StampaQuotidiana ,
Ieri
sera
dunque
avemmo
al
teatro
Costanzi
l
'
ultima
rappresentazione
del
Don
Giovanni
di
Mozart
.
Il
teatro
era
pienissimo
;
e
,
se
bene
«
popolare
»
,
era
onorato
dalla
presenza
di
molte
fra
le
più
magnifiche
dame
di
Roma
.
La
principessa
d
'
Antuni
riceveva
nel
suo
palco
molte
visite
:
il
meraviglioso
gilet
bianco
del
conte
d
'
Arco
risplendeva
come
un
plenilunio
d
'
agosto
,
oscurando
la
vivace
esiguità
del
conte
Barbiellini
.
Questa
principessa
venuta
a
noi
dalla
patria
di
Tenorio
(
dove
forse
abitava
un
palazzo
moresco
dalle
mura
di
filigrana
)
,
questa
Gracia
,
che
forse
immergeva
il
piccolo
piede
nell
'
acqua
del
Guadalquivir
,
ha
nel
suo
pallore
la
trasparenza
del
più
puro
elettro
e
certi
movimenti
di
cigno
nelle
pose
del
collo
e
certi
petits
airs
penchés
e
certe
maniere
d
'
appoggiarsi
e
di
tener
le
sue
belle
mani
bianche
,
che
fanno
pensare
ai
quadri
in
cui
Zurbaran
rappresentava
sotto
il
nome
di
una
santa
,
in
abito
sivigliano
,
una
dama
ornata
di
piume
e
di
oreficerie
doviziose
.
Ieri
sera
,
in
verità
,
«
il
cavaliere
crudele
e
bello
»
poteva
essere
contento
.
Tutta
la
Spagna
romana
era
venuta
ad
ascoltare
la
serenata
.
La
duchessa
Sforza
-
Cesarini
,
questa
Martirio
la
cui
nobile
bellezza
acquista
maggior
fascino
dall
'
abito
di
merletti
constellato
di
diamanti
,
stava
nel
palco
D
'
un
air
de
reine
qui
s
'
ennuie
Au
milieu
de
sa
tour
à
genoux
,
Superbe
et
distraite
...
Donna
Maria
Bruschi
,
tutta
vestita
di
rosso
,
d
'
un
rosso
di
fiamma
,
non
interrotto
da
alcun
altro
accenno
di
colore
(
oh
felice
audacia
!
)
,
alle
buffonerie
di
Leporello
rideva
di
quel
riso
aperto
e
abbagliante
che
affascinò
Teofilo
Gautier
mentre
passava
da
Vergara
.
Rammentate
?
«
No
vaya
usted
a
ver
eso
...
»
E
quelli
altri
versi
che
non
so
se
qualcuno
abbia
già
scritti
sul
ventaglio
di
Donna
Maria
?
Ses
paupières
de
jais
frangées
Filtrent
des
rayons
de
soleil
.
Entre
ses
lèvres
d
'
écarlate
Scintille
un
éclair
argenté
,
Et
sa
beauté
splendide
éclate
Comme
une
grenade
en
été
.
Gli
applausi
alla
musica
mozartiana
ieri
sera
furono
più
frequenti
e
più
spontanei
.
Pareva
che
il
pubblico
avesse
finalmente
incominciato
a
comprendere
e
a
gustare
le
molte
e
grandi
bellezze
che
l
'
opera
racchiude
.
Tutta
la
Sinfonia
,
mirabile
e
,
secondo
me
,
non
inferiore
per
nulla
a
quella
delle
Nozze
di
Figaro
,
fu
ascoltata
con
men
fredda
indifferenza
.
Qualcuno
anche
notò
il
terzetto
delle
maschere
nella
scena
diciottesima
,
che
è
d
'
una
straordinaria
potenza
drammatica
,
quantunque
malamente
eseguita
da
Donn
'
Anna
e
da
Donna
Elvira
.
Ma
pur
troppo
la
scena
del
ballo
nella
casa
di
Don
Giovanni
,
quella
scena
che
è
una
meraviglia
di
composizione
e
che
potrebbe
bastar
da
sola
alla
gloria
del
maestro
,
rimane
oscura
ai
più
,
e
non
ebbe
né
pure
un
accenno
di
applauso
da
quel
pubblico
che
s
'
è
acceso
di
tanto
entusiasmo
per
la
musica
mediocre
e
assai
spesso
volgare
della
Gioconda
.
La
serenata
«
Deh
,
vieni
alla
finestra
...
»
,
cantata
con
grazia
inimitabile
dal
signor
Cotogni
e
accompagnata
un
po
'
liberamente
dal
mandolino
,
fu
ripetuta
tre
volte
.
Il
resto
passò
quasi
inosservato
,
anche
perché
li
esecutori
non
facevano
che
cangiare
in
piombo
greve
ed
oscuro
il
nitido
e
purissimo
oro
mozartiano
.
Ma
la
freddezza
del
pubblico
di
nuovo
si
sciolse
alle
ultime
due
scene
funerali
,
che
sono
musicalmente
di
una
terribilità
direi
quasi
shakespeariana
,
con
tale
profonda
inspirazione
è
compresa
la
leggenda
del
commendatore
e
con
tale
alta
potenza
ed
insieme
con
tale
sapiente
sobrietà
di
mezzi
sinfonici
l
'
elemento
tragico
e
il
comico
sono
fusi
.
Ed
ecco
che
anche
questo
Don
Giovanni
è
passato
,
non
servendo
ad
altro
per
avventura
che
a
suscitare
pettegolezzi
di
palcoscenico
ed
ire
ingenerose
contro
un
celebrato
direttore
d
'
orchestra
ospite
di
Roma
.
Ed
ecco
che
anche
questo
«
grande
avvenimento
artistico
»
annunziato
con
tanto
clamore
e
con
tanta
impazienza
di
aspettazione
desiderata
,
si
risolve
in
un
insuccesso
.
Ohibò
!
Andiamo
a
San
Giovanni
a
goderci
gli
organini
.
Forse
ancora
vedremo
passare
tra
le
nuvole
,
al
lume
torbido
della
luna
,
il
nobile
sposo
di
donna
Elvira
,
travolto
lungi
dalle
streghe
orride
e
ululanti
,
nascosto
il
volto
dalla
bautta
dell
'
abate
Da
Ponte
(
in
nomine
Patris
et
Filii
et
Spiritus
Sancti
,
amen
!
)
.
StampaQuotidiana ,
Un
telegramma
da
Bayreuth
annunzia
seccamente
che
l
'
abate
Liszt
è
morto
iersera
alle
ore
11,15
.
La
notizia
qui
in
Roma
sarà
appresa
da
molti
con
dolore
,
poiché
il
grande
pianista
ungherese
aveva
qui
molti
ammiratori
e
discepoli
e
una
specie
di
piccola
corte
muliebre
che
lo
seguiva
cerimoniosamente
tutte
le
volte
ch
'
ei
si
mostrava
al
pubblico
stupefatto
.
E
si
mostrava
per
lo
più
nei
concerti
primaverili
della
sala
Palestrina
e
della
sala
Costanzi
,
in
ispecie
quando
suonava
una
di
quelle
cento
pallide
fanciulle
che
rispondono
a
un
nome
romantico
e
sonoro
ed
hanno
la
fronte
luminosa
poiché
le
ha
baciate
in
sogno
Federico
Chopin
.
Il
vecchio
sedeva
sempre
in
prima
fila
,
tra
due
signore
elette
;
ascoltava
con
molta
benevolenza
,
e
sorrideva
assai
dolcemente
da
quella
sua
bocca
lunga
e
sottile
.
Teneva
il
capo
un
po
'
inclinato
da
una
parte
;
e
la
sua
portentosa
capellatura
,
che
pareva
tutta
d
'
argento
massiccio
,
scintillava
da
lontano
e
dava
alle
adoratrici
riguardanti
una
specie
di
estasi
religiosa
,
simile
a
quella
che
dà
ai
devoti
nelle
chiese
cattoliche
il
fulgore
dell
'
ostensorio
tra
le
nuvole
dell
'
incenso
.
In
questi
ultimi
tempi
la
figura
di
Franz
Liszt
aveva
acquistata
una
solennità
leggendaria
;
era
come
una
reliquia
preziosa
.
Nelle
sue
attitudini
il
maestro
teneva
una
immobilità
scultoria
.
Io
l
'
ho
visto
una
volta
conservare
la
stessa
posa
,
durante
circa
mezz
'
ora
;
e
mi
parve
quasi
ch
'
egli
non
fosse
più
un
uomo
vivente
ma
un
idolo
,
un
idolo
materiato
di
metallo
e
di
cera
.
Alla
fine
dei
concerti
,
egli
usciva
a
braccio
d
'
una
signora
,
tra
due
ale
di
gente
riverente
.
Il
corteo
consueto
gli
veniva
dietro
;
e
nel
corteo
c
'
era
Giovanni
Sgambati
con
la
sua
faccia
plenilunare
indiata
dalla
raggiera
de
'
capelli
,
e
c
'
era
la
signora
Helbig
dal
sorriso
così
giovenilmente
fresco
che
le
rischiarava
tutta
la
gran
persona
,
e
c
'
erano
i
giovini
maestri
,
Gullì
,
Consolo
,
Rosati
,
e
c
'
era
una
schiera
misteriosa
di
lisztiani
che
andavano
innanzi
trasognati
,
con
dei
visi
sacerdotali
raggianti
ispirazione
tra
l
'
ombra
spiovente
delle
chiome
.
Chi
non
ricorda
quella
scena
che
era
sempre
la
medesima
?
Ora
Franz
Liszt
è
morto
,
e
la
notizia
ci
empie
di
meraviglia
.
Pareva
che
l
'
autore
delle
Consolations
dovesse
rimaner
tale
qual
era
,
eternamente
,
quasi
pietrificato
in
quella
sua
vecchiezza
gloriosa
,
all
'
ombra
della
sua
magica
capelliera
.
Noi
non
lo
vedremo
più
qui
a
Roma
;
e
i
giovini
pianisti
non
saranno
più
consacrati
dal
suo
sorriso
.
L
'
ultima
volta
che
lo
vedemmo
fu
qualche
mese
fa
alla
cerimonia
di
fondazione
della
sala
per
concerti
nell
'
Accademia
di
Santa
Cecilia
.
Egli
,
grave
e
solenne
come
un
apostolo
,
scrisse
il
suo
nome
sul
libro
che
gli
presentarono
.
Le
acclamazioni
facevano
tremare
l
'
edifizio
.
La
gran
chioma
d
'
argento
radiava
come
non
mai
.
Quando
sorrise
,
un
baleno
di
giovinezza
gli
passò
nelli
occhi
che
aveva
dolci
e
profondi
,
e
la
sua
faccia
si
animò
come
la
faccia
d
'
una
statua
marmorea
su
cui
fosse
caduto
d
'
improvviso
un
chiarore
.
Quella
forse
fu
l
'
ultima
sua
gioia
;
e
gliela
diede
Roma
.
StampaQuotidiana ,
Oramai
per
le
nostre
signore
il
lusso
della
biancheria
è
diventato
addirittura
rovinoso
.
Le
più
squisite
eleganze
e
le
raffinatezze
più
procaci
son
profuse
in
quei
leggeri
vestiti
di
batista
e
di
finissimo
lino
,
che
nella
lor
trasparenza
prendono
il
profumo
e
il
dolce
color
roseo
della
cute
feminile
.
La
semplicità
d
'
un
tempo
è
scomparsa
.
Anche
nei
corredi
delle
fanciulle
più
timorate
di
Dio
,
uscenti
da
famiglie
austere
e
severe
,
si
vedono
tali
novità
che
avrebbero
certamente
dato
un
fremito
di
orrore
alle
nostre
nonne
.
E
i
cronisti
mondani
osano
,
con
una
impudenza
inaudita
,
perfino
descrivere
ad
ogni
occasione
di
matrimonio
le
forme
e
i
colori
e
le
minime
particolarità
dei
più
segreti
indumenti
della
giovine
sposa
;
sicché
noi
sappiamo
che
la
principessa
Blanzifiore
ama
portar
le
camicie
ornate
d
'
entre
-
deux
di
merletti
e
d
'
un
nodo
di
nastro
sul
fianco
sinistro
,
che
la
marchesa
Ginevra
usa
portare
certi
singolari
pantaloni
ermetici
,
chiusi
da
tutte
le
parti
con
metodi
ingegnosissimi
,
e
infine
che
la
contessa
Bersenda
preferisce
su
la
nuda
carne
piuttosto
la
carezza
della
seta
che
quella
della
tela
.
Noi
su
tutto
ciò
abbiamo
già
dato
il
nostro
umile
parere
;
ed
abbiamo
anzi
alcun
tempo
fa
,
in
nome
della
nitida
semplicità
,
formulate
in
un
catalogo
le
norme
che
devono
presiedere
alla
vestizione
intima
ed
ascosa
d
'
una
vera
signora
.
Ma
,
poiché
la
corrente
ci
travolge
,
seguiamo
la
corrente
;
e
diamo
alle
lettrici
la
descrizione
breve
d
'
una
serie
di
nuove
camicie
che
un
elegantissimo
giornale
di
mode
offre
per
saggio
.
Naturalmente
il
primo
posto
è
tenuto
senza
contrasto
,
dalla
camicia
semplice
,
tutta
di
batista
immacolata
,
con
il
petto
e
l
'
orlo
delle
maniche
ornati
di
cinque
piccole
crespe
di
finissimo
lino
.
Questa
camicia
non
fa
nessun
effetto
all
'
occhio
volgare
;
ma
(
udite
,
o
dame
dispendiose
!
)
soltanto
l
'
imbiancatura
costa
sette
lire
.
Vedete
dunque
che
per
poterla
portare
,
il
faut
être
à
son
aise
.
Per
abbottonarla
è
di
buon
gusto
adoperare
tre
perle
buone
che
vadano
diminuendo
in
grossezza
affinché
nel
busto
non
sieno
fastidiose
.
La
camicia
a
spirale
è
anche
di
batista
,
con
un
pizzo
di
Valenza
che
si
parte
di
su
la
spalla
e
gira
gira
gira
fino
all
'
estrema
punta
della
camicia
.
Quando
una
signora
ordina
camicie
a
spirale
,
basta
ch
'
ella
indichi
alla
cucitrice
con
maggiore
o
minore
esattezza
le
sue
rotondità
e
le
sue
mancanze
,
allora
tutta
l
'
opera
della
cucitrice
si
riduce
a
stringere
o
a
allargare
la
spirale
in
modo
da
renderla
elegante
.
La
camicia
medioevale
è
in
pura
tela
d
'
Olanda
,
con
uno
sgonfio
di
merletto
su
l
'
uno
e
l
'
altro
lato
del
seno
e
con
un
ornamento
del
merletto
medesimo
all
'
orlo
inferiore
.
Tra
i
due
sgonfi
,
destinati
a
imprigionare
e
a
reggere
nella
lor
delicatissima
rete
le
«
due
beltà
gemelle
»
,
è
una
piccola
tasca
,
anche
del
merletto
medesimo
,
che
serve
a
contenere
il
rosario
.
La
camicia
preziosa
è
formata
di
un
entre
-
deux
di
merletto
che
stringe
i
fianchi
con
una
cintura
.
Da
questo
entre
-
deux
si
partono
due
gale
,
di
cui
l
'
una
sale
,
accoglie
il
seno
ed
ha
un
'
apertura
per
le
braccia
;
e
l
'
altra
scende
fino
alla
caviglia
formando
così
il
termine
della
camicia
.
La
perfezione
sua
consiste
in
questo
:
che
l
'
entre
-
deux
della
cintura
è
la
riduzione
minuscola
dell
'
ampia
gala
inferiore
,
mentre
la
gala
superiore
n
'
è
la
riduzione
media
.
Il
solo
ornamento
possibile
è
un
lungo
nodo
di
nastro
sul
lato
sinistro
della
camicia
.
La
camicia
di
crespone
carnicino
ha
questo
di
buono
:
che
non
è
possibile
gualcirla
perché
il
tessuto
di
cui
si
compone
pare
sempre
gualcito
.
Un
semplice
entre
-
deux
di
merletto
di
Fiandra
adorna
le
maniche
e
il
giro
delle
spalle
e
del
petto
.
Certe
signore
,
per
renderla
più
provocante
,
mettono
sul
seno
due
sgonfi
dello
stesso
merletto
;
oppure
serrano
la
manica
per
mezzo
d
'
un
nastro
di
velluto
azzurro
e
d
'
un
piccolo
fermaglio
di
diamanti
.
La
camicia
a
foggia
di
busto
è
composta
di
merletto
e
di
batista
che
si
alternano
a
zone
,
giù
giù
diminuendo
fino
alla
vita
e
terminando
con
un
nastro
,
passato
a
traverso
un
entre
-
deux
che
si
annoda
in
su
'
l
mezzo
.
Il
basso
è
formato
da
una
gala
di
pizzo
di
Valenza
che
copre
certe
zone
di
batista
a
mille
pieghe
.
La
camicia
a
foggia
di
scacchiere
si
compone
tutta
di
piccoli
quadri
ricamati
e
di
piccoli
quadri
di
merletto
,
d
'
egual
grandezza
.
Su
questa
specie
di
tessuto
si
potrebbe
quasi
fare
il
giuoco
della
dama
e
degli
scacchi
.
La
camicia
deve
terminare
con
una
fila
di
pezzi
da
scacchiere
,
fatti
ad
uncinetto
:
cioè
col
matto
,
col
re
,
con
la
regina
,
col
cavallo
.
La
camicia
araldica
è
semplicissima
,
tutta
di
batista
,
con
lo
stemma
gentilizio
ricamato
sul
cuore
e
con
il
motto
ricamato
intorno
intorno
al
petto
o
su
una
giarrettiera
.
Per
renderla
più
ricca
,
certe
dame
fanno
ricamare
all
'
estremità
,
sul
lato
destro
,
le
principali
figure
d
'
animali
che
contiene
lo
stemma
avito
.
Ma
nulla
in
verità
è
più
grazioso
della
camicia
di
merletto
nero
e
di
merletto
bianco
.
La
quale
appunto
si
compone
di
due
merletti
,
uno
bianco
e
l
'
altro
nero
,
alternati
.
In
generale
si
adoperano
merletti
di
Valenza
e
di
Chantilly
.
Per
le
signore
grasse
convien
disporre
gli
entre
-
deux
in
lunghezza
,
e
per
le
magre
convien
disporli
in
larghezza
.
La
camicia
all
'
ultima
moda
ha
tutta
la
parte
superiore
di
merletto
,
fatta
su
misura
;
sul
cuore
,
il
crest
ricamato
;
e
in
basso
un
merletto
increspato
ed
ornato
di
nastri
d
'
un
colore
simile
a
quello
del
busto
.
La
camicia
di
Valpurga
è
tagliata
in
una
specie
di
mussolina
indiana
a
righe
,
e
per
ornamento
non
ha
che
una
sciarpa
annodata
un
po
'
più
su
delle
reni
.
Con
tal
genere
di
camicie
sono
indispensabili
le
armille
alle
braccia
e
alle
caviglie
.
La
camicia
corretta
ha
la
scollatura
intieramente
rotonda
,
di
batista
,
con
un
semplice
pizzo
di
Valenza
,
liscio
e
tenuto
da
un
nastro
.
Due
gruppi
di
pieghine
in
sul
davanti
offrono
un
modesto
asilo
ai
casti
gigli
del
seno
.
La
camicia
alla
moda
del
Direttorio
ha
il
davanti
di
pizzo
di
Valenza
,
che
,
disposto
in
forma
di
scialle
fino
alla
cintura
,
finisce
diminuendo
su
la
spalla
,
ripreso
da
un
nastro
annodato
alla
greca
.
La
parte
di
dietro
è
rotonda
;
e
intorno
alla
vita
gira
un
entre
-
deux
di
merletto
attraversato
da
un
nastro
d
'
un
color
di
rosa
pallido
.
La
camicia
alla
moda
della
regina
Ortensia
è
di
lino
,
con
un
partito
di
pieghe
che
scende
dalla
spalla
e
,
fermandosi
sotto
il
petto
,
ritenuto
da
un
nodo
,
cade
quindi
fino
in
basso
e
termina
con
un
entre
-
deux
di
merletti
di
Valenza
.
Finalmente
la
camicia
vedovile
,
alla
moda
della
contessa
Bersenda
,
è
tutta
di
finissima
seta
nera
,
diafana
,
e
fluida
.
Una
volta
la
contessa
Bersenda
,
che
ha
una
grande
reputazione
di
saviezza
ed
è
citata
per
la
sua
stretta
osservanza
delle
regole
di
convenienza
,
si
lasciò
prendere
da
un
subito
languore
;
permise
cioè
che
Don
Giovanni
entrasse
,
a
mezzanotte
,
nelle
sue
segrete
stanze
.
Era
di
primavera
;
saliva
alla
finestra
l
'
odore
delle
rose
,
dolce
come
un
vino
;
l
'
alcova
si
profondava
in
un
'
ombra
piena
di
lusinghe
.
E
Don
Giovanni
,
in
ginocchio
d
'
innanzi
all
'
amata
,
versava
un
fiume
di
parole
ardenti
e
tumultuanti
,
Bersenda
ascoltava
,
piegandosi
,
invasa
dalla
tenerezza
,
mentre
il
giovane
con
la
mano
furtiva
scioglieva
i
nodi
,
faceva
uscire
a
uno
a
uno
i
bottoni
dagli
occhielli
,
tirava
abilmente
il
laccio
del
busto
,
apriva
il
fermaglio
della
giarrettiera
,
dove
splendeva
un
mirabile
zaffiro
a
similitudine
d
'
un
occhio
cilestro
acceso
dal
riso
.
Bersenda
non
oppose
resistenza
;
finché
,
nella
trasparenza
della
camicia
nera
,
ella
apparve
simile
alla
figura
della
prima
Ora
notturna
.
Ma
quando
l
'
audacissimo
Don
Giovanni
volle
togliere
alla
bella
Ora
languente
il
velo
della
notte
,
ella
balzò
con
un
grido
,
si
rifugiò
atterrita
in
un
angolo
;
e
supplichevole
diceva
:
«
Oh
,
no
,
no
!
Per
pietà
,
non
mi
chiedete
questo
!
»
.
«
Perchè
dunque
?
»
,
fece
Don
Giovanni
sorridendo
.
«
No
,
no
!
Per
pietà
!
Capite
...
le
convenienze
!
...
Son
tre
mesi
che
ho
perduto
mio
marito
e
non
posso
ancora
lasciare
il
lutto
.
Non
mi
chiedete
questo
,
per
pietà
!...»
StampaQuotidiana ,
Sabato
,
verso
l
'
ora
del
mezzogiorno
,
Edoardo
Scarfoglio
si
unì
in
matrimonio
con
Matilde
Serao
,
nella
sala
rossa
del
Campidoglio
,
essendo
in
ufficio
l
'
onorevole
barone
Giordano
-
Apostoli
.
La
cerimonia
fu
semplice
e
lieta
.
La
sposa
,
vestita
d
'
un
elegantissimo
abito
grigio
-
sorcio
con
un
cappello
chiuso
d
'
egual
colore
,
teneva
fra
le
mani
un
mazzo
di
rose
meravigliose
e
parlava
e
sorrideva
assiduamente
,
comunicando
a
tutti
li
amici
quella
giovialità
cordiale
che
è
una
delle
sue
più
belle
e
resistenti
virtù
di
donna
.
Lo
sposo
,
quella
singolar
figura
di
Don
Chisciotte
giovine
e
vivace
e
pieghevole
a
tutte
le
eleganze
del
vestire
moderno
,
trovava
modo
di
discutere
con
Pasquale
Mancini
su
le
condizioni
e
le
esigenze
del
teatro
italiano
contemporaneo
,
non
senza
lanciar
saette
,
tanto
per
non
perdere
l
'
abitudine
,
alle
infelicità
martelliane
di
Felice
Cavallotti
.
Come
la
discussione
andava
accendendosi
e
il
ministro
avvalorava
le
sue
ragioni
con
una
quasi
giovanile
impetuosità
di
gesti
,
l
'
onorevole
Giordano
-
Apostoli
invitò
gli
sposi
a
sedersi
su
le
molto
esercitate
sedie
auree
che
stanno
d
'
innanzi
al
banco
ufficiale
.
Testimoniavano
per
la
sposa
:
il
principe
Maffeo
Colonna
di
Sciarra
e
il
barone
di
San
Giuseppe
.
Per
lo
sposo
:
i
ministri
Mancini
e
Grimaldi
.
Erano
auspici
,
dietro
le
sedie
nuziali
,
due
amici
antichi
e
compagni
d
'
arte
e
conterranei
:
Gabriele
D
'
Annunzio
e
Costantino
Barbella
.
La
cerimonia
rituale
fu
compiuta
rapidamente
.
Ieri
sera
poi
,
nella
chiesa
di
Santa
Maria
del
Popolo
,
fu
stretto
il
matrimonio
ecclesiastico
,
verso
le
dieci
.
Per
entrare
in
una
cappella
interna
,
bisognava
passare
attraverso
un
lungo
corridoio
dove
al
lume
delle
candele
recate
dai
monaci
s
'
intravedevano
le
pareti
piene
di
sculture
marmoree
.
Il
mistero
sacro
dava
alla
cerimonia
una
certa
solennità
.
La
cappella
era
tutta
bianca
e
fredda
,
rischiarata
debolmente
dai
ceri
dell
'
altare
.
Su
i
marmi
dell
'
altare
stavano
scolpite
le
armi
gentilizie
dei
Borgia
,
e
una
soave
Madonna
giottesca
proteggeva
dall
'
alto
i
presenti
.
I
monaci
cortesi
giravano
di
qua
e
di
là
disponendo
le
cose
.
Ruggero
Bonghi
,
in
disparte
,
discorreva
di
non
so
che
con
uno
di
loro
.
Il
duca
di
Maddaloni
lasciava
ammirare
su
l
'
abito
nero
,
di
taglio
giovanile
,
il
gran
collare
dell
'
ordine
di
Malta
.
Paulo
Fambri
,
il
Molosso
,
chiedeva
a
Masaniello
Parise
notizie
dell
'
ultimo
duello
o
raccontava
aneddoti
del
Lupatti
alla
sposa
sorridente
.
La
sposa
aveva
un
ricco
abito
di
broccato
d
'
argento
,
senza
strascico
;
e
tutto
quel
mite
splendore
di
bianchezza
le
si
rifletteva
nel
sorriso
.
Quando
gli
sposi
s
'
inginocchiarono
e
si
presero
per
la
mano
,
il
celebrante
,
un
monaco
grande
e
grave
,
li
benedisse
con
un
gesto
pieno
di
nobiltà
.
Assentirono
i
testimoni
:
il
conte
Luigi
Primoli
e
Paulo
Fambri
,
per
la
sposa
;
il
duca
Proto
di
Maddaloni
e
Ruggero
Bonghi
per
lo
sposo
.
Dopo
,
le
carrozze
portarono
gli
invitati
alla
casa
maritale
dove
già
molta
gente
congratulante
aspettava
.
La
casa
non
è
vastissima
,
ma
è
un
nido
pieno
di
cose
belle
e
preziose
,
è
la
maison
d
'
un
artiste
au
XIX
siècle
.
Le
scale
,
con
le
pareti
coperte
di
tappeti
del
Kurdistan
,
sono
rallegrate
da
un
'
infinità
di
piante
verdi
.
Le
piante
di
serra
occupano
anche
i
pianerottoli
e
le
stanze
di
anticamera
e
di
passaggio
.
La
camera
di
studio
dei
due
artisti
è
d
'
un
colore
avana
chiaro
;
ha
tende
altissime
d
'
una
stoffa
greve
,
originalissima
,
di
tinte
e
di
disegno
araba
.
Lunghi
scaffali
di
noce
coprono
una
parete
;
un
gigantesco
camino
di
noce
copre
l
'
altra
opposta
;
sedili
e
sedie
,
d
'
una
stoffa
antica
intessuta
d
'
oro
e
di
rosso
,
stanno
in
tutti
li
angoli
.
Su
la
parte
sporgente
del
camino
fiorisce
un
magnifico
ordine
di
begonie
,
di
quelle
piante
vive
che
paiono
artificiali
e
inverosimili
.
Su
'
l
tavolo
,
fra
le
carte
e
i
libri
,
tanti
oggetti
curiosi
e
rari
.
La
camera
del
talamo
ha
le
pareti
tutte
coperte
di
raso
color
tabacco
,
d
'
un
color
bizantino
;
le
tende
di
peluche
,
azzurre
con
larghe
bande
di
ricami
in
bianco
e
oro
;
il
baldacchino
anche
azzurro
con
fiocchi
e
cordoni
ricchissimi
;
il
letto
largo
di
noce
,
scolpito
squisitamente
.
Il
salone
è
di
vario
gusto
e
di
vario
stile
,
ma
ha
nell
'
insieme
un
'
intonazione
calda
e
simpatica
e
armoniosa
.
Le
portiere
e
le
tende
sono
composte
di
due
stoffe
:
d
'
un
antico
velluto
a
fiorami
verde
scuro
e
d
'
una
specie
di
broccato
massiccio
a
fiorami
d
'
oro
e
marron
su
fondo
rosso
scuro
.
Tra
le
due
finestre
s
'
innalza
,
svelto
e
sottile
come
un
'
artifiziosa
architettura
di
merletti
neri
,
un
mobile
giapponese
di
bois
-
de
-
fer
,
tutto
pieno
di
vasi
di
Satzuma
,
di
bronzi
,
di
avori
,
di
mostri
metallici
.
In
un
angolo
un
grande
specchio
,
contornato
di
stoffe
francesi
,
riflette
una
gru
di
bronzo
,
l
'
uccello
bene
amato
nell
'
impero
del
Sol
Levante
,
o
Tsouri
Sama
,
Sua
signoria
la
Gru
.
Di
fronte
allo
specchio
,
un
paravento
di
seta
grigia
,
uno
di
quei
paraventi
floreali
e
ornitologici
che
bastano
ad
animare
lietamente
un
'
intera
stanza
,
chiude
l
'
angolo
,
formando
una
specie
di
penetrale
intimo
dove
è
raccolto
tutto
il
fascino
esotico
del
salone
.
Tra
il
paravento
e
lo
specchio
scende
dall
'
alto
una
banda
di
seta
saumon
di
quel
tenerissimo
colore
così
voluttuoso
,
così
sensuale
,
così
carnale
,
così
amorosamente
tentatore
e
suggestivo
.
La
seta
è
vivificata
da
ricami
meravigliosi
di
fiori
e
di
uccelli
,
e
tutta
luminosa
delle
penne
occhiute
dei
fagiani
imperiali
e
dei
pavoni
.
In
verità
quella
stoffa
è
il
più
bel
pezzo
dell
'
appartamento
,
è
la
nota
più
significante
e
più
alta
nella
sinfonia
delle
linee
e
dei
colori
.
Dall
'
alto
dello
specchio
un
'
altra
banda
di
seta
,
ma
rossa
e
ricamata
di
mostri
d
'
oro
a
rilievo
,
sale
fino
al
soffitto
e
rimane
inarcata
come
una
piccola
vela
di
qualche
yanè
-
funè
principesco
.
Due
arazzi
giapponesi
inquadrati
in
cornici
larghe
di
velluto
e
tesi
,
due
di
quelli
arazzi
giocondi
dove
uomini
e
donne
bevono
il
the
o
ascoltano
una
lettura
sotto
un
tetto
d
'
oro
o
sotto
gli
alberi
di
pesco
o
tra
le
selvette
dei
bambù
,
occupano
la
terza
parete
.
La
quarta
parete
è
occupata
finalmente
da
un
gran
quadro
moderno
,
da
un
paesaggio
boscoso
e
radioso
di
Guido
Boggiani
.
Poltrone
e
divani
di
tutte
le
forme
,
tavolinetti
,
vasi
di
porcellane
,
tutte
le
varie
minuscole
suppellettili
moderne
ingombrano
il
restante
spazio
.
Il
secondo
salone
,
che
ieri
sera
era
trasformato
in
sala
di
buffet
per
cura
di
Nazzarri
,
è
coperto
di
mèzzari
,
di
certe
larghe
stoffe
genovesi
dove
son
rappresentati
paesaggi
curiosissimi
a
colori
molto
vivi
.
Nell
'
angolo
principale
una
tenda
bizzarra
,
formata
di
aste
e
di
drappi
,
ombreggia
e
protegge
un
divano
.
Tutto
questo
appartamento
,
preparato
da
Giuseppe
e
da
Ercole
Noci
,
ieri
sera
fu
invaso
da
innumerevoli
amici
,
da
tutti
li
amici
degli
sposi
:
uomini
politici
e
letterati
,
gentiluomini
e
artisti
,
illustrazioni
di
tutti
i
partiti
e
di
tutte
le
arti
.
Donna
Matilde
aveva
per
ognuno
una
parola
cordiale
,
un
gesto
di
saluto
,
un
sorriso
,
una
domanda
cortese
;
si
espandeva
dovunque
in
un
'
attività
instancabile
;
passava
felice
e
raggiante
tra
li
augurii
,
con
i
capelli
cinti
di
fiori
freschi
,
con
le
mani
e
le
braccia
gemmate
di
doni
.
StampaQuotidiana ,
Oh
,
gloriosa
scienza
d
'
armi
italiana
!
Un
risveglio
onorevole
si
va
propagando
per
la
patria
.
Nuovi
cultori
sorgono
ad
illustrare
l
'
arte
di
Camillo
Agrippa
e
di
Nicoletto
Giganti
.
Qui
in
Roma
gentiluomini
aprono
sale
d
'
armi
e
trattenimenti
mattutini
.
Don
Ladislao
Odescalchi
nel
suo
palazzo
prepara
un
immenso
stanzone
tutto
tappezzato
di
arazzi
,
ornato
di
trofei
d
'
armi
antiche
e
di
gonfaloni
storici
.
Il
principe
di
Teano
ne
prepara
un
altro
,
a
gara
,
dove
chiamerà
a
schermire
e
conviterà
quanti
eletti
armeggiatori
sono
nell
'
Urbe
.
Allora
,
nelle
fresche
mattine
primaverili
,
le
riunioni
amichevoli
saranno
frequenti
e
lunghe
.
La
luce
entrerà
,
gaia
e
fortificante
,
dai
finestroni
amplissimi
e
ravviverà
nelle
pareti
i
vecchi
arazzi
pieni
di
cacciatrici
pagane
o
di
cavalieri
battaglianti
o
di
pompe
imperiali
o
di
amori
mitologici
.
Le
armature
penderanno
nelli
angoli
damaschinate
d
'
oro
;
tutte
le
diverse
fogge
di
spade
e
di
aste
s
'
incroceranno
nelle
panoplie
e
scintilleranno
a
una
qualche
banda
di
sole
.
Le
bandiere
multicolori
si
muoveranno
lentamente
ad
ogni
minimo
soffio
dell
'
aria
.
E
li
amici
,
giocondamente
,
si
daranno
alla
fatica
.
D
'
intorno
,
sui
divani
profondi
,
su
i
cassoni
scolpiti
,
i
più
pigri
staranno
distesi
a
giudicare
i
colpi
,
o
fumeranno
tabacchi
odoranti
,
o
parleranno
di
femmine
e
di
cavalli
e
di
cani
.
Il
tintinno
vibrante
delle
lame
si
mescolerà
alle
risa
e
ai
motti
;
e
le
spire
del
fumo
saliranno
placidamente
al
soffitto
istoriato
.
Poi
,
quando
li
amici
avranno
le
membra
stanche
e
piene
di
sudore
,
i
servi
imbandiranno
nella
stessa
stanza
una
tavola
.
Un
vivo
stimolo
di
cibo
ecciterà
li
stomachi
sani
,
e
la
sanguigna
succulenza
delle
carni
cotte
diletterà
d
'
un
mai
provato
sapore
i
palati
laboriosi
.
Il
vino
sarà
bevuto
in
grandi
coppe
di
cristallo
boemo
e
letificherà
li
spiriti
delli
affaticati
.
E
don
Ladislao
,
il
magiaro
,
tenendosi
in
una
mano
la
gran
barba
bionda
ed
ingrossando
la
voce
,
comincerà
a
dir
le
parole
di
Nicoletto
Giganti
vinigiano
al
serenissimo
don
Cosimo
de
'
Medici
:
Sì
come
il
ferro
dalle
rigide
minere
sottratto
inutile
riuscirebbe
,
se
dall
'
arte
industre
non
ricevesse
forma
accommodata
a
gli
essercitii
humani
:
così
l
'
istesso
nelle
mani
del
forte
soldato
riesce
di
poco
frutto
se
da
studioso
et
accorto
valore
accompagnato
non
s
'
apre
la
strada
ad
ogni
difficile
et
vittorioso
successo
...
StampaQuotidiana ,
Passando
lungo
le
mura
della
Villa
Ludovisia
incoronata
di
verdura
novella
,
si
entra
nella
porta
Salaria
e
si
vede
dinnanzi
la
lunga
via
grigia
e
bianca
sotto
il
cielo
bianco
e
grigio
.
La
via
è
angusta
,
in
su
'
l
principio
tutta
limitata
da
edifici
industriali
e
da
cantine
dove
si
vendono
i
vini
delle
terre
romane
con
giuochi
di
bocce
.
Poi
,
a
poco
a
poco
,
dalle
muraglie
macchiate
di
musco
e
dai
roseti
soverchianti
e
dalle
punte
acute
dei
cipressi
incomincia
a
discendere
su
l
'
umiltà
dei
pedoni
una
dolce
poesia
conventuale
.
Per
una
gran
cancellata
sorretta
da
due
cariatidi
muliebri
,
fugge
in
lontananza
un
viale
di
alti
bussi
.
Per
la
porta
di
una
vinea
torloniana
si
allarga
una
specie
di
chiostra
verde
sparsa
di
sedili
di
pietra
.
Sulle
mura
di
Villa
Mattei
si
levano
certi
funebri
alberi
neri
che
nel
fondo
dell
'
aria
burrascosa
paiono
ramificazioni
di
carbone
fossile
.
Dalla
chiusa
selva
della
Villa
Piombino
esce
un
cantico
di
uccelli
pieno
di
variazioni
sapienti
.
Presso
una
cappella
gentilizia
si
stende
un
portico
vegetale
popolato
di
statue
corrose
,
un
portico
circolare
,
uno
di
quelli
ordini
d
'
alberi
fitti
e
bruni
di
mezzo
a
cui
rampollano
le
rose
meravigliosamente
.
E
poi
ecco
Villa
Ada
,
tutta
lieta
e
chiara
.
Già
l
'
animazione
delle
corse
rumoreggia
.
Passa
in
un
phaèton
Don
Alfonso
Doria
,
il
pallidissimo
e
biondissimo
principe
eternamente
fiorito
d
'
una
gardenia
all
'
occhiello
;
e
al
suo
fianco
sta
,
con
il
busto
eretto
,
la
signora
,
vestita
semplicemente
di
nero
e
d
'
un
piccolo
paletot
di
stoffa
maschile
chiarissima
.
Il
recinto
.
Un
pezzo
di
terreno
messo
un
poco
in
salita
,
d
'
un
bel
verde
gaio
,
interrotto
da
alberelli
e
confinato
da
edifici
rossicci
irregolarmente
.
Nello
steccato
del
pesage
gli
sportmen
non
sono
molto
numerosi
.
Nessuna
signora
,
tranne
la
duchessa
di
Avigliana
.
Arriva
il
conte
Pecci
con
la
sua
signora
:
veste
lilla
,
waterproof
bleu
marin
,
cappello
marron
con
fiori
rosei
.
Arriva
la
marchesa
Lavaggi
con
donna
Giulia
e
con
la
duchessa
Lante
.
Arriva
la
duchessa
di
Magliano
.
Arriva
la
principessa
di
San
Mauro
.
Nello
steccato
il
numero
degli
sportmen
a
mano
a
mano
cresce
.
Il
duca
d
'
Avigliana
con
quel
suo
passo
dondolante
,
profondamente
inglese
,
va
salutando
le
signore
.
La
barba
di
don
Ladislao
Odescalchi
viene
a
singolar
tenzone
con
quella
dell
'
on
.
Quarto
di
Belgioioso
.
Don
Giovanni
Borghese
conduce
a
braccio
la
duchessa
Lante
che
ha
un
abito
scuro
ornato
di
liste
di
velluto
rosso
.
Il
gran
cavaliere
Pandola
conduce
donna
Giulia
Lavaggi
che
ha
un
abito
primaverile
bleu
marin
con
pieghe
semiaprentisi
a
righe
rosse
e
d
'
oro
.
Il
duca
di
Ceri
,
don
Clemente
Torlonia
e
il
signor
Morgan
in
crocchio
discutono
vivacemente
.
I
larghissimi
pantaloni
grigi
del
principe
di
Castagneto
irridono
a
quelli
strettissimi
del
conte
di
Monteforte
.
Don
Francesco
del
Drago
va
pensoso
e
solitario
lungo
la
palizzata
.
Marco
Colacchioni
,
nitido
e
fiorito
di
mughetti
,
si
preoccupa
della
sua
bella
Ebe
che
non
potrà
correre
.
Il
barone
Michele
Lazzaroni
è
un
po
'
nervoso
:
palpita
forse
per
le
sorti
dei
suoi
colori
che
oggi
brilleranno
per
la
prima
volta
...
non
al
sole
probabilmente
.
La
tribuna
.
La
tribuna
,
come
una
bella
pioggerella
fresca
d
'
improvviso
incomincia
a
suonare
sulla
campagna
,
si
empie
in
un
momento
.
La
duchessa
di
Magliano
ha
un
abito
bleu
marin
listato
di
trine
larghissime
,
con
sottoveste
rossa
:
ed
un
cappellino
di
paglia
scura
con
aigrettes
tremolante
e
scintillante
.
Oggi
l
'
agilità
della
sua
figura
trionfa
,
poiché
tutte
le
sue
attitudini
sono
vivacissime
e
i
suoi
movimenti
sono
rapidi
ed
eleganti
.
È
discesa
di
carrozza
con
un
salto
,
è
salita
con
un
salto
su
la
parte
alta
della
tribuna
,
ha
passeggiato
molto
nel
recinto
del
pesage
,
sempre
sorridendo
,
con
un
'
aria
di
giovinezza
felice
.
La
contessa
Lutzof
ha
una
toilette
freschissima
,
tutta
d
'
un
grigio
azzurrognolo
,
con
sottoveste
chiara
a
piccoli
scacchi
.
M.lle
Brookmann
,
una
belga
,
recente
ospite
di
Roma
,
ha
una
toilette
di
color
granato
e
su
'
l
corsage
porta
una
giacca
marron
con
ricami
su
le
maniche
e
su
gli
orli
.
Ella
è
bionda
ed
ha
gli
occhi
verde
marino
:
è
una
Miss
Multon
più
plantureuse
.
La
contessa
di
Montgelas
ha
una
sopraveste
marron
su
una
veste
cangiante
:
toilette
armoniosa
e
fine
.
La
contessa
della
Gherardesca
ha
un
abito
nero
e
un
magnifico
cappellino
rosso
a
frange
d
'
oro
.
La
duchessa
di
Ceri
è
tutta
ornata
di
strisce
di
piume
grigie
intorno
al
collo
e
ai
polsi
.
Le
conversazioni
sono
animate
.
Animatissima
quella
che
ha
per
sostenitrice
donna
Giulia
Lavaggi
.
Le
scommesse
non
si
levano
molto
in
alto
.
Per
la
prima
corsa
Anzola
è
in
favore
.
Prima
corsa
Corrono
:
Anzola
del
principe
Potenziani
,
generata
da
Andres
e
Fernanda
;
Veronica
del
cap
.
Fagg
,
generata
da
George
Frederik
e
Federica
.
Su
'
l
principio
della
corsa
,
Veronica
è
innanzi
di
qualche
lunghezza
ma
viene
quasi
subito
superata
da
Anzola
che
segue
con
moltissima
facilità
la
vittoria
au
petit
galop
.
Prosperosa
.
Seconda
corsa
Corre
Anzola
sola
,
sotto
la
pioggia
,
e
compie
il
giro
nel
tempo
stabilito
fra
gli
applausi
.
La
principessa
di
San
Mauro
guarda
affettuosamente
il
bell
'
animale
che
passa
sotto
la
tribuna
portato
a
mano
da
un
servo
.
La
pioggia
seguita
,
ma
con
minore
forza
.
Dalla
parte
di
Monte
Mario
già
si
leva
una
fievole
serenità
argentina
.
Terza
corsa
Corrono
:
Juppiter
da
Jove
e
Lady
Mountain
,
del
barone
Lazzaroni
(
Porta
Latina
)
;
Silver
Chum
del
generale
Agei
e
Lady
Annie
,
da
Exrninster
e
Lady
Mortimer
,
del
cavaliere
Bertoni
.
Da
principio
,
Juppiter
si
mette
innanzi
;
poi
Silver
Churn
lo
supera
di
qualche
lunghezza
:
una
lotta
vivissima
s
'
impegna
tra
i
due
corridori
.
Juppiter
con
un
galoppo
assai
bello
riesce
a
vincere
in
fine
l
'
erede
di
Speculum
e
giunge
alla
mèta
tra
gli
applausi
.
Intermezzo
Il
chiarore
dalla
parte
di
Monte
Mario
cresce
rapidamente
.
La
collina
incoronata
da
cipressi
appare
in
fondo
,
nell
'
illustrazione
del
sole
.
Tutta
l
'
area
delle
corse
s
'
illumina
,
e
il
verde
prende
un
tono
chiarissimo
fra
le
ombre
circolari
proiettate
dalli
alberelli
.
Dietro
lo
steccato
la
fila
delle
carrozze
luccica
di
bagliori
metallici
.
Alcuni
ombrellini
di
demi
-
mondaines
si
aprono
su
'
l
cielo
divenuto
già
di
un
azzurro
limpido
qua
e
là
;
e
tra
li
ombrellini
trionfa
quello
scarlatto
di
Nadar
,
di
quella
Nadar
che
Teodoro
Ethofer
ha
dipinto
appunto
sportivamente
con
tanto
brio
di
disegno
e
di
colori
.
Le
signore
abbandonano
la
tribuna
e
discendono
a
passeggiare
su
l
'
erba
.
Il
calore
va
diventando
grave
.
Tutti
i
piccoli
paletots
maschili
scompariscono
a
uno
a
uno
.
Assolutamente
il
sole
scotta
.
Nuvole
benedette
,
dove
,
oh
dove
fuggite
?
L
'
ultima
invocazione
carducciana
alle
vacche
del
cielo
esce
malinconiosamente
dalla
bocca
del
reporter
del
Fanfulla
,
ch
'
era
venuto
avvoltolato
in
un
romantico
mantello
da
Hernani
.
La
campanella
suona
.
Quarta
corsa
Corrono
:
Fucino
del
capitano
Fagg
,
da
Austerlitz
e
Rox
;
Stuarda
del
capitano
Grifo
,
da
Carlont
e
Seine
.
Fucino
va
innanzi
,
appena
di
mezza
lunghezza
.
Stuarda
con
un
sforzo
,
alla
prima
voltata
,
gli
si
mette
a
fianco
.
La
lotta
dura
pochissimo
.
Fucino
galoppa
stupendamente
alla
vittoria
,
saltando
tutti
li
ostacoli
,
e
giunge
buon
primo
.
Quinta
e
ultima
corsa
Corrono
:
Roman
Bee
,
un
cavallo
di
mezzo
sangue
inglese
,
del
capitano
Fagg
;
Melmerby
,
da
Vanderdecken
e
Fair
Agnes
,
del
capitano
Grifo
;
Lady
Mary
,
di
mezzo
sangue
,
della
scuderia
Porta
Latina
,
e
Foot
-
Fall
,
da
Reverberation
e
Sanduls
di
Giovanni
Cairoli
.
Foot
-
Fall
parte
alla
testa
delli
altri
,
condotto
con
grande
abilità
dal
fantino
.
Melmerby
,
secondo
,
fa
sforzi
per
raggiungere
il
rivale
;
e
dopo
una
non
breve
lotta
raggiunge
e
sorpassa
e
lascia
a
una
buona
distanza
Foot
-
Fall
,
il
quale
,
avendo
perduta
la
prima
lena
,
viene
in
seguito
superato
da
Roman
Bee
.
La
corsa
,
di
tremila
metri
,
è
interessantissima
.
Melmerby
giunge
primo
;
secondo
è
Roman
Bee
;
terzo
Foot
-
Fall
;
quarto
,
pessimo
quarto
,
Lady
Mary
.
Il
ritorno
La
sfilata
delli
equipaggi
è
stata
mediocre
.
Molte
botti
,
pochissime
carrozze
signorili
.
Bello
l
'
attacco
del
duca
di
Ceri
ed
elegante
quello
del
duca
di
Magliano
.
Qua
e
là
,
per
la
via
Salaria
,
alcune
torme
di
curiosi
.
Niente
più
.
StampaQuotidiana ,
Roma
diventa
la
città
delle
demolizioni
.
La
gran
polvere
delle
rovine
si
leva
da
tutti
i
punti
dell
'
Urbe
e
si
va
disperdendo
a
questi
dolci
soli
maggesi
.
All
'
imboccatura
di
certe
vie
,
una
tabella
in
cima
ad
un
'
asta
proibisce
il
passaggio
.
Quasi
tutte
le
case
a
destra
e
a
sinistra
sono
vuote
;
e
i
demolitori
stanno
all
'
opera
,
vestiti
di
camiciotti
bianchi
e
armati
di
picconi
.
Le
imposte
e
i
vetri
delle
finestre
restano
appoggiati
contro
le
facciate
;
tutte
le
botteghe
son
chiuse
,
e
qua
e
là
si
leggono
le
scritte
:
vetrine
in
vendita
,
oppure
:
il
negozio
si
trasferisce
il
15
corrente
in
via
tale
per
causa
di
espropriazione
.
Dinanzi
alle
vetrine
polverose
,
gruppi
di
bottegai
delle
vicinanze
gesticolano
e
parlottano
mercanteggiando
col
proprietario
espropriato
.
Sono
per
lo
più
uomini
panciuti
,
mezzi
calvi
,
rossastri
in
faccia
,
con
grosse
mani
che
ripetono
continuamente
un
gesto
particolare
.
Le
pietre
,
i
mattoni
,
i
calcinacci
si
accumulano
e
formano
barriere
lungo
i
marciapiedi
.
In
alto
,
a
un
terzo
piano
,
un
piccolo
balcone
di
pietra
sorretto
da
mensole
scolpite
,
un
piccolo
balcone
poetico
di
dove
qualche
fanciulla
clorotica
avrà
contemplato
il
plenilunio
o
le
stelle
pudiche
,
sta
per
cadere
.
Le
mensole
tremano
nel
muro
,
verdastre
per
la
pioggia
e
per
il
musco
e
corrose
,
come
in
una
gengiva
di
vecchia
i
denti
cariati
.
In
alto
,
a
un
quarto
piano
,
un
altro
balcone
tutto
coperto
di
piante
rampicanti
vien
saccheggiato
senza
misericordia
.
Le
belle
piante
lunghissime
e
flessibili
,
ondeggiano
,
scompigliate
,
come
capigliature
verdi
tra
il
polverio
che
sale
.
Alcuni
rami
pendono
spezzati
,
reggendosi
alla
pianta
madre
per
mezzo
d
'
una
sola
fibra
sottile
.
Tutta
la
massa
vegetale
ha
in
sé
qualche
cosa
di
doloroso
come
per
una
violazione
e
per
uno
strazio
.
E
pensare
quante
buone
merende
su
quel
balcone
e
quante
buone
cene
nelle
notti
d
'
estate
,
quando
le
piante
fiorivano
e
odoravano
!
Passando
nella
via
ed
alzando
li
occhi
,
si
vedevano
allora
dei
visi
femminili
fra
il
verde
,
o
si
vedeva
qualche
cappellino
appeso
a
un
ramo
e
qualche
scialle
di
colore
vivo
o
anche
,
talora
,
una
bambola
rosea
.
A
molte
case
sono
già
state
demolite
le
facciate
.
Le
stanze
rimangono
quindi
scoperte
e
con
le
loro
tappezzerie
di
carta
somigliano
a
scenarii
d
'
un
teatrucolo
di
provincia
.
Su
le
pareti
i
mobili
hanno
lasciato
i
segni
.
Facilmente
si
riconosce
il
posto
del
letto
matrimoniale
e
il
posto
della
specchiera
e
quello
dell
'
armadio
,
e
quello
del
canterano
,
e
quello
dei
quadri
.
Qua
e
là
le
carte
sono
ridotte
a
brandelli
,
e
i
brandelli
tremano
all
'
aria
miserevolmente
.
Una
gran
linea
nera
di
fuliggine
segna
il
camino
atterrato
.
Dappertutto
si
scorgono
le
tracce
untuose
e
laboriose
della
vita
domestica
;
dappertutto
,
alla
cruda
luce
solare
,
si
scorge
quel
che
v
'
è
di
sudiciume
e
di
gretteria
e
di
meschinità
nella
vita
casalinga
dei
piccoli
borghesi
.
I
piccoli
borghesi
romaneschi
guardano
dal
mezzo
della
via
le
demolizioni
ingoiando
con
molta
pazienza
la
polvere
bianca
.
Tutti
stanno
col
naso
all
'
aria
e
con
il
collo
teso
e
con
li
occhi
spalancati
e
con
in
tutta
la
persona
una
espressione
grottesca
di
stupidità
;
e
tutti
nell
'
attitudine
e
nella
melensaggine
somigliano
a
quei
venti
o
trenta
beati
che
quotidianamente
si
mettono
innanzi
alla
chiesa
di
Sant
'
Ignazio
ad
aspettare
che
il
colpo
del
cannone
di
mezzogiorno
faccia
discendere
dalla
cima
dell
'
asta
il
globo
indicatore
.
Ma
dalle
rovine
sorgerà
e
risplenderà
la
nuova
Roma
,
la
Roma
nitida
,
spaziosa
e
salutare
,
la
Roma
costruita
dalli
architetti
giovani
che
lasceranno
da
parte
le
eleganze
del
Bramante
e
si
inspireranno
utilmente
al
palazzo
del
Ministero
delle
Finanze
,
al
gran
mostro
della
moderna
architettura
,
alla
caserma
degl
'
impiegati
.
Oh
nobilissima
oziosa
amplitudine
dei
palagi
patrizi
!
Ieri
,
passando
dal
palazzo
Corsini
,
entrammo
per
vedere
le
decorazioni
pittoriche
e
le
restaurazioni
che
l
'
esimio
professore
Bruschi
dell
'
Accademia
eseguisce
nella
volta
della
gran
sala
destinata
alle
sedute
solenni
dei
Lincei
.
Il
professore
che
è
un
uomo
di
media
statura
,
con
baffi
grigi
,
con
lineamenti
che
non
ricordano
per
nulla
quelli
angelici
di
Rafael
d
'
Urbino
né
quelli
sensuali
di
Giulio
Romano
,
stava
in
alto
su
le
impalcature
e
teneva
il
capo
coperto
d
'
un
semplice
giornale
,
precisamente
della
Rassegna
(
oh
,
infelice
professore
!
)
foggiato
a
berretto
alquanto
michelangiolesco
.
Quasi
incurante
del
grave
pondo
torrachiano
,
il
buon
accademico
toccava
vivacemente
l
'
imperial
manto
bizantino
d
'
una
Giurisprudenza
e
cantarellava
.
Quei
tocchi
erano
li
ultimi
,
e
quella
canzonetta
era
di
liberazione
.
La
sala
,
rettangolare
,
è
di
stile
settecentistico
,
architettata
dal
cavalier
Fuga
con
una
certa
nobiltà
di
scompartimenti
.
Nella
vòlta
già
esistevano
le
cornici
ed
esistevano
anche
alcuni
fregi
un
po
'
barocchi
;
cosicché
il
Bruschi
ha
dovuto
nell
'
opera
sua
trar
partito
dalle
cornici
e
dai
fregi
e
armonizzare
le
decorazioni
nuove
alle
vecchie
.
Il
Bruschi
in
questo
è
riuscito
con
molta
abilità
.
Non
volendo
essere
interamente
barocco
per
rimaner
nello
stile
,
ha
saputo
usare
certe
fini
astuzie
di
decoratore
consumato
,
e
fondere
sapientemente
le
sue
pitture
un
po
'
cinquecentistiche
con
i
cartocci
e
gli
svolazzi
del
barocchismo
.
A
ciò
tendono
le
molte
volute
dei
papiri
sorretti
dai
putti
e
gli
animali
chimerici
che
occupano
molti
piccoli
spazii
intermedi
.
Le
pitture
girano
in
torno
alla
volta
,
rappresentanti
figurativamente
le
varie
Scienze
che
i
Lincei
coltivano
.
Ogni
figura
muliebre
è
disegnata
con
tranquillità
di
linee
e
colorita
con
varietà
di
toni
.
L
'
esecuzione
delle
parti
nude
ci
è
sembrata
finissima
.
Un
'
Astronomia
avvolta
d
'
un
azzurro
drappo
stellato
,
con
li
occhi
all
'
alto
,
ha
,
per
esempio
,
nelle
nudità
delle
braccia
e
del
seno
e
nella
faccia
una
illuminazione
quasi
lunare
,
una
specie
di
lievissimo
azzurreggiare
notturno
,
di
effetto
squisito
.
Una
Matematica
,
pensosa
,
avvolta
in
un
drappo
violaceo
,
è
dipinta
con
una
venustà
di
forme
veramente
rafaellesca
.
Tutte
le
figure
stanno
al
loro
posto
,
non
invadono
lo
spazio
,
non
opprimono
lo
spettatore
,
non
escono
troppo
fuori
della
superficie
a
loro
assegnata
.
L
'
occhio
si
riposa
in
un
'
armonia
generale
.
Le
pareti
,
coperte
di
stucchi
,
sono
illustrate
da
busti
marmorei
.
Di
qual
colore
dovranno
essere
le
tende
delle
finestre
e
le
portiere
?
Di
qual
forma
e
di
qual
colore
dovranno
essere
i
mobili
?
Chi
a
questo
presiede
non
s
'
è
curato
della
questione
che
pure
è
importantissima
.
Le
tende
,
le
portiere
,
i
mobili
sono
stati
comperati
assai
prima
che
il
professor
Bruschi
incominciasse
a
decorare
la
sala
!
Con
quale
criterio
?
Oh
,
asinità
dei
provvedimenti
!
Ma
di
demolizioni
e
di
restaurazioni
i
lettori
ne
avranno
abbastanza
.
Parliamo
di
cose
più
allegre
,
per
finire
;
di
cose
parigine
,
e
precisamente
di
sport
.
Al
Campo
di
Marte
in
questi
giorni
il
Canis
-
Club
ha
data
la
prima
festa
cinegetica
,
una
festa
nuova
per
Parigi
e
interessantissima
,
una
corsa
di
levrieri
.
Una
tribuna
,
simile
a
quella
di
Longchamp
,
ma
assai
minore
,
accoglieva
l
'
high
-
life
;
e
il
campo
era
limitato
in
cerchio
non
da
palizzate
né
da
corde
,
ma
da
un
grillage
metallico
che
impediva
ogni
deviazione
ai
corridori
e
alle
lepri
.
Un
Canis
-
Club
dovrebbe
anche
sorgere
a
Roma
,
qui
dove
ogni
genere
di
sport
terrestre
potrebbe
vigorosamente
fiorire
.
Chi
non
conosce
e
non
ammira
i
levrieri
,
quei
cani
lunghi
e
smilzi
ed
eleganti
che
Diana
prediligeva
e
che
Paolo
Veronese
dipingeva
con
tanto
amore
?
I
levrieri
sono
,
secondo
noi
,
i
più
nobili
fra
tutti
i
cani
.
Essi
non
hanno
,
come
il
comune
dei
cani
,
la
volgare
abitudine
della
fedeltà
al
padrone
,
quella
vile
abitudine
che
i
poveri
di
spirito
gabellano
per
virtù
.
Essi
certamente
non
si
lascerebbero
morir
di
fame
su
la
tomba
del
loro
signore
;
e
la
tomba
di
Edoardo
III
informi
.
Essi
sono
liberi
,
forti
,
indipendenti
,
pugnaci
,
audaci
,
volubili
;
hanno
la
grazia
del
serpente
e
la
terribilità
dei
felini
.
Le
loro
forme
sono
rappresentate
sugli
antichi
monumenti
egizii
.
I
tartari
,
i
persiani
,
gli
abitatori
dell
'
Asia
Minore
,
i
beduini
,
gli
arabi
,
i
sudanesi
,
gli
indiani
e
molte
altre
genti
dell
'
Africa
e
dell
'
Asia
Centrale
li
onorano
e
li
stimano
quasi
al
pari
dei
cavalli
.
In
certi
luoghi
il
valore
del
levriere
è
determinato
da
leggi
.
Nel
Jemen
,
per
esempio
,
chi
uccide
un
levriere
è
costretto
per
multa
a
pagare
tanto
frumento
quanto
ne
bisogna
per
coprire
intieramente
l
'
animale
morto
,
appeso
per
la
coda
e
toccante
con
le
narici
il
suolo
.
In
Arabia
il
prezzo
di
uno
sloughi
cacciatore
di
gazzelle
e
di
antilopi
eguaglia
il
prezzo
di
un
cammello
.
Dicono
gli
arabi
:
«
Se
lo
sloughi
vede
una
gazzella
pascente
,
la
giunge
prima
che
essa
trangugi
l
'
erba
carpita
»
.
In
Arabia
,
ove
accada
che
una
levriera
ceda
all
'
amore
di
un
cane
d
'
altra
stirpe
,
il
padrone
rugge
di
vergogna
e
di
dolore
.
L
'
incauta
viene
subito
uccisa
affinché
non
metta
alla
luce
figli
di
sangue
plebeo
.
La
purezza
della
razza
vien
conservata
con
una
specie
di
religiosità
e
di
superstizione
.
Tale
è
il
levriere
,
nostre
dolci
signore
.
E
se
il
panegirico
non
vi
tediasse
,
seguiteremmo
ancora
per
molto
a
noverare
le
virtù
dei
nobili
animali
nostri
prediletti
.
A
Parigi
una
corsa
è
stata
eseguita
da
sedici
levrieri
puri
,
di
Russia
e
d
'
Inghilterra
,
d
'
una
età
dai
due
ai
quattro
anni
.
I
competitori
spiccavano
salti
d
'
una
larghezza
prodigiosa
.
A
due
di
quelli
che
avevano
riportata
la
vittoria
,
fu
poi
data
in
caccia
una
lepre
;
e
la
lepre
,
dopo
molte
giravolte
e
molti
scambietti
e
molte
furberie
di
fuga
,
venne
afferrata
e
a
mezzo
uccisa
dai
focosi
persecutori
.
Riportò
,
nell
'
agone
,
la
prima
delle
vittorie
una
levriera
nera
d
'
Inghilterra
,
nomata
Kiss
,
una
meravigliosa
bestia
che
darà
eccellenti
rampolli
.
In
ultimo
,
al
rally
-
coursing
corsero
in
torma
tutti
i
veltri
,
al
suono
gioioso
delle
fanfare
.
E
lo
spettacolo
doveva
essere
magnifico
e
inebriante
.
O
belle
dame
di
Roma
,
proteggete
i
levrieri
!
Fate
che
anche
qui
i
levrieri
salgano
in
onore
,
i
grandi
cani
lucidi
come
la
seta
,
smilzi
,
dalle
gambe
nervose
,
dal
muso
di
luccio
,
dal
ventre
roseo
,
dal
fianco
palpitante
,
come
voi
ardenti
,
come
voi
audaci
,
come
voi
infedeli
.
StampaQuotidiana ,
Giornate
oziose
e
fastidiose
.
La
città
è
oppressa
dallo
scirocco
;
e
,
vista
dall
'
alto
,
appare
come
un
'
immensa
Pompei
seppellita
dalle
ceneri
.
Una
specie
di
snervamento
malsano
invade
la
gente
;
una
irritazione
mal
repressa
manifestasi
in
tutti
i
gesti
e
in
tutte
le
attitudini
.
Per
la
via
del
Corso
le
signore
tiberine
passano
,
al
trotto
stanco
dei
cavalli
,
distese
nelle
carrozze
a
metà
chiuse
,
e
sono
pallide
,
per
lo
più
nascoste
da
un
velo
denso
,
sprofondate
nella
mollezza
delle
pellicce
.
Salutano
lentamente
;
sorridono
debolmente
;
lasciano
che
la
testa
dondoli
al
moto
delle
ruote
;
talvolta
paiono
assopite
e
paiono
non
avere
più
forme
,
sotto
l
'
amplitudine
dei
mantelli
.
Oh
bei
mantelli
di
lontra
ornati
di
castoro
biondo
!
Il
pelo
lucidissimo
si
apre
qua
e
là
come
una
spiga
,
variando
l
'
egual
colore
cupo
con
apparenze
d
'
oro
.
Nulla
è
più
signorilmente
voluttuoso
che
una
pelliccia
di
lontra
già
da
qualche
tempo
usata
.
Allora
le
pelli
consentono
a
tutte
le
pieghevolezze
del
corpo
femminile
;
ma
non
con
la
leggera
aderenza
della
seta
e
del
raso
;
sibbene
con
una
certa
gravità
non
priva
di
grazie
e
di
quelle
dolci
grazie
che
gli
animali
forniti
di
ricco
pelame
hanno
nei
loro
movimenti
furtivi
.
Sempre
una
specie
di
lampo
,
una
specie
di
lucidità
repentina
precede
o
accompagna
il
movimento
,
e
dà
al
movimento
una
strana
bellezza
.
Alle
giunture
poi
delle
spalle
,
su
'
l
rovescio
delle
braccia
,
intorno
ai
fianchi
,
e
qua
e
là
su
'
l
seno
,
il
colore
prende
un
tono
d
'
una
soavità
antica
,
quasi
morente
,
simile
forse
a
quello
d
'
un
vaso
d
'
argento
dorato
in
cui
l
'
argento
non
anche
apparisca
schietto
e
l
'
oro
muoia
.
Credo
che
il
più
lungo
mantello
e
il
più
magnifico
sia
quello
della
principessa
di
Venosa
.
Ieri
era
da
Spillmann
;
chiedeva
dei
bonbons
forse
per
il
five
o
'
clock
tea
.
Aveva
un
cappello
chiuso
con
un
piccolo
pennacchio
d
'
airone
e
di
struzzo
;
e
sul
volto
un
velo
moucheté
.
Ella
parlava
indolentemente
con
la
principessa
Borghese
,
e
la
sua
figura
mirabile
,
dalle
spalle
ampie
e
lunate
,
dai
fianchi
opulenti
,
dalla
sottilissima
vita
tutta
avvolta
nella
lontra
odorante
di
Cypre
e
di
sachet
de
veloutine
,
faceva
contrasto
con
la
grave
persona
,
con
l
'
altera
nobiltà
matronale
della
interlocutrice
.
Anche
,
un
altro
mantello
celebre
è
quello
della
contessa
di
Santafiora
.
Questa
strana
figura
di
gentildonna
si
incontra
talvolta
improvvisamente
nella
mattina
,
allo
svolto
di
una
qualche
via
urbana
,
su
'
l
marciapiede
.
È
una
di
quelle
visioni
che
turbano
un
poco
.
A
traverso
il
velo
molto
rado
quella
faccia
pallida
,
irregolarmente
bella
,
con
la
bocca
rossa
e
certe
volte
quasi
dolorosa
,
con
gli
occhi
di
Venere
Ciprigna
,
dà
all
'
improvviso
un
'
impressione
,
dirò
così
,
di
fatalità
,
suscita
all
'
improvviso
,
dirò
così
,
un
sogno
di
amori
misteriosi
e
procellosi
.
Invece
la
contessa
quando
apre
la
bocca
,
è
quasi
sempre
ironica
,
piuttosto
fredda
,
schiva
del
sentimentalismo
,
spesso
anche
mordace
,
molto
allegra
di
spirito
.
Ella
porta
un
cappello
nero
composto
di
merletto
e
di
jais
altissimo
,
alleggerito
da
un
bouquet
di
piume
.
Ha
il
passo
svelto
;
e
tiene
i
gomiti
aderenti
alla
vita
,
le
mani
nel
manicotto
,
il
manicotto
stretto
alla
veste
.
Un
'
altra
contessa
,
la
Taverna
,
porta
la
lontra
.
Chi
non
sa
il
divin
pallore
della
contessa
Taverna
,
ed
i
capelli
neri
pieni
di
riflessi
blu
ondulati
,
e
i
lunghi
occhi
velati
dalle
lunghissime
ciglia
?
La
duchessa
d
'
Artalia
,
la
piccola
duchessa
magra
dalli
occhi
turchini
e
dai
capelli
cupi
,
si
distingue
per
le
maniche
amplissime
,
ricchissime
,
d
'
onde
escono
due
minuscole
mani
candidamente
.
La
principessa
d
'
Antuni
ha
una
pelliccia
breve
su
cui
cade
un
bel
ricciolo
nero
legato
da
un
nastro
azzurro
pallido
o
crème
.
La
duchessa
di
Magliano
porta
una
giacca
gittata
su
le
spalle
,
militarmente
,
con
le
maniche
pendenti
,
su
l
'
abito
di
panno
marron
ornato
di
soutaches
.
Tutte
queste
signore
passano
per
la
via
del
Corso
,
entro
le
carrozze
,
fra
le
quattro
e
le
cinque
del
pomeriggio
.
E
nessuna
cosa
più
che
una
pelliccia
di
lontra
,
in
tempo
piovoso
,
suscita
nei
riguardanti
il
desiderio
dell
'
intimità
dell
'
amore
.
StampaQuotidiana ,
Questa
volta
vi
risparmio
il
piagnisteo
su
la
perversità
del
tempo
,
il
morceau
di
colorito
sulla
città
grigia
ed
anche
le
visioni
splendenti
di
tra
la
pioggia
lacrimevole
.
Certo
il
giorno
della
natività
di
Gesù
Cristo
è
stato
un
orribile
giorno
.
Ma
,
in
compenso
,
quanti
alberi
di
Natale
,
grandi
e
piccoli
,
freschi
e
finti
,
hanno
allietato
di
più
o
meno
preziose
fioriture
l
'
interno
tiepido
delle
case
romane
!
Non
io
penetrerò
nei
penetrali
domestici
,
né
farò
la
enumerazione
dei
fiori
di
carta
e
di
lana
,
né
dirò
la
santa
gioia
delle
famiglie
raccolte
e
le
impertinenze
rumorose
dei
bimbi
in
cospetto
delle
bambinaie
biondicce
e
pallìdule
,
né
descriverò
le
bonbonnières
legate
da
nastrini
tricolori
,
i
gemelli
d
'
osso
bianco
ornati
di
cifre
,
i
vasi
di
legno
dipinti
pseudo
-
cinesi
,
i
libri
da
messa
violetti
con
borchie
di
piombo
argentato
,
le
cornici
di
velluto
rosso
con
ricami
di
seta
verde
e
gialla
,
le
scatole
composte
di
conchigliette
iridescenti
e
di
specchiettini
tremolanti
,
le
mensolette
di
ceramica
fatta
in
casa
,
le
papaline
di
color
solferino
fiorite
d
'
oro
,
i
cuscinetti
di
margheritine
per
gli
spilli
e
per
li
aghi
,
i
servizi
di
vetro
turchini
per
la
toilette
,
i
calendari
d
'
oleografia
,
le
capannelle
svizzere
contenenti
un
minuscolo
nécessaire
per
lavori
femminili
,
le
palle
di
cristallo
contenenti
paesaggetti
e
figurine
con
effetto
neve
,
ecc
.
Io
mi
limiterò
,
per
misericordia
delle
lettrici
,
all
'
albero
regio
.
Il
quale
anche
quest
'
anno
è
stato
veramente
magnifico
e
munifico
.
Intorno
al
fusto
si
agitavano
nella
aspettazione
circa
quaranta
bambini
di
sangue
nobile
.
In
verità
,
io
non
li
ho
veduti
;
ma
mi
immagino
che
si
agitassero
e
che
naturalmente
,
con
le
loro
teste
bionde
o
brune
,
e
con
i
loro
occhi
castanei
o
grigi
o
celestiali
e
con
le
loro
bocche
vermiglie
o
rosse
,
formassero
la
grande
aiuola
vivente
che
sanno
tutti
i
giovani
cronachisti
italiani
.
Donna
Claribel
,
la
dolce
signora
del
libro
di
pelle
d
'
onagro
,
mi
dà
qualche
nome
.
C
'
era
l
'
infanzia
di
casa
Gianotti
,
l
'
infanzia
di
casa
Villamarina
e
via
via
,
l
'
infanzia
delle
case
Massimo
,
Calabrini
,
Della
Somaglia
,
Brancaccio
,
D
'
Oncieux
,
Francesetti
,
Santafiora
,
Sonnino
,
Vicovaro
,
Sforza
-
Cesarini
,
Teano
,
Incisa
.
M
'
immagino
tutta
la
cerimonia
dell
'
estrazione
dei
doni
:
mi
immagino
le
pecore
lanose
,
le
pendole
figurate
,
le
bambole
parlanti
,
e
m
'
immagino
la
Regina
fulgida
e
bionda
nella
cupa
luce
del
velluto
granato
,
sorridente
tra
i
parvulos
felici
o
mal
contenti
.
Oltre
il
velluto
regale
,
splendevano
i
velluti
varii
e
ricchissimi
della
baronessa
Sonnino
,
della
contessa
Della
Somaglia
,
della
contessa
di
Santafiora
,
di
Donna
Claribel
.
Donna
Claribel
ebbe
in
dono
una
specie
di
diadema
di
perle
e
brillanti
con
predominio
di
perle
.
La
duchessa
Sforza
-
Cesarini
ebbe
in
dono
una
spilla
armonizzata
di
soavi
zaffiri
e
di
brillanti
luminosissimi
.
La
duchessa
Massimo
ebbe
anche
zaffiri
e
brillanti
foggiati
in
forma
di
mosche
.
Brillanti
e
rubini
ebbe
la
marchesa
Calabrini
.
E
la
contessa
di
Santafiora
,
la
contessa
che
io
più
(
dopo
Donna
Claribel
)
adoro
,
ebbe
una
mezzaluna
fiammeggiante
,
segno
di
deità
.
Poi
gli
altri
doni
sono
innumerevoli
.
Li
accennerò
semplicemente
.
Il
Re
donò
alla
Regina
una
rondine
preziosa
,
e
la
Regina
al
Re
un
calamaio
cesellato
dal
Castellani
.
Il
Duca
d
'
Aosta
ebbe
dal
fratello
due
fucili
da
caccia
mirabili
per
eleganza
esteriore
e
per
precisione
meccanica
.
Il
Duca
di
Genova
ebbe
due
vasi
di
Sèvres
.
Quindi
:
La
duchessa
Sforza
-
Cesarini
un
mobile
giapponese
,
un
mobile
di
un
certo
legno
castaneo
,
venato
,
incrostato
di
madreperla
,
di
metallo
,
di
corallo
,
di
avorio
dipinto
,
con
fiori
,
con
uccelli
,
con
figure
umane
.
Il
marchese
di
Villamarina
un
candelabro
d
'
argento
di
quell
'
elegantissimo
artefice
che
è
il
Castellani
.
La
contessa
Visone
un
braccialetto
di
smeraldi
.
La
marchesa
Incisa
un
gran
servizio
di
porcellana
fina
,
per
the
o
per
caffè
.
Le
dame
di
Corte
(
nominate
sopra
talune
)
,
la
contessa
Lovatelli
,
la
contessa
Marcello
,
la
principessa
di
Ottajano
,
la
principessa
di
Venosa
,
ebbero
oggetti
di
oreficeria
bellissimi
.
Ed
oggetti
di
oreficeria
e
di
pierreries
ebbero
anche
la
contessa
Visone
,
la
contessa
Brambilla
,
la
signora
Rattazzi
.
I
signori
uomini
ebbero
per
lo
più
oggetti
di
mobilia
:
vasi
di
Satzuma
,
servizi
giapponesi
per
lunch
o
per
the
,
nécessaires
per
viaggio
,
bronzi
artistici
,
specchiere
,
candelabri
,
cofani
,
ecc
.
Il
duca
Gustavo
,
marito
di
Donna
Claribel
,
ebbe
due
immensi
vasi
di
metallo
bianco
,
giapponesi
,
due
vasi
barbarici
tutti
rilevati
di
mostri
orrendi
.
La
sera
il
Re
partì
per
San
Rossore
,
dove
si
tratterrà
tutto
il
mese
a
far
strage
di
selvaggina
grossa
nelle
selve
.
Così
il
Natale
è
passato
e
col
Natale
è
passato
il
tempo
cattivo
.
Ieri
la
giornata
fu
trionfale
.
Oggi
il
sole
ha
una
dolcezza
inebriante
.
Voi
,
o
dame
,
il
canto
del
Cigno
all
'
Apollo
chiama
.
Tutti
i
regali
regali
risplenderanno
alla
luce
del
gas
,
su
per
le
superbe
chiome
,
su
per
le
più
fresche
braccia
,
su
i
più
floridi
petti
della
cattolicità
apostolica
,
stasera
.
Sarà
il
gran
convegno
della
bellezza
.
L
'
inno
,
domani
.
StampaQuotidiana ,
A
poco
più
di
tre
chilometri
da
Caltanissetta
si
trova
un
gruppo
importante
di
zolfare
,
la
maggior
parte
delle
quali
appartengono
al
deputato
Testasecca
,
creato
conte
per
la
cospicua
donazione
che
fece
ai
poveri
in
occasione
delle
nozze
d
'
argento
dei
sovrani
.
I
nonni
del
neo
conte
erano
dei
poveri
borghesucci
quando
verso
il
1830
comperarono
per
pochi
soldi
alcune
colline
di
quei
dintorni
.
Erano
colline
superficialmente
molto
povere
,
ma
che
nel
loro
seno
racchiudevano
tesori
.
E
infatti
appena
se
ne
accorsero
e
cominciarono
a
sfruttarle
,
i
genitori
dell
'
onorevole
Testasecca
diventarono
in
pochi
anni
arcimilionari
.
Le
zolfare
del
conte
deputato
sono
oggi
coltivate
con
sistemi
abbastanza
razionali
(
macchine
,
vagoncini
e
ascensori
)
,
ma
vicino
ad
esse
se
ne
trovano
altre
dove
vigono
ancora
gli
antichi
sistemi
e
nelle
quali
la
creatura
umana
è
ridotta
peggio
di
una
bestia
da
soma
.
Non
faccio
che
trascrivere
le
note
prese
col
lapis
durante
un
'
escursione
che
feci
la
mattina
del
24
ottobre
.
Ore
sette
ant
.
Uscendo
dalla
città
,
i
due
amici
che
gentilmente
mi
accompagnavano
,
l
'
avv
.
Angelo
Giarrizzo
e
lo
studente
di
medicina
Paolo
Trobia
,
mi
mostrano
lungo
la
via
di
Sant
'
Anna
alcune
caverne
scavate
nel
tufo
e
nelle
quali
fino
a
poco
tempo
fa
abitarono
molte
famiglie
di
zolfatai
.
Alcune
vi
abitano
ancora
.
Il
Municipio
fece
sgombrare
le
altre
non
già
per
igiene
e
per
filantropia
,
ma
perché
queste
tane
da
trogloditi
minacciavano
di
rovinare
e
in
caso
di
disastro
il
Municipio
stesso
temeva
di
essere
chiamato
responsabile
e
di
dover
pagare
i
danni
.
Ore
otto
.
Siamo
arrivati
in
un
vallone
pieno
di
monticelli
che
paiono
fatti
da
talpe
gigantesche
.
Sono
ingressi
di
zolfare
e
calcheroni
,
ossia
mucchi
di
minerale
greggio
preparato
per
accenderlo
e
cavarne
lo
zolfo
col
sistema
primitivo
.
Ci
avviciniamo
ad
un
calcherone
in
formazione
.
Otto
uomini
raccolgono
con
le
pale
il
minerale
greggio
di
un
mucchio
e
ne
riempiono
delle
ceste
che
vengono
da
una
quindicina
di
ragazzi
portate
nella
buca
del
calcherone
.
È
un
lavoro
che
potrebbe
esser
fatto
benissimo
con
vagoncini
.
Si
adoperano
i
carusi
perché
si
spende
meno
.
L
'
età
di
questi
ragazzi
varia
dai
10
ai
18
anni
.
Alcuni
di
essi
,
imberbi
,
magri
,
patiti
,
sembrano
molto
più
giovani
di
quello
che
sono
.
Guadagnano
dai
quindici
ai
trenta
soldi
al
giorno
,
secondo
la
quantità
del
minerale
che
possono
portare
.
Per
guadagnare
qualche
soldo
di
più
,
corrono
continuamente
dal
mucchio
del
minerale
alla
vasca
del
calcherone
.
Lavorando
esternamente
,
non
sono
del
tutto
nudi
;
indossano
i
pantaloni
.
Una
cosa
che
colpisce
il
visitatore
è
questa
,
che
il
lavoro
meno
pesante
,
cioè
quello
di
riempire
le
ceste
,
è
fatto
dagli
adulti
,
dai
picconieri
,
e
quello
più
faticoso
,
ossia
il
trasporto
delle
ceste
piene
,
è
addossato
esclusivamente
ai
ragazzi
.
A
breve
distanza
si
vedono
gli
ingressi
della
zolfara
Gessolungo
,
dove
circa
dieci
anni
or
sono
accadde
una
catastrofe
che
uccise
cinquantotto
persone
.
I
cadaveri
mutilati
delle
vittime
non
furono
trasportati
neppure
nel
camposanto
di
Caltanissetta
;
s
'
improvvisò
qui
vicino
un
cimitero
dove
vennero
sepolti
in
una
fossa
comune
.
Ore
otto
e
mezza
.
Ci
avviciniamo
ai
due
ingressi
della
zolfara
Cinnirella
,
dove
lavorano
attualmente
circa
cento
persone
,
col
vecchio
sistema
del
trasporto
a
spalla
.
Da
una
delle
due
bocche
di
pozzo
si
entra
nella
miniera
e
dall
'
altra
si
esce
:
è
già
un
progresso
in
confronto
di
altre
zolfare
dove
si
entra
e
si
esce
dallo
stesso
buco
.
Ci
siamo
appena
accostati
all
'
ingresso
del
pozzo
di
uscita
,
che
ne
vediamo
uscire
uno
dopo
l
'
altro
tre
carusi
gobbi
.
Seguono
altri
disgraziati
per
lo
più
adulti
,
curvi
sotto
il
peso
del
sacco
di
minerale
che
portano
in
ispalla
.
Sono
tutti
ansanti
e
grondanti
di
sudore
.
Alcuni
non
hanno
altro
indumento
che
una
pezzuola
davanti
;
altri
portano
i
soli
pantaloni
;
altri
cosa
stranissima
il
solo
gilé
.
La
maggior
parte
sono
deformati
dalla
immane
fatica
.
Un
ragazzo
di
sedici
anni
un
vero
nano
per
la
deficiente
statura
non
dimostra
più
di
dieci
anni
e
ci
dice
che
ha
cominciato
a
fare
il
caruso
a
otto
anni
.
Un
altro
ci
racconta
che
ha
cominciato
a
sette
.
Ora
non
li
prendono
se
non
hanno
almeno
nove
anni
,
ma
ciò
succede
qui
nelle
zolfare
vicinissime
al
capoluogo
di
provincia
e
sorvegliate
dalla
direzione
degli
ingegneri
:
nell
'
interno
si
continua
come
in
passato
,
nel
modo
che
potei
constatare
nella
zolfara
Virdilio
.
Quanto
guadagnate
voi
?
chiesi
a
un
caruso
trentenne
,
il
quale
mostra
di
avere
cinquant
'
anni
.
Una
lira
al
giorno
mi
rispose
ma
io
sono
dei
discreti
,
dei
bravi
:
altri
miei
compagni
più
giovani
non
riescono
a
guadagnare
più
di
dodici
soldi
al
giorno
;
i
più
forti
e
resistenti
giungono
a
guadagnarne
trenta
,
il
massimo
.
E
quanti
viaggi
fate
al
giorno
?
Siccome
la
miniera
è
molto
profonda
,
non
possiamo
fare
più
di
dieci
o
dodici
viaggi
al
giorno
,
percorrendo
ogni
volta
trecentocinquanta
metri
di
scale
,
senza
contare
le
gallerie
.
Ore
otto
e
tre
quarti
.
Chiesto
il
permesso
ad
uno
dei
proprietari
e
ottenuto
un
caruso
per
guida
,
che
ci
precede
portando
una
lampadina
a
olio
,
entriamo
nella
zolfara
.
Questa
lampade
,
che
generalmente
i
carusi
s
'
attaccano
al
berretto
con
un
filo
di
ferro
,
sono
piccoli
orciuoli
scoperti
,
di
terracotta
,
con
un
becco
da
cui
passa
il
lucignolo
;
per
la
forma
ricordano
le
lampade
etrusche
.
Costano
2
centesimi
l
'
una
,
ma
sono
difficili
da
portare
,
si
rompono
facilmente
e
lasciano
versar
l
'
olio
,
di
cui
non
contengono
che
una
piccola
quantità
,
cosicché
è
necessario
riempirle
ogni
ora
.
Scendiamo
per
una
scala
scavata
nel
masso
.
La
volta
,
di
gesso
,
di
minerale
o
di
tufo
,
ora
ci
permette
di
stare
ritti
e
ora
ci
costringe
a
curvarci
.
I
gradini
,
che
qui
chiamano
scaloni
,
quando
l
'
inclinazione
dello
scavo
non
eccede
i
40°
,
occupano
tutta
la
larghezza
della
scala
:
sono
detti
allora
scaloni
sani
,
hanno
un
'
alzata
da
20
a
25
centimetri
ed
una
pedata
presso
a
poco
eguale
.
Quando
l
'
inclinazione
supera
i
40°
,
la
larghezza
della
scala
è
divisa
e
si
trovano
i
cosiddetti
scaloni
rotti
o
a
maschio
e
femmina
:
sopra
ogni
metà
della
scala
è
tracciata
una
gradinata
,
per
modo
che
i
riposi
o
pedate
d
'
una
metà
corrispondono
a
metà
delle
alzate
dell
'
altra
.
Si
rende
così
possibile
l
'
ascesa
e
discesa
,
che
altrimenti
riuscirebbe
difficilissima
per
la
soverchia
alzata
dei
gradini
.
Molti
gradini
sono
rotti
e
tutti
appaiono
lustri
per
il
continuo
strofinamento
dei
piedi
scalzi
dei
carusi
.
Anche
sulla
volta
,
specialmente
quando
è
di
gesso
,
si
vedono
delle
striscie
lucide
prodotte
dalle
mani
dei
carusi
che
s
'
appoggiano
.
Ma
dopo
un
centinaio
di
metri
di
discesa
avremo
fatto
più
di
quattrocento
gradini
non
trovammo
più
né
scaloni
sani
né
scaloni
rotti
:
il
buco
procedeva
a
zig
-
zag
e
invece
che
sulle
scale
si
camminava
sui
detriti
del
minerale
.
Ogni
tanto
dovevamo
scostarci
per
lasciar
passare
file
di
carusi
scarichi
che
correndo
scendevano
a
prendere
nuovi
carichi
.
Per
lo
più
nudi
,
con
un
semplice
grembialino
davanti
,
malamente
illuminati
dalle
lampadine
,
con
le
loro
faccie
sfigurate
e
con
la
pelle
bruna
,
più
che
europei
sembravano
isolani
dell
'
Oceania
.
In
certi
punti
le
pareti
delle
volte
nelle
scale
e
nelle
gallerie
sono
puntellate
con
tavole
e
travi
,
alcune
delle
quali
piegano
sotto
il
peso
e
minacciano
di
spezzarsi
.
Ai
lati
vediamo
qua
e
là
delle
gallerie
chiuse
con
un
cancello
di
legno
,
perché
o
sfruttate
o
trovate
pericolose
.
Perché
non
sono
state
riempite
come
l
'
esperienza
di
tante
catastrofi
ha
insegnato
?
Ore
nove
.
Al
punto
detto
«
piè
della
scala
»
troviamo
una
galleria
circolare
somigliante
ad
un
'
ampia
grotta
.
Un
picconiere
dal
torso
nudo
tutto
scintillante
di
sudore
,
batte
il
suo
piccone
contro
il
minerale
di
colore
oscuro
dalle
larghe
vene
gialle
di
zolfo
.
Quattro
o
cinque
carusi
raccolgono
i
pezzi
del
minerale
e
ne
riempiono
i
loro
sacchi
.
All
'
incerta
e
tremolante
luce
delle
lampadine
,
la
grotta
,
dalla
volta
a
striscie
gialle
,
rossiccie
e
scure
,
è
d
'
un
orrido
pittoresco
:
meriterebbe
di
essere
ritratta
da
un
Salvatore
Rosa
.
Avviene
non
di
rado
che
i
picconieri
trovano
delle
grotte
naturali
dalle
volte
ricoperte
di
stalattiti
,
di
cristallizzazioni
stupende
.
Ne
fu
scoperta
recentemente
una
a
Lercara
Friddi
,
ma
in
pochi
giorni
tutti
i
bellissimi
e
risplendenti
ornamenti
naturali
furono
vandalicamente
portati
via
.
A
stento
io
ne
potei
trovare
un
campione
.
Il
caldo
è
soffocante
,
e
non
possiamo
resistere
che
pochi
minuti
nella
galleria
«
piè
della
scala
»
.
Ore
nove
e
un
quarto
.
Imbocchiamo
un
altro
cunicolo
dalle
pareti
dirupatissime
e
scendiamo
,
tortuosamente
,
curvi
.
Le
volte
basse
sono
sostenute
da
travi
e
puntelli
messi
in
modo
molto
primitivo
.
Grondanti
di
sudore
grossi
goccioloni
ci
cadono
continuamente
dal
viso
e
dalle
mani
e
vanno
a
bagnare
la
polvere
del
minerale
che
ricopre
il
ripido
sentiero
giungiamo
finalmente
verso
le
nove
e
mezzo
alle
gallerie
finali
,
dette
camminanti
,
vastissime
caverne
in
cui
lavorano
vari
picconieri
.
I
colpi
di
piccone
continui
,
incessanti
,
come
se
fossero
dati
da
una
forza
automatica
,
risuonano
cupamente
nella
semioscurità
.
Quelle
macchine
umane
dei
picconieri
fanno
venire
in
mente
il
Canto
dei
minatori
del
Rapisardi
:
Tra
cieche
forre
,
tra
roccie
pendenti
Sul
nostro
capo
entr
'
oscure
caverne
,
Fra
pozzi
cupi
e
neri
anditi
algenti
,
Fra
rei
miasmi
,
fra
tenebre
eterne
,
D
'
ogni
consorzio
,
dal
mondo
noi
scissi
A
nutrir
gli
ozi
d
'
ignoti
signori
,
Noi
picconieri
di
monti
e
d
'
abissi
,
Sepolti
vivi
scaviam
tesori
.
E
scavano
tesori
davvero
.
Anche
questa
zolfara
Cinnirella
,
che
passa
per
una
delle
meno
produttive
,
ha
già
arricchito
parecchi
a
Caltanissetta
.
E
tuttavia
i
proprietari
non
si
sono
indotti
ancora
ad
applicarvi
sistemi
di
trazione
più
razionali
e
umani
.
Ora
è
data
in
affitto
o
a
gabella
.
Ore
nove
e
tre
quarti
.
Dopo
un
po
'
di
riposo
torniamo
indietro
e
cominciamo
la
faticosa
salita
.
È
durissima
per
noi
che
non
portiamo
nulla
sulle
spalle
,
che
siamo
robusti
e
ben
nutriti
.
Come
deve
essere
più
dura
,
malgrado
l
'
abitudine
,
per
gl
'
infelici
carusi
!
Ne
incontriamo
a
ogni
minuto
.
Si
sente
ora
la
loro
respirazione
affannosa
,
e
ora
quel
lamento
che
fa
tanto
pena
.
Qualcheduno
urta
di
tanto
in
tanto
col
suo
carico
contro
la
volta
bassa
.
Qualche
altro
sdrucciola
e
cade
come
Gesù
sotto
la
croce
,
senza
trovare
un
pietoso
Cireneo
!
Altri
,
non
potendone
più
,
gettano
per
un
momento
il
pesante
fardello
e
siedono
ansanti
per
riprendere
un
po
'
di
fiato
.
Alla
svoltata
di
una
galleria
un
caruso
è
lungo
disteso
sui
pezzi
aguzzi
del
minerale
che
a
lui
,
sfinito
dalla
fatica
,
devono
sembrare
un
soffice
materasso
.
Passa
in
quella
un
sorvegliante
e
toccandolo
con
l
'
aguzza
asta
di
ferro
che
gli
serve
da
bastone
,
gli
domanda
:
«
Dormi
?
»
.
Man
mano
che
saliamo
una
corrente
d
'
aria
,
che
a
noi
pare
gelata
,
scende
dall
'
altissima
imboccatura
del
pozzo
.
Anche
coperti
di
lana
,
c
'
è
da
prendere
una
polmonite
.
E
i
carusi
,
grondanti
di
sudore
,
sono
nudi
!
Ore
dieci
e
un
quarto
.
Quando
noi
usciamo
a
rivedere
la
luce
del
sole
venendo
dalle
tenebrose
gallerie
ci
pare
per
qualche
minuto
abbarbagliante
siamo
talmente
stanchi
che
riparandoci
in
una
baracca
ci
gettiamo
a
sedere
,
disfatti
come
cenci
.
I
carusi
invece
,
appena
deposto
il
carico
,
devono
ridiscendere
frettolosamente
e
continuare
così
fino
a
sera
per
guadagnare
la
mercede
che
s
'
è
detto
.
E
quasi
tutti
hanno
anche
una
famiglia
da
mantenere
.