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> anno_i:[1880 TO 1910}
LE CATTEDRE DI STILISTICA ( CROCE BENEDETTO , 1903 )
StampaPeriodica ,
In un opuscolo testé pubblicato il Trabalza espone quale a suo modo di vedere dovrebbe essere l ' ufficio dell ' insegnamento di Stilistica , che negli ultimi anni si è venuto istituendo presso le Facoltà di lettere di parecchie Università italiane . Quando udii per la prima volta quel nome imposto alle nuove cattedre , il mio pensiero corse ai lavori di simile titolo che escono dalle scuole di Germania e che hanno intento meramente filologico ; e mi parve strano che si volesse così presto dar forma di speciale insegnamento a ricerche ancora alquanto vaghe e di valore dubbio . Ma poi , raccolte informazioni , seppi che si trattava nient ' altro che d ' insegnamento destinato ad ammaestrare nell ' arte dello scrivere . E ciò riceve conferma dallo scritto del Trabalza . Il quale crede che il programma di quell ' insegnamento dovrebbe , oltre gli esercizî di composizione , contenere altre due parti : l ' una , teorica , di principî generali della forma letteraria , con la critica delle teorie rettoriche che ancora infestano i manuali e i cervelli ; e l ' altra , di lettura e comento delle opere letterarie . " Così ( egli dice ) , mentre l ' insegnamento della Stilistica continuerebbe con nuove applicazioni e più minute e profonde analisi l ' istituzione letteraria della scuola media , verrebbe a connettersi , per un lato , a quello dell ' Estetica , per un altro a quello della Storia letteraria , appendice o complemento di essi " . E , come esempio , offre il sommario di un corso da lui disegnato . Si Pergama dextra defendi possent ... , - ho pensato nel leggere le motivazioni e il programma ; e a lettura finita non sono rimasto persuaso circa la legittimità delle cattedre nuovamente istituite . Qualche insegnante universitario che ho interrogato sulle ragioni che avevano indotto a proporre quella istituzione , mi ha detto che essa rispondeva a un bisogno ormai generalmente avvertito , di rimediare cioè all ' impreparazione letteraria che si nota nella maggior parte dei giovani che il Liceo manda all ' Università . Perfino i laureandi presentano tesi con errori di grammatica , e talora di ortografia . - Se è così , il rimedio mi sembra peggiore del male . Il Liceo non prepara i giovani come dovrebbe ? E si corregga e migliori il Liceo ; ma non si ricorra al poco legittimo espediente di rimediare alle deficienze del Liceo nell ' Università , con l ' effetto di snaturare questa e col rischio di mettersi sopra una cattiva china . Dopo la scuola di grammatichetta e composizione , converrebbe istituire nell ' Università una scuola di cultura generale , ossia più o meno un Liceo completo ; e poi ( perché no ? ) un piccolo Ginnasio , o anche una quinta classe elementare , o addirittura una scoletta serale complementare . Ragioni in apparenza almeno più sode si recano da altri . Si è abusato dell ' indirizzo storico e filologico : è tempo ( si dice ) di promuovere più che non si sia fatto finora la cultura estetica . Non basta che i giovani conoscano la biografia dello scrittore o le fonti di un ' opera letteraria : occorre che sappiano gustare questa sotto il rispetto artistico . Non basta che lavorino su tali e tali opere letterarie particolari ; occorre che essi sappiano che cosa è letteratura , che cosa è stile e che cosa è forma in generale . Non basta che i giovani scrivano senza spropositi : è necessario che scrivano bene , con eleganza e sapore letterario . E a queste esigenze viene incontro , in qualche modo , l ' insegnamento della Stilistica . Senonché tutto ciò di cui ora si fa richiesta dovrebbe essere già nell ' Università . Intendere esteticamente gli scrittori ? Ma ogni professore di letteratura consapevole del suo ufficio deve farli intendere a quel modo , e non restringersi alla mera erudizione : altrimenti , viene meno al proprio dovere . Dar concetti esatti circa la letteratura e l ' arte ? Ma questo è oggetto dell ' Estetica , parte della filosofia che non dovrebbe essere trascurata dal professore di filosofia teoretica ; il quale , poi , non può trattare di psicologia e di logica , né della natura del linguaggio , senza trattare insieme della natura dell ' arte . Esprimere con semplicità ed eleganza , ossia con proprietà , il pensiero ? Ma ogni professore , nell ' insegnare la sua scienza , deve insieme insegnare a esprimersi intorno a essa con quella proprietà , con quell ' eleganza , che non è lenocinio , ma parte e compimento del vero . " Deve , dovrebbe ... Questo è il punto ( ribattono i sostenitori delle nuove cattedre ) . Il vostro è un ragionare in astratto . Voi avete in mente un ideale di Università dal quale la realtà è ben lontana . Nella realtà , i professori di letteratura sono di solito meri ricercatori ed eruditi ; i professori di filosofia non toccano mai del problema estetico , linguistico , letterario , come se non esistesse ; i professori in genere parlano e scrivono come Dio vuole , e comunicano la loro scienza in forma affatto rozza e approssimativa . Poiché questo stato di cose non si può cangiare d ' un tratto , e non c ' è neppure speranza che muti presto , bisogna aiutarsi con gli espedienti . Ed ecco la necessità di una cattedra , che serva da supplemento a tutte le altre da voi ricordate : la cattedra di Stilistica " . Come si vede , è il medesimo argomento ricavato dall ' asserita impreparazione degli scolari del Liceo ; solamente qui esso è invertito , e l ' impreparazione è affermata come condizione di fatto non più degli studenti ma dei professori stessi di Università . Credo che la descrizione degli studî letterari nelle Università sia alquanto esagerata nel colore . Ma , ammettendola come vera , anche qui bisogna guardare che il rimedio non riesca peggiore del male . Infatti , la considerazione estetica delle opere letterarie non può essere separata dalla considerazione storica , che ne forma la base . Le teorie sulla letteratura diventano false o inintelligibili , quando vengono distaccate dall ' Estetica , nella quale trovano la loro ragione e il pieno loro significato . E quanto allo studio dell ' espressione e all ' esercizio dello scrivere bene , come mai può svolgersi sanamente , disgiunto dallo studio delle materie da esprimere ? Non c ' è pericolo che , a questo modo , si ricaschi nella vecchia malattia italiana della rettorica ? Il Trabalza avverte in un certo punto ( p . 21 n ) : " La ricerca del decoro della forma potrebbe essere egualmente dannosa , perché fare dello stile non è dare a un dato contenuto la forma che gli conviene " . Proprio così ; e io soggiungo che da alcune nostre Università , nelle quali hanno efficacia insegnanti che curano assai la forma , vengono fuori scrittori ora tronfi e leziosi , ora sforzatamente spiritosetti e arguti , ripetitori ed esageratori dei maestri , dai quali hanno preso la maniera . La sciatteria è un male ; ma male non minore è l ' affettazione letteraria . E , considerato il temperamento italiano , il secondo , forse , è da temere più del primo . Queste sono le obiezioni che , sotto l ' aspetto pedagogico , si possono muovere alle cattedre di Stilistica . Desta , a ogni modo , maraviglia che una riforma com ' è quella effettuata con l ' istituzione delle cattedre anzidette e che implica , come ho mostrato , problemi di non poca importanza , sia stata introdotta alla chetichella , senza la larga e viva discussione , che avrebbe dovuto precederla . L ' opuscolo del Trabalza è il primo , a mia notizia , che affronti di proposito l ' argomento e porga insieme raccolti gli elementi necessarî per discuterlo . C . TRABALZA , La stilistica e l ' insegnamento di essa nell ' Università ( Roma , Società Dante Alighieri , 1903 ) .
MASTRO-DON GESUALDO ( VERGA GIOVANNI , 1889 )
Narrativa ,
ÿþPARTE PRIMA I Suonava la messa dell ' alba a San Giovanni ; ma il paesetto dormiva ancora della grossa , perché era piovuto da tre giorni , e nei seminati ci si affondava fino a mezza gamba . Tutt ' a un tratto , nel silenzio , s ' udì un rovinìo , la campanella squillante di Sant ' Agata che chiamava aiuto , usci e finestre che sbattevano , la gente che scappava fuori in camicia , gridando : - Terremoto ! San Gregorio Magno ! Era ancora buio . Lontano , nell ' ampia distesa nera dell ' Alìa , ammiccava soltanto un lume di carbonai , e più a sinistra la stella del mattino , sopra un nuvolone basso che tagliava l ' alba nel lungo altipiano del Paradiso . Per tutta la campagna diffondevasi un uggiolare lugubre di cani . E subito , dal quartiere basso , giunse il suono grave del campanone di San Giovanni che dava l ' allarme anch ' esso ; poi la campana fessa di San Vito ; l ' altra della chiesa madre , più lontano ; quella di Sant ' Agata che parve addirittura cascar sul capo agli abitanti della piazzetta . Una dopo l ' altra s ' erano svegliate pure le campanelle dei monasteri , il Collegio , Santa Maria , San Sebastiano , Santa Teresa : uno scampanìo generale che correva sui tetti spaventato , nelle tenebre . - No ! no ! E ' il fuoco ! ... Fuoco in casa Trao ! ... San Giovanni Battista ! Gli uomini accorrevano vociando , colle brache in mano . Le donne mettevano il lume alla finestra : tutto il paese , sulla collina , che formicolava di lumi , come fosse il giovedì sera , quando suonano le due ore di notte : una cosa da far rizzare i capelli in testa , chi avesse visto da lontano . - Don Diego ! Don Ferdinando ! - si udiva chiamare in fondo alla piazzetta ; e uno che bussava al portone con un sasso . Dalla salita verso la Piazza Grande , e dagli altri vicoletti , arrivava sempre gente : un calpestìo continuo di scarponi grossi sull ' acciottolato ; di tanto in tanto un nome gridato da lontano ; e insieme quel bussare insistente al portone in fondo alla piazzetta di Sant ' Agata , e quella voce che chiamava : - Don Diego ! Don Ferdinando ! Che siete tutti morti ? Dal palazzo dei Trao , al di sopra del cornicione sdentato , si vedevano salire infatti , nell ' alba che cominciava a schiarire , globi di fumo denso , a ondate , sparsi di faville . E pioveva dall ' alto un riverbero rossastro , che accendeva le facce ansiose dei vicini raccolti dinanzi al portone sconquassato , col naso in aria . Tutt ' a un tratto si udì sbatacchiare una finestra , e una vocetta stridula che gridava di lassù : - Aiuto ! ... ladri ! ... Cristiani , aiuto ! - Il fuoco ! Avete il fuoco in casa ! Aprite , don Ferdinando ! - Diego ! Diego ! Dietro alla faccia stralunata di don Ferdinando Trao apparve allora alla finestra il berretto da notte sudicio e i capelli grigi svolazzanti di don Diego . Si udì la voce rauca del tisico che strillava anch ' esso : - Aiuto ! ... Abbiamo i ladri in casa ! Aiuto ! - Ma che ladri ! ... Cosa verrebbero a fare lassù ? - sghignazzò uno nella folla . - Bianca ! Bianca ! Aiuto ! aiuto ! Giunse in quel punto trafelato Nanni l ' Orbo , giurando d ' averli visti lui i ladri , in casa Trao . - Con questi occhi ! ... Uno che voleva scappare dalla finestra di donna Bianca , e s ' è cacciato dentro un ' altra volta , al vedere accorrer gente ! ... - Brucia il palazzo , capite ? Se ne va in fiamme tutto il quartiere ! Ci ho accanto la mia casa , perdio ! - Si mise a vociare mastro - don Gesualdo Motta . Gli altri intanto , spingendo , facendo leva al portone , riuscirono a penetrare nel cortile , ad uno ad uno , coll ' erba sino a mezza gamba , vociando , schiamazzando , armati di secchie , di brocche piene d ' acqua ; compare Cosimo colla scure da far legna ; don Luca il sagrestano che voleva dar di mano alle campane un ' altra volta , per chiamare all ' armi ; Pelagatti così com ' era corso , al primo allarme , col pistolone arrugginito ch ' era andato a scavar di sotto allo strame . Dal cortile non si vedeva ancora il fuoco . Soltanto , di tratto in tratto , come spirava il maestrale , passavano al di sopra delle gronde ondate di fumo , che si sperdevano dietro il muro a secco del giardinetto , fra i rami dei mandorli in fiore . Sotto la tettoia cadente erano accatastate delle fascine ; e in fondo , ritta contro la casa del vicino Motta , dell ' altra legna grossa : assi d ' impalcati , correntoni fradici , una trave di palmento che non si era mai potuta vendere . - Peggio dell ' esca , vedete ! - sbraitava mastro - don Gesualdo . - Roba da fare andare in aria tutto il quartiere ! ... santo e santissimo ! ... E me la mettono poi contro il mio muro ; perché loro non hanno nulla da perdere , santo e santissimo ! ... In cima alla scala , don Ferdinando , infagottato in una vecchia palandrana , con un fazzolettaccio legato in testa , la barba lunga di otto giorni , gli occhi grigiastri e stralunati , che sembravano quelli di un pazzo in quella faccia incartapecorita di asmatico , ripeteva come un ' anatra : - Di qua ! di qua ! Ma nessuno osava avventurarsi su per la scala che traballava . Una vera bicocca quella casa : i muri rotti , scalcinati , corrosi ; delle fenditure che scendevano dal cornicione sino a terra ; le finestre sgangherate e senza vetri ; lo stemma logoro , scantonato , appeso ad un uncino arrugginito , al di sopra della porta . Mastro - don Gesualdo voleva prima buttar fuori sulla piazza tutta quella legna accatastata nel cortile . - Ci vorrà un mese ! - rispose Pelagatti il quale stava a guardare sbadigliando , col pistolone in mano . - Santo e santissimo ! Contro il mio muro è accatastata ! ... Volete sentirla , sì o no ? Giacalone diceva piuttosto di abbattere la tettoia ; don Luca il sagrestano assicurò che pel momento non c ' era pericolo : una torre di Babele ! Erano accorsi anche altri vicini . Santo Motta colle mani in tasca , il faccione gioviale e la barzelletta sempre pronta . Speranza , sua sorella , verde dalla bile , strizzando il seno vizzo in bocca al lattante , sputando veleno contro i Trao : - Signori miei ... guardate un po ' ! ... Ci abbiamo i magazzini qui accanto ! - E se la prendeva anche con suo marito Burgio , ch ' era lì in maniche di camicia : - Voi non dite nulla ! State lì come un allocco ! Cosa siete venuto a fare dunque ? Mastro - don Gesualdo si slanciò il primo urlando su per la scala . Gli altri dietro come tanti leoni per gli stanzoni scuri e vuoti . A ogni passo un esercito di topi che spaventavano la gente . - Badate ! badate ! Ora sta per rovinare il solaio ! - Nanni l ' Orbo che ce l ' aveva sempre con quello della finestra , vociando ogni volta : - Eccolo ! eccolo ! - E nella biblioteca , la quale cascava a pezzi , fu a un pelo d ' ammazzare il sagrestano col pistolone di Pelagatti . Si udiva sempre nel buio la voce chioccia di don Ferdinando il quale chiamava : - Bianca ! Bianca ! - E don Diego che bussava e tempestava dietro un uscio , fermando pel vestito ognuno che passava strillando anche lui : - Bianca ! mia sorella ! ... - Che scherzate ? - rispose mastro - don Gesualdo rosso come un pomodoro , liberandosi con una strappata . - Ci ho la mia casa accanto , capite : Se ne va in fiamme tutto il quartiere ! Era un correre a precipizio nel palazzo smantellato ; donne che portavano acqua ; ragazzi che si rincorrevano schiamazzando in mezzo a quella confusione , come fosse una festa ; curiosi che girandolavano a bocca aperta , strappando i brandelli di stoffa che pendevano ancora dalle pareti , toccando gli intagli degli stipiti , vociando per udir l ' eco degli stanzoni vuoti , levando il naso in aria ad osservare le dorature degli stucchi , e i ritratti di famiglia : tutti quei Trao affumicati che sembravano sgranare gli occhi al vedere tanta marmaglia in casa loro . Un va e vieni che faceva ballare il pavimento . - Ecco ! ecco ! Or ora rovina il tetto ! - sghignazzava Santo Motta , sgambettando in mezzo all ' acqua : delle pozze d ' acqua ad ogni passo , fra i mattoni smossi o mancanti . Don Diego e don Ferdinando , spinti , sbalorditi , travolti in mezzo alla folla che rovistava in ogni cantuccio la miseria della loro casa , continuando a strillare : - Bianca ! ... Mia sorella ! ... - Avete il fuoco in casa , capite ! - gridò loro nell ' orecchio Santo Motta . - Sarà una bella luminaria con tutta questa roba vecchia ! - Per di qua , per di qua ! - si udì una voce dal vicoletto . - Il fuoco è lassù , in cucina ... Mastro Nunzio , il padre di Gesualdo , arrampicatosi su di una scala a piuoli , faceva dei gesti in aria , dal tetto della sua casa , lì dirimpetto . Giacalone aveva attaccata una carrucola alla ringhiera del balcone per attinger acqua dalla cisterna dei Motta . Mastro Cosimo , il legnaiuolo , salito sulla gronda , dava furiosi colpi di scure sull ' abbaino . - No ! no ! - gridarono di sotto . - Se date aria al fuoco , in un momento se ne va tutto il palazzo ! Don Diego allora si picchiò un colpo in fronte , balbettando : - Le carte di famiglia ! Le carte della lite ! - E don Ferdinando scappò via correndo , colle mani nei capelli , vociando anche lui . Dalle finestre , dal balcone , come spirava il vento , entravano a ondate vortici di fumo denso , che facevano tossire don Diego , mentre continuava a chiamare dietro l ' uscio : - Bianca ! Bianca ! il fuoco ! ... Mastro - don Gesualdo il quale si era slanciato furibondo su per la scaletta della cucina , tornò indietro accecato dal fumo , pallido come un morto , cogli occhi fuori dell ' orbita , mezzo soffocato : - Santo e santissimo ! ... Non si può da questa parte ! ... Sono rovinato ! Gli altri vociavano tutti in una volta , ciascuno dicendo la sua ; una baraonda da sbalordire : - Buttate giù le tegole ! - Appoggiate la scala al fumaiuolo ! - Mastro Nunzio , in piedi sul tetto della sua casa , si dimenava al pari di un ossesso . Don Luca , il sagrestano , era corso davvero ad attaccarsi alle campane . La gente in piazza , fitta come le mosche . Dal corridoio riuscì a farsi udire comare Speranza , che era rauca dal gridare strappando i vestiti di dosso alla gente per farsi largo , colle unghie sfoderate come una gatta e la schiuma alla bocca : - Dalla scala ch ' è laggiù , in fondo al corridoio ! - Tutti corsero da quella parte , lasciando don Diego che seguitava a chiamare dietro l ' uscio della sorella : - Bianca ! Bianca ! ... - Udivasi un tramestìo dietro quell ' uscio ; un correre all ' impazzata quasi di gente che ha persa la testa . Poi il rumore di una seggiola rovesciata . Nanni l ' Orbo tornò a gridare in fondo al corridoio : - Eccolo ! eccolo ! - E si udì lo scoppio del pistolone di Pelagatti , come una cannonata . - La Giustizia ! Ecco qua gli sbirri ! - vociò dal cortile Santo Motta . Allora si aprì l ' uscio all ' improvviso , e apparve donna Bianca , discinta , pallida come una morta , annaspando colle mani convulse , senza profferire parola , fissando sul fratello gli occhi pazzi di terrore e d ' angoscia . Ad un tratto si piegò sulle ginocchia , aggrappandosi allo stipite , balbettando : - Ammazzatemi , don Diego ! ... Ammazzatemi pure ! ... ma non lasciate entrare nessuno qui ! ... Quello che accadde poi , dietro quell ' uscio che don Diego aveva chiuso di nuovo spingendo nella cameretta la sorella , nessuno lo seppe mai . Si udì soltanto la voce di lui , una voce d ' angoscia disperata , che balbettava : - Voi ? ... Voi qui ? ... Accorrevano il signor Capitano , l ' Avvocato fiscale , tutta la Giustizia . Don Liccio Papa , il caposbirro , gridando da lontano , brandendo la sciaboletta sguainata : - Aspetta ! aspetta ! Ferma ! ferma ! - E il signor Capitano dietro di lui , trafelato come don Liccio , cacciando avanti il bastone : - Largo ! largo ! Date passo alla Giustizia ! - L ' Avvocato fiscale ordinò di buttare a terra l ' uscio . - Don Diego ! Donna Bianca ! Aprite ! Cosa vi è successo ? S ' affacciò don Diego , invecchiato di dieci anni in un minuto , allibito , stralunato , con una visione spaventosa in fondo alle pupille grige , con un sudore freddo sulla fronte , la voce strozzata da un dolore immenso : - Nulla ! ... Mia sorella ! ... Lo spavento ! ... Non entrate nessuno ! ... Pelagatti inferocito contro Nanni l ' Orbo : - Bel lavoro mi faceva fare ! ... Un altro po ' ammazzavo compare Santo ! ... - Il Capitano gli fece lui pure una bella lavata di capo : - Con le armi da fuoco ! ... Che scherzate ? ... Siete una bestia ! - Signor Capitano , credevo che fosse il ladro , laggiù al buio ... L ' ho visto con questi occhi ! - Zitto ! zitto , ubbriacone ! - gli diede sulla voce l ' Avvocato fiscale . - Piuttosto andiamo a vedere il fuoco . Adesso dal corridoio , dalla scala dell ' orto , tutti portavano acqua . Compare Cosimo era salito sul tetto , e dava con la scure sui travicelli . Da ogni parte facevano piovere sul soffitto che fumava , tegole , sassi , cocci di stoviglie . Burgio , sulla scala a piuoli , sparandovi schioppettate sopra , e dall ' altro lato Pelagatti , appostato accanto al fumaiuolo , caricava e scaricava il pistolone senza misericordia . Don Luca che suonava a tutto andare le campane ; la folla dalla piazza vociando e gesticolando ; tutti i vicini alla finestra . I Margarone stavano a vedere dalla terrazza al di sopra dei tetti , dirimpetto , le figliuole ancora coi riccioli incartati , don Filippo che dava consigli da lontano , dirigendo le operazioni di quelli che lavoravano a spegnere l ' incendio colla canna d ' India . Don Ferdinando , il quale tornava in quel momento carico di scartafacci , batté il naso nel corridoio buio contro Giacalone che andava correndo . - Scusate , don Ferdinando . Vado a chiamare il medico per la sorella di vossignoria . - Il dottor Tavuso ! - gli gridò dietro la zia Macrì una parente povera come loro , ch ' era accorsa per la prima . - Qui vicino , alla farmacia di Bomma . Bianca era stata presa dalle convulsioni : un attacco terribile ; non bastavano in quattro a trattenerla sul lettuccio . Don Diego sconvolto anche lui , pallido come un cadavere , colle mani scarne e tremanti , cercava di ricacciare indietro tutta quella gente . - No ! ... non è nulla ! ... Lasciatela sola !...- Il Capitano si mise infine a far piovere legnate a diritta e a manca , come veniva , sui vicini che s ' affollavano all ' uscio curiosi . - Che guardate ? Che volete ? Via di qua ! fannulloni ! vagabondi ! Voi , don Liccio Papa , mettetevi a guardia del portone . Venne più tardi un momento il barone Mèndola , per convenienza , e donna Sarina Cirmena che ficcava il naso da per tutto ; il canonico Lupi da parte della baronessa Rubiera . La zia Sganci e gli altri parenti mandarono il servitore a prender notizie della nipote . Don Diego , reggendosi appena sulle gambe , sporgeva il capo dall ' uscio , e rispondeva a ciascheduno : - Sta un po ' meglio ... E ' più calma ! ... Vuol esser lasciata sola ... - Eh ! eh ! - mormorò il canonico scuotendo il capo e guardando in giro le pareti squallide della sala : - Mi rammento qui ! ... Dove è andata la ricchezza di casa Trao ! ... Il barone scosse il capo anche lui , lisciandosi il mento ispido di barba dura colla mano pelosa . La zia Cirmena scappò a dire : - Sono pazzi ! Pazzi da legare tutti e due ! Don Ferdinando già è stato sempre uno stupido ... e don Diego ... vi rammentate ! Quando la cugina Sganci gli aveva procurato quell ' impiego nei mulini ! ... Nossignore ! ... un Trao non poteva vivere di salario ! ... Di limosina sì , possono vivere ! ... - Oh ! oh ! - interruppe il canonico , colla malizia che gli rideva negli occhietti di topo , ma stringendo le labbra sottili . - Sissignore ! ... Come volete chiamarla : Tutti i parenti si danno la voce per quello che devono mandare a Pasqua e a Natale ... Vino , olio , formaggio ... anche del grano ... La ragazza già è tutta vestita dei regali della zia Rubiera . - Eh ! eh ! ... - Il canonico , con un sorrisetto incredulo , andava stuzzicando ora donna Sarina ed ora il barone , il quale chinava il capo , seguitava a grattarsi il mento discretamente , fingeva di guardare anch ' esso di qua e di là , come a dire : - Eh ! eh ! pare anche a me ! ... Giunse in quel mentre il dottor Tavuso in fretta , col cappello in capo , senza salutar nessuno , ed entrò nella camera dell ' inferma . Poco dopo tornò ad uscire , stringendosi nelle spalle , gonfiando le gote , accompagnato da don Ferdinando allampanato che pareva un cucco . La zia Macrì e il canonico Lupi corsero dietro al medico . La zia Cirmena che voleva sapere ogni cosa e vi piantava in faccia quei suoi occhialoni rotondi peggio dell ' Avvocato fiscale . - Eh ? Cos ' è stato ? Lo sapete voi ? Adesso si chiamano nervi ... malattia di moda ... Vi mandano a chiamare per un nulla quasi potessero pagare le visite del medico ! - rispose Tavuso burbero . Quindi , piantando anche lui gli occhiali in faccia a donna Sarina : - Volete che ve la dica ? Le ragazze a certa età bisogna maritarle ! E voltò le spalle soffiando gravemente , tossendo , spurgandosi . I parenti si guardarono in faccia . Il canonico , per discrezione , prese a tenere a bada il barone Mèndola , dandogli chiacchiera e tabacco , sputacchiando di qua e di là , onde cercare di sbirciar quello che succedeva dietro l ' uscio socchiuso di donna Bianca , stringendo le labbra riarse come inghiottisse ogni momento : - Si capisce ! ... La paura avuta ! ... Le avevano fatto credere d ' avere i ladri in casa ! ... povera donna Bianca ! ... E ' così giovine ! ... così delicata ! ... - Sentite , cugina ! - disse donna Sarina tirando in disparte la Macrì . Don Ferdinando , sciocco , voleva accostarsi per udire lui pure : - Un momento ! Che maniera ! - lo sgridò la zia Cirmena . - Ho da dire una parola a vostra zia ! ... Piuttosto andate a pigliare un bicchiere d ' acqua per Bianca , che le farà bene ... Tornò a scendere Santo Motta di lassù , fregandosi le mani , coll ' aria sorridente : - E ' tutta rovinata la cucina ! Non c ' è più dove cuocere un uovo ! ... Bisognerà fabbricarla di nuovo ! - Come nessuno gli dava retta , fissava in volto or questo ed ora quello col suo sorriso sciocco . Il canonico Lupi , per levarselo dai piedi , gli disse infine : - Va bene , va bene . Poi ci si penserà ... Il barone Mèndola , appena Santo Motta volse le spalle , si sfogò infine : - Ci si penserà ? ... Se ci saranno i denari per pensarci ! Io gliel ' ho sempre detto ... Vendete metà di casa , cugini cari ... anche una o due camere ... tanto da tirare innanzi ! ... Ma nossignore ! .. Vendere la casa dei Trao ? ... Piuttosto , ogni stanza che rovina chiudono l ' uscio e si riducono in quelle che restano in piedi ... Così faranno per la cucina ... Faranno cuocere le uova qui in sala , quando le avranno ... Vendere una o due camere : ... Nossignore ... non si può , anche volendo ... La camera dell ' archivio : e ci son le carte di famiglia ! ... Quella della processione : e non ci sarà poi dove affacciarsi quando passa il Corpus Domini ! ... Quella del cucù : ... Ci hanno anche la camera pel cucù , capite ! E il barone , con quella sfuriata , li piantò tutti lì , che si sganasciavano dalle risa . Donna Sarina , prima d ' andarsene , picchiò di nuovo all ' uscio della nipote , per sapere come stava . Fece capolino don Diego , sempre con quella faccia di cartapesta , e ripeté : - Meglio ... E ' più calma ! ... Vuol esser lasciata sola ... - Povero Diego ! - sospirò la zia Macrì . - La Cirmena fece ancora alcuni passi nell ' anticamera , perché non udisse don Ferdinando il quale veniva a chiuder l ' uscio , e soggiunse sottovoce : - Lo sapevo da un pezzo ... Vi rammentate la sera dell ' Immacolata , che cadde tanta neve ? ... Vidi passare il baronello Rubiera dal vicoletto qui a due passi ... intabarrato come un ladro ... Il canonico Lupi attraversò il cortile , rialzando la sottana sugli stivaloni grossi in mezzo alle erbacce , si voltò indietro verso la casa smantellata , per veder se potessero udirlo , e poi , dinanzi al portone , guardando inquieto di qua e di là , conchiuse : - Avete udito il dottore Tavuso ? Possiamo parlare perché siamo tutti amici intimi e parenti ... A certa età le ragazze bisogna maritarle ! II Nella piazza , come videro passare don Diego Trao col cappello bisunto e la palandrana delle grandi occasioni , fu un avvenimento : - Ci volle il fuoco a farvi uscir di casa ! - Il cugino Zacco voleva anche condurlo al Caffè dei Nobili : - Narrateci , dite come fu ... - Il poveraccio si schermì alla meglio ; per altro non era socio : poveri sì , ma i Trao non s ' erano mai cavato il cappello a nessuno . Fece il giro lungo onde evitare la farmacia di Bomma , dove il dottor Tavuso sedeva in cattedra tutto il giorno ; ma nel salire pel Condotto , rasente al muro , inciampò in quella linguaccia di Ciolla , ch ' era sempre in cerca di scandali : - Buon vento , buon vento , don Diego ! Andate da vostra cugina Rubiera ? Lui si fece rosso . Sembrava che tutti gli leggessero in viso il suo segreto ! Si voltò ancora indietro esitante , guardingo , prima d ' entrare nel vicoletto , temendo che Ciolla stesse a spiarlo . Per fortuna colui s ' era fermato a discorrere col canonico Lupi , facendo di gran risate , alle quali il canonico rispondeva atteggiando la bocca al riso anche lui , discretamente . La baronessa Rubiera faceva vagliare del grano . Don Diego la vide passando davanti la porta del magazzino , in mezzo a una nuvola di pula , con le braccia nude , la gonnella di cotone rialzata sul fianco , i capelli impolverati , malgrado il fazzoletto che s ' era tirato giù sul naso a mo ' di tettino . Essa stava litigando con quel ladro del sensale Pirtuso , che le voleva rubare il suo farro pagandolo due tarì meno a salma , accesa in volto , gesticolando con le braccia pelose , il ventre che le ballava : - Non ne avete coscienza , giudeo ? ... - Poi , come vide don Diego , si voltò sorridente : - Vi saluto , cugino Trao . Cosa andate facendo da queste parti ? - Veniva appunto , signora cugina ... - e don Diego , soffocato dalla polvere , si mise a tossire . - Scostatevi , scostatevi ! Via di qua , cugino . Voi non ci siete avvezzo - interruppe la baronessa . - Vedete cosa mi tocca a fare ? Ma che faccia avete , gesummaria ! Lo spavento di questa notte , eh ? ... Dalla botola , in cima alla scaletta di legno , si affacciarono due scarpacce , delle grosse calze turchine , e si udì una bella voce di giovanetta la quale disse : - Signora baronessa , eccoli qua . - E ' tornato il baronello ? - Sento Marchese che abbaia laggiù . - Va bene , adesso vengo . Dunque , pel farro cosa facciamo , mastro Lio ? Pirtuso era rimasto accoccolato sul moggio , tranquillamente , come a dire che non gliene importava del farro , guardando sbadatamente qua e là le cose strane che c ' erano nel magazzino vasto quanto una chiesa . Una volta , al tempo dello splendore dei Rubiera , c ' era stato anche il teatro . Si vedeva tuttora l ' arco dipinto a donne nude e a colonnati come una cappella ; il gran palco della famiglia di contro , con dei brandelli di stoffa che spenzolavano dal parapetto ; un lettone di legno scolpito e sgangherato in un angolo ; dei seggioloni di cuoio , sventrati per farne scarpe ; una sella di velluto polverosa , a cavalcioni sul subbio di un telaio ; vagli di tutte le grandezze appesi in giro ; mucchi di pale e di scope ; una portantina ficcata sotto la scala che saliva al palco , con lo stemma dei Rubiera allo sportello , e una lanterna antica posata sul copricielo , come una corona . Giacalone , e Vito Orlando , in mezzo a mucchi di frumento alti al pari di montagne , si dimenavano attorno ai vagli immensi , come ossessi , tutti sudati e bianchi di pula , cantando in cadenza ; mentre Gerbido , il ragazzo , ammucchiava continuamente il grano con la scopa . - Ai miei tempi , signora baronessa , io ci ho visto la commedia , in questo magazzino , - rispose Pirtuso per sviare la domanda . - Lo so ! lo so ! Così si son fatti mangiare il fatto suo i Rubiera ! E ora vorreste continuare ! ... Lo pigliate il farro , sì o no ? - Ve l ' ho detto : a cinque onze e venti . - No , in coscienza , non posso . Ci perdo già un tarì a salma . - Benedicite a vossignoria ! - Via , mastro Lio , ora che ha parlato la signora baronessa ! - aggiunse Giacalone , sempre facendo ballare il vaglio . Ma il sensale riprese il suo moggio , e se ne andò senza rispondere . La baronessa gli corse dietro , sull ' uscio , per gridargli : - A cinque e vent ' uno . V ' accomoda ? - Benedicite , benedicite . Ma essa , colla coda dell ' occhio , si accorse che il sensale si era fermato a discorrere col canonico Lupi , il quale , sbarazzatosi infine del Ciolla , se ne veniva su pel vicoletto . Allora , rassicurata , si rivolse al cugino Trao , parlando d ' altro : - Stavo pensando giusto a voi , cugino . Un po ' di quel farro voglio mandarvelo a casa ... No , no , senza cerimonie ... Siamo parenti . La buon ' annata deve venire per tutti . Poi il Signore ci aiuta ! ... Avete avuto il fuoco in casa , eh ? Dio liberi ! M ' hanno detto che Bianca è ancora mezza morta dallo spavento ... Io non potevo lasciare , qui ... scusatemi . - Sì ... son venuto appunto ... Ho da parlarvi ... - Dite , dite pure ... Ma intanto , mentre siete laggiù , guardate se torna Pirtuso ... Così , senza farvi scorgere ... - E ' una bestia ! - rispose Vito Orlando dimenandosi sempre attorno al vaglio . - Conosco mastro Lio . E ' una bestia ! Non torna . Ma in quel momento entrava il canonico Lupi , sorridente , con quella bella faccia amabile che metteva tutti d ' accordo , e dietro a lui il sensale col moggio in mano . - Deo gratias ! Deo gratias ! Lo combiniamo questo matrimonio , signora baronessa ? Come s ' accorse di don Diego Trao , che aspettava umilmente in disparte , il canonico mutò subito tono e maniere , colle labbra strette , affettando di tenersi in disparte anche lui , per discrezione , tutto intento a combinare il negozio del frumento . Si stette a tirare un altro po ' ; mastro Lio ora strillava e dibattevasi quasi volessero rubargli i denari di tasca . La baronessa invece coll ' aria indifferente , voltandogli le spalle , chiamando verso la botola : - Rosaria ! Rosaria ! - E tacete ! - esclamò infine il canonico battendo sulle spalle di mastro Lio colla manaccia . - Io so per chi comprate . E ' per mastro - don Gesualdo . Giacalone accennò di sì , strizzando l ' occhio . - Non è vero ! Mastro - don Gesualdo non ci ha che fare ! - si mise a vociare il sensale . - Quello non è il mestiere di mastro - don Gesualdo ! - Ma infine , come s ' accordarono sul prezzo , Pirtuso si calmò . Il canonico soggiunse : - State tranquillo , che mastro - don Gesualdo fa tutti i mestieri in cui c ' è da guadagnare . Pirtuso il quale s ' era accorto della strizzatina d ' occhio di Giacalone , andò a dirgli sotto il naso il fatto suo : - Che non ne vuoi mangiare pane , tu ? Non sai che si tace nei negozi ? - La baronessa , dal canto suo , mentre il sensale le voltava le spalle , ammiccò anch ' essa al canonico Lupi , come a dirgli che riguardo al prezzo non c ' era male . - Sì , sì , - rispose questi sottovoce . - Il barone Zacco sta per vendere a minor prezzo . Però mastro - don Gesualdo ancora non ne sa nulla . - Ah ! s ' è messo anche a fare il negoziante di grano , mastro - don Gesualdo ? Non lo fa più il muratore ? - Fa un po ' di tutto , quel diavolo ! Dicesi pure che vuol concorrere all ' asta per la gabella delle terre comunali ... La baronessa allora sgranò gli occhi : - Le terre del cugino Zacco : ... Le gabelle che da cinquant ' anni si passano in mano di padre in figlio ? ... E ' una bricconata ! - Non dico di no ; non dico di no . Oggi non si ha più riguardo a nessuno . Dicono che chi ha più denari , quello ha ragione ... Allora si rivolse verso don Diego , con grande enfasi , pigliandosela coi tempi nuovi : - Adesso non c ' è altro Dio ! Un galantuomo alle volte ... oppure una ragazza ch ' è nata di buona famiglia ... Ebbene non hanno fortuna ! Invece uno venuto dal nulla ... uno come mastro - don Gesualdo , per esempio ! ... Il canonico riprese a dire come in aria di mistero parlando piano con la baronessa e don Diego Trao sputacchiando di qua e di là : - Ha la testa fine quel mastro - don Gesualdo ! Si farà ricco ve lo dico io ! Sarebbe un marito eccellente per una ragazza a modo ... come ce ne son tante che non hanno molta dote . Mastro Lio stavolta se ne andava davvero . - Dunque signora baronessa , posso venire a caricare il grano ? - La baronessa , tornata di buon umore , rispose : - Sì ma sapete come dice l ' oste ? " Qui si mangia e qui si beve ; senza denari non ci venire . " - Pronti e contanti , signora baronessa . Grazie a Dio vedrete che saremo puntuali . - Se ve l ' avevo detto ! - esclamò Giacalone ansando sul vaglio . - E ' mastro - don Gesualdo ! Il canonico fece un altro segno d ' intelligenza alla baronessa , e dopo che Pirtuso se ne fu andato , le disse : - Sapete cosa ho pensato ? di concorrere pure all ' asta vossignoria , insieme a qualchedun altro ... ci starei anch ' io ... - No , no , ho troppa carne al fuoco ! ... Poi non vorrei fare uno sgarbo al cugino Zacco ! Sapete bene ... Siamo nel mondo ... Abbiamo bisogna alle volte l ' uno dell ' altro . - Intendo ... mettere avanti un altro ... mastro - don Gesualdo Motta , per esempio . Un capitaluccio lo ha ; lo so di sicuro ... Vossignoria darebbe l ' appoggio del nome ... Si potrebbe combinare una società fra di noi tre ... Poscia , sembrandogli che don Diego Trao stesse ad ascoltare i loro progetti , perchè costui aspettava il momento di parlare alla cugina Rubiera , impresciuttito nella sua palandrana , e aveva tutt ' altro per la testa il poveraccio ! il canonico cambiò subito discorso : - Eh , eh , quante cose ha visto questo magazzino ! Mi rammento , da piccolo , il marchese Limòli che recitava Adelaide e Comingio colla Margarone , buon ' anima , la madre di don Filippo , quella ch ' è andata a finire poi alla Salonia . " Adelaide ! dove sei ? " - La scena della Certosa ... Bisognava vedere ! tutti col fazzoletto agli occhi ! Tanto che don Alessandro Spina per la commozione , si mise a gridare : " Ma diglielo che sei tu !..." e le buttò anche una parolaccia ... Ci fu poi la storia della schioppettata che tirarono al marchese Limòli , mentre stava a prendere il fresco , dopo cena ; e di don Nicola Margarone che condusse la moglie in campagna , e non le fece più vedere anima viva . Ora riposano insieme marito e moglie nella chiesa del Rosario , pace alle anime loro ! La baronessa affermava coi segni del capo , dando un colpo di scopa , di tanto in tanto , per dividere il grano dalla mondiglia . - Così andavano in rovina le famiglie . Se non ci fossi stata io , in casa dei Rubiera ! ... Lo vedete quel che sarebbe rimasto di tante grandezze ! Io non ho fumi , grazie a Dio ! Io sono rimasta quale mi hanno fatto mio padre e mia madre ... gente di campagna , gente che hanno fatto la casa colle loro mani , invece di distruggerla ! e per loro c ' è ancora della grazia di Dio nel magazzino dei Rubiera , invece di feste e di teatri ... In quella arrivò il vetturale colle mule cariche . - Rosaria ! Rosaria ! - si mise a gridare di nuovo la baronessa verso la scaletta . Finalmente comparvero dalla botola le scarpaccie e le calze turchine , poi la figura di scimmia della serva , sudicia , spettinata , sempre colle mani nei capelli . - Don Ninì non era alla Vignazza , - disse lei tranquillamente . - Alessi è ritornato col cane , ma il baronello non c ' era . - Oh , Vergine Santa ! - cominciò a strillare la padrona , perdendo un po ' del suo colore acceso . - Oh , Maria Santissima ! E dove sarà mai ? Cosa gli sarà accaduto al mio ragazzo ? Don Diego a quel discorso si faceva rosso e pallido da un momento all ' altro . Aveva la faccia di uno che voglia dire : - Apriti , terra , e inghiottimi ! - Tossì , cercò il fazzoletto dentro il cappello , aprì la bocca per parlare ; poi si volse dall ' altra parte , asciugandosi il sudore . Il canonico s ' affrettò a rispondere , guardando sottecchi don Diego Trao . - Sarà andato in qualche altro posto ... Quando si va a caccia , sapete bene ... - Tutti i vizi di suo padre , buon ' anima ! Caccia , giuoco , divertimenti ... senza pensare ad altro ... e senza neppure avvertirmi ! ... Figuratevi , stanotte , quando le campane hanno suonato al fuoco , vado a cercarlo in camera sua , e non lo trovo ! Mi sentirà ! ... Oh , mi sentirà ! ... Il canonico cercava di troncare il discorso , col viso inquieto , il sorriso sciocco che non voleva dir nulla : - Eh , eh , baronessa ! vostro figlio non è più un ragazzo ; ha ventisei anni ! - Ne avesse anche cento ! ... Fin che si marita , capite ! ... E anche dopo ! - Signora baronessa , dove s ' hanno a scaricare i muli ? - disse Rosaria , grattandosi il capo . - Vengo , vengo . Andiamo per di qua . Voialtri passerete pel cortile , quando avrete terminato . Essa chiuse a catenaccio Giacalone e Vito Orlando dentro il magazzino , e s ' avviò verso il portone . La casa della baronessa era vastissima , messa insieme a pezzi e bocconi , a misura che i genitori di lei andavano stanando ad uno ad uno i diversi proprietari , sino a cacciarsi poi colla figliuola nel palazzetto dei Rubiera e porre ogni cosa in comune : tetti alti e bassi ; finestre d ' ogni grandezza , qua e là , come capitava ; il portone signorile incastrato in mezzo a facciate da catapecchie . Il fabbricato occupava quasi tutta la lunghezza del vicoletto . La baronessa , discorrendo sottovoce col canonico Lupi , s ' era quasi dimenticata del cugino , il quale veniva dietro passo passo . Ma giunti al portone il canonico si tirò indietro prudentemente : - Un ' altra volta ; tornerò poi . Adesso vostro cugino ha da parlarvi . Fate gli affari vostri , don Diego . - Ah , scusate , cugino . Entrate , entrate pure . Fin dall ' androne immenso e buio , fiancheggiato di porticine basse , ferrate a uso di prigione , si sentiva di essere in una casa ricca : un tanfo d ' olio e di formaggio che pigliava alla gola ; poi un odore di muffa e di cantina . Dal rastrello spalancato , come dalla profondità di una caverna , venivano le risate di Alessi e della serva che riempivano i barili , e il barlume fioco del lumicino posato sulla botte . - Rosaria ! Rosaria ! - tornò a gridare la baronessa in tono di minaccia . Quindi rivolta al cugino Trao : - Bisogna darle spesso la voce , a quella benedetta ragazza ; perché quando ci ha degli uomini sottomano è un affar serio ! Ma del resto è fidata , e bisogna aver pazienza . Che posso farci ? ... Una casa piena di roba come la mia ! ... Più in là , nel cortile che sembrava quello di una fattoria popolato di galline , di anatre , di tacchini , che si affollavano schiamazzando attorno alla padrona , il tanfo si mutava in un puzzo di concime e di strame abbondante . Due o tre muli dalla lunga fila sotto la tettoia , allungarono il collo ragliando ; dei piccioni calarono a stormi dal tetto ; un cane da pecoraio feroce , si mise ad abbaiare , strappando la catena ; dei conigli allungavano pure le orecchie inquiete , dall ' oscurità misteriosa della legnaia . E la baronessa in mezzo a tutto quel ben di Dio , disse al cugino : - Voglio mandarvi un paio di piccioni , per Bianca ... Il poveraccio tossì , si soffiò il naso , ma non trovò neppure allora le parole da rispondere . Infine , dopo un laberinto di anditi e di scalette , per stanzoni oscuri , ingombri di ogni sorta di roba , mucchi di fave e di orzo riparati dai graticci , arnesi di campagna , cassoni di biancheria , arrivarono nella camera della baronessa , imbiancata a calce , col gran letto nuziale rimasto ancora tale e quale , dopo vent ' anni di vedovanza , dal ramoscello d ' ulivo benedetto , a piè del crocifisso , allo schioppo del marito accanto al capezzale . La cugina Rubiera era tornata a lamentarsi del figliuolo : - Tale e quale suo padre , buon ' anima ! Senza darsi un pensiero al mondo della mamma o dei suoi interessi ! ... Vedendo il cugino Trao inchiodato sull ' uscio , rimpiccinito nel soprabitone , gli porse da sedere : - Entrate , entrate , cugino Trao . - Il poveretto si lasciò cadere sulla seggiola , quasi avesse le gambe rotte , sudando come Gesù all ' orto ; si cavò allora il cappellaccio bisunto , passandosi il fazzoletto sulla fronte . - Avete da dirmi qualche cosa , cugino ? Parlate , dite pure . Egli strinse forte le mani l ' una nell ' altra , dentro il cappello , e balbettò colla voce roca , le labbra smorte e tremanti , gli occhi umidi e tristi che evitavano gli occhi della cugina : - Sissignora ... Ho da parlarvi ... Lei , da prima , al vedergli quella faccia , pensò che fosse venuto a chiederle denari in prestito . Sarebbe stata la prima volta , è vero : erano troppo superbi i cugini Trao : qualche regaluccio , di quelli che aiutano a tirare innanzi , vino , olio , frumento , solevano accettarlo dai parenti ricchi - lei , la cugina Sganci , il barone Mèndola - ma la mano non l ' avevano mai stesa . Però alle volte il bisogno fa chinare il capo anche ad altro ! ... La prudenza istintiva che era nel sangue di lei , le agghiacciò un momento il sorriso benevolo . Poscia pensò al fuoco che avevano avuto in casa , alla malattia di Bianca - era una buona donna infine - don Diego aveva proprio una faccia da far compassione ... Accostò la sua seggiola a quella di lui , per fargli animo , e soggiunse : - Parlate , parlate , cugino mio ... Quel che si può fare ... sapete bene ... siamo parenti ... I tempi non rispondono ... ma quel poco che si può ... Non molto ... ma quel poco che posso ... fra parenti ... Parlate pure ... Ma egli non poteva , no ! colle fauci strette , la bocca amara , alzando ogni momento gli occhi su di lei , e aprendo le labbra senza che ne uscisse alcun suono . Infine , cavò di nuovo il fazzoletto per asciugarsi il sudore , se lo passò sulle labbra aride , balbettando : - E ' accaduta una disgrazia ! ... Una gran disgrazia ! ... La baronessa ebbe paura di essersi lasciata andare troppo oltre . Nei suoi occhi , che fuggivano quelli lagrimosi del cugino , cominciò a balenare la inquietudine del contadino che teme per la sua roba . - Cioè ! ... cioè ! ... - Vostro figlio è tanto ricco ! ... Mia sorella no , invece ! ... A quelle parole la cugina Rubiera tese le orecchie , colla faccia a un tratto irrigidita nella maschera dei suoi progenitori , improntata della diffidenza arcigna dei contadini che le avevano dato il sangue delle vene e la casa messa insieme a pezzo a pezzo colle loro mani . Si alzò , andò ad appendere la chiave allo stipite dell ' uscio , frugò alquanto nei cassetti del cassettone . Infine , vedendo che don Diego non aggiungeva altro : - Ma spiegatevi , cugino . Sapete che ho tanto da fare ... Invece di spiegarsi don Diego scoppiò a piangere come un ragazzo , nascondendo il viso incartapecorito nel fazzoletto di cotone , con la schiena curva e scossa dai singhiozzi ripetendo : - Bianca ! mia sorella ! ... E ' capitata una gran disgrazia alla mia povera sorella ! ... Ah , cugina Rubiera ! ... voi che siete madre ! ... Adesso la cugina aveva tutt ' altra faccia anche lei : le labbra strette per non lasciarsi scappar la pazienza , e una ruga nel bel mezzo della fronte : la ruga della gente che è stata all ' acqua e al sole per farsi la roba - o che deve difenderla . In un lampo le tornarono in mente tante cose alle quali non aveva badato nella furia del continuo da fare : qualche mezza parola della cugina Macrì ; le chiacchiere che andava spargendo don Luca il sagrestano ; certi sotterfugi del figliuolo . A un tratto si sentì la bocca amara come il fiele anch ' essa . - Non so , cugino , - gli rispose secco secco . - Non so come ci entri io in questi discorsi ... Don Diego stette un po ' a cercare le parole , guardandola fisso negli occhi che dicevano tante cose , in mezzo a quelle lagrime di onta e di dolore , e poi nascose di nuovo il viso fra le mani , accompagnando col capo la voce che stentava a venir fuori : - Sì ! ... sì ! ... Vostro figlio Ninì ! ... La baronessa stavolta rimase lei senza trovar parola , con gli occhi che le schizzavano fuori dal faccione apoplettico fissi sul cugino Trao , quasi volesse mangiarselo ; quindi balzò in piedi come avesse vent ' anni , e spalancò in furia la finestra gridando : - Rosaria ! Alessi ! venite qua ! - Per carità ! per carità ! - supplicava don Diego a mani giunte , correndole dietro . - Non fate scandali , per carità ! - E tacque , soffocato dalla tosse , premendosi il petto . Ma la cugina , fuori di sé , non gli dava più retta . Sembrava un terremoto per tutta la casa : gli schiamazzi dal pollaio ; l ' uggiolare del cane ; le scarpaccie di Alessi e di Rosaria che accorrevano a rotta di collo , arruffati , scalmanati , con gli occhi bassi . - Dov ' è mio figlio , infine ? Cosa t ' hanno detto alla Vignazza ? Parla , stupido ! - Alessi dondolandosi ora su di una gamba e ora sull ' altra , balbettando , guardando inquieto di qua e di là , ripeteva sempre la stessa cosa : - Il baronello non era alla Vignazza . Vi aveva lasciato il cane , Marchese , la sera innanzi , ed era partito : - A piedi , sissignora . Così mi ha detto il fattore . - La serva , rassettandosi di nascosto , a capo chino , soggiunse che il baronello , allorché andava a caccia di buon ' ora , soleva uscire dalla porticina della stalla , per non svegliar nessuno : - La chiave ? ... Io non so ... Ha minacciato di rompermi le ossa ... La colpa non è mia , signora baronessa ! ... - Come le pigliasse un accidente , alla signora baronessa . - Poi sgattaiolarono entrambi mogi mogi . Nella scala si udirono di nuovo le scarpaccie che scendevano a precipizio , inseguendosi . Don Diego , cadaverico , col fazzoletto sulla bocca per frenare la tosse , continuava a balbettare soffocato delle parole senza senso . - Era lì ... dietro quell ' uscio ! ... Meglio m ' avesse ucciso addirittura ... allorché mi puntò le pistole al petto ... a me ! ... le pistole al petto , cugina Rubiera ! ... La baronessa si asciugava le labbra amare come il fiele col fazzoletto di cotone : - No ! questa non me l ' aspettavo ! ... dite la verità , cugino don Diego , che non me la meritavo ! ... Vi ho sempre trattati da parenti ... E quella gatta morta di Bianca che me la pigliavo in casa giornate intere ... come una figliuola ... - Lasciatela stare , cugina Rubiera ! - interruppe don Diego , con un rimasuglio del vecchio sangue dei Trao alle guance . - Sì , sì , lasciamola stare ! Quanto a mio figlio ci penserò io , non dubitate ! Gli farò fare quel che dico io , al signor baronello ... Birbante ! assassino ! Sarà causa della mia morte ! ... E le spuntarono le lagrime . Don Diego , avvilito , non osava alzare gli occhi . Ci aveva fissi dinanzi , implacabili , Ciolla , la farmacia di Bomma , le risate ironiche dei vicini , le chiacchiere delle comari , ed anche insistente e dolorosa , la visione netta della sua casa , dove un uomo era entrato di notte : la vecchia casa che gli sembrava sentir trasalire ancora in ogni pietra all ' eco di quei passi ladri : e Bianca , sua sorella , la sua figliuola , il suo sangue , che gli aveva mentito , che s ' era stretta tacita nell ' ombra all ' uomo il quale veniva a recare così mortale oltraggio ai Trao : il suo povero corpo delicato e fragile nelle braccia di un estraneo ! ... Le lagrime gli scendevano amare e calde a lui pure lungo il viso scarno che nascondeva fra le mani . La baronessa , infine , si asciugò gli occhi , e sospirò rivolta al crocifisso : - Sia fatta la volontà di Dio ! Anche voi , cugino Trao , dovete aver la bocca amara ! Che volete : Tocca a noi che abbiamo il peso della casa sulle spalle ! ... Dio sa se della mia pelle ho fatto scarpe , dalla mattina alla sera ! se mi son levato il pan di bocca per amore della roba ! ... E poi tutto a un tratto , ci casca addosso un negozio simile ! ... Ma questa è l ' ultima che mi farà il signor baronello ! ... L ' aggiusterò io , non dubitate ! Alla fin fine non è più un ragazzo ! Lo mariterò a modo mio ... La catena al collo , là ! quella ci vuole ! ... Ma voi , lasciatemelo dire , dovevate tenere gli occhi aperti , cugino Trao ! ... Non parlo di vostro fratello don Ferdinando , ch ' è uno stupido , poveretto , sebbene sia il primogenito ... ma voi che avete più giudizio ... e non siete un bambino neppur voi ! Dovevate pensarci voi ! ... Quando si ha in casa una ragazza ... L ' uomo è cacciatore , si sa ! ... A vostra sorella avreste dovuto pensarci voi ... o piuttosto lei stessa ... Quasi quasi si direbbe ... colpa sua ! ... Chissà cosa si sarà messa in testa ? ... magari di diventare baronessa Rubiera ... Il cugino Trao si fece rosso e pallido in un momento . - Signora baronessa ... siamo poveri ... è vero ... Ma quanto a nascita ... - Eh , caro mio ! la nascita ... gli antenati ... tutte belle cose ... non dico di no ... Ma gli antenati che fecero mio figlio barone ... volete sapere quali furono ? ... Quelli che zapparono la terra ! ... Col sudore della fronte , capite ? Non si ammazzarono a lavorare perché la loro roba poi andasse in mano di questo e di quello ... capite ? ... In quel mentre bussarono al portone col pesante martello di ferro che rintronò per tutta la casa , e suscitò un ' altra volta lo schiamazzo del pollaio , i latrati del cane ; e mentre la baronessa andava alla finestra , per vedere chi fosse , Rosaria gridò dal cortile : - C ' è il sensale ... quello del grano ... - Vengo , vengo ! - seguitò a brontolare la cugina Rubiera , tornando a staccare dal chiodo la chiave del magazzino . - Vedete quel che ci vuole a guadagnare un tarì a salma , con Pirtuso e tutti gli altri ! Se ho lavorato anch ' io tutta la vita , e mi son tolto il pan di bocca , per amore della casa , intendo che mia nuora vi abbia a portare la sua dote anch ' essa ... Don Diego , sgambettando più lesto che poteva dietro alla cugina Rubiera , per gli anditi e gli stanzoni pieni di roba seguitava : - Mia sorella non è ricca ... cugina Rubiera ... Non ha la dote che ci vorrebbe ... Le daremo la casa e tutto ... Ci spoglieremo per lei ... Ferdinando ed io ... - Appunto , vi dicevo ! ... Badate che c ' è uno scalino rotto ... Voglio che mio figlio sposi una bella dote . La padrona son io , quella che l ' ha fatto barone . Non l ' ha fatta lui la roba ! Entrate , entrate , mastro Lio . Lì , dal cancello di legno . E ' aperto ... - Vostro figlio però lo sapeva che mia sorella non è ricca !...- ribatteva il povero don Diego che non si risolveva ad andarsene , mentre la cugina Rubiera aveva tanto da fare . Essa allora si voltò come un gallo , coi pugni sui fianchi , in cima alla scala : - A mio figlio ci penso io , torno a dirvi ! Voi pensate a vostra sorella ... L ' uomo è cacciatore ... Lo manderò lontano ! Lo chiudo a chiave ! Lo sprofondo ! Non tornerà in paese altro che maritato ! colla catena al collo ! ve lo dico io ! La mia croce ! la mia rovina ! ... Quindi , mossa a compassione dalla disperazione muta del poveraccio , il quale non si reggeva sulle gambe , aggiunse , scendendo adagio adagio : - E del resto ... sentite , don Diego ... Farò anch ' io quello che potrò per Bianca ... Sono madre anch ' io ! ... Sono cristiana ! ... Immagino la spina che dovete averci lì dentro ... - Signora baronessa , dice che il farro non risponde al peso , - gridò Alessi dalla porta del magazzino . - Che c ' è ? Cosa dice ? ... Anche il peso adesso ? La solita rinculata ! per carpirmi un altro ribasso ! ... E la baronessa partì come una furia . Per un po ' si udì nella profondità del magazzino un gran vocìo : sembrava che si fossero accapigliati . Pirtuso strillava peggio di un agnello in mano al beccaio ; Giacalone e Vito Orlando vociavano anch ' essi , per metterli d ' accordo , e la baronessa fuori di sé , che ne diceva di tutti i colori . Poscia vedendo passare il cugino Trao , il quale se ne andava colla coda fra le gambe , la testa infossata nelle spalle , barcollando , lo fermò sull ' uscio , cambiando a un tratto viso e maniere : - Sentite , sentite ... l ' aggiusteremo fra di noi questa faccenda ... Infine cos ' è stato ? ... Niente di male , ne son certa . Una ragazza col timor di Dio ... La cosa rimarrà fra voi e me ... l ' accomoderemo fra di noi ... Vi aiuterò anch ' io , don Diego ... Sono madre ... son cristiana ... La mariteremo a un galantuomo ... Don Diego scosse il capo amaramente , avvilito , barcollando come un ubbriaco nell ' andarsene . - Sì , sì , le troveremo un galantuomo ... Vi aiuterò anch ' io come posso ... Pazienza ! ... Farò un sagrificio ... Egli a quelle parole si fermò , cogli occhi spalancati , tutto tremante : - Voi ! ... cugina Rubiera ! ... No ! ... no ! ... Questo non può essere ... In quel momento veniva dal magazzino il sensale , bianco di pula , duro , perfino nella barba che gli tingeva di nero il viso anche quand ' era fatta di fresco : gli occhietti grigi come due tarì d ' argento , sotto le sopracciglia aggrottate dal continuo stare al sole e al vento in campagna . - Bacio le mani , signora baronessa . - Come ? Così ve ne andate ? Che c ' è di nuovo ? Non vi piace il farro ? L ' altro disse di no col capo anch ' esso , al pari di don Diego Trao , il quale se ne andava rasente al muro , continuando a scrollare la testa , come fosse stato colto da un accidente , inciampando nei sassi ogni momento . - Come ? - seguitava a sbraitare la baronessa . - Un negozio già conchiuso ! ... - C ' è forse caparra , signora baronessa ? - Non c ' è caparra ; ma c ' è la parola ! ... - In tal caso , bacio le mani a vossignoria ! E tirò via , ostinato come un mulo . La baronessa , furibonda , gli strillò dietro : - Sono azionacce da pari vostro ! Un pretesto per rompere il negozio ... degno di quel mastro - don Gesualdo che vi manda ... ora che s ' è pentito ... Giacalone e Vito Orlando gli correvano dietro anch ' essi scalmanandosi a fargli sentire la ragione . Ma Pirtuso tirava via , senza rispondere neppure , dicendo a don Diego Trao che non gli dava retta : - La baronessa ha un bel dire ... come se al caso non avrebbe fatto lo stesso lei pure ! ... Ora che il barone Zacco ha cominciato a vendere con ribasso ... Villano o baronessa la caparra è quella che conta . Dico bene , vossignoria ? III La signora Sganci aveva la casa piena di gente , venuta per vedere la processione del Santo patrono : c ' erano dei lumi persino nella scala ; i cinque balconi che mandavano fuoco e fiamma sulla piazza nera di popolo ; don Giuseppe Barabba in gran livrea e coi guanti di cotone , che annunziava le visite . - Mastro - don Gesualdo ! - vociò a un tratto , cacciando fra i battenti dorati il testone arruffato . - Devo lasciarlo entrare , signora padrona ? C ' era il fior fiore della nobiltà : l ' arciprete Bugno , lucente di raso nero ; donna Giuseppina Alòsi , carica di gioie ; il marchese Limòli , con la faccia e la parrucca del secolo scorso . La signora Sganci , sorpresa in quel bel modo dinanzi a tanta gente , non seppe frenarsi . - Che bestia ! Sei una bestia ! Don Gesualdo Motta , si dice ! bestia ! Mastro - don Gesualdo fece così il suo ingresso fra i pezzi grossi del paese , raso di fresco , vestito di panno fine , con un cappello nuovo fiammante fra le mani mangiate di calcina . - Avanti , avanti , don Gesualdo ! - strillò il marchese Limòli con quella sua vocetta acre che pizzicava . - Non abbiate suggezione . Mastro - don Gesualdo però esitava alquanto , intimidito , in mezzo alla gran sala tappezzata di damasco giallo , sotto gli occhi di tutti quei Sganci che lo guardavano alteramente dai ritratti , in giro alle pareti . La padrona di casa gli fece animo : - Qui , qui , c ' è posto anche per voi , don Gesualdo . C ' era appunto il balcone del vicoletto , che guardava di sbieco sulla piazza , per gli invitati di seconda mano ed i parenti poveri : donna Chiara Macrì , così umile e dimessa che pareva una serva ; sua figlia donna Agrippina , monaca di casa una ragazza con tanto di baffi , un faccione bruno e bitorzoluto da zoccolante , e due occhioni neri come il peccato che andavano frugando gli uomini . In prima fila il cugino don Ferdinando , curioso più di un ragazzo , che s ' era spinto innanzi a gomitate , e allungava il collo verso la Piazza Grande dal cravattone nero , al pari di una tartaruga , cogli occhietti grigi e stralunati , il mento aguzzo e color di filiggine , il gran naso dei Trao palpitante , il codino ricurvo , simile alla coda di un cane sul bavero bisunto che gli arrivava alle orecchie pelose ; e sua sorella donna Bianca rincantucciata dietro di lui , colle spalle un po ' curve , il busto magro e piatto , i capelli lisci , il viso smunto e dilavato , vestita di lanetta in mezzo a tutto il parentado in gala . La zia Sganci tornò a dire : - Venite qui , don Gesualdo . V ' ho serbato il posto per voi . Qui , vicino ai miei nipoti . Bianca si fece in là , timidamente . Don Ferdinando , temendo d ' esser scomodato , volse un momento il capo , accigliato , e mastro - don Gesualdo si avvicinò al balcone , inciampando , balbettando , sprofondandosi in scuse . Rimase lì , dietro le spalle di coloro che gli stavano dinanzi , alzando il capo a ogni razzo che saliva dalla piazza per darsi un contegno meno imbarazzato . - Scusate ! scusate ! - sbuffò allora donna Agrippina Macrì , arricciando il naso , facendosi strada coi fianchi poderosi , assettandosi sdegnosa il fazzoletto bianco sul petto enorme ; e capitò nel crocchio dove era la zia Cirmena colle altre dame , sul balcone grande , in mezzo a un gran mormorìo , tutte che si voltavano a guardare verso il balcone del vicoletto , in fondo alla sala . - Me l ' han messo lì ... alle costole , capite ! ... Un ' indecenza ! - Ah , è quello lo sposo ! - domandò sottovoce donna Giuseppina Alòsi , cogli occhietti che sorridevano in mezzo al viso placido di luna piena . - Zitto ! zitto . Vado a vedere ... - disse la Cirmena , e attraversò la sala - come un mare di luce nel vestito di raso giallo - per andare a fiutare che cosa si macchinasse nel balcone del vicoletto . Lì tutti sembravano sulle spine : la zia Macrì fingendo di guardare nella piazza , Bianca zitta in un cantuccio , e don Ferdinando solo che badava a godersi la festa , voltando il capo di qua e di là , senza dire una parola . - Vi divertite qui , eh ? Tu ti diverti , Bianca ? Don Ferdinando volse il capo infastidito ; poi vedendo la cugina Cirmena , borbottò : - Ah ... donna Sarina ... buona sera ! buona sera ! - E tornò a voltarsi dall ' altra parte . Bianca alzò gli occhi dolci ed umili sulla zia e non rispose ; la Macrì abbozzò un sorriso discreto . La Cirmena riprese subito , guardando don Gesualdo : - Che caldo , eh ? Si soffoca ! C ' è troppa gente questa volta .. La cugina Sganci ha invitato tutto il paese ... Mastro - don Gesualdo fece per tirarsi da banda . - No , no , non vi scomodate , caro voi ... Sentite piuttosto , cugina Macrì ... - Signora ! signora ! - vociò in quel momento don Giuseppe Barabba , facendo dei segni alla padrona . - No , - rispose lei , - prima deve passare la processione . Il marchese Limòli la colse a volo mentre s ' allontanava , fermandola pel vestito : - Cugina , cugina , levatemi una curiosità : cosa state almanaccando con mastro - don Gesualdo ? - Me l ' aspettavo ... cattiva lingua ! ... - borbottò la Sganci ; e lo piantò lì , senza dargli retta , che se la rideva fra le gengive nude , sprofondato nel seggiolone , come una mummia maliziosa . Entrava in quel punto il notaro Neri , piccolo , calvo , rotondo , una vera trottola , col ventre petulante , la risata chiassosa , la parlantina che scappava stridendo a guisa di una carrucola . - Donna Mariannina ! ... Signori miei ! ... Quanta gente ! ... Quante bellezze ! ... - Poi , scoperto anche mastro - don Gesualdo in pompa magna , finse di chinarsi per vederci meglio , come avesse le traveggole , inarcando le ciglia , colla mano sugli occhi ; si fece il segno della croce e scappò in furia verso il balcone grande , cacciandosi a gomitate nella folla , borbottando : - Questa è più bella di tutte ! ... Com ' è vero Dio ! Donna Giuseppina Alòsi istintivamente corse con la mano sulle gioie ; e la signora Capitana , che non avendo da sfoggiarne metteva in mostra altre ricchezze , al sentirsi frugare nelle spalle si volse come una vipera . - Scusate , scusate ; - balbettava il notaro . - Cerco il barone Zacco . Dalla via San Sebastiano , al disopra dei tetti , si vedeva crescere verso la piazza un chiarore d ' incendio , dal quale di tratto in tratto scappavano dei razzi , dinanzi alla statua del santo , con un vocìo di folla che montava a guisa di tempesta . - La processione ! la processione ! - strillarono i ragazzi pigiati contro la ringhiera . Gli altri si spinsero innanzi ; ma la processione ancora non spuntava . Il cavaliere Peperito , che si mangiava con gli occhi le gioie di donna Giuseppina Alòsi - degli occhi di lupo affamato sulla faccia magra , folta di barba turchiniccia sino agli occhi - approfittò della confusione per soffiarle nell ' orecchio un ' altra volta : - Sembrate una giovinetta , donna Giuseppina ! parola di cavaliere ! - Zitto , cattivo soggetto ! - rispose la vedova . - Raccomandatevi piuttosto al santo Patrono che sta per arrivare . - Sì , sì , se mi fa la grazia ... Dal seggiolone dove era rannicchiato il marchese Limòli sorse allora la vocetta fessa di lui : - Servitevi , servitevi pure ! Già son sordo , lo sapete . Il barone Zacco , rosso come un peperone , rientrò dal balcone , senza curarsi del santo , sfogandosi col notaro Neri : - Tutta opera del canonico Lupi ! ... Ora mi cacciano fra i piedi anche mastro - don Gesualdo per concorrere all ' asta delle terre comunali ! ... Ma non me le toglieranno ! dovessi vendere Fontanarossa , vedete ! Delle terre che da quarant ' anni sono nella mia famiglia ! ... Tutt ' a un tratto , sotto i balconi , la banda scoppiò in un passodoppio furibondo , rovesciandosi in piazza con un ' onda di popolo che sembrava minacciosa . La signora Capitana si tirò indietro arricciando il naso . - Che odore di prossimo viene di laggiù ! - Capite ? - seguitava a sbraitare il barone Zacco - delle terre che pago già a tre onze la salma ! E gli par poco ! Il notaro Neri , che non gli piaceva far sapere alla gente i fatti suoi , si rivolse alla signora Capitana scollacciata ch ' era un ' indecenza , col pretesto che si faceva mandare i vestiti da Palermo , la quale civettava in mezzo a un gruppo di giovanotti . - Signora Capitana ! signora Capitana ! Così rubate la festa al santo ! Tutti gli voltano le spalle ! - Come siete stupidi , tutti quanti ! - rispose la Capitana , gongolante . - Vado a mettermi vicino al marchese , che ha più giudizio di voi . - Ahimè ! ahimè ! signora mia ! ... Il marchese , cogli occhietti svegli adesso , andava fiutandole da presso il profumo di bergamotta tanto che essa doveva schermirsi col ventaglio , e il vecchietto ad ostinarsi : - No ! no ! lasciatemi fare le mie devozioni ! ... L ' arciprete prese tabacco , si spurgò , tossì , infine si alzò , e si mosse per andarsene , gonfiando le gote - le gote lucenti la sottana lucente , il grosso anello lucente , tanto che le male lingue dicevano fosse falso ; mentre il marchese gli gridava dietro : - Don Calogero ! don Calogero ! dico per dire che diavolo ! Alla mia età ... E appena cessarono le risate alla sortita del marchese , si udì donna Giuseppina Alòsi , che faceva le sue confidenze al cavaliere . - ... come fossi libera , capite ! Le due grandi al Collegio di Maria ; il maschio al Seminario ; in casa ci ho soltanto l ' ultimo , Sarino , ch ' è meno alto di questo ventaglio . Poi i miei figliuoli hanno la roba del loro padre , buon ' anima ... Donna Sarina tornò verso il balcone grande chiacchierando sottovoce colla cugina Macrì , con delle scrollatine di capo e dei sorrisetti che volevano dire . - Però non capisco il mistero che vuol farne la cugina Sganci ! ... Siamo parenti di Bianca anche noi , alla fin fine ! ... - E ' quello ? quello lì ? - tornò a chiedere donna Giuseppina col sorriso maligno di prima . La Cirmena accennò di sì , stringendo le labbra sottili , cogli occhi rivolti altrove , in aria di mistero anch ' essa . Infine non si tenne più : - Fanno le cose sottomano ... come se fossero delle sudicerie . Capiscono anche loro che manipolano delle cose sporche ... Ma la gente poi non è così sciocca da non accorgersi ... Un mese che il canonico Lupi si arrabatta in questo negozio ... un va e vieni fra la Sganci e la Rubiera ... - Non me lo dite ! - esclamò Peperito . - Una Trao che sposa mastro - don Gesualdo ! ... Non me lo dite ! ... Quando vedo una famiglia illustre come quella scendere tanto basso mi fa male allo stomaco , in parola d ' onore ! E volse le spalle soffiandosi il naso come una trombetta nel fazzoletto sudicio , fremendo d ' indignazione per tutta la personcina misera , dopo aver saettato un ' occhiata eloquente a donna Giuseppina . - Chi volete che la sposi ? ... senza dote ! ... - ribatté la Cirmena al cavaliere ch ' era già lontano . - Poi , dopo quello ch ' è successo ! ... - Almeno si metterà in grazia di Dio ! - osservò piano la zia Macrì . La sua figliuola che stava ad ascoltare senza dir nulla , fissando in volto a chi parlava quegli occhioni ardenti , scosse la tonaca , quasi avesse temuto d ' insudiciarla fra tante sozzure , e mormorò colla voce d ' uomo , colle grosse labbra sdegnose sulle quali sembrava veder fremere i peli neri , rivolta al chiarore della processione che s ' avvicinava al di sopra dei tetti della via , come un incendio : - Santo Patrono ! Guardatemi voi ! - Queste sono le conseguenze ! ... La ragazza si era messa in testa non so che cosa ... Un disonore per tutto il parentado ! ... La cugina Sganci ha fatto bene a ripararvi ... Non dico di no ! ... Ma avrebbe dovuto parlarne a noi pure che siamo parenti di Bianca al par di lei ... Piuttosto che fare le cose di nascosto ... Scommetto che neppure don Ferdinando ne sa nulla ... - Ma l ' altro fratello ... don Diego , cosa ne dice ? ... - Ah , don Diego ? ... sarà a rovistare fra le sue cartacce ... Le carte della lite ! ... Non pensa ad altro ... Crede d ' arricchire colla lite ! ... Lo vedete che non è uscito di casa neppure per la festa ... Poi forse si vergogna a farsi vedere dalla gente ... Tutti così quei Trao ... Degli stupidi ! ... gente che si troveranno un bel giorno morti di fame in casa , piuttosto di aprir bocca per ... - Il canonico , no ! - stava dicendo il notaro mentre s ' avvicinavano al balcone discorrendo sottovoce col barone Zacco . - Piuttosto la baronessa ... offrendole un guadagno ... Quella non ha puntiglio ! ... Del canonico non ho paura ... - E tutto sorridente poi colle signore : - Ah ! ... donna Chiara ! ... La bella monaca che avete in casa ! ... Una vera grazia di Dio ! ... - Eh , marchese ? eh ? Chi ve l ' avrebbe detto , ai vostri tempi ? ... che sareste arrivato a vedere la processione del santo Patrono spalla a spalla con mastro - don Gesualdo , in casa Sganci ! - riprese il barone Zacco , il quale pensava sempre a una cosa , e non poteva mandarla giù , guardando di qua e di là cogli occhiacci da spiritato , ammiccando alle donne per farle ridere . Il marchese , impenetrabile , rispose solo : - Eh , eh , caro barone ! Eh , eh ! - Sapete quanto ha guadagnato nella fabbrica dei mulini mastro - don Gesualdo ? - entrò a dire il notaro a mezza voce in aria di mistero . - Una bella somma ! Ve lo dico io ! ... Si è tirato su dal nulla ... Me lo ricordo io manovale , coi sassi in spalla ... sissignore ! ... Mastro Nunzio , suo padre , non aveva di che pagare le stoppie per far cuocere il gesso nella sua fornace ... Ora ha l ' impresa del ponte a Fiumegrande ! ... Suo figlio ha sborsato la cauzione , tutta in pezzi da dodici tarì , l ' un sull ' altro ... Ha le mani in pasta in tutti gli affari del comune ... Dicono che vuol mettersi anche a speculare sulle terre ... L ' appetito viene mangiando ... Ha un bell ' appetito ... e dei buoni denti , ve lo dico io ! ... Se lo lasciano fare , di qui a un po ' si dirà che mastro - don Gesualdo è il padrone del paese ! Il marchese allora levò un istante la sua testolina di scimmia ; ma poi fece una spallucciata , e rispose , con quel medesimo risolino tagliente : - Per me ... non me ne importa . Io sono uno spiantato . - Padrone ? ... padrone ? ... quando saran morti tutti quelli che son nati prima di lui ! ... e meglio di lui ! Venderò Fontanarossa ; ma le terre del comune non me le toglie mastro - don Gesualdo ! Né solo , né coll ' aiuto della baronessa Rubiera ! - Che c ' è ? che c ' è ? - interruppe il notaro correndo al balcone , per sviare il discorso , poiché il barone non sapeva frenarsi e vociava troppo forte . Giù in piazza , dinanzi al portone di casa Sganci , vedevasi un tafferuglio , dei vestiti chiari in mezzo alla ressa , berretti che volavano in aria , e un tale che distribuiva legnate a diritta e a manca per farsi largo . Subito dopo comparve sull ' uscio dell ' anticamera don Giuseppe Barabba , colle mani in aria strangolato dal rispetto . - Signora ! ... signora ! ... Era tutto il casato dei Margarone stavolta : donna Fifì , donna Giovannina , donna Mita , la mamma Margarone , donna Bellonia , dei Bracalanti di Pietraperzia , nientemeno , che soffocava in un busto di raso verde , pavonazza , sorridente ; e dietro , il papà Margarone , dignitoso , gonfiando le gote , appoggiandosi alla canna d ' India col pomo d ' oro , senza voltar nemmeno il capo , tenendo per mano l ' ultimo dei Margarone , Nicolino , il quale strillava e tirava calci perché non gli facevano vedere il santo dalla piazza . Il papà , brandendo la canna d ' India , voleva insegnargli l ' educazione . - Adesso ? - sogghignò il marchese per calmarlo . - Oggi ch ' è festa ? Lasciatelo stare quel povero ragazzo , don Filippo ! Don Filippo lasciò stare , limitandosi a lanciare di tanto in tanto qualche occhiataccia autorevole al ragazzo che non gli badava . Intanto gli altri facevano festa alle signore Margarone : - Donna Bellonia ! ... donna Fifì ! ... che piacere , stasera ! ... - Perfino don Giuseppe Barabba , a modo suo , sbracciandosi a portar delle altre seggiole e a smoccolare i lumi . Poi dal balcone si mise a fare il telegrafo con qualcuno ch ' era giù in piazza , gridando per farsi udire in mezzo al gran brusìo della folla : - Signor barone ! signor barone ! - Infine corse dalla padrona , trionfante : - Signora ! signora ! Eccolo che viene ! ecco don Ninì ! . Donna Giuseppina Alòsi abbozzò un sorrisetto alla gomitata che le piantò nei fianchi il barone Zacco . La signora Capitana invece si rizzò sul busto - come se sbocciassero allora le sue belle spalle nude dalle maniche rigonfie . - Sciocco ! Non ne fai una bene ! Cos ' è questo fracasso ? Non è questa la maniera ! Don Giuseppe se ne andò brontolando . Ma in quella entrava don Ninì Rubiera , un giovanotto alto e massiccio che quasi non passava dall ' uscio , bianco e rosso in viso , coi capelli ricciuti , e degli occhi un po ' addormentati che facevano girare il capo alle ragazze . Donna Giovannina Margarone , un bel pezzo di grazia di Dio anch ' essa , cinghiata nel busto al pari della mamma , si fece rossa come un papavero , al vedere entrare il baronello . Ma la mamma le metteva sempre innanzi la maggiore , donna Fifì , disseccata e gialla dal lungo celibato , tutta pelosa , con certi denti che sembrava volessero acchiappare un marito a volo , sopraccarica di nastri , di fronzoli e di gale , come un uccello raro . - Fifì vi ha scoperto per la prima in mezzo alla folla ! ... Che folla , eh ? Mio marito ha dovuto adoperare il bastone per farci largo . Proprio una bella festa ! Fifì ci ha detto : Ecco lì il baronello Rubiera , vicino al palco della musica ... Don Ninì guardava intorno inquieto . A un tratto scoprendo la cugina Bianca rincantucciata in fondo al balcone del vicoletto , smorta in viso , si turbò , smarrì un istante il suo bel colorito fiorente , e rispose balbettando : - Sissignora ... infatti ... sono della commissione ... - Bravo ! bravo ! Bella festa davvero ! Avete saputo far le cose bene ! ... E vostra madre , don Ninì ? ... - Presto ! presto ! - chiamò dal balcone la zia Sganci . - Ecco qui il santo ! Il marchese Limòli , che temeva l ' umidità della sera , aveva afferrato la mamma Margarone pel suo vestito di raso verde e faceva il libertino : - Non c ' è furia , non c ' è furia ! Il santo torna ogni anno . Venite qua , donna Bellonia . Lasciamo il posto ai giovani , noi che ne abbiamo viste tante delle feste ! E continuava a biasciarle delle barzellette salate nell ' orecchio che sembrava arrossire dalla vergogna ; divertendosi alla faccia seria che faceva don Filippo sul cravattone di raso ; mentre la signora Capitana , per far vedere che sapeva stare in conversazione , rideva come una matta , chinandosi in avanti ogni momento , riparandosi col ventaglio per nascondere i denti bianchi , il seno bianco , tutte quelle belle cose di cui studiava l ' effetto colla coda dell ' occhio , mentre fingeva d ' andare in collera allorché il marchese si pigliava qualche libertà soverchia - adesso che erano soli - diceva lui col suo risolino sdentato di satiro . - Mita ! Mita ! - chiamò infine la mamma Margarone . - No ! no ! Non mi scappate , donna Bellonia ! ... Non mi lasciate solo con la signora Capitana ... alla mia età ! ... Donna Mita sa quel che deve fare . E ' grande e grossa quanto le sue sorelle messe insieme ; ma sa che deve fare la bambina , per non far torto alle altre due . Il notaro Neri , che per la sua professione sapeva i fatti di tutto il paese e non aveva peli sulla lingua , domandò alla signora Margarone : - Dunque , ce li mangeremo presto questi confetti pel matrimonio di donna Fifì ? Don Filippo tossì forte . Donna Bellonia rispose che sino a quel momento erano chiacchiere : la gente parlava perché sapeva don Ninì Rubiera un po ' assiduo con la sua ragazza : - Nulla di serio . Nulla di positivo ... - Ma le si vedeva una gran voglia di non esser creduta . Il marchese Limòli al solito trovò la parola giusta : - Finché i parenti non si saranno accordati per la dote , non se ne deve parlare in pubblico . Don Filippo affermò col capo , e donna Bellonia , vista l ' approvazione del marito , s ' arrischiò a dire : - E ' vero . - Sarà una bella coppia ! - soggiunse graziosamente la signora Capitana . Il cavaliere Peperito , onde non stare a bocca chiusa come un allocco , in mezzo al crocchio dove l ' aveva piantato donna Giuseppina per non dar troppo nell ' occhio , scappò fuori a dire : - Però la baronessa Rubiera non è venuta ! ... Come va che la baronessa non è venuta dalla cugina Sganci ? Ci fu un istante di silenzio . Solo il barone Zacco , da vero zotico , per sfogare la bile che aveva in corpo , si diede la briga di rispondere ad alta voce , quasi fossero tutti sordi : - E ' malata ! ... Ha mal di testa ! ... - E intanto faceva segno di no col capo . Poscia , ficcandosi in mezzo alla gente , a voce più bassa , col viso acceso : - Ha mandato mastro - don Gesualdo in vece sua ! ... il futuro socio ! ... sissignore ! ... Non lo sapete ? Piglieranno in affitto le terre del comune ... quelle che abbiamo noi da quarant ' anni ... tutti i Zacco , di padre in figlio !...! ... Una bricconata ! Una combriccola fra loro tre : Padre figliuolo e spirito santo ! La baronessa non ha il coraggio di guardarmi in faccia dopo questo bel tiro che vogliono farmi ... Non voglio dire che sia rimasta a casa per non incontrarsi con me ... Che diavolo ! Ciascuno fa il suo interesse ... Al giorno d ' oggi l ' interesse va prima della parentela ... Io poi non ci tengo molto alla nostra ... Si sa da chi è nata la baronessa Rubiera ! ... E poi fa il suo interesse ... Sissignore ! ... Lo so da gente che può saperlo ! ... Il canonico le fa da suggeritore ; mastro - don Gesualdo ci mette i capitali , e la baronessa poi ... un bel nulla ... l ' appoggio del nome ! ... Vedremo poi quale dei due conta di più , fra il suo e il mio ! ... Oh , se la vedremo ! ... Intanto per provare cacciano innanzi mastro - don Gesualdo ... vedete , lì , nel balcone dove sono i Trao ? ... - Bianca ! Bianca ! - chiamò il marchese Limòli . - Io , zio ? - Sì , vieni qua . - Che bella figurina ! - osservò la signora Capitana per adulare il marchese , mentre la giovinetta attraversava la sala , timida , col suo vestito di lanetta , l ' aria umile e imbarazzata delle ragazze povere . - Sì , - rispose il marchese . - E ' di buona razza . - Ecco ! ecco ! - si udì in quel momento fra quelli ch ' erano affacciati . - Ecco il santo ! Peperito colse la palla al balzo e si cacciò a capo fitto nella folla dietro la signora Alòsi . La Capitana si levò sulla punta dei piedi ; il notaro , galante , proponeva di sollevarla fra le braccia . Donna Bellonia corse a far la mamma , accanto alle sue creature ; e suo marito si contentò di montare su di una sedia , per vedere . - Cosa ci fai lì con mastro - don Gesualdo ? - borbottò il marchese , rimasto solo colla nipote . Bianca fissò un momento sullo zio i grandi occhi turchini e dolci , la sola cosa che avesse realmente bella sul viso dilavato e magro dei Trao , e rispose : - Ma ... la zia l ' ha condotto lì ... - Vieni qua , vieni qua . Ti troverò un posto io . Tutt ' a un tratto la piazza sembrò avvampare in un vasto incendio , sul quale si stampavano le finestre delle case , i cornicioni dei tetti , la lunga balconata del Palazzo di Città , formicolante di gente . Nel vano dei balconi le teste degli invitati che si pigiavano , nere in quel fondo infuocato ; e in quello di centro la figura angolosa di donna Fifì Margarone , sorpresa da quella luce , più verde del solito , colla faccia arcigna che voleva sembrar commossa , il busto piatto che anelava come un mantice , gli occhi smarriti dietro le nuvole di fumo , i denti soli rimasti feroci ; quasi abbandonandosi , spalla a spalla contro il baronello Rubiera , il quale sembrava pavonazzo a quella luce , incastrato fra lei e donna Giovannina ; mentre Mita sgranava gli occhi di bambina , per non vedere , e Nicolino andava pizzicando le gambe della gente , per ficcarvi il capo framezzo e spingersi avanti . - Cos ' hai ? ti senti male ? - disse il marchese vedendo la nipote così pallida . - Non è nulla ... E ' il fumo che mi fa male ... Non dite nulla , zio ! Non disturbate nessuno ! ... Di tanto in tanto si premeva sulla bocca il fazzolettino di falsa batista ricamato da lei stessa , e tossiva , adagio adagio , chinando il capo ; il vestito di lanetta le faceva delle pieghe sulle spalle magre . Non diceva nulla , stava a guardare i fuochi , col viso affilato e pallido , come stirato verso l ' angolo della bocca , dove erano due pieghe dolorose , gli occhi spalancati e lucenti , quasi umidi . Soltanto la mano colla quale appoggiavasi alla spalliera della seggiola era un po ' tremante e l ' altra distesa lungo il fianco si apriva e chiudeva macchinalmente : delle mani scarne e bianche che spasimavano . - Viva il santo Patrono ! Viva san Gregorio Magno ! - Nella folla , laggiù in piazza , il canonico Lupi , il quale urlava come un ossesso , in mezzo ai contadini , e gesticolava verso i balconi del palazzo Sganci , col viso in su , chiamando ad alta voce i conoscenti : - Donna Marianna ? ... Eh ? ... eh ? ... Dev ' esserne contento il baronello Rubiera ! ... Baronello ? don Ninì ? siete contento ? ... Vi saluto , don Gesualdo ! Bravo ! bravo ! Siete lì ! ... - Poi corse di sopra a precipizio , scalmanato , rosso in viso , col fiato ai denti , la sottana rimboccata , il mantello e il nicchio sotto l ' ascella , le mani sudice di polvere , in un mare di sudore : - Che festa , eh ! signora Sganci ! - Intanto chiamava don Giuseppe Barabba che gli portasse un bicchier d ' acqua : - Muoio dalla sete , donna Marianna ! Che bei fuochi , eh ? ... Circa duemila razzi ! Ne ho accesi più di duecento con le mie mani sole . Guardate che mani , signor marchese ! ... Ah , siete qui , don Gesualdo ? Bene ! bene ! Don Giuseppe ? Chissà dove si sarà cacciato quel vecchio stolido di don Giuseppe : Don Giuseppe era salito in soffitta , per vedere i fuochi dall ' abbaino , a rischio di precipitare in piazza . Comparve finalmente , col bicchier d ' acqua , tutto impolverato e coperto di ragnateli , dopo che la padrona e il canonico Lupi si furono sgolati a chiamarlo per ogni stanza . Il canonico Lupi , ch ' era di casa , gli diede anche una lavata di capo . Poscia , voltandosi verso mastro - don Gesualdo , con una faccia tutta sorridente : - Bravo , bravo , don Gesualdo ! Son contentone di vedervi qui . La signora Sganci mi diceva da un pezzo : l ' anno venturo voglio che don Gesualdo venga in casa mia , a vedere la processione ! Il marchese Limòli , il quale aveva salutato gentilmente il santo Patrono al suo passaggio , inchinandosi sulla spalliera della seggiola , raddrizzò la schiena facendo un boccaccia . - Ahi ! ahi ! ... Se Dio vuole è passata anche questa ! ... Chi campa tutto l ' anno vede tutte le feste . - Ma di veder ciò che avete visto stavolta non ve l ' aspettate più ! - sogghignava il barone Zacco , accennando a mastro - don Gesualdo . - No ! no ! Me lo rammento coi sassi in spalla ... e le spalle lacere ! ... sul ponte delle fabbriche , quest ' amicone mio con cui oggi ci troviamo qui , a tu per tu ! ... Però la padrona di casa era tutta cortesie per mastro - don Gesualdo . Ora che il santo aveva imboccato la via di casa sua sembrava che la festa fosse per lui : donna Marianna parlandogli di questo e di quello ; il canonico Lupi battendogli sulla spalla ; la Macrì che gli aveva ceduto persino il posto ; don Filippo Margarone anche lui gli lasciava cadere dall ' alto del cravattone complimenti simili a questi : - Il nascer grandi è caso , e non virtù ! ... Venire su dal nulla , qui sta il vero merito ! Il primo mulino che avete costruito in appalto , eh ? coi denari presi in prestito al venti per cento ! ... - Sì signore , - rispose tranquillamente don Gesualdo . - Non chiudevo occhio , la notte . L ' arciprete Bugno , ingelosito dei salamelecchi fatti a un altro , dopo tutti quegli spari , quelle grida , quel fracasso che gli parevano dedicati un po ' anche a lui , come capo della chiesa , era riuscito a farsi un po ' di crocchio attorno pur esso , discorrendo dei meriti del santo Patrono : un gran santo ! ... e una gran bella statua ... I forestieri venivano apposta per vederla ... Degli inglesi , s ' era risaputo poi , l ' avrebbero pagata a peso d ' oro , onde portarsela laggiù , fra i loro idoli ... Il marchese che stava per iscoppiare , l ' interruppe alla fine : - Ma che sciocchezze ! ... Chi ve le dà a bere , don Calogero ? La statua è di cartapesta ... una brutta cosa ! ... I topi ci hanno fatto dentro il nido ... Le gioie ? ... Eh ! eh ! non arricchirebbero neppur me , figuratevi ! Vetro colorato ... come tante altre che se ne vedono ! ... un fantoccio da carnevale ! ... Eh ? Cosa dite ? ... Sì , un sacrilegio ! Il mastro che fece quel santo dev ' essere a casa del diavolo ... Non parlo del santo ch ' è in paradiso ... Lo so , è un ' altra cosa ... Basta la fede ... Son cristiano anch ' io , che diavolo ! ... e me ne vanto ! ... La signora Capitana affettava di guardare con insistenza la collana di donna Giuseppina Alòsi , nel tempo stesso che rimproverava il marchese : - Libertino ! ... libertino ! - Peperito s ' era tappate le orecchie . L ' arciprete Bugno ricominciò daccapo : - Una statua d ' autore ! ... Il Re , Dio guardi , voleva venderla al tempo della guerra coi giacobini ! ... Un santo miracoloso ! ... - Che c ' è di nuovo , don Gesualdo ? - gridò infine il marchese ristucco , con la vocetta fessa , voltando le spalle all ' arciprete . - Abbiamo qualche affare in aria ? Il barone Zacco si mise a ridere forte , cogli occhi che schizzavano fuori dell ' orbita ; ma l ' altro , un po ' stordito dalla ressa che gli si faceva attorno , non rispose . - A me potete dirlo , caro mio , - riprese il vecchietto malizioso . - Non avete a temere che vi faccia la concorrenza , io ! Al battibecco si divertivano anche coloro che non gliene importava nulla . Il barone Zacco , poi , figuriamoci ! - Eh ! eh ! marchese ! ... Voi non la fate , la concorrenza ? ... Eh ! eh ! Mastro - don Gesualdo volse un ' occhiata in giro su tutta quella gente che rideva , e rispose tranquillamente : - Che volete , signor marchese ? ... Ciascuno fa quel che può ... - Fate , fate , amico mio . Quanto a me , non ho di che lagnarmene ... Don Giuseppe Barabba si avvicinò in punta di piedi alla padrona , e le disse in un orecchio , con gran mistero - - Devo portare i sorbetti , ora ch ' è passata la processione ? - Un momento ! un momento ! - interruppe il canonico Lupi , - lasciatemi lavar le mani . - Se non li porto subito , - aggiunse il servitore , - se ne vanno tutti in broda . E ' un pezzo che li ha mandati Giacinto , ed eran già quasi strutti . - Va bene , va bene ... Bianca ? - Zia ... - Fammi il piacere , aiutami un po ' tu . Dall ' uscio spalancato a due battenti entrarono poco dopo don Giuseppe e mastro Titta , il barbiere di casa , carichi di due gran vassoi d ' argento che sgocciolavano ; e cominciarono a fare il giro degli invitati , passo passo , come la processione anch ' essi . Prima l ' arciprete , donna Giuseppina Alòsi , la Capitana , gli invitati di maggior riguardo . Il canonico Lupi diede una gomitata al barbiere , il quale passava dinanzi a mastro - don Gesualdo senza fermarsi . - Che so io ? ... Se ne vedono di nuove adesso ! ... - brontolò mastro Titta . Il ragazzo dei Margarone ficcava le dita dappertutto . - Zio ? ... - Grazie , cara Bianca ... Ci ho la tosse ... Sono invalido ... come tuo fratello ... - Donna Bellonia , lì , sul balcone ! - suggerì la zia Sganci , la quale si sbracciava anche lei a servire gli invitati . Dopo il primo movimento generale , un manovrar di seggiole per schivare la pioggia di sciroppo , erano seguiti alcuni istanti di raccoglimento , un acciottolìo discreto di piattelli , un lavorar guardingo e tacito di cucchiai , come fosse una cerimonia solenne . Donna Mita Margarone , ghiotta , senza levare il naso dal piatto . Barabba e mastro Titta in disparte , posati i vassoi , si asciugavano il sudore coi fazzoletti di cotone . Il baronello Rubiera il quale stava discorrendo in un cantuccio del balcone grande naso a naso con donna Fifì , guardandosi negli occhi , degli occhi che si struggevano come i sorbetti , si scostò bruscamente al veder comparire la cugina , scolorandosi un po ' in viso . Donna Bellonia prese il piattino dalle mani di Bianca , inchinandosi goffamente : - Quante gentilezze ! ... è troppo ! è troppo ! La figliuola finse di accorgersi soltanto allora della sua amica : - Oh , Bianca ... sei qui ? ... che piacere ! ... M ' avevano detto ch ' eri ammalata ... - Sì ... un po ' , ... Adesso sto bene ... - Si vede ... Hai bella cera ... E un bel vestitino anche ... semplice ! ... ma grazioso ! ... Donna Fifì si chinò fingendo d ' osservare la stoffa , onde far luccicare i topazii che aveva al collo . Bianca rispose , facendosi rossa : - E ' di lanetta ... un regalo della zia ... - Ah ! ... ah ! ... Il baronello ch ' era sulle spine propose di rientrare in sala : - Comincia ad esser umido ... Piglieremo qualche malanno ... - Sì ! ... Fifì ! Fifì ! - disse la signora Margarone . Donna Fifì dovette seguire la mamma , coll ' andatura cascante che le sembrava molto sentimentale , la testolina alquanto piegata sull ' omero , le palpebre che battevano , colpite dalla luce più viva , sugli occhi illanguiditi come avesse sonno . Bianca posò la mano sul braccio del cugino , il quale stava per svignarsela anche lui dal balcone , dolcemente , come una carezza , come una preghiera ; tremava tutta , colla voce soffocata nella gola : - Ninì ! ... Senti , Ninì ! ... fammi la carità ! ... Una parola sola ! ... Son venuta apposta ... Se non ti parlo qui è finita per me ... è finita ! ... - Bada ! ... c ' è tanta gente ! ... - esclamò sottovoce il cugino , guardando di qua e di là cogli occhi che fuggivano . Ella gli teneva fissi addosso i begli occhi supplichevoli , con un grande sconforto , un grande abbandono doloroso in tutta la persona , nel viso pallido e disfatto , nell ' atteggiamento umile , nelle braccia inerti che si aprivano desolate . - Cosa mi rispondi , Ninì ? ... Cosa mi dici di fare ? ... Vedi ... sono nelle tue braccia ... come l ' Addolorata ! ... Egli allora cominciò a darsi dei pugni nella testa , commosso , col cuore gonfio anch ' esso , badando a non far strepito e che non sopraggiungesse nessuno nel balcone . Bianca gli fermò la mano . - Hai ragione ! ... siamo due disgraziati ! ... Mia madre non mi lascia padrone neanche di soffiarmi il naso ! ... Capisci ? capisci ? ... Ti pare che non ci pensi a te ? ... Ti pare che non ci pensi ? ... La notte ... non chiudo occhio ! ... Sono un povero disgraziato ! ... La gente mi crede felice e contento ... Guardava giù nella piazza , ora spopolata , onde evitare gli occhi disperati della cugina che gli passavano il cuore , addolorato , cogli occhi quasi umidi anch ' esso . - Vedi ? - soggiunse . - Vorrei essere un povero diavolo ... come Santo Motta , laggiù ! ... nell ' osteria di Pecu - Pecu ... Povero e contento ! ... - La zia non vuole ? - No , non vuole ! ... Che posso farci ? ... Essa è la padrona ! Si udiva nella sala la voce del barone Zacco , che disputava , alterato ; e poi , nei momenti ch ' esso taceva , il cicaleccio delle signore , come un passeraio , con la risatina squillante della signora Capitana , che faceva da ottavino . - Bisogna confessarle tutto , alla zia ! ... Don Ninì allungò il collo verso il vano del balcone , guardingo . Poscia rispose , abbassando ancora la voce : - Gliel ' ha detto tuo fratello ... C ' è stato un casa del diavolo ! ... Non lo sapevi ? Don Giuseppe Barabba venne sul balcone portando un piattello su ciascuna mano . - Donna Bianca , dice la zia ... prima che si finiscano ... - Grazie ; mettetelo lì , su quel vaso di fiori ... - Bisogna far presto , donna Bianca . Non ce n ' è quasi più . Don Ninì allora mise il naso nel piattello , fingendo di non badare ad altro : - Tu non ne vuoi ? Essa non rispose . Dopo un po ' , quando il servitore non era più lì , si udì di nuovo la voce sorda di lei : - E ' vero che ti mariti ? - Io ? ... - Tu ... con Fifì Margarone ... - Non è vero ... chi te l ' ha detto ? ... - Tutti lo dicono . - Io non vorrei ... E ' mia madre che si è messa in testa questa cosa ... Anche tu ... dicono che vogliono farti sposare don Gesualdo Motta ... - Io ? ... - Sì , tutti lo dicono ... la zia ... mia madre stessa ... Si affacciò un istante donna Giuseppina Alòsi , come cercando qualcheduno ; e vedendo i due giovani in fondo al balcone , rientrò subito nella sala . - Vedi ? vedi ? - disse lui . - Abbiamo tutti gli occhi addosso ! ... Piglia il sorbetto ... per amor mio ... per la gente che ci osserva ... Abbiamo tutti gli occhi addosso ! ... Essa prese dolcemente dalle mani di lui il piattino che aveva fatto posare sul vaso dei garofani ; ma tremava così che due o tre volte si udì il tintinnìo del cucchiaino il quale urtava contro il bicchiere . Barabba corse subito dicendo : - Eccomi ! eccomi ! - Un momento ! Un momento ancora , don Giuseppe ! Il baronello avrebbe pagato qualcosa di tasca sua per trattenere Barabba sul balcone . - Come vi tratta la festa , don Giuseppe ? - Che volete , signor barone ? ... Tutto sulle mie spalle ! ... la casa da mettere in ordine , le fodere da togliere , i lumi da preparare ... Donna Bianca , qui , può dirlo , che mi ha dato una mano . Mastro Titta fu chiamato solo pel trattamento . E domani poi devo tornare a scopare e rimettere le fodere ... Don Giuseppe seguitando a brontolare se ne andò coi bicchieri vuoti . Dalla sala arrivò il suono di una sghignazzata generale , subito dopo qualcosa che aveva detto il notaro Neri , e che non si poté intender bene perché il notaro quando le diceva grosse abbassava la voce . - Rientriamo anche noi , - disse il baronello . - Per allontanare i sospetti ... Ma Bianca non si mosse . Piangeva cheta , nell ' ombra ; e di tanto in tanto si vedeva il suo fazzoletto bianco salire verso gli occhi . - Ecco ! ... Sei tu che fai parlare la gente ! - scappò detto al cugino ch ' era sulle spine . - Che te ne importa ? - rispose lei . - Che te ne importa ? ... Oramai ! ... - Sì ! sì ! ... Credi che non ti voglia più bene ? ... Uno struggimento , un ' amarezza sconfinata venivano dall ' ampia distesa nera dell ' Alìa , dirimpetto , al di là delle case dei Barresi , dalle vigne e gli oliveti di Giolio , che si indovinavano confusamente , oltre la via del Rosario ancora formicolante di lumi , dal lungo altipiano del Casalgilardo , rotto dall ' alta cantonata del Collegio , dal cielo profondo , ricamato di stelle - una più lucente , lassù , che sembrava guardasse , fredda , triste , solitaria . Il rumore della festa si dileguava e moriva lassù , verso San Vito . Un silenzio desolato cadeva di tanto in tanto , un silenzio che stringeva il cuore . Bianca era ritta contro il muro , immobile ; le mani e il viso smorti di lei sembravano vacillare al chiarore incerto che saliva dal banco del venditore di torrone . Il cugino stava appoggiato alla ringhiera , fingendo di osservare attentamente l ' uomo che andava spegnendo la luminaria , nella piazza deserta , e il giovane del paratore , il quale correva su e giù per l ' impalcato della musica , come un gattone nero , schiodando , martellando , buttando giù i festoni e le ghirlande di carta . I razzi che scappavano ancora di tratto in tratto , lontano , dietro la massa nera del Palazzo di Città , i colpi di martello del paratore , le grida più rare , stanche e avvinazzate , sembravano spegnersi lontano , nella vasta campagna solitaria . Insieme all ' acre odore di polvere che dileguava , andava sorgendo un dolce odor di garofani ; passava della gente cantando ; udivasi un baccano di chiacchiere e di risate nella sala , vicino a loro , nello schianto di quell ' ultimo addio senza parole . Nel vano luminoso del balcone passò un ' ombra magra , e si udì la tosserella del marchese Limòli : - Eh , eh , ragazzi ! ... benedetti voialtri ! ... Sono venuto a veder la festa ... ora ch ' è passata ... Bianca , nipote mia ... bada che l ' aria della sera ti farà male ... - No , zio , - rispose lei con voce sorda . - Si soffoca lì dentro . - Pazienza ! ... Bisogna sempre aver pazienza a questo mondo ... Meglio sudare che tossire ... Tu , Nino , bada che le signore Margarone stanno per andarsene . - Vado , zio . - Va , va , se no vedrai che denti ! Non vorrei averli addosso neppur io ! ... E sì che non posso fare lo schifiltoso ! ... Che diavolo gli è saltato in corpo a tua madre , di farti sposare quei denti ? ... - Ah ... zio ! ... - Sei uno sciocco ! Dovresti lasciarle fare il diavolo a quattro quanto le pare e piace , a tua madre ! ... Sei figlio unico ! ... A chi vuoi che lasci la roba dopo la sua morte ? - Eh ... da qui a trent ' anni ! ... Il tempo di crepare di fame intanto ! ... Mia madre sta meglio di voi e di me , e può campare ancora trent ' anni ! ... - E ' vero ! - rispose il marchese . - Tua madre non sarebbe molto contenta di sentirsi lesinare gli anni ... Ma è colpa sua . - Ah ! zio mio ! ... Credetemi ch ' è un brutto impiccio ! ... - Càlmati ! càlmati ! ... Consòlati pensando a chi sta peggio di te . S ' affacciò la signora Capitana , svelta , irrequieta , guardando sorridente di qua e di là nella strada . - Mio marito ? ... Non viene ancora ? ... - Il santo non è ancora rientrato - rispose don Ninì . - Si ode subito il campanone di San Giovanni , appena giunge in chiesa , e attacca l ' altra festa . Però la gente cominciava ad andarsene di casa Sganci . Prima si vide uscire dal portone il cavalier Peperito , che scomparve dietro la cantonata del farmacista Bomma . Un momento dopo spuntò il lanternone che precedeva donna Giuseppina Alòsi , la quale attraversò la piazza , sporca di carta bruciata e di gusci di fave e nocciuole , in punta di piedi , colle sottane in mano , avviandosi in su pel Rosario ; e subito dopo , dalla farmacia , scantonò di nuovo l ' ombra di Peperito , che le si mise dietro quatto quatto , rasente al muro . La signora Capitana fece udire una risatina secca , e il baronello Rubiera confermò : - E ' lui ! ... Peperito ! ... com ' è vero Dio ! Il marchese prese il braccio di sua nipote e rientrò con lei nella sala . In quel momento mastro - don Gesualdo , in piedi presso il balcone , discorreva col canonico Lupi . Questi perorando con calore , sottovoce , in aria di mistero , stringendoglisi addosso , quasi volesse entrargli in tasca col muso di furetto ; l ' altro serio , col mento nella mano , senza dire una parola , accennando soltanto col capo di tratto in tratto . - Tale e quale come un ministro ! - sogghignava il barone Zacco . Il canonico conchiuse con una stretta di mano enfatica , volgendo un ' occhiata al barone , il quale finse di non accorgersene , rosso al par di un gallo . La padrona di casa portava le mantiglie e i cappellini delle signore , mentre tutti i Margarone in piedi mettevano sossopra la casa per accomiatarsi . - To ' ... Bianca ! ... Ti credevo già andata via ! ... - esclamò donna Fifì col sorriso che mordeva . Bianca rispose soltanto con un ' occhiata che sembrava attonita , tanto era smarrita e dolente ; in quel tempo suo cugino si dava gran moto fra le mantiglie e i cappellini , a capo basso . - Un momento ! un momento ! - esclamò don Filippo levando il braccio rimastogli libero , mentre coll ' altro reggeva Nicolino addormentato . Si udiva un tafferuglio nella piazza ; strilli da lontano ; la gente correva verso San Giovanni , e il campanone che suonava a distesa , laggiù . La signora Capitana rientrò dal balcone tappandosi le orecchie colle belle mani candide , strillando in falsetto : - Mio marito ! ... Si picchiano ! ... E si abbandonò sul canapè , cogli occhi chiusi . Le signore si misero a vociare tutte in una volta ; la padrona di casa gridava a Barabba di scendere a dare il catenaccio giù al portone ; mentre donna Bellonia spingeva le sue ragazze in branco nella camera di donna Mariannina , e il marchese Limòli picchiava sulle mani della Capitana dei colpettini secchi . Il notaro Neri propose anche di slacciarla . - Vi pare ? ... - diss ' ella allora balzando in piedi infuriata . - Per chi m ' avete presa , don asino ? Giunse in quel momento il Capitano , seguito da don Liccio Papa che sbraitava in anticamera , narrando l ' accaduto , - non lo avrebbero trattenuto in cento . - La solita storia di ogni anno ! - disse finalmente il signor Capitano , dopo che si fu rimesso vuotando d ' un fiato un bicchier d ' acqua . - I devoti di San Giovanni che danno mano al campanone un quarto d ' ora prima ! ... Soperchierie ! ... Quelli di San Vito poi che non vogliono tollerare ... Legnate da orbi ci sono state ! - La solita storia di ogni anno ! - ripeté il canonico Lupi . - Una porcheria ! La Giustizia non fa nulla per impedire ... Il Capitano in mezzo alla sala , coll ' indice teso verso di lui , sbuffò infine : - Sentitelo ! ... Perché non ci andate voi ? Un altro po ' facevano la festa a me pure ! ... Vostro marito ha corso pericolo della vita , donna Carolina ! ... La signora Capitana , col bocchino stretto , giunse le mani : - Gesummaria ! ... Maria Santissima del pericolo ! ... - Stai fresca ! - borbottò il notaro voltandosi in là . - Stai fresca davvero ! ... se aspetti che tuo marito voglia arrischiare la pelle per lasciarti vedova ! ... Don Ninì Rubiera cercando il cappello s ' imbatté nella cugina , la quale gli andava dietro come una fantasima , stravolta , incespicando a ogni passo . - Bada ! ... - le disse lui . - Bada ! ... Ci guardano ! ... C ' è lì don Gesualdo ! ... - Bianca ! Bianca ! Le mantiglie di queste signore ! - gridò la zia Sganci dalla camera da letto dove s ' era ficcato tutto lo stormo dei Margarone . Essa frugava in mezzo al mucchio , colle mani tremanti . Il cugino era così turbato anch ' esso che seguitava a cercare il suo cappello lui pure . - Guarda , ce l ' ho in testa ! Non so nemmeno quello che fo . Si guardò attorno come un ladro , mentre ciascuno cercava la sua roba in anticamera , e la tirò in disparte verso l ' uscio - Senti ... per l ' amor di Dio ! ... sii cauta ! ... Nessuno ne sa nulla ... Tuo fratello non sarà andato a raccontarlo ... Ed io neppure ... Sai che t ' ho voluto bene più dell ' anima mia ! ... Essa non rispose verbo , gli occhi soli che parlavano , e dicevano tante cose . - Non guardarmi con quella faccia , Bianca ! ... no ! ... non guardarmi così ... mi tradirei anch ' io ! ... Donna Fifì uscì col cappello e la mantiglia , stecchita , le labbra strette quasi fossero cucite ; e siccome sua sorella , giovialona , si voltava a salutare Bianca , la richiamò con la voce stizzosa : - Giovannina ! andiamo ! andiamo ! - Meno male questa qui ! - borbottò il baronello . - Ma sua sorella è un castigo di Dio . La zia Sganci , accompagnando le Margarone sino all ' uscio , disse a mastro - don Gesualdo che si sprofondava in inchini sul pianerottolo , a rischio di ruzzolare giù per la scala : - Don Gesualdo , fate il favore ... Accompagnate i miei nipoti Trao ... Già siete vicini di casa ... Don Ferdinando non ci vede bene la sera ... - Sentite qua ! sentite qua ! - gli disse il canonico . Zacco non si dava pace ; fingeva di cercare il lampione nelle cassapanche dell ' anticamera , per darlo da portare a mastro - don Gesualdo . - Giacché deve accompagnare donna Bianca ... una dei Trao ... Non gli sarebbe passato neppure pel capo di ricevere tanto onore ... a mastro - don Gesualdo ! ... - Però costui non poteva udire perché aspettava nella piazza , discorrendo col canonico . Solo don Liccio Papa , il quale chiudeva la marcia colla sciaboletta a tracolla , si mise a ridere : - Ah ! ah ! - Che c ' è ? - chiese il Capitano , che dava il braccio alla moglie infagottata . - Che c ' è , insubordinato ? - Nulla ; - rispose il marchese . - Il barone Zacco che abbaia alla luna . Poi , mentre scendeva insieme a Bianca , appoggiandosi al bastoncino , passo passo , le disse in un orecchio : - Senti ... il mondo adesso è di chi ha denari ... Tutti costoro sbraitano per invidia . Se il barone avesse una figliuola da maritare , gliela darebbe a mastro - don Gesualdo ! ... Te lo dico io che son vecchio , e so cos ' è la povertà ! ... - Eh ? Che cosa ? - volle sapere don Ferdinando , il quale veniva dietro adagio adagio , contando i sassi . - Nulla ... Dicevamo che bella sera , cugino Trao ! L ' altro guardò in aria , e ripeté come un pappagallo : - Bella sera ! bella sera ! Don Gesualdo stava aspettando , lì davanti al portone , insieme al canonico Lupi che gli parlava sottovoce nella faccia : - Eh ? eh ? don Gesualdo ? ... che ve ne pare ? - L ' altro accennava col capo , lisciandosi il mento duro di barba colla grossa mano . - Una perla ! una ragazza che non sa altro : casa e chiesa ! ... Economa ... non vi costerà nulla ... In casa non è avvezza a spender di certo ! ... Ma di buona famiglia ! ... Vi porterebbe il lustro in casa ! ... V ' imparentate con tutta la nobiltà ... L ' avete visto , eh , stasera ? ... che festa v ' hanno fatto ? ... I vostri affari andrebbero a gonfie vele ... Anche per quell ' affare delle terre comunali ... E ' meglio aver l ' appoggio di tutti i pezzi grossi ! ... Don Gesualdo non rispose subito , sopra pensieri , a capo chino , seguendo passo passo donna Bianca che s ' avviava a casa per la scalinata di Sant ' Agata insieme allo zio marchese e al fratello don Ferdinando . - Sì ... sì ... Non dico di no ... E ' una cosa da pensarci ... una cosa seria ... Temo d ' imbarcarmi in un affare troppo grosso , caro canonico ... Quella è sempre una signora ... Poi ho tante cose da sistemare prima di risolvere ... Ciascuno sa i propri impicci ... Bisogna dormirci sopra . La notte porta consiglio , canonico mio . Bianca che se ne andava col cuore stretto , ascoltando la parlantina indifferente dello zio , accanto al fratello taciturno e allampanato , udì quelle ultime parole . La notte porta consiglio . La notte scura e desolata nella cameretta misera . La notte che si portava via gli ultimi rumori della festa , l ' ultima luce , l ' ultima speranza ... Come la visione di lui che se ne andava insieme a un ' altra , senza voltarsi , senza dirle nulla , senza rispondere a lei che lo chiamava dal fondo del cuore , con un gemito , con un lamento d ' ammalata , affondando il viso nel guanciale bagnato di lagrime calde e silenziose . IV Mentre i muratori si riparavano ancora dall ' acquazzone dentro il frantoio di Giolio vasto quanto una chiesa facendo alle piastrelle , entrò il ragazzo che stava a guardia sull ' uscio , addentando un pezzo di pane , colla bocca piena , vociando : - Il padrone ! ... ecco il padrone ! ... Dietro di lui comparve mastro - don Gesualdo , bagnato fradicio , tirandosi dietro la mula che scuoteva le orecchie . - Bravi ! ... Mi piace ! ... Divertitevi ! Tanto , la paga vi corre lo stesso ! ... Corpo di ! ... Sangue di ! ... Agostino , il soprastante , annaspando , bofonchiando , affacciandosi all ' uscio per guardare il cielo ancora nuvolo coll ' occhio orbo , trovò infine la risposta : - Che s ' aveva a fare ? bagnarci tutti ? ... La burrasca è cessata or ora ... Siamo cristiani o porci ? ... Se mi coglie qualche malanno mia madre non lo fa più un altro Agostino , no ! - Sì , sì , hai ragione ! ... la bestia sono io ! ... Io ho la pelle dura ! ... Ho fatto bene a mandare qui mio fratello per badare ai miei interessi ! ... Si vede ! ... Sta a passare il tempo anche lui giuocando , sia lodato Iddio ! ... Santo , ch ' era rimasto a bocca aperta , coccoloni dinanzi al pioletto coi quattrini , si rizzò in piedi tutto confuso , grattandosi il capo . Gesualdo , intanto che gli altri si davano da fare , mogi mogi , misurava il muro nuovo colla canna ; si arrampicava sulla scala a piuoli ; pesava i sacchi di gesso , sollevandoli da terra : - Sangue di Giuda ! ... Come se li rubassi i miei denari ! ... Tutti quanti d ' intesa per rovinarmi ! ... Due giorni per tre canne di muro ? Ci ho un bel guadagno in questo appalto ! ... I sacchi del gesso mezzi vuoti ! Neli ? Neli ? Dov ' è quel figlio di mala femmina che ha portato il gesso ? ... E quella calce che se ne va in polvere , eh ? ... quella calce ? ... Che non ne avete coscienza di cristiani ? Dio di paradiso ! ... Anche la pioggia a danno mio ! ... Ci ho ancora i covoni sull ' aia ! ... Non si poteva metter su la macina intanto che pioveva ? ... Su ! animo ! la macina ! Vi do una mano mentre son qua io ... Santo piuttosto voleva fare una fiammata per asciugargli i panni addosso . - Non importa , - rispose lui . - Me ne sono asciugata tanta dell ' acqua sulle spalle ! ... Se fossi stato come te , sarei ancora a trasportare del gesso sulle spalle ! ... Ti rammenti ? ... E tu non saresti qua a giuocare alle piastrelle ! ... Brontolando , dandosi da fare per preparare la leva , le biette , i puntelli , si voltava indietro per lanciargli delle occhiatacce . - Malannaggia ! - esclamò Santo . - Sempre quella storia ! ... - E se ne andò sull ' uscio accigliato , colle mani sotto le ascelle , guardando di qua e di là . I manovali esitavano , girando intorno al pietrone enorme ; il più vecchio , mastro Cola , tenendo il mento sulla mano , scrollando il capo , aggrondato , guardando la macina come un nemico . Infine sentenziò ch ' erano in pochi per spingerla sulla piattaforma : - Se scappa la leva , Dio liberi ! ... Chi si metterà sotto per dar lo scambio alle biette ? Io no , com ' è vero Dio ! ... Se scappa la leva ! ... mia madre non lo fa più un altro mastro Cola Ventura ! ... Eh , eh ! ... Ci vorrebbero dell ' altre braccia ... un martinetto ... Legare poi una carrucola lassù alla travatura del tetto ... poi dei cunei sotto ... vedete , vossignoria , a far girare i cunei , si sta dai lati e non c ' è pericolo ... - Bravo ! ora mi fate il capomastro ! Datemi la stanga ! ... Io non ho paura ! ... Intanto che stiamo a chiacchierare il tempo passa ! La giornata corre lo stesso , eh ? ... Come se li avessi rubati i miei denari ! ... Su ! da quella parte ! ... Non badate a me che ho la pelle dura ... Via ! ... su ! ... Viva Gesù ! ... Viva Maria ! ... un altro po ' ! ... Badate ! badate ! ... Ah Mariano ! santo diavolone , m ' ammazzi ! ... Su ! ... Viva Maria ! ... La vita ! la vita ! ... Su ! ... Che fai , bestia , da quella parte ? ... Su ! ... ci siamo ! E ' nostra ! ... ancora ! ... da quella parte ! ... Non abbiate paura che non muore il papa ... Su ! ... su ! ... se vi scappa la leva ! ... ancora ! ... se avessi tenuta cara la pelle ... ancora ! ... come la tien cara mio fratello Santo ... santo diavolone ! santo diavolone , badate ! ... a quest ' ora sarei a portar gesso sulle spalle ! ... Il bisogno ... via ! via ! ... il bisogno fa uscire il lupo ... ancora ! ... su ! ... il lupo dal bosco ! ... Vedete mio fratello Santo che sta a guardare ? ... Se non ci fossi io egli sarebbe sotto ... sotto la macina ... al mio posto ... invece di grattarsi ... a spingere la macina ... e la casa ... Tutto sulle mie spalle ! ... Ah ! sia lodato Iddio ! Infine , assicurata la macina sulla piattaforma , si mise a sedere su di un sasso , trafelato , ancora tremante dal batticuore , asciugandosi il sudore col fazzoletto di cotone . - Vedete come ci si asciuga dalla pioggia ? Acqua di dentro e acqua di fuori ! - Santo propose di passare il fiasco in giro . - Ah ? ... per la fatica che hai fatto ? ... per asciugarti il sudore anche tu ? ... Attaccati all ' abbeveratoio ... qui fuori dell ' uscio ... Il tempo s ' era abbonacciato . Entrava un raggio di sole dall ' uscio spalancato sulla campagna che ora sembrava allargarsi ridente , col paese sull ' altura , in fondo , di cui le finestre scintillavano . - Lesti , lesti , ragazzi ! sul ponte , andiamo ! Guadagniamoci tutti la giornata ... Mettetevi un po ' nei panni del padrone che vi paga ! ... L ' osso del collo ci rimetto in quest ' appalto ! ... Ci perdo diggià , come è vero Iddio ! ... Agostino ! mi raccomando ! l ' occhio vivo ! ... La parola dolce e l ' occhio vivo ! ... Mastro Cola , voi che siete capomastro ! ... chi vi ha insegnato a tenere il regolo in mano ? ... Maledetto voi ! Mariano , dammi quassù il regolo , sul ponte ... Che non ne avete occhi , corpo del diavolo ! ... L ' intonaco che screpola e sbulletta ! ... Mi toccherà poi sentire l ' architetto , malannaggia a voialtri ! ... Quando torna quello del gesso ditegli il fatto suo , a quel figlio di mala femmina ! ... ditegli a Neli che sono del mestiere anch ' io ! ... Che ne riparleremo poi sabato , al far dei conti ! ... Badava a ogni cosa , girando di qua e di lá , rovistando nei mucchi di tegole e di mattoni , saggiando i materiali , alzando il capo ad osservare il lavoro fatto , colla mano sugli occhi , nel gran sole che s ' era messo allora . - Santo ! Santo ! portami qua la mula ... Fagli almeno questo lavoro , a tuo fratello ! - Agostino voleva trattenerlo a mangiare un boccone , poiché era quasi mezzogiorno , un sole che scottava , da prendere un malanno chi andava per la campagna a quell ' ora . - No , no , devo passare dal Camemi ... ci vogliono due ore ... Ho tant ' altro da fare ! Se il sole è caldo tanto meglio ! Arriverò asciutto al Camemi ... Spicciamoci , ragazzi ! Badate che vi sto sempre addosso come la presenza di Dio ! Mi vedrete comparire quando meno ve lo aspettate ! Sono del mestiere anch ' io , e conosco poi se si è lavorato o no ! ... Intanto che se ne andava , Santo gli corse dietro , lisciando il collo alla mula , tenendogli la staffa . Finalmente , come vide che montava a cavallo senza darsene per inteso , si piantò in mezzo alla strada , grattandosi l ' orecchio : - Così mi lasci ? senza domandarmi neppure se ho bisogno di qualche cosa ? - Sì , sì , ho capito . I denari che avesti lunedì te li sei giuocati . Ho capito ! ho capito ! eccoti il resto . E divèrtiti alle piastrelle , che a pagare poi ci son io ... il debitore di tutti quanti ! ... Brontolava ancora allontanandosi all ' ambio della mula sotto il sole cocente : un sole che spaccava le pietre adesso , e faceva scoppiettare le stoppie quasi s ' accendessero . Nel burrone , fra i due monti , sembrava d ' entrare in una fornace ; e il paese in cima al colle , arrampicato sui precipizi , disseminato fra rupi enormi , minato da caverne che lo lasciavano come sospeso in aria , nerastro , rugginoso , sembrava abbandonato , senza un ' ombra , con tutte le finestre spalancate nell ' afa , simili a tanti buchi neri , le croci dei campanili vacillanti nel cielo caliginoso . La stessa mula anelava , tutta sudata , nel salire la via erta . Un povero vecchio che s ' incontrò , carico di manipoli , sfinito , si mise a borbottare : - O dove andate vossignoria a quest ' ora ? ... Avete tanti denari , e vi date l ' anima al diavolo ! Giunse al paese che suonava mezzogiorno , mentre tutti scappavano a casa come facesse temporale . Dal Rosario veniva il canonico Lupi , accaldato , col nicchio sulla nuca , soffiando forte : - Ah , ah , don Gesualdo ! ... andate a mangiare un boccone ? ... Io no , per mia disgrazia ! Sono a bocca asciutta sino a quest ' ora ... Vado a celebrare la santa messa ... la messa di mezzogiorno ! ... un capriccio di Monsignore ! - Sono salito al paese apposta per voi ! .... Ho fatto questa pettata ! ... E ' caldo , eh ! - intanto si asciugava il sudore col fazzoletto . - Ho paura che mi giuochino qualche tiro , riguardo a quell ' appalto delle strade comunali , signor canonico . Vossignoria che vi fate sentire in paese ... ci avete pensato ? So poi l ' obbligo mio ! ... - Ma che dite ? ... fra di noi ! ... ci sto lavorando ... A proposito , che facciamo per quell ' altro affare ? ci avete pensato ? che risposta mi date ? Don Gesualdo il quale aveva messo al passo la mula , camminandogli allato , curvo sulla sella , un po ' sbalordito dal gran sole , rispose : - Che affare ? Ne ho tanti ! ... Di quale affare parlate vossignoria ? - Ah ! ah ! la pigliate su quel verso ? ... Scusate ... scusate tanto ! ... Il canonico mutò subito discorso , quasi non gliene importasse neppure a lui : parlò dell ' altro affare della gabella , che bisognava venire a una conclusione colla baronessa Rubiera : - C ' è altre novità ... Il notaro Neri ha fatto lega con Zacco ... Ho paura che ... Don Gesualdo allora smontò dalla mula , premuroso , tirandola dietro per le redini , mentre andava passo passo insieme al prete , tutto orecchi , a capo chino e col mento in mano . - Temo che mi cambino la baronessa ! ... Ho visto il barone a confabulare con quello sciocco di don Ninì ... ieri sera , dietro il Collegio ... Finsi d ' entrare nella farmacia per non farmi scorgere . Capite ? un affare grosso ! ... Son circa cinquecento salme di terra ... C ' è da guadagnare un bel pezzo di pane , su quell ' asta . Don Gesualdo ci si scaldava lui pure : gli occhi accesi dall ' afa che gli brillavano in quel discorso . Temeva però gli intrighi degli avversari , tutti pezzi grossi , di quelli che avevano voce in capitolo ! E il canonico viceversa , andava raffreddandosi di mano in mano , aggrottandosi in viso , stringendosi nelle spalle , guardandolo fisso di tanto in tanto , e scrollando il capo di sotto in su , come a dargli dell ' asino . - Per questo dicevo ! ... Ma voi la pigliate su quel verso ! ... Scusate , scusatemi tanto ! ... Volevo con quell ' affare procurarvi l ' appoggio di un parentado che conta in paese ... la prima nobiltà ... Ma voi fate l ' indifferente ... Scusatemi tanto allora ! ... Anche per dare una risposta alla signora Sganci che ci aveva messo tanto impegno ! ... Scusatemi , è una porcheria ... - Ah , parlate dell ' affare del matrimonio ? ... Il canonico finse di non dar retta lui stavolta : - Ah ! ecco vostro cognato ! Vi saluto , massaro Fortunato ! Burgio aveva il viso lungo un palmo , aggrottato , con tanto di muso nel faccione pendente . - V ' ho visto venire di laggiù , cognato . Sono stato ad aspettarvi lì , al belvedere . Sapete la notizia ? Appena quindici salme fecero le fave ! ... Neanche le spese , com ' è vero Iddio ! ... Son venuto apposta a dirvelo ... - Vi ringrazio ! grazie tante ! Ora che volete da me ? Io ve l ' aveva detto , quando avete voluto prendere quella chiusa ! ... buona soltanto per dar spine ! ... Volete sempre fare di testa vostra , e non ne indovinate una , benedett ' uomo ! - rispose Gesualdo in collera . - Bene , avete ragione . Lascerò la chiusa . Non la voglio più ! Che pretendete altro da me ? - Non la volete ? ... L ' affitto vi dura altri due anni ! ... Chi volete che la pigli ? ... Non son tutti così gonzi ! ... Il canonico , vedendo che il discorso si metteva per le lunghe , volse le spalle : - Vi saluto ... Don Luca il sagrestano mi aspetta ... digiuno come me sino a quest ' ora ! - E infilò la scaletta pel quartiere alto . Don Gesualdo allora infuriato prese a sfogarsi col cognato : - E venite apposta per darmi la bella notizia ? ... mentre stavo a discorrere dei fatti miei ... sul più bello ? mi guastate un affare che stavo combinando ! ... I bei negozi che fate voi ! Chi volete che la pigli quella chiusa ? Massaro Fortunato dietro al cognato tornava a ripetere : - Cercando bene ... troveremo chi la pigli ... La terra è già preparata a maggese per quest ' altr ' anno ... mi costa un occhio ... Vostra sorella fa un casa del diavolo ... non mi dà pace ! ... Sapete che castigo di Dio , vostra sorella ! - Vi costa , vi costa ! ... Io lo so a chi costa ! - brontolò Gesualdo senza voltarsi . - Sulle mie spalle ricadono tutte queste belle imprese ! ... Burgio s ' offese a quelle parole : - Che volete dire ? Spiegatevi , cognato ! ... Io già lavoro per conto mio ! Non sto alle spalle di nessuno , io ! - Sì , sì , va bene ; sta a vedere ora che devo anche pregarvi ? Come se non l ' avessi sulle spalle la vostra chiusa ... come se il garante non fossi io ... Così brontolando tutti e due andarono a cercare Pirtuso , che stava al Fosso , laggiù verso San Giovanni . Mastro Lio stava mangiando quattro fave , coll ' uscio socchiuso . - Entrate , entrate , don Gesualdo . Benedicite a vossignoria ! Ne comandate ? volete restar servito ? - Poi come udì parlare della chiusa che Burgio avrebbe voluto appioppare a un altro , di allegro che era si fece scuro in viso , grattandosi il capo . - Eh ! eh ! ... la chiusa del Purgatorio ? E ' un affar serio ! Non la vogliono neanche per pascolo . Burgio s ' affannava a lodarla , terre di pianura , terre profonde , che gli avevano dato trenta salme di fave quell ' anno soltanto , preparate a maggese per l ' anno nuovo ! ... Il cognato tagliò corto , come uno che ha molta altra carne al fuoco , e non ha tempo da perdere inutilmente . - Insomma , mastro Lio , voglio disfarmene . Fate voi una cosa giusta ... con prudenza ! ... - Questo si chiama parlare ! - rispose Pirtuso . - Vossignoria sa fare e sa parlare ... - E adesso ammiccava coll ' occhietto ammammolato , un sorrisetto malizioso che gli errava fra le rughe della bazza irta di peli sudici . Sulla strada soleggiata e deserta a quell ' ora stava aspettando un contadino , con un fazzoletto legato sotto il mento , le mani in tasca , giallo e tremante di febbre . Ossequioso , abbozzando un sorriso triste , facendo l ' atto di cacciarsi indietro il berretto che teneva sotto il fazzoletto : - Benedicite , signor don Gesualdo ... Ho conosciuto la mula ... Tanto che vi cerco , vossignoria ! Cosa facciamo per quelle quattro olive di Giolio ? Io non ho denari per farle cogliere ... Vedete come sono ridotto ? ... cinque mesi di terzana , sissignore , Dio ne liberi vossignoria ! Son ridotto all ' osso ... il giorno senza pane e la sera senza lume ... pazienza ! Ma la spesa per coglier le olive non posso farla ... proprio non posso ! ... Se le volete , vossignoria ... farete un ' opera di carità , vossignoria ... - Eh ! eh ! ... Il denaro è scarso per tutti , padre mio ! ... Voi perché avete messo il carro innanzi ai buoi ? ... Quando non potete ... Tutti così ! ... Vi mettereste sulle spalle un feudo , a lasciarvi fare ... Vedremo ... Non dico di no ... Tutto sta ad intendersi ... E lasciò cadere un ' offerta minima , seguitando ad andarsene per la sua strada senza voltarsi . L ' altro durò un pezzetto a lamentarsi , correndogli dietro , chiamando in testimonio Dio e i santi , piagnucolando , bestemmiando , e finì per accettare , racconsolato tutto a un tratto , cambiando tono e maniera . - Compare Lio , avete udito ? affare fatto ! Un buon negozio per don Gesualdo ... pazienza ! ... ma è detta ! Quanto a me , è come se fossimo andati dal notaio ! - E se ne tornò indietro , colle mani in tasca . - Sentite qua , mastro Lio , - disse Gesualdo tirando in disparte Pirtuso . Burgio s ' allontanò colla mula discretamente , sapendo che l ' anima dei negozi è il segreto , intanto che suo cognato diceva al sensale di comprargli dei sommacchi , quanti ce n ' erano , al prezzo corrente . Udì soltanto mastro Lio che rispondeva sghignazzando , colla bocca sino alle orecchie : - Ah ! ah ! ... siete un diavolo ! ... Vuol dire che avete parlato col diavolo ! ... Sapete quel che bisogna vendere e comprare otto giorni prima ... Va bene , restiamo intesi ... Me ne torno a casa ora . Ho quelle quattro fave che m ' aspettano . Burgio non si reggeva in piedi dall ' appetito , e si mise a brontolare come il cognato volle passare dalla posta . - Sempre misteri ... maneggi sottomano ! Don Gesualdo tornò tutto contento , leggendo una lettera piena di sgorbi e suggellata colla midolla di pane : - Lo vedete il diavolo che mi parla all ' orecchio ! eh ? M ' ha dato anche una buona notizia , e bisogna che torni da mastro Lio . - Io non so nulla ... Mio padre non m ' ha insegnato a fare queste cose ! ... - rispose Burgio brontolando . - Io fo come fece mio padre ... Piuttosto , se volete venire a prendere un boccone a casa ... Non mi reggo in piedi , com ' è vero Dio ! - No , non posso ; non ho tempo . Devo passare dal Camemi , prima d ' andare alla Canziria . Ci ho venti uomini che lavorano alla strada ... i covoni sull ' aia ... Non posso ... E se ne andò sotto il gran sole , tirandosi dietro la mula stanca . Pareva di soffocare in quella gola del Petraio . Le rupi brulle sembravano arroventate . Non un filo di ombra , non un filo di verde , colline su colline , accavallate , nude , arsicce , sassose , sparse di olivi rari e magri , di fichidindia polverosi , la pianura sotto Budarturo come una landa bruciata dal sole , i monti foschi nella caligine , in fondo . Dei corvi si levarono gracchiando da una carogna che appestava il fossato ; delle ventate di scirocco bruciavano il viso e mozzavano il respiro ; una sete da impazzire , il sole che gli picchiava sulla testa come fosse il martellare dei suoi uomini che lavoravano alla strada del Camemi . Allorché vi giunse invece li trovò tutti quanti sdraiati bocconi nel fossato , di qua e di là , col viso coperto di mosche , e le braccia stese . Un vecchio soltanto spezzava dei sassi , seduto per terra sotto un ombrellaccio , col petto nudo color di rame , sparso di peli bianchi , le braccia scarne , gli stinchi bianchi di polvere , come il viso che pareva una maschera , gli occhi soli che ardevano in quel polverìo . - Bravi ! bravi ! ... Mi piace ... La fortuna viene dormendo ... Son venuto io a portarvela ! ... Intanto la giornata se ne va ! ... Quante canne ne avete fatto di massicciata oggi , vediamo ? ... Neppure tre canne ! ... Per questo che vi riposate adesso ? Dovete essere stanchi , sangue di Giuda ! ... Bel guadagno ci fo ! ... Mi rovino per tenervi tutti quanti a dormire e riposare ! ... Corpo di ! ... sangue di ! ... Vedendolo con quella faccia accesa e riarsa , bianca di polvere soltanto nel cavo degli occhi e sui capelli ; degli occhi come quelli che dà la febbre , e le labbra sottili e pallide ; nessuno ardiva rispondergli . Il martellare riprese in coro nell ' ampia vallata silenziosa , nel polverìo che si levava sulle carni abbronzate , sui cenci svolazzanti , insieme a un ansare secco che accompagnava ogni colpo . I corvi ripassarono gracidando , nel cielo implacabile . Il vecchio allora alzò il viso impolverato a guardarli , con gli occhi infuocati , quasi sapesse cosa volevano e li aspettasse . Allorché finalmente Gesualdo arrivò alla Canziria , erano circa due ore di notte . La porta della fattoria era aperta . Diodata aspettava dormicchiando sulla soglia . Massaro Carmine , il camparo , era steso bocconi sull ' aia , collo schioppo fra le gambe ; Brasi Camauro e Nanni l ' Orbo erano spulezzati di qua e di là , come fanno i cani la notte , quando sentono la femmina nelle vicinanze ; e i cani soltanto davano il benvenuto al padrone , abbaiando intorno alla fattoria . - Ehi ? non c ' è nessuno ? Roba senza padrone , quando manco io ! - Diodata , svegliata all ' improvviso , andava cercando il lume tastoni , ancora assonnata . Lo zio Carmine , fregandosi gli occhi , colla bocca contratta dai sbadigli , cercava delle scuse . - Ah ! ... sia lodato Dio ! Voi ve la dormite da un canto , Diodata dall ' altro , al buio ! ... Cosa facevi al buio ? ... aspettavi qualcheduno ? ... Brasi Camauro oppure Nanni l ' Orbo ? ... La ragazza ricevette la sfuriata a capo chino , e intanto accendeva lesta lesta il fuoco , mentre il suo padrone continuava a sfogarsi , lì fuori , all ' oscuro , e passava in rivista i buoi legati ai pioli intorno all ' aia . Il camparo mogio mogio gli andava dietro per rispondere al caso : - Gnorsì , Pelorosso sta un po ' meglio ; gli ho dato la gramigna per rinfrescarlo . La Bianchetta ora mi fa la svogliata anch ' essa ... Bisognerebbe mutar di pascolo ... tutto il bestiame ... Il mal d ' occhio , sissignore ! Io dico ch ' è passato di qui qualcheduno che portava il malocchio ! ... Ho seminato perfino i pani di San Giovanni nel pascolo ... Le pecore stanno bene , grazie a Dio ... e il raccolto pure ... Nanni l ' Orbo ? Laggiù a Passanitello , dietro le gonnelle di quella strega ... Un giorno o l ' altro se ne torna a casa colle gambe rotte , com ' è vero Dio ! ... e Brasi Camauro anch ' esso , per amor di quattro spighe ... - Diodata gridò dall ' uscio ch ' era pronto . - Se non avete altro da comandarmi , vossignoria , vado a buttarmi giù un momento ... Come Dio volle finalmente , dopo un digiuno di ventiquattr ' ore , don Gesualdo poté mettersi a tavola , seduto di faccia all ' uscio , in maniche di camicia , le maniche rimboccate al disopra dei gomiti , coi piedi indolenziti nelle vecchie ciabatte ch ' erano anch ' esse una grazia di Dio . La ragazza gli aveva apparecchiata una minestra di fave novelle , con una cipolla in mezzo , quattr ' ova fresche , e due pomidori ch ' era andata a cogliere tastoni dietro la casa . Le ova friggevano nel tegame , il fiasco pieno davanti ; dall ' uscio entrava un venticello fresco ch ' era un piacere , insieme al trillare dei grilli , e all ' odore dei covoni nell ' aia : - il suo raccolto lì , sotto gli occhi , la mula che abboccava anch ' essa avidamente nella bica dell ' orzo , povera bestia - un manipolo ogni strappata ! Giù per la china , di tanto in tanto , si udiva nel chiuso il campanaccio della mandra ; e i buoi accovacciati attorno all ' aia , legati ai cestoni colmi di fieno , sollevavano allora il capo pigro , soffiando , e si vedeva correre nel buio il luccichìo dei loro occhi sonnolenti , come una processione di lucciole che dileguava . Gesualdo posando il fiasco mise un sospirone , e appoggiò i gomiti sul deschetto : - Tu non mangi ? ... Cos ' hai ? Diodata stava zitta in un cantuccio , seduta su di un barile , e le passò negli occhi , a quelle parole , un sorriso di cane accarezzato . - Devi aver fame anche tu . Mangia ! mangia ! Essa mise la scodella sulle ginocchia , e si fece il segno della croce prima di cominciare , poi disse : - Benedicite a vossignoria ! Mangiava adagio adagio , colla persona curva e il capo chino . Aveva una massa di capelli morbidi e fini , malgrado le brinate ed il vento aspro della montagna : dei capelli di gente ricca , e degli occhi castagni , al pari dei capelli , timidi e dolci : de ' begli occhi di cane carezzevoli e pazienti , che si ostinavano a farsi voler bene , come tutto il viso supplichevole anch ' esso . Un viso su cui erano passati gli stenti , la fame , le percosse , le carezze brutali ; limandolo , solcandolo , rodendolo ; lasciandovi l ' arsura del solleone , le rughe precoci dei giorni senza pane , il lividore delle notti stanche - gli occhi soli ancora giovani , in fondo a quelle occhiaie livide . Così raggomitolata sembrava proprio una ragazzetta , al busto esile e svelto , alla nuca che mostrava la pelle bianca dove il sole non aveva bruciato . Le mani , annerite , erano piccole e scarne : delle povere mani pel suo duro mestiere ! ... - Mangia , mangia . Devi essere stanca tu pure ! ... Ella sorrise , tutta contenta , senza alzare gli occhi . Il padrone le porse anche il fiasco : - Te ' , bevi ! non aver suggezione ! Diodata , ancora un po ' esitante , si pulì la bocca col dorso della mano , e s ' attaccò al fiasco arrovesciando il capo all ' indietro . Il vino , generoso e caldo , le si vedeva scendere quasi a ogni sorso nella gola color d ' ambra ; il seno ancora giovane e fermo sembrava gonfiarsi . Il padrone allora si mise a ridere . - Brava , brava ! Come suoni bene la trombetta ! ... Sorrise anch ' essa , pulendosi la bocca un ' altra volta col dorso della mano , tutta rossa . - Tanta salute a vossignoria ! Egli uscì fuori a prendere il fresco . Si mise a sedere su di un covone , accanto all ' uscio , colle spalle al muro , le mani penzoloni fra le gambe . La luna doveva essere già alta , dietro il monte , verso Francofonte . Tutta la pianura di Passanitello , allo sbocco della valle , era illuminata da un chiarore d ' alba . A poco a poco , al dilagar di quel chiarore , anche nella costa cominciarono a spuntare i covoni raccolti in mucchi , come tanti sassi posti in fila . Degli altri punti neri si movevano per la china , e a seconda del vento giungeva il suono grave e lontano dei campanacci che portava il bestiame grosso , mentre scendeva passo passo verso il torrente . Di tratto in tratto soffiava pure qualche folata di venticello più fresco dalla parte di ponente , e per tutta la lunghezza della valle udivasi lo stormire delle messi ancora in piedi . Nell ' aia la bica alta e ancora scura sembrava coronata d ' argento , e nell ' ombra si accennavano confusamente altri covoni in mucchi ; ruminava altro bestiame ; un ' altra striscia d ' argento lunga si posava in cima al tetto del magazzino , che diventava immenso nel buio . - Eh ? Diodata ? Dormi , marmotta ? ... - Nossignore , no ! ... Essa comparve tutta arruffata e spalancando a forza gli occhi assonnati . Si mise a scopare colle mani dinanzi all ' uscio , buttando via le frasche , carponi , fregandosi gli occhi di tanto in tanto per non lasciarsi vincere dal sonno , col mento rilassato , le gambe fiacche . - Dormivi ! ... Se te l ' ho detto che dormivi ! ... E le assestò uno scapaccione come carezza . Egli invece non aveva sonno . Si sentiva allargare il cuore . Gli venivano tanti ricordi piacevoli . Ne aveva portate delle pietre sulle spalle , prima di fabbricare quel magazzino ! E ne aveva passati dei giorni senza pane , prima di possedere tutta quella roba ! Ragazzetto ... gli sembrava di tornarci ancora , quando portava il gesso dalla fornace di suo padre , a Donferrante ! Quante volte l ' aveva fatta quella strada di Licodia , dietro gli asinelli che cascavano per via e morivano alle volte sotto il carico ! Quanto piangere e chiamar santi e cristiani in aiuto ! Mastro Nunzio allora suonava il deprofundis sulla schiena del figliuolo , con la funicella stessa della soma ... Erano dieci o dodici tarì che gli cascavano di tasca ogni asino morto al poveruomo ! - Carico di famiglia ! Santo che gli faceva mangiare i gomiti sin d ' allora ; Speranza che cominciava a voler marito ; la mamma con le febbri , tredici mesi dell ' anno ! ... - Più colpi di funicella che pane ! - Poi quando il Mascalise , suo zio , lo condusse seco manovale , a cercar fortuna ... Il padre non voleva , perché aveva la sua superbia anche lui , come uno che era stato sempre padrone , alla fornace , e gli cuoceva di vedere il sangue suo al comando altrui . - Ci vollero sette anni prima che gli perdonasse , e fu quando finalmente Gesualdo arrivò a pigliare il primo appalto per conto suo ... la fabbrica del Molinazzo ... Circa duecento salme di gesso che andarono via dalla fornace al prezzo che volle mastro Nunzio ... e la dote di Speranza anche , perché la ragazza non poteva più stare in casa ... - E le dispute allorché cominciò a speculare sulla campagna ! ... - Mastro Nunzio non voleva saperne ... Diceva che non era il mestiere in cui erano nati . " Fa l ' arte che sai ! " - Ma poi , quando il figliuolo lo condusse a veder le terre che aveva comprato , lì proprio , alla Canziria , non finiva di misurarle in lungo e in largo , povero vecchio , a gran passi , come avesse nelle gambe la canna dell ' agrimensore ... E ordinava " bisogna far questo e quest ' altro " per usare del suo diritto , e non confessare che suo figlio potesse aver la testa più fine della sua . - La madre non ci arrivò a provare quella consolazione , poveretta . Morì raccomandando a tutti Santo , che era stato sempre il suo prediletto e Speranza carica di famiglia com ' era stata lei ... - un figliuolo ogni anno ... - Tutti sulle spalle di Gesualdo , giacché lui guadagnava per tutti . Ne aveva guadagnati dei denari ! Ne aveva fatta della roba ! Ne aveva passate delle giornate dure e delle notti senza chiuder occhio ! Vent ' anni che non andava a letto una sola volta senza prima guardare il cielo per vedere come si mettesse . - Quante avemarie , e di quelle proprio che devono andar lassù , per la pioggia e pel bel tempo ! - Tanta carne al fuoco ! tanti pensieri , tante inquietudini , tante fatiche ! ... La coltura dei fondi , il commercio delle derrate , il rischio delle terre prese in affitto , le speculazioni del cognato Burgio che non ne indovinava una e rovesciava tutto il danno sulle spalle di lui ! ... - Mastro Nunzio che si ostinava ad arrischiare cogli appalti il denaro del figliuolo , per provare che era il padrone in casa sua ! ... - Sempre in moto , sempre affaticato , sempre in piedi , di qua e di là , al vento , al sole , alla pioggia ; colla testa grave di pensieri , il cuore grosso d ' inquietudini , le ossa rotte di stanchezza ; dormendo due ore quando capitava , come capitava , in un cantuccio della stalla , dietro una siepe , nell ' aia , coi sassi sotto la schiena ; mangiando un pezzo di pane nero e duro dove si trovava , sul basto della mula , all ' ombra di un ulivo , lungo il margine di un fosso , nella malaria , in mezzo a un nugolo di zanzare . - Non feste , non domeniche , mai una risata allegra , tutti che volevano da lui qualche cosa , il suo tempo , il suo lavoro , o il suo denaro ; mai un ' ora come quelle che suo fratello Santo regalavasi in barba sua all ' osteria ! - trovando a casa poi ogni volta il viso arcigno di Speranza , o le querimonie del cognato , o il piagnucolìo dei ragazzi - le liti fra tutti loro quando gli affari non andavano bene . - Costretto a difendere la sua roba contro tutti , per fare il suo interesse . - Nel paese non un solo che non gli fosse nemico , o alleato pericoloso e temuto . - Dover celare sempre la febbre dei guadagni , la botta di una mala notizia , l ' impeto di una contentezza ; e aver sempre la faccia chiusa , l ' occhio vigilante , la bocca seria ! Le astuzie di ogni giorno ; le ambagi per dire soltanto " vi saluto " ; le strette di mano inquiete , coll ' orecchio teso ; la lotta coi sorrisi falsi , o coi visi arrossati dall ' ira , spumanti bava e minacce - la notte sempre inquieta , il domani sempre grave di speranza o di timore ... - Ci hai lavorato , anche tu , nella roba del tuo padrone ! ... Hai le spalle grosse anche tu ... povera Diodata ! ... Essa , vedendosi rivolta la parola , si accostò tutta contenta e gli si accovacciò ai piedi , su di un sasso , col viso bianco di luna , il mento sui ginocchi , in un gomitolo . Passava il tintinnìo dei campanacci , il calpestìo greve e lento per la distesa del bestiame che scendeva al torrente , dei muggiti gravi e come sonnolenti , le voci dei guardiani che lo guidavano e si spandevano lontane , nell ' aria sonora . La luna ora discesa sino all ' aia , stampava delle ombre nere in un albore freddo ; disegnava l ' ombra vagante dei cani di guardia che avevano fiutato il bestiame ; la massa inerte del camparo , steso bocconi - Nanni l ' Orbo , eh ? ... o Brasi Camauro ? Chi dei due ti sta dietro la gonnella ? - riprese don Gesualdo che era in vena di scherzare . Diodata sorrise : - Nossignore ! ... nessuno ! ... Ma il padrone ci si divertiva : - Sì , sì ! ... l ' uno o l ' altro ... o tutti e due insieme ! ... Lo saprò ! ... Ti sorprenderò con loro nel vallone , qualche volta ! ... Essa sorrideva sempre allo stesso modo , di quel sorriso dolce e contento , allo scherzo del padrone che sembrava le illuminasse il viso , affinato dal chiarore molle : gli occhi come due stelle ; le belle trecce allentate sul collo ; la bocca un po ' larga e tumida , ma giovane e fresca . Il padrone stette un momento a guardarla così , sorridendo anch ' esso , e le diede un altro scapaccione affettuoso . - Questa non è roba per quel briccone di Brasi , o per Nanni l ' Orbo ! no ! ... - Oh , gesummaria ! ... - esclamò essa facendosi la croce . - Lo so , lo so . Dico per ischerzo , bestia ! ... Tacque un altro po ' ancora , e poi soggiunse : - Sei una buona ragazza ! ... buona e fedele ! vigilante sugli interessi del padrone , sei stata sempre ... - Il padrone mi ha dato il pane , - rispose essa semplicemente . - Sarei una birbona ... - Lo so ! lo so ! ... poveretta ! ... per questo t ' ho voluto bene ! A poco a poco , seduto al fresco , dopo cena , con quel bel chiaro di luna , si lasciava andare alla tenerezza dei ricordi . - Povera Diodata ! Ci hai lavorato anche tu ! ... Ne abbiamo passati dei brutti giorni ! ... Sempre all ' erta , come il tuo padrone ! Sempre colle mani attorno ... a far qualche cosa ! Sempre l ' occhio attento sulla mia roba ! ... Fedele come un cane ! ... Ce n ' è voluto , sì , a far questa roba ! ... Tacque un momento intenerito . Poi riprese , dopo un pezzetto , cambiando tono : - Sai ? Vogliono che prenda moglie . La ragazza non rispose ; egli non badandoci , seguitò : - Per avere un appoggio ... Per far lega coi pezzi grossi del paese ... Senza di loro non si fa nulla ! ... Vogliono farmi imparentare con loro ... per l ' appoggio del parentado , capisci ? ... Per non averli tutti contro , all ' occasione ... Eh ? che te ne pare ? Ella tacque ancora un momento col viso nelle mani . Poi rispose , con un tono di voce che andò a rimescolargli il sangue a lui pure : - Vossignoria siete il padrone ... - Lo so , lo so ... Ne discorro adesso per chiacchierare ... perché mi sei affezionata ... Ancora non ci penso ... ma un giorno o l ' altro bisogna pure andarci a cascare ... Per chi ho lavorato infine ? ... Non ho figliuoli ... Allora le vide il viso , rivolto a terra , pallido pallido e tutto bagnato . - Perché piangi , bestia ? - Niente , vossignoria ! ... Così ! ... Non ci badate ... - Cosa t ' eri messa in capo , di ' ? - Niente , niente , don Gesualdo ... - Santo e santissimo ! Santo e santissimo ! - prese a gridare lui sbuffando per l ' aia . Il camparo al rumore levò il capo sonnacchioso e domandò : - Che c ' è ? ... S ' è slegata la mula ? Devo alzarmi ? ... - No , no , dormite , zio Carmine . Diodata gli andava dietro passo passo , con voce umile e sottomessa : - Perché v ' arrabbiate , vossignoria ? ... Cosa vi ho detto ? ... - M ' arrabbio colla mia sorte ! ... Guai e seccature da per tutto ... dove vado ! ... Anche tu , adesso ! ... col piagnisteo ! ... Bestia ! ... Credi che , se mai , ti lascerei in mezzo a una strada ... senza soccorsi ? ... - Nossignore ... non è per me ... Pensavo a quei poveri innocenti ... - Anche quest ' altra ? ... Che ci vuoi fare ! Così va il mondo ! ... Poiché v ' è il comune che ci pensa ! ... Deve mantenerli il comune a spese sue ... coi denari di tutti ! ... Pago anch ' io ! ... So io ogni volta che vo dall ' esattore ! ... Si grattò il capo un istante , e riprese : - Vedi , ciascuno viene al mondo colla sua stella ... Tu stessa hai forse avuto il padre o la madre ad aiutarti ? Sei venuta al mondo da te , come Dio manda l ' erba e le piante che nessuno ha seminato . Sei venuta al mondo come dice il tuo nome ... Diodata ! Vuol dire di nessuno ! ... E magari sei forse figlia di barone , e i tuoi fratelli adesso mangiano galline e piccioni ! Il Signore c ' è per tutti ! Hai trovato da vivere anche tu ! ... E la mia roba ? ... me l ' hanno data i genitori forse ? Non mi son fatto da me quello che sono ? Ciascuno porta il suo destino ! ... Io ho il fatto mio , grazie a Dio , e mio fratello non ha nulla ... In tal modo seguitava a brontolare , passeggiando per l ' aia , su e giù dinanzi la porta . Poscia vedendo che la ragazza piangeva ancora , cheta cheta per non infastidirlo , le tornò a sedere allato di nuovo , rabbonito . - Che vuoi ? Non si può far sempre quel che si desidera . Non sono più padrone ... come quando ero un povero diavolo senza nulla ... Ora ci ho tanta roba da lasciare ... Non posso andare a cercar gli eredi di qua e di là , per la strada ... o negli ospizi dei trovatelli . Vuol dire che i figliuoli che avrò poi , se Dio m ' aiuta , saranno nati sotto la buona stella ! ... - Vossignoria siete il padrone ... Egli ci pensò un po ' su , perché quel discorso lo punzecchiava ancora peggio di una vespa , e tornò a dire : - Anche tu ... non hai avuto né padre né madre ... Eppure cosa t ' è mancato , di ' ? - Nulla , grazie a Dio ! - Il Signore c ' è per tutti ... Non ti lascerei in mezzo a una strada , ti dico ! ... La coscienza mi dice di no ... Ti cercherei un marito ... - Oh ... quanto a me ... don Gesualdo ! ... - Sì , sì , bisogna maritarti ! ... Sei giovane , non puoi rimaner così ... Non ti lascerei senza un appoggio ... Ti troverei un buon giovane , un galantuomo ... Nanni l ' Orbo , guarda ! Ti darei la dote ... - Il Signore ve lo renda ... - Son cristiano ! son galantuomo ! Poi te lo meriti . Dove andresti a finire altrimenti ? ... Penserò a tutto io . Ho tanti pensieri pel capo ! ... e questo cogli altri ! ... Sai che ti voglio bene . Il marito si trova subito . Sei giovane ... una bella giovane ... Sì , sì , bella ! ... lascia dire a me che lo so ! Roba fine ! ... sangue di barone sei , di certo ! ... Ora la pigliava su di un altro tono , col risolino furbo e le mani che gli pizzicavano . Le stringeva con due dita il ganascino . Le sollevava a forza il capo , che ella si ostinava a tener basso per nascondere le lagrime . - Già per ora son discorsi in aria ... Il bene che voglio a te non lo voglio a nessuno , guarda ! ... Su quel capo adesso , sciocca ! ... sciocca che sei ! ... Come vide che seguitava a piangere , testarda , scappò a bestemmiare di nuovo , simile a un vitello infuriato . - Santo e santissimo ! Sorte maledetta ! ... Sempre guai e piagnistei ! ... V Masi , il garzone , corse a svegliare don Gesualdo prima dell ' alba , con una voce che faceva gelare il sangue nelle vene : - Alzatevi , vossignoria ; ch ' è venuto il manovale da Fiumegrande e vuole parlarvi subito ! ... - Da Fiumegrande ? ... a quest ' ora ? ... - Mastro - don Gesualdo andava raccattando i panni tastoni , al buio , ancora assonnato , con un guazzabuglio nella testa . Tutt ' a un tratto gridò : - Il ponte ! ... Deve essere accaduta qualche disgrazia ! ... - Giù nella stalla trovò il manovale seduto sulla panchetta , fradicio di pioggia , che faceva asciugare i quattro cenci a una fiammata di strame . Appena vide giungere il padrone , cominciò a piagnucolare di nuovo : - Il ponte ! ... Mastro Nunzio , vostro padre , disse ch ' era ora di togliere l ' armatura ! ... Nardo vi è rimasto sotto ! ... Era un parapiglia per tutta la casa : Speranza , la sorella , che scendeva a precipizio , intanto che suo marito s ' infilava le brache ; Santo , ancora mezzo ubbriaco , ruzzoloni per la scaletta della botola , urlando quasi l ' accoppassero . Il manovale , a ciascuno che capitava , tornava a dire : - Il ponte ! ... l ' armatura ! ... Mastro Nunzio dice che fu il cattivo tempo ! ... Don Gesualdo andava su e giù per la stalla , pallido , senza dire una parola , senza guardare in viso nessuno , aspettando che gl ' insellassero la mula , la quale spaventata anch ' essa sparava calci , e Masi dalla confusione non riusciva a mettergli il basto . A un certo punto gli andò coi pugni sul viso , cogli occhi che volevano schizzargli dall ' orbita . - Quando ? santo e santissimo ! ... Non la finisci più , peste che ti venga ! - Colpa vostra ! Ve l ' avevo detto ! Non sono imprese per noialtri ! - sbraitava la sorella in camicia , coi capelli arruffati , una furia tale e quale ! Massaro Fortunato , più calmo , approvava la moglie , con un cenno del capo , silenzioso , seduto sulla panchetta , simile a una macina di mulino . - Voi non dite nulla ! state lì come un allocco ! Adesso Speranza inveiva contro suo marito : - Quando si tratta d ' aiutar voi , che pure siete suo cognato ! ... carico di figliuoli anche ! ... allora saltano fuori le difficoltà ! ... denari non ce ne sono ! ... i denari che si son persi nel ponte della malora ! Gesualdo da principio si voltò verso di lei inviperito , colla schiuma alla bocca . Poscia mandò giù la bile , e si mise a canterellare mentre affibbiava la testiera della mula : un ' allegria che gli mangiava il fegato . Si fece il segno della croce , mise il piede alla staffa ; infine di lassù , a cavallo , che toccava quasi il tetto col capo , sputò fuori il fatto suo , prima d ' andarsene : - Avete ragione ! M ' ha fatto fare dei bei negozi , tuo marito ! La semenza che abbiamo buttato via a Donninga ! La vigna che m ' ha fatto piantare dove non nasce neppure erba da pascolo ! ... Testa fine tuo marito ! ... M ' è toccato pagarle di tasca mia le vostre belle speculazioni ! Ma son stanco , veh , di portare la soma ! L ' asino quand ' è stanco si corica in mezzo alla via e non va più avanti ... E spronò la mula , che borbottava ancora ; la sorella sbraitandogli dietro , dall ' uscio della stalla , finché si udirono i ferri della cavalcatura sui ciottoli della stradicciuola , nel buio . Il manovale si mise a correre , affannato , zoppicando ; ma il padrone , che aveva la testa come un mulino , non se ne avvide . Soltanto allorché furono giunti alla chiusa del Carmine , volse il capo all ' udire lo scalpiccìo di lui nella mota , e lo fece montare in groppa . Il ragazzo , colla voce rotta dall ' andatura della mula , ripeteva sempre la stessa cosa : - Mastro Nunzio disse che era tempo di togliere l ' armatura ... Era spiovuto dopo il mezzogiorno ... - No , vossignoria , disse mastro Nardo ; lasciamo stare ancora sino a domani ... - Disse mastro Nunzio : - tu parli così per papparti un ' altra giornata di paga ... - Io intanto facevo cuocere la minestra per gli uomini ... Dal monte si udiva gridare : " La piena ! cristiani !..." Mentre Nardo stava sciogliendo l ' ultima fune ... Gesualdo , col viso al vento , frustato dalla burrasca , spronava sempre la mula colle calcagna , senza aprir bocca . - Eh ? ... Che dite , don Gesualdo ? ... Non rispondete ? ... - Che non ti casca mai la lingua ? - rispose infine il padrone . Cominciava ad albeggiare prima di giungere alla Torretta . Un contadino che incontrarono spingendo innanzi l ' asinello , pigliandosi l ' acquazzone sotto la giacca di cotonina , col fazzoletto in testa e le mani nelle tasche , volle dire qualche cosa ; accennava laggiù , verso il fiume , mentre il vento si portava lontano la voce . Più in là una vecchierella raggomitolata sotto un carrubbio si mise a gridare : - Non potete passare , no ! ... Il fiume ! ... badate ! ... In fondo , nella nebbia del fiume e della pioggia , si scorgeva confusamente un enorme ammasso di rovine , come un monte franato in mezzo al fiume , e sul pilone rimasto in piedi , perduto nella bruma del cielo basso , qualcosa di nero che si muoveva , delle braccia che accennavano lontano . Il fiume , di qua e di là dei rottami , straripava in larghe pozze fangose . Più giù , degli uomini messi in fila , coll ' acqua fino al ginocchio , si chinavano in avanti tutti in una volta , e poi tiravano insieme , con un oooh ! che sembrava un lamento . - No ! no ! - urlavano i muratori trattenendo pel braccio don Gesualdo . - Che volete annegarvi , vossignoria ? Egli non rispondeva , nel fango sino a mezza gamba , andando su e giù per la riva corrosa , coi capelli che gli svolazzavano al vento . Mastro Nunzio , dall ' alto del pilone , gli gridava qualche cosa : delle grida che le raffiche gli strappavano di bocca e sbrindellavano lontano . - Che ci fate adesso lassù ? ... State a piangere il morto ? Lasciate ... lasciate andare ! - gli rispose Gesualdo dalla riva . Il rumore delle acque si mangiò anche le sue parole furiose . Il vecchio , in alto , nella nebbia , accennava sempre di no , testardo . Dell ' altra gente gridava anche dalla riva opposta , sotto gli ombrelloni d ' incerata , senza potere farsi intendere , indicando verso il punto dove gli uomini tiravano in salvo delle travi . A seconda del vento giungevano pure di lassù , donde veniva la corrente , delle voci che sembravano cadere dal cielo , delle grida disperate , e un suono di corno rauco . Gesualdo , curvo sotto l ' acquazzone , sfangando sulla riva , aiutava a tirare in salvo i legnami dell ' armatura che la corrente furiosa seguitava a scuotere e a sfasciare . - A me ! ... santo Dio ! ... non vedete che si porta anche quelli ? ... - A un certo punto barcollò e stava per affondare nella melma spumosa che dilagava . - Santo diavolone ! Che volete lasciarvi anche la pelle ? - urlò il capomastro afferrandolo pel bavero . - Un altro po ' strascinate me pure alla perdizione ! Egli , pallido come un morto , cogli occhi stralunati , i capelli irti sul capo , quasi colla schiuma alla bocca , rispondeva : - Lasciatemi crepare ! A voi non ve ne importa ! ... Dite così perché voi non ci avete il sangue vostro in mezzo a quell ' acqua ! ... Lasciatemi crepare ! Mastro Nunzio , vedendo smaniare a quel modo il suo figliuolo , voleva buttarsi a capo fitto giù nella corrente addirittura : - Per non stare a sentir lui ! ... Adesso mi dirà ch ' è tutta colpa mia ! ... vedrete ! ... Non son padrone di muovere un dito in casa mia ... Sono padrone da burla ... Allora è meglio finirla in una volta ! ... - E andava tentando l ' acqua col piede . - Sentite ! - interruppe il figliuolo con voce sorda . - Lasciatemi in pace anche voi ! Io v ' ho lasciato fare , voi ! Avete voluto che prendessi l ' appalto del ponte ... per non stare in ozio ... Vedete com ' è andata a finire ! ... E bisogna tornare da capo , se non voglio perdere la cauzione ... Potevate starvene quieto e tranquillo a casa ... Che vi facevo mancare ? ... Lasciatemi in pace almeno . Tanto , voi non ci avete perso nulla ... - Ah ! Non ci ho perso nulla ? ... Sapevo bene che glielo avresti rinfacciato ... a tuo padre ! ... Già non conto più nulla io ! Non so far più nulla ! ... Ti ho fatto quel che sei ! ... Come se non fossi il capo di casa ! ... come se non conoscessi il mio mestiere ! ... - Ah ! ... il vostro mestiere ? ... perché avevate la fornace del gesso ? ... e mi è toccato ricomprarvela due volte anche ! ... vi credete un ingegnere ! ... Ecco il bel mestiere che sapete fare ! ... Mastro Nunzio guardò infuriato il suo figliuolo , annaspando , agitando le labbra senza poter proferire altre parole , strabuzzando gli occhi per tornare a cercare il posto migliore da annegarsi , e infine brontolò : - E allora perché mi trattieni ? ... Perché non vuoi che mi butti nel fiume ? perché ? Gesualdo cominciò a strapparsi i capelli , a mordersi le braccia , a sputare in cielo . Poscia gli si piantò in faccia disperato , scuotendogli le mani giunte dinanzi al viso . - Per l ' amor di Dio ! ... per l ' anima di mia madre ! ... con questo po ' di tegola che m ' è cascata fra capo e collo ... capite che non ho voglia di scherzare adesso ! ... Il capomastro si intromise per calmarli . - Infine quel ch ' è stato è stato . Il morto non torna più . Colle chiacchiere non si rimedia a nulla . Piuttosto venite ad asciugarvi tutti e due , che arrischiate di pigliare un malanno per giunta , così fradici come siete . Avevano acceso un gran fuoco di giunchi e di legna rotte , nella capanna . Pezzi di travi su cui erano ancora appiccicate le immagini dei santi che dovevano proteggere il ponte , buon ' anima sua ! Mastro Nunzio , il quale perdeva anche la fede in quella disdetta , ci sputò sopra un paio di volte , col viso torvo . Tutti piangevano e si fregavano gli occhi dal fumo , intanto che facevano asciugare i panni umidi . In un canto , sotto quelle quattro tegole rotte , era buttato Nardo , il manovale che s ' era rotta la gamba , sudando e spasimando . Volle mettere anch ' egli una buona parola nel malumore fra padre e figlio : - Il peggio è toccato a me ; - si lamentò , - che ora rimango storpio e non posso più buscarmi il pane . Uno dei suoi compagni , vedendo che non poteva muoversi , gli ammucchiò un po ' di strame sotto il capo . Mastro Nunzio , sull ' uscio , coi pugni rivolti al cielo , lanciava fuoco e fiamme . - Giuda Iscariota ! Santo diavolone ! Doveva venire adesso questa grazia di Dio ! ... Ciascheduno diceva la sua . Dei vicini , venuti per vedere ; dei viandanti che volevano passare il fiume , e aspettavano , al riparo , con la schiena alla fiammata . - Evviva voi ! Avete fatto un bel lavoro ! Tanti denari spesi ! I denari del comune ! ... Ora ci tocca aspettare chissà quanto , prima di vedere un altro ponte ... O com ' era fatto , di ricotta ? - Questi altri , adesso ! ... Arrivate giusto nel buon momento ! ... Volete che faccia scendere Dio e i santi di lassù ?...- sbraitava mastro Nunzio . Gesualdo , lui , non diceva nulla , con la faccia color di terra , seduto su di un sasso , le mani fra le cosce , penzoloni . Quindi prese a sfogarsi col manovale . - Guarda quella carogna ! Mi lascia fuori la mula , con questo tempo ! Poltronaccio ! Nemico del tuo padrone ! - Non vi disperate , vossignoria ! - piagnucolò Nardo dal suo cantuccio . - Finché c ' è la salute , il resto è niente ! ... Gesualdo gli lanciò addosso un ' occhiata furibonda . - Parla bene , lui ... che non ha nulla da perdere ! ... - No , no , vossignoria ! ... Non dite così , che il Signore vi gastiga ! ... Mastro Nunzio , appoggiato allo stipite dell ' uscio , stava masticando da un po ' la sua idea , fra le gengive sdentate . Infine la buttò fuori , rivolgendosi verso il figliuolo all ' improvviso : - E sai cos ' ho da dirti ? Che non ne voglio più sapere di questo ponte della disgrazia ! Piuttosto faremo un mulino , coi materiali che riusciremo a mettere in salvo ... Un affare sicuro quello ... - Un ' altra adesso ! - saltò su Gesualdo . - Siete ammattito davvero ? E la cauzione ? Volete che ci perda anche quella ? Se lasciassi fare a voi ! ... Quando presi a fabbricare dei mulini , mi toccava sentire che era la rovina ... Ora che vi siete persuaso , non vorreste far altro ... come se tutto il paese dovesse macinarsi le ossa notte e giorno , e le mie prima degli altri ! ... santo e santissimo ! La lite s ' accese un ' altra volta . Mastro Nunzio che strillava e si lagnava di non esser rispettato . - Vedete se sono un fantoccio ? ... un pulcinella ? ... il capo della casa ... signori miei ! ... guardate un po ' ! ... - Gesualdo per finirla saltò di nuovo sulla mula , verde dalla bile , e se ne andò mentre l ' acqua veniva ancora giù dal cielo come Dio la mandava , col capo nelle spalle , bagnato sino alle ossa , il cuore dentro più nero del cielo nuvolo che aveva dinanzi agli occhi ; il paese grigio e triste nella pioggia anch ' esso , lassù in cima al monte , col suono del mezzogiorno che passava a ondate , trasportato dal vento , e si sperdeva in lontananza . Quanti lo incontravano , conoscendo la disgrazia che gli era capitata , dimenticavano di salutarlo e tiravano via . Egli guardava bieco e borbottava di tanto in tanto fra di sé : - Sono ancora in piedi ! Mi chiamo mastro - don Gesualdo ! ... Finché sono in piedi so aiutarmi ! Un solo , un povero diavolo , che andava per la stessa strada , gli offrì di prenderlo sotto l ' ombrello . Egli rispose : - Ci vuol altro che l ' ombrello , amico mio ! Non temete , che non ho paura d ' acqua e di grandine , io ! Arrivò al paese dopo mezzogiorno . Il canonico Lupi s ' era coricato allora allora , subito dopo pranzo . - Vengo , vengo , don Gesualdo ! - gli gridò dalla finestra , sentendosi chiamare . Qualcheduno che andava ancora pei fatti suoi , a quell ' ora , vedendolo così fradicio , piovendo acqua come un ombrello , gli disse : - Eh , don Gesualdo ? ... che disgrazia ! ... Lui duro come un sasso , col sorriso amaro sulle labbra sottili e pallide , rispondeva : - Eh , cose che accadono . Chi va all ' acqua si bagna , e chi va a cavallo cade . Ma sinché non v ' è uomini morti , a tutto si rimedia . I più tiravano di lungo , voltandosi per curiosità dopo ch ' erano passati . Il canonico comparve infine sul portoncino , abbottonandosi la sottana . - Eh ? eh ? don Gesualdo ? Eccovi qua ... eccovi qua ! ... Don Gesualdo s ' era fatta una faccia allegra per quanto poteva , colla febbre maligna che ci aveva nello stomaco . - Sissignore , eccomi qua ! - rispose con un sorriso che cercò di fare allargare per tutta la faccia scura . - Eccomi qua , come volete voi ... ai vostri comandi ... Però , dite la verità , voi parlate col diavolo , eh ? Il canonico finse di non capire : - Perché ? pel ponte ? No , in fede mia ! Mi dispiace anzi ! ... - No , no , non dico pel ponte ! ... Ma andiamo di sopra , vossignoria . Non son discorsi da farsi qui , in istrada ... C ' era il letto ancora disfatto nella camera del canonico ; tutt ' in giro alle pareti un bel numero di gabbioline , dove il canonico , gran cacciatore al paretaio , teneva i suoi uccelli di richiamo ; un enorme crocifisso nero di faccia all ' uscio , e sotto la cassa della confraternita , come una bara da morto , nella quale erano i pegni dei denari dati a prestito ; delle immagini di santi qua e là , appiccicate colle ostie , insudiciate dagli uccelli , e un puzzo da morire , fra tutte quelle bestie . Don Gesualdo cominciò subito a sfogarsi narrando i suoi guai : il padre che si ostinava a fare di testa sua , per mostrare ch ' era sempre lui il capo , dopo aver dato fondo al patrimonio ... Gli era toccato ricomprargliela due volte la fornace del gesso ! E continuava a metterlo in quegli impicci ! ... E se lui diceva ahi ! quando era costretto a farsi aprire la vena e a lasciarsi cavar dell ' altro sangue per pagare , allora il padre gridava che gli si mancava di rispetto . La sorella ed il cognato che lo pelavano dall ' altra parte . Una bestia , quel cognato Burgio ! bestia e presuntuoso ! E chi pagava era sempre lui , Gesualdo ! ... Suo fratello Santo che mangiava e beveva alle sue spalle , senza far nulla , da mattina a sera : - Col mio denaro , capite , vossignoria ? col sangue mio ! So io quel che mi costa ! Quando ho lasciato mio padre nella fornace del gesso in rovina , che non si sapeva come dar da mangiare a quei quattro asini del carico , colla sola camicia indosso sono andato via ... e un paio di pantaloni che non tenevano più , per la decenza ... senza scarpe ai piedi , sissignore . La prima cazzuola per incominciare a fare il muratore dovette prestarmela mio zio il Mascalise ... E mio padre che strepitava perché lasciavo il mestiere in cui ero nato ... E poi , quando presi il primo lavoro a cottimo ... gridava ch ' era un precipizio ! Ne ho avuto del coraggio , signor canonico ! Lo so io quel che mi costa ! Tutto frutto dei miei sudori , quello che ho ... E quando lo vedo a buttarmelo via , chi da una parte e chi dall ' altra ! ... che volete , vossignoria ! il sangue si ribella ! ... Ho taciuto sinora per aver la quiete in famiglia ... per mangiare in santa pace un boccone di pane , quando torno a casa stanco ... Ma ora non ne posso più ! Anche l ' asino quando è stanco si corica in mezzo alla via e non va più avanti ... Voi non sapete che gastigo di Dio è Speranza , mia sorella ! ... Voglio finirla ! ... Ciascuno per casa sua . Dico bene , canonico mio ? Il canonico intanto governava i suoi uccelli di richiamo . - Se non mi date retta , vossignoria , è inutile che parli ! - Sì , sì , vi ascolto . Che diavolo ! non ci vuole poi un sant ' Agostino a capire quel che volete ! ... In conclusione si tratta di salvare la cauzione , non è così ? di avere qualche aiuto dal comune ? - Sissignore ... la cauzione ... Poi Gesualdo gli piantò addosso gli occhi grigi e penetranti , e riprese : - E un ' altra cosa anche ... Vi dicevo che voglio far casa da me ... per conto mio ... se trovo la moglie che mi conviene ... Ma se non mi date retta , vossignoria ... allora è inutile ... O se fingete di non capire ... Vi ricordate ? ... quel discorso che mi faceste la sera della festa del santo Patrono ? ... Ma se fate le viste di non capire , perchè sono venuto qui da voi ... quando vi ho detto per prima cosa ... Vi ho detto : " Eccomi qua , come volete voi ... " - Ah ! ... ah ! ... - rispose il canonico alzando il capo come un asino che strappi la cavezza . Poi lasciò stare il nicchio che andava spolverando attentamente , e gli fissò addosso anche lui i suoi occhi da uomo che non si lascia mettere nel sacco . - Sentite , don Gesualdo ... questo non è discorso che venite a farmi adesso , a questa maniera ! Allora vuol dire che non conoscete chi vi è amico e chi vi è nemico , benedetto Dio ! Ho piacere che abbiate toccato con mano se il consiglio che vi ho dato allora era tutt ' oro ! Una giovane ch ' è una perla , avvezza ad ogni guaio , che l ' avreste tutta ai vostri comandi , e di famiglia primaria anche ! ... la quale vi farebbe imparentare con tutti i pezzi grossi del paese ! ... Lo vedete adesso di che aiuto vi sarebbe ? Avreste dalla vostra i giurati e tutti quanti . Anche per l ' altra faccenda della gabella , poi , se volete entrarci insieme a noi ... - Sissignore - rispose Gesualdo vagamente . - Tante cose si potrebbero fare ... Si potrebbe parlarne ... - Si dovrebbe parlarne chiaro , amico mio . Mi prendete per un ragazzo ? Una mano lava l ' altra . Aiutami che t ' aiuto , dice pure lo Spirito Santo . Voi , caro don Gesualdo , avete il difetto di credere che tutti gli altri sien più minchioni di voi . Prima fate lo gnorri , non ci sentite da quell ' orecchio , e poi , al bisogno , quando vi casca la casa addosso , mi venite dinanzi con quella faccia . - Sarà il caldo ... saranno tutti quegli uccelli ... - balbettò l ' altro un po ' scombussolato . - Vorrei vedervi nei miei panni , signor canonico ! - esclamò infine . - Nei vostri panni ... sicuro ... mi ci metto ! Voglio farvi vedere e toccar con mano chi vi vuol bene o no ! Eccomi con voi . Pensiamo a quest ' affare del ponte prima ... a salvare la cauzione ... con un sussidio del comune . Andremo adesso dal capitano ... e dai giurati che non ci sarebbero contrari ... Peccato che il barone Zacco abbia già dei sospetti per l ' affare della gabella ! ... Lasciatemi pensare ... Mentre terminava di legarsi il mantello al collo andava raccogliendo le idee , colle sopracciglia aggrottate , guardando in terra di qua e di là . - Ecco ! Io vo prima dalla signora Sganci ... no ! no ! non le dico nulla per adesso ! qualche parola così in aria ... in via accademica ... Mi basta che donna Marianna scriva due righe al capitano . Quanto alla baronessa Rubiera posso dormire fra due guanciali ... è come se fosse la vostra stessa persona , se mi promettete ... Ma badiamo , veh ! ... E il canonico sgranò gli occhi . Don Gesualdo stese la mano verso il crocifisso . - No , dico per l ' altro affare , quello della gabella . Non vorrei che giuocassimo a scarica barile fra di noi , caro don Gesualdo ! Costui voleva allungare la mano di nuovo ; ma il canonico aveva già infilato l ' uscio . - Voi m ' aspetterete giù , nel portone . Un momento , vado e torno . Tornò fregandosi le mani : - Ve l ' avevo detto . Non ci vede dagli occhi donna Marianna per quella nipote ! Farete un affarone ! Appena fuori si imbatterono nel notaro Neri , che andava ad aprire lo studio , e fece il viso di condoglianza a don Gesualdo . - Brutto affare , eh ? Mi dispiace ! - Sotto si vedeva che gongolava . Il canonico , a tagliar corto , rispose lui : - Cosa da nulla ... Il diavolo poi non è così brutto ... Rimedieremo ... Abbiamo salvato i materiali ... - Dopo , quando furono lontani , e il notaio con la chiave nella toppa li guardava ancora ridendo , il canonico gli soffiò nell ' orecchio , a mastro - don Gesualdo : - E ' che avete una certa faccia , caro mio ! ... - Io ? - Sì . Non ve ne accorgete , ma l ' avete ! Se fate quella faccia , tutti vi metteranno i piedi sopra per camminarvi ! ... Con quella faccia non si va a chiedere un favore ... Aspettatemi qui ; salgo un momento dal cavalier Peperito . E ' una bestia ; ma l ' hanno fatto giurato . Appena il canonico se ne fu andato su per la scala rotta e scalcinata , arrivò il cavaliere dal poderetto , montato su di un asinello macilento , con una bisaccia piena di fave dietro . Don Gesualdo per ingraziarselo lo aiutò a scaricar le fave , e a legar l ' asino alla mangiatoia , sotto l ' arco della scaletta ; ma il cavaliere parve un po ' seccato d ' esser stato sorpreso in quell ' arnese , tutto infangato , e col vestito lacero da campagna . - Non ne facciamo nulla , - disse il canonico ritornando poco dopo . - E ' una bestia ! Crede di fare il cavaliere sul serio ... Deve avercela con voi ... Bisogna trovare la persona . Ciolla ? ohi ? Ciolla ? A voi dico , Ciolla ! Sapete s ' è in casa don Filippo ? L ' avete visto uscire ? Ciolla ammiccò coll ' unico occhio , torcendo ancora la bocca di paralitico . - No , Canali è ancora lì , da Bomma , che l ' aspetta per condurlo dalla cognata , la ceraiuola , sapete bene ? E ' la loro passeggiata , dopopranzo ... a trastullarsi con lei , dietro lo scaffale ... Che c ' è di nuovo , don Gesualdo ? Andate a benedire il ponte , insieme al canonico ? Don Gesualdo si sfogò infine con lui , appuntandogli contro le corna , con tutt ' e due le mani . - Vi stava sulla pancia quel ponte ! ... Come aveste dovuto spendere di tasca vostra ! ... Il canonico lo tirò per un braccio : - Andiamo , andiamo ! Volete chiudere la bocca a tutti gli sfaccendati ? Nel salire per la stradicciuola dei Margarone incontrarono il marchese Limòli , che andava a fare la sua passeggiatina solita della sera , dal Rosario a Santa Maria di Gesù , sempre solo e con l ' ombrello rosso sotto il braccio . Il canonico , rispondendo alla scappellata cerimoniosa del marchese , ebbe un ' ispirazione . - Aspettate , aspettate un momento ! Di lì a un po ' tornò a raggiungere don Gesualdo con tutt ' altro viso . - Un gran diavolo quel marchese ! Povero come Giobbe , ma è uno che ha voce in capitolo ! S ' aiutano fra di loro , tutti in un gruppo ! ... una buona parola , alle volte ! ... fra di loro non possono dir di no ... Lo lascerebbero morir di fame , ma un favore non glielo negano ... Don Filippo era ancora in casa , occupato a rigar la carta per le aste di Nicolino : - Che buon vento ? che buon vento ? ... - Poscia vedendo entrare anche don Gesualdo , dietro il canonico , calò di nuovo gli occhiali sul naso . - Ho tanto da fare ! ... Ah , sì ! ... la cauzione ? ... Volete che il comune vi aiuti a ripescarla ? Volete qualche agevolazione per riprendere i lavori ? ... Vedremo ... sentiremo ... Se l ' avete sbagliato la prima volta questo ponte benedetto ? ... E ' un affar grave ... Non so di che si tratti ... Non sono informato ... Da un pezzo che non me ne occupo ... Tanto da fare ! ... Non ho tempo di soffiarmi il naso ... Vedremo ... sentiremo ... In quella entrò Canali , il quale veniva a cercare Margarone , sorpreso di non vederlo all ' ora solita . Anch ' esso sapeva del ponte , e sembrava che si divertisse mezzo mondo a prolungare le condoglianze - il veleno che gli scorreva sotto il faccione giallo : - Ahi ! ahi ! don Gesualdo ! ... Era un ' impresa grossa ! ... Un colpo da mandare ruzzoloni ! ... C ' era troppa carne al fuoco in casa vostra ! ... - Don Filippo , ora che aveva l ' appoggio , si rivoltò anche lui : - Bisogna fare il passo secondo la gamba , mio caro ! ... Volevate pigliare il cielo a pugni ... Il posto a chi tocca , caro amico ! ... Non bisogna mettersi in testa di dare il gambetto a un paese intero ! ... Don Gesualdo allora perse la pazienza . Si alzò di botto , rosso come un gallo , e aprì la bocca per sfogarsi . Ma il canonico gliela tappò con una mano . - State zitto ! Lasciate dire a me ! Sentite qua , don Filippo ! Lo tirò per la falda nell ' anticamera . Di lì a un po ' rientrarono a braccetto , don Filippo tornato un pezzo di zucchero con mastro - don Gesualdo , spalancandogli addosso gli occhioni di bue , quasi lo vedesse allora per la prima volta : - Vedremo ! ... Quanto a me ... quel che si può fare ... Ho parlato nel vostro interesse , caro don Gesualdo ... Don Gesualdo , scendendo le scale , brontolava ancora : - Perché dovrei averli tutti contro ? ... Non fo male a nessuno ... Fo gli affari miei ... - Eh , caro don Gesualdo ! - scappò a dire infine il canonico . - Gli affari vostri fanno a pugni con gli affari degli altri , che diavolo ! ... Apposta bisogna tirarli dalla vostra ... Fra di loro si danno la mano ... son tutti parenti ... Voi siete l ' estraneo ... siete il nemico , che diavolo ! Il canonico si fermò su due piedi , in mezzo alla piazzetta , di fronte al palazzo dei Trao , alto , nero e smantellato , e guardando fisso don Gesualdo , cogli occhietti acuti di topo che sembrava volessero ficcarglisi dentro come due spilli , il viso a lama di coltello che sfuggiva da ogni parte : - Vedete ? ... quando sarete entrato nel campo anche voi ... Quella è la dote che vi porterebbe donna Bianca ! ... E ' denaro sonante per voi che avete le mani in tanti affari . Mastro - don Gesualdo tornò a lisciarsi il mento , come quando stava a combinare qualche negozio con uno più furbo di lui ; guardò il palazzo ; guardò poi il canonico , e rispose : - Però caparra in mano , eh ? signor canonico ? Prima voglio vedere come la pigliano i parenti di lei . - A braccia aperte la pigliano ! ... ve lo dico io ! Fate conto che il fiume torni a rifarvi il ponte meglio di prima , e andate a dormirci su . Nel vicoletto lì accanto , vicino a casa sua , trovò Diodata che stava aspettandolo colla mantellina in testa , rincantucciata sotto l ' arco del ballatoio , poiché in casa non la volevano , Speranza principalmente , e la tolleravano soltanto in campagna , pei servigi grossi . Appena la ragazza vide il suo padrone ricominciò a piangere e a lamentarsi , quasi fosse caduto addosso a lei il ponte : - Don Gesualdo , che disgrazia ! Mi sarei contentata d ' annegarmi io piuttosto ! ... Son venuta a vedervi , vossignoria ... con questa spina che dovete averci in cuore ! ... - Quest ' altra adesso ! Perché sei venuta ? Tutta bagnata sei ! ... guarda ! come le bestie ! ... dalla Canziria fin qui a piedi ! ... apposta per farmi il piagnisteo ... Come non ne avessi abbastanza dei miei guai ! ... Ora dove vai a quest ' ora ? La fece entrare nella stalla . Essa nello staccarsi dal muro lasciò una pozza d ' acqua , lì davanti all ' uscio dove era stata ad aspettare . Anche lui si sentiva le ossa rotte . Per giunta , sua sorella l ' accolse come un cane . - Siete tornato dalla festa ? Avete visto che bel guadagno ? Poi si rivolse inviperita a suo marito , nera , magra al par di un chiodo , cogli occhi di carbone , tanto di bocca aperta , quasi volesse mangiarsi la gente : - Voi non dite nulla ? ... A voi non bolle il sangue ? ... Burgio , più pacifico , cercava di svignarsela , facendo le spalle grosse , chinando il testone di bue . - Ecco ! ... Nessuno si dà pensiero dei guai che ci càpitano ! ... Io sola mi mangio il fegato ! Il fratello Gesualdo , colla bocca amara , le andava cantando : - Lascia stare , Speranza ! Lasciami stare , che ne ho abbastanza , anche senza la tua predica ! - Non volete sentire neppure la predica ? Non volete che mi lamenti ? Tanti denari persi ! ... Che non li guadagnate i vostri denari , voi ? ... Egli per fuggire quella vespa , andava cercando in cucina qualcosa da mettere sotto il dente , dopo una giornata simile . Frugava nel cassone del pane . Speranza sempre dietro , come il gastigo di Dio . - Fra poco , seguitando di questo passo , non ce ne sarà più del pane nel cassone , no ! ... e non ci sarà neppure il cassone , non ci sarà ! ... La casa se ne andrà tutta al diavolo ! ... Santo , che tornava affamato dal bighellonare in piazza tutta la giornata , al trovare il fuoco spento diede nelle furie , come un vero animale . I ragazzi che strillavano ; tutti i vicini alle finestre per godersi la scena ; tanto che Gesualdo infine perse la pazienza : - Sapete cosa vi dico ? che mi fate fare uno sproposito ! Tante volte ve l ' ho predicato ! ... ora lo fo sul serio , com ' è vero Dio ! L ' asino quando non ne può più si corica , e buona notte a chi resta ! E se ne andò nella stalla , mentre Speranza gli strillava dietro : - Scappate anche ? per andare a trovare Diodata ? Vi pare che non l ' abbia vista ? Mezza giornata che vi aspetta , quella sfacciata ! ... Egli sbatacchiò l ' uscio . Da prima non voleva neppur mangiare , digiuno com ' era da ventiquattr ' ore , con tutti quei dispiaceri che gli empivano lo stomaco . Diodata andò a comprargli del pane e del salame , bagnata sino alle ossa al par di lui , colla gola secca . Lì , sulla panchetta della stalla , dinanzi a una fiammata di strame , almeno si inghiottiva in pace un po ' di grazia di Dio . - Ti piace , eh , questa bella vita ? Ti piace a te ? - domandava egli masticando a due palmenti , ancora imbronciato . Essa stava a vederlo mangiare , col viso arrossato dalla fiamma , e diceva di sì , come voleva lui , con un sorriso contento adesso . Il giorno finiva sereno . C ' era un ' occhiata di sole che spandevasi color d ' oro sul cornicione del palazzo dei Trao , dirimpetto , e donna Bianca la quale sciorinava un po ' di biancheria logora , sul terrazzo che non poteva vedersi dalla piazza , colle mani fine e delicate , la persona che sembrava più alta e sottile in quella vesticciuola dimessa , mentre alzavasi sulla punta dei piedi per arrivare alle funicelle stese da un muro all ' altro . - Vedi chi vogliono farmi sposare ? - disse lui . - Una Trao ! ... e buona massaia anche ! ... m ' hanno detto la verità ... E rimase a guardare , pensieroso , masticando adagio adagio . Diodata guardava anche lei , senza dir nulla , col cuore grosso . Passarono le capre belando dal vicoletto . Donna Bianca , come sentisse alfine quegli occhi fissi su di lei , voltò il viso pallido e sbattuto , e si trasse indietro bruscamente . - Adesso accende il lume , - riprese don Gesualdo . - Fa tutto in casa lei . Eh , eh ... c ' è poco da scialarla in quella casa ! ... Mi piace perché è avvezza ad ogni guaio , e l ' avrei al mio comando ... Tu di ' , che te ne pare ? Diodata volse le spalle , andando verso il fondo della stalla per dare una manciata di biada fresca alla mula , e rispose dopo un momento , colla voce roca : - Vossignoria siete il padrone . - E ' vero ... Ma veh ! ... che bestia ! Devi aver fame anche tu ... Mangia , mangia , poveretta . Non pensar solo alla mula . VI Don Luca il sagrestano andava spegnendo ad una ad una le candele dell ' altar maggiore , con un ciuffetto d ' erbe legato in cima alla canna , tenendo d ' occhio nel tempo istesso una banda di monelli che irrompevano di tratto in tratto nella chiesa quasi deserta in quell ' ora calda , inseguiti a male parole dal sagrestano . Donna Bianca Trao , inginocchiata dinanzi al confessionario , chinava il capo umile ; abbandonavasi in un accasciamento desolato ; biascicando delle parole sommesse che somigliavano a dei sospiri . Dal confessionario rispondeva pacatamente una voce che insinuavasi come una carezza , a lenire le angosce , a calmare gli scrupoli , a perdonare gli errori , a schiudere vagamente nell ' avvenire , nell ' ignoto , come una vita nuova , un nuovo azzurro . Il sole di sesta scappava dalle cortine , in alto , e faceva rifiorire le piaghe di sant ' Agata , all ' altar maggiore , quasi due grosse rose in mezzo al petto . Allora la penitente risollevavasi ansiosa , raggiante di consolazione , aggrappandosi avidamente alla sponda dell ' inginocchiatoio , con un accento più fervido , appoggiando la fronte sulle mani in croce per lasciarsi penetrare da quella dolcezza . Veniva un ronzìo di mosche sonnolenti , un odor d ' incenso e di cera strutta , un torpore greve e come una stanchezza dal luogo e dall ' ora . Una vecchia aspettava accoccolata sui gradini dell ' altare , simile a una mantellina bisunta posata su di un fagotto di lavandaia , e quando destavasi borbottando , don Luca le dava sulla voce : - Bella creanza ! Non vedete che c ' è una signora prima di voi al confessionario ? ... quelle non sono le quattro chiacchiere che avete da portarci voi al tribunale della penitenza ! ... discorsi di famiglia , cara voi ! ... affari importanti ! Nell ' ombra del confessionario biancheggiò una mano che faceva il segno della croce , e donna Bianca si alzò infine , barcollando , chiusa nel manto sino ai piedi , col viso raggiante di una dolce serenità . Don Luca , vedendo che la vecchia non si risolveva ad andarsene , toccò la mantellina colla canna . - Ehi ? ehi ? zia Filomena ? ... E ' tardi oggi , è tardi . Sta per suonare mezzogiorno , e il confessore deve andarsene a desinare . La vecchia levò il capo istupidito , e si fece ripetere due o tre volte la stessa cosa , testarda , imbambolata . - Sicuro , sto per chiudere la chiesa . Potete andarvene , madre mia . Oggi ? ... neppure ! ... ci ha la trebbia al Passo di Cava padre Angelino . Giorni di lavoro , cara mia ! - Bel bello riescì a mandarla via , borbottando , trascinando le ciabatte . Poi , mentre il prete infilava l ' uscio della sagrestia , don Luca dovette anche dar la caccia a quei monelli , rovesciando banchi e sedie , facendo atto di tirare l ' incensiere : - Fuori ! fuori ! Andate a giuocare in piazza ! - Nello stesso tempo passava e ripassava vicino a donna Bianca che si era inginocchiata a pregare dinanzi alla cappella del Sacramento , sfolgorante d ' oro e di colori lucenti da accecare , tossendo , spurgandosi , fermandosi a soffiarsi il naso , brontolando : - Neppure in chiesa ! ... non si può raccogliersi a far le orazioni ! ... Donna Bianca si alzò in piedi , segnandosi , colle labbra ancora piene di avemarie . Il sagrestano le rivolse la parola direttamente , mentr ' essa avviavasi per uscire : - Siete contenta , vossignoria ? Un sant ' uomo quel padre Angelino ! Confessa bene , eh ? V ' ha lasciata contenta ? Ella accennò di sì col capo , col sorriso breve , rallentando il passo per cortesia . - Un bravo uomo ! un uomo di giudizio ! Quello sì che ve lo può dare un buon consiglio ... meglio di vostro fratello don Ferdinando ... ed anche di don Diego , sì ! ... Guardò intorno cogli occhi di gatto avvezzi a vederci al buio nella chiesa e su per la scala del campanile , e aggiunse sottovoce , cambiando tono , in aria di gran mistero : - Sapete che risposta gli hanno dato a don Gesualdo Motta ? Aveva mandato a fare la domanda formale di matrimonio , ieri dopo pranzo , col canonico Lupi ... Bianca arrossì senza levare il capo . Il sagrestano che la guardava negli occhi bassi , seguendola passo passo , riprese più forte : - Gli hanno detto di no ... tale e quale come ve lo dico adesso ... Il canonico è rimasto di sale ! ... Nessuno si sarebbe aspettato quella risposta , non è vero ? ... il canonico donna Marianna , anche la baronessa vostra zia , tutti che ci avevano posto un grande impegno ! ... Si sarebbe mosso quel Cristo ch ' è di legno , vedete ! Nessuno l ' avrebbe creduto così duro , quel don Diego vostro fratello ! un signore umile e buono che pareva di potersi confessare con lui ! ... Non parlo di don Ferdinando , ch ' è peggio di un ragazzo , poveretto ! ... Egli era riuscito a fermare donna Bianca , piantandosele dinanzi , cogli occhi lucenti , il viso acceso , abbassando ancora la voce nel farle una confidenza decisiva : - Don Gesualdo sembra impazzito ! ... Dice che non può mandarla giù ! che ne farà una malattia , com ' è vero Iddio ! ... Sono andato a trovarlo alla Canziria ... faceva trebbiare il grano ... - Don Gesualdo , ch ' è questa la maniera di prendersela ? ... Ci lascerete la pelle , vossignoria ! ... - Lasciatemi stare , caro don Luca , che so io ! ... dacché il canonico mi portò quella bella risposta ! ... - Sembra davvero malato di cent ' anni ! ... La barba lunga ... Non dorme e non mangia più ... In quel momento si udì uno scalpiccìo di gente di chiesa . Don Luca alzò la voce di botto , quasi parlasse a un sordo : - Oggi padre Angelino ci ha la trebbia al Passo di Cava . Se avete qualche altro peccato da confessarvi , c ' è l ' arciprete Bugno sfaccendato ... buono anche quello ! un servo di Dio ... Però vedendo il canonico Lupi che s ' avanzava verso di loro , inchinandosi a ogni altare , colla destra stillante d ' acqua benedetta , il nicchio pendente dall ' altra mano : - Benedicite , signor canonico ! Come va da queste parti ? ... Il canonico , invece di rispondergli , si rivolse a donna Bianca con un sorriso sciocco sul muso aguzzo di furetto color di filiggine . - Facciamo del bene , donna Bianca ! Raccomandiamoci al Signore ! Vi ho vista entrare in chiesa , mentre andavo qui vicino , da don Gesualdo Motta , e ho detto : Ecco donna Bianca che fa la sua visita alle Quarant ' ore , e dà il buon esempio a me , indegno sacerdote ... - Giusto ... qui c ' è il signor canonico ! ... Se avete qualche altro peccato da dirgli , donna Bianca ... - Io non posso , mi dispiace ! Monsignore non mi ha data la confessione , perché sa che me ne manca il tempo ... - Indi aggiunse con un certo risolino , lisciandosi il mento duro di barba . - Poi i vostri fratelli non vorrebbero ... Donna Bianca , rossa come se avesse avuto sul viso tutto il riflesso della cortina che velava l ' altare del Crocifisso , finse di non capire . Il canonico ripigliò , mutando registro : - Ci ho tante faccende gravi sulle spalle ... mie e d ' altrui ... Andavo appunto da don Gesualdo per commissione di vostra zia . Sapete il grosso affare che hanno insieme , colla baronessa ? - Donna Bianca fece segno di no . - Un affare grosso ... Si tratta di pigliare in affitto le terre di tutti i comuni della Contea ! ... Don Gesualdo ha il cuore più grande di questa chiesa ! ... e i conquibus anche ! ... Assai ! assai , donna Bianca ! Assai più di quel che si crede ... Uno che si farà ricco come Creso , con quella testa fine che ha ! Don Luca si lasciò scappare di bocca , mentre andava spogliandosi degli abiti ecclesiastici , col viso dentro la cotta , le braccia in aria , la voce soffocata : - Bisogna vedere quel che ha raccolto alla Canziria , bisogna vedere ! - Ah , ah ! venite di lassù ? - Sissignore , - rispose il sagrestano , cavando fuori il viso rosso e imbarazzato . - Così , per fare quattro passi ... Ci vado ogni anno per la limosina della chiesa ... Don Gesualdo è devoto di sant ' Agata ! - Un cuor d ' oro ! - interruppe il canonico . - Generoso , caritatevole ! ... Peccato che ... E si diede della mano sulla bocca . - Quello che stavo dicendo a donna Bianca ! ... - confermò don Luca , ripreso animo , cogli occhietti di nuovo petulanti . - Basta ! basta ! Ciascuno dispone a suo modo in casa sua ! Ora vi lascio pei fatti vostri . Tanti saluti a don Diego e a don Ferdinando ! Donna Bianca imbarazzata voleva andarsene anche lei ; ma ma il sagrestano la trattenne : - Un momento ! Cosa devo dire a padre Angelino , se volete mettervi in grazia di Dio prima della festa di san Giovanni Battista ... Il canonico insisteva anche lui : - No , no , restate , donna Bianca , fate gli affari vostri . - Poscia , appena egli lasciò ricadere la portiera , uscendo , don Luca ammiccò : - E così ? che devo dire a don Gesualdo , se mai lo vedo ... per caso ? .. Essa sembrava esitante . Seguitava ad avviarsi verso la porta della chiesa , passo passo , tenendo gli occhi bassi , come infastidita dall ' insistenza del sagrestano . - Giacché i miei fratelli hanno detto di no ... - Una sciocchezza hanno detto ! Avrei voluto condurli per mano alla Canziria , e fargli vedere se non vale tutti i vostri ritratti affumicati ! ... Scusatemi , donna Bianca ! ... parlo nell ' interesse di vossignoria ... I vostri fratelli tengono al fumo perché sono vecchi ... hanno i piedi nella fossa , loro ! ... Ma voi che siete giovine , come rimanete ? Non si rovina così una sorella ! ... Un marito simile non ve lo manda neppure san Giuseppe padre della provvidenza ! ... Sono pazzi a dir di no i vostri fratelli ! ... pazzi da legare ! ... Le terre della Contea se le piglierà tutte lui , don Gesualdo ! ... e poi le mani in pasta da per tutto . Non si mura un sasso che non ci abbia il suo guadagno lui ... Domeneddio in terra ! Ponti , mulini , fabbriche , strade carreggiabili ! ... il mondo sottosopra mette quel diavolo ! Fra poco si andrà in carrozza sino a Militello , prima Dio e don Gesualdo Motta ! ... Sua moglie andrà in carrozza dalla mattina alla sera ! ... camminerà sull ' oro colato , come è vero Dio ! Anche padre Angelino vi avrà consigliato la stessa cosa che vi dico io ... Non ho udito nulla , per non violare il suggello della confessione , ma padre Angelino è un uomo di giudizio ... vi avrà consigliato di prendere un buon marito ... di mettervi in grazia di Dio . Donna Bianca lo guardò sbigottita , col mento aguzzo dei Trao che sembrava convulso . Indi alzò verso il crocifisso gli occhi umidi di lagrime , colle labbra pallide serrate in una piega dolorosa . Con quelle labbra senza sangue rispose infine sottovoce : - I miei fratelli sono padroni ... tocca a loro decidere ... Don Luca a corto d ' argomenti rimase un istante quasi sbalordito , piantandosi dinanzi a lei per non lasciarla scappare , soffocato da tante buone ragioni che aveva in gola , balbettando , annaspando , grattandosi rabbiosamente il capo , con gli occhietti scintillanti che andavano come frugandola tutta da capo a piedi per trovare il punto debole , scuotendole dinanzi le mani giunte , minaccioso e supplichevole . Alla fine proruppe : - Ma è giustizia , santo Dio ? è giustizia far tribolare in tal modo un galantuomo che vi vuol tanto bene ? ... Dare un calcio alla fortuna ? ... Scusatemi , donna Bianca ! io parlo nel vostro interesse ... Dovete pensarci voi ! Non siete più sotto tutela , alla fin fine ! ... Mi scaldo il sangue per voi ... perché sono buon servo della vostra famiglia ... una gran casata ! ... peccato che non sia più quella di prima ! ... Ora che avreste il mezzo di far risorgere il nome dei Trao ! ... Questo si chiama dare un calcio alla fortuna ! ... si chiama essere ingrati colla divina Provvidenza . Essa seguitava ad andare verso la porta , irresoluta , a capo chino . Don Luca alle calcagna di lei , accalorandosi , toccando tutti i tasti , mutando tono a ogni registro : - E certe giornate , donna Bianca ! ... certe giornate che spuntano a casa vostra ! ... Basta , scusatemi , io ne parlo perché ci bazzico sempre ad aiutarvi , insieme a mia moglie ... E quando i vostri parenti si dimenticano che siete al mondo ! ... certe giornate d ' inverno come vuol Dio ! ... Basta ! Potreste esser la regina del paese , invece ! pensateci bene . Don Gesualdo spiccherebbe di lassù il sole e la luna per farvi piacere ! ... Non ci vede più dagli occhi ! ... Sembra un pazzo addirittura . Donna Bianca s ' era fermata su due piedi , a testa alta , con una fiamma improvvisa che parve buttarle in viso la portiera sollevata in quel momento da qualcuno che entrava in chiesa . Comparve una donna macilenta , colla gonnella in cenci sollevata dalla gravidanza sugli stinchi sottili , sudicia e spettinata , come se non avesse fatto altro in vita sua che portare avanti quel ventre - un viso di chioccia istupidita dal covare , con due occhietti tondi su di una faccia a punta , gialla e incartapecorita , e un fazzoletto lacero da malata , legato sotto il mento ; nient ' altro sulle spalle , da persona ch ' è di casa in casa del Buon Dio . Essa dalla soglia si mise a gemere , quasi avesse le doglie : - Don Luca ? ... che non lo suonate mezzogiorno ? ... la pentola sta per bollire ... - Perché l ' hai messa a bollire così presto ? Il sole è ancora qui , sul limitare ... L ' arciprete fa un casa del diavolo per questa faccenda di suonare mezzogiorno prima dell ' ora ... Per stavolta ... giacché è fatta ... eccoti la chiave del campanile ... Don Luca , tenendo ancora la cotta sotto il braccio , litigava colla moglie , stecchito nella sottana bisunta quant ' era enorme il ventre della donna : - Tu ci hai l ' orologio lì , nella pancia ! ... Pensi solo a mangiare ! ... Ci vuol la grazia di Dio ! ... I vicini sono ancora tutti fuori ... Ecco lì i ragazzi di Burgio ! ... - Aspettano anche loro ! ... - piagnucolò la moglie , sempre su quel tono . - Aspettano che suonate mezzogiorno ... - E se ne andò col ventre avanti . - I nipoti di don Gesualdo ! - riprese il sagrestano ammiccando in modo significativo a donna Bianca nel tornare indietro . - Stanno lì a farci la spia ! ... Li manda sua madre apposta comare Speranza , per sapere tutto quello che facciamo ! Tiene d ' occhio la roba , colei ! ... quasi fosse sua ! ... Ci ha fatto i suoi disegni sopra ! ... Quando m ' incontra ha l ' aria di mangiarmi ! ... Finse di precedere donna Bianca per sollevare la portiera , onde trattenerla ancora un momento : - Lui fa proprio compassione ! ... Una faccia da malato ! ... Mi parlò tutto il tempo di vossignoria ... Dice che forse il canonico Lupi non avrà saputo fare l ' imbasciata ... che vorrebbe parlarvi ... per vedere ... per sentire ... Donna Bianca si fece di fuoco . - E ' innamorato , che volete farci ? Innamorato come un pazzo . Dovreste tornare a parlargliene coi vostri fratelli . Mandargli qualche buona parola ... una risposta più da cristiani ... Verrò io stesso a prenderla , dopo mezzogiorno , quando don Diego e don Ferdinando sono in letto ... col pretesto dei fiori per la Madonna ... Sì ? Cosa mi dite ? Essa chinò il capo rapidamente , nel passare sotto la cortina , ed uscì fuori . Don Luca credette di scorgere che volesse frugarsi in tasca , e seguitò , correndole dietro : - Che fate ? No ! Mi offendete ! Un ' altra volta ... più tardi ... quando potrete ... Ho pensato meglio di mandare mia moglie , a prendere la risposta di vossignoria . Non vorrei che i vostri fratelli , vedendomi bazzicare per casa , sospettassero che mi manda il canonico ... Dopo vespro spicciò lesto lesto il servizio della chiesa e corse alla Canziria : cinque miglia di salita , pazienza , per amore di don Gesualdo che se lo meritava , in verità ! - Sta per cascare , don Gesualdo ! Ancora essa non mi ha detto chiaro di sì , colla sua bocca ; ma si vede che tentenna , come la pera quand ' è matura . Sono pratico di queste cose , perché vedo tutti i giorni in chiesa delle donne che ricorrono al tribunale della penitenza ... prima e poi ... M ' ha fatto sudare una camicia ! ... Ma ora vi dico che la pera è matura ! Un ' altra crollatina , e vi casca fra le braccia ; ve lo dico io ! Dovreste correre al paese e scaldare il ferro mentre è caldo . Però don Gesualdo non fece una gran festa all ' imbasciata amorosa che gli capitava in quel momento : - Vedete , don Luca , ci ho tutta la raccolta nell ' aia ... Sono in piedi da stanotte ... Non ho sempre il vento in tasca per trebbiare a comodo mio ! ... L ' aia era vasta quanto una piazza . Dieci muli trottavano in giro , continuamente ; e dietro i muli correvano Nanni l ' Orbo e Brasi Camauro , affondando nella pula sino ai ginocchi , ansanti , vociando , cantando , urlando . Da un lato , in una nuvola bianca , una schiera di contadini armati di forche , colle camice svolazzanti , sembrava che vangassero nel grano ; mentre lo zio Carmine , in cima alla bica , nero di sole , continuava a far piovere altri covoni dall ' alto . Delle tregge arrivavano ogni momento dai seminati intorno , cariche d ' altra messe ; dei garzoni insaccavano il grano e lo portavano nel magazzino , dove non cessava mai la nenia di Pirtuso che cantava " e viva Maria ! " ogni venti moggi . Tutt ' intorno svolazzavano stormi di galline , un nugolo di piccioni per aria ; degli asinelli macilenti abboccavano affamati nella paglia , coll ' occhio spento ; altre bestie da soma erano sparse qua e là ; e dei barili di vino passavano di mano in mano , quasi a spegnere un incendio . Don Gesualdo sempre in moto , con un fascio di taglie in mano , segnando il frumento insaccato , facendo una croce per ogni barile di vino , contando le tregge che giungevano , sgridando Diodata , disputando col sensale , vociando agli uomini da lontano , sudando , senza voce , colla faccia accesa , la camicia aperta , un fazzoletto di cotone legato al collo , un cappellaccio di paglia in testa . - Lo vedete , don Luca , se ho tempo da perdere adesso ! ... Vino qua ! Date da bere a don Luca ! ... Sì , sì , verrò ; ma quando potrò ... Per ora non posso muovermi , cascasse il mondo ! ... Diodata ! ... bada che il vento spinge la fiamma verso l ' aia , santo e santissimo ! ... No , don Luca ! non sono in collera pel rifiuto dei suoi fratelli ... Venite qua , accostatevi , ch ' è inutile far sapere alla gente i fatti nostri ! ... Ciascuno la pensa a modo suo ... Poi è lei che deve risolvere ... Se lei dice di sì , io per me non mi tiro indietro ... Ma oggi non posso venire ... e neppure domani ... Be ' ! dopodomani ! ... Dopodomani devo venire anche per l ' affare della gabella , e ne discorreremo . Don Luca suggerì pure di far precedere due paroline scritte : - Ci abbiamo appunto mia moglie che par fatta apposta per consegnarle sottomano a donna Bianca , senza destar sospetti . Una bella letterina , con due o tre parole che fanno colpo sulle ragazze ! Capite , vossignoria ? Ciolla ci ha la mano ... Ne parlerei io stesso a Ciolla in segretezza , senza stare a rompervi il capo , vossignoria ; e vi fa fare una bella figura . Con un bottiglione di vino poi ve lo chetate , il Ciolla . Don Gesualdo non volle sapere di lettera : - Non per risparmiare il vino ; ma che storie mi andate contando ? Se a lei l ' affare gli va , allora che bisogno c ' è di tante chiacchiere . - Basta ! basta ! - conchiuse don Luca . - Dicevo per piantare meglio il chiodo . Ma voi siete il padrone . Don Luca se ne tornò tutto contento , con un agnello e una forma di cacio . Per prudenza mandò la moglie a fare l ' imbasciata , sotto un pretesto : - Circa a quel discorso che siete intesi con mio marito , vossignoria , dice che il confessore verrà dopodomani a prendere la risposta ! ... Il confessore domenica aspetta la risposta ! ... - Don Ferdinando che aveva udito aprire il portone , comparve in quel momento come un fantasma . - Il confessore ! ... - riprese a dire la gnà Grazia senza che nessuno le domandasse nulla . - Donna Bianca voleva confessarsi ! ... Oggi non può , il confessore ... E domani neppure ... Domenica piuttosto , se gli fate sapere che siete pronta ... La poveraccia , sotto quegli occhi stralunati di don Ferdinando , che pareva la frugassero tutta , sospettosi , inquieti , si confondeva , balbettava , cercava le parole . Poscia , vedendo che l ' altro stava zitto e non si moveva , allampanato , tacque anch ' essa , e si mise a guardare in aria , a bocca aperta , colle mani sul ventre . Bianca , a tagliar corto , la condusse nella dispensa , per darle una grembiata di fave . Don Ferdinando , sempre dietro , cucito alle loro calcagna , taciturno , guardando in ogni cantuccio , sospettoso . Si chinò anch ' esso sul mucchietto di fave , covandolo colla persona , misurandolo ad occhio , palpandolo colle mani . E dopo che la sagrestana se ne fu andata , come un ' anatra , reggendo il grembiule pieno sul ventre enorme , si mise a brontolare : - Troppe ! ... Ne hai date troppe ! ... Stanno per terminare !...La zia non ne manda altre prima di Natale ! ... La sorella voleva andarsene ; ma lui seguitava a cercare , a frugare , a passare in rivista la roba della dispensa : due salsicciotti magri appesi a un gran cerchio ; una forma di cacio bucata dai topi ; delle pere infracidite su di un ' asse ; un orciolino d ' olio appeso dentro un recipiente che ne avrebbe contenuto venti cafisi ; un sacco di farina in fondo a una cassapanca grande quanto un granaio ; il cestone di vimini che aspettava ancora il grano della Rubiera . Infine riprese : - Ci vuol l ' aiuto di Dio ! ... Siamo tre bocche da sfamare , in casa ! ... Ti par poco ? Ci vorrebbe anche un po ' di brodo per Diego ... Non mi piace da qualche tempo ! ... Hai visto la faccia che ha ? Lo stesso viso della buon ' anima , ti rammenti ? ... quando si mise a letto per non alzarsi più ! E il medico non viene neppure , perchè ha paura di non esser pagato ... dopo tanti denari che s ' è mangiati nell ' ultima malattia della buon ' anima ! ... La zia Rubiera s ' è dimenticata che siamo al mondo ... ed anche la zia Sganci ... Così brontolando andava passo passo dietro alla sorella , chinandosi a raccattar per terra le fave cadute dal grembiule di Grazia . Poscia , come svegliandosi da un sogno , domandò : - Tu perché non vai più dalla zia Rubiera ? Avrebbe mandato un paio di piccioni , sapendo che Diego non sta bene ... per fargli un po ' di brodo ... Bianca divenne di brace in viso , e chinò gli occhi . Don Ferdinando aspettò un momento la risposta a bocca aperta , battendo le palpebre . Indi tornò nella dispensa a riporre le fave che aveva raccolte da terra . Poco dopo essa se lo vide comparire dinanzi un ' altra volta , con quell ' aria sbalordita . - Se torna la sagrestana non gli dar nulla , un ' altra volta ! Sanguisughe sono ! Le fave stanno per terminare , hai visto ? ... E un ' altra cosa ... Dovresti andare dalla zia Sganci per un po ' d ' olio ... in prestito ... Diglielo bene che lo vuoi in prestito , perché noi non siamo nati per chiedere la limosina ... giacché la zia non ci ha pensato ... Fra poco saremo al buio ... anche Diego che è malato ... tutta la notte ! ... E spalancava gli occhi , accennando ancora colle mani e col capo , con un terrore vago sul viso attonito . Da lontano si udiva di tanto in tanto la tosse che si mangiava don Diego , attraverso agli usci , lungo il corridoio , implacabile e dolorosa , per tutta la casa ... Bianca sussultava ogni volta , col cuore che le scoppiava , chinandosi ad ascoltare , o fuggiva come spaventata , tappandosi le orecchie . - Non ci reggo , no ! Non ci reggo ! ... Infine Dio le diede la forza di ricomparire dinanzi a lui , quel giorno in cui don Ferdinando le aveva detto che il fratello stava peggio , nella cameretta sudicia , sdraiato su quel lettuccio che sembrava un canile . Don Diego non stava né peggio né meglio . Era lì , aspettando quel che Dio mandava , come tutti i Trao , senza lagnarsi , senza cercare di fuggire il suo destino , badando solo di non incomodare gli altri , e tenersi per sé i suoi guai e le sue miserie . Volse il capo , vedendo entrare la sorella , quasi un ' ombra gli calasse sul viso incartapecorito . Poscia le accennò colla mano di accostarsi al letto . - Sto meglio ... sto meglio ... povera Bianca ! ... Tu come stai ? ... Perché non ti sei fatta vedere ? ... perché ? ... Le accarezzava il capo con quella mano scarna e sudicia di malato povero . Gli era rimasto sulle guance incavate e sparse di peli grigi un calore di fiamma . - Povera Bianca ! ... son sempre tuo fratello , sai ! ... il tuo fratello che ti vuol tanto bene ... povera Bianca ! ... - Don Ferdinando mi ha detto ... - balbettò essa timidamente . - Volete un po ' di brodo ? ... Il malato da prima fece segno di no , guardando in aria , supino . Poi volse il capo , fissandola cogli occhi avidi dal fondo delle orbite che sembravano vuote , filigginose . - Il brodo , dicevi ? C ' è un po ' di carne ? ... - Manderò dalla zia ... dalla zia Sganci ! ... - s ' affrettò ad aggiungere Bianca , con una vampa improvvisa sulle guance . Sul volto del fratello era passata un ' altra fiamma simile . - No ! no ! ... non ne voglio . Neppure il medico voleva : - No , no ! Cosa mi fa il medico ? ... Tutte imposture ! ... per spillarci dei denari ... Il vero medico è lassù ! ... Quel che vorrà Dio ... Del resto mi sento meglio ... Parve migliorare realmente , di lì a qualche giorno : del buon brodo , un po ' di vino vecchio che mandava la zia Sganci , l ' aiutarono ad alzarsi da letto , ancora sconquassato , col fiato ai denti . Venne pure donna Marianna in persona a fargli visita , premurosa , con un rimprovero amorevole sulla faccia buona : - Come ? Siete in quello stato ed io non ne so nulla ? Siamo in mezzo ai turchi ? Siamo parenti , sì o no ? Sempre misteri ! Sempre ombrosi e selvatici , tutti voialtri Trao ! ... rincantucciati come gli orsi in questa tana ! Un bel mattino vi troveranno belli e morti all ' improvviso che sarà una vergogna per tutto il parentado ! ... Neppure di quel negozio del matrimonio non me ne avete detto nulla ! ... E sfilò quest ' altro rosario : Erano pazzi , o cos ' erano , a rifiutare una domanda simile a quella ? ... Uno sulla strada di farsi riccone come don Gesualdo Motta ! ... - Don Gesualdo ! sissignori ! I pazzi lasciateli stare ! ... Vedete bene in quale stato vi hanno ridotto ! ... Un cognato che potrebbe aiutarvi in tutti i modi ... che vi toglierebbe da tante angustie ! ... Ah ! ... ah ! ... Donna Marianna guardava intorno per la stanzaccia squallida , crollando il capo . Gli altri non fiatavano : Bianca a capo chino ; don Ferdinando aspettando che parlasse suo fratello , cogli occhi di barbagianni fissi su di lui . Don Diego da principio rimase attonito , brontolando : - Mastro - don Gesualdo ! ... Siamo arrivati fin lì ! ... Mastro - don Gesualdo che vuol sposare una Trao ! ... - Sicuro ! Chi volete che la sposi ? ... senza dote ? Non è più una bambina neppure lei ! ... E ' un tradimento bell ' e buono ! ... Cosa farà , quando chiuderete gli occhi voi e vostro fratello ? ... la serva , eh ? La serva della zia Rubiera o di qualchedun altro ? ... Don Diego si alzò da letto come si trovava , in camiciuola di flanella , col fazzoletto in testa , le gambe stecchite che gli tremavano a verga dentro le mutande logore : un ecceomo ! Andava errando per la stanza , stralunato , facendo gesti e discorsi incoerenti , tossendo , tirando il fiato a stento , soffiandosi il naso , quasi suonasse una tromba . - Mastro - don Gesualdo ! ... Saremmo arrivati a questo , che una Trao sposerebbe mastro - don Gesualdo ! Tu acconsentiresti , Bianca ? ... di ' ! ... Tu diresti di sì ? ... Bianca pallidissima , senza levare gli occhi da terra , disse di sì col capo , lentamente . Egli agitò in aria le braccia tremanti , e non seppe più trovare una sola parola . Don Ferdinando non fiatava neppur lui , atterrito che Don Diego non riuscisse a persuader Bianca . - Cosa volete che dica ? - esclamò la zia . - Vi pare un bell ' avvenire quello d ' invecchiare come voialtri ... fra tante angustie ? ... Scusatemi , ne parlo perché siamo parenti ... Fo quel che posso anch ' io per aiutarvi ... ma non è una bella cosa infine neanche per voialtri ... Ed ora che vi si offre la fortuna , risponderle con un calcio ... Scusatemi , io la direi una porcheria ! Tutt ' a un tratto don Diego si mise a ridere , quasi colpito da un ' ispirazione , ammiccando dell ' occhio , fregandosi le mani , con dei cenni del capo che volevano dire assai . - Va bene ! va bene ! ... Non è che questo ? ... perché ora come ora siamo un po ' angustiati ? ... Ti pesa , di ' ? ... ti pesa questa vita angustiata , povera Bianca ? ... Hai paura per l ' avvenire ? ... Si fregò il mento peloso colla mano ischeletrita , seguitando ad ammiccare , cercando di rendere furbo il sorriso pallido . - Vieni qua ... Non ti dico altro ! ... Anche voi , zia ! ... Venite a vedere ! ... S ' arrampicò tutto tremante su di una seggiola per aprire un armadietto ch ' era nel muro , al di sopra della finestra , e ne tirò fuori mucchi di scartafacci e di pergamene - le carte della lite - quella che doveva essere la gran risorsa della famiglia , quando avessero avuto i denari per far valere le loro ragioni contro il Re di Spagna : dei volumi gialli , logori e polverosi , che lo facevano tossire a ogni voltar di pagina . Sul letto era pure sciorinato un grand ' albero genealogico , come un lenzuolo : l ' albero della famiglia che bagnava le radici nel sangue di un re libertino , come portava il suo stemma - di rosso , con tre gigli d ' oro , su sbarra del medesimo , e il motto che glorificava il fallo della prima autrice : Virtutem a sanguine traho . S ' era messi gli occhiali , appoggiando i gomiti sulla sponda del lettuccio , bocconi , con gli occhi che si accendevano in fondo alle orbite livide . - Son seicent ' anni d ' interessi che ci devono ! ... Una bella somma ! ... Uscirete d ' ogni guaio una volta per sempre ! ... Bianca era cresciuta in mezzo a simili discorsi che aiutavano a passare i giorni tristi . Aveva veduto sempre quei libracci sparsi sulle tavole sgangherate e per le sedie zoppe . Così essa non rispose . Suo fratello volse finalmente il capo verso di lei , con un sorriso bonario e malinconico . - Parlo per voialtri ... per te e per Ferdinando ... Ne godrete voialtri almeno ... Quanto a me ... io sono arrivato ... Te ' ! ... te ' la chiave ! ... serbala tu ! La zia Sganci , a quei discorsi , da prima scattò come una molla : - Caro nipote , mi sembrate un bambino ! - Ma subito si calmò , col sorriso indulgente di chi vuol far capire la ragione proprio a un ragazzo . - Va bene ! ... va benone ! ... Intanto maritatela con lo sposo che vi si offre adesso , e poi , se diverrete tanti Cresi , sarà anche meglio . Don Diego rimase interdetto al vedere che la sorella non prendeva la chiave , e tornò daccapo : - Anche tu , Bianca ? ... Dici di sì anche tu ? ... Essa , accasciata sulla seggiola , chinò il capo in silenzio . - E va bene ! ... Giacché tu lo vuoi ... giacché non hai il coraggio di aspettare ... Donna Mariannina seguitava a perorare la causa di don Gesualdo , dicendo ch ' era un affare d ' oro quel matrimonio , una fortuna per tutti loro ; congratulandosi con la nipote la quale fissava fuori dalla finestra , cogli occhi lucenti di lagrime ; rivolgendosi financo a don Ferdinando che guardava tutti quanti ad uno ad uno , sbalordito ; battendo sulle spalle di don Diego il quale sembrava che non udisse , cogli occhi inchiodati sulla sorella e un tremito per tutta la persona . A un certo punto egli interruppe la zia , balbettando : - Lasciatemi solo con Bianca ... Devo dirle due parole ... Lasciateci soli ... Essa alzò gli occhi sbigottita , faccia a faccia col fratello che sembrava un cadavere , dopo che la zia e don Ferdinando furono usciti . Il pover ' uomo esitò ancora prima di aggiungere quel che gli restava a dire , fissando la sorella con un dolore più pungente e profondo . Poscia le afferrò le mani , agitando il capo , movendo le labbra senza arrivare a profferir parola . - Dimmi la verità , Bianca ! ... Perché vuoi andartene dalla tua casa ? ... Perchè vuoi lasciare i tuoi fratelli ? ... Lo so ! lo so ! ... Per quell ' altro ! ... Ti vergogni a stare con noi , dopo la disgrazia che t ' è capitata ! ... Continuava ad accennare del capo , con uno struggimento immenso nell ' accento e nel viso , colle lagrime amare che gli scendevano fra i peli ispidi e grigi della barba . - Dio perdona ... Ferdinando non sa nulla ! ... Io ... io ... Bianca ! ... Come una figliuola ti voglio bene ! ... Mia figlia sei ... Bianca ! ... Tacque sopraffatto da uno scoppio di pianto . Ella più morta che viva scosse il capo lentamente e biascicò : - No ... no ... Non è per questo ... Don Diego lasciò ricadere adagio adagio le mani della sorella , quasi un abisso si scavasse fra di loro . - Allora ! ... Fa quello che vuoi ... fa quello che vuoi ... E le volse le spalle , curvo , senza aggiunger altro , strascicando le gambe . VII Nella casa antica dei La Gurna , presa in affitto da don Gesualdo Motta , s ' aspettavano gli sposi . Davanti alla porta c ' era un crocchio di monelli , che il ragazzo di Burgio , in qualità di parente , s ' affannava a tener discosti , minacciandoli con una bacchettina ; la scala sparsa di foglie d ' arancio ; un lume a quattro becchi posato sulla ringhiera del pianerottolo ; e Brasi Camauro , con una cacciatora di panno blù , la camicia di bucato , gli stivali nuovi , che dava l ' ultimo colpo di scopa nel portone imbiancato di fresco . A ogni momento succedeva un falso allarme . I ragazzi gridavano : - Eccoli ! eccoli ! - Camauro lasciava la scopa , e della gente si affacciava ai balconi illuminati . Verso un ' ora , di notte arrivò il marchese Limòli , facendosi largo colla canna d ' India . Vide il lume , vide le foglie d ' arancio e disse : - Bravo ! - Ma nel salire le scale , stava per rompersi l ' osso del collo , e allora scappò anche a bestemmiare : - Che bestie ! ... Han fatto un mondezzaio ! .. Brasi corse colla scopa . - Spazzo via tutto , signor marchese ? Butto via ogni cosa ? - No , no ! ... Adesso son passato . Non grattar troppo colla scopa , piuttosto ... Si sente l ' odor di stalla . Udendo delle voci , Santo Motta che aspettava di sopra , vestito di nuovo , coi pantaloni a staffe e un panciotto di raso a fiori , si affacciò nel pianerottolo , infilandosi la giamberga . - Eccomi ! eccomi ! ... Sono qui ! ... Ah , signor marchese ! ... bacio le mani ! ... E rimase un po ' confuso , non vedendo altri che il Limòli . - Servo , servo , caro don Santo ! ... Non baciate più nulla ... ora siamo parenti . In cima alla scala comparve anche donna Sara Cirmena , la sola di tutto il parentado della sposa che si fosse degnata di venire , con un moggio di fiori finti in testa , il vestito di seta che aveva preso le pieghe come la carta , nel cassettone , i pendagli di famiglia che le strappavano le orecchie , seccata di aspettare da un gran pezzo in un bagno di sudore , e si mise a strillare di lassù : - Ma che fanno ? C ' è qualche altra novità ? - Nulla , nulla , - rispose il marchese salendo adagio adagio . - Son uscito prima per non far vedere ch ' ero solo in chiesa , di tutti i parenti ... Son venuto a dare un ' occhiata . Don Gesualdo aveva fatto delle spese : mobili nuovi , fatti venire apposta da Catania , specchi con le cornici dorate , sedie imbottite , dei lumi con le campane di cristallo : una fila di stanze illuminate , che viste così , con tutti gli usci spalancati , pareva di guardare nella lente di un cosmorama . Don Santo precedeva facendo la spiegazione , tirando in su ogni momento le maniche che gli arrivavano alla punta delle dita . - Come ? Non c ' è nessuno ancora ? - esclamò il marchese , giunti che furono nella camera nuziale , parata come un altare . Compare Santo rannicchiò il capo nel bavero di velluto , al pari di una testuggine . - Per me non manca ... Io son qui dall ' avemaria ... Tutto è pronto ... - Credevo di trovare almeno gli altri parenti ... Mastro Nunzio ... vostra sorella ... - Nossignore ... si vergognano ... C ' è stato un casa del diavolo ! Io son venuto per tener d ' occhio il trattamento ... E aprì l ' uscio per farglielo vedere : una gran tavola carica di dolci e di bottiglie di rosolio , ancora nella carta ritagliata come erano venuti dalla città , sparsa di garofani e gelsomini d ' Arabia , tutto quello che dava il paese , perché la signora Capitana aveva mandato a dire che ci volevano dei fiori ; quanti candelieri si erano potuti avere in prestito , a Sant ' Agata e nell ' altre chiese . Diodata ci aveva pure messi in bell ' ordine tutti i tovagliuoli arrotolati in punta , come tanti birilli , che portavano ciascuno un fiore in cima . - Bello ! bello ! - approvò il marchese . - Una cosa simile non l ' ho mai vista ! ... E questi qui , cosa fanno ? Ai due lati della tavola , come i giudei del Santo Sepolcro ci erano Pelagatti e Giacalone , che sembravano di cartapesta così lavati e pettinati . - Per servire il trattamento , sissignore ! ... Mastro Titta e l ' altro barbiere suo compagno si son rifiutati , con un pretesto ! ... Vanno soltanto nelle casate nobili quei pezzenti ! ... Temevano di sporcarsi le mani qui , loro che fanno tante porcherie ! ... Giacalone , premuroso , corse tosto con una bottiglia per ciascuna mano . Il marchese si schermì : - Grazie , figliuol mio ! ... Ora mi rovini il vestito , bada ! - Di là ci sono anche le tinozze coi sorbetti ! - aggiunse don Santo . Ma appena aprì l ' uscio della cucina , si videro fuggire delle donne che stavano a guardare dal buco della serratura . - Ho visto , ho visto , caro parente . Lasciateli stare ; non li spaventate . In quel momento si udì un baccano giù in istrada , e corsero in tempo al balcone per vedere arrivare la carrozza degli sposi . Nanni l ' Orbo , a cassetta , col cappello sino alle orecchie , faceva scoppiettare la frusta come un carrettiere , e vociava : - Largo ! ... A voi ! ... Guardatevi ! ... - Le mule , tolte allora dall ' armento , ricalcitravano e sbuffavano , tanto che il canonico Lupi propose di smontare lì dov ' erano , e Burgio s ' era già alzato per scavalcare lo sportello . Ma le mule tutt ' a un tratto abbassarono il capo insieme , e infilarono il portone a precipizio . - Morte subitanea ! - esclamò il canonico , ricadendo col naso sui ginocchi della sposa . Salivano a braccetto . Don Gesualdo con una spilla luccicante nel bel mezzo del cravattone di raso , le scarpe lucide , il vestito coi bottoni dorati , il sorriso delle nozze sulla faccia rasa di fresco ; soltanto il bavero di velluto , troppo alto , che gli dava noia . Lei che sembrava più giovane e graziosa in quel vestito candido e spumante , colle braccia nude , un po ' di petto nudo , il profilo angoloso dei Trao ingentilito dalla pettinatura allora in moda , i capelli arricciati alle tempie e fermati a sommo del capo dal pettine alto di tartaruga : una cosa che fece schioccare la lingua al canonico , mentre la sposa andava salutando col capo a destra e a sinistra , palliduccia , timida , quasi sbigottita , tutte quelle nudità che arrossivano di mostrarsi per la prima volta dinanzi a tanti occhi e a tanti lumi . - Evviva gli sposi ! evviva gli sposi ! - si mise a gridare il canonico , messo in allegria , sventolando il fazzoletto . Bianca prese il bacio della zia Cirmena , il bacio dello zio marchese , ed entrò sola nelle belle stanze , dove non era anima viva . - Ehi ? ehi ? bada che perdi il marito ! - le gridò dietro lo zio marchese fra le risate generali . - Ci siamo tutti ? - borbottò sottovoce donna Sarina . Il canonico si affrettò a risponder lui . - Sissignora . Poca brigata , vita beata ! Dietro di loro saliva Alessi , colla berretta in mano , intimidito da quei lumi e da quell ' apparato . Sin dall ' uscio si mise a balbettare : - Mi manda la signora baronessa Rubiera ... Dice che non può venire perchè le duole il capo ... Manda a salutare la nipote , e don Gesualdo anche ... - Vai in cucina , da questa parte - gli rispose il marchese . - Di ' che ti dieno da bere . Don Gesualdo approfittò di quel momento per raccomandare sottovoce a suo fratello : - Stai attento , dinanzi a tutta questa gente ! ... Ti metti a sedere , e non ti muovi più . Come vedi fare a me , fai tu pure . - Ho capito . Lascia fare a me ! La zia Cirmena si era impadronita della sposa , e aveva assunta un ' aria matronale che la faceva sembrare in collera . Dopo che ciascuno ebbe preso posto nella bella sala cogli specchi , si fece silenzio ; ciascuno guardando di qua e di là per fare qualche cosa , ed ammirando coi cenni del capo . Alla fine il canonico credette di dover rompere il ghiaccio : - Don Santo , sedetevi qua . Avvicinatevi ; non abbiate timore . - A me ? - rispose Santo che si sentiva dar del don lui pure . - Questo è tuo cognato , - disse il marchese a Bianca . Il notaro ripigliò di lì a un momento : - Guardate ! guardate ! Sembra lo sbarco di Cristoforo Colombo ! Vedevasi sull ' uscio dell ' anticamera un mucchio di teste che si pigiavano , fra curiose e timide , quasi stesse per scoppiare una mina . Il canonico fra gli altri monelli scorse Nunzio , il nipotino di don Gesualdo , e gli fece segno d ' entrare , ammiccandogli . Ma il ragazzo scappò via come un selvaggio ; e il canonico , sempre sorridendo , disse : - Che diavoletto ! ... tutto sua madre ... Il marchese , sdraiato sulla sedia a bracciuoli , accanto alla nipote , sembrava un presidente , chiacchierando soltanto lui . - Bravo ! bravo ! ... Tuo marito ha fatto le cose bene ! ... Non ci manca nulla in questa casa ! ... Ci starai da principessa ! ... Non hai che a dire una parola ... mostrare un desiderio ... - Allora ditegli che vi comperi delle altre mule - aggiunse il canonico ridendo . - E ' vero ; sei alquanto pallida ... Ti sei forse spaventata in carrozza ? - Sono mule troppo giovani ... appena tolte dall ' armento ... non ci sono avvezze ... Ora usano dei cavalli per la carrozza - disse il canonico . - Certamente ! certamente ! - si affrettò a rispondere don Gesualdo . - Appena potrò . I denari servono per spenderli ... quando ci sono . Il marchese e il canonico Lupi tenevano viva la conversazione , don Gesualdo approvando coi cenni del capo ; gli altri ascoltavano : la zia Cirmena con le mani sul ventre e un sorrisetto amabile che faceva cascare le parole di bocca : un sorriso che diceva : - Bisogna pure ! giacché son venuta ! ... Valeva proprio la pena di mettersi in gala ! ... - Bianca sembrava un ' estranea , in mezzo a tutto quel lusso . E suo marito imbarazzato anche lui , fra tanta gente , la sposa , gli amici , i servitori , dinanzi a quegli specchi nei quali si vedeva tutto , vestito di nuovo , ridotto a guardare come facevano gli altri se voleva soffiarsi il naso . - Il raccolto è andato bene ! - disse il marchese a voce più alta , perché gli altri lo seguissero dove voleva arrivare . - Io ne parlo per sentita dire . Eh ? eh ? massaro Fortunato ? ... - Sissignore , grazie a Dio ! ... Sono i prezzi che non dicono ! ... - Ci sarà tanto da fare in campagna ! Nel paese non c ' è più nessuno . La zia Cirmena allora non potè frenarsi : - Ho vista al balcone la cugina Sganci ... credevo che venisse , anzi ! ... - Chissà ? chissà ? Quella pioggerella ch ' è caduta ha ridotto la strada una pozzanghera ! ... Io stavo per rompermi il collo . Però dicono che fa bene alle vigne . Eh ? eh ? massaro Fortunato ? ... - Sissignore , se vuol Dio ! ... - Saranno tutti a prepararsi per la vendemmia . Noi soli no , donna Sarina ! Noi beviamo il vino senza pregare Dio per l ' acqua ! ... Bisogna condurre la sposa a Giolio per la vendemmia , don Gesualdo ! ... Vedrai che vigne , Bianca ! - Certo ! ... è la padrona ! ... certo ! ... - Un momento ! ... - esclamò il canonico balzando in piedi . - Mi pare di sentir gente ! ... Santo , che stava all ' erta , cogli occhi fissi sul fratello , gli fece segno per sapere se era ora d ' incominciare il trattamento . Ma il canonico rientrò dal balcone quasi subito , scuotendo il capo . - No ! ... Son villani che tornano in paese . Oggi è sabato e arriva gente sino a tardi . - Io l ' avevo indovinato ! - rispose la Cirmena . - Ho l ' orecchio fine ! ... Chi aspettate , voi ? - Donna Giuseppina Alòsi , per bacco ! ... Quella almeno non manca mai ! - L ' avrà trattenuta il cavaliere ... - si lasciò scappare il marchese , perdendo la pazienza . Santo , che s ' era già alzato , tornò a sedere mogio mogio . - Con permesso ! con permesso ! - disse il canonico . - Un momento ! Vo e torno ! Donna Sarina gli corse dietro nell ' anticamera , e si udì il canonico rispondere forte : - No ! Qui vicino ... dal Capitano ! ... Il marchese che stava coll ' orecchio teso fingeva d ' ammirare ancora i mobili e le stanze , e tornò a dire : - Belli ! belli ! ... Una casa signorile ! Siete stati fortunati di potervi cacciare nel nido dei La Gurna ! ... Eh ! eh ! ... Se ne videro qui delle feste ... in questo stesso luogo ! ... Mi rammento ... pel battesimo dell ' ultimo La Gurna ... Corradino ... Adesso sono andati a stare a Siracusa , tutta la famiglia , dopo aver dato fondo a quel po ' che rimaneva ! ... Mors tua vita mea ! ... Qui starete da principi ! ... Eh ! eh ! ... son vecchio e la so lunga ! ... Ci staremmo bene anche noi , eh , donna Sarina ? ... eh ? Donna Sarina si dimenava sulla seggiola per tener la lingua in freno : - Quanto a me ! ... - disse poi - grazie a Dio ! ... La prova è che il ragazzo La Gurna , Corradino , viene da me per la villeggiatura . Lui non ci ha colpa , povero innocente ! - No , no , è meglio star seduti in una bella sedia soffice come questa , che andare a buscarsi il pane di qua e di là , come i La Gurna ! ... quando si può buscarselo anche ! ... E avere una buona tavola apparecchiata , e la carrozza per far quattro passi dopo , e la vigna per la villeggiatura , e tutto il resto ! ... La buona tavola soprattutto ! ... Son vecchio , e mi dispiace che il marchesato non possa servirsi in tavola ... Il fumo è buono soltanto in cucina ... La so lunga ... C ' è più fumo nella cucina , che arrosto sulla tavola in molte case ... quelle che ci hanno lo stemma più grosso sul portone ... e che arricciano più il naso ! ... Se torno a nascere , voglio chiamarmi mastro Alfonso Limòli , ed esser ricco come voi , nipote mio ... Per godermi i miei denari fra me e me ... senza invitar nessuno ... no ! ... - Tacete ! ... Sento il campanello ! - interruppe donna Sarina . - E ' un pezzo che suonano mentre voi state a predicare ... Però era un tintinnìo sommesso di gente povera . Santo corse ad aprire , e si trovò faccia a faccia col sagrestano , seguito dalla moglie , la quale portava sotto il braccio un tovagliuolo che pareva un sacco , quasi fosse venuta per lo sgombero . Al primo momento don Luca rimase imbarazzato , vedendo il fratello di Speranza che gli aveva mandato a dire mille improperi con suo marito Burgio ; ma non si perse d ' animo per questo , e trovò subito il pretesto : - C ' è il canonico Lupi ? ... Mia moglie , qui , m ' ha detto ch ' era montato in carrozza cogli sposi ... La gnà Grazia allora entrò svolgendo adagio adagio il tovagliuolo , e ne cavò una caraffina d ' acqua d ' odore , tappata con un batuffoletto di cenci . - L ' acqua benedetta ! ... Abbiamo pensato per donna Bianca ! E si misero ad aspettare tranquillamente , marito e moglie , in mezzo alla sala . In quel momento tornò il canonico Lupi , rosso in viso , sbuffando , asciugandosi il sudore . E a prevenire ogni domanda si rivolse subito al padrone di casa , sorridendo , coll ' aria indifferente : - Don Gesualdo ... se avete intenzione di farci fare la bocca dolce ! ... Mi pare che sia tempo ! ... All ' alba ho da dir messa , prima d ' andare in campagna . - Vado ? - saltò a dire subito Santo . - Mettiamo mano ? Si alzò in piedi la sposa ; si alzarono dopo di lei tutti gli altri , e rimasero fermi ai loro posti , aspettando a chi toccasse aprire la marcia . Il canonico si sbracciava a far dei segni a compare Santo , e vedendo che non capiva , gli soffiò colla voce di petto , come in chiesa , allorché sbagliavasi la funzione : - A voi ! ... Date braccio alla cognata ! ... Ma il cognato non si sentiva di fare quella parte . Infine glielo spinsero dietro a forza . Lo zio Limòli intanto era passato avanti colla sposa , e il canonico borbottò all ' orecchio di don Gesualdo : - Credereste ? ... fa la sdegnosa anche la Capitana ! Lei che non manca mai dove c ' è da leccare piatti ! Fa la sdegnosa anch ' essa ! Come se non si sapesse donde viene quella gran dama ! ... No ! no ! che fate ? ... - esclamò a un tratto slanciandosi verso compare Santo . Costui , persa la pazienza , quatto quatto rimboccavasi le maniche del vestito . Per fortuna la cognata stava parlando collo zio Limòli , e non se ne accorse . Il marchese , dal canto suo , era distratto , cercando di evitare Giacalone e Pelagatti che volevano servirlo a ogni costo . - Faranno nascere qualche guaio quei due ragazzi ! - borbottò infine . Anche Bianca abbozzò un sorriso a quell ' uscita , e si scostarono dalla tavola tutti e due , per evitare il pericolo . - Non vuol nulla ! ... - tornò dicendo il cognato don Santo , quasi si fosse tolto un gran peso dallo stomaco . - Io , per me , gliel ' ho offerto ! ... - Neanche un bicchierino di perfetto amore ? - entrò a dire il canonico con galanteria . La zia Cirmena si mise a ridere , e Santo guardò il fratello , per vedere cosa dovesse fare . - Eh ! eh ! ... - aggiunse il marchese con la sua tosserella . - Eh ! eh ! ... - Qualcosa , zio ? - Grazie , grazie , cara Bianca ... Non ho più denti né stomaco ... Sono invalido ... Sto a vedere soltanto ... non posso fare altro ... Il canonico si fece pregare un po ' , e quindi trasse di tasca un fazzoletto che sembrava un lenzuolo . Intanto la zia Cirmena s ' empiva il borsone che portava al braccio , dov ' era ricamato un cane tutto intero , e ce n ' entrava della roba ! Il canonico invece , che aveva le tasche sino al ginocchio , sotto la zimarra , delle vere bisacce , poteva cacciarvi dentro tutto quello che voleva senza dare nell ' occhio . Bianca pure regalò con le sue mani stesse una scatola di confetti al cognato Santo . - Per vostra sorella e i suoi ragazzi ... - Di ' che glieli manda lei stessa ... la cognata ... - soggiunse Gesualdo tutto contento , con un sorriso di gratitudine per lei . Erano un po ' in disparte , mentre tutti gli altri si affollavano intorno alla tavola . Egli allora le disse piano , con una certa tenerezza : - Brava ! mi piaci perché sei giudiziosa , e cerchi di metter pace in famiglia ... Non sai quel che c ' è stato ! ... Mia sorella specialmente ! ... M ' hanno fatto andare tutto in veleno anche il giorno delle nozze ! ... Com ' essa gli ispirava confidenza , col viso buono , stava per sfogarsi del rimanente , senza avvedersene , quando la zia Cirmena venne ad interromperlo dicendogli : - Pensate al sagrestano ; è lì che aspetta con sua moglie . Don Luca , vedendo arrivare tanta grazia di Dio , finse di esser sorpreso . - Nossignore ! Non siamo venuti per i dolci ... Non v ' incomodate , vossignoria ! - Sua moglie intanto andava sciorinando la tovaglia che pareva quella dell ' altare . Lui invece , per dimostrare la sua gratitudine , fingeva di guardare in aria , inarcando le ciglia dalla sorpresa . - Guarda , Grazia ! ... Quanta roba ! ... Ce ne sono stati spesi dei denari qui ! - Poscia , appena don Gesualdo volse le spalle , aiutò ad insaccare anche lui . - Par d ' essere appestati ! ... - borbottò donna Sarina che rientrava col borsone pieno insieme al canonico Lupi . - Neppure i suoi fratelli son venuti ! ... avete visto ? ... - Poveretti ! ... poveretti ! ... - rispose l ' altro agitando la mano dinanzi alla fronte , come a dire che coloro non ci avevano più la testa a segno . Poi si guardò intorno abbassando la voce : - Sembrava che piangessero il morto , quando siamo andati a prendere la sposa ! ... due gufi , tale e quale ! ... Si rintanavano di stanza in stanza , al buio ... Due gufi , tale e quale ! ... Donna Bianca , invece , voleva fare le cose con bella maniera ... almeno pei riguardi umani ! ... Infine se si è indotta a questo passo ... Fece un altro segno , coll ' indice e il pollice in croce sulla bocca . E sbirciando colla coda dell ' occhio che rientravano in sala anche Bianca e suo marito , disse forte , come in seguito di un altro discorso , mostrando il fazzoletto pieno : - Sono le mie propine ! ... frutti di stola ... La moglie del sagrestano , che non si era accorta della sposa aggiunse : - Sono ancora lì , tutti e due , dietro i vetri della finestra , al buio , a guardare in piazza dove non c ' è nessuno ! ... come due mummie addirittura ! ... Donna Bianca , nel passare , udì quelle parole . - Tanta salute ! - interruppe il sagrestano vedendo la signora . - Sarà una festa per quei ragazzi , quando arriveremo a casa ! ... Cinque figliuoli , donna Bianca ! ... Poi , voltandosi verso la moglie che se ne andava barcollando , con quell ' altro fardello sulla pancia : - Salute e figli maschi ! ... La roba ce l ' avete ! ... Ora pregheremo il Signore di darvi i figliuoli ... Vogliamo vedervi come Grazia fra nove mesi ... Il marchese per tagliar corto l ' accomiatò : - Va bene ! Buona sera , caro don Luca ! Nell ' altra stanza , appena furono usciti gli invitati , si udì un baccano indiavolato . I vicini , la gente di casa , Brasi Camauro , Giacalone , Nanni l ' Orbo , una turba famelica , piombò sui rimasugli del trattamento , disputandosi i dolciumi , strappandoseli di mano , accapigliandosi fra di loro . E compare Santo , col pretesto di difendere la roba , abbrancava quel che poteva , e se lo ficcava da per tutto , in bocca , nelle tasche , dentro la camicia . Nunzio , il ragazzo di Burgio , entrato come un gatto , si era arrampicato sulla tavola , e s ' arrabbattava a calci e pugni anche lui , strillando come un ossesso ; gli altri monelli carponi sotto . Don Gesualdo , infuriato , voleva correre col bastone a far cessare quella baraonda ; ma lo zio marchese lo fermò pel braccio ! ... - Lasciateli fare ... tanto ! ... La zia Cirmena che si era divertita almeno un po ' , si piantò nel bel mezzo della stanza , guardando in faccia la gente , come a dire ch ' era ora d ' andarsene . In quel frattempo tornò di corsa il sagrestano , ansante , con un ' aria di gran mistero : - C ' è qui tutto il paese ! ... giù in istrada , che stanno a vedere ! ... Il barone Zacco , i Margarone , la moglie di Mèndola anche ... tutti i primi signori del paese ! ... Fa chiasso il vostro matrimonio , don Gesualdo ! ... E se ne andò com ' era venuto , frettoloso , infatuato . La zia Cirmena borbottò : - Che seccatura ! ... Ci fosse almeno un ' altra uscita ! ... Il canonico invece , curioso , volle andare a vedere . Di rimpetto , alla cantonata di San Sebastiano , c ' era un crocchio di gente ; si vedevano biancheggiare dei vestiti chiari nel buio della strada . Altri passavano lentamente , in punta di piedi , rasente al muro , col viso rivolto in su . Si udiva parlare sottovoce , delle risa soffocate anche , uno scalpiccìo furtivo . Due che tornavano indietro dalla parte di Santa Maria di Gesù si fermarono , vedendo aprire il balcone . E tutti sgattaiolarono di qua e di là . Rimase solo Ciolla , che fingeva d ' andare pei fatti suoi canticchiando : Amore , amore , che m ' hai fatto fare ? Donna Sarina e il marchese Limòli si erano avvicinati anch ' essi al balcone . Quest ' ultimo allora disse : - Adesso potete andarvene , donna Sarina . Non c ' è più nessuno laggiù ! ... La zia Cirmena scattò su come una molla : - Io non ho paura , don Alfonso ! ... Io fo quel che mi pare e piace ! ... Son qui per far da mamma a Bianca ... giacché non c ' è altra parente prossima . Non possiamo piantar la sposa quasi fosse una trovatella ... pel decoro della famiglia almeno ! ... - Ah ? ah ? ... - sogghignava intanto il marchese . Donna Sarina gli ribatté sul muso , frenando a stento la voce : - Non mi fate lo gnorri , don Alfonso ! ... Lo sapete meglio di me ! ... Deve premere anche a voi che siete della famiglia ... Bisogna farlo per la gente ... se non per lei ! ... - E infilò l ' uscio della camera nuziale , continuando a sbraitare . - Va bene , va bene ! Non andate in collera ... Vuol dire che ce ne andremo noi ! ... Ehi , ehi , canonico ... Mi par che sarebbe tempo d ' andarcene ! ... Un po ' di prudenza ! ... - Ah ! ah ! ... Ah ! ah ! - chiocciava il canonico . - Buona notte , nipoti miei ! Vi dò pure la benedizione che non costa nulla ... Bianca s ' era fatta pallida come un cencio lavato . Si alzò anche lei , con un lieve tremito nei muscoli del mento , coi begli occhi turchini che sembravano smarriti , incespicando nel vestito nuovo , e balbettò : - Zio ! ... sentite , zio ! ... - E lo tirò in disparte per parlargli sottovoce , con calore . - Sono pazzi ! - interruppe il marchese ad alta voce accalorandosi anche lui . - Pazzi da legare ! Se torno a nascere , lo dirò anche a loro , voglio chiamarmi mastro Alfonso Limòli ! ... - Bravo ! - sghignazzò il canonico . - Mi piace quello che dite ! - Buona notte ! buona notte ! Non ci pensare ! Andrò da loro domattina ... E fra nove mesi , ricordati bene , voglio essere invitato di nuovo pel battesimo ... il canonico Lupi ed io ... noi due soli ... Non ci sarà neppure bisogno della cugina Cirmena ! ... - Poca brigata , vita beata ! - conchiuse l ' altro . Don Gesualdo li accompagnò sino all ' uscio , solleticato internamente dai complimenti del canonico , il quale non finiva dal dirgli che aveva fatto le cose ammodo : - Peccato che non sieno venuti tutti gli invitati ! Avrebbero visto che spendete da Cesare . Mi sorprende per la signora Sganci ! ... Anche la baronessa Rubiera sarebbe stata contenta di vedere come le rispettate la nipote ... che non siete di quelli che hanno il pugno stretto ... giacché dovete esser soci fra poco . - Eh ! eh ! - rispose don Gesualdo che si sentiva ribollire in quel punto i denari male spesi . - C ' è tempo ! c ' è tempo ! Ne deve passare prima dell ' acqua sotto il ponte che non c ' è più ... Diteglielo pure , alla signora baronessa . - Come ? come ? Se era cosa intesa ? Se dovete esser soci ? - I miei soci son questi qua ! - ripeté don Gesualdo battendo sul taschino . - Non vorrei che la signora baronessa Rubiera avesse a vergognarsi d ' avermi per compagno ... diteglielo pure ! - Ha ragione ! - aggiunse il marchese fermandosi a metà della scala . - Ha l ' amor proprio dei suoi denari , che diavolo ! ... La cugina Rubiera avrebbe potuto degnarsi ... Non si sarebbe guastato il sangue per così poco , lei ! ... - Chissà ? chissà perché non è venuta ? ... Ci dev ' essere qualch ' altro motivo ... Poi , gli affari ... è un ' altra cosa ... Pensateci bene ! ... Vi mancherà un appoggio ! ... Li avrete tutti nemici allora ! ... - Tutti nemici ... oh bella ! perché ? - Pei vostri denari , caspita ! ... Perché potete mettere anche voi le mani nel piatto ! ... Poi vi siete imparentato con loro ! ... Uno schiaffo , caro mio ! Uno schiaffo che avete dato a tutti quanti ! - Sapete cosa ho da dirvi ? - si mise a strillare allora il marchese levando il capo in su . - Che se non avessi il vitalizio della mia commenda di Malta per non crepare di fame , sarei costretto a dare uno schiaffo anch ' io a tutta la nobile parentela ... Sarei costretto a scopar le strade ! ... E se ne andò borbottando . - Don Gesualdo , - disse Nanni l ' Orbo facendo capolino dalla cucina . - Son qui i ragazzi che vorrebbero baciar la mano alla padrona ... se non c ' è più nessuno ... - Spicciatevi ! spicciatevi ! - rispose lui infastidito . Prima s ' affollarono sulla soglia simili a un branco di pecore ; poscia , dopo Nanni l ' Orbo , sfilarono dietro tutti gli altri , col sorriso goffo , il berretto in mano , le donne salutando sino a terra come in chiesa , imbacuccate nelle mantelline . - Questa è Diodata , - disse Nanni l ' Orbo . - Una povera orfanella che il padrone ha mantenuto per carità . - Sissignora ! ... Tanta salute ! ... - E Diodata non seppe più che dire . - Un cuore tanto fatto , don Gesualdo ! - seguitò Nanni l ' Orbo accalorandosi . - Gli ha fatto anche la dote ! Domeneddio l ' aiuta per questo ! Don Gesualdo andava spegnendo i lumi . Poi si voltò tutto di nuovo vestito , che Diodata non osava nemmeno alzare gli occhi su di lui , e conchiuse : - Va bene . Siete contenti ? - Sissignore , - rispose Nanni l ' Orbo , guardando con tenerezza Diodata . - Contentoni ! ... può dirlo anche lei ! ... - E ' un pezzo che compare Nanni teneva d ' occhio a quei baiocchi , per non lasciarseli sfuggire ! - aggiunse Brasi Camauro . - E ' nato col berretto in testa ! - Sposa Diodata , - narrò allora alla moglie don Gesualdo . - La marito con lui . Il camparo aggiunse altre informazioni , ridendo : - Si correvano dietro ! Bisognava far la guardia a loro pure ! ... Il padrone mi dovrebbe ancora qualche regaluccio per quest ' altra custodia che non era nel patto ! ... Allora scoppiò una risata generale , perché compare Carmine era molto lepido , di solito . La ragazza , tutta una fiamma , gli lanciò un ' occhiata di bestia selvaggia . - Non è vero ! nossignore , don Gesualdo ! ... - Sì ! sì ! e Brasi Camauro anche ! e Giacalone , allorché veniva pel carro ! ... Tutti d ' amore e d ' accordo , insieme ! ... Le risate non finivano più ; Nanni l ' Orbo pel primo , che si teneva i fianchi . Solo Diodata , rossa come il fuoco , colle lagrime agli occhi , s ' affannava a ripetere : - Nossignore ! ... non è vero ! ... Come potete dirlo , compare Carmine ? ... non ne avete coscienza ? Donna Sarina comparve di nuovo sull ' uscio , colle braccia incrociate , senza profferire una parola ; soltanto i fiori che le si agitavano sul capo parlavano per lei . - Ora basta ! - conchiuse il padrone . - Andatevene , ch ' è tardi . Essi salutarono un ' altra volta , inchinandosi goffamente , balbettando confusamente in coro , urtandosi nell ' uscire , e se ne andarono con un calpestìo pesante di bestiame grosso . Appena fuori cominciarono a ridere e scherzare fra di loro ; Brasi Camauro e Pelagatti dandosi degli spintoni ; Nanni l ' Orbo e compare Carmine barattando parolacce e ingiurie atroci , colle braccia l ' uno al collo dell ' altro , come due fratelli messi in allegria dal vino bevuto . Una baldoria che fece ridere anche lo stesso don Gesualdo . - Son come le bestie ! - diss ' egli rientrando . - Non dar retta , cara Bianca ! - Un momento ! - strillò la zia Cirmena respingendolo colle mani , quasi egli stesse per farle violenza . - Non potete entrare adesso ! fuori ! fuori ! E gli chiuse l ' uscio sul muso . Diodata risalì di corsa in quel punto , scalmanata , colle lagrime agli occhi . - Don Gesualdo ! ... Non vogliono lasciarmi andare pei fatti miei ! ... Li sentite , laggiù ? ... compare Nanni e tutti gli altri ! ... - Ebbene ? Che c ' è ? Non dev ' essere tuo marito ? ... - Sissignore ... Dice per questo ! ... ch ' è il padrone ... Non mi lasciano andare in pace ! ... tutti quanti ! - Aspetta ! aspetta , che piglio un bastone ! - No ! no ! - gridò Nanni dalla strada . - Ce ne andiamo a casa . Nessuno la tocca . - Senti ? Nessuno ti tocca . Vattene ... Che fai adesso ? Essa , stando due scalini più giù , gli aveva presa la mano di nascosto , e andava baciandola come un vero cane affezionato e fedele : - Benedicite ! ... benedicite ! ... - Ora ricomincia il piagnisteo ! - sbuffò lui . - Non ho un momento di pace , questa sera ! ... - Nossignore ... senza piagnisteo ... Tanta salute a vossignoria ! ... e alla vostra sposa anche ! ... E ' che volevo baciarvi la mano per l ' ultima volta ! ... Mi tremano un po ' le gambe ... Tanto bene che mi avete fatto , vossignoria ! ... - Be ' ! be ' ! ... Sta allegra tu pure ! ... Dev ' essere un giorno d ' allegria questo ! ... Hai trovato un buon marito anche tu ... Il pane non te lo farà mancare ... E quando verrà la malannata , ricordati che c ' è sempre il mio magazzino aperto ... Sei contenta anche tu ? di ' ? Essa rispose ch ' era contenta , chinando il capo più volte , giacché aveva un groppo alla gola e non poteva parlare . - Va bene ! Ora vattene via contenta ... e senza pensare ad altro , sai ! ... senza pensare ad altro ! ... Com ' essa lo guardava in un certo modo , cogli occhi dolorosi che sembrava gli leggessero anche a lui il cruccio segreto in cuore , cominciò a gridare per non pensarci , quasi fosse in collera . - E senza cercare il pelo nell ' uovo ! ... senza pensare a questo e a quell ' altro ... Il Signore c ' è per tutti ... Anche tu sei una povera trovatella , e il Signore ti ha aiutato ! ... Al caso poi , ci son qua io ... Farò quello che potrò ... Non ho il cuore di sasso , no ! ... Lo sai ! Vai , vai ; vattene via contenta ! ... Ma Diodata , che gli voltava le spalle , col petto pigiato contro la ringhiera , quasi si sentisse morire dal crepacuore , non poté frenare i singhiozzi che la scuotevano dalla testa ai piedi . Allora il suo padrone scappò a bestemmiare : - Santo e santissimo ! ... santo e santissimo ! In quel momento comparve la zia Cirmena in cima alla scala , con lo scialle in testa , il borsone infilato al braccio , e gli occhi umidi di lagrime , come si conveniva alla parte di madre che l ' era toccata quella volta . - Eccomi qua , don Gesualdo ! eccomi qua ! - E stese le braccia come un crocifisso per buttargliele al collo . - Non ho bisogno di farvi la predica ... Siete un uomo di giudizio ... Povera Bianca ! ... Sono commossa , guardate ! Cercò nel borsone il fazzoletto di battista , fra la roba di cui era pieno , e si asciugò gli occhi . Poi baciò di nuovo lo sposo , asciugandosi anche la bocca con lo stesso fazzoletto , e chiamò il servitore che aspettava giù col lampione . - Don Camillo ! Accendete , ch ' è ora di andarsene . Don Camillo ? ehi ? cosa fate ? dormite ? Dalla strada rispose Ciolla , ripassando col chitarrino : Amore , amore , che m ' hai fatto fare ? E degli altri sfaccendati gli andavano dietro , facendogli l ' accompagnamento coi grugniti . - No ! - esclamò la zia Cirmena piantandosi dinanzi al nipote , quasi ad impedirgli di fare una pazzia . - Non date retta ... Sono ubbriachi ! ... canaglia che crepano d ' invidia ! Andate a trovare vostra moglie piuttosto ! Ve la raccomando ... non va presa come le altre ... Siamo fatti di un ' altra pasta ... tutta la famiglia ... Mi pare di lasciare il sangue mio nelle vostre mani adesso ! ... Non ho avuto figliuole ... non ho mai provato una cosa simile ! ... Mi sento tutta sconvolta ! ... No ! no ! Non badate a me ! ... mi calmerò ... Voi , don Camillo , andate avanti col lume ... Egli volse le spalle . - Quante chiacchiere ! Infine siamo marito e moglie sì o no ? - Entrando nella camera nuziale trasse un sospirone . - Ah ! se Dio vuole , è finita ! Ce n ' è voluto ... ma è finita , se Dio vuole ! ... Non lo fo più , com ' è vero Iddio , se si ha a ricominciare da capo ! ... Voleva far ridere anche la sposa , metterla un po ' di buon umore , per star meglio insieme in confidenza , come dev ' essere fra marito e moglie . Ma lei , ch ' era seduta dinanzi allo specchio , voltando le spalle all ' uscio , si riscosse udendolo entrare , e avvampò in viso . Indi si fece smorta più di prima , e i lineamenti delicati parvero affilarlesi a un tratto maggiormente . Proprio quello che aveva detto la zia Cirmena ! Una ragazza che vi basiva per un nulla , e v ' imbrogliava la lingua e le mani . Gli seccava , ecco , quel giorno di nozze che non gli aveva dato un sol momento buono . - Ehi ? ... Perchè non dici nulla ? ... Cos ' hai ? ... - Rimase un momento imbarazzato , senza saper che dire neppure lui , umiliato nel suo bel vestito nuovo , in mezzo ai suoi mobili che gli costavano un occhio del capo . - Senti ... s ' è così ... se la pigli su quel verso anche tu ... Allora ti saluto e vo a dormire su di una sedia , com ' è vero Dio ! ... Essa balbettò qualche parola inintelligibile , un gorgoglìo di suoni timidi e confusi , e chinò il capo ubbidiente , per cominciare a togliersi il pettine di tartaruga , colle mani gracili e un po ' sciupacchiate alle estremità di ragazza povera avvezza a far di tutto in casa . - Brava ! brava ! Così mi piaci ! ... Se andiamo d ' accordo come dico io , la nostra casa andrà avanti ... avanti assai ! Te lo dico io ! Faremo crepare gli invidiosi ... Hai visto stasera , che non son voluti venire alle nozze ? ... Quante spese buttate via ! ... Hai visto che mi mangiavo il fegato e ridevo ? ... Riderà meglio chi ride l ' ultimo ! ... Via , via , perchè ti tremano così le mani ? ... non sono tuo marito adesso ? ... a dispetto degli invidiosi ! ... Che paura hai ? ... Senti ! ... quel Ciolla ! ... mi farà fare uno sproposito ! ... Essa tornò a balbettare qualche parola indistinta , che le spirò di nuovo sulle labbra smorte , e alzò per la prima volta gli occhi su di lui , quegli occhi turchini e dolci che gli promettevano la sposa amorevole e ubbidiente che gli avevano detto . Allora egli tutto contento , con un risata larga che gli spianò il viso ed il cuore , riprese : - Lascialo cantare . Non me ne importa adesso di Ciolla ... di lui e di tutti gli altri ! ... Crepano d ' invidia perché i miei affari vanno a gonfie vele , grazie a Dio ! Non te ne pentirai , no , di quello che hai fatto ! ... Sei buona ! ... non hai la superbia di tutti i tuoi ... In cuore gli si gonfiava un ' insolita tenerezza , mentre l ' aiutava a spettinarsi . Proprio le sue grosse mani che aiutavano una Trao , e si sentivano divenir leggere leggere fra quei capelli fini ! Gli occhi di lui si accendevano sulle trine che le velavano gli omeri candidi e delicati , sulle maniche brevi e rigonfie che le mettevano quasi delle ali alle spalle . Gli piaceva la peluria color d ' oro che le fioriva agli ultimi nodi delle vertebre , le cicatrici lasciatele dal vaccinatore inesperto sulle braccia esili e bianche , quelle mani piccole , che avevano lavorato come le sue , e tremavano sotto i suoi occhi , quella nuca china che impallidiva e arrossiva , tutti quei segni umili di privazioni che l ' avvicinavano a lui . - Voglio che tu sii meglio di una regina , se andiamo d ' accordo come dico io ! ... Tutto il paese sotto i piedi voglio metterti ! ... Tutte quelle bestie che ridono adesso e si divertono alle nostre spalle ! ... Vedrai ! vedrai ! ... Ha buon stomaco , mastro - don Gesualdo ! ... da tenersi in serbo per anni ed anni tutto quello che vuole ... e buone gambe pure ... per arrivare dove vuole ... Tu sei buona e bella ! ... roba fine ! ... roba fine sei ! ... Essa rannicchiò il capo nelle spalle , simile a una colomba trepidante che stia per esser ghermita . - Ora ti voglio bene davvero , sai ! ... Ho paura di toccarti colle mani ... Ho le mani grosse perchè ho tanto lavorato ... non mi vergogno a dirlo ... Ho lavorato per arrivare a questo punto ... Chi me l ' avrebbe detto ? ... Non mi vergogno , no ! Tu sei bella e buona ... Voglio farti come una regina ... Tutti sotto i tuoi piedi ! ... questi piedini piccoli ! Hai voluto venirci tu stessa ... con questi piedini piccoli ... nella mia casa ... La padrona ! ... la signora bella mia ! ... Guarda , mi fai dire delle sciocchezze ! ... Ma essa aveva l ' orecchio altrove . Pareva guardasse nello specchio , lontano , lontano . - A che pensi ? ancora al Ciolla ? ... Vo a finire in prigione , la prima notte di matrimonio ! ... - No ! - interruppe lei balbettando , con un filo di voce . - No ... sentite ... devo dirvi una cosa ... Sembrava che non avesse più una goccia di sangue nelle vene , tanto era pallida e sbattuta . Mosse le labbra tremanti due o tre volte . - Parla , - rispose lui . - Tutto quello che desideri ... Voglio che sii contenta tu pure ! ... Com ' era di luglio , e faceva un gran caldo , si tolse anche il vestito , aspettando . Ella si tirò indietro bruscamente , quasi avesse ricevuto un urto in pieno petto ; e s ' irrigidì , tutta bianca , cogli occhi cerchiati di nero . - Parla , parla ! ... Dimmelo qui all ' orecchio ... qui che nessuno ci sente ! ... Rideva tutto contento colla risata grossolana , nell ' impeto caldo che cominciava a fargli girare il capo , balbettando e anfanando , in maniche di camicia , stringendosi sul cuore che gli batteva fino in gola quel corpo delicato che sentiva rabbrividire e quasi ribellarsi ; e come le sollevava il capo dolcemente si sentì cascar le braccia . Ella si asciugò gli occhi febbrili , col viso tuttora contratto dolorosamente . - Ah ! ... che gusto ! ... Aveva ragione la zia Cirmena ! ... Bel divertimento ! ... Dopo tanti stenti , tanti bocconi amari ! ... tante spese fatte ! ... Si dovrebbe essere così contenti qui ... due che si volessero bene ! ... Nossignore ! neanche questo mi tocca ! Neanche il giorno delle nozze , santo e santissimo ! ... Dimmi almeno che hai ! ... - Non badate a me ... Sono troppo agitata ... - Ah ! quel Ciolla ! ... ancora ! ... Com ' è vero Dio , gli tiro addosso un vaso di fiori adesso ! ... Voglio far la festa anche a lui , la prima notte di matrimonio ! PARTE SECONDA I - Tre onze e quindici ! ... Uno ! ... due ! ... - Quattr ' onze ! - replicò don Gesualdo impassibile . Il barone Zacco si alzò , rosso come se gli pigliasse un accidente . Annaspò alquanto per cercare il cappello , e fece per andarsene . Ma giunto sulla soglia tornò indietro a precipizio , colla schiuma alla bocca , quasi fuori di sé , gridando : - Quattro e quindici ! ... E si fermò ansante dinanzi alla scrivania dei giurati , fulminando il suo contradittore cogli occhi accesi . Don Filippo Margarone , Peperito e gli altri del Municipio che presiedevano all ' asta delle terre comunali , si parlarono all ' orecchio fra di loro . Don Gesualdo tirò su una presa , seguitando a fare tranquillamente i suoi conti nel taccuino che teneva aperto sulle ginocchia . Indi alzò il capo , e ribatté con voce calma : - Cinque onze ! Il barone diventò a un tratto come un cencio lavato . Si soffiò il naso ; calcò il cappello in testa , e poi infilò l ' uscio , sbraitando : - Ah ! ... quand ' è così ! ... giacch ' è un puntiglio ! ... una personalità ! ... Buon giorno a chi resta ! I giurati si agitavano sulle loro sedie quasi avessero la colica . Il canonico Lupi si alzò di botto , e corse a dire una parola all ' orecchio di don Gesualdo , passandogli un braccio al collo . - Nossignore , - rispose ad alta voce costui . - Non ho di queste sciocchezze ... Fo i miei interessi , e nulla più . Nel pubblico che assisteva all ' asta corse un mormorìo . Tutti gli altri concorrenti si erano tirati indietro , sgomenti , cacciando fuori tanto di lingua . Allora si alzò in piedi il baronello Rubiera , pettoruto , lisciandosi la barba scarsa , senza badare ai segni che gli faceva da lontano don Filippo , e lasciò cadere la sua offerta , coll ' aria addormentata di uno che non gliene importa nulla del denaro : - Cinque onze e sei ! ... Dico io ! ... - Per l ' amor di Dio , - gli soffiò nelle orecchie il notaro Neri tirandolo per la falda . - Signor barone , non facciamo pazzie ! ... - Cinque onze e sei ! - replicò il baronello senza dar retta , guardando in giro trionfante . - Cinque e quindici . Don Ninì si fece rosso , e aprì la bocca per replicare ; ma il notaro gliela chiuse con la mano . Margarone stimò giunto il momento di assumere l ' aria presidenziale . - Don Gesualdo ! ... Qui non stiamo per scherzare ! ... Avrete denari ... non dico di no ... ma è una bella somma ... per uno che sino a ieri l ' altro portava i sassi sulle spalle ... sia detto senza offendervi ... Onestamente ... " Guardami quel che sono , e non quello che fui " dice il proverbio ... Ma il comune vuole la sua garanzia . Pensateci bene ! ... Sono circa cinquecento salme ... Fanno ... fanno ... - E si mise gli occhiali , scrivendo cifre sopra cifre . - So quello che fanno , - rispose ridendo mastro - don Gesualdo . - Ci ho pensato portando i sassi sulle spalle ... Ah ! signor don Filippo , non sapete che soddisfazione , essere arrivato sin qui , faccia a faccia con vossignoria e con tutti questi altri padroni miei , a dire ciascuno le sue ragioni , e fare il suo interesse ! Don Filippo posò gli occhiali sullo scartafaccio ; volse un ' occhiata stupefatta ai suoi colleghi a destra e a sinistra , e tacque rimminchionito . Nella folla che pigiavasi all ' uscio nacque un tafferuglio . Mastro Nunzio Motta voleva entrare a ogni costo , e andare a mettere le mani addosso al suo figliuolo che buttava così i denari . Burgio stentava a frenarlo . Margarone suonò il campanello per intimar silenzio . - Va bene ! ... va benissimo ! ... Ma intanto la legge dice ... Come seguitava a tartagliare , quella faccia gialla di Canali gli suggerì la risposta , fingendo di soffiarsi il naso . - Sicuro ! ... Chi garantisce per voi ? ... La legge dice ... - Mi garantisco da me , - rispose don Gesualdo posando sulla scrivania un sacco di doppie che cavò fuori dalla cacciatora . A quel suono tutti spalancarono gli occhi . Don Filippo ammutolì . - Signori miei ! ... - strillò il barone Zacco rientrando infuriato . - Signori miei ! ... guardate un po ' ! a che siam giunti ! ... - Cinque e quindici ! - replicò don Gesualdo tirando un ' altra presa . - Offro cinque onze e quindici tarì a salma per la gabella delle terre comunali . Continuate l ' asta , signor don Filippo . Il baronello Rubiera scattò su come una molla , con tutto il sangue al viso . Non l ' avrebbero tenuto neppure le catene . - A sei onze ! - balbettò fuori di sé . - Fo l ' offerta di sei onze a salma . - Portatelo fuori ! Portatelo via ! - strillò don Filippo alzandosi a metà . Alcuni battevano le mani . Ma don Ninì ostinavasi , pallido come la sua camicia adesso . - Sissignore ! a sei onze la salma ! Scrivete la mia offerta , segretario ! - Alto ! - gridò il notaro levando tutte e due le mani in aria . - Per la legalità dell ' offerta ! ... fo le mie riserve ! ... E si precipitò sul baronello , come s ' accapigliassero . Lì , nel vano del balcone , faccia a faccia , cogli occhi fuori dell ' orbita , soffiandogli in viso l ' alito infuocato : - Signor barone ! ... quando volete buttare il denaro dalla finestra ! ... andate a giuocare a carte ! ... giuocatevi il denaro di tasca vostra soltanto ! ... Don Ninì sbuffava peggio di un toro infuriato . Peperito aveva chiamato con un cenno il canonico Lupi , e s ' erano messi a confabulare sottovoce , chinati sulla scrivania , agitando il capo come due galline che beccano nello stesso tegame . Era tanta la commozione che le mani del canonico tremavano sugli scartafacci . Il cavaliere lo prese per un braccio e andarono a raggiungere il notaro e il baronello che disputavano animatissimi in un canto della sala . Don Ninì cominciava a cedere , col viso floscio e le gambe molli . Il canonico allora fece segno a don Gesualdo d ' accostarsi lui pure . - No , - ammiccò questi senza muoversi . - Sentite ! ... C ' è quell ' affare della cauzione ... Il ponte se n ' è andato , salute a noi ! ... C ' è modo d ' accomodare quell ' affare della cauzione adesso ... - No , - ripigliò don Gesualdo . Sembrava una pietra murata . - L ' affare del ponte ... una miseria in confronto . - Villano ! mulo ! testa di corno ! - ricominciò ad inveire il barone sottovoce . Don Filippo , dopo il primo momento d ' agitazione , era tornato a sedere , asciugandosi il sudore gravemente . Intanto che il canonico parlava sottovoce a mastro - don Gesualdo , il notaro da lontano cominciò a far dei segni . Don Filippo si chinò all ' orecchio di Canali . Sottomano , in voce di falsetto , il banditore replicò : - L ' ultima offerta per le terre del comune ! A sei onze la salma ! ... Uno ! ... due ! ... - Un momento , signori miei ! - interruppe don Gesualdo - Chi garantisce quest ' ultima offerta ? A quell ' uscita rimasero tutti a bocca aperta Don Filippo apriva e chiudeva la sua senza trovar parola . Infine rispose : - L ' offerta del barone Rubiera ! ... Eh ? eh ? - Sissignore . Chi garantisce pel barone Rubiera ? Il notaro si gettò su don Ninì che sembrava volesse fare un massacro . Peperito dimenavasi come l ' avessero schiaffeggiato . Lo stesso canonico allibì . Margarone balbettava stralunato . - Chi garantisce pel barone Rubiera ? ... chi garantisce ? ... - A un tratto mutò tono , volgendola in burla : - Chi garantisce pel barone Rubiera ! ... Ah ! ah ! ... Oh bella ! questa è grossa ! - E molti , al pari di lui , si tenevano i fianchi dalle risate . - Sissignore , - replicò don Gesualdo imperturbabile . - Chi garantisce per lui ? La roba è di sua madre . A quelle parole cessarono le risate , e don Filippo ricominciò a tartagliare . La gente si affollava sull ' uscio come ad un teatro . Il canonico , che sembrava più pallido sotto la barba di quattro giorni , tirava il suo compagno pel vestito . Il notaro era riuscito a cacciare il baronello contro il muro , mentre costui , in mezzo al baccano , vomitava : - Becco ! ... cuor contento ! ... redentore ! - La parola del barone ! - disse infine don Filippo . - La parola del barone Rubiera val più delle vostre doppie ! ... don ... don ... - Don Filippo ! - interruppe l ' altro senza perdere la sua bella calma . - Ho qui dei testimoni per metter tutto nel verbale . - Va bene ! Si metterà tutto nel verbale ! ... Scrivete che il baronello Rubiera ha fatto l ' offerta per incarico di sua madre ! ... - Benone ! - aggiunse don Gesualdo . - Quand ' è così scrivete pure che offro sei onze e quindici a salma . - Pazzo ! assassino ! nemico di Dio ! - si udì gridare mastro Nunzio nella folla dell ' altra sala . Successe un parapiglia . Il notaro e Peperito spinsero fuori dell ' uscio il baronello che strepitava , agitando le braccia in aria . Dall ' altro canto il canonico , convulso , si gettò su don Gesualdo , stringendoglisi addosso , sedendogli quasi sulle ginocchia , colle braccia al collo , scongiurandolo sottovoce , in aria disperata , con parole di fuoco , ficcandoglisi nell ' orecchio , scuotendolo pei petti della giacca , quasi volesse strapazzarlo , per fargli sentir ragione . - Una pazzia ! ... Dove andiamo , caro don Gesualdo ? ... - Non temete , canonico . Ho fatto i miei conti . Non mi scaldo la testa , io . Don Filippo Margarone suonava il campanello da cinque minuti per avere un bicchier d ' acqua . I suoi colleghi s ' asciugavano il sudore anch ' essi , trafelati . Solo don Gesualdo rimaneva seduto al suo posto come un sasso , accanto al sacchetto di doppie . A un certo punto , dalla baraonda ch ' era nell ' altra stanza , irruppe nella sala mastro Nunzio Motta , stralunato , tremante di collera , coi capelli bianchi irti sul capo , rimorchiandosi dietro il genero Burgio che tentava di trattenerlo per la manica della giacca , come un pazzo . - Signor don Filippo ! ... sono il padre , sì o no ? ... comando io , sì o no ? ... Se mio figlio Gesualdo è matto ! ... se vuol rovinarci tutti ! ... c ' è la forza , signor don Filippo ! ... Mandate a chiamare don Liccio Papa ! ... - Speranza , dall ' uscio , col lattante al petto , che si strappava i capelli e urlava quasi l ' accoppassero . - Per l ' amor di Dio ! per l ' amor di Dio ! - supplicava il canonico , correndo dall ' uno all ' altro . - I denari del ponte ! ... Vuole la mia rovina ! ... Nemico di suo padre stesso ! - urlava mastro Nunzio . - Erano forse denari vostri ? - scappò infine a gridare il canonico ; - non era sangue del figlio vostro ? non li ha guadagnati lui , col suo lavoro ? - Tutti quanti erano in piedi , vociando . Si udiva Canali strillare più forte degli altri per chetare don Ninì Rubiera . Il barone Zacco avvilito , se ne stava colle spalle al muro , e il cappello sulla nuca . Il notaro era sceso a precipizio , facendo gli scalini a quattro a quattro , onde correre dalla baronessa . Per le scale era un via vai di curiosi : gente che arrivava ogni momento attratta dal baccano che udivasi nel Palazzo di Città . Santo Motta dalla piazza additava il balcone , vociando a chi non voleva saperle le prodezze del fratello . S ' era affacciata perfino donna Marianna Sganci , coll ' ombrellino , mettendosi la mano dinanzi agli occhi . - Com ' è vero Dio ! ... Io l ' ho fatto e io lo disfo ! ... - urlava il vecchio Motta inferocito . - Largo ! largo ! - si udì in mezzo alla folla . Giungeva don Giuseppe Barabba , agitando un biglietto in aria . - Canonico ! canonico Lupi ! ... - Questi si spinse avanti a gomitate . - Va bene - disse , dopo di aver letto . - Dite alla signora Sganci che va bene , e la servo subito . Barabba corse a fare la stessa imbasciata nell ' altra sala . Quasi lo soffocavano dalla ressa . Il canonico si buscò uno strappo alla zimarra , mentre il barone stendeva le braccia per leggere il biglietto . Canali , Barabba e don Ninì litigavano fra di loro . Poscia Canali ricominciò a gridare : - Largo ! largo ! - E s ' avanzò verso don Gesualdo sorridente : - C ' è qui il baronello Rubiera che vuole stringervi la mano ! - Padrone ! padronissimo ! Io non sono in collera con nessuno . - Dico bene ! ... Che diavolo ! ... Oramai siete parenti ! ... E tirando pel vestito il baronello li strinse entrambi in un amplesso , costringendoli quasi a baciarsi . Il barone Zacco corse a gettarsi lui pure nelle loro braccia , coi lucciconi agli occhi . - Maledetto il diavolo ! ... Non sono di bronzo ! ... Che sciocchezza ! ... Il notaro sopraggiunse in quel punto . Andò prima a dare un ' occhiata allo scartafaccio del segretario , e poi si mise a battere le mani . - Viva la pace ! Viva la concordia ! ... Se ve l ' ho sempre detto ! ... - Guardate cosa mi scrive vostra zia donna Marianna Sganci ! ... - disse il canonico commosso , porgendo la lettera aperta a don Gesualdo . E fattosi al balcone agitò il foglio in aria , come una bandiera bianca ; mentre la signora Sganci dal balcone rispondeva coi cenni del capo . - Pace ! pace ! ... Siete tutti una famiglia ! ... Canali corse a prendere per forza mastro Nunzio , Burgio , perfino Santo Motta , scamiciato , e li spinse nelle braccia dei nuovi parenti . Il canonico abbracciava anche comare Speranza e il suo bambino . Avrebbero pianto gli stessi sassi . - Per parte di moglie ... siete cugini ... - E ' vero , - aggiunse don Ninì tuttora un po ' rosso in viso . - Siamo cresciuti insieme con Bianca ... come fratello e sorella . - Caro don Nunzio ! ... vi rammentate la fornace del gesso ... vicino Fontanarossa ? ... Il vecchio burbero fece una spallata , per levarsi d ' addosso la manaccia del barone Zacco , e rispose sgarbatamente . - Io mi chiamo mastro Nunzio , signor barone . Non ho i fumi di mio figlio . - E perché poi ? A vantaggio di chi vi fate la guerra ? ... Chi ne gode di tanto denaro buttato via ? ... - conchiuse Canali infervorato . - Pazzie ! ragazzate ! ... Un po ' di sangue alla testa ! ... La giornata calda ! ... Un puntiglio sciocco ... un malinteso ... Ora tutto è finito ! Andiamo via ! Non facciamo ridere il paese ! ... - E il notaro cercava di condurli a spasso tutti quanti . - Un momento ! - interruppe don Gesualdo . - La candela è ancora accesa . Vediamo prima se hanno scritto l ' ultima mia offerta . - Come , come ? Che discorsi ! ... Cosa vuol dire ? ... Torniamo da capo ? ... - Di nuovo s ' era levato un putiferio . - Non siamo più amici ? Non siamo parenti ? Ma don Gesualdo s ' ostinava , peggio di un mulo : - Sissignore , siamo parenti . Ma qui siamo venuti per la gabella delle terre comunali . Io ho fatta l ' offerta di sei onze e quindici tarì a salma . - Villano ! testa di corno ! Don Filippo , in mezzo a quel trambusto , fu costretto a sedere di nuovo sul seggiolone , sbuffando . Vuotò di un fiato il bicchiere d ' acqua , e suonò il campanello . - Signori miei ! - vociava il segretario , - l ' ultima offerta ... a sei onze e quindici ! - Tutti se n ' erano andati a discutere strepitando nell ' altra sala , lasciando solo don Gesualdo dinanzi alla scrivania . Invano il canonico , inquieto , gli soffiava all ' orecchio : - Non la spuntate , no ! ... Si son dati l ' intesa fra di loro ! ... - A sei onze e quindici la salma ! ... ultima offerta ! ... - Don Gesualdo ! don Gesualdo ! - gridò il notaro quasi stesse per crollare la sala . Rientrarono nuovamente in processione : il barone Zacco facendosi vento col cappello ; il canonico e Canali ragionando fra loro due a bassa voce ; don Ninì , più restìo , in coda agli altri . Il notaro con le braccia fece un gesto circolare per radunarli tutti intorno a sé : - Don Gesualdo ! ... sentite qua ! Volse in giro un ' occhiata da cospiratore e abbassò la voce : - Una proposta seria ! - e fece un ' altra pausa significativa . - Prima di tutto , i denari della cauzione ... una bella somma ! ... La disgrazia volle così ... ma voi non ci avete colpa , don Gesualdo ... e neppure voi , mastro Nunzio ... E ' giusto che non li perdiate ! ... Accomoderemo la cosa ! ... Voi , signor barone Zacco , vi rincresce di lasciare le terre che sono da quarant ' anni nella vostra famiglia ? ... E va bene ! ... La baronessa Rubiera adesso vuole la sua parte anche lei ? ... ha più di tremila capi di bestiame sulle spalle ... E va bene anche questa ! Don Gesualdo , qui , ha denari da spendere lui pure ; vuol fare le sue speculazioni sugli affitti ... Benissimo ! Dividete le terre , fra voi tre ... senza liti , senza puntigli senza farvi la guerra a vantaggio altrui ... A vantaggio di chi , poi ? ... del comune ! Vuol dire di nessuno ! Mandiamo a monte l ' asta ... Il pretesto lo trovo io ! ... Fra otto giorni si riapre sul prezzo di prima ; si fa un ' offerta sola ... Io no ... e nemmeno loro ! ... Il canonico Lupi ! ... in nome vostro , don Gesualdo ... Ci fidiamo ... Siamo galantuomini ! Un ' offerta sola sul prezzo di prima ; e vi rimangono aggiudicate le terre senza un baiocco d ' aumento . Solamente una piccola senseria per me e il canonico ... E il rimanente lo dividete fra voi tre , alla buona ... d ' amore e d ' accordo . Vi piace ? Siamo intesi ? - Nossignore , - rispose don Gesualdo , - le terre le piglio tutte io . Mentre gli altri erano contenti e approvavano coi cenni del capo l ' occhiata trionfante che il notaro tornava a volgere intorno , quella risposta cadde come una secchia d ' acqua . Il notaro per primo rimase sbalordito ; indi fece una giravolta e s ' allontanò canterellando . Don Ninì scappò via senza dir nulla . Il barone stavolta finse di calcarsi il cappello in capo per davvero . Lo stesso canonico saltò su inviperito : - Allora vi pianto anch ' io ! ... Se volete rompervi le corna , il balcone è lì , bell ' e aperto ! ... Vi offrono dei buoni patti ! ... vi stendono le mani ! ... Io vi lascio solo , com ' è vero Dio ! Ma don Gesualdo si ostinava , col suo risolino sciocco , il solo che non perdesse la testa in quella baraonda . - Siete una bestia ! - gli disse sempre ridendo . Il canonico spalancò gli occhi e tornò docile a vedere quel che stava macchinando quel diavolo di mastro - don Gesualdo . Il notaro , prudente , seppe dominarsi prima degli altri , e tornò indietro col sorriso sulle labbra e le tabacchiera in mano lui pure . - Dunque ? ... le volete tutte ? - Eh ... eh ... Cosa stiamo a farci qui dunque ! - rispose l ' altro . Neri gli offrì la tabacchiera aperta , e riprese a voce bassa , in tono di confidenza cordiale : - Che diavolo volete farne ? ... circa cinquecento salme di terre ! ... Don Gesualdo si strinse nelle spalle . - Caro notaro , forse che voglio ficcare il naso nei vostri libracci , io ? - Quand ' è così , don Gesualdo , state a sentire ... discorriamola fra di noi ... Il puntiglio non conta ... e nemmeno l ' amicizia ... Badiamo agli interessi ... A ogni frase piegava il capo ora a destra e ora a sinistra , con un fare cadenzato che doveva essere molto persuasivo . - Se le volete tutte , ve le faremo pagare il doppio , ed ecco sfumato subito metà del guadagno ... senza contare i rischi ... le malannate ! ... Lasciateci l ' osso , caro don Gesualdo ! tappateci la bocca ... Abbiamo denti , e sappiamo mordere ! Andremo a rotta di collo noialtri e voi pure ! ... Don Gesualdo scrollava il capo , sogghignando , come a dire : - Nossignore ! Andrete a rotta di collo voialtri soltanto ! - Seguitava a ripetere : - Forse che io voglio cacciare il naso nei vostri scartafacci ? Poi , vedendo che il notaro diventava verde dalla bile , volle offrirgli una presa lui . - Vi spiego il mistero in due parole , giacché vedo che mi parlate col cuore in mano . Piglierò in affitto le terre del comune ... e quelle della Contea pure ... tutte quante , capite , signor notaro ? Allora comando ai prezzi e all ' annata , capite ? ... Ve lo dico perchè siete un amico , e perché a far quel che dico io ci vogliono molti capitali in mano , e un cuore grande quanto il piano di Santamargherita , caro notaro . Perciò spingerò l ' asta sin dove voialtri non potrete arrivare . Ma badate ! a un certo punto , se non mi conviene , mi tiro indietro , e vi lascio addosso il peso che vi rompe la schiena ... - E questa è la conclusione ? ... - Eh ? eh ? Vi piace ? Il notaro si volse di qua e di là , come cercasse per terra , si calcò il cappello in capo definitivamente , e volse le spalle : - Salute a chi rimane ! ... Ce ne andiamo ... Non abbiamo più nulla da fare . Il canonico , ch ' era stato ad ascoltare a bocca aperta , si strinse al socio con entusiasmo , appena rimasero soli . - Che botta , eh ? don Gesualdo ! Che tomo siete voi ! ... La mia mezzeria ci sarà sempre ? Don Gesualdo rassicurò il canonico con un cenno del capo , e disse a Margarone : - Signor don Filippo , andiamo avanti ... - Io non vo niente affatto ! - rispose finalmente Margarone adirato . - La legge dice ... Non c ' è più concorrenza ! ... Non trovo garanzia ! ... Devo consultare i miei colleghi . - E si mise a raccogliere gli scartafacci in fretta e in furia . - Ah ! così si tratta ? ... è questa la maniera ? ... Va bene ! va benone ! Ne discorreremo poi , signor don Filippo ... Un memoriale a Sua Maestà ! ... - Il canonico col mantello sul braccio come un oratore romano , perorava la causa dell ' amico minaccioso . Don Gesualdo invece , più calmo , riprese il suo denaro e il taccuino zeppo di cifre : - Io sarò sempre qua signor don Filippo , quando aprite di nuovo l ' asta . - Signori miei ! ... guardate un po ' ... a che siam giunti ! - brontolava Margarone . Per la scala del Palazzo di Città e per tutto il paese era un subbuglio , al sentire la lotta che c ' era stata per levare di mano al barone Zacco le terre del comune che da quarant ' anni erano nella sua famiglia e il prezzo a cui erano salite . La gente si affacciava sugli usci per veder passare mastro - don Gesualdo . - Guardate un po ' , signori miei , a che s ' era arrivati ! ... - Fresco come un bicchier d ' acqua , quel mastro - don Gesualdo che se ne andava a casa , colle mani in tasca ... In tasca aveva più denari che capelli in testa ! e dava da fare ai primi signori del paese ! Nell ' anticamera aspettava don Giuseppe Barabba , in livrea : - Signor don Gesualdo , c ' è di là la mia padrona a farvi visita ... sissignore ! - Donna Mariannina in gala era seduta sul canapè di seta , sotto lo specchio grande , nella bella sala gialla . - Nipote mio , l ' avete fatta grossa ! Avete suscitato l ' inferno in tutto il parentado ! ... Sicuro ! La moglie del cugino Zacco è venuta a farmi vedere i lividori ! ... Sembra ammattito il barone ! ... Prende a sfogarsi con chi gli capita ... Ed anche la cugina Rubiera ... dice ch ' è un proditorio ! che il canonico Lupi vi aveva messi d ' amore e d ' accordo , e poi tutt ' a un tratto ... E ' vero , nipote mio ? Son venuta apposta a discorrerne con Bianca ... Vediamo , Bianca , aiutami tu . cerchiamo d ' accomodarla . Voi , don Gesualdo , le farete questo regalo , a vostra moglie . Eh ? che ne dite ? Bianca guardava timidamente ora lei ed ora il marito , rannicchiata in un cantuccio del canapè , colle braccia sul ventre e il fazzoletto di seta in testa , che s ' era messo in fretta onde ricevere la zia . Aprì la bocca per rispondere qualche cosa , messa in soggezione da donna Mariannina , la quale continuava a sollecitarla : - Eh ? che ne dici ? Adesso sono anche affari tuoi . Bianca tornò a guardare il marito , e tacque imbarazzata . Ma egli la tolse d ' impiccio . - Io dico di no , - rispose semplicemente . - Ah ? ah ? Dite così ? ... Donna Mariannina rimase a bocca aperta lei pure un istante . Poscia divenne rossa come un gallo : - Ah ! dite di no ? ... Scusatemi ... Io non c ' entro . Ero venuta a parlarne con mia nipote , perché non vorrei liti e questioni fra parenti ... Anche coi tuoi fratelli , Bianca ... quel che non ho fatto per indurli ... don Diego specialmente ch ' è così ostinato ! ... Una disgrazia ... un gastigo di Dio ! - Che volete farci ? - rispose don Gesualdo . - Non tutti i negozi riescono bene . Anch ' io , se avessi saputo ... Non parlo per la moglie che ho presa , no ! Non me ne pento ! ... Buona , interessata , ubbidiente ... Glielo dico qui , in faccia a lei ... Ma quanto al resto ... lasciamo andare ! - Dite bene , lasciamo andare . Apposta son venuta a parlare con Bianca , perché so che le volete bene . Adesso siete marito e moglie , come vuol Dio . Anch ' essa è la padrona ... - Sissignore , è la padrona . Ma io sono il marito ... - Vuol dire che ho sbagliato , - disse la Sganci punta al vivo . - No , non avete sbagliato vossignoria . E ' che Bianca non se ne intende , poveretta . E ' vero , Bianca , che non te ne intendi , di ' ? Bianca disse di sì , chinando il capo ubbidiente . - Sia per non detto . Non ne parliamo più . Ho fatto il mio dovere da buona zia , per cercare di mettervi d ' accordo ... Anche oggi , laggiù , al Municipio , avete visto ? ... quello che vi feci dire dal canonico Lupi ? ... - Lupus in fabula ! - esclamò costui entrando come in casa propria , col cappello in testa , il mantello ondeggiante dietro , fregandosi le mani . - Sparlavate di me , eh ? Mi sussurravano le orecchie ... - Voi piuttosto , buonalana ! Avete la cera di chi ha preso il terno al lotto ! - Il terno al lotto ? Mi fate il contrappelo anche ? Un povero diavolo che s ' arrabatta da mattina a sera ! ... - Si discorreva della gabella delle terre ... - disse don Gesualdo tranquillamente , tirando su una presa , - così , per discorrere ... - Ah ! ah ! - rispose il canonico ; e si mise a guardare in aria . La zia Sganci osservava lei pure i mobili nuovi , voltando la testa di qua e di là . - Belli ! belli ! Me l ' aveva detto la cugina Cirmena . Peccato che non mi sentissi bene la sera del matrimonio ... - E gli altri pure , signora donna Mariannina ! - rispose il canonico con una risatina . - Fu un ' epidemia ! ... - No ! no ! Posso assicurarvelo ! in fede mia ! ... La Rubiera , poveretta ! ... E anche suo figlio ... Lo sento sempre che si lagna ... - Zia , come potrei ? ... - Donna Mariannina s ' interruppe . - Ma abbiamo detto di non parlarne più . Lui però si duole di non poter venire a fare il suo dovere ... Dissidi ce n ' è sempre , dico io , anche tra fratelli e sorelle ... Ma passeranno , coll ' aiuto di Dio ... Sai , Bianca ? tuo cugino si marita . Ora non c ' è bisogno di far misteri perché tutto è combinato . Don Filippo dà la tenuta alla Salonia , trenta salme di terra ! Una bella dote . Bianca ebbe un ' ondata di sangue al viso , indi divenne smorta come un cencio ; ma non si mosse né disse verbo . Il canonico rispose lui invece , masticando ancora l ' amaro . - Lo sappiamo ! lo sappiamo ! L ' abbiamo capita oggi , al Municipio ! ... - Infine non seppe più frenarsi , quasi bruciasse a lui la ferita . - La baronessa Rubiera ha cercato di dare il gambetto a me pure ! ... a me che le avevo proposto l ' affare ! ... Si è messa d ' accordo cogli avversari ! Tutti contrari ! ... I parenti della moglie schierati contro il marito ! ... Uno scandalo che non s ' è mai visto ... Hanno bandito un nuovo appalto per il ponte onde fargli perdere la cauzione a questo disgraziato ! Tutte le angherie ! ... Per la costruzione delle nuove strade fanno venire i concorrenti sin da Caltagirone e da Lentini ! ... - Di là almeno non ci capita addosso qualche altro parente !...- ha detto il barone Mèndola , colla sua stessa bocca nella farmacia . Donna Marianna diventava di cento colori e si mordeva le labbra per non spifferare il fatto suo . Don Gesualdo invece se la rideva tranquillamente , sdraiato sul suo bel canapè soffice , e a un certo punto gli chiuse anche la bocca colla mano al canonico . - Lasciate stare ! ... Queste son chiacchiere che non vanno al mulino . Ciascuno fa il suo interesse . - Dico per rispondere a donna Mariannina . Volete sentirne un ' altra , eh ? la più bella ? Si sono pure messi d ' accordo per vendere il grano a rotta di collo , e far cascare i prezzi . Una camorra ! Il baronello Rubiera ha detto che non gliene importa di perdervi cent ' onze , pur di farne perdere mille a don Gesualdo che ha i magazzini pieni ... Al marito di sua cugina ! Vergogna ! Ce n ' ho venti salme anch ' io , capite , vossignoria ! Una birbonata ! Il canonico andava scaldandosi maggiormente di mano in mano , rivolto a mastro - don Gesualdo : - Bel guadagno avete fatto a imparentarvi con loro . Chi l ' avrebbe detto ... eh ? L ' avete sbagliata ! ... Scusate , donna Bianca ! non parlo per voi che siete un tesoro ! ... Allora , cara donna Mariannina ! ... allora , quand ' è così , muoia Sansone con tutti i Filistei . - E lasciamoli morire , - disse la signora Sganci alzandosi . - Già il mondo non finirà per questo . - Come la nipote s ' era alzata anch ' essa dal canapè , mortificata da tutti quei discorsi , colle braccia incrociate sul ventre , donna Mariannina continuò ridendo e fissandole gli occhi addosso : - E ' vero , Bianca che il mondo non lo lascerai finire , tu ? - Bianca tornò a farsi rossa . - Evviva ! Mi congratulo . Ora che avete questa bella casa dovete fare un bel battesimo ... con tutti i parenti ... d ' amore e d ' accordo . Se no , perché li avrete spesi tanti denari ? Don Gesualdo non voleva darla vinta ai suoi nemici , ma dentro si rodeva , perché davvero non gli servivano gran cosa tutti quei denari spesi . - Eh , eh , - rispose con quel certo buon umore che voleva sfoggiare allora . - Pazienza ! Serviranno per chi verrà dopo di noi , se Dio vuole ! - E batteva affettuosamente sulla spalla della moglie , amorevole e sorridente , mentre pensava pure che se i suoi figliuoli avessero avuto la stessa sorte , erano proprio denari buttati via , tante fatiche , i guadagni stessi , sempre con quel bel risultato ! Poi , quando la zia Sganci se ne fu andata , prese a brontolare contro di Bianca , che non si era messo il vestito buono per ricevere la zia : - Allora a che serve aver la roba ? Diranno che ti tengo come una serva . Bel gusto spendere i denari , per non goderne né noi né gli altri ! - Lasciamo stare queste sciocchezze , e parliamo di cose serie ! - interruppe il canonico che s ' era riannuvolato in viso . - C ' è un casa del diavolo . Cercano di aizzarvi contro tutto il paese , dicendo che avete le mani lunghe , e volete acchiappare quanta terra si vede cogli occhi , per affamare la gente ... Quella bestia di Ciolla va predicando per conto loro ... Vogliono scatenarci contro anche i villani ... a voi e a me , caro mio ! Dicono che io tengo il sacco ... Non posso uscir di casa ... Don Gesualdo scrollava le spalle . - Ah , i villani ? Ne riparleremo poi , quando verrà l ' inverno . Voi che paura avete ? - Che paura ho , per ... mio ! ... Non sapete che a Palermo hanno fatto la rivoluzione . Andò a chiudere l ' uscio in punta di piedi , e tornò cupo , nero in viso . - La Carboneria , capite ! ... Anche qui hanno portato questa bella novità ! Posso parlare giacché non l ' ho avuta sotto il suggello della confessione . Abbiamo la sètta anche qui ! E spiegò cos ' era la faccenda : far legge nuova e buttar giù coloro che avevano comandato sino a quel giorno . - Una setta , capite ? Tavuso , mettiamo , al posto di Margarone ; e tutti quanti colle mani in pasta ! Ogni villano che vuole il suo pezzo di terra ! pesci grossi e minutaglia , tutti insieme . Dicono che vi è pure il figlio del Re , nientemeno ! il Duca di Calabria . Don Gesualdo , ch ' era stato ad ascoltare con tanto d ' occhi aperti , scappò a dire : - S ' è così ... ci sto anch ' io ! non cerco altro ! ... E me lo dite con quella faccia ? Mi avete fatto una bella paura , santo Dio ! L ' altro rimase a bocca aperta : - Che scherzate ? O non sapete che voglia dire rivoluzione ? Quel che hanno fatto in Francia , capite ? Ma voi non leggete la storia ... - No , no , - disse don Gesualdo . - Non me ne importa . - Me ne importa a me : Rivoluzione vuol dire rivoltare il cesto , e quelli ch ' erano sotto salire a galla : gli affamati , i nullatenenti ! ... - Ebbene ? Cos ' ero io vent ' anni fa ? - Ma adesso no ! Adesso avete da perdere , cristiano santo ! Sapete com ' è ? Oggi vogliono le terre del comune ; e domani poi vorranno anche le vostre e le mie ! Grazie ! grazie tante ! Non ho dato l ' anima al diavolo tanti anni per ... - Appunto ! Bisogna aiutarsi per non andare in fondo al cesto , caro canonico ! Bisogna tenersi a galla , se non vogliamo che i villani si servano colle sue mani . Li conosco ... so fare , non dubitate . E spiegò meglio la sua idea : cavar le castagne dal fuoco con le zampe del gatto ; tirar l ' acqua al suo mulino , e se capitava d ' acchiappare anche il mestolo un quarto d ' ora , e di dare il gambetto a tutti quei pezzi grossi che non era riescito ad ingraziarsi neppure sposando una di loro , senza dote e senza nulla , tanto meglio ... Gli andarono in quel momento gli occhi su Bianca che stava rincantucciata sul canapè , smorta in viso dalla paura , guardando or questo e or quello , e non osava aprir bocca . - Non parlo per te , sai . Non me ne pento di quel che ho fatto . Non è stata colpa tua . Tutti i negozi non riescono a un modo . Poi se capita di fare il bene , nel tempo stesso ... Il canonico cominciava a capacitarsi , cogli occhi e la bocca di traverso , pensieroso , e appoggiava anche lui il discorso del socio : - Non si voleva torcere un pelo a nessuno ... se si arrivava ad afferrare il mestolo un po ' di tempo ... quante cose si farebbero ... - Voi dovreste farne una ! ... - interruppe don Gesualdo . - Parlare con chi ha le mani in questa faccenda , e dire che vogliamo esserci anche noi . - Eh ? Che dite ? ... un sacerdote ! - Lasciate stare , canonico ! ... Poi se vi è il figlio del Re , potete esserci anche voi ! - Caspita ! Al figlio del Re non gliela tagliano la testa , se mai ! - Non temete , che non ve la tagliano la testa ! Già , se è come avete detto , dovrebbero tagliarla a un paese intero . Credete che non abbia fatto i miei conti , in questo tempo ? ... Quando saremo lì , a veder quel che bolle in pentola ... Bisogna mettersi vicino al mestolo ... con un po ' di giudizio ... col denaro ... So io quello che dico . Bianca cominciò allora a balbettare : - Oh Signore Iddio ! ... Cosa pensate di fare ? ... Un padre di famiglia ! ... - Il canonico , indeciso , la guardava turbato , quasi sentisse il laccio al collo . Don Gesualdo per rassicurarlo soggiunse : - No , no . Mia moglie non sa cosa dice ... Parla per soverchia affezione , poveretta . - Poscia , mentre accompagnava il suo socio in anticamera , soggiunse : - Lo vedete ? Comincia ad affezionarmisi . Già i figliuoli sono un gran legame . Speriamo almeno che abbiano ad esser felici e contenti loro ; giacché io ... Volete che ve la dica , eh , canonico , come in punto di morte ? Mi sono ammazzato a lavorare ... Mi sono ammazzato a far la roba ... Ora arrischio anche la pelle , a sentir voi ! ... E che ne ho avuto , eh ? ditelo voi ! ... II C ' era un gran fermento in paese . S ' aspettavano le notizie di Palermo . Bomma che teneva cattedra nella farmacia , e Ciolla che sbraitava di qua e di là . Degli arruffapopolo stuzzicavano anche i villani con certi discorsi che facevano spalancare loro gli occhi : Le terre del comune che uscivano di casa Zacco dopo quarant ' anni ... un prezzo che non s ' era mai visto l ' eguale ! ... Quel mastro - don Gesualdo aveva le mani troppo lunghe ... Se avevano fatto salire le terre a quel prezzo voleva dire che c ' era ancora da guadagnarci su ! ... Tutto sangue della povera gente ! Roba del comune ... Voleva dire che ciascuno ci aveva diritto ! ... Allora tanto valeva che ciascuno si pigliasse il suo pezzetto ! Fu una domenica , la festa dell ' Assunta . La sera innanzi era arrivata una lettera da Palermo che mise fuoco alla polvere , quasi tutti l ' avessero letta . Dallo spuntare del giorno si vide la Piazza Grande piena zeppa di villani : un brulichìo di berrette bianche ; un brontolìo minaccioso . Fra Girolamo dei Mercenari , che era seduto all ' ombra , insieme ad altri malintenzionati , sugli scalini dinanzi allo studio del notaro Neri , come vide passare il barone Zacco colla coda fra le gambe , gli mostrò la pistola che portava nel manicone . - La vedete , signor barone ? ... Adesso è finito il tempo delle prepotenze ! ... D ' ora innanzi siam tutti eguali ! ... - Correva pure la voce dei disegni che aveva fatto fra Girolamo : lasciar la tonaca nella cella , e pigliarsi una tenuta a Passaneto , e la figliuola di Margarone in moglie , la più giovane . Il notaro ch ' era venuto a levar dallo studio certe carte interessanti , dovette far di cappello a fra Girolamo per entrare : - Con permesso ! ... signori miei ! ... - Poi andò a raggiungere don Filippo Margarone nella piazzetta di Santa Teresa : - Sentite qua ; ho da dirvi una parola ! ... - E lo prese per un braccio , avviandosi verso casa , seguitando a discorrere sottovoce . Don Filippo allibbiva ad ogni gesto che il notaro trinciava in aria ; ma si ostinava a dir di no , giallo dalla paura . L ' altro gli strinse forte il braccio , attraversando la viuzza della Masera per salire verso Sant ' Antonio . - Li vedete ? li sentite ? Volete che ci piglino la mano , i villani , e ci facciano la festa ? - La piazza , in fondo alla stradicciuola , sembrava un alveare di vespe in collera . Nanni l ' Orbo , Pelagatti , altri mestatori , eccitatissimi , passavano da un crocchio all ' altro , vociferando , gesticolando , sputando fiele . Gli avventori di mastro Titta si affacciavano ogni momento sull ' uscio della bottega , colla saponata al mento . Nella farmacia di Bomma disputavasi colle mani negli occhi . Dirimpetto , sul marciapiede del Caffè dei Nobili , don Anselmo il cameriere aveva schierate al solito le seggiole al fresco ; ma non c ' era altri che il marchese Limòli , col bastone fra le gambe , il quale guardava tranquillamente la folla minacciosa . - Cosa vogliono , don Anselmo ? Che diavolo li piglia oggi ? Lo sapete ? - Vogliono le terre del comune , signor marchese . Dicono che sinora ve le siete godute voialtri signori , e che adesso tocca a noi , perchè siamo tutti eguali . - Padroni ! padronissimi ! Quanto a me non dico di no ! Tutti eguali ! ... Portatemi un bicchier d ' acqua , don Anselmo . Di tanto in tanto dal Rosario o dalla via di San Giovanni partiva come un ' ondata di gente , e un brontolìo più minaccioso , che si propagava in un baleno . Santo Motta allora usciva dall ' osteria di Pecu - Pecu , e si metteva a vociare , colla mano sulla guancia : - Le terre del comune ! ... Chi vuole le terre del comune ! ... Uno ! ... due ! ... tre ! ... - E terminava con una sghignazzata . - Largo ! ... largo ! ... - La gente correva verso la Masera . Al disopra della folla si vide il baronello Rubiera colla frusta in aria , e la testa del suo cavallo che sbuffava spaventato . Il campiere che gli stava alle costole , armato sino ai denti , gridava come un ossesso : - Signor barone ! ... Questa non è giornata ! ... Oggi ci vuol prudenza ! ... - Dalla parte di Sant ' Agata comparve un momento anche il signor Capitano , per intimorire la folla ammutinata colla sua presenza . Si piantò in cima alla scalinata , appoggiato alla canna d ' India , don Liccio Papa dietro , che ammiccava al sole , con tanto di tracolla bianca attraverso la pancia . Ma vedendo quel mare di teste se la svignarono subito tutti e due . Alle finestre facevano capolino dei visi inquieti , dietro le invetriate , quasi piovesse . Il palazzo Sganci chiuso ermeticamente , e don Giuseppe Barabba appollaiato sull ' abbaino . Lo stesso Bomma aveva sfrattato gli amici prima del solito , per timore dei vetri . Di tanto in tanto , nel terrazzo dei Margarone , al disopra dei tetti che si accavallavano verso il Castello , compariva la papalina e la faccia gialla di don Filippo . A mezzogiorno , appena suonò la messa grande , ciascuno se ne andò pei fatti suoi ; e rimase solo a vociare Santo Motta , nella piazza deserta . - Avete visto com ' è andata a finire ? - Ciolla corse a desinare lui pure . Don Liccio Papa , adesso che non c ' era più nessuno , si fece vedere di nuovo per le vie , con la mano sulla sciaboletta , guardando fieramente gli usci chiusi . Infine entrò da Pecu - Pecu , e si posero a tavola con compare Santo . - Avete visto com ' è andata a finire ? - Ciolla soleva desinare in fretta e in furia col cappello in testa e il bastone fra le gambe , per tornar subito in piazza a mangiar l ' ultimo boccone , portandosi in tasca una manciata di lupini o di ceci abbrustoliti , d ' inverno anche con lo scaldino sotto il tabarro , bighellonando , dicendo a ciascuno la sua , sputacchiando di qua e di là , seminando il terreno di bucce . - Avete visto com ' è andata a finire ? - Faceva la prima tappa dal calzolaio , poi dal caffettiere , appena apriva , senza prendere mai nulla , girava a seconda dell ' ombra , d ' inverno in senso inverso , cercando il sole . E le cose tornarono ad andare pel suo verso , al pari di Ciolla . Giacinto mise fuori i tavolini pei sorbetti , don Anselmo schierò le seggiole sul marciapiede del Caffè dei Nobili . Rimanevano le ultime nuvole del temporale : dei capannelli qua e là , dinanzi alla bottega di Pecu - Pecu e al Palazzo di Città ; gente che guardava inquieta , curiosi che correvano e si affollavano al più piccolo rumore . Ma del resto ogni cosa aveva ripreso l ' aspetto solito delle domeniche . L ' arciprete Bugno che stava un ' ora a leccare il sorbetto col cucchiarino ; il marchese e gli altri nobili seduti in fila dinanzi al Caffè ; Bomma predicando in mezzo al solito circolo , sull ' uscio della farmacia ; uno sciame di contadini un po ' più in là , alla debita distanza ; e ogni dieci minuti la vecchia berlina del barone Mèndola che scarrozzava la madre di lui , sorda come una talpa , dal Rosario a Santa Maria di Gesù : le orecchie pelose e stracche delle mule che ciondolavano fra la folla , il cocchiere rannicchiato a cassetta , colla frusta fra le gambe , accanto al cacciatore gallonato , colle calze di bucato che sembravano imbottite di noci , e le piume gialle del cappellone della baronessa che passavano e ripassavano su quell ' ondeggiare di berrette bianche . Tutt ' a un tratto accadde un fuggi fuggi : una specie di rissa dinanzi all ' osteria . Don Liccio Papa cercava d ' arrestare Santo Motta , perché aveva gridato la mattina ; e il capitano l ' incitava da lontano , brandendo la canna d ' India : - Ferma ! ferma ! ... la giustizia ! Ma Santo si liberò con uno spintone , e prese a correre verso Sant ' Agata . La folla fischiava ed urlava dietro allo sbirro che tentava d ' inseguirlo . - Ahi ! ahi ! - disse Bomma ch ' era salito su di una sedia per vedere . - Se non rispettano più l ' autorità ! ... - Tavuso gli fece segno di tacere , mettendosi l ' indice attraverso la bocca . - Sentite qua , don Bastiano ! - E si misero a discorrere sottovoce , tirandosi in disparte . Dalla Maddalena scendeva lemme lemme il notaro , col bastone dietro la schiena . Bomma cominciò a fargli dei segni da lontano ; ma il notaro finse di non accorgersene ; accennò al Capitano che s ' avviava verso il Collegio , ed entrò in chiesa anche lui dalla porta piccola . Il Capitano passando dinanzi alla farmacia fulminò i libertini di un ' occhiataccia , e borbottò , rivolto al principale : - Badate che avete moglie e figliuoli ! ... - Sangue di ! ... corpo di ! ... - voleva mettersi a sbraitare il farmacista . In quel momento suonava la campanella della benedizione , e quanti erano in piazza s ' inginocchiarono . Poco dopo , Ciolla , che ingannava il tempo sgretolando delle fave abbrustolite , seduto dinanzi alla bottega del sorbettiere vide una cosa che gli fece drizzar le orecchie : il notaro Neri che usciva di chiesa insieme al canonico Lupi , e risalivano verso la Maddalena , passo passo , discorrendo sottovoce . Il notaro scrollava le spalle , guardando sottecchi di qua e di là . Ciolla tentò di unirsi a loro , ma essi lo piantarono lì . Bomma , da lontano , non li perdeva di vista dimenando il capo . - Badate a quel che fate ! ... Pensate alla vostra pelle ! - gli disse il Capitano passandogli di nuovo accanto . - Becco ! ... - voleva gridargli dietro il farmacista . - Badate a voi piuttosto ! ... - Ma il dottore lo spinse dentro a forza . Ciolla era corso dietro al canonico e al notaro Neri per la via di San Sebastiano , e li vide ancora fermi sotto il voltone del Condotto , malgrado il gran puzzo , quasi al buio , che discorrevano sottovoce , gesticolando . Appena s ' accorsero del Ciolla se la svignarono in fretta , l ' uno di qua e l ' altro di là . Il notaro continuò a salire per la stradicciuola sassosa , e il canonico scese apposta a rompicollo verso San Sebastiano , fermando il Ciolla come a caso . - Quel notaro ... me ne ha fatta una ! ... Aveva il consenso di massaro Sbrendola ... un contratto bell ' e buono ... e ora dice che non si rammenta ! - Va là , va là , che non me la dai a bere ! - mormorò Ciolla fra di sè , appena il canonico ebbe voltate le spalle . E corse subito alla farmacia : - Gran cose c ' è per aria ! Cani e gatti vanno insieme ! Gran cose si preparano ! - Tavuso gonfiò le gote e non rispose . Lo speziale invece si lasciò scappare : - Lo so ! lo so ! E si picchiò la mano aperta sulla bocca , fulminato dall ' occhiata severa che gli saettò il dottore . Verso due ore di notte , don Gesualdo stava per mettersi a cenare , quando venne a cercarlo in gran mistero il canonico , travestito da pecoraio . Bianca fu lì lì per abortire dallo spavento . - Don Gesualdo siamo pronti , se volete venire ; gli amici vi aspettano . Ma gli tremava la voce al poveraccio . Lo stesso don Gesualdo , al momento di buttarsi proprio in quella faccenda , gli vennero in mente tante brutte idee ; si fece pallido , e gli cadde la forchetta di mano . Bianca poi si alzò convulsa , incespicando qua e là , pigliandosela col canonico , che metteva in quell ' impiccio un padre di famiglia . - Se fate così ! ... - balbettò il canonico ; - se mi fate anche la jettatura ... allora , buona notte ! Don Gesualdo cercava di volgerla in ridere , colle labbra smorte - Bravo canonico ! Adesso si vedrà se siete un uomo ! ... Sono contento , vedi , Bianca ! Sono contento d ' andare magari verso il precipizio , per vedere che cominci ad affezionarti a me e alla casa ... Tutto sudato , colle mani un po ' tremanti , si imbacuccò ben bene in uno scapolare , per prudenza , e scesero in istrada . Non c ' era anima viva . Sul terrazzo del Collegio una mano ignota aveva spento finanche il lampione dinanzi alla statua dell ' Immacolata : una cosa da fare accapponar la pelle , quella sera ! Egli allora si sentì stringere il cuore da una tenerezza insolita , pensando alla casa e ai parenti . - Povera Bianca ! Avete visto ? E ' buona , sì , in fondo ... Non lo credevo , davvero ! ... - Zitto ! - interruppe il canonico . - Se vi fate conoscere alla voce , è inutile nascondersi e sudare come bestie ! Ogni momento andava voltandosi , temendo di essere spiati . Arrivati nella via di San Giovanni videro un ' ombra che andava in su verso la piazza , e il canonico disse piano : - Vedete ? ... E ' uno dei nostri ! ... Va dove andiamo noi . Era in un magazzino di Grancore , giù nelle stradicciuole tortuose verso San Francesco , che sembravano fatte apposta . Una casetta bassa che aveva una finestra illuminata per segnale . Si bussavano tre colpi in un certo modo alla porticina dove si giungeva scendendo tre scalini ; si attraversava un gran cortile oscuro e scosceso , e in fondo c ' era uno stanzone buio dove si capiva che stava molta gente a confabulare insieme dal sussurrìo che si udiva dietro l ' uscio . Il canonico disse : - E ' qui ! - e fece il segnale convenuto . Tutti e due col cuore che saltava alla gola . Per fortuna in quel momento giunse un altro congiurato , imbacuccato come loro , camminando in punta di piedi sui sassi del cortile , e ripeté il segnale istesso . - Don Gesualdo , - disse il notaro Neri cavando il naso da una gran sciarpa . - Siete voi ? Vi ho riconosciuto al canonico che sembra un cucco , poveraccio ! Il notaro la pigliava allegramente . Narrava che a Palermo avevano fatto il pasticcio ; avevano ammazzato il principe di Aci e s ' erano impadroniti di Castellammare : - Chi comanda adesso è un prete , certo Ascenso ! - Ah ? - rispose il canonico che si sentiva in causa . - Ah ? - Silenzio per ora ! ... Andiamo adagio ! Sapete com ' è ? ... a chi deve prima attaccare il campanello al gatto ! E ogni galantuomo non vorrebbe mettere il piede in trappola . Ma se siamo in tanti ... C ' è anche il barone Zacco stasera . - Che aspettiamo ad entrare , signori miei ? - interruppe don Gesualdo a quella notizia , coraggioso come un leone . Quando tornarono ad uscire , dopo un gran pezzo , erano tutti più morti che vivi . Bomma sforzavasi di fare il gradasso ; Tavuso non diceva una parola ; e il notaro stava soprapensieri anche lui . Zacco corse ad attaccarsi al braccio di don Gesualdo , quasi fossero divenuti fratelli davvero . - Sentite , cugino , ho da parlarvi . - E seguitarono ad andare a braccetto in silenzio . - Ssst ! ... un fischio ! ... verso i Cappuccini ! ... - Il barone mise mano alla pistola : tutti con un gran batticuore . Si udirono abbaiare dei cani . - Fermo ! ... - esclamò il canonico sottovoce , afferrando il braccio armato del barone che mirava al buio , - è fra Girolamo , che non vuol esser visto da queste parti ! - Appena si udì richiudere l ' uscio , nel vano del quale era balenata una sottana bianca , il farmacista borbottò col fiato ai denti : - L ' abbiamo scappata bella , parola d ' onore ! - Il barone invece strinse forte il braccio di don Gesualdo senza dir nulla . Poi lasciò andare ciascuno per la sua strada , Bomma in su , verso la Piazza Grande , il canonico a piè della scalinata che saliva a San Sebastiano . - Da questa parte , don Gesualdo ... venite con me . - E gli fece fare il giro lungo pei Cappuccini , risalendo poi verso Santa Maria di Gesù per certe stradicciuole buie che non si sapeva dove mettere i piedi . A un tratto si fermò guardando faccia a faccia il suo amico novello con certi occhi che luccicavano al buio . - Don Gesualdo , avete sentito quante belle chiacchiere ? Adesso siamo tutti fratelli . Nuoteremo nel latte e nel miele , d ' ora in poi ... Voi che ci credete , eh ? L ' altro non disse né sì né no , prudente , aspettando il seguito . - Io no ... Io non mi fido di tutti questi fratelli che non mi ha partorito mia madre . - Allora perché siete venuto , vossignoria ? - Per non farci venire voi , caspita ! Io non fo misteri . Giuochiamo a tagliarci l ' erba sotto i piedi fra di noi che abbiamo qualcosa da perdere , ed ecco il bel risultato ! Far la minestra per i gatti , e arrischiare la roba e la testa ! ... Io bado ai miei interessi , come voi ... Non ho i fumi che hanno tanti altri ... Parenti ! parentissimi ! quanto a me volentieri ... Allora mettiamoci d ' accordo piuttosto fra di noi ... - Ebbene ? che volete fare ? - Ah ? che voglio fare ? La pigliate su quel verso ? Mi fate lo gnorri ? ... Allora sia per non detto ... Ciascuno il suo interesse ! Fratelli ! Carbonari ! Faremo la rivoluzione ! metteremo il mondo a soqquadro anche ! ... Io non ho paura ! ... - Nel calore della disputa il barone si era addossato all ' uscio di un cortile . Un cane si mise a latrare furiosamente . Zacco spaventato se la diede a gambe colla pistola in pugno , e don Gesualdo dietro di lui , ansante . Prima di giungere in piazza di Santa Maria di Gesù , uno che andava correndo lo fermò mettendogli la mano sul petto . - Signor don Gesualdo ! ... dove andate ? ... c ' è la giustizia a casa vostra ! Quello che temeva il canonico ! quello che temeva Bianca ! Egli correva al buio , senza saper dove , con una gran confusione in testa , e il cuore che voleva uscirgli dal petto . Poi , udendo colui che gli arrancava dietro , con un certo rumore quasi picchiasse in terra col bastone , gli disse : - E tu chi sei ? - Nardo , il manovale , quello che ci lasciò la gamba sul ponte . Non mi riconoscete più , vossignoria ? Donna Bianca mi ha mandato a svegliare di notte . E narrava com ' era arrivata la Compagnia d ' Arme , all ' improvviso , a quattr ' ore di notte . Il Capitano e altri Compagni d ' Arme erano in casa di don Gesualdo . Lassù , verso il Castello , vedevansi luccicare dei lumi ; c ' era pure una lanterna appesa dinanzi alla porta dello stallatico , al Poggio , e dei soldati che strigliavano . Più in là , nelle vicinanze della Piazza Grande , si udivano di tanto in tanto delle voci : un mormorìo confuso , dei passi che risuonavano nella notte , dei cani che abbaiavano per tutto il paese . Don Gesualdo si fermò a riflettere : - Dove andiamo , vossignoria ? - chiese Nardo . - Ci ho pensato . Non far rumore . Ah ! Madonna Santissima del Pericolo ! Va a chiamare Nanni l ' Orbo . Lo conosci ? il marito di Diodata ? Cominciava ad albeggiare . Ma nelle viottole fuori mano che avevano preso non s ' incontrava ancora anima viva . La casuccia di Diodata era nascosta fra un mucchio di casupole nerastre e macchie di fichi d ' India , dove il fango durava anche l ' estate . C ' era un pergolato sul ballatoio , e un lume che trapelava dalle imposte logore . - Bussa tu , se mai ... - disse don Gesualdo . Diodata al vedersi comparire dinanzi il suo antico padrone ansante e trafelato si mise a tremare come una foglia . - Che volete da me a quest ' ora ? ... Per l ' amor di Dio ! lasciatemi in pace , don Gesualdo ! ... Se torna mio marito ! ... E ' uscito or ora , per cogliere quattro fichi d ' India ! ... qui accanto . - Bestia ! - disse lui . - Ho altro pel capo ! Ci ho la giustizia alle calcagna ! ... - Che c ' è ? - chiese Diodata spaventata . Egli colla mano le fece segno di star zitta . In quel momento tornò correndo compare Nardo ; la gamba di legno si udiva da lontano sull ' acciottolato . - Eccolo ! ... eccolo che viene ! ... Entrò Nanni l ' Orbo , torvo , colla canna da cogliere i fichi d ' India in spalla , e gli occhi biechi che fulminavano di qua e di là . Invano Diodata , colle braccia in croce giurava e spergiurava . - Padron mio ! - esclamò Nanni - a che giuoco giuochiamo ? Questa non è la maniera ! ... - Bestia ! - gridò infine don Gesualdo , scappandogli la pazienza . - Ho la forca dinanzi agli occhi , e tu vieni a parlarmi di gelosia ! Allo strepito accorsero i vicini - Lo vedete ? - ripigliò Nanni infuriato . - Che figura fo dinanzi a loro padron mio ? In coscienza , quel po ' che avete dato a costei per maritarla è una miseria , in confronto della figura che mi fate fare ! - Taci ! Farai correre gli sbirri con quel chiasso ! Che vuoi ? Ti darò quello che vuoi ! ... - Voglio l ' onor mio , don Gesualdo ! L ' onor mio che non si compra a denari ! Cominciarono ad abbaiare anche i cani del vicinato . - Vuoi la chiusa del Carmine ? ... un pezzo che ti fa gola ! Infine compare Nardo riuscì a metterli d ' accordo sulla chiusa del Carmine . - Corpo di Giuda ! La roba serve per queste occasioni ... carceri , malattie e persecuzioni ... Voi l ' avete fatta , don Gesualdo , e serve per salvare la vostra pelle ... Don Gesualdo con una faccia da funerale brontolò : - Parla ! Sbraita ! Hai ragione ! Adesso hai ragione tu ! - Considerate dunque il vostro prossimo , vossignoria ! La moglie da mantenere ... I figli che nasceranno ... Se mi tornano a casa anche gli altri ... quelli che son venuti prima , bisogna mantenerli come fossero miei ... perché sono il marito di Diodata ... La gente dirà magari che li ho messi al mondo io ! ... - Basta ! basta ! Se t ' ho detto di sì per la chiusa ! - Parola di galantuomo ? Davanti a questi testimoni ? Quand ' è così ... giacchè mi dite che siete venuto soltanto per salvare la pelle , potete rimanere tutto il tempo che vi piace . Sono un buon diavolaccio , lo sapete ! ... S ' era fatto tardi . Compare Nanni , completamente rabbonito , propose anche di andare a vedere quel che accadeva fuori : - Voi fate liberamente come se foste in casa vostra , don Gesualdo ... Compare Nardo verrà con me . Al ritorno , per segnale , busserò tre colpi all ' uscio . Ma se no , non aprite neanche al diavolo . Era un terrore pel paese : porte e finestre ancora chiuse , Compagni d ' Arme per le vie , rumore di sciabole e di speroni . Le signorine Margarone , in fronzoli e colla testa irta di ciambelle come un fuoco d ' artificio , correvano ogni momento al balcone . Don Filippo , tronfio e pettoruto , se ne stava adesso seduto nel Caffè dei Nobili , insieme al Capitano Giustiziere e l ' Avvocato Fiscale , facendo tremare chi passava colla sola guardatura . Nella stalla di don Gesualdo dei trabanti governavano i cavalli , e il Comandante fumava al balcone , in pantofole , come in casa sua . Nanni l ' Orbo tornò ridendo a crepapelle . Prima di entrare però bussò al modo che aveva detto , tossì , si soffiò il naso , pure si trattenne un po ' a discorrere ad alta voce con una vicina che si pettinava sul ballatoio . Don Gesualdo stava mangiando una insalata di cipolle , onde prevenire qualche malattia causata dallo spavento . - Prosit ! prosit , don Gesualdo ! A casa vostra ci ho trovato dei forestieri , tale e quale come voi qui da me . Il barone Zacco corre ancora ! ... L ' hanno visto prima dell ' alba più in là di Passaneto , figuratevi ! a casa del diavolo ! ... dietro una siepe , più morto che vivo ! ... Sua moglie fa come una pazza ... Sono stato anche a cercare del notaro Neri , se s ' ha a scrivere due parole della chiusa del Carmine che date a mia moglie pei servizi prestati ... Non che non mi fidi ... sapete bene ... per la vita e per la morte . Nessuno l ' ha più visto , il notaro ! Dicono ch ' è nascosto nel monastero di San Sebastiano ... vestito da donna ... sissignore ! Gli sbirri cercano da per tutto ! Ma qui non avete da temere , vossignoria ! ... Udite ? udite ? Sembrava che si divertisse a fare agghiacciare il sangue nelle vene al prossimo suo , quel briccone ! Udivasi infatti un vocìo di comari , un correre di scarponi grossi strilli di ragazzi . Diodata s ' arrampicò sino all ' abbaino del granaio per vedere . Poi Nanni venne a dire : - E ' il viatico , Dio liberi ! ... Va in su verso sant ' Agata . Ho visto il canonico Lupi che portava il Signore ... cogli occhi a terra ! ... una faccia da santo , com ' è vero Iddio ! - Stasera , appena è scuro , mi farai trovare una cavalcatura laggiù alla Masera , e mi darai qualche cosa da travestirmi ; - disse don Gesualdo , che sembrava più smorto alla luce dell ' abbaino . - Perché ? Non vi piace più lo stare in casa mia ? Diodata vi avrebbe fatto qualche mancanza ? - No , no ... Mi pare mill ' anni d ' esser lontano ... - Qui però non avete da temere ... Gli sbirri non vengono a cercarvi qui ! A casa vostra piuttosto ! Guardatevi ! ... Infatti Bianca la sera innanzi s ' era visto capitare a tre ore di notte il Capitan d ' Arme , un bell ' uomo colla barba a collana e i baffi alla militare , che recava il biglietto d ' alloggio . Bianca , già inquieta per suo marito , non sapendo che fare , aveva mandato a chiamare lo zio Limòli , il quale giunse sbadigliando e di cattivo umore . Invano il Capitan d ' Arme accarezzandosi i baffi che aveva lasciato crescere da poco , le diceva colla voce grossa : - Non temete ! ... Calmatevi , bella signora ! ... Noi militari siamo galanti col bel sesso ! ... - Poi - aggiunse il marchese - questi qua sono militari per modo di dire ; come io ho fatto il voto di castità perché sono cavaliere di Malta . Il Capitano si accigliò , ma l ' altro , senza accorgersene continuò , battendogli familiarmente sulla spalla : - Vi conosco , don Bastiano ! ... Eravate piccolo così , colle brache aperte , quando si faceva delle scappatelle insieme a vostro padre ... Allora il voto mi dava noia come vi dà noia adesso quella stadera che portate appesa al fianco ... Bei tempi ! ... Bell ' uomo vostro padre ! Il cuore e la borsa sempre aperti ! ... Don Marcantonio Stangafame ! ... dei Stangafame di Ragusa ! ... una delle prime famiglie della Contea ! Peccato che siate in tanti ! L ' avete indovinata a farvi nominare Capitan d ' Arme ! ... Quattrocent ' onze all ' anno , per rispondere dei furti campestri ... E ' una bella somma ... Vi rimane in tasca tale e quale ... poiché il territorio è tranquillo ! ... Una bagattella soltanto pei dodici soldati che vi tocca mantenere ... due tarì al giorno per ciascuno , eh ? ... - Basta , corpo di ... bacco ! ... - gridò il Capitan d ' Arme battendo in terra la sciabola . - Sembrami che vogliate burlarvi di me , corpo di ... bacco ! - Ehi , ehi ! Adagio , signor capitano ! Sono il marchese Limòli , e ho ancora degli amici a Napoli per farvi scapitanare e tagliare i baffi novelli , sapete ! Capitò in quel momento il ragazzetto del sagrestano che veniva a fare un ' imbasciata di gran premura , balbettando , imbrogliandosi , tornando sempre a ripetere la stessa cosa rosso dalla suggezione . Il marchese , che cominciava a farsi un po ' sordo , tendeva l ' orecchio , gli faceva dei versacci lo intimidiva maggiormente strillando : - Eh ? che diavolo vuoi ? Ma Bianca mise un grido straziante un grido che fece rimanere lo zio a bocca aperta , e scappò per la casa cercando il manto , cercando qualcosa da buttarsi in capo per uscire di casa , per correre subito . III Da gran tempo , ogni giorno , alla stessa ora , donna Giuseppina Alòsi che stava al balcone facendo la calza per aspettare la passata di Peperito , don Filippo Margarone mentre rivoltava la conserva di pomidoro posta ad asciugare sul terrazzo , l ' arciprete Bugno nell ' appendere al fresco la gabbia del canarino , fin coloro che stavano a sbadigliare nella farmacia di Bomma , se volgevano gli occhi in su , verso il Castello , al di sopra de ' tetti , solevano vedere don Diego e don Ferdinando Trao , uno dopo l ' altro , che facevano capolino a una finestra , guardinghi , volgevano poi un ' occhiata a destra , un ' altra a sinistra , guardavano in aria , e ritiravano il capo come la lumaca . Dopo qualche minuto infine aprivasi il balcone grande , stridendo , tentennando , a spinte e a riprese , e compariva don Diego , curvo , macilento , col berretto di cotone calcato sino alle orecchie , tossendo , sputando , tenendosi all ' inferriata con una mano ; e dietro di lui don Ferdinando che portava l ' annaffiatoio , giallo , allampanato , un vero fantasma . Don Diego annaffiava , nettava , rimondava i fiori di Bianca ; si chinava a raccattare i seccumi e le foglie vizze ; rimescolava la terra con un coccio ; passava in rivista i bocciuoli nuovi , e li covava cogli occhi . Don Ferdinando lo seguiva passo passo , attentissimo ; accostava anche lui il viso scialbo a ciascuna pianta , aguzzando il muso , aggrottando le sopracciglia . Poscia appoggiavano i gomiti alla ringhiera , e rimanevano come due galline appollaiate sul medesimo bastone , voltando il capo ora di qua e ora di là , a seconda che giungeva la mula di massaro Fortunato Burgio carica di grano , o saliva dal Rosario la ragazza che vendeva ova , oppure la moglie del sagrestano attraversava la piazzetta per andare a suonare l ' avemaria . Don Ferdinando stava intento a contare quante persone si vedevano passare attraverso quel pezzetto di strada che intravvedevasi laggiù , fra i tetti delle case che scendevano a frotte per la china del poggio ; don Diego dal canto suo seguiva cogli occhi gli ultimi raggi di sole che salivano lentamente verso le alture del Paradiso e di Monte Lauro , e rallegravasi al vederlo scintillare improvvisamente sulle finestre delle casipole che si perdevano già fra i campi , simili a macchie biancastre . Allora sorrideva e appuntava il dito scarno e tremante , spingendo col gomito il fratello , il quale accennava di sì col capo e sorrideva lui pure come un fanciullo . Poi raccontava quello che aveva visto lui : - Oggi ventisette ! ... ne sono passati ventisette ... L ' arciprete Bugno era insieme col cugino Limòli ! ... Per un po ' di giorni , verso i primi d ' agosto , era venuto soltanto don Ferdinando ad annaffiare i fiori , strascinandosi a stento , coi capelli grigi svolazzanti , sbrodolandosi tutto a ogni passo . Allorché ricomparve anche don Diego , parve di vedere Lazzaro risuscitato : tutto naso , colle occhiaie nere , seppellito vivo in una vecchia palandrana , tossendo l ' anima a ogni passo : una tosse fioca che non si udiva quasi più , e scuoteva dalla testa ai piedi lui e il fratello che gli dava il braccio , come andasse facendo la riverenza a ogni vaso di fiori . E fu l ' ultima volta . D ' allora in poi s ' erano viste raramente insieme le teste canute dei due fratelli , dietro i vetri rattoppati colla carta , cercando il sole , don Diego sputando e guardando in terra ogni momento . Il giorno in cui avvenne quel parapiglia nel Palazzo di Città , che le voci si udivano sin nella piazzetta di Sant ' Agata , apparve per un istante alla finestra la cima di un berretto bianco tremolante . Ma allorquando la processione di San Giuseppe si fermò dinanzi al portone dei Trao , per l ' omaggio tradizionale alla famiglia , le finestre rimasero chiuse , malgrado il vocìo della folla . Don Ferdinando scese per comprare l ' immagine del santo gonfio d ' asma , cogli occhi arsi di sonno piegato in due le mani nerastre tremanti così che non trovavano quasi nel taschino i due baiocchi per l ' immagine . Il procuratore di San Giuseppe , che dirigeva la processione , gli disse : - Vedrete quant ' è miracolosa quell ' immagine ! Tanta salute e provvidenza a tutti , in casa vostra ! E gli affidò anche il bastone d ' argento del santo , da metterlo al capezzale del malato : un tocca e sana . Eppure non giovò neanche quello . Compare Cosimo e Pelagatti , partendo per la campagna due ore prima dell ' alba , o tornando a notte fatta , vedevano sempre il lume alla finestra di don Diego . E il cane nero dei Motta uggiolava per la piazza , come un lamento . Poi , verso nona , bussava al portone il ragazzo di don Luca , portando un bicchiere di latte . Di tanto in tanto veniva don Giuseppe Barabba , con un piatto coperto dal tovagliuolo , o il servitore del Fiscale che recava un fiasco di vino . A poco a poco diradarono anche quelle visite . L ' ultima volta il dottor Tavuso se n ' era andato scrollando le spalle . I ragazzi del vicinato giuocavano tutto il giorno dietro quel portone che non si apriva più . Una sera , tardi , i vicini , che stavano cenando , udirono la voce chioccia di don Ferdinando chiamare il sagrestano , lì dirimpetto : una voce da far cascare il pan di bocca . E subito dopo un gran colpo al portone sconquassato , e dei passi che si allontanarono frettolosi . Fu giusto quella notte che arrivava la Compagnia d ' Arme . Una baraonda per tutto il paese . Al rumore insolito anche Don Diego aprì un istante gli occhi . Burgio che era sul ballatoio di casa sua , coll ' orecchio teso verso la Piazza Grande dove udivasi quel parapiglia , vedendo gente nel balcone dei Trao , domandò inquieto : - Che c ' è ? ... Cosa succede ? - Don Diego ! ... - rispose il sagrestano ; e fece il segno della croce , quasi massaro Fortunato avesse potuto vederlo al buio . - Solo come un cane ! ... me lo lasciano sulle spalle ! ... Ho mandato Grazia pel dottore ... a quest ' ora ! ... - Sentite , laggiù , verso la piazza ? ... sentite ? ... Che giornata spunterà domattina , Dio liberi ! ... - Basta avere la coscienza netta , massaro Fortunato . Sono stato sempre un povero diavolo ! ... Bacio la mano di chi mi dà pane ... - Il dottore ! ... quello sì ! ... deve avere la tremarella addosso a quest ' ora ! ... E anche il canonico Lupi , dicono ! ... Buona sera ! ... I muri hanno orecchie al buio ! Infatti il dottor Tavuso , ch ' era il capo di tutti i giacobini del paese , e stava nascosto nella legnaia , tremando come una foglia , vide giunta l ' ultima sua ora all ' udir bussare all ' uscio con tanta furia . - Li sbirri ! ... la Compagnia d ' Arme ! ... Quando gli dissero che era la moglie del sagrestano , invece , la quale veniva a cercarlo per don Diego moribondo , montò in furia come una bestia . - E ' ancora vivo ? ... Mandatelo al diavolo ! ... Vengono a spaventarmi ! ... a quest ' ora ! ... di questi tempi ! ... Un padre di famiglia ! ... Andate a chiamare i suoi parenti piuttosto ... o il viatico , ch ' è meglio ! ... La zia Sganci non volle neppure aprire . Barabba rispose dietro il portone , chiuso con tanto di catenaccio : - Buona donna , questi non son tempi di correre di notte per le strade . Domattina , se Dio vuole , chi campa si rivede . Per fortuna , Grazia non aveva di che temere ; e suo marito l ' avrebbe mandata senza sospetto in mezzo a un reggimento di soldati . L ' andare attorno così tardi , in quella tal notte , era proprio uno sgomento . Lo stesso baronello Rubiera , che era uscito di buon ' ora dalla casa dei Margarone , s ' era fatto accompagnare col lampione . - Ninì ! Ninì ! - strillò dal balcone donna Fifì con la vocina sottile , quasi il suo fidanzato corresse a buttarsi in un precipizio . - Non temere ... no ! - rispose lui con la voce grossa . All ' udir gente nella piazzetta , dal portone dei Trao , che rimbombò come una cannonata , uscì correndo don Luca : - Signor barone ! ... sta per morire vostro cugino don Diego ! ... solo come un cane ! ... Non c ' è nessuno in casa ! ... Rimpetto al palazzo nero e triste dei Trao splendeva il balcone lucente dei Margarone , e in quella luce disegnavasi l ' ombra di donna Fifì , rammentandogli un ' altra ombra che soleva aspettarlo altra volta alla finestra del palazzo smantellato . Don Ninì se ne andò frettoloso , a capo chino , portandosi seco negli occhi i ricordi di quella finestra chiusa e senza lume . - Bella porcheria ! ... Me lo lasciano sulle spalle ! ... a me solo ! - brontolò don Luca tornando nella camera del moribondo . Don Ferdinando stava seduto a piè del letto , senza dir nulla , simile a una mummia . Di tanto in tanto andava a guardare in viso suo fratello ; guardava poi don Luca , stralunato , e tornava a chinare il capo sul petto . Alla sfuriata del sagrestano però si rizzò all ' improvviso , quasi gli avessero dato uno scossone , e domandò piano , con la voce assonnata di uno che parli in sogno : - Dorme ? - Sì , dorme ! ... Andate a dormire voi pure , se volete ! ... Ma l ' altro non si mosse . Il malato da prima voleva sapere ogni momento che ora fosse ; poi , verso mezzanotte , non domandò più nulla . Stava cheto , col naso contro il muro , e la coperta sino alle orecchie . Grazia , di ritorno , aveva accostato l ' uscio , messo il lume accanto , sul tavolino , ed era andata a dare un ' occhiata a casa sua . Il marito si accomodò alla meglio su due sedie . Don Ferdinando , di tratto in tratto , si alzava di nuovo , in punta di piedi , si chinava sul letto , simile a un uccello di malaugurio , e tornava a domandare piano , all ' orecchio di don Luca : - Che fa ? dorme ? - Sì ! sì ! ... Andate a dormire voi pure ! ... andate ! E l ' accompagnò lui stesso in camera sua , per liberarsi almeno da quella noia . Don Ferdinando sognava che il cane nero dei vicini Motta gli si era accovacciato sul petto , e non voleva andarsene , per quanto egli cercasse di svincolarsi e di gridare . La coda del cane , lunga , lunga che non finiva più , gli si era attorcigliata al collo e alle braccia , al pari di un serpente , e lo stringeva , soffocandolo , gli strozzava la voce in gola , quando udì un ' altra voce che lo fece balzare dal letto , con una gran palpitazione di cuore . - Alzatevi , don Ferdinando ! Questa non è ora di dormire ! ... Don Diego pareva che russasse forte , si udiva dall ' altra stanza ; supino , cogli occhi aperti e spenti , le narici filigginose : un viso che non si riconosceva più . Come don Ferdinando lo chiamò prima pian piano , e tornò a chiamarlo e a scuoterlo inutilmente , gli si rizzarono quei pochi capelli in capo , e si rivolse al sagrestano , smarrito , supplichevole : - Che fa ora ? ... che fa ? ... - Che fa ? ... Lo vedete che fa ! ... Grazia ! Grazia ! - No ! ... Fermatevi ! ... Non aprite adesso ! ... Era giorno chiaro . Donna Bellonia in sottana stava a spiare dalla terrazza verso la Piazza Grande per incarico del marito , spaventata dal tramestìo che s ' era udito tutta la notte nel paese ; e Burgio strigliava la mula legata al portone dei Trao . Alle grida di don Luca , levò il capo verso il balcone , e domandò cosa c ' era con un cenno del capo . Il sagrestano rispose anche lui con un gesto della mano , facendo segno di uno che se ne va . - Chi ? - domandò la Margarone che se ne accorse . - Chi ? don Diego o don Ferdinando ? - Sissignora , don Diego ! Lo lasciano sulle spalle a me solo ! ... Corro dal dottore ... almeno per la ricetta del viatico , che diavolo ! ... Signori miei ! deve andarsene così un cristiano , senza medico né speziale ? ... Speranza cominciò dallo sgridare suo marito che aveva legata la mula alla casa del moribondo : - Porta disgrazia ! Ci vorrebbe quest ' altra ! ... - Poi si diedero a strologare i numeri del lotto insieme a donna Bellonia , ch ' era corsa a prendere il libro di Rutilio Benincasa . Donna Giovannina s ' affacciò asciugandosi il viso ; ma non si vide altro che il sagrestano il quale correva a chiamare Tavuso , lì a due passi una porticina verde , colla fune del campanello legata alta perché non andassero a seccarlo di notte . Picchia e ripicchia infine la serva di Tavuso gli soffiò attraverso il buco della serratura : - O chetatevi che il dottore non esce di casa , se casca il mondo ! E ' più malato degli altri , lui ! Bomma , giallo al par del zafferano , stava pestando cremor di tartaro in fondo alla farmacia , solo come un appestato . Don Luca entrò a precipizio , col fiato ai denti : - Signor don Arcangelo ! ... don Diego Trao è in punto di morte . Il dottore non vuol venire ... Cosa fo ? - Cosa fate ? ... La cassa da morto fategli , accidenti a voi ! M ' avete spaventato ! Non è questa la maniera ... oggi che ogni galantuomo sta coll ' anima sulle labbra ! ... Andate a chiamargli il prete piuttosto ... lì , al Collegio , c ' è il canonico Lupi che s ' arrabatta a dir messe e mattutino fin dall ' alba , per farsi vedere in chiesa ! ... Cade sempre in piedi colui ! Se ne ride degli sbirri ! ... Io fo lo speziale ! Pesto cremor di tartaro , giacché non posso pestar altro ... non posso ! Ma , vedendo passare Ciolla ammanettato come un ladro , si morse la lingua , e chinò il capo sul mortaio . - Signori miei ! - sbraitava Ciolla , - guardate un po ' ! ... un galantuomo che se ne sta in piazza pei fatti suoi ! ... - I Compagni d ' Arme , senza dargli retta , lo cacciavano innanzi a spintoni ; don Liccio Papa di scorta colla sciabola sguainata , gridando : - Largo ! largo alla giustizia ! ... - Il Capitano Giustiziere , dall ' alto del marciapiede del Caffè dei Nobili , sentenziò : - Bisogna dare un esempio ! Ci pigliavano a calci dove sapete , un altro po ' ! ... manica di birbanti ! ... Un paese come il nostro , che prima era un convento di frati ! ... Al castello ! al castello ! Don Liccio , eccovi le chiavi ! ... Grazie a Dio si tornava a respirare . I ben pensanti sul tardi cominciarono a farsi vedere di nuovo per le strade ; l ' arciprete dinanzi al caffè ; Peperito su e giù pel Rosario ; Canali a braccetto con don Filippo verso la casa della ceraiuola ; don Giuseppe Barabba portando a spasso un ' altra volta il cagnolino di donna Marianna Sganci ; la signora Capitana poi in gala , quasi fosse la sua festa , adesso che ci erano tanti militari , colla borsa ricamata al braccio , il cappellino carico di piume , scutrettolando , ridendo , cinguettando , rimorchiandosi dietro don Bastiano Stangafame , il tenente , tutti i colleghi di suo marito , il quale se ne stava a guardare da vero babbèo , colla canna d ' India dietro la schiena , mentre i suoi colleghi passeggiavano con sua moglie , spaccandosi come compassi , ridendo a voce alta , guardando fieramente le donne che osavano mostrarsi alle finestre , facendo risuonare da per tutto il rumore delle sciabole e il tintinnìo degli speroni , quasi ci avessero le campanelle alle calcagna . Le ragazze Margarone , stipate sul terrazzo , si rodevano d ' invidia . - Specie il tenente ci aveva dei baffoni come code di cavallo , e due file di bottoni lungo il ventre che luccicavano da lontano . Talché in quell ' aria di festa suonò più malinconico il campanello del viatico . Correvano anche delle voci sinistre : - Una battaglia c ' è stata ! ... dei condannati a morte ! ... - Uno di quelli che portavano il lanternone dietro il baldacchino disse che il viatico andava dai Trao . - Un ' altra grande famiglia che si estingue ! - osservò gravemente l ' Avvocato Fiscale scoprendosi il capo . La signora Capitana , saltellando sulla punta delle scarpette per mostrare le calze di seta stava rimbeccando don Bastiano con un sorriso da far dannare l ' anima : - Lo so ! lo so ! giuramenti da marinaio ! ... Il Capitan d ' Arme ammiccò a donna Bianca la quale passava in quel momento , con un ' aria che voleva dire : - Anche costei ! ... che colpa ci ho ? - scappellandosi con soverchio ossequio . Ma quella poveretta non gli rispose . Andava quasi correndo , trafelata , col manto giù per le spalle , il viso ansioso e pallido . Donna Fifì Margarone si tirò indietro dal balcone con una smorfia , appena la vide sboccare nella piazzetta dalla salita di Sant ' Agata . - Ah ! ... finalmente ! ... la buona sorella ! ... quanta degnazione ! ... - Bianca ! Bianca ! - gridava lo zio Limòli che non poteva tenerle dietro . Dinanzi al portone , spalancato a due battenti , si affollavano i ragazzi di Burgio e di don Luca . La moglie del sagrestano ne usciva in quel momento , arruffata , gialla , senza ventre , e si mise a distribuire scappellotti a diritta e a manca : - Via ! via di qua ! ... Che aspettate ? la festa ? - Poscia entrò in chiesa frettolosa . Delle comari stavano alle finestre , curiose . In cima alla scala don Giuseppe Barabba spolverava delle bandiere nere , bucate e rose dai topi , collo stemma dei Trao : una macchia rossa tutta intignata . Era corsa subito la zia Macrì colla figliuola , e il barone Mèndola che stava lì vicino ; una va e vieni per la casa , un odor d ' incenso e di moccolaia , una confusione . In fondo , attraverso un uscio socchiuso , scorgevasi l ' estremità di un lettuccio basso , e un formicolìo di ceri accesi , funebri , nel giorno chiaro . Bianca non vide altro , in mezzo a tutti quei parenti che le si affollavano intorno , sbarrandole il passo : - No ! ... lasciatemi entrare ! Apparve un momento la faccia stralunata di don Ferdinando , come un fantasma ; poi l ' uscio si chiuse . Delle braccia amiche la sorreggevano , affettuosamente , e la zia Macrì ripeteva : - Aspetta ! ... aspetta ! ... Tornò la moglie del sagrestano , ansante , portando dei candelieri sotto il grembiule . Suo marito , che si affacciò di nuovo all ' uscio , venne a dire : - C ' è il viatico ... l ' estrema unzione ... Ma non sente ... - Voglio vederlo ! ... Lasciatemi andare ! - Bianca ! ... in questo momento ! ... Bianca ! ... - Vuoi ammazzarlo ? ... Una commozione ! ... Se ti sente ! ... Non far così , via , Bianca ! ... Un bicchier d ' acqua ! ... presto ! ... Donna Agrippina corse in cucina . S ' aprì l ' uscio un ' altra volta su di un luccichìo di processione . Il prete , il baldacchino , i lanternoni del viatico passarono come una visione . Il marchese , inchinandosi sino a terra , borbottò : - Domine , salva me ... - Amen ! - rispose il sagrestano . - Ho fatto quel che ho potuto ... solo come un cane ! ... due volte dal medico ! ... di notte ! ... Anche dal farmacista ! ... dice che il conto è lungo ... e non ci ha l ' erba di Lazzaro risuscitato , poi ! ... - Perché ? ... perchè non mi lasciate entrare ? ... Che ho fatto ? ... - Essa tremava così che i denti facevano tintinnare il bicchiere , quasi fuori di sè , fissando addosso alla gente gli occhi spaventati . - Lasciatemi ! lasciatemi entrare ! Lo zio marchese si affrettò a cavare il fazzoletto per asciugarle tutta l ' acqua che si era versata addosso . Il barone Mèndola e la zia Macrì stavano discorrendo nel vano del finestrone : - Una malattia lunga ! ... Tutti così quei Trao ! ... non c ' è che fare ! ... - Guarda ! - esclamò il barone che stava da un po ' attento . - Hanno aperto un finestrino sul mio tetto ... laggiù ! ... quel ladro di Canali ! ... Fortuna che me ne sia accorto ! Lo citerò in giudizio ! ... una citazione nera come la pece ! ... - Don Luca ! don Luca ! - si udì gridare . L ' uscio si spalancò a un tratto , e comparve don Ferdinando agitando le braccia in aria . Don Luca corse a precipizio . Successe un momento di confusione : delle strida , delle voci concitate , un correre all ' impazzata , donna Agrippina che cercava l ' aceto dei sette ladri , gli altri che stentavano a trattenere Bianca , la quale faceva come una pazza , con la schiuma alla bocca , gli occhi che mandavano lampi , e non si riconoscevano più . - Perchè ? ... perchè non volete ? Lasciatemi ! lasciatemi ! ... lasciatemi entrare ! ... - Sì ! sì ! - disse lo zio marchese . - E ' giusto che lo veda ! ... Lasciatela entrare . Ella scorse un corpo lungo e stecchito nel lettuccio basso , un mento aguzzo , ispido di barba grigiastra , rivolto in su , e due occhi glauchi , spalancati . - Diego ! ... Diego ! ... fratello mio ! ... - Non fate a quel modo , donna Bianca ! - disse piano don Luca . - Se ci sente ancora , il poveretto , figuratevi che spavento ! ... Essa si arrestò tutta tremante , atterrita , colle mani nei capelli , guardandosi intorno trasognata . A un tratto fissò gli occhi asciutti ed arsi su don Ferdinando che annaspava stralunato , quasi volesse allontanarla dal letto . - Nulla ! ... nulla m ' avete fatto sapere ! ... Non son più nulla ... un ' estranea ! ... Fuori , dalla casa e dal cuore ! ... fuori ! ... da per tutto ! - Zitta ! ... - balbettò don Ferdinando mettendo il dito tremante sulla bocca . - Poi ! ... poi ! ... Adesso taci ! ... Tanta gente , vedi ! ... - Bianca ! Bianca ! ... - supplicavano gli altri abbracciandola , spingendola , tirandola per le vesti . - Portatela via ! ... - gridò la zia Macrì dall ' uscio . - Nello stato in cui è , la poveretta ... succederà qualche altra tragedia ! ... Frattanto giunse donna Sarina Cirmena , scalmanata , in un bagno di sudore . - L ' ho saputo or ora ! - balbettò lasciandosi cadere sul seggiolone di cuoio in mezzo ai parenti riuniti nella gran sala . - Che volete ? con quel parapiglia che c ' è stato nel paese ! Se non era pel viatico che vidi venire da queste parti ... Il marchese indicò l ' uscio dell ' altra stanza con un cenno del capo . La zia Cirmena , accasciata sul seggiolone , col fazzoletto agli occhi , piagnucolò : - Io non ci reggo a queste scene ! ... Sono tutta sottosopra ! ... - E siccome continuava a interrogare cogli occhi or questo e or quello , donna Agrippina rispose sottovoce , compunta , facendo il segno della croce : - Or ora ! ... cinque minuti fa ! Don Giuseppe venne recando in fascio le bandiere : - Ecco ! ... Il falegname è avvertito . Il barone Mèndola s ' alzò per andare a sentire cosa volesse . - Va bene , va bene , - disse Mèndola . - Or ora si pensa a tutto . Don Luca ? ehi ? don Luca ? Appena il sagrestano affacciò il capo all ' uscio , si udirono delle strida che laceravano il cuore . - Povera Bianca ! ... sentite ? - Fa come una pazza ! - confermò don Luca . - Si strappa i capelli ! ... Il barone Mèndola lo interrogò dinanzi a tutti quanti : - Avete pensato a ogni cosa , eh , don Luca ? - Sissignore . Il catafalco , le bandiere , tante messe quanti preti ci sono . Ma chi paga ? - Andate ! andate ! - interruppe vivamente la Cirmena spingendo per le spalle il sagrestano verso la camera del morto , dove cresceva il trambusto . - Mi dispiace ! - osservò la zia Macrì alzandosi per vedere dov ' era arrivato il sole . - Mi dispiace che si fa tardi e a casa mia non c ' è nessuno per preparare un boccone . Uscì don Luca dalla camera del morto , turbato in viso . - E ' un affar serio ... Bisognerà portarla via per amore o per forza ! ... Vi dico ch ' è un affar serio ! - E ' permesso ? Si può ? Era il vocione del cacciatore che accompagnava la baronessa Mèndola , col cappello piumato , le calze imbottite di noci . La vecchia , senza bisogno di udir altro , diritta e stecchita come un fuso , andò a prendere il suo posto fra i parenti che al suo apparire s ' erano taciuti , seduti intorno sui seggioloni antichi , col viso lungo e le mani sul ventre . La baronessa guardava intorno , gridando a voce alta : - E la Rubiera ? e la cugina Sganci ? Ora che si fa ? Bisogna avvertire il parentado per le esequie ... - Eccola lì ! - disse donna Sarina all ' orecchio della Macrì . - Cascasse il mondo ... non manca mai ! ... Avete visto il subbuglio che c ' è per le strade ? La cugina rispose con un sorriso pallido , facendo segno che la vecchia non aveva paura di nulla perché era sorda . - Il fatto è ... - cominciò il barone . Ma in quel momento portavano Bianca svenuta , le braccia penzoloni , donna Agrippina e il sagrestano rossi , ansanti , e col fiato ai denti . - Quasi fosse morta ! - sbuffò il sagrestano . - Gli pesano le ossa ! ... - La zia Macrì consigliò : - Lì , lì , nella sua camera ! ... - Il fatto è ... - riprese il barone Mèndola sottovoce , tirando in disparte il cugino Limòli e donna Sarina Cirmena , - il fatto è che bisogna concertarsi pel funerale . Adesso vedrete che spuntano fuori i parenti del cognato Motta ... Faremo un bel vedere ! ... al fianco di Burgio e di mastro Nunzio Motta ! ... Ma il marito non si può lasciarlo fuori ... E ' una disgrazia , non dico di no ... ma bisogna sorbirsi mastro - don Gesualdo , eh ? ... - Sicuro ! sicuro ! - rispose la zia Cirmena . Essa voleva fare qualche altra obiezione . Ma il marchese Limòli disse il fatto suo : - Lasciate correre , cugina cara ! ... Tanto ! ... il morto è morto , e non parla più . - Allora ! ... - ribatté la Cirmena diventando rossa , - è una bella porcheria che mastro - don Gesualdo non si sia fatto neppur vedere ! Mèndola uscì sul pianerottolo per dire a Barabba di correre a casa Sganci . - Ci vogliono denari , - disse piano tornando indietro . - Avete sentito il sagrestano ? Le spese chi le fa ? La zia Macrì finse di non udire , discorrendo sottovoce colla Cirmena : - Povera Bianca ! ... in quello stato ! Quanti mesi sono ? lo sapete ? ... - Sette ... devono esser sette ... Insomma un affar serio ! ... Il marchese Limòli , che discuteva insieme a Mèndola e a Barabba sui preparativi del funerale conchiuse : - Io inviterei l ' Arciconfraternita dei Bianchi trattandosi di una persona di riguardo ... - Sicuro ... Bisogna far le cose con decoro ... senza risparmio ! ... Ma ciascuno vogava al largo quando si parlava di anticipare un baiocco . Nella camera del morto durava intanto il contrasto fra la moglie del sagrestano , che voleva farne uscire don Ferdinando , e lui che si ostinava a rimanere : come un guaiolare di cagnuolo , e la voce aspra della zia Grazia , la quale strillava : - Madonna santa ! non capite proprio nulla ? ... Siete un ragazzo tale e quale ! Il mio ragazzo avrebbe più giudizio di voi , guardate ! E tutt ' a un tratto , in mezzo al crocchio dei parenti che discorrevano sottovoce , si vide capitare don Ferdinando strascicando le gambe , coi capelli arruffati , la camicia aperta , il viso di un cadavere anch ' esso , recando uno scartafaccio che andava mostrando a tutti quanti : - Ecco il privilegio ! ... Il diploma del Re Martino ... Bisogna metterlo nell ' iscrizione mortuaria ... Bisogna far sapere che noi abbiamo diritto di esser seppelliti nelle tombe reali ... una cum regibus ! Ci avete pensato alle bandiere collo stemma ? Ci avete pensato al funerale ? - Sì , sì , non dubitate ... Come ciascuno evitava di impegnarsi direttamente , voltandogli le spalle , don Ferdinando andava dall ' uno all ' altro biascicando , colle lagrime agli occhi : - Una cum regibus ! ... Il mio povero fratello ! ... Una cum regibus ! ... - Va bene , va bene , - gli rispose il marchese Limòli . - Non ci pensate . Il barone Mèndola , che era stato a confabulare con della gente , fuori sul pianerottolo , rientrò gesticolando : - Signori miei ! ... se sapeste ! ... Casco dalle nuvole ! ... - Zitto ! - gli fece segno il marchese , - zitto ! Che cos ' è adesso ? ... Nella camera di Bianca udivasi un gran trambusto ; delle voci affannose e supplichevoli ; un tramenìo come di gente in lotta ; grida deliranti di dolore e di collera ; poscia un urlo che fece trasalire tutti quanti . L ' uscio fu sbatacchiato con impeto , e ne uscì all ' improvviso il marchese stravolto . Un momento dopo si affacciò la zia Macrì gridando : - Un medico ! Presto ! presto ! Giungevano allora altri parenti in processione , compunti coi guanti neri . In mezzo al rumore delle seggiole smosse la zia Macrì tornò a gridare : - Presto ! un medico ! presto ! IV " Se agglomerate cerimonie tema non forman delle mie verghe non ne traligna l ' ossequio . Sì che sorgenti men fallaci e più stabili le sole preci ne reputo . Il favor di un vostro sguardo è quel che anelo , e lo ambisco mercé delle melenzose mie riga . L ' ore 7 del 17 . " Barone Antonino Rubiera . " - Sicuro ! - aggiunse mastro Titta che stava sull ' uscio del palchetto , mentre donna Fifì compitava la letterina . - Me l ' ha data lui stesso , il baronello , per consegnarla di nascosto alla prima donna . Ma , per carità ! Son padre di famiglia ! ... Non mi fate perdere il pane . Donna Fifì , gialla dalla bile , non rispose neppure . Di nascosto , dietro il parapetto , spiegazzava la lettera con mano febbrile . Indi la passò alla mamma che balbettava . - Ma sentiamo ... Cosa dice ? ... - Me ne vo , - riprese il barbiere umilmente . - Torno sul palcoscenico perché adesso lei ammazza il primo amoroso , e devo pettinarla coi capelli giù per le spalle ... Mi raccomando , donna Fifì ! ... Non mi tradite ! ... - Ma che dice ? - ripeté la mamma . Nicolino cacciò il capo fra di loro , e si buscò una pedata . Agli strilli accorse don Filippo , che stava passeggiando nel corridoio , perché il palco era pieno zeppo . - Che c ' è ? ... Al solito ! Facciamo ribellare tutto il teatro ... soltanto noi ! ... Canali cacciò anche lui il capo dentro il palchetto . - State attenti ! Ora c ' è la scena in cui s ' ammazzano ! ... - Magari ! - borbottò fra i denti Fifì . - Eh ? Che cosa ? - Nulla . Fifì ha mal di capo , - rispose don Filippo . Quindi piano alla moglie : - Si può sapere che cosa c ' è ? - Si soffoca ! - aggiunse Canali . - Mi fate un po ' di posto ? ... Guardate lassù ! ... quanta gente ! Quasi quasi mi metto in maniche di camicia . C ' era una siepe di teste . Dei contadini ritti in piedi sulle panche della piccionaia , che si tenevano alle travi del soffitto per guardar giù in platea ; dei ragazzi che si spenzolavano quasi fuori della ringhiera , come stessero a rimondar degli ulivi ; una folla tale che la signora Capitana , nel palco dirimpetto , minacciava di svenirsi ogni momento , colla boccetta d ' acqua d ' odore sotto il naso . - Perché non si fa slacciare dal Capitan d ' Arme ? - disse Canali che aveva di tali uscite . Il barone Mèndola , il quale stava facendo visita a donna Giuseppina Alòsi nel palco accanto , si voltò colla sua risata sciocca che si udiva per tutta la sala . Donna Giovannina si fece rossa . Mita sgranò tanto d ' occhi , e la mamma spinse Canali fuori dell ' uscio . Poi disse a Fifì : - Bada ! La Capitana ti guarda col cannocchiale ! ... - No ! Non guarda me ! - rispose lei facendo una spallata . - Ne volete sentire una nuova ? - seguitò il barone ostinandosi a cacciare il capo nel vano dell ' uscio . - C ' è un casa del diavolo , dalla Capitana ! ... Fa sorvegliare la locanda dov ' è alloggiata la prima donna ! ... Suo marito stesso , poveretto ! ... Pare che ne abbia scoperto delle belle ! ... - Il Capitan d ' Arme , seccato , fu costretto a rimbeccargli : - Perché non badate a quel che succede in casa vostra , caro collega ? - Ehm ! ehm ! - tossì don Filippo gravemente . Dalla platea intimarono pure silenzio , giacché s ' alzava il sipario . Donna Bellonia allora cavò fuori gli occhiali per leggere il biglietto , dietro le spalle di Fifì . - Ma che dice ? Io non ci capisco niente ! ... - Ah , non capite ? ... Non me ne ha scritta mai una così bella ! ... l ' infame ! il traditore ! ... Il fatto è che Ciolla , il quale si piccava di letteratura , ci s ' era stillata la quintessenza del cervello , chiusi tutti e due a quattr ' occhi col baronello nella retrobottega di Giacinto . Don Filippo tornò a domandare : - Ma che c ' è ? Si può sapere ? - Ssst ! ! ! - zittirono dalla platea . Si sarebbe udita volare una mosca . La prima donna , tutta bianca fuorché i capelli , sciolti giù per le spalle , come l ' aveva pettinata mastro Titta , faceva accapponar la pelle a quanti stavano a sentirla . Alcuni , dall ' ansia , s ' erano anche alzati in piedi , malgrado le proteste di quelli ch ' erano seduti dietro e non vedevano niente . Lo stesso Canali , commosso , si soffiava il naso come una tromba . - Guardate ! guardate ! ... adesso ! ... " Io ! ... io stessa ! ... con questa destra che tu impalmasti , giurandomi eterna fé !..." L ' amoroso , un mingherlino che lei si sarebbe messo in tasca , indietreggiava a passi misurati , con una mano sul giustacuore di velluto , e l ' altra , in atto di orrore , fra i capelli arricciati . - Non ci reggo , no ! - borbottò Canali . E scappò via , giusto nel momento che risuonavano gli applausi . - Che comica , eh ? Che talento ? - esclamò don Filippo smanacciando lui pure . - Peste ! ... maleducato ! ... Nicolino impaurito sgambettava e cacciavasi verso l ' uscio a testa in giù , strillando che voleva andarsene . Un terremoto giù in platea . Tutti in piedi , vociando e strepitando . La prima donna ringraziava di qua e di là , dimenando i fianchi , saettando il collo a destra e a sinistra al pari di una testuggine , mandando baci e sorrisi a tutti quanti sulla punta delle dita , colle labbra cucite dal rossetto , il seno che le scappava fuori tremolante ad ogni inchino . - Sangue di ! ... corpo di ! ... - esclamò Canali che era tornato ad applaudire . - Son maritato ! ... son padre di famiglia ! ... Ma farei uno sproposito ! ... - Papà mio ! papà mio ! - proruppe allora donna Fifì , scoppiando a piangere addosso al genitore . - Se mi volete bene , papà mio , fatemi bastonare a dovere quella sgualdrina ! ... - Eh ? ... - balbettò don Filippo rimasto a bocca aperta e con le mani in aria . - Che ti piglia adesso ? Donna Bellonia , Mita , Giovannina , tutte insieme si alzarono per calmare Fifì , circondandola , spingendola in fondo , verso l ' uscio , per nasconderla . Nei palchi dirimpetto , giù in platea , vi fu un ondeggiare di teste , delle risate , dei curiosi che appuntavano il cannocchiale verso il palchetto dei Margarone . Don Filippo , onde far cessare lo scandalo , si mise in prima fila , insieme a Nicolino , appoggiandosi al parapetto , salutando le signore col sorriso a fior di labbra , mentre borbottava sottovoce : - Stupida ! ... Tuo fratello , così piccolo , ha più giudizio di te , guarda ! ... Anche nel palco accanto si udiva un tramenìo . La signora Alòsi tutta affaccendata , con la boccettina d ' acqua d ' odore in mano , e il barone Mèndola voltando la schiena al teatro , scuotendo per le braccia un ragazzetto bianco al par della camicia , abbandonato sulla seggiola . - Gli è venuto male al piccolo La Gurna ... - disse il barone Mèndola dal palco di donna Giuseppina . - Capisce come uno grande ! ... Una seccatura ! - Come la mia Fifì ... or ora ! ... Benedetti ragazzi ! Pigliano tutto sul serio ! ... Il fanciullo , pallido , con grandi occhi intelligenti e timidi , guardava ancora la scena a sipario calato . Donna Giuseppina , dopo che il nipotino si fu riavuto alquanto , offrì per cortesia la sua boccetta d ' odore ai Margarone . Don Filippo seguitò a brontolare sottovoce : - Tale e quale come il ragazzo La Gurna che ha sett ' anni ! ... Vergogna ! ... Non mi ci pescate più , parola d ' onore ! Ma tacque vedendo entrare Mèndola che veniva a far visita , vestito in gala , colla giamberga verde bottiglia , i calzoni fior di pomo , soltanto il corvattone nero pel lutto del cugino Trao . Andava così facendo visite da un palco all ' altro , per non pagare il posto . - Non vi scomodate ... un posticino ... in un cantuccio ... Voi , Canali , potete andare da donna Giuseppina , qui accanto , che non c ' è nessuno ! ... No , no , in verità , nessuno ! ... Sarino , il suo figliuoletto , quello alto quanto il ventaglio , sapete la canzone ? ... e Corradino La Gurna , il ragazzo della zia Trao ... Donna Giuseppina lo conduce dove va per servirle di paravento ... quando aspetta certe visite ... capite ? L ' hanno mandato apposta da Siracusa per romperci le tasche ! ... - Poscia , appena Canali se ne fu andato : - Ora arriva anche Peperito ! ... Non mi piace giuocare a tressetti ! ... - E ammiccò chiudendo un occhio . Nessuno gli rispose . Allora vedendo quei musi lunghi , ripigliò , cambiando tono : - Che produzione , eh ? La donna specialmente ! ... M ' ha fatto piangere come un bambino ! - Anche qui ! anche qui ! - rispose don Filippo , fingendo di volgerla in burletta . - Ah , donna Fifì ? ... Allegramente , ché adesso , al terz ' atto , fanno pace fra di loro . Lui è ferito soltanto . Lo salva una ragazza che l ' ama di nascosto , e viceversa poi si scopre esser sua sorella di latte ... Una produzione che fu replicata due sere di seguito a Caltagirone ... Ohi ! ohi ! ... cos ' è adesso ? Il Capitan d ' Arme , dal palco dirimpetto , credendo di non esser visto , dietro le spalle della Capitana , faceva segno verso di loro col fazzoletto bianco , fingendo di soffiarsi il naso . Mèndola nel voltarsi sorprese pure donna Giovannina col fazzoletto al viso . Ella abbassò subito gli occhi e si fece rossa come un peperone . - Ah ! ah ! ... Sicuro ! Una bella compagnia ! Fortuna che sia capitata da queste parti ! La prima donna specialmente ! ... Sta lì , di faccia a casa mia , nella locanda di Nanni Ninnarò . Bisogna vedere ogni sera , dopo la recita ! ... - E terminò la frase all ' orecchio di don Filippo , il quale rispose : - Ehm ! ... ehm ! ... - Ti dò uno sgrugno , - minacciò intanto la mamma sottovoce , mangiandosi cogli occhi Giovannina . - Ti fo venire adesso il raffreddore ! ... - Sicuro ! - riprese il barone ad alta voce perché non capissero le ragazze . - Padrone del campo veramente è il padre nobile , quello che avete visto col barbone bianco . Finta che litigano ogni sera sul palcoscenico ... Ma poi , a casa , bisogna vedere ! ... Non vi dico altro ! Ho fatto un buco apposta nell ' impannata del granaio che guarda appunto in camera sua . Però ci sono gli avventizî , i devoti spiccioli , capite ? quelli che vanno a portare la loro offerta ... Il figlio del notaro Neri ha saccheggiato la dispensa , nel tempo che suo padre era fuggiasco ... salsicciotti , reste di fichi secchi , pezze intere di cacio ... Portava ogni giorno qualcosa in tasca ... Ohi ! ohi ! ... La signora Capitana si disponeva ad andarsene prima del tempo . In piedi , sul davanti del palchetto , aveva tolto con mal garbo il guardaspalle al Capitan d ' Arme , e l ' aveva dato al tenente , il quale glielo accomodava sugli omeri nudi in barba al suo superiore , adagio adagio , facendo il comodo suo , senza curarsi di tutti quegli occhi che avevano addosso . Don Bastiano Stangafame dall ' altro lato , col ventaglio in mano , e il marito , pacifico , che guardava e taceva . Mèndola diede una gomitata a Margarone , e tutti e due si misero a guardare in aria , grattandosi il mento . Canali osservò dal palco accanto : - Un po ' per uno , non fa male a nessuno ! ... - Badate a voi piuttosto ! ... badate ! ... - Sì , sì , l ' ho visto venire ... Adesso scappo , prima che giunga il cavaliere ... S ' imbatté col Peperito giusto sull ' uscio del corridoio . - Oh , cavaliere ! ... Beato chi vi vede ! S ' era inquieti da queste parti ... parola d ' onore ! ... - Perché ? - balbettò Peperito facendosi rosso . - Così ... Una produzione come questa che fa correre tutto il paese ... Si diceva ... come va che il cavaliere ? ... Peperito esitò alquanto , cercando la risposta , non sapendo se dovesse mettersi in collera , e poi gli sbatté l ' uscio sul muso . - Ora fanno il quadro degli innocenti ! - soggiunse Canali ridendo . - Vado in platea per vederlo di laggiù . - Allegramente , donna Fifì ! - disse poi Mèndola . - Non vi sono né morti né feriti ! ... Se non arriviamo a farvi ridere in nessun modo , vuol dire ... In quella si udì nel corridoio un fruscìo di seta , e un rumore di sciabole e di speroni . Donna Giovannina si fece di brace in volto , sentendosi addosso gli occhi della mamma . La signora Capitana spinse l ' uscio del palchetto , e mise dentro la sua testolina riccioluta e sorridente . - No , no , non vi scomodate . Son passata un momento a salutarvi . Un ' indecenza questa produzione ... Io me ne vo per non sentir altro ... E il vestito della donna ! ... avete visto , nel chinarsi ? ... - Eh ! eh ! ... - rispose don Filippo accennando alle sue ragazze . - Precisamente ! Una mamma non potrà condurre in teatro le figliuole . - E ' giusto ! - osservò allora don Filippo . - Dovrebbe interessarsene l ' autorità ... Il tenente , che le cortesie della signora Capitana avevano messo in vena , aggiunse : - Io sono l ' autorità . Ora corro sul palcoscenico per vedere s ' è quel che dico io ... Voglio toccare con mano come san Tommaso ! Ma nessuno rise . Solo la Capitana , dandogli un colpetto sul braccio , si chinò sorridendo all ' orecchio di donna Bellonia per confidarle ciò che affermava il tenente : - Io dico di no , invece . Guardate donna Giovannina ... E ' grassa quasi quanto la prima donna , eppure non si vede ... Un po ' ... sì ... da vicino ... forse pel busto che stringe troppo ... - Graziosissimo ! ... - borbottò il Capitan d ' Arme dal corridoio . - Elegantissimo ! ... Zacco , che giungeva allora , al vedere gli uniformi stava per tornare indietro , tanta la paura che gli era rimasta da quell ' affare della Carboneria . Ma poi si fece animo , per non destar sospetti , e andò a stringere la mano a tutti quanti , sorridendo , giallo come un morto . - Vengo dalla cugina Trao . E ' ancora in casa del fratello , poverina ! Non si può muovere ! ... Ha voluto partorire proprio a casa sua ! ... Io non ne sapevo nulla , giacché sono stato in campagna per badare ai miei interessi . - Ma che aspettano a battezzare cotesta bambina ! - chiese Margarone . - L ' arciprete Bugno fa un casa del diavolo per quell ' anima innocente che corre rischio d ' andare al limbo . Allora prese la parola il Capitano Giustiziere . - Aspettano il rescritto di Sua Maestà , Dio guardi ... Un ' idea del marchese Limòli , per far passare il nome dei Trao ai collaterali , ora che sta per estinguersi la linea mascolina ... Le carte furono nelle mie mani ... - Sì , una gran famiglia ... una gran casa , - aggiunse la signora Capitana . - Ci andai per far visita a donna Bianca . Ho visto anche la bambina ... un bel visetto . - Benissimo ! - conchiuse Zacco . - Così mastro - don Gesualdo ci ha guadagnato che neppur la sua figliuola è roba sua . La barzelletta fece ridere . Canali che tornava colle tasche piene di bruciate , volle che gliela ripetessero . - Buona sera ! buona sera ! Non voglio stare a sentire altro ! - esclamò la Capitana tutta sorridente , tappandosi le orecchie con le manine inguantate . - No ... me ne vo ... davvero ! ... Erano tutti nel corridoio : donna Fifì masticando un sorriso fra i denti gialli ; Nicolino dietro a Canali il quale distribuiva delle bruciate ; anche donna Giuseppina Alòsi aveva aperto l ' uscio del suo palco , per non dar campo alle male lingue . Solo donna Giovannina era rimasta al suo posto inchiodata dal viso arcigno della mamma . Don Ninì che veniva di nascosto per non destar i sospetti della fidanzata vestito di nero , con un mazzolino di rose in mano , rimase un po ' interdetto trovando tanta gente nel corridoio . Donna Fifì gli rivolse un ' occhiataccia , e tirò sgarbatamente per un braccio il fratellino che gli si arrampicava addosso onde frugargli nelle tasche . Il Capitano d ' Arme accarezzò il ragazzo , e disse guardando nel palco dei Margarone con certi occhi arditi : - Che bel fanciullo ! ... tanto simpatico ! ... Una bella famiglia ! ... Donna Fifì gli rispose con un sorriso civettuolo , proprio sotto gli occhi del fidanzato . La Capitana rise agro anche lei ; guardò donna Giovannina che aveva gli occhi lucenti , e siccome Peperito stava accarezzando Corradino La Gurna per far la corte a donna Giuseppina , dicendo che aveva un ' aria distinta , tutta l ' aria dei Trao , la Capitana aggiunse , colla vocina melata : - E ' sorprendente l ' aria di famiglia che c ' è fra di loro . Avete visto come somiglia a don Ninì la bambina di donna Bianca ? - Che diavolo ! - le borbottò all ' orecchio Canali . - Che storie andate pescando ! ... Successero alcuni istanti di silenzio imbarazzante . Zacco se ne andò canterellando . Canali annunziò che stava per cominciare l ' ultimo atto . Ci fu uno scambio di baci e di sorrisi pungenti fra le signore ; e donna Fifì si lasciò andare anche a stringere la mano che il Capitano le stendeva alla moda forestiera , con un molle abbandono . - Via , entrate un momento , - disse donna Bellonia al baronello . - Vi metterete in fondo al palco , insieme a Fifì , giacché siete in lutto . Nessuno vi vedrà . Levati di lì , Giovannina . - Sempre così ! - borbottò costei ch ' era furiosa contro la sorella . - Mi tocca sempre cedere il posto , a me ! ... - Mamma ... lascialo andare ... s ' è in lutto ! ... La commedia potrà vederla dal palcoscenico ! ... - sogghignò Fifì . - Io ? ... Ma essa gli volse le spalle . Mèndola s ' era ficcato nel palco prima di tutti gli altri , per veder la scena che aveva detto lui , e faceva la spiegazione a ogni parola . - State attenti ! ... Ora si scopre che la sorella di latte è figlia di un altro ... - Son cose che succedono ! - osservò Canali dall ' uscio . - Zitto ! zitto ! cattiva lingua ! Tutti gli occhi , anche quelli delle ragazze , si rivolsero al baronello , il quale finse di non capire . - Se vi seccate ! ... - borbottò donna Fifì , - giacchè state lì come un grullo ... volete andarvene ? ... - Io ? ... - Ecco ! ... - Interruppe Mèndola trionfante . - Ecco ! ... capite ? - Son maritato ! ... - tornò a dire Canali . - Son padre di famiglia ... Ma farei volentieri uno sproposito per la prima donna ! ... Anche il nome ha bello ! ... Aglae ... - Agli ... porri ! ... che nome ! ... - sogghignò il barone Mèndola . - Io non saprei come fare ... a tu per tu ! ... Don Filippo tagliò corto . - E ' un ' artistona ... una prima donna di cartello ... Allora si capisce ... - Sicuro , - si lasciò scappare incautamente don Ninì per dire qualche cosa . - Ah ! ... Piace anche a voi ? ... - Certamente ... cioè ... voglio dire ... - Dite , dite pure ! ... Già lo sappiamo ! ... Mèndola fiutò la burrasca e si alzò per svignarsela : - Il resto lo so . Buona sera . Con permesso , don Filippo . Sentite , Canali ... Per disgrazia la prima donna che doveva tenere gli occhi rivolti al cielo nel declamare : " S ' è scritto lassù ... dal Fato ... " si trovò a guardare nel palco dei Margarone . Donna Fifì allora non seppe più frenarsi : - Già , lo sappiamo ! Le agglomerate cerimonie ! ... le melenzose riga ! ... - Io ? ... le melenzose ? ... Ma lei scattò inferocita , quasi volesse piantargli i denti in volto : - Ci vuole una faccia tosta ! ... Sissignore ! la lettera con le melenzose ! ... eccola qua ! ... - e gliela fregò sotto il naso , scoppiando a piangere di rabbia . Don Ninì da prima rimase sbalordito . Indi scattò su come una furia , cercando il cappello . Sull ' uscio s ' imbatté in don Filippo , che accorreva al rumore . - Siete uno stupido ! ... un imbecille ! ... La bella educazione che avete saputo dare a vostra figlia ! ... Grazie a Dio , non ci metterò più i piedi a casa vostra ! E partì infuriato sbatacchiando l ' uscio . Don Filippo che era rimasto a bocca aperta , appena il baronello se ne fu andato , si cacciò nel palchetto , sbraitando contro la moglie alla sua volta : - Siete una stupida ! ... Non avete saputo educare le figliuole ! ... Vedete cosa mi tocca sentirmi dire ! ... Non dovevate portarmelo in casa quel facchino ! ... La rottura fece chiasso . Dopo cinque minuti non si parlava d ' altro in tutto il teatro . Poco mancò che la produzione non terminasse a fischi . Il capocomico se la prese colla prima donna , che lo guastava con le prime famiglie del paese . Ma lei giurava e spergiurava di non conoscerlo neanche di vista , quel barone , e gliene importava assai di lui . L ' udirono mastro Cosimo il falegname e quanti erano sul palcoscenico . Don Ninì furibondo andò subito il giorno dopo a cercare Ciolla , il quale se ne stava pei fatti suoi , dopo quelle ventiquattr ' ore passate in Castello sottochiave . - Bella figura m ' avete fatto fare colle vostre melenzose ! ... La sa a memoria tutto il paese la vostra lettera ! ... - Ebbene ? cosa vuol dire ? Segno ch ' è piaciuta , se la sanno tutti a memoria ! - E ' piaciuta un corno ! Lei dice che gliene importa assai di me ! - Oh ! oh ! ... E ' impossibile ! ... La lettera avrebbe sfondato un muro ! Vuol dire che la colpa è vostra , don Ninì ... Non parlo del vostro fisico ... Bisognava accompagnarla con qualche regaluccio , caro barone ! La polvere spinge la palla ! Credevate di far colpo per la vostra bella faccia ? ... con due baiocchi di carta rasata ? ... Giacché a me non mi avete dato nulla , veh ! ... Invano gli amici e i parenti tentarono d ' intromettersi onde rappattumare i fidanzati . La mamma ripeteva : - Che vuoi farci ? ... Gli uomini ! ... Anche tuo padre ! ... - Don Filippo la pigliava su un altro tono : - Sciocchezze ... scappatelle di gioventù ! ... Fu l ' occasione ... la novità ... Le prime donne non vengono mica ogni anno ... Sei una Margarone alla fin fine ! Lui non cambia certo una Margarone con una comica ! Poi , se perdono io che sono offeso maggiormente ! ... Ma donna Fifì non si placava . Diceva che non voleva saperne più di colui , uno sciocco , un avaraccio , il barone Melenzose ! ... Se mai , non le sarebbe mancato un pretendente cento volte meglio di lui ... Andava scorbacchiandolo con tutti , amiche e parenti . Don Ninì dalla rabbia avrebbe fatto non so che cosa . Giurava che voleva spuntarla ad ogni costo , ed avere la prima donna , non fosse altro per dispetto . - Ah ! gliela farò vedere a quella strega ! La polvere spinge la palla ! ... E mandò a regalare salsicciotti , caciocavallo , un bottiglione di vino . Empirono la tavola della locanda . Non si parlava d ' altro in tutto il paese . Il barone Mèndola narrava che ogni sera si vedevano le Nozze di Cana dal suo buco . Regali sopra regali , tanto che la baronessa dovette nascondere la chiave della dispensa . Mastro Titta venne a dire infine a don Ninì : - Non resiste più , vossignoria ! Ha perso la testa , la prima donna . Ogni sera , mentre sto a pettinarla , non mi parla d ' altro . - Se mi fa avere la soddisfazione che dico io ! ... Sotto gli occhi medesimi di donna Fifì voglio avere la soddisfazione ! Voglio farla morir tisica ! Fu una delusione il primo incontro . La signora Aglae faceva una parte di povera cieca , e aveva il viso dipinto al pari di una maschera . Nondimeno lo accolse come una regina nel bugigattolo dove c ' era un gran puzzo di moccolaia e lo presentò a un omaccione , il quale stava frugando dentro il cassone , in maniche di camicia , e non si voltò neppure . - Il barone Rubiera , distinto cultore ... Il signor Pallante celebre artista . Poi volse un ' occhiata alla schiena del celebre artista che continuava a rovistare brontolando , un ' altra più lunga a don Ninì , e soggiunse a mezza voce : - Lo conoscevo di già ! ... Lo vedo ogni sera ... in platea ! Egli invece stava per scusarsi che in teatro non era venuto a causa del lutto ; ma in quella si voltò il signor Pallante colle mani sporche di polvere , il viso impiastricciato anche lui , e una vescica in testa dalla quale pendevano dei capelli sudici . - Non c ' è , - disse con un vocione che sembrava venire di sotterra . - Te l ' avevo detto ! ... accidenti ! - E se ne andò brontolando . Ella guardò intorno in aria di mistero , colle pupille stralunate in mezzo alle occhiaie nere ; andò a chiudere l ' uscio in punta di piedi , e poscia si voltò verso il giovane , con una mano sul petto , un sorriso pallido all ' angolo della bocca . - E ' strano come mi batte il cuore ! ... No ... non è nulla ... sedete . Don Ninì cercò una sedia , colla testa in fiamme , il cuore che gli batteva davvero . Infine si appollaiò sul baule , cercando qualche frase appropriata , che facesse effetto , mentre lei bruciava un pezzettino di sughero alla fiamma del lume a olio che fumava . Sopraggiunse un ' altra visita , Mommino Neri , il quale trovando lì Rubiera diventò subito di cattivo umore , e non aprì bocca , appoggiato allo stipite , succhiando il pomo del bastoncino . La signora Aglae teneva sola la conversazione : un bel paese ... un pubblico colto e intelligente ... bella gioventù anche ... - Buona sera , - disse Mommino . - Ve ne andate , di già ? ... - Sì ... Non potrete muovervi qui dentro ... Siamo in troppi ... Don Ninì lo accompagnò con un sogghigno , continuando a suonare la gran cassa sul baule colle calcagna . Ella se ne avvide e alzò le spalle , con un sorriso affascinante , sospirando quasi si fosse levato un peso dallo stomaco . Il baronello gongolante incominciò . - Se sono d ' incomodo anch ' io ... - E cercò il cappello che aveva in mano . - Oh no ! ... voi , no ! - rispose lei con premura , chinando il capo . - Si può ? - chiese la vocetta fessa del tirascene dietro l ' uscio . - No ! no ! - ripeté la signora Aglae con tal vivacità quasi fosse stata sorpresa in fallo . - Si va in scena ! - aggiunse il vocione del signor Pallante . - Spicciati ! Allora essa , levando verso don Ninì il viso rassegnato , con un sorriso triste : - Lo vedete ! ... Non ho un minuto di libertà ! ... Sono schiava dell ' arte ! ... Don Ninì colse la palla al balzo : L ' arte ... una bella cosa ! ... Era il suo regno ... il suo altare ! ... Tutti l ' ammiravano ! ... dei cuori che faceva battere ! ... - Ah ! sì ! ... Le ho data tutta me stessa ... Me le son data tutta ! ... E aprì le braccia , voltandosi verso di lui , con tale abbandono , come offrendosi all ' arte , lì su due piedi , che don Ninì balzò giù dal cassone . - Badate ! - esclamò lei a bassa voce , rapidamente . - Badate ! ... Aveva le mani tremanti , che stese istintivamente verso di lui , quasi a farsene schermo . Poi si fregò gli occhi , reprimendo un sospiro , e balbettò come svegliandosi : - Scusate ... Un momento ... Devo vestirmi ... E un sorriso malizioso le balenò negli occhi . Quel seccatore di Mommino Neri era ancor lì , appoggiato a una quinta , che discorreva col signor Pallante , già vestito da re , colla zimarra di pelliccia e la corona di carta in testa . Stavolta toccò a don Ninì di farsi scuro in viso . Ella , come lo sapesse , socchiuse di nuovo l ' uscio , sporgendo il braccio e l ' omero nudi : - Barone , se aspettate alla fine dell ' atto ... quei versi che desiderate leggere li ho lì , in fondo al baule . No ! nessuna donna gli aveva data una gioia simile , una vampata così calda al cuore e alla testa : né la prima volta che Bianca gli s ' era abbandonata fra le braccia , trepidante ; né quando una Margarone aveva chinato il capo superbo , mostrandosi insieme a lui , in mezzo al mormorìo che suscitavano nella folla . Fu un vero accesso di pazzia . Buccinavasi persino che onde farle dei regali si fosse fatto prestare dei denari da questo e da quello . La baronessa , disperata , fece avvertire gli inquilini di non anticipare un baiocco al suo figliuolo se no l ' avevano a far con lei . - Ah ! ... ah ! ... vedranno ! Mio figlio non ha nulla . Io non pago di certo ! ... C ' erano state scene violente fra madre e figlio . Lui ostinato peggio d ' un mulo , tanto più che la signora Aglae non gli aveva lasciato neppur salire la scala della locanda . Infine gli aveva detto il perché , una sera , al buio lì sulla soglia mentre Pallante era salito avanti ad accendere il lume : - E ' geloso ! ... Son sua ! ... sono stata sua ! ... Ed aveva confessato tutto , a capo chino , con la bella voce sonora soffocata dall ' emozione . Egli , un gran signore diseredato dal genitore a causa di quella passione sventurata , aveva amata a lungo , pazzamente , disperatamente : uno di quegli amori che si leggono nei romanzi ; si era dato all ' arte per seguirla ; aveva sofferto in silenzio ; aveva implorato , aveva pianto ... Infine una sera ... come allora ... ancora tutta fremente e palpitante delle emozioni che dà l ' arte ... la pietà ... il sacrificio ... non sapeva ella stessa come ... mentre il cuore volava lontano ... sognando altri orizzonti ... altro ideale ... Ma dopo , mai più ! ... mai più ! ... S ' era ripresa ! ... vergognosa ... pentita ... implacabile ... Egli che l ' amava sempre , come prima ... più di prima ... alla follia ... era geloso : geloso di tutto e di tutti , dell ' aria , del sogno , del pensiero ... di lui pure , don Ninì ! ... - Ohè ! - si udì il vocione di su la scala . - Li vuoi fritti o al pomodoro ? Sul viso di lei , dolcemente velato dalla semi - oscurità , errò un sorriso angelico . - Vedete ? ... Sempre così ! ... Sempre la stessa devozione ! ... Ciolla che era il confidente di don Ninì gli disse poi : - Come siete sciocco ! Quello lì è un ... pentolaccia ! Si pappano insieme la roba che mandate voi e il figlio di Neri . Infatti aveva incontrato spesso Mommino sul palcoscenico , ed anche dinanzi all ' uscio della locanda , su e giù come una sentinella . Mommino adesso era tutto gentilezze e sorrisi per lui . Quando gli parve proprio di farci una figura sciocca , montò in collera . - Ah ! ... tu lo vuoi ? - gli diss ' ella infine con accento febbrile . - Ebbene ... ebbene ... Se non c ' è altro mezzo di provarti quanto io t ' amo ... Giacché bisogna perdermi ad ogni costo ... stasera ... dopo la mezzanotte ! ... Un odore di stalla , in quella scaletta buia , cogli scalini unti e rotti da tutti gli scarponi ferrati del contado . Lassù in cima , un fil di luce , e una figura bianca , che gli si offrì intera , bruscamente , con le chiome sparse . - Tu mi vuoi ... baiadera ... odalisca ? ... C ' erano dei piatti sudici sulla tavola , un manto di damasco rabescato sul letto , dei garofani e un lume da notte acceso sul canterano , dinanzi a un quadrettino della Vergine , e un profumo d ' incenso che svolgevasi da un vasetto di pomata il quale fumava per terra . All ' uscio che metteva nell ' altra stanza era inchiodato un bellissimo sciallo turco , macchiato d ' olio ; e dietro lo sciallo turco udivasi il signor Pallante che russava sulla sua gelosia . Essa , spalancando quegli occhi neri che illuminavano la stanza , mise un dito sulle labbra , e fece segno a Rubiera d ' accostarsi . " Insomma l ' ha stregato ! " scriveva il canonico Lupi a mastro - don Gesualdo proponendogli di fare un grosso mutuo al baronello Rubiera . " Don Ninì è pieno di debiti sino al collo , e non sa più dove battere il capo ... La baronessa giura che sinchè campa lei non paga un baiocco . Ma non ha altri eredi , e un giorno o l ' altro deve lasciargli tutto il suo . Come vedete , un buon affare , se avete coraggio ... " " Quanto ? " rispose mastro - don Gesualdo . " Quanto gli occorre al baronello Rubiera ? S ' è una cosa che si può fare son qua io . " Più tardi , come si seppe in paese della grossa somma che don Gesualdo aveva anticipata al barone Rubiera , tutti gli davano del matto , e dicevano che ci avrebbe persi i denari . Egli rispondeva con quel sorriso tutto suo : - State tranquilli . Non li perdo i denari . Il barone è un galantuomo ... e il tempo è più galantuomo di lui . Dice bene il proverbio che la donna è causa di tutti i mali ! Commediante poi ! V Don Ninì aveva sperato di tenere segreto il negozio . Ma sua madre da un po ' di tempo non si dava pace , vedendolo così mutato , dispettoso , sopra pensieri , col viso acceso e la barba rasa ogni mattina . La notte non chiudeva occhio almanaccando dove il suo ragazzo potesse trovare i denari per tutti quei fazzoletti di seta e quelle boccettine d ' acqua d ' odore . Gli aveva messi alle calcagna Rosaria ed Alessi . Interrogava il fattore e la gente di campagna . Teneva sotto il guanciale le chiavi del magazzino e della dispensa . Come le parlasse il cuore , poveretta ! Il cugino Limòli era arrivato a indicarle la signora Aglae che scutrettolava tutta in fronzoli . - La vedete ? è quella lì . Che ve ne sembra , eh , di vostra nuora ? Siete contenta ? - Proprio , come le avesse lasciata la jettatura don Diego Trao , morendo ! Nei piccoli paesi c ' è della gente che farebbe delle miglia per venire a portarvi la cattiva nuova . Una mattina la baronessa stava seduta all ' ombra della stoia sul balcone , imbastendo alcuni sacchi di canovaccio che Rosaria poi le cuciva alla meglio , accoccolata sullo scalino , aguzzando gli occhi e le labbra perché l ' ago non le sfuggisse dalle manacce ruvide voltandosi di tanto in tanto a guardare giù nella stradicciuola deserta . - E tre ! - si lasciò scappare Rosaria vedendo Ciolla che ripassava con quella faccia da usciere , sbirciando la casa della baronessa da cima a fondo , fermandosi ogni due passi , tornando a voltarsi quasi ad aspettare che lo chiamassero . La Rubiera che seguiva da un pezzetto quel va e vieni , di sotto gli occhiali , si chinò infine a fissare il Ciolla in certo modo che diceva chiaro : Che fate e che volete ? - Benedicite . - Cominciò ad attaccar discorso lui . E si fermò su due piedi , appoggiandosi al muro di rimpetto , col cappello sull ' occipite e in mano il bastone che sembrava la canna dell ' agrimensore , aspettando . La baronessa per rispondere al saluto gli domandò , facendo un sorrisetto agrodolce : - Che fate lì ? Mi stimate la casa ? Volete comprarla ? - Io no ! ... Io no , signora mia ! ... - Io no ! - Tornò a dire più forte , vedendo che lei s ' era rimessa a cucire . Allora la Rubiera si chinò di nuovo verso la stradicciuola , cogli occhiali lucenti , ed entrambi rimasero a guardarsi un momento così , come due basilischi . - Se volete dirmi qualche cosa , salite pure . - Nulla , nulla , - rispose Ciolla ; e intanto s ' avviava verso il portone . Rosaria tirò la funicella e si mise a borbottare ; - Che vuole adesso quel cristiano ? A momenti è ora d ' accendere il fuoco . Ma intanto si udiva lo schiamazzo degli animali nel cortile e i passi di Ciolla che saliva adagio adagio . Egli entrò col cappello in testa , ossequioso , ripetendo : Deo gratias ! Deo gratias ! lodando l ' ordine che regnava da per tutto in quella casa . - Non ne nascono più delle padrone di casa come voi , signora baronessa ! Ecco ! ecco ! siete sempre lì , a sciuparvi la vista sul lavoro . Ne hanno fatta della roba quelle mani ! ... Non ne hanno scialacquata , no ! La baronessa che aspettava coll ' orecchio teso cominciò ad essere inquieta . Intanto Rosaria aveva sbarazzato una seggiola del canovaccio che vi era ammucchiato sopra , e stava ad ascoltare , grattandosi il capo . - Va a vedere se la gallina ha fatto l ' uovo , - disse la padrona . E tornò a discorrere col Ciolla , più affabile del consueto , per cavargli di bocca quel che aveva da dire . Ma Ciolla non si apriva ancora . Parlava del tempo , dell ' annata , del fermento che aveva lasciato in paese la Compagnia d ' Arme , dei guai che erano toccati a lui . - I cenci vanno all ' aria , signora mia , e chi ha fatto il danno invece se la passa liscia . Benedetta voi che ve ne state in casa , a badare ai vostri interessi . Fate bene ! Avete ragione ! Tutto ciò che si vede qui è opera vostra . Non lo dico per lodarvi ! Benedette le vostre mani ! Vostro marito , buon ' anima ! ... via , non parliamo dei morti ... le mani le aveva bucate ... come tutti i Rubiera ... I fondi coperti di ipoteche ... e la casa ... Infine cos ' era il palazzetto dei Rubiera ? ... Quelle cinque stanze lì ? ... La baronessa fingeva d ' abboccare alle lodi , dandogli le informazioni che voleva , accompagnandolo di stanza in stanza , spiegandogli dove erano stati aperti gli usci che mettevano in comunicazione il nuovo col vecchio . Ciolla seguitava a guardare intorno cogli occhi da usciere accennando del capo , disegnando colla canna d ' India : - Per l ' appunto ! quelle cinque stanze lì . Tutto il resto è roba vostra . Nessuno può metterci le unghie nella roba vostra finché campate ... Dio ve la faccia godere cent ' anni ! una casa come questa ... una vera reggia ! vasta quanto un convento ! Sarebbe un peccato mortale , se riuscissero a smembrarvela i vostri nemici ... ché ne abbiamo tutti , nemici ! ... Essa , che si sentiva impallidire , finse di mettersi a ridere : una risata da fargli montar la mosca al naso a quell ' altro . - Cosa ? Ho detto una minchioneria ? Nemici ne abbiamo tutti . Mastro - don Gesualdo , esempigrazia ! ... Quello non vorrei trovarmelo mischiato nei miei interessi ... Fingeva anche lui di guardarsi intorno sospettoso , quasi vedesse da per tutto le mani lunghe di mastro - don Gesualdo . - Quello , se si è messo in testa di ficcarvisi in casa ... a poco a poco ... da qui a cent ' anni ... come fa il riccio ... La baronessa era tornata sul balcone a prendere aria , senza dargli retta , per cavargli di bocca il rimanente . Egli nicchiò ancora un poco , disponendosi ad andarsene , cavandosi il cappello per darvi una lisciatina , cercando la canna d ' India che aveva in mano , scusandosi delle chiacchiere colle quali le aveva empito la testa sino a quell ' ora . - Che avete da fare , eh ? Dovete vestirvi per andare al battesimo della figliuola di don Gesualdo ? Sarà un battesimo coi fiocchi ... in casa Trao ! ... Vedete dove va a ficcarsi il diavolo , che la bambina di mastro - don Gesualdo va proprio a nascere in casa Trao ! ... Ci saranno tutti i parenti ... una pace generale ... Siete parente anche voi ... La baronessa continuava a ridere , e Ciolla le teneva dietro , tutti e due guardandosi in viso , cogli occhi soli rimasti serii . - No ? Non ci andate ? Avete ragione ! Guardatevi da quell ' uomo ! Non vi dico altro ! Vostro figlio è una bestia ! ... Non vi dico altro ! ... - Mio figlio ha la sua roba ed io ho la mia ... Se ha fatto delle sciocchezze mio figlio pagherà , se può pagare ... Io no però ! Pagherà lui , col fatto suo , con quelle cinque stanze che avete visto ... Non ha altro , per disgrazia ... Ma io la mia roba me la tengo per me ... Son contenta che mio figlio si diverta ... E ' giovane ... Bisogna che si diverta ... Ma io non pago , no ! - Quello che dicono tutti . Mastro - don Gesualdo crede d ' essere furbo . Ma stavolta , se mai , ha trovato uno più furbo di lui . Sarebbe bella che gli mantenesse l ' amante a don Ninì ! ... Gli parrebbe di fare le sue follie di gioventù anche lui ! ... La baronessa , dal gran ridere , andava tenendosi ai mobili per non cadere . - Ah , ah ! ... questa è bella ! ... Questa l ' avete detta giusta , don Roberto ! ... - Ciolla le andava dietro fingendo di ridere anche lui , spiandola di sottecchi , indispettito che se la prendesse così allegramente . Ma Rosaria , mentre veniva a pigliar la tela , vide la sua padrona così pallida che stava per chiamare aiuto . - Bestia ! Cosa fai ? Perché rimani lì impalata ? Accompagna don Roberto piuttosto ! - Così Ciolla si persuase ad andarsene finalmente , sfogandosi a brontolare colla serva : - Com ' è allegra la tua padrona ! Ho piacere , sì ! L ' allegria fa buon sangue e fa vivere lungamente . Meglio ! meglio ! Rosaria , tornando di sopra , vide la padrona in uno stato spaventevole , frugando nei cassetti e negli armadi , colle mani che non trovavano nulla , gli occhi che non ci vedevano , la schiuma alla bocca , vestendosi in tutta fretta per andare al battesimo del cugino Motta . - Sì , ci andrò ... Sentiremo cos ' è ... E ' meglio sapere la verità . - La gente che la vedeva passare per le strade , trafelata e col cappellino di traverso non sapeva che pensare . Nella piazzetta di Sant ' Agata c ' era una gran curiosità , come giungevano gli invitati al battesimo in casa Trao , e don Luca il sagrestano che andava e veniva , coi candelieri e gli arnesi sacri sotto il braccio . Speranza ogni momento si affacciava sul ballatoio , scuotendo le sottane , piantandosi i pugni sui fianchi , e si metteva a sbraitare contro quella bambina che le rubava l ' eredità del fratello : - Sarà un battesimo strepitoso ! C ' è la casa piena ... tutta la nobiltà ... Noi soli , no ! Non ci andremo ... per non fare arrossire i parenti nobili ... Non ci abbiamo che vedere , noi ! ... Nessuno ci ha invitati al battesimo di mia nipote ... Si vede che non è sangue nostro ... Anche il vecchio Motta s ' era rifiutato , la mattina , allorché Gesualdo era andato a pregarlo di mettere l ' acquasanta alla nipotina . Seduto a tavola - stava mangiando un boccone - gli disse di no , levando in su il fiasco che aveva alla bocca . Poi , asciugandosi le labbra col dorso della mano , gli piantò addosso un ' occhiataccia . - Vacci tu al battesimo della tua figliuola . E ' affar tuo ! Io non son nato per stare fra i signoroni ... Voialtri venite a cercarmi soltanto quando avete bisogno di me ... per chiudere la bocca alla gente ... No , no ... quando c ' è da guadagnare qualcosa non vieni a cercarmi , tu ! ... Lo sai ? L ' appalto della strada ... la gabella ... Mastro Nunzio voleva snocciolare la litania dei rimproveri , intanto che ci si trovava . Ma Gesualdo , il quale aveva già la casa piena di gente , e sapeva che non gli avrebbe mai fatto chinare il capo se aveva detto di no , se ne andò colle spalle e il cuore grossi . Non era allegro neppur lui , poveraccio , sebbene dovesse far la bocca ridente ai mirallegro e ai salamelecchi . Però infine con Nanni l ' Orbo , più sfacciato , che gli rompeva le tasche chiedendogli i confetti a piè della scala , si sfogò : - Sì ! ... Va a vedere ! ... Va a vedere come s ' è storta fin la trave del tetto , ora ch ' è nata una bambina in questa casa ! Barabba e il cacciatore della baronessa Mèndola avevano dato una mano a scopare , a spolverare , a rimettere in gambe l ' altare sconquassato , chiuso da tant ' anni nell ' armadio a muro della sala grande che serviva di cappella . La sala stessa era ancora parata a lutto , qual ' era rimasta dopo la morte di don Diego , coi ritratti velati e gli alveari coperti di drappo nero torno torno per i parenti venuti al funerale , com ' era l ' uso nelle famiglie antiche . Don Ferdinando , raso di fresco , con un vestito nero del cugino Zacco che gli si arrampicava alla schiena andava ficcando il naso da per tutto , col viso lungo , le braccia ciondoloni dalle maniche troppo corte , inquieto , sospettoso , domandando a ciascuno : - Che c ' è ? Cosa volete fare ? - Ecco vostro cognato , - gli disse la zia Sganci entrando nella sala insieme a don Gesualdo Motta . - Ora dovete abbracciarvi fra di voi , e non tenere in corpo il malumore , con quella creaturina che c ' è di mezzo . - Vi saluto , vi saluto , - borbottò don Ferdinando ; e gli voltò le spalle . Ma gli altri parenti che avevano più giudizio , facevano buon viso a don Gesualdo : Mèndola , i cugini Zacco , tutti quanti . Già i tempi erano mutati ; il paese intero era stato sottosopra ventiquattr ' ore , e non si sapeva quel che poteva capitare un giorno o l ' altro . Oramai , per amore o per forza , mastro - don Gesualdo s ' era ficcato nel parentado , e bisognava fare i conti con lui . Tutti perciò volevano vedere la bambina - un fiore , una rosa di maggio . - La zia Rubiera abbracciava Bianca , come una mamma che abbia ritrovata la sua creatura , asciugandosi gli occhi col fazzoletto diventato una spugna . - No ! Non ho peli sullo stomaco ! ... Non mi pareva vero , dopo d ' averti allevata come una figliuola ! ... Sono una bestia ... Son rimasta una contadina ... tale e quale mia madre , buon ' anima ... col cuore in mano ... Bianca tutta adornata sotto il baldacchino del lettone , pallida che sembrava di cera , sbalordita da tutta quella ressa , non sapeva che rispondere , guardava la gente , stralunata , cercava di abbozzare qualche sorriso , balbettando . Suo marito invece faceva la sua parte in mezzo a tutti quegli amici e parenti e mirallegro , col viso aperto e giulivo , le spalle grosse e bonarie , l ' orecchio teso a raccogliere i discorsi che si tenevano intorno a lui e dietro le sue spalle . La zia Cirmena , infatuata , rispondeva a coloro che auguravano la nascita di un bel maschiotto , più tardi , che già le femmine sono come la gramigna , e vi scopano poi la casa del bello e del buono per andare a maritarsi ... - Eh ... i figliuoli bisogna pigliarseli come Dio li manda , maschi o femmine ... Se si potesse andare a sceglierli al mercato ... A don Gesualdo non gli mancherebbero i denari per comprare il maschio . - Non me ne parlate ! - interruppe alla fine la zia Rubiera - Non sapete quel che costino i maschi ! ... Quanti dispiaceri ! Lo so io ! ... E continuò a sfogarsi all ' orecchio di Bianca , accesa sbirciando di sottecchi don Gesualdo per vedere quel che ne dicesse . Don Gesualdo non diceva nulla . Bianca invece , cogli occhi chini , si faceva di mille colori . - Non lo riconosco più , no ! ... nemmeno io che l ' ho fatto ! ... Ti rammenti , che figliuol d ' oro ? ... docile , amoroso , ubbidiente ... Adesso si rivolterebbe anche a sua madre , per quella donnaccia forestiera ... una commediante , la conosci ? Dicono che ha i denti e i capelli finti ... Deve avergli fatta qualche malìa ! Commediante e forestiera , capisci ! ... lui non ci vede più dagli occhi ... Spende l ' osso del collo ... La gente cattiva ... i birboni anche l ' aiutano ... Ma io non pago , no ! ... Oh , questo poi , no ! - Zia ! - balbettò Bianca con tutto il sangue al viso . - Che vuoi farci ? E ' la mia croce ! Se sapevo tanto piuttosto ... Don Gesualdo badava a chiacchierare col cugino Zacco , tutti e due col cuore in mano , amiconi . La baronessa allora spiattellò la domanda che le bolliva dentro : - E ' vero che tuo marito gli presta dei denari ... sottomano ? ... L ' hai visto venire qui , da lui ? ... Di ' , che ne sai ? - Certo , certo , - rispose in quel punto don Gesualdo . - I figliuoli bisogna pigliarseli come vengono . - Zacco a conferma mostrò le sue ragazze , schierate in fila come tante canne d ' organo , modeste e prosperose . - Ecco ! io ho cinque figliuole , e voglio bene a tutte egualmente ! - Sicuro ! - rispose Limòli . - E ' per questo che non volete maritarle . Donna Lavinia , la maggiore , volse indietro un ' occhiata brutta . - Ah , siete qui ? - disse il barone . - Siete sempre presente come il diavolo nelle litanie , voi ! Il marchese , che doveva essere il padrino , si era messa la croce di Malta . Don Luca venne a dire che il canonico era pronto , e le signore passarono in sala , con un gran fruscìo di seta , dietro donna Marianna la quale portava la bambina . Dall ' uscio aperto vedevasi un brulichìo di fiammelle . Don Ferdinando , in fondo al corridoio , fece capolino , curioso . Bianca dalla tenerezza piangeva cheta cheta . Suo marito ch ' era rimasto ginocchioni , come gli aveva detto la Macrì , col naso contro il muro , si alzò per calmarla . - Zitta ... Non ti far scorgere ! ... Dinanzi a coloro bisogna far buon viso ... Tutt ' a un tratto scoppiò giù in piazza un crepitìo indiavolato di mortaletti . Don Ferdinando fuggì via spaventato . Gli altri che assistevano al battesimo corsero al balcone coi ceri in mano . Persino il canonico in cotta e stola . Era Santo , il fratello di don Gesualdo , il quale festeggiava a quel modo il battesimo della nipotina , scamiciato , carponi per terra , colla miccia accesa . Don Gesualdo aprì la finestra per dirgli un sacco di male parole : - Bestia ! ... Ne fai sempre delle tue ! ... Bestia ! ... Gli amici lo calmarono : - Poveraccio ... lasciatelo fare . E ' un modo d ' esprimere la sua allegria ... La zia Sganci trionfante gli mise sulle braccia la figliuola : - Eccovi Isabella Trao ! - Motta e Trao ! Isabella Motta e Trao ! - corresse il marchese . Zacco soggiunse ch ' era un innesto . Le due famiglie che diventavano una sola . Però don Gesualdo tenendo la bambina sulle braccia rimaneva alquanto imbroncito . Intanto don Luca , aiutato da Barabba e dal cacciatore , serviva le granite e i dolci . La zia Cirmena , che aveva portato seco apposta il nipotino La Gurna , gli riempiva le tasche e il fazzoletto . Le Zacco invece , poiché la maggiore , contegnosa , non aveva preso nulla , dissero tutte di no , una dopo l ' altra , mangiandosi il vassoio cogli occhi . Don Luca incoraggiava a prendere dicendo : - E ' roba fresca . Sono stato io stesso ad ordinarla a Santa Maria e al Collegio . Non s ' è guardato a spesa . - Diavolo ! - disse Zacco , che cercava l ' occasione di mostrarsi amabile . - Diavolo ! Vorrei vedere anche questa ! ... - Gli altri facevano coro . - Ecco che risorgeva casa Trao . Voleri di Dio . Quella bambina stessa che aveva voluto nascere nella casa materna . Il canonico Lupi arrivò anche a congratularsi col marchese Limòli il quale aveva pensato al mezzo di non lasciare estinguere il casato alla morte di don Ferdinando . - Sicuro , sicuro , - borbottò don Gesualdo . - Era già inteso ... V ' avevo detto di sì allora ... Quando ho detto una parola ... E andò a deporre la figliuola fra le braccia della moglie che le zie si rubavano a vicenda . La baronessa Mèndola voleva sapere cosa dicessero . Zacco , premuroso , venne a chiedere dei confetti per don Ferdinando a cui nessuno aveva pensato . - Sicuro , sicuro . E ' il padrone di casa . - Vedete ? - osservò la zia Rubiera . - A quest ' ora c ' è già pel mondo chi deve portarvi via la figliuola e la roba . Scoppiarono delle risate . Donna Agrippina torse la bocca e chinò a terra gli occhioni che dicevano tante cose , quasi avesse udito un ' indecenza . Don Gesualdo rideva anche lui , faceva buon viso a tutti . Alla fine arrischiò anche una barzelletta : - E quando si marita vi lascia anche il nome dei Trao ... La dote , no , non ve la lascia ! ... La Rubiera che stimò il momento propizio , e non voleva perdere l ' occasione , lo tirò a quattr ' occhi vicino al letto , mentre si udivano in fondo al corridoio Mèndola e don Ferdinando i quali litigavano ad alta voce , e tutti corsero a vedere . - Sentite don Gesualdo ; io non ho peli sulla lingua . Volevo parlarvi di quello scapestrato di mio figlio . Aiutami tu , Bianca . - Io , zia ? ... - Scusatemi , io so parlare col cuore in mano ... tale e quale come m ' ha fatta mia madre ... Ora che siete padre anche voi , don Gesualdo capirete quel che devo averci in cuore ... che spina ... che tormento ! ... Guardava ora la nipote ed ora suo marito cogli occhi acuti , col sorriso semplice e buono che le avevano insegnato i genitori pei negozi spinosi . Don Gesualdo stava a sentire tranquillamente . Bianca , imbarazzata da quell ' esordio , colla figliuoletta in grembo , sembrava una statua di cera . - Saprete le chiacchiere che corrono , di Ninì con quella comica ? Bene . Di ciò non mi darei pensiero . Non è la prima e l ' ultima . Suo padre , buon ' anima , era fatto anch ' esso così . Ma sinora gli ho impedito di commettere qualche sciocchezza . Adesso però ci sono di mezzo i birboni , i cattivi compagni ... Senti , Bianca , io , la mia figliuola , non l ' avrei data da battezzare a quel canonico lì ! ... Bianca , sbigottita , muoveva le labbra smorte senza arrivare a trovar parole . Don Gesualdo invece aveva fatto la bocca a riso , come la baronessa scappò in quell ' osservazione . Essa , udendo che tornava gente , gli domandò infine apertamente : - Ditemi la verità . V ' ha fatto chiedere del denaro in prestito , eh ? ... Gliene avete dato ? Don Gesualdo rideva più forte . Poi vedendo che la baronessa diveniva rossa come un peperone , rispose : - Scusate ... scusate ... Se mai ... Perché non lo domandate a lui ? ... Questa è bella ! ... Io non sono il confessore di vostro figlio ... Mèndola irruppe nella camera narrando fra le risate la scena che aveva avuta con quell ' orso di don Ferdinando il quale non voleva venire a far la pace col cognato . La Rubiera , senza dir altro , asciugavasi le labbra col fazzoletto ancora appiccicoso di dolciume , mentre i parenti toglievano commiato . Nell ' andarsene ciascuno aveva una parola d ' elogio sul modo in cui erano andate le cose . Donna Marianna diceva alla Rubiera sottovoce che aveva fatto bene a venire anche lei , per non dar nell ' occhio , per far tacere le male lingue ... L ' altra rispose con un ' occhiataccia che donna Agrippina colse al volo : - M ' è giovata assai ! Serpi sono ! Non vi dico altro . Ci siam messa la vipera nella manica ! ... Vedrete poi ... Don Gesualdo , rimasto solo colla moglie tracannò di un fiato un gran bicchiere di acqua fresca , senza dir nulla . Bianca disfatta in viso , quasi fosse per sentirsi male , seguiva ogni suo movimento con certi occhi che sembravano spaventati , stringendo al seno la bambina . - Te ' , vuoi bere ? - disse lui . - Devi aver sete anche tu . Ella accennò di sì . Ma il bicchiere le tremava talmente nelle mani che si versò tutta l ' acqua addosso . - Non importa , non importa , - aggiunse il marito . - Adesso nessuno ci vede . E si mise ad asciugare il lenzuolo col fazzoletto . Poi tolse in braccio la bambina che vagiva , ballottandola per farla chetare , portandola in giro per la camera . - Hai visto , eh , che gente ? che parenti affezionati ? Ma tuo marito non se lo mettono in tasca , no . Fuori , nella piazza , tutti i vicini erano affacciati per vedere uscire gli invitati . Alla finestra dei Margarone , laggiù in fondo , al di sopra dei tetti , c ' era pure dell ' altra gente che faceva capolino ogni momento . La Rubiera cominciò a salutare da lontano , col ventaglio , col fazzoletto , mentre discorreva col marchese Limòli , talmente accesa che sembrava volessero accapigliarsi . - Razze di serpi , sono ! Cime di birbanti ! Se lo mangiano in un boccone quello scomunicato di mio figlio ! ... Ma prima l ' ha da fare con me ! Sentite , accompagnatemi un momento dai Margarone ... E ' un pezzo che non ci vediamo ... Infine non è un motivo per romperla con dei vecchi amici ... una ragazzata ... Voi siete un uomo ammodo ... e alle volte ... una parola a proposito ... Venne ad aprire donna Giovannina con tanto di muso . Si vedeva in fondo l ' uscio del salotto buono spalancato ; tolte le fodere ai mobili . Un ' aria di cerimonia insomma . - Che c ' è ? - chiese il marchese entrando . - Cosa accade ? - Io non so nulla ! - esclamò donna Giovannina la quale sembrava sul punto di scoppiare a piangere . - Ci sarà gente di là , credo ; ma io non ne so nulla . - Povera bambina ! povera bambina ! - Il marchese indugiava in anticamera , accarezzando la ragazza . Le aveva preso con due dita il ganascino da canonico , ammiccando con malizia , guardandosi intorno per dirle sottovoce : - Che vuoi farci ? Pazienza ! Chi primo nasce primo pasce . Ci sarà donna Fifì , colla mamma , a ricevere le visite , eh ? Don Bastiano , eh ? il Capitan d ' Arme ? ... Don Bastiano infatti era lì , nel salotto , vestito in borghese , con abiti nuovi fiammanti che gli rilucevano addosso , raso di fresco , seduto sul canapè accanto alla mamma Margarone , come uno sposo , facendo scivolare di tanto in tanto un ' occhiata languida e sentimentale verso la ragazza , lisciandosi i baffoni novelli che non volevano piegarsi . Donna Fifì , al vedere giungere la Rubiera , si ringalluzzì , superbiosa , tubando sottomano col forestiero per farle dispetto . - Oh , oh , - disse il marchese , salutando don Bastiano ch ' era rimasto un po ' grullo . - Siete ancora qui ? Bene ! bene ! Ed incominciò a discorrere col capitano , intanto che le signore chiacchieravano tutte in una volta , domandandogli perché la Compagnia d ' Arme fosse partita senza di lui , se aveva intenzione di fermarsi un pezzetto , se era contento del paese e voleva lasciare le spalline . Don Bastiano si teneva sulle generali , lodando il paesaggio , il clima , gli abitanti , sottolineando le parole con certi sguardi espressivi rivolti a donna Fifì , la quale fingeva di guardare fuori dal balcone cogli occhi pieni di poesia , e chinava il capo arrossendo a ciascuno di quei complimenti , quasi fossero a lei dedicati . Il marchese domandò a un tratto che n ' era di don Filippo , e gli risposero che era uscito per condurre a spasso Nicolino . - Ah , bene ! bene ! La Rubiera si morsicava le labbra aspettando che il cugino Limòli avviasse il discorso sul tema che sapeva . Ma intanto osservava di sottecchi le arie languide di donna Fifì , la quale sembrava struggersi sotto le occhiate incendiarie di don Bastiano Stangafame , e non poteva star ferma sulla seggiola , col seno piatto ansante come un mantice , e i piedini irrequieti che dicevano tante cose affacciandosi ogni momento dal lembo del vestito . La conversazione languiva . Si parlò del battesimo e della gente che c ' era stata . Ma ciascuno pensava intanto ai fatti suoi , chiacchierando del più e del meno , cercando le parole , col sorriso distratto in bocca . Solo il marchese sembrava che pigliasse un grande interesse ai discorsi del capitano , quasi non fosse fatto suo . Poi , sbirciando il viso rosso di donna Giovannina che stava a spiare dall ' uscio socchiuso , la chiamò a voce alta . - Avanti , avanti , bella figliuola . Vogliamo vedere quella bella faccia . Siamo qui noi soli , in famiglia ... La mamma e la sorella maggiore fulminarono due occhiataccie addosso alla ragazza , la quale rimaneva sull ' uscio , nascondendo le mani di serva sotto il grembiule , vergognosa di esser stata scoperta a quel modo , vestita di casa . Limòli , senza accorgersi di nulla , domandava sottovoce a donna Bellonia : - Quando la maritiamo quella bella figliuola ? Prima tocca alla maggiore , è naturale . Ma poi ricordatevi che ci son qua io per fare il sensale ... gratis et amore , ben inteso ... Siamo amici vecchi ! ... Donna Bellonia andava facendogli li occhiacci , sebbene il marchese fingesse di non badarci . Poi gli disse sottovoce : - Cosa dite ! ... che idee da metterle in testa ! ... Ancora è troppo giovane ... quasi quasi ha ancora il vestito corto ... - Vedo ! vedo ! - rispose il marchese sbirciando le calze bianche di donna Giovannina . Donna Fifì aveva condotto il capitano ad ammirare i suoi fiori sul balcone . Colse un bel garofano , l ' odorò a lungo socchiudendo gli occhi , e glielo porse . - Vedo , vedo , - ripeté il vecchietto . La Rubiera allora volle accomiatarsi , masticando un sorriso , coi fiori gialli che le fremevano sul cappellino . Intanto che le signore barattavano baci ed abbracci , il marchese si rivolse al capitano . - Mi congratulo ! ... Mi congratulo tanto ... davvero ... don Bastiano . - Perché ? ... Di che cosa ? ... - Il capitano sorpreso e imbarazzato cercava una botta di risposta . Ma l ' altro gli aveva già voltato le spalle , salutava le signore con una parola gentile per ciascuna ; accarezzava paternamente donna Giovannina che teneva ancora il broncio . - Che c ' è ? che c ' è ? Cosa vuol dire ? Le ragazze devono stare allegre . Hai inteso tua madre ? Dice che hai tempo di crescere . Su , dunque ! allegra ! La Rubiera sentivasi scoppiare sotto la mantiglia ; dopo che si fu voltata indietro a salutare colla mano dalla strada tutti i Margarone schierati sul terrazzino prese a borbottare : - Avete capito , eh ? - Diamine ! Non ci voleva molto . Anche per la Giovannina bisogna mettersi il cuore in pace ... - Ma sì , ma sì ! Con tanto piacere me lo metto il cuore in pace ... Una civetta ! ... Avete visto il giuochetto del garofano ? Saremmo stati freschi mio figlio ed io ... Quasi quasi se lo meritava ! Scomunicato ! Nemico di sua madre stessa ! ... Lì a due passi si imbatterono in Canali , che andava dai Margarone , e aveva visto da lontano i baciamani fra la strada e il terrazzo . Canali fece un certo viso , e fermò la baronessa per salutarla , menando il discorso per le lunghe , sgranandole in faccia due occhi curiosi . - Siete stata da donna Bellonia , eh ? Avete fatto bene . Un ' amicizia antica come la vostra ! ... Peccato che don Ninì ... La baronessa cercava di scavar terreno anch ' essa , in aria disinvolta , facendosi vento e menando il can per l ' aia . - Infine ... delle sciocchezze ... sciocchezze di gioventù ... - No , no , perdonate ! - ribatté Canali . - Vorrei veder voi stessa ! ... Un padre deve aprire gli occhi per sapere a chi dà la sua creatura ... Non dico per vostro figlio ... Un buon giovane ... un cuor d ' oro ... Il male è che s ' è lasciato abbindolare ... circondato da falsi amici ... Di bricconi ce ne son sempre ... Gli hanno carpito qualche firma ... La baronessa lo piantò lì senz ' altro . - Sentite ? Vedete ? - andava brontolando col cugino Limòli . Poscia piantò anche lui che non poteva più tenerle dietro . - Vi saluto , vi saluto - E corse dal notaro Neri , pallida e trafelata , per vedere ... per sentire ... Il notaro non sapeva nulla ... nulla di positivo almeno . - Sapete , don Gesualdo è volpe fina ... Son cose queste che si fanno sottomano , se mai ... Avranno fatto il contratto da qualche notaio forestiere ... Il notaro Sghembri di Militello dicono ... Ma via ... Non c ' è motivo poi di mettersi in quello stato per una cosa simile ... Avete una faccia che non mi piace . Rosaria , ch ' era a ripulire il pollaio quando la sua padrona era tornata a casa , udì a un tratto dal cortile un urlo spaventoso , come stessero sgozzando un animale grosso di sopra , una cosa che le fece perdere le ciabatte correndo a precipizio . La baronessa era ancora lì , dove aveva cominciato a spogliarsi , appoggiata al cassettone , piegata in due quasi avesse la colica , gemendo e lamentandosi , mentre le usciva bava dalla bocca , e gli occhi le schizzavano fuori : - Assassino ! Figlio snaturato ! ... No ! non me la faccio mangiare la mia roba ! ... Piuttosto la lascio ai poveri ... ai conventi ... Voglio far testamento ! ... Voglio far donazione ! ... Chiamatemi il notaro ... subito ! ... Don Ninì stava bisticciandosi colla sua Aglae , in quella stanzaccia di locanda che per lui era diventata un inferno dal momento in cui s ' era messo sulle spalle il debito e mastro - don Gesualdo . Il letto in disordine , i vestiti sudici , i capelli spettinati , le carezze stesse di lei , i manicaretti cucinati dall ' amico Pallante , gli si erano mutati in veleno , dacché gli costavano cari . Al veder giungere Alessi che veniva a chiamarlo , parlando di notaro e di donazione , si fece pallido a un tratto . Invano la prima donna gli si avvinghiò al collo , discinta , senza badare al Pallante che accorreva dalla cucina né ad Alessi il quale spalancava gli occhi e si fregava le mani . - Ninì ! Ninì mio ! ... Non mi abbandonare in questo stato ! ... - Malannaggia ! Lasciatemi andare ... tutti quanti siete ! ... Vi pare che si scherzi ! ... Quella donna è capace di tutto ! Don Ninì , ripreso interamente dall ' amor della roba , non si lasciò commuovere neppure dalla scena dello svenimento . Piantò lì dov ' era la povera Aglae lunga distesa sul pavimento come all ' ultimo atto di una tragedia , e Pallante che le tirava giù il vestito sulle calze , per correre a casa senza cappello . Colà ci fu una scena terribile fra madre e figlio . Lui da prima cercava di negare ; poi montò su tutte le furie , si lagnò di esser tenuto come uno schiavo , peggio di un ragazzo , senza due tarì da spendere ; e la baronessa minacciava di andare lei in persona dal notaro , per disporre della sua roba , così com ' era , in sottana , a quell ' ora stessa , se non volevano mandarlo a chiamare . Don Ninì allora scese a dar tanto di chiavistello al portone , e si mise la chiave in tasca , minacciando di rompere le ossa al garzone , se fiatava . - Ah ! questa è la ricompensa ! - borbottò Alessi . - Un ' altra volta ci vò davvero dal notaio . Finalmente , per amore o per forza , riescirono a mettere in letto la baronessa , la quale si dibatteva e strillava che volevano farla morire di colpo per scialacquare la sua roba : - Mastro - don Gesualdo ! ... sì ! ... Lui se lo mangia il fatto mio ! - Il figliuolo colle buone e colle cattive tentava di calmarla : - Non vedete che state poco bene ? Volete ammalarvi per farmi dar l ' anima al diavolo ? - Poi tutta la notte non chiuse occhio , alzandosi ogni momento per correre ad origliare se sua madre strillava ancora , spaventato all ' idea che udissero i vicini e gli venissero in casa colla giustizia e il notaro , maledicendo in cuor suo la prima donna e chi gliela aveva messa fra i piedi , turbato , se si appisolava un momento , da tanti brutti sogni : mastro - don Gesualdo , il debito , della gente che gli si accalcava addosso e gli empiva la casa , una gran folla . Rosaria venne a bussargli all ' uscio di buon mattino : - Don Ninì ! signor barone ! venite a vedere ... La padrona ha perso la parola ! ... Io ho paura , se vedeste ... La baronessa stava lunga distesa sul letto , simile a un bue colpito dal macellaio , con tutto il sangue al viso e la lingua ciondoloni . La bile , i dispiaceri , tutti quegli umori cattivi che doveva averci accumulati sullo stomaco , le gorgogliavano dentro , le uscivano dalla bocca e dal naso , le colavano sul guanciale . E come volesse aiutarsi , ancora in quello stato , come cercasse di annaspare colle mani gonfie e grevi , come cercasse di chiamare aiuto , coi suoni inarticolati che s ' impastavano nella bava vischiosa . - Mamma ! mamma mia ! Don Ninì atterrito , ancora gonfio dal sonno , andava strillando per le stanze , dandosi dei pugni sulla testa , correndo al balcone e disperandosi mentre i vicini bussavano e tempestavano che il portone era chiuso a chiave . Da lì a un po ' , medico , barbiere , parenti , curiosi , la casa si riempì di gente . Proprio il sogno di quella notte . Don Ninì narrava a tutti la stessa cosa , asciugandosi gli occhi e soffiandosi il naso gonfio quasi suonasse la tromba . Appena vide giungere anche il notaro Neri non si mosse più dal capezzale della mamma , domandando al medico ogni momento : - Che ve ne sembra , dottore ? Riacquisterà la parola ? - Col tempo , col tempo , - rispose infine il medico seccato . - Diamine , credete che sia stato come fare uno starnuto ? Don Ninì non si riconosceva più da un giorno all ' altro ; colla barba lunga , i capelli arruffati , fisso al capezzale della madre , oppure arrabattandosi nelle faccende di casa . Non usciva una fava dalla dispensa senza passare per le sue mani . Tant ' è vero che i guai insegnano a metter giudizio . Sua madre stessa glielo avrebbe detto , se avesse potuto parlare . Si vedeva dal modo in cui gli guardava le mani , col sangue agli occhi , ogni volta che veniva a prendere le chiavi appese allo stipite dell ' uscio . E anche lui , adesso che la roba passava per le sue mani , comprendeva finalmente i dispiaceri che aveva dato alla povera donna ; se ne pentiva , cercava di farseli perdonare , colla pazienza , colle cure amorevoli standole sempre intorno , sorvegliando l ' inferma e la gente che veniva a farle visita , impallidendo ogni volta che la mamma tentava di snodare lo scilinguagnolo dinanzi agli estranei . Sentiva una gran tenerezza al pensare che la povera paralitica non poteva muoversi né parlare per togliergli la roba siccome aveva minacciato . - No , no , non lo farà ! Son cose che si dicono in un momento di collera ... Vorrei vederla ! ... Sono infine il sangue suo ... Morirebbe d ' accidente lei per la prima , se dovesse lasciare la sua roba a questo e a quello ... PARTE TERZA I L ' Isabellina , prima ancora di compire i cinque anni , fu messa nel Collegio di Maria . Don Gesualdo adesso che aveva delle pietre al sole , e marciava da pari a pari coi meglio del paese , così voleva che marciasse la sua figliuola : imparare le belle maniere , leggere e scrivere , ricamare , il latino dell ' uffizio anche , e ogni cosa come la figlia di un barone ; tanto più che , grazie a Dio , la dote non le sarebbe mancata , perché Bianca non prometteva di dargli altri eredi . Essa dopo il parto non s ' era più rifatta in salute ; anzi deperiva sempre più di giorno in giorno , rosa dal baco che s ' era mangiati tutti i Trao , e figliuoli era certo che non ne faceva più . Un vero gastigo di Dio . Un affare sbagliato , sebbene il galantuomo avesse la prudenza di non lagnarsene neppure col canonico Lupi che glielo aveva proposto . Quando uno ha fatto la minchioneria , è meglio starsi zitto e non parlarne più , per non darla vinta ai nemici . - Nulla , nulla gli aveva fruttato quel matrimonio ; né la dote , né il figlio maschio , né l ' aiuto del parentado , e neppure ciò che gli dava prima Diodata , un momento di svago un ' ora di buonumore , come il bicchiere di vino a un pover ' uomo che ha lavorato tutto il giorno , là ! Neppur quello ! - Una moglie che vi squagliava fra le mani , che vi faceva gelare le carezze , con quel viso , con quegli occhi , con quel fare spaventato , come se volessero farla cascare in peccato mortale ogni volta e il prete non ci avesse messo su tanto di croce prima quand ' ella aveva detto di sì ... Bianca non ci aveva colpa . Era il sangue della razza che si rifiutava . Le pesche non si innestano sull ' olivo . Ella , poveretta , chinava il viso , arrivava ad offrirlo anzi , tutto rosso , per ubbidire al comandamento di Dio , come fosse pagata per farlo ... Ma egli non si lasciava illudere , no . Era villano , ma aveva il naso fino di villano pure ! E aveva il suo orgoglio anche lui . L ' orgoglio di quello che aveva saputo guadagnarsi , colle sue mani , tutto opera sua , quei lenzuoli di tela fine in cui dormivano voltandosi le spalle , e quei bocconi buoni che doveva mangiare in punta di forchetta , sotto gli occhi della Trao ... Almeno in casa sua voleva comandar le feste . E se Domeneddio l ' aveva gastigato giusto nei figliuoli che voleva mettere al mondo secondo la sua legge , dandogli una bambina invece dell ' erede legittimo che aspettava , Isabella almeno doveva possedere tutto ciò che mancava a lui , essere signora di nome e di fatto . Bianca , quasi indovinasse d ' aver poco da vivere , non avrebbe voluto separarsi dalla sua figliuoletta . Ma il padrone era lui , don Gesualdo . Egli era buono , amorevole , a modo suo ; non le faceva mancare nulla , medici , speziali , tale e quale come se gli avesse portato una grossa dote . - Bianca non aveva parole per ringraziare Iddio quando paragonava la casa in cui il Signore l ' aveva fatta entrare con quella in cui era nata . Lì suo fratello stesso desiderava di giorno il pane e di notte le coperte ... Sarebbe morto di stenti se i suoi parenti non l ' avessero aiutato con bella maniera , senza farglielo capire . Soltanto da lei don Ferdinando non voleva accettare checchessia , mentre don Gesualdo non gli avrebbe fatto mancar nulla , col cuore largo quanto un mare , quell ' uomo ! Gli stessi parenti di lei glielo dicevano : - Tu non hai parole per ringraziare Dio e tuo marito . Lascia fare a lui ch ' è il padrone , e cerca il meglio della tua figliuola . Poi considerava ch ' era il Signore che la puniva , che non voleva quella povera innocente nella casa di suo marito , e la notte inzuppava di lagrime il guanciale . Pregava Iddio di darle forza , e si consolava alla meglio pensando che soffriva in penitenza dei suoi peccati . Don Gesualdo , che aveva tante altre cose per la testa , tanti interessi grossi sulle spalle , ed era abituato a vederla sempre così , con quel viso , non ci badava neppure . Qualche volta che la vedeva alzarsi più smorta , più disfatta del solito , le diceva per farle animo : - Vedrai che quando avrai messo in collegio la tua bambina sarai contenta tu pure . E ' come strapparsi un dente . Tu non puoi badare alla tua figliuola , colla poca salute che hai . E bisogna che quando sarà grande ella sappia tutto ciò che sanno tante altre che sono meno ricche di lei . I figliuoli bisogna avvezzarli al giogo da piccoli , ciascuno secondo il suo stato ... Lo so io ! ... E non ho avuto chi mi aiutasse , io ! Quella piccina è nata vestita . Nondimeno , all ' ultimo momento vi furono lagrime e piagnistei , quando accompagnarono l ' Isabellina al parlatorio del monastero . Bianca s ' era confessata e comunicata . Ascoltò la messa ginocchioni , sentendosi mancare , sentendosi strappare un ' altra volta dalle viscere la sua creatura che le si aggrappava al collo e non voleva lasciarla . Don Gesualdo non guardò a spesa per far stare contenta Isabellina in collegio : dolci , libri colle figure , immagini di santi , noci col bambino Gesù di cera dentro , un presepio del Bongiovanni che pigliava un ' intera tavola : tutto ciò che avevano le figlie dei primi signori , la sua figliuola l ' aveva ; e i meglio bocconi , le primizie che offriva il paese , le ciriegie e le albicocche venute apposta da lontano . Le altre ragazzette guardavano con tanto d ' occhi , e soffocavano dei sospiri grossi così . La minore delle Zacco , e le Mèndola di seconda mano , le quali dovevano contentarsi delle cipolle e delle olive nere che passava il convento a merenda , si rifacevano parlando delle ricchezze che possedevano a casa e nei loro poderi . Quelle che non avevano né casa né poderi , tiravano in ballo il parentado nobile , il Capitano Giustiziere ch ' era fratello della mamma , la zia baronessa che aveva il cacciatore colle penne , i cugini del babbo che possedevano cinque feudi l ' uno attaccato all ' altro , nello stato di Caltagirone . Ogni festa , ogni Capo d ' anno , come la piccola Isabella riceveva altri regali più costosi , un crocifisso d ' argento , un rosario coi gloriapatri d ' oro , un libro da messa rilegato in tartaruga per imparare a leggere , nascevano altre guerricciuole , altri dispettucci , delle alleanze fatte e disfatte a seconda di un dolce e di un ' immagine data o rifiutata . Si vedevano degli occhietti già lucenti d ' alterigia e di gelosia , dei visetti accesi , dei piagnistei , che andavano poi a sfogarsi nell ' orecchio delle mamme , in parlatorio . Fra tutte quelle piccine , in tutte le famiglie , succedeva lo stesso diavoleto che mastro - don Gesualdo aveva fatto nascere nei grandi e nel paese . Non si sapeva più chi poteva spendere e chi no . Una gara fra i parenti a buttare il denaro in frascherie , e una confusione generale fra chi era stato sempre in prima fila , e chi veniva dopo . Quelli che non potevano , proprio , o si seccavano a spendere l ' osso del collo pel buon piacere di mastro - don Gesualdo , si lasciavano scappare contro di lui certe allusioni e certi motteggi che fermentavano nelle piccole teste delle educande . Alla guerra intestina pigliavano parte anche le monache , secondo le relazioni , le simpatie , il partito che sosteneva oppure voleva rovesciare la superiora . Ci si accaloravano fin la portinaia , fin le converse che si sentivano umiliate di dover servire senz ' altro guadagno anche la figliuola di mastro - don Gesualdo , uno venuto su dal nulla , come loro , arricchito di ieri . Le nimicizie di fuori , le discordie , le lotte d ' interessi e di vanità , passavano la clausura , occupavano le ore d ' ozio , si sfogavano fin là dentro in pettegolezzi , in rappresaglie , in parole grosse . - Sai come si chiama tuo padre ? mastro - don Gesualdo . - Sai cosa succede a casa tua ? che hanno dovuto vendere una coppia di buoi per seminare le terre . - Tua zia Speranza fila stoppa per conto di chi la paga , e i suoi figliuoli vanno scalzi . - A casa tua c ' è stato l ' usciere per fare il pignoramento . - La piccola Alimena arrivò a nascondersi nella scala del campanile , una domenica , per vedere se era vero che il padre d ' Isabella portasse la berretta . Egli trovava la sua figliuoletta ancora rossa , col petto gonfio di singhiozzi , volgendo il capo timorosa di veder luccicare dietro ogni grata gli occhietti maliziosi delle altre piccine , guardandogli le mani per vedere se davvero erano sporche di calcina , tirandosi indietro istintivamente quando nel baciarla la pungeva colla barba ispida . Tale e quale sua madre . - Così il pesco non s ' innesta all ' ulivo . - Tante punture di spillo ; la stessa cattiva sorte che gli aveva attossicato sempre ogni cosa giorno per giorno ; la stessa guerra implacabile ch ' era stato obbligato a combattere sempre contro tutto e contro tutti ; e lo feriva sin lì , nell ' amore della sua creatura . Stava zitto , non lagnavasi , perché non era un minchione e non voleva far ridere i nemici ; ma intanto gli tornavano in mente le parole di suo padre , gli stessi rancori , le stesse gelosie . Poi rifletteva che ciascuno al mondo cerca il suo interesse , e va per la sua via . Così aveva fatto lui con suo padre , così faceva sua figlia . Così dev ' essere . Si metteva il cuore in pace , ma gli restava sempre una spina in cuore . Tutto ciò che aveva fatto e faceva per la sua figliuola l ' allontanava appunto da lui : i denari che aveva speso per farla educare come una signora , le compagne in mezzo alle quali aveva voluto farla crescere , le larghezze e il lusso che seminavano la superbia nel cuore della ragazzina , il nome stesso che le aveva dato maritandosi a una Trao - bel guadagno che ci aveva fatto ! - La piccina diceva sempre : - Io son figlia della Trao . Io mi chiamo Isabella Trao . La guerra si riaccese più viva fra le ragazze quando si maritò don Ninì Rubiera : - S ' è vero che siete parenti , perché tuo zio non ti ha mandato i confetti ? Vuol dire che voialtri non vi vogliono per parenti . - L ' Isabellina , che rispondeva già come una grande , ribatté : - Mio padre me li comprerà lui i confetti . Ci siamo guastati coi Rubiera perché ci devono tanti denari . - La figlia della ceraiuola , ch ' era del suo partito , aggiunse tante altre storie : - Il baronello era uno spiantato . La Margarone non aveva più voluto saperne . Sposava donna Giuseppina Alòsi più vecchia di lui , perché non aveva trovato altro , per amor dei denari : tutto ciò che narravasi nella bottega di sua madre , in ogni caffè , in ogni spezieria , di porta in porta . Nel paese non si parlava d ' altro che del matrimonio di don Ninì Rubiera . - Un matrimonio di convenienza ! - diceva la signora Capitana che parlava sempre in punta di forchetta . Cogli anni , la Capitana aveva preso anche i vizii del paese ; occupavasi dei fatti altrui ora che non aveva da nasconderne dei propri . Allorchè incontrava il cavalier Peperito gli faceva un certo visetto malizioso che la ringiovaniva di vent ' anni , dei sorrisi che volevano indovinare molte cose , scrollando il capo , offrendosi graziosamente ad ascoltare le confidenze e gli sfoghi gelosi , minacciando il cavaliere col ventaglio , come a dirgli ch ' era stato un gran discolaccio lui , e se si lasciava adesso portar via l ' amante era segno che ci dovevano essere state le sue buone ragioni ... prima o poi ... - No ! - ribatteva Peperito fuori della grazia di Dio . - Né prima né poi ! Questo potete andare a dirglielo a donna Giuseppina ! Se non ho potuto comandare da padrone non voglio servire nemmeno da comodino , capite ? ... fare il gallo di razza ... capite ? Su di ciò donna Giuseppina potrà mettersi il cuore in pace ! Adesso sciorinava in piazza tutte le porcherie dell ' Alòsi , che se vi mandava a regalare per miracolo un paniere d ' uva voleva restituito il paniere ; e vendeva sottomano le calze che faceva , delle calze da serva grosse un dito , - essa gliele aveva fatte anche vedere sulla forma per stuzzicarlo ... per strappargli ciò che faceva comodo a lei ... Ma lui , no ! ... Insomma , andava raccontandone di cotte e di crude . Corsero anche delle sante legnate al Caffè dei Nobili . Ciolla gli stava alle calcagna per raccogliere i pettegolezzi e portarli in giro alla sua volta . Un giorno poi fu una vera festa per lui , quando si vide arrivare in paese la signora Aglae che veniva insieme al signor Pallante a fare uno scandalo contro il barone Rubiera , a riscuotere ciò che le spettava , se il seduttore non voleva vedersela comparire dinanzi all ' altare . Essa giungeva apposta da Modica , sputando fiele , incerettata , dipinta , carica di piume di gallo e di pezzi di vetro , tirandosi dietro la prova innocente della birbonata di don Ninì , una bambinella ch ' era un amore . Così la gente diceva che don Ninì era sempre stato un donnaiuolo , e se sposava l ' Alòsi , che avrebbe potuto essergli madre , ci dovevano essere interessi gravi . Chi spiegava la cosa in un modo e chi in un altro . Il baronello , quelli che s ' affrettarono a fargli i mirallegro onde tirargli di bocca la verità vera , se li levò dai piedi in poche parole . La Sganci che aveva combinato il negozio stava zitta colle amiche le quali andavano apposta a farle visita . Don Gesualdo ne sapeva forse più degli altri , ma stringevasi nelle spalle e se la cavava con simili risposte : - Che volete ? Ciascuno fa il suo interesse . Vuol dire che il barone Rubiera ci ha trovato il suo vantaggio a sposare la signora Alòsi . La verità era che don Ninì aveva dovuto pigliarsi l ' Alòsi per salvare quel po ' di casa che don Gesualdo voleva espropriargli . E ' vero che adesso era diventato giudizioso , tutto dedito agli affari ; ma sua madre , sepolta viva nel seggiolone non lo lasciava padrone di un baiocco ; si faceva dar conto di tutto ; voleva che ogni cosa passasse sotto i suoi occhi ; senza poter parlare , senza potersi muovere , si faceva ubbidire dalla sua gente meglio di prima . E attaccata alla sua roba come un ' ostrica , ostinandosi a vivere per non pagare . Il debito intanto ingrossava d ' anno in anno : una cosa che il povero don Ninì ci perdeva delle nottate intere , senza poter chiudere occhio , alle volte : e alla scadenza , capitale e usura , rappresentavano una bella somma . Il canonico Lupi , che andò in nome del baronello a chiedere dilazione al pagamento , trovò don Gesualdo peggio di un muro : - A che giuoco giochiamo canonico mio ? Sono più di nove anni che non vedo né frutti né capitale . Ora mi serve il mio denaro , e voglio esser pagato . Don Ninì pel bisogno scese anche all ' umiliazione d ' andare a pregare la cugina Bianca , dopo tanto tempo . La prese appunto da lontano . - Tanto tempo che non s ' erano visti ! Lui non aveva faccia di comparirle dinanzi , in parola d ' onore ! Non cercava di scolparsi . Era stato un ragazzaccio . Ora aveva aperto gli occhi , troppo tardi , quando non c ' era più rimedio , quando si trovava sulle spalle il peso dei suoi errori . Ma proprio non poteva pagare in quel momento . - Son galantuomo . Ho di che pagare infine . Tuo marito sarà pagato sino all ' ultimo baiocco . Ma in questo momento proprio non posso ! Tu sai com ' è fatta tua zia ! che testa dura ! Ne abbiamo avuti dei dispiaceri per quella testa dura ! Ma infine non può campare eternamente , poveretta , com ' è ridotta ... Bianca era rimasta senza fiato al primo vederlo , senza parole , facendosi ora pallida e ora rossa . Non sapeva che dire , balbettava , sudava freddo , aveva una convulsione nelle mani che cercava di dissimulare , stirando macchinalmente le due cocche del grembiule . A un tratto ebbe uno sbocco di sangue . - Cos ' è ? cos ' è ? Qualcosa alle gengive ? Ti sei morsicata la lingua ? - No , - rispose lei . - Mi viene di tanto in tanto . L ' aveva anche don Diego , ti rammenti ? Non è nulla . - Bene , bene . Intanto fammi questo piacere ; parlane a tuo marito . In questo momento proprio non posso ... Ma son galantuomo , mi pare ! ... Mia madre , da qui a cent ' anni , non ha a chi lasciare tutto il suo . Bianca cercava di scusarsi . - Suo marito era il padrone . Faceva tutto di testa propria , lui . Non voleva che gli mettessero il naso nelle sue cose . - Allora perché sei sua moglie ? - ribatté il cugino . - Bella ragione ! Uno che non era degno di alzarti gli occhi in viso ! ... Deve ringraziare Iddio e l ' ostinazione di mia madre se gli è toccata questa fortuna ! ... Dunque farai il possibile per indurlo ad accordarmi questa dilazione ? - E tu cosa gli hai detto ? - domandò don Gesualdo trovando la moglie ancora agitata dopo quella visita . - Nulla ... Non so ... Mi son sentita male ... - Bene . Hai fatto bene . Sta tranquilla che agli affari ci penso io . Serpi nella manica sono i parenti ... Hai visto ? Cercano di te , solo quando ne hanno bisogno ; ma del resto non gli importa di sapere se sei morta o viva . Lascia fare a me che la risposta gliela mando coll ' usciere , a tuo cugino ... Così era venuto quel matrimonio , ché il barone Rubiera prima aveva messo sottosopra cielo e terra per trovare i denari da pagare don Gesualdo ; e infine donna Giuseppina Alòsi , la quale aveva delle belle terre al sole , aveva dato l ' ipoteca . Don Gesualdo , ottenuta la sua brava iscrizione sulle terre , non parlò più di aver bisogno del denaro . - Col tempo ... - confidò alla moglie . - Lasciali tranquilli . Loro non pagano né frutti né capitali , e col tempo quelle terre serviranno per la dote d ' Isabella . Che te ne pare ? Non è da ridere ? Lo zio Rubiera che pensa a mettere insieme la dote della tua figliuola ! ... Egli aveva di queste uscite buffe alle volte , da solo a solo con sua moglie , quando era contento della sua giornata , prima di coricarsi , mettendosi il berretto da notte , in maniche di camicia . A quattr ' occhi con lei mostravasi proprio quel che era , bonaccione , colla risata larga che mostrava i denti grossi e bianchi , passandosi anche la lingua sulle labbra , quasi gustasse già il dolce del boccone buono , da uomo ghiotto della roba . Isabella fatta più grandicella passò dal Collegio di Maria al primo educatorio di Palermo . Un altro strappo per la povera mamma che temeva di non doverla più rivedere . Il marito , onde confortarla , in quello stato , le disse : - Vedi noi ci ammazziamo per fare il suo meglio , ciascuno come può , ed essa un giorno non penserà neppure a noi . Così va il mondo . Anzi devi metterti in testa che tua figlia non puoi averla sempre vicina . Quando si marita anderà via dal paese . Qui non ce n ' è uno che possa sposarla , colla dote che le darò . Se ho fatto tanto per lei , voglio almeno sapere a chi lo dò il sangue mio . Adesso che ti parlo è già nato chi deve godersi il frutto delle mie fatiche , senza dirmi neppure grazie . Aveva il cuore grosso anche lui , poveraccio , e se sfogavasi a quattr ' occhi colla moglie alle volte , per discorrere non si rifiutava però a fare ciò ch ' era debito suo . Andava a trovare la sua ragazza a Palermo , quando poteva , quando i suoi affari lo permettevano , anche una volta all ' anno . Isabella s ' era fatta una bella fanciulla , un po ' gracile ancora , pallidina , ma con una grazia naturale in tutta la personcina gentile , la carnagione delicata e il profilo aquilino dei Trao ; un fiore di un ' altra pianta , in poche parole ; roba fine di signori che suo padre stesso quando andava a trovarla provava una certa suggezione dinanzi alla ragazza la quale aveva preso l ' aria delle compagne in mezzo a cui era stata educata , tutte delle prime famiglie , ciascuna che portava nell ' educandato l ' alterigia baronale da ogni angolo della Sicilia . Al parlatorio lo chiamavano il signor Trao . Quando volle saperne il perché , Isabella si fece rossa . La stessa storia del Collegio di Maria anche lì . E la sua figliuola aveva dovuto soffrire le stesse umiliazioni a motivo del parentado . Per fortuna la signorina di Leyra , che Isabella s ' era affezionata coi regalucci , aveva preso a difenderla a spada tratta . Essa conosceva di nome la famiglia dei Trao , una delle prime laggiù , ove il duca suo fratello possedeva dei feudi . La duchessina aveva il nome e il parlare alto , sebbene stesse in collegio senza pagare , talché le compagne lasciarono passare il Trao . Ma don Gesualdo dovette lasciarlo passare anche lui , e farsi chiamare così , per amore della figliuola , quando andava a trovarla . - Vedrai come si è fatta bella la tua figliuola ! - tornava poi a dire alla moglie che era sempre malaticcia . Essa la rivide finalmente all ' uscire del collegio , nel 1837 , quando in Palermo cominciavano già a correre le prime voci di colèra , e don Gesualdo era corso subito a prenderla . Fu come un urto al petto per la povera madre , dopo tanto tempo , quando udì fermarsi la lettiga dinanzi al portone . - Figlia mia ! figlia mia ! - colle braccia stese , le gambe malferme , precipitandosi per la scala . Isabella saliva correndo , colle braccia aperte anche lei . - Mamma ! mamma ! - E poi avvinghiate l ' una al collo dell ' altra , la madre sballottando ancora a destra e a sinistra la sua creatura come quand ' era piccina . Indi vennero le visite ai parenti . Bianca era tornata in forze per portare in trionfo la sua figliuola , in casa Sganci in casa Limòli , da per tutto dove era stata bambinetta , prima d ' entrare in collegio , ora già fatta grande , col cappellino di paglia , le belle treccie bionde - un fiore . Tutti si affacciavano per vederla passare . La zia Sganci , divenuta sorda e cieca , le tastò il viso per riconoscerla : - Una Trao ! Non c ' è che dire . - Lo zio marchese ne lodò gli occhi , degli occhi blù che erano due stelle . " Degli occhi che vedevano il peccato " , disse il marchese , il quale aveva sempre pronta la barzelletta . Allorché la condussero dallo zio don Ferdinando , Isabella che soleva spesso rammentare colle compagne la casa materna , negli sfoghi ingenui d ' ambizione , provò un senso di sorpresa , di tristezza , di delusione al rivederla . Entrava chi voleva dal portone sconquassato . La corte era angusta , ingombra di sassi e di macerie . Si arrivava per un sentieruolo fra le ortiche allo scalone sdentato , barcollante , soffocato anch ' esso dalle erbacce . In cima l ' uscio cadente era appena chiuso da un saliscendi arrugginito ; e subito nell ' entrare colpiva una zaffata d ' aria umida e greve , un tanfo di muffa e di cantina che saliva dal pavimento istoriato col blasone , seminato di cocci e di rottami , pioveva dalla vòlta scalcinata , veniva densa dal corridoio nero al pari di un sotterraneo , dalle sale buie che s ' intravedevano in lunga fila , abbandonate e nude , per le strisce di luce che trapelavano dalle finestre sgangherate . In fondo era la cameretta dello zio , sordida , affumicata , col soffitto sconnesso e cadente , e l ' ombra di don Ferdinando che andava e veniva silenzioso , simile a un fantasma . - Chi è ? ... Grazia ... entra ... Don Ferdinando apparve sulla soglia , in maniche di camicia , giallo ed allampanato , guardando stupefatto attraverso gli occhiali la sorella e la nipote . Sul lettuccio disfatto c ' era ancora la vecchia palandrana di don Diego che stava rattoppando . L ' avvolse in fretta , insieme a un fagotto d ' altri cenci , e la cacciò nel cassettone . - Ah ! ... sei tu , Bianca ? ... che vuoi ? ... Indi accorgendosi che teneva ancora l ' ago in mano , se lo mise in tasca , vergognoso , sempre con quel gesto che sembrava meccanico . - Ecco vostra nipote ... - balbettò la sorella con un tremito nella voce . - Isabella ... vi rammentate ? ... E ' stata in collegio a Palermo ... Egli fissò sulla ragazza quegli occhi azzurri e stralunati che fuggivano , di qua e di là , e mormorò : - Ah ! ... Isabella ? ... mia nipote ? ... Guardava inquieto per la stanza , e di tanto in tanto , come vedeva un oggetto dimenticato sul tavolino o sulla seggiola zoppa , del refe sudicio , un fazzoletto di cotone posto ad asciugare al sole , correva subito a nasconderli . Poi si mise a sedere sulla sponda del lettuccio , fissando l ' uscio . Mentre Bianca parlava , col cuore stretto , egli seguitava a volgere intorno gli occhi sospettosi , pensando a tutt ' altro . A un tratto andò a chiudere a chiave il cassetto della scrivania . - Ah ! ... mia nipote , dici ? ... Fissò di nuovo sulla giovinetta lo stesso sguardo esitante , e chinò gli occhi a terra . - Somiglia a te ... tale e quale ... quand ' eri qui ... Sembrava che cercasse le parole , cogli occhi erranti evitando quelli della sorella e della nipote , con un tremito leggiero nelle mani , il viso smorto e istupidito . Un istante , mentre Bianca gli parlava all ' orecchio , supplichevole , quasi le spuntassero le lagrime , egli di curvo che era si raddrizzò così che parve altissimo , con un ' ombra negli occhi chiari un rimasuglio del sangue dei Trao che gli colorava il viso scialbo . - No ... no ... Non voglio nulla ... Non ho bisogno di nulla ... Vattene ora , vattene ... Vedi ... ho tanto da fare ... Una cosa che stringeva il cuore . Una rovina ed un ' angustia che umiliavano le memorie ambiziose , le fantasie romantiche nate nelle confidenze immaginarie colle amiche del collegio , le illusioni di cui era piena la bizzarra testolina della fanciulla , tornata in paese coll ' idea di rappresentarvi la prima parte . Il lusso meschino della zia Sganci , la sua casa medesima fredda e malinconica , il palazzo cadente dei Trao che aveva spesso rammentato laggiù con infantile orgoglio , tutto adesso impicciolivasi , diventava nero , povero , triste . Lì , dirimpetto , era la terrazza dei Margarone , che tante volte aveva rammentato vasta , inondata di sole , tutta fiorita , piena di ragazze allegre che la sbalordivano allora , bambina , collo sfoggio dei loro abiti vistosi . Com ' era stretta e squallida invece , con quell ' alto muro lebbroso che l ' aduggiava ! e come era divenuta vecchia donna Giovannina , che rivedeva seduta in mezzo ai vasi di fiori polverosi , facendo la calza , vestita di nero , enorme ! In fondo al vicoletto rannicchiavasi la casuccia del nonno Motta . Allorché il babbo ve la condusse trovarono la zia Speranza che filava , canuta , colle grinze arcigne . C ' erano dei mattoni smossi dove inciampavasi , un ragazzaccio scamiciato il quale levò il capo da un basto che stava accomodando , senza salutarli . Mastro Nunzio gemeva in letto coi reumatismi , sotto una coperta sudicia : - Ah , sei venuto a vedermi ? Credevi che fossi morto ? No , no , non son morto . E ' questa la tua ragazza ? Me l ' hai portata qui per farmela vedere ? ... E ' una signorina , non c ' è che dire ! Gli hai messo anche un bel nome ! Tua madre però si chiamava Rosaria ! Lo sai ? Scusatemi , nipote mia , se vi ricevo in questo tugurio ... Ci son nato , che volete ... Spero di morirci ... Non ho voluto cambiarlo col palazzo dove pretendeva chiudermi vostro padre ... Io sono avvezzo ad uscir subito in istrada appena alzato ... No , no , è meglio pensarci prima . Ciascuno com ' è nato . - Speranza grugniva delle altre parole che non si udivano bene . Il ragazzaccio li accompagnò cogli occhi sino all ' uscio , quando se ne andarono . Intanto incalzavano le voci di colèra . A Catania c ' era stata una sommossa . Giunse da Lentini don Bastiano Stangafame insieme a donna Fifì la quale pareva avesse già il male addosso , verde , impresciuttita , narrando cose che dovevano averle fatto incanutire i capelli in ventiquattr ' ore . A Siracusa una giovinetta bella come la Madonna , la quale ballava sui cavalli ammaestrati in teatro , e andava spargendo il colèra con quel pretesto , era stata uccisa a furor di popolo . La gente insospettita stava a vedere , facendo le provviste per svignarsela dal paese , al primo allarme , e spiando ogni viso nuovo che passasse . In quel tempo erano capitati due merciai che portavano nastri e fazzoletti di seta . Andavano di casa in casa a vendere la roba , e guardavano dentro gli usci e nei cortili . Le Margarone che spendevano allegramente per azzimarsi , quasi fossero ancora di primo pelo , fecero molte compere ; anzi non trovandosi denari spiccioli , quei galantuomini dissero che sarebbero ripassati a prenderli il giorno dopo . Invece spuntò il giorno del Giudizio Universale . Ciolla era andato a ricorrere dal giudice che gli avevano avvelenate le galline : le portava a prova in mano , ancora calde . Tornò in casa don Nicolino scalmanato , ordinando alle sorelle di sprangare usci e finestre e non aprire ad anima viva . Il dottor Tavuso fece chiudere anche lo sportello della cisterna . I galantuomini , rammentandosi il bel soggetto ch ' era il Ciolla , quello ch ' era stato in Castello colle manette , sedici anni prima , si armarono sino ai denti , e si misero a perlustrare il paese , se mai gli tornava il ghiribizzo di voler pescare nel torbido . La parola d ' ordine era , sparargli addosso senza misericordia al primo allarme . I due merciai non si videro più . Prima di sera cominciarono a sfilare le vetture cariche che scappavano dal paese . Dopo l ' avemaria non andava anima viva per le strade . Giunse tardi una lettiga , che portava don Corrado La Gurna , vestito di nero , col fazzoletto agli occhi . I cani abbaiarono tutta la notte . Il panico poi non ebbe limiti allorché si vide scappare la baronessa Rubiera , paralitica , su di una sedia a bracciuoli , poiché nella portantina non entrava neppure , tanto era enorme , portata a fatica da quattr ' uomini , colla testa pendente da un lato , il faccione livido , la lingua pavonazza che usciva a metà dalle labbra bavose , gli occhi soltanto vivi e inquieti , le mani da morta agitate da un tremito continuo . E dietro , il baronello invecchiato di vent ' anni , curvo , grigio , carico di figliuoli , colla moglie incinta ancora , e gli altri figli del primo letto . Empivano la strada dove passavano : uno sgomento . La povera gente che era costretta a rimanere in paese stava a guardare atterrita . Nelle chiese avevano esposto il Sacramento . Tacquero allora vecchi rancori , e si videro fattori restituire il mal tolto ai loro padroni . Don Gesualdo aprì le braccia e i magazzini ai poveri e ai parenti ; tutte le sue case di campagna alla Canziria e alla Salonia . A Mangalavite , dove aveva pure dei casamenti vastissimi , parlò di riunire tutta la famiglia . - Ora corro da mio padre per cercare d ' indurlo a venire con noi . Tu intanto va da tuo fratello , - disse a Bianca . - Fagli capire che adesso son tempi da mettere una pietra sul passato , gli avessi fatto anche un tradimento ... Abbiamo il colèra sulle spalle ... Il sangue non è acqua infine ! Non possiamo lasciare quel povero vecchio solo in mezzo al colèra ... Mi pare che la gente avrebbe motivo di sparlare dei fatti nostri , eh ? ... - Voi avete il cuore buono ! - balbettò la moglie sentendosi intenerire . - Voi avete il cuore buono ! Ma don Ferdinando non si lasciò persuadere . Era occupatissimo ad incollare delle striscie di carta a tutte le fessure delle imposte , con un pentolino appeso al collo , arrampicato su di una scala a piuoli . - Non posso lasciar la casa , - rispose . - Ho tanto da fare ! ... Vedi quanti buchi ? ... Se viene il colèra ... Bisogna tapparli tutti ... Inutilmente la sorella tornava a pregare e scongiurare - Non mi lasciate questo rimorso , don Ferdinando ! ... Come volete che chiuda occhio la notte , sapendovi solo in casa ? ... - Ah ! ah ! ... - rispose lui con un sorriso ebete . - La notte non me lo soffiano il colèra ! ... Chiuderò tutte le fessure ... guarda ! E tornava a ribattere : - Non posso lasciar la casa sola ... Ho da custodire le carte di famiglia ... La moglie del sagrestano , che vide uscire donna Bianca desolata dal portone , le corse dietro piangendo : - Non ci vedremo più ! ... Tutti se ne vanno ... Non avremo per chi sonare messa e mattutino ! Anche mastro Nunzio s ' era rifiutato ad andare col figliuolo . - Io mangio colle mani , figliuol mio . Arrossiresti di tuo padre a tavola ... Sono uno zotico ... Non sono da mettermi insieme ai signori ! ... No , no ! è meglio pensarci prima ! Meglio crepar di colèra che di bile ! ... Poi , sai ? io sono avvezzo ad esser padrone in casa mia ... Sono un villano ... Non so starci sotto le scarpe della moglie , no ! Speranza mostrò Burgio allettato anche lui dalla malaria . - Noi non usiamo abbandonare i nostri nel pericolo ! ... Mio marito non può muoversi , e noi non ci muoviamo ! ... Ecco come siam noi ! ... Lo sapete quello che ci vuole a mantenere una famiglia intera , col marito confinato in letto ! ... - Ma non t ' ho sempre detto che sarai la padrona ! ... Tutto quello che vuoi ! ... - esclamò infine Gesualdo . - No ! ... Non vi ho chiesto l ' elemosina ! ... Non accetteremmo nulla , se non fosse pel bisogno ... grazie a Dio ! ... Poiché ci fate la carità , andremo alla Canziria ... Non temete ! Così la gente non potrà dire che avete abbandonato vostro padre in mezzo al colèra ! ... Voi pensate a mandarci le provviste ... Non possiamo pascerci d ' erba come le bestie ! ... sentite ... Se avete pure qualche vestito smesso di vostra figlia , di quelli proprio che non possono più servirle ... Già lei è una signora , ma saranno sempre buoni per noi poveretti ! ... I Margarone partirono subito per Pietraperzia ; tutti ancora in lutto per don Filippo , morto dai crepacuori che gli dava il genero don Bastiano Stangafame , ogni volta che gli bastonava Fifì se non mandava denari . Annebbiavano una strada . Il barone Mèndola , che faceva la corte alla zia Sganci , se la condusse a Passaneto , e ci prese le febbri , povera vecchia . Zacco e il notaro Neri partirono per Donferrante . Era uno squallore pel paese . A ventitré ore non si vedeva altri lungo la via di San Sebastiano che il marchese Limòli , per la sua solita passeggiatina del dopopranzo . E gli fecero sapere anzi che destava dei sospetti con quelle gite , e volevano fargli la festa al primo caso di colèra . - Eh ? - disse lui . - La festa ? Ci avete a pensar voialtri , che vi tocca pagar le spese . Io fo quello che ho fatto sempre , se no crepo egualmente . E alla nipote che lo scongiurava di andar con lei a Mangalavite : - Hai paura di non trovarmi più ? ... No , no , non temere ; il colèra non sa che farsene di me . Mentre Bianca e la figliuola stavano per montare in lettiga , giunse la zia Cirmena , disperata . - Avete visto ? Tutti se ne vanno ! I parenti mi voltano le spalle ! ... E m ' è cascato addosso anche quel povero orfanello di Corrado La Gurna ... Una tragedia a casa sua ! ... Padre e madre in una notte ... fulminati dal colèra ! ... Nessuno ha il mio cuore , no ! ... Una povera donna senza aiuto e che non sa dove andare ! ... Se mi date la chiave delle due camerette che avete laggiù a Mangalavite , vicino alla vostra casina ! ... le camere del palmento ... Siete il solo parente a cui ricorrere , voi , don Gesualdo ! ... - Sì , sì , - rispose lui - ma non lo dite agli altri ... - Glielo dirò anzi ! ... Voglio rinfacciarlo a tutti quanti , se campo ! II Quella che chiamavano la casina , a Mangalavite , era un gran casamento annidato in fondo alla valletta . Isabella dalla sua finestra vedeva il largo viale alpestre fiancheggiato d ' ulivi , la folta macchia verde che segnava la grotta dove scorreva l ' acqua , le balze in cui serpeggiava il sentiero , e più in su l ' erta chiazzata di sommacchi , Budarturo brullo e sassoso nel cielo che sembrava di smalto . La sola pennellata gaia era una siepe di rose canine sempre in fiore all ' ingresso del viale , dimenticate per incuria . Pei dirupi , ogni grotta , le capannuccie nascoste nel folto dei fichidindia , erano popolate di povera gente scappata dal paese per timore del colèra . Tutt ' intorno udivasi cantare i galli e strillare dei bambini ; vedevansi dei cenci sciorinati al sole , e delle sottili colonne di fumo che salivano qua e là attraverso gli alberi . Verso l ' avemaria tornavano gli armenti negli ovili addossati al casamento , branchi interi di puledri e di buoi che si raccoglievano nei cortili immensi . Tutta la notte poi era un calpestìo irrequieto , un destarsi improvviso di muggiti e di belati , uno scrollare di campanacci , un sito di stalla e di salvatico che non faceva chiudere occhio ad Isabella . Di tanto in tanto correva una fucilata pazza per le tenebre , lontano ; giungevano sin laggiù delle grida selvagge d ' allarme ; dei contadini venivano a raccontare il giorno dopo di aver sorpreso delle ombre che s ' aggiravano furtive sui precipizi ; la zia Cirmena giurava di aver visto dei razzi solitarii e luminosi verso Donferrante . E subito spedivano gente ad informarsi se c ' erano stati casi di colèra . Il barone Zacco ch ' era da quelle parti , rispondeva invece che i fuochi si vedevano verso Mangalavite . Don Gesualdo , meno la paura dei razzi che si vedevano la notte , e il sospetto di ogni viso nuovo che passasse pei sentieri arrampicati lassù sui greppi , ci stava come un papa fra i suoi armenti , i suoi campi , i suoi contadini , le sue faccende , sempre in moto dalla mattina alla sera , sempre gridando e facendo vedere la sua faccia da padrone da per tutto . La sera poi si riposava , seduto in mezzo alla sua gente , sullo scalino della gradinata che saliva al viale , dinanzi al cancello , in maniche di camicia , godendosi il fresco e la libertà della campagna , ascoltando i lamenti interminabili e i discorsi sconclusionati dei suoi mezzaiuoli . Alla moglie , che l ' aria della campagna faceva star peggio , soleva dire per consolarla : - Qui almeno non hai paura d ' acchiappare il colèra . Finché non si tratta di colèra il resto è nulla . - Lì egli era al sicuro dal colèra , come un re nel suo regno , guardato di notte e di giorno - a ogni contadino aveva procurato il suo bravo schioppo , dei vecchi fucili a pietra nascosti sotto terra fin dal 12 o dal 21 e teneva dei mastini capaci di divorare un uomo . Faceva del bene a tutti ; tutti che si sarebbero fatti ammazzare per guardargli la pelle in quella circostanza . Grano , fave , una botte di vino guastatosi da poco . Ognuno che avesse bisogno correva da lui per domandargli in prestito quel che gli occorreva . Lui colle mani aperte come la Provvidenza . Aveva dato ricovero a mezzo paese , nei fienili , nelle stalle , nelle capanne dei guardiani , nelle grotte lassù a Budarturo . Un giorno era arrivato persino Nanni l ' Orbo con tutta la sua masnada , strizzando l ' occhio , tirandolo in disparte per dirgli il fatto suo : - Don Gesualdo ... qui c ' è anche roba vostra . Guardate Nunzio e Gesualdo come vi somigliano ! Quattro tumoli di pane al mese si mangiano , prosit a loro ! Non potete chiudere loro la porta in faccia ... Ne avete fatta tanta della carità ? E fate anche questa , che così vuol Dio . - Guarda cosa diavolo t ' è venuto in mente ! ... Qui c ' è mia moglie e mia figlia adesso ! ... Almeno andatevene nel palmento , e non vi fate vedere da queste parti ... Ma tutto quel bene e quella carità gli tornavano in veleno per l ' ostinazione dei parenti che non avevano voluto mettersi sotto le sue ali . Se ne sfogava spesso con Bianca la sera , quando chiudeva usci e finestre e si vedeva al sicuro : - Salviamo tanta gente dal colèra ... Abbiamo tanta gente sotto le ali , e soltanto il sangue nostro è disperso di qua e di là ... Lo fanno apposta ... per farci stare in angustie ... per lasciarci la spina dentro ! ... Non parlo di tuo fratello poveraccio quello non capisce ... Ma mio padre ... Non me la doveva lasciare questa spina , lui ! ... Non sapeva di quell ' altro dispiacere che doveva procuragli la figliuola , il pover ' uomo ! Isabella ch ' era venuta dal collegio con tante belle cose in testa , che s ' era immaginata di trovare a Mangalavite tante belle cose come alla Favorita di Palermo , sedili di marmo , statue , fiori da per tutto , dei grandi alberi dei viali tenuti come tante sale da ballo , aveva provata qui un ' altra delusione . Aveva trovato dei sentieri alpestri , dei sassi che facevano vacillare le sue scarpette , delle vigne polverose , delle stoppie riarse che l ' accecavano , delle rocce a picco sparse di sommacchi che sembravano della ruggine a quell ' altezza , e dove il tramonto intristiva rapidamente la sera . Poi dei giorni sempre uguali , in quella tebaide ; un sospetto continuo , una diffidenza d ' ogni cosa , dell ' acqua che bevevasi , della gente che passava , dei cani che abbaiavano , delle lettere che giungevano - un mucchio di paglia umida in permanenza dinanzi al cancello per affumicare tutto ciò che veniva di fuori , - le rare lettere ricevute in cima a una canna , attraverso il fumo - e per solo svago , il chiacchierìo della zia Cirmena , la quale arrivava ogni sera colla lanterna in mano e il panierino della calza infilato al braccio . Suo nipote l ' accompagnava raramente ; preferiva rimanersene in casa , a far l ' orso e a pensare ai casi suoi o ai suoi morti , chissà ... La zia Cirmena per scusarlo parlava del gran talento che aveva quel ragazzo , tutto il santo giorno chiuso nella sua stanzetta , col capo in mano , a riempire degli scartafacci , più grossi di un basto , di poesie che avrebbero fatto piangere i sassi . Don Gesualdo ci s ' addormentava sopra a quei discorsi . La mamma parlava poco anche lei , sempre senza fiato , sempre fra letto e lettuccio . La sola che dovesse dar retta alla zia era lei , Isabella , soffocando gli sbadigli , dopo quelle giornate vuote . Alle sue amiche di collegio , disseminate anch ' esse di qua e di là , non sapeva proprio cosa scrivere . Marina di Leyra le mandava ogni settimana delle paginette stemmate piene zeppe di avventure , di confidenze interessanti . La stuzzicava , la interrogava , chiedeva in ricambio le sue confidenze , sembrava a ogni lettera che le capitasse lì dinanzi , coi suoi occhioni superbi , colle belle labbra carnose , a dirle in un orecchio delle cose che le facevano avvampare il viso , che le facevano battere il cuore , quasi ci avesse nascosto il suo segreto da confidarle anche lei . S ' erano regalato a vicenda un libriccino di memorie , colla promessa di scrivervi sopra tutti i loro pensieri più intimi , tutto , tutto , senza nascondere nulla ! I begli occhi azzurri d ' Isabella , gli occhi che diceva lo zio Limòli , senza volerlo , senza guardare neppure , sembrava che cercassero quei pensieri . In quella testolina che portava ancora le trecce sulle spalle , nasceva un brulichìo , quasi uno sciame di api vi recasse tutte le voci e tutti i profumi della campagna , di là dalle roccie , di là da Budarturo , di lontano . Sembrava che l ' aria libera , lo stormire delle frondi , il sole caldo , le accendessero il sangue , penetrassero nelle sottili vene azzurrognole , le fiorissero nei colori del viso , le gonfiassero di sospiri il seno nascente sotto il pettino del grembiule . - Vedi quanto ti giova la campagna ? - diceva il babbo . - Vedi come ti fai bella ? Ma essa non era contenta . Sentiva un ' inquietezza un ' uggia , che la facevano rimanere colle mani inerti sul ricamo , che la facevano cercare certi posti per leggere i pochi libri , quei volumetti tenuti nascosti sotto la biancheria , in collegio . All ' ombra dei noci , vicino alla sorgente , in fondo al viale che saliva dalla casina , c ' era almeno una gran pace , un gran silenzio , s ' udiva lo sgocciolare dell ' acqua nella grotta , lo stormire delle frondi come un mare , lo squittire improvviso di qualche nibbio che appariva come un punto nell ' azzurro immenso . Tante piccole cose che l ' attraevano a poco a poco , e la facevano guardare attenta per delle ore intere una fila di formiche che si seguivano , una lucertolina che affacciavasi timida a un crepaccio , una rosa canina che dondolava al disopra del muricciuolo , la luce e le ombre che si alternavano e si confondevano sul terreno . La vinceva una specie di dormiveglia , una serenità che le veniva da ogni cosa , e si impadroniva di lei , e l ' attaccava lì , col libro sulle ginocchia , cogli occhi spalancati e fissi , la mente che correva lontano . Le cadeva addosso una malinconia dolce come una carezza lieve , che le stringeva il cuore a volte , un desiderio vago di cose ignote . Di giorno in giorno era un senso nuovo che sorgeva in lei , dai versi che leggeva , dai tramonti che la facevano sospirare , un ' esaltazione vaga , un ' ebbrezza sottile , un turbamento misterioso e pudibondo che provava il bisogno di nascondere a tutti . Spesso , la sera , scendeva adagio adagio dal lettuccio perché la mamma non udisse , senza accendere la candela , e si metteva alla finestra , fantasticando , guardando il cielo che formicolava di stelle . La sua anima errava vagamente dietro i rumori della campagna , il pianto del chiù , l ' uggiolare lontano , le forme confuse che viaggiavano nella notte , tutte quelle cose che le facevano una paura deliziosa . Sentiva quasi piovere dalla luna sul suo viso , sulle sue mani una gran dolcezza , una gran prostrazione , una gran voglia di piangere . Le sembrava confusamente di vedere nel gran chiarore bianco , oltre Budarturo , lontano , viaggiare immagini note , memorie care , fantasie che avevano intermittenze luminose come la luce di certe stelle : le sue amiche , Marina di Leyra , un altro viso sconosciuto che Marina le faceva sempre vedere nelle sue lettere , un viso che ondeggiava e mutava forma , ora biondo , ora bruno , alle volte colle occhiaie appassite e la piega malinconica che avevano le labbra del cugino La Gurna . Penetrava in lei il senso delle cose , la tristezza della sorgente , che stillava a goccia a goccia attraverso le foglie del capelvenere , lo sgomento delle solitudini perdute lontano per la campagna , la desolazione delle forre dove non poteva giungere il raggio della luna , la festa delle rocce che s ' orlavano d ' argento , lassù a Budarturo , disegnandosi nettamente nel gran chiarore , come castelli incantati . Lassù , lassù , nella luce d ' argento , le pareva di sollevarsi in quei pensieri quasi avesse le ali , e le tornavano sulle labbra delle parole soavi , delle voci armoniose , dei versi che facevano piangere , come quelli che fiorivano in cuore al cugino La Gurna . Allora ripensava a quel giovinetto che non si vedeva quasi mai , che stava chiuso nella sua stanzetta , a fantasticare , a sognare come lei . Laggiù , dietro quel monticello , la stessa luna doveva scintillare sui vetri della sua finestra , la stessa dolcezza insinuarsi in lui . Che faceva ? che pensava ? Un brivido di freddo la sorprendeva di tratto in tratto come gli alberi stormivano e le portavano tante voci da lontano - Luna bianca , luna bella ! ... Che fai , luna ? dove vai ? che pensi anche tu ? - Si guardava le mani esili e delicate , candide anch ' esse come la luna , con una gran tenerezza , con un vago senso di gratitudine e quasi di orgoglio . Poscia ricadeva stanca da quell ' altezza , con la mente inerte , scossa dal russare del babbo che riempiva la casa . La mamma vicino a lui non osava neppure fare udire il suo respiro ; come non osava quasi mostrare tutta la sua tenerezza alla figliuola dinanzi al marito , timida , con quegli occhi tristi e quel sorriso pallido che voleva dire tante cose nelle più umili parole : - Figlia ! figlia mia ! ... - Soltanto la stretta delle braccia esili , e l ' espressione degli sguardi che correvano inquieti all ' uscio dicevano il resto . Quasi dovesse nascondere le carezze che faceva alla sua creatura , le mani tremanti che le cercavano il viso , gli occhi turbati che l ' osservavano attentamente . - Che hai ? Sei pallida ! ... Non ti senti bene ? La zia Cirmena che vedeva la ragazza così gracile , così pallidina , con quelle pesche sotto gli occhi , cercava di distrarla , le insegnava dei lavori nuovi , delle cornicette intessute di fili di paglia , delle arance e dei canarini di lana . Le contava delle storielle , le portava da leggere le poesie che scriveva suo nipote Corrado , di nascosto , nel panierino della calza . - Son fresche fresche di ieri . Gliele ho prese dal tavolino ora che è uscito a passeggiare . E ' ritroso , quel benedetto figliuolo . Così timido ! uno che ha bisogno d ' aiuto , col talento che ha , peccato ! - E le suggeriva anche dei rimedi per la salute delicata , lo sciroppo marziale , delle teste di chiodi in una bottiglia d ' acqua . Si sbracciava ad aiutare in cucina , col vestito rimboccato alla cintola , a far cuocere un buon brodo di ossa per sua nipote Bianca , a preparare qualche intingolo per Isabella che non mangiava nulla . - Lasciate fare a me . So quel che ci vuole per lei . Voialtri Trao siete tanti pulcini colla luna . - Un braccio di mare quella zia Cirmena . Una donna che se le si faceva del bene , non ci si perdeva interamente . Spesso costringeva Corrado a venire anche lui la sera per tenere allegra la brigata . - Tu che sai fare tante cose , coi tuoi libri , colle tue chiacchiere , porterai un po ' di svago . Santo Dio ! se stai sempre rintanato coi tuoi libri , come vuoi far conoscere i tuoi meriti ? - Poi , quando lui non era presente , cantava anche più chiaro : - Alla sua età ! ... Non è più un bambino ... Bisogna che s ' aiuti ... Non può vivere sempre alle spalle dei parenti ! ... - E superbo come Lucifero per giunta , ricalcitrando e inalberandosi se alcuno cercava di aiutarlo , di fargli fare buona figura , se la zia s ' ingegnava lei di aprir gli occhi alla gente sul valore del suo nipote Corrado e gli rubava gli scartafacci , e andava a sciorinarli lei stessa in mezzo al crocchio dei cugini Motta , compitando , accalorandosi come un sensale che fa valere la merce , mentre don Gesualdo andava appisolandosi a poco a poco , e diceva di sì col capo , sbadigliando , e Bianca guardava Isabella la quale teneva i grand ' occhi sbarrati nell ' ombra , assorta , e le si mutava a ogni momento l ' espressione del viso delicato , quasi delle ondate di sangue la illuminassero tratto tratto . Donna Sarina tutta intenta alla lettura non si accorgeva di nulla , badava ad accomodarsi gli occhiali di tanto in tanto , chinavasi verso il lume , oppure se la pigliava col nipote che scriveva così sottile . - Ma che talento , eh ! Come amministratore ... che so io ... per soprintendere ai lavori di campagna ... dirigere una fattoria , quel ragazzo varrebbe tant ' oro . Il cuore mi dice che se voi , don Gesualdo , trovaste di collocarlo in alcuno dei vostri negozi , fareste un affare d ' oro ! ... E ... ora che non ci sente ... per poco salario anche ! Il giovane ha gli occhi chiusi , come si dice ... ancora senza malizia ... e si contenterebbe di poco ! Fareste anche un ' opera di carità , fareste ! Don Gesualdo non diceva né sì né no , prudente , da uomo avvezzo a muovere sette volte la lingua in bocca prima di lasciarsi scappare una minchioneria . Ci pensava su , badava alle conseguenze , badava alla sua figliuola , anche russando , con un occhio aperto . Non voleva che la ragazza così giovane , così inesperta , senza sapere ancora cosa volesse dire esser povero o ricco , s ' avesse a scaldare il capo per tutte quelle frascherie . Lui era ignorante , uno che non sapeva nulla , ma capiva che quelle belle cose erano trappole per acchiappare i gonzi . Gli stessi arnesi di cui si servono coloro che sanno di lettere per legarvi le mani o tirarvi fuori dei cavilli in un negozio . Aveva voluto che la sua figliuola imparasse tutto ciò che insegnavano a scuola , perché era ricca , e un giorno o l ' altro avrebbe fatto un matrimonio vantaggioso . Ma appunto perch ' era ricca tanta gente ci avrebbe fatti su dei disegni . Insomma a lui non piacevano quei discorsi della zia e il fare del nipote che le teneva il sacco con quell ' aria ritrosa di chi si fa pregare per mettersi a tavola , di chi vuol vender cara la sua mercanzia . E le occhiate lunghe della cuginetta , i silenzi ostinati , quel mento inchiodato sul petto , quella smania di cacciarsi coi suoi libri in certi posti solitari , per far la letterata anche lei , una ragazza che avrebbe dovuto pensare a ridere e a divertirsi piuttosto ... Finora erano ragazzate ; sciocchezze da riderci sopra , o prenderli a scappellotti tutt ' e due , la signorina che mettevasi alla finestra per veder volare le mosche , e il ragazzo che stava a strologare da lontano , di cui vedevasi il cappello di paglia al disopra del muricciuolo o della siepe , ronzando intorno alla casina , nascondendosi fra le piante . - Don Gesualdo aveva dei buoni occhi . Non poteva indovinare tutte le stramberie che fermentavano in quelle teste matte , - i baci mandati all ' aria , e il sole e le nuvole che pigliavano parte al duetto - a un miglio di distanza , - ma sapeva leggere nelle pedate fresche , nelle rose canine che trovava sfogliate sul sentiero , nell ' aria ingenua di Isabella che scendeva a cercare le forbici o il ditale quando per combinazione c ' era in sala il cugino , nella furberia di lui che fingeva di non guardarla , come chi passa e ripassa in una fiera dinanzi alla giovenca che vuol comprare senza darle neppure un ' occhiata . Vedeva anche nella faccia ladra di Nanni l ' Orbo , nel fare sospettoso di lui , nell ' aria sciocca che pigliava , quando rizzavasi fra i sommacchi , mettendosi la mano sugli occhi , per guardar laggiù , nel viale , o si cacciava carponi fra i fichi d ' India , o veniva a portargli dei pezzi di carta che aveva trovato vicino alla fontana , dei calcinacci scrostati dal sedile , facendo il nesci : - Don Gesualdo , che c ' è stato vossignoria , lassù ? ... Alle volte ... per far quattro passi ... L ' erba sulla spianata è tutta pesta , come ci si fosse sdraiato un asino . Ladri , no , eh ? ... Ho paura di quelli del colèra piuttosto . - No ... di giorno ? ... che diavolo ! ... bestia che sei ! ... Non temere , qui stiamo cogli occhi aperti . E ci stava davvero , con prudenza , per evitar gli scandali , aspettando che terminasse il colèra per scopare la casa , e finirla pulitamente con donna Sarina e tutti i suoi senza dar campo di parlare alle male lingue , rimbeccando la zia Cirmena che s ' era messa a far la sapiente anche lei , a parlare col squinci e linci , tagliando corto a quelle chiacchiere sconclusionate che vi tiravano gli sbadigli dalle calcagna . Un giorno , presenti tutti quanti , sputò fuori il fatto suo . - Ah ... le canzonette ? Roba che non empie pancia , cari miei ! - La zia Cirmena si risentì alfine : - Voi pigliate tutto a peso e a misura , don Gesualdo ! Non sapete quel che vuol dire ... Vorrei vedervici ! ... - Egli allora , col suo fare canzonatorio , raccolse in mucchio libri e giornali ch ' erano sul tavolino e glieli cacciò in grembo , a donna Sarina , ridendo ad alta voce , spingendola per le spalle quasi volesse mandarla via come fa il sensale nel conchiudere il negozio , vociando così forte che sembrava in collera , fra le risate : - Be ' ... pigliateli , se vi piacciono ... Potrete camparci su ! ... Tutti si guardarono negli occhi . Isabella si alzò senza dire una parola , ed uscì dalla stanza . - Ah ! ... - borbottò don Gesualdo . - Ah ! ... Ma visto che non era il momento , cacciò indietro la bile e voltò la cosa in scherzo : - Anche a lei ... le piacciono le canzonette . Come passatempo ... colla chitarra ... adesso che siamo in villeggiatura non dico di no . Ma per lei c ' è chi ha lavorato al sole e al vento , capite ? ... E se ha la testa dura dei Trao , anche i Motta non scherzano , quanto a ciò ... - Bene , - interruppe la zia , - questo è un altro discorso . - Ah , vi sembra un altro discorso ? - Ecco ! - saltò su donna Sarina , pigliandosela a un tratto col nipote . - Tuo zio parla pel tuo bene . Non lo trovi , un parente affezionato come lui , senti ! - Certo , certo ... Voi siete una donna di giudizio , donna Sarina , e cogliete le parole al volo . La Cirmena allora si mise a dimostrare che un ragazzo di talento poteva arrivare dove voleva , segretario , fattore , amministratore di una gran casa . Le protezioni già non gli mancavano . - Certo , certo , - continuava a ripetere don Gesualdo . Ma non si impegnava più oltre . Si dava da fare a rimettere le seggiole a posto , a chiudere le finestre , come a dire : - Adesso andate via . - Però siccome il giovane voltava le spalle senza rispondere , con la superbia che avevano tutti quei parenti spiantati , donna Sarina non seppe più frenarsi , raccattando in furia i ferri da calza e gli occhiali , infilando il paniere al braccio senza salutar nessuno . - Guardate s ' è questa la maniera ! Così si ringraziano i parenti della premura ? Io me ne lavo le mani ... come Pilato ... Ciascuno a casa sua ... - Ecco la parola giusta , donna Sarina . Ciascuno a casa sua . Aspettate , che vi accompagno ... Eh ? eh ? che c ' è ? Da un pezzo , mentre discorreva , tendeva l ' orecchio all ' abbaiare dei cani , al diavolìo che facevano oche e tacchini nella corte , a un correre a precipizio . Poi si udì una voce sconosciuta in mezzo al chiacchierìo della sua gente . Dal cancello s ' affacciò il camparo , stralunato , facendogli dei segni . - Vengo , vengo , aspettate un momento . Tornò poco dopo che sembrava un altro , stravolto , col cappello di paglia buttato all ' indietro , asciugandosi il sudore . Donna Sarina voleva sapere a ogni costo cosa fosse avvenuto , fingendo d ' aver paura . - Nulla ... Le stoppie lassù avran preso fuoco ... V ' accompagno . E ' cosa da nulla . Nell ' aia erano tutti in subbuglio . Mastro Nardo , sotto la tettoia , insellava in fretta e in furia la mula baia di don Gesualdo . Dinanzi al rastrello del giardino Nanni l ' Orbo e parecchi altri ascoltavano a bocca aperta un contadino di fuorivia che narrava gran cose , accalorato , gesticolando mostrando il vestito ridotto in brandelli . - Nulla , nulla , - ripetè don Gesualdo . - V ' accompagno a casa vostra . Non c ' è premura . - Si vedeva però ch ' era turbato , balbettava , grossi goccioloni gli colavano dalla fronte . Donna Sarina s ' ostinava ad aver paura , piantandosi su due piedi , frugando di qua e di là cogli occhi curiosi , fissandoli in viso a lui per scovar quel che c ' era sotto : - Un caso di colèra , eh ? Ce l ' han portato sin qui ? Qualche briccone ? L ' han colto sul fatto ? - Infine don Gesualdo le mise le mani sulle spalle , guardandola fissamente nel bianco degli occhi : - Donna Sarina , a che giuoco giochiamo ? Lasciatemi badare agli affari di casa mia ! santo e santissimo ! - E la mise bel bello sulla sua strada , di là dal ponticello . Tornando indietro se la prese con tutta quella gente che sembrava ammutinata , comare Lia che aveva lasciato d ' impastare il pane , sua figlia accorsa anche lei colle mani intrise di farina . - Che c ' è ? che c ' è ? Voi , mastro Nardo , andate avanti colla mula . Vi raggiungerò per via . Lì , da quella parte , pel sentiero . Non c ' è bisogno di far sapere a tutto il vicinato se vo o se rimango . E voialtri badate alle vostre faccende . E cucitevi la bocca , ehi ! ... senza suonar la tromba e andar narrando quel che mi succede , di qua e di là ! ... Poi salì di sopra colle gambe rotte . Bianca appena lo vide con quella faccia si impaurì . Ma egli però non le disse nulla . Temeva che i sorci ballassero mentre non c ' era il gatto . Mentre la moglie l ' aiutava a infilarsi gli stivali , andava facendole certe raccomandazioni : - Bada alla casa . Bada alla ragazza . Io vo e torno . Il tempo d ' arrivare alla Salonia per mio padre che sta poco bene . Gli occhi aperti finché non ci son io , intendi ? - Bianca da ginocchioni com ' era alzò il viso attonito . - Svegliati ! Come diavolo sei diventata ? Tale e quale tuo fratello don Ferdinando sei ! Tua figlia ha la testa sopra il cappello , te ne sei accorta ? Abbiamo fatto un bel negozio a metterle in capo tanti grilli ! Chissà cosa s ' immagina ? E gli altri pure ... Donna Sarina e tutti gli altri ! Serpi nella manica ! ... Dunque , niente visite , finché torno ... e gli occhi aperti sulla tua figliuola . Sai come sono le ragazze quando si mettono in testa qualcosa ! ... Sei stata giovane anche tu ... Ma io non mi lascio menare pel naso come i tuoi fratelli , sai ! ... No , no , chetati ! Non è per rimproverarti ... L ' hai fatto per me , allora . Sei stata una buona moglie , docile e obbediente , tutta per la casa ... Non me ne pento . Dico solo acciò ti serva d ' ammaestramento , adesso . Le ragazze per maritarsi non guardano a nulla ... Tu almeno non facevi una pazzia ... Non te ne sei pentita neppur tu , è vero ? Ma adesso è un altro par di maniche . Adesso si tratta di non lasciarsi rubare come in un bosco ... Bianca , ritta accanto all ' uscio , col viso scialbo , spalancò gli occhi , dove era in fondo un terror vago , uno sbalordimento accorato , l ' intermittenza dolorosa della ragione annebbiata ch ' era negli occhi di don Ferdinando . - Ah ! Hai capito finalmente ! Te ne sei accorta anche tu ! E non mi dicevi nulla ! ... Tutte così voialtre donne ... a tenervi il sacco l ' una coll ' altra ! ... congiurate contro chi s ' arrovella pel vostro meglio ! - No ! ... vi giuro ! ... Non so nulla ! ... Non ci ho colpa ... Che volete da me ? ... Vedete come son ridotta ! ... - Non lo sapevi ? Cosa fai dunque ? Così tieni d ' occhio tua figlia ... E ' questa una madre di famiglia ? ... Tutto sulle mie spalle ! Ho le spalle grosse . Ho lo stomaco pieno di dispiaceri ... E sto benone io ! ... Ho la pelle dura . E se ne andò col dorso curvo , sotto il gran sole , ruminando tutti i suoi guai . Il messo ch ' era venuto a chiamarlo dalla Salonia l ' aspettava in cima al sentiero , insieme a mastro Nardo che tirava la mula zoppicando . Come lo vide da lontano si mise a gridare : - Spicciatevi , vossignoria . Se arriviamo tardi , per disgrazia , la colpa è tutta mia . Cammin facendo raccontava cose da far drizzare i capelli in testa . A Marineo avevano assassinato un viandante che andava ronzando attorno all ' abbeveratoio , nell ' ora calda , lacero , scalzo , bianco di polvere , acceso in volto , con l ' occhio bieco , cercando di farla in barba ai cristiani che stavano a guardia da lontano , sospettosi . A Callari s ' era trovato un cadavere dietro una siepe , gonfio come un otre : l ' aveva scoperto il puzzo . La sera , dovunque , si vedevano dei fuochi d ' artifizio , una pioggia di razzi , tale e quale la notte di San Lorenzo , Dio liberi ! Una donna incinta , che s ' era lasciata aiutare da uno sconosciuto , mentre portava un carico di legna al Trimmillito , era morta la stessa notte all ' improvviso , senza neanche dire - Cristo aiutami - colla pancia piena di fichi d ' India . - Vostro padre l ' ha voluto lui stesso il colèra , sissignore . Tutti gli dicevano : Non aprite se prima il sole non è alto ! Ma sapete che testa dura ! Il colèra ce l ' ha portato alla Salonia un viandante che andava intorno colla bisaccia in spalla . Di questi tempi , figuratevi ! C ' è chi l ' ha visto a sedere , stanco morto , sul muricciuolo vicino alla fattoria . Poi tutta la notte rumori sul tetto e dietro gli usci ... E le macchie d ' unto che si son trovate qua e là a giorno fatto ! ... Come della bava di lumaca ... Sissignore ! ... Quella bestia dello speziale continua a predicare di scopar le case , di pigliarsela coi maiali e colle galline , per tener lontano il colèra ! Adesso il veleno ce lo portano le bestie del Signore , che non hanno malizia ! avete inteso , vossignoria ? ... Roba da accopparli tutti quanti sono , medici , preti e speziali , perché loro ogni cristiano che mandano al mondo della verità si pigliano dodici tarì dal re ! E l ' arciprete Bugno ha avuto il coraggio di predicarlo dall ' altare : - Figliuoli miei , so che ce l ' avete con me , a causa del colèra . Ma io sono innocente . Ve lo giuro su quest ' ostia consacrata ! - Io non so s ' era innocente o no . So che ha acchiappato il colèra anche lui , perché teneva in casa quelle bottiglie che mandano da Napoli per far morire i cristiani . Io non so niente . Il fatto è che i morti fioccano come le mosche : Donna Marianna Sganci , Peperito ... III Allorché giunsero alla Salonia trovarono che tutti gli altri inquilini della fattoria caricavano muli ed asinelli per fuggirsene . Inutilmente Bomma , che era venuto dalla vigna , lì vicino , si sgolava a gridare : - Bestie ! s ' è una perniciosa ! ... se ha una febbre da cavallo ! Non si muore di colèra con la febbre ! - Non me ne importa s ' è una perniciosa ! - borbottò infine Giacalone . - I medici già son pagati per questo ! ... Mastro Nunzio stava male davvero : la morte gli aveva pizzicato il naso e gli aveva lasciato il segno delle dita sotto gli occhi , un ' ombra di filiggine che gli tingeva le narici assottigliate , gli sprofondava gli occhi e la bocca sdentata in fondo a dei buchi neri , gli velava la faccia terrea e sporca di peli grigi . Aprì quegli occhi a stento , udendo suo figlio Gesualdo che gli stava dinanzi al letto , e disse colla voce cavernosa : - Ah ! sei venuto a vedere la festa , finalmente ? Santo , come un allocco , stava seduto sullo scalino dell ' uscio , senza dir nulla , coi lucciconi agli occhi . Burgio e sua moglie si affrettavano a insaccare un po ' di grano , per non morir di fame dove andavano , appena avrebbe chiusi gli occhi il vecchio . Nel cortile c ' erano anche le mule cariche di roba . Don Gesualdo afferrò pel vestito Bomma , il quale stava per andarsene anche lui . - Che si può fare , don Arcangelo ? Comandate ! Tutto quello che si può fare , per mio padre ... tutto quello che ho ! ... Non guardate a spesa ... - Eh ! avrete poco da spendere ... Non c ' è nulla da fare ... Sono venuto tardi . La china non giova più ! ... una perniciosa coi fiocchi , caro voi ! Ma però non muore di colèra , e non c ' è motivo di spaventare tutto il vicinato , come fanno costoro ! Il vecchio stava a sentire , cogli occhi inquieti e sospettosi in fondo alle orbite nere . Guardava Gesualdo che si affannava intorno al farmacista , Speranza la quale strillava e singhiozzava aiutando il marito ne ' preparativi della partenza , Santo che non si muoveva , istupidito , i nipoti qua e là per la casa e nel cortile , e Bomma che gli voltava le spalle , scrollando il capo , facendo gesti d ' impazienza . Speranza infine andò a consegnare le chiavi a suo fratello , seguitando a brontolare : - Ecco ! Mi piace che siete venuto ... Così non direte che vogliamo fare man bassa sulla roba , io e mio marito , appena chiude gli occhi nostro padre ... - Non sono ancora morto , no ! - si lamentò il vecchio dal suo cantuccio . Allora si alzò come una furia l ' altro figliuolo , Santo , con la faccia sudicia di lagrime , vociando e pigliandosela con tutti quanti : - Il viatico che non glielo date , razza di porci ? ... Che lo fate morire peggio di un cane ? ... - Non sono ancora morto ! - piagnucolò di nuovo il moribondo . - Lasciatemi morire in pace , prima ! ... - Non è per la roba , no ! - gli rispose il genero Burgio accostandosi al letto e chinandosi sul malato come parlasse a un bambino : - Anzi è per vostro amore che vogliamo farvi confessare e comunicare prima di chiudere gli occhi . - Ah ! ... ah ! ... Non vi par l ' ora ! ... Lasciatemi in pace ... lasciatemi ! ... Giunse la sera e passò la notte a quel modo . Mastro Nunzio nell ' ombra stava zitto e immobile , come un pezzo di legno ; soltanto ogni volta che gli facevano inghiottire a forza la medicina , gemeva , sputava , e lamentavasi ch ' era amara come il veleno , ch ' era morto , che non vedevano l ' ora di levarselo dinanzi . Infine , perché non lo seccassero , voltò il naso contro il muro , e non si mosse più . - Poteva essere mezzanotte , sebbene nessuno s ' arrischiasse ad aprire la finestra per guardar le stelle . - Speranza ogni tanto s ' accostava al malato in punta di piedi , lo toccava , lo chiamava adagio adagio ; ma lui zitto . Poi tornava a discorrere sottovoce col marito che aspettava tranquillamente , accoccolato sullo scalino , dormicchiando . Gesualdo stava seduto dall ' altra parte col mento fra le mani . In fondo allo stanzone si udiva il russare di Santo . I nipoti erano già partiti colla roba , insieme agli altri inquilini e un gatto abbandonato s ' aggirava miagolando per la fattoria , come un ' anima di Purgatorio : una cosa che tutti alzavano il capo trasalendo , e si facevano la croce al vedere quegli occhi che luccicavano nel buio , fra le travi del tetto e i buchi del muro ; e sulla parete sudicia vedevasi sempre l ' ombra del berretto del vecchio , gigantesca , che non dava segno di vita . Poi , tre volte , si udì cantare la civetta . Quando Dio volle , a giorno fatto , dopo un pezzo che il giorno trapelava dalle fessure delle imposte e faceva impallidire il lume posato sulla botte , Burgio si decise ad aprire l ' uscio . Era una giornata fosca , il cielo coperto , un gran silenzio per la pianura smorta e sassosa . Dei casolari nerastri qua e là , l ' estremità del paese sulla collina in fondo , sembravano sorgere lentamente dalla caligine , deserti e silenziosi . Non un uccello , non un ronzìo , non un alito di vento . Solo un fruscìo fuggì spaventato fra le stoppie all ' affacciarsi che fece Burgio , sbadigliando e stirandosi le braccia . - Massaro Fortunato ! ... venite qua , venite ! - chiamò in quel punto la moglie colla voce alterata . Gesualdo chino sul lettuccio del genitore , lo chiamava , scuotendolo . La sorella , arruffata , discinta , che sembrava più gialla in quella luce scialba , preparavasi a strillare . Infine Burgio , dopo un momento , azzardò la sua opinione : - Signori miei , a me sembra morto di cent ' anni . Scoppiò allora la tragedia . Speranza cominciò a urlare e a graffiarsi la faccia . Santo , svegliato di soprassalto , si dava dei pugni in testa , fregandosi gli occhi , piangendo come un ragazzo . Il più turbato di tutti però era don Gesualdo , sebbene non dicesse nulla , guardando il morto che guardava lui colla coda dell ' occhio appannato . Poi gli baciò la mano , e gli coprì la faccia col lenzuolo . Speranza , inconsolabile , minacciava di correre al paese per buttarsi nella cisterna , di lasciarsi morir di fame : - Cosa ci fo più al mondo adesso ? Ho perso il mio sostegno ! la colonna della casa ! - Quel piagnisteo durò la giornata intera . Inutilmente il marito per consolarla le diceva che don Gesualdo non li avrebbe abbandonati . Erano tutti figli suoi , orfanelli bisognosi . Santo col viso sudicio guardava or questo e or quello come aprivano bocca . - No ! - s ' ostinava Speranza . - E ' morto , ora , mio padre ! Non c ' è nessuno che pensi a noi ! Gesualdo che l ' aveva lasciata sfogare un pezzo tentennando il capo , cogli occhi gonfi , le disse infine : - Hai ragione ! ... Non ho fatto mai nulla per voialtri ! ... Hai ragione di lagnarti della buona misura ! ... - No , - interruppe Burgio . - No ! Parole che scappano nel brucio , cognato . Intanto bisognava pensare a seppellire il morto , senza un cane che aiutasse , a pagarlo tant ' oro ! Un falegname , lì al Camemi , mise insieme alla meglio quattro asserelle a mo ' di bara , e mastro Nardo scavò la buca dietro la casa . Poi Santo e don Gesualdo dovettero fare il resto colle loro mani . Burgio però stava a vedere da lontano , timoroso del contagio , e sua moglie piagnucolava che non le bastava l ' animo di toccare il morto . Le faceva male al cuore , sì ! Dopo , asciugatisi gli occhi , rifatto il letto , rassettata la casa , nel tempo che mastro Nardo preparava le cavalcature , e aspettavano seduti in crocchio , ella attaccò il discorso serio . - E ora , come restiamo intesi ? Tutti quanti si guardarono in faccia a quell ' esordio . Massaro Fortunato tormentava la nappa della berretta , e Santo sgranò gli occhi . Don Gesualdo però non aveva capito l ' antifona , col viso in aria , cercava il verbo . - Come restiamo intesi ? Perché ? Di che cosa ? - Per discorrere dei nostri interessi , eh ? Per dividerci l ' eredità che ha lasciato quella buon ' anima , tanto paradiso ! Siamo tre figliuoli ... Ciascuno la sua parte ... secondo vi dice la coscienza ... Voi siete il maggiore , voi fate le parti ... e ciascuno di noi piglia la sua ... Però se ci avete il testamento ... Non dico ... Allora tiratelo fuori , e si vedrà . Don Gesualdo , che era don Gesualdo , rimase a bocca aperta a quel discorso . Stupefatto , cercava le parole , balbettava : - L ' eredità ? ... Il testamento ? ... La parte di che cosa ? ... Allora Speranza infuriò . - Come ? Di questo si parlava . Non erano tutti figli dello stesso padre ? E il capo della casa chi era stato ? Sinora aveva avuto le mani in pasta don Gesualdo , vendere , comprare ... Ora , ciascuno doveva avere la sua parte . Tutto quel ben di Dio , quelle belle terre , la Canziria , la Salonia stessa dove avevano i piedi , erano forse piovuti dal cielo ? - Burgio , più calmo , metteva buone parole ; diceva che non era quello il momento , col morto ancora caldo . Tappava la bocca alla moglie ; cacciava indietro il cognato Santo , il quale aveva aperto tanto d ' orecchi e vociava : - No , no , lasciatela dire ! - Infine volle che si abbracciassero , lì , nella stanza dove erano rimasti poveri orfanelli . Don Gesualdo era un galantuomo , un buon cuore . Non l ' avrebbe fatta una porcheria . - Non scappate ! Sentite qua ! Non è vero ? Non siete un galantuomo ? - No ! no ! Lasciatemi sentire quello che pretendono . E ' meglio spiegarsi chiaro . Ma la sorella non gli dava più retta , seduta su di un sasso , fuori dell ' uscio , borbottando fra di sè . Massaro Fortunato toccò pure degli altri tasti : il gastigo di Dio che avevano sulle spalle , l ' ora che si faceva tarda . Intanto mastro Nardo tirò fuori la mula dalla stalla . Rimasero ancora un pezzetto lì fuori a tenersi il broncio . Poi don Gesualdo propose di condurseli tutti a Mangalavite . Il cognato Burgio serrava l ' uscio a chiave , e caricava sul basto i pochi panni , che aveva raccolti in un fagottino . Speranza non rispose subito all ' invito del fratello , sciorinando lo scialle per accingersi alla partenza , guardando di qua e di là , cogli occhi torvi . Infine spiattellò quel che aveva sullo stomaco : - A Mangalavite ? ... No , grazie tante ! ... Cosa ci verrei a fare ... se dite che è roba vostra ? ... Sarebbe anche un disturbo per vostra moglie e la figliuola ... due signore avvezze a stare coi loro comodi ... Noi poveretti ci accomodiamo alla meglio ... Andremo alla Canziria . Andremo piuttosto alla fornace del gesso che ha lasciato mio padre , buon ' anima ... Quella sì ! ... Colà almeno saremo a casa nostra . Non direte d ' averla comperata coi vostri guadagni la fornace del gesso ! ... No , no , sto zitta , massaro Fortunato ! Se ne parlerà poi , chi campa . Chi campa tutto l ' anno vede ogni festa . Vi saluto , don Gesualdo . Sarà quel che vuol Dio . Beato quel poveretto che adesso è tranquillo , sottoterra ! ... Brontolava ancora ch ' era già in viaggio , sballottata dall ' ambio della cavalcatura , colla schiena curva , e il vento che le gonfiava lo scialle dietro . Don Gesualdo montò a cavallo lui pure , e se ne andò dall ' altra parte , col cuore grosso dell ' ingratitudine che raccoglieva sempre , voltandosi indietro , di tanto in tanto , a guardare la fattoria rimasta chiusa e deserta , accanto alla buca ancora fresca , e la cavalcata dei suoi che si allontanavano in fila , uno dopo l ' altro , di già come punti neri nella campagna brulla che s ' andava oscurando . Dopo un pezzetto , mastro Nardo che ci aveva pensato su , fece l ' orazione del morto : - Poveretto ! Ha lavorato tanto ... per tirare su i figliuoli ... per lasciarli ricchi ... Ora è sotto terra ! Vi rammentate , vossignoria , quando è rovinato il ponte , a Fiumegrande , e voleva annegarsi ? ... Ecco cos ' è il mondo ! Oggi a te , domani a me . Il padrone gli rivolse un ' occhiata brusca , e tagliò corto : - Zitto , bestia ! ... Anche tu ! ... Potevano essere due ore di notte quando arrivarono alla Fontana di don Cosimo , con una bella sera stellata , il cielo tutto che sembrava formicolare attorno a Budarturo , sulla distesa dei piani e dei monti che s ' accennava confusamente . La mula , sentendo la stalla vicina , si mise a ragliare . Allora abbaiarono dei cani ; laggiù in fondo comparvero dei lumi in mezzo all ' ombra più fitta degli alberi che circondavano la casina , e s ' udirono delle voci , un calpestìo precipitoso come di gente che corresse ; lungo il sentiero che saliva dalla valle si udì un fruscìo di foglie secche , dei sassi che precipitarono rimbalzando , quasi alcuno s ' inerpicasse cautamente . Poi silenzio . A un tratto , dal buio , sul limite del boschetto , partì una voce : - Ehi , don Gesualdo ? - Ehi , Nanni , che c ' è ? Compare Nanni non rispose , mettendosi a camminare accanto alla mula . Dopo un momento masticò sottovoce , quasi a malincuore : - C ' è che son qui per guardarvi le spalle ! Don Gesualdo non chiese altro . Scendevano per la viottola in fila . Nanni l ' Orbo aggiunse soltanto , di lì a un po ' : - Si fece la festa , eh ? - E come il padrone continuava a tacere , conchiuse : - L ' ho capito alla cera che avete , vossignoria . Mondo di guai ! ... L ' uno dopo l ' altro ! - Giunti alla fontana infine disse : - Smontiamo qui , eh ? Mastro Nardo se ne andrà pel viale colle cavalcature , e noi da questa parte , per far più presto . Don Gesualdo capì subito , e non se lo fece dire due volte . Andavano in silenzio , lungo il muro , quasi ci vedessero al buio . A un certo punto l ' Orbo accennò delle pietre sparse per terra , una specie di breccia fra le spine che coronavano il muro , e disse piano : - Vedete , vossignoria ? - L ' altro affermò col capo , e scavalcò il chiuso . Nanni l ' Orbo coll ' acciarino accese un zolfanello e andarono seguendo le pedate passo passo , sino alla casina . Sotto la finestra di donna Isabella l ' Orbo additò in silenzio l ' erba ch ' era tutta pesta , quasi ci si fossero davvero sdraiati degli asini . - I cani poi come fossero alloppiati ! - osservò compare Nanni con quel fare misterioso . - Se non ero io , che ho l ' orecchio fino ... Dicevo a Diodata : Finché manca il padrone bisogna stare coll ' orecchio teso , per guardargli le spalle ... Allora ho mandato Nunzio sul ponticello , mentre io con Gesualdo arrivavo dalla parte del palmento ... Sissignore dov ' è alloggiata donna Sarina col nipote ... Se i cani sono stati zitti , dicevo fra di me ... - Va bene . Adesso taci . Di lassù potrebbero udirti . Il giorno dopo , ricevendo le visite di condoglianza , vestito di nero , colla barba lunga , appena donna Sarina ebbe fatto l ' elogio del morto e del vivo , asciugandosi gli occhi , rimboccandosi le maniche per correre in cucina ad aiutare in quello scompiglio , don Gesualdo la fermò nell ' andito , senza tanti complimenti . - Sapete , donna Sarina ? ... il servizio che dovreste farmi sarebbe d ' andarvene . Patti chiari e amici cari , non è vero ? Ho bisogno di quelle due stanze ... pei miei motivi . Sinora non vi ho detto nulla . Ma voi avrete ammirato la mia prudenza , eh ? La Cirmena diventò verde . S ' aggiustò il vestito , sorridendo , pigliandola con disinvoltura : - Bene , bene . Ho capito . Una volta che vi servono quelle due stanzuccie ... Se avete i vostri motivi ... Anche subito , su due piedi ... colèra o no ! ... La gente non ha da dire se me ne mandate via in mezzo al colèra ! ... Siete il padrone . Ciascuno sa i fatti di casa sua . Soltanto , se permettete , vado prima a salutare mia nipote . Non so cosa potrebbero pensare se me ne andassi zitta zitta ... Le male lingue , sapete ! ... Bianca non arrivava a capacitarsi : - Come ? andarsene via ? nel fitto del colèra ? Perché ? Cos ' era stato ? - La zia Cirmena adduceva diversi pretesti strambi : forza maggiore ; ciascuno ha i suoi motivi ; interessi gravi di casa ; Corrado aveva ricevuto una lettera urgentissima . - Gli rincresce anche a lui , poveretto . Gli è arrivata fra capo e collo . S ' era tanto affezionato a questi luoghi ... Anche poco fa mi diceva : - Zia , oggi è l ' ultima passeggiata che andrò a fare alla sorgente ... - Don Gesualdo , fuori dei gangheri , tagliò corto a quei discorsi sciocchi . - Scusate , donna Sarina . Mia moglie non capisce più niente ... Diventano tutti così nella sua famiglia ... Doveva toccare a me ! ... Isabella invece s ' era fatta pallida come un cadavere . Ma non si mosse , non disse nulla , una vera Trao , col viso fermo e impenetrabile . Ricambiava anche gli abbracci e i saluti affettuosi della zia , sforzandosi di sorridere , con una ruga sottile fra le ciglia . Poi , quando fu sola , a un tratto , con un gesto disperato , si strappò la gorgierina che la soffocava , con un ' onda di sangue al volto , un abbarbagliamento improvviso dinanzi agli occhi , una fitta , uno spasimo acuto che la fece vacillare , annaspando , fuori di sé . Voleva vederlo , l ' ultima volta , a qualunque costo , quando tutti sarebbero stati a riposare , dopo mezzogiorno , e che alla casina non si moveva anima viva . La Madonna l ' avrebbe aiutata : - La Madonna ! ... la Madonna ! ... - Non diceva altro , con una confusione dolorosa nelle idee , la testa in fiamme , il sole che le ardeva sul capo , gli occhi che le abbruciavano , una vampa nel cuore che la mordeva , che le saliva alla testa , che l ' accecava , che la faceva delirare : - Vederlo ! a qualunque costo ! ... Domani non lo vedrò più ! ... più ! ... più ! ... - Non sentiva le spine ; non sentiva i sassi del sentiero fuori mano che aveva preso per arrivare di nascosto sino a lui . Ansante , premendosi il petto colle mani , trasalendo a ogni passo , spiando il cammino con l ' occhio ansioso . Un uccelletto spaventato fuggì con uno strido acuto . La spianata era deserta , in un ' ombra cupa . C ' era un muricciuolo coperto d ' edera triste , una piccola vasca abbandonata nella quale imputridivano delle piante acquatiche , e dei quadrati d ' ortaggi polverosi al di là del muro , tagliati dai viali abbandonati che affogavano nel bosco irto di seccumi gialli . Da per tutto quel senso di abbandono , di desolazione , nella catasta di legna che marciva in un angolo , nelle foglie fradicie ammucchiate sotto i noci , nell ' acqua della sorgente la quale sembrava gemere stillando dai grappoli di capelvenere che tappezzavano la grotta , come tante lagrime . Soltanto fra le erbacce del sentiero pel quale lui doveva venire , dei fiori umili di cardo che luccicavano al sole , delle bacche verdi che si piegavano ondeggiando mollemente , e dicevano : Vieni ! vieni ! vieni ! Attraversò guardinga il viale che scendeva alla casina , col cuore che le balzava alla gola , le batteva nelle tempie , le toglieva il respiro . C ' erano lì , fra le foglie secche , accanto al muricciuolo dove lui s ' era messo a sedere tante volte , dei brani di carta abbruciacchiati , umidicci , che s ' agitavano ancora quasi fossero cose vive ; dei fiammiferi spenti , delle foglie d ' edera strappate , dei virgulti fatti in pezzettini minuti dalle mani febbrili di lui , nelle lunghe ore d ' attesa , nel lavorìo macchinale delle fantasticherie . S ' udiva il martellare di una scure in lontananza ; poi una canzone malinconica che si perdeva lassù , nella viottola . Che agonìa lunga ! Il sole abbandonava lentamente il sentiero ; moriva pallido sulla rupe brulla di cui le forre sembravano più tristi , ed ella aspettava ancora , aspettava sempre . - Signor don Gesualdo ... Venite qua , se permettete ... Ho da parlarvi . - Nanni l ' Orbo , continuando a chiamarlo , dall ' aia , affettava di non poter mettere il piede nel cortile , coll ' aria misteriosa , finchè il padrone andò a sentire quel che diavolo volesse , dandogli una buona strapazzata , per cominciare : - T ' ho detto tante volte di non lasciarti vedere da queste parti ! Che diavolo ! ... Se lo fai apposta ... - Nossignore . Appunto , vi ho chiamato qui fuori . Dobbiamo parlare da solo a solo , per quel che ho da dirvi ... Qui nel giardino . Siamo aspettati . C ' erano infatti Nunzio e Gesualdo di Diodata , vestiti da festa , colle mani in tasca , e un fazzolettino nero al collo . Compare Nanni lo fece notare al padrone . - Il sangue è sangue . Avete da ridirci ? Tutti e due ... hanno voluto portare il lutto alla buon ' anima di vostro padre ... per rispetto , senza secondi fini ... Soltanto , vossignoria potete aiutarli senza mettere mano alla tasca ... Ecco , loro vorrebbero a mezzadria quel pezzo di terra ch ' è sotto la fontana . Sono due bravi ragazzi , laboriosi . Vi somigliano , don Gesualdo ... Se date loro qualche agevolazione , pensate infine che non lo fate per degli estranei ! ... Don Gesualdo tentennava , insospettito da una parte d ' esser preso così alla sprovvista , e cedendo nel tempo istesso , suo malgrado , a quella certa voce interna che gli andava ripicchiando dentro tutti gli argomenti messi fuori da compare Nanni per persuaderlo . - Infine cosa domandavano ? ... del lavoro ... Lui che poteva tanto ! ... Un affare di coscienza ! ... Avrebbe fatto un buon negozio anche ... - A un certo punto l ' Orbo propose di mandare a chiamare Diodata perché dicesse la sua . Don Gesualdo allora , per levarsi quella noia , per sgravio di coscienza , come diceva quell ' altro fissando i due ragazzoni , che seguivano passo passo colle mani in tasca , senza aprir bocca , si lasciò scappare : - Be ' ... be ' , se si parla soltanto del pezzo di terra ch ' è sotto la fontana ... Se non fate come il riccio che poi allarga le spine ... - Sissignore ! Che vuol dire ! - saltò su compare Nanni pigliandolo subito in parola . - Quello solo ! Mezza salma di terra in tutto . Possiamo andare a vedere . E ' qui vicino . Vi metteremo i segnali sotto i vostri occhi , giacché siete qui , perchè non temiate che vi si rubi ... Giusto ! ... ci abbiamo anche dei testimoni , vedete ... La signorina , lassù , sotto il gran noce ... Don Gesualdo guardò dove diceva l ' Orbo , e si sbiancò subito in viso . A un tratto , mutò cera e maniera , e congedò tutti bruscamente : - Va bene , ne parleremo ... C ' è tempo . Non si piglia così la gente pel collo , santo e santissimo ! Ho detto di sì ; ora andatevene ! I due giovani sgattaiolarono mogi mogi a quella sfuriata , mentre Nanni si cacciava fra le macchie per godersi la scena da lontano . Don Gesualdo saliva già in fretta pel viale , come avesse vent ' anni , sottosopra . Isabella se lo vide comparire dinanzi all ' improvviso con una faccia che quasi la fece tramortire dallo spavento . Egli non le disse nulla . Se la prese per mano , come una bambina , e se la portò a casa . Lei si lasciava condurre , come una morta , col cuore morto , senza vedere , inciampando nei sassi . Solo di tanto in tanto si cacciava la mano nei capelli , quasi sentisse lì un gran smarrimento , un gran dolore . Bianca al vederli arrivare a quel modo si mise a tremare come una foglia . Il marito le consegnò la figliuola con un ' occhiata terribile , tentennando il capo . Ma non disse nulla . Si mise a passeggiare per la stanza , asciugandosi tratto tratto col fazzoletto il fiele che ci aveva in bocca . Poi aprì l ' uscio di colpo e se ne andò . Girava da per tutto come un bue infuriato , sbattendo gli usci , pigliandosela con chi gli capitava . Udivasi ovunque la sua voce che faceva tremare la casa : - Nardo , dove sei stato sino ad ora ? T ' avevo detto di portarmi quelle forbici alla vigna ? - Non sono rientrati ancora i puledri ? Me li farà storpiare quell ' animale di Brasi ! Gli darò ora il fatto suo , appena torna ! - Di ' , Santoro ? avete terminato di mietere i sommacchi lassù ? ... Cosa diavolo avete fatto dunque tutta la giornata ? ... Appena manca un momento il padrone ! ... Assassini ! nemici salariati ! ... - Martino ! il lume accendi , Martino , per mungere le pecore ! Mi verserai per terra tutto il latte , così al buio , bestia ! ... - Ancora non hanno acceso il lume lassù ! Che fanno ? Recitano il rosario ? ... Concetta ! Concetta ! Siamo ancora al buio ! Cosa diavolo fate ? Che casa , appena volto le spalle io ! ... Che succederà se io chiudo gli occhi ? ... Dopo un po ' di tempo tornò a bussare all ' uscio delle donne , e siccome non aprivano subito lo sfondò con un calcio . Bianca allora si rivoltò inferocita , simile a una chioccia che difende i pulcini , con un viso che nessuno le aveva mai visto ; il viso stralunato dei Trao , in cui gli occhi luccicavano come quelli di una pazza sul pallore e la magrezza spaventosa , coprendo col suo il corpo della figliuola ch ' era stesa bocconi sul letto , col viso nel guanciale , scossa da sussulti nervosi . - Ah ! me la volete uccidere dunque ? Non vi basta ? Non vi basta ? Me la volete uccidere ? Non si riconosceva più , tanto che lo stesso don Gesualdo rimase sconcertato . Ora cercava di pigliarla colle buone , vinto da uno sconforto immenso , dall ' amarezza di tanta ingratitudine che gli saliva alla gola , colle ossa rotte , il cuore nero come la pece . - Avete ragione ! ... Io sono il tiranno ! Ho il cuore e la pelle dura , io ! Sono il bue da lavoro ... Se m ' ammazzo a lavorare è per voialtri , capite ? A me basterebbe un pezzo di pane e formaggio ... Vuol dire che ho lavorato per buttare ogni cosa in bocca al lupo ... il mio sangue e la mia roba ! ... Avete ragione ! ... Bianca volle balbettare qualche parola . Allora egli si voltò infuriato contro di lei , con le mani in aria , la bocca spalancata . Ma non disse nulla . Guardò la figliuola che si era appoggiata tutta tremante alla sponda del lettuccio , col viso gonfio , le trecce allentate ; allora lasciò cadere le braccia e si mise a passeggiare innanzi e indietro per la camera , picchiando le mani una sull ' altra , soffiando e sbuffando , cogli occhi a terra , quasi cercasse le parole , cercando le maniere che ci volevano per far capire la ragione a quelle teste dure . - Via via , Isabella ! ... E ' una sciocchezza , capisci ! ... E ' una sciocchezza guastarsi il sangue ... Non voglio guastarmi il sangue ... Ho tanti altri guai ! Ci ho il cuore grosso ! ... Vorrei che tu vedessi un po ' quanti guai ci ho in testa ! ... Ti metteresti a ridere , com ' è vero Dio ! ... Vedresti che sciocchezza è tutto il resto ! ... Ancora sei giovane ... Certe cose non le capisci ... Il mondo , vedi , è una manica di ladri ... Tutti che fanno : levati di lì e dammi il fatto tuo ... Ognuno cerca il suo guadagno ... Vedi , vedi ... te lo dico ? ... Se tu non avessi nulla , nessuno ti seccherebbe ... E ' un negozio , capisci ? ... Il modo d ' assicurarsi il pane per tutta la vita . Uno che è povero , uomo o donna , sia detto senza offendere nessuno , s ' industria come può ... Gira l ' occhio intorno ; vede quello che farebbe al caso suo ... e allora mette in opera tutti i mezzi per arrivarci , ciascuno come può ... Uno , poniamo , ci mette il casato , e un altro quello che sa fare di meglio ... le belle parole , le occhiate tenere ... Ma chi ha giudizio , dall ' altra parte , deve badare ai suoi interessi ... Vedi come son sciocchi quelli che piangono e si disperano ? ... Il discorso gli morì in bocca dinanzi al viso pallido e agli occhi stralunati coi quali lo guardava la figliuola . Anche la moglie non sapeva dir altro : - Lasciatela stare ! ... Non vedete com ' è ? ... - Come una sciocca è ! ... - gridò mastro - don Gesualdo uscendo finalmente fuori dai gangheri . - Come una che non sa e non vuol sapere ! ... Ma io non sarò sciocco , no ! ... Io lo so quello che vuol dire ! ... E se ne andò infuriato . IV Cessata la paura del colèra , appena ritornato in paese , don Gesualdo s ' era vista arrivare la citazione della sorella , autorizzata dal marito Burgio , che voleva la sua parte dell ' eredità paterna - di tutto ciò che egli possedeva - una bricconata ; adducendo che quei beni erano stati acquistati coi guadagni della società , di cui era a capo mastro Nunzio ; e che adesso voleva appropriarsi tutto lui , Gesualdo , - lui che li aveva avuti tutti quanti sulle spalle , sino a quel giorno ! che aveva dovuto chinare il capo alle speculazioni sbagliate del padre ! ch ' era stato la provvidenza del cognato Burgio nelle malannate ! che pagava i debiti del fratello Santo all ' osteria di Pecu - Pecu ! - anche Santo lo citava per avere la sua quota , aveva fatto parte della società anche lui , quel fannullone ! - Ora lo svillaneggiavano per mezzo d ' usciere ; gli davano del ladro ; volevano mettere i sigilli ; sequestrargli la roba . Lo trascinavano fra le liti , gli avvocati , i procuratori - un sacco di spese , tanti bocconi amari , tanta perdita di tempo , tanti altri affari che ne andavano di mezzo , i suoi nemici che c ' ingrassavano - nei caffè e nelle spezierie non si parlava d ' altro - tutti addosso a lui perch ' era ricco , e pigliando le difese dei suoi parenti che non avevano nulla ! Il notaro Neri gli faceva anche l ' avvocato contrario , gratis et amore , per le questioni vecchie e nuove che erano state fra di loro . Speranza l ' aspettava sulle scale del pretorio per vomitargli addosso degli improperii , aizzandogli contro i figliuoli grandi e grossi inutilmente , aizzandogli contro Santo che non aveva faccia veramente di pigliarsela con don Gesualdo e cercava di sfuggirlo . - Siete tutti quanti dei capponi ! tale e quale mio marito ! ... Io sola dovrei portare i calzoni qui ! Non mi tengo se non lo mando in galera , quel ladro ! Venderò la camicia che ho indosso . Voglio il fatto mio , il sangue di mio padre ... - Fu peggio ancora la prima volta che il giudice le diede causa persa : - Signori miei , guardate un po ' ! ... Tutto si compra coi denari al giorno d ' oggi ! ... Ma ricorrerò sino a Palermo , sino al re , se c ' è giustizia a questo mondo ! ... - Il barone Zacco , siccome allora aveva in testa di combinare certo negozio con don Gesualdo , s ' intromise a farla da paciere . Una domenica riunì in casa sua tutti i Motta , compreso il marito di comare Speranza ch ' era una bestia , e non sapeva dire le sue ragioni . Santo , costretto a trovarsi faccia a faccia con suo fratello don Gesualdo , cominciò dallo scusarsi : - Che vuoi ? ... Io non ci ho colpa . Mi condussero dall ' avvocato ... Cosa dovevo fare ? ... Perché l ' abbiamo chiesto il consiglio dell ' avvocato ? ... Quello che mi dice l ' avvocato io fo ... Don Gesualdo si mostrava arrendevole . Non che ci fosse obbligato , no ! - la legge lui la conosceva . - Ma per buon cuore . Il bene che aveva potuto fare ai suoi parenti l ' aveva sempre fatto , e voleva continuare a farlo . Lì un battibecco di prove e controprove che non finivano più . Speranza , che vedeva sfumare la sua parte dell ' eredità se si parlava di buon cuore , se la pigliava col marito e coi figliuoli i quali non sapevano difendersi . Anche Santo stava zitto , come un ragazzo che ne ha fatta una grossa . Fortuna che c ' era lei , a dire il fatto suo : - Che volete darci , la limosina ? Qualche salma di grano a comodo vostro , di tanto in tanto ? qualche salma di vino , quello che non potete vendere ? - Cosa vuoi che ti dia , l ' Alìa o Donninga ? Vuoi che mi spogli io per empire il gozzo a voialtri che non avete fatto nulla ? Ho figli . La roba non posso toccarla ... - La roba tua ? ... sentite quest ' altra ! Allora vuol dire che nostro padre buon ' anima non ha lasciato nulla ? E il negozio del gesso che avevate in comune ? E quando avete preso insieme l ' appalto del ponte ? Nulla è rimasto alla buon ' anima ? I guadagni sono stati di voi solo ? per comprare delle belle tenute ? quelle che volete appropriarvi perché avete dei figliuoli ? ... C ' è un Dio lassù , sentite ! ... Ciò che volete togliere di bocca a questi innocenti , c ' è già chi se lo mangia alla vostra barba ! Andate a vedere , la sera , sotto le vostre finestre , che passeggio ! ... Finì in parapiglia . Il barone dovette mettersi a gridare e a fare il diavolo perché non si accapigliassero seduta stante , invece di rappacificarsi . Speranza se ne andò da una parte ancora sbraitando , e don Gesualdo dall ' altra , colla bocca amara , tormentato anche da quell ' altra pulce che la sorella gli aveva messo nell ' orecchio . Adesso , in mezzo a tanti guai e grattacapi , gli toccava pure dover sorvegliare la figliuola e quell ' assassino di Corrado La Gurna che la Cirmena per dispetto gli metteva fra i piedi , lì in paese , a spese sue . Doveva tenere gli occhi aperti su ciascuno che andava e veniva , sulle serve , sui fogli di carta che mancavano , sulla figliuola la quale aveva l ' aria di chi ne cova una grossa , pallida allampanata ... Ci si struggeva l ' anima , la disgraziata ! E lui doveva rodersi il fegato e mandar giù la bile , per non far di peggio . Una sera finalmente la sorprese alla finestra , con un tempo da lupi . - Ah ! ... Continua la musica ! ... Che fai qui ... a quest ' ora ? ... A prendere il fresco per l ' estate ? T ' insegno io a contar le stelle ! Non m ' hai visto ancora uscir dai gangheri ! Gliel ' insegno io a passeggiar di sera sotto le mie finestre , a certi cavalieri ! Un fracco di legnate , se l ' incontro ! M ' hai visto finora colla bocca dolce ; ma adesso ti fo vedere anche l ' amaro ! Ti faccio arar diritto , come tiro l ' aratro io ! Da quel giorno ci fu un casa del diavolo , mattina e sera . Don Gesualdo prese Isabella colle buone , colle cattive , per levarle dalla testa quella follìa ; ma essa l ' aveva sempre lì nella ruga sempre fissa fra le ciglia , nella faccia pallida , nelle labbra strette che non dicevano una parola , negli occhi grigi e ostinati dei Trao che dicevano invece - Sì , sì , a costo di morirne ! - Non osava ribellarsi apertamente . Non si lagnava . Ci perdeva la giovinezza e la salute . Non mangiava più ; ma non chinava il capo , testarda , una vera Trao , colla testa dura dei Motta per giunta . - Il pover ' uomo era ridotto a farsi da sè l ' esame di coscienza . - Dei genitori quella ragazza aveva preso i soli difetti . Ma l ' amore alla roba no ! Il giudizio di capire chi le voleva bene e chi le voleva male , il giudizio di badare ai suoi interessi , no ! Non era neppure docile e ubbidiente come sua madre . Gli aveva guastata anche Bianca ! Anche costei , al vedere la sua creatura che diventava pelle e ossa , era diventata come una gatta che gli si vogliano rubare i figliuoli , col pelo irto , tale e quale - la schiena incurvata dalla malattia e gli occhi luccicanti di febbre . Gli sfoderava contro le unghie e la lingua . - Volete farla morire di mal sottile , la mia creatura ? Non vedete com ' è ridotta ? Non vedete che vi manca di giorno in giorno ? - L ' avrebbe aiutata , sottomano , anche a fare uno sproposito , anche a rompersi il collo . Avrebbe tradito il marito per la sua creatura . Gli diceva : - Me ne vo a stare da mio fratello ! Io e la mia figliuola ! Che vi pare ? - Cogli occhi di brace . Non l ' aveva mai vista a quella maniera . Una volta , dietro al medico il quale veniva per la ragazza , egli vide capitare una faccia che non gli piacque : una vecchia del vicinato che portava la medicina del farmacista , come don Luca il sagrestano e sua moglie Grazia portavano in casa Trao le sue imbasciate amorose . Era ridotto a passare in rivista le ricette del medico e la carta delle pillole che mandava Bomma . In un mese mutarono cinque donne di servizio . Era un tanghero lui , ma non era un minchione come i fratelli Trao . Teneva ogni cosa sotto chiave ; non lasciava passare un baiocco che potesse aiutare a fargli il tradimento . Era un cane alla catena anche lui , pover ' uomo . Infine per togliersi da quell ' inferno si decise a mettere Isabella in convento , lì al Collegio di Maria , come quando era bambina , carcerata ! Sua moglie ebbe un bel piangere e disperarsi . Il padrone era lui ! - Sentite , - gli disse Bianca colle mani giunte , - io ho poco da penare . Ma lasciatemi la mia figliuola , fino a quando avrò chiuso gli occhi . - No ! - rispose il marito . - Non ha neppure compassione di te quell ' ingrata ! Ci siamo ammazzati tutti per farne un ' ingrata ! Ha perso l ' amore ai parenti ... lontana di casa sua ! Il tradimento glielo fecero lì , al Collegio : dell ' altra gente beneficata da lui , la sorella di Gerbido che faceva la portinaia , Giacalone che veniva a portare i regali della zia Cirmena e faceva passare i bigliettini dalla ruota , Bomma che teneva conversazione aperta nella spezieria per far comodo a don Corrado La Gurna , il quale mettevasi subito a telegrafare , appena la ragazza saliva apposta sul campanile . Lo facevano per pochi baiocchi , per piacere , per niente , per inimicizia . Congiuravano tutti quanti contro di lui , per rubargli la figliuola e la roba , come se lui l ' avesse rubata agli altri . Un bel giorno infine , mentre le monache erano salite in coro , che c ' erano le quarant ' ore , la ragazza si fece aprir la porta dai suoi complici , e spiccò il volo . Fu il due febbraio , giorno di Maria Vergine . C ' era un gran concorso di devoti quell ' anno alla festa , perché non pioveva dall ' ottobre . Don Gesualdo era andato in chiesa anche lui , a pregare Iddio che gli togliesse quella croce d ' addosso . Invece il Signore doveva aver voltati gli occhi dall ' altra parte quella mattina . Appena tornò dalla santa Messa , quel giorno segnalato , trovò la casa sottosopra ; sua moglie colle mani nei capelli , le serve che correvano di qua e di là . Infine gli narrarono l ' accaduto . Fu come un colpo d ' accidente . Dovettero mandare in fretta e in furia pel barbiere e cavargli sangue . La gnà Lia si buscò uno schiaffo tale da fracassarle i denti . Bianca più morta che viva scendeva le scale ruzzoloni , quasi per fuggirsene anche lei , dalla paura . Lui , paonazzo dalla collera , colla schiuma alla bocca , non ci vedeva dagli occhi . Non vedeva lo stato in cui era la poveretta . Voleva correre dal giudice , dal sindaco , mettere sottosopra tutto il paese ; far venire la Compagnia d ' Arme da Caltagirone ; farli arrestare tutti e due , figliuola e complice ; farlo impiccare nella pubblica piazza , quel birbante ! farlo squartare dal boia ! fargli lasciare le ossa in fondo a un carcere ! - Quell ' assassino ! quel briccone ! In galera voglio farlo morire ! ... tutti e due ! ... In mezzo a quelle furie capitò la zia Cirmena , col libro da messa in mano , il sorriso placido , vestita di seta . - Chetatevi , don Gesualdo . Vostra figlia è in luogo sicuro . Pura come Maria Immacolata ! Chetatevi ! Non fate scandali , ch ' è peggio ! Vedete vostra moglie , che pare stia per rendere l ' anima a Dio , poveretta ! Lei è madre ! Non possiamo sapere quello che ci ha nel cuore in questo momento ! Sono venuta apposta per accomodar la frittata . Io non ci ho il pelo nello stomaco , come tanti altri . Non so tener rancore . Sapete che mi sono sbracciata sempre pei parenti . Mi avete messo sulla strada ... col colèra ... con un orfanello sulle spalle ... Ma non importa . Eccomi qua ad accomodare la faccenda . Ho il cuore buono , tanto peggio ! mio danno ! Ma non so che farci ! Ora bisogna pensare al riparo . Bisogna maritar quei due ragazzi , ora che il male è fatto . Non ci è più rimedio . Del resto sul giovane non avete che dire ... di buona famiglia . Don Gesualdo stavolta le perse il rispetto addirittura , con tanto di bocca aperta , quasi volesse mangiarsela : - Con quel pezzente ? ... Dargli la mia figliuola ? ... Piuttosto la faccio morire tisica come sua madre ! ... In campagna ! in un convento ! Bel negozio che mi portate ! ... da pari vostra ! ... Ci vuole una bella faccia tosta ! ... Mi fate ridere con questa bella nobiltà ... So quanto vale ! ... tutti quanti siete ! .... Successe un parapiglia . Donna Sarina sfoderò anche lei la sua lingua tagliente , rossa al pari di un gallo : - Parlate da quello che siete ! Almeno dovevate tacere per riguardo a vostra moglie , villano ! mastro - don Gesualdo ! Siete la vergogna di tutto il parentado ! ... - Ah ! ah ! la vergogna . Andate là che avete ragione a parlare di vergogna , voi ! ... mezzana ! Ci avete tenuto mano anche voi ! Siete la complice di quel ladro ! ... Bel mestiere alla vostra età ! Vi farò arrestare insieme a lui , donna Sarina dei miei stivali ! donna ... cosa , dovrebbero chiamarvi ! Sopraggiunse lo zio Limòli , nonostante i suoi acciacchi , pel decoro della famiglia , per cercare di metter pace anche lui , colle buone e colle cattive . - Non fate scandali ! Non strillate tanto , ch ' è peggio ! I panni sporchi si lavano in casa . Vediamo piuttosto d ' accomodare questo pasticcio . Il pasticcio è fatto , caro mio , e bisogna digerirselo in santa pace . Bianca ! Bianca , non far così che ti rovini la salute ... Non giova a nulla ... Don Gesualdo partì subito a rompicollo per Caltagirone . Voleva l ' ordine d ' arresto , voleva la Compagnia d ' Arme . Lo zio marchese dal canto suo provvide a quello che c ' era di meglio da fare , con prudenza ed accorgimento . Prima di tutto andò a prendere subito la nipote , e l ' accompagnò al monastero di Santa Teresa , raccomandandola a una sua parente . La gente di casa , un po ' colle minacce , un po ' col denaro , furono messi a tacere . Poco dopo giunse come un fulmine da Caltagirone l ' ordine d ' arresto per Corrado La Gurna . Donna Sarina Cirmena , impaurita , tenne la lingua a casa anche lei . Intanto il marchese lavorava sottomano a cercare un marito per Isabella . Era figlia unica ; don Gesualdo per amore o per forza , avrebbe dovuto darle una bella dote ; e colle sue numerose relazioni era certo di procurarle un bel partito . Ne scrisse ai suoi amici ; ne parlò alle persone che potevano aiutarlo in simili faccende , il canonico Lupi , il notaro Neri . Quest ' ultimo gli scovò finalmente colui che faceva al caso : un gran signore di cui il notaro amministrava i possessi , alquanto dissestato è vero nei suoi affari , ingarbugliato fra liti e debiti , ma di gran famiglia , che avrebbe dato un bel nome alla discendenza di mastro - don Gesualdo . Quando si venne poi a discorrere della dote con quest ' ultimo fu un altro par di maniche . Lui non voleva lasciarsi mangiar vivo . Neanche un baiocco ! Il suo denaro se l ' era guadagnato col sudore della fronte , la vita intera . Non gli piaceva di lasciarsi aprir le vene per uno che doveva venire da Palermo a bersi il sangue suo . - Di dove volete che venga dunque , dalla luna ? Caro mio , queste son parole al vento . Sapete com ' è ? Vi porto un paragone a modo vostro , per farvi intendere ragione : La grandine che vi casca nella vigna ... Una disgrazia che vi capita nell ' armento ... Bisogna mandare alla fiera la giovenca che si è rotte le corna , e chiudere gli occhi sul prezzo . Bisogna chinare il capo , per amore o per forza . Del resto non avete altri figliuoli ... Almeno sapete di farla una signorona ! ... Il marchese nel tempo istesso andava a far visita alla nipotina . La pigliava colle buone , col giudizio che ci vuole per toccare certi tasti : - Hai ragione ! Piangi pure che hai ragione ! Sfogati con me che capisco queste cose ... Un brucio , una cosa che sembra di morire ! Tuo padre non ne capisce nulla , poveretto . E ' stato sempre in mezzo ai suoi negozi , ai suoi villani ... un po ' rozzo anche , se vogliamo ... Ma ha lavorato per te , per farti ricca . Tu , col nome di tua madre , e coi quattrini di lui , puoi rappresentare la prima parte anche in una grande città , quando vorrai ... Non qui , in questo buco ... Qui mi sembra di soffocare anche a me . Sono stato giovane ; me li son goduti anch ' io i begli anni ... Appunto ti dicevo ... Capisco quello che devi averci adesso nel tuo cuoricino . Quando si è giovani pare che al mondo non ci debba essere altro che quello ... Tuo padre ha preso la via storta ... Ma se lui si ostina a non darti nulla , neanche quel giovane , poveretto , ne ha ... E allora ... se ti tocca scopar la casa ... se lui deve tirare il diavolo per la coda ... Sarà un affar serio , intendi ? Vengono le quistioni , i pentimenti , i musi lunghi . I musi lunghi imbruttiscono te e lui , mia cara . Perché poi ? con qual costrutto ? Se tuo padre ha detto di no , sarà di no , che non lo sposerai . Morirai qui , in questa specie d ' ergastolo ; ci consumerai i tuoi begli anni . Corrado rimarrà in esilio , ad arbitrio della polizia , finché vorrà tuo padre ; egli ha le braccia lunghe adesso ... Nemmeno a chi vuoi bene gioveresti , se ti ostini . Tuo cugino ha bisogno d ' aver la testa quieta , di lavorare in pace , per guadagnarsi da vivere onestamente ... Invece potresti sposare un gran signore , e s ' è vero che quel giovane ti vuol tanto bene dovrebbe esser contento lui pel primo . Quello si chiama amore ... Un gran signore , capisci ! Per ora non dirne nulla colle tue compagne ... qui nel monastero sai creperebbero d ' invidia ... Ma so che c ' è per aria il progetto di farti sposare un gran signore . Saresti principessa o duchessa ! Altro che donna tal di tali ! Carrozze , cavalli , palco a teatro tutte le sere , gioielli e vestiti quanti ne vuoi ... Con quel bel visetto so io quante teste farai girare in una gran città ! Quando si entra in una sala di ballo , scollacciata , coperta di brillanti , tutti che domandano : - Chi è quella bella signora ? ... - E si sente rispondere : la duchessa tale o la principessa tal ' altra ! ... - Via , vieni a veder tua madre ch ' è ancora ammalata , poveretta ! L ' ha finita quel colpo ! Sai ch ' è di poca salute ! ... Anche tuo padre t ' aspetta a braccia aperte . E ' un buon uomo , poveraccio ! Un cuor d ' oro , uno che s ' è ammazzato a lavorare per farti ricca ! ... Adesso torna a casa ... Poi si vedrà ... Quando finalmente lo zio marchese condusse dai genitori la pecorella smarrita , fu una scena da far piangere i sassi . Isabella cadde ginocchioni dinanzi al letto della mamma , che trovava così mutata , singhiozzando e domandandole perdono ; mentre sua madre , poveretta , passava da uno svenimento all ' altro , tanta era la consolazione . Poi arrivò don Gesualdo , e stettero zitti tutti quanti . Egli infine prese la parola , un po ' turbato anche lui , cogli occhi gonfi , ché il sangue infine non è acqua , e il cuore non l ' aveva di sasso . - Me l ' hai fatta grossa ! Questa non me la meritavo . Ci siamo tolto il pan di bocca , io e tua madre , per farti ricca ! ... Vedi com ' è ridotta , poveraccia ? ... Se chiude gli occhi è un cadavere addirittura ! ... Ma sei il sangue nostro , la nostra creatura , e ti abbiamo perdonato . Ora non se ne parli più . Però Isabella ne parlava sempre collo zio marchese , colla zia Mèndola , colla zia Macrì , con tutti i parenti ; da tutti cercava aiuto , fin dal suo confessore , come una pazza , desolata , lavando dal piangere le pietre del confessionario . Tutti le dicevano : - Che possiamo farci , se tuo padre non vuole ? Lui è il padrone . Lui deve mettere fuori i denari della dote . Lo fa pel tuo meglio ; cerca il tuo vantaggio . Tutte quante si maritano come vogliono i genitori ! - Il confessore stesso tirava fuori la volontà di Dio . Anche la zia Cirmena , quando aveva visto che non era bastata nemmeno la fuga a cavare i denari della dote dalle mani di don Gesualdo , s ' era stretta nelle spalle : - Che vuoi , mia cara ? Io ho fatto il possibile . Ma senza denari non si canta Messa . Corrado non ha nulla - tu non hai nulla neppure , se tuo padre si ostina a dir di no ... Fareste un bel matrimonio ! Vedi com ' è andata a finire ? Che quel povero giovane ci ha rimesso anche la libertà , pel capriccio di tuo padre ! Lascialo stare in pace almeno , perché adesso alle lettere che scrive ai parenti ogni giorno tutte che piangono guai e vorrebbero denari , in conclusione , è un affare serio ! ... Il marchese Limòli poi gliela cantava su un altro tono : - Figliuola mia , quando uno non è ricco , non può darsi il gusto di innamorarsi come vuole . Voialtri siete giovani tutti e due , e avete gli occhi chiusi . Non vedete altro che una cosa sola ! Bisogna vedere anche quello che verrà poi , la pentola da mettere al fuoco , le camice da rattoppare ... Sarà un bel divertimento ! Tu sei nata bene , per parte di madre , lo so anch ' io . Ma vedi tua madre , cos ' ha dovuto fare , e tuo zio don Ferdinando , e io stesso ! ... Siamo tutti nati dalla costola di Adamo , figliuola mia ! ... Anche Corrado è della costola d ' Adamo . Ma i baiocchi li tiene tuo padre ! Se non vuol darvene , andrete a scopar le strade tutti e due , e dopo un mese vi piglierete pei capelli . Invece puoi fare un gran matrimonio sfoggiarla da gran signora , in una gran città ! ... Dopo , quando avrai il cuoco in cucina , la carrozza che t ' aspetta e le tue buone rendite garantite nell ' atto dotale , potrai darti il lusso di pensare alle altre cose ... Verso la Pasqua giunse in paese il duca di Leyra , col pretesto di dar sesto ai suoi affari da quelle parti , chè ne avevano tanto di bisogno . Era un bell ' uomo , magro , elegante un po ' calvo , gentilissimo . Si cavava il cappello anche per rispondere al saluto dei contadini . Aveva lo stesso sorriso e le medesime maniere cortesi per tutti i seccatori dai quali fu tosto assediato , fin dal primo giorno . Nel paese fu l ' argomento di tutti i discorsi : Quel che aveva detto ; quel che era venuto a fare ; quanto tempo si sarebbe fermato lì ; quanti anni aveva . Le signore asserivano che non dimostrava più di quarant ' anni . Il giorno della processione del Cristo risuscitato ci fu il Caffè dei Nobili pieno zeppo di signore . Le Zacco con certi cappellini che facevano male agli occhi ; la signora Capitana stecchita nel suo eterno lutto che la ringiovaniva , e la faceva chiamare ancora la bella vedovella - da dieci anni , dacché era morto suo marito . - Le Margarone in gran gala , verdi , rosse , gialle , svolazzanti di piume , di nastri , di ricciolini diventati neri col tempo , grasse da scoppiare , color di mattone in viso . Tutte che cicalavano , e si davano un gran da fare per dar nell ' occhio ai signori forestieri . Il duca s ' era tirato dietro lo zio balì , onde sembrar più giovane - dicevano le male lingue : un vecchietto grasso e rubicondo che doveva lasciargli l ' eredità , e intanto faceva la corte alle signore - come non sanno farla più al giorno d ' oggi ! - osservò la Capitana . Sul più bello , mentre la statua dell ' Evangelista correva balzelloni da Gesù a Maria , e il popolo gridava : viva Dio resuscitato ! capitò la carrozza nuova di don Gesualdo Motta . Lui con la giamberga dai bottoni d ' oro e il solitario al petto della camicia , la moglie in gala anche lei , poveretta , che la veste nuova le piangeva addosso , allampanata , ridotta uno scheletro , e la figliuola con un vestito nuovo , fatto venire apposta da Palermo . La folla si apriva per lasciarli passare , senza bisogno di spintoni . Dei curiosi guardavano a bocca aperta . Lo stesso duca domandò chi fossero : - Ah , una Trao ! Si vede subito , quantunque abbia l ' aria un po ' sofferente , povera signora . - Il marchese Limòli ringraziava lui , con un cenno del capo , e lo presentò alla nipote . Il duca e il balì di Leyra fecero un gruppo a parte , sul marciapiede del Caffè dei Nobili , colla famiglia di don Gesualdo e il marchese Limòli . Tutt ' intorno c ' era un cerchio di sfaccendati . Il barone Zacco attaccò discorso col cocchiere per scavare cosa c ' era sotto . Mèndola fingeva d ' accarezzare i cavalli . Canali ammiccava di qua e di là : - Guardate un po ' , signori miei , che ruota è il mondo ! - Nessuno badava più alla processione . C ' era un bisbiglio in tutto il Caffè . Don Ninì Rubiera , da lontano , col cappello in cima al bastone appoggiato alla spalla , si morsicava le labbra dal dispetto , pensando a quel che era toccato a lui invece , donna Giuseppina Alòsi in moglie , una mandra di figliuoli , la lite per la casa che mastro - don Gesualdo voleva acchiapparsi col pretesto del debito , dopo tanto tempo ... La moglie al vederlo così stralunato , cogli occhi fissi addosso a sua cugina , gli piantò una gomitata aguzza nelle costole . - Quando volete finirla ? ... E ' uno scandalo ! ... I vostri figliuoli stessi che vi osservano ! Vergogna ! - Ma sei pazza ? - rispose lui . - Diavolo ! Ho altro pel capo adesso ! Non vedi che ha già i capelli bianchi ? ch ' è una mummia ? ... Sei pazza ? Egli pure era invecchiato , floscio , calvo , panciuto , acceso in viso , colle gote ed il naso ricamati di filamenti sanguigni che lo minacciavano della stessa malattia di sua madre . Ora si guardavano come due estranei , lui e Bianca , indifferenti , ciascuno coi suoi guai e i suoi interessi pel capo . Anche le male lingue , dopo tanto tempo , avevano dimenticato le chiacchiere corse sui due cugini . Però invidiavano mastro - don Gesualdo il quale era arrivato a quel posto , e donna Bianca che aveva fatto quel gran matrimonione . La sua figliuola sarebbe arrivata chissà dove ! Donna Agrippina Macrì e le cugine Zacco saettavano occhiate di fuoco sul cappellino elegante d ' Isabella , e sui salamelecchi che le faceva il duca di Leyra , inguantato , con un cravattone di raso che gli reggeva il bel capo signorile , giocherellando con un bastoncino sottile che aveva il pomo d ' oro . La signora Capitana fece osservare a don Mommino Neri , il quale era diventato un rompicollo , dopo la storia della prima donna : - E ' inutile ! Basta guardarlo un momento , per saper con chi avete da fare . Dirà magari delle sciocchezze adesso ... Ma è il modo in cui le dice ! ... Ogni parola come se ve la mettesse in un vassoio ... Il signor duca andò poi a presentare i suoi omaggi in casa Motta . Don Gesualdo si fece trovare nel salotto buono . Avevano lavorato tutto il giorno a dar aria e spolverare , le serve , lui , mastro Nardo . Il signor duca , colla parlantina sciolta , discorreva un po ' di tutto , di agricoltura col padrone di casa , di mode con le signore , di famiglie antiche col marchese Limòli . Egli aveva sulla punta delle dita tutto l ' almanacco delle famiglie nobili dell ' isola . Arrivò anche a confidare che la sua era originaria del paese . Desiderava fare il suo dovere con don Ferdinando Trao , e visitare il palazzo , che doveva essere interessantissimo . Con la ragazza , di sfuggita , lasciò cadere il discorso sulle opere allora in voga ; raccontò qualche fatterello della società ; narrò aneddoti del tempo in cui era a Palermo la corte , la regina Carolina , gli inglesi : un mondo di chiacchiere , come una lanterna magica nella quale passavano delle gran dame , del lusso e delle feste . Nell ' andarsene baciò la mano a donna Bianca . Per le scale , dal pollaio , sull ' uscio della legnaia , tutta la gente di casa s ' affollava per vederlo passare . Dopo , la sera non si fece altro che parlare di lui , in cucina , fin le serve , e mastro Nardo , il quale sgranava gli occhi . Il balì di Leyra e il marchese Limòli poi avevano intavolato un altro discorso , così , a fior di labbra , tenendosi sulle generali . Il giorno dopo intervenne anche il duca , il quale confessò prima di tutto ch ' era innamorato della ragazza , un vero fiorellino dei campi , una violetta nascosta ; e dichiarò sorridendo , che quanto al resto ... d ' affari voleva dire ... non se n ' era occupato mai , per sua disgrazia ! ... non era il suo forte , e aveva pregato il notaro Neri di far lui ... Un vero usuraio , quel notaro , sottile , avido , insaziabile . Don Gesualdo avrebbe preferito mille volte trattare il negozio faccia a faccia col genero , da galantuomini . - No , no , caro suocero . Non è la mia partita . Non me ne intendo . Quello che farete voialtri sarà ben fatto . Quanto a me , il tesoro che vi domando è vostra figlia . Però le trattative tiravano in lungo . Mastro - don Gesualdo cercava difendere la sua roba , vederci chiaro in quella faccenda , toccar con mano che quanto ci metteva il signor genero nell ' altro piatto della bilancia fosse tutto oro colato . Il duca aveva dei gran possessi , è vero , mezza contea ; ma dicevasi pure che ci fossero dei gran pasticci , delle liti , delle ipoteche . Del notaro Neri non poteva fidarsi . L ' altro sensale , il marchese Limòli , non aveva saputo badare nemmeno ai suoi interessi . Voleva intromettercisi il canonico Lupi , protestando l ' amicizia antica . Ma lui rispose : - Vi ringrazio ! Grazie tante , canonico ! Mi è bastato una volta sola ! Non voglio abusare ... - Tutti miravano alla sua roba . Ci furono dei tira e molla , delle difficoltà che sorgevano a ogni passo , delle vecchie carte in cui ci si smarriva . Intanto la figliuola , dall ' altra parte , aveva sempre quell ' altro in testa . Scongiurava il babbo e la mamma che non volessero sacrificarla . Andava a piangere dai parenti , e a supplicare che l ' aiutassero : - Non posso ! non posso ! - Ai piedi del confessore aprì il suo cuore , tutto ! il peccato mortale in cui era ! ... - Quel servo di Dio non capiva nulla . Badava solo a raccomandarle di non cascarci più e le metteva il cuore in pace coll ' assoluzione . La poveretta arrivò a scappare in casa dello zio Trao , onde buttarsi nelle sue braccia . - Zio , tenetemi qui ! Salvatemi voi . Non ho altri al mondo ! Sono sangue vostro . Non mi mandate via ! Don Ferdinando era malato , coll ' asma . Non poteva parlare , non capiva nulla , del resto . Faceva dei gesti vaghi colla mano scarna , e chiamava in aiuto Grazia , come un bambino , sbigottito da ogni viso nuovo che vedesse . - Sì , tenetemi qui in luogo di Grazia . Vi servirò colle mie mani . Non mi mandate via . Vogliono maritarmi per forza ! ... in peccato mortale ! ... Il vecchio allora ebbe come un ricordo negli occhi appannati , nel viso smorto e rugoso . Tutti i peli grigi della barba ispida parvero trasalire . - Anche tua madre s ' è maritata per forza ... Diego non voleva ... Vattene , ora ... se no viene tuo padre a condurti via di qua ! ... Vattene , vattene ... Lo zio marchese , uomo di mondo , che ne sapeva più di tutti sulle chiacchiere raccolte a casaccio , prese a quattr ' occhi don Gesualdo : - Insomma , volete capirla ? Vostra figlia dovete maritarla subito . Datela a chi vi piace ; ma non c ' è tempo da perdere . Avete capito ? - Eh ? ... Come ? ... - balbettò il povero padre sbiancandosi in viso . - Sicuro ! ... Avete trovato un galantuomo che se la piglia in buona fede ... Ma non potete pretendere troppo infine da lui ! ... Talchè don Gesualdo , stretto da tutte le parti , tirato pei capelli , si lasciò aprir le vene , e mise il suo nome in lettere di scatola al contratto nuziale : Gesualdo Motta sotto la firma del genero che pigliava due righe : Alvaro Filippo Maria Ferdinando Gargantas di Leyra . Da Palermo giunsero dei regali magnifici , dei gioielli e dei vestiti che asciugarono a poco a poco le lagrime della sposa , uno sfoggio di grandezze che la pigliava come una vertigine , che chiamava un pallido sorriso fin sulle labbra della mamma , e che lo zio marchese andava spampanando da per tutto . Solo don Gesualdo borbottava di nascosto . Si aspettavano gran cose per quello sposalizio . La Capitana mandò un espresso a Catania dal primo sarto . Le Zacco stettero otto giorni in casa a cucire . Però alle nozze non fu invitato nessuno : gli sposi vestiti da viaggio , i genitori , i testimoni , quattro candele e nessun altro , nella meschina chiesetta di Sant ' Agata , dove s ' era maritata Bianca . Quanti ricordi per la povera madre , la quale pregava inginocchiata dinanzi a quell ' altare , coi gomiti sulla seggiola e il viso fra le mani ! Fuori aspettava la lettiga che doveva portarsi via gli sposi . Fu una delusione e un malumore generale fra i parenti e in tutto il paese . Dei pettegolezzi e delle critiche che non finivano più intorno a quel matrimonio fatto come di nascosto . Della gente era andata a far visita ai Margarone e in casa Alòsi , per vedere se la sposa era rossa o pallida . La Capitana aveva un bel fare , un bel cercare di non darsi vinta , dicendo che quella era la moda di sposarsi adesso . Donna Agrippina rispose che a quel modo non le pareva nemmeno un sagramento , povera Isabella ! ... La Cirmena masticava altre cose fra i denti : - Come sua madre ! ... Vedrete che sarà fortunata perché è figlia di sua madre ! ... Ciolla che vide passare dalla piazza la lettiga si mise a gridare : - Gli sposi ! Ecco la lettiga degli sposi che partono ! - Poi andò a confidare di porta in porta , al Caffè , nella spezieria di Bomma : - E ' partita anche una lettera per don Corradino La Gurna ... Sicuro ! Una lettera per fuori regno . Me l ' ha fatta vedere il postino in segretezza . Non so che dicesse ; ma non mi parve scrittura della Cirmena . Avrei pagato qualche cosa per vedere che c ' era scritto ... La lettera diceva tante belle cose , per mandare giù la pillola , lei e il cuginetto che si disperava e penava lontano . " Addio ! addio ! Se ti ricordi di me , se pensi ancora a me , dovunque sarai , eccoti l ' ultima parola di Isabella che amasti tanto ! Ho resistito , ho lottato a lungo , ho sofferto ... Ho pianto tanto ! ho pianto tanto ! ... Addio ! Partirò , andrò lontano ... Nelle feste , in mezzo alle pompe della capitale , dovunque sarò ... nessuno vedrà il pallore sotto la mia corona di duchessa ... Nessuno saprà quel che mi porto nel cuore ... sempre , sempre ! ... Ricordati ! ricordati !..." PARTE QUARTA I Erano appena trascorsi sei mesi , quando sopravvennero altri guai a don Gesualdo . Isabella minacciava di suicidarsi ; il genero aveva preso a viaggiare fuori regno , e faceva temere di voler intentare causa di separazione , per incompatibilità di carattere . Altre chiacchiere giunsero in segreto sino al povero padre , il quale corse a rotta di collo alla villa di Carini , dov ' era confinata la duchessa per motivi di salute . Ritornò poi invecchiato di dieci anni , pigliandosela colla moglie che non capiva nulla , maledicendo in cuor suo la Cirmena e tutto il parentado che gli dava soltanto bocconi amari , costretto a correr dietro al notaio per accomodare la faccenda e placare il signor genero a furia di denari . Fu un gran colpo pel poveretto . Tacque alla moglie il vero motivo , per non affliggerla inutilmente ; tenne tutto per sè ; ma non si dava pace ; parevagli che la gente lo segnasse a dito ; sentivasi montare il sangue al viso quando ci pensava , da solo , o anche se incontrava quell ' infame della Cirmena . Lui era un villano ; non c ' era avvezzo a simili vergogne ! Intanto la figlia duchessa gli costava un occhio . Prima di tutto le terre della Canziria , d ' Alìa e Donninga che le aveva assegnato in dote , e gli facevano piangere il cuore ogni qualvolta tornava a vederle , date in affitto a questo e a quello , divise a pezzi e bocconi dopo tanti stenti durati a metterle insieme , mal tenute , mal coltivate , lontane dall ' occhio del padrone , quasi fossero di nessuno . Di tanto in tanto gli arrivavano pure all ' orecchio altre male nuove che non gli lasciavano requie , come tafani , come vespe pungenti ; dicevasi in paese che il signor duca vi seminasse a due mani debiti fitti al pari della grandine , la medesima gramigna che devastava i suoi possessi e si propagava ai beni della moglie peggio delle cavallette . Quella povera Canziria che era costata tante fatiche a don Gesualdo , tante privazioni , dove aveva sentito la prima volta il rimescolìo di mettere nella terra i piedi di padrone ! Donninga per cui si era tirato addosso l ' odio di tutto il paese ! le buone terre dell ' Alìa che aveva covato dieci anni cogli occhi , sera e mattina , le buone terre al sole , senza un sasso , e sciolte così che le mani vi sprofondavano e le sentivano grasse e calde al pari della carne viva ... tutto , tutto se ne andava in quella cancrena ! Come Isabella aveva potuto stringere la penna colle sue mani , e firmare tanti debiti ? Maledetto il giorno in cui le aveva fatto imparare a scrivere ! Sembravagli di veder stendere l ' ombra delle ipoteche sulle terre che gli erano costate tanti sudori , come una brinata di marzo , peggio di un nebbione primaverile , che brucia il grano in erba . Due o tre volte , in circostanze gravi , era stato costretto a lasciarsi cavar dell ' altro sangue . Tutti i suoi risparmi se ne andavano da quella vena aperta , le sue fatiche , il sonno della notte , tutto . E pure Isabella non era felice . L ' aveva vista in tale stato , nella villa sontuosa di Carini ! Indovinava ciò che doveva esserci sotto , quando essa scriveva delle lettere che gli mettevano addosso la febbre , l ' avvelenavano coll ' odore sottile di quei foglietti stemmati , lui che aveva fatto il cuoio duro anche alla malaria . Il signor duca invece trattava simili negozi per mezzo del notaro Neri - poichè non erano il suo forte . - E alla fine , quando mastro - don Gesualdo s ' impennò sul serio , sbuffando , recalcitrando , gli fece dire : - Si vede che mio suocero , poveretto , non sa quel che ci vuole a mantenere la figliuola col decoro del nome che porta ... - Il decoro ? ... Io me ne lustro gli stivali del decoro ! Io mangio pane e cipolle per mantenere il lustro della duchea ! Diteglielo pure al signor genero ! In pochi anni s ' è mangiato un patrimonio ! Fu un casa del diavolo . Donna Bianca , la quale era assai malandata , e sputava sangue ogni mattina , fece una ricaduta che in quindici giorni la condusse in fin di vita . Nel paese ormai si sapeva ch ' era tisica : tutti così quei Trao ! una famiglia che si estingueva per esaurimento , diceva il medico . Soltanto il marito , ch ' era sempre fuori , in faccende , occupato dai suoi affari , con tanti pensieri e tanti guai per la testa , si lusingava di farla guarire appena avrebbe potuto condursela a Mangalavite , in quell ' aria balsamica che avrebbe fatto risuscitare un morto . Essa sorrideva tristamente e non diceva nulla . Era ridotta uno scheletro , docile e rassegnata al suo destino , senza aspettare o desiderare più nulla . Soltanto avrebbe voluto rivedere la figliuola . Suo marito glielo aveva anche promesso . Ma siccome erano in dissapore col genero non ne aveva più parlato . Isabella prometteva sempre di venire , da un autunno all ' altro , ma non si decideva mai , come avesse giurato di non metterci più i piedi in quel paese maledetto , e se lo fosse tolto dal cuore interamente . A misura che le mancavano le forze , Bianca sentiva dileguare anche quella speranza , come la vita che le sfuggiva , e sfogavasi a ruminare dei progetti futuri , vaneggiando , accendendosi in viso delle ultime fiamme vitali , con gli occhi velati di lagrime che volevano sembrare di tenerezza ed erano di sconforto : - Farò questo ! farò quell ' altro ! - Faceva come quegli uccelletti in gabbia i quali provano il canto della primavera che non vedranno . Il letto le mangiava le carni ; la febbre la consumava a fuoco lento . Adesso , quand ' era presa dalla tosse , si metteva ad ansare , sfinita , colla bocca aperta , gli occhi smaniosi in fondo alle occhiaie che sembravano fonde fonde , brancicando colle povere braccia stecchite quasi volesse afferrarsi alla vita . - Bene ! - sospirò infine don Gesualdo che vedeva la moglie in quello stato . - Farò anche questa ! ... Pagherò anche stavolta perché il signor duca ti faccia rivedere la figliuola ! ... Già son fatto per portare il carico ... Il medico andava e veniva ; provava tutti i rimedi , tutte le sciocchezze che leggeva nei suoi libracci ; c ' era un conto spaventoso aperto dal farmacista . - Almeno giovassero a qualche cosa ! - brontolava don Gesualdo . - Io non guardo ai denari spesi per mia moglie ; ma voglio spenderli perché le giovino e le si veggano in faccia ... non già per provare i medicamenti nuovi come all ' ospedale ! ... Ora che si sono messi in testa ch ' io sia ricco , ciascuno se ne giova pei suoi fini ... La prima volta però che s ' arrischiò a fare velatamente queste lagnanze allo stesso medico , Saleni , un altro dottorone ch ' era peggio di Tavuso , buon ' anima , gli piantò in faccia gli occhiacci , e rispose burbero : - Allora perché mi chiamate ? Dovette anche pregarlo e scongiurarlo di continuare a fare il comodo suo , quantunque non giovasse a nulla . La vigilia dell ' Immacolata parve proprio che la povera Bianca volesse rendere l ' anima a Dio . Il marito ch ' era andato ad aspettare il medico sulla scala gli disse subito : - Non mi piace , dottore ! Stasera mia moglie non mi piace ! - Eh ! ve ne accorgete soltanto adesso ? A me è un pezzo che non mi piace . Credevo che l ' aveste capita . - Ma che non c ' è rimedio , vossignoria ? Fate tutto ciò che potete . Non guardate a spesa ... I denari servono in queste occasioni ! ... - Ah , adesso me lo dite ? Adesso capite la ragione ? Me ne congratulo tanto ! Saleni ricominciò la commedia : il polso , la lingua , quattro chiacchiere seduto ai piedi del letto , col cappello in testa e il bastone fra le gambe . Poi scrisse la solita ricetta , le solite porcherie che non giovavano a nulla , e se ne andò lasciando nei guai marito e moglie . La casa era diventata una spelonca . Tutti che vogavano alla larga . Finanche le serve temevano del contagio . Zacco era il solo parente che si rammentasse di loro nella disgrazia , dacchè avevano fatto società per l ' appalto dello stradone , tornati amici con don Gesualdo . Egli veniva ogni giorno insieme a tutta la famiglia , la baronessa impresciuttita e ubbidiente , le figliuole che empivano la camera , stagionate , grasse e prosperose che sfidavano le cannonate . - Lui non aveva paura del contagio ! Sciocchezze ! ... Poi , quando si tratta di parenti ! ... Quella sera aveva sentito dire in piazza che la cugina Bianca stava peggio ed era giunto più presto del solito . - Per distrarre un po ' don Gesualdo lo tirò nel vano del balcone , e cominciò a parlargli dei loro negozi . - Volete ridere adesso ? Il cugino Rubiera dirà all ' asta per gli altri due tronchi di strada ! ... Sissignore ! quella bestia ! ... Eh ? eh ? che ne dite ? ... Lui che non ha potuto pagarvi ancora i denari della prima donna ? ... C ' è l ' inferno a causa vostra con la moglie che non vuol pagare del suo ! ... I figliuoli sì , glieli ha portati in dote ! ... ma i denari vuol tenerseli per sé ! E ' predestinato quel povero don Ninì ! ... E sapete chi comparisce all ' asta , eh ? volete saperlo ? ... Canali , figuratevi ! ... Canali che fa l ' appaltatore in società col barone Rubiera ! ... Ora s ' è svegliata in tutti quanti la fame del guadagno ! ... Eh ? ... Non avevo ragione di dire ? ... Non ridete ? ... Ma l ' amico non gli dava retta , inquieto , coll ' orecchio sempre teso dall ' altra parte . Indi si alzò e andò a vedere se Bianca avesse bisogno di qualche cosa . Essa non aveva bisogno di nulla , guardando fisso con quegli occhi di creatura innocente , recandosi alla bocca di tanto in tanto il fazzoletto che ricacciava poi sotto il guanciale insieme alla mano scarna . Le cugine Zacco stavano sedute in giro dinanzi al letto , colle mani sul ventre . La mamma per rompere il silenzio balbettò timidamente : - Sembra un po ' più calma ... da che siam qui noi ... Le figliuole a quelle parole guardarono tutte insieme , e approvarono col capo . Il barone s ' accostò al letto lui pure , dimostrando molto interesse per l ' ammalata : - Sì , sì , non c ' è confronto ! ... l ' occhio è più sveglio ; anche la fisonomia è più animata ... Si capisce ! ... udendo discorrere intorno a lei ... Bisogna distrarla , tenerle un po ' di conversazione ... Per fortuna siete in buone mani . Il dottore sa il fatto suo . Poi , quando si hanno dei mezzi ! ... quando non manca nulla ! Ne conosco tanti altri invece ... ben nati ... di buona famiglia ... cui manca di giorno il pane e di notte la coperta ! ... vecchi e malati , senza medico né speziale ... Si chinò all ' orecchio di don Gesualdo e spifferò il resto . Bianca l ' udì o l ' indovinò , con gli occhi luminosi che fissavano in volto la gente , e cavò di sotto il guanciale la mano scarna e pallida che sembrava quella di una bambina , per far segno al marito d ' avvicinarsi . Don Gesualdo s ' era chinato su di lei e accennava di sì col capo . Il barone vedendo che non era più il caso di misteri parlò chiaro : - Non verrà ! Don Ferdinando è diventato proprio un ragazzo . Non capisce nulla , poveretto ! ... Bisogna compatirlo . Diciamola qui , fra noi parenti ... Che gli sarebbe mancato ? ... Un cognato con tanto di cuore , come questo qui ! ... L ' inferma agitò di nuovo in aria quella mano che parlava da sola . - Eh ? Che dice ? Cosa vuole ? - domandò il barone . Donna Lavinia , la maggiore delle ragazze , s ' era alzata premurosa per servirla in quel che occorresse . Donna Marietta , l ' altra sorella , tirò invece il papà per la falda . Bianca s ' era chiusa in un silenzio che le affilò come un coltello il viso smunto , sì che il barone stesso se ne avvide e mutò discorso . - Domeneddio alle volte ci allunga i giorni per farci provare altri guai ... Parlo della baronessa Rubiera , poveretta ! Eh ? ... Vivere per vedersi disfare sotto i propri occhi la roba che s ' è fatta ! ... senza poter dire una parola né muovere un dito ... eh ? ... eh ? Suo figlio è una bestia . La nuora gli conta i bocconi che mangia ! ... Com ' è vero Iddio ! Non vede l ' ora di levarsela dai piedi ! ... E lei , no ! non vuole andarsene ! Vuol vivere apposta per vedere come farà suo figlio a togliersi dal collo il debito e don Gesualdo ... Eh ? Ho parlato or ora con vostro marito dei gran progetti che ha don Ninì pel capo ... Don Gesualdo stava zitto , sopra pensieri . Poi , siccome il barone aspettava la risposta della cugina Bianca , col risolino fisso in bocca , brontolò : - No , non c ' è tanto da ridere ... Dietro il paravento dev ' essere anche il canonico Lupi . Zacco rimase interdetto : - Quel briccone ? quell ' intrigante ? ... Come lo sapete ? ... Chi ve l ' ha detto ? ... - Nessuno . E ' un ' idea mia . Ma vedrete che non m ' inganno . Del resto non me ne importa nulla ! Ho altro pel capo adesso ! Ma il barone non si dava pace : - Che ? Non ve ne importa ? Grazie tante ! Sapete cosa dicono pure ? Che vogliono levarci di mano le terre del comune ! ... Dicono che stavolta hanno trovato il modo e la maniera ... e che né voi né io potremo rimediarci , capite ? ... Don Gesualdo si strinse nelle spalle . Sembrava che davvero non gliene importasse nulla di nulla adesso . Il barone a poco a poco andò calmandosi , in mezzo al coro dei suoi che mormoravano sottovoce contro il canonico . - Un intrigante ! ... un imbroglione ! ... Non si fa nulla in paese che non voglia ficcarci il naso lui ! ... - Donna Marietta , più prudente , tirò il babbo per la falda un ' altra volta . - Scusate ! scusate ! - aggiunse lui . - Si chiacchiera per dire qualche cosa ... per distrarre l ' ammalata ... Non si sa di che parlare ... Sapete voi cosa vanno narrando pure i malintenzionati come Ciolla ? ... che fra otto giorni si farà la rivoluzione ... per spaventare i galantuomini ... Vi rammentate , nel ventuno , eh ? don Gesualdo ? - Ah ? ... Che volete ? ... La rivoluzione adesso l ' ho in casa ! ... - Capisco , capisco ... Ma infine , non mi pare ... La baronessa , che parlava al bisogno , si rivolse a don Gesualdo , con quella faccia di malaugurio , chiedendogli se alla duchessa avessero scritto di sua madre che era in quello stato ... Bianca aveva l ' orecchio fino degli ammalati gravi . - No ! no ! Non c ' è premura ! - interruppe Zacco . Intanto donna Lavinia si era alzata per andare a prendere un bicchier d ' acqua . Come si udì suonare il campanello dell ' uscio voleva anche correre a vedere chi fosse . - Una spada a due mani ! - esclamò sottovoce il barone , quasi facesse una confidenza , e sorridendo di compiacimento . - Una ragazza che in casa vale un tesoro ... Giudiziosa ! ... Per sua cugina Bianca poi si butterebbe nel fuoco ! ... - La mamma sorrideva lei pure discretamente . In quella sopraggiunse la serva ad annunziare che c ' era il barone Rubiera con la moglie . - Lui ? Ci vuole una bella faccia tosta ! ... - saltò su il barone cercando il cappello che teneva in testa . - Vedrete che viene a parlarvi di ciò che v ' ho detto ! Non ci avete un ' altra uscita ? ... per non vederlo in faccia , quella bestia ! ... La sua famiglia toglieva commiato in fretta e in furia al pari di lui , cercando gli scialli , rovesciando le seggiole , urtandosi fra di loro , quasi don Ninì stesse per irrompere a mano armata nella camera . La povera inferma , smarrita in quel parapiglia , si lasciò sfuggire con un filo di voce : - Per l ' amor di Dio ... Non ne posso più ! - No ... Non potete farne a meno , cugina mia ! ... Sono parenti anch ' essi ! ... Vedrete che vengono apposta , onde approfittare dell ' occasione ... Finta di farvi una visita ... Piuttosto ce ne andremo noi ... E ' giusto ... Chi prima arriva al mulino ... Ma i Rubiera non spuntavano ancora . Don Gesualdo andò nell ' anticamera , dove seppe dalla serva che aspettavano nel salotto , come avevano sentito che c ' erano i Zacco ... - Meglio ! - osservò il barone . - Vuol dire che desidera parlarvi a quattr ' occhi , don Ninì ! ... Allora noi non ci moviamo . Restiamo a far compagnia alla cugina , intanto che voi fate gli affari vostri ... Sentiremo poi cosa è venuto a dirvi quello sciocco ! La serva aveva portato un lumicino nel salotto , e in quella semioscurità don Ninì sembrava addirittura enorme , infagottato nel cappotto , con la sciarpa di lana sino alle orecchie una zazzera sulla nuca che non tagliava sino a maggio . Donna Giuseppina invece s ' era aggobbita , aveva il viso floscio e grinzoso nel cappuccio rotondo , i capelli di un grigio sudicio mal pettinati , lisciati in fretta con le mani e fermati dal fazzoletto di seta che portava legato sotto il mento , le mani corrose e nere , delle mani di buona massaia con le quali gesticolava per difendere gli interessi del marito , agitandosi nel cappottino seminato di pillacchere , che la copriva tutta quanta , mostrando in tutta la persona l ' incuria e la trascuraggine della signora ricca che non ha bisogno di parere , della moglie che ha cessato di far figliuoli e non deve neppure piacere al marito . E sulla bocca sdentata teneva fisso un sorriso di povera , il sorriso umile di chi viene a sollecitare un favore , mentre don Ninì cercava le parole , girando il cappellaccio fra le mani , con quella sciarpa sino al naso che gli dava un aspetto minaccioso . La moglie gli fece animo con un ' occhiata , e cominciò lei : - Abbiamo sentito che la cugina sta male ... Siam corsi subito con Ninì ... Infine siamo parenti ... dello stesso sangue ... Le questioni ... gl ' interessi ... si sa , in tutte le famiglie ... Ma ogni cosa deve mettersi da banda in certe occasioni ... Anche Ninì ... poveretto , non si dava pace ... Diceva sempre ... Infine vorrei sapere perché ... Don Ninì approvava coi gesti e con tutta la persona che aveva lasciato cadere sul canapè facendolo scricchiolare ; e subito intavolò il discorso per cui erano venuti - sua moglie volle assolutamente che il cugino sedesse in mezzo , fra due fuochi . - Abbiamo quell ' affare del nuovo appalto , caro don Gesualdo . Perché dobbiamo farci la guerra fra di noi , dico io ? a vantaggio altrui ? ... giacchè infine siamo parenti ! ... - Sicuro ! - interruppe la moglie . - Siamo venuti per questo ... Come sta la cugina ? - Come Dio vuole ! ... Come ci avessi il gastigo di Dio sulle spalle ! ... Non ho testa di pensare agli affari adesso ... - No , no , non voglio che ci pensiate ... Appunto dicevo ... dovreste rimettervene a una persona di fiducia ... Salvo l ' interesse , ben inteso ... Don Ninì a un tratto si fece scuro in viso , cacciandosi all ' indietro appuntandogli in faccia gli occhi sospettosi : - Ditemi un po ' vi fidate voi di Zacco ? Eh ? vi fidate ? Don Gesualdo malgrado il malumore che aveva in corpo , mosse la bocca a riso , come a dire che non si fidava di nessuno . - Bene ! Se sapeste che roba è quell ' uomo ! ... Ciò che diceva di voi , prima ! ... prima di essere pane e cacio con voi ! ... Che roba gli scappava di bocca ! ... Donna Giuseppina , con le gote gonfie , stringeva le labbra , quasi per non lasciarselo scappare neppur lei . - Infine , lasciamo andare ! Chiacchiera non macina al mulino ... E ' parente anche lui ! ... Dunque torniamo a noi . Perché ci facciamo la guerra ? Perché facciamo campare giudici ed avvocati alle nostre spalle ? Cosa sono questi malumori fra parenti ? Per quella miseria che vi devo ? Sì , una miseria ! Per voi è una presa di tabacco ... - Scusate , scusate , anche per voi ... Allora interloquì donna Giuseppina , contando miserie , una famiglia numerosa , sua suocera , la baronessa , finché viveva lei ... - Scusate ... Non c ' entra ... E ' che i denari servono , sapete ... I miei denari li ho dati a vostro marito . Don Ninì prese a scusarsi , dinanzi alla moglie . Certo ... i denari se li era fatti prestare ... in un momento che aveva persa la testa ... Quando si è giovani ... sarebbe meglio tagliarsela la testa , alle volte ... Voleva pagare ... col tempo ... sino all ' ultimo baiocco , senza liti , senza altre spese ... appena chiudeva gli occhi sua madre ... Ma era giusto inasprirgli contro la baronessa , santo Dio ? Farle commettere qualche bestialità ? ... - Ah ? - disse don Gesualdo . - Ah ? - E guardò donna Giuseppina come per chiedere perché non pagasse lei . Don Ninì imbarazzato guardava ora lui ed ora la moglie . Essa infine interloquì , troncandogli la parola con un segno del fazzoletto che aveva tirato fuori dalla borsa . - Non è questo soltanto ... L ' affare delle terre ... Non glie ne avete ancora parlato al cugino don Gesualdo ? ... - Sì ... l ' affare delle terre comunali ... - Lo so , - rispose don Gesualdo . - L ' affitto scade in agosto . Chi vorrà dire all ' asta , poi ... - No ! no ! ... né voi né io ce le mangeremo . - Legge nuova ! - interruppe donna Giuseppina con un sorriso agro . - Le terre non si dànno più in affitto ! Il comune le dà a censo ... ai più poveri ... Un bocconcino per ciascuno ... Saremo tutti possidenti nel paese , da qui a un po ' ! ... Non lo sapete ? Don Gesualdo drizzò le orecchie , mettendo da parte un momento i suoi guai . Indi abbozzò un sorriso svogliato . - Come è vero Dio ! - soggiunse il barone Rubiera . - Ho visto il progetto , sì , al palazzo di città ! Dicono che il comune ci guadagna , e ciascuno avrà il suo pezzo di terra . Allora don Gesualdo cavò fuori la tabacchiera , fiutando un agguato . - Cioè ? cioè ? - Don Gesualdo ! - chiamò la serva dall ' uscio . - Un momento , vossignoria ... - Fate , fate pure il comodo vostro ! - disse donna Giuseppina . - Non abbiamo premura . Aspetteremo . - La padrona ! Vuol parlare con vossignoria ! - Eh ? Che vogliono ? Che dicono ? - L ' assalirono subito i Zacco appena don Gesualdo entrò nella stanza dell ' inferma . - Son io che ho mandato a chiamarvi , - disse il barone col sorriso furbo . Ma lui non rispose , chino sulla moglie , la quale s ' aiutava cogli occhi e con quella povera mano pallida e scarna che diceva per lei : " No ! ... Non vi mettete con colui ... se volete darmi retta una volta sola ... Non vi mettete insieme con mio cugino Rubiera , voi ! ... Guardate che vi parlo in punto di morte !..." Aveva la voce afonica , gli occhi che penetravano , così lucenti e fissi . Zacco che si era chinato anche lui sul letto per udire , esclamò trionfante : - Benedetta ! parla come una che vede al di là ! Non fareste nulla di buono con quell ' uomo ! Una bestia ! Una banderuola ! Ciò che vi dice vostra moglie in un momento come questo è vangelo , don Gesualdo ! Ricordatevi bene ! Io mi farei scrupolo a non darle retta , in parola d ' onore ! ... - E donna Giuseppina ? Finta , maligna ! ... - aggiunse la Zacco . - Ha abbreviato i giorni della suocera ! Non vede l ' ora di levarsela dagli occhi ! - Andate , andate a sentire il resto . Qui ci siamo noi . Andateci pure , se no vi restano lì fino a domani ! Don Ninì stava ancora seduto sul canapè , sbuffando dal caldo nella sciarpa di lana , col cappello in testa ; e donna Giuseppina si era alzata per osservare al buio le galanterie disposte in bell ' ordine sui mobili : il servizio da caffè , i fiori di carta sotto le campane di cristallo , l ' orologio che segnava sempre la stessa ora . Vedendo don Gesualdo di ritorno gli disse subito : - Vi ha fatto chiamare il barone Zacco ? Non c ' era motivo ... Qui non si fanno misteri ... - Non si fanno misteri ! - ripigliò il marito . - Si tratta di metterci d ' accordo ... tutti i bene intenzionati ... Se è bene intenzionato anche lui ... quel signore ! ... - Ma , - osservò don Gesualdo . - se la cosa è come dite , io non saprei che farci ... Cosa volete da me ? Donna Giuseppina si era perfino trasformata in volto , appuntando in faccia a questo e a quello gli occhi come due spilli , masticando un sorriso con la bocca nera . Cacciò indietro del tutto il marito , e si prese tutto per sé il cugino Motta . - Sì , il rimedio c ' è ! ... c ' è ! - E stette un po ' a guardarlo fisso per fare più colpo . Poscia , tenendo stretta la borsa fra le mani gli si accostò con una mossa dei fianchi , in confidenza : - Si tratta di far prendere le terre a gente nostra ... sottomano ... - disse il barone . - No ! no ! ... Lasciate che gli spieghi io ... Le terre del comune devono darsi a censo , eh ? a pezzi e a bocconi perché ogni villano abbia la sua parte ? Va bene ! Lasciamoli fare . Anzi , mettiamo avanti , sottomano , degli altri pretendenti ... dei maestri di bottega , della gente che non sa cosa farsene della terra e non ne caverà neppure i denari del censo . Ci hanno tutti lo stesso diritto , non è vero ? Allora , con un po ' di giudizio , anticipando a questo e a quello una piccola somma ... Loro falliscono in capo all ' anno , e noi ci pigliamo la terra in compenso del credito . Avete capito ? Bisogna evitare per quanto si può che ci mettano mano i villani . Quelli non se lo lasciano scappare mai più il loro pezzetto di terra . Ci lasciano le ossa piuttosto ! Don Gesualdo si alzò di botto , colle narici aperte , la faccia rianimata a un tratto , e si mise a passeggiare per la stanza . Poi , tornando in faccia ai due che s ' erano alzati pure , sorpresi : - Questa non viene da voi ! - esclamò . - Questa è buona ! Questa so di dove viene ! - Ah ! ah ! capite ? vedete ? ... - rispose il barone trionfante . - Prima di tutto bisogna tappare la bocca a Nanni l ' Orbo ... Col giudizio ... con un po ' di denaro ... senza far torto a nessuno , ben inteso ! ... La giustizia ... - Voi che ci avete mano ... Quello è un imbroglione , un arruffapopolo ... capace di aizzarci contro tutto il paese . Voi che ci avete mano dovreste chiudergli la bocca . Don Gesualdo tornò a sedersi , pentito d ' essersi lasciato trasportare dal primo movimento , grattandosi il capo . Ma il barone Zacco , che stava di là coll ' orecchio teso , non seppe più frenarsi . - Scusate , scusate , signori miei ! - disse entrando . - Se disturbo ... se avete da parlare in segreto ... Me ne vo ... - E si mise a sedere lui pure , col cappello in testa . Tacquero tutti , ciascuno sbirciando sottecchi il compagno , don Ninì col naso dentro la sciarpa , sua moglie colle labbra strette . Infine disse che le rincresceva tanto della malattia di Bianca . - Proprio ! c ' è un lutto nel paese . Ninì è un pezzo che mi predica : Giuseppina mia , dobbiamo andare a vedere come sta mia cugina ... Gl ' interessi sono una cosa , ma la parentela poi è un ' altra ... - Dunque , - riprese don Gesualdo , - questa bella pensata di pigliarci sottomano le terre del comune chi l ' ha fatta ? Allora non fu più il caso di fingere . Donna Giuseppina tornò a discorrere del fermento che c ' era in paese , della rivoluzione che minacciavano . Il barone Zacco si agitò , facendo segno col capo a don Gesualdo . - Eh ? eh ? Cosa vi ho detto or ora ? ... - Infine ... - conchiuse donna Giuseppina , - è meglio parlarci chiaro e darci la mano tutti quelli che abbiamo da perdere ... E tornò su quella birbonata di sminuzzare le terre del comune fra i più poveri , in tante briciole , un pizzico per ciascuno , che non fa male a nessuno ! ... Essa rideva così che le ballava il ventre dalla bile . - Ah ? ? ? - esclamò il barone pavonazzo in viso , e cogli occhi fuori dell ' orbita . - Ah ? ? ? - E non disse altro Don Gesualdo rideva anche lui . - Ah ? voi ridete , ah ? - Cosa volete che faccia ? Non me ne importa nulla , vi dico ! Donna Giuseppina rimase stupefatta : - Come ! ... voi ! ... - Quindi lo tirò in disparte , vicino al canterano dov ' era l ' orologio fermo , parlandogli piano , con le mani negli occhi . Don Gesualdo stava zitto , lisciandosi il mento , con quel risolino calmo che faceva schiattare la gente . I due baroni da lontano tenevano gli occhi fissi su di lui , come due mastini . Infine egli scosse il capo . - No ! no ! Ditegli al canonico Lupi che denari non ne metto fuori più per simili pasticci . Le terre se le pigli chi vuole ... Io ho le mie ... Gli altri gli si rivoltarono contro tutti d ' accordo , vociando , eccitandosi l ' un l ' altro . Zacco , adesso che aveva capito di che si trattava , scalmanavasi più di tutti : - Una pensata seria ! Da uomo con tanto di barba ! Il miglior modo per evitare quella birbonata di dividere fra i nullatenenti i fondi del comune ! ... Capite ? ... Allora vuol dire che il mio non è più mio , e ciascuno vuole la sua parte ! ... - Don Gesualdo , duro , scrollava il capo ; badava a ripetere : - No ! no ! non mi ci pigliano ! - Tutt ' a un tratto il barone Zacco afferrò don Ninì per la sciarpa e lo spinse verso il canapè quasi volesse mangiarselo , sussurrandogli nell ' orecchio : - Volete sentirla ? Volete che ve la canti ? E ' segno che quello lì ci ha il suo fine per farci rimaner tutti quanti siamo con tanto di naso ! ... Lo conosco ! ... Le signore Zacco allo strepito s ' erano affacciate sull ' uscio dell ' anticamera . Successe un istante d ' imbarazzo fra i parenti . Zacco e don Ninì si calmarono di botto , tornando cerimoniosi . - Scusate ! scusate ! La cugina Bianca crederà chissà cosa , al sentirci gridare ... per nulla poi ! ... - Zacco sorrideva bonariamente , con la faccia ancora infocata . Don Ninì s ' avvolgeva di nuovo la sciarpa al collo . Sua moglie , col sorriso amabile lei pure , tolse commiato . - Tanti saluti a donna Bianca ... Non vogliamo disturbarla ... Speriamo che la Madonna abbia a fare il miracolo ... - Don Ninì con la bocca coperta grugnì anche lui qualche parola che non potè udirsi . - Un momento . Vengo con voi , - esclamò Zacco . - E fingendo di cercare il cappello e la canna d ' India s ' accostò a don Gesualdo nel buio dell ' anticamera . - Sentite ... Fate male , in parola d ' onore ! Quella è una proposta seria ! ... Fate male a non intendervi col barone Rubiera ! ... - No , non voglio impicci ! ... Ho tanti altri fastidi pel capo ! ... Poi , mia moglie ha detto di no . Avete udito voi stesso . Il barone stava per montare in furia davvero ! - Ah ! ... vostra moglie ? ... Le date retta quando vi accomoda ! - Ma cambiò tono subito . - Del resto fate voi ! ... Fate voi , amico mio ! ... Aspettate , don Ninì . Veniamo subito . - Sua moglie non la finiva più . Sembrava che non potesse staccarsi dal letto dell ' ammalata , rincalzando la coperta , sprimacciandole il guanciale , mettendole sotto mano il bicchier d ' acqua e le medicine , con la faccia lunga , sospirando , biasciando avemarie . Voleva pure che restasse la sua ragazza ad assistere la notte , se mai . Donna Lavinia acconsentiva di tutto cuore , dandosi da fare anche essa , premurosa , impadronendosi già delle chiavi , vigilando su tutto , come una padrona . - No ! ... - mormorò Bianca con la voce rauca . - No ! ... Non ho bisogno di nessuno ! ... Non voglio nessuno ! ... Li seguiva per la camera con l ' occhio inquieto , sospettoso , diffidente , con un certo tono di rancore nella voce cavernosa . Sforzavasi di mostrarsi più forte , sollevandosi a stento sui gomiti tremanti , cogli omeri appuntati che sembravano forare la camiciuola da notte . Poscia , appena le Zacco se ne furono andate , ricadde sfinita , facendo segno al marito d ' accostarsi . - Sentite ! ... sentite ! ... Non le voglio più ! ... Non le fate venir più quelle donne ... Si son messe in testa di darvi moglie ... come se fossi già morta . E col capo seguitava a far segno di sì , di sì , che non s ' ingannava , col mento aguzzo nell ' ombra della gola infossata , mentr ' egli , chino su di lei , le parlava come a una bimba sorridendo , con gli occhi gonfi però . - Vi portano in casa la Lavinia ... Non vedono l ' ora che io chiuda gli occhi ... - Lui protestava di no che non gliene importava nulla della Lavinia , che non voleva più rimaritarsi , che ne aveva visti abbastanza dei guai . E la poveretta stava ad ascoltarlo tutta contenta , cogli occhi lustri che penetravano fin dentro , per vedere se dicesse la verità . - Sentite ... ancora ... un ' altra cosa ... Accennava sempre con la mano , poichè la voce le mancava , quella voce che sembrava venire da lontano , gli occhi che si velavano a quando a quando di un ' ombra . Aveva fatto anche uno sforzo per sollevarsi , onde passargli un braccio al collo , come non le restasse che lui per attaccarsi alla vita , agitando il viso che si era affilato maggiormente , quasi volesse nasconderglielo in petto , quasi volesse confessarsi con lui . Dopo un momento allentò le braccia , col volto rigido e chiuso , colla voce mutata : - Più tardi ... Vi dirò poi ... Ora non posso ... II Adesso tutto andava a rotta di collo per don Gesualdo ; la casa in disordine ; la gente di campagna , lontano dagli occhi del padrone , faceva quel che voleva ; le stesse serve scappavano ad una ad una , temendo il contagio della tisi ; persino Mena , l ' ultima che era rimasta pel bisogno , quando parlarono di farle lavare i panni dell ' ammalata che la lavandaia rifiutavasi di portare al fiume , temendo di perdere le altre pratiche , disse chiaro il fatto suo : - Don Gesualdo , scusate tanto , ma la mia pelle vale quanto la vostra che siete ricco ... Non vedete com ' è ridotta vostra moglie ? ... Mal sottile è , Dio liberi ! Io ho paura , e vi saluto tanto . Dopo che s ' erano ingrassati nella sua casa ! Ora tutti l ' abbandonavano quasi rovinasse , e non c ' era neppure chi accendesse il lume . Sembrava quella notte alla Salonia , in cui aveva dovuto mettere colle sue mani il padre nel cataletto . Né denari né nulla giovava più . Allora don Gesualdo si scoraggiò davvero . Non sapendo dove dar di capo , pensò agli amici antichi , quelli che si ricordano nel bisogno , e mandò a chiamare Diodata per dare una mano . Venne invece il marito di lei , sospettoso , guardandosi intorno , badando dove metteva i piedi , sputacchiando di qua e di là : - Quanto a me ... anche la mia pelle , se la volete , don Gesualdo ! ... Ma Diodata è madre di famiglia , lo sapete ... Se le capita qualche disgrazia , Dio ne liberi voi e me ... Se piglia la malattia di vostra moglie ... Siamo povera gente ... Voi siete tanto ricco ; ma io non avrei neppure di che pagarle il medico e lo speziale ... Insomma le solite litanie , la solita giaculatoria per cavargli dell ' altro sangue . Finalmente , dopo un po ' di tira e molla , s ' accordarono sul compenso . Gli toccava chiudere gli occhi e chinare il capo . Nanni l ' Orbo , tutto contento del negozio che aveva fatto , conchiuse : - Quanto a noi siete padrone anche della nostra pelle , don Gesualdo . Comandateci pure , di notte e di giorno . Vo a pigliare mia moglie e ve la porto . Ma Bianca soffriva adesso di un altro male . Non voleva vedersi Diodata per casa . Non pigliava nulla dalle sue mani . - No ! ... tu , no ! ... Vattene via ! Che sei venuta a fare , tu ? - Irritavasi contro quegli affamati che venivano a mangiare alle sue spalle . Come s ' affezionasse anche alla roba , in quel punto ; come si risvegliasse in lei un rancore antico , una gelosia del marito che volevano rubarle , quella cattiva gente venuta apposta a chiuderle gli occhi , a impadronirsi di tutto il suo . Era diventata tale e quale una bambina , sospettosa irascibile , capricciosa . Si lagnava che le mettessero qualche cosa nel brodo , che le cambiassero le medicine . Ogni volta che si udiva il campanello dell ' uscio c ' era una scena . Diceva che mandavano via la gente per non fargliela vedere . - Ho sentito la voce di mio fratello don Ferdinando ! ... E ' arrivata una lettera di mia figlia , e non hanno voluto darmela ! ... - Il pensiero della figlia era un altro tormento . Isabella stava anch ' essa poco bene , lontano tanto , un viaggio che l ' avrebbe rovinata per sempre , scriveva suo marito . Del resto sapevano da un pezzo come Bianca si strascinasse fra letto e lettuccio , e non avrebbero mai creduto la catastrofe così prossima . Intanto la povera madre non sapeva darsi pace , e se la pigliava con don Gesualdo e con tutti quanti le stavano vicino . Ci voleva una pazienza da santi . Aveva un bel dire suo marito : - Guarda ! ... Cosa diavolo ti viene in mente adesso ! ... Anche la gelosia ti viene in mente ! ... - Essa aveva certe occhiate nere che non le aveva mai visto . Con certo suono che non le aveva mai udito nella voce rauca , essa gli diceva : - Mi avete tolto mia figlia ... anche adesso che sono in questo stato ! ... Ve lo lascio per scrupolo di coscienza ! ... - Oppure gli rinfacciava di averle messo fra i piedi quell ' altra gente ... Oppure non rispondeva affatto , col viso rivolto al muro , implacabile . Nanni l ' Orbo s ' era installato come un papa in casa di don Gesualdo . Mangiava e beveva . Veniva ogni giorno a empirsi la pancia . Diodata badava a quel che c ' era da fare , e lui correva in piazza a spassarsela , a confabulare cogli amici , a dir che ci voleva questo e si doveva far quell ' altro , a difendere la causa della povera gente nella quistione di spartirsi i feudi del comune , ciascuno il suo pezzetto , come voleva Dio , e quanti figliuoli ogni galantuomo aveva sulle spalle , tante porzioni ! Egli conosceva anche per filo e per segno tutti i maneggi dei pezzi grossi che cercavano appropriarsi le terre . Una volta attaccò una gran discussione su quest ' argomento con Canali , e andò a finire a pugni , adesso che non era più il tempo delle prepotenze e ognuno diceva le sue ragioni . Il giorno dopo mastro Titta era andato da Canali a radergli la barba , allorché suonarono il campanello e Canali andò a vedere colla saponata al mento . Mentre affilava il rasoio , mastro Titta allungò il collo per semplice curiosità , e vide Canali il quale parlava nell ' anticamera con Gerbido , una faccia tutti e due da far tendere l ' orecchio a chiunque . Canali diceva a Gerbido : - Ma ti fidi poi ? - E Gerbido rispose : - Oh ! ! ! - Nient ' altro . Canali tornò a farsi la barba , tranquillo come nulla fosse , e mastro Titta non ci pensò più . Soltanto la sera , non sapeva egli stesso il perché ... un presentimento , vedendo Gerbido appostato alla cantonata della Masera , colla carabina sotto ! ... Gli tornarono in mente le parole di poco prima . - Chissà per chi è destinata quella pillola , Dio liberi ! ... - pensò fra di sé . Già i tempi erano sospetti , e la gente s ' era affrettata a casa prima che suonasse l ' avemaria . Più in là incontrando Nanni l ' Orbo , che stava da quelle parti , il cuore gli disse che Gerbido aspettasse appunto lui . - Che fate a quest ' ora fuori , compare Nanni ? - gli disse mastro Titta . - Venitevene a casa piuttosto , che faremo la strada insieme ... - No , mastro Titta , devo passare qui dal tabaccaio , e poi vo un momento a vedere Diodata , che è ad assistere la moglie di don Gesualdo . - Fatemi questo piacere , compare Nanni ! Venite a casa piuttosto ! Il tabacco ve lo darò io , e da vostra moglie ci andrete domani . Non son tempi d ' andare per le strade a quest ' ora ! ... Credete a me ! ... L ' altro la voltava in burla ; diceva di non aver paura lui , che gli rubassero i denari che non aveva ... L ' aspettava sua moglie con un piatto di maccheroni ... e tante altre cose ... Per un piatto di maccheroni , Dio liberi , ci lasciò la pelle ! Appena mastro Titta udì il rumore della schioppettata , due minuti dopo , disse fra sé : - Questa è compare Nanni che se l ' è presa . Don Gesualdo quel giorno aveva avuto degli altri dispiaceri . Speranza mandava l ' usciere giusto quando sapeva di fargli dare l ' anima al diavolo . Non gli lasciavano requie da anni ed anni , e gli avevano fatto incanutire i capelli con quella lite . Anche Speranza ci si era ridotta simile a una strega ; ci s ' era mangiata la chiusa e la vigna , stuzzicata da ciascuno che avesse avuto da dire con suo fratello . Andava vituperandolo da per tutto . L ' aspettava apposta nella strada per vomitargli addosso delle ingiurie . Gli aizzava contro i figliuoli , poiché il marito non voleva guastarsi il sangue - era buono soltanto per portarsi la pancia a spasso nel paese , lui - e lo stesso Santo , allorchè aveva bisogno di denari , voltava casacca e si metteva dalla parte di Gesualdo , a sputare contro di lei gli stessi improperi che aveva diretto al fratello : una banderuola che girava a seconda del vento . - E ' una vera bricconata , vedete , don Camillo ! Mi tirano di queste sassate giusto mentre sono nei guai sino al collo . Ho seminato bene e raccolgo male da tutti quanti , vedete ! Don Camillo si strinse nelle spalle . - Scusate , don Gesualdo . Io fo l ' ufficio mio . Perché vi siete guastato col canonico Lupi ? ... Per l ' appalto dello stradone ! ... per una cosa da nulla ... Quello è un servo di Dio che bisogna tenerselo amico ... Ora soffia nel fuoco coi vostri parenti ... Non voglio dir male di nessuno ; ma vi darà da fare , caro don Gesualdo ! E don Gesualdo stava zitto ; curvava le spalle adesso che ciascuno gli diceva la sua , e chi poteva gli tirava la sassata . Come sapevasi che sua moglie stava peggio , il marchese Limòli era venuto a visitare la nipote , e ci aveva condotto pure don Ferdinando , tutti e due a braccetto , sorreggendosi a vicenda . - La morte e l ' ignorante , - osservavano quanti li incontravano a quell ' ora per le strade , col fermento che c ' era nel paese ; e si facevano la croce vedendo ancora al mondo don Ferdinando , con quella palandrana che non teneva più insieme . I due vecchi s ' erano messi a sedere dinanzi al letto , col mento sul bastone , mentre don Gesualdo faceva la storia della malattia , e il cognato gli voltava la schiena senza dir nulla , rivolto alla sorella , la quale guardava or questo ed ora quell ' altro , poveretta , con quegli occhi che volevano far festa a tutti quanti , allorché s ' udì un vocìo per la strada , gente che correva strillando , quasi fosse scoppiata la rivoluzione che s ' aspettava . Tutt ' a un tratto si udì bussare al portone e una voce che gridava : - Comare Diodata , aprite ! Correte , subito ! Andate a vedere , che vostro marito si è presa una schioppettata ! ... lì , nella farmacia ! ... Diodata corse così come si trovava , a testa scoperta , urlando per le strade . In un momento la casa di don Gesualdo fu tutta sottosopra . Venne anche il barone Zacco , sospettoso , inquieto , masticando le parole , guardandosi dinanzi e di dietro prima d ' aprir bocca . - Avete visto ? E ' fatta ! Hanno ammazzato il marito di Diodata ! Don Gesualdo allora si lasciò scappare la pazienza . - Che ci posso fare io ? Mi mancava anche questa ! Che diavolo volete da me ? - Ah , cosa potete farci ? ... Scusate ! Credevo che doveste ringraziarmi ... se vengo subito ad avvertirvi ... pel bene che vi voglio ... da amico ... da parente ... Intanto sopraggiungeva dell ' altra gente . Zacco allora andava a vedere chi fosse , socchiudendo l ' uscio dell ' anticamera . Ogni momento si udiva sbattere il portone , tanti scossoni per la povera ammalata . A un certo punto Zacco venne a dire , tutto stravolto : - A Palermo c ' è un casa del diavolo ... La rivoluzione ... Vogliono farla anche qui ... Quel briccone di Nanni l ' Orbo doveva farsi ammazzare giusto adesso ! ... Don Gesualdo continuava a stringersi nelle spalle , come uno che non gliene importa nulla oramai , tutto per la poveretta ch ' era in fin di vita . Dopo un po ' giunsero la moglie e le figlie del barone Zacco , vestite di casa , cogli scialli giù pel dorso , le facce lunghe , senza salutar nessuno . Si vedeva ch ' era finita . La baronessa andava a parlare ogni momento sottovoce col marito . Donna Lavinia s ' impadronì delle chiavi . A quella vista don Gesualdo si sbiancò in viso . Non ebbe il coraggio neppure di chiedere s ' era giunta l ' ora . Soltanto , cogli occhi lustri interrogava tutti quanti , ad uno ad uno . Ma gli rispondevano con delle mezze parole . Il barone allungava il muso , sua moglie alzava gli occhi al cielo , colle mani giunte . Le ragazze , già prese dal sonno , stavano zitte sedute nella stanza accanto a quella dov ' era l ' ammalata . Verso mezzanotte , come la poveretta s ' era chetata a poco a poco , don Gesualdo voleva mandarli a riposare . - No , - disse il barone , - non vi lasceremo solo questa notte . Allora don Gesualdo non fiatò più , giacchè non c ' era più speranza . Si mise a passeggiare in lungo e in largo , a capo chino , colle mani dietro la schiena . Di tanto in tanto si chinava sul letto della moglie . Poi tornava a passeggiare nella stanza vicina , borbottava fra di sè , scrollava il capo , si stringeva nelle spalle . Infine si rivolse a Zacco , colla voce piena di lagrime : - Io direi di mandare a chiamare i suoi parenti ... eh ? don Ferdinando ... Che ne dite voi ? Zacco fece una smorfia . - I suoi parenti ? ... Ah , va bene ... Come volete ... Domani ... a giorno fatto ... Ma il pover ' uomo non seppe più frenarsi , le parole gli cuocevano dentro e sulle labbra . - Capite ? ... Neanche farle vedere la figliuola per l ' ultima volta ! E ' un porco , quel signor duca ! Tre mesi che scrive oggi verremo e domani verremo ! Come se avesse dovuto campar cent ' anni quella poveretta ! Dice bene il proverbio : Lontano dagli occhi e lontano dal cuore . Ci ha rubato la figlia e la dote , quell ' assassino ! E continuò a sfogarsi così per un pezzo colla moglie di Zacco , che era mamma anche lei , e accennava di sì , sforzandosi di tenere aperti gli occhi che le si chiudevano da soli . Egli , che non sentiva nè il sonno nè nulla , tornava a brontolare : - Che notte ! che nottata eterna ! Com ' è lunga questa notte , Domeneddio ! Appena spuntò il giorno aprì il balcone per chiamare Nardo il manovale , e mandarlo da tutti i parenti , chè Bianca , poveretta , stava assai male , se volevano vederla . Per la strada c ' era un via vai straordinario , e laggiù in piazza udivasi un gran sussurro . Mastro Nardo , al ritorno , portò la notizia . - Hanno fatto la rivoluzione . C ' è la bandiera sul campanile . Don Gesualdo lo mandò al diavolo . Gliene importava assai della rivoluzione adesso ! L ' aveva in casa la rivoluzione adesso ! Ma Zacco procurava di calmarlo . - Prudenza , prudenza ! Questi son tempi che ci vuol prudenza , caro amico . Di lì a un po ' si udì bussare di nuovo al portone . Don Gesualdo corse in persona ad aprire , credendo che fosse il medico o qualchedun ' altro di tutti coloro che aveva mandato a chiamare . Invece si trovò di faccia il canonico Lupi , vestito di corto , con un cappellaccio a cencio , e il baronello Rubiera che se ne stava in disparte . - Scusate , don Gesualdo ... Non vogliamo disturbarvi ... Ma è un affare serio ... Sentite qua ... Lo tirò nella stalla onde dirgli sottovoce il motivo per cui erano venuti . Don Ninì da lontano , ancora imbroncito , approvava col capo . - S ' ha da fare la dimostrazione , capite ? Gridare che vogliamo Pio Nono e la libertà anche noi ... Se no ci pigliano la mano i villani . Dovete esserci anche voi . Non diamo cattivo esempio , santo Dio ! - Ah ? La stessa canzone della Carboneria ? - saltò su don Gesualdo infuriato . - Vi ringrazio tanto , canonico ! Non ne fo più di rivoluzioni ! Bel guadagno che ci abbiamo fatto a cominciare ! Adesso ci hanno preso gusto , e ogni po ' ve ne piantano un ' altra per togliervi i denari di tasca . Oramai ho capito cos ' è : Levati di lì , e dammi il fatto tuo ! - Vuol dire che difendete il Borbone ? Parlate chiaro . - Io difendo la mia roba , caro voi ! Ho lavorato ... col mio sudore ... Allora ... va bene ... Ma adesso non ho più motivo di fare il comodo di coloro che non hanno e non posseggono ... - E allora ve la fanno a voi , capite ! Vi saccheggiano la casa e tutto ! Il canonico aggiunse che veniva nell ' interesse di coloro che avevano da perdere e dovevano darsi la mano , in quel frangente , pel bene di tutti ... Se no , non ci avrebbe messo i piedi in casa sua ... dopo il tiro che gli aveva giocato per l ' appalto dello stradone ... - Scusate ! Giacché volete fare il sordo ... Sapete che avete tanti nemici ! Invidiosi ... quel che volete ... Intanto non vi guardano di buon occhio ... Dicono che siete peggio degli altri , ora che avete dei denari . Questo è il tempo di spenderli , i denari , se volete salvar la pelle ! A quel punto prese la parola anche don Ninì : - Lo sapete che ci accusano di aver fatto uccidere Nanni l ' Orbo ... per chiudergli la bocca ... Voi pel primo ! ... Mi dispiace che m ' hanno visto venire con mia moglie , l ' altra sera ... - Già , - osservò il canonico , - siamo giusti . Chi poteva avere interesse che compare Nanni non chiacchierasse tanto ? ... Una bocca d ' inferno , signori miei ! La storia di Diodata la sa tutto il paese . Ora vi scatenano contro anche i figliuoli ... vedrete , don Gesualdo ! - Va bene , - rispose don Gesualdo . - Vi saluto . Non posso lasciar mia moglie in quello stato per ascoltar le vostre chiacchiere . - E volse loro le spalle . - Ah , - soggiunse il canonico andandogli dietro su per le scale . - Scusate , non ne sapevo nulla . Non credevo che fossimo già a questo punto ... Giacché erano lì non potevano fare a meno di salire un momento a veder donna Bianca , lui e il baronello . Don Ninì si fermò all ' uscio col cappello in mano , senza dire una parola , e il canonico , che se ne intendeva , dopo un po ' fece cenno col capo a don Gesualdo , come a dirgli di sì , ch ' era ora . - Io me ne vo , - disse don Ninì rimettendosi il cappello . - Scusatemi tanto , io non ci reggo . C ' era già don Ferdinando Trao al capezzale , come una mummia , e la zia Macrì , la quale asciugava il viso alla nipote con un fazzoletto di tela fine . Le Zacco erano pallide della nottata persa , e donna Lavinia non si reggeva più in piedi . Sopraggiunse il marchese Limòli insieme al confessore . Donna Agrippina allora li mise fuori tutti quanti . Don Gesualdo , dietro a quell ' uscio chiuso , si sentiva un gruppo alla gola , quasi gli togliessero prima del tempo la sua povera moglie . - Ah ! ... - borbottò il marchese . - Che commedia , povera Bianca ! Noi restiamo qui per assistere ogni giorno alla commedia , eh , don Ferdinando ! ... Anche la morte s ' è scordata che ci siamo al mondo noi ! ... Don Ferdinando stava a sentire , istupidito . Tratto tratto guardava timidamente di sottecchi il cognato che aveva gli occhi gonfi , la faccia gialla e ispida di peli , e faceva atto d ' andarsene , impaurito . - No , - disse il marchese . - Non potete lasciare la sorella in questo punto . Siete come un bambino , caspita ! Entrò in quel mentre il barone Mèndola , col fiato ai denti , cominciando dallo scusarsi a voce alta : - Mi dispiace ... Non ne sapevo nulla ... Non credevo ... - Poi , vedendosi intorno quei visi e quel silenzio , abbassò la voce e andò a finire il discorso in un angolo , all ' orecchio del barone Zacco . Costui tornava a parlare della nottata che avevano persa : le sue ragazze senza chiudere occhio , Lavinia che non si reggeva in piedi . Don Gesualdo guardava è vero stralunato di qua e di là , ma si vedeva che non gli dava retta . In quella tornò ad uscire il prete , strascicando i piedi , con una commozione che gli faceva tremar le labbra cadenti , povero vecchio . - Una santa ! ... - disse al marito . - Una santa addirittura ! Don Gesualdo affermò col capo , col cuore gonfio anche lui . Bianca ora stava supina , cogli occhi sbarrati , il viso come velato da un ' ombra . Donna Agrippina preparava l ' altare sul comò , con la tovaglia damascata e i candelieri d ' argento . A che gli giovava adesso avere i candelieri d ' argento ? Don Ferdinando andava toccando ogni cosa , proprio come un bambino curioso . Infine si piantò ritto dinanzi al letto , guardando la sorella che stava facendo i conti con Domeneddio in quel momento , e si mise a piangere e a singhiozzare . Piangevano tutti quanti . In quell ' istante fece capolino dall ' uscio donna Sarina Cirmena , scalmanata , col manto alla rovescia , esitante , guardando intorno per vedere come l ' avrebbero accolta , cominciando diggià a fregarsi gli occhi col fazzoletto ricamato . - Scusate ! Perdonate ! Io non ci ho il pelo nello stomaco ... Ho sentito che mia nipote ... Il cuore l ' ho qui , di carne ! ... L ' ho tenuta come una figliuola ! ... Bianca ! ... Bianca ! ... - No , zia ! - disse donna Agrippina . - S ' aspetta il viatico . Non la disturbate adesso con pensieri mondani ... - E ' giusto , - disse donna Sarina . - Scusatemi , don Gesualdo . Dopo che si fu comunicata , Bianca parve un po ' più calma . L ' affanno era cessato , e arrivò a balbettare qualche parola . Ma aveva una voce che s ' udiva appena . - Vedete ? - disse donna Agrippina . - Vedete , ora che si è messa in grazia di Dio ! ... Alle volte il Signore fa il miracolo . - Le misero sul petto la reliquia della Madonna . Donna Agrippina si tolse il cingolo della tonaca per ficcarglielo sotto il guanciale . La zia Cirmena portava esempi di guarigioni miracolose : tutto sta ad avere fede nei santi e nelle reliquie benedette : il Signore può far questo ed altro . Lo stesso don Gesualdo allora si mise a piangere come un bambino . - Anche lui ! - borbottò donna Sarina , fingendo di parlare all ' orecchio della Macrì . - Anche lui , il cuore non l ' ha cattivo in fondo . Non capisco però come Isabella non sia venuta ... duchessa o no ! ... Mamme ne abbiamo una sola ! ... Se bisognava fare tante storie per arrivare a questo bel risultato ... - E ' un porco ! ... un infame ! ... un assassino ! - seguitò a brontolare don Gesualdo , stralunato , colle labbra strette , gli occhi accesi che pareva un pazzo . - Eh ? che cosa ? - domandò la Cirmena . - Ssst ! ssst ! - interruppe donna Agrippina . Il barone Mèndola si chinò all ' orecchio di Zacco per dirgli qualche cosa . L ' altro scosse il testone arruffato e gonfio due o tre volte . La baronessa approfittò del buon momento per indurre don Gesualdo a pigliare un po ' di ristoro dalle mani stesse di Lavinia . - Sì , un po ' di brodo , due giorni che non apriva bocca il pover ' uomo ! ... Come passarono nella stanza accanto , che dava sulla strada , si udì da lontano un rumore che pareva del mare in tempesta . Mèndola narrò allora quello che aveva visto nel venire . - Sissignore ! Hanno messo la bandiera sul campanile . Dicono ch ' è il segno di abolire tutti i dazi e la fondiaria . Perciò or ora faranno la dimostrazione . Il procaccia delle lettere ha portato la notizia che a Palermo l ' hanno già fatta ... e anche in tutti i paesi lungo la strada . Sicché sarebbe una porcheria a non farla anche qui da noi ... Infine cosa può costare ? La banda , quattro palmi di mussolina ... Guardate ! ... guardate ! ... Dalla via del Rosario spuntava una bandiera tricolore in cima a una canna , e dietro una fiumana di gente che vociava e agitava braccia e cappelli in aria . Di tanto in tanto partiva anche una schioppettata . Il marchese , ch ' era sordo come una talpa , domandò : - Eh ? Che c ' è ? Il finimondo c ' era ! Don Gesualdo rimase colla chicchera in mano . S ' udì in quel punto una forte scampanellata all ' uscio , e Zacco corse a vedere . Dopo un momento sporse il capo dall ' uscio dell ' anticamera , e chiamò a voce alta : - Marchese ! Marchese Limòli ! Rimasero a discutere sottovoce nell ' altra stanza . Pareva che il barone mettesse buone parole con un terzo che era arrivato allora , e il marchese andasse scaldandosi . - No ! no ! è una porcheria ! - In quella rientrò Zacco , solo , col viso acceso . - Sentite , don Gesualdo ! ... Un momento ... una parolina ... La folla era giunta lì , sotto la casa ; si vedeva la bandiera all ' altezza del balcone , quasi volesse entrare . Si udivano degli urli : viva , morte . - Un momento ! - esclamò allora Zacco , mettendo da parte ogni riguardo . - Affacciatevi un momento , don Gesualdo ! Fatevi vedere , se no succede qualche diavolo ! ... C ' era il canonico Lupi , che portava il ritratto di Pio Nono , il baronello Rubiera , giallo come un morto , sventolando il fazzoletto , tant ' altra gente , tutti gridando : - Viva ! ... abbasso ! ... morte ! ... Don Gesualdo , accasciato sulla seggiola , colla chicchera in mano , seguitava a scrollare il capo , a stringersi nelle spalle , pallido come la camicia , ridotto un vero cencio . Il marchese assolutamente voleva sapere cosa cercasse quella gente , laggiù : - Eh ? che cosa ? - Vogliono la vostra roba ! - esclamò infine il barone Zacco fuori dei gangheri . Il marchese si mise a ridere dicendo : - Padroni ! padronissimi ! - In quel momento passò di furia donna Agrippina Macrì , colla tonaca color pulce che le sbatteva dietro , e nella camera della moribonda si udì un gran trambusto , seggiole rovesciate , donne che strillavano . Don Gesualdo s ' alzò di botto , vacillando , coi capelli irti , posò la chicchera sul tavolino , e si mise a passeggiare innanzi e indietro , fuori di sé , picchiando le mani l ' una sull ' altra e ripetendo : - S ' è fatta la festa ! ... s ' è fatta ! III Giunse poco dopo una lettera d ' Isabella la quale non sapeva nulla ancora della catastrofe , e fece piangere gli stessi sassi . Il duca scrisse anche lui - un foglietto con una lista nera larga un dito , e il sigillo stemmato , pur esso nero , che stringeva il cuore - inconsolabile per la perdita della suocera . Diceva che alla duchessa s ' era dovuto nascondere la verità per consiglio degli stessi medici , visto che sarebbe stato un colpo di fulmine , malaticcia com ' era anch ' essa , giusto alla vigilia di mettersi in viaggio per andare a vedere sua madre ! ... Terminava chiedendo per lei qualche ricordo della morta , una bazzecola , una ciocca di capelli , il libro da messa , l ' anellino nuziale che soleva portare al dito ... Al notaro poi scrisse per chiedere se la defunta , buon ' anima , avesse lasciati beni stradotali . - Si seppe poi da don Emanuele Fiorio , l ' impiegato della posta , il quale scovava i fatti di tutto il paese , giacché il notaro non rispose neppure , e solo con qualche intimo , brontolone come s ' era fatto coll ' età , andava dicendo : - Mi pare che il signor duca sia ridotto a cercare la luna nel pozzo , mi pare ! La povera morta se n ' era andata alla sepoltura in fretta , fra quattro ceri , nel subbuglio della gente ammutinata che voleva questo , e voleva quell ' altro , stando in piazza dalla mattina alla sera , a bociare colle mani in tasca e la bocca aperta , aspettando la manna che doveva piovere dal campanile imbandierato . Ciolla ch ' era diventato un pezzo grosso alfine , con una penna nera nel cappello e un camiciotto di velluto che sembrava un bambino , a quell ' età , passeggiava su e giù per la piazza , guardando di qua e di là come a dire alla gente : - Ehi ! badate a voi adesso ! - Don Luca , portando la croce dinanzi alla bara , ammiccava gentilmente , per farsi strada fra la folla , e sorrideva ai conoscenti , come udiva lungo la via tutti quei gloria che recitava la gente alle spalle di mastro - don Gesualdo . - Un brigante ! un assassino ! uno che s ' era arricchito , mentre tanti altri erano rimasti poveri e pezzenti peggio di prima ! uno che aveva i magazzini pieni di roba , e mandava ancora l ' usciere in giro per raccogliere il debito degli altri . - A strillare più forte erano i debitori che s ' erano mangiato il grano in erba prima della messe . Gli rinfacciavano pure di essere il più tenace a non voler che gli altri si pigliassero le terre del comune , ciascuno il suo pezzetto . Non si sapeva donde fosse partita l ' accusa ; ma ormai era cosa certa . Lo dicevano tutti : il canonico Lupi armato sino ai denti , il barone Rubiera colla cacciatora di fustagno , come un povero diavolo . Essi erano continuamente in mezzo ai capannelli , alla mano e bonaccioni , col cuore sulle labbra : - Quel mastro - don Gesualdo sempre lo stesso ! aveva fatto morire la moglie senza neppure chiamare un medico da Palermo ! Una Trao ! Una che l ' aveva messo all ' onore del mondo ! A che l ' era giovato essere tanto ricca ? - Il canonico si lasciava sfuggire dell ' altro ancora , in confidenza : Le stesse messe in suffragio dell ' anima avevano lesinato alla poveretta ! - Lo so di certo . Sono stato in sagrestia . Se non ha cuore neppure pel sangue suo ! ... Non mi fate parlare , chè domattina devo dir messa ! - Nobili e plebei , passato il primo sbigottimento , erano diventati tutti una famiglia . Adesso i signori erano infervorati a difendere la libertà ; preti e frati col crocifisso sul petto , o la coccarda di Pio Nono , e lo schioppo ad armacollo . Don Nicolino Margarone s ' era fatto capitano , cogli speroni e il berretto gallonato . Donna Agrippina Macrì preparava filacce e parlava d ' andare al campo , appena cominciava la guerra . La signora Capitana raccoglieva per la compera dei fucili , vestita di tre colori , il casacchino rosso , la gonnella bianca , e un cappellino calabrese colle penne verdi ch ' era un amore . Le altre dame ogni giorno portavano sassi alle barricate , fuori porta , coi canestrini ornati di nastri e la musica avanti . Sembrava una festa , mattina e sera , con tutte quelle bandiere , quella folla per le strade , quelle grida di viva e di abbasso , ogni momento , lo scampanìo , la banda che suonava , la luminaria più tardi . Le sole finestre che rimanessero chiuse erano quelle di don Gesualdo Motta . Lui il solo che se ne stesse rintanato come un lupo , nemico del suo paese , adesso che ci s ' era ingrassato , lagnandosi continuamente che venivano a pelarlo ogni giorno , la commissione per i poveri , il prestito forzoso la questua pei fucili ! ... Lui lo mettevano in capo lista , lo tassavano il doppio degli altri . Gli toccava difendersi e litigare . I signori del Comitato che tornavano stanchi di casa sua , dopo un ' ora di tira e molla , ne contavano delle belle . Dicevano che non capiva più niente , uno stupido , l ' ombra di mastro - don Gesualdo , un cadavere addirittura , che stava ancora in piedi per difendere i suoi interessi , ma la mano di Dio arriva , tosto o tardi ! Intanto i villani e gli affamati che stavano in piazza dalla mattina alla sera , a bocca aperta , aspettando la manna che non veniva , si scaldavano il capo a vicenda , discorrendo delle soperchierie patite , delle invernate di stenti , mentre c ' era della gente che aveva i magazzini pieni di roba , dei campi e delle vigne ! ... Pazienza i signori , che c ' erano nati ... Ma non si davano pace , pensando che don Gesualdo Motta era nato povero e nudo al par di loro . - Se lo rammentavano tutti povero bracciante . - Speranza , la stessa sua sorella predicava lì , di faccia alla bandiera inalberata sul Palazzo di Città , ch ' era giunto alfine il momento di restituire il mal tolto , di farsi giustizia colle proprie mani . Aizzava contro allo zio i suoi figliuoli che s ' erano fatti grandi e grossi , e capaci di far valere le loro ragioni , se non fossero stati due capponi , come il genitore , che s ' era acquetato subito , quando il cognato aveva mandato un gruzzoletto , allorché Bianca stava male , dicendo che voleva fare la pace con tutti quanti , e dei guai ne aveva anche troppi . Giacalone , a cui don Gesualdo aveva fatto pignorar la mula pel debito del raccolto , l ' erede di Pirtuso , che litigava ancora con lui per certi denari che il sensale s ' era portati all ' altro mondo , tutti coloro che gli erano contro per un motivo o per l ' altro , soffiavano adesso nel fuoco , dicendone roba da chiodi , raccontando tutte le porcherie di mastro - don Gesualdo , sparlandone in ogni bettola e in ogni crocchio , stuzzicando anche gli indifferenti , con quella storia delle terre comunali che dovevano spartirsi fra tutti quanti , delle quali ciascuno aspettava il suo pezzetto , di giorno in giorno , e ancora non se ne parlava , e chi ne parlava lo facevano uccidere a tradimento , per tappargli la bocca ... Si sapeva da dove era partito il colpo ! Mastro Titta aveva riconosciuto Gerbido , l ' antico garzone di don Gesualdo , mentre fuggiva celandosi il viso nel fazzoletto . Così tornò a galla la storia di Nanni l ' Orbo il quale s ' era accollata la ganza di don Gesualdo coi figliuoli , dei poveri trovatelli che andavano a zappare nei campi del genitore per guadagnarsi il pane , e gli baciavano le mani per giunta , come quella bestia di Diodata che a chi gli dava un calcio rispondeva grazie . Dài e dài erano arrivati a scatenargli contro anche loro , una sera che li avevano tirati in quelle chiacchiere all ' osteria , e i due ragazzacci non possedevano neppure di che pagar da bere agli amici . Don Gesualdo si vide comparire a quell ' ora Nunzio , il più ardito . - Il nome del nonno , sì glielo aveva dato ; ma la roba no ! - Per poco non s ' accapigliarono , padre e figlio . Si fece un gran gridare , una lite che durò mezz ' ora . Accorse anche Diodata , coi capelli per aria , vestita di nero . Nunzio , ubbriaco fradicio , pretendeva il fatto suo lì su due piedi , e gliene disse di tutte le specie , a lei e a lui . Lo zio Santo , che s ' era accomodato col fratello , dopo la morte della cognata , aiutandolo a passar l ' angustia , mangiando e bevendo alla sua barba , afferrò la stanga per metter pace . Il povero don Gesualdo andò a coricarsi più morto che vivo . In mezzo a tanti dispiaceri s ' era ammalato davvero . Gli avvelenavano il sangue tutti i discorsi che sentiva fare alla gente . Don Luca il sagrestano , il quale gli s ' era ficcato in casa , quasi fosse già l ' ora di portargli l ' olio santo , pretendeva che don Gesualdo dovesse aprire i magazzini alla povera gente , se voleva salvare l ' anima e il corpo . Lui ci aveva cinque figliuoli sulle spalle , cinque bocche da sfamare , e la moglie sei . Mastro Titta , quand ' era venuto a cavargli sangue , gli cantò il resto , colla lancetta in aria : - Vedete ? Se non mettono giudizio , certuni , va a finir male , stavolta ! La gente non ne può più ! Sono quarant ' anni che levo pelo e cavo sangue , e sono ancora quello di prima , io ! Don Gesualdo , malato , giallo , colla bocca sempre amara , aveva perso il sonno e l ' appetito ; gli erano venuti dei crampi allo stomaco che gli mettevano come tanti cani arrabbiati dentro . Il barone Zacco era il solo amico che gli fosse rimasto . E la gente diceva pure che doveva averci il suo interesse a fargli l ' amico , qualche disegno in testa . Veniva a trovarlo sera e mattina , gli conduceva la moglie e le figliuole , vestiti di nero tutti quanti , che annebbiavano una strada . Gli lasciava la sua ragazza per curarlo : - Lavinia ci ha la mano apposta , per far decotti . - Lavinia è un diavolo , per tener d ' occhio una casa . - Lasciate fare a Lavinia che sa dove metter le mani . - Dall ' altro canto poi faceva il viso brusco se Diodata aveva la faccia di farsi vedere ancora lì , da don Gesualdo , con il fazzoletto nero in testa , carica di figliuoli , di già canuta e curva come una vecchia : - No , no , buona donna . Non abbiamo bisogno di voi ! Badate ai fatti vostri piuttosto , ché qui la cuccagna è finita . - Poscia in confidenza spifferava anche delle paternali all ' amico . - Che diavolo ne fate di quella vecchia ? ... Non vi conviene di lasciarvela bazzicar fra i piedi colei , ora ch ' è vedova ! ... Dopo che l ' avete avuta in casa anche da zitella ... Il mondo , sapete bene , ha la lingua lunga ! Poi , quell ' altra storia ... la morte di suo marito ... E ' vero che se lo meritava ! ... Ma infine è meglio chiudere la bocca alla gente ! ... Del resto , non avete bisogno di nulla , ora che ci abbiamo qui la mia ragazza . Lui stesso si faceva in quattro a disporre e a ordinare nella casa del cugino don Gesualdo , a ficcare il naso in tutti i suoi affari , a correre su e giù con le chiavi dei magazzini e della cantina . Gli consigliava pure di mettere a frutto il denaro contante , se ce ne aveva in serbo , caso mai le faccende s ' imbrogliassero peggio . - Datelo a mutuo , col suo bravo atto dinanzi notaio ... un po ' per uno , a tutti coloro che gridano più forte perché non hanno nulla da perdere , e minacciano adesso di scassinarvi i magazzini e bruciarvi la casa . Taceranno , per adesso . Poi , se arrivano a pigliarsi le terre del comune , voi ci mettete subito una bella ipoteca . Le cose non possono andare sempre a questo modo . I tempi torneranno a cambiare , e voi ci avrete messo sopra le unghie a tempo . Ma lui non voleva sentir parlare di denaro . Diceva che non ne aveva , che suo genero l ' aveva rovinato , che preferiva riceverli a schioppettate , quelli che venivano a bruciargli la casa o a scassinargli i magazzini . Era diventato una bestia feroce , verde dalla bile , la malattia stessa gli dava alla testa . Minacciava : - Ah ! La mia roba ? Voglio vederli ! Dopo quarant ' anni che ci ho messo a farla ... un tarì dopo l ' altro ! ... Piuttosto cavatemi fuori il fegato e tutto il resto in una volta , ché li ho fradici dai dispiaceri ... A schioppettate ! Voglio ammazzarne prima una dozzina ! A chi ti vuol togliere la roba levagli la vita ! Perciò aveva armato Santo e mastro Nardo , il vecchio manovale , con sciabole e carabine . Teneva il portone sbarrato , due mastini feroci nel cortile . Dicevasi che in casa sua ci fosse un arsenale ; che la sera ricevesse Canali , il marchese Limòli , dell ' altra gente ancora , per congiurare , e un bel mattino si sarebbero trovate le forche in piazza , e appesi tutti coloro che avevano fatta la rivoluzione . I pochi amici perciò l ' avevano abbandonato , onde non esser visti di cattivo occhio . E Zacco correva davvero un brutto rischio continuando ad andare da lui e a condurgli tutta la famiglia . - Peccato che con voi ci si rimette il ranno e il sapone ! - gli disse però più di una volta . Sua moglie infine , vedendo che non si veniva a una conclusione con quell ' uomo , lasciò scoppiare la bomba , un giorno che don Gesualdo s ' era appisolato sul canapè , giallo come un morto , e la sua ragazza gli faceva da infermiera , messa a guardia accanto alla finestra . - Scusatemi , cugino ! Sono madre , e non posso più tacere , infine ... Tu , Lavinia , vai di là , chè ho da parlare col cugino don Gesualdo ... Ora che non c ' è più la mia ragazza , apritemi il cuore , cugino mio ... e ditemi chiaro la vostra intenzione ... Quanto a me ci avrei tanto piacere ... ed anche il barone mio marito ... Ma bisogna parlarci chiaro ... Il poveraccio spalancò gli occhi assonnati , ancora disfatto dalla colica : - Eh ? Che dite ? Che volete ? Io non vi capisco . - Ah ! Non mi capite ? Allora che ci sta a far qui la mia Lavinia ? Una zitella ! Siete vedovo finalmente , e gli anni del giudizio li dovete anche avere , per pigliare una risoluzione , e sapere quel che volete fare ! - Niente . Io non voglio far niente . Voglio stare in pace , se mi ci lasciano stare ... - Ah ? Così ? Stateci pure a comodo vostro ... Ma intanto non è giusto ... capite bene ! ... Sono madre ... E stavolta , risoluta , ordinò alla figliuola di prendere il manto e venirsene via . Lavinia obbedì , furibonda anche lei . Tutt ' e due , uscendo da quella casa per l ' ultima volta , fecero tanto di croce sulla soglia . - Una galera , quella baracca ! La povera cugina Bianca ci aveva lasciato le ossa col mal sottile ! - Zacco la sera stessa andò a far visita al barone Rubiera , invece di annoiarsi con quel villano di mastro - don Gesualdo che passava la sera a lamentarsi , tenendosi la pancia , all ' oscuro , per risparmiare il lume . - Mi volete , eh ? cugino Rubiera ... donna Giuseppina ... Don Ninì era uscito per assistere a certo conciliabolo in cui si trattavano affari grossi . Intanto che aspettava , il barone Zacco volle fare il suo dovere colla baronessa madre , ch ' era stato un pezzo senza vederla . La trovò nella sua camera , inchiodata nel seggiolone di faccia al letto matrimoniale , accanto al quale era ancora lo schioppo del marito , buon ' anima , e il crocifisso che gli avevano messo sul petto in punto di morte , imbacuccata in un vecchio scialle , e colle mani inerti in grembo . Appena vide entrare il cugino Zacco si mise a piangere di tenerezza , rimbambita : delle lagrime grosse e silenziose che si gonfiavano a poco a poco negli occhi torbidi , e scendevano lentamente giù per le guance floscie . - Bene , bene , mi congratulo , cugina Rubiera ! La testa è sana ! Conoscete ancora la gente ! - Essa voleva narrargli anche i suoi guai , biasciando , sbuffando e imbrogliandosi , con la lingua grossa e le labbra pavonazze , spumanti di bava . Il barone , affettuoso , tendeva l ' orecchio , si chinava su di lei . - Eh ? Che cosa ? Sì , sì , capisco ! Avete ragione , poveretta ! - In quella sopraggiunse la nuora infuriata . - Non si capisce una maledetta ! - osservò Zacco . - Deve essere un purgatorio per voialtri parenti . - La paralitica fulminò un ' occhiata feroce , rizzando più che poteva il capo piegato sull ' omero , mentre donna Giuseppina la sgridava come una bimba , asciugandole il mento con un fazzoletto sudicio . - Che avete ? che volete ? stolida ! ... Vi rovinate la salute ! ... E ' proprio una creaturina di latte , Dio lodato ! Non bisogna credere a quello che dice ! Ci vuole una pazienza da santi a durarla con lei ! ... - La suocera adesso spalancava gli occhi , guardandola atterrita , rannicchiando il capo nelle spalle , quasi aspettando di essere battuta : - Vedete ? Santa pazienza ! - Ve l ' ho detto , - conchiuse il barone . - Avete il purgatorio in terra , per andarvene diritto in paradiso . Indi giunse don Ninì a prendere le chiavi della cantina . Trovando il cugino fece un certo viso sciocco . - Ah ... cugino ! ... che c ' è di nuovo ? Vostra moglie sta bene ? ... Qui , da me , lo vedete ... guai colla pala ! Che c ' è , mammà ? i soliti capricci ? Permettetemi , cugino Zacco , devo scendere giù un momento ... Le chiavi stavano sempre lì , appese allo stipite dell ' uscio . La paralitica li accompagnava cogli occhi , senza poter pronunziare una parola , sforzandosi più che potesse di girare il capo a ogni passo che faceva il figliuolo , con delle chiazze di sangue guasto che le ribollivano a un tratto nel viso cadaverico . Zacco allora cominciò a snocciolare il rosario contro di mastro - don Gesualdo . - Signore Iddio , me ne accuso e me ne pento ! L ' ho durata fin troppo con colui ! Mi pareva una brutta cosa abbandonarlo nel bisogno ... in mezzo a tutti i suoi nemici ... Non fosse altro per carità cristiana ... Ma via ! è troppo ... Neanche i suoi parenti possono tollerarlo , quell ' uomo ! Figuratevi ! neanche quello stolido di don Ferdinando ! ... Si contenta di non uscire più di casa pur di non essere costretto a mettere il vestito nuovo che gli ha mandato a regalare il cognato ... Sin che campa , avete inteso ? Quello è un uomo di carattere ! Infine sono stanco , avete capito ? Non voglio rovinarmi per amore di mastro - don Gesualdo . Ho moglie e figliuoli . Dovrei portarmelo appeso al collo come un sasso per annegarmi ? - Ah ! ... ve l ' avevo detto io ! Vediamo , via , in coscienza ! Cosa era mastro - don Gesualdo vent ' anni fa ? ... Ora ci mette i piedi sul collo , a noialtri ! Vedete , signori miei , un barone Zacco che gli lustra le scarpe e s ' inimica coi parenti per lui ! L ' altro chinava il capo , contrito . Confessava che aveva errato , a fin di bene , per impedirgli di far dell ' altro male , e cercare di cavarne quel poco di buono che si poteva . Una volta , in vita , si può sbagliare ... - L ' avete capita finalmente ? Avete visto chi aveva ragione di noi due ? La moglie gli chiuse la parola in bocca con una gomitata : - Lasciatelo parlare . E ' lui che deve dire ciò che vuole adesso da noi ... quel ch ' è venuto a fare ... - Bene ! - conchiuse Zacco con una risata bonaria . - Son venuto a fare il Figliuol Prodigo , via ! Siete contenti ? Donna Giuseppina era contenta a bocca stretta . Suo marito guardò prima lei , poi il cugino Zacco , e non seppe che dire . - Bene , - riprese Zacco un ' altra volta . - So che stasera quei ragazzi vogliono fare un po ' di chiasso per le strade . Ci avete appunto in mano le chiavi della cantina per tenerli allegri . Badate che non ho peli sulla lingua , se a qualcuno salta in mente di venire a seccarmi sotto le mie finestre . Ci ho molta roba anch ' io nello stomaco , e non voglio aver dei nemici a credenza , come mastro - don Gesualdo ! ... Marito e moglie si guardarono negli occhi . - Son padre di famiglia ! - tornò a dire il barone . - Devo difendere i miei interessi ... Scusate ... Se giochiamo a darci il gambetto fra di noi ! ... Donna Giuseppina prese la parola lei , scandolezzata : - Ma che discorsi son questi ? ... Scusatemi piuttosto se metto bocca nei vostri affari . Ma infine siamo parenti ... - Questo dico io . Siamo parenti ! Ed è meglio stare uniti fra di noi ... di questi tempi ! ... Don Ninì gli stese la mano : - Che diavolo ! ... che sciocchezze ! ... - Quindi si sbottonò completamente , guardando ogni tanto sua moglie : - Venite in teatro questa sera , per la cantata dell ' inno . Fatevi vedere insieme a noialtri . Ci sarà anche il canonico . Dice che non fa peccato , perché è l ' inno del papa ... Discorreremo poi ... Bisogna metter mano alla tasca , amico mio . Bisogna spendere e regalare . Vedete io ? E agitava in aria le chiavi della cantina . La vecchia , che non aveva perduto una parola di tutto il discorso , sebbene nessuno badasse a lei , si mise a grugnire in una collera ostinata di bambina , gonfiando apposta le vene del collo per diventar pavonazza in viso . Ricominciò il baccano : nuora e figliuolo la sgridavano a un tempo ; lei cercava di urlar più forte , agitando la testa furibonda . Accorse anche Rosaria , col ventre enorme , le mani sudice nella criniera arruffata e grigiastra , minacciando la paralitica lei pure : - Guardate un po ' ! E ' diventata cattiva come un asino rosso ! Cosa gli manca , eh ? Mangia come un lupo ! Rosaria non la finiva più su quel tono . Il barone Zacco pensò bene di accomiatarsi in quel frangente . - Dunque , stasera , alla cantata . IV C ' era un teatrone , poiché s ' entrava gratis . Lumi , cantate , applausi che salivano alle stelle . La signora Aglae era venuta apposta da Modica , a spese del comune , per declamare l ' inno di Pio Nono ed altre poesie d ' occasione . Al vederla vestita alla greca , con tutta quella grazia di Dio addosso , prosit a lei , don Ninì Rubiera , nella commozione generale , si sentiva venire le lagrime agli occhi , e smanacciava più forte degli altri , borbottando fra di sé : - Corpo di ! ... E ' ancora un bel pezzo di donna ! ... Fortuna che non ci sia mia moglie qui ! ... Ma i rimasti fuori , che spingevano senza poter entrare , partirono finalmente a strillare viva e morte per conto proprio ; e quanti erano in teatro , al baccano , uscirono in piazza , lasciando la prima donna e il signor Pallante a sbracciarsi da soli , colle bandiere in mano . In un momento si riunì una gran folla , che andava ingrossando sempre al par di un fiume . Udivasi un gridìo immenso , degli urli che nel buio e nella confusione suonavano minacciosi . Don Niccolino Margarone , Zacco , Mommino Neri , tutti i bene intenzionati , si sgolavano a chiamare " fuori i lumi ! " per vederci chiaro , e che non nascessero dei guai . La folla durò un pezzo a vociare di qua e di là . Indi si rovesciò come un torrente giù per la via di San Giovanni . Dinanzi all ' osteria di Pecu - Pecu c ' era un panchettino con dei tegami di roba fritta che andò a catafascio - petronciani e pomidoro sotto i piedi . Santo Motta , che stava lì di casa e bottega , strillava come un ossesso , vedendo andare a male tutta quella roba . - Bestie ! animali ! Che non ne mangiate grazia di Dio ? - Quasi pestavano anche lui , nella furia . Giacalone e i più infervorati proposero di sfondar l ' uscio della chiesa e portare il santo in processione , per far più colpo . Sì e no . - Bestemmie e sorgozzoni , lì all ' oscuro , sul sagrato . Mastro Cosimo intanto s ' era arrampicato sul campanile e suonava a distesa . Le grida e lo scampanìo giungevano sino all ' Alìa , sino a Monte Lauro , come delle folate di uragano . Dei lumi si vedevano correre nel paese alto , - un finimondo . A un tratto , quasi fosse corsa una parola d ' ordine , la folla s ' avviò tumultuando verso il Fosso , dietro coloro che sembravano i caporioni . Mèndola , don Nicolino , lo stesso canonico Lupi che s ' era cacciato nella baraonda a fin di bene , strillavano inutilmente : - Ferma ! ferma ! - Il barone Zacco , non avendo più le gambe di prima , faceva piovere delle legnate , a chi piglia piglia , per far intender ragione agli orbi . - Ehi ? Che facciamo ? ... Adagio , signori miei ! .. Non cominciamo a far porcherie ! In queste cose si sa dove si comincia e non si sa ... Come molti avevano messo orecchio al discorso di sfondar usci e far la festa a tutti i santi , la marmaglia ora pigiavasi dinanzi ai magazzini di mastro - don Gesualdo . Dicevasi ch ' erano pieni sino al tetto . - Uno ch ' era nato povero come Giobbe , e adesso aveva messo superbia , ed era nemico giurato dei poveretti e dei liberali ! - Coi sassi , coi randelli - due o tre s ' erano armati di un pietrone e davano sulla porta che parevano cannonate . Si udiva la vocetta stridula di Brasi Camauro il quale piagnucolava come un ragazzo : - Signori miei ! Non c ' è più religione ! Non vogliono più sapere né di cristi né di santi ! Vogliono lasciarci crepare di fame tutti ! All ' improvviso dal frastuono scapparono degli urli da far accapponare la pelle . Santo Motta malconcio e insanguinato , rotolandosi per terra , riescì a far fare un po ' di largo dinanzi all ' uscio del magazzino . Allora i galantuomini , vociando anche loro , spingendo , tempestando , cacciarono indietro i più riottosi . Il canonico Lupi , aggrappato alla inferriata della finestra , tentava di farsi udire : - ... maniera ? ... religione ! ... la roba altrui ! ... il Santo Padre ! ... se cominciamo ... - Altre grida rispondevano dalla moltitudine : - ... eguali ... poveri ... tirare pei piedi ! ... bue grasso ! ... - Giacalone , onde aizzar la folla , spinse avanti i due bastardi di Diodata ch ' erano nella calca , schiamazzando : - ... don Gesualdo ! ... se c ' è giustizia ! ... abbandonati in mezzo a una strada ! ... se ne lagna anche Domeneddio ! ... andare a fare i conti con lui ! ... Dalla piazza di Santa Maria di Gesù , dalle prime case di San Sebastiano , i vicini , spaventati , videro passare una fiumana di gente , una baraonda , delle armi che luccicavano , delle braccia che si agitavano in aria , delle facce accese e stravolte che apparivano confusamente al lume delle torce a vento . Usci e finestre si chiudevano con fracasso . Si udivano da lontano strilli e pianti di donne , voci che chiamavano : - Maria Santissima ! Santi cristiani ! ... Don Gesualdo era in letto malato , quando udì bussare alla porticina del vicoletto che pareva volessero buttarla giù . Poi il rombo della tempesta che sopravveniva . La sera stessa un ' anima caritatevole era corsa a prevenirlo : - Badate , don Gesualdo ! Ce l ' hanno con voi perché siete borbonico . Chiudetevi in casa ! - Lui , che aveva tanti altri guai , s ' era stretto nelle spalle . Ma al vedere adesso che facevano sul serio , balzò dal letto così come si trovava , col fazzoletto in testa e il cataplasma sullo stomaco , infilandosi i calzoni a casaccio , mettendo da parte i suoi malanni , a quella voce che gli gridava : - Don Gesualdo ! ... presto ! ... scappate ! ... Una voce che non l ' avrebbe dimenticata in mille anni ! Arruffato , scamiciato , cogli occhi che luccicavano , simili a quelli di un gatto inferocito , nella faccia verde di bile , andava e veniva per la stanza , cercando pistole e coltellacci , risoluto a vender cara la pelle almeno . Mastro Nardo e quei pochi di casa che gli erano rimasti affezionati pel bisogno si raccomandavano l ' anima a Dio . Finalmente il barone Mèndola riescì a farsi aprire l ' uscio del vicoletto . Don Gesualdo , appostato alla finestra col fucile , stava per fare un subisso . - Eh ! - gridò Mèndola entrando trafelato . - Tirate ad ammazzarmi , per giunta ? Questa è la ricompensa ? L ' altro non voleva sentir ragione . Tremava tutto dalla collera . - Ah ! così ? A questo punto siamo arrivati , che un galantuomo non è sicuro neppure in casa ? che la roba sua non è più sua ? Eccomi ! Cadrà Sansone con tutti i Filistei , però ! Lo stesso lupo , quando lo mettono colle spalle al muro ! ... - Zacco , e due o tre altri benintenzionati ch ' erano sopravvenuti intanto , sudavano a persuaderlo , vociando tutti insieme : - Che volete fare ? Contro un paese intero ? Siete impazzito ? Bruceranno ogni cosa ! Cominciano di qua la Strage degli Innocenti ! Ci farete ammazzare tutti quanti ! Lui s ' ostinava , furibondo , coi capelli irti : - Quand ' è così ! ... Giacché pretendono metterci le mani in tasca per forza ! ... Giacchè mi pagano a questo modo ! ... Ho fatto del bene ... Ho dato da campare a tutto il paese ... Ora gli fo mangiar la polvere , al primo che mi capita ! ... Proprio ! Era risoluto di fare uno sterminio . Per fortuna irruppe nella stanza il canonico Lupi , e gli si buttò addosso senza badare al rischio , spingendolo e sbatacchiandolo di qua e di là , finché arrivò a strappargli di mano lo schioppo . - Che diavolo ! Colle armi da fuoco non si scherza ! - Aveva il fiato ai denti , il cranio rosso e pelato che gli fumava come quando era giovane , e balbettava colla voce rotta : - Santo diavolone ! ... Domeneddio , perdonatemi ! Mi fate parlare come un porco , don asino ! Siamo qui per salvarvi la vita , e non ve lo meritate ! Volete far mettere il paese intero a sacco e fuoco ? Non m ' importa di voi , bestia che siete ! Ma certe cose non bisogna lasciarle incominciare neppure per ischerzo , capite ? Neppure a un nemico mortale ! Se coloro che sinora si sfogano a gridare , pigliano gusto anche a metter mano nella roba altrui , siamo fritti ! Il canonico era addirittura fuori della grazia di Dio . Gli altri davano addosso ancor essi su quella bestia testarda di mastro - don Gesualdo che risicava di comprometterli tutti quanti ; lo mettevano in mezzo ; lo spingevano verso il muro ; gli rinfacciavano l ' ingratitudine ; lo stordivano . Il barone Zacco arrivò a passargli un braccio al collo , in confidenza , confessandogli all ' orecchio ch ' era con lui , contro la canaglia ; ma pel momento ci voleva prudenza , lasciar correre , chinare il capo . - Dite di sì ... tutto quello che vogliono , adesso ... Non c ' è lì il notaio per mettere in carta le vostre promesse ... Un po ' di maniera , un po ' di denaro ... Meglio dolor di borsa che dolor di pancia ... Don Gesualdo , seduto su di una seggiola , asciugandosi il sudore colla manica della camicia , non diceva più nulla , stralunato . Giù al portone intanto il barone Rubiera , don Nicolino , il figlio di Neri , si sbracciavano a calmare i più riottosi . - Signori miei ... Avete ragione ... Si farà tutto quello che volete ... Abbiamo la bocca per mangiare tutti quanti ... Viva ! viva ! ... Tutti fratelli ! ... Una mano lava l ' altra ... Domani ... alla luce del sole . Chi ha bisogno venga qui da noi ... Ora è tardi , e siamo tutti d ' un colore ... birbanti e galantuomini ... Ehi ! ehi , dico ! ... Don Nicolino dovette afferrare pel collo un tale che stava per cacciarsi dentro il portone socchiuso , approfittando della confusione e della ressa che facevasi attorno a una donna la quale strillava e supplicava : - Nunzio ! Gesualdo ! Figliuoli miei ! ... Che vi fanno fare ? ... Nunzio ... Ah Madonna santa ! ... Era Diodata , la quale aveva sentito dire che i suoi ragazzi erano nella baraonda , a gridare viva e morte contro don Gesualdo anche loro , ed era corsa colle mani nei capelli . - Madonna santa ! che vi fanno fare ! ... - Zacco e mastro Nardo portarono giù intanto dei barili pieni , e aiutavano a metter pace mescendo da bere a chi ne voleva , mentre il canonico di lassù predicava : - Domani ! Tornate domani , chi ha bisogno ... Adesso non c ' è nessuno in casa ... Don Gesualdo è fuori , in campagna ... ma col cuore è anch ' esso qui , con noialtri ... per aiutarvi ... Sicuro ... Ciascuno ha da avere il suo pezzo di pane e il suo pezzo di terra ... Ci aggiusteremo ... Tornate domani ... - Domani , un corno ! - brontolò di dentro don Gesualdo . - Mi pare che vossignoria aggiustate ogni cosa a spese mie , canonico ! - Volete star zitto ! Volete farmi fare la figura di bugiardo ? ... Se ho detto che non ci siete , per salvarvi la pelle ... Don Gesualdo tornò a ribellarsi : - Perchè ? Che ho fatto ? Io sono in casa mia ! ... - Avete fatto che siete ricco come un maiale ! - gli urlò infine all ' orecchio il canonico che perse la pazienza . Gli altri allora l ' assaltarono tutti insieme , colle buone , colle cattive , dicendogli che se i rivoltosi lo trovavano lì , della casa non lasciavano pietra sopra pietra ; pigliavano ogni cosa ; neanche gli occhi per piangere gli lasciavano . Finché lo indussero a scappare dalla parte del vicoletto . Mèndola corse a bussare all ' uscio dello zio Limòli . Al baccano , il marchese , oramai sordo come una talpa , s ' era buttato un ferraiuolo sulle spalle , e stava a vedere dietro l ' invetriata del balcone , in camicia , collo scaldino in mano e i piedi nudi nelle ciabatte , quando gli capitò quella nespola fra capo e collo . Ci volle del bello e del buono a fargli capire ciò che volevano da lui a quell ' ora , mastro - don Gesualdo più morto che vivo , gli altri che gli urlavano nell ' orecchio , uno dopo l ' altro : - Vogliono fargli la festa ... a vostro nipote don Gesualdo ... Bisogna nasconderlo ... Egli ammiccava , colle palpebre floscie e cascanti , accennando di sì , mentre abbozzava un sorriso malizioso . - Ah ? ... la festa ? ... a don Gesualdo ? ... E ' giusto ! E ' venuto il vostro tempo , caro mio ... Siete il campione della mercanzia ! ... Ma finalmente , al sentire che invece volevano accopparlo , mutò registro , fingendo d ' essere inquieto , colla vocetta fessa : - Che ? ... Lui pure ? Cosa vogliono dunque ? ... Dove andiamo di questo passo ? Mèndola gli spiegò che don Gesualdo era il pretesto per dare addosso ai più denarosi ; ma lì non sarebbero venuti a cercarne dei denari . Il vecchio accennava di no anche lui , guardando intorno , con quel sorrisetto agro sulla bocca sdentata . Erano due stanzacce invecchiate con lui , nelle quali ogni sua abitudine aveva lasciato l ' impronta : la macchia d ' unto dietro la seggiola su cui appisolavasi dopo pranzo , i mattoni smossi in quel breve tratto fra l ' uscio e la finestra , la parete scalcinata accanto al letto dove soleva accendere il lume . E in quel sudiciume il marchese ci stava come un principe , sputando in faccia a tutti quanti le sue miserie . - Scusate , signori miei , se vi ricevo in questa topaia ... Non è pel vostro merito , don Gesualdo ... La bella parentela che avete presa , eh ? ... Sul vecchio canapè addossato al muro , puntellandolo cogli stessi mattoni rotti , improvvisarono alla meglio un letto per don Gesualdo che non stava più in piedi , mentre il marchese continuava a brontolare : - Guardate cosa ci capita ! Ne ho viste tante ! Ma questa qui non me l ' aspettavo ... Pure gli offrì di dividere con lui la scodella di latte in cui aveva messo a inzuppare delle croste di pane . - Son tornato a balia , vedete . Non ho altro da offrirvi a cena . La carne non è più pei miei denti , né per la mia borsa ... Voi sarete avvezzo a ben altro , amico mio ... Che volete farci ? Il mondo gira per tutti , caro don Gesualdo ! ... - Ah ! - rispose lui . - Non è questo , no , signor marchese . E ' che lo stomaco non mi dice . L ' ho pieno di veleno ! Un cane arrabbiato ci ho . - Bene , - dissero gli altri . - Ringraziate Iddio . Qui nessuno vi tocca . Fu un colpo tremendo per mastro - don Gesualdo . L ' agitazione , la bile , il malanno che ci aveva in corpo ... La notte passò come Dio volle . Ma il giorno dopo , all ' avemaria , tornò Mèndola intabarrato , col cappello sugli occhi , guardandosi intorno prima d ' infilar l ' uscio . - Un ' altra adesso ! - esclamò entrando . - Vi hanno fatto la spia , don Gesualdo ! E vogliono stanarvi anche di qua per costringervi a mantenere ciò che ha promesso il canonico ... Ciolla in persona ... l ' ho visto laggiù a far sentinella ... Il marchese , ch ' era tornato arzillo e gaio fra tutto quel parapiglia , aguzzando l ' udito , ficcandosi in mezzo per acchiappar qualche parola , corse al balcone . - Sicuro ! Eccolo lì col camiciotto , come un bambino ... Vuol dire che si torna indietro tutti ! ... Don Gesualdo s ' era alzato sbuffando , gridando ch ' era meglio finirla , che correva giù a dargliela lui , la promessa , al Ciolla ! E giacchè lo cercavano , era lì , pronto a riceverli ! ... - Certo , certo , - ripeteva il marchese . - Se vi cercano vuol dire che hanno bisogno di voi . Di me non vengono a cercare sicuro ! Vogliono farvi gridare viva e morte insieme a loro ? E voi andateci ! Viva voi che avete da farli gridare ! - No ! So io quello che vogliono ! - ribattè don Gesualdo imbestialito . - Scusate , non si tratta soltanto di voi adesso , - osservò Mèndola . - E ' che dietro di voi ci siamo tutto il paese ! ... Sopraggiunse il canonico , grattandosi il capo , impensierito della piega che pigliava la faccenda . Durava la baldoria . Una bella cosa per certa gente ! Quei bricconi s ' erano legate al dito le parole di pace ch ' egli si era lasciato sfuggire in quel frangente , e stavano in piazza tutto il giorno ad aspettare la manna dal cielo : - M ' avete messo in un bell ' imbroglio , voi , don Gesualdo ! A quell ' uscita del canonico successe un altro battibecco fra loro due : - Io , eh ? ... Io ! ... Son io che ho promesso mari e monti ? - Per chetarli , in nome di Dio ! Parole che si dicono , si sa ! Avrei voluto vedervi , dinanzi a quelle facce scomunicate ! Il marchese si divertiva : - Senti senti ! Guarda guarda ! - Insomma , - conchiuse Mèndola , - queste son chiacchiere , e bisogna pigliar tempo . Intanto voi levatevi di mezzo , causa causarum ! In fondo a una cisterna , in un buco , dove diavolo volete , ma non è la maniera di compromettere tanti padri di famiglia , per causa vostra ! - In casa Trao ! - suggerì il canonico . - Vostro cognato vi accoglierà a braccia aperte . Nessuno sa che c ' è ancora lui al mondo , e non verranno a cercarvi sin lì . - Il marchese approvò anch ' esso : - Benissimo . E ' una bella pensata ! Cane e gatto chiusi insieme ... - Don Gesualdo s ' ostinava ad opporsi . - Allora , - esclamò il canonico , - io me ne lavo le mani come Pilato . Anzi vado a chiamarvi Ciolla e tutti quanti , se volete ! ... Don Gesualdo era ridotto in uno stato che di lui ne facevano quel che volevano . A due ore di notte , per certe stradicciuole fuori mano , andarono a svegliare Grazia che aveva la chiave del portone , e al buio , tentoni , arrivarono sino all ' uscio di don Ferdinando . - Chi è ? - si udì belare di dentro una voce asmatica . - Grazia , chi è ? - Siamo noi , don Gesualdo , vostro cognato ... Nessuno rispose . Poi si udì frugare nel buio . E a un tratto don Ferdinando si chiuse dentro col paletto , e si mise ad ammonticchiare sedie e tavolini dietro l ' uscio , continuando a strillare spaventato : - Grazia ! Grazia ! - Corpo del diavolo ! - esclamò Mèndola . - Qui si fa peggio ! Quella bestia farà correre tutto il paese ! Il canonico rideva sotto il naso , scuotendo il capo . Grazia intanto aveva acceso un mozzicone di candela , e li guardava in faccia ad uno ad uno , allibbita , battendo le palpebre . - Che volete fare , signori miei ? - azzardò infine timidamente . Don Gesualdo , che non si reggeva più in piedi , pallido e disfatto , proruppe in tono disperato : - Io voglio tornarmene a casa mia ! ... a qualunque costo ... Sono risoluto ! ... - Nossignore ! - interruppe il canonico . - Qui siete in casa vostra . C ' è la quota di vostra moglie . Ah , caspita ! Avete avuto pazienza sino adesso ... Ora basta ! ... Lì , nella camera di donna Bianca . Il letto è ancora tal quale . Mèndola s ' era messo di buon umore , mentre preparavano la stanza . Frugava da per tutto . Andava a cacciare il naso nell ' andito oscuro , dietro l ' usciolino . Trovava delle barzellette , ricordando le vecchie storie . Quanti casi ! Quante vicende ! - Chi ve lo avrebbe detto , eh , don Gesualdo ? - Lo stesso canonico Lupi si lasciò sfuggire un sorrisetto . - Intanto che siete qui , potete fare le vostre meditazioni sulla vita e sulla morte , per passare il tempo . Che commedia , questo mondaccio ! Vanitas vanitatum ! Don Gesualdo gli rivolse un ' occhiata nera , ma non rispose . Ci aveva ancora dello stomaco per chiudervi dentro i suoi guai e le sue disgrazie , senza farne parte agli amici , per divertirli . Si buttò a giacere sul letto , e rimase solo al buio coi suoi malanni , soffocando i lamenti , mandando giù le amarezze che ogni ricordo gli faceva salire alla gola . D ' una cosa sola non si dava pace , che avrebbe potuto crepare lì dove era , senza che sua figlia ne sapesse nulla . Allora , nella febbre , gli passavano dinanzi agli occhi torbidi Bianca , Diodata , mastro Nunzio , degli altri ancora , un altro sé stesso che affaticavasi e s ' arrabattava al sole e al vento , tutti col viso arcigno , che gli sputavano in faccia : - Bestia ! bestia ! Che hai fatto ? Ben ti stia ! A giorno tornò Grazia per aiutare un po ' , sfinita , ansando se smuoveva una seggiola , fermandosi ogni momento per piantarsi dinanzi a lui colle mani sul ventre enorme , e ricominciare le lagnanze contro i parenti di don Ferdinando che le lasciavano quel poveretto sulle spalle , lesinandogli il pane e il vino . - Sissignore , l ' hanno tutti dimenticato , lì nel suo cantuccio , come un cane malato ! ... Ma io il cuore non mi dice ... Siamo stati sempre vicini ... buoni servi della famiglia ... una gran famiglia ... Il cuore non mi dice , no ! Dietro di lei veniva una masnada di figliuoli che mettevano ogni cosa a soqquadro . Poi sopraggiunse Speranza strepitando che voleva vedere suo fratello , quasi egli stesse per rendere l ' anima a Dio . - Lasciatemi entrare ! E ' sangue mio infine ! Ora ch ' è in questo stato mi rammento solo di essere sua sorella . - Lei , il marito , i figliuoli . Mise a rumore tutto il vicinato . Don Gesualdo lasciò il letto sbuffando . Non lo avrebbero tenuto le catene . - Voglio tornare a casa mia ! Che ci sto a fare qui ? Tanto , lo sanno tutti ! ... A gran stento lo indussero ad aspettare la sera . E dopo l ' avemaria , quatti quatti , Burgio e tutti i parenti l ' accompagnarono a casa . Speranza volle restare a guardia del fratello , giacché trovavasi tanto malato , e per miracolo quella notte non gli avevano messo ogni cosa a sacco e ruba . - Non vuol dire se siamo in lite . Al bisogno si vede il cuore della gente . Gli interessi sono una cosa , e l ' amore è un ' altra . Abbiamo litigato , litigheremo sino al giorno del Giudizio , ma siamo figli dello stesso sangue ! - Protestò che l ' avrebbe tenuto meglio delle pupille dei propri occhi , lui e la sua roba . Gli schierò dinanzi al letto marito e figliuoli che giravano intorno sguardi cupidi , ripetendo : - Questo è il sangue vostro ! Questi non vi tradiscono ! - Lui , combattuto , stanco , avvilito , non ebbe neanche la forza di ribellarsi . Così , a poco a poco , gli si misero tutti quanti alle costole . I nipoti scorazzando per la casa e pei poderi , spadroneggiando , cacciando le mani da per tutto . La sorella , colle chiavi alla cintola , frugando , rovistando , mandando il marito di qua e di là , pei rimedi , e a coglier erbe medicinali . Come massaro Fortunato si lagnava di non aver più le gambe di vent ' anni per affacchinarsi a quel modo , essa lo sgridava : - Che volete ? Non lo fate per amore di vostro cognato ? Carcere , malattie e necessità si conosce l ' amistà . Lei non aveva suggezione di Ciolla e di tutti gli altri della sua risma . Una volta che Vito Orlando pretese di venire a fare una sbravazzata , colla pistola in tasca , per liquidare certi conti con don Gesualdo , essa lo inseguì giù per le scale buttandogli dietro una catinella d ' acqua sporca . Lo stesso canonico Lupi aveva dovuto mettersi la coda fra le gambe , e non era tornato a fare il generoso colla roba altrui , ora che Ciolla e i più facinorosi erano partiti a cercar fortuna in città , con bandiere e trombette . Il canonico , onde chetare gli altri , aveva preso il ripiego di sortire in processione , colla disciplina e la corona di spine ; e così gli altri si sfogavano in feste e quarant ' ore , mentre lui andava predicando la fratellanza e l ' amore del prossimo . - Però un baiocco non lo mette fuori ! - sbraitava comare Speranza . - E questo va bene . Ma se torna a fare il camorrista , qui da noi , lo ricevo come va ... tal quale Vito Orlando ! Intanto la casa di don Gesualdo era messa a sacco e ruba egualmente . Vino , olio , formaggio , pezze di tela anche , sparivano in un batter d ' occhio . Dalla Canziria e da Mangalavite giungevano fattori e mezzadri a reclamare contro i figliuoli di massaro Fortunato Burgio che comandavano a bacchetta , e saccheggiavano i poderi dello zio , quasi fosse già roba senza padrone . Lui , poveraccio , confinato in letto , si rodeva in silenzio ; non osava ribellarsi al cognato e alla sorella ; pensava ai suoi guai . Ci aveva un cane , lì nella pancia , che gli mangiava il fegato , il cane arrabbiato di San Vito martire , che lo martirizzava anche lui . Inutilmente Speranza , amorevole , cercava erbe e medicine , consultava Zanni e persone che avevano segreti per tutti i mali . Ciascuno portava un rimedio nuovo , dei decotti , degli unguenti , fino la reliquia e l ' immagine benedetta del santo , che don Luca volle provare colle sue mani . Non giovava nulla . L ' infermo badava a ripetere : - Non è niente ... un po ' di colica . Ho avuto dei dispiaceri . Domani mi alzerò ... Ma non ci credeva più neppur lui , e non si alzava mai . Era ridotto quasi uno scheletro , pelle e ossa ; soltanto il ventre era gonfio come un otre . Nel paese si sparse la voce che era spacciato : la mano di Dio che l ' agguantava e l ' affogava nelle ricchezze . Il signor genero scrisse da Palermo onde avere notizie precise . Parlava anche d ' affari da regolare , e di scadenze urgenti . Nella poscritta c ' erano due righe sconsolate d ' Isabella , la quale non si era ancora riavuta dal gran colpo che aveva ricevuto poco prima . Speranza , che era presente mentre il fratello s ' inteneriva sulla lettera , sputò fuori il veleno : - Ecco ! Ora vi guastate il sangue , per giunta ! Potreste andarvene all ' altro mondo ... solo e abbandonato , come uno che non ha nè possiede ! ... Chi vi siete trovato accanto nel bisogno , ditelo ? Vostra figlia vi manda soltanto belle parole ... Suo marito però va al sodo ! Don Gesualdo non rispose . Ma di nascosto , rivolto verso il muro , si mise a piangere cheto cheto . Sembrava diventato un bambino . Non si riconosceva più . Allorchè Diodata , sentendo ch ' era tanto malato , volle andare a visitarlo e a chiedergli perdono per la mancanza che gli avevano fatto i suoi ragazzi , la notte della sommossa , rimase di stucco al vederlo così disfatto , che puzzava di sepoltura , e gli occhi che a ogni faccia nuova diventavano lustri lustri . - Signor don Gesualdo ... son venuta a vedervi perché mi hanno detto che siete in questo stato ... Dovete perdonare ... a quegli screanzati che vi hanno offeso ... Ragazzi senza giudizio ... Si son lasciati prendere in mezzo , senza sapere quello che facessero ... Dovete perdonare per amor mio , signor don Gesualdo ! ... E si vedeva che parlava sincera , la poveretta , con quel viso , mandando giù , per nasconderle , le lagrime che a ogni parola le tornavano agli occhi , cercando di pigliargli la mano per baciargliela . Egli faceva un gesto vago , e scuoteva il capo , come a dire che non gliene importava , oramai . In quella sopravvenne Speranza , e fece una partaccia a quella sfacciata che veniva a tentarle il fratello in fin di vita , per cavargli qualcosa , per pelarlo sino all ' ultimo . Una sanguisuga . Ci s ' era ingrassata alle spalle di lui ! Non le bastava ? Ora calavano i corvi , all ' odor del carname . Il malato chiudeva gli occhi per sfuggire quel supplizio , e agitavasi nel letto come al sopraggiungere di un ' altra colica . Talché Diodata se ne andò senza poterlo salutare , a capo chino , stringendosi nella mantellina . Speranza tornò al fratello , tutta amorevole e sorridente . - Per assistervi adesso ci avete qui noi ... Non vi lasceremo solo , non temete , .. Tutto ciò che avete bisogno ... Comandate . Che ne fareste adesso di quella strega ? Vi mangerebbe anima e corpo . Neanche il viatico potreste ricevere , con quello scandalo in casa ! Lei lo assisteva meglio di una serva , e lo curava con amore , senza guardare a spesa né a fatiche . Vedendo che nulla giovava , arrivò a chiamare il figlio di Tavuso , il quale tornava fresco fresco da Napoli , laureato in medicina , - un ragazzotto che non aveva ancora peli al mento e si faceva pagare come un principe . - Però don Gesualdo gli disse il fatto suo , al vedergli metter mano alla penna per scrivere le solite imposture : - Don Margheritino , io vi ho visto nascere ! A me scrivete la ricetta ? Per chi mi pigliate , amico caro ! - Allora , - ribattè il dottorino infuriato , - allora fatevi curare dal maniscalco ! Perché mi avete fatto chiamare ? - Prese il cappello , e se ne andò . Ma siccome il malato soffriva tutti i tormenti dell ' inferno , nella lusinga che qualcheduno trovasse il rimedio che ci voleva , per non far parlare anche i vicini che li accusavano di avarizia , dovettero chinare il capo a codesto , chinare il capo a medici e medicamenti . Il figlio di Tavuso , Bomma quanti barbassori c ' erano in paese , tutti sfilarono dinanzi al letto di don Gesualdo . Arrivavano , guardavano , tastavano , scambiavano fra di loro certe parolacce turche che facevano accapponar la pelle , e lasciavano detto ciascuno la sua su di un pezzo di carta - degli sgorbi come sanguisughe . Don Gesualdo , sbigottito , non diceva nulla , cercava di cogliere le parole a volo ; guardava sospettoso le mani che scrivevano . Soltanto , per non buttare via il denaro malamente , prima di spedire la ricetta , prese a parte don Margheritino , e gli fece osservare che aveva un armadio pieno di vasetti e boccettine , comperati per la buon ' anima di sua moglie . - Non ho guardato a spesa , signor dottore . Li ho ancora lì , tali e quali . Se vi pare che possano giovare adesso ... Non gli davano retta neppur quando tornava a balbettare , spaventato da quelle facce serie : - Mi sento meglio . Domani mi alzo . Mandatemi in campagna che guarirò in ventiquattr ' ore . - Gli dicevano di sì , per contentarlo , come a un bambino . - Domani , doman l ' altro . - Ma lo tenevano lì , per smungerlo , per succhiargli il sangue , medici , parenti e speziali . Lo voltavano , lo rivoltavano , gli picchiavano sul ventre con due dita , gli facevano bere mille porcherie , lo ungevano di certa roba che gli apriva dei vescicanti sullo stomaco . C ' era di nuovo sul cassettone un arsenale di rimedi , come negli ultimi giorni di Bianca , buon ' anima . Egli borbottava , tentennando il capo . - Siamo già ai medicamenti che costano cari ! Vuol dire che non c ' è più rimedio . - Il denaro a fiumi , un va e vieni , una baraonda per la casa , tavola imbandita da mattina a sera . Burgio , che non c ' era avvezzo , correva a mostrare la lingua ai medici , come venivano pel cognato ; Santo non usciva più nemmeno per andare all ' osteria ; e i nipoti , quando tornavano dai poderi , si pigliavano pei capelli : liti e quistioni fra di loro che facevano a chi più arraffa , degli strepiti che arrivavano fin nella camera dell ' infermo , il quale tendeva l ' orecchio , smanioso di sapere quello che facevano della sua roba , e anche lui si metteva a strillare dal letto : - Lasciatemi andare a Mangalavite . Ci ho tutti i miei interessi alla malora . Qui mi mangio il fegato . Lasciatemi andare , se no crepo ! Ci aveva come una palla di piombo nello stomaco , che gli pesava , voleva uscir fuori , con un senso di pena continuo ; di tratto in tratto , si contraeva , s ' arroventava e martellava , e gli balzava alla gola , e lo faceva urlare come un dannato , e gli faceva mordere tutto ciò che capitava . Egli rimaneva sfinito , anelante , col terrore vago di un altro accesso negli occhi stralunati . Tutto ciò che ingoiava per forza , per aggrapparsi alla vita , i bocconi più rari , senza chiedere quel che costassero , gli si mutavano in veleno ; tornava a rigettarli come roba scomunicata , più nera dell ' inchiostro , amara , maledetta da Dio . E intanto i dolori e la gonfiezza crescevano : una pancia che le gambe non la reggevano più . Bomma , picchiandovi sopra , una volta disse : - Qui c ' è roba . - Che volete dire , vossignoria ? - balbettò don Gesualdo , balzando a sedere sul letto , coi sudori freddi addosso . Bomma lo guardò bene in faccia , accostò la seggiola , si voltò di qua e di là per vedere s ' erano soli . - Don Gesualdo , siete un uomo ... Non siete più un ragazzo , eh ? - Sissignore , - rispose lui con voce ferma , calmatosi a un tratto , col coraggio che aveva sempre avuto al bisogno . - Sissignore , parlate . - Bene , qui ci vuole un consulto . Non avete mica una spina di fico d ' India nel ventre ! E ' un affare serio , capite ! Non è cosa per la barba di don Margheritino o di qualcun altro ... sia detto senza offenderli , qui in confidenza . Chiamate i migliori medici forestieri , don Vincenzo Capra , il dottor Muscio di Caltagirone , chi volete ... Denari non ve ne mancano ... A quelle parole don Gesualdo montò in furia : - I denari ! ... Vi stanno a tutti sugli occhi i denari che ho guadagnato ! ... A che mi servono ... se non posso comprare neanche la salute ? ... Tanti bocconi amari m ' hanno dato ... sempre ! ... Ma però volle stare a sentire la conclusione del discorso di Bomma . Alle volte non si sa mai ... Lo lasciò finire , stando zitto , tenendosi il mento , pensando ai casi suoi . Infine volle sapere : - Il consulto ? Che mi fa il consulto ? Bomma perse le staffe : - Che vi fa ? Caspita ! Quello che vi può fare ... Almeno non si dirà che vi lasciate morire senza aiuto . Io parlo nel vostro interesse . Non me ne viene nulla in tasca ... Io fo lo speziale ... Non è affar mio ... Non me ne intendo . Vi ho curato per amicizia ... - Come l ' altro tentennava il capo , diffidente , col sorriso furbo sulle labbra smorte , il farmacista mise da banda ogni riguardo . - Morto siete , don minchione ! A voi dico ! Allora don Gesualdo volse un ' occhiata lenta e tenace in giro , si soffiò il naso , e si lasciò andar giù sul letto supino . Di lì a un po ' , guardando il soffitto , aggiunse con un sospiro : - Va bene . Facciamo il consulto . La notte non chiuse occhio . Tormentato da un ' ansietà nuova , con dei brividi che lo assalivano di tratto in tratto , dei sudori freddi , delle inquietudini che lo facevano rizzare all ' improvviso sul letto coi capelli irti , guardando intorno nelle tenebre , vedendo sempre la faccia minacciosa di Bomma , tastandosi , soffocando i dolori , cercando d ' illudersi . Parevagli di sentirsi meglio infatti . Voleva curarsi , giacché era un affar serio . Voleva guarire . Ripeteva le parole stesse dello speziale : denari ne aveva ; s ' era logorata la vita apposta ; non li aveva guadagnati per far la barba al signor genero ; perché se li godessero degli ingrati che lo lasciavano crepare lontano : Lontano dagli occhi , lontan dal cuore ! Il mondo è fatto così , che ciascuno tira l ' acqua al suo mulino . Il mulino suo , di lui , era di riacquistare la salute , coi suoi denari . C ' erano al mondo dei buoni medici che l ' avrebbero fatto guarire , pagandoli bene . Allora asciugavasi quel sudore d ' agonia , e cercava di dormire . Voleva che i medici forestieri che aspettava il giorno dopo gli trovassero miglior cera ; contava le ore ; gli pareva mill ' anni che fossero lì dinanzi al suo letto . La stessa luce dell ' alba gli faceva animo . Poi , allorché udì le campanelle della lettiga che portava il Muscio e don Vincenzo Capra si sentì slargare il cuore tanto fatto . Si tirò su svelto a sedere sul letto come uno che si senta proprio meglio . Salutò quella brava gente con un bel sorriso che doveva rassicurare anche loro , appena li vide entrare . Essi invece gli badarono appena . Erano tutti orecchi per don Margheritino che narrava la storia della malattia con gran prosopopea ; approvavano coi cenni del capo di tanto in tanto ; volgevano solo qualche occhiata distratta sull ' ammalato che andavasi scomponendo in volto , alla vista di quelle facce serie , al torcer dei musi , alla lunga cicalata del mediconzolo che sembrava recitasse l ' orazione funebre . Dopo che colui ebbe terminato di ciarlare s ' alzarono l ' uno dopo l ' altro , e tornarono a palpare e a interrogare il malato , scrollando il capo , con certo ammiccare sentenzioso , certe occhiate fra di loro che vi mozzavano il fiato addirittura . Ce n ' era uno specialmente , dei forestieri , che stava accigliato e pensieroso , e faceva a ogni momento uhm ! uhm ! senza aprir bocca . I parenti , la gente di casa , dei vicini anche , per curiosità , si affollavano all ' uscio , aspettando la sentenza , mentre i dottori confabulavano a bassa voce fra di loro in un canto . A un cenno dello speziale , Burgio e sua moglie andarono a sentire anch ' essi , in punta di piedi . - Parlate , signori miei ! - esclamò allora il pover ' uomo pallido come un morto . - Sono io il malato , infine ! Voglio sapere a che punto sono . Il Muscio abbozzò un sorriso che lo fece più brutto . E don Vincenzo Capra , in bel modo , cominciò a spiegare la diagnosi della malattia : Pylori cancer , il pyrosis dei greci . Non s ' avevano ancora indizii d ' ulcerazione ; l ' adesione stessa del tumore agli organi essenziali non era certa ; ma la degenerescenza dei tessuti accusavasi già per diversi sintomi patologici . Don Gesualdo , dopo avere ascoltato attentamente , riprese : - Tutto questo va benone . Però ditemi se potete guarirmi , vossignoria . Senza interesse ... pagandovi secondo il vostro merito ... Capra ammutolì da prima e si strinse nelle spalle . - Eh , eh ... guarire ... certo ... siamo qui per cercar di guarirvi ... - Il Muscio , più brutale , spifferò chiaro e tondo il solo rimedio che si potesse tentare : l ' estirpazione del tumore , un bel caso , un ' operazione chirurgica che avrebbe fatto onore a chiunque . Dimostrava il modo e la maniera , accalorandosi nella proposta , accompagnando la parola coi gesti , fiutando già il sangue cogli occhi accesi nel faccione che gli s ' imporporava tutto , quasi stesse per rimboccarsi le maniche e incominciare ; tanto che il paziente spalancava gli occhi e la bocca , e tiravasi indietro per istinto ; e le donne , atterrite , scapparono a gemere e a singhiozzare . - Madonna del Pericolo ! - cominciò a strillare Speranza . - Vogliono ammazzarmi il fratello ... squartarlo vivo come un maiale ! - Chetatevi ! - balbettò lui passandosi un lembo del lenzuolo sulla faccia che grondava goccioloni . Gli altri medici tacevano e approvavano più o meno la proposta del dottor Muscio per cortesia . Don Gesualdo , visto che nessuno fiatava , ripigliò a dire : - Chetatevi ! ... Si tratta della mia pelle ... devo dir la mia anch ' io ... Signori miei ... sono un uomo ... Non sono un ragazzo ... Se dite ch ' è necessaria ... questa operazione ... Se dite che è necessaria ... Sissignore ... si farà ... Però , lasciatemi dir la mia ... - E ' giusto . Parlate . - Ecco ... Una cosa sola .. Voglio sapere prima se mi garantite la pelle ... Siamo galantuomini ... Mi fido di voi ... Non è un negozio da farsi a occhi chiusi . Voglio vederci chiaro nel mio affare ... - Che discorsi son questi ! - interruppe il Muscio dimenandosi sulla seggiola . - Io fo il chirurgo , amico mio . Io fo il mio mestiere , e non m ' impiccio a far scommesse da ciarlatano ! Credete di trattare col Zanni , alla fiera ? - Allora non ne facciamo nulla , - rispose don Gesualdo . E gli voltò le spalle . - Andate là , Bomma , che m ' avete dato un bel consiglio ! Speranza , premurosa , vide giunta l ' ora di rivolgersi ai santi , e si diede le mani attorno a procurar reliquie e immagini benedette . Neri pensò che si doveva avvertire subito la figliuola e il genero del pericolo che correva don Gesualdo . Lui non dava più retta . Diceva che di santi e di reliquie ne aveva un fascio , lì nell ' armadio di Bianca , insieme alle altre medicine . Non voleva veder nessuno . Giacché era condannato , voleva morire in pace , senza operazioni chirurgiche , lontano dai guai , nella sua campagna . S ' attaccava alla vita mani e piedi , disperato . Ne aveva passate delle altre ; s ' era aiutato sempre da sé , nei mali passi . Coraggio ne aveva e aveva il cuoio duro anche . Mangiava e beveva ; si ostinava a star meglio ; si alzava dal letto due o tre ore al giorno ; si trascinava per le stanze , da un mobile all ' altro . Infine si fece portare a Mangalavite , col fiato ai denti , mastro Nardo da un lato e Masi dall ' altro che lo reggevano sul mulo - un viaggio che durò tre ore , e gli fece dire cento volte : - Buttatemi nel fosso , ch ' è meglio . Ma laggiù , dinanzi alla sua roba , si persuase che era finita davvero , che ogni speranza per lui era perduta , al vedere che di nulla gliene importava , oramai . La vigna metteva già le foglie , i seminati erano alti , gli ulivi in fiore , i sommacchi verdi , e su ogni cosa stendevasi una nebbia , una tristezza , un velo nero . La stessa casina , colle finestre chiuse , la terrazza dove Bianca e la figliuola solevano mettersi a lavorare , il viale deserto , fin la sua gente di campagna che temeva di seccarlo e se ne stava alla larga , lì nel cortile o sotto la tettoia , ogni cosa gli stringeva il cuore ; ogni cosa gli diceva : Che fai ? che vuoi ? La sua stessa roba , lì , i piccioni che roteavano a stormi sul suo capo , le oche e i tacchini che schiamazzavano dinanzi a lui ... Si udivano delle voci e delle cantilene di villani che lavoravano . Per la viottola di Licodia , in fondo , passava della gente a piedi e a cavallo . Il mondo andava ancora pel suo verso , mentre non c ' era più speranza per lui , roso dal baco al pari di una mela fradicia che deve cascare dal ramo , senza forza di muovere un passo sulla sua terra , senza voglia di mandar giù un uovo . Allora , disperato di dover morire , si mise a bastonare anatre e tacchini , a strappar gemme e sementi . Avrebbe voluto distruggere d ' un colpo tutto quel ben di Dio che aveva accumulato a poco a poco . Voleva che la sua roba se ne andasse con lui , disperata come lui . Mastro Nardo e il garzone dovettero portarlo di nuovo in paese , più morto che vivo . Di lì a qualche giorno arrivò il duca di Leyra , chiamato per espresso , e s ' impadronì del suocero e della casa , dicendo che voleva condurselo a Palermo e farlo curare dai migliori medici . Il poveretto , ch ' era ormai l ' ombra di sé stesso , lasciava fare ; riapriva anzi il cuore alla speranza ; intenerivasi alle premure del genero e della figliuola che l ' aspettava a braccia aperte . Gli pareva che gli tornassero già le forze . Non vedeva l ' ora d ' andarsene , quasi dovesse lasciare il suo male lì , in quella casa e in quei poderi che gli erano costati tanti sudori , e che gli pesavano invece adesso sulle spalle . Il genero intanto occupavasi col suo procuratore a mettere in sesto gli affari . Appena don Gesualdo fu in istato di poter viaggiare , lo misero in lettiga e partirono per la città . Era una giornata piovosa . Le case note , dei visi di conoscenti che si voltavano appena , sfilavano attraverso gli sportelli della lettiga . Speranza , e tutti i suoi , in collera dacché era venuto il duca a spadroneggiare , non si erano fatti più vedere . Ma Nardo aveva voluto accompagnare il padrone sino alle ultime case del paese . In via della Masera si udì gridare : - Fermate ! fermate ! - E apparve Diodata , ché voleva salutare don Gesualdo l ' ultima volta , lì , davanti il suo uscio . Però , giunta vicino a lui , non seppe trovare le parole , e rimaneva colle mani allo sportello , accennando col capo . - Ah , Diodata ... Sei venuta a darmi il buon viaggio ? ... - disse lui . Essa fece segno di sì , di sì , cercando di sorridere , e gli occhi le si riempirono di lagrime . - Povera Diodata ! Tu sola ti rammenti del tuo padrone ... Affacciò il capo allo sportello , cercando forse degli altri , ma siccome pioveva lo tirò indietro subito . - Guarda che fai ! ... sotto la pioggia ... a capo scoperto ! ... E ' il tuo vizio antico ! Ti rammenti , eh , ti rammenti ? - Sissignore , - rispose lei semplicemente , e continuava ad accompagnare le parole coi cenni del capo . - Sissignore , fate buon viaggio , vossignoria . Si staccò pian piano dalla lettiga , quasi a malincuore , e tornò a casa , fermandosi sull ' uscio , umile e triste . Don Gesualdo s ' accorse allora di mastro Nardo che l ' aveva seguìto sin lì , e mise mano alla tasca per regalargli qualche baiocco . - Scusate , mastro Nardo ... non ne ho ... sarà per un ' altra volta , se torniamo a vederci , eh ? ... se torniamo a vederci ... - E si buttò all ' indietro , col cuore gonfio di tutte quelle cose che si lasciava dietro le spalle , la viottola fangosa per cui era passato tante volte , il campanile perduto nella nebbia , i fichi d ' India rigati dalla pioggia che sfilavano di qua e di là della lettiga . V Parve a don Gesualdo d ' entrare in un altro mondo , allorché fu in casa della figliuola . Era un palazzone così vasto che ci si smarriva dentro . Da per tutto cortinaggi e tappeti che non si sapeva dove mettere i piedi - sin dallo scalone di marmo - e il portiere , un pezzo grosso addirittura , con tanto di barba e di soprabitone , vi squadrava dall ' alto al basso , accigliato , se per disgrazia avevate una faccia che non lo persuadesse , e vi gridava dietro dal suo gabbione : - C ' è lo stoino per pulirsi le scarpe ! - Un esercito di mangiapane , staffieri e camerieri , che sbadigliavano a bocca chiusa , camminavano in punta di piedi , e vi servivano senza dire una parola o fare un passo di più , con tanta degnazione da farvene passar la voglia . Ogni cosa regolata a suon di campanello , con un cerimoniale di messa cantata - per avere un bicchier d ' acqua , o per entrare nelle stanze della figliuola . Lo stesso duca , all ' ora di pranzo , si vestiva come se andasse a nozze . Il povero don Gesualdo , nei primi giorni , s ' era fatto animo per contentare la figliuola , e s ' era messo in gala anche lui per venire a tavola , legato e impastoiato , con un ronzìo nelle orecchie , le mani esitanti , l ' occhio inquieto , le fauci strette da tutto quell ' apparato , dal cameriere che gli contava i bocconi dietro le spalle , e di cui ogni momento vedevasi il guanto di cotone allungarsi a tradimento e togliervi la roba dinanzi . L ' intimidiva pure la cravatta bianca del genero , le credenze alte e scintillanti come altari , e la tovaglia finissima , che s ' aveva sempre paura di lasciarvi cadere qualche cosa . Tanto che macchinava di prendere a quattr ' occhi la figliuola , e dirle il fatto suo . Il duca , per fortuna , lo tolse d ' impiccio , dicendo ad Isabella , dopo il caffè , col sigaro in bocca e il capo appoggiato alla spalliera del seggiolone : - Mia cara , d ' oggi innanzi credo che sarebbe meglio far servire papà nelle sue stanze . Avrà le sue ore , le sue abitudini ... Poi , col regime speciale che richiede il suo stato di salute ... - Certo , certo , - balbettò don Gesualdo . - Stavo per dirvelo ... Sarei più contento anch ' io ... Non voglio essere d ' incomodo ... - No . Non dico per questo . Voi ci fate a ogni modo piacere , caro mio . Egli si mostrava proprio un buon figliuolo col suocero . Gli riempiva il bicchierino ; lo incoraggiava a fumare un sigaro ; lo assicurava infine che gli trovava miglior cera , da che era arrivato a Palermo , e il cambiamento d ' aria e una buona cura l ' avrebbero guarito del tutto . Poi gli toccò anche il tasto degli interessi . Mostravasi giudizioso ; cercava il modo e la maniera d ' avere il piacere di tenersi il suocero in casa un pezzo , senza timore che gli affari di lui andassero a rotta di collo ... Una procura generale ... una specie d ' alter ego ... Don Gesualdo si sentì morire il sorriso in bocca . Non c ' era che fare . Il genero , nel viso , nelle parole , sin nel tono della voce , anche quando voleva fare l ' amabile e pigliarvi bel bello , aveva qualcosa che vi respingeva indietro , e vi faceva cascar le braccia , uno che avesse voluto buttargliele al collo , proprio come a un figlio , e dirgli : - Te ' ! per la buona parola , adesso ! Pazienza il resto ! Fai quello che vuoi ! Talché don Gesualdo scendeva raramente dalla figliuola . Ci si sentiva a disagio col signor genero ; temeva sempre che ripigliasse l ' antifona dell ' alter ego . Gli mancava l ' aria , lì fra tutti quei ninnoli . Gli toccava chiedere quasi licenza al servitore che faceva la guardia in anticamera per poter vedere la sua figliuola , e scapparsene appena giungeva qualche visita . L ' avevano collocato in un quartierino al pian di sopra , poche stanze che chiamavano la foresteria , dove Isabella andava a vederlo ogni mattina , in veste da camera , spesso senza neppure mettersi a sedere , amorevole e premurosa , è vero , ma in certo modo che al pover ' uomo sembrava d ' essere davvero un forestiero . Essa alcune volte era pallida così che pareva non avesse chiuso occhio neppur lei . Aveva una certa ruga fra le ciglia , qualcosa negli occhi , che a lui , vecchio e pratico del mondo , non andavan punto a genio . Avrebbe voluto pigliarsi anche lei fra le braccia , stretta stretta , e chiederle piano in un orecchio : - Cos ' hai ? ... dimmelo ! ... Confidati a me che dei guai ne ho passati tanti , e non posso tradirti ! ... Ma anch ' essa ritirava le corna come fa la lumaca . Stava chiusa , parlava di rado anche della mamma , quasi il chiodo le fosse rimasto lì , fisso ... accusando lo stomaco peloso dei Trao , che vi chiudevano il rancore e la diffidenza , implacabili ! Perciò lui doveva ricacciare indietro le parole buone e anche le lagrime , che gli si gonfiavano grosse grosse dentro , e tenersi per sé i propri guai . Passava i giorni malinconici dietro l ' invetriata , a veder strigliare i cavalli e lavare le carrozze , nella corte vasta quanto una piazza . Degli stallieri , in manica di camicia e coi piedi nudi negli zoccoli , cantavano , vociavano , barattavano delle chiacchiere e degli strambotti coi domestici , i quali perdevano il tempo alle finestre , col grembialone sino al collo , o in panciotto rosso , strascicando svogliatamente uno strofinaccio fra le mani ruvide , con le barzellette sguaiate , dei musi beffardi di mascalzoni ben rasi e ben pettinati che sembravano togliersi allora una maschera . I cocchieri poi , degli altri pezzi grossi , stavano a guardare , col sigaro in bocca e le mani nelle tasche delle giacchette attillate , discorrendo di tanto in tanto col guardaportone che veniva dal suo casotto a fare una fumatina , accennando con dei segni e dei versacci alle cameriere che si vedevano passare dietro le invetriate dei balconi , oppure facevano capolino provocanti , sfacciate , a buttar giù delle parolacce e delle risate di male femmine con certi visi da Madonna . Don Gesualdo pensava intanto quanti bei denari dovevano scorrere per quelle mani ; tutta quella gente che mangiava e beveva alle spalle di sua figlia , sulla dote che egli le aveva dato , su l ' Alìa e su Donninga , le belle terre che aveva covato cogli occhi tanto tempo , sera e mattina , e misurato col desiderio , e sognato la notte , e acquistato palmo a palmo , giorno per giorno , togliendosi il pane di bocca : le povere terre nude che bisognava arare e seminare ; i mulini , le case , i magazzini che aveva fabbricato con tanti stenti , con tanti sacrifici , un sasso dopo l ' altro . La Canziria , Mangalavite , la casa , tutto , tutto sarebbe passato per quelle mani . Chi avrebbe potuto difendere la sua roba dopo la sua morte , ahimè , povera roba ! Chi sapeva quel che era costata ? Il signor duca , lui , quando usciva di casa , a testa alta , col sigaro in bocca e il pomo del bastoncino nella tasca del pastrano , fermavasi appena a dare un ' occhiata ai suoi cavalli , ossequiato come il Santissimo Sagramento , le finestre si chiudevano in fretta , ciascuno correva al suo posto , tutti a capo scoperto , il guardaportone col berretto gallonato in mano , ritto dinanzi alla sua vetrina , gli stallieri immobili accanto alla groppa delle loro bestie , colla striglia appoggiata all ' anca , il cocchiere maggiore , un signorone , piegato in due a passare la rivista e prendere gli ordini : una commedia che durava cinque minuti . Dopo , appena lui voltava le spalle , ricominciava il chiasso e la baraonda , dalle finestre , dalle arcate del portico che metteva alle scuderie , dalla cucina che fumava e fiammeggiava sotto il tetto , piena di sguatteri vestiti di bianco , quasi il palazzo fosse abbandonato in mano a un ' orda famelica , pagata apposta per scialarsela sino al tocco della campana che annunziava qualche visita - un ' altra solennità anche quella . - La duchessa certi giorni si metteva in pompa magna ad aspettare le visite come un ' anima di purgatorio . Arrivava di tanto in tanto una carrozza fiammante ; passava come un lampo dinanzi al portinaio , che aveva appena il tempo di cacciare la pipa nella falda del soprabito e di appendersi alla campana ; delle dame e degli staffieri in gala sguisciavano frettolosi sotto l ' alto vestibolo , e dopo dieci minuti tornavano ad uscire per correre altrove a rompicollo ; proprio della gente che sembrava presa a giornata per questo . Lui invece passava il tempo a contare le tegole dirimpetto , a calcolare , con l ' amore e la sollecitudine del suo antico mestiere , quel che erano costate le finestre scolpite , i pilastri massicci , gli scalini di marmo , quei mobili sontuosi , quelle stoffe , quella gente , quei cavalli che mangiavano , e inghiottivano il denaro come la terra inghiottiva la semente , come beveva l ' acqua , senza renderlo però , senza dar frutto , sempre più affamati , sempre più divoranti , simili a quel male che gli consumava le viscere . Quante cose si sarebbero potute fare con quel denaro ! Quanti buoni colpi di zappa , quanto sudore di villani si sarebbero pagati ! Delle fattorie , dei villaggi interi da fabbricare ... delle terre da seminare , a perdita di vista ... E un esercito di mietitori a giugno , del grano da raccogliere a montagne , del denaro a fiumi da intascare ! ... Allora gli si gonfiava il cuore al vedere i passeri che schiamazzavano su quelle tegole , il sole che moriva sul cornicione senza scendere mai giù sino alle finestre . Pensava alle strade polverose , ai bei campi dorati e verdi , al cinguettìo lungo le siepi , alle belle mattinate che facevano fumare i solchi ! ... Oramai ! ... oramai ! ... Adesso era chiuso fra quattro mura , col brusìo incessante della città negli orecchi , lo scampanìo di tante chiese che gli martellava sul capo , consumato lentamente dalla febbre , roso dai dolori che gli facevano mordere il guanciale , a volte , per non seccare il domestico che sbadigliava nella stanza accanto . Nei primi giorni , il cambiamento , l ' aria nuova , forse anche qualche medicina indovinata , per sbaglio , avevano fatto il miracolo , gli avevano fatto credere di potersi guarire . Dopo era ricaduto peggio di prima . Neppure i migliori medici di Palermo avevano saputo trovar rimedio a quella malattia scomunicata ! tal quale come i medici ignoranti del suo paese , e costavano di più , per giunta ! Venivano l ' uno dopo l ' altro , dei dottoroni che tenevano carrozza , e si facevano pagare anche il servitore che lasciavano in anticamera . L ' osservavano , lo tastavano , lo interrogavano quasi avessero da fare con un ragazzo o un contadino . Lo mostravano agli apprendisti come il zanni fa vedere alla fiera il gallo con le corna , oppure la pecora con due code , facendo la spiegazione con parole misteriose . Rispondevano appena , a fior di labbra , se il povero diavolo si faceva lecito di voler sapere che malattia covava in corpo , quasi egli non avesse che vederci , colla sua pelle ! Gli avevano fatto comperare anch ' essi un ' intera farmacia : dei rimedi che si contavano a gocce , come l ' oro , degli unguenti che si spalmavano con un pennello e aprivano delle piaghe vive , dei veleni che davano delle coliche più forti e mettevano come del rame nella bocca , dei bagni e dei sudoriferi che lo lasciavano sfinito , senza forza di muovere il capo , vedendo già l ' ombra della morte da per tutto . - Signori miei , a che giuoco giuochiamo ? - voleva dire . - Allora , se è sempre la stessa musica , me ne torno al mio paese ... Almeno laggiù lo rispettavano pei suoi denari , e lo lasciavano sfogare , se pretendeva di sapere come li spendeva per la sua salute . Mentre qui gli pareva d ' essere all ' ospedale , curato per carità . Doveva stare in suggezione anche del genero che veniva ad accompagnare i pezzi grossi chiamati a consulto . Parlavano sottovoce fra di loro , voltandogli le spalle , senza curarsi di lui che aspettava a bocca aperta una parola di vita o di morte . Oppure gli facevano l ' elemosina di una risposta che non diceva niente , di un sorrisetto che significava addirittura - Arrivederci in Paradiso , buon uomo ! - C ' erano persino di quelli che gli voltavano le spalle , come si tenessero offesi . Egli indovinava che doveva essere qualche cosa di grave , al viso stesso che facevano i medici , alle alzate di spalle scoraggianti , alle lunghe fermate col genero , e al borbottìo che durava un pezzo fra di loro in anticamera . Infine non si tenne più . Un giorno che quei signori tornavano a ripetere la stessa pantomima , ne afferrò uno per la falda , prima d ' andarsene . - Signor dottore , parlate con me ! Sono io il malato , infine ! Non sono un ragazzo . Voglio sapere di che si tratta , giacché si giuoca sulla mia pelle ! Colui invece cominciò a fare una scenata col duca , quasi gli si fosse mancato di rispetto in casa sua . Ci volle del bello e del buono per calmarlo , e perché non piantasse lì malato e malattia una volta per sempre . Don Gesualdo udì che gli dicevano sottovoce : - Compatitelo ... Non conosce gli usi ... E ' un uomo primitivo ... nello stato di natura ... - Sicché il poveraccio dovette mandar giù tutto , e rivolgersi alla figliuola , per sapere qualche cosa . - Che hanno detto i medici ? Dimmi la verità ? ... E ' una malattia grave , di ' ? ... E come le vide gonfiare negli occhi le lagrime , malgrado che tentasse di cacciarle indietro , infuriò . Non voleva morire . Si sentiva un ' energia disperata d ' alzarsi e andarsene via da quella casa maledetta . - Non dico per te ... Hai fatto di tutto ... Non mi manca nulla ... Ma io non ci sono avvezzo , vedi ... Mi par di soffocare qui dentro ... Neppur lei non ci stava bene in quella casa . Il cuore glielo diceva , al povero padre . Sembrava che fossero in perfetto accordo , marito e moglie ; discorrevano cortesemente fra di loro , dinanzi ai domestici ; il duca passava quasi sempre una mezz ' oretta nel salottino della moglie dopo pranzo ; andava a darle il buon giorno ogni mattina , prima della colazione ; per i Morti , a Natale , per la festa di Santa Rosalia , e nella ricorrenza del suo onomastico o dell ' anniversario del loro matrimonio , le regalava dei gioielli , ch ' essa aveva fatto ammirare al babbo , in prova del bene che le voleva il marito . - Ah , ah ... capisco ... dev ' essere costata una bella somma ! ... però non sei contenta ... si vede benissimo che non sei contenta .... Leggeva in fondo agli occhi di lei un altro segreto , un ' altra ansietà mortale , che non la lasciava neppure quand ' era vicino a lui , che le dava dei sussulti , allorché udiva un passo all ' improvviso , o suonava ad ora insolita la campana che annunziava il duca ; e dei pallori mortali , certi sguardi rapidi in cui gli pareva di scorgere un rimprovero . Alcune volte l ' aveva vista giungere correndo , pallida , tremante come una foglia , balbettando delle scuse . Una notte , tardi , mentre era in letto coi suoi guai , aveva udito un ' agitazione insolita nel piano di sotto , degli usci che sbattevano , la voce della cameriera che strillava , quasi chiamasse aiuto , una voce che lo fece rizzare spaventato sul letto . Ma sua figlia il giorno dopo non gli volle dir nulla ; sembrava anzi che le sue domande l ' infastidissero . Misuravano fino le parole e i sospiri in quella casa , ciascuno chiudendosi in corpo i propri guai , il duca col sorriso freddo , Isabella con la buona grazia che le aveva fatto insegnare in collegio . Le tende e i tappeti soffocavano ogni cosa . Però , quando se li vedeva dinanzi a lui , marito e moglie , così tranquilli , che nessuno avrebbe sospettato quel che covava sotto , si sentiva freddo nella schiena . Del resto , che poteva farci ? Ne aveva abbastanza dei suoi guai . Il peggio di tutti stava lui che aveva la morte sul collo . Quand ' egli avrebbe chiuso gli occhi tutti gli altri si sarebbero data pace , come egli stesso s ' era data pace dopo la morte di suo padre e di sua moglie . Ciascuno tira l ' acqua al suo mulino . Ne aveva data tanta dell ' acqua per far macinare gli altri ! Speranza , Diodata , tutti gli altri ... un vero fiume . Anche lì , in quel palazzo di cuccagna , era tutto opera sua ; e intanto non trovava riposo fra i lenzuoli di tela fine , sui guanciali di piume ; soffocava fra i cortinaggi e le belle stoffe di seta che gli toglievano il sole . I denari che spendeva per far andare la baracca , i rumori della corte , il cameriere che gli tenevano dietro l ' uscio a contargli i sospiri , insino al cuoco che gli preparava certe brode insipide che non riusciva a mandar giù , ogni cosa l ' attossicava ; non digeriva più neanche i bocconi prelibati , erano tanti chiodi nelle sue carni . - Mi lasciano morir di fame , capisci ! - lagnavasi colla figliuola , alle volte , cogli occhi accesi dalla disperazione . - Non è per risparmiare ... Sarà della roba buona ... Ma il mio stomaco non c ' è avvezzo ... Rimandatemi a casa mia . Voglio chiuder gli occhi dove son nato ! L ' idea della morte ora non lo lasciava più ; si tradiva nelle domande insidiose , nelle occhiate piene di sospetto , anche nella preoccupazione affannosa di dissimularla in vari modi . Adesso non aveva più suggezione di nessuno , e afferrava chi gli capitava per domandare : - Voglio sapere la verità , signori cari ... Per regolare le mie cose ... i miei interessi ... - E se cercavano di rassicurarlo , dicendogli che non c ' era nulla di grave ... di serio ... pel momento ... egli tornava ad insistere , ad appuntare gli occhi , furbo , per scavar terreno : - E ' che ho tanto da fare laggiù , al mio paese , signori miei ... capite ! ... Non posso mica darmi bel tempo , io ! ... Bisogna che pensi a tutto , se no c ' è la rovina ! ... Poi spiegava di dove gli era venuto quel male : - Sono stati i dispiaceri ! ... i bocconi amari ! ... ne ho avuti tanti ! Vedete , me n ' è rimasto il lievito qui dentro ! ... - Era tornato diffidente . Temeva che non vedessero l ' ora di levarselo di torno , per risparmiar la spesa e impadronirsi del fatto suo . Cercava di rassicurar tutti quanti , col sorriso affabile : - Non guardate a spesa ... Posso pagare ... Mio genero lo sa ... Tutto ciò che occorre ... Non saranno denari persi ... Se campo , ne guadagno ancora tanti dei denari ... - Cogli occhi lucenti , cercava d ' ingraziarsi la sua figliuola stessa . Sapeva che la roba , ahimè , mette l ' inferno anche fra padri e figli . La pigliava in parola . Balbettava , accarezzandola come quand ' era bambina , spiandola di sottecchi intanto , col cuore alla gola : - Qui cosa mi manca ? Ho tutto per guarire ... Tutto quello che ci vorrà spenderemo , non è vero ? Ma il male lo vinceva e gli toglieva ogni illusione . In quei momenti di scoraggiamento il pover ' uomo pensava a voce alta : - A che mi serve ? ... a che giova tutto ciò ? ... Neppure a tua madre è giovato ! Un giorno venne a fargli visita l ' amministratore del duca , officioso , tutto gentilezze come il suo padrone quando apparecchiavasi a dare la botta . S ' informò della salute ; gli fece le condoglianze per la malattia che tirava in lungo . Capiva bene , lui , un uomo d ' affari come don Gesualdo ... che dissesto ... quanti danni ... le conseguenze ... un ' azienda così vasta ... senza nessuno che potesse occuparsene sul serio ... Infine offrì d ' incaricarsene lui ... per l ' interesse che portava alla casa ... alla signora duchessa ... Del signor duca era buon servo da tanti anni ... Sicché prendeva a cuore anche gli interessi di don Gesualdo . Proponeva d ' alleggerirlo d ' ogni carico ... finché si sarebbe guarito ... se credeva ... investendolo per procura ... A misura che colui sputava fuori il veleno , don Gesualdo andava scomponendosi in viso . Non fiatava , stava ad ascoltarlo , cogli occhi bene aperti , e intanto ruminava come trarsi d ' impiccio . A un tratto si mise a urlare e ad agitarsi quasi fosse colto di nuovo dalla colica , quasi fosse giunta l ' ultima sua ora , e non udisse e non potesse più parlare . Balbettò solo , smaniando : - Chiamatemi mia figlia ! Voglio veder mia figlia ! Ma appena accorse lei , spaventata egli non aggiunse altro . Si chiuse in sè stesso a pensare come uscire dal malo passo , torvo , diffidente , voltandosi in là per non lasciarsi scappare qualche occhiata che lo tradisse . Soltanto ne piantò una lunga lunga addosso a quel galantuomo che se ne andava rimminchionito . Infine , a poco a poco , finse di calmarsi . Bisognava giuocar d ' astuzia per uscire da quelle grinfie . Cominciò a far segno di sì e di sì col capo , fissando gli occhi amorevoli in volto alla figliuola allibbita , col sorriso paterno , il fare bonario ; - Sì ... voglio darvi in mano tutto il fatto mio ... per alleggerirmi il carico ... Mi farete piacere anzi ... nello stato in cui sono ... Voglio spogliarmi di tutto ... Già ho poco da vivere ... Rimandatemi a casa mia per fare la procura ... la donazione ... tutto ciò che vorrete ... Lì conosco il notaro ... so dove metter le mani ... Ma prima rimandatemi a casa mia ... Tutto quello che vorrete , poi ! ... - Ah , babbo , babbo ! - esclamò Isabella colle lagrime agli occhi . Ma egli sentivasi morire di giorno in giorno . Non poteva più muoversi . Sembravagli che gli mancassero le forze d ' alzarsi dal letto e andarsene via perché gli toglievano il denaro , il sangue delle vene , per tenerlo sottomano , prigioniero . Sbuffava , smaniava , urlava di dolore e di collera . E poi ricadeva sfinito , minaccioso , colla schiuma alla bocca , sospettando di tutto , spiando prima le mani del cameriere se beveva un bicchiere d ' acqua , guardando ciascuno negli occhi per scoprire la verità , per leggervi la sua sentenza , costretto a ricorrere agli artifizii per sapere qualcosa di quel che gli premeva . - Chiamatemi quell ' uomo dell ' altra volta ... Portatemi le carte da firmare ... E ' giusto , ci ho pensato su . Bisogna incaricare qualcuno dei miei interessi , finchè guarisco ... Ma adesso coloro non avevano fretta ; gli promettevano sempre , dall ' oggi al domani . Lo stesso duca si strinse nelle spalle : come a dire che non serviva più . Un terrore più grande , più vicino , della morte lo colse a quell ' indifferenza . Insisteva , voleva disporre della sua roba , come per attaccarsi alla vita , per far atto d ' energia e di volontà . Voleva far testamento , per dimostrare a sè stesso ch ' era tuttora il padrone . Il duca finalmente , per chetarlo , gli disse che non occorreva , poiché non c ' erano altri eredi ... Isabella era figlia unica ... - Ah ? ... - rispose lui . - Non occorre ... è figlia unica ? ... E tornò a ricoricarsi , lugubre . Avrebbe voluto rispondergli che ce n ' erano ancora , degli eredi nati prima di lei , sangue suo stesso . Gli nascevano dei rimorsi , colla bile . Faceva dei brutti sogni , delle brutte facce pallide e irose gli apparivano la notte ; delle voci , degli scossoni lo facevano svegliare di soprassalto , in un mare di sudore , col cuore che martellava forte . Tanti pensieri gli venivano adesso , tanti ricordi , tante persone gli sfilavano dinanzi : Bianca , Diodata , degli altri ancora : quelli non l ' avrebbero lasciato morire senza aiuto ! Volle un altro consulto , i migliori medici . Ci dovevano essere dei medici pel suo male , a saperli trovare , a pagarli bene . Il denaro l ' aveva guadagnato apposta , lui ! Al suo paese gli avevano fatto credere che rassegnandosi a lasciarsi aprire il ventre ... Ebbene , sì , sì ! Aspettava il consulto , il giorno fissato , sin dalla mattina , raso e pettinato , seduto nel letto , colla faccia color di terra , ma fermo e risoluto . Ora voleva vederci chiaro nei fatti suoi . - Parlate liberamente , signori miei . Tutto ciò che si deve fare si farà ! Gli batteva un po ' il cuore . Sentiva un formicolìo come di spasimo anticipato tra i capelli . Ma era pronto a tutto ; quasi scoprivasi il ventre , perchè si servissero pure . Se un albero ha la cancrena addosso , cos ' è infine ? Si taglia il ramo ! Adesso invece i medici non volevano neppure operarlo . Avevano degli scrupoli , dei ma e dei se . Si guardavano fra di loro e biasciavano mezze parole . Uno temeva la responsabilità ; un altro osservò che non era più il caso ... oramai ... Il più vecchio , una faccia di malaugurio che vi faceva morire prima del tempo , com ' è vero Dio , s ' era messo già a confortare la famiglia , dicendo che sarebbe stato inutile anche prima , con un male di quella sorta ... - Ah ... - rispose don Gesualdo , fattosi rauco a un tratto . - Ah ... Ho inteso ... E si lasciò scivolare pian piano giù disteso nel letto , trafelato . Non aggiunse altro , per allora . Stette zitto a lasciarli finire di discorrere . Soltanto voleva sapere s ' era venuto il momento di pensare ai casi suoi . Non c ' era più da scherzare adesso ! Aveva tanti interessi gravi da lasciare sistemati ... - Taci ! taci ! - borbottò rivolto alla figliuola che gli piangeva allato . Colla faccia cadaverica , cogli occhi simili a due chiodi in fondo alle orbite livide , aspettava la risposta che gli dovevano , infine . Non c ' era da scherzare ! - No , no ... C ' è tempo . Simili malattie durano anni e anni ... Però ... certo ... premunirsi ... sistemare gli affari a tempo ... non sarebbe male ... - Ho inteso , - ripetè don Gesualdo col naso fra le coperte . - Vi ringrazio , signori miei . Un nuvolo gli calò sulla faccia e vi rimase . Una specie di rancore , qualcosa che gli faceva tremare le mani e la voce , e trapelava dagli occhi socchiusi . Fece segno al genero di fermarsi ; lo chiamò dinanzi al letto , a quattr ' occhi , da solo a solo . - Finalmente ... questo notaro ... verrà , sì o no ? Devo far testamento ... Ho degli scrupoli di coscienza ... Sissignore ! ... Sono il padrone , sì o no ? ... Ah ... ah ... stai ad ascoltare anche tu ? ... Isabella andò a buttarsi ginocchioni ai piedi del letto , col viso fra le materasse , singhiozzando e disperandosi . Il genero lo chetava dall ' altra parte . - Ma sì , ma sì , quando vorrete , come vorrete . Non c ' è bisogno di far delle scene ... Ecco in che stato avete messo la vostra figliuola ! ... - Va bene ! - seguitò a borbottare lui . - Va bene ! Ho capito ! E volse le spalle , tal quale suo padre , buon ' anima . Appena fu solo cominciò a muggire come un bue , col naso al muro . Ma poi se veniva gente , stava zitto . Covava dentro di sé il male e l ' amarezza . Lasciava passare i giorni . Pensava ad allungarseli piuttosto , a guadagnare almeno quelli , uno dopo l ' altro , così come venivano , pazienza ! Finché c ' è fiato c ' è vita . A misura che il fiato gli andava mancando , a poco a poco , acconciavasi pure ai suoi guai ; ci faceva il callo . Lui aveva le spalle grosse , e avrebbe tirato in lungo , mercé la sua pelle dura . Alle volte provava anche una certa soddisfazione , fra sé e sé , sotto il lenzuolo , pensando al viso che avrebbero fatto il signor duca e tutti quanti , al vedere che lui aveva la pelle dura . Era arrivato ad affezionarsi ai suoi malanni , li ascoltava , li accarezzava , voleva sentirseli lì , con lui , per tirare innanzi . I parenti ci avevano fatto il callo anch ' essi ; avevano saputo che quella malattia durava anni ed anni , e s ' erano acchetati . Così va il mondo , pur troppo , che passato il primo bollore , ciascuno tira innanzi per la sua via e bada agli affari propri . Non si lamentava neppure ; non diceva nulla , da villano malizioso , per non sprecare il fiato , per non lasciarsi sfuggire quel che non voleva dire ; solamente gli scappavano di tanto in tanto delle occhiate che significavano assai , al veder la figliuola che gli veniva dinanzi con quella faccia desolata , e poi teneva il sacco al marito , e lo incarcerava lì , sotto i suoi occhi , col pretesto dell ' affezione , per covarselo , pel timore che non gli giuocasse qualche tiro nel testamento . Indovinava che teneva degli altri guai nascosti , lei , e alle volte aveva la testa altrove , mentre suo padre stava colla morte sul capo . Si rodeva dentro , a misura che peggiorava ; il sangue era diventato tutto un veleno ; ostinavasi sempre più , taciturno , implacabile , col viso al muro , rispondendo solo coi grugniti , come una bestia . Finalmente si persuase ch ' era giunta l ' ora , e s ' apparecchiò a morire da buon cristiano . Isabella era venuta subito a tenergli compagnia . Egli fece forza coi gomiti , e si rizzò a sedere sul letto . - Senti , - le disse , - ascolta ... Era turbato in viso , ma parlava calmo . Teneva gli occhi fissi sulla figliuola , e accennava col capo . Essa gli prese la mano e scoppiò a singhiozzare . - Taci , - riprese , - finiscila . Se cominciamo così non si fa nulla . Ansimava perchè aveva il fiato corto , ed anche per l ' emozione . Guardava intorno , sospettoso , e seguitava ad accennare del capo , in silenzio , col respiro affannato . Ella pure volse verso l ' uscio gli occhi pieni di lagrime . Don Gesualdo alzò la mano scarna , e trinciò una croce in aria , per significare ch ' era finita , e perdonava a tutti , prima d ' andarsene . - Senti ... Ho da parlarti ... intanto che siamo soli ... Ella gli si buttò addosso , disperata , piangendo , singhiozzando di no , di no , colle mani erranti che l ' accarezzavano . L ' accarezzò anche lui sui capelli , lentamente , senza dire una parola . Di lì a un po ' riprese : - Ti dico di sì . Non sono un ragazzo ... Non perdiamo tempo inutilmente . - Poi gli venne una tenerezza . - Ti dispiace , eh ? ... ti dispiace a te pure ? ... La voce gli si era intenerita anch ' essa , gli occhi , tristi , s ' erano fatti più dolci , e qualcosa gli tremava sulle labbra . - Ti ho voluto bene ... anch ' io ... quanto ho potuto ... come ho potuto ... Quando uno fa quello che può ... Allora l ' attirò a sé lentamente , quasi esitando , guardandola fissa per vedere se voleva lei pure , e l ' abbracciò stretta stretta , posando la guancia ispida su quei bei capelli fini . - Non ti fo male , di ' ? ... come quand ' eri bambina ? ... Gli vennero insieme delle altre cose sulle labbra , delle ondate di amarezza e di passione , quei sospetti odiosi che dei bricconi , nelle questioni d ' interessi , avevano cercato di mettergli in capo . Si passò la mano sulla fronte , per ricacciarli indietro , e cambiò discorso . - Parliamo dei nostri affari . Non ci perdiamo in chiacchiere , adesso ... Essa non voleva , smaniava per la stanza , si cacciava le mani nei capelli , diceva che gli lacerava il cuore , che gli pareva un malaugurio , quasi suo padre stesse per chiudere gli occhi . - Ma no , parliamone ! - insisteva lui . - Sono discorsi serii . Non ho tempo da perdere adesso . - Il viso gli si andava oscurando , il rancore antico gli corruscava negli occhi . - Allora vuol dire che non te ne importa nulla ... come a tuo marito ... Vedendola poi rassegnata ad ascoltare , seduta a capo chino accanto al letto , cominciò a sfogarsi dei tanti crepacuori che gli avevano dati , lei e suo marito , con tutti quei debiti ... Le raccomandava la sua roba , di proteggerla , di difenderla : - Piuttosto farti tagliare la mano , vedi ! ... quando tuo marito torna a proporti di firmare delle carte ! ... Lui non sa cosa vuol dire ! - Spiegava quel che gli erano costati , quei poderi , l ' Alìa , la Canziria , li passava tutti in rassegna amorosamente ; rammentava come erano venuti a lui , uno dopo l ' altro , a poco a poco , le terre seminative , i pascoli , le vigne ; li descriveva minutamente , zolla per zolla , colle qualità buone o cattive . Gli tremava la voce , gli tremavano le mani , gli si accendeva tuttora il sangue in viso , gli spuntavano le lagrime agli occhi : - Mangalavite , sai ... la conosci anche tu ... ci sei stata con tua madre ... Quaranta salme di terreni , tutti alberati ! ... ti rammenti ... i belli aranci ? ... anche tua madre , poveretta , ci si rinfrescava la bocca , negli ultimi giorni ! ... 300 migliaia l ' anno , ne davano ! Circa 300 onze ! E la Salonia ... dei seminati d ' oro ... della terra che fa miracoli ... benedetto sia tuo nonno che vi lasciò le ossa ! ... Infine , per la tenerezza , si mise a piangere come un bambino . - Basta , - disse poi . - Ho da dirti un ' altra cosa ... Senti ... La guardò fissamente negli occhi pieni di lagrime per vedere l ' effetto che avrebbe fatto la sua volontà . Le fece segno di accostarsi ancora , di chinarsi su lui supino che esitava e cercava le parole . - Senti ! ... Ho degli scrupoli di coscienza ... Vorrei lasciare qualche legato a delle persone verso cui ho degli obblighi ... Poca cosa ... Non sarà molto per te che sei ricca ... Farai conto di essere una regalìa che tuo padre ti domanda ... in punto di morte ... se ho fatto qualcosa anch ' io per te ... - Ah , babbo , babbo ! ... che parole ! - singhiozzò Isabella . - Lo farai , eh ? lo farai ? ... anche se tuo marito non volesse ... Le prese le tempie fra le mani , e le sollevò il viso per leggerle negli occhi se l ' avrebbe ubbidito , per farle intendere che gli premeva proprio , e che ci aveva quel segreto in cuore . E mentre la guardava , a quel modo , gli parve di scorgere anche lui quell ' altro segreto , quell ' altro cruccio nascosto , in fondo agli occhi della figliuola . E voleva dirle delle altre cose , voleva farle altre domande , in quel punto , aprirle il cuore come al confessore , e leggere nel suo . Ma ella chinava il capo , quasi avesse indovinato , colla ruga ostinata dei Trao fra le ciglia , tirandosi indietro , chiudendosi in sè , superba , coi suoi guai e il suo segreto . E lui allora sentì di tornare Motta , com ' essa era Trao , diffidente , ostile , di un ' altra pasta . Allentò le braccia , e non aggiunse altro . - Ora fammi chiamare un prete , - terminò con un altro tono di voce . - Voglio fare i miei conti con Domeneddio . Durò ancora qualche altro giorno così , fra alternative di meglio e di peggio . Sembrava anzi che cominciasse a riaversi un poco , quando a un tratto , una notte , peggiorò rapidamente . Il servitore che gli avevano messo a dormire nella stanza accanto l ' udì agitarsi e smaniare prima dell ' alba . Ma siccome era avvezzo a quei capricci , si voltò dall ' altra parte , fingendo di non udire . Infine , seccato da quella canzone che non finiva più , andò sonnacchioso a vedere che c ' era . - Mia figlia ! - borbottò don Gesualdo con una voce che non sembrava più la sua . - Chiamatemi mia figlia ! - Ah , sissignore . Ora vado a chiamarla , - rispose il domestico , e tornò a coricarsi . Ma non lo lasciava dormire quell ' accidente ! Un po ' erano sibili , e un po ' faceva peggio di un contrabbasso , nel russare . Appena il domestico chiudeva gli occhi udiva un rumore strano che lo faceva destare di soprassalto , dei guaiti rauchi , come uno che sbuffasse ed ansimasse , una specie di rantolo che dava noia e vi accapponava la pelle . Tanto che infine dovette tornare ad alzarsi , furibondo , masticando delle bestemmie e delle parolacce . - Cos ' è ? Gli è venuto l ' uzzolo adesso ? Vuol passar mattana ! Che cerca ? Don Gesualdo non rispondeva ; continuava a sbuffare supino . Il servitore tolse il paralume , per vederlo in faccia . Allora si fregò bene gli occhi , e la voglia di tornare a dormire gli andò via a un tratto . - Ohi ! ohi ! Che facciamo adesso ? - balbettò grattandosi il capo . Stette un momento a guardarlo così , col lume in mano , pensando se era meglio aspettare un po ' , o scendere subito a svegliare la padrona e mettere la casa sottosopra . Don Gesualdo intanto andavasi calmando , col respiro più corto , preso da un tremito , facendo solo di tanto in tanto qualche boccaccia , cogli occhi sempre fissi e spalancati . A un tratto s ' irrigidì e si chetò del tutto . La finestra cominciava a imbiancare . Suonavano le prime campane . Nella corte udivasi scalpitare dei cavalli , e picchiare di striglie sul selciato . Il domestico andò a vestirsi , e poi tornò a rassettare la camera . Tirò le cortine del letto , spalancò le vetrate , e s ' affacciò a prendere una boccata d ' aria , fumando . Lo stalliere , che faceva passeggiare un cavallo malato , alzò il capo verso la finestra . - Mattinata , eh , don Leopoldo ? - E nottata pure ! - rispose il cameriere sbadigliando . - M ' è toccato a me questo regalo ! L ' altro scosse il capo , come a chiedere che c ' era di nuovo , e don Leopoldo fece segno che il vecchio se n ' era andato , grazie a Dio . - Ah ... così ... alla chetichella ? ... - osservò il portinaio che strascicava la scopa e le ciabatte per l ' androne . Degli altri domestici s ' erano affacciati intanto , e vollero andare a vedere . Di lì a un po ' la camera del morto si riempì di gente in manica di camicia e colla pipa in bocca . La guardarobiera vedendo tutti quegli uomini alla finestra dirimpetto venne anche lei a far capolino nella stanza accanto . - Quanto onore , donna Carmelina ! Entrate pure ; non vi mangiamo mica ... E neanche lui ... non vi mette più le mani addosso di sicuro ... - Zitto , scomunicato ! ... No , ho paura , poveretto ... - Ha cessato di penare . - Ed io pure , - soggiunse don Leopoldo . Così , nel crocchio , narrava le noie che gli aveva date quel cristiano - uno che faceva della notte giorno , e non si sapeva come pigliarlo , e non era contento mai . - Pazienza servire quelli che realmente son nati meglio di noi ... Basta , dei morti non si parla . - Si vede com ' era nato ... - osservò gravemente il cocchiere maggiore . - Guardate che mani ! - Già , son le mani che hanno fatto la pappa ! ... Vedete cos ' è nascer fortunati ... Intanto vi muore nella battista come un principe ! ... - Allora , - disse il portinaio , - devo andare a chiudere il portone ? - Sicuro , eh ! E ' roba di famiglia . Adesso bisogna avvertire la cameriera della signora duchessa . - Fine -
StampaPeriodica ,
Innanzi che la salma di Emilio Zola fosse resa alla terra , un ministro della Repubblica Francese , insieme col saluto della Francia , le portò quello dell ' Italia , patria paterna del sommo scrittore . Questo riconoscimento di parentela fra i due popoli , rispetto ad un uomo che aggiunse tanta gloria alla terra nativa , liberalmente confessato nell ' ora dell ' ultimo distacco , quando l ' orgoglio e la tenerezza domestica sogliono farsi più gelosi ed esclusivi , fu un atto di grande ed ospitale gentilezza che mosse a gratitudine l ' animo degli italiani . E ' bello che un ministro d ' Italia abbia in quell ' ora rivendicato al nostro paese una singolare ragione di fraternità colla Francia . Ci è caro che un tanto uomo portasse un nome italiano e fosse nato di sangue nostro ; ma per la purezza dell ' omaggio che oggi rendiamo alla sua memoria , è nostro debito affermare che nell ' affetto che portammo al poeta , nel dolore dell ' acerba sua morte nella meraviglia ammirativa che desta in noi la sua opera innanzi tempo compiuta , non intervenne e non interviene nessun sentimento di orgoglio e di tenerezza patria . Nato in Francia di padre francese , nato in quale altro paese della terra , di parenti che ignorassero pure il nome d ' Italia , Emilio Zola ci avrebbe oggi ad un modo ferventi ammiratori del suo genio ed affettuosi cultori della sua memoria . La sola patria di uno scrittore è quella che gli fornisce l ' argomento e lo strumento dell ' opera . Anche a non considerarne la nascita , ed il sangue materno e le lunghe materne cure nella misera infanzia e nell ' adolescenza randagia , la sostanza di vita che egli raccolse ed animò ne ’ suoi romanzi , la maravigliosa padronanza della lingua che colà conobbe , e che già duttile e sottile ancora egli seppe piegare e costringere ad una non mai prima raggiunta minutezza di significati ed arricchire di termini tecnici , pure serbandole sapore e vigore letterario , lo stile magniloquente per impeto interiore di persuasione e di passione , ma chiaro e spedito per prontezza e frequenza di comunicazioni , la coltura non guari allargata oltre i confini della patria , il semplice e pratico concetto della vita e dei destini umani , la fantasia fervida e concreta . l ' acume ed il metodo dell ' osservazione , raccolgono nell ' immensa mole dei suoi scritti , in una somma quale raro s ' incentra , i caratteri essenziali del genio francese . Mancò di gaiezza . ma il suo tempo non ne espresse che agli indifferenti , e ne difettarono e ne difettano quasi tutti gli scrittori degni di questo nome che vennero dopo di lui . Anche gli fu rimproverato che mancasse di grazia , ma lo stesso appunto mosse al Vittor Hugo Enrico Heine che se ne intendeva , e concorde al Balzac , tutta la critica sua contemporanea . E sarebbe a vedere se proprio ne mancasse o lo sdegnasse quale mezzo non atto ai suoi fini . Potrei citare ne ' suoi romanzi mille esempi di quella sfiorante precisione nella quale appunto consiste la grazia . Ma a voler lumeggiare in breve discorso la figura di uno scrittore , non conviene insistere sulle qualità formali se non in difetto di maggiori . A chi reca in mente un vasto e chiaro mondo , è poco merito saperlo esprimere nella forma che più gli si conviene , perché le cose ben possedute , nell ' intelletto vi serbano vivezza e calore e comandano e colorano la parola . Due soli fra i romanzieri del nostro tempo , parlarono così alto al mondo da parere la loro voce fragore di moltitudine : Emilio Zola e Leone Tolstoi . Altri furono più di essi cari ai raffinati pregiatori della perfezione artistica , altri regnarono con più esclusivo impero in devoti cenacoli ed ebbero meno numerosi e meno acerbi denigratori Ma nessun altro possedette altrettanta virtù di agitar per così larga cerchia di terre remote e diverse la coscienza delle genti , a quale classe , a quale culto , a quale errore , a quale fede appartenessero , quale miseria o la volontaria cecità gaudente , o l ' inopia o la servitù li affliggesse . Di agitarla , intendo così per consenso , come per dissenso , due moti opposti dell ' animo che procedono dallo stesso impulso e ne attestano del pari l ' energia Disparati negli aspetti dell ' arte , avversi uno all ’ altro nell ' idea finale del bene , essi s ' incontrano in una concezione ottimista , benché diversa della città futura ed in una visione pessimista dell ’ odierna società . E il loro vasto dominio sugli animi , non procede già dagli aspetti del bene sognato , ma dalla spietata confessione del male presente . Perché il loro non è già il pessimismo filosofico disperato delle sorti umane , che si adagia percosso e rassegnato nell ’ impotenza contro un cieco destino . Ma un pessimismo sperante ed operante , fatto di sdegno pietoso e di gagliardo amore . Le brutture umane non si riflettono già nell ’ animo loro come in uno specchio , ma sì come in una lama brandita per estirparne la semenza . Solo chi arde comunica ardore . L ' umanità non segue che gli eroi . A chiamare eroe lo Zola , non vorrei che la vostra mente fosse ora ricondotta a quel supremo atto d ' eroismo che tenne il mondo sospeso al suo grido di giustizia e di pietà . Mi prosterno alla magnanima grandezza di quell ' atto , ma la virtù eroica dello Zola già appariva intera . nella sua opera , innanzi che egli lo compiesse . Quell ' atto appartiene allo spirito animatore dei suoi romanzi come lo zampillo alla fonte , né , il mondo si sarebbe volto a quel grido se egli non lo avesse gettato dall ' altezza dell ' opera letteraria . Io non so tacere di aver provato ì giorni andati sia senso di amarezza e quasi di scoramento per l ' inanità del pensiero , nel notare come troppi articoli necrologici , pure ispirati a riverente ammirazione per lo scrittore , si sbrigassero di questo quasi di passata ed esaltassero sovratutto la prodezza della magnifica azione . Non posso a meno di pensare che quarant ' anni di lavoro indefesso e tanto splendore di bellezza e sapore di forte pietà e la creazione e l ' animazione di oltre mille e duecento personaggi di stinti ognuno per evidenza e precisione di caratteri ed operanti ognuno nel suo mezzo ed esprimenti gli innumerevoli aspetti della vita di un popolo , ; per poco non parvero eclissati davanti la virtù d ’ un momento già rimunerata col maggior premio cui possa aspirare l ' eroismo umano : la persecuzione per la verità ed il trionfo della verità . So bene che è più facile disconoscere dei fatti che delle idee , e che l ’ azione può sull ' animo nostro assai più che la parola . Ma l ’ opera letteraria dello Zola contenne tutte le energie ed indusse tutti i pericoli dell ' azione . Nessuno dei suoi libri passò sereno , vestito di sola bellezza . Tutti levarono clamori di trombe o mandarono rombo di mine sotterranee . E nessun ' altro scrittore ebbe così congiurati al silenzio dapprima , e di poi così furibondi avversari i dispensatori di fama dall ' alto delle grandi riviste o dei giornali in maggior credito . Egli bene prevedeva quelle ire , e quasi si godeva di incitarle , come previde e pregustò i danni e gli oltraggi che gli avrebbe fruttato la denunzia dell ' ultima iniquità . Io cercherò Zola nella sua opera letteraria . Facciamo di richiamarcela intera alla mente . Quale edificio ! Che mole immensa ! Quando la costruzione se ne andava svolgendo e compiendo noi non ne vedevamo via via che le parti ultime venute . E ognuna di queste ci dava sensazione e emozioni , ci suggeriva pensieri e giudizi che la riflettevano sola . E ne andavamo esaminando , la singola struttura , il modo della lavorazione , ne pregiavamo le delicate finitezze di fattura , i vigorosi rilievi , e l ' armonia delle parti che s ' integravano nella parte . Ma non tutte s ' integravano , e certe sovrane linee ascendenti troncate a mezzo , certe membrature dispaiate , certi archi non sorretti o non chiusi , ci mettevano a disagio e quasi in sospetto di mancamenti o di pentimenti tardivi . E quando l ' opera fu compiuta , essa ci stava a ridosso , sì che non potevamo d ' uno sguardo abbracciarne la mole , e le si alzava intorno come polverìo per lo sgombero dei materiali il gran litigio offuscatore dei pareri sapienti e delle cupidigie rivali . E ancora l ' artefice infaticabile , impaziente di riposo , tentava altre imprese e ci chiamava a riguardarle , distraendoci dall ' opera maestra , Ma l ' artefice è morto e la morte allontana di colpo le cose , le colloca nel giusto prospetto e dissipa quelle nebbie . O se ancora qualche fumo stagna con insidia alle basi o qualche strappo di nuvoletta velenosa s ' avvolge intorno ai sommi pinnacoli , essi nulla appannano la veduta , e quasi le crescono maestà e vaghezza , così che il colosso ci appare armonico ed intero , serrato come una rupe , cupo nelle ombre meditate , robusto negli aggetti , corrusco e fiammante al sole . Chi più ricorda le diatribe intorno al naturalismo ed al romanzo sperimentale ? Che più ne resta ? Come si ragiona male dell ' arte nostra e di quella prossima a noi ! Quanto durano le dottrine artistiche bandita ognuna quale apportatrice dell ' ultima verità ? Delle opere nate sotto il loro dominio , la parte che più le rispecchia è la più caduca . Il naturalismo è morto . « Non giungerà al secolo XX » , prediceva il Goncourt . « Morrà con noi » , confessava lo Zola . E con ciò essi non rinnegavano già il principio animatore dell ’ arte loro ma riconoscevano che l ' arte è così grande cosa che non può capire nello stretto ambito di una teoria ; perché quanto l ' artista porta con sé dalla nascita è elemento incoercibile . e al movimento generale degli spiriti nel proprio tempo , non si sottrae volente o nolente nessuno , a quale scuola artistica egli appartenga . Già lo Zola si rideva di quelli che volevano fare del naturalismo una dottrina estetica e non si saziava di ripetere che esso era un metodo e nulla più . Ma quelle benedette parole in - ismo contengono una indeterminatezza che le predestina , ad ogni più cervellotica stiracchiatura - E neanche per metodo , esso non era cosa nuova . « Non ho inventato nulla , scriveva lo Zola , nemmeno la voce naturalismo , già usata dal Montaigne , nel senso stesso che le diamo noi . Essa , già corre in Russia da trent ' anni e la si trova in Francia negli scritti di venti critici almeno ed in particolare in quelli del Taine . E come non ho inventato la parola , così non ho inventato la cosa . : non sono un capo - scuola : ho trentasei mila padri prima del Diderot , e dal Diderot in poi riconosco molti illustri maestri . Lo Stendhal , il Balzac , il Flaubert , i due Goncourt . Non c ' è scuola , non ci sono scolari . Pigliatevela coi miei romanzi se vi spiacciono . Essi sono ripugnanti , odiosi , abbominevoli : il naturalismo , non ci ha nulla a vedere . Io romanziere non credo che nell ' ingegno . Siate uomini di genio , studiatevi di dire la verità del vostro secolo e l ' immortalità vi aspetta » . Mille volte lo Zola ritorna sull ' argomento e sempre ribadisce le stesse idee e per poco non colle stesse parole . Al suo spirito battagliero , educato a veder chiaro dentro di sé , nulla più coceva delle confusioni che gli facevano intorno gli insaccatori di nebbia . Ma nelle cose umana il torto non è mai da una parte sola e bisogna pur confessare che il primo tenue . filo di nebbia - e si sa che , le nebbie gonfiano e s ' allargano - l ' aveva proprio portato lui e proprio trovato di suo , coll ' uso illegittimo delle parole : Esperimento scientifico , e coll ' abuso di assimilare l ' arte alla scienza . Uso ed abuso che si riscontrano nella sua opera critica e assai meno nella creativa . Il Flaubert ha risolto la questione del romanzo sperimentale in due parole « Quale sia l ' ingegno speso in una data favola tolta ad esempio , sempre un ’ altra favola potrà fornire un esempio contrario , perché gli scioglimenti non sono conclusioni » . E ' verissimo . Il temperamento che lo Zola fa , con tanta ragione , intervenire nella genesi dell ' opera d ' arte è un coefficiente disturbatore dell ' esperimento scientifico . Le bilancie , le storte ed i provini non hanno temperamento . Quando lo Zola dice che un processo penale è un romanzo esperimentale svolto nel cospetto del pubblico , esprime con una imagine felice , benché solo approssimativa , un ' idea giustissima . Se non che il processo penale è un romanzo , senza romanziere . I fatti vi si compiono da sé , ogni elemento costitutivo vi fa la sua parte e non altra , e chi conchiude , né ideò il delitto , né formulò l ' imputazione , né condusse le prove , né fece testimonianza , né arringò per accusa o per difesa . Ma è inutile sfondare una porta aperta . Piuttosto gioverà cercare come la mente lucida e minuziosa dello Zola sia caduta in questa confusione di termini . Io sono persuaso che se i principi della scienza francese intorno alla metà del secolo XIX , invece di chiamarsi Claude Bernard e Pasteur si fossero chiamati Gay Lussac e Lavoisier , lo Zola sarebbe stato ad un modo schietto osservatore della realtà , perché così volevano la sua indole e il suo tempo , ma non avrebbe mai predicato s ’ avessero ad applicare all ’ arte i procedimenti dell ’ indagine scientifica . La ripercussione delle grandi scoperte scientifiche sulle menti dell ’ universale non ha sempre né la stessa prontezza né la stessa facoltà iniziatrice di movimenti intellettuali . Vi sono rami del sapere che si allacciano per una fitta rete di fili alle idee generali patrimonio di tutti gli uomini colti . Ve ne sono altri che c ' ispirano una fiduciosa riverenza e nulla più . La legge del rapporti ponderali fissi nelle reazioni chimiche , la legge della dilatazione dei gas , la legge della gravitazione universale , il computo delle distanze siderali ci colmano noi profani di maraviglia , ma non ci muovono ad induzioni , non svegliano in noi nessuna concreta ulteriore curiosità , disperati come siamo di poter penetrare oltre , senza il sussidio di una formidabile dottrina . Non così avviene delle scienze riflettenti certe funzioni della nostra vita . e certi modi di essa ; dei quali siamo spesso chiamati a testimoniare . Alcuni problemi : della scienza fisiologica , comportano l ' accertamento di fatti che cadono sotto gli occhi dei comuni mortali . L ' osservazione di tali fatti appartiene ad un modo allo scienziato , al romanziere , ed anche semplicemente all ' uomo esperto della vita . Quanti psichiatri interrogano intorno a fatti specifici il giudice istruttore , colla medesima serietà di propositi con cui un chimico interroga nel suo laboratorio le fiale ove seguono le combinazioni dei corpi ! E se il giudice istruttore avrà confidato i medesimi fatti al romanziere , saranno essi perciò meno veri e meno attendibili ? Qui lo scienziato ed il romanziere trattano spesso la medesima so - stanza e ne colgono i medesimi aspetti . Notiamo poi che queste recenti scienze della vita , adoperano un linguaggio prossimo a noi e non sdegnoso affatto delle vaghezze stilistiche . Molti poderosi trattati di psicologia sperimentale citano ad illustrazione dei più sottili fenomeni della psiche umana intere pagine di poeti . Quasi tutti i fisiologi sono eccellenti scrittori che dalle memorie accademiche volentieri scendono - o salgono , se meglio vi piace - agli articoli di rivista . Essi ci trasmettono il prodotto della ricerca scientifica col linguaggio dell ' opera letteraria . Conforme dunque la sostanza , e conforme il mezzo di comunicazione . Avvertite finalmente che l ' esperimento scientifico raggiunse verso la metà del secolo XIX , mercé il sussidio di maravigliosi istrumenti , un rigore di osservazione e di indagine non mai conseguito per l ' addietro , e che di tutti i metodi escogitati per la ricerca dei vero , esso è il più facilmente persuasivo , perché ognuno di noi lo adopera inconsapevole ad acquisto e verifica di ogni più usuale cognizione . Quale meraviglia che lo Zola giovane e fervente del vittorioso movimento scientifico del suo tempo , smanioso di strapparsi alla chimera romantica , assetato di certezza per necessità fisiologica del proprio ingegno che solo a contatto colla realtà saliva ad accendimenti poetici ed a fervore imaginativo . sedotto dalle conformità che ho detto , si illudesse di poter applicare alla preparazione della sostanza artistica i procedimenti dell ' osservazione sperimentale e ne vantasse l ' eccellenza ? Il Taine non aveva egli affermato che i vizi e le virtù sono dei prodotti allo stesso modo che l ' acido solforico e lo zucchero ? Ma non bisogna mai prendere alla lettera i ragionamenti critici di un artista , perché questi è inconsapevolmente inclinato a conformarli alle proprie attitudini ed essi vi si piegano compiacenti . Quali sono i protagonisti della maggiore opera zoliana ? Quale ne è l ' idea dominante ? I protagonisti sono forse quei Rougon - Macquart che le diedero nome ? Forse che l ' idea dominante è proprio quella dell ' eredità fisiologica ? Nel 1862 , giovane di 28 anni , lo Zola concepisce il proposito di scrivere una serie di romanzi legati insieme non per diretta continuità d ’ azione o di personaggi ; ma per la trama delle influenze ereditarie dipartite da un cognito protagonismo . Questo misterioso influsso atavico già adombrato forse nella legenda del peccato originale e circonfuso poi di sacra terribilità dai Greci che lo chiamarono Fato , affascinò in ogni tempo ed affascina le menti imaginose . Lo stesso Zola ne aveva fatto pochi anni addietro argomento di un dramma che allargò di poi nel romanzo intitolato Madelaine Ferat . Ma in quello egli era rimasto nel fantasioso , pago di derivare . dalle eredità naturali un contrasto drammatico di affetti . D ' altra parte un solo romanzo non poteva contenere ad un tempo la causa originaria dei fenomeni ereditari e le sue molteplici conseguenze che si manifestano col volgere degli anni e delle generazioni . Nel concetto iniziale la serie dei Rougon - Macquart doveva constare di dodici volumi , e furono venti di poi . Innanzi di mettersi al primo , La fortune des Rougan , lo Zola si diede a compulsare trattati e memorie , a interrogare medici , - a postillare statistiche , ad osservare intorno ed a notare con una diligenza fatta insieme di inestinguibile ardore e di probità impareggiabile . L ' albero genealogico dei Rougon - Macquart che egli pubblicò in capo al romanzo Una page d ' amour , l ' ottavo della serie , fu stabilito intero con tutte le sue annotazioni caratteristiche , durante quel periodo di studi preparatori . Ma questi lo indugiarono a segno , che La fortune des Rougon , incominciata a scrivere nel maggio 1869 , apparve in appendice solamente il giugno del 1870 ed in volume l ' inverno del '71 Nel tempo corso fra la concezione iniziale dell ' opera e la pubblicazione del primo volume , la Francia era caduta dal colmo della prosperità all ' estremo della miseria . La guerra Franco - Prussiana , l ' ecatombe di Sedan , il crollo dell ' Impero , la dedizione di Metz con un esercito di 100 mila uomini , lo sfacelo governativo , gli incerti comandi nell ' assedio di Parigi , erano passati su di essa come un torrente in piena che spazza via tutte le ragioni e tutti í segni della vita . E come alla rovina delle acque furenti , segue lo stagnare delle limacciose , che dissolvono coll ' occulto lavorio corroditore fin l ' ultime fondamenta degli edifizî crollati , così nei giorni stessi che si pubblicava , fra tanto squallore di morte , quel primo piccolo , male avventurato volume , bolliva sorda nei fondi popolari , più terribile e più minacciosa delle guerre aperte , la grande collera che divampò ben tosto sui due bracieri della Senna negli eccidi della Comune . A che si riduceva il caso di fisiologia sociale ideato e studiato dallo Zola , davanti a tanto sconvolgimento di uomini e di cose ? Potevano la sua mente , e la sua coscienza , appartarsi dai tragici eventi nella pacifica contemplazione di una così tenue realtà ? E poteva il soggetto così subitamente immiserito , contenere il bollore degli affetti e l ' enormezza delle immagini mosse da quella vista ? Lo Zola si era proposto di scrivere la storia naturale e sociale di una famiglia durante il Secondo Impero , Ma quando , ne aveva formato il divisamento ; il Secondo Impero trionfava sull ' istmo di Suez aperto da un francese care alla famiglia imperiale , ed accoglieva ospite riverente all ' Esposizione di Parigi quello stesso sovrano cui doveva in breve rimettere la spada di Sedan , il periodo del tempo assegnato all ' azione dei suoi romanzi , ne segnava il punto di partenza ma non quello di arrivo . Ed eccolo , quel periodo , chiuso di un colpo colle spranghe della morte . Il morbo ereditario preso ad osservare nella famiglia dei Rougon - Macquart , era quella nevrosi che esce dalle voglie sfrenate , dalle incontinenze carnali , dalle urgenti impazienze e dalle spietate fatiche . Ed ecco che quelle voglie , quelle incontinenze , quelle impazienze e quelle fatiche . avevano attossicato non una famiglia , ma un popolo , del quale parevano aver disgregato la compagine ed annullata fin la coscienza dell ' essere . Confessò lo Zola a sé stesso il repentino impicciolire della prima impresa ? O fu inconsapevolmente trascinato a sconfinarla ? Certo è che da quel punto il vero protagonista del suo poema fu il popolo di Francia e che l ' idea informatrice , di pseudo - scientifica che era da principio , divenne storica , con animazione di impeti lirici e di larghi compendi simbolici . Rimarrà inalterato il piano generale che è come l ' ossatura dell ' opera , rimarranno i personaggi già ideati , quali punti di richiamo sparsi tra la moltitudine , rimarrà la nevrosi quale uno fra i tanti aspetti del gran morbo sociale , ma altre innumerevoli infermità ne pulluleranno come schiuma da bollore di caldaia , ed una gente intera , dai campi , dai mercati , dalle officine , dai cunicoli delle miniere ; dalle sfrenate locomotive , dalle banche , dalle taverne , dalle alcove , dalle stamberghe , dagli ospedali urlerà le sue paure i suoi tripudi e le sue brutture con tal voce da coprire il gemito di una poca famiglia e da echeggiare fino agli estremi confini della terra . Tale mutamento nella sostanza dell ' opera si palesa fin dal secondo volume La Curée , scritto per l ' appunto sotto la percossa delle recenti sciagure . Mentre nella Fortune des Rougon la figura centenaria di Adelaide Fouque campeggia quale generatrice della malattia destinata a diramarsi ne ' suoi discendenti ed il caso particolare ci è di continuo presente . nella Curée , il titolo istesso ci solleva dal particolare al generale ed il precipuo personaggio , quella Renée che riempie tutto il romanzo della sua morbosa bellezza e dei suoi amori incestuosi , nulla appartiene ai Rougon - Macquart . Né dei due personaggi che vi appartengono , Aristide e Massimo , l ' Ippolito di quella Fedra , nessuno di noi rileva la tabe ereditaria , tanto essi ci appaiono quali spiriti di maleficio sociale , ideati a rappresentare le enormezze orgiache di un Basso Impero . Provatevi a ripensare i principali romanzi della serie : Le ventre de Paris , l ' Assommoir , Nana , Pot - Bouille , Au Bonheur des dames , Germinal , La Terre , La Bête humaine , l ' Argent , La Débâcle , e ditemi se nessuno di essi coi richiama alla mente il filo dell ' influenza atavica , se da nessuno di essi vedete emergere i rampolli dell ' inquinata famiglia . Che aggiunge all ' orrore ed alla nausea dell ’ Assommoir l ' essere Gervaise nata di padre beone ? Tra i fumi delle taverne e nella penombra delle gelide od afose soffitte non intravvediamo noi farse mille altri . piccoli esseri , generati nella foia del vin guasto , e dell ' assenzio e predestinati , alla miseria ed al delitto ? Non è forse la moltitudine suicida la grande anima paurosa del romanzo ? Chi mai può riconoscere in Etienne Lantier il protagonista dei Germinal ? E quando egli nelle tenebre della miniera inondata uccide il rivale chi mai può imputare l ' eccidio necessario « al veleno che dormiva ne ' suoi muscoli , all ’ alcool lentamente accumulato nella sua razza » ? Protagonista è la secolare miniera che stremò d forze intere successive generazioni , che impingua gli scrigni degli azionisti lontani ignari perfino del sue nome e del luogo ov ' essa s ' inabissa nella terra , che centuplicò nell ' ozio il magro peculio di un primo Grégoire e ne alimenta di padre in figlio l ' oziante beatitudine . Forse che l ' ultimo romanzo della serie è quel Docteur Pascal , di tutti il più artificioso , che sta fuor d ' opera tardo e meccanico richiamo al concepimento giovanile ? O non sentiamo noi tutti che la serie si chiude nella Débâcle , alla quale convergono come a fiumana devastatrice tutti i rivi fangosi gonfi della corruzione raccolta in ogni strato sociale ? A mano a mano che l ' autore penetra nei fondi depravati e doloranti , ogni romanzo si fa più irto di fatti , tanto egli accanisce nel gittare in faccia ai suoi contemporanei tutta intera la realtà che essi hanno creato e volentieri rifuggono dal contemplare . Via la polita discrezione tanto cara alle menti delicate ed agli artisti impeccabili . Non è tempo di reticenze né di omissioni compiacenti . L ' impressione che egli vuole indurre nei lettori , non è già quella di un deliziamento estetico . o di un fuggevole vellicamento sentimentale . « Basta , basta , gli gridano i lettori , e gli urlano i critici . a che insistere ? Lo sappiamo , è l ' eterna storia delle miserie e delle brutture umane » . No , non basta saperlo . Questa misera storia è eterna perché la sua conoscenza è sommaria ; le verità disgustose prese in blocco , si inghiottono e si digeriscono troppo facilmente . E ' troppo comoda cosa dire : « è così » , e voltarsi dall ' altra a più riposanti spettacoli . Bisogna sparnazzare in questo tritume di sozzure , e farne vaporare tutti i fetori ed esalare tutti i veleni , fino ai ribrezzo . fino alla nausea , finché in luogo di sclamare : « così è » , la coscienza ribellata comandi : « così non deve essere » . Per tal modo lo Zola , soverchiando i mezzi consueti dell ' arte , raggiunge un ' efficacia artistica così larga e poderosa che non ha altro riscontro moderno , se non in quella di Leone Tolstoi . E come al russo giovò l ' appartenere ad un popolo ultimo venuto nel concerto intellettuale dei mondo e , perché nuovo all ' arte , prossimo ancora alle ingenue fonti della vita , così giovarono allo Zola l ' infanzia selvaggia e l ' adolescenza e la giovinezza intristite , che lo chiusero in se stesso e gli serbarono nell ' anima i forti aromi della terra . Solo fra i grandi scrittori del suo tempo e del suo paese egli ritrova fino al limitare della vecchiaia , le pronte ingenue ire e le temerarie sincerità giovanili . Facit indignatio versus . Ma domato dal freno dell ' arte il suo sdegno . non inveisce né sermoneggia . Obbiettivo quanti altri mai nel raccogliere e nell ' ordinare i fatti e ne condurre via per la trama dei fatti i personaggi , assente in apparenzadai suoi romanzi , egli vi guida a ’ suoi fini senza prendervi per mano e senza additarvi la meta . I suoi libri hanno un ' occulta anima persuasiva . Poiché registrò a sazietà tutte le minuzie delle cose inerti e delle animate e vi immerse invano riluttanti nella realtà brutale , ecco levarsi di colpo da quella realtà una grande immagine ideale che pure le appartiene , che la continua , che ne serba la sodezza e l ' asprezza , ma che insieme la illumina e la commenta assorgendo ad immaterialità di simbolo Alle corse di Longchamp Nanà la prostituta empie il recinto del pesaggio della sta trionfale inverecondia . La prode bellezza le procacciò l ' alto onore di battezzare col suo nome una polledra iscritta a correre il gran premio . Via per gli steccati e nei palchi , tra la febbre e le trap pole del giuoco , tra i fumi dello champagne , sulla moltitudine ebbra di sé , dei colori , del fasto e del sole , sta sospesa una mordente ansietà patriottica . Gli oracoli profetizzano il premio ad una scuderia inglese . - Ecco il segnale . La piccola schiera si sferra nella pista . Due cavalli francesi contendono all ' inglese il trionfo . Un giro , due giri , lo eguagliano , lo sorpassano , riperdono terreno , l ' inglese urge primo al traguardo imminente , ma di un attimo Nanà la polledra saetta tra le informi groppe serrate colori di Francia e li porta vittoriosi alla meta . E allora dal prato immenso , dai palchi , dalla loggia imperiale , dall ' ultimo formicolio remoto ed indistinto , scroscia in un urlo trionfale il nome di Nana : di Nanà la polledra , di Nanà la prostituta , cui si tendono d ' ogni parte vicina le coppe , gli sguardi , le voci e le bramosie , in un sacrilego miscuglio di vanità patria e di concupiscenza carnale . Il poeta è rimasto fino all ' estremo nella realtà accettabile e quotidiana , ma dal cozzo delle cose reali come sprizza dai capi opposti dei fili conduttori la scintilla , è divampata un ' immensa fiamma ideale che illumina e rivela i reconditi nessi delle azioni umane . Al soffio dell ' arte , la realtà è salita d ’ un colpo d ' ala fino al simbolo . Quanto non fu deriso lo Zola per le sue famose inchieste ! Ad ogni nuovo romanzo , erano nuove accuse di indagini frettolose , condotte alla grossa , con animo parziale , a sola cura di vellicare le malsane curiosità ; e dove non mordeva l ' accusa , suppliva il dileggio , pure di fargli increduli i lettori . Quando egli pubblicò La Débâcle , fu uno scatenamento di ire feroci . che lo segnavano all ' abbominio della Francia , della quale a sentirli , egli aveva con supina ignoranza vilipeso l ' esercito ed insudiciata la bandiera . E ' certo che di tutti i suoi romanzi , La Débâcle era il più ardito a condurre con rigorosa osservanza del vero , perché il più estraneo alle sue inclinazioni ed alle condizioni della sua vita : ed il più molteplice negli aspetti , e perché la sua mattina era per diffidenze e gelosie di casta la più difficile a penetrare . Eppure se mai nella sua opera egli conseguì la precisione storica , fu in quello per l ' appunto . Udite la testimonianza che rendono i fratelli Margueritte , ai quali le glorie domestiche e gli assidui studi attribuirono in tale , soggetto un ' autorità incontestata . « Noi pure , dopo lo Zola , abbiamo voluto percorrere il sentiero sanguinoso di quella guerra seminato dei nostri morti Noi pure dopo di lui smovemmo quella triste terra arrossata , e pellegrinammo ai campi di battaglia , che videro il crollo di un Impero ed il barcollare di una nazione . E interrogando storie , fatti , episodi , ricordi e testimoni potemmo accertare quanta scrupolosa verità , quale esatta e severa autorità di documento il romanziere calunniato abbia raccolto nel doloroso e probo libro della Débâcle . Una sola volta la ricerca del vero gli riuscì manchevole , e fu nel libro di Roma . Ma qui non si palesa già la pochezza del suo lavoro indagatore , ma bensì l ' insufficienza di simili indagini quando le notizie positive accumulate per deliberato proposito non trovino nella mente che le accoglie e le registra quel largo corredo di notizie generali che sola può dare la lunga consuetudine delle cose e delle genti . Né l ' ingegno dello Zola , aperto a tutti gli aspetti della vita odierna , conscio dei suoi macchinosi congegni e innamorato dei suoi travagli , poteva afferrare e penetrare la grande Roma , dove il passato non sorge soltanto malinconico spettro dalle rovine , ma regge istituti millenari , crea consuetudini , modifica le condizioni degli animi , governa il sentimento della bellezza , franca gli spiriti dalle effimere adorazioni , rivive nella concisa familiarità del linguaggio popolare . Le cose non parlavano allo Zola se egli non conosceva gli uomini che vivono loro frammezzo . Io lo vidi a lungo , quando tornava da Roma e da Venezia che egli aveva visitato la prima volta e mi parve non ne avesse compresa intera la bellezza . E dico intera ad attenuazione riverente . Egli era sordo al passato e svogliato di penetrarne la tenebra . La vita , la vita d ' oggi . gli uomini d ' oggi , poderosi , accaniti , malvagi , angosciosi , infermi , violenti , ecco la sua sostanza d ' arte , ecco il solo mondo atto a movere il suo spirito a prodezze creatrici . Nessuno , che io sappia , cercò mai di proposito se nell ' arte o nell ' indole dello Zola si riscontri qualche vena di influenza italiana discesagli dal padre . L ' indagine sarebbe in special modo curiosa trattandosi di un uomo che attribuì tanta efficacia alla eredità fisiologica da farne argomento iniziale della sua maggior creazione : il Bonghi , riprovandone certe sconcezze , accennava , non so bene se a titolo di derivazione , ai novellieri italiani del ‘500 . Ma non mi pare che i novellieri , i cronisti e gli autori comici francesi fossero meno salaci e meno sboccati dei nostrani . Né il Brantôme , né il Rabelais , né il Saint - Simon , né il La Fontaine hanno nulla da invidiare all ' Aretino , al Bandello ed al cardinale Bibbiena . Invece io mi domando se dai sangue paterno non dovesse lo Zola riconoscere una qualità che si riverbera bensì negli scritti e ne diventa carattere distintivo , ma che appartiene direttamente all ' animo ed è un modo della coscienza . Voglio dire l ' assenza di pregiudizi intorno a tutti i fatti , a tutti gli aspetti del vivere sociale . Per pregiudizio non intendo già un giudizio errato . ma semplicemente un giudizio preventivo fisso ed immutabile che inibisce ogni ulteriore disanima . Mi par certo che gli altri popoli ed il francese in special modo , assai più di noi amano crearsi delle verità intangibili nelle quali riposano e che difenderebbero a prezzo di vita . L ' argomento di questa verità può variare a seconda degli individui : per gli uni sarà la credenza religiosa , per gli altri , la somma potestà politica , o la magistratura , o l ' esercito , o il cavillo cavalleresco , o saranno uomini eminenti , o le convenienze mondane , ma un ' arca santa e magari parecchie ce l ' hanno tutti . Ce ne abbiamo forse anche noi in Italia delle arche sante , ma la loro santità è piuttosto precaria tanto amiamo di smontarle per sedere come sono fatte , e come l ' abbiamo veduto , non c ' è rispetto umano che ci trattenga : la verità sbotta ad ogni costo . Se sia bene o male non importa qui di cercare , il fatto è che di tutti i popoli noi siamo , nella pratica , il meno impastoiato da preconcetti e da riverenze convenzionali . Lo siamo oggi e lo fummo nei secoli fino da quando Roma erigeva altari al Dio ignoto e riconosceva il diritto di cittadinanza agli Dei d ' ogni terra e d ' ogni tempo . Ricordiamo che il nostro paese fu il solo andato immune dalle guerre di religione , quantunque da noi procedessero i primi moti per la libertà religiosa . Che non introdusse scismi perché nelle cose dell ' anima ognuno qui fa il comodo suo senza che gli occorra di mettersi all ' ombra di una dottrina . Ricordiamo le verità con sapere di forte agrume che Dante non si peritò di gettare in faccia a tutti i potentati del suo tempo . Ricordiamo che il libro più spregiudicato di quanti sono al mondo è il Principe di Niccolò Machiavelli ; e pensiamo infine che il nostro patriottismo gagliardo amore di patria , ma non cecità patria e non ardore di soverchiare . Scetticismo ? Mancanza di convinzioni ? No . Ma uno spirito critico penetrato nell ' anima popolare , attraverso la maggiore continuità storica che i popoli moderni possono vantare ; un vedere largo e libero che prepara pronto ed oculato accoglimento ai successivi aspetti del vero Le verità invecchiando diventano errori . fa dire Enrico Ibsen al protagonista di una sua commedia . A quel modo che gli antichi simboleggiavano il tempo coll ' immagine di Saturno che divora i suoi figli , io vorrei suggerire ai moderni simbolisti di rappresentare il Vero coll ' immagine di un figlio che si divora i suoi padri . Ora lo Zola possedeva per l ' appunto ed in grado eminente onesto nostro spirito iconoclastico . Franco d ' ogni riverenza convenzionale , era in lui una sete inestinguibile di verità , ed un bisogno prepotente di confessarla . La massima francese pas tante verité n ' est bonne à dire non faceva per lui . La verità ad ogni costo : ecco la sua impresa . E non si resta di gridarla alto in ogni momento della vita . Dai primi saggi critici all ' ultimo romanzo rimasto abbozzato sullo scrittoio è sempre lo stesso ardore indomito di verità . Udite quel ch ' egli scrisse non ieri , non nel fervore dell ' ultima mischia , ma vent ' anni or sono nella prefazione del volume Une campaigne , : « Oh , provare la : continua ed irresistibile necessità di gridare alto quello che pensiamo e più quando siamo soli a pensarlo , a costo di avvelenarci la vita . Questa è la mia passione ; ne sono tutto insanguinato , ma l ’ adoro e nulla vorrei senza di essa » . E più sotto nello stesso libro : « Muoiano le - convenienze , i riguardi , i sentimenti , cadano i nostri orgogli e le nostre glorie , purché sia la verità » . Non squilla in queste parole tutta la diana risvegliatrice del J ' accuse ? Altri , altri molti ardono di verità ; ma che un idolo si frapponga fra essi ed il vero , ed il loro ardore li rode dentro e si tace . Lo Zola non conosce idoli o quello sol a cui si dà in continuo olocausto . Quando offerse la fama , la pace , la vita perché giustizia fosse resa ad un ignoto di là dei mari , egli fu nel naturale esercizio delle sue facoltà animatrici . Non contendiamo alla Francia il vanto di quel grande spirito veritiero . Ma se da noi gli venne di francarsi da ogni riverenza inibitrice di verità , teniamocene come di assai munifico dono . E ' bello noverare eroi per la verità . E ' più bello che non occorrano eroismi nel asserire il vero .
I TROPI DELLA LOGICA ( VAILATI GIOVANNI , 1905 )
StampaPeriodica ,
Words as a Tartar ’ s bow do shoot back upon the understanding [ le parole , come l ’ arco dei Tartari , colpiscono indietro sul nostro comprendere ] Fr . Bacon ( Adv . of learn , XIV ( II ) ) La difficoltà di descrivere , rappresentare , classificare le attitudini e le operazioni mentali senza ricorrere a metafore desunte dal mondo fisico da lungo tempo ha richiamato l ’ attenzione dei filosofi . Essi non hanno mancato di utilizzar questo fatto per cavarne , a seconda delle loro speciali preferenze , le conclusioni più opposte e disparate . Così mentre il Locke ( Essay III , I , § 5 ) vede in esso una prova e una verifica della sua tesi “ che tutte le nostre nozioni hanno origine dalle impressioni dei sensi ” , il Leibniz invece cerca trarne partito in favore della primordialità delle intuizioni spaziali ( direzione , distanza , moto ecc . : Nouveaux Essais , III , I , § 5 ) . L ’ esame dei vantaggi e degli inconvenienti che l ’ impiego di queste metafore presenta , offre nondimeno un campo di ricerca che si può dire quasi affatto inesplorato . La recente pubblicazione di un volume ( Lady Victoria Welby , What is Meaning ? , London , Macmillan , 1903 ) nel quale è richiamata attenzione all ’ importanza di questo genere di ricerche , mi dà occasione di esprimere in proposito qualche osservazione . Benché di questo argomento non abbiano mancato di occuparsi i cultori di quel ramo di psicologia applicata che i greci chiamavano la retorica , pure le loro trattazioni , dato il fine pratico che avevano in vista , non potevano che riferirsi , quasi esclusivamente , all ’ impiego delle metafore come mezzo di persuasione o di allettamento , e solo incidentalmente al loro ufficio nella prova e nella ricerca . Ciò non toglie che anche in esse si trovino osservazioni di non trascurabile portata filosofica , come ad esempio quella con la quale Aristotele , precorrendo il concetto moderno del simbolismo come un mezzo per economizzare il pensiero , afferma che la causa , per la quale le metafore e i paragoni piacciono e predispongono l ’ ascoltatore in favore di chi li fa , è che essi lo mettono in grado di schivare della fatica , utilizzando in certo modo le cognizioni che già possiede , per l ’ acquisto e l ’ ordinamento di quelle che si vogliono comunicare . A chi si proponga un ’ indagine sistematica sull ’ uso delle metafore come mezzi di rappresentazione dei fatti mentali si presentano due vie da seguire . Allo stesso modo come , in idrodinamica , volendo studiare l ’ andamento di un liquido in moto , si può prendere a considerare una determinata sezione della vena fluida , determinando la velocità e la direzione delle varie porzioni di liquido che passano successivamente per essa , oppure considerare , invece , una data porzione del liquido , determinando la velocità e le direzioni che essa assume successivamente nell ’ attraversare le successive sezioni , così anche qui , o si può partire dalla considerazione di una determinata immagine , esaminando quali siano i vari fatti mentali che essa può essere adoperata a rappresentare , oppure partire da un determinato processo mentale , e passare in rassegna le diverse immagini suscettibili di rappresentarlo . La convenienza di seguire l ’ una piuttosto che l ’ altra di queste due vie è soggetta a variare a seconda dei casi . È naturale che i vantaggi di seguire la prima si presentino tanto più grandi quanto più numerose sono le diverse applicazioni possibili di una data immagine ai processi mentali , mentre la seconda via è tanto più opportuna a seguire quanto più numerose sono le immagini diverse mediante le quali uno stesso procedimento mentale è stato , o può essere , rappresentato . I casi di questa seconda specie si presentano come assai più importanti di quelli della prima per chi , oltre che dall ’ interesse puramente teorico di approfondire l ’ analisi del meccanismo dei processi mentali , sia mosso anche dall ’ intento , relativamente pratico , di ricavare , da tale analisi , delle norme atte a regolare il gioco delle attività dello spirito e a disciplinare il loro svolgimento . È quindi ad essi che sarà rivolta specialmente attenzione nelle seguenti osservazioni , nelle quali , appunto per tale ragione , il procedimento seguito sarà il secondo dei due che ho sopra distinti . Il miglior modo di far rilevare la portata filosofica , che le ricerche sopraddette sono atte ad assumere , mi sembra sia quello di presentarne l ’ applicazione a qualche esempio concreto . Quello che si presenta come più opportuno a tale scopo è quello delle metafore rappresentatrici dell ’ operazione del dedurre . I vari tipi di immagini , adoperate per esprimere il fatto che una data affermazione è deducibile da un ’ altra , si possono classificare grossolanamente sotto i tre seguenti capi : 1 . quelle nelle quali si ricorre al concetto di appoggio , o a quello di sostegno , come avviene , ad esempio , quando si dice che date conclusioni si “ basano ” o si “ fondano ” su date premesse , oppure “ dipendono ” ( o anche “ pendono ” ) da esse , o si “ riattaccano ” ad esse . È così che si parla dei “ fondamenti ” della geometria , delle “ basi ” della morale ecc . ; 2 . quelle che si riferiscono alla relazione di contenere , o includere . Queste si suddividono in due gruppi , a seconda che la conclusione si riguardi come contenuta nelle premesse , oppure , al rovescio , queste ultime si riguardino come contenute nella conclusione , riguardando invece la deduzione come un ’ analisi , o una riduzione , come un ’ operazione , cioè , analoga a quella di un chimico che decompone un corpo nei suoi elementi . Nel primo caso le premesse sono concepite come implicanti , nel secondo come esplicanti ( spieganti ) la conclusione che da esse si deduce ; 3 . le metafore del salire e dello scendere , come quando si parla di conseguenze che “ discendono ” da dati principi , o dei principi ai quali si “ risale ” , o come quando si paragona il “ corso ” del ragionamento a quello di un fiume , e si parla di proposizioni che “ derivano ” ( déecoulent ) o “ sgorgano ” o “ erompono ” o “ emanano ” ecc . dalle premesse da cui sono “ tratte ” . A questo stesso gruppo , o al precedente , si possono aggregare anche le metafore a base biologica , nelle quali si concepiscono le conseguenze di date premesse come “ generate ” dalle medesime o le premesse come delle “ radici ” o dei “ semi ” , ecc . Una caratteristica del primo gruppo di metafore , di quelle cioè che rappresentano il dedurre come un “ appoggiare ” o “ appendere ” un ’ affermazione ad un ’ altra , consiste in ciò che esse si prestano a dar corpo a una delle più radicali obbiezioni che possono essere sollevate contro la deduzione come mezzo di prova , all ’ obbiezione cioè che Leibniz qualificava ( con un ’ immagine che si riferisce , come vedremo , al secondo gruppo di metafore da noi considerate ) col nome di “ difficultas Paschaliana de resolutione continuata ” . Questa obbiezione - che certamente Pascal non è stato il primo a sollevare e che non ha mai cessato di essere enunciata , sotto le forme più diverse , a cominciare da quando il concetto della deduzione come forma speciale di ragionamento si presentò alla mente dei primi sofisti greci - consiste nell ’ osservare che tutti i processi , nei quali si cerca provare qualche affermazione deducendola da altre , si devono basare in ultima analisi su delle affermazioni che alla loro volta non possono essere dedotte da alcun ’ altra , , su affermazioni , cioè , che non possono essere provate se non ricorrendo a qualche altro procedimento ( induzione , intuizione , ecc . ) di cui la deduzione non può garantire la validità ( l ’ obbiezione è espressa colla massima energia da Aristotele , Analyt . Poster . , lib . I , cap . 3 ) . La certezza , quindi , che compete alle conclusioni di un ragionamento deduttivo , per quanto rigoroso , non può in alcun modo esser ritenuta superiore a quella che siamo disposti ad attribuire a delle affermazioni non giustificabili per mezzo di deduzione , di modo che la deduzione , lungi dal dover essere riguardata come il tipo dei processi mentali che conducono a conclusioni sicure , sarebbe da riguardare solo come un mezzo per fare partecipare un maggior numero di affermazioni alla certezza che , indipendentemente affatto da ogni ragionamento deduttivo , alcune nostre credenze già possederebbero . Chi deduce non sarebbe quindi un produttore , ma un distributore di certezze , un rivenditore al minuto di una merce che la sua attività non contribuisce in alcun modo a produrre . A quali artifici fossero costretti a ricorrere quelli tra i filosofi ai quali premeva difendere la dignità e il valore probativo della deduzione contro l ’ obbiezione suddetta , si vedrà meglio quando passeremo ad esaminare il secondo gruppo di metafore rappresentatrici della deduzione , quelle cioè che potremmo caratterizzare come le metafore chimiche . Ciò che per ora importa notare è che , qualunque opinione si possa avere sull ’ esistenza o no di premesse che non abbiano bisogno di essere alla loro volta provate , essa non può affatto pregiudicare la questione del maggiore o minor valore della deduzione , considerata anche soltanto come mezzo di accertamento delle nostre cognizioni . Non ostante , infatti , le suggestioni contrarie , derivanti dalle immagini che rappresentano le premesse come delle “ colonne ” o degli “ uncini ” da cui le conclusioni sono sostenute , i vantaggi che si ricavano , in riguardo alla certezza delle nostre opinioni , dal riconoscere che una proposizione è deducibile da altre , non consistono sempre , né esclusivamente , nel fatto che essa venga in tal modo a fruire della maggior certezza di cui queste ultime godono . Il caso opposto , quello cioè nel quale la verità e la certezza delle conclusioni , deducibili da date premesse , serve ad accrescere e a consolidare la certezza delle premesse medesime , non è né meno frequente né meno importante a considerare . I due vantaggi si riscontrano , anzi , ben raramente disgiunti l ’ uno dall ’ altro , in quanto non v ’ è ramo di ricerca ( neppure la geometria ) nel quale le premesse siano così indubitabilmente sicure da non poter ricevere qualche ulteriore plausibilità dal fatto di condurre a conclusioni approssimativamente verificabili , mentre non v ’ è nessun fatto ( ad eccezione , forse , delle cosiddette testimonianze della coscienza , escludenti ogni elemento di previsione ) la cui credibilità non possa eventualmente essere accresciuta dal fatto di essere in accordo con le conseguenze di qualche teoria anteriormente accettata . Il che è tanto vero che , quando ci troviamo davanti a fatti eccezionalmente strani ( cioè troppo in contrasto con quelli che le nostre prevenzioni ci condurrebbero ad aspettare ) , quelle constatazioni , o testimonianze stesse , che basterebbero a farceli credere se il suddetto contrasto non sussistesse , sono spesso insufficienti a con vincerci della loro realtà : come avviene , per esempio , nei casi ai quali si applica la celebre argomentazione di Hume sui miracoli . La relazione tra le premesse e le conclusioni di un ragionamento deduttivo non è quindi correttamente descritta dal dire che queste si appoggiano su quelle , a meno che , all ’ immagine volgare di un oggetto appoggiato a un altro , si sostituisca l ’ altra , , più generale e più scientificamente precisa , di due corpi che si attraggano e dei quali quindi ciascuno , quando sia a contatto con l ’ altro in modo che si eserciti pressione tra loro , può esser riguardato come sostegno dell ’ altro . Il domandarsi allora su che cosa poggiano le verità fondamentali , alle quali un dato ordine di deduzioni dà luogo , apparirebbe non meno irragionevole del chiedere , per esempio , perché la terra resti sospesa nel vuoto e perché non abbia bisogno di sostegni che la sorreggano ( a quei logici poi che , estendendo la stessa immagine del ‘ sostegno ’ ' anche al caso dell ’ induzione , vanno cercando il “ fondamento ” di questa ultima , si potrebbe far notare come un ’ induzione con fondamento , cioè per la quale si fosse in grado di addurre qualche ragione “ giustificante ” la conclusione che con essa si trae dai fatti osservati , cesserebbe per ciò solo di essere un ’ induzione , per diventare una deduzione , sia pure “ appoggiata ” a qualche altra induzione anteriore . A meno di chiamar fondamenti di un induzione i fatti particolari dalla cui constatazione essa prende le mosse si deve ammettere che l ’ induzione è , per definizione , un ragionamento senza fondamenti ) . Analoghe osservazioni si applicano all ’ immagine che rappresenta le conclusioni come attaccate alle premesse per mezzo del filo del ragionamento . Anche con questa immagine , infatti , la diffusione e la comunicazione della certezza sono concepite come effettuantisi in una sola direzione , cioè dalle premesse alle conclusioni : non si tien conto , cioè , del fatto , che la deduzione può servire anche allo scopo opposto , allo stesso modo come la corda colla quale si legano tra loro degli alpinisti in una ascensione pericolosa serve tanto a garantire la sicurezza dell ’ ultimo come del primo di essi , o di qualunque altro di quelli che ne sono avvinti . I processi deduttivi , nei quali la certezza delle affermazioni , che si prendono come punto di partenza , prevale su quella delle conclusioni alle quali esse conducono , si qualificano ordinariamente col nome di dimostrazioni , mentre quelli nei quali il contrario avviene , nei quali , cioè , dei fatti sicuri sono riattaccati a premesse discutibili , si qualificano ordinariamente col nome di spiegazioni . Ma tanto gli uni quanto gli altri sono egualmente processi deduttivi , ed in ambedue i casi si ha egualmente bisogno di tutto l ’ apparato e di tutti i sussidi dai quali l ’ operazione del dedurre può essere facilitata e garantita . Si può anzi affermare che l ’ aver preso coscienza di ciò - l ’ aver cioè riconosciuto che , anche quando le premesse di un ragionamento deduttivo sono meno certe delle eventuali conseguenze che se ne traggono , rimane nondimeno importante procedere con rigore , con coerenza , con precisione - costituisca una delle principali caratteristiche dell ’ attitudine del pensiero scientifico moderno di fronte a quella tipicamente rappresentata dal pensiero greco . Questo infatti , mentre manifestava il massimo ardire costruttivo in quei campi nei quali , come nella geometria , la certezza del punto di partenza raggiungeva il massimo grado , nei campi invece nei quali , come nella fisica e nella meccanica , tale fatto non avveniva , non riesciva sollevarsi che di poco ( eccetto in parte nell ’ astronomia ) al di sopra di un empirismo grossolano , incapace di vedere tra i fatti altre connessioni che quelle che si presentano spontaneamente a chi li osserva passivamente senza giovarsi di qualsiasi preconcetto ordinatore o selettivo . Passando ora al secondo gruppo di metafore , e anzitutto a quelle che rappresentano la deduzione come un processo diretto a estrarre dalle premesse ciò che vi è già contenuto , la prima osservazione da fare è che anche esse , come quelle del gruppo precedente , tendono indebitamente a deprimere e sminuire l ’ importanza della deduzione rispetto agli altri processi di ragionamento o di ricerca . Dire infatti che le conclusioni di un ragionamento deduttivo si trovano già , sia pure implicitamente , contenute nelle premesse , differisce ben poco dal dire che le prime , non solo non affermano niente di più , ma , anzi , affermano qualcosa di meno , di quanto nelle premesse stesse si trovi già asserito . È noto il modo col quale il primo gran teorico della deduzione , Aristotele , ha tentato di parare a questa obbiezione . Egli ricorre ad un altro paragone , basato sul suo favorito contrasto tra forma e materia . Paragona , cioè , il lavoro di chi deduce a quello dello scultore che , pur levando da un masso alcune delle sue parti , ottiene qualche cosa che vale più del masso medesimo . Se , invece di una statua , egli avesse parlato d ’ uno strumento o d ’ un ’ arma , per esempio d ’ una lente o d ’ un pugnale , costruiti parimenti col levare , da una data porzione di materia prima , delle parti la cui presenza sarebbe d ’ ostacolo allo scopo al quale lo strumento o l ’ arma devono servire , il paragone sarebbe stato ancora meglio adatto a porre in luce l ’ ufficio della deduzione come attività organizzatrice delle cognizioni in vista del raggiungimento di fini determinati , non escluso s ’ intende quello di guidare alla ricerca dell ’ acquisto di nuove cognizioni ( “ La parte val meglio del tutto ” è uno dei proverbi che più frequentemente ricorrono nei dialoghi di Platone ) . Il contrasto fra il processo di deduzione e gli altri , puramente o predominantemente passivi , di osservazione , di contemplazione , di registrazione dei dati dell ’ esperienza o dell ’ intuizione , , potrebbe infatti essere paragonato a quello che intercede tra le operazioni di censimento , dirette solo a riconoscere e descrivere lo stato della popolazione in un dato paese e tempo , e quelle di coscrizione , aventi invece in vista di scegliere e determinare quella parte di una data popolazione che è valida a portare le armi ( sul significato , originariamente militare , del termine greco indicante l ’ ordinamento deduttivo di una data trattazione , è da vedere l ’ interessante monografia di H . Diels , Elementum , Teubner , 1899 ) . Ma anche in un altro senso , affatto opposto al precedente , come già si accennò indietro , le immagini riferentisi al contenere sono suscettibili di rappresentare la relazione fra le premesse e le conclusioni di un ragionamento deduttivo . Si può cioè riguardare le premesse , dalle quali una data conclusione è dedotta , non come includenti o implicanti la conclusione stessa , ma al contrario come gli elementi più semplici di cui essa si compone , e nei quali essa può venir risoluta . È l ’ immagine preferita da Platone quando nel Teeteto ( 206–8 ) paragona le premesse fondamentali delle singole scienze alle lettere dell ’ alfabeto ( grecata ) , dalla cui combinazione risultano le sillabe , le parole , le frasi . Ed era naturale che , come lo dimostra il titolo stesso dell ’ opera d ’ Euclide , , questa immagine trovasse speciale favore fra i geometri , in quanto nessun ’ altra è così atta a ribattere l ’ obbiezione di cui abbiamo parlato indietro . Alla luce , infatti , di questo paragone , tale obbiezione compare come poco meno assurda di quella che si volesse sollevare contro l ’ ingegno o l ’ originalità di un poeta osservando che tutte le parole da lui adoperate sono già registrate nel dizionario ( sull ’ origine della parola latina scelta - da Lucrezio e da Cicerone - per tradurre il termine greco stichium , lo stesso Diels ha un ’ ipotesi ingegnosa che può sembrar strana a chi non conosca le prove che egli adduce per sostenerla . Con elementa i latini avrebbero indicato originalmente i pezzetti di avorio - elepenta , elephanta - di cui si servivano gli intarsiatori . Anche Quintiliano parla - I , I . 26 - delle “ eburneas literarum formas ” che erano in uso per insegnare l ’ alfabeto ai bambini ) . A questo notevole vantaggio che la rappresentazione , che abbiamo chiamata chimica , della deduzione offre di fronte agli altri modi di rappresentazione , prima esaminati , si contrappone tuttavia un inconveniente che è interessante notare . Essa tende cioè a fare attribuire alla distinzione tra verità semplici e verità complesse un valore assai superiore a quello che essa merita , e a presentare come l ’ ideale supremo della ricerca scientifica la determinazione di verità assolutamente primordiali , indecomponibili , atomiche , atte a generare tutte le altre mediante i loro vari aggruppamenti . È nel Leibniz soprattutto che questa idea si presenta sotto la forma più classica , ed è noto il suo paragone delle verità ai numeri , ciascuno dei quali , se non è un numero primo esso stesso , è sempre decomponibile , e in un solo modo , in una determinata serie di fattori primi . Si viene con ciò a perdere di vista che , alla domanda se una data proposizione sia dimostrabile o no , si può dare diversa risposta a seconda della scelta che si faccia delle altre proposizioni di cui si intende permettere l ’ uso nella dimostrazione che se ne richiede . Il che vuoi dire che la semplicità o complessità di una data affermazione sono qualche cosa di estremamente relativo , qualche cosa che dipende dal proposito al quale l ’ affermazione stessa si riferisce , dal luogo dove la si enuncia , dall ’ indole della trattazione di cui fa parte , ecc . Se si vuol quindi continuare a parlare della deduzione come di un ’ analisi , bisogna ben tener presente come le proprietà di cui tale analisi gode sono ben diverse da quelle proprie dell ’ analisi chimica , nella quale non potrebbe certamente presentarsi il caso che , tra i composti di un dato corpo , si trovassero anche gli elementi di cui esso si compone . È da notare , a tale riguardo , la perfetta analogia tra il processo di deduzione e quello di “ definizione ” . Il domandare se una data proposizione è dimostrabile o no , o se un dato concetto è definibile o no , senza indicare , nel primo caso quali sono le premesse che si accettano , e , nel secondo , quali sono i concetti che si presuppongono dati , non ha maggior senso del domandarsi se un dato corpo si muove o sta fermo , senza indicare quali sono gli altri corpi dai quali intendiamo considerare le sue successive distanze . Il concetto della definizione come un processo di decomposizione , o analisi , delle nozioni nei loro elementi più semplici e più generali porta immediatamente a porre in contrasto la relazione in cui questi si trovano , di fronte alle nozioni che concorrono a costituire , con quella , inversa , in cui si trovano invece gli individui , rappresentati da un dato concetto , di fronte a quelli , più numerosi , rappresentati dai concetti più generali mediante i quali esso è definito . Di qui la distinzione , tanto importante nella logica , tra l ’ estensione e la comprensione d ’ un dato concetto , così chiaramente caratterizzata già da Aristotele ( Metafisica , lib . IV , cap . 25 : “ Le specie sono dette essere parti del genere ... il genere anche detto parte della specie ... ” ) . Anche le metafore del terzo gruppo , quelle cioè che qualificano il passare dalle premesse alla conclusione come un discendere , e il ricercare le premesse d ’ una conclusione come un ascendere o un risalire , hanno questo di comune con quelle del tipo ora esaminato , che esse sono applicabili a rappresentare , oltre che il processo di deduzione , anche quello di definizione . Questo è infatti spesso caratterizzato anche come consistente nel risalire dalle intuizioni particolari ai concetti più generali sotto i quali esse rientrano . Di questa ultima immagine non è che una variante quella rappresentata dal cosidetto albero di Porfirio , nel quale le successive diramazioni , che si staccano dal tronco , rappresentano le nozioni sempre più determinate che si ottengono introducendo gradualmente , nella classe più generale e comprensiva possibile , quella cioè delle cose esistenti , un numero sempre più grande di specificazioni e qualificazioni , finché si arrivi alle nozioni corrispondenti ai singoli individui o a dati fatti particolari . Un inconveniente non trascurabile che sorge da questo doppio impiego delle metafore dei due ultimi gruppi sopra considerati , dal fatto cioè che esse servono , nello stesso tempo , a esprimere le relazioni tra le premesse e le conclusioni e quelle tra una nozione e le altre più generali che vi sono comprese , sta in ciò , che esse vengono in tal modo a favorire l ’ idea che il dedurre sia un passare dal generale al particolare , e a far riguardare la maggior generalità delle premesse di fronte alle conclusioni come una caratteristica essenziale del ragionamento deduttivo . È difficile spiegare per quale altra via questo modo di concepire la deduzione possa avere acquistato favore quando si pensa alla frequenza con la quale i processi dimostrativi in cui avviene precisamente il contrario ( nei quali cioè le conclusioni comprendono alcune delle premesse come casi particolari ) si presentino nella scienza deduttiva per eccellenza , la matematica ( il campo stesso della logica pura ne offre esempi tipici , come è stato recentemente rilevato dal Couturat , Congrès de Genève ) . Per quanto tuttavia riguarda le immagini che rappresentano la deduzione come un ascendere ai principi , il suddetto inconveniente è largamente compensato dalla corrispondenza che esse stabiliscono tra la condizione di chi si colloca al “ punto di vista ” dei principi generali , e quella di chi , osservando un panorama da un ’ altura , è in grado di riconoscere con un solo sguardo , fra le varie parti e regioni che gli stanno davanti , delle relazioni che sfuggirebbero , o non potrebbero esser rilevate che con molta fatica , da chi si trovasse più basso . Un concetto analogo è anche espresso dalle frasi che caratterizzano il processo di dimostrazione , o di spiegazione , come un processo di rischiaramento ( Erklärung ) , in quanto anche la presenza della luce ha l ’ effetto di render possibile ad un tratto il riconoscimento delle posizioni rispettive degli oggetti illuminati , posizioni che in mancanza di essa non potrebbero essere determinate che con l ’ assoggettarsi agli urti e alle collisioni accompagnanti inevitabilmente i tentativi di mettersi successivamente in contatto con ciascuno di essi . Di fronte a quest ’ ultima metafora , tuttavia , quella prima considerata del salire presenta il vantaggio di suggerire , oltre al concetto di vedere , anche quello del comandare e del potere , come quando si parla di alture dalle quali si domina una data regione ( a commanding view ) .
FEMINISMO ( PIRANDELLO LUIGI , 1909 )
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Tre , quattro , cinque argomenti che , per la qualità degli individui e per la importanza che mi pareva avessero le cose , io sottoposi questa mattina all ' esame e alla virtù condensatrice del dottor Paulo Post , furono accolti da una alzata di spalle appena appena sdegnosa e da un sorriso di compatimento , che voleva dire : Ma che ! Lei ci crede ? Il dubbio , o piuttosto , il timore ch ' io ( come veleno che sta in ogni coda ) espressi nella fine del mio articolo precedente , che cioè molti eroi dei giorni nostri e molte questioni e politiche e sociali e letterarie , che oggi tanto ci appassionano e a cui diamo tanto peso e tanto valore , sottoposti al cannocchiale rivoltato del mio dottore , non sarebbero più veduti , si avverava purtroppo . Ma come ! mi provai a protestare . È mai possibile che siano davvero come nulla uomini di tanto bella reputazione , dottor mio ? Ci pensi un po ' ! Si sforzi di vederli ... Il dottor Paulo Post chiuse gli occhi , a questa mia esortazione ; chinò il capo sul petto , e si mise a recitare a lento , con una voce che pareva arrivasse da lontano : Fu don Valeriano Castiglione uomo celeberrimo ; esaltato a gara dai più grandi letterati ; conteso dai più grandi personaggi del suo tempo . E di magnifiche lodi lo onorò papa Urbano VIII ; e il cardinal Borghese e il viceré di Napoli , don Pietro di Toledo , lo sollecitarono a descrivere , il primo i fatti del pontefice Paolo V , l ' altro le guerre del re cattolico in Italia ; e l ' uno e l ' altro invano . Fu da Luigi XIII , re di Francia , per suggerimento del cardinal di Richelieu , nominato suo istoriografo ; e nominato istoriografo eziandio fu da Carlo Emanuele duca di Savoja . In lode di lui , per tralasciare altre gloriose testimonianze , la duchessa Cristina , figlia del cristianissimo re Enrico IV , poté in un diploma , con molti altri titoli , annoverare « la certezza della fama ch ' egli ottiene in Italia , di primo scrittore de ' nostri tempi » . Il dottor Paulo Post , recitato questo passo , aprì gli occhi , alzò il capo , e mi disse : Veda , veda così nella storia , caro signore , i suoi letterati d ' oggi di più bella reputazione : Gabriele d ' Annunzio , poniamo ; e mi sappia dire se , volendo così glorificarlo , per la certezza della fama ch ' egli ottiene in Italia , di primo scrittore de ' nostri tempi , non possa avvenire che da qui a tre secoli si debba per avventura rider di lui , così come noi oggi ridiamo del celeberrimo don Valeriano Castiglione , ornamento e splendore della biblioteca dell ' impareggiabile don Ferrante manzoniano . Lei rimanga qui e lo veda là , il suo D ' Annunzio . Nel seicento ? Tre secoli indietro . Io lo vedo là , e tuttavia come se questi tre secoli per lui non fossero di già passati . In somma , presente e nel seicento . Guardi bene , caro signore , perché è qui la vera essenza della mia filosofia . Lo vede ? Davanti a lei , e accanto a don Valeriano Castiglione . E ora non le sembra che sia per lo meno prudente non tenerlo in quel conto , in cui don Ferrante teneva il Castiglione ai suoi giorni ? Sarà così , diss ' io . Lasciamo stare il D ' Annunzio . Volentieri io vedrei da lontano , caro dottore , qualcuna delle più vive questioni sociali del momento . Per esempio , il feminismo . Mi aspettavo un ' altra alzata di spalle appena appena sdegnosa , un altro sorriso di compatimento . Invece , il dottor Paulo Post con una certa inquietudine volse il capo indietro , dal vecchio seggiolone di cuojo in cui stava sprofondato innanzi a me , presso la finestra dello studio , e chiamò : Pietra ! Una voce gutturale , maschile , rispose con mio grande stupore dal fondo dello studio , ove tra scaffali pieni zeppi di libri troneggiava una mastodontica scrivania sovraccarica anch ' essa tutt ' intorno di libri e di carta ammucchiata . Parla pure , papà disse quella voce . Non sospettavo nello studio la presenza di un altro essere vivente . Mia figlia , la seconda , mi spiegò il dottore . Attende da alcuni giorni a riordinare il mio schedario . Non vorrei parlare innanzi a lei su l ' argomento ch ' ella mi propone . Feminista ? domandai io con una certa grazia timida e confusa . Sissignore ! mi rispose con fermezza , balzando da tutta quella babilonia di libri e di carta , una testa rossa , arruffata , con gli occhiali a staffa , che le ingrandivano enormemente e confusamente gli occhi . Restai un po ' sbigottito . La testa scomparve subito , per fortuna , dietro i libri ; e di là , come da sotterra , la voce gutturale , maschile , ripeté : Parla pure , papà : non ti sento . Ecco , disse allora il dottor Paulo Post è una faccenda , questa , un po ' complicata . Il feminismo è , al pari di tante e tant ' altre cose , una costruzione ideale dei nostri giorni . Prendiamo , caro signore , una vescica e riempiamola di vento . Abbiamo un bel palloncino . Diamogli un po ' di filo , e lasciamolo lì per aria , così gonfio , un giorno . Il giorno dopo , lo troveremo un po ' meno gonfio , e via via ancor meno dopo il secondo , dopo il terzo , dopo il quarto giorno . Il filo s ' allenta sempre più e il palloncino , via via più piccolo e più raggrinzito , s ' abbassa , finché casca giù , di nuovo vescica sgonfiata . Questa vescica , che diviene palloncino e poi pellacchia di nuovo , non è però soltanto il feminismo , signor mio ! È la sorte di tutte le composizioni ideali . Si reggono , stanno in aria , finché son piene di vento , cioè del sentimento nostro . Man mano , col tempo , questo sentimento , di cui noi le abbiamo riempite , vien meno , sfuma . La storia è piena di tutti questi palloncini sgonfiati , che lei può magari rigonfiare con l ' arte soffiandovi dentro il suo sentimento , cioè un altro po ' di vento con cui le donne hanno riempito questo loro palloncino del feminismo . Pietra ! chiamò di nuovo , a questo punto , il dottor Paulo Post . Oh Dio , papà smaniò dietro la scrivania la figliuola . Ti ho detto , parla pure , non ti sento ! E va bene ! Allora riprese il dottore vediamo se questo vento è sbuffo di stizza , vapor di testa o respiro di buon senso . La vita è oggi , si sa , difficilissima . Tutto è caro ! Ogni professione , ogni impiego offre guadagni mediocri e insufficienti . Ora le donne , signor mio , han compreso bene , poverine , la ragione per cui diventa loro di giorno in giorno più difficile il trovar marito . Il veder frustrata , intanto , la loro naturale inclinazione ( perché come l ' uomo desidera la donna , la donna desidera l ' uomo , per quanto spesso apertamente non lo possa o non lo voglia dire ) , il dover soffocare il loro bisogno istintivo , le ha un po ’ esasperate e le fa un po ' farneticare . Ma tutta questa loro rivolta ideale contro i così detti pregiudizii sociali , tutte queste loro prediche fervorose per la così detta emancipazione della donna , che altro sono in fondo se non una sdegnosa mascherata del bisogno fisiologico , che si muove sotto ? Le donne vogliono lavorare per trovar marito , signor mio . È un rimedio , questo , suggerito dal loro naturale buon senso . Ma , ahimè , il buon senso , il buon senso è nemico della poesia ! E anche questo capiscono le donne : capiscono cioè che una donna , la quale lavori come un uomo , fra uomini , fuori di casa , non è più considerata dalla maggioranza come l ' ideale delle mogli , e si ribellano contro a questo modo di considerare , che frustra il loro rimedio , e lo chiamano pregiudizio . Ecco il loro torto , in fondo in fondo scusabile però . Supporre che la donna , praticando continuamente con gli uomini alla fine si debba immascolinar troppo ; prevedere che la casa , senza più le cure assidue , intelligenti , amorose della donna debba perdere quella poesia intima e cara , che è la maggiore attrattiva del matrimonio per l ' uomo ; supporre che la donna , cooperando anch ' essa col proprio guadagno al mantenimento della casa , non debba aver più per l ' uomo quella devozione e quel rispetto , di cui tanto essa si compiace : non sono pregiudizii ; sono tristi necessità per cui la composizione ideale del feminismo si scompone e si scioglie nella questione più vasta delle tristissime condizioni economiche e sociali dei giorni nostri . Si scioglie , senza lasciar residui , signor mio , creda pure . Soltanto , quel po ' di pellacchia sgonfiata ... Vorrei io dissi piano , in un orecchio al dottore , prima d ' alzarmi per tòr commiato vorrei ora sentir come la vede la signorina sua figliuola ... Caro signore mi rispose aprendo le braccia , il dottor Paulo Post . Le donne non possono veder da lontano questa questione . O potrebbero a un solo patto : che avessero cioè il marito vicino , mi spiego ? Io scappo ancora .
StampaQuotidiana ,
Ora si conosce la vera ragione della morte dell ' elefante che Menelik regalò a S.M. Umberto I e che questi donò al Municipio di Catania . La grotta in cui la bestia fu messa era buia , umida e l ' elefante era nutrito di erbaccie malsane . Si deplora il modo poco conveniente con cui si curò questo bellissimo dono meraviglia del giardino Bellini
LE AMANTI ( SERAO MATILDE , 1894 )
Narrativa ,
ÿþLA GRANDE FIAMMA . A Rocco Pagliara . I . Nell ' ora tarda della sera , partita l ' ultima persona amica o indifferente , per la quale essa provava l ' orgogliosa e invincibile necessità di mentire , chiuse tutte le porte ermeticamente , piombata la casa nel profondo silenzio notturno , interrogate con lo sguardo sospettoso fin le fantastiche penombre della sua stanza solitaria , dove sola vivente era una pia lampada consumantesi innanzi a una sacra immagine , prosciolto il suo spirito dall ' obbligo della bugia e le sue labbra dall ' obbligo del sorriso , ella si lasciava abbruciare dalla grande fiamma . Immobile , con le palpebre socchiuse e le mani abbandonate lungo il corpo , ritta come un bianco fantasma nel mezzo della sua stanza , sentiva un flusso di calore salire alle guancie delicatamente brune e smorte , un flusso di calore vivificarle il cervello , un ' onda di lacrime calde pungerle i bellissimi grandi occhi bruni . Scorrevano taciturnamente , senza singhiozzi , le lacrime calde sulle guancie e le avvampanti guancie se le ribevevano : dal cuore e dal cervello che ardevano , si diffondeva per tutta la persona l ' impetuoso torrente di quel calore ed ella sentiva tutte le sue piccole vene palpitare nella fiamma che le dilatava . Lo scoppio della passione lungamente represso , in quel generoso organismo , assumeva la forma di febbre ad altissima temperatura : ed essa , vacillante , come se avesse smarrito il senso di ogni altra cosa che la sua febbre non fosse , si lasciava cadere sul letto , rigida , con la vestaglia bianca che si stendeva come un sudario sul broccato scuro della coltre . Così , sola , con gli occhi sbarrati ove si disseccavano le estreme lacrime , guardando il soffitto pieno di ombre , col petto sollevato da affannosi sospiri come i febbricitanti , ella abbruciava di passione per l ' assente , per il lontano : nè le sue labbra convulse osavano pronunziarne il dolce nome , temendo che le fatali sillabe pronunziate in quel silenzio , in quella solitudine , rivelassero a tutto il mondo il suo segreto . Sopra un fondo di fiamma , nella sua fantasia che vampeggiava , ella vedeva scritte le sillabe divoratrici di quel nome , in lettere nere e vive , talvolta immobili , talvolta confondentisi in una bizzarra danza ; ma non osava pronunziare quelle sillabe seduttrici ; temeva di struggersi , dicendole ; temeva di morire di dolcezza , pronunziandole . Quell ' entrata così vibrante di febbre appassionata , nelle prime ore della notte , si ripeteva due o tre volte ; pareva che ella si assopisse in un soave abbruciamento di sangue , in un seguirsi di fiammeggianti visioni , dove talvolta , accanto al nome adorato , si veniva a delineare vagamente un fiero profilo maschile , dove uno sguardo superbo e amoroso lampeggiava ; ed ella sentiva tutto il suo spirito carezzato , cullato da questa visione ; la veglia si tramutava in sopore febbrile e in sogno . Ma , ogni tanto , la visione diventava così vera , così viva , così fremente di amore che ella udiva , sì , udiva , una voce sommessa pronunziare il suo nome : ella trabalzava , ripresa da un soffocante impeto di passione , cercando con le mani , nell ' oscurità , quelle calde mani amate ; soffocava , bruciava . Si levava come un ' anima errante , andava al balcone , sollevando la pesante tenda di broccato , schiudendo le imposte di legno , appoggiando l ' acceso volto sul gelido cristallo . Era alta la notte ; nella strada non passava alcuno ; spesso , il freddo vento notturno agitava le fioche luci dei lampioni , riempiendo la via di bizzarre forme oscure ; o qualche viandante in ritardo , ignoto , a capo basso , passava senz ' accorgersi di quel balcone quietamente , mitemente , illuminato , dietro il quale stava un ' ombra immobile ; qualche malinconica carrozza notturna , vuota , dal cocchiere sonnacchioso , dal sonnacchioso cavallo , veniva lentamente dall ' alta ombra della via , si perdeva lentamente , lontana , nella bassa ombra della via . Ella guardava questo spettacolo di oscurità e di pace , con gli occhi intenti , sentendo il freddo esteriore penetrare dalla fronte , dalle guancie , dalle labbra che quasi baciavano il cristallo : la sua febbre si calmava ; le vene battenti si chetavano ; il petto , oppresso , respirava più liberamente ; macchinalmente ella si staccava dai cristalli , richiudeva le imposte , lasciava ricadere le molli , strascicanti tende di broccato , faceva un paio di giri nella sua stanza , guardando talvolta nell ' alta e stretta specchiera la sua figura bianca e i suoi occhi che bruciavano sempre . Come tutti quelli che soffrono d ' insonnia , per una forte causa morbosa o per una forte causa morale , ricoricandosi , ella sentiva come un grande refrigerio , dolcissimamente parea che si dovesse addormentare nel ricordo , nella speranza del suo amore . La passione consumatrice nell ' ora che fuggiva , si faceva tutta tenerezza letificante , diventava un fresco soffio che le alitava sulla fronte , sugli occhi , sulle labbra , sulle mani , come a vincerne il bruciore , ed ella si assopiva , nuovamente , con le labbra che si muovevano a una benedizione . Ma , ad un tratto , un incubo mostruoso , senza nome , qualche cosa come un ' orribile paura , la scuoteva , la faceva balzare sul letto , come cercando soccorso , non sapendo , non conoscendo , non pensando più nulla , vinta da uno spavento folle . Era allora che , levatasi , nella penombra , in preda a un delirante bisogno di soccorso , ella andava a buttarsi innanzi alla sacra immagine , prostrandosi sul gradino dell ' inginocchiatoio , abbassando il capo sul duro legno di quercia , dicendo rapidamente le preghiere , per non pensare , per non sentire , pregando , pregando , pregando , con un fervore di anima disperata , restando lì , attaccata a quel legno , come se fosse quello della sua salvazione . Ma sia che l ' alba la sorprendesse dietro i cristalli del suo balcone , o distesa sul letto con gli occhi spalancati , o sonnecchiante malamente , o immersa in preghiere con le labbra frementi sui grani di legno del suo rosario , certo che , a quell ' ora gelida , la sua febbre era domata , era caduta : ella tremava di freddo , pallida , con le labbra violacee , con la bocca amara , con le ossa rotte , quasi uscisse dal terribile abbraccio della terzana ; il viso le si era allungato e come pietrificato in un ' espressione di sofferenza ; i capelli le ricadevano sul collo , disciolti , prendendo certi profili tragici , che solo le chiome delle donne appassionate hanno . Invano cercava di riscaldarsi , buttando sul letto una pelliccia , facendo un gran fuoco nel caminetto , accendendo tutti i lumi della sua stanza : fra quel grande calore esteriore ella batteva i denti , si addormentava rabbrividendo , rabbrividendo , livida , con la fiamma del caminetto che crepitava , con le candele la cui fiammella strideva nel calore , col sole mattinale che entrava , scintillando , fra i velluti , i broccati e le pelliccie , non giungendo a riscaldare quel gelido corpo di donna dormiente , dalle palpebre scure e fredde come il granito , dalle labbra assottigliate e tremanti ancora di freddo . Come la mattinata scorreva , entrava la cameriera , trovando le candele che si consumavano , le legna arse che si coprivano di cenere , il sole che invadeva tutta la stanza gaiamente , e quel cadavere dormiente , che riaprendo gli occhi , rabbrividiva ancora , come se ritornasse dal gelo di un sepolcro . Ogni mattina , sopra un piatto di argento , la cameriera porgeva una lettera . Ma già la maschera umana aveva velato la sembianza della povera febbricitante : ed ella stendeva la mano , con indifferenza , a prendere quella lettera , aspettava che la cameriera avesse spento i lumi , riacceso il caminetto , spalancato le imposte al sole , aspettava , intorpidita e immobile . - Si sente male ? - diceva la cameriera , guardando il volto bruno e smorto della sua padrona che ella amava . - No : ho freddo - mormorava la padrona , stringendo la lettera d ' amore nella mano sottile e agghiacciata , senza neppure guardarne la busta , come se fosse inutile aprirla . La fanciulla devota le riassettava le molli coltri scomposte dall ' insonnia , le rialzava i cuscini disordinati su cui era abbandonata la foltezza dei capelli neri , la interrogava con una umile occhiata : ma vista la padrona tutta perduta in un pensiero , usciva discretamente dalla stanza , chiudendone la porta , aspettando di esser chiamata per ritornare . Allora soltanto , con un atto breve , quasi convulso , la smorta signora faceva saltar via la busta lacerata e leggeva la lettera tutta bruciante di passione che il suo amore le scriveva . Lettera incoerente e puerile , balbettìo talvolta bizzarro , talvolta monotono di frasi stravaganti che si ripetevano , si accavallavano , si confondevano , si affannavano sulla carta , come nell ' anima malata di chi le scriveva . Eppure egli non era nè un fanciullo , nè un pazzo , nè un infermo ; era un uomo di trent ' anni , vigoroso , completo nella sua manifestazione morale , che aveva saputo vivere , amare , soffrire . Era un forte lottatore che le aveva coraggiosamente combattute le sue battaglie , talvolta vinto , spesso vincitore , mai domato : era un sagace conoscitore di sè stesso , delle cose e degli uomini , capace di grande scetticismo e di grande entusiasmo , poichè questa è la vita , e saggio chi sa apprezzarla e viverla così . Eppure quell ' amore nato tardi , nato improvvisamente , come quei misteriosi e voluttuosi fiori del tropico che germogliano ricchi e violenti , in una notte , quell ' amore impetuoso destinato a essere soffocato sotto le apparenze fallaci della cortesia , gli faceva tremare i polsi come se lo assalisse , a ogni suo nuovo tumulto , il ribrezzo tragico dell ' agonia . In certe ore di pensiero , quando gli era concesso di dialogare con l ' anima sua , egli si stupiva della brevità di quella passione , della sua semplicità , mentre sentiva dentro sè scardinato ogni senso della realtà , mentre si sentiva preso per la vita e per la morte . Una sera , in un ballo , egli aveva scambiato poche parole con la bruna e pallida signora che ancora portava il nero vestito del lutto , dopo tre anni di vedovanza , che bizzarramente trascinava al ballo il nero vestito e la persona stanca , senza sorrisi , senza gioia : e come per un ' attrazione ipnotica , egli aveva seguito dovunque il nero strascico di velluto ondeggiante , cupo velluto bruno , simile alle acque nere di un lago che gli alberi coprono : egli aveva fissato gli occhi sedotti sopra la mezzaluna di opali lattee , scintillanti in riflessi siderali azzurrini , che mettea una luce selenitica fra i neri capelli di donna Grazia : e come la snella persona muliebre si muoveva , indolentemente , da un salone all ' altro , egli sentiva di doverla seguire , come un ' ombra . Levando lenta lenta le palpebre , essa lo guardava , ogni tanto , tacendo : e una irradiazione di fascino partiva da quei grandi occhi neri , arrivava sino a lui , intensa , vibrante , conquidendolo , a poco a poco , ma continuamente , ma sicuramente . Nè egli tentava difendersi . Aveva , in quell ' ora , il cuore arido e la vita fatta deserta , se non libera da una secreta catastrofe famigliare : la donna cui avea dato il suo nome era assente , lontana , nemica , egli era solo , in tutta la sua lunga giornata , solo . Perchè difendersi ? Si sentiva debole e misero come un fanciullo abbandonato , mentre tutti applaudivano alla sua fermezza di carattere , al suo coraggio virile , alla dignità fiera che gli aveva suggerito la risoluzione più confacente al suo onore ; egli si sentiva timido e fragile come lo stelo secco , che nelle mattinate di autunno va in cenere sotto il piede brutale del viandante , e lo sguardo di quella donna parea tremasse di tenerissima pietà , parea che gli dicesse : - Vieni . Breve romanzo e intenso , condotto fuor di loro da una mano invisibile : un giorno si erano incontrati fuori Roma , in quella umida , lugubre via Angelica , lungo il fiume tragico che ogni giorno ha il suo morto . Chi aveva strappato la dama ai suoi convegni aristocratici per mandarla a contemplare i vortici traditori del Tevere ? Chi aveva preso l ' uomo alla sua ambizione , alla sua politica , ai suoi affari ? Esiste dunque una fatalità nella passione ; o il cuore ha la sua seconda vista , che è anche qualche cosa di fatale ; o vi è nell ' anima una seconda vita latente , incosciente , sopra cui nulla può la volontà ? - È vero che mi ami ? - le aveva chiesto lui , arrossendo e impallidendo , come se quella fosse la prima volta che parlasse di amore . - Sì - ella aveva detto , senz ' altro . La virile mano dell ' uomo aveva sfiorato la sottile mano guantata di nero . Si guardavano e si sentivano bruciare di passione ; una uguale grande fiamma li ardeva . Più la reprimevano e più essa divampava internamente , consumando le loro forze in una febbre singolare . Temevano il mondo , malgrado che fossero liberi ; lo temevano con una paura di tutti i momenti , con un tremore come d ' imminente catastrofe . Niuno aveva il diritto di muovere loro un rimprovero , eppure essi temevano tutto , l ' uomo che passa e sogghigna , la donna che passa e sorride , l ' impiegato postale che consegna la lettera con uno sguardo d ' intelligenza , il servo che domanda permesso prima di entrare , l ' amico che assume un ' aria discreta , l ' amica che interroga con un cenno : la più umile , la più sciocca creatura li faceva fremere di spavento . Forse , amandosi in quella forma così rovente , sentivano di abbandonarsi a una passione tanto diversa dai miseri e fallaci amori quotidiani , da dover meritare l ' invidia , il biasimo e la calunnia ; forse , il segreto è la grande condizione dell ' intensità . Così si vedevano , alla sfuggita , ogni tanto , avendo messo nella rapida ora tanti sogni , tante speranze , tanto fuoco d ' amore , che non trovavano parole , soffocati , come coloro che hanno le vertigini degli altissimi pinnacoli ; in tre o quattro mesi , fra la primavera e l ' estate , vivendo egli a una villa sui colli albani , essa nella palazzina campestre fra gli aranci di Sorrento , si erano incontrati due volte , per due giornate , in un villaggio presso Milano , la prima volta , a Baia la seconda volta . Tutta la loro vita era sospesa a quei due giorni di passione ardente ; tutto l ' intervallo fra quei due giorni non era che una lunga aspettazione di giorni aridi e annoiati , di notti vegliate , in una rivoluzione del cuore e dei nervi . Ad ambedue , quando , per consolare le ore di lontananza , essi evocavano quelle due giornate , appariva come una grande fiamma lieta e alta e divorante ; il ricordo era vasto , immenso , vago , quale un oceano di fuoco , sopra cui qualche punta appariva , come estremo albero di nave sommersa . Insistentemente egli si rammentava il volto smorto di lei , quando ella si affacciò al vagone fermato nella stazione di Monza e , malgrado ogni suo impeto di evocazione , pur volendo fermamente rivederla col suo delicato e profondo sorriso delle ore più felici , egli continuava ad avere innanzi quella faccia pallida di donna morente . Egli cercava di rianimare tutti i suoi ricordi , di quei due giorni , come ella era vestita , la foggia della sua acconciatura , le parole che aveva dette , il tono della sua voce : ma una sola sensazione , acuta , squisita , gli ritornava , con la persistenza di un martello sull ' incudine : il profumo che avevano i guanti morbidi di Grazia e le mani sottili profumate . Quando le scriveva di quei giorni , confusamente , egli ritornava sempre a dire di quella faccia pallida allo sportello e di quelle mani odorose , di quei guanti così profumati "...che è quel profumo , dimmi , dimmi , amore , perchè io l ' ho confitto nell ' anima e ogni tanto mi fa piangere , come un fanciullo , perche il mio amore è lontano e io non posso avere , sotto le mie labbra , le sue mani inebrianti ?..." Ed ella nella fiorita campagna sorrentina , quando i villeggianti vicini , o i suoi ospiti , ritirandosi , l ' avevano lasciata sola , libera , ella voleva far riapparire fantasticamente quei due indimenticabili giorni di oasi ; ma armandosi con la stessa forza , con la stessa intensità , lo stesso inesplicabile fenomeno psicologico avveniva in lei ed ella non poteva che ricordare qualche scintilla della grande fiamma . Fra un turbine roteante d ' impressioni , rammentava soltanto , Grazia , un sorriso enigmatico alla sua domanda : e tu , perchè mi ami ? Sì , egli aveva avuto un sorriso bizzarro , lungo , pieno di un segreto profondo : ella rivedeva sempre innanzi agli occhi quel sorriso acuto , crudele , che parea le nascondesse la verità , tormentosamente . E nelle orecchie , nel cervello di Grazia restava una sensazione fissa , continua , invincibile , il ricordo della sua voce , quando la chiamava sommessamente , teneramente , dolorosamente , come se chiedesse amore e soccorso , come se invocasse pietà : Grazia , Grazia , Grazia ! ... Così identica era la loro passione nel carattere , nella profondità , nella misura che il grande sogno da realizzare nacque nelle loro fantasie esaltate , contemporaneamente , germogliando nello stesso pomeriggio autunnale , nella stessa ora di disperazione , mentre erano lontani lontani , per molte miglia . Ambedue furono colpiti dal medesimo , irresistibile desiderio , contro cui nulla più poteva difenderli ; ambedue arsero di tale desiderio come se fosse il più alto , l ' estremo delle loro anime . L ' immenso avvenire innanzi , alle loro esistenze ancora giovani , li sgomentava con la sua solitudine arida , mentre essi portavano in cuore di che riempirlo per sempre , di una strabocchevole felicità . Al punto in cui la grande fiamma che li ardeva era giunta in entrambi , era loro insopportabile vivere ancora , divisi , lontani , estranei : lo stesso cupo dolore li abbatteva . La paura del mondo , delle sue ciarle , delle sue calunnie veniva man mano scomparendo innanzi a questo bisogno di amore , di felicità che è in fondo a tutti i temperamenti umani , più freddi e più silenziosi , e che nell ' ora della passione parla di una voce che nulla fa tacere . Per chi si sacrificavano ? In nome di quale principio , di quale idea , di quale persona ? Su quale altare sconosciuto deporre l ' olocausto della loro passione ? - Io non posso più soffrire , la mia vita finisce - scriveva Grazia . - Io non posso più soffrire , il mio coraggio è esausto - scriveva Ferrante . In tale ardente impazienza , la loro sensibilità sentimentale raffinata dai sogni , dalle insonnie , dalle lettere incoerenti , si era fatta così acuta , così squisita , così fremente alla minima impressione , che quanto li circondava era complice del loro abbandono . Quando donna Grazia passeggiava sotto gli ombrosi viali della sua villa di Sorrento e fra gli aranci odorosi le arrivava il canto sottile di qualche voce innamorata , un improvviso fiotto di lacrime la inteneriva : e coloro che l ' accompagnavano , si meravigliavano . Quando ella vedeva , nella sera , dalla sua terrazza , levarsi la luna sul golfo napoletano e tutte le case intorno soffondersi di bianca luce molle , una collera le saliva alla gola , di non essere via , di non essere con lui , in quell ' ora di dolcezza , una collera contro il tempo che fuggiva , contro gli ostacoli che si frapponevano al suo amore e contro sè stessa che non sapeva vincere gli ostacoli . E a Roma , l ' autunno è apportatore di novi , profondi turbamenti alle anime già turbate : quando Ferrante portava il suo vagabondaggio a Villa Borghese , dove ancora i viali pare che conservino la appassionata fantasima di Beatrice Cenci , ogni ombra femminile , snella , dal volto pallido e bruno dietro la veletta , lo facea trasalire ; quando egli portava il suo vagabondaggio serotino a uno dei teatri , bastava che dietro alla nuca bionda di una donna , in un palchetto , si profilasse il volto di un uomo innamorato perchè egli si sentisse , a un tratto , immerso in una disperazione inguaribile . Allora , lontani , divisi , si tendevano le braccia come creature anelanti , che sanno un posto solo dove appoggiare il capo stanco : ed è questo il petto della persona che adorano , assente , lontana . E allora , confusamente , nella crisi fatale di questa passione , si venne delineando un piano di amore , imperfetto , vago , ma che conduceva a un sol desiderio : quello di rivedersi , di stare insieme , lungamente , per sempre . Ognuno di loro , invece di perdere la propria forza in vani conati di dolore , avrebbe cercato di adoperarla a vincere tutti gli ostacoli morali e materiali per potersi riunire , fra quindici , fra otto giorni , in un paese solitario , tranquillo , in un ambiente di poesia e d ' amore , dove potessero passare sconosciuti o indifferenti alla folla , o ravvolti in una comune indulgenza . Chi di loro due disse la parola : Venezia ? Chissà ! Fu così , naturalmente , che i loro cuori si fermarono su quel mite orizzonte di arte e di quiete , su quell ' ambiente di case mute e sommerse nel languore che la morte precede , su quella città dove l ' amore pare abbia la sua naturale atmosfera di pensiero , di lirica umana . Venezia , Venezia ! Fu il nome amabile , seducente , che videro brillare ogni giorno , ogni ora ; innanzi alla loro immaginazione ; parola magica che fece scomparire tutte le altre ; sillabe ravvolgenti e incantatrici da cui le loro anime prese , legate , non si potettero svincolare mai più . E man mano le loro lettere andarono perdendo tutto quel carattere d ' indefinito , tutta quella vaghezza di contorni , quel continuo agitarsi errabondo dello spirito , quella incoerenza di anime deliranti : la passione addossata al muro della realtà , era entrata in un periodo positivo , pratico , preciso . Ogni giorno , sotto la volontà inflessibile , sotto la doppia inflessibile volontà , il loro piano acquistava linea , colore , cifra ; il suo aspetto di fatto si veniva così minutamente facendo reale , che , già quasi quasi , per Grazia e per Ferrante , parea di vivere in quella realtà . Accanto a questi particolari definiti , matematici , dove la loro insofferenza si appagava , come per il fatto compiuto , ogni tanto , ma sempre più scarsamente , si veniva allogando qualche scoppio improvviso di frase amorosa : oppure una parola soltanto : Venezia . Anche l ' aspetto degli amanti era mutato . Si eran fatti , nell ' esteriore , freddi , risoluti , distratti in un pensiero o in un ' azione , sempre occupati in qualche cosa , schivando , con la freddezza , la folla degli estranei e anche quella degli amici . Parlavan poco , brevemente . Non più le belle passeggiate della penisola sorrentina vedevano comparire il bruno volto pensoso di donna Grazia : ma in una stanza accanto alla sua erano aperti tutti i bauli , tutte le valigie della casa e la cameriera , che le voleva bene , ignorava ancora la destinazione che prendeva la sua signora . Ella vedeva che ogni giorno donna Grazia veniva chiudendo , in quei bauli e quelle valigie , tutto quanto aveva di prezioso come valore e come ricordo : ella vedeva che donna Grazia si aggirava per la casa , in vestaglia di lana bianca stretta alla cintura da un mistico cordone di seta nera , guardandosi intorno come trasognata , considerando le pareti vuote e i cassetti aperti , come se volesse portare via ancora qualche cosa . - La signora parte per un lungo viaggio ? - chiese timidamente , un giorno , la fanciulla devota . - Lungo , lungo .... - mormorò vagamente , donna Grazia . - E io debbo venire ? - No .... Meglio che non veniate - soggiunse donna Grazia . - Tutta sola , un lungo viaggio ? - osò chiedere ancora la ragazza . Donna Grazia chinò il capo e non rispose : un velo di tristezza le passò sulla faccia . Tacquero . E Ferrante , come il giorno della partenza si approssimava , non andava più nei soliti ritrovi di Roma autunnale : male o bene , ma con una febbre di uomo preoccupato , aveva cercato di risolvere alcuni affari stringenti , assorbito , distratto , accettando qualunque peggiore risoluzione , purchè fosse immediata . Quando i suoi intimi lo vedevano ricomparire , per un momento , gli domandavano , sorpresi : - Ma che fai , dunque ? - Parto - rispondeva lui , pensando ad altro . - Dove vai ? Egli faceva un cenno vago , come di paese molto lontano . Per discrezione , gli intimi non chiedevano altro : sapevano quale tragedia morale avesse sconquassata la sua famiglia e molti supposero qualche improvvisa , bizzarra decisione . Anzi , la voce ne corse , avvolta in veli misteriosi . Una sera , un amico più affettuoso , più insistente , andò a casa di lui : e lo trovò solo , fumando , con le finestre aperte , ma col caminetto acceso dove buttava delle carte , dopo averle lette . Sul tavolino vi erano altri pacchi di lettere , un grosso portafoglio di pelle , tutto sdrucito , due o tre libri dalla legatura usata e un paio di minute pistole nella loro scatola che pareva quella di un gioiello . - Che fai , ti vuoi ammazzare ? - domandò ridendo l ' amico . - Forse - rispose Ferrante , ridendo un poco , ma poco . Nè dissero altro , mentre nel caminetto le lettere avvampavano allegramente . Così , nell ' alba bigia in cui donna Grazia partì da Sorrento per Napoli , mentre aveva detto ai suoi amici che sarebbe partita solamente la sera , in quell ' alba bigia , la sua devota cameriera , vedendola andar via , avvolta nel grande mantello bruno , avvolta nel bruno velo che le circondava il capo , il viso , il collo , si chinò , commossa , a baciarle la mano : - Io la rivedrò , nevvero ? - chiese , cercando di trattenere le lacrime . - Forse - disse donna Grazia , andandosene , senza voltarsi . Tanto la fatalità li aveva vinti , ambedue . Donna Grazia non vedeva nè il mite sole che rallegrava le vie di Napoli , nè le azzurrità fini del cielo e del mare , nè la folla lieta che si godeva quel giorno soave : chiusa nella carrozza da nolo , guardando ogni istante il piccolo orologio sospeso alla cintura pur senza vederne l ' ora , ella divorava lo spazio con la mente , cercava di ripetere per la millesima volta il calcolo del tempo e dello spazio , per chetare la propria impazienza . Sarebbe partita da Napoli per Roma alle due e cinquantacinque , col treno più celere , tutta sola nel suo compartimento ; sarebbe giunta a Roma alle otte e trentacinque della sera ; alla stazione avrebbe ritrovato Ferrante e dopo un ' ora e mezzo , in cui non sarebbero neppure entrati in Roma , sarebbero ripartiti , via Firenze e Bologna , per Venezia , insieme . Insieme ! Pensando , ripensando , pronunciando sottovoce questa parola , ella vedeva scomparire l ' ora , il tempo , lo spazio tutto , una nebbia le scendeva sugli occhi , una lieve vertigine le confondeva ogni moto . Insieme ! Fu macchinalmente che pagò il cocchiere , scendendo alla partenza , nella stazione , stringendo fra le mani il sacchetto dove erano i suoi valori più preziosi . La grande galleria coperta dove si prendono i biglietti era quasi vuota . Ella non vi badò . - Di prima , per Roma - disse , affannando un po ' al bigliettinaio . - Ecco - fece quello - ma si affretti , perchè il treno parte . Improvvisamente , presa da una orribile paura , ella si mise a correre , vedendo appena la sua strada , urtando le persone , lasciando appena il tempo alla guardia di tagliare il biglietto , arrivando sul terrapieno , appena a tempo per vedere il treno delle due e cinquantacinque allontanarsi lentamente . Ella tese le braccia e gridò , come se avesse potuto fermarlo . Un facchino sorrise ; mentre gli impiegati della stazione , raccolti in gruppo , la guardavano con curiosità . Alla paura ella sentì subentrare una grande angoscia e una grande vergogna : rientrò nella sala di aspetto , deserta , si andò a buttare in un cantuccio , stringendo le labbra per non singhiozzare dietro il velo , stringendo nelle mani nervose , convulsamente , il manico di cuoio della borsetta . Perdere il treno , che miseria , che disgrazia ridicola , che tragedia buffa ! Le pareva un ' avventura così sciocca , così volgare che non sembrava possibile fosse capitata proprio a lei , nel momento supremo in cui si decideva la crisi del suo amore ; era fremente di sdegno e di onta . Tanta forza di volontà , tanto impeto vincitore , tanto magnetismo trionfante di amore , tanta elettricità condensata ... e farsi buttare a terra da un orologio che non va , o da un cocchiere che non ha saputo sferzare il suo cavallo . Avrebbe pianto di collera . Vediamo , quale era la piccola , meschina causa , la causa stupida per cui tutto l ' edifizio era crollato ? E cercava , invano , di ricordarsi : se era stata la propria lentezza nell ' annodarsi il velo in casa sua , a Napoli , nel suo appartamento solitario ; o l ' esser tornata indietro , un momento , per aver dimenticato un taccuino da cui non si separava mai ; o il non aver trovato immediatamente la carrozza da nolo ; o perchè il cocchiere avea prescelto la stretta , difficoltosa e ingombra via di Forcella alla via della Marina , per andare alla stazione . Chi lo sa ! Si trattava di cinque minuti , di soli cinque minuti , cinque piccolissimi , cortissimi , brevissimi minuti , che si perdono così naturalmente , così facilmente un po ' qui , un po ' là , senza saper come : e la loro perdita , poi , equivale alla rovina di tutto un sogno ! Fu solamente dopo un ' ora di riflessioni amarissime , che ella sentì un soffio di rassegnazione penetrarle nel cuore : ma pur essendosi calmata , un ' amaritudine gliene rimase . Si levò , risolutamente : andò a leggere l ' orario , sulla parete stuccata di bianco . Avrebbe potuto partire soltanto la sera , alle dieci e quarantacinque . Circa sette ore di attesa ! Pure , non ebbe il coraggio di rientrare in città , a Napoli ; le sarebbe parsa una rinunzia completa . Avrebbe aspettato nella stazione . Non l ' avrebbero mandata via , da quella sala d ' aspetto ? Non aveva mai viaggiato sola : non sapeva niente . Il guardiano le si accostò , guardandola curiosamente . Ella gli donò subito cinque lire : si sentì meno timorosa . Cercava di ricostruire il suo piano . Bisognava , innanzi tutto , telegrafare a Ferrante - e tal pensiero la faceva arrossire , pensava che avrebbe egli detto , trovandola così sciocca , così distratta da perdere il treno . Che dirà , che dirà ? - si andava domandando , mentre girava intorno alla stazione , senza ritrovare l ' ufficio telegrafico . Alla fine lo trovò . E allora non seppe dove indirizzare il telegramma ; non seppe che cosa dire , si sentiva così irritata e umiliata , con sè stessa , col caso , che lacerò i fogli , senza riescire . Alla fine , mettendo l ' indirizzo della stazione di Roma gli telegrafò , così confusamente , che le riesciva impossibile partire prima delle dieci e quarantacinque , senza aggiungere le ragioni di questo impossibile e soggiunse , umilmente : perdonami . Lo soggiunse , poichè non potea resistere all ' idea del dolore di lui , Ferrante , non vedendola giungere alla stazione di Roma , trovando un telegramma invece della sua persona . Oh quelle sette ore di attesa ! La pallida signora , vestita di un grande mantello bruno , tutta chiusa in un grande velo di garza bruna , snella e flessuosa nella persona , dall ' andatura un po ' lenta , un po ' stanca , fu vista da per tutto , ripetutamente , nella stazione , per quel pomeriggio e per quella sera . Innanzi alle lunghe vetrine del libraio e nella sala gelida dei bagagli , camminando , fermandosi , sfogliando distrattamente un libro , aprendo un giornale illustrato ; di nuovo alla sala del telegrafo , donde telegrafò a Sorrento , a due o tre persone che non la interessavano punto ; verso le sette nella sala del buffet , dove prese un brodo e una tazza di caffè , malgrado che non avesse fame , seguendo con l ' occhio distratto i multicolori avvisi della macchina Singer , della Coca Buton e della ferrovia lombarda ai Tre laghi ; fu vista finanche fuori stazione , passeggiare in giù e in su , facendo voltare tutti quelli che la incontravano , mentre essa guardava , certo senza vederli , il malinconico giardinetto della piazza , e le carrozze da nolo disposte intorno come i raggi di un cerchio , e le insegne dondolanti degli equivoci alberghi dal fanale verde o rosso ; e da capo , come se ella non potesse stare ferma , fu incontrata al telegrafo , alla posta , nei terreni incolti della Piccola Velocità , presso il venditore di libri e di giornali , su e giù , su e giù per tutte le gallerie . Questo irrequieto fantasma muliebre vide empirsi e vuotarsi le sale di aspetto dei viaggiatori che partivano successivamente per le linee di Salerno , di Castellammare , di Foggia , di Aquila : vide fermarsi e andarsene i treni carichi di uomini , di donne , di borghesi e di contadini , che se ne andavano ai loro affari , al loro lavoro , alle loro cure . E nella ultima ora di attesa la invase una stanchezza profonda ; rincantucciata in un angolo della sala di aspetto , silenziosa , immobile , col sacchetto sulle ginocchia , ella guardava le ondeggianti fiammelle del gas che il vento della sera agitava , e fu il guardiano della sala che l ' avvertì della partenza - tanto in lei si era fatta la convinzione che era inutile più partire , che Ferrante non l ' amava più , che tutto era finito . Tutta la notte del viaggio , lunga , lenta , con le sue numerose , monotone fermate , ella la passò in una veglia dolorosa alternata da qualche torpore doloroso , tutta sola nel suo compartimento , tremando di freddo malgrado le coperte e le pelliccie . L ' alba si levò sulla severa campagna romana ; donna Grazia dormiva , ora , pallida pallida , e solo i tre lunghi , striduli fischi del treno che entrava in Roma la riscossero . Le parve di uscire da un sogno triste : il sole illuminava le prime case di Roma , e la nebbia romana , e il fumo del treno , una felicità di calore e di luce l ' avvolse , scendendo dal vagone , poggiando la sua mano sottile guantata sempre di nero in quella tremante di Ferrante . Si guardarono , così , lungamente , fra la folla , tenendosi per mano , camminando quasi portati . - Sei venuta , poi .... - mormorò lui , cercando di dominare la propria emozione , intensa , soffocante . - Credevi che non venissi più ? - chiese lei , con uno sguardo scrutatore , fermandosi un minuto . - Sì , l ' ho creduto - soggiunse lui , chinando gli occhi , confessando con quelle parole tutte le angoscie della sua serata e della sua nottata . - Mi perdoni ? - domandò lei , umilmente , dolorosamente , sentendo bene che fra loro era già sorto e consumato il primo dolore . - Non dir così : tu ti puoi dare e ti puoi ritogliere - disse fermamente lui , guardando altrove , per non far vedere che sforzo questa fermezza gli costava . Essa non rispose . Poteva dirgli che il proprio ritardo non era stata una crudele esitazione , l ' idea novamente feroce di spezzare quell ' amore : poteva semplicemente dirgli che era stata la perdita di cinque minuti , per annodare il velo del cappello , o per prendere il taccuino dimenticato e che quindi ella aveva perduto il treno . Le parve , questa ingenua narrazione , così ridicola , così volgare , che non osò farla ; e lasciò , per viltà , che perdurasse quell ' amaro malinteso , quel senso triste di sfiducia che era nato nell ' animo di Ferrante . Adesso , col facchino dietro , erano in piazza della stazione . - Dove andiamo ? - ella chiese . - Non so .... - rispose Ferrante , incerto . - Avremmo dovuto partire ieri sera . Stanotte , io non sono rientrato in casa mia , ero così turbato .... - Quando parte , il prossimo treno , per Firenze ? - diss ' ella , brevemente . - Alle dieci e mezzo , fra tre ore . - Tre ore , tre ore .... - mormorò Grazia , come pensando . - Vuoi che ti accompagni a casa mia .... non vi è nessuno .... o in albergo ? - E il verbo accompagnare era stato molto sottolineato . - No , no , a casa tua - rispose subito Grazia , con una paura nella voce . - Allora , in albergo ? - soggiunse lui , pazientemente . - .... Sì , ... ma senza entrare in Roma - e abbassò gli occhi , come vergognandosi . - Vi è il Continentale qui dietro , in Piazza Margherita , non ti stancherai molto . Seguìti dal facchino che portava le loro robe , vi andarono ; sottovoce come se indovinasse le intenzioni di Grazia , Ferrante chiese due stanze al segretario dell ' albergo ; sottovoce costui gli domandò se le voleva vicine , e Ferrante gli disse subito che non importava . Grazia saliva innanzi , chinando il capo ; alla porta della sua stanza , il segretario li salutò . Ella restò ferma , guardando Ferrante , con la mano appoggiata sulla maniglia della porta . - Rammentati , è alle dieci e mezzo : verrò a prenderti alle dieci - disse Ferrante , gelidamente . Le fece un saluto corretto e si allontanò subito . II . Ella entrò nella sua stanza e vi si chiuse , buttandosi pesantemente sopra una poltrona : si sentiva morire di tristezza , sentiva di essere disamorata , crudele con Ferrante , eppure non trovava ancora uno slancio di tenerezza , un impeto di passione per fargli dimenticare tutte quelle noie , quelle punture , quei disinganni , quelle amarezze . Ma tanta gente era loro intorno , dovunque , alla stazione , in piazza , nell ' albergo , gente estranea , è vero , ma curiosa , dall ' orecchio teso , dallo sguardo acuto ! Ella si era chiusa nella sua stanzetta , stanzetta piccola , linda , ma banale come tutte le stanze di albergo , ma fredda con tutto il lieto sole autunnale che vi entrava ; Grazia si era chiusa lì dentro , e un profondo pentimento le veniva in cuore , pel modo come aveva trattato Ferrante ; la propria ingiustizia verso quel forte e docile amante che nulla chiedeva , che non si lagnava , che cercava di allontanarsi , di ecclissarsi sempre , onestamente , correttamente , mentre nell ' anima gli ardeva la grande fiamma , questa propria ingiustizia , le faceva orrore , le sembrava un egoismo mostruoso , la crudeltà di una donna glaciale che pospone sempre il mondo all ' amore . Rivoltata contro sè stessa , si levò per chiamare , per far avvertire Ferrante di venire da lei : voleva buttarglisi alle ginocchia per farsi perdonare , poichè egli solo era buono e giusto . Ma mentre era lì per premere il campanello elettrico , udì parlare sommessamente , nella stanza attigua . Si fermò : non era sola dunque , malgrado che si fosse chiusa a chiave ? Aveva dei vicini , a destra e a sinistra , forse da tutte le parti , che , come ella udiva la loro , avrebbero udita la voce di Ferrante e la sua , parlando d ' amore ? Oh questi alberghi , che realtà , che realtà meschina , sconfortante , nauseante ! Tornò alla poltrona , vi si sedette , senza far rumore , aspettando che le voci cessassero ; forse i vicini sarebbero usciti , partiti : allora ella avrebbe chiamato Ferrante , per farsi perdonare . Ma le voci dopo qualche intervallo di silenzio , brevissima pausa , si udivano di nuovo : erano quelle di un uomo e di una donna , che discutevano pacatamente ; si afferrava ogni tanto una parola , facevano il conto del loro viaggio . Ella fremeva , si agitava sulla poltrona , sperando sempre , a ogni momento di silenzio , che i vicini se ne fossero andati : ma quietamente essi ricominciavano a chiacchierare , con un ' intonazione monotona , senza stancarsi . Per un momento Grazia si turò le orecchie quasi piangendo , al colmo di un urto nervoso che le poche ore di cattivo riposo del treno non avevano calmato : malediceva questi vicini che le rubavano quelle altre ore di felicità . Andò ad aprire la finestra della stanzetta , per sottrarsi a quell ' incubo : il sole allietava tutto il piazzale della stazione , la giornata era dolce e bella , Grazia , stette guardando come un fanciullo che un nulla distrae , le persone che passavano sulla piazza . Così assorta , non udì che la seconda volta , quando bussarono alla sua porta . Era Ferrante : ma non entrò , rispettosamente . - Andiamo ? - diss ' ella sorridendogli . - Sì - disse lui , sentendo e vedendo la luce di quel sorriso , per la prima volta . Ella mise il suo braccio sotto quello di lui : si appoggiava lievemente . Non potea dirgli nulla : ma vi era nei suoi occhi , nella sottile mano guantata , in ogni movimento della persona tanta femminile tenerezza , una così affettuosa domanda di perdono che egli dovette intenderla , in tutta la sua manifestazione : due volte , per le scale in penombra , si fermò a guardare il volto della sua donna , quasi volesse imprimersi nel cuore quella espressione così viva . Chi li vide passare di nuovo , sulla piazza , per la stazione , andando a mettersi nel vagone , in quella bionda mattinata di autunno , intese , certamente , che passava sul capo di quei due felici una silenziosa ora celestiale . Di quanto intorno ad essi avveniva , quei due più non sapevano : una macchinale coscienza , memore di altri viaggi , di altre partenze li guidava nella loro vita esteriore : una coscienza meccanica che si chetò , anch ' essa , quando il treno fu partito da Roma . Erano soli . Una parte delle tendine color di legno erano tirate , contro il sole che si avanzava ; solo da due cristalli si vedeva il paesaggio fuggente . Ferrante si era seduto accanto a Grazia : la mano di lei era fra le sue , stretta mollemente : a un certo momento ella la ritirò , ma soltanto per sollevare il suo velo bruno ; la picciola mano fedele ritornò subito fra quelle dell ' amor suo . Nè dicevano nulla . La delizia di due amanti , soli nel vagone fuggente per la campagna , fuggente innanzi ai villaggi e alle piccole città , ha poche delizie che la eguaglino : tanto è acuto il senso di libertà , di amore inconturbato , di oblìo terreno che dà quella fuga . Non esistono più nè lo spazio , nè il tempo , nè l ' uomo , nè la vita : esiste solamente l ' amore , nella sua massima condizione d ' indipendenza , trasportato lontano , lontano , dove non vi sia che amore . Che dirsi ? Ogni tanto ella sentiva che Ferrante la chiamava per nome , ripetendone due o tre volte le sillabe incantatrici : ma forse non la voce di Ferrante , era l ' anima che parlava e l ' anima di Grazia stava a sentire . Due o tre volte , a un lembo di paesaggio illuminato di sole , a un piccolo paese sospeso lungo i fianchi di una collina , innanzi a una grande pianura maestosa , i due volti si accostavano , dietro allo stesso cristallo , per vedere come era bello il mondo esteriore , non quanto quello che portavano nel cuore . Tacevano . Sentivano che era quella l ' ora invocata tante volte , nelle insonnie della notte , nelle vuote mattinate , nelle sere affannose ; sentivano che era quella la realtà del loro infinito desiderio , l ' amore nella solitudine suprema ; e sembrava loro che qualunque parola dovesse turbare questo sacro raccoglimento , questa concentrazione di felicità . Niuno sapeva più nulla di loro : essi non sapevano più nulla , di niente : e poteano dire che il mondo era scomparso , o era stato assorbito nella incommensurabile dolcezza del loro amore . Solo quando il sole cominciò a discendere sulla poetica campagna toscana , un senso di malinconia si mescolò , naturalmente , a tanta dolcezza . Era una mestizia fuor di loro , che veniva dalle cose : il paesaggio verde , i colli così pittoreschi , e le bianche case , e il fiume mormorante sul greto , e i campanili dei villaggi si fecero prima rossi , poi violacei , poi bigi : tutti i veli avvolgenti , misteriosi , malinconici del tramonto salirono dalla terra al cielo . Parve che il treno corresse meno rapidamente , come preso anch ' esso da una fiacchezza ; le voci delle stazioni erano meno vivaci , meno allegre , alcune sembravano rauche , altre fioche ; il fiume , apparendo , riapparendo , assunse un aspetto tragico , di acqua traditrice gorgogliante ; la stretta di mano di Ferrante che teneva nella sua quella sottile di Grazia , si allentò , come se lo cogliesse una improvvisa , crescente debolezza e la mano sottile si raffreddò sotto il guanto . Videro un cimitero : un piccolo cimitero di paesello a mezza costa , con quattro o cinque cipressi e poche lapidi bianche . - Beati i morti - ella disse sottovoce quasi parlasse a sè stessa . - Chissà ! - le rispose lui , sul medesimo tono . - Forse amano ancora . - Tu hai tombe , per il mondo ? - gli domandò lei , piegandosi a guardarlo , in quella penombra crepuscolare . - No : ma tutti abbiamo delle tombe , in noi . - Molte cose hai veduto morire ? - Molte cose e molte persone che son vive . - È triste , è triste - diss ' ella ributtandosi indietro , sulla spalliera . - La tristezza è in fondo alle anime : non bisogna andarla a cercare - soggiunse Ferrante , come se pronunziasse una sentenza . Tacquero . Ella aveva abbassato il velo sul viso di nuovo e il capo sul petto . Egli si levò , guardò dallo sportello opposto , nella penombra , per qualche tempo ; poi ritornò vicino ad essa , sedendosi . - Grazia ? - Ferrante ? - Che hai ? - Nulla - fece lei , con un gesto largo . - Dimmi , dimmi che hai . - Quello che hai tu - rispos ' ella , enigmaticamente . - Non parlare di me : io sono una quercia fulminata . Tu non puoi essere come me ; sei così giovane , e così bella , Grazia , e così destinata alla felicità ! - Io ho paura .... paura .... - Di che , amore , hai paura ? - Della vita . - Fole ! - egli esclamò , sorridendo nella penombra . - E della morte , della morte , assai più . - La morte è lontana - fece lui . - Taci , taci - mormorò Grazia - forse passiamo innanzi a un altro cimitero . Quasi presa da un vago ma forte terrore , ella si era stretta a lui , infantilmente , poggiandogli la guancia sulla spalla , chiudendo gli occhi . Quei due sportelli su cui non erano tirate le tendine di lana , quegli sportelli oramai neri , nella sera fitta , affascinavano la donna , come se fossero aperti sull ' infinito . Egli se ne accorse , vedendola immobile , estatica , con gli occhi sbarrati sul nero orizzonte che fuggiva dietro i cristalli : volle fare un moto per levarsi , per tirare le altre due tendine . - No , no - lo supplicò lei , stringendosi ancora , socchiudendo gli occhi . Restarono così : il lumicino ad olio del vagone tremava , pareva dovesse spegnersi ogni momento . Bizzarre ombre danzavano . sui divani : tenendola stretta a sè , bimba spaurita , Ferrante sentiva che Grazia affannava un poco . L ' aria si era raffreddata . Una angoscia li opprimeva , entrambi , angoscia ignota , angoscia di chi ha intravvisto il negro problema dell ' infinito . Due o tre volte egli volle muovere una mano per carezzarle i bruni capelli : ma ella temendo che Ferrante la lasciasse , rabbrividì di paura . Due o tre volte egli disse , sottovoce , come un soffio amoroso : - Grazia ! Grazia ! Ma ella fremeva , fremeva , e gli diceva : - Taci , taci , taci . Tanto che il lungo , sonoro fischio , triplicato fischio della vaporiera , le fece gittare un grido di spavento . - È il fischio di allarme , nevvero - domandò , piena di ambascia , quasi che non fosse possibile , in quel momento , altro che una grande catastrofe . - No , no , è Firenze . - Tre fischi , grave pericolo - balbettò lei ostinata . - È Firenze , è Firenze , cara . L ' arrivo spezzò l ' incubo . La carrozza in cui essi viaggiavano avrebbe proseguito sino a Venezia , attaccandosi , al treno in partenza da Firenze ; ma per la partenza ci voleva un ' ora e mezzo . - Scendiamo ? - Sì , sì , sì - disse lei , levandosi , subito , avida di moto , di luce . - Vuoi pranzare , nevvero , cara ? - chiese lui , trattandola infantilmente . - Sì , subito , subito - fece ella , attaccandosi al suo braccio , con un ' improvvisa disinvoltura . Ora , per il livido chiarore del gaz , nella calda sala del Doney , seduta di fronte a lui , togliendosi lentamente , con un moto seducentissimo , i lunghi guanti neri , raddrizzando i numerosi anelli delle sue mani gemmate , appoggiando le lunate spalle a un seggiolone e distendendo i piedini sopra uno sgabello , ella era ridiventata la bella , vivace signora dei convegni aristocratici , dei balli inebbrianti , dei folleggianti pique - niques . Anzi , mentre i nervi le si chetavano nel senso di riposo che dà una sala lucente , tiepida , con qualche mazzo di fiori sparso qua e là , con una folla rumorosa che si rallegra nell ' apprestamento del cibo , a questa sua bella serenità si mescolava la maliziosa soddisfazione della donna che gusta la libertà , il piacere bizzarro e pericoloso della prima , audace avventura di amore . Essere in compagnia di Ferrante che l ' amava , che ella amava , guardandosi negli occhi , sorridendosi , innanzi a molta gente e senza punto curarsi della gente , pranzando insieme , come due sposi innamorati , parlando pianissimamente , a fior di labbro , ciò costituiva per lei una nuova , acre , vivida , soddisfazione umana , quasi , che ella esercitasse una lungamente meditata vendetta , di tanti pranzi di cerimonia , noiosi , banali , fra persone indifferenti e antipatiche . Una novella impensata trasformazione si faceva in lei : ella si sentiva fatta di umana argilla , si sentiva donna , si sentiva felice di quella libertà conquistata a prezzo di tante lacrime , assaporava con lentezza raffinata la sua parte di felicità terrena . Ferrante , con lo sguardo profondo dell ' amore , le leggeva nell ' anima ; uno strano sorriso di conquista gli vagava sulle labbra ; ed ella che vedeva questo sorriso di conquista , non se ne offendeva , no , anzi ne pareva singolarmente orgogliosa . Un senso segreto ma traboccante di sfida le saliva dal cuore , ribellatosi al cervello : una sfida contro tutto quello che aveva venerato , di cui aveva avuto , sino allora , rispetto e paura : parevale sentire , in quell ' ora , la inutilità dell ' abnegazione , la vacuità del sacrificio , la ingratitudine del mondo a qualunque privazione morale fatta per esso . E come questi superbi e acri pensieri le passavano nell ' anima , corrodendone il buon metallo lucido del carattere , Ferrante seguiva questo passaggio e nel suo orgoglio di uomo si gloriava del cangiamento . Donna Grazia prese dei fiori , una grossa manciata di fiori , dalla fioraia che glieli offriva non senza timidezza : i morti fiori autunnali di cui ella adornò il suo grande mantello bruno , fra occhiello e occhiello : e dopo aver aspirato lungamente il fiore , quasi impercettibile profumo di una rosa thea , lo offrì a Ferrante con un muto cenno , con uno sguardo pieno di amore , sguardo così vibrante di elettricità che l ' uomo impallidì . Adesso passeggiavano su e giù , nella galleria di aspetto , coperta di cristalli , e curiosamente donna Grazia si fermava a tutte le piccole botteghe , dove si vendevano dei nonnulla , piccoli ricordi fiorentini , chincaglieria povera di viaggiatori sentimentali ed economici . Essa volle comprare le noci intagliate che raffigurano la cupola di Santa Maria del Fiore , le scatolette di legno d ' ulivo che vengono da Lucca e portano sul coperchio le due rondinelle fuggenti , col motto francese ; je reviendrai , le scatole da guanti , di paglia , foderate di raso azzurro o rosso . Pareva una bimba bizzarra e ingenua , al suo primo viaggio ; essa risalì nel vagone , ridendo , ridendo , buttando sui sedili i fiori , gli oggettini , andando e venendo , con le guancie un po ' calde e le belle mani che sembravano farfalle gemmate , volitanti di qua e di là . Siccome non si partiva ancora , Ferrante le chiese permesso di passeggiare sul terrapieno , per fumare una sigaretta . - Fuma pure - disse lei , crollando il capo , ridendo ancora sottovoce . Egli accese la sigaretta e si appoggiò a uno dei pilastri della tettoia , fumando silenziosamente , immobile , guardando il vagone , fisamente , come se là fosse tutta la sua vita , come se gli fosse impossibile di perderlo d ' occhio . Improvvisamente ella si era fermata , nel vano dello sportello aperto , appoggiando la testa allo stipite di legno , e guardava Ferrante che fumava . Attorno a loro i viaggiatori si arrabattavano per trovare i migliori posti , per la notte : qualcuno si fermava innanzi al vagone , di cui donna Grazia sbarrava l ' entrata , ma si ritirava subito , tanto quell ' alta e snella figura di donna pareva lei posta a guardia della carrozza . Ferrante prese ancora un ' altra sigaretta bionda , l ' accese , la fumò , imperturbabile fra il chiasso di quella partenza per la linea Bologna - Venezia . Donna Grazia si era seduta dietro lo sportello , ma teneva il busto un po ' inclinato , per guardare ancora il suo compagno di viaggio : quando gli vide gittare metà della seconda sigaretta , spenta , mormorò sommessamente : - Non vieni ? Egli dovette più che udire , intendere , tanto era fioca la voce seduttrice : fu nel vagone in un attimo , tirandosi dietro lo sportello . - Fuma anche qui : non mi fa male - disse lei , mettendosi di nuovo i guanti , mollemente . - No , no , tu devi dormire - rispose lui , con una tenerezza quasi fraterna . Ma fra le pelliccie , gli scialli , le coperte , al caldo , ella si addormentò assai tardi . Teneva gli occhi chiusi , però , lasciandosi prendere da tutta quella dolcezza dell ' amore e delle cose ; ogni tanto , con un moto adorabile di stanchezza , li schiudeva e trovava gli occhi di Ferrante fissi su lei , così teneri , così amorosi che la magnetizzavano di nuovo , nella dolcezza . - Non dormi ? - chiedeva ella , vagamente , come se parlasse in sogno . - Non ho sonno - diceva lui facendole cenno di chetarsi , sorridendo tacitamente . Solo nel mezzo della notte , ella trabalzò , scossa da un grande fragore , vedendo una gran luce rossastra . - Che è ? - gridò , levandosi a metà . - Niente , non aver paura : passiamo sul Po . Sulle rive nere del fiume , nella notte , grandi cataste di legna secca bruciavano : attorno ad esse i guardiani del fiume vegliavano e si riscaldavano , temendo l ' inondazione autunnale . - Dormi , non aver paura - soggiunse lui , lasciando ricadere la tendina , sedendosi accanto a lei , passandole lievemente la mano sui capelli , per chetarla . Quando ella si risvegliò di nuovo , all ' alba , avevano già oltrepassato Mestre , erano sulla stretta lingua di terra che attraversa la laguna . E non si vedeva altro , da tutte le parti , che una grande estensione di acqua immobile , senza che un solo soffio ne agitasse la tinta argentina , opaca . Ogni tanto una pianta acquatica , senza fiori , senza foglie , cioè un cespuglio di rami nudi e neri , irti come spini , usciva dall ' acqua : o un pilone nero , un po ' inclinato , sorgeva dal fondo . Una lieve nebbia argentina ma senza luccicori fluttuava sull ' acqua , e tutto l ' orizzonte era della stessa tinta , senza che si potesse distinguere dove l ' acqua finisse , dove cominciasse il velo di nebbia . Un vento umido e molle alitava . E il vagone parea molle di umidità , tutto il treno pareva andasse sull ' acqua dormiente , attraverso la nebbia , fra il fiato umido e soffocante . - Ecco Venezia - disse Ferrante , un po ' ansioso , guardando più il viso di Grazia che il paesaggio . - Non vi è - diss ' ella , vedendo solo la laguna e la nebbia , tremando un po ' nella voce , pallidissima . Si risedette ; due volte mise la testa fuori del cristallo , guardò attorno , lungamente ; si passò le dita sulla manica , come per sentire se fosse molle di umidità . Alla fine , fra la laguna e la nebbia , sorse qualche profilo bigio di una massa più oscura . - Ecco Venezia - ella mormorò , quasi fra sè . - Pare una tomba . Come tutte le altre mattine , fosse avvolto nella bigiastra velatura il Canal Grande e la chiesa della Salute , e lontano , laggiù , scomparisse addirittura il canale della Zuecca ; o la lenta pioggia di ottobre piovesse solingamente su quell ' acqua dormiente , su quella chiesa dormiente , su quei palazzi dormienti ; o il biondo sole illuminasse i tenui azzurri del cielo e le sagome fini della chiesa e circondasse l ' isola di San Giorgio in un ' aureola di luce ; come in qualunque mattinata , Ferrante entrando nel salotto pieno di fiori , trovò donna Grazia seduta , nel vano dello stretto e lungo balcone a ogiva , guardando vagamente il paesaggio . Ella portava sempre una delle sue vestaglie di lana bianca , dalla forma di peplo , che odoravano di violetta , poichè fra le arricciature di merletto del collo , fra le morbide pieghe del petto , alla cintura , spuntavano dei freschi mazzolini di violette . Ella guardava , con gli occhi fatti quasi più grandi e un po ' vitrei dalla lunga contemplazione . - Che hai ? - disse Ferrante , baciandole le mani . - Nulla - fece lei , con un piccolo sorriso . - Mi ami sempre ? - Sempre , sempre . E un cenno largo , come ad accennare un fatto ineluttabile , accompagnò la monotonia di quella voce dove pareva si fosse infranta ogni corda di vivacità . - Sei triste , mi pare - disse lui , chinandosi a guardarla meglio . Ella sorrise ancora , senza rispondere , gli dette , con un atto gentile , uno dei suoi mazzolini di violette ; egli lo prese , l ' odorò e poi lo rigirò fra le dita , senza parlare . - Anche tu sei triste ? - chiese ella , levando su la testa , con un gesto affettuoso . - No , cara . Venivo a chiederti se volevi uscire . - .... Sì - disse lei , dopo una pausa , - Dove andiamo ? - In giro - fece lui . - Dove tu vuoi . Invece , la voce di lui era un po ' stanca . Senza dire altro , ella si levò e passò nella sua stanza a vestirsi . Occupavano un vasto appartamento mobiliato , in uno dei magnifici palazzi del Canal Grande , dirimpetto alla chiesa di San Giorgio : appartamento mobiliato con qualche traccia del lusso antico , a cui si mescolava tutta la confusione fra comoda ed elegante del lusso moderno . Ma le stanze erano tanto grandi che parevano vuote , sempre ; le finestre , i balconi erano così piccoli che la luce vi entrava scarsamente , anche nelle più limpide giornate ; e malgrado i fiori di cui Grazia riempiva tutte le stanze , tutti gli angoli , tutti i tavolini , i saloni non si rianimavano , restavano freddi e muti come se fosse impossibile farvi risuscitare anche una finzione di vita . Grazia e Ferrante stavano sempre insieme ; spesso , lui , per discrezione , si ritirava nella sua camera , lasciava Grazia libera ; ma dopo un poco , era preso da tale insoffribile malinconia , che cercava di lei , e la trovava così insoffribilmente malinconica , che si tendevano le mani , come se l ' uno dovesse salvare l ' altro . Quando erano insieme , certo , di fronte a quel paesaggio grandioso ma dormiente , in quell ' ambiente di cose morte e di cose moribonde , fra quei colori che erano stati vivaci ed erano pallenti , fra quel silenzio grande di uomini e di fanciulli , certo , non avevano la grande giocondità delle anime intensamente felici ; ma si teneano per mano , quieti , silenziosi , senza sussulti e senza tristezza . Si ricercavano , dunque , ansiosamente , come se dovessero sempre partire per un lungo viaggio , come se dovessero iniziarsi ad un altissimo diletto spirituale , come se dovessero raccontarsi tutto un romanzo misterioso , il romanzo del proprio cuore : ma , essendo insieme , parean subito appagati , senza bisogno di dire nulla , anime che già l ' ambiente aveva impregnate di sè . Così quel giorno , come tutti i giorni , solo dopo pochi minuti di assenza , donna Grazia ritornò per uscire , vestita tutta di nero , come sempre , mentre in casa era sempre vestita di bianco : sul nero vestito , qua e là , dai merletti , dalla cintura , facevan capolino i freschi mazzolini di violette . III . Andarono , per i grandi saloni , per la scalea scuriccia : un servo aprì loro il portone che dava , per tre scalini , sulla laguna . L ' acqua appena appena fiottava , contro il marmo corroso . Il barcaiuolo che sedeva a prora della gondola , senza far nulla , aspettando , si levò subito e domandò qualche cosa , nel suo dolce dialetto : - Ha detto - spiegò Ferrante a Grazia , interrogandola - se deve togliere il felze . - Sì , sì - rispose ella subito - lo tolga pure ; lì sotto si soffoca . E aspettarono : il gondoliere , con un certo moto bizzarro , essendo entrato nella negra cabina dagli ornamenti di ferro lucido , ne sollevò con le spalle tutta la parte superiore , simigliante alla gobba nera di un dromedario , al coverchio di una lunga bara di ebano dalle intarsiature artistiche e dalle finestrine microscopiche : sempre portandola sulle spalle , la depose innanzi al portone , raccomandando al servo questo negro felze . La gondola ora aveva la sua aria di barca da passeggiata , con l ' elegante rostro lucido a prora , i due posti di divano , a poppa , foderati di panno nero , adorni di cordoni e di fiocchi di lana nera , sgabelli neri su cui appoggiare i piedi . Grazia e Ferrante vi si sedettero , senza dire nulla : e il gondoliere cominciò a remare verso il Rialto , senza aver loro chiesto nulla . Quel giorno lo scirocco era più pesante del solito e dava pena al respiro . Delle zàttere cariche di carbone andavano per il Canal Grande , con un moto così lento che pareva quasi indistinto ; l ' uomo della zàttera puntava sul fondo del canale con una lunga pertica e , facendo forza , e camminando sulla zàttera in senso inverso della corrente , la faceva avanzare . Era tutto bruno , arcuato , quasi piegato in due , e passando vicino , Grazia udì uscirgli dal petto un gemito rauco e cadenzato , quello che esce dal petto dello spaccalegna . - Questo non canta certo le ottave di Torquato Tasso , come dicono i poeti di Venezia - osservò Ferrante , nel cui cuore lo scetticismo soverchiava ogni tanto il sentimento . - Eppure questa laguna avrebbe dovuto esser fatta solo per l ' amore e per l ' arte - mormorò ella , aspirando il profumo di un mazzolino di violette - non per il duro lavoro e per la miseria . - Gli uomini guastano tutto - osservò sentenziosamente Ferrante . - Sì - approvò lei , chinando il capo . La gondola andava lentamente , fra il gorgoglìo delle acque smosse ; a un certo punto , lasciando il Canal Grande , infilò un piccolo canale , fra due alti palazzi grigio - verdastri . Così faceva sempre il gondoliero che li conduceva in giro , senza chieder loro dove volessero andare . Due o tre volte lo aveva chiesto : ma essi si erano guardati in faccia , esitanti , non sapendolo . Ora , non domandava più . A ogni voltata di piccolo canale gli usciva dal petto un grido gutturale di avvertimento ; a cui spesso rispondeva un altro grido , simile , dall ' altro gondoliere che gli veniva incontro , con la sua gondola . - Perchè le gondole sono così nere , nere dappertutto , nel panno , nel legno , nei cordoni , nei fiocchi ? - domandò distrattamente donna Grazia . - Portano il lutto della repubblica - rispose Ferrante , che aveva accesa una sigaretta e fumava . - Veramente ? - fece ella , guardandolo . - Veramente . - È triste , è triste - susurrò lei , colpita . Ma sbucavano in Cannaregio , il quartiere popolare , le cui case sono piccole , le cui finestre sono adorne del bucato familiare , le cui fondamenta sono continuamente battute dai vivaci zoccoletti delle donne : ed è un andirivieni , al sole , di bimbi biondi , di donnine dai capelli neri e ricci , a ondate fulve , di uomini piccoli e tarchiati dai mustacchi folti , ispidi e rossastri , mentre l ' allegro e lezioso dialetto forma un brusìo , dovunque . Anzi , dinnanzi a una casa , vi erano certi suonatori di chitarra , seduti per terra , mentre una donna in piedi , sotto l ' arco del portone , cantava una bizzarra melopea , gutturale , quasi orientale , chiamata la strega , che un coro di donne e di bambini riprendeva , a ogni ritornello , con voce sorda e grave . - Qui sono allegri , almeno - disse donna Grazia , un po ' rinfrancata , sollevandosi sui cuscini . - Restiamo qui , un poco . Sotto l ' arco di un ponticello , accanto al traghetto , la gondola si fermò . I due amanti tacevano , mentre il gondoliere si riposava . La canzone della strega continuava , grave , come una canzone di Costantinopoli o di Algeri : ma i suonatori e i cantanti sogguardavano spesso i due signori della barca , intimiditi , mentre la musica , a poco a poco andava diventando più debole , più bassa , come scoraggiata dalla presenza di quegli estranei . Una ragazza snella , dallo sciallino di lana rossa , che distendeva una fune da un anello ad un altro sulle fondamenta , per mettervi ad asciugare delle matasse di seta tinta , si fermò nel suo lavoro , facendo solecchio con la mano , per vedere se quei signori se ne andavano . - Andiamo via , non disturbiamo questa buona gente - disse Grazia . - Sono poco abituati ai forestieri : il Cannaregio è un quartiere di poveri , di operai - rispose Ferrante . La barca si allontanò , mentre , alle spalle , ricominciava l ' allegro brusìo del dialetto , ricominciava il ticchettìo degli zoccoletti sulle fondamenta di pietra levigata , ricominciava la canzone costantinopolitana della Strega . Andarono innanzi molto tempo , incontrando pochissime gondole , trovandosi a un tratto in un largo canale deserto : un canale così vasto , così torbido nelle sue acque immobili , così malinconicamente intonato che donna Grazia , per vincerne l ' impressione , ne chiese il nome al gondoliere . - È il Canale Orfano , eccellenza . E la gran leggenda tragica , che era durata , sinistra e tetra , per centinaia di anni , la leggenda di tutti quei condannati , innocenti o rei , che dopo aver agonizzato per giorni e mesi nelle carceri soffocanti della Repubblica , in una notte oscura , facevano l ' ultimo loro viaggio sotto il felze opprimente della gondola , per essere strangolati tacitamente e gittati nelle acque profonde del Canale Orfano , si parò innanzi alla fantasia dei due amanti , con tutti i fremiti di sgomento che tale visione truce può dare . - Il fondo deve essere coperto di scheletri - disse donna Grazia , guardando fissamente l ' acqua . - Torniamo indietro - soggiunse Ferrante con voce alterata . Tornarono : e come il gondoliere affrettava il movimento dei suoi remi , donna Grazia gli fece cenno , con la mano , di far piano : pareva che temesse di disturbare quei morti . Ancora , silenziosi , vogarono per i canali , muti , quasi stanchi , non guardandosi neppure . Il movimento della gondola , a lungo , li gittava in un intorpidimento di tutti i sensi ; tanto che neppure l ' ora fuggente aveva più valore per essi . Canali seguivano canali : l ' acqua era , dove verdastra , dove bigia , dove semplicemente torbida , dove con un ' opaca oscurità di carbone : palazzi seguivano i palazzi , portoni pesanti chiusi come da secoli , gradini corrosi dalla salsedine , alti pilastri piantati nelle acque per legarvi le gondole e che s ' inclinavano come se fossero presi da una inguaribile debolezza , finestre senza cristalli , ma le cui imposte verdi sembravano sbarrate per sempre . Ogni tanto un monastero , una chiesa , una bottega d ' infilatrice di perle ; di nuovo portoni chiusi a catenaccio e finestre serrate sino all ' ultimo piano . La linea era pura , bella , artistica : la poesia che traspirava da tutto l ' ambiente era grande , ma portava un profumo di fiori morti . E i due cadevano in un languore di mestizia che ne domava ogni entusiasmo , che ne annullava ogni impeto di vitalità . - Qui , dicono fuggisse Bianca Cappello , per andarsene con l ' amante a Firenze - disse Ferrante indicando una finestra bassa di un grande palazzo . - Oh ! ... - fece Grazia , senza aggiungere altro . E dopo un poco , sogguardando l ' uomo che amava , facendo cadere le parole , ad una ad una , gli chiese : - Tu sei stato un ' altra volta , a Venezia ? Egli intese la profondità della domanda e il pericolo della risposta : una rapida emozione gli scompose il volto . Ma fu incapace di mentire . - Sì : un ' altra volta - rispose nettamente , buttando nel canale la sigaretta spenta . - .... Molto tempo fa ? - aggiunse ella , con la freddezza e la tenacità di un giudice che interroga . - .... Non molto . Ella tirava , macchinalmente , ad una ad una , le violette dal mazzolino che teneva nelle mani e dopo averle fatte girare intorno al dito , le buttava in acqua , seguendole un momento con l ' occhio . Poche ne rimanevano , smorte , quasi appassite nella larga foglia verde che le accartocciava , penzolanti sugli stelucci . - Eri solo ? - finì d ' interrogare lei , sempre tenendogli piantati gli occhi sul volto . Egli non rispose , nè prima , nè dopo , sentendo la crescente crudeltà di quel dialogo . Non rispose e volse il capo altrove . Allora ella , con l ' aria di una persona perfettamente convinta , guardò un ' altra volta le sue ultime violette e con un atto risoluto , le buttò in laguna , tutte . Ostinatamente , per nascondere il rivolgimento del suo spirito , egli guardava dall ' altra parte ; e anch ' essa si mise a fissare un punto qualunque dell ' orizzonte . Una brutta gondola passò : le finestrine del felze , senza i soliti delicati ornamenti di ferro lucido , erano chiuse coi lucchetti , come una cassa forte . E sulla porticina del felze , a guardia , stavano seduti due carabinieri in tenuta di viaggio e coi fucili fra le gambe , immobili , in quell ' attitudine seria , pensosa , che dà loro come una nova aureola di rispetto . Era la gondola del carcere che avendo preso alla stazione i carcerati e i carabinieri , li conduceva per la laguna , alla tetra dimora . Grazia seguì con l ' occhio il nero convoglio filante sulle acque ; poi abbassò il capo sul petto , reprimendo le ardenti lacrime che le salivano agli occhi . Fu più innanzi , in un canale laterale che si lega al Canal Grande nel sestiere di Dorsoduro , che incontrarono la più tetra barca della laguna . Era tutta nera , come le altre , ma mancava di quella grazia civettuola della gondola di passeggiata : non aveva , a prua , il rostro lucido ; era più larga , più piatta ; si dondolava goffamente sulle acque : e i due gondolieri , invece del solito gabbano fra cittadino e marinaro , invece del solito berretto , portavano una giacchetta nera e un cappello a cilindro , con una coccarda nera . Stava ferma , la gondola , innanzi a un portoncino aperto ; due o tre donne erano sotto il portoncino . - Che è quella gondola ? - disse Grazia al gondoliere , scattando in piedi . - È la gondola dei morti , eccellenza : quelli sono i becchini . - Andiamo via , andiamo via , Grazia - disse Ferrante rompendo il silenzio , dolcemente , volendo infrangere il malo incantesimo di quella giornata . - No , no , voglio vedere - disse lei , duramente - gondoliere , fermati un poco . - È meglio andare , cara , è meglio - ribattè lui , umilmente , crollando il capo . Ma ella non gli dette retta . In piedi , appoggiata al divanetto di destra , guardava nel portoncino nero , donde arrivava un confuso mormorio . - Voglio vedere questo morto - disse a sè stessa , senza distogliere gli occhi dal portoncino . E quasi la sua anima desiosa di dolore , avesse avuto una forza magnetica , un tumulto si fece nell ' ombra del portoncino , e fra un piccolo gruppo di donne e di uomini , portata da due altri becchini , comparve la bara ; dietro le persiane di una finestra , al primo piano , si udiva un singhiozzo disperato e si vedeva una mano convulsa che tentava di aprirle , mentre qualcuno si opponeva , tenendole ferme . Questi volevano vedere la bara , che veniva caricata nella gondola funeraria : la piccola bara , la sottile bara , poichè era la bara di un bambino , e lassù , era certamente la madre del bimbo che singhiozzava e tentava disperatamente di aprire la finestra . A un tratto , con un moto svelto di gente pratica , i becchini gondolieri ficcarono la piccola bara sotto il felze e ne richiusero con un colpo secco la porticina . Il picciolo morto era solo , là sotto . Ai quattro lati del felze furono sospese delle povere e pallide corone di sfatti crisantemi , che una fanciulla piangente in silenzio aveva porto ai becchini . - Andiamo via , presto , presto - disse nervosamente Grazia al gondoliere , ricadendo a sedere sul divanetto . A un tratto era stata presa dall ' orribile paura di dover fare la stessa via del morticino ; e soggiungeva , mentre si allontanavano , senza voltare il capo indietro , presto , presto . Alle spalle il singhiozzo della persona che si disperava dietro la gelosia si era fatto più forte , più alto : la barca funeraria si metteva in moto . Ma era così lenta , che la gondola di Grazia e di Ferrante scomparve subito . Quando ebbero camminato per un pezzo , allora soltanto ella si voltò a guardare Ferrante , ma lo vide così travolto , così pallido , che ne ebbe orrore e pietà . E dopo un minuto di intensa riflessione , ella intuì , ella indovinò il pensiero di lui : - Tu pensi al tuo bambino ? - gli disse , sottovoce , nella faccia . Ah , questa volta , questa volta , egli non ebbe il coraggio di negare : disse di sì , semplicemente , senz ' altro . Ed ella , allargando le braccia , fece un atto di persona vinta , che lascia andare la sua vita al vortice soverchiante . Pure , nella serata , ubbidendo alla sua natura buona e generosa , ella andò a lui , nella pace fredda del grande salone e lo pregò che le perdonasse . Si umiliava , tutta confusa , sentendo sempre più grande farsi la lontananza fra loro , cercando , con la bontà , con la pietà , di riavvicinare le loro anime , nuovamente . E lo vide tremare , come essa tremava , di dolore , di tenerezza , di compassione : egli le carezzò lievemente i capelli , con quel moto affettuoso , famigliare , aggiungendo qualche vaga parola di conforto : e l ' uno voleva consolar l ' altro , a forza , come di una grande sventura ignota , di cui nessuno dei due voleva pronunziare il nome . Nell ' ombra del salone che solo la vampa del caminetto spezzava , gittando spruzzi sanguigni di luce sul vecchio tappeto veneziano , essi si tenevano per mano , frementi di dolore , balbettando incerte parole di consolazione e sembravano , insieme , in quell ' ora bruna , in quella camera , la rovina di una grande cosa , i superstiti di un naufragio dove tutto avessero perduto . Nè il sole novello , nè le miti giornate di ottobre , nè gli sforzi dei loro cuori coraggiosi e onesti , nè la paura della catastrofe che vedevano avvicinarsi e pure volevano scongiurare , potevano ridonare a Grazia e a Ferrante , ciò che era irreparabilmente fuggito . Ancora per vari giorni Venezia che tanti amori e tanti amanti ha visti e dovrà ancora vedere , per vari giorni la soave città languente di morte , vide questi due amanti nelle sue calli , nelle sue piazze , nelle sue chiese , sempre insieme , tenendosi sempre per mano , come se volessero comunicarsi un fluido che li legasse per sempre , come se volessero vincere un potere ignoto che aspirasse al dissolvimento . Incapaci di reggere alla solitudine della loro stanza segregata , della loro casa così piena di tristezza , incapaci di prolungare un dialogo solitario senza che li conducesse , istintivamente , inconscientemente , a una fatale conclusione , essi cercavano di mettere il mondo esteriore fra loro , desiderosi di quanto potesse distrarre i loro occhi e le loro anime . Quella semplice e bonaria vita esterna veneziana , li seduceva , non in sè , ma perchè li toglieva alla tetra domanda della loro coscienza ; le lunghe stazioni sotto le Procuratie , innanzi ai piccoli tavolini del caffè Florian , dove si ripetono , meno ingenue e meno piacevoli , le scene goldoniane ; le lunghe stazioni , in piazza , guardando il volo dei colombi che discendono a mangiare il miglio , buttato dalle candide mani di una fanciulla inglese , ammalata di nostalgia e di anemia ; le lunghe stazioni nella basilica dove , sotto le arcate che pare abbiano profondità infinite , i lumicini delle lampade moresche brillano innanzi alle sacre immagini cristiane , innanzi ai santi e alle sante dalla faccia nera e dal vestito di argento ; le lunghe stazioni sulla riva degli Schiavoni , nell ' ora del tramonto , in una luminosità così fine , così trasparente che nessun paese possiede , che nessun poeta ha saputo descrivere e nessun pittore dipingere ; le lunghe passeggiate per le straduccie strette che sembrano corridoi di una immensa casa , la compra di gingilli , di ricordi nelle microscopiche botteghe di Merceria e di Frezzeria ; le lunghe contemplazioni artistiche nei musei e nelle gallerie , innanzi ai capolavori umani e divini di Carpaccio e di Gian Bellino , del grande Paolo e del superbo Tiziano . Qui erano più lunghe e intanto più pericolose le loro dimore , poichè la sublime arte veneziana è così fatta di amore supremo e di amore terreno , che è impossibile non amare o non parlare di amore , per essa . Queste manifestazioni così potenti della passione , mentre li attraevano , li lasciavano turbati sino agli strati imi del cuore . Più di una notte , levandosi nella veglia affannosa , uscendo dalla sua stanza nella bianca vestaglia come un fantasma che non avrà mai requie , Grazia andava fino alla porta della stanza di Ferrante e sentiva che anche lui vegliava , passeggiando , fumando , schiudendo la sua finestra per guardare il negro Canal Grande . Due volte sentì che egli scriveva , che scriveva tanto concitatamente che la penna strideva sulla carta . E a chi scriveva ? Ella non osò mai chiamarlo , mai chiederglielo . Due volte Ferrante era uscito , solo , forse per impostare queste sue lettere ; mai era giunta una lettera di risposta . L ' angoscia che li ardeva , adesso , non era più che dolorosa : era una vampa che li consumava in una lotta contro un nemico sconosciuto che prendeva sempre più terreno , che ogni giorno guadagnava una piccola o una grande battaglia ; era una fiamma che li devastava da cima a fondo , facendo il vuoto in essi , senza che le lacrime alla tenerezza valessero a smorzarne l ' incendio . Nè l ' uno diceva all ' altro il segreto di queste veglie ardenti e desolate ; ma ognuno lo indovinava questo segreto , sul volto dell ' altro , senza parlare , anzi temendo di parlare . Ancora camminavano accanto , nella vita , tenendosi per mano : ma a un motto , a un gesto , tremavano di veder sparire l ' amata figura daccanto . La solitudine , la solitudine a cui nessun segreto resiste , la solitudine che risolve a rilento o bruscamente tutti i grandi problemi morali dello spirito , era quella che li sgomentava . Avevano deserta la casa , ora . Un giorno , sul finire di ottobre , non sapendo dove portare il loro bizzarro tormento , s ' imbarcarono sul vaporetto che porta all ' isola del Lido , un ' isola tutta verde , piena di piccole ville , che da una sponda dà sulla laguna , sul mare immobile , dormiente , dall ' altra sponda sullo squillante , fragoroso , tempestoso Adriatico . È su quella sponda che si erge il bello stabilimento di bagni marini , dove accorre tutta Venezia e vengono italiani da tutte le parti , e anche stranieri , tanta è la gaiezza estiva di quel ritrovo . Ma nulla è più stranamente malinconico della città di svernatura al mese di agosto , e delle spiaggie di bagni quando l ' estate è fuggita via , da tempo . I viali dell ' isola erano deserti e il piccolo tramvai andava e veniva , pian piano , vuoto , tanto per fare le sue corse di quel giorno . Lo stabilimento aveva tutte le porte dei suoi camerini aperte ; alcune sbattevano contro le pareti , per il vento forte del mare , le onde schiumavano rabbiose contro i pali , frangendosi . Nel grande salone - terrazza , non un ' anima ; solo il custode sonnecchiava nel suo casotto , malgrado il cattivo tempo . Grazia e Ferrante andarono ad appoggiarsi alla ringhiera , guardando quel grande mare burrascoso che li aspergeva di minute stille gelide . A un tratto una voce amica li riscosse dalla triste contemplazione : un altro solitario era , colà , un amico di entrambi , un gentiluomo meridionale , cuore profondo sotto apparenze un po ' leggiere , un po ' scettiche . Era il solo che aveva intravveduto la loro passione : e trovandoli colà non mostrò nè meraviglia nè freddezza . Per una stranezza Grazia e Ferrante oppressi dalla solitudine e dalle loro segrete torture morali , per quanto prima avevano odiato ogni contatto umano , per tanto in quel giorno furono contenti di trovare quell ' amico , quel terzo . E la conversazione , sui banchi umidi di salsedine del vuoto stabilimento , fu insolitamente cordiale , come se un misterioso vincolo legasse spiritualmente quelle tre persone . E anche Giorgio , il gran signore ricercato dei balli e delle caccie , lontano da Roma , in quel posto così deserto , in quella giornata di temporale , pareva avesse dimenticato il suo leggiadro scetticismo , pareva che una nota più sentimentale , più tenera , vibrasse nel suo cuore e nella sua voce . Grazia che lo conosceva da anni glielo disse . - È il contagio - disse Giorgio , con una velatura di sorriso . - Della persona ? - gli domandò Ferrante , serio serio . - Anche . Ma è Venezia , sovra tutto . Io non posso ritornare in questo paese , senza sentir rinascere in fondo al cuore tutte le onde soffocate di tristezza . - Anche voi ? - mormorò Grazia , abbassando gli occhi . - E perchè ci vieni ? - chiese Ferrante . - Perchè scavare in sè questi strati così amari ? I saggi sanno dimenticare . - Sei un saggio , tu ? - gli chiese ironicamente Giorgio . - No - fece l ' altro , con un senso di umiltà nella voce . - E io neanche . Ogni anno vengo qui per un pellegrinaggio .... - Religioso ? - chiese Grazia . - .... pietoso - rispose Giorgio . - Quando la vita esteriore più mi ha inaridito tutte le fonti del sentimento , quando più mi sento un freddo egoista capace di sacrificare tutto al mio piacere , quando più mi corrode la pazza vanità e la folle ambizione , allora io lascio Roma , lascio Parigi , lascio Londra e vengo qui , solo , a guarirmi , a diventar più umano , più buono . Voi ridete di me , forse ? - No , non rido - soggiunse Grazia , pensosa , guardando il mare coperto di bianca spuma . Ferrante taceva , pensando . - Venezia mi contrista e mi guarisce - disse il bel gentiluomo , con la contrizione di un penitente , passandosi la mano sulla fronte , a scacciarne le ombre che la offuscavano . Stettero in silenzio , tutti tre : ognuno era preso dal proprio pensiero e il mare mugghiante accompagnava i voli di quelle fantasie . Fu Ferrante che si risolse a rompere il silenzio per il primo , sospirando chiedendo all ' amico : - Dicci questa istoria , Giorgio . Giorgio guardò Grazia : e benchè ella non parlasse , lesse negli occhi di lei una preghiera . - Che vi può importare , una storia d ' amore ? - domandò Giorgio ad ambedue , guardandoli . Ma nuovamente vide in ambedue tanto ardente e doloroso desiderio di sapere , di conoscere , di misurare , che intravvide financo , dietro il desiderio , l ' angoscia di ambedue . Intravvide , non si spiegò : intese che come a lui era necessario , in quel momento , uno sfogo , ad essi era necessario , in quello stesso momento , l ' appagamento di quel tormentoso desiderio . - Sentite - disse . - Io ho conosciuta quella soave donna a Livorno , quattro anni fa . Era una polacca ; si chiamava Anna ; aveva un marito brutale , e che ne era molto , molto geloso . Ella era piccola , delicata , con certi lunghi e folti capelli fulvi e una salute così delicata , che il più piccolo soffio di vento la faceva tossire . Così leggiadra e così debole , io l ' ho amata più di tutte le donne opulente , trionfali , maestose , l ' ho amata più di qualunque donna abbia mai incontrata , più di qualunque donna potrò mai incontrare sul mio cammino .... - Ella vi ha amato ? - chiese ansiosamente donna Grazia . - Sì - disse Giorgio con semplicità , - Era buona e pia ; ma mi ha amato , con tanto ingenuo trasporto , che io consumato alle esaltazioni della passione , fui scosso per la prima volta . Era così geloso il marito , che non le lasciava un ' ora di libertà : qualche volta soltanto , quando ella andava in chiesa , poichè ella era cattolica e lui ateo . Bene , la cercai in chiesa : ella tremava , povera piccola , poichè diceva che questo era un sacrilegio , un ' offesa a Dio , il quale ci avrebbe puniti , nell ' amore nostro . Ma non poteva fuggirmi come io non potea trattenermi dal seguirla dovunque , dovunque .... Ferrante e Grazia , ora si guardavano . - Tanto che - soggiunse Giorgio , preso dall ' amarezza eccitante della sua narrazione - tanto che qualche cosa fu detta al marito ; e da un giorno all ' altro egli decise di partire . Oh quella notte ! Coi piedi nudi nelle pianelle , ravvolta in uno scialle , tremando di freddo e di paura , Anna ebbe il coraggio di lasciare la sua stanza , senza svegliare suo marito e di venire da me , disperata , soffocando i singhiozzi . Ogni minuto che passava , di quella notte , poteva metterci in pericolo di morte , entrambi , eppure non sapevamo dividerci , delirando di amore e di dolore . Quando dovette lasciarmi , ella s ' inginocchiò per terra e disse una breve preghiera , e sempre inginocchiata , giurò sopra un piccolo crocifisso di argento che le pendeva dal collo , che per il giorno venti di ottobre , alle dieci di sera , ella si sarebbe trovata a Venezia , ad aspettarmi : e che solo la morte avrebbe potuto impedirglielo .... - Venne ? - domandò Grazia . - Sì - riprese Giorgio - venne . - Aveva giurato . Io era da dieci giorni all ' albergo Danieli , nascosto , inquieto , folle talvolta di paura , talvolta di speranza . Venne . Ma era morente , la piccola adorata ; nè io seppi mai come aveva potuto sfuggire alla sorveglianza del marito , e quale lotta l ' aveva ridotta in quello stato . Pure fingeva di star bene , per amarmi , per amarmi assai , sempre meglio , sempre più , mentre discendeva precipitosamente alla morte .... - Una breve stagione d ' amore ? - chiese Ferrante . - Diciotto giorni . - Una sera che era andato fuori , costretto da un dovere inrecusabile , trattenendomi due o tre ore , al ritorno , non la ritrovai più . Era venuto il marito , improvvisamente , e l ' aveva portata via . Per due giorni girai Venezia come un pazzo , cercandola . Non credevo a una immediata partenza . Poi mi misi disperatamente in via per la Polonia .... - E la raggiungeste ? - disse Grazia , quasi affannando . - No - fece Giorgio - era morta per viaggio . I tre amici , come si avanzava l ' ora pomeridiana , uscirono dallo stabilimento e si avviarono lentamente verso la spiaggia lagunare dove ancorava il vaporetto che doveva ricondurli a Venezia . - Voi avete dovuto molto soffrire di quella morte - osservò mestamente Grazia che camminava fra i due uomini , rivolgendosi a Giorgio . - Molto : ma per poco tempo . Sapete che il mondo dove viviamo e la vita che facciamo , non ci permette di soffrire che intensamente . - È vero - disse Ferrante . - Però - soggiunse Giorgio - quella poveretta è stata per me la grande , fuggente , sparente , idealità , buona e pura di cui tutti abbiamo bisogno per vivere , sia essa una finzione o una realtà , una donna o un ' idea . Intendete ora perchè chiamo Venezia un pietoso pellegrinaggio ; perchè Venezia mi sembra la tomba dove è sepolta tutta la poesia della mia vita ; e perchè quando mi sento divenire perverso a furia di frivolezze e di scetticismo , io vengo qui a ricordare la dolce creatura vissuta e morta solo per l ' amore . S ' imbarcavano , soli , sul vaporino ; poichè niuno faceva più il tragitto dal Lido a Venezia . Rosso , rotondo , come disco di rame arroventato , il sole tramontava , basso sull ' orizzonte . Erano seduti tutti tre sulla terrazzina di prora e tacevano . A un tratto Grazia , scuotendosi , disse : - Povera donna ! Avrebbe potuto vivere , amare , esser felice .... - Chissà ! - disse profondamente Giorgio . - Se non fosse morta lei , sarebbe morto l ' amore . - È vero - - disse Ferrante . - È vero - disse Grazia . Nè più sino alla sera riparlarono di tal soggetto : tennero compagnia a Giorgio fino a che egli ripartì , alle dieci e mezzo per Roma , discorrendo quietamente e freddamente di arte , di poesia , di viaggi , della società romana e napoletana , cui appartenevano . Invece di prendere la gondola , per ritornare alla loro casa , in quell ' avanzata ora notturna , essi , per un tacito accordo , se ne andarono per le strette vie , a piedi , ombre rasentanti le alte muraglie dei palazzi patrizii , salienti e discendenti per i ponticelli , fermantisi ogni tanto , per tacito accordo , a contemplare le nere acque dei canali . Non si davano il braccio , non si tenevano per la mano , non si parlavano : andavano col capo chino , senza neanche guardarsi , quasi l ' uno non si accorgesse più della compagnia dell ' altro . La stazione era assai lontana , dalla loro casa ; il tragitto era lungo e camminando così vi misero più di un ' ora . Arrivati innanzi alla piccola porta di terra , con una chiave Ferrante la schiuse . Ma non entrarono : si guardarono , immobili , con una gelida occhiata . - Addio , Ferrante - ella disse , glacialmente . - Addio , amore - egli disse , glacialmente . E si allontanò , nella notte . La porticina si richiuse subito . In ambedue , la grande fiamma era spenta . TRAMONTANDO IL SOLE . A Enrico Nencioni . I . - Chiarina , ti presento un amico , Giovanni Serra - disse la padrona di casa , mentre Serra faceva un grande inchino . - Oh Anna , ma io lo conosco ! - esclamò Clara Lieti , vivacemente , stendendogli la mano con un atto famigliare . - Veramente ? E come ? - soggiunse Anna , con quel falso interesse mondano , che copre di amabilità la perfetta indifferenza . - Da vari anni .... da moltissimi anni .... da un numero infinito di anni , lo conosco - e Clara finì con una risatina squillante . - Non tanti , poi , signora Lieti - osservò Giovanni Serra , quasi facendo una correzione di pura cortesia . - Allora , tutto va bene , vi lascio insieme - concluse la gentile e frettolosa padrona di casa , allontanandosi verso gli altri gruppi che popolavano il suo salone . Serra restò in piedi , presso la signora Lieti : e taceva . Malgrado la luce bonaria dei suoi occhi azzurri , la sua fisonomia aveva qualche cosa di austero , che contrastava con la mondanità dell ' ambiente . - Non sedete ? - chiese Clara , reprimendo un breve moto d ' impazienza . Egli ebbe una fugace esitazione ; poi , si sedette in una poltroncina , accanto a lei . A poca distanza da loro , tre signorine chiacchieravano e ridevano con due giovanotti . - Perchè vi siete fatto presentare ? - domandò Clara a Serra , rompendo il silenzio , parlandogli con una intonazione più intima nella voce . - Non sono stato io . Mi ha detto , la signora Anna : venite , vi presento a una donna di spirito . - Sono io , disgraziatamente .... - Come , disgraziatamente ? - Lo spirito è una gran disgrazia , per una donna - ella sentenziò , con una di quelle tetraggini improvvise che le oscuravano la sorridente faccia . - Perchè , signora ? E un dono affascinante , un dono conquistatore .... - Per conquistare che ? - I cuori degli uomini . - Bella conquista ! - Non l ' apprezzate più ? - No , Serra - ella disse , profondamente . Egli la guardò , ma senza stupore . Si vedeva che non le credeva . Ella abbassò le palpebre , per celare un lampo d ' ira passeggiera nei suoi dolci , ma anche fieri occhi castani . - Mi duole , che vi abbiano presentato .... - mormorò , poi , quasi parlando a sè stessa . - Lo ripeto , non è colpa mia . - ... come se foste un estraneo - ella soggiunse , vagamente - mentre io ho pensato a voi .... spesso .... - Oh ! - disse lui , con una incredulità modesta e cortese . - ... molto spesso - ella terminò , senz ' aver l ' aria di accorgersi della sua negazione . - E come mai ? - domandò lui , con un po ' d ' ironia , niente altro . - Così - disse Clara tristemente e brevemente . Giovanni Serra abbassò gli occhi , quasi celando una domanda che si potea forse leggere nel suo sguardo . Di lontano , mentre attraversava il salone per pregare una signora di cantare , Anna mandò loro un sorriso : li vedea discorrere , era contenta di aver bene collocati due suoi ospiti . - Voi non credete alle voci interne dello spirito ? - ella gli chiese , guardandolo fiso , con quei suoi occhi che il pensiero rendea più oscuri . - Voi non avete inteso che io pensava a voi ? - No , signora . - Non credete a queste voci , o non ne avete inteso ? - Io ci credo , come credo purtroppo , a tutte le cose sentimentali : ma nulla mi ha detto nulla - e sorrise . - Peccato ! peccato ! - ella soggiunse , a bassa voce . Cantavano , adesso . Era una signora bionda e fine che , in giovinezza , si destinava al teatro e che un felice matrimonio aveva tolta al palcoscenico . Ma ella cantava dovunque , sempre , appena le domandavano di cantare , posando il suo manicotto o il suo ombrellino , levando la testolina dal colletto di pelliccia che ornava la sua mantellina , come un uccelletto canoro che vive del suo canto e morrebbe , se non cantasse . Tutti tacevano , nel salone : donna Clara Lieti ora guardava la cantatrice , quasi non volendo perdere una espressione di quel volto , sereno nella soddisfazione del canto . Poi , voltandosi verso Serra , pianissimo , gli disse , con un sorrisetto malizioso , tutta mutata nel viso : - Non vi siete ammogliato , poi ? - Io ? E perchè avrei dovuto ammogliarmi ? - Dicevano .... - Voi ci avete creduto ? - egli le chiese , mostrando per la prima volta una ansietà nel viso . - No , mai . - Volevo dire - replicò lui , tranquillizzato . - Mai creduto , mai - riprese Clara , sorridendo . - Poteano passar gli anni , potevate viaggiare , cambiar paese , cambiar viso , dimenticare la patria , ma ammogliarvi , no ! E le balenò il trionfo , nel viso . Egli si ritrasse : una espressione di austerità , di nuovo , gli chiuse il volto . - Siete fedele , voi - esclamò lei , ridendo . - Io , sì - replicò , a occhi bassi , duramente . - Fedele , quand même - e rideva sempre più . - Quand même , no , signora Lieti . - Vale a dire ? - Vale a dire che il fedele quand même , è l ' uomo che seguita ad amare , anche se è schernito , o vilipeso , o abbandonato . A me non è accaduto nulla di questo . - Come ? - diss ' ella , diventata grave . - Io non ho amato nessuna donna frivola o perfida .... - Oh sì , Serra , voi avete amata la più frivola e la più perfida fra le donne ! - ella esclamò , pianissimo , con un velo di lacrime negli occhi . - Che importa quella ? Io ne ho amata un ' altra - egli dichiarò pianissimo , guardando innanzi a sè , come se vedesse la visione di una creatura incorporea . - Ahimè , sono la medesima persona - Clara disse , pianissimo , con una mortale tristezza . - Per me , no . - È una illusione , Serra . Ella era cattiva , e voi avete gittato il vostro cuore . - Il mio cuore serba un divino ricordo , un ricordo ideale a cui resta fedele : e giacchè tutto si riassume e si risolve in illusione , signora , io preferisco la mia . - E la donna umana , la donna terrena , quella fatta di ossa , di carne e di nervi , quella che vi ha fatto soffrire e vi ha fatto piangere , l ' avete dimenticata , Serra ? A questa domanda così diretta , così limpida , che Clara gli faceva , con voce pianissima , ma tremante , egli rispose subito , pianissimo , ma senza tremare : - No , per molto tempo . - Per quanto tempo ? - Per cinque o sei anni , credo , portai questo tormento . Dopo , ebbi una grave malattia . Quando guarii , ero guarito anche del mio segreto tormento . - Guarito ? Completamente ? - Sì , signora , completamente . - Felice ? Felice ? - Sono come un uomo liberato da una grave e crudele croce . Quando la depone , egli si sente mortalmente stanco : e , forse , si domanda , se quella croce non era la sua vita . - Non so che farei , per vedervi felice , Serra - essa gli mormorò , pianissimo , con tenerezza . - Quando volete , sapete anche esser buona . - Non siate così amaro . È da un ' ora , che vi parlo con la più grande dolcezza . - È così strana , per me , la cosa , che non la capisco . - Perchè siete così ironico ? Non sentite che vi parlo a cuore aperto ? - Quale cuore , donna Clara ? - Il mio cuore . - Quello di dieci anni fa ? - Quello di oggi , Serra . - Io non lo conosco , donna Clara . - È un cuore pieno di umiltà e di tenerezza . - E perchè ? - Così . Perchè la gente si stanca di essere cattiva , si disgusta della propria perfidia , ha la nausea di sè stessa ! - Pare impossibile , donna Clara . - Non mi chiamate così ! - Non è il vostro nome ? Il vostro bel nome luminoso e glorioso ? - È il duro nome di altri tempi ; chiamatemi : Chiarina . - Vi chiamerò : signora . - Non siate così duro , Serra , ve ne prego . - Io non sono che rispettoso . - Il vostro rispetto è freddezza , è sarcasmo . Sapete che odio questa battaglia di freccie avvelenate . - Signora Lieti , perdonatemi , se vi ho irritata . - Non mi avete irritata , mi avete addolorata . - E da quando in qua voi soffrite , signora ? - Ah il dolore è delle più trionfanti creature , sappiatelo ! - ella disse , battendo le palpebre per diradare le sue lacrime . Giovanni Serra tacque . - Scusatemi , se vi ho detto qualche parola pungente - egli riprese , sottovoce . - Ma la vostra dolcezza , inaspettata , improvvisa , mi ha sconvolto . Perdonatemi . Nessun cuore vi è più devoto del mio , signora . Ella lo guardò . Il pallore e la tristezza di quel bel volto di cui egli aveva adorato la gaiezza , lo colpirono . Anna si avanzava , tutta contenta , attraverso la gente che discorreva un po ' qua , un po ' là , ma riunita secondo le simpatie o gli interessi . - Ebbene , sono rifioriti i ricordi ? - chiese , mostrando i suoi bei denti bianchi di donna grassottella , elegante , fredda e felice . - Rifioriti , certo - disse , levandosi , Clara . - Viole mammole ? Rose bianche ? - Crisantemi , crisantemi , Anna ! - e sulla tetra parola fece una gran risata , si licenziò con un sorriso da Serra , con una stretta di mano da Anna , attraversò il salone , salutando ancora qualcuno ed escì . Donna Clara Lieti , sotto l ' atrio del gran portone magnatizio , in piazza Santi Apostoli , sentì un gran freddo . Erano gli ultimi di febbraio : ma sovra , nel salone , il caminetto era acceso , tanta gente vi si agitava , sotto le lampade coperte dai larghi paralumi rosei . Giù la via era fredda , nella prima ora della sera : nè via Santi Apostoli è molto frequentata . Ella affrettò il passo , chiudendosi meglio nella sua giacchetta di lontra , abbassando la faccia sotto la veletta , stringendo le mani nel manicotto . Tutto quello che era accaduto , sopra , da Anna , le appariva molto confusamente in questo primo momento di solitudine ; ma a traverso il tumulto delle sue sensazioni , ella sentiva , nitidamente , tutta l ' amarezza di una delusione . Come , perchè ? Avrebbe forse preferito che Giovanni Serra le avesse parlato del passato , scherzando , come qualunque altro uomo avrebbe fatto , violando , nella realtà del presente e dell ' oblio , tutta la sentimentalità di un grande e violento amore ? No , lo scherzo l ' avrebbe offesa intimamente , dandole una delusione . Avrebbe ella preferito che Giovanni Serra , l ' uomo che ella avea ragione di stimare come il più leale che avesse incontrato mai , fingesse , innanzi a lei , un rimpianto che non sentiva ? No , ella avrebbe inteso l ' ipocrisia e ne sarebbe stata tristemente delusa . Avrebbe ella preferito che egli le facesse una scena violenta , come nei tempi in cui ella infliggeva a un amore giovane , onesto e ingenuo le torture di una glaciale civetteria e le perfidie di una fantasia muliebre mobilissima ? Chi sa ! Ella non sapeva bene che cosa avrebbe preferito , in quell ' incontro con l ' antica sua vittima , se l ' oblìo assoluto , o la menzogna gentile , o il rinfocolarsi della passione : ma quello che era accaduto , non le piaceva . Era scontenta e triste . Sentiva di aver fatto troppi passi sovra un terreno infido , su cui aveva vacillato varie volte : e si pentiva della via intrapresa , così , obbedendo a non so quale segreto impulso del cuore . E dire che da tanto tempo , nel mistero della sua anima , ella si preparava a un incontro con Giovanni Serra ; dire che aveva tanto desiderato , mitemente desiderato questo incontro e pensato con umiltà , con tenerezza , tutte le cose umili e tenere che gli avrebbe dette ; dire che ella aveva tanto creduto all ' effetto della bontà e della dolcezza , sovra un cuore che ella aveva abbeverato di fiele ! L ' incontro vi era stato , ma stupidamente combinato , senza poesia ; ella aveva detto le cose umili e le cose tenere , ma le aveva dette male ed egli non le aveva credute ; era stata buona e dolce , e non aveva fatto che tentarlo dolorosamente , rammentandogli i dolori passati . Ah come era triste , e scontenta , e affaticata , e infinitamente delusa , di tutto quello che era accaduto ! - Queste cose del passato , forse , bisogna lasciarle stare - pensò fra sè , e un sospiro le uscì dal petto . Per andare al Corso ella non aveva osato , a quell ' ora , prendere la via dell ' Archetto che è deserta e male illuminata : così , aveva attraversato tutta la via Santi Apostoli , sul marciapiede , uscendo a piazza Venezia . Pensò se non fosse meglio , per rientrare in casa sua , in via Babuino , prendere una carrozza . Ma la folla , di quell ' ora , al Corso , la rincorò : la sua vivace immaginazione ricevette una impressione , immediata , di distrazione . - Non ci pensiamo - disse ancora fra sè , sentendo in fondo all ' anima una delusione infinita . Così , camminò lungo le botteghe fulgidamente illuminate , guardando con occhio distratto le vetrine . Quanto si pentiva di essere stata così affettuosa e così dolce , con Giovanni Serra ! No , non avrebbe mai voluto apparirgli leggiera , frivola e schernitrice , come dieci anni prima ; ma avrebbe dovuto trattarlo con disinvoltura , ecco , come se nulla fosse stato . Come un altro indifferente qualunque . Quasi quasi aveva tentato di farsi fare una dichiarazione d ' amore , da lui ! Quasi quasi gliene aveva fatta una , lei ! E quello , intanto , glielo aveva detto così chiaramente , che non l ' amava più ! E tutto lo scetticismo naturale e giusto , che egli aveva alimentato nel cuore dieci anni , non era sgorgato , quando quasi quasi ella gli aveva detto di amarlo ! Ora , nella via , Clara Lieti , soffriva atrocemente nell ' orgoglio . Quasi aveva chiesto e non aveva ottenuto : quasi si era abbandonata ed era stata respinta . Un ' ira si mescolava alla delusione ; ella camminava più presto , internamente esaltata dalla ferita che aveva scoperto alla sua superbia . Poi , camminando , ad un tratto , l ' ira cadde : - Bene mi sta - pensò . - Raccolgo quel che ho seminato . Giovanni ha ragione . Un uomo la raggiunse : erano in piazza San Marcello . - Signora , buonasera .... - e si cavò il cappello , mettendosele accanto . Era Giovanni Serra . Un po ' pallido , niente altro . - Buonasera - ella rispose , con voce stanca . - Siete venuto via ? - Sì : avrei voluto scendere con voi di là .... ma siete fuggita , così .... e poi , si poteva notare .... - Oh , non importa ! - diss ' ella con un sorriso amaro . - A me , importa . La voce di Giovanni pareva meno breve , meno secca . Evitava di guardare Clara . - Posso accompagnarvi , un poco ? - le chiese , frenando il tremore di emozione che lo vinceva . - Sì , sì , anche molto . - Non seccherà nessuno ? - Chi , nessuno ? - Qualcuno che vi ami e che voi amiate . - Io non amo nessuno e nessuno mi ama , Serra - ella rispose , freddamente . - Non è possibile , signora . - Oh è possibilissimo , credetelo . - Voi mi parete una donna degna dell ' amore di tutto il mondo - e la guardò con un impeto di ammirazione , in cui parve risorgesse l ' uomo di dieci anni prima . - Siete stato sempre molto esagerato , per me , Serra - continuò ella a dire , con un freddo e triste sorriso - e mi avete abituata male . Vi assicuro che la gente fa di meno di amarmi , senza nessuno sforzo . - Non vi conoscono - egli disse , a bassa voce . - Anche chi mi conosce . Specialmente chi mi conosce . - Siete in un periodo di pessimismo , signora . - In verità , Serra , niuno pensa di me tutto il male che io ne penso . E sì che tutti mi giudicano assai mediocremente . - Non parlate così - egli mormorò . - Voi stesso , Serra . - Io ve ne domando perdono . Ero tanto turbato .... mi avete parlato in un modo così strano .... - Già : è la mia nuova maniera , quella di esser buona - disse Clara , con un sorrisetto amaro e gelido - ma mi riesce poco , come vedete . - Fare il male , vi piaceva di più ? - egli le chiese , chinandosi a guardarla attentamente , come quando gli parea intravvedere la verità di quell ' anima femminile . Ma ella schivò la confessione . Rispose , di scatto : - Piaceva di più agli altri . - La perfidia ? A chi , dunque ? - A voi . - A me ? - Proprio . Se io fossi stata una buona e affettuosa donnina e non una civetta infernale , se fossi stata un ' anima pia e tenera e non una beffarda e arida creatura , mi avreste amata ben poco , credetemi - e le lampeggiarono gli occhi , come in quei tempi in cui egli delirava per quegli occhi . - Se voi foste stata non buona , ma umana , semplicemente umana , Clara - egli disse , a voce bassa - allora , voi non avreste disfatta la mia vita . - Veramente , disfatta ? Mi sembra che stiate benissimo - e sogghignò . - Io non mi lagno , signora - rispose Serra , semplicemente , ma senza durezza - e non vi rimprovero . Ella lo guardò , in silenzio . Veramente , in quel momento , mentre attraversavano piazza Colonna tutta fulgida di lumi , Giovanni Serra le parve invecchiato . Su quegli occhi azzurri che ogni tanto aveano qualche cosa d ' infantile , parea che veli e veli di lacrime fossero passati , nell ' ombra e nella solitudine , quando l ' uomo può lasciar erompere il suo dolore , oltre le dighe della fierezza . Su quelle labbra si era posata una stanchezza che ella soltanto ora scorgeva , la stanchezza di aver invano chiamato un nome , di aver invano invocato un bacio , di aver invano singhiozzato , nelle ore solinghe dell ' abbandono . Per la prima volta , e con una intensità profonda , ella sentì che vi hanno ferite che non si chiudono mai , e sentì che il tempo può portare via una vita , ma non può portare via un dolore da un uomo vivente . - Quanti anni avete , ora , Serra ? Ella lo chiedeva , così , vagamente , tristemente . - Trentaquattro , signora . - Un uomo è giovane , a questa età . - Anche una donna - egli disse , cortesemente . Clara ebbe un lieve moto della testa . E con una infinita tristezza , soggiunse : - Io non ne ho più trentaquattro , amico mio . - No ? Non eravamo coetanei ? - Eravamo ? Non siamo più . Io ho centotrentaquattro anni , credo . È incalcolabile quanto io sia vecchia , Serra . E mentre ella si abbandonava a quest ' asserzione , piena di un vero dolore - ella soffriva moltissimo d ' invecchiare - tendeva l ' orecchio , a raccogliere la contraddizione . Ma egli non contraddisse ; disse , con un ritorno di candore ammirativo : - Per me , non sarete mai vecchia . - Vecchissima , vecchissima ! - insistette lei , a denti stretti . - Non dite questo , non lo credete : io non lo credo . - Io ho dei capelli bianchi , fra i neri . - Ma non si vedono : io non li vedo . - Perchè li nascondo o li mostro con disinvoltura . Se mi guardate bene , di giorno , ho una quantità di piccole rughe , accanto agli occhi e accanto alle labbra . - Non si vedono ; io non le vedo . - Perchè rido sempre . Ma se sono triste , non so come , i miei capelli bianchi appariscono subito e le mie rughe si vedono tutte , sottili , che tagliano leggermente la pelle , visibilissime . Che orrore ! Aveva detto questo in fretta , eccitata , come una persona che si confessa di un suo grave errore , piena di dolore , con una brutalità di particolari , che le rendean fischiante , quasi flagellante la voce . - Io vi vedrò sempre come vi ho amata , Clara - egli le rispose , con la sua buona voce consolante . - Ah io sono vecchia , Serra : nessuno mi ama più e nessuno mi amerà più ! - gemette ella , levando il manicotto , sino alla bocca , a soffocare un singhiozzo . Turbato sino al profondo del cuore , egli non trovò parole per esprimere il suo pensiero . Forse non ne aveva neppure uno preciso , in quell ' agitazione di sentimenti . Delicatamente , con una tenerezza paterna , egli le prese una mano guantata e la carezzò fra le sue : - Poveretta , poveretta ! - Se sapeste , se sapeste ! - ella balbettò , al massimo dell ' emozione . - So .... so qualche cosa .... - e il calore della piccola mano che egli sentiva , dall ' apertura del guanto , aumentava immensamente la sua confusione . - Se potessi dirvi .... amico mio .... se potessi dirvi tutto - ed affannava , come se i più terribili segreti la soffocassero . - Tacete .... non dite niente - egli le susurrò , all ' orecchio . - Che bene mi farebbe il parlare , amico mio ! ah io mi sento affogare . Da anni e da giorni , io vorrei gridare , urlare , pur di gittar via la mia pena . E lo guardava con occhi così dolorosi e così interrogativi , così invocanti un orecchio pietoso alle confidenze , che egli si arretrò . Era pallidissimo : ma Clara , nell ' egoismo della sua angoscia , non se ne accorgeva . - Non potrei ascoltarvi , Clara . - E perchè , e perchè ? - Così : non potrei . - Non mi siete amico , allora ? - Sì , vi sono amico - e parlava con un evidente sforzo . - E non vorreste confortarmi ? - Vorrei , vi giuro che lo vorrei ; ma così , non posso . - Che crudele siete ! Voi sapete che se io potessi dirvi la mia croce , essa sarebbe meno schiacciante , meno pesante ; voi sapete che se io potessi piangere accanto a voi , a lungo , a lungo , piangere immensamente , infinitamente , queste lacrime mi laverebbero da ogni torbido proposito : e mi negate questo sollievo . Ah siete un crudele ! Non eravate , crudele ! Si erano fermati all ' angolo di via Babuino , dopo aver attraversata piazza di Spagna . Egli la guardava , immobile , con gli occhi pieni di dubbio . - Ma che donna siete voi , Clara , che non dovete intendermi nè prima , nè poi ? Io , vi debbo consolare , quando tutto il tempo della vostra gioia è stato dato ad altri ? Io ? Chi sono io ? Niente , nessuno Così avete voluto che io fossi : niente e nessuno . - Avete ragione - ella disse , domata a un tratto , caduta nella rassegnazione e nell ' umiltà . - Non vi rammentate che vi ho adorata come uno schiavo e che avete battuto sul mio cuore , come si batte sul dorso di uno schiavo ? Non vi rimprovero , non mi lamento : ma voi mi domandate anche della pietà , voi che non ne avete avuta mai ! - Avete ragione - Clara ripetè , umilmente . - Vi rammentate , Clara , che vi ho voluto bene così teneramente e che non me ne avete voluto mai ? Vi ricordate che avete lasciato che io vi amassi , incoraggiandomi talvolta , talvolta avvilendomi , facendomi passare dalla gioia alla disperazione , in un giorno , e non volendomi bene mai , mai , nè prima , nè dopo , nè mai ? È vero , o no ? - È vero , è vero - ella annuì , chinando il capo , fatta quasi più piccola dall ' annichilimento , in cui la gittavano il rimorso e il rimpianto . - Vi rammentate , Clara , che ne avete amato un altro , me presente , che avete voluto che io lo sapessi , che me lo avete detto , ridendo ? - Sì , sì , è vero . - E ora , Clara , ora che sono passati dieci anni , ora che voi avete mutato il vostro cuore , come dite , ora voi siete come allora , voi volete che io vi conforti , perchè un altro vi ha lasciata . Voi siete crudele come in quel tempo , Clara : allora ridevate , adesso piangete , ecco la differenza ! - Scusatemi - ella mormorò , nel colmo dall ' avvilimento . - Ma io sono un uomo , Clara , e se posso avere spezzato il mio cuore , se posso aver vinto ogni desiderio e ogni speranza , sono sempre un uomo , e voi non mi potete raccontare i dolori , che vi ha dato l ' amore di un altro ! - Perdonatemi ! E fece l ' atto di volergli prendere la mano . Ma egli la ritrasse . - Non mi avrete capito , mai , Clara . Morirò , ma non saprete nulla di me - concluse egli , più freddamente , essendo giunto quasi a vincere la sua emozione . Così camminarono in silenzio verso la casa di Clara . Ella andava a capo basso , sentendo di avere errato ancora , di avere inutilmente violato la fierezza del proprio cuore , mostrandone il segreto dolore , a un uomo che non poteva avere pietà di lei : sentendo di avere nuovamente offeso quel cuore che era stato così intieramente suo e che ora non aveva più forza pel desiderio , avendone solo per la dignità . Più amaro crebbe in lei il rimpianto , comprendendo di essere passata accanto all ' amore , alla devozione , alla dedizione più completa , senza accorgersene , abbandonando alla solitudine , all ' angoscia questo cuore inutilmente devoto e inutilmente affezionato . Era troppo tardi , oramai , anche per far risorgere in questo cuore una mite affezione : troppo tardi , per ridare a questo cuore la bella luce della fiducia . Due volte , quasi fosse sola , ella fece un piccolo cenno definitivo , con la mano aperta che pendeva lungo la gonna e le cui dita pareva avessero lasciato andare un piccolo e prezioso tesoro . Camminavano accanto : ma ella che non aveva mai capito chi egli fosse , intendeva che le loro strade erano diverse . Quando furono innanzi al portone , si fermarono . Egli aveva l ' aspetto più stanco che mai ; ma niuna durezza vi fu nello sguardo con cui la fissò . - Buonasera - ella disse , con un ' intonazione monotona . - Buonasera - egli rispose , cavando il cappello e facendole un grande saluto . Ma non si lasciarono subito . Parea che si dovessero dire qualche altra cosa . Parea che ambedue sapessero di non doversi veder più e che una qualche cosa , più intima , più misteriosa , si dovessero dire . Ella gli stese la mano : egli la rattenne un poco fra le sue , ma senza stringerla . Ambedue sedavano a stento il tumulto delle loro anime . Poi , a un tratto , egli le domandò una cosa strana , impensata : - Che fate ora , sopra ? - Io ? Nulla . - Qualcuno vi aspetterà ? - No . Nessuno . Il tono era della più perfetta franchezza . - E voi , che fate ? - chiese ella con eguale incoscienza . - Vado a casa . - A casa ! E che ci farete ? - Non so . - Buona sera , Giovanni - ella mormorò , facendo per andarsene . Ah , quale sussulto , lo scosse ! Ella che aveva sempre trovato antipatico , brutto , volgare il suo nome di battesimo , tanto che egli aveva finito per odiarlo , ella lo pronunciava adesso , dopo dieci anni , con tanta soavità ! Egli s ' inchinò e le baciò la mano , leggermente . Si guardarono : ella volse le spalle ; pian piano entrò nel portone , cominciò a salire le scale . Non era forse incerto il passo della donna , salendo per quelle scale , alla sua casa deserta ? Il passo dell ' uomo era incerto , andando alla sua casa deserta . II . Ella lo ricercò , dopo soli tre giorni : ed egli che l ' aveva fuggita per quattro o cinque anni , da quando Clara , dopo un lungo viaggio , era ritornata in patria , egli si lasciò ricercare e tenne l ' invito . Fatalmente , Clara era troppo sola e troppo libera , adesso . Gli aveva scritto un biglietto fra il malinconico e scherzoso , per dirgli che la sera istessa sarebbe andata al vecchio teatro Argentina , dove cantavano una vecchia musica , l ' Armida , di Glück . Ella vi arrivò prima . Vi era un gran ballo , quella sera , all ' Ambasciata d ' Inghilterra , e tutta la grande società romana era colà : l ' Argentina era quasi vuota , male illuminata , freddina : pochi amatori di musica antica stavano nelle poltrone , immobili , a pregustare le melodie incantatrici . Clara era vestita di nero : stava in un palco di terza fila , di fianco , scelto apposta : una veletta nera le scendeva dal cappellino molto semplice e molto carino . Così , sembrava più piccola e più giovane . Serra tardò . Due o tre volte , ella pensò che non sarebbe venuto e si pentì di avergli scritto . Aveva la più ferma volontà di essere umile e schietta , ma il suo amor proprio dava dei sobbalzi all ' idea di un rifiuto sprezzante . Però , quando egli entrò , senza far rumore , ella chiuse gli occhi , a nascondere la gioia del suo sguardo . Ella si voltò , gli sorrise e gli stese la mano : - O ma belle ténébreuse .... - egli disse , con una certa disinvoltura . Il tono disinvolto durò così , un pochino . Poi , a lui sfuggì una frase pericolosa : - Io non voleva venire .... - E perchè ? - Mah .... per paura . - Paura di chi ? - Di voi . - Di me ? Paura ? - Me ne avete sempre fatta un poco , Clara . - Io sono una povera scema - diss ' ella , con la più perfetta umiltà - io non faccio paura a nessuno . Ed era umile e semplice , nello stesso tempo : e una gran bontà le si leggeva negli occhi , nel sorriso , trapelava nella sua voce . Gli parve piccolina , così giovane e sempre così cara ! Pure , volle dire quest ' altra cosa lui : - Credevo che non sareste venuta .... - Io ? E perchè ? - Per farmi soffrire .... - Io vorrei che foste l ' uomo più felice della terra , amico mio - esclamò ella , con una sincera convinzione . Giovanni ebbe un sorriso malinconico . Disse , di nuovo : - Sì , sì , ho creduto che non sareste venuta .... - Come avete potuto credermi così cattiva ? - Il mio animo è così combattuto dai dubbi , Clara - e il volto gli si turbò . - No , no , non parliamo di ciò - ella replicò , subito , interrompendolo . - Fa male ad ambedue . - È vero - egli consentì . Un sospiro di sollievo gli uscì dalle labbra . Ma il pessimo demonio che si annida nelle anime buone e le fa tormentate e tormentatrici , gli fece soggiungere : - Mancavate così spesso ai convegni , allora ! Ella guardò sul palcoscenico , un momento . Lo chiamò , poi : - Giovanni ? - Che volete ? - Mi fate un piacere ? - Sì , subito . - Vogliamo lasciare in pace il passato ? Vogliamo non amareggiarci qualche ora graziosa , che possiamo passare insieme ? Vogliamo essere anche per un mese , anche per una settimana , anche per una sera , due cari amici che si ritrovano , che non ricordano più i torti comuni , i torti di uno , è più giusto , e che si dànno , ingenuamente , alla serenità e alla letizia di un colloquio senza ira e senza malintesi ? Vogliamo ? - Potremo noi far questo ? - chiese Giovanni ansiosamente . - Se voi lo volete , sì . - Io lo voglio , Clara . E quetamente , tirandosi un po ' indietro , i due si posero a discorrere sottovoce , guardandosi con dolcezza , l ' uno prendendo la parola dall ' altro , senza mai alterarsi , senza mai alzare il tono della voce , mentre la soave musica glückiana che culla l ' incantesimo del cavalier Rinaldo , pareva cullasse quel dialogo così mite e così dolce . In verità , Clara fu perfetta , quella sera . Giustamente malinconica , ella seppe a tempo sorridere , perchè il loro colloquio non cadesse nella tetraggine , dove sarebbero risorti gli amarissimi ricordi del passato : e tutta una dolcezza fioriva dalla sua malinconia e dal suo sorriso , dalle sue parole come dal suo silenzio . Più , dal suo silenzio . Giacchè ella lasciò molto che parlasse lui , con le manine inguantate di nero congiunte sul suo ventaglietto a stelline d ' argento , con il viso intento dietro il sottil velo nero , con gli occhi placidi e dolci , con la bocca tranquilla e dolce che approvava , con un gentil motto delle labbra . Sovra tutto , ella non rise mai . Si rammentava che egli , dieci anni prima , nei tempi dell ' amore e del tormento , detestava quel suo riso squillante e clamoroso che le scopriva tutti i denti bianchi , che dava un non so che di feroce alle labbra rosee e che le riempiva gli occhi di scintille . Lo aveva tante volte visto fremere e impallidire , dieci anni prima , a quel mal riso beffardo e aveva sempre più riso , per ucciderlo a forza di risate , come in una leggenda ! Non rise mai , quella sera , mentre Armida cantava le sue magiche canzoni , che davano le visioni ineffabili al sonno di Rinaldo . Lo ascoltò , serena , raccolta , con un ' attenzione così dolce , che l ' animo di Giovanni , restato in grande trepidanza sino all ' entrata in teatro , si venne rassicurando , rianimando , rallegrando . Due o tre volte , involontariamente , egli alluse al passato , giacchè troppo il suo amore mancato aveva influito sulla sua esistenza , deviandola , torcendola ad altri ideali dello spirito , più alti , più inaccessibili e più tormentosi . Ma ella , dolcemente , non rispose alle allusioni che con un cenno di umiltà , abbassando il capo : ed egli si riprese subito , commosso da tanta dolcezza . Solo a vederla così , ascoltatrice intenta e cheta , tutta data alle parole che , egli le diceva , coi begli occhi limpidi nella loro nerezza , piccola , vestita di nero , senza gioielli , senza nulla che sfolgorasse , senza nulla che stridesse , egli si sentì invadere da una tale letizia dell ' anima che giammai gli parve di averne provata una simile . Ella fu , in questo , perfettissima : giacchè lasciò svolgersi quell ' alta consolazione spirituale , senza avere l ' aria di sospingerla , di provocarla , di goderne come di un trionfo : e quando lo spettacolo finì , si levò in piedi , pian piano , prendendo il suo mantello . Egli fu più lesto di lei : ed ella sentì che mentre l ' aiutava ad indossarlo , le sue mani tremavano . Allora , ella ebbe un pensiero orgoglioso , muliebre . Pensò : - Ora mi dà un bacio . Egli s ' indugiò a metterle questo mantello ed ella sentì il suo respiro , sulla sua nuca : ma Giovanni non le dette il bacio . E come Clara aveva nascosto la sua subitanea ambiziosa idea , così nascose la sua pronta delusione . Nè fu una delusione fortissima . La dolcezza di quella serata , aveva ingannato anche lei . Ella sapeva bene di fare uno sforzo su sè stessa , per reprimere gli impeti del suo temperamento bizzarro e per essere assolutamente dolce : ma sperava di poter continuare così , sempre che lo volesse seriamente . E come lui credeva di aver innanzi una creatura trasfigurata , che gli avrebbe dato le fredde , tranquille e ultime tenerezze senz ' amore , ma tenerezze sicure di un ' amicizia muliebre , così ella si lusingava di poter essere questa amica gelida , affettuosa e quieta . Però , ambedue , chiudendo gli occhi , si lasciarono andare a questa consolante fiducia . Egli cominciò a vederla più spesso . Ella era molto stanca , invincibilmente stanca della vita mondana che aveva fatta sempre : e si appartava volentieri . Se andava a una passeggiata , era in ore strane e in posti deserti : lo avvertiva , egli ci veniva . Se andava in un teatro era alle terze rappresentazioni , in serate vuote ; e dieci minuti dopo il suo arrivo , entrava lui , nel palco , si sedeva in fondo , ella si tirava indietro , un poco . Vestiva di scuro , sempre ; sapeva di piacergli così . Si può essere una semplice amica , ma si deve piacere all ' amico . Parlavano con fredda tenerezza . Molto ella ascoltava : ma quando diceva qualche parola , era sempre sapiente , detta con la più squisita cautela sentimentale . Giammai un ' allusione al proprio cuore , al proprio stato , nè diretta , nè indiretta : sempre la massima pietà per gli altri , la massima indulgenza per ogni peccato , come chi sa che è impossibile non peccare , quando si deve peccare . Egli si era mutato , però . Non poteva tenere il patto di non evocare il passato . Era la sua vita , il suo amore di dieci anni prima , e ricompariva sempre più spesso , fino a che divenne il solo soggetto dei suoi discorsi . Taceva da tanti anni e con tutti , che ora la verità di quella mortale passione sgorgava infrenabile . Ella ascoltava , stupefatta ; ma non interrompeva mai . Veramente , egli aveva ragione : Clara non aveva mai capito quanto era stata amata : ora , lo capiva . Ogni tanto , quando egli le diceva una delle sue torture ineffabili di gelosia , di allora , ella faceva un atto come per chiedere perdono , un atto in cui ella si dichiarava colpevole , sì , ma incosciente , ma ignorante , ma degna di perdono . Egli la guardava con tanta tenerezza , che , senza parlare , le diceva di averle perdonato . Quando egli si meravigliava che ella avesse potuto essere così atroce , essa gli diceva di esserne stupita , di stupirsene , lei stessa : e ciò come se si parlasse di una donna assente , di cui si compatissero gli errori . E quando egli giungeva a narrare certe ore terribili in cui avrebbe voluto morire , pure di strapparsi dal petto questo amore , ella aveva una frase di pietà profonda , intima , raumiliata , la frase del carnefice pentito innanzi alla sua vittima : - Voi siete buono . Niente altro , diceva . Ella non si difendeva mai , nè si accusava : quando egli l ' accusava , gli dava ragione , con un ' occhiata , con un triste sorriso , con un cenno espressivo della bella bocca . Vi era un ritornello , che egli pronunziava sempre , nervosamente , a traverso i suoi racconti scuciti ; un ritornello che rivelava l ' attossicamento della sua vita , in tutte le sue più pure sorgenti , l ' avvelenamento crudele di un sangue giovane e di un ' anima , resa inetta a vivere e incapace di morire così . Il ritornello : - Che veleno mi avete dato , che veleno ! Quando ella lo udiva , aveva un moto così pessimista della testa e della persona , sulla crudeltà muliebre , che egli si commoveva . Talvolta , tornava la frase : - Quanto veleno , Clara , quanto veleno ! Ella diceva , allora , umilissimamente : - Avete ragione . Ma da questa sua umiltà voluta , e poi quasi fatta naturale , nei loro colloqui , da questo suo abbassarsi nella coscienza dei suoi gravi torti , da questo non difendersi giammai , da questo dargli ragione , sempre , da questo racconto triste e violento di un amore infelicissimo , ella trasse una nuova sensazione e un nuovo sentimento . Il senso della sua colpevolezza , verso Giovanni , giganteggiò ai suoi occhi : e il sentimento della riparazione divenne acuto e ardente , quanto era stata la colpa . Così , mentre Giovanni risaliva tutta la piena della sua grande sciagura sentimentale e con la sua sensibilità fine e tenera ne approfondiva , narrandoli , tutti i dolorosi particolari , Clara che aveva un temperamento più fantastico che sensibile , esagerava , con una dura voluttà di abbassamento , contro sè stessa , la propria aridità passata e l ' atroce perfidia . Tanto che , alla fine , secondandolo e sorpassandolo ella , ambedue sembrarono accanirsi contro una persona assente , lontana , morta , che ad ambedue avesse commesso i più gravi torti . Anzi quella lunga istoria intima , tenuta chiusa nel cuore per dieci anni di esistenza triste , priva di spirituali conforti , traboccando dalle labbra di Giovanni perdeva molta amarezza , nello sfogo : e la naturale indulgenza di quel cuore virile che non sapeva dimenticare , ma sapeva perdonare , trovava delle misteriose scuse alla donna che era stata con lui senz ' amore , senza carità , senza pietà . Invece , quella medesima istoria , a Clara sembrava più lugubre e più ignobile che mai , quando ella pensava il come e il perchè della sua perfidia e della sua durezza . Internamente , ella si maltrattava , molto più che Giovanni l ' avesse maltrattata mai , nei momenti di maggior furore . Ogni tanto , quando egli le aveva descritto una delle sue sere tragiche , di quel tempo , quando egli passeggiava le serate intiere sotto la sua casa , non per vederne le finestre illuminate , giacchè ella era fuori , a ridere , a divertirsi , ma per aspettarla quando tornava , per vedere con chi tornasse , per vedere il suo bianco volto nella oscurità , per udire quel riso alto e beffardo e per allontanarsi , non salutato , non riconosciuto , non visto , non rammentato , egli , col più tenero dei rimproveri , le prendeva le mani e le chiedeva : - Come avete potuto essere così cattiva ? Ella non s ' inteneriva , col viso chiuso , con le sopracciglia aggrottate , piena d ' ira e di disprezzo contro questa Clara tanto colpevole , e rispondeva , duramente : - Io sono stata sempre cattivissima . - Chi sa .... - mormorava lui , nella semplice clemenza del suo animo - chi sa per quali strane ragioni .... - Non v ' illudete , Giovanni : per nessuna misteriosa ragione . Non vi fate di me una figura romantica . Io ero civetta , volgare e cattiva come l ' ultima delle donne , ecco tutto . - No , no , cara donna , non vi avvilite così - soggiungeva lui , colpito dai più bizzarri sentimenti , in contraddizione - io non voglio che vi avviliate . Forse , io fui ingiusto : forse , sono ingiusto ancora adesso . Chi soffre , chi ama , è così facilmente ingiusto . - Voi siete il più onesto e il più buono fra gli uomini - ella rispondeva , con gli occhi velati dalle lacrime . Tacevano . Spesso , in quel periodo acuto di reminiscenze , mentre Giovanni si lasciava andare alla immensa consolazione di parlare del suo amore passato , egli intravedeva confusamente , in queste tenere e tristi confidenze , non so quale pericolo . L ' intensa attenzione con la quale Clara lo ascoltava , la squisita furberia sentimentale con cui lo interrogava , i suoi silenzii pieni di una repressa emozione , a un tratto facevano risorgere tutti i suoi dubbii e la sua anima sofferente si rigettava indietro , sgomenta di essersi troppo abbandonata . Spesso , diffidente vagamente , egli tentava di togliere il discorso , dicendo che questi ricordi lo turbavano troppo : ma ella l ' obbligava , prima con la dolcezza , poi con una certa energia di volontà coperta di dolcezza , a ritornare alla triste istoria . Una sera , in una passeggiata al chiaro di luna , gli disse : - Ditemi tutto . Forse mai più ci potremo vedere così liberamente e così spesso : forse , fra una settimana , fra un giorno , non ci vedremo più . Dite , dite , che io sappia , che io non muoia senza aver saputo , che qualcuno mi ha veramente amata . - Potremmo non vederci più , Clara ? - La vita è oscura - ella rispose , profondamente . Forse , per questo , ella moltiplicava gli incontri , dandogli sempre dei nuovi convegni , ansiosa , affannosa , come se il tempo le fuggisse , come se ella avesse qualche misteriosa chiamata altrove e che la presentisse . Ella arrivava più presto , portando dei fiori nelle mani , come era il suo costume , un po ' pallida sempre , sotto le fini velette nere , vestita quasi sempre di nero , piccola , con un viso che si levava verso lui , esprimente una immensa ansietà negli occhi dolci che egli aveva adorato , nella bocca ancora fresca e vivida che era stata la sua adorazione . Si stringevano appena la mano e si mettevano accanto , passeggiando piano , non vedendo nessuno , andando per le vie più strane e più remote , perdendosi per ore intiere , parlando di quel passato che ella evocava , con un motto , con un gesto . E più il tempo trascorreva , più cresceva in lei , in duplice corrente spirituale , un infinito rimpianto per il passato e un acuto rimorso . Di lontano , questo amore di cui ella aveva riso , in pubblico , questo amore di cui ella si era burlata , come una pessima femminetta , questo amore per cui ella aveva avuto il più palese disprezzo , questo amore si faceva più alto , più puro , più spirituale , staccato dal tempo e dallo spazio , sciolto dalla realtà dei fatti . In certe sere , in cui lui la riaccompagnava a casa , sino al portone , non volendo mai salire sopra - non voleva salire , era inflessibile , non voleva metter piede in casa sua - dopo aver ancora chiacchierato a lungo , nell ' ombra , ella saliva sopra , così smorta che pareva svenisse . Nella casa non vi era che un sol lume , nella sua stanza da letto ; ed ella l ' attraversava , questa muta e deserta casa , all ' oscuro , a tentoni , guardando nell ' ombra . Ma quando giungeva nella sua stanza da letto , ella si gittava sul letto , col capo nascosto nei cuscini , piangendo , singhiozzando , sull ' irreparabile : - Che ho fatto , che ho fatto ! Che amore ho perduto , per sempre , per sempre ! Acuto rimpianto e acuto rimorso ! Essa , forse , nel furore contro sè stessa , esagerava , dipingendosi come l ' anima femminile più turpe comparsa nella gran falange muliebre ; ma non era men vero che la esistenza di Giovanni Serra era stata infranta da quella passione infelice , tanto che egli non aveva raggiunto , come il suo cuore e il suo talento meritavano , nè la gloria , nè la felicità : non era men vero che egli era un essere senza molla interna che lo spingesse , senza desiderii e senza speranze : non era men vero che , per questo amore , egli aveva gittato la sua salute , la sua gioventù e la sua fortuna : non era men vero che egli possedeva la più preziosa qualità umana , che è l ' onestà , e la sublime virtù che è la bontà . Come non doveva Clara piangere , nella solitudine della sua stanza , tutte le più ardenti e le più amare lacrime su questo amore perduto e su questo cuore infranto ? Come non doveva sentire in sè , temperamento mobile e violento , assetato di amore , assetato di felicità , la ribellione contro l ' irreparabile ? Invero , si trovava di fronte all ' irreparabile : ed era quello che le faceva torcere le braccia , nella notte , quando per tutta una serata ella aveva udito il mormorio dell ' amore , al suo orecchio , ma di un amore finito , morto . Giacchè ogni parola , ogni frase di Giovanni Serra , pur restando nella più fine gentilezza da uomo a donna , pur avendo la poesia della tenerezza , diceva a Clara , che egli non l ' amava più . Invano ella , con l ' animo ansioso - era questa , la sua ansietà - interrogava ogni tono di voce , scrutava il senso riposto di ogni motto , rifaceva , da sola , tutto il loro dialogo , per scoprirvi una sottil luce presente . No , non l ' amava più , malgrado la commozione che egli aveva , sempre , nel lasciarla , nel rivederla , malgrado il fascino che subiva , malgrado la gran tenerezza che dominava ogni suo atto . Amore vissuto tanto tempo e così ardentemente e ora sepolto sotto un mucchio di gelida cenere che una mano andava smovendo , mano sapiente che conosceva la storia di quel fuoco e di quella vampa e che la rievocava , sulla fredda cenere . Giovanni non parlava quasi mai del presente , con un atto di finezza d ' animo , quasi dolendogli di non poter ancora ardere come prima , quasi sembrandogli un ' offesa al suo idolo , la fiamma spenta e le ceneri gelate . Non diceva nulla , ma si capiva così chiaramente , che nulla più , più nulla , non la più piccola scintilla ardeva innanzi alla cara donna , simulacro vano della passione , morto , come la passione era morta . Ed ella , sì , singhiozzava nelle sue notti senza sonno su quella grande fiamma spenta , sentiva di essere passata accanto alla felicità senza vederla , allontanandosene per sempre , ma esclamava , fra l ' inutile pianto : - Ha ragione , di non amarmi più , ha ragione : egli soltanto ha ragione , egli che ha amato ! Ma da queste nascoste battaglie dello spirito che Clara combatteva , con tutto l ' impulso di una natura appassionata , sebbene fugace ; da questa umiliazione in cui la sua anima era caduta , tanto che parea si prostrasse innanzi a Giovanni Serra ; da questo indicibile rimpianto dell ' amore , acutissimo in una donna che aveva amato l ' amore sovra tutte le cose umane e a cui l ' età non calmava l ' anima ; da questo tormentoso rimorso che si sollevava da tutti gli istinti di giustizia e di equità offesi , sorse dentro Clara una impetuosa volontà di correggere e di vincere il destino . Ella pensò , questo : che era suo dovere morale amare Giovanni Serra , di un amore profondo e devoto che fosse l ' estremo della sua vita , e in cui ella prodigasse tutte le ultime e supreme dolcezze del suo cuore ; che non solo era suo dovere , ma che era questo il suo desiderio sentimentale più forte , più immediato , più irresistibile ; che non solo era un desiderio irresistibile , ma che era , questo amore , la più cara speranza del suo cuore che voleva lavarsi , che voleva purificarsi e diventar nuovo e candido come il cuore del Salmista ; che non solo era la sua più cara speranza , ma che era la salvazione della sua dignità di donna , l ' assoluzione dei suoi errori trascorsi , la vecchiaia percorsa senza più sentire rimorsi , aspettando serenamente la morte . Sorto dalle ire soffocate e dai profondi disprezzi di sè stessa , questo pensiero di amore l ' avea in un baleno soggiogata e tutta l ' anima ebbe il calore del metallo in fusione . Nessuna voce interna l ' avvertì di non mettersi a questo periglioso passo , nelle sue condizioni , alla sua età , con un uomo come Giovanni Serra : e se talvolta , un nero presentimento la colpì , a traverso le esaltazioni del suo entusiasmo , se il negro presentimento le susurrò che ella si avviava a un errore anche più fatale e anche più irrimediabile degli altri , ella ebbe il cenno disperato di coloro che sono ebbri di sacrificio . Giovanni non l ' amava più : è vero . Che importava ? Il suo cuore di donna che ella aveva sentito morto , duro come una pietra , per tanti anni , dentro il suo petto , ardeva di un sentimento dove tutto era elemento di ardore , il rimorso , il rimpianto , la pietà , la tenerezza , il bisogno di devozione , il bisogno di darsi , il bisogno di abbandonarsi . Che importava che Giovanni Serra non l ' amasse più ? Ella voleva amarlo così profondamente , così piamente , con tanto completo abbandono di ogni amor proprio e di ogni orgoglio , con tanto perfetto oblio di ogni vanità e di ogni altro istinto mediocre umano , che tutto il dolore passato sarebbe pagato da questa immensa abnegazione amorosa . Ella voleva espiare il suo passato , soffrendo come egli aveva sofferto , dando il suo cuore a un essere che non poteva più amarla ; voleva espiare di non avere amato , amando senza speranza , solitaria anima che recitava un monologo appassionato e doloroso . In fondo , come per tutti i grandi penitenti , la sua espiazione sarebbe stata anche il pascolo della sua anima . Oramai , la sua esistenza di donna era deserta . Aveva trentaquattro anni : e nell ' abbandono in cui era caduta , si sentiva assai più vecchia , incapace di tentare un ' altra volta l ' ignoto dell ' amore . Era stata molto amata , due o tre volte : ma fatalmente , questi amori si erano dileguati , come se mai fossero esistiti : e due volte ella aveva dato il suo cuore , e due volte era stata abbandonata . Esistenza finita , dunque , giacchè le illusioni non risorgono mai dalla loro tomba : e le stanchezze morali sono più forti di quelle fisiche . Che restava a Clara , se non questa ultima speranza di potersi dare a un sentimento vivido e duraturo , a null ' altro simile , senza fallacie e senza disfatte ? La sua espiazione , quella di voler amare Giovanni Serra , era anche la sua salvazione , giacchè ella sapeva di non poter vivere senza l ' amore , un amore qualunque , ma un amore , un amore ! Meglio , meglio , se ciò non era un ' avventura in un cuore sconosciuto , innanzi a un ' anima misteriosa , un ' avventura di incerto risultato , ma portante con sè , forse , una disperazione e un ' onta novella : meglio , se era l ' amare una creatura nota , stimata , ammirata per le sue nobilissime virtù , una creatura senza amore , è vero , ma che aveva saputo amare , ma che si sarebbe lasciata amare , dolcemente , teneramente . L ' espiazione sarebbe stata la vita della sua anima ed ella vi si sarebbe buttata con ebbrezza , giacchè quello che più temeva , per sè e intorno a sè , non era il dolore , ma era l ' aridità , non era la tortura , ma era il silenzio , non era la passione infelice , ma era l ' indifferenza . Un mese prima , ella era immersa nel marasma più profondo , moralmente così misera che non osava neppur dire a nessuno la sua miseria : ella si vedeva già finita , senz ' amore , senza amicizia , coi soli legami frivoli mondani , ritenuta per una donna senza cuore - giacchè questa , fatalmente , era la sua reputazione - e gemente intanto nel desiderio dell ' amore . Ora , ora , da quel pomeriggio in casa di Anna , ella aveva dato una sublime ragione alla sua esistenza . Dai grandi occhi spiranti uno strano turbamento , dai subitanei pallori che le coprivano il volto , quando egli appariva , dalle mani che si facevano fredde nelle sue , da certi più prolungati silenzii che regnavano fra loro , dall ' imbarazzo crudele di certi momenti , dai sussulti che ella non sapeva reprimere , a certi atti , a certe parole , Giovanni intravide che accadeva qualche grave fatto nell ' anima di Clara . Una o due volte , la interrogò : - Che avete ? - Nulla - ella diceva , chinando gli occhi , mordendosi lievemente il labbro , come quando non pronunziava la parola che voleva pronunciare . Egli credette che Clara gli nascondesse un fatto dispiacevole , forse una lettera dell ' uomo che l ' aveva abbandonata , o il suo ritorno , forse . Diventò più freddo , più riservato . Mancò a un appuntamento . Ella lo rimproverò assai , quando lo rivide . - Io vi disturbo , Clara - diss ' egli , malinconicamente . - Che vi fa pensare ciò ? - gli chiese ella , precipitosamente . - Sono stato sempre così superfluo , nella vostra vita . È sempre l ' ultimo venuto , che mi ha scacciato . Almeno , confessatemi la verità . - Non ho nulla da confessarvi , Giovanni . - Ma voi siete agitata , molto , da qualche tempo . - Sì , è vero . - E non volete dirmi perchè ? - No , non ve lo voglio dire . - Non me lo merito ? - È inutile . - Non vi posso metter rimedio ? - No - ed ella voltò la testa in là . - Nè consolazione ? - Consolazione ? Forse . - Ditemi come e lo farò . - Non qui , Giovanni . - Dove , dunque ? - Nella mia casa - ella rispose , tendendo a sè stessa , e a lui , inconsciamente , il più terribile tranello . - Sapete che non ci verrò mai - egli , disse , sgomento , sentendo il pericolo . - Ebbene , io non vi narrerò le mie pene , Giovanni - diss ' ella , tetramente . - Scrivetemi .... - No . - Parlate qui , altrove .... - Nella via , in teatro ? No , no . - Io non posso venirci , lo sapete , in casa vostra - egli mormorò , già più debole , già affascinato . - Perchè ? - Non mi obbligate a dirlo . - Ditelo . - È la casa dove avete amato un altro . - Che ve ne importa , se non mi amate più ? - ella disse , levando le spalle , amaramente . - Ah io soffro sempre , Clara , anche non amando ! - Quante volte , lo ripetete , che non amate , Giovanni ! è troppo - e il suo tono fu così lamentoso che egli s ' intenerì . - Verrò .... forse .... una sera .... Ella sorrise , nel fondo dell ' anima . III . Tre volte Giovanni Serra mancò alla sua promessa . Le diceva : verrò domani sera , alle nove . Clara lo aspettava in preda a una emozione nervosa , a cui la sua fantasia dava un carattere passionale . Ella dal pomeriggio dava ordine che nessun altro venisse introdotto e ripeteva le sue raccomandazioni , alla cameriera , con insistenza : quando l ' ora si appressava , per frenare la sua torbida impazienza , ella si metteva a riordinare delle carte , prendeva un libro , forzandosi a intendere ciò che leggeva . Giovanni non veniva . Le fresche rose che ella aveva messe nei vaselli nitidi , rientrando a casa , parea che declinassero e languissero , quasi per morte ; il fuoco si covriva di cenere , nel caminetto ; ed ella , discesa dalle esaltazioni sentimentali , cadeva in uno snervamento profondo . Alla fine di queste serate d ' inutile attesa , la parte più sincera di lei pensava che era meglio , lasciar finire , senza finirla , questa singolare avventura , che le cose morte non si vivificano e che anche per lei , Clara , così innamorata dell ' amore , era troppo tardi per tentare un ultimo fatto del cuore . Ma l ' istinto della vanità muliebre , mediocre istinto , ma che non isbaglia mai , tanto è finemente esercitato , le diceva che quegli appuntamenti mancati erano tante vittorie negative , è vero , ma vittorie , sul cuore di Giovanni : che chi non va , ha paura di andare ; e chi ha paura di andare , ha sempre il cuore debole e facile a essere trascinato , in un impeto dell ' altrui energia . Così , ella , nelle immense prostrazioni di una vivacissima speranza delusa , trovava novelle forze per ritentare l ' anima di Giovanni . Egli balbettava , inventava delle scuse magre , per colorire la sua assenza : ma ella lo vedeva molto confuso . Dietro il pretesto di un impegno dimenticato , di un ostacolo improvviso , il freddo istinto della vanità intravedeva il combattimento del cuore di Giovanni ; ed ella se ne compiaceva , dimenticando il suo nobile divisamento di amare Giovanni , senza domandargli il ricambio . Alla terza sera , ella lo aspettò dietro i cristalli del balcone ; più nervosa , più triste , più esaltata che mai , ella finì per aprire il balcone , malgrado il freddo della serata . Ebbene , all ' ora indicata , ella lo vide giungere frettolosamente , a capo basso , fermarsi due minuti sotto il portone , ed uscire di nuovo , lentamente allontanandosi . Non aveva avuto la forza di salire . Era un gran freddo nell ' aria , quella sera : ma ella rientrò con le guancie brucianti . E l ' indomani non gli fece nessun rimprovero . Sentiva che Giovanni aveva subìto una tortura segreta . Egli venne , al quarto appuntamento , quando ella non lo aspettava più , alle dieci e mezzo , invece che alle nove . Il suo orecchio fine udì il suono timido e debole del campanello , udì la voce bassa con cui egli domandava di lei , in anticamera , e il passo cheto con cui egli si avanzava , a traverso l ' appartamento . Clara soffocava per il battito del suo cuore : e l ' accoglienza che gli voleva fare , disinvolta e serena , come a un amico che venisse sempre , e le parole che gli voleva dire , tutto sparve , ed egli la trovò in mezzo alla stanza , aspettandolo con troppo palese ansietà e porgendogli una mano glaciale e tremante . Sedettero ambedue non accanto , ma dirimpetto : taciturni , imbarazzati . Clara non osava aprir bocca ; intendeva che la sua voce l ' avrebbe tradita . Egli guardava , come trasognato , i galloni rossi e azzurri che adornavano il vestito di lana bianca di Clara . - Mi volevate : - eccomi - egli disse , con un sospiro , chinando gli occhi . - Grazie - mormorò ella , semplicemente . - Chiederete voi che io faccia qualche altro sacrifizio , al vostro fascino ? - Tanto vi è costato , questo ? - Clara interrogò , ansiosamente , piegandosi verso lui . Egli si arretrò , quasi temendo la vicinanza di quel volto . Disse : - Mi è costato moltissimo . - Ma perchè ? - e aveva un tono così ingenuo , chiedendo ciò , ella ! - Proprio , non lo capite ? - No . - Questa casa mi è odiosa . E un riflesso di tetraggine gli si diffuse sul volto . Clara si guardò intorno . - Non capisco - disse . - Siamo soli .... - Siamo soli ? - Dubitate di ciò ? - ed ebbe , sulle belle labbra un riso forzato . - Io credo che vi sia possibile fare tutto - egli soggiunse , guardandola con quel misterioso terrore , come quando gli parea veder sorgere un mostro nella donna . - Tutto , che ? - Non mi domandate troppe cose , Clara : io sono molto turbato . Parlate voi , piuttosto . - Sì - ella annuì , cercando di vincere , prima di tutto , sè stessa . - Lo vedete , siamo soli . Nessuno può venire e nessuno ha diritto di entrare . Qui vi è la vostra amica , che vi aspetta da tanto tempo , che è così felice di passare un ' ora , con voi , in una stanza chiusa .... Egli guardò le porte , con una lieve ombra di diffidenza e di paura negli occhi . - Anche a voi , fanno terrore le porte socchiuse ? - ella soggiunse , infantilmente . E si levò , andò a chiudere le due porte , fra le tende . - Voi temete di vedere entrare qualcuno , sempre , è vero , Clara ? - Sì , da bimba , l ' ho sempre temuto . Se qualcuno saliva alle mie spalle , nelle scale , se qualcuno mi seguiva , in un appartamento , se una porta restava aperta , con un vano oscuro , io era assalita da uno sgomento folle , e , sentite , adesso - soggiunse , dandogli la mano - solo a parlarne , io tremo tutta .... Egli trattenne quella mano fra le sue , ma mollemente . - Sono sempre così sola ! - ella soggiunse , e gli occhi le si velarono di lacrime , mentre il volto , le si tramutava . Giovanni guardò quello scoloramento e quei begli occhi velati : impallidì leggermente . - Non sempre siete stata sola - mormorò , con un ' intonazione ironica , ma non aspra . - Oh ! - e Clara fece un gesto largo , per dire che tutto era finito . - Lo avete già dimenticato , Clara ? - Intieramente - ella rispose , con un cenno tagliente . - Dimenticate presto , mi pare . - Sì , tutto quello che non merita di esser ricordato . - Ma che meritò di essere amato , però . - Oh chi non ha errato , nelle cose del cuore ? Chi ha mai preso la via giusta , amando ? - Nessuno , avete ragione - diss ' egli , malinconicamente . - Io ho sbagliato sempre , io - e il bel volto ebbe un fremito di dolore . - Sempre ? - Sempre . Mi hanno amata poco : o male : o niente . Sarà una bella burla , alla fine della mia vita per me , che porto la reputazione di avere ispirato delle passioni folli , l ' accorgermi che nessuno mi ha amata , mai . E un doloroso , amarissimo ghigno le contrasse il viso . Clara era immensamente sincera , in quel momento . Aveva tenuto solo all ' amore , nella vita e , probabilmente , non lo aveva , nè visto nè provato mai . - Quanto siete ingiusta , Clara ! - Con chi ? - Con me . - Ah già , è vero , voi pretendete di avermi adorata - - ella soggiunse eccitata , ma schiettissima , sempre . - Chi ne sa nulla ! È una leggenda : tante leggende sono false . - Perchè dite questo ? Perchè volete negare il passato ? - Bella istoria , il passato ! Ognuno se ne inventa uno , a propria convenienza , quando il passato è passato . Chi conosce la verità ? Voi intanto , no : e io , neppure . Forse non mi avete amata mai ; e tutta la leggenda non è che una cosa buffa - e rise clamorosamente , offendendolo anche col suo riso . - Clara , io non sarei qui , se non vi avessi amata - egli disse seriamente . - Vale a dire ? - Che ci vuole una grande tenerezza , per dimenticare quello che mi avete fatto : e una grande tenerezza non viene che da un grande amore . - Bella rovina , illuminata a chiaro di luna - ella disse , non ridendo , tetramente . - Ognuno dà quello che può - Giovanni rispose , con una tristezza semplice . Clara tacque . Scherzava con un tagliacarte giapponese e se ne pungeva le dita . A un tratto , si rivolse tutta mutata : - Perdonatemi , Giovanni : ho avuto un accesso di cattiveria . - Tanto , per non cambiare - ed egli ebbe un pallido sorriso . - Sono cose che restano , a filoni , nell ' anima . Ma l ' anima è così cangiata ! - Così ? - e la tenerezza velava l ' incredulità . - Tutta quanta . Non ve ne siete accorto ? Vi sono sembrata la stessa , in questo tempo , la stessa di dieci anni , ditelo , in coscienza ? - No , non mi siete sembrata la stessa . Ma non vedo la causa del vostro cangiamento e non so lo scopo . - Al solito , voi mi supponete qualche infernale progetto ? No , Giovanni , disilludetevi . Nulla vi è di più complicato in me - e sorrise , con una mesta semplicità . - Nulla ? - Nulla : a che ? Per sedurre chi ? Voi siete inseducibile . - Vi piacerebbe sedurmi ? - Sì , moltissimo - ella esclamò , impetuosamente , con la verità sulle labbra e nel cuore . Giovanni fu scosso , da questo colpo diretto . - La cosa è già fatta - egli disse , piano , cercando una via obliqua , per ischermirsi . - La seduzione passata , Giovanni , non conta - soggiunse subito , la terribile e infelice donna , riportandolo al duello . - Era una pessima seduzione , fatta da una donna perfida e fallace , una seduzione fondata sull ' inganno , che partiva dalla malvagità e arrivava alla perversità . Non quella , non quella ! Mi sarebbe piaciuto sedurvi , mi piacerebbe sedurvi , con una seduzione nobile e alta , quella della schietta anima femminile , che si dà in tutta la sua naturale bontà , con una seduzione fondata sull ' amore , profondo , umile , segreto e pure sgorgante da ogni atto e da ogni parola ! Si era avvicinata a lui , chinata verso lui , parlandogli : e gli parlava con una voce tremante , roca , come egli non aveva mai inteso uscire da quelle labbra . Egli ebbe un atto di smarrimento : - Tacete , Clara , tacete ! - No , amico mio , non mi fate tacere , non vi ho mai detto nulla , in questo tempo , e ora muoio , se non vi dico tutto .... - Io non posso udirvi .... - e cercava sciogliere le sue mani da quelle di lei che le tenevano , nell ' affanno dell ' emozione , strettissime . - Sì , sì , potete udirmi , giacchè io nulla debbo dirvi che vi turbi , che vi offenda ! Giacchè io non voglio niente da voi , Giovanni , niente ! Voi mi avete amata , è vero , nel passato e io sono sacrilega , quando lo nego , ma anche il sacrilegio è una forma della passione , anche il calpestare è una voluttà dell ' amore ! E ora voi non mi amate più e avete ragione ; io sono stata crudele , io sono stata infame , con voi , vengono dei momenti in cui mi faccio orrore , ve lo giuro .... Mentre parlava ella , così , singhiozzava e il suo petto si sollevava , nel singulto . Qualche rara lagrima le usciva dagli occhi e Clara l ' asciugava rapidamente , col fazzoletto . Giovanni l ' ascoltava , la guardava , stupefatto , incapace di difendersi più , e incapace di sottrarsi al pericolo estremo in cui si trovava . - Ma , sentite , Giovanni , sentite con pazienza , poichè queste cose mi soffocano , sino a morirne , e le debbo dire , giacchè sono le ultime parole di passione che mi usciranno dalla bocca , in questa vita . Sì , sì , le ultime , poichè io ho trovato in questa mia anima , così maltrattata , così ingiustamente maltrattata da chi non doveva mai farlo , ho trovato una sublime speranza , Giovanni , quella di poter essere un ' altra donna , quella di poter amare con un infinito entusiasmo e una infinita devozione , quella di poter essere in una estrema tenerezza , una donna leale , pia , umile , vivente solo per voler bene , così , come una povera creatura ammalata e convalescente si innamora della vita , di nuovo ! - Illusione , illusione - balbettò lui , tentando reagire contro quella esaltazione sentimentale , che gli si comunicava , fatalmente . - Voi non potrete mai far questo , Clara ! - Io posso fare tutto quello che voglio , io lo farò - ella rispose energicamente , altieramente . - Ah ho ben visto , io , in questo tempo , nella mia anima , io vi ho letto come in un libro aperto , io so tutto , io so che una sola cosa può farmi rivivere ed è un affetto schietto e saldo , senza altri interessi morali che l ' affetto istesso , senza altro desiderio che dare uno slancio di purezza a quest ' anima , senz ' altro ideale che la redenzione di uno spirito malato e corrotto . - Non vi riescirà , non vi riescirà - egli esclamò , in preda a tale un ' agitazione e a una confusione , che gli pareva di non aver parlato lui , ma un altro . - Se questo non mi riesce , io sono perduta , Giovanni - ella soggiunse , cupamente , - Ma perchè , perduta ? - Perduta , perduta ! Questo è l ' ultimo anello che mi lega alla vita : se si spezza , cessa la ragione della mia esistenza . Ebbene , io non posso perdermi , Giovanni , io non posso morire , io sono vecchia , perchè ho vissuto troppo , è vero , ma non ho che trentaquattro anni , e sono troppo pochi per rinunziare , per morire ! Io non voglio rinunziare , io mi abbranco a questa speranza , essa mi deve aiutare a vivere , io voglio amare così , se no , sono perduta e niuno , niuno può desiderare la perdita e la morte di una creatura come me ! - Ma chi , chi volete amare ? - gridò lui , levandosi , volendo fuggire , ma non trovandone la forza . - Voi - esclamò ella , guardandolo con gli occhi sfolgoranti , con le labbra schiuse che mostravano i bianchi denti minuti , che egli aveva adorato . - Me ? me ? E perchè ? - Perchè voi solo ne siete degno - diss ' ella , aprendo le braccia , chinando il capo , con un atto di umiltà . - Clara , io sono uno sciocco , un malato , un infelice , io non merito questo - disse lui , turbatissimo , dando indietro , cercando fuggire . - Voi siete l ' anima più buona e più nobile che io abbia mai incontrata - ella disse , con un accento profondo di amore , che finì di sconvolgere Giovanni . - Clara , voi avrete con me le maggiori delusioni . Io ho sofferto , io sono stanco , sono vecchio , oh quanto più di voi , così piena di vita , di vivacità ! Clara , Clara , se sapeste quanto sono vecchio , e quanto sono stanco , non dareste al mio cuore questa tortura , questa nostalgia .... L ' ultima parola era così imprudente ! Superbamente , realizzando il suo invincibile bisogno di espiazione , ebbra di sacrificio , folle di sacrificio , ella gridò : - Che importa ? Fosse anche così , così mi piacete : fosse anche peggio , voglio amarvi così ! - È un inutile amore , Clara - egli replicò , tristissimamente . - Perchè , inutile ? L ' amore non è mai inutile ! - Inutile , lo vedrete , Clara : io non debbo ingannarvi . Io non vi amo . - Lo so : non importa - diss ' ella , crollando orgogliosamente le spalle . - Ciò che è fuggito , non ritorna più . Io non posso amarvi di nuovo . - Non importa - replicò ancora lei , giunta al culmine della superbia e dell ' umiltà sentimentale . - Clara , Clara , questo è un romanzo : io non ho le forze morali per seguirvi in questo romanzo . - Non importa : camminerò sola . Il mio cuore è saldo , quando l ' amore lo regge . - Oh Clara mia , mia amica buona , voi v ' illudete , voi non mi amate punto , voi siete in preda a un accesso di infinita bontà , voi v ' ingannate , sul vostro cuore ! - Io vi adoro - ella disse , semplicemente , sorridendo . - Non è vero . - Provate - ella soggiunse , subito , con una tal luce nello sguardo , con un tal sorriso di offerta sulle labbra , che il poveretto vacillò . - Sentite , Clara , io sono il più saggio , fra i due , e invece vi sembro il più scortese e il più crudele . Clara , restiamo amici , non tentiamo la Provvidenza , non prepariamoci un avvenire di amarissime delusioni . Guai , se vi credessi ! - Mi crederete - e sorrise , fiduciosissima di sè e dell ' amore . - Io non vi vedrò più ! - gridò lui , sentendo sfuggirgli l ' estremo suo lembo di coraggio . - Perchè , Giovanni ? Non mi amate , è vero : ma non è una dolce consuetudine di vedermi , per voi ? - Sì , sì , purtroppo .... - Non mi amate , lo so : ma non sono io , la donna che più avete amata ? Non sono io la donna con cui più avete desiderato di vivere , la sola con cui abbiate desiderato di vivere ! - La sola , la sola ! - Ebbene ? perchè mi dovreste fuggire ? Dite che siete stanco , ammalato , vecchio , e che non mi potete amare ? Quale pericolo correte , dunque ? Voi avete la gran sicurezza ; che temete ? - Nulla .... infatti .... ma dovrò fuggirvi . - No . Restiamo amici , voi volete così ? Restiamoci . Solamente , solamente io non sarò amica , ma innamorata di voi . - Clara , sarebbe una condizione insopportabile ! - Io sola , la debbo sopportare ! Che fa , a voi ? Vi amerò così quietamente , così segretamente , che quasi quasi non ve ne accorgerete neppure . Sarete buono con me , ecco tutto : mentre io fui così cattiva ! - Voi , non siete fatta per questo orribile stato di animo , che è l ' amore non corrisposto . Voi siete stata sempre una vittoriosa .... - Lasciatemi provare la dolcezza di esser vinta - disse ella tenerissimamente . - Voi finirete per odiarmi , Clara , io lo so ! - e fece un atto di disperazione . - Ma perchè combattete questa lotta inutile e inefficace , Giovanni , contro me , contro voi stesso ? Perchè mi negate il permesso di volervi bene , quando ciò non vi costa nulla e quando ciò può anche piacervi ? Perchè rinunziate , quando non vi si domanda altro che di lasciarvi amare , Giovanni ? Che vi fa ? Perchè dite di no , quando nessuno vi chiede di dir sì ? Lasciatevi amare , lasciatevi amare , è una cosa tanto confortante , tanto consolante , credetelo ! Egli non le rispose nulla . - Vedrete , amico mio , vedrete che questo mio amore , mentre sarà il segreto della mia esistenza , non turberà la vostra . Fidate in me . Io vi saprò amare così bene , che non ne avrete nè preoccupazione , nè noia . Verrete a vedermi , quando vorrete . Io non vi darò le mie ore : vi aspetterò , sempre . Sarò profondamente felice , quando vorrete darmi qualche ora del vostro tempo : e se non vi vedrò , ebbene , non uscirà un lamento dalla mia bocca . Vi scriverò . Mi permetterete di scrivervi , è vero ? Le lettere sono uno sfogo così dolce a chi ama : e non turbano colui che non ama . Giovanni , Giovanni , lasciate che io vi ami , non mi togliete questo amore , se vi sono stata cara una volta . E pian piano , dalla sedia in cui era seduta dirimpetto , gli scivolò inginocchiata , innanzi , levando il volto trasfigurato verso Giovanni Serra . Egli la sollevò , nelle sue braccia , dicendole forte , violentemente come se volesse convincerne sè stesso , mentre la stringeva a sè : - Io non ti amo .... non ti amo ! - Ne sei certo ? - ella chiese , misteriosamente , con la testa sul suo petto , col volto proteso a lui . - Non lo so - balbettò il poveretto , in un impulso di luminosa verità . E la baciò , sulle labbra . Tutta la virtù di quel cuore d ' uomo , in quel bacio , cadde . IV . Infelicissimo amore ! Immediatamente Giovanni Serra provò il confuso avvilimento della sua caduta e Clara la delusione della sua prepotenza sentimentale . Passata l ' ebbrezza singolare e pur triste della grande serata , ella si trovò di fronte a Serra , nella condizione tormentosa e misera , di una donna che ama troppo , che vuole amar troppo e che , sovra tutto , pensa e dice di amar troppo , mentre non è riamata abbastanza . Infelicissimo amore ! Giacchè nello speranzoso e baldanzoso animo di Clara , restituito ai consueti trionfi della sua beltà e della sua grazia , tolto dal fittizio ambiente di umiliazione morale , in cui ella si era collocata con amara voluttà di punizione , rimesso nella posizione solita ed orgogliosa di una donna che ha conquistato un uomo o che lo ha riconquistato , in questo animo in cui gli impeti della immaginazione erano il fondamento della passione e dove la vanità si nascondeva sotto le forme più semplici , in questo animo tramontò subito quel purissimo e inaccessibile ideale di un amore che volontariamente rinunzia alla corrispondenza , di un amore che volontariamente invoca di esser dolore e di essere espiazione . L ' imperioso cuore che si voleva dare in un immenso sacrificio , privo di premio , ritirò subito la sua offerta , quando negli occhi smarriti di Giovanni Serra vide la follia dell ' amore , quando egli si curvò a baciare quelle labbra col trasporto di un uomo che non ha mai finito di amare , che ricomincia ad amare , con la forza di dieci anni di ricordi , accumulata e repressa . Clara passò la notte seguente nella veglia deliziosa , e indescrivibilmente deliziosa di chi ha trovato , nell ' amore , quello che cercava , il gran segreto che tutte le anime sentimentali e passionali cercano : un amore eguale al proprio , la corrispondenza perfetta e l ' armonia sublime . La vita , infine , aveva dato , con dieci anni di ritardo , è vero , ma con più potenza di concentramento , alla donna innamorata dell ' amore , ciò che ella non aveva mai provato , ciò che pochi uomini e poche donne provano sulla terra : un amore schietto e profondo , così sentito e così corrisposto . Immensa delusione : e infelicissimo amore ! Poichè , quando ella rivide Giovanni e guardò nei suoi occhi , ella vi scorse un imbarazzo mortale , una tristezza mortale , come ne nascono nelle pure coscienze di coloro che caddero per una inesplicabile debolezza della volontà . Clara credeva , era certa di vedersi apparire innanzi un uomo felice , ringiovanito , ridato alla forza vincitrice degli ostacoli e ridato agli entusiasmi dell ' età più bella : e invece , Giovanni aveva l ' aspetto di un uomo che ha errato e che sente amaramente tutto il peso del suo errore . Clara era lieta e dolce , aveva rialzato i suoi capelli in un grosso nodo attraversato dagli spilloni di tartaruga , come dieci anni prima , aveva un vestito chiaro e gaio : e Giovanni la guardava , con certi occhi distratti e stupiti , dove , ogni tanto , si abbassava il velo di una malinconia intensa , dove , ogni tanto , passava la nuvola dello sgomento . - Come siete gioconda , questa sera ! - le disse , come trasognato . - Perchè ti voglio tanto bene - ella gli rispose , dolcissimamente , prendendogli le mani . Egli si turbò sempre più . - Non parliamo di questo , Clara . - Perchè ? Non mi credi ? Non mi credi ? Egli tacque . Non le credeva , infatti . Ella intese perfettamente questa sfiducia . - Che debbo fare , perchè tu creda ? - Nulla , Clara : non fare nulla . Io sono uno sventurato . - E perchè ? Non ti voglio bene , io , malgrado la tua incredulità ? Non mi vuoi bene , tu ? - Io ! - gridò lui . - No , no , non ti amo ! - E che mi hai detto ieri sera , allora ? Hai mentito ? Sei diventato bugiardo , ora ? Non eri bugiardo , prima . Giovanni Serra non rispose . Era così pallido , così disfatto ed evitava tanto di guardarla ! - Amore mio , amore mio - ella riprese , tenerissimamente , carezzandogli una mano - non tormentarti , te ne prego . Non ti dico nulla , non ti domando nulla : la mia voce e le mie parole ti agitano , lo vedo . Lascia ch ' io stia vicino a te , così , in silenzio . Era , difatti , seduta accanto a lui , sul divano , e gli aveva passato un braccio sotto il braccio ; aveva appoggiata lievemente la testa sulla sua spalla . Un lungo silenzio : ma ella , a occhi bassi , sentiva che il respiro di Giovanni diventava affannoso . Allora , pian piano , levò gli occhi , lo guardò , gli mormorò : - Mi vuoi bene ? Una così grande espressione di dolore , negli occhi di quell ' uomo ! Ella tacque , ancora un poco , legata a lui , cheta , respirando appena : poi le parve che egli le sfiorasse con le labbra i capelli : - Mi vuoi bene , amore ? - chiese , sorridendo nel fondo del cuore . Giovanni sospirò profondamente e rispose : - No . Attraversata da un impeto d ' ira , ella si staccò bruscamente da lui , si levò , esclamando : - Sei cattivo e scortese . Una scena dolorosa avvenne fra loro , dove tutta la violenza e tutta la natural tenerezza del cuore di Clara - tenerezza repressa nel periodo d ' isolamento in cui era stata - sgorgarono in parole precipitose , ardenti , innamorate e pure ingiurianti : e dove tutta la mitezza e tutto il profondo scetticismo di Giovanni si manifestarono , più dolci e più freddi , pieni delle grandi timidità di chi , avendo amato invano per tanto tempo , ha oramai una paura invincibile di amare . Due o tre volte , durante questa penosissima scena , ella lo offese in un modo crudele , poichè era avvezza a calpestare i cuori che adorava , per poi adorarli più profondamente , dopo ; ed egli sentì l ' offesa , con un amaro piacere , giacchè essa lo autorizzava non a reagire , ma ad andarsene , per non ritornare mai più . Questo , questo , era il suo intimo desiderio , innanzi a quella donna che lo affascinava e che lo terrorizzava coi tumulti strani della sua fantasia , con le singolarità di un temperamento fuggevole e pericoloso , con l ' impensato di un ' anima , nella quale la inconscienza assumeva degli aspetti terribili e dolcissimi . Nel momento in cui ella più gravemente lo ingiuriò , egli pensò che era giunta la salvazione per lui , se partiva . Ma quando ella lo vide arrivato alla soglia , quando intese che lo perdeva , così , miseramente , irrimediabilmente , lo chiamò con una voce così spezzata dal pianto , che egli si volse , venne a lei . Clara piangeva , Piangeva ! Mai l ' aveva vista piangere , Credeva che non potesse piangere , tanto il gran riso clamoroso , e il riso breve , e il sorriso , e il sogghigno le eran particolari . Clara piangeva , soffocando dai singhiozzi , con un lamento che le usciva dalle labbra , continuo . Il cuore di quell ' uomo buono s ' infranse , ed egli intese sul suo petto quel povero corpo femminile scosso dai singulti , ed essa intese da quella voce tremante e fievole la parola d ' amore , strappata dall ' essenza di quell ' anima , dolorosamente . Tali furono , sempre , le amarissime vittorie di Clara ; e procedendo oltre , il combattimento fu diversamente aspro , con forze maggiori o minori dall ' una parte e dall ' altra , ma concedenti sempre il più triste dei trionfi al soldato più energico e più ardente , più abituato alla guerra dell ' amore , più multiplo nelle sue risorse di attacco e di difesa . Giacchè appena Giovanni Serra si allontanava da Clara , dalla sua casa , dal cerchio magico in cui ella lo rinserrava , rinasceva in lui il desiderio della fuga ultima , della liberazione . Quando ella non era presente ed egli non ne vedeva le grazie delicate , e la novissima incantatrice dolcezza , e tutta la seduzione muliebre potente , Clara gli appariva come l ' aveva sempre considerata , da dieci anni : una donna attraente , perfida e fallace , a cui egli aveva gittato inutilmente il suo cuore e per la quale aveva perduto ogni fede in sè stesso e nella vita . La figura di una creatura quasi mostruosa , senza pietà femminile , senza alito di sentimento nell ' anima , senza coscienza pel bene , come pel male , formatasi in dieci anni nel suo spirito , lo signoreggiava , di nuovo , con novello impulso di ribrezzo , di orrore . Mutata , forse ? Forse . Ella era capace di tutto , anche di vestire l ' aspetto della maggior tenerezza della maggiore nobiltà spirituale , e di essere , forse , tenera e nobile veramente , per un certo tempo per ordine della propria volontà , sino a che la natura sopita si risvegliasse , e l ' onda della perfidia e della menzogna trasportasse via il bel sogno di bontà e di dolcezza . Mutata ? E che , perciò ? Anch ' egli s ' era mutato purtroppo , e dove la lava incandescente della passione aveva gorgogliato , schiumando , del fuoco , si stendeva il lapillo grigio e freddo delle devastazioni vulcaniche : dove aveva vissuto la fede nell ' anima umana e nella sua purezza , vi era il gelo di un dubbio tranquillo e non più torturante : dove avevano balzato di gioia e di voluttà gli entusiasmi giovanili , vi era l ' inazione e l ' aridità . La lealtà , il rispetto , la bontà virile rimanevano intatte in quell ' uomo che aveva avuto in dono , nella giovinezza , le qualità più nobili dello spirito : ma ciò che restava , non bastava all ' amore . Una parte di quel cuore , era veramente finita . E tutta la sensibilità che ancor viveva in lui , fremeva di sgomento all ' idea di essere stato ripreso da quel fascino ; non si sentiva più la forza morale per quelle lotte e il risultato non gli sembrava più la sua grande ambizione . Così , di lontano , egli formava sempre il disegno di non vedere mai più Clara . Ella gli scriveva delle lettere lunghe e bizzarre , con un ' incoerenza sentimentale che sarebbe stata molto interessante e molto seducente per un uomo più giovane e più vivace , meno provato dai dolori della vita , ma che gli produceva un senso di ripulsa , di maggior distacco : non rispondeva alle lettere . Ella gli mandava degli appuntamenti ; Giovanni vi mancava , due o tre volte . Perchè , alla quarta volta , egli non resisteva più e vi andava , riluttante , pieno di tutte le incertezze ? Egli non se lo spiegava : e nella sua timida immaginazione , il fascino di Clara assumeva un aspetto onnipossente ; Giovanni aveva bisogno di credere a un potere ascoso , rarissimo , unico , per spiegare la mollezza della sua volontà . Perchè , tante volte , quando egli andava da lei , ben deciso , ben risoluto , a dichiararle che quell ' amore così povero di gioie , così dubbio , così squilibrato non aveva ragione di essere e di durare , perchè Giovanni , innanzi al bel volto tranquillo e sorridente di Clara , a quelle mani che gli si tendevano affettuosamente , al suono di quella voce che ella rendeva così insinuante , per lui , perchè egli non diceva più niente , lasciandosi andare alla corrente di quel sentimento , illuso per un poco , credendo di essere amato , credendo di amare ? Perchè , nelle loro grandi scene , scoppiate improvvisamente , egli aveva provato a proclamare la sua libertà , la sua indifferenza , sempre più duramente , meravigliandosi anzi talvolta della propria durezza , ed era riescito soltanto ad esasperare Clara ; ma non aveva svincolato il proprio cuore ? Perchè , mentre egli era dei due quello che meno pensava d ' amare , che meno diceva d ' amare , che non scriveva , che rinunziava ai convegni , perchè , poi , era lui quello che più cedeva , che più si dava , che più rientrava in servitù , con ritorni di affetto che costituivano le pochissime soavità di quell ' amore ? Perchè , una volta , quando stettero quindici giorni senza vedersi ed ella continuava a scrivergli , egli non ebbe la forza di non aprire , come aveva dichiarato , le sue lettere ? E una sera , ella passava , sola , triste , pallida , per una via , rientrando nella sua casa deserta con aspetto di tale abbattimento ed infelicità , che Giovanni , vedendola innanzi a sè , non visto da lei , provò uno schianto indicibile . Ritornò a lei , subito , senza che lo avesse chiamato : e Clara stessa si stupì di questo ritorno inatteso , mentre il suo cuore si era immerso già nell ' amarezza dell ' abbandono . E ingenuamente , puerilmente , Giovanni non sapendo come spiegarsi la sua debolezza e la sua disfatta , pensava a qualche cosa d ' insolitamente affascinante , e diceva , come un bimbo : - È una strega . Ma per colei che misteriosamente lo riconduceva a sè , ogni volta , questi trionfi erano un tossico . Fermentavano dentro il suo spirito indomito le ribellioni più profonde contro questo stato di lotta che avviliva l ' idea ch ' ella si era fatta di quell ' amore e che la mortificava in tutte le sue vanità muliebri . Ella , infine , lo amava , è vero , come poteva e come sapeva , con un senso immensamente egoistico che aveva sempre dominato in quell ' anima : lo amava , perchè le faceva piacere di amare , perchè il suo stato migliore era l ' amore , perchè ella non sentiva la vita che quando era innamorata : l ' amava perchè così aveva voluto ed ora la sua volontà era più forte di lei . Ciò che la sconvolgeva , era di non sentirsi amata abbastanza , mentre ella sapeva di dare a Giovanni il meglio che restava di lei : ciò che la esasperava , era questa battaglia quotidiana che ella sosteneva , per conservare , se non l ' amore , la larva di amore che le portava quest ' uomo : ciò che la faceva delirare di collera , segretamente , era di avere ancora sbagliato , anche in quest ' ultima volta e di non potere in nessun modo metter rimedio al suo errore . Per il passato , coloro che l ' avevano amata , erano stati tipi soliti , comuni , non più buoni e non più cattivi di qualunque altro uomo , in modo che il mondo psicologico di Clara non aveva avuto sviluppo che nelle ombre della sua anima , assai più grande e assai più complessa di quelle che ella aveva avuto ai suoi piedi . Ella aveva sofferto per loro , non già per le complicazioni sentimentali , ma perchè questi due o tre erano esseri limitati , non meschini , ma limitati , a cui ella aveva creato una luminosa e inesistente aureola . Aveva sofferto di non essere amata abbastanza , disprezzando coloro cui mancava la potenza spirituale , rimpiangendo sempre Giovanni , Giovanni , ch ' ella aveva disdegnato e di cui si rammentava la violenza giovanile di passione : e lentamente , nella sua coscienza , si era formato il criterio che solo Giovanni l ' avesse amata e che solo lui , così profondo , così intimo , così squisito , avrebbe potuto amarla come ella desiderava . Gli altri , erano , infine , poveri diavoli , ai quali ella aveva dato il manto di porpora della sua immaginazione e uno scettro d ' oro , sotto cui ella medesima si era curvata ; ma l ' anima bella per sè , grande per sè , unica nella tenerezza come unica nella passione , era quella di Giovanni . Ella aveva creduto a una fatalità del destino quando , finendo la sua giovinezza , prima del tramonto , s ' erano incontrati nuovamente ed egli le aveva parlato dell ' amore passato . E in lei si erano dileguate le profonde stanchezze , mentre più vivo , più forte rinasceva il desiderio di amare eccezionalmente , di essere eccezionalmente amata . Ella si rammentava un Giovanni Serra tutto pieno di un ingenuo e vibrante ardor giovanile , che faceva dell ' amore non un breve episodio , come tutti gli altri , ma il grande affare dei suoi giorni e delle sue notti , che dava all ' amore un tesoro di intima mestizia e di gioie delicate , che portava l ' immagine dell ' amata come la sola visione degna della sua fantasia , e che ne pronunziava il nome con una emozione vivissima e candidamente mal repressa . Aveva creduto , quando egli le narrava i suoi dolori passati con sì grande senso di amarezza , che egli fosse sempre il medesimo : e che era giusto e umano l ' amarlo ; e che era una voluttà dolorosa l ' amarlo senza conforto ; e che , infine , infine , egli l ' amasse ancora , malgrado i tentativi di fuga , malgrado i dinieghi , malgrado i terrori che gli si dipingevano sul volto , malgrado che egli restasse freddo e confuso , nelle ore più calde , in cui ella più si abbandonava a questa estrema passione . E dall ' antico concetto e dal novissimo errore suo , ella traeva un veleno interno di delusione , un seguito di sconfitte inavvertite da lui , ma di cui ella provava il colpo nel fondo dell ' anima , un ricadere continuamente sulle proprie speranze e un soffrire per tutte le parti , dall ' amore all ' amor proprio , dalla delicatezza all ' orgoglio , dalla sensibilità femminile bonaria alla sensibilità femminile maligna . Come si torturava ella , per un ritardo di un ' ora , per una parola detta con troppa disinvoltura , per un voi apparso improvvisamente nel più intimo discorso : e il suo umore si cangiava , per la sottile ferita ricevuta , ed egli , che non sapeva di aver ferito , si stupiva del cangiamento , e arretrandosi , pallido , come se avesse visto un fantasma , le diceva la tetra e monotona frase : - Voi siete sempre la stessa . Sì , Clara era sempre la stessa , con un carattere mobile e pure ostinato , con una energia breve e caduca , con un disprezzo intimo e cordiale di sè , con un egoismo a cui dava le forme nobili dell ' amore , con un desiderio di vivere e di godere che non si saziava mai ; e su tutto questo fondo stravagante , e spesso perfido , e spesso capace dei più alti sagrificii , il ricordo di una vita vissuta mediocremente , il ricordo di sciocchi errori e di delusioni meschine . Era sempre la stessa , lei , ma da tutti i pianti versati nella solitudine della sua casa , da tutte le angoscie soffocate sotto la sua maschera di donna mondana , da quell ' abbandono in cui aveva passato un anno , le era venuta innanzi alla mente la grande verità , che tutti i calcoli dell ' egoismo sono sempre sbagliati , e che bisogna vivere per gli altri , per poter essere felici . Non era fatta per questo , la sua natura capricciosa ed esaltata : ma la sua volontà le imponeva di assuefarsi alla più semplice verità umana , che è la felicità altrui : ed ella giungeva con uno sforzo supremo là dove altre creature arrivano naturalmente e la sua bontà calma , la sua dolcezza ragionata , la sua serenità esteriore avevano , forse , maggior merito , poichè ella affogava in esse tutto il clamore di un ' anima ribelle . Soffriva profondamente , perchè non era amata abbastanza , perchè non era neppure certa di essere amata : dentro le vene ardeva il sangue per collere improvvise : cento volte ella sentiva la tentazione di scacciare Giovanni da sè , di non vederlo mai più . Ma il pensiero che egli , veramente , la credesse ancora una perfida femmina , capace del male per la voluttà del male , ma l ' idea di desolare ancora Giovanni , con una catastrofe spirituale , tale che per sempre ne restasse violata la sua memoria , la rigettavano nell ' amore e nel sacrificio . E più il suo spirito spasimava per la battaglia che sosteneva , più ella prodigava a Giovanni Serra i tesori della più squisita affezione . Egli , talvolta , ne restava avvilito . Ora , non le diceva più di non crederle ; nè , d ' altra parte , la fiducia nasceva in lui , bensì uno stupore malinconico . Quando ella gli dava qualche novella pruova , non chiesta , di amore , egli restava confuso e rammaricato : - Io non merito questo , Clara . Tu esageri sempre : e che sarà il nostro avvenire , così ? - Io ti amerò sempre egualmente - diceva ella , esaltata . - Quante volte l ' hai detta la parola sempre ? - Ah tu sei crudele ! - esclamava lei , abbassando il capo per nascondere il suo pallore . Sì , quell ' onest ' uomo , quell ' uomo onesto e buono era spesso crudele , con lei . Non s ' accorgeva di colpirla , così duramente : o non la credeva sensibile : o credeva che fosse necessario di colpirla , per guarirla da questo morbo spirituale che la teneva . Certi giorni , dopo un ' assenza di una settimana , le appariva innanzi quietissimo , avendo l ' aria di non vedere che ella era disfatta dall ' attesa , non dando nessuna scusa alla sua mancanza . Un dialogo freddo si stabiliva fra loro due : le labbra di lei fremevano leggiermente , perchè reprimevano lo sdegno : egli non capiva ciò e dopo un ' ora trascorsa , così , in uno strazio fine e pur terribile , egli si levava per andarsene : - Vieni domani ? - ella diceva , a occhi bassi , pallida come uno spettro , - Non so . - Dopodomani , allora ? - Non ti saprei dire : ho delle faccende noiose da sbrigare . - Ah ! - diceva lei , senz ' altro , sentendosi morire . - Ti scriverò , quando posso venire . - Va bene . E lentamente lo seguiva , mentre si avviava alla porta : gli porgeva una mano gelida ed immota . Talvolta , egli le chiedeva : - Che hai ? - Nulla - ella rispondeva con voce così mutata che egli avrebbe dovuto capire . Ma , temendo una scena , egli se ne andava , senz ' altro . Come ella correva nella sua stanza , gittandosi sul letto , mordendo i cuscini , ingiuriando la freddezza di Giovanni , imprecando alla propria viltà , esalando tutta l ' ira della sua delusione , soffocando le grida del suo cuore che insorgeva contro un dolore così atroce ! La crisi durava una notte intiera : ella si addormentava all ' alba , con gli occhi rossi di lacrime , con il petto ancora esalante sospiri . Egli non sapeva nulla di ciò . Ella temeva che Giovanni la fuggisse per sempre , se diventava troppo insistente e troppo noiosa . L ' altiera donna era giunta a credersi una seccatrice . Pure , qualche sera , quando più l ' onesto e buon ' uomo era stato crudele , ella sentiva cadere le forze della sua rassegnazione . Allora gli appariva infelice , così accasciata , così perduta in un abisso di delusioni , che l ' oscuro mistero della sua tenerezza per Clara , si svelava . Una volta , egli era andato via . Appena fuori , sulle scale , egli intese , dietro la porta ancora chiusa , un tale scoppio di singhiozzi che tornò indietro , bussò e la trovò smarrita , incapace di affogare i suoi lamenti , incapace di dominarsi più . Qual notte ! Egli le parlava ed ella , perduta in un oceano di amarezza , non gli rispondeva , mentre , come se fosse sola , si raccomandava alla Madonna ed ai santi , perchè la liberassero da quelle torture . Egli le prendeva le mani , ma ella le ritraeva , come inorridita , convulsa , per rivolgerle al cielo , per chiedere la pace , la pace , niente altro : egli cercava di abbracciarla , ma quel corpo fremente gli sfuggiva ; essa passava da un divano all ' altro , camminava al buio , per le altre stanze , parlando sola , gemendo , tutto il suo male , gemendo di dover amare così , gemendo di essere così poco amata . Notte fatale , invero : giacchè fu allora soltanto ch ' egli capì tutta la gravità del loro caso : giacchè fu in quella scena di lacrime , di convulsioni , in cui ella pareva avesse dimenticata persino la sua presenza , che egli le parlò , per una volta , come dieci anni prima , come un innamorato , come un amante . Egli s ' inginocchiò innanzi a lei e le chiese perdono della sua condotta , e la pregò che avesse pietà di lui ; la scongiurò di credergli , quando le diceva che nessun essere le era devoto come il suo , e di compatirlo se egli non sapeva amarla , se egli non sapeva ritrovare in un ' anima stanca , malata , vecchia , gli accenti e gli entusiasmi dell ' amore ; che per quanto egli poteva amare , l ' amava ; che era poco , sì , era poco , per una donna appassionata come lei ; che ella meritava un miglior innamorato , un miglior amante ; ma che lui non poteva amar meglio , ma che egli le aveva dato tutto , dieci anni prima , e che quella devastazione era opera sua . Mentre ella , sfinita , esausta , si passava ancora sugli occhi aridi il fazzoletto bagnato di lacrime , Giovanni , ai suoi piedi , le narrava ancora la sua miseria sentimentale presente , la sua morbosa sensibilità che aveva paura dell ' amore , la sua impotenza spirituale , tutta la rovina irreparabile che gli impediva di esser per lei il perfetto innamorato , il perfetto amante . Alle sue ginocchia , in una evocazione straziante , di quello che era stato il suo passato d ' amore e nello strazio della presente realtà , egli versò poche , cocenti lacrime , le più dolorose che avesse versate mai . Smorta , con gli occhi spalancati su lui , reggendosi la testa con le mani , ella che aveva gridato tutta la sua desolazione , udiva ora le parole di una ben diversa miseria , di un disfacimento umano assai più tragico del suo ; e mentre l ' alba faceva il cielo di un freddissimo biancoverdino , i due amanti si guardarono , presi da una pietà immensa , per sè stessi , e sentendo che nessuno dei due poteva consolare , giammai , giammai l ' altro . Ella , folle oramai di sacrificio , fu dimentica di sè , e si rassegnò a una forma qualsiasi dell ' amore , purchè Giovanni non l ' abbandonasse . Rinunziava alla passione , chiudendo gli occhi : ella che adorava solo la passione ! L ' amasse Giovanni , come voleva , come poteva , quando voleva : purchè quel residuo di tenerezza fosse suo ! Oramai ella diventava simile ai malati che , giorno per giorno , vanno rinunziando alle dolcezze che godono i sani e fanno un ragionamento malinconico a ogni rinunzia . Diceva , ella : - Tu , che non mi scrivi mai .... E se egli annuiva , ella frenava il suo spasimo . Giovanni , un tempo , le aveva troppo scritto : adesso non ne aveva più la forza . Altre volte diceva : - Tu non vieni ; è vero , domani sera ? Ed era perchè soffriva troppo , a udirlo dire da lui che non sarebbe venuto . Parlando dell ' amore , ella soggiungeva , con un debole sorriso : - Tu che mi vuoi bene così poco .... E lo sogguardava , ansiosamente , per osservare anche l ' espressione più fugace . Egli sorrideva , acconsentendo al fatto di amarla poco : Clara indietreggiava , disperata internamente della pruova . Qualche volta , bonariamente , ella gli tendeva un tranello : - Perchè mi ami così poco ? Io ti voglio troppo bene . - Perchè non posso di più . - Non puoi , non puoi ? Tenta . - Oh no ! - esclamava , con un tono di stanchezza , di sfiducia , di paura . - Io ti amo troppo - ella diceva , affogando di dolore , ma non mostrandolo . - È ciò che mi trafigge . Io sono un indegno , Clara . - E se non ti amassi più ? Giovanni impallidiva e taceva . Quel pallore , la rincorava . - Se non ti amassi più , di ' ? - Mi rassegnerei malinconicamente . Sono stato un grande sventurato , sempre . - Ti rassegneresti ? - e fremeva , ella . - Mi rassegnerei . - Mi riesce impossibile di non amarti , Giovanni ! - ella esclamava . - Se tu volessi , ti sarebbe facile . Credimi , non ti ho meritata prima : non ti merito adesso . Era destino ! - Parliamo d ' altro - diceva lei , brevemente , vinta . Ma si rinnovava ogni giorno , ogni sera , il duello , sopra una ben semplice frase così cara a tutti gli amanti . Quando ella era di umore più lieto , gli diceva : - Già , non ti domando se mi vuoi bene . Sarebbe inutile . - Sarebbe inutile - mormorava lui , sorridendo , cercando di scherzare . - Non mi ami affatto ? - e la voce lievemente le tremava . - Affatto . Clara taceva , incapace di scherzare più . - Che hai ? - chiedeva Giovanni . - Nulla . - Nulla ? Ti ho rattristata ? - Un poco . - Sono un infelice - diceva Giovanni , così schiettamente addolorato , che Clara non osava proseguire la discussione . Ma , talvolta , la domanda era diretta : - Mi vuoi bene ? E se lui era tranquillo , senza fremiti nella sua sensibilità , le rispondeva : - Tu lo sai . - Non so nulla . Ripeti un poco , - Quante volte lo vuoi sentire , Clara ! - Gli è che non lo dici mai , mai , mai ! - A che serve ? - Mi serve : mi serve immensamente . Te ne prego , Giovanni , Giovanni mio , mio amore , dimmi se mi vuoi bene ! - Ti voglio bene - diceva lui , a occhi bassi , quasi per forza . - Quanto ? - Quanto posso . - E poco , è vero , è poco ? - Perchè mi ricordi che sono un poverello , in fatto di amore ? Perchè mi rinfacci la mia miseria ? Perchè mi rimproveri se non ho più lena , se non ho più una scintilla di entusiasmo ? Clara , Clara , tu mi uccidi , così ! - Perdonami - diceva lei , scivolandogli inginocchiata innanzi , con un moto che le era familiare . - Io non debbo vederti più - diceva lui , come se parlasse a sè stesso . Oppure , la frase cara agli amanti riappariva in altri modi tormentosi . Talvolta , dopo un lungo silenzio , vagamente , distrattamente , come per un moto delle labbra , ella chiedeva : - Mi vuoi bene ? Giovanni non rispondeva . Immediatamente , ella diventava trepida e ansante : - Giovanni , mi vuoi bene ? Allora egli usciva dalle sue riflessioni e vagamente , distrattamente , diceva : - No . - Giovanni ? - Clara ! - Hai detto che non mi ami ? - L ' ho detto . - Ed è vero ? - È vero . Silenziosamente , ella curvava il capo , e le lacrime le discendevano sulle guancie . Giovanni la guardava , desolato : poi , le andava vicino , le carezzava una mano , le baciava le guancie bagnate di lacrime . - Ho scherzato - diceva . - Tu non ischerzi mai . - Ho scherzato . Tutto finiva , così : ma le lacrime erano state versate . E infine , sulla frase cara agli amanti , avveniva ancora questo : - Tu non mi chiedi mai , Giovanni , se ti voglio bene ! - Perchè chiedertelo ? - Non ti piace saperlo ? - No , non mi piace . - Ti tormenta , il mio amore ? - Sì , mi tormenta tanto . - Ma perchè , ma perchè ? - Perchè mi hai amato troppo tardi - esclamava lui , per la centesima volta ; - perchè io non sono più il giovanotto appassionato di dieci anni fa , ma un uomo arido e stanco , senza speranze e senza desiderii ! È tardi , è tardi , Clara . - Mai tardi , per l ' amore . - Siamo vecchi , Clara : il nostro sole tramonta . - Dio mi salvi dalla notte - ella mormorava , avvilita , senza più energia . Vi fu un giorno , però , in cui tutte le ombre malinconiche , e le incertezze , e i timori parvero dileguati . Era nella calda estate ed ella era andata ad Albano , sui colli , per fuggire l ' aria soffocante di Roma . Colà , lo aspettava pazientemente , per giornate intiere , ma egli , pur promettendo di venire a trovarla , pur scrivendole , non veniva mai . Per tre o quattro volte ella era andata alla stazione , inutilmente . Una grandissima tristezza adesso opprimeva la donna superba ; giacchè le pesava sulle spalle tutto l ' irreparabile del suo errore sentimentale . Volontariamente ella si era ingolfata in questo amore ; con ostinazione di passione ella ne aveva abbracciata la croce ; la sua fantasia l ' aveva spinta ai più duri sacrificii ; e adesso erano impegnati il suo cuore e il suo onore . Stando sola , nella freschezza dei colli albani , ella approfondiva l ' immensità del suo ultimo fallo e quel verde riposato tutt ' intorno , e quella serenità la crucciavano . Infine , un giorno egli giunse , quasi inaspettato . Era così lieto ! Le disse , subito che non era venuto , ma che aveva sofferto molto , a non venire : che l ' aveva molto amata , nella sua assenza : e le domandò , se ella lo amasse ancora . Così lieto ! Ella diventò lietissima . Andarono , insieme , sotto l ' ombrellino di Clara , a una lunga passeggiata , a braccetto , a traverso i sentieri di campagna , fra i prati fioriti . Clara aveva un vestito di seta leggiera , di un bianco avorio : e un gran cappello di merletto avorio come una cuffia . Pareva molto più giovane e così delicata che egli la chiamò , ridendo : Madame la marquise . Ella era raggiante . Si sedettero sull ' erba , all ' ombra di un elce secolare , famoso in quelle campagne , e le loro anime furono così assolutamente e perfettamente armoniose , in quella solinga e serena campagna , che essi si guardavano e indovinavano l ' un l ' altro i pensieri . Si dispersero , due volte , per la via , ridendo , scherzando , baciandosi , dietro l ' ombrello abbassato di Clara : e Madame la marquise arrossiva finemente di gioia , sotto l ' ombra bianca del suo grande cappello . Non un motto del passato : non un pensiero del domani : non un velo di amarezza , mai . Egli aveva l ' aria di un fanciullo ; strappò dei fiori di campo , odorosissimi , ne fece un gran fascio , lo portarono all ' albergo in trionfo . Là pranzarono soli , soli , in un angolo della stanza da pranzo , guardandosi negli occhi , sorridendosi , toccandosi le mani nel porgersi un bicchiere , un piatto , ebbri di una gioia di vivere che li faceva impallidire di piacere . Andarono sulla terrazza dell ' albergo , soli sempre , tenendosi per mano , tacendo , dicendosi nello sguardo innamorato quelle cose profonde e intime , che l ' amore pensa e non dice . Ogni tanto , ella chiedeva : - Mi vuoi bene ? - Sì - rispondeva lui , semplicemente , senza reticenze . - Quanto ? - Molto . - Io ti adoro - ella concludeva , arrossendo . Alla sera , ella lo ricondusse alla stazione , attaccata al suo braccio , innamoratissima di lui , mentre lui non sapeva staccare lo sguardo da quei cari occhi : si baciarono nella penombra della stazione , senza pensare a chi li guardava . Il treno si mosse , ella restava a guardare e lui si sporgeva dallo sportello , salutando . Ella gli scrisse , nei giorni successivi , otto o dieci lettere , folli : egli non rispose . Aveva giurato di ritornare : non ritornò . Ella ripartì per Roma , prima che la villeggiatura finisse . V . Vestita di bianco , con un leggiero scialletto di crespo bianco sulle spalle , Clara , in quelle ultime lunghe sere di estate , aspettava Giovanni al balcone . Prima , la solinga donna leggeva un poco , si aggirava come un fantasma per la casa deserta ; poi , verso le nove , approssimandosi l ' ora dell ' arrivo , ella esciva sul balcone , interrogando le penombre di via del Babuino . Malgrado che l ' afa di quella fine d ' agosto togliesse la gente alle case soffocanti e la spingesse per le vie , in cerca di un fantastico fresco , via del Babuino era spopolata . È lontana dal centro : ed è via di forestieri , che la popolano solo nell ' inverno . Pochissima gente l ' attraversava ; avanzandosi la sera , non più un viandante . Clara guardava l ' alto della strada , verso piazza di Spagna , donde giungeva sempre Giovanni , quando giungeva : e appena una persona svoltava l ' angolo , essa si piegava sui ferri , cercando distinguere l ' alta figura e il passo un po ' lento , a lei così noti . L ' ora serotina si svolgeva , calda , spesso attraversata da un molle soffio sciroccale ; Giovanni non compariva . Affaticata dallo stare in piedi , ella si sedeva sovra uno sgabello di legno , che era fuori sul balcone ; appoggiava la testa ai ferri , in atto di pazienza e di riposo ; talvolta , un lieve sonno la coglieva ; alle undici e mezzo , che ella sentiva suonare a Santa Maria del Popolo , si levava , rientrava , poichè Giovanni non sarebbe venuto più . Un brivido di freddo la coglieva , in casa : e si accostava alla sua scrivania , per scrivergli un biglietto , una lettera , lagnandosi che egli avesse ancora mancato alla promessa . Ma , sedutasi , si rialzava subito : a che lagnarsi ? Su sette sere della settimana , egli mancava cinque : e la lasciava , così , in una interminabile aspettativa , fuori su quel balcone , in una solitudine e in una malinconia grande , sapendo benissimo che ella lo aspettava ogni sera e che era sola , solissima . Adesso , ella non si lagnava più , giacchè le scene la stancavano e la impaurivano , perduta di energia , precipitata e giacente nella inazione spirituale di chi ha troppo amato inutilmente : e non lamentandosi lei , egli non si scusava neppure e aveva l ' aria di non rammentarsi che ella non esciva , non vedeva nessuno , per lui soltanto . Oramai , Clara non aveva più quelle crisi di violenza , in cui malediceva l ' aridità del cuore di Giovanni e la viltà del proprio cuore che non sapeva infrangere un legame così fittizio e così torturante : ella era in preda a quelle sonnolenti rassegnazioni , che abbattono tutte le persone di carattere impetuoso , dopo un periodo di passione . Sul viso altiero di Clara , dove sempre aveva brillato il sorriso trionfale della donna padrona del proprio destino , ora sedeva l ' espressione stanca e paziente della vittima . Quando Giovanni le riappariva innanzi , ella sorrideva tenuemente , gli si sedeva accanto , ma non troppo vicino , non gli faceva un rimprovero , gli parlava a voce bassa , senza ridere mai . Egli la guardava curiosamente : scrutava tutte le impressioni di quel volto mobile , di quegli occhi vivacissimi , e scorgendovi come disteso un velo d ' inesorabile e quieta tristezza , crollava il capo , senza dire nulla . Egli stesso era profondamente triste . Forse , s ' imponeva di non andare da Clara , più spesso . Forse , per una singolare contraddizione del suo spirito , quell ' aspetto di vittima , quel silenzio , quella mancanza di sorriso , lo tormentavano più di una scena furiosa . Nel settembre , egli partì per Napoli , senz ' avvertirla neanche ; ella gli scrisse , tre o quattro volte , delle lettere pacate , ma senza rampogna ; delle lettere dove tutto il fuoco dell ' anima di Clara parea fosse stato smorzato dalle lacrime . Ritornò , Giovanni , dopo dieci giorni : ed ella non gli fece nessuna interrogazione , fredda e tenera , fredda e triste , fredda e oppressa da una fatica morale che le traluceva , torbidamente , dagli occhi . - Che hai ? Che hai ? - le chiese lui , quel giorno , con ansietà , andando volontariamente incontro a una spiegazione . - Sono stanca - ella disse , chinando gli occhi . - Di me ? Ella esitò , un minuto . Disse : - No . - Finirai per odiarmi , io lo aveva preveduto - egli soggiunse , desolatamente . - E perchè , Giovanni ? Tu non hai nessuna colpa . - E tu neanche , poveretta ! - replicò lui , prendendole le mani . Ella si svincolò , dolcemente e freddamente . - Oh io , sì ! - e un vero accento di convinzione , la dichiarava colpevole di quel malinconico ultimo peccato , pieno di tante delusioni . - La colpa è delle cose , è degli anni , è della fatalità - egli spiegò . - La fatalità è la scusa dei deboli e degli sciocchi - diss ' ella brevemente . - Io ho voluto che questo fosse ; la colpa è mia . - Poveretta , poveretta ! - mormorò lui , con voce di pianto . - Mi sono ingannata , anche questa volta - ella replicò , con una freddezza di ghiaccio . L ' accenno agli amori passati , il primo che ella facesse durante un anno e mezzo di relazione con lui , la comunanza del suo amore con gli altri , nella mente di Clara , gli fece una impressione pessima . - Io non ti ho ingannata - esclamò lui offeso , contristatissimo . - Chi sa ! - ella disse . - Hai creduto di dirmi la verità : ma quando è che l ' hai detta ? - Mai , mai ti ho ingannata ! - Eppure un giorno mi dicevi d ' amarmi e un giorno lo negavi . Quando è che mentivi ? - Mai , mai , Clara ! - Vedi bene che tu stesso ignori la verità . Tu non sai niente ! - So che soffro , ecco tutto . - Anche io , molto , Giovanni , molto . - Non più di me ! - Più di te , più di te , in un modo diverso , con una intensità maggiore e diversa . Niuno ha mai espiato un peccato più immediatamente e più rigorosamente di me , credilo . - Povera Clara , io ti ho portato sfortuna ! - e la più grande tenerezza vibrava in lui . Ma queste gelide consolazioni non arrivavano a riscaldare il cuore della donna . - La fortuna o la sfortuna è in noi - rispose ella , recisamente . - In me , in me ! Sono un essere malaugurato e sventurato . - E perchè ? Non hai amato ? - Troppo presto e troppo male , Clara ! - Non sei stato amato ? - Troppo tardi , troppo tardi . - I tuoi ricordi saranno dolci , nella vecchiaia - ella soggiunse , con una glaciale tenerezza . - Io non giungerò alla vecchiaia degli anni , lo so . - Fortunato te ! Fu l ' unica parola profondamente disperata che le uscì di bocca , in quello strano duetto . Ma , adesso , i loro scarsi e rari colloqui diventavano penosi ; vi aleggiava una tristezza infinita , i loro volti erano distratti e assorbiti , un soffio di gelo chiudeva la coppia amorosa . Amorosa ? Niuna parola d ' amore , più . Ella , a poco a poco , gli scriveva meno . Egli se ne lagnò : - Perchè mi scrivi così poco ? - Ti affliggerei , scrivendoti . - Tu puoi dirmi tutto , lo sai . - Non ho da dirti nulla . Anche quando si vedevano , la conversazione si rallentava fra loro . Prima , Clara si interessava a tutta l ' esistenza di Giovanni lasciandosi narrare le sue noie e le sue soddisfazioni : adesso , ella non lo interrogava più . Se egli voleva dirle qualche cosa , lo ascoltava , ma con gli occhi velati , quasi non intendendo . - La tua anima è lontana , Clara - le disse , una sera . - Non è che malata , tanto malata - ella si lamentò . - Non speri di guarire ? - Sperare di guarire ? Questa guarigione è anche la morte . - La morte è di tutte le anime che hanno amato . - È vero - ella concluse , a capo basso . Adesso , ogni tanto , guardandola , mentre essa lo guardava , gli pareva di vedere delle lacrime negli occhi . Ma esse si dileguavano . Talvolta , ella si alzava dal suo posto , andava verso un balcone , andava nell ' altra stanza : egli indovinava che Clara rasciugava queste poche lacrime : l ' avanzo dei grandi pianti antichi , - Perchè ti viene da piangere , guardandomi ? - le domandò , infine , turbato assai di ciò , intravvedendolo . - Io ? No , non piango . - Perchè me lo nascondi ? Non sono il tuo migliore amico ? - Amico ? Io non ho amici . - Il tuo amante , allora ? - ribattè lui , dopo una esitazione . - Io non ho amanti , Giovanni . - L ' uomo che ti ama ? - Nessuno mi ama . Profondo silenzio . Le lagrime erano inaridite negli occhi di Clara : ma egli vi ritornò sopra amaramente : - Non vuoi dirmi , perchè mi guardi e i tuoi occhi si orlano di lacrime ? Ciò è così triste ! Mi pare che tu pianga un morto . - Sono tanti i modi di morire . Così , in questo ambiente di gelido dolore , di amarezze quiete e infinite , di grandi veli bigi e fitti che li avvolgevano in una nuvola di orrenda e intima malinconia , evitavano di vedersi in casa , dove soffrivano anche più . Non si davano convegno , ma si incontravano randagi pallidi , vagabondi delle vie remote di Roma , camminando accanto senza parlarsi , o scambiando qualche motto insignificante . Una volta andarono al Colosseo ; era un chiarore plenilunare bianchissimo , con un freddo vivido d ' ottobre ; ella era tutt ' avvolta in un mantello col cappuccio . Si sedette , Clara , sovra uno scalino dell ' anfiteatro ; Giovanni , si sedette più giù , vicino a lei , toccandole le ginocchia con la testa . Il grandioso circo era tutto molle e candido , sotto il raggio lunare . Ella fece un atto , e la sua mano si posò , lievissima , sulla testa di Giovanni . Tacevano : la mano restava lì , lieve , fredda , immota . Egli si volse un poco , prese la mano e la baciò sulle dita , appena appena , con una carezza casta , fugace ; la mano ricadde lungo la persona . Si guardarono negli occhi , in quella solitudine , in quella notte chiara , e quello sguardo infinitamente e rassegnatamente desolato fu inteso , da ambedue , per quel che era , per quel che diceva . L ' indomani , nelle ore tarde pomeridiane , si videro al Pincio , dove ella gli aveva dato convegno . Ella era vestita di un abito di seta grigia e aveva una giacchetta di velluto nero ; sul cappellino di velluto nero era una fine veletta nera . Egli pensò , vedendola , a quella sera di Armida , oramai lontana , nelle sensazioni e nelle memorie . Ma si forzò a scacciare ogni debolezza , tanto temeva di sè . Clara camminò un poco accanto a lui : poi guardando gli alberi di villa Borghese , dalla terrazza , gli disse la gran frase : - Dunque , si finisce ? Ah egli si era creduto più forte ! Si sentì vacillare , non potè rispondere . Che avveniva , dunque , in lui , di contradittorio , di bizzarro , che questa soluzione tanto da lui invocata , ora gli faceva orrore ? - Non mi rispondi , Giovanni ? - ed ella alzava , ogni tanto , il manicotto sino alla bocca , come a reprimere un singhiozzo , un grido . - Tu non hai pietà di me , Clara ? - Tu pensi troppo alle tue miserie , e non a quelle altrui ; io non ti chieggo pietà . - Tu sei forte . - Ero forte . - Tu sei forte . - La mia unica forza mi ha abbandonata - ella soggiunse , sempre guardando altrove . - Quale era ? - L ' amore . È finita , Giovanni - ed ebbe un cenno largo , definitivo , verso la campagna . - Non ci vedremo più , dunque ? - - egli chiese , debolissimo , tremante , come un fanciullo disperato . - A che servirebbe ? A maggiori dolori ? - Come amici .... qualche volta ? - Io non ti sono amica , Giovanni : ti ho troppo amato per esserti amica . - Io sono il più sventurato fra gli uomini - egli gridò , gittandosi sovra un banco , non reggendo più . Ella gli sedette accanto : aveva gli occhi bassi , dietro la veletta . - Giovanni , sii buono , non diminuire il mio coraggio . Vedi .... per giungere a questo , la mia anima ha dovuto fare un così lungo viaggio ! Ho detto io , la parola estrema : io ! Che ho innanzi , io ? Sai che esistenza di solitudine , d ' inutili e tardi rimpianti , di pentimenti postumi , di lacrime senza conforto ? Sai che lungo e deserto viaggio io intraprendo , sino alla morte , sola ? - Il più sventurato fra gli uomini ! - gemeva lui , con la faccia fra le mani , come un fanciullo abbandonato . - Eppure .... io , io stessa rinunzio . Tutto è stato inutile , fra noi : il tuo amore , prima ; il mio amore , dopo . - Almeno , almeno , non mi avessi amato ! - esclamò lui , in un ingenuo scoppio di dolore . - Ti ho amato , invece , molto , alla mia maniera , che è certo imperfetta , poichè tutti siamo degli esseri imperfetti . Ti ho amato .... così teneramente , così passionalmente .... ma era tardi , era tardi , era tardi ! - Ma io ti voglio bene , Clara ! - egli balbettò , smarrito , vedendo che ella era per levarsi , per andarsene . - Ne sei certo ? - gli chiese ella , duramente , come nella prima sera del loro amore . - Ne sei certo ? - Non lo so - rispose lui , annientato , ricadendo sul banco . - Addio , Giovanni ! - ella disse , innanzi a lui , pallida come una morta . - Non te ne andare , non mi lasciare ! - e tese le mani per rattenerla . Ella si trattenne in piedi , innanzi a lui . Si vedeva che non aveva la forza di fare un passo . Guardandola disperatamente negli occhi , tenendole una mano , egli la supplicava ancora , confusamente , di non lasciarlo , così , in quell ' ombra ; ed ella non rispondeva , levando il volto , mordendosi le labbra . - Giovanni , perchè vuoi che io resti ? Che ci porterà di nuovo questa sera , o il domani ? Non saremo sempre gli stessi ? Che si muta , per un discorso o per un giorno ? Avevamo strade diverse e ci siamo voluti amare : questo amore è stato il tuo cruccio , allora ; è stato il mio cruccio , adesso . Riprendiamo la via , più stanchi e più delusi di prima : Dio benedica la tua strada ! - Non te ne andare , non te ne andare ! - Addio , Giovanni - e gli toccò la mano , con la mano guantata , allontanandosi subito . Per l ' uomo che singhiozzava , lassù , sul banco del giardino solitario , come per la donna che discendeva alla città , senza vedere il sentiero , poichè le lacrime l ' acciecavano , il sole era tramontato . Intorno ad essi era la grande , lunga , infinita notte dell ' anima . L ' AMANTE SCIOCCA . A Luigi Gualdo . I . Paolo Spada aspettava la sua nuova innamorata , con una vivace curiosità mescolata a una certa tenerezza piena d ' indulgenza e a movimenti improvvisi e insoliti di buon umore . Egli aveva realizzato , finalmente , dopo alcuni anni vissuti fra i tormentosi piaceri di amori inconsciamente complicati , dopo aver adorato delle bizzarre e inquietanti creature che eran tali , naturalmente , o che si affrettavano a diventare bizzarre e inquietanti al suo contatto , dopo essere stato adorato nelle forme più turbolenti , più folli e più tetre dalle medesime creature , finalmente , egli aveva realizzato un suo antico desiderio : desiderio fluttuante sempre in quell ' anima , ora sommersa in fondo al naufragio di qualche stravagante passione , ora galleggiante sul mare cheto che segue le tempeste , il desiderio , cioè , di amare una donna semplice e di esserne amato . Anzi , nei suoi momenti di accasciamento passionale , quando il più perfido ingranaggio psicologico e le mistificazioni dei sensi avevano esaltato i suoi nervi e il suo cuore , quando più egli aveva provato le stanchezze supreme e le nausee profonde di qualche amore complesso , impreciso ed enigmatico , egli non diceva di desiderare una donna semplice , diceva : una donna stupida . Era tale la sua ribellione a nuove avventure d ' amore dove il cuore e la persona avessero dei misteri da rivelare , delle ombre da indagare , che egli arrivava alla volgarità di certi uomini comuni , i quali vantano , per aver inteso vantare ad altri , l ' amore umile delle donne che non conoscono l ' ortografia . Paolo Spada , l ' artista squisito , narratore di storie sentimentali e crudeli , cesellatore , di versi ora sonori , ora dolenti , sempre alti , sempre nobilissimi , rassomigliava , in queste sue rivolte , a un qualunque farmacista di provincia , che dica il suo avviso sull ' amore e sulle donne , a tre o quattro amici , al lume azzurro di un boccale illuminato . E , certo , egli l ' aveva cercata , spesso , questa donna semplice , anzi questa donna stupida , per ripetere il suo sincero e brutale aggettivo : e due o tre volte egli aveva creduto di trovarla e aveva avuto dei sussulti di gioia , un senso generale di pace nel suo spirito , come un addormentamento di tutti i sottili dolori che stridevano sui suoi nervi . Era stato deluso , sempre : giacchè nella semplicità apparente e ingannatrice di queste donne , egli aveva presto ritrovato quei segreti moti , quelle illogiche azioni , quelle incoerenze talvolta leggiadre , talvolta repulsive , che danno all ' uomo innamorato l ' acuto e torturante segnale di non so quale mistero racchiuso in un carattere , in un temperamento muliebre . Fresco e lieto , egli si era abbandonato alla dolcezza di trovarsi con una creatura limpida , cristallina : invece , quasi per una ironia , troppe volte ripetuta , perchè non paresse fatta apposta , egli si trovava innanzi a un ' enigma fisiologico e psicologico . In fondo , alcune di queste donne erano forse semplici , o meno complicate : ma appena elevatesi all ' onore di essere amate da Paolo Spada e di amare Paolo Spada , subito vi era in loro , come per magica influenza , un annodarsi di pensieri , d ' idee , di sentimenti , un ravvolgersi di circostanze e di fatti , un concentrarsi di veli e di ombre , per cui pareva che cangiassero di natura . Freddamente furibondo per l ' inganno , Paolo Spada rodeva il freno di un giogo spirituale e sensuale , che lo opprimeva con una monotonia scorante . Quando veniva la liberazione , quando , cioè , l ' amore finiva , egli giurava di essere più cauto , più sagace in un ' altra prova . Così , a furia di sagacia , di cautela , di gelida pazienza , egli aveva ritrovata in Adele Cima la donna semplice , a cui il suo cuore stanco e disfatto anelava . Oh egli l ' aveva sottoposta a una quantità di prove , la giovane donna , dai belli e lunghi capelli castani che si ammassavano sulla testina , dai grandi occhi lionati che guardavano con tanta tranquillità e tanto candore , e avevano il fascino della tranquillità e del candore , dalle fini sopracciglia nere e dalla fronte un po ' breve ; e nelle prove , molto lunghe , convincenti , esaurienti , era risultato che Adele Cima era una donna assolutamente semplice e anche stupida , un pochino , non molto . La sua beltà mancava di finezza , la sua persona non aveva nè flessuosità nè opulenze , i suoi vestiti non erano elegantissimi : e , sovra tutto , ella non sapeva nulla di ciò , era giustamente persuasa di essere una donnina piacevole , era convinta di vestire come si conveniva , decentemente , era contenta di sè senza alterigia , e non aveva occhi per vedere nè il peggio , nè il meglio di quello che essa rappresentava . A Paolo Spada ella era piaciuta subito , per la sua freschezza , per non so che di nuovo e di fragrante , che era in lei , per questi indizii fisici di semplicità e anche di una certa stupidaggine , gentile , non soverchia , non urtante ; quando ebbe fatti tutti gli assaggi per conoscerne l ' anima , egli si abbandonò subito ad amare questa piccola Adele Cima . In quanto a lei , lo aveva amato immediatamente . Paolo Spada aveva fatto su lei un effetto folgorante . Il suo imbarazzo , la sua confusione , innanzi a lui , avevano qualche cosa di commovente . Le avevan detto che Paolo Spada era un illustre artista , che era un uomo celebre : ma ella non aveva letto di lui neppure una riga , e si era innamorata di lui , così , in un minuto secondo , senza rimedio . Ella si vergognava molto di questo subitaneo amore e non se lo sapeva spiegare . - Io vi amo molto : ma non so il perchè - ella gli diceva , guardandolo coi suoi buoni occhi , che ingenuamente indagavano . - Cercate bene - rispondeva lui , sorridendo teneramente . - È inutile : non so perchè vi voglio bene . Lo sapete voi , forse , che conoscete tutte le cose ? - Io ? Neppure per sogno . - Allora non vi è , questo perchè - soggiungeva lei , subito convinta . Pure , malgrado questo fulminante amore , Adele Cima era ancora la sua innamorata e non ancora la sua amante . Ella si rifiutava , debolmente , con argomenti vaghi , già quasi sedotta e trattenuta da uno sgomento che , ogni tanto , appariva nei suoi grandi occhi spalancati . - Vi faccio paura ? - le diceva Paolo Spada , un po ' scherzando , un po ' rattristandosi , - Sì - rispondeva Adele . - E perchè ? - Perchè siete una persona così diversa da me - ella diceva , con una umiltà sincera . - Non importa , non importa - era la parola indulgente e carezzosa del seduttore . Ella aveva finito per promettere di andare da lui , in quel giorno , alle due ; e Paolo Spada , in un rinnovellamento pacifico di tutte le sue forze morali , in un rigoglio di tutte le sue energie fisiche , aveva inteso una viva gioia dilatarsi in lui . Nessun dubbio lo tormentava , come in tutti gli altri primi convegni , in cui mille volte aveva temuto che l ' amata non giungesse - e gli era bene accaduto , di aspettare invano ! - che un capriccio , un caso la trattenessero : egli era certo che Adele Cima sarebbe venuta al convegno . Era troppo semplice per mancare . - Ed ella verrà anche a tempo , alle due , non prima e non dopo : forse , si tratterrà per via ; per non giungere troppo presto - egli pensò , leggendo a distanza nell ' anima della sua dilettissima stupida , come già la chiamava . In onore della semplicità di Adele Cima , egli non fece nessun preparativo nella sua casetta di via San Sebastianello , che guardava piazza di Spagna e le prime vette degli alberi del Pincio : altre volte egli bruciava dei profumi , egli comperava dei gigli , delle orchidee per piacere alle sue raffinate amanti . Un fascio di rose in un vaso di cristallo gli parve che bastasse . Del resto , le sue stanze che formavano il suo quartierino da scapolo , da amante e da scrittore , avevano in sè tale accumulamento di bizzarrie , nei mobili , nelle stoffe , nella disposizione , in ogni oggetto , che egli guardava tutto ciò , con occhio compiaciuto , pensando allo stupore della cara piccola donna sorridendo , da prima , all ' effetto che avrebbe prodotto su lei ogni cosa , dai tappeti di Smirne , a un idolo di bronzo e avorio panciuto , orribile ; dal letto che era dissimulato sotto una grande stoffa di chiesa , ai ritratti delle donne amate che guardavano dalle loro cornici di argento inglese e di cuoio impresso . E una crescente tenerezza lo invadeva , all ' idea di quella buona giovane creatura , così attraente e così nuova per lui , che veniva col suo passo quieto e misurato a dargli dell ' amore senza enigmi , senza misteri , senza noie e senza scene . Egli si decideva ad amarla molto e bene , questa povera Adele Cima , senza mai darle un dispiacere , senza mai farle intendere da quali altezze di pensiero e di sentimento egli discendesse , per raggiungere l ' umiltà di quell ' amore , senza mai comunicarle la febbre che lo ardeva , nelle sue ore di lavoro e di doloroso lavoro . Voleva amarla moltissimo e bene , giacchè egli sentiva quale grande refrigerio alle sue vene ardenti sarebbe venuto dalla freschezza di quell ' amore , quale equilibrio sereno avrebbe messo nei suoi nervi quella mitezza d ' anima muliebre , quale pace forte e vivificante avrebbe data al suo mobile e inquieto pensiero , la lentezza , la semplicità , la piccolezza del pensiero di Adele Cima . Sì , quella stupida gli sarebbe stata infinitamente cara , giacchè sarebbe stata infinitamente utile al morbo del suo spirito ! Ella venne alle due , precise . Paolo Spada che aveva gli occhi sull ' orologio , come giuocando con sè stesso , sorrise , udendo suonare alla porta . Andò ad aprire egli stesso . Adele Cima gli apparve innanzi e gli sorrise , così innamoratamente , che l ' uomo sentì vincersi da una emozione . Invece di baciarla sulle labbra , molto finemente , egli si inchinò e le baciò la mano . La trattava come una duchessa : egli si accorse subito che ella era meravigliata e confusa di ciò , cominciando a non capir nulla , da quel primo bacio . Poi , Adele Cima si distrasse immediatamente : egli l ' aveva condotta a sedere sopra un divano , dove era gittato uno scialle turco , e le toglieva lentamente un guanto , scherzando con le dita : essa stringeva ogni tanto la mano di lui , mentre si guardava intorno , incantata . Mai , aveva visto nulla di simile : e tutto le sembrava strano e incomprensibile , producendole esattamente l ' impressione che egli aveva preveduta . In sè , egli sorrise di aver perfettamente indovinato quell ' effetto . Adele Cima era come egli la vedeva , la intendeva , la supponeva , di una facilità d ' interpretazione tale , come se egli rileggesse un libro imparato a memoria nell ' infanzia e tutti i brani gli si ricostruissero nella mente . - Vi piace , qui ? - le domandò lui . - .... Sì - ella rispose , dopo un minuto di esitazione . È sempre così oscura , la casa ? - Sempre . Io odio la luce , in città . - Ah ! - ella disse , senza chiedere altro . - E ci state solo , qui ? - Ho un servo : l ' ho mandato via . - Non vi annoiate , solo ! - No , mai . Salvo quando vi aspetto . - Io sono venuta puntualmente - ella soggiunse , subito , volendosi difendere . - Sì , sì , cara - e le baciò le due mani . Paolo Spada era innamorato molto , in quell ' ora , e la piccola donna vestita di un bigio comune , di un vestito che egli le conosceva già , gli piaceva moltissimo : ella era in casa sua : lo amava , ella , perchè era venuta a lui , senza maggiori indugi , senza pretese , senza domande di fedeltà , senza patti : lo amava , tutto lo diceva in lei : eppure egli indugiava a chiederle di esser sua , così , per prolungare quei minuti , così tranquilli , sicuro oramai di lei , come della luce del sole . Adele Cima guardò le rose . Egli si alzò , e gliene dette due , le più belle . Essa non le odorò , non le mise alla cintura , le tenne mollemente fra le dita , quasi senza guardarle . - Non amate le rose ? - le chiese Paolo Spada . - .... Sì . - Forse amate qualche altro fiore , specialmente ? - No , nessun fiore , specialmente . - Io ho amato molto il giglio , una volta , poi le violette di Parma , poi le orchidee .... - Che sono , le orchidee .... - Certi fiori molto rari , molto strani .... - Non li conosco - mormorò ella , distratta . Pure , un lieve pallore l ' aveva scolorita . Egli non se ne accorse . Ora , ella si era levata e avvicinatasi a un tavolino , ne aveva preso un ritratto di donna . - Chi è questa signora ? - Quale ? Ah ! ... una russa . - Una straniera ? Siete stato in Russia , voi ? - Sì , una volta . - È lontano , è vero ? - Lontano : vi fa molto freddo . - Perchè vi andaste allora ? - Mah ! ... per seguire questa signora .... - Voi l ' amavate ? - Sì . Un silenzio si fece . Adele Cima si morsicò il labbro inferiore : poi domandò : - Come si chiamava ? - Questa russa ? Natalia . - Che bel nome ! - Vi pare ? - Il mio è così brutto , non è vero ? - disse ella venendo a lui , con una espressione di malinconia che lo turbò . - Adele ? Ma Adele vale mille volte più di Natalia - egli esclamò , volendo consolarla subito . - Eh , no ! - diss ' ella , tristemente - è un brutto nome . - A me piace immensamente , cara . - Perchè mi volete bene . - Forse per questo . - Ma è un brutto nome , non dice nulla . Si allontanò nuovamente da lui , andò a guardare gli altri ritratti ; egli la seguiva , tenendole una mano , lusingato e intenerito da quella semplicità , da quella ingenuità . Ella prese un altro ritratto e glielo porse : - Era bionda , questa ? - Sì , bionda . - Vi piacciono le bionde ? - Mi piace la donna che amo . - Più le bionde o più le brune ? - Quella che amo , quella che amo ! - replicò lui , lietamente , felice di essere amato così e di amare così , - Il castagno è uno sciocco colore di capelli - ella dichiarò a occhi bassi , come mortificata da questa inferiorità sua . - Ma no . - Me lo hanno detto , lo so . Avrei voluto esser bionda , io . - I vostri capelli sono belli . - Ma biondi , sarebbero stati bellissimi - replicò lei , ostinatamente . Egli le voltò , con un gentile atto , la testa verso lui e la baciò sui capelli . Ella sorrise , innamoratissimamente : e subito dopo , gli chiese : - Tutte queste signore sono state vostre amanti ? - Quasi tutte . - Sono molte - ella disse , abbassando gli occhi . - Io non sono più un giovanotto . - Avete avuto molte amanti ; tutti gli uomini ne hanno tante ? - Sapete .... nella nostra professione .... le occasioni sono più facili .... - Già .... è vero , voi siete uno scrittore . Siete anche un poeta ? - Sì , cara - disse lui , sorridendo . - Scrittori e poeti pare che abbiano molte amanti - e gli occhi grandi e belli le si velarono di lacrime . A quello schietto dolore , egli non resse . Le prese le mani , l ' abbracciò , cercò di consolarla con una quantità di parole vaghe , come si dicono ai bimbi per farli finire di piangere , per farli addormentare ; ella ascoltava , già subito confortata , guardandolo negli occhi , credendogli come il bimbo crede alla mamma . Egli le soggiunse che tutti quelli erano stati amori effimeri , che ella sola era l ' amata , la vera , l ' unica : e una immensa fede in queste proteste di amore si leggeva nel volto di Adele Cima . Pian piano egli l ' aveva condotta di là , nella sua stanza . Sovra una scansietta di legno scolpito , sostenuta da una gran mano di bronzo , erano , in legature fini di pergamena , tutti i volumi di prose e di poesie di Paolo Spada . L ' innamorata ne prese uno e l ' aprì : - Che bella carta .... - disse , passandovi sovra , lievemente , le dita . - Voi avete scritto tutto questo ? - Sì , cara . - È un romanzo ? - Sì , anima mia . - Deve essere bello . Io ho letto pochissimi romanzi - ella concluse , posando il libro . Guardò nuovamente i volumi nello scaffale : - Ci mettete molto tempo per scriverne uno , di libro ? - Per lo più , molto tempo . - Ah ! - ella disse , chinando nuovamente gli occhi . - E siete solo quando scrivete ? - Solissimo . Qualunque rumore mi turba . La presenza di una persona , anche silenziosa , non mi fa scrivere . - Sì ? - ella disse , con un accento fra sorpreso e sgomento . - E perchè questo ? - Così - egli rispose , un po ' brevemente , non volendo darle altre spiegazioni . Ella ebbe il contraccolpo di quella piccola durezza . Si sollevò verso lui , lo guardò , gli chiese : - Mi volete bene ? - Sì , tanto , cara . - Vi ho seccato con quella domanda sciocca ? - No , no , non potete seccarmi . - Io stessa sono una sciocca , compatitemi . - Io vi voglio bene , non posso compatirvi . - Mi volete bene , malgrado la mia stupidità ? - domandò , fra il riso e il pianto . - Malgrado la vostra stupidità , vi adoro - disse lui , lietamente e crudelmente . - Ah ! grazie . Come l ' ora cadeva , continuando a guardarsi intorno con stupore e con paurosa ammirazione , Adele Cima diventò l ' amante di Paolo Spada ; e fu senza lacrime e senza spasimi , senza proteste e senza giuramenti . Egli si sentì felicissimo , come mai . In quelle ore d ' amore egli non si tormentò a sorvegliarsi e a sorvegliare l ' anima dell ' amata : egli non s ' inchinò a misurare il pallore dell ' amata e non tese l ' orecchio a raccogliere il balbettìo della passione erompente : egli non pensò ad esser guardingo , in quell ' eterno e terribile istinto di diffidenza , che , nei maggiori trasporti , divide le anime degli amanti , insuperabilmente . Il suo cuore e i suoi nervi si trovarono di pieno accordo in un abbandono giovanile e semplice , singolare in un uomo che aveva molto e bene e male vissuto , che aveva vissuto , infine . Il beneficio che egli aspettava dall ' amore di Adele Cima , gli venne largo e completo , giacchè un cordiale , un morbidissimo senso di riposo avvolse tutte le sue forze , fece tacere ogni stridore , versò balsamo su tutte le vecchie cicatrici inciprignite : e quando ella fu per partire , e lui s ' inginocchiò innanzi a lei per baciarle devotamente la mano , un verace , un grande impeto di riconoscenza animava Paolo Spada . E lei ? Innamoratissima e timida , adorandolo già e sentendo una ignota , invincibile confusione in sè , ella fu felice e taciturna , piena di sorrisi ineffabili - il suo sorriso era più intelligente dei suoi occhi larghi e limpidi - piena di dedizioni semplici e complete , obbedendo alla legge dell ' amore con una immensa umiltà che la inebbriava . Solamente , dopo , ella continuò a dargli del voi ; e teneramente , egli la riprese di ciò : - Dammi del tu , cara .... - Non mi riesce . - E perchè ? Non oso . II . L ' improvviso e soggiogante amore di Paolo Spada per Adele Cima aveva preteso che ella venisse ad abitare con lui nella casa di San Sebastianello . La resistenza della donna era stata debole e vaga : l ' amante con facilità le aveva dimostrato che essendo ella libera e sola , nulla di meglio le restava a fare che unirsi a lui . - Io ti darò grande noia : tu sei abituato alla solitudine - aveva ella opposto , timidamente , due o tre volte . - Tu sei incapace di annoiarmi , cara - aveva sempre risposto lui , con quella tenerezza indulgente che era la nota principale del suo amore per Adele . Ella era rimasta interdetta e pensosa , come se cercasse una idea , ancora oscura nella , sua mente , e , forse , la forma per esprimerla . Finalmente , alle reiterate richieste dell ' amante , perchè si decidesse a venire da lui , definitivamente , ella ebbe il coraggio di dire questo : - E se tu , un giorno , non mi ami più ? - Io ? Ti amerò sempre , diletta . Capisci che non vi è una ragione al mondo , perchè io finisca di amarti . - Pure .... se non mi ami più ? - aveva ella replicato , incapace di entrare in nessuna delle sottigliezze , talvolta crudeli , del suo amante . - Non è possibile . Se accadesse .... rimarremmo egualmente insieme .... - Come ? - I mariti e le mogli non ci restano , forse , anche quando non si amano più ? Adele tacque : ma non era convinta . Con una espressione di rammarico , soggiunse : - Senza l ' amore , non ci vorrei restare . Ma queste brevi e innocue discussioni non potevano portare che a un sol risultato : alla vittoria della volontà di Paolo Spada su quella di Adele Cima . Ella lo amava profondamente , in una forma tutta rudimentale , cioè cieca e assoluta . Venne a stare con lui . L ' artistico quartierino non fu guastato in nulla , giacchè vi furono unite altre due stanze , accanto , che erano disponibili e dove Adele Cima trasportò i suoi semplici mobili . Un tappeto di Smirne messo innanzi a una porta della camera di Paolo , nascondeva la comunicazione tra il quartierino e le due stanze di Adele , tanto che per molto tempo , tutte le visite di Paolo Spada , amici , ammiratori , seccatori , ignorarono l ' esistenza della donnina dai morbidi e lunghi capelli castani , dai grandi occhi lionati , così sempre pieni di meraviglia . Appena ella udiva il campanello , diventava inquieta . Invano Paolo cercava di trattenerla : se un passo si avanzava , indicando che la persona era stata ammessa dal cameriere , ella si levava , spariva dietro il tappeto , senza far rumore , come un ' ombra . Gli amici di Paolo Spada le davano una soggezione grande . Dalla sua stanza , involontariamente , poichè ella si sarebbe vergognata di origliare , ella udiva elevarsi il tono della conversazione , molto forte : le dispute si accendevano da un minuto all ' altro , ed ella , non intendendone nè la causa nè lo scopo , non udendone bene le parole che non arrivavano precise sino a lei , finiva per avere una paura orribile di queste liti , di questi scoppii di voce , di questi urli . Poco a poco esse si chetavano : le voci si facevano più fioche : tacevano : passava un tempo di silenzio . Timidamente , ella sollevava il tappeto , faceva capolino : o Paolo Spada era uscito e la casa era deserta : o lo trovava sdraiato sopra un divano , sprofondato in quei trenta o quaranta piccoli cuscini di raso ripieni di piume , che gli formavano un letto di riposo , fumando una sigaretta , a occhi socchiusi , tranquillissimo : - Che avevate , a gridar tanto ? - Parlavamo d ' arte . - Ah ! e si grida così ? - Così , cara . Del resto , quando non vi era nessuno , Adele Cima stava sempre accanto a Paolo Spada . Essi pranzavano assieme ; un cuoco mandava loro il cibo , da fuori , giacchè Paolo Spada odiava l ' odore della cucina , in casa ; il cameriere li serviva a tavola . Questo pranzo fatto di pietanze cucinate alla francese , sempre un po ' fredde , un po ' monotone nella loro voluta bizzarria , servite in fretta e in silenzio , nella piccola stanza da pranzo , sotto il chiarore azzurrino , come acquitrinoso , di una gran lampada sospesa e coperta di uno strano paralume , era una delle cose che più spostava i gusti e i costumi di Adele Cima . Tutte quelle conserve , quelle mostarde di gusto inglese che Paolo Spada sovrapponeva alla cucina francese , finivano di stordirla nelle sue quietissime inclinazioni culinarie . Per far piacere al suo amante , ella gustava di tutto , con un certo coraggio , giacchè molte di quelle cose non le piacevano punto : e sorrideva a lui , con quel luminoso sorriso dove ella trasfondeva tutta la sua adorazione per Paolo . A furia di dominarsi , ella aveva quasi finito per amare il fegato d ' oca di Strasburgo , e per tollerare il caviale : ma non le riesciva di sopportare il roseo salmone , di cui egli era così ghiotto , pranzando solo con quello , talvolta , e con una tazza di tè . Egli capiva perfettamente lo stordimento di Adele , e ne godeva , e ogni volta che l ' amore compiva un ' altra di queste sorprese e un altro di questi miracoli , egli aveva un senso di trionfo nel suo animo . Non solo egli era riconoscente ad Adele Cima , che essendo una povera cara scema , cercava di seguirlo in tutte le naturali anomalie della vita delle persone di talento , ma le era anche grato che , malgrado lo stupore , malgrado l ' impressione cattiva , ella restasse quel che era , così tenera , così adorabile nella sua adorazione per lui . Egli pensava : - Ella non ama questa cosa : ama me , però : e per questo si sforza di amare la cosa che odia ; forse , non ci riesce : ma a me , che importa ? Vedo il risultato , io . Essa mi adora e divorerebbe i carboni ardenti , per me . Uscivano insieme , sempre . Ella avrebbe preferito di andare per il Corso : anzi , ella trovava via Nazionale la più bella delle vie . Viceversa , egli era un appassionato , come tutte le anime artistiche , dell ' antica Roma e più della sua solenne e poetica campagna romana . Egli non si stancava mai di ritornarvi , sebbene da anni ed anni vi andasse , figliuolo devoto dell ' augusta città , ma più delle sue vaste solitudini . Colà , egli più si raccoglieva e pensava . Quelle estensioni di terra brunastra , qua e là appena appena sparse di qualche striscia di erba , quelle ondulazioni singolari del terreno , come per sommovimento tellurico , quelle alte barriere , che dividono , non si sa perchè , quei campi infecondi , l ' uno dall ' altro , quelle rive cretose che discendono al fiume giallo inclinandovi i neri bracci stecchiti dei salici , erano il miglior orizzonte per il suo gran sogno di arte e di poesia . E , amando Adele Cima , volendola insieme , sempre , come emblema di amore e di pace , come compagnia di equilibrio e di serenità , egli la conduceva seco , spiegandole benignamente tutta la grandiosità e la bellezza di quel paesaggio , che non rassomiglia a nessun altro . Ella lo ascoltava , incantata dal suono di quella voce così toccante nella sottile velatura che la rendeva un po ' roca , incantata da quella luce di entusiasmo che rendeva più seducenti i bellissimi occhi di Paolo Spada , incantata dall ' armonia di quello che egli diceva : e chinava il capo , assentendo , diceva un monosillabo , stringendo la mano del suo amante . In verità , quella campagna romana la sgomentava ; quella solitudine , quella sterilità , quel gran fiume torbido , quei neri carri di pozzolana su cui passavano lunghi distesi , sonnecchiando , pipando , fischiando lugubremente , talvolta , i carrettieri , le opprimeva i nervi . Però , piaceva a Paolo : ciò bastava . Lo seguiva , docilmente , ogni giorno , in queste passeggiate : anche quando il tempo era bigio , plumbeo e il gran cielo così tragicamente si abbassava sulla campagna : ogni tanto egli esclamava : - Guarda , Adele , quanto è bello .... - Bellissimo - rispondeva lei , subito . Viceversa , il suo cuore era pieno di tristezza , per quell ' ambiente . Fra le altre cose , ella temeva per Paolo e anche per lei , di prendere la febbre in quei giorni di autunno , in quelle ore crepuscolari . Ella che non aveva l ' abitudine di fumare , gli chiedeva una sigaretta . Le avevano detto che la sigaretta è eccellente , contro l ' infezione della febbre romana : - Tu fumi , cara ? - Sì , sì - diceva lei , con un pallido sorriso . Ma presto la sigaretta , spenta , le cadeva dalle dita . Ella si stringeva nel suo mantello . Aveva i piedi gelati e non osava mai portare un plaid , per non dare fastidio a Paolo . Costui , assorto , taceva . Giacchè , nella consuetudine che aveva dapprima di andar solo nella campagna romana e nel gran fascino che quell ' ambiente esercitava su lui , egli si dimenticava di avere accanto Adele Cima e lasciava trascorrere il tempo , nel più profondo silenzio . Il cocchiere seguitava a far trottare il cavallo , pigramente : la carrozza andava , andava , lontano , punto nero sopra la via giallastra ; e Adele , obbliata , era presa da una voglia irresistibile di piangere . Allora , quando non ne poteva più , si voltava a Paolo , lo guardava coi suoi belli occhi grandi , sorpresi e un po ' supplici . Egli la guardava , ma non aveva l ' aria di vederla . Ella lo chiamava , piano : - Paolo .... - Che vuoi ? - Dimmi qualche cosa . - Che cosa ? E la voce sua era così strana , come di un dormiente che sogna , una voce di persona lontana , una voce di anima distaccata dal minuto presente , dallo spazio presente . Adele trasaliva : - Mi ami , Paolo ? - gli chiedeva , per il bisogno di parlare , di sottrarsi all ' incubo dell ' ambiente . - Ti adoro - rispondeva lui , con un tono di maggior sonnambulismo . Poi , un silenzio . La carrozza andava sempre . - Torniamo , Paolo ? - Ancora un po ' . - È tardi , amore .... - Non è tardi . Ma spesso , queste interruzioni dei suoi pensieri , dei suoi sogni lo turbavano molto .... Senza durezza , poichè egli amava Adele , le diceva : - Taci : lasciami pensare . - A che pensi , amore ? - Penso ; lasciami stare . - Dimmi a che .... - È inutile che tu lo sappia - rispondeva , inasprito , a un tratto . Ella aveva pianto , la prima volta che le parlò così ; ma , peggio , egli non si era accorto di quel pianto . Da allora , si era rassegnata a subire tutte le interminabili e tristi passeggiate nella campagna romana , senza parlare che quando lui la interrogava . Moriva di freddo e di tristezza , ma soffriva tutto questo per amore di Paolo . Quando rientravano in città , man mano , si veniva riscaldando : Paolo esciva dal suo silenzio . Ella sorrideva , di nuovo : e un ' altra prova era passata . D ' altronde , a questi profondi assorbimenti di Paolo ella doveva cercare di assuefarsi , poichè , in casa , lo coglievano spesso . Loquacissimo e beffardo , insieme , ma graziosamente beffardo , egli cadeva , ad un tratto , in una mestizia taciturna che scombussolava , subito , tutto l ' umore sereno e dolce di Adele Cima . Sdraiato , con la sigaretta spenta fra le dita , immerso in quei molli cuscini che erano così cari alle sue ore di riposo e di malinconia , Paolo Spada aveva l ' aspetto immobile e triste , l ' aria disfatta e triste , gli occhi socchiusi lasciavano errare uno sguardo vago e triste . Subito , Adele gli chiedeva : - Hai sonno ? - No . - Sei stanco ? - Sì . - Di che sei stanco ? Non sei uscito . - Sono stanco - mormorava lui , con quella sua voce lontana . Ella faceva trascorrere un po ' di tempo in silenzio . Indi ritornava a lui : - Ti senti male ? - No . - Vuoi qualche cosa ? - No . - Debbo andarmene ? - Resta pure : ma taci . Adele chinava gli occhi per non piangere . Le riesciva impossibile d ' intendere la causa della tristezza di Paolo Spada , sfuggendole assolutamente tutto il lavorio dell ' anima di costui . Ella non vedeva che l ' immobilità , il pallore , la taciturnità ; ella non capiva , che la risposta indifferente , o quella dura , nella loro durezza esteriore : ella intravedeva un mistero superiore dello spirito , arcano , avvolto in tali veli che giammai la sua piccola mente avrebbe potuto sollevare , e una pena acuta , intimissima , nascosta con gelosa cura la torturava , senza che ella volesse mai esprimerla , o trovasse mai parole per narrarla . Andava a prendere un suo lavoro all ' uncinetto , una di quelle interminabili coltri a rosoni , bianche , e seduta in una poltroncina , lavorava nel più grande silenzio . Talvolta , la stanchezza la sorprendeva . Ella sonnecchiava . Il capo le si abbassava sul petto . - Tu dormi ? - le dicea lui . - No , non dormo - rispondeva lei , trasalendo , scuotendosi . - Poverina , ti annoio . - Non mi annoi . - Le mie ore d ' inchiostro sono così odiose ! - Nulla di te , è odioso - ella replicava , a bassa voce . Ma questa frase ore d ' inchiostro le faceva l ' effetto di un gran buco nero nero , dove precipitassero Paolo Spada e l ' amor suo , donde ella non potesse cavar più fuori nè l ' amante , nè l ' amore . Giacchè la paura più umile , più comune , che la teneva sempre , che la tormentava in segreto , era che Paolo Spada l ' amasse poco , o non l ' amasse punto . Non sapeva , ella , per quale paese dei sogni egli partisse , in queste sue ore tetre ; neppur supponeva che vi fosse un immenso , interminabile , infinito paese dei sogni dove se ne vanno le anime dei poeti , degli artisti , dei sognatori : ma intuiva , così , semplicemente che Paolo Spada era ben lontano , lontano da lei e dal suo amore in quei momenti , e che quel corpo , abbandonato fra i cuscini , quel volto smorto e chiuso non avevano nè sentimento , nè volontà . Ella lo adorava con tutto il suo piccolo e serio cuore , con la sua piccola e limitata mente , e oltre l ' amore , per natura , per temperamento , per carattere , non poteva vedere . Beninteso che , sempre , Paolo Spada usciva da una di quelle crisi di tetraggine , per gittarsi in impeti di folle gaiezza . Allora egli colmava la sua amante di liete carezze , di adorazioni gioconde e quasi infantili : la obbligava ad entrare nei magazzini di mode , dove le comperava pazzamente delle cose che non le servivano punto ; la costringeva a seguirlo nelle grandi trattorie dove ordinava dei pranzi squisiti , sostenuti da vini generosi : la conduceva ai teatri , nelle grandi serate : e , sovra tutto , parlava con lei , rideva con lei , la corteggiava gaiamente , divertendosi di tutte le inveterate timidità della donna , delle sue ritrosie , del suo terrore del pubblico . Dappertutto , ella andava a malincuore , poichè ella preferiva , infine , la loro casa , in cui sempre l ' ambiente la sconvolgeva , ma dove , almeno erano soli . Adesso , a poco a poco Paolo Spada la veniva presentando ai suoi amici , senz ' altro nome che questo : la mia Adele , e al primo movimento di consolazione e di orgoglio che questo nome le produceva , detto così , da lui , ne subentrava uno di malinconia , sentendosi ricacciata nell ' anonimo , senza personalità , più , come una povera cosa appartenente a lui , come gli apparteneva un bastone o un fazzoletto . Questi amici di Paolo Spada erano così singolari , anche essi ! Le parevano tutti affetti da una leggiera o più grave pazzia , manifestantesi nei modi o familiari troppo , o fittiziamente freddi , nelle voci bizzarre che pronunziavano parole anche più bizzarre . Nelle loro conversazioni che ella si ostinava a voler intendere , ella non afferrava che le prime frasi , e subito la sua mente si confondeva in quei paradossi sull ' amore , sull ' arte , sulla vita , e non ci si raccapezzava più . Nei caffè , per le vie , le discussioni si prolungavano , accanite , rinascenti , giranti intorno all ' argomento , col ritorno di certi nomi , di certe frasi , di certi intercalari ; ella ascoltava , fingendo l ' attenzione , ma senza capire più nulla . Talvolta , queste discussioni erano nelle vie , di sera : Paolo Spada e qualche suo amico andavano lentamente , fermandosi ogni tanto , accalorati , ardenti , e Adele Cima imitava il loro passo , si fermava con loro , sempre taciturna , levando ogni tanto il suo bel volto bianco e sorpreso verso Paolo , quasi a pregarlo di finire , di rientrare . Ma egli non vedeva lo sguardo timido e pregante dei bei grandi occhi limpidi e semplici , e la disputa si prolungava , mentre ella cadeva dall ' oppressione in un sonno , per cui andava a casa come una sonnambula . Una notte , così , girarono per due o tre ore , intorno a piazza Navona , Paolo Spada e Massimo Dias , slanciati in una feroce discussione sull ' Ariosto ed ella , alla fine , mezza morta , non osando dire nulla , si lasciò cadere a sedere sullo scalino , presso la fontana . Fu allora che egli si decise a metterla in carrozza ed a portarla a casa , invaso da una improvvisa pietà che lo rese dolcissimo e amorosissimo verso la donna . Questi amici di Paolo Spada la trattavano anche singolarmente . Alcuni la salutavano correttamente , ma non le dirigevano la parola ; altri le indirizzavano delle frasi galanti in istile letterario ; altri la riguardavano come un camerata e usavano familiarmente con lei , a grosse strette di mano , chiamandola Adele . Con quella intuizione delle persone semplicissime , ella sentiva che sotto la correttezza di alcuni si nascondeva il disprezzo ; le galanterie in frasi fiorite la imbarazzavano e la facevano arrossire ; le familiarità la turbavano . Qualche volta , malgrado la sua timidità , aveva sorpreso qualche parola che suonava caricatura per lei e certi sorrisi le sembravano dubbi . Ne aveva parlato a Paolo Spada : - I tuoi amici mi ritengono per una stupida . - No , cara . - Credilo , è così . - Da che te ne accorgi ? Saresti diventata furba , per caso ? - Non lo so : ma per loro , sono un ' oca . - Per loro , come per me , sei una bella , buona , cara donnina , ecco tutto . Vuoi dei complimenti , a quanto pare . - Se sono un ' oca per te , non voglio essere un ' oca per gli altri - ella soggiungeva , assai più triste , convinta che Paolo Spada si vantasse della sua ocaggine . - O cara ochetta sentimentale e mesta , cara piccola oca bianca e malinconica , finirai per rassomigliare a un cigno - diceva lui , con la sua voce sonora e pure velata che la seduceva , toccandone le fibre più recondite del cuore . Avrebbe ella , forse , voluto allontanarlo , da queste conversazioni , da queste dispute con questi amici dagli occhi stralunati , dalle ciere malaticcie , che fumavano la pipa , talvolta , o che erano in una perfetta tenuta da gentiluomo , in marsina , con la pelliccia aperta , col fiore all ' occhiello , ma che avevano egualmente la ciera morbosa e gli occhi sognanti , quasi allucinati . Ma era un desiderio , niente altro : ella era fatta per seguire Paolo Spada in ogni suo vagabondaggio e per obbedirgli in ogni suo capriccio . Gli faceva qualche obbiezione , soltanto : - Ti diverti tanto , in compagnia di Massimo Dias , di D ' Arcello , di Lamberti ? - Non mi diverto punto . - E allora , perchè li cerchi tanto ? - Mi sono necessarii . - Oh ! - Le dispute riscaldano il sangue ed eccitano i nervi .... - E fan male alla salute , - Del corpo , forse . Viceversa , fanno bene alla salute dell ' anima , che è la sola interessante . - La salute dell ' anima ? La vita eterna , cioè ? - No , cara - concludeva lui , con quel sorriso d ' indulgente amore che gli spuntava . sulle labbra , quando ella diceva una sciocchezza . Bensì arrivava il tempo in cui Paolo Spada abbandonava lui gli amici , non uscendo , chiudendo la sua porta , vivendo in casa per intiere settimane , fra le sigarette , il caffè e il lavoro . Questi furori di prosa e di poesia lo assalivano improvvisamente , dopo una gita nei dintorni , dopo la lettura di un libro , dopo aver ritrovato un vecchio pacchetto di lettere , ed egli si dava tutto a quel lavoro della composizione d ' arte e della successiva scrittura , sommergendosi negli abissi della creazione e della forma , come chi da un altissimo picco si getta nel mare . Non conosceva più , Paolo Spada , in quelle sommersioni , nè misura di tempo e di spazio , nè fatti o circostanze , nè necessità o capricci , egli dimenticava l ' ora del sonno come quella dei pasti , egli volentieri restava , in pieno meriggio , con le imposte sbarrate e la lampada accesa ; inchiodato nel suo seggiolone di cuoio , chino sulla carta , levando ogni tanto , da essa , un par d ' occhi nuotanti nelle visioni , o passeggiante per la stanza da studio , rapidamente , da un capo all ' altro , a testa china , o leggendo ad alta voce , anzi declamando dei versi o della prosa , gettandosi , talvolta , da una sedia a una poltrona , ritornando al seggiolone , e , talvolta , cedendo al sonno , sul gran tavolino da scrivere , con la testa sulle braccia , come un fanciullo . L ' amore ? sparito , morto . L ' artista si trovava nel gran tumulto interno che sconvolge ogni altro affetto e che trasporta nelle ansie e nelle ebbrezze della concezione e della procreazione d ' arte , la febbre che lo ardeva aveva invaso e incendiato tutto il suo sangue , e le sue fantasime d ' arte erano più vive , innanzi agli occhi della sua fantasia , più belle , più vive , più desiderate , più amate della vivente Adele Cima , che gli sembrava un ' ombra vana e fredda . Ella si rendeva un ' ombra . Girava intorno a Paolo Spada con un passo così lieve che non si udiva , non urtava un oggetto , non faceva stridere una chiave , spariva dalle porte come se si dileguasse nell ' aria . Così ella faceva , un tempo , quando aveva assistito sua madre gravemente inferma : le pareva di essere presso un malato , tanto lo stato fisico e morale di Paolo Spada le sembrava scombussolato , tumultuario , perduto ogni senso di realtà . Obbediente come un bimbo buono , ella lo aspettava con pazienza alle ore dei pasti , non andava a letto , talvolta , che tardissimo , vegliando accanto a lui , leggendo un libro qualunque il cui senso le sfuggiva , o dicendo il suo rosario , o stando immobile , oramai abituata a questa vita di statua . Lui , che giammai aveva potuto lavorare con una persona presente nella stanza o anche nella casa , tollerava perfettamente quella di Adele Cima , tanto ella si rendeva piccola , minuta , inesistente . Anzi , la voleva presso a lui . Era come un mobile che si ama , su cui si posano gli occhi volentieri e le cui linee corrispondono a non so quale bisogno estetico interiore . Talvolta , in un brevissimo , lucido intervallo , era vinto dalla compassione : - Va a letto , cara , - No , ti aspetto . - Io ho molto da scrivere , va , va . - Che importa ? aspetto . - Creperai di noia e di sonno . - No , niente . Aspetto . Tu hai molto da scrivere ? - Moltissimo : enormemente . - Non importa , non importa . Di amore , in lui , non un atto , non una parola . Questo ella vedeva bene , e un morso le afferrava il cuore . La febbre del lavoro e di quel lavoro la colpiva solo per i suoi fenomeni morbosi ; ella non ne comprendeva nè la purissima fiamma , nè il nobile tormento , nè l ' ebbrezza del travaglio . Non si spiegava perchè un uomo giovane , sano e bello , amato , amante come Paolo Spada si desse a quella passione singolare che ne consumava i giorni , la salute , la beltà , che lo toglieva , sovra tutto , all ' amore . Ah questo , questo , ella non se lo spiegava ed era il suo cruccio più intimo e più costante ! Nel suo giudizio stretto e poetico della vita , le pareva che un ' altra donna le potesse togliere Paolo Spada , ma non già un foglio di carta bianca e una penna intinta nell ' inchiostro . Che egli scordasse i suoi baci , le sue carezze , il suo amore così saldo e così affascinante nella semplicità , per restare i giorni e le notti nella sua stanza di studio scrivendo , lacerando carte , riscrivendo , passando la penna a grandi colpi sulle linee scritte , per cassarle , leggendo , declamando , fumando , bevendo caffè , senza sole , senza luce , senz ' amore , proprio , senz ' amore , le sembrava una cosa tanto folle , tanto ingiusta e tanto crudele che , spesso , sparendo nella sua povera cameretta , se ne andava a piangere in un cantuccio , solitariamente . Per lei l ' amore era la sola passione , la sola occupazione , il solo pensiero e il solo affare , e tutto questo , molto semplicemente , in vero temperamento muliebre nato per il ristretto campo dell ' amore . Giammai , in queste sue ore di desolazione , ella trovava un pensiero contro l ' egoismo artistico di Paolo Spada , giammai ella si pentiva di essersi data a lui , di esser venuta a vivere con lui , ma si sentiva ed era una creatura perfettamente infelice . Quando era stata lungamente assente , egli la chiamava . Ella si lavava in fretta gli occhi , riappariva quasi sorridente ed egli non vedeva punto il rossore delle palpebre . - Perchè te ne vai , Adele ? - Ti disturbo , forse . - Non mi disturbi . Non ti vedo neppure . - E allora , perchè mi vuoi ? - Così , per consuetudine . Ella crollava il capo , mentre si faceva pallidissima . Paolo Spada non se ne accorgeva . Nell ' orgoglio fugace dei momenti di creazione , le diceva , esaltatamente : - Sai ? Sto scrivendo un capolavoro . - Lo credo , Paolo . Ma non gli chiedeva che fosse . Temeva di dire una stupidaggine , chiedendo . - È una novella , una lunga novella : ma un capolavoro . Si chiama : il vincitore della morte . Ti piace il titolo ? - Sì , mi piace . - Veramente , ti piace ? Di ' la verità . - Mi piace moltissimo . - Ora te ne leggo un pezzo . Ti secchi ? - No , amore , no . Egli dava di piglio alle molte cartelle dove scriveva col suo carattere lungo e sottile , e con voce tremante , mentre le dita che tenevano il manoscritto tremavano , egli cominciava la lettura . La voce si facea più ferma e ondeggiava nei periodi che si legavano l ' uno all ' altro , e si abbassava mollemente , s ' innalzava violenta . Attentissima , ella non batteva palpebra . Pure , quest ' attenzione non gli bastava : - Tu , non mi ascolti ? - T ' ascolto . - Hai l ' aria distratta . - Non è così . Leggi . Paolo riprendeva la lettura . Si arrestava , per vedere se sul volto di Adele Cima passasse qualche impressione : e la vedea mutar di colore . In verità , era quella voce dell ' amante , quella esaltazione , il rombo della lettura , che la commovevano . - Ti piace ? Ti piace ? - Moltissimo . - Dici sul serio ? - Sul serio . - Non già perchè mi vuoi bene ? - Non so : mi piace . Egli finiva la lettura , entusiasmato . - Ti piace ? - È bellissimo . - Sì , credo di aver fatto una cosa buona - diceva lui , già un po ' smontato . - Quante cartelle ne hai scritte ? - domandava Adele , dando un ' occhiata obbliqua al manoscritto . - Sessantacinque . - E quante altre te ne restano ? - Centocinquanta , più , forse . - Ah ! Si voltava in là , per non fargli osservare il suo viso , dove la pena che questa febbre ancora molto , troppo durasse , si dipingeva . L ' indomani , lo trovava tetro e disfatto . - Ho scritto delle corbellerie ignobili - le dichiarava lui . - Come ? Non ti sembravano un capolavoro ? - Mi sembravano . Ero esaltato . Sono corbellerie . - A me piacevano . - Naturalmente . - Paolo ! - era la sola rimostranza dolorosa . - Mia cara , che vuoi capire tu ? Quando piace a te , è segnale di ignobile corbelleria . - E allora , perchè leggi a me ? - Così , per sfogare : niente altro . - Perchè mi domandi il giudizio ? - Perchè gli scrittori sono delle bestie inconcludenti , deboli e vigliacche - esclamava lui , nella brutalità delle giornate di abbattimento . - Non dire questo , Paolo . - Taci , Adele . Vattene . Ebbene , ella si accorgeva che negli accasciamenti della sua febbre d ' arte , in quegli accasciamenti in cui tutti i mortali chiedono soccorso di tenerezza , ella non poteva consolarlo . Sensibilissima sentimentalmente , ella misurava col cuore timido e trepido questa sua impotenza e la esagerava . Quel male ignoto e quel dolore ignoto traevano origine da radici di profonde e sconosciute infermità morali e forse fisiche : ella poteva bene piegare il volto su quell ' ombra , il suo inesperto sguardo nulla vi potea mai distinguere . Adele si ritraeva , con un senso vivo di umiliazione sempre rinnovantesi e che le aveva omai aperto nell ' anima una fine ferita sempre sanguinante e sempre frizzante . Il silenzio era il suo rifugio , dove naturalmente , le più semplici e anche le più tormentose supposizioni la facean dubitare di sè stessa , di Paolo Spada , dell ' amore . Forse , egli era stanco di lei e non glielo diceva per gentilezza d ' animo ; forse , questo suo amore che era niente altro che amore , offerto con tanto abbandono , ma con tanta monotonia , aveva già nauseato Paolo ; forse egli pensava a quelle sue donne così raffinate , così squisite , che lo amavano in una forma complicata e straordinaria , che gli scrivevano quei pacchi di lettere da lui conservate preziosamente , da lui spesso rilette , spesso giacenti in confusione sul tavolino da scrivere - talvolta , egli si serviva di quei documenti per la sua storia d ' amore - mentre ella non aveva mai osato di scrivergli un biglietto , temendo di commettere degli errori di grammatica e di ortografia ; forse , egli già ne aveva trovata un ' altra .... ella era così sciocca , così infelicemente sciocca ! Con cura , ella nascondeva i suoi sospetti , per non torturarlo , giacchè ella gli risparmiava , amorosamente , qualunque puntura ; ma , senza volerlo , trapelavano . - Anche oggi , sei così triste , Paolo ? - Anche oggi . - Ma a che pensi ? - Mi è impossibile di narrartelo : è troppo lungo . - Dimmi , almeno , a chi pensi ? - A chi ? A nessuno , cara . - A nessuno , proprio ? A nessuna donna ? - .... No . Che pensi ? - Nulla , m ' immagino . Credevo .... perdonami . Non sei stanco di me ? - No , non ancora . - Dimmelo , quando sei stanco . - Te lo dirò , non dubitare . Ognuna delle risposte di Paolo Spada la meravigliava e la faceva soffrire . Lo credea sincero . Non amava un ' altra donna : non era stanco di lei : ella gli piaceva ancora . Ma dunque era proprio per questo terribile lavoro dello scrivere , che il suo amante l ' abbandonava , si dimenticava di lei come se non esistesse , la guardava in volto trasognato come se non l ' avesse mai vista , non le prendeva una mano , non la baciava ? Così sono , dunque , questi uomini che scrivono ? E quest ' arte , questa parola che ella udiva ripetere continuamente , senza intenderla , quest ' arte pronunziata ora enfaticamente , ora a bassa voce in tono pauroso , quest ' arte le cui quattro lettere escivano , pronunziate dalla bocca di Paolo Spada , con un ardor amoroso meglio di qualunque amorosa parola , ella aveva finito per odiarla in silenzio , con tutta la muta ribellione del suo cuore . Non era una donna l ' arte , nè aveva i capelli neri , biondi o rossi , diversi dai suoi ; non era una persona slanciata dagli occhi grandi e bruni e scintillanti , mentre i suoi erano limpidi e tranquilli e la sua persona era piccola e graziosa ; non era una donna intelligente e sapiente , mentre ella era una povera buona , ignorante : eppure Adele era gelosa di quest ' arte e la detestava , con tutto il cuore , come se fosse una creatura viva . A poco a poco i libri , le carte , il calamaio , l ' inchiostro e la penna , e tutto quello che è il corredo di chi scrive , le cominciarono a fare orrore : e gli accessi di lavoro feroce , o gli assorbimenti lunghi in vaghe contemplazioni di Paolo Spada , le davano l ' impressione d ' una sua sciagura personale , sempre respinta e sempre ricadente sul suo cuore . Un giorno , quasi fosse presa da una curiosità puerile , gli domandò : - Come ti è venuto in mente , di scrivere ? - A me ? Non me ne ricordo . - Ma infine , hai dovuto cominciare ? - Sì , ho cominciato .... non potevo far di meno di cominciare . - Perchè ? - Era il destino , cara . - Non hai mai pensato a fare un ' altra professione ? - Mai . Non avrei saputo farla . - Tu sai far tutto . Perchè non hai tentato ? - E perchè dovevo tentare ? - gli disse lui , un po ' meravigliato . - Così .... per fare quel che fanno tutti gli altri - diss ' ella , penosamente . Egli intese qualche cosa : - Ti piacerebbe , eh , che io fossi un medico ? O un impiegato ? O un ufficiale di cavalleria ? - e una lieve ironia era nella sua voce . Ella impallidì e arrossì . Subito , negò tutto : - Mi piaci come sei , Paolo . - Ma saresti più felice con un medico , m ' immagino : felicissima , con un ufficiale di cavalleria : arcifelicissima , con un impiegato , Adele . - No , no , no - esclamò lei , disperatamente - non posso esser felice che con te . - Temo .... temo che tu sia infelice .... sono così incapace di capirti .... - Non vi è bisogno , che tu mi capisca - soggiunse lui - nessuna donna capisce mai un uomo e viceversa . Io sono perfettamente felice , del resto , con te che non mi capisci : te lo assicuro . Amami e basta . Infatti , in quell ' amore , così quieto e così uniforme , in quel sentimento rudimentale che di nessun altro si addoppiava e si facea difficile , in quell ' espansione semplice quotidiana , senza grandi scene tragiche come senza troppo fini scene di commedia , in quella bontà costante e suadente , in quell ' affetto dove mancava qualunque sorta di enigma , egli trovava l ' ambiente migliore per il suo spirito stanco e per il suo cuore disgustato di eccentricità . Per troppo tempo , la donna era stata per lui elemento di curiosità vivacissima nella vita e nell ' arte ed era , quindi diventata sorgente di disordine e di squilibrio : per troppo tempo , egli aveva errato per i paesi dove il peccato era anche romanzo e dove il romanzo conduceva al peccato : per troppo tempo , egli aveva cercato nella donna il pascolo della immaginazione artistica e l ' urto obliquo e complicato dei sensi . Adele Cima era il riposo della sua stanchezza , era l ' equilibrio dell ' asse della sua vita , era la relazione posata e lunga , lunga e sicura , dove il peccato perdeva ogni tinta turpe e acquistava gentilezza mite coniugale . Mentr ' ella era fuori centro , spostata , messa a contatto di una esistenza che aveva capovolte tutte le sue poche idee , messa a contatto con un uomo cento volte a lei superiore , della cui superiorità ella era un ' adoratrice ma anche una vittima , mentre Adele Cima non giungeva più a riunire le sue forze per vivere , disperse in un ' atmosfera troppo alta per i suoi polmoni , Paolo Spada si sprofondava nella beatitudine egoistica di colui che ha trovato , per una rarissima fortuna , lo strumento più adatto alla propria felicità . Per pensare , per leggere , per lavorare , egli aveva bisogno di non aver più nè lettere amorose da scrivere o da andar a prendere alla posta ; di non aver più convegni da chiedere o da aspettare ; di non aver più sciarade da sciogliere o drammi da annodare , tutte cose che impediscono , a uno scrittore , il pensiero , la letteratura , la scrittura . Adele Cima , in quei tempi di travaglio , mentre era intorno a lui , non vi era , camminava piano , non urtava gli oggetti , non chiudeva i libri , non muoveva le carte , spariva , riappariva , senza domandare di uscire , di pranzare , di dormire : nella sua semplicità o , piuttosto , nella sua stupidaggine , era un arnese umile e perfetto di pace amorosa e di paziente tenerezza . III . A un tratto , nel cuore innamorato di Adele Cima , e battuto e mortificato dal sentimento di non essere una donna degna dell ' amore di Paolo Spada , surse una volontà improvvisa , che si maturò nell ' ombra e nel silenzio , che fu covata e si schiuse al calore della passione , di cui ella ardeva per il grand ' uomo . Ella si decise , così , senz ' altro , a diventare una donna intelligente e colta ; perchè , almeno , non tutto il mondo dove l ' artista viveva le fosse vietato ; perchè ella , almeno , potesse seguirlo in un discorso , in una divagazione , perchè ella non restasse più sola e abbandonata ad amarlo , mentre egli se ne andava negli orizzonti dei sogni e delle visioni a cui ella , misera , non partecipava . Ella concepì questo audace disegno nelle ore di solitudine e anche d ' infinita mestizia in cui cadeva , quando Paolo Spada lavorava e si scordava assolutamente di lei : ella accarezzò entusiasticamente il suo disegno , nel tempo in cui maggiormente l ' esistenza con Paolo le diventava grave e tormentosa , sentendovisi come una povera creatura perduta e senza guida ; ella ostinatamente studiò questo disegno , quanto più amara e più insopportabile le pareva la sua inferiorità . Non disse nulla a Paolo . Era taciturna , sempre : e non avendo mai trovato modo di raccontargli la sua lunga miseria , la miseria della sua stupidaggine e della sua ignoranza , non volle neppure rivelargli il rimedio che il suo cuore aveva trovato o credeva di aver trovato . Con l ' eroismo muto dei cuori che sanno amare e amare soltanto , ma che dall ' amore traggono ogni coraggio e ogni luce , ella si accinse allo scopo , sebbene lo sentisse arduo , lontano , forse inaccessibile . La prima cosa che ella tentò , per aprire la sua intelligenza , fu la lettura dei libri di Paolo Spada . Dopo pranzo , quando egli , fumate nervosamente quattro o cinque sigarette , si levava come mosso da un impulso automatico , per sedersi a scrivere , ella si levava e spariva . Nella sua borsa da lavoro , accanto al merletto all ' uncinetto , delizia borghese di altri tempi , ella aveva sempre un volume , dei varii fra romanzi e novelle scritte da Paolo Spada : e in camera sua , si metteva a leggere . Lo stile prezioso , ricercato con quella tortura mentale che era una delle grandi qualità di Paolo Spada , le produceva la prima impressione d ' incomprensibilità : vi erano delle parole che non aveva mai lette o udite e dei giri di frase , il cui senso le sfuggiva : talvolta , delle frasi ripetute le davano fastidio , come il ronzìo di un moscone nell ' orecchio . Non so come , ella aveva udito a parlare del vocabolario : e finì per ricorrervi , per conoscere il senso vero delle parole strane adoperate da Paolo Spada . Con molta gravità , teneva il libro aperto sul tavolino e con l ' altra sfogliava il vocabolario : alla ricerca della parola , lasciava perdere il filo del racconto e , dopo , non si raccapezzava più . E , spesso , il vocabolario non le spiegava bene , tutto : ella restava sospesa , pensando troppo per la sua piccola mente , affaticata , e non trovando più nulla . Se contrariamente , erano i soggetti di quei romanzi , di quelle novelle che la turbavano immensamente . Ella aveva letto , come tutte le donnine della sua levatura , dei romanzi di Montépin e di Ponson du Terrail , qualche romanzo di Dumas padre e qualcuno , italiano , di Guerrazzi : ma le istorie di Paolo Spada erano così stranamente diverse da quanto era stato il poco pascolo della sua fantasia ! Tutti i protagonisti di Spada le sembravano degli ammalati o dei pazzi : spesso la inorridivano per il cinismo : e quando s ' interessava a qualcuno , più simpatico , ecco , egli moriva . In quanto alle protagoniste , ebbene , ebbene , malgrado che qualcuna di esse fosse buona e virtuosa , malgrado che quasi tutte fossero immensamente infelici , per le lotte con sè stesse , col mondo e con l ' amore , ebbene , Adele Cima le odiava , tutte ! La innamoratissima donna leggeva i romanzi e le novelle , più col cuore che con la mente : e la sua curiosità d ' ignorante , era anche fatta di gelosia . Con quanta carezzosa voluttà Paolo Spada dipingeva certe figure di donna e Adele Cima vi ricercava , quasi , i ritratti delle donne che egli aveva amate : con quanta crudeltà egli ne disegnava delle altre ed erano forse quelle che lo avevano respinto , o , accettandolo , lo avevano reso infelice ! Ella aveva troppo partecipato alla vita di Paolo Spada e dei suoi amici artisti , per non avere capito , a forza di udirlo dire , che quanto essi raccontavano nei loro libri , era loro accaduto : non aveva visto Paolo Spada copiare le lettere di amore , nelle novelle ? Così , la lettura di questi volumi lenta , ma continua , produsse sullo spirito di Adele Cima , come una rivelazione sempre più triste , sempre più torturatrice , del passato di Paolo Spada . Ah egli aveva palpitato , e pianto , e sofferto , e spasimato , il suo amante , non per lei , ma per altre donne , egli aveva molto e troppo vissuto , il suo amante , e non con lei ; egli aveva avuto delle scene di passione e di disperazione come giammai con lei ! Quante volte in quelle eterne veglie , in cui ella aspettava che Paolo Spada si levasse dal tavolino e , chiamandola , le dicesse che era ora di riposarsi , quante volte ella posò il libro , pallida , disgustata , avvelenata , sentendo di essere giunta troppo tardi , quando già la vita aveva detto tutto al suo amante ! Quante volte ella si sentì inutile , inutile a quest ' uomo , adesso più che mai , adesso che conosceva o che le pareva di conoscere tutto il passato , e come pensò , spesso , che sarebbe stato meglio liberarlo della sua sciocca presenza ! Le si ripeteva , nell ' anima , fatidicamente , l ' impressione della prima visita , quando aveva trovato le fotografie delle altre amanti e aveva tanto sofferto : perchè non era fuggita via , in quel giorno ? Pure , un accanimento la teneva , di legger tutto , di saper tutto . Involontariamente , qualche parte del suo segreto le sfuggiva : - Perchè hai fatto morire quel povero Attilio Venturi ? - ella chiese un giorno , al suo amante . - Attilio Venturi ? Chi ? - Il protagonista del tuo racconto : L ' ucciso . - Tu hai letto il racconto ? - .... sì - diss ' ella , profondamente sconvolta . - E perchè l ' hai letto ? - Mah .... perchè era scritto da te .... - Non vi era obbligo , anima mia . - Ho fatto tanto male ? Sono dunque così sciocca , da non poter aprire un tuo libro ? - e quasi piangeva . - Non importa , cara - diss ' egli , indulgentemente - se ciò ti diverte , fa pure . Ti è proprio dispiaciuto tanto , che Attilio Venturi sia morto ? - Oh , tanto ! - Egli doveva morire - pronunziò Paolo Spada , col tono dogmatico dello scrittore . - Oh ! - mormorò ella , senz ' altro , sentendo il peso della sua ignoranza più forte , sulle spalle . Altri dialoghi simili , consecutivamente , accaddero . Un giorno , un amico di Paolo Spada aveva elogiato vivamente il volume delle Storie crudeli , in presenza di Adele Cima : e Paolo Spada aveva sorriso alle lodi . Ella riprese il discorso e arrossendo , disse : - Tutti i tuoi libri sono così belli e mi piacciono tanto , Paolo ! Ma perchè sei così cattivo , nelle Storie crudeli ? - Perchè la vita è cattiva , mia cara - disse lui , con un lieve rammarico nella voce . - Oh no , Paolo ! - Che ne sai , tu ? Tu non sai nulla . - Hai ragione - ella disse , soffocando un singhiozzo . E un ' altra volta : - Non pensavi che la vita era cattiva , Paolo , quando hai scritto L ' amore di Maria ? - Quella storia è bruttissima . - Oh , no ! - Bruttissima , ti dico . - A me è piaciuta - soggiunse ella , con timidità . - Questo è il segnale più certo della bruttezza - disse lui , duramente . Poi quando la vide piangere , cercò di consolarla , carezzandola , baciandola . - Tu leggi troppo , ti fa male , Adele . - Perchè , mi fa male ? - La tua testa è debole , non leggere tanto . - Come , neppure i tuoi libri ? - I miei meno degli altri . Già , non valgono niente . - Non dire questo , non dirlo . Perchè li hai scritti , se li disprezzi ? - Così , Adele - rispose lui , enigmaticamente , chiudendosi nel suo silenzio . Ma , oramai , il male era fatto . Nel cervello confuso di Adele Cima turbinavano le frasi e i fatti in disordine : ed ella non afferrava più il nesso delle cose , ella imbrogliava i nomi dei personaggi e delle città , ella spesso faceva a Paolo Spada delle domande , dove appariva anche più chiaramente che ella aveva letto e non aveva inteso nulla . Due o tre volte , egli la redarguì , vivamente offeso nel suo amor proprio di artista : ed Adele che non conosceva la sensibilità sempre raccapricciante delle vanità di scrittore , due o tre volte giunse a ferirlo : e il modo come egli le si rivoltò contro , modo insolito , di animale irritato e ingiusto , la sgomentò talmente che , per un pezzo ella smise di parlargli delle sue letture . Ma il male era fatto . La serenità della mente di Adele Cima era smarrita , per sempre . Ella era entrata in una via d ' intrichi e di spine che la pungevano e la soffocavano : nè conosceva più il sentiero per tornare indietro . In quella confusa e incerta rivelazione di un mondo per lei incomprensibile e in cui ella intravedeva le perfidie della menzogna , le malvagità del cuore freddo e duro , le perversità dei sensi non governati da nessuna delle schiette e fluide correnti del sentimento , la ingenua anima di Adele si arretrava , compresa di spavento : ma i suoi occhi avevano intravisto e il fiore del suo candore sentimentale era per sempre appassito . Sovra tutto , il maggior tossico le veniva da quelle donne ignote a lei , che Paolo Spada aveva conosciute e amate , che erano rimaste così impresse nella memoria dell ' uomo , che l ' artista aveva voluto renderle nelle sue storie . Tutte diversamente belle e attraenti sotto la viva penna dello scrittore , tutte dotate del fascino della vita che vibra , più forte , nei ricordi e par vita , tutte variamente strane e seducenti , tutte quante davano al cuore innamorato di Adele Cima le trafitture , e i sussulti , e i pallori , e gli scoramenti di una gelosia invincibile . Con curiosità tormentatrice , ella ritornava a rileggere quelle pagine dove la natural poesia dell ' arte ingrandiva e affinava quelle creature muliebri : e nella loro essenza , nella loro forma , Adele Cima le invidiava , sentendosi da loro così diversa , così lontana , sentendosi a loro tanto inferiore da soffrirne come per persone umane che l ' avvilissero con la loro superiorità , ogni giorno , ogni ora : - Tu hai conosciuto quell ' Angelica , del tuo romanzo ? - disse , in uno dei momenti di più forte pena . - Sì . - L ' hai amata ? - Sì . - Era molto seducente ? - Molto . La povera semplice donna tacque . Ah che egli era una persona troppo sincera , mentre avrebbe potuto risparmiarle queste verità così atroci ! - Perchè hai finito di amarla ? - Mi ha tradito . - Ah ! E se non ti tradiva ? - Io tradiva lei . - Così .... tutti questi vostri amori .... finiscono col tradimento ? - Quasi tutti . - Finirà anche il nostro , così ? - chiese lei , desolatamente , mordendosi le labbra per non iscoppiare in singhiozzi . - Speriamo di no . - Speriamo ? Non è che la speranza ? - In fatto di amore , tutto è fallace . Ma perchè continui a chiedere di cose spiacevoli ? Che ti importa ? A che scavi nel passato ? Quando mai tu hai scavato ? Amami e basta . - Anche io ho un cuore e una mente - ella mormorò , mortificata di essere sempre respinta nelle sue umili e taciturne funzioni di donna innamorata . - Credilo , il cuore ti è sufficiente - egli concluse , un po ' sul serio , un po ' ironicamente . Ella sentì l ' ironia e non sentì la serietà del consiglio . Una gran voglia di rassomigliare a qualcuna di quelle donne , di essere meno monotona , meno semplice , meno limpida , adesso le sconvolgeva l ' anima . I suoi vestiti , dapprima graziosi e carini , ma di una grande povertà d ' invenzione , cominciarono a diventare più ricercati : ella ebbe una vestaglia di lana bianca , con merletti pioventi e un grosso cordone di seta bianca che la serrava : ella portò delle camicette insaldate , da uomo , con una cravatta maschile : ella tentò di tagliarsi i capelli , ma il parrucchiere la consigliò di non farlo . Queste nuove fogge , però , la mettevano in imbarazzo e la rendevano goffa . Alle pareti quasi nude delle sue due camerette ella attaccò dei vecchi ventagli giapponesi , dei pezzetti di stoffa antica racimolati fra le cianfrusaglie del quartierino di Paolo Spada e vi sospese dei quadretti che erano stati donati a lui , e che egli aveva dichiarati orribili ; e questo scemo tentativo di adornamento artistico contrastava con la semplicità e anche con la volgarità del resto dei mobili . Adele Cima non aveva mai voluto fumare ; anzi il fumo della sigaretta e dei sigari di Paolo Spada , dei suoi amici , le dava gran fastidio . Si forzò a imparare : ebbe tre o quattro emicranie feroci , accompagnate dal mal di stomaco , ma fumò . Soltanto si scolorava come una morta , fumando : e faceva sforzi enormi per esser disinvolta . Non aveva mai bevuto liquori , con un disgusto tutto borghese : ella provò il cognac , e siccome aveva inteso parlare del gin , come di un liquore singolare , assaggiò anche quello . Paolo Spada , malgrado le sue profonde distrazioni , i suoi egoistici assorbimenti , notò a poco a poco tutte queste fittizie manifestazioni di bizzarria : e il sorriso con cui le accoglieva , aveva della bontà compassionevole . Due o tre volte , egli rise della goffaggine di Adele Cima : ed ella fu colpita da quel riso come da una pugnalata . Una sera , quando più ella era stata tentata di essere eccentrica e raffinata , e quando meno vi era riescita , quando più era stata ridicola nei suoi esperimenti , Paolo Spada , le aveva detto , con durezza : - Smetti . Ella si era fatta di mille colori e aveva abbassato gli occhi . - Non fumare più , smetti ; smetti di vestirti come ti vesti ; non bere cognac e non parlare di amore col terzo e col quarto . Smetti , smetti , Adele . - Che ho fatto di male ? - Nulla : ma sei ridicola . Chi te lo fa fare ? - Così - diss ' ella , con voce fievole , a capo basso . - Vi è una ragione , a queste stravaganze . Dilla subito . - replicò improvvisamente . - L ' idea di piacerti .... - balbettò l ' infelicissima . - Hai sbagliato . Mi dispiaci enormemente . - La paura del tuo disprezzo .... hai amato tante donne intelligenti e fini .... io sono una creatura volgare .... - Mi sei piaciuta come eri : non ti guastare . Smetti tutte queste buffonate . Tu non ti puoi cangiare . - Oh Dio ! - singhiozzò la poveretta . - E ringrazia il Signore , invece , che non ti cambia . Se ti cambiasse , non ti amerei più . - Perchè mi dici questo ? - Perchè è la verità . Ritorna alla tua semplicità , mia cara , o ci lasciamo per sempre . Come ritornarvi totalmente ? Ella obbedì , con la devozione della persona assolutamente innamorata , a quanto le aveva detto Paolo Spada ; ella ritornò , tristemente , alle sue vesti di gusto borghese e ai suoi cappellini insignificanti : ella lasciò le sigarette e il cognac : ella schiodò tutti i ventagli vecchi e tutti i brandelli scoloriti delle stoffe , dalle pareti delle sue stanzette . Ma tutti questi atti , consecutivi , le rammentavano la inanità della sua persona : le ripetevano , mandando il rosso della vergogna al viso , che ella non poteva elevarsi , in nessun modo , dalla mediocrità dove era sempre vissuta : le replicavano , in tutte le forme , che una donna semplice o anche sciocca , sempre tale rimane e che non vi era speranza , per lei , di essere considerata da Paolo Spada salvo che per una donnetta di casa , scema , ignorante , che gli dava dell ' amore senza fantasia e senza drammi , quando egli aveva voglia di essere amato . Lo scorno dell ' esperimento fatto e mancato le ritornava sempre , massime quando , era sola : ed ella chiedeva al Signore , nelle sue preghiere , per qual ragione era stata slanciata e poi chiusa in un amore dove tutte le sue facoltà soffrivano , dove soffocava nel silenzio ogni suo dolore e dove ella non avrebbe mai più trovato la felicità , giammai . Le sue sofferenze si acuivano . Ella frequentò molto la chiesa , in quel tempo . Cercava la liberazione , o cercava la pace ; ma non otteneva nè l ' una , nè l ' altra , giacchè ella era legata a Paolo Spada per la vita e per la morte , giacchè ella era sempre in un profondo spostamento morale e materiale . Paolo Spada , giusto in quel tempo , fu preso da un accesso di mondanità . Ogni sera indossava la marsina , metteva un fiore all ' occhiello , arricciava e profumava i suoi baffi e partiva . Ella lo aiutava a vestirsi , avendo per lui le cure minute di una madre : non gli chiedeva neppure dove andasse e a che ora ritornasse . Lo aspettava . Quando aveva chiusa la porta ; alle sue spalle , cominciava per Adele una lunga veglia . Ella riordinava la casa , tutta quanta , dandole il suo assetto notturno ; lavorava all ' uncinetto , alla coltre fatta a disegno di stelle , poichè aveva rinunziato alla lettura : sonnecchiava ; si addormentava sulla sedia . Talvolta si svegliava , di soprassalto , a un rumore : non era nessuno . Talvolta lo stridore della piccola chiave inglese di Paolo Spada che schiudeva la porta del quartierino , la scuoteva . Lo vedeva riapparire bene spesso pallido e stanco , senza voglia di aprir bocca . - Fai male ad aspettare - le diceva , brevemente . - Non importa , Paolo . Non le diceva più nulla , lui , assorto nella stanchezza : non le faceva una carezza non le dava un bacio : si addormentava di un sonno pesante . Ella restava sveglia , nervosa , piangendo chetamente talvolta . Vi erano notti in cui egli rientrava eccitatissimo . Le raccontava tutto , mettendo in burletta i tipi ridicoli della società , ridendo dei buffi spettacoli , elogiando fugacemente qualche donna incontrata . Adele tendeva l ' orecchio , a queste lodi : - Era molto bella , donna Maria Vargas ? - Bellissima : pareva Monna Lisa del Giocondo . L ' amante sciocca , dai capelli castani insignificanti , dai grandi occhi limpidi e meravigliati , ammutoliva . Egli continuava a chiacchierare , fumava , si faceva fare del tè che ella aveva imparato ad apprestare benissimo , mentre le mani le tremavano , nel suo ufficio di donnetta di casa . E , spesso , tornando da questa casa luminosa , da questi teatri scintillanti , dove aveva visto delle donne bellissime , dove il suo animo di artista aveva esaltato la sua ammirazione di uomo , egli era con Adele Cima così carezzoso e così appassionato che , malgrado la piccola intelligenza di lei , ignara delle mistificazioni umane dell ' amore , ella intendeva donde venisse questo rinnovellamento passionato ; e tutto il suo essere inorridiva alla mistificazione . Vagamente , ma ostinatamente , ella era gelosa di tutte queste donne mondane , signore e attrici , grandi dame e grandi avventuriere che , preso da un furore di esteriorità tutto estetico , Paolo Spada ricercava ogni giorno e ogni sera : ma Adele Cima non arrivava a precisare la propria gelosia . Non diceva nulla : ma fiotti di veleno le inondavano le vene . Si consumava , dentro , e non voleva dare un sol dolore a Paolo , sentendo anche che era inutile e dannoso fargli delle scene . Qualche indizio di tradimento , molto tenue , forse ancora ingiusto le s ' ingrandiva nel cuore appassionato , col dubbio di qualche fatto compiuto . Paolo Spada aveva cambiato fiore all ' occhiello : era una rosa bianca , adesso , quella che portava ogni giorno . Una copia dell ' Amore di Maria era partita , avvolta in una stoffa medievale , a rose bianche su fondo rosa pallido , e diretta a un indirizzo sconosciuto . Un giorno , uscendo per alcune spesuccie , aveva incontrato Paolo Spada sotto l ' atrio della Posta , a San Silvestro : egli aveva avuto innanzi ad Adele Cima , una leggiera fiamma al viso . Poi , finalmente , un giorno , Adele ebbe la prova precisa e netta del tradimento : un biglietto di convegno , di donna Maria Vargas : un biglietto cascato dalla tasca di Paolo Spada . Era impossibile il dubbio . Egli rientrò : trovò Adele Cima gittata sul letto , vestita , col viso verso la parete . - Che hai ? Ti senti male ? - Sì . - Dove hai male ? - Alla testa . - Ora ti do l ' antipirina . Vado a chiamare il medico ? - È inutile : è un male che passa . Veramente , egli aveva udito qualche cosa di cambiato nella voce di Adele Cima : ed aveva esitato a ritornare nella sua stanza . Prima di uscire , andò da lei , di nuovo : - Come vai ? - Meglio : grazie . - Vuoi qualche cosa ? - .... No - Io torno subito . - Va bene . Veramente non si era voltata a lui e la voce era più tronca e più velata che mai . Ma egli attribuì alla nevralgia tutti quei fenomeni e uscì . Quando rientrò , alle undici di sera , la trovò ancora sul letto , supina , in uno stato di abbattimento immenso , con orribili crampi allo stomaco . Aveva bevuto della morfina per avvelenarsi : l ' aveva trovata in una boccettina che Paolo Spada teneva in serbo , per iniettarsi ogni tanto . Egli non le strappò questa verità che a furia di affannose domande , di richieste strazianti , giacchè tutto l ' essere di Paolo era trangosciato all ' idea che una povera creatura umana avesse potuto morire per lui . Ella lo guardava , con occhi così disperati e amorosi , insieme , che egli non resisteva a quello sguardo . Al medico accorso Paolo non disse nulla , non seppe neppure ricordarsi la misura della morfina che Adele aveva potuto ingoiare : e tutta la notte la sciocca amante che tutto aveva sopportato , ma non aveva saputo resistere al tradimento , tutta la notte ella fu in pericolo mortale , attaccata al collo di Paolo Spada , guardandolo con gli occhi stralunati dal male e dall ' amore , toccandolo con le mani gelide e bagnate di sudore , senza poter pronunziare una parola sola , quasi strozzata , soffrendo come una dannata o cadendo in prostrazioni che parean simili alla morte . Accanto a lei , egli agonizzava . Aveva ritrovato il biglietto perduto di donna Maria Vargas , sotto l ' origliere di Adele Cima ed aveva inteso la ragione di quel suicidio , la ragione immediata e invincibile . - Perchè hai fatto questo ? Perchè ? - le gridò , indignato contro sè stesso , contro i capricci mondani e contro tutte le donne mondane . La inferma non rispose , ma lo guardò con tale espressione di silenzio ! - Non dovevi farlo . Non ne valeva la pena - le disse ancora lui , esaltatissimo . Alla morente gli occhi si sbarrarono in un infinito stupore , come se ella si meravigliasse , sentendo che un tradimento non è un tradimento . - Sei una scema ; non capisci niente ; io non amo che te ; sei una scema - le continuò a dire lui , in preda a una indomabile agitazione . Adele Cima , a quell ' aggettivo che si veniva ripetendo , con tanta ostinazione e tanta crudeltà , insieme a tanto amore , nella sua agonia , chiuse gli occhi per morire . Ma non morì . La salvarono il medico e Paolo Spada . Fu molto tempo malata , ma guarì . Il suo fu un suicidio mancato , come erano state mancate varie altre cose della sua vita . Spesso , nella convalescenza , in un effluvio di tenerezza , innamorato più che mai della sua stupidina , Paolo Spada le veniva ripetendo : - Perchè hai voluto morire ? - Per donna Maria di Vargas . - Ti giuro che non ne valeva la pena , anima mia . - Oh sì ! - No , no , sei sempre la stessa , non capisci nulla . Se morivi , vedi , Adele , era perchè non hai mai capito niente . - È vero - mormorava lei , assorta . Dopo quel tentativo di suicidio , inutile , che non le aveva dato la liberazione , ella non domandò a Dio neppure più la pace . Il suo destino era di vivere , di amare , e di soffrire per l ' amore , giacchè il Signore le aveva inflitto il castigo di amare un uomo diverso da lei per istinti , per temperamento , per carattere , giacchè sul suo amore pesava la fatalità del dissidio intellettuale , lo stato di oppressione della creatura meno nobile e meno spirituale , accanto a un ' anima che saliva nei cieli dell ' arte . Ella doveva soffrire e non doveva trovare rimedio alle sue sofferenze , giacchè le anime alte e squisite trovano mille vie per isfuggire ai contrasti della vita quotidiana , mentre le piccole anime li subiscono tutti , senza scampo e senza rifugio . Poi , più tardi , quando ella fu bene guarita e Paolo Spada fu bene sicuro che quella donna gli fosse vincolata per sempre , egli scherzò anche sul tentato suicidio . Chi manca un suicidio , non corre un ' avventura buffa ? L ' amante sciocca ne rise anche lei , per celare la vergogna di quella ridicolaggine . Più tardi ancora , Paolo Spada tornò a tradirla , come si tradisce una buona moglie fedele , con altre donne : ella lo seppe , ma non trovò la forza di voler morire , temendo troppo di esser chiamata la più scema fra le donne . Anzi , egli finì per confessarle le sue scappate , convincendola che erano necessarie alla sua vita d ' arte , ma che egli amava sempre la sua cara sciocca . La quale sciocca donna non si convinse punto , di questa necessità del tradimento : vi si rassegnò , piuttosto , poichè voleva il suo destino , così , che ella , che sarebbe stata felice con un uomo limitato e buono e onesto come lei , fosse infelicissima con un grande artista . SOGNO DI UNA NOTTE D ' ESTATE . A Roberto Bracco . Massimo era solo . L ' amico d ' infanzia , non veduto da anni e poi incontrato improvvisamente per la via , dopo il lieto riconoscimento era venuto , alle sette , a pranzare in casa di Massimo . E costui che trascinava pesantemente il fardello di un ' estate cittadina , mentre tutti gli altri anni era partito nel mese di giugno , si riprometteva una buona serata di ricordi , in compagnia dell ' amico ritrovato . Avevano , infatti , passato due ore insieme fra il pranzo , la sigaretta e i liquori , chiacchierando dei tempi antichi , cominciando tutti i loro discorsi con un ti ricordi , sorridendo vagamente alle care memorie che si affollavano alla mente , interrompendosi talvolta , dando in qualche esclamazione di rimpianto , di nostalgico desiderio . Ma nella amichevole giocondità che aveva dilatato i loro cuori , si era presto infiltrato un senso di malinconia ; avevano fatte vie diverse ed erano diventati assai diversi , in tutto ; partiti dal medesimo punto , avendo fatto gli stessi studii , l ' amico era adesso un illustre avvocato di provincia , con moglie e figli , con idee pratiche e semplici , un po ' appesantito di fibre e di spirito ; e Massimo se ne era andato per dieci o quindici anni all ' estero , di legazione in legazione , diplomatico senza passione , indolente , non facendo carriera per la sua pigrizia , contento o non malcontento del suo posto di segretario , bello come un meridionale bello , ma già appassito , coi capelli che si facevano radi sulla fronte e gli occhi smorti , non ricchissimo , ma abbastanza ricco , e adesso inchiodato da un anno a Napoli , in licenza - in penitenza , dicevano gli amici . Massimo era fine , originale , ma già consumato dalla sua esistenza , e segretamente oppresso da altre cure : l ' amico era pieno di talento , ma forte e tranquillo , rimasto un po ' grossolano , chiuso nel buon senso provinciale che chiama follia l ' originalità , e che si mortifica nel presente , per godere in un troppo tardo avvenire . Così , mentre l ' uno raccontava all ' altro la propria vita , colui che ascoltava , apprezzava , giudicava , freddamente giudicava , senza dire il suo giudizio in forma cruda , mitigando , è vero , per riguardo all ' amicizia d ' infanzia , ma facendo intendere come si trovassero lontani : e a un certo punto si guardarono in viso , perchè pensarono di essere , oramai , due estranei ; ma non lo dissero . E forse , in fondo , Massimo invidiava all ' illustre avvocato di provincia la sua limitata ambizione e il suo assiduo lavoro , e la famiglia grassa , pacifica , al sicuro delle tempeste , e la casa messa alla buona , ma la casa degli avi , la casa dei figliuoli , e quel senso di praticismo , di serietà , di equilibrio , tutte le cose , infine , che gli mancavano ; mentre l ' avvocato invidiava a Massimo la vita vagabonda ma aristocratica nelle Corti straniere , e l ' avvenire che potea essere splendido , e la libertà di scapolo , e tutte le avventure di quella esistenza fantastica , e quella casa di giovanotto elegante e squisito , visioni che avrebbero oramai turbato i suoi sonni di provincia . A un certo momento , sospirarono ambedue . La serata era calda : dal balcone aperto del salotto dove fumavano , non spirava un soffio di aria : solo un acuto profumo di gelsomini veniva di fuori . Si accorsero di essere diventati malinconici . Troppe cose del passato avevano ricordate , troppe pietre sepolcrali di persone care perdute , di amori morti avevano rimosse : tutto questo non si fa senza un triste piacere , e il piacere poi fugge , e la tristezza resta . Fumavano in silenzio , con la testa rovesciata sulla spalliera della poltroncina ; poi l ' avvocato aveva guardato l ' orologio . Per cortesia , disse a Massimo : - Vieni via con me ? Ma non si eran forse detto tutto ? E non avevan forse fatto male , a dirsi tutto ? Massimo rispose vagamente che doveva scrivere alcune lettere urgenti ; che si sarebbero veduti più tardi , alla Villa , verso le undici , senz ' altro . Freddamente , l ' avvocato promise di esserci , e si divisero , convinti che non si sarebbero riveduti quella sera , e forse mai più . Per dolce che sia il passato , esso è morto ; e fantasmi , anche soavissimi , turbano l ' animo dei più coraggiosi . Quando fu solo , Massimo si pentì di essersi condotto a casa quell ' amico : tante chiuse cicatrici avevano stillato sangue , in quelle due ore ! Mentre egli seguitava a fumare , nel salotto , udiva il suo servitore che riordinava la piccola stanza da pranzo ; e poco dopo , il giovanotto gli venne a chiedere se avesse bisogno di lui , in quella sera , chè avrebbe voluto andarsene a trovare certi amici , per fare una passeggiata , con quel caldo così grande . Massimo , con una parola , lo licenziò : la porta si richiuse ; egli era perfettamente solo . Ma la sua serata era perduta , postochè aveva voluto risalire imprudentemente il fiume del passato , in compagnia di una persona che aveva amata : il viaggio lo aveva scoraggiato , facendogli perdere quell ' ultimo resto di morale pazienza , che lo aiutava a tirare innanzi quella solitària e fastidiosa estate napoletana . In queste ore di ribellione , sdraiato , abbandonato a una mortale spossatezza esteriore , mentre dentro gli si sollevava il cuore , egli fumava assai certe stupefacienti sigarette egiziane , che per lo più finivano per stordirlo : ma in quella sera di estate le sigarette gli si sfacevano fra le labbra strette ed egli le buttava via , semispente , a pezzetti . Andò al balcone : era al terzo piano di un gran palazzo di via Gennaro Serra , ed essendo più basse le case innanzi alla sua , pel livello della via , vedeva un po ' di mare e un grande arco di cielo stellato . La notte era bellissima , con un gran palpito luminoso della Via Lattea ; ma la brezza non veniva e l ' aria opprimeva . Sentendosi avvampare la testa , solo , stanco e pure non potendo restar fermo , prese la penna e volle scrivere : ma improvvisamente , innanzi alla carta bianca , si fece in volto più bianco della carta stessa , quasi che avesse veduto apparire non so quale visione , fra le penembre della stanza . Dalla via Gennaro Serra , un continuo rumore di carrozze si udiva : tutti uscivano dalle loro case , tutti se ne andavano per le strade , a respirar meglio , a guardare le stelle , a godere la notte napoletana bella , fresca nelle ore alte . Egli si fece di nuovo al balcone , soffocando : ritornò alla scrivania , si rimise a scrivere , ma non vi riuscì . E perchè avrebbe dunque scritto ? A che servono le negre parole scritte sulla candida carta , nella effervescenza della solitudine , quando il parente , o l ' amico , o l ' amante che le riceve , le legge forse dinanzi a estranei , freddamente , ridendone ? Troppo tempo e troppe cose passano fra il momento che si scrive e quello che si legge , fra chi scrive e chi legge , perchè una lettera serva a qualche cosa . Un organetto si fermò in piazza Monte di Dio , a suonare , con un metro largo , con un tempo largo , una canzonetta assai allegra , la quale così diventava bizzarramente triste ; Massimo s ' impazientì contro quel sentimentale o stanco suonatore di organino , che mutava una tarantella in marcia funebre . Forse il suonatore era vecchio ; forse aveva fatto una magra giornata ; forse era un infelice , perciò usciva dalla sua mano quella nenia così stravagante . Massimo si abbassò sulla ringhiera del balcone , e da quell ' altezza buttò a caso una moneta da due lire al suonatore . La musica , dopo un poco , tacque : e Massimo se ne dolse ; ora si sentiva più solitario , più annoiato , più insofferente che mai della sua dimora in Napoli . Che fare , dove andare , dove portare il suo corpo e il suo spirito , con quali sciocchi ? con quali indifferenti , con quali esseri detestabili andare ? Come passare quella notte di estate ? Non avrebbe avuto riposo , lo sentiva : e sentiva che non vi era rimedio alla sua agitazione . Andava e veniva dalla scrivania al balcone , macchinalmente , quando un , sottile canto vicino lo colpì . Si fermò , ascoltando . Il canto veniva da un balcone poco discosto dal suo , anch ' esso al terzo piano : aguzzò gli occhi , vide un ' ombra bianca , era una donna che cantava una vecchia romanza del Tosti , poco nota , che è piuttosto un recitativo e che comincia così : / * Il gallo canta ; e i sogni lieti o tristi Fuggon nel grande oblìo . Torna al mondo dei sogni , onde venisti , Larva dell ' amor mio .... .... * / La voce era tenue e un po ' tremula , ma le parole si udivano distintamente . Massimo tese l ' orecchio , guardò acutamente , e si accorse che la donna si dondolava sopra una sedia , cantando , come se si cullasse ; aspettò che ella avesse finito , poi , piegandosi sulla ringhiera , chiamò : - Luisa , Luisa ? - Che volete ? - rispose una fresca e lieta voce femminile . - Buona sera : vi sto ascoltando , ma la vostra canzone è troppo triste . Perchè non ridete un poco ? - Così , per ordine vostro ? - Ve ne prego : ridete . - A che servirebbe ? - Per rallegrare la mia infinita malinconia . - Voi , malinconico ? - e diede in uno scroscio di risa fresco e limpido . - Brava , brava ! - egli esclamò , applaudendo . Lei , per parlare con lui , si era alzata dalla sedia , si era messa all ' angolo del balcone , curvandosi per veder meglio , e non li divideva che lo spazio di una stanza ; le due case erano vicine . - Vi basta ? - chiese Luisa ridendo ancora . - Mai abbastanza . Sono un uomo morto , Luisa . Ma quando sarò da quattro giorni nella tomba come Lazzaro , veniteci voi e ridete ; io risusciterò , ve lo prometto . - Ci vedremo allora , non mancherò - diss ' ella ridendo . Poi tacque improvvisamente . Massimo , per ringraziarla , si mise a cogliere dei gelsomini bianchi , odorosissimi , li raccolse in pugno , tentò due volte di buttarglieli sul balcone : ma erano così leggieri che caddero in istrada , candidi , roteanti . - Peccato , peccato ! - gridò lei , che aveva indovinato il grazioso pensiero . E restò a guardare , giù , come se potesse ancora scorgere quella pioggerella di gelsomini odorosi . A un tratto , ella diede un piccolo grido : - Che è ? - Ne ho trovato uno , per terra . Grazie ! Sul balcone di Luisa un ' ala di ventaglio si agitava ed egli ne vedeva luccicare le stelline : - Siete voi , che avete quel ventaglio ? - Sì ; perchè ? - Perchè pare un pezzo di firmamento . - Non mi burlate - disse lei un po ' seria . Parlavano così tranquillamente , come se stessero in un salotto di conversazione : ma le notti estive sono così belle a Napoli , ed è così naturale stare al balcone , o sulla terrazza o nelle vie , è così naturale la chiacchiera all ' aria aperta ! Certo l ' elegante addetto non avrebbe fatto così a Bruxelles , o a Copenaghen , dove le notti sono gelide , e i balconi hanno triplici imposte : nè con le dame della società sua , si sarebbe permesso una simile famigliarità . Appunto per questo egli trovava gusto in questa conversazioncella borghese con una semplice ragazza , da un balcone all ' altro , dimenticando la profonda noia e il disgusto che lo avevano assalito mezz ' ora prima . Adesso , sorgendo da quel poco di mare che si vedeva dai balconi , un globo rossastro si levava nel cielo , e ascendendo , impallidiva , diventava roseo .... - .... ecco la luna , signor Massimo - mormorò lei , piano . Eppure egli udì . - È una bellissima luna , Luisa - le rispose , con convinzione . - Fra poco si nasconderà dietro quelle case , e non la vedrò più - disse la fanciulla , sempre piano . Egli udiva benissimo . A un tratto , chiamò : - Luisa ? - Che volete ? - Volete uscire , a veder la luna ? - Sola ? - Con me . - .... nossignore - disse lei , dopo aver esitato . - Perchè nossignore ? - Per questo - replicò Luisa , enigmaticamente . - Venite , via . Torniamo presto . - No , non posso . - Siete cattiva , sapete . Luisa non rispose . - Se non vi decidete , vado via solo . La notte sarà magnifica e voi non la vedrete . Peggio per voi ! Sono abbastanza vecchio , per non compromettervi . Volete venire ? - .... non posso . - Buona sera . - Buona sera - mormorò ella , lentamente . In verità , rientrando nella sua stanza , per prendere il cappello e i guanti , Massimo era indispettito . Aveva trovato un diversivo alle tristezze supreme di quella serata ; la compagnia di Luisa come quella di un buon camerata , di un buon amico , lo avrebbe distratto . Ed ecco che quella sciocchina faceva la ritrosa , mentre era libera , indipendente , mentre egli non si era mai sognato di farle una linea di corte , da un anno che si conoscevano . Nervoso , abituato a superare facilmente tutte le difficoltà , il più piccolo inciampo lo inquietava : non andò di nuovo al balcone , spense tutti i lumi , e battè fortemente la porta , uscendo sul pianerottolo ; anche Luisa era una sciocca ! Ma passando innanzi a un ' altra porta che dava sullo stesso pianerottolo , la vide schiudersi un poco e il profilo bruno di Luisa apparve : - Signor Massimo ? - fece ella , guardandolo coi neri e dolci occhi , chiedendogli scusa col tono della voce , con lo sguardo . - Andate là , che non capite niente ! - esclamò lui , nascondendo un sorriso , fingendo di essere ancora in collera . - Io .... capisco - disse lei , schiudendo addirittura la porta . Ora si vedeva tutta la sua snella e alta figura , rivestita di un abito bianco di semplice mussola , con un nastro di velluto nero alla cintura : si vedeva il delicato volto ovale e bruno , dove la piccola bocca rosea si schiudeva come un fior di granato ; e le sottili sopracciglia nere e arcuate davano agli occhi neri , per sè buoni e soavi , un ' aria d ' infantile meraviglia . - Perchè avete detto di no , Luisa ? Avete così poco spirito ? Vi ho forse mai fatto la corte , io , perche dobbiate temere la mia compagnia ? - È vero , non me l ' avete mai fatta - rispose Luisa , senza sorridere , abbassando gli occhi . - O dunque ? Andiamo , prendete un cappello e una mantellina , fate una collezione di risate , e venite con me . Sarà un ' opera di misericordia spirituale : sono così infelice ! - Sì ? Tanto ? - interrogò lei , ansiosa . - Infelicissimo - confermò lui , fra il tragico e il burlesco . - Per amore , eh ? - chiese ella , arrossendo della domanda . - Nossignora , ragazza curiosa . Naturalmente , nessuna donna mi ama e io , naturalmente , non ne amo nessuna . Andate a vestirvi e fuggiamo .... Ella voltò le spalle , ubbidendo . Massimo restò appoggiato allo stipite della porta aperta , col cappello in mano , rigirando il suo bastoncino di ebano fra le dita , tranquillo adesso , abbandonandosi al minuto che passava , senza pensare ad altro . Dopo un poco , brevi passi discreti si riudirono e Luisa apparve , infilando i morbidi guanti lunghi di camoscio : aveva messo una mantellina di merletto nero a perline nere sul suo vestito bianco e un gran cappello di velo nero , una di quelle scuffie ampie e caratteristiche che stanno divinamente solo a un volto giovanile . Sorrideva , con le labbra , con gli occhi , guardando Massimo , così fresca , così luminosa di gioventù e di spirito , che egli espresse immediatamente la sua opinione . - Siete una creatura incantevole - disse , con un tono fra la galanteria e la verità , tanto che ella non seppe nè adontarsene , nè rallegrarsene . Per nascondere il proprio imbarazzo , Luisa si voltò a chiudere la porta di casa sua , mettendosene la chiave in tasca . Si avviarono , accanto , per le scale , senza che Massimo le offrisse il braccio : ella aveva un modo di camminare leggiero e spedito che le veniva dalla estrema giovinezza . - Sentite - le diceva lui , scendendo - ognuno di noi si secca .... - Io non mi secco mai . - .... non mi contraddite , voi vi seccate , come me , della solitudine . Quando state sola , che fate ? - Penso .... - E non vi viene voglia di uccidervi ? - Neppur per sogno . I miei pensieri sono dolci . - A che pensate ? Ella fu lì lì per rispondere , con sincerità : ma fortunatamente si rattenne . - Che v ' importa ? - mormorò invece , con una certa malinconia . - Ma insomma , se deviate sempre il discorso , non lo finirò mai . E vi assicuro che è grazioso , che vale la pena di udirlo , Dunque , che voi vi possiate seccare o no nella solitudine , questo non preme , ma nella solitudine mi secco io , e voi siete allegra , voi cantate , voi suonate l ' arpa , voi ridete così bene . Uniamoci insieme , fraternamente , così io non mi seccherò più , e voi , credo , vi divertirete meglio . È deciso , eh ? Come fratello e sorella , naturalmente . Un giorno o l ' altro , poi , vi mariterei a un amico che amassi molto . È deciso ? Ella rideva , rideva , sommessamente , mentre attraversavano l ' ampio portone . Una risata , però , che aveva qualche soverchio trillo nervoso . - Non volete saperne ? - disse lui , seriamente , fermandosi , sul marciapiede . - Non è mica una cattiva offerta . Sono vecchio , io , ma sono sempre un buon figliuolo : ho viaggiato , vi posso raccontare delle storielle interessanti .... pensateci bene .... - Sì .... sì .... combineremo , un giorno o l ' altro - e la fanciulla voltò la faccia in là , per non farsi scorgere . Massimo e Luisa scendevano per via Gennaro Serra incontrando una quantità di gente che saliva e scendeva , ondeggiando , a coppie , a gruppi , a crocchi , a file , con la mollezza estiva della folla napoletana . Malgrado che fossero le dieci , molte botteghe erano ancora aperte e illuminate : non vi si lavorava ; delle donne in giacchettina bianca prendevano il fresco sulla porta , chiacchierando , e dall ' Egiziaca veniva un suono di chitarre e di mandolini . La birreria Dreher , sotto i marmorei portici di San Francesco di Paola , aveva messo fuori tutti i suoi tavolini di marmo , e le tazze di birra , dalla cima schiumosa e nevosa , apparivano alte sui vassoi , portati dai camerieri , mentre i pesanti piattini di cristallo si accumulavano innanzi agli avventori . Adesso , sorgendo pallida e mancante sul lato sinistro , elevandosi sopra l ' arsenale di marina , la luna illuminava tutta piazza Plebiscito . La facciata della Prefettura , tutta chiara sotto il raggio lunare , aveva delle persone che si muovevano sui suoi grandi veroni : il Gran Caffè e i suoi tavolini , allargantisi sulla via , e i molti avventori erano avvolti in un chiarore fantastico , e le donne recavano con lentezza il cucchiaino del sorbetto alle labbra , o agitavano il ventaglio pian piano , con gli occhi sgranati , quasi sognassero . Nella piazza Plebiscito , andando lentamente nella morbida luce lunare , la gente passeggiava , sulla striscia di pietra bianca , innanzi alla fontana : e il grande getto d ' acqua , alto , sottile , pareva una piuma bianca , immobile , tutta penetrata dalla luminosità della luna . - Che bella notte ! - susurrò Luisa , affrettando il passo . - Vi è troppa gente - disse lui , buttando la sigaretta , diventato a un tratto pallido e pensoso . Luisa se ne accorse . Affettuosamente gli toccò la mano con la sua mano guantata , interrogandolo con lo sguardo ; egli non rispose , ma le fece un cenno che non chiedesse , che non voleva parlare . Per temperare questo silenzio , graziosamente le prese la manina guantata e se la passo sotto il braccio , e camminarono più presto , andando verso Santa Lucia . Qualcuno si voltava a guardare la fanciulla biancovestita , i cui occhi brillavano soavemente sotto la nera e trasparente aureola del cappello ; ma ella non vedeva nulla , si piegava ogni tanto a guardare il suo compagno , per osservare se l ' umor torvo si fosse allontanato . - Ma che avete ? - chiese , alla fine , agitata . - Vorrei .... vorrei non essere qui - proruppe lui , esprimendole tutta la sua nostalgia inguaribile . - Ah ! - - disse ella , senz ' altro , chiudendo gli occhi , mentre le labbra le tremavano . E Massimo non seppe , o gli mancò la forza di spiegare , di modificare la sua scortesia . Alta già sopra Capri , la luna imbiancava tutta la via marina di Santa Lucia , dove mille lumicini si agitavano , dove i trams , carichi di gente che andava verso Posillipo , passavano , ogni cinque minuti a suono di cornetta , dove le venditrici ambulanti di acqua sulfurea davano il loro richiamo , dove i pescatori accovacciati nelle nasse , fumavano la pipetta corta che aveva lo stesso colore della loro pelle . Appoggiati al largo parapetto che dà sulla via inferiore di Santa Lucia e sul mare , uomini e donne godevano la prima brezza notturna che si era messa al sorgere della luna ; si udiva suonare il pianoforte nel salone all ' Hotel de Rome , il salone che dà sul mare ; laggiù , laggiù , verso il Wermouth di Torino , dei cantori ambulanti cantavano . Negli equipaggi signorili , passavano le donne in abiti chiari , coi diamanti che scintillavano alle orecchie ; Dovunque gente , dovunque suoni e canti , dovunque la vitalità di un popolo che lentamente sorbisce la felicità di una notte estiva lunare . Senza dirle nulla , invece di andare verso il Chiatamone , portandosi la fanciulla a braccetto , egli le fece discendere la scala che porta alla via inferiore di Santa Lucia , donde si va ai bagni la mattina ; dove i vaporini approdano , dove approdano i barcaiuoli , con le barchette , dove sono le sorgenti dell ' acqua sulfurea : ivi , su quella lingua di terra , brulica una folla di marinai , di pescatori , di donnette popolane , e una trattoria ha le sue tavole , quasi quasi sino all ' acqua nera della riva ; i bevitori di acqua sulfurea vi mettono le loro sedie di paglia , e i bimbi vi vendono le ciambellette brusche . Pure , in quella notte , quel brulichio bruno si rallentava , quasi che il placido lume della luna quietasse tutti i movimenti , rammutolisse tutte le voci , e desse tutta la sua dolcezza alla vivace scena . Quando furono sull ' ultimo scalino dell ' ampia gradinata , Massimo e Luisa si arrestarono un minuto . - Andiamo a cena ? - domandò lui , distratto . - Oh no ! - È vero , sono una bestia . Eppure dobbiamo far qualche cosa .... andiamo per mare , allora ? - Sì - rispose lei , pensosa - andiamo . - Ma vi piace di andarvi ? non lo dite per compiacenza ? Io vi annoio terribilmente , lo so .... Ma , non è colpa mia . E poi , voi siete buona e perdonate . Se non volete andare in barchetta , rinunziamoci . - Andiamoci subito . Ed egli intese , in quelle parole , una preghiera così spontanea , che chiamò subito un barcaiuolo . Entrò prima Massimo e invece di dar la mano a Luisa , per farla discendere , mentre ella esitava , vedendo quel baratro nero , le stese le braccia , la sollevò leggermente e la depositò sul cuscino di cotonina , accanto a sè . Il barcaiuolo che aveva avuto ordine di andare verso Mergellina , vogava tacitamente . Massimo fumava : ma ogni tanto , dando uno sguardo a Luisa , la vedeva così tranquilla , così serena , così intimamente felice ; ella era così bella in quell ' abito bianco , sotto la trasparente ala del suo cappello , con le mani abbandonate in grembo , che egli non osava dire una parola , non volendo turbare quel soave spettacolo . La barchetta si allontanava in linea retta , per poi girare intorno al forte Ovo : e le case di Santa Lucia , e la collina di Pizzofalcone parea che crescessero verso il cielo , verso la luna , come attirate da quel morbido chiarore . Massimo e Luisa non scambiavano una parola , solo egli la guardava con insistenza ; tutto il delicato volto e la persona candidamente vestita , avevano in quell ' ora e in quel paesaggio un effluvio di poesia che avrebbe inebriato il cuore più freddo . Ella gli sorrideva , così , naturalmente , quasi che il suo destino , nella vita , fosse di sorridergli sempre ; e l ' ingenuo , giovanile fascino del sorriso rammentava a lui altri tempi , altre cose , vagamente , dandogli un infinito e indefinito sentimento di tenerezza . Allora , sottovoce , egli provò il bisogno di chiamarla : - Luisa . - Che dite ? - rispose ella , piegandosi per udir meglio . - Niente . Ma ancora , più tardi , mentre si allontanavano sempre più verso l ' alto mare , nel candore immacolato della luna , verso l ' orizzonte ; che si era fatto chiarissimo , egli la chiamò per nome , assai piano , come se pronunciasse quel nome per sè stesso , evocandolo , invocandolo , emblema di dolcezza nelle sue sillabe , nelle sue lettere , nel musical suono , in quello che era , in quello che rappresentava . Quando quel lieve soffio l ' animava , come una carezza , Luisa s ' inchinava , attratta , vincolata dalla voce e dalla musica ; e Massimo vedea che il viso le si tramutava , onde di sangue le fiottavano alle guancie , onde di pallore le salivano alla fronte . E non so quale acuta , spirituale voluttà lo teneva , di vedere scolorare , al suono della sua voce , quel purissimo volto giovanile : e tutta la tenerezza ch ' egli poneva nella parola Luisa , si facea più profonda , sgorgava più larga , per circondare , avvolgere , abbracciare quella persona di donna . Ma fu un punto , e la emozione di Luisa era così intensa , egli vide tale smarrimento negli occhi della fanciulla , che si fermò , e riaccendendo una sigaretta : - Perchè non cantate ? - le disse . - Voi dovete cantare , me lo avete promesso . Scherzava con quella ironia cortese che serviva a nascondere il proprio pensiero . Luisa crollò il capo , tristemente : l ' incanto si dileguava ; ella udiva un ' altra volta , mentre Massimo parlava , quella velatura di sogghigno che guastava quante affettuose cose egli dicesse . Tentò di riafferrare un minuto di dolcezza : - Chiamatemi ancora - gli disse pregandolo . - Oh Luisa , Luisa , Luisella , piccola fanciulla cara , se non cantate , io vi riporto a terra . A lei gli occhi si riempirono di lacrime ; il sangue ascese impetuosamente dal cuore agli occhi ; nonostante schiuse la bocca e con la sottile voce tremula , diede alle fragranti aure marine una vecchia canzone . Con le mani congiunte in grembo , con la testa un po ' levata , guardando il gran cielo intorno , ella cantava ; la fine bocca rosea si schiudeva ad arco , mostrando i denti bianchi , scintillanti , e ogni tanto i soavi occhi seguivano quasi il movimento molle della musica , aprendosi più grandi sul paesaggio . Massimo si era voltato verso lei , appoggiando il braccio sul bordo della barchetta , seguendo il ritmo della canzone che pareva si cullasse nel ritmo del mare . A un tratto , la voce le si velò ; ella tacque . - Che avete ? - Nulla , nulla . - Perchè siete così triste , Luisa ? - V ' ingannate , non sono triste .... sono anzi così contenta di esser qui .... credetelo .... Una emozione era in tutto quello che diceva , così sincera ! - Vi credo , Luisa . Dite un ' altra canzone .... - Sono tutte cose vecchie ! - Non importa .... - E non tutte sono liete . - Non importa .... Mi basta che le cantiate voi . - Non volevate che io ridessi ? - insistè lei . - Raccontatemi una delle vostre storielle interessanti e riderò ! - Se vi racconto una storiella , io , vi faccio piangere - e buttò la sigaretta in mare . - Allora tacete . È così dolce questa notte . Mentre il barcaiuolo vogava verso Mergellina , con un cenno largo Luisa indicò a Massimo le carezzose linee delle colline che vanno da San Martino al capo di Posillipo , tutte bagnate dalla luce lunare , con le loro case chiarissime dalle mille finestre aperte e illuminate , coi lumi che cingono l ' arco della marina napoletana come una linea di fuoco , con uno scintillio dovunque , per le vie e sulle colline . Essi attraversavano , tagliandola , la grande striscia fredda , lucente come metallo , che la luna alta metteva sul mare , dall ' orizzonte alla riva , lunghissima , occhieggiante , come mille specchietti moventisi nel raggio lunare . Massimo guardò intorno , ma i suoi occhi tornavano al purissimo viso di Luisa , come se da esso partisse quel fascio di dolcezza . Ella sostenne un minuto lo sguardo di Massimo , poi le palpebre le batterono , ammaliate , non reggenti a quel fascino : - Siete voi che siete dolce - le disse lui , all ' orecchio . Adesso avevano voltato l ' angolo di Mergellina , costeggiavano , lungo la via di Posillipo , tutta piena di ville , di osterie , di trams che passano continuamente , in tutte le ore della sera , specialmente in estate . Talvolta , tendendo l ' orecchio , si udivano dei canti venire dalla terra , affievoliti ; e le ville , piene di gente sulle terrazze , sembravano quei castelletti di carta , dai cento bucherelli , che i bambini illuminano con un solo cerino interno , giocattoli frastagliati o trasparenti dai personaggi minuscoli . Passando rasente una di esse dal giardino pensile tutto fiorito arrivarono delle risate , degli allegri strilli femminili . - Abbiamo un pubblico cortese - disse Massimo - ci prendono , per due amanti . - Ah ! - rispose lei , niente altro . Il palazzo di Donn ' Anna si delineava , nero , avanzandosi sul mare : sul suo lato destro e sul sinistro , delle trattorie popolari erano piene di banchettatori e di bevitori , ma la facciata che dà sul mare serbava il suo carattere di rovina disabitata , col mare che entrava chetamente nei suoi portoni , ormai trasformati in grotte , come quelle di Sorrento e di Capri . La luna batteva sulla facciata del palazzo , che la ricchezza e la superbia di donn ' Anna di Medina Coeli non aveva potuto finire , prima di ritornare alla Spagna natìa : e i finestroni e le finestre prendevano il chiaror lunare , fantasticamente ; la rovina pareva meno aspra , meno tetra , sotto il placido raggio . Il barcaiuolo che remava più lentamente , per riposarsi , chiese a Massimo se voleva entrare in una di quelle grotte , con la barca . - Avete forse paura ? - chiese lui a Luisa , prendendone distrattamente la mano appoggiata al bordo della barchetta . - No , non ho paura - ella rispose : eppure la voce era velata di emozione . L ' apertura della grotta era tutta bianca e l ' acqua vi fiottava sordamente , gorgogliando : ma quando la barca s ' internò in quel chiuso laghetto di acqua marina , la oscurità si fece profonda . La barca stava immobile , in un gorgoglio fresco di onda che batte alle pareti di pietra , in una gran tenebra . La mano di Luisa era restata in quella di Massimo : egli la sentiva molle , abbandonata , nella sua , quasi che non vi fosse miglior sorte , miglior destino per essa . Involontariamente , egli la strinse , e intese che la mano rispondeva alla sua stretta , fiaccamente , ma dicendo sempre : sì . Allora egli si piegò ; in quell ' ombra , per distinguere la faccia di Luisa ; il barcaiuolo remava , per uscire dalla grotta e quando furono di nuovo sull ' aperto mare , al lume della luna , egli vide due lunghe lacrime scendere da quei belli occhi e disfarsi sulle guancie . Ah ! egli non poteva veder piangere nè un bimbo , nè una donna , foss ' anche di gioia : e fu più turbato di lei . - Che avete ? Avete avuto paura , avete freddo ? - chiese precipitosamente , tenendole le mani , che erano gelide , invero , nei guanti . - No , no .... - Sì , sì , sbarchiamo , questo viaggio in mare , alla luna , vi ha gelato . Sbarchiamo , cammineremo a piedi , per riscaldarci . Presso il palazzo Donn ' Anna vi è spiaggia . Sbarcarono , in fretta , egli pagò il barcaiuolo e lo licenziò : quello gli disse delle parole di augurio ; anche lui li prendeva per due amanti . Per salire alla strada dovettero passare presso una di quelle trattorie , fra le tavolate dei mangiatori e dei bevitori , senza guardare nè a dritta nè a sinistra , egli sempre un po ' agitato , ella che lo seguiva senza badare a nulla , quasi che il suo fato fosse quello di seguirlo sempre , dovunque , senza sapere dove si andasse . I bevitori e i mangiatori ridevano e gridavano : la bianca figura di donna non ne fece voltare nessuno , tutti erano ebbri del vino , della notte , o delle chiacchiere dette , con la tanto bella e felice esaltazione meridionale . Massimo e Luisa scesero per la stretta scaletta , uno presso l ' altro , e quando si trovarono sulla via di Posillipo stettero , esitanti . - È forse tardi per voi ? Volete rientrare ? - Non so .... Voi rientrate ? - Vi accompagnerei , sì , ma senza rientrare . Non dormirò , io , stanotte .... - e voltò la faccia in là . - Allora .... allora rimarrò ancora un poco - disse fievolmente lei . - Grazie , siete buona - e le strinse la mano . Così , camminarono , senza darsi braccio , verso Posillipo , sul piccolo marciapiede rasentato dai trams che vanno e vengono : imbattendosi in gente che tornava a piedi , in piccole comitive schiamazzanti , in coppie solitarie appoggiate al parapetto , guardanti il mare . Massimo e Luisa , avanzando lentamente , non parlavano , divisi sempre da coloro che transitavano . Le ville a mezza costa , e quelle giù , al mare , avevano innanzi ai portoni delle carrozze che aspettavano : i balconi lasciavano udire la musica che vi si faceva , il sottile e immemore concerto delle notti estive napoletane : degli equipaggi , di ritorno , passavano ; le donne erano avvolte in lievi scialli bianchi . Senz ' accorgersi della via , Massimo e Luisa andavano innanzi , innanzi : la linea dei trams finì ; si fecero rare , poi sparvero , le osterie ; la gente s ' era diradata , a poco a poco , e quando ebbero voltato l ' angolo della villa Dini , la solitudine fu perfetta . Solitudine bianca , senza terrori di ombre , senza la tetraggine che ispirano la campagna e il mare , di notte . Solo un alto , lontanissimo cielo ; solitudine mite , piena di giardini in fiore tutti candidamente frastagliati dalla luce lunare , piena di parchi dai grandi alberi immersi nel chiarore , piena di vigne folte che l ' autunno aspettava , per la vendemmia , piena di orti dove ancora , come un po ' dappertutto , si udiva l ' odore del gelsomino notturno . La via era deserta , l ' ora era tarda , ormai : e solo , ogni tanto , qualche rara carrozza ritornava da villa Postiglione : tutto Posillipo , con le sue campagne , col suo mare , coi suoi rotondi piccoli golfi che sembrano , in fondo alla riva , un grande occhio azzurro divino , coi suoi profumi , pareva che appartenesse a Massimo e Luisa , Egli camminando con la testa bassa , con gli occhi bassi , giuocava con la mazzettina di ebano , urtando le pietruzze della via ; Luisa andava accanto a lui , fissando gli occhi sul mare : ma i suoi occhi avevano un velo innanzi , il suo sguardo aveva la fissità di chi non vede . Ogni tanto levava una mano alla fronte , per respingere da parte una ciocca dei suoi neri capelli che ricadeva sempre : e quel movimento aveva qualche cosa di assai leggiadro . Quanto tempo camminarono , così , senza scambiare un detto ? Nessuno di loro avrebbe potuto dirlo : presi dal loro mondo interiore , presi dall ' ambiente che li aveva vinti , mancava oramai a loro la nozione del tempo e dello spazio , erano in quell ' oblìo quieto , addormentatore , che vince tutti i cuori , dopo le emoziani che dà il sentimento , o che danno le cose . Massimo si riscosse pel primo : - Che cattivo compagno son io ! - esclamò . - Saranno due ore che non vi dico una parola . - .... Forse non avevate nulla da dirmi - azzardò lei , con un timido sorriso . - V ' ingannate : se vi dicessi tutto quello che dovrei dirvi , sarebbe un opera in - folio , in ventiquattro volumi ! - Dite , allora .... - Ci vorrebbero alquanti anni della vostra vita , per udirmi , cara : e .... credo che sia meglio non farne niente . - Ditene qualcuna , di queste cose .... - insistè lei , con un tremito nella voce . - No , no - replicò Massimo , recisamente . Ella lo guardò , così triste , che egli non potette celare un moto di dispetto . - Ma Luisa ! Ma che siete una sensitiva ? State ridendo , il che è una cosa graziosa per tutti , graziosissima per me , e basta guardarvi perchè la risata vi si spenga sulle labbra ! Sorridete , e basta che vi si dica una parola perchè sparisca il vostro sorriso ! Figliuola mia ! Vi avverto che di questo passo , ci vuol poco a essere la donna più infelice di questa terra . - Non importa , la felicità - ella rispose , con un sorriso estatico . - Bugia , bugia ! Bisogna esser felici , bisogna avere il cuore di bronzo ! Di bronzo , cara mìa bella ! - Non importa , meglio averlo aperto a ogni tenerezza - replicò con la forza del suo innocente animo . - Vi preparate un brutto avvenire , Luisa , - disse lui , glacialmente . - Non importa - ella ribattè , per la terza volta , con il supremo coraggio dei cuori buoni . Ed era così bella della sua gioventù , del suo candore , della sua abnegazione , così bella per sè , e per quello che confusamente ma fortemente sentiva , tanto nobile abbandono , tanto alto sacrificio da lei traspariva , che egli si arrestò , un po ' smarrito , ammirando quella creatura semplice e sana , che si gittava nel precipizio a occhi chiusi , sorridendo . I . - Povera Luisa - mormorò soltanto lui , carezzandole la manina inguantata che si appoggiava fidente al suo braccio . - Non mi compatite - ella rispose , crollando il capo , sorridendo a una idea - io sono più felice di voi , - Forse - disse lui , con voce breve . Adesso , dopo avere oltrepassato il ponte di Posillipo , quel largo poggiuolo che da una parte si affaccia alla collina folta di vigneti , e dall ' altra sopra , una valle che discende al mare , mollemente , lasciato il lastricato del ponte che suonava sotto i loro passi , nella notte , erano entrati in un sentiero oscuro , fra una siepe alta di more spinose , e una muraglia alta , tappezzata di edera , che serra le due ville ultime sul mare di Posillipo , la villa Postiglione e la villa Sans souci . Era sparita la luna dietro la muraglia , e sullo stretto sentiero che discendeva , essi non vedevano che un ' altissima striscia di cielo , tutta chiara , dove le pie stelle avevano un tremolìo bianco e languido . Dagli orti , di nuovo , un confuso olezzo di fiori e di erbe odoranti arrivava , dove più acuto signoreggiava il profumo del gelsomino : ed essi andavano in quell ' ombra , in quel fresco notturno , ignari della loro strada , sul molle terreno umido di brina che si faceva elastico sotto i loro passi . A un tratto , levando gli occhi , un ' immensa linea di paesaggio si schiuse loro innanzi , tutta candida sotto la luce lunare . Erano al Capo , in quel posto che la fantasia popolare ha chiamato il Paradisiello : e il gran golfo di Napoli era come una immensa conca chiarissima , cinta da lumi vividi , scintillante fin nelle borgate , scintillante fino laggiù , laggiù all ' estrema punta di Massalubrense , dove l ' abbraccio si chiude ; e da qui tutto il gran mare che bagna i Campi Flegrei e Pozzuoli e Cuma , in una curva nobilissima e poetica , in un silenzio di cose e di uomini , quasi che niuno più , dopo i greci e i romani , fosse venuto ad albergare in quel bellissimo e felice paese . Lo scoglio del Capo si avanzava fra i due golfi , bagnato di luce da una parte , oscuro dall ' altra , ma tutto il mare , dovunque , qui sotto lambente la pianura vasta dei Bagnoli , laggiù , sotto l ' isola di Nisida , e lontano lontano , era un chiarore immenso , immobile e quieto . - Dio , quanto è bello ! - ella disse , con la voce velata dalla emozione . Là innanzi , creata dalla natura , è una piattaforma quasi rotonda , una terrazza messavi dal Signore , a cui gli uomini hanno aggiunto un muretto rotondo per appoggiarvisi , per sedervisi ; di là tutto si vede . Di giorno su quella terrazza vi sono tre o quattro mendicanti , vecchie e piccine , che chiedono fastidiosamente l ' elemosina agli stranieri estatici ; ma di notte non un ' anima , non un passo . Sulla terrazza , lungo il muretto e dietro ad esso , pei greppi , cresce l ' erba selvatica odorosa e qualche piccolo fiore agreste . Essi si fermarono colà silenziosi , appoggiati al muretto , senza lasciarsi , penetrati dalla poesia ineffabile di quell ' ora , in quel paesaggio : poesia intima e profonda che misticamente li avvolgeva . - È tutta dolcezza - disse la fanciulla , la cui voce si era velata , affievolita . - Infinita dolcezza - rispose lui come un ' eco . - Chi abita in quell ' isola , lassù ? - chiese ella , levando la mano , indicando Nisida . - Una gente trista .... - e pareva non volesse continuare . - Che gente ? - insistè lei , piegando il suo bel viso chiaro verso di lui . - I galeotti : lì v ' è il bagno penale . - Una gente infelice - ella corresse , umilmente . - Ma le belle notti estive , le belle notti lunari , si levano anche per essa . - Cara Luisa .... - ripetè lui , vagamente . Ella lo guardava pronunziare il suo nome , non solo assaporandone la musicalità , ma sentendone acutamente tutto il tono , tutta la intenzione . Ogni volta che questo nome usciva dalle sue labbra , ella aveva un piccolo tremito interno : quando già il nome era stato portato via dalle onde dell ' aria , ancora in lei , nel suo cuore si allargavano più grandi , più grandi i cerchi di quel tremore .. - Guardate quelle casette , laggiù ? - continuò ella , per sfuggire alla sua crescente commozione , accennando alle casette dei Bagnoli . - Son tutte chiuse , non un lume . Tutti riposano felici , senz ' aver bisogno di ammirare la notte e la luna .... . - Gli abitanti di quelle casette videro un giorno un orribile spettacolo - rispose lui , macchinalmente - è qui che hanno fucilato Misdea . - Qui ? - Laggiù , in quella pianura . - In una notte come questa ? - No , in un ' alba freddissima . - Perchè lo hanno ucciso ? - Perchè aveva ucciso . - Voi mi dite sempre delle cose tristi - ella osservò malinconicamente , con un lagno infantile . - Ho torto - confessò lui - anche questa bell ' ora dev ' essere guastata . Scusate , cara . Vi assicurò che sono molto infelice . - E perchè ? - ella chiese , curvandosi a interrogare il suo volto . Ma gli aveva sfiorato con la guancia la spalla . - Ho scherzato - rispose Massimo , con la voce un po ' alterata . - Volete sedervi ? E le lasciò il braccio , si sedette sul parapetto e accese una sigaretta . Ella , in piedi , un po ' triste di essere stata abbandonata , con le braccia pendenti lungo la persona , lo guardava . - Volete fumare ? - No - ella disse . - Peccato ! una sigaretta è deliziosa , qui , a quest ' ora . - Se vi piace , la fumerò . Egli le offerse il portasigarette russo , di argento , aperto : ella ne prese una , di sigarette , con le dita sottili : ma mentre gli chiedeva del fuoco , Massimo , preso da un subitaneo moto di collera , le strappò la sigaretta e la buttò giù , pei greppi . - Non fumate , è una brutta cosa , somigliereste a tante donne che fumano .... tante donne .... - Come volete - disse ella , rassegnatamente . Ma avendolo visto restar torvo , seccato , cogli occhi bassi , battendo col tacco contro il muretto , ella voltò le spalle e si allontanò un poco , girovagando , discendendo verso i Bagnoli , risalendo , affacciandosi alla vallata . Egli la seguiva con lo sguardo , ombra bianca attraverso il chiaror bianco della luna , camminare senza rumore , con appena un fruscio del vestito fra le erbe ; e quando ella ritornò a lui , portava dei ramoscelli fioriti di menta selvatica . Picciolissimi fiorellini lilla sopra minutissime foglioline verdi ; ella ne odorò un ramoscello e glielo porse . Il viso di Massimo parve si rischiarasse : egli prese il ramoscello , l ' odorò lungamente e poi , invece di metterlo all ' occhiello , lo nascose nell ' apertura del soprabito , dentro , dentro , in modo che non si vedesse più , deposto e serrato sul petto . Allora ella fece un passo e con un salto leggiero gli si sedette accanto sul parapetto . Tacevano . Adesso voltavano un po ' le spalle al paesaggio marino e avevano innanzi solo la via donde erano venuti e le campagne basse di Fuorigrotta . Ma guardavano , forse , senza vedere . Erano seduti proprio accanto , le spalle e le braccia si sfioravano , ad ogni lieve movimento . Sempre fumando la sua sigaretta , egli le sollevò la mano guantata e ne arrovesciò lentamente il morbido guanto di camoscio . Pallida e sottile apparve la manina della fanciulla , col braccio rotondo e bianco . - Avete una bella mano , Luisa - disse . Le sue labbra , delicatamente si posarono sulle dita piegate della bella mano : un bacio che era un soffio . E restò a giocherellare con le dita , senza poter lasciare quella mano . Ella non poteva parlare . - Perchè non portate tutti quei cerchiolini di oro , di argento , di platino , quei braccialettini che tintinnano , salgono e scendono , continuamente , quando la donna si muove ? Sono carini , è vero ? Ella lo fissò , trasognata , come se non avesse udito che l ' armonia della sua voce , senza intendere il senso delle parole . - Sono carini .... - egli ripetè - ve li donerò io , se li volete da me ; mi piacciono tanto . Ancora scherzava con la mano , quasi attirando a sè la persona e l ' anima della fanciulla : e la bella persona e la povera e cara anima , non sapeano che piegarsi a lui . La testolina si appoggiò con la guancia alla spalla di lui , socchiudendo gli occhi ; e pian piano , delicatamente , quasi a sorreggerla , Massimo le passò un braccio dietro alla cintura , abbracciandola , reggendola . - State bene così ? - le domandò , con voce roca . Ella accennò di sì , con le palpebre , non potendo parlare . - Non vi addormentate alla luna , almeno , Luisa . La luna fa impazzire chi si addormenta al suo chiarore . Ella ebbe un sorriso così profondo , così enigmatico che lo scosse . Poi , tacquero . Passò del tempo , così . Confusamente , ogni tanto , nella mite e intima delizia di quella solitudine , di quella vicinanza , ella sentiva tremare , talvolta , nella sua , la mano di Massimo ; e talvolta , sentiva il respiro di lui affannarsi . Allora levava le palpebre a guardarlo : lo trovava intento a fissare il suo volto , intensamente , con tale un ardore concentrato di visione e di attenzione , che non aveva ella mai scorto . Il tempo passava , sulle loro teste vicine , sulle mani dalle dita intrecciate , immobilizzati in quell ' atteggiamento . E ad essa sembrava d ' immergersi in un sogno lungo , senza fine , che ricominciava sempre dal principio , dove passavano sulle sue mani dei baci leggieri come un soffio , dove carezzava i suoi capelli una mano molle e lenta , dove un acuto profumo di fiori che si appassivano , le saliva al cervello , dove una voce ripeteva il suo nome , sempre , con la profondità dell ' amore : un sogno tutto chiaro di luce lunare , in un divino paesaggio , un sogno ammorbidito dalla rugiada , dai fremiti della campagna , dal palpitare del mare sotto la luna . Invero , Massimo , reggendo la bella persona , tenendone la manina nella sua , sentendo tutta la seduzione di Luisa e delle cose , dell ' ora e del tempo , restava immobile , con gli occhi socchiusi , cercando di riunire tutti i suoi pensieri , per essere forte , per vincere il fascino immortale che ha la beltà della donna e la beltà delle cose , la innocenza della gioventù e la solenne purità della notte , nella campagna , innanzi al mare . Non lui sognava , che era uomo , che aveva vissuto , che sapeva ; ma quasi vedeva , dietro le tenui palpebre abbassate di Luisa , negli occhi pronti di dolcezza che si schiudevano levandosi a lui , vedeva il sogno d ' amore , il sogno di quella notte d ' estate distender la sua sottile e salda rete d ' argento sull ' anima della fanciulla . E ogni tanto , come il fascino di tanto muliebre candore , di tanta fede , di tanta giovinezza fragrante si faceva più alto , pareva anche a lui di smarrir la testa , partito per sempre , per la siderale , per la selenica regione del sogno . Cercò di riaversi , di riaccapezzarsi , parlando : - Dormite ? - volle dire , scherzando , a Luisa . Ma egli stesso non riconobbe la propria voce . Chi aveva pronunziato quella parola ? Ella scosse il capo , con un sorriso così dolce , che egli non vi potette reggere : - Vogliamo andar via ? - le susurrò all ' orecchio . La luna fa impazzire , Luisa , Luisa .... - Ancora un poco - ebbe la forza di dir lei , nella innocenza della sua passione . Ancora un poco . Egli abbassava il capo , soffocando le parole che gli sgorgavano dalle labbra , interdicendosi persino di carezzare più le fredde dita della fanciulla , non volendo udire il profumo di gelsomino , che veniva da lei , di quell ' unico gelsomino che ella aveva raccolto sul balcone e messo in petto , non volendo cedere alla voce di tenerezza infinita che emanava da lei e da tutte le umane cose , intorno . Sì , Massimo vedeva bene che ella sognava , oramai , il suo grande sogno , l ' unico e ultimo sogno , sotto la gelida e allettatrice luce della luna , simile a Elena , la bionda : sentiva che vincendo la ragione dell ' età , del pericolo , dell ' esperienza , che vincendo finanche il profondo segreto del suo cuore , egli stesso , per la ignota forza di sentimento che rinasce dalle sue ceneri anche nei cuori inceneriti dalla passione , egli stesso sarebbe stato trascinato dolcemente in quel sogno , perduto anche lui , come una volta , come sempre . E facendo , in quell ' atto , una delle più dolorose rinunzie della sua vita , il braccio che sosteneva Luisa si rallentò , un poco : pian piano le lasciò la mano . Ella trasalì , comprese : si levò , col volto così pallido che pareva vi si fosse infiltrato il raggio lunare , a raffreddarne per sempre il sangue e le fibre , si levò con le palpebre battenti , gli occhi smorti , come coperti da una nebbia torbida . - Andiamo - ella disse , voltandosi ancora a salutare il mare , la campagna e il cielo . Camminarono presto , vicino , senza darsi braccio ; Massimo pareva oramai colto dal freddo , con un desiderio di rientrare in casa . La via era assai lunga , mentre , al venire , non se ne erano neppure accorti : a ogni nuovo gomito che faceva la via , egli si piegava , con una certa ansietà , per vedere se erano vicini ; ella lo guardava di sottecchi , camminando presto anche lei , non osando dirgli nulla . Alla fine gli espresse il suo pensiero . - Speriamo di trovare una carrozza . - Speriamo - ripetè ella . Ma per un pezzo non ne trovarono ; la notte era altissima , tutte le ville erano chiuse e silenziose , la strada di Posillipo era deserta , la luna , salita già allo zenit sul cielo , vi batteva a picco , dandole oramai un aspetto un po ' spettrale . Egli osservò che la fanciulla si stringeva nella mantellina , trasalendo . - Avete freddo , è vero ? - Un poco . - Siamo stati troppo tempo .... laggiù .... Luisa non rispose : camminava a occhi bassi , senza voltarsi nè a destra , nè a sinistra . - Forse avete paura , cara ? - Un poco . - E di che ? - Di tutto .... la via è così deserta .... gli alberi sembrano fantasmi .... - Abbiate paura degli uomini e non dei fantasmi , cara . - È vero - ella soggiunse , umilmente . Forse egli stesso , in quell ' ora così tarda , in quella deserta campagna , dove sboccavano tante grotte di tufo dalle immani bocche nere aperte , aveva come un leggiero brivido di confuso sgomento . Erano presi dal malessere di chi ha vegliato una notte intera , in preda a una sovraeccitazione spirituale e fisica , e che ne esce stanco e infelice , malcontente di sè e del tempo che è trascorso . Ma durò questo sino a che furono arrivati alla dogana di Posillipo ; ivi una carrozza da nolo , di quelle sgangherate con un vecchio ronzino sciancato , una carrozza di notte , infine , stazionava . Dormivano il cocchiere e il cavallo ; non si risvegliarono che a metà , quando Massimo e Luisa vi salirono . - Portaci a Monte di Dio - disse Massimo al cocchiere . Costui , sempre sonnecchiando , domandò se doveva alzare il soffietto . - Sì : fa freddo - rispose secco secco Massimo . Il viaggio in carrozza si compì pure lentamente , poichè il cavallo si riaddormentava , ogni tanto : e quando era sveglio , andava con un trotterello affannoso di sciancato , facendo dei passetti corti corti . Nella carrozza Massimo e Luisa non scambiavano una parola : ma ella sentiva che l ' ora precipitava e ogni tanto i suoi occhi si rivolgevano a quelli di Massimo , interrogando . Essa voleva sapere da lui una cosa , voleva sentirgli dare risposta alla domanda che le ferveva nell ' anima , da quando erano andati soli , per le vie di Napoli , per mare , sotto la luna . E tacitamente , nell ' ombra , con gli occhi , lo pregava di dirgliela , la parola ; e lui intendeva la interrogazione continua , supplichevole , di quei cari occhi amorosi che volevano essere amati , niente altro , e si voltava in là , come distratto , cercando di sfuggire a quella muta domanda . Una amarezza , un ' inquietudine lo teneva agitato , non potendo neppure più fumare le sue eterne sigarette : ed ella sentiva che il suo sogno non era completo , se Massimo non parlava . Passava l ' ora , fuggiva l ' ora , essi ritornavano con la carrozza per la via fatta , e lui non voleva , non voleva dire .... - Che avete ? - finì per domandare lei . - Sono stanco . - Vi siete annoiato ? - chiese timidamente Luisa . - Sapete bene di no : non domandate , dunque - disse recisamente . Ella si scosse al tono un po ' duro : e con quanta tenerezza di amore poteva esservi in lei , dopo qualche minuto di silenzio , non seppe fare altro che chiamarlo : - Massimo . Che fu l ' effetto di quella voce , di quella parola ? Che gli mise innanzi , che gli ricordò ? È certo che egli quasi quasi si levò , parendo volendo buttarsi dalla carrozza , fuggendo alle prese di uno spettro : poi ricadde e con una voce fievole le disse : - Luisa , non mi chiamate più così , non pronunziate il mio nome , ve ne prego , se mi volete bene .... Ella tremò , non intese che l ' ultima frase , sorrise , con le lagrime della gioia agli occhi . Erano giunti . Salirono presto , l ' uno dietro all ' altro : si fermarono sul pianerottolo , prima di dividersi . Appoggiata al muro , come esausta , ella lo interrogava ancora con gli occhi , perchè le rispondesse . Ma egli , turbatissimo , la salutò : ognuno entrò nella propria casa , lentamente , le porte si richiusero con un rumor sordo . Faceva un po ' di freddo . Albeggiava . La notte di estate era finita . II . Per un mese di seguito Massimo e Luisa si erano riveduti spesso , ma per pochi minuti , sempre . Quando egli si affacciava al balcone , alla mattina , la trovava lavorando dietro alla persiana , e vedeva , al brillare di quegli occhi , che essa lo aspettava : quando egli rientrava alla sera , trovava la porta di Luisa socchiusa , ella dietro la porta , sorridendo , e si scambiavano qualche parola . Due volte , attirato da quell ' irresistibile fascino di giovinezza , da quella irradiazione simpatica che mette attorno a sè l ' amore , egli era andato a farle visita e contando di restar poco , era poi restato molto , tanto l ' ingenuo e profondo amore della fanciulla lo commoveva . Egli la trattava con una tenera cortesia , con un ' affettuosità repressa , e vedeva scintillare nei begli occhi tanta gratitudine , che la sua cortese tenerezza cresceva . Ma come i primi temporali di settembre ebbero spezzata , l ' aria calda , egli sparve per qualche giorno , e invano , ansiosa , impaziente , infelicissima , ella lo aveva atteso sera e mattina . Infine , una sera , a metà settembre , ella lo vide rientrare ; dalla porta socchiusa ella spiava : non osò chiamarlo , tanto le sembrò tetro il suo volto . Ma dopo un ' ora , ella non ebbe più ritegno , e andò pian piano a bussare all ' appartamento di Massimo . Il servitore , senza domandare nulla , la introdusse nel salotto : ivi , dietro la scrivania , sotto il gran paralume di seta rossa trasparente con merletti bianchi , Massimo scriveva . Era grave , pensoso , e si fermava ogni tanto a riflettere , con la penna appoggiata alle labbra : in una di queste pause , vide Luisa . - Oh cara , cara - disse , levandosi e stringendole le mani - giusto .... vi scrivevo . - A me ? Si era seduta dall ' altra parte della scrivania e lo fissava , pallidissima . - Mi scrivevate ? perchè ? - Per .... nulla - disse vigliaccamente lui . Poi , vergognandosi , soggiunse presto : - Per salutarvi . Parto . - Partite ? - esclamò lei , alzandosi a metà sulla sedia . - Sì . Parto . - Per poco ? - Per molto , invece . - Quanto tempo ? - Quattro , sei anni . - Ah ! - disse ella , chiudendo gli occhi , come se svenisse . Anche lui era smorto ; ma aveva una nervosità che lo ringiovaniva . - Dove andate ? - soggiunse ella , pigliando fiato a stento . - A Pietroburgo . - Tanto lontano , tanto .... - mormorò ella , con voce di pianto . - Già - fece lui , con indifferenza - lontano assai . - E .... non vi fa pena .... non vi dispiace andarvene ? - No - disse lui , brutalmente , sperando guarirla con la crudeltà . Ella appoggiava la testa a una mano , col gomito sulla scrivania : si nascose gli occhi coll ' altra mano e si mise a piangere zitto zitto , a lagrime lunghe che le piovevano sulle guancie , sul collo , continuamente . - Perchè piangete ? - domandò lui , nervosissimo . Essa gli fece cenno di non domandare ; seguitava a piangere , tacitamente . - Non è mica morto qualcuno .... - - tentò di scherzare lui . - Sì , sì , è morto qualcuno - - rispos ' ella , a bassa voce - veramente , veramente , è morto qualcuno . E , levando il capo , con la santa audacia della passione , gli disse : - Non ve ne andate : io vi voglio bene . - Io non merito il vostro bene , cara ; fate male a volermene . - Non posso fare diversamente ; vi voglio bene , non ve ne andate . - Io sono stanco e vecchio , e laggiù il dovere mi chiama . - Non m ' importa : se non potete restare , verrò con voi . - Cara Luisa , voi perdete la testa , figliuola mia .... - Sì , sì , è da quella notte che l ' ho perduta - ella rispose con aria smarrita . - Da quale notte ? - chiese lui , inconsciamente . Ma si pentì subito . Presa da un impeto di disperazione , essa scoppiò in singhiozzi , torcendosi le mani , battendo la testa sulla scrivania , gridando fra il pianto : - Oh Dio .... egli ha tutto dimenticato .... Signore , Signore , egli ha potuto dimenticare .... Oh Dio mio , ha dimenticato , ha dimenticato .... Sgomento innanzi all ' opera che egli aveva fatta , non trovava parole per consolarla , come il malvagio monaco medievale del poeta , che evocato il demone , non aveva poi più il motto magico per rimandarlo all ' inferno . La lasciava farneticare , impaurito e dolente , pentito e amareggiato , sentendo tutta la verità di quel dolore , sentendo ancora una volta la fatalità dell ' amore aggravarsi nella sua vita . Poi , non reggendoci più , si levò , le andò vicino , le prese le mani , la chiamò per nome e allora un novello fiotto di tenerezza invase l ' anima dell ' infelice ; ella si mise a domandargli , con una desolazione , con uno strazio di far pietà : - Oh Massimo , Massimo mio .... perchè mi lasci , perchè te ne vai ? ... come posso stare , senza di te , come posso restare sola , se ti voglio bene .... Massimo , Massimo , non andartene , non essere senza cuore .... - Luisa , ti prego , non piangere , non dirmi queste cose .... E le tenne le mani , la guardò negli occhi , ipnotizzandola , tenendola sotto la sua volontà . - Massimo .... Massimo .... - ripeteva lei , calmandosi dolcemente , come se una speranza le rinascesse nel cuore . - Se è vero che mi vuoi bene , devi farmi una promessa .... - Prometto . - .... Di esser buona , di non piangere , di ascoltare con pazienza , con rassegnazione . - Prometto - mormorò lei . - Senti , senti - riprese lui , tenendole le mani , guardandola , sempre negli occhi - te lo debbo ripetere , tu fai male ad amarmi : io non merito questo tesoro così prezioso , della tua giovinezza , del tuo cuore , io sono un uomo senza gioventù , senz ' entusiasmo e senza illusioni . Io so tutto , io ho conosciuto tutto , io ho cento anni come Faust e non vi è più Margherita che possa farmi ringiovanire . Io sono un uomo morto , Luisa . Perchè ti sei innamorata di me ? - Così - diss ' ella , con la voce monotona della disperazione . - Senza una ragione ? - Così . - Non basta , Luisa .... - Credevo ... , sì , credevo che tu mi amassi .... - Ti sei ingannata - le disse . - Io non ti ho mai amata . - Mai amata ! - fu l ' eco desolata della infelice . - Perchè hai tu creduto questo , Luisa ! Non sai tu dunque che cosa sia l ' amore ? - Ho creduto .... ho creduto .... che vuoi , ho creduto ! - disse ella , aprendo le braccia , con un gesto desolatissimo . - Tu non sai nulla , cara . - Forse non so nulla , hai ragione - replicò ella , con la umiltà dei vinti , dei perduti . E chinando il capo , volendo almeno trovare una scusa alla sua follia , cercando ancora un barlume di speranza nei ricordi , riandò tutto quel sogno di una notte di estate per cui ella aveva fissata la sua vita . E a ogni dolce particolare , a ogni piccolo e pur grande fatto che le si presentava alla memoria , ella trasaliva , ella ricadeva nella sua illusione e alla fine , rendendo tutto il suo pensiero : - Eppure tu mi hai amata , quella notte , Massimo . - Si ama sempre un poco la donna che abbiamo accanto - mormorò lui , con un ' ombra di sorriso . - Qualunque sia ? - Qualunque sia . - E dopo ? - Dopo , si dimentica subito . - Ed essa ? - Se è savia , gode del fugace momento e .... non lo rimpiange . - E se ama , se ama ? - Luisa , tu mi hai promesso di esser calma .... Ella si era alzata e gli parlava concitatamente : - Ma che ne so , io , di questa vostra ipocrisia sociale , di questa vostra galanteria mondana ; la chiamate galanteria , non è vero ? Io sono una fanciulla semplice , una sciocca , una illusa , io ti amavo già , quando , quella sera mi hai detto di venir teco . Ma quando si porta via , di notte , una donna , con le dolci parole che tu mi dicesti , costei deve credere che tu l ' ami ! Ma tu , nella barchetta , te ne ricordi ? hai passato un ' ora a chiamarmi sottovoce , come se solo le sillabe del mio nome esistessero ! Te ne rammenti ? E dopo , dopo , tu non devi averlo dimenticato , hai preso le mie mani , nell ' oscurità della grotta di donn ' Anna , tu le hai strette , domandandomi così qualche cosa , io ho risposto sì , stringendoti le mani , questo , certo , neppure lo puoi avere obliato , io l ' ho nell ' anima , quella stretta di mani .... e laggiù , laggiù , ti rammenti , ti ho dato il fiore di menta , lo hai baciato perchè aveva toccato le mie labbra , lo hai conservato gelosamente , lo hai chiuso sul tuo petto , come se volessi che appassisse colà , al calore del tuo cuore : io ho il tuo gelsomino , dove è dunque andato il fiore di menta ? Ma tu hai baciato la mano , questa qui , in questo punto , lentamente , dolcemente , con una lentezza e una dolcezza che mi parve mi facessero morire : ma tu hai tenuto la mia testa sulla tua spalla , ma tu mi hai abbracciata te ne ricordi , certamente , te ne ricordi , chi può avere scordato queste cose ? ma insieme , insieme a me tu hai sognato , abbiamo sognato laggiù , nel paradiso , il nostro paradiso . Oh angeli santi , voi stessi avete dovuto sorridere , poichè quello era l ' amore buono , l ' amore bello , l ' amore santo , poichè io amava e tu mi amavi , Massimo , non mentire , non mentire , non togliermi questa fede .... - Vi sono una quantità di cose che somigliano all ' amore e che l ' amore non sono - disse lui , glacialmente . - La sera è chiara , vi è una buona e bella fanciulla , vi è il mare , vi è la gran poesia di questo paese nostro , la notte è lunga , il cuore è malinconico - e allora un nome , chi non lo pronunzia , un fiore chi non lo chiude sul petto , un bacio chi non lo dà ? Sciocco colui che lascia sfuggire questi purissimi brevi piaceri dell ' anima e dei sensi , puri piaceri che non hanno la macchia del peccato , che non debbono portare alle lacrime , alla tragedia e che vi fanno egualmente cara una notte , un giorno ! Tutto questo non è affatto l ' amore nel suo immenso turbamento , con le sue lotte quotidiane , con la sua gelosia feroce , con la sua insaziabilità crudele e con la sua sazietà scorante ! È invece un ' altra cosa che all ' amore rassomiglia , una cosa carina , graziosa , che resta dolce nella memoria , che non lascia ferita e che imbalsama poi , col suo profumo , le ore della vecchiaia . Amore no : tenerezza , simpatia , fascino , eterna attrazione del femminile , una cosa mite e tanto cara , senza dolori , senza singhiozzi .... Luisa , Luisa , l ' amore è un ' altra cosa , è una vampa , è una vertigine , è uno sconquasso , Dio vi salvi .... - Io sono perduta - ella disse , brevemente , - perchè vi amo e non mi amate . Come egli parlava , pianamente , con quella velatura d ' ironia che rendeva triste la sua voce , con quel senso di disdegno che rivelava l ' uomo esperto delle tempeste , come egli le veniva dolorosamente dimostrando la inanità delle sue illusioni , ella aveva inteso a poco a poco mettersi fra loro due una grande distanza , quasi che Massimo fosse già partito , già in viaggio per il gelido paese nordico . Ogni parola che infrangeva le sue speranze , le s ' imprimeva nella mente , col lieve sogghigno che l ' avea accompagnato , con la intonazione sprezzante che era stata pronunziata : e un lavoro di distruzione si operava in lei , la parola di lui spegneva tutta la cieca fiducia che ella aveva avuto nel suo sogno . Illusione , illusione , il bacio , il fiore , il nome , la voce tremante , la carezza , l ' abbraccio , illusione tutto , morto tutto , finito tutto , finito . Una luce fredda le si era fatta dinanzi agli occhi della mente : egli aveva ragione , tutto quel sogno di una notte di estate , sotto il pallido , morbido raggio lunare , era una cosa graziosa , carina , niente altro , da dimenticare immediatamente , da ricordare poi più tardi , molto più tardi , con una certa soavità , anche con un po ' di gratitudine . Ella vedeva , vedeva bene , adesso . La scienza della vita le arrivava di un colpo solo , netto e preciso come quello di una mannaia che recide una mano : tutto sanguinava , ma , ella vedeva la verità . E si sentiva , perduta . Egli taceva . Era tornato al suo posto e giocherellava con la sua penna di avorio bianco : ma era scomposto nel volto . Affettava una calma che non aveva : capiva che la crisi non finiva lì e soffriva per sè e per lei , immensamente . Ma le sue burrasche passate gli davano la forza di combattere ancora . La fanciulla taceva e pensava , quasi che nulla più le restasse da dire : anzi si alzò , come per andarsene . Ma arrivò sino al balcone chiuso e appoggiò ai vetri la fronte febbricitante . Stette qualche tempo così . Poi , ritornò . Pareva tranquillizzata . Ma si passava ogni tanto la mano sulla fronte , con un gesto che faceva pena . Si sedette di nuovo . Massimo la guardava , con una certa ansietà . No , tutto non era ancora finito .... - E .... ve ne andate ? - chiese ella , cercando di rafforzare la propria voce . - Sì . - Quando ? - Domani mattina : o anche stasera .... meglio stasera . - Infatti .... meglio stasera - rispose lei , monotonamente . - E .... non mi avreste salutata ? - Vi scrivevo .... - Lasciatemi vedere - diss ' ella , pregando . Egli obbedì , dandole la carta , dove erano scritte soltanto queste poche linee . " Cara , cara Luisa - io debbo lasciare , per forza , questo caldo e bel paese , per un paese freddo e brutto . Me ne vado , pieno di ricordi della vostra bontà , me ne vado , addio , pregandovi di volermi un po ' di bene , da lontano , per quanto bene vi voglio io .... " - Come potete mentire così ? - diss ' ella , fieramente , levando la testa . - Non mento : vi voglio bene : vi ho una gratitudine immensa , mi siete carissima .... - E partite , partite ? - Parto . - Ah io non so più nulla , non so più nulla , io ho perduta la testa . Da quella notte .... - mormorò ella , nascondendosi il viso fra le mani . Ma dopo qualche minuto , ella si levò , andò vicino a Massimo , si sedette accanto a lui , con una espressione di ansietà , di angoscia sulla faccia che avrebbe impietosito il cuore più duro . - Sentite , sentite , voi non avete nessuna colpa , è vero , io non posso dire nulla contro di voi , voi non mi avete ingannata , sono io che ho voluto ingannarmi , lo confesso . Ma pure .... io vi amo , io non posso levarmi dal cuore questo amore , io non resisto al pensiero di restare sola , qui , mentre voi ve ne andate , così lontano ; morirei ; sentite , non ho mai mentito , morirei . Bisogna pur concedere qualche cosa agli illusi , agli esseri semplici . Il mio destino è di amarvi , Massimo , non vi è altro , per me . Che volete , il mio sogno continua , io non mi sveglierò che per entrare nella tomba . Sentite . Lasciatemi venir con voi : andate solo , andate triste , laggiù , in un paese ove non avete nè amici nè parenti . Io , qui , non lascio nessuno . Posso disporre della mia persona , della mia vita . Direte che vi sono sorella , nipote , governante , direte che sono la vostra serva , mi contento . Purchè io possa seguirvi , vi servirò , laggiù . Non mi vedrà nessuno ; non uscirò , non andrò in chiesa , rinunzierò al mondo , a Dio , a tutto , pure di vivere accanto a voi . Non importa , se non mi amate : portatemi via , vi amo , non posso restare qui . Laggiù , non importa se mi tratterete male , non importa se mi dimostrerete , che vi secco : io avrò pazienza , rassegnazione , come voi mi comanderete di avere . Forse , vedete , non vi nascondo la mia speranza , mi amerete un giorno ; lontano , ma può giungere , il gran giorno ! Lasciatemi aspettarlo al vostro fianco , segretamente , umilmente , piamente , con la fede degli antichi cristiani ; lasciate che io possa spendere la vita mia per voi , non posso farne altro , della mia vita . Voi siete spesso triste , una volta le mie risate vi piacevano ; vi piacevano le mie canzoni , io riderò , e canterò per voi , tacerò a una vostra parola , aspettando . Voi non mi amerete mai , forse , ma io vi amerò , sempre . Ah non mi respingete , non mi lasciate ; se incontrate di notte , un povero cane senza padrone che vi segue , malinconicamente , voi non lo cacciate via , è vero ? Perchè caccereste me ? Siete uomo , siete cristiano , avete cuore , avete pietà , non mi riducete alla disperazione , portatemi con voi , voglio morire accanto a voi , non qui , sola , non sola , per carità , portatemi con voi . E la disgraziata scivolò dalla sedia a terra , cadendogli ginocchioni davanti , con la testa convulsa fra le mani . - Luisa , Luisa , che fate ? - gridò lui , vivamente , cercando di sollevarla . - No , no , resterò qui , sino a che mi avrete fatto questa grazia - diss ' ella , resistendo . - Luisa , ve ne scongiuro , voi mi fate disperare .... - E la sollevò sorreggendola , aiutandola a risedersi : ella lo guardò supplichevole . - Ditemi la parola - mormorò abbattuta . Egli capì che l ' ora era giunta . - Non posso , Luisa . - Perchè non potete ? - Non posso tenervi nè come moglie , nè come amante . - A me non importa della mia riputazione : vi voglio bene , voglio venir con voi . - Non posso . - Ma perchè ? - Perchè non vi amo di amore ... - Non importa , vi amerò io . Egli la guardò , smarrito : l ' ora era giunta , l ' ora incalzava . - Io amo un ' altra donna ! - proclamò lui , a voce chiara . - Oh ! - ella disse , come soffocando . Egli si alzò a metà , come se volesse aiutarla . Fredda , muta , Luisa lo fermò con un gesto . E solo nel guardarla in viso con gli occhi dove il cerchio nero , intorno , era diventato così largo , con le labbra bianche e con due pieghe alle labbra , dove prima si disegnava la curva del sorriso , con dieci anni di più , infine , con quella gioventù che pareva sfiorita per sempre , egli si sentiva torturare dai rimorsi . Ah , che egli non avrebbe mai voluto pronunziarla , la fatale parola , il segreto profondo del suo cuore , la nascosta angoscia di tutta la sua esistenza ! Aveva esitato un ' ora , arretrandosi davanti agli intimi recessi dove il suo amore viveva , non sapendo violare quel mistero impenetrabile , non sapendo ferire così mortalmente quel giovane cuore sì amoroso e disperato . Giammai , giammai , egli avrebbe confessato ad alcuno che amava , se quella desolazione di anima buona appassionata , non lo avesse spinto a tentarne così una disperata salvezza : il suo segreto sarebbe rimasto chiuso nel cuore , noto solo a Dio e a colei che aveva ispirato quell ' amore , bocca umana non lo avrebbe ripetuto , orecchio umano non lo avrebbe udito , morto con lui , il segreto . Ma innanzi a quelle lacrime , a quei singhiozzi , innanzi a quella esistenza perduta , egli aveva finito per chiedersi se non era un poco colpevole , se non doveva espiare , tentando di togliere al naufragio quell ' anima , con un rimedio estremo . E aveva dischiuso il tempio dove il suo idolo si ergeva , fiero e implacabile , aveva mostrato alla disgraziata fanciulla che l ' altare aveva la sua dea , invitta , immortale . Egli , il più mistico fra i sacerdoti dell ' amore , che stava a guardia , silenzioso , immoto , del tabernacolo che niun occhio d ' uomo doveva rimirare , aveva adesso sollevato i veli sacri e mostrato all ' occhio di Luisa la immagine divina . Si sentiva adesso fiacco , senza coraggio , senza forza , come se quella parola di rivelazione , avesse vuotato a un tratto le sue vene . Aveva detto . Luisa non piangeva , non singhiozzava , non sospirava : era seduta al suo posto , con la faccia nascosta fra le mani sovrapposte , non dando segno di vita : anche le mani che avevano tremato sempre , ora erano ferme , bianche come quelle di una statua . Quando le abbassò , quando rialzò il capo e Massimo potette vedere la sua faccia , egli sentì il danno fatto . Oramai la luce di quegli occhi dolci e amorosi si era intorbidata per sempre , e li opprimeva la inguaribile mestizia delle speranze infrante : oramai le traccie del riso erano cancellate da quella delicata e giovanile fisonomia , mentre fra le sopracciglia si creavano quelle due rughe dolorose delle lunghe cogitazioni malinconiche ; oramai il sangue era fuggito da quelle fresche , fragranti labbra e il pallore della viola , fiore esangue , fiore dolente , vi si era impresso , per sempre . La disgraziata aveva parlato , nella sua ansia , nel suo abbandono , di risa , di canzoni : ma bastava guardare la serietà oramai incancellabile del suo viso , per intendere che eran finite , per sempre , le canzoni e le risate . Ah veramente , veramente , come l ' antico audace che tentò disollevare la cortina del tempio , come a Salammbo , figlia di Amilcare , che pose sul suo capo il velo di Tani , cosparso di stelle e commise il sacrilegio , così la povera umile fanciulla era stata fulminata perchè aveva tentato di schiudere un cuore , perchè aveva voluto entrare nel sacrario della dea . Invero , egli aveva in sè una pietà immensa e sterile , una pietà fiacca e triste , per quella creatura fulminata : non sapeva dirle più nulla , la fatalità sfugge alla discussione , e non ha conforti che l ' attenuino . Infatti , fu essa la prima a parlare . Era una voce senza dolcezza , senza tristezza , non velata , non roca , ma veramente spezzata : nessun sentimento vi vibrava più : infranta . Adesso le domande che faceva , stanche , lente , sembravano l ' appagamento di una mesta curiosità , un riandare sulla sventura , così , per sapere : senza che la conoscenza novella potesse mai più cangiare nulla di quello che era stato . - Voi l ' amate .... molto ? - L ' amo : quando si ama , si ama . - Lo so - - replicò ella , sempre senza fremito nella voce , sempre senza luce negli occhi . - Lo so : domandavo .... così .... per sapere . Il braccio di Luisa era disteso sulla scrivania e la mano sottile aperta sul panno scuro . E pareva così abbandonata , così bianca , che a lui sembrò vedere , veramente , una mano di persona morta . Ma salvo ad averne una infinita compassione , che cosa ci poteva fare , lui ? Ambedue soffrivano , e malgrado tutto , l ' uno non poteva aiutare l ' altro nella propria disgrazia ; essa lo amava , egli , aveva di lei una pietà grande , ma l ' uno non poteva tergere neppure una lacrima dell ' altro . Così è , l ' amore . La divina armonia di due cuori che si scelgano e che si amino , non risuona che assai raramente , nelle anime umane . E non è , invece , che una catena , l ' amore , di cui gli anelli sono di metalli diversi , male appaiati , di forme diverse , che si corrodono e si contorcono , senza potersi spezzare . Che ci poteva fare , lui ? Tutto era inutile , tutto . - Voi l ' amate da molto tempo ? - ricominciò lei , con quella intonazione d ' indifferenza , che faceva più male di uno straziante singhiozzo . - Da molto tempo . - Da quando ? - Da .... sempre . - Non avete mai amata alcun ' altra ? - No : mai . Vi è un amore che altri non ne ammette . - È vero : lo so - ella disse , chinando gli occhi . Poi , tacque , pensando . Sembrava che riflettesse a un ' altra domanda da fare , e che temesse di farla , di cui non potesse ritrovare la forma . Difatti , due o tre volte fu lì lì per parlare , quasi che la parola volesse fuggirle irresistibilmente dalle labbra ; ma si rattenne . Egli aspettava , oramai deciso a dir tutto , sempre più debole , sempre più esausto di forze morali . Invero erano due infelici creature : ma non vi era nessun rimedio . Alla fine , ella , si decise e disse : - Voi l ' amerete .... sempre ? Prima di rispondere egli si raccolse e nei brevi minuti del silenzio , ritornò su quello che era stato , su quello che era la sua passione , provò a misurare il valore e la durata di quel vincolo che gli anni , la morale e material consuetudine avevano reso profondo e non risolvibile che dalla vecchiaia o dalla morte . - Credo .... credo - egli mormorò , esaurito - che l ' amerò sempre . Sono vecchio , Luisa : e la vita non si ricomincia . Voi siete giovane .... e potete obbliare .... - Voi non avete diritto di parlarmi così - ella disse , con un amaro sorriso . - Non vi accuso , non mi lagno ; ma non cercate di consolarmi con queste vaghe parole . Io valgo meglio di questi banali conforti . - Scusatemi - egli soggiunse , inchinandosi a quell ' altero dolore , che non soffriva di essere turbato da nessuna voce , fosse pur quella della persona amata . - Era un augurio che vi facevo : vi auguro di dimenticare .... con tutto il cuore , ve lo auguro . Ella scorse il capo , senza rispondere . - Voi la raggiungete , colà ? - Sì - egli disse , a bassa voce . - Vi aspetta ? - No , non mi aspetta : ma mi ha chiamato - soggiunse lui amaramente . - E voi obbedite ? - Obbedisco sempre . Ella mi ha detto di venir qui , nell ' estate , lasciandomi senza notizie , senza lettere , senza neppure farmi sapere dove viaggiava : e sono stato qui , tre mesi per obbedirla . - Ah , va bene , ho inteso - ella disse , senz ' altro . - Adesso mi scrive due parole , dicendomi di raggiungerla , dandomi il suo indirizzo : e io parto , io attraverso l ' Europa , vado dove ella è , poichè questo , capite , è il mio destino . - Essa vi ama ? - No . - Non vi ama ? - No , niente . - Non vi ha amato ? - Mai . - Nè avete speranza ? - Nessuna . - Ma perchè non vi ama ? - Perchè vie della gente che non ama mai , Luisa - gridò lui , subitamente esaltato . - È vero , è vero - ella rispose , vagamente . - Vi è molta gente che non ama ed è forse felice . - Forse . - Ma perchè vi chiama ? - Perchè le fa piacere di avere un servo . Un lugubre silenzio si fece intorno : le due vittime si guardarono , smorte dello stesso pallore , esauste dallo stesso morbo morale ; e fu lei che per la prima , con una infinita dolcezza , gli disse : - Voi siete come me . - Come voi - mormorò l ' uomo forte , l ' uomo scettico , umilmente , dolentemente . Niente altro . Ella si sollevò dalla sedia , rimase ritta davanti alla scrivania . - Adesso me ne vado ; buona sera . - Ve ne andate ? - chiese lui , un po ' affannoso . - Sì , sì , me ne vado ; buona sera , Massimo . - Restate ancora un poco - balbettò lui . - Ditemi .... - Noi ci siamo detto tutto : non vi è nulla nel vostro cuore che io non sappia : voi sapete tutto del mio , non vi è più nulla , più nulla ; buona sera . - Ma che farete ? - egli disse . - Voglio sapere che farete ! - Niente - disse lei , voltandosi , facendo un gesto largo con le braccia . - Niente . - Non ci possiamo lasciare così - disse lui , tutto agitato . - Restate .... - Sarebbe inutile . Non dovete voi andare ? - Sì . - E io debbo restare . Addio , Massimo . - Addio , Luisa . Ella se ne andò senza voltarsi , un po ' curva , ombra tacita e dolente . Egli la vide sparire : udì aprire e chiudere due porte . E pensando che in quel minuto , rientrata nella sua casa deserta , sola col suo dolore , ella piangeva come tutte le misere creature umane , lui , misera umana creatura piegò il capo , nel silenzio , nella solitudine , nel dolore e pianse , di pietà , di rimpianto , su Luisa , su Massimo . FINE .
PICCOLO MONDO ANTICO ( FOGAZZARO ANTONIO , 1895 )
Narrativa ,
ÿþA Luisa Venini Campioni A Lei carissima Luisa , che tante persone e cose del piccolo mondo valsoldese ebbe familiari ; a Lei , devota e fedele amica di due care anime che ci aspettano nell ' eternità , offro nel nome loro e nel nome di un altro morto a Lei diletto il libro che queste sacre memorie e non queste sole , segretamente richiama . Antonio Fogazzaro PARTE PRIMA 1 . Risotto e tartufi Soffiava sul lago una breva fredda , infuriata di voler cacciar le nubi grigie , pesanti sui cocuzzoli scuri delle montagne . Infatti , quando i Pasotti , scendendo da Albogasio Superiore , arrivarono a Casarico , non pioveva ancora . Le onde stramazzavano tuonando sulla riva , sconquassavan le barche incatenate , mostravano qua e là , sino all ' opposta sponda austera del Doi , un lingueggiar di spume bianche . Ma giù a ponente , in fondo al lago , si vedeva un chiaro , un principio di calma , una stanchezza della breva ; e dietro al cupo monte di Caprino usciva il primo fumo di pioggia . Pasotti , in soprabito nero di cerimonia , col cappello a staio in testa e la grossa mazza di bambù in mano , camminava nervoso per la riva , guardava di qua , guardava di là , si fermava a picchiar forte la mazza a terra , chiamando quell ' asino di barcaiuolo che non compariva . Il piccolo battello nero con i cuscini rossi , la tenda bianca e rossa , il sedile posticcio di parata piantato a traverso , i remi pronti e incrociati a poppa , si dibatteva , percosso dalle onde , fra due barconi carichi di carbone che oscillavano appena . « Pin ! » , gridava Pasotti sempre più arrabbiato . « Pin ! » Non rispondeva che l ' eguale , assiduo tuonar delle onde sulla riva , il cozzar delle barche fra loro . Non c ' era , si sarebbe detto , un cane vivo in tutto Casarico . Solo una vecchia voce flebile , una voce velata da ventriloquo , gemeva dalle tenebre del portico : « Andiamo a piedi ! Andiamo a piedi ! » Finalmente il Pin comparve dalla parte di San Mamette . « Oh là ! » , gli fece Pasotti alzando le braccia . Quegli si mise a correre . « Animale ! » , urlò Pasotti . « T ' han posto un nome di cane per qualche cosa ! » « Andiamo a piedi , Pasotti » , gemeva la voce flebile . « Andiamo a piedi ! » Pasotti tempestò ancora col barcaiuolo che staccava in fretta la catena del suo battello da un anello infisso nella riva . Poi si voltò con una faccia imperiosa verso il portico e accennò a qualcuno , piegando il mento , di venire . « Andiamo a piedi , Pasotti ! » , gemette ancora la voce . Egli si strinse nelle spalle , fece con la mano un brusco atto di comando , e discese verso il battello . Allora comparve ad un ' arcata del portico una vecchia signora , stretta la magra persona in uno scialle d ' India , sotto al quale usciva la gonna di seta nera , chiusa la testa in un cappellino di città , sperticatamente alto , guernito di rosette gialle e di pizzi neri . Due ricci neri le incorniciavano il viso rugoso dove s ' aprivano due grandi occhi dolci , annebbiati , una gran bocca ombreggiata di leggeri baffi . « Oh , Pin » , diss ' ella giungendo i guanti canarini e fermandosi sulla riva a guardar pietosamente il barcaiuolo . « Dobbiamo proprio andare con un lago di questa sorte ? » Suo marito le fece un altro gesto più imperioso , un ' altra faccia più brusca della prima . La povera donna sdrucciolò giù in silenzio al battello e vi fu fatta salire , tutta tremante . « Mi raccomando alla Madonna della Caravina , caro il mio Pin » , diss ' ella . « Un lago così brutto ! » Il barcaiuolo negò del capo , sorridendo . « A proposito » , esclamò Pasotti « hai la vela ? » « Ce l ' ho su in casa » , rispose Pin . « Debbo andare a prenderla ? La signora qui avrà paura , forse . E poi , ecco là che vien l ' acqua ! » « Va ' ! » , fece Pasotti . La signora , sorda come un battaglio di campana , non udì verbo di questo colloquio , si meravigliò molto di veder Pin correr via e chiese a suo marito dove andasse . « La vela ! » , le gridò Pasotti sul viso . Colei stava lì tutta china , a bocca spalancata , per raccogliere un po ' di voce , ma inutilmente . « La vela ! » , ripeté l ' altro , più forte , con le mani accostate al viso . Ella sospettò d ' aver capito , trasalì di spavento , fece in aria col dito un geroglifico interrogativo . Pasotti rispose tracciando pure in aria un arco immaginario e soffiandovi dentro ; poi affermò del capo , in silenzio . Sua moglie , convulsa , si alzò per uscire . « Vado fuori ! » , diss ' ella angosciosamente . « Vado fuori ! Vado a piedi ! » Suo marito l ' afferrò per un braccio , la trasse a sedere , le piantò addosso due occhi di fuoco . Intanto il barcaiuolo ritornò con la vela . La povera signora si contorceva , sospirava , aveva le lagrime agli occhi , gittava alla riva delle occhiate pietose , ma taceva . L ' albero fu rizzato , i due capi inferiori della vela furono legati , e la barca stava per prender il largo , quando un vocione mugghiò dal portico : « To ' , to ' , il signor Controllore ! » , e ne sbucò un pretone rubicondo , con una pancia gloriosa , un gran cappello di paglia nera , il sigaro in bocca e l ' ombrello sotto il braccio . « Oh , curatone ! » , esclamò Pasotti . « Bravo ! È di pranzo ? Viene a Cressogno con noi ? » « Se mi toglie ! » , rispose il curato di Puria , scendendo verso il battello . « To ' to ' che c ' è anche la signora Barborin ! » Il faccione diventò amabile amabile , il vocione dolce dolce . « Ha in corpo una paura d ' inferno , povera diavola » , ghignò Pasotti , mentre il curato faceva degli inchinetti e dei sorrisetti alla signora , cui quel minacciato soprappiù di peso metteva un nuovo terrore . Ella si mise a gesticolare in silenzio come se gli altri fossero stati sordi peggio di lei . Additava il lago , la vela , la mole del curato enorme , alzava gli occhi al cielo , si metteva le mani sul cuore , se ne copriva il viso . « Peso mica tanto » , disse il curato , ridendo . « Tâs giò , ti » , soggiunse rivolto a Pin , che aveva sussurrato irriverentemente : « Ona bella tenca » . « Sapete » , esclamò Pasotti , « cosa faremo perché le passi la paura ? Pin , hai un tavolino e un mazzo di tarocchi ? » « Magari un po ' unti » , rispose Pin , « ma li ho . » Ci volle del buono per far capire alla signora Barbara , detta comunemente Barborin , di che si trattasse adesso . Non lo voleva intendere , neanche quando suo marito le cacciò in mano , per forza , un mazzo di carte schifose . Ma per ora non era possibile , giuocare . La barca avanzava faticosamente , a forza di remi , verso la foce del fiume di S . Mamette , dove si sarebbe potuto alzar la vela , e i cavalloni sbattuti indietro dalle rive si arruffavano con i sopravvegnenti , facevano ballare il battello fra un bollimento di creste spumose . La signora piangeva . Pasotti imprecava a Pin che non s ' era tenuto bastantemente al largo . Allora il curatone , afferrati due remi , ben piantata la gran persona in mezzo al battello , si mise a lavorar di schiena , tanto che in quattro colpi si uscì dal cattivo passo . La vela fu alzata , e il battello scivolò via liscio , a seconda , con un sommesso gorgoglio sotto la chiglia , con ondular lento e blando . Il prete sedette allora sorridente accanto alla signora Barborin che chiudeva gli occhi e mormorava giaculatorie . Ma Pasotti batteva impaziente il mazzo dei tarocchi sul tavolino e bisognò giuocare . Intanto la pioggia grigia veniva avanti adagio adagio , velando le montagne , soffocando la breva . La signora andava ripigliando fiato a misura che ne perdeva il vento , giuocava rassegnata , pigliandosi in pace gli spropositi propri e le sfuriate di suo marito . Quando la pioggia incominciò a mormorar sulla tenda del battello e sull ' onda morta che andava tutt ' ora , quasi senz ' aria , agli scogli del Tentiòn ; quando il barcaiuolo pensò bene di calar la vela e di riprendere i remi , la signora Barborin respirò del tutto . « Caro il mio Pin ! » , diss ' ella teneramente ; e si mise a giuocar a tarocchi con uno zelo , con un brio , con una beatitudine in viso , che non si turbavano né di spropositi né di strapazzate . Molti giorni di breva e di pioggia , di sole e di tempeste sorsero e tramontarono sul lago di Lugano , sui monti della Valsolda , dopo quella partita a tarocchi giuocata dalla signora Pasotti , da suo marito , controllore delle dogane a riposo , e dal curatone di Puria , nel battello che costeggiava lento , in mezzo ad una nebbiolina di pioggia , le scogliere di S . Mamette e Cressogno . Quando rivedo nella memoria qualche casupola nera che ora specchia nel lago le sue gale di zotica arricchita , qualche gaia palazzina elegante che ora decade in un silenzioso disordine ; il vecchio gelso di Oria , il vecchio faggio della Madonnina , caduti con le generazioni che li veneravano ; tante figure umane piene di rancori che si credevano eterni , di arguzie che parevano inesauribili , fedeli ad abitudini di cui si sarebbe detto che solo un cataclisma universale potesse interromperle , figure non meno familiari di quegli alberi alle generazioni passate , e scomparse con essi , quel tempo mi pare lontano da noi molto più del vero , come al barcaiuolo Pin , se si voltava a guardar il ponente , parevano lontani più del vero , dietro la pioggia , il San Salvatore e i monti di Carona . Era un tempo bigio e sonnolento , proprio come l ' aspetto del cielo e del lago , caduta la breva che aveva fatto tanta paura alla signora Pasotti . La gran breva del 1848 , dopo aver dato poche ore di sole e lottato un pezzo con le nuvole pesanti , spenta da tre anni , lasciava piovere e piovere i giorni quieti , foschi , silenziosi dove cammina questa mia umile storia . I re e le regine di tarocchi , il Mondo , il Matto e il Bagatto erano in quel tempo e in quel paese personaggi d ' importanza , minute potenze tollerate benevolmente nel seno del grande tacito impero d ' Austria , dove le loro inimicizie , le loro alleanze , le loro guerre erano il solo argomento politico di cui si potesse liberamente discutere . Anche Pin , remando , ficcava avidamente sopra le carte della signora Barborin il suo adunco naso curioso , e lo ritraeva a malincuore . Una volta restò dal remare per tenervelo su e vedere come la povera donna se la sarebbe cavata da un passo difficile , cosa avrebbe fatto di una certa carta pericolosa a giuocare e pericolosa a tenere . Suo marito picchiava impaziente sul tavolino , il curatone palpava con un sorriso beato le proprie carte , e lei si stringeva le sue al petto , ridendo e gemendo , sbirciando ora l ' uno ora l ' altro de ' suoi compagni . « Ha il Matto in mano » , sussurrò il curato . « Fa sempre così , lei , quando ha il Matto » , disse Pasotti e gridò picchiando : « Giù questo Matto ! » . « Io lo butto nel lago » , diss ' ella . Gittò un ' occhiata a prora e trovò lo scampo di osservare che si toccava Cressogno , ch ' era tempo di smettere . Suo marito sbuffò alquanto , ma poi si rassegnò a infilare i guanti . « Trota , oggi , curato » , diss ' egli mentre l ' umile sposa glieli abbottonava . « Tartufi bianchi , francolini e vin di Ghemme . » « Lo sa , lo sa , lo sa ? » , esclamò il curato . « Lo so anch ' io . Me l ' ha detto il cuoco , ieri , a Lugano . Che miracoli , eh , la signora marchesa ! » « Ma , miracoli ? Pranzo di Sant ' Orsola , intanto ; e poi invito di signore : le Carabelli madre e figlia ; quelle Carabelli di Loveno , sa ? » « Ah sì ? » , fece il curato . « E ci sarebbe qualche progetto ... ? Ecco là don Franco in barca . Ehi , che bandiera , il giovinotto ! Non gliel ' ho mai vista . » Pasotti alzò la tenda del battello , per vedere . Poco discosto una barca dalla bandiera bianca e azzurra si cullava in un comune moto di saliscendi , in una comune stanchezza con l ' onda . A poppa , sotto la bandiera , v ' era seduto don Franco Maironi , l ' abiatico della vecchia marchesa Orsola che dava il pranzo . Pasotti lo vide alzarsi , dar di piglio ai remi e allontanarsi remando adagio , verso l ' alto lago , verso il golfo selvaggio del Dòi ; la bandiera bianca e azzurra si spiegava tutta , sventolava sulla scia . « Dove va , quell ' originale ? » , diss ' egli . E brontolò fra i denti , con una forzata raucedine da barabba milanese : « Antipatico ! » « Dicono ch ' è così di talento ! » , osservò il prete . « Testa pessima » , sentenziò l ' altro . « Molta boria , poco sapere , nessuna civiltà . » « È mezzo marcio » , soggiunse . « Se fossi io quella signorina ... » « Quale ? » , chiese il curato . « La Carabelli . » « Tenga a mente , signor Controllore . Se i francolini e i tartufi bianchi sono per la popòla Carabelli , son buttati via . » « Sa qualche cosa , Lei ? » , disse piano Pasotti con una vampa di curiosità negli occhi . Il prete non rispose perché in quel punto la prora strisciò sulla rena , toccò all ' approdo . Egli uscì il primo ; quindi Pasotti diede a sua moglie , con una rapida mimica imperiosa , non so quali istruzioni , e uscì anche lui . La povera donna venne fuori per l ' ultima , tutta rinfagottata nel suo scialle d ' India , tutta curva sotto il cappellone nero dalle rosette gialle , barcollando , mettendo avanti le grosse mani dai guanti canarini . I due ricci pendenti a lato della sua mansueta bruttezza avevano un particolare accento di rassegnazione sotto l ' ombrello del marito , proprietario , ispettore e geloso custode di tante eleganze . I tre salirono al portico col quale la villetta Maironi cavalca , da ponente , la via dell ' approdo alla chiesa parrocchiale di Cressogno . Il curato e Pasotti fiutavano , tra un sospiro di dolcezza e l ' altro , certo indistinto odore caldo che vaporava dal vestibolo aperto della villa . « Ehi , risotto , risotto » , sussurrò il prete con un lume di cupidigia in faccia . Pasotti , naso fine , scosse il capo aggrottando le ciglia , con manifesto disprezzo di quell ' altro naso . « Risotto no » , diss ' egli . « Come , risotto no ? » , esclamò il prete , piccato . « Risotto sì . Risotto ai tartufi ; non sente ? » Si fermarono ambedue a mezzo il vestibolo , fiutando l ' aria come bracchi , rumorosamente . « Lei , caro il mio curato , mi faccia il piacere di parlare di posciandra » , disse Pasotti dopo una lunga pausa , alludendo a certa rozza pietanza paesana di cavoli e salsicce . « Tartufi si , risotto no . » « Posciandra , posciandra » , borbottò l ' altro , un poco offeso . « Quanto a quello ... » La povera mansueta signora capì che litigavano , si spaventò e si mise a cacciar puntate al soffitto coll ' indice destro , per significare che lassù potevano udire . Suo marito le afferrò la mano in aria , le accennò di fiutare e poi le soffiò nella bocca spalancata : « Risotto ! » Lei esitava , non avendo udito bene . Pasotti si strinse nelle spalle . « Non capisce un accidente » , diss ' egli : « il tempo cambia » ; e salì la scala seguito da sua moglie . Il grosso curato volle dare un ' altra occhiata alla barca di don Franco . « Altro che Carabelli ! » , pensò ; e fu richiamato subito dalla signora Barborin che gli raccomandò di metterlesi vicino a tavola . Aveva tanta soggezione , povera creatura ! I fumi delle casseruole empivano anche la scala di tepide fragranze . « Risotto no » , disse piano l ' avanguardia . « Risotto sì » , rispose sullo stesso tono la retroguardia . E così continuarono , sempre più piano , « risotto sì » , « risotto no » fino a che Pasotti spinse l ' uscio della sala rossa , abituale soggiorno della padrona di casa . Un brutto cagnolino smilzo trottò abbaiando incontro alla signora Barborin che cercava di sorridere mentre Pasotti metteva la sua faccia più ossequiosa e il curato , entrando ultimo con un faccione dolce dolce , mandava in cuor suo all ' inferno la maledetta bestia . « Friend ! Qua ! Friend ! » , disse placidamente la vecchia marchesa . « Cara signora , caro Controllore , curato . » La grossa voce nasale parlava con la stessa flemma , con lo stesso tono agli ospiti e al cane . S ' era alzata per la signora Barborin ma senza fare un passo dal canapè , e stava lì in piedi , una tozza figura dagli occhi spenti e tardi sotto la fronte marmorea e la parrucca nera che le si arrotondava in due grossi lumaconi sulle tempie . Il viso doveva essere stato bello un tempo e serbava , nel suo pallore giallastro di marmo antico , certa maestà fredda che non mutava mai , come lo sguardo come la voce , per qualsiasi moto dell ' animo . Il curatone le fece due o tre inchini a scatto , stando alla larga , ma Pasotti le baciò la mano , e la signora Barborin , sentendosi gelare sotto quello sguardo morto , non sapeva come muoversi né che dire . Un ' altra signora si era alzata dal canapè all ' alzarsi della marchesa e stava guardando con sussiego la Pasotti , quel povero mucchietto di roba vecchia rinfagottato di roba nuova . « La signora Pasotti e suo marito » , disse la marchesa . « Donna Eugenia Carabelli . » Donna Eugenia piegò appena il capo . Sua figlia , donna Carolina , stava in piedi presso la finestra discorrendo con una favorita della marchesa , nipote del suo fattore . La marchesa non stimò necessario d ' incomodarla per presentarle i nuovi venuti e , fattili sedere , riprese una pacata conversazione con donna Eugenia sulle loro comuni conoscenze milanesi , mentre Friend faceva , fiutando e starnutendo , il giro dello scialle canforato della Pasotti , si strofinava sui polpacci del curato e guardava Pasotti con i suoi occhietti umidi e afflitti , senza toccarlo , come se intendesse che il padrone dello scialle indiano , malgrado la sua faccia amabile , gli avrebbe torto il collo volentieri . La marchesa Orsola teneva in moto la sua solita grossa voce sonnolenta e la Carabelli si studiava , rispondendo , di rendere amabile la sua grossa voce imperiosa , ma non sfuggì agli occhi penetranti e al maligno ingegno di Pasotti che le due vecchie dame dissimulavano , la Maironi più e la Carabelli meno , un comune malcontento . Ciascuna volta che l ' uscio si apriva , gli occhi spenti dell ' uno e gli occhi foschi dell ' altra si volgevano là . Una volta entrò il prefetto del Santuario della Caravina col piccolo signor Paolo Sala detto « el Paolin » e col grosso signor Paolo Pozzi detto « el Paolon » , compagni indivisibili . Un ' altra volta entrò il marchese Bianchi , di Oria , antico ufficiale del regno d ' Italia , con la sua figliuola , una nobile figura di vecchio cavalleresco soldato accanto a una seducente figura di fanciulla briosa . Sì la prima che la seconda volta un ' ombra di corruccio passò sul viso della Carabelli . Anche la figlia di costei girava pronta gli occhi all ' uscio , quando si apriva , ma poi chiacchierava e rideva più di prima . « E don Franco , marchesa ? Come sta don Franco ? » , disse il maligno Pasotti , con voce melliflua , porgendo alla marchesa la tabacchiera aperta . « Grazie tante » , rispose la marchesa piegandosi un poco e ficcando due grosse dita nel tabacco : « Franco ? a dirle la verità sono un poco in angustia . Stamattina non si sentiva bene e adesso non lo vedo . Non vorrei ... » « Don Franco ? » , disse il marchese . « È in barca . L ' abbiamo visto un momento fa che remava come un barcaiuolo . » Donna Eugenia spiegò il ventaglio . « Bravo ! » , diss ' ella facendosi vento in fretta e in furia . « È un bellissimo divertimento . » Chiuse il ventaglio d ' un colpo e si mise a mordicchiarlo con le labbra . « Avrà avuto bisogno di prender aria » , osservò la marchesa nel suo naso imperturbabile . « Avrà avuto bisogno di prender acqua » , mormorò il prefetto della Caravina con gli occhi scintillanti di malizia . « Piove ! » « Don Franco viene adesso , signora marchesa » , disse la nipote del fattore dopo aver dato un ' occhiata al lago . « Va bene » , rispose il naso sonnacchioso . « Spero che stia meglio , altrimenti non dirà due parole . Un ragazzo sanissimo ma apprensivo . Senta , Controllore ; e il signor Giacomo ? Perché non si vede ? » « El sior Zacomo » , incominciò Pasotti canzonando il signor Giacomo Puttini , un vecchio celibatario veneto che dimorava da trent ' anni in Albogasio Superiore , presso la villa Pasotti . « El sior Zacomo ... » « Adagio » , lo interruppe la dama . « Non le permetto di burlarsi dei veneti , e poi non è vero che nel Veneto si dica Zacomo . » Ella era nata a Padova , e benché abitasse a Brescia da quasi mezzo secolo , il suo dire lombardo era ancora infetto da certe croniche patavinità . Mentre Pasotti protestava , con cerimonioso orrore , di aver solamente inteso imitar la voce dell ' ottimo suo vicino ed amico , l ' uscio si aperse una terza volta . Donna Eugenia , sapendo bene chi entrava , non degnò voltarsi a guardare , ma gli occhi spenti della marchesa si posarono con tutta flemma su don Franco . Don Franco , unico erede del nome Maironi , era figlio di un figlio della marchesa , morto a ventott ' anni . Aveva perduto la madre nascendo ed era sempre vissuto nella potestà della nonna Maironi . Alto e smilzo , portava una zazzera di capelli fulvi , irti , che l ' aveva fatto soprannominare el scovin d ' i nivol , lo scopanuvoli . Aveva occhi parlanti , d ' un ceruleo chiarissimo , una scarna faccia simpatica , mobile , pronta a colorarsi e a scolorarsi . Quella faccia accigliata diceva ora molto chiaramente : « Son qui , ma mi seccate assai » . « Come stai , Franco ? » , gli chiese la nonna , e soggiunse tosto senz ' aspettare risposta : « Guarda che donna Carolina desidera udire quel pezzo di Kalkbrenner . » « Oh no , sa » , disse la signorina volgendosi al giovine con aria svogliata . « L ' ho detto , sì , ma poi non mi piace , Kalkbrenner . Preferisco chiacchierare con le signorine . » Franco parve soddisfatto dell ' accoglienza ricevuta e andò senza aspettar altro a discorrere col curatone d ' un buon quadro antico che dovevano vedere insieme nella chiesa di Dasio . Donna Eugenia Carabelli fremeva . Ell ' era venuta con la figliuola da Loveno dopo un ' arcana azione diplomatica cui avevano preso parte altre potenze . Se questa visita si dovesse fare o no , se il decoro della famiglia Carabelli lo permettesse , se vi fosse quella probabilità di successo che donna Eugenia richiedeva , erano state le ultime questioni definite dalla diplomazia ; perché malgrado la vecchia relazione della mamma Carabelli e della nonna Maironi i giovani non s ' erano veduti che un paio di volte alla sfuggita ed erano i loro involucri di ricchezza e di nobiltà , di parentele e di amicizie , che si attraevano come si attraggono una goccia d ' acqua marina e una goccia d ' acqua dolce , benché le creature minuscole che vivono nell ' una e nell ' altra sieno condannate , se le due gocce si uniscono , a morirne . La marchesa aveva vinto il suo punto , apparentemente in grazia dell ' età , sostanzialmente in grazia dei denari , era stato accettato che l ' intervista seguisse a Cressogno , perché se Franco non aveva di proprio che la magra dote della madre , diciotto o ventimila lire austriache , la nonna sedeva , con quella sua flemmatica dignità , su qualche milione . Ora donna Eugenia , vedendo il contegno del giovine , fremeva contro la marchesa , contro chi aveva esposto lei e la sua ragazza a una umiliazione simile . Se avesse potuto soffiar via d ' un colpo la vecchia , suo nipote , la casa tetra e la compagnia uggiosa , lo avrebbe fatto con gioia ; ma conveniva dissimulare , parer indifferente , inghiottir lo smacco e il pranzo . La marchesa serbava la sua esterna placidità marmorea benché avesse il cuore pieno di dispetto e di maltalento contro suo nipote . Egli aveva osato chiederle , due anni prima , il permesso di sposare una signorina della Valsolda , civile , ma non ricca né nobile . Il reciso rifiuto della nonna aveva reso impossibile il matrimonio e persuasa la madre della ragazza a non più ricevere in casa don Franco ; ma la marchesa tenne per fermo che quella gente non avesse levato l ' occhio da ' suoi milioni . Era quindi venuta nel proposito di dar moglie a Franco assai presto per toglierlo dal pericolo ; e aveva cercato una ragazza ricca ma non troppo , nobile ma non troppo , intelligente ma non troppo . Trovatane una di questo stampo , la propose a Franco che si sdegnò fieramente e protestò di non voler prender moglie . La risposta era ben sospetta ed ella vigilò allora più che mai sui passi del nipote e di quella « madama Trappola » , poiché chiamava graziosamente così la signorina Luisa Rigey . La famiglia Rigey , composta di due sole signore , Luisa e sua madre , abitava in Valsolda , a Castello : non era difficile sorvegliarla . Pure la marchesa non poté venir a capo di nulla . Ma Pasotti le riferì una sera con molta ipocrisia d ' esitazioni e d ' inorriditi commenti che il prefetto della Caravina , stando a crocchio nella farmacia di S . Mamette con lui Pasotti , col signor Giacomo Puttini , col Paolin e col Paolon , aveva tenuto questo bel discorso : « Don Franco fa il morto da burla fino a che la vecchia lo farà sul serio » . Udita questa fine arguzia , la marchesa rispose nel suo pacifico naso « grazie tante » e cambiò discorso . Seppe quindi che la signora Rigey , sempre infermiccia , si trovava a mal partito per una ipertrofia di cuore e le parve che l ' umore di Franco se ne risentisse . Proprio allora le fu proposta la Carabelli . La Carabelli non era forse interamente di suo gusto , ma di fronte all ' altro pericolo non c ' era da esitare . Parlò a Franco . Stavolta Franco non si sdegnò , ascoltò distratto e disse che ci avrebbe pensato . Fu la sola ipocrisia , forse , della sua vita . La marchesa giuocò audacemente una carta grossa , fece venire la Carabelli . Ora lo vedeva bene , il giuoco era perduto . Don Franco non s ' era trovato all ' arrivo delle signore e aveva poi fatto una sola apparizione di pochi minuti . I suoi modi , durante quei pochi minuti , erano stati cortesi , ma la sua faccia no ; la sua faccia aveva parlato , secondo il solito , talmente chiaro , che la marchesa , affibbiandogli , come subito fece , una indisposizione , non poté ingannar nessuno . Però la vecchia dama non si persuase d ' aver giuocato male . Già dall ' età dei primi giudizi in poi , ella si era messa al punto di non riconoscersi mai un solo difetto né un solo torto , di non ferirsi mai , volontariamente , nel suo nobile e prediletto sé . Ora le piacque si supporre che dopo il suo sermone matrimoniale al nipote , gli fosse pervenuta nel mistero una parolina di miele , di vischio e di veleno . Se il suo disinganno aveva qualche lieve conforto era nel contegno della signorina Carabelli che mal celava la vivacità del proprio risentimento . ciò non piaceva alla marchesa . Il prefetto della Caravina non aveva torto se non forse un poco nella forma quando diceva sottovoce di lei : « L ' è on ' Aüstria p ... » . Come la vecchia Austria di quel tempo , la vecchia marchesa non amava nel suo impero gli spiriti vivaci . La sua volontà di ferro non ne tollerava altre vicino a sé . Le era già di troppo un indocile Lombardo - Veneto come il signor Franco , e la ragazza Carabelli , che aveva l ' aria di sentire e volere per conto proprio , sarebbe probabilmente riuscita in casa Maironi una suddita incomoda , una torbida Ungheria . Si annunciò il pranzo . Nella faccia rasa e nell ' abito grigio , mal tagliato , del domestico si riflettevano le idee aristocratiche della marchesa , temperate di abitudini econome . « E questo signor Giacomo , Controllore ? » , disse ella , senza muoversi . « Temo , marchesa » , rispose Pasotti . « L ' ho incontrato stamattina e gli ho detto : " Dunque , signor Giacomo , ci vediamo a pranzo ? " . È parso che gli mettessi una biscia in corpo . Ha cominciato a contorcersi e a soffiare : " Sì , credo , no so , forse , no digo , apff , ecco , propramente , Controllore gentilissimo , no so , insomma , e apff ! " . Non ne ho cavato altro . » La marchesa chiamò a sé il domestico e gli disse qualche cosa sottovoce . Quegli fece un inchino e si ritirò . Il curato di Puria si dondolava in su e in giù accarezzandosi le ginocchia nel desiderio del risotto ; ma la marchesa pareva petrificata sul canapè e perciò si petrificò anche lui . Gli altri si guardavano , muti . La povera signora Barborin , avendo visto il domestico , meravigliata di quella immobilità , di quelle facce sbalordite , inarcò le sopracciglia , interrogò con gli occhi ora suo marito , ora il Puria , ora il prefetto , sino a che una fulminea occhiata di Pasotti petrificò lei pure . " Se fosse bruciato il pranzo ! " , pensava componendosi un viso indifferente . " Se ci mandassero a casa ! Che fortuna ! " . Dopo due minuti il domestico ritornò e fece un inchino . « Andiamo » , disse la marchesa , alzandosi . La comitiva trovò in sala da pranzo un personaggio nuovo , un vecchietto piccolo , curvo , con due occhietti buoni e un lungo naso spiovente sul mento . « Veramente , signora marchesa » , disse costui tutto timido e umile , « io avrei già pranzato . » « Si accomodi , signor Viscontini » , rispose la marchesa che sapeva praticare l ' arte insolente della sordità come tutti coloro che assolutamente vogliono un mondo secondo il proprio comodo e il proprio gusto . L ' ometto non osò replicare , ma neanche osava sedere . « Coraggio , signor Viscontini ! » , gli disse il Paolin che gli era vicino . « Cosa fa ? » « Fa il quattordici di coppe » , mormorò il prefetto . Infatti l ' ottimo signor Viscontini , accordatore di pianoforti , venuto la mattina da Lugano per accordare il piano dei signori Zelbi di Cima e quello di don Franco , aveva pranzato al tocco a casa Zelbi , era quindi venuto a casa Maironi , e ora gli toccava di sostituire il signor Giacomo perché altrimenti i commensali sarebbero stati tredici . Un liquido bruno fumava nella zuppiera d ' argento . « Risotto no » , sussurrò Pasotti al Puria passandogli dietro . Il faccione dolce non diede segno di avere udito . I pranzi di casa Maironi erano sempre lugubri e questo accennava ad esserlo anche più del solito . Per compenso era pure molto più fino . Pasotti e il Puria si guardavano spesso , mangiando , per esprimere ammirazione e quasi per congratularsi a vicenda del godimento squisito , e se mai qualche occhiata di Pasotti sfuggiva al Puria , la signora Barborin , vicina di quest ' ultimo , lo avvertiva con un timido tocco del gomito . Le voci che più si udivano erano quelle del marchese e di donna Eugenia . Il grande naso aristocratico del Bianchi , il suo fine sorriso di galante cavaliere si volgevano spesso alla bellezza , languente ma non ancora spenta , della dama . Milanesi ambedue del miglior sangue , si sentivano uniti in una certa superiorità non solamente rispetto ai piccoli borghesi della mensa , ma rispetto altresì ai padroni di casa , nobili provinciali . Il marchese era l ' affabilità stessa e avrebbe conversato amabilmente anche col commensale più modesto ; ma donna Eugenia , nell ' amarezza dell ' animo suo , nel suo disgusto del luogo e delle persone , s ' attaccò a lui come al solo degno , marcatamente anche per far dispetto agli altri . Ella lo imbarazzò dicendogli forte che non capiva com ' egli potesse essersi innamorato dell ' orrida Valsolda . Il marchese , che vi si era ritirato da molti anni a vita quieta e vi aveva veduto nascere la sua unica figliuola , donna Ester , rimase sulle prime un poco sconcertato da quel discorso insolente verso parecchi dei convitati , ma poi fece una briosa difesa del paese . La marchesa non mostrò turbarsi ; il Paolin , il Paolon e il prefetto , valsoldesi , tacevano con tanto di muso . Pasotti recitò solennemente un ampolloso elogio del « Niscioree » , la villa Bianchi , presso Oria . Il Bianchi , leale uomo , che in passato non aveva avuto troppo a lodarsi del Pasotti , non parve gradir l ' elogio . Egli invitò la Carabelli al Niscioree . « A piedi no , tu , Eugenia » , disse la marchesa , sapendo che l ' amica sua era tribolata dallo spavento d ' ingrassare . « Bisogna vedere com ' è stretta la strada , dalla Ricevitoria al Niscioree ! Tu non ci passi di sicuro . » Donna Eugenia protestò con sdegno . « L ' è minga el Cors de Porta Renza » , disse il marchese , « ma l ' è poeu nanca , disgraziatamente , le chemin du Paradis ! » « Quell no ! Propi no ! Ghe l ' assicuri mi ! » , esclamò il Viscontini riscaldato , per disgrazia , da troppi bicchieri di Ghemme . Tutti gli occhi si volsero a lui e il Paolin gli disse qualche cosa sottovoce . « Se son matto ? » , rispose l ' ometto acceso in faccia . « Nient del tütt ! Le dico che ona bolgira compagna non la mi è mai più toccata in vita mia . » E qui raccontò che la mattina , venendo da Lugano e avendo preso un po ' di freddo in barca , era disceso al Niscioree per proseguire il viaggio a piedi ; che tra quei due muri , dove non si potrebbe voltare un asino , aveva incontrato le guardie di finanza , le quali lo avevano insultato perché non era disceso allo sbarco della Ricevitoria ; che l ' avevano condotto alla maledetta Ricevitoria ; che portava in mano un rotolo di musica manoscritta e che l ' animale del Ricevitore , pigliando le crome e le biscrome per corrispondenze politiche segrete , gliel ' aveva trattenuto . Silenzio profondo . Dopo qualche momento la marchesa sentenziò che il signor Viscontini aveva torto marcio . Non doveva sbarcare al Niscioree , ciò era proibito . Quanto al signor Ricevitore egli era una persona rispettabilissima . Pasotti confermò , con una faccia severa . « Ottimo funzionario » , diss ' egli . « Ottima canaglia » , mormorò il prefetto fra i denti . Franco , che sulle prime pareva pensare a tutt ' altro , si scosse e lanciò a Pasotti un ' occhiata sprezzante . « Dopo tutto » , soggiunse la marchesa , « trovo che col pretesto della musica manoscritta si potrebbe benissimo ... » « Certo ! » , disse il Paolin , austriacante per paura , mentre la padrona di casa lo era per convinzione . Il marchese , che nel 1815 aveva spezzata la spada per non servire gli Austriaci , sorrise e disse solo : « Là ! C ' est un peu fort ! » . « Ma se tutti sanno ch ' è una bestia , quel Ricevitore ! » , esclamò Franco . « Scusi , don Franco ... » , fece Pasotti . « Ma che scusi ! » , interruppe l ' altro . « È un bestione ! » « È un uomo coscienzioso » , disse la marchesa , « un impiegato che fa il proprio dovere . » « Allora le bestie saranno i suoi padroni ! » , ribatté Franco . « Caro Franco » , replicò la voce flemmatica , « questi discorsi in casa mia non si fanno . Grazie a Dio non siamo mica in Piemonte , qui . » Pasotti fece una sghignazzata d ' approvazione . Allora Franco , preso furiosamente il proprio piatto a due mani lo spezzò d ' un colpo sulla tavola . « Jesüsmaria ! » , esclamò il Viscontini , e il Paolon , interrotto nelle sue laboriose operazioni di mangiatore sdentato : « Euh ! » . « Sì , sì » , disse Franco alzandosi con la faccia stravolta , « è meglio che me ne vada ! » E uscì dal salotto . Subito donna Eugenia si sentì male , bisognò accompagnarla fuori . Tutte le signore , meno la Pasotti , le andaron dietro da una parte mentre il domestico entrava dall ' altra portando un pasticcio di risotto . Il Puria guardò Pasotti con un riso trionfante , ma Pasotti finse di non avvedersene . Tutti erano in piedi . Il Viscontini , reo apparente , continuava a dire : « Mi capissi nagott , mi capissi nagott » , e il Paolin , seccatissimo del pranzo guastato , gli brontolò : « Cossa l ' ha mai de capì Lü ? » . Il marchese , molto scuro , taceva . Finalmente il Pasotti , reo di fatto , presa un ' aria d ' affettuosa tristezza , disse come tra sé : « Peccato ! Povero don Franco ! Un cuor d ' oro , una buona testa , e un temperamento così ! Proprio peccato ! » . « Ma ! » , fece il Paolin . E il Puria , tutto contrito : « Sono gran dispiaceri ! » . Aspetta e aspetta , le signore non ritornavano . Allora qualcuno cominciò a muoversi . Il Paolin e il Puria si accostarono lentamente , con le mani dietro la schiena , alla credenza , contemplarono il pasticcio di risotto . Il Puria chiamò dolcemente Pasotti , ma Pasotti non si mosse . « Volevo solo dirle » , fece il curatone , coprendo il suo trionfo in modo da lasciarlo e non lasciarlo vedere , « che ci sono i tartufi bianchi . » « Direi che qui non mancano neppure i tartufi neri » , osservò il marchese pigiando un poco sulle due ultime parole . 2 . Sulla soglia d ' un ' altra vita « Canaglia ! » , fremeva don Franco salendo la scala che conduceva alla sua camera . « Pezzo d ' asino d ' un austriaco ! » . Si vendicava su Pasotti di non poter insultar la nonna e le stesse consonanti della parola austriaco gli servivano tanto bene per stritolarsi fra i denti la propria collera e spremerne , gustarne il sapore . Quando fu in camera la collera gli svampò . Si gittò in una poltrona , in faccia alla finestra spalancata , guardando il lago triste nel pomeriggio nebbioso , e , al di là del lago , i monti deserti . Mise un gran respiro . Ah come stava bene lì , solo , ah che pace , ah che aria diversa da quella del salotto , che aria cara , piena de ' suoi pensieri e de ' suoi amori ! Aveva un gran bisogno di abbandonarsi ad essi ed essi lo ripresero subito , gli cacciaron di mente le Carabelli , il Pasotti , la nonna , il bestione del Ricevitore . Essi ? No , era un pensiero solo , un pensiero fatto di amore e di ragione , di ansia e di gioia , di tanti dolci ricordi e insieme di trepida aspettazione , perché qualche cosa di solenne si avvicinava e sarebbe giunto nelle ombre della notte . Franco guardò l ' orologio . Erano le quattro meno un quarto . Ancora sette ore . Si alzò , si buttò a braccia conserte sul davanzale della finestra . Ancora sette ore e comincerebbe per lui un ' altra vita . Fuori delle pochissime persone che dovevano prender parte all ' avvenimento , nemmanco l ' aria sapeva che quella sera stessa , verso le undici , don Franco Maironi avrebbe sposato la signorina Luisa Rigey . La signora Teresa Rigey , madre di Luisa , aveva un tempo lealmente pregato Franco di piegare al volere della nonna , di astenersi dal visitar la sua casa , di non pensare più a Luisa , la quale , dal canto suo , era stata contenta che per la dignità della famiglia , per il decoro di sua madre , si troncassero le relazioni ufficiali , ma non dubitava della fede di Franco né d ' essergli già legata per sempre . Egli studiava ora leggi , privatamente , all ' insaputa della nonna , per dedicarsi a una professione e aver modo di bastare a sé . Ma la signora Teresa contrasse da tante agitazioni una malattia di cuore che nel 1851 , in fine d ' agosto , si aggravò subitamente . Franco le scrisse chiedendole almeno il permesso di vederla poiché non poteva compiere « il suo dovere d ' assisterla » . La signora non credette di consentire e il giovine se ne disperò , le fece intendere che considerava Luisa come sua fidanzata davanti a Dio e che sarebbe morto prima di abbandonarla . Allora la povera donna , sentendosi mancar la vita ogni giorno , accorandosi di veder la sua cara figliuola in uno stato così incerto e considerando la ferma volontà del giovine , concepì il desiderio intenso che le nozze , poiché dovevan seguire , seguissero al più presto . Tutto fu combinato frettolosamente con l ' aiuto del curato di Castello e del fratello della signora Rigey , l ' ingegnere Ribera di Oria , addetto all ' Imperiale R . Ufficio delle Pubbliche Costruzioni in Como . Le intelligenze furono queste . Le nozze si farebbero segretamente ; Franco resterebbe presso la nonna e Luisa presso la madre , sino a che venisse il momento opportuno di confessar tutto alla marchesa . Franco sperava nell ' appoggio di monsignor Benaglia , vescovo di Lodi , vecchio amico della famiglia , ma occorreva il fatto compiuto . Se il cuore della marchesa si indurisse , com ' era probabile , gli sposi e la signora Teresa prenderebbero stanza nella casa che l ' ingegnere Ribera possedeva in Oria . Il Ribera , celibe , manteneva ora del proprio la famiglia di sua sorella ; terrebbe poi anche Franco in luogo di figliuolo . Fra sette ore , dunque . La finestra guardava sulla lista di giardino che fronteggiava la villa verso il lago , e sulla riva di approdo . Nei primi tempi del suo amore Franco stava lì a spiar il venire e l ' approdare d ' una certa barca , l ' uscirne d ' una personcina snella , leggere come l ' aria , che mai mai non guardava su alla finestra . Ma poi un giorno egli era disceso ad incontrarla ed ella aveva aspettato un momento ad uscire per accettare l ' aiuto , ben inutile , della sua mano . Lì sotto , nel giardino , egli le aveva dato per la prima volta un fiore , un profumato fiore di mandevilia suaveolens . Lì sotto si era un ' altra volta ferito con un temperino , abbastanza seriamente , tagliando per lei un ramoscello di rosaio , ed ella gli aveva dato col suo turbamento un delizioso segno del suo amore . Quante gite con lei e altri amici , prima che la nonna sapesse , alle rive solitarie del monte Bisgnago là in faccia , quante colazioni e merende a quella cantina del Doi ! Con quanta dolcezza viva nel cuore di sguardi incontrati Franco tornava a casa e si chiudeva nella sua stanza a richiamarseli , a esaltarsene nella memoria ! Queste prime emozioni dell ' amore gli ritornavano adesso in mente , non ad una ad una ma tutte insieme , dalle acque e dalle rive tristi dove gli occhi suoi fisi parevano smarrirsi piuttosto nelle ombre del passato che nelle nebbie del presente . Vicino alla mèta , egli pensava i primi passi della lunga via , le vicende inattese , l ' aspetto della sospirata unione così diverso nel vero da quel ch ' era apparso nei sogni , al tempo della mandevilia e delle rose , delle gite sul lago e sui monti . Non sospettava certo , allora , di dovervi arrivare così , di nascosto , fra tante difficoltà , fra tante angustie . Pure , pensava adesso , se il matrimonio si fosse fatto pubblicamente , pacificamente , col solito proemio di cerimonie ufficiali , di contratti , di congratulazioni , di visite , di pranzi , tanto tedio sarebbe riuscito più ripugnante all ' amore che questi contrasti . Lo scosse la voce del prefetto che lo chiamava dal giardino per annunciargli la partenza delle Carabelli . Franco pensò che se scendeva avrebbe dovuto fare delle scuse e preferì non lasciarsi vedere . « Doveva romperglielo sulla faccia il piatto ! » , gli stridette su il prefetto tra le mani accostate alle guance . « Doveva romperglielo sulla faccia ! » Poi se n ' andò e Franco vide il barcaiuolo delle Carabelli scendere ad apparecchiar la barca . Lasciò allora la finestra e seguendo i pensieri di prima , aperse il cassettone , stette lì a contemplare , come distratto , uno sparato di camicia ricamata , dove lucevano già certi bottoncini di brillanti che suo padre aveva portati alle nozze proprie . Gli dispiaceva andar all ' altare senza un segno di festa , ma questo segno , si capisce bene , non doveva essere facilmente visibile . Nel cassettone profumato d ' ireos tutto era disposto con la particolare eleganza dell ' ordine fatto da uno spirito intelligente , e nessuno vi metteva le mani tranne lui . Invece le sedie , lo scrittoio , il piano erano tanto disordinatamente ingombri che pareva esser passato per le due finestre della camera un uragano di libri e di carte . Certi volumi di giurisprudenza dormivano sotto un dito di polvere , e non una foglia della piccola gardenia in vaso , sul davanzale della finestra di levante , ne aveva un atomo solo . Questi eran già sufficienti indizi , là dentro , del bizzarro governo d ' un poeta . Un ' occhiata ai libri e alle carte ne avrebbe fornite le prove . Franco aveva la passione della poesia ed era poeta vero nelle squisite delicatezze del cuore ; come scrittore di versi non poteva dirsi che un buon dilettante senza originalità . I suoi modelli prediletti erano il Foscolo e il Giusti ; li adorava veramente e li saccheggiava entrambi , perché l ' ingegno suo , entusiasta e satirico a un tempo , non era capace di crearsi una forma propria , aveva bisogno d ' imitare . Conviene anche dire , per giustizia , che a quel tempo i giovani possedevano comunemente una cultura classica fattasi rara di poi ; e che dagli stessi classici venivano educati a onorare l ' imitazione come una pratica virtuosa e lodevole . Frugando fra le sue carte per cercarvi non so cosa , gli vennero alle mani i seguenti versi dedicati a un tale di sua conoscenza e nostra conoscenza , che rilesse con piacere e ch ' io riferisco per saggio del suo stile satirico : Falso occhio mobile , Mento pelato , Lingua di vipera , Cor di castrato , Brache policrome , Bisunto saio , Maiuscolissimo Cappello a staio . Ecco l ' immagine Del vil Tartufo Che l ' uman genere E il cielo ha stufo . Il Giusti e la passione d ' imitarlo erano quasi soli in colpa di tanta bile , perché davvero Franco non ne aveva nel fegato una così gran dose . Aveva collere pronte , impetuose , fugaci ; non sapeva odiare e nemmanco risentirsi a lungo contro alcuno . Un saggio dell ' altra sua maniera poetica stava sul leggìo del piano , in un foglietto tutto sgorbi e cancellature : A Luisa Ove l ' aëreo tuo pensile nido Una balza ventosa incoronando Ride alla luna ed ai cadenti clivi Ch ' educan uve a la tua mensa e rose Al capo tuo , purpurëi ciclami A me , sogni e fragranze , o mia Luisa , Da l ' orror di quest ' ombre ti figura L ' amoroso mio cor . Tacita siedi E da l ' alto balcon già non rimiri Le bianche plaghe d ' occidente , i chiari Monti ed il lago vitrëo , sereno , Riscintillante a l ' astro ; ma quest ' una Tenebra esplori , l ' aura interrogando Vocal che va tra i mobili oleandri De la terrazza e freme il nome mio . Forse piaceva a Franco d ' improvvisar sul piano con questi suoi versi davanti agli occhi . Appassionato per la musica più ancora che per la poesia , se l ' era comperato lui , quel piano , per centocinquanta svanziche , dall ' organista di Loggio , perché il mediocre piano viennese della nonna , intabarrato e rispettato come un gottoso di famiglia , non gli poteva servire . Lo strumento dell ' organista , corso e pesto da due generazioni di zampe incallite sulla marra , non mandava più che una comica vocina nasale sopra un tintinnio sottile come d ' infiniti bicchierini minuti e fitti . Ciò era quasi indifferente , per Franco ; egli aveva appena posato le mani sullo strumento che la sua immaginazione si accendeva , l ' estro del compositore passava in lui e nel calore della passione creatrice gli bastava un fil di suono per veder l ' idea musicale e inebbriarsene . Un Erard gli avrebbe dato soggezione , gli avrebbe lasciato minor campo alla fantasia , gli sarebbe stato men caro , insomma , della sua spinetta . Franco aveva troppe diverse attitudini e inclinazioni , troppa foga , troppo poca vanità e forse anche troppo poca energia di volere per sobbarcarsi a quel noioso metodico lavoro manuale che si richiede a diventar pianisti . Però il Viscontini era entusiasta del suo modo di suonare ; Luisa , la sua fidanzata , non divideva interamente il gusto classico di lui ma ne ammirava , senza fanatismi , il tocco ; quando , pregato , egli faceva mugghiare e gemere classicamente l ' organo di Cressogno , il buon popolo , intontito dalla musica e dall ' onore , lo guardava come avrebbe guardato un predicatore incomprensibile , con la bocca aperta e gli occhi riverenti . Malgrado tutto questo , Franco non avrebbe potuto cimentarsi , nei salotti cittadini , con tanti piccoli dilettanti incapaci d ' intendere e di amare la musica . Tutti o quasi tutti lo avrebbero vinto di agilità e di precisione , avrebbero ottenuto maggiori applausi , quand ' anche non fosse riescito ad alcuno di far cantare il piano , come lo faceva cantar lui , sopra tutto negli adagi di Bellini e di Beethoven , suonando con l ' anima nella gola , negli occhi , nei muscoli del viso , nei nervi delle mani che facevan tutt ' uno con le corde del piano . Un ' altra passione di Franco erano i quadri antichi . Le pareti della sua camera ne avevano parecchi , la più parte croste . Scarso di esperienza perché non aveva viaggiato , pronto a pigliar fuoco nella fantasia , costretto ad accordar i desideri molti con i quattrini pochi , credeva facilmente le asserite fortune di altri cercatori tapini , n ' era spesso infocato , accecato e precipitato su certi cenci sporchi , che , se costavano poco , valevano meno . Non possedeva di passabile che una testa d ' uomo della maniera del Morone e una Madonna col Bambino della maniera del Dolci . Egli battezzava , del resto , i due quadretti per Morone e Dolci , senz ' altro . Com ' ebbe rilette e rigustate le strofe ispirategli dal Tartufo Pasotti , tornò a frugare nel caos dello scrittoio e ne cavò un foglietto di carta Bath per scrivere a monsignor Benaglia , la sola persona che gli potesse giovare in avvenire presso la nonna . Gli parve doverlo mettere a parte dell ' atto che stava per compiere , delle ragioni che avevano consigliato la sua fidanzata e lui di addivenirvi in questo modo penoso , della speranza che avevano d ' essere aiutati da lui quando venisse il momento d ' aprir tutto alla nonna . Stava ancora pensando con la penna in mano , davanti alla carta bianca , quando la barca delle Carabelli passò sotto la sua finestra . Poco dopo udì partire la gondola del marchese e la barca del Pin . Suppose che la nonna , rimasta sola , lo facesse chiamare , ma non ne fu nulla . Passato un po ' di tempo in quest ' aspettazione , si rimise a pensare alla sua lettera e ci pensò tanto , rifece l ' esordio tante volte e procedette anche poi tanto adagio , con tanti pentimenti , che la lettera non era ancora finita quando gli convenne accendere il lume . La chiusa gli riuscì più facile . Egli vi raccomandava la sua Luisa e sé alle preghiere del vecchio vescovo e vi esprimeva una fiducia in Dio così candida e piena che avrebbe toccato il cuore più incredulo . Focoso e impetuoso com ' era , Franco aveva tuttavia la semplice tranquilla fede d ' un bambino . Punto orgoglioso , alieno dalle meditazioni filosofiche , ignorava la sete di libertà intellettuale che tormenta i giovani quando la loro ragione ed i loro sensi cominciano a trovarsi a disagio nel duro freno di una credenza positiva . Non aveva dubitato un istante della sua religione , ne eseguiva scrupolosamente le pratiche senza domandarsi mai se fosse ragionevole di credere e di operare così . Non teneva però affatto del mistico né dell ' asceta . Spirito caldo e poetico , ma nello stesso tempo chiaro ed esatto , appassionato per la natura e per l ' arte , preso da tutti gli aspetti piacevoli della vita , rifuggiva naturalmente dal misticismo . Non s ' era conquistata la fede e non aveva mai vôlti lungamente a lei tutti i suoi pensieri , non aveva potuto esserne penetrato in tutti i suoi sentimenti . La religione era per lui come la scienza per uno scolaro diligente che ha la scuola in cima de ' suoi pensieri e vi è assiduo , non trova pace se non ha fatto i suoi compiti , se non si è preparato alle ripetizioni , ma poi quando ha compiuto il proprio dovere , non pensa più al professore né ai libri , non sente il bisogno di regolarsi ancora secondo fini scientifici o programmi scolastici . Perciò egli pareva spesso non seguire altro nella vita che il suo generoso cuore ardente , le sue inclinazioni appassionate , le impressioni vivaci , gli impeti della sua natura leale , ferita da ogni viltà , da ogni menzogna , intollerante d ' ogni contraddizione e incapace di infingersi . Aveva appena suggellata la lettera quando si bussò all ' uscio . La signora marchesa faceva dire a don Franco di scendere per il rosario . In casa Maironi si recitava il rosario tutte le sere fra le sette e le otto , e i servi avevan l ' obbligo di assistervi . Lo intuonava la marchesa , troneggiando sul canapè , girando gli occhi sonnolenti sulle schiene e sulle gambe dei fedeli prosternati per diritto e per traverso , quale nella luce più opportuna ad un devoto atteggiamento e quale nell ' ombra più propizia ad un sonnellino proibito . Franco entrò in sala mentre la voce nasale diceva le soavi parole « Ave Maria , gratia plena » con quella flemma , con quella untuosità , che sempre gli mettevano in corpo una tentazione indiavolata di farsi turco . Il giovane andò a cacciarsi in un angolo scuro e non aperse mai bocca . Gli era impossibile di rispondere con divozione a quella voce irritante . Non fece che immaginare un probabile interrogatorio imminente , e masticare risposte sdegnose . Finito il rosario , la marchesa aspettò un momento in silenzio e poi disse le sacramentali parole : « Carlotta , Friend ! » Carlotta , la vecchia cameriera , aveva l ' incarico di pigliare , finito il rosario , Friend in braccio e di portarlo a dormire . « È qui , signora marchesa » , disse Carlotta . Ma Friend , se era lì , si trovò altrove quando colei , chinatasi , allungò le mani . Era di buon umore , quella sera , il vecchio Friend , e gli piacque di giuocare a non lasciarsi prendere , provocando Carlotta , sgusciandole sempre di mano , scappando sotto il piano o sotto il tavolino a guardar con un ironico scodinzolamento la povera donna che gli diceva « ven , cara , ven , cara » , con la bocca e « brütt moster » con il cuore . « Friend ! » , fece la marchesa . « Andiamo ! Friend ! Da bravo ! » Franco bolliva . Venutogli tra le gambe l ' antipatico mostricino infetto dell ' egoismo e della superbia della sua padrona , lo scosse da sé , lo fece ruzzolare tra le unghie di Carlotta che gli diede per proprio conto una rabbiosa stretta e se lo portò via rispondendo perfidamente ai suoi guaiti : « Cossa t ' han faa , poer Friend , cossa t ' han faa , di ' sü ! » La marchesa non disse parola né il suo viso marmoreo tradì il suo cuore . Diede al cameriere l ' ordine di dire al prefetto della Caravina , se venisse , e anche a qualsiasi altro , che la padrona era andata a letto . Franco si mosse per uscire anche lui dietro ai servi , ma si trattenne subito onde non aver l ' aria di fuggire . Prese sulla caminiera un numero della I . R . Gazzetta di Milano , sedette presso sua nonna e si mise a leggere , aspettando . « Mi congratulo tanto » , cominciò subito la voce sonnacchiosa , « della bella educazione e dei bei sentimenti che ci avete fatto vedere oggi . » « Accetto » , rispose Franco senza levar gli occhi dal giornale . « Bene , caro » , replicò la nonna imperturbata . E soggiunse : « Ho piacere che quella signorina vi abbia conosciuto ; così , se mai sapeva di qualche progetto , sarà ben contenta che non se ne parli più » . « Contenti tutt ' e due » , disse Franco . « Voi non sapete niente affatto se sarete contento . Specialmente se avete ancora le idee d ' una volta . » Udito questo , Franco posò il giornale e guardò la nonna in faccia . « Cosa succederebbe » , diss ' egli , « se avessi ancora le idee d ' una volta ? » Non parlò stavolta in tono di sfida , ma con serietà tranquilla . « Ecco , bravo » , rispose la marchesa . « Spieghiamoci chiaro . Spero e credo bene che un certo caso non succederà mai , ma , se succedesse , non state a credere che alla mia morte ci sarà qualche cosa per voi , perché io ho già pensato in modo che non ci sarà niente . » « Figùrati ! » , fece il giovine , indifferente . « Questi sono i conti che dovrete fare con me » , proseguì la marchesa . « Poi ci sarebbero quelli da fare con Dio . » « Come ? » , esclamò Franco . « I conti con Dio li farò prima che con te e non dopo ! » Quando la marchesa era côlta in fallo tirava sempre diritto nel suo discorso come se niente fosse . « E grossi » , diss ' ella . « Ma prima ! » , insistette Franco . « Perché » , continuò la vecchia formidabile , « se si è cristiani si ha il dovere d ' obbedire a suo padre e a sua madre e io rappresento vostro padre e vostra madre . » Se l ' una era tenace , l ' altro non l ' era meno . « Ma Dio vien prima ! » , diss ' egli . La marchesa suonò il campanello e chiuse la discussione così : « Adesso siamo intesi » . Si alzò dal canapè all ' entrar della Carlotta e disse placidamente : « Buona notte » . Franco rispose « buona notte » e riprese la Gazzetta di Milano . Appena uscita la nonna , gittò via il foglio , strinse i pugni , si sfogò senza parole , con un furibondo sbuffo , e saltò in piedi , dicendo forte : « Ah , meglio , meglio , meglio ! Meglio così » , fremeva in sé « meglio non condurla mai , la mia Luisa , in questa maledetta casa , meglio non farle soffrir mai questo impero , questa superbia , questa voce , questo viso , meglio viver di pane e d ' acqua e aspettar il resto da qualunque lavoro cane , piuttosto che dalle mani della nonna : meglio far l ' ortolano , maledetto sia , far il barcaiuolo , far il carbonaio ! » Salì nella sua camera , risoluto di romperla con tutti i riguardi . « I conti con Dio ? » , esclamò sbattendosi l ' uscio dietro . « I conti con Dio se sposo Luisa ? Ah vada tutto , cosa me ne importa , mi vedano , mi sentano , mi facciano la spia , glielo dicano , glielo contino , gliela cantino che mi fanno un piacerone ! » Si vestì in fretta e in furia , urtando nelle seggiole , aprendo e chiudendo il cassettone a colpi . Mise un abito nero , per sfida ; discese le scale rumorosamente , chiamò il vecchio domestico , gli disse che sarebbe stato fuori tutta la notte , e senza badare alla faccia tra sbalordita e sgomenta del pover ' uomo , a lui molto devoto , si slanciò in istrada , si perdette nelle tenebre . Egli era fuori da due o tre minuti , quando la marchesa , già coricata , mandò Carlotta a vedere chi fosse venuto giù correndo dalle scale . Carlotta riferì ch ' era stato don Franco e dovette subito ripartire con una seconda missione . « Cosa voleva don Franco ? » . Stavolta la risposta fu che don Franco era uscito per un momento . Questo momento fu pietosamente aggiunto dal vecchio servitore . La marchesa ordinò a Carlotta di andarsene lasciando il lume acceso . « Ritornate quando suonerò » , diss ' ella . Dopo mezz ' ora ecco il campanello . La cameriera corre dalla padrona . « È ancora fuori don Franco ? » « Sì , signora marchesa . » « Spegnete il lume , prendete la calza , mettetevi in anticamera e quando sarà rientrato venite a dirmelo . » Ciò detto la marchesa si girò sul fianco verso la parete , voltando all ' attonita e malcontenta cameriera l ' enigma bianco , uguale , impenetrabile del suo berretto da notte . 3 . Il gran passo Quella stessa sera , alle dieci in punto . l ' ingegnere Ribera batteva due colpi discreti alla porta del signor Giacomo Puttini in Albogasio Superiore . Poco dopo si apriva una finestra sopra il suo capo e vi compariva al chiaro di luna il vecchio visetto imberbe del « sior Zacomo « Ingegnere pregiatissimo , mia riverenza » , disse egli . « Vien subito la servente a verzeghe . » « Non occorre » , rispose l ' altro . « Non salgo . È ora di partire . Venga giù Lei addirittura . » Il signor Giacomo cominciò a soffiare e battere le palpebre . « La mi perdoni » , diss ' egli nel suo linguaggio misto di tutti gl ' ingredienti . « La mi perdoni , ingegnere pregiatissimo . Gavarìa propramente necessità ... » « Di cosa ? » , fece l ' ingegnere seccato . La porta si aperse e comparve la gialla faccia grifagna della serva . « Oh scior parent ! » , diss ' ella rispettosamente . Vantava non so quale affinità con la famiglia dell ' ingegnere , e lo chiamava sempre così . « A sti òr chì ? L ' è staa forsi a trovà la sciora parenta ? » La « sciora parenta » era la sorella dell ' ingegnere , la signora Rigey . L ' ingegnere si contentò di rispondere : « Oh Marianna , vi saluto , neh ? » , e salì le scale seguito da Marianna col lume . « Mia riverenza » , cominciò il signor Giacomo venendogli incontro con un altro lume . « Capisco e riconosco la inconvenienza grande , ma propramente ... » Il visetto raso e roseo del signor Giacomo , posato sopra un cravattone bianco e una piccola smilza personcina chiusa in un soprabitone nero , esprimeva nei moti convulsi delle labbra e delle sopracciglia , negli occhi dolenti , la più comica inquietudine . « Cosa c ' è di nuovo ? » , chiese l ' ingegnere alquanto brusco . Egli , l ' uomo più retto e schietto che fosse al mondo , compativa poco le esitazioni del povero timido signor Giacomo . « La permetta » , cominciò il Puttini ; e , voltosi alla serva , le disse aspramente : « Andè via , vu ; andè in cusina ; vegnì quando che ve ciamarò ; andè , digo ! Obedì ! Abiè rispeto ! Comando mi ! Son paron mi ! » Era la curiosità della serva , la sua noncuranza impertinente delle istruzioni superiori che accendevano nel « sior Zacomo » questo furore dispotico . « Euh , che diavol d ' on omm ! » , rispose colei , alzando rabbiosamente il lume in aria . « L ' ha de vosà a quela manera lì ? Coss ' el dis , scior parent ? » « Sentite » , fece l ' ingegnere . « Invece di menar la lingua , non fareste meglio ad andar fuori dei piedi ? » Marianna se n ' andò brontolando e il signor Giacomo si fece a informare l ' ingegnere pregiatissimo con molti ma , se , digo , e propramente , degl ' intimi suoi pensieri . Egli aveva promesso di assistere come testimonio alle nozze segrete di Luisa , ma ora , sul punto di andar a Castello , gli era venuta una gran paura di compromettersi . Era primo deputato politico , come si chiamava allora la suprema autorità comunale . Se il riveritissimo I . R . Commissario di Porlezza venisse a sapere di questo pasticcio , come la intenderebbe ? E quella signora marchesa ? « Una donna cattiva , ingegnere pregiatissimo ; una donna vendicativa . » Ed egli aveva già tanti altri fastidi . « Ghe xe anca quel maledeto toro ! » Questo toro , soggetto d ' una questione fra il comune d ' Albogasio e l ' alpador o appaltatore dell ' Alpe , dei pascoli alti , era da due anni un incubo mortale per il povero signor Giacomo che , quando parlava delle sue disgrazie , incominciava sempre con la « perfida servente » e finiva col toro : « Ghe xe anca quel maledeto toro ! » . E così dicendo alzava il suo visetto , i suoi occhi pieni di una esecrazione dolorosa , scoteva le mani su verso il ciglione della montagna imminente alla sua casa , verso il domicilio del bestione diabolico . Ma l ' ingegnere che mostrava in quella sua bella faccia d ' impavido galantuomo una disapprovazione continua , un disgusto crescente dell ' ometto pusillanime che gli si contorceva davanti , dopo parecchi « oh povero me ! » che avevano per sottinteso " in che compagnia sono ! " perdette ogni pazienza , e inarcando le braccia con i gomiti in fuori e scotendole come se tenesse le redini di un ronzino poltrone , esclamò : « Ma cosa mai , ma cosa mai ! Pare impossibile ! Questi son discorsi da fatuo , caro signor Giacomo . Non avrei mai creduto che un uomo , dirò così ... » . Qui l ' ingegnere , non sapendo veramente come dire , come definire il suo interlocutore , non fece che gonfiar le gote , mettendo un lungo mormorio , una specie di rantolo , come se avesse in bocca un epiteto troppo grosso e non potesse sputarlo . Intanto il signor Giacomo , rosso rosso , si affannava a protestare : « Basta , basta , La scusa , son qua , vegno , no La se scalda , no go fato che esprimer un dubio ; ingegnere pregiatissimo , Ela conosse el mondo , mi lo go conossuto ma no lo conosso più » . Si ritirò e ricomparve subito tenendo in mano una tuba mostruosa , a larghe tese , che aveva visto l ' ingresso di Ferdinando a Verona nel così detto « anno dell ' imperatore » , nel 1838 . « Credo conveniente » , diss ' egli , « un tal segno di rispetto e di compiacenza . » L ' ingegnere , vedendo quel coso , esclamò ancora : « Cosa mai , cosa mai ? » . Ma l ' ometto , cerimonioso nell ' anima , tenne duro : « Il mio dovere , il mio dovere » , e chiamò la Marianna che facesse lume . Costei , quando vide il padrone con quello spettacoloso segno di compiacenza in capo , incominciò a far le meraviglie . « La tasa ! » , sbuffò il disgraziato signor Giacomo . « Tasì ! » , e appena fuori dell ' uscio si sfogò . « No ghe xe ponto de dubio ; quela maledetissima servente sarà la me morte . » « E perché non la manda via ? » , chiese l ' ingegnere . Il signor Giacomo aveva posto un piede sul primo scalino della viottola che sale a fianco della casa Puttini , quando quest ' acuta interrogazione , penetrandogli come un pugnale nella coscienza , lo fermò di botto . « Eh ! » , rispose sospirando . « Ah ! » , fece l ' ingegnere . « Cossa vorla ? » , riprese l ' altro dopo una breve pausa . « Questo xe quelo . » Pronunciata in via di epilogo , secondo un vecchio uso veneto , tale disgraziata identità dei due aggettivi indicativi , il signor Giacomo fece le guance grosse , soffiò con vivacità e si decise a rimettersi in via . Salirono per alcuni minuti , egli davanti e l ' ingegnere dietro , per la stradicciuola faticosa , mal rischiarata da un chiaror di luna perduta fra le nuvole . Non si udivano che i passi lenti , il picchiar delle mazze sul ciottolato e i soffi regolari del signor Giacomo : apff ! apff ! A piedi della lunga scalinata di Pianca , l ' ometto si fermò , si levò il cappello , si asciugò il sudore con un fazzolettone bianco e guardando su al gran noce , alle stalle di Pianca , cui bisognava salire , mise un soffio straordinario . « Corpo de sbrio baco ! » , diss ' egli . L ' ingegnere gli fece coraggio . « Su , signor Giacomo ! Per amore della Luisina ! » Il signor Giacomo s ' incamminò senz ' altro e , guadagnate le stalle , oltre le quali la viottola diventa più umana , parve dimenticare gli scalini e gli scrupoli , la perfida servente e l ' I . R . Commissario , la marchesa vendicativa e il maledetto toro , e si mise a parlar con entusiasmo della signorina Rigey . « No ghe xe ponto de dubio , quando go l ' onor de trovarme con So nezza , con la signorina Luisina , digo , me par giusto , La se figura , de trovarme ancora ai tempi de la Baretela , de le Filipuzze , de le tre sorelle Spàresi da S . Piero Incarian e de tante altre de na volta che per so grazia me compativa . Vado giusto de tempo in tempo da la signora marchesa , vedo là qualche volta ste putele del dì d ' ancò . No ... no ... no ; no gavemo propramente quel contegno che m ' intendo mi ; o che semo durete o che semo spuzzete . La varda invece la signorina Luisina come che la sa star con tuti , col zovene e col vecio , col rico e col poareto , co la serva e col piovan . No capisso propramente , come la marchesa ... » L ' ingegnere l ' interruppe . « La marchesa ha ragione » , diss ' egli . « Mia nipote non è nobile , mia nipote non ha un soldo ; come si fa a pretendere che la marchesa sia contenta ? » Il signor Giacomo si fermò alquanto sconcertato , e guardò l ' ingegnere battendo i suoi occhi dolenti . « Ma » , diss ' egli . « Ela no ghe darà miga rason sul serio ? » « Io ? » , rispose l ' ingegnere . « Io non approvo mai che si vada contro la volontà dei genitori o di chi tiene le loro veci . Ma io , caro signor Giacomo , sono un uomo antiquato come Lei , un uomo del tempo di Carlo V , come si dice qui . Adesso il mondo va diversamente e bisogna lasciarlo andare . Dunque io le mie ragioni le ho dette e poi ho detto : adesso , fate vobis ; del resto poi quando avrete deciso , in qualunque modo , ditemi quel che occorre fare e son qua . » « E cossa dise la signora Teresina ? » « Mia sorella ? Mia sorella , poveretta , dice : se li vedo a posto non mi dispiace più di morire . » Il signor Giacomo soffiò forte come sempre quando udiva quest ' ultima sgradevole parola . « Ma no semo miga a sti passi ? » , diss ' egli . « Eh ! » , fece l ' ingegnere , molto serio . « Speriamo in Domeneddio . » Toccavano allora quel gomito della viottola che svoltando dagli ultimi campicelli del tenere di Albogasio ai primi del tenere di Castello , gira a sinistra sopra un ciglio sporgente , nell ' improvviso cospetto di un grembo precipitoso del monte , del lago in profondo , dei paeselli di Casarico e di S . Mamette , accovacciati sulla riva come a bere , di Castello seduto poco più su , a breve distanza , e là di fronte , del nudo fiero picco di Cressogno , tutto scoperto dai valloni di Loggio al cielo . È un bel posto , anche di notte , al chiaro di luna , ma se il signor Giacomo vi si fermò in attitudine contemplativa e senza soffiare , non fu già perché la scena gli paresse degna dell ' attenzione di chicchessia , figurarsi di un primo deputato politico , ma perché avendo una considerazione grave da mettere in luce , sentiva il bisogno di richiamare tutte le sue forze al cervello , di sospendere ogni altro moto , anche quello delle gambe . « Bela massima » , diss ' egli . « Speremo in Domenedio . Sissignor . Ma La me permeta de osservar che ai nostri tempi se sentìa parlar ogni momento de grazie ricevute , de conversion , de miracoli , adesso La me diga Ela . El mondo no xe più quelo e me par che Domenedio sia stomegà . El mondo d ' adesso el xe come la nostra ciesa de Albogasio de sora che sti ani Domenedio el ghe vegneva una volta al mese e adesso el ghe vien una volta a l 'ano.» « Senta , caro signor Giacomo » , osservò l ' ingegnere , impaziente di arrivare a Castello : « se si trasporta la parrocchia da una chiesa all ' altra , Domeneddio non c ' entra ; del resto lasciamo fare a Domeneddio e camminiamo . » Ciò detto prese un ' andatura così lesta che il signor Giacomo , fatti pochi passi , si fermò soffiando come un mantice . « La perdona » , diss ' egli , « se obedisso tanto quanto a la natural curiosità de l ' omo . Se podaria saver la Sua riverita età ? » L ' ingegnere capì l ' antifona e fermatosi un momento si voltò a rispondere quasi sottovoce , con ironica mansuetudine trionfante : « Più vecchio di Lei » . E riprese spietatamente la via . « Sono dell ' ottantotto , sa ! » , gemette il Puttini . « Ed io dell ' ottantacinque ! » , ribatté l ' altro senza fermarsi . « Avanti ! » Per fortuna del Puttini non c ' erano più che pochi passi a fare . Ecco il muraglione che sostiene il sagrato della chiesa di Castello , ecco la scaletta che mette all ' entrata del villaggio . Ora bisognava svoltare nel sottoportico della canonica , cacciarsi alla cieca in un buco nero dove l ' immaginazione del signor Giacomo gli rappresentava tanti iniqui sassi sdrucciolevoli , tanti maledetti scalini traditori , ch ' egli si piantò sui due piedi e , incrociate le mani sopra il pomo della mazza , parlò in questi termini : « Corpo de sbrio baco ! No , ingegnere pregiatissimo . No , no , no . Propramente mi no posso , mi resto qua . Le vegnarà ben in ciesa . La ciesa xe qua . Mi speto qua . Corpo de sbrio baco ! » Questo secondo « corpo » il signor Giacomo se lo masticò privatamente in bocca come la chiusa d ' un monologo interno sugli accessori dell ' impiccio principale in cui s ' era messo . « Aspetti » , fece l ' ingegnere . Un fil di luce usciva dalla porta della chiesa . L ' ingegnere vi entrò e ne uscì subito col sagrestano che stava preparando gl ' inginocchiatoi per gli sposi . Costui recò in soccorso del Puttini la lunga pertica col cerino acceso sulla punta , che serve per accender le candele degli altari . Poté così , fermo sull ' entrata del sottoportico , porger via via , quanto era lunga la pertica , il suo lumicino davanti ai piedi del signor Giacomo che , malissimo contento di questa illuminazione religiosa , procedeva brontolando contro le pietre , le tenebre , il moccolo sacro e chi lo teneva , sinché , abbandonato dal sagrestano e abbrancato dall ' ingegnere , fu tratto , malgrado il suo muto resistere , come un luccio alla lenza , sulla soglia di casa Rigey . A Castello , le case che si serrano in fila sul ciglio tortuoso del monte a godersi il sole e la veduta del lago in profondo , tutte bianche e ridenti verso l ' aperto , tutte scure verso quell ' altra disgraziata fila di case che si attrista dietro a loro , somigliano certi fortunati del mondo che di fronte alla miseria troppo vicina prendono un sussiego ostile , si stringono l ' uno all ' altro , si aiutano a tenerla indietro . Fra queste gaudenti , casa Rigey è una delle più scure di fronte alla poveraglia delle case villane , una delle più chiare di fronte al sole . Dalla porta di strada un andito stretto e lungo mette ad una loggetta aperta da cui si cala per pochi scalini sulla piccola terrazza bianca che , fra il salotto di ricevimento e un ' alta muraglia senza finestre , si affaccia all ' orlo del monte , spia giù i burroni ond ' esce il Soldo , spia il lago fino ai golfi verdi dei Birosni e del Dòi , fino alle distese serene di là da Caprino e da Gandria . Il signor Rigey , nato a Milano da padre francese e professore di lingua francese nel collegio di madame Berra , perduto il posto , perduta gran parte delle lezioni private per la fama cresciutagli attorno d ' uomo irreligioso , aveva comperato la casetta nel 1825 per ridurvisi da Milano a vivere in quiete e con poca spesa , aveva sposato la sorella dell ' ingegnere Ribera ed era morto nel 1844 lasciando a sua moglie una figliuola di quindici anni e poche migliaia di svanziche oltre la casa . Appena l ' ingegnere ebbe bussato alla porta , non tanto piano , si udì un correr leggero nell ' andito , fu aperto e una voce non sottile , non argentina , ma inesprimibilmente armoniosa , sussurrò : « Che strepito , zio ! » . « Oh bella ! » , fece patriarcalmente l ' ingegnere , « ho da picchiar col naso ? » La nipote gli turò la bocca con una mano , lo tirò dentro con l ' altra , fece un saluto grazioso al signor Giacomo e chiuse la porta ; tutto ciò in un attimo , mentre lo stesso signor Giacomo andava soffiando : « Padrona mia riveritissima ... me consolo propramente ... » . « Grazie , grazie » , fece Luisa , « passi , La prego , devo dire una parola allo zio . » L ' ometto passò con il suo cappellone in mano , e la giovane abbracciò teneramente il suo vecchio zio , lo baciò , gli posò il viso sul petto , tenendogli le braccia al collo . « Ciao , neh » , fece l ' ingegnere quasi resistendo a quelle carezze perché vi sentiva una gratitudine di cui non avrebbe sopportate le parole . « Sì , là , basta . Come va la mamma ? » . Luisa non rispose che con una nuova stretta delle sue braccia . Lo zio era più che un padre per lei , era la Provvidenza della casa , benché nella sua gran bontà semplice neppur sognasse di aver il menomo merito verso sua sorella e sua nipote . Che avrebbero mai fatto senza di lui , povere donne , con quelle magre dodici o quindici migliaia di svanziche lasciate da Rigey ? Egli godeva , come ingegnere delle Pubbliche Costruzioni , di un buon stipendio . Viveva parcamente a Como con una vecchia governante e i suoi risparmi passavano a casa Rigey . Aveva sulle prime apertamente e solennemente disapprovata la inclinazione di Luisa per Franco parendogli quello un matrimonio troppo disuguale ; ma poiché i giovani erano stati fermi e sua sorella aveva consentito , egli tenendosi la sua opinione per sé , s ' era messo ad aiutare in tutto che poteva . « La mamma ? » , ripeté . « Sta benino , stasera , per la consolazione , ma ora è agitata perché mezz ' ora fa è venuto Franco e ha raccontato che c ' è stata una mezza scena con la nonna . » « Oh povero me ! » , fece l ' ingegnere , che quando udiva di qualche sproposito altrui soleva commiserarne , con questa esclamazione , se stesso . « No , zio ; Franco ha ragione . » Luisa pronunziò queste parole con fierezza subitanea . « Ma si ! » , esclamò perché lo zio aveva messo un lungo « hm ! » dubitativo . « Ha cento ragioni ! Ma » , soggiunse piano , « dice di essere partito di casa in modo che la nonna verrà molto probabilmente a scoprir tutto . » « Meglio » , disse lo zio , incamminandosi verso la terrazza . La luna era tramontata , faceva buio . Luisa , sussurrò : « Mamma è qui » . La signora Teresa , tribolata dalla mancanza di respiro , si era fatta trascinare sulla terrazza , nella sua poltrona , per avere un po ' d ' aria , un po ' di sollievo . « Cosa vi pare , Piero ? » , disse con voce simile nel timbro a quella di Luisa , ma stanca e più dolce : la voce di un cuor mite cui il mondo è amaramente avverso e che cede . « Cosa vi pare che tutte le nostre prudenze non serviranno a niente ? » « Ma no , mamma , questo non si sa ancora , questo non si può dire ! » Mentre Luisa parlava così , Franco che stava nel salotto col curato ne uscì per abbracciar lo zio . « Dunque ? » , disse questi stendendogli la mano , perché gli abbracciamenti non erano di suo gusto . « Cosa è successo ? » Franco raccontò l ' accaduto velando un poco le espressioni della nonna che potevano riuscire troppo offensive ai Rigey , tacendo affatto la minaccia di non lasciargli un soldo , accusando quasi più la suscettibilità propria che l ' insolenza della vecchia , confessando finalmente di aver fatto conoscere , di proposito , la sua intenzione di star fuori tutta la notte . Ciò non poteva a meno di condurre la nonna a scoprir tutto subito , perché lo avrebbe interrogato su quest ' assenza , ed egli non voleva mentire , e tacere era come confessare . « Senti ! » , esclamò lo zio con l ' accento vibrato e con la faccia spanta del galantomone che , soffocando in un viluppo di cautele e di dissimulazioni , vi mena dentro due gran gomitate , se ne disbriga e respira : « Vedo che hai avuto torto d ' irritar la nonna perché , cosa mai ! Bisogna rispettare i vecchi anche nei loro errori ; capisco che le conseguenze saranno pessime ; ma son più contento così e sarei più contento ancora se tu avessi già detto a tua nonna le cose chiare e tonde . Questo segreto , questo infingersi , questo nascondersi non mi sono mai piaciuti un corno . Cosa mai ! L ' onest ' uomo quello che fa lo dice , alla papale . Tu vuoi ammogliarti contro la volontà della nonna . Bene , almeno non ingannarla ! » « Ma Piero ! » , esclamò la signora Teresa che , insieme ad uno squisito sentimento della vita come dovrebb ' essere , possedeva un senso acuto della vita com ' è realmente , e data molto più di suo fratello agli esercizi di pietà , molto più familiare con Dio , riusciva più facilmente a persuadersi di aver ottenuta da Lui , per amor di un bene sostanziale , qualche concessione di forma . « Ma Piero ! Voi non riflettete . » ( La signora Teresa , molto più giovane di suo fratello , gli parlava sempre col voi e ne pigliava il tu ) . « Se la marchesa viene a conoscere il matrimonio in un modo simile e , naturalmente , non vuol saperne di prender Luisa in casa , cosa fanno questi ragazzi ? Dove vanno ? Qui non c ' è posto e quand ' anche vi fosse posto non è preparato nulla . In casa vostra nemmeno . Bisogna riflettere . Se si voleva tener la cosa segreta per un mese o due , non era mica per ingannare ; era per aver tempo di disporvi la nonna e , se la nonna non volesse piegarsi , di preparar un paio di stanze a Oria . » « Oh povero me ! » , fece l ' ingegnere . « Ci voglion due mesi per questo ? Non par vero . » Un soffio prolungato , nell ' ombra , ricordò in quel punto la presenza del signor Giacomo che stava in un angolo , appoggiato al muro , non osando scostarsene per l ' oscurità . La signora Teresa non l ' aveva ancora salutato . « Oh , signor Giacomo ! » , diss ' ella con grande premura . « Scusi . La ringrazio tanto , sa . Venga qua . Ha sentito quel che si diceva ? Dica anche Lei ; cosa Le pare ? » « La mia servitù » , disse il signor Giacomo dal suo angolo . « Propramente non me movo , perché , con la mia povera vista ... » « Luisa ! » , fece la signora Teresa . « Porta fuori un lume . Ma ha sentito , signor Giacomo ; cosa Le pare ? Dica . » Il signor Giacomo mise nella sua sapienza tre o quattro piccoli soffi frettolosi che significavano : « ahi , questo è un imbarazzo » « No so » , cominciò titubante , « no so , digo adesso , se trovandome a scuro ... » « Luisa ! » , chiamò da capo la signora Teresa . « Eh nossignora , nossignora . M ' intendo a scuro de tante cosse che no so . Vogio dir che ne la mia ignoranza no me posso pronunciar . Però , digo , me par che forse se podaria ... adesso , digo , mi son qua per el servizio Suo e de la rispettabilissima famegia , sì ben che no me faria maravegia che l ' Imperial Regio Commissario , ottima persona ma sustosèta ... ben , basta , no discoremo , mi son qua , però me pararia , digo , che se podesse tirar avanti un pocheto e intanto qua el nostro nobilissimo signor don Franco podaria forse co le bone , cole molesine ... Ben ben ben , per mi , come che Le comanda . » Furono le proteste violente di Franco che fecero voltare così precipitosamente strada al signor Giacomo . Luisa le appoggiò e la signora Teresa , che forse adesso avrebbe pure inclinato a una dilazione , non osò contraddire . « Luisa , Franco » , diss ' ella . « Riconducetemi in salotto . » I due giovani spinsero insieme , seguiti dallo zio e dal signor Giacomo , la poltrona nel salotto . Nel passar la soglia Luisa si chinò , baciò la mamma sui capelli e le sussurrò : « vedrai che tutto andrà bene » . Ella credeva di trovar il curato in salotto , ma il curato se l ' era svignata per la cucina . Appena Franco e Luisa ebbero accostata la mamma al tavolo dov ' era il lume , capitò il sagrestano ad avvertire che tutto era pronto . Allora la signora Teresa lo pregò di annunciare al curato che gli sposi sarebbero andati in chiesa fra mezz ' ora . « Luisa » , diss ' ella , fissando sua figlia con uno sguardo significante . « Sì , mamma » , rispose questa ; e riprese a voce più alta volgendosi al suo fidanzato : « Franco , la mamma desidera parlarti . » Il signor Giacomo capì e uscì sulla terrazza . L ' ingegnere non capì nulla e sua nipote dovette spiegargli che bisognava lasciar la mamma sola con Franco . L ' uomo semplice non ne intendeva bene il perché : allora ella gli prese sorridendo un braccio e lo condusse fuori . La signora Teresa stese in silenzio la sua bella mano ancora giovane , a Franco , che s ' inginocchiò per baciarla . « Povero Franco ! » , diss ' ella dolcemente . Lo fece alzare e sedere vicino a sé . Doveva parlargli , disse ; e si sentiva tanto poca lena ! Ma egli capirebbe molto , anche da poche parole : « Minga vera ? » Così dicendo la voce fioca ebbe una soavità infinita . « Sai » , cominciò , « questo non avevo pensato a dirtelo , ma mi è venuto in mente quando tu raccontavi del piatto che hai rotto a tavola . Ti prego di avere riguardo alla situazione dello zio Piero . Egli pensa , nel suo cuore , come te . Se tu avessi veduto le lettere che mi scriveva nel 1848 ! Ma è impiegato del Governo . Vero che si sente tranquillo nella sua coscienza perché , occupandosi di strade e di acque , sa che serve il suo paese e non i tedeschi ; ma certi riguardi vuole e deve averli . Fino a un dato punto bisogna che li abbiate anche voi per amor suo . » « I tedeschi andranno via presto , mamma » , rispose Franco , « ma sta tranquilla , sarò prudente , vedrai . » « Oh caro , io non ho più niente da vedere . Non ho che a vedervi voi altri due uniti e benedetti dal Signore . Quando i tedeschi saranno andati via , verrete a dirmelo a Looch . » Portano il nome di Looch i praticelli ombrati di grandi noci dove sta il piccolo camposanto di Castello . « Ma ti devo parlare di un ' altra cosa » , proseguì la signora Teresa senza lasciar a Franco il tempo di far proteste . Egli le prese le mani , gliele strinse trattenendo a fatica il pianto . « Bisogna che ti parli di Luisa » , diss ' ella . « Bisogna che tu la conosca bene tua moglie . » « La conosco , mamma ! La conosco quanto la conosci tu e più ancora ! » Egli ardeva e fremeva tutto , così dicendo , nell ' appassionato amore per lei ch ' era la vita della sua vita , l ' anima dell ' anima sua . « Povero Franco ! » , fece la signora Teresa teneramente , sorridendo . « No , ascoltami , vi è qualche cosa che non sai e che devi sapere . Aspetta un poco . » Aveva bisogno di una sosta , l ' emozione le rendeva il respiro difficile e più difficile il parlare . Fece un gesto negativo a Franco che avrebbe pur voluto adoperarsi , aiutarla in qualche modo . Le bastava un po ' di riposo e lo prese appoggiando il capo alla spalliera della poltrona . Si rialzò presto . « Avrai inteso parlar male » , disse , « del povero mio marito , a casa tua . Avrai inteso dire ch ' era un uomo senza principii e che ho avuto un gran torto a sposarlo . Infatti egli non era religioso e questa fu la ragione per cui esitai molto prima di decidermi . Sono stata consigliata di cedere perché potevo forse influire bene sopra di lui che aveva un ' anima nobile . È morto da cristiano , ho tanta fede di trovarlo in paradiso se il Signore mi fa questa grazia di prendermi con sé ; ma fino all ' ultima ora parve che non ottenessi nulla . Bene , temo che la mia Luisa , in fondo , abbia le tendenze del suo papà . Me le nasconde , ma capisco che le ha . Te la raccomando , studiala , consigliala , ha un gran talento e un gran cuore , se io non ho saputo far bene con lei , tu fa meglio , sei un buon cristiano , guarda che lo sia anche lei , proprio di cuore ; promettimelo , Franco . » Egli lo promise sorridendo , come se stimasse vani i timori di lei e facesse , per compiacenza , una promessa superflua . L ' ammalata lo guardò , triste . « Credimi , sai » , soggiunse , « non sono fantasie . Non posso morire in pace se non la prendi come una cosa seria . » E poi che il giovane ebbe ripetuta la sua promessa senza sorridere , soggiunse : « Una parola ancora . Quando parti di qua , vai a Casarico dal professor Gilardoni , non è vero ? » « Ma , questo era il piano di prima . Dovevo dire alla nonna che andavo a dormire da Gilardoni per fare poi una gita insieme alla mattina ; adesso lo sai come sono venuto via . » « Vacci lo stesso . Ho piacere che tu ci vada . E poi ti aspetta , non è vero ? Dunque ci devi andare . Povero Gilardoni , non è più venuto dopo quella pazzia di due anni or sono . Lo sai , non è vero ? Luisa te l ' avrà detto ? » « Sì , mamma . » Questo professor Gilardoni che viveva a Casarico , da eremita , si era molto romanticamente innamorato , qualche anno prima , della signora Teresa e le si era timidamente , reverentemente proposto per marito , ottenendo un tale successo di stupore da togliergli poi il coraggio di ricomparirle davanti . « Povero uomo ! » , riprese la signora Rigey . « Quella è stata una stupidità grande , ma è un cuor d ' oro , un buon amico , tenetevelo caro . Il giorno prima che gli venisse quell ' accesso di pazzia , mi ha fatto una confidenza . Non te la posso ripetere , e anzi ti prego di non parlargliene se non te ne parla lui ; ma insomma è una cosa che potrà , in certi casi , aver molta importanza per voi altri , specialmente se avrete figli . Se Gilardoni te ne parla , pensaci prima di dirlo a Luisa . Luisa potrebbe prender la cosa non come va presa . Delibera tu , consigliati con lo zio Piero e poi parla o non parla , secondo la strada che vorrai prendere . » « Sì , mamma . » Si picchiò all ' uscio , sommessamente , e la voce di Luisa disse : « È finito ? » Franco guardò l ' ammalata . « Avanti » , diss ' ella . « È ora di andare ? » Luisa non rispose , cinse con un braccio il collo di Franco . S ' inginocchiarono insieme davanti alla mamma , le piegarono il capo in grembo . Luisa faceva ogni sforzo per trattenere il pianto , sapendo bene che bisognava evitare alla mamma ogni emozione troppo forte , ma le spalle la tradivano . « No , Luisa » , disse la mamma , « no , cara , no » , e le accarezzava il capo . « Ti ringrazio che sei sempre stata una buona figliuola , sai ; tanto buona ; quietati ; son così contenta ; vedrai che starò meglio . Andate dunque ; datemi un bacio e poi andate , non fate aspettare il signor curato . Dio ti benedica , Luisa ; e anche te , Franco . » Chiese il suo libro di preghiere , si accostò il lume , fece aprire le finestre e l ' uscio della terrazza per respirar meglio e mandò via la fantesca che si preparava a tenerle compagnia . Usciti gli sposi , entrò l ' ingegnere per salutar sua sorella prima di andare in chiesa . « Ciao , neh , Teresa . » « Addio , Piero . Un altro peso sulle vostre spalle , povero Piero . » « Amen » , rispose pacificamente l ' ingegnere . Rimasta sola , la signora Rigey stette ascoltando il rumor dei passi che si allontanavano . Quelli gravi di suo fratello e del signor Giacomo , la coda della colonna , non le lasciavano udire gli altri ch ' ella avrebbe voluto accompagnar con l ' orecchio quanto era possibile . Un momento ancora e non intese più nulla . Ebbe l ' idea che Luisa e Franco si allontanavano insieme nell ' avvenire dove a lei non era dato seguirli che per pochi mesi o forse per pochi giorni ; e che non poteva indovinar niente , presentir niente del loro destino . « Poveri ragazzi » , pensò . « Chi sa cosa avranno passato fra cinque anni , fra dieci anni ! » Stette ancora in ascolto , ma il silenzio era profondo ; non entrava per le finestre aperte che il fragor lontano lontano della cascata di Rescia , di là dal lago . Allora , supponendo che fossero già in chiesa , prese il suo libro di preghiere e lesse con fervore . Si stancò presto , si sentì una gran confusione in testa , le si confusero alla vista anche i caratteri del libro . La sua mente si assopiva , la volontà era perduta . Presentiva una visione di cose non vere e sapeva di non dormire , comprendeva che non era sogno , ch ' era uno stato prodotto dal suo male . Vide aprirsi l ' uscio che metteva in cucina ed entrare il vecchio Gilardoni di Dasio , detto « el Carlin de Dàas » , padre del professore , agente di casa Maironi per i possessi di Valsolda , morto da venticinque anni . La figura entrò e disse in tono naturale : « Oh sciora Teresa , la sta ben ? » . Ella credette di rispondere : « Oh Carlin ! Bene e voi ? » , ma in fatto non aperse bocca . « Ghe l ' hoo chì la lettra » , riprese la figura agitando trionfalmente una lettera . « L ' hoo portada chì per Lee . » E posò la lettera sul tavolo . La signora Teresa vide chiaramente e con un senso di vivo piacere questa lettera sudicia e ingiallita dal tempo , senza busta e con la traccia di una piccola ostia rossa . Le parve dire : « Grazie , Carlin . E adesso andate a Dasio ? » . « Sciora no » , rispose il Carlin . « Voo a Casarech dal me fioeu . » L ' ammalata non vide più il Carlin , ma vide ancora la lettera sul tavolo . La vedeva chiaramente eppure non era certa che vi fosse ; nel suo cervello inerte durava l ' idea vaga di altre allucinazioni passate , l ' idea della malattia sua nemica , sua padrona violenta . Aveva l ' occhio vitreo , la respirazione penosa e frequente . Un suono di passi affrettati la scosse , la richiamò quasi del tutto in sé . Quando Luisa e Franco si precipitarono in camera dalla terrazza , non si accorsero , causa il paralume della lucerna , che la fisionomia della mamma fosse stravolta . Inginocchiati accanto a lei , la coprirono di baci , attribuirono all ' emozione quel respiro affannoso . A un tratto l ' ammalata sollevò il capo dalla spalliera della poltrona , tese le mani avanti , guardando e indicando qualche cosa . « La lettera » , diss ' ella . I due giovani si voltarono e non videro niente . « Che lettera , mamma ? » , disse Luisa . Nello stesso punto notò l ' espressione del viso di sua madre , diede un ' occhiata a Franco per avvertirlo . Non era la prima volta , durante la sua malattia , che la mamma soffriva di allucinazioni . All ' udirsi domandare « che lettera ? » ella capì , fece « oh ! » , ritirò le mani , se ne coperse il viso e pianse silenziosamente . Confortata dalle carezze de ' suoi figli , si ricompose , li baciò , stese la mano a suo fratello e al signor Giacomo , che non avevano inteso affatto cosa fosse accaduto e accennò a Luisa di andar a pigliar qualche cosa . Si trattava di una torta e di una bottiglia preziosa di vino del Niscioree , regalata con altre parecchie , tempo addietro , dal marchese Bianchi che aveva per la signora Rigey una singolare venerazione . Il signor Giacomo , non vedendo l ' ora di svignarsela , incominciava a dimenarsi , a soffiare , guardando l ' ingegnere . « Signora Luisina » , diss ' egli vedendo uscire la novella sposa . « La scusa , son propramente per domandar licenza ... » « No , no » , lo interruppe con un fil di voce la signora Teresa , « aspetti un poco . » Luisa scomparve e Franco scivolò pure fuori dalla stanza dietro sua moglie . La signora Teresa parve presa da uno scrupolo , accennò a richiamarlo . « Ma cosa mai ! » , fece l ' ingegnere . « Ma , Piero ! » « Ma cosa ? » Le antiche tradizioni austere della sua famiglia , un sottile senso di dignità , forse anche uno scrupolo religioso perché gli sposi non avevano ancora assistito alla messa della benedizione nuziale , impedivano alla signora Teresa di approvare che i giovani si appartassero e insieme di spiegarsi . Le sue reticenze e la bonarietà patriarcale dello zio diedero agio a Franco di sottrarsi ai richiami senza rimedio alcuno . La signora Teresa non insistette . « Per sempre ! » , mormorò dopo un momento come parlando fra sé . « Uniti per sempre ! » « Nualtri » , disse l ' ingegnere rivolgendosi in dialetto veneto al suo collega nel celibato , « nualtri , sior Giacomo , de ste buzare no ghe ne femo . » « Sempre de bon umor , Ela , ingegnere pregiatissimo » , rispose il signor Giacomo a cui la coscienza diceva che aveva fatto delle « buzare » peggiori . Gli sposi non ritornavano . « Signor Giacomo » , riprese l ' ingegnere , « per questa notte , niente letto . » L ' infelice si contorse , soffiò e batté le palpebre senza rispondere . E gli sposi non ritornavano . « Piero » , disse la signora , « suonate il campanello . » « Signor Giacomo » , fece l ' ingegnere senza scomporsi , « dobbiamo suonare il campanello ? » « L ' idea de la signora Teresa pare propramente questa » , rispose l ' omino navigando alla meglio tra il fratello e la sorella . « Però mi no digo gnente . » « Piero ! » , insistette la signora . « Ma insomma » , riprese suo fratello senza muoversi . « Lei , cosa farebbe ? Lo suonerebbe , questo campanello , o non lo suonerebbe ? » « Oh Dio ! » , gemette il Puttini . « La me dispensa . » « Non La dispenso un corno . » Gli sposi non ritornavano e la mamma , sempre più inquieta , ricominciava : « Ma suonate , dunque , Piero ! » Il signor Giacomo , che moriva dalla voglia di andarsene e non poteva andarsene senza salutar gli sposi , incoraggiato dall ' insistere della signora , fece uno sforzo , diventò rosso rosso e buttò fuori la sua sentenza : « Mi sonaria . » « Caro signor Giacomo » , disse l ' ingegnere , « mi stupisco , mi sorprendo e mi meraviglio . » Chi sa perché , quando era di buon umore e gli capitava in bocca uno di quei sinonimi , li infilzava tutti e tre . « Però » , conchiuse , «suoniamo.» E suonò molto discretamente . « Sentite , Piero » , disse la signora Teresa . « Ricordatevi bene che adesso , quando partite voi , deve partire anche Franco . Ritornerà alle cinque e mezzo per la messa . » « Oh povero me ! » , fece lo zio Piero . « Quante miserie ! Insomma , sono marito e moglie , sì o no ? Bene bene bene » , soggiunse , perché sua sorella si inquietava . « Fate tutto quello che volete , ecco . » Invece degli sposi entrò la fantesca portando la torta e la bottiglia e disse all ' ingegnere che la signora Luisina lo pregava di uscire un momento sulla terrazza . « Adesso che viene un po ' di grazia di Dio , mi mandate fuori » , disse l ' ingegnere . Egli scherzava , con la solita serenità di spirito , forse non comprendendo bene lo stato grave di sua sorella , forse per certa sua naturale disposizione pacifica verso tutto che fosse ineluttabile . Uscì sulla terrazza dove Luisa lo aspettava con Franco . « Senti , zio » , diss ' ella , « mio marito dice che certo la nonna scoprirà tutto subito , ch ' egli non potrà più stare a Cressogno , che se la mamma fosse in buone condizioni si potrebbe venire da te a Oria , ma che così , pur troppo , non è possibile . Allora dice che si potrebbe mettere all ' ordine una camera qui , in fretta , alla meglio ; lo studio del povero papà , si diceva noi . Cosa ti pare ? » « Hm ! » , fece lo zio , che non accettava facilmente le novità . « Mi pare una risoluzione molto precipitosa . Fate una spesa , mettete la casa sossopra per una cosa che non può durare . » La sua idea fissa era quella di aver tutta la famiglia a Oria , e questo ripiego della camera gli faceva ombra . Temeva che se gli sposi si accomodavano a Castello finissero con restarvi . Luisa si studiò di persuaderlo che non si poteva fare altrimenti , che né la spesa né l ' incomodo sarebbero stati grandi , che suo marito , quando avesse a uscir di casa , andrebbe difilato a Lugano e ritornerebbe con i pochi mobili strettamente necessari . Lo zio domandò se Franco non potrebbe invece mettersi a Oria e starvi fino a quando vi potessero scendere la mamma e lei . « Oh , zio ! » , fece Luisa . S ' ella avesse saputo del campanello , si sarebbe ancor più meravigliata di una proposta simile . Ma il buon uomo aveva qualche volta di queste idee ingenue che facevano sorridere sua sorella . Luisa non durò fatica a trovare argomenti contro l ' esilio di Franco e ad adoperarli con calore . « Basta » , fece lo zio non persuaso , ma placido , allargando le braccia in arco , nell ' atto di un Dominus vobiscum più caritatevole , più disposto a cinger di tenerezza le povere creature umane . « Fiat . Oh , e se occorre » , soggiunse volgendosi a Franco , « come stai a quattrini ? » Franco trasalì , s ' imbarazzò . « È il nostro papà , sai » , gli disse sua moglie . « Papà niente affatto » , osservò lo zio , sempre placidamente . « Papà niente affatto , ma quel ch ' è mio è vostro , ecco ; vuol dire dunque che vi munirò un poco secondo le mie forze . » E ricevette l ' abbraccio commosso de ' suoi nipoti senza corrispondervi , quasi seccato da una dimostrazione superflua , seccato che non accogliessero più semplicemente una cosa tanto semplice e naturale . « Sì , sì » , diss ' egli , « andiamo a bere ch ' è meglio . » Il vino del Niscioree , rosso chiaro come un rubino , delicato e gagliardo , blandì e pacificò le viscere dell ' impaziente signor Giacomo , che in quegli anni di oïdium ben di rado bagnava le labbra nel vin pretto e beveva cupamente vin Grimelli di acquosa memoria . « Est , est , non è vero , signor Giacomo ? » , disse lo zio Piero vedendo il Puttini guardar devotamente nel bicchiere che teneva in mano . « Qui almeno non c ' è pericolo di crepare come quel tale : et propter nimium est dominus meus mortuus est . » « A mi me par de resussitar » , rispose il signor Giacomo , adagio adagio , quasi sottovoce , guardando sempre nel bicchiere . « Allora , un brindisi agli sposi ! » , riprese l ' altro , alzandosi . « Se non lo fa Lei , lo farò io : Viva lü e viva lee E nün andèm foeura d ' i pee . Il signor Giacomo vuotò il bicchiere , soffiò molto e batté molto le palpebre in segno dei vari sentimenti che tumultuavano nell ' animo suo mentre l ' ultimo aroma e l ' ultimo sapor del vino gli si perdevano in bocca ; offerse la sua servitù alla signora Teresa riveritissima , la sua devozione alla sposina amabilissima , la sua osservanza allo sposo compitissimo ; si schermì , menando le braccia e la testa , dai ringraziamenti che gli fioccavano addosso , e preso il cappellone , presa la mazza , si avviò umilmente , soffiando con un misto di compiacenza e di rammarico , dietro la mole placida dell ' ingegnere pregiatissimo . « E tu , Franco ? » , chiese subito la signora Teresa . « Vado » , rispose Franco . « Vien qua » , diss ' ella . « Vi ho accolto così male , poveri figliuoli , quando siete ritornati dalla chiesa . Sai , m ' era venuto uno de ' miei accessi ; lo avete ben capito . Adesso mi sento tanto benino , tanto in pace . Signore , Vi ringrazio . Mi pare d ' avere messa la casa in ordine , d ' avere spento il fuoco , d ' aver dette un po ' di orazioni e di andar a dormire , tutta bella contenta ; ma non così presto , sai , caro , non così subito . Ti lascio la mia Luisa , caro , ti lascio lo zio Piero ; so che li amerai tanto , vero ? Ricordati anche di me , però . Ah Signore , come mi rincresce di non vedere i vostri figli ! Quello sì . Hai da dar loro un bacio per la povera nonna , tutti i giorni . E adesso va ' , figlio mio ; ritorni alle cinque e mezzo , non è vero ? Sì , addio , va '.» Gli parlava carezzevole , come a un bambino che non capisce ancora ed egli piangeva di tenerezza silenziosamente , le baciava e ribaciava le mani , godendo che Luisa fosse presente e vedesse ; perché nella sua immensa tenerezza per la mamma vi era la immensa gioia di essere divenuto un solo con la figlia e come un ' avidità di amar tutto che sua moglie amava , con la stessa forza . « Va ' » , ripeteva mamma Teresa , temendo anche la commozione propria : « va ' , va '.» Egli obbedì , finalmente ; e uscì con Luisa . Anche stavolta Luisa tardò molto a ritornare , ma le anime più sante hanno le loro lievi debolezze e quantunque la fantesca non facesse che andare e venire dalla cucina al salotto , la signora Teresa , tocca dalle dimostrazioni d ' affetto che le aveva prodigate Franco , non le disse mai di suonare il campanello . 4 . La lettera del Carlin Franco discese il monte adagio adagio , tutto chiuso nel suo mondo interiore così pieno di cose , di pensieri , di sentimenti nuovi , fermandosi ogni tratto a guardar la strada biancastra e i campicelli scuri , a toccar le foglie d ' una vite o i sassi d ' un muricciuolo per sentire la realtà del mondo esterno , persuadersi che non sognava . Solamente a Casarico , nella contrada dei Mal ' ari , davanti alla porticina della villetta Gilardoni , si ricordò delle parole oscure di mamma Teresa circa la confidenza fattale dal Gilardoni e si domandò quale potesse mai essere l ' arcano che non conveniva rivelare a Luisa . A dir il vero questo consiglio della mamma non gli era piaciuto interamente . « Come mai » , pensò bussando all ' uscio , « nasconderei qualche cosa a mia moglie ? » Il professore Beniamino Gilardoni , figlio del « Carlin de Dàas » , era stato fatto studiare dal vecchio don Franco Maironi , dal marito della marchesa Orsola , uomo bizzarro , lunatico , violento , ma generoso . Quando il Carlin morì , si vide che la generosità del Maironi non sarebbe stata necessaria . Beniamino ereditò un discreto gruzzoletto e ciò fece andare in bestia don Franco che lo tenne responsabile dell ' ipocrisia paterna , gli voltò le spalle né volle più saperne di lui nel poco tempo che visse ancora dopo la morte del suo agente . Il giovane entrò nell ' insegnamento , fu professore di latino nel ginnasio di Cremona e di filosofia nel liceo di Udine . Cagionevole di salute e timoroso assai del male fisico , alquanto misantropo , piantò nel 1842 la cattedra e venne a godersi la modesta eredità paterna in Valsolda . Il natio paesello di Dasio , seduto sotto le rocce dolomitiche dell ' Arabione , era troppo alto e troppo incomodo per lui . Vendette i suoi beni di lassù , si comperò l ' uliveto del Sedorgg sopra Casarico e una villetta in Casarico stesso , sulla riva del lago ; un gingillo di villetta che egli chiamava per la sua forma « pi greco » a immagine del diagramma di Ugo Foscolo . Dalla contrada dei Mal ' ari un andito breve metteva nel cortiletto addossato a un portico minuscolo e aperto verso il lago , fra grandi oleandri , di fronte a sei miglia d ' acqua verde o grigia o azzurra , secondo i momenti , fino al monte S . Salvatore inclinato là in fondo , sotto il peso della sua gobba malinconica , ai sottoposti colli umidi di Carona . A levante della casina si stendeva un orto favolosamente spazioso per quei paesi le cui pianure l ' ingegnere Ribera soleva definire con questa citazione censuaria : campo grande , detto il campone , tavol sett . Sette tavole son venti o ventidue metri quadrati . Il professore lo coltivava con l ' aiuto del suo servitorello Giuseppe , detto il Pinella , e d ' una bibliotechina di trattati francesi . Si faceva venire di Francia i semi delle qualità d ' ortaggi più celebrate , che talvolta gli spuntavano ignobilmente diversi dalla loro fede di battesimo e magari da qualunque onesta famiglia battezzata . Accadeva allora che filosofo e famiglio , curvi sull ' aiuola con le mani alle ginocchia , levassero gli occhi dai germogli beffardi per guardarsi in faccia , il primo sinceramente , il secondo ipocritamente compunto . In un canto dell ' orto viveva , nella sua stalletta costrutta con tutte le regole dell ' arte , una vaccherella svizzera comperata dopo tre mesi di assidui studi e riuscita magra e cagionevole quanto il padrone ; al quale , malgrado la mucca svizzera e quattro galline padovane , capitava spesso di non potersi preparare in casa un latte all ' ovo . Nel muro di sostegno verso il lago , battuto al piede dall ' onda piena della breva , egli aveva praticati dei fori e piantato , per consiglio di Franco Maironi , alquante agavi americane , alquanti rosai e capperi , fasciando così , come soleva dire , con una elegante forma poetica il sostanzioso contenuto dell ' orto . E per amore di poesia aveva lasciato incolto un breve angolo dell ' orto stesso . Vi era cresciuto un canneto altissimo e a questo canneto il professore aveva addossato una specie di belvedere , un alto palco di legno , molto rustico e primitivo , dove nella buona stagione passava qualche gradevole ora leggendo , al fresco della breva , al mormorio del canneto e delle onde , i libri mistici che amava . Da lontano il colore del palco si confondeva con quello del canneto ed il professore pareva seduto in aria col suo libro in mano , come un mago . Teneva nel salotto la bibliotechina d ' orticoltura ; i libri mistici , i trattati di negromanzia , di gnosticismo , gli scritti sulle allucinazioni e sui sogni li teneva in uno studiolo vicino alla camera da letto , in una specie di cabina di nave dove il lago o il cielo parevano entrare dalla finestra . Dopo la morte del vecchio Maironi il professore aveva ripigliato a visitare la famiglia , ma la marchesa Orsola gli piaceva poco e don Alessandro suo figlio , padre di Franco , meno ancora . Finì con andarci una volta l ' anno . Quando il giovinetto entrò in liceo , il Gilardoni fu pregato dalla nonna , ché il padre era morto da un pezzo , di dargli qualche lezione durante l ' autunno . Maestro e scolaro si somigliavano nei facili entusiasmi , nelle collere veementi e fugaci , ed erano caldi patrioti ambedue . Cessato il bisogno delle lezioni si rividero come amici benché il professore avesse oltre a vent ' anni più di Franco . Questi ammirava l ' ingegno del suo allievo ; Franco invece stimava assai poco la filosofia mezzo cristiana mezzo razionalista del maestro , le sue tendenze mistiche ; rideva della sua passione per i libri e per le teorie d ' orticoltura e giardinaggio , scompagnata da qualsiasi senso pratico . Lo aveva tuttavia molto caro per la sua bontà , per il suo candore , per il suo calor d ' animo . N ' era stato il confidente al tempo dell ' infelice amore concepito dal Gilardoni per la signora Teresa Rigey e lo aveva poi ricambiato con le confidenze proprie . Il Gilardoni ne fu molto commosso ; disse a Franco che avendo nel cuore quel tale culto gli sarebbe parso di diventar un poco suo padre anche se la signora Teresa non volesse saperne di lui . Franco non mostrò di apprezzare questa paternità metafisica ; l ' amore per la signora Rigey gli pareva un ' aberrazione ; ma insomma si confermò nell ' idea che la testa del professore non valeva gran cosa e che il cuore era d ' oro . Bussò , dunque , all ' uscio e venne ad aprirgli il professore in persona portando un lumicino a olio . « Bravo » , diss ' egli . « Credevo che non venissi più . » Il Gilardoni era in veste da camera e pantofole , aveva in testa una specie di turbante ed esalava un forte odore di canfora . Pareva un turco , un Gilardoni bey ; ma la faccia magra e giallognola che sorrideva sotto il turbante nulla aveva di turchesco . Contornata d ' una barbetta rossastra , fiorita pomposamente , nel mezzo , d ' un bel nasone bitorzoluto e vermiglio , luceva per due begli occhi azzurri , molto giovanili , pieni d ' ingenua bontà e poesia . Appena Franco ebbe chiuso l ' uscio dietro di sé , l ' amico gli sussurrò : « È fatto ? » . « È fatto » , rispose Franco . L ' altro lo abbracciò e lo baciò silenziosamente . Poi lo fece salire nello studiolo . Gli spiegò strada facendo che s ' era applicato sulla testa delle compresse d ' acqua sedativa , secundum Raspail , per una minaccia di emicrania . Egli era un apostolo di Raspail e aveva convertito anche Franco , molto soggetto alle infiammazioni di gola , dalle sanguisughe alla sigaretta di canfora . Nello studiolo , nuovo amplesso , molto stretto e molto lungo . « Tanto , tanto , tanto ! » , esclamò Gilardoni sottintendendo un mondo di cose . Povero Gilardoni , gli occhi gli luccicavano . Aveva sperato invano una felicità simile a quella dell ' amico suo ! Franco intese , s ' imbarazzò , non seppe dirgli nulla , e ne seguì un silenzio così significativo che il Gilardoni non poté sopportarlo e si mise ad accendere un po ' di fuoco per riscaldare il caffè che aveva preparato . Franco si offerse per questa bisogna e il professore accettò allegando il suo mal di capo , si mise a disfare il turbante davanti a una scodella d ' acqua sedativa . « Dunque » , diss ' egli , dominando la propria emozione con uno sforzo di volontà , « mi racconti . » Franco gli raccontò ogni cosa dal pranzo della nonna fino alla cerimonia nuziale nella chiesa di Castello , eccetto , naturalmente , il colloquio segreto con mamma Teresa . Il professore Beniamino , che intanto si era rimesso il turbante , si fece coraggio a mezzo . «E...», diss ' egli sostituendo al nome amato una specie di gemito sordo , « come sta ? » Udito dell ' allucinazione , esclamò : « Una lettera ? Le pareva di vedere una lettera ? Ma che lettera ? » . Questo , Franco non lo sapeva . Uno stridore sulla brace interruppe la conversazione ; il caffè bolliva a scroscio e si versava . Il Gilardoni somigliava al suo giovane amico pure in questo che gli si leggeva il cuore in faccia . Il giovane amico , ch ' era del resto un lettore di facce infinitamente più sagace e pronto di lui , capì subito ch ' egli aveva pensato ad una data lettera e gli chiese , mentre il caffè stava posando , se fosse in grado di spiegar quell ' allucinazione . Il professore si affrettò a rispondere di no , ma tosto pronunciato il no lo attenuò con parecchi altri no misti a inarticolati brontolii : « eh no - no già - non saprei - insomma no » . Franco non insistette e ne seguì un altro silenzio alquanto significativo . Preso il caffè con molti involontari segni d ' inquietudine , il professore propose bruscamente d ' andare a letto . Franco , dovendo ripartire prima di giorno , preferì non coricarsi ma volle che si coricasse l ' amico , e l ' amico , dopo infinite proteste e cerimonie , dopo aver esitato fin sulla soglia della porta con la sua scodella d ' acqua sedativa in mano , fece di colpo un volta faccia , si gittò alle spalle un « addio » e scomparve . Rimasto solo , Franco spense il lume e si distese sulla poltrona con la buona intenzione di dormire , cercando il sonno in qualche pensiero indifferente , se gli fosse possibile di fermarvisi . Non erano passati cinque minuti quando fu picchiato all ' uscio e subito entrò precipitosamente , senza lume , il professore dicendo : « Insomma sono qui ! » . « Cosa c ' è ? » , esclamò Franco . « Mi rincresce che ho spento . » Si sentì in pari tempo le braccia del buon Beniamino intorno al collo , la sua barba , la canfora e la voce sul viso . « Caro caro caro caro don Franco , io ho un peso enorme sul cuore , non volevo parlare adesso , volevo lasciarla quieto ma non posso , non posso , poss no , poss no , poss no ! » « Ma parli , si quieti , si quieti ! » , disse Franco sciogliendosi dolcemente da quell ' abbraccio . Il professore lo lasciò e si portò le mani alle tempie gemendo : « Oh che animale , che animale , che animale ! Potevo ben lasciarla tranquillo , potevo ben aspettare domani ! o posdomani ! Ma ormai è fatta , è fatta » . Afferrò le mani di Franco . « Creda , avevo cominciato a spogliarmi quando mi ha preso come una vertigine e lì , andiamo , metti su da capo le vesta , e via , corri qua come un matto , senza lume ! Nella furia ho persin rovesciato la scodella dell ' acqua sedativa ! » « Accendiamo il lume ? » , chiese Franco . « No no no ! Meglio parlare al buio , meglio parlare al buio ! Guardi , mi metto persino qui , io ! » Andò a sedere al suo scrittoio fuori del chiaror debole ch ' entrava dalla finestra , e parlò . Parlava sempre nervoso e disordinato ; figurarsi adesso con l ' agitazione che aveva in corpo . « Comincio , neh ? Chi sa cosa dirà , caro don Franco ! Tutte chiacchiere inutili , queste ; ma cosa vuole , là , pazienza . Comincio dunque ; di dove comincio ? Ah Signore , vede che bestia sono che non so nemmeno più dove cominciare ? Ah , quell ' allucinazione ! Sì , Le ho detto una bugia poco fa , posso benissimo sospettare l ' origine di quell ' allucinazione . Si tratta d ' una lettera , proprio d ' una lettera che io ho fatto vedere due anni sono alla signora Teresa . Una lettera del povero don Franco Suo nonno . Bene , adesso cominciamo dal principio . Il mio povero papà , negli ultimi giorni della sua vita mi parlò di una lettera di don Franco che avrei trovato nel cassettone dov ' erano tutte le carte da conservarsi . Mi disse di leggerla , di custodirla e di regolarmi , a suo tempo , secondo la mia coscienza . " Però " , disse , " è quasi certo che non vi sarà niente da fare . " Il povero papà viene a mancare , io cerco la lettera nel cassettone , non la trovo . Frugo tutta la casa , non la trovo . Cosa vuole ? Mi do pace con l ' idea che non ci sarà niente da fare e non ci penso più . Bestia , vero ? Animale ? Me lo dica pure , me lo merito , me lo son detto tante volte io . Schiavo , andiamo avanti . Lei sa com ' è stata regolata la successione di Suo nonno ? Sa come sono andati gli affari di casa Sua ? Mi perdona , neh , se Le parlo di queste cose ? » « So che mio nonno morì senza testamento e che non ho niente » , rispose Franco . « Passiamo , andiamo avanti . » Era un argomento penoso davvero , per Franco . Alla morte del vecchio Maironi non s ' era trovato testamento . La vedova e il figlio don Alessandro si erano divisi la sostanza per metà , d ' amore e d ' accordo . Per riuscire a questo il figlio aveva fatto alla madre una donazione assai grossa dichiarando d ' interpretare la volontà paterna cui era mancato il modo d ' esprimersi . Il giovane , vizioso , giuocatore , prodigo , era già impigliato , alla morte di suo padre , nei lacci degli usurai . Nei sette anni che visse ancora si governò per modo da non lasciare un soldo al suo unico figlio Franco , il quale rimase con una ventina di mila svanziche , la sostanza di sua madre , morta nel metterlo alla luce . « Sì , sì , andiamo avanti » , riprese il Gilardoni . « Tre anni fa , dico tre anni fa , ricevo una Sua lettera . Ricordo ch ' era il due novembre , il giorno dei morti . Cose strane , cose misteriose . Senta bene . La sera vado a letto e faccio un sogno . Sogno la lettera di Suo nonno . Noti che non ci avevo mai più pensato . Sogno di cercarla e di trovarla in una vecchia cassa che tengo in granaio . La leggo , sempre in sogno . Cosa dice ? Dice che nella cantina di casa Maironi a Cressogno c ' è un tesoro e che questo tesoro è destinato a Lei . Mi sveglio con una emozione straordinaria , con la convinzione che si tratta di un sogno veridico . Mi alzo e vado a guardare nella cassa . Non trovo niente . Ma due giorni dopo , volendo vendere certi fondi che avevo ancora a Dasio , piglio in mano un vecchio atto di compera che papà teneva nel suo cassettone , lo sfoglio e me ne casca fuori una lettera . Guardo la sottoscrizione , vedo , " nobile Franco Maironi " . La leggo ; è quella ! Ecco , dico , il sogno che ... » « Ebbene ? » , interruppe Franco . « Questa lettera , cosa diceva ? » Il professore si alzò , prese uno zolfino lungo mezzo braccio , lo cacciò nella brace del caminetto e accese il lume . « L ' ho qui » , diss ' egli con un gran sospiro sconsolato . «Legga.» Si cavò di tasca e porse a Franco una lettera giallognola , di piccolo formato , senza busta , con le tracce d ' un ' ostia rossa . Le linee nero - giallastre dello scritto interno trasparivano qua e là quasi in rilievo . Franco la prese , l ' accostò al lume e lesse ad alta voce : Caro Carlin , Troverai dentro la presente il mio testamento . Ne ho fatto due copie . Una è presso di me . L ' altra è questa che io t ' incarico di pubblicare se la prima non viene fuori . Hai capito ? Basta , e quando mi vedrai ti è assolutamente proibito di rompermi ... col darmi consigli secondo il tuo maledetto vizio . Tu sei la sola persona di cui mi fido , ma del resto io non ho che a comandare e tu non hai che a obbedire ; dunque tutti i rompimenti sono inutili e intollerabili . Ciao . Il tuo aff . padrone Nob . Franco Maironi Cressogno , 22 settembre 1828 « Ecco il testamento , adesso » , disse il Gilardoni , lugubre , porgendo a Franco un altro foglietto giallognolo . « Ma questo non lo legga ad alta voce . » Il foglietto diceva : Io sottoscritto , nobile Franco Maironi , intendo disporre delle mie sostanze , con questo atto d ' ultima volontà . Essendoché donna Orsola Maironi nata marchesa Scremin si è degnata di accettare insieme a molti altri omaggi anche i miei , le lascio in segno di gratitudine lire di Milano diecimila per una volta tanto e il gioiello per lei più prezioso della casa ossia don Alessandro Maironi , debitamente inscritto nei registri della parrocchia della Cattedrale in Brescia come mio figlio . Lascio al detto mio figlio la porzione legittima che gli spetta della mia facoltà e tre parpagliole al giorno in più , in segno della particolare mia stima . Lascio al mio agente di Brescia signor Grisi , se si troverà al mio servizio al momento della mia morte , tutto quello che mi ha preso . Lascio al mio agente di Valsolda , Carlino Gilardoni , colla condizione come sopra , lire di Milano quattro al giorno , sua vita natural durante . Intendo che sia celebrata nella Cattedrale di Brescia una messa quotidiana finché sarà in vita donna Orsola Maironi Scremin , per la salute dell ' anima sua . - Di tutta la restante mia sostanza istituisco e nomino erede il mio nipotino don Franco Maironi di don Alessandro . Fatto , scritto e sottoscritto il 15 aprile 1828 . Nob . Franco Maironi Franco lesse e restituì la carta come trasognato , senza dir nulla . Era commosso e sentiva confusamente di doversi dominare , di dover reprimere la propria commozione e raccogliersi , veder chiaro nella cosa e in se stesso . « Ha visto ? » , fece il professore . A questo punto la sovraeccitazione del Gilardoni sali al colmo . « Perché non parlare prima , eh ? » , riprese . « È ben qui la storia che un perché positivo , là , chiaro , preciso , non c ' è caso , io non lo posso dire ! Queste carte mi hanno fatto orrore . Se si fosse trattato di me , di mio padre , di mia madre , avrei lasciato andare un milione piuttosto di domandarlo con queste carte alla mano . Adesso sono ancora una bestia di dir questo , metta ch ' io non abbia detto , perché al posto Suo , tutt ' altro ! Dicevo al posto mio , Signore ! Si sa ! Dunque mi pareva , guardi che asino , che la nonna Le volesse un gran bene , che la roba del nonno finirebbe a ogni modo nelle Sue mani ; e con quest ' idea ! ... Passa un po ' di tempo , mi consiglio con la signora Teresa , le mostro lettera e testamento . Mi dice che avrei dovuto informar Lei subito , appena fatta la scoperta , ma che oramai , essendovi di mezzo , in qualche maniera , sua figlia , non mi vuol dare alcun consiglio . Del resto , dice ... Bene , questo non importa . Capisco insomma che il testamento le fa orrore anche a lei . Cosa vuole , io mi metto in testa che già la nonna finirà con accettare il matrimonio e non parlo . Stasera Lei mi dice che la nonna minaccia ; si figuri ! Adesso capisce che non ho potuto aspettare , che non ho potuto tenere un momento ancora queste carte ; ecco , a Lei , le prenda ! » Franco , assorto nei propri pensieri , non udì che queste ultime parole . « No » , diss ' egli , « non le prendo . Mi conosco . Se le ho in mano posso fare troppo presto qualche cosa di troppo grave . Le tenga Lei , per ora . » Il Gilardoni non voleva saperne di tenerle , e Franco ebbe uno de ' suoi scatti di impazienza . Niente gl ' irritava i nervi , del resto , come gli sfoghi sconclusionati della gente di buon cuore e di cattiva testa . Si riscaldò perché il Gilardoni resisteva , gli fece intendere che quel volersi sbarazzare a ogni costo delle carte era egoismo bell ' e buono e che quando si fanno degli spropositi bisogna subirne le conseguenze . Le parole furono presso a poco queste ; la faccia irritata e dura diceva molto peggio . Il Gilardoni , rosso rosso , fremeva tutto per quell ' accusa di egoismo , ma si contenne ; e fatto anche lui un fiero cipiglio , ripetendo « bene bene bene bene » , intascò frettolosamente le carte e uscì senz ' altro . Subito Franco , per soddisfazione della propria coscienza , si mise a persuader se stesso che il signor Beniamino aveva tutti i torti possibili ; torto di non avergli consegnato le carte molto prima , torto di essersi fatto pregare adesso per tenerle ancora , torto di essersi offeso . Sicuro di far la pace con lo sconclusionato filosofo , non pensò più a lui , spense il lume e , ritornato alla sua poltrona , ripiombò nelle riflessioni di prima . Adesso cominciava a vederci chiaro . Non poteva servirsi con dignità di quel testamento disonorante per la nonna nella forma e nella sostanza , nel sospetto che generava , considerata la lettera , di una soppressione delittuosa ; poco onorevole anche per suo padre . No , mai . Conveniva dire al professore di bruciar tutto . Così , signora nonna , trionferò di te , facendoti grazia della roba e dell ' onore senza curarmi di dirtelo ! Assaporandosi questo proposito , Franco si sentì quasi alzar da terra , respirò a pieni polmoni , contento di sé come un principe , illuminato e pacificato nell ' anima da un sentimento misto di generosità e d ' orgoglio . Malgrado tutta la sua fede e le sue pratiche cristiane , egli era lontanissimo dal sospettare che un tale sentimento non fosse interamente buono e che una magnanimità meno conscia di se stessa sarebbe stata più nobile . Si lasciò cadere sulla spalliera della poltrona , disposto , meglio che prima nol fosse , al riposo , pensando tranquillamente alle cose lette , alle cose udite , come uno che per poco non si è lasciato prendere in una speculazione rischiosa e ne considera le angustie , i guai evitati per sempre . Avveniva pure in fondo all ' anima sua un sommovimento di vecchie memorie . Gli tornò a mente la storia di un certo discorso fatto da una vecchia cameriera sulla ricchezza di casa Maironi che sarebbe stata rubata ai poveri . Egli era bambino , allora , e la donna non s ' era fatto riguardo di parlare in presenza sua . Ma il bambino ne aveva riportato una impressione profonda , risvegliatagli più tardi , a mezza l ' adolescenza , da un certo prete che gli avea raccontato in aria di segreto , con solennità e forse non senza intenzione , come la roba Maironi provenisse da una lite vinta , contro giustizia , all ' Ospitale Maggiore di Milano . « Così per me » , pensò Franco , « tutto è ritornato al diavolo . » Gli venne in mente che potesse esser tardi , riaccese il lume e guardò l ' orologio . Erano le tre e mezzo . Oramai gli sarebbe stato impossibile di riposare . Era troppo vicino il momento di ritrovarsi con Luisa , la sua immaginazione era troppo accesa . Ancora un ' ora e mezzo ! Egli guardava l ' orologio tutti i momenti ; questo benedetto tempo non passava mai . Prese un libro e non poté leggere . Aperse la finestra ; l ' aria era mite , il silenzio profondo , il lago chiaro verso il San Salvatore , il cielo stellato . A Oria si vedeva un lume . Il suo destino era forse di vivere colà , in casa dello zio . Si mise , guardando distrattamente il punto luminoso , a immaginar l ' avvenire , fantasmi che sempre mutavano . Verso le quattro e mezzo udì un tocco di campanello al piano inferiore , e poco dopo , il Pinella venne ad avvertirlo a nome del padrone , che , se voleva far la salita del Boglia , era tempo di mettersi in cammino . Il padrone aveva un gran dolor di capo e non poteva muoversi , né riceverlo . Franco cercò sulla scrivania un pezzo di carta e vi scrisse : « Parce mihi , domine , quia brixiensis sum » . Poi uscì , fu accompagnato dal Pinella col lume fino al sottoportico tenebroso dove mette capo la strada di Castello e scomparve . La marchesa Orsola suonò il campanello alle sei e mezzo e ordinò alla cameriera di portare il solito cioccolatte . Ne inghiottì una buona metà e poi domandò con tutta flemma a che ora don Franco fosse ritornato . « Non è ritornato , signora marchesa . » Le viscere della vecchia dovettero turbarsi un poco , ma neppure un muscolo del suo viso si mosse . Ella posò le labbra sull ' orlo della tazza di cioccolatte , guardò la cameriera e disse pacatamente : « Portatemi uno di quei biscottini di ieri . » Verso le otto la cameriera ritornò per annunciarle che don Franco era venuto e non aveva fatto che salire in camera , pigliarvi il suo passaporto , ridiscendere e incaricare il cameriere di trovargli un barcaiuolo che lo conducesse a Lugano . La marchesa non fiatò , ma più tardi mandò ad avvertire il suo confidente Pasotti che lo aspettava . Pasotti capitò subito e si trattenne con lei una buona mezz ' ora . La dama voleva assolutamente sapere dove e come suo nipote avesse passata la notte . Pasotti aveva già raccolte e poté offrire certe voci vaghe intorno a una visita notturna di don Franco in casa Rigey ; ma si desideravano notizie esatte e sicure . Il sagace Tartufo , curioso per natura come un bracco che va fiutando tutte le puzze , ficcando il muso in tutti i buchi e strofinandolo a tutti i calzoni , promise di fornirle alla signora marchesa dentro un paio di giorni , e se ne andò con gli occhi scintillanti , fregandosi le mani nell ' aspettazione di una piacevole caccia . 5 . Il « bargnìf » all ' opera La mattina seguente , Pasotti , preso il caffè e latte e meditato il piano di caccia fino alle dieci e mezzo , fece venire la signora Barborin , che dormiva in un ' altra camera perché al Controllore , ella lo chiamava umilmente così , dava noia il suo russare . « El ga reson » , diceva la povera sorda , « l ' è on gran malarbetto vizi che goo . » Ella era più vecchia di suo marito , lo aveva sposato in seconde nozze , per tenerezza di cuore , portandogli alcuni quattrini cui egli aveva mirato da un pezzo e che ora si godeva . Il Controllore le voleva bene a modo suo , la costringeva a visite , a gite in barca , a passeggiate sui monti , ch ' erano un supplizio per lei , si burlava della sua sordità , la mandava fuori coperta di seta e di piume e in casa la faceva lavorare come una fantesca . Malgrado tutto ella riveriva e serviva « el Controlòr » come una schiava , con gran timore eppure non senza affetto . Quando non lo chiamava « el Controlòr » lo chiamava « Pasott » . Mai non si permise appellativi più familiari . Pasotti le ordinò a gesti , con una faccia dura da satrapo , di levar dal cassettone una camicia di bucato , dall ' armadio un abito di mezza gala , da un canterano un paio di stivali ; e quando sua moglie , frugando di qua e di là , trepidando , voltandosi ogni momento per seguir gli occhi e i gesti del padrone , pigliandosi spesso della bestia e spalancando allora la bocca per cercar di udire la parola veduta , ebbe approntato ogni cosa , Pasotti cacciò le gambe dal letto e disse : « Togli » . La signora Barborin gli s ' inginocchiò davanti e cominciò a tirargli su le calze , mentre il Controllore , allungata la mano al tavolino da notte , si pigliò la tabacchiera e , apertala , continuò , con due dita affondate nel tabacco , le meditazioni di prima . Intendeva di fare alcune visite di esplorazione , ma in quale ordine ? A quanto gliene aveva detto il suo mezzadro , pareva che la Marianna del signor Giacomo Puttini e forse il signor Giacomo stesso dovessero saper qualche cosa di don Franco ; e qualche cosa certo se ne doveva sapere a Castello . Mentre la signora Barborin gli allacciava il secondo legaccio , Pasotti si ricordò ch ' era martedì . Il signor Giacomo andava ogni martedì con altri amici al mercato di Lugano e più propriamente alla trattoria del Lordo , con lo scopo di interpolare un bicchiere settimanale di vin pretto al vin Grimelli quotidiano ; e ritornava spesso a casa in una disposizione affettuosa e sincera . Conveniva dunque andare da lui sul tardi , fra le quattro e le cinque . Pasotti si figurava già di tenerselo fra le unghie , di maneggiarlo a sua posta . Alzò le dita dalla tabacchiera con un sorriso maligno , e scosso giù , a colpettini misurati , il soverchio della presa , se la fiutò a suo grande agio , si fece dar il fazzoletto dalla moglie e la ricompensò borbottando con una faccia benigna , nel raggomitolar il fazzoletto : « Povera donna ! Povera diavola ! » Infilato e abbottonato l ' abito dopo mezz ' ora di lavoro , esclamò sul serio : « Corpo , che fatica ! » , e andò allo specchio . Sua moglie osò di allora svignarsela alla sorda , sì , ma non alla muta , e disse timidamente : « Vado , neh ? » Pasotti si voltò accigliato , imperioso , le accennò col dito di venir da lui e le disegnò sopra e intorno alla persona , con quattro colpi di mimica , un cappello e uno scialle . Ella lo guardava a bocca aperta , non capiva ; gli puntò l ' indice al petto , interrogandolo con gli occhi , con le sopracciglia inarcate , come se dubitasse che questa roba occorresse a lui ; al che Pasotti rispose allo stesso modo con tre puntate d ' indice : « tu , tu , tu » . Poi , menando in taglio la mano distesa , le significò che doveva uscir di casa con lui . Ella ebbe due o tre sussulti di sorpresa e di protesta , allargò gli occhi smisuratamente e domandò con quella voce che pareva venire dalla cantina : « Dove ? » Il Controllore non rispose che con un ' occhiata fulminea e un gesto : marche ! Non voleva dare altre spiegazioni . La signora Barborin si dibatté ancora un poco . « Non ho ancora fatto colazione » , diss ' ella . Suo marito la prese per le spalle e , tiratala a sé , le gridò in bocca : « La farai dopo » . Solo ad Albogasio Inferiore , sul sagrato dell ' Annunziata , le fece sapere , indicando il luogo con la mazza , che andavano a Cadate , alla deserta vecchia casa signorile piantata nel lago fra Casarico ed Albogasio e detta popolarmente « el Palazz » dove vivevano solitari , nelle stanzette dell ' ultimo piano , il prete don Giuseppe Costabarbieri e la sua serva Maria , detta la Maria del Palazz . Pasotti che li conosceva pronti ambedue a tender gli orecchi ma cauti assai nel parlare , desiderava tastarli uno per volta , senza parere , e , se trovasse molle , dare una strizzatina . Aveva preso seco la moglie perché gli giovasse in questa delicata bisogna dell ' uno per volta ; e lei , povera innocentona , gli trotterellava dietro a passettini corti giù pei centoventinove scalini che chiamano la Calcinera , senza sospetto della perfida parte che avrebbe fatto . Il lago era quieto come un olio e don Giuseppe , un bel pretazzuolo , piccolo , grosso , dai capelli bianchi e dalla faccia vermiglia , dagli occhietti lucenti , se ne stava presso al fico del suo giardino con un cappello di paglia nero in capo e un fazzoletto bianco al collo , a pescare i cavedini , certi cavedinacci di libbra , vecchioni e furbacchioni , che si vedevano aggirarsi lì sotto per amor de ' fichi , lenti lenti , curiosi e cauti come il prete e la serva . Costei , chi sa dove fosse . Pasotti , trovata aperta la porta di strada , entrò , chiamò don Giuseppe , chiamò Maria . Poiché nessuno rispondeva , piantò sua moglie sopra una seggiola e discese in giardino , andò diritto al fico dove don Giuseppe , al vederlo , fu preso da un accesso di convulsioni cerimoniose . Buttò via la canna da pescare e gli andò incontro vociferando : « Oh Signor , oh Signor ! Oh poer a mi ! In sto stat chì ! Car el me scior Controlòr ! Andem sü ! Andem sü ! Car el me scior Controlòr ! In sto stat chì ! Ch ' el scüsa tant , neh ? Ch ' el scüsa tant ! » . Ma Pasotti non voleva saperne di « andar su » ; voleva a forza restar lì . Don Giuseppe si mise a vociare : « Maria ! Maria ! » . Ecco il faccione della Maria ad un finestrino dell ' ultimo piano . Don Giuseppe le gridò di portar giù una seggiola . Allora il signor Controllore rivelò la presenza di sua moglie , onde il faccione scomparve e don Giuseppe ebbe un altro accesso . « Comè ? Comè ? La sciora Barborin ? L ' è chì ? Ah Signor ! Andem sü ! » E si mosse con un impeto di ossequio , ma Pasotti lo ridusse all ' obbedienza , prima trattenendolo addirittura per le braccia e poi protestando di volergli veder prendere due o tre di quei mostri di cavedini ; e don Giuseppe , per quanto protestasse alla sua volta : « Oh dess ! Se ciapa nient ! Hin baloss ! Hin caveden ! ga veden ! » , dovette gittar l ' amo . Pasotti finse sulle prime di star attento e poi gittò egli pure il suo . Cominciò con domandare a don Giuseppe da quanto tempo non fosse andato a Castello . Udito che vi era stato il giorno prima a salutar l ' amico curato Introini , il buon Tartufo , che non poteva soffrire l ' Introini , si mise a farne il panegirico . Che perla quel curato di Castello ! Che cuor d ' oro ! E a casa Rigey c ' era andato , don Giuseppe ? No , la signora Teresa stava troppo male . Altri panegirici , della signora Teresa e di Luisa . Che rare creature ! Che saggezza , che nobiltà , che sentimento ! E l ' affare Maironi ? Andava avanti , non è vero ? Molto avanti ? « So nient so nient so nient ! » , fece bruscamente don Giuseppe . A quel precipitoso negare , gli occhi di Pasotti brillarono . Egli fece un passo avanti . Era impossibile che don Giuseppe non sapesse niente , diavolo ! Era impossibile che non avesse parlato di ciò con l ' Introini ! Non lo sapeva l ' Introini , che don Franco aveva passato la notte in casa Rigey ? « So nient » , ripeté don Giuseppe . Pasotti sentenziò allora che il voler nascondere certe cose note era un far pensar male . Diamine ! Don Franco era certamente andato in casa Rigey con fini onestissimi e ... « Pécia , pécia , pécia ! » , fece sottovoce , frettolosamente , don Giuseppe curvandosi tutto sul parapetto , stringendo la canna della lenza e ficcando gli occhi nell ' acqua come se un pesce fosse per abboccare . « Pécia ! » Pasotti guardò anche lui nell ' acqua , seccato , e disse che non vedeva niente . « El se l ' è cavada , el pütasca , ma el gaveva propri su el müson ; l ' avarà sentì a spongg » , fece sospirando e raddrizzandosi don Giuseppe che intanto , avendo sentito egli pure il punger dell ' amo , cercava di cavarsela come il pesce . L ' altro ritornò all ' assalto , ma invano . Don Giuseppe non aveva veduto niente , non aveva udito niente , non aveva parlato di niente , non sapeva niente . Pasotti tacque e il prete non tardò molto a metter fuori anche lui una punta di timida malizia : « Bochen propi minga , incoeu , non boccano ; gh ' è come vent in aria » . Intanto , in casa , il dialogo fra la Maria e la signora Barborin , dopo il primo affettuoso scambio di saluti riuscito benissimo , procedeva malissimo . La Maria propose , a gesti , di scendere in giardino , ma la Pasotti implorò a mani giunte d ' esser lasciata sulla sua seggiola . Allora la grossa Maria prese un ' altra seggiola , le si pose accanto , cercò rivolgerle qualche parola , e non arrivando , per quanto vociasse , a farsi intendere , vi rinunciò , si prese il suo gattone in grembo e parlò a quello . La povera signora Barborin , rassegnata , guardava il gatto con i suoi grandi occhioni neri , velati di vecchiaia e tristezza . Ecco finalmente Pasotti , ecco don Giuseppe che ricomincia a sbuffare : « Ah Signor ! Cara la mia sciora Barborin ! Che la scüsa tant ! » Avendo la Maria confessato al « scior Controlòr » che sua moglie e lei non erano riuscite a capirsi , il padrone le diede , per ossequio alla Pasotti , del « salamm » e poiché ella voleva pur difendersi , la fece prudentemente chetare con un imperioso agitar di mano e un « ta ta ta ta ! » . Poi le accennò misteriosamente del capo ed ella uscì . Pasotti le tenne dietro e le disse che sua moglie , dovendo recarsi a visitare i Rigey e non sapendo , per le voci che correvano , come regolarsi , desiderava qualche informazione dalla Maria , perché « la Maria sa sempre tutto » . « Quante chiacchiere ! » , fece la Maria , lusingata . « Io non so mai niente . Sa da chi deve andare la Sua " sciora " ? Dal signor Giacomo Puttini . È il signor Giacomo che le sa tutte . » « Bene ! » , pensò Pasotti collegando questo discorso con quello del mezzadro e fiutando una buona traccia . Fece in pari tempo una spallata d ' incredulità . Il signor Giacomo sapeva forse le cose che succedevano nel mondo della luna , ma basta ; altro non sapeva mai ! La Maria insistette , il volpone cominciò a lavorar di domande , alla lontana , con cautela , ma trovò duro , capì ch ' era fatica gittata e che doveva accontentarsi di quell ' accenno . Allora tacque , ritornò , tra soddisfatto e preoccupato , nella stanza dove don Giuseppe stava spiegando alla signora Barborin , con gesti appropriati , che la Maria le avrebbe portato qualche cosa da mangiare . La donna comparve infatti con un certo vaso quadrato di vetro , pieno di ciliege allo spirito , speciale e celebrata cura di don Giuseppe che soleva presentarlo agli ospiti con solennità , parlando il suo particolare italiano : « Posso fare un poco di sporgimento ? Quattro delle mie ciliege ? Magara con un tocchello di pane ? Maria , tajee giò on poo de pan » . La signora Barborin pigliò solamente il pane per consiglio del mefistofelico marito che pigliò solamente le ciliege . Poi se ne andarono insieme ed ella ebbe licenza di ritornare ad Albogasio mentre il Controllore prese la via di casa Gilardoni . « L ' è on bargnìf , el scior Pasotti » , disse la Maria quand ' ebbe dato il chiavistello all ' uscio di strada . « L ' è on bargnifòn , minga on bargnìf » , esclamò don Giuseppe , pensando all ' amo . E con quell ' appellativo di « bargnìf » che designa il diavolo considerato nella sua astuzia , le due mansuete creature si sfogarono , si ripagarono di tanta roba data malvolentieri , cerimonie , sorrisi e ciliege . Il professor Gilardoni stava leggendo sul suo belvedere dell ' orto , quando vide Pasotti che veniva dietro il Pinella , fra le rape e le barbabietole . Non sentiva simpatia per il Controllore col quale aveva scambiato un paio di visite in tutto e che aveva fama di « tedescone » . Però , essendo inclinato a pensar bene di tutti coloro che conosceva poco , non gli pesava usare anche con lui la cortesia cordiale ch ' era solito usar con tutti . Gli andò incontro col suo berretto di velluto in mano , e dopo una scaramuccia di complimenti in cui Pasotti ebbe facilmente la meglio , ritornò insieme a costui sul belvedere . Pasotti , dal canto suo , sentiva per il professore Gilardoni un ' antipatia profonda , non tanto perché lo sapesse liberale , quanto perché il Gilardoni , quantunque non andasse a messa come lui , viveva da puritano , non amava la tavola né la bottiglia né il tabacco né certi discorsi liberi , e non giuocava a tarocchi . Discorrendo una sera nell ' orto con don Franco delle solenni scorpacciate e trincate che Pasotti e gli amici suoi facevano spesso alle cantine di Bisgnago , il professore aveva detta una parola severa ed era stato udito dal curatone , uno dei mangiatori , che passava in barca rasente i muri , piano piano , pescando . « Villanaccio ! » , aveva esclamato , all ' udirselo riferire , il Controllore gentilissimo con una faccia da « bargnìf » bilioso ; aveva poi fatto tener dietro alla parola un ringhio spregiativo e uno sputo . Ciò non gl ' impedì però adesso di stemperarsi in iscuse per aver indebitamente ritardata la sua visita , come non gl ' impedì di sbirciar subito il volume posato sul tavolino rustico del belvedere . Il Gilardoni notò quell ' occhiata e siccome si trattava di un libro proibito dal Governo , appena avviata la conversazione , lo prese quasi per istinto e se lo tenne sulle ginocchia in modo che colui non potesse leggerne il titolo . Questa precauzione turbò Pasotti che stava magnificando la villetta e l ' orto in tutte le loro parti col tono appropriato a ciascuna , le barbabietole con amabile familiarità , le agavi con ammirazione grave e accigliata . Un lampo di sdegno gli brillò negli occhi e si spense subito . « Fortunato Lei ! » , diss ' egli sospirando . « Se i miei affari lo permettessero , vorrei vivere anch ' io in Valsolda . » « È un paese di pace » , fece il professore . « Sì , è un paese di pace ; e poi adesso , nelle città , chi ha servito il Governo , è inutile , non si trova bene . La gente non sa distinguere fra un buon impiegato che si occupi solamente del proprio ufficio come ho fatto io , e un poliziotto . Siamo esposti a certi sospetti , a certe umiliazioni ... » Il professore diventò rosso e si pentì d ' aver levato il libro dal tavolino . Davvero Pasotti , malgrado le sue smancerie di umiltà , era troppo orgoglioso per far mai la spia , e sia per questo , sia per qualche buona fibra del suo cuore , mai non la fece . Vi fu dunque nelle sue parole un grammo di sincerità , un grammo d ' oro che bastò a dar loro il suono del buon metallo . Il Gilardoni ne fu tocco , offerse al suo visitatore un bicchier di birra e si affrettò a scendere in cerca di Pinella onde aver un pretesto di lasciar il volume sul tavolino . Appena partito il professore , Pasotti ghermì il libro , gli diede una curiosa occhiata , lo rimise a posto e si piantò in capo alla scala con la tabacchiera aperta in mano , frugando nel tabacco e sorridendo , tra l ' ammirazione e la beatitudine , ai monti , al lago , al cielo . Il libro era un Giusti , stampato colla falsa data di Bruxelles , anzi di Brusselle e con il titolo Poesie italiane tratte da una stampa a penna . In un angolo del frontespizio si leggeva scritto per isghembo : « Mariano Fornic » . Non occorreva l ' acume di Pasotti per indovinar subito in quel nome eteroclito l ' anagramma di Franco Maironi . « Che bellezza ! Che paradiso ! » , diss ' egli a mezza voce mentre il professore saliva la scala seguito dal Pinella con la birra . Confessò poi , tra un sorso e l ' altro , che la sua visita era un pochino interessata . Si disse innamorato della muraglia fiorita che sosteneva l ' orto Gilardoni a fronte del lago , e desideroso di imitarla ad Albogasio Superiore dove , se il lago mancava , i muri nudi eran troppi . Come s ' era procurato il professore quelle agavi , quei capperi , quelle rose ? « Ma ! » , rispose candidamente il professore . « Me li ha donati Maironi . » « Don Franco ? » , esclamò Pasotti . « Benissimo . Allora , siccome don Franco ha molta bontà per me , mi rivolgerò a lui . » E trasse la tabacchiera . « Povero don Franco ! » , diss ' egli , guardando il tabacco e palpandolo con la tenerezza di un bargnìf commosso . « Povero figliuolo ! Qualche volta si riscalda ma è un gran buon figliuolo ! Gran bel cuore ! Povero figliuolo ! Lei lo vede spesso ? » « Sì , abbastanza . » « Almeno potesse riuscire nei suoi desideri , povero figliuolo ! Lo dico per lui e anche per lei ! Non sarà mica una cosa sfumata ? » Pasotti disse questa interrogazione da grande artista , con interesse affettuoso ma discreto , senza esprimere più curiosità che non convenisse , volendo ungere e ammollire un poco il cuore chiuso del Gilardoni onde si aprisse , poco a poco , da sé . Ma il cuore del Gilardoni , invece di aprirsi a quel tocco delicato , si contrasse , si rinchiuse . « Non lo so » , rispose il professore sentendosi , con dispetto , diventar rosso ; e diventò scarlatto . Pasotti notò subito nel suo taccuino mentale la risposta imbarazzata e il colore . « Farebbe male » , diss ' egli , « ad abbandonare la partita . La marchesa si capisce che abbia delle difficoltà , ma poi è buona , gli vuole un gran bene . Ha preso una paura , l ' altra notte , povera donna ! » Guardò il professore che taceva inquieto , accigliato , e pensò : non parli ? allora sai . « Capisce ! » , riprese . « Non dire dove si va ! Non Le pare ? » « Ma io non so niente , io non capisco niente ! » , esclamò il Gilardoni , sempre più accigliato , sempre più inquieto . Qui Pasotti sapendo che il professore aveva cessato da lungo tempo di visitare le Rigey e ignorandone la cagione , arrischiò un passo avanti , da bargnìf novizio . « Bisognerebbe domandarne a Castello » , diss ' egli con un sorriso malignetto . A questo punto il Gilardoni , che già bolliva , traboccò . « Mi faccia il piacere » , diss ' egli impetuosamente , « lasciamo stare questo discorso , lasciamo stare questo discorso ! » Pasotti si rabbuiò . Cerimonioso , adulatore , sdolcinato , non era però mai disposto , nell ' orgoglio suo , a prendersi pacificamente in faccia una parola spiacevole , e s ' impermaliva d ' ogni ombra . Non parlò più , e passato un paio di minuti prese congedo con dignitosa freddezza , si ritirò masticando rabbia attraverso le barbabietole e le rape . Quando si trovò da capo nella contrada dei Mal ' ari , il bargnìf stette un pezzetto a pensare col mento in mano , poi si avviò verso la riva di Casarico , a passi lenti , molto curvo , ma con gli occhi brillanti del barbone che ha fiutato in aria l ' indirizzo recondito di un tartufo . Le spaventate difese di don Giuseppe , le difese ostinate della Maria , l ' imbarazzo e lo scatto del professore gli dicevano che il tartufo c ' era e grosso . Gli era venuta l ' idea di andare a Loggio dove abitavano il Paolin e il Paolon , gente bene informata ; poi aveva pensato ch ' era martedì e che probabilmente non li avrebbe trovati . No , era meglio salir direttamente da Casarico a Castello , fiutare e frugare nell ' abitazione di certa signora Cecca , ottima donna , tutta cuore , famosa per l ' assidua vigilanza che esercitava dalle sue finestre , per mezzo di un formidabile cannocchiale , sulla Valsolda intiera . Ella poteva dire ogni giorno chi fosse andato a Lugano col barcaiuolo Pin o col barcaiuolo Panighèt , notava i colloqui del povero Pinella con una certa Mochèt sul sagrato di Albogasio , lontano un chilometro ; sapeva in quanti giorni il signor ingegnere Ribera avesse bevuto il bariletto di vino che la sua barca riportava vuoto dalla casa d ' Oria alla cantina di S . Margherita . Se Franco era stato in casa Rigey , la signora Cecca doveva saperlo . Nel sottoportico che da Casarico mette alla stradicciuola di Castello , Pasotti si sentì venir dietro a precipizio qualcuno che gli passò accanto nel buio , e credette di conoscere un tale detto « légora fügada ( lepre cacciata ) » per la sua andatura sempre furiosa . Era costui un egregio galantuomo ancora più curioso di Pasotti , un ' ottima persona che amava di saper le cose semplicemente per saperle , senz ' altri fini , e andava sempre solo , si trovava dappertutto , compariva e scompariva in un baleno , quando in un luogo quando nell ' altro , come certi insettoni alati che danno un guizzo , un frullo , un colpo e poi , zitti , non si odono , non si vedono più sino a un altro guizzo , a un altro frullo , a un altro colpo . Egli aveva scorti i Pasotti entrare al « Palazz » e si era insospettito di qualche cosa per l ' ora insolita . Appiattato in un campicello aveva visto la signora Barborin ritornare e il Controllore avviarsi a Casarico , quindi , seguito costui alla lontana , s ' era appostato , durante la sua visita al Gilardoni , dietro un pilastro del portico di Casarico ; e ora gli era scivolato accanto approfittando dell ' oscurità per correre a Castello e aspettarlo , sorvegliarlo da qualche buon posto di osservazione . Lo vide infatti entrare dalla signora Cecca . La vecchia e gozzuta signora stava nel suo salotto tenendosi in collo un marmocchio col braccio sinistro e reggendo con la mano libera uno sperticato tubo di cartone infilato per isghembo nella finestra , come una spingarda , con la mira giù al lago scintillante , a una vela bianca , gonfia di breva . All ' entrar di Pasotti che veniva avanti con la persona inclinata , con il cappello in mano , con un viso ilare ilare , dolce dolce , la buona ospitale donna posò in fretta quel lungo naso mostruoso di cartone che le piaceva metter nelle faccende più lontane degli altri , dove il suo proprio naso di cartapecora , benché smisurato , non arrivava . Ell ' accolse il Controllore , come avrebbe accolto un Santo taumaturgo che fosse venuto a portarle via il gozzo . « Oh che brao scior Controlòr ! Oh che brao scior Controlòr ! Oh che piasè ! Oh che piasè ! » E lo fece sedere , lo soffocò di offerte . « On poo de torta ! On poo de crocant ! Car el me scior Controlòr ! On poo de vin ! On poo de rosoli ! - Ch ' el me scüsa neh » , soggiunse perché il marmocchio s ' era messo a miagolare . « L ' è el me nevodin . L ' è el me biadeghin . » Pasotti fece molte cerimonie , avendo già nello stomaco , oltre alle ciliege di don Giuseppe , anche la birra del Gilardoni ; ma dovette finire col rassegnarsi a rosicchiare una dannata torta di mandorle , mentre il piccino si attaccava al gozzo della nonna . « Povera signora Cecca ! Due volte madre ! » , disse pateticamente , a quella vista , il sarcastico bargnìf , ridendo nello stomaco . Dopo averle chiesto notizie del marito e dei discendenti fino alla terza generazione , mise in campo la signora Teresa Rigey . Come stava quella povera donna ? Male ! Proprio tanto male ? Ma da quando ? E c ' era stata qualche cagione ? Qualche commozione ? Qualche dispiacere ? Gli antichi si conoscevano , ma ce n ' erano stati dei nuovi ? Forse per la Luisina ? Per quel matrimonio ? E don Franco non veniva mai a Castello ? Di giorno , no , va bene ; ma ... ? Come quando il chirurgo va interrogando e tastando un paziente in cerca dell ' occulto posto doloroso , che il paziente risponde tanto più breve e trepido quanto più la mano indagatrice si appressa al punto e , appena essa vi arriva , trasalendo si sottrae ; così la signora Cecca andò rispondendo al Pasotti sempre più breve e cauta , e a quel ma , posto delicatamente dove le doleva , scattò : « On poo de torta ancamò ! Scior Controlòr ! L ' è roba d ' i tosann ! » Pasotti sacramentò in cuor suo contro i « tosann » e la loro torta di miele , creta e olio di mandorle , ma credette utile d ' ingoiarne un altro boccone e tornò poi a toccare , anzi a premere , il tasto di prima . « So de nagott , so de nagott , so de nagott ! » , esclamò la signora Cecca . « Ch ' el proeuva a ciamagh al Pütin ! Al scior Giacom ! E a mi ch ' el me ciama pü nient ! » Ancora ! Pasotti brillò in viso all ' idea di avere il malcapitato sior Zacomo nelle granfie . Così brillerebbero gli occhi di un falco allegro all ' idea di ghermir un ranocchio e di tenerselo fra gli artigli per giuoco e spasso . Egli se ne andò poco dopo , contento di tutto fuorché della torta di creta che aveva sullo stomaco . Casa Puttini , simile nella sua piccola faccia signorile al piccolo vecchio padrone che la governava in abito nero e cravattone bianco , stava poco più giù della orgogliosa mole di casa Pasotti , sulla via di Albogasio Inferiore . Il falco vi andò dopo pranzo , verso le cinque , con una faccia maligna . Bussò all ' uscio e stette in ascolto . C ' era , c ' era il ranocchio disgraziato , litigava , secondo il solito , con la perfida servente . Pasotti bussò più forte . « Verzì ! » , disse il signor Giacomo , ma la Marianna non voleva saperne di scendere ad aprire . « Verzì ! Verzì ! Son paron mi ! » Tutto inutile . Pasotti bussò da capo , picchiò come una catapulta . « Chi xelo sto maledeto ? » , vociferò il Puttini ; e venne giù soffiando « apff ! apff ! » ad aprire . « Oh , Controllore gentilissimo ! » , diss ' egli , battendo le palpebre e alzando pateticamente le sopracciglia . « La perdona ! Quela fatal servente ! No go più testa ! No ghe digo gnente cossa che nasse in sta casa . » « L ' è minga vera ! » , gridò Marianna dall ' alto . « Tasì ! » E qui il signor Giacomo incominciò a raccontare i suoi guai , rimbeccando a ogni tratto le proteste della serva invisibile . « Stamatina , La s ' imagina , vado a Lugan . Vegno a casa zirconzirca a le tre . Su la porta , La varda qua , che xe de le giozze . Tasì ! - No ghe bado , tiro drito . Son sul pato de la scala per andar in cusina ; ghe xe de le giozze . Zito ! - Cossa gala spanto ? digo . Me sbasso , meto un deo in tera ; tasto ; xe onto ; snaso , el xe ogio . Alora ghe vado drio a le giozze . Tasto , snaso , tasto , snaso . Tutto ogio , Controllore gentilissimo . O ' l xe vegnudo , digo , o ' l xe andà via . Se el xe vegnudo lo gà portà el massaro e alora le giozze co semo fora dela porta le gà d ' andar in suso , se el xe andà via vol dir che quela maledetissima ... La tasa ! ... Lo gà portà a vender a San Mamette e alora le giozze le gà d ' andar in zoso . E mi torna in drio e vaghe drio a ste giozze e drio e drio , e rivo a la porta ; Controllore mio gentilissimo , le giozze le va in zoso . Quela b ... » A questo punto la voce della serva scattò come la sveglia d ' un orologio e non ci fu più « tasì ! » che valesse a fermare quello stridente getto continuo di parole rabbiose . Ci si provò Pasotti e , non riuscendo , uscì dai gangheri anche lui con un « O fiolonona ! » e proseguì a tirarle improperi , a ciascuno dei quali il signor Giacomo faceva un sommesso accompagnamento di gratitudine . « Sì , linguazza , bravo , ghe son obligà . Sì , stria , bravo . Impiastro , sì signor . Ghe son obligà , Controllore gentilissimo , ghe son propramente obligà . » Quando la Marianna parve sopraffatta e chetata , Pasotti disse al signor Giacomo che aveva bisogno di parlargli . « No go testa » , rispose l ' ometto . « La me perdona , me sento mal . » « Eh no go tescta , no go tescta ! » , vociò la Marianna rediviva . « Ch ' el ghe disa inscì ch ' el coo el l ' avarà perduu a andà de nott a trovà i tosann a Castell ! » « Tasì ! » , urlò il Puttini ; e Pasotti , con un ghigno diabolico : « Come come come ? » . Visto ch ' egli entrava in furore , lo afferrò per un braccio , con parole di pace e d ' affetto , lo trascinò via , se lo portò a casa , chiamò sua moglie ; e per chetare il povero ranocchio , per pigliarselo comodamente fra gli artigli , intavolò un tarocchino in tre . Se la signora Barborin giuocava male , il signor Giacomo , meditando , ponderando e soffiando , giuocava peggio . Era un giuocatore timidissimo , non si metteva mai solo contro gli altri due . Stavolta si trovò in mano , appena seduto , carte così straordinarie che fu preso da un accesso di coraggio e , come dice il linguaggio del giuoco , entrò . « Chi sa che giuocone ha ! » , brontolò Pasotti . « No digo ... no digo ... ghe xe dei frati che spasseza in pantofole . » Il « no digo » del signor Giacomo significava ch ' egli teneva in mano carte miracolose ; e i frati in pantofole erano , nel suo gergo , i quattro re del giuoco . Mentre si accingeva a giuocare palpando ciascuna carta e aguzzandovi gli occhi su , Pasotti colse il suo momento , sperando , per giunta , fargli perdere il giuoco . « Dunque » , diss ' egli , « mi racconti un poco . Quando è andato a Castello di notte ? » « Oh Dio , oh Dio , lassemo star » , rispose il signor Giacomo , rosso rosso , palpando le carte più che mai . « Sì , sì , adesso giuochi . Parleremo dopo . Tanto , io so tutto . » Povero signor Giacomo , sì , giuocare con quello spino in gola ! Palpò , soffiò , uscì dove non avrebbe dovuto , sbagliò a contare i tarocchi , perdette un paio di frati con le relative pantofole , e malgrado il giuocone , lasciò alcune marchette negli artigli di Pasotti che ghignava e nel piattino della signora Barborin che ripeteva a mani giunte : « Cos ' ha mai fatto , signor Giacomo , cos ' ha mai fatto ? » . Pasotti raccolse le carte e si mise a scozzarle guardando con una faccia sardonica il signor Giacomo che non sapeva dove guardare . « Sicuro » , diss ' egli . « So tutto . La signora Cecca mi ha raccontato tutto . Del resto , caro deputato politico , Lei ne renderà conto all ' I . R . Commissario di Porlezza . » Così dicendo , Pasotti porse il mazzo al Puttini perché alzasse . Ma il Puttini , udito quel nome minaccioso , si mise a gemere : « Oh Dio , oh Dio , cossa disela , no so gnente ... oh Dio ... l ' Imperial Regio Commissario ? ... Digo ... no savaria per cossa ... apff ! » « Sicuro ! » , ripeté Pasotti . Aspettava una parola che gli facesse un po ' di lume ; e significò a sua moglie , additando col pollice prima l ' uscio e poi la propria sua bocca , che andasse a pigliar da bere . « Anca quel benedeto ingegner ! » , esclamò , quasi parlando tra sé , il signor Giacomo . Come un pescatore raccoglie stentatamente a sé la lunga lenza pesante , scossa , egli crede , dal grosso pesce lungamente insidiato , e tira e tira e finalmente scorge venir su dal fondo due grandi ombre di pesci invece d ' una sola , palpita , raddoppia di cautela e d ' arte ; così Pasotti , all ' udir nominare l ' ingegnere , si meravigliò , palpitò e si dispose a estrarre con la più squisita delicatezza di mano il segreto del signor Giacomo e del Ribera . « Sicuro » , diss ' egli . « Ha fatto male . » Silenzio del signor Giacomo . Pasotti insistette : « Ha fatto malissimo . » Ecco la signora Barborin che tutta sorridente porta vassoio , bottiglia e bicchieri . Il vino è rosso cupo , con trasparenze di rubino in corpo e il signor Giacomo gli fa un viso non ancora tenero ma benevolo . Il vino ha un aroma di austera virtù ed il signor Giacomo lo fiuta amorosamente , lo guarda commosso , lo torna a fiutare . Il vino ha una pastosa pienezza ch ' empie palato e anima di sapore , il vino è appunto quel giusto , virtuoso amarone che l ' aroma annuncia e il signor Giacomo lo sorseggia nel desiderio che non sia liquido e fuggevole , lo mastica , lo pacchia , se lo spalma per la bocca ; e quando di tanto in tanto posa il bicchiere sul tavolino , non lo lascia però né con la mano né con gli occhi imbambolati . « Povero ingegnere ! » , esclamò Pasotti . « Povero Ribera ! È un buon galantuomo , ma ... » E tira e tira , il disgraziato signor Giacomo cominciò a venir su , dietro all ' amo e al filo . « Mi propramente » , diss ' egli , « no volea . El me gà fato zo . " Vegnì " , el dise , " percossa mo no volìo vegner ? Mal no se fa , la cossa xe onesta . " Sì , digo , me par anca a mi ; ma sto secreto ! " Ma ! La nona ! " el dise . Capisso , digo , ma no me comoda . " Gnanca a mi " , el dise . Ma alora , digo , che figura fémoi , Ela e mi ? " Quela del m ... " , el dise con quel so far de bon omo a la vecia , " che cossa vorla ? , el xe propramente per el mio temperamento . " Alora vegno , digo . » Qui si fermò . Pasotti aspettò un poco e poi , con prudenza , tirò il filo . « Il male si è » , diss ' egli , « che a Castello se ne sia parlato . » « Sì signor ; e me lo son imaginà . Tase la famegia , tase l ' ingegner , taso mi che s ' intende , ma no taserà el piovan , no taserà el nonzolo . » Il parroco ? Il sacrestano ? Adesso Pasotti capì . Trasecolò ; non si aspettava un affare così grosso . Versò da bere al malcapitato signor Giacomo , gli cavò facilmente tutti i particolari del matrimonio e cercò di cavargli pure i progetti degli sposi ; ma questo non gli riusciva . Si mise a scozzar le carte per continuar il giuoco e il signor Giacomo guardò l ' orologio , trovò che mancavano nove minuti alle sette , ora in cui era solito caricare il suo pendolo . Tre minuti di strada , due minuti di scale , non aveva più che quattro minuti per congedarsi . « Controllore gentilissimo , La ghe fazza el conto , la xe cussì , no ghe xe ponto de dubio . » La signora Barborin , vedendo un contrasto , ne domandò a suo marito . Pasotti si accostò le mani alla bocca e le gridò sul viso : « El voeur andà a trovà la morosa ! » . « Cossa mai ! Cossa mai ! » , fece il povero signor Giacomo diventando di tutti i colori ; e la Pasotti che per un miracolo aveva udito , aperse una bocca smisurata , non sapeva se dovesse credere o no . « La morosa ? Oh ! Quanti ciàcer ! Minga vera , sür Giacom , che hin ciàcer ? El podarìss ben avèghela per quell , disi minga , l ' è minga vècc , ma insomma ! » Capito che voleva proprio andarsene , cercò trattenerlo , aveva dei marroni di Venegono che stavan cuocendo , li offerse . Ma né i marroni né gl ' improperi di Pasotti valsero a vincere il signor Giacomo che partì con lo spettro dell ' I . R . Commissario nel cuore e insieme con una sensazione molesta nella coscienza , con un vago malcontento di sé ch ' egli non sapeva spiegare a se stesso , col dubbio istintivo che le ingiurie della perfida servente fossero preferibili , in fin de ' conti , alle moine di Pasotti . Invece costui aveva gli occhi ancora più brillanti dell ' usato . Pensava di andar a Cressogno subito . Camminatore instancabile , contava di potervi arrivare alle otto . L ' idea di andare dalla marchesa con la sua grossa scoperta in pectore , di fare il misterioso , di metter fuori un po ' alla volta le paroline più suggestive e di farsi strappare il resto , lo divertiva moltissimo . E preparava già per il proprio piacere un discorsetto blando , ammolliente , da posare poi sulla ferita della impassibile dama per modo ch ' ella non potesse dissimularla e che nessuno avesse a lagnarsi di lui , neppure Franco . Andò in cucina , si fece accendere la lanterna perché la notte era molto scura , e partì . Incontrò sulla porta il suo mezzadro ch ' entrava . Il mezzadro lo salutò , portò in cucina un gran canestro di frutta , aiutò la serva a metterle a posto , sedette al fuoco e disse placidamente : « È mort adess la sciora Teresa de Castell » . 6 . La vecchia signora di marmo L ' uscio si aperse un poco , pian piano , la fantesca porse il capo nella camera e chiamò Franco che pregava inginocchiato a una seggiola , presso il letto della morta . Franco non udì e fu Luisa che si alzò . Andò ad ascoltar la sommessa richiesta della donna , le rispose qualche cosa e , ritrattasi colei , stette lì ad aspettare . Non comparendo nessuno , spinse l ' uscio e disse forte : « Venga , venga dentro » . Un singhiozzo violento le rispose . Luisa stese ambedue le mani e il professor Gilardoni gliele afferrò . Stettero così alquanto tempo , immobili , lottando , a labbra serrate , con l ' emozione , lui più di lei . Luisa si mosse la prima , ritirò dolcemente una mano e trasse con l ' altra il professore nella camera della morta . La signora Teresa era spirata in salotto , sulla poltrona che non aveva più potuto lasciare dopo la notte del matrimonio . L ' avevano poi adagiata sul divano disposto a letto funebre . Il dolce viso era là nella luce di quattro candele , cereo , sul guanciale , con un sorriso trasparente dalle palpebre chiuse , con la bocca semiaperta . Il letto e l ' abito erano sparsi di fiori d ' autunno , ciclamini , dalie , crisantemi . « Guardi com ' è bella » , disse Luisa con voce tenera e serena da spezzar il cuore . Il professore s ' appoggiò singhiozzando a una sedia lontana dal letto . « Lo senti , mamma » , disse Luisa sottovoce , « come ti vogliono bene ? » S ' inginocchiò , e presa la mano della morta , si mise a baciarla , ad accarezzarla , a dirle dolcezze , piano ; poi tacque , posò la mano , si alzò , baciò la fronte , contemplò a mani giunte il viso . Pensò ai rimproveri che la mamma le aveva fatti negli anni andati , dall ' infanzia in poi , di cui ella si era risentita amaramente . S ' inginocchiò da capo , impresse da capo le labbra sulla mano di ghiaccio con un più ardente spasimo d ' amore che se avesse ricordate le carezze . Poi tolse un ciclamino dalla spalla della morta , si alzò , lo porse al professore . Questi lo prese piangendo , s ' accostò a Franco che rivedeva per la prima volta dopo quella notte , l ' abbracciò e ne fu abbracciato con una commozione silenziosa , e uscì , in punta di piedi , dalla camera . Suonarono le otto . La signora Teresa era morta alle sei della sera precedente ; in ventisei ore Luisa non aveva mai riposato un momento , non era uscita che quattro o cinque volte , per pochi minuti . Chi usciva spesso e stava fuori anche a lungo , era Franco . Avvertito segretamente , era giunto a Castello , appena in tempo di trovar viva la povera mamma , e tutti i tristi uffici che la morte impone eran toccati a lui , perché lo zio Piero , malgrado i suoi molti anni , non aveva la menoma esperienza di queste cose e vi si trovava impacciatissimo . Adesso , udite suonar le otto , si avvicinò a sua moglie , la pregò dolcemente di andar a riposare un poco , ma Luisa gli rispose subito in modo da levargli il coraggio d ' insistere . Il funerale doveva seguire l ' indomani mattina alle nove . Ell ' aveva desiderato che si differisse il più possibile e voleva star con la mamma fino all ' ultimo . Vi era nella sua sottile persona una indomita vigoria , eguale a ben altre prove . Per lei la mamma era tutta lì su quel lettuccio , tra i fiori . Non pensava che una parte di lei fosse altrove , non la cercava per la finestra di ponente nelle stelline che tremolavano sopra i monti di Carona . Pensava soltanto che la mamma cara , vissuta da tanti anni per lei sola , non d ' altro sollecita in terra che della felicità sua , dormirebbe fra poche ore e per sempre sotto i grandi noci di Looch , nella solitudine ombrosa dove tace il piccolo cimitero di Castello , mentre ella si godrebbe la vita , il sole , l ' amore . Aveva risposto a Franco quasi aspramente come se l ' affetto del vivo offendesse in qualche modo l ' affetto della morta . Poi le parve averlo mortificato , si pentì , gli diede un bacio e sapendo di far cosa a lui grata , di far cosa che la mamma si era certo attesa da lei , volle pregare . Si mise a recitar macchinalmente dei Pater , degli Ave e dei Requiem , senza provarne soddisfazione alcuna , sentendo anzi una segreta contrarietà , uno sgradito disseccarsi del dolore . Ell ' aveva praticato sempre ma , spenti i fervori della prima comunione , non aveva più partecipato con l ' anima al culto . Sua madre era vissuta piuttosto per il mondo futuro che per questo , si era governata in ogni azione , in ogni parola , in ogni pensiero secondo quel fine . Le idee e i sentimenti di Luisa , nel suo precoce sviluppo intellettuale , avevano preso un altro corso con la risolutezza vigorosa ch ' era del carattere di lei ; ella li copriva però di certa dissimulazione , parte conscia , parte inconscia , sia per amore della mamma , sia per la resistenza di germi religiosi seminati dalla parola materna , coltivati dall ' esempio , rinvigoriti dall ' abitudine . Dai quattordici anni in poi s ' era venuta inclinando a non guardare oltre la vita presente , e insieme a non guardare a sé , a vivere per gli altri , per il bene terreno degli altri , però secondo un forte e fiero senso di giustizia . Andava in chiesa , compiva gli atti esterni del culto , senza incredulità e senza persuadersi che facessero piacere a Dio . Aveva confusamente il concetto di un Dio talmente alto e grande che non vi potesse essere contatto immediato fra gli uomini e Lui . Se dubitava qualche volta d ' ingannarsi , il suo errore le pareva tale da non poterlo un Dio infinitamente buono punire . Come fosse venuta a pensare così , non lo sapeva ella stessa . L ' uscio si aperse ancora , pian piano , una voce sommessa chiamò « il signor don Franco » . Luisa , rimasta sola , cessò di pregare , piegò il capo sul guanciale della mamma , le posò le labbra sulla spalla , chiuse gli occhi raccogliendo in sé la corrente di memorie che veniva da quel tocco , da un odor noto di lavanda . L ' abito della mamma era di seta , il suo migliore , un dono dello zio Piero . Ella lo aveva portato una volta sola , qualche anno addietro , andando a visitare la marchesa Maironi . Anche questo pensiero venne coll ' odor di lavanda , vennero lagrime brucianti , acri di tenerezza e di un sentimento che non era propriamente odio , che non era propriamente collera , ma che aveva un amaro dell ' uno e dell ' altra . Franco , quando s ' intese chiamare , trasalì , ne indovinò subito la cagione . Lo zio Piero aveva scritto , la mattina per tempo , alla marchesa , annunciandole , in termini semplici ma pieni di ossequio , la morte di sua sorella ; e Franco stesso aveva aggiunto alla lettera dello zio un biglietto con queste parole : Cara nonna , mi manca il tempo di scriverti perché son qui ; te lo dirò a voce domani sera e confido che tu mi ascolterai come mi avrebbero ascoltato mio padre e mia madre . Nessuna risposta era ancora venuta da Cressogno . Adesso un uomo di Cressogno aveva portato una lettera . Dov ' è quest ' uomo ? « Partito ; non s ' è voluto fermare un momento . » Franco prese la lettera , ne lesse l ' indirizzo : " Al preg . signor ingegnere Pietro Ribera " , e conobbe la mano della figlia del fattore . Salì subito dallo zio Piero che , stanco , era andato a letto . Lo zio Piero , quando Franco gli recò la lettera , non fece atto di sorpresa né di curiosità ; disse placidamente : « Apri » . Franco posò il lume sul cassettone e aperse la lettera voltando le spalle al letto . Parve pietrificato ; non fiatò , non si mosse . « Dunque ? » , chiese lo zio . Silenzio . « Ho capito » , fece il vecchio . Allora Franco lasciò cader la lettera , alzò le mani in aria , mise un « ah ! » lungo , profondo e fioco , pieno di stupore e d ' orrore . « Insomma » , riprese lo zio , « si può sapere ? » Franco si scosse , si precipitò ad abbracciarlo , reprimendo a stento i singhiozzi . L ' uomo pacifico sopportò sulle prime in silenzio , senza commuoversi , questa tempesta . Poi cominciò a difendersene chiedendo la lettera : « Da qua , da qua , da qua » . E pensava : « Cosa diavolo avrà scritto questa benedetta donna ? » . Franco prese il lume e la lettera , gliela porse . La nonna non aveva scritto niente , neppure una sillaba ; aveva semplicemente rimandata la lettera dell ' ingegnere e il biglietto di Franco . Lo zio ci mise un pezzo a capirla : non capiva mai le cose prontamente e questa era per lui tanto inconcepibile ! Quando l ' ebbe capita non poté fare a meno di dire : « Già , l ' è un po ' grossa » . Ma poi , veduto Franco tanto fuori di sé , esclamò col vocione solenne che usava per giudicar toto corde le cose umane : « Senti . L ' è , dirò così » , ( e cercava la parola in un suo particolar modo , gonfiando le gote e mettendo una specie di rantolo ) , « ... una iniquità ; ma tutte queste meraviglie che fai tu , io non le faccio per niente affatto . Tutti i torti , caro , non sono dalla parte sua ; e allora ? Del resto , me ne rincresce per voialtri che mangerete di magro e dovrete vivere in questo miserabile paese ; ma per me ? Per me ci guadagno e son pronto dirò così a ringraziare tua nonna . Vedi bene , io non ho fatto famiglia , ho sempre contato su questa . Adesso la mia povera sorella è morta ; se la nonna vi apriva le braccia io restavo come un torso di cavolo . Dunque ! » . Franco si guardò dal raccontar la cosa a sua moglie , ed ella , benché sapesse delle lettere spedite a Cressogno , non domandò che dopo il funerale , parecchie ore dopo , se la nonna avesse risposto . Il piccolo salotto , la piccola terrazza , la piccola cucina erano stati pieni di gente tutto il giorno , dalle nove della mattina alle nove della sera . Alle dieci Luisa e Franco uscirono di casa senza lanterna , presero a destra , attraversarono pian piano , silenziosamente , le tenebre del villaggio , toccarono la svolta chiara e ventosa cui sale il fragor profondo del fiume di S . Mamette , entrarono nelle ombre , nel forte odore dei noci di Looch . Poco prima di giungere al cimitero , Luisa domandò sottovoce a suo marito : « Sai niente di Cressogno ? » . Egli avrebbe pur voluto nasconderle almeno in parte il vero e non lo poté . Disse che il suo biglietto gli era stato rimandato e Luisa volle sapere se almeno la nonna avesse scritto allo zio una parola di condoglianza . Il « no » di Franco fu così incerto , quasi trepidante , che , non subito , ma pochi passi dopo , Luisa ebbe un lampo di sospetto e si fermò di colpo , afferrò il braccio di suo marito . Franco , prima ch ' ella aprisse bocca , intese , l ' abbracciò come aveva abbracciato lo zio , con impeto ancor maggiore , le disse di prender il suo cuore , l ' anima sua , la sua vita , di non cercar altro al mondo , se la sentì tremar tutta fra le braccia . Né allora né poi una sola parola ne fu più detta fra loro . Al cancello del cimitero s ' inginocchiarono insieme . Franco pregò con impeto di fede . Luisa trapassò con gli occhi avidi la terra smossa presso all ' entrata , trapassò la bara , si affissò mentalmente nel volto mansueto e grave della mamma ; mentalmente ancora ma con tanto gagliardo impulso da scuotere le sbarre del cancello , si chinò , si chinò , fisse le labbra sulle labbra della morta , v ' impresse una violenza d ' amore più forte che tutti gli insulti , che tutte le bassezze odiose del mondo . Si staccò a stento di là verso le undici . Discendendo adagio a fianco di suo marito lo sdrucciolevole ciottolato del sentiero , le sorse improvvisa in mente la visione di un incontro futuro con la marchesa . Si fermò , si eresse , stringendo i pugni ; e il suo bel viso intelligente spirò una fierezza tale che se la vecchia signora di marmo l ' avesse realmente veduta , realmente incontrata in quel punto , si sarebbe senz ' altro , piegata no , impaurita no , ma posta in difesa . PARTE SECONDA 1 . Pescatori Il dottor Francesco Zérboli , I . R . Commissario di Porlezza , approdò alla I . R . Ricevitoria di Oria il 10 settembre 1854 , proprio quando un sole veramente imperiale e regio sormontava il bastione poderoso della Galbiga , sfolgorava la rosea casetta della Ricevitoria , gli oleandri e i fagiuoli della signora Peppina Bianconi , chiamando , secondo i regolamenti , all ' ufficio il signor Carlo Bianconi suo marito , quel tale Ricevitore cui la musica manoscritta puzzava di cospirazione . Il Bianconi , detto dalla sposa « el mè Carlascia » e dal popolo « el Biancòn » , un omone alto , grosso e duro , col mento pelato , con due baffoni grigi , con due occhi grossi e spenti di mastino fedele , discese a ricevere l ' altro I . R . mento pelato di categoria superiore . I due non si rassomigliavano proprio che nella nudità austriaca del mento . Lo Zérboli , vestito di nero e inguantato , era piccolo e tozzo , portava due baffetti biondi appiccicati alla faccia giallognola , bucata da due scintille d ' occhietti sarcastici e sprezzanti . Aveva i capelli piantati così basso sulla fronte ch ' era solito raderne una lista , restandogliene spesso un ' ombra , quasi di bestialità . Prontissimo di persona , d ' occhi e di lingua , parlava un italiano nasale , modulato alla trentina , con facile cortesia . Disse al Ricevitore che doveva tenere un convocato , il consiglio comunale d ' allora , a Castello e che aveva preferito venir per tempo , fare la salita , col fresco , da Oria invece che da Casarico o da Albogasio , onde procurarsi il piacere di salutare il signor Ricevitore . Il bestione fedele non capì subito che c ' era un secondo fine , ringraziò con un miscuglio di frasi ossequiose e di risatine stupide , fregandosi le mani , offerse caffè , latte , uova , l ' aria aperta del giardinetto . Colui accettò il caffè e rifiutò l ' aria aperta con un cenno del capo e una strizzatina d ' occhi così eloquente che il Carlascia , vociato su per le scale « Peppina ! Caffè ! » fece passare il Commissario in ufficio , dove , sentendosi trasmutare , secondo la sua doppia natura , da Ricevitore di dogana in agente di polizia , si fece devoto il cuore e austero il viso come per una unione sacramentale col monarca . Questo ufficio era un ignobile bugigattolo a pian terreno , con le inferriate ai due finestrini , una infetta cellula primitiva che aveva già il puzzo della grande monarchia . Il Commissario vi si piantò a sedere in mezzo , guardando l ' uscio chiuso che dall ' approdo metteva nell ' anticamera ; quello che dall ' anticamera metteva nell ' ufficio era rimasto aperto , per ordine suo . « Mi parli del signor Maironi » , diss ' egli . « Sorvegliato sempre » , rispose il Biancòn . « Anssi » , soggiunse nel suo italiano di Porta Tosa , « aspetti : ci ho qui un rapporto quasi finito . » E si diede a frugare , a palpar fra le sue carte in cerca del rapporto e degli occhiali . « Manderà , manderà » , fece il Commissario che non si aspettava molto dalla prosa del bestione . « Intanto parli , dica ! » « Malintensionato sempre , questo si sapeva » , ricominciò l ' eloquente Ricevitore , « e adesso anche si vede . Si è messo a portare quella barba , sa , quella mosca , quella moschetta , quel pisso , quella porcheria ... » « Scusi » , fece il Commissario . « Vede , io sono ancora nuovo , ho istruzioni , ho informazioni , ma un ' idea esatta dell ' uomo e della famiglia non l ' ho ancora . Bisogna che Lei me li descriva proprio a fondo così come può . E incominciamo pure da lui . » « Lui è un superbo , un furioso , un prepotentone . Avrà attaccato lite cinquanta volte , qui , per affari di dassio . Vuol aver sempre ragione , vuol darci lessione a me e al sedentario . Caccia fuori due occhiacci come se volesse mangiare la Ricevitoria . L ' è che con me non c ' è da fare il prepotente , se del resto ! ... Perché sa di tutto , poi , questo sì . Sa di legge , sa di finansa , sa di musica , sa di fiori , sa di pesci , el diavol a quatter . » « E lei ? » « Lei ? Lei lei lei lei ... lei l ' è una gattamorgna ma se la cascia foeura i ong l ' è pesg de lü ; peggio ! Lui quando va in collera diventa rosso e fa un baccano di mille lire ; lei diventa pallida e dice insolense d ' inferno . Adesso si dice , insolense io non ne tollero ... ma insomma ... mi capisce . Donna di talento , sa . La mia Peppina ci è innamorata . Donna che si insinua dappertutto , poi . Tante volte qui a Oria invece di chiamare il dottore chiamano lei . Se in una famiglia questionano vanno da lei . Se ci vien il mal di pancia a una bestia domandano lei . I bagàj s ' i a tira dree tücc . È magari buona , in carnevale , di fare i magatelli per loro . Sa , i burattini . E in pari tempo è un accidente che suona il cembalo , che sa il francese e il tedesco . Io per mia disgrassia non lo so , il tedesco , e sono andato da lei così delle volte per farmi spiegare carte tedesche che capitano in ufficio . » « Ah , Lei ci va , in casa Maironi ? » « Sì , qualche volta , per questo . » Veramente il bestione ci andava pure per farsi spiegare da Franco certi enigmi della tariffa doganale ; ma questo non lo disse . L ' interrogatorio del Commissario continuò . « E la casa , come è messa ? » « Messa bene . Bei pavimenti alla venessiana , soffitti pitturati , canapè con tappeti , cembol , camera da pranzo colle pareti tappessate di ritratti ch ' è una bellèssa . » « E l ' ingegnere in capo ? » « L ' ingegnere in capo è un buon omaccio , allegro , all ' antica ; mi somiglia a me . Più vecchio però , sa . Del resto qui ci sta pochissimo . Un quindici giorni a questa stagione , altri quindici la primavera e qualche visitina durante l ' anno . Quando ha la sua pace , la sua quiete , il suo latte alla mattina , il suo latte alla sera , il suo boccale di Modena a pranso , il suo tarocco , la sua gasètta di Milano , l ' ingegnere Ribera è contento . Del resto , tornando alla barba del signor Maironi , c ' è anche di peggio . Ho saputo ieri che il signore ha messo un gelsomino in un vaso di legno inverniciato di rosso . » Il Commissario , uomo d ' ingegno e forse indifferente , nel più intimo del cuor suo , a tutti i colori tranne a quello della propria cera e della propria lingua , non poté a meno di alzar un po ' le spalle . Ma poi domandò subito : « La pianta è fiorita ? » « Non lo so , domanderò alla donna » « A chi ? A sua moglie ? Ci va , Sua moglie , in casa Maironi ? » « Si , qualche volta ci va . » Lo Zérboli piantò i suoi occhietti sprezzanti in faccia al Bianconi , e gli articolò ben chiara questa domanda : « Ci va con profitto o no ? » « Ma ! con profitto ! Segond ! Lei si figura di andare come amica della signora Luisina , per i fiori , per i lavori , per i pettegolessi , e cicip e ciciap , sa bene , donne . Io poi ci cavo ... » « Tè chì , tè chì ! » , esclamò nel suo italiano di Porta Ticinese la signora Peppina Bianconi , venendo avanti col caffè , tutta sorridente . « El sür Commissari ! Come goo mai piasè de vedèll ! El sarà magàra minga tant bon el caffè , però l ' è el prim ! La bolgira l ' è de minga podè toeul a Lügan ! » « Tetetetetè ! » , fece il marito , burbero . « Euh diavol ! Disi inscì per rid . El capiss ben , neh , Lü , sür Commissari ! L ' è quel benedett omasc lì ch ' el capiss no ! En toeui nanca per mi de caffè , ch ' el se figüra ! Toeui giusta l ' acqua de malva per i girament de testa ! » « Ciciàra minga tant , ciciàra minga tant ! » , interruppe il marito . Il Commissario , posando la tazza vuota , disse alla buona signora che sarebbe poi andato a vedere i suoi fiori , e questa galanteria parve l ' atto di chi , al caffè , butta e fa suonar la moneta sul vassoio perché il tavoleggiante lo pigli e se ne vada . La signora Peppina intese e , sgomentata per giunta dai grossi occhi feroci del suo Carlascia , si ritirò frettolosamente . « Senta senta senta » , fece il Commissario coprendosi la fronte e stringendosi le tempie colla mano sinistra . « Oh ! » , esclamò a un tratto , nel raccapezzarsi . « Ecco , volevo sapere se , adesso , l ' ingegnere Ribera è a Oria . » « Non c ' è , ma verrà fra pochissimi giorni , credo . » « Spende molto , l ' ingegnere Ribera , per questi Maironi ? » « Spende molto , sicuro . Non credo che di casa sua don Franco abbia più di tre svansiche al giorno . Lei poi ... » Il Ricevitore si soffiò sul palmo della mano . « Dunque capisce . Hanno la donna di servissio . C ' è una bambina di due anni o ché ; ci vuole la ragassa , per curare la bambina . Si fanno venire fiori , libri , musica , el diavol a quatter . Alla sera si giuoca a tarocchi , c ' è la sua bottèglia . Ce ne vogliono così delle svansiche , mi capisce ! » Il Commissario rifletté un poco e poi , con una faccia nebulosa , con gli occhi al soffitto , con certe parole sconnesse che parevano frammenti d ' oracolo , fece intendere che l ' ingegnere Ribera , un I . R . impiegato , favorito recentemente dall ' I . R . Governo di una promozione in loco , avrebbe dovuto esercitare sui nipoti una influenza migliore . Quindi con altre domande e con altre osservazioni che concernevano specialmente le presenti debolezze dell ' ingegnere , insinuò al Bianconi che le sue attenzioni paterne dovevano rivolgersi con particolare segretezza e delicatezza all ' I . R . collega , onde illuminare , occorrendo , la Superiorità circa tolleranze che sarebbero scandalose . Gli chiese finalmente se non sapesse che l ' avvocato V . di Varenna e un tale di Loveno venivano abbastanza spesso a visitare i Maironi . Il Ricevitore lo sapeva e sapeva dalla sua Peppina che venivano a far musica . « Non credo ! » , esclamò il Commissario con subita e insolita asprezza . « Sua moglie non capisce niente ! Ella si farà menar per il naso , caro Bianconi , a questo modo . Quei due sono soggettacci che starebbero bene a Kufstein . Bisogna informarsi meglio ! Informarsi e informarmi . E adesso andiamo in giardino . A proposito ! Quando entra da Lugano qualche cosa per la marchesa Maironi ... » Lo Zérboli compié le frase con un gesto di graziosa larghezza e s ' incamminò seguito dal mastino , alquanto mogio . La signora Peppina si fece trovare ad annaffiar i fiori con l ' aiuto di un ragazzotto . Il Commissario guardò , ammirò e trovò anche modo di dar una lezioncina al poliziotto subalterno . Lodando quei fiori trasse destramente la Bianconi a nominar Franco e sulla persona di Franco non si fermò affatto come se non gliene importasse nulla . Si tenne ai fiori , affermò che Maironi non poteva averne di più belli . Strilli , gemiti e giaculatorie dell ' umile signora Peppina che perfino si vergognava d ' un paragone simile . E il Commissario insistette . Ma come ? Anche le fuchsie di casa Maironi erano più belle ? Anche le vainiglie ? Anche i pelargoni ? Anche i gelsomini ? « I gesümin ? » , fece la signora Peppina . « Ma el sür Mairon el gà el pussee bell gesümin de la Valsolda , cara Lü ! » Così il Commissario venne poi a sapere molto naturalmente che il famoso « gesümin » non era ancora fiorito . « Vorrei vedere le dalie di don Franco » , diss ' egli . La ingenua creatura si offerse di accompagnarlo a casa Ribera quel giorno stesso : « Gavarissen inscì mai piasè » . Ma il Commissario espresse il desiderio di attendere la venuta dell ' I . R . ingegnere in capo della provincia per avere occasione di riverirlo e la signora Peppina fece « eccola ! » in segno della sua soddisfazione . Intanto il mastino , umiliato da quell ' arte superiore , desiderando mostrar in qualche modo che almeno dello zelo ne aveva anche lui , afferrò per un braccio il ragazzotto dall ' annaffiatoio e lo presentò . « Mio nipote . Figlio d ' una mia sorella maritata a Bergamo con un I . R . portiere della Delegassione . Ha l ' onore di chiamarsi Francesco Giuseppe , per desiderio mio ; ma capisce bene , per il dovuto rispetto , questo non può essere il nome solito . » « Soa mader la ghe dis Ratì e so pader el ghe dis Ratù ch ' el se figura ! » , interloquì la zia . « Citto , Lei ! » , fece lo zio , severo . « Io lo chiamo Francesco . Un ragasso bene educato , devo dirlo , molto bene educato . Di ' un po ' su , Francesco , quando sarai grande , cosa farai ? » Ratì rispose a precipizio come se recitasse la Dottrina Cristiana : « Io quando sarò grande mi comporterò sempre da suddito fedele e devoto di Sua Maestà il nostro Imperatore nonché da buon cristiano ; e spero coll ' aiuto del Signore diventare un giorno I . R . Ricevitore di Dogana come mio zio , per andar quindi a ricevere il premio delle mie buone opere in paradiso » . « Bravo bravo bravo » , fece lo Zérboli , accarezzando Ratì . « Seguitiamo a farci onore . » « Ch ' el tasa , sür Commissari » , saltò fuori da capo la Peppina , « che stamattina el baloss el m ' ha mangiaa foeura mèss el süccher de la süccherera ! » « Comè comè comè ? » , fece il Carlascia uscendo di tono per la sorpresa . Si rimise subito e sentenziò : « Colpa tua ! Si mettono le cose a posto ! Vero , Francesco ? » « Pròpe » , rispose Ratì , e il Commissario , seccato da quel battibecco , da quella ridicola riuscita della sua frase paterna , prese bruscamente congedo . Appena partito lui , il Carlascia menò un « toeu sü el süccher , ti » , e un formidabile scapaccione a Francesco Giuseppe che si aspettava tutt ' altro e corse a salvarsi tra i fagiuoli . Poi aggiustò le partite di sua moglie con un buon rabbuffo , giurando che in avvenire lo avrebbe tenuto lui lo zucchero , e poiché ella si permise di ribattere « cossa te voeut mai intrigàt ti ? » la interruppe , « intrigatissim in tütt ! intrigatissim in tütt ! » e voltatele le spalle , s ' avviò a gran passi , sbuffando e fremendo , verso il posto dove la diligente sposa gli aveva preparata la lenza e la polenta , e inescò i due poderosi ami da tinche . Poiché in antico quel piccolo mondo era ancora più segregato dal mondo grande che al presente , era più che al presente un mondo di silenzio e di pace , dove i funzionari dello Stato e della Chiesa e , dietro al loro venerabile esempio , anche alquanti sudditi fedeli dedicavano parecchie ore ad una edificante contemplazione . Primo a ponente , il signor Ricevitore slanciava due ami appaiati in capo a una lenza sola , due traditori bocconi di polenta , lontano dalla sponda quanto mai poteva ; e quando il filo si era ben disteso , quando il sughero indicatore si era quasi ancorato in placida attesa , l ' I . R . uomo posava delicatamente la bacchetta della lenza sul muricciuolo , sedeva e contemplava . A levante di lui , la guardia di finanza che allora chiamavano « il sedentario » , accoccolata sull ' umile molo dell ' approdo davanti ad un altro sughero , pipava e contemplava . Pochi passi più in là , il vecchio allampanato Cüstant , imbianchino emerito , sagrestano e fabbriciere , patrizio del villaggio di Oria , seduto sulla poppa della sua barca con una sperticata tuba preistorica in testa , con la magica bacchetta in mano , con le gambe penzoloni sull ' acqua , raccolta l ' anima nel sughero suo proprio , contemplava . Seduto sull ' orlo d ' un campicello , all ' ombra d ' un gelso e d ' un cappellone di paglia nera , il piccolo , magro , occhialuto don Brazzova , parroco di Albogasio , rispecchiato dall ' acqua limpida , contemplava . In un orto di Albogasio Inferiore , fra le rive del Ceròn e la riva di Mandroeugn , un altro patrizio in giacchetta e scarponi , il fabbriciere Bignetta , detto el Signoron , duro e solenne sopra una sedia del settecento con la famosa bacchetta in mano , vigilava e contemplava . Sotto il fico di Cadate stava in contemplazione don Giuseppe Costabarbieri . A S . Mamette pendevano sull ' acqua e contemplavano con grande attività il medico , lo speziale , il calzolaio . A Cressogno contemplava il florido cuoco della marchesa . In faccia a Oria , sull ' ombrosa spiaggia deserta del Bisgnago , un dignitoso arciprete della bassa Lombardia usava passar ogni anno quaranta giorni di vita contemplativa . Contemplava solitario , vescovilmente , con tre bacchette ai piedi , i relativi tre pacifici sugheri , due con gli occhi e uno col naso . Chi passando per l ' alto lago avesse potuto discernere tutte queste figure meditabonde , inclinate all ' acqua , senza veder le bacchette né i fili né i sugheri , si sarebbe creduto nel soggiorno d ' un romito popolo ascetico , schivo della terra , che guardasse il cielo giù nello specchio liquido , solo per maggiore comodità . In fatto tutti quegli ascetici pescavano alle tinche e nessun mistero dell ' avvenire umano aveva per essi maggior importanza dei misteri cui arcanamente alludeva il piccolo sughero , quando , posseduto quasi da uno spirito , dava segni d ' inquietudine sempre più viva e in fine di alienazione mentale ; poiché , dati dei crolli , dei tratti ora avanti ora indietro , pigliava per ultimo , nella confusione delle sue idee , il partito disperato di entrar giù a capofitto nell ' abisso . Questi fenomeni avvenivano però di rado e parecchi contemplatori solevano passare delle mezze giornate senza notar la menoma inquietudine nel sughero . Allora ciascuno , senza toglier gli occhi dal piccolo galleggiante , sapeva seguire un invisibile filo d ' idee parallelo al filo della lenza . Così avveniva talvolta al buon arciprete di pescar mentalmente una sede episcopale ; al Signoron di pescare un bosco ch ' era stato dei suoi avi , al cuoco di pescare una certa tinca rosea e bionda della montagna , al Cüstant di pescare una commissione del Governo per dare il bianco al picco di Cressogno . Quanto al Carlascia , il suo secondo filo aveva generalmente un carattere politico . E questo si comprenderà meglio quando si sappia che anche il filo principale , quello della lenza , suscitava spesso nel suo torbido testone certe considerazioni politiche suggeritegli dal Commissario Zérboli . « Vede , caro Ricevitore » , gli aveva detto una volta lo Zérboli ragionando a sproposito sul moto milanese del 6 febbraio , « Lei ch ' è un pescatore di tinche può benissimo capire la cosa . La nostra grande monarchia pesca alla lenza . I due bocconi uniti sono la Lombardia e il Veneto , due bei bocconi tondi e solleticanti , con del buon ferro dentro . La nostra monarchia li ha buttati là davanti a sé , in faccia alla tana di quel pesciatello sciocco ch ' è il Piemonte . Egli ha abboccato nel quarantotto il boccone Lombardia , ma poi ha potuto sputarlo e cavarsela . Milano è il nostro sughero . Quando Milano si muove vuol dire che c ' è sotto il pesciatello . L ' anno scorso il sughero s ' è mosso un pochino ; il caro pesciatello non aveva fatto che fiutare il boccone . Aspettate , verrà un movimento grande , noi daremo il colpo , ci sarà un poco di strepito e di sbatacchiamento e lo tireremo su , il nostro pesciatello , non ce lo lasceremo scappare più , quel porcellino bianco , rosso e verde ! » Il Biancòn ci aveva fatto una gran risata e spesso , mettendosi a pescare , si ruminava , per il proprio innocente piacere , la graziosa similitudine , da cui gli nascevano per solito altri sottili e profondi pensamenti politici . Quella mattina il lago era quieto , propizio per le contemplazioni . Le prime alghe del fondo precipitoso si vedevan diritte , segno che non c ' eran correnti . I bocconi , slanciati ben lontano , calarono lentamente a piombo , il filo si distese via via sotto il sughero che gli navigò dietro un poco indicando con spessi anellini i titillamenti dei piccoli cavedini e si mise quindi in pace , segno che i bocconi s ' erano adagiati sul fondo e che i cavedini non li toccavan più . Il pescatore posò la bacchetta sul muricciuolo e si mise a pensare all ' ingegnere Ribera . Il Biancòn aveva , a sua insaputa , una discreta dose di mansuetudine in un doppio fondo che Iddio gli aveva fatto nel cuore senza avvertirnelo . Il mondo del resto se ne poté accorgere nel 1859 quando il caro pesciatello si mangiò il boccone di Lombardia con l ' amo e il filo e la bacchetta e il Commissario e tutto quanto ; e il Biancòn , rassegnato , si mise a piantar cavoli nazionali e costituzionali a Precotto . Malgrado questa occulta mansuetudine , posando la bacchetta e pensando che si trattava di pescare quel povero vecchio ingegnere Ribera , egli provò una singolare compiacenza non nel cuore , non nel cervello né in alcuno dei soliti sensi , ma in un suo particolare senso , puramente I . e R . Davvero , egli non aveva coscienza di sé come di un organismo distinto dall ' organismo governativo austriaco . Ricevitore di una piccola dogana di frontiera , si considerava una punta d ' unghia in capo a un dito dello Stato ; come agente di polizia poi , si considerava un occhiolino microscopico sotto l ' unghia . La vita sua era quella della monarchia . Se i Russi le facevano il solletico sulla pelle della Galizia , egli ne sentiva il prurito a Oria . La grandezza , la potenza , la gloria dell ' Austria gli ispiravano un orgoglio smisurato . Non ammetteva che il Brasile fosse più esteso dell ' Impero Austriaco , né che la Cina fosse più popolata , né che l ' Arcangelo Michele potesse prendere Peschiera , né che Domeneddio potesse prendere Verona . Il suo vero Iddio era l ' Imperatore ; rispettava quello del cielo come un alleato di quello di Vienna . Non gli era , dunque , mai entrato il sospetto che l ' ingegnere in capo fosse un cattivo suddito . Le parole del Commissario , un vangelo per lui , ne lo persuasero addirittura ; e l ' idea di trovarsi a portata questo malfido servitore accendeva il suo zelo d ' occhio regio e d ' unghia imperiale . Si diede dell ' asino per non averlo conosciuto prima . Oh ma era ancora in tempo di pescarlo bene : bene bene bene bene ! « Lasci fare a me ! Lasci fare a me , signor ... » Troncò la frase e afferrò la bacchetta . Il sughero aveva impresso nell ' acqua un anello , dolcemente , muovendosi appena ; indizio di tinca . Il Biancòn strinse forte la bacchetta tenendo il fiato . Altro tocco al sughero , altro anello più grosso ; il sughero va pian piano sull ' acqua , si ferma , il cuore del Biancòn batte a furia ; il sughero cammina ancora per un piccol tratto , a fior d ' acqua e sprofonda ; zac ! il Biancòn dà un colpo , la bacchetta si torce in arco tanto il filo è tirato da un peso occulto . « Peppina , el gh ' è ! » , grida il Carlascia perdendo la testa , confondendo il sesso della tinca con quello dell ' ingegnere in capo : « El guadèll , el guadèll » . Il sedentario si volta invidioso : « Ghe l ' ha , scior Recitòr ? » . Il Cüstant si cuoce dentro e non fa motto né volge la sua tuba . Ratì accorre e accorre anche la signora Peppina portando il « guadèll » , una pertica lunga con una gran borsa di rete in capo , per imborsarvi la tinca nell ' acqua , ché il tirarla su di peso col filo sarebbe un rischio disperato . Il Biancòn piglia il filo , lo raccoglie pian piano a sé . La tinca non si vede ancora ma deve esser grossa ; il filo viene in su per un paio di braccia , poi è tirato furiosamente in giù ; quindi torna a venire , viene , viene , e in fondo all ' acqua , sotto il naso dei tre personaggi , balena un giallore , un ' ombra mostruosa . « Oh la bella ! » , fa la signora Peppina sottovoce . Ratì esclama : « Madòne , madòne ! » , e il Biancòn non dice parola , tira e tira con cautela . È un bel pescione , corto , grosso , dal ventre giallo e dal dorso scuro che viene in su dal fondo quasi supino e per isghembo , con mala volontà . Le tre facce non gli piacciono perché volta loro di colpo la coda e sbattendola fa un ' altra punta furiosa verso il fondo . Finalmente , spossato , segue il filo , arriva sotto il muro con la pancia dorata all ' aria . La Peppina , rovescioni sul parapetto , stende giù quanto può la sua pertica per imborsar il malcapitato e non le riesce . « Per el müson ! » , grida suo marito . « Per la cua ! » , strilla Ratì . A quello strepito , alla vista di quel pauroso arnese , il pesce si dibatte , si tuffa ; la Peppina si arrabatta invano , non trova il « müson » , non trova la « cua » ; il Biancòn tira , la tinca trascinata a galla si aggomitola e con una potente spaccata rompe il filo , strepita via tra la spuma . « Madòne ! » , esclama Ratì ; la Peppina seguita a frugar l ' acqua con la sua pertica ; « dova l ' è sto pèss ? dova l ' è sto pèss ? » , e il Biancòn che era rimasto petrificato col filo in mano , si volta furibondo , tira un calcio a Ratì , afferra sua moglie per le spalle , la scuote come un sacco di noci , la carica d ' improperi . « L ' è andada , scior Recitòr ? » , fa il sedentario , mellifluo . Il Cüstant volta un poco la tuba , guarda il luogo della catastrofe , torna alla contemplazione del suo pacifico sughero e brontola in tono di compatimento : « Minga pràtich ! » . Intanto la tinca ritorna alle native alghe profonde , malconcia ma libera come il suo simile , il Piemonte , dopo Novara ; ed è dubbio se al povero ingegnere in capo toccherà la stessa fortuna . 2 . La sonata del chiaro di luna e delle nuvole Il sole calava dietro al ciglio del monte Brè e l ' ombra oscurava rapidamente la costa precipitosa e le case di Oria , imprimeva , violacea e cupa , il profilo del monte sul verde luminoso delle onde che correvano oblique a ponente , grandi ancora ma senza spuma , nella breva stanca . Casa Ribera si era oscurata l ' ultima . Addossata ai ripidi vigneti della montagna , sparsi d ' ulivi , essa cavalca la viottola che costeggia il lago , e pianta nell ' onda viva una fronte modesta , fiancheggiata a ponente , verso il villaggio , da un giardinetto pensile a due ripiani , a levante , verso la chiesa , da una piccola terrazza gittata su pilastri che inquadrano un pezzo di sagrato . Entra in quella fronte una piccola darsena dove allora si dondolava , fra lo schiamazzar delle onde , il battello di Franco e Luisa . Sopra l ' arco della darsena una galleria sottile lega il giardinetto pensile di ponente alla terrazza di levante e guarda il lago per tre finestre . La chiamavan loggia , forse perché lo era stata in antico . La vecchia casa portava incrostati qua e là parecchi di questi venerandi nomi fossili che vivevano per la tradizione e figuravano , nella loro apparente assurdità , i misteri nella religione delle mura domestiche . Dietro alla loggia vi ha una sala spaziosa e dietro alla sala due stanze : a ponente il salottino da pranzo tappezzato di piccoli uomini illustri di carta , ciascuno sotto il proprio vetro e dentro la propria cornice , ciascuno atteggiato dignitosamente a modo degl ' illustri di carne e d ' ossa , come se i colleghi nemmanco esistessero e il mondo non guardasse che a lui ; a levante la camera dell ' alcova dove accanto agli sposi dormiva nel proprio letticciuolo la signorina Maria Maironi nata nell ' agosto del 1852 . Dai cassettoni rococò delle camere da letto alla madia della cucina , dal nero pendolo del salottino da pranzo al canapè della loggia con la sua stoffa color marrone cosparsa di cavalieri turchi gialli e rossi , dalle seggiole impagliate a certi seggioloni dai bracciuoli spropositatamente alti , i mobili della casa appartenevano all ' epoca degli uomini illustri , la maggior parte dei quali portava parrucca e codino . Se parevano discesi dal granaio , parevan pure aver ripreso nell ' aria e nella luce della nuova dimora certe perdute abitudini di pulizia , un notevole interesse alla vita , una dignità di onesta vecchiaia . Così un ' accozzaglia di vocaboli disusati potrebbe oggi comporsi , nel soffio d ' un attempato poeta conservatore , e rifletterne la serena ed elegante senilità . Sotto il regime matematico e burocratico dello zio Piero , seggiole e seggioloni , tavole e tavolini avevano vissuto in perfetta simmetria e il privilegio della inamovibilità era stato accordato persino agli stoini . Il nome di « mobile » non lo aveva meritato che un cuscino grigio e celeste , un aborto di materasso , che l ' ingegnere durante i suoi brevi soggiorni a Oria si portava con sé quando mutava seggiolone . Assente lui , il custode rispettava tanto le suppellettili da non osar di toccarne confidenzialmente , di spolverarne le parti meno visibili . Ciò faceva andar sulle furie la governante , regolarmente , ad ogni ritorno in Valsolda . Il padrone , irritato che per un po ' di polvere si gridasse tanto contro un povero diavolo di contadino , se la pigliava con lei e le suggeriva di spolverare ella stessa ; e quando la donna scattò a domandargli , in via di sdegnosa replica , se dovesse ammazzarsi a spolverare tutta la casa ogni volta che veniva , le rispose bonariamente : « Mazzèv ona volta sola ch ' el sarà assée » . Egli abbandonava poi del tutto al capriccio del custode la coltivazione del giardinetto come quella di un orto che possedeva a levante del sagrato , in riva al lago . Solo una volta , due anni prima del matrimonio di Luisa , arrivando a Oria in principio di settembre e trovando nel secondo ripiano del giardinetto sei piante di granturco , si permise di dire al custode : « Sent on poo : quii ses gamb de carlon , podarisset propi minga fann a men ? » . I poeti non conservatori Franco e Luisa avevano trasformata , col loro soffio , la faccia delle cose . La poesia di Franco era più ardita , fervida e appassionata , la poesia di Luisa era più prudente ; così i sentimenti di Franco gli fiammeggiavano sempre dagli occhi , dal viso , dalla parola e quelli di Luisa non davano quasi mai fiamme ma solo coloravano il fondo del suo sguardo penetrante e della sua voce morbida . Franco non era conservatore che in religione e in arte ; per le mura domestiche era un radicale ardente , immaginava sempre trasformazioni di pareti , di soffitti , di pavimenti , di arredi . Luisa incominciava con ammirar il suo genio , ma poiché i denari venivan quasi tutti dallo zio e non ci era larghezza per imprese fantastiche , piano piano , un po ' per volta , lo persuadeva di lasciar a posto le pareti , i soffitti e anche i pavimenti , di studiar come si sarebbero potuti disporre meglio gli arredi senza trasformarli . E gli suggeriva delle idee senza averne l ' aria , facendogli credere che venivan da lui , perché alla paternità delle idee Franco ci teneva molto e Luisa era invece del tutto indifferente a questa maternità . Così tra l ' uno e l ' altra disposero la sala per la conversazione , la lettura e la musica , la loggia per il giuoco , la terrazza per il caffè e per le contemplazioni poetiche . Di quella terrazzina Franco fece la poesia lirica della casa . Era piccina assai e parve a Luisa che vi si potesse concedere un po ' di sfogo all ' estro di suo marito . Fu allora che cadde dal trono il re dei gelsi valsoldesi , il famoso antico gelso del sagrato , un tiranno che toglieva alla terrazza tutta la vista migliore . Franco si liberò da lui mediante pecunia , disegnò e alzò sopra la terrazza un aereo contesto di sottili aste e bastoncini di ferro che figuravan tre archi sormontati da una cupolina , vi mandò su due passiflore eleganti che vi aprivan qua e là i loro grandi occhi celesti e ricadevano da ogni parte in festoni e vilucchi . Un tavoluccio rotondo e alcune sedie di ferro servivano per il caffè e per la contemplazione . Quanto al giardinetto pensile , Luisa avrebbe potuto sopportare anche il granturco per una tolleranza di spirito superiore che ama lasciar in pace gl ' inferiori nelle loro idee , nelle loro abitudini , nei loro affetti . Ella sentiva una certa rispettosa pietà per gl ' ideali orticoli del povero custode , per quell ' insalata di rozzezze e di gentilezze ch ' egli aveva nel cuore , un gran cuore capace di accogliere insieme reseda e zucche , begliuomini e carote . Invece Franco , generoso e religioso com ' era , non avrebbe tollerato nel suo giardino una zucca né una carota per amore di qualsiasi prossimo . Ogni stupida volgarità lo irritava . Quando l ' infelice ortolano si sentì predicare dal signor don Franco che il giardinetto era una porcheria , che bisognava cavar tutto , buttar via tutto , rimase sbalordito , avvilito da far pietà ; ma poi lavorando agli ordini suoi per riformare le aiuole , per contornarle di tufi , per piantare arbusti e fiori , vedendo come il padrone stesso sapesse lavorar di sua mano e quanti terribili nomi latini e qual portentoso talento avesse in testa per immaginare disposizioni nuove e belle , concepì poco a poco per lui un ' ammirazione quasi paurosa e quindi anche , malgrado i molti rabbuffi , una affezione devota . Il giardinetto pensile fu trasformato a immagine e similitudine di Franco . Un ' olea fragrans vi diceva in un angolo la potenza delle cose gentili sul caldo impetuoso spirito del poeta ; un cipressino poco accetto a Luisa vi diceva in un altro angolo la sua religiosità ; un piccolo parapetto di mattoni a traforo , fra il cipresso e l ' olea , con due righe di tufi in testa che contenevano un ridente popolo di verbene , petunie e portulache , accennava alla ingegnosità singolare dell ' autore ; le molte rose sparse dappertutto parlavano del suo affetto alla bellezza classica ; il ficus repens che vestiva le muraglie verso il lago , i due aranci nel mezzo dei due ripiani , un vigoroso , lucido carrubo rivelavano un temperamento freddoloso , una fantasia volta sempre al mezzogiorno , insensibile al fascino del nord . Luisa aveva lavorato e lavorava assai più del marito ; ma se questi si compiaceva delle proprie fatiche e ne parlava volentieri , Luisa invece non ne parlava mai e non ne traeva veramente alcuna vanità . Lavorava d ' ago , d ' uncinetto , di ferri , di forbici , con una tranquilla rapidità prodigiosa , per suo marito , per la sua bambina , per ornar la sua casa , per i poveri e per sé . Tutte le stanze avevan lavori suoi , cortine , tappeti , cuscini , paralumi . Era pure affar suo di collocare i fiori in sala e in loggia ; non piante in vaso perché Franco ne aveva poche e non gli garbava di chiuderle nelle stanze ; non fiori del giardinetto perché coglierne uno era come strapparglielo dal cuore . Erano invece a disposizione di Luisa le dalie , le rose , i gladioli , gli astri dell ' orto . Ma poiché non le bastavano e poiché il villaggio , dopo Dio , Santa Margherita e S . Sebastiano , adorava la « sciora Lüisa » , così ad un cenno suo i ragazzi le portavano fiori selvaggi e felci , le portavano edera per rilegar con festoni i grandi mazzi fissati alle pareti dentro anelli di metallo . Anche alle braccia dell ' arpa che pendeva dal soffitto della sala erano sempre attorcigliati lunghi serpenti d ' edera e di passiflora . Lo zio Piero , quando gli scrivevano di queste novità , rispondeva poco o nulla . Tutt ' al più raccomandava di non tener troppo occupato l ' ortolano il quale doveva pur attendere alle faccende proprie . La prima volta che capitò a Oria dopo la trasformazione del giardinetto , si fermò a guardarlo come aveva fatto per le sei piante di granturco e borbottò sottovoce : « Oh poer a mi ! » . Uscì sulla terrazza , guardò il cupolino , toccò le aste di ferro e pronunciò un « basta ! » rassegnato ma pieno di disapprovazione per tante eleganze superiori allo stato suo e de ' suoi nipoti . Invece , dopo aver esaminato in silenzio tutti i mazzi , i mazzolini , i vasi , i festoni della sala e della loggia , disse con un bonario sorriso : « Sent on poo , Lüisa ; con tütt st ' erba chì farisset minga mèj a tegnì on para de pégor ? » . Ma la governante fu beata di non aversi più ad ammazzare per la polvere e le ragnatele , ma l ' ortolano vantò senza fine le opere miracolose del signor don Franco ed egli stesso comincio presto ad abituarsi ai nuovi aspetti della sua casa , a guardar senza malevolenza il cupolino della terrazza che gli faceva comodo per l ' ombra . Dopo tre o quattro giorni domando chi lo avesse eseguito e gli accadde di fermarsi qualche volta a guardar i fiori del giardinetto , di chiedere il nome dell ' uno e dell ' altro . Dopo otto o dieci giorni , stando con la piccola Maria sulla porta della sala che mette al giardinetto , le domando : « Chi ha piantato tutti questi bei fiori ? » , e le insegnò a rispondere : « Papà » . Ad un suo impiegato venuto a fargli visita mostrò le opere del nipote e ne accolse gli elogi con un assenso misurato ma pieno di soddisfazione : « Sì sì , per questo sì » . Insomma finì con diventare un ammiratore di Franco e persino con dare ascolto , in via di conversazione , ad altri suoi progetti . E in Franco crescevano l ' ammirazione e la gratitudine per quella grande e generosa bontà , che aveva vinto la natura conservatrice , l ' avversione antica alle eleganze di ogni maniera ; per la solita bontà che ad ogni simile contrasto saliva saliva silenziosamente dietro le renitenze dello zio fino a sormontare , a coprir tutto con una larga onda di acquiescenza o almeno con la frase sacramentale « del resto , fate vobis » . A una sola novità lo zio non aveva voluto adattarsi : alla scomparsa del suo vecchio cuscino . « Luisa » , diss ' egli sollevando con due dita dal seggiolone il nuovo cuscino ricamato : « porta via » . E non ci fu verso di persuaderlo . « Et capì de portall via ? » Quando Luisa sorridendo gli diede il vecchio materassino abortito , egli ci si sedette su con un sonoro « inscì ! » come se riprendesse solennemente il possesso di un trono . Adesso , mentre l ' ombra violacea invadeva il verde delle onde e correva lungo la costa , di paesello in paesello , spegnendo , una dopo l ' altra , le bianche case lucenti , egli era appunto seduto sul suo trono e si teneva sulle ginocchia la piccola Maria , mentre Franco , sulla terrazza , annaffiava i vasi di pelargoni , pieno il cuore e il viso di contentezza affettuosa come se versasse da bere a Ismaele nel deserto , e Luisa stava sgrovigliando pazientemente una pesca di suo marito , un garbuglio pauroso di spago , di piombi , di seta e di ami . Ella discorreva in pari tempo col professore Gilardoni che aveva sempre qualche garbuglio filosofico da sgrovigliare e ci si metteva molto più volentieri con lei che con Franco , il quale lo contraddiceva sempre , a torto e a ragione , avendolo in concetto d ' un ottimo cuore e d ' una testa confusa . Lo zio , tenendo il ginocchio destro sul sinistro e la bambina sul mucchio , le ripeteva per la centesima volta , con affettata lentezza , e storpiando un poco il nome esotico , la canzonetta : Ombretta sdegnosa Del Missipipì . Fino alla quarta parola la bambina lo ascoltava immobile , seria , con gli occhi fissi ; ma quando veniva fuori il « Missipipì » scoppiava in un riso , sbatteva forte le gambucce e piantava le manine sulla bocca dello zio , il quale rideva anche lui di cuore e dopo un breve riposo ricominciava adagio adagio , nel tono solito : Ombretta sdegnosa ... La bambina non somigliava né al padre né alla madre , aveva gli occhi , i lineamenti fini della nonna Teresa . Al vecchio zio , che pure vedeva di rado , mostrava una tenerezza strana , impetuosa . Lo zio non le diceva paroline dolci , le faceva , occorrendo , qualche piccola riprensione , ma le portava sempre giuocattoli , la conduceva spesso a passeggio , se la faceva saltar sulle ginocchia , rideva con lei , le diceva canzonette comiche , quella che cominciava col « Missipipì » e un ' altra che finiva : Rispose tosto Barucabà . Chi era mai Barucabà ? E cosa gli avevano domandato ? « Toa Bà , toa Bà ! » , diceva Maria ; « ancora Barucabà , ancora Barucabà ! » Lo zio le ripeteva allora la poetica storia ma nessuno la sa più ripetere a me . Ecco di che parlava a Luisa , con la sua voce timida e gentile , il professore Gilardoni , diventato un tantin più vecchio , un tantin più calvo , un tantin più giallo . « Chi sa » , aveva detto Luisa , « se Maria somiglierà alla nonna come nel viso anche nell ' anima ? » Il professore rispose che sarebbe stato un miracolo avere in una famiglia , a così poca distanza , due anime simili . E volendo spiegare a quale rarissima specie fosse appartenuta , nel suo concetto , l ' anima della nonna , mise fuori il seguente garbuglio . « Vi sono » , diss ' egli , « anime che negano apertamente la vita futura e vivono proprio secondo la loro opinione , per la sola vita presente . Queste non sono molte . Poi vi sono anime che mostrano di credere nella vita futura e vivono del tutto per la presente . Queste sono alquante più . Poi vi sono anime che alla vita futura non pensano e vivono però in modo da non mettersi troppo a repentaglio di perderla se c ' è . Queste sono più ancora . Poi vi sono anime che credono veramente nella vita futura e dividono pensieri e opere in due categorie che fanno quasi sempre ai pugni fra loro : una è per il cielo , l ' altra è per la terra . Queste sono moltissime . Poi vi sono anime che vivono per la sola vita futura nella quale credono . Queste sono pochissime e la signora Teresa era di queste . » Franco , che non poteva soffrire le disquisizioni psicologiche , passò accigliato col suo annaffiatoio vuoto per andare nel giardinetto e pensò : « Poi vi sono anime che rompono l ' anima » . Lo zio , del resto un po ' sordo , rideva con la Maria . Luisa , passato che fu suo marito , disse piano : « Poi vi sono anime che vivono come se vi fosse la sola vita futura nella quale non credono : e di queste ve n ' è una » . Il professore trasalì e la guardò senza dir nulla . Ella stava cercando nella matassa della pesca un filo doppio , a occhiello , per farlo passare . Non vide quello sguardo ma lo sentì e si affrettò a indicare col capo lo zio . Aveva ella pensato proprio a lui nel dir quello che aveva detto ? O vi era stata nel suo pensiero una occulta complicazione ? Aveva pensato allo zio senza un vero convincimento , solo perché non osava nominare , neanche nel pensiero , un ' altra persona cui le sue parole potevano riferirsi più giustamente ? Il silenzio del professore , lo sguardo scrutatore di lui , non incontrato ma sentito , le rivelarono ch ' egli sospettava di lei stessa : per questo accennò frettolosamente allo zio . « Non crede nella vita futura ? » , mormorò il professore . « Direi di no » , rispose Luisa e subito si sentì nel cuore un rimorso , sentì che non aveva sufficienti ragioni , che non aveva il diritto di rispondere così . In fatto lo zio Piero non s ' era curato mai di meditare sulla religione : egli compenetrava nel suo concetto della onestà la continuazione delle vecchie pratiche di famiglia , la professione della fede avita , presa come stava , alla carlona . Il suo era un Dio bonario come lui , che non ci teneva tanto alle giaculatorie né ai rosari , come lui ; un Dio contento di aver per ministri , com ' era contento lui di aver per amici , dei galantuomini di cuore , fossero pure allegri mangiatori e bevitori , tarocchisti per la vita , franchi raccontatori di porcherie non disoneste a lecito sfogo della sudicia ilarità che ciascuno ha in corpo . Certi suoi discorsi scherzosi , certi aforismi buttati là senza riflettere sulla importanza relativa delle pratiche religiose e sulla importanza assoluta del vivere onesto l ' avevano colpita fin da bambina , anche perché la mamma se ne inquietava moltissimo e supplicava suo fratello di non dire spropositi . Le era entrato il sospetto che lo zio andasse in chiesa solamente per convenienza . Non era vero ; non bisognava tener conto degli aforismi di uno che , invecchiato nel sacrificio e nell ' abnegazione , soleva dire « charitas incipit ab ego » ; e poi , quand ' anche lo zio avesse stimato poco le pratiche religiose , a negar la vita futura ci correva ancora un bel tratto . Infatti , appena messo fuori il suo giudizio e uditolo suonare , Luisa lo sentì falso , vide più chiaro in se stessa , intese di avere inconsciamente cercato nell ' esempio dello zio un appoggio e un conforto per sé . Il professore era tutto commosso di una rivelazione tanto inattesa . « Quest ' anima unica » , diss ' egli , « che vive come se non pensasse che alla vita futura nella quale non crede , è in errore , ma bisogna pur ammirarla come la più nobile , la più grande . È una cosa sublime ! » « Lei è certo , però , che quest ' anima è in errore ? » « Oh sì sì ! » « Ma Lei , a quale delle Sue categorie appartiene ? » Il professore si credeva dei pochissimi che si regolano interamente secondo un ' aspirazione alla vita futura ; benché forse sarebbe stato imbarazzato a dimostrare che i suoi profondi studi su Raspail , il suo zelo nel preparare acqua sedativa e sigarette di canfora , il suo orrore dell ' umidità e delle correnti d ' aria significassero poca tenerezza per la vita presente . Però non volle rispondere , disse che non appartenendo a nessuna Chiesa , credeva tuttavia fermamente in Dio e nella vita futura e che non poteva giudicare il proprio modo di vivere . Intanto Franco , annaffiando il giardinetto , aveva trovato fiorita una verbena nuova , e , posato l ' annaffiatoio , era venuto sulla soglia della loggia e chiamava la Maria per fargliela vedere . La Maria si lasciava chiamare e voleva ancora « Missipipì » , onde lo zio la posò a terra e la condusse lui al papà . « Però , professore » , disse Luisa uscendo con la parola viva da un corso occulto d ' idee , « si può , non è vero , credere in Dio e dubitare della nostra vita futura ? » Ell ' aveva posato , così dicendo , l ' aggrovigliata matassa della pesca e guardava il Gilardoni in viso con un interesse vivo , con un desiderio manifesto che rispondesse di sì ; e , perché il Gilardoni taceva , soggiunse : « Mi pare che qualcuno potrebbe dire : che obbligo ha Iddio di regalarci l ' immortalità ? L ' immortalità dell ' anima è una invenzione dell ' egoismo umano che in fin dei conti vuol far servire Iddio al comodo proprio . Noi vogliamo un premio per il bene che facciamo agli altri e una pena per il male che gli altri fanno a noi . Rassegnamoci invece a morire anche noi del tutto come ogni essere vivente e facciamo sin che siamo vivi la giustizia per noi e per gli altri , senza speranza di premi futuri , solo perché Iddio vuole da noi questo come vuole che ogni stella faccia lume e che ogni pianta faccia ombra . Cosa Le pare , a Lei ? » « Cosa vuol che Le dica ? » , rispose il Gilardoni . « A me pare una gran bellezza ! Non posso dire : una gran verità . Non lo so , non ci ho mai pensato ; ma una gran bellezza ! Io dico che il Cristianesimo non ha potuto avere né immaginare dei Santi sublimi come questo qualcuno ! È una gran bellezza , è una gran bellezza ! » « Perché poi » , riprese Luisa dopo un breve silenzio , « si potrebbe forse anche sostenere che questa vita futura non sarebbe proprio felice . Vi è felicità quando non si conosce la ragione di tutte le cose , quando non si arriva a spiegare tutti i misteri ? E il desiderio di saper tutto sarà esso appagato nella vita futura ? Non resterà ancora un mistero impenetrabile ? Non dicono che Dio non si conoscerà interamente mai ? E allora , nel nostro desiderio di sapere , non finiremo a soffrire come adesso , anzi forse più , perché in una vita superiore quel desiderio dev ' essere ancora più forte ? Io vedrei un solo modo di arrivare a saper tutto e sarebbe di diventar Dio ... » « Ah , Lei è panteista ! » , esclamò il professore , interrompendo . « Ssss ! » , fece Luisa . « No no no ! Io sono cristiana cattolica . Dico quel che altri potrebbero sostenere . » « Ma scusi , vi è un panteismo ... » « Ancora filosofia ? » , esclamò Franco entrando con la piccina in braccio . « Oh , miseria ! » , borbottò lo zio alle sue spalle . Maria teneva in mano una bella rosa bianca . « Guarda questa rosa , Luisa » , disse Franco . « Maria , da ' il fiore alla mamma . Guarda la forma di questa rosa , guarda il portamento , guarda le sfumature , le venature di questi petali , guarda quella stria rossa ; e senti che odore , adesso ! E lascia star la filosofia . » « Lei è nemico della filosofia ? » , osservò il professore , sorridendo . « Io sono amico » , rispose Franco , « della filosofia facile e sicura che m ' insegnano anche le rose . » « La filosofia , caro professore » , interloquì lo zio , solennemente , « l ' è tutta in Aristòtel : quell che te pòdet avè , tòtel . » « Lei scherza » , ribatté il professore , « ma Lei pure è un filosofo . » L ' ingegnere gli posò una mano sulla spalla : « Sentite , caro amico , la mia filosofia in vott o des biccièr la ci sta tutta » . « Euh , vott o des biccièr ! » , borbottò la governante che udì , entrando , questa spacconata d ' intemperanza del suo misuratissimo padrone . « Vott o des corni ! » Veniva ad annunciare don Giuseppe Costabarbieri che fece in pari tempo udire dalla sala un cavernoso e pure ilare Deo gratias . Ecco la rugosa faccia rossa , gli occhi allegri , i capelli bianchi del mansueto prete . « Si discorre di filosofia , don Giuseppe » , disse Luisa dopo i primi saluti . « Venga qui e metta fuori le Sue belle idee anche Lei ! » Don Giuseppe si grattò la nuca e poi volgendo un po ' il capo verso l ' ingegnere con lo sguardo di chi desidera una cosa e non osa domandarla , mise fuori il fiore delle sue idee filosofiche : « Sarissel minga mej fa ona primerina ? » Franco e lo zio Piero , felici di salvarsi dalla filosofia del Gilardoni , si misero allegramente a tavolino col prete . Appena rimasto solo con Luisa , il professore disse piano : « Ieri è partita la signora marchesa » . Luisa , che s ' era presa Maria sulle ginocchia , le piantò le labbra sul collo , appassionatamente . « Forse » , riprese il professore che mai non aveva saputo leggere nel cuore umano né toccarne le corde a proposito , « forse , il tempo ... son tre anni soli ... forse verrà il giorno che si piegherà . » Luisa alzò il viso dal collo di Maria . « Forse lei , sì » , diss ' ella . Il professore non capì , cedette al mal genio che ci suggerisce la peggior parola nel peggior momento e , invece di smettere , si ostinò . « Forse , se potesse veder Maria ! » Luisa si strinse al petto la bambina e lo guardò con una fierezza tale ch ' egli si smarrì e disse : « Scusi » . Maria , stretta così forte , alzò gli occhi al viso strano della mamma , diventò rossa rossa , strinse le labbra , pianse due grosse lagrime , scoppiò in singhiozzi . « No no , cara » , le mormorò Luisa teneramente , « sta buona , sta buona , tu non la vedrai mai , tu ! » Appena chetata la bambina , il professore , turbato dall ' idea di aver fatto un passo falso , di aver offeso Luisa , un essere che gli pareva sovrumano , voleva spiegarsi , giustificarsi , ma Luisa non lo lasciò parlare . « Basta , scusi » , diss ' ella alzandosi . « Andiamo a veder il giuoco . » In fatto non s ' accostò ai giuocatori , mandò Maria sul sagrato con la sua piccola bambinaia Veronica e andò a portar un avanzo di dolce a un vecchione del villaggio , che aveva un vorace stomaco e una piccola voce , con la quale prometteva ogni giorno alla sua benefattrice la stessa preziosa ricompensa : « Prima de morì ghe faroo on basin » . Intanto il professore , pieno di scrupoli e di rimorsi per le sue mosse poco fortunate , non sapendo se partire o rimanere , se la signora tornerebbe o no , se andarne in cerca fosse indiscrezione o no , dopo essersi affacciato al lago come per chieder consiglio ai pesci , dopo essersi affacciato al monte per veder se da qualche finestra della casa gli apparisse Luisa o qualcuno cui si potesse domandar di lei , andò finalmente a vedere il giuoco . Ciascuno dei giuocatori teneva gli occhi sulle proprie quattro carte raccolte nella sinistra , l ' una sopra l ' altra per modo che la seconda e la terza sormontavan tanto da potersi riconoscere ; e ciascuno , avendo preso delicatamente fra il pollice e l ' indice l ' angolo superiore delle due ultime , faceva uscire con un combinato moto del polso e delle dita la quarta ignota di sotto la terza , adagio adagio , come se portasse la vita o la morte , ripetendo con gran devozione appropriate giaculatorie : Don Giuseppe cui occorrevano picche « scappa ross e büta négher » , gli altri due che volevano quadri e cuori « scappa négher e büta ross » . Il professore pensò ch ' egli pure aveva in mano una carta coperta , un asso di denari , e che non sapeva ancora se l ' avrebbe giuocata o no . Aveva il testamento del vecchio Maironi . Pochi giorni dopo la morte della signora Teresa , Franco gli aveva detto di distruggerlo e di non fiatarne mai con sua moglie . Egli non aveva obbedito che quanto al silenzio . Il documento , all ' insaputa di Franco , esisteva ancora perché il suo possessore s ' era fitto in capo di aspettar gli eventi , di vedere se Cressogno e Oria facessero la pace , se , perdurando le ostilità , Franco e la sua famigliuola capitassero nel bisogno ; nel quale ultimo caso avrebbe fatto qualche cosa lui . Che cosa avrebbe fatto non sapeva bene , si coltivava in testa i germi di parecchie corbellerie e aspettava che l ' una o l ' altra maturasse a tempo e luogo . Ora , guardando Franco giuocare , ammirava come quell ' uomo tanto assorto nella cupidità di un re di quadri , avesse respinta l ' altra carta preziosa , che neppure avesse voluto farne saper niente a sua moglie . Egli attribuiva questo silenzio a modestia , al desiderio di nascondere un azione generosa ; e quantunque avesse preso da Franco più d ' un brusco rabbuffo e sentisse di non esserne tenuto in gran conto , lo guardava con un rispetto pieno d ' umile devozione . Franco fu il primo a scoprir la quarta carta e le buttò via dispettosamente tutte mentre don Giuseppe esclamava : « Ovèj ! L ' è négher ! » , e si fermava a pigliar fiato prima di andar avanti a scoprire « se l ' era güzz o minga güzz » , cioè s ' erano picche o fiori . Ma l ' ingegnere , alzato dalle carte il viso placido e sorridente , si mise a batter col dito , sotto il piano del tavolino , dei colpettini misteriosi che volevan dire : c ' è la carta buona ; e allora don Giuseppe , visto che il suo « négher » non era « güzz » , cacciò un « malarbetto ! » e buttò via le carte anche lui . « Che reson de ciapà rabbia ! » , fece l ' ingegnere . « Anca vü sii négher e sii minga güzz . » Il prete , avido della rivincita , si contentò d ' invocarla sdegnosamente : « Scià i cart , scià i cart , scià i cart ! » . E la partita , simbolo dell ' eterna lotta universale fra i neri e i rossi , ricominciò . Il lago dormiva oramai coperto e cinto d ' ombra . Solo a levante le grandi montagne lontane del Lario avevano una gloria d ' oro fulvo e di viola . Le prime tramontane vespertine movevano le frondi della passiflora , corrugavano verso l ' alto , a chiazze , le acque grigie , portando un odor fresco di boschi . Il professore era partito da un pezzo quando Luisa ritornò . Ell ' aveva incontrato sulla scalinata del Pomodoro una ragazza piangente che strillava , « el mè pà el voeur mazzà la mia mamm ! » . Aveva seguita la ragazza in casa sua presso la Madonna del Romìt e ammansato l ' uomo che cercava sua moglie con un coltello in mano , per causa non tanto d ' una cattiva minestra quanto d ' una cattiva risposta . Luisa rappresentò a suo marito e a don Giuseppe l ' ultimo atto del dramma , il suo dialogo con la moglie ch ' era corsa a nascondersi nella stalla . « Oh Regina , dovè sii ? » « Sont chì . » « Dovè , chì ? » «Chì.» La voce tremante veniva di sotto la vacca . La donna era proprio lì , accoccolata . « Vegnì foeura , donca ! » « Sciora no . » « Perché ? » « Goo pagüra . » « Vegnì foeura ch ' el voss marì el vaeur fav on basin . » « Mi no . » Allora Luisa aveva chiamato dentro l ' uomo . « E vü andee a fagh on basin sott a la vacca . » E l ' uomo aveva dato il bacio mentre la donna , temendo un morso , gemeva : « Càgnem poeu minga , neh ! » . « Che diàvol d ' ona sciora Luisa » , fece don Giuseppe . E soddisfatto della scorpacciata di primiera , palpandosi dolcemente sui fianchi e sul ventre le modeste rotondità , il piccolo personaggio del mondo antico pensò al secondo scopo della sua visita . Voleva dire una parolina alla signora Luisa . L ' ingegnere era uscito a far i suoi soliti quattro passi fino alla piccola salita del Tavorell ch ' egli chiamava scherzosamente il San Bernardo ; e Franco , data un ' occhiata alla luna che sfavillava allora fuor dal ciglio nero del Bisgnago e giù nell ' ondular dell ' acqua , si pose a improvvisar sul piano effusioni di dolore ideale , che andavan via per le finestre aperte sulla sonorità profonda del lago . La improvvisazione musicale gli riusciva meglio delle elaborate poesie perché il suo impetuoso sentire trovava nella musica una espressione più facile e piena , e gli scrupoli , le incertezze , le sfiducie che gli rendevano faticosissimo e lento il lavoro della parola , non tormentavano , al piano , la sua fantasia . Allora si abbandonava all ' estro anima e corpo , vibrava tutto fino ai capelli , i chiari occhi parlanti ridicevan ogni sfumatura dell ' espressione musicale , gli si vedeva sotto le guance un movimento continuo di parole inarticolate , e le mani , benché non tanto agili , non tanto sciolte , facean cantare il piano inesprimibilmente . Adesso egli passava da un tono all ' altro , mettendo il più intenso sforzo intellettuale in questi passaggi , ansando , sviscerando , per così dire , lo strumento con le dieci dita e quasi anche cogli occhi ardenti . S ' era messo a suonare sotto l ' impressione del chiaro di luna , ma poi , suonando , tristi nuvole gli eran uscite dal fondo del cuore . Conscio di avere sognata , da giovinetto , la gloria e di averne quindi umilmente deposta la speranza , diceva , quasi , a se stesso con la sua mesta appassionata musica che pure anche in lui v ' era qualche lume d ' ingegno , qualche calore di creazione veduto solamente da Dio , perché neppur Luisa mostrava far dell ' intelligenza sua quella stima che a lui stesso mancava ma che avrebbe desiderata in lei ; neppur Luisa , il cuor del suo cuore ! Luisa lodava misuratamente la sua musica e i suoi versi ma non gli aveva detto mai : segui questa via , osa , scrivi , pubblica . Pensava così e suonava nella sala oscura , mettendo in una tenera melodia il lamento del suo amore , il timido segreto lamento che mai non avrebbe osato mettere in parole . Sulla terrazza , nel mobile chiaroscuro che facevano insieme i fiati di tramontana e la passiflora , la luna e il suo riverbero dal lago , don Giuseppe raccontò a Luisa che il signor Giacomo Puttini era in collera con lui per colpa della signora Pasotti la quale gli aveva falsamente riferito ch ' esso don Giuseppe andava predicando la convenienza di un matrimonio fra il signor Giacomo e la Marianna . « Voeui morì lì » , protestò il povero prete , « se ho detto una parola sola ! Niente ! Tücc ball ! » Luisa non voleva creder colpevole la povera Barborin , e don Giuseppe le dichiarò che sapeva la cosa dallo stesso signor Controllore . Ella capì subito , allora , che Pasotti s ' era voluto perfidamente burlare di sua moglie , del sior Zacomo e del prete , si schermì dall ' intervenire nella faccenda , come quest ' ultimo avrebbe voluto e gli consigliò di parlare alla Pasotti . « L ' è inscì sorda ! » , fece don Giuseppe grattandosi la nuca , e se n ' andò malcontento , senza salutar Franco , per non interromperlo . Luisa venne al piano in punta di piedi , stette ad ascoltar suo marito , a sentir la bellezza , la ricchezza , il fuoco di quell ' anima ch ' era sua e cui ell ' apparteneva per sempre . Non aveva mai detto a Franco « segui questa via , scrivi , pubblica » , forse anche perché giustamente pensava , nel suo affetto equilibrato , che non potesse produrre opere superiori alla mediocrità , ma soprattutto perché , sebbene avesse un fine sentimento della poesia e della musica , non faceva grande stima , in fondo , né dell ' una né dell ' altra , non le piaceva che un uomo vi si dedicasse intero , ambiva per suo marito un ' azione intellettuale e materiale più virile . Ammirava tuttavia Franco nella sua musica più che se fosse stato un grande maestro ; trovava in questa espressione quasi segreta dell ' animo suo un che di verginale , di sincero , la luce di uno spirito amante , il più degno d ' essere amato . Egli non s ' accorse di lei se non quando si sentì sfiorar le spalle da due braccia , si vide pender sul petto le due piccole mani . « No , no , suona suona » , mormorò Luisa perché Franco gliele aveva afferrate ; ma cercando lui col viso supino , senza rispondere , gli occhi e le labbra di lei , gli diede un bacio e rialzò il viso ripetendo : « Suona ! » . Egli trasse giù più forte di prima i due polsi prigionieri , richiamò in silenzio la dolce , dolce bocca ; e allora ella si arrese , gli fermò le labbra sulle labbra con un bacio lungo , pieno di consenso , tanto più squisito e ricreante del primo . Poi gli sussurrò ancora : « Suona » . Ed egli suonò , felice , una tumultuosa musica trionfale , piena di gioia e di grida . Perché in quel momento gli pareva di posseder tutta intera l ' anima della donna sua mentre tante volte , pure sapendosi amato , credeva sentire in lei , al di sopra dell ' amore , una ragione altera , pacata e fredda , dove i suoi slanci non arrivassero . Luisa gli teneva spesso le mani sul capo e andava di tratto in tratto baciandogli lievemente i capelli . Ella conosceva il dubbio di suo marito e protestava sempre di appartenergli tutta intera ma in fondo sentiva che aveva ragione lui . Un tenace fiero sentimento d ' indipendenza intellettuale resisteva in lei all ' amore . Ella poteva tranquillamente giudicar suo marito , riconoscerne le imperfezioni e sentiva ch ' egli non poteva altrettanto , lo sentiva umile nel suo amore , devoto senza fine . Non credeva fargli torto , non provava rimorso , ma s ' inteneriva , quando ci pensava , di amorosa pietà . Indovinò adesso che significasse quella effusione musicale di gioia e , commossa , abbracciò Franco , fece tacere il piano d ' un colpo . Ecco sulle scale il passo lento e pesante dello zio che ritorna dal suo San Bernardo . Erano le otto e i soliti tarocchisti , il signor Giacomo e Pasotti , non comparivano . Perché anche Pasotti , in settembre e in ottobre , era un frequentatore di casa Ribera , dove faceva l ' innamorato dell ' ingegnere , di Luisa e anche di Franco . Franco e Luisa sospettavano di un doppio giuoco ma Pasotti era un vecchio amico dello zio e bisognava fargli una buona accoglienza per riguardo allo zio . Poiché i tarocchisti tardavano , Franco propose a sua moglie di uscir in barca a goder la luna . Prima andarono a veder Maria , che dormiva nel lettino dell ' alcova col viso inclinato alla spalla destra , con un braccio sotto il capo e un altro posato sul petto . La guardarono , la baciarono sorridendo , si incontrarono silenziosamente nel pensiero della nonna Teresa che tanto l ' avrebbe amata , la baciarono ancora col viso serio . « Povera la mia piccina ! » , disse Franco . « Povera donna Maria Maironi senza quattrini ! » Luisa gli pose una mano sulla bocca . « Zitto ! » , diss ' ella . « Felici noi che siamo le Maironi senza quattrini ! » Franco intese , e sull ' atto non replicò ; ma poi , nell ' uscir di camera per andare in barca , disse a sua moglie , dimenticando una minaccia della nonna : « Non sarà sempre così » . Quell ' allusione alle ricchezze della vecchia marchesa dispiacque a Luisa . « Non parlarmene » , diss ' ella . « Quella roba non vorrei toccarla con un dito . » « Dico per Maria » , osservò Franco . « Maria ci ha noi che possiamo lavorare . » Franco tacque . Lavorare ! Anche quella lì era una parola che gli mordeva il cuore . Sapeva di condurre una vita oziosa perché la musica , la lettura , i fiori , qualche verso di tempo in tempo , cos ' erano se non vanità e perditempi ? E questa vita la conduceva in gran parte a carico d ' altri , perché , con le sue mille lire austriache l ' anno , come avrebbe vissuto ? Come avrebbe mantenuto la sua famiglia ? Aveva preso la laurea ma senza cavarne profitto alcuno . Diffidava delle proprie attitudini , si sentiva troppo artista , troppo alieno dalle arti curialesche , sapeva di non aver nelle vene sangue di forti lavoratori . Non vedeva salute che in una rivoluzione , in una guerra , nella libertà della patria . Ah quando l ' Italia fosse libera , come la servirebbe , con che forza , con che gioia ! Queste poesie nel cuore le aveva bene , ma il proposito e la costanza di prepararsi con gli studi a un tale avvenire , no . Mentr ' egli remava in silenzio scostandosi dalla riva , Luisa andava pensando come mai suo marito commiserasse la bambina perché non aveva denari . Non vi era contraddizione tra la fede , la pietà cristiana di Franco e questo sentimento ? Le vennero in mente le categorie del professor Gilardoni . Franco credeva fervidamente nella vita futura ma in fatto si attaccava con passione a tutto che la vita terrena ha di bello , di buono e di onestamente piacevole , compreso il tarocco , la primiera e i buoni pranzetti . Uno che osservava così scrupolosamente i precetti della Chiesa , che ci teneva tanto a mangiar di magro il venerdì e il sabato , a udire ogni domenica la spiegazione del Vangelo , avrebbe dovuto conformar la propria vita molto più severamente all ' ideale evangelico . Avrebbe dovuto temerlo e non desiderarlo , il denaro . « Buona lagata ! » , gridò lo zio dalla terrazza vedendo il battello e Luisa seduta sulla prora , nel chiaro di luna . In faccia al nero Bisgnago tutta la Valsolda si spiegava dal Niscioree alla Caravina nella pompa della luna , tutte le finestre di Oria e di Albogasio come le arcate di Villa Pasotti , come le casette bianche dei paeselli più lontani , Castello , Casarico , S . Mamette , Drano , parevano guardare , come ipnotizzate , il grande occhio fisso della Morta del cielo . Franco tirò i remi in barca . « Canta » , diss ' egli . Luisa non aveva mai studiato il canto ma possedeva una dolce voce di mezzo soprano , un orecchio perfetto e cantava molte arie d ' opera imparate da sua madre che aveva udito la Grisi , la Pasta , la Malibran durante l ' età d ' oro dell ' opera italiana . Cantò l ' aria di Anna Bolena : Al dolce guidami Castel natìo il canto dell ' anima , che prima scende e si abbandona poco a poco , per più dolcezza , all ' amore , e poi , abbracciata con esso , risale in uno slancio di desiderio verso qualche alto lume lontano che tuttavia manca alla sua felicità piena . Ella cantava e Franco , rapito , fantasticava che aspirasse ad essergli unita pure in quella parte superiore dell ' anima che finora gli aveva sottratta , che aspirasse a venir guidata da lui , in questa perfetta unione verso la meta dell ' ideale suo . E gli venivano le lagrime alla gola ; e il lago ondulante e le grandi montagne tragiche e quegli occhi delle cose fisi nella luna e la stessa luce lunare , tutto gli si riempiva del suo indefinibile sentimento , per cui quando di là dalla spezzata immagine dell ' astro luccicori argentei sfavillarono un momento fin sotto il Bisgnago , fin dentro il golfo ombroso del Dòi , se ne commosse come di arcani segni alludenti a lui che si facessero il lago e la luna , mentre Luisa compieva la frase : Ai verdi platani Al cheto rio Che i nostri mormora Sospiri ancor . La voce di Pasotti gridò dalla terrazza : « Brava ! » E la voce dello zio : « Tarocco ! » Nello stesso tempo si udirono i remi d ' una barca che veniva da Porlezza , si udì un fagotto scimmiottar l ' aria di Anna Bolena . Franco , che s ' era seduto sulla poppa del suo battello , salto in piedi , gridò lietamente : « Ehi là ! » . Gli rispose un bel vocione di basso : Buona sera , Miei signori , Buona sera , Buona sera . Erano i suoi amici del lago di Como , l ' avvocato V . di Varenna e un tal Pedraglio di Loveno , che solevano venire per far della musica in palese e della politica in segreto ; un segreto di cui Luisa sola era a parte . Anche dalla terrazza si gridava : « Bene , don Basilio ! » . « Bravo il fagotto ! » . E negli intervalli si udiva pure la voce di un signore che si schermiva dal tarocco . « No , no , Controllore gentilissimo , xe tardi , no ghe stemo più , no ghe stemo propramente più ! Oh Dio , oh Dio , La me dispensi , no posso , no posso ; ingegnere pregiatissimo , me raccomando a Ela . » Lo fecero poi giuocare , l ' ometto , con la promessa di non passar le due partite . Egli soffiò molto e sedette al tavolino con l ' ingegnere , Pasotti e Pedraglio . Franco sedette al piano e l ' avvocato gli si mise accanto col fagotto . Fra Pasotti e Pedraglio , due terribili motteggiatori , il povero signor Giacomo ebbe una mezz ' ora amara , piena di tribolazioni . Non gli lasciavano un momento di pace . « Come va , sior Zacomo ? » « Mal , mal . » « Sior Zacomo , non ci sono frati che passeggiano in pantofole ? » « Gnanca uno . » « E il toro ? Come sta il toro , sior Zacomo ? » « La tasa , La tasa . » « Maledetto , eh , quel toro , sior Zacomo ? » « Maledetissimo , sì signor . » « E la servente , sior Zacomo ? » « Zitto ! » , esclamò Pasotti a questa impertinente domanda di Pedraglio . « Abbiate prudenza . A questo riguardo il signor Zacomo ha dei dispiaceri da parte di certi indiscreti . » « Lassemo star , Controllore gentilissimo , lassemo star » , interruppe il signor Giacomo contorcendosi tutto , e l ' ingegnere lo esortò a mandar i due seccatori al diavolo . « Come , sior Zacomo » , riprese Pasotti , imperterrito : « non è un indiscreto quel piccolo sacerdote ? » . « Mi ghe digo aseno » , fremette il signor Giacomo . Allora Pasotti , tutto ridente e trionfante perché si trattava proprio d ' una burla sua , fece tacere Pedraglio che scoppiava dalla curiosità di saper la storia e rimise in corso il tarocco . Franco e l ' avvocato studiavano un pezzo nuovo per piano e fagotto , pasticciavano , si rifacevan ogni momento da capo ; ed ecco entrare in punta di piedi per non guastar le loro melodie , la signora Peppina Bianconi . Nessuno s ' accorse di lei tranne Luisa che se la fece sedere accanto , sul piccolo canapè vicino al piano . A Franco la signora Peppina , con la sua bontà cordiale , chiacchierona e sciocca , urtava i nervi ; a Luisa no . Luisa le voleva bene ma stava in guardia per il Carlascia . La Peppina aveva udito dal suo giardino quella canzonetta « inscì bella , neh » , e poi il fagotto , i saluti ; s ' era immaginata che avrebbero fatto musica e lei era « inscì matta , neh » , per la musica ! E poi c ' è quel signor avvocato « ch ' el boffa denter in quel rob inscì polito ! » . E poi c ' è il signor don Franco « parlèmen nanca , con quèi diavoi de did ! » Udir suonare il piano con quella precisione era proprio come udire un organetto ; e a lei gli organetti piacevano « inscì tant ! » . Soggiunse che temeva recar disturbo ma che suo marito l ' aveva incoraggiata . E domandò se quell ' altro signore di Loveno non suonava anche lui , se si fermavano un pezzo ; osservò che dovevano avere ambedue una gran passione per la musica . « Aspetta me , birbone d ' un Ricevitore » , pensò Luisa e rimpinzò sua moglie delle più comiche frottole sulla melomania di Pedraglio e dell ' avvocato , infilzandone tante più quanto più s ' irritava contro la gente odiosa da cui era forza salvarsi a furia di menzogne . La signora Peppina le inghiottì scrupolosamente tutte fino all ' ultima , accompagnandovi affettuose note di lieta meraviglia : « Oh bell , oh bell ! » . « Figürèmes ! » . « Ma guardee ! » . Poi , invece di ascoltare la diabolica disputa del piano col fagotto , parlò del Commissario di Porlezza e disse ch ' egli aveva l ' intenzione di venir a vedere i fiori di don Franco . « Venga pure » , fece Luisa , fredda . Allora la signora Peppina , approfittando di un uragano che Franco e l ' amico suo facevano insieme , arrischiò un discorsetto intimo che guai se il suo Carlascia l ' avesse udito ; ma fortunatamente il buon bestione dormiva nel proprio letto col berretto da notte tirato sugli orecchi . « Mi goo inscì mai piasè de sti car fior ! » , diss ' ella . Secondo lei , i Maironi avrebbero fatto bene ad accarezzare un poco il signor Commissario . Era intimo della marchesa e guai se gli veniva il ticchio di farli tribolare ! Era un uomo terribile , il Commissario . « El mè Carlo el baia un poo ma l ' è on bon omasc ; quell ' alter là , el baia minga , mah , neh !...» Per esempio , ella non sapeva niente , non aveva udito niente , ma se quel signor avvocato e quell ' altro signore fossero venuti per qualche altra cosa invece che per la musica e il Commissario venisse a saperlo , misericordia ! La luna trascinava i suoi splendori per il lago verso le acque di ponente ; il giuoco finì e il signor Giacomo si dispose a far accendere il suo lanternino , malgrado le esclamazioni di Pasotti . « Il lume , sior Zacomo ? È matto ? Il lume con questa luna ? » . « Per servirla » , rispose il signor Giacomo . « Prima ghe xe quel maledeto Pomodoro da passar , e po , cossa voria , adesso , la luna ! La diga che la xe la luna d ' agosto , anca ; perché siben che semo de setembre , la luna la xe d ' agosto . Ben ! una volta , sì signor , le lune d ' agosto le gera lunazze , tanto fate , come fondi de tina ; adesso le xe lunete , buzarete ... no , no , no . » E , acceso il suo lanternino , partì con Pasotti , accompagnato fino al cancello del giardinetto dall ' impertinente Pedraglio con le solite antifone sul toro e la servente , si avviò verso gli antri di Oria , col conforto delle giaculatorie di Pasotti : « gente maleducata , sior Zacomo , gente villana ! » , giaculatorie dette abbastanza forte perché gli altri potessero udire e ridere . Un sonoro sbadiglio dell ' ingegnere mise in fuga la signora Peppina . Pochi momenti dopo , preso il suo solito bicchier di latte , egli tolse commiato poeticamente : Crescono sul Parnaso e mirti e allori Felicissima notte a lor signori . Anche i due ospiti chiesero un po ' di latte : e Franco che intese il loro latino andò a pigliare una vecchia bottiglia del piccolo eccellente vigneto di Mainè . Quando ritornò , lo zio non c ' era più . Il bruno , barbuto avvocato , una quadratura di forza e di calma , alzò le due mani , chiamò silenziosamente a sé Franco da una parte , Luisa dall ' altra e disse piano , con la sua voce di violoncello , calda e profonda : « Notizie grosse » . « Ah ! » , fece Franco , spalancando gli occhi ardenti . Luisa diventò pallida e giunse le mani senza dir parola . « Sicuro » , fece Pedraglio , tranquillo e serio . « Ci siamo . » « Dite su , dite su , dite su ! » , fremette Franco . Fu l ' avvocato che rispose : « Abbiamo l ' alleanza del Piemonte con la Francia e l ' Inghilterra . Oggi la guerra alla Russia , domani la guerra all ' Austria . Volete altro ? » Franco abbracciò di slancio , con un singulto , i suoi amici I tre stettero abbracciati in silenzio , palpitando , stringendosi forte , nella ebbrezza della magica parola : guerra . Franco non si accorgeva di avere ancora la bottiglia in mano . Gliela tolse Luisa ; egli allora si staccò impetuoso dagli altri due e cacciatosi fra loro a braccia aperte , li trascinò via per la vita come una valanga , li portò in loggia ripetendo : « Contate , contate , contate » . Colà , chiuso per prudenza l ' uscio a vetri che mette sulla terrazza , l ' avvocato e Pedraglio misero fuori il loro prezioso segreto . Una signora inglese villeggiante a Bellagio , fervente amica dell ' Italia , aveva ricevuto da un ' altra signora , cugina di sir James Hudson , ministro d ' Inghilterra a Torino , una lettera di cui l ' avvocato possedeva la traduzione . La lettera diceva ch ' erano in corso a Torino , a Parigi e a Londra segretissime pratiche per avere la cooperazione armata del Piemonte in Oriente , che la cosa era in massima decisa fra i tre Gabinetti , che restavano solamente a risolvere alcuna difficoltà di forma perché il conte di Cavour esigeva i maggiori riguardi alla dignità del suo paese ; che a Torino si era certi di ricevere al più tardi in dicembre l ' invito ufficiale delle Potenze occidentali per accedere puramente e semplicemente al trattato del 10 aprile 1854 . Si affermava persino che il corpo di spedizione sarebbe comandato da S . A . R . il duca di Genova . V . leggeva , e Franco teneva stretta la mano di sua moglie . Poi volle leggere egli stesso e dopo lui lesse Luisa . « Ma ! » , diss ' ella . « La guerra all ' Austria ? Come ? » « Ma sicuro ! » , fece l ' avvocato . « Vuole che Cavour mandi il duca di Genova e quindici o ventimila uomini a battersi per i turchi se non ha in pugno la guerra all ' Austria ? La signora crede che non passerà un anno . » Franco scosse i pugni in aria con un fremito di tutta la persona . « Viva Cavour » , sussurrò Luisa . « Ah ! » , fece l ' avvocato . « Demostene non avrebbe potuto lodar il conte con efficacia maggiore . » Gli occhi di Franco s ' empirono di lagrime . « Sono uno stupido » , diss ' egli . « Cosa volete che vi dica ? » Pedraglio domandò a Luisa dove diavolo avesse cacciata la bottiglia . Luisa sorrise , uscì e ritornò subito col vino e i bicchieri . « Al conte di Cavour ! » , disse Pedraglio , sottovoce . Tutti alzarono il bicchiere ripetendo : « al conte di Cavour ! » e bevvero ; anche Luisa che non beveva mai . Pedraglio si versò dell ' altro vino e sorse in piedi . « Alla guerra ! » , diss ' egli . Gli altri tre si alzarono di slancio impugnando il bicchiere silenziosamente , troppo commossi per poter parlare . « Bisogna andarci tutti ! » , disse Pedraglio . « Tutti ! » , ripeté Franco . Luisa lo baciò con impeto , sulla spalla . Suo marito le afferrò il capo a due mani , le stampò un bacio sui capelli . Una delle finestre verso il lago era spalancata . Si udì , nel silenzio che seguì quel bacio , un batter misurato di remi . « Finanza » , sussurrò Franco . Mentre la lancia delle guardie di finanza passava sotto la finestra , Pedraglio fece « maledetti porci ! » così forte che gli altri zittirono . La lancia passò . Franco mise il capo alla finestra . Faceva fresco , la luna scendeva verso i monti di Carona , rigando il lago di una lunga striscia dorata . Che strano senso faceva contemplar quella romita quiete con l ' idea d ' una gran guerra vicina ! Le montagne , scure e tristi , parevano pensare al formidabile avvenire . Franco chiuse la finestra e la conversazione ricominciò sommessa , intorno al tavolino . Ciascuno faceva le proprie supposizioni sugli avvenimenti futuri , e tutti ne parlavano come di un dramma il cui manoscritto fosse già pronto fino all ' ultimo verso , con i punti e le virgole , nella scrivania del conte di Cavour . V . , bonapartista , vedeva chiaro che Napoleone intendeva vendicar lo zio demolendo uno ad uno i membri della Santa Alleanza : oggi la Russia , domani l ' Austria . Invece Franco , diffidentissimo dell ' imperatore , attribuiva l ' alleanza sarda al buon volere dell ' Inghilterra , ma riconosceva che , appena proclamata quest ' alleanza , l ' Austria , sacrificando i suoi interessi ai principii e agli odii si sarebbe schierata con la Russia , per cui Napoleone sarebbe stato costretto di combatterla . « Sentite » , disse sua moglie , « io invece ho paura che l ' Austria si metta dalla stessa parte del Piemonte . » « Impossibile » , fece l ' avvocato . Franco si sgomentò , ammirando la finezza dell ' osservazione , ma Pedraglio esclamò : « Off ! Sti zurucch chì hin trop asen per fà ona balossada compagna ! » e l ' argomento parve decisivo , nessuno ci pensò più , salvo Luisa . Si misero a discorrere di piani di campagna , di piani d ' insurrezione ; ma qui non andavano d ' accordo . V . conosceva gli uomini e le montagne del lago di Como come forse nessun altro , da Colico a Como e a Lecco . E dappertutto , lungo il lago , nella Val Menaggio , nella Vall ' Intelvi , nella Valsassina , nelle Tre Pievi aveva gente devota , pronta magari a menar le mani a un cenno del « scior avocàt » . Egli e Franco credevano utile qualunque movimento insurrezionale che valesse a distrarre anche una menoma parte delle forze austriache . Invece Luisa e Pedraglio erano del parere che tutti gli uomini validi dovessero ingrossare i battaglioni piemontesi . « Faremo la rivoluzione noi donne » , disse Luisa con la sua serietà canzonatoria . « Io , per parte mia , butterò nel lago il Carlascia . » Discorrevano sempre sottovoce , con una elettricità in corpo che dava luce per gli occhi e scosse per i nervi , assaporando il parlar sommesso con le porte e le finestre chiuse , il pericolo di avere quella lettera , la vita ardente che si sentivano nel sangue , le parole alcooliche a cui tornavano ogni momento . Piemonte , guerra , Cavour , duca di Genova , Vittorio Emanuele , cannoni , bersaglieri . « Sapete che ore sono ? » , disse Pedraglio guardando l ' orologio « Le dodici e mezzo ! Andiamo a letto . » Luisa uscì a prendere delle candele e le accese , stando in piedi ; nessuno si mosse e sedette anche lei . Allo stesso Pedraglio , quando vide le candele accese , passò la voglia di andar a letto . « Un bel Regno ! » , diss ' egli . « Piemonte » , disse Franco , « Lombardo - Veneto , Parma e Modena . » « E Legazioni » , fece V . Altra discussione . Tutti le avrebbero volute le Legazioni , specialmente l ' avvocato e Luisa ; ma Franco e Pedraglio avevano paura di toccarle , temevano di suscitare difficoltà . Si riscaldarono tanto che l ' allegro Pedraglio invitò i suoi compagni a gridare sottovoce : « Vosèe adasi , fioeu ! » . Allora fu V . che propose di andare a letto . Prese in mano la candela ma senza alzarsi . « Corpo di Bacco ! » , diss ' egli , non sapeva bene se in forma di conclusione o di esordio . In fatto aveva una gran voglia di parlare , di sentir parlare , e non sapeva cosa trovar di nuovo . « Proprio corpo di Bacco ! » , esclamò Franco ch ' era nelle stesse condizioni . Seguì un silenzio alquanto lungo . Finalmente Pedraglio disse : « Dunque ? » , e si alzò . « Andiamo ? » , fece Luisa avviandosi per la prima . « E il nome ? » , chiese l ' avvocato . Tutti si fermarono . « Che nome ? » « Il nome del nuovo Regno . » Franco posò subito la candela . « Bravo » , diss ' egli , « il nome ! » , come se fosse una cosa da decidere prima di andare a letto . Nuova discussione . Piemonte ? Cisalpino ? Alta Italia ? Italia ? Luisa posò presto la candela anche lei , e Pedraglio , perché gli altri non volevano passargli il suo Italia , la posò pure . Però siccome il dibattito andava troppo per le lunghe , riprese la candela e corse via ripetendo : « Italia , Italia , Italia , Italia ! » senz ' ascoltar i « zitto » e i richiami degli altri che lo seguivano in punta di piedi . Si fermarono ancora tutti a piè della scala che Pedraglio e l ' avvocato dovevano salire per andare a letto , e si diedero la felice notte . Luisa entrò nella vicina camera dell ' alcova ; Franco restò a veder salire i suoi amici . « Ehi ! » , diss ' egli a un tratto . Voleva parlar loro dal basso ma poi pensò invece di raggiungerli . « E se si perde ? » , sussurrò . L ' avvocato si contentò d ' uno sdegnoso « off ! » ma Pedraglio voltandosi come una iena afferrò Franco per il collo . Si dibatterono ridendo sul pianerottolo della scala e poi « addio ! » , Pedraglio corse su e Franco precipitò abbasso . Sua moglie lo aspettava ferma in mezzo alla camera , guardando l ' uscio . Appena lo vide entrare gli andò , grave , incontro , lo abbracciò stretto stretto , e quando egli , passati alcuni momenti , fece dolcemente atto di sciogliersi , raddoppiò la stretta , sempre in silenzio . Franco , allora , intese . Ella lo abbracciava adesso come lo aveva impetuosamente baciato prima , quando si era parlato di andar tutti alla guerra . Strinse egli pure le tempie di lei fra le mani , le baciò , le ribaciò i capelli e disse dolcemente : « Cara , pensa che gran cosa , dopo , questa Italia ! » . « Oh sì ! » , diss ' ella . Alzò il viso al viso di suo marito , gli offerse le labbra . Non piangeva ma gli occhi erano un poco umidi . Vedersi guardar così , sentirsi baciar così da quella creatura briosa e fiera valeva bene alcuni anni di vita , perché mai mai ella non era stata con lui , nella tenerezza , così umile . « Allora » , diss ' ella , « non resteremo più in Valsolda . Tu dovrai lavorare come cittadino , non è vero ? » « Sì , sì , certo ! » Si misero a discorrere con gran zelo , l ' una e l ' altro , di quel che avrebbero fatto dopo la guerra , come per allontanar la idea di una possibilità terribile . Luisa si sciolse i capelli e andò a guardar Maria nel suo lettino . La bimba si era prima , forse , svegliata e s ' era posto in bocca un ditino che poi pian piano , tornando il sonno , n ' era scivolato fuori . Ora dormiva con la bocca aperta e il ditino sul mento . « Vieni , Franco » , disse sua madre . Si piegarono ambedue sul lettino . Il visetto di Maria aveva una soavità di paradiso . Marito e moglie stettero a guardarla in silenzio e si rialzarono poi commossi , non ripresero il discorso interrotto . Ma quando furono a letto ed ebbero spento il lume , Luisa mormorò sulla bocca di suo marito : « Se viene quel giorno , tu vai ; ma vado anch ' io » . E non gli permise di rispondere . 3 . Con i guanti Pasotti , per far la burla più completa , rimproverò sua moglie di avere riferito al signor Giacomo il discorso di don Giuseppe circa la convenienza di quel tale matrimonio . La povera sorda cadde dalle nuvole , non sapeva né di discorsi né di matrimoni , protestò ch ' era una calunnia , scongiurò suo marito di non crederci , si disperò , quasi , perché il Controllore mostrava conservar un sospetto . Il maligno uomo si preparava un divertimento squisito ; dire al signor Giacomo e a don Giuseppe che sua moglie desiderava rimediare al mal fatto e metter pace , farli trovare tutti e tre insieme a casa sua , star ad ascoltare dietro un uscio la deliziosa scena che seguirebbe fra il signor Giacomo irritato , don Giuseppe atterrito , la Barborin addolorata e sorda . Ma il disegno gli fallì perché sua moglie non poté stare alle mosse e corse al « Palazz » a giustificarsi . Ella trovò don Giuseppe e la Maria in uno stato di agitazione straordinaria . Era capitato loro qualche cosa di grosso che la Maria avrebbe voluto dire e don Giuseppe no . Cedette il padrone a patto che la Maria non gridasse , che si facesse intendere a segni . Trovando contrasto anche su questa condizione , diventò addirittura , nella sua prudenza , furibondo e la serva non insistette . Siccome era corsa voce d ' un caso di colèra a Lugano nella persona d ' un tale venuto da Milano , dove il male c ' era , don Giuseppe aveva subito disposto che le provviste per cucina si facessero a Porlezza invece che a Lugano ; e ne aveva incaricato il Giacomo Panighèt , il postino che portava le lettere in Valsolda non tre volte il giorno , come ora si portano , ma due volte la settimana , com ' era la beata consuetudine del piccolo mondo antico . Ora , cinque minuti prima che venisse la signora Pasotti , il Giacomo Panighèt aveva portato il solito canestro e nel canestro s ' era trovata , sotto i cavoli , una letterina diretta a don Giuseppe . Diceva così : Lei che giuoca a primiera con don Franco Maironi , lo avverta che l ' aria di Lugano è molto migliore di quella di Oria . Tivano La Maria mostrò silenziosamente alla Pasotti il canestro ancora pieno , le rappresentò con una mimica efficace la scoperta della lettera , gliela diede a leggere . Appena la sorda ebbe letto incominciò una bizzarra , indescrivibile azione muta di tutti e tre . La Maria e don Giuseppe rappresentavano a furia di gesti e di occhiacci la loro sorpresa e il loro terrore ; la Pasotti , tra sgomenta e smarrita , li guardava a bocca aperta , col foglio in mano , come se avesse capito ; in fatto capiva solamente che la lettera doveva essere spaventosa . Ebbe un lampo , tese il foglio a don Giuseppe con la sinistra , puntando l ' indice della destra sulla parola Franco , incrocio quindi i polsi con una mimica interrogativa ; e poiché i due , riconosciuta la figura delle manette , si sbracciavano a far di sì col capo , diede in ismanie per l ' affezione grande che portava a Luisa e , senza curarsi più del suo proprio affare , spiegò per segni , come se anche gli altri due fossero stati sordi , che sarebbe corsa subito a Oria , da don Franco , e gli avrebbe recato lo scritto . Si cacciò la carta in tasca e prese la corsa senza quasi salutare né don Giuseppe né la Maria che si provarono inutilmente , mezzo spiritati , di afferrarla , di trattenerla , di raccomandarle ogni precauzione possibile . Ella sgusciò loro di mano e si mise a trottare , scuotendo il suo alto cappellone , trascinando per terra la sua vecchia sottana grigia , verso Oria , dove arrivò tutta scalmanata , con la testa piena di gendarmi , di perquisizioni , d ' arresti , di terrori e di pianti . Salì le scale del giardinetto Ribera , entrò difilata in sala , vide gente , riconobbe il Ricevitore e l ' I . R . Commissario di Porlezza , si sgomentò dubitando che fossero lì per il terribile colpo , ma vide pure la signora Bianconi , il signor Giacomo Puttini e respirò . Il Commissario , seduto al posto d ' onore , sul canapè grande , presso l ' ingegnere in capo , parlava molto , con grande facilità e brio , guardando di preferenza Franco come se Franco fosse il solo per il quale valesse la pena di spendere fiato e spirito . Franco stava in una poltrona , muto , ingrugnato quale chi sta in casa altrui e sente un puzzo che non può convenientemente fuggire né maledire . Si discorreva della campagna di Crimea e il Commissario magnificava il piano degli alleati di attaccare il colosso in un punto vitale per le sue ambizioni , parlava della barbarie russa e persino dell ' Autocrata in modo da far rabbrividire Franco per il timore di un ' alleanza anglo - franco - austriaca e da far strabiliare il Carlascia che aveva le idee del 1849 e vedeva nello Czar un grosso amicone di casa . « E Lei , signor primo deputato politico » , disse il Commissario volgendo il suo giallastro sorriso ironico al signor Giacomo , « cosa ne dice Lei ? » Il signor Giacomo batté gli occhietti e , palpatesi alquanto le ginocchia , rispose : « Mi , signor Commissario riveritissimo , de Russia né de Franza né de Inghilterra no me ne intendo e no me ne intrigo . Lasso che i se la despàta . Ma mi , ghe digo la verità , me fa pecà el poro can del Papuzza . Lü xe quieto come un polesin e questi ghe fà momò : lü no ciama agiuto e quei core in zinquanta a giutarlo , e intanto i ghe xe adosso tuti , e magna che te magna , el poro Papuzza , sia ch ' el vinza , sia ch ' el perda , el me resta in camisa » . Con questo nomignolo di Papuzza ( babbuccia ) , il signor Giacomo designava venetamente il Turco . Era la personificazione della Turchia in un turco ideale , con tanto di turbante , di barba , di pancia e di babbucce . Nella sua qualità di uomo pacifico e di semi - libero pensatore , il Puttini aveva un debole per il pigro , placido e bonario Papuzza . « Stia tranquillo » , disse ridendo il Commissario . « Il suo amico Papuzza se la caverà benone . Siamo amici di Papuzza anche noi e non lo lasceremo mutilare né svenare . » Franco non si tenne dal brontolare con tanto di cipiglio : « Sarebbe però una bella ingratitudine verso la Russia ! » Il Commissario tacque , e la signora Peppina propose , con un tatto insolito , di andare a vedere i fiori . « Meglio ! » , fece l ' ingegnere , assai contento che si troncasse quel dialogo . Nel passar della sala nel giardinetto , il Commissario prese familiarmente il braccio di Franco e gli disse all ' orecchio : « Ha ragione , sa , dell ' ingratitudine , ma certe cose noi impiegati non le possiamo dire » . Franco , a cui il tocco della Imperial Regia mano bruciava , fu sorpreso di questa uscita . Se colui avesse avuto una faccia più italiana , gli avrebbe creduto ; con quella faccia calmucca non gli credette e lasciò cader il discorso . Lo ripigliò l ' altro , sottovoce , affacciandosi alla ringhiera verso il lago e fingendo di guardar il ficus repens che veste la muraglia . « Si guardi anche Lei » , diss ' egli , « da certe parole . C ' è delle bestie che possono interpretar male . » E accennò leggermente col capo al Ricevitore . « Se ne guardi , se ne guardi ! » « Grazie » , rispose Franco , asciutto , « ma non credo che avrò bisogno di guardarmi . » « Non si sa , non si sa , non si sa » , sussurrò il Commissario , e toltosi di là , andò , seguito da Franco , dove il Ricevitore e l ' ingegnere discorrevano di tinche presso la scaletta che scende al secondo ripiano del giardinetto . Lì presso c ' era il famoso vaso rosso di gelsomini . « Questo rosso sta male , signor Maironi » , disse il bestione ex abrupto , e diede un colpo all ' aria con la mano come per dire « via ! » . In quel momento Luisa si affacciò al giardino dalla sala e chiamò suo marito . Il Commissario si voltò al suo zelante accolito e gli disse bruscamente : « Lasci stare ! » La Pasotti partiva e voleva salutare Franco . Questi desiderava farla uscire per il giardino ma ella , volendo evitare le cerimonie con quegli altri signori , preferì di scender per la scala interna e Franco l ' accompagnò fino alla porta di strada , ch ' era aperta . Con suo grande stupore , la Pasotti , invece di uscire , chiuse la porta e si mise a fargli una mimica concitata , affatto inintelligibile , accompagnandola di sospiri tronchi e di stralunamenti d ' occhi : dopo di che si levò di tasca una lettera e gliela porse . Franco lesse , si strinse nelle spalle e intascò la carta . Poi , siccome la Pasotti consigliava , con la sua mimica disperata , fuga fuga , Lugano Lugano , la rassicurò con un gesto sorridendo . Colei gli afferrò ancora una volta le mani , scosse ancora con un fremito di supplica , il cappellone inclinato a destra e i due lunghi riccioli neri . Poi spalancò gli occhi , porse le labbra in fuori quanto poté , si calcò l ' indice sul naso nel segno del silenzio . « Anca con Pasott ! » , diss ' ella ; e furono le sole sue parole durante tutta questa spiegazione ; dopo le quali scappò . Franco risalì le scale , pensando ai casi suoi . Poteva essere un falso allarme , poteva essere una cosa seria . Ma perché mai lo si sarebbe arrestato ? Cercò di ricordare se avesse in casa qualche cosa di compromettente e non trovò nulla . Pensò ad una perfidia della nonna ma cacciò subito quest ' idea , se ne rimproverò e rimise ogni decisione a più tardi , quando avrebbe parlato a sua moglie . Ritornò nel giardinetto dove il Commissario , appena lo vide , gli chiese di mostrargli certe dalie che la signora Peppina vantava . Udito che le dalie erano nell ' orto , propose a Franco di accompagnarvelo . Potevano andar soli ; tanto , gli altri erano profani . Franco accettò . Il contegno di quel piccolo birro inguantato già pareva molto strano ; avrebbe pur voluto capire se potesse in qualche modo accordarsi con l ' avvertimento misterioso . « Senta , signor Maironi » , disse risolutamente il Commissario quando Franco ebbe chiuso dietro a sé l ' uscio dell ' orto . « Le voglio dire una parola . » Franco , che stava scendendo i due scalini appoggiati alla soglia della porta , si fermò e aggrottò le sopracciglia . « Venga qua ! » , soggiunse l ' altro , imperioso . « Ciò che sto per fare è forse contro il mio dovere ma lo faccio egualmente . Sono troppo amico della signora marchesa Sua nonna per non farlo . Lei corre un gravissimo pericolo . » « Io ? » , disse Franco , freddamente . « Quale ? » Franco aveva rapida e sicura l ' intuizione del pensiero altrui . Le parole del Commissario si accordavano bene con quelle portategli dalla Pasotti ; pure egli sentì , in quel momento , che il piccolo birro aveva un tradimento nel cuore . « Quale ? » , rispose costui . « Mantova ! » Franco udì senza batter ciglio il formidabile nome , sinonimo di segrete e di forche . « Io non posso aver paura di Mantova » , diss ' egli . « Non ho fatto nulla per andar a Mantova . » « Eppure ! » « Di che cosa mi accusano ? » , ripeté Franco . « Questo lo sentirà se resta qui » , rispose il Commissario , pigiando sulle ultime parole . « E adesso vediamo le dalie . » « Non ho fatto nulla » , tornò a dire Franco . « Non mi muovo . » « Vediamo queste dalie , vediamo queste dalie ! » , insistette il Commissario . Parve a Franco che avrebbe dovuto ringraziar quell ' uomo e non poté farlo . Gli mostrò i suoi fiori con quel tanto di cortesia che occorreva , con perfetta tranquillità ; e lo ricondusse dall ' orto in casa , discorrendo di non so qual professore Maspero , di non so qual segreto per combattere l ' oïdium . In sala si discorreva di un altro peggiore oïdium . La signora Peppina aveva in corpo una terribile paura del colèra . Riconosceva , sì , che il colèra ammoniva ogni buon cristiano di mettersi in grazia di Dio e che quando si è in grazia di Dio è una fortuna di andar all ' altro mondo : « Ma però , anca la pell , neh ! Quella cara pelascia ! A pensà che l ' è domà vüna ! » . « Il colèra » , disse Luisa , « se avesse giudizio , potrebbe fare bellissime cose ; ma non ne ha . » « Vede » , sussurrò alla signora Peppina , mentre il Biancòn si alzava per andare incontro al Commissario di ritorno con Franco , « il colèra è capace di portar via Lei e di lasciar qui Suo marito . » A questa uscita stravagante la signora Peppina ebbe un sussulto di spavento , fece « Esüsmaria ! » e poi capì di essersi tradita , di non aver mostrato per il suo Carlascia quella tenerezza di cui parlava sempre , afferrò il ginocchio della sua vicina e si piegò a dirle sottovoce , rossa come un papavero : « Citto , citto , citto ! » Ma Luisa non badava più a lei ; un ' occhiata di Franco le aveva detto ch ' era successo qualche cosa . Partita tutta quella gente , lo zio Piero si mise a leggere la Gazzetta di Milano e Luisa disse a suo marito : « Sono le tre , andiamo a svegliar Maria » . Quando fu con lui nella camera dell ' alcova , invece di aprir le imposte , gli domandò cosa fosse accaduto . Franco le raccontò tutto , dal biglietto della Pasotti allo strano contegno , alla strana confidenza del Commissario . Luisa lo ascoltò molto seria ma senza dar segno di timore . Esaminò il biglietto misterioso . Ella e Franco sapevano che fra gli agenti governativi di Porlezza v ' era un galantuomo il quale nel 1849 e nel 1850 aveva salvato parecchi patrioti avvertendoli segretamente ; ma sapevano pure che quel galantuomo là non conosceva l ' ortografia né la grammatica . Il biglietto portato dalla Pasotti era correttissimo . Quanto al Commissario , si sapeva che era uno dei più tristi e maligni arnesi del Governo . Luisa approvò la risposta di suo marito . « Giurerei che ti vogliono far partire » , diss ' ella . Franco lo pensava pure ma senza trovarne un ragionevole perché . Luisa ne aveva bene in mente uno , suggeritole dal suo disprezzo per la nonna . Il Commissario era un buon amico della nonna , l ' aveva detto egli stesso per un raffinamento , secondo lei , di astuzia . Nel guanto del Commissario vi era l ' artiglio della nonna . Non Franco solo ma tutti si volevano colpire ; e si volevano colpire nella persona di colui che sosteneva la famiglia con le proprie fatiche , col proprio generoso cuore . Ella sapeva , per discorsi riferitile dalle solite lingue odiose , che la nonna detestava lo zio Piero perché lo zio Piero aveva dato modo a suo nipote di ribellarsi a lei e di vivere nella ribellione , abbastanza comodamente . Ora si cercava un pretesto di colpirlo . La fuga del nipote sarebbe stata una confessione e , per un Governo come l ' austriaco , un buon pretesto di colpir lo zio . Luisa non lo disse subito , solamente lasciò capire che aveva un ' idea ; allora suo marito gliela fece , poco a poco , metter fuori . Uditala , ci credette nel suo cuore ma protestò a parole , cercò difender la nonna da un ' accusa troppo poco fondata e troppo mostruosa . Comunque la cosa fosse , marito e moglie si accordavano interamente nella risoluzione di non muoversi , di aspettare gli avvenimenti . Perciò non stettero più a fare né a discutere supposizioni . Luisa si alzò , andò ad aprire le imposte , si voltò a guardar sorridendo suo marito nella luce ; gli stese la mano ch ' egli strinse e scosse col cuore caldo e la lingua impedita . Pareva loro di esser soldati condotti per una via quieta al rombo lontano del cannone , a Dio sa qual sorte . 4 . Con gli artigli L ' ingegnere in capo non si accorse di nulla , e due giorni dopo , spirata la sua licenza , se n ' andò via in barca , pacifico nel suo soprabitone grigio da viaggio , insieme alla Cia , la sua governante . Passarono altri dieci giorni senza novità alcuna , cosicché Franco e Luisa si persuasero che proprio fosse stato teso loro un tranello e che la Polizia non si lascerebbe vedere . La sera del primo ottobre fecero allegramente il tarocco con Puttini e Pasotti e , partiti gli ospiti per tempo , andarono a letto . Luisa , nel baciar la bambina che dormiva , la sentì calda . Le toccò le mani e le gambe . « Maria ha la febbre » , diss ' ella . Franco pigliò la candela e guardò . Maria dormiva con la testina piegata sulla spalla sinistra secondo il suo solito . Il bel visetto , sempre accigliato nel sonno , era un po ' acceso , la respirazione un po ' frequente . Franco si spaventò , immaginò in un momento il morbillo , la scarlattina , il gastrico , l ' infiammazione cerebrale . Luisa , più tranquilla , pensò ai vermi , preparò la santonina sul tavolino da notte . Poi padre e madre si coricarono senza rumore , spensero il lume , stettero ad ascoltar con pena il sottile respiro breve della piccina . Si assopirono e furono svegliati intorno alla mezzanotte , da Maria che piangeva . Accesero il lume e Maria si chetò , prese la santonina . Poi uscì da capo a piangere , volle esser portata nel letto grande , fra la mamma e il papà e in breve vi pigliò sonno ; ma era un sonno inquieto , interrotto da pianti . Franco tenne il lume acceso per poterla osservare meglio . Pendevano , egli e sua moglie , sulla loro creatura quando all ' uscio di strada furono precipitosamente battuti due colpi . Franco balzò a sedere sul letto . « Hai udito ? » , diss ' egli . « Zitto ! » , fece Luisa afferrandogli un braccio e tendendo l ' orecchio . Due altri colpi , più forti . Franco esclamò : « La Polizia ! » , e saltò a terra . « Va ' , va ' ! » , supplicò lei , sottovoce . « Non lasciarti prendere ! Passa dal cortiletto ! Scavalca il muro ! » Egli non rispose , si vestì a mezzo , in furia , e si slanciò fuori della camera , risoluto di non lasciar volontariamente la sua Luisa , la sua Maria malata , sdegnoso del pericolo . Discese le scale a salti . « Chi è ? » , diss ' egli , prima di aprire . « La Polizia ! » , si rispose . « Aprite subito ! » « A quest ' ora non apro a chi non vedo . » Si udì un breve dialogo nella strada . La voce di prima disse : « Parli lei » , e la voce che parlò poi era ben conosciuta da Franco . « Apra , signor Maironi . » Era la voce del Ricevitore . Franco aperse . Entrò un signore vestito di nero , in occhiali ; dopo di lui , il bestione ; dopo il bestione un gendarme con una lanterna ; poi tre altri gendarmi armati , due semplici e un graduato che portava un gran sacco di cuoio . Qualcuno rimase fuori . « Lei è il signor Maironi ? » , disse quel dagli occhiali , un aggiunto della Polizia di Milano . « Venga di sopra con me » . E tutta la compagnia si avviò sulle scale con uno strepito di passi pesanti , di ferramenta soldatesche . Non erano ancora al primo piano che la scala si illuminò in alto , singhiozzi e gemiti scoppiarono al secondo piano . « Questa è Sua moglie ? » , chiese l ' aggiunto . « Crede ? » , rispose Franco , ironico . Il Ricevitore mormorò : « Sarà la domestica » . L ' aggiunto si voltò a dare un ordine , due gendarmi si fecero avanti , salirono in fretta al secondo piano . Il poliziotto domandò a Franco , più aspramente di prima : « Sua moglie è a letto ? » . «Naturalmente.» « Dove ? Bisogna che si alzi ! » L ' uscio dell ' alcova si aperse , comparve Luisa , in veste da camera con i capelli sciolti e con una candela in mano , mentre un gendarme si affacciava al ripiano superiore della scala a dir che la serva era mezzo svenuta e non poteva venir giù . L ' aggiunto gli ordinò di lasciar il suo compagno presso la donna e di scendere . Poi salutò la signora che non rispose al saluto . Sperando che Franco fuggisse , ella si era affrettata di uscir di camera per trattenere , per ingannare , se possibile , la Polizia . Vide suo marito , trasalì , palpitò , ma si rimise subito . L ' aggiunto si avanzò per entrar in camera . « No ! » , esclamò Franco . « C ' è un ' ammalata ! » Luisa impugnò la maniglia dell ' uscio chiuso guardando colui in faccia . « Questa malata chi è ? » , domandò l ' aggiunto . « Una bambina . » « Eh , cosa vogliono che le facciamo ? » « Scusi » , disse Luisa scotendo nervosamente la maniglia quasi in atto di sfida . « Hanno bisogno d ' entrare tutti ? » «Tutti.» Al rumore delle voci e della maniglia la piccola Maria si mise a piangere un pianto di stanchezza desolata , che faceva male al cuore . « Luisa » , disse Franco , « lascia che questi signori facciano la loro parte ! » L ' aggiunto era un giovane , alquanto elegante , dalla fisonomia fine e cattiva . Lanciò a Franco una occhiata sinistra . « Ascolti Suo marito , signora » , diss ' egli tanto per mordere di rimando , a qualche modo . « Lo trovo prudente . » « Meno di lei che si fa scortare da un esercito ! » , rispose Luisa aprendo l ' uscio . Quegli la guardò , si strinse nelle spalle e passò oltre , seguito dagli altri . « Aprano tutto , qui ! » , diss ' egli forte , ruvidamente , indicando la scrivania . I grandi occhi cilestrini di Franco lampeggiarono . « Parli sottovoce ! » , diss ' egli . « Non mi spaventi la bambina ! » « Silenzio a Lei ! » , tuonò l ' aggiunto calando un pugno sulla scrivania . « Apra ! » La bambina , a quello strepito , si mise a singhiozzare disperatamente . Franco , furibondo , scagliò la chiave sulla scrivania . « A Lei ! » , diss ' egli . « Ella è in arresto ! » , gridò l ' aggiunto . « Va bene ! » Mentre Franco rispondeva così , Luisa , che si era chinata tutta sulla sua creatura per cercar di quietarla , rialzò impetuosamente il viso . « Ci ho diritto anch ' io , a quest ' onore » , diss ' ella con la sua bella voce vibrante . L ' aggiunto non degnò rispondere , fece aprire e rovistare da un gendarme tutti i cassetti della scrivania , levarne lettere e carte ch ' egli esaminava rapidamente e buttava parte a terra , parte nel gran sacco di cuoio . Dopo la scrivania venne la volta dei cassettoni dove tutto fu messo sossopra . Dopo i cassettoni fu visitato il lettuccio di Maria . L ' aggiunto ordinò a Luisa di levar la bambina dal letto grande ch ' egli intendeva pure di visitare . « Mi metta il lettuccio in ordine » , rispose Luisa fremente . Fino a quel momento il bestione Carlascia era sempre stato lì muto e duro dietro i suoi baffi , come se quella bisogna , forse da lui desiderata in astratto , non fosse stata poi , in pratica , interamente di suo gusto . Adesso si mosse e , senza parlare , si pose ad accomodar con le sue manacce enormi le materasse e le lenzuola del lettuccio . Luisa vi posò la bambina e anche il letto grande fu sfatto e frugato senza frutto . Maria non piangeva più , guardava quella baraonda con tanto d ' occhi spalancati . « Adesso vengano con me » , disse l ' aggiunto . Luisa si tenne sicura d ' esser condotta via con suo marito e chiese che si facesse scendere la sua domestica per affidarle la bambina . All ' idea che Luisa pure fosse tratta in arresto , che si volesse togliere a Maria malata anche la madre , Franco , fuori di sé dalla collera e dal dolore , mise un grido di protesta : « Questo non è possibile ! Lo dica ! » L ' aggiunto non degnò rispondergli , ordinò che si facesse venir la fantesca . La fantesca , mezza morta di paura , entrò fra i gendarmi , gemendo e singhiozzando . « Stupida ! » , mormorò Franco , fra i denti . « La donna starà qui con la bambina » , disse l ' aggiunto . « Loro vengano con me . Devono assistere alla perquisizione . » Fece prendere dei lumi , lasciò un gendarme nell ' alcova e passò in sala , seguito dagli altri gendarmi , dal Bianconi , da Franco e Luisa . « Prima di continuar la perquisizione » , diss ' egli , « domanderò Loro ciò che avrei domandato prima se il Loro contegno fosse stato migliore . Mi dicano se tengono armi o pubblicazioni sediziose o carte , sia stampate che manoscritte , ostili all ' Imperial Regio Governo . » Franco rispose forte : « No » . « È quello che vedremo » , fece l ' aggiunto . « Si accomodi . » Mentre l ' aggiunto faceva scostar i mobili dalle pareti , guardare e frugare dappertutto , venne in mente a Luisa che otto o dieci anni prima lo zio le aveva fatto vedere , nel cassettone di una camera del secondo piano , una vecchia sciabola che vi stava sin dal 1812 . Era la sciabola di un altro Pietro Ribera , tenente di cavalleria , caduto a Malojaroslavetz . In quella camera , che stava sopra la cucina , non ci dormiva mai nessuno , non ci si andava quasi mai ; era come se non ci fosse . Luisa aveva dimenticato del tutto la vecchia sciabola dell ' Impero . Dio , le veniva in mente adesso ! Se anche lo zio l ' avesse dimenticata ! Se non l ' avesse consegnata nel '48 , dopo la guerra ; quando tutte le armi si dovevano consegnare , pena la vita ! Avrà pensato , lo zio , nella sua semplicità patriarcale , che quel ricordo di famiglia , giacente da trentasei anni nel fondo d ' un cassettone , era pure diventato un arnese pericoloso e proibito ? E Franco , Franco che non sapeva niente ! Luisa teneva le mani sulla spalliera d ' una seggiola ; la seggiola scricchiolò tutta sotto una stretta convulsa ; ell ' alzò le mani , atterrita come se avesse parlato . Vedeva il poliziotto passar di camera in camera con i suoi gendarmi , giungere a quella , aprire il cassettone , frugare , trovar la sciabola . Faceva ogni sforzo di ricordar il posto preciso dove l ' aveva veduta , d ' immaginar una via di scampo , e taceva seguendo con gli occhi , macchinalmente , la candela che un gendarme accostava , secondo i cenni del suo capo , ora ad un cassetto aperto , ora ad una cantoniera , ora ad un quadro che colui alzava per guardarvi dietro . Non le veniva in mente nessun rimedio . Se lo zio non aveva pensato di levar la sciabola , c ' era solo da sperare che non si visitasse anche quella camera . Franco , appoggiato alla stufa , seguiva , scuro nella fronte , ogni atto di quella gente . Quando cacciavano le mani nei cassetti , gli si vedeva la collera nel giuoco muto delle mascelle . Non si udiva che qualche ordine tronco dell ' aggiunto , qualche risposta sommessa dei gendarmi . Nulla si moveva intorno ad essi se non le loro grandi ombre traballanti per le pareti . Il silenzio del Ricevitore , di Franco e di Luisa pareva , in una sala da giuoco proibito , intorno alle voci brevi dei giuocatori , il silenzio di coloro che hanno puntato forte . La sinistra faccia , la sinistra voce dell ' aggiunto , quantunque nulla si trovasse , non cambiavano mai . A Luisa egli pareva un uomo sicuro d ' arrivare al suo scopo . E non poter far niente , neppur avvertire Franco ! Ma forse era meglio che non lo sapesse , forse quest ' ignoranza poteva salvarlo . Visitate la sala e la loggia , l ' aggiunto passò nel salotto . Pigliò la candela dalle mani del gendarme e fece una rapida rassegna dei piccoli uomini illustri . « Il signor ingegnere in capo Ribera » , diss ' egli vedendo i ritratti di Gouvion Saint - Cyr , di Marmont e di altri generali napoleonici , « avrebbe fatto molto meglio a tener il ritratto di S . E . il feld - maresciallo Radetzky . Non c ' è ? » « No » , rispose Franco . « Che razza d ' impiegati ! » , fece colui con un disprezzo , con un ' arroganza da non dire . « Hanno gl ' impiegati il dovere » , scattò Franco , « di tenere ritratti ... » « Non sono qui » , lo interruppe l ' aggiunto , « per discutere con Lei ! » Franco voleva replicare . « Citto , Lei , con quella lingua lunga quatter brazza ! » , fece il Ricevitore , burbero . L ' aggiunto uscì dal salotto nel corridoio che conduce alla scala . Salirebbe , pensava Luisa , o non salirebbe ? Salì ed ella gli tenne dietro senza tremare ma immaginando con una rapidità vertiginosa tante cose diverse che potevano accadere . Rotavano , per così dire , nella sua mente tutte le possibilità del momento , le sciagurate e le prospere . Se si fermava sulle prime , l ' orrore la portava di slancio alle seconde ; se si fermava su queste , la fantasia ritornava con avidità perversa alle prime . Prima ancora di porre il piede nel corridoio del secondo piano , udì Maria piangere . Franco chiese all ' aggiunto che permettesse a sua moglie di scendere dalla bambina ma ella protestò che voleva restare . L ' idea di non essere con lui quando si scoprisse l ' arma , l ' atterriva . Intanto l ' aggiunto entrò in uno stanzino dov ' erano parecchi libri , trovò un ' opera stampata a Capolago col titolo Scritti letterari di un italiano vivente e domandò : « Chi è quest ' italiano vivente ? » « Il padre Cesari » , rispose Franco , audacemente . L ' altro , ingannato da quella prontezza e da quel nome di frate , si diede l ' aria dell ' uomo colto , disse : « Ah , conosco ! » , e ripose il libro , chiese dove dormisse l ' ingegnere in capo . Luisa era troppo soggiogata da un ' angoscia sola per sentir altro , ma Franco , a veder entrare il birro e i suoi nella camera dello zio così pulita e ordinata , così piena del suo buono , pacifico spirito , a pensar che colpo sarebbe per il povero vecchio una notizia siffatta , si sentì uno struggimento , una rabbia da piangerne . « Mi pare » , diss ' egli , « che almeno questa camera dovrebb ' essere rispettata . » « Ella si tenga le Sue osservazioni » , rispose l ' aggiunto , e incominciò con far buttare all ' aria coperte e materasse . Poi volle la chiave del cassettone . L ' aveva Franco , che discese , accompagnato da un gendarme , a prenderla nella sua camera . Lo zio gliel ' aveva consegnata prima di partire dicendogli che , ad un bisogno , avrebbe trovato un po ' di cum quibus nel primo cassetto . Aprirono . V ' era un rotolo di svanziche , alcune lettere e carte , dei portafogli e dei taccuini vecchi , dei compassi , delle matite , una scodellina di legno con varie monete . L ' aggiunto esaminò ogni cosa minutamente , scoperse fra le monete della scodellina uno scudo di Carlo Alberto e un pezzo di quaranta lire del Governo Provvisorio di Lombardia . « Il signor ingegnere in capo » , disse l ' aggiunto , « ha conservato queste monete con una cura straordinaria ! D ' ora in poi le conserveremo noi . » Chiuse il cassetto e restituì la chiave senza aprire gli altri . Uscì poi nel corridoio e si fermò , incerto . Il Ricevitore lo credette disposto a scendere e siccome il corridoio era quasi buio e la scala non si vedeva , s ' incamminò egli , come più pratico , a destra , verso la scala , dicendo : « Di qua » . La stanza della sciabola era a sinistra . « Aspetti » , disse l ' aggiunto . « Guardiamo anche qui dentro . » E voltosi a sinistra spinse quel tale uscio . Luisa , ch ' era rimasta l ' ultima del seguito , giunto il momento supremo , si fece avanti . Il cuore , che durante l ' indecisione dell ' aggiunto le aveva martellato a furia , si chetò come per miracolo . Ora ella era fredda , intrepida e pronta . « Chi dorme qui ? » , le chiese l ' aggiunto . « Nessuno . Dormivano qui i genitori di mio zio che sono morti da quarant ' anni . Dopo non vi ha più dormito nessuno . » Nella camera v ' erano due letti , un canapè , un cassettone . L ' aggiunto accennò ai gendarmi di aprire il cassettone . Si provarono ; era chiuso a chiave . « Debbo averla io , la chiave » , disse Luisa con perfetta indifferenza . Discese accompagnata da un gendarme e risalì con un cestellino pieno di chiavi , lo porse all ' aggiunto . « Non la conosco » , disse , « non si adopera mai . Dev ' essere una di queste . » Colui le provò tutte inutilmente . Poi le provò il Ricevitore , poi Franco . La buona non c ' era . « Mandi a S . Mamette , faccia venire il fabbro » , disse Luisa tranquillamente . Il Ricevitore guardò l ' aggiunto come per dirgli : « Mi pare inutile » . Ma l ' aggiunto gli voltò le spalle ed esclamò volto a Luisa : « Questa chiave ci dev ' essere » . Il cassettone , un vecchio mobile rococò , aveva maniglie di metallo ad ogni cassetto . Uno dei gendarmi , il più robusto , si provò di aprire a forza . Non gli riuscì né col primo né col secondo cassetto . In quel punto Luisa si risovvenne che aveva veduto la sciabola nel terzo , insieme a certi disegni arrotolati . Il gendarme afferrò le maniglie del terzo cassetto . « Questo non è chiuso » , diss ' egli . Infatti il cassetto si aperse facilmente . L ' aggiunto pigliò il lume e si chinò a guardarvi dentro . Franco si era seduto sul canapè e guardava i travicelli del soffitto . Sua moglie , quando vide il cassetto aperto , gli sedette accanto , gli prese e gli strinse una mano spasmodicamente . Udì sfogliar carte e il Ricevitore mormorar con voce benigna : « Disegni » . Poi l ' aggiunto fece : « Oh ! » . I satelliti si chinarono a guardare ; Franco trasalì . Ella ebbe la forza di levarsi per vedere e dire : « Cosa c ' è ? » . L ' aggiunto aveva in mano una lunga , curva busta di cartone , che portava un biglietto scritto . Egli lo aveva prima letto silenziosamente e ora lo lesse forte con un accento inesprimibile di soddisfazione e di sarcasmo . « Sciabola del tenente Pietro Ribera ucciso a Malojaroslavetz , 1812.» Franco balzò in piedi , sorpreso , incredulo , e in pari tempo l ' aggiunto aperse la busta . Franco non la poteva vedere ; guardò sua moglie , che la vedeva . Sua moglie aveva le labbra bianche . Lo credette spavento e non gli pareva possibile . Era gioia : la busta non conteneva che un fodero vuoto . Luisa si trasse nell ' ombra precipitosamente , cadde a sedere sul canapè , lottò contro un violento tremito interno , s ' irritò con se stessa , si disprezzò e lo vinse . Intanto l ' aggiunto , preso il fodero e guardatolo per ogni verso , chiese a Franco dove fosse l ' arma . Franco fu per rispondere che non lo sapeva com ' era vero . Ma questa potendo parere una giustificazione personale , rispose invece : « In Russia » . La sciabola non era in Russia , era confitta nella melma , in fondo al lago , dove l ' aveva segretamente gittata lo zio Piero , invece di consegnarla . « E perché hanno scritto sciabola ? » , fece il Ricevitore tanto per mostrare un po ' di zelo anche lui . « Chi ha scritto è morto » , disse Franco . « Questa chiave subito ! » , esclamò rabbiosamente il Commissario . Stavolta Luisa la trovò e gli altri due cassetti furono aperti ; uno era vuoto , l ' altro conteneva delle coperte di lana e della lavanda . La perquisizione finì qui . L ' aggiunto discese in sala e intimò a Franco di prepararsi a seguirlo dentro un quarto d ' ora . « Ma ci arresti tutti , dunque ! » , esclamò Luisa . L ' aggiunto si strinse nelle spalle e ripeté a Franco : « Dentro un quarto d ' ora . Lei ! Vada pure nella Sua camera » . Franco trascinò via Luisa , la supplicò di tacere , di rassegnarsi per amor di Maria . Egli pareva un altro , non mostrava né dolore né collera , aveva nel viso e nella voce una dolcezza seria , una virile tranquillità . Mise nella valigia poca biancheria , un Dante e un Almanach du jardinier che aveva sul tavolino da notte , si chinò un momento su Maria che dormiva e non le diede un bacio per non svegliarla , baciò invece Luisa e , poiché stavano sotto gli occhi dei gendarmi posti alle due uscite della camera , si sciolse presto dalle sue braccia dicendole in francese che non conveniva dare spettacolo a quei signori . Prese la valigia , andò a porsi agli ordini dell ' aggiunto . Questi aveva la barca a cinquanta passi da casa Ribera , verso Albogasio , all ' approdo che chiamano del Canevaa . Uscendo dal sottoportico cavalcato dalla casa , Franco si udì sopra la testa uno strepito d ' imposte , vide batter sulla faccia bianca della chiesa il lume della sua camera e si voltò a dir verso la finestra : « Manda a chiamar il medico , domattina ! Addio ! » Luisa non rispose . Quando i gendarmi arrivarono con l ' arrestato presso il Canevaa , l ' aggiunto comandò loro di fermarsi . « Signor Maironi » , diss ' egli , « Ella ha avuto la sua lezione . Per questa volta ritorni a casa Sua e impari a rispettare le Autorità . » Meraviglia , gioia , sdegno scoppiarono nel cuore di Franco . Si contenne , però , si morse le labbra e si avviò a casa senza fretta . Non aveva ancora girato il canto della chiesa , che Luisa lo riconobbe al passo e chiamò : « Franco ? » . Egli saltò avanti , fu visto , vide l ' ombra di lei sparire dalla finestra , entrò in casa di corsa , si slanciò sulla scala gridando « libero , libero ! » mentre sua moglie la scendeva a precipizio con una furia di « come come come ? » . Si cercarono con le braccia avide , si afferrarono , si strinsero , non parlarono più . Parlarono poi , in loggia , per due ore continue di tutto che avevano visto , udito e provato , ritornando sempre alla sciabola , alle carte , alle monete , non senza fermarsi su tante inezie , sull ' accento veneto che aveva l ' aggiunto , sul gendarme bruno che pareva un buon diavolo e sul gendarme biondo che doveva essere un cane . Di quando in quando tacevano , gustavano il silenzio sicuro e la dolcezza della casa ; poi ricominciavano . Prima di andar a letto uscirono sulla terrazza . La notte era scura e tepida , il lago immobile . L ' afa , le tenebre , le forme vaghe , mostruose delle montagne pigliavano nella immaginazione una mortale pesantezza austriaca ; l ' aria stessa ne pareva grave . Non avevano sonno , né Luisa né Franco , ma conveniva pure andar a letto per la fantesca che vegliava Maria . Entrarono in camera in punta di piedi . La bambina dormiva , aveva il respiro quasi regolare . Cercarono di dormire anch ' essi e non ci riuscirono . Non potevano a meno , specialmente Franco , di parlare . Egli domandava sottovoce : « Dormi ? » . Ella rispondeva « no » e allora tornavano in campo le monete o le carte o la sciabola o lo sgherro dall ' accento veneto . Oramai non erano più davvero cose nuove e siccome sull ' alba Maria si agitava , dava segno di svegliarsi , avendo Franco sussurrato da capo « dormi ? » Luisa rispose « sì » ed egli tacque definitivamente , come se ne fosse persuaso . Il giorno dopo la perquisizione , Oria , Albogasio , San Mamette , furono pieni di bisbigli : « Avii sentii ? » . « Oh car Signor ! » . « Avii sentii ? » . « Oh cara Madonna ! » I bisbigli più sonori , per forza , furono quelli che appresero il fatto alla Barborin Pasotti . Suo marito le gridò in bocca : « Maironi ! Polizia ! Gendarmi ! Arresto ! » . La povera donna credette che un esercito avesse spazzato via i suoi amici e si mise a sbuffare « oh ! oh ! » come una locomotiva . Gemette , pianse , domandò a Pasotti della bambina . Pasotti , che non voleva assolutamente permetterle di scendere a Oria , di mostrare in quelle circostanze affetto ai Maironi , rispose con un gesto che pareva un colpo di scopa . Via . Via anche quella ! . « E la serva ? Ci sarà la serva ? » Il perfido uomo menò in aria un altro colpo di scopa e la Barborin capì che Sua Maestà I . R . A . avesse fatto portar via anche la serva . Ma i bisbigli più maligni suonarono assai lontano dalla Valsolda , in una sala del Palazzo Maironi a Brescia . Dieci giorni dopo la perquisizione , il cavaliere Greisberg di S . Giustina , cugino del Maironi , addetto al governo del feld - maresciallo Radetzky in Verona sino al 1853 e passato poi col padrone a Milano , scendeva a casa Maironi dalla carrozza dell ' I . R . Delegato di Brescia , del quale era ospite da poche ore . Il cavaliere , un bell ' uomo sulla quarantina , azzimato e profumato , non aveva un ' aria molto gaia mentre , ritto in mezzo alla sala di ricevimento , stava guardando gli antichi stucchi del soffitto in aspettazione della marchesa , loro contemporanea . Però , quando l ' uscio in faccia , spalancato da mano servile , lasciò passar lentamente la grossa persona , il viso marmoreo e la parrucca nera di Madama , il cavaliere si trasfigurò e baciò con fervore la mano grinzosa della vecchia . Una dama lombarda devota all ' Austria era un animale raro e di gran pregio agli occhi dell ' Imperial Regio Governo : ogni leale funzionario le doveva la più ossequiosa galanteria . La marchesa ricevette gli omaggi del cugino cavaliere con la solita flemmatica dignità e , fattolo sedere , gli domandò notizie dei suoi , lo ringraziò della visita , sempre nello stesso tono gutturale e dormiglioso . Finalmente , posatesi le mani sul ventre , ansando un poco per la fatica di tante parole , mostrò di star ad aspettare quelle del cugino . Aspettava che le parlasse della perquisizione e dell ' ingegnere Ribera . Ella gli aveva espresso in passato il suo dispiacere che Franco subisse la influenza di sua moglie e del Ribera , il suo stupore che il Governo tenesse al proprio stipendio uno che nel 1848 aveva fatto apertamente il liberale e la cui famiglia , specialmente quella signorina della trappola , professava il più sfacciato liberalismo . Il cavaliere Greisberg le aveva risposto che di queste sue sagge osservazioni si sarebbe tenuto conto . Poi la marchesa aveva istigato il Commissario Zérboli contro il povero ingegnere in capo . Sapeva dallo Zérboli della perquisizione ; perciò , quando vide Greisberg , intese ch ' era venuto a parlarle di questo . Ora ella voleva bene servirsi del Governo per i suoi rancori privati , ma , per principio , non si riconosceva obbligata mai di gratitudine a nessuno . Il governo austriaco , saggiando un impiegato malfido , aveva fatto il proprio interesse . Ella non aveva sollecitato nulla , non toccava a lei di chieder nulla ; toccava al cavaliere di parlare per primo . Ma il signor cavaliere , furbo , maligno e orgoglioso la sua parte , non la intendeva così . La vecchia voleva un favore e per averlo doveva piegarsi a baciar le unghie benefiche del Governo . Tacque alquanto per raccogliersi e vedere se l ' altra cedesse . Visto che stava muta e dura , si fece a un tratto molle egli stesso , sorridente , grazioso , le disse che veniva da Verona , le propose d ' indovinar il giro che aveva fatto . Era passato per un paese così carino , aveva veduto una villa così deliziosa , così splendida , un paradiso ! Indovinare non era il forte della marchesa ; gli domandò s ' era stato in Brianza . No , da Verona a Brescia per la Brianza non c ' era venuto . Tornò a descriver la villa così minutamente che la marchesa non poté a meno di riconoscere il suo possesso di Monzambano . Allora il cavaliere le propose d ' indovinare perché mai fosse andato a veder la villa . Ella indovinò subito , indovinò tutta la tela della commedia che le si recitava , ma il suo viso melenso non ne disse nulla . Il Delegato di Brescia l ' aveva tastata un ' altra volta per sapere se appigionerebbe la villa a S . E . il Maresciallo ; ed ella , minacciata segretamente d ' incendi e di morte dai liberali di Brescia , aveva preso delle rispettose scappatoie . Sentì ora nel discorso del Greisberg la tacita offerta di un contratto e si pose in guardia . Confessò al cugino che non sapeva indovinare neppur questo . Già le pareva di diventare ogni giorno più stupida . Anni e dispiaceri ! « Ne ho avuto uno grosso anche di questi giorni ! » , diss ' ella . « Ho saputo che la Polizia ha fatto una perquisizione in casa di mio nipote a Oria . » Il Greisberg , sentendosi sfuggire la vecchia ipocrita , buttò via i guanti e la fermò con gli artigli . « Marchesa » , diss ' egli prendendo un tono che non ammetteva repliche , « Ella non deve parlare di dispiaceri . Ella ha fornito per mezzo mio e per mezzo del signor Commissario di Porlezza preziose informazioni al Governo , il quale Le tien conto delle Sue benemerenze . A Suo nipote non fu torto un capello né si torcerà se avrà giudizio . Mi rincresce invece che non si avrà modo , forse , di prendere provvedimenti severi contro un ' altra persona che ha dei torti privati verso di Lei . Per trovar modo di colpire questa persona il signor Commissario di Porlezza ha fatto anche più del suo dovere . Ella deve capire senz ' altro , marchesa , che non è il caso di dispiaceri e che anzi ha un obbligo particolare verso il Governo . » La marchesa non s ' era mai udita parlare così alto e con tanta formidabile autorità . Era forse ai battiti dispettosi del cuore che rispondeva sopra al suo rigido busto il visibile ondulamento continuo del collo e del capo ; ma pareva proprio il moto d ' un animale che lavorasse faticosamente a ingoiar un boccone enorme . A ogni modo ella non piegò fino a dire una parola d ' acquiescenza . Solamente , quando riprese la sua placidezza obesa , osservò che non aveva mai domandato di prendere provvedimenti contro nessuno , che se nella perquisizione non si era trovato niente a carico dell ' ingegnere Ribera , ne aveva piacere ; che del resto in casa Ribera se n ' eran dette di tutti i colori e che i discorsi era difficile trovarli . Il cavaliere rispose , più mansueto , che non poteva dire se si fosse trovato niente o no e che l ' ultima parola sarebbe stata pronunciata dal maresciallo , il quale intendeva occuparsi personalmente della cosa . Ciò gli diede modo di ritornar al discorso della villa di Monzambano . La chiese formalmente per Sua Eccellenza che intendeva venirci dentro otto giorni . La marchesa ringraziò dell ' onor grande , disse che la sua villa non meritava tanto , che le pareva troppo angusta , che aveva bisogno di riparazioni , che bisognava dirlo a Sua Eccellenza . Avrebbe voluto differire , aspettar il prezzo sciagurato della sua condiscendenza , ma il cavaliere diede un altro colpo di artiglio e dichiarò che bisognava risponder subito , risponder netto , sì o no , e convenne bene che la vecchia piegasse il capo . « Per compiacere a Sua Eccellenza » , diss ' ella . Greisberg tornò subito amabile , scherzò sulle misure che si potrebbero prendere contro quel signor ingegnere . Non c ' era da sparger sangue , c ' era da spargere , tutt ' al più , un po ' d ' inchiostro ; non c ' era da togliergli la libertà , c ' era da rendergliela intera ! La marchesa non fiatò . Fece portare due limonate e sorbì lentamente la sua a piccoli sorsi , non senza una fioca espressione di contentezza fra un sorso e l ' altro , come se ci fosse nella limonata un sapore nuovo e squisito . Il cavaliere avrebbe pur voluto da lei una parola esplicita su questo punto del Ribera , una confessione del suo desiderio , e posando sul vassoio la tazza vuotata rapidamente , le disse : « Mi ci metterò io , sa , e ci riusciremo a questo . È contenta ? » . La marchesa continuò a sorseggiare la limonata , piano , piano , guardando nel bicchiere . « Non va bene ? » , domandò ancora il cugino dopo una inutile attesa . « Sì , è buona » , rispose il sonnolento naso . « Bevo adagio per i denti . » Gli ultimi bisbigli non furono umani . Luisa e Franco erano seduti sull ' erba di Looch , presso al cimitero . Parlavano della bontà grande e squisita della mamma , la paragonavano alla bontà grande e semplice dello zio notandone le somiglianze e le differenze . Non dicevano quale delle due bontà paresse loro superiore nell ' insieme , ma dai loro giudizi s ' indovinavano le inclinazioni diverse . Franco preferiva la bontà tutta penetrata di fede nel soprannaturale e Luisa preferiva l ' altra . Egli soffriva di questa contraddizione segreta pur esitando di rilevarla , temendo di premere il tasto che poteva dare una nota troppo penosa . Ma la fronte sua n ' era adombrata e a un certo punto gli sfuggì di dire : « Quante disgrazie , quante amarezze ha sopportato tua madre , con che rassegnazione , con che forza , con che pace ! Credi tu che una pura bontà naturale le avrebbe potute sopportare così ? » . « Non lo so » , rispose Luisa . « La povera mamma aveva vissuto , io credo , in un mondo superiore prima che in questo : aveva sempre il cuore là . » Ella non disse tutto il suo pensiero . Pensava che se le anime buone di questo mondo fossero simili nella mansuetudine religiosa a sua madre , la terra diventerebbe il regno dei bricconi e dei prepotenti . E quanto ai dolori che non vengono dagli uomini ma dalle condizioni stesse della vita umana , le pareva di ammirar coloro che vi resistono per una forza loro propria sopra quegli altri che invocano e ottengono aiuto dallo stesso Essere onde furono percossi . Ma ella non voleva confessar questi sentimenti a suo marito . Espresse invece la speranza che lo zio non avesse a incontrar mai afflizioni gravi . Possibile che il Signore volesse far soffrire un uomo tale ? « No no no ! » , esclamò Franco , che in un altro momento non avrebbe osato , forse , ammonire Iddio a questo modo . Un soffio del Boglia calò per la gola di Muzài , agitò le frondi alte dei noci . A Luisa quello stormire parve legarsi con le ultime parole di Franco : le parve che il vento e i grandi alberi sapessero qualche cosa del futuro e ne bisbigliassero insieme . 5 . Il segreto del vento e dei noci La febbre di Maria non durò che otto giorni , eppure quando la piccina si alzò i suoi genitori la trovarono mutata nel viso e nello spirito più che se gli otto giorni fossero stati otto mesi . Gli occhi avevan preso un colore più oscuro , una singolare espressione di serietà e di maturità precoce . Parlava più chiaro e spedito , ma con le persone che non le garbavano non parlava affatto ; neanche le salutava . Ciò spiaceva più a Franco che a Luisa . Franco la voleva gentile e Luisa temeva di guastarle la sincerità . Maria aveva per sua madre un affetto non tanto espansivo ma violento : fiero , quasi , e geloso . Voleva molto bene anche a suo padre ; però si capiva che lo sentiva diverso da sé . Franco aveva trasporti di passione per essa , l ' afferrava all ' impensata , la stringeva , la divorava di baci ed ella allora gittava il capo all ' indietro puntando una manina sul viso di suo padre e guardandolo scura come se qualche cosa in lui le fosse straniero e ripugnante . Spesso Franco la sgridava con ira e Maria piangeva , lo fissava attraverso le lagrime senza muoversi , come affascinata , ancora con quella espressione di persona che non comprende . Egli vedeva la predilezione della bambina per sua madre e se ne compiaceva , gli pareva una preferenza giusta , non dubitava che Maria , più tardi , avrebbe teneramente amato anche lui . A Luisa dispiaceva molto , per amore del marito , che la bambina dimostrasse maggior affetto a lei , però questo sentimento suo non era vivo e schietto come la compiacenza generosa di Franco . A Luisa pareva in fondo che Franco malgrado tanti trasporti , amasse sua figlia come un essere distinto da lui ; mentre lei , che trasporti esteriori di tenerezza non ne aveva , amava la bambina come una parte vitale di se stessa ; perciò non poteva trovare ingiusto d ' esserne preferita . Poi ell ' aveva in cuore una Maria futura probabilmente diversa da quella che aveva in cuore Franco . Anche per questo non le poteva rincrescere di avere un predominio morale sulla figliuola . Vedeva il pericolo che Franco favorisse uno sviluppo forte del sentimento religioso ; pericolo gravissimo , secondo lei ; perché Maria , piena di curiosità , avida di racconti , aveva i germi d ' un ' immaginazione assai viva , assai propizia alle fantasie religiose e ne poteva venire uno squilibrio morale . Non si trattava di sopprimere il sentimento religioso ; questo , Luisa non l ' avrebbe fatto mai , non foss ' altro per rispetto a Franco ; ma occorreva che Maria , fatta donna , sapesse trovare il perno della propria vita in un senso morale sicuro e forte per sé , non appoggiato a credenze che finalmente erano ipotesi e opinioni , e potevano un giorno o l ' altro mancarle . Serbar fede al Giusto , al Vero , fuor di qualsiasi altra fede , di qualsiasi speranza e paura , pareva a lei lo stato più sublime della coscienza umana . A una tale perfezione si figurava aver rinunciato per sé poiché andava a messa e due volte l ' anno ai sacramenti , e intendeva rinunciarvi per Maria , ma come uno che rinuncia alla perfezione cristiana perché si trova aver moglie e figliuoli ; a malincuore e il meno possibile . A Maria poteva essere serbata in sorte la ricchezza . Bisognava impedire assolutamente che accettasse una vita di frivolezze , compensate dalla messa alla mattina , dal rosario alla sera e da elemosine . Luisa si era provata qualche volta di tastar Franco su questo terreno di dare all ' educazione di Maria un indirizzo morale disgiunto dall ' indirizzo religioso e il tasto aveva sempre risposto male . Che non si credesse nella religione Franco lo capiva ; che qualcuno la potesse trovare insufficiente come norma della vita , gli riusciva affatto inconcepibile . Che tutti poi dovessero aspirare alla santità , che non fosse buon cristiano chi amasse il tarocco , la primiera , la caccia , la pesca , i buoni pranzetti e le bottiglie fini , neanche gli passava per il capo . E questo indirizzo morale dell ' educazione disgiunto dall ' indirizzo religioso gli pareva una fisima perché secondo lui i galantuomini senza fede erano galantuomini per natura o per abitudine , non per un ragionamento morale o filosofico . Non c ' era dunque modo per Luisa d ' intendersi con suo marito circa questo delicato punto . Doveva operare da sé e con molta cautela per non offenderlo né affliggerlo . Se Franco mostrava alla bambina le stelle e la luna , i fiori e le farfalle come opere mirabili di Dio e le faceva della poesia religiosa buona per una ragazza di dodici anni , Luisa taceva ; se invece gli avveniva di dire a Maria : « Bada , Iddio non vuole che tu faccia questo , Iddio non vuole che tu faccia quello » , Luisa soggiungeva subito : « Questo è male , quello è male , non si deve mai far il male » . Qui però non poteva a meno di aprirsi qualche screzio visibile fra il padre e la madre perché non sempre il giudizio morale dell ' uno si accordava col giudizio morale dell ' altra . Una volta erano insieme alla finestra della sala mentre Maria giuocava sul sagrato con una bambina di Oria presso a poco della sua età . Passa un fratello di questa , un prepotentone di otto anni e intima alla sorellina di seguirlo . Questa rifiuta e piange . Maria , seria seria , affronta il prepotente con i pugni . Franco la trattiene con una chiamata imperiosa ; la piccina si volta a guardarlo e scoppia in lagrime mentre quell ' altro si trascina via la sua vittima . Luisa lasciò la finestra dicendo sottovoce a suo marito : « Scusa , questo non è giusto » . « Come non è giusto ? » Franco si riscaldò , alzò la voce , chiese a sua moglie se voleva una Maria violenta e manesca . Ella rispondeva con dolcezza e con fermezza , senza risentirsi di qualche parola pungente , sosteneva che il sentimento di Maria era buono , che opporsi alla prepotenza e all ' ingiustizia era il compito migliore per tutti , che se un bambino vi adoperava le mani , fatto adulto vi avrebbe adoperato mezzi più civili , ma che se si reprimeva in lui la espressione naturale dell ' animo , si correva il rischio di schiacciare con essa anche il buon sentimento nascente . Franco non si persuase . Secondo lui era molto dubbio che in Maria vi fossero di quei sentimenti eroici . Ella si era arrabbiata di vedersi portar via la sua compagna di giuoco e niente altro . Ma poi , la parte della donna non era forse di opporre alle ingiustizie e alle prepotenze una dolcezza mansueta , di mitigare ed emendare gli offensori piuttosto che di respinger con la forza l ' offesa ? Luisa diventò rossa e rispose che ad alcune donne , forse alle migliori , questa parte conveniva , ma che non poteva convenire a tutte perché tutte non potevano essere tanto miti e umili . « E tu sei di quelle altre ? » , esclamò Franco . « Credo di sì . » « Bella cosa ! » « Ti rincresce molto ? » «Moltissimo.» Luisa gli pose le mani sulle spalle . « Ti rincresce molto ? » , diss ' ella fissandolo negli occhi , « che io m ' irriti come te d ' aver questi padroni in casa , che io desideri come te di aiutare anche con le mie mani a cacciarli via o preferiresti che io cercassi di emendare Radetzky e di mitigare i croati ? » « Questa è un ' altra cosa ! » « Come un ' altra cosa ? No , è la stessa cosa ! » « È un ' altra cosa ! » , ripeté Franco ; e non seppe dimostrare che fosse un ' altra cosa . Gli pareva di aver torto secondo un raziocinio superficiale e di avere ragione secondo una verità profonda che non riusciva ad afferrare . Non parlò più , fu pensieroso tutto quel giorno e si vedeva che cercava la sua risposta . Ci pensò anche la notte , gli parve di averla trovata e chiamò sua moglie che dormiva . « Luisa ! » , diss ' egli . « Luisa ! Quella è un ' altra cosa . » « Cos ' è stato ? » , fece Luisa svegliandosi di soprassalto . Egli aveva pensato che la offesa del dominio straniero non era personale come le offese private e che procedeva dalla violazione d ' un principio di giustizia generale ; ma nell ' atto di spiegar ciò a sua moglie , gli venne in mente che anche nelle offese private aveva sempre luogo la violazione d ' un principio di giustizia generale , si figurò di avere sbagliato . « Niente » , diss ' egli . Sua moglie credette che sognasse e , posatogli il capo sopra una spalla , si riaddormentò . Se vi erano argomenti capaci di convertire Franco alle idee di sua moglie , erano quel dolce contatto , quel dolce respiro vicino al suo petto , che gli avevan fatto tante altre volte deliziosamente sentire un reciproco abbandono delle anime . Ora non fu così . Gli passò anzi nel cervello , come una lama rapida e fredda , il pensiero che questo latente antagonismo fra le idee di sua moglie e le sue avesse un giorno o l ' altro a scoppiare in qualche doloroso modo e se la strinse atterrito nelle braccia come per difender sé e lei contro i fantasmi della propria mente . Il sei novembre , dopo colazione , Franco prese le sue grosse forbici da giardiniere per fare il solito sterminio di seccumi nel giardinetto e sulla terrazza . Era un ' ora di tanta bellezza , di tanta pace da stringere il cuore . Non una foglia che si muovesse ; purissima , cristallina l ' aria da ponente ; sfumanti a levante , dentro lievi vapori , le montagne fra Osteno e Porlezza ; la casa sfolgorata dal sole e dai riverberi tremoli del lago ; il sole assai caldo ma i crisantemi del giardinetto , gli ulivi , gli allori della costa più visibili fra il rosseggiar delle foglie caduche , certa segreta frescura dell ' aria imbalsamata d ' olea fragrans , il silenzio d ' ogni vento , le aeree montagne del lago di Como bianche di neve accordantisi malinconicamente a dire che la cara stagione moriva . Sterminati i seccumi , Franco propose a sua moglie di andar in barca a Casarico per riportare all ' amico Gilardoni i due primi volumi dei Mystères du Peuple , divorati avidamente in pochi giorni , e averne il terzo . Fu deciso di partire a mezzogiorno , dopo aver posto a letto Maria . Ma prima che Maria fosse a letto comparve tutta ansante , col cappello e la mantiglia a sghimbescio , la Barborin Pasotti . Era salita dal cancello del giardinetto e si fermò sulla soglia della sala . Veniva per la prima volta dopo la perquisizione ; vide i suoi amici , giunse le mani , ripeté sottovoce : « Ah Signor , ah Signor , ah Signor ! » , si precipitò su Luisa , la coperse di baci . « Cara la mia tosa ! Cara la mia tosa ! » . Avrebbe volentieri fatto altrettanto con Franco , ma Franco non gradiva certe espansioni , aveva una faccia poco incoraggiante , per cui la povera donna si accontentò di prendergli e scuotergli ambedue le mani . « Car el mè don Franco ! Car el mè don Franco ! » . Si raccolse finalmente in braccio la Maria che le puntò le manine al petto facendo un viso simile a quello di suo padre . « Son vègia , neh ? Son brutta , neh ? Te piasi no ? L ' è nient , l ' è nient , l ' è nient ! » . E si mise a baciarle umilmente le braccia e le spalle , non osando affrontare il visetto acerbo . Poi disse ai suoi amici che aveva portato loro una bella notizia e gli occhi le brillavano di questo mistero gaudioso . La marchesa aveva scritto a Pasotti e nella lettera c ' era un periodo che la Barborin aveva imparato a mente : « Ho appreso con vivo dispiacere ( vivo dispiacere , gh ' è sü inscì ) il triste fatto di Oria ... di Oria ... ( spètta ! ) il triste fatto di Oria ... ( ah ! ) e benché mio nipote nulla meriti , ( ciào , quell pacienza ! ) desidero non abbia cattive conseguenze » . Il periodo non ebbe un gran successo . Luisa fece il viso scuro e non parlò ; Franco guardò sua moglie e non osò metter fuori il commento favorevole che aveva nella bocca ma non , per verità , nel cuore . La povera Barborin che aveva approfittato della andata di suo marito a Lugano per correre a portar il suo zuccherino , rimase assai mortificata , guardava contrita ora Luisa ora Franco e finì col togliersi di tasca uno zuccherino vero e proprio onde darlo a Maria . Poi , avendo capito che gli sposi desideravano partire in barca e struggendosi di stare un po ' con Maria , tanto disse e fece che quelli se ne andarono lasciando l ' incarico alla Veronica di metter la bambina a letto un po ' più tardi . Maria non parve gradir molto la compagnia della sua vecchia amica . Taceva , taceva ostinatamente e non andò molto che spalancò la bocca e scoppiò in lagrime . La povera Pasotti non sapeva che Santi invocare . Invocò la Veronica , ma la Veronica discorreva con una guardia di finanza e non udì o non volle udire . Offerse anelli , braccialetti , l ' orologio , persino il cappellone da viceregina Beauharnais , ma nulla riuscì gradito . Maria continuava a piangere . Ebbe allora l ' idea di mettersi al piano e si mise a picchiare e ripicchiare otto o dieci battute d ' una monferrina antidiluviana . Allora la principessina Maria si mansuefece , si lasciò pigliar dalla sua musicista di camera così delicatamente come se le sue braccine fossero state ali di farfalla e posar sulle ginocchia così piano come se vi fosse stato pericolo di far cader in polvere le vecchie gambe . Udite cinque o sei repliche della monferrina , Maria fece un visino annoiato , si provò di strappar dal piano le mani rugose della suonatrice e disse sottovoce : « Cantami una canzonetta » . Poi , non ottenendo risposta , si voltò a guardarla in faccia , le gridò a squarciagola : « Cantami una canzonetta ! » . « Non capisco » , rispose la Pasotti , « sono sorda . » « Perché sei sorda ? » « Sono sorda » , replicò l ' infelice , sorridendo . « Ma perché sei sorda ? » La Pasotti non poteva immaginare cosa chiedesse la bambina . « Non capisco » , diss ' ella . « Allora » , fece Maria con un ' aria molto grave , « sei stupida . » Dopo di che aggrottò le ciglia e riprese piagnucolando : « Voglio una canzonetta ! » Qualcuno disse dal giardinetto : « Eccolo , quel delle canzonette ! » Maria alzò il viso , s ' illuminò tutta . « Missipipì » , diss ' ella e scivolò giù dalle ginocchia della Pasotti , corse incontro allo zio Piero ch ' entrava . Si alzò anche la Pasotti , stese le braccia , tutta sorpresa e ridente , verso il vecchio inaspettato amico . « Tè chì , tè chì , tè chì ! » . E corse a salutarlo . La Maria strillò tanto forte « Missipipì , Missipipì ! » , e si avvinghiò tanto stretta alle gambe dello zio che questi , quantunque paresse non averne voglia , dovette pur sedere sul canapè , pigliarsi la bambina sulle ginocchia e ripeterle la vecchia canzone : Ombretta sdegnosa ... Dopo quattro o cinque Missipipì la Pasotti , temendo che suo marito ritornasse , prese congedo . La Veronica voleva porre Maria a letto . La piccina si crucciò , lo zio intervenne : « Oh lasciatela un po ' qui ! » , e uscì con lei sulla terrazza per vedere se il papà e la mamma ritornassero . Nessuna barca veniva da Casarico . La piccina ordinò allo zio di sedere e gli si arrampicò sulle ginocchia . « Perché sei venuto ? » , diss ' ella . « Non c ' è mica , sai , il pranzo per te . » « Me lo farai tu , il pranzo . Sono venuto per star con te . » « Sempre ? » «Sempre.» « Proprio sempre sempre sempre ? » « Proprio sempre . » Maria tacque , pensierosa . Poi domandò : « E cosa mi hai portato ? » Lo zio si levò di tasca un fantoccio di gomma . Se Maria avesse potuto sapere , intendere con quale animo , sotto qual colpo lo zio fosse andato a prender per lei quel fantoccino avrebbe pianto di tenerezza . « È brutto questo regalo » , diss ' ella , ricordando gli altri dello zio . « E se resti qui , non mi porti più niente ? » « Più niente . » « Va ' via , zio » , diss ' ella . Egli sorrise . Adesso Maria volle sapere dallo zio se , quando era bambino lui , suo zio gli portasse regali . Ma questo zio dello zio , per quanto la cosa paresse impossibile a Maria , non era mai esistito . E allora chi gli portava regali ? Ed era egli un buon bambino ? Piangeva ? Lo zio si mise a raccontarle cose della sua infanzia , cose di sessant ' anni prima , quando la gente portava parrucca e codino . Si compiaceva di ricordare alla nipotina quel tempo lontano , di farla vivere per un momento insieme ai suoi vecchi , e parlava con gravità triste , come avendo presenti quei cari morti , come parlando più per essi che per lei . Ella gli fissava in viso gli occhi spalancati , non batteva palpebra . Né lui né lei s ' accorgevano che intanto passava il tempo , né lui né lei pensavano più alla barca che doveva venire . E la barca venne , Luisa e Franco salirono senza sospettare di nulla , pensando che la bambina dormisse . Franco fu il primo che vide sotto i rami cadenti delle passiflore lo zio seduto , curvo su Maria che gli stava sulle ginocchia . Mise una gran voce di sorpresa e corse là seguito da Luisa , con l ' idea che fosse successo qualche cosa . « Tu qui ? » , diss ' egli correndo . Luisa , pallida , non disse nulla . Lo zio alzò il capo , li vide : essi compresero subito che vi era una brutta novità , non gli avevano mai veduto una faccia così seria . « Addio » , diss ' egli . « Cosa è stato ? » , sussurrò Franco . Egli fe ' cenno ad ambedue di ritirarsi dalla terrazza nella loggia , ve li seguì , allargò le braccia , povero vecchio , come un crocifisso e disse con voce triste ma tranquilla : « Destituito » . Franco e Luisa lo guardarono un momento come istupiditi . Poi Franco esclamò : « Oh zio , zio ! » , e lo abbracciò . Vedendo quell ' atto e il viso di sua madre , Maria scoppiò in lagrime . Luisa cercò di farla tacere , ma ella stessa , la donna forte , aveva il pianto alla gola . Seduto sul canapè della sala lo zio raccontò che l ' I . R . Delegato di Como lo aveva fatto chiamare per dirgli che la perquisizione operata nella sua casa di Oria aveva dati risultati dolorosi e inattesi ; quali , non aveva voluto assolutamente dire . Aveva poi soggiunto che s ' era voluto iniziare un processo contro di lui ma che in vista dei lunghi e lodevoli servigi prestati al Governo si limitava a togliergli l ' ufficio . Lo zio aveva insistito per conoscere le accuse e colui l ' aveva licenziato senza rispondere . « E allora ? » , disse Franco . « E allora ... » . Lo zio tacque un poco e poi pronunciò una frase sacramentale d ' ignota origine che egli stesso e i suoi compagni tarocchisti solevano ripetere quando il giuoco andava disperatamente male : « Siamo arcifritti , o Regina » . Vi fu un lungo silenzio ; poi Luisa si buttò al collo del vecchio . « Zio , zio » , gli sussurrò , « ho paura che sia stato per causa nostra ! » Ella pensava alla nonna e lo zio intese che accusasse Franco e sé di qualche imprudenza . « Sentite , cari amici » , diss ' egli con un tono bonario che aveva pure qualche recondito sapore di rimprovero , « questi sono discorsi inutili . Adesso la frittata è fatta e bisogna pensare al pane . Fate conto su questa casa , su qualche piccolo risparmio che mi frutta circa quattro svanziche al giorno e su due bocche di più : la mia e quella della Cia ; la mia , speriamo per poco tempo . » Franco e Luisa protestarono . « Ci vuol altro ! Ci vuol altro ! » , fece lo zio agitando le braccia , come a dispregio di un sentimentalismo irragionevole . « Viver bene e crepare a tempo . Questa è la regola . La prima parte l ' ho fatta , adesso mi tocca di fare la seconda . Intanto mandatemi dell ' acqua in camera e aprite la mia borsa . Vi troverete dieci polpette che la signora Carolina dell ' Agria mi ha voluto dare per forza . Vedete che le cose non vanno poi troppo male . » Ciò detto lo zio si alzò e se n ' andò per l ' uscio del salotto con passo franco , mostrando anche da tergo la sua faccia eretta , il suo modesto ventre pacifico , la sua serenità di filosofo antico . Franco , ritto sul limitare della terrazza , con le braccia incrociate sul petto e le sopracciglia aggrottate , guardava verso Cressogno . Se in quel momento egli avesse avuto fra le mascelle un fascio di Delegati , di Commissari , di birri e di spie , avrebbe tirato tale un colpo di denti da farne una melma sola . 6 . L ' asso di danari spunta « La barca è pronta » , disse Ismaele , entrando senza complimenti con la pipa nella sinistra e una lanterna nella destra . « Che ore sono ? » , domandò Franco . « Undici e mezzo . » « Il tempo ? » «Nevica.» « Bene » , esclamò lo zio , ironicamente , allargando le gambe davanti alla vampa del ginepro che scoppiettava nel caminetto . Nel minuscolo salottino assediato dall ' inverno Luisa stava mettendo , ginocchioni , un fazzoletto al collo di Maria , Franco aspettava col cappuccio di sua moglie in mano e la Cia , la vecchia governante , col cappello in testa e le mani nel manicotto , andava brontolando al suo padrone : « Che signore è mai Lei ! Cosa vuol fare qui solo a casa ? » . « Per dormire non ho bisogno di nessuno » , rispose l ' ingegnere , « e se sono matti gli altri non sono matto io . Mettetemi qua il mio latte e il mio lume . » Era la vigilia di Natale e l ' idea pazza di quella gente savia , la risoluzione che pareva incredibile all ' ingegnere era di andare a S . Mamette per assistervi alla messa solenne di mezzanotte . « E quella povera vittima ! » , diss ' egli guardando la bambina . Franco diventò rosso , osservò che desiderava prepararle dei ricordi preziosi , questa partenza notturna in barca , il lago oscuro , la neve , la chiesa piena di lumi e di gente , l ' organo , i canti , la santità del Natale . Egli parlava con calore non tanto per lo zio , forse , quanto per un ' altra persona che taceva . « Sì sì sì sì » , fece lo zio , come se si fosse aspettata questa rettorica , questa poesia buona a niente . « Anch ' io , sai , il punch ! » , gli disse la piccina . Lo zio sorrise : manco male ! Quello sarà proprio un ricordo prezioso . Franco , sentendosi così demolire la sua sottile preparazione di ricordi religiosi e poetici , si fece scuro . « E questo Gilardoni ? » , chiese Luisa . « Sono qui adesso » , fece Ismaele uscendo con la sua lanterna . Il professore Gilardoni aveva invitato i Maironi e donna Ester Bianchi a prendere il punch in casa sua dopo la messa . Lo si aspettava dal Niscioree dov ' era andato a pigliare la signorina che ci viveva sola con due vecchie serve , dopo la morte del padre avvenuta nel 1852 . L ' ottimo professore aveva pianto segretamente la signora Teresa per uno spazio di tempo ragionevole . Durante quella pessima convalescenza del cuore che lo tiene debole e molle , in continuo pericolo di ricadere , egli si era troppo poco guardato dal bel visino brioso , dagli occhi vivaci , dalla gaiezza scintillante della principessina del Niscioree , come la chiamavano i Maironi . Ella era così diversa nello spirito e nel corpo dalla signora Teresa , la sua persona vigorosa nelle forme della grazia più squisita suggeriva l ' idea di un amore così lontano da quell ' altro , che al professore pareva di poterle volere bene senza offendere la santa immagine della madre di Luisa . Infatti egli santificò sempre maggiormente questa immagine , la spinse in su in su verso il cielo , tanto in su che qualche nuvola cominciò a passare fra lui e lei ; prima eran cirri , adesso eran cumuli e stava per giungere uno strato definitivo . Egli era più timido ancora con donna Ester che non lo fosse stato con la signora Teresa . Aveva del resto un inconscio bisogno di amare senza speranza per potersi poi compiangere , per la voluttà di un doppio intenerimento , verso una bella creatura e verso se stesso . E la sua timidezza era pure contenta di possedere una scusa in quella gran differenza d ' età e di aspetto . Però col non far alcuna difesa contro gli occhi maliziosi , i folti capelli biondi , il sottile collo di neve , col bersi e ribersi nel cuore la voce fresca , il riso d ' argento , l ' uomo si metteva in pericolo di cuocere intollerabilmente . Ester , che a ventisette anni ne mostrava venti salvo che nella morbidezza delle movenze e in una certa occulta , deliziosa scienza degli occhi , non aveva desiderato di pescar quell ' amante rispettabile ma lo sentiva preso e se ne compiaceva , stimandolo un grande ingegno , un sapientone . Che egli osasse parlarle d ' amore , ch ' ella potesse sposar quella sapienza giallognola , rugosa e secca , neppure le veniva in mente ; ma neanche avrebbe voluto spegnere un focherello così discreto che faceva onore a lei e , probabilmente , piacere a lui . S ' ella ne rideva qualche volta con Luisa , non era però mai la prima a ridere e soggiungeva subito : « Povero signor Gilardoni ! Povero professore ! » . Ella entrò frettolosa , con la testolina bionda chiusa in un gran cappuccio nero , come una primavera travestitasi , per chiasso , da dicembre . Dicembre le veniva dietro , affagottato il collo in una gran sciarpa sulla quale si porgeva , lucente e rosso , il naso professorale irritato dalla neve . Era tardi , tutti si accomiatarono dallo zio ed egli rimase solo con il suo lume e il suo latte , davanti alle ultime brage moribonde del ginepro . Gli restava sul viso una leggera ombra di disapprovazione . Franco faceva troppo il poeta ! Adesso la vita era dura in casa Maironi . Si faceva colazione con una tazza di latte e cicoria adoperando certo zucchero rosso che puzzava di farmacia . Non si mangiava carne che la domenica e il giovedì . Una bottiglia di vin Grimelli veniva ogni giorno in tavola per lo zio , il quale non voleva saperne di privilegi . Ogni giorno , per questa bottiglia , sorgevano le stesse nubi , scoppiava la stessa piccola burrasca e si scioglieva secondo il volere dello zio , con una brevissima pioggerella di decotto in ciascuno dei cinque bicchieri . La serva era stata licenziata ; restava la Veronica per le faccende grosse , per la polenta , e qualche volta per badare a Maria . Malgrado queste ed altre economie , malgrado che la Cia avesse rinunciato al suo salario , malgrado i doni di ricotta , di mascherpa , di formaggio di capra , di castagne , di noci , che piovevano dalla gente del paese , Luisa non riusciva a tener la spesa dentro l ' entrata . Si era procacciato qualche lavoro di copiatura da un notaio di Porlezza ; molta fatica e miserabilissimi guadagni . Franco aveva cominciato a copiar con ardore anche lui , ma ci reggeva meno di sua moglie e poi non c ' era lavoro per due . Avrebbe dovuto darsi le mani attorno , cercar un impiego privato , ma di questo lo zio non vedeva indizio ; per cui ? Per cui , questo pensare a spedizioni poetiche gli pareva anche più fuor di luogo . Dopo aver meditato alquanto sulla triste situazione e sulla poca probabilità che Franco sapesse uscirne , trovò che dal canto suo la prima cosa a fare era di bere il suo latte e la seconda di andarsene a letto . Ma no , gli venne un altro pensiero . Aperse l ' uscio della sala , e , visto tutto buio , andò in cucina , accese una lanterna , la portò in loggia , spalancò una finestra e , poiché nevicava senza vento , posò il lume sul davanzale , onde quella gente poetica potesse dirigersi ritornando a casa per il lago tenebroso . Dopo di che se n ' andò a dormire . Nella vecchia barca di casa l ' ingegnoso Franco aveva architettato una specie di felze per l ' inverno con due finestrini ai lati e un usciolino a prora . Ora i sei viaggiatori vi stavano attorno a un minuscolo tavolino , sul quale ardeva una candela . Vedendo l ' espressione estatica del professore ch ' era seduto in faccia a Ester , Franco si divertì a spegner il lume e osservò che la filosofia poteva trovarsi male al buio , ma che la poesia ci si trovava benissimo . Infatti i pensieri suoi e de ' suoi compagni , prima raccolti intorno al lume , uscivano adesso per il vetro dell ' usciolino dietro un chiaror fioco dove si vedeva la prora della barca , già biancastra di neve sul lago immobile e nero . E le immaginazioni lavoravano . A chi pareva di andar verso Osteno , a chi pareva di andar verso la Caravina , a chi pareva di andar verso Cadate ; e ciascuno diceva i propri dubbi parlando piano come per non svegliare il lago addormentato . Un po ' alla volta si misero a discutere , ma le sei teste , ad ogni colpo dei remi , facevano un cenno di completo accordo . Così ciascuno dei critici saliti nella navicella d ' un grande poeta si crede fare una via differente . Chi stima dirigersi verso un ideale , chi verso un altro , chi stima accostarsi a un modello , chi a un altro , chi andar avanti , chi tornar indietro ; e il poeta li commove , li scuote col suo verso tutti insieme , li porta sulla propria via . Ismaele portò fedelmente il suo carico a S . Mamette . La neve cadeva sempre grossa e placida . Sotto i portici della piazza v ' era molta gente e un viavai di lanterne . C ' era pure il preposto che arringava un gruppo di fedeli disposti a disertar la chiesa per l ' osteria . Egli stava dimostrando che il Paradiso è difficile a guadagnare e che bisogna pensarci per tempo : « Vialter credii che andà in Paradis el sia giusta come andà in la barca del Parella . E sü gent ! E sü gent ! Gh ' è semper post ! Avii capì che l ' è minga inscì ? » . Sulla scalinata che sale alla chiesa Ester domandò a Luisa se il paradiso fosse proprio così piccolo . Il professore che accompagnava Ester con l ' ombrello ebbe un ' idea , palpitò , tremò e , fattosi un coraggio leonino , la mise fuori ; disse che il paradiso era più piccolo ancora e poteva stare sotto un ombrello . La cosa passo liscia , Ester non rispose e tutta la compagnia entrò , mista a una frotta di donne , nelle tenebre della chiesa . Il professore si fermò sulla porta , incerto fra l ' amore e la filosofia . La filosofia lo tirava indietro con un filo e l ' amore lo tirava avanti con una fune ; egli entrò e si pose accanto a Ester . Franco ebbe per un momento la crudele idea di trascinarlo avanti , fra i banchi degli uomini ; ma poi mutò pensiero e si pose anche lui presso sua moglie . Giovò poco , perché Ester , fingendo voler dire qualche cosa a Luisa , le si avvicinò e spinse maliziosamente la vecchia Cia verso il professore . Questi , ancora palpitante per quella sua disperata audacia del paradiso sotto l ' ombrello , alla mossa di Ester si turbò , pensò di averla offesa , si diede dell ' asino e dell ' asino e dell ' asino . La chiesa era già tutta piena e anche le signore dovettero star in piedi dietro la spalliera del primo banco . Ester s ' incaricò di Maria , la pose a sedere sulla spalliera mentre il sagrestano accendeva le candele dell ' altar maggiore . La Cia tormentava il professore , credendolo un sant ' uomo , con mille domande sulle differenze tra il rito romano e il rito ambrosiano , e Maria teneva occupata Ester con altre domande ancora più straordinarie . « Per chi si accendono quei lumi ? » « Per il Signore . » « Va ' a letto adesso , il Signore ? » « No , taci . » « E il bambino Gesù è già a letto ? » « Sì , sì » , rispose Ester storditamente , per finirla . « Col mulo ? » Lo zio aveva portato una volta a Maria un brutto muletto di legno ch ' ella odiava ; e , quando si ostinava in qualche capriccio , sua madre la poneva a letto con quel mulo sotto il guanciale , sotto la testolina troppo dura . « Citto , ciallina ! » , fece Ester . « Io no , a letto col mulo . Io dico scusa . » « Zitto ! Ascolta l ' organo , adesso . » Tutti i ceri erano ormai accesi e l ' organista salito al suo posto andava stuzzicando , come per risvegliarlo , il suo vecchio strumento che pareva mettere grugniti di corruccio . Nel punto in cui un campanello suonò e l ' organo alzò tutte le sue gran voci e uscirono i chierici e uscì il sacerdote , Luisa prese di soppiatto , come un ' amante , la mano di suo marito . Quelle due mani , stringendosi furtivamente , parlavano di un prossimo avvenimento , di una risoluzione grave che conveniva tener segreta e che non ancora era presa in modo irrevocabile . La piccola mano nervosa disse « coraggio ! » . La mano virile rispose « l ' avrò » . Bisognava decidersi . Franco doveva partire , lasciar sua moglie , la bambina , il vecchio zio , forse per qualche mese , forse per qualche anno ; doveva lasciar Valsolda , la casetta cara , i suoi fiori , forse per sempre , emigrare in Piemonte , cercar lavoro e guadagno con la speranza di poter chiamare a sé la famiglia quando le altre grandi speranze nazionali sfumassero . Contento che sua moglie avesse scelto la chiesa e quel momento solenne per incoraggiarlo al sacrifizio , non lasciò più la dolce mano , la tenne egli pure come l ' avrebbe tenuta un amante , non guardando mai Luisa , serbando impassibile il viso e rigida la persona . Parlava con la mano sola , con l ' anima nel palmo e nelle dita , il più vario appassionato linguaggio misto di blande carezze e di strette , di tenerezze e di ardori . Qualche volta ella si provava di ritirarsi dolcemente ed egli la tratteneva allora violento . Guardava l ' altare col viso alzato , come assorto nel suono dell ' organo , nella voce del sacerdote , nel canto del popolo . In fatto non seguiva le preghiere , ma sentiva la Divina Presenza , un rapimento , una effervescenza di amore , di dolore , di speranza in Dio . Luisa gli aveva presa la mano indovinando ch ' egli pregava , che tutte le sue angustie , tutte le sue dubbiezze gli si agitavano nel cuore . Avea realmente voluto infondergli coraggio , convinta ch ' era bene per lui di prender questo partito doloroso . Fraintese la stretta che le rispose ; le parve un ' appassionata protesta contro la separazione , e non la potendo , quantunque le fosse dolce , approvare , accennava ogni tanto a ritrar la mano . Fu lui che all ' Elevazione ritrasse , per rispetto , la propria . Egli dovette quindi prendersi in braccio Maria che s ' era addormentata e continuò a dormire con la testa sulla spalla di suo padre , mostrando un bel mezzo visino pacifico . Non lo sapeva , lei , cara , che il suo papà sarebbe andato lontano lontano e il suo papa aveva il cuore tutto molle di quel piccolo tesoro caldo che vi respirava su , di quella testina dall ' odore di uccelletto del bosco . Gli pareva già di essere partito e che lo cercasse , che piangesse , e allora gli correva nelle braccia un desiderio di stringerla forte , fermato subito dal timor di destarla . Il Gilardoni era uscito il primo e stava sul sagrato ad aspettare donna Ester con l ' ombrello aperto . Ella venne a braccetto di Luisa , e la perfida Luisa , malgrado il pregar sommesso della compagna , disse al professore : « Ecco la Sua dama » . Ester non ebbe il coraggio di rifiutar il braccio del Gilardoni ma gli osservò ridendo che splendevano mille stelle . Il Gilardoni guardò il cielo , mise fuori due o tre frasi senza senso comune e chiuse l ' ombrello . Non nevicava più , sopra il Boglia il cielo era lucido , s ' udiva in alto un rombo continuo . « Vento , vento ! » , disse Ismaele raggiungendo la comitiva . « Vado a piedi ! Vado a piedi ! » , gemette allora la Cia che aveva una gran paura del lago . Intanto la gente , uscendo di chiesa , urtò e scompose il gruppo , lo trasse giù per la scalinata . I sei viaggiatori e il barcaiuolo si riunirono da capo sulla piazza di S . Mamette e lì donna Ester dichiarò che non si sentiva troppo bene , che rinunciava al punch e che sarebbe andata a casa a piedi con la Cia . Il professore taceva in disparte . Franco e Luisa capirono che non c ' era da insistere e le due donne s ' avviarono a Oria con la scorta d ' Ismaele il quale doveva ritornar poi a prendere i Maironi e la barca . Una lucerna modérateur era accesa nel salotto del Gilardoni , un bel fuoco ardeva nel caminetto , il Pinella aveva preparato ogni cosa per il punch e chi lo fece fu Luisa perché il professore pareva aver perduto la testa , non faceva che darsi dello stupido e della bestia . Sulle prime non gli si poté cavar niente ; poi vennero fuori , poco a poco , la storia del paradiso sotto l ' ombrello e certe infernali conseguenze di quel paradiso . Nello scendere la scalinata della chiesa c ' era stato fra lui ed Ester questo dialogo : « Sa , donna Ester , temevo quasi di averla offesa » . « Come ? » « Con quell ' affare dell 'ombrello.» « Che ombrello ? » Qui il professore non era stato buono di ripetere il suo complimento . « Sa , Le avevo detto qualche cosa ... » « Che cosa ? » « Si parlava del Paradiso ... » Silenzio di Ester . « ... e io quando mi trovo con una persona che stimo , che stimo proprio di tutto cuore , dico facilmente degli spropositi . Vorrei quasi dirne uno anche adesso , donna Ester . » « Spropositi mai , sa » , aveva risposto Ester e s ' era staccata da lui per andare a Oria con la Cia . Veramente il dialogo non fu riferito così . Il Gilardoni raccontò che aveva fatto capire la sua gran passione e che donna Ester si era sdegnata . Franco aveva una gran voglia di ridere ; Luisa disse scherzando : « Lasci fare a me , lasci fare a me che farò il punch e la pace e tutto ; e Lei , un ' altra volta , non sia un seduttore così terribile ! » . Il povero professore per poco non si inginocchiò a baciarle uno scarpino e , rifatto animo , riprese le sue funzioni di ospite , servì il punch agli amici . « Guardate Maria » , disse Franco , sottovoce . La piccina si era addormentata sulla poltrona del professore , presso la finestra . Franco prese la lucerna e l ' alzò per vederla meglio . Pareva una piccola creatura del cielo , caduta lì col lume delle stelle , assopita , soffusa nel viso di una dolcezza non terrena , di una solennità piena di mistero . « Cara ! » , diss ' egli . Raccolse sua moglie a sé con un braccio , sempre guardando Maria . Il Gilardoni venne loro alle spalle , mormorò « che bellezza ! » e tornò al caminetto sospirando « beati voi ! » . Allora Franco , intenerito , sussurrò all ' orecchio di sua moglie : « Glielo diciamo ? » . Ella non capì , lo guardò negli occhi . « Che parto » , diss ' egli , sempre sottovoce . Luisa trasalì , rispose « sì , sì » tutta commossa perché non l ' attendeva a questo , avendolo in chiesa creduto incerto . La sorpresa di lei non sfuggì a Franco . Ne fu turbato , si sentì scosso nel suo proposito ed ella intese , ripeté impetuosamente « sì , sì » e lo spinse verso il Gilardoni . « Caro amico » , diss ' egli , « Le debbo dir una cosa . » Il professore , assorto nella contemplazione del fuoco , non rispondeva . Franco gli posò una mano sulla spalla . « Ah ! » , fece quegli trasalendo . « Scusi . Che cosa ? » « Le debbo raccomandare qualcuno . » « A me ? Chi ? » « Un vecchio , una signora e una bambina . » I due uomini si guardarono in silenzio , uno commosso , l ' altro stupefatto . « Non capisce ? » , sussurrò Luisa . No , non capiva , non rispondeva . « Le raccomando » , riprese Franco , « mia moglie , mia figlia e il nostro vecchio zio . » « Oh ! » , esclamò il professore , guardando ora Luisa ora Franco . « Vado via » , disse questi con un sorriso che fece doler il cuore al Gilardoni . « Allo zio non l ' abbiamo ancora detto ma è cosa necessaria . Nelle nostre condizioni non posso star qui a far niente . Dirò che vado a Milano , crederà chi vorrà ; invece sarò in Piemonte . » Gilardoni giunse le mani silenziosamente , sbalordito . Luisa abbracciò Franco , lo baciò , gli tenne il capo sul petto , ad occhi chiusi . Il professore s ' immaginò ch ' ella piegasse con dolore alla volontà di suo marito . « Oh senta » , diss ' egli , volto a Franco . « Se ci fosse la guerra , capirei ; ma così , se dà una tale afflizione a Sua moglie per ragioni economiche , ha torto ! » Luisa , tenendosi sempre al collo di suo marito con un braccio , agitò in silenzio l ' altra mano verso Gilardoni per farlo tacere . « No , no , no » , mormorò , ricongiungendo le braccia intorno al collo di Franco , « fai bene , fai bene » , e perché il Gilardoni insisteva , si staccò da suo marito . « Oh , ma professore ! » , diss ' ella scotendogli le mani incontro , « se glielo dico io che fa bene di partire , se glielo dico io che sono sua moglie ! Ma caro professore ! » « Oh infine , signora ! » , proruppe il Gilardoni . « Bisogna poi anche sapere ... » Franco stese impetuoso le braccia verso di lui , gridò : « Professore ! » « Fa male ! » , gli rispose questi . « Fa male ! Fa male ! » « Cosa c ' è , Franco ? » , dimandò Luisa , meravigliata . « C ' è qualche cosa che io non so ? » « C ' è che devo andar via , che andrò via e non c ' è altro ! » Maria s ' era svegliata di soprassalto a quel grido di suo padre : « Professore ! » , poi , vedendo la mamma così agitata , si dispose a piangere . Finalmente scoppiò in lagrime dirotte : « No papà , no via papà , no via papà ! » . Franco se la tolse in braccio , la baciò , l ' accarezzò . Ella andava ripetendo fra i singhiozzi « papà mio , papà mio » con una voce accorata e grave che faceva male al cuore . Suo padre se ne struggeva tutto , le protestava di voler star sempre con lei e piangeva per il dolore d ' ingannarla , per la commozione di quella tenerezza nuova che veniva proprio adesso . Luisa pensava al grido di suo marito . Il Gilardoni s ' accorse ch ' era in sospetto di un segreto e le domandò , per toglierla da quel pensiero , se Franco intendesse partire presto . Fu questi che rispose . Dipendeva da una lettera di Torino . Fra una settimana , forse ; tutt ' al più fra quindici giorni . Luisa taceva e il discorso cadde . Franco parlò allora di politica , delle probabilità che la guerra scoppiasse a primavera . Anche questo discorso morì presto . Pareva che il Gilardoni e Luisa pensassero ad altro , che ascoltassero il batter delle onde ai muri dell ' orto . Finalmente Ismaele ritornò , ebbe il suo punch , assicurò che il lago non era troppo cattivo , che si poteva partire . Appena i Maironi furono in barca , appena Maria vi riprese il sonno , Luisa domandò a suo marito se vi fosse una cosa ch ' ella non sapeva e che il Gilardoni non doveva dire . Franco tacque . « Basta » , diss ' ella . Allora suo marito le passò un braccio al collo , la strinse a sé , protestando contro parole che ella non aveva dette : « Oh Luisa , Luisa ! » . Luisa si lasciò abbracciare ma non rispose all ' abbraccio ; onde suo marito , disperato , le promise subito di dirle tutto , tutto . « Mi credi curiosa ? » , sussurrò ella fra le sue braccia . No , no , egli voleva raccontarle ogni cosa subito , dirle perché non avesse parlato prima . Ella si oppose ; preferiva che parlasse più tardi , spontaneamente . Avevano il vento in favore e il lume che brillava ad una finestra della loggia serviva bene di mira a Ismaele . Franco tenne sempre abbracciato il collo di sua moglie e guardava tacendo quel punto lucente . Né l ' uno né l ' altra pensarono alla mano amorosa e prudente che lo aveva acceso . Vi pensò Ismaele , affermò che né la Veronica né la Cia eran capaci di un simile tratto di genio e benedisse la faccia del signor ingegnere . Nell ' uscire di barca Maria si svegliò e gli sposi non parvero pensar più che a lei . Quando furono a letto , Franco spense il lume . « Si tratta della nonna » , diss ' egli . La voce era commossa , rotta . Luisa mormorò « caro » e gli prese una mano , affettuosamente . « Non ho mai parlato » , riprese Franco , « per non accusar la nonna e poi anche ... » Qui seguì una pausa ; quindi fu egli che mescolò al suo dire le più tenere carezze mentre sua moglie , invece , non vi rispondeva più . « Temevo » , disse , « l ' impressione tua , i tuoi sentimenti , le idee che ti potevano venire ... » Più le parole avevano questo dubbio sapore , più la voce era tenera . Luisa sentiva avvicinarsi , non un alterco , ma un contrasto più durevole e grave ; non avrebbe voluto , adesso , che suo marito parlasse , e suo marito , sentendola diventar fredda , non proseguì . Ella gli posò la fronte alla spalla e disse sottovoce , malgrado se stessa : « Racconta » . Allora Franco , parlandole nei capelli , le ripeté il racconto fattogli dal professore nella notte del suo matrimonio . Nel riferire a memoria la lettera e il testamento di suo nonno , temperò alquanto le frasi ingiuriose verso suo padre e la nonna . A mezzo il racconto , Luisa , che non si aspettava una rivelazione simile , alzò il capo dalla spalla di suo marito . Questi s ' interruppe . « Avanti » , diss ' ella . Finito ch ' egli ebbe , gli domandò se si potesse dimostrare che il testamento del nonno era stato soppresso . Franco rispose prontamente di no . « Ma » , diss ' ella , « perché allora parlavi delle idee che mi potevan venire ? » . Il suo pensiero era subito corso al probabile delitto della nonna , alla possibilità di un ' accusa . Ma se l ' accusa non era possibile ? Franco non rispose ed ella , dopo aver pensato un poco , esclamò : « Ah , la copia del testamento ? Adoperarla ? Quello è un testamento che potrebbe valere ? » « Sì » « E tu non l ' hai voluto far valere ? » «No.» « Perché , Franco ? » « Ecco ! » , esclamò Franco , pigliando fuoco . « Vedi ? Lo sapevo ! No , non lo voglio far valere , no , no , assolutamente , no ! » « Ma le ragioni ? » « Dio , le ragioni ! Le ragioni si sentono , le devi sentire senza che io te le dica ! » « Non le sento . Non credere ch ' io pensi ai denari . Non pigliamoli i denari , dalli a chi vuoi tu . Io sento le ragioni della giustizia . C ' è la volontà di tuo nonno da rispettare , c ' è un delitto che tua nonna ha commesso . Tu sei tanto religioso , devi riconoscere che questa carta l ' ha fatta venir fuori la giustizia divina . Tu ti vuoi mettere fra la giustizia divina e questa donna ? » « Lascia stare la giustizia divina ! » , rispose Franco , violento . « Cosa sappiamo noi delle vie che prende la giustizia divina ? Vi è anche la misericordia divina ! Si tratta della madre di mio padre , sai ! E non li ho disprezzati sempre questi maledetti denari ? Cosa ho fatto quando la nonna mi ha minacciato di non lasciarmi un soldo se sposavo te ? » La tenerezza e la collera , miste insieme , gli fecero groppo alla gola . Non potendo parlare , afferrò il capo di Luisa , se lo strinse sul petto . « Ho disprezzato i denari per aver te » , riprese con voce soffocata . « Come vuoi che adesso cerchi di riprenderli con dei processi ? » « Ma no ! » , lo interruppe Luisa rialzando il capo . « I denari li darai a chi vorrai ! È della giustizia che parlo io ! Ma non la senti , tu , la giustizia ? » « Dio mio ! » , diss ' egli mettendo un profondo sospiro . « Era meglio che non t ' avessi parlato neanche stasera ! » « Forse sì . Se non volevi rinunciare in nessun caso ai tuoi propositi , forse era meglio . » La voce di Luisa , dicendo questo , esprimeva tristezza , non collera . « Del resto » , soggiunse Franco , « quella carta non esiste più . » Luisa trasalì . « Non esiste più ? » , diss ' ella sottovoce , con ansia . « No . Il professore deve averla distrutta , per ordine mio . » Seguì un lungo silenzio . Luisa ritirò il capo adagio adagio , lo posò sul guanciale proprio . Poi Franco uscì a dir forte : « Un processo ! Con quei documenti ! Con quelle ingiurie ! Alla madre di mio padre ! Per i denari ! » « Ma non ripetere questa cosa ! » , esclamò sua moglie , sdegnata . « Perché la ripeti sempre ? Sai pure che non è vera ! » Parlavano concitati l ' uno e l ' altra ; si capiva che durante il silenzio di prima avevano continuato a lavorar forte col pensiero su questo punto . Egli si irritò del rimprovero e rispose alla cieca : « Non so niente » . « Oh Franco ! » , disse Luisa , addolorata . Egli si era già pentito dell ' oltraggio e le domandò perdono , accusò il proprio temperamento che gli faceva dire cose non pensate , implorò una parola buona . Luisa gli rispose sospirando « sì , sì » ma egli non fu contento , volle che dicesse proprio « ti perdono » , che lo abbracciasse . Il tocco delle care labbra non lo ristorò come al solito . Passarono alcuni minuti ed egli stette in ascolto per capire se sua moglie si fosse addormentata . Udì il vento ` il respiro lieve di Maria , il fragor delle onde , qualche tremolìo dei vetri , non altro . Sussurrò : « Mi hai proprio perdonato ? » , e udì rispondersi con dolcezza : « Sì , caro » . Andò poco e fu lei che stette in ascolto , che udì , insieme al vento , alle onde , agli scricchiolii delle imposte , il respiro uguale , regolare della piccina , il respiro uguale , regolare del marito . Allora mise un altro gran sospiro , un sospiro desolato . Dio , come poteva Franco essersi condotto così ? Ciò che la feriva nel più vivo del cuore era ch ' egli paresse sentir poco le offese fatte alla povera mamma e allo zio . Ma su questo pensiero non voleva fermarsi , almeno prima di aver considerato il torto di lui altrove , di fronte all ' idea di giustizia ; e là lo sentiva , con amarezza eppur non senza compiacimento , inferiore a sé , governato da sentimenti che procedevano dalla fantasia , mentre il sentimento suo proprio era penetrato di ragione . Aveva tanto del bambino , Franco . Ecco , egli poteva già dormire ed ella si teneva sicura di non chiuder occhio fino alla mattina . A lei pareva di non aver fantasia perché non se la sentiva muovere , accendere così facilmente . Chi le avesse detto che la fantasia poteva in lei più che in suo marito , l ' avrebbe fatta ridere . Eppure era così . Solamente , per dimostrarlo , occorreva capovolgere ambedue le anime , perché Franco aveva la sua fantasia visibile a fior d ' anima e tutta la sua ragione al fondo , mentre Luisa aveva la fantasia al fondo e la ragione , molto visibilmente , a fior d ' anima . Ella non dormì infatti e pensò per tutta la notte , con la sua fantasia del fondo dell ' anima , come la religione favorisca i sentimentalismi deboli , com ' essa che predica la sete della giustizia sia incapace di formare negl ' intelletti devoti a lei il vero concetto di giustizia . Anche il professore , che aveva infiltrazioni sierose di fantasia nelle cellule raziocinanti del cervello come nelle cellule amorifiche del cuore , spenta la lucerna , passò gran parte della notte davanti al caminetto lavorando con le molle e con la fantasia , pigliando , guardando , lasciando cader brage e progetti fino a che gli restarono un ultimo carbone lucente e un ' ultima idea . Prese allora uno zolfino e accostatolo alla bragia ne riaccese la lucerna , prese l ' idea pure luminosa e scottante , se la portò a letto . Era questa : partire , all ' insaputa di tutti , per Brescia , presentarsi alla marchesa con i terribili documenti , ottenere una capitolazione . 7 . È giuocato Tre giorni dopo , alle cinque della mattina , in Milano , il professore Gilardoni usciva , inferraiuolato fino agli occhi , dall ' Albergo degli Angeli , passava davanti al Duomo e infilava la buia contrada dei Rastelli dietro una fila di cavalli condotti a mano dai postiglioni , entrava nell ' ufficio delle diligenze erariali . Il piccolo cortile dove ora è la Posta era già pieno di gente , di bestie , di lanterne . Voci di postiglioni e di conduttori , passi di cavalli , scosse di sonagliere ; all ' eremita della Valsolda pareva un finimondo . Si stavano attaccando i cavalli a due diligenze , quattro per ciascuna . Il professore andava a Lodi perché aveva saputo che la marchesa era in visita presso un ' amica di Lodi . La diligenza di Lodi partiva alle cinque e mezzo . Faceva un freddo intenso e il povero professore girava inquieto intorno al carrozzone mostruoso pestando i piedi per riscaldarsi ; tanto che un altro viaggiatore gli disse argutamente : « Freschino , eh ? Freschinetto , freschinetto ! » . Quando Dio volle si finì di attaccare i cavalli , un impiegato chiamò i viaggiatori per nome e il buon Beniamino sparì nel ventre del carrozzone insieme a due preti , a una vecchia serva , a un vecchio signore con una natta enorme sul viso e a un giovine elegante . Gli sportelli furono chiusi , un comando fu dato , le sonagliere tintinnarono , il carrozzone si scosse , i preti , la vecchia , il signore dalla natta si fecero il segno della croce , i sedici zoccoli dei cavalli strepitarono sotto l ' androne , le ruote pesanti lo empirono di fragore , poi tutto questo fracasso si smorzò e la diligenza svoltò a destra verso Porta Romana . Adesso le ruote correvano quasi silenziose e i viaggiatori non sentivano più che il pestar disordinato dei sedici zoccoli sulle pietre . Il professore guardava passar le case scure , il raro chiaror dei fanali , qualche piccolo caffè illuminato , qualche garetta di sentinella . Gli pareva che il silenzio della grande città avesse qualche cosa di minaccioso e di formidabile per quei soldati , che le stesse mura delle case nereggiassero d ' odio . Quando la diligenza entrò nel corso di Porta Romana , così allagato di nebbia che dai finestrini non si vedeva quasi più nulla , chiuse gli occhi e si abbandonò al piacere d ' immaginar le persone e le cose che aveva nel cuore , di conversar con esse . Non era più il viaggiatore della natta che gli sedeva in faccia , era donna Ester tutta chiusa in un gran mantello nero e col cappuccio in capo . Ella lo guardava fiso ; i begli occhi gli dicevano : « Bravo , Lei fa una bella azione , mostra molto cuore , non l ' avrei creduto . L ' ammiro . Ella non è più né vecchio , né brutto per me . Coraggio ! » . A questa esortazione di aver coraggio gli veniva una stretta di paura , gli scattava in mente la immagine della marchesa ; e il rumor sordo delle ruote si trasformava nella voce nasale della vecchia dama che gli diceva : « Si accomodi . Cosa desidera ? » . A questo punto la diligenza si fermò e il professore aperse gli occhi . Porta Romana . Qualcuno aperse lo sportello , domandò le carte di sicurezza , e , raccoltele , si allontanò , ricomparve dopo cinque minuti , le restituì a tutti fuorché al giovine elegante . « Lei scenda » , gli diss ' egli . Quegli impallidì , discese in silenzio e non ritornò . Dopo un altro minuto fu chiuso lo sportello , una voce ruvida disse : « Avanti ! » . Il signore dalla natta collocò la sua borsa da viaggio sul sedile rimasto vuoto ; nessun altro viaggiatore diede segno di accorgersi dell ' accaduto . Solo quando i quattro cavalli ebbero ripreso il trotto , Gilardoni domandò al prete suo vicino se conoscesse il nome del giovine e quegli rispose bruscamente « off ! » , girò verso il professore due occhi sgomentati e sospettosi . Il professore guardò l ' altro prete che subito trasse di tasca una corona e fattosi il segno della croce si mise a pregare . Il professore tornò a chiudere gli occhi e l ' immagine del giovane sconosciuto si perdette per sempre nella nebbia come parevano perdervisi i rari fantasmi d ' alberi , di pioppi e di salici , che passavano a destra e a sinistra della via . « Come incominciare ? » , pensava il Gilardoni . Dalla notte di Natale in poi non aveva fatto che immaginare e discutere fra sé il modo di presentarsi alla marchesa , di entrar nell ' argomento e di svolgerlo , la capitolazione da offrire . Non aveva chiara in mente che quest ' ultima ; ove la signora marchesa facesse un largo assegno al nipote , egli distruggerebbe le carte . Queste carte non le teneva seco ; ne aveva una copia . Dovevano produrre un effetto fulmineo ; ma come incominciare ? Nessuno dei tanti esordi pensati lo accontentava . Anche adesso , fantasticando ad occhi chiusi , si poneva il problema partendo dal solo termine conosciuto : " Si accomodi . Cosa desidera ? " . Immaginava una risposta che poi gli pareva o troppo ossequiosa o troppo ardita o troppo lontana dall ' argomento o troppo vicina ad esso e ricominciava la via dal solito principio : " Cosa desidera ? " . Un livido chiaror d ' alba , pieno d ' uggia , di tristezza e di sonno , entrò nella diligenza . Adesso che l ' ora del colloquio stava per giungere , mille dubbi , mille incertezze nuove mettevano in iscompiglio tutte le previsioni del professore . La stessa base de ' suoi calcoli improvvisamente crollò . Se la marchesa non gli dicesse né « si accomodi » né « cosa desidera ? » . Se lo accogliesse Dio sa in quale altro modo imbarazzante ? E se non lo volesse ricevere ? Santo cielo , se non lo volesse ricevere ? L ' improvviso strepitar dei sedici zoccoli sopra un ciottolato gli fece battere il cuore . Ma non era ancora il ciottolato di Lodi ; era il ciottolato di Melegnano . A Lodi arrivò circa alle nove . Scese all ' Albergo del Sole , ebbe una stanza dove non c ' era né sole né fuoco . Non osando affrontare la nebbia delle vie , né le vampe della cucina , osò invece porsi a letto , mise il berretto da notte che sapeva le sue angustie , aspettò , con la sigaretta di canfora in bocca , qualche buona idea e il mezzogiorno . Salì , al tocco , le scale del palazzo X . , col savio proposito di scordar tutte le frasi meditate , di rimettersi alla ispirazione del momento . Un domestico in cravatta bianca lo introdusse in uno stanzone scuro , dal pavimento di mattoni , dalle pareti coperte di seta gialla , dal soffitto a stucchi , e , fatto un inchino , uscì . Poche antiche sedie a bracciuoli , bianche e dorate , con la stoffa rossa , stavano in semicerchio davanti al camino dove tre o quattro ceppi enormi ardevano adagio dietro la grata di ottone . L ' aria aveva un odor misto di vecchie muffe , di vecchie pasticcerie , di vecchie mele cotte , di vecchie stoffe , di vecchia pelle , di decrepite idee , una sottile essenza di vecchiaia che faceva raggrinzar l ' anima . Il domestico ritornò ad annunciare , con grande emozione del Gilardoni , il prossimo ingresso della signora marchesa . Aspetta e aspetta , ecco aprirsi un grande uscio a fregi dorati , ecco un campanellino corrente , ecco Friend che trotta dentro fiutando il pavimento a destra e a manca , ecco una gran campana di seta nera sotto un cupolino di pizzo bianco , ecco fra due nastri celesti la parrucca nera , la fronte marmorea , gli occhi morti della marchesa . « Che miracolo , professore , a Lodi ? » , disse la voce sonnolenta , mentre il cagnolino fiutava gli stivali del professore . Questi fece un profondo saluto e la dama che pareva appunto l ' ampolla dell ' essenza di vecchiaia , andò a porsi in un seggiolone accanto al fuoco e fece accomodare la sua bestiola in un altro ; dopo di che accennò al Gilardoni di accomodarsi pure . « Suppongo » , diss ' ella , « che avrà qualche parente alle Dame Inglesi . » « No » , rispose il professore , « veramente no . » La marchesa era faceta , qualche volta , alla sua maniera . « Allora » , disse , « sarà forse venuto a far provvista di mascherponi . » « Neanche , signora marchesa . Sono venuto per affari . » « Bravo . È stato disgraziato col tempo . Mi par che piova , adesso . » A questa impreveduta diversione il professore ebbe paura di perdere la tramontana . « Sì » , diss ' egli sentendosi diventare sciocco come lo scolaro cui l ' esame piega male : « pioviggina » . La sua voce , la sua fisionomia dovettero tradire l ' imbarazzo interno , apprendere alla marchesa che egli era venuto per dirle qualche cosa di particolare . Ella si guardò bene dall ' offrirgliene il bandolo , continuò a parlargli del tempo , del freddo , dell ' umido , di un raffreddore di Friend che infatti accompagnava di frequenti starnuti il discorso della sua dama . La voce sonnolenta aveva un placido tono quasi ridente , una blanda benevolenza ; e il professore sudava freddo al pensiero di fermare quella melliflua vena per offrir in cambio la pillola amara che aveva in tasca . Egli avrebbe potuto approfittar d ' una pausa per metter fuori il suo esordio , ma non seppe farlo ; e fu invece la marchesa che ne approfittò per metter fuori la sua chiusa . « La ringrazio tanto » , diss ' ella , « della visita , e adesso La congedo perché Ell ' avrà le Sue faccende e , per dire il vero , ho un impegno anch 'io.» Qui bisognò saltare : « Veramente » , rispose il Gilardoni , tutto agitato , « io ero venuto a Lodi per parlare con Lei , signora marchesa . » « Questo » , osservò la dama , gelida , « non lo avrei potuto immaginare . » Il professore trascorse avanti , nello slancio del salto . « Si tratta di cose urgentissime » , diss ' egli , « e io debbo pregare ... » La marchesa lo interruppe . « Se si tratta di affari , bisogna ch ' Ella si rivolga al mio agente di Brescia . » « Scusi , signora marchesa ; si tratta d ' un affare specialissimo . Nessuno sa e nessuno deve sapere che sono venuto da Lei . Le dico subito che si tratta di Suo nipote . » La marchesa si alzò e il cane accovacciato sul seggiolone si levò pure , abbaiando verso il Gilardoni . « Non mi parli » , disse solennemente la vecchia signora , « di quella persona che per me non esiste più . Andiamo , Friend . » « No , signora marchesa ! » , ripigliò il professore . « Ella non può assolutamente immaginare cosa Le dirò ! » « Non m ' importa di niente , non voglio saper niente , La riverisco ! » La inflessibile dama si mosse , così dicendo , verso l ' uscio . « Marchesa ! » , esclamò alle sue spalle il professor Beniamino , mentre Friend , saltato dal seggiolone , gli abbaiava disperatamente alle gambe : « Si tratta del testamento di Suo marito ! » Stavolta la marchesa non poté a meno di fermarsi . Tuttavia non si voltò . « Questo testamento non Le può piacere » , soggiunse rapidamente il Gilardoni , « ma io non ho l ' intenzione di pubblicarlo . Mi ascolti , La supplico , marchesa ! » Ella si voltò . La faccia impenetrabile tradiva una certa emozione nelle narici . Neppure le spalle eran del tutto tranquille . « Che storie mi conta ? » , rispose . « Le pare una bella convenienza di venire a nominarmi , così senza riguardi , il povero Franco ? Cosa c ' entra Lei negli affari della mia famiglia ? » « Perdoni » , replicò il professore frugandosi in tasca . « Se non c ' entro io , ci potrebbero entrare altri con meno riguardi di me . Abbia la bontà di vedere i documenti . Queste ... » « Si tenga i suoi scartafacci » , interruppe la marchesa vedendogli levar di tasca delle carte . « Queste sono le copie fatte da me ... » « Le dico che se le tenga , che se le porti via ! » La marchesa suonò un campanello e si avviò da capo per uscire . Il professore , tutto fremente , udendo venir un domestico , vedendo lei aprir l ' uscio , gittò le sue carte sopra una seggiola , disse sottovoce in fretta e furia : « Le lascio qui , non le veda nessuno , io sono al Sole , ritornerò domani , le guardi , ci pensi bene ! » , e prima che arrivasse il domestico , scappò per la parte ond ' era venuto , tolse il ferraiuolo , infilò le scale . La marchesa rimandò il domestico , stette un poco in ascolto , poi ritornò sui suoi passi , prese le carte , andò a chiudersi nella sua stanza e , inforcati gli occhiali , incominciò a leggere presso la finestra . La faccia era oscura e le mani tremavano . Il professore stava per andare a letto nella sua camera gelata del Sole , quando due poliziotti vennero a recargli l ' ordine di recarsi immediatamente all ' ufficio di Polizia . Egli sentì bene un certo rimescolamento interno ma non si smarrì e partì con essi . Alla Polizia , un piccolo Commissario insolente gli domandò perché fosse venuto a Lodi e avutone risposta che c ' era venuto per affari privati , fece un atto d ' incredulità sprezzante . Che affari privati pretendeva avere a Lodi il signor Gilardoni ? Con chi ? Il professore nominò la marchesa . « Ma se nessuna Maironi sta a Lodi ! » , esclamò il Commissario , e perché l ' altro protestava , lo interruppe subito : « Basta , basta , basta ! » . La Polizia sapeva di certo che il signor Gilardoni , quantunque I . R . pensionato , non era un leale austriaco , che aveva degli amici a Lugano e ch ' era venuto a Lodi con un fine politico . « Lei ne sa più di me ! » , esclamò il Gilardoni soffocando a stento la collera . « Faccia silenzio ! » , gl ' intimò il Commissario . « Del resto Ella non deve credere che l ' I . R . Governo abbia paura di Lei . È libero di andare . Solamente deve lasciar Lodi entro due ore ! » Qui Franco avrebbe capito subito di dove veniva il colpo ; il filosofo non capì . « Son venuto » , diss ' egli , « a Lodi per un affare urgente che non ho finito , per un interesse privato gravissimo . Come posso partire dentro due ore ? » « Con una vettura . Se , trascorse due ore , Ella è ancora in Lodi , La faccio arrestare . » « La mia salute » , replicò la vittima , « non mi permette di viaggiare di notte in dicembre . » « Ebbene , La farò arrestare subito . » Il povero filosofo prese in silenzio il suo cappello e uscì . Un ' ora dopo egli partiva per Milano in un calessino chiuso , con i piedi nella paglia , con una coperta sulle gambe , con una gran sciarpa al collo , pensando che aveva pur fatto una bella spedizione e inghiottendo saliva ogni momento per sentir se gli doleva la gola . Notte infame davvero ; ma non la passò sulle rose neppur la signora Marchesa . 8 . Ore amare L ' ultimo dì dell ' anno , mentre Franco stava scrivendo le minutissime istruzioni che intendeva lasciare a sua moglie per il governo del giardinetto e dell ' orto , mentre lo zio rileggeva per la decima volta la sua favorita Storia della diocesi di Como , Luisa uscì a passeggio con Maria . Splendeva un tepido sole . Non v ' era neve che sul Bisgnago e sulla Galbiga . Maria trovò una viola presso il cimitero e un ' altra la trovò in fondo alla Calcinera . Lì faceva veramente caldo , l ' aria aveva un lieve aroma di alloro . Luisa sedette con le spalle al monte , permise che Maria si divertisse ad arrampicarsi e sdrucciolar sull ' erba secca dietro a lei , e pensò . Non aveva riveduto il professor Gilardoni dopo la notte di Natale e desiderava parlargli , non per udir da capo la storia del testamento Maironi , ma per farsi raccontare il suo colloquio con Franco quando gliel ' aveva mostrato , per conoscere le prime impressioni di Franco e l ' opinione del professore . Poiché il testamento era stato distrutto , ciò aveva solamente un ' importanza psicologica . La curiosità di Luisa non era però una fredda curiosità di osservatrice . La condotta di suo marito l ' aveva gravemente offesa . Pensandoci e ripensandoci , come aveva fatto dalla notte di Natale in poi , s ' era persuasa che anche il silenzio serbato con lei fosse un peccato grave contro il diritto e l ' affetto . Ora le riusciva amaro il sentirsi diminuir la stima per suo marito , tanto più amaro alla vigilia della sua partenza e in un momento in cui egli meritava lode . Avrebbe voluto almeno sapere che quando il Gilardoni gli aveva mostrato quelle carte vi era stata in lui una lotta , che il sentimento più giusto si era sollevato almeno un momento nell ' anima sua . Si alzò , prese Maria per mano e si avviò verso Casarico . Trovò il professore nell ' orto , col Pinella , disse a Maria di andar a correre , a giuocare insieme al Pinella , ma la bambina , sempre avida di ascoltar i discorsi delle persone grandi , non volle assolutamente saperne . Allora entrò nell ' argomento senza pronunciar nomi . Voleva parlare al professore di quelle tali carte , di quelle vecchie lettere . Il professore , rosso , rosso , protestò che non capiva . Per fortuna il Pinella chiamò Maria mostrandole un libro d ' immagini e Maria , vinta dal libro , corse a lui . Allora Luisa levò al professore gli scrupoli , gli disse che sapeva tutto da Franco stesso , gli confessò di aver disapprovato suo marito , di aver provato e di provare ancora un gran dolore ... « Perché perché perché ? » , interruppe il buon Beniamino . Ma perché Franco non aveva voluto far nulla ! « Ho fatto io , ho fatto io , ho fatto io ! » , disse il Gilardoni , tutto acceso e trepidante , « ma per amor del cielo non dica niente a Suo marito ! » . Luisa restò sbalordita . Ma cosa aveva fatto il professore ? Ma quando ? Ma come ? Ma il testamento non era stato distrutto ? Allora il professore , rosso come una bragia , facendo degli occhi spiritati , intercalando il suo dire di « ma per carità , neh ? - ma zitto , neh ? » , mise fuori tutti i suoi segreti , la conservazione del testamento , il viaggio a Lodi . Luisa lo ascoltò sino alla fine , poi fece « ah ! » e si strinse forte forte il viso fra le mani . « Ho fatto male ? » , esclamò il professore , spaventato . « Ho fatto male , signora Luisina ? » « Altro che male ! Malissimo ! Mi scusi , sa , Lei ha avuto l ' aria di andare a proporre una transazione , un mercato ! E la marchesa crederà che siamo d ' accordo ! Ah ! » Ella strinse e scosse le mani congiunte come se avesse voluto rimaneggiarvi , rimpastarvi dentro una testa professorale più quadra . Il povero professore , costernato , andava ripetendo : « Oh Signore ! Oh povero me ! Oh che asino ! » , senza tuttavia comprender bene quale asinata avesse commesso . Luisa si buttò sul parapetto verso il lago , a guardare nell ' acqua . Balzò su a un tratto , batté il dorso della destra sul palmo della sinistra , il suo viso s ' illuminò . « Mi conduca nel Suo studio » , diss ' ella . « Posso lasciar qui Maria ? » . Il professore accennò di sì e l ' accompagnò , tutto palpitante , nello studio . Luisa prese un foglio di carta e scrisse rapidamente : « Luisa Maironi Rigey fa sapere alla marchesa Maironi Scremin che il professore Beniamino Gilardoni è un ottimo amico di suo marito e suo , ma che ne fu disapprovato per l ' uso inopportuno di un documento destinato a sorte diversa : che perciò nessuna comunicazione si attende né si desidera da parte della signora marchesa » . Com ' ebbe scritto , tese silenziosamente la lettera al professore . « Oh no ! » , esclamò il professore dopo aver letto . « Per amor del cielo , non mandi questa lettera ! Se Suo marito lo sa ! Pensi che dispiacere immenso , per me , per Lei ! E come Suo marito non lo avrebbe a sapere ? » . Luisa non rispose , lo guardo a lungo , non pensando a lui , pensando a Franco , pensando che forse la marchesa potrebbe prendere quella lettera per un artificio , per uno spauracchio . La riprese e la stracciò sospirando . Il professore , raggiante , le voleva baciar la mano . Ella protestò : non lo aveva fatto né per lui né per Franco , lo aveva fatto per altre ragioni ! Il sacrificio del suo sfogo la esacerbò , anzi , contro Franco . « Ha torto ! Ha torto ! » , ripeteva col cuore amaro . E né lei né il professore si accorsero che Maria era nella stanza . Vista partir sua madre , la piccina non aveva più voluto restar col Pinella e il Pinella l ' aveva condotta fino all ' uscio dello studio , gliel ' aveva aperto senza far rumore . La piccina , colpita dall ' aspetto di sua madre , si fermò a fissarla con una espressione di sgomento . La vide stracciar la lettera , la udì esclamare « ha torto ! » e si mise a piangere . Luisa accorse , la prese tra le braccia , la consolò e partì subito . Le ultime parole del professore nel congedarsi , furono : « Per carità , silenzio ! » . « Cosa , silenzio ? » , domandò subito Maria . Sua madre non le badò ; tutti i suoi pensieri erano altrove . Maria ripeté tre o quattro volte : « Cosa , silenzio ? » . Quando finalmente si udì rispondere « zitto , basta » tacque un poco e poi ricominciò rovesciando all ' indietro la sua testolina ridente , proprio per stuzzicar la mamma : « Cosa , silenzio ? » . Ne fu sgridata forte , tacque ancora , ma passando sotto il cimitero , a pochi passi da casa , ricominciò da capo , con lo stesso riso malizioso . Allora Luisa , tutta raccolta nello sforzo di comporsi una maschera indifferente , le diede solo una strappata , che però bastò a farla tacere . Maria era molto allegra , quel giorno . A pranzo , scherzando con la mamma , si ricordò dei rimproveri toccati a passeggio , la guardò sottecchi col solito risolino timido e provocatore , mise ancora fuori il suo « cosa , silenzio ? » . La mamma finse di non udire ed ella insistette . Luisa la fermò allora con un « basta ! » così insolitamente vibrato che la boccuccia di Maria si aperse piano piano e le lagrime scoppiarono . Lo zio fece « oh povero me ! » e Franco diventò scuro , si capì che disapprovava sua moglie . Poiché Maria piangeva e piangeva , si sfogò addosso a lei ; la prese tra le braccia , la portò via che strillava come un ' aquila . « Meglio ancora ! » , esclamò lo zio . « Bravissimi ! » « Lasci un po ' fare , Lei » , gli disse la Cia mentre Luisa taceva . « I genitori devono farsi ubbidire , già . » « Ma sì , così mi piace » , le rispose il padrone , « mettete fuori anche voi la vostra sapienza . » Ella si azzittì tutta ingrugnata . Intanto Franco , piantata Maria in un angolo dell ' alcova , ritornò e brontolò qualche parola sul voler far piangere i bambini per forza , per cui Luisa s ' imbronciò alla sua volta , andò in cerca di Maria , la ricondusse lagrimosa ma silenziosa . Il breve desinare finì male perché Maria non volle più mangiare e tutti erano imbronciati per una ragione o per l ' altra , meno lo zio Piero il quale si mise ad arringar Maria con dei predicozzi mezzo serii mezzo scherzosi , tanto che le fece tornare un po ' di sole in viso . Dopo pranzo Franco andò a vedere di certi vasi che teneva nel sotterraneo sotto il giardinetto pensile e prese Maria con sé , la interrogò benignamente , vedendola ormai allegra , sull ' origine di tanti guai . « Che significava questo cosa , silenzio ? » « Non lo so . » « Ma perché la mamma non voleva che tu dicessi così ? » « Non lo so . Io dicevo sempre così e la mamma mi sgridava sempre . » « Quando ? » « A passeggio . » « Dove sei stata , a passeggio ? » « Dal signor Ladroni . » ( Lo zio le aveva facilitato il nome del professore così . ) « E hai cominciato in casa del signor Ladroni a dire questa cosa ? » « No , è stato il signor Ladroni che ha detto così alla mamma . » « Cosa ha detto ? » « Ma , papà , non capisci niente ! Ha detto : per carità , silenzio ! » . Franco non parlò più . « La mamma ha stracciato una carta , anche , dal signor Ladroni » , soggiunse Maria , stimando , adesso , far tanto maggior piacere a suo padre quante più cose gli raccontava di questa visita . Suo padre le impose di tacere . Ritornato in casa , domandò a Luisa , con un viso poco benevolo , perché avesse fatto piangere la bambina . Luisa lo guardò , le parve che sospettasse , gli domandò risentita se dovesse giustificarsi di queste cose . « Oh no ! » , fece suo marito , freddo ; e se ne andò in giardinetto a veder se le foglie secche al piede degli aranci e la paglia intorno al tronco fossero in ordine perché la notte si annunziava rigida . Lavorando intorno alle piante si disse amaramente che se avessero avuto senso e parola , gli si sarebbero mostrate più riconoscenti , più affettuose del solito per la sua prossima partenza , mentre Luisa aveva cuore di essergli aspra . D ' essere stato aspro egli stesso non gli venne in mente . Luisa , dal canto suo , si dolse subito d ' avergli risposto così , ma non poteva trattenerlo , gittarglisi al collo e finirla con due baci ; troppo le pesava sul cuore l ' altra cosa ! Franco finì di accomodar le fasciature a ' suoi aranci e rientrò a pigliarsi il mantello per andar in chiesa ad Albogasio . Luisa che stava in cucina sbucciando delle castagne , lo udì passare pel corridoio , stette un momento in forse , lottando con se stessa , poi balzò fuori , lo raggiunse mentre stava per scender le scale . « Franco ! » , diss ' ella . Franco non rispose , parve respingerla . Ella lo afferrò allora per un braccio , lo trasse nella vicina camera dell ' alcova . « Cosa vuoi ? » , diss ' egli , scosso ma desideroso di tenersi il suo rancore . Luisa non gli rispose , gli cinse con le braccia il collo riluttante , gli piegò il viso sul petto e disse sottovoce : « Non dobbiamo esser in collera , sai , in questi giorni » . Egli , che aveva aspettato parole di scusa , si staccò dal collo le braccia di sua moglie e rispose asciutto : « Io non sono in collera . Mi racconterai poi » , soggiunse , « cosa ti ha confidato il signor professore Gilardoni di tanto segreto da doverti raccomandare il silenzio » . Luisa lo guardò attonita , addolorata . « Tu hai sospettato di me » , diss ' ella , « e hai interrogato la bambina ? Hai fatto questo ? » « Ebbene » , diss ' egli , « e se avessi fatto questo ? Del resto tu pensi sempre il peggio di me , si sa . Bene , guarda , non voglio saper niente . » Ella lo interruppe , « ma te lo dirò , ma te lo dirò » , ed egli allora cui la coscienza rimordeva un poco per l ' interrogatorio di Maria , vedendo poi anche Luisa disposta a parlare , non volle assolutamente udirla , le proibì di spiegarsi . Ma il suo cuore traboccava di amarezza e gli occorreva pure uno sfogo . Si dolse che dopo la notte di Natale ella non fosse più stata con lui la solita Luisa . A che valevano le proteste ? Lo aveva capito bene . Del resto era tanto tempo ch ' egli aveva capito una cosa ! Che cosa ? Oh , una cosa naturale ! Naturalissima ! Meritava egli di essere amato da lei ? No certo ; egli era un povero disutile e niente altro . Non era naturale che dopo averlo conosciuto bene , ella lo amasse meno ? Perché certo certo lo amava meno di una volta . Luisa tremò che questo fosse vero , disse « no , Franco , no » e lo sgomento di non saperlo dire con energia bastante le paralizzò la voce . Egli che aveva sperato una smentita violenta , sussurrò atterrito : « Dio mio ! » . Allora fu lei che si atterrì , fu lei che lo strinse disperatamente fra le braccia singhiozzando « ma no ! ma no ! ma no ! » . S ' intesero sino al fondo con una comunicazione magnetica e stettero a lungo abbracciati , parlandosi in un muto sforzo spasmodico di tutto l ' esser loro , dolendosi l ' uno dell ' altro , rimproverandosi , volendosi appassionatamente riprendere , gustando il piacere acuto e amaro di unirsi per un momento con la volontà e con l ' amore malgrado la intima disunione delle loro idee e della loro natura ; tutto senza una parola , senza una sola voce . Franco partì per andare in chiesa . Non volle invitar Luisa ad accompagnarlo , sperando ch ' ella lo facesse spontaneamente ; ed ella non lo fece dubitando che gli fosse gradito . La mattina del sette gennaio , dopo le dieci , lo zio Piero fece chiamare Franco . Lo zio stava ancora a letto . Si alzava tardi , non potendo riscaldare la stanza e non volendo , per economia , accendere il fuoco nel salottino troppo per tempo . Però il freddo non gl ' impediva di tirarsi su a leggere , con mezzo il petto e ambedue le braccia fuori delle coperte . « Ciao » , diss ' egli quando Franco entrò . Dal tono del saluto , dalla bella faccia seria nella sua bontà , Franco intese che lo zio aveva pronte parole insolite . Lo zio gl ' indicò infatti la sedia presso il letto , e disse il più solenne dei suoi esordi : « Sètet giò » . Franco sedette . « Dunque parti domani ? » « Sì , zio . » «Bene.» Parve che nel metter fuori quel « bene » il cuore dello zio gli fosse venuto in bocca , tanto la parola gli gonfiò le guance , gli uscì piena e sonora . « Tu » , riprese il vecchio , « non mi hai udito fino ad ora , dirò così , approvare né disapprovare il tuo progetto . Forse avrò dubitato un poco che lo effettuassi . Adesso ... » Franco gli stese ambedue le mani . « Adesso » , continuò lo zio , tenendogliele strette fra le proprie , « visto che sei fermo nella tua idea , ti dico : l ' idea è buona , il bisogno c ' è , va , lavora , il lavoro è una gran cosa . Dio ti faccia incominciar bene e poi ti faccia perseverare , ch ' è il più difficile . Ecco . » Franco gli voleva baciar le mani , ma lo zio fu pronto a ritirarle . « Lassa stà , lassa stà ! » . E riprese a parlare . « Adesso senti . È possibile che non ci vediamo più . » Proteste di Franco . « Sì sì sì » , rispose il vecchio ritirando l ' anima dagli occhi e dalla voce , « tutte belle cose , cose che bisogna dire . Lascia stare . » Gli occhi ripresero la loro luce seria e buona , la voce il suo tono grave . « È possibile che non ci vediamo più . Del resto ti domando io cosa ci faccio , oramai , a questo mondo . E per voi sarebbe meglio che me ne andassi . Forse a tua nonna dispiace che io vi abbia raccolti , forse le sarà più facile , poi , di riconciliarsi con voi . Perciò , posto che non ci vediamo più , ti prego , appena morto io , se le cose non saranno ancora accomodate , di fare qualche passo . » Franco si alzò , abbracciò lo zio con le lagrime agli occhi . « Testamento » , riprese lo zio , « non ne ho fatto e non ne faccio . Il poco che ho è di Luisa ; non occorre testamento . Vi raccomando la Cia ; fate che non le manchi un letto e un tozzo di pane . Per i funerali bastano tre preti che mi cantino un requiem di cuore ; il nostro , l ' Introini e il prefetto della Caravina ; c ' è mica bisogno di farne cantare cinque o sei per amor del candirott e del vin bianch . Per il mio vestiario lasciamo fare a Luisa che saprà dove metterlo a posto . Il mio orologio a ripetizione lo prenderai tu per mia memoria . Vorrei lasciare un ricordo anche a Maria , ma come si fa ? Potrai pigliar un pezzo della mia catena d ' oro . Se hai una medaglietta , un crocifisso , glielo attacchi al collo con la mia catena . E amen . » Franco piangeva . Era una gran commozione di sentire lo zio parlar della sua morte così serenamente come di un affare qualsiasi da condur con giudizio e onestà ; lo zio che discorrendo con gli amici pareva tanto attaccato alla vita , che diceva sempre : « Se se pò schivà quella tal crepada ! » . « Oh e adesso contami ! » , diss ' egli . « Che lavoro speri di trovare ? » « Per ora , nell ' ufficio d ' un giornale a Torino , mi scrive T . Forse in avvenire si troverà qualche cosa di meglio . Se poi al giornale non potessi vivere e se non trovassi altro , ritornerei . Per questo bisogna tener la cosa segretissima , almeno per il primo tempo . » Quanto al segreto , lo zio era incredulo . « E le lettere ? » , diss ' egli . Per le lettere era combinato che Franco scriverebbe a Lugano fermo in posta , che Ismaele porterebbe alla posta di Lugano le lettere della famiglia e ritirerebbe quelle di Franco . E che si doveva dire ai conoscenti ? Si era già detto che Franco andava a Milano il giorno otto per affari e che sarebbe stato assente forse un mese , forse anche più . « Questo dover infinocchiar la gente non è la più bella cosa del mondo » , disse lo zio , « ma insomma ! Io ti abbraccio adesso , neh , Franco , perché so che domani mattina parti per tempo e oggi difficilmente saremo soli . Dunque addio . Ti raccomando tutto da capo e non dimenticarti di me . Oh , un ' altra cosa . Tu vai a Torino . Io , come impiegato , ho inteso servire il mio paese . Non ho cospirato , non vorrei cospirare neanche adesso , ma al mio paese ci ho sempre voluto bene . Insomma , salutami la bandiera tricolore . Ciao , neh ! » Qui lo zio aperse le braccia . « Verrai anche tu , zio , in Piemonte » , gli disse Franco alzandosi commosso da quell ' abbraccio . « Se posso appena guadagnarmi quel che strettamente bisogna , vi faccio venire tutti . » « E no , caro . Son troppo vecchio , non mi muovo più . » « Ebbene , verrò io questa primavera con duecentomila miei amici . » « Eh sì ! Düsent mila zücch ! Belle idee , belle speranze ! Oh , è qui , signorina Ombretta Pipì ? » Ombretta Pipì , così Maria era chiamata in casa nei momenti di buon umore , entrò impettita e grave . « Buon giorno , zio . Mi dici l ' Ombretta Pipì ? » Suo padre la prese e la posò sul letto dello zio che la raccolse a sé sorridendo , se la fece sedere sulle gambe . « Venga qua , signorina . Ha dormito bene ? E la bambola , ha dormito bene ? E il mulo , ha dormito bene ? Ah non c ' era ? Tanto meglio . Sì , sì , adesso vengo con l ' Ombretta . E un bacio , niente ? E un altro , no ? Allora bisogna proprio dire : Ombretta sdegnosa Del Missipipì , Non far la ritrosa E baciami qui . » Maria lo ascoltò come se udisse i versi per la prima volta ; e poi , fuori a ridere , a saltare , a battere le mani . E lo zio rideva come lei . « Papà » , diss ' ella facendosi seria , « perché piangi ? Sei in castigo ? » Si aspettavano alquante visite , in quel giorno , di conoscenti che avevan promesso di venire a congedarsi da Franco prima della sua partenza per Milano . Luisa fece il miracolo di accender la stufa in Siberia , come lo zio chiamava la sala , e vi si trovarono insieme donna Ester , i due indivisibili Paoli di Loggio , il Paolin e il Paolon , il professor Gilardoni che vi sofferse di una trepidazione , di una inquietudine continua perché Luisa , non avendo ancora allestito il bagaglio di Franco , andava e veniva dalla camera dell ' alcova , chiamava Ester ogni momento ed Ester era quindi sempre in moto , quando passava dietro al professore , quando gli passava davanti , quando a destra , quando a sinistra . Al pover ' uomo pareva di stare in un turbine magnetico . Ecco capitare , molto inattesa perché dopo la perquisizione non s ' era più veduta , anche la signora Peppina . « Oh cara la mia süra Lüisa ! Oh car el me sür don Franco ! L ' è vera ch ' el voeur propi andà via ? » Adesso è il Paolin che si dimena un poco sulla sedia perché ha l ' idea che la süra Peppina sia mandata dal marito per vedere chi c ' è e chi non c ' è intorno all ' uomo sospetto , nella casa scomunicata . Vorrebbe andarsene subito col suo Paolon , ma il Paolon è più grosso . « Come se fa adèss con sto vioròn chì ch ' el capiss nagott ? » , pensa il Paolin , e , senza guardare il Paolon , gli dice sottovoce : « Andèmm , Paol ! Andèmm ! » Il Paolon stenta infatti molto a capire ma finalmente si alza , se ne va col Paolin , piglia la sua sulle scale . Franco ebbe lo stesso pensiero del Paolin e salutò la signora Peppina con mal garbo . La povera donna ne avrebbe pianto perché voleva tanto bene a sua moglie e teneva in gran concetto anche lui ; ma capiva la sua avversione ; la scusava in cuor suo . Appena osava guardarlo di tempo in tempo , umile , con un ' aria di cane bastonato . Si tolse la Maria sulle ginocchia , le parlò del suo buon papà , del suo caro papà che andava via . « Chi sa che dispiasè , neh ti poera vèggia ? Chi sa che magòn ? Poer ratin . Andà via el papà ! On papà de quella sort ! » Franco discorreva col professore ma udiva e fremeva d ' impazienza . Fu contentissimo che la Veronica venisse a chiamarlo . Lo volevano nell ' orto . Vi discese , trovò il signor Giacomo Puttini e don Giuseppe Costabarbieri ch ' eran venuti per salutarlo ma , informati dal Paolin e dal Paolon , desideravano non farsi vedere dalla süra Peppina . Anche il suolo dell ' orto scottava loro i piedi . Mentre il piccolo eroe magro si difendeva , soffiando , dagl ' inviti di Franco a salire in casa , il piccolo eroe grasso girava vivacemente la testa e gli occhietti come un merlo di buon umore , a guardar ora il monte ora il lago , quasi per un ' abitudine di sospetto . Scorse una barca che veniva da Porlezza . Chi sa ? Non potrebb ' essere l ' I . R . Commissario ? Benché la barca fosse ancora lontana , pensò subito di cavarsela , pensò di andar col Puttini a visitar il Ricevitore per aver la fortuna di non trovar la süra Peppina in casa . Scambiati con Franco saluti sommessi e frettolosi , i due vecchi leproni trottarono via a testa bassa e Franco rimase nell ' orto . L ' aria era mite , il picco di Cressogno saliva senza neve , tutto glorioso di sole , nel sereno , il sole dorava ancora le coste giallognole della Valsolda picchiettate di ulivi , mentre dall ' altra parte del lago scendevano sino all ' acqua , nell ' ombra azzurrognola , i grandi padiglioni bianchi della Galbiga nevosa e del Bisgnago . Franco stette a guardare col cuore grosso il caro paese dei suoi sogni , de ' suoi amori . « Addio , Valsolda » , pensò . « E adesso voglio salutare anche voialtre . » Voialtre erano le sue piante , gli aranci amari , l ' olea sinensis , il nespolo del Giappone , il pinus pinea , che verdeggiavano a giusti intervalli lungo il viale diritto , fra le aiuole degli erbaggi e il lago ; erano i rosai , i capperi , le agavi che uscivano a pender sopra l ' acqua dai fori praticati nel muro . Tutte piccole vite , ancora ; il colosso della famiglia , il pino , non misurava tre metri ; piccole , pallide vite che parevano sonnecchiare nel pomeriggio invernale . Ma Franco le vedeva nell ' avvenire come le aveva pensate piantandole col suo fine sentimento del grazioso e del pittoresco . Ciascuna portava in sé una intenzione di lui . Le nobili pianticelle del viale , sorgendo sugli erbaggi , dovevano significare una certa finezza di spirito e di cultura nella modesta fortuna della famiglia . Gli aranci avevano il compito speciale di dare al quadretto una intonazione mite e gentile ; il dovere del nespolo era di alzare e allargar le braccia frondose sopra un futuro sedile ; i rosai e i capperi del muro verso il lago dovevano dire a chi passava in barca la fantasia d ' un poeta ; le agavi vi avrebbero risposto , in un accordo minore , agli aranci , compagni di esilio ; finalmente gli alti destini del pino erano di spiegar un grazioso ombrello sulla breve oasi , di porre il suo accento meridionale sopra l ' accordo delle agavi e degli aranci , di incorniciar con la sua verde corona il piccolo seno azzurro di Casarico . Addio , addio ! Pareva a Franco che le pianticelle gli rispondessero tristemente : " Perché ci lasci ? Che sarà di noi ? Tua moglie non ci ama come te " . Intanto la barca veduta da don Giuseppe aveva camminato e passava davanti all ' orto , alquanto discosto dalla riva . V ' erano un signore e una signora . Il signore si alzò in piedi e salutò con voce squillante : « Addio , don Franco ! Evviva ! » . La signora sventolò il fazzoletto . Erano i Pasotti . Franco salutò col cappello . I Pasotti ! In Valsolda di gennaio ! Che ci venivano a fare ? E quel saluto ! Pasotti che dopo la perquisizione non si era fatto più vedere , Pasotti salutar così ? Che voleva dir ciò ? Franco , perplesso , salì in casa , diede la notizia . Tutti stupirono e sopra tutti la süra Peppina : « Ma comè ? El dis de bon ? El sür Controlòr ? Poer omasc ! Anca la süra Barborin ? Poera donnètta ! » . Si commentò il fatto . Chi supponeva una cosa e chi un ' altra . Dopo cinque minuti Pasotti entrò strepitando , trascinandosi dietro la signora Barborin carica di scialli e di fagotti , mezza morta dal freddo . Povera creatura , non sapeva dir altro che « dò ôr ! dò ôr in barca ! » mentre suo marito schiamazzava ghignando negli occhi diabolici : « Le fa bene , le fa bene ! Le ho cacciato giù un bicchierino di ginepro a Porlezza . Ha fatto smorfie d ' inferno , ma sta benone ! » . La povera sorda , indovinando che parlava del ginepro , girava gli occhi per il soffitto , rifaceva le smorfie di Porlezza . Pasotti non era mai stato così espansivo . Baciò la mano a Luisa , abbracciò l ' ingegnere e Franco accompagnando gli atti con effusioni e profluvi di sentimento . « Carissima donna Luisa ! Signora ammirabile e perfetta . Car el me Peder ! Car el me re de coeur ! Il mondo è grande ma on alter Peder el gh ' è propri no , va là ! E questo don Franco ! Caro il mio Francone ! Pensare come t ' ho veduto io ! In sottane e grembialino . Quando andavi a rubar i fichi al prefetto della Caravina ! Sto baloss chì ! » Il « baloss » non faceva il viso più incoraggiante del mondo ma l ' altro non se ne dava per inteso . Altrettanto poco poteva intendersi sua moglie con le signore che l ' interrogavano . « Come l ' ha mai faa , süra Pasotti » , le gridava la signora Peppina , « a vegnì in Valsolda de sto temp chì ? » « Oh dèss , la capiss nient , poera donnètta . » Per quanto anche Luisa ed Ester le gridassero nelle orecchie la stessa domanda , per quanto ella spalancasse la bocca , la sorda non capiva , andava rispondendo a caso : « Se ho mangiàa ? Se voeui disnà chì ? » . Intervenne Pasotti , disse che in ottobre egli e sua moglie eran partiti per un richiamo di affari , senza fare il bucato , che sua moglie lo andava seccando da un pezzo per questo benedetto bucato , che finalmente si era risolto di accontentarla e di venire . Allora donna Ester si voltò verso la Pasotti a far l ' atto di lavare . La Pasotti guardò suo marito che le teneva gli occhi addosso e rispose : « Sì sì , la bügada , la bügada ! » . Quell ' occhiata , l ' impero che lesse negli occhi del Controllore fecero sospettare Luisa che vi fosse sotto un mistero . Questo mistero e le inesplicabili espansioni di Pasotti le suggerirono un altro sospetto . Se fosse venuto per loro ? Se nelle cause di questa improvvisa venuta ci avesse parte il viaggio del professore a Lodi ? Avrebbe voluto consultarsi col professore , dirgli di fermarsi fino a che i Pasotti fossero partiti ; ma come parlargli poi senza che se ne avvedesse Franco ? Intanto donna Ester prese congedo e il professore che aveva ottenuto il perdono della capricciosetta , perfidetta signorina , a patto di non domandare il paradiso , ebbe licenza di accompagnarla a casa . I Pasotti non potevano salire ad Albogasio Superiore fino a che il mezzadro , fatto avvertire subito , non avesse posto loro in ordine e riscaldata almeno una stanza . Parlò subito di piantare un tarocchino in tre con l ' ingegnere e Franco . Allora se ne andò anche la signora Peppina e la Pasotti chiese a Luisa di ritirarsi un momento , la pregò di accompagnarla . Appena fu sola coll ' amica nella camera dell ' alcova si guardò attorno con due occhioni spaventati e poi sussurrò : « Sèm minga chì per la bügada neh , sèm minga chì per la bügada ! » . Luisa la interrogò silenziosamente , col viso e col gesto , perché a parlar forte in sala avrebbero udito . Stavolta la Pasotti capì , rispose che non sapeva niente , che suo marito non le aveva detto niente , che le aveva imposto la storia del bucato ma che del bucato a lei non importava nulla . Allora Luisa prese un pezzo di carta e scrisse : « Cosa sospetti ? » . La Pasotti lesse e poi cominciò una mimica complicatissima . Scrollamenti del capo , stralunamenti d ' occhi , sospiri , invocazioni al soffitto ; pareva che si combattesse dentro di lei una gran battaglia di timori e di speranze . Finalmente fece « ah ! » , afferrò la penna e scrisse sotto la domanda di Luisa : « La marchesa ! » . Lasciò cader la penna , stette a contemplar l ' amica . « L ' è a Lod » , diss ' ella sottovoce . « El Controlòr l ' è staa a Lod . Speri comè ! » E poi scappò in sala temendo esser sospettata da suo marito . Finito il tarocco , Pasotti si accostò a una finestra , disse forte qualche cosa sugli effetti della luce crepuscolare e chiamò Franco . « Bisogna che tu venga stasera da me » , gli disse piano , « devo parlarti . » Franco cercò schermirsi . Partiva l ' indomani mattina per Milano , lasciava la famiglia per qualche tempo , gli era difficile passar la sera fuori di casa . Pasotti replicò ch ' era assolutamente necessario . « Si tratta del tuo viaggio di domani » , diss ' egli . « Si tratta del tuo viaggio di domani ! » Appena partiti i Pasotti per Albogasio Superiore , Franco riferì questo colloquio a sua moglie . Egli n ' era stato turbatissimo . Pasotti sapeva , dunque ; non avrebbe fatto tanti misteri se non avesse inteso alludere al viaggio di Torino . E Franco era seccatissimo che Pasotti sapesse . Ma in che modo ? L ' amico di Torino poteva essere stato imprudente . E adesso che voleva da lui , Pasotti ? C ' era forse in aria qualche altro colpo della Polizia ? Ma Pasotti non era l ' uomo da venire ad avvertirnelo ! E tutto quel voltafaccia di amabilità ? Non si voleva ch ' egli andasse a Torino , forse . Non si voleva che trovasse una strada buona , un modo di sottrarre sé e i suoi alla povertà , ai commissari e ai gendarmi ! Pensa e ripensa , non poteva essere che questo . Luisa n ' era poco persuasa , in cuor suo . Temeva altra cosa ; non dubitava però neppur lei che Pasotti sapesse di Torino e ciò scompigliava tutte le sue supposizioni . Insomma non c ' era che andare e udire . Franco andò alle otto , Pasotti lo ricevette colla più affettuosa cordialità e gli fece le scuse di sua moglie ch ' era già a letto . Prima d ' entrar in argomento volle assolutamente che pigliasse un bicchiere di S . Colombano e una fetta di panettone . Col vino e col dolce Franco dovette inghiottire , suo malgrado , molte dichiarazioni di amicizia , i più sperticati elogi di sua moglie , di suo zio e di lui stesso . Vuotato finalmente il bicchiere ed il piatto , il mellifluo bargnìf si mostrò disposto ad entrare in materia . Erano seduti a un tavolino , l ' uno in faccia all ' altro . Pasotti , appoggiato comodamente alla spalliera della seggiola , teneva tra le mani un fazzoletto rosso e giallo di foulard , lo andava palpando . « Dunque » , diss ' egli , « caro Franco , come ti dicevo , si tratta del tuo viaggio di domani . Ho inteso dire oggi a casa tua che parti per affari : si tratta di vedere se io non ti porto un affare anche più grosso di quello che hai a Milano . » Franco , sorpreso da questo inaspettato esordio , tacque . Pasotti chinò gli occhi sul fazzoletto senza restare di maneggiarlo e riprese : « Il mio caro amico don Franco Maironi si può immaginare che se io entro in argomento intimo e delicato , ho una ragione grave di farlo , sento il dovere di farlo e sono autorizzato a farlo » . Le mani si fermarono , gli occhi brillanti e acuti si alzarono a quelli torbidi e diffidenti di Franco . « Si tratta , mio caro Franco , del tuo presente e del tuo avvenire . » Ciò detto , Pasotti posò risolutamente il foulard da banda . Appoggiate le braccia e giunte le mani sul tavolino entrò nel cuore dell ' argomento tenendo sempre gli occhi su Franco che , raccolto alla sua volta indietro sulla spalliera , lo guardava pallido , in una ostile attitudine di difesa . « È dunque un pezzo che io , per l ' antica amicizia verso la tua famiglia , ho in mente di far qualche cosa onde metter fine a un dissidio dolorosissimo . Anche tuo padre , povero don Alessandro ! Che cuor d ' oro ! Che bene mi voleva ! » ( Franco sapeva che suo padre aveva una volta minacciato Pasotti col bastone perché s ' intrometteva troppo nelle faccende di casa sua . ) « Basta . Avendo saputo che tua nonna era a Lodi , domenica scorsa mi son detto : dopo tanti dispiaceri che hanno avuto i Maironi , forse questo è il momento . Andiamo , tentiamo . E sono andato . » Pausa . Franco fremeva . Che razza d ' intercessore gli era capitato ? E chi aveva chiesto intercessioni ? « Debbo dirlo » , riprese Pasotti , « sono contento . Tua nonna ha le sue idee , ha un ' età in cui le idee difficilmente si cambiano , ha il carattere che sai , molto fermo , ma insomma il cuore c ' è . Ti vuol bene , sai . Soffre . Vi è una lotta continua , dentro di lei , fra i suoi sentimenti e i suoi principii ; anche , se vuoi , tra i suoi sentimenti e i suoi risentimenti . Povera marchesa ! È penoso di vedere come soffre ; ma insomma piega , piega . Certamente non bisogna mica aspettarsi poi troppo . Piega ma non fino a spezzare ciò che la sostiene , i suoi principii , voglio dire : sopra tutto i suoi principii politici . » Gli occhi di Franco , le mascelle inquiete , un sussulto di tutta la persona dissero a Pasotti : non toccar questo punto , bada a te ! Pasotti si fermò ; gli era forse venuto in mente il bastone del fu don Alessandro . « Ti capisco » , riprese . « Credi che non ti capisca ? Io mangio il pane del Governo e devo tenermi chiuso nel cuore ciò che penso , ma del resto son con te , sospiro il momento in cui certi colori cederanno il posto a certi altri . Tua nonna non è così e , sfido , bisogna pigliarla com ' è . Se si vuol venire a un accomodamento bisogna pigliarla com ' è . Si può combattere come ho combattuto io , ma ... » « Tutto questo discorso mi pare inutile » , esclamò Franco , alzandosi . « Aspetta ! » , riprese Pasotti . « Il diavolo non sarà poi forse tanto brutto ! Siedi , ascolta ! » Franco non volle saperne di sedersi ancora . « Sentiamo ! » , diss ' egli con voce vibrante d ' impazienza . « Intanto la nonna è disposta a riconoscere il tuo matrimonio ... » « Grazie ! » , interruppe il giovane . « Aspetta ! ... e a farvi un assegno molto conveniente ; per quel che ho capito , fra le sei e le ottomila svanziche all ' anno . Non c ' è male , eh ? » « Avanti ! » « Aspetta ! Non c ' è niente di umiliante . Se ci fosse una condizione umiliante non sarei venuto a proportela . La nonna desidera che tu ti occupi e che tu dia una certa guarentigia di non immischiarti in affari politici . Vi è un modo decoroso di combinare una cosa e l ' altra , questo lo devo riconoscere , benché , te lo dico chiaro , io avessi proposto alla nonna un partito diverso . L ' idea mia era ch ' ella ti mettesse alla testa degli affari suoi . Ne avevi abbastanza per non poter pensare ad altro . Però , anche l ' idea della nonna è buona . Conosco fior di giovinotti che pensano come te e che sono nella carriera giudiziaria . È una carriera molto indipendente e molto rispettata . Una parola tua e tu sei ascoltante al Tribunale . » « Io ? » , proruppe Franco . « Io ! No , caro Pasotti ! No ! Non mi si manda , taci ! la Polizia in casa , non si fa bestialmente destituire un galantuomo che ha la sola colpa di essere zio di mia moglie , taci ti dico ! non si cercano oggi tutte le vie di affamare la mia famiglia e me , per offrirci domani del pane sporco . No , sai , no , grida pure , per fame no , viva Dio , nessuno mi prende ! Dillo pure alla nonna e tu ... e tu ... e tu ... » Pasotti aveva sicuramente un sangue di derivazione felina , cupido , fine , prudente , carezzevole , pronto alla simulazione ma soggetto alla collera . Era venuto interrompendo l ' invettiva di Maironi con proteste sempre più violente ; a quest ' ultima apostrofe , sentendo arrivar un nembo di accuse che tanto più lo irritavano quanto più le indovinava , balzò egli pure in piedi . « Fermati ! » , esclamò . « Che maniera è questa ? » « Buona sera ! » , disse Franco , pigliando il cappello . Ma Pasotti non intendeva lasciarlo partire così . « Un momento ! » , diss ' egli battendo e ribattendo affrettati pugni sul tavolino . « Voialtri vi fate delle illusioni , voialtri sperate molto in quel testamento e quello non e un testamento , quello è un pezzo di carta straccia , quello è il delirio di un pazzo ! » Franco , ch ' era già presso all ' uscio , si fermò , tramortito dal colpo . « Che testamento ? » , diss ' egli . « Via ! » , riprese Pasotti freddo e beffardo . « C ' intendiamo bene ! » Una vampa di collera riaccese il sangue a Franco . « Ma no ! » , diss ' egli . « Fuori ! parla ! Cosa ne sai tu di testamenti ? » « Ah ! » , fece Pasotti con ironica dolcezza . « Adesso va benissimo . » Franco l ' avrebbe strozzato . « Sono stato a Lodi , non te l ' ho detto ? Dunque so . » Franco , fuori di sé , protestò di non capire niente . « Oh già ! » , riprese Pasotti , beffardo più di prima . « Lo informerò io il signore . Sappia dunque che il signor professore Gilardoni , il quale non è affatto amico Suo , si è recato in fine di dicembre a Lodi , e si è presentato alla marchesa con una copia senza valor legale di un preteso testamento del povero Suo nonno . In questo testamento Ella , signor don Franco , è istituito erede universale con accompagnamento di offese atroci alla moglie e al figlio del testatore . Ecco che adesso Ella sa . Del resto il signor Gilardoni è stato fedele alla consegna , ha detto di esser venuto di suo capo , senza farne saper niente a voi . » Franco ascoltò , livido come un cadavere , sentendosi oscurar la vista e l ' anima , raccogliendo tutte le sue forze per non smarrirsi , per dare una risposta degna . « Hai ragione » , diss ' egli . « Anche la nonna ha ragione . Chi ha torto è il professor Gilardoni . Egli mi ha mostrato quel testamento tre anni sono , la notte del mio matrimonio . Gli ho detto di abbruciarlo e ho creduto che l ' avesse fatto . Se non lo ha fatto , mi ha ingannato . Se si è recato a Lodi per quella bella impresa che dice , ha commesso una indelicatezza e una stoltezza enorme . Voi avete avuto ragione di pensar male di noi . Ma sappilo bene ! Io disprezzo il danaro della nonna quanto il danaro del Governo : e siccome questa signora ha la fortuna di essere la madre di mio padre , mai , capisci , mai , e adoperi ella pure contro di noi tutte le bassezze , tutte le perfidie che vuole , mai non userò una carta che la disonora ! Sono troppo superiore a lei ! Va ' e dille questo a nome mio e dille che si riprenda le sue offerte perché le sdegno ! Buona sera . » Lasciò Pasotti sbalordito e se n ' andò tutto tremante di sovreccitazione e di collera , dimenticò di ripigliar la sua lanterna , discese al buio , a gran passi , non sapendo né curando affatto dove mettesse i piedi , esclamando di tempo in tempo , buttando fuori ciò che aveva dentro di rovente : pezzi d ' ira contro il Gilardoni , pezzi di accusa contro Luisa . Lo zio era andato a letto per tempo e Luisa aspettava Franco nel salottino con Maria che teneva alzata perché suo padre potesse averla un poco , l ' ultima sera . La povera Ombretta Pipì aveva cominciato presto a infastidirsi , a far una boccuccia grossa , un visetto piagnoloso , a domandar con una vocina dolente : « Quando viene , papà ? » . Ma ell ' aveva una mamma unica al mondo per consolare gli afflitti . Ombrettina non teneva da un pezzo scarpettine sane e le scarpettine , anche in Valsolda , costavano denari . Pochi , sì , e quando ce n ' è pochissimi ? Ma ell ' aveva una mamma unica al mondo per calzare gli scalzi . Proprio il giorno prima , Luisa , cercando in granaio un pezzo di corda , aveva trovato fra vecchie sciarpe , casse vuote e seggiole rotte , uno stivale di suo nonno . Lo aveva posto a rammollire nell ' acqua , s ' era fatta prestare trincetto , lesina e forbice . Prese ora il venerabile stivale che fece spavento a Ombretta e lo posò sulla tavola . « Adesso gli reciteremo l ' orazione funebre » , diss ' ella con quel brio voluto che neppure un ' angustia mortale poteva toglierle , se le bisognava . « Prima , però , domanderai al tuo signor bisnonno il permesso di prenderti il suo stivale . » Ella fece che Maria giungesse le mani e recitasse questa filastrocca guardando comicamente il soffitto : Caro signor bisnonno benedetto , Questo stival , se Lei non se lo mette , Lo doni alla Sua Ombretta , Che aspetta con gran fretta Un paio di scarpette E Le scocca su in cielo un bel bacetto Alla pianta del piede con rispetto . Venne poi una poco riverente fantasia come ne nascevan tante nel cervello di Luisa , una bizzarra storia dell ' angioletto che lustra gli stivali in paradiso e che un giorno , per voler pigliare senza permesso un pezzetto di pan d ' oro , aveva lasciato cadere sulla Terra lo stivale del bisnonno . Maria si rasserenò , rise , interruppe la mamma con cento domande sul pan d ' oro e sullo stivale rimasto in Paradiso . Che ne farebbe di quello il bisnonno ? La mamma le spiegò che il bisnonno lo avrebbe applicato per di dietro all ' imperatore d ' Austria onde buttarlo giù dal cielo , se ve lo incontrava . In quel momento entrò Franco . Luisa vide subito che gli occhi e la fronte segnavano tempesta . « Dunque ? » , diss ' ella . Franco rispose concitato : « Metti a letto Maria » . Luisa osservò che aveva tenuta la bambina alzata per aspettarlo , perché stesse un po ' con lui . Franco replicò « ti dico di metterla a letto » tanto aspramente che Maria si mise a piangere . Luisa si fece rossa ma tacque . Accese un lume , prese la bambina in braccio , la porse silenziosamente a suo padre per un bacio , che fu freddo , e la portò via . Franco non la seguì . Si arrabbiò di veder quello stivale e lo gettò in terra . Poi sedette , piantò i gomiti sulla tavola , si strinse il capo fra le mani . L ' amara idea che Luisa fosse complice del Gilardoni gli era lampeggiata in mente subito , mentre Pasotti parlava , col ricordo di quel « cosa , silenzio ? » , di quel « basta ! » e del racconto della bambina . Egli aveva dentro a sé come un vortice dove questa idea spariva girando e ricompariva sempre più basso , sempre più vicino al cuore . « Dunque ? » , tornò a chiedere Luisa , rientrando . Franco la guardò un momento in silenzio , la scrutò . Poi si alzò e le afferrò le mani . « Dimmi se sai niente ! » , diss ' egli . Ella indovinò , ma quello sguardo e quel modo la offesero . « Come , se so niente ? » , esclamò accesa in volto . « Me lo domandi così ? » « Ah tu sai ! » , gridò Franco , gittando da sé le mani di lei e levando le braccia in alto . Ella presentì ciò che veniva , il sospetto della sua complicità col professore , la propria smentita , l ' offesa mortale , irrimediabile che Franco le avrebbe fatto se , nell ' ira , non avesse creduto alla sua parola , e giunse le mani spaventata . « No , Franco , no , Franco » , diss ' ella sottovoce e gli gettò le braccia al collo , volle chiuder coi baci le labbra di lui . Ma egli fraintese , credette che volesse domandar perdono e la respinse . « Lo so , sì , lo so » , diss ' ella tornando appassionata al suo petto , « ma l ' ho saputo dopo , quando era cosa fatta , ne ho avuto sdegno come te , più di te ! » Ma Franco aveva troppo bisogno di sfogarsi , di offendere . « E come vuoi che ti creda ? » , esclamò . Ella indietreggiò con un grido , poi gli fece ancora un passo incontro , gli stese le braccia . « No » , supplicò straziata , « dimmi che mi credi , dimmelo subito subito perché altrimenti tu non sai , tu non sai ! » « Cosa , non so ? » « Tu non sai come sono io che ti amerò ancora ma non vorrò più essere moglie per te , che potrò soffrir tanto ma non cambiare , mai più ! Capisci cosa vuol dire mai più ? » Egli la trasse a sé , la sottile persona ansante , le strinse le mani da rompergliele e disse con voce soffocata : « Ti crederò , sì , ti crederò » . Luisa che lo guardava lagrimosa chiese una parola migliore . « Ti crederò » , disse , « ti crederò ? » « Ti credo , ti credo . » Lo credeva davvero ma dov ' è ira è sempre anche orgoglio . Non volle subito arrendersi del tutto ; il suo accento fu piuttosto d ' un uomo compiacente che d ' un uomo convinto . Restarono ambedue silenziosi , tenendosi per le mani , cominciarono a sciogliersi l ' un dall ' altro via via con un impercettibile moto . Fu Luisa che infine , dolcemente , si staccò del tutto . Sentiva la necessità di troncar quel silenzio , parole calde non ne trovava , parole fredde non ne voleva , si mise a raccontare senz ' altro come avesse saputo dal Gilardoni del malaugurato viaggio a Lodi . Parlava con voce tranquilla , non propriamente fredda ma triste , stando seduta alla tavola in faccia a suo marito . Mentre riferiva le confidenze del professore , Franco si riaccendeva , la interrompeva continuamente : « E non gli hai detto questo ? - E non gli hai detto quello ? - Non gli hai detto stupido ? - Non gli hai detto bestia ? » . La prima volta Luisa lasciò correre , poi protestò . Aveva già detto di essersi sdegnata per lo sproposito del Gilardoni ; pareva quasi , adesso , che suo marito ne dubitasse ! Franco si chetò ma di mala voglia . Quando il racconto fu terminato si scagliò ancora contro il filosofo balordo , tanto che Luisa lo difese . Era un amico , aveva errato gravemente , gravissimamente , ma con buona intenzione . Dove andavano a finire le massime di Franco , la carità , il perdono delle offese , s ' egli non perdonava neppure a chi aveva voluto fargli del bene ? Ella pensò , qui , cose che non disse . Pensò che Franco perdonava moltissimo quando a perdonare c ' era follia e gloria e perdonava pochissimo quando c ' erano semplicemente ottime ragioni di farlo . Franco a udirsi parlar da lei di carità , s ' irritò , non osò dire che si sentiva superiore a un attacco simile , ma ritorse poco generosamente il colpo . « Ecco ! » , esclamò con una reticenza piena di sottintesi . « Tu lo difendi ! Già ! » . Luisa ebbe un sussulto nervoso delle spalle , ma tacque . « E perché non parlare , tu ? » , riprese Franco . « Perché non raccontarmi tutto subito ? » « Perché quando rimproverai Gilardoni egli mi supplicò di tacere ed io credetti , com ' era anche vero , che fosse inutile , a cosa fatta , darti un dispiacere così grande . L ' ultimo dì dell ' anno , quando sei andato in collera , volevo dirtelo , volevo raccontarti ciò che mi aveva confidato Gilardoni , te lo ricordi ? E tu non hai assolutamente voluto . Non ho insistito anche perché Gilardoni ha detto alla nonna che noi non ne sapevamo niente . » « Non lo ha creduto ! Naturale ! » « E se io parlavo cosa ci poteva far questo ? Così Pasotti avrà ben capito che tu non sapevi niente ! » Franco non replicò . Allora Luisa gli chiese di raccontarle il colloquio e stette ad ascoltarlo senza batter ciglio . Ella indovinò , con l ' acume dell ' odio , che se Franco avesse accettato di entrare negl ' impieghi , sarebbe venuta fuori l ' ultima condizione : separarsi dallo zio , da un impiegato destituito per ragioni politiche . « Certo ! » , diss ' ella , « avrebbe voluto anche questo ! Canaglia ! » Suo marito trasalì come se quella scudisciata avesse toccato il sangue anche a lui ... « Adagio » , diss ' egli , « con queste parole ! Prima , è una supposizione tua ; e poi ... » « È una supposizione mia ? E il resto ? E offrirti una viltà simile ? » Franco che aveva risposto a Pasotti con furore , rispose ora mollemente a sua moglie . « Sì sì sì , ma insomma ... » Adesso era lei che diventava violenta . L ' idea che la nonna osasse proporre loro l ' abbandono dello zio la faceva quasi impazzire . « Almeno questo » , diss ' ella , « mi consentirai : che pietà non ne merita ! Dio mio , pensare che questo testamento c ' è ancora ! » « Oh ! » , esclamò Franco . « Torniamo da capo ? » « Torniamo da capo ! Hai tu il diritto di pretendere che io neanche pensi , neanche senta come non piace a te ? Sarei vile , meriterei di essere una schiava , e non voglio poi essere né una cosa né l 'altra.» La ribelle intravveduta , sentita qualche volta da Franco attraverso l ' amante , la creatura dall ' intelletto forte sopra l ' amore e orgoglioso , non potuta mai conquistare interamente , gli stava ora di fronte , tutta vibrante nella coscienza della sua ribellione . « Va bene » , disse Franco parlando a se stesso . « Sarebbe vile , sarebbe schiava . Si ricorda Ella nemmeno più che domani vado via ? » « Non andar via . Resta . Eseguisci la volontà del tuo povero nonno . Ricordati quello che mi hai raccontato sulla origine della sostanza Maironi . Restituisci tutto all ' Ospitale Maggiore . Fa giustizia . » « No ! » , rispose Franco . « Chimere ! Il fine non giustifica i mezzi . Il vero fine poi , per te , è colpire la nonna . Questa storia dell ' Ospitale è il mezzo di giustificarlo . No , non mi servirò mai di quel testamento . L ' ho anche dichiarato a Pasotti , con parole da farmi sputare in faccia se cambiassi ! E parto domattina . » Seguì un lungo silenzio . Poi le due voci ripresero il dialogo , gelate e tristi come se nell ' uno e nell ' altro cuore vi fosse adesso qualche cosa di morto . « Hai pensato » , disse Franco , « che farei anche disonore a mio padre ? » « In che modo ? » « Prima per la forma oltraggiosa delle disposizioni e poi perché farei supporre la complicità di mio padre nella soppressione del testamento . Già , tu non le capisci queste cose . Che te ne importa ? » « Ma non è necessario parlar di soppressione . Può darsi che il testamento non sia stato trovato . » Nuovo silenzio . La stessa candela di sego che ardeva sulla tavola aveva una espressione lugubre . Luisa si alzò , raccolse da terra lo stivale del bisnonno e si dispose a incominciar il suo lavoro . Franco andò ad appoggiar la fronte alle invetriate della finestra . Vi rimase un pezzo , assorto nella contemplazione delle ombre della notte . Poi disse piano , senza volgere il capo : « Mai mai l ' anima tua non è stata tutta con me » . Nessuna risposta . Egli si voltò , adesso , e domandò a sua moglie , affatto senza collera , con la dolcezza inesprimibile che aveva nei momenti di depressione fisica o morale , se gli era accaduto , fin dal principio della loro unione , di mancare verso di lei . Gli fu risposto un impercettibile : « No » . « Allora forse non mi amavi come ho creduto ? » « No no no . » Franco non era sicuro di aver inteso bene e ripeté : « Non mi amavi ? » « Sì sì , tanto . » Lo spirito di lui si rialzò , un ' ombra di severità gli rientrò nella voce . « E allora » , diss ' egli , « perché non mi hai dato tutta l ' anima tua ? » Ella tacque . Aveva prima tentato invano di riprendere il lavoro . Le mani tremavano . E adesso veniva questa domanda terribile ! Doveva o non doveva rispondere ? Rispondendo , rivelando per la prima volta cose sepolte in fondo al cuore , avrebbe allargata la scissura dolorosa ; ma poteva non essere leale ? Il suo silenzio durò tanto che Franco le chiese ancora : « Non parli ? » . Ella raccolse tutte le proprie forze e parlò . « È vero , l ' anima mia non è mai stata interamente con te . » Tremò nel dir così , e Franco non respirava più . « Mi sono sempre sentita diversa e staccata da te » , riprese Luisa , « nel sentimento che deve governare tutti gli altri . Tu hai le idee religiose di mia madre . Mia madre intendeva e tu intendi la religione come un insieme di credenze , di culto e di precetti , ispirato e dominato dall ' amor di Dio . Io ho sempre avuto ripugnanza a concepirla così , non ho mai potuto veramente sentire , per quanto mi sforzassi , questo amore di un Essere invisibile e incomprensibile , non ho mai potuto capire il frutto di costringer la mia ragione ad accettare cose che non intende . Però mi sentivo un desiderio ardente di dirigere la mia vita a qualche cosa di bene secondo un ' idea superiore al mio interesse . E poi mia madre mi aveva talmente penetrata , con l ' esempio e con la parola , de ' miei doveri verso Dio e la Chiesa , che i miei dubbi mi davano un grandissimo dolore , li combattevo quanto potevo . Mia madre era una santa . Ogni atto della sua vita corrispondeva alla sua fede . Anche questo poteva molto sopra di me e poi sapevo che la maggiore afflizione della sua vita era stata l ' incredulità di mio padre . Ho conosciuto te , ti ho amato , ti ho sposato , mi sono confermata nel proposito di diventare , nelle cose di religione , come te , perché tu eri come mia madre . Ma ecco , un po ' alla volta , ho trovato che tu non eri come mia madre . Debbo dire anche questo ? » « Sì , tutto . » « Ho trovato che tu eri la bontà stessa , che avevi il cuore più caldo , più generoso , più nobile della terra , ma che la tua fede e le tue pratiche rendevano quasi inutili tutti questi tesori . Tu non operavi . Tu eri contento di amar me , la bambina , l ' Italia , i tuoi fiori , la tua musica , le bellezze del lago e delle montagne . In questo seguivi il tuo cuore . Per l ' ideale superiore ti bastava di credere e di pregare . Senza la fede e senza la preghiera tu avresti dato il fuoco che hai nell ' anima a quello ch ' è sicuramente vero , ch ' è sicuramente giusto qui sulla terra , avresti sentito quel bisogno di operare che sentivo io . Tu lo sai , già , come ti avrei voluto in certe cose ! Per esempio , chi sente il patriottismo più di te ? Nessuno . Bene , io avrei voluto che tu cercassi di servirlo proprio davvero , poco o molto , il tuo paese . Adesso vai in Piemonte ma ci vai sopra tutto perché non abbiamo quasi più da vivere . » Franco accigliatissimo , fece un atto iracondo di protesta . « Se vuoi » , disse umilmente Luisa , « mi fermo . » « No , no , avanti , fuori tutto , è meglio ! » Egli rispose tanto concitato , tanto sdegnoso , che Luisa tacque e solo ripigliò il suo discorso dopo un altro « avanti ! » . « Anche senz ' andare in Piemonte ci sarebbe stato da fare in Valsolda , in Val Porlezza , in Vall ' Intelvi quello che fa V . sul lago di Como , mettersi in relazione colla gente , tener vivo il sentimento buono , preparare tutto ciò ch ' è bene preparare per il giorno della guerra , se verrà . Io te lo dicevo e tu non ti persuadevi , mi facevi tante difficoltà . Questa inerzia favoriva la mia ripugnanza al concetto tuo della religione e la mia tendenza ad un altro concetto . Perché religiosa mi sentivo anch ' io moltissimo . Il concetto religioso che mi si veniva formando sempre più chiaro nella mente era questo , in breve : Dio esiste , è anche potente , è anche sapiente , tutto come credi tu ; ma che noi lo adoriamo e gli parliamo non gliene importa nulla . Ciò ch ' egli vuole da noi lo si comprende dal cuore che ci ha fatto , dalla coscienza che ci ha dato , dal luogo dove ci ha posto . Vuole che amiamo tutto il bene , che detestiamo tutto il male , e che operiamo con tutte le nostre forze secondo quest ' amore e quest ' odio , e che ci occupiamo solamente della terra , delle cose che si possono intendere , che si possono sentire ! Adesso capisci come concepisco io il mio dovere , il nostro dovere , di fronte a tutte le ingiustizie , a tutte le prepotenze ! » Più Luisa procedeva nel definire ed esprimere le proprie idee , più si sentiva contenta di farlo , di esser finalmente sincera , di porsi con franchezza sopra un terreno proprio e fermo ; più si spegneva dentro di lei ogni sdegno contro il marito , più le saliva nel cuore una tenera pietà di lui . « Ecco » , soggiunse , « se si trattasse solamente di questo dispiacere circa la nonna , non credi che avrei sacrificato mille volte l ' opinione mia piuttosto che affliggerti ? Bisognava bene che ci fosse sotto qualche altra cosa . Adesso sai tutto , adesso l ' anima mia l ' ho messa nelle tue mani . » Ella lesse sulla fronte di suo marito un dolor cupo , una freddezza nemica . Si alzò , mosse adagio adagio verso di lui , a mani giunte , fissandolo , cercando gli occhi che la evitavano e si fermò per via , respinta da una forza superiore , benché egli non avesse detto una parola né fatto un gesto . « Franco ! » , supplicò . « Non mi puoi amare più ? » Egli non rispose . « Franco ! Franco ! » , diss ' ella , tendendogli le mani giunte . Poi fece l ' atto di avanzare . Egli si tirò bruscamente indietro . Stettero così a fronte in silenzio , per un eterno mezzo minuto . Franco teneva le labbra serrate , si udiva la sua respirazione frequente . Fu lui che ruppe il silenzio . « Quello che hai detto è proprio il tuo pensiero ? » «Sì.» Egli teneva le mani sulla spalliera d ' una seggiola . La scosse con violenza e disse amaramente : « Basta » . Luisa lo guardò con tristezza indicibile e mormorò : « Basta ? » . Egli rispose con ira : « Sì , basta basta basta basta ! » . Tacque un istante e riprese duramente : « Sarò un neghittoso , un inerte , un egoista , tutto quello che vuoi , ma non sono poi un bambino da venirmi a quietare con due carezze dopo avermi detto tutto quello che mi hai detto ! Basta ! » . « Oh Franco , ti ho fatto male , lo so , ma mi è costato tanto di farti male ! Non puoi prendermi con bontà ? » « Ah , prenderti con bontà ! Tu vuoi ferire e che ti si prenda con bontà ! Tu sei superiore a tutti , tu giudichi , tu sentenzii , tu sei la sola che intende cosa Dio vuole e cosa non vuole ! Questo no , sai , del resto . Di ' pure di me quello che ti piace ma lascia stare le cose che non capisci . Occupati del tuo stivale , piuttosto ! » Egli non voleva vedere in sua moglie che l ' orgoglio , e la sua stessa collera gli era nata quasi tutta d ' orgoglio , d ' amor proprio offeso , era una collera impura che gli offuscava la mente e il cuore . Sì la moglie che il marito avrebbero creduto poter essere accusati di tutto fuorché d ' orgoglio . Ella tacque , riprese il suo posto , tentò riprendere il lavoro , maneggiava nervosamente gli strumenti senza saper bene che si facesse . Franco se n ' andò in sala , sbattendo l ' uscio dietro di sé . Nel buio della sala , abbandonata dopo le cinque , si gelava ; ma Franco non se n ' accorse . Si buttò sul canapè , si diede tutto al suo dolore , alla sua collera , a una facile , violenta difesa mentale di se stesso contro la moglie . Siccome Luisa si era levata , fosse pure con certi temperamenti , contro lui e contro Dio , gli faceva comodo di confondere in cuor suo la propria causa con quella dell ' altro muto , terribile Offeso . La sorpresa , l ' amarezza , l ' ira , le buone e le cattive ragioni gli fecero prima una turbinosa tempesta nel cervello . Poi si sfogò a immaginare pentimenti di Luisa , domande di perdono , magnanime risposte proprie . A un tratto udì Maria gridare e piangere . Si alzò per andar a vedere cos ' avesse , ma era senza lume . Allora attese un poco pensando che andrebbe Luisa . Non udì alcun movimento e la bambina piangeva sempre più forte . Si accostò pian piano al salotto , guardò per il vetro dell ' uscio . Luisa teneva le braccia incrociate sulla tavola e il viso appoggiato alle braccia . Non si vedevano , al lume della candela , che i suoi bei capelli bruni . Franco si sentì cadere la collera , aperse l ' uscio e chiamò a mezza voce con certa severa dolcezza : « Luisa , Maria piange » . Luisa levò il viso pallidissimo , prese la candela e uscì senza dir parola . Suo marito la seguì . Trovarono la bambina a sedere sul letto , tutta piangente , spaventata da un sogno . Quando vide suo padre gli stese le braccia supplicandolo con la voce grossa di pianto : « No via , papà , no via , papà ! » . Franco se la strinse in braccio , la coperse di baci , la chetò , la ripose nel letticciuolo . Ella si teneva stretta una mano del papà , non la voleva in alcun modo lasciare . Luisa prese un ' altra candela sul suo tavolino da notte , volle accenderla e non le riusciva , tanto le tremavano le mani . « Non vieni a letto ? » , le chiese Franco . Ella rispose « no » tremando più di prima . Franco credette indovinar in lei una supposizione , un timore , e se ne offese . « Oh , puoi venire ! » , diss ' egli sdegnoso . Luisa accese il lume e disse più pacatamente che doveva lavorare alle scarpette . Uscì e solamente sulla soglia mormorò : « Buona notte » . Franco rispose asciutto : « Buona notte » . Ebbe un momento l ' idea di spogliarsi , l ' abbandonò subito poiché sua moglie stava alzata a lavorare . Tolse una coperta , si coricò vestito , dalla parte del letticciuolo onde potersi tenere una manina di Maria che non dormiva ancora , e spense il lume . Che dolcezza , quella manina cara ! Franco la sentiva , bambina , la sua figliuola , innocente , amorosa bambina e la immaginava donna , tutta sua nel cuore , tutta unita a lui nelle idee come nei sentimenti , immaginava che quella manina stretta volesse compensarlo del dolore datogli da Luisa , dirgli : papà , tu e io siamo uniti per sempre . Dio , gli venivano i brividi a pensare che forse Luisa vorrebbe educarla nelle sue idee e ch ' egli sarebbe lontano , non ci potrebbe far niente ! Pregò il Signore , pregò il Maestro così dolce ai bambini , pregò Maria , pregò la santa nonna Teresa , pregò la sua propria mamma di cui sapeva ch ' era stata tanto pura e tanto religiosa : « Custodite , custodite la mia Maria ! » . Offerse tutto se stesso , la felicità terrena , la salute , la vita purché Maria fosse salva dall ' errore . « Papà » , disse Ombretta . « Un bacio . » Egli si sporse dal letto , si chinò a cercar con le labbra il caro visino e poi le disse di tacere , di dormire . Ella tacque un minuto e chiamò : « Papà » . « Cosa ? » « Non ho mica il mulo sotto il guanciale , sai , papà . » « No , no , cara , ma dormi . » « Sì , papà , dormo . » Tacque un altro minuto e poi : « La mamma è a letto , papà ? » « No , cara . » « Perché ? » « Perché ti fa le scarpette . » « Le porto anche in Paradiso , io , le scarpette , come il bisnonno ? » « Taci , dormi . » « Contami una storia , papà . » Egli si provò ma non aveva la fantasia né l ' arte di Luisa e s ' imbarazzò presto . « Oh papà » , disse Maria con l ' accento della compassione , « tu non sai raccontar le storie . » Questo lo umiliò . « Senti , senti » , rispose , e si mise a recitare una ballata di Carrer , Al bosco nacque , povera bambina , Gerolimina , rifacendosi , dopo quattro strofe che ne sapeva , sempre da capo , con intonazioni sempre più misteriose e abbassando via via la voce in un bisbiglio inarticolato , fino a che Ombretta Pipì , cullata dal metro e dalla rima , entrò con essi nel mondo dei sogni . Quando la udì dormire in pace gli parve così crudele di lasciarla , gli parve d ' essere un tal traditore che vacillò nel suo proponimento . Si rimise subito . Il dolce dialogo con la bambina gli aveva alquanto pacificato e rischiarato lo spirito . Incominciò ad aver coscienza di un altro dovere che oramai gl ' incombeva di fronte alla moglie : mostrarlesi uomo a costo di qualsiasi sacrificio , nella volontà e nell ' azione , difendere , contro lei , la propria fede con le opere , partire , lavorare e soffrire ; e poi ... e poi ... se Iddio santo vorrà che il cannone tuoni per l ' Italia , via , avanti , e venga pure una palla austriaca che la faccia piangere e pregare anche lei ! Gli sovvenne di non aver dette le sue preghiere della sera . Povero Franco , non gli era mai successo di recitarle a letto senz ' assopirsi a metà . Sentendosi abbastanza tranquillo , pensando che Luisa tarderebbe forse molto a venire , ebbe paura di addormentarsi e si domandò cosa direbbe se lo trovasse addormentato . Si alzò pian piano , disse le sue preghiere , accese quindi il lume , sedette alla scrivania , si pose a leggere e si addormentò sulla sedia . Fu svegliato dagli zoccoli della Veronica che scendeva le scale . Luisa non era ancora venuta . Entrò poco dopo e non espresse alcuna meraviglia di veder Franco alzato . « Sono le quattro » , diss ' ella . « Se vuoi partire manca mezz 'ora.» Occorreva partire alle quattro e mezzo per essere sicuramente a Menaggio in tempo di pigliar il primo battello che veniva da Colico . Invece di andar a Como e quindi a Milano come s ' era annunciato ufficialmente , Franco doveva scendere ad Argegno e salire a S . Fedele , calare in Svizzera per la Val Mara o per Orimento e il Generoso . Franco accennò a sua moglie di tacere , di non svegliare Maria . Poi , ancora con un silenzioso gesto , la chiamò a sé . « Parto » , le disse piano . « Ieri sera sono stato cattivo , con te . Ti domando perdono . Dovevo risponderti diversamente , anche avendo ragione . Tu conosci il mio temperamento . Perdonami . Almeno non serbarmi rancore . » « Per parte mia non ne sento affatto » , rispose Luisa con dolcezza , come uno che facilmente è benigno perché si sente superiore . Gli ultimi preparativi furono fatti in silenzio , il caffè fu preso in silenzio . Franco andò ad abbracciare lo zio che non aveva salutato la sera , poi entrò solo nell ' alcova , si inginocchiò al lettuccio di Maria , sfiorò col labbro una manina che pendeva dalla sponda . Ritornando in salotto vi trovò Luisa con lo scialle e il cappello , le domandò se veniva a Porlezza anche lei . Sì , veniva . Tutto era pronto , la borsa a mano l ' aveva Luisa , la valigetta era in barca , l ' Ismaele aspettava alla scaletta della darsena con un piede sullo scalino e un piede sulla prua del battello . La Veronica accompagnò i viaggiatori col lume , diede il buon viaggio al padrone , tutta compunta , avendo odorata la burrasca . Due minuti ancora e il pesante battello spinto da Ismaele con la remata lenta e tranquilla « di viaggio » passava sotto il muro dell ' orto . Franco mise il capo al finestrino . Passarono , nel chiaror fioco della notte stellata senza luna , i rosai , i capperi , le agavi pendenti dal muro , passarono gli aranci , il nespolo , il pino . Addio , addio ! Passarono il Camposanto , la « Zocca de Mainé » , la stradicciuola fatta tante volte con Maria , il Tavorell . Franco non guardò più . Non c ' era il solito lume , quella notte , nel casottino del battello ed egli non poteva vedere sua moglie , che non parlava . « Vieni a Porlezza per le carte del notaio » , diss ' egli , « o proprio per accompagnar me ? » « Anche questo ! » , mormorò Luisa , tristemente . « Ho voluto esser leale con te fino all ' estremo e tu te ne sei offeso . Mi domandi perdono e poi mi dici queste cose . Capisco che non si può esser fedeli alla verità senza soffrire molto , molto , molto . Pazienza , ormai ho preso questa strada . Se son venuta per accompagnarti , lo saprai . Non farmi abbassare a dirlo adesso ! » « Non farmi abbassare ! » , esclamò Franco . « Io non capisco . Siamo tanto diversi in tante cose , del resto . Dio mio ! come siamo diversi ! Tu sei sempre così padrona di te stessa , sai sempre esprimere i tuoi pensieri così esattamente , li conservi sempre così netti , così freddi ! » Luisa mormoro : « Sì , siamo diversi » . Non parlarono più né l ' uno né l ' altro fino a Cressogno . Quando furono vicini alla villa della nonna , Luisa parlò e cercò che il discorso non cadesse fino a che la villa non fosse passata . Si fece ripetere tutto l ' itinerario stabilito , suggerì di pigliar la sola borsa a mano perché la valigia imbarazzerebbe troppo da Argegno in poi . Ne aveva già parlato con Ismaele e Ismaele s ' incaricava di portarla a Lugano e di spedirla a Torino di là . Intanto la villa della nonna con le sue suggestioni sinistre , passo . Ecco il santuario della Caravina , adesso . Due volte , durante i loro amori , Franco e Luisa s ' erano incontrati alla festa della Caravina l ' otto settembre , sotto gli ulivi . E passò anche la cara piccola chiesa cinta d ' ulivi sotto le rupi paurose del picco di Cressogno . Addio , chiesa , addio , tempo passato . « Ricordati » , disse Franco quasi duramente , « che Maria deve dire le sue preghiere ogni mattina e ogni sera . È un comando che ti do . » « Lo avrei fatto anche senza comando » , rispose Luisa . « So che Maria non appartiene solo a me . » Silenzio fino a Porlezza . L ' uscir dalla cala placida della Valsolda , il veder altre valli , altri orizzonti e il lago segnato dalle prime brezze dell ' alba , traevano i due viaggiatori ad altri pensieri , li facevano pensare , senza che ne sapessero il perché , all ' avvenire incerto precorso da bisbigli annunciatori di grandi cose , che passavan di furto per il pesante silenzio austriaco . Si udì qualcuno gridare dalla riva di Porlezza e Ismaele si mise a remar di lena . Era il vetturino , il Toni Pollìn , che gridava di far presto se non si voleva perdere il vapore a Menaggio . Ecco gli ultimi momenti . Franco abbassò il vetro dell ' usciolino , guardò quell ' uomo come se avesse un grande interesse di udirne le parole . Quando approdarono si voltò a sua moglie . « Esci anche tu ? » Ella rispose : « Se credi » . Uscirono . Una carrettella era sulla riva , pronta . « Guarda » , disse Luisa , « che nella borsa troverai da far colazione . » Si abbracciarono , si scambiarono un bacio rapido e freddo davanti tre o quattro curiosi . « Fa che Maria » , disse Franco , « mi perdoni di esser partito così » , e furono le ultime sue parole perché il Toni Pollìn insisteva , « presto , presto ! » . La carrettella partì di gran trotto e con un gran fracasso di frustate per la stretta , scura viuzza di Porlezza . Franco viaggiava sul Falco , da Campo verso Argegno , quando pensò di prender qualche cosa . Aperse la borsa e gli balzò il cuore vedendo una lettera con questo indirizzo di carattere di sua moglie : « per te » . L ' aperse avidamente e lesse : Se tu sapessi cosa mi sento io nell ' anima , quel che soffro , come sono tentata di lasciar qui le scarpette delle quali m ' intendo assai meno che tu non creda , e di venir da te a rinnegar quello che t ' ho detto , non saresti così duro con me . Debbo aver molto peccato contro la Verità perché mi sieno così difficili e amari i primi passi che faccio seguendo lei . Tu mi credi orgogliosa e io stessa mi credevo molto suscettibile : adesso sento che le tue parole umilianti non potrebbero trattenermi dal venirti a cercare . Ciò che mi trattiene è una Voce dentro di me , una Voce più forte di me , che mi comanda di tutto sacrificare fuorché la mia coscienza della verità . Ah , io spero un premio di questo sacrificio ! Io spero che possiamo un giorno essere uniti con tutta l ' anima . Esco in giardinetto a coglier per te la brava rosellina che abbiamo ammirata insieme ier l ' altro , che ha sfidato e vinto gennaio . Ti ricordi quanti ostacoli erano fra noi quando la prima volta ebbi un fiore dalle tue mani ? Io non t ' amavo ancora e tu già pensavi a vincermi . Adesso sono io che spero di conquistare te . Mancò poco che Franco lasciasse passare Argegno senza muoversi dal suo posto . 9 . Per il pane , per l ' Italia , per Dio Otto mesi dopo , nel settembre del 1855 , Franco abitava una misera soffitta a Torino , in via Barbaroux . Aveva ottenuto nel febbraio un posto di traduttore all ' Opinione , con ottantacinque lire il mese . Più tardi fece anche relazioni del Parlamento e lo stipendio gli fu portato a cento lire il mese . Il Dina , direttore del giornale , gli voleva bene e gli procacciava qualche lavoro straordinario , fuori d ' ufficio , tanto da fargli prendere altre venticinque o trenta lire il mese . Franco viveva con sessanta lire il mese . Il resto andava a Lugano e da Lugano , per le mani fedeli d ' Ismaele , a Oria . Per vivere un mese con sessanta lire ci voleva una forza d ' animo che lo stesso Franco non avrebbe creduto , prima , possedere . Le ore d ' ufficio , il tradurre , assai laborioso per un uomo pieno di scrupoli e di timidità letterarie , gli pesavano più delle privazioni ; e sessanta lire gli parevano ancora troppe , si rimproverava di non saper vivere con meno . Si era legato con altri sei emigrati , parte lombardi parte veneti . Mangiavano insieme , passeggiavano insieme , disputavano insieme . Meno Franco e un Udinese , gli altri erano fra i trenta e i quarant ' anni . Tutti poverissimi , non avevano mai voluto pigliar un soldo dal governo piemontese a titolo di sussidio . L ' Udinese che apparteneva a una famiglia ricca e austriacante e da casa non riceveva niente , conosceva bene il flauto , dava quattro o cinque lezioni la settimana e suonava nelle orchestrine dei teatri di commedia . Un notaio padovano copiava nello studio di Boggio . Un avvocato di Caprino Bergamasco , soldato di Roma del 1849 , teneva i registri di un grande negozio di ombrelli e di mazze in via Nuova , per cui gli amici lo chiamavano il « Fante di bastoni » . Un quarto , milanese , aveva fatto la campagna del '48 nelle guide di Carlo Alberto ; per questo , e per una certa sua boria meneghína , il Padovano gli aveva posto nome « Caval di spade » . La professione del Caval di spade era quella di litigare continuamente col Fante di bastoni per antagonismo di provincia , d ' insegnare la scherma in due convitti , e , l ' inverno , di suonare il piano dietro una cortina misteriosa , nelle sale dove si ballavano polke a due soldi l ' una . Gli altri vivevano con miserabili assegni delle loro famiglie . Erano tutti scapoli , meno Franco , e tutti allegri . Si chiamavano e si facevano chiamare « i sette sapienti » . Dominavano Torino , nella loro sapienza , dall ' alto di sette soffitte sparse per tutta la città da Borgo San Dalmazzo a Piazza Milano . La più misera era quella di Franco che la pagava sette lire il mese . Meno il Padovano , a cui una sorella del portinaio di casa portava l ' acqua nella soffitta , nessuno della compagnia si faceva del tutto servire , e il Padovano avrebbe espiato bene la sua devota Margà con le tormentose celie degli amici , se non fosse stato il pacifico filosofo ch ' era . Tutti si lustravano le scarpe da sé . Il più destro di mano era Franco e a lui toccava di attaccare i bottoni agli amici quando non volevano umiliarsi ricorrendo al Padovano e alla sua Margà , la quale , del resto , certe volte , « o mi povra dona ! » , ne vedeva capitare una processione . L ' Udinese aveva bene un ' amante , una piccola « tota » del primo baraccone di piazza Castello sull ' angolo di Po ; ma era geloso e non permetteva che attaccasse bottoni a nessuno . Gli amici se ne vendicavano chiamandola « tota bürattina » perché vendeva fantocci e bambole . Egli era del resto , grazie a « tota burattina » , il solo della compagnia che avesse gli abiti sempre in ordine e la cravatta annodata con una grazia speciale . A mangiare andavano in una trattoria di Vanchiglia battezzata « la trattoria del mal de stomi » dove per trenta lire il mese avevano colazione e pranzo . Il loro lusso era il bicierìn , un miscuglio di caffè , latte e cioccolatte che si aveva per quindici centesimi . Lo prendevano la mattina , i veneti al caffè Alfieri , gli altri al caffè Florio . Meno Franco , però . Franco rinunciava al bicierìn e al relativo torcètt , pasta da un soldo , per ammassare tanto che gli bastasse a far una corsa a Lugano e portar un regaluccio a Maria . Andavano a passeggiare , l ' inverno , sotto i portici di Po , quelli della Sapienza , dalla parte dell ' Università , non quelli della Follia , dalla parte di S . Francesco ; e poi sedevano al caffè dove uno della compagnia , per turno , prendeva il caffè mentre gli altri leggevano i giornali e saccheggiavano lo zucchero . Una volta alla settimana , invece che andare al caffè , si cacciavano , per accontentare il Fante di bastoni , in un buco di via Bertola dove si beveva il più puro e squisito Giambava . A teatro ci andava l ' Udinese e in grazia sua , di tanto in tanto , qualche altro , gratis ; sempre alla commedia , per lo più al Rossini o al Gerbino . Per Franco il passar davanti ai manifesti del Regio e degli altri teatri di musica , era un supplizio molto maggiore che lustrarsi le scarpe o far colazione con cinque centimetri quadrati di frittata buonissima per osservare le macchie del sole . Fortunatamente aveva conosciuto certo C . , veneto , segretario al Ministero dei Lavori Pubblici , il quale lo presentò alla famiglia di un distintissimo maggiore medico dell ' esercito , pure veneto , che possedeva un piano , riceveva , la sera , alcuni amici e li ristorava con un caffè eccellente , quasi unico , in quei tempi , a Torino . Quando i sette sapienti , per una ragione o per l ' altra , non passavano la sera insieme , Franco andava a casa C . , in piazza Milano , a far musica , a conversare d ' arte con le signorine , a disputar di politica con la signora , una fiera patriota veneziana di grande ingegno e d ' animo antico , che aveva tutte eroicamente affrontate le durezze e le amarezze dell ' esilio , incuorando il marito i cui primi passi erano stati assai difficili e amari ; perché a lui , già reputatissimo professore dell ' Università di Padova , le care , benedette teste oneste e dure della rigida amministrazione piemontese avevano imposto di subire un esame se voleva diventare capitano medico , niente meno . La corrispondenza fra Torino e Oria non rispecchiava lo stato vero degli animi di Franco e di Luisa , correva liscia , affettuosa , certo con molti ritegni e cautele da una parte e dall ' altra . Luisa si era figurata che Franco avrebbe risposto alla sua letterina e sarebbe entrato nel grande argomento . Non vedendo che parlasse mai né della letterina né di ciò ch ' era stato fra loro quell ' ultima notte , arrischiò un ' allusione . Non fu raccolta . In fatto Franco s ' era messo più volte a scrivere col proposito di affrontare le idee di sua moglie . Prima di scrivere si sentiva forte , si teneva sicuro che pensandoci avrebbe trovato facilmente argomenti vittoriosi ; gliene venivano anche alla penna di quelli che gli sembravan tali ma poi , quand ' erano scritti , ne scopriva subito la insufficienza , ne stupiva , se ne doleva , ritentava la prova e sempre con eguale successo . Eppure sua moglie aveva ben torto ; di questo non dubitava un momento ; dunque vi doveva essere modo di dimostrarglielo . Bisognava studiare . Cosa ? Come ? Ne domandò a un prete dal quale si era confessato poco dopo il suo arrivo a Torino . Questo prete , un piccolo vecchietto contraffatto , focoso e dottissimo , lo invitò a casa sua , in piazza Paesana , si pose ad aiutarlo con entusiasmo , gli suggerì una quantità di libri , parte da legger lui , parte da mandare a sua moglie . Forte orientalista e gran tomista , provando una vivissima simpatia per Franco , attribuendogli un ingegno e una cultura forse superiori al vero , per poco non gli suggerì di studiar l ' ebraico e volle poi assolutamente che leggesse S . Tommaso . Arrivò sino a dargli un abbozzo di lettera a sua moglie con gli argomenti che doveva sviluppare . Franco s ' innamorò subito del vecchietto entusiasta che aveva poi , anche nell ' aspetto , la purezza d ' un Santo . Si mise a studiar S . Tommaso con grande ardore e vi durò poco . Gli parve di mettersi in un mare senza fine e senza principio , di non potervisi dirigere . Il disegno scolastico della trattazione , quella uniformità nella forma dell ' argomentare pro e contro , quel gelido latino denso di profondo pensiero e incolore alla superficie , gli schiacciarono in tre giorni tutta la buona volontà . Gli argomenti dell ' abbozzo di lettera non li capì che in piccola parte . Se li fece spiegare , li intese meglio , si dispose a scendere in campo con essi e si trovò impacciato come David nell ' armatura di Saul . Gli pesavano , non li poteva maneggiare , senti che non erano roba sua e che non lo sarebbero diventati mai . No , egli non poteva presentarsi a sua moglie col tricorno e con la tonaca del professor G . , impugnando una lancia di teologia e coprendosi con uno scudo di metafisica . Riconobbe che non era nato per filosofare in nessun modo ; gli mancava persino l ' organo del rigido ragionamento logico ; o almeno il suo bollente cuore , ricco di tenerezze e di sdegni , voleva troppo parlare anche lui , a favore o contro , secondo la propria passione . Suonando una sera a casa C . , tutto fremente e con gli occhi sfavillanti , l ' andante della suonata op . 28 di Beethoven , gli capitò di dire a mezza voce : « Ah questo , questo , questo ! » . Nessun Padre , pensava , nessun Dottore potrebbe comunicar il sentimento religioso come Beethoven . Metteva , suonando , tutta l ' anima sua nella musica e avrebbe pur voluto esser con Luisa , suonarle il divino andante , unirsi a lei pregando in un inenarrabile spasimo dello spirito , così . Né gli venne in mente che Luisa , la quale del resto sentiva la musica molto meno di lui , avrebbe piuttosto dato all ' andante il senso del doloroso conflitto fra il proprio affetto e le proprie idee . Andò da G . , gli riportò S . Tommaso , gli confessò tutta la sua impotenza con parole così umili e commosse che il vecchio prete , dopo qualche momento di silenzio accigliato e inquieto , gli perdonò . « Là là là » , diss ' egli riprendendosi con rassegnazione il suo primo volume della Somma , « ca s ' raccomanda al Sgnour e sperouma ca fassa Chiel . » Così finirono gli studi teologici di Franco . Tanto meditare sulle idee di sua moglie e sulle proprie e soprattutto il consiglio del professore « ca s ' raccomanda al Sgnour » non furono senza frutto . Cominciò a intendere che in qualche cosa Luisa non aveva torto . Rimproverato da lei di non condurre la vita che secondo la sua fede avrebbe dovuto , egli s ' era offeso di ciò più che di tutto il resto . Adesso un generoso slancio lo portò all ' altro estremo , a giudicarsi sinistramente , a esagerare le proprie colpe d ' accidia , d ' ira e persin di gola , a tenersi responsabile delle aberrazioni intellettuali di Luisa . E provò una smania di dirlo , di umiliarsi davanti a lei , di separar la causa propria dalla causa di Dio . Quando ebbe il posto all ' Opinione e regolò le proprie spese per poter fare un assegno alla famiglia , sua moglie gli scrisse che l ' assegno era assolutamente troppo forte in proporzione dei suoi guadagni . Il saper ch ' egli viveva a Torino con sessanta lire il mese le rendeva amaro il cibo a lei . Allora egli le rispose , questo non proprio sinceramente , che , anzi tutto , non pativa mai la fame ; che , del resto , sarebbe stato felice anche di digiunare perché provava un ' avidità intensa di mutar vita , di espiar gli ozi passati , compreso il soverchio tempo dato ai fiori e alla musica , di espiar tutte le passate mollezze , tutte le debolezze , comprese quelle per la cucina raffinata e per i vini scelti . Soggiunse che della vita passata aveva domandato perdono a Dio e che credeva doverlo domandare anche a lei . Insomma il Padovano , cui si era legato di grande amicizia , udito recitarsi da lui , come a riprova di precedenti confessioni , questo brano di lettera , gli disse : « Ciò , la par l ' orazion de Manasse re di Giuda » . Luisa scriveva molto affettuosamente , sì , ma con minore effusione . Il silenzio di Franco circa l ' argomento del colloquio doloroso le spiaceva ; e cominciar lei , di fronte a un silenzio così ostinato , non le parve utile . I propositi di lavoro e di sacrificio la commossero profondamente ; quando lesse quella confessione da gran delinquente con la domanda di perdono a Dio e a lei , ne sorrise e baciò la lettera sentendo ch ' era un atto di sottomissione e un ' acquiescenza umile alle censure che tanto lo avevano a prima giunta irritato . Povero Franco , ecco gli slanci della sua nobile , generosa natura ! Ma durerebbero ? Rispose subito e se dalla risposta traspariva la sua commozione , ne traspariva pure il sorriso , del quale Franco non fu contento . Nella chiusa v ' eran questi periodi : « Leggendo tutte le accuse che ti fai ho pensato con rimorso a quelle che t ' ho fatto io , una triste notte , e ho sentito che ci pensavi anche tu quando scrivevi , benché né questa lettera né alcuna delle altre tue ne abbia parola . Di quelle accuse ho rimorso , Franco mio ; ma delle altre cose a cui tanto penso nella mia solitudine , oh come vorrei che parlassimo ancora , da buoni amici ! » . Il desiderio di Luisa restò vano . Su questo punto Franco non rispose affatto , anzi la sua prima lettera fu alquanto freddina . Perciò Luisa non ritornò più sull ' argomento . Solo una volta , parlando di Maria , scrisse : « Se tu vedessi come recita il Padre nostro , mattina e sera , e come si comporta a Messa , la domenica , saresti contento » . Egli rispose : « Di quanto mi scrivi circa le pratiche religiose di Maria , sono contento e ti ringrazio » . Sì Luisa che Franco scrivevano quasi ogni giorno e spedivano le lettere una volta alla settimana . Ismaele andava alla posta di Lugano ogni martedì , portava la lettera della moglie e riportava quella del marito . In giugno Maria ebbe il morbillo , in agosto lo zio Piero perdette quasi improvvisamente l ' occhio sinistro e ne fu , per qualche tempo , molto turbato . Durante questi due periodi , le lettere di Oria spesseggiavano . In settembre la corrispondenza ritornò settimanale . Tolgo dal fascio le ultime lettere scambiate fra Luisa e Franco alla vigilia degli avvenimenti onde furono colti alla fine di settembre . Luisa a Franco Oria , 12 settembre 1855 Il riverito signor Ismaele ci ha fatto molto aspettare l ' ultima tua , perché da Lugano invece di venire a Oria è andato a Caprino con alcuni amici suoi e delle Potenze Occidentali a festeggiare la presa di Sebastopoli nella cantina dello Scarselon e là ha bevuto « un cicinìn » e quindi è ritornato a Lugano dove un altro « cicinìn » lo ha fatto dormire come un salame fino a mercoledì mattina . Ha pure dimenticato di spedirti il vasetto di lucido e così lo dovrai aspettare una settimana o pagare , a Torino , tanto più caro , se la provvista è finita . Me ne rincresce assai . Se Dina ti ha offerto di scrivere qualche appendice teatrale , tanto meglio . Così potrai udire gratis un po ' di musica ; benché sono anch ' io dell ' opinione del vostro Caval di spade che bisogna ricondurre la musica italiana al tamburo . Quanto all ' affare Valle Intelvi , lodo la tua prudenza . Essa è stata però così grande che non sono certissima d ' averti inteso bene . Ho inteso che per preparare , in caso di guerra , un movimento alle spalle dei nostri signori , occorrono alcune persone sicure cui far capo con le opportune comunicazioni da Torino , sia direttamente sia per mezzo del Comitato di Como . A ogni modo andrò io stessa domani a Pellio Superiore dove c ' è un medico condotto grande amico di V . e sicurissimo . Parlerò con lui , intanto . Per quella fodera sdrucita non ti crucciare . Basta che porti l ' abito a Lugano quando verrai . Ci penserò io e posso anche promettere di foderarti le maniche di seta , grazie ad una sottana che mia madre mi diceva essere venuta in casa Ribera da casa Affaitati nel secolo scorso , una sottana gialla a fiorami rossi che né io né Ombretta porteremo certo mai . Ombretta sta benissimo . Da tre giorni , declinando il caldo , ha ripreso i suoi colori . Stamattina le ho dato la prima lezione di lettura col metodo Lambruschini . Tutto si trasforma e progredisce nella nostra casa ! Questa sorte è toccata ieri all ' antico cartellone della tombola , con dolore muto ma palese della Cia . Ne ho fatto strage per tagliarne fuori , oltre a cinque quadratini per le vocali , parecchi altri quadrati più grandi , dove ho disegnato , immagina come ! le figure di so - le , lu - na , ca - ne , bu - e , ecc . Maria ha imparate le vocali con prontezza sufficiente . A mezza lezione è entrato lo zio Piero e ha esclamato : « Oh povero me ! » . Poi , malgrado le mie proteste , ha molto compianto Maria . Ella ha risposto che studiava per scrivere a papà . « Scrivere a papà » è la sua idea fissa e io credo che se la facessi scrivere conducendole la mano , perderei forse il più forte stimolo che posso adoperare con lei come maestra di lettura , poiché sa che prima di scrivere deve imparare a leggere . Il suo affetto per te vien sempre fuori con una mistura di amor proprio . Parla come se fosse un bisogno , non suo ma tuo , mio , dell ' universo intero che Ombretta Pipì scriva a papà . Uno di questi giorni mi udì sgridar la Veronica perché ha la cattiva abitudine di buttar dalla cucina l ' acqua sporca sul carrubo che n ' è intristito . Ricordai alla Veronica , naturalmente , quanto il carrubo è caro a te . Maria l ' udiva che brontolava tra sé contro il povero carrubo perché manda ombra in cucina e gli augurava di crepare . « Taci ! » , le intimò Maria con una forza inesprimibile . « Ti mando via se non taci . » L ' altra la rimbeccò e Maria fuori a piangere . Io udii e accorsi . « Perché piangi ? » « Perché la Veronica dice brutte parole alla pianta di papà . » Bisognava vedere che visetto irritato ! Adesso fa lei la guardia al carrubo , non se ne allontana senza una predica alla Veronica e prende un ' aria d ' importanza come se la vita del carrubo fosse affidata a lei . Ogni mattina , quando va in giardinetto , corre lì e dice : « Stai bene , pianta ? » . Oggi ha versato molte lagrime perché la breva soffiava scotendo forte il carrubo , e poi ch ' ella gli ebbe fatta la solita domanda , io le dissi : « Vedi che non sta bene il carrubo ? Vedi che risponde di no ? » . Più tardi mi domandò se il carrubo , quando muore , va in Paradiso . Le risposi che siccome il carrubo disturba la Veronica mandando l ' ombra in cucina , non può andare in Paradiso . Tacque mortificata . Lo zio Piero è ormai rassegnato del tutto alla perdita del suo occhio . Si paragona ad un altare dove si dice messa e il chierico ha spento , durante l ' ultimo vangelo , una delle due candele . Dopo pranzo egli e Maria fanno in loggia delle conversazioni senza fine , non più interrotte dal corso del Mississipì , oramai dimenticato . Lo zio le racconta tante vecchie cose che non ha mai raccontato neppure a me . Io non entro , allora , in loggia , perché credo che si apra più volentieri con la piccina sola . Si vogliono un gran bene e non si fanno mai o quasi mai baci né carezze , come se Maria fosse una persona grande . 13 Stamattina ho preso con me la Leu , la sorella della Veronica , ch ' è clorotica , per condurla a consultare il medico di Pellio ; capisci ! Abbiamo impiegato due ore e mezzo da Osteno . Tu avresti goduto con entusiasmo la bellezza dei luoghi e della mattina . Io invece non me ne commossi che un momento fra i vecchi castagni di Pellio Superiore , dove voltandosi a guardar giù la valle si scopre , in fondo a quel grande imbuto verde , Porlezza e un pezzetto di lago , una piccola coppa di acqua viva , verde anche quella . Ti ricordi che abbiamo fatto colazione insieme lassù , nel tempo in cui ero ancora signorina e che l ' Ester si è accorta di qualche cosa quando mi hai parlato di mia madre ? Ho trovato il mio medico condotto alla fontana di « Pèll sora » , fra le pecore , come un patriarca . Gli ho fatto visitare la Leu e poi , allontanata questa , abbiamo parlato . Non sapeva che sei a Torino e al solo nome di Torino mi afferrò e mi strinse le mani come se la moglie d ' uno ch ' è a Torino fosse già una specie di eroina . Credeva poi che corrispondendo con Torino io avessi il piano di Cavour in una tasca e quello di Napoleone nell ' altra . È un bonapartista così sfegatato che gli è amara l ' alleanza inglese e dice « la perfida Albione » . Si teneva sicurissimo , del resto , della guerra a primavera e non gli piacque udire che ci sono dei dubbi . Credo che mi abbia subito ammirata meno . Quanto ad agire nel momento buono , dice che in Vall ' Intelvi si faranno tagliare a pezzi , se occorre , « come micch » . Perché parla sempre in plurale , dice « nün chì » . Non ha l ' aria d ' uno spaccamonti . Parlando di venire alle mani coi Croati diventò più rosso dell ' asso di cuori e vibrava tutto come un bracco quando gli si mostra un pezzo di pane . « Nün chì » , mi disse , « gh ' emm poeu anca el Brenta . » Sai , hanno a vendicare il Brenta , fucilato dagli austriaci . Insomma , se la parte mia , quando scoppierà la guerra , non fosse di liberare la « süra Peppina » e di buttare ai cavedini il suo Carlascia , andrei volentieri a battermi insieme al dottore di Pellio . Ritornammo alle tre . Lo zio giuocava a tarocchi col curato , con Pasotti e col signor Giacomo . Il curato aveva la Gazzetta Ticinese e si era molto parlato di Sebastopoli . Si capisce che Pasotti ha una gran rabbia come tutti i tedesconi . Invece il signor Giacomo era tutto intenerito per il suo Papuzza e il curato propose di bere una bottiglia alla salute di Papuzza . Allora lo zio Piero gli domandò se non aveva vergogna , egli prete , di festeggiare le buone fortune di Papuzza . « Mi l ' era per bev » , brontola il curato . « L ' è ben che ghe n ' è minga » , risponde lo zio . Il curato brontolò peggio di prima e lo zio , per consolarlo , gli fece una dotta dissertazione sui dialetti lombardi , concludendo : « Ghe n ' è no , ghe n ' è minga e ghe n ' è miga » . 14 Non credo che Pasotti verrà più in casa nostra . Me ne rincresce per quella povera Barborin che non potrà più venirci neppur lei , temo ; ma non mi pento di quel che ho fatto . Egli sa benissimo che sei a Torino da un pezzo , come qui lo sanno tutti . Ne ha parlato persino col Ricevitore , me lo disse la Maria Pon che stando alla cappella del Romìt li udì mentre scendevano discorrendo ad Albogasio Superiore . Quando è venuto da noi ha affettato sempre d ' ignorarlo e ha domandato le tue notizie con quelle sue solite smancerie di premura e di amicizia . Oggi mi trova sola in giardinetto , mi domanda quanto ancora starai assente e se adesso sei a Milano . Io gli rispondo netto che mi meraviglio della sua domanda . Egli diventa pallido . « Perché ? » , dice . « Perché Lei va dicendo che Franco è in ben altro luogo . » Si confonde , protesta , freme . « Protesti pure » , dico io . « Tanto è inutile . Lo so . Del resto Franco sta benissimo dov ' è . Lo dica pure a chi crede . » « Lei mi offende ! » , diss ' egli . Io non stetti tanto a riflettere e risposi : « Sarà ! » . Allora se n ' andò precipitosamente , senza salutarmi , nero come l ' asso di picche , poiché sono in vena di simili paragoni . Sono sicura che stasera andrà a Cressogno . Il Cüstant ci ha mandato a regalare una magnifica tinca presa da lui stamattina con gran dispetto del Biancòn che pesca tutto il giorno , non prende niente e si arrabbia perché le tinche , brave ! se ne impipano di S . M . I . R . A . e del suo Carlascia . « Poer omàsc ! » , dice la súra Peppina . « El se mangia el fidegh ! » . Gli passerà , gli passerà . Miti sensi , pace amica Tornan presto a nobil cor ; Dio conservi e benedica Ferdinando Imperator . 15 Ho raccontato allo zio l ' episodio Pasotti e n ' è stato assai malcontento . « Bel profitto » , ha detto , « che ne caverai ! » Povero zio , parrebbe un utilitario . Invece è un filosofo . In fondo , di fronte agli sdegni miei per tante brutte cose che sono nel mondo , il suo argomento capitale è « ghe voeur alter ! » . Oggi la messa parrocchiale è stata ad Albogasio Superiore . Nell ' uscire di chiesa con Maria ho avuto uno sguardo desolato della povera Pasotti che aveva evidentemente l ' ordine di evitarmi . Invece è discesa con noi Ester e poi è anche salita in casa e mi ha tenuto , a quattr ' occhi , un discorso che da qualche tempo mi aspettavo . Ha cominciato pregandomi di non ridere e ridendo lei . Insomma capisci che il professore , dalli e dalli , ha fatto un po ' di breccia . E così , quantunque Ester affermi di non poter decifrare i propri sentimenti . Io vedo tutto il cammino ch ' egli ha fatto nel suo cuore . Sulle prime , te ne ricordi ? lo chiamava valsoldesemente el vecc , el veggiòn , el zücca pelada , l ' oreggiàt , el nasòn , el barbarostì . Quando s ' accorse della simpatia di lui un sentimento di gratitudine le fece smettere questi titoli , senza riconciliarla però né con il cranio lucido né con le orecchie a ventaglio né col pelo rossiccio né col naso fiorito dell ' adoratore . Adesso de ' primi tre guai non si parla più ; su questi tre punti l ' amico ha vinto la battaglia e può portarli in trionfo . Solo intorno al quarto punto vi è ancora del combattimento . « Mi l ' è quel nas ! » , diceva Ester stamattina e rideva rideva , si nascondeva il bel visetto brillante . Il naso scandaloso mi pare che fatalmente prosperi , si colori e ingrossi sempre più . Quel semplice uomo mi confidò poco fa , forse perché lo ripetessi a Ester , che ha sempre bevuto solamente acqua anche in gioventù e che il rossore e il turgore del suo naso dipendono da frequenti sofferenze viscerali . Ho paura che questo nuovo aspetto delle cose non migliori la situazione . Credo però che l ' amica finirà con superare anche un così grande e grosso ostacolo . Il fatto è che la passione di lui è all ' apice . Egli le ha scritto trenta pagine di confessione generale , vuotandosi proprio il cuore e rivoltandone la fodera , per modo da intenerire un croato . Io lo aiutai presso Ester che deciderà entro due giorni e vuole che la risposta gli sia fatta da me . Io poi capisco che la letteratura del professore le mette soggezione e che ha un gran timore di fare sbaglietti di ortografia . Buon segno ! 18 Sono stata tre giorni senza scrivere temendo non esser padrona della mia penna , non saper comprimere il mio pensiero dentro parole che devono avere una data misura e non più . Adesso lo posso fare e lo faccio . Sappi però , Franco , che non rispondo esser padrona di me sempre ! È venuto dunque da me , la sera del 15 , l ' agente di tua nonna . Poiché la rata semestrale de ' tuoi interessi scade il 16 ho creduto che avesse le cinquecento svanziche e gli ho detto senz ' altro che andavo a preparargli la ricevuta . Allora il gentilissimo signor Bellini mi disse che la ricevuta mia non gli poteva bastare . « Come » , rispondo , « se Le è bastata il 16 marzo ? » « Ma ! » , dice . « I miei ordini ! » « Ma Franco non c 'è.» « Lo so . » « E allora , cosa è venuto a fare ? » « Sono venuto a dirle che il signor don Franco , per avere il denaro deve presentarsi all ' agenzia della signora marchesa in Brescia . » « E se non potesse andare a Brescia ? » Qui il signor Bellini fece un gesto come per dire : pensateci voi . Io gli risposi che andava bene , gli feci portare il caffè e gli dissi che avrei desiderato comperare dalla signora marchesa le librerie del tuo antico studio di Cressogno . Il Bellini diventò giallo e partì mogio mogio come il nostro vecchio cane Patò di casa Rigey quando aveva rubato . È certo che in questa immondizia vi ha un dito del signor Pasotti . Ieri è venuto qua il prefetto della Caravina e ha raccontato che il 14 sera Pasotti è andato a Cressogno assai tardi ed è capitato in casa della nonna mentre si diceva il rosario , per cui gli toccò pure di rosarieggiare . Questo faceva ridere il prefetto ; secondo lui il Pasotti va a messa perché è I . R . pensionato ma di preghiere dice solo « el Patèr d ' i ratt » , che io non so cosa sia . Soggiunse poi che quando gli altri partirono , Pasotti restò a confabulare con la nonna e che c ' era anche il Bellini . Bellini era arrivato il 15 stesso , da Brescia . Probabilmente aveva recati i denari per te . Fino all ' ottobre , quando arriverà il denaro tuo , c ' è da vivere . Altro non dico . Il ciclamino che troverai qui dentro te lo manda Maria . Devo pure raccontarti questa cosa ! Puoi pensare in quale stato d ' animo ella mi vede . Mi ode anche spesso discorrere dell ' argomento con lo zio . Lo zio è sempre lo zio . In vita sua ha solamente giudicato birbanti quegli appaltatori che gli offrivano quattrini e un altro zio , il suo antipodo , che dopo di essersi servito del nipote per anni , non gli ha lasciato un fico secco . Altri birbanti non ha mai voluto vedere e neanche adesso vuol vederne . Ora , quando io discorro con lui , Maria vorrebbe ascoltare sempre . Io la mando via ma poi tante volte mi accorgo che piano piano ritorna . Stamattina si mette a recitare le sue orazioni . Oh , Franco , tua figlia è ben religiosa nel senso tuo ! L ' ultima che recita è il requiem per la povera nonna Teresa . « Mamma » , dice allora , « voglio recitare il requiem anche per la nonna di Cressogno . » Ho risposto quel che ho risposto , parole amare ; avrò fatto anche male , se vuoi , lo confesso . Maria mi guarda e fa : « È proprio cattiva la nonna di Cressogno ? » . «Sì.» « E perché lo zio dice che non è proprio cattiva ? » « Perché lo zio è tanto buono . » « E tu , allora , non sei mica tanto buona ? » Cara la mia innocente , me la mangiai di baci , non ne potei proprio a meno . Appena fu libera di parlare , riprese subito : « Non vai mica , sai , in Paradiso , se non sei tanto buona » . Quella del Paradiso è la sua fissazione . Povero Franco , non averla con te , tu che saresti così contento di lei ! Fai un gran sacrificio ! Se ti può far piacere ti dirò che la sola possibilità per me di amare Iddio la trovo in questa bambina perché in essa Iddio mi diventa visibile , intelligibile . Addio , Franco ; ti abbraccio Luisa P.S. Sappi che ho licenziato la Veronica per il 1° ottobre . Per economia , prima ; e poi perché mi sono accorta che fa all ' amore con una guardia di finanza . Oh , mi scordavo quest ' altra ! Mezz ' ora fa è venuta Ester a dirmi che si è decisa per il sì ma che desidera di aspettare ancora un giorno a vedere il professore . Si capisce che il naso è inghiottito ma non ancora passato giù nello stomaco . Franco a Luisa Torino , 12 settembre 1855 Iersera Dina mi ha mandato al d ' Angennes dove si è data male un ' opera vecchiotta che non mi garba , Marin Faliero . Aggiungi l ' idea tormentosa di dover scrivere l ' appendice e intenderai che non è stato un invitarmi a nozze . Un collega mi propose di presentarmi in un palco dov ' erano due dame sfoggiatamente eleganti . Credo l ' abbia fatto per desiderio del Dina perché esitava , gittava qualche rapida occhiata ai miei panni i quali mostrano aperto il canchero della borsa . Pensa se mi fu agevole il trarmi d ' impaccio ! Panni vetusti Fedeli e frusti vi debbo anche per questo una gratitudine che non rifiuto . In teatro non si parlava che di Sebastopoli . I più credono che la pace non si farà , che l ' Inghilterra non vorrà posare le armi prima d ' aver levato ai russi per cinquant ' anni il prurito delle conquiste . Uscendo dal teatro udii il deputato B . , un fiero avversario della spedizione , dire a qualcuno : « Hanno preso la loro tomba . Un piccolo Napoleone , una piccola Mosca ! » . Io dissi forte : « Hanno preso Verona » . B . mi guardò con due occhi fulminei e io guardai lui senza abbassare i miei . Egli si strinse nelle spalle e se n ' andò . Salii nella mia soffitta e mi posi a scrivere l ' appendice sui margini di un giornale onde non sciupare carta . Scrivi , cancella , riscrivi e ricancella , ne son venuto a capo alle quattro del mattino . Qui mi dicono che i miei periodi hanno una forma troppo classica e che adopero troppi vocaboli e modi toscani . « Già , Lei , col Suo Giusti ! » , mi ha detto D . Il guaio è ch ' io non so scrivere un italiano piemontese come forse piacerebbe a lui . Intanto mi son buscato un bellissimo e lucentissimo scudo nuovo di zecca con un Vittorio Emanuele così parlante che potrebbe farvi svenire dalla commozione , come svenne ier l ' altro all ' hôtel della Liguria una signora veneta vedendo passare alla testa d ' una colonna di fanteria il generale Giannotti che scambiò , in grazia de ' baffi maiuscoli , per il Re . Io serberò lo scudo , ve lo porterò a Lugano , tu lo porrai da parte e sarà la prima pietra della dote di Ombretta . Va bene ? L ' idea me n ' è venuta per un sogno che feci stamattina , appena addormentato , nell ' ora in cui l ' anima Alle sue visïon quasi è divina . Sognai ch ' era nella chiesa di S . Sebastiano di Oria , con te e Maria , grande , bella , vestita da sposa ; che lo sposo era Michele Steno e che lo zio Piero si stava mettendo cotta e stola per celebrar lui il matrimonio e che Michele Steno si alzò dall ' inginocchiatoio per venirmi a dire : « Sì , tutto va bene , ma e la dote , e la dote ? » . Maria mia dolcissima , verrà pure per te il gran giorno della dote ; quand ' anche tu tenessi allora in serbo molti pezzi d ' oro sopra lo scudo d ' argento , avresti tuttavia lo scudo più caro ! 14 Il Fante di bastoni è in pericolo di essere licenziato dal suo principale per le condizioni veramente miserevoli del suo vestito . Il Fante è per verità uno sciupone e non ha ancora appreso , duris in rebus , a maneggiare una spazzola ; ma insomma gli altri sapienti hanno deciso che non faranno colazione per una settimana ond ' egli si possa rimpannucciare . Vedi bassezza del cuore umano ! Il Fante si è sbracciato a ringraziare e poi si disponeva a far colazione lui , come se nulla fosse . Questo gliel ' abbiamo proibito . Così oggi invece di andar al « Mal de stomi » passammo una mezz ' oretta sulla via del Po , verso il Valentino , a veder l ' acqua scendere . L ' Udinese portò seco il flauto , perché ad una colazione ideale dove si offrivano le più trimalcioniane idee di cibi e di bevande , la musica non poteva mancare . Egli aveva una lettera de ' suoi con magnifiche proposte di ritorno all ' ovile . Persino il cavallo da sella gli offrono . Ci narrò di avere risposto che lo vedranno presto arrivare sopra un cavallo del Re Vittorio Emanuele . Allora il Padovano , gran motteggiatore , gli ha detto con tutta flemma : « Ciò , eroe , sonistu anca el trombon , ti ? » . ( Vedi che t ' imito , poiché la ferula de ' pedanti mi è lontana , nelle tue scandalose familiarità col dialetto . ) L ' Udinese si è arrabbiato alquanto ma poi vi ha fatto su la sua brava sonatina di flauto . Il fatto strano è che nessuno di noi ha sentito fame . Però , levando la seduta , abbiamo deciso che l ' abbigliamento del Fante verrà semplificato e ch ' egli potrà benissimo fare a meno del giustacuore , modernamente detto sottoveste . Ah noi faremmo a meno anche del pranzo per poter passare il Ticino col Re nell ' aprile del 1856 ! Ne parlavamo tornando in città dalla colazione ideale . Il Padovano ha osservato che in aprile l ' acqua è troppo fredda e che sarebbe meglio aspettare fino a giugno . Si diceva che gran cosa sarà l ' Italia senza tedeschi . Ti assicuro ch ' eravamo tutti entusiasti malgrado il vuoto dello stomaco . Tutti meno il Padovano , sempre ; del quale va pur detto , a sua scusa , che patisce la fame , o quasi , per non vedere austriaci , e che quantunque bussi all ' uscio de ' quaranta si batterà meglio di qualche giovane che adesso si mangia un caiserlicchio a colazione e due a pranzo . Egli crede che torneremo un paese di cani e gatti . « Per esempio » , diceva , « intendiamoci bene . Partiti i tedeschi , ciascuno a casa sua e guai a voi se venite a rompermi le scatole a Padova ! » . Mi pareva di udire lo zio Piero , quando noi pure , a Oria , s ' è parlato della grandezza , dello splendore futuro d ' Italia . « Eh sì sì ! » , diceva . « Eh sì sì ! Il lago diventerà di latte e miele e la Galbiga de formagg de grana ! » Vedremo , vedremo ! 21 La tua lettera mi suscita un tumulto di sentimenti che non si scrivono . Mi addolorano , senza dubbio , l ' atto della nonna e la obliqua malevolenza del Pasotti ma più mi affligge lo sdegno tuo troppo forte . Quando un mio procuratore si presenterà a Brescia , il pagamento non potrà venire rifiutato . È vero , tu sei donna e non hai l ' obbligo di conoscere queste cose . Anche la collera ti perdono poiché freddo non rimasi nemmeno io , da principio . Quindi mi son detto : Di che ti sdegni e che ti sorprende ? Non conoscevi tu quel malanimo e non ne avesti offese maggiori ? Infinitamente mi rattrista che tu non abbia saputo celare i tuoi sentimenti a Maria , infinitamente mi commuove che tu ne sia pentita e infinitamente mi consola che tu ami il Signore nella bambina , che tu me lo scriva . A dir vero , cara , non dovrei appagarmene così perché ad amare Iddio ne invitano i cieli e la terra ed Egli ci è visibile in ogni luce , intelligibile in ogni vero ! Ma insomma tu incominci a udire la voce Sua ! Nelle mie lettere non ho mai toccato questo punto per sentirmi troppo inetto a parlartene degnamente , efficacemente . E ora lascio che Iddio ti parli nella bambina , torno nel mio silenzio . Sappi soltanto che ascolto palpitante , che prego e spero . Posso io dirti quello che sento per Maria ? Chi potrebbe dire questa commozione , questa tenerezza immensa , questo desiderio che mi strugge di tenermela almeno un momento , un solo momento , sul cuore ? Credi tu che io possa attendere fino a novembre ? No no no , scriverò appendici , copierò , monterò qualche guardia per altri ma verrò a Lugano prima ! Coprila di baci per me , intanto , dille che Papà ha sempre nel cuore la sua Ombretta e che la benedice , domandale cosa le farebbe piacere ch ' io le portassi e poi scrivimelo senza pensar poi troppo alla mia povertà . Ti abbraccio , Luisa mia , con l ' anima . Franco Luisa a Franco 24 settembre 1855 Finalmente ! Da quando sei partito io desiderai sempre , che tu toccassi quel punto . Come mi sarò spiegata , quella notte , nella mia commozione dolorosa ? Come mi avrai inteso tu nella tua ? Da mesi e mesi sento il bisogno di parlarne con te e non l ' ho fatto mai per mancanza di coraggio . Vedi , per esempio . Tu mi hai accusata d ' orgoglio , quella notte . Ti supplico di credere che non sono orgogliosa ; non posso neanche comprendere un ' accusa simile ! Mi par di capire dalla tua lettera che tu mi supponga ritornata alla fede in Dio . Ma t ' ho io mai detto di non credere in Dio ? Non posso averti detto questo perché la storia de ' pensieri miei mi è tutta scritta nella mente , e lo spavento , l ' angoscioso pensiero di non poter forse più credere in Dio mi son venuti dopo la tua partenza ; ne so il giorno e l ' ora . Avevo udito parlare a S . Mamette di un gran pranzo dato da tua nonna a Brescia e io non potevo assolutamente procurare al nostro diletto zio quel regime di cibi e di vino che il medico , temendo per l ' occhio destro , prescriveva . Ho lottato con quelle tenebre spaventose , Franco , e ho vinto . È vero , la vittoria è in gran parte della nostra Maria . Vorrei dire che se tante nere nuvole mi nascondono l ' esistenza di una Giustizia Superiore , me ne trapela però un raggio in Maria ; e questo raggio mi fa credere e mi fa sperare nell ' Astro . Perché sarebbe orribile che l ' universo non avesse un governo di giustizia ! Quella notte , dunque , io ti ho potuto solamente dire che intendevo la religione in un modo diverso da te , che gli atti di fede cristiana e le preghiere non mi parevano essenziali all ' idea religiosa ma l ' amore e l ' azione per quelli che soffrono , sì ! Ma lo sdegno e l ' azione contro coloro che fanno soffrire , sì ! E tu vuoi ritornare nel tuo silenzio ? Ma no , non lo devi . Ti senti debole , dici . Debole te o il tuo Credo ? Ragioniamo , discutiamo . Confessa che voialtri credenti amate le vostre credenze anche perché sono un comodo riposo dell ' intelletto . Vi adagiate in esse come in un ' amaca sospesa in aria per tante fila lavorate dagli uomini , annodate dagli uomini a diversi uncini . Voi vi state bene e se si va tentando , saggiando con la mano anche uno solo di questi fili , ve ne turbate e avete paura che si spezzi , perché poi molto facilmente si spezzerà il suo vicino e dopo questo un altro e tutto il vostro letto fragile rovinerà dall ' aria in terra con vostro spavento e dolore . Conosco questo spavento e questo dolore , so che si paga così la compiacenza di camminar poi sul solido e perciò non mi trattiene dal discutere teco una pietà che sarebbe falsa . Ma forse mi inganno e sarai tu che mi solleverai a te nel tuo letto di fragili fili e d ' aria . Maria non può far tanto . Se Maria mi fa credere in Dio non vuol dire che possa farmi credere anche nella Chiesa . E tu credi sopra tutto nella Chiesa , tu ! Cerca di persuadermi dunque e io pure ti ascolterò palpitando ; e se non prego , almeno spero , perché adesso più che mai desidero pienamente unirmi a te . Adesso con l ' antico affetto sento per te un ' ammirazione nuova , una gratitudine nuova . Ti offenderai di questo mio sfogo ? Pensa che otto mesi sono devi aver trovato una mia lettera nella tua borsa da viaggio e che da otto mesi aspettavo risposta ! Il professore ed Ester si vedono in casa nostra , oramai come fidanzati . Quelli son felici , almeno . Ella va in chiesa , egli non ci va , e né l ' uno né l ' altro si danno pensiero di ciò più che del colore diverso de ' loro capelli . E così fanno novecentonovantanove sposi su mille , credo ! Ti abbraccio . Scrivi a lungo , a lungo . Luisa Questa lettera non partì da Lugano che il 26 settembre e Franco l ' ebbe il 27 . Il 29 , alle otto della mattina , ricevette il seguente telegramma pure da Lugano : Bambina malata gravemente . Vieni subito . Zio 10 . Esüsmaria , sciora Lüisa ! Nelle prime ore pomeridiane del 27 settembre Luisa ritornava da Porlezza con alcune carte da copiare per il notaio . In quel tempo gli scogli fra San Michele e Porlezza erano affatto selvaggi , non avevano la sottile briglia che ora li doma . Luisa s ' era fatta tragittare in barca per quel breve tratto e poi aveva preso , a piedi , la stradicciuola che , come tutte quelle del mio piccolo mondo , antico e moderno , non comporta altri metodi di viaggiare ; la stradicciuola graziosa e perfida che cerca ogni mezzo di non arrivar mai dove il viandante vorrebbe . A Cressogno passa sopra la villa Maironi che nemmanco si vede . « Se la incontrassi ! » , pensava Luisa con un ribollimento del sangue ; ma non incontrò nessuno . Sull ' erta da Cressogno al Campò il sole bruciava . Quando si trovò nel fresco , alto vallone che chiamano il Campò , sedette all ' ombra del colossale castagno che vive ancora , ultimo di tre o quattro venerabili patriarchi . Guardava le case del suo nativo Castello appollaiate a tondo sopra un alto spuntone di scogli ombrosi e pensava alla povera mamma compiacendosi che almeno ella fosse in pace , quando sentì esclamare : « Oh , cara Madonna ! » . Era la süra Peppina che veniva pure da Cressogno , disperata di non aver potuto trovare uova né a S . Mamette né a Loggio né a Cressogno . « Adess el me coppa , el Carlo ! El me mazza addirittura , cara Lee ! » Avrebbe voluto andare anche a Puria , ma era mezza morta di stanchezza . Che paesi da cani ! Che strade ! Quanti sassi ! « Quand pensi al me Milan , cara Lee ! » Sedette anche lei sull ' erba presso Luisa , le disse un mondo di tenerezze e volle che indovinasse con chi avesse parlato di lei , allora allora . Ma con la signora marchesa ! Ma sicuro ! « Ah cara Lee ! S ' ciao ! » Pareva che la Peppina avesse gran cose a dire e non osasse e ne provasse una molestia in gola , volesse pur farsele strappare . « Che roba ! » , esclamava ogni tanto « Che roba ! Che discors ! S ' ciao , s ' ciao ! » Luisa taceva sempre . Allora l ' altra cedette a quel gran prurito e buttò fuori ogni cosa . Era andata dal cuoco della signora marchesa , per farsi prestare delle uova , e la signora marchesa , udita la sua voce , aveva voluto assolutamente vederla , trattenerla a chiacchierare , e lei si era sentita nel cuore come una ispirazione del cielo che le diceva : Parla di quella povera gente ! Forse è il momento buono . Parla della Maria , « de quel car belee , de quel car ratin , de quel car strafoi ! » . Ah era stata una ispirazione del diavolo e non del cielo . Aveva cominciato a parlarne , voleva dire quanto era bella , quanto era cara , e quella gran meraviglia di un gran talento così spropositato ; e lei , la bruttona , con una faccia « che ghe disi nagòtt » , a interrompere : « Lasci stare , signora Bianconi ; so ch ' è molto male educata e altro non può essere » . Aveva provato allora a toccare un altro tasto , la disgrazia del signor ingegnere rimasto cieco d ' un occhio . E la marchesa : « Quando non si è onesti , signora Bianconi , il Signore castiga » . Qui la Peppina , guardando Luisa , si pentì delle sue chiacchiere , si pose ad accarezzarla , ad accusarsi d ' aver parlato , a dirle che si desse pace . Luisa l ' assicurò ch ' era tranquillissima , che di nulla si sorprendeva più da parte di quella persona . La Peppina volle ad ogni modo darle un bacio e partì brontolando fra sé molti « poer a mi ! » col vago sospetto di aver fatto , senza uova , una gran frittata . Luisa si alzò , si voltò a guardar verso Cressogno stringendo il pugno . « Almeno uno scudiscio ! » , pensò . « Almeno frustarla ! » L ' idea di un incontro , la vecchia idea che l ' aveva fatta balzar di passione quattro anni prima la sera del funerale di sua madre , la stessa idea che le era balenata testé , nel passar da Cressogno , la riafferrò violenta , le fece dare un passo verso la discesa . Si fermò subito e ritornò lentamente indietro , si avviò verso S . Mamette , arrestandosi ogni tanto a riflettere , con la fronte scura e le labbra strette , a sciogliere qualche nodo nella fila di una tela che veniva tessendo nel suo segreto . A Casarico andò dal professore per offrirgli un ritrovo a casa sua con la fidanzata per l ' indomani alle due . Nel congedarsi gli domandò se possedesse ancora le carte Maironi . Il professore , meravigliato della domanda inattesa , rispose di sì e ne aspettava una spiegazione ; ma Luisa partì senz ' altro . Le premeva di esser a casa , non potendo far conto per la custodia di Maria né sullo zio né sulla Cia e fidandosi poco della servetta licenziata . Trovò la Maria sul sagrato , sola , e sgridò la Veronica . Poi andò in camera , si pose a scrivere a Franco . Scriveva da cinque minuti quando udì un bussar leggero alla finestra dello stanzino attiguo . Quella finestra guarda sopra una scaletta che mette dal sagrato a certe stalle e quindi ad una scorciatoia per Albogasio Superiore . Luisa andò nello stanzino e vide all ' inferriata il viso rosso , scalmanato della Pasotti che le fece segno di tacere e le domandò se avesse visite . Udito che no , la signora Barborin diede due frettolose occhiate in alto e in basso , corse giù per la scaletta ed entrò in casa tutta trepidante . Povera donna , era in terreno proibito e non aveva in mente che lo spettro di Pasotti furibondo . Pasotti era a Lugano . Oh Signore , sì , era a Lugano ! Dato a Luisa quest ' annuncio , la disgraziata creatura cominciò a stralunar gli occhi e a contorcersi . Pasotti era a Lugano per il gran pranzo dell ' indomani , per le provviste . Come , Luisa non sapeva di questo pranzo ? Non sapeva chi ci sarebbe venuto ? Ma la marchesa , la signora marchesa Maironi ! Luisa trasalì . La Pasotti fraintese l ' espressione dei suoi occhi , credette leggervi un rimprovero e si mise a piangere con le mani sul viso , a dirsi nelle mani , scotendo quei due poveri riccioloni neri , che ci aveva una rabbia , una rabbia ! Avrebbe vissuto un anno a pane ed acqua piuttosto che invitar a pranzo la marchesa ! Questa del pranzo era certo una gran croce per lei , in causa di tanti pensieri , della fatica di preparar tante cose e delle tremende strapazzate di Pasotti ; ma la croce suprema era di far dispiacere a Luisa ! Almeno fosse una croce buona da offrire al Signore ! Ma no , ci aveva troppa rabbia . Era venuta apposta per dire alla sua cara Luisa quanto soffriva per questo pranzo . « Perdònem , Lüisa » , diss ' ella con la sua voce velata che pareva venire da una vecchia spinetta chiusa . « Ghe n ' impodi propri no , propri no , propri no ! » Eran sedute accanto sopra un canapè . La Pasotti si levò di tasca un fazzolettone , se ne coperse gli occhi con una mano e con l ' altra cercò , senza volgere il capo , quella di Luisa . Ma Luisa si alzò , andò alla scrivania e scrisse sopra un pezzo di carta : " A che ora viene la marchesa ? Che via tiene ? " . La Pasotti rispose che il pranzo era alle tre e mezzo , che la marchesa doveva scendere verso le tre allo sbarco della Calcinera , che Pasotti vi si sarebbe trovato a riceverla con quattro uomini e la famosa portantina che aveva servito nel secolo scorso per un arcivescovo di Milano . Luisa ascoltò attentissimamente ogni cosa , in silenzio . Prima di andarsene , la Pasotti le disse che sarebbe stata felice di baciare quel caro amore della Maria ma che temeva non sapesse poi tacere . Qui la buona donna si cacciò mezzo il braccio sinistro in tasca , ne cavò una barchetta di metallo , pregò Luisa di darla alla sua figliuola nel nome di un ' altra vecchia barca sdruscita che non voleva essere nominata . Poi scappò giù per le scale e scomparve . Luisa tornò alla lettera incominciata per Franco e dopo aver meditato lungamente con la penna in mano , la ripose senz ' avervi scritto parola , prese le carte del notaio , si mise a copiare . A pranzo non parlò mai . Il pranzo fu triste anche perché la Cia fece un ' osservazione inopportuna sulla mancanza di formaggio nella minestra che così non poteva piacere al suo padrone ; e il suo padrone s ' arrabbiò , le disse ch ' era una fatua e che se la minestra era senza formaggio , lei era senza sale . « Già » , mormorò la Cia , « s ' arrabbia solo con me . » L ' argomento suggeriva tante cose amare e inutili a dire che nessuno parlò più . Solo Maria uscì , dopo qualche minuto , a osservare con una piccola aria di sapienza : « Perché non abbiamo denari , non è vero , mamma , non bisogna mettere il formaggio nella minestra ? » . Sua madre la baciò e le disse di tacere . La piccina tacque , contenta di se stessa . La finestra era aperta , si udirono alcune voci schiamazzar forte nella strada verso la scalinata del Pomodoro e Luisa riconobbe quella di Pasotti che certo ritornava allora da Lugano con le provvigioni e parlava così forte apposta per farsi udire a casa Ribera . Dopo pranzo lo zio Piero sedette nella sua poltrona , in loggia , e si prese Maria sulle ginocchia . Luisa uscì sola in terrazza . In faccia al Bisgnago dorato dal sole , la costiera della Valsolda era quasi tutta nell ' ombra . Lontano lontano il santuario della Caravina brillava sulla punta verde protesa oltre i sassi del Tentiòn e gli oliveti di Cressogno , fuori dell ' ombra , nel lago ceruleo . Luisa guardava laggiù con una espressione di contentezza fiera . Ah signor Pasotti , se il vostro pranzo è una vendetta , l ' avete pensata male ! La sua risoluzione era presa . Glielo offriva il destino questo incontro con la vecchia canaglia ! Non ebbe un dubbio né uno scrupolo . La passione da tanto tempo concepita , accarezzata e covata , aveva accumulato in lei quella forza che , quando è piena , trasforma di colpo il pensiero in atto , per modo che ne par tolta la responsabilità dell ' agente e n ' è invece solamente risospinta più indietro , ad un primo interno moto di consenso alla tentazione . Sì , l ' indomani , o allo sbarco , o sulla Calcinera , o sul sagrato dell ' Annunciata ell ' affronterebbe la marchesa , con disprezzo , le romperebbe la guerra in faccia , la consiglierebbe di guardarsi perché si volevano adoperare contro di lei tutte le legittime armi . Sì , le direbbe così e così farebbe , da sé , da sola , poiché Franco non voleva . Se Franco aveva promesso qualche cosa , ella non aveva promesso niente . Rientrò in loggia , si mise a discorrere con lo zio , a scherzare con Maria , più allegramente che non avesse fatto da molti mesi . Più tardi scrisse un biglietto all ' amico avvocato V . pregandolo di venire appena gli fosse possibile . Voleva saper da lui come avrebbe potuto usare delle carte possedute dal Gilardoni . Quindi si rimise a copiare per il notaio di Porlezza . Maria non era contenta di tanto scrivere che faceva la mamma ; però , quando la mamma le disse che scriveva per mettere il formaggio nella minestra dello zio , s ' affrettò a dire : « e anche nella mia , non è vero , mamma ? » . Appena fu posta a letto , vedendo che la mamma tornava a scrivere , le venne in mente di chiedere se la nonna di Cressogno avesse il formaggio nella minestra . « Ne ha troppo » , rispose Luisa , « e bisogna cavarglielo perché non le faccia male . » « Oh no , cavarglielo , poveretta ! » « Taci , dormi . » Ma la bambina non si addormentò . Dopo un pezzetto parve a Luisa di udirla piangere . Si alzò , andò a vedere . Piangeva veramente , sottovoce . « Cos ' hai ? » « Il papà ! » , singhiozzò la povera piccina . « Il mio papà ! » « Verrà , cara , verrà presto il tuo papà . Dormi e fa un bel sogno che viene papà insieme col Re Vittorio Emanuele e che la mamma e la Cia fanno un gran risotto , che ti piace tanto , e che tu dici : viva il Re ! e che il Re dice : niente affatto , viva invece Ombretta Pipì e il suo papà ! Fa questo sogno , sai . » « Sì , mamma , sì . » L ' indomani il professore Beniamino capitò a Oria un ' ora prima di quella che Luisa gli aveva indicato . Dopo il sì di Ester l ' uomo era trasfigurato . Pareva molto più giovane di prima . Il colore giallognolo della sua pelle , irradiato da una rosea luce interiore , era scomparso quasi del tutto , non gli si vedeva più che sul cranio dove Luisa si attendeva che tornassero a spuntare , un giorno o l ' altro , i capelli . Egli non camminava , non respirava più come prima . Il passo e il respiro erano sempre inquieti , nervosi , rotti da sussulti che rispondevano al balenar d ' immagini , Dio sa di quali immagini , sotto quel cranio lucido . Gli occhi non è a dire come brillassero . Solo quando guardavano Ester si stringevano , si velavano di una tenerezza pia , come se il professore avesse avuto paura d ' incenerire la diletta saettandole addosso senza precauzioni tutto il fuoco dell ' anima . Esser guardata a quel modo non piaceva a Ester ; e Luisa , la consigliera del professore , ebbe il coraggio di dirgli che non bisognava guardar la sua fidanzata stringendo gli occhi come fanno i cani affettuosi . Il pover uomo promise che avrebbe cercato di non farlo più e lo fece ancora . Luisa era sempre il suo nume tutelare , l ' oracolo che interrogava persino per sapere come dovesse comportarsi nei colloqui con la fidanzata . Nella sua umiltà egli era felice di venir accettato per un sentimento di stima . Pensare ch ' Ester potesse amarlo d ' amore gli pareva una presunzione ridicola . Per questo egli temeva sempre di sbagliare , con lei , di offenderla . Un dubbio che lo tormentava era questo : sarebbe o non sarebbe da arrischiare un bacio ? Appena venutogli questo dubbio , l ' aveva sottoposto a Luisa e Luisa , la sapienza incarnata , gli aveva risposto : « No , adesso è troppo presto . Bisogna che il primo bacio non venga né troppo presto né troppo tardi » . La possibilità del « troppo tardi » parve terribile e insopportabile al professore , il quale , ne ' suoi colloqui con l ' oracolo , dopo averlo consultato su cento diverse cose , capitava regolarmente ogni volta alla domanda fatale : « E sto basìn ? » . Luisa in parte ci si divertiva per la sua propensione a cogliere il comico anche nelle persone cui voleva bene ; in parte dubitava realmente di una ripugnanza fisica che si manifestasse in Ester , data l ' occasione , con violenza e mandasse tutto a monte . Ella si accorse , per fortuna , che il professore pareva sempre meno brutto alla sua fidanzata . Perciò quando lo vide comparire così per tempo , sapendo che più tardi lo avrebbe lasciato solo con Ester per andare a incontrar la nonna , le venne subito in mente che quello poteva essere il giorno del « basìn » . Ma il professore si presentò tutto accigliato . Aveva cattive notizie . A San Mamette si diceva che fosse stato arrestato e condotto a Como il medico di Pellio , che gli avessero trovato lettere e note compromettenti per altre persone fra le quali si nominava don Franco Maironi . « Per Franco non ho angustie » , disse Luisa . « Del resto , senta , professore : vuol dire che porremo nel conto dell ' imperatore d ' Austria anche il dottore di Pellio ch ' è bello grosso e pesa un mucchio di libbre , ma non pensiamo a malinconie in un giorno come questo . Oggi e il giorno del Suo basìn . » « Ah sì ? Ah sì ? » , fece il professore tutto rosso e ansante . « Dice davvero , signora Luisina ? Dice davvero ? » Sì , ell ' aveva parlato sul serio . Gli spiegò che se Ester veniva come aveva detto , alle due , li avrebbe , dopo una mezz ' ora , lasciati soli . In loggia c ' era sempre lo zio ma non conveniva seccarlo . Potevano restare in sala . « E allora , con buon garbo , si fa il colpo » , diss ' ella . « Ma prima io voglio avere da Lei una promessa . » « Che promessa ? » « Mi occorrono le famose carte . » « Quando vorrà . » « Guardi che le domando io , non Franco . » « Sì , sì , quello che Lei fa è tutto bene . Domani Le porterò le carte . » «Bravo.» Luisa discorreva con la sua calza fra le mani , sferruzzando sempre , con un ' apparenza di tranquillità ilare che non riusciva a coprir del tutto la sovreccitazione interna , predisposta dal giorno prima , cresciuta coll ' insonnia , crescente a misura che si avvicinava il momento di partire . Nello stesso tono scherzoso della sua voce vibrava una corda insolita . Ne ' suoi capelli , sempre correttissimi , era un ' ombra di disordine , come il tocco di un lieve soffio che le avesse sfiorato la fronte . Il professore non si accorse di nulla e andò in loggia a discorrere con l ' ingegnere , a prendere consiglio anche da lui per una darsena che intendeva costruire in capo al suo giardino onde potervi tenere una barchetta . Maria era pure in loggia e pigliò molto interesse a questa futura barchetta del signor Ladroni . Gli raccontò che ne possedeva una anche lei , corse a prenderla per fargliela vedere e il professore scherzò , la pregò di accompagnarlo a Lugano con la sua barca . « Sei troppo grande , tu ! » , diss ' ella . « La mia bambola sì che la condurrò a spasso in barca ! » « Ma cosa mai ! » , fece lo zio . « Quella barca lì è buona per andare al fondo . » « No ! » « Sì ! » Ombretta si impazientì e corse in camera per provar la barchetta nel catino , ma nel catino non c ' era acqua e la piccina ritornò in sala mogia mogia , con la sua barchetta in braccio , e non andò più dallo zio . Ester capitò al tocco e tre quarti . Disse che aveva udito il tuono e che perciò era venuta prima . Il tuono ? Luisa uscì subito sulla terrazza a guardar il cielo . Minacce grosse non ne vide . Sopra il Picco di Cressogno e sopra la Galbiga il cielo era tutto sereno fino ai monti del lago di Como . Dall ' altra parte , sopra Carona , sì , era scuro , ma non poi tanto . Se la marchesa non venisse per paura del tempo ! Prese il piccolo vecchio cannocchiale che stava sempre in loggia . Non si vedeva niente . Già , era troppo presto . Per arrivare alla Calcinera alle tre , la marchesa , colla pesante gondola , doveva partire verso le due e mezzo ; Luisa ritornò in sala dov ' erano Ester , il professore e Maria . Avrebbe preferito che Maria restasse in loggia con lo zio , ma la signorina Ombretta , quando veniva gente , si appiccicava sempre a sua madre , stava lì tutta occhi , tutta orecchi . Luisa pensò che al momento di partire l ' avrebbe mandata via e intanto la tenne con sé . Già , i fidanzati stavan da parte e discorrevano quasi sottovoce . Alle due Luisa uscì ancora sulla terrazza , guardò col cannocchiale se per caso la gondola spuntasse al Tentiòn . La marchesa poteva forse anticipare , per il cattivo tempo . Nulla . Guardò poi a ponente . Il cielo non era più scuro di prima . Solamente , fra il monte Bisgnago e il monte Caprino , sopra la leggera insenatura che chiamano la Zocca d ' i Ment , era fumato su dalla Vall ' Intelvi e si affacciava fermo un nuvolone azzurrognolo , sinistro come un sopracciglio aggrottato sopra un occhio cieco . Pareva aver veduto il branco dei compagni torvi che si affacciavano al lago sopra Carona e voler essere della partita anche lui . Luisa cominciò a sentirsi inquieta , ad aver paura che la marchesa non venisse . Andò in giardinetto a guardar il Boglia . Il Boglia non aveva che nuvole bianche , leggere . Ritornò in sala e trovò Maria piantata davanti al professore e ad Ester , che ridevano , molto rossi in viso , l ' uno e l ' altra . « Sei malata ? » , aveva detto la piccina ad Ester . « No ; perché ? » « Perché vedo che ti tasta il polso . » Le cose erano avviate bene , pareva . Luisa portò via la piccina , le proibì di avvicinarsi mai più a quei signori . Un momento dopo passò lo zio Piero , disse che andava di sopra a scrivere alcune lettere e avvertì Luisa di badare alle finestre della loggia , perché veniva un temporale . « Addio , signorina Ombretta ! » , diss ' egli . « Addio , signor Pipì » , rispose la bambina , petulante . Egli se ne andò , ridendo . Luisa , che ormai durava fatica a star ferma , uscì per la terza volta sulla terrazza , guardò col cannocchiale . Il cuore le diede un balzo ; la gondola spuntava al Tentiòn . Erano le due e un quarto . Una persona che veniva da Albogasio s ' era fermata a discorrere sul sagrato con qualcuno che scendeva dalla scaletta sul fianco di casa Ribera . Diceva : « È passata giù in questo momento col signor Pasotti , la portantina . C ' era dietro una quantità di ragazzi » . Il cielo era coperto , adesso , anche sul Picco di Cressogno e sulla Galbiga . Solo i monti del lago di Como avevano ancora un po ' di sole . La minaccia del furioso vento temporalesco che in Valsolda si chiama caronasca si era fatta più seria . Sopra Carona il color delle nuvole andava confondendosi a quello dei monti . Il nuvolone della Zocca d ' i Ment era diventato turchino cupo e anche il Boglia cominciava ad aggrottar le ciglia . Il lago era immobile , plumbeo . Luisa aveva stabilito di partire quando la gondola fosse arrivata in faccia a S . Mamette . Ritornò in sala . Maria le aveva obbedito in parte , non s ' era mossa dal suo posto , ma vedendo che il professore faceva ad Ester un discorso lungo e animato , gli aveva chiesto : « Le racconti una storia ? » In quel punto entrò Luisa . « Sì , cara » , fece Ester ridendo , « mi racconta una storia . » « Oh anche a me , anche a me ! » Un sordo fragor di tuono . « Va ' , Maria , cara » , disse Ester . « Va ' nella tua camera , va a pregar il Signore che non venga un brutto temporale , una brutta grandine ! » « Oh , sì , sì , vado a pregar il Signore ! » La piccina se n ' andò , con la sua barchetta , nella camera dell ' alcova , impettita e seria , come se in quel momento la salvezza della Valsolda dipendesse da lei . La preghiera , per lei , era sempre una cosa solenne , era un contatto col mistero , che le faceva prendere un ' aria grave e attenta come certe storie d ' incantesimi e di magie . Ella salì sopra una sedia , disse le poche orazioni che sapeva e poi si atteggiò come vedeva atteggiarsi in chiesa le più devote del paese , si mise a muover le labbra com ' esse , a dire una preghiera senza parole . Colui che allora l ' avesse veduta conoscendo il terribile segreto dell ' ora imminente avrebbe pensato che l ' angelo della bambina fosse in quel momento supremo accanto a lei e le sussurrasse di pregare per qualche altra cosa che i vigneti e gli uliveti della Valsolda , per qualche altra cosa più a lei vicina , ch ' egli non diceva , ch ' ella non sapeva e non poteva mettere in parole : avrebbe pensato che negl ' inarticolati bisbigli di lei vi fosse un riposto senso tenero e tragico , il docile abbandono di un ' anima dolce ai consigli dell ' angelo suo , al voler misterioso di Dio . Alle due e mezzo i nuvoloni torvi di Carona diedero un altro tuono cupo a cui subito risposero gli altri nuvoloni del Boglia e della Zocca d ' i Ment . Luisa corse sulla terrazza . La gondola era in faccia a S . Mamette e veniva dritta alla Calcinera . Si vedevano benissimo i barcaiuoli far forza di remi . Mentre Luisa posava il cannocchiale , il primo colpo di vento strepitò per la loggia sbattendo usci , vetri e imposte . Atterrita all ' idea di indugiarsi troppo , Luisa chiuse in fretta e in furia , passò correndo per la sala , tolse l ' ombrello , uscì senz ' avvertir nessuno , senza chiuder la porta di casa e prese la via di Albogasio Inferiore . Passato il cimitero , nel luogo che chiamano Mainè , incontrò Ismaele . « Dove la va , sciora Lüisa , con sto temp ? » Luisa rispose che andava ad Albogasio e passò oltre . Dopo cento passi le venne in mente che non aveva avvertito la Veronica della sua partenza , che non le aveva detto di chiuder le finestre nella camera da letto e di badare a Maria . Pensò di mandarglielo a dire da Ismaele . Egli era già scomparso dietro la svolta del Camposanto . Si sentì nel cuore un impulso a tornar indietro ma non c ' era tempo . Il rombo del tuono era continuo , radi goccioloni battevano qua e là sul granturco , colpi di vento stormivano per i gelsi , a intervalli , precorrendo i turbini della caronasca . Luisa aperse l ' ombrello e affrettò il passo . La furia della pioggia la colse nelle viuzze scure d ' Albogasio . Non pensò a riparar dentro una porta , andò avanti imperterrita . Incontrò una frotta di ragazzi che scappavano dalla pioggia dopo aver inutilmente atteso sul sagrato dell ' Annunciata il passaggio della marchesa in portantina . Nel breve tratto di via ch ' è tra la casa comunale di Albogasio e la chiesa , il vento le rovesciò l ' ombrello . Ella si mise a correre , raggiunse quella lista di sagrato che guarda , dietro la chiesa , sulla cala della Calcinera . Là , protetta dalla chiesa contro l ' impeto della pioggia e del vento , raddrizzò alla meglio l ' ombrello e si affacciò al parapetto . La chiesa dell ' Annunciata posa sulla testa d ' uno scoglio che dalle radici del Boglia sporge , male avviluppato di rovi e di caprifichi , sopra il lago e chiude da ponente la piccola cala della Calcinera . La lista di sagrato dov ' era Luisa corre appunto su quel ciglio dello scoglio . Ell ' avrebbe potuto seguir di lassù il cammino della gondola dalle acque di Cressogno fino allo sbarco ; ma ora , infuriando l ' acquazzone , un baglior bianco le nascondeva ogni cosa . Però se la marchesa non ritornava a Cressogno , doveva pure , in qualunque punto approdasse , passar poi di là , perché lì , dov ' è l ' attacco dello scoglio sporgente con la costa , monta sul sagrato la scalinata della Calcinera , unica via per salire ad Albogasio Superiore sì dallo sbarco sottoposto che da S . Mamette o da Casarico o da Cadate . In pochi minuti la violenza dell ' acquazzone diminuì , i foschi fantasmi delle montagne cominciarono a disegnarsi nel fondo bianco . Luisa guardò giù allo sbarco . Non v ' era gondola , non v ' era portantina sulla riva , non v ' era niente . Questo le diede noia . Possibile che la gondola fosse ritornata a Cressogno ? Il fumo si diradò rapidamente , apparve Cadate , apparve sulla bocca della darsena del Palazz , bianco nella nebbiolina grigia , la poppa della gondola . Ecco , la marchesa si era rifugiata al Palazz e così aveva fatto anche Pasotti con la sua portantina e i portatori . Il temporale si poteva dir cessato , la portantina non tarderebbe a comparire . Invece tardò dieci lunghi minuti . Luisa teneva fissi gli occhi sulla stradicciuola che svolta da Cadate nel seno della Calcinera . Non vi era dentro a lei nessun movimento di pensieri . Tutta l ' anima sua guardava e aspettava ; niente altro . Della gente le passò a sinistra salendo dalla Calcinera o venendo da Albogasio ; ogni volta ella si coperse piegando l ' ombrello , per non esser conosciuta o almeno per evitar saluti e conversazioni . Finalmente un gruppo di persone comparve sulla svolta . Luisa distinse la portantina , dietro la portantina Pasotti e don Giuseppe , poi , ultimi , i due barcaiuoli della marchesa . Non si mosse ancora , seguì con gli occhi la portantina che avanzava molto lentamente e chiuse l ' ombrello perché non pioveva quasi più . Ricomparvero cinque o sei ragazzi d ' Albogasio . Ella disse loro bruscamente di andarsene . Indugiavano a obbedire ma un improvviso scroscio di pioggia , senza vento né tuoni , li pose in fuga . La portantina toccava allora il piede della scalinata . Luisa si mosse . Aveva l ' occhio freddo , la persona eretta . Raccolta in un solo pensiero , disprezzò la pioggia scrosciante che le batteva sul capo e sulle spalle , che la cingeva d ' un torbido velo e di strepito . Le piaceva , forse , quella passione delle cose intorno alla sua propria . Discendeva lenta lenta , con l ' ombrello chiuso , stringendone forte il manico , come fosse stato la impugnatura d ' un ' arma . La scalinata è un po ' tortuosa , bisogna scendere alquanti scalini prima di vederne il fondo . Giunta sulla svolta , scorse la portantina , ferma . I due barcaiuoli pigliavano il posto di due portatori . Luisa discese fin dove si spandono sopra la scalinata i rami d ' un gran noce . Lì si fermò , proprio nel momento in cui i portatori della marchesa cominciavano a salire . Tutto andava bene . Pasotti e don Giuseppe , salendo dietro la portantina con l ' ombrello aperto , non potevano vederla . I portatori , giunti che fossero a lei , bisognava che si fermassero , che si facessero da banda per lasciarle il passo . Quando si avvicinarono , riconobbe i due ch ' erano alla testa della portantina , un fratello d ' Ismaele e un cugino della Veronica . A quattro passi accennò loro , con un gesto imperioso , di fermarsi . Obbedirono immediatamente , posarono la portantina a terra e così fecero , senza saperne il perché , i due portatori che seguivano . Pasotti alzò l ' ombrello , vide Luisa , fece un atto di sorpresa , un cipiglio nero ; afferrò don Giuseppe , lo trasse da banda per lasciarla passare , non sospettando che l ' incontro fosse premeditato . Ma Luisa non si mosse . « Ella non credeva incontrarmi , signor Pasotti » , disse a voce alta . La marchesa mise il capo fuori , la ravvisò , si ritrasse dicendo con qualche vigor nuovo nella sua voce floscia : « Avanti ! » In quel momento partirono dall ' alto del sagrato acute , disperate grida : « Sciora Lüisa ! Sciora Lüisa ! » . Luisa non udì . Pasotti aveva irosamente gridato ai portatori « avanti ! » e i portatori riprendevano le stanghe . « Avanti pure ! » , diss ' ella , risoluta di mettersi a fianco della portantina . « Non ho a dire che due parole . » Se Pasotti e la vecchia marchesa avevano prima immaginato lagrime e suppliche , dovettero attendersi allora dal fiero viso e dalla vibrante voce ben altro . « Parole , adesso ? » , fece Pasotti avanzandosi quasi minaccioso . « Sciora Lüisa ! Sciora Luisa ! » , si gridò da vicino con accento di strazio ; e venne con le grida un rumor di passi precipitosi . Ma Luisa non parve udir niente . « Sì , adesso ! » , rispose a Pasotti con alterezza inesprimibile . « Io avverto , per mia bontà , questa signora ... » « Sciora Lüisa ! » Ella dovette pure interrompersi e voltarsi . Due , tre , quattro donne le furono addosso , stravolte , scarmigliate , singhiozzanti : « Che La vegna a cà subet ! Che La vegna a cà subet ! » . Le facce , i pianti , le voci la strapparon d ' un colpo fuori della sua passione , del suo proposito . Si avventò fra quelle donne esclamando : « Cosa c ' è ? » . Ed esse sapevano solo ripetere con gli occhi schizzanti dall ' orbita : « Che La vegna a cà ! Che La vegna a cà ! » . « Ma cosa c ' è , stupide ? » « La Soa tosa , la Soa tosa ! » Ella gridò come pazza : « La Maria ? La Maria ? Cosa ? Cosa ? » , udì fra i singhiozzi nominar il lago , cacciò uno strido e , apertasi la via come una fiera , si slanciò su per la scalinata . Quelle donne non poterono tenerle dietro , ma sul sagrato ce ne erano altre , malgrado la pioggia , che strillavano e piangevano . Luisa si sentì mancare , precipitò a terra sull ' ultimo scalino . Le donne accorsero a lei , dieci mani la presero , la sollevarono . Urlò : « Dio , è morta ? » . Qualcuno rispose : « No , no ! » . « Il medico ? » , diss ' ella ansando . « Il medico ? » . Molte voci risposero che c ' era . Ella parve riaver tutta la sua energia , riprese lo slancio e la corsa . Otto o dieci persone si precipitarono dietro a lei . Due sole poterono seguirla . Volava . Al cimitero incontrò Ismaele e un altro , gridò appena li vide : « È viva ? È viva ? » . Il compagno d ' Ismaele ritornò indietro di corsa per andar ad avvertire che la madre veniva . Ismaele piangeva , seppe solamente rispondere : « Esüsmaria , sciora Luisa ! » , e fece atto di trattenerla . Luisa lo urtò freneticamente via , passò oltre , seguita da lui che aveva perduta la testa e adesso le gridava dietro , correndo : « L ' è forsi nient ! l ' è forsi nient ! » . Pareva che la pioggia dirotta , continua , eguale , lo smentisse piangendo . Giunta ansante sul sagrato di Oria , Luisa ebbe ancora la forza di gridare : « Maria ! Maria mia ! » . La finestra dell ' alcova era aperta . Udì la Cia che piangeva ed Ester che la sgridava . Alcune persone fra le quali il professor Gilardoni le uscirono incontro . Il professore teneva le mani giunte e piangeva silenziosamente , pallido come un cadavere . Gli altri bisbigliavano : « Coraggio ! Speriamo ! » . Ella fu per cadere , esausta . Il professore le cinse la vita con un braccio , la trasse su per le scale che eran gremite di gente , come pure il corridoio , al primo piano . Luisa passò , quasi portata di peso , fra voci affannose di conforto : « Coraggio , coraggio ! Chi sa ! Chi sa ! » . All ' entrata della camera dell ' alcova , si sciolse dal braccio del professore , entrò sola . Avevan dovuto accendere il lume perché nell ' alcova , causa la pioggia , faceva scuro . La povera dolce Ombretta posava nuda sul letto cogli occhi semiaperti e la bocca pure semiaperta . Il viso era leggermente roseo , le labbra nerastre , il corpo di una lividezza cadaverica . Il dottore , aiutato da Ester , tentava la respirazione artificiale , portando le piccole braccia sopra il capo e lungo i fianchi , alternativamente ; facendo pressioni sull ' addome . « Dottore ? Dottore ? » , singhiozzò Luisa . « Facciamo il possibile » , rispose il dottore , grave . Ella precipitò col viso sui piedi gelati della sua creatura , li coperse di baci forsennati . Allora Ester fu presa da un tremito . « No no ! » , fece il dottore . « Coraggio , coraggio ! » « A me » , esclamò Luisa . Il dottore l ' arrestò con un gesto e fece segno ad Ester di sostare . Si chinò sul visino di Maria , le mise la bocca sulla bocca , respirò più volte profondamente , si rialzò . « Ma è rosea , è rosea ! » , sussurrò Luisa ansando . Il dottore sospirò in silenzio , accese un cerino , lo accostò alle labbra di Maria . Tre o quattro donne che pregavano ginocchioni si alzarono , si accostarono al letto palpitanti , trattenendo il respiro . L ' uscio della sala era aperto ; altri volti si affacciarono di là , silenziosi , intenti . Luisa , inginocchiata accanto al letto , teneva gli occhi fissi alla fiamma . Una voce mormorò : « Si muove » . Ester , dritta dietro Luisa , scosse il capo . Il dottore spense il cerino . « Lana calda ! » , diss ' egli . Luisa si precipitò fuori e il dottore riprese i movimenti delle braccia . Poi , quando Luisa ritornò con la lana riscaldata , egli da un lato , ella dall ' altro si diedero a strofinar forte il petto e il ventre della piccina . Dopo un po ' , vedendo il pallore , il viso contraffatto di Luisa , il medico fece segno ad una ragazza di pigliarne il posto . « Ceda , ceda » , diss ' egli perché Luisa aveva fatto un gesto di protesta . « Sono stanco anch ' io . Non è possibile . » Luisa scosse il capo senza parlare continuando l ' opera sua con energia convulsa . Il dottore alzò silenziosamente le spalle e le sopracciglia , cedette il proprio posto alla ragazza e ordinò a Ester di far riscaldare dell ' altra lana per coprirne le gambe della bambina . Ester andò , fece lei , perché la Veronica , appena successo il caso , era sparita , non si trovava più . Nel corridoio e sulle scale la gente discuteva il fatto , il come , il dove . Quando passò Ester tutti le domandarono : « E così ? E così ? » . Ester fece un gesto sconsolato , passò senza rispondere . Poi le discussioni ricominciarono a mezza voce . Non si sapeva per quanto tempo la bambina fosse rimasta nell ` acqua . Durante la furia del temporale un tale Toni Gall si trovava nelle stalle dietro casa Ribera . Gli venne in mente che il battello del signor ingegnere fosse legato male e potesse fracassarsi ai muri della darsena . Discese a salti , vide aperto l ' uscio della darsena ed entrò . Il battello ballava spaventosamente , inondato dagli sprazzi delle onde che si frangevano sui muri ; ballava , si dimenava fra le catene e s ' era posto di traverso , avendo la poppa quasi addosso al muro . In faccia all ' uscio che mette dalla via pubblica nella darsena , corre un andito dal quale due scalette scendono all ' acqua , la prima di fianco alla prora della barca , la seconda di fianco alla poppa . Il Toni Gall discese per la scaletta seconda onde accorciare la catena di poppa . Là , fra la barca e l ' ultimo scalino , dov ' eran sessanta o settanta centimetri d ' acqua , vide fluttuare il corpicino di Maria col dorso a galla e il capo sott ' acqua . Nel trarla dall ' acqua scorse nel fondo una barchetta di metallo . Portò su la bambina gridando con la sua terribile voce , fece correre tutto il paese e , per fortuna , anche il medico , che si trovava a Oria , aiutò Ester a spogliar la povera creatura che non dava più segni di vita . Con chi era ella stata prima di scendere in darsena ? Con la Veronica no , perché la Veronica era stata veduta entrar nel ripostiglio dei vasi dietro la casa con la sua guardia di finanza prima che Luisa uscisse . Con Ester o con il professore neppure . Ester l ' aveva mandata a pregare nella camera dell ' alcova e poi non l ' aveva veduta più . La Cia stava a lavorare e l ' ingegnere a scrivere quando avevano udito le grida formidabili del Toni Gall . Maria doveva esser discesa in darsena dalla camera dell ' alcova per mettere la sua barchetta nell ' acqua e fatalmente avea trovato aperta la porta di casa , aperto l ' uscio della darsena . Il Toni Gall era d ' opinione che avesse passato qualche minuto nell ' acqua perché galleggiava discosto dal luogo dove la barchetta giaceva nel fondo . Egli descriveva per la centesima volta la sua scoperta spaventosa stando in sala con la Cia , con l ' ingegnere , il professore ed altri del paese . Tutti singhiozzavano , meno lo zio Piero . Seduto sul canapè dove prima stavano il Gilardoni ed Ester , pareva impietrato . Non aveva una lagrima , non aveva una parola . Le chiacchiere del Toni Gall gli davano evidentemente noia , ma taceva . La sua nobile fisionomia era piuttosto solenne e grave che turbata . Pareva ch ' egli vedesse davanti a sé l ' ombra del Fato antico . Neppure domandava notizie ; si capiva che non aveva speranza . E si capiva che il suo dolore era ben diverso da quelle chiassose nervosità passeggere che gli si agitavano intorno . Era il dolore muto , composto , dell ' uomo savio e forte . Dall ' uscio aperto dell ' alcova venivan voci ora d ' interrogazione ora di comando . Nessuno poté però dire , per un ' ora e mezzo , di aver udita la voce di Luisa . Qualche volta venivan pure voci trepide , quasi liete . Pareva a qualcuno , là dentro , notare un moto , un alito , un tepor di vita . Allora tutti quelli che eran fuori accorrevano . Lo zio Piero volgeva il capo verso l ' uscio dell ' alcova e solo in quei momenti si disordinava un poco nel viso . Pur troppo vide ogni volta la gente ritornarsene lentamente , in un silenzio accorato . Passarono le cinque . Il tempo durando piovoso , la luce mancava . Alle cinque e mezzo si udì finalmente la voce di Luisa . Fu uno strido acuto , inenarrabile , che agghiacciò il sangue nelle vene di tutti . Rispose la voce del dottore con un accento di premurosa protesta . Si seppe che il dottore aveva fatto un gesto come per dire : « oramai è inutile : desistiamo » , e che al grido di lei aveva ripreso il lavoro . Poi , nel lamento monotono che la pioggia minuta e fitta metteva a tutte le finestre aperte , il silenzio della casa parve divenuto più sepolcrale . La sala , il corridoio andavano diventando bui , vi si andò avvivando il debole chiaror di candele che usciva dall ' alcova . La gente cominciò a ritirarsi , un ' ombra dopo l ' altra , silenziosamente , in punta di piedi . Si udivano poi sul ciottolato della via gli scarponi pesanti , passi senza voci . La Cia si avviò pian piano al suo padrone , gli sussurrò all ' orecchio se non volesse prendere qualche cosa . Egli la fece tacere con un gesto brusco . Dopo le sette , essendo partiti tutti gli estranei alla famiglia meno il Toni Gall , Ismaele , il professore , l ' Ester e tre o quattro donne ch ' erano nell ' alcova , si udirono dei gemiti lunghi , sommessi , che quasi non parevano umani . Il dottore entrò in sala . Non ci si vedeva . Urtò in una sedia e disse forse : « C ' è qui il signor ingegnere ? » . « Scior sì » , rispose il Toni Gall e andò a pigliar un lume . L ' ingegnere non parlò né si mosse . Il Toni Gall ritornò presto con un lume e il dottor Aliprandi , che mi piace ricordar qui come un franco galantuomo , una bella mente e un nobile cuore , si avvicinò al canapè dove sedeva lo zio Piero . « Signor ingegnere » , diss ' egli con le lagrime agli occhi , « adesso bisogna che faccia qualche cosa Lei . » « Io ? » , rispose lo zio Piero alzando il viso . « Sì , bisogna almeno cercare di condurla via . Bisogna che venga Lei e ci metta una parola . Lei è come un padre . Questi sono i momenti del padre . » « Lo lasci stare , il mio padrone » , brontolò la Cia . « Non è buono per queste cose . Ci soffre e niente altro . » Adesso si udivano , insieme ai gemiti , voci tenere e baci . L ' ingegnere puntò i pugni sul canapè e rimase un momento a capo chino . Poi si alzò , non senza stento , e disse al medico : « Debbo andar solo ? » « Desidera che ci sia anch ' io ? » «Sì.» « Va bene . Del resto sarà inutile . Forzare non vorrei ma tentare bisogna . » Il dottore mandò via le donne ch ' erano ancora nell ' alcova , poi si volse dall ' entrata all ' ingegnere e gli fe ' segno di venire . « Donna Luisa » , diss ' egli dolcemente . « C ' è lo zio , il suo caro zio , che viene a pregarla . » Il vecchio entrò col viso pacato ma vacillando . Fatti due passi nella camera si fermò . Luisa era seduta sul letto con la sua bambina morta in braccio , la stringeva , la baciava sul viso e sul collo , gemeva , premendovi su le labbra , gemiti lunghi , inesprimibili . « Sì sì sì sì » , diss ' ella , quasi con un sorriso tenero nella voce . « È il tuo zio , cara , è il tuo zio che viene a trovar il suo tesoro , la sua Ombretta , la sua Ombretta Pipì che gli vuol tanto bene . Sì sì sì sì . » « Luisa » , disse lo zio Piero , « quietati . Tutto è stato fatto quel che si poteva fare , adesso vieni con me , non star più qui , vieni con me . » « Zio zio zio » , fece Luisa con una voce grossa di tenerezza , senza guardarlo , stringendosi il cadavere sul seno , cullandolo . « Vieni qua , vieni qua , vieni qua dalla tua Maria . Vieni , vieni qua da noi che sei il nostro zio , il nostro caro zio . No , cara , no , cara , non ci abbandona mica il nostro zio . » Lo zio tremò , il dolore lo vinse un momento , gli strappò un singhiozzo . « Lasciala in pace » , diss ' egli con voce soffocata . Essa non parve udirlo , riprese : « Andiamo noi , cara , andiamo noi dal nostro zio . Che ci andiamo , Maria ? Sì , sì , andiamo , andiamo » . Si lasciò sdrucciolare dal letto a terra si avviò verso lo zio stringendosi al petto col braccio sinistro la sua dolce morta , passò l ' altro al collo del vecchio , gli sussurrò : « un bacio , un bacio , un bacio alla tua Ombretta , un bacio solo , uno solo » . Lo zio Piero si chinò , baciò il visetto già deturpato amaramente dalla morte , lo bagnò di due grosse lagrime . « Guarda , guarda , zio » , diss ' ella . « Dottore , porti qua il lume . Sì sì , non sia cattivo , dottore . Guarda , zio , che tesoro . Dottore ! » L ' Aliprandi era riluttante e tentò resistere ancora ; ma quel dolore folle aveva qualche cosa di sacro che s ' impose . Obbedì , prese il lume e lo accostò al piccolo cadavere che faceva con quegli occhi semiaperti e quelle pupille dilatate una pietà immensa ed era stato la Maria , la Ombretta gentile , la dolcezza del vecchio , il viso e l ' amore della casa . « Guarda , zio , questo piccolo petto come l ' abbiamo maltrattato , povero tesoro , come gli abbiamo fatto male con tanto strofinare . La tua mamma è stata , sai , Maria , la tua brutta mamma e quel cattivo dottore lì . » « Basta ! » , disse il dottore risolutamente , posando il lume sulla scrivania . « Parli pure alla Sua bambina , ma non a questa , a quella ch ' è in Paradiso . » L ' impressione fu terribile . Ogni tenerezza sparì dal viso di Luisa . Ella indietreggiò cupa , stringendosi la sua morta sul seno . « No ! » , stridette , « no ! non in Paradiso ! È mia ! È mia ! Dio è cattivo ! No ! Non gliela do ! » Indietreggiò indietreggiò sin dentro all ' alcova , tra il letto matrimoniale e il lettuccio , ricominciò i lunghi gemiti che non parevano umani . L ' Aliprandi fece uscire l ' ingegnere che tremava . « Passerà , passerà » , diss ' egli . « Bisogna aver pazienza . Adesso resto io . » In sala c ' era Ismaele che prese il professore a parte . « E avvertire il signor don Franco ? » , diss ' egli . Si parlò allo zio , si decise di mandar un telegramma da Lugano , l ' indomani mattina perché oramai era troppo tardi , a nome dello zio , parlando di malattia grave . Ester scrisse il telegramma , in sala c ' era un ' altra persona , la povera Pasotti corsa lì mentre suo marito era andato ad accompagnare la marchesa a Cressogno . Ella singhiozzava , disperata d ' aver dato quella barchetta a Maria . Voleva entrare da Luisa ma il dottore , udendo pianger forte , uscì , raccomandò quiete , silenzio . La Pasotti andò a piangere in loggia . Con lei erano venuti il curato don Brazzova e il prefetto della Caravina che avevan pranzato a casa Pasotti . Più tardi venne il curato di Castello , l ' Introini , piangendo come un ragazzo . Volle assolutamente entrare da Luisa malgrado il medico e s ' inginocchiò in mezzo alla camera , supplicò Luisa di donar la sua bambina al Signore . « Che la guarda » , soggiunse , « che La guarda , sciora Lüisa , se La voeur propi minga donàghela al Signor , che ghe La dona a la Soa nonna Teresa , a la Soa mammin de Lee , che ghe l ' avarà inscì cara , sü in Paradis ! » Luisa fu intenerita , non dalle parole , ma dal pianto e rispose con dolcezza : « L ' à capii che ghe credi minga , mi , al So Paradis ! El me Paradis l ' è chi ! » . L ' Aliprandi fece al curato un gesto di preghiera e quegli usci singhiozzando . Il medico parti da Oria verso la mezzanotte insieme al professore . Tutta la casa taceva , neppur dall ' alcova usciva più alcuna voce . L ' Aliprandi aveva passate le ultime due ore in sala , col professore ed Ester , senza udir mai un grido né un gemito né un movimento qualsiasi . Era andato due volte a guardare . Luisa stava seduta sulla sponda del suo letto con i gomiti sulle ginocchia e la faccia tra le mani , contemplando il lettuccio che l ' Aliprandi non poteva vedere . A lui questa immobilità nuova dispiaceva quasi più che la sovreccitazione di prima . Poiché Ester intendeva restare tutta la notte , le raccomandò che tentasse , con discrezione , di scuoter la sua amica , di farla piangere e parlare . A vegliare con Ester si trattenevano altre donne del paese e Ismaele che doveva partir per Lugano alle cinque . Lo zio Piero era andato a letto . L ' Aliprandi e il professore si fermarono sul sagrato a guardar la finestra illuminata dell ' alcova , ad ascoltare . Silenzio . « Maledetto lago ! » , fece il dottore , pigliando il braccio del suo compagno e rimettendosi in via . Certo egli pensava , così dicendo , alla dolce creaturina che il lago aveva uccisa , ma v ' era pure nel suo cuore il dubbio che altri guai fossero in cammino , che l ' opera sinistra delle acque perfide non fosse ancora compiuta ; e v ' era una pietà immensa per il padre , per il povero padre che non sapeva ancora niente . 11 . Ombra e aurora Franco , appena ricevuto il telegramma , corse all ' ufficio dell ' Opinione in via della Rocca . Dina , vedendolo torbido , gli disse : « Oh ! Lo avete saputo ? » . Franco si senti gelare il sangue , ma Dina , quando udì del telegramma , fece un atto di stupore . No no , non sapeva nulla di questo . Era stato informato da parte del Presidente del Consiglio che la Polizia austriaca aveva fatto perquisizioni ed arresti in Vall ' Intelvi e che fra le carte di un medico si era trovato il nome di don Franco Maironi con indicazioni assai compromettenti . Dina soggiunse che in un momento così angoscioso per un padre non osava quasi dirgli perché il conte di Cavour si interessasse a lui . Gliene aveva parlato egli stesso , Dina , e il conte s ' era mostrato dispiacente che un gentiluomo lombardo di così bel nome si trovasse a Torino in condizioni dure e oscure . Dina credeva ch ' egli avesse intenzione di offrirgli un impiego al Ministero degli Esteri . Ora Franco doveva partire , certo . La bambina guarirebbe ed egli ritornerebbe nel più breve tempo possibile . Intanto si fermerebbe a Lugano , non è vero ? in attesa di notizie ; e se non fosse proprio necessario non si arrischierebbe mica di entrar in Lombardia . Con quest ' affare di Vall ' Intelvi sarebbe un ' imprudenza enorme . Franco tacque e il suo direttore , nel congedarlo , insistette : « Abbia prudenza ! Non si lasci prendere ! » , ma non ebbe alcuna risposta . Dal momento in cui aveva ricevuto il telegramma , Franco aveva camminato su e giù per Torino come in sogno , senza udire il suono dei propri passi , senza coscienza di ciò che vedeva , di ciò che udiva , andando macchinalmente dove gli occorreva , in quella congiuntura , di andare , dove lo portava una facoltà inferiore e servile dell ' anima , quel misto di ragione e d ' istinto che ci sa guidare per il labirinto delle vie cittadine , mentre lo spirito nostro , fisso in un problema o in una passione , niente se ne cura . Vendette orologio e catena per centotrentacinque lire a un orologiaio di Doragrossa , comperò una bambola per Maria , passò dal caffè Alfieri e dal caffè Florio per far avvertire gli amici e , dovendo pigliar il treno delle undici e mezzo per Novara , fu alla stazione alle undici . Vi capitarono alle undici e un quarto il Padovano e l ' Udinese . Essi cercarono di rincorarlo con ogni sorta di supposizioni rosee e di ragionamenti vani , ma egli non rispondeva parola , aspettava con una avidità immensa il momento di partire , di esser solo , di correre verso Oria , perché , qualunque ne fosse il pericolo , era ben deciso di andare a Oria . Entrò in una carrozza di terza classe e quando la locomotiva fischiò , quando il treno si scosse , mise un gran sospiro di sollievo , e si diede tutto al pensiero della sua Maria . Ma v ' era troppa gente , troppo rozza e chiassosa gente intorno a lui . A Chivasso , non potendo resistere a quei discorsi , a quelle risate , passò in una carrozza vuota di seconda classe dove si mise a parlar solo , guardando il sedile di faccia . Dio , perché non mettere nel telegramma una parola di più ? Oh , Signore , una parola sola ! Il nome della malattia , almeno ! Un nome orribile gli attraversò la mente : croup . Stese le braccia avanti , contro il fantasma , in uno stiramento convulso , aspirando aria con tutta la forza sua e le lasciò ricader con un soffio che parve vuotargli il petto d ' anima e di vita . Perché doveva trattarsi di un male subitaneo , altrimenti Luisa avrebbe scritto . Altro lampo nella mente : congestione cerebrale ? Egli stesso , da bambino , era stato a morte per una congestione cerebrale . Signore , Signore , questa era una luce buona . Era Dio che gliela mandava ! Fu preso da singhiozzi nervosi , senza lagrime . Maria , tesoro , amore , gioia ! Doveva esser questo , sì . La vide ansante , accesa , vegliata dal medico e dalla mamma , immaginò in un minuto lunghe lunghe ore al suo capezzale , lunghe angoscie , il rinascer della speranza , il primo sussurro della dolce voce : « Papà mio » . Si alzò in piedi , giunse e strinse le mani in uno sforzo muto di preghiera . Poi ricadde a seder esausto , volse gli occhi senza sguardo alla campagna fuggente , sentendo quasi un legame fra le grandi Alpi velate , ferme all ' orizzonte di settentrione e il pensiero dominante , fermo , assopito , nell ' anima sua . Ogni tanto lo strepito del treno lo toglieva dal suo torpore suggerendogli l ' idea di una corsa angosciosa , richiamando il suo cuore a correre , a batter così . Egli chiudeva poi gli occhi per vedersi meglio arrivare a casa . Subito gli venivan immagini su dal cuore alle palpebre , ma si muovevano , mutavano continuamente , non poteva arrestarle più d ' un momento . Era Luisa che gli correva incontro sulle scale , era lo zio che gli stendeva le braccia sull ' entrata della sala , era il dottor Aliprandi che gli apriva l ' uscio dell ' alcova e gli diceva « bene bene » , era , nella camera buia , un moto di ombre silenziose , era Maria che lo guardava con gli occhi lucidi di febbre . A Vercelli , parendogli già essere a mille miglia da Torino , l ' impero della realtà lo riprese . Quando sarebbe a Lugano , come , per qual via andrebbe a Oria ? Scopertamente , per il lago , facendosi vedere alla Ricevitoria ? E se non lo lasciassero passare perché non aveva sul passaporto il visto dell ' uscita , o se , peggio , vi fosse un ordine di arresto per quest ' affare del medico di Pellio ? Meglio prendere la montagna . Poteva venire arrestato dopo , ma con la pratica dei luoghi che aveva fatto prima del 1848 , cacciando , era quasi sicuro di arrivare a casa . Questo faticoso lavoro di fare e disfare piani lo distrasse alquanto , gli tenne occupata la mente sin oltre Arona , sul battello del Lago Maggiore . Aveva fatto il conto di arrivare a Lugano nel cuore della notte . Se vi fosse qualcuno ad aspettarlo ? Se non v ' era nessuno , poteva darsi che alla farmacia Fontana , dove andavano molte valsoldesi , si sapesse qualche cosa . Se Iddio volesse fargli trovare a Lugano notizie rassicuranti potrebbe rimettere all ' indomani ogni decisione circa l ' andata a Oria . Prese dunque il partito di non far progetti sino a Lugano e pregò fervorosamente Iddio che gli facesse trovare queste buone notizie . Il cielo era coperto , le montagne avevano già una tinta autunnale triste , il lago era leggermente nebbioso , le campane di Meina suonavano ; sul vapore non c ' era quasi nessuno e la preghiera di Franco gli morì nel cuore sotto una tristezza pesante , gli occhi suoi si smarrirono dietro uno stormo di gabbiani bianchi che volavan lontano verso le acque di Laveno , verso il paese nascosto dov ' era l ' anima sua . Arrivò a Magadino dopo le sette , fece il monte Ceneri a piedi , per il sentiero che mette alla Cantoniera , prese una vettura a Bironico e arrivò a Lugano dopo la mezzanotte . Discese in piazza presso il caffè Terreni . Il caffè era chiuso , la piazza deserta , scura ; tutto taceva , anche il lago di cui s ' intravedeva un palpitar lento nell ' ombra . Franco si fermò un momento sulla riva con la speranza che qualcheduno fosse venuto ad aspettarlo e comparisse da qualche parte . Non poteva veder la Valsolda nascosta dietro il monte Brè ; ma quella era l ' acqua stessa che rispecchiava Oria , che dormiva nella darsena della sua casa . Gli si allargò un poco il cuore in un sentimento di pace , gli parve essere ritornato tra familiari suoi . Tacendo ogni voce umana , gli parlavano le grandi montagne oscure , sopra tutte il monte Caprino e la Zocca d ' i Ment che vedevano Oria . Gli parlavano dolcemente , gli suggerivano un presentimento buono . Diciannove ore eran passate dalla data del telegramma ; il male poteva esser vinto . Non comparendo nessuno , si avviò alla farmacia Fontana , suonò il campanello . Egli conosceva da molti anni quell ' ottimo , cordiale galantuomo del signor Carlo Fontana , passato anche lui col mondo antico . Il signor Carlo venne alla finestra e si meravigliò molto di vedere don Franco . Non aveva alcuna notizia della Valsolda , era stato due giorni a Tesserete , n ' era ritornato da poche ore , non sapeva niente . Il suo assistente , il signor Benedetto , era partito anche lui da poche ore , per Bellinzona . Franco ringraziò e si avviò verso Villa Ciani , risoluto di andare subito ad Oria . Poteva scegliere fra due vie : o salire da Pregassona il versante svizzero del Boglia , toccar l ' Alpe della Bolla , attraversare il Pian Biscagno e il gran bosco dei faggi , uscirne sul ciglio del versante lombardo , al faggio della Madonnina , calare ad Albogasio Superiore e Oria ; o prendere la comoda via di Gandria verso il lago , e poi il sentiero malvagio e rischioso che da Gandria , ultimo villaggio svizzero , taglia la costa ertissima , passa il confine a un centinaio di metri sopra il lago , porta alla cascina di Origa , cala nei burroni della Val Malghera e ne risale alla cascina di Rooch , vi trova la stradicciuola selciata che passa sopra il Niscioree e discende a Oria . La prima via era assai più lunga e faticosa ma in compenso migliore per eludere al confine la vigilanza delle guardie . Partendo dalla farmacia Fontana , Franco decise di appigliarsi a quella . Ma quando fu a Cassarago , dove mettono la strada di Pregassona a quella di Gandria , quando vide la punta di Castagnola così vicina e pensò che da Castagnola si va a Gandria in meno di mezz ' ora , che da Gandria si può andare a Oria in un ' ora e mezza , l ' idea di salire il Boglia , di camminare sette od otto ore gli divenne intollerabile . Salendo il Boglia sarebbe poi anche arrivato di giorno ; questo era , per la sicurezza , uno scapito grande . Prese risolutamente la via di Castagnola e Gandria . Il cielo era tutto coperto di nuvole pesanti . Sotto i grandi castani ove passava il sentiero di Castagnola , non si sapeva dove mettere il piede ; ma che sarebbe poi stato nel gran bosco del Boglia , se Franco avesse presa quella via ? Così fu dentro Castagnola e peggio di così nel labirinto delle viuzze di Gandria . Dopo averle fatte e rifatte più volte , sbagliando , Franco riuscì finalmente sul sentiero del confine e si fermò a riposare . Sul punto di cimentarsi nel fitto delle tenebre ai pericoli di un sentiero difficile , di un incontro con le guardie austriache , per giungere poi a quell ' altro pauroso passo dell ' entrar in casa , del far la prima domanda , dell ' udir la prima risposta , alzò la mente a Dio , raccolse tutti i suoi pensieri in un proposito di fortezza e di calma . Si ripose in cammino . Gli occorreva ora dare tutta la sua attenzione al sentiero per non smarrirlo , per non precipitare . I campicelli di Gandria finiscono presto . Poi vengono fratte folte , pendenti sopra il lago , valloncelli franosi , mascherati dal bosco , che ruinano diritti al basso . In quei passaggi bui Franco era costretto di menar le braccia alla cieca per abbrancar un ramo , poi un altro , cacciar il viso nel fogliame che almeno aveva l ' odore della Valsolda , trascinarsi di pianta in pianta , tastar coi piedi il suolo , non senza terrori di sprofondare , cercar le tracce del sentiero . Il suo fardello era piccino ma pure gli dava impaccio . E gli dava noia quello stormir delle frasche al suo passaggio ; gli pareva che dovesse udirsi lontano , sui monti e sul lago , nel silenzio religioso della notte . Allora si fermava e stava in ascolto . Non udiva che il remoto rombo della cascata di Rescia , qualche lungo ululato di allocchi nei boschi di là del lago e talvolta giù nel profondo , sull ' acqua , un secco tocco , Dio sa di che . Non impiegò meno di un ' ora per arrivare al confine . Là , fra la valle del Confine e la Val Malghera , il bosco era stato tagliato di recente , il pendio sassoso era nudo , maggiore perciò il pericolo di precipitare , maggiore il pericolo di venire scoperto . Attraversò quel tratto pian piano , fermandosi spesso , mettendosi carponi . Prima di arrivare a Origa udì , giù abbasso , un rumor lieve di remi . Sapeva che la barca delle guardie passava qualche volta la notte alla riva di Val Malghera . Eran le guardie , certo . Sotto i castagni di Origa respirò . Là era coperto e camminava sull ' erba , senza rumore . Scese la costa occidentale di Val Malghera e risalì dall ' altra parte senza intoppi . Nell ' avvicinarsi a Rooch il cuore gli martellava a furia . Rooch è come un avamposto di Oria . Ivi mette capo la stradicciuola ch ' egli aveva salita tante volte con Luisa nei tepidi pomeriggi invernali , cogliendo violette e foglie d ' alloro , discorrendo dell ' avvenire . Si ricordò che l ' ultima volta avevano avuto una piccola disputa sullo sposo desiderabile per Maria , sulle qualità che dovrebbe avere . Franco avrebbe preferito un agricoltore e Luisa un ingegnere meccanico . Rooch è una cascina posta a ridosso di pochi campicelli scaglionati sul monte che fanno una chiara piccola macchia nella boscaglia . Una stanza sopra , la stalla sotto , un portichetto davanti alla stalla , una cisterna nel portichetto ; non c ' è altro . Il portichetto s ' affaccia sulla viottola ciottolata che passa da due a tre metri più basso . Dal ciglio del burrone di Val Malghera a Rooch ci son pochi passi . Salito sul ciglio , Franco udì qualcuno parlare sommessamente nella cascina . Sostò e , fattosi da banda , si stese bocconi sull ' erba fuori del sentiero , lungo un cespuglietto di castagni . Non udì più parlare , ma udì venire un rapido passo d ' uomo e stette immobile , trattenendo il respiro . L ' uomo si fermò quasi accanto a lui , aspettò un poco , poi ritornò indietro adagio e disse ad alta voce , con accento forestiero : « Non c ' è niente . Sarà stata una volpe » . Le guardie . Seguì un lungo silenzio durante il quale non osò muoversi . Le guardie ricominciarono a discorrere ed egli si propose d ' indietreggiare senza far rumore , di calarsi da capo in Val Malghera per girare dietro la cascina , in alto . Si levò adagio adagio le scarpe . Stava per muoversi quando udì le guardie , tre o quattro , uscire dalla cascina discorrendo e venire verso di lui . Ne intese una dire : « Non resta qui nessuno ? » , e un ' altra rispondere : « È inutile » . Quattro guardie gli passarono accanto una dopo l ' altra senza vederlo . Non avevan sospetti perché discorrevano di cose indifferenti . Uno diceva che si può restare sott ' acqua dieci minuti senz ' affogare , un altro ribatteva che dopo cinque minuti bisogna morire . La quarta passò in silenzio ma , appena passata , si fermò ; Franco rabbrividì udendola fregar un fiammifero . Quegli accese la pipa , tirò due o tre boccate di fumo , e poi domandò ai compagni , alquanto forte perché s ' eran già dilungati , scendevan la costa di Val Malghera . « Quanti anni aveva ? » Uno di coloro rispose , pure forte : « Tre anni e un mese » . Allora la quarta guardia tirò altre due boccate di fumo e si rimise in cammino . Franco , che stava bocconi , all ' udir « tre anni e un mese » , l ' età di Maria , si alzò sulle braccia stringendo l ' erba convulsivamente . Il rumor dei passi si perdeva già in Val Malghera . « Dio , Dio , Dio , Dio ! » , diss ' egli . Si rizzò ginocchioni , ripeté lentamente dentro a sé , come istupidito , la parola terribile : « aveva » . Si torse le mani , gemette ancora : « Dio , Dio , Dio , Dio ! » . Di quel che fece in seguito non ebbe quasi coscienza . Scese a Oria con la sensazione vaga d ' esser diventato sordo , con un gran tremito nel braccio che portava la bambola . Arrivò alla Madonna del Romìt , attraversò il paese e invece di scendere per la scalinata del Pomodoro continuò diritto per il sentiero che raggiunge la scorciatoia di Albogasio Superiore , discese per la stessa scaletta che aveva presa la Pasotti il giorno prima della catastrofe . Vide sulla faccia della chiesa un chiaror debole che usciva dalla finestra dell ' alcova , non si fermò sotto la finestra illuminata , non chiamò , entrò nel sottoportico e spinse l ' uscio . Era aperto . Entrò dal fresco della notte in un ' afa pesante , in un odore strano di aceto bruciato e d ' incenso . Si trascinò a stento su per le scale . Davanti a lui , sul pianerottolo a mezza scala , veniva lume dall ' alto . Giunto là vide che la luce usciva dalla camera dell ' alcova . Salì ancora , mise il piede sul corridoio . L ' uscio della camera era spalancato ; molti lumi dovevano arder là dentro . Sentì , con l ' odor d ' incenso , odor di fiori , fu preso da un tremito violento , non poté avanzare . Dalla parte della cucina si udiva qualcuno dormire , dalla parte dell ' alcova non si udiva niente . A un tratto la voce di Luisa parlò , tenera , quieta : « Vuoi che venga anch ' io , domani , dove vai tu , Maria ? La vuoi la tua mamma , in terra con te ? » . « Luisa ! Luisa ! » , singhiozzò Franco . Si trovarono nelle braccia l ' uno dell ' altro , sulla soglia della loro camera nuziale che aveva la memoria degli amori ancor viva e il dolce lor frutto , morto . « Vieni , caro , vieni vieni » , diss ' ella e lo trasse dentro . Nel mezzo della camera , fra quattro ceri accesi , giaceva nella bara aperta , sotto un cumulo di fiori recisi e languenti come lei , la povera Maria . Erano rose , vainiglie , gelsomini , begonie , gerani , verbene , frondi fiorite di olea fragrans , e altre frondi non fiorite , egualmente scure , egualmente lucenti : le frondi del carrubo già tanto caro a lei perché tanto caro al suo papà . Fiori e frondi erano sparsi anche sul viso . Franco s ' inginocchiò singhiozzando : « Dio , Dio , Dio ! » , mentre Luisa prese due roselline , le pose in una manina di Maria e poi la baciò sulla fronte . « Tu puoi baciarla sui capelli » , diss ' ella . « Sul viso no . Il dottore non vuole . » « Ma tu ? Ma tu ? » « Oh , per me è un ' altra cosa . » Egli posò invece le labbra sulle labbra gelide che trasparivano tra le foglie di carrubo e fiori di geranio . Ve le posò lievemente , come per un addio tenero , non disperato , alla veste caduta e vuota della diletta creatura sua partita per altra dimora . « Maria , Maria mia » , sussurrò fra i singhiozzi , « che cosa è stato ? » Egli non aveva inteso affatto che il primo discorso delle guardie sugli annegati avesse un nesso col secondo . « Non lo sai ? » , gli chiese la moglie senza sorpresa , pacatamente . Gliel ' avevano detto com ' era stato telegrafato ; ma ella sapeva pure che Ismaele doveva recarsi a Lugano per incontrarvi Franco e ignorava che Ismaele , arrivata la posta dal Ceneri senza nessuno , era andato a dormire . « Povero Franco ! » , diss ' ella baciandolo sul capo , quasi maternamente . « Non c ' è mica stata malattia . » Egli si rizzò in piedi , esclamò atterrito : « Come ? Non c ' è stata malattia ? » La persona che Franco aveva udito dormire , la Leu , entrò in quel momento per far suffumigi , vide Franco , rimase sbalordita . « Va ' » , le disse Luisa , « posa il fuoco lì fuori , mettici quel che vuoi e poi va in cucina , dormi , povera Leu . » Quella obbedì . « Non c ' è stata malattia ? » , ripeté Franco . « Vieni » , gli rispose sua moglie , « ti racconterò tutto . » Lo fece sedere sulla dormeuse , a piè del letto matrimoniale . Egli la voleva accanto a sé . Ella gli fe ' segno di no , di non insistere , di tacere , d ' aspettare , e sedette a terra presso la sua creatura , incominciò il racconto doloroso con voce piana , eguale , indifferente , quasi , al dramma che diceva , con una voce simile a quella della sorda Pasotti , che pareva venire da un mondo lontano . Prese le mosse dall ' incontro con la Bianconi in Campò e disse , sempre con la stessa calma , tutti i pensieri , tutti i sentimenti che l ' avevan portata ad affrontare la nonna , disse i fatti sino al momento in cui s ' era convinta che Maria non aveva più vita . Quand ' ebbe finito s ' inginocchiò a baciar la sua morta e le sussurrò : « Il tuo papà ha in mente che t ' ho uccisa io , adesso , ma non è vero , sai , non è vero » . Egli si alzò , tutto vibrante di una commozione senza nome , si chinò sopra di lei , la raccolse da terra , non renitente né abbandonantesi , con mani risolute e riguardose , se la collocò vicina sulla dormeuse , le cinse con un braccio le spalle , la strinse a sé , le parlò sui capelli , bagnandoli di poche lagrime ardenti che a quando a quando gli rompevan la voce : « Povera Luisa mia , no , non l ' hai uccisa tu . Come vuoi che io pensi questa cosa ? Oh , no , cara , no . Io ti benedico , invece , per tutto che hai fatto per lei da quando è nata . Io che non ho fatto niente , ti benedico , te che hai fatto tanto . Non dir più , non dir più quella cosa ! La nostra Maria ... » Un violento singhiozzo gli ruppe le parole , ma subito l ' uomo , con forte volere , si vinse , continuò : « Non sai cosa dice la nostra Maria in questo momento ? Dice : mamma mia , papà mio , adesso siete soli , ciascuno di voi non ha che l ' altro , siate uniti più che mai , donatemi a Dio perché mi ridoni a voi , perché io sia il vostro angelo e vi conduca un giorno a Lui e stiamo insieme per sempre . La senti , Luisa , che dice così ? » . Ella fremeva nelle sue braccia , scossa da sussulti violenti , col viso basso , resistendo a Franco che glielo voleva alzare . Finalmente gli prese in silenzio una mano e gliela baciò . Egli pure , allora , la baciò sui capelli . Poi gli sussurrò : « Rispondimi » . « Tu sei buono » , rispose Luisa con voce accorata e debole , « tu hai pietà di me ma non pensi quello che tu dici . Tu devi pensare che la causa della sua morte sono io , che se avessi seguito i tuoi sentimenti , le tue idee , non sarei uscita di casa , e se non uscivo di casa non succedeva niente , Maria sarebbe viva . » « Lascia star questo , lascia star questo . Tu potevi credere che Maria fosse in camera o con la Veronica , tu potevi rimanere in sala con gli sposi e la disgrazia sarebbe successa ugualmente . Non pensar più a questo , Luisa . Ascolta invece quello che ti dice Maria . » « Povero Franco ! Poveretto , poveretto ! » , disse Luisa , con un ' amarezza di sottintesi paurosi , da far gelare il sangue . Franco tacque , tremando , non valendo a immaginare cosa ella pensasse , eppure temendo udirlo . Si sciolsero lentamente dalla loro stretta , Luisa per la prima . Ella riprese però la mano di suo marito , volle accostarsela da capo alle labbra . Franco trasse teneramente a sé quella di lei , tentò un ' ultima parola : « Perché non mi vuoi rispondere ? » « Ti farei troppo male » , diss ' ella , sottovoce . Egli ebbe il senso di una irreparabile rovina nell ' anima di lei e tacque . Non ritirò la mano ma si sentì mancare ogni forza , invader da uno scuro , da un gelo , come se Maria , chiamata inutilmente , fosse morta una seconda volta . L ' angoscia , la stanchezza , l ' afa , i misti odori della camera poterono tanto sopra di esso che dovette uscire per non venir meno . Andò in loggia . Le finestre erano aperte ; l ' aria pura , fresca , lo rianimò . Pianse , al buio , la sua figliuola , senza ritegno , senza nemmeno quel ritegno che vien dalla luce . S ' inginocchiò ad una finestra , s ' incrociò le braccia sul petto , pianse , col viso al cielo , lagrime e parole a flutti , parole incomposte di strazio e di fede ardente , chiamando Dio in aiuto , Dio , Dio che lo aveva colpito . E glielo disse , a Dio , con la piena delle lagrime , che gli permettesse di piangere ma che sapeva bene perché la bambina era morta . Non aveva egli tanto pregato che il Signore la salvasse dal pericolo di perdere la fede stando con sua madre ? Ah quella sera , quella ultima sera che Maria gli aveva detto « papà mio , un bacio » e tante altre tenerezze e non voleva lasciar la sua mano , come come aveva pregato ! Era un terrore , una gioia , uno spasimo di ricordarlo . « Signore , Signore » , diss ' egli verso il cielo , « Tu tacevi e mi ascoltavi , Tu mi hai esaudito secondo le tue vie misteriose , Tu hai preso il mio tesoro con Te , ella è sicura , ella gode , ella mi aspetta , Tu ne congiungerai ! » Non fu amaro il dirotto pianto in cui le parole morirono . Ma dopo , pensando ancora quest ' ultima sera , gli fu amarissimo di esser partito senza dirlo a Maria , di averla ingannata . « Maria , Maria mia » , supplicò piangendo , « perdonami ! » Dio , come gli pareva impossibile che tutto questo fosse vero , come gli pareva di andar nell ' alcova , di doverla trovar là , dormente nel suo lettino , con la testa piegata sulle spalle e le manine aperte abbandonate sulle lenzuola , con le palme in su ! E invece vi era , sì , ma ! ... Oh che cosa ! non poteva , non poteva essere fine al pianto . Venne la Leu col lume e gli portò il caffè . L ' aveva mandata la signora . Egli ebbe un movimento di tenera gratitudine per sua moglie . Dio , povera Luisa , che infelicità nera la sua ! E quali spaventose apparenze di castigo per lei nel colpo che le piombava sopra in quel momento , proprio in quel momento ! Lo aveva ben compreso , lei , ch ' egli doveva pensar così e lo pensava davvero e aveva negato per pietà , sì , per pietà com ' ella aveva inteso pure . E queste spaventose apparenze di castigo non frutterebbero dunque niente ? Ella si separava da Dio più che mai , chi sa fino a qual punto . Povera , povera Luisa ! Non era da pregar per Maria , Maria non ne aveva bisogno , era da pregar per Luisa , da pregar dì e notte , da sperar nelle preghiere dell ' animetta cara , nascosta in Dio . Egli parlò con la Leu , abbastanza calmo , si fece raccontar da lei tutto che aveva veduto , tutto che aveva udito della cosa terribile . « La voreva propi el Signor la Soa tosetta » , disse la Leu per ultimo . « Bisoeugnava vedèlla in gièsa , cont i so manitt in crôs cont el so bel faccin seri . La somejava on angiol tal e qual ! Propi . » Poi domandò a Franco se desiderasse tener il lume . No , preferiva star allo scuro . E il funerale , a che ora si farebbe ? La Leu credeva che si farebbe alle otto . La Leu , quando cominciava a discorrere , non smetteva facilmente e forse aveva anche paura di starsene soletta in cucina : « El so papà ! » , diss ' ella ancora prima di andarsene . « El so car papà ! L ' è forsi minga vott dì che son vegnüda chì a portagh di castegn a la sciora e sta cara tosetta , che la parlava inscì polito , propi come on avocàt , la fa : " Sai , Leu , presto il mio papà viene a Lugano e io vado a trovarlo " . Ciào , l ' è ona gran roba ! » Lagrime e lagrime . Ah Iddio aveva preso la bambina per toglierla agli errori del mondo , Iddio aveva punito Luisa degli errori suoi ma non era disegnato l ' orribile castigo anche per lui ? Non aveva egli colpe ? Oh sì , quante , quante ! Ebbe la chiara visione di tutta la propria vita miseramente vuota di opere , piena di vanità , mal rispondente alle credenze che professava , tale da renderlo responsabile dell ' irreligiosità di Luisa . Il mondo lo giudicava buono per le qualità di cui non aveva merito alcuno , essendo nato con esse ; tanto più severo sentiva sopra di sé il giudizio di Dio che molto gli aveva dato e frutto non ne aveva colto . S ' inginocchiò da capo , si umiliò sotto il castigo , nella desolata contrizione del cuore , nell ' ardor di espiare , di purificarsi , di farsi degno che Iddio lo ricongiungesse con Maria . Pregò e pianse a lungo a lungo , poi uscì sulla terrazza . Il cielo imbiancava sopra la Galbiga e le montagne del lago di Como ; veniva giorno . Dal nero Boglia imminente soffiavano le tramontane fredde . Da vicino e da lontano , a riva di lago e nell ' alto grembo della valle , si levaron suoni di campane . L ' idea che Maria e la nonna Teresa erano insieme , felici , salì al cuore di Franco spontanea , chiara e soave . Gli parve che il Signore gli dicesse : ti addoloro ma ti amo , aspetta , confida , saprai . Le campane suonavano da vicino e da lontano , a riva di lago e nell ' alto grembo della valle , il cielo diventava più e più bianco sopra la Galbiga , verso il lago di Como , lungo l ' erto profilo nero del Picco di Cressogno ; e le distese dell ' acqua piana prendevano laggiù in levante , fra le grandi ombre dei monti , un chiaror di perla . Le frondi della passiflora , tocche dalle tramontane , ondulavano silenziosamente sopra il capo di Franco , agitate dall ' aspettazione della luce , della gloria immensa che scendeva in oriente colorando di sé nuvoli e sereno , salutata dalle campane . Vivere , vivere , operare , soffrire , adorare , ascendere ! La luce voleva questo . Portarsi via i vivi tra le braccia , portarsi via i morti nel cuore , ritornare a Torino , servir l ' Italia , morir per lei ! Il nuovo giorno voleva questo . Italia , Italia , madre cara ! Franco giunse le mani in uno slancio di desiderio . Anche Luisa udì le campane . Non avrebbe voluto udirle , non avrebbe voluto che venisse giorno mai più , che venisse l ' ora di ceder Maria alla terra . Inginocchiata presso il corpicino della sua creatura le promise che ogni giorno , finché avesse vita , sarebbe venuta a parlarle , a portarle fiori , a tenerle compagnia , mattina e sera . Poi sedette , affondò nei pensieri cupi che non aveva voluto dire al marito , cresciuti e maturati in lei nel corso di ventiquattr ' ore come una maligna infezione assorbita da lungo tempo , rimasta inerte per lungo tempo , colta , un dato momento , dalla corrente del sangue , divampata con fulminea violenza . Tutte le sue idee religiose , la sua fede nell ' esistenza di Dio , il suo scetticismo circa la immortalità dell ' anima tendevano a capovolgersi . Ella era convinta di non essere affatto in colpa della morte di Maria . Se realmente esisteva una Intelligenza , una Volontà , una Forza padrona degli uomini e delle cose , la mostruosa colpa era sua . Questa Intelligenza aveva freddamente disegnato la visita della Pasotti e il suo dono , aveva allontanato da Maria le persone che potevano custodirla in assenza della madre , l ' aveva tratta senza difesa nelle sue insidie feroci , e uccisa . Questa Forza aveva fermato lei , la madre , proprio nel momento in cui stava per compiere un atto di giustizia . Stupida lei che aveva prima creduto nella Giustizia Divina ! Non v ' era Giustizia Divina , vi era invece l ' altare alleato del Trono , il Dio austriaco , socio di tutte le ingiustizie , di tutte le prepotenze , autore del dolore e del male , uccisore degl ' innocenti e protettore degl ' iniqui . Ah s ' egli esisteva , meglio che Maria fosse tutta lì , in quel corpo , meglio che nessuna parte di lei cadesse , sopravvissuta , nelle mani della sua Onnipotenza malvagia ! Ma era possibile dubitare che quest ' orribile Iddio esistesse . E se non esistesse si potrebbe desiderare che una parte dell ' essere umano continuasse a vivere , non miracolosamente , ma naturalmente , oltre la tomba . Ciò era forse più facile a concepire , che la esistenza di un tiranno invisibile , di un Creatore feroce contro le proprie creature . Meglio la signoria della Natura senza Dio , meglio un padrone cieco ma non nemico , non deliberatamente cattivo . Certo non bisognava pensare più in alcun modo né in questa vita né in una vita futura , se vi fosse , al fantasma vano , Giustizia . La fioca luce dell ' alba si mesceva a ' suoi pensieri come a quelli di Franco , solenne e consolante per lui , odiosa per lei . Egli , cristiano , pensava una insurrezione di collera e d ' armi contro fratelli in Cristo per l ' amore di un punto sopra un minimo astro dei cieli ; ella pensava una ribellione immensa , una liberazione dell ' Universo . Il pensiero di lei poteva parere più grande , l ' intelletto di lei poteva parere più forte ; ma Colui che meglio è conosciuto dalle generazioni umane quanto più ascendono nella civiltà e nella scienza ; Colui che consente venire onorato da ciascuna generazione secondo il poter suo e che gradatamente trasforma ed alza gl ' ideali dei popoli , servendosi per il governo della terra , nel tempo opportuno , anche degl ' ideali inferiori e perituri ; Colui ch ' essendo la Pace e la Vita sofferse venir chiamato il Dio degli eserciti , aveva impresso il segno del Suo giudizio sul viso della donna e sul viso dell ' uomo . Mentre l ' alba si accendeva in aurora , la fronte di Franco venivasi irradiando di una luce interiore , gli occhi suoi ardevano , fra le lagrime , di vigor vitale : la fronte di Luisa sempre più si oscurava , le tenebre salivano in fondo a ' suoi occhi spenti . Al levar del sole una barca comparve alla punta della Caravina . Era l ' avvocato V . che veniva da Varenna alla chiamata di Luisa . 12 . Fantasmi La sera di quello stesso giorno una conversazione fiorita si raccolse nella sala rossa della marchesa . Pasotti vi portò seco a forza la sua disgraziata moglie e quasi a forza il signor Giacomo Puttini riluttante invano ai capricci dispotici del Controllore gentilissimo . Vennero pure il curato di Puria e il Paolin , curiosi di veder l ' effetto della tragedia di Oria sulla vecchia faccia di marmo . Il Paolin trascinò seco il buon Paolon , mollemente riluttante anche lui come un pecorone . Venne il curato di Cima , devoto alla marchesa , venne il prefetto della Caravina , tutto , in cuor suo , per Franco e Luisa , obbligato , come parroco di Cressogno , a certi riguardi verso la loro nemica . Costei accolse tutti col solito viso impassibile , col solito flemmatico saluto . Si fece sedere accanto , sul canapè , la signora Barborin alla quale il padrone aveva proibito il menomo accenno ai casi di Oria , si lasciò ossequiare dagli altri , fece le solite domande al Paolin e al Paolon circa le rispettive loro dame e soddisfatta d ' aver appreso che la Paolina e la Paolona stavano bene , incrociò le mani sul ventre e tacque dignitosamente in faccia al semicerchio de ' suoi cortigiani . Pasotti , non vedendo Friend , s ' informò subito di lui con ossequiosa premura : « E ' l Friend ? Poer Friend ! » benché se lo avesse avuto nelle granfie , solus cum solo , quel brutto diavolaccio ringhioso che sciupava i calzoni a lui e le sottane a sua moglie , lo avrebbe strozzato con gioia . Friend era infermo da due giorni . Tutta la brigata si commosse e lamentò il caso con la segreta speranza che il maledetto mostro fosse per crepare . La Pasotti vedendo tante bocche parlare , tante facce diventar contrite , e non udendo una parola , suppose che si discorresse di Oria , si rivolse al Paolon suo vicino , lo interrogò con gli occhi , spalancando la bocca , indicando col dito la direzione di Oria . Il Paolon le fece segno di no . « Parlen del cagnoeu » , diss ' egli . La sorda non intese , fece « ah ! » e prese , a caso , un ' aria compunta . Friend mangiava troppo e troppo bene , soffriva d ' una malattia schifosa . Il Paolin e il curato di Puria diedero premurosi consigli . Il prefetto della Caravina aveva espresso altrove la temperata opinione che fosse da buttarlo nel lago con la sua padrona al collo . Mentre si parlava con tanto interesse della bestia di casa , egli pensava a Luisa stravolta , livida , come l ' aveva vista la mattina , quando s ' era opposta come una forsennata , prima alla chiusura della bara , poi al trasporto , e quando nel cimitero aveva gettato lei con le sue proprie mani la terra sulla sua bambina , dicendole d ' aspettarla e che sarebbe presto discesa a giacer con lei e che quello doveva essere il loro paradiso . Se si parlava con interesse del rognoso Friend , i fantasmi della bambina morta e della madre disperata erano però nella sala . Quando nessuno seppe più che dire del cane e vi ebbe un momento di silenzio , i due fantasmi squallidi furono uditi da tutti domandar che si parlasse di loro ; e ciascuno li vide negli occhi della persona che li amava , la sorda Pasotti . Suo marito cercò subito una diversione , propose al signor Giacomo un problema di tarocchi . Uno scartante che ha tre cartine , tutte figure , una dama e due cavalli , e ha pure il matto , cosa deve fare ? Scartare la dama e un cavallo o i due cavalli ? Il signor Giacomo si mise a soffiare a tutto vapore , gonfiando le gote rosse e il cravattone bianco : « Apff ! No . Controllore gentilissimo , no , La me dispensa . Da le dame no digo ma dai cavai mi son stà sempre lontan . Apff ! » . Gli altri tarocchisti raccolsero in fretta il problema , i fantasmi non furono più uditi e ciascuno respirò . Erano le nove . Alle nove , di solito , il cameriere entrava con due candele accese e apparecchiava il tavolino del tarocco in un angolo della sala , fra il gran camino e il balcone di ponente . Allora la marchesa si alzava e diceva con la sua flemma sonnolenta : « Se creden » . I due o tre presenti rispondevano « sem chì » e incominciava l ' entro in tre o la partita in quattro . Il vecchio cameriere , affezionatissimo a don Franco , esitò , quella sera , a portare i lumi . Non gli pareva possibile che la padrona e i signori avessero il coraggio di giuocare . Alle nove e cinque minuti , non vedendolo entrare , ciascuno commentò il ritardo fra sé . Il Paolin , prima di entrar in casa , aveva sostenuto contro il prefetto che non si sarebbe giuocato . Egli guardò trionfante il suo avversario e lo guardò pure il Paolon compiacendosi , per una solidarietà di Paoli , che avesse ragione il Paolin . Pasotti , che si era tenuto sicuro di giuocare , cominciò a dar segni d ' inquietudine . Alle nove e sette minuti , la marchesa pregò il prefetto di suonare il campanello . Quegli restituì al Paolin l ' occhiata trionfante e vi aggiunse tutto il muto disprezzo per la vecchia , che poté . « Apparecchiate » , diss ' ella al cameriere . Questi entrò poco dopo con le due candele . Anche in fondo agli occhi suoi crucciosi si vedeva il fantasma della bambina morta . Mentr ' egli disponeva sul tavolino le candele , le carte da giuoco e i gettoni d ' avorio , si fece nella sala quel silenzio di aspettazione che soleva precedere l ' alzarsi della marchesa . Ma la marchesa non diede segno di volersi alzare . Si voltò a Pasotti e gli disse : « Controllore , se desideran giuocare Loro ... » « Marchesa » , rispose Pasotti , pronto , « la presenza di mia moglie non deve impedirle di fare la Sua partita . Barbara giuoca male ma si diverte moltissimo a guardare . » « Stasera non giuoco » , rispose la marchesa . La voce era molle ma il no era duro . Il buon Paolon , che taceva sempre e non sapeva giuocare a tarocchi , credette aver finalmente trovato una parola ossequiosa e savia da metter fuori . « Già ! » , diss ' egli . Pasotti lo guardò in cagnesco , pensò : « cosa c ' entra lui ? » , ma non osò parlare . La marchesa non parve accorgersi della scoperta del Paolon e soggiunse : « Posson giuocare Loro » . « Mai più ! » , esclamò il prefetto . « Neanche per sogno ! » Pasotti levò di tasca la tabacchiera . « Il signor prefetto » , diss ' egli facendo spiccare le sillabe e alzando un poco la mano aperta con una presa tra il pollice e l ' indice , « parla per sé . Per parte mia , se la signora marchesa lo desidera , son pronto a soddisfare il suo desiderio . » La marchesa tacque e il focoso prefetto , incoraggiato da quel silenzio , borbottò a mezza voce : « È un lutto di famiglia , infine » . Da quando Franco era uscito di casa il suo nome non era mai stato pronunciato nelle conversazioni serali della sala rossa , la marchesa non aveva mai fatto allusione a lui né a sua moglie . Ella ruppe adesso il silenzio di quattro anni . « Mi rincresce per la creatura » , diss ' ella , « ma per suo padre e sua madre è un castigo di Dio . » Tutti tacquero . Dopo alcuni minuti , Pasotti disse a voce bassa , in tono solenne : « Fulmineo » . E il curato di Cima soggiunse più forte : « Evidente » . Il Paolin ebbe paura di tacere e di parlare , fece « ma ! » e allora il Paolon osservò : « Proprio ! » . Il signor Giacomo soffiò . « Un castigo di Dio ! » , ripeté con enfasi il curato di Cima . « E anche , date le circostanze , un segno della Sua protezione sopra qualche altra persona . » Tutti , meno il prefetto che si rodeva , guardarono la marchesa come se la Mano protettrice dell ' Onnipotente fosse sospesa sopra la sua parrucca . Invece quella Mano Divina stava sopra il cappellone della Pasotti e le teneva ben chiusi gli orecchi onde non avessero a penetrarvi contaminatrici parole d ' iniquità . « Curato » , disse Pasotti , « poiché la signora marchesa lo propone , facciamo una partitina ? Lei , il Paolin , il signor Giacomo e io . » I quattro che sedettero al tavolino da giuoco si lasciarono subito dolcemente andare , nel loro angolo , alle comode mollezze della conversazione sbottonata , alle vecchie barzellette ambrosiane attaccate ai tarocchi come l ' unto . « Hin nanca arrivaa a Barlassina ! » , esclamò Pasotti dopo la prima giuocata , ridendo forte per far suonare la sua vittoria e la sua allegria . Quelli là si erano liberati dai fantasmi ; gli altri no . La sorda , impettita e immobile sul canapè , aveva sofferto angosce mortali aspettando un gesto del marito che le imponesse di giuocare . Oh Signore , dovrebbe toccarle anche questa condanna ? Per grazia del cielo il gesto non venne fatto e la sua prima impressione nel veder i quattro prender posto al tavolino fu di sollievo . Ma poi le riprese subito un disgusto amaro . Che insulto , quel giuoco , alla sua Luisa , che disprezzo per la povera cara Ombrettina morta ! Nessuno le parlava , nessuno faceva attenzione a lei : ella si mise a recitare mentalmente una fila di Pater , Ave e Gloria , per la cattiva creatura seduta all ' altro angolo del canapè , tanto vecchia , tanto vicina a comparire davanti a Dio . Le dedicò la preghiera per la conversione dei peccatori che soleva dire mattina e sera per suo marito da quando aveva scoperto certe sue familiarità con una bassa persona di casa . Il prefetto , a udir gli schiamazzi di Pasotti , si alzò e prese congedo . « Aspetti » , gli disse la marchesa , « di prender un bicchier di vino . » Alle nove e mezzo soleva capitare una bottiglia preziosa di San Colombano vecchio . « Stasera non bevo » , rispose il prefetto , eroicamente . « Son troppo sottosopra da questa mattina in poi . Il Puria sa perché . » « Ma ! » , fece il Puria , sottovoce . « È stata una gran tragedia , già . » Silenzio . Il prefetto s ' inchinò alla marchesa , salutò la Pasotti con l ' espressione del « c ' intendiamo » e partì . Il curato di Puria , corpo grosso e cervello fino , studiava la marchesa senza parere . Era ella tocca o no dai fatti di Oria ? L ' essersi astenuta dal giuoco gli pareva un indizio dubbio . Poteva averlo fatto per rispetto al proprio sangue in astratto . Osservandola bene il curato notò che le sue mani tremavano : cosa nuova . Ella dimenticò di domandare a Pasotti se il vino fosse buono : cosa nuova . La maschera cerea del viso aveva di tratto in tratto qualche contrazione : cosa nuovissima . « È tocca » , pensò il curato . Siccome ella taceva , la Pasotti taceva , il Paolon taceva , tutto il gruppo pareva petrificato , cercò lui di rompere il ghiaccio , non trovò di meglio che voltar quelle teste verso il tavolino del giuoco e commentare le apostrofi di Pasotti , le proteste del Paolin , i « no digo » e gli « apff » del signor Giacomo . La marchesa si scosse un poco , si compiacque di osservare che i giuocatori si divertivano . La Pasotti non udì né disse mai parola e gli altri tre finirono con parlar di lei . La marchesa si dolse che fosse tanto sorda , che non si potesse farle un po ' di conversazione . Gli altri due dissero di lei tutto il gran bene che meritava e che dice ancora chi la ricorda . Ella stava lì malinconica e muta , non sospettando affatto d ' esser il soggetto dei loro discorsi . Il Signore proteggeva la sua profonda , ingenua umiltà , non le lasciava penetrar negli orecchi le lodi della gente ma solo le strapazzate del consorte . I suoi grandi , compunti occhi neri si ravvivarono quando il signor Giacomo pronunciò un gran soffio finale , e i colleghi , lasciate le carte , si abbandonarono sulle spalliere delle rispettive seggiole a riposare alquanto , a ruminar il piacere del giuoco . Finalmente il suo signore si avvicinò al canapè , le fece segno di alzarsi . Per la prima volta in vita sua , forse , ella fu contenta di salire in barca , con grande meraviglia del Puria il quale dichiarò che sul lago , di notte , era un « fifone » . È vero che a cento passi da Cressogno l ' orrore del lago e delle tenebre la riprese . Pensò allora con invidia al curato del quale udiva la voce sopra il Tentiòn , fra gli ulivi . « Addio , fifone ! » , gridò Pasotti . Il « fifone » non udì . Egli e il Paolin discorrevano sottovoce ma con gran calore , commentando le parole della marchesa , del prefetto , di Pasotti , cercando di frugar nel cuore della vecchia , disputando se vi fossero pietà e rimorsi . Il curato era per il sì , il Paolin per il no . Il Paolon precedeva con la lanterna mettendo continui , inintelligibili grugniti . Il Paolin andò poi mordendo tutto che fosse da mordere , la durezza della marchesa , la malignità di Pasotti , la dabbenaggine di sua moglie , la cortigianeria del Cima , la temerità del prefetto , le pazzie di Luisa e di Franco , la debolezza dell ' ingegnere Ribera , tante altre colpe di vivi e di morti . Durezze , debolezze , malignità , ostinazioni , cortigianerie : dappertutto , secondo lui , c ' era in fondo quell ' egoismo porco . « Che gran mond mincion ! » , fu il suo riassunto finale . « Ch ' el senta car el me curat , quand gh ' è quel poo de ris e verz con quel poo de formagg per sora , lassèm pür andà tüsscoss al diavol che l ' è mej . » Dopo una sentenza tanto logica nulla restava più a dire né a grugnire e la piccola comitiva giunta in capo alla salita procedette silenziosa per le umide ombre del Campò , nell ' odor fresco dei castagni e dei noci , senz ' accorgersi di uno spettro che passava in aria , vôlto a Cressogno . Partiti i suoi ospiti , la marchesa suonò il campanello per il rosario che non s ' era potuto dire alla solita ora . Il rosario di casa Maironi era una cosa viva che aveva le sue radici nei peccati antichi della marchesa e veniva sempre più sviluppandosi , mettendo nuovi Ave e nuovi Gloria a misura che la vecchia dama avanzava negli anni e si scorgeva più netto e più visibile a fronte un teschio schifoso , il proprio . Perciò il suo rosario era lungo assai . I peccati dolci della protratta gioventù non le pesavano troppo sulla coscienza ; ma qualche grossa furfanteria d ' altro genere , misurabile in lire , soldi e denari , mal confessata e quindi mal perdonabile , le dava una molestia sempre compressa a furia di rosari e sempre rinascente . Mentre chiedeva al Creditore Grande la remissione de ' suoi debiti le pareva ch ' Egli avesse facoltà d ' accordarla intera ; invece dopo le si levavano da capo in mente le facce crucciose dei creditori piccoli , ritornava con esse il dubbio del perdono , e la sua avarizia , la sua superbia avevano a lottare con il terrore di un carcere perpetuo per debiti , oltre la tomba . Recitare le preghiere per la conversione dei peccatori e quelle per la guarigione degl ' infermi , prima di venire ai Deprofundis , annunciò tre Avemarie nuove secondo la sua intenzione . La guattera , una semplice pia contadina di Cressogno , suppose che le tre Avemarie fossero domandate per quei poveretti di Oria e le recitò con tutto lo zelo . Le Avemarie della guattera urtarono e dispersero quelle della padrona , che chiedevano sonno , riposo di nervi e di coscienza . Quanto alle Avemarie degli altri , esse furono dette secondo la loro comune intenzione che non restassero , come troppo spesso accadeva , definitivamente appiccicate al rosario . Nessuna insomma poté arrestare lo spettro nel suo cammino . La marchesa si ritirò verso le undici . Prese dell ' acqua di cedro e avendo la cameriera incominciato a parlare di Oria , di don Franco che si sussurrava essere arrivato , le impose silenzio . Era tocca , sì . Aveva sempre davanti agli occhi l ' immagine di Maria come l ' aveva veduta una volta passando in gondola sotto la villetta Gilardoni , piccina , con un grembiale bianco , i capelli lunghi e le braccia nude , stranamente somigliante ad un bambino suo , mortole a tre anni . Sentiva ella affetto , pietà ? Non sapeva ella stessa quello che sentisse . Forse dispetto e sgomento di non sapersi liberare da una immagine molesta ; forse paura di questo pensiero , che se non fosse stato commesso certo grosso peccato antico , se il testamento del marchese Franco non fosse stato arso , la bambina non sarebbe morta . Come fu a letto si fece leggere altre preghiere dalla cameriera , le ordinò di spegnere il lume e la congedò . Chiuse gli occhi , cercò di non pensare a niente , e si vide sotto le palpebre una chiara macchia informe che si venne disegnando in un guancialetto , poi in una lettera , poi in un gran crisantemo bianco e poi in un viso supino , morto , che diventava via via più piccolo . Le pareva già di assopirsi ma per effetto di quest ' ultima trasformazione le vibrò nel cuore il pensiero della bambina , non vide più nulla sotto le palpebre , il sopore si dileguò ed ella aperse gli occhi , inquieta , malcontenta . Si propose di pensar una partita di tarocchi per cacciar le immaginazioni moleste e richiamar il sonno . Pensò ai tarocchi , poté , con uno sforzo , vedersi nella testa il tavolino da giuoco , i giuocatori , i lumi , le carte ; ma quando cessò dallo sforzo per abbandonarsi ad una visione passiva di questi soporifici fantasmi , le comparve sotto le palpebre tutt ' altra cosa , una testa che cambiava continuamente lineamenti , espressione , attitudini e che venne per ultimo lentamente ripiegandosi avanti sopra se stessa come nel sonno o nella morte , non mostrando più che i capelli . Altra scossa di nervi ; la marchesa riaperse gli occhi e udì l ' orologio della scala suonare . Contò le ore : dodici . Già mezzanotte e non poter dormire ! Stette alquanto ad occhi aperti ed ecco adesso immagini nel buio come prima sotto le palpebre . Cominciavano da un nucleo informe e si svolgevano continuamente . Si disegnò un quadrante d ' orologio , che diventò un occhio spaventato di pesce , un occhio umano severo . Ad un tratto venne alla marchesa l ' idea che non riuscirebbe a dormire e il sopore già inoltrato andò rotto da capo . Allora ella suonò il campanello . La cameriera si fece chiamar due volte e poi venne mezzo svestita , dormigliosa . L ' ordine fu di posar il lume sopra una sedia per modo che dal letto non si potesse veder la fiamma ; di prendere un volume di prediche del Barbieri e di leggere a mezza voce . La cameriera era abituata a somministrare questi narcotici . Si pose a leggere e in capo alla seconda pagina , udendo il respiro della padrona farsi greve , andò pian piano smorzando la voce per un mormorio inarticolato , fino al silenzio . Aspettò un poco , ascoltò il respiro regolare e pesante , si alzò a guardar la faccia cupa , supina sul doppio guanciale con le sopracciglia aggrottate e la bocca semiaperta , prese il lume e si ritirò in punta di piedi . La marchesa dormiva e sognava . Sognava di giacer sulla soglia nello stanzone buio di un carcere , con i ceppi ai piedi , accusata di assassinio . Entrava il giudice con un lume , sedeva presso a lei e leggeva una predica sulla necessità della confessione . Ella gli si protestava innocente , ripeteva : « Ma non sa che si è annegata da sé ? » . Il giudice non rispondeva , leggeva , leggeva sempre con voce compunta e solenne , e la marchesa insisteva : « No , non l ' ho uccisa » . Non era flemmatica nel sogno , si agitava come una disperata . « Badi » , rispondeva il giudice . « La bambina lo dice . » Egli si alzava in piedi e ripeteva : « Lo dice » . Poi batté forte le mani palma a palma ed esclamò : « Entrate ! » . Fino a questo punto la marchesa aveva sentito , sognando , di sognare ; qui credette svegliarsi , vide con orrore che qualcuno era entrato infatti . Una forma umana debolmente luminosa stava a sedere sulla poltrona ingombra di vesti , presso il suo letto , sì ch ' ella non poteva vedere la parte inferiore dell ' Apparizione . Il busto , le braccia , le mani raccolte insieme avevano un colore biancastro e contorni alquanto incerti ; la testa , appoggiata alla spalliera , era nitida e circonfusa d ' un chiaror pallido . Gli occhi scuri , vivi , fissavano la marchesa . Che orrore ! Era veramente la bambina morta . Che orrore , che orrore ! Gli occhi dell ' Apparizione parlavano , lo dicevano . Il giudice aveva ragione , la bambina lo diceva , senza parole , con gli occhi . « Tu , nonna , tu sei stata , tu . Io avrei dovuto nascer e vivere nella tua casa . Tu non l ' hai voluto . Sei condannata alla morte eterna . » Gli occhi soli , i fissi , tristi , pietosi occhi dicevano tutto questo ad un tempo . La marchesa mise un lungo gemito , stese le braccia verso l ' Apparizione , credendo dir qualche cosa e non riuscendo che a rantolare « ah ... ah ... ah ... » mentre le mani , le braccia , il busto del fantasma sfumavano in una nebbia , i contorni del viso illanguidivano e solo rimaneva intenso lo sguardo , che finalmente pure si velò e rientrò quasi in un lontano e profondo Se stesso , null ' altro rimanendo dell ' Apparizione che poca fosforescenza poi assorbita dall ' ombra . La marchesa si svegliò di soprassalto , ansante , non si ricordò del campanello , si provò a gridare e non riuscì a metter fuori la voce . Con un impeto della sua volontà potente ancora nello sfacelo delle forze , cacciò le gambe dal letto , discese , fece due passi brancolando nel buio , incespicò nella poltrona , si aggrappò a una sedia , cadde con essa pesantemente sul pavimento , si mise a gemere . La cameriera si svegliò al tonfo , chiamò , non ebbe risposta , udì il gemito e , acceso il lume , accorse , vide nella penombra , tra la sedia e la poltrona , qualche cosa di bianco e d ' enorme che si divincolava sul pavimento come una bestia mostruosa del mare tirata in secco . Gridò , corse al campanello , svegliò d ' un colpo tutta la casa e si precipitò ad aiutar la vecchia che rantolava : « Il prete , il prete ! Il prefetto , il prefetto ! » 13 . In fuga Alle due e mezzo dopo la mezzanotte , Franco , l ' avvocato V . e il loro amico Pedraglio erano seduti in loggia , al buio , in silenzio . A un tratto Pedraglio si alzò dicendo : « Cosa fa questo asino ? » , uscì sulla terrazza , vi stette in ascolto e rientrò . « Niente » , diss ' egli . « Disi mi , e per quell ' asino che si sarà addormentato dobbiamo star qui da minchioni ad aspettare che ci prendano ? Tu , Maironi , la strada presso a poco la sai e siamo poi anche in tre che abbiamo il fegato buono . Se occorrerà de dà via on quai cazzott el darèm via , neh ti avocàt ? » Il Pedraglio s ' era trovato la sera prima , verso le sette , sulla strada fra Loveno e Menaggio nel luogo che chiamano « el crott del Bertin » . Un uomo gli aveva chiesto l ' elemosina e posto in mano un biglietto . Poi si era allontanato rapidamente . Il biglietto diceva : « Perché il Carlino Pedraj non valo mica subito a Oria a trovare il Signor Maironi e il signor avocatto di Varenna per fare una bella spasseggiata con gli amici cari da quel co di quel palo ? » . Dopo l ' arresto del medico di Pellio , amico suo , Pedraglio era in sospetto di qualche tiro della Polizia , e quel biglietto non era il primo avviso salutare e sgrammaticato che pervenisse a un patriota . Il biglietto parlava chiaro ; bisognava passar subito il palo del confine . Il Pedraglio non sapeva niente della disgrazia di Franco né del suo ritorno né che l ' avvocato fosse a Oria , ma non andò a cercar altro , corse a Loveno , si provvide di denaro e si pose in cammino . Non si fidò di venire a Porlezza , prese il sentiero che presso Tavordo sale per un vallone deserto al Passo Stretto . Agile come un camoscio , arrivò in quattr ' ore a Oria , trovò che Franco e l ' avvocato si preparavano a partire per un altro avvertimento misterioso pervenuto loro dal curato di Castello , ch ' era stato a Porlezza e ne aveva ricevuto l ' incarico in confessione . Ismaele doveva guidarli oltre il confine . I passi del Boglia erano guardatissimi . Ismaele si proponeva di passar fra il monte della Nave e Castello per calar poi nella valle , tagliar dritto all ' Alpe di Castello sotto il Sasso Grande e di là scendere a Cadro , un ' ora sopra Lugano . Ma Ismaele doveva venire alle due , e alle due e mezzo non s ' era veduto ancora . Anche Luisa era in piedi . Stava nell ' alcova rammendando un paio di calze di Maria per metterle poi sul lettino dove aveva disposto le cosucce di Ombretta con la stessa cura di quando la piccina era viva . Non aveva voluto vedere né l ' avvocato né Pedraglio . Dopo le smanie del funerale il suo dolore aveva ripreso quell ' aspetto cupo che più dispiaceva al dottor Aliprandi . Non smaniava più , non parlava ; pianto , non aveva mai . Il suo contegno con Franco era un contegno di pietà per l ' uomo che l ' amava e il cui affetto , la cui presenza le erano , malgrado lei stessa , indifferenti . Franco , sperando nell ' impiego di cui gli aveva tenuto parola il suo direttore , aveva parlato di portar seco la famiglia a Torino . Lo zio , poveretto , era disposto anche a questo sacrificio ma Luisa aveva detto chiaro che piuttosto di allontanarsi dalla sua figliuola finirebbe nel lago come lei . Franco , udita la proposta di partire senza Ismaele , si alzò e disse che andava a congedarsi da sua moglie . Nello stesso momento l ' avvocato udì un passo nella strada . « Silenzio ! » , diss ' egli . « È qui . » Franco uscì sulla terrazza . Qualcuno veniva infatti dalla parte di Albogasio . Franco attese che arrivasse sul sagrato e chiamò a mezza voce : « Ismaele ! » « Sono io » , rispose una voce che non era quella di Ismaele . « Sono il prefetto . Vengo su . » Il prefetto ? A quell ' ora ? Che poteva essere accaduto ? Franco andò in cucina ad accendere un lume e discese le scale in fretta . Passarono cinque minuti e gli amici non lo videro ricomparire . Capitò invece la moglie d ' Ismaele a dire che suo marito si sentiva male e non poteva muoversi . Parlò dal sagrato a Pedraglio che stava sulla terrazza . Quegli corse a chiamar Franco . Lo trovò sulle scale che saliva col prefetto . « La guida è ammalata » , diss ' egli , conoscendo il prete per un galantuomo . « Andiamo e non perdiamo tempo . » Franco gli rispose che subito non poteva venire e che lo precedessero . Come , non poteva venire ? No , non poteva . Fece passare il prefetto in sala , chiamò l ' avvocato , insistette con lui e con Pedraglio perché partissero subito . Era successa una cosa straordinaria , doveva parlarne a sua moglie , non poteva dire che risoluzione prenderebbe . Gli amici protestarono che mai non l ' avrebbero abbandonato . L ' allegro Pedraglio , uso a spendere oltre i desideri di suo padre , osservò che alla peggio a Josephstadt o a Kufstein si viveva più a buon mercato e più virtuosamente che a Torino e che ciò avrebbe consolato il suo « regiôr » . « No no ! » , esclamò Franco . « Andate , andate ! Prefetto , persuadili tu ! » Ed entrò nell ' alcova . « Partite ? » , gli disse Luisa con quella voce che pareva venire da un mondo lontano . «Addio.» Egli le si avvicinò , si chinò a baciar la calzettina che teneva in mano . « Luisa » , mormorò , « c ' è qui il prefetto della Caravina . » Ella non mostrò alcuna sorpresa . « La nonna lo ha fatto chiamare stanotte » , continuò Franco . « Gli ha detto di aver veduto la nostra Maria , luminosa come un angelo . » « Oh , che menzogna ! » , fece Luisa con una voce grossa di disprezzo , senz ' ira . « Come se fosse possibile che andasse da lei e non venisse da me ! » « Maria le ha toccato il cuore » , riprese Franco . « Ella ci domanda perdono , ha paura di morire , mi supplica di andar da lei , di portarle una parola di pace anche per te . » Neppure Franco credeva all ' Apparizione , scettico profondamente com ' era per tutto il soprannaturale non religioso , ma credeva che Maria , nella sua esistenza superiore , avesse già potuto operare un miracolo , toccar il cuore della nonna e ciò gli recava una commozione indicibile . Luisa restò di ghiaccio . Neppur s ' irritò , come Franco temeva , all ' idea di mandar un messaggio amorevole . « La nonna avrà paura dell ' inferno » , osservò con quella sua freddezza mortale . « L ' inferno non c ' è , tutto si riduce a un po ' di spavento , è una pena da niente , la subisca e poi muoia anche lei come si muore tutti e amen . » Franco intese che sarebbe stato inutile insistere . « Allora vado » , diss ' egli . Ella tacque . « Non credo che potrò ripassar da casa , nel ritorno » , riprese Franco . « Dovrò prendere la montagna . » Nessuna risposta . Il giovane disse sottovoce : « Luisa ! » . Rimprovero , dolore , passione : tutto questo era nel suo richiamo . Le mani di Luisa , che mai non avevano smesso il lavoro , si fermarono . Ella mormorò : « Non sento più niente . Sono un sasso » . Franco si sentì mancare , baciò sua moglie sui capelli , le disse addio , entrò nell ' alcova , s ' inginocchiò , abbracciò il lettuccio voto , pensò alla vocina del suo tesoro : « ancora un bacio , papà » , ebbe un assalto di pianto , si contenne , corse via precipitosamente . Gli amici lo attendevano in sala impazienti . Come partire se non conoscevan le strade ? L ' avvocato conosceva la strada di Boglia , sì , ma era da prendere , volendo sfuggire alle guardie ? Quando udirono che Franco intendeva andare a Cressogno rimasero sbalorditi . Pedraglio uscì dai gangheri , disse ch ' era un ' indegnità di piantar così gli amici nell ' imbarazzo . Il prefetto , udito come le cose stavano , s ' unì a Pedraglio , offerse di giustificare Franco , gli propose di scrivere due parole ch ' egli avrebbe portate a Cressogno . Ma Franco aveva l ' idea che la sua Maria volesse da lui questa cosa e non cedette . Gli venne in mente che il prefetto era pratico di tutti i sentieri come una lepre . « Va ' tu ! » , gli diss ' egli . « Accompagnali tu ! » Il prefetto stava per rispondere che forse la marchesa potrebbe aver bisogno di lui , quando l ' avvocato fece : « Zitto ! guardate » . Proprio davanti alla casa , dove l ' ombra del monte Bisgnago si profilava sull ' acqua ondulando , c ' era una barca ferma . Franco riconobbe la lancia delle guardie di finanza . « Scommetto che quei porci là ci fanno la guardia » , mormorò Pedraglio . « Temono che si scappi in barca . Almeno spiano ! » « Zitto ! » , fece ancora l ' avvocato affacciandosi alla finestra verso il sagrato . Tutti tacquero , trattenendo il respiro . « Fioeui ! » , disse V . scostandosi bruscamente dalla finestra : « Ghe semm ! » . Franco andò alla finestra , vide un uomo solo che veniva correndo , credette a un falso allarme ; ma l ' uomo , quel tale che portava il nomignolo di « légora fügada » , che vedeva e sapeva tutto , gli gittò , passando sotto la finestra , due parole : « La forza ! » . Si udirono in pari tempo i passi di molte persone . Franco esclamò « Con me ! anche tu , prefetto ! » . Si slanciò , seguito da tutti , nel cortiletto ch ' è tra la casa e il monte , raggiunse , passando per una legnaia , la scorciatoia che mette ad Albogasio Superiore . Faceva così scuro che nessuno si accorse di una guardia di finanza appostata con la carabina in pugno a due passi dall ' uscio della legnaia . Per fortuna la guardia , certo Filippini di Busto , era un galantuomo che mangiava a malincuore il pane austriaco per non averne potuto trovare altro . « Presto ! » , diss ' egli sottovoce . « Prendano i campi e poi la strada di Boglia ! Il sentiero sotto il faggio della Madonnina , a sinistra ! » Franco ringraziò quell ' uomo , si avventò con i compagni sul ripido sentiero che mette alla stradicciuola comunale di Albogasio Superiore . Giunti a mezza via , saltarono tutti a destra in un campo di granturco e stettero in ascolto . Udirono passi sulla scaletta che sale dal sagrato e poi sul sentiero dov ' era appostata la guardia . Evidentemente si voleva accertarsi che tutte le uscite fossero ben guardate . I quattro strisciarono subito via attraverso il granturco e giunti sotto lo scoglio che chiamano « Sass del Lori » , tennero consiglio . Avrebbero potuto prendere il sentiero che monta sulla strada di Albogasio proprio alla porta del giardino Pasotti , e poi arrampicarsi di campo in campo fino alla strada di Boglia . Ma il sentiero era difficile a trovare a quell ' ora ; temendo perdere troppo tempo , prescelsero di raggiungere una scaletta che da Albogasio Inferiore sale presso alla casa Puttini . Quindi , girando a destra la casa Puttini , avrebbero raggiunto in due salti la strada di Boglia . Faceva già un po ' meno scuro ; ciò era male per un verso ma era bene per cavarsela da quel labirinto di campicelli e di muricciuoli . Nessuno parlava . Il solo Pedraglio , qualche volta , inciampando in un sasso o pungendosi in una siepe , tirava una maledizione meneghina . Allora gli altri zittivano . Arrivarono sulla scaletta preceduti dal prefetto che saltava muri e siepi come uno scoiattolo . Quando furono tutti raccolti sulla scaletta , Franco si staccò dal gruppo . Per la strada di Boglia non avevano bisogno di lui , egli andava a Cressogno . Invano Pedraglio lo afferrò per le braccia , invano il prefetto lo supplicò di non esporsi a un arresto sicuro , magari all ' ergastolo . Egli credeva di obbedire alla voce di Maria , a un dovere di coscienza . Si strappò da Pedraglio e disparve su per la scaletta , non volendo andar a Cressogno per S . Mamette che sarebbe stato troppo pericoloso . « Avanti ! » , disse il prefetto . « Quello là è matto , pensiamo a noi . » Girando la casa del Puttini udirono gente che veniva loro incontro e ridiscesero . La porta di casa Puttini era aperta . Vi entrarono . La gente passò discorrendo . Erano contadini e uno diceva : « Dove diavol el va a st ' ora chì ? » . Ahimè , hanno incontrato e riconosciuto Franco . Se i gendarmi e le guardie si mettono alla caccia dei fuggitivi e s ' imbattono in quella gente , ecco che trovano una traccia . Sull ' alba si trova sempre gente . Stavolta s ' è potuta evitare ; un ' altra volta , forse , non si potrà ; un altro incontro può riescir fatale all ' avvocato e a Pedraglio come il primo riuscirà probabilmente fatale a Franco . « Bisognerebbe che vi travestiste da contadini » , dice il prefetto . All ' avvocato , che ha dell ' artista e del poeta e conosce bene il Puttini , viene un ' idea : pigliar gli abiti del sior Zacomo per il Pedraglio ch ' è piccolo anche lui , pigliar per sé un vestito della serva ch ' è grande e grossa , cacciar le spoglie proprie in una gerla , caricarsene le spalle e via per Boglia . Il primo deputato politico di Albogasio ha cento ragioni di andare nel bosco del Comune . Detto fatto salgon le scale e il prefetto , ch ' è pratico , va diritto a chiamare la Marianna . Costei non risponde ; la sua camera è vuota . Il prefetto indovina subito che la perfida servente è andata a S . Mamette per qualche negozio segreto , come quello dell ' olio . Ecco perché l ' uscio di strada era aperto ! Vanno in cucina , accendono due lumi , l ' avvocato ne piglia uno e si fa insegnare la camera del sior Zacomo . Intanto Pedraglio esplora la cucina con l ' altro lume , in cerca « de on quai diavol de bev » per pigliar fiato . Il sior Zacomo dormiva in una stanza d ' angolo oltre una sala che l ' avvocato attraversò in punta di piedi camminando tra mucchi di castagne , di noci , di nocciuole e di pere . Egli si accosta all ' uscio : è chiuso . Origlia : silenzio . Gira pian piano la maniglia e spinge . L ' infame uscio scricchiola , si ode un formidabile soffio e il sior Zacomo dice rabbiosamente : « Andé ! No seché ! Andé via ! » . L ' avvocato entrò senz ' altro . « Via , maledeta , digo ! » , gridò il sior Zacomo , rizzando sul guanciale la punta bianca del suo berretto da notte . Veduto l ' avvocato , si mise a gemere . « Oh Dio , oh Dio ! povareto mi , La me perdoni per carità , credeva che fosse la servente ! Avvocato distintissimo , in nome de Dio , cossa xe nato ? » « Gnente gnente , sior Zacomo » , fece l ' avvocato contraffacendolo molto lombardamente col suo imperturbabile umorismo . « Ghe xe qua , digo , ciò , el Commissario de Porlezza . » « Oh Dio ! » Il sior Zacomo fece atto di gettar le gambe fuori del letto . « Gnente , gnente , quieto quieto , soto soto . Andemo in Boglia , digo , ciò , per quel maledeto toro ! » « Oh Dio , cossa disela , che a sta stagion in Boglia no ghe xe tori ! Mi sudo tuto ! » « No fa gnente , andemo , digo , a veder el posto , ciò , dove ch ' el gera . Ma il signor Commissario » , continuò il beffardo avvocato lasciando un linguaggio che troppo lo imbarazzava , « Le proibisce assolutamente di venire con noi , per le sue buone ragioni . Le proibisce di uscire prima del nostro ritorno e anzi mi ha ordinato di portarle via gli abiti . » E si diede a raccogliere rapidamente gli abiti del sior Zacomo , gl ' intimò il silenzio in nome del Commissario , pigliò il cappellone a cilindro , arraffò la mazza di canna d ' India , ordinò al disgraziato di dare il chiavistello appena uscito lui e di non aprire a nessuno , di non parlare a nessuno prima del ritorno del Commissario e tutto in nome del signor Commissario . Poi , lasciatolo più morto che vivo , raggiunse i compagni che , fruga qua e fruga là , avevano scovato un lurido vestito della Marianna , un fazzolettone rosso , una gerla e una bottiglia di anesone triduo . « Accidenti ! » , fece l ' avvocato , quando vide la roba immonda che doveva mettere . Il suo travestimento andava veramente male , la sottana era corta , il fazzolettone non gli nascondeva abbastanza la faccia , ma non c ' era tempo di far meglio . Invece il Pedraglio , cappellone in testa e canna d ' India in mano , riescì un sior Zacomo perfetto . L ' avvocato gli fece prendere sotto l ' ascella uno scartafaccio che trovò in cucina , gl ' insegnò come doveva camminare e soffiare . Prese per ultimo le chiavi della cantina , due chiavi enormi , ne diede una al Pedraglio e una ne mise in tasca per due possibili pugni , uno in chiave di violino , disse , e l ' altro in chiave di basso . E così uscirono , il prefetto davanti , poi il finto sior Zacomo che soffiava come una macchina a vapore , poi la finta Marianna con la gerla . Appena furono in istrada ecco spuntar la Marianna vera di ritorno da San Mamette con un fiasco vuoto . Vista , tra il fosco e il chiaro , la tuba del padrone , diede volta e via a gambe . « Brutta ladra » , fece il prefetto . « Benone . Il travestimento va benone . » In cinque minuti furono sulla strada di Boglia . Il prefetto ridiscese , udì persone che salivano da Albogasio Superiore discorrendo di gendarmi e di guardie , andò loro incontro , domandò che ci fosse di nuovo . Una bagatella . Polizia , gendarmi , soldati a casa Ribera per arrestare don Franco Maironi e pare anche l ' avvocato V . , perché sapevano che ci doveva essere e hanno molto domandato di lui . Non hanno trovato né l ' uno né l ' altro benché le guardie di finanza sieno state di piantone intorno alla casa fin dalla mezzanotte . Adesso la Polizia perquisisce tutte le case di Oria ritenendo che i due sieno scappati per il tetto . Mentre si danno queste informazioni al prefetto , ecco un ragazzo venir di corsa dalla parte di Albogasio Superiore . Lo fermano . « I gendarmi ! » , dice . « I gendarmi ! » È pallido come un cencio lavato e scappa senza saper perché , non gli si può cavare dove questi gendarmi sieno . Arriva una donna che si spiega meglio . Quattro guardie di finanza e quattro gendarmi sono passati in questo punto dalla piazza di Albogasio Superiore . Pare che don Franco sia stato veduto sulla strada di Castello . Due gendarmi e due guardie hanno preso la strada di Boglia . Il prefetto rabbrividisce . « Già » , dice qualcuno . « La strada di Boglia per tagliargli il passo . » Questa è la speranza del prefetto , che gendarmi e guardie abbiano di mira il solo Franco . Egli è tanto smilzo , tanto alto : né il finto Puttini né la finta Marianna possono dar sospetto di esser lui . Il loro destino è ormai fuori delle sue mani mentre per Franco egli può far molto ancora . Si incammina verso Cressogno , confidando che a Cressogno Franco arriverà sano e salvo se i gendarmi non ne trovano nuove tracce , perché lo cercheranno su tutti i sentieri che da Castello menano al confine e non mai sulla via di Cressogno . Pedraglio e l ' avvocato fecero il primo tratto di strada , da Albogasio alle stalle di Püs , strisciando su per la ripidissima erta come gatti , a passi lunghi e cauti . L ' avvocato camminava in silenzio , l ' altro malediceva continuamente , sottovoce , il suo vestiario , « el loder d ' on cappel » che gl ' invischiava la fronte d ' unto ; « el boia d ' un marsinon » che gli puzzava di troppi sudori antichi . Sino a Püs non incontrarono anima nata . A Püs una vecchia uscì tra le stalle un momento dopo ch ' eran passati , disse stupefatta : « Sü per de chì , scior Giacom ? A st ' ora ? » . L ' avvocato mormorò : « Boffa ! » , e l ' altro si mise a soffiar « apff ! apff ! » come un mantice . « Se perd el fiaa per sti strad chì , cara lü » , disse la vecchia . Non incontrarono più nessuno fino alla Sostra . La Sostra è una stalla a mezza montagna , circa , con un fienile , un portico e una cisterna , alquanto in disparte dalla strada . Quella strada è la più dannata che sia in Valsolda , farebbe cacciar la lingua a uno stambecco . Pedraglio e l ' avvocato , trafelati , grondanti di sudore , entrarono un momento alla Sostra . Anche lì silenzio e deserto . A quella altezza si respirava già un ' aria diversa . E come tutte le cime all ' intorno erano abbassate ! E come il lago , giù nel profondo , pareva diventato un fiume ! L ' avvocato guardava su amorosamente alla prima cresta del Boglia dove cominciava il gran bosco dei faggi ; un ' altra mezz ' ora di arrampicata . « Andiamo » , diss ' egli . Ma Pedraglio che aveva nelle gambe la memoria dell ' altra gran corsa da Loveno ad Oria per il Passo Stretto , chiese di sostare un altro poco e si mise tranquillamente a sfogliar lo scartafaccio del Puttini , un poema fratesco , inedito , d ' un anonimo cremonese del secolo decimosettimo . « Andiamo ! » , ripeté il suo compagno dopo un paio di minuti , e si alzava già quando udì venir gente . Ebbe appena il tempo di dire « attento ! » e di voltar le spalle per non lasciarsi vedere in viso . Pedraglio , pur ficcando il naso nello scartafaccio , vide spuntar sulla strada prima due guardie di finanza e poi due gendarmi . Avvertì l ' amico sottovoce , non batté palpebra . Le due guardie si fermarono . Una di loro salutò : « Riverito , signor Puttini » , e disse ai gendarmi : « È il primo deputato politico di Albogasio » . I gendarmi salutarono pure , Pedraglio si levò il cappello , alzando un poco lo scartafaccio . Le guardie volevano fare un po ' di fermata ma un gendarme intimò loro di proseguire e quando vide incamminata la compagnia venne alla Sostra egli stesso . Era di Ampezzo e parlava italiano benissimo . « Tu , cane , non mi conosci , spero » , pensò Pedraglio con una torbida coscienza della sua doppia personalità . « Lascia fare a me . » « Signor deputato politico » , disse colui , « avrebbe veduto stamattina il signor Maironi di Oria ? » « Io ? Mai più . Il signor Maironi dorme , a quest 'ora.» « E Lei dove va ? » « Vado lì su quel monte , su quel dannato Boglia lì . Vado su per l ' affar del toro comunale . » « Bestia » , pensò l ' avvocato . « Comunale me lo fa diventare ! » Ma passò felicemente anche il toro comunale . Il gendarme , un muso da mastino , squadrò bene il suo interlocutore in viso . « Lei è deputato politico » , diss ' egli insolentemente , « e porta quella roba sul viso ? » Pedraglio si prese istintivamente il suo piccolo sottile pizzo nero , barba reproba da liberale . « Taglieremo , taglieremo » , diss ' egli con serietà comica . « Sì signore . Va sul Boglia anche Lei ? » Il gendarme se n ' andò duro duro senza rispondergli , senza udire su quale ignominioso patibolo il deputato politico lo mandava . I due si rallegrarono a vicenda di averla scampata bella ma riconobbero che il giuoco si era fatto molto serio . Adesso bisognava contare con le guardie che conoscevano bene il Puttini , e saperne stare a distanza . E se quel mastino di gendarme parlasse della barba ? « Su su » , fece l ' avvocato , « teniamo loro dietro e se li vediamo o li udiamo tornar giù , gambe in spalla e via a sinistra verso il confine . » Partito disperato , quest ' ultimo , perché non conoscevano il terreno , certo familiare alle guardie . Il mastino dovette sudare e ansar troppo dietro ai suoi compagni per aver poi voglia di parlar di barbe , Pedraglio e l ' avvocato , salendo adagio , videro il nemico guadagnar la cresta del monte al faggio della Madonnina , fermarvisi alquanto e sparire . Il gran faggio antico che portava nel tronco una immagine della Madonna e che cedette , morendo , quest ' onore a una cappelletta , era come la sentinella del gran bosco di Boglia , il soldato posto in una insellatura della cresta a spiar il pendio precipitoso , il lago , i clivi di Valsolda . Il venerabile esercito di faggi colossali stava tutto raccolto in un ' altra conca silenziosa fra l ' erta della Colmaregia , i facili Dorsi della Nave , le radici rocciose dei Denti di Vecchia o Canne d ' Organo e l ' altra sella del Pian Biscagno fra la Colmaregia e il Sasso Grande , fronteggiante le profondità della Val Colla da Lugano a Cadro . Una lista scoperta , erbosa , correva fra il faggio della Madonnina e il bosco , sull ' orlo della cresta . I due fuggiaschi pensarono ai casi loro . Quale partito prendere ? Cercar il sentiero sotto il faggio di cui aveva parlato la guardia salvatrice , o entrar nel bosco ? No , entrar nel bosco non conveniva , con quella selvaggina che vi era entrata prima . Nel bosco avrebbero trovato un palmo di foglie secche . Era impossibile passarvi senza farsi correre addosso tutti i segugi che vi si aggiravano ; e da vicino il travestimento non poteva servire . Prender il sentiero ? Ce n ' era più d ' uno , sotto il faggio ; qual era il buono ? Pedraglio maledisse Franco che non era venuto con loro . Invece l ' avvocato studiava la Colmaregia che si poteva salire senza entrare nel bosco . Egli era stato due volte sulla Colmaregia , il superbo , sottile vertice erboso del Boglia , tagliato per metà dalla linea di confine ; sapeva ch ' era possibile scendere di lassù al villaggio svizzero di Brè e risolse di tentar quella via . Sulla cresta che ascende dal faggio della Madonnina verso la Colmaregia non si vedeva nessuno . La punta era avvolta nelle nuvole . Pochi passi sotto il faggio i due furono colti da un ' ondata di nebbia che venuta su per un versante si riversava rapidamente per l ' altro , una nebbia fredda e densa , un « Dio fece » disse V . Non si vedeva niente a cinque passi . Così avvenne che , presso al faggio , Pedraglio andò quasi a urtare una guardia di finanza . Era uno dei quattro e aveva la consegna di sorvegliare la lista scoperta fra la cresta del monte e il bosco . Visto l ' ometto dal cappellone , fece : « In Boglia , signor ... ? » . L ' avvocato si sbarazzò immediatamente della gerla . Infatti la guardia non compié la frase , restò un momento a bocca aperta , poi esclamò : « Come ? » . L ' avvocato non aspettò altro . « Così » , diss ' egli placidamente ; e raccoltisi sul petto i due pugni in uno ne menò a colui nello stomaco una terribile puntata che lo buttò sul prato a gambe all ' aria . Pedraglio gli saltò subito addosso , gli strappò la carabina . « Se gridi , cane , ti brucio » , diss ' egli . Ma che gridare ? Con un pugno di V . nello stomaco non c ' era , per un quarto d ' ora , neanche da tirare il fiato . Infatti l ' uomo pareva morto e ci volle del buono perché arrivasse a gemer sottovoce « ahi ahi ! » . « L ' è nient , l ' è nient » , gli diceva V . con la solita flemma canzonatoria . « Sono scosse che fanno bene . Vedrà . Lü adess el se drizza in pee ben polito e viene con noi in Colmaregia . Vedrà come va bene . Non ho adoperato questo a posta . » E gli mostrò la chiave . « Oh che pugno ! » , gemeva la guardia . « Oh che razza di pugno ! » « La salita è un po ' maledetta » , riprese l ' avvocato pigliando la carabina dalle mani di Pedraglio . « Ma noi le terremo su , con licenza , il di dietro con questo affare qui . A questa maniera si va su che l ' è un piacere . Poi Lei viene giù con noi a Brè . La carabina gliela portiamo noi . Lei , per compenso , ci porta una piccola gerla . Parli polito ? Andemm , marsch ! » Il disgraziato non riusciva a mettersi in piedi e non si poteva certo lasciarlo lì a rischio che poi si mettesse a chiamar aiuto . « Mincion ! » , fece Pedraglio . « Ghet daa tropp fort ! » V . rispose che gli aveva dato un pugno da donna , restituì la carabina all ' amico e ghermita la guardia per il colletto dell ' uniforme , la tirò in piedi , le fece imbracciare la gerla . « Andem , lizòn » , diss ' egli . « Poltronaccio , andiamo ! » Su tra il nebbione freddo e denso , su , su . L ' erta è ripidissima , si dura fatica a piantar la punta del piede fra i ciuffi dell ' erba molle , si sdrucciola , si lavora di piedi e di mani , ma fa niente , su , su , per la libertà . Su tra il nebbione , invisibili come spiriti , prima la finta Marianna , poi la guardia che soffia e geme sotto il peso della gerla , poi il finto sior Zacomo che le promette le belle viste e la urta con la carabina . La carabina fa miracoli . In mezz ' ora i tre raggiungono la cresta che scende verso Bré , pochi passi sotto il cocuzzolo . Allora siedono sull ' erba e giù , e giù a precipizio , scivoloni . Si mette a piovere , la nebbia si dirada , ecco in fondo , tra i piedi , il rosso dei boschi cedui . Primo vi arriva di volo il venerabile cappellone del sior Zacomo scaraventato abbasso da Pedraglio con un « viva l ' Italia ! » mentre scivola a braccetto della guardia . A Bré Pedraglio fece correre tutto il paese sparando a festa la carabina , distribuì anesone triduo agli uomini e mezz ' once alle ragazze , domandò al curato di poter appendere in chiesa il « marsinon » per grazia ricevuta , si attavolò a mangiare con la guardia , gli fece predicar dal prete il perdono dei pugni nello stomaco e gli diede lettura di una stanza del poema fratesco che finiva così : A questo punto il Padre Lanternone Disse : ho mutato ancor io opinione . Gli dimostrò che se aveva mutato un Padre Lanternone poteva mutar anche lui e lo persuase a disertare , gli fece buttar via l ' uniforme e indossare il « marsinon » fra le risate e gli applausi . Il solo che non rideva era l ' avvocato . « E quel povero Maironi ? » , diss ' egli . Franco non attraversò Castello . Giunto alla cappelletta di Rovajà , saltò giù per il sentiero che mena alla fontana di Caslano , raggiunse la stradicciuola di Casarico , si mise a salir per quella e all ' ultima svolta che fa sotto Castello , dove appare la chiesa di Puria sotto un anfiteatro di dirupi , si gittò a destra nella valle per un sentiero da capre , ne risalì sotto la chiesa di Loggio e giunse a Villa Maironi senz ' aver incontrato nessuno . Carlo , il vecchio servitore che gli aperse , tramortì , quasi , dalla commozione e gli baciò le mani . In quel momento c ' era il medico . Franco decise di attender che uscisse e intanto confidò al vecchio fedele che aveva i gendarmi alle calcagna . Il dottor Aliprandi uscì presto e Franco , sapendolo patriota , si confidò anche a lui , poiché gli occorreva mostrarsi , informarsi dello stato della nonna . L ' Aliprandi era stato chiamato nella notte ed era venuto dopo la partenza del prefetto per Oria , aveva trovato dell ' agitazione nervosa , una terribile paura di morire ma nessuna malattia . Adesso la marchesa pareva tranquilla . Franco si fece annunciare e fu introdotto dalla cameriera che lo guardò con ossequiosa curiosità e uscì dalla camera . Le imposte socchiuse della camera dove la marchesa giaceva a letto lasciavano entrare due sole oblique lame di luce grigia che non giungevano alla faccia supina sul guanciale . Franco , entrando , non la vide , udì solo la nota voce dormigliosa : « Sei qui , Franco ? » « Sì , addio nonna » , diss ' egli e si chinò a darle un bacio . La maschera di cera non era scomposta ; lo sguardo aveva però qualche cosa di vago e di scuro che pareva insieme desiderio e sgomento . « Muoio , sai , Franco » , disse la marchesa . Franco protestò , riferì ciò che gli aveva detto il medico . La nonna lo ascoltava fissandolo avidamente , cercando di leggergli negli occhi se il medico gli avesse proprio detto così . Poi rispose : « Non fa niente . Son pronta » . Dalla nuova espressione dello sguardo e della voce , Franco intese perfettamente che la nonna era pronta a vivere altri vent ' anni . « Mi rincresce della tua disgrazia » , diss ' ella , « e ti perdono tutto . » Non eran parole di perdono che Franco si aspettava da lei . Egli credeva esser venuto a portarlo il perdono , e non a riceverlo . Confortata , rassicurata , la marchesa di ogni giorno ricompariva poco a poco sotto la marchesa di un ' ora . Voleva bene acquistar la pace ma come un sordido avaro tentato da qualche cupidigia , che spremendosi dolorosamente dal pugno il prezzo del suo piacere cerca trattenersene fra le unghie quanto può . In altri momenti Franco avrebbe scattato , avrebbe respinto sdegnosamente quel perdono ; ora , con la dolce Maria nel cuore , non poteva essere così . Aveva però notato che la nonna si era rivolta , col suo perdono , a lui solo . Questo no , non glielo poteva permettere . « Mia moglie , lo zio di mia moglie ed io abbiamo sofferto molto » , diss ' egli , « prima dell ' ultima sventura ; e adesso abbiamo perduto tutta la nostra consolazione . Lo zio Ribera lo metto fuori di causa ; davanti a lui bisogna che ci inchiniamo , tu , io , tutti ; ma se mia moglie ed io abbiamo delle colpe verso di te , perdoniamoci a vicenda . » Era un boccone amaro ; la marchesa lo trangugiò e tacque . Benché non vedesse più la morte al suo capezzale aveva però nel cuore lo sgomento dell ' Apparizione e di certe parole del prefetto che l ' aveva confessata . « Farò testamento » , diss ' ella , « e desidero che tu sappia che tutta la roba Maironi sarà per te . » Ah marchesa , marchesa ! Misera , gelida creatura ! Credeva ella di aver comperato la pace con questo ? Qui veramente aveva sbagliato anche il prefetto perché il consiglio di far questa dichiarazione al nipote gliel ' aveva dato egli , buon galantuomo ma privo di tatto , incapace di comprendere l ' alto animo di Franco . A Franco l ' idea che si potesse credere esser egli venuto per interesse , riuscì intollerabile . « No no » , esclamò fremendo tutto e temendo del proprio sangue focoso , « no no , non mi lasciar niente ! Basta che tu faccia pagare i miei interessi a Oria . La roba Maironi , nonna , lasciala all ' Ospitale Maggiore . Ho paura che i miei vecchi abbiano sbagliato a tenerla ! » La nonna non ebbe tempo di rispondere perché fu picchiato all ' uscio . Entro il prefetto e fece che Franco pigliasse congedo per non stancare l ' ammalata . « Bisogna sbrigarsi ! » , diss ' egli , fuori . « Qui hai fatto più che il tuo dovere . Lo sanno in troppi , oramai , che sei qui e i gendarmi possono capitare da un momento all ' altro . Ho combinato tutto coll ' Aliprandi . L ' Aliprandi suppone che per la marchesa ci sia bisogno di un consulto , piglia la gondola di casa e va a Lugano per cercar un medico . I due barcaiuoli sarete Carlo e tu . Piove . Ci sono i mantelli di tela incerata col cappuccio . Mettete quelli e tu sta a poppa . Adesso ti tagliamo il pizzo ; col cappuccio in testa sfido a riconoscerti . Sei sicuro . Forse non vi faranno neanche approdare alla Ricevitoria . A ogni modo non ti riconosceranno . Se c ' è da parlare , parla Carlino . » L ' idea era buona . La gondola della marchesa era sempre guardata dagli agenti dell ' Austria con grande rispetto come se portasse un uovo dell ' aquila dalle due teste ; anche quando ritornava da Lugano non si faceva approdare alla Ricevitoria che pro forma . La gondola uscì dalla darsena dopo le otto . Le nebbie delle alte cime erano calate sul lago e pioveva . Triste triste giorno , triste triste viaggio ! Né Franco , né il domestico , né l ' Aliprandi parlarono mai . Passarono San Mamette e Casarico . Ecco tra i vapori , oltre gli ulivi di Mainè , le bianche mura della dimora di Ombretta . Gli occhi di Franco si riempirono di lagrime . « No , cara » , egli pensa , « no , amore , no , vita , tu non sei là dentro e sia benedetto il Signore , che mi dice di non credere questa cosa orribile ! » Poche remate ancora ed ecco la casetta del tempo felice , delle ore amare , della sventura ; la finestra della stanza dove Luisa si perde in un dolore tenebroso , la loggia dove passerà quind ' innanzi solo le sue giornate il vecchio zio Piero , l ' uomo giusto che discende silenziosamente , tribolato e stanco , verso la tomba . Franco vorrebbe pur sapere cosa è successo dopo la sua partenza , se lo zio , se Luisa hanno avuto molestie dalla Polizia . Guarda , guarda , non vede persona viva né sulla terrazza né in giardinetto né alle finestre della loggia ; tutto è silenzioso , tutto è tranquillo . Cessa di remare , vorrebbe vedere qualche segno di vita . Il dottor Aliprandi apre lo sportello di poppa del felze e lo supplica di remare , di non tradirsi . In quel momento la Leu si affaccia alla ringhiera del giardinetto con un vassoio in mano , guarda la gondola , entra in loggia . Dunque lo zio Piero è in loggia , quello è il solito bicchier di latte che gli portano , nulla dev ' essere successo . Franco torna a remare e il dottor Aliprandi chiude lo sportello . Passa il giardinetto , passano le case di Oria , la gondola piega all ' approdo della Ricevitoria . Il Biancòn , che sta pescando alle tinche , con l ' ombrello , vede la gondola , abbandona le sue lenze , e viene ad ossequiare la marchesa . Ma trova invece il dottor Aliprandi il quale lo turba tanto con le cattive notizie della dama ch ' egli sente il bisogno di chiamare anche la sua Peppina e di parteciparle la cosa ; e la Peppina , poveretta , recita sotto l ' ombrello del suo Carlascia una piccola commedia d ' intenerimento . Marito e moglie eccitano l ' Aliprandi a far presto , a ritornar presto . Il bestione gli permette di filar dritto , al ritorno , da Gandria a Cressogno e il dottore si volta a Franco , dice : « Andiamo ! » . Franco ha assistito impassibile al colloquio , con le mani sul remo , sperando apprender qualche cosa de ' suoi amici e di casa sua ; ma nessuno ha fiatato di Polizia né d ' arresti né di fughe come se casa Ribera fosse nella China . La gondola indietreggia lentamente dall ' approdo , gira la prora verso Gandria , si allontana , sfuma oltre il confine , nella nebbia . Alla riva di Lugano il dottor Aliprandi aperse lo sportello e fece entrare Franco . Si conoscevano poco ma si abbracciarono come fratelli . « Quando verrà l ' ora delle cannonate » , disse l ' Aliprandi , « ci sarò anch 'io.» Convennero di congedarsi lì e che Franco uscisse prima , solo , perché Lugano era piena di spie e il dottore doveva pure usare certi riguardi . Il dottore non aveva fretta , del resto ; gli premeva più di trovar un barcaiuolo che un medico . Franco si tirò il cappuccio sugli occhi e scese a terra , andò all ' albergo della Corona . Alcune ore più tardi , quando la gondola era ripartita , egli usci in cerca di valsoldesi per avere notizie , si avviò alla farmacia Fontana e incontrò sotto i portici i suoi amici che uscivano appunto dalla farmacia insieme a un vecchio . Gli saltarono al collo , piansero di commozione . Erano andati anche loro a cercar notizie . Alla farmacia si diceva che Franco fosse stato arrestato . Che gioia di trovarlo e che gioia di sentirsi terra libera sotto i piedi ! Mi sia permesso di ricordare il vecchio che accompagnava Pedraglio e l ' avvocato , bizzarra figura del piccolo mondo antico luganese , artista e degno che un altro artista , passandogli così vicino , gli renda onore . Egli era un tal Sartorio , pittore , poeta e suonatore di chitarra , che a quei tempi si vedeva spesso balenar qua e là per le oscure vie di Lugano con la sua bella barba bianca , con il suo cappello bianco tirato sull ' occhio destro , con il suo nobile abito nero e il fiore all ' occhiello . Poverissimo ma pulitissimo , cavaliere con le dame e con le pedine , pronto sempre a un ' anacreontica e a una chitarrinata , adoratore della propria città , egli viveva di pane , formaggio e acqua , fiutava e rincorreva i forestieri per far loro gli onori di Lugano , era sempre pieno di queste faccende , sempre in moto fra Villa Ciani , l ' Hôtel du Parc e Villa Chialiva . L ' Hôtel du Parc era per lui l ' ottava meraviglia del mondo . Aveva aiutato a inaugurarlo e se ne compiaceva assai , godeva particolarmente citare , col suo classico accento luganese , la strimpellata e la lirica ispirategli dalla sala da pranzo : « ca l ' è poeu quand ca ga disi : Le trombe squillano Nel gran salone , Ai suoni accordisi Questa canzone . Ora egli si era spontaneamente accompagnato a Pedraglio e a V . che gli avevan narrata la loro fuga . Li aveva condotti lui alla farmacia Fontana per cercarvi notizie di Franco . « Come ? » , diss ' egli dopo l ' incontro . « È questo il Loro amico ? Sfuggito anche lui agli artigli dell ' aquila rapace di Asburgo ? Benissimo ! Benissimo ! Ho fatto anni sono , per altri lombardi fuggiti qua dopo la rivoluzione di Vall ' Intelvi , un ' ode ca l ' era minga mal . Ho descritto , neh , la loro fuga per la Val Mara , la calata a Maroggia , l ' arrivo a Lugano , ca l ' è poeu quand ca ga disi : O baldi figli di Lombardia , V ' apre le braccia Lugano mia . È una cosetta che va benissimo anche per Loro . Adesso corro a prender la chitarra e poi gliela faccio sentire all 'albergo.» « Madonna ! » , fece Pedraglio . PARTE TERZA 1 . Il savio parla Non una ma tre primavere erano passate dopo quell ' autunno del 1855 senza la fioritura d ' armi e di stendardi che gl ' italiani aspettavano sulle rive del Ticino . Nel febbraio del 1859 si era sicuri che non sarebbe passata così la quarta . Grandi avvenimenti , annunciati debitamente da una splendida cometa , erano in cammino . Correvano nelle viscere del mondo antico fremiti e scricchiolii sordi , come nelle viscere d ' un fiume gelato alla vigilia dello sgelo . Il freddo mortale , il silenzio pauroso di dieci anni erano per passare portati via in un fragor d ' urti e di rovine da correnti nuove , calde , brillanti . Il Carlascia faceva lo spaccone e parlava alle sue guardie , che tacevano , di una prossima passeggiata militare a Torino . Il signor Giacomo Puttini non s ' era più riavuto bene dal colpo di quella mattina , dal tradimento dell ' avvocato , dalla fine tragica del cappellone e dalla fine comica del « marsinon » , aveva perduto ogni stima per i patrioti . Appunto nel febbraio del '59 il Paolin , tedescone , gli parlava alla farmacia di S . Mamette delle pazze speranze dei liberali . « No , signor Paolo riveritissimo » , gli disse l ' ometto . « Mi son nato soto San Marco , gran santo ; go visto i franzesi , bona zente ; adesso vedo i tedeschi , lassemo star , podaria vederghene anca dei altri ma i birbanti , La me creda , i birbanti no pol trionfar . » Il dottor Aliprandi era già in Piemonte . Un vecchio sott ' ufficiale di Napoleone che abitava a Puria si rimetteva segretamente in ordine l ' uniforme con l ' idea di presentarsi all ' imperatore dei francesi quando venisse in Italia . Il curato di Castello , Introini , quando incontrava don Giuseppe Costabarbieri , gli ricordava la canzone del 1796 che don Giuseppe aveva tirata fuori nel 1848 e poi nascosta da capo : Stare nostre crante ulane Qua fenute d ' Ungheria , Ma franzose crante ... ! Fato tuti scappar fia ! E don Giuseppe , tutto spaventato : « Citto , citto , citto ! » Intanto sui pendii di Valsolda fiorivano pacificamente le viole come se nulla fosse . La sera del venti febbraio Luisa ne portò un mazzolino in Camposanto . Ella vestiva ancora a lutto , era terrea , macilenta , aveva gli occhi più grandi e molti fili d ' argento in testa . Pareva che dal giorno della sua sventura fossero passati vent ' anni . Uscita dal Camposanto si avviò verso Albogasio e si accompagnò ad alcune donne di Oria che andavano a dire il rosario alla parrocchia . Non pareva più lo spettro cupo che aveva posato le viole sopra la fossa di Maria . Parlò serena , ilare quasi , con l ' una e con l ' altra , domandò di una bestia malata , accarezzò e lodò una bambina che andava al rosario con la nonna , le raccomandò di stare tranquilla in chiesa come sempre vi stava la sua Maria . Disse questo e nominò Maria quietamente , mentre quelle donne rabbrividivano e anche stupivano perché adesso Luisa non andava in chiesa mai . Domandò a una ragazza se i giovanotti pensassero , come al solito , di recitare , se recitasse anche suo fratello ; udito che sì , offerse aiuto per i costumi . Si accomiatò sul sagrato dell ' Annunciata e nello scender soletta la Calcinera riprese il viso di spettro . Andava a Casarico , dai Gilardoni , sposi da tre anni . La felicità del professore , la sua adorazione per Ester vorrebbero un poema . Lo zio Piero diceva di lui ch ' era diventato ebete . Ester temeva che diventasse ridicolo e non gli permetteva , quando c ' era gente , di prender davanti a lei certe pose estatiche . La sola persona per la quale non valesse questa proibizione era Luisa . Ma di Luisa il Gilardoni aveva un certo riguardo ; ella era sempre per lui un essere sovrumano ; al rispetto per la persona s ' era aggiunto il rispetto per il dolore e in presenza di lei egli teneva sempre un contegno riguardoso . Da due anni , circa , Luisa andava a casa Gilardoni quasi ogni sera e , se qualche cosa poteva turbare la pace degli sposi , erano queste visite . Esse avevano infatti un motivo strano e antipatico a Ester ; ma Ester aveva un tale affetto per l ' amica sua , una tale pietà della sua sventura e si sentiva fitto nel cuore un tal rammarico di non aver fatto più attenzione a Maria nel giorno terribile , che non osava opporsi risolutamente ai desideri di lei né distogliere suo marito dall ' accondiscendervi . Espresse a Luisa la sua disapprovazione , la pregò di volere almeno tener segreto ciò che faceva di sera nello studio del professore ; non andò più oltre . Il professore , invece , sarebbe stato felice di questi convegni ma soffriva del dispiacere di Ester . Era già notte quando Luisa suonò alla porticina di casa Gilardoni . Fu Ester che le aperse . Luisa non rispose al suo saluto che le parve imbarazzato , la guardò soltanto e quando fu nel salottino terreno dove Ester soleva passar le sue serate , l ' abbracciò tanto appassionatamente che l ' altra si mise a piangere . « Abbi pazienza » , le disse Luisa . « Non mi resta che questo » . Ester si provò a confortarla , a dirle che si avvicinava per lei un tempo migliore , la riunione con suo marito . Fra pochi mesi la Lombardia sarebbe libera , Franco ritornerebbe a casa . E allora ... allora ... Potrebbero succedere tante cose ... Potrebbe ritornare anche Maria ! Luisa diede un balzo , le afferrò le mani . « No ! » , diss ' ella . « Non dire questa cosa ! Mai ! mai ! Son tutta sua ! Son tutta di Maria ! » Ester non poté replicare perché , frettoloso e sorridente , entrò il professore . Egli vide che sua moglie aveva gli occhi bagnati di lagrime e che Luisa pareva sovreccitata . Salutò mogio mogio e sedette in silenzio accanto a Ester , immaginando che avessero parlato del solito argomento spiacevole a sua moglie . Questa avrebbe voluto mandarlo via , riprendere il discorso con Luisa , ma non osò farlo . Luisa fremeva contro quella immagine di futuro pericolo che di quando in quando le si era affacciata confusamente all ' anima , che aveva sempre cacciata con orrore prima di considerarla , e che ora , per le parole dell ' amica sua , le risorgeva davanti scoperta e netta . Dopo un lungo , penoso silenzio , Ester sospirò e le disse sottovoce : « Va ' pure , sai . Andate pure » . Luisa ebbe un impeto di gratitudine , s ' inginocchiò davanti all ' amica sua , le posò il capo in grembo . « Sai » , diss ' ella , « io non credo più in Dio . Prima credevo che ci fosse un Dio cattivo , adesso non credo più che esista ; ma se vi fosse il Dio buono nel quale credi tu , non potrebbe condannare una madre che ha perduto la sua unica figliuola e cerca persuadersi che una parte di lei vive ancora ! » Ester non rispose . Quasi ogni sera , da due anni , suo marito e Luisa evocavano la bambina morta . Il professore Gilardoni , strano miscuglio di libero pensatore e di mistico , aveva letto con moltissimo interesse le cose meravigliose che si raccontavano delle sorelle americane Fox , degli esperimenti di Eliphas Levi , aveva seguito il movimento spiritista propagatosi rapidamente in Europa come una mania che prendeva le teste e le tavole . Ne aveva parlato a Luisa , e Luisa , invasa , acciecata dall ' idea di poter sapere se la sua bambina esistesse ancora e , posto che esistesse , di aver qualche comunicazione con lei , non vedendo altro in tutto il meraviglioso dei fatti e lo strano delle teorie che questo punto lucente , lo aveva supplicato di tentar qualche esperimento con Ester e con lei . Ester non credeva in fatto di soprannaturale che alla dottrina cristiana . Non pigliò quindi la cosa sul serio e acconsentì subito a posar le mani sopra un tavolino insieme all ' amica e al marito , il quale , dal canto suo , mostrava un gran zelo , una gran fede di riuscire . I primi esperimenti non riuscirono . Ester , molto annoiata , avrebbe voluto che si rinunciasse a continuare ; ma una sera il tavolino , dopo venti minuti di aspettazione , si chinò lentamente da un lato alzando un piede in aria , si riabbassò , tornò ad alzarsi , con grande sgomento di Ester , con gran gioia del professore e di Luisa . La sera dopo bastarono cinque minuti a farlo muovere . Il professore gl ' insegnò l ' alfabeto e tentò un ' evocazione . Il tavolino rispose battendo il piede a terra secondo l ' alfabeto suggeritogli . Lo spirito evocato diede il suo nome : Van Helmont . Ester tremava di paura come una foglia , il professore tremava di commozione , voleva far sapere a Van Helmont che aveva in biblioteca le sue opere , ma Luisa lo scongiurò di chiedergli dove fosse Maria . Van Helmont rispose : « Vicina » . Allora Ester , pallida come un cadavere , si alzò protestando che non voleva continuare . Né le suppliche né le lagrime di Luisa valsero a persuaderla . Era peccato , era peccato ! Ester non aveva un sentimento religioso profondo , ma paura del diavolo e dell ' inferno sì , molto . Per parecchio tempo non fu possibile ricominciare le sedute . Ella ne aveva orrore e suo marito non osava contraddirla . Fu Luisa che a forza di scongiuri ottenne una transazione . Le sedute ricominciarono ma Ester non vi prese parte più . Non volle neanche sapere cosa vi accadesse . Solamente , quando vedeva sua marito preoccupato , distratto , gli gittava un ' allusione crucciosa alle pratiche segrete dello studio . Allora egli si affliggeva , offriva di desistere , ed era Ester che si sentiva debole di fronte a Luisa . Poiché , indirettamente , aveva capito che Luisa credeva di comunicare con lo spirito della bambina . Ella le aveva detto una volta : « Domani sera non vengo perché Maria non vuole » . E un ' altra volta : « Vado a Looch perché Maria vuole un fiore dalla Nonna » . A Ester pareva incredibile che una testa lucida e forte come quella si smarrisse così . Comprendeva in pari tempo la difficoltà immensa di persuaderla con le buone e la crudeltà di opporsele con le cattive . Il professore accese una candela e salì , seguito da Luisa , nello studio . Noi conosciamo lo studiolo simile a una cabina di bastimento , con gli scaffali pieni di libri , il caminetto , la finestra che guarda il lago , la poltrona dove Maria s ' era addormentata la notte di Natale . Adesso v ' era di più , fra il caminetto e la finestra , un piccolo tavolino rotondo con un sol piede tripartito a un palmo da terra . « Mi rincresce molto » , disse il Gilardoni , entrando , « di far tanto dispiacere a Ester . » Posò il lume sulla scrivania e invece di disporre , secondo il solito , il tavolino e le sedie , andò a guardar dalla finestra il chiaror vago dell ' acqua e dei cielo nelle ombre della notte . Luisa rimase immobile e subito egli si voltò bruscamente come avesse sentito per virtù magnetica l ' angoscia di lei . Gliela vide spaventosa in faccia , intese ch ' ella lo credeva risoluto di troncare mentre ne aveva solamente avuta la tentazione e le prese , commosso , le mani , le disse che Ester era tanto buona , che l ' amava tanto , che né lui né lei avrebbero mai voluto recarle volontariamente un ' afflizione . Luisa non rispose ma il professore durò fatica a impedire che gli baciasse la mano . Mentre egli collocava in mezzo alla stanza il tavolino e le due sedie , ella sedette sulla poltrona , come oppressa . « Ecco » , fece il professore . Luisa si levò di tasca e gli tese una lettera . « Ho tanto bisogno di Maria e di Lei , stasera ! » , diss ' ella « Legga , è di Franco . Può cominciare dalla quarta pagina . » Il professore non intese queste ultime parole , si accostò al lume e lesse ad alta voce : Torino , 18 febbraio 1859 . Luisa mia , Sai che non mi hai scritto da quindici giorni ? « Questo lo può saltare » , interruppe Luisa , ma poi si corresse . « No , legga pure , è meglio . » Il professore continuò : Ecco la terza lettera che io ti mando dopo ricevuta la tua del 6 . Sono stato forse , nella prima , troppo vivace e ti ho ferita . Benedetto temperamento il mio , che non solo mi fa dire parole troppo vivaci quando il sangue mi si riscalda , ma me le fa anche scrivere ! E benedetto sangue che a trentadue anni suonati si riscalda come a ventidue ! Perdonami , Luisa , e permettimi di ritornare sull ' argomento onde riprendermi quelle parole che hanno potuto offenderti . Adesso non si discorre più né di tavolini né di spiriti , non si discorre che di diplomazie e di guerra ; ma gli anni scorsi se ne parlò moltissimo e parecchie persone che io stimo e onoro ci credevano . Di alcune so positivamente che erano illuse ma non ho mai dubitato , quando mi riferivano conversazioni avute con gli spiriti , della loro buona fede . Pare che l ' immaginazione , eccitata , possa far udire e vedere come reale ciò che non è . Ma io voglio credere che nel tuo caso non v ' inganni l ' immaginazione , che il vostro tavolino si muova e si esprima davvero come dici . Ho avuto torto di metter questo in dubbio , lo confesso , poiché tu sei talmente sicura di non ingannarti e poiché conosco abbastanza l ' onestà del professor Gilardoni . Ma vi è poi per me una questione di sentimento . Io so che la mia dolce Maria vive con Dio , io ho la speranza di andare un giorno , con altre anime a me care , dov ' ella è . Se mi comparisse spontaneamente , se udissi , senz ' averla chiamata , il suono della sua voce viva e vera , forse non potrei sopportare una gioia così grande ; chiamarla , costringerla di venire non vorrei mai . Mi ripugna , è contrario a quel senso di venerazione che ho per un Essere tanto più vicino a Dio di me . Anch ' io , Luisa , parlo al nostro tesoro ogni giorno , le parlo di me e anche di te , sapendo che ci vede , che ci ama , che potrà molto ancora , in questa vita stessa , sopra di noi . Tali vorrei pure i colloqui tuoi con essa ; e se rispondendo alla lettera in cui alludevi a una comunicazione di lei mi sono espresso con acerbità , perdonami in grazia non solamente del mio cattivo carattere ma delle idee altresì e dei sentimenti che sono come parte della mia natura . Perdonami pure in grazia della sovreccitazione immensa in cui si vive qui . La mia gola sta bene ; da quando si parla di guerra ho gittato canfora e acqua sedativa , ma i nervi sono tesi straordinariamente , mi par che a toccarli dieno scintille . Questo viene anche dall ' intenso lavoro che abbiamo al Ministero , dove non c ' è più orario e chi più gode fiducia , sia pure un segretariucolo , più deve sgobbare . Quando ebbi questo posto dalla bontà del conte di Cavour , mi pareva di mangiare il pane dello Stato a tradimento . Adesso non è così ma sto per togliermi a questo gran lavoro e ciò mi conduce a un altro discorso che ho nel cuore da un pezzo e che adesso ti faccio con una commozione indicibile . Fra otto giorni i miei amici ed io ci arruoliamo nell ' esercito come volontari per la durata della campagna ; Si entra nel 9° fanteria che ha il deposito a Torino . Qui al Ministero si vorrebbe trattenermi ancora ma io intendo di trovarmi istruito al reggimento quando entrerà in campagna e ho solamente preso l ' impegno di non lasciar l ' ufficio che un giorno prima di arruolarmi . Luisa , sono tre anni e quasi cinque mesi che non ci vediamo . Vero che tu sei sorvegliata dalla Polizia e che ti è proibito di venire a Lugano ; però io ti ho proposto più volte più modi di venirmi a incontrare segretamente almeno al confine , sulla montagna , e tu non mi hai risposto . Ho creduto indovinare che tu non ti sapessi allontanare neppure per poco tempo da un luogo sacro . Mi pareva troppo e ti confesso che ne provai un ' amarezza molto profonda ! Poi mi pentivo , mi pareva d ' essere egoista , ti assolvevo . Adesso , Luisa , le circostanze sono mutate . Non ho cattivi presentimenti , mi par impossibile di aver a restare sopra un campo di battaglia , ma impossibile non è . Prenderò parte ad una guerra che si annuncia tra le più grosse , tra le più lunghe e disperate , perché se l ' Austria ha in giuoco le sue provincie italiane , noi , e forse anche l ' imperatore Napoleone , abbiamo in giuoco tutto . Si dice che passeremo l ' inverno venturo sotto Verona . Luisa , io non voglio correre il pericolo di morire senz ' averti riveduta . Ho ventiquattr ' ore sole , non posso venire al confine né a Lugano , né mi può bastare di star con te dieci minuti ! Fatti portare a Lugano , in qualche modo , da Ismaele la mattina del 25 corr . Parti da Lugano in tempo di essere a Magadino per il tocco poiché da Luino non puoi passare . A Magadino piglierai il battello che parte di là circa al tocco e mezzo . Scenderai circa alle quattro a Isola Bella dove , presso a poco alla stess ' ora , arriverò anch ' io da Arona . L ' Isola Bella , a questa stagione , è un deserto . Vi passeremo la sera insieme e ripartiremo la mattina , tu per Oria , io per Torino . Scrivo allo zio Piero per chiedergli perdono se gli tolgo un giorno della tua compagnia . Maggior male non temo . Anche gli austriaci non pensano che alle armi , la loro Polizia si lascia sfuggire migliaia di giovani che vengono a prenderle qui . Sarebbero terribili all ' indomani di una vittoria ma quel giorno , per essi , viva Dio ! non verrà . Luisa , è possibile ch ' io non ti trovi all ' Isola Bella , che tu creda far piacere a Maria non venendo ? Ma non sai , la mia Maria , la mia povera piccina , se le avessero detto corri a salutar il tuo papà che forse va a morire come ... La voce del lettore oscillò , si ruppe , mancò in un singhiozzo . Luisa si nascose il viso fra le mani . Egli le posò la lettera sulle ginocchia e disse a stento : « Donna Luisa , può avere un dubbio ? » « Sono cattiva » , rispose Luisa sottovoce , « sono matta . » « Ma non gli vuol bene ? » « Alle volte mi pare tanto e alle volte niente . » « Dio mio ! » , fece il professore . « Ma adesso ? Non La commuove l ' idea che potrebbe non vederlo mai più ? » Luisa tacque ; parve che piangesse . Balzò improvvisamente in piedi stringendosi le tempie fra le mani , piantò in viso al professore due occhi dove non erano lagrime ma invece una luce sinistra di corruccio . « Ella non sa » , esclamò , « cosa c ' è nella mia testa , che cumulo di contraddizioni , quante idee opposte che si combattono e prendono continuamente il luogo l ' una dell ' altra ! Quando ho ricevuto la lettera ho pianto tanto , mi son detta : " sì , povero Franco , stavolta vado " , e poi ecco una voce che mi dice qui nella fronte : " no , non devi andare perché ... perché ... perché ... ".» Luisa s ' interruppe e il professore , spaventato da bagliori di pazzia negli occhi che lo fissavano , non osò chiedere spiegazioni . Gli occhi strani sempre fissi ne ' suoi vennero raddolcendosi , velandosi . Luisa gli prese le mani , gli disse piano , timidamente : « Domandiamo a Maria » . Sedettero al tavolino , vi posarono le mani su . Il professore voltava le spalle al lume che batteva sul viso di Luisa . Il tavolino era nell ' ombra . Dopo undici minuti di silenzio profondo il professore mormorò : « Si muove » . Infatti il tavolino si andava lentamente inclinando da un lato . Ricadde e batté un piccolo colpo . Il viso di Luisa s ' illuminò . « Chi sei ? » , disse il professore . « Rispondi col solito alfabeto . » Il tavolino batté diciassette colpi , poi quattordici , poi diciotto , poi uno . « Rosa » , disse il professore , piano . Rosa era il nome di una sorellina di sua moglie , morta nell ' infanzia , e il tavolino aveva battuto parecchie altre volte questo nome . « Va ' » , ripeté il Gilardoni , « mandaci Maria . » Il tavolino si rimise tosto in movimento e batté queste parole : « Son qui . Maria . » « Maria , Maria , Maria mia ! » , sussurrò Luisa con un ' espressione , in viso , di beatitudine . « Conosci » , disse il Gilardoni , « la lettera che tuo padre ha scritto a tua madre ? » Il tavolino rispose : « Sì » . « Cosa deve fare tua madre ? » Luisa tremava da capo a piedi , aspettando . Il tavolino rimase immobile . « Rispondi » , fece il professore . Il tavolino si mosse e batté un miscuglio incomprensibile di lettere . « Non abbiamo capito . Ripeti . » Il tavolino non si mosse più . « Ripeti dunque ! » , fece il professore quasi bruscamente . « No ! » , supplicò Luisa . « Non insista , non insista ! Maria non vuol rispondere ! » Ma il professore voleva insistere . « Non è possibile » , diceva , « che lo spirito non risponda . Lei lo sa , ci è successo altre volte di non intendere quel che dice . » Luisa si alzò agitatissima , dicendo che piuttosto di costringere Maria era contenta d ' interrompere la seduta . Il professore rimase meditabondo al proprio posto . « Zitto ! » , diss ' egli . Il tavolino si moveva , ricominciò a batter colpi . « Sì » , esclamò il Gilardoni , raggiante . « Ho domandato col pensiero s ' Ella deve andare e il tavolino ha risposto " sì " . Ridomandi lei ad alta voce . » Cinque o sei minuti passarono prima che il tavolino si rimettesse in moto . Alla domanda di Luisa « debbo andare ? » batté prima tredici colpi poi quattordici . La risposta era « no » . Il professore impallidì e Luisa lo interrogò con lo sguardo . Egli rimase lungamente muto , poi rispose sospirando : « Potrebbe non essere Maria . Potrebb ' essere uno spirito di menzogna » . « E come si può sapere ? » , fece Luisa ansiosamente . « Impossibile . Non si può sapere . » « Ma e le altre comunicazioni , dunque ? Non vi è certezza mai ? » «Mai.» Ella tacque , atterrita . Poi sussurrò : « Doveva essere così . Doveva mancarmi anche questo » . E posò la fronte sul tavolino . Il lume della candela batteva sui capelli , sulle braccia , sulle mani di lei . Ella non si moveva , nulla si moveva nella camera , tranne la fiammella oscillante della candela . Un ' altra fiammella , un ultimo lume di speranza e di conforto stava morendo nella povera testa caduta sotto il colpo d ' un dubbio amaro e invincibile . Che poteva fare , che poteva dire il Gilardoni ? Egli vedeva prossimo a compiersi , non per opera sua , il desiderio di Ester . Tre o quattro minuti dopo si udirono passi al piano inferiore e la voce di Ester . Luisa , lentamente , si alzò . « Andiamo » , diss ' ella . « Bisognerebbe forse pregare » , osservò il Gilardoni , senza muoversi . « Bisognerebbe forse domandare agli spiriti se confessano Cristo . » « No no no no no » , fece sottovoce Luisa , negando , anche con la mano , ostilmente . Il professore prese la candela in silenzio . Ritornando a Oria Luisa salì al cancello del Camposanto . Vi appoggiò la fronte , gittò verso la fossa di Maria un soffocato addio e ridiscese . Giunta sul sagrato andò ad affacciarsi al parapetto , guardò giù il lago addormentato nell ' ombra . Stette lì alquanto lasciando andar il pensiero per la sua china . Posò i gomiti sul parapetto , si piegò , si appoggiò il viso alle mani sempre guardando l ' acqua , l ' acqua che aveva preso Maria . Il suo pensiero veniva pigliando una forma precisa non dentro a lei ma laggiù nell ' acqua . Essa lo considerò . Morire , finire . Lo conosceva , lo aveva veduto ancora questo pensiero guardando nell ' acqua così , molto tempo addietro , prima di cominciare le evocazioni col professore . Poi era scomparso . Adesso ritornava . Era un pensiero dolce e pietoso , pieno di riposo e di abbandono , pieno di pace . Faceva bene di starlo a guardare poiché anche la fede negli spiriti era perduta . Morire , finire . L ' altra volta molto aveva potuto contro il fascino dell ' acqua la immagine del vecchio zio . Ora poteva meno . Lo zio era caduto , dalla morte di Maria in poi , in un mutismo quasi completo che Luisa attribuiva a un principio di apatia senile . Ella non aveva capito come nell ' animo del vecchio vi fossero insieme al dolore disapprovazioni profonde ; quanto lo urtassero le quotidiane ripetute visite al cimitero e i fiori e le gite misteriose a Casarico e , sopra tutto , l ' abbandono completo della chiesa . Se non fosse stata così presa dalla sua morta , avrebbe potuto intender meglio lo zio almeno in quest ' ultimo punto della chiesa , perché adesso il vecchio silenzioso ci andava lui , in chiesa , più di prima , tornava col cuore alla religione di suo padre e di sua madre praticata sinora freddamente , per abitudine , per ossequio alle tradizioni di casa . Pareva a Luisa ch ' egli fosse diventato alquanto ottuso e che se ai bisogni suoi fosse provveduto non gli occorrerebbe altro . Per le cure materiali v ' era la Cia e le risorse che bastavano per tre meglio avrebbero bastato per due . Luisa credette veder l ' acqua salire un palmo . E Franco ? Franco si desolerebbe , piangerebbe per qualche anno e poi sarebbe più felice . Franco aveva il segreto di consolarsi presto . L ' acqua parve salire un altro palmo . Nello stesso momento in cui ella s ' era affacciata al parapetto , Franco , passando in via di Po davanti a San Francesco di Paola , aveva veduto lumi e udito l ' organo . Era entrato . Appena detta una preghiera , il pensiero dominante lo aveva ripreso , il suono dell ' organo gli si era trasformato in un fragore di trombe , di tamburi e d ' armi e , mentre un canto di pace si levava sull ' altare , a lui era parso caricar con furore il nemico . A un tratto si vide in mente l ' immagine di Luisa vestita a lutto , pallida . Si mise a pensare a lei , a pregare per lei con fervore intenso . Allora là sul sagrato di Oria ella sentì un freddo , un ' uggia , un mancar della tentazione . Volle richiamarla e non poté . L ' acqua ridiscendeva . Una voce intima le disse : e se il professore si è ingannato ? Se non è vero che il tavolino abbia risposto prima di si e poi di no ? Se non è vero di questi spiriti menzogneri ? Si tolse dal parapetto e sali , a passi lenti , in casa . Trovò lo zio in cucina , seduto sotto la cappa del camino , con le molle in mano e col bicchiere di latte accanto . La Cia e la Leu cucinavano . « Dunque » , disse lo zio , « sono andato alla Ricevitoria . Il Ricevitore è a letto con l ' itterizia , ma ho parlato col Sedentario . » « Di che cosa , zio ? » « Di Lugano , della tua andata a Lugano il 25 . Mi ha detto che chiuderà un occhio e che passerai . » Luisa tacque , stette a guardar il fuoco meditabonda . Poi diede certi ordini alla Leu per l ' indomani e pregò lo zio di venire in salotto con lei . « Cosa serve ? » , diss ' egli con la solita semplicità . « Non avrai gran segreti . Stiamo qui che c ' è il fuoco . » La Cia accese il lume . « Usciremo noi » , diss ' ella . Lo zio fece la sua solita smorfia di compassione per le altrui sciocchezze ma tacque , bevve il suo bicchier di latte e lo porse silenziosamente a Luisa . Luisa prese il bicchiere e disse piano : « Non ho ancora deciso » . « Cosa ? » , fece lo zio bruscamente . « Cosa non hai deciso ? » « Se andrò all ' Isola Bella . » « Euh ! Che diavolo ? » Lo zio Piero non la poteva neanche intendere una cosa simile . « E perché non andresti ? » Ella rispose con tranquillità , come se dicesse una cosa ovvia : « Ho paura di non poter lasciare Maria » . « Ah senti ! » , fece lo zio . « Siediti là . » Le additò il sedile in faccia , sotto la cappa del camino , lasciò le molle e disse con quella sua voce grave , onesta voce del cuore : « Cara Luisa , hai perso la bussola » . E alzate le braccia con un « euh ! » profondo , le lasciò ricadere sulle ginocchia . « Persa ! » , diss ' egli . Stette un poco in silenzio , a capo chino , porgendo le labbra con un brontolio di parole in formazione , che poi uscirono . « Cose che non avrei mai creduto ! Cose che paiono impossibili . Ma quando » ( così dicendo rialzò il capo e guardò Luisa in faccia ) « si comincia a perderla , la bussola , l ' è fatta . E tu , cara , hai cominciato a perderla da un pezzo . » Luisa trasalì . « Eh sì ! » , esclamò lo zio a gola piena . « Hai cominciato a perderla da un pezzo . Ed è questo che volevo dirti . Senti : mia madre ha perso dei figli , tua madre ha perso dei figli , ho visto tante madri perdere dei figli e nessuna faceva come te . Ci vuol altro , siamo tutti mortali e dobbiamo accettare la nostra condizione . Si rassegnavano . Ma tu , no . E questo cimitero ! E queste due , tre , quattro visite al giorno ! E questi fiori , e cosa so io , oh povero me ! E anche queste scempiaggini che fai a Casarico con quell ' altro povero imbecille , che voi credete farle in segreto e tutti ne parlano , persino la Cia ! Oh povero me ! » « No , zio » , disse Luisa tristemente ma tranquillamente . « Non dir queste cose . Non puoi capire . » « Siamo intesi » , rispose lo zio con tutta l ' ironia di cui era capace . « Non posso capire . Ma poi ce n ' è un ' altra . Tu non vai più in chiesa . Io non ti ho mai detto niente perché in queste cose il mio principio è stato sempre di lasciar fare a ciascuno quel che crede ; ma quando ti vedo perdere , dirò così , il buon senso e anche il senso comune , non posso a meno di farti riflettere che se si voltano le spalle a Domeneddio , si fanno di questi guadagni . Adesso poi questa idea di non voler andare a vedere tuo marito , in circostanze simili , passa tutti i limiti . » « Vuol dire » , riprese dopo una breve pausa , « che ci andrò io . » « Tu ? » , esclamò Luisa . « Perché no ? Io , sì . Contavo di accompagnarti ma , se non vieni , andrò solo . Andrò a dire a tuo marito che hai perduto la testa e che spero di andar presto anch ' io a trovar la povera Maria . » Mai nessuno aveva udito dal labbro dello zio Piero una parola tanto amara . Fosse questo , fosse l ' autorità dell ' uomo , fosse il nome di Maria pronunciato così , Luisa fu vinta . « Andrò » , diss ' ella . « Ma tu devi restar qui . » « Niente affatto » , rispose lo zio contento . « Sono quarant ' anni che non vedo le Isole . Approfitto dell ' occasione . E chi sa che non mi arruoli in cavalleria , io ? » « E così » , disse la Cia a Luisa dopo che lo zio era andato a letto . « Vuol proprio partire anche il mio padrone ? Cara lei , per amor del Cielo , non glielo permetta ! » E le raccontò che due ore prima egli aveva stralunato gli occhi e piegata la testa sul petto ; che chiamato da lei non aveva risposto ; che poi si era riavuto e che alle premurose domande di lei era andato in collera protestando di non aver avuto male , di aver sentito solo un po ' di sonno . Luisa l ' ascoltava in piedi , col lume in mano , con gli occhi vitrei , divisa fra l ' attenzione alle parole che udiva e qualche altro pensiero assai diverso , assai lontano , dallo zio , dalla casa , dalla Valsolda . 2 . Solenne rullo Il venticinque febbraio , giorno della partenza , lo zio Piero si alzò alle sette e mezzo e andò alla finestra . Un denso nebbione pendeva sul lago biancastro e nascondeva le montagne per modo che se ne vedevano solamente due brevi liste nere , una a destra e l ' altra a sinistra , fra il lago e la nebbia . « Ahimè ! » , sospirò lo zio . Non s ' era ancora finito di vestire che Luisa entrò e lo pregò , col pretesto del cattivo tempo , di restare , di lasciarla partir sola . La Cia era in grande angoscia , e avea pregato Luisa di insistere sapendo ch ' egli era stato côlto , il giorno venti , da forti vertigini e che il ventidue , senza dir niente a nessuno , era andato a confessarsi . Egli s ' irritò , convenne tacere , lasciargli fare la sua volontà . Povero zio , aveva goduto sempre una salute di ferro ed era molto apprensivo , il menomo disturbo lo allarmava ; ma ora non gli pareva bene che Luisa partisse sola in quelle condizioni di spirito , e si sacrificava per lei . Si vestì , ritornò alla finestra e chiamò trionfalmente Luisa che stava nel giardinetto . « Alza la testa ! » , diss ' egli . « Guarda su in Boglia ! » In alto , sopra Oria , attraverso la nebbia fumante , si vedeva l ' oro pallido del sole sulla montagna e più in alto ancora una trasparenza serena . « Bella giornata ! » Luisa non rispose e il vecchio discese allegro in loggia , uscì sulla terrazza a goder la battaglia magnifica della nebbia e del sole . Tutto il lago d ' oriente fra la Ca Rotta , l ' ultima casa di S . Mamette , a sinistra , e il golfo del Dòi a destra , pareva un mare immenso , bianco . La Ca Rotta traspariva appena , come un fantasma . Al golfo del Dòi cominciava la sottile lista nera scoperta fra il piombo del lago e il nebbione . A poco a poco quel nebbione si faceva turchiniccio , vaghi chiarori rompevano in cielo verso Osteno , in fondo al mare d ' oriente tremavano luccicori nuovi , venivan liste , chiazze brune di brezza ; un occhio di sole appariva e scompariva sopra Osteno nei vapori turbinanti , ingrandiva rapidamente , splendé vincitore . La nebbia fuggì da ogni parte , a brani e fiocchi . Molti ne passarono davanti a Oria , grandi e veloci , altri si buttarono alla costa , il grosso ripiegò verso l ' ultimo levante ; colà , dietro e sopra un pesante sipario bianco , le montagne del lago di Como sorsero gloriose nel sereno . Lo zio Piero chiamò Luisa perché vedesse lo spettacolo , l ' ultima scena splendida del dramma ; il trionfo del sole , la fuga delle nebbie , la gloria delle montagne . Egli ammirava patriarcalmente , senza finezze di senso artistico ma con calor giovanile , con sincera enfasi di voce , da vecchio che ha vissuto castamente , che non ha sciupata la freschezza del cuore , che conserva una certa innocenza d ' immaginazione . « Guarda , Luisa » , esclamò , « se non bisogna dire : Gloria al Padre , al Figliuolo , allo Spirito Santo ! » Luisa non rispose , si allontanò subito per non veder quel recinto bianco , di là dall ' orto , che l ' attirava con violenza , con una tacita voce di rimprovero e di dolore . Ella vi era andata alle sei , vi aveva passata un ' ora nella nebbia , seduta sull ' erba fradicia . Lo zio rimase in contemplazione sulla terrazza fino al momento di partire . S ' egli fosse stato un poeta presuntuoso avrebbe supposto che la Valsolda gli desse il buon viaggio con uno spettacolo d ' addio , volesse mostrarglisi bella come forse non l ' aveva veduta mai ; ma queste fantasie poetiche a lui non venivano e poi si trattava di un viaggio così breve ! No , gli passò invece nella mente l ' immagine di Maria , l ' idea di vedersela capitar correndo fra le gambe , di prenderla sulle ginocchia , di recitarle la canzonetta antica : Ombretta sdegnosa Del Missipipì . « Basta ! » , sospirò . « È stata una gran cosa ! » , e , chiamato dalla Cia , si avviò lentamente verso il giardinetto dove l ' attendeva Luisa , pronta a scendere in barca . « Oh , son qui » , diss ' egli , « e voi guardate bene , mentre staremo via , di non lasciar cadere la casa nel lago . » Durante il tragitto sul Lago Maggiore , a bordo del San Bernardino , Luisa stette quasi sempre nella sala di seconda classe . Ne salì una volta onde persuadere lo zio Piero a discendere anche lui ; ma lo zio Piero , chiuso nel suo zimarrone grigio , non volle muoversi , malgrado l ' aria fredda , dal ponte dove stava pacificamente a guardar montagne e paesi , e far un po ' di conversazione con un prete di Locarno , con una vecchierella di Belgirate e con altri viaggiatori di seconda classe . Luisa dovette lasciarvelo e ridiscese , preferendo star sola con i propri pensieri . Più si avvicinava all ' Isola Bella più le cresceva dentro un ' agitazione sorda , una incerta attesa di tante cose . Come avverrebbe l ' incontro con Franco ? Quale contegno terrebb ' egli con lei ? Le farebbe i discorsi che le aveva fatto lo zio ? Le lettere erano molto pietose e tenere , ma chi non sa che si scrive in un modo e si parla in un altro ? Come , dove , passerebbero la sera ? E poi l ' altra cosa , la cosa terribile a pensare ... ? Tutte queste preoccupazioni salivano , salivano , tendevano a diventar dominanti , a porsi in antagonismo con l ' immagine del Cimitero di Oria che ogni tratto ritornava impetuosa , come a riprendere il suo . Alla stazione di Cannero , Luisa si udì sul capo un grande strepito di passi , un grande chiasso di voci e di grida , salì a vedere dello zio . Erano militari richiamati alle bandiere , venuti al battello con due grandi barche . Altre barchette portavano donne , bambini , vecchi , che salutavano e piangevano . I soldati , la maggior parte bersaglieri , bei giovinotti allegri , rispondevano ai saluti , gridando : « Viva l ' Italia ! » promettevano regali da Milano . Una vecchia , che aveva tre figli fra quei soldati , gridava loro , tutta scarmigliata ma non piangente , che si ricordassero del Signore e della Madonna . « Sì » , brontolo un vecchio sergente che li accompagnava , « ca s ' ricordo del Sgnour , d ' la Madonna , del Vescov e del prevost ! » I soldati molto pratici del « prevost » , la prigione militare , risero della barzelletta e il battello partì . Grida , sventolar di fazzoletti e poi un canto , un canto potente di cinquanta voci gagliarde : Addio , mia bella , addio , L ' armata se ne va . I soldati si erano tutti ammucchiati a prora su cataste di sacchi e barili , quale seduto , quale sdraiato , quale in piedi , e cantavano a squarciagola , con l ' accompagnamento cupo delle ruote del vapore che filava diritto giù verso lo sfondo di cielo cui le sottili colline d ' Ispra dividono dall ' immenso specchio dell ' acque , verso il Ticino . Quei giovinotti avevano a passarlo presto , il Ticino , probabilmente al grido di Savoia , fra una furia di cannonate . Molti di loro erano attesi laggiù , sotto quel cielo sereno , dalla morte ; ma tutti cantavano allegri e solo il rumor cupo delle ruote del vapore pareva saperne qualche cosa . Le libere montagne piemontesi lungo le quali filava il battello parevano fiere e paghe , benché nell ' ombra , di aver dato i propri figli alle schiave montagne lombarde , tragiche nell ' aspetto benché illuminate dal sole . Luisa si sentì un lieve formicolio nel sangue , un palpito del suo patriottismo ardente d ' una volta . E quelle madri che avevan visto partire i loro figli così ? Prevenne il proprio pensiero , si disse subito che anche lei avrebbe donato volentieri un figlio all ' Italia , che quelle madri non potrebbero in nessun caso paragonarsi a lei . Ma com ' era diverso di leggere in Valsolda una lettera che parlava di guerra e di sentir veramente il soffio e il rumor della guerra intorno a sé , di respirarla nell ' aria ! Nella quieta della Valsolda era un ' ombra senza realtà : qui l ' ombra pigliava corpo . Qui il dolore privato di Luisa , il dolore immenso che le riempiva intorno l ' aria morta di Oria , s ' impiccioliva a fronte della emozione pubblica , ed ella lo sentiva e ciò le recava una molestia , un malessere indefinibile . Era paura di perdere parte del dolore proprio , come dire parte di se stessa ? Era desiderio di sottrarsi ad un paragone che le ripugnava di fare ? In pari tempo l ' idea che Franco andrebbe a questa guerra , l ' idea onde poco ella si era commossa in Valsolda , prendeva pure una realtà nuova nella sua mente , le dava delle scosse al cuore , lottava essa pure con l ' immagine del Camposanto di Oria . Per la prima volta l ' immagine del passato non era più sola , assoluta , onnipotente signora dell ' anima sua ; ne avesse pure sdegno quest ' anima e rincrescimento , nuove immagini , immagini del presente e del futuro , le facevano assalto . Lo zio cominciò ad aver freddo e discese sotto coperta . « Fra poco più d ' un ' ora » , diss ' egli , « saremo a Isola Bella . » « Sei stanco ? » « Niente affatto . Sto benone . » « Però andrai a letto presto questa sera ? » Lo zio , distratto , non rispose . Invece dopo un poco esci a dire : « Sai cosa pensavo ? Pensavo che dovrebbe capitare un ' altra Maria » . Luisa , che gli era seduta accanto , si alzò di botto , fremente , e andò a guardar fuori dal finestrino in faccia , voltando le spalle allo zio . Questi non capi affatto , credette a un senso d ' imbarazzo e si addormentò nel suo angolo . Il battello tocca Intra . Adesso prima dell ' Isola non c ' è che Pallanza . Il battello rade la costa ; Luisa guarda dal finestrino ovale passar le rive , le case , gli alberi . Come si corre , come si corre ! Pallanza . Il battello resta fermo cinque minuti . Luisa sale sul ponte , domanda quando si arriverà all ' Isola Bella . Il battello non toccherà Suna né Baveno . Sarà un viaggio di pochi minuti . E il battello di Arona , quando arriva ? Pare che sia in ritardo . Ella scende e sveglia lo zio che sale sul ponte con lei . L ' ultimo tratto del viaggio è fatto in silenzio : lo zio sta a guardar Pallanza che si allontana e Luisa ha fissi gli occhi sull ' Isola che s ' avanza , non vede altro . Il battello giunse all ' approdo dell ' Isola Bella alle tre e quaranta minuti . Nessun indizio del battello di Arona . Un inserviente disse a Luisa che quel battello era sempre in ritardo per colpa del treno di Novara che non aveva quasi più regola , causa i movimenti militari . Nessuno discese all ' Isola , nessuno era sulla riva tranne l ' uomo addetto allo sbarco . Partito il battello , accompagnò egli stesso i due viaggiatori all ' albergo del Delfino . Era un caso , diss ' egli , che trovassero il Delfino aperto a quella stagione . Ci svernava una grossa famiglia inglese . Pareva l ' isola del Silenzio , del resto . Il lago le taceva intorno immobile , la spiaggia era deserta , sui ballatoi delle povere vecchie casucce ammonticchiate sul porto , fra un bastione rotondo del giardino e l ' albergo , non si vedeva persona viva . Gl ' inglesi erano fuori , in barca ; l ' albergo taceva come la riva e l ' acqua . I nuovi venuti ebbero due camere grandi del secondo piano , a mezzogiorno , di fronte al malinconico stretto fra l ' isola e la costa boscosa che va da Stresa a Baveno . La prima camera , sull ' angolo di ponente , aveva una finestra verso la chiesetta di S . Vittore , che sorge a fianco dell ' albergo , e l ' isolotto lontano dei Pescatori . Lo zio Piero si piantò a quella finestra contemplando l ' isolotto , il mucchietto di case sporgente dallo specchio del lago e appuntato in un campanile , le grandi montagne di Val di Toce e di Val di Gravellone , mezzo nascoste da una nebbiolina penetrata di sole . Luisa , visto che lì v ' eran due letti , passò rapidamente nell ' altra camera dov ' era un ' alcova con due letti pure . « Ecco » , disse lo zio Piero entrandovi un momento dopo , « questa va bene per voialtri . » Luisa domandò sottovoce all ' albergatore se non si potessero avere tre camere invece di due . No , non si potevano avere . « Ma se così va bene ! Ma se così va benone ! » , ripeteva lo zio . « Voi qui e io là . » Luisa tacque e l ' albergatore se n ' andò . « Non vedi che hai l ' alcova come a casa ? » Non gli veniva in mente , all ' uomo patriarcale , che per Luisa la sola vista di quell ' alcova fosse un tormento . Ella gli rispose che preferiva l ' altra camera , più chiara , più allegra . « Amen » , disse lo zio , « fate vobis . M ' inalcoverò io . » Anche quell ' angolo dell ' albergo ritornò nel silenzio . Luisa si pose alla finestra . Il battello di Arona doveva esser vicino , l ' uomo di prima s ' incamminava lentamente verso lo sbarco e poco dopo si udì un rumor lontano di ruote . Lo zio disse a Luisa che si sentiva stanco e rimaneva in camera . Ella discese verso il ponte dello sbarco e si fermò presso una casupola che toglieva di vedere il battello di cui udiva il fragore . A un tratto la prora del San Gottardo le uscì davanti lentamente e si fermò . Luisa riconobbe suo marito fra un gruppo di persone che gli facevano un grande chiasso intorno . Franco la vide , saltò sul ponte , corse a lei che fece due passi avanti . Si abbracciarono , egli muto , cieco d ' emozione , ridente e lagrimoso , pieno di gratitudine e anche trepido , incerto circa l ' animo di lei , circa il modo di regolarsi ; ella più composta , pallidissima e seria . « Addio » , ripeteva , « addio » , e s ' incamminò verso l ' albergo . Venne allora da Franco una furia di domande sul suo viaggio , sul passaggio del confine , prima ; poi sullo zio . Quando nominò lo zio , Luisa alzò il viso e disse : « Guarda ! » . Lo zio era lassù alla finestra e gittò abbasso un addio sonoro agitando il fazzoletto . « Oh ! » , fece Franco , stupefatto ; e prese la corsa . Lo zio aspettò sul pianerottolo della scala con una espressione di contentezza persino nel ventre pacifico . « Ciao , neh » , diss ' egli e gli prese le mani , gliele scosse tenendolo a distanza . Non avrebbe voluto baci , come se in quel momento significassero ringraziamenti , ma non poté difendersi dall ' impeto di Franco . « Figurati » , diss ' egli appena svincolatosi dalle braccia del giovane , « se una Maironi può viaggiare senza maggiordomo ! Son poi anche venuto ad arruolarmi nei bersaglieri ! » E l ' uomo stanco discese le scale dicendo che andava a ordinare il pranzo . Non v ' era canapè nella stanza degli sposi . Franco trasse Luisa a sedere sul letto , le sedette accanto , le cinse con un braccio le spalle , incapace di un discorso qualsiasi , non sapendo dire che « ti ringrazio , ti ringrazio » , non trovando che impetuose carezze , impetuosi baci , nomi di tenerezza . Luisa tremava a capo chino , non gli rispondeva in alcun modo ed egli si frenò , le prese il capo come una cosa santa , le andò sfiorando con le labbra , qua , là , i capelli bianchi che vedeva . Ella capì che cercava i capelli bianchi , intese quei timidi baci , si commosse , le parve sentirsi sgelare il cuore , fu presa da sgomento , volle difendersi più contro se stessa che contro Franco . « Sai » , disse , « ho il cuore tanto freddo , non volevo neanche venire , non volevo lasciar Maria né che tu avessi l ' amarezza di trovarmi così . È stato causa lo zio che venissi . Voleva venir solo e allora mi sono decisa . » Dette le parole crudeli , sentì levarsi dai suoi capelli le labbra di Franco , levarsi il braccio dalle sue spalle . Tacquero ambedue ; poi Franco mormorò con dolcezza : « Sono tredici ore . Forse dopo non ti darò noia mai più » . In quel punto entrò lo zio Piero e annunciò che il pranzo era pronto . Luisa prese la mano di suo marito , gliela strinse in silenzio , non con la stretta d ' un ' amante , ma pure abbastanza forte per significargli ch ' era una commossa risposta . A pranzo né Luisa né Franco mangiarono . Invece lo zio mangiò con appetito e parlò molto . Egli non approvava che Franco prendesse le armi . « Che soldato vuoi riuscire tu ? » , gli diceva . « Cosa farai senza la canfora , l ' acqua sedativa e il cossa soja mi ? » Franco dichiarò che aveva buttato via tutti i rimedi , che si sentiva di ferro , che sarebbe stato il più robusto soldato del 9° . « Sarà ! » , brontolò lo zio . « Sarà ! E tu , Luisa , non dici niente ? » Luisa rispose ch ' era persuasa di quanto aveva detto suo marito . « N ' occor alter ! » , fece lo zio . « Evviva ! » Egli aveva poi anche un gran concetto della potenza austriaca e non vedeva roseo come Franco . Secondo Franco , non c ' era da dubitare della vittoria . Egli aveva veduto un aiutante di Niel venuto segretamente a Torino , gli aveva udito dire ad alcuni ufficiale piemontesi di Stato Maggiore : « Nous allons supprimer l ' Autriche » . Certo , bisognava lasciare almeno cinquantamila cadaveri italiani e francesi tra il Ticino e l ' Isonzo . « Scusi , signore » , disse il cameriere che serviva . « Mi pare che il signore parlasse di entrare nel 9° reggimento ! » « Sì ! » « Brigata Regina . Brava brigata . Io ho servito nel 10° . Ci siamo fatti onore nel 1848 , ehi ! Goito , Santa Lucia , Governolo , Volta ! Adesso tocca a Loro . » « Faremo il possibile . » Luisa ebbe un lieve brivido . Gl ' inglesi che pranzavano alla tavola vicina intesero il dialogo , guardarono Franco . Per qualche momento nessuno parlò nella sala ; vi passò la visione di una colonna di fanteria lanciata alla baionetta , fra la mitraglia . Dopo pranzo lo zio rimase all ' albergo per il suo solito chilo e Franco uscì con Luisa . Presero a destra , verso il Palazzo . Faceva piuttosto scuro , cadeva qualche rara gocciolina , gli scalini che mettevano dalla riva al cortile della villa erano umidi , si sdrucciolava . Franco offerse il braccio a sua moglie che lo prese in silenzio . Si fermarono tra il cortile deserto e la scala dello sbarco a contar le ore che suonavano all ' orologio del Palazzo . Sei . Erano passate due ore , ne restavano altre undici ; poi veniva la separazione , l ' ignoto . Si incamminarono lentamente , sempre senza parlare , per il viale diritto fra il lago e il fianco del Palazzo , a quell ' angolo che guarda l ' isola dei Pescatori , dove si vedeva già qualche lume . Due donne venivano loro incontro a braccetto , chiacchierando . Franco le lasciò passare e poi domandò a sua moglie se si ricordava dei Rancò . Due anni prima del loro matrimonio avevano fatto con altri amici una passeggiata a Drano e ai Rancò , alti pascoli di Valsolda , che si attraversano per salire al Passo Stretto . Avevano avuto una disputa vivace , un ' ora di broncio e di tormento . « Sì » , rispose Luisa . « Mi ricordo . » Sentirono ambedue nello stesso momento quanto l ' ora presente fosse diversa da quella e quanto ciò fosse doloroso a dire . Non parlarono più fino all ' angolo . Un suono di campane veniva dall ' isola dei Pescatori . Franco lasciò il braccio di sua moglie , si appoggiò al parapetto . Il lago nebbioso taceva , nulla si vedeva oltre i lumi dell ' altra isola . Il lago , la nebbia , quei lumi , quelle campane che parevano di una nave perduta in mare , il silenzio delle cose , le stesse rade minute goccioline di piova , tutto era così triste ! « E ti ricordi poi ? » , mormorò Franco senza voltar il viso . Anche Luisa s ' era appoggiata al parapetto . Tacque un poco , indi rispose sottovoce : « Sì , caro » . Ah vi era nel suo caro un lieve recondito principio di calore , di emozione affettuosa . Franco lo sentì , n ' ebbe una scossa di gioia ma si contenne . « Penso » , riprese , « alla lettera che t ' ho scritto subito , appena ritornato a casa e alle tre parole che mi hai detto il giorno dopo , a Muzzaglio , quando gli altri ballavano sotto i castagni e tu mi sei passata vicina per andar a prendere il tuo scialletto che avevi posato sull ' erba . Te le ricordi ? » «Sì.» Egli le prese una mano , se la recò alle labbra . « Ti ringrazio ancora » , diss ' egli , « per quelle tre parole . Allora sono state la vita per me . Ti ricordi che nella discesa t ' ho dato il braccio e che c ' era chiaro di luna ? » «Sì.» « E ti ricordi che ho fatto uno sdrucciolone prima di arrivare al ponte e che tu mi hai detto : " Caro signore , tocca a Lei di sostenere me " ? » Luisa non rispose , gli strinse la mano . « Non sono stato buono a nulla » , diss ' egli tristemente . « Non ti ho saputo sostenere . » « Hai fatto tutto quello che potevi . » La voce di Luisa , dicendo così , era fioca , ma ben diversa da quando ell ' aveva detto : il mio cuore è freddo . Suo marito le riprese il braccio , ritornò con lei , a passi lenti , verso lo sbarco . Il caro braccio non era inerte quanto prima , tradiva un ' agitazione , una lotta . Franco si fermò e disse piano : « E se vado dalla Maria ? Cosa le devo dire di te ? » Ella fu presa da un tremito , gli posò il capo sulla spalla e sussurrò : « No , resta » . Franco non intese , domandò : « Cosa ? » . Non udì rispondere , piegò adagio adagio il viso , vide le labbra di lei porgersi , vi posò le sue . Il cuore gli batté , gli batté forte , più forte ancora di quando aveva baciato Luisa la prima volta come amante . Rialzò il viso , non poteva neppur parlare . Finalmente gli riuscì di metter fuori queste parole : « Le dirò che hai promesso ... » . « No » , mormorò Luisa , accorata , « quello non lo posso , non domandarmelo , non è più possibile . » « Cosa , non è possibile ? » « Oh , intendi bene ! Anch ' io ho inteso bene cosa volevi dir tu . » Ella riprese a camminare , volendo staccarsi da quel discorso . Tenne però il braccio del marito , che la fermò . « Luisa ! » , diss ' egli , severo , quasi impetuoso . « Mi lascerai partire così ? Sai cosa vuol dire per me partire così ? » Ella ritirò allora lentamente il braccio di sotto quello di lui e si voltò a destra verso il parapetto , vi si appoggiò guardando l ' acqua come a Oria , quella sera . Franco le restò diritto accanto , attese un poco e poi le domandò di rispondergli . « Per me sarebbe meglio finirla nel lago » , diss ' ella , amaramente . Suo marito le cinse la vita con un braccio , la strappò dal parapetto e la lasciò libera , levò il braccio in aria . « Tu ? » , esclamò con sdegno . « Parlar così , tu che dicevi sempre di prender la vita come una guerra ? E il tuo modo di combattere sarebbe questo ? Io credevo una volta che la più forte fossi tu . Adesso intendo che sono io il più forte . Molto più ! Sai neanche immaginare cosa ho sofferto io in questi anni ? Sai neanche immaginare ... » Sentì la voce sfuggirsi un momento ma si padroneggiò e proseguì : « Sai neanche immaginare cosa tu sei per me e cosa farei per non darti senza necessità un piccolo dolore , mentre pare che a te non importi nulla di lacerarmi l ' anima ? » . Ella gli si gettò fra le braccia . Nel silenzio che seguì , rotto solo da uno spasimo di singhiozzi repressi , Franco udì venir gente e durò fatica a staccarsi sua moglie dal petto , a riprender con essa il cammino dell ' albergo . « Tu ! tu ! » , sussurrò . « E non vuoi che desideri di morire io , quando posso morir bene , per il mio paese ? » Luisa gli stringeva il braccio senza parlare . Incontrarono due giovani amanti , che passando loro accanto li guardarono curiosamente . La ragazza sorrise . Giunti agli scalini che scendono sul piazzaletto davanti a S . Vittore , udiron voci di ragazzi e di donne . Luisa si fermò un momento sul primo scalino e disse piano le tre parole di Muzzaglio : « Ti amo tanto » . Franco non rispose che con una stretta del braccio . Discesero gli scalini adagio adagio , rientrarono all ' Albergo del Delfino . Alcuni giovinotti che bevevano , fumavano e schiamazzavano si alzarono all ' apparir di Franco e di Luisa , si fecero loro incontro tutti , tranne uno che approfittò del momento buono per vuotare l ' ultima bottiglia . « Signora » , disse il primo che si presentò a Luisa . « Suo marito Le avrà già annunciato i Sette Sapienti . » Successe subito un gran baccano perché Franco aveva dimenticato di dire a Luisa che i suoi amici eran venuti con lui da Torino e s ' erano spinti , per discrezione , fino a Pallanza , promettendo una visitina d ' omaggio alla signora . « El più sapiente son mi » , disse alzandosi il Padovano , che aveva vuotata la bottiglia . « Vualtri fe ' bordelo e non bevì ; mi bevo e no fazzo bordelo . » « Quello , signora » , disse un bel giovane , « è , com ' Ella ben intende , l ' asino sapiente della compagnia . » « Tasi , Fante ! » « Signora ! » , fece il Padovano avanzandosi e salutando . « Ah , Lei è il signor Fante di bastoni ? » , disse Luisa , sorridendo , al bel giovane . Ella fu affabile con tutti , ebbe un gran successo dicendo a un uomo alto , magro , dai baffi arricciati : « Lei dev ' essere il signor Caval di spade » . « No xe vero , signora » , esclamò il Padovano mentre gli altri applaudivano , « che se vede la bestia ? » Erano venuti da Pallanza in barca e volevano ripartire subito , ma Franco fece portare altre due bottiglie e il chiasso divenne così enorme , malgrado la presenza di Luisa , che l ' albergatore venne a pregare , per amore de ' suoi inglesi , di non far tanto « rabello » . Il Padovano gli snocciolò dolcemente una litania placida di vituperi padovani . Colui non capì , fece un risolino stupido e se n ' andò . I Sapienti eran venuti sul lago per godere anche loro una giornata di libertà prima di arruolarsi . Entravano tutti , meno il Caval di spade , nello stesso reggimento . Bevvero al 9° fanteria , alla brigata Regina , a tutti i « pistapauta » nazionali nel presente e nell ' avvenire e discussero sul luogo e il nome della prima battaglia che si darebbe agli austriaci . Tutti i voti meno quello del Padovano furono per una « battaglia del Ticino » . Il Padovano voleva una battaglia di Gorgonzola . « No sentì che nome militar ? Battaglia di Gorgonzola erborinato . Asèo ! » Era scritto nel Libro del Destino ch ' egli sarebbe caduto appunto nella prima battaglia , a Palestro , con una scheggia di granata nella coscia , combattendo da buon soldato a due passi dal colonnello Brignone . Quei giovani parlavano di battaglie con entusiasmo ma senza spacconate , parlavano della futura Italia dicendo alquante corbellerie , ma si sentiva che non importava loro un fico secco della vita pur di farla libera , questa vecchia patria , e grande . « Ghe pàrele teste da far l ' Italia ? » , disse il Padovano a Luisa . « Gnanca So marìo , sala . Un bon toso , ma par far l ' Italia , gnente . La vedarà che razza de Italia che vien fora ! I nostri fioi ne farà un monumento , ma dopo vegnarà , capisela , con licenza , quelle figure porche de quei nevodi , che me par de sentirli : " Che da can " , i dirà , " che i la ga fata , quei veci insensai , sta Italia ! " » I Sapienti partirono dopo essersi accordati con Franco di trovarsi l ' indomani mattina sul primo battello . Franco li accompagnò alla barca e intanto sua moglie salì a vedere lo zio Piero . Egli aveva dato l ' incarico all ' albergatore di avvertire i suoi nipoti che , sentendosi molto sonno , era andato a letto . Infatti Luisa lo udì dormire rumorosamente . Posò il lume e attese Franco . Egli venne subito e fu sorpreso di udire che lo zio dormiva già . Avrebbe voluto pigliar congedo da lui prima d ' andar a letto , perché il battello partiva di gran mattino , alle cinque e mezzo . L ' uscio della camera era chiuso , tuttavia Luisa pregò suo marito di camminare in punta di piedi e di parlar sottovoce . Gli raccontò ciò che le aveva detto la Cia . Lo zio aveva bisogno di riposo . Ella sperava che sarebbe rimasto a letto fino alle nove o alle dieci e contava partire al tocco , andar a dormire a Magadino per non affaticarlo troppo . Insistette molto su queste apprensioni per la salute dello zio ; parlava , parlava , nervosamente , volendo tener lontani altri discorsi , tener lontane con quest ' ombra carezze troppo tenere . In pari tempo andava e veniva per la camera , pigliando e posando le stesse cose , un po ' per nervosità , un po ' con la intenzione che suo marito si coricasse prima di lei . Egli pareva dal canto suo molto occupato di una borsa a tracolla che non riusciva ad aprire . Finalmente l ' aperse , chiamò sua moglie a sé , le diede un rotolo d ' oro , cinquanta pezzi da venti lire . « Capisci » , le disse , « che almeno per qualche mese non potrò mandar nulla . Questi non sono miei , li ho avuti a prestito . » Poi trasse di tasca una lettera suggellata . « E questo è il mio testamento » , soggiunse . « Ho poco ma devo pur disporre anche di quel poco . Vi è un legato solo , la spilla di mio padre che hai tu , per lo zio Piero ; e vi è il nome della persona cui devo le mille lire . A parte del testamento ci sono due righe particolari per te . Ecco . » Egli parlava con dolcezza grave , senza commozione . A lei , nel prendere la lettera , le mani tremavano . Gli disse « grazie » , cominciò a sciogliersi le trecce , poi se le riannodò , non sapeva bene che si facesse , combattuta dal fantasma della sua morta e da un ' altra visione di guerra e di morte . Disse con voce rotta che dovendo alzarsi presto per accompagnarlo al vapore pensava di non sciogliersi le trecce e di coricarsi vestita . Franco non fece parola , pregò brevemente e si cominciò a spogliare , si levò dal collo una catenella e una crocettina d ' oro ch ' erano state di sua madre . « Tienle tu » , diss ' egli porgendole a Luisa . « È meglio . Non si sa mai , potrebbero cadere in mano ai croati . » Ella inorridì , tremò , esitò un istante , gli si gettò al collo , glielo strinse da soffocarlo . Il cameriere bussò all ' uscio degli sposi verso le quattro e mezzo . Alle cinque Franco entrò col lume nella camera dello zio ch ' era svegliato . Prese congedo da lui e propose quindi a Luisa che anche il loro congedo seguisse lì . Ell ' aveva nel viso e anche nella voce una espressione di stupore grave , dolente . Non si commosse , non pianse , abbracciò e baciò suo marito come trasognata e come trasognata discese le scale insieme a lui . Passò forse in esso un lampo del pensiero che occupava l ' animo di lei ? Se ciò avvenne fu nel salotto dell ' albergo mentre prendeva il caffè e sua moglie gli sedeva in faccia . Parve che scoprisse qualche cosa in quello sguardo , in quella fisionomia , perché si fermò a contemplarla con la tazza di caffè in mano e poi gli si diffuse sul volto una tenerezza , un ' ansia , una commozione inesprimibile . Ella , manifestamente , non desiderava di parlare ma egli sì . Una parola occulta gli fremeva in tutti i muscoli del viso , gli luceva negli occhi ; la bocca non osò dire niente . Discesero al ponte di sbarco tenendosi per mano , si appoggiarono al muro cui s ' era appoggiata Luisa il giorno prima . Quando udirono il fragore delle ruote si abbracciarono per l ' ultima volta , si dissero addio senza lagrime , piuttosto sconvolti dal loro comune pensiero occulto che afflitti dalla separazione . Il battello arrivò con fracasso , furon gittate e legate le corde . Una voce gridò : « Avanti chi parte ! » . Un bacio ancora : « Dio ti benedica ! » , disse Franco e saltò sul battello . Ella rimase fino a che fu possibile udire il rumor delle ruote che si allontanavano verso Stresa . Poi ritornò all ' albergo , sedette sul letto , stette lì come petrificata in quest ' idea , in questa istintiva certezza ch ' era madre una seconda volta . Benché fosse appunto la cosa tanto temuta , non si può dire che ne provasse afflizione . Lo stupore di sentirsi dentro una voce così forte , chiara e inesplicabile , vinse in lei ogni altro sentimento . Era sbalordita . Aveva sempre pensato , dopo la morte di Maria , che il Libro del Destino nulla potesse più avere di nuovo per lei , che certe intime fibre del suo cuore fossero morte . E adesso una Voce arcana parlava proprio là dentro , diceva : « Sappi che nel Libro del tuo Destino una pagina si chiude , un ' altra si apre . Vi è ancora per te un avvenire di vita intensa ; il dramma , che tu credevi finito al secondo atto , continua e dev ' essere straordinario se Io te lo annuncio » . Per tre ore , sino a che lo zio Piero non la chiamò , Luisa restò assorta in questa Voce . Lo zio si alzò alle nove e mezzo . Stava bene . Il tempo era umido ancora , quasi piovigginoso , ma egli non volle saperne di restar in casa , come Luisa avrebbe desiderato , sino all ' ora di partire per Magadino . Sapeva , per averne chiesto all ' albergatore , che dalle nove in poi si poteva visitare il giardino , e alle dieci , preso il suo latte , vi si avviò con Luisa . Passando da San Vittore desiderò entrarvi , veder le pitture . Vi si stava dicendo messa , il celebrante si voltava a dire : « Benedicat vos omnipotens Deus » . Lo zio si fece un gran crocione , ascoltò l ' ultimo vangelo , rinunciò a veder le pitture perché c ' era poca luce e uscì di chiesa dicendo con la sua giovialità solita : « Eccomi felice e contento d ' essere andato a farmi benedire » . Non era possibile aver fretta , con lui . Si fermava ad ogni passo , guardando tutto che avesse forma d ' arte , tutto che fosse disposto per venir guardato . Contemplò la facciata della chiesa , la triplice gradinata della sbarco Borromeo , ciascuno dei tre lati del cortile e la gran palma nel mezzo , che Luisa , con grave scandalo di lui , non aveva neppur veduta passando di là insieme a Franco , la sera prima . Quando il custode li introdusse nel Palazzo ci vollero almeno dieci minuti per salire , ammirando , lo scalone . Come ne fu a capo uscì un raggio di sole e il custode propose di approfittarne per vedere il giardino . Prese a sinistra e per una fila di sale vuote accompagnò i visitatori al cancello di ferro , suonò il campanello . Venne un giardiniere , un giovinetto educato che piacque molto allo zio perché gli spiegava tutto con buon garbo , e lo zio non domandava poco . Ci vollero cinque minuti per l ' albero della canfora , presso l ' entrata . Luisa ci soffriva , temeva che lo zio si stancasse troppo e si stancava moltissimo ella stessa di dover guardare tante piante , udire tanti nomi latini e volgari , fare attenzione allo zio , mentre i suoi pensieri avrebbero voluto silenzio e solitudine . Il giardiniere propose di salire al Castello di Nettuno . Lo zio avrebbe desiderato veder da vicino il liocorno dei Borromei che s ' impenna lassù , ma c ' erano parecchi scalini a fare , l ' aria era pesante ed egli esitava . Luisa approfittò di quell ' esitazione per chiedere al giardiniere dove avrebbero trovato un sedile . « Qui sotto » , rispose colui , « a sinistra , sulla piazza degli Strobus . » Lo zio si lasciò persuadere a discendere su questa piazza degli Strobus . Era stanco ma non tralasciava di guardar tutto e d ' interrogar su tutto . Avviandosi verso gli Strobus udì venir da lontano , dalla parte dell ` Isola Madre , un rullo di tamburi e ne domandò al giardiniere . Erano i tamburi della Guardia Nazionale di Pallanza , che faceva gli esercizi sulla riva . « Adesso si fa per giuoco » , disse il giovinetto . « Mica per giuoco , ma insomma ... ! Il mese venturo faremo sul serio . Dobbiamo dare una lezione a una bestia grossa . Eccolo là , quel mostro . » Il mostro era il vapore austriaco da guerra Radetzki , detto dai riverani piemontesi Radescòn . « Entra adesso nel porto di Laveno » , disse il giovinetto . « Viene da Luino . Vengano qui se vogliono vederlo bene . » Lo zio sapeva di non avere occhi bastantemente buoni e sedette sul primo sedile che trovò sotto gli strobus , posto a ridosso di una macchia di bambù e fiancheggiato da due altre macchie di grandi azalee . Dietro ai bambù , fra i grossi tronchi distorti degli strobus , si vedeva tremolare lo specchio delle acque bianche fino alla lista nera delle colline d ' Ispra . Il cielo , fosco a settentrione , era chiaro laggiù . Luisa e il giardiniere andarono fino al cancello stemmato che guarda la verde Isola Madre , Pallanza e il lago superiore . Luisa si affacciò alla gran distesa delle acque plumbee , incoronate di colossi nebbiosi dal gruppo del Sasso di Ferro sopra Laveno ai monti di Maccagno , alle nevi lontane della Spluga . Del Radetzki si vedeva più il fumo che il corpo . I tamburi di Pallanza rullavano sempre . Lo zio Piero chiamò il giardiniere e Luisa andò ad appoggiarsi al parapetto di fianco al cancello , presso il tasso che sale dal ripiano inferiore . L ' albero le toglieva la vista del chiaro levante ; ella era contenta di esser finalmente sola , di riposar i suoi sguardi e i suoi pensieri nel grigio delle montagne lontane e delle acque immense . Il giardiniere tornò dopo un momento per mostrarle le gialle acacie fiorite e le eriche bianche del ripiano inferiore , pure fiorite . « Le bruyères blanches portano fortuna » , diss ' egli . Vedendo che Luisa , distratta , non gli badava , si allontanò verso la serra delle begonie . « Vecchio strobus » , diss ' egli parlando forte per farsi udire dai forestieri , ma senza voltarsi . « Vecchio strobus colpito dal fulmine . Se vogliono veder il giardino privato ... » Luisa si alzò e andò a prender lo zio per dargli il braccio se ne avesse bisogno . Il giardiniere che stava aspettando presso l ' entrata del boschetto di lauri , vide la signora muovere verso il signore seduto , affrettare il passo , precipitarsi con un grido sopra di lui . Come la vecchia innocente pianta , anche lo zio Piero era stato colpito dal fulmine . Il suo corpo era appoggiato alla spalliera del sedile , la testa gli toccava il petto col mento , gli occhi erano aperti , fissi , senza sguardo . Era proprio stato uno spettacolo di addio quello che la sua Valsolda gli aveva offerto . Lo zio Piero , il caro venerato vecchio , l ' uomo savio , l ' uomo giusto , il benefattore de ' suoi , lo zio Piero era partito per sempre . Egli era venuto , sì , ad arruolarsi , Iddio lo voleva in una milizia superiore , ed ecco era suonato l ' appello , egli aveva risposto . I tamburi di Pallanza rullavano , rullavano la fine di un mondo , l ' avvento di un altro . Nel grembo di Luisa spuntava un germe vitale preparato alle future battaglie dell ' era nascente , ad altre gioie , ad altri dolori da quelli onde l ' uomo del mondo antico usciva in pace , benedetto all ' ultimo momento , senza saperlo , da quell ' ignoto prete dell ' Isola Bella , che mai , forse , non aveva detto le sante parole a un più degno . FINE
REGNA IL BUON UMORE! ( SERAO MATILDE , 1906 )
StampaQuotidiana ,
Nei nostri uffici di amministrazione regna un vivace buonumore . Sono ormai due mesi , che i nostri pochi ma intelligentissimi e zelantissimi impiegati lavorano furiosamente e gaiamente , a questo complicato affare di registrare migliaia e migliaia di abbonamenti : e non hanno preso e non prendono riposo . Pure , sono allegri ! Anzi tutto , essi che partecipano a tutte le speranze belle e a tutte le già belle realtà del giornale , si sono racconsolati ed esaltati , dinnanzi a questo vertice splendido che esso ha raggiunto : è anche naturale che qualche modesto ma securo e stabile compenso , sia venuto a premiare , in essi , tanta fede e tanta devozione : ciò , è vero , era loro dovuto , ma ha fatto loro , come comprenderete , un certo piacere ! Infine , essi sono pieni di buonumore . E ne hanno , anche , da una quindicina di giorni una ragione costante . Da che il Capo venerato e temuto del MATTINO Venite , adoremus ha stampato quell ' affare del colosso bonario , con relativi peli di barba strappati o non strappati , lo spirito di tutti i nostri abbonati vecchi e nuovi , si è giocondamente sfrenato , e non arrivano dodici lire , o centoventi lire , o milleduecento lire , in amministrazione , senza che l ' abbonato non dichiari nella targhetta di abbonamento , o nelle targhette , o a voce , che egli , così intende strappare un pelo o molti peli alla barba del Colosso ! E chi dichiara di averne strappato cinque , di peli : chi sostiene che la barba del Colosso ha venticinque peli di meno , a Guardia Sanframondi ; che ne ha quarantadue di meno ad Ariano di Puglia ; che a Cava dei Tirreni ben sessantasette peli mancano al Colosso : e così , dappertutto ! Abbiamo una collezione di queste lettere , di queste targhette , di queste dichiarazioni : ed esse formano l ' ilarità di chi le legge e di chi le ascolta . Alcuni ci hanno mandato , o portato la loro fascetta di ex abbonati del MATTINO lo nomino in ginocchio , come è giusto con questa dichiarazione : pelo strappato al Colosso , dopo cinque anni di fedeltà ! Infine la cosa è diventata così generale , che gli impiegati di amministrazione , in un accesso di buonissimo umore , hanno messo questo cartellone , nelle stanze ove si ricevono gli abbonati : QUI SI STRAPPANO PELI DALLA BARBA DEL COLOSSO Chiunque viene ad abbonarsi , ancora , potrà leggere questo cartellone . Irrispettoso , è vero : ma sincero : e allegro !
LASSÙ, LASSÙ... ( SERAO MATILDE , 1906 )
StampaQuotidiana ,
Il Signor misericordioso , che tutto vede , ha voluto , evidentemente , metterci la sua mano , ieri , per rendere più bella la festa che , ad invito del comm . Tito Ricordi , s ' è fatta a Giacomo Puccini , lassù lassù , sulla verde collina del Vomero , da Pallino . Non mai una giornata di gennaio è stata così tiepida , non mai un cielo iemale così serenamente azzurro : era , ieri , tutta una fasta di mare e di sole , e pareva che dai rami nudi , per gli orti dispersi , dovessero , per un miracolo di primavera nova , sbocciare rose , a miriadi ... E intorno a Giacomo Puccini s ' è raccolta , festante , una larga schiera di musicisti , di letterati , di artisti , di ammiratori , infine ; e la più vibrante gaiezza ha accompagnato il lieto banchetto , in cui i tradizionali vermicelli alle vongole rappresentavano l ' espressione più gustosa e pittoresca dell ' ospitalità napoletana . Col sole e col brio , ieri , hanno fatto tutti onore , egualmente , all ' autore della Butterfly ed alla cucina napoletana ; e i musicisti hanno mangiato come tanti critici d ' arte , e i critici si sono punzecchiati a vicenda come tanti musicisti , e i letterati hanno intavolato dei duetti col pollo arrosto , da fare arrossire degli artisti di canto , che , per compenso , si sono sfogati sul gateau come dei poeti decadenti ... L ' entusiasmo assolveva tutti da ogni peccato , anche da quello di intonare delle canzonette napoletane , come si è fatto quando la consueta troupe dei posteggiatori è venuta a rievocare le dolcezze di Marechiaro e di Spingole francese , accompagnata dalle voci più diverse e più stonate che eccezione fatta per i nostri ottimi artisti di San Carlo possa riunire un banchetto ... E , con lo champagne , s ' è data la stura ai brindisi : a cominciare da quello esclusivamente ... mimico del principe di Sirignano , che ha avuto l ' abilità di tessere la più alata strofa a Giacomo Puccini ... a bocca chiusa , come il coro della Butterfly al finale del secondo atto suscitando , per questo suo silenzio ... gestito il più entusiastico successo , a quello di Emanuele Gianturco , pieno di bella poesia , con un saluto anche alla gloriosa casa Ricordi e al benemerito cav . de Sanna ; dal brindisi nobilissimo di Tito Ricordi , che ha rivendicato alla città nostra il vanto di aver dato il gran battesimo di gloria alla suggestiva e squisita Butterfly , al brindisi sentimentale di Daniele Marrama , che , in nome e per incarico dei critici d ' arte napoletana , ha cantato un inno alla femminilità pucciniana , rievocando le creature passionali dell ' opera del Maestro , ed ha portato un saluto alle gentili intervenute inviando , infine , un voto affettuoso a colui che è stato compagno nei trionfi di Giacomo Puccini , a Giuseppe Giacosa , ancora infermo . E , poi che l ' ultimo applauso entusiastico ha coronato questo brindisi della staffa , la gaia comitiva è ritornata in città , per pigliare , più tardi , la via del Vesuvio , dove , alla pension Eremo , il principe di Sirignano ha offerto un the . E , col cader del sole , le lave che si andavano accendendo di tutti i loro riflessi incandescenti di carbonchi , hanno messa la loro vivida cornice di fiamma alla bella festa che Napoli intellettualmente ha offerto a Giacomo Puccini , il vittorioso ! GL ' INTERVENUTI Erano , al banchetto , invitati dal comm . Tito Ricordi : Giacomo Puccini ; Giuseppe Martucci ; la signora Monti Baldini ; la signorina I . Mannarini ; il principe di Sirignano ; l ' on . Emanuele Gianturco ; il cav . Roberto de Sanna ; il conte Gennaro Mirabelli ; il conte V . Capasso ; il conte Carafa ; l ' on . Luigi Simeoni ; il comm . Giacomo Retz ; il cav . A . Monaco ; il cav . Augusto Laganà ; il maestro Ettore Panizza ; il signor Marcello Orilia ; Salvatore di Giacomo ; Giulio M . Scalinger ; Daniele Marrama ; Saverio Procida ; Gaspare di Martino ; Francesco dell ' Erba ; Diego Petriccione ; il cav . Carlo Clausetti ; Vincenzo Labella ; Ottavio de Sica ; Alberto Sannia ; A . Scandiani ; P . Wulmann ; G . Niola ; Stefano ed Alberto Donaudy ; i maestri : Carelli ; Alessandro Longo ; Florestano Rossomandi ; Enrico de Leva ; Oscar Palermi ; Ernesto Marciano ; Sigismondo Cesi ; Quaranta ; de Senna ; d ' Atri ; Massimino Perilli ; E . Cortile ; Umberto Mazzone ; Alagna ; il signor Neuberg ; il signor Miceli ; e qualche altro .