustizia
;
e
là
lo
sentiva
,
con
amarezza
eppur
non
senza
compiacimento
,
inferiore
a
sé
,
governato
da
sentimenti
che
procedevano
dalla
fantasia
,
mentre
il
sentimento
suo
proprio
era
penetrato
di
ragione
.
Aveva
tanto
del
bambino
,
Franco
.
Ecco
,
egli
poteva
già
dormire
ed
ella
si
teneva
sicura
di
non
chiuder
occhio
fino
alla
mattina
.
A
lei
pareva
di
non
aver
fantasia
perché
non
se
la
sentiva
muovere
,
accendere
così
facilmente
.
Chi
le
avesse
detto
che
la
fantasia
poteva
in
lei
più
che
in
suo
marito
,
l
'
avrebbe
fatta
ridere
.
Eppure
era
così
.
Solamente
,
per
dimostrarlo
,
occorreva
capovolgere
ambedue
le
anime
,
perché
Franco
aveva
la
sua
fantasia
visibile
a
fior
d
'
anima
e
tutta
la
sua
ragione
al
fondo
,
mentre
Luisa
aveva
la
fantasia
al
fondo
e
la
ragione
,
molto
visibilmente
,
a
fior
d
'
anima
.
Ella
non
dormì
infatti
e
pensò
per
tutta
la
notte
,
con
la
sua
fantasia
del
fondo
dell
'
anima
,
come
la
religione
favorisca
i
sentimentalismi
deboli
,
com
'
essa
che
predica
la
sete
della
giustizia
sia
incapace
di
formare
negl
'
intelletti
devoti
a
lei
il
vero
concetto
di
giustizia
.
Anche
il
professore
,
che
aveva
infiltrazioni
sierose
di
fantasia
nelle
cellule
raziocinanti
del
cervello
come
nelle
cellule
amorifiche
del
cuore
,
spenta
la
lucerna
,
passò
gran
parte
della
notte
davanti
al
caminetto
lavorando
con
le
molle
e
con
la
fantasia
,
pigliando
,
guardando
,
lasciando
cader
brage
e
progetti
fino
a
che
gli
restarono
un
ultimo
carbone
lucente
e
un
'
ultima
idea
.
Prese
allora
uno
zolfino
e
accostatolo
alla
bragia
ne
riaccese
la
lucerna
,
prese
l
'
idea
pure
luminosa
e
scottante
,
se
la
portò
a
letto
.
Era
questa
:
partire
,
all
'
insaputa
di
tutti
,
per
Brescia
,
presentarsi
alla
marchesa
con
i
terribili
documenti
,
ottenere
una
capitolazione
.
7
.
È
giuocato
Tre
giorni
dopo
,
alle
cinque
della
mattina
,
in
Milano
,
il
professore
Gilardoni
usciva
,
inferraiuolato
fino
agli
occhi
,
dall
'
Albergo
degli
Angeli
,
passava
davanti
al
Duomo
e
infilava
la
buia
contrada
dei
Rastelli
dietro
una
fila
di
cavalli
condotti
a
mano
dai
postiglioni
,
entrava
nell
'
ufficio
delle
diligenze
erariali
.
Il
piccolo
cortile
dove
ora
è
la
Posta
era
già
pieno
di
gente
,
di
bestie
,
di
lanterne
.
Voci
di
postiglioni
e
di
conduttori
,
passi
di
cavalli
,
scosse
di
sonagliere
;
all
'
eremita
della
Valsolda
pareva
un
finimondo
.
Si
stavano
attaccando
i
cavalli
a
due
diligenze
,
quattro
per
ciascuna
.
Il
professore
andava
a
Lodi
perché
aveva
saputo
che
la
marchesa
era
in
visita
presso
un
'
amica
di
Lodi
.
La
diligenza
di
Lodi
partiva
alle
cinque
e
mezzo
.
Faceva
un
freddo
intenso
e
il
povero
professore
girava
inquieto
intorno
al
carrozzone
mostruoso
pestando
i
piedi
per
riscaldarsi
;
tanto
che
un
altro
viaggiatore
gli
disse
argutamente
:
«
Freschino
,
eh
?
Freschinetto
,
freschinetto
!
»
.
Quando
Dio
volle
si
finì
di
attaccare
i
cavalli
,
un
impiegato
chiamò
i
viaggiatori
per
nome
e
il
buon
Beniamino
sparì
nel
ventre
del
carrozzone
insieme
a
due
preti
,
a
una
vecchia
serva
,
a
un
vecchio
signore
con
una
natta
enorme
sul
viso
e
a
un
giovine
elegante
.
Gli
sportelli
furono
chiusi
,
un
comando
fu
dato
,
le
sonagliere
tintinnarono
,
il
carrozzone
si
scosse
,
i
preti
,
la
vecchia
,
il
signore
dalla
natta
si
fecero
il
segno
della
croce
,
i
sedici
zoccoli
dei
cavalli
strepitarono
sotto
l
'
androne
,
le
ruote
pesanti
lo
empirono
di
fragore
,
poi
tutto
questo
fracasso
si
smorzò
e
la
diligenza
svoltò
a
destra
verso
Porta
Romana
.
Adesso
le
ruote
correvano
quasi
silenziose
e
i
viaggiatori
non
sentivano
più
che
il
pestar
disordinato
dei
sedici
zoccoli
sulle
pietre
.
Il
professore
guardava
passar
le
case
scure
,
il
raro
chiaror
dei
fanali
,
qualche
piccolo
caffè
illuminato
,
qualche
garetta
di
sentinella
.
Gli
pareva
che
il
silenzio
della
grande
città
avesse
qualche
cosa
di
minaccioso
e
di
formidabile
per
quei
soldati
,
che
le
stesse
mura
delle
case
nereggiassero
d
'
odio
.
Quando
la
diligenza
entrò
nel
corso
di
Porta
Romana
,
così
allagato
di
nebbia
che
dai
finestrini
non
si
vedeva
quasi
più
nulla
,
chiuse
gli
occhi
e
si
abbandonò
al
piacere
d
'
immaginar
le
persone
e
le
cose
che
aveva
nel
cuore
,
di
conversar
con
esse
.
Non
era
più
il
viaggiatore
della
natta
che
gli
sedeva
in
faccia
,
era
donna
Ester
tutta
chiusa
in
un
gran
mantello
nero
e
col
cappuccio
in
capo
.
Ella
lo
guardava
fiso
;
i
begli
occhi
gli
dicevano
:
«
Bravo
,
Lei
fa
una
bella
azione
,
mostra
molto
cuore
,
non
l
'
avrei
creduto
.
L
'
ammiro
.
Ella
non
è
più
né
vecchio
,
né
brutto
per
me
.
Coraggio
!
»
.
A
questa
esortazione
di
aver
coraggio
gli
veniva
una
stretta
di
paura
,
gli
scattava
in
mente
la
immagine
della
marchesa
;
e
il
rumor
sordo
delle
ruote
si
trasformava
nella
voce
nasale
della
vecchia
dama
che
gli
diceva
:
«
Si
accomodi
.
Cosa
desidera
?
»
.
A
questo
punto
la
diligenza
si
fermò
e
il
professore
aperse
gli
occhi
.
Porta
Romana
.
Qualcuno
aperse
lo
sportello
,
domandò
le
carte
di
sicurezza
,
e
,
raccoltele
,
si
allontanò
,
ricomparve
dopo
cinque
minuti
,
le
restituì
a
tutti
fuorché
al
giovine
elegante
.
«
Lei
scenda
»
,
gli
diss
'
egli
.
Quegli
impallidì
,
discese
in
silenzio
e
non
ritornò
.
Dopo
un
altro
minuto
fu
chiuso
lo
sportello
,
una
voce
ruvida
disse
:
«
Avanti
!
»
.
Il
signore
dalla
natta
collocò
la
sua
borsa
da
viaggio
sul
sedile
rimasto
vuoto
;
nessun
altro
viaggiatore
diede
segno
di
accorgersi
dell
'
accaduto
.
Solo
quando
i
quattro
cavalli
ebbero
ripreso
il
trotto
,
Gilardoni
domandò
al
prete
suo
vicino
se
conoscesse
il
nome
del
giovine
e
quegli
rispose
bruscamente
«
off
!
»
,
girò
verso
il
professore
due
occhi
sgomentati
e
sospettosi
.
Il
professore
guardò
l
'
altro
prete
che
subito
trasse
di
tasca
una
corona
e
fattosi
il
segno
della
croce
si
mise
a
pregare
.
Il
professore
tornò
a
chiudere
gli
occhi
e
l
'
immagine
del
giovane
sconosciuto
si
perdette
per
sempre
nella
nebbia
come
parevano
perdervisi
i
rari
fantasmi
d
'
alberi
,
di
pioppi
e
di
salici
,
che
passavano
a
destra
e
a
sinistra
della
via
.
«
Come
incominciare
?
»
,
pensava
il
Gilardoni
.
Dalla
notte
di
Natale
in
poi
non
aveva
fatto
che
immaginare
e
discutere
fra
sé
il
modo
di
presentarsi
alla
marchesa
,
di
entrar
nell
'
argomento
e
di
svolgerlo
,
la
capitolazione
da
offrire
.
Non
aveva
chiara
in
mente
che
quest
'
ultima
;
ove
la
signora
marchesa
facesse
un
largo
assegno
al
nipote
,
egli
distruggerebbe
le
carte
.
Queste
carte
non
le
teneva
seco
;
ne
aveva
una
copia
.
Dovevano
produrre
un
effetto
fulmineo
;
ma
come
incominciare
?
Nessuno
dei
tanti
esordi
pensati
lo
accontentava
.
Anche
adesso
,
fantasticando
ad
occhi
chiusi
,
si
poneva
il
problema
partendo
dal
solo
termine
conosciuto
:
"
Si
accomodi
.
Cosa
desidera
?
"
.
Immaginava
una
risposta
che
poi
gli
pareva
o
troppo
ossequiosa
o
troppo
ardita
o
troppo
lontana
dall
'
argomento
o
troppo
vicina
ad
esso
e
ricominciava
la
via
dal
solito
principio
:
"
Cosa
desidera
?
"
.
Un
livido
chiaror
d
'
alba
,
pieno
d
'
uggia
,
di
tristezza
e
di
sonno
,
entrò
nella
diligenza
.
Adesso
che
l
'
ora
del
colloquio
stava
per
giungere
,
mille
dubbi
,
mille
incertezze
nuove
mettevano
in
iscompiglio
tutte
le
previsioni
del
professore
.
La
stessa
base
de
'
suoi
calcoli
improvvisamente
crollò
.
Se
la
marchesa
non
gli
dicesse
né
«
si
accomodi
»
né
«
cosa
desidera
?
»
.
Se
lo
accogliesse
Dio
sa
in
quale
altro
modo
imbarazzante
?
E
se
non
lo
volesse
ricevere
?
Santo
cielo
,
se
non
lo
volesse
ricevere
?
L
'
improvviso
strepitar
dei
sedici
zoccoli
sopra
un
ciottolato
gli
fece
battere
il
cuore
.
Ma
non
era
ancora
il
ciottolato
di
Lodi
;
era
il
ciottolato
di
Melegnano
.
A
Lodi
arrivò
circa
alle
nove
.
Scese
all
'
Albergo
del
Sole
,
ebbe
una
stanza
dove
non
c
'
era
né
sole
né
fuoco
.
Non
osando
affrontare
la
nebbia
delle
vie
,
né
le
vampe
della
cucina
,
osò
invece
porsi
a
letto
,
mise
il
berretto
da
notte
che
sapeva
le
sue
angustie
,
aspettò
,
con
la
sigaretta
di
canfora
in
bocca
,
qualche
buona
idea
e
il
mezzogiorno
.
Salì
,
al
tocco
,
le
scale
del
palazzo
X
.
,
col
savio
proposito
di
scordar
tutte
le
frasi
meditate
,
di
rimettersi
alla
ispirazione
del
momento
.
Un
domestico
in
cravatta
bianca
lo
introdusse
in
uno
stanzone
scuro
,
dal
pavimento
di
mattoni
,
dalle
pareti
coperte
di
seta
gialla
,
dal
soffitto
a
stucchi
,
e
,
fatto
un
inchino
,
uscì
.
Poche
antiche
sedie
a
bracciuoli
,
bianche
e
dorate
,
con
la
stoffa
rossa
,
stavano
in
semicerchio
davanti
al
camino
dove
tre
o
quattro
ceppi
enormi
ardevano
adagio
dietro
la
grata
di
ottone
.
L
'
aria
aveva
un
odor
misto
di
vecchie
muffe
,
di
vecchie
pasticcerie
,
di
vecchie
mele
cotte
,
di
vecchie
stoffe
,
di
vecchia
pelle
,
di
decrepite
idee
,
una
sottile
essenza
di
vecchiaia
che
faceva
raggrinzar
l
'
anima
.
Il
domestico
ritornò
ad
annunciare
,
con
grande
emozione
del
Gilardoni
,
il
prossimo
ingresso
della
signora
marchesa
.
Aspetta
e
aspetta
,
ecco
aprirsi
un
grande
uscio
a
fregi
dorati
,
ecco
un
campanellino
corrente
,
ecco
Friend
che
trotta
dentro
fiutando
il
pavimento
a
destra
e
a
manca
,
ecco
una
gran
campana
di
seta
nera
sotto
un
cupolino
di
pizzo
bianco
,
ecco
fra
due
nastri
celesti
la
parrucca
nera
,
la
fronte
marmorea
,
gli
occhi
morti
della
marchesa
.
«
Che
miracolo
,
professore
,
a
Lodi
?
»
,
disse
la
voce
sonnolenta
,
mentre
il
cagnolino
fiutava
gli
stivali
del
professore
.
Questi
fece
un
profondo
saluto
e
la
dama
che
pareva
appunto
l
'
ampolla
dell
'
essenza
di
vecchiaia
,
andò
a
porsi
in
un
seggiolone
accanto
al
fuoco
e
fece
accomodare
la
sua
bestiola
in
un
altro
;
dopo
di
che
accennò
al
Gilardoni
di
accomodarsi
pure
.
«
Suppongo
»
,
diss
'
ella
,
«
che
avrà
qualche
parente
alle
Dame
Inglesi
.
»
«
No
»
,
rispose
il
professore
,
«
veramente
no
.
»
La
marchesa
era
faceta
,
qualche
volta
,
alla
sua
maniera
.
«
Allora
»
,
disse
,
«
sarà
forse
venuto
a
far
provvista
di
mascherponi
.
»
«
Neanche
,
signora
marchesa
.
Sono
venuto
per
affari
.
»
«
Bravo
.
È
stato
disgraziato
col
tempo
.
Mi
par
che
piova
,
adesso
.
»
A
questa
impreveduta
diversione
il
professore
ebbe
paura
di
perdere
la
tramontana
.
«
Sì
»
,
diss
'
egli
sentendosi
diventare
sciocco
come
lo
scolaro
cui
l
'
esame
piega
male
:
«
pioviggina
»
.
La
sua
voce
,
la
sua
fisionomia
dovettero
tradire
l
'
imbarazzo
interno
,
apprendere
alla
marchesa
che
egli
era
venuto
per
dirle
qualche
cosa
di
particolare
.
Ella
si
guardò
bene
dall
'
offrirgliene
il
bandolo
,
continuò
a
parlargli
del
tempo
,
del
freddo
,
dell
'
umido
,
di
un
raffreddore
di
Friend
che
infatti
accompagnava
di
frequenti
starnuti
il
discorso
della
sua
dama
.
La
voce
sonnolenta
aveva
un
placido
tono
quasi
ridente
,
una
blanda
benevolenza
;
e
il
professore
sudava
freddo
al
pensiero
di
fermare
quella
melliflua
vena
per
offrir
in
cambio
la
pillola
amara
che
aveva
in
tasca
.
Egli
avrebbe
potuto
approfittar
d
'
una
pausa
per
metter
fuori
il
suo
esordio
,
ma
non
seppe
farlo
;
e
fu
invece
la
marchesa
che
ne
approfittò
per
metter
fuori
la
sua
chiusa
.
«
La
ringrazio
tanto
»
,
diss
'
ella
,
«
della
visita
,
e
adesso
La
congedo
perché
Ell
'
avrà
le
Sue
faccende
e
,
per
dire
il
vero
,
ho
un
impegno
anch
'io.»
Qui
bisognò
saltare
:
«
Veramente
»
,
rispose
il
Gilardoni
,
tutto
agitato
,
«
io
ero
venuto
a
Lodi
per
parlare
con
Lei
,
signora
marchesa
.
»
«
Questo
»
,
osservò
la
dama
,
gelida
,
«
non
lo
avrei
potuto
immaginare
.
»
Il
professore
trascorse
avanti
,
nello
slancio
del
salto
.
«
Si
tratta
di
cose
urgentissime
»
,
diss
'
egli
,
«
e
io
debbo
pregare
...
»
La
marchesa
lo
interruppe
.
«
Se
si
tratta
di
affari
,
bisogna
ch
'
Ella
si
rivolga
al
mio
agente
di
Brescia
.
»
«
Scusi
,
signora
marchesa
;
si
tratta
d
'
un
affare
specialissimo
.
Nessuno
sa
e
nessuno
deve
sapere
che
sono
venuto
da
Lei
.
Le
dico
subito
che
si
tratta
di
Suo
nipote
.
»
La
marchesa
si
alzò
e
il
cane
accovacciato
sul
seggiolone
si
levò
pure
,
abbaiando
verso
il
Gilardoni
.
«
Non
mi
parli
»
,
disse
solennemente
la
vecchia
signora
,
«
di
quella
persona
che
per
me
non
esiste
più
.
Andiamo
,
Friend
.
»
«
No
,
signora
marchesa
!
»
,
ripigliò
il
professore
.
«
Ella
non
può
assolutamente
immaginare
cosa
Le
dirò
!
»
«
Non
m
'
importa
di
niente
,
non
voglio
saper
niente
,
La
riverisco
!
»
La
inflessibile
dama
si
mosse
,
così
dicendo
,
verso
l
'
uscio
.
«
Marchesa
!
»
,
esclamò
alle
sue
spalle
il
professor
Beniamino
,
mentre
Friend
,
saltato
dal
seggiolone
,
gli
abbaiava
disperatamente
alle
gambe
:
«
Si
tratta
del
testamento
di
Suo
marito
!
»
Stavolta
la
marchesa
non
poté
a
meno
di
fermarsi
.
Tuttavia
non
si
voltò
.
«
Questo
testamento
non
Le
può
piacere
»
,
soggiunse
rapidamente
il
Gilardoni
,
«
ma
io
non
ho
l
'
intenzione
di
pubblicarlo
.
Mi
ascolti
,
La
supplico
,
marchesa
!
»
Ella
si
voltò
.
La
faccia
impenetrabile
tradiva
una
certa
emozione
nelle
narici
.
Neppure
le
spalle
eran
del
tutto
tranquille
.
«
Che
storie
mi
conta
?
»
,
rispose
.
«
Le
pare
una
bella
convenienza
di
venire
a
nominarmi
,
così
senza
riguardi
,
il
povero
Franco
?
Cosa
c
'
entra
Lei
negli
affari
della
mia
famiglia
?
»
«
Perdoni
»
,
replicò
il
professore
frugandosi
in
tasca
.
«
Se
non
c
'
entro
io
,
ci
potrebbero
entrare
altri
con
meno
riguardi
di
me
.
Abbia
la
bontà
di
vedere
i
documenti
.
Queste
...
»
«
Si
tenga
i
suoi
scartafacci
»
,
interruppe
la
marchesa
vedendogli
levar
di
tasca
delle
carte
.
«
Queste
sono
le
copie
fatte
da
me
...
»
«
Le
dico
che
se
le
tenga
,
che
se
le
porti
via
!
»
La
marchesa
suonò
un
campanello
e
si
avviò
da
capo
per
uscire
.
Il
professore
,
tutto
fremente
,
udendo
venir
un
domestico
,
vedendo
lei
aprir
l
'
uscio
,
gittò
le
sue
carte
sopra
una
seggiola
,
disse
sottovoce
in
fretta
e
furia
:
«
Le
lascio
qui
,
non
le
veda
nessuno
,
io
sono
al
Sole
,
ritornerò
domani
,
le
guardi
,
ci
pensi
bene
!
»
,
e
prima
che
arrivasse
il
domestico
,
scappò
per
la
parte
ond
'
era
venuto
,
tolse
il
ferraiuolo
,
infilò
le
scale
.
La
marchesa
rimandò
il
domestico
,
stette
un
poco
in
ascolto
,
poi
ritornò
sui
suoi
passi
,
prese
le
carte
,
andò
a
chiudersi
nella
sua
stanza
e
,
inforcati
gli
occhiali
,
incominciò
a
leggere
presso
la
finestra
.
La
faccia
era
oscura
e
le
mani
tremavano
.
Il
professore
stava
per
andare
a
letto
nella
sua
camera
gelata
del
Sole
,
quando
due
poliziotti
vennero
a
recargli
l
'
ordine
di
recarsi
immediatamente
all
'
ufficio
di
Polizia
.
Egli
sentì
bene
un
certo
rimescolamento
interno
ma
non
si
smarrì
e
partì
con
essi
.
Alla
Polizia
,
un
piccolo
Commissario
insolente
gli
domandò
perché
fosse
venuto
a
Lodi
e
avutone
risposta
che
c
'
era
venuto
per
affari
privati
,
fece
un
atto
d
'
incredulità
sprezzante
.
Che
affari
privati
pretendeva
avere
a
Lodi
il
signor
Gilardoni
?
Con
chi
?
Il
professore
nominò
la
marchesa
.
«
Ma
se
nessuna
Maironi
sta
a
Lodi
!
»
,
esclamò
il
Commissario
,
e
perché
l
'
altro
protestava
,
lo
interruppe
subito
:
«
Basta
,
basta
,
basta
!
»
.
La
Polizia
sapeva
di
certo
che
il
signor
Gilardoni
,
quantunque
I
.
R
.
pensionato
,
non
era
un
leale
austriaco
,
che
aveva
degli
amici
a
Lugano
e
ch
'
era
venuto
a
Lodi
con
un
fine
politico
.
«
Lei
ne
sa
più
di
me
!
»
,
esclamò
il
Gilardoni
soffocando
a
stento
la
collera
.
«
Faccia
silenzio
!
»
,
gl
'
intimò
il
Commissario
.
«
Del
resto
Ella
non
deve
credere
che
l
'
I
.
R
.
Governo
abbia
paura
di
Lei
.
È
libero
di
andare
.
Solamente
deve
lasciar
Lodi
entro
due
ore
!
»
Qui
Franco
avrebbe
capito
subito
di
dove
veniva
il
colpo
;
il
filosofo
non
capì
.
«
Son
venuto
»
,
diss
'
egli
,
«
a
Lodi
per
un
affare
urgente
che
non
ho
finito
,
per
un
interesse
privato
gravissimo
.
Come
posso
partire
dentro
due
ore
?
»
«
Con
una
vettura
.
Se
,
trascorse
due
ore
,
Ella
è
ancora
in
Lodi
,
La
faccio
arrestare
.
»
«
La
mia
salute
»
,
replicò
la
vittima
,
«
non
mi
permette
di
viaggiare
di
notte
in
dicembre
.
»
«
Ebbene
,
La
farò
arrestare
subito
.
»
Il
povero
filosofo
prese
in
silenzio
il
suo
cappello
e
uscì
.
Un
'
ora
dopo
egli
partiva
per
Milano
in
un
calessino
chiuso
,
con
i
piedi
nella
paglia
,
con
una
coperta
sulle
gambe
,
con
una
gran
sciarpa
al
collo
,
pensando
che
aveva
pur
fatto
una
bella
spedizione
e
inghiottendo
saliva
ogni
momento
per
sentir
se
gli
doleva
la
gola
.
Notte
infame
davvero
;
ma
non
la
passò
sulle
rose
neppur
la
signora
Marchesa
.
8
.
Ore
amare
L
'
ultimo
dì
dell
'
anno
,
mentre
Franco
stava
scrivendo
le
minutissime
istruzioni
che
intendeva
lasciare
a
sua
moglie
per
il
governo
del
giardinetto
e
dell
'
orto
,
mentre
lo
zio
rileggeva
per
la
decima
volta
la
sua
favorita
Storia
della
diocesi
di
Como
,
Luisa
uscì
a
passeggio
con
Maria
.
Splendeva
un
tepido
sole
.
Non
v
'
era
neve
che
sul
Bisgnago
e
sulla
Galbiga
.
Maria
trovò
una
viola
presso
il
cimitero
e
un
'
altra
la
trovò
in
fondo
alla
Calcinera
.
Lì
faceva
veramente
caldo
,
l
'
aria
aveva
un
lieve
aroma
di
alloro
.
Luisa
sedette
con
le
spalle
al
monte
,
permise
che
Maria
si
divertisse
ad
arrampicarsi
e
sdrucciolar
sull
'
erba
secca
dietro
a
lei
,
e
pensò
.
Non
aveva
riveduto
il
professor
Gilardoni
dopo
la
notte
di
Natale
e
desiderava
parlargli
,
non
per
udir
da
capo
la
storia
del
testamento
Maironi
,
ma
per
farsi
raccontare
il
suo
colloquio
con
Franco
quando
gliel
'
aveva
mostrato
,
per
conoscere
le
prime
impressioni
di
Franco
e
l
'
opinione
del
professore
.
Poiché
il
testamento
era
stato
distrutto
,
ciò
aveva
solamente
un
'
importanza
psicologica
.
La
curiosità
di
Luisa
non
era
però
una
fredda
curiosità
di
osservatrice
.
La
condotta
di
suo
marito
l
'
aveva
gravemente
offesa
.
Pensandoci
e
ripensandoci
,
come
aveva
fatto
dalla
notte
di
Natale
in
poi
,
s
'
era
persuasa
che
anche
il
silenzio
serbato
con
lei
fosse
un
peccato
grave
contro
il
diritto
e
l
'
affetto
.
Ora
le
riusciva
amaro
il
sentirsi
diminuir
la
stima
per
suo
marito
,
tanto
più
amaro
alla
vigilia
della
sua
partenza
e
in
un
momento
in
cui
egli
meritava
lode
.
Avrebbe
voluto
almeno
sapere
che
quando
il
Gilardoni
gli
aveva
mostrato
quelle
carte
vi
era
stata
in
lui
una
lotta
,
che
il
sentimento
più
giusto
si
era
sollevato
almeno
un
momento
nell
'
anima
sua
.
Si
alzò
,
prese
Maria
per
mano
e
si
avviò
verso
Casarico
.
Trovò
il
professore
nell
'
orto
,
col
Pinella
,
disse
a
Maria
di
andar
a
correre
,
a
giuocare
insieme
al
Pinella
,
ma
la
bambina
,
sempre
avida
di
ascoltar
i
discorsi
delle
persone
grandi
,
non
volle
assolutamente
saperne
.
Allora
entrò
nell
'
argomento
senza
pronunciar
nomi
.
Voleva
parlare
al
professore
di
quelle
tali
carte
,
di
quelle
vecchie
lettere
.
Il
professore
,
rosso
,
rosso
,
protestò
che
non
capiva
.
Per
fortuna
il
Pinella
chiamò
Maria
mostrandole
un
libro
d
'
immagini
e
Maria
,
vinta
dal
libro
,
corse
a
lui
.
Allora
Luisa
levò
al
professore
gli
scrupoli
,
gli
disse
che
sapeva
tutto
da
Franco
stesso
,
gli
confessò
di
aver
disapprovato
suo
marito
,
di
aver
provato
e
di
provare
ancora
un
gran
dolore
...
«
Perché
perché
perché
?
»
,
interruppe
il
buon
Beniamino
.
Ma
perché
Franco
non
aveva
voluto
far
nulla
!
«
Ho
fatto
io
,
ho
fatto
io
,
ho
fatto
io
!
»
,
disse
il
Gilardoni
,
tutto
acceso
e
trepidante
,
«
ma
per
amor
del
cielo
non
dica
niente
a
Suo
marito
!
»
.
Luisa
restò
sbalordita
.
Ma
cosa
aveva
fatto
il
professore
?
Ma
quando
?
Ma
come
?
Ma
il
testamento
non
era
stato
distrutto
?
Allora
il
professore
,
rosso
come
una
bragia
,
facendo
degli
occhi
spiritati
,
intercalando
il
suo
dire
di
«
ma
per
carità
,
neh
?
-
ma
zitto
,
neh
?
»
,
mise
fuori
tutti
i
suoi
segreti
,
la
conservazione
del
testamento
,
il
viaggio
a
Lodi
.
Luisa
lo
ascoltò
sino
alla
fine
,
poi
fece
«
ah
!
»
e
si
strinse
forte
forte
il
viso
fra
le
mani
.
«
Ho
fatto
male
?
»
,
esclamò
il
professore
,
spaventato
.
«
Ho
fatto
male
,
signora
Luisina
?
»
«
Altro
che
male
!
Malissimo
!
Mi
scusi
,
sa
,
Lei
ha
avuto
l
'
aria
di
andare
a
proporre
una
transazione
,
un
mercato
!
E
la
marchesa
crederà
che
siamo
d
'
accordo
!
Ah
!
»
Ella
strinse
e
scosse
le
mani
congiunte
come
se
avesse
voluto
rimaneggiarvi
,
rimpastarvi
dentro
una
testa
professorale
più
quadra
.
Il
povero
professore
,
costernato
,
andava
ripetendo
:
«
Oh
Signore
!
Oh
povero
me
!
Oh
che
asino
!
»
,
senza
tuttavia
comprender
bene
quale
asinata
avesse
commesso
.
Luisa
si
buttò
sul
parapetto
verso
il
lago
,
a
guardare
nell
'
acqua
.
Balzò
su
a
un
tratto
,
batté
il
dorso
della
destra
sul
palmo
della
sinistra
,
il
suo
viso
s
'
illuminò
.
«
Mi
conduca
nel
Suo
studio
»
,
diss
'
ella
.
«
Posso
lasciar
qui
Maria
?
»
.
Il
professore
accennò
di
sì
e
l
'
accompagnò
,
tutto
palpitante
,
nello
studio
.
Luisa
prese
un
foglio
di
carta
e
scrisse
rapidamente
:
«
Luisa
Maironi
Rigey
fa
sapere
alla
marchesa
Maironi
Scremin
che
il
professore
Beniamino
Gilardoni
è
un
ottimo
amico
di
suo
marito
e
suo
,
ma
che
ne
fu
disapprovato
per
l
'
uso
inopportuno
di
un
documento
destinato
a
sorte
diversa
:
che
perciò
nessuna
comunicazione
si
attende
né
si
desidera
da
parte
della
signora
marchesa
»
.
Com
'
ebbe
scritto
,
tese
silenziosamente
la
lettera
al
professore
.
«
Oh
no
!
»
,
esclamò
il
professore
dopo
aver
letto
.
«
Per
amor
del
cielo
,
non
mandi
questa
lettera
!
Se
Suo
marito
lo
sa
!
Pensi
che
dispiacere
immenso
,
per
me
,
per
Lei
!
E
come
Suo
marito
non
lo
avrebbe
a
sapere
?
»
.
Luisa
non
rispose
,
lo
guardo
a
lungo
,
non
pensando
a
lui
,
pensando
a
Franco
,
pensando
che
forse
la
marchesa
potrebbe
prendere
quella
lettera
per
un
artificio
,
per
uno
spauracchio
.
La
riprese
e
la
stracciò
sospirando
.
Il
professore
,
raggiante
,
le
voleva
baciar
la
mano
.
Ella
protestò
:
non
lo
aveva
fatto
né
per
lui
né
per
Franco
,
lo
aveva
fatto
per
altre
ragioni
!
Il
sacrificio
del
suo
sfogo
la
esacerbò
,
anzi
,
contro
Franco
.
«
Ha
torto
!
Ha
torto
!
»
,
ripeteva
col
cuore
amaro
.
E
né
lei
né
il
professore
si
accorsero
che
Maria
era
nella
stanza
.
Vista
partir
sua
madre
,
la
piccina
non
aveva
più
voluto
restar
col
Pinella
e
il
Pinella
l
'
aveva
condotta
fino
all
'
uscio
dello
studio
,
gliel
'
aveva
aperto
senza
far
rumore
.
La
piccina
,
colpita
dall
'
aspetto
di
sua
madre
,
si
fermò
a
fissarla
con
una
espressione
di
sgomento
.
La
vide
stracciar
la
lettera
,
la
udì
esclamare
«
ha
torto
!
»
e
si
mise
a
piangere
.
Luisa
accorse
,
la
prese
tra
le
braccia
,
la
consolò
e
partì
subito
.
Le
ultime
parole
del
professore
nel
congedarsi
,
furono
:
«
Per
carità
,
silenzio
!
»
.
«
Cosa
,
silenzio
?
»
,
domandò
subito
Maria
.
Sua
madre
non
le
badò
;
tutti
i
suoi
pensieri
erano
altrove
.
Maria
ripeté
tre
o
quattro
volte
:
«
Cosa
,
silenzio
?
»
.
Quando
finalmente
si
udì
rispondere
«
zitto
,
basta
»
tacque
un
poco
e
poi
ricominciò
rovesciando
all
'
indietro
la
sua
testolina
ridente
,
proprio
per
stuzzicar
la
mamma
:
«
Cosa
,
silenzio
?
»
.
Ne
fu
sgridata
forte
,
tacque
ancora
,
ma
passando
sotto
il
cimitero
,
a
pochi
passi
da
casa
,
ricominciò
da
capo
,
con
lo
stesso
riso
malizioso
.
Allora
Luisa
,
tutta
raccolta
nello
sforzo
di
comporsi
una
maschera
indifferente
,
le
diede
solo
una
strappata
,
che
però
bastò
a
farla
tacere
.
Maria
era
molto
allegra
,
quel
giorno
.
A
pranzo
,
scherzando
con
la
mamma
,
si
ricordò
dei
rimproveri
toccati
a
passeggio
,
la
guardò
sottecchi
col
solito
risolino
timido
e
provocatore
,
mise
ancora
fuori
il
suo
«
cosa
,
silenzio
?
»
.
La
mamma
finse
di
non
udire
ed
ella
insistette
.
Luisa
la
fermò
allora
con
un
«
basta
!
»
così
insolitamente
vibrato
che
la
boccuccia
di
Maria
si
aperse
piano
piano
e
le
lagrime
scoppiarono
.
Lo
zio
fece
«
oh
povero
me
!
»
e
Franco
diventò
scuro
,
si
capì
che
disapprovava
sua
moglie
.
Poiché
Maria
piangeva
e
piangeva
,
si
sfogò
addosso
a
lei
;
la
prese
tra
le
braccia
,
la
portò
via
che
strillava
come
un
'
aquila
.
«
Meglio
ancora
!
»
,
esclamò
lo
zio
.
«
Bravissimi
!
»
«
Lasci
un
po
'
fare
,
Lei
»
,
gli
disse
la
Cia
mentre
Luisa
taceva
.
«
I
genitori
devono
farsi
ubbidire
,
già
.
»
«
Ma
sì
,
così
mi
piace
»
,
le
rispose
il
padrone
,
«
mettete
fuori
anche
voi
la
vostra
sapienza
.
»
Ella
si
azzittì
tutta
ingrugnata
.
Intanto
Franco
,
piantata
Maria
in
un
angolo
dell
'
alcova
,
ritornò
e
brontolò
qualche
parola
sul
voler
far
piangere
i
bambini
per
forza
,
per
cui
Luisa
s
'
imbronciò
alla
sua
volta
,
andò
in
cerca
di
Maria
,
la
ricondusse
lagrimosa
ma
silenziosa
.
Il
breve
desinare
finì
male
perché
Maria
non
volle
più
mangiare
e
tutti
erano
imbronciati
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
,
meno
lo
zio
Piero
il
quale
si
mise
ad
arringar
Maria
con
dei
predicozzi
mezzo
serii
mezzo
scherzosi
,
tanto
che
le
fece
tornare
un
po
'
di
sole
in
viso
.
Dopo
pranzo
Franco
andò
a
vedere
di
certi
vasi
che
teneva
nel
sotterraneo
sotto
il
giardinetto
pensile
e
prese
Maria
con
sé
,
la
interrogò
benignamente
,
vedendola
ormai
allegra
,
sull
'
origine
di
tanti
guai
.
«
Che
significava
questo
cosa
,
silenzio
?
»
«
Non
lo
so
.
»
«
Ma
perché
la
mamma
non
voleva
che
tu
dicessi
così
?
»
«
Non
lo
so
.
Io
dicevo
sempre
così
e
la
mamma
mi
sgridava
sempre
.
»
«
Quando
?
»
«
A
passeggio
.
»
«
Dove
sei
stata
,
a
passeggio
?
»
«
Dal
signor
Ladroni
.
»
(
Lo
zio
le
aveva
facilitato
il
nome
del
professore
così
.
)
«
E
hai
cominciato
in
casa
del
signor
Ladroni
a
dire
questa
cosa
?
»
«
No
,
è
stato
il
signor
Ladroni
che
ha
detto
così
alla
mamma
.
»
«
Cosa
ha
detto
?
»
«
Ma
,
papà
,
non
capisci
niente
!
Ha
detto
:
per
carità
,
silenzio
!
»
.
Franco
non
parlò
più
.
«
La
mamma
ha
stracciato
una
carta
,
anche
,
dal
signor
Ladroni
»
,
soggiunse
Maria
,
stimando
,
adesso
,
far
tanto
maggior
piacere
a
suo
padre
quante
più
cose
gli
raccontava
di
questa
visita
.
Suo
padre
le
impose
di
tacere
.
Ritornato
in
casa
,
domandò
a
Luisa
,
con
un
viso
poco
benevolo
,
perché
avesse
fatto
piangere
la
bambina
.
Luisa
lo
guardò
,
le
parve
che
sospettasse
,
gli
domandò
risentita
se
dovesse
giustificarsi
di
queste
cose
.
«
Oh
no
!
»
,
fece
suo
marito
,
freddo
;
e
se
ne
andò
in
giardinetto
a
veder
se
le
foglie
secche
al
piede
degli
aranci
e
la
paglia
intorno
al
tronco
fossero
in
ordine
perché
la
notte
si
annunziava
rigida
.
Lavorando
intorno
alle
piante
si
disse
amaramente
che
se
avessero
avuto
senso
e
parola
,
gli
si
sarebbero
mostrate
più
riconoscenti
,
più
affettuose
del
solito
per
la
sua
prossima
partenza
,
mentre
Luisa
aveva
cuore
di
essergli
aspra
.
D
'
essere
stato
aspro
egli
stesso
non
gli
venne
in
mente
.
Luisa
,
dal
canto
suo
,
si
dolse
subito
d
'
avergli
risposto
così
,
ma
non
poteva
trattenerlo
,
gittarglisi
al
collo
e
finirla
con
due
baci
;
troppo
le
pesava
sul
cuore
l
'
altra
cosa
!
Franco
finì
di
accomodar
le
fasciature
a
'
suoi
aranci
e
rientrò
a
pigliarsi
il
mantello
per
andar
in
chiesa
ad
Albogasio
.
Luisa
che
stava
in
cucina
sbucciando
delle
castagne
,
lo
udì
passare
pel
corridoio
,
stette
un
momento
in
forse
,
lottando
con
se
stessa
,
poi
balzò
fuori
,
lo
raggiunse
mentre
stava
per
scender
le
scale
.
«
Franco
!
»
,
diss
'
ella
.
Franco
non
rispose
,
parve
respingerla
.
Ella
lo
afferrò
allora
per
un
braccio
,
lo
trasse
nella
vicina
camera
dell
'
alcova
.
«
Cosa
vuoi
?
»
,
diss
'
egli
,
scosso
ma
desideroso
di
tenersi
il
suo
rancore
.
Luisa
non
gli
rispose
,
gli
cinse
con
le
braccia
il
collo
riluttante
,
gli
piegò
il
viso
sul
petto
e
disse
sottovoce
:
«
Non
dobbiamo
esser
in
collera
,
sai
,
in
questi
giorni
»
.
Egli
,
che
aveva
aspettato
parole
di
scusa
,
si
staccò
dal
collo
le
braccia
di
sua
moglie
e
rispose
asciutto
:
«
Io
non
sono
in
collera
.
Mi
racconterai
poi
»
,
soggiunse
,
«
cosa
ti
ha
confidato
il
signor
professore
Gilardoni
di
tanto
segreto
da
doverti
raccomandare
il
silenzio
»
.
Luisa
lo
guardò
attonita
,
addolorata
.
«
Tu
hai
sospettato
di
me
»
,
diss
'
ella
,
«
e
hai
interrogato
la
bambina
?
Hai
fatto
questo
?
»
«
Ebbene
»
,
diss
'
egli
,
«
e
se
avessi
fatto
questo
?
Del
resto
tu
pensi
sempre
il
peggio
di
me
,
si
sa
.
Bene
,
guarda
,
non
voglio
saper
niente
.
»
Ella
lo
interruppe
,
«
ma
te
lo
dirò
,
ma
te
lo
dirò
»
,
ed
egli
allora
cui
la
coscienza
rimordeva
un
poco
per
l
'
interrogatorio
di
Maria
,
vedendo
poi
anche
Luisa
disposta
a
parlare
,
non
volle
assolutamente
udirla
,
le
proibì
di
spiegarsi
.
Ma
il
suo
cuore
traboccava
di
amarezza
e
gli
occorreva
pure
uno
sfogo
.
Si
dolse
che
dopo
la
notte
di
Natale
ella
non
fosse
più
stata
con
lui
la
solita
Luisa
.
A
che
valevano
le
proteste
?
Lo
aveva
capito
bene
.
Del
resto
era
tanto
tempo
ch
'
egli
aveva
capito
una
cosa
!
Che
cosa
?
Oh
,
una
cosa
naturale
!
Naturalissima
!
Meritava
egli
di
essere
amato
da
lei
?
No
certo
;
egli
era
un
povero
disutile
e
niente
altro
.
Non
era
naturale
che
dopo
averlo
conosciuto
bene
,
ella
lo
amasse
meno
?
Perché
certo
certo
lo
amava
meno
di
una
volta
.
Luisa
tremò
che
questo
fosse
vero
,
disse
«
no
,
Franco
,
no
»
e
lo
sgomento
di
non
saperlo
dire
con
energia
bastante
le
paralizzò
la
voce
.
Egli
che
aveva
sperato
una
smentita
violenta
,
sussurrò
atterrito
:
«
Dio
mio
!
»
.
Allora
fu
lei
che
si
atterrì
,
fu
lei
che
lo
strinse
disperatamente
fra
le
braccia
singhiozzando
«
ma
no
!
ma
no
!
ma
no
!
»
.
S
'
intesero
sino
al
fondo
con
una
comunicazione
magnetica
e
stettero
a
lungo
abbracciati
,
parlandosi
in
un
muto
sforzo
spasmodico
di
tutto
l
'
esser
loro
,
dolendosi
l
'
uno
dell
'
altro
,
rimproverandosi
,
volendosi
appassionatamente
riprendere
,
gustando
il
piacere
acuto
e
amaro
di
unirsi
per
un
momento
con
la
volontà
e
con
l
'
amore
malgrado
la
intima
disunione
delle
loro
idee
e
della
loro
natura
;
tutto
senza
una
parola
,
senza
una
sola
voce
.
Franco
partì
per
andare
in
chiesa
.
Non
volle
invitar
Luisa
ad
accompagnarlo
,
sperando
ch
'
ella
lo
facesse
spontaneamente
;
ed
ella
non
lo
fece
dubitando
che
gli
fosse
gradito
.
La
mattina
del
sette
gennaio
,
dopo
le
dieci
,
lo
zio
Piero
fece
chiamare
Franco
.
Lo
zio
stava
ancora
a
letto
.
Si
alzava
tardi
,
non
potendo
riscaldare
la
stanza
e
non
volendo
,
per
economia
,
accendere
il
fuoco
nel
salottino
troppo
per
tempo
.
Però
il
freddo
non
gl
'
impediva
di
tirarsi
su
a
leggere
,
con
mezzo
il
petto
e
ambedue
le
braccia
fuori
delle
coperte
.
«
Ciao
»
,
diss
'
egli
quando
Franco
entrò
.
Dal
tono
del
saluto
,
dalla
bella
faccia
seria
nella
sua
bontà
,
Franco
intese
che
lo
zio
aveva
pronte
parole
insolite
.
Lo
zio
gl
'
indicò
infatti
la
sedia
presso
il
letto
,
e
disse
il
più
solenne
dei
suoi
esordi
:
«
Sètet
giò
»
.
Franco
sedette
.
«
Dunque
parti
domani
?
»
«
Sì
,
zio
.
»
«Bene.»
Parve
che
nel
metter
fuori
quel
«
bene
»
il
cuore
dello
zio
gli
fosse
venuto
in
bocca
,
tanto
la
parola
gli
gonfiò
le
guance
,
gli
uscì
piena
e
sonora
.
«
Tu
»
,
riprese
il
vecchio
,
«
non
mi
hai
udito
fino
ad
ora
,
dirò
così
,
approvare
né
disapprovare
il
tuo
progetto
.
Forse
avrò
dubitato
un
poco
che
lo
effettuassi
.
Adesso
...
»
Franco
gli
stese
ambedue
le
mani
.
«
Adesso
»
,
continuò
lo
zio
,
tenendogliele
strette
fra
le
proprie
,
«
visto
che
sei
fermo
nella
tua
idea
,
ti
dico
:
l
'
idea
è
buona
,
il
bisogno
c
'
è
,
va
,
lavora
,
il
lavoro
è
una
gran
cosa
.
Dio
ti
faccia
incominciar
bene
e
poi
ti
faccia
perseverare
,
ch
'
è
il
più
difficile
.
Ecco
.
»
Franco
gli
voleva
baciar
le
mani
,
ma
lo
zio
fu
pronto
a
ritirarle
.
«
Lassa
stà
,
lassa
stà
!
»
.
E
riprese
a
parlare
.
«
Adesso
senti
.
È
possibile
che
non
ci
vediamo
più
.
»
Proteste
di
Franco
.
«
Sì
sì
sì
»
,
rispose
il
vecchio
ritirando
l
'
anima
dagli
occhi
e
dalla
voce
,
«
tutte
belle
cose
,
cose
che
bisogna
dire
.
Lascia
stare
.
»
Gli
occhi
ripresero
la
loro
luce
seria
e
buona
,
la
voce
il
suo
tono
grave
.
«
È
possibile
che
non
ci
vediamo
più
.
Del
resto
ti
domando
io
cosa
ci
faccio
,
oramai
,
a
questo
mondo
.
E
per
voi
sarebbe
meglio
che
me
ne
andassi
.
Forse
a
tua
nonna
dispiace
che
io
vi
abbia
raccolti
,
forse
le
sarà
più
facile
,
poi
,
di
riconciliarsi
con
voi
.
Perciò
,
posto
che
non
ci
vediamo
più
,
ti
prego
,
appena
morto
io
,
se
le
cose
non
saranno
ancora
accomodate
,
di
fare
qualche
passo
.
»
Franco
si
alzò
,
abbracciò
lo
zio
con
le
lagrime
agli
occhi
.
«
Testamento
»
,
riprese
lo
zio
,
«
non
ne
ho
fatto
e
non
ne
faccio
.
Il
poco
che
ho
è
di
Luisa
;
non
occorre
testamento
.
Vi
raccomando
la
Cia
;
fate
che
non
le
manchi
un
letto
e
un
tozzo
di
pane
.
Per
i
funerali
bastano
tre
preti
che
mi
cantino
un
requiem
di
cuore
;
il
nostro
,
l
'
Introini
e
il
prefetto
della
Caravina
;
c
'
è
mica
bisogno
di
farne
cantare
cinque
o
sei
per
amor
del
candirott
e
del
vin
bianch
.
Per
il
mio
vestiario
lasciamo
fare
a
Luisa
che
saprà
dove
metterlo
a
posto
.
Il
mio
orologio
a
ripetizione
lo
prenderai
tu
per
mia
memoria
.
Vorrei
lasciare
un
ricordo
anche
a
Maria
,
ma
come
si
fa
?
Potrai
pigliar
un
pezzo
della
mia
catena
d
'
oro
.
Se
hai
una
medaglietta
,
un
crocifisso
,
glielo
attacchi
al
collo
con
la
mia
catena
.
E
amen
.
»
Franco
piangeva
.
Era
una
gran
commozione
di
sentire
lo
zio
parlar
della
sua
morte
così
serenamente
come
di
un
affare
qualsiasi
da
condur
con
giudizio
e
onestà
;
lo
zio
che
discorrendo
con
gli
amici
pareva
tanto
attaccato
alla
vita
,
che
diceva
sempre
:
«
Se
se
pò
schivà
quella
tal
crepada
!
»
.
«
Oh
e
adesso
contami
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Che
lavoro
speri
di
trovare
?
»
«
Per
ora
,
nell
'
ufficio
d
'
un
giornale
a
Torino
,
mi
scrive
T
.
Forse
in
avvenire
si
troverà
qualche
cosa
di
meglio
.
Se
poi
al
giornale
non
potessi
vivere
e
se
non
trovassi
altro
,
ritornerei
.
Per
questo
bisogna
tener
la
cosa
segretissima
,
almeno
per
il
primo
tempo
.
»
Quanto
al
segreto
,
lo
zio
era
incredulo
.
«
E
le
lettere
?
»
,
diss
'
egli
.
Per
le
lettere
era
combinato
che
Franco
scriverebbe
a
Lugano
fermo
in
posta
,
che
Ismaele
porterebbe
alla
posta
di
Lugano
le
lettere
della
famiglia
e
ritirerebbe
quelle
di
Franco
.
E
che
si
doveva
dire
ai
conoscenti
?
Si
era
già
detto
che
Franco
andava
a
Milano
il
giorno
otto
per
affari
e
che
sarebbe
stato
assente
forse
un
mese
,
forse
anche
più
.
«
Questo
dover
infinocchiar
la
gente
non
è
la
più
bella
cosa
del
mondo
»
,
disse
lo
zio
,
«
ma
insomma
!
Io
ti
abbraccio
adesso
,
neh
,
Franco
,
perché
so
che
domani
mattina
parti
per
tempo
e
oggi
difficilmente
saremo
soli
.
Dunque
addio
.
Ti
raccomando
tutto
da
capo
e
non
dimenticarti
di
me
.
Oh
,
un
'
altra
cosa
.
Tu
vai
a
Torino
.
Io
,
come
impiegato
,
ho
inteso
servire
il
mio
paese
.
Non
ho
cospirato
,
non
vorrei
cospirare
neanche
adesso
,
ma
al
mio
paese
ci
ho
sempre
voluto
bene
.
Insomma
,
salutami
la
bandiera
tricolore
.
Ciao
,
neh
!
»
Qui
lo
zio
aperse
le
braccia
.
«
Verrai
anche
tu
,
zio
,
in
Piemonte
»
,
gli
disse
Franco
alzandosi
commosso
da
quell
'
abbraccio
.
«
Se
posso
appena
guadagnarmi
quel
che
strettamente
bisogna
,
vi
faccio
venire
tutti
.
»
«
E
no
,
caro
.
Son
troppo
vecchio
,
non
mi
muovo
più
.
»
«
Ebbene
,
verrò
io
questa
primavera
con
duecentomila
miei
amici
.
»
«
Eh
sì
!
Düsent
mila
zücch
!
Belle
idee
,
belle
speranze
!
Oh
,
è
qui
,
signorina
Ombretta
Pipì
?
»
Ombretta
Pipì
,
così
Maria
era
chiamata
in
casa
nei
momenti
di
buon
umore
,
entrò
impettita
e
grave
.
«
Buon
giorno
,
zio
.
Mi
dici
l
'
Ombretta
Pipì
?
»
Suo
padre
la
prese
e
la
posò
sul
letto
dello
zio
che
la
raccolse
a
sé
sorridendo
,
se
la
fece
sedere
sulle
gambe
.
«
Venga
qua
,
signorina
.
Ha
dormito
bene
?
E
la
bambola
,
ha
dormito
bene
?
E
il
mulo
,
ha
dormito
bene
?
Ah
non
c
'
era
?
Tanto
meglio
.
Sì
,
sì
,
adesso
vengo
con
l
'
Ombretta
.
E
un
bacio
,
niente
?
E
un
altro
,
no
?
Allora
bisogna
proprio
dire
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
,
Non
far
la
ritrosa
E
baciami
qui
.
»
Maria
lo
ascoltò
come
se
udisse
i
versi
per
la
prima
volta
;
e
poi
,
fuori
a
ridere
,
a
saltare
,
a
battere
le
mani
.
E
lo
zio
rideva
come
lei
.
«
Papà
»
,
diss
'
ella
facendosi
seria
,
«
perché
piangi
?
Sei
in
castigo
?
»
Si
aspettavano
alquante
visite
,
in
quel
giorno
,
di
conoscenti
che
avevan
promesso
di
venire
a
congedarsi
da
Franco
prima
della
sua
partenza
per
Milano
.
Luisa
fece
il
miracolo
di
accender
la
stufa
in
Siberia
,
come
lo
zio
chiamava
la
sala
,
e
vi
si
trovarono
insieme
donna
Ester
,
i
due
indivisibili
Paoli
di
Loggio
,
il
Paolin
e
il
Paolon
,
il
professor
Gilardoni
che
vi
sofferse
di
una
trepidazione
,
di
una
inquietudine
continua
perché
Luisa
,
non
avendo
ancora
allestito
il
bagaglio
di
Franco
,
andava
e
veniva
dalla
camera
dell
'
alcova
,
chiamava
Ester
ogni
momento
ed
Ester
era
quindi
sempre
in
moto
,
quando
passava
dietro
al
professore
,
quando
gli
passava
davanti
,
quando
a
destra
,
quando
a
sinistra
.
Al
pover
'
uomo
pareva
di
stare
in
un
turbine
magnetico
.
Ecco
capitare
,
molto
inattesa
perché
dopo
la
perquisizione
non
s
'
era
più
veduta
,
anche
la
signora
Peppina
.
«
Oh
cara
la
mia
süra
Lüisa
!
Oh
car
el
me
sür
don
Franco
!
L
'
è
vera
ch
'
el
voeur
propi
andà
via
?
»
Adesso
è
il
Paolin
che
si
dimena
un
poco
sulla
sedia
perché
ha
l
'
idea
che
la
süra
Peppina
sia
mandata
dal
marito
per
vedere
chi
c
'
è
e
chi
non
c
'
è
intorno
all
'
uomo
sospetto
,
nella
casa
scomunicata
.
Vorrebbe
andarsene
subito
col
suo
Paolon
,
ma
il
Paolon
è
più
grosso
.
«
Come
se
fa
adèss
con
sto
vioròn
chì
ch
'
el
capiss
nagott
?
»
,
pensa
il
Paolin
,
e
,
senza
guardare
il
Paolon
,
gli
dice
sottovoce
:
«
Andèmm
,
Paol
!
Andèmm
!
»
Il
Paolon
stenta
infatti
molto
a
capire
ma
finalmente
si
alza
,
se
ne
va
col
Paolin
,
piglia
la
sua
sulle
scale
.
Franco
ebbe
lo
stesso
pensiero
del
Paolin
e
salutò
la
signora
Peppina
con
mal
garbo
.
La
povera
donna
ne
avrebbe
pianto
perché
voleva
tanto
bene
a
sua
moglie
e
teneva
in
gran
concetto
anche
lui
;
ma
capiva
la
sua
avversione
;
la
scusava
in
cuor
suo
.
Appena
osava
guardarlo
di
tempo
in
tempo
,
umile
,
con
un
'
aria
di
cane
bastonato
.
Si
tolse
la
Maria
sulle
ginocchia
,
le
parlò
del
suo
buon
papà
,
del
suo
caro
papà
che
andava
via
.
«
Chi
sa
che
dispiasè
,
neh
ti
poera
vèggia
?
Chi
sa
che
magòn
?
Poer
ratin
.
Andà
via
el
papà
!
On
papà
de
quella
sort
!
»
Franco
discorreva
col
professore
ma
udiva
e
fremeva
d
'
impazienza
.
Fu
contentissimo
che
la
Veronica
venisse
a
chiamarlo
.
Lo
volevano
nell
'
orto
.
Vi
discese
,
trovò
il
signor
Giacomo
Puttini
e
don
Giuseppe
Costabarbieri
ch
'
eran
venuti
per
salutarlo
ma
,
informati
dal
Paolin
e
dal
Paolon
,
desideravano
non
farsi
vedere
dalla
süra
Peppina
.
Anche
il
suolo
dell
'
orto
scottava
loro
i
piedi
.
Mentre
il
piccolo
eroe
magro
si
difendeva
,
soffiando
,
dagl
'
inviti
di
Franco
a
salire
in
casa
,
il
piccolo
eroe
grasso
girava
vivacemente
la
testa
e
gli
occhietti
come
un
merlo
di
buon
umore
,
a
guardar
ora
il
monte
ora
il
lago
,
quasi
per
un
'
abitudine
di
sospetto
.
Scorse
una
barca
che
veniva
da
Porlezza
.
Chi
sa
?
Non
potrebb
'
essere
l
'
I
.
R
.
Commissario
?
Benché
la
barca
fosse
ancora
lontana
,
pensò
subito
di
cavarsela
,
pensò
di
andar
col
Puttini
a
visitar
il
Ricevitore
per
aver
la
fortuna
di
non
trovar
la
süra
Peppina
in
casa
.
Scambiati
con
Franco
saluti
sommessi
e
frettolosi
,
i
due
vecchi
leproni
trottarono
via
a
testa
bassa
e
Franco
rimase
nell
'
orto
.
L
'
aria
era
mite
,
il
picco
di
Cressogno
saliva
senza
neve
,
tutto
glorioso
di
sole
,
nel
sereno
,
il
sole
dorava
ancora
le
coste
giallognole
della
Valsolda
picchiettate
di
ulivi
,
mentre
dall
'
altra
parte
del
lago
scendevano
sino
all
'
acqua
,
nell
'
ombra
azzurrognola
,
i
grandi
padiglioni
bianchi
della
Galbiga
nevosa
e
del
Bisgnago
.
Franco
stette
a
guardare
col
cuore
grosso
il
caro
paese
dei
suoi
sogni
,
de
'
suoi
amori
.
«
Addio
,
Valsolda
»
,
pensò
.
«
E
adesso
voglio
salutare
anche
voialtre
.
»
Voialtre
erano
le
sue
piante
,
gli
aranci
amari
,
l
'
olea
sinensis
,
il
nespolo
del
Giappone
,
il
pinus
pinea
,
che
verdeggiavano
a
giusti
intervalli
lungo
il
viale
diritto
,
fra
le
aiuole
degli
erbaggi
e
il
lago
;
erano
i
rosai
,
i
capperi
,
le
agavi
che
uscivano
a
pender
sopra
l
'
acqua
dai
fori
praticati
nel
muro
.
Tutte
piccole
vite
,
ancora
;
il
colosso
della
famiglia
,
il
pino
,
non
misurava
tre
metri
;
piccole
,
pallide
vite
che
parevano
sonnecchiare
nel
pomeriggio
invernale
.
Ma
Franco
le
vedeva
nell
'
avvenire
come
le
aveva
pensate
piantandole
col
suo
fine
sentimento
del
grazioso
e
del
pittoresco
.
Ciascuna
portava
in
sé
una
intenzione
di
lui
.
Le
nobili
pianticelle
del
viale
,
sorgendo
sugli
erbaggi
,
dovevano
significare
una
certa
finezza
di
spirito
e
di
cultura
nella
modesta
fortuna
della
famiglia
.
Gli
aranci
avevano
il
compito
speciale
di
dare
al
quadretto
una
intonazione
mite
e
gentile
;
il
dovere
del
nespolo
era
di
alzare
e
allargar
le
braccia
frondose
sopra
un
futuro
sedile
;
i
rosai
e
i
capperi
del
muro
verso
il
lago
dovevano
dire
a
chi
passava
in
barca
la
fantasia
d
'
un
poeta
;
le
agavi
vi
avrebbero
risposto
,
in
un
accordo
minore
,
agli
aranci
,
compagni
di
esilio
;
finalmente
gli
alti
destini
del
pino
erano
di
spiegar
un
grazioso
ombrello
sulla
breve
oasi
,
di
porre
il
suo
accento
meridionale
sopra
l
'
accordo
delle
agavi
e
degli
aranci
,
di
incorniciar
con
la
sua
verde
corona
il
piccolo
seno
azzurro
di
Casarico
.
Addio
,
addio
!
Pareva
a
Franco
che
le
pianticelle
gli
rispondessero
tristemente
:
"
Perché
ci
lasci
?
Che
sarà
di
noi
?
Tua
moglie
non
ci
ama
come
te
"
.
Intanto
la
barca
veduta
da
don
Giuseppe
aveva
camminato
e
passava
davanti
all
'
orto
,
alquanto
discosto
dalla
riva
.
V
'
erano
un
signore
e
una
signora
.
Il
signore
si
alzò
in
piedi
e
salutò
con
voce
squillante
:
«
Addio
,
don
Franco
!
Evviva
!
»
.
La
signora
sventolò
il
fazzoletto
.
Erano
i
Pasotti
.
Franco
salutò
col
cappello
.
I
Pasotti
!
In
Valsolda
di
gennaio
!
Che
ci
venivano
a
fare
?
E
quel
saluto
!
Pasotti
che
dopo
la
perquisizione
non
si
era
fatto
più
vedere
,
Pasotti
salutar
così
?
Che
voleva
dir
ciò
?
Franco
,
perplesso
,
salì
in
casa
,
diede
la
notizia
.
Tutti
stupirono
e
sopra
tutti
la
süra
Peppina
:
«
Ma
comè
?
El
dis
de
bon
?
El
sür
Controlòr
?
Poer
omasc
!
Anca
la
süra
Barborin
?
Poera
donnètta
!
»
.
Si
commentò
il
fatto
.
Chi
supponeva
una
cosa
e
chi
un
'
altra
.
Dopo
cinque
minuti
Pasotti
entrò
strepitando
,
trascinandosi
dietro
la
signora
Barborin
carica
di
scialli
e
di
fagotti
,
mezza
morta
dal
freddo
.
Povera
creatura
,
non
sapeva
dir
altro
che
«
dò
ôr
!
dò
ôr
in
barca
!
»
mentre
suo
marito
schiamazzava
ghignando
negli
occhi
diabolici
:
«
Le
fa
bene
,
le
fa
bene
!
Le
ho
cacciato
giù
un
bicchierino
di
ginepro
a
Porlezza
.
Ha
fatto
smorfie
d
'
inferno
,
ma
sta
benone
!
»
.
La
povera
sorda
,
indovinando
che
parlava
del
ginepro
,
girava
gli
occhi
per
il
soffitto
,
rifaceva
le
smorfie
di
Porlezza
.
Pasotti
non
era
mai
stato
così
espansivo
.
Baciò
la
mano
a
Luisa
,
abbracciò
l
'
ingegnere
e
Franco
accompagnando
gli
atti
con
effusioni
e
profluvi
di
sentimento
.
«
Carissima
donna
Luisa
!
Signora
ammirabile
e
perfetta
.
Car
el
me
Peder
!
Car
el
me
re
de
coeur
!
Il
mondo
è
grande
ma
on
alter
Peder
el
gh
'
è
propri
no
,
va
là
!
E
questo
don
Franco
!
Caro
il
mio
Francone
!
Pensare
come
t
'
ho
veduto
io
!
In
sottane
e
grembialino
.
Quando
andavi
a
rubar
i
fichi
al
prefetto
della
Caravina
!
Sto
baloss
chì
!
»
Il
«
baloss
»
non
faceva
il
viso
più
incoraggiante
del
mondo
ma
l
'
altro
non
se
ne
dava
per
inteso
.
Altrettanto
poco
poteva
intendersi
sua
moglie
con
le
signore
che
l
'
interrogavano
.
«
Come
l
'
ha
mai
faa
,
süra
Pasotti
»
,
le
gridava
la
signora
Peppina
,
«
a
vegnì
in
Valsolda
de
sto
temp
chì
?
»
«
Oh
dèss
,
la
capiss
nient
,
poera
donnètta
.
»
Per
quanto
anche
Luisa
ed
Ester
le
gridassero
nelle
orecchie
la
stessa
domanda
,
per
quanto
ella
spalancasse
la
bocca
,
la
sorda
non
capiva
,
andava
rispondendo
a
caso
:
«
Se
ho
mangiàa
?
Se
voeui
disnà
chì
?
»
.
Intervenne
Pasotti
,
disse
che
in
ottobre
egli
e
sua
moglie
eran
partiti
per
un
richiamo
di
affari
,
senza
fare
il
bucato
,
che
sua
moglie
lo
andava
seccando
da
un
pezzo
per
questo
benedetto
bucato
,
che
finalmente
si
era
risolto
di
accontentarla
e
di
venire
.
Allora
donna
Ester
si
voltò
verso
la
Pasotti
a
far
l
'
atto
di
lavare
.
La
Pasotti
guardò
suo
marito
che
le
teneva
gli
occhi
addosso
e
rispose
:
«
Sì
sì
,
la
bügada
,
la
bügada
!
»
.
Quell
'
occhiata
,
l
'
impero
che
lesse
negli
occhi
del
Controllore
fecero
sospettare
Luisa
che
vi
fosse
sotto
un
mistero
.
Questo
mistero
e
le
inesplicabili
espansioni
di
Pasotti
le
suggerirono
un
altro
sospetto
.
Se
fosse
venuto
per
loro
?
Se
nelle
cause
di
questa
improvvisa
venuta
ci
avesse
parte
il
viaggio
del
professore
a
Lodi
?
Avrebbe
voluto
consultarsi
col
professore
,
dirgli
di
fermarsi
fino
a
che
i
Pasotti
fossero
partiti
;
ma
come
parlargli
poi
senza
che
se
ne
avvedesse
Franco
?
Intanto
donna
Ester
prese
congedo
e
il
professore
che
aveva
ottenuto
il
perdono
della
capricciosetta
,
perfidetta
signorina
,
a
patto
di
non
domandare
il
paradiso
,
ebbe
licenza
di
accompagnarla
a
casa
.
I
Pasotti
non
potevano
salire
ad
Albogasio
Superiore
fino
a
che
il
mezzadro
,
fatto
avvertire
subito
,
non
avesse
posto
loro
in
ordine
e
riscaldata
almeno
una
stanza
.
Parlò
subito
di
piantare
un
tarocchino
in
tre
con
l
'
ingegnere
e
Franco
.
Allora
se
ne
andò
anche
la
signora
Peppina
e
la
Pasotti
chiese
a
Luisa
di
ritirarsi
un
momento
,
la
pregò
di
accompagnarla
.
Appena
fu
sola
coll
'
amica
nella
camera
dell
'
alcova
si
guardò
attorno
con
due
occhioni
spaventati
e
poi
sussurrò
:
«
Sèm
minga
chì
per
la
bügada
neh
,
sèm
minga
chì
per
la
bügada
!
»
.
Luisa
la
interrogò
silenziosamente
,
col
viso
e
col
gesto
,
perché
a
parlar
forte
in
sala
avrebbero
udito
.
Stavolta
la
Pasotti
capì
,
rispose
che
non
sapeva
niente
,
che
suo
marito
non
le
aveva
detto
niente
,
che
le
aveva
imposto
la
storia
del
bucato
ma
che
del
bucato
a
lei
non
importava
nulla
.
Allora
Luisa
prese
un
pezzo
di
carta
e
scrisse
:
«
Cosa
sospetti
?
»
.
La
Pasotti
lesse
e
poi
cominciò
una
mimica
complicatissima
.
Scrollamenti
del
capo
,
stralunamenti
d
'
occhi
,
sospiri
,
invocazioni
al
soffitto
;
pareva
che
si
combattesse
dentro
di
lei
una
gran
battaglia
di
timori
e
di
speranze
.
Finalmente
fece
«
ah
!
»
,
afferrò
la
penna
e
scrisse
sotto
la
domanda
di
Luisa
:
«
La
marchesa
!
»
.
Lasciò
cader
la
penna
,
stette
a
contemplar
l
'
amica
.
«
L
'
è
a
Lod
»
,
diss
'
ella
sottovoce
.
«
El
Controlòr
l
'
è
staa
a
Lod
.
Speri
comè
!
»
E
poi
scappò
in
sala
temendo
esser
sospettata
da
suo
marito
.
Finito
il
tarocco
,
Pasotti
si
accostò
a
una
finestra
,
disse
forte
qualche
cosa
sugli
effetti
della
luce
crepuscolare
e
chiamò
Franco
.
«
Bisogna
che
tu
venga
stasera
da
me
»
,
gli
disse
piano
,
«
devo
parlarti
.
»
Franco
cercò
schermirsi
.
Partiva
l
'
indomani
mattina
per
Milano
,
lasciava
la
famiglia
per
qualche
tempo
,
gli
era
difficile
passar
la
sera
fuori
di
casa
.
Pasotti
replicò
ch
'
era
assolutamente
necessario
.
«
Si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
»
,
diss
'
egli
.
«
Si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
!
»
Appena
partiti
i
Pasotti
per
Albogasio
Superiore
,
Franco
riferì
questo
colloquio
a
sua
moglie
.
Egli
n
'
era
stato
turbatissimo
.
Pasotti
sapeva
,
dunque
;
non
avrebbe
fatto
tanti
misteri
se
non
avesse
inteso
alludere
al
viaggio
di
Torino
.
E
Franco
era
seccatissimo
che
Pasotti
sapesse
.
Ma
in
che
modo
?
L
'
amico
di
Torino
poteva
essere
stato
imprudente
.
E
adesso
che
voleva
da
lui
,
Pasotti
?
C
'
era
forse
in
aria
qualche
altro
colpo
della
Polizia
?
Ma
Pasotti
non
era
l
'
uomo
da
venire
ad
avvertirnelo
!
E
tutto
quel
voltafaccia
di
amabilità
?
Non
si
voleva
ch
'
egli
andasse
a
Torino
,
forse
.
Non
si
voleva
che
trovasse
una
strada
buona
,
un
modo
di
sottrarre
sé
e
i
suoi
alla
povertà
,
ai
commissari
e
ai
gendarmi
!
Pensa
e
ripensa
,
non
poteva
essere
che
questo
.
Luisa
n
'
era
poco
persuasa
,
in
cuor
suo
.
Temeva
altra
cosa
;
non
dubitava
però
neppur
lei
che
Pasotti
sapesse
di
Torino
e
ciò
scompigliava
tutte
le
sue
supposizioni
.
Insomma
non
c
'
era
che
andare
e
udire
.
Franco
andò
alle
otto
,
Pasotti
lo
ricevette
colla
più
affettuosa
cordialità
e
gli
fece
le
scuse
di
sua
moglie
ch
'
era
già
a
letto
.
Prima
d
'
entrar
in
argomento
volle
assolutamente
che
pigliasse
un
bicchiere
di
S
.
Colombano
e
una
fetta
di
panettone
.
Col
vino
e
col
dolce
Franco
dovette
inghiottire
,
suo
malgrado
,
molte
dichiarazioni
di
amicizia
,
i
più
sperticati
elogi
di
sua
moglie
,
di
suo
zio
e
di
lui
stesso
.
Vuotato
finalmente
il
bicchiere
ed
il
piatto
,
il
mellifluo
bargnìf
si
mostrò
disposto
ad
entrare
in
materia
.
Erano
seduti
a
un
tavolino
,
l
'
uno
in
faccia
all
'
altro
.
Pasotti
,
appoggiato
comodamente
alla
spalliera
della
seggiola
,
teneva
tra
le
mani
un
fazzoletto
rosso
e
giallo
di
foulard
,
lo
andava
palpando
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
«
caro
Franco
,
come
ti
dicevo
,
si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
.
Ho
inteso
dire
oggi
a
casa
tua
che
parti
per
affari
:
si
tratta
di
vedere
se
io
non
ti
porto
un
affare
anche
più
grosso
di
quello
che
hai
a
Milano
.
»
Franco
,
sorpreso
da
questo
inaspettato
esordio
,
tacque
.
Pasotti
chinò
gli
occhi
sul
fazzoletto
senza
restare
di
maneggiarlo
e
riprese
:
«
Il
mio
caro
amico
don
Franco
Maironi
si
può
immaginare
che
se
io
entro
in
argomento
intimo
e
delicato
,
ho
una
ragione
grave
di
farlo
,
sento
il
dovere
di
farlo
e
sono
autorizzato
a
farlo
»
.
Le
mani
si
fermarono
,
gli
occhi
brillanti
e
acuti
si
alzarono
a
quelli
torbidi
e
diffidenti
di
Franco
.
«
Si
tratta
,
mio
caro
Franco
,
del
tuo
presente
e
del
tuo
avvenire
.
»
Ciò
detto
,
Pasotti
posò
risolutamente
il
foulard
da
banda
.
Appoggiate
le
braccia
e
giunte
le
mani
sul
tavolino
entrò
nel
cuore
dell
'
argomento
tenendo
sempre
gli
occhi
su
Franco
che
,
raccolto
alla
sua
volta
indietro
sulla
spalliera
,
lo
guardava
pallido
,
in
una
ostile
attitudine
di
difesa
.
«
È
dunque
un
pezzo
che
io
,
per
l
'
antica
amicizia
verso
la
tua
famiglia
,
ho
in
mente
di
far
qualche
cosa
onde
metter
fine
a
un
dissidio
dolorosissimo
.
Anche
tuo
padre
,
povero
don
Alessandro
!
Che
cuor
d
'
oro
!
Che
bene
mi
voleva
!
»
(
Franco
sapeva
che
suo
padre
aveva
una
volta
minacciato
Pasotti
col
bastone
perché
s
'
intrometteva
troppo
nelle
faccende
di
casa
sua
.
)
«
Basta
.
Avendo
saputo
che
tua
nonna
era
a
Lodi
,
domenica
scorsa
mi
son
detto
:
dopo
tanti
dispiaceri
che
hanno
avuto
i
Maironi
,
forse
questo
è
il
momento
.
Andiamo
,
tentiamo
.
E
sono
andato
.
»
Pausa
.
Franco
fremeva
.
Che
razza
d
'
intercessore
gli
era
capitato
?
E
chi
aveva
chiesto
intercessioni
?
«
Debbo
dirlo
»
,
riprese
Pasotti
,
«
sono
contento
.
Tua
nonna
ha
le
sue
idee
,
ha
un
'
età
in
cui
le
idee
difficilmente
si
cambiano
,
ha
il
carattere
che
sai
,
molto
fermo
,
ma
insomma
il
cuore
c
'
è
.
Ti
vuol
bene
,
sai
.
Soffre
.
Vi
è
una
lotta
continua
,
dentro
di
lei
,
fra
i
suoi
sentimenti
e
i
suoi
principii
;
anche
,
se
vuoi
,
tra
i
suoi
sentimenti
e
i
suoi
risentimenti
.
Povera
marchesa
!
È
penoso
di
vedere
come
soffre
;
ma
insomma
piega
,
piega
.
Certamente
non
bisogna
mica
aspettarsi
poi
troppo
.
Piega
ma
non
fino
a
spezzare
ciò
che
la
sostiene
,
i
suoi
principii
,
voglio
dire
:
sopra
tutto
i
suoi
principii
politici
.
»
Gli
occhi
di
Franco
,
le
mascelle
inquiete
,
un
sussulto
di
tutta
la
persona
dissero
a
Pasotti
:
non
toccar
questo
punto
,
bada
a
te
!
Pasotti
si
fermò
;
gli
era
forse
venuto
in
mente
il
bastone
del
fu
don
Alessandro
.
«
Ti
capisco
»
,
riprese
.
«
Credi
che
non
ti
capisca
?
Io
mangio
il
pane
del
Governo
e
devo
tenermi
chiuso
nel
cuore
ciò
che
penso
,
ma
del
resto
son
con
te
,
sospiro
il
momento
in
cui
certi
colori
cederanno
il
posto
a
certi
altri
.
Tua
nonna
non
è
così
e
,
sfido
,
bisogna
pigliarla
com
'
è
.
Se
si
vuol
venire
a
un
accomodamento
bisogna
pigliarla
com
'
è
.
Si
può
combattere
come
ho
combattuto
io
,
ma
...
»
«
Tutto
questo
discorso
mi
pare
inutile
»
,
esclamò
Franco
,
alzandosi
.
«
Aspetta
!
»
,
riprese
Pasotti
.
«
Il
diavolo
non
sarà
poi
forse
tanto
brutto
!
Siedi
,
ascolta
!
»
Franco
non
volle
saperne
di
sedersi
ancora
.
«
Sentiamo
!
»
,
diss
'
egli
con
voce
vibrante
d
'
impazienza
.
«
Intanto
la
nonna
è
disposta
a
riconoscere
il
tuo
matrimonio
...
»
«
Grazie
!
»
,
interruppe
il
giovane
.
«
Aspetta
!
...
e
a
farvi
un
assegno
molto
conveniente
;
per
quel
che
ho
capito
,
fra
le
sei
e
le
ottomila
svanziche
all
'
anno
.
Non
c
'
è
male
,
eh
?
»
«
Avanti
!
»
«
Aspetta
!
Non
c
'
è
niente
di
umiliante
.
Se
ci
fosse
una
condizione
umiliante
non
sarei
venuto
a
proportela
.
La
nonna
desidera
che
tu
ti
occupi
e
che
tu
dia
una
certa
guarentigia
di
non
immischiarti
in
affari
politici
.
Vi
è
un
modo
decoroso
di
combinare
una
cosa
e
l
'
altra
,
questo
lo
devo
riconoscere
,
benché
,
te
lo
dico
chiaro
,
io
avessi
proposto
alla
nonna
un
partito
diverso
.
L
'
idea
mia
era
ch
'
ella
ti
mettesse
alla
testa
degli
affari
suoi
.
Ne
avevi
abbastanza
per
non
poter
pensare
ad
altro
.
Però
,
anche
l
'
idea
della
nonna
è
buona
.
Conosco
fior
di
giovinotti
che
pensano
come
te
e
che
sono
nella
carriera
giudiziaria
.
È
una
carriera
molto
indipendente
e
molto
rispettata
.
Una
parola
tua
e
tu
sei
ascoltante
al
Tribunale
.
»
«
Io
?
»
,
proruppe
Franco
.
«
Io
!
No
,
caro
Pasotti
!
No
!
Non
mi
si
manda
,
taci
!
la
Polizia
in
casa
,
non
si
fa
bestialmente
destituire
un
galantuomo
che
ha
la
sola
colpa
di
essere
zio
di
mia
moglie
,
taci
ti
dico
!
non
si
cercano
oggi
tutte
le
vie
di
affamare
la
mia
famiglia
e
me
,
per
offrirci
domani
del
pane
sporco
.
No
,
sai
,
no
,
grida
pure
,
per
fame
no
,
viva
Dio
,
nessuno
mi
prende
!
Dillo
pure
alla
nonna
e
tu
...
e
tu
...
e
tu
...
»
Pasotti
aveva
sicuramente
un
sangue
di
derivazione
felina
,
cupido
,
fine
,
prudente
,
carezzevole
,
pronto
alla
simulazione
ma
soggetto
alla
collera
.
Era
venuto
interrompendo
l
'
invettiva
di
Maironi
con
proteste
sempre
più
violente
;
a
quest
'
ultima
apostrofe
,
sentendo
arrivar
un
nembo
di
accuse
che
tanto
più
lo
irritavano
quanto
più
le
indovinava
,
balzò
egli
pure
in
piedi
.
«
Fermati
!
»
,
esclamò
.
«
Che
maniera
è
questa
?
»
«
Buona
sera
!
»
,
disse
Franco
,
pigliando
il
cappello
.
Ma
Pasotti
non
intendeva
lasciarlo
partire
così
.
«
Un
momento
!
»
,
diss
'
egli
battendo
e
ribattendo
affrettati
pugni
sul
tavolino
.
«
Voialtri
vi
fate
delle
illusioni
,
voialtri
sperate
molto
in
quel
testamento
e
quello
non
e
un
testamento
,
quello
è
un
pezzo
di
carta
straccia
,
quello
è
il
delirio
di
un
pazzo
!
»
Franco
,
ch
'
era
già
presso
all
'
uscio
,
si
fermò
,
tramortito
dal
colpo
.
«
Che
testamento
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Via
!
»
,
riprese
Pasotti
freddo
e
beffardo
.
«
C
'
intendiamo
bene
!
»
Una
vampa
di
collera
riaccese
il
sangue
a
Franco
.
«
Ma
no
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Fuori
!
parla
!
Cosa
ne
sai
tu
di
testamenti
?
»
«
Ah
!
»
,
fece
Pasotti
con
ironica
dolcezza
.
«
Adesso
va
benissimo
.
»
Franco
l
'
avrebbe
strozzato
.
«
Sono
stato
a
Lodi
,
non
te
l
'
ho
detto
?
Dunque
so
.
»
Franco
,
fuori
di
sé
,
protestò
di
non
capire
niente
.
«
Oh
già
!
»
,
riprese
Pasotti
,
beffardo
più
di
prima
.
«
Lo
informerò
io
il
signore
.
Sappia
dunque
che
il
signor
professore
Gilardoni
,
il
quale
non
è
affatto
amico
Suo
,
si
è
recato
in
fine
di
dicembre
a
Lodi
,
e
si
è
presentato
alla
marchesa
con
una
copia
senza
valor
legale
di
un
preteso
testamento
del
povero
Suo
nonno
.
In
questo
testamento
Ella
,
signor
don
Franco
,
è
istituito
erede
universale
con
accompagnamento
di
offese
atroci
alla
moglie
e
al
figlio
del
testatore
.
Ecco
che
adesso
Ella
sa
.
Del
resto
il
signor
Gilardoni
è
stato
fedele
alla
consegna
,
ha
detto
di
esser
venuto
di
suo
capo
,
senza
farne
saper
niente
a
voi
.
»
Franco
ascoltò
,
livido
come
un
cadavere
,
sentendosi
oscurar
la
vista
e
l
'
anima
,
raccogliendo
tutte
le
sue
forze
per
non
smarrirsi
,
per
dare
una
risposta
degna
.
«
Hai
ragione
»
,
diss
'
egli
.
«
Anche
la
nonna
ha
ragione
.
Chi
ha
torto
è
il
professor
Gilardoni
.
Egli
mi
ha
mostrato
quel
testamento
tre
anni
sono
,
la
notte
del
mio
matrimonio
.
Gli
ho
detto
di
abbruciarlo
e
ho
creduto
che
l
'
avesse
fatto
.
Se
non
lo
ha
fatto
,
mi
ha
ingannato
.
Se
si
è
recato
a
Lodi
per
quella
bella
impresa
che
dice
,
ha
commesso
una
indelicatezza
e
una
stoltezza
enorme
.
Voi
avete
avuto
ragione
di
pensar
male
di
noi
.
Ma
sappilo
bene
!
Io
disprezzo
il
danaro
della
nonna
quanto
il
danaro
del
Governo
:
e
siccome
questa
signora
ha
la
fortuna
di
essere
la
madre
di
mio
padre
,
mai
,
capisci
,
mai
,
e
adoperi
ella
pure
contro
di
noi
tutte
le
bassezze
,
tutte
le
perfidie
che
vuole
,
mai
non
userò
una
carta
che
la
disonora
!
Sono
troppo
superiore
a
lei
!
Va
'
e
dille
questo
a
nome
mio
e
dille
che
si
riprenda
le
sue
offerte
perché
le
sdegno
!
Buona
sera
.
»
Lasciò
Pasotti
sbalordito
e
se
n
'
andò
tutto
tremante
di
sovreccitazione
e
di
collera
,
dimenticò
di
ripigliar
la
sua
lanterna
,
discese
al
buio
,
a
gran
passi
,
non
sapendo
né
curando
affatto
dove
mettesse
i
piedi
,
esclamando
di
tempo
in
tempo
,
buttando
fuori
ciò
che
aveva
dentro
di
rovente
:
pezzi
d
'
ira
contro
il
Gilardoni
,
pezzi
di
accusa
contro
Luisa
.
Lo
zio
era
andato
a
letto
per
tempo
e
Luisa
aspettava
Franco
nel
salottino
con
Maria
che
teneva
alzata
perché
suo
padre
potesse
averla
un
poco
,
l
'
ultima
sera
.
La
povera
Ombretta
Pipì
aveva
cominciato
presto
a
infastidirsi
,
a
far
una
boccuccia
grossa
,
un
visetto
piagnoloso
,
a
domandar
con
una
vocina
dolente
:
«
Quando
viene
,
papà
?
»
.
Ma
ell
'
aveva
una
mamma
unica
al
mondo
per
consolare
gli
afflitti
.
Ombrettina
non
teneva
da
un
pezzo
scarpettine
sane
e
le
scarpettine
,
anche
in
Valsolda
,
costavano
denari
.
Pochi
,
sì
,
e
quando
ce
n
'
è
pochissimi
?
Ma
ell
'
aveva
una
mamma
unica
al
mondo
per
calzare
gli
scalzi
.
Proprio
il
giorno
prima
,
Luisa
,
cercando
in
granaio
un
pezzo
di
corda
,
aveva
trovato
fra
vecchie
sciarpe
,
casse
vuote
e
seggiole
rotte
,
uno
stivale
di
suo
nonno
.
Lo
aveva
posto
a
rammollire
nell
'
acqua
,
s
'
era
fatta
prestare
trincetto
,
lesina
e
forbice
.
Prese
ora
il
venerabile
stivale
che
fece
spavento
a
Ombretta
e
lo
posò
sulla
tavola
.
«
Adesso
gli
reciteremo
l
'
orazione
funebre
»
,
diss
'
ella
con
quel
brio
voluto
che
neppure
un
'
angustia
mortale
poteva
toglierle
,
se
le
bisognava
.
«
Prima
,
però
,
domanderai
al
tuo
signor
bisnonno
il
permesso
di
prenderti
il
suo
stivale
.
»
Ella
fece
che
Maria
giungesse
le
mani
e
recitasse
questa
filastrocca
guardando
comicamente
il
soffitto
:
Caro
signor
bisnonno
benedetto
,
Questo
stival
,
se
Lei
non
se
lo
mette
,
Lo
doni
alla
Sua
Ombretta
,
Che
aspetta
con
gran
fretta
Un
paio
di
scarpette
E
Le
scocca
su
in
cielo
un
bel
bacetto
Alla
pianta
del
piede
con
rispetto
.
Venne
poi
una
poco
riverente
fantasia
come
ne
nascevan
tante
nel
cervello
di
Luisa
,
una
bizzarra
storia
dell
'
angioletto
che
lustra
gli
stivali
in
paradiso
e
che
un
giorno
,
per
voler
pigliare
senza
permesso
un
pezzetto
di
pan
d
'
oro
,
aveva
lasciato
cadere
sulla
Terra
lo
stivale
del
bisnonno
.
Maria
si
rasserenò
,
rise
,
interruppe
la
mamma
con
cento
domande
sul
pan
d
'
oro
e
sullo
stivale
rimasto
in
Paradiso
.
Che
ne
farebbe
di
quello
il
bisnonno
?
La
mamma
le
spiegò
che
il
bisnonno
lo
avrebbe
applicato
per
di
dietro
all
'
imperatore
d
'
Austria
onde
buttarlo
giù
dal
cielo
,
se
ve
lo
incontrava
.
In
quel
momento
entrò
Franco
.
Luisa
vide
subito
che
gli
occhi
e
la
fronte
segnavano
tempesta
.
«
Dunque
?
»
,
diss
'
ella
.
Franco
rispose
concitato
:
«
Metti
a
letto
Maria
»
.
Luisa
osservò
che
aveva
tenuta
la
bambina
alzata
per
aspettarlo
,
perché
stesse
un
po
'
con
lui
.
Franco
replicò
«
ti
dico
di
metterla
a
letto
»
tanto
aspramente
che
Maria
si
mise
a
piangere
.
Luisa
si
fece
rossa
ma
tacque
.
Accese
un
lume
,
prese
la
bambina
in
braccio
,
la
porse
silenziosamente
a
suo
padre
per
un
bacio
,
che
fu
freddo
,
e
la
portò
via
.
Franco
non
la
seguì
.
Si
arrabbiò
di
veder
quello
stivale
e
lo
gettò
in
terra
.
Poi
sedette
,
piantò
i
gomiti
sulla
tavola
,
si
strinse
il
capo
fra
le
mani
.
L
'
amara
idea
che
Luisa
fosse
complice
del
Gilardoni
gli
era
lampeggiata
in
mente
subito
,
mentre
Pasotti
parlava
,
col
ricordo
di
quel
«
cosa
,
silenzio
?
»
,
di
quel
«
basta
!
»
e
del
racconto
della
bambina
.
Egli
aveva
dentro
a
sé
come
un
vortice
dove
questa
idea
spariva
girando
e
ricompariva
sempre
più
basso
,
sempre
più
vicino
al
cuore
.
«
Dunque
?
»
,
tornò
a
chiedere
Luisa
,
rientrando
.
Franco
la
guardò
un
momento
in
silenzio
,
la
scrutò
.
Poi
si
alzò
e
le
afferrò
le
mani
.
«
Dimmi
se
sai
niente
!
»
,
diss
'
egli
.
Ella
indovinò
,
ma
quello
sguardo
e
quel
modo
la
offesero
.
«
Come
,
se
so
niente
?
»
,
esclamò
accesa
in
volto
.
«
Me
lo
domandi
così
?
»
«
Ah
tu
sai
!
»
,
gridò
Franco
,
gittando
da
sé
le
mani
di
lei
e
levando
le
braccia
in
alto
.
Ella
presentì
ciò
che
veniva
,
il
sospetto
della
sua
complicità
col
professore
,
la
propria
smentita
,
l
'
offesa
mortale
,
irrimediabile
che
Franco
le
avrebbe
fatto
se
,
nell
'
ira
,
non
avesse
creduto
alla
sua
parola
,
e
giunse
le
mani
spaventata
.
«
No
,
Franco
,
no
,
Franco
»
,
diss
'
ella
sottovoce
e
gli
gettò
le
braccia
al
collo
,
volle
chiuder
coi
baci
le
labbra
di
lui
.
Ma
egli
fraintese
,
credette
che
volesse
domandar
perdono
e
la
respinse
.
«
Lo
so
,
sì
,
lo
so
»
,
diss
'
ella
tornando
appassionata
al
suo
petto
,
«
ma
l
'
ho
saputo
dopo
,
quando
era
cosa
fatta
,
ne
ho
avuto
sdegno
come
te
,
più
di
te
!
»
Ma
Franco
aveva
troppo
bisogno
di
sfogarsi
,
di
offendere
.
«
E
come
vuoi
che
ti
creda
?
»
,
esclamò
.
Ella
indietreggiò
con
un
grido
,
poi
gli
fece
ancora
un
passo
incontro
,
gli
stese
le
braccia
.
«
No
»
,
supplicò
straziata
,
«
dimmi
che
mi
credi
,
dimmelo
subito
subito
perché
altrimenti
tu
non
sai
,
tu
non
sai
!
»
«
Cosa
,
non
so
?
»
«
Tu
non
sai
come
sono
io
che
ti
amerò
ancora
ma
non
vorrò
più
essere
moglie
per
te
,
che
potrò
soffrir
tanto
ma
non
cambiare
,
mai
più
!
Capisci
cosa
vuol
dire
mai
più
?
»
Egli
la
trasse
a
sé
,
la
sottile
persona
ansante
,
le
strinse
le
mani
da
rompergliele
e
disse
con
voce
soffocata
:
«
Ti
crederò
,
sì
,
ti
crederò
»
.
Luisa
che
lo
guardava
lagrimosa
chiese
una
parola
migliore
.
«
Ti
crederò
»
,
disse
,
«
ti
crederò
?
»
«
Ti
credo
,
ti
credo
.
»
Lo
credeva
davvero
ma
dov
'
è
ira
è
sempre
anche
orgoglio
.
Non
volle
subito
arrendersi
del
tutto
;
il
suo
accento
fu
piuttosto
d
'
un
uomo
compiacente
che
d
'
un
uomo
convinto
.
Restarono
ambedue
silenziosi
,
tenendosi
per
le
mani
,
cominciarono
a
sciogliersi
l
'
un
dall
'
altro
via
via
con
un
impercettibile
moto
.
Fu
Luisa
che
infine
,
dolcemente
,
si
staccò
del
tutto
.
Sentiva
la
necessità
di
troncar
quel
silenzio
,
parole
calde
non
ne
trovava
,
parole
fredde
non
ne
voleva
,
si
mise
a
raccontare
senz
'
altro
come
avesse
saputo
dal
Gilardoni
del
malaugurato
viaggio
a
Lodi
.
Parlava
con
voce
tranquilla
,
non
propriamente
fredda
ma
triste
,
stando
seduta
alla
tavola
in
faccia
a
suo
marito
.
Mentre
riferiva
le
confidenze
del
professore
,
Franco
si
riaccendeva
,
la
interrompeva
continuamente
:
«
E
non
gli
hai
detto
questo
?
-
E
non
gli
hai
detto
quello
?
-
Non
gli
hai
detto
stupido
?
-
Non
gli
hai
detto
bestia
?
»
.
La
prima
volta
Luisa
lasciò
correre
,
poi
protestò
.
Aveva
già
detto
di
essersi
sdegnata
per
lo
sproposito
del
Gilardoni
;
pareva
quasi
,
adesso
,
che
suo
marito
ne
dubitasse
!
Franco
si
chetò
ma
di
mala
voglia
.
Quando
il
racconto
fu
terminato
si
scagliò
ancora
contro
il
filosofo
balordo
,
tanto
che
Luisa
lo
difese
.
Era
un
amico
,
aveva
errato
gravemente
,
gravissimamente
,
ma
con
buona
intenzione
.
Dove
andavano
a
finire
le
massime
di
Franco
,
la
carità
,
il
perdono
delle
offese
,
s
'
egli
non
perdonava
neppure
a
chi
aveva
voluto
fargli
del
bene
?
Ella
pensò
,
qui
,
cose
che
non
disse
.
Pensò
che
Franco
perdonava
moltissimo
quando
a
perdonare
c
'
era
follia
e
gloria
e
perdonava
pochissimo
quando
c
'
erano
semplicemente
ottime
ragioni
di
farlo
.
Franco
a
udirsi
parlar
da
lei
di
carità
,
s
'
irritò
,
non
osò
dire
che
si
sentiva
superiore
a
un
attacco
simile
,
ma
ritorse
poco
generosamente
il
colpo
.
«
Ecco
!
»
,
esclamò
con
una
reticenza
piena
di
sottintesi
.
«
Tu
lo
difendi
!
Già
!
»
.
Luisa
ebbe
un
sussulto
nervoso
delle
spalle
,
ma
tacque
.
«
E
perché
non
parlare
,
tu
?
»
,
riprese
Franco
.
«
Perché
non
raccontarmi
tutto
subito
?
»
«
Perché
quando
rimproverai
Gilardoni
egli
mi
supplicò
di
tacere
ed
io
credetti
,
com
'
era
anche
vero
,
che
fosse
inutile
,
a
cosa
fatta
,
darti
un
dispiacere
così
grande
.
L
'
ultimo
dì
dell
'
anno
,
quando
sei
andato
in
collera
,
volevo
dirtelo
,
volevo
raccontarti
ciò
che
mi
aveva
confidato
Gilardoni
,
te
lo
ricordi
?
E
tu
non
hai
assolutamente
voluto
.
Non
ho
insistito
anche
perché
Gilardoni
ha
detto
alla
nonna
che
noi
non
ne
sapevamo
niente
.
»
«
Non
lo
ha
creduto
!
Naturale
!
»
«
E
se
io
parlavo
cosa
ci
poteva
far
questo
?
Così
Pasotti
avrà
ben
capito
che
tu
non
sapevi
niente
!
»
Franco
non
replicò
.
Allora
Luisa
gli
chiese
di
raccontarle
il
colloquio
e
stette
ad
ascoltarlo
senza
batter
ciglio
.
Ella
indovinò
,
con
l
'
acume
dell
'
odio
,
che
se
Franco
avesse
accettato
di
entrare
negl
'
impieghi
,
sarebbe
venuta
fuori
l
'
ultima
condizione
:
separarsi
dallo
zio
,
da
un
impiegato
destituito
per
ragioni
politiche
.
«
Certo
!
»
,
diss
'
ella
,
«
avrebbe
voluto
anche
questo
!
Canaglia
!
»
Suo
marito
trasalì
come
se
quella
scudisciata
avesse
toccato
il
sangue
anche
a
lui
...
«
Adagio
»
,
diss
'
egli
,
«
con
queste
parole
!
Prima
,
è
una
supposizione
tua
;
e
poi
...
»
«
È
una
supposizione
mia
?
E
il
resto
?
E
offrirti
una
viltà
simile
?
»
Franco
che
aveva
risposto
a
Pasotti
con
furore
,
rispose
ora
mollemente
a
sua
moglie
.
«
Sì
sì
sì
,
ma
insomma
...
»
Adesso
era
lei
che
diventava
violenta
.
L
'
idea
che
la
nonna
osasse
proporre
loro
l
'
abbandono
dello
zio
la
faceva
quasi
impazzire
.
«
Almeno
questo
»
,
diss
'
ella
,
«
mi
consentirai
:
che
pietà
non
ne
merita
!
Dio
mio
,
pensare
che
questo
testamento
c
'
è
ancora
!
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Torniamo
da
capo
?
»
«
Torniamo
da
capo
!
Hai
tu
il
diritto
di
pretendere
che
io
neanche
pensi
,
neanche
senta
come
non
piace
a
te
?
Sarei
vile
,
meriterei
di
essere
una
schiava
,
e
non
voglio
poi
essere
né
una
cosa
né
l
'altra.»
La
ribelle
intravveduta
,
sentita
qualche
volta
da
Franco
attraverso
l
'
amante
,
la
creatura
dall
'
intelletto
forte
sopra
l
'
amore
e
orgoglioso
,
non
potuta
mai
conquistare
interamente
,
gli
stava
ora
di
fronte
,
tutta
vibrante
nella
coscienza
della
sua
ribellione
.
«
Va
bene
»
,
disse
Franco
parlando
a
se
stesso
.
«
Sarebbe
vile
,
sarebbe
schiava
.
Si
ricorda
Ella
nemmeno
più
che
domani
vado
via
?
»
«
Non
andar
via
.
Resta
.
Eseguisci
la
volontà
del
tuo
povero
nonno
.
Ricordati
quello
che
mi
hai
raccontato
sulla
origine
della
sostanza
Maironi
.
Restituisci
tutto
all
'
Ospitale
Maggiore
.
Fa
giustizia
.
»
«
No
!
»
,
rispose
Franco
.
«
Chimere
!
Il
fine
non
giustifica
i
mezzi
.
Il
vero
fine
poi
,
per
te
,
è
colpire
la
nonna
.
Questa
storia
dell
'
Ospitale
è
il
mezzo
di
giustificarlo
.
No
,
non
mi
servirò
mai
di
quel
testamento
.
L
'
ho
anche
dichiarato
a
Pasotti
,
con
parole
da
farmi
sputare
in
faccia
se
cambiassi
!
E
parto
domattina
.
»
Seguì
un
lungo
silenzio
.
Poi
le
due
voci
ripresero
il
dialogo
,
gelate
e
tristi
come
se
nell
'
uno
e
nell
'
altro
cuore
vi
fosse
adesso
qualche
cosa
di
morto
.
«
Hai
pensato
»
,
disse
Franco
,
«
che
farei
anche
disonore
a
mio
padre
?
»
«
In
che
modo
?
»
«
Prima
per
la
forma
oltraggiosa
delle
disposizioni
e
poi
perché
farei
supporre
la
complicità
di
mio
padre
nella
soppressione
del
testamento
.
Già
,
tu
non
le
capisci
queste
cose
.
Che
te
ne
importa
?
»
«
Ma
non
è
necessario
parlar
di
soppressione
.
Può
darsi
che
il
testamento
non
sia
stato
trovato
.
»
Nuovo
silenzio
.
La
stessa
candela
di
sego
che
ardeva
sulla
tavola
aveva
una
espressione
lugubre
.
Luisa
si
alzò
,
raccolse
da
terra
lo
stivale
del
bisnonno
e
si
dispose
a
incominciar
il
suo
lavoro
.
Franco
andò
ad
appoggiar
la
fronte
alle
invetriate
della
finestra
.
Vi
rimase
un
pezzo
,
assorto
nella
contemplazione
delle
ombre
della
notte
.
Poi
disse
piano
,
senza
volgere
il
capo
:
«
Mai
mai
l
'
anima
tua
non
è
stata
tutta
con
me
»
.
Nessuna
risposta
.
Egli
si
voltò
,
adesso
,
e
domandò
a
sua
moglie
,
affatto
senza
collera
,
con
la
dolcezza
inesprimibile
che
aveva
nei
momenti
di
depressione
fisica
o
morale
,
se
gli
era
accaduto
,
fin
dal
principio
della
loro
unione
,
di
mancare
verso
di
lei
.
Gli
fu
risposto
un
impercettibile
:
«
No
»
.
«
Allora
forse
non
mi
amavi
come
ho
creduto
?
»
«
No
no
no
.
»
Franco
non
era
sicuro
di
aver
inteso
bene
e
ripeté
:
«
Non
mi
amavi
?
»
«
Sì
sì
,
tanto
.
»
Lo
spirito
di
lui
si
rialzò
,
un
'
ombra
di
severità
gli
rientrò
nella
voce
.
«
E
allora
»
,
diss
'
egli
,
«
perché
non
mi
hai
dato
tutta
l
'
anima
tua
?
»
Ella
tacque
.
Aveva
prima
tentato
invano
di
riprendere
il
lavoro
.
Le
mani
tremavano
.
E
adesso
veniva
questa
domanda
terribile
!
Doveva
o
non
doveva
rispondere
?
Rispondendo
,
rivelando
per
la
prima
volta
cose
sepolte
in
fondo
al
cuore
,
avrebbe
allargata
la
scissura
dolorosa
;
ma
poteva
non
essere
leale
?
Il
suo
silenzio
durò
tanto
che
Franco
le
chiese
ancora
:
«
Non
parli
?
»
.
Ella
raccolse
tutte
le
proprie
forze
e
parlò
.
«
È
vero
,
l
'
anima
mia
non
è
mai
stata
interamente
con
te
.
»
Tremò
nel
dir
così
,
e
Franco
non
respirava
più
.
«
Mi
sono
sempre
sentita
diversa
e
staccata
da
te
»
,
riprese
Luisa
,
«
nel
sentimento
che
deve
governare
tutti
gli
altri
.
Tu
hai
le
idee
religiose
di
mia
madre
.
Mia
madre
intendeva
e
tu
intendi
la
religione
come
un
insieme
di
credenze
,
di
culto
e
di
precetti
,
ispirato
e
dominato
dall
'
amor
di
Dio
.
Io
ho
sempre
avuto
ripugnanza
a
concepirla
così
,
non
ho
mai
potuto
veramente
sentire
,
per
quanto
mi
sforzassi
,
questo
amore
di
un
Essere
invisibile
e
incomprensibile
,
non
ho
mai
potuto
capire
il
frutto
di
costringer
la
mia
ragione
ad
accettare
cose
che
non
intende
.
Però
mi
sentivo
un
desiderio
ardente
di
dirigere
la
mia
vita
a
qualche
cosa
di
bene
secondo
un
'
idea
superiore
al
mio
interesse
.
E
poi
mia
madre
mi
aveva
talmente
penetrata
,
con
l
'
esempio
e
con
la
parola
,
de
'
miei
doveri
verso
Dio
e
la
Chiesa
,
che
i
miei
dubbi
mi
davano
un
grandissimo
dolore
,
li
combattevo
quanto
potevo
.
Mia
madre
era
una
santa
.
Ogni
atto
della
sua
vita
corrispondeva
alla
sua
fede
.
Anche
questo
poteva
molto
sopra
di
me
e
poi
sapevo
che
la
maggiore
afflizione
della
sua
vita
era
stata
l
'
incredulità
di
mio
padre
.
Ho
conosciuto
te
,
ti
ho
amato
,
ti
ho
sposato
,
mi
sono
confermata
nel
proposito
di
diventare
,
nelle
cose
di
religione
,
come
te
,
perché
tu
eri
come
mia
madre
.
Ma
ecco
,
un
po
'
alla
volta
,
ho
trovato
che
tu
non
eri
come
mia
madre
.
Debbo
dire
anche
questo
?
»
«
Sì
,
tutto
.
»
«
Ho
trovato
che
tu
eri
la
bontà
stessa
,
che
avevi
il
cuore
più
caldo
,
più
generoso
,
più
nobile
della
terra
,
ma
che
la
tua
fede
e
le
tue
pratiche
rendevano
quasi
inutili
tutti
questi
tesori
.
Tu
non
operavi
.
Tu
eri
contento
di
amar
me
,
la
bambina
,
l
'
Italia
,
i
tuoi
fiori
,
la
tua
musica
,
le
bellezze
del
lago
e
delle
montagne
.
In
questo
seguivi
il
tuo
cuore
.
Per
l
'
ideale
superiore
ti
bastava
di
credere
e
di
pregare
.
Senza
la
fede
e
senza
la
preghiera
tu
avresti
dato
il
fuoco
che
hai
nell
'
anima
a
quello
ch
'
è
sicuramente
vero
,
ch
'
è
sicuramente
giusto
qui
sulla
terra
,
avresti
sentito
quel
bisogno
di
operare
che
sentivo
io
.
Tu
lo
sai
,
già
,
come
ti
avrei
voluto
in
certe
cose
!
Per
esempio
,
chi
sente
il
patriottismo
più
di
te
?
Nessuno
.
Bene
,
io
avrei
voluto
che
tu
cercassi
di
servirlo
proprio
davvero
,
poco
o
molto
,
il
tuo
paese
.
Adesso
vai
in
Piemonte
ma
ci
vai
sopra
tutto
perché
non
abbiamo
quasi
più
da
vivere
.
»
Franco
accigliatissimo
,
fece
un
atto
iracondo
di
protesta
.
«
Se
vuoi
»
,
disse
umilmente
Luisa
,
«
mi
fermo
.
»
«
No
,
no
,
avanti
,
fuori
tutto
,
è
meglio
!
»
Egli
rispose
tanto
concitato
,
tanto
sdegnoso
,
che
Luisa
tacque
e
solo
ripigliò
il
suo
discorso
dopo
un
altro
«
avanti
!
»
.
«
Anche
senz
'
andare
in
Piemonte
ci
sarebbe
stato
da
fare
in
Valsolda
,
in
Val
Porlezza
,
in
Vall
'
Intelvi
quello
che
fa
V
.
sul
lago
di
Como
,
mettersi
in
relazione
colla
gente
,
tener
vivo
il
sentimento
buono
,
preparare
tutto
ciò
ch
'
è
bene
preparare
per
il
giorno
della
guerra
,
se
verrà
.
Io
te
lo
dicevo
e
tu
non
ti
persuadevi
,
mi
facevi
tante
difficoltà
.
Questa
inerzia
favoriva
la
mia
ripugnanza
al
concetto
tuo
della
religione
e
la
mia
tendenza
ad
un
altro
concetto
.
Perché
religiosa
mi
sentivo
anch
'
io
moltissimo
.
Il
concetto
religioso
che
mi
si
veniva
formando
sempre
più
chiaro
nella
mente
era
questo
,
in
breve
:
Dio
esiste
,
è
anche
potente
,
è
anche
sapiente
,
tutto
come
credi
tu
;
ma
che
noi
lo
adoriamo
e
gli
parliamo
non
gliene
importa
nulla
.
Ciò
ch
'
egli
vuole
da
noi
lo
si
comprende
dal
cuore
che
ci
ha
fatto
,
dalla
coscienza
che
ci
ha
dato
,
dal
luogo
dove
ci
ha
posto
.
Vuole
che
amiamo
tutto
il
bene
,
che
detestiamo
tutto
il
male
,
e
che
operiamo
con
tutte
le
nostre
forze
secondo
quest
'
amore
e
quest
'
odio
,
e
che
ci
occupiamo
solamente
della
terra
,
delle
cose
che
si
possono
intendere
,
che
si
possono
sentire
!
Adesso
capisci
come
concepisco
io
il
mio
dovere
,
il
nostro
dovere
,
di
fronte
a
tutte
le
ingiustizie
,
a
tutte
le
prepotenze
!
»
Più
Luisa
procedeva
nel
definire
ed
esprimere
le
proprie
idee
,
più
si
sentiva
contenta
di
farlo
,
di
esser
finalmente
sincera
,
di
porsi
con
franchezza
sopra
un
terreno
proprio
e
fermo
;
più
si
spegneva
dentro
di
lei
ogni
sdegno
contro
il
marito
,
più
le
saliva
nel
cuore
una
tenera
pietà
di
lui
.
«
Ecco
»
,
soggiunse
,
«
se
si
trattasse
solamente
di
questo
dispiacere
circa
la
nonna
,
non
credi
che
avrei
sacrificato
mille
volte
l
'
opinione
mia
piuttosto
che
affliggerti
?
Bisognava
bene
che
ci
fosse
sotto
qualche
altra
cosa
.
Adesso
sai
tutto
,
adesso
l
'
anima
mia
l
'
ho
messa
nelle
tue
mani
.
»
Ella
lesse
sulla
fronte
di
suo
marito
un
dolor
cupo
,
una
freddezza
nemica
.
Si
alzò
,
mosse
adagio
adagio
verso
di
lui
,
a
mani
giunte
,
fissandolo
,
cercando
gli
occhi
che
la
evitavano
e
si
fermò
per
via
,
respinta
da
una
forza
superiore
,
benché
egli
non
avesse
detto
una
parola
né
fatto
un
gesto
.
«
Franco
!
»
,
supplicò
.
«
Non
mi
puoi
amare
più
?
»
Egli
non
rispose
.
«
Franco
!
Franco
!
»
,
diss
'
ella
,
tendendogli
le
mani
giunte
.
Poi
fece
l
'
atto
di
avanzare
.
Egli
si
tirò
bruscamente
indietro
.
Stettero
così
a
fronte
in
silenzio
,
per
un
eterno
mezzo
minuto
.
Franco
teneva
le
labbra
serrate
,
si
udiva
la
sua
respirazione
frequente
.
Fu
lui
che
ruppe
il
silenzio
.
«
Quello
che
hai
detto
è
proprio
il
tuo
pensiero
?
»
«Sì.»
Egli
teneva
le
mani
sulla
spalliera
d
'
una
seggiola
.
La
scosse
con
violenza
e
disse
amaramente
:
«
Basta
»
.
Luisa
lo
guardò
con
tristezza
indicibile
e
mormorò
:
«
Basta
?
»
.
Egli
rispose
con
ira
:
«
Sì
,
basta
basta
basta
basta
!
»
.
Tacque
un
istante
e
riprese
duramente
:
«
Sarò
un
neghittoso
,
un
inerte
,
un
egoista
,
tutto
quello
che
vuoi
,
ma
non
sono
poi
un
bambino
da
venirmi
a
quietare
con
due
carezze
dopo
avermi
detto
tutto
quello
che
mi
hai
detto
!
Basta
!
»
.
«
Oh
Franco
,
ti
ho
fatto
male
,
lo
so
,
ma
mi
è
costato
tanto
di
farti
male
!
Non
puoi
prendermi
con
bontà
?
»
«
Ah
,
prenderti
con
bontà
!
Tu
vuoi
ferire
e
che
ti
si
prenda
con
bontà
!
Tu
sei
superiore
a
tutti
,
tu
giudichi
,
tu
sentenzii
,
tu
sei
la
sola
che
intende
cosa
Dio
vuole
e
cosa
non
vuole
!
Questo
no
,
sai
,
del
resto
.
Di
'
pure
di
me
quello
che
ti
piace
ma
lascia
stare
le
cose
che
non
capisci
.
Occupati
del
tuo
stivale
,
piuttosto
!
»
Egli
non
voleva
vedere
in
sua
moglie
che
l
'
orgoglio
,
e
la
sua
stessa
collera
gli
era
nata
quasi
tutta
d
'
orgoglio
,
d
'
amor
proprio
offeso
,
era
una
collera
impura
che
gli
offuscava
la
mente
e
il
cuore
.
Sì
la
moglie
che
il
marito
avrebbero
creduto
poter
essere
accusati
di
tutto
fuorché
d
'
orgoglio
.
Ella
tacque
,
riprese
il
suo
posto
,
tentò
riprendere
il
lavoro
,
maneggiava
nervosamente
gli
strumenti
senza
saper
bene
che
si
facesse
.
Franco
se
n
'
andò
in
sala
,
sbattendo
l
'
uscio
dietro
di
sé
.
Nel
buio
della
sala
,
abbandonata
dopo
le
cinque
,
si
gelava
;
ma
Franco
non
se
n
'
accorse
.
Si
buttò
sul
canapè
,
si
diede
tutto
al
suo
dolore
,
alla
sua
collera
,
a
una
facile
,
violenta
difesa
mentale
di
se
stesso
contro
la
moglie
.
Siccome
Luisa
si
era
levata
,
fosse
pure
con
certi
temperamenti
,
contro
lui
e
contro
Dio
,
gli
faceva
comodo
di
confondere
in
cuor
suo
la
propria
causa
con
quella
dell
'
altro
muto
,
terribile
Offeso
.
La
sorpresa
,
l
'
amarezza
,
l
'
ira
,
le
buone
e
le
cattive
ragioni
gli
fecero
prima
una
turbinosa
tempesta
nel
cervello
.
Poi
si
sfogò
a
immaginare
pentimenti
di
Luisa
,
domande
di
perdono
,
magnanime
risposte
proprie
.
A
un
tratto
udì
Maria
gridare
e
piangere
.
Si
alzò
per
andar
a
vedere
cos
'
avesse
,
ma
era
senza
lume
.
Allora
attese
un
poco
pensando
che
andrebbe
Luisa
.
Non
udì
alcun
movimento
e
la
bambina
piangeva
sempre
più
forte
.
Si
accostò
pian
piano
al
salotto
,
guardò
per
il
vetro
dell
'
uscio
.
Luisa
teneva
le
braccia
incrociate
sulla
tavola
e
il
viso
appoggiato
alle
braccia
.
Non
si
vedevano
,
al
lume
della
candela
,
che
i
suoi
bei
capelli
bruni
.
Franco
si
sentì
cadere
la
collera
,
aperse
l
'
uscio
e
chiamò
a
mezza
voce
con
certa
severa
dolcezza
:
«
Luisa
,
Maria
piange
»
.
Luisa
levò
il
viso
pallidissimo
,
prese
la
candela
e
uscì
senza
dir
parola
.
Suo
marito
la
seguì
.
Trovarono
la
bambina
a
sedere
sul
letto
,
tutta
piangente
,
spaventata
da
un
sogno
.
Quando
vide
suo
padre
gli
stese
le
braccia
supplicandolo
con
la
voce
grossa
di
pianto
:
«
No
via
,
papà
,
no
via
,
papà
!
»
.
Franco
se
la
strinse
in
braccio
,
la
coperse
di
baci
,
la
chetò
,
la
ripose
nel
letticciuolo
.
Ella
si
teneva
stretta
una
mano
del
papà
,
non
la
voleva
in
alcun
modo
lasciare
.
Luisa
prese
un
'
altra
candela
sul
suo
tavolino
da
notte
,
volle
accenderla
e
non
le
riusciva
,
tanto
le
tremavano
le
mani
.
«
Non
vieni
a
letto
?
»
,
le
chiese
Franco
.
Ella
rispose
«
no
»
tremando
più
di
prima
.
Franco
credette
indovinar
in
lei
una
supposizione
,
un
timore
,
e
se
ne
offese
.
«
Oh
,
puoi
venire
!
»
,
diss
'
egli
sdegnoso
.
Luisa
accese
il
lume
e
disse
più
pacatamente
che
doveva
lavorare
alle
scarpette
.
Uscì
e
solamente
sulla
soglia
mormorò
:
«
Buona
notte
»
.
Franco
rispose
asciutto
:
«
Buona
notte
»
.
Ebbe
un
momento
l
'
idea
di
spogliarsi
,
l
'
abbandonò
subito
poiché
sua
moglie
stava
alzata
a
lavorare
.
Tolse
una
coperta
,
si
coricò
vestito
,
dalla
parte
del
letticciuolo
onde
potersi
tenere
una
manina
di
Maria
che
non
dormiva
ancora
,
e
spense
il
lume
.
Che
dolcezza
,
quella
manina
cara
!
Franco
la
sentiva
,
bambina
,
la
sua
figliuola
,
innocente
,
amorosa
bambina
e
la
immaginava
donna
,
tutta
sua
nel
cuore
,
tutta
unita
a
lui
nelle
idee
come
nei
sentimenti
,
immaginava
che
quella
manina
stretta
volesse
compensarlo
del
dolore
datogli
da
Luisa
,
dirgli
:
papà
,
tu
e
io
siamo
uniti
per
sempre
.
Dio
,
gli
venivano
i
brividi
a
pensare
che
forse
Luisa
vorrebbe
educarla
nelle
sue
idee
e
ch
'
egli
sarebbe
lontano
,
non
ci
potrebbe
far
niente
!
Pregò
il
Signore
,
pregò
il
Maestro
così
dolce
ai
bambini
,
pregò
Maria
,
pregò
la
santa
nonna
Teresa
,
pregò
la
sua
propria
mamma
di
cui
sapeva
ch
'
era
stata
tanto
pura
e
tanto
religiosa
:
«
Custodite
,
custodite
la
mia
Maria
!
»
.
Offerse
tutto
se
stesso
,
la
felicità
terrena
,
la
salute
,
la
vita
purché
Maria
fosse
salva
dall
'
errore
.
«
Papà
»
,
disse
Ombretta
.
«
Un
bacio
.
»
Egli
si
sporse
dal
letto
,
si
chinò
a
cercar
con
le
labbra
il
caro
visino
e
poi
le
disse
di
tacere
,
di
dormire
.
Ella
tacque
un
minuto
e
chiamò
:
«
Papà
»
.
«
Cosa
?
»
«
Non
ho
mica
il
mulo
sotto
il
guanciale
,
sai
,
papà
.
»
«
No
,
no
,
cara
,
ma
dormi
.
»
«
Sì
,
papà
,
dormo
.
»
Tacque
un
altro
minuto
e
poi
:
«
La
mamma
è
a
letto
,
papà
?
»
«
No
,
cara
.
»
«
Perché
?
»
«
Perché
ti
fa
le
scarpette
.
»
«
Le
porto
anche
in
Paradiso
,
io
,
le
scarpette
,
come
il
bisnonno
?
»
«
Taci
,
dormi
.
»
«
Contami
una
storia
,
papà
.
»
Egli
si
provò
ma
non
aveva
la
fantasia
né
l
'
arte
di
Luisa
e
s
'
imbarazzò
presto
.
«
Oh
papà
»
,
disse
Maria
con
l
'
accento
della
compassione
,
«
tu
non
sai
raccontar
le
storie
.
»
Questo
lo
umiliò
.
«
Senti
,
senti
»
,
rispose
,
e
si
mise
a
recitare
una
ballata
di
Carrer
,
Al
bosco
nacque
,
povera
bambina
,
Gerolimina
,
rifacendosi
,
dopo
quattro
strofe
che
ne
sapeva
,
sempre
da
capo
,
con
intonazioni
sempre
più
misteriose
e
abbassando
via
via
la
voce
in
un
bisbiglio
inarticolato
,
fino
a
che
Ombretta
Pipì
,
cullata
dal
metro
e
dalla
rima
,
entrò
con
essi
nel
mondo
dei
sogni
.
Quando
la
udì
dormire
in
pace
gli
parve
così
crudele
di
lasciarla
,
gli
parve
d
'
essere
un
tal
traditore
che
vacillò
nel
suo
proponimento
.
Si
rimise
subito
.
Il
dolce
dialogo
con
la
bambina
gli
aveva
alquanto
pacificato
e
rischiarato
lo
spirito
.
Incominciò
ad
aver
coscienza
di
un
altro
dovere
che
oramai
gl
'
incombeva
di
fronte
alla
moglie
:
mostrarlesi
uomo
a
costo
di
qualsiasi
sacrificio
,
nella
volontà
e
nell
'
azione
,
difendere
,
contro
lei
,
la
propria
fede
con
le
opere
,
partire
,
lavorare
e
soffrire
;
e
poi
...
e
poi
...
se
Iddio
santo
vorrà
che
il
cannone
tuoni
per
l
'
Italia
,
via
,
avanti
,
e
venga
pure
una
palla
austriaca
che
la
faccia
piangere
e
pregare
anche
lei
!
Gli
sovvenne
di
non
aver
dette
le
sue
preghiere
della
sera
.
Povero
Franco
,
non
gli
era
mai
successo
di
recitarle
a
letto
senz
'
assopirsi
a
metà
.
Sentendosi
abbastanza
tranquillo
,
pensando
che
Luisa
tarderebbe
forse
molto
a
venire
,
ebbe
paura
di
addormentarsi
e
si
domandò
cosa
direbbe
se
lo
trovasse
addormentato
.
Si
alzò
pian
piano
,
disse
le
sue
preghiere
,
accese
quindi
il
lume
,
sedette
alla
scrivania
,
si
pose
a
leggere
e
si
addormentò
sulla
sedia
.
Fu
svegliato
dagli
zoccoli
della
Veronica
che
scendeva
le
scale
.
Luisa
non
era
ancora
venuta
.
Entrò
poco
dopo
e
non
espresse
alcuna
meraviglia
di
veder
Franco
alzato
.
«
Sono
le
quattro
»
,
diss
'
ella
.
«
Se
vuoi
partire
manca
mezz
'ora.»
Occorreva
partire
alle
quattro
e
mezzo
per
essere
sicuramente
a
Menaggio
in
tempo
di
pigliar
il
primo
battello
che
veniva
da
Colico
.
Invece
di
andar
a
Como
e
quindi
a
Milano
come
s
'
era
annunciato
ufficialmente
,
Franco
doveva
scendere
ad
Argegno
e
salire
a
S
.
Fedele
,
calare
in
Svizzera
per
la
Val
Mara
o
per
Orimento
e
il
Generoso
.
Franco
accennò
a
sua
moglie
di
tacere
,
di
non
svegliare
Maria
.
Poi
,
ancora
con
un
silenzioso
gesto
,
la
chiamò
a
sé
.
«
Parto
»
,
le
disse
piano
.
«
Ieri
sera
sono
stato
cattivo
,
con
te
.
Ti
domando
perdono
.
Dovevo
risponderti
diversamente
,
anche
avendo
ragione
.
Tu
conosci
il
mio
temperamento
.
Perdonami
.
Almeno
non
serbarmi
rancore
.
»
«
Per
parte
mia
non
ne
sento
affatto
»
,
rispose
Luisa
con
dolcezza
,
come
uno
che
facilmente
è
benigno
perché
si
sente
superiore
.
Gli
ultimi
preparativi
furono
fatti
in
silenzio
,
il
caffè
fu
preso
in
silenzio
.
Franco
andò
ad
abbracciare
lo
zio
che
non
aveva
salutato
la
sera
,
poi
entrò
solo
nell
'
alcova
,
si
inginocchiò
al
lettuccio
di
Maria
,
sfiorò
col
labbro
una
manina
che
pendeva
dalla
sponda
.
Ritornando
in
salotto
vi
trovò
Luisa
con
lo
scialle
e
il
cappello
,
le
domandò
se
veniva
a
Porlezza
anche
lei
.
Sì
,
veniva
.
Tutto
era
pronto
,
la
borsa
a
mano
l
'
aveva
Luisa
,
la
valigetta
era
in
barca
,
l
'
Ismaele
aspettava
alla
scaletta
della
darsena
con
un
piede
sullo
scalino
e
un
piede
sulla
prua
del
battello
.
La
Veronica
accompagnò
i
viaggiatori
col
lume
,
diede
il
buon
viaggio
al
padrone
,
tutta
compunta
,
avendo
odorata
la
burrasca
.
Due
minuti
ancora
e
il
pesante
battello
spinto
da
Ismaele
con
la
remata
lenta
e
tranquilla
«
di
viaggio
»
passava
sotto
il
muro
dell
'
orto
.
Franco
mise
il
capo
al
finestrino
.
Passarono
,
nel
chiaror
fioco
della
notte
stellata
senza
luna
,
i
rosai
,
i
capperi
,
le
agavi
pendenti
dal
muro
,
passarono
gli
aranci
,
il
nespolo
,
il
pino
.
Addio
,
addio
!
Passarono
il
Camposanto
,
la
«
Zocca
de
Mainé
»
,
la
stradicciuola
fatta
tante
volte
con
Maria
,
il
Tavorell
.
Franco
non
guardò
più
.
Non
c
'
era
il
solito
lume
,
quella
notte
,
nel
casottino
del
battello
ed
egli
non
poteva
vedere
sua
moglie
,
che
non
parlava
.
«
Vieni
a
Porlezza
per
le
carte
del
notaio
»
,
diss
'
egli
,
«
o
proprio
per
accompagnar
me
?
»
«
Anche
questo
!
»
,
mormorò
Luisa
,
tristemente
.
«
Ho
voluto
esser
leale
con
te
fino
all
'
estremo
e
tu
te
ne
sei
offeso
.
Mi
domandi
perdono
e
poi
mi
dici
queste
cose
.
Capisco
che
non
si
può
esser
fedeli
alla
verità
senza
soffrire
molto
,
molto
,
molto
.
Pazienza
,
ormai
ho
preso
questa
strada
.
Se
son
venuta
per
accompagnarti
,
lo
saprai
.
Non
farmi
abbassare
a
dirlo
adesso
!
»
«
Non
farmi
abbassare
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Io
non
capisco
.
Siamo
tanto
diversi
in
tante
cose
,
del
resto
.
Dio
mio
!
come
siamo
diversi
!
Tu
sei
sempre
così
padrona
di
te
stessa
,
sai
sempre
esprimere
i
tuoi
pensieri
così
esattamente
,
li
conservi
sempre
così
netti
,
così
freddi
!
»
Luisa
mormoro
:
«
Sì
,
siamo
diversi
»
.
Non
parlarono
più
né
l
'
uno
né
l
'
altro
fino
a
Cressogno
.
Quando
furono
vicini
alla
villa
della
nonna
,
Luisa
parlò
e
cercò
che
il
discorso
non
cadesse
fino
a
che
la
villa
non
fosse
passata
.
Si
fece
ripetere
tutto
l
'
itinerario
stabilito
,
suggerì
di
pigliar
la
sola
borsa
a
mano
perché
la
valigia
imbarazzerebbe
troppo
da
Argegno
in
poi
.
Ne
aveva
già
parlato
con
Ismaele
e
Ismaele
s
'
incaricava
di
portarla
a
Lugano
e
di
spedirla
a
Torino
di
là
.
Intanto
la
villa
della
nonna
con
le
sue
suggestioni
sinistre
,
passo
.
Ecco
il
santuario
della
Caravina
,
adesso
.
Due
volte
,
durante
i
loro
amori
,
Franco
e
Luisa
s
'
erano
incontrati
alla
festa
della
Caravina
l
'
otto
settembre
,
sotto
gli
ulivi
.
E
passò
anche
la
cara
piccola
chiesa
cinta
d
'
ulivi
sotto
le
rupi
paurose
del
picco
di
Cressogno
.
Addio
,
chiesa
,
addio
,
tempo
passato
.
«
Ricordati
»
,
disse
Franco
quasi
duramente
,
«
che
Maria
deve
dire
le
sue
preghiere
ogni
mattina
e
ogni
sera
.
È
un
comando
che
ti
do
.
»
«
Lo
avrei
fatto
anche
senza
comando
»
,
rispose
Luisa
.
«
So
che
Maria
non
appartiene
solo
a
me
.
»
Silenzio
fino
a
Porlezza
.
L
'
uscir
dalla
cala
placida
della
Valsolda
,
il
veder
altre
valli
,
altri
orizzonti
e
il
lago
segnato
dalle
prime
brezze
dell
'
alba
,
traevano
i
due
viaggiatori
ad
altri
pensieri
,
li
facevano
pensare
,
senza
che
ne
sapessero
il
perché
,
all
'
avvenire
incerto
precorso
da
bisbigli
annunciatori
di
grandi
cose
,
che
passavan
di
furto
per
il
pesante
silenzio
austriaco
.
Si
udì
qualcuno
gridare
dalla
riva
di
Porlezza
e
Ismaele
si
mise
a
remar
di
lena
.
Era
il
vetturino
,
il
Toni
Pollìn
,
che
gridava
di
far
presto
se
non
si
voleva
perdere
il
vapore
a
Menaggio
.
Ecco
gli
ultimi
momenti
.
Franco
abbassò
il
vetro
dell
'
usciolino
,
guardò
quell
'
uomo
come
se
avesse
un
grande
interesse
di
udirne
le
parole
.
Quando
approdarono
si
voltò
a
sua
moglie
.
«
Esci
anche
tu
?
»
Ella
rispose
:
«
Se
credi
»
.
Uscirono
.
Una
carrettella
era
sulla
riva
,
pronta
.
«
Guarda
»
,
disse
Luisa
,
«
che
nella
borsa
troverai
da
far
colazione
.
»
Si
abbracciarono
,
si
scambiarono
un
bacio
rapido
e
freddo
davanti
tre
o
quattro
curiosi
.
«
Fa
che
Maria
»
,
disse
Franco
,
«
mi
perdoni
di
esser
partito
così
»
,
e
furono
le
ultime
sue
parole
perché
il
Toni
Pollìn
insisteva
,
«
presto
,
presto
!
»
.
La
carrettella
partì
di
gran
trotto
e
con
un
gran
fracasso
di
frustate
per
la
stretta
,
scura
viuzza
di
Porlezza
.
Franco
viaggiava
sul
Falco
,
da
Campo
verso
Argegno
,
quando
pensò
di
prender
qualche
cosa
.
Aperse
la
borsa
e
gli
balzò
il
cuore
vedendo
una
lettera
con
questo
indirizzo
di
carattere
di
sua
moglie
:
«
per
te
»
.
L
'
aperse
avidamente
e
lesse
:
Se
tu
sapessi
cosa
mi
sento
io
nell
'
anima
,
quel
che
soffro
,
come
sono
tentata
di
lasciar
qui
le
scarpette
delle
quali
m
'
intendo
assai
meno
che
tu
non
creda
,
e
di
venir
da
te
a
rinnegar
quello
che
t
'
ho
detto
,
non
saresti
così
duro
con
me
.
Debbo
aver
molto
peccato
contro
la
Verità
perché
mi
sieno
così
difficili
e
amari
i
primi
passi
che
faccio
seguendo
lei
.
Tu
mi
credi
orgogliosa
e
io
stessa
mi
credevo
molto
suscettibile
:
adesso
sento
che
le
tue
parole
umilianti
non
potrebbero
trattenermi
dal
venirti
a
cercare
.
Ciò
che
mi
trattiene
è
una
Voce
dentro
di
me
,
una
Voce
più
forte
di
me
,
che
mi
comanda
di
tutto
sacrificare
fuorché
la
mia
coscienza
della
verità
.
Ah
,
io
spero
un
premio
di
questo
sacrificio
!
Io
spero
che
possiamo
un
giorno
essere
uniti
con
tutta
l
'
anima
.
Esco
in
giardinetto
a
coglier
per
te
la
brava
rosellina
che
abbiamo
ammirata
insieme
ier
l
'
altro
,
che
ha
sfidato
e
vinto
gennaio
.
Ti
ricordi
quanti
ostacoli
erano
fra
noi
quando
la
prima
volta
ebbi
un
fiore
dalle
tue
mani
?
Io
non
t
'
amavo
ancora
e
tu
già
pensavi
a
vincermi
.
Adesso
sono
io
che
spero
di
conquistare
te
.
Mancò
poco
che
Franco
lasciasse
passare
Argegno
senza
muoversi
dal
suo
posto
.
9
.
Per
il
pane
,
per
l
'
Italia
,
per
Dio
Otto
mesi
dopo
,
nel
settembre
del
1855
,
Franco
abitava
una
misera
soffitta
a
Torino
,
in
via
Barbaroux
.
Aveva
ottenuto
nel
febbraio
un
posto
di
traduttore
all
'
Opinione
,
con
ottantacinque
lire
il
mese
.
Più
tardi
fece
anche
relazioni
del
Parlamento
e
lo
stipendio
gli
fu
portato
a
cento
lire
il
mese
.
Il
Dina
,
direttore
del
giornale
,
gli
voleva
bene
e
gli
procacciava
qualche
lavoro
straordinario
,
fuori
d
'
ufficio
,
tanto
da
fargli
prendere
altre
venticinque
o
trenta
lire
il
mese
.
Franco
viveva
con
sessanta
lire
il
mese
.
Il
resto
andava
a
Lugano
e
da
Lugano
,
per
le
mani
fedeli
d
'
Ismaele
,
a
Oria
.
Per
vivere
un
mese
con
sessanta
lire
ci
voleva
una
forza
d
'
animo
che
lo
stesso
Franco
non
avrebbe
creduto
,
prima
,
possedere
.
Le
ore
d
'
ufficio
,
il
tradurre
,
assai
laborioso
per
un
uomo
pieno
di
scrupoli
e
di
timidità
letterarie
,
gli
pesavano
più
delle
privazioni
;
e
sessanta
lire
gli
parevano
ancora
troppe
,
si
rimproverava
di
non
saper
vivere
con
meno
.
Si
era
legato
con
altri
sei
emigrati
,
parte
lombardi
parte
veneti
.
Mangiavano
insieme
,
passeggiavano
insieme
,
disputavano
insieme
.
Meno
Franco
e
un
Udinese
,
gli
altri
erano
fra
i
trenta
e
i
quarant
'
anni
.
Tutti
poverissimi
,
non
avevano
mai
voluto
pigliar
un
soldo
dal
governo
piemontese
a
titolo
di
sussidio
.
L
'
Udinese
che
apparteneva
a
una
famiglia
ricca
e
austriacante
e
da
casa
non
riceveva
niente
,
conosceva
bene
il
flauto
,
dava
quattro
o
cinque
lezioni
la
settimana
e
suonava
nelle
orchestrine
dei
teatri
di
commedia
.
Un
notaio
padovano
copiava
nello
studio
di
Boggio
.
Un
avvocato
di
Caprino
Bergamasco
,
soldato
di
Roma
del
1849
,
teneva
i
registri
di
un
grande
negozio
di
ombrelli
e
di
mazze
in
via
Nuova
,
per
cui
gli
amici
lo
chiamavano
il
«
Fante
di
bastoni
»
.
Un
quarto
,
milanese
,
aveva
fatto
la
campagna
del
'48
nelle
guide
di
Carlo
Alberto
;
per
questo
,
e
per
una
certa
sua
boria
meneghína
,
il
Padovano
gli
aveva
posto
nome
«
Caval
di
spade
»
.
La
professione
del
Caval
di
spade
era
quella
di
litigare
continuamente
col
Fante
di
bastoni
per
antagonismo
di
provincia
,
d
'
insegnare
la
scherma
in
due
convitti
,
e
,
l
'
inverno
,
di
suonare
il
piano
dietro
una
cortina
misteriosa
,
nelle
sale
dove
si
ballavano
polke
a
due
soldi
l
'
una
.
Gli
altri
vivevano
con
miserabili
assegni
delle
loro
famiglie
.
Erano
tutti
scapoli
,
meno
Franco
,
e
tutti
allegri
.
Si
chiamavano
e
si
facevano
chiamare
«
i
sette
sapienti
»
.
Dominavano
Torino
,
nella
loro
sapienza
,
dall
'
alto
di
sette
soffitte
sparse
per
tutta
la
città
da
Borgo
San
Dalmazzo
a
Piazza
Milano
.
La
più
misera
era
quella
di
Franco
che
la
pagava
sette
lire
il
mese
.
Meno
il
Padovano
,
a
cui
una
sorella
del
portinaio
di
casa
portava
l
'
acqua
nella
soffitta
,
nessuno
della
compagnia
si
faceva
del
tutto
servire
,
e
il
Padovano
avrebbe
espiato
bene
la
sua
devota
Margà
con
le
tormentose
celie
degli
amici
,
se
non
fosse
stato
il
pacifico
filosofo
ch
'
era
.
Tutti
si
lustravano
le
scarpe
da
sé
.
Il
più
destro
di
mano
era
Franco
e
a
lui
toccava
di
attaccare
i
bottoni
agli
amici
quando
non
volevano
umiliarsi
ricorrendo
al
Padovano
e
alla
sua
Margà
,
la
quale
,
del
resto
,
certe
volte
,
«
o
mi
povra
dona
!
»
,
ne
vedeva
capitare
una
processione
.
L
'
Udinese
aveva
bene
un
'
amante
,
una
piccola
«
tota
»
del
primo
baraccone
di
piazza
Castello
sull
'
angolo
di
Po
;
ma
era
geloso
e
non
permetteva
che
attaccasse
bottoni
a
nessuno
.
Gli
amici
se
ne
vendicavano
chiamandola
«
tota
bürattina
»
perché
vendeva
fantocci
e
bambole
.
Egli
era
del
resto
,
grazie
a
«
tota
burattina
»
,
il
solo
della
compagnia
che
avesse
gli
abiti
sempre
in
ordine
e
la
cravatta
annodata
con
una
grazia
speciale
.
A
mangiare
andavano
in
una
trattoria
di
Vanchiglia
battezzata
«
la
trattoria
del
mal
de
stomi
»
dove
per
trenta
lire
il
mese
avevano
colazione
e
pranzo
.
Il
loro
lusso
era
il
bicierìn
,
un
miscuglio
di
caffè
,
latte
e
cioccolatte
che
si
aveva
per
quindici
centesimi
.
Lo
prendevano
la
mattina
,
i
veneti
al
caffè
Alfieri
,
gli
altri
al
caffè
Florio
.
Meno
Franco
,
però
.
Franco
rinunciava
al
bicierìn
e
al
relativo
torcètt
,
pasta
da
un
soldo
,
per
ammassare
tanto
che
gli
bastasse
a
far
una
corsa
a
Lugano
e
portar
un
regaluccio
a
Maria
.
Andavano
a
passeggiare
,
l
'
inverno
,
sotto
i
portici
di
Po
,
quelli
della
Sapienza
,
dalla
parte
dell
'
Università
,
non
quelli
della
Follia
,
dalla
parte
di
S
.
Francesco
;
e
poi
sedevano
al
caffè
dove
uno
della
compagnia
,
per
turno
,
prendeva
il
caffè
mentre
gli
altri
leggevano
i
giornali
e
saccheggiavano
lo
zucchero
.
Una
volta
alla
settimana
,
invece
che
andare
al
caffè
,
si
cacciavano
,
per
accontentare
il
Fante
di
bastoni
,
in
un
buco
di
via
Bertola
dove
si
beveva
il
più
puro
e
squisito
Giambava
.
A
teatro
ci
andava
l
'
Udinese
e
in
grazia
sua
,
di
tanto
in
tanto
,
qualche
altro
,
gratis
;
sempre
alla
commedia
,
per
lo
più
al
Rossini
o
al
Gerbino
.
Per
Franco
il
passar
davanti
ai
manifesti
del
Regio
e
degli
altri
teatri
di
musica
,
era
un
supplizio
molto
maggiore
che
lustrarsi
le
scarpe
o
far
colazione
con
cinque
centimetri
quadrati
di
frittata
buonissima
per
osservare
le
macchie
del
sole
.
Fortunatamente
aveva
conosciuto
certo
C
.
,
veneto
,
segretario
al
Ministero
dei
Lavori
Pubblici
,
il
quale
lo
presentò
alla
famiglia
di
un
distintissimo
maggiore
medico
dell
'
esercito
,
pure
veneto
,
che
possedeva
un
piano
,
riceveva
,
la
sera
,
alcuni
amici
e
li
ristorava
con
un
caffè
eccellente
,
quasi
unico
,
in
quei
tempi
,
a
Torino
.
Quando
i
sette
sapienti
,
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
,
non
passavano
la
sera
insieme
,
Franco
andava
a
casa
C
.
,
in
piazza
Milano
,
a
far
musica
,
a
conversare
d
'
arte
con
le
signorine
,
a
disputar
di
politica
con
la
signora
,
una
fiera
patriota
veneziana
di
grande
ingegno
e
d
'
animo
antico
,
che
aveva
tutte
eroicamente
affrontate
le
durezze
e
le
amarezze
dell
'
esilio
,
incuorando
il
marito
i
cui
primi
passi
erano
stati
assai
difficili
e
amari
;
perché
a
lui
,
già
reputatissimo
professore
dell
'
Università
di
Padova
,
le
care
,
benedette
teste
oneste
e
dure
della
rigida
amministrazione
piemontese
avevano
imposto
di
subire
un
esame
se
voleva
diventare
capitano
medico
,
niente
meno
.
La
corrispondenza
fra
Torino
e
Oria
non
rispecchiava
lo
stato
vero
degli
animi
di
Franco
e
di
Luisa
,
correva
liscia
,
affettuosa
,
certo
con
molti
ritegni
e
cautele
da
una
parte
e
dall
'
altra
.
Luisa
si
era
figurata
che
Franco
avrebbe
risposto
alla
sua
letterina
e
sarebbe
entrato
nel
grande
argomento
.
Non
vedendo
che
parlasse
mai
né
della
letterina
né
di
ciò
ch
'
era
stato
fra
loro
quell
'
ultima
notte
,
arrischiò
un
'
allusione
.
Non
fu
raccolta
.
In
fatto
Franco
s
'
era
messo
più
volte
a
scrivere
col
proposito
di
affrontare
le
idee
di
sua
moglie
.
Prima
di
scrivere
si
sentiva
forte
,
si
teneva
sicuro
che
pensandoci
avrebbe
trovato
facilmente
argomenti
vittoriosi
;
gliene
venivano
anche
alla
penna
di
quelli
che
gli
sembravan
tali
ma
poi
,
quand
'
erano
scritti
,
ne
scopriva
subito
la
insufficienza
,
ne
stupiva
,
se
ne
doleva
,
ritentava
la
prova
e
sempre
con
eguale
successo
.
Eppure
sua
moglie
aveva
ben
torto
;
di
questo
non
dubitava
un
momento
;
dunque
vi
doveva
essere
modo
di
dimostrarglielo
.
Bisognava
studiare
.
Cosa
?
Come
?
Ne
domandò
a
un
prete
dal
quale
si
era
confessato
poco
dopo
il
suo
arrivo
a
Torino
.
Questo
prete
,
un
piccolo
vecchietto
contraffatto
,
focoso
e
dottissimo
,
lo
invitò
a
casa
sua
,
in
piazza
Paesana
,
si
pose
ad
aiutarlo
con
entusiasmo
,
gli
suggerì
una
quantità
di
libri
,
parte
da
legger
lui
,
parte
da
mandare
a
sua
moglie
.
Forte
orientalista
e
gran
tomista
,
provando
una
vivissima
simpatia
per
Franco
,
attribuendogli
un
ingegno
e
una
cultura
forse
superiori
al
vero
,
per
poco
non
gli
suggerì
di
studiar
l
'
ebraico
e
volle
poi
assolutamente
che
leggesse
S
.
Tommaso
.
Arrivò
sino
a
dargli
un
abbozzo
di
lettera
a
sua
moglie
con
gli
argomenti
che
doveva
sviluppare
.
Franco
s
'
innamorò
subito
del
vecchietto
entusiasta
che
aveva
poi
,
anche
nell
'
aspetto
,
la
purezza
d
'
un
Santo
.
Si
mise
a
studiar
S
.
Tommaso
con
grande
ardore
e
vi
durò
poco
.
Gli
parve
di
mettersi
in
un
mare
senza
fine
e
senza
principio
,
di
non
potervisi
dirigere
.
Il
disegno
scolastico
della
trattazione
,
quella
uniformità
nella
forma
dell
'
argomentare
pro
e
contro
,
quel
gelido
latino
denso
di
profondo
pensiero
e
incolore
alla
superficie
,
gli
schiacciarono
in
tre
giorni
tutta
la
buona
volontà
.
Gli
argomenti
dell
'
abbozzo
di
lettera
non
li
capì
che
in
piccola
parte
.
Se
li
fece
spiegare
,
li
intese
meglio
,
si
dispose
a
scendere
in
campo
con
essi
e
si
trovò
impacciato
come
David
nell
'
armatura
di
Saul
.
Gli
pesavano
,
non
li
poteva
maneggiare
,
senti
che
non
erano
roba
sua
e
che
non
lo
sarebbero
diventati
mai
.
No
,
egli
non
poteva
presentarsi
a
sua
moglie
col
tricorno
e
con
la
tonaca
del
professor
G
.
,
impugnando
una
lancia
di
teologia
e
coprendosi
con
uno
scudo
di
metafisica
.
Riconobbe
che
non
era
nato
per
filosofare
in
nessun
modo
;
gli
mancava
persino
l
'
organo
del
rigido
ragionamento
logico
;
o
almeno
il
suo
bollente
cuore
,
ricco
di
tenerezze
e
di
sdegni
,
voleva
troppo
parlare
anche
lui
,
a
favore
o
contro
,
secondo
la
propria
passione
.
Suonando
una
sera
a
casa
C
.
,
tutto
fremente
e
con
gli
occhi
sfavillanti
,
l
'
andante
della
suonata
op
.
28
di
Beethoven
,
gli
capitò
di
dire
a
mezza
voce
:
«
Ah
questo
,
questo
,
questo
!
»
.
Nessun
Padre
,
pensava
,
nessun
Dottore
potrebbe
comunicar
il
sentimento
religioso
come
Beethoven
.
Metteva
,
suonando
,
tutta
l
'
anima
sua
nella
musica
e
avrebbe
pur
voluto
esser
con
Luisa
,
suonarle
il
divino
andante
,
unirsi
a
lei
pregando
in
un
inenarrabile
spasimo
dello
spirito
,
così
.
Né
gli
venne
in
mente
che
Luisa
,
la
quale
del
resto
sentiva
la
musica
molto
meno
di
lui
,
avrebbe
piuttosto
dato
all
'
andante
il
senso
del
doloroso
conflitto
fra
il
proprio
affetto
e
le
proprie
idee
.
Andò
da
G
.
,
gli
riportò
S
.
Tommaso
,
gli
confessò
tutta
la
sua
impotenza
con
parole
così
umili
e
commosse
che
il
vecchio
prete
,
dopo
qualche
momento
di
silenzio
accigliato
e
inquieto
,
gli
perdonò
.
«
Là
là
là
»
,
diss
'
egli
riprendendosi
con
rassegnazione
il
suo
primo
volume
della
Somma
,
«
ca
s
'
raccomanda
al
Sgnour
e
sperouma
ca
fassa
Chiel
.
»
Così
finirono
gli
studi
teologici
di
Franco
.
Tanto
meditare
sulle
idee
di
sua
moglie
e
sulle
proprie
e
soprattutto
il
consiglio
del
professore
«
ca
s
'
raccomanda
al
Sgnour
»
non
furono
senza
frutto
.
Cominciò
a
intendere
che
in
qualche
cosa
Luisa
non
aveva
torto
.
Rimproverato
da
lei
di
non
condurre
la
vita
che
secondo
la
sua
fede
avrebbe
dovuto
,
egli
s
'
era
offeso
di
ciò
più
che
di
tutto
il
resto
.
Adesso
un
generoso
slancio
lo
portò
all
'
altro
estremo
,
a
giudicarsi
sinistramente
,
a
esagerare
le
proprie
colpe
d
'
accidia
,
d
'
ira
e
persin
di
gola
,
a
tenersi
responsabile
delle
aberrazioni
intellettuali
di
Luisa
.
E
provò
una
smania
di
dirlo
,
di
umiliarsi
davanti
a
lei
,
di
separar
la
causa
propria
dalla
causa
di
Dio
.
Quando
ebbe
il
posto
all
'
Opinione
e
regolò
le
proprie
spese
per
poter
fare
un
assegno
alla
famiglia
,
sua
moglie
gli
scrisse
che
l
'
assegno
era
assolutamente
troppo
forte
in
proporzione
dei
suoi
guadagni
.
Il
saper
ch
'
egli
viveva
a
Torino
con
sessanta
lire
il
mese
le
rendeva
amaro
il
cibo
a
lei
.
Allora
egli
le
rispose
,
questo
non
proprio
sinceramente
,
che
,
anzi
tutto
,
non
pativa
mai
la
fame
;
che
,
del
resto
,
sarebbe
stato
felice
anche
di
digiunare
perché
provava
un
'
avidità
intensa
di
mutar
vita
,
di
espiar
gli
ozi
passati
,
compreso
il
soverchio
tempo
dato
ai
fiori
e
alla
musica
,
di
espiar
tutte
le
passate
mollezze
,
tutte
le
debolezze
,
comprese
quelle
per
la
cucina
raffinata
e
per
i
vini
scelti
.
Soggiunse
che
della
vita
passata
aveva
domandato
perdono
a
Dio
e
che
credeva
doverlo
domandare
anche
a
lei
.
Insomma
il
Padovano
,
cui
si
era
legato
di
grande
amicizia
,
udito
recitarsi
da
lui
,
come
a
riprova
di
precedenti
confessioni
,
questo
brano
di
lettera
,
gli
disse
:
«
Ciò
,
la
par
l
'
orazion
de
Manasse
re
di
Giuda
»
.
Luisa
scriveva
molto
affettuosamente
,
sì
,
ma
con
minore
effusione
.
Il
silenzio
di
Franco
circa
l
'
argomento
del
colloquio
doloroso
le
spiaceva
;
e
cominciar
lei
,
di
fronte
a
un
silenzio
così
ostinato
,
non
le
parve
utile
.
I
propositi
di
lavoro
e
di
sacrificio
la
commossero
profondamente
;
quando
lesse
quella
confessione
da
gran
delinquente
con
la
domanda
di
perdono
a
Dio
e
a
lei
,
ne
sorrise
e
baciò
la
lettera
sentendo
ch
'
era
un
atto
di
sottomissione
e
un
'
acquiescenza
umile
alle
censure
che
tanto
lo
avevano
a
prima
giunta
irritato
.
Povero
Franco
,
ecco
gli
slanci
della
sua
nobile
,
generosa
natura
!
Ma
durerebbero
?
Rispose
subito
e
se
dalla
risposta
traspariva
la
sua
commozione
,
ne
traspariva
pure
il
sorriso
,
del
quale
Franco
non
fu
contento
.
Nella
chiusa
v
'
eran
questi
periodi
:
«
Leggendo
tutte
le
accuse
che
ti
fai
ho
pensato
con
rimorso
a
quelle
che
t
'
ho
fatto
io
,
una
triste
notte
,
e
ho
sentito
che
ci
pensavi
anche
tu
quando
scrivevi
,
benché
né
questa
lettera
né
alcuna
delle
altre
tue
ne
abbia
parola
.
Di
quelle
accuse
ho
rimorso
,
Franco
mio
;
ma
delle
altre
cose
a
cui
tanto
penso
nella
mia
solitudine
,
oh
come
vorrei
che
parlassimo
ancora
,
da
buoni
amici
!
»
.
Il
desiderio
di
Luisa
restò
vano
.
Su
questo
punto
Franco
non
rispose
affatto
,
anzi
la
sua
prima
lettera
fu
alquanto
freddina
.
Perciò
Luisa
non
ritornò
più
sull
'
argomento
.
Solo
una
volta
,
parlando
di
Maria
,
scrisse
:
«
Se
tu
vedessi
come
recita
il
Padre
nostro
,
mattina
e
sera
,
e
come
si
comporta
a
Messa
,
la
domenica
,
saresti
contento
»
.
Egli
rispose
:
«
Di
quanto
mi
scrivi
circa
le
pratiche
religiose
di
Maria
,
sono
contento
e
ti
ringrazio
»
.
Sì
Luisa
che
Franco
scrivevano
quasi
ogni
giorno
e
spedivano
le
lettere
una
volta
alla
settimana
.
Ismaele
andava
alla
posta
di
Lugano
ogni
martedì
,
portava
la
lettera
della
moglie
e
riportava
quella
del
marito
.
In
giugno
Maria
ebbe
il
morbillo
,
in
agosto
lo
zio
Piero
perdette
quasi
improvvisamente
l
'
occhio
sinistro
e
ne
fu
,
per
qualche
tempo
,
molto
turbato
.
Durante
questi
due
periodi
,
le
lettere
di
Oria
spesseggiavano
.
In
settembre
la
corrispondenza
ritornò
settimanale
.
Tolgo
dal
fascio
le
ultime
lettere
scambiate
fra
Luisa
e
Franco
alla
vigilia
degli
avvenimenti
onde
furono
colti
alla
fine
di
settembre
.
Luisa
a
Franco
Oria
,
12
settembre
1855
Il
riverito
signor
Ismaele
ci
ha
fatto
molto
aspettare
l
'
ultima
tua
,
perché
da
Lugano
invece
di
venire
a
Oria
è
andato
a
Caprino
con
alcuni
amici
suoi
e
delle
Potenze
Occidentali
a
festeggiare
la
presa
di
Sebastopoli
nella
cantina
dello
Scarselon
e
là
ha
bevuto
«
un
cicinìn
»
e
quindi
è
ritornato
a
Lugano
dove
un
altro
«
cicinìn
»
lo
ha
fatto
dormire
come
un
salame
fino
a
mercoledì
mattina
.
Ha
pure
dimenticato
di
spedirti
il
vasetto
di
lucido
e
così
lo
dovrai
aspettare
una
settimana
o
pagare
,
a
Torino
,
tanto
più
caro
,
se
la
provvista
è
finita
.
Me
ne
rincresce
assai
.
Se
Dina
ti
ha
offerto
di
scrivere
qualche
appendice
teatrale
,
tanto
meglio
.
Così
potrai
udire
gratis
un
po
'
di
musica
;
benché
sono
anch
'
io
dell
'
opinione
del
vostro
Caval
di
spade
che
bisogna
ricondurre
la
musica
italiana
al
tamburo
.
Quanto
all
'
affare
Valle
Intelvi
,
lodo
la
tua
prudenza
.
Essa
è
stata
però
così
grande
che
non
sono
certissima
d
'
averti
inteso
bene
.
Ho
inteso
che
per
preparare
,
in
caso
di
guerra
,
un
movimento
alle
spalle
dei
nostri
signori
,
occorrono
alcune
persone
sicure
cui
far
capo
con
le
opportune
comunicazioni
da
Torino
,
sia
direttamente
sia
per
mezzo
del
Comitato
di
Como
.
A
ogni
modo
andrò
io
stessa
domani
a
Pellio
Superiore
dove
c
'
è
un
medico
condotto
grande
amico
di
V
.
e
sicurissimo
.
Parlerò
con
lui
,
intanto
.
Per
quella
fodera
sdrucita
non
ti
crucciare
.
Basta
che
porti
l
'
abito
a
Lugano
quando
verrai
.
Ci
penserò
io
e
posso
anche
promettere
di
foderarti
le
maniche
di
seta
,
grazie
ad
una
sottana
che
mia
madre
mi
diceva
essere
venuta
in
casa
Ribera
da
casa
Affaitati
nel
secolo
scorso
,
una
sottana
gialla
a
fiorami
rossi
che
né
io
né
Ombretta
porteremo
certo
mai
.
Ombretta
sta
benissimo
.
Da
tre
giorni
,
declinando
il
caldo
,
ha
ripreso
i
suoi
colori
.
Stamattina
le
ho
dato
la
prima
lezione
di
lettura
col
metodo
Lambruschini
.
Tutto
si
trasforma
e
progredisce
nella
nostra
casa
!
Questa
sorte
è
toccata
ieri
all
'
antico
cartellone
della
tombola
,
con
dolore
muto
ma
palese
della
Cia
.
Ne
ho
fatto
strage
per
tagliarne
fuori
,
oltre
a
cinque
quadratini
per
le
vocali
,
parecchi
altri
quadrati
più
grandi
,
dove
ho
disegnato
,
immagina
come
!
le
figure
di
so
-
le
,
lu
-
na
,
ca
-
ne
,
bu
-
e
,
ecc
.
Maria
ha
imparate
le
vocali
con
prontezza
sufficiente
.
A
mezza
lezione
è
entrato
lo
zio
Piero
e
ha
esclamato
:
«
Oh
povero
me
!
»
.
Poi
,
malgrado
le
mie
proteste
,
ha
molto
compianto
Maria
.
Ella
ha
risposto
che
studiava
per
scrivere
a
papà
.
«
Scrivere
a
papà
»
è
la
sua
idea
fissa
e
io
credo
che
se
la
facessi
scrivere
conducendole
la
mano
,
perderei
forse
il
più
forte
stimolo
che
posso
adoperare
con
lei
come
maestra
di
lettura
,
poiché
sa
che
prima
di
scrivere
deve
imparare
a
leggere
.
Il
suo
affetto
per
te
vien
sempre
fuori
con
una
mistura
di
amor
proprio
.
Parla
come
se
fosse
un
bisogno
,
non
suo
ma
tuo
,
mio
,
dell
'
universo
intero
che
Ombretta
Pipì
scriva
a
papà
.
Uno
di
questi
giorni
mi
udì
sgridar
la
Veronica
perché
ha
la
cattiva
abitudine
di
buttar
dalla
cucina
l
'
acqua
sporca
sul
carrubo
che
n
'
è
intristito
.
Ricordai
alla
Veronica
,
naturalmente
,
quanto
il
carrubo
è
caro
a
te
.
Maria
l
'
udiva
che
brontolava
tra
sé
contro
il
povero
carrubo
perché
manda
ombra
in
cucina
e
gli
augurava
di
crepare
.
«
Taci
!
»
,
le
intimò
Maria
con
una
forza
inesprimibile
.
«
Ti
mando
via
se
non
taci
.
»
L
'
altra
la
rimbeccò
e
Maria
fuori
a
piangere
.
Io
udii
e
accorsi
.
«
Perché
piangi
?
»
«
Perché
la
Veronica
dice
brutte
parole
alla
pianta
di
papà
.
»
Bisognava
vedere
che
visetto
irritato
!
Adesso
fa
lei
la
guardia
al
carrubo
,
non
se
ne
allontana
senza
una
predica
alla
Veronica
e
prende
un
'
aria
d
'
importanza
come
se
la
vita
del
carrubo
fosse
affidata
a
lei
.
Ogni
mattina
,
quando
va
in
giardinetto
,
corre
lì
e
dice
:
«
Stai
bene
,
pianta
?
»
.
Oggi
ha
versato
molte
lagrime
perché
la
breva
soffiava
scotendo
forte
il
carrubo
,
e
poi
ch
'
ella
gli
ebbe
fatta
la
solita
domanda
,
io
le
dissi
:
«
Vedi
che
non
sta
bene
il
carrubo
?
Vedi
che
risponde
di
no
?
»
.
Più
tardi
mi
domandò
se
il
carrubo
,
quando
muore
,
va
in
Paradiso
.
Le
risposi
che
siccome
il
carrubo
disturba
la
Veronica
mandando
l
'
ombra
in
cucina
,
non
può
andare
in
Paradiso
.
Tacque
mortificata
.
Lo
zio
Piero
è
ormai
rassegnato
del
tutto
alla
perdita
del
suo
occhio
.
Si
paragona
ad
un
altare
dove
si
dice
messa
e
il
chierico
ha
spento
,
durante
l
'
ultimo
vangelo
,
una
delle
due
candele
.
Dopo
pranzo
egli
e
Maria
fanno
in
loggia
delle
conversazioni
senza
fine
,
non
più
interrotte
dal
corso
del
Mississipì
,
oramai
dimenticato
.
Lo
zio
le
racconta
tante
vecchie
cose
che
non
ha
mai
raccontato
neppure
a
me
.
Io
non
entro
,
allora
,
in
loggia
,
perché
credo
che
si
apra
più
volentieri
con
la
piccina
sola
.
Si
vogliono
un
gran
bene
e
non
si
fanno
mai
o
quasi
mai
baci
né
carezze
,
come
se
Maria
fosse
una
persona
grande
.
13
Stamattina
ho
preso
con
me
la
Leu
,
la
sorella
della
Veronica
,
ch
'
è
clorotica
,
per
condurla
a
consultare
il
medico
di
Pellio
;
capisci
!
Abbiamo
impiegato
due
ore
e
mezzo
da
Osteno
.
Tu
avresti
goduto
con
entusiasmo
la
bellezza
dei
luoghi
e
della
mattina
.
Io
invece
non
me
ne
commossi
che
un
momento
fra
i
vecchi
castagni
di
Pellio
Superiore
,
dove
voltandosi
a
guardar
giù
la
valle
si
scopre
,
in
fondo
a
quel
grande
imbuto
verde
,
Porlezza
e
un
pezzetto
di
lago
,
una
piccola
coppa
di
acqua
viva
,
verde
anche
quella
.
Ti
ricordi
che
abbiamo
fatto
colazione
insieme
lassù
,
nel
tempo
in
cui
ero
ancora
signorina
e
che
l
'
Ester
si
è
accorta
di
qualche
cosa
quando
mi
hai
parlato
di
mia
madre
?
Ho
trovato
il
mio
medico
condotto
alla
fontana
di
«
Pèll
sora
»
,
fra
le
pecore
,
come
un
patriarca
.
Gli
ho
fatto
visitare
la
Leu
e
poi
,
allontanata
questa
,
abbiamo
parlato
.
Non
sapeva
che
sei
a
Torino
e
al
solo
nome
di
Torino
mi
afferrò
e
mi
strinse
le
mani
come
se
la
moglie
d
'
uno
ch
'
è
a
Torino
fosse
già
una
specie
di
eroina
.
Credeva
poi
che
corrispondendo
con
Torino
io
avessi
il
piano
di
Cavour
in
una
tasca
e
quello
di
Napoleone
nell
'
altra
.
È
un
bonapartista
così
sfegatato
che
gli
è
amara
l
'
alleanza
inglese
e
dice
«
la
perfida
Albione
»
.
Si
teneva
sicurissimo
,
del
resto
,
della
guerra
a
primavera
e
non
gli
piacque
udire
che
ci
sono
dei
dubbi
.
Credo
che
mi
abbia
subito
ammirata
meno
.
Quanto
ad
agire
nel
momento
buono
,
dice
che
in
Vall
'
Intelvi
si
faranno
tagliare
a
pezzi
,
se
occorre
,
«
come
micch
»
.
Perché
parla
sempre
in
plurale
,
dice
«
nün
chì
»
.
Non
ha
l
'
aria
d
'
uno
spaccamonti
.
Parlando
di
venire
alle
mani
coi
Croati
diventò
più
rosso
dell
'
asso
di
cuori
e
vibrava
tutto
come
un
bracco
quando
gli
si
mostra
un
pezzo
di
pane
.
«
Nün
chì
»
,
mi
disse
,
«
gh
'
emm
poeu
anca
el
Brenta
.
»
Sai
,
hanno
a
vendicare
il
Brenta
,
fucilato
dagli
austriaci
.
Insomma
,
se
la
parte
mia
,
quando
scoppierà
la
guerra
,
non
fosse
di
liberare
la
«
süra
Peppina
»
e
di
buttare
ai
cavedini
il
suo
Carlascia
,
andrei
volentieri
a
battermi
insieme
al
dottore
di
Pellio
.
Ritornammo
alle
tre
.
Lo
zio
giuocava
a
tarocchi
col
curato
,
con
Pasotti
e
col
signor
Giacomo
.
Il
curato
aveva
la
Gazzetta
Ticinese
e
si
era
molto
parlato
di
Sebastopoli
.
Si
capisce
che
Pasotti
ha
una
gran
rabbia
come
tutti
i
tedesconi
.
Invece
il
signor
Giacomo
era
tutto
intenerito
per
il
suo
Papuzza
e
il
curato
propose
di
bere
una
bottiglia
alla
salute
di
Papuzza
.
Allora
lo
zio
Piero
gli
domandò
se
non
aveva
vergogna
,
egli
prete
,
di
festeggiare
le
buone
fortune
di
Papuzza
.
«
Mi
l
'
era
per
bev
»
,
brontola
il
curato
.
«
L
'
è
ben
che
ghe
n
'
è
minga
»
,
risponde
lo
zio
.
Il
curato
brontolò
peggio
di
prima
e
lo
zio
,
per
consolarlo
,
gli
fece
una
dotta
dissertazione
sui
dialetti
lombardi
,
concludendo
:
«
Ghe
n
'
è
no
,
ghe
n
'
è
minga
e
ghe
n
'
è
miga
»
.
14
Non
credo
che
Pasotti
verrà
più
in
casa
nostra
.
Me
ne
rincresce
per
quella
povera
Barborin
che
non
potrà
più
venirci
neppur
lei
,
temo
;
ma
non
mi
pento
di
quel
che
ho
fatto
.
Egli
sa
benissimo
che
sei
a
Torino
da
un
pezzo
,
come
qui
lo
sanno
tutti
.
Ne
ha
parlato
persino
col
Ricevitore
,
me
lo
disse
la
Maria
Pon
che
stando
alla
cappella
del
Romìt
li
udì
mentre
scendevano
discorrendo
ad
Albogasio
Superiore
.
Quando
è
venuto
da
noi
ha
affettato
sempre
d
'
ignorarlo
e
ha
domandato
le
tue
notizie
con
quelle
sue
solite
smancerie
di
premura
e
di
amicizia
.
Oggi
mi
trova
sola
in
giardinetto
,
mi
domanda
quanto
ancora
starai
assente
e
se
adesso
sei
a
Milano
.
Io
gli
rispondo
netto
che
mi
meraviglio
della
sua
domanda
.
Egli
diventa
pallido
.
«
Perché
?
»
,
dice
.
«
Perché
Lei
va
dicendo
che
Franco
è
in
ben
altro
luogo
.
»
Si
confonde
,
protesta
,
freme
.
«
Protesti
pure
»
,
dico
io
.
«
Tanto
è
inutile
.
Lo
so
.
Del
resto
Franco
sta
benissimo
dov
'
è
.
Lo
dica
pure
a
chi
crede
.
»
«
Lei
mi
offende
!
»
,
diss
'
egli
.
Io
non
stetti
tanto
a
riflettere
e
risposi
:
«
Sarà
!
»
.
Allora
se
n
'
andò
precipitosamente
,
senza
salutarmi
,
nero
come
l
'
asso
di
picche
,
poiché
sono
in
vena
di
simili
paragoni
.
Sono
sicura
che
stasera
andrà
a
Cressogno
.
Il
Cüstant
ci
ha
mandato
a
regalare
una
magnifica
tinca
presa
da
lui
stamattina
con
gran
dispetto
del
Biancòn
che
pesca
tutto
il
giorno
,
non
prende
niente
e
si
arrabbia
perché
le
tinche
,
brave
!
se
ne
impipano
di
S
.
M
.
I
.
R
.
A
.
e
del
suo
Carlascia
.
«
Poer
omàsc
!
»
,
dice
la
súra
Peppina
.
«
El
se
mangia
el
fidegh
!
»
.
Gli
passerà
,
gli
passerà
.
Miti
sensi
,
pace
amica
Tornan
presto
a
nobil
cor
;
Dio
conservi
e
benedica
Ferdinando
Imperator
.
15
Ho
raccontato
allo
zio
l
'
episodio
Pasotti
e
n
'
è
stato
assai
malcontento
.
«
Bel
profitto
»
,
ha
detto
,
«
che
ne
caverai
!
»
Povero
zio
,
parrebbe
un
utilitario
.
Invece
è
un
filosofo
.
In
fondo
,
di
fronte
agli
sdegni
miei
per
tante
brutte
cose
che
sono
nel
mondo
,
il
suo
argomento
capitale
è
«
ghe
voeur
alter
!
»
.
Oggi
la
messa
parrocchiale
è
stata
ad
Albogasio
Superiore
.
Nell
'
uscire
di
chiesa
con
Maria
ho
avuto
uno
sguardo
desolato
della
povera
Pasotti
che
aveva
evidentemente
l
'
ordine
di
evitarmi
.
Invece
è
discesa
con
noi
Ester
e
poi
è
anche
salita
in
casa
e
mi
ha
tenuto
,
a
quattr
'
occhi
,
un
discorso
che
da
qualche
tempo
mi
aspettavo
.
Ha
cominciato
pregandomi
di
non
ridere
e
ridendo
lei
.
Insomma
capisci
che
il
professore
,
dalli
e
dalli
,
ha
fatto
un
po
'
di
breccia
.
E
così
,
quantunque
Ester
affermi
di
non
poter
decifrare
i
propri
sentimenti
.
Io
vedo
tutto
il
cammino
ch
'
egli
ha
fatto
nel
suo
cuore
.
Sulle
prime
,
te
ne
ricordi
?
lo
chiamava
valsoldesemente
el
vecc
,
el
veggiòn
,
el
zücca
pelada
,
l
'
oreggiàt
,
el
nasòn
,
el
barbarostì
.
Quando
s
'
accorse
della
simpatia
di
lui
un
sentimento
di
gratitudine
le
fece
smettere
questi
titoli
,
senza
riconciliarla
però
né
con
il
cranio
lucido
né
con
le
orecchie
a
ventaglio
né
col
pelo
rossiccio
né
col
naso
fiorito
dell
'
adoratore
.
Adesso
de
'
primi
tre
guai
non
si
parla
più
;
su
questi
tre
punti
l
'
amico
ha
vinto
la
battaglia
e
può
portarli
in
trionfo
.
Solo
intorno
al
quarto
punto
vi
è
ancora
del
combattimento
.
«
Mi
l
'
è
quel
nas
!
»
,
diceva
Ester
stamattina
e
rideva
rideva
,
si
nascondeva
il
bel
visetto
brillante
.
Il
naso
scandaloso
mi
pare
che
fatalmente
prosperi
,
si
colori
e
ingrossi
sempre
più
.
Quel
semplice
uomo
mi
confidò
poco
fa
,
forse
perché
lo
ripetessi
a
Ester
,
che
ha
sempre
bevuto
solamente
acqua
anche
in
gioventù
e
che
il
rossore
e
il
turgore
del
suo
naso
dipendono
da
frequenti
sofferenze
viscerali
.
Ho
paura
che
questo
nuovo
aspetto
delle
cose
non
migliori
la
situazione
.
Credo
però
che
l
'
amica
finirà
con
superare
anche
un
così
grande
e
grosso
ostacolo
.
Il
fatto
è
che
la
passione
di
lui
è
all
'
apice
.
Egli
le
ha
scritto
trenta
pagine
di
confessione
generale
,
vuotandosi
proprio
il
cuore
e
rivoltandone
la
fodera
,
per
modo
da
intenerire
un
croato
.
Io
lo
aiutai
presso
Ester
che
deciderà
entro
due
giorni
e
vuole
che
la
risposta
gli
sia
fatta
da
me
.
Io
poi
capisco
che
la
letteratura
del
professore
le
mette
soggezione
e
che
ha
un
gran
timore
di
fare
sbaglietti
di
ortografia
.
Buon
segno
!
18
Sono
stata
tre
giorni
senza
scrivere
temendo
non
esser
padrona
della
mia
penna
,
non
saper
comprimere
il
mio
pensiero
dentro
parole
che
devono
avere
una
data
misura
e
non
più
.
Adesso
lo
posso
fare
e
lo
faccio
.
Sappi
però
,
Franco
,
che
non
rispondo
esser
padrona
di
me
sempre
!
È
venuto
dunque
da
me
,
la
sera
del
15
,
l
'
agente
di
tua
nonna
.
Poiché
la
rata
semestrale
de
'
tuoi
interessi
scade
il
16
ho
creduto
che
avesse
le
cinquecento
svanziche
e
gli
ho
detto
senz
'
altro
che
andavo
a
preparargli
la
ricevuta
.
Allora
il
gentilissimo
signor
Bellini
mi
disse
che
la
ricevuta
mia
non
gli
poteva
bastare
.
«
Come
»
,
rispondo
,
«
se
Le
è
bastata
il
16
marzo
?
»
«
Ma
!
»
,
dice
.
«
I
miei
ordini
!
»
«
Ma
Franco
non
c
'è.»
«
Lo
so
.
»
«
E
allora
,
cosa
è
venuto
a
fare
?
»
«
Sono
venuto
a
dirle
che
il
signor
don
Franco
,
per
avere
il
denaro
deve
presentarsi
all
'
agenzia
della
signora
marchesa
in
Brescia
.
»
«
E
se
non
potesse
andare
a
Brescia
?
»
Qui
il
signor
Bellini
fece
un
gesto
come
per
dire
:
pensateci
voi
.
Io
gli
risposi
che
andava
bene
,
gli
feci
portare
il
caffè
e
gli
dissi
che
avrei
desiderato
comperare
dalla
signora
marchesa
le
librerie
del
tuo
antico
studio
di
Cressogno
.
Il
Bellini
diventò
giallo
e
partì
mogio
mogio
come
il
nostro
vecchio
cane
Patò
di
casa
Rigey
quando
aveva
rubato
.
È
certo
che
in
questa
immondizia
vi
ha
un
dito
del
signor
Pasotti
.
Ieri
è
venuto
qua
il
prefetto
della
Caravina
e
ha
raccontato
che
il
14
sera
Pasotti
è
andato
a
Cressogno
assai
tardi
ed
è
capitato
in
casa
della
nonna
mentre
si
diceva
il
rosario
,
per
cui
gli
toccò
pure
di
rosarieggiare
.
Questo
faceva
ridere
il
prefetto
;
secondo
lui
il
Pasotti
va
a
messa
perché
è
I
.
R
.
pensionato
ma
di
preghiere
dice
solo
«
el
Patèr
d
'
i
ratt
»
,
che
io
non
so
cosa
sia
.
Soggiunse
poi
che
quando
gli
altri
partirono
,
Pasotti
restò
a
confabulare
con
la
nonna
e
che
c
'
era
anche
il
Bellini
.
Bellini
era
arrivato
il
15
stesso
,
da
Brescia
.
Probabilmente
aveva
recati
i
denari
per
te
.
Fino
all
'
ottobre
,
quando
arriverà
il
denaro
tuo
,
c
'
è
da
vivere
.
Altro
non
dico
.
Il
ciclamino
che
troverai
qui
dentro
te
lo
manda
Maria
.
Devo
pure
raccontarti
questa
cosa
!
Puoi
pensare
in
quale
stato
d
'
animo
ella
mi
vede
.
Mi
ode
anche
spesso
discorrere
dell
'
argomento
con
lo
zio
.
Lo
zio
è
sempre
lo
zio
.
In
vita
sua
ha
solamente
giudicato
birbanti
quegli
appaltatori
che
gli
offrivano
quattrini
e
un
altro
zio
,
il
suo
antipodo
,
che
dopo
di
essersi
servito
del
nipote
per
anni
,
non
gli
ha
lasciato
un
fico
secco
.
Altri
birbanti
non
ha
mai
voluto
vedere
e
neanche
adesso
vuol
vederne
.
Ora
,
quando
io
discorro
con
lui
,
Maria
vorrebbe
ascoltare
sempre
.
Io
la
mando
via
ma
poi
tante
volte
mi
accorgo
che
piano
piano
ritorna
.
Stamattina
si
mette
a
recitare
le
sue
orazioni
.
Oh
,
Franco
,
tua
figlia
è
ben
religiosa
nel
senso
tuo
!
L
'
ultima
che
recita
è
il
requiem
per
la
povera
nonna
Teresa
.
«
Mamma
»
,
dice
allora
,
«
voglio
recitare
il
requiem
anche
per
la
nonna
di
Cressogno
.
»
Ho
risposto
quel
che
ho
risposto
,
parole
amare
;
avrò
fatto
anche
male
,
se
vuoi
,
lo
confesso
.
Maria
mi
guarda
e
fa
:
«
È
proprio
cattiva
la
nonna
di
Cressogno
?
»
.
«Sì.»
«
E
perché
lo
zio
dice
che
non
è
proprio
cattiva
?
»
«
Perché
lo
zio
è
tanto
buono
.
»
«
E
tu
,
allora
,
non
sei
mica
tanto
buona
?
»
Cara
la
mia
innocente
,
me
la
mangiai
di
baci
,
non
ne
potei
proprio
a
meno
.
Appena
fu
libera
di
parlare
,
riprese
subito
:
«
Non
vai
mica
,
sai
,
in
Paradiso
,
se
non
sei
tanto
buona
»
.
Quella
del
Paradiso
è
la
sua
fissazione
.
Povero
Franco
,
non
averla
con
te
,
tu
che
saresti
così
contento
di
lei
!
Fai
un
gran
sacrificio
!
Se
ti
può
far
piacere
ti
dirò
che
la
sola
possibilità
per
me
di
amare
Iddio
la
trovo
in
questa
bambina
perché
in
essa
Iddio
mi
diventa
visibile
,
intelligibile
.
Addio
,
Franco
;
ti
abbraccio
Luisa
P.S.
Sappi
che
ho
licenziato
la
Veronica
per
il
1°
ottobre
.
Per
economia
,
prima
;
e
poi
perché
mi
sono
accorta
che
fa
all
'
amore
con
una
guardia
di
finanza
.
Oh
,
mi
scordavo
quest
'
altra
!
Mezz
'
ora
fa
è
venuta
Ester
a
dirmi
che
si
è
decisa
per
il
sì
ma
che
desidera
di
aspettare
ancora
un
giorno
a
vedere
il
professore
.
Si
capisce
che
il
naso
è
inghiottito
ma
non
ancora
passato
giù
nello
stomaco
.
Franco
a
Luisa
Torino
,
12
settembre
1855
Iersera
Dina
mi
ha
mandato
al
d
'
Angennes
dove
si
è
data
male
un
'
opera
vecchiotta
che
non
mi
garba
,
Marin
Faliero
.
Aggiungi
l
'
idea
tormentosa
di
dover
scrivere
l
'
appendice
e
intenderai
che
non
è
stato
un
invitarmi
a
nozze
.
Un
collega
mi
propose
di
presentarmi
in
un
palco
dov
'
erano
due
dame
sfoggiatamente
eleganti
.
Credo
l
'
abbia
fatto
per
desiderio
del
Dina
perché
esitava
,
gittava
qualche
rapida
occhiata
ai
miei
panni
i
quali
mostrano
aperto
il
canchero
della
borsa
.
Pensa
se
mi
fu
agevole
il
trarmi
d
'
impaccio
!
Panni
vetusti
Fedeli
e
frusti
vi
debbo
anche
per
questo
una
gratitudine
che
non
rifiuto
.
In
teatro
non
si
parlava
che
di
Sebastopoli
.
I
più
credono
che
la
pace
non
si
farà
,
che
l
'
Inghilterra
non
vorrà
posare
le
armi
prima
d
'
aver
levato
ai
russi
per
cinquant
'
anni
il
prurito
delle
conquiste
.
Uscendo
dal
teatro
udii
il
deputato
B
.
,
un
fiero
avversario
della
spedizione
,
dire
a
qualcuno
:
«
Hanno
preso
la
loro
tomba
.
Un
piccolo
Napoleone
,
una
piccola
Mosca
!
»
.
Io
dissi
forte
:
«
Hanno
preso
Verona
»
.
B
.
mi
guardò
con
due
occhi
fulminei
e
io
guardai
lui
senza
abbassare
i
miei
.
Egli
si
strinse
nelle
spalle
e
se
n
'
andò
.
Salii
nella
mia
soffitta
e
mi
posi
a
scrivere
l
'
appendice
sui
margini
di
un
giornale
onde
non
sciupare
carta
.
Scrivi
,
cancella
,
riscrivi
e
ricancella
,
ne
son
venuto
a
capo
alle
quattro
del
mattino
.
Qui
mi
dicono
che
i
miei
periodi
hanno
una
forma
troppo
classica
e
che
adopero
troppi
vocaboli
e
modi
toscani
.
«
Già
,
Lei
,
col
Suo
Giusti
!
»
,
mi
ha
detto
D
.
Il
guaio
è
ch
'
io
non
so
scrivere
un
italiano
piemontese
come
forse
piacerebbe
a
lui
.
Intanto
mi
son
buscato
un
bellissimo
e
lucentissimo
scudo
nuovo
di
zecca
con
un
Vittorio
Emanuele
così
parlante
che
potrebbe
farvi
svenire
dalla
commozione
,
come
svenne
ier
l
'
altro
all
'
hôtel
della
Liguria
una
signora
veneta
vedendo
passare
alla
testa
d
'
una
colonna
di
fanteria
il
generale
Giannotti
che
scambiò
,
in
grazia
de
'
baffi
maiuscoli
,
per
il
Re
.
Io
serberò
lo
scudo
,
ve
lo
porterò
a
Lugano
,
tu
lo
porrai
da
parte
e
sarà
la
prima
pietra
della
dote
di
Ombretta
.
Va
bene
?
L
'
idea
me
n
'
è
venuta
per
un
sogno
che
feci
stamattina
,
appena
addormentato
,
nell
'
ora
in
cui
l
'
anima
Alle
sue
visïon
quasi
è
divina
.
Sognai
ch
'
era
nella
chiesa
di
S
.
Sebastiano
di
Oria
,
con
te
e
Maria
,
grande
,
bella
,
vestita
da
sposa
;
che
lo
sposo
era
Michele
Steno
e
che
lo
zio
Piero
si
stava
mettendo
cotta
e
stola
per
celebrar
lui
il
matrimonio
e
che
Michele
Steno
si
alzò
dall
'
inginocchiatoio
per
venirmi
a
dire
:
«
Sì
,
tutto
va
bene
,
ma
e
la
dote
,
e
la
dote
?
»
.
Maria
mia
dolcissima
,
verrà
pure
per
te
il
gran
giorno
della
dote
;
quand
'
anche
tu
tenessi
allora
in
serbo
molti
pezzi
d
'
oro
sopra
lo
scudo
d
'
argento
,
avresti
tuttavia
lo
scudo
più
caro
!
14
Il
Fante
di
bastoni
è
in
pericolo
di
essere
licenziato
dal
suo
principale
per
le
condizioni
veramente
miserevoli
del
suo
vestito
.
Il
Fante
è
per
verità
uno
sciupone
e
non
ha
ancora
appreso
,
duris
in
rebus
,
a
maneggiare
una
spazzola
;
ma
insomma
gli
altri
sapienti
hanno
deciso
che
non
faranno
colazione
per
una
settimana
ond
'
egli
si
possa
rimpannucciare
.
Vedi
bassezza
del
cuore
umano
!
Il
Fante
si
è
sbracciato
a
ringraziare
e
poi
si
disponeva
a
far
colazione
lui
,
come
se
nulla
fosse
.
Questo
gliel
'
abbiamo
proibito
.
Così
oggi
invece
di
andar
al
«
Mal
de
stomi
»
passammo
una
mezz
'
oretta
sulla
via
del
Po
,
verso
il
Valentino
,
a
veder
l
'
acqua
scendere
.
L
'
Udinese
portò
seco
il
flauto
,
perché
ad
una
colazione
ideale
dove
si
offrivano
le
più
trimalcioniane
idee
di
cibi
e
di
bevande
,
la
musica
non
poteva
mancare
.
Egli
aveva
una
lettera
de
'
suoi
con
magnifiche
proposte
di
ritorno
all
'
ovile
.
Persino
il
cavallo
da
sella
gli
offrono
.
Ci
narrò
di
avere
risposto
che
lo
vedranno
presto
arrivare
sopra
un
cavallo
del
Re
Vittorio
Emanuele
.
Allora
il
Padovano
,
gran
motteggiatore
,
gli
ha
detto
con
tutta
flemma
:
«
Ciò
,
eroe
,
sonistu
anca
el
trombon
,
ti
?
»
.
(
Vedi
che
t
'
imito
,
poiché
la
ferula
de
'
pedanti
mi
è
lontana
,
nelle
tue
scandalose
familiarità
col
dialetto
.
)
L
'
Udinese
si
è
arrabbiato
alquanto
ma
poi
vi
ha
fatto
su
la
sua
brava
sonatina
di
flauto
.
Il
fatto
strano
è
che
nessuno
di
noi
ha
sentito
fame
.
Però
,
levando
la
seduta
,
abbiamo
deciso
che
l
'
abbigliamento
del
Fante
verrà
semplificato
e
ch
'
egli
potrà
benissimo
fare
a
meno
del
giustacuore
,
modernamente
detto
sottoveste
.
Ah
noi
faremmo
a
meno
anche
del
pranzo
per
poter
passare
il
Ticino
col
Re
nell
'
aprile
del
1856
!
Ne
parlavamo
tornando
in
città
dalla
colazione
ideale
.
Il
Padovano
ha
osservato
che
in
aprile
l
'
acqua
è
troppo
fredda
e
che
sarebbe
meglio
aspettare
fino
a
giugno
.
Si
diceva
che
gran
cosa
sarà
l
'
Italia
senza
tedeschi
.
Ti
assicuro
ch
'
eravamo
tutti
entusiasti
malgrado
il
vuoto
dello
stomaco
.
Tutti
meno
il
Padovano
,
sempre
;
del
quale
va
pur
detto
,
a
sua
scusa
,
che
patisce
la
fame
,
o
quasi
,
per
non
vedere
austriaci
,
e
che
quantunque
bussi
all
'
uscio
de
'
quaranta
si
batterà
meglio
di
qualche
giovane
che
adesso
si
mangia
un
caiserlicchio
a
colazione
e
due
a
pranzo
.
Egli
crede
che
torneremo
un
paese
di
cani
e
gatti
.
«
Per
esempio
»
,
diceva
,
«
intendiamoci
bene
.
Partiti
i
tedeschi
,
ciascuno
a
casa
sua
e
guai
a
voi
se
venite
a
rompermi
le
scatole
a
Padova
!
»
.
Mi
pareva
di
udire
lo
zio
Piero
,
quando
noi
pure
,
a
Oria
,
s
'
è
parlato
della
grandezza
,
dello
splendore
futuro
d
'
Italia
.
«
Eh
sì
sì
!
»
,
diceva
.
«
Eh
sì
sì
!
Il
lago
diventerà
di
latte
e
miele
e
la
Galbiga
de
formagg
de
grana
!
»
Vedremo
,
vedremo
!
21
La
tua
lettera
mi
suscita
un
tumulto
di
sentimenti
che
non
si
scrivono
.
Mi
addolorano
,
senza
dubbio
,
l
'
atto
della
nonna
e
la
obliqua
malevolenza
del
Pasotti
ma
più
mi
affligge
lo
sdegno
tuo
troppo
forte
.
Quando
un
mio
procuratore
si
presenterà
a
Brescia
,
il
pagamento
non
potrà
venire
rifiutato
.
È
vero
,
tu
sei
donna
e
non
hai
l
'
obbligo
di
conoscere
queste
cose
.
Anche
la
collera
ti
perdono
poiché
freddo
non
rimasi
nemmeno
io
,
da
principio
.
Quindi
mi
son
detto
:
Di
che
ti
sdegni
e
che
ti
sorprende
?
Non
conoscevi
tu
quel
malanimo
e
non
ne
avesti
offese
maggiori
?
Infinitamente
mi
rattrista
che
tu
non
abbia
saputo
celare
i
tuoi
sentimenti
a
Maria
,
infinitamente
mi
commuove
che
tu
ne
sia
pentita
e
infinitamente
mi
consola
che
tu
ami
il
Signore
nella
bambina
,
che
tu
me
lo
scriva
.
A
dir
vero
,
cara
,
non
dovrei
appagarmene
così
perché
ad
amare
Iddio
ne
invitano
i
cieli
e
la
terra
ed
Egli
ci
è
visibile
in
ogni
luce
,
intelligibile
in
ogni
vero
!
Ma
insomma
tu
incominci
a
udire
la
voce
Sua
!
Nelle
mie
lettere
non
ho
mai
toccato
questo
punto
per
sentirmi
troppo
inetto
a
parlartene
degnamente
,
efficacemente
.
E
ora
lascio
che
Iddio
ti
parli
nella
bambina
,
torno
nel
mio
silenzio
.
Sappi
soltanto
che
ascolto
palpitante
,
che
prego
e
spero
.
Posso
io
dirti
quello
che
sento
per
Maria
?
Chi
potrebbe
dire
questa
commozione
,
questa
tenerezza
immensa
,
questo
desiderio
che
mi
strugge
di
tenermela
almeno
un
momento
,
un
solo
momento
,
sul
cuore
?
Credi
tu
che
io
possa
attendere
fino
a
novembre
?
No
no
no
,
scriverò
appendici
,
copierò
,
monterò
qualche
guardia
per
altri
ma
verrò
a
Lugano
prima
!
Coprila
di
baci
per
me
,
intanto
,
dille
che
Papà
ha
sempre
nel
cuore
la
sua
Ombretta
e
che
la
benedice
,
domandale
cosa
le
farebbe
piacere
ch
'
io
le
portassi
e
poi
scrivimelo
senza
pensar
poi
troppo
alla
mia
povertà
.
Ti
abbraccio
,
Luisa
mia
,
con
l
'
anima
.
Franco
Luisa
a
Franco
24
settembre
1855
Finalmente
!
Da
quando
sei
partito
io
desiderai
sempre
,
che
tu
toccassi
quel
punto
.
Come
mi
sarò
spiegata
,
quella
notte
,
nella
mia
commozione
dolorosa
?
Come
mi
avrai
inteso
tu
nella
tua
?
Da
mesi
e
mesi
sento
il
bisogno
di
parlarne
con
te
e
non
l
'
ho
fatto
mai
per
mancanza
di
coraggio
.
Vedi
,
per
esempio
.
Tu
mi
hai
accusata
d
'
orgoglio
,
quella
notte
.
Ti
supplico
di
credere
che
non
sono
orgogliosa
;
non
posso
neanche
comprendere
un
'
accusa
simile
!
Mi
par
di
capire
dalla
tua
lettera
che
tu
mi
supponga
ritornata
alla
fede
in
Dio
.
Ma
t
'
ho
io
mai
detto
di
non
credere
in
Dio
?
Non
posso
averti
detto
questo
perché
la
storia
de
'
pensieri
miei
mi
è
tutta
scritta
nella
mente
,
e
lo
spavento
,
l
'
angoscioso
pensiero
di
non
poter
forse
più
credere
in
Dio
mi
son
venuti
dopo
la
tua
partenza
;
ne
so
il
giorno
e
l
'
ora
.
Avevo
udito
parlare
a
S
.
Mamette
di
un
gran
pranzo
dato
da
tua
nonna
a
Brescia
e
io
non
potevo
assolutamente
procurare
al
nostro
diletto
zio
quel
regime
di
cibi
e
di
vino
che
il
medico
,
temendo
per
l
'
occhio
destro
,
prescriveva
.
Ho
lottato
con
quelle
tenebre
spaventose
,
Franco
,
e
ho
vinto
.
È
vero
,
la
vittoria
è
in
gran
parte
della
nostra
Maria
.
Vorrei
dire
che
se
tante
nere
nuvole
mi
nascondono
l
'
esistenza
di
una
Giustizia
Superiore
,
me
ne
trapela
però
un
raggio
in
Maria
;
e
questo
raggio
mi
fa
credere
e
mi
fa
sperare
nell
'
Astro
.
Perché
sarebbe
orribile
che
l
'
universo
non
avesse
un
governo
di
giustizia
!
Quella
notte
,
dunque
,
io
ti
ho
potuto
solamente
dire
che
intendevo
la
religione
in
un
modo
diverso
da
te
,
che
gli
atti
di
fede
cristiana
e
le
preghiere
non
mi
parevano
essenziali
all
'
idea
religiosa
ma
l
'
amore
e
l
'
azione
per
quelli
che
soffrono
,
sì
!
Ma
lo
sdegno
e
l
'
azione
contro
coloro
che
fanno
soffrire
,
sì
!
E
tu
vuoi
ritornare
nel
tuo
silenzio
?
Ma
no
,
non
lo
devi
.
Ti
senti
debole
,
dici
.
Debole
te
o
il
tuo
Credo
?
Ragioniamo
,
discutiamo
.
Confessa
che
voialtri
credenti
amate
le
vostre
credenze
anche
perché
sono
un
comodo
riposo
dell
'
intelletto
.
Vi
adagiate
in
esse
come
in
un
'
amaca
sospesa
in
aria
per
tante
fila
lavorate
dagli
uomini
,
annodate
dagli
uomini
a
diversi
uncini
.
Voi
vi
state
bene
e
se
si
va
tentando
,
saggiando
con
la
mano
anche
uno
solo
di
questi
fili
,
ve
ne
turbate
e
avete
paura
che
si
spezzi
,
perché
poi
molto
facilmente
si
spezzerà
il
suo
vicino
e
dopo
questo
un
altro
e
tutto
il
vostro
letto
fragile
rovinerà
dall
'
aria
in
terra
con
vostro
spavento
e
dolore
.
Conosco
questo
spavento
e
questo
dolore
,
so
che
si
paga
così
la
compiacenza
di
camminar
poi
sul
solido
e
perciò
non
mi
trattiene
dal
discutere
teco
una
pietà
che
sarebbe
falsa
.
Ma
forse
mi
inganno
e
sarai
tu
che
mi
solleverai
a
te
nel
tuo
letto
di
fragili
fili
e
d
'
aria
.
Maria
non
può
far
tanto
.
Se
Maria
mi
fa
credere
in
Dio
non
vuol
dire
che
possa
farmi
credere
anche
nella
Chiesa
.
E
tu
credi
sopra
tutto
nella
Chiesa
,
tu
!
Cerca
di
persuadermi
dunque
e
io
pure
ti
ascolterò
palpitando
;
e
se
non
prego
,
almeno
spero
,
perché
adesso
più
che
mai
desidero
pienamente
unirmi
a
te
.
Adesso
con
l
'
antico
affetto
sento
per
te
un
'
ammirazione
nuova
,
una
gratitudine
nuova
.
Ti
offenderai
di
questo
mio
sfogo
?
Pensa
che
otto
mesi
sono
devi
aver
trovato
una
mia
lettera
nella
tua
borsa
da
viaggio
e
che
da
otto
mesi
aspettavo
risposta
!
Il
professore
ed
Ester
si
vedono
in
casa
nostra
,
oramai
come
fidanzati
.
Quelli
son
felici
,
almeno
.
Ella
va
in
chiesa
,
egli
non
ci
va
,
e
né
l
'
uno
né
l
'
altro
si
danno
pensiero
di
ciò
più
che
del
colore
diverso
de
'
loro
capelli
.
E
così
fanno
novecentonovantanove
sposi
su
mille
,
credo
!
Ti
abbraccio
.
Scrivi
a
lungo
,
a
lungo
.
Luisa
Questa
lettera
non
partì
da
Lugano
che
il
26
settembre
e
Franco
l
'
ebbe
il
27
.
Il
29
,
alle
otto
della
mattina
,
ricevette
il
seguente
telegramma
pure
da
Lugano
:
Bambina
malata
gravemente
.
Vieni
subito
.
Zio
10
.
Esüsmaria
,
sciora
Lüisa
!
Nelle
prime
ore
pomeridiane
del
27
settembre
Luisa
ritornava
da
Porlezza
con
alcune
carte
da
copiare
per
il
notaio
.
In
quel
tempo
gli
scogli
fra
San
Michele
e
Porlezza
erano
affatto
selvaggi
,
non
avevano
la
sottile
briglia
che
ora
li
doma
.
Luisa
s
'
era
fatta
tragittare
in
barca
per
quel
breve
tratto
e
poi
aveva
preso
,
a
piedi
,
la
stradicciuola
che
,
come
tutte
quelle
del
mio
piccolo
mondo
,
antico
e
moderno
,
non
comporta
altri
metodi
di
viaggiare
;
la
stradicciuola
graziosa
e
perfida
che
cerca
ogni
mezzo
di
non
arrivar
mai
dove
il
viandante
vorrebbe
.
A
Cressogno
passa
sopra
la
villa
Maironi
che
nemmanco
si
vede
.
«
Se
la
incontrassi
!
»
,
pensava
Luisa
con
un
ribollimento
del
sangue
;
ma
non
incontrò
nessuno
.
Sull
'
erta
da
Cressogno
al
Campò
il
sole
bruciava
.
Quando
si
trovò
nel
fresco
,
alto
vallone
che
chiamano
il
Campò
,
sedette
all
'
ombra
del
colossale
castagno
che
vive
ancora
,
ultimo
di
tre
o
quattro
venerabili
patriarchi
.
Guardava
le
case
del
suo
nativo
Castello
appollaiate
a
tondo
sopra
un
alto
spuntone
di
scogli
ombrosi
e
pensava
alla
povera
mamma
compiacendosi
che
almeno
ella
fosse
in
pace
,
quando
sentì
esclamare
:
«
Oh
,
cara
Madonna
!
»
.
Era
la
süra
Peppina
che
veniva
pure
da
Cressogno
,
disperata
di
non
aver
potuto
trovare
uova
né
a
S
.
Mamette
né
a
Loggio
né
a
Cressogno
.
«
Adess
el
me
coppa
,
el
Carlo
!
El
me
mazza
addirittura
,
cara
Lee
!
»
Avrebbe
voluto
andare
anche
a
Puria
,
ma
era
mezza
morta
di
stanchezza
.
Che
paesi
da
cani
!
Che
strade
!
Quanti
sassi
!
«
Quand
pensi
al
me
Milan
,
cara
Lee
!
»
Sedette
anche
lei
sull
'
erba
presso
Luisa
,
le
disse
un
mondo
di
tenerezze
e
volle
che
indovinasse
con
chi
avesse
parlato
di
lei
,
allora
allora
.
Ma
con
la
signora
marchesa
!
Ma
sicuro
!
«
Ah
cara
Lee
!
S
'
ciao
!
»
Pareva
che
la
Peppina
avesse
gran
cose
a
dire
e
non
osasse
e
ne
provasse
una
molestia
in
gola
,
volesse
pur
farsele
strappare
.
«
Che
roba
!
»
,
esclamava
ogni
tanto
«
Che
roba
!
Che
discors
!
S
'
ciao
,
s
'
ciao
!
»
Luisa
taceva
sempre
.
Allora
l
'
altra
cedette
a
quel
gran
prurito
e
buttò
fuori
ogni
cosa
.
Era
andata
dal
cuoco
della
signora
marchesa
,
per
farsi
prestare
delle
uova
,
e
la
signora
marchesa
,
udita
la
sua
voce
,
aveva
voluto
assolutamente
vederla
,
trattenerla
a
chiacchierare
,
e
lei
si
era
sentita
nel
cuore
come
una
ispirazione
del
cielo
che
le
diceva
:
Parla
di
quella
povera
gente
!
Forse
è
il
momento
buono
.
Parla
della
Maria
,
«
de
quel
car
belee
,
de
quel
car
ratin
,
de
quel
car
strafoi
!
»
.
Ah
era
stata
una
ispirazione
del
diavolo
e
non
del
cielo
.
Aveva
cominciato
a
parlarne
,
voleva
dire
quanto
era
bella
,
quanto
era
cara
,
e
quella
gran
meraviglia
di
un
gran
talento
così
spropositato
;
e
lei
,
la
bruttona
,
con
una
faccia
«
che
ghe
disi
nagòtt
»
,
a
interrompere
:
«
Lasci
stare
,
signora
Bianconi
;
so
ch
'
è
molto
male
educata
e
altro
non
può
essere
»
.
Aveva
provato
allora
a
toccare
un
altro
tasto
,
la
disgrazia
del
signor
ingegnere
rimasto
cieco
d
'
un
occhio
.
E
la
marchesa
:
«
Quando
non
si
è
onesti
,
signora
Bianconi
,
il
Signore
castiga
»
.
Qui
la
Peppina
,
guardando
Luisa
,
si
pentì
delle
sue
chiacchiere
,
si
pose
ad
accarezzarla
,
ad
accusarsi
d
'
aver
parlato
,
a
dirle
che
si
desse
pace
.
Luisa
l
'
assicurò
ch
'
era
tranquillissima
,
che
di
nulla
si
sorprendeva
più
da
parte
di
quella
persona
.
La
Peppina
volle
ad
ogni
modo
darle
un
bacio
e
partì
brontolando
fra
sé
molti
«
poer
a
mi
!
»
col
vago
sospetto
di
aver
fatto
,
senza
uova
,
una
gran
frittata
.
Luisa
si
alzò
,
si
voltò
a
guardar
verso
Cressogno
stringendo
il
pugno
.
«
Almeno
uno
scudiscio
!
»
,
pensò
.
«
Almeno
frustarla
!
»
L
'
idea
di
un
incontro
,
la
vecchia
idea
che
l
'
aveva
fatta
balzar
di
passione
quattro
anni
prima
la
sera
del
funerale
di
sua
madre
,
la
stessa
idea
che
le
era
balenata
testé
,
nel
passar
da
Cressogno
,
la
riafferrò
violenta
,
le
fece
dare
un
passo
verso
la
discesa
.
Si
fermò
subito
e
ritornò
lentamente
indietro
,
si
avviò
verso
S
.
Mamette
,
arrestandosi
ogni
tanto
a
riflettere
,
con
la
fronte
scura
e
le
labbra
strette
,
a
sciogliere
qualche
nodo
nella
fila
di
una
tela
che
veniva
tessendo
nel
suo
segreto
.
A
Casarico
andò
dal
professore
per
offrirgli
un
ritrovo
a
casa
sua
con
la
fidanzata
per
l
'
indomani
alle
due
.
Nel
congedarsi
gli
domandò
se
possedesse
ancora
le
carte
Maironi
.
Il
professore
,
meravigliato
della
domanda
inattesa
,
rispose
di
sì
e
ne
aspettava
una
spiegazione
;
ma
Luisa
partì
senz
'
altro
.
Le
premeva
di
esser
a
casa
,
non
potendo
far
conto
per
la
custodia
di
Maria
né
sullo
zio
né
sulla
Cia
e
fidandosi
poco
della
servetta
licenziata
.
Trovò
la
Maria
sul
sagrato
,
sola
,
e
sgridò
la
Veronica
.
Poi
andò
in
camera
,
si
pose
a
scrivere
a
Franco
.
Scriveva
da
cinque
minuti
quando
udì
un
bussar
leggero
alla
finestra
dello
stanzino
attiguo
.
Quella
finestra
guarda
sopra
una
scaletta
che
mette
dal
sagrato
a
certe
stalle
e
quindi
ad
una
scorciatoia
per
Albogasio
Superiore
.
Luisa
andò
nello
stanzino
e
vide
all
'
inferriata
il
viso
rosso
,
scalmanato
della
Pasotti
che
le
fece
segno
di
tacere
e
le
domandò
se
avesse
visite
.
Udito
che
no
,
la
signora
Barborin
diede
due
frettolose
occhiate
in
alto
e
in
basso
,
corse
giù
per
la
scaletta
ed
entrò
in
casa
tutta
trepidante
.
Povera
donna
,
era
in
terreno
proibito
e
non
aveva
in
mente
che
lo
spettro
di
Pasotti
furibondo
.
Pasotti
era
a
Lugano
.
Oh
Signore
,
sì
,
era
a
Lugano
!
Dato
a
Luisa
quest
'
annuncio
,
la
disgraziata
creatura
cominciò
a
stralunar
gli
occhi
e
a
contorcersi
.
Pasotti
era
a
Lugano
per
il
gran
pranzo
dell
'
indomani
,
per
le
provviste
.
Come
,
Luisa
non
sapeva
di
questo
pranzo
?
Non
sapeva
chi
ci
sarebbe
venuto
?
Ma
la
marchesa
,
la
signora
marchesa
Maironi
!
Luisa
trasalì
.
La
Pasotti
fraintese
l
'
espressione
dei
suoi
occhi
,
credette
leggervi
un
rimprovero
e
si
mise
a
piangere
con
le
mani
sul
viso
,
a
dirsi
nelle
mani
,
scotendo
quei
due
poveri
riccioloni
neri
,
che
ci
aveva
una
rabbia
,
una
rabbia
!
Avrebbe
vissuto
un
anno
a
pane
ed
acqua
piuttosto
che
invitar
a
pranzo
la
marchesa
!
Questa
del
pranzo
era
certo
una
gran
croce
per
lei
,
in
causa
di
tanti
pensieri
,
della
fatica
di
preparar
tante
cose
e
delle
tremende
strapazzate
di
Pasotti
;
ma
la
croce
suprema
era
di
far
dispiacere
a
Luisa
!
Almeno
fosse
una
croce
buona
da
offrire
al
Signore
!
Ma
no
,
ci
aveva
troppa
rabbia
.
Era
venuta
apposta
per
dire
alla
sua
cara
Luisa
quanto
soffriva
per
questo
pranzo
.
«
Perdònem
,
Lüisa
»
,
diss
'
ella
con
la
sua
voce
velata
che
pareva
venire
da
una
vecchia
spinetta
chiusa
.
«
Ghe
n
'
impodi
propri
no
,
propri
no
,
propri
no
!
»
Eran
sedute
accanto
sopra
un
canapè
.
La
Pasotti
si
levò
di
tasca
un
fazzolettone
,
se
ne
coperse
gli
occhi
con
una
mano
e
con
l
'
altra
cercò
,
senza
volgere
il
capo
,
quella
di
Luisa
.
Ma
Luisa
si
alzò
,
andò
alla
scrivania
e
scrisse
sopra
un
pezzo
di
carta
:
"
A
che
ora
viene
la
marchesa
?
Che
via
tiene
?
"
.
La
Pasotti
rispose
che
il
pranzo
era
alle
tre
e
mezzo
,
che
la
marchesa
doveva
scendere
verso
le
tre
allo
sbarco
della
Calcinera
,
che
Pasotti
vi
si
sarebbe
trovato
a
riceverla
con
quattro
uomini
e
la
famosa
portantina
che
aveva
servito
nel
secolo
scorso
per
un
arcivescovo
di
Milano
.
Luisa
ascoltò
attentissimamente
ogni
cosa
,
in
silenzio
.
Prima
di
andarsene
,
la
Pasotti
le
disse
che
sarebbe
stata
felice
di
baciare
quel
caro
amore
della
Maria
ma
che
temeva
non
sapesse
poi
tacere
.
Qui
la
buona
donna
si
cacciò
mezzo
il
braccio
sinistro
in
tasca
,
ne
cavò
una
barchetta
di
metallo
,
pregò
Luisa
di
darla
alla
sua
figliuola
nel
nome
di
un
'
altra
vecchia
barca
sdruscita
che
non
voleva
essere
nominata
.
Poi
scappò
giù
per
le
scale
e
scomparve
.
Luisa
tornò
alla
lettera
incominciata
per
Franco
e
dopo
aver
meditato
lungamente
con
la
penna
in
mano
,
la
ripose
senz
'
avervi
scritto
parola
,
prese
le
carte
del
notaio
,
si
mise
a
copiare
.
A
pranzo
non
parlò
mai
.
Il
pranzo
fu
triste
anche
perché
la
Cia
fece
un
'
osservazione
inopportuna
sulla
mancanza
di
formaggio
nella
minestra
che
così
non
poteva
piacere
al
suo
padrone
;
e
il
suo
padrone
s
'
arrabbiò
,
le
disse
ch
'
era
una
fatua
e
che
se
la
minestra
era
senza
formaggio
,
lei
era
senza
sale
.
«
Già
»
,
mormorò
la
Cia
,
«
s
'
arrabbia
solo
con
me
.
»
L
'
argomento
suggeriva
tante
cose
amare
e
inutili
a
dire
che
nessuno
parlò
più
.
Solo
Maria
uscì
,
dopo
qualche
minuto
,
a
osservare
con
una
piccola
aria
di
sapienza
:
«
Perché
non
abbiamo
denari
,
non
è
vero
,
mamma
,
non
bisogna
mettere
il
formaggio
nella
minestra
?
»
.
Sua
madre
la
baciò
e
le
disse
di
tacere
.
La
piccina
tacque
,
contenta
di
se
stessa
.
La
finestra
era
aperta
,
si
udirono
alcune
voci
schiamazzar
forte
nella
strada
verso
la
scalinata
del
Pomodoro
e
Luisa
riconobbe
quella
di
Pasotti
che
certo
ritornava
allora
da
Lugano
con
le
provvigioni
e
parlava
così
forte
apposta
per
farsi
udire
a
casa
Ribera
.
Dopo
pranzo
lo
zio
Piero
sedette
nella
sua
poltrona
,
in
loggia
,
e
si
prese
Maria
sulle
ginocchia
.
Luisa
uscì
sola
in
terrazza
.
In
faccia
al
Bisgnago
dorato
dal
sole
,
la
costiera
della
Valsolda
era
quasi
tutta
nell
'
ombra
.
Lontano
lontano
il
santuario
della
Caravina
brillava
sulla
punta
verde
protesa
oltre
i
sassi
del
Tentiòn
e
gli
oliveti
di
Cressogno
,
fuori
dell
'
ombra
,
nel
lago
ceruleo
.
Luisa
guardava
laggiù
con
una
espressione
di
contentezza
fiera
.
Ah
signor
Pasotti
,
se
il
vostro
pranzo
è
una
vendetta
,
l
'
avete
pensata
male
!
La
sua
risoluzione
era
presa
.
Glielo
offriva
il
destino
questo
incontro
con
la
vecchia
canaglia
!
Non
ebbe
un
dubbio
né
uno
scrupolo
.
La
passione
da
tanto
tempo
concepita
,
accarezzata
e
covata
,
aveva
accumulato
in
lei
quella
forza
che
,
quando
è
piena
,
trasforma
di
colpo
il
pensiero
in
atto
,
per
modo
che
ne
par
tolta
la
responsabilità
dell
'
agente
e
n
'
è
invece
solamente
risospinta
più
indietro
,
ad
un
primo
interno
moto
di
consenso
alla
tentazione
.
Sì
,
l
'
indomani
,
o
allo
sbarco
,
o
sulla
Calcinera
,
o
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
ell
'
affronterebbe
la
marchesa
,
con
disprezzo
,
le
romperebbe
la
guerra
in
faccia
,
la
consiglierebbe
di
guardarsi
perché
si
volevano
adoperare
contro
di
lei
tutte
le
legittime
armi
.
Sì
,
le
direbbe
così
e
così
farebbe
,
da
sé
,
da
sola
,
poiché
Franco
non
voleva
.
Se
Franco
aveva
promesso
qualche
cosa
,
ella
non
aveva
promesso
niente
.
Rientrò
in
loggia
,
si
mise
a
discorrere
con
lo
zio
,
a
scherzare
con
Maria
,
più
allegramente
che
non
avesse
fatto
da
molti
mesi
.
Più
tardi
scrisse
un
biglietto
all
'
amico
avvocato
V
.
pregandolo
di
venire
appena
gli
fosse
possibile
.
Voleva
saper
da
lui
come
avrebbe
potuto
usare
delle
carte
possedute
dal
Gilardoni
.
Quindi
si
rimise
a
copiare
per
il
notaio
di
Porlezza
.
Maria
non
era
contenta
di
tanto
scrivere
che
faceva
la
mamma
;
però
,
quando
la
mamma
le
disse
che
scriveva
per
mettere
il
formaggio
nella
minestra
dello
zio
,
s
'
affrettò
a
dire
:
«
e
anche
nella
mia
,
non
è
vero
,
mamma
?
»
.
Appena
fu
posta
a
letto
,
vedendo
che
la
mamma
tornava
a
scrivere
,
le
venne
in
mente
di
chiedere
se
la
nonna
di
Cressogno
avesse
il
formaggio
nella
minestra
.
«
Ne
ha
troppo
»
,
rispose
Luisa
,
«
e
bisogna
cavarglielo
perché
non
le
faccia
male
.
»
«
Oh
no
,
cavarglielo
,
poveretta
!
»
«
Taci
,
dormi
.
»
Ma
la
bambina
non
si
addormentò
.
Dopo
un
pezzetto
parve
a
Luisa
di
udirla
piangere
.
Si
alzò
,
andò
a
vedere
.
Piangeva
veramente
,
sottovoce
.
«
Cos
'
hai
?
»
«
Il
papà
!
»
,
singhiozzò
la
povera
piccina
.
«
Il
mio
papà
!
»
«
Verrà
,
cara
,
verrà
presto
il
tuo
papà
.
Dormi
e
fa
un
bel
sogno
che
viene
papà
insieme
col
Re
Vittorio
Emanuele
e
che
la
mamma
e
la
Cia
fanno
un
gran
risotto
,
che
ti
piace
tanto
,
e
che
tu
dici
:
viva
il
Re
!
e
che
il
Re
dice
:
niente
affatto
,
viva
invece
Ombretta
Pipì
e
il
suo
papà
!
Fa
questo
sogno
,
sai
.
»
«
Sì
,
mamma
,
sì
.
»
L
'
indomani
il
professore
Beniamino
capitò
a
Oria
un
'
ora
prima
di
quella
che
Luisa
gli
aveva
indicato
.
Dopo
il
sì
di
Ester
l
'
uomo
era
trasfigurato
.
Pareva
molto
più
giovane
di
prima
.
Il
colore
giallognolo
della
sua
pelle
,
irradiato
da
una
rosea
luce
interiore
,
era
scomparso
quasi
del
tutto
,
non
gli
si
vedeva
più
che
sul
cranio
dove
Luisa
si
attendeva
che
tornassero
a
spuntare
,
un
giorno
o
l
'
altro
,
i
capelli
.
Egli
non
camminava
,
non
respirava
più
come
prima
.
Il
passo
e
il
respiro
erano
sempre
inquieti
,
nervosi
,
rotti
da
sussulti
che
rispondevano
al
balenar
d
'
immagini
,
Dio
sa
di
quali
immagini
,
sotto
quel
cranio
lucido
.
Gli
occhi
non
è
a
dire
come
brillassero
.
Solo
quando
guardavano
Ester
si
stringevano
,
si
velavano
di
una
tenerezza
pia
,
come
se
il
professore
avesse
avuto
paura
d
'
incenerire
la
diletta
saettandole
addosso
senza
precauzioni
tutto
il
fuoco
dell
'
anima
.
Esser
guardata
a
quel
modo
non
piaceva
a
Ester
;
e
Luisa
,
la
consigliera
del
professore
,
ebbe
il
coraggio
di
dirgli
che
non
bisognava
guardar
la
sua
fidanzata
stringendo
gli
occhi
come
fanno
i
cani
affettuosi
.
Il
pover
uomo
promise
che
avrebbe
cercato
di
non
farlo
più
e
lo
fece
ancora
.
Luisa
era
sempre
il
suo
nume
tutelare
,
l
'
oracolo
che
interrogava
persino
per
sapere
come
dovesse
comportarsi
nei
colloqui
con
la
fidanzata
.
Nella
sua
umiltà
egli
era
felice
di
venir
accettato
per
un
sentimento
di
stima
.
Pensare
ch
'
Ester
potesse
amarlo
d
'
amore
gli
pareva
una
presunzione
ridicola
.
Per
questo
egli
temeva
sempre
di
sbagliare
,
con
lei
,
di
offenderla
.
Un
dubbio
che
lo
tormentava
era
questo
:
sarebbe
o
non
sarebbe
da
arrischiare
un
bacio
?
Appena
venutogli
questo
dubbio
,
l
'
aveva
sottoposto
a
Luisa
e
Luisa
,
la
sapienza
incarnata
,
gli
aveva
risposto
:
«
No
,
adesso
è
troppo
presto
.
Bisogna
che
il
primo
bacio
non
venga
né
troppo
presto
né
troppo
tardi
»
.
La
possibilità
del
«
troppo
tardi
»
parve
terribile
e
insopportabile
al
professore
,
il
quale
,
ne
'
suoi
colloqui
con
l
'
oracolo
,
dopo
averlo
consultato
su
cento
diverse
cose
,
capitava
regolarmente
ogni
volta
alla
domanda
fatale
:
«
E
sto
basìn
?
»
.
Luisa
in
parte
ci
si
divertiva
per
la
sua
propensione
a
cogliere
il
comico
anche
nelle
persone
cui
voleva
bene
;
in
parte
dubitava
realmente
di
una
ripugnanza
fisica
che
si
manifestasse
in
Ester
,
data
l
'
occasione
,
con
violenza
e
mandasse
tutto
a
monte
.
Ella
si
accorse
,
per
fortuna
,
che
il
professore
pareva
sempre
meno
brutto
alla
sua
fidanzata
.
Perciò
quando
lo
vide
comparire
così
per
tempo
,
sapendo
che
più
tardi
lo
avrebbe
lasciato
solo
con
Ester
per
andare
a
incontrar
la
nonna
,
le
venne
subito
in
mente
che
quello
poteva
essere
il
giorno
del
«
basìn
»
.
Ma
il
professore
si
presentò
tutto
accigliato
.
Aveva
cattive
notizie
.
A
San
Mamette
si
diceva
che
fosse
stato
arrestato
e
condotto
a
Como
il
medico
di
Pellio
,
che
gli
avessero
trovato
lettere
e
note
compromettenti
per
altre
persone
fra
le
quali
si
nominava
don
Franco
Maironi
.
«
Per
Franco
non
ho
angustie
»
,
disse
Luisa
.
«
Del
resto
,
senta
,
professore
:
vuol
dire
che
porremo
nel
conto
dell
'
imperatore
d
'
Austria
anche
il
dottore
di
Pellio
ch
'
è
bello
grosso
e
pesa
un
mucchio
di
libbre
,
ma
non
pensiamo
a
malinconie
in
un
giorno
come
questo
.
Oggi
e
il
giorno
del
Suo
basìn
.
»
«
Ah
sì
?
Ah
sì
?
»
,
fece
il
professore
tutto
rosso
e
ansante
.
«
Dice
davvero
,
signora
Luisina
?
Dice
davvero
?
»
Sì
,
ell
'
aveva
parlato
sul
serio
.
Gli
spiegò
che
se
Ester
veniva
come
aveva
detto
,
alle
due
,
li
avrebbe
,
dopo
una
mezz
'
ora
,
lasciati
soli
.
In
loggia
c
'
era
sempre
lo
zio
ma
non
conveniva
seccarlo
.
Potevano
restare
in
sala
.
«
E
allora
,
con
buon
garbo
,
si
fa
il
colpo
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
prima
io
voglio
avere
da
Lei
una
promessa
.
»
«
Che
promessa
?
»
«
Mi
occorrono
le
famose
carte
.
»
«
Quando
vorrà
.
»
«
Guardi
che
le
domando
io
,
non
Franco
.
»
«
Sì
,
sì
,
quello
che
Lei
fa
è
tutto
bene
.
Domani
Le
porterò
le
carte
.
»
«Bravo.»
Luisa
discorreva
con
la
sua
calza
fra
le
mani
,
sferruzzando
sempre
,
con
un
'
apparenza
di
tranquillità
ilare
che
non
riusciva
a
coprir
del
tutto
la
sovreccitazione
interna
,
predisposta
dal
giorno
prima
,
cresciuta
coll
'
insonnia
,
crescente
a
misura
che
si
avvicinava
il
momento
di
partire
.
Nello
stesso
tono
scherzoso
della
sua
voce
vibrava
una
corda
insolita
.
Ne
'
suoi
capelli
,
sempre
correttissimi
,
era
un
'
ombra
di
disordine
,
come
il
tocco
di
un
lieve
soffio
che
le
avesse
sfiorato
la
fronte
.
Il
professore
non
si
accorse
di
nulla
e
andò
in
loggia
a
discorrere
con
l
'
ingegnere
,
a
prendere
consiglio
anche
da
lui
per
una
darsena
che
intendeva
costruire
in
capo
al
suo
giardino
onde
potervi
tenere
una
barchetta
.
Maria
era
pure
in
loggia
e
pigliò
molto
interesse
a
questa
futura
barchetta
del
signor
Ladroni
.
Gli
raccontò
che
ne
possedeva
una
anche
lei
,
corse
a
prenderla
per
fargliela
vedere
e
il
professore
scherzò
,
la
pregò
di
accompagnarlo
a
Lugano
con
la
sua
barca
.
«
Sei
troppo
grande
,
tu
!
»
,
diss
'
ella
.
«
La
mia
bambola
sì
che
la
condurrò
a
spasso
in
barca
!
»
«
Ma
cosa
mai
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Quella
barca
lì
è
buona
per
andare
al
fondo
.
»
«
No
!
»
«
Sì
!
»
Ombretta
si
impazientì
e
corse
in
camera
per
provar
la
barchetta
nel
catino
,
ma
nel
catino
non
c
'
era
acqua
e
la
piccina
ritornò
in
sala
mogia
mogia
,
con
la
sua
barchetta
in
braccio
,
e
non
andò
più
dallo
zio
.
Ester
capitò
al
tocco
e
tre
quarti
.
Disse
che
aveva
udito
il
tuono
e
che
perciò
era
venuta
prima
.
Il
tuono
?
Luisa
uscì
subito
sulla
terrazza
a
guardar
il
cielo
.
Minacce
grosse
non
ne
vide
.
Sopra
il
Picco
di
Cressogno
e
sopra
la
Galbiga
il
cielo
era
tutto
sereno
fino
ai
monti
del
lago
di
Como
.
Dall
'
altra
parte
,
sopra
Carona
,
sì
,
era
scuro
,
ma
non
poi
tanto
.
Se
la
marchesa
non
venisse
per
paura
del
tempo
!
Prese
il
piccolo
vecchio
cannocchiale
che
stava
sempre
in
loggia
.
Non
si
vedeva
niente
.
Già
,
era
troppo
presto
.
Per
arrivare
alla
Calcinera
alle
tre
,
la
marchesa
,
colla
pesante
gondola
,
doveva
partire
verso
le
due
e
mezzo
;
Luisa
ritornò
in
sala
dov
'
erano
Ester
,
il
professore
e
Maria
.
Avrebbe
preferito
che
Maria
restasse
in
loggia
con
lo
zio
,
ma
la
signorina
Ombretta
,
quando
veniva
gente
,
si
appiccicava
sempre
a
sua
madre
,
stava
lì
tutta
occhi
,
tutta
orecchi
.
Luisa
pensò
che
al
momento
di
partire
l
'
avrebbe
mandata
via
e
intanto
la
tenne
con
sé
.
Già
,
i
fidanzati
stavan
da
parte
e
discorrevano
quasi
sottovoce
.
Alle
due
Luisa
uscì
ancora
sulla
terrazza
,
guardò
col
cannocchiale
se
per
caso
la
gondola
spuntasse
al
Tentiòn
.
La
marchesa
poteva
forse
anticipare
,
per
il
cattivo
tempo
.
Nulla
.
Guardò
poi
a
ponente
.
Il
cielo
non
era
più
scuro
di
prima
.
Solamente
,
fra
il
monte
Bisgnago
e
il
monte
Caprino
,
sopra
la
leggera
insenatura
che
chiamano
la
Zocca
d
'
i
Ment
,
era
fumato
su
dalla
Vall
'
Intelvi
e
si
affacciava
fermo
un
nuvolone
azzurrognolo
,
sinistro
come
un
sopracciglio
aggrottato
sopra
un
occhio
cieco
.
Pareva
aver
veduto
il
branco
dei
compagni
torvi
che
si
affacciavano
al
lago
sopra
Carona
e
voler
essere
della
partita
anche
lui
.
Luisa
cominciò
a
sentirsi
inquieta
,
ad
aver
paura
che
la
marchesa
non
venisse
.
Andò
in
giardinetto
a
guardar
il
Boglia
.
Il
Boglia
non
aveva
che
nuvole
bianche
,
leggere
.
Ritornò
in
sala
e
trovò
Maria
piantata
davanti
al
professore
e
ad
Ester
,
che
ridevano
,
molto
rossi
in
viso
,
l
'
uno
e
l
'
altra
.
«
Sei
malata
?
»
,
aveva
detto
la
piccina
ad
Ester
.
«
No
;
perché
?
»
«
Perché
vedo
che
ti
tasta
il
polso
.
»
Le
cose
erano
avviate
bene
,
pareva
.
Luisa
portò
via
la
piccina
,
le
proibì
di
avvicinarsi
mai
più
a
quei
signori
.
Un
momento
dopo
passò
lo
zio
Piero
,
disse
che
andava
di
sopra
a
scrivere
alcune
lettere
e
avvertì
Luisa
di
badare
alle
finestre
della
loggia
,
perché
veniva
un
temporale
.
«
Addio
,
signorina
Ombretta
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Addio
,
signor
Pipì
»
,
rispose
la
bambina
,
petulante
.
Egli
se
ne
andò
,
ridendo
.
Luisa
,
che
ormai
durava
fatica
a
star
ferma
,
uscì
per
la
terza
volta
sulla
terrazza
,
guardò
col
cannocchiale
.
Il
cuore
le
diede
un
balzo
;
la
gondola
spuntava
al
Tentiòn
.
Erano
le
due
e
un
quarto
.
Una
persona
che
veniva
da
Albogasio
s
'
era
fermata
a
discorrere
sul
sagrato
con
qualcuno
che
scendeva
dalla
scaletta
sul
fianco
di
casa
Ribera
.
Diceva
:
«
È
passata
giù
in
questo
momento
col
signor
Pasotti
,
la
portantina
.
C
'
era
dietro
una
quantità
di
ragazzi
»
.
Il
cielo
era
coperto
,
adesso
,
anche
sul
Picco
di
Cressogno
e
sulla
Galbiga
.
Solo
i
monti
del
lago
di
Como
avevano
ancora
un
po
'
di
sole
.
La
minaccia
del
furioso
vento
temporalesco
che
in
Valsolda
si
chiama
caronasca
si
era
fatta
più
seria
.
Sopra
Carona
il
color
delle
nuvole
andava
confondendosi
a
quello
dei
monti
.
Il
nuvolone
della
Zocca
d
'
i
Ment
era
diventato
turchino
cupo
e
anche
il
Boglia
cominciava
ad
aggrottar
le
ciglia
.
Il
lago
era
immobile
,
plumbeo
.
Luisa
aveva
stabilito
di
partire
quando
la
gondola
fosse
arrivata
in
faccia
a
S
.
Mamette
.
Ritornò
in
sala
.
Maria
le
aveva
obbedito
in
parte
,
non
s
'
era
mossa
dal
suo
posto
,
ma
vedendo
che
il
professore
faceva
ad
Ester
un
discorso
lungo
e
animato
,
gli
aveva
chiesto
:
«
Le
racconti
una
storia
?
»
In
quel
punto
entrò
Luisa
.
«
Sì
,
cara
»
,
fece
Ester
ridendo
,
«
mi
racconta
una
storia
.
»
«
Oh
anche
a
me
,
anche
a
me
!
»
Un
sordo
fragor
di
tuono
.
«
Va
'
,
Maria
,
cara
»
,
disse
Ester
.
«
Va
'
nella
tua
camera
,
va
a
pregar
il
Signore
che
non
venga
un
brutto
temporale
,
una
brutta
grandine
!
»
«
Oh
,
sì
,
sì
,
vado
a
pregar
il
Signore
!
»
La
piccina
se
n
'
andò
,
con
la
sua
barchetta
,
nella
camera
dell
'
alcova
,
impettita
e
seria
,
come
se
in
quel
momento
la
salvezza
della
Valsolda
dipendesse
da
lei
.
La
preghiera
,
per
lei
,
era
sempre
una
cosa
solenne
,
era
un
contatto
col
mistero
,
che
le
faceva
prendere
un
'
aria
grave
e
attenta
come
certe
storie
d
'
incantesimi
e
di
magie
.
Ella
salì
sopra
una
sedia
,
disse
le
poche
orazioni
che
sapeva
e
poi
si
atteggiò
come
vedeva
atteggiarsi
in
chiesa
le
più
devote
del
paese
,
si
mise
a
muover
le
labbra
com
'
esse
,
a
dire
una
preghiera
senza
parole
.
Colui
che
allora
l
'
avesse
veduta
conoscendo
il
terribile
segreto
dell
'
ora
imminente
avrebbe
pensato
che
l
'
angelo
della
bambina
fosse
in
quel
momento
supremo
accanto
a
lei
e
le
sussurrasse
di
pregare
per
qualche
altra
cosa
che
i
vigneti
e
gli
uliveti
della
Valsolda
,
per
qualche
altra
cosa
più
a
lei
vicina
,
ch
'
egli
non
diceva
,
ch
'
ella
non
sapeva
e
non
poteva
mettere
in
parole
:
avrebbe
pensato
che
negl
'
inarticolati
bisbigli
di
lei
vi
fosse
un
riposto
senso
tenero
e
tragico
,
il
docile
abbandono
di
un
'
anima
dolce
ai
consigli
dell
'
angelo
suo
,
al
voler
misterioso
di
Dio
.
Alle
due
e
mezzo
i
nuvoloni
torvi
di
Carona
diedero
un
altro
tuono
cupo
a
cui
subito
risposero
gli
altri
nuvoloni
del
Boglia
e
della
Zocca
d
'
i
Ment
.
Luisa
corse
sulla
terrazza
.
La
gondola
era
in
faccia
a
S
.
Mamette
e
veniva
dritta
alla
Calcinera
.
Si
vedevano
benissimo
i
barcaiuoli
far
forza
di
remi
.
Mentre
Luisa
posava
il
cannocchiale
,
il
primo
colpo
di
vento
strepitò
per
la
loggia
sbattendo
usci
,
vetri
e
imposte
.
Atterrita
all
'
idea
di
indugiarsi
troppo
,
Luisa
chiuse
in
fretta
e
in
furia
,
passò
correndo
per
la
sala
,
tolse
l
'
ombrello
,
uscì
senz
'
avvertir
nessuno
,
senza
chiuder
la
porta
di
casa
e
prese
la
via
di
Albogasio
Inferiore
.
Passato
il
cimitero
,
nel
luogo
che
chiamano
Mainè
,
incontrò
Ismaele
.
«
Dove
la
va
,
sciora
Lüisa
,
con
sto
temp
?
»
Luisa
rispose
che
andava
ad
Albogasio
e
passò
oltre
.
Dopo
cento
passi
le
venne
in
mente
che
non
aveva
avvertito
la
Veronica
della
sua
partenza
,
che
non
le
aveva
detto
di
chiuder
le
finestre
nella
camera
da
letto
e
di
badare
a
Maria
.
Pensò
di
mandarglielo
a
dire
da
Ismaele
.
Egli
era
già
scomparso
dietro
la
svolta
del
Camposanto
.
Si
sentì
nel
cuore
un
impulso
a
tornar
indietro
ma
non
c
'
era
tempo
.
Il
rombo
del
tuono
era
continuo
,
radi
goccioloni
battevano
qua
e
là
sul
granturco
,
colpi
di
vento
stormivano
per
i
gelsi
,
a
intervalli
,
precorrendo
i
turbini
della
caronasca
.
Luisa
aperse
l
'
ombrello
e
affrettò
il
passo
.
La
furia
della
pioggia
la
colse
nelle
viuzze
scure
d
'
Albogasio
.
Non
pensò
a
riparar
dentro
una
porta
,
andò
avanti
imperterrita
.
Incontrò
una
frotta
di
ragazzi
che
scappavano
dalla
pioggia
dopo
aver
inutilmente
atteso
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
il
passaggio
della
marchesa
in
portantina
.
Nel
breve
tratto
di
via
ch
'
è
tra
la
casa
comunale
di
Albogasio
e
la
chiesa
,
il
vento
le
rovesciò
l
'
ombrello
.
Ella
si
mise
a
correre
,
raggiunse
quella
lista
di
sagrato
che
guarda
,
dietro
la
chiesa
,
sulla
cala
della
Calcinera
.
Là
,
protetta
dalla
chiesa
contro
l
'
impeto
della
pioggia
e
del
vento
,
raddrizzò
alla
meglio
l
'
ombrello
e
si
affacciò
al
parapetto
.
La
chiesa
dell
'
Annunciata
posa
sulla
testa
d
'
uno
scoglio
che
dalle
radici
del
Boglia
sporge
,
male
avviluppato
di
rovi
e
di
caprifichi
,
sopra
il
lago
e
chiude
da
ponente
la
piccola
cala
della
Calcinera
.
La
lista
di
sagrato
dov
'
era
Luisa
corre
appunto
su
quel
ciglio
dello
scoglio
.
Ell
'
avrebbe
potuto
seguir
di
lassù
il
cammino
della
gondola
dalle
acque
di
Cressogno
fino
allo
sbarco
;
ma
ora
,
infuriando
l
'
acquazzone
,
un
baglior
bianco
le
nascondeva
ogni
cosa
.
Però
se
la
marchesa
non
ritornava
a
Cressogno
,
doveva
pure
,
in
qualunque
punto
approdasse
,
passar
poi
di
là
,
perché
lì
,
dov
'
è
l
'
attacco
dello
scoglio
sporgente
con
la
costa
,
monta
sul
sagrato
la
scalinata
della
Calcinera
,
unica
via
per
salire
ad
Albogasio
Superiore
sì
dallo
sbarco
sottoposto
che
da
S
.
Mamette
o
da
Casarico
o
da
Cadate
.
In
pochi
minuti
la
violenza
dell
'
acquazzone
diminuì
,
i
foschi
fantasmi
delle
montagne
cominciarono
a
disegnarsi
nel
fondo
bianco
.
Luisa
guardò
giù
allo
sbarco
.
Non
v
'
era
gondola
,
non
v
'
era
portantina
sulla
riva
,
non
v
'
era
niente
.
Questo
le
diede
noia
.
Possibile
che
la
gondola
fosse
ritornata
a
Cressogno
?
Il
fumo
si
diradò
rapidamente
,
apparve
Cadate
,
apparve
sulla
bocca
della
darsena
del
Palazz
,
bianco
nella
nebbiolina
grigia
,
la
poppa
della
gondola
.
Ecco
,
la
marchesa
si
era
rifugiata
al
Palazz
e
così
aveva
fatto
anche
Pasotti
con
la
sua
portantina
e
i
portatori
.
Il
temporale
si
poteva
dir
cessato
,
la
portantina
non
tarderebbe
a
comparire
.
Invece
tardò
dieci
lunghi
minuti
.
Luisa
teneva
fissi
gli
occhi
sulla
stradicciuola
che
svolta
da
Cadate
nel
seno
della
Calcinera
.
Non
vi
era
dentro
a
lei
nessun
movimento
di
pensieri
.
Tutta
l
'
anima
sua
guardava
e
aspettava
;
niente
altro
.
Della
gente
le
passò
a
sinistra
salendo
dalla
Calcinera
o
venendo
da
Albogasio
;
ogni
volta
ella
si
coperse
piegando
l
'
ombrello
,
per
non
esser
conosciuta
o
almeno
per
evitar
saluti
e
conversazioni
.
Finalmente
un
gruppo
di
persone
comparve
sulla
svolta
.
Luisa
distinse
la
portantina
,
dietro
la
portantina
Pasotti
e
don
Giuseppe
,
poi
,
ultimi
,
i
due
barcaiuoli
della
marchesa
.
Non
si
mosse
ancora
,
seguì
con
gli
occhi
la
portantina
che
avanzava
molto
lentamente
e
chiuse
l
'
ombrello
perché
non
pioveva
quasi
più
.
Ricomparvero
cinque
o
sei
ragazzi
d
'
Albogasio
.
Ella
disse
loro
bruscamente
di
andarsene
.
Indugiavano
a
obbedire
ma
un
improvviso
scroscio
di
pioggia
,
senza
vento
né
tuoni
,
li
pose
in
fuga
.
La
portantina
toccava
allora
il
piede
della
scalinata
.
Luisa
si
mosse
.
Aveva
l
'
occhio
freddo
,
la
persona
eretta
.
Raccolta
in
un
solo
pensiero
,
disprezzò
la
pioggia
scrosciante
che
le
batteva
sul
capo
e
sulle
spalle
,
che
la
cingeva
d
'
un
torbido
velo
e
di
strepito
.
Le
piaceva
,
forse
,
quella
passione
delle
cose
intorno
alla
sua
propria
.
Discendeva
lenta
lenta
,
con
l
'
ombrello
chiuso
,
stringendone
forte
il
manico
,
come
fosse
stato
la
impugnatura
d
'
un
'
arma
.
La
scalinata
è
un
po
'
tortuosa
,
bisogna
scendere
alquanti
scalini
prima
di
vederne
il
fondo
.
Giunta
sulla
svolta
,
scorse
la
portantina
,
ferma
.
I
due
barcaiuoli
pigliavano
il
posto
di
due
portatori
.
Luisa
discese
fin
dove
si
spandono
sopra
la
scalinata
i
rami
d
'
un
gran
noce
.
Lì
si
fermò
,
proprio
nel
momento
in
cui
i
portatori
della
marchesa
cominciavano
a
salire
.
Tutto
andava
bene
.
Pasotti
e
don
Giuseppe
,
salendo
dietro
la
portantina
con
l
'
ombrello
aperto
,
non
potevano
vederla
.
I
portatori
,
giunti
che
fossero
a
lei
,
bisognava
che
si
fermassero
,
che
si
facessero
da
banda
per
lasciarle
il
passo
.
Quando
si
avvicinarono
,
riconobbe
i
due
ch
'
erano
alla
testa
della
portantina
,
un
fratello
d
'
Ismaele
e
un
cugino
della
Veronica
.
A
quattro
passi
accennò
loro
,
con
un
gesto
imperioso
,
di
fermarsi
.
Obbedirono
immediatamente
,
posarono
la
portantina
a
terra
e
così
fecero
,
senza
saperne
il
perché
,
i
due
portatori
che
seguivano
.
Pasotti
alzò
l
'
ombrello
,
vide
Luisa
,
fece
un
atto
di
sorpresa
,
un
cipiglio
nero
;
afferrò
don
Giuseppe
,
lo
trasse
da
banda
per
lasciarla
passare
,
non
sospettando
che
l
'
incontro
fosse
premeditato
.
Ma
Luisa
non
si
mosse
.
«
Ella
non
credeva
incontrarmi
,
signor
Pasotti
»
,
disse
a
voce
alta
.
La
marchesa
mise
il
capo
fuori
,
la
ravvisò
,
si
ritrasse
dicendo
con
qualche
vigor
nuovo
nella
sua
voce
floscia
:
«
Avanti
!
»
In
quel
momento
partirono
dall
'
alto
del
sagrato
acute
,
disperate
grida
:
«
Sciora
Lüisa
!
Sciora
Lüisa
!
»
.
Luisa
non
udì
.
Pasotti
aveva
irosamente
gridato
ai
portatori
«
avanti
!
»
e
i
portatori
riprendevano
le
stanghe
.
«
Avanti
pure
!
»
,
diss
'
ella
,
risoluta
di
mettersi
a
fianco
della
portantina
.
«
Non
ho
a
dire
che
due
parole
.
»
Se
Pasotti
e
la
vecchia
marchesa
avevano
prima
immaginato
lagrime
e
suppliche
,
dovettero
attendersi
allora
dal
fiero
viso
e
dalla
vibrante
voce
ben
altro
.
«
Parole
,
adesso
?
»
,
fece
Pasotti
avanzandosi
quasi
minaccioso
.
«
Sciora
Lüisa
!
Sciora
Luisa
!
»
,
si
gridò
da
vicino
con
accento
di
strazio
;
e
venne
con
le
grida
un
rumor
di
passi
precipitosi
.
Ma
Luisa
non
parve
udir
niente
.
«
Sì
,
adesso
!
»
,
rispose
a
Pasotti
con
alterezza
inesprimibile
.
«
Io
avverto
,
per
mia
bontà
,
questa
signora
...
»
«
Sciora
Lüisa
!
»
Ella
dovette
pure
interrompersi
e
voltarsi
.
Due
,
tre
,
quattro
donne
le
furono
addosso
,
stravolte
,
scarmigliate
,
singhiozzanti
:
«
Che
La
vegna
a
cà
subet
!
Che
La
vegna
a
cà
subet
!
»
.
Le
facce
,
i
pianti
,
le
voci
la
strapparon
d
'
un
colpo
fuori
della
sua
passione
,
del
suo
proposito
.
Si
avventò
fra
quelle
donne
esclamando
:
«
Cosa
c
'
è
?
»
.
Ed
esse
sapevano
solo
ripetere
con
gli
occhi
schizzanti
dall
'
orbita
:
«
Che
La
vegna
a
cà
!
Che
La
vegna
a
cà
!
»
.
«
Ma
cosa
c
'
è
,
stupide
?
»
«
La
Soa
tosa
,
la
Soa
tosa
!
»
Ella
gridò
come
pazza
:
«
La
Maria
?
La
Maria
?
Cosa
?
Cosa
?
»
,
udì
fra
i
singhiozzi
nominar
il
lago
,
cacciò
uno
strido
e
,
apertasi
la
via
come
una
fiera
,
si
slanciò
su
per
la
scalinata
.
Quelle
donne
non
poterono
tenerle
dietro
,
ma
sul
sagrato
ce
ne
erano
altre
,
malgrado
la
pioggia
,
che
strillavano
e
piangevano
.
Luisa
si
sentì
mancare
,
precipitò
a
terra
sull
'
ultimo
scalino
.
Le
donne
accorsero
a
lei
,
dieci
mani
la
presero
,
la
sollevarono
.
Urlò
:
«
Dio
,
è
morta
?
»
.
Qualcuno
rispose
:
«
No
,
no
!
»
.
«
Il
medico
?
»
,
diss
'
ella
ansando
.
«
Il
medico
?
»
.
Molte
voci
risposero
che
c
'
era
.
Ella
parve
riaver
tutta
la
sua
energia
,
riprese
lo
slancio
e
la
corsa
.
Otto
o
dieci
persone
si
precipitarono
dietro
a
lei
.
Due
sole
poterono
seguirla
.
Volava
.
Al
cimitero
incontrò
Ismaele
e
un
altro
,
gridò
appena
li
vide
:
«
È
viva
?
È
viva
?
»
.
Il
compagno
d
'
Ismaele
ritornò
indietro
di
corsa
per
andar
ad
avvertire
che
la
madre
veniva
.
Ismaele
piangeva
,
seppe
solamente
rispondere
:
«
Esüsmaria
,
sciora
Luisa
!
»
,
e
fece
atto
di
trattenerla
.
Luisa
lo
urtò
freneticamente
via
,
passò
oltre
,
seguita
da
lui
che
aveva
perduta
la
testa
e
adesso
le
gridava
dietro
,
correndo
:
«
L
'
è
forsi
nient
!
l
'
è
forsi
nient
!
»
.
Pareva
che
la
pioggia
dirotta
,
continua
,
eguale
,
lo
smentisse
piangendo
.
Giunta
ansante
sul
sagrato
di
Oria
,
Luisa
ebbe
ancora
la
forza
di
gridare
:
«
Maria
!
Maria
mia
!
»
.
La
finestra
dell
'
alcova
era
aperta
.
Udì
la
Cia
che
piangeva
ed
Ester
che
la
sgridava
.
Alcune
persone
fra
le
quali
il
professor
Gilardoni
le
uscirono
incontro
.
Il
professore
teneva
le
mani
giunte
e
piangeva
silenziosamente
,
pallido
come
un
cadavere
.
Gli
altri
bisbigliavano
:
«
Coraggio
!
Speriamo
!
»
.
Ella
fu
per
cadere
,
esausta
.
Il
professore
le
cinse
la
vita
con
un
braccio
,
la
trasse
su
per
le
scale
che
eran
gremite
di
gente
,
come
pure
il
corridoio
,
al
primo
piano
.
Luisa
passò
,
quasi
portata
di
peso
,
fra
voci
affannose
di
conforto
:
«
Coraggio
,
coraggio
!
Chi
sa
!
Chi
sa
!
»
.
All
'
entrata
della
camera
dell
'
alcova
,
si
sciolse
dal
braccio
del
professore
,
entrò
sola
.
Avevan
dovuto
accendere
il
lume
perché
nell
'
alcova
,
causa
la
pioggia
,
faceva
scuro
.
La
povera
dolce
Ombretta
posava
nuda
sul
letto
cogli
occhi
semiaperti
e
la
bocca
pure
semiaperta
.
Il
viso
era
leggermente
roseo
,
le
labbra
nerastre
,
il
corpo
di
una
lividezza
cadaverica
.
Il
dottore
,
aiutato
da
Ester
,
tentava
la
respirazione
artificiale
,
portando
le
piccole
braccia
sopra
il
capo
e
lungo
i
fianchi
,
alternativamente
;
facendo
pressioni
sull
'
addome
.
«
Dottore
?
Dottore
?
»
,
singhiozzò
Luisa
.
«
Facciamo
il
possibile
»
,
rispose
il
dottore
,
grave
.
Ella
precipitò
col
viso
sui
piedi
gelati
della
sua
creatura
,
li
coperse
di
baci
forsennati
.
Allora
Ester
fu
presa
da
un
tremito
.
«
No
no
!
»
,
fece
il
dottore
.
«
Coraggio
,
coraggio
!
»
«
A
me
»
,
esclamò
Luisa
.
Il
dottore
l
'
arrestò
con
un
gesto
e
fece
segno
ad
Ester
di
sostare
.
Si
chinò
sul
visino
di
Maria
,
le
mise
la
bocca
sulla
bocca
,
respirò
più
volte
profondamente
,
si
rialzò
.
«
Ma
è
rosea
,
è
rosea
!
»
,
sussurrò
Luisa
ansando
.
Il
dottore
sospirò
in
silenzio
,
accese
un
cerino
,
lo
accostò
alle
labbra
di
Maria
.
Tre
o
quattro
donne
che
pregavano
ginocchioni
si
alzarono
,
si
accostarono
al
letto
palpitanti
,
trattenendo
il
respiro
.
L
'
uscio
della
sala
era
aperto
;
altri
volti
si
affacciarono
di
là
,
silenziosi
,
intenti
.
Luisa
,
inginocchiata
accanto
al
letto
,
teneva
gli
occhi
fissi
alla
fiamma
.
Una
voce
mormorò
:
«
Si
muove
»
.
Ester
,
dritta
dietro
Luisa
,
scosse
il
capo
.
Il
dottore
spense
il
cerino
.
«
Lana
calda
!
»
,
diss
'
egli
.
Luisa
si
precipitò
fuori
e
il
dottore
riprese
i
movimenti
delle
braccia
.
Poi
,
quando
Luisa
ritornò
con
la
lana
riscaldata
,
egli
da
un
lato
,
ella
dall
'
altro
si
diedero
a
strofinar
forte
il
petto
e
il
ventre
della
piccina
.
Dopo
un
po
'
,
vedendo
il
pallore
,
il
viso
contraffatto
di
Luisa
,
il
medico
fece
segno
ad
una
ragazza
di
pigliarne
il
posto
.
«
Ceda
,
ceda
»
,
diss
'
egli
perché
Luisa
aveva
fatto
un
gesto
di
protesta
.
«
Sono
stanco
anch
'
io
.
Non
è
possibile
.
»
Luisa
scosse
il
capo
senza
parlare
continuando
l
'
opera
sua
con
energia
convulsa
.
Il
dottore
alzò
silenziosamente
le
spalle
e
le
sopracciglia
,
cedette
il
proprio
posto
alla
ragazza
e
ordinò
a
Ester
di
far
riscaldare
dell
'
altra
lana
per
coprirne
le
gambe
della
bambina
.
Ester
andò
,
fece
lei
,
perché
la
Veronica
,
appena
successo
il
caso
,
era
sparita
,
non
si
trovava
più
.
Nel
corridoio
e
sulle
scale
la
gente
discuteva
il
fatto
,
il
come
,
il
dove
.
Quando
passò
Ester
tutti
le
domandarono
:
«
E
così
?
E
così
?
»
.
Ester
fece
un
gesto
sconsolato
,
passò
senza
rispondere
.
Poi
le
discussioni
ricominciarono
a
mezza
voce
.
Non
si
sapeva
per
quanto
tempo
la
bambina
fosse
rimasta
nell
`
acqua
.
Durante
la
furia
del
temporale
un
tale
Toni
Gall
si
trovava
nelle
stalle
dietro
casa
Ribera
.
Gli
venne
in
mente
che
il
battello
del
signor
ingegnere
fosse
legato
male
e
potesse
fracassarsi
ai
muri
della
darsena
.
Discese
a
salti
,
vide
aperto
l
'
uscio
della
darsena
ed
entrò
.
Il
battello
ballava
spaventosamente
,
inondato
dagli
sprazzi
delle
onde
che
si
frangevano
sui
muri
;
ballava
,
si
dimenava
fra
le
catene
e
s
'
era
posto
di
traverso
,
avendo
la
poppa
quasi
addosso
al
muro
.
In
faccia
all
'
uscio
che
mette
dalla
via
pubblica
nella
darsena
,
corre
un
andito
dal
quale
due
scalette
scendono
all
'
acqua
,
la
prima
di
fianco
alla
prora
della
barca
,
la
seconda
di
fianco
alla
poppa
.
Il
Toni
Gall
discese
per
la
scaletta
seconda
onde
accorciare
la
catena
di
poppa
.
Là
,
fra
la
barca
e
l
'
ultimo
scalino
,
dov
'
eran
sessanta
o
settanta
centimetri
d
'
acqua
,
vide
fluttuare
il
corpicino
di
Maria
col
dorso
a
galla
e
il
capo
sott
'
acqua
.
Nel
trarla
dall
'
acqua
scorse
nel
fondo
una
barchetta
di
metallo
.
Portò
su
la
bambina
gridando
con
la
sua
terribile
voce
,
fece
correre
tutto
il
paese
e
,
per
fortuna
,
anche
il
medico
,
che
si
trovava
a
Oria
,
aiutò
Ester
a
spogliar
la
povera
creatura
che
non
dava
più
segni
di
vita
.
Con
chi
era
ella
stata
prima
di
scendere
in
darsena
?
Con
la
Veronica
no
,
perché
la
Veronica
era
stata
veduta
entrar
nel
ripostiglio
dei
vasi
dietro
la
casa
con
la
sua
guardia
di
finanza
prima
che
Luisa
uscisse
.
Con
Ester
o
con
il
professore
neppure
.
Ester
l
'
aveva
mandata
a
pregare
nella
camera
dell
'
alcova
e
poi
non
l
'
aveva
veduta
più
.
La
Cia
stava
a
lavorare
e
l
'
ingegnere
a
scrivere
quando
avevano
udito
le
grida
formidabili
del
Toni
Gall
.
Maria
doveva
esser
discesa
in
darsena
dalla
camera
dell
'
alcova
per
mettere
la
sua
barchetta
nell
'
acqua
e
fatalmente
avea
trovato
aperta
la
porta
di
casa
,
aperto
l
'
uscio
della
darsena
.
Il
Toni
Gall
era
d
'
opinione
che
avesse
passato
qualche
minuto
nell
'
acqua
perché
galleggiava
discosto
dal
luogo
dove
la
barchetta
giaceva
nel
fondo
.
Egli
descriveva
per
la
centesima
volta
la
sua
scoperta
spaventosa
stando
in
sala
con
la
Cia
,
con
l
'
ingegnere
,
il
professore
ed
altri
del
paese
.
Tutti
singhiozzavano
,
meno
lo
zio
Piero
.
Seduto
sul
canapè
dove
prima
stavano
il
Gilardoni
ed
Ester
,
pareva
impietrato
.
Non
aveva
una
lagrima
,
non
aveva
una
parola
.
Le
chiacchiere
del
Toni
Gall
gli
davano
evidentemente
noia
,
ma
taceva
.
La
sua
nobile
fisionomia
era
piuttosto
solenne
e
grave
che
turbata
.
Pareva
ch
'
egli
vedesse
davanti
a
sé
l
'
ombra
del
Fato
antico
.
Neppure
domandava
notizie
;
si
capiva
che
non
aveva
speranza
.
E
si
capiva
che
il
suo
dolore
era
ben
diverso
da
quelle
chiassose
nervosità
passeggere
che
gli
si
agitavano
intorno
.
Era
il
dolore
muto
,
composto
,
dell
'
uomo
savio
e
forte
.
Dall
'
uscio
aperto
dell
'
alcova
venivan
voci
ora
d
'
interrogazione
ora
di
comando
.
Nessuno
poté
però
dire
,
per
un
'
ora
e
mezzo
,
di
aver
udita
la
voce
di
Luisa
.
Qualche
volta
venivan
pure
voci
trepide
,
quasi
liete
.
Pareva
a
qualcuno
,
là
dentro
,
notare
un
moto
,
un
alito
,
un
tepor
di
vita
.
Allora
tutti
quelli
che
eran
fuori
accorrevano
.
Lo
zio
Piero
volgeva
il
capo
verso
l
'
uscio
dell
'
alcova
e
solo
in
quei
momenti
si
disordinava
un
poco
nel
viso
.
Pur
troppo
vide
ogni
volta
la
gente
ritornarsene
lentamente
,
in
un
silenzio
accorato
.
Passarono
le
cinque
.
Il
tempo
durando
piovoso
,
la
luce
mancava
.
Alle
cinque
e
mezzo
si
udì
finalmente
la
voce
di
Luisa
.
Fu
uno
strido
acuto
,
inenarrabile
,
che
agghiacciò
il
sangue
nelle
vene
di
tutti
.
Rispose
la
voce
del
dottore
con
un
accento
di
premurosa
protesta
.
Si
seppe
che
il
dottore
aveva
fatto
un
gesto
come
per
dire
:
«
oramai
è
inutile
:
desistiamo
»
,
e
che
al
grido
di
lei
aveva
ripreso
il
lavoro
.
Poi
,
nel
lamento
monotono
che
la
pioggia
minuta
e
fitta
metteva
a
tutte
le
finestre
aperte
,
il
silenzio
della
casa
parve
divenuto
più
sepolcrale
.
La
sala
,
il
corridoio
andavano
diventando
bui
,
vi
si
andò
avvivando
il
debole
chiaror
di
candele
che
usciva
dall
'
alcova
.
La
gente
cominciò
a
ritirarsi
,
un
'
ombra
dopo
l
'
altra
,
silenziosamente
,
in
punta
di
piedi
.
Si
udivano
poi
sul
ciottolato
della
via
gli
scarponi
pesanti
,
passi
senza
voci
.
La
Cia
si
avviò
pian
piano
al
suo
padrone
,
gli
sussurrò
all
'
orecchio
se
non
volesse
prendere
qualche
cosa
.
Egli
la
fece
tacere
con
un
gesto
brusco
.
Dopo
le
sette
,
essendo
partiti
tutti
gli
estranei
alla
famiglia
meno
il
Toni
Gall
,
Ismaele
,
il
professore
,
l
'
Ester
e
tre
o
quattro
donne
ch
'
erano
nell
'
alcova
,
si
udirono
dei
gemiti
lunghi
,
sommessi
,
che
quasi
non
parevano
umani
.
Il
dottore
entrò
in
sala
.
Non
ci
si
vedeva
.
Urtò
in
una
sedia
e
disse
forse
:
«
C
'
è
qui
il
signor
ingegnere
?
»
.
«
Scior
sì
»
,
rispose
il
Toni
Gall
e
andò
a
pigliar
un
lume
.
L
'
ingegnere
non
parlò
né
si
mosse
.
Il
Toni
Gall
ritornò
presto
con
un
lume
e
il
dottor
Aliprandi
,
che
mi
piace
ricordar
qui
come
un
franco
galantuomo
,
una
bella
mente
e
un
nobile
cuore
,
si
avvicinò
al
canapè
dove
sedeva
lo
zio
Piero
.
«
Signor
ingegnere
»
,
diss
'
egli
con
le
lagrime
agli
occhi
,
«
adesso
bisogna
che
faccia
qualche
cosa
Lei
.
»
«
Io
?
»
,
rispose
lo
zio
Piero
alzando
il
viso
.
«
Sì
,
bisogna
almeno
cercare
di
condurla
via
.
Bisogna
che
venga
Lei
e
ci
metta
una
parola
.
Lei
è
come
un
padre
.
Questi
sono
i
momenti
del
padre
.
»
«
Lo
lasci
stare
,
il
mio
padrone
»
,
brontolò
la
Cia
.
«
Non
è
buono
per
queste
cose
.
Ci
soffre
e
niente
altro
.
»
Adesso
si
udivano
,
insieme
ai
gemiti
,
voci
tenere
e
baci
.
L
'
ingegnere
puntò
i
pugni
sul
canapè
e
rimase
un
momento
a
capo
chino
.
Poi
si
alzò
,
non
senza
stento
,
e
disse
al
medico
:
«
Debbo
andar
solo
?
»
«
Desidera
che
ci
sia
anch
'
io
?
»
«Sì.»
«
Va
bene
.
Del
resto
sarà
inutile
.
Forzare
non
vorrei
ma
tentare
bisogna
.
»
Il
dottore
mandò
via
le
donne
ch
'
erano
ancora
nell
'
alcova
,
poi
si
volse
dall
'
entrata
all
'
ingegnere
e
gli
fe
'
segno
di
venire
.
«
Donna
Luisa
»
,
diss
'
egli
dolcemente
.
«
C
'
è
lo
zio
,
il
suo
caro
zio
,
che
viene
a
pregarla
.
»
Il
vecchio
entrò
col
viso
pacato
ma
vacillando
.
Fatti
due
passi
nella
camera
si
fermò
.
Luisa
era
seduta
sul
letto
con
la
sua
bambina
morta
in
braccio
,
la
stringeva
,
la
baciava
sul
viso
e
sul
collo
,
gemeva
,
premendovi
su
le
labbra
,
gemiti
lunghi
,
inesprimibili
.
«
Sì
sì
sì
sì
»
,
diss
'
ella
,
quasi
con
un
sorriso
tenero
nella
voce
.
«
È
il
tuo
zio
,
cara
,
è
il
tuo
zio
che
viene
a
trovar
il
suo
tesoro
,
la
sua
Ombretta
,
la
sua
Ombretta
Pipì
che
gli
vuol
tanto
bene
.
Sì
sì
sì
sì
.
»
«
Luisa
»
,
disse
lo
zio
Piero
,
«
quietati
.
Tutto
è
stato
fatto
quel
che
si
poteva
fare
,
adesso
vieni
con
me
,
non
star
più
qui
,
vieni
con
me
.
»
«
Zio
zio
zio
»
,
fece
Luisa
con
una
voce
grossa
di
tenerezza
,
senza
guardarlo
,
stringendosi
il
cadavere
sul
seno
,
cullandolo
.
«
Vieni
qua
,
vieni
qua
,
vieni
qua
dalla
tua
Maria
.
Vieni
,
vieni
qua
da
noi
che
sei
il
nostro
zio
,
il
nostro
caro
zio
.
No
,
cara
,
no
,
cara
,
non
ci
abbandona
mica
il
nostro
zio
.
»
Lo
zio
tremò
,
il
dolore
lo
vinse
un
momento
,
gli
strappò
un
singhiozzo
.
«
Lasciala
in
pace
»
,
diss
'
egli
con
voce
soffocata
.
Essa
non
parve
udirlo
,
riprese
:
«
Andiamo
noi
,
cara
,
andiamo
noi
dal
nostro
zio
.
Che
ci
andiamo
,
Maria
?
Sì
,
sì
,
andiamo
,
andiamo
»
.
Si
lasciò
sdrucciolare
dal
letto
a
terra
si
avviò
verso
lo
zio
stringendosi
al
petto
col
braccio
sinistro
la
sua
dolce
morta
,
passò
l
'
altro
al
collo
del
vecchio
,
gli
sussurrò
:
«
un
bacio
,
un
bacio
,
un
bacio
alla
tua
Ombretta
,
un
bacio
solo
,
uno
solo
»
.
Lo
zio
Piero
si
chinò
,
baciò
il
visetto
già
deturpato
amaramente
dalla
morte
,
lo
bagnò
di
due
grosse
lagrime
.
«
Guarda
,
guarda
,
zio
»
,
diss
'
ella
.
«
Dottore
,
porti
qua
il
lume
.
Sì
sì
,
non
sia
cattivo
,
dottore
.
Guarda
,
zio
,
che
tesoro
.
Dottore
!
»
L
'
Aliprandi
era
riluttante
e
tentò
resistere
ancora
;
ma
quel
dolore
folle
aveva
qualche
cosa
di
sacro
che
s
'
impose
.
Obbedì
,
prese
il
lume
e
lo
accostò
al
piccolo
cadavere
che
faceva
con
quegli
occhi
semiaperti
e
quelle
pupille
dilatate
una
pietà
immensa
ed
era
stato
la
Maria
,
la
Ombretta
gentile
,
la
dolcezza
del
vecchio
,
il
viso
e
l
'
amore
della
casa
.
«
Guarda
,
zio
,
questo
piccolo
petto
come
l
'
abbiamo
maltrattato
,
povero
tesoro
,
come
gli
abbiamo
fatto
male
con
tanto
strofinare
.
La
tua
mamma
è
stata
,
sai
,
Maria
,
la
tua
brutta
mamma
e
quel
cattivo
dottore
lì
.
»
«
Basta
!
»
,
disse
il
dottore
risolutamente
,
posando
il
lume
sulla
scrivania
.
«
Parli
pure
alla
Sua
bambina
,
ma
non
a
questa
,
a
quella
ch
'
è
in
Paradiso
.
»
L
'
impressione
fu
terribile
.
Ogni
tenerezza
sparì
dal
viso
di
Luisa
.
Ella
indietreggiò
cupa
,
stringendosi
la
sua
morta
sul
seno
.
«
No
!
»
,
stridette
,
«
no
!
non
in
Paradiso
!
È
mia
!
È
mia
!
Dio
è
cattivo
!
No
!
Non
gliela
do
!
»
Indietreggiò
indietreggiò
sin
dentro
all
'
alcova
,
tra
il
letto
matrimoniale
e
il
lettuccio
,
ricominciò
i
lunghi
gemiti
che
non
parevano
umani
.
L
'
Aliprandi
fece
uscire
l
'
ingegnere
che
tremava
.
«
Passerà
,
passerà
»
,
diss
'
egli
.
«
Bisogna
aver
pazienza
.
Adesso
resto
io
.
»
In
sala
c
'
era
Ismaele
che
prese
il
professore
a
parte
.
«
E
avvertire
il
signor
don
Franco
?
»
,
diss
'
egli
.
Si
parlò
allo
zio
,
si
decise
di
mandar
un
telegramma
da
Lugano
,
l
'
indomani
mattina
perché
oramai
era
troppo
tardi
,
a
nome
dello
zio
,
parlando
di
malattia
grave
.
Ester
scrisse
il
telegramma
,
in
sala
c
'
era
un
'
altra
persona
,
la
povera
Pasotti
corsa
lì
mentre
suo
marito
era
andato
ad
accompagnare
la
marchesa
a
Cressogno
.
Ella
singhiozzava
,
disperata
d
'
aver
dato
quella
barchetta
a
Maria
.
Voleva
entrare
da
Luisa
ma
il
dottore
,
udendo
pianger
forte
,
uscì
,
raccomandò
quiete
,
silenzio
.
La
Pasotti
andò
a
piangere
in
loggia
.
Con
lei
erano
venuti
il
curato
don
Brazzova
e
il
prefetto
della
Caravina
che
avevan
pranzato
a
casa
Pasotti
.
Più
tardi
venne
il
curato
di
Castello
,
l
'
Introini
,
piangendo
come
un
ragazzo
.
Volle
assolutamente
entrare
da
Luisa
malgrado
il
medico
e
s
'
inginocchiò
in
mezzo
alla
camera
,
supplicò
Luisa
di
donar
la
sua
bambina
al
Signore
.
«
Che
la
guarda
»
,
soggiunse
,
«
che
La
guarda
,
sciora
Lüisa
,
se
La
voeur
propi
minga
donàghela
al
Signor
,
che
ghe
La
dona
a
la
Soa
nonna
Teresa
,
a
la
Soa
mammin
de
Lee
,
che
ghe
l
'
avarà
inscì
cara
,
sü
in
Paradis
!
»
Luisa
fu
intenerita
,
non
dalle
parole
,
ma
dal
pianto
e
rispose
con
dolcezza
:
«
L
'
à
capii
che
ghe
credi
minga
,
mi
,
al
So
Paradis
!
El
me
Paradis
l
'
è
chi
!
»
.
L
'
Aliprandi
fece
al
curato
un
gesto
di
preghiera
e
quegli
usci
singhiozzando
.
Il
medico
parti
da
Oria
verso
la
mezzanotte
insieme
al
professore
.
Tutta
la
casa
taceva
,
neppur
dall
'
alcova
usciva
più
alcuna
voce
.
L
'
Aliprandi
aveva
passate
le
ultime
due
ore
in
sala
,
col
professore
ed
Ester
,
senza
udir
mai
un
grido
né
un
gemito
né
un
movimento
qualsiasi
.
Era
andato
due
volte
a
guardare
.
Luisa
stava
seduta
sulla
sponda
del
suo
letto
con
i
gomiti
sulle
ginocchia
e
la
faccia
tra
le
mani
,
contemplando
il
lettuccio
che
l
'
Aliprandi
non
poteva
vedere
.
A
lui
questa
immobilità
nuova
dispiaceva
quasi
più
che
la
sovreccitazione
di
prima
.
Poiché
Ester
intendeva
restare
tutta
la
notte
,
le
raccomandò
che
tentasse
,
con
discrezione
,
di
scuoter
la
sua
amica
,
di
farla
piangere
e
parlare
.
A
vegliare
con
Ester
si
trattenevano
altre
donne
del
paese
e
Ismaele
che
doveva
partir
per
Lugano
alle
cinque
.
Lo
zio
Piero
era
andato
a
letto
.
L
'
Aliprandi
e
il
professore
si
fermarono
sul
sagrato
a
guardar
la
finestra
illuminata
dell
'
alcova
,
ad
ascoltare
.
Silenzio
.
«
Maledetto
lago
!
»
,
fece
il
dottore
,
pigliando
il
braccio
del
suo
compagno
e
rimettendosi
in
via
.
Certo
egli
pensava
,
così
dicendo
,
alla
dolce
creaturina
che
il
lago
aveva
uccisa
,
ma
v
'
era
pure
nel
suo
cuore
il
dubbio
che
altri
guai
fossero
in
cammino
,
che
l
'
opera
sinistra
delle
acque
perfide
non
fosse
ancora
compiuta
;
e
v
'
era
una
pietà
immensa
per
il
padre
,
per
il
povero
padre
che
non
sapeva
ancora
niente
.
11
.
Ombra
e
aurora
Franco
,
appena
ricevuto
il
telegramma
,
corse
all
'
ufficio
dell
'
Opinione
in
via
della
Rocca
.
Dina
,
vedendolo
torbido
,
gli
disse
:
«
Oh
!
Lo
avete
saputo
?
»
.
Franco
si
senti
gelare
il
sangue
,
ma
Dina
,
quando
udì
del
telegramma
,
fece
un
atto
di
stupore
.
No
no
,
non
sapeva
nulla
di
questo
.
Era
stato
informato
da
parte
del
Presidente
del
Consiglio
che
la
Polizia
austriaca
aveva
fatto
perquisizioni
ed
arresti
in
Vall
'
Intelvi
e
che
fra
le
carte
di
un
medico
si
era
trovato
il
nome
di
don
Franco
Maironi
con
indicazioni
assai
compromettenti
.
Dina
soggiunse
che
in
un
momento
così
angoscioso
per
un
padre
non
osava
quasi
dirgli
perché
il
conte
di
Cavour
si
interessasse
a
lui
.
Gliene
aveva
parlato
egli
stesso
,
Dina
,
e
il
conte
s
'
era
mostrato
dispiacente
che
un
gentiluomo
lombardo
di
così
bel
nome
si
trovasse
a
Torino
in
condizioni
dure
e
oscure
.
Dina
credeva
ch
'
egli
avesse
intenzione
di
offrirgli
un
impiego
al
Ministero
degli
Esteri
.
Ora
Franco
doveva
partire
,
certo
.
La
bambina
guarirebbe
ed
egli
ritornerebbe
nel
più
breve
tempo
possibile
.
Intanto
si
fermerebbe
a
Lugano
,
non
è
vero
?
in
attesa
di
notizie
;
e
se
non
fosse
proprio
necessario
non
si
arrischierebbe
mica
di
entrar
in
Lombardia
.
Con
quest
'
affare
di
Vall
'
Intelvi
sarebbe
un
'
imprudenza
enorme
.
Franco
tacque
e
il
suo
direttore
,
nel
congedarlo
,
insistette
:
«
Abbia
prudenza
!
Non
si
lasci
prendere
!
»
,
ma
non
ebbe
alcuna
risposta
.
Dal
momento
in
cui
aveva
ricevuto
il
telegramma
,
Franco
aveva
camminato
su
e
giù
per
Torino
come
in
sogno
,
senza
udire
il
suono
dei
propri
passi
,
senza
coscienza
di
ciò
che
vedeva
,
di
ciò
che
udiva
,
andando
macchinalmente
dove
gli
occorreva
,
in
quella
congiuntura
,
di
andare
,
dove
lo
portava
una
facoltà
inferiore
e
servile
dell
'
anima
,
quel
misto
di
ragione
e
d
'
istinto
che
ci
sa
guidare
per
il
labirinto
delle
vie
cittadine
,
mentre
lo
spirito
nostro
,
fisso
in
un
problema
o
in
una
passione
,
niente
se
ne
cura
.
Vendette
orologio
e
catena
per
centotrentacinque
lire
a
un
orologiaio
di
Doragrossa
,
comperò
una
bambola
per
Maria
,
passò
dal
caffè
Alfieri
e
dal
caffè
Florio
per
far
avvertire
gli
amici
e
,
dovendo
pigliar
il
treno
delle
undici
e
mezzo
per
Novara
,
fu
alla
stazione
alle
undici
.
Vi
capitarono
alle
undici
e
un
quarto
il
Padovano
e
l
'
Udinese
.
Essi
cercarono
di
rincorarlo
con
ogni
sorta
di
supposizioni
rosee
e
di
ragionamenti
vani
,
ma
egli
non
rispondeva
parola
,
aspettava
con
una
avidità
immensa
il
momento
di
partire
,
di
esser
solo
,
di
correre
verso
Oria
,
perché
,
qualunque
ne
fosse
il
pericolo
,
era
ben
deciso
di
andare
a
Oria
.
Entrò
in
una
carrozza
di
terza
classe
e
quando
la
locomotiva
fischiò
,
quando
il
treno
si
scosse
,
mise
un
gran
sospiro
di
sollievo
,
e
si
diede
tutto
al
pensiero
della
sua
Maria
.
Ma
v
'
era
troppa
gente
,
troppo
rozza
e
chiassosa
gente
intorno
a
lui
.
A
Chivasso
,
non
potendo
resistere
a
quei
discorsi
,
a
quelle
risate
,
passò
in
una
carrozza
vuota
di
seconda
classe
dove
si
mise
a
parlar
solo
,
guardando
il
sedile
di
faccia
.
Dio
,
perché
non
mettere
nel
telegramma
una
parola
di
più
?
Oh
,
Signore
,
una
parola
sola
!
Il
nome
della
malattia
,
almeno
!
Un
nome
orribile
gli
attraversò
la
mente
:
croup
.
Stese
le
braccia
avanti
,
contro
il
fantasma
,
in
uno
stiramento
convulso
,
aspirando
aria
con
tutta
la
forza
sua
e
le
lasciò
ricader
con
un
soffio
che
parve
vuotargli
il
petto
d
'
anima
e
di
vita
.
Perché
doveva
trattarsi
di
un
male
subitaneo
,
altrimenti
Luisa
avrebbe
scritto
.
Altro
lampo
nella
mente
:
congestione
cerebrale
?
Egli
stesso
,
da
bambino
,
era
stato
a
morte
per
una
congestione
cerebrale
.
Signore
,
Signore
,
questa
era
una
luce
buona
.
Era
Dio
che
gliela
mandava
!
Fu
preso
da
singhiozzi
nervosi
,
senza
lagrime
.
Maria
,
tesoro
,
amore
,
gioia
!
Doveva
esser
questo
,
sì
.
La
vide
ansante
,
accesa
,
vegliata
dal
medico
e
dalla
mamma
,
immaginò
in
un
minuto
lunghe
lunghe
ore
al
suo
capezzale
,
lunghe
angoscie
,
il
rinascer
della
speranza
,
il
primo
sussurro
della
dolce
voce
:
«
Papà
mio
»
.
Si
alzò
in
piedi
,
giunse
e
strinse
le
mani
in
uno
sforzo
muto
di
preghiera
.
Poi
ricadde
a
seder
esausto
,
volse
gli
occhi
senza
sguardo
alla
campagna
fuggente
,
sentendo
quasi
un
legame
fra
le
grandi
Alpi
velate
,
ferme
all
'
orizzonte
di
settentrione
e
il
pensiero
dominante
,
fermo
,
assopito
,
nell
'
anima
sua
.
Ogni
tanto
lo
strepito
del
treno
lo
toglieva
dal
suo
torpore
suggerendogli
l
'
idea
di
una
corsa
angosciosa
,
richiamando
il
suo
cuore
a
correre
,
a
batter
così
.
Egli
chiudeva
poi
gli
occhi
per
vedersi
meglio
arrivare
a
casa
.
Subito
gli
venivan
immagini
su
dal
cuore
alle
palpebre
,
ma
si
muovevano
,
mutavano
continuamente
,
non
poteva
arrestarle
più
d
'
un
momento
.
Era
Luisa
che
gli
correva
incontro
sulle
scale
,
era
lo
zio
che
gli
stendeva
le
braccia
sull
'
entrata
della
sala
,
era
il
dottor
Aliprandi
che
gli
apriva
l
'
uscio
dell
'
alcova
e
gli
diceva
«
bene
bene
»
,
era
,
nella
camera
buia
,
un
moto
di
ombre
silenziose
,
era
Maria
che
lo
guardava
con
gli
occhi
lucidi
di
febbre
.
A
Vercelli
,
parendogli
già
essere
a
mille
miglia
da
Torino
,
l
'
impero
della
realtà
lo
riprese
.
Quando
sarebbe
a
Lugano
,
come
,
per
qual
via
andrebbe
a
Oria
?
Scopertamente
,
per
il
lago
,
facendosi
vedere
alla
Ricevitoria
?
E
se
non
lo
lasciassero
passare
perché
non
aveva
sul
passaporto
il
visto
dell
'
uscita
,
o
se
,
peggio
,
vi
fosse
un
ordine
di
arresto
per
quest
'
affare
del
medico
di
Pellio
?
Meglio
prendere
la
montagna
.
Poteva
venire
arrestato
dopo
,
ma
con
la
pratica
dei
luoghi
che
aveva
fatto
prima
del
1848
,
cacciando
,
era
quasi
sicuro
di
arrivare
a
casa
.
Questo
faticoso
lavoro
di
fare
e
disfare
piani
lo
distrasse
alquanto
,
gli
tenne
occupata
la
mente
sin
oltre
Arona
,
sul
battello
del
Lago
Maggiore
.
Aveva
fatto
il
conto
di
arrivare
a
Lugano
nel
cuore
della
notte
.
Se
vi
fosse
qualcuno
ad
aspettarlo
?
Se
non
v
'
era
nessuno
,
poteva
darsi
che
alla
farmacia
Fontana
,
dove
andavano
molte
valsoldesi
,
si
sapesse
qualche
cosa
.
Se
Iddio
volesse
fargli
trovare
a
Lugano
notizie
rassicuranti
potrebbe
rimettere
all
'
indomani
ogni
decisione
circa
l
'
andata
a
Oria
.
Prese
dunque
il
partito
di
non
far
progetti
sino
a
Lugano
e
pregò
fervorosamente
Iddio
che
gli
facesse
trovare
queste
buone
notizie
.
Il
cielo
era
coperto
,
le
montagne
avevano
già
una
tinta
autunnale
triste
,
il
lago
era
leggermente
nebbioso
,
le
campane
di
Meina
suonavano
;
sul
vapore
non
c
'
era
quasi
nessuno
e
la
preghiera
di
Franco
gli
morì
nel
cuore
sotto
una
tristezza
pesante
,
gli
occhi
suoi
si
smarrirono
dietro
uno
stormo
di
gabbiani
bianchi
che
volavan
lontano
verso
le
acque
di
Laveno
,
verso
il
paese
nascosto
dov
'
era
l
'
anima
sua
.
Arrivò
a
Magadino
dopo
le
sette
,
fece
il
monte
Ceneri
a
piedi
,
per
il
sentiero
che
mette
alla
Cantoniera
,
prese
una
vettura
a
Bironico
e
arrivò
a
Lugano
dopo
la
mezzanotte
.
Discese
in
piazza
presso
il
caffè
Terreni
.
Il
caffè
era
chiuso
,
la
piazza
deserta
,
scura
;
tutto
taceva
,
anche
il
lago
di
cui
s
'
intravedeva
un
palpitar
lento
nell
'
ombra
.
Franco
si
fermò
un
momento
sulla
riva
con
la
speranza
che
qualcheduno
fosse
venuto
ad
aspettarlo
e
comparisse
da
qualche
parte
.
Non
poteva
veder
la
Valsolda
nascosta
dietro
il
monte
Brè
;
ma
quella
era
l
'
acqua
stessa
che
rispecchiava
Oria
,
che
dormiva
nella
darsena
della
sua
casa
.
Gli
si
allargò
un
poco
il
cuore
in
un
sentimento
di
pace
,
gli
parve
essere
ritornato
tra
familiari
suoi
.
Tacendo
ogni
voce
umana
,
gli
parlavano
le
grandi
montagne
oscure
,
sopra
tutte
il
monte
Caprino
e
la
Zocca
d
'
i
Ment
che
vedevano
Oria
.
Gli
parlavano
dolcemente
,
gli
suggerivano
un
presentimento
buono
.
Diciannove
ore
eran
passate
dalla
data
del
telegramma
;
il
male
poteva
esser
vinto
.
Non
comparendo
nessuno
,
si
avviò
alla
farmacia
Fontana
,
suonò
il
campanello
.
Egli
conosceva
da
molti
anni
quell
'
ottimo
,
cordiale
galantuomo
del
signor
Carlo
Fontana
,
passato
anche
lui
col
mondo
antico
.
Il
signor
Carlo
venne
alla
finestra
e
si
meravigliò
molto
di
vedere
don
Franco
.
Non
aveva
alcuna
notizia
della
Valsolda
,
era
stato
due
giorni
a
Tesserete
,
n
'
era
ritornato
da
poche
ore
,
non
sapeva
niente
.
Il
suo
assistente
,
il
signor
Benedetto
,
era
partito
anche
lui
da
poche
ore
,
per
Bellinzona
.
Franco
ringraziò
e
si
avviò
verso
Villa
Ciani
,
risoluto
di
andare
subito
ad
Oria
.
Poteva
scegliere
fra
due
vie
:
o
salire
da
Pregassona
il
versante
svizzero
del
Boglia
,
toccar
l
'
Alpe
della
Bolla
,
attraversare
il
Pian
Biscagno
e
il
gran
bosco
dei
faggi
,
uscirne
sul
ciglio
del
versante
lombardo
,
al
faggio
della
Madonnina
,
calare
ad
Albogasio
Superiore
e
Oria
;
o
prendere
la
comoda
via
di
Gandria
verso
il
lago
,
e
poi
il
sentiero
malvagio
e
rischioso
che
da
Gandria
,
ultimo
villaggio
svizzero
,
taglia
la
costa
ertissima
,
passa
il
confine
a
un
centinaio
di
metri
sopra
il
lago
,
porta
alla
cascina
di
Origa
,
cala
nei
burroni
della
Val
Malghera
e
ne
risale
alla
cascina
di
Rooch
,
vi
trova
la
stradicciuola
selciata
che
passa
sopra
il
Niscioree
e
discende
a
Oria
.
La
prima
via
era
assai
più
lunga
e
faticosa
ma
in
compenso
migliore
per
eludere
al
confine
la
vigilanza
delle
guardie
.
Partendo
dalla
farmacia
Fontana
,
Franco
decise
di
appigliarsi
a
quella
.
Ma
quando
fu
a
Cassarago
,
dove
mettono
la
strada
di
Pregassona
a
quella
di
Gandria
,
quando
vide
la
punta
di
Castagnola
così
vicina
e
pensò
che
da
Castagnola
si
va
a
Gandria
in
meno
di
mezz
'
ora
,
che
da
Gandria
si
può
andare
a
Oria
in
un
'
ora
e
mezza
,
l
'
idea
di
salire
il
Boglia
,
di
camminare
sette
od
otto
ore
gli
divenne
intollerabile
.
Salendo
il
Boglia
sarebbe
poi
anche
arrivato
di
giorno
;
questo
era
,
per
la
sicurezza
,
uno
scapito
grande
.
Prese
risolutamente
la
via
di
Castagnola
e
Gandria
.
Il
cielo
era
tutto
coperto
di
nuvole
pesanti
.
Sotto
i
grandi
castani
ove
passava
il
sentiero
di
Castagnola
,
non
si
sapeva
dove
mettere
il
piede
;
ma
che
sarebbe
poi
stato
nel
gran
bosco
del
Boglia
,
se
Franco
avesse
presa
quella
via
?
Così
fu
dentro
Castagnola
e
peggio
di
così
nel
labirinto
delle
viuzze
di
Gandria
.
Dopo
averle
fatte
e
rifatte
più
volte
,
sbagliando
,
Franco
riuscì
finalmente
sul
sentiero
del
confine
e
si
fermò
a
riposare
.
Sul
punto
di
cimentarsi
nel
fitto
delle
tenebre
ai
pericoli
di
un
sentiero
difficile
,
di
un
incontro
con
le
guardie
austriache
,
per
giungere
poi
a
quell
'
altro
pauroso
passo
dell
'
entrar
in
casa
,
del
far
la
prima
domanda
,
dell
'
udir
la
prima
risposta
,
alzò
la
mente
a
Dio
,
raccolse
tutti
i
suoi
pensieri
in
un
proposito
di
fortezza
e
di
calma
.
Si
ripose
in
cammino
.
Gli
occorreva
ora
dare
tutta
la
sua
attenzione
al
sentiero
per
non
smarrirlo
,
per
non
precipitare
.
I
campicelli
di
Gandria
finiscono
presto
.
Poi
vengono
fratte
folte
,
pendenti
sopra
il
lago
,
valloncelli
franosi
,
mascherati
dal
bosco
,
che
ruinano
diritti
al
basso
.
In
quei
passaggi
bui
Franco
era
costretto
di
menar
le
braccia
alla
cieca
per
abbrancar
un
ramo
,
poi
un
altro
,
cacciar
il
viso
nel
fogliame
che
almeno
aveva
l
'
odore
della
Valsolda
,
trascinarsi
di
pianta
in
pianta
,
tastar
coi
piedi
il
suolo
,
non
senza
terrori
di
sprofondare
,
cercar
le
tracce
del
sentiero
.
Il
suo
fardello
era
piccino
ma
pure
gli
dava
impaccio
.
E
gli
dava
noia
quello
stormir
delle
frasche
al
suo
passaggio
;
gli
pareva
che
dovesse
udirsi
lontano
,
sui
monti
e
sul
lago
,
nel
silenzio
religioso
della
notte
.
Allora
si
fermava
e
stava
in
ascolto
.
Non
udiva
che
il
remoto
rombo
della
cascata
di
Rescia
,
qualche
lungo
ululato
di
allocchi
nei
boschi
di
là
del
lago
e
talvolta
giù
nel
profondo
,
sull
'
acqua
,
un
secco
tocco
,
Dio
sa
di
che
.
Non
impiegò
meno
di
un
'
ora
per
arrivare
al
confine
.
Là
,
fra
la
valle
del
Confine
e
la
Val
Malghera
,
il
bosco
era
stato
tagliato
di
recente
,
il
pendio
sassoso
era
nudo
,
maggiore
perciò
il
pericolo
di
precipitare
,
maggiore
il
pericolo
di
venire
scoperto
.
Attraversò
quel
tratto
pian
piano
,
fermandosi
spesso
,
mettendosi
carponi
.
Prima
di
arrivare
a
Origa
udì
,
giù
abbasso
,
un
rumor
lieve
di
remi
.
Sapeva
che
la
barca
delle
guardie
passava
qualche
volta
la
notte
alla
riva
di
Val
Malghera
.
Eran
le
guardie
,
certo
.
Sotto
i
castagni
di
Origa
respirò
.
Là
era
coperto
e
camminava
sull
'
erba
,
senza
rumore
.
Scese
la
costa
occidentale
di
Val
Malghera
e
risalì
dall
'
altra
parte
senza
intoppi
.
Nell
'
avvicinarsi
a
Rooch
il
cuore
gli
martellava
a
furia
.
Rooch
è
come
un
avamposto
di
Oria
.
Ivi
mette
capo
la
stradicciuola
ch
'
egli
aveva
salita
tante
volte
con
Luisa
nei
tepidi
pomeriggi
invernali
,
cogliendo
violette
e
foglie
d
'
alloro
,
discorrendo
dell
'
avvenire
.
Si
ricordò
che
l
'
ultima
volta
avevano
avuto
una
piccola
disputa
sullo
sposo
desiderabile
per
Maria
,
sulle
qualità
che
dovrebbe
avere
.
Franco
avrebbe
preferito
un
agricoltore
e
Luisa
un
ingegnere
meccanico
.
Rooch
è
una
cascina
posta
a
ridosso
di
pochi
campicelli
scaglionati
sul
monte
che
fanno
una
chiara
piccola
macchia
nella
boscaglia
.
Una
stanza
sopra
,
la
stalla
sotto
,
un
portichetto
davanti
alla
stalla
,
una
cisterna
nel
portichetto
;
non
c
'
è
altro
.
Il
portichetto
s
'
affaccia
sulla
viottola
ciottolata
che
passa
da
due
a
tre
metri
più
basso
.
Dal
ciglio
del
burrone
di
Val
Malghera
a
Rooch
ci
son
pochi
passi
.
Salito
sul
ciglio
,
Franco
udì
qualcuno
parlare
sommessamente
nella
cascina
.
Sostò
e
,
fattosi
da
banda
,
si
stese
bocconi
sull
'
erba
fuori
del
sentiero
,
lungo
un
cespuglietto
di
castagni
.
Non
udì
più
parlare
,
ma
udì
venire
un
rapido
passo
d
'
uomo
e
stette
immobile
,
trattenendo
il
respiro
.
L
'
uomo
si
fermò
quasi
accanto
a
lui
,
aspettò
un
poco
,
poi
ritornò
indietro
adagio
e
disse
ad
alta
voce
,
con
accento
forestiero
:
«
Non
c
'
è
niente
.
Sarà
stata
una
volpe
»
.
Le
guardie
.
Seguì
un
lungo
silenzio
durante
il
quale
non
osò
muoversi
.
Le
guardie
ricominciarono
a
discorrere
ed
egli
si
propose
d
'
indietreggiare
senza
far
rumore
,
di
calarsi
da
capo
in
Val
Malghera
per
girare
dietro
la
cascina
,
in
alto
.
Si
levò
adagio
adagio
le
scarpe
.
Stava
per
muoversi
quando
udì
le
guardie
,
tre
o
quattro
,
uscire
dalla
cascina
discorrendo
e
venire
verso
di
lui
.
Ne
intese
una
dire
:
«
Non
resta
qui
nessuno
?
»
,
e
un
'
altra
rispondere
:
«
È
inutile
»
.
Quattro
guardie
gli
passarono
accanto
una
dopo
l
'
altra
senza
vederlo
.
Non
avevan
sospetti
perché
discorrevano
di
cose
indifferenti
.
Uno
diceva
che
si
può
restare
sott
'
acqua
dieci
minuti
senz
'
affogare
,
un
altro
ribatteva
che
dopo
cinque
minuti
bisogna
morire
.
La
quarta
passò
in
silenzio
ma
,
appena
passata
,
si
fermò
;
Franco
rabbrividì
udendola
fregar
un
fiammifero
.
Quegli
accese
la
pipa
,
tirò
due
o
tre
boccate
di
fumo
,
e
poi
domandò
ai
compagni
,
alquanto
forte
perché
s
'
eran
già
dilungati
,
scendevan
la
costa
di
Val
Malghera
.
«
Quanti
anni
aveva
?
»
Uno
di
coloro
rispose
,
pure
forte
:
«
Tre
anni
e
un
mese
»
.
Allora
la
quarta
guardia
tirò
altre
due
boccate
di
fumo
e
si
rimise
in
cammino
.
Franco
,
che
stava
bocconi
,
all
'
udir
«
tre
anni
e
un
mese
»
,
l
'
età
di
Maria
,
si
alzò
sulle
braccia
stringendo
l
'
erba
convulsivamente
.
Il
rumor
dei
passi
si
perdeva
già
in
Val
Malghera
.
«
Dio
,
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
,
diss
'
egli
.
Si
rizzò
ginocchioni
,
ripeté
lentamente
dentro
a
sé
,
come
istupidito
,
la
parola
terribile
:
«
aveva
»
.
Si
torse
le
mani
,
gemette
ancora
:
«
Dio
,
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
.
Di
quel
che
fece
in
seguito
non
ebbe
quasi
coscienza
.
Scese
a
Oria
con
la
sensazione
vaga
d
'
esser
diventato
sordo
,
con
un
gran
tremito
nel
braccio
che
portava
la
bambola
.
Arrivò
alla
Madonna
del
Romìt
,
attraversò
il
paese
e
invece
di
scendere
per
la
scalinata
del
Pomodoro
continuò
diritto
per
il
sentiero
che
raggiunge
la
scorciatoia
di
Albogasio
Superiore
,
discese
per
la
stessa
scaletta
che
aveva
presa
la
Pasotti
il
giorno
prima
della
catastrofe
.
Vide
sulla
faccia
della
chiesa
un
chiaror
debole
che
usciva
dalla
finestra
dell
'
alcova
,
non
si
fermò
sotto
la
finestra
illuminata
,
non
chiamò
,
entrò
nel
sottoportico
e
spinse
l
'
uscio
.
Era
aperto
.
Entrò
dal
fresco
della
notte
in
un
'
afa
pesante
,
in
un
odore
strano
di
aceto
bruciato
e
d
'
incenso
.
Si
trascinò
a
stento
su
per
le
scale
.
Davanti
a
lui
,
sul
pianerottolo
a
mezza
scala
,
veniva
lume
dall
'
alto
.
Giunto
là
vide
che
la
luce
usciva
dalla
camera
dell
'
alcova
.
Salì
ancora
,
mise
il
piede
sul
corridoio
.
L
'
uscio
della
camera
era
spalancato
;
molti
lumi
dovevano
arder
là
dentro
.
Sentì
,
con
l
'
odor
d
'
incenso
,
odor
di
fiori
,
fu
preso
da
un
tremito
violento
,
non
poté
avanzare
.
Dalla
parte
della
cucina
si
udiva
qualcuno
dormire
,
dalla
parte
dell
'
alcova
non
si
udiva
niente
.
A
un
tratto
la
voce
di
Luisa
parlò
,
tenera
,
quieta
:
«
Vuoi
che
venga
anch
'
io
,
domani
,
dove
vai
tu
,
Maria
?
La
vuoi
la
tua
mamma
,
in
terra
con
te
?
»
.
«
Luisa
!
Luisa
!
»
,
singhiozzò
Franco
.
Si
trovarono
nelle
braccia
l
'
uno
dell
'
altro
,
sulla
soglia
della
loro
camera
nuziale
che
aveva
la
memoria
degli
amori
ancor
viva
e
il
dolce
lor
frutto
,
morto
.
«
Vieni
,
caro
,
vieni
vieni
»
,
diss
'
ella
e
lo
trasse
dentro
.
Nel
mezzo
della
camera
,
fra
quattro
ceri
accesi
,
giaceva
nella
bara
aperta
,
sotto
un
cumulo
di
fiori
recisi
e
languenti
come
lei
,
la
povera
Maria
.
Erano
rose
,
vainiglie
,
gelsomini
,
begonie
,
gerani
,
verbene
,
frondi
fiorite
di
olea
fragrans
,
e
altre
frondi
non
fiorite
,
egualmente
scure
,
egualmente
lucenti
:
le
frondi
del
carrubo
già
tanto
caro
a
lei
perché
tanto
caro
al
suo
papà
.
Fiori
e
frondi
erano
sparsi
anche
sul
viso
.
Franco
s
'
inginocchiò
singhiozzando
:
«
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
,
mentre
Luisa
prese
due
roselline
,
le
pose
in
una
manina
di
Maria
e
poi
la
baciò
sulla
fronte
.
«
Tu
puoi
baciarla
sui
capelli
»
,
diss
'
ella
.
«
Sul
viso
no
.
Il
dottore
non
vuole
.
»
«
Ma
tu
?
Ma
tu
?
»
«
Oh
,
per
me
è
un
'
altra
cosa
.
»
Egli
posò
invece
le
labbra
sulle
labbra
gelide
che
trasparivano
tra
le
foglie
di
carrubo
e
fiori
di
geranio
.
Ve
le
posò
lievemente
,
come
per
un
addio
tenero
,
non
disperato
,
alla
veste
caduta
e
vuota
della
diletta
creatura
sua
partita
per
altra
dimora
.
«
Maria
,
Maria
mia
»
,
sussurrò
fra
i
singhiozzi
,
«
che
cosa
è
stato
?
»
Egli
non
aveva
inteso
affatto
che
il
primo
discorso
delle
guardie
sugli
annegati
avesse
un
nesso
col
secondo
.
«
Non
lo
sai
?
»
,
gli
chiese
la
moglie
senza
sorpresa
,
pacatamente
.
Gliel
'
avevano
detto
com
'
era
stato
telegrafato
;
ma
ella
sapeva
pure
che
Ismaele
doveva
recarsi
a
Lugano
per
incontrarvi
Franco
e
ignorava
che
Ismaele
,
arrivata
la
posta
dal
Ceneri
senza
nessuno
,
era
andato
a
dormire
.
«
Povero
Franco
!
»
,
diss
'
ella
baciandolo
sul
capo
,
quasi
maternamente
.
«
Non
c
'
è
mica
stata
malattia
.
»
Egli
si
rizzò
in
piedi
,
esclamò
atterrito
:
«
Come
?
Non
c
'
è
stata
malattia
?
»
La
persona
che
Franco
aveva
udito
dormire
,
la
Leu
,
entrò
in
quel
momento
per
far
suffumigi
,
vide
Franco
,
rimase
sbalordita
.
«
Va
'
»
,
le
disse
Luisa
,
«
posa
il
fuoco
lì
fuori
,
mettici
quel
che
vuoi
e
poi
va
in
cucina
,
dormi
,
povera
Leu
.
»
Quella
obbedì
.
«
Non
c
'
è
stata
malattia
?
»
,
ripeté
Franco
.
«
Vieni
»
,
gli
rispose
sua
moglie
,
«
ti
racconterò
tutto
.
»
Lo
fece
sedere
sulla
dormeuse
,
a
piè
del
letto
matrimoniale
.
Egli
la
voleva
accanto
a
sé
.
Ella
gli
fe
'
segno
di
no
,
di
non
insistere
,
di
tacere
,
d
'
aspettare
,
e
sedette
a
terra
presso
la
sua
creatura
,
incominciò
il
racconto
doloroso
con
voce
piana
,
eguale
,
indifferente
,
quasi
,
al
dramma
che
diceva
,
con
una
voce
simile
a
quella
della
sorda
Pasotti
,
che
pareva
venire
da
un
mondo
lontano
.
Prese
le
mosse
dall
'
incontro
con
la
Bianconi
in
Campò
e
disse
,
sempre
con
la
stessa
calma
,
tutti
i
pensieri
,
tutti
i
sentimenti
che
l
'
avevan
portata
ad
affrontare
la
nonna
,
disse
i
fatti
sino
al
momento
in
cui
s
'
era
convinta
che
Maria
non
aveva
più
vita
.
Quand
'
ebbe
finito
s
'
inginocchiò
a
baciar
la
sua
morta
e
le
sussurrò
:
«
Il
tuo
papà
ha
in
mente
che
t
'
ho
uccisa
io
,
adesso
,
ma
non
è
vero
,
sai
,
non
è
vero
»
.
Egli
si
alzò
,
tutto
vibrante
di
una
commozione
senza
nome
,
si
chinò
sopra
di
lei
,
la
raccolse
da
terra
,
non
renitente
né
abbandonantesi
,
con
mani
risolute
e
riguardose
,
se
la
collocò
vicina
sulla
dormeuse
,
le
cinse
con
un
braccio
le
spalle
,
la
strinse
a
sé
,
le
parlò
sui
capelli
,
bagnandoli
di
poche
lagrime
ardenti
che
a
quando
a
quando
gli
rompevan
la
voce
:
«
Povera
Luisa
mia
,
no
,
non
l
'
hai
uccisa
tu
.
Come
vuoi
che
io
pensi
questa
cosa
?
Oh
,
no
,
cara
,
no
.
Io
ti
benedico
,
invece
,
per
tutto
che
hai
fatto
per
lei
da
quando
è
nata
.
Io
che
non
ho
fatto
niente
,
ti
benedico
,
te
che
hai
fatto
tanto
.
Non
dir
più
,
non
dir
più
quella
cosa
!
La
nostra
Maria
...
»
Un
violento
singhiozzo
gli
ruppe
le
parole
,
ma
subito
l
'
uomo
,
con
forte
volere
,
si
vinse
,
continuò
:
«
Non
sai
cosa
dice
la
nostra
Maria
in
questo
momento
?
Dice
:
mamma
mia
,
papà
mio
,
adesso
siete
soli
,
ciascuno
di
voi
non
ha
che
l
'
altro
,
siate
uniti
più
che
mai
,
donatemi
a
Dio
perché
mi
ridoni
a
voi
,
perché
io
sia
il
vostro
angelo
e
vi
conduca
un
giorno
a
Lui
e
stiamo
insieme
per
sempre
.
La
senti
,
Luisa
,
che
dice
così
?
»
.
Ella
fremeva
nelle
sue
braccia
,
scossa
da
sussulti
violenti
,
col
viso
basso
,
resistendo
a
Franco
che
glielo
voleva
alzare
.
Finalmente
gli
prese
in
silenzio
una
mano
e
gliela
baciò
.
Egli
pure
,
allora
,
la
baciò
sui
capelli
.
Poi
gli
sussurrò
:
«
Rispondimi
»
.
«
Tu
sei
buono
»
,
rispose
Luisa
con
voce
accorata
e
debole
,
«
tu
hai
pietà
di
me
ma
non
pensi
quello
che
tu
dici
.
Tu
devi
pensare
che
la
causa
della
sua
morte
sono
io
,
che
se
avessi
seguito
i
tuoi
sentimenti
,
le
tue
idee
,
non
sarei
uscita
di
casa
,
e
se
non
uscivo
di
casa
non
succedeva
niente
,
Maria
sarebbe
viva
.
»
«
Lascia
star
questo
,
lascia
star
questo
.
Tu
potevi
credere
che
Maria
fosse
in
camera
o
con
la
Veronica
,
tu
potevi
rimanere
in
sala
con
gli
sposi
e
la
disgrazia
sarebbe
successa
ugualmente
.
Non
pensar
più
a
questo
,
Luisa
.
Ascolta
invece
quello
che
ti
dice
Maria
.
»
«
Povero
Franco
!
Poveretto
,
poveretto
!
»
,
disse
Luisa
,
con
un
'
amarezza
di
sottintesi
paurosi
,
da
far
gelare
il
sangue
.
Franco
tacque
,
tremando
,
non
valendo
a
immaginare
cosa
ella
pensasse
,
eppure
temendo
udirlo
.
Si
sciolsero
lentamente
dalla
loro
stretta
,
Luisa
per
la
prima
.
Ella
riprese
però
la
mano
di
suo
marito
,
volle
accostarsela
da
capo
alle
labbra
.
Franco
trasse
teneramente
a
sé
quella
di
lei
,
tentò
un
'
ultima
parola
:
«
Perché
non
mi
vuoi
rispondere
?
»
«
Ti
farei
troppo
male
»
,
diss
'
ella
,
sottovoce
.
Egli
ebbe
il
senso
di
una
irreparabile
rovina
nell
'
anima
di
lei
e
tacque
.
Non
ritirò
la
mano
ma
si
sentì
mancare
ogni
forza
,
invader
da
uno
scuro
,
da
un
gelo
,
come
se
Maria
,
chiamata
inutilmente
,
fosse
morta
una
seconda
volta
.
L
'
angoscia
,
la
stanchezza
,
l
'
afa
,
i
misti
odori
della
camera
poterono
tanto
sopra
di
esso
che
dovette
uscire
per
non
venir
meno
.
Andò
in
loggia
.
Le
finestre
erano
aperte
;
l
'
aria
pura
,
fresca
,
lo
rianimò
.
Pianse
,
al
buio
,
la
sua
figliuola
,
senza
ritegno
,
senza
nemmeno
quel
ritegno
che
vien
dalla
luce
.
S
'
inginocchiò
ad
una
finestra
,
s
'
incrociò
le
braccia
sul
petto
,
pianse
,
col
viso
al
cielo
,
lagrime
e
parole
a
flutti
,
parole
incomposte
di
strazio
e
di
fede
ardente
,
chiamando
Dio
in
aiuto
,
Dio
,
Dio
che
lo
aveva
colpito
.
E
glielo
disse
,
a
Dio
,
con
la
piena
delle
lagrime
,
che
gli
permettesse
di
piangere
ma
che
sapeva
bene
perché
la
bambina
era
morta
.
Non
aveva
egli
tanto
pregato
che
il
Signore
la
salvasse
dal
pericolo
di
perdere
la
fede
stando
con
sua
madre
?
Ah
quella
sera
,
quella
ultima
sera
che
Maria
gli
aveva
detto
«
papà
mio
,
un
bacio
»
e
tante
altre
tenerezze
e
non
voleva
lasciar
la
sua
mano
,
come
come
aveva
pregato
!
Era
un
terrore
,
una
gioia
,
uno
spasimo
di
ricordarlo
.
«
Signore
,
Signore
»
,
diss
'
egli
verso
il
cielo
,
«
Tu
tacevi
e
mi
ascoltavi
,
Tu
mi
hai
esaudito
secondo
le
tue
vie
misteriose
,
Tu
hai
preso
il
mio
tesoro
con
Te
,
ella
è
sicura
,
ella
gode
,
ella
mi
aspetta
,
Tu
ne
congiungerai
!
»
Non
fu
amaro
il
dirotto
pianto
in
cui
le
parole
morirono
.
Ma
dopo
,
pensando
ancora
quest
'
ultima
sera
,
gli
fu
amarissimo
di
esser
partito
senza
dirlo
a
Maria
,
di
averla
ingannata
.
«
Maria
,
Maria
mia
»
,
supplicò
piangendo
,
«
perdonami
!
»
Dio
,
come
gli
pareva
impossibile
che
tutto
questo
fosse
vero
,
come
gli
pareva
di
andar
nell
'
alcova
,
di
doverla
trovar
là
,
dormente
nel
suo
lettino
,
con
la
testa
piegata
sulle
spalle
e
le
manine
aperte
abbandonate
sulle
lenzuola
,
con
le
palme
in
su
!
E
invece
vi
era
,
sì
,
ma
!
...
Oh
che
cosa
!
non
poteva
,
non
poteva
essere
fine
al
pianto
.
Venne
la
Leu
col
lume
e
gli
portò
il
caffè
.
L
'
aveva
mandata
la
signora
.
Egli
ebbe
un
movimento
di
tenera
gratitudine
per
sua
moglie
.
Dio
,
povera
Luisa
,
che
infelicità
nera
la
sua
!
E
quali
spaventose
apparenze
di
castigo
per
lei
nel
colpo
che
le
piombava
sopra
in
quel
momento
,
proprio
in
quel
momento
!
Lo
aveva
ben
compreso
,
lei
,
ch
'
egli
doveva
pensar
così
e
lo
pensava
davvero
e
aveva
negato
per
pietà
,
sì
,
per
pietà
com
'
ella
aveva
inteso
pure
.
E
queste
spaventose
apparenze
di
castigo
non
frutterebbero
dunque
niente
?
Ella
si
separava
da
Dio
più
che
mai
,
chi
sa
fino
a
qual
punto
.
Povera
,
povera
Luisa
!
Non
era
da
pregar
per
Maria
,
Maria
non
ne
aveva
bisogno
,
era
da
pregar
per
Luisa
,
da
pregar
dì
e
notte
,
da
sperar
nelle
preghiere
dell
'
animetta
cara
,
nascosta
in
Dio
.
Egli
parlò
con
la
Leu
,
abbastanza
calmo
,
si
fece
raccontar
da
lei
tutto
che
aveva
veduto
,
tutto
che
aveva
udito
della
cosa
terribile
.
«
La
voreva
propi
el
Signor
la
Soa
tosetta
»
,
disse
la
Leu
per
ultimo
.
«
Bisoeugnava
vedèlla
in
gièsa
,
cont
i
so
manitt
in
crôs
cont
el
so
bel
faccin
seri
.
La
somejava
on
angiol
tal
e
qual
!
Propi
.
»
Poi
domandò
a
Franco
se
desiderasse
tener
il
lume
.
No
,
preferiva
star
allo
scuro
.
E
il
funerale
,
a
che
ora
si
farebbe
?
La
Leu
credeva
che
si
farebbe
alle
otto
.
La
Leu
,
quando
cominciava
a
discorrere
,
non
smetteva
facilmente
e
forse
aveva
anche
paura
di
starsene
soletta
in
cucina
:
«
El
so
papà
!
»
,
diss
'
ella
ancora
prima
di
andarsene
.
«
El
so
car
papà
!
L
'
è
forsi
minga
vott
dì
che
son
vegnüda
chì
a
portagh
di
castegn
a
la
sciora
e
sta
cara
tosetta
,
che
la
parlava
inscì
polito
,
propi
come
on
avocàt
,
la
fa
:
"
Sai
,
Leu
,
presto
il
mio
papà
viene
a
Lugano
e
io
vado
a
trovarlo
"
.
Ciào
,
l
'
è
ona
gran
roba
!
»
Lagrime
e
lagrime
.
Ah
Iddio
aveva
preso
la
bambina
per
toglierla
agli
errori
del
mondo
,
Iddio
aveva
punito
Luisa
degli
errori
suoi
ma
non
era
disegnato
l
'
orribile
castigo
anche
per
lui
?
Non
aveva
egli
colpe
?
Oh
sì
,
quante
,
quante
!
Ebbe
la
chiara
visione
di
tutta
la
propria
vita
miseramente
vuota
di
opere
,
piena
di
vanità
,
mal
rispondente
alle
credenze
che
professava
,
tale
da
renderlo
responsabile
dell
'
irreligiosità
di
Luisa
.
Il
mondo
lo
giudicava
buono
per
le
qualità
di
cui
non
aveva
merito
alcuno
,
essendo
nato
con
esse
;
tanto
più
severo
sentiva
sopra
di
sé
il
giudizio
di
Dio
che
molto
gli
aveva
dato
e
frutto
non
ne
aveva
colto
.
S
'
inginocchiò
da
capo
,
si
umiliò
sotto
il
castigo
,
nella
desolata
contrizione
del
cuore
,
nell
'
ardor
di
espiare
,
di
purificarsi
,
di
farsi
degno
che
Iddio
lo
ricongiungesse
con
Maria
.
Pregò
e
pianse
a
lungo
a
lungo
,
poi
uscì
sulla
terrazza
.
Il
cielo
imbiancava
sopra
la
Galbiga
e
le
montagne
del
lago
di
Como
;
veniva
giorno
.
Dal
nero
Boglia
imminente
soffiavano
le
tramontane
fredde
.
Da
vicino
e
da
lontano
,
a
riva
di
lago
e
nell
'
alto
grembo
della
valle
,
si
levaron
suoni
di
campane
.
L
'
idea
che
Maria
e
la
nonna
Teresa
erano
insieme
,
felici
,
salì
al
cuore
di
Franco
spontanea
,
chiara
e
soave
.
Gli
parve
che
il
Signore
gli
dicesse
:
ti
addoloro
ma
ti
amo
,
aspetta
,
confida
,
saprai
.
Le
campane
suonavano
da
vicino
e
da
lontano
,
a
riva
di
lago
e
nell
'
alto
grembo
della
valle
,
il
cielo
diventava
più
e
più
bianco
sopra
la
Galbiga
,
verso
il
lago
di
Como
,
lungo
l
'
erto
profilo
nero
del
Picco
di
Cressogno
;
e
le
distese
dell
'
acqua
piana
prendevano
laggiù
in
levante
,
fra
le
grandi
ombre
dei
monti
,
un
chiaror
di
perla
.
Le
frondi
della
passiflora
,
tocche
dalle
tramontane
,
ondulavano
silenziosamente
sopra
il
capo
di
Franco
,
agitate
dall
'
aspettazione
della
luce
,
della
gloria
immensa
che
scendeva
in
oriente
colorando
di
sé
nuvoli
e
sereno
,
salutata
dalle
campane
.
Vivere
,
vivere
,
operare
,
soffrire
,
adorare
,
ascendere
!
La
luce
voleva
questo
.
Portarsi
via
i
vivi
tra
le
braccia
,
portarsi
via
i
morti
nel
cuore
,
ritornare
a
Torino
,
servir
l
'
Italia
,
morir
per
lei
!
Il
nuovo
giorno
voleva
questo
.
Italia
,
Italia
,
madre
cara
!
Franco
giunse
le
mani
in
uno
slancio
di
desiderio
.
Anche
Luisa
udì
le
campane
.
Non
avrebbe
voluto
udirle
,
non
avrebbe
voluto
che
venisse
giorno
mai
più
,
che
venisse
l
'
ora
di
ceder
Maria
alla
terra
.
Inginocchiata
presso
il
corpicino
della
sua
creatura
le
promise
che
ogni
giorno
,
finché
avesse
vita
,
sarebbe
venuta
a
parlarle
,
a
portarle
fiori
,
a
tenerle
compagnia
,
mattina
e
sera
.
Poi
sedette
,
affondò
nei
pensieri
cupi
che
non
aveva
voluto
dire
al
marito
,
cresciuti
e
maturati
in
lei
nel
corso
di
ventiquattr
'
ore
come
una
maligna
infezione
assorbita
da
lungo
tempo
,
rimasta
inerte
per
lungo
tempo
,
colta
,
un
dato
momento
,
dalla
corrente
del
sangue
,
divampata
con
fulminea
violenza
.
Tutte
le
sue
idee
religiose
,
la
sua
fede
nell
'
esistenza
di
Dio
,
il
suo
scetticismo
circa
la
immortalità
dell
'
anima
tendevano
a
capovolgersi
.
Ella
era
convinta
di
non
essere
affatto
in
colpa
della
morte
di
Maria
.
Se
realmente
esisteva
una
Intelligenza
,
una
Volontà
,
una
Forza
padrona
degli
uomini
e
delle
cose
,
la
mostruosa
colpa
era
sua
.
Questa
Intelligenza
aveva
freddamente
disegnato
la
visita
della
Pasotti
e
il
suo
dono
,
aveva
allontanato
da
Maria
le
persone
che
potevano
custodirla
in
assenza
della
madre
,
l
'
aveva
tratta
senza
difesa
nelle
sue
insidie
feroci
,
e
uccisa
.
Questa
Forza
aveva
fermato
lei
,
la
madre
,
proprio
nel
momento
in
cui
stava
per
compiere
un
atto
di
giustizia
.
Stupida
lei
che
aveva
prima
creduto
nella
Giustizia
Divina
!
Non
v
'
era
Giustizia
Divina
,
vi
era
invece
l
'
altare
alleato
del
Trono
,
il
Dio
austriaco
,
socio
di
tutte
le
ingiustizie
,
di
tutte
le
prepotenze
,
autore
del
dolore
e
del
male
,
uccisore
degl
'
innocenti
e
protettore
degl
'
iniqui
.
Ah
s
'
egli
esisteva
,
meglio
che
Maria
fosse
tutta
lì
,
in
quel
corpo
,
meglio
che
nessuna
parte
di
lei
cadesse
,
sopravvissuta
,
nelle
mani
della
sua
Onnipotenza
malvagia
!
Ma
era
possibile
dubitare
che
quest
'
orribile
Iddio
esistesse
.
E
se
non
esistesse
si
potrebbe
desiderare
che
una
parte
dell
'
essere
umano
continuasse
a
vivere
,
non
miracolosamente
,
ma
naturalmente
,
oltre
la
tomba
.
Ciò
era
forse
più
facile
a
concepire
,
che
la
esistenza
di
un
tiranno
invisibile
,
di
un
Creatore
feroce
contro
le
proprie
creature
.
Meglio
la
signoria
della
Natura
senza
Dio
,
meglio
un
padrone
cieco
ma
non
nemico
,
non
deliberatamente
cattivo
.
Certo
non
bisognava
pensare
più
in
alcun
modo
né
in
questa
vita
né
in
una
vita
futura
,
se
vi
fosse
,
al
fantasma
vano
,
Giustizia
.
La
fioca
luce
dell
'
alba
si
mesceva
a
'
suoi
pensieri
come
a
quelli
di
Franco
,
solenne
e
consolante
per
lui
,
odiosa
per
lei
.
Egli
,
cristiano
,
pensava
una
insurrezione
di
collera
e
d
'
armi
contro
fratelli
in
Cristo
per
l
'
amore
di
un
punto
sopra
un
minimo
astro
dei
cieli
;
ella
pensava
una
ribellione
immensa
,
una
liberazione
dell
'
Universo
.
Il
pensiero
di
lei
poteva
parere
più
grande
,
l
'
intelletto
di
lei
poteva
parere
più
forte
;
ma
Colui
che
meglio
è
conosciuto
dalle
generazioni
umane
quanto
più
ascendono
nella
civiltà
e
nella
scienza
;
Colui
che
consente
venire
onorato
da
ciascuna
generazione
secondo
il
poter
suo
e
che
gradatamente
trasforma
ed
alza
gl
'
ideali
dei
popoli
,
servendosi
per
il
governo
della
terra
,
nel
tempo
opportuno
,
anche
degl
'
ideali
inferiori
e
perituri
;
Colui
ch
'
essendo
la
Pace
e
la
Vita
sofferse
venir
chiamato
il
Dio
degli
eserciti
,
aveva
impresso
il
segno
del
Suo
giudizio
sul
viso
della
donna
e
sul
viso
dell
'
uomo
.
Mentre
l
'
alba
si
accendeva
in
aurora
,
la
fronte
di
Franco
venivasi
irradiando
di
una
luce
interiore
,
gli
occhi
suoi
ardevano
,
fra
le
lagrime
,
di
vigor
vitale
:
la
fronte
di
Luisa
sempre
più
si
oscurava
,
le
tenebre
salivano
in
fondo
a
'
suoi
occhi
spenti
.
Al
levar
del
sole
una
barca
comparve
alla
punta
della
Caravina
.
Era
l
'
avvocato
V
.
che
veniva
da
Varenna
alla
chiamata
di
Luisa
.
12
.
Fantasmi
La
sera
di
quello
stesso
giorno
una
conversazione
fiorita
si
raccolse
nella
sala
rossa
della
marchesa
.
Pasotti
vi
portò
seco
a
forza
la
sua
disgraziata
moglie
e
quasi
a
forza
il
signor
Giacomo
Puttini
riluttante
invano
ai
capricci
dispotici
del
Controllore
gentilissimo
.
Vennero
pure
il
curato
di
Puria
e
il
Paolin
,
curiosi
di
veder
l
'
effetto
della
tragedia
di
Oria
sulla
vecchia
faccia
di
marmo
.
Il
Paolin
trascinò
seco
il
buon
Paolon
,
mollemente
riluttante
anche
lui
come
un
pecorone
.
Venne
il
curato
di
Cima
,
devoto
alla
marchesa
,
venne
il
prefetto
della
Caravina
,
tutto
,
in
cuor
suo
,
per
Franco
e
Luisa
,
obbligato
,
come
parroco
di
Cressogno
,
a
certi
riguardi
verso
la
loro
nemica
.
Costei
accolse
tutti
col
solito
viso
impassibile
,
col
solito
flemmatico
saluto
.
Si
fece
sedere
accanto
,
sul
canapè
,
la
signora
Barborin
alla
quale
il
padrone
aveva
proibito
il
menomo
accenno
ai
casi
di
Oria
,
si
lasciò
ossequiare
dagli
altri
,
fece
le
solite
domande
al
Paolin
e
al
Paolon
circa
le
rispettive
loro
dame
e
soddisfatta
d
'
aver
appreso
che
la
Paolina
e
la
Paolona
stavano
bene
,
incrociò
le
mani
sul
ventre
e
tacque
dignitosamente
in
faccia
al
semicerchio
de
'
suoi
cortigiani
.
Pasotti
,
non
vedendo
Friend
,
s
'
informò
subito
di
lui
con
ossequiosa
premura
:
«
E
'
l
Friend
?
Poer
Friend
!
»
benché
se
lo
avesse
avuto
nelle
granfie
,
solus
cum
solo
,
quel
brutto
diavolaccio
ringhioso
che
sciupava
i
calzoni
a
lui
e
le
sottane
a
sua
moglie
,
lo
avrebbe
strozzato
con
gioia
.
Friend
era
infermo
da
due
giorni
.
Tutta
la
brigata
si
commosse
e
lamentò
il
caso
con
la
segreta
speranza
che
il
maledetto
mostro
fosse
per
crepare
.
La
Pasotti
vedendo
tante
bocche
parlare
,
tante
facce
diventar
contrite
,
e
non
udendo
una
parola
,
suppose
che
si
discorresse
di
Oria
,
si
rivolse
al
Paolon
suo
vicino
,
lo
interrogò
con
gli
occhi
,
spalancando
la
bocca
,
indicando
col
dito
la
direzione
di
Oria
.
Il
Paolon
le
fece
segno
di
no
.
«
Parlen
del
cagnoeu
»
,
diss
'
egli
.
La
sorda
non
intese
,
fece
«
ah
!
»
e
prese
,
a
caso
,
un
'
aria
compunta
.
Friend
mangiava
troppo
e
troppo
bene
,
soffriva
d
'
una
malattia
schifosa
.
Il
Paolin
e
il
curato
di
Puria
diedero
premurosi
consigli
.
Il
prefetto
della
Caravina
aveva
espresso
altrove
la
temperata
opinione
che
fosse
da
buttarlo
nel
lago
con
la
sua
padrona
al
collo
.
Mentre
si
parlava
con
tanto
interesse
della
bestia
di
casa
,
egli
pensava
a
Luisa
stravolta
,
livida
,
come
l
'
aveva
vista
la
mattina
,
quando
s
'
era
opposta
come
una
forsennata
,
prima
alla
chiusura
della
bara
,
poi
al
trasporto
,
e
quando
nel
cimitero
aveva
gettato
lei
con
le
sue
proprie
mani
la
terra
sulla
sua
bambina
,
dicendole
d
'
aspettarla
e
che
sarebbe
presto
discesa
a
giacer
con
lei
e
che
quello
doveva
essere
il
loro
paradiso
.
Se
si
parlava
con
interesse
del
rognoso
Friend
,
i
fantasmi
della
bambina
morta
e
della
madre
disperata
erano
però
nella
sala
.
Quando
nessuno
seppe
più
che
dire
del
cane
e
vi
ebbe
un
momento
di
silenzio
,
i
due
fantasmi
squallidi
furono
uditi
da
tutti
domandar
che
si
parlasse
di
loro
;
e
ciascuno
li
vide
negli
occhi
della
persona
che
li
amava
,
la
sorda
Pasotti
.
Suo
marito
cercò
subito
una
diversione
,
propose
al
signor
Giacomo
un
problema
di
tarocchi
.
Uno
scartante
che
ha
tre
cartine
,
tutte
figure
,
una
dama
e
due
cavalli
,
e
ha
pure
il
matto
,
cosa
deve
fare
?
Scartare
la
dama
e
un
cavallo
o
i
due
cavalli
?
Il
signor
Giacomo
si
mise
a
soffiare
a
tutto
vapore
,
gonfiando
le
gote
rosse
e
il
cravattone
bianco
:
«
Apff
!
No
.
Controllore
gentilissimo
,
no
,
La
me
dispensa
.
Da
le
dame
no
digo
ma
dai
cavai
mi
son
stà
sempre
lontan
.
Apff
!
»
.
Gli
altri
tarocchisti
raccolsero
in
fretta
il
problema
,
i
fantasmi
non
furono
più
uditi
e
ciascuno
respirò
.
Erano
le
nove
.
Alle
nove
,
di
solito
,
il
cameriere
entrava
con
due
candele
accese
e
apparecchiava
il
tavolino
del
tarocco
in
un
angolo
della
sala
,
fra
il
gran
camino
e
il
balcone
di
ponente
.
Allora
la
marchesa
si
alzava
e
diceva
con
la
sua
flemma
sonnolenta
:
«
Se
creden
»
.
I
due
o
tre
presenti
rispondevano
«
sem
chì
»
e
incominciava
l
'
entro
in
tre
o
la
partita
in
quattro
.
Il
vecchio
cameriere
,
affezionatissimo
a
don
Franco
,
esitò
,
quella
sera
,
a
portare
i
lumi
.
Non
gli
pareva
possibile
che
la
padrona
e
i
signori
avessero
il
coraggio
di
giuocare
.
Alle
nove
e
cinque
minuti
,
non
vedendolo
entrare
,
ciascuno
commentò
il
ritardo
fra
sé
.
Il
Paolin
,
prima
di
entrar
in
casa
,
aveva
sostenuto
contro
il
prefetto
che
non
si
sarebbe
giuocato
.
Egli
guardò
trionfante
il
suo
avversario
e
lo
guardò
pure
il
Paolon
compiacendosi
,
per
una
solidarietà
di
Paoli
,
che
avesse
ragione
il
Paolin
.
Pasotti
,
che
si
era
tenuto
sicuro
di
giuocare
,
cominciò
a
dar
segni
d
'
inquietudine
.
Alle
nove
e
sette
minuti
,
la
marchesa
pregò
il
prefetto
di
suonare
il
campanello
.
Quegli
restituì
al
Paolin
l
'
occhiata
trionfante
e
vi
aggiunse
tutto
il
muto
disprezzo
per
la
vecchia
,
che
poté
.
«
Apparecchiate
»
,
diss
'
ella
al
cameriere
.
Questi
entrò
poco
dopo
con
le
due
candele
.
Anche
in
fondo
agli
occhi
suoi
crucciosi
si
vedeva
il
fantasma
della
bambina
morta
.
Mentr
'
egli
disponeva
sul
tavolino
le
candele
,
le
carte
da
giuoco
e
i
gettoni
d
'
avorio
,
si
fece
nella
sala
quel
silenzio
di
aspettazione
che
soleva
precedere
l
'
alzarsi
della
marchesa
.
Ma
la
marchesa
non
diede
segno
di
volersi
alzare
.
Si
voltò
a
Pasotti
e
gli
disse
:
«
Controllore
,
se
desideran
giuocare
Loro
...
»
«
Marchesa
»
,
rispose
Pasotti
,
pronto
,
«
la
presenza
di
mia
moglie
non
deve
impedirle
di
fare
la
Sua
partita
.
Barbara
giuoca
male
ma
si
diverte
moltissimo
a
guardare
.
»
«
Stasera
non
giuoco
»
,
rispose
la
marchesa
.
La
voce
era
molle
ma
il
no
era
duro
.
Il
buon
Paolon
,
che
taceva
sempre
e
non
sapeva
giuocare
a
tarocchi
,
credette
aver
finalmente
trovato
una
parola
ossequiosa
e
savia
da
metter
fuori
.
«
Già
!
»
,
diss
'
egli
.
Pasotti
lo
guardò
in
cagnesco
,
pensò
:
«
cosa
c
'
entra
lui
?
»
,
ma
non
osò
parlare
.
La
marchesa
non
parve
accorgersi
della
scoperta
del
Paolon
e
soggiunse
:
«
Posson
giuocare
Loro
»
.
«
Mai
più
!
»
,
esclamò
il
prefetto
.
«
Neanche
per
sogno
!
»
Pasotti
levò
di
tasca
la
tabacchiera
.
«
Il
signor
prefetto
»
,
diss
'
egli
facendo
spiccare
le
sillabe
e
alzando
un
poco
la
mano
aperta
con
una
presa
tra
il
pollice
e
l
'
indice
,
«
parla
per
sé
.
Per
parte
mia
,
se
la
signora
marchesa
lo
desidera
,
son
pronto
a
soddisfare
il
suo
desiderio
.
»
La
marchesa
tacque
e
il
focoso
prefetto
,
incoraggiato
da
quel
silenzio
,
borbottò
a
mezza
voce
:
«
È
un
lutto
di
famiglia
,
infine
»
.
Da
quando
Franco
era
uscito
di
casa
il
suo
nome
non
era
mai
stato
pronunciato
nelle
conversazioni
serali
della
sala
rossa
,
la
marchesa
non
aveva
mai
fatto
allusione
a
lui
né
a
sua
moglie
.
Ella
ruppe
adesso
il
silenzio
di
quattro
anni
.
«
Mi
rincresce
per
la
creatura
»
,
diss
'
ella
,
«
ma
per
suo
padre
e
sua
madre
è
un
castigo
di
Dio
.
»
Tutti
tacquero
.
Dopo
alcuni
minuti
,
Pasotti
disse
a
voce
bassa
,
in
tono
solenne
:
«
Fulmineo
»
.
E
il
curato
di
Cima
soggiunse
più
forte
:
«
Evidente
»
.
Il
Paolin
ebbe
paura
di
tacere
e
di
parlare
,
fece
«
ma
!
»
e
allora
il
Paolon
osservò
:
«
Proprio
!
»
.
Il
signor
Giacomo
soffiò
.
«
Un
castigo
di
Dio
!
»
,
ripeté
con
enfasi
il
curato
di
Cima
.
«
E
anche
,
date
le
circostanze
,
un
segno
della
Sua
protezione
sopra
qualche
altra
persona
.
»
Tutti
,
meno
il
prefetto
che
si
rodeva
,
guardarono
la
marchesa
come
se
la
Mano
protettrice
dell
'
Onnipotente
fosse
sospesa
sopra
la
sua
parrucca
.
Invece
quella
Mano
Divina
stava
sopra
il
cappellone
della
Pasotti
e
le
teneva
ben
chiusi
gli
orecchi
onde
non
avessero
a
penetrarvi
contaminatrici
parole
d
'
iniquità
.
«
Curato
»
,
disse
Pasotti
,
«
poiché
la
signora
marchesa
lo
propone
,
facciamo
una
partitina
?
Lei
,
il
Paolin
,
il
signor
Giacomo
e
io
.
»
I
quattro
che
sedettero
al
tavolino
da
giuoco
si
lasciarono
subito
dolcemente
andare
,
nel
loro
angolo
,
alle
comode
mollezze
della
conversazione
sbottonata
,
alle
vecchie
barzellette
ambrosiane
attaccate
ai
tarocchi
come
l
'
unto
.
«
Hin
nanca
arrivaa
a
Barlassina
!
»
,
esclamò
Pasotti
dopo
la
prima
giuocata
,
ridendo
forte
per
far
suonare
la
sua
vittoria
e
la
sua
allegria
.
Quelli
là
si
erano
liberati
dai
fantasmi
;
gli
altri
no
.
La
sorda
,
impettita
e
immobile
sul
canapè
,
aveva
sofferto
angosce
mortali
aspettando
un
gesto
del
marito
che
le
imponesse
di
giuocare
.
Oh
Signore
,
dovrebbe
toccarle
anche
questa
condanna
?
Per
grazia
del
cielo
il
gesto
non
venne
fatto
e
la
sua
prima
impressione
nel
veder
i
quattro
prender
posto
al
tavolino
fu
di
sollievo
.
Ma
poi
le
riprese
subito
un
disgusto
amaro
.
Che
insulto
,
quel
giuoco
,
alla
sua
Luisa
,
che
disprezzo
per
la
povera
cara
Ombrettina
morta
!
Nessuno
le
parlava
,
nessuno
faceva
attenzione
a
lei
:
ella
si
mise
a
recitare
mentalmente
una
fila
di
Pater
,
Ave
e
Gloria
,
per
la
cattiva
creatura
seduta
all
'
altro
angolo
del
canapè
,
tanto
vecchia
,
tanto
vicina
a
comparire
davanti
a
Dio
.
Le
dedicò
la
preghiera
per
la
conversione
dei
peccatori
che
soleva
dire
mattina
e
sera
per
suo
marito
da
quando
aveva
scoperto
certe
sue
familiarità
con
una
bassa
persona
di
casa
.
Il
prefetto
,
a
udir
gli
schiamazzi
di
Pasotti
,
si
alzò
e
prese
congedo
.
«
Aspetti
»
,
gli
disse
la
marchesa
,
«
di
prender
un
bicchier
di
vino
.
»
Alle
nove
e
mezzo
soleva
capitare
una
bottiglia
preziosa
di
San
Colombano
vecchio
.
«
Stasera
non
bevo
»
,
rispose
il
prefetto
,
eroicamente
.
«
Son
troppo
sottosopra
da
questa
mattina
in
poi
.
Il
Puria
sa
perché
.
»
«
Ma
!
»
,
fece
il
Puria
,
sottovoce
.
«
È
stata
una
gran
tragedia
,
già
.
»
Silenzio
.
Il
prefetto
s
'
inchinò
alla
marchesa
,
salutò
la
Pasotti
con
l
'
espressione
del
«
c
'
intendiamo
»
e
partì
.
Il
curato
di
Puria
,
corpo
grosso
e
cervello
fino
,
studiava
la
marchesa
senza
parere
.
Era
ella
tocca
o
no
dai
fatti
di
Oria
?
L
'
essersi
astenuta
dal
giuoco
gli
pareva
un
indizio
dubbio
.
Poteva
averlo
fatto
per
rispetto
al
proprio
sangue
in
astratto
.
Osservandola
bene
il
curato
notò
che
le
sue
mani
tremavano
:
cosa
nuova
.
Ella
dimenticò
di
domandare
a
Pasotti
se
il
vino
fosse
buono
:
cosa
nuova
.
La
maschera
cerea
del
viso
aveva
di
tratto
in
tratto
qualche
contrazione
:
cosa
nuovissima
.
«
È
tocca
»
,
pensò
il
curato
.
Siccome
ella
taceva
,
la
Pasotti
taceva
,
il
Paolon
taceva
,
tutto
il
gruppo
pareva
petrificato
,
cercò
lui
di
rompere
il
ghiaccio
,
non
trovò
di
meglio
che
voltar
quelle
teste
verso
il
tavolino
del
giuoco
e
commentare
le
apostrofi
di
Pasotti
,
le
proteste
del
Paolin
,
i
«
no
digo
»
e
gli
«
apff
»
del
signor
Giacomo
.
La
marchesa
si
scosse
un
poco
,
si
compiacque
di
osservare
che
i
giuocatori
si
divertivano
.
La
Pasotti
non
udì
né
disse
mai
parola
e
gli
altri
tre
finirono
con
parlar
di
lei
.
La
marchesa
si
dolse
che
fosse
tanto
sorda
,
che
non
si
potesse
farle
un
po
'
di
conversazione
.
Gli
altri
due
dissero
di
lei
tutto
il
gran
bene
che
meritava
e
che
dice
ancora
chi
la
ricorda
.
Ella
stava
lì
malinconica
e
muta
,
non
sospettando
affatto
d
'
esser
il
soggetto
dei
loro
discorsi
.
Il
Signore
proteggeva
la
sua
profonda
,
ingenua
umiltà
,
non
le
lasciava
penetrar
negli
orecchi
le
lodi
della
gente
ma
solo
le
strapazzate
del
consorte
.
I
suoi
grandi
,
compunti
occhi
neri
si
ravvivarono
quando
il
signor
Giacomo
pronunciò
un
gran
soffio
finale
,
e
i
colleghi
,
lasciate
le
carte
,
si
abbandonarono
sulle
spalliere
delle
rispettive
seggiole
a
riposare
alquanto
,
a
ruminar
il
piacere
del
giuoco
.
Finalmente
il
suo
signore
si
avvicinò
al
canapè
,
le
fece
segno
di
alzarsi
.
Per
la
prima
volta
in
vita
sua
,
forse
,
ella
fu
contenta
di
salire
in
barca
,
con
grande
meraviglia
del
Puria
il
quale
dichiarò
che
sul
lago
,
di
notte
,
era
un
«
fifone
»
.
È
vero
che
a
cento
passi
da
Cressogno
l
'
orrore
del
lago
e
delle
tenebre
la
riprese
.
Pensò
allora
con
invidia
al
curato
del
quale
udiva
la
voce
sopra
il
Tentiòn
,
fra
gli
ulivi
.
«
Addio
,
fifone
!
»
,
gridò
Pasotti
.
Il
«
fifone
»
non
udì
.
Egli
e
il
Paolin
discorrevano
sottovoce
ma
con
gran
calore
,
commentando
le
parole
della
marchesa
,
del
prefetto
,
di
Pasotti
,
cercando
di
frugar
nel
cuore
della
vecchia
,
disputando
se
vi
fossero
pietà
e
rimorsi
.
Il
curato
era
per
il
sì
,
il
Paolin
per
il
no
.
Il
Paolon
precedeva
con
la
lanterna
mettendo
continui
,
inintelligibili
grugniti
.
Il
Paolin
andò
poi
mordendo
tutto
che
fosse
da
mordere
,
la
durezza
della
marchesa
,
la
malignità
di
Pasotti
,
la
dabbenaggine
di
sua
moglie
,
la
cortigianeria
del
Cima
,
la
temerità
del
prefetto
,
le
pazzie
di
Luisa
e
di
Franco
,
la
debolezza
dell
'
ingegnere
Ribera
,
tante
altre
colpe
di
vivi
e
di
morti
.
Durezze
,
debolezze
,
malignità
,
ostinazioni
,
cortigianerie
:
dappertutto
,
secondo
lui
,
c
'
era
in
fondo
quell
'
egoismo
porco
.
«
Che
gran
mond
mincion
!
»
,
fu
il
suo
riassunto
finale
.
«
Ch
'
el
senta
car
el
me
curat
,
quand
gh
'
è
quel
poo
de
ris
e
verz
con
quel
poo
de
formagg
per
sora
,
lassèm
pür
andà
tüsscoss
al
diavol
che
l
'
è
mej
.
»
Dopo
una
sentenza
tanto
logica
nulla
restava
più
a
dire
né
a
grugnire
e
la
piccola
comitiva
giunta
in
capo
alla
salita
procedette
silenziosa
per
le
umide
ombre
del
Campò
,
nell
'
odor
fresco
dei
castagni
e
dei
noci
,
senz
'
accorgersi
di
uno
spettro
che
passava
in
aria
,
vôlto
a
Cressogno
.
Partiti
i
suoi
ospiti
,
la
marchesa
suonò
il
campanello
per
il
rosario
che
non
s
'
era
potuto
dire
alla
solita
ora
.
Il
rosario
di
casa
Maironi
era
una
cosa
viva
che
aveva
le
sue
radici
nei
peccati
antichi
della
marchesa
e
veniva
sempre
più
sviluppandosi
,
mettendo
nuovi
Ave
e
nuovi
Gloria
a
misura
che
la
vecchia
dama
avanzava
negli
anni
e
si
scorgeva
più
netto
e
più
visibile
a
fronte
un
teschio
schifoso
,
il
proprio
.
Perciò
il
suo
rosario
era
lungo
assai
.
I
peccati
dolci
della
protratta
gioventù
non
le
pesavano
troppo
sulla
coscienza
;
ma
qualche
grossa
furfanteria
d
'
altro
genere
,
misurabile
in
lire
,
soldi
e
denari
,
mal
confessata
e
quindi
mal
perdonabile
,
le
dava
una
molestia
sempre
compressa
a
furia
di
rosari
e
sempre
rinascente
.
Mentre
chiedeva
al
Creditore
Grande
la
remissione
de
'
suoi
debiti
le
pareva
ch
'
Egli
avesse
facoltà
d
'
accordarla
intera
;
invece
dopo
le
si
levavano
da
capo
in
mente
le
facce
crucciose
dei
creditori
piccoli
,
ritornava
con
esse
il
dubbio
del
perdono
,
e
la
sua
avarizia
,
la
sua
superbia
avevano
a
lottare
con
il
terrore
di
un
carcere
perpetuo
per
debiti
,
oltre
la
tomba
.
Recitare
le
preghiere
per
la
conversione
dei
peccatori
e
quelle
per
la
guarigione
degl
'
infermi
,
prima
di
venire
ai
Deprofundis
,
annunciò
tre
Avemarie
nuove
secondo
la
sua
intenzione
.
La
guattera
,
una
semplice
pia
contadina
di
Cressogno
,
suppose
che
le
tre
Avemarie
fossero
domandate
per
quei
poveretti
di
Oria
e
le
recitò
con
tutto
lo
zelo
.
Le
Avemarie
della
guattera
urtarono
e
dispersero
quelle
della
padrona
,
che
chiedevano
sonno
,
riposo
di
nervi
e
di
coscienza
.
Quanto
alle
Avemarie
degli
altri
,
esse
furono
dette
secondo
la
loro
comune
intenzione
che
non
restassero
,
come
troppo
spesso
accadeva
,
definitivamente
appiccicate
al
rosario
.
Nessuna
insomma
poté
arrestare
lo
spettro
nel
suo
cammino
.
La
marchesa
si
ritirò
verso
le
undici
.
Prese
dell
'
acqua
di
cedro
e
avendo
la
cameriera
incominciato
a
parlare
di
Oria
,
di
don
Franco
che
si
sussurrava
essere
arrivato
,
le
impose
silenzio
.
Era
tocca
,
sì
.
Aveva
sempre
davanti
agli
occhi
l
'
immagine
di
Maria
come
l
'
aveva
veduta
una
volta
passando
in
gondola
sotto
la
villetta
Gilardoni
,
piccina
,
con
un
grembiale
bianco
,
i
capelli
lunghi
e
le
braccia
nude
,
stranamente
somigliante
ad
un
bambino
suo
,
mortole
a
tre
anni
.
Sentiva
ella
affetto
,
pietà
?
Non
sapeva
ella
stessa
quello
che
sentisse
.
Forse
dispetto
e
sgomento
di
non
sapersi
liberare
da
una
immagine
molesta
;
forse
paura
di
questo
pensiero
,
che
se
non
fosse
stato
commesso
certo
grosso
peccato
antico
,
se
il
testamento
del
marchese
Franco
non
fosse
stato
arso
,
la
bambina
non
sarebbe
morta
.
Come
fu
a
letto
si
fece
leggere
altre
preghiere
dalla
cameriera
,
le
ordinò
di
spegnere
il
lume
e
la
congedò
.
Chiuse
gli
occhi
,
cercò
di
non
pensare
a
niente
,
e
si
vide
sotto
le
palpebre
una
chiara
macchia
informe
che
si
venne
disegnando
in
un
guancialetto
,
poi
in
una
lettera
,
poi
in
un
gran
crisantemo
bianco
e
poi
in
un
viso
supino
,
morto
,
che
diventava
via
via
più
piccolo
.
Le
pareva
già
di
assopirsi
ma
per
effetto
di
quest
'
ultima
trasformazione
le
vibrò
nel
cuore
il
pensiero
della
bambina
,
non
vide
più
nulla
sotto
le
palpebre
,
il
sopore
si
dileguò
ed
ella
aperse
gli
occhi
,
inquieta
,
malcontenta
.
Si
propose
di
pensar
una
partita
di
tarocchi
per
cacciar
le
immaginazioni
moleste
e
richiamar
il
sonno
.
Pensò
ai
tarocchi
,
poté
,
con
uno
sforzo
,
vedersi
nella
testa
il
tavolino
da
giuoco
,
i
giuocatori
,
i
lumi
,
le
carte
;
ma
quando
cessò
dallo
sforzo
per
abbandonarsi
ad
una
visione
passiva
di
questi
soporifici
fantasmi
,
le
comparve
sotto
le
palpebre
tutt
'
altra
cosa
,
una
testa
che
cambiava
continuamente
lineamenti
,
espressione
,
attitudini
e
che
venne
per
ultimo
lentamente
ripiegandosi
avanti
sopra
se
stessa
come
nel
sonno
o
nella
morte
,
non
mostrando
più
che
i
capelli
.
Altra
scossa
di
nervi
;
la
marchesa
riaperse
gli
occhi
e
udì
l
'
orologio
della
scala
suonare
.
Contò
le
ore
:
dodici
.
Già
mezzanotte
e
non
poter
dormire
!
Stette
alquanto
ad
occhi
aperti
ed
ecco
adesso
immagini
nel
buio
come
prima
sotto
le
palpebre
.
Cominciavano
da
un
nucleo
informe
e
si
svolgevano
continuamente
.
Si
disegnò
un
quadrante
d
'
orologio
,
che
diventò
un
occhio
spaventato
di
pesce
,
un
occhio
umano
severo
.
Ad
un
tratto
venne
alla
marchesa
l
'
idea
che
non
riuscirebbe
a
dormire
e
il
sopore
già
inoltrato
andò
rotto
da
capo
.
Allora
ella
suonò
il
campanello
.
La
cameriera
si
fece
chiamar
due
volte
e
poi
venne
mezzo
svestita
,
dormigliosa
.
L
'
ordine
fu
di
posar
il
lume
sopra
una
sedia
per
modo
che
dal
letto
non
si
potesse
veder
la
fiamma
;
di
prendere
un
volume
di
prediche
del
Barbieri
e
di
leggere
a
mezza
voce
.
La
cameriera
era
abituata
a
somministrare
questi
narcotici
.
Si
pose
a
leggere
e
in
capo
alla
seconda
pagina
,
udendo
il
respiro
della
padrona
farsi
greve
,
andò
pian
piano
smorzando
la
voce
per
un
mormorio
inarticolato
,
fino
al
silenzio
.
Aspettò
un
poco
,
ascoltò
il
respiro
regolare
e
pesante
,
si
alzò
a
guardar
la
faccia
cupa
,
supina
sul
doppio
guanciale
con
le
sopracciglia
aggrottate
e
la
bocca
semiaperta
,
prese
il
lume
e
si
ritirò
in
punta
di
piedi
.
La
marchesa
dormiva
e
sognava
.
Sognava
di
giacer
sulla
soglia
nello
stanzone
buio
di
un
carcere
,
con
i
ceppi
ai
piedi
,
accusata
di
assassinio
.
Entrava
il
giudice
con
un
lume
,
sedeva
presso
a
lei
e
leggeva
una
predica
sulla
necessità
della
confessione
.
Ella
gli
si
protestava
innocente
,
ripeteva
:
«
Ma
non
sa
che
si
è
annegata
da
sé
?
»
.
Il
giudice
non
rispondeva
,
leggeva
,
leggeva
sempre
con
voce
compunta
e
solenne
,
e
la
marchesa
insisteva
:
«
No
,
non
l
'
ho
uccisa
»
.
Non
era
flemmatica
nel
sogno
,
si
agitava
come
una
disperata
.
«
Badi
»
,
rispondeva
il
giudice
.
«
La
bambina
lo
dice
.
»
Egli
si
alzava
in
piedi
e
ripeteva
:
«
Lo
dice
»
.
Poi
batté
forte
le
mani
palma
a
palma
ed
esclamò
:
«
Entrate
!
»
.
Fino
a
questo
punto
la
marchesa
aveva
sentito
,
sognando
,
di
sognare
;
qui
credette
svegliarsi
,
vide
con
orrore
che
qualcuno
era
entrato
infatti
.
Una
forma
umana
debolmente
luminosa
stava
a
sedere
sulla
poltrona
ingombra
di
vesti
,
presso
il
suo
letto
,
sì
ch
'
ella
non
poteva
vedere
la
parte
inferiore
dell
'
Apparizione
.
Il
busto
,
le
braccia
,
le
mani
raccolte
insieme
avevano
un
colore
biancastro
e
contorni
alquanto
incerti
;
la
testa
,
appoggiata
alla
spalliera
,
era
nitida
e
circonfusa
d
'
un
chiaror
pallido
.
Gli
occhi
scuri
,
vivi
,
fissavano
la
marchesa
.
Che
orrore
!
Era
veramente
la
bambina
morta
.
Che
orrore
,
che
orrore
!
Gli
occhi
dell
'
Apparizione
parlavano
,
lo
dicevano
.
Il
giudice
aveva
ragione
,
la
bambina
lo
diceva
,
senza
parole
,
con
gli
occhi
.
«
Tu
,
nonna
,
tu
sei
stata
,
tu
.
Io
avrei
dovuto
nascer
e
vivere
nella
tua
casa
.
Tu
non
l
'
hai
voluto
.
Sei
condannata
alla
morte
eterna
.
»
Gli
occhi
soli
,
i
fissi
,
tristi
,
pietosi
occhi
dicevano
tutto
questo
ad
un
tempo
.
La
marchesa
mise
un
lungo
gemito
,
stese
le
braccia
verso
l
'
Apparizione
,
credendo
dir
qualche
cosa
e
non
riuscendo
che
a
rantolare
«
ah
...
ah
...
ah
...
»
mentre
le
mani
,
le
braccia
,
il
busto
del
fantasma
sfumavano
in
una
nebbia
,
i
contorni
del
viso
illanguidivano
e
solo
rimaneva
intenso
lo
sguardo
,
che
finalmente
pure
si
velò
e
rientrò
quasi
in
un
lontano
e
profondo
Se
stesso
,
null
'
altro
rimanendo
dell
'
Apparizione
che
poca
fosforescenza
poi
assorbita
dall
'
ombra
.
La
marchesa
si
svegliò
di
soprassalto
,
ansante
,
non
si
ricordò
del
campanello
,
si
provò
a
gridare
e
non
riuscì
a
metter
fuori
la
voce
.
Con
un
impeto
della
sua
volontà
potente
ancora
nello
sfacelo
delle
forze
,
cacciò
le
gambe
dal
letto
,
discese
,
fece
due
passi
brancolando
nel
buio
,
incespicò
nella
poltrona
,
si
aggrappò
a
una
sedia
,
cadde
con
essa
pesantemente
sul
pavimento
,
si
mise
a
gemere
.
La
cameriera
si
svegliò
al
tonfo
,
chiamò
,
non
ebbe
risposta
,
udì
il
gemito
e
,
acceso
il
lume
,
accorse
,
vide
nella
penombra
,
tra
la
sedia
e
la
poltrona
,
qualche
cosa
di
bianco
e
d
'
enorme
che
si
divincolava
sul
pavimento
come
una
bestia
mostruosa
del
mare
tirata
in
secco
.
Gridò
,
corse
al
campanello
,
svegliò
d
'
un
colpo
tutta
la
casa
e
si
precipitò
ad
aiutar
la
vecchia
che
rantolava
:
«
Il
prete
,
il
prete
!
Il
prefetto
,
il
prefetto
!
»
13
.
In
fuga
Alle
due
e
mezzo
dopo
la
mezzanotte
,
Franco
,
l
'
avvocato
V
.
e
il
loro
amico
Pedraglio
erano
seduti
in
loggia
,
al
buio
,
in
silenzio
.
A
un
tratto
Pedraglio
si
alzò
dicendo
:
«
Cosa
fa
questo
asino
?
»
,
uscì
sulla
terrazza
,
vi
stette
in
ascolto
e
rientrò
.
«
Niente
»
,
diss
'
egli
.
«
Disi
mi
,
e
per
quell
'
asino
che
si
sarà
addormentato
dobbiamo
star
qui
da
minchioni
ad
aspettare
che
ci
prendano
?
Tu
,
Maironi
,
la
strada
presso
a
poco
la
sai
e
siamo
poi
anche
in
tre
che
abbiamo
il
fegato
buono
.
Se
occorrerà
de
dà
via
on
quai
cazzott
el
darèm
via
,
neh
ti
avocàt
?
»
Il
Pedraglio
s
'
era
trovato
la
sera
prima
,
verso
le
sette
,
sulla
strada
fra
Loveno
e
Menaggio
nel
luogo
che
chiamano
«
el
crott
del
Bertin
»
.
Un
uomo
gli
aveva
chiesto
l
'
elemosina
e
posto
in
mano
un
biglietto
.
Poi
si
era
allontanato
rapidamente
.
Il
biglietto
diceva
:
«
Perché
il
Carlino
Pedraj
non
valo
mica
subito
a
Oria
a
trovare
il
Signor
Maironi
e
il
signor
avocatto
di
Varenna
per
fare
una
bella
spasseggiata
con
gli
amici
cari
da
quel
co
di
quel
palo
?
»
.
Dopo
l
'
arresto
del
medico
di
Pellio
,
amico
suo
,
Pedraglio
era
in
sospetto
di
qualche
tiro
della
Polizia
,
e
quel
biglietto
non
era
il
primo
avviso
salutare
e
sgrammaticato
che
pervenisse
a
un
patriota
.
Il
biglietto
parlava
chiaro
;
bisognava
passar
subito
il
palo
del
confine
.
Il
Pedraglio
non
sapeva
niente
della
disgrazia
di
Franco
né
del
suo
ritorno
né
che
l
'
avvocato
fosse
a
Oria
,
ma
non
andò
a
cercar
altro
,
corse
a
Loveno
,
si
provvide
di
denaro
e
si
pose
in
cammino
.
Non
si
fidò
di
venire
a
Porlezza
,
prese
il
sentiero
che
presso
Tavordo
sale
per
un
vallone
deserto
al
Passo
Stretto
.
Agile
come
un
camoscio
,
arrivò
in
quattr
'
ore
a
Oria
,
trovò
che
Franco
e
l
'
avvocato
si
preparavano
a
partire
per
un
altro
avvertimento
misterioso
pervenuto
loro
dal
curato
di
Castello
,
ch
'
era
stato
a
Porlezza
e
ne
aveva
ricevuto
l
'
incarico
in
confessione
.
Ismaele
doveva
guidarli
oltre
il
confine
.
I
passi
del
Boglia
erano
guardatissimi
.
Ismaele
si
proponeva
di
passar
fra
il
monte
della
Nave
e
Castello
per
calar
poi
nella
valle
,
tagliar
dritto
all
'
Alpe
di
Castello
sotto
il
Sasso
Grande
e
di
là
scendere
a
Cadro
,
un
'
ora
sopra
Lugano
.
Ma
Ismaele
doveva
venire
alle
due
,
e
alle
due
e
mezzo
non
s
'
era
veduto
ancora
.
Anche
Luisa
era
in
piedi
.
Stava
nell
'
alcova
rammendando
un
paio
di
calze
di
Maria
per
metterle
poi
sul
lettino
dove
aveva
disposto
le
cosucce
di
Ombretta
con
la
stessa
cura
di
quando
la
piccina
era
viva
.
Non
aveva
voluto
vedere
né
l
'
avvocato
né
Pedraglio
.
Dopo
le
smanie
del
funerale
il
suo
dolore
aveva
ripreso
quell
'
aspetto
cupo
che
più
dispiaceva
al
dottor
Aliprandi
.
Non
smaniava
più
,
non
parlava
;
pianto
,
non
aveva
mai
.
Il
suo
contegno
con
Franco
era
un
contegno
di
pietà
per
l
'
uomo
che
l
'
amava
e
il
cui
affetto
,
la
cui
presenza
le
erano
,
malgrado
lei
stessa
,
indifferenti
.
Franco
,
sperando
nell
'
impiego
di
cui
gli
aveva
tenuto
parola
il
suo
direttore
,
aveva
parlato
di
portar
seco
la
famiglia
a
Torino
.
Lo
zio
,
poveretto
,
era
disposto
anche
a
questo
sacrificio
ma
Luisa
aveva
detto
chiaro
che
piuttosto
di
allontanarsi
dalla
sua
figliuola
finirebbe
nel
lago
come
lei
.
Franco
,
udita
la
proposta
di
partire
senza
Ismaele
,
si
alzò
e
disse
che
andava
a
congedarsi
da
sua
moglie
.
Nello
stesso
momento
l
'
avvocato
udì
un
passo
nella
strada
.
«
Silenzio
!
»
,
diss
'
egli
.
«
È
qui
.
»
Franco
uscì
sulla
terrazza
.
Qualcuno
veniva
infatti
dalla
parte
di
Albogasio
.
Franco
attese
che
arrivasse
sul
sagrato
e
chiamò
a
mezza
voce
:
«
Ismaele
!
»
«
Sono
io
»
,
rispose
una
voce
che
non
era
quella
di
Ismaele
.
«
Sono
il
prefetto
.
Vengo
su
.
»
Il
prefetto
?
A
quell
'
ora
?
Che
poteva
essere
accaduto
?
Franco
andò
in
cucina
ad
accendere
un
lume
e
discese
le
scale
in
fretta
.
Passarono
cinque
minuti
e
gli
amici
non
lo
videro
ricomparire
.
Capitò
invece
la
moglie
d
'
Ismaele
a
dire
che
suo
marito
si
sentiva
male
e
non
poteva
muoversi
.
Parlò
dal
sagrato
a
Pedraglio
che
stava
sulla
terrazza
.
Quegli
corse
a
chiamar
Franco
.
Lo
trovò
sulle
scale
che
saliva
col
prefetto
.
«
La
guida
è
ammalata
»
,
diss
'
egli
,
conoscendo
il
prete
per
un
galantuomo
.
«
Andiamo
e
non
perdiamo
tempo
.
»
Franco
gli
rispose
che
subito
non
poteva
venire
e
che
lo
precedessero
.
Come
,
non
poteva
venire
?
No
,
non
poteva
.
Fece
passare
il
prefetto
in
sala
,
chiamò
l
'
avvocato
,
insistette
con
lui
e
con
Pedraglio
perché
partissero
subito
.
Era
successa
una
cosa
straordinaria
,
doveva
parlarne
a
sua
moglie
,
non
poteva
dire
che
risoluzione
prenderebbe
.
Gli
amici
protestarono
che
mai
non
l
'
avrebbero
abbandonato
.
L
'
allegro
Pedraglio
,
uso
a
spendere
oltre
i
desideri
di
suo
padre
,
osservò
che
alla
peggio
a
Josephstadt
o
a
Kufstein
si
viveva
più
a
buon
mercato
e
più
virtuosamente
che
a
Torino
e
che
ciò
avrebbe
consolato
il
suo
«
regiôr
»
.
«
No
no
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Andate
,
andate
!
Prefetto
,
persuadili
tu
!
»
Ed
entrò
nell
'
alcova
.
«
Partite
?
»
,
gli
disse
Luisa
con
quella
voce
che
pareva
venire
da
un
mondo
lontano
.
«Addio.»
Egli
le
si
avvicinò
,
si
chinò
a
baciar
la
calzettina
che
teneva
in
mano
.
«
Luisa
»
,
mormorò
,
«
c
'
è
qui
il
prefetto
della
Caravina
.
»
Ella
non
mostrò
alcuna
sorpresa
.
«
La
nonna
lo
ha
fatto
chiamare
stanotte
»
,
continuò
Franco
.
«
Gli
ha
detto
di
aver
veduto
la
nostra
Maria
,
luminosa
come
un
angelo
.
»
«
Oh
,
che
menzogna
!
»
,
fece
Luisa
con
una
voce
grossa
di
disprezzo
,
senz
'
ira
.
«
Come
se
fosse
possibile
che
andasse
da
lei
e
non
venisse
da
me
!
»
«
Maria
le
ha
toccato
il
cuore
»
,
riprese
Franco
.
«
Ella
ci
domanda
perdono
,
ha
paura
di
morire
,
mi
supplica
di
andar
da
lei
,
di
portarle
una
parola
di
pace
anche
per
te
.
»
Neppure
Franco
credeva
all
'
Apparizione
,
scettico
profondamente
com
'
era
per
tutto
il
soprannaturale
non
religioso
,
ma
credeva
che
Maria
,
nella
sua
esistenza
superiore
,
avesse
già
potuto
operare
un
miracolo
,
toccar
il
cuore
della
nonna
e
ciò
gli
recava
una
commozione
indicibile
.
Luisa
restò
di
ghiaccio
.
Neppur
s
'
irritò
,
come
Franco
temeva
,
all
'
idea
di
mandar
un
messaggio
amorevole
.
«
La
nonna
avrà
paura
dell
'
inferno
»
,
osservò
con
quella
sua
freddezza
mortale
.
«
L
'
inferno
non
c
'
è
,
tutto
si
riduce
a
un
po
'
di
spavento
,
è
una
pena
da
niente
,
la
subisca
e
poi
muoia
anche
lei
come
si
muore
tutti
e
amen
.
»
Franco
intese
che
sarebbe
stato
inutile
insistere
.
«
Allora
vado
»
,
diss
'
egli
.
Ella
tacque
.
«
Non
credo
che
potrò
ripassar
da
casa
,
nel
ritorno
»
,
riprese
Franco
.
«
Dovrò
prendere
la
montagna
.
»
Nessuna
risposta
.
Il
giovane
disse
sottovoce
:
«
Luisa
!
»
.
Rimprovero
,
dolore
,
passione
:
tutto
questo
era
nel
suo
richiamo
.
Le
mani
di
Luisa
,
che
mai
non
avevano
smesso
il
lavoro
,
si
fermarono
.
Ella
mormorò
:
«
Non
sento
più
niente
.
Sono
un
sasso
»
.
Franco
si
sentì
mancare
,
baciò
sua
moglie
sui
capelli
,
le
disse
addio
,
entrò
nell
'
alcova
,
s
'
inginocchiò
,
abbracciò
il
lettuccio
voto
,
pensò
alla
vocina
del
suo
tesoro
:
«
ancora
un
bacio
,
papà
»
,
ebbe
un
assalto
di
pianto
,
si
contenne
,
corse
via
precipitosamente
.
Gli
amici
lo
attendevano
in
sala
impazienti
.
Come
partire
se
non
conoscevan
le
strade
?
L
'
avvocato
conosceva
la
strada
di
Boglia
,
sì
,
ma
era
da
prendere
,
volendo
sfuggire
alle
guardie
?
Quando
udirono
che
Franco
intendeva
andare
a
Cressogno
rimasero
sbalorditi
.
Pedraglio
uscì
dai
gangheri
,
disse
ch
'
era
un
'
indegnità
di
piantar
così
gli
amici
nell
'
imbarazzo
.
Il
prefetto
,
udito
come
le
cose
stavano
,
s
'
unì
a
Pedraglio
,
offerse
di
giustificare
Franco
,
gli
propose
di
scrivere
due
parole
ch
'
egli
avrebbe
portate
a
Cressogno
.
Ma
Franco
aveva
l
'
idea
che
la
sua
Maria
volesse
da
lui
questa
cosa
e
non
cedette
.
Gli
venne
in
mente
che
il
prefetto
era
pratico
di
tutti
i
sentieri
come
una
lepre
.
«
Va
'
tu
!
»
,
gli
diss
'
egli
.
«
Accompagnali
tu
!
»
Il
prefetto
stava
per
rispondere
che
forse
la
marchesa
potrebbe
aver
bisogno
di
lui
,
quando
l
'
avvocato
fece
:
«
Zitto
!
guardate
»
.
Proprio
davanti
alla
casa
,
dove
l
'
ombra
del
monte
Bisgnago
si
profilava
sull
'
acqua
ondulando
,
c
'
era
una
barca
ferma
.
Franco
riconobbe
la
lancia
delle
guardie
di
finanza
.
«
Scommetto
che
quei
porci
là
ci
fanno
la
guardia
»
,
mormorò
Pedraglio
.
«
Temono
che
si
scappi
in
barca
.
Almeno
spiano
!
»
«
Zitto
!
»
,
fece
ancora
l
'
avvocato
affacciandosi
alla
finestra
verso
il
sagrato
.
Tutti
tacquero
,
trattenendo
il
respiro
.
«
Fioeui
!
»
,
disse
V
.
scostandosi
bruscamente
dalla
finestra
:
«
Ghe
semm
!
»
.
Franco
andò
alla
finestra
,
vide
un
uomo
solo
che
veniva
correndo
,
credette
a
un
falso
allarme
;
ma
l
'
uomo
,
quel
tale
che
portava
il
nomignolo
di
«
légora
fügada
»
,
che
vedeva
e
sapeva
tutto
,
gli
gittò
,
passando
sotto
la
finestra
,
due
parole
:
«
La
forza
!
»
.
Si
udirono
in
pari
tempo
i
passi
di
molte
persone
.
Franco
esclamò
«
Con
me
!
anche
tu
,
prefetto
!
»
.
Si
slanciò
,
seguito
da
tutti
,
nel
cortiletto
ch
'
è
tra
la
casa
e
il
monte
,
raggiunse
,
passando
per
una
legnaia
,
la
scorciatoia
che
mette
ad
Albogasio
Superiore
.
Faceva
così
scuro
che
nessuno
si
accorse
di
una
guardia
di
finanza
appostata
con
la
carabina
in
pugno
a
due
passi
dall
'
uscio
della
legnaia
.
Per
fortuna
la
guardia
,
certo
Filippini
di
Busto
,
era
un
galantuomo
che
mangiava
a
malincuore
il
pane
austriaco
per
non
averne
potuto
trovare
altro
.
«
Presto
!
»
,
diss
'
egli
sottovoce
.
«
Prendano
i
campi
e
poi
la
strada
di
Boglia
!
Il
sentiero
sotto
il
faggio
della
Madonnina
,
a
sinistra
!
»
Franco
ringraziò
quell
'
uomo
,
si
avventò
con
i
compagni
sul
ripido
sentiero
che
mette
alla
stradicciuola
comunale
di
Albogasio
Superiore
.
Giunti
a
mezza
via
,
saltarono
tutti
a
destra
in
un
campo
di
granturco
e
stettero
in
ascolto
.
Udirono
passi
sulla
scaletta
che
sale
dal
sagrato
e
poi
sul
sentiero
dov
'
era
appostata
la
guardia
.
Evidentemente
si
voleva
accertarsi
che
tutte
le
uscite
fossero
ben
guardate
.
I
quattro
strisciarono
subito
via
attraverso
il
granturco
e
giunti
sotto
lo
scoglio
che
chiamano
«
Sass
del
Lori
»
,
tennero
consiglio
.
Avrebbero
potuto
prendere
il
sentiero
che
monta
sulla
strada
di
Albogasio
proprio
alla
porta
del
giardino
Pasotti
,
e
poi
arrampicarsi
di
campo
in
campo
fino
alla
strada
di
Boglia
.
Ma
il
sentiero
era
difficile
a
trovare
a
quell
'
ora
;
temendo
perdere
troppo
tempo
,
prescelsero
di
raggiungere
una
scaletta
che
da
Albogasio
Inferiore
sale
presso
alla
casa
Puttini
.
Quindi
,
girando
a
destra
la
casa
Puttini
,
avrebbero
raggiunto
in
due
salti
la
strada
di
Boglia
.
Faceva
già
un
po
'
meno
scuro
;
ciò
era
male
per
un
verso
ma
era
bene
per
cavarsela
da
quel
labirinto
di
campicelli
e
di
muricciuoli
.
Nessuno
parlava
.
Il
solo
Pedraglio
,
qualche
volta
,
inciampando
in
un
sasso
o
pungendosi
in
una
siepe
,
tirava
una
maledizione
meneghina
.
Allora
gli
altri
zittivano
.
Arrivarono
sulla
scaletta
preceduti
dal
prefetto
che
saltava
muri
e
siepi
come
uno
scoiattolo
.
Quando
furono
tutti
raccolti
sulla
scaletta
,
Franco
si
staccò
dal
gruppo
.
Per
la
strada
di
Boglia
non
avevano
bisogno
di
lui
,
egli
andava
a
Cressogno
.
Invano
Pedraglio
lo
afferrò
per
le
braccia
,
invano
il
prefetto
lo
supplicò
di
non
esporsi
a
un
arresto
sicuro
,
magari
all
'
ergastolo
.
Egli
credeva
di
obbedire
alla
voce
di
Maria
,
a
un
dovere
di
coscienza
.
Si
strappò
da
Pedraglio
e
disparve
su
per
la
scaletta
,
non
volendo
andar
a
Cressogno
per
S
.
Mamette
che
sarebbe
stato
troppo
pericoloso
.
«
Avanti
!
»
,
disse
il
prefetto
.
«
Quello
là
è
matto
,
pensiamo
a
noi
.
»
Girando
la
casa
del
Puttini
udirono
gente
che
veniva
loro
incontro
e
ridiscesero
.
La
porta
di
casa
Puttini
era
aperta
.
Vi
entrarono
.
La
gente
passò
discorrendo
.
Erano
contadini
e
uno
diceva
:
«
Dove
diavol
el
va
a
st
'
ora
chì
?
»
.
Ahimè
,
hanno
incontrato
e
riconosciuto
Franco
.
Se
i
gendarmi
e
le
guardie
si
mettono
alla
caccia
dei
fuggitivi
e
s
'
imbattono
in
quella
gente
,
ecco
che
trovano
una
traccia
.
Sull
'
alba
si
trova
sempre
gente
.
Stavolta
s
'
è
potuta
evitare
;
un
'
altra
volta
,
forse
,
non
si
potrà
;
un
altro
incontro
può
riescir
fatale
all
'
avvocato
e
a
Pedraglio
come
il
primo
riuscirà
probabilmente
fatale
a
Franco
.
«
Bisognerebbe
che
vi
travestiste
da
contadini
»
,
dice
il
prefetto
.
All
'
avvocato
,
che
ha
dell
'
artista
e
del
poeta
e
conosce
bene
il
Puttini
,
viene
un
'
idea
:
pigliar
gli
abiti
del
sior
Zacomo
per
il
Pedraglio
ch
'
è
piccolo
anche
lui
,
pigliar
per
sé
un
vestito
della
serva
ch
'
è
grande
e
grossa
,
cacciar
le
spoglie
proprie
in
una
gerla
,
caricarsene
le
spalle
e
via
per
Boglia
.
Il
primo
deputato
politico
di
Albogasio
ha
cento
ragioni
di
andare
nel
bosco
del
Comune
.
Detto
fatto
salgon
le
scale
e
il
prefetto
,
ch
'
è
pratico
,
va
diritto
a
chiamare
la
Marianna
.
Costei
non
risponde
;
la
sua
camera
è
vuota
.
Il
prefetto
indovina
subito
che
la
perfida
servente
è
andata
a
S
.
Mamette
per
qualche
negozio
segreto
,
come
quello
dell
'
olio
.
Ecco
perché
l
'
uscio
di
strada
era
aperto
!
Vanno
in
cucina
,
accendono
due
lumi
,
l
'
avvocato
ne
piglia
uno
e
si
fa
insegnare
la
camera
del
sior
Zacomo
.
Intanto
Pedraglio
esplora
la
cucina
con
l
'
altro
lume
,
in
cerca
«
de
on
quai
diavol
de
bev
»
per
pigliar
fiato
.
Il
sior
Zacomo
dormiva
in
una
stanza
d
'
angolo
oltre
una
sala
che
l
'
avvocato
attraversò
in
punta
di
piedi
camminando
tra
mucchi
di
castagne
,
di
noci
,
di
nocciuole
e
di
pere
.
Egli
si
accosta
all
'
uscio
:
è
chiuso
.
Origlia
:
silenzio
.
Gira
pian
piano
la
maniglia
e
spinge
.
L
'
infame
uscio
scricchiola
,
si
ode
un
formidabile
soffio
e
il
sior
Zacomo
dice
rabbiosamente
:
«
Andé
!
No
seché
!
Andé
via
!
»
.
L
'
avvocato
entrò
senz
'
altro
.
«
Via
,
maledeta
,
digo
!
»
,
gridò
il
sior
Zacomo
,
rizzando
sul
guanciale
la
punta
bianca
del
suo
berretto
da
notte
.
Veduto
l
'
avvocato
,
si
mise
a
gemere
.
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
!
povareto
mi
,
La
me
perdoni
per
carità
,
credeva
che
fosse
la
servente
!
Avvocato
distintissimo
,
in
nome
de
Dio
,
cossa
xe
nato
?
»
«
Gnente
gnente
,
sior
Zacomo
»
,
fece
l
'
avvocato
contraffacendolo
molto
lombardamente
col
suo
imperturbabile
umorismo
.
«
Ghe
xe
qua
,
digo
,
ciò
,
el
Commissario
de
Porlezza
.
»
«
Oh
Dio
!
»
Il
sior
Zacomo
fece
atto
di
gettar
le
gambe
fuori
del
letto
.
«
Gnente
,
gnente
,
quieto
quieto
,
soto
soto
.
Andemo
in
Boglia
,
digo
,
ciò
,
per
quel
maledeto
toro
!
»
«
Oh
Dio
,
cossa
disela
,
che
a
sta
stagion
in
Boglia
no
ghe
xe
tori
!
Mi
sudo
tuto
!
»
«
No
fa
gnente
,
andemo
,
digo
,
a
veder
el
posto
,
ciò
,
dove
ch
'
el
gera
.
Ma
il
signor
Commissario
»
,
continuò
il
beffardo
avvocato
lasciando
un
linguaggio
che
troppo
lo
imbarazzava
,
«
Le
proibisce
assolutamente
di
venire
con
noi
,
per
le
sue
buone
ragioni
.
Le
proibisce
di
uscire
prima
del
nostro
ritorno
e
anzi
mi
ha
ordinato
di
portarle
via
gli
abiti
.
»
E
si
diede
a
raccogliere
rapidamente
gli
abiti
del
sior
Zacomo
,
gl
'
intimò
il
silenzio
in
nome
del
Commissario
,
pigliò
il
cappellone
a
cilindro
,
arraffò
la
mazza
di
canna
d
'
India
,
ordinò
al
disgraziato
di
dare
il
chiavistello
appena
uscito
lui
e
di
non
aprire
a
nessuno
,
di
non
parlare
a
nessuno
prima
del
ritorno
del
Commissario
e
tutto
in
nome
del
signor
Commissario
.
Poi
,
lasciatolo
più
morto
che
vivo
,
raggiunse
i
compagni
che
,
fruga
qua
e
fruga
là
,
avevano
scovato
un
lurido
vestito
della
Marianna
,
un
fazzolettone
rosso
,
una
gerla
e
una
bottiglia
di
anesone
triduo
.
«
Accidenti
!
»
,
fece
l
'
avvocato
,
quando
vide
la
roba
immonda
che
doveva
mettere
.
Il
suo
travestimento
andava
veramente
male
,
la
sottana
era
corta
,
il
fazzolettone
non
gli
nascondeva
abbastanza
la
faccia
,
ma
non
c
'
era
tempo
di
far
meglio
.
Invece
il
Pedraglio
,
cappellone
in
testa
e
canna
d
'
India
in
mano
,
riescì
un
sior
Zacomo
perfetto
.
L
'
avvocato
gli
fece
prendere
sotto
l
'
ascella
uno
scartafaccio
che
trovò
in
cucina
,
gl
'
insegnò
come
doveva
camminare
e
soffiare
.
Prese
per
ultimo
le
chiavi
della
cantina
,
due
chiavi
enormi
,
ne
diede
una
al
Pedraglio
e
una
ne
mise
in
tasca
per
due
possibili
pugni
,
uno
in
chiave
di
violino
,
disse
,
e
l
'
altro
in
chiave
di
basso
.
E
così
uscirono
,
il
prefetto
davanti
,
poi
il
finto
sior
Zacomo
che
soffiava
come
una
macchina
a
vapore
,
poi
la
finta
Marianna
con
la
gerla
.
Appena
furono
in
istrada
ecco
spuntar
la
Marianna
vera
di
ritorno
da
San
Mamette
con
un
fiasco
vuoto
.
Vista
,
tra
il
fosco
e
il
chiaro
,
la
tuba
del
padrone
,
diede
volta
e
via
a
gambe
.
«
Brutta
ladra
»
,
fece
il
prefetto
.
«
Benone
.
Il
travestimento
va
benone
.
»
In
cinque
minuti
furono
sulla
strada
di
Boglia
.
Il
prefetto
ridiscese
,
udì
persone
che
salivano
da
Albogasio
Superiore
discorrendo
di
gendarmi
e
di
guardie
,
andò
loro
incontro
,
domandò
che
ci
fosse
di
nuovo
.
Una
bagatella
.
Polizia
,
gendarmi
,
soldati
a
casa
Ribera
per
arrestare
don
Franco
Maironi
e
pare
anche
l
'
avvocato
V
.
,
perché
sapevano
che
ci
doveva
essere
e
hanno
molto
domandato
di
lui
.
Non
hanno
trovato
né
l
'
uno
né
l
'
altro
benché
le
guardie
di
finanza
sieno
state
di
piantone
intorno
alla
casa
fin
dalla
mezzanotte
.
Adesso
la
Polizia
perquisisce
tutte
le
case
di
Oria
ritenendo
che
i
due
sieno
scappati
per
il
tetto
.
Mentre
si
danno
queste
informazioni
al
prefetto
,
ecco
un
ragazzo
venir
di
corsa
dalla
parte
di
Albogasio
Superiore
.
Lo
fermano
.
«
I
gendarmi
!
»
,
dice
.
«
I
gendarmi
!
»
È
pallido
come
un
cencio
lavato
e
scappa
senza
saper
perché
,
non
gli
si
può
cavare
dove
questi
gendarmi
sieno
.
Arriva
una
donna
che
si
spiega
meglio
.
Quattro
guardie
di
finanza
e
quattro
gendarmi
sono
passati
in
questo
punto
dalla
piazza
di
Albogasio
Superiore
.
Pare
che
don
Franco
sia
stato
veduto
sulla
strada
di
Castello
.
Due
gendarmi
e
due
guardie
hanno
preso
la
strada
di
Boglia
.
Il
prefetto
rabbrividisce
.
«
Già
»
,
dice
qualcuno
.
«
La
strada
di
Boglia
per
tagliargli
il
passo
.
»
Questa
è
la
speranza
del
prefetto
,
che
gendarmi
e
guardie
abbiano
di
mira
il
solo
Franco
.
Egli
è
tanto
smilzo
,
tanto
alto
:
né
il
finto
Puttini
né
la
finta
Marianna
possono
dar
sospetto
di
esser
lui
.
Il
loro
destino
è
ormai
fuori
delle
sue
mani
mentre
per
Franco
egli
può
far
molto
ancora
.
Si
incammina
verso
Cressogno
,
confidando
che
a
Cressogno
Franco
arriverà
sano
e
salvo
se
i
gendarmi
non
ne
trovano
nuove
tracce
,
perché
lo
cercheranno
su
tutti
i
sentieri
che
da
Castello
menano
al
confine
e
non
mai
sulla
via
di
Cressogno
.
Pedraglio
e
l
'
avvocato
fecero
il
primo
tratto
di
strada
,
da
Albogasio
alle
stalle
di
Püs
,
strisciando
su
per
la
ripidissima
erta
come
gatti
,
a
passi
lunghi
e
cauti
.
L
'
avvocato
camminava
in
silenzio
,
l
'
altro
malediceva
continuamente
,
sottovoce
,
il
suo
vestiario
,
«
el
loder
d
'
on
cappel
»
che
gl
'
invischiava
la
fronte
d
'
unto
;
«
el
boia
d
'
un
marsinon
»
che
gli
puzzava
di
troppi
sudori
antichi
.
Sino
a
Püs
non
incontrarono
anima
nata
.
A
Püs
una
vecchia
uscì
tra
le
stalle
un
momento
dopo
ch
'
eran
passati
,
disse
stupefatta
:
«
Sü
per
de
chì
,
scior
Giacom
?
A
st
'
ora
?
»
.
L
'
avvocato
mormorò
:
«
Boffa
!
»
,
e
l
'
altro
si
mise
a
soffiar
«
apff
!
apff
!
»
come
un
mantice
.
«
Se
perd
el
fiaa
per
sti
strad
chì
,
cara
lü
»
,
disse
la
vecchia
.
Non
incontrarono
più
nessuno
fino
alla
Sostra
.
La
Sostra
è
una
stalla
a
mezza
montagna
,
circa
,
con
un
fienile
,
un
portico
e
una
cisterna
,
alquanto
in
disparte
dalla
strada
.
Quella
strada
è
la
più
dannata
che
sia
in
Valsolda
,
farebbe
cacciar
la
lingua
a
uno
stambecco
.
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
trafelati
,
grondanti
di
sudore
,
entrarono
un
momento
alla
Sostra
.
Anche
lì
silenzio
e
deserto
.
A
quella
altezza
si
respirava
già
un
'
aria
diversa
.
E
come
tutte
le
cime
all
'
intorno
erano
abbassate
!
E
come
il
lago
,
giù
nel
profondo
,
pareva
diventato
un
fiume
!
L
'
avvocato
guardava
su
amorosamente
alla
prima
cresta
del
Boglia
dove
cominciava
il
gran
bosco
dei
faggi
;
un
'
altra
mezz
'
ora
di
arrampicata
.
«
Andiamo
»
,
diss
'
egli
.
Ma
Pedraglio
che
aveva
nelle
gambe
la
memoria
dell
'
altra
gran
corsa
da
Loveno
ad
Oria
per
il
Passo
Stretto
,
chiese
di
sostare
un
altro
poco
e
si
mise
tranquillamente
a
sfogliar
lo
scartafaccio
del
Puttini
,
un
poema
fratesco
,
inedito
,
d
'
un
anonimo
cremonese
del
secolo
decimosettimo
.
«
Andiamo
!
»
,
ripeté
il
suo
compagno
dopo
un
paio
di
minuti
,
e
si
alzava
già
quando
udì
venir
gente
.
Ebbe
appena
il
tempo
di
dire
«
attento
!
»
e
di
voltar
le
spalle
per
non
lasciarsi
vedere
in
viso
.
Pedraglio
,
pur
ficcando
il
naso
nello
scartafaccio
,
vide
spuntar
sulla
strada
prima
due
guardie
di
finanza
e
poi
due
gendarmi
.
Avvertì
l
'
amico
sottovoce
,
non
batté
palpebra
.
Le
due
guardie
si
fermarono
.
Una
di
loro
salutò
:
«
Riverito
,
signor
Puttini
»
,
e
disse
ai
gendarmi
:
«
È
il
primo
deputato
politico
di
Albogasio
»
.
I
gendarmi
salutarono
pure
,
Pedraglio
si
levò
il
cappello
,
alzando
un
poco
lo
scartafaccio
.
Le
guardie
volevano
fare
un
po
'
di
fermata
ma
un
gendarme
intimò
loro
di
proseguire
e
quando
vide
incamminata
la
compagnia
venne
alla
Sostra
egli
stesso
.
Era
di
Ampezzo
e
parlava
italiano
benissimo
.
«
Tu
,
cane
,
non
mi
conosci
,
spero
»
,
pensò
Pedraglio
con
una
torbida
coscienza
della
sua
doppia
personalità
.
«
Lascia
fare
a
me
.
»
«
Signor
deputato
politico
»
,
disse
colui
,
«
avrebbe
veduto
stamattina
il
signor
Maironi
di
Oria
?
»
«
Io
?
Mai
più
.
Il
signor
Maironi
dorme
,
a
quest
'ora.»
«
E
Lei
dove
va
?
»
«
Vado
lì
su
quel
monte
,
su
quel
dannato
Boglia
lì
.
Vado
su
per
l
'
affar
del
toro
comunale
.
»
«
Bestia
»
,
pensò
l
'
avvocato
.
«
Comunale
me
lo
fa
diventare
!
»
Ma
passò
felicemente
anche
il
toro
comunale
.
Il
gendarme
,
un
muso
da
mastino
,
squadrò
bene
il
suo
interlocutore
in
viso
.
«
Lei
è
deputato
politico
»
,
diss
'
egli
insolentemente
,
«
e
porta
quella
roba
sul
viso
?
»
Pedraglio
si
prese
istintivamente
il
suo
piccolo
sottile
pizzo
nero
,
barba
reproba
da
liberale
.
«
Taglieremo
,
taglieremo
»
,
diss
'
egli
con
serietà
comica
.
«
Sì
signore
.
Va
sul
Boglia
anche
Lei
?
»
Il
gendarme
se
n
'
andò
duro
duro
senza
rispondergli
,
senza
udire
su
quale
ignominioso
patibolo
il
deputato
politico
lo
mandava
.
I
due
si
rallegrarono
a
vicenda
di
averla
scampata
bella
ma
riconobbero
che
il
giuoco
si
era
fatto
molto
serio
.
Adesso
bisognava
contare
con
le
guardie
che
conoscevano
bene
il
Puttini
,
e
saperne
stare
a
distanza
.
E
se
quel
mastino
di
gendarme
parlasse
della
barba
?
«
Su
su
»
,
fece
l
'
avvocato
,
«
teniamo
loro
dietro
e
se
li
vediamo
o
li
udiamo
tornar
giù
,
gambe
in
spalla
e
via
a
sinistra
verso
il
confine
.
»
Partito
disperato
,
quest
'
ultimo
,
perché
non
conoscevano
il
terreno
,
certo
familiare
alle
guardie
.
Il
mastino
dovette
sudare
e
ansar
troppo
dietro
ai
suoi
compagni
per
aver
poi
voglia
di
parlar
di
barbe
,
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
salendo
adagio
,
videro
il
nemico
guadagnar
la
cresta
del
monte
al
faggio
della
Madonnina
,
fermarvisi
alquanto
e
sparire
.
Il
gran
faggio
antico
che
portava
nel
tronco
una
immagine
della
Madonna
e
che
cedette
,
morendo
,
quest
'
onore
a
una
cappelletta
,
era
come
la
sentinella
del
gran
bosco
di
Boglia
,
il
soldato
posto
in
una
insellatura
della
cresta
a
spiar
il
pendio
precipitoso
,
il
lago
,
i
clivi
di
Valsolda
.
Il
venerabile
esercito
di
faggi
colossali
stava
tutto
raccolto
in
un
'
altra
conca
silenziosa
fra
l
'
erta
della
Colmaregia
,
i
facili
Dorsi
della
Nave
,
le
radici
rocciose
dei
Denti
di
Vecchia
o
Canne
d
'
Organo
e
l
'
altra
sella
del
Pian
Biscagno
fra
la
Colmaregia
e
il
Sasso
Grande
,
fronteggiante
le
profondità
della
Val
Colla
da
Lugano
a
Cadro
.
Una
lista
scoperta
,
erbosa
,
correva
fra
il
faggio
della
Madonnina
e
il
bosco
,
sull
'
orlo
della
cresta
.
I
due
fuggiaschi
pensarono
ai
casi
loro
.
Quale
partito
prendere
?
Cercar
il
sentiero
sotto
il
faggio
di
cui
aveva
parlato
la
guardia
salvatrice
,
o
entrar
nel
bosco
?
No
,
entrar
nel
bosco
non
conveniva
,
con
quella
selvaggina
che
vi
era
entrata
prima
.
Nel
bosco
avrebbero
trovato
un
palmo
di
foglie
secche
.
Era
impossibile
passarvi
senza
farsi
correre
addosso
tutti
i
segugi
che
vi
si
aggiravano
;
e
da
vicino
il
travestimento
non
poteva
servire
.
Prender
il
sentiero
?
Ce
n
'
era
più
d
'
uno
,
sotto
il
faggio
;
qual
era
il
buono
?
Pedraglio
maledisse
Franco
che
non
era
venuto
con
loro
.
Invece
l
'
avvocato
studiava
la
Colmaregia
che
si
poteva
salire
senza
entrare
nel
bosco
.
Egli
era
stato
due
volte
sulla
Colmaregia
,
il
superbo
,
sottile
vertice
erboso
del
Boglia
,
tagliato
per
metà
dalla
linea
di
confine
;
sapeva
ch
'
era
possibile
scendere
di
lassù
al
villaggio
svizzero
di
Brè
e
risolse
di
tentar
quella
via
.
Sulla
cresta
che
ascende
dal
faggio
della
Madonnina
verso
la
Colmaregia
non
si
vedeva
nessuno
.
La
punta
era
avvolta
nelle
nuvole
.
Pochi
passi
sotto
il
faggio
i
due
furono
colti
da
un
'
ondata
di
nebbia
che
venuta
su
per
un
versante
si
riversava
rapidamente
per
l
'
altro
,
una
nebbia
fredda
e
densa
,
un
«
Dio
fece
»
disse
V
.
Non
si
vedeva
niente
a
cinque
passi
.
Così
avvenne
che
,
presso
al
faggio
,
Pedraglio
andò
quasi
a
urtare
una
guardia
di
finanza
.
Era
uno
dei
quattro
e
aveva
la
consegna
di
sorvegliare
la
lista
scoperta
fra
la
cresta
del
monte
e
il
bosco
.
Visto
l
'
ometto
dal
cappellone
,
fece
:
«
In
Boglia
,
signor
...
?
»
.
L
'
avvocato
si
sbarazzò
immediatamente
della
gerla
.
Infatti
la
guardia
non
compié
la
frase
,
restò
un
momento
a
bocca
aperta
,
poi
esclamò
:
«
Come
?
»
.
L
'
avvocato
non
aspettò
altro
.
«
Così
»
,
diss
'
egli
placidamente
;
e
raccoltisi
sul
petto
i
due
pugni
in
uno
ne
menò
a
colui
nello
stomaco
una
terribile
puntata
che
lo
buttò
sul
prato
a
gambe
all
'
aria
.
Pedraglio
gli
saltò
subito
addosso
,
gli
strappò
la
carabina
.
«
Se
gridi
,
cane
,
ti
brucio
»
,
diss
'
egli
.
Ma
che
gridare
?
Con
un
pugno
di
V
.
nello
stomaco
non
c
'
era
,
per
un
quarto
d
'
ora
,
neanche
da
tirare
il
fiato
.
Infatti
l
'
uomo
pareva
morto
e
ci
volle
del
buono
perché
arrivasse
a
gemer
sottovoce
«
ahi
ahi
!
»
.
«
L
'
è
nient
,
l
'
è
nient
»
,
gli
diceva
V
.
con
la
solita
flemma
canzonatoria
.
«
Sono
scosse
che
fanno
bene
.
Vedrà
.
Lü
adess
el
se
drizza
in
pee
ben
polito
e
viene
con
noi
in
Colmaregia
.
Vedrà
come
va
bene
.
Non
ho
adoperato
questo
a
posta
.
»
E
gli
mostrò
la
chiave
.
«
Oh
che
pugno
!
»
,
gemeva
la
guardia
.
«
Oh
che
razza
di
pugno
!
»
«
La
salita
è
un
po
'
maledetta
»
,
riprese
l
'
avvocato
pigliando
la
carabina
dalle
mani
di
Pedraglio
.
«
Ma
noi
le
terremo
su
,
con
licenza
,
il
di
dietro
con
questo
affare
qui
.
A
questa
maniera
si
va
su
che
l
'
è
un
piacere
.
Poi
Lei
viene
giù
con
noi
a
Brè
.
La
carabina
gliela
portiamo
noi
.
Lei
,
per
compenso
,
ci
porta
una
piccola
gerla
.
Parli
polito
?
Andemm
,
marsch
!
»
Il
disgraziato
non
riusciva
a
mettersi
in
piedi
e
non
si
poteva
certo
lasciarlo
lì
a
rischio
che
poi
si
mettesse
a
chiamar
aiuto
.
«
Mincion
!
»
,
fece
Pedraglio
.
«
Ghet
daa
tropp
fort
!
»
V
.
rispose
che
gli
aveva
dato
un
pugno
da
donna
,
restituì
la
carabina
all
'
amico
e
ghermita
la
guardia
per
il
colletto
dell
'
uniforme
,
la
tirò
in
piedi
,
le
fece
imbracciare
la
gerla
.
«
Andem
,
lizòn
»
,
diss
'
egli
.
«
Poltronaccio
,
andiamo
!
»
Su
tra
il
nebbione
freddo
e
denso
,
su
,
su
.
L
'
erta
è
ripidissima
,
si
dura
fatica
a
piantar
la
punta
del
piede
fra
i
ciuffi
dell
'
erba
molle
,
si
sdrucciola
,
si
lavora
di
piedi
e
di
mani
,
ma
fa
niente
,
su
,
su
,
per
la
libertà
.
Su
tra
il
nebbione
,
invisibili
come
spiriti
,
prima
la
finta
Marianna
,
poi
la
guardia
che
soffia
e
geme
sotto
il
peso
della
gerla
,
poi
il
finto
sior
Zacomo
che
le
promette
le
belle
viste
e
la
urta
con
la
carabina
.
La
carabina
fa
miracoli
.
In
mezz
'
ora
i
tre
raggiungono
la
cresta
che
scende
verso
Bré
,
pochi
passi
sotto
il
cocuzzolo
.
Allora
siedono
sull
'
erba
e
giù
,
e
giù
a
precipizio
,
scivoloni
.
Si
mette
a
piovere
,
la
nebbia
si
dirada
,
ecco
in
fondo
,
tra
i
piedi
,
il
rosso
dei
boschi
cedui
.
Primo
vi
arriva
di
volo
il
venerabile
cappellone
del
sior
Zacomo
scaraventato
abbasso
da
Pedraglio
con
un
«
viva
l
'
Italia
!
»
mentre
scivola
a
braccetto
della
guardia
.
A
Bré
Pedraglio
fece
correre
tutto
il
paese
sparando
a
festa
la
carabina
,
distribuì
anesone
triduo
agli
uomini
e
mezz
'
once
alle
ragazze
,
domandò
al
curato
di
poter
appendere
in
chiesa
il
«
marsinon
»
per
grazia
ricevuta
,
si
attavolò
a
mangiare
con
la
guardia
,
gli
fece
predicar
dal
prete
il
perdono
dei
pugni
nello
stomaco
e
gli
diede
lettura
di
una
stanza
del
poema
fratesco
che
finiva
così
:
A
questo
punto
il
Padre
Lanternone
Disse
:
ho
mutato
ancor
io
opinione
.
Gli
dimostrò
che
se
aveva
mutato
un
Padre
Lanternone
poteva
mutar
anche
lui
e
lo
persuase
a
disertare
,
gli
fece
buttar
via
l
'
uniforme
e
indossare
il
«
marsinon
»
fra
le
risate
e
gli
applausi
.
Il
solo
che
non
rideva
era
l
'
avvocato
.
«
E
quel
povero
Maironi
?
»
,
diss
'
egli
.
Franco
non
attraversò
Castello
.
Giunto
alla
cappelletta
di
Rovajà
,
saltò
giù
per
il
sentiero
che
mena
alla
fontana
di
Caslano
,
raggiunse
la
stradicciuola
di
Casarico
,
si
mise
a
salir
per
quella
e
all
'
ultima
svolta
che
fa
sotto
Castello
,
dove
appare
la
chiesa
di
Puria
sotto
un
anfiteatro
di
dirupi
,
si
gittò
a
destra
nella
valle
per
un
sentiero
da
capre
,
ne
risalì
sotto
la
chiesa
di
Loggio
e
giunse
a
Villa
Maironi
senz
'
aver
incontrato
nessuno
.
Carlo
,
il
vecchio
servitore
che
gli
aperse
,
tramortì
,
quasi
,
dalla
commozione
e
gli
baciò
le
mani
.
In
quel
momento
c
'
era
il
medico
.
Franco
decise
di
attender
che
uscisse
e
intanto
confidò
al
vecchio
fedele
che
aveva
i
gendarmi
alle
calcagna
.
Il
dottor
Aliprandi
uscì
presto
e
Franco
,
sapendolo
patriota
,
si
confidò
anche
a
lui
,
poiché
gli
occorreva
mostrarsi
,
informarsi
dello
stato
della
nonna
.
L
'
Aliprandi
era
stato
chiamato
nella
notte
ed
era
venuto
dopo
la
partenza
del
prefetto
per
Oria
,
aveva
trovato
dell
'
agitazione
nervosa
,
una
terribile
paura
di
morire
ma
nessuna
malattia
.
Adesso
la
marchesa
pareva
tranquilla
.
Franco
si
fece
annunciare
e
fu
introdotto
dalla
cameriera
che
lo
guardò
con
ossequiosa
curiosità
e
uscì
dalla
camera
.
Le
imposte
socchiuse
della
camera
dove
la
marchesa
giaceva
a
letto
lasciavano
entrare
due
sole
oblique
lame
di
luce
grigia
che
non
giungevano
alla
faccia
supina
sul
guanciale
.
Franco
,
entrando
,
non
la
vide
,
udì
solo
la
nota
voce
dormigliosa
:
«
Sei
qui
,
Franco
?
»
«
Sì
,
addio
nonna
»
,
diss
'
egli
e
si
chinò
a
darle
un
bacio
.
La
maschera
di
cera
non
era
scomposta
;
lo
sguardo
aveva
però
qualche
cosa
di
vago
e
di
scuro
che
pareva
insieme
desiderio
e
sgomento
.
«
Muoio
,
sai
,
Franco
»
,
disse
la
marchesa
.
Franco
protestò
,
riferì
ciò
che
gli
aveva
detto
il
medico
.
La
nonna
lo
ascoltava
fissandolo
avidamente
,
cercando
di
leggergli
negli
occhi
se
il
medico
gli
avesse
proprio
detto
così
.
Poi
rispose
:
«
Non
fa
niente
.
Son
pronta
»
.
Dalla
nuova
espressione
dello
sguardo
e
della
voce
,
Franco
intese
perfettamente
che
la
nonna
era
pronta
a
vivere
altri
vent
'
anni
.
«
Mi
rincresce
della
tua
disgrazia
»
,
diss
'
ella
,
«
e
ti
perdono
tutto
.
»
Non
eran
parole
di
perdono
che
Franco
si
aspettava
da
lei
.
Egli
credeva
esser
venuto
a
portarlo
il
perdono
,
e
non
a
riceverlo
.
Confortata
,
rassicurata
,
la
marchesa
di
ogni
giorno
ricompariva
poco
a
poco
sotto
la
marchesa
di
un
'
ora
.
Voleva
bene
acquistar
la
pace
ma
come
un
sordido
avaro
tentato
da
qualche
cupidigia
,
che
spremendosi
dolorosamente
dal
pugno
il
prezzo
del
suo
piacere
cerca
trattenersene
fra
le
unghie
quanto
può
.
In
altri
momenti
Franco
avrebbe
scattato
,
avrebbe
respinto
sdegnosamente
quel
perdono
;
ora
,
con
la
dolce
Maria
nel
cuore
,
non
poteva
essere
così
.
Aveva
però
notato
che
la
nonna
si
era
rivolta
,
col
suo
perdono
,
a
lui
solo
.
Questo
no
,
non
glielo
poteva
permettere
.
«
Mia
moglie
,
lo
zio
di
mia
moglie
ed
io
abbiamo
sofferto
molto
»
,
diss
'
egli
,
«
prima
dell
'
ultima
sventura
;
e
adesso
abbiamo
perduto
tutta
la
nostra
consolazione
.
Lo
zio
Ribera
lo
metto
fuori
di
causa
;
davanti
a
lui
bisogna
che
ci
inchiniamo
,
tu
,
io
,
tutti
;
ma
se
mia
moglie
ed
io
abbiamo
delle
colpe
verso
di
te
,
perdoniamoci
a
vicenda
.
»
Era
un
boccone
amaro
;
la
marchesa
lo
trangugiò
e
tacque
.
Benché
non
vedesse
più
la
morte
al
suo
capezzale
aveva
però
nel
cuore
lo
sgomento
dell
'
Apparizione
e
di
certe
parole
del
prefetto
che
l
'
aveva
confessata
.
«
Farò
testamento
»
,
diss
'
ella
,
«
e
desidero
che
tu
sappia
che
tutta
la
roba
Maironi
sarà
per
te
.
»
Ah
marchesa
,
marchesa
!
Misera
,
gelida
creatura
!
Credeva
ella
di
aver
comperato
la
pace
con
questo
?
Qui
veramente
aveva
sbagliato
anche
il
prefetto
perché
il
consiglio
di
far
questa
dichiarazione
al
nipote
gliel
'
aveva
dato
egli
,
buon
galantuomo
ma
privo
di
tatto
,
incapace
di
comprendere
l
'
alto
animo
di
Franco
.
A
Franco
l
'
idea
che
si
potesse
credere
esser
egli
venuto
per
interesse
,
riuscì
intollerabile
.
«
No
no
»
,
esclamò
fremendo
tutto
e
temendo
del
proprio
sangue
focoso
,
«
no
no
,
non
mi
lasciar
niente
!
Basta
che
tu
faccia
pagare
i
miei
interessi
a
Oria
.
La
roba
Maironi
,
nonna
,
lasciala
all
'
Ospitale
Maggiore
.
Ho
paura
che
i
miei
vecchi
abbiano
sbagliato
a
tenerla
!
»
La
nonna
non
ebbe
tempo
di
rispondere
perché
fu
picchiato
all
'
uscio
.
Entro
il
prefetto
e
fece
che
Franco
pigliasse
congedo
per
non
stancare
l
'
ammalata
.
«
Bisogna
sbrigarsi
!
»
,
diss
'
egli
,
fuori
.
«
Qui
hai
fatto
più
che
il
tuo
dovere
.
Lo
sanno
in
troppi
,
oramai
,
che
sei
qui
e
i
gendarmi
possono
capitare
da
un
momento
all
'
altro
.
Ho
combinato
tutto
coll
'
Aliprandi
.
L
'
Aliprandi
suppone
che
per
la
marchesa
ci
sia
bisogno
di
un
consulto
,
piglia
la
gondola
di
casa
e
va
a
Lugano
per
cercar
un
medico
.
I
due
barcaiuoli
sarete
Carlo
e
tu
.
Piove
.
Ci
sono
i
mantelli
di
tela
incerata
col
cappuccio
.
Mettete
quelli
e
tu
sta
a
poppa
.
Adesso
ti
tagliamo
il
pizzo
;
col
cappuccio
in
testa
sfido
a
riconoscerti
.
Sei
sicuro
.
Forse
non
vi
faranno
neanche
approdare
alla
Ricevitoria
.
A
ogni
modo
non
ti
riconosceranno
.
Se
c
'
è
da
parlare
,
parla
Carlino
.
»
L
'
idea
era
buona
.
La
gondola
della
marchesa
era
sempre
guardata
dagli
agenti
dell
'
Austria
con
grande
rispetto
come
se
portasse
un
uovo
dell
'
aquila
dalle
due
teste
;
anche
quando
ritornava
da
Lugano
non
si
faceva
approdare
alla
Ricevitoria
che
pro
forma
.
La
gondola
uscì
dalla
darsena
dopo
le
otto
.
Le
nebbie
delle
alte
cime
erano
calate
sul
lago
e
pioveva
.
Triste
triste
giorno
,
triste
triste
viaggio
!
Né
Franco
,
né
il
domestico
,
né
l
'
Aliprandi
parlarono
mai
.
Passarono
San
Mamette
e
Casarico
.
Ecco
tra
i
vapori
,
oltre
gli
ulivi
di
Mainè
,
le
bianche
mura
della
dimora
di
Ombretta
.
Gli
occhi
di
Franco
si
riempirono
di
lagrime
.
«
No
,
cara
»
,
egli
pensa
,
«
no
,
amore
,
no
,
vita
,
tu
non
sei
là
dentro
e
sia
benedetto
il
Signore
,
che
mi
dice
di
non
credere
questa
cosa
orribile
!
»
Poche
remate
ancora
ed
ecco
la
casetta
del
tempo
felice
,
delle
ore
amare
,
della
sventura
;
la
finestra
della
stanza
dove
Luisa
si
perde
in
un
dolore
tenebroso
,
la
loggia
dove
passerà
quind
'
innanzi
solo
le
sue
giornate
il
vecchio
zio
Piero
,
l
'
uomo
giusto
che
discende
silenziosamente
,
tribolato
e
stanco
,
verso
la
tomba
.
Franco
vorrebbe
pur
sapere
cosa
è
successo
dopo
la
sua
partenza
,
se
lo
zio
,
se
Luisa
hanno
avuto
molestie
dalla
Polizia
.
Guarda
,
guarda
,
non
vede
persona
viva
né
sulla
terrazza
né
in
giardinetto
né
alle
finestre
della
loggia
;
tutto
è
silenzioso
,
tutto
è
tranquillo
.
Cessa
di
remare
,
vorrebbe
vedere
qualche
segno
di
vita
.
Il
dottor
Aliprandi
apre
lo
sportello
di
poppa
del
felze
e
lo
supplica
di
remare
,
di
non
tradirsi
.
In
quel
momento
la
Leu
si
affaccia
alla
ringhiera
del
giardinetto
con
un
vassoio
in
mano
,
guarda
la
gondola
,
entra
in
loggia
.
Dunque
lo
zio
Piero
è
in
loggia
,
quello
è
il
solito
bicchier
di
latte
che
gli
portano
,
nulla
dev
'
essere
successo
.
Franco
torna
a
remare
e
il
dottor
Aliprandi
chiude
lo
sportello
.
Passa
il
giardinetto
,
passano
le
case
di
Oria
,
la
gondola
piega
all
'
approdo
della
Ricevitoria
.
Il
Biancòn
,
che
sta
pescando
alle
tinche
,
con
l
'
ombrello
,
vede
la
gondola
,
abbandona
le
sue
lenze
,
e
viene
ad
ossequiare
la
marchesa
.
Ma
trova
invece
il
dottor
Aliprandi
il
quale
lo
turba
tanto
con
le
cattive
notizie
della
dama
ch
'
egli
sente
il
bisogno
di
chiamare
anche
la
sua
Peppina
e
di
parteciparle
la
cosa
;
e
la
Peppina
,
poveretta
,
recita
sotto
l
'
ombrello
del
suo
Carlascia
una
piccola
commedia
d
'
intenerimento
.
Marito
e
moglie
eccitano
l
'
Aliprandi
a
far
presto
,
a
ritornar
presto
.
Il
bestione
gli
permette
di
filar
dritto
,
al
ritorno
,
da
Gandria
a
Cressogno
e
il
dottore
si
volta
a
Franco
,
dice
:
«
Andiamo
!
»
.
Franco
ha
assistito
impassibile
al
colloquio
,
con
le
mani
sul
remo
,
sperando
apprender
qualche
cosa
de
'
suoi
amici
e
di
casa
sua
;
ma
nessuno
ha
fiatato
di
Polizia
né
d
'
arresti
né
di
fughe
come
se
casa
Ribera
fosse
nella
China
.
La
gondola
indietreggia
lentamente
dall
'
approdo
,
gira
la
prora
verso
Gandria
,
si
allontana
,
sfuma
oltre
il
confine
,
nella
nebbia
.
Alla
riva
di
Lugano
il
dottor
Aliprandi
aperse
lo
sportello
e
fece
entrare
Franco
.
Si
conoscevano
poco
ma
si
abbracciarono
come
fratelli
.
«
Quando
verrà
l
'
ora
delle
cannonate
»
,
disse
l
'
Aliprandi
,
«
ci
sarò
anch
'io.»
Convennero
di
congedarsi
lì
e
che
Franco
uscisse
prima
,
solo
,
perché
Lugano
era
piena
di
spie
e
il
dottore
doveva
pure
usare
certi
riguardi
.
Il
dottore
non
aveva
fretta
,
del
resto
;
gli
premeva
più
di
trovar
un
barcaiuolo
che
un
medico
.
Franco
si
tirò
il
cappuccio
sugli
occhi
e
scese
a
terra
,
andò
all
'
albergo
della
Corona
.
Alcune
ore
più
tardi
,
quando
la
gondola
era
ripartita
,
egli
usci
in
cerca
di
valsoldesi
per
avere
notizie
,
si
avviò
alla
farmacia
Fontana
e
incontrò
sotto
i
portici
i
suoi
amici
che
uscivano
appunto
dalla
farmacia
insieme
a
un
vecchio
.
Gli
saltarono
al
collo
,
piansero
di
commozione
.
Erano
andati
anche
loro
a
cercar
notizie
.
Alla
farmacia
si
diceva
che
Franco
fosse
stato
arrestato
.
Che
gioia
di
trovarlo
e
che
gioia
di
sentirsi
terra
libera
sotto
i
piedi
!
Mi
sia
permesso
di
ricordare
il
vecchio
che
accompagnava
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
bizzarra
figura
del
piccolo
mondo
antico
luganese
,
artista
e
degno
che
un
altro
artista
,
passandogli
così
vicino
,
gli
renda
onore
.
Egli
era
un
tal
Sartorio
,
pittore
,
poeta
e
suonatore
di
chitarra
,
che
a
quei
tempi
si
vedeva
spesso
balenar
qua
e
là
per
le
oscure
vie
di
Lugano
con
la
sua
bella
barba
bianca
,
con
il
suo
cappello
bianco
tirato
sull
'
occhio
destro
,
con
il
suo
nobile
abito
nero
e
il
fiore
all
'
occhiello
.
Poverissimo
ma
pulitissimo
,
cavaliere
con
le
dame
e
con
le
pedine
,
pronto
sempre
a
un
'
anacreontica
e
a
una
chitarrinata
,
adoratore
della
propria
città
,
egli
viveva
di
pane
,
formaggio
e
acqua
,
fiutava
e
rincorreva
i
forestieri
per
far
loro
gli
onori
di
Lugano
,
era
sempre
pieno
di
queste
faccende
,
sempre
in
moto
fra
Villa
Ciani
,
l
'
Hôtel
du
Parc
e
Villa
Chialiva
.
L
'
Hôtel
du
Parc
era
per
lui
l
'
ottava
meraviglia
del
mondo
.
Aveva
aiutato
a
inaugurarlo
e
se
ne
compiaceva
assai
,
godeva
particolarmente
citare
,
col
suo
classico
accento
luganese
,
la
strimpellata
e
la
lirica
ispirategli
dalla
sala
da
pranzo
:
«
ca
l
'
è
poeu
quand
ca
ga
disi
:
Le
trombe
squillano
Nel
gran
salone
,
Ai
suoni
accordisi
Questa
canzone
.
Ora
egli
si
era
spontaneamente
accompagnato
a
Pedraglio
e
a
V
.
che
gli
avevan
narrata
la
loro
fuga
.
Li
aveva
condotti
lui
alla
farmacia
Fontana
per
cercarvi
notizie
di
Franco
.
«
Come
?
»
,
diss
'
egli
dopo
l
'
incontro
.
«
È
questo
il
Loro
amico
?
Sfuggito
anche
lui
agli
artigli
dell
'
aquila
rapace
di
Asburgo
?
Benissimo
!
Benissimo
!
Ho
fatto
anni
sono
,
per
altri
lombardi
fuggiti
qua
dopo
la
rivoluzione
di
Vall
'
Intelvi
,
un
'
ode
ca
l
'
era
minga
mal
.
Ho
descritto
,
neh
,
la
loro
fuga
per
la
Val
Mara
,
la
calata
a
Maroggia
,
l
'
arrivo
a
Lugano
,
ca
l
'
è
poeu
quand
ca
ga
disi
:
O
baldi
figli
di
Lombardia
,
V
'
apre
le
braccia
Lugano
mia
.
È
una
cosetta
che
va
benissimo
anche
per
Loro
.
Adesso
corro
a
prender
la
chitarra
e
poi
gliela
faccio
sentire
all
'albergo.»
«
Madonna
!
»
,
fece
Pedraglio
.
PARTE
TERZA
1
.
Il
savio
parla
Non
una
ma
tre
primavere
erano
passate
dopo
quell
'
autunno
del
1855
senza
la
fioritura
d
'
armi
e
di
stendardi
che
gl
'
italiani
aspettavano
sulle
rive
del
Ticino
.
Nel
febbraio
del
1859
si
era
sicuri
che
non
sarebbe
passata
così
la
quarta
.
Grandi
avvenimenti
,
annunciati
debitamente
da
una
splendida
cometa
,
erano
in
cammino
.
Correvano
nelle
viscere
del
mondo
antico
fremiti
e
scricchiolii
sordi
,
come
nelle
viscere
d
'
un
fiume
gelato
alla
vigilia
dello
sgelo
.
Il
freddo
mortale
,
il
silenzio
pauroso
di
dieci
anni
erano
per
passare
portati
via
in
un
fragor
d
'
urti
e
di
rovine
da
correnti
nuove
,
calde
,
brillanti
.
Il
Carlascia
faceva
lo
spaccone
e
parlava
alle
sue
guardie
,
che
tacevano
,
di
una
prossima
passeggiata
militare
a
Torino
.
Il
signor
Giacomo
Puttini
non
s
'
era
più
riavuto
bene
dal
colpo
di
quella
mattina
,
dal
tradimento
dell
'
avvocato
,
dalla
fine
tragica
del
cappellone
e
dalla
fine
comica
del
«
marsinon
»
,
aveva
perduto
ogni
stima
per
i
patrioti
.
Appunto
nel
febbraio
del
'59
il
Paolin
,
tedescone
,
gli
parlava
alla
farmacia
di
S
.
Mamette
delle
pazze
speranze
dei
liberali
.
«
No
,
signor
Paolo
riveritissimo
»
,
gli
disse
l
'
ometto
.
«
Mi
son
nato
soto
San
Marco
,
gran
santo
;
go
visto
i
franzesi
,
bona
zente
;
adesso
vedo
i
tedeschi
,
lassemo
star
,
podaria
vederghene
anca
dei
altri
ma
i
birbanti
,
La
me
creda
,
i
birbanti
no
pol
trionfar
.
»
Il
dottor
Aliprandi
era
già
in
Piemonte
.
Un
vecchio
sott
'
ufficiale
di
Napoleone
che
abitava
a
Puria
si
rimetteva
segretamente
in
ordine
l
'
uniforme
con
l
'
idea
di
presentarsi
all
'
imperatore
dei
francesi
quando
venisse
in
Italia
.
Il
curato
di
Castello
,
Introini
,
quando
incontrava
don
Giuseppe
Costabarbieri
,
gli
ricordava
la
canzone
del
1796
che
don
Giuseppe
aveva
tirata
fuori
nel
1848
e
poi
nascosta
da
capo
:
Stare
nostre
crante
ulane
Qua
fenute
d
'
Ungheria
,
Ma
franzose
crante
...
!
Fato
tuti
scappar
fia
!
E
don
Giuseppe
,
tutto
spaventato
:
«
Citto
,
citto
,
citto
!
»
Intanto
sui
pendii
di
Valsolda
fiorivano
pacificamente
le
viole
come
se
nulla
fosse
.
La
sera
del
venti
febbraio
Luisa
ne
portò
un
mazzolino
in
Camposanto
.
Ella
vestiva
ancora
a
lutto
,
era
terrea
,
macilenta
,
aveva
gli
occhi
più
grandi
e
molti
fili
d
'
argento
in
testa
.
Pareva
che
dal
giorno
della
sua
sventura
fossero
passati
vent
'
anni
.
Uscita
dal
Camposanto
si
avviò
verso
Albogasio
e
si
accompagnò
ad
alcune
donne
di
Oria
che
andavano
a
dire
il
rosario
alla
parrocchia
.
Non
pareva
più
lo
spettro
cupo
che
aveva
posato
le
viole
sopra
la
fossa
di
Maria
.
Parlò
serena
,
ilare
quasi
,
con
l
'
una
e
con
l
'
altra
,
domandò
di
una
bestia
malata
,
accarezzò
e
lodò
una
bambina
che
andava
al
rosario
con
la
nonna
,
le
raccomandò
di
stare
tranquilla
in
chiesa
come
sempre
vi
stava
la
sua
Maria
.
Disse
questo
e
nominò
Maria
quietamente
,
mentre
quelle
donne
rabbrividivano
e
anche
stupivano
perché
adesso
Luisa
non
andava
in
chiesa
mai
.
Domandò
a
una
ragazza
se
i
giovanotti
pensassero
,
come
al
solito
,
di
recitare
,
se
recitasse
anche
suo
fratello
;
udito
che
sì
,
offerse
aiuto
per
i
costumi
.
Si
accomiatò
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
e
nello
scender
soletta
la
Calcinera
riprese
il
viso
di
spettro
.
Andava
a
Casarico
,
dai
Gilardoni
,
sposi
da
tre
anni
.
La
felicità
del
professore
,
la
sua
adorazione
per
Ester
vorrebbero
un
poema
.
Lo
zio
Piero
diceva
di
lui
ch
'
era
diventato
ebete
.
Ester
temeva
che
diventasse
ridicolo
e
non
gli
permetteva
,
quando
c
'
era
gente
,
di
prender
davanti
a
lei
certe
pose
estatiche
.
La
sola
persona
per
la
quale
non
valesse
questa
proibizione
era
Luisa
.
Ma
di
Luisa
il
Gilardoni
aveva
un
certo
riguardo
;
ella
era
sempre
per
lui
un
essere
sovrumano
;
al
rispetto
per
la
persona
s
'
era
aggiunto
il
rispetto
per
il
dolore
e
in
presenza
di
lei
egli
teneva
sempre
un
contegno
riguardoso
.
Da
due
anni
,
circa
,
Luisa
andava
a
casa
Gilardoni
quasi
ogni
sera
e
,
se
qualche
cosa
poteva
turbare
la
pace
degli
sposi
,
erano
queste
visite
.
Esse
avevano
infatti
un
motivo
strano
e
antipatico
a
Ester
;
ma
Ester
aveva
un
tale
affetto
per
l
'
amica
sua
,
una
tale
pietà
della
sua
sventura
e
si
sentiva
fitto
nel
cuore
un
tal
rammarico
di
non
aver
fatto
più
attenzione
a
Maria
nel
giorno
terribile
,
che
non
osava
opporsi
risolutamente
ai
desideri
di
lei
né
distogliere
suo
marito
dall
'
accondiscendervi
.
Espresse
a
Luisa
la
sua
disapprovazione
,
la
pregò
di
volere
almeno
tener
segreto
ciò
che
faceva
di
sera
nello
studio
del
professore
;
non
andò
più
oltre
.
Il
professore
,
invece
,
sarebbe
stato
felice
di
questi
convegni
ma
soffriva
del
dispiacere
di
Ester
.
Era
già
notte
quando
Luisa
suonò
alla
porticina
di
casa
Gilardoni
.
Fu
Ester
che
le
aperse
.
Luisa
non
rispose
al
suo
saluto
che
le
parve
imbarazzato
,
la
guardò
soltanto
e
quando
fu
nel
salottino
terreno
dove
Ester
soleva
passar
le
sue
serate
,
l
'
abbracciò
tanto
appassionatamente
che
l
'
altra
si
mise
a
piangere
.
«
Abbi
pazienza
»
,
le
disse
Luisa
.
«
Non
mi
resta
che
questo
»
.
Ester
si
provò
a
confortarla
,
a
dirle
che
si
avvicinava
per
lei
un
tempo
migliore
,
la
riunione
con
suo
marito
.
Fra
pochi
mesi
la
Lombardia
sarebbe
libera
,
Franco
ritornerebbe
a
casa
.
E
allora
...
allora
...
Potrebbero
succedere
tante
cose
...
Potrebbe
ritornare
anche
Maria
!
Luisa
diede
un
balzo
,
le
afferrò
le
mani
.
«
No
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Non
dire
questa
cosa
!
Mai
!
mai
!
Son
tutta
sua
!
Son
tutta
di
Maria
!
»
Ester
non
poté
replicare
perché
,
frettoloso
e
sorridente
,
entrò
il
professore
.
Egli
vide
che
sua
moglie
aveva
gli
occhi
bagnati
di
lagrime
e
che
Luisa
pareva
sovreccitata
.
Salutò
mogio
mogio
e
sedette
in
silenzio
accanto
a
Ester
,
immaginando
che
avessero
parlato
del
solito
argomento
spiacevole
a
sua
moglie
.
Questa
avrebbe
voluto
mandarlo
via
,
riprendere
il
discorso
con
Luisa
,
ma
non
osò
farlo
.
Luisa
fremeva
contro
quella
immagine
di
futuro
pericolo
che
di
quando
in
quando
le
si
era
affacciata
confusamente
all
'
anima
,
che
aveva
sempre
cacciata
con
orrore
prima
di
considerarla
,
e
che
ora
,
per
le
parole
dell
'
amica
sua
,
le
risorgeva
davanti
scoperta
e
netta
.
Dopo
un
lungo
,
penoso
silenzio
,
Ester
sospirò
e
le
disse
sottovoce
:
«
Va
'
pure
,
sai
.
Andate
pure
»
.
Luisa
ebbe
un
impeto
di
gratitudine
,
s
'
inginocchiò
davanti
all
'
amica
sua
,
le
posò
il
capo
in
grembo
.
«
Sai
»
,
diss
'
ella
,
«
io
non
credo
più
in
Dio
.
Prima
credevo
che
ci
fosse
un
Dio
cattivo
,
adesso
non
credo
più
che
esista
;
ma
se
vi
fosse
il
Dio
buono
nel
quale
credi
tu
,
non
potrebbe
condannare
una
madre
che
ha
perduto
la
sua
unica
figliuola
e
cerca
persuadersi
che
una
parte
di
lei
vive
ancora
!
»
Ester
non
rispose
.
Quasi
ogni
sera
,
da
due
anni
,
suo
marito
e
Luisa
evocavano
la
bambina
morta
.
Il
professore
Gilardoni
,
strano
miscuglio
di
libero
pensatore
e
di
mistico
,
aveva
letto
con
moltissimo
interesse
le
cose
meravigliose
che
si
raccontavano
delle
sorelle
americane
Fox
,
degli
esperimenti
di
Eliphas
Levi
,
aveva
seguito
il
movimento
spiritista
propagatosi
rapidamente
in
Europa
come
una
mania
che
prendeva
le
teste
e
le
tavole
.
Ne
aveva
parlato
a
Luisa
,
e
Luisa
,
invasa
,
acciecata
dall
'
idea
di
poter
sapere
se
la
sua
bambina
esistesse
ancora
e
,
posto
che
esistesse
,
di
aver
qualche
comunicazione
con
lei
,
non
vedendo
altro
in
tutto
il
meraviglioso
dei
fatti
e
lo
strano
delle
teorie
che
questo
punto
lucente
,
lo
aveva
supplicato
di
tentar
qualche
esperimento
con
Ester
e
con
lei
.
Ester
non
credeva
in
fatto
di
soprannaturale
che
alla
dottrina
cristiana
.
Non
pigliò
quindi
la
cosa
sul
serio
e
acconsentì
subito
a
posar
le
mani
sopra
un
tavolino
insieme
all
'
amica
e
al
marito
,
il
quale
,
dal
canto
suo
,
mostrava
un
gran
zelo
,
una
gran
fede
di
riuscire
.
I
primi
esperimenti
non
riuscirono
.
Ester
,
molto
annoiata
,
avrebbe
voluto
che
si
rinunciasse
a
continuare
;
ma
una
sera
il
tavolino
,
dopo
venti
minuti
di
aspettazione
,
si
chinò
lentamente
da
un
lato
alzando
un
piede
in
aria
,
si
riabbassò
,
tornò
ad
alzarsi
,
con
grande
sgomento
di
Ester
,
con
gran
gioia
del
professore
e
di
Luisa
.
La
sera
dopo
bastarono
cinque
minuti
a
farlo
muovere
.
Il
professore
gl
'
insegnò
l
'
alfabeto
e
tentò
un
'
evocazione
.
Il
tavolino
rispose
battendo
il
piede
a
terra
secondo
l
'
alfabeto
suggeritogli
.
Lo
spirito
evocato
diede
il
suo
nome
:
Van
Helmont
.
Ester
tremava
di
paura
come
una
foglia
,
il
professore
tremava
di
commozione
,
voleva
far
sapere
a
Van
Helmont
che
aveva
in
biblioteca
le
sue
opere
,
ma
Luisa
lo
scongiurò
di
chiedergli
dove
fosse
Maria
.
Van
Helmont
rispose
:
«
Vicina
»
.
Allora
Ester
,
pallida
come
un
cadavere
,
si
alzò
protestando
che
non
voleva
continuare
.
Né
le
suppliche
né
le
lagrime
di
Luisa
valsero
a
persuaderla
.
Era
peccato
,
era
peccato
!
Ester
non
aveva
un
sentimento
religioso
profondo
,
ma
paura
del
diavolo
e
dell
'
inferno
sì
,
molto
.
Per
parecchio
tempo
non
fu
possibile
ricominciare
le
sedute
.
Ella
ne
aveva
orrore
e
suo
marito
non
osava
contraddirla
.
Fu
Luisa
che
a
forza
di
scongiuri
ottenne
una
transazione
.
Le
sedute
ricominciarono
ma
Ester
non
vi
prese
parte
più
.
Non
volle
neanche
sapere
cosa
vi
accadesse
.
Solamente
,
quando
vedeva
sua
marito
preoccupato
,
distratto
,
gli
gittava
un
'
allusione
crucciosa
alle
pratiche
segrete
dello
studio
.
Allora
egli
si
affliggeva
,
offriva
di
desistere
,
ed
era
Ester
che
si
sentiva
debole
di
fronte
a
Luisa
.
Poiché
,
indirettamente
,
aveva
capito
che
Luisa
credeva
di
comunicare
con
lo
spirito
della
bambina
.
Ella
le
aveva
detto
una
volta
:
«
Domani
sera
non
vengo
perché
Maria
non
vuole
»
.
E
un
'
altra
volta
:
«
Vado
a
Looch
perché
Maria
vuole
un
fiore
dalla
Nonna
»
.
A
Ester
pareva
incredibile
che
una
testa
lucida
e
forte
come
quella
si
smarrisse
così
.
Comprendeva
in
pari
tempo
la
difficoltà
immensa
di
persuaderla
con
le
buone
e
la
crudeltà
di
opporsele
con
le
cattive
.
Il
professore
accese
una
candela
e
salì
,
seguito
da
Luisa
,
nello
studio
.
Noi
conosciamo
lo
studiolo
simile
a
una
cabina
di
bastimento
,
con
gli
scaffali
pieni
di
libri
,
il
caminetto
,
la
finestra
che
guarda
il
lago
,
la
poltrona
dove
Maria
s
'
era
addormentata
la
notte
di
Natale
.
Adesso
v
'
era
di
più
,
fra
il
caminetto
e
la
finestra
,
un
piccolo
tavolino
rotondo
con
un
sol
piede
tripartito
a
un
palmo
da
terra
.
«
Mi
rincresce
molto
»
,
disse
il
Gilardoni
,
entrando
,
«
di
far
tanto
dispiacere
a
Ester
.
»
Posò
il
lume
sulla
scrivania
e
invece
di
disporre
,
secondo
il
solito
,
il
tavolino
e
le
sedie
,
andò
a
guardar
dalla
finestra
il
chiaror
vago
dell
'
acqua
e
dei
cielo
nelle
ombre
della
notte
.
Luisa
rimase
immobile
e
subito
egli
si
voltò
bruscamente
come
avesse
sentito
per
virtù
magnetica
l
'
angoscia
di
lei
.
Gliela
vide
spaventosa
in
faccia
,
intese
ch
'
ella
lo
credeva
risoluto
di
troncare
mentre
ne
aveva
solamente
avuta
la
tentazione
e
le
prese
,
commosso
,
le
mani
,
le
disse
che
Ester
era
tanto
buona
,
che
l
'
amava
tanto
,
che
né
lui
né
lei
avrebbero
mai
voluto
recarle
volontariamente
un
'
afflizione
.
Luisa
non
rispose
ma
il
professore
durò
fatica
a
impedire
che
gli
baciasse
la
mano
.
Mentre
egli
collocava
in
mezzo
alla
stanza
il
tavolino
e
le
due
sedie
,
ella
sedette
sulla
poltrona
,
come
oppressa
.
«
Ecco
»
,
fece
il
professore
.
Luisa
si
levò
di
tasca
e
gli
tese
una
lettera
.
«
Ho
tanto
bisogno
di
Maria
e
di
Lei
,
stasera
!
»
,
diss
'
ella
«
Legga
,
è
di
Franco
.
Può
cominciare
dalla
quarta
pagina
.
»
Il
professore
non
intese
queste
ultime
parole
,
si
accostò
al
lume
e
lesse
ad
alta
voce
:
Torino
,
18
febbraio
1859
.
Luisa
mia
,
Sai
che
non
mi
hai
scritto
da
quindici
giorni
?
«
Questo
lo
può
saltare
»
,
interruppe
Luisa
,
ma
poi
si
corresse
.
«
No
,
legga
pure
,
è
meglio
.
»
Il
professore
continuò
:
Ecco
la
terza
lettera
che
io
ti
mando
dopo
ricevuta
la
tua
del
6
.
Sono
stato
forse
,
nella
prima
,
troppo
vivace
e
ti
ho
ferita
.
Benedetto
temperamento
il
mio
,
che
non
solo
mi
fa
dire
parole
troppo
vivaci
quando
il
sangue
mi
si
riscalda
,
ma
me
le
fa
anche
scrivere
!
E
benedetto
sangue
che
a
trentadue
anni
suonati
si
riscalda
come
a
ventidue
!
Perdonami
,
Luisa
,
e
permettimi
di
ritornare
sull
'
argomento
onde
riprendermi
quelle
parole
che
hanno
potuto
offenderti
.
Adesso
non
si
discorre
più
né
di
tavolini
né
di
spiriti
,
non
si
discorre
che
di
diplomazie
e
di
guerra
;
ma
gli
anni
scorsi
se
ne
parlò
moltissimo
e
parecchie
persone
che
io
stimo
e
onoro
ci
credevano
.
Di
alcune
so
positivamente
che
erano
illuse
ma
non
ho
mai
dubitato
,
quando
mi
riferivano
conversazioni
avute
con
gli
spiriti
,
della
loro
buona
fede
.
Pare
che
l
'
immaginazione
,
eccitata
,
possa
far
udire
e
vedere
come
reale
ciò
che
non
è
.
Ma
io
voglio
credere
che
nel
tuo
caso
non
v
'
inganni
l
'
immaginazione
,
che
il
vostro
tavolino
si
muova
e
si
esprima
davvero
come
dici
.
Ho
avuto
torto
di
metter
questo
in
dubbio
,
lo
confesso
,
poiché
tu
sei
talmente
sicura
di
non
ingannarti
e
poiché
conosco
abbastanza
l
'
onestà
del
professor
Gilardoni
.
Ma
vi
è
poi
per
me
una
questione
di
sentimento
.
Io
so
che
la
mia
dolce
Maria
vive
con
Dio
,
io
ho
la
speranza
di
andare
un
giorno
,
con
altre
anime
a
me
care
,
dov
'
ella
è
.
Se
mi
comparisse
spontaneamente
,
se
udissi
,
senz
'
averla
chiamata
,
il
suono
della
sua
voce
viva
e
vera
,
forse
non
potrei
sopportare
una
gioia
così
grande
;
chiamarla
,
costringerla
di
venire
non
vorrei
mai
.
Mi
ripugna
,
è
contrario
a
quel
senso
di
venerazione
che
ho
per
un
Essere
tanto
più
vicino
a
Dio
di
me
.
Anch
'
io
,
Luisa
,
parlo
al
nostro
tesoro
ogni
giorno
,
le
parlo
di
me
e
anche
di
te
,
sapendo
che
ci
vede
,
che
ci
ama
,
che
potrà
molto
ancora
,
in
questa
vita
stessa
,
sopra
di
noi
.
Tali
vorrei
pure
i
colloqui
tuoi
con
essa
;
e
se
rispondendo
alla
lettera
in
cui
alludevi
a
una
comunicazione
di
lei
mi
sono
espresso
con
acerbità
,
perdonami
in
grazia
non
solamente
del
mio
cattivo
carattere
ma
delle
idee
altresì
e
dei
sentimenti
che
sono
come
parte
della
mia
natura
.
Perdonami
pure
in
grazia
della
sovreccitazione
immensa
in
cui
si
vive
qui
.
La
mia
gola
sta
bene
;
da
quando
si
parla
di
guerra
ho
gittato
canfora
e
acqua
sedativa
,
ma
i
nervi
sono
tesi
straordinariamente
,
mi
par
che
a
toccarli
dieno
scintille
.
Questo
viene
anche
dall
'
intenso
lavoro
che
abbiamo
al
Ministero
,
dove
non
c
'
è
più
orario
e
chi
più
gode
fiducia
,
sia
pure
un
segretariucolo
,
più
deve
sgobbare
.
Quando
ebbi
questo
posto
dalla
bontà
del
conte
di
Cavour
,
mi
pareva
di
mangiare
il
pane
dello
Stato
a
tradimento
.
Adesso
non
è
così
ma
sto
per
togliermi
a
questo
gran
lavoro
e
ciò
mi
conduce
a
un
altro
discorso
che
ho
nel
cuore
da
un
pezzo
e
che
adesso
ti
faccio
con
una
commozione
indicibile
.
Fra
otto
giorni
i
miei
amici
ed
io
ci
arruoliamo
nell
'
esercito
come
volontari
per
la
durata
della
campagna
;
Si
entra
nel
9°
fanteria
che
ha
il
deposito
a
Torino
.
Qui
al
Ministero
si
vorrebbe
trattenermi
ancora
ma
io
intendo
di
trovarmi
istruito
al
reggimento
quando
entrerà
in
campagna
e
ho
solamente
preso
l
'
impegno
di
non
lasciar
l
'
ufficio
che
un
giorno
prima
di
arruolarmi
.
Luisa
,
sono
tre
anni
e
quasi
cinque
mesi
che
non
ci
vediamo
.
Vero
che
tu
sei
sorvegliata
dalla
Polizia
e
che
ti
è
proibito
di
venire
a
Lugano
;
però
io
ti
ho
proposto
più
volte
più
modi
di
venirmi
a
incontrare
segretamente
almeno
al
confine
,
sulla
montagna
,
e
tu
non
mi
hai
risposto
.
Ho
creduto
indovinare
che
tu
non
ti
sapessi
allontanare
neppure
per
poco
tempo
da
un
luogo
sacro
.
Mi
pareva
troppo
e
ti
confesso
che
ne
provai
un
'
amarezza
molto
profonda
!
Poi
mi
pentivo
,
mi
pareva
d
'
essere
egoista
,
ti
assolvevo
.
Adesso
,
Luisa
,
le
circostanze
sono
mutate
.
Non
ho
cattivi
presentimenti
,
mi
par
impossibile
di
aver
a
restare
sopra
un
campo
di
battaglia
,
ma
impossibile
non
è
.
Prenderò
parte
ad
una
guerra
che
si
annuncia
tra
le
più
grosse
,
tra
le
più
lunghe
e
disperate
,
perché
se
l
'
Austria
ha
in
giuoco
le
sue
provincie
italiane
,
noi
,
e
forse
anche
l
'
imperatore
Napoleone
,
abbiamo
in
giuoco
tutto
.
Si
dice
che
passeremo
l
'
inverno
venturo
sotto
Verona
.
Luisa
,
io
non
voglio
correre
il
pericolo
di
morire
senz
'
averti
riveduta
.
Ho
ventiquattr
'
ore
sole
,
non
posso
venire
al
confine
né
a
Lugano
,
né
mi
può
bastare
di
star
con
te
dieci
minuti
!
Fatti
portare
a
Lugano
,
in
qualche
modo
,
da
Ismaele
la
mattina
del
25
corr
.
Parti
da
Lugano
in
tempo
di
essere
a
Magadino
per
il
tocco
poiché
da
Luino
non
puoi
passare
.
A
Magadino
piglierai
il
battello
che
parte
di
là
circa
al
tocco
e
mezzo
.
Scenderai
circa
alle
quattro
a
Isola
Bella
dove
,
presso
a
poco
alla
stess
'
ora
,
arriverò
anch
'
io
da
Arona
.
L
'
Isola
Bella
,
a
questa
stagione
,
è
un
deserto
.
Vi
passeremo
la
sera
insieme
e
ripartiremo
la
mattina
,
tu
per
Oria
,
io
per
Torino
.
Scrivo
allo
zio
Piero
per
chiedergli
perdono
se
gli
tolgo
un
giorno
della
tua
compagnia
.
Maggior
male
non
temo
.
Anche
gli
austriaci
non
pensano
che
alle
armi
,
la
loro
Polizia
si
lascia
sfuggire
migliaia
di
giovani
che
vengono
a
prenderle
qui
.
Sarebbero
terribili
all
'
indomani
di
una
vittoria
ma
quel
giorno
,
per
essi
,
viva
Dio
!
non
verrà
.
Luisa
,
è
possibile
ch
'
io
non
ti
trovi
all
'
Isola
Bella
,
che
tu
creda
far
piacere
a
Maria
non
venendo
?
Ma
non
sai
,
la
mia
Maria
,
la
mia
povera
piccina
,
se
le
avessero
detto
corri
a
salutar
il
tuo
papà
che
forse
va
a
morire
come
...
La
voce
del
lettore
oscillò
,
si
ruppe
,
mancò
in
un
singhiozzo
.
Luisa
si
nascose
il
viso
fra
le
mani
.
Egli
le
posò
la
lettera
sulle
ginocchia
e
disse
a
stento
:
«
Donna
Luisa
,
può
avere
un
dubbio
?
»
«
Sono
cattiva
»
,
rispose
Luisa
sottovoce
,
«
sono
matta
.
»
«
Ma
non
gli
vuol
bene
?
»
«
Alle
volte
mi
pare
tanto
e
alle
volte
niente
.
»
«
Dio
mio
!
»
,
fece
il
professore
.
«
Ma
adesso
?
Non
La
commuove
l
'
idea
che
potrebbe
non
vederlo
mai
più
?
»
Luisa
tacque
;
parve
che
piangesse
.
Balzò
improvvisamente
in
piedi
stringendosi
le
tempie
fra
le
mani
,
piantò
in
viso
al
professore
due
occhi
dove
non
erano
lagrime
ma
invece
una
luce
sinistra
di
corruccio
.
«
Ella
non
sa
»
,
esclamò
,
«
cosa
c
'
è
nella
mia
testa
,
che
cumulo
di
contraddizioni
,
quante
idee
opposte
che
si
combattono
e
prendono
continuamente
il
luogo
l
'
una
dell
'
altra
!
Quando
ho
ricevuto
la
lettera
ho
pianto
tanto
,
mi
son
detta
:
"
sì
,
povero
Franco
,
stavolta
vado
"
,
e
poi
ecco
una
voce
che
mi
dice
qui
nella
fronte
:
"
no
,
non
devi
andare
perché
...
perché
...
perché
...
".»
Luisa
s
'
interruppe
e
il
professore
,
spaventato
da
bagliori
di
pazzia
negli
occhi
che
lo
fissavano
,
non
osò
chiedere
spiegazioni
.
Gli
occhi
strani
sempre
fissi
ne
'
suoi
vennero
raddolcendosi
,
velandosi
.
Luisa
gli
prese
le
mani
,
gli
disse
piano
,
timidamente
:
«
Domandiamo
a
Maria
»
.
Sedettero
al
tavolino
,
vi
posarono
le
mani
su
.
Il
professore
voltava
le
spalle
al
lume
che
batteva
sul
viso
di
Luisa
.
Il
tavolino
era
nell
'
ombra
.
Dopo
undici
minuti
di
silenzio
profondo
il
professore
mormorò
:
«
Si
muove
»
.
Infatti
il
tavolino
si
andava
lentamente
inclinando
da
un
lato
.
Ricadde
e
batté
un
piccolo
colpo
.
Il
viso
di
Luisa
s
'
illuminò
.
«
Chi
sei
?
»
,
disse
il
professore
.
«
Rispondi
col
solito
alfabeto
.
»
Il
tavolino
batté
diciassette
colpi
,
poi
quattordici
,
poi
diciotto
,
poi
uno
.
«
Rosa
»
,
disse
il
professore
,
piano
.
Rosa
era
il
nome
di
una
sorellina
di
sua
moglie
,
morta
nell
'
infanzia
,
e
il
tavolino
aveva
battuto
parecchie
altre
volte
questo
nome
.
«
Va
'
»
,
ripeté
il
Gilardoni
,
«
mandaci
Maria
.
»
Il
tavolino
si
rimise
tosto
in
movimento
e
batté
queste
parole
:
«
Son
qui
.
Maria
.
»
«
Maria
,
Maria
,
Maria
mia
!
»
,
sussurrò
Luisa
con
un
'
espressione
,
in
viso
,
di
beatitudine
.
«
Conosci
»
,
disse
il
Gilardoni
,
«
la
lettera
che
tuo
padre
ha
scritto
a
tua
madre
?
»
Il
tavolino
rispose
:
«
Sì
»
.
«
Cosa
deve
fare
tua
madre
?
»
Luisa
tremava
da
capo
a
piedi
,
aspettando
.
Il
tavolino
rimase
immobile
.
«
Rispondi
»
,
fece
il
professore
.
Il
tavolino
si
mosse
e
batté
un
miscuglio
incomprensibile
di
lettere
.
«
Non
abbiamo
capito
.
Ripeti
.
»
Il
tavolino
non
si
mosse
più
.
«
Ripeti
dunque
!
»
,
fece
il
professore
quasi
bruscamente
.
«
No
!
»
,
supplicò
Luisa
.
«
Non
insista
,
non
insista
!
Maria
non
vuol
rispondere
!
»
Ma
il
professore
voleva
insistere
.
«
Non
è
possibile
»
,
diceva
,
«
che
lo
spirito
non
risponda
.
Lei
lo
sa
,
ci
è
successo
altre
volte
di
non
intendere
quel
che
dice
.
»
Luisa
si
alzò
agitatissima
,
dicendo
che
piuttosto
di
costringere
Maria
era
contenta
d
'
interrompere
la
seduta
.
Il
professore
rimase
meditabondo
al
proprio
posto
.
«
Zitto
!
»
,
diss
'
egli
.
Il
tavolino
si
moveva
,
ricominciò
a
batter
colpi
.
«
Sì
»
,
esclamò
il
Gilardoni
,
raggiante
.
«
Ho
domandato
col
pensiero
s
'
Ella
deve
andare
e
il
tavolino
ha
risposto
"
sì
"
.
Ridomandi
lei
ad
alta
voce
.
»
Cinque
o
sei
minuti
passarono
prima
che
il
tavolino
si
rimettesse
in
moto
.
Alla
domanda
di
Luisa
«
debbo
andare
?
»
batté
prima
tredici
colpi
poi
quattordici
.
La
risposta
era
«
no
»
.
Il
professore
impallidì
e
Luisa
lo
interrogò
con
lo
sguardo
.
Egli
rimase
lungamente
muto
,
poi
rispose
sospirando
:
«
Potrebbe
non
essere
Maria
.
Potrebb
'
essere
uno
spirito
di
menzogna
»
.
«
E
come
si
può
sapere
?
»
,
fece
Luisa
ansiosamente
.
«
Impossibile
.
Non
si
può
sapere
.
»
«
Ma
e
le
altre
comunicazioni
,
dunque
?
Non
vi
è
certezza
mai
?
»
«Mai.»
Ella
tacque
,
atterrita
.
Poi
sussurrò
:
«
Doveva
essere
così
.
Doveva
mancarmi
anche
questo
»
.
E
posò
la
fronte
sul
tavolino
.
Il
lume
della
candela
batteva
sui
capelli
,
sulle
braccia
,
sulle
mani
di
lei
.
Ella
non
si
moveva
,
nulla
si
moveva
nella
camera
,
tranne
la
fiammella
oscillante
della
candela
.
Un
'
altra
fiammella
,
un
ultimo
lume
di
speranza
e
di
conforto
stava
morendo
nella
povera
testa
caduta
sotto
il
colpo
d
'
un
dubbio
amaro
e
invincibile
.
Che
poteva
fare
,
che
poteva
dire
il
Gilardoni
?
Egli
vedeva
prossimo
a
compiersi
,
non
per
opera
sua
,
il
desiderio
di
Ester
.
Tre
o
quattro
minuti
dopo
si
udirono
passi
al
piano
inferiore
e
la
voce
di
Ester
.
Luisa
,
lentamente
,
si
alzò
.
«
Andiamo
»
,
diss
'
ella
.
«
Bisognerebbe
forse
pregare
»
,
osservò
il
Gilardoni
,
senza
muoversi
.
«
Bisognerebbe
forse
domandare
agli
spiriti
se
confessano
Cristo
.
»
«
No
no
no
no
no
»
,
fece
sottovoce
Luisa
,
negando
,
anche
con
la
mano
,
ostilmente
.
Il
professore
prese
la
candela
in
silenzio
.
Ritornando
a
Oria
Luisa
salì
al
cancello
del
Camposanto
.
Vi
appoggiò
la
fronte
,
gittò
verso
la
fossa
di
Maria
un
soffocato
addio
e
ridiscese
.
Giunta
sul
sagrato
andò
ad
affacciarsi
al
parapetto
,
guardò
giù
il
lago
addormentato
nell
'
ombra
.
Stette
lì
alquanto
lasciando
andar
il
pensiero
per
la
sua
china
.
Posò
i
gomiti
sul
parapetto
,
si
piegò
,
si
appoggiò
il
viso
alle
mani
sempre
guardando
l
'
acqua
,
l
'
acqua
che
aveva
preso
Maria
.
Il
suo
pensiero
veniva
pigliando
una
forma
precisa
non
dentro
a
lei
ma
laggiù
nell
'
acqua
.
Essa
lo
considerò
.
Morire
,
finire
.
Lo
conosceva
,
lo
aveva
veduto
ancora
questo
pensiero
guardando
nell
'
acqua
così
,
molto
tempo
addietro
,
prima
di
cominciare
le
evocazioni
col
professore
.
Poi
era
scomparso
.
Adesso
ritornava
.
Era
un
pensiero
dolce
e
pietoso
,
pieno
di
riposo
e
di
abbandono
,
pieno
di
pace
.
Faceva
bene
di
starlo
a
guardare
poiché
anche
la
fede
negli
spiriti
era
perduta
.
Morire
,
finire
.
L
'
altra
volta
molto
aveva
potuto
contro
il
fascino
dell
'
acqua
la
immagine
del
vecchio
zio
.
Ora
poteva
meno
.
Lo
zio
era
caduto
,
dalla
morte
di
Maria
in
poi
,
in
un
mutismo
quasi
completo
che
Luisa
attribuiva
a
un
principio
di
apatia
senile
.
Ella
non
aveva
capito
come
nell
'
animo
del
vecchio
vi
fossero
insieme
al
dolore
disapprovazioni
profonde
;
quanto
lo
urtassero
le
quotidiane
ripetute
visite
al
cimitero
e
i
fiori
e
le
gite
misteriose
a
Casarico
e
,
sopra
tutto
,
l
'
abbandono
completo
della
chiesa
.
Se
non
fosse
stata
così
presa
dalla
sua
morta
,
avrebbe
potuto
intender
meglio
lo
zio
almeno
in
quest
'
ultimo
punto
della
chiesa
,
perché
adesso
il
vecchio
silenzioso
ci
andava
lui
,
in
chiesa
,
più
di
prima
,
tornava
col
cuore
alla
religione
di
suo
padre
e
di
sua
madre
praticata
sinora
freddamente
,
per
abitudine
,
per
ossequio
alle
tradizioni
di
casa
.
Pareva
a
Luisa
ch
'
egli
fosse
diventato
alquanto
ottuso
e
che
se
ai
bisogni
suoi
fosse
provveduto
non
gli
occorrerebbe
altro
.
Per
le
cure
materiali
v
'
era
la
Cia
e
le
risorse
che
bastavano
per
tre
meglio
avrebbero
bastato
per
due
.
Luisa
credette
veder
l
'
acqua
salire
un
palmo
.
E
Franco
?
Franco
si
desolerebbe
,
piangerebbe
per
qualche
anno
e
poi
sarebbe
più
felice
.
Franco
aveva
il
segreto
di
consolarsi
presto
.
L
'
acqua
parve
salire
un
altro
palmo
.
Nello
stesso
momento
in
cui
ella
s
'
era
affacciata
al
parapetto
,
Franco
,
passando
in
via
di
Po
davanti
a
San
Francesco
di
Paola
,
aveva
veduto
lumi
e
udito
l
'
organo
.
Era
entrato
.
Appena
detta
una
preghiera
,
il
pensiero
dominante
lo
aveva
ripreso
,
il
suono
dell
'
organo
gli
si
era
trasformato
in
un
fragore
di
trombe
,
di
tamburi
e
d
'
armi
e
,
mentre
un
canto
di
pace
si
levava
sull
'
altare
,
a
lui
era
parso
caricar
con
furore
il
nemico
.
A
un
tratto
si
vide
in
mente
l
'
immagine
di
Luisa
vestita
a
lutto
,
pallida
.
Si
mise
a
pensare
a
lei
,
a
pregare
per
lei
con
fervore
intenso
.
Allora
là
sul
sagrato
di
Oria
ella
sentì
un
freddo
,
un
'
uggia
,
un
mancar
della
tentazione
.
Volle
richiamarla
e
non
poté
.
L
'
acqua
ridiscendeva
.
Una
voce
intima
le
disse
:
e
se
il
professore
si
è
ingannato
?
Se
non
è
vero
che
il
tavolino
abbia
risposto
prima
di
si
e
poi
di
no
?
Se
non
è
vero
di
questi
spiriti
menzogneri
?
Si
tolse
dal
parapetto
e
sali
,
a
passi
lenti
,
in
casa
.
Trovò
lo
zio
in
cucina
,
seduto
sotto
la
cappa
del
camino
,
con
le
molle
in
mano
e
col
bicchiere
di
latte
accanto
.
La
Cia
e
la
Leu
cucinavano
.
«
Dunque
»
,
disse
lo
zio
,
«
sono
andato
alla
Ricevitoria
.
Il
Ricevitore
è
a
letto
con
l
'
itterizia
,
ma
ho
parlato
col
Sedentario
.
»
«
Di
che
cosa
,
zio
?
»
«
Di
Lugano
,
della
tua
andata
a
Lugano
il
25
.
Mi
ha
detto
che
chiuderà
un
occhio
e
che
passerai
.
»
Luisa
tacque
,
stette
a
guardar
il
fuoco
meditabonda
.
Poi
diede
certi
ordini
alla
Leu
per
l
'
indomani
e
pregò
lo
zio
di
venire
in
salotto
con
lei
.
«
Cosa
serve
?
»
,
diss
'
egli
con
la
solita
semplicità
.
«
Non
avrai
gran
segreti
.
Stiamo
qui
che
c
'
è
il
fuoco
.
»
La
Cia
accese
il
lume
.
«
Usciremo
noi
»
,
diss
'
ella
.
Lo
zio
fece
la
sua
solita
smorfia
di
compassione
per
le
altrui
sciocchezze
ma
tacque
,
bevve
il
suo
bicchier
di
latte
e
lo
porse
silenziosamente
a
Luisa
.
Luisa
prese
il
bicchiere
e
disse
piano
:
«
Non
ho
ancora
deciso
»
.
«
Cosa
?
»
,
fece
lo
zio
bruscamente
.
«
Cosa
non
hai
deciso
?
»
«
Se
andrò
all
'
Isola
Bella
.
»
«
Euh
!
Che
diavolo
?
»
Lo
zio
Piero
non
la
poteva
neanche
intendere
una
cosa
simile
.
«
E
perché
non
andresti
?
»
Ella
rispose
con
tranquillità
,
come
se
dicesse
una
cosa
ovvia
:
«
Ho
paura
di
non
poter
lasciare
Maria
»
.
«
Ah
senti
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Siediti
là
.
»
Le
additò
il
sedile
in
faccia
,
sotto
la
cappa
del
camino
,
lasciò
le
molle
e
disse
con
quella
sua
voce
grave
,
onesta
voce
del
cuore
:
«
Cara
Luisa
,
hai
perso
la
bussola
»
.
E
alzate
le
braccia
con
un
«
euh
!
»
profondo
,
le
lasciò
ricadere
sulle
ginocchia
.
«
Persa
!
»
,
diss
'
egli
.
Stette
un
poco
in
silenzio
,
a
capo
chino
,
porgendo
le
labbra
con
un
brontolio
di
parole
in
formazione
,
che
poi
uscirono
.
«
Cose
che
non
avrei
mai
creduto
!
Cose
che
paiono
impossibili
.
Ma
quando
»
(
così
dicendo
rialzò
il
capo
e
guardò
Luisa
in
faccia
)
«
si
comincia
a
perderla
,
la
bussola
,
l
'
è
fatta
.
E
tu
,
cara
,
hai
cominciato
a
perderla
da
un
pezzo
.
»
Luisa
trasalì
.
«
Eh
sì
!
»
,
esclamò
lo
zio
a
gola
piena
.
«
Hai
cominciato
a
perderla
da
un
pezzo
.
Ed
è
questo
che
volevo
dirti
.
Senti
:
mia
madre
ha
perso
dei
figli
,
tua
madre
ha
perso
dei
figli
,
ho
visto
tante
madri
perdere
dei
figli
e
nessuna
faceva
come
te
.
Ci
vuol
altro
,
siamo
tutti
mortali
e
dobbiamo
accettare
la
nostra
condizione
.
Si
rassegnavano
.
Ma
tu
,
no
.
E
questo
cimitero
!
E
queste
due
,
tre
,
quattro
visite
al
giorno
!
E
questi
fiori
,
e
cosa
so
io
,
oh
povero
me
!
E
anche
queste
scempiaggini
che
fai
a
Casarico
con
quell
'
altro
povero
imbecille
,
che
voi
credete
farle
in
segreto
e
tutti
ne
parlano
,
persino
la
Cia
!
Oh
povero
me
!
»
«
No
,
zio
»
,
disse
Luisa
tristemente
ma
tranquillamente
.
«
Non
dir
queste
cose
.
Non
puoi
capire
.
»
«
Siamo
intesi
»
,
rispose
lo
zio
con
tutta
l
'
ironia
di
cui
era
capace
.
«
Non
posso
capire
.
Ma
poi
ce
n
'
è
un
'
altra
.
Tu
non
vai
più
in
chiesa
.
Io
non
ti
ho
mai
detto
niente
perché
in
queste
cose
il
mio
principio
è
stato
sempre
di
lasciar
fare
a
ciascuno
quel
che
crede
;
ma
quando
ti
vedo
perdere
,
dirò
così
,
il
buon
senso
e
anche
il
senso
comune
,
non
posso
a
meno
di
farti
riflettere
che
se
si
voltano
le
spalle
a
Domeneddio
,
si
fanno
di
questi
guadagni
.
Adesso
poi
questa
idea
di
non
voler
andare
a
vedere
tuo
marito
,
in
circostanze
simili
,
passa
tutti
i
limiti
.
»
«
Vuol
dire
»
,
riprese
dopo
una
breve
pausa
,
«
che
ci
andrò
io
.
»
«
Tu
?
»
,
esclamò
Luisa
.
«
Perché
no
?
Io
,
sì
.
Contavo
di
accompagnarti
ma
,
se
non
vieni
,
andrò
solo
.
Andrò
a
dire
a
tuo
marito
che
hai
perduto
la
testa
e
che
spero
di
andar
presto
anch
'
io
a
trovar
la
povera
Maria
.
»
Mai
nessuno
aveva
udito
dal
labbro
dello
zio
Piero
una
parola
tanto
amara
.
Fosse
questo
,
fosse
l
'
autorità
dell
'
uomo
,
fosse
il
nome
di
Maria
pronunciato
così
,
Luisa
fu
vinta
.
«
Andrò
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
tu
devi
restar
qui
.
»
«
Niente
affatto
»
,
rispose
lo
zio
contento
.
«
Sono
quarant
'
anni
che
non
vedo
le
Isole
.
Approfitto
dell
'
occasione
.
E
chi
sa
che
non
mi
arruoli
in
cavalleria
,
io
?
»
«
E
così
»
,
disse
la
Cia
a
Luisa
dopo
che
lo
zio
era
andato
a
letto
.
«
Vuol
proprio
partire
anche
il
mio
padrone
?
Cara
lei
,
per
amor
del
Cielo
,
non
glielo
permetta
!
»
E
le
raccontò
che
due
ore
prima
egli
aveva
stralunato
gli
occhi
e
piegata
la
testa
sul
petto
;
che
chiamato
da
lei
non
aveva
risposto
;
che
poi
si
era
riavuto
e
che
alle
premurose
domande
di
lei
era
andato
in
collera
protestando
di
non
aver
avuto
male
,
di
aver
sentito
solo
un
po
'
di
sonno
.
Luisa
l
'
ascoltava
in
piedi
,
col
lume
in
mano
,
con
gli
occhi
vitrei
,
divisa
fra
l
'
attenzione
alle
parole
che
udiva
e
qualche
altro
pensiero
assai
diverso
,
assai
lontano
,
dallo
zio
,
dalla
casa
,
dalla
Valsolda
.
2
.
Solenne
rullo
Il
venticinque
febbraio
,
giorno
della
partenza
,
lo
zio
Piero
si
alzò
alle
sette
e
mezzo
e
andò
alla
finestra
.
Un
denso
nebbione
pendeva
sul
lago
biancastro
e
nascondeva
le
montagne
per
modo
che
se
ne
vedevano
solamente
due
brevi
liste
nere
,
una
a
destra
e
l
'
altra
a
sinistra
,
fra
il
lago
e
la
nebbia
.
«
Ahimè
!
»
,
sospirò
lo
zio
.
Non
s
'
era
ancora
finito
di
vestire
che
Luisa
entrò
e
lo
pregò
,
col
pretesto
del
cattivo
tempo
,
di
restare
,
di
lasciarla
partir
sola
.
La
Cia
era
in
grande
angoscia
,
e
avea
pregato
Luisa
di
insistere
sapendo
ch
'
egli
era
stato
côlto
,
il
giorno
venti
,
da
forti
vertigini
e
che
il
ventidue
,
senza
dir
niente
a
nessuno
,
era
andato
a
confessarsi
.
Egli
s
'
irritò
,
convenne
tacere
,
lasciargli
fare
la
sua
volontà
.
Povero
zio
,
aveva
goduto
sempre
una
salute
di
ferro
ed
era
molto
apprensivo
,
il
menomo
disturbo
lo
allarmava
;
ma
ora
non
gli
pareva
bene
che
Luisa
partisse
sola
in
quelle
condizioni
di
spirito
,
e
si
sacrificava
per
lei
.
Si
vestì
,
ritornò
alla
finestra
e
chiamò
trionfalmente
Luisa
che
stava
nel
giardinetto
.
«
Alza
la
testa
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Guarda
su
in
Boglia
!
»
In
alto
,
sopra
Oria
,
attraverso
la
nebbia
fumante
,
si
vedeva
l
'
oro
pallido
del
sole
sulla
montagna
e
più
in
alto
ancora
una
trasparenza
serena
.
«
Bella
giornata
!
»
Luisa
non
rispose
e
il
vecchio
discese
allegro
in
loggia
,
uscì
sulla
terrazza
a
goder
la
battaglia
magnifica
della
nebbia
e
del
sole
.
Tutto
il
lago
d
'
oriente
fra
la
Ca
Rotta
,
l
'
ultima
casa
di
S
.
Mamette
,
a
sinistra
,
e
il
golfo
del
Dòi
a
destra
,
pareva
un
mare
immenso
,
bianco
.
La
Ca
Rotta
traspariva
appena
,
come
un
fantasma
.
Al
golfo
del
Dòi
cominciava
la
sottile
lista
nera
scoperta
fra
il
piombo
del
lago
e
il
nebbione
.
A
poco
a
poco
quel
nebbione
si
faceva
turchiniccio
,
vaghi
chiarori
rompevano
in
cielo
verso
Osteno
,
in
fondo
al
mare
d
'
oriente
tremavano
luccicori
nuovi
,
venivan
liste
,
chiazze
brune
di
brezza
;
un
occhio
di
sole
appariva
e
scompariva
sopra
Osteno
nei
vapori
turbinanti
,
ingrandiva
rapidamente
,
splendé
vincitore
.
La
nebbia
fuggì
da
ogni
parte
,
a
brani
e
fiocchi
.
Molti
ne
passarono
davanti
a
Oria
,
grandi
e
veloci
,
altri
si
buttarono
alla
costa
,
il
grosso
ripiegò
verso
l
'
ultimo
levante
;
colà
,
dietro
e
sopra
un
pesante
sipario
bianco
,
le
montagne
del
lago
di
Como
sorsero
gloriose
nel
sereno
.
Lo
zio
Piero
chiamò
Luisa
perché
vedesse
lo
spettacolo
,
l
'
ultima
scena
splendida
del
dramma
;
il
trionfo
del
sole
,
la
fuga
delle
nebbie
,
la
gloria
delle
montagne
.
Egli
ammirava
patriarcalmente
,
senza
finezze
di
senso
artistico
ma
con
calor
giovanile
,
con
sincera
enfasi
di
voce
,
da
vecchio
che
ha
vissuto
castamente
,
che
non
ha
sciupata
la
freschezza
del
cuore
,
che
conserva
una
certa
innocenza
d
'
immaginazione
.
«
Guarda
,
Luisa
»
,
esclamò
,
«
se
non
bisogna
dire
:
Gloria
al
Padre
,
al
Figliuolo
,
allo
Spirito
Santo
!
»
Luisa
non
rispose
,
si
allontanò
subito
per
non
veder
quel
recinto
bianco
,
di
là
dall
'
orto
,
che
l
'
attirava
con
violenza
,
con
una
tacita
voce
di
rimprovero
e
di
dolore
.
Ella
vi
era
andata
alle
sei
,
vi
aveva
passata
un
'
ora
nella
nebbia
,
seduta
sull
'
erba
fradicia
.
Lo
zio
rimase
in
contemplazione
sulla
terrazza
fino
al
momento
di
partire
.
S
'
egli
fosse
stato
un
poeta
presuntuoso
avrebbe
supposto
che
la
Valsolda
gli
desse
il
buon
viaggio
con
uno
spettacolo
d
'
addio
,
volesse
mostrarglisi
bella
come
forse
non
l
'
aveva
veduta
mai
;
ma
queste
fantasie
poetiche
a
lui
non
venivano
e
poi
si
trattava
di
un
viaggio
così
breve
!
No
,
gli
passò
invece
nella
mente
l
'
immagine
di
Maria
,
l
'
idea
di
vedersela
capitar
correndo
fra
le
gambe
,
di
prenderla
sulle
ginocchia
,
di
recitarle
la
canzonetta
antica
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
.
«
Basta
!
»
,
sospirò
.
«
È
stata
una
gran
cosa
!
»
,
e
,
chiamato
dalla
Cia
,
si
avviò
lentamente
verso
il
giardinetto
dove
l
'
attendeva
Luisa
,
pronta
a
scendere
in
barca
.
«
Oh
,
son
qui
»
,
diss
'
egli
,
«
e
voi
guardate
bene
,
mentre
staremo
via
,
di
non
lasciar
cadere
la
casa
nel
lago
.
»
Durante
il
tragitto
sul
Lago
Maggiore
,
a
bordo
del
San
Bernardino
,
Luisa
stette
quasi
sempre
nella
sala
di
seconda
classe
.
Ne
salì
una
volta
onde
persuadere
lo
zio
Piero
a
discendere
anche
lui
;
ma
lo
zio
Piero
,
chiuso
nel
suo
zimarrone
grigio
,
non
volle
muoversi
,
malgrado
l
'
aria
fredda
,
dal
ponte
dove
stava
pacificamente
a
guardar
montagne
e
paesi
,
e
far
un
po
'
di
conversazione
con
un
prete
di
Locarno
,
con
una
vecchierella
di
Belgirate
e
con
altri
viaggiatori
di
seconda
classe
.
Luisa
dovette
lasciarvelo
e
ridiscese
,
preferendo
star
sola
con
i
propri
pensieri
.
Più
si
avvicinava
all
'
Isola
Bella
più
le
cresceva
dentro
un
'
agitazione
sorda
,
una
incerta
attesa
di
tante
cose
.
Come
avverrebbe
l
'
incontro
con
Franco
?
Quale
contegno
terrebb
'
egli
con
lei
?
Le
farebbe
i
discorsi
che
le
aveva
fatto
lo
zio
?
Le
lettere
erano
molto
pietose
e
tenere
,
ma
chi
non
sa
che
si
scrive
in
un
modo
e
si
parla
in
un
altro
?
Come
,
dove
,
passerebbero
la
sera
?
E
poi
l
'
altra
cosa
,
la
cosa
terribile
a
pensare
...
?
Tutte
queste
preoccupazioni
salivano
,
salivano
,
tendevano
a
diventar
dominanti
,
a
porsi
in
antagonismo
con
l
'
immagine
del
Cimitero
di
Oria
che
ogni
tratto
ritornava
impetuosa
,
come
a
riprendere
il
suo
.
Alla
stazione
di
Cannero
,
Luisa
si
udì
sul
capo
un
grande
strepito
di
passi
,
un
grande
chiasso
di
voci
e
di
grida
,
salì
a
vedere
dello
zio
.
Erano
militari
richiamati
alle
bandiere
,
venuti
al
battello
con
due
grandi
barche
.
Altre
barchette
portavano
donne
,
bambini
,
vecchi
,
che
salutavano
e
piangevano
.
I
soldati
,
la
maggior
parte
bersaglieri
,
bei
giovinotti
allegri
,
rispondevano
ai
saluti
,
gridando
:
«
Viva
l
'
Italia
!
»
promettevano
regali
da
Milano
.
Una
vecchia
,
che
aveva
tre
figli
fra
quei
soldati
,
gridava
loro
,
tutta
scarmigliata
ma
non
piangente
,
che
si
ricordassero
del
Signore
e
della
Madonna
.
«
Sì
»
,
brontolo
un
vecchio
sergente
che
li
accompagnava
,
«
ca
s
'
ricordo
del
Sgnour
,
d
'
la
Madonna
,
del
Vescov
e
del
prevost
!
»
I
soldati
molto
pratici
del
«
prevost
»
,
la
prigione
militare
,
risero
della
barzelletta
e
il
battello
partì
.
Grida
,
sventolar
di
fazzoletti
e
poi
un
canto
,
un
canto
potente
di
cinquanta
voci
gagliarde
:
Addio
,
mia
bella
,
addio
,
L
'
armata
se
ne
va
.
I
soldati
si
erano
tutti
ammucchiati
a
prora
su
cataste
di
sacchi
e
barili
,
quale
seduto
,
quale
sdraiato
,
quale
in
piedi
,
e
cantavano
a
squarciagola
,
con
l
'
accompagnamento
cupo
delle
ruote
del
vapore
che
filava
diritto
giù
verso
lo
sfondo
di
cielo
cui
le
sottili
colline
d
'
Ispra
dividono
dall
'
immenso
specchio
dell
'
acque
,
verso
il
Ticino
.
Quei
giovinotti
avevano
a
passarlo
presto
,
il
Ticino
,
probabilmente
al
grido
di
Savoia
,
fra
una
furia
di
cannonate
.
Molti
di
loro
erano
attesi
laggiù
,
sotto
quel
cielo
sereno
,
dalla
morte
;
ma
tutti
cantavano
allegri
e
solo
il
rumor
cupo
delle
ruote
del
vapore
pareva
saperne
qualche
cosa
.
Le
libere
montagne
piemontesi
lungo
le
quali
filava
il
battello
parevano
fiere
e
paghe
,
benché
nell
'
ombra
,
di
aver
dato
i
propri
figli
alle
schiave
montagne
lombarde
,
tragiche
nell
'
aspetto
benché
illuminate
dal
sole
.
Luisa
si
sentì
un
lieve
formicolio
nel
sangue
,
un
palpito
del
suo
patriottismo
ardente
d
'
una
volta
.
E
quelle
madri
che
avevan
visto
partire
i
loro
figli
così
?
Prevenne
il
proprio
pensiero
,
si
disse
subito
che
anche
lei
avrebbe
donato
volentieri
un
figlio
all
'
Italia
,
che
quelle
madri
non
potrebbero
in
nessun
caso
paragonarsi
a
lei
.
Ma
com
'
era
diverso
di
leggere
in
Valsolda
una
lettera
che
parlava
di
guerra
e
di
sentir
veramente
il
soffio
e
il
rumor
della
guerra
intorno
a
sé
,
di
respirarla
nell
'
aria
!
Nella
quieta
della
Valsolda
era
un
'
ombra
senza
realtà
:
qui
l
'
ombra
pigliava
corpo
.
Qui
il
dolore
privato
di
Luisa
,
il
dolore
immenso
che
le
riempiva
intorno
l
'
aria
morta
di
Oria
,
s
'
impiccioliva
a
fronte
della
emozione
pubblica
,
ed
ella
lo
sentiva
e
ciò
le
recava
una
molestia
,
un
malessere
indefinibile
.
Era
paura
di
perdere
parte
del
dolore
proprio
,
come
dire
parte
di
se
stessa
?
Era
desiderio
di
sottrarsi
ad
un
paragone
che
le
ripugnava
di
fare
?
In
pari
tempo
l
'
idea
che
Franco
andrebbe
a
questa
guerra
,
l
'
idea
onde
poco
ella
si
era
commossa
in
Valsolda
,
prendeva
pure
una
realtà
nuova
nella
sua
mente
,
le
dava
delle
scosse
al
cuore
,
lottava
essa
pure
con
l
'
immagine
del
Camposanto
di
Oria
.
Per
la
prima
volta
l
'
immagine
del
passato
non
era
più
sola
,
assoluta
,
onnipotente
signora
dell
'
anima
sua
;
ne
avesse
pure
sdegno
quest
'
anima
e
rincrescimento
,
nuove
immagini
,
immagini
del
presente
e
del
futuro
,
le
facevano
assalto
.
Lo
zio
cominciò
ad
aver
freddo
e
discese
sotto
coperta
.
«
Fra
poco
più
d
'
un
'
ora
»
,
diss
'
egli
,
«
saremo
a
Isola
Bella
.
»
«
Sei
stanco
?
»
«
Niente
affatto
.
Sto
benone
.
»
«
Però
andrai
a
letto
presto
questa
sera
?
»
Lo
zio
,
distratto
,
non
rispose
.
Invece
dopo
un
poco
esci
a
dire
:
«
Sai
cosa
pensavo
?
Pensavo
che
dovrebbe
capitare
un
'
altra
Maria
»
.
Luisa
,
che
gli
era
seduta
accanto
,
si
alzò
di
botto
,
fremente
,
e
andò
a
guardar
fuori
dal
finestrino
in
faccia
,
voltando
le
spalle
allo
zio
.
Questi
non
capi
affatto
,
credette
a
un
senso
d
'
imbarazzo
e
si
addormentò
nel
suo
angolo
.
Il
battello
tocca
Intra
.
Adesso
prima
dell
'
Isola
non
c
'
è
che
Pallanza
.
Il
battello
rade
la
costa
;
Luisa
guarda
dal
finestrino
ovale
passar
le
rive
,
le
case
,
gli
alberi
.
Come
si
corre
,
come
si
corre
!
Pallanza
.
Il
battello
resta
fermo
cinque
minuti
.
Luisa
sale
sul
ponte
,
domanda
quando
si
arriverà
all
'
Isola
Bella
.
Il
battello
non
toccherà
Suna
né
Baveno
.
Sarà
un
viaggio
di
pochi
minuti
.
E
il
battello
di
Arona
,
quando
arriva
?
Pare
che
sia
in
ritardo
.
Ella
scende
e
sveglia
lo
zio
che
sale
sul
ponte
con
lei
.
L
'
ultimo
tratto
del
viaggio
è
fatto
in
silenzio
:
lo
zio
sta
a
guardar
Pallanza
che
si
allontana
e
Luisa
ha
fissi
gli
occhi
sull
'
Isola
che
s
'
avanza
,
non
vede
altro
.
Il
battello
giunse
all
'
approdo
dell
'
Isola
Bella
alle
tre
e
quaranta
minuti
.
Nessun
indizio
del
battello
di
Arona
.
Un
inserviente
disse
a
Luisa
che
quel
battello
era
sempre
in
ritardo
per
colpa
del
treno
di
Novara
che
non
aveva
quasi
più
regola
,
causa
i
movimenti
militari
.
Nessuno
discese
all
'
Isola
,
nessuno
era
sulla
riva
tranne
l
'
uomo
addetto
allo
sbarco
.
Partito
il
battello
,
accompagnò
egli
stesso
i
due
viaggiatori
all
'
albergo
del
Delfino
.
Era
un
caso
,
diss
'
egli
,
che
trovassero
il
Delfino
aperto
a
quella
stagione
.
Ci
svernava
una
grossa
famiglia
inglese
.
Pareva
l
'
isola
del
Silenzio
,
del
resto
.
Il
lago
le
taceva
intorno
immobile
,
la
spiaggia
era
deserta
,
sui
ballatoi
delle
povere
vecchie
casucce
ammonticchiate
sul
porto
,
fra
un
bastione
rotondo
del
giardino
e
l
'
albergo
,
non
si
vedeva
persona
viva
.
Gl
'
inglesi
erano
fuori
,
in
barca
;
l
'
albergo
taceva
come
la
riva
e
l
'
acqua
.
I
nuovi
venuti
ebbero
due
camere
grandi
del
secondo
piano
,
a
mezzogiorno
,
di
fronte
al
malinconico
stretto
fra
l
'
isola
e
la
costa
boscosa
che
va
da
Stresa
a
Baveno
.
La
prima
camera
,
sull
'
angolo
di
ponente
,
aveva
una
finestra
verso
la
chiesetta
di
S
.
Vittore
,
che
sorge
a
fianco
dell
'
albergo
,
e
l
'
isolotto
lontano
dei
Pescatori
.
Lo
zio
Piero
si
piantò
a
quella
finestra
contemplando
l
'
isolotto
,
il
mucchietto
di
case
sporgente
dallo
specchio
del
lago
e
appuntato
in
un
campanile
,
le
grandi
montagne
di
Val
di
Toce
e
di
Val
di
Gravellone
,
mezzo
nascoste
da
una
nebbiolina
penetrata
di
sole
.
Luisa
,
visto
che
lì
v
'
eran
due
letti
,
passò
rapidamente
nell
'
altra
camera
dov
'
era
un
'
alcova
con
due
letti
pure
.
«
Ecco
»
,
disse
lo
zio
Piero
entrandovi
un
momento
dopo
,
«
questa
va
bene
per
voialtri
.
»
Luisa
domandò
sottovoce
all
'
albergatore
se
non
si
potessero
avere
tre
camere
invece
di
due
.
No
,
non
si
potevano
avere
.
«
Ma
se
così
va
bene
!
Ma
se
così
va
benone
!
»
,
ripeteva
lo
zio
.
«
Voi
qui
e
io
là
.
»
Luisa
tacque
e
l
'
albergatore
se
n
'
andò
.
«
Non
vedi
che
hai
l
'
alcova
come
a
casa
?
»
Non
gli
veniva
in
mente
,
all
'
uomo
patriarcale
,
che
per
Luisa
la
sola
vista
di
quell
'
alcova
fosse
un
tormento
.
Ella
gli
rispose
che
preferiva
l
'
altra
camera
,
più
chiara
,
più
allegra
.
«
Amen
»
,
disse
lo
zio
,
«
fate
vobis
.
M
'
inalcoverò
io
.
»
Anche
quell
'
angolo
dell
'
albergo
ritornò
nel
silenzio
.
Luisa
si
pose
alla
finestra
.
Il
battello
di
Arona
doveva
esser
vicino
,
l
'
uomo
di
prima
s
'
incamminava
lentamente
verso
lo
sbarco
e
poco
dopo
si
udì
un
rumor
lontano
di
ruote
.
Lo
zio
disse
a
Luisa
che
si
sentiva
stanco
e
rimaneva
in
camera
.
Ella
discese
verso
il
ponte
dello
sbarco
e
si
fermò
presso
una
casupola
che
toglieva
di
vedere
il
battello
di
cui
udiva
il
fragore
.
A
un
tratto
la
prora
del
San
Gottardo
le
uscì
davanti
lentamente
e
si
fermò
.
Luisa
riconobbe
suo
marito
fra
un
gruppo
di
persone
che
gli
facevano
un
grande
chiasso
intorno
.
Franco
la
vide
,
saltò
sul
ponte
,
corse
a
lei
che
fece
due
passi
avanti
.
Si
abbracciarono
,
egli
muto
,
cieco
d
'
emozione
,
ridente
e
lagrimoso
,
pieno
di
gratitudine
e
anche
trepido
,
incerto
circa
l
'
animo
di
lei
,
circa
il
modo
di
regolarsi
;
ella
più
composta
,
pallidissima
e
seria
.
«
Addio
»
,
ripeteva
,
«
addio
»
,
e
s
'
incamminò
verso
l
'
albergo
.
Venne
allora
da
Franco
una
furia
di
domande
sul
suo
viaggio
,
sul
passaggio
del
confine
,
prima
;
poi
sullo
zio
.
Quando
nominò
lo
zio
,
Luisa
alzò
il
viso
e
disse
:
«
Guarda
!
»
.
Lo
zio
era
lassù
alla
finestra
e
gittò
abbasso
un
addio
sonoro
agitando
il
fazzoletto
.
«
Oh
!
»
,
fece
Franco
,
stupefatto
;
e
prese
la
corsa
.
Lo
zio
aspettò
sul
pianerottolo
della
scala
con
una
espressione
di
contentezza
persino
nel
ventre
pacifico
.
«
Ciao
,
neh
»
,
diss
'
egli
e
gli
prese
le
mani
,
gliele
scosse
tenendolo
a
distanza
.
Non
avrebbe
voluto
baci
,
come
se
in
quel
momento
significassero
ringraziamenti
,
ma
non
poté
difendersi
dall
'
impeto
di
Franco
.
«
Figurati
»
,
diss
'
egli
appena
svincolatosi
dalle
braccia
del
giovane
,
«
se
una
Maironi
può
viaggiare
senza
maggiordomo
!
Son
poi
anche
venuto
ad
arruolarmi
nei
bersaglieri
!
»
E
l
'
uomo
stanco
discese
le
scale
dicendo
che
andava
a
ordinare
il
pranzo
.
Non
v
'
era
canapè
nella
stanza
degli
sposi
.
Franco
trasse
Luisa
a
sedere
sul
letto
,
le
sedette
accanto
,
le
cinse
con
un
braccio
le
spalle
,
incapace
di
un
discorso
qualsiasi
,
non
sapendo
dire
che
«
ti
ringrazio
,
ti
ringrazio
»
,
non
trovando
che
impetuose
carezze
,
impetuosi
baci
,
nomi
di
tenerezza
.
Luisa
tremava
a
capo
chino
,
non
gli
rispondeva
in
alcun
modo
ed
egli
si
frenò
,
le
prese
il
capo
come
una
cosa
santa
,
le
andò
sfiorando
con
le
labbra
,
qua
,
là
,
i
capelli
bianchi
che
vedeva
.
Ella
capì
che
cercava
i
capelli
bianchi
,
intese
quei
timidi
baci
,
si
commosse
,
le
parve
sentirsi
sgelare
il
cuore
,
fu
presa
da
sgomento
,
volle
difendersi
più
contro
se
stessa
che
contro
Franco
.
«
Sai
»
,
disse
,
«
ho
il
cuore
tanto
freddo
,
non
volevo
neanche
venire
,
non
volevo
lasciar
Maria
né
che
tu
avessi
l
'
amarezza
di
trovarmi
così
.
È
stato
causa
lo
zio
che
venissi
.
Voleva
venir
solo
e
allora
mi
sono
decisa
.
»
Dette
le
parole
crudeli
,
sentì
levarsi
dai
suoi
capelli
le
labbra
di
Franco
,
levarsi
il
braccio
dalle
sue
spalle
.
Tacquero
ambedue
;
poi
Franco
mormorò
con
dolcezza
:
«
Sono
tredici
ore
.
Forse
dopo
non
ti
darò
noia
mai
più
»
.
In
quel
punto
entrò
lo
zio
Piero
e
annunciò
che
il
pranzo
era
pronto
.
Luisa
prese
la
mano
di
suo
marito
,
gliela
strinse
in
silenzio
,
non
con
la
stretta
d
'
un
'
amante
,
ma
pure
abbastanza
forte
per
significargli
ch
'
era
una
commossa
risposta
.
A
pranzo
né
Luisa
né
Franco
mangiarono
.
Invece
lo
zio
mangiò
con
appetito
e
parlò
molto
.
Egli
non
approvava
che
Franco
prendesse
le
armi
.
«
Che
soldato
vuoi
riuscire
tu
?
»
,
gli
diceva
.
«
Cosa
farai
senza
la
canfora
,
l
'
acqua
sedativa
e
il
cossa
soja
mi
?
»
Franco
dichiarò
che
aveva
buttato
via
tutti
i
rimedi
,
che
si
sentiva
di
ferro
,
che
sarebbe
stato
il
più
robusto
soldato
del
9°
.
«
Sarà
!
»
,
brontolò
lo
zio
.
«
Sarà
!
E
tu
,
Luisa
,
non
dici
niente
?
»
Luisa
rispose
ch
'
era
persuasa
di
quanto
aveva
detto
suo
marito
.
«
N
'
occor
alter
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Evviva
!
»
Egli
aveva
poi
anche
un
gran
concetto
della
potenza
austriaca
e
non
vedeva
roseo
come
Franco
.
Secondo
Franco
,
non
c
'
era
da
dubitare
della
vittoria
.
Egli
aveva
veduto
un
aiutante
di
Niel
venuto
segretamente
a
Torino
,
gli
aveva
udito
dire
ad
alcuni
ufficiale
piemontesi
di
Stato
Maggiore
:
«
Nous
allons
supprimer
l
'
Autriche
»
.
Certo
,
bisognava
lasciare
almeno
cinquantamila
cadaveri
italiani
e
francesi
tra
il
Ticino
e
l
'
Isonzo
.
«
Scusi
,
signore
»
,
disse
il
cameriere
che
serviva
.
«
Mi
pare
che
il
signore
parlasse
di
entrare
nel
9°
reggimento
!
»
«
Sì
!
»
«
Brigata
Regina
.
Brava
brigata
.
Io
ho
servito
nel
10°
.
Ci
siamo
fatti
onore
nel
1848
,
ehi
!
Goito
,
Santa
Lucia
,
Governolo
,
Volta
!
Adesso
tocca
a
Loro
.
»
«
Faremo
il
possibile
.
»
Luisa
ebbe
un
lieve
brivido
.
Gl
'
inglesi
che
pranzavano
alla
tavola
vicina
intesero
il
dialogo
,
guardarono
Franco
.
Per
qualche
momento
nessuno
parlò
nella
sala
;
vi
passò
la
visione
di
una
colonna
di
fanteria
lanciata
alla
baionetta
,
fra
la
mitraglia
.
Dopo
pranzo
lo
zio
rimase
all
'
albergo
per
il
suo
solito
chilo
e
Franco
uscì
con
Luisa
.
Presero
a
destra
,
verso
il
Palazzo
.
Faceva
piuttosto
scuro
,
cadeva
qualche
rara
gocciolina
,
gli
scalini
che
mettevano
dalla
riva
al
cortile
della
villa
erano
umidi
,
si
sdrucciolava
.
Franco
offerse
il
braccio
a
sua
moglie
che
lo
prese
in
silenzio
.
Si
fermarono
tra
il
cortile
deserto
e
la
scala
dello
sbarco
a
contar
le
ore
che
suonavano
all
'
orologio
del
Palazzo
.
Sei
.
Erano
passate
due
ore
,
ne
restavano
altre
undici
;
poi
veniva
la
separazione
,
l
'
ignoto
.
Si
incamminarono
lentamente
,
sempre
senza
parlare
,
per
il
viale
diritto
fra
il
lago
e
il
fianco
del
Palazzo
,
a
quell
'
angolo
che
guarda
l
'
isola
dei
Pescatori
,
dove
si
vedeva
già
qualche
lume
.
Due
donne
venivano
loro
incontro
a
braccetto
,
chiacchierando
.
Franco
le
lasciò
passare
e
poi
domandò
a
sua
moglie
se
si
ricordava
dei
Rancò
.
Due
anni
prima
del
loro
matrimonio
avevano
fatto
con
altri
amici
una
passeggiata
a
Drano
e
ai
Rancò
,
alti
pascoli
di
Valsolda
,
che
si
attraversano
per
salire
al
Passo
Stretto
.
Avevano
avuto
una
disputa
vivace
,
un
'
ora
di
broncio
e
di
tormento
.
«
Sì
»
,
rispose
Luisa
.
«
Mi
ricordo
.
»
Sentirono
ambedue
nello
stesso
momento
quanto
l
'
ora
presente
fosse
diversa
da
quella
e
quanto
ciò
fosse
doloroso
a
dire
.
Non
parlarono
più
fino
all
'
angolo
.
Un
suono
di
campane
veniva
dall
'
isola
dei
Pescatori
.
Franco
lasciò
il
braccio
di
sua
moglie
,
si
appoggiò
al
parapetto
.
Il
lago
nebbioso
taceva
,
nulla
si
vedeva
oltre
i
lumi
dell
'
altra
isola
.
Il
lago
,
la
nebbia
,
quei
lumi
,
quelle
campane
che
parevano
di
una
nave
perduta
in
mare
,
il
silenzio
delle
cose
,
le
stesse
rade
minute
goccioline
di
piova
,
tutto
era
così
triste
!
«
E
ti
ricordi
poi
?
»
,
mormorò
Franco
senza
voltar
il
viso
.
Anche
Luisa
s
'
era
appoggiata
al
parapetto
.
Tacque
un
poco
,
indi
rispose
sottovoce
:
«
Sì
,
caro
»
.
Ah
vi
era
nel
suo
caro
un
lieve
recondito
principio
di
calore
,
di
emozione
affettuosa
.
Franco
lo
sentì
,
n
'
ebbe
una
scossa
di
gioia
ma
si
contenne
.
«
Penso
»
,
riprese
,
«
alla
lettera
che
t
'
ho
scritto
subito
,
appena
ritornato
a
casa
e
alle
tre
parole
che
mi
hai
detto
il
giorno
dopo
,
a
Muzzaglio
,
quando
gli
altri
ballavano
sotto
i
castagni
e
tu
mi
sei
passata
vicina
per
andar
a
prendere
il
tuo
scialletto
che
avevi
posato
sull
'
erba
.
Te
le
ricordi
?
»
«Sì.»
Egli
le
prese
una
mano
,
se
la
recò
alle
labbra
.
«
Ti
ringrazio
ancora
»
,
diss
'
egli
,
«
per
quelle
tre
parole
.
Allora
sono
state
la
vita
per
me
.
Ti
ricordi
che
nella
discesa
t
'
ho
dato
il
braccio
e
che
c
'
era
chiaro
di
luna
?
»
«Sì.»
«
E
ti
ricordi
che
ho
fatto
uno
sdrucciolone
prima
di
arrivare
al
ponte
e
che
tu
mi
hai
detto
:
"
Caro
signore
,
tocca
a
Lei
di
sostenere
me
"
?
»
Luisa
non
rispose
,
gli
strinse
la
mano
.
«
Non
sono
stato
buono
a
nulla
»
,
diss
'
egli
tristemente
.
«
Non
ti
ho
saputo
sostenere
.
»
«
Hai
fatto
tutto
quello
che
potevi
.
»
La
voce
di
Luisa
,
dicendo
così
,
era
fioca
,
ma
ben
diversa
da
quando
ell
'
aveva
detto
:
il
mio
cuore
è
freddo
.
Suo
marito
le
riprese
il
braccio
,
ritornò
con
lei
,
a
passi
lenti
,
verso
lo
sbarco
.
Il
caro
braccio
non
era
inerte
quanto
prima
,
tradiva
un
'
agitazione
,
una
lotta
.
Franco
si
fermò
e
disse
piano
:
«
E
se
vado
dalla
Maria
?
Cosa
le
devo
dire
di
te
?
»
Ella
fu
presa
da
un
tremito
,
gli
posò
il
capo
sulla
spalla
e
sussurrò
:
«
No
,
resta
»
.
Franco
non
intese
,
domandò
:
«
Cosa
?
»
.
Non
udì
rispondere
,
piegò
adagio
adagio
il
viso
,
vide
le
labbra
di
lei
porgersi
,
vi
posò
le
sue
.
Il
cuore
gli
batté
,
gli
batté
forte
,
più
forte
ancora
di
quando
aveva
baciato
Luisa
la
prima
volta
come
amante
.
Rialzò
il
viso
,
non
poteva
neppur
parlare
.
Finalmente
gli
riuscì
di
metter
fuori
queste
parole
:
«
Le
dirò
che
hai
promesso
...
»
.
«
No
»
,
mormorò
Luisa
,
accorata
,
«
quello
non
lo
posso
,
non
domandarmelo
,
non
è
più
possibile
.
»
«
Cosa
,
non
è
possibile
?
»
«
Oh
,
intendi
bene
!
Anch
'
io
ho
inteso
bene
cosa
volevi
dir
tu
.
»
Ella
riprese
a
camminare
,
volendo
staccarsi
da
quel
discorso
.
Tenne
però
il
braccio
del
marito
,
che
la
fermò
.
«
Luisa
!
»
,
diss
'
egli
,
severo
,
quasi
impetuoso
.
«
Mi
lascerai
partire
così
?
Sai
cosa
vuol
dire
per
me
partire
così
?
»
Ella
ritirò
allora
lentamente
il
braccio
di
sotto
quello
di
lui
e
si
voltò
a
destra
verso
il
parapetto
,
vi
si
appoggiò
guardando
l
'
acqua
come
a
Oria
,
quella
sera
.
Franco
le
restò
diritto
accanto
,
attese
un
poco
e
poi
le
domandò
di
rispondergli
.
«
Per
me
sarebbe
meglio
finirla
nel
lago
»
,
diss
'
ella
,
amaramente
.
Suo
marito
le
cinse
la
vita
con
un
braccio
,
la
strappò
dal
parapetto
e
la
lasciò
libera
,
levò
il
braccio
in
aria
.
«
Tu
?
»
,
esclamò
con
sdegno
.
«
Parlar
così
,
tu
che
dicevi
sempre
di
prender
la
vita
come
una
guerra
?
E
il
tuo
modo
di
combattere
sarebbe
questo
?
Io
credevo
una
volta
che
la
più
forte
fossi
tu
.
Adesso
intendo
che
sono
io
il
più
forte
.
Molto
più
!
Sai
neanche
immaginare
cosa
ho
sofferto
io
in
questi
anni
?
Sai
neanche
immaginare
...
»
Sentì
la
voce
sfuggirsi
un
momento
ma
si
padroneggiò
e
proseguì
:
«
Sai
neanche
immaginare
cosa
tu
sei
per
me
e
cosa
farei
per
non
darti
senza
necessità
un
piccolo
dolore
,
mentre
pare
che
a
te
non
importi
nulla
di
lacerarmi
l
'
anima
?
»
.
Ella
gli
si
gettò
fra
le
braccia
.
Nel
silenzio
che
seguì
,
rotto
solo
da
uno
spasimo
di
singhiozzi
repressi
,
Franco
udì
venir
gente
e
durò
fatica
a
staccarsi
sua
moglie
dal
petto
,
a
riprender
con
essa
il
cammino
dell
'
albergo
.
«
Tu
!
tu
!
»
,
sussurrò
.
«
E
non
vuoi
che
desideri
di
morire
io
,
quando
posso
morir
bene
,
per
il
mio
paese
?
»
Luisa
gli
stringeva
il
braccio
senza
parlare
.
Incontrarono
due
giovani
amanti
,
che
passando
loro
accanto
li
guardarono
curiosamente
.
La
ragazza
sorrise
.
Giunti
agli
scalini
che
scendono
sul
piazzaletto
davanti
a
S
.
Vittore
,
udiron
voci
di
ragazzi
e
di
donne
.
Luisa
si
fermò
un
momento
sul
primo
scalino
e
disse
piano
le
tre
parole
di
Muzzaglio
:
«
Ti
amo
tanto
»
.
Franco
non
rispose
che
con
una
stretta
del
braccio
.
Discesero
gli
scalini
adagio
adagio
,
rientrarono
all
'
Albergo
del
Delfino
.
Alcuni
giovinotti
che
bevevano
,
fumavano
e
schiamazzavano
si
alzarono
all
'
apparir
di
Franco
e
di
Luisa
,
si
fecero
loro
incontro
tutti
,
tranne
uno
che
approfittò
del
momento
buono
per
vuotare
l
'
ultima
bottiglia
.
«
Signora
»
,
disse
il
primo
che
si
presentò
a
Luisa
.
«
Suo
marito
Le
avrà
già
annunciato
i
Sette
Sapienti
.
»
Successe
subito
un
gran
baccano
perché
Franco
aveva
dimenticato
di
dire
a
Luisa
che
i
suoi
amici
eran
venuti
con
lui
da
Torino
e
s
'
erano
spinti
,
per
discrezione
,
fino
a
Pallanza
,
promettendo
una
visitina
d
'
omaggio
alla
signora
.
«
El
più
sapiente
son
mi
»
,
disse
alzandosi
il
Padovano
,
che
aveva
vuotata
la
bottiglia
.
«
Vualtri
fe
'
bordelo
e
non
bevì
;
mi
bevo
e
no
fazzo
bordelo
.
»
«
Quello
,
signora
»
,
disse
un
bel
giovane
,
«
è
,
com
'
Ella
ben
intende
,
l
'
asino
sapiente
della
compagnia
.
»
«
Tasi
,
Fante
!
»
«
Signora
!
»
,
fece
il
Padovano
avanzandosi
e
salutando
.
«
Ah
,
Lei
è
il
signor
Fante
di
bastoni
?
»
,
disse
Luisa
,
sorridendo
,
al
bel
giovane
.
Ella
fu
affabile
con
tutti
,
ebbe
un
gran
successo
dicendo
a
un
uomo
alto
,
magro
,
dai
baffi
arricciati
:
«
Lei
dev
'
essere
il
signor
Caval
di
spade
»
.
«
No
xe
vero
,
signora
»
,
esclamò
il
Padovano
mentre
gli
altri
applaudivano
,
«
che
se
vede
la
bestia
?
»
Erano
venuti
da
Pallanza
in
barca
e
volevano
ripartire
subito
,
ma
Franco
fece
portare
altre
due
bottiglie
e
il
chiasso
divenne
così
enorme
,
malgrado
la
presenza
di
Luisa
,
che
l
'
albergatore
venne
a
pregare
,
per
amore
de
'
suoi
inglesi
,
di
non
far
tanto
«
rabello
»
.
Il
Padovano
gli
snocciolò
dolcemente
una
litania
placida
di
vituperi
padovani
.
Colui
non
capì
,
fece
un
risolino
stupido
e
se
n
'
andò
.
I
Sapienti
eran
venuti
sul
lago
per
godere
anche
loro
una
giornata
di
libertà
prima
di
arruolarsi
.
Entravano
tutti
,
meno
il
Caval
di
spade
,
nello
stesso
reggimento
.
Bevvero
al
9°
fanteria
,
alla
brigata
Regina
,
a
tutti
i
«
pistapauta
»
nazionali
nel
presente
e
nell
'
avvenire
e
discussero
sul
luogo
e
il
nome
della
prima
battaglia
che
si
darebbe
agli
austriaci
.
Tutti
i
voti
meno
quello
del
Padovano
furono
per
una
«
battaglia
del
Ticino
»
.
Il
Padovano
voleva
una
battaglia
di
Gorgonzola
.
«
No
sentì
che
nome
militar
?
Battaglia
di
Gorgonzola
erborinato
.
Asèo
!
»
Era
scritto
nel
Libro
del
Destino
ch
'
egli
sarebbe
caduto
appunto
nella
prima
battaglia
,
a
Palestro
,
con
una
scheggia
di
granata
nella
coscia
,
combattendo
da
buon
soldato
a
due
passi
dal
colonnello
Brignone
.
Quei
giovani
parlavano
di
battaglie
con
entusiasmo
ma
senza
spacconate
,
parlavano
della
futura
Italia
dicendo
alquante
corbellerie
,
ma
si
sentiva
che
non
importava
loro
un
fico
secco
della
vita
pur
di
farla
libera
,
questa
vecchia
patria
,
e
grande
.
«
Ghe
pàrele
teste
da
far
l
'
Italia
?
»
,
disse
il
Padovano
a
Luisa
.
«
Gnanca
So
marìo
,
sala
.
Un
bon
toso
,
ma
par
far
l
'
Italia
,
gnente
.
La
vedarà
che
razza
de
Italia
che
vien
fora
!
I
nostri
fioi
ne
farà
un
monumento
,
ma
dopo
vegnarà
,
capisela
,
con
licenza
,
quelle
figure
porche
de
quei
nevodi
,
che
me
par
de
sentirli
:
"
Che
da
can
"
,
i
dirà
,
"
che
i
la
ga
fata
,
quei
veci
insensai
,
sta
Italia
!
"
»
I
Sapienti
partirono
dopo
essersi
accordati
con
Franco
di
trovarsi
l
'
indomani
mattina
sul
primo
battello
.
Franco
li
accompagnò
alla
barca
e
intanto
sua
moglie
salì
a
vedere
lo
zio
Piero
.
Egli
aveva
dato
l
'
incarico
all
'
albergatore
di
avvertire
i
suoi
nipoti
che
,
sentendosi
molto
sonno
,
era
andato
a
letto
.
Infatti
Luisa
lo
udì
dormire
rumorosamente
.
Posò
il
lume
e
attese
Franco
.
Egli
venne
subito
e
fu
sorpreso
di
udire
che
lo
zio
dormiva
già
.
Avrebbe
voluto
pigliar
congedo
da
lui
prima
d
'
andar
a
letto
,
perché
il
battello
partiva
di
gran
mattino
,
alle
cinque
e
mezzo
.
L
'
uscio
della
camera
era
chiuso
,
tuttavia
Luisa
pregò
suo
marito
di
camminare
in
punta
di
piedi
e
di
parlar
sottovoce
.
Gli
raccontò
ciò
che
le
aveva
detto
la
Cia
.
Lo
zio
aveva
bisogno
di
riposo
.
Ella
sperava
che
sarebbe
rimasto
a
letto
fino
alle
nove
o
alle
dieci
e
contava
partire
al
tocco
,
andar
a
dormire
a
Magadino
per
non
affaticarlo
troppo
.
Insistette
molto
su
queste
apprensioni
per
la
salute
dello
zio
;
parlava
,
parlava
,
nervosamente
,
volendo
tener
lontani
altri
discorsi
,
tener
lontane
con
quest
'
ombra
carezze
troppo
tenere
.
In
pari
tempo
andava
e
veniva
per
la
camera
,
pigliando
e
posando
le
stesse
cose
,
un
po
'
per
nervosità
,
un
po
'
con
la
intenzione
che
suo
marito
si
coricasse
prima
di
lei
.
Egli
pareva
dal
canto
suo
molto
occupato
di
una
borsa
a
tracolla
che
non
riusciva
ad
aprire
.
Finalmente
l
'
aperse
,
chiamò
sua
moglie
a
sé
,
le
diede
un
rotolo
d
'
oro
,
cinquanta
pezzi
da
venti
lire
.
«
Capisci
»
,
le
disse
,
«
che
almeno
per
qualche
mese
non
potrò
mandar
nulla
.
Questi
non
sono
miei
,
li
ho
avuti
a
prestito
.
»
Poi
trasse
di
tasca
una
lettera
suggellata
.
«
E
questo
è
il
mio
testamento
»
,
soggiunse
.
«
Ho
poco
ma
devo
pur
disporre
anche
di
quel
poco
.
Vi
è
un
legato
solo
,
la
spilla
di
mio
padre
che
hai
tu
,
per
lo
zio
Piero
;
e
vi
è
il
nome
della
persona
cui
devo
le
mille
lire
.
A
parte
del
testamento
ci
sono
due
righe
particolari
per
te
.
Ecco
.
»
Egli
parlava
con
dolcezza
grave
,
senza
commozione
.
A
lei
,
nel
prendere
la
lettera
,
le
mani
tremavano
.
Gli
disse
«
grazie
»
,
cominciò
a
sciogliersi
le
trecce
,
poi
se
le
riannodò
,
non
sapeva
bene
che
si
facesse
,
combattuta
dal
fantasma
della
sua
morta
e
da
un
'
altra
visione
di
guerra
e
di
morte
.
Disse
con
voce
rotta
che
dovendo
alzarsi
presto
per
accompagnarlo
al
vapore
pensava
di
non
sciogliersi
le
trecce
e
di
coricarsi
vestita
.
Franco
non
fece
parola
,
pregò
brevemente
e
si
cominciò
a
spogliare
,
si
levò
dal
collo
una
catenella
e
una
crocettina
d
'
oro
ch
'
erano
state
di
sua
madre
.
«
Tienle
tu
»
,
diss
'
egli
porgendole
a
Luisa
.
«
È
meglio
.
Non
si
sa
mai
,
potrebbero
cadere
in
mano
ai
croati
.
»
Ella
inorridì
,
tremò
,
esitò
un
istante
,
gli
si
gettò
al
collo
,
glielo
strinse
da
soffocarlo
.
Il
cameriere
bussò
all
'
uscio
degli
sposi
verso
le
quattro
e
mezzo
.
Alle
cinque
Franco
entrò
col
lume
nella
camera
dello
zio
ch
'
era
svegliato
.
Prese
congedo
da
lui
e
propose
quindi
a
Luisa
che
anche
il
loro
congedo
seguisse
lì
.
Ell
'
aveva
nel
viso
e
anche
nella
voce
una
espressione
di
stupore
grave
,
dolente
.
Non
si
commosse
,
non
pianse
,
abbracciò
e
baciò
suo
marito
come
trasognata
e
come
trasognata
discese
le
scale
insieme
a
lui
.
Passò
forse
in
esso
un
lampo
del
pensiero
che
occupava
l
'
animo
di
lei
?
Se
ciò
avvenne
fu
nel
salotto
dell
'
albergo
mentre
prendeva
il
caffè
e
sua
moglie
gli
sedeva
in
faccia
.
Parve
che
scoprisse
qualche
cosa
in
quello
sguardo
,
in
quella
fisionomia
,
perché
si
fermò
a
contemplarla
con
la
tazza
di
caffè
in
mano
e
poi
gli
si
diffuse
sul
volto
una
tenerezza
,
un
'
ansia
,
una
commozione
inesprimibile
.
Ella
,
manifestamente
,
non
desiderava
di
parlare
ma
egli
sì
.
Una
parola
occulta
gli
fremeva
in
tutti
i
muscoli
del
viso
,
gli
luceva
negli
occhi
;
la
bocca
non
osò
dire
niente
.
Discesero
al
ponte
di
sbarco
tenendosi
per
mano
,
si
appoggiarono
al
muro
cui
s
'
era
appoggiata
Luisa
il
giorno
prima
.
Quando
udirono
il
fragore
delle
ruote
si
abbracciarono
per
l
'
ultima
volta
,
si
dissero
addio
senza
lagrime
,
piuttosto
sconvolti
dal
loro
comune
pensiero
occulto
che
afflitti
dalla
separazione
.
Il
battello
arrivò
con
fracasso
,
furon
gittate
e
legate
le
corde
.
Una
voce
gridò
:
«
Avanti
chi
parte
!
»
.
Un
bacio
ancora
:
«
Dio
ti
benedica
!
»
,
disse
Franco
e
saltò
sul
battello
.
Ella
rimase
fino
a
che
fu
possibile
udire
il
rumor
delle
ruote
che
si
allontanavano
verso
Stresa
.
Poi
ritornò
all
'
albergo
,
sedette
sul
letto
,
stette
lì
come
petrificata
in
quest
'
idea
,
in
questa
istintiva
certezza
ch
'
era
madre
una
seconda
volta
.
Benché
fosse
appunto
la
cosa
tanto
temuta
,
non
si
può
dire
che
ne
provasse
afflizione
.
Lo
stupore
di
sentirsi
dentro
una
voce
così
forte
,
chiara
e
inesplicabile
,
vinse
in
lei
ogni
altro
sentimento
.
Era
sbalordita
.
Aveva
sempre
pensato
,
dopo
la
morte
di
Maria
,
che
il
Libro
del
Destino
nulla
potesse
più
avere
di
nuovo
per
lei
,
che
certe
intime
fibre
del
suo
cuore
fossero
morte
.
E
adesso
una
Voce
arcana
parlava
proprio
là
dentro
,
diceva
:
«
Sappi
che
nel
Libro
del
tuo
Destino
una
pagina
si
chiude
,
un
'
altra
si
apre
.
Vi
è
ancora
per
te
un
avvenire
di
vita
intensa
;
il
dramma
,
che
tu
credevi
finito
al
secondo
atto
,
continua
e
dev
'
essere
straordinario
se
Io
te
lo
annuncio
»
.
Per
tre
ore
,
sino
a
che
lo
zio
Piero
non
la
chiamò
,
Luisa
restò
assorta
in
questa
Voce
.
Lo
zio
si
alzò
alle
nove
e
mezzo
.
Stava
bene
.
Il
tempo
era
umido
ancora
,
quasi
piovigginoso
,
ma
egli
non
volle
saperne
di
restar
in
casa
,
come
Luisa
avrebbe
desiderato
,
sino
all
'
ora
di
partire
per
Magadino
.
Sapeva
,
per
averne
chiesto
all
'
albergatore
,
che
dalle
nove
in
poi
si
poteva
visitare
il
giardino
,
e
alle
dieci
,
preso
il
suo
latte
,
vi
si
avviò
con
Luisa
.
Passando
da
San
Vittore
desiderò
entrarvi
,
veder
le
pitture
.
Vi
si
stava
dicendo
messa
,
il
celebrante
si
voltava
a
dire
:
«
Benedicat
vos
omnipotens
Deus
»
.
Lo
zio
si
fece
un
gran
crocione
,
ascoltò
l
'
ultimo
vangelo
,
rinunciò
a
veder
le
pitture
perché
c
'
era
poca
luce
e
uscì
di
chiesa
dicendo
con
la
sua
giovialità
solita
:
«
Eccomi
felice
e
contento
d
'
essere
andato
a
farmi
benedire
»
.
Non
era
possibile
aver
fretta
,
con
lui
.
Si
fermava
ad
ogni
passo
,
guardando
tutto
che
avesse
forma
d
'
arte
,
tutto
che
fosse
disposto
per
venir
guardato
.
Contemplò
la
facciata
della
chiesa
,
la
triplice
gradinata
della
sbarco
Borromeo
,
ciascuno
dei
tre
lati
del
cortile
e
la
gran
palma
nel
mezzo
,
che
Luisa
,
con
grave
scandalo
di
lui
,
non
aveva
neppur
veduta
passando
di
là
insieme
a
Franco
,
la
sera
prima
.
Quando
il
custode
li
introdusse
nel
Palazzo
ci
vollero
almeno
dieci
minuti
per
salire
,
ammirando
,
lo
scalone
.
Come
ne
fu
a
capo
uscì
un
raggio
di
sole
e
il
custode
propose
di
approfittarne
per
vedere
il
giardino
.
Prese
a
sinistra
e
per
una
fila
di
sale
vuote
accompagnò
i
visitatori
al
cancello
di
ferro
,
suonò
il
campanello
.
Venne
un
giardiniere
,
un
giovinetto
educato
che
piacque
molto
allo
zio
perché
gli
spiegava
tutto
con
buon
garbo
,
e
lo
zio
non
domandava
poco
.
Ci
vollero
cinque
minuti
per
l
'
albero
della
canfora
,
presso
l
'
entrata
.
Luisa
ci
soffriva
,
temeva
che
lo
zio
si
stancasse
troppo
e
si
stancava
moltissimo
ella
stessa
di
dover
guardare
tante
piante
,
udire
tanti
nomi
latini
e
volgari
,
fare
attenzione
allo
zio
,
mentre
i
suoi
pensieri
avrebbero
voluto
silenzio
e
solitudine
.
Il
giardiniere
propose
di
salire
al
Castello
di
Nettuno
.
Lo
zio
avrebbe
desiderato
veder
da
vicino
il
liocorno
dei
Borromei
che
s
'
impenna
lassù
,
ma
c
'
erano
parecchi
scalini
a
fare
,
l
'
aria
era
pesante
ed
egli
esitava
.
Luisa
approfittò
di
quell
'
esitazione
per
chiedere
al
giardiniere
dove
avrebbero
trovato
un
sedile
.
«
Qui
sotto
»
,
rispose
colui
,
«
a
sinistra
,
sulla
piazza
degli
Strobus
.
»
Lo
zio
si
lasciò
persuadere
a
discendere
su
questa
piazza
degli
Strobus
.
Era
stanco
ma
non
tralasciava
di
guardar
tutto
e
d
'
interrogar
su
tutto
.
Avviandosi
verso
gli
Strobus
udì
venir
da
lontano
,
dalla
parte
dell
`
Isola
Madre
,
un
rullo
di
tamburi
e
ne
domandò
al
giardiniere
.
Erano
i
tamburi
della
Guardia
Nazionale
di
Pallanza
,
che
faceva
gli
esercizi
sulla
riva
.
«
Adesso
si
fa
per
giuoco
»
,
disse
il
giovinetto
.
«
Mica
per
giuoco
,
ma
insomma
...
!
Il
mese
venturo
faremo
sul
serio
.
Dobbiamo
dare
una
lezione
a
una
bestia
grossa
.
Eccolo
là
,
quel
mostro
.
»
Il
mostro
era
il
vapore
austriaco
da
guerra
Radetzki
,
detto
dai
riverani
piemontesi
Radescòn
.
«
Entra
adesso
nel
porto
di
Laveno
»
,
disse
il
giovinetto
.
«
Viene
da
Luino
.
Vengano
qui
se
vogliono
vederlo
bene
.
»
Lo
zio
sapeva
di
non
avere
occhi
bastantemente
buoni
e
sedette
sul
primo
sedile
che
trovò
sotto
gli
strobus
,
posto
a
ridosso
di
una
macchia
di
bambù
e
fiancheggiato
da
due
altre
macchie
di
grandi
azalee
.
Dietro
ai
bambù
,
fra
i
grossi
tronchi
distorti
degli
strobus
,
si
vedeva
tremolare
lo
specchio
delle
acque
bianche
fino
alla
lista
nera
delle
colline
d
'
Ispra
.
Il
cielo
,
fosco
a
settentrione
,
era
chiaro
laggiù
.
Luisa
e
il
giardiniere
andarono
fino
al
cancello
stemmato
che
guarda
la
verde
Isola
Madre
,
Pallanza
e
il
lago
superiore
.
Luisa
si
affacciò
alla
gran
distesa
delle
acque
plumbee
,
incoronate
di
colossi
nebbiosi
dal
gruppo
del
Sasso
di
Ferro
sopra
Laveno
ai
monti
di
Maccagno
,
alle
nevi
lontane
della
Spluga
.
Del
Radetzki
si
vedeva
più
il
fumo
che
il
corpo
.
I
tamburi
di
Pallanza
rullavano
sempre
.
Lo
zio
Piero
chiamò
il
giardiniere
e
Luisa
andò
ad
appoggiarsi
al
parapetto
di
fianco
al
cancello
,
presso
il
tasso
che
sale
dal
ripiano
inferiore
.
L
'
albero
le
toglieva
la
vista
del
chiaro
levante
;
ella
era
contenta
di
esser
finalmente
sola
,
di
riposar
i
suoi
sguardi
e
i
suoi
pensieri
nel
grigio
delle
montagne
lontane
e
delle
acque
immense
.
Il
giardiniere
tornò
dopo
un
momento
per
mostrarle
le
gialle
acacie
fiorite
e
le
eriche
bianche
del
ripiano
inferiore
,
pure
fiorite
.
«
Le
bruyères
blanches
portano
fortuna
»
,
diss
'
egli
.
Vedendo
che
Luisa
,
distratta
,
non
gli
badava
,
si
allontanò
verso
la
serra
delle
begonie
.
«
Vecchio
strobus
»
,
diss
'
egli
parlando
forte
per
farsi
udire
dai
forestieri
,
ma
senza
voltarsi
.
«
Vecchio
strobus
colpito
dal
fulmine
.
Se
vogliono
veder
il
giardino
privato
...
»
Luisa
si
alzò
e
andò
a
prender
lo
zio
per
dargli
il
braccio
se
ne
avesse
bisogno
.
Il
giardiniere
che
stava
aspettando
presso
l
'
entrata
del
boschetto
di
lauri
,
vide
la
signora
muovere
verso
il
signore
seduto
,
affrettare
il
passo
,
precipitarsi
con
un
grido
sopra
di
lui
.
Come
la
vecchia
innocente
pianta
,
anche
lo
zio
Piero
era
stato
colpito
dal
fulmine
.
Il
suo
corpo
era
appoggiato
alla
spalliera
del
sedile
,
la
testa
gli
toccava
il
petto
col
mento
,
gli
occhi
erano
aperti
,
fissi
,
senza
sguardo
.
Era
proprio
stato
uno
spettacolo
di
addio
quello
che
la
sua
Valsolda
gli
aveva
offerto
.
Lo
zio
Piero
,
il
caro
venerato
vecchio
,
l
'
uomo
savio
,
l
'
uomo
giusto
,
il
benefattore
de
'
suoi
,
lo
zio
Piero
era
partito
per
sempre
.
Egli
era
venuto
,
sì
,
ad
arruolarsi
,
Iddio
lo
voleva
in
una
milizia
superiore
,
ed
ecco
era
suonato
l
'
appello
,
egli
aveva
risposto
.
I
tamburi
di
Pallanza
rullavano
,
rullavano
la
fine
di
un
mondo
,
l
'
avvento
di
un
altro
.
Nel
grembo
di
Luisa
spuntava
un
germe
vitale
preparato
alle
future
battaglie
dell
'
era
nascente
,
ad
altre
gioie
,
ad
altri
dolori
da
quelli
onde
l
'
uomo
del
mondo
antico
usciva
in
pace
,
benedetto
all
'
ultimo
momento
,
senza
saperlo
,
da
quell
'
ignoto
prete
dell
'
Isola
Bella
,
che
mai
,
forse
,
non
aveva
detto
le
sante
parole
a
un
più
degno
.
FINE
StampaQuotidiana ,
Nei
nostri
uffici
di
amministrazione
regna
un
vivace
buonumore
.
Sono
ormai
due
mesi
,
che
i
nostri
pochi
ma
intelligentissimi
e
zelantissimi
impiegati
lavorano
furiosamente
e
gaiamente
,
a
questo
complicato
affare
di
registrare
migliaia
e
migliaia
di
abbonamenti
:
e
non
hanno
preso
e
non
prendono
riposo
.
Pure
,
sono
allegri
!
Anzi
tutto
,
essi
che
partecipano
a
tutte
le
speranze
belle
e
a
tutte
le
già
belle
realtà
del
giornale
,
si
sono
racconsolati
ed
esaltati
,
dinnanzi
a
questo
vertice
splendido
che
esso
ha
raggiunto
:
è
anche
naturale
che
qualche
modesto
ma
securo
e
stabile
compenso
,
sia
venuto
a
premiare
,
in
essi
,
tanta
fede
e
tanta
devozione
:
ciò
,
è
vero
,
era
loro
dovuto
,
ma
ha
fatto
loro
,
come
comprenderete
,
un
certo
piacere
!
Infine
,
essi
sono
pieni
di
buonumore
.
E
ne
hanno
,
anche
,
da
una
quindicina
di
giorni
una
ragione
costante
.
Da
che
il
Capo
venerato
e
temuto
del
MATTINO
Venite
,
adoremus
ha
stampato
quell
'
affare
del
colosso
bonario
,
con
relativi
peli
di
barba
strappati
o
non
strappati
,
lo
spirito
di
tutti
i
nostri
abbonati
vecchi
e
nuovi
,
si
è
giocondamente
sfrenato
,
e
non
arrivano
dodici
lire
,
o
centoventi
lire
,
o
milleduecento
lire
,
in
amministrazione
,
senza
che
l
'
abbonato
non
dichiari
nella
targhetta
di
abbonamento
,
o
nelle
targhette
,
o
a
voce
,
che
egli
,
così
intende
strappare
un
pelo
o
molti
peli
alla
barba
del
Colosso
!
E
chi
dichiara
di
averne
strappato
cinque
,
di
peli
:
chi
sostiene
che
la
barba
del
Colosso
ha
venticinque
peli
di
meno
,
a
Guardia
Sanframondi
;
che
ne
ha
quarantadue
di
meno
ad
Ariano
di
Puglia
;
che
a
Cava
dei
Tirreni
ben
sessantasette
peli
mancano
al
Colosso
:
e
così
,
dappertutto
!
Abbiamo
una
collezione
di
queste
lettere
,
di
queste
targhette
,
di
queste
dichiarazioni
:
ed
esse
formano
l
'
ilarità
di
chi
le
legge
e
di
chi
le
ascolta
.
Alcuni
ci
hanno
mandato
,
o
portato
la
loro
fascetta
di
ex
abbonati
del
MATTINO
lo
nomino
in
ginocchio
,
come
è
giusto
con
questa
dichiarazione
:
pelo
strappato
al
Colosso
,
dopo
cinque
anni
di
fedeltà
!
Infine
la
cosa
è
diventata
così
generale
,
che
gli
impiegati
di
amministrazione
,
in
un
accesso
di
buonissimo
umore
,
hanno
messo
questo
cartellone
,
nelle
stanze
ove
si
ricevono
gli
abbonati
:
QUI
SI
STRAPPANO
PELI
DALLA
BARBA
DEL
COLOSSO
Chiunque
viene
ad
abbonarsi
,
ancora
,
potrà
leggere
questo
cartellone
.
Irrispettoso
,
è
vero
:
ma
sincero
:
e
allegro
!
StampaQuotidiana ,
Il
Signor
misericordioso
,
che
tutto
vede
,
ha
voluto
,
evidentemente
,
metterci
la
sua
mano
,
ieri
,
per
rendere
più
bella
la
festa
che
,
ad
invito
del
comm
.
Tito
Ricordi
,
s
'
è
fatta
a
Giacomo
Puccini
,
lassù
lassù
,
sulla
verde
collina
del
Vomero
,
da
Pallino
.
Non
mai
una
giornata
di
gennaio
è
stata
così
tiepida
,
non
mai
un
cielo
iemale
così
serenamente
azzurro
:
era
,
ieri
,
tutta
una
fasta
di
mare
e
di
sole
,
e
pareva
che
dai
rami
nudi
,
per
gli
orti
dispersi
,
dovessero
,
per
un
miracolo
di
primavera
nova
,
sbocciare
rose
,
a
miriadi
...
E
intorno
a
Giacomo
Puccini
s
'
è
raccolta
,
festante
,
una
larga
schiera
di
musicisti
,
di
letterati
,
di
artisti
,
di
ammiratori
,
infine
;
e
la
più
vibrante
gaiezza
ha
accompagnato
il
lieto
banchetto
,
in
cui
i
tradizionali
vermicelli
alle
vongole
rappresentavano
l
'
espressione
più
gustosa
e
pittoresca
dell
'
ospitalità
napoletana
.
Col
sole
e
col
brio
,
ieri
,
hanno
fatto
tutti
onore
,
egualmente
,
all
'
autore
della
Butterfly
ed
alla
cucina
napoletana
;
e
i
musicisti
hanno
mangiato
come
tanti
critici
d
'
arte
,
e
i
critici
si
sono
punzecchiati
a
vicenda
come
tanti
musicisti
,
e
i
letterati
hanno
intavolato
dei
duetti
col
pollo
arrosto
,
da
fare
arrossire
degli
artisti
di
canto
,
che
,
per
compenso
,
si
sono
sfogati
sul
gateau
come
dei
poeti
decadenti
...
L
'
entusiasmo
assolveva
tutti
da
ogni
peccato
,
anche
da
quello
di
intonare
delle
canzonette
napoletane
,
come
si
è
fatto
quando
la
consueta
troupe
dei
posteggiatori
è
venuta
a
rievocare
le
dolcezze
di
Marechiaro
e
di
Spingole
francese
,
accompagnata
dalle
voci
più
diverse
e
più
stonate
che
eccezione
fatta
per
i
nostri
ottimi
artisti
di
San
Carlo
possa
riunire
un
banchetto
...
E
,
con
lo
champagne
,
s
'
è
data
la
stura
ai
brindisi
:
a
cominciare
da
quello
esclusivamente
...
mimico
del
principe
di
Sirignano
,
che
ha
avuto
l
'
abilità
di
tessere
la
più
alata
strofa
a
Giacomo
Puccini
...
a
bocca
chiusa
,
come
il
coro
della
Butterfly
al
finale
del
secondo
atto
suscitando
,
per
questo
suo
silenzio
...
gestito
il
più
entusiastico
successo
,
a
quello
di
Emanuele
Gianturco
,
pieno
di
bella
poesia
,
con
un
saluto
anche
alla
gloriosa
casa
Ricordi
e
al
benemerito
cav
.
de
Sanna
;
dal
brindisi
nobilissimo
di
Tito
Ricordi
,
che
ha
rivendicato
alla
città
nostra
il
vanto
di
aver
dato
il
gran
battesimo
di
gloria
alla
suggestiva
e
squisita
Butterfly
,
al
brindisi
sentimentale
di
Daniele
Marrama
,
che
,
in
nome
e
per
incarico
dei
critici
d
'
arte
napoletana
,
ha
cantato
un
inno
alla
femminilità
pucciniana
,
rievocando
le
creature
passionali
dell
'
opera
del
Maestro
,
ed
ha
portato
un
saluto
alle
gentili
intervenute
inviando
,
infine
,
un
voto
affettuoso
a
colui
che
è
stato
compagno
nei
trionfi
di
Giacomo
Puccini
,
a
Giuseppe
Giacosa
,
ancora
infermo
.
E
,
poi
che
l
'
ultimo
applauso
entusiastico
ha
coronato
questo
brindisi
della
staffa
,
la
gaia
comitiva
è
ritornata
in
città
,
per
pigliare
,
più
tardi
,
la
via
del
Vesuvio
,
dove
,
alla
pension
Eremo
,
il
principe
di
Sirignano
ha
offerto
un
the
.
E
,
col
cader
del
sole
,
le
lave
che
si
andavano
accendendo
di
tutti
i
loro
riflessi
incandescenti
di
carbonchi
,
hanno
messa
la
loro
vivida
cornice
di
fiamma
alla
bella
festa
che
Napoli
intellettualmente
ha
offerto
a
Giacomo
Puccini
,
il
vittorioso
!
GL
'
INTERVENUTI
Erano
,
al
banchetto
,
invitati
dal
comm
.
Tito
Ricordi
:
Giacomo
Puccini
;
Giuseppe
Martucci
;
la
signora
Monti
Baldini
;
la
signorina
I
.
Mannarini
;
il
principe
di
Sirignano
;
l
'
on
.
Emanuele
Gianturco
;
il
cav
.
Roberto
de
Sanna
;
il
conte
Gennaro
Mirabelli
;
il
conte
V
.
Capasso
;
il
conte
Carafa
;
l
'
on
.
Luigi
Simeoni
;
il
comm
.
Giacomo
Retz
;
il
cav
.
A
.
Monaco
;
il
cav
.
Augusto
Laganà
;
il
maestro
Ettore
Panizza
;
il
signor
Marcello
Orilia
;
Salvatore
di
Giacomo
;
Giulio
M
.
Scalinger
;
Daniele
Marrama
;
Saverio
Procida
;
Gaspare
di
Martino
;
Francesco
dell
'
Erba
;
Diego
Petriccione
;
il
cav
.
Carlo
Clausetti
;
Vincenzo
Labella
;
Ottavio
de
Sica
;
Alberto
Sannia
;
A
.
Scandiani
;
P
.
Wulmann
;
G
.
Niola
;
Stefano
ed
Alberto
Donaudy
;
i
maestri
:
Carelli
;
Alessandro
Longo
;
Florestano
Rossomandi
;
Enrico
de
Leva
;
Oscar
Palermi
;
Ernesto
Marciano
;
Sigismondo
Cesi
;
Quaranta
;
de
Senna
;
d
'
Atri
;
Massimino
Perilli
;
E
.
Cortile
;
Umberto
Mazzone
;
Alagna
;
il
signor
Neuberg
;
il
signor
Miceli
;
e
qualche
altro
.