StampaQuotidiana ,
Qualche
giorno
fa
apparve
la
notizia
che
il
ministro
Orlando
aveva
pronta
la
relazione
sul
decreto
ministeriale
per
la
scelta
del
greco
e
delle
matematiche
nei
licei
.
E
la
notizia
è
poi
stata
confermata
dai
giornali
ufficiosi
.
Il
decreto
in
sostanza
è
questo
:
fin
qui
lo
studio
del
greco
era
di
cinque
anni
;
ora
i
giovani
possono
ridurlo
a
tre
optando
per
le
matematiche
invece
del
greco
appena
giunti
al
secondo
anno
di
liceo
.
Tale
decreto
mostra
una
tendenza
che
va
rilevata
:
è
un
primo
passo
verso
la
soppressione
graduale
dell
'
insegnamento
classico
.
Oggi
si
è
ancora
oscillanti
e
vacillanti
fra
il
desiderio
di
rinnovare
e
quello
di
conservare
,
domani
non
sarà
più
così
,
e
si
abolirà
il
vecchio
per
il
semplice
motivo
che
si
è
smarrito
il
sentimento
del
suo
valore
vero
.
Questo
dunque
è
necessario
:
illuminare
la
coscienza
pubblica
sul
valore
degli
studii
classici
.
Tali
studii
,
hanno
contro
di
sé
i
modernisti
,
cioè
tutti
coloro
che
fanno
incominciare
il
mondo
dal
giorno
della
loro
nascita
.
C
'
è
una
speciale
vanità
dell
'
uomo
contemporaneo
,
ed
è
quella
della
modernità
;
per
la
quale
la
maggior
parte
de
'
nostri
simili
cólti
,
od
ignoranti
che
si
credon
cólti
,
di
niente
altro
è
vaga
quanto
di
dare
un
calcio
ai
molti
secoli
ed
ai
varii
millenni
di
storia
che
ci
hanno
preceduti
.
La
divina
legge
della
continuità
della
vita
attraverso
i
secoli
e
attraverso
i
millenni
,
per
la
quale
la
durata
dell
'
uomo
è
tanto
più
lunga
dell
'
esistenza
dell
'
individuo
,
e
che
è
quasi
la
nostra
immortalità
terrena
;
questa
divina
legge
per
la
quale
la
vita
dei
popoli
ci
appare
intessuta
di
generazioni
,
come
si
lega
punto
con
punto
,
e
noi
ci
sentiamo
contemporanei
de
nostri
padri
e
respiranti
dello
stesso
respiro
nella
stessa
aria
;
questa
divina
legge
per
cui
l
'
anima
umana
si
sente
vivere
di
là
dall
'
attimo
e
dall
'
atomo
che
sono
la
sua
proprietà
e
la
sua
miseria
,
è
oggi
posta
in
oblio
o
è
disprezzata
.
Vi
è
un
momento
in
cui
per
i
modernisti
tutto
ciò
che
fu
,
finisce
,
e
incomincia
tutto
ciò
che
ora
è
;
di
là
da
quello
la
morte
,
di
qua
la
vita
,
la
cosiddetta
vita
moderna
.
E
quel
momento
è
quello
che
io
ho
detto
segnato
dal
giorno
della
loro
nascita
.
E
potrebbe
dirsi
dalla
Rivoluzione
francese
,
o
dalla
invenzione
del
treno
o
del
telegrafo
,
o
da
Darwin
,
o
da
Carlo
Marx
.
I
modernisti
hanno
visto
come
siano
stati
inventati
il
telegrafo
,
il
treno
e
tante
altre
meraviglie
,
e
come
si
siano
diffuse
le
teorie
dell
'
evoluzione
,
del
socialismo
,
e
i
venerandi
principi
dell'89
,
ed
hanno
concluso
:
Oggi
il
mondo
è
tutt
'
altra
cosa
;
la
vita
,
l
'
umanità
,
la
coscienza
,
la
sapienza
,
la
civiltà
,
il
progresso
sono
tutt
'
altra
cosa
.
E
che
cosa
sono
?
Sono
la
modernità
.
E
così
la
leggenda
,
il
dogma
,
la
religione
della
modernità
,
cioè
di
un
nostro
modo
di
essere
profondamente
diverso
da
quello
dei
nostri
antenati
,
si
sono
stabiliti
e
sono
in
onore
.
È
il
pedantismo
e
il
fanatismo
di
moda
,
dei
quali
,
come
è
naturale
,
i
greci
ed
i
romani
non
hanno
più
fieri
nemici
.
Contro
le
cosiddette
lingue
e
letterature
morte
i
modernisti
gridano
come
i
giacobini
di
Francia
gridavano
contro
l
'
«
Ancien
Régime
»
.
Greco
,
latino
,
vecchia
accademia
,
avanzo
di
«
Ancien
Régime
»
,
via
!
È
il
grido
della
nuova
rettorica
.
Ebbene
,
questa
nuova
rettorica
ha
torto
,
e
lo
ha
perché
confonde
molte
cose
.
Confonde
la
vita
con
alcune
sue
forme
esteriori
,
con
alcune
sue
condizioni
materiali
.
Si
pensi
ciò
che
si
vuole
,
ma
solo
alcune
condizioni
materiali
,
solo
alcune
forme
esteriori
sono
mutate
;
la
vita
,
l
'
anima
umana
,
l
'
umanità
no
.
È
della
vita
,
dell
'
anima
umana
,
dell
'
umanità
,
lo
stesso
che
dell
'
arte
;
e
come
non
si
può
dire
che
l
'
arte
abbia
mutato
sostanza
e
sia
progredita
da
Omero
a
Dante
,
da
Dante
a
non
so
quale
grande
poeta
de
'
giorni
nostri
,
così
non
si
può
dire
di
questo
nostro
essere
animato
e
vivente
(
che
ha
nell
'
arte
e
nella
storia
il
suo
specchio
)
dalla
civiltà
dei
romani
a
quella
dei
popoli
contemporanei
.
Io
non
conosco
una
invenzione
morale
,
per
così
dire
,
della
umanità
di
oggi
o
della
umanità
di
ieri
,
la
quale
veramente
agisca
sopra
la
sua
sostanza
psichica
e
valga
a
mutarla
.
Conosco
molte
vecchie
ciarlatanerie
che
vogliono
passare
per
nuove
verità
.
Le
nuove
verità
e
le
invenzioni
sono
quelle
della
scienza
che
ha
fornito
la
vita
esteriore
e
materiale
di
nuovi
istrumenti
più
potenti
degli
antichi
.
Tali
istrumenti
ci
hanno
fatto
queste
nuove
condizioni
:
maggiore
velocità
e
maggiore
varietà
.
Noi
abbiamo
per
le
nostre
notti
una
copia
senza
paragone
più
grande
di
luce
e
un
numero
più
grande
di
lumi
,
e
abbiamo
veicoli
che
ci
trasportano
da
un
capo
all
'
altro
del
mondo
con
una
velocità
che
tenta
emulare
quella
de
'
nostri
pensieri
,
e
abbiamo
macchine
che
lavorano
per
noi
.
Abbiamo
qualche
alleato
e
qualche
schiavo
di
più
nella
natura
,
e
mentre
gli
antichi
avevano
soltanto
qualche
animale
domestico
,
il
vento
per
la
vela
e
il
fuoco
,
noi
abbiamo
e
animali
domestici
e
il
vento
e
il
fuoco
e
la
forza
dei
fulmini
e
le
forze
di
altri
elementi
in
nostro
potere
.
La
luce
è
stata
sforzata
sino
all
'
incendio
,
il
suono
e
la
musica
sino
al
fragore
,
la
velocità
sino
alla
vertigine
;
le
città
son
diventate
popolazioni
di
regni
,
il
lavoro
della
pace
frenetico
come
il
tumulto
della
guerra
.
Se
vi
è
una
novità
è
l
'
eccesso
e
la
frenesia
dell
'
eccesso
.
Se
vi
è
una
novità
è
questa
:
nello
sforzo
tragico
ed
epico
che
l
'
uomo
ha
sempre
fatto
e
sempre
farà
per
eguagliare
la
sua
volontà
col
suo
atto
,
perché
il
suo
braccio
sia
attivo
come
la
sua
mente
;
noi
siamo
giunti
al
punto
che
gli
istrumenti
di
quello
sforzo
,
se
ancora
sono
men
repentini
del
nostro
animo
,
sono
però
di
già
superiori
alla
resistenza
dei
nostri
muscoli
e
dei
nostri
nervi
.
Ma
l
'
uomo
è
lo
stesso
.
Ponete
l
'
uomo
in
Parigi
,
in
Londra
,
in
New
York
,
in
Roma
moderna
,
o
nella
Roma
antica
,
in
Atene
,
in
Babilonia
,
in
Cartagine
,
e
che
si
chiami
o
Cesare
,
o
Napoleone
,
o
Chamberlain
,
Eschilo
o
Shakespeare
,
Enrico
Ferri
o
non
so
quale
dei
demagoghi
ateniesi
o
quiriti
;
l
'
uomo
è
lo
stesso
.
L
'
uomo
è
la
moltitudine
.
L
'
uomo
,
la
moltitudine
e
le
loro
passioni
.
Le
passioni
operaie
,
del
bene
e
del
male
,
furie
dell
'
uomo
e
dei
popoli
,
tali
sono
quali
furono
.
L
'
amore
,
il
desiderio
,
l
'
ambizione
ardono
oggi
come
arsero
nel
sangue
e
nelle
ossa
dei
nostri
padri
e
dei
padri
dei
nostri
padri
.
E
l
'
ammirazione
delle
cose
naturali
e
della
bellezza
creata
dagli
uomini
,
l
'
arte
,
l
'
eloquenza
e
la
magnanimità
e
il
saper
morire
per
una
idea
,
e
il
tendere
con
gli
atti
e
con
i
fatti
verso
le
visioni
dell
'
idea
,
e
tutte
le
numerose
forme
dell
'
umana
virtù
,
quali
furono
un
tempo
tali
sono
oggi
.
Noi
usciamo
da
un
'
officina
delle
nostre
città
,
dove
turbinano
e
strepitano
cento
macchine
;
ma
se
andiamo
in
campagna
,
la
vista
di
un
aratro
che
sembra
continui
da
una
giornata
perduta
in
una
antichità
favolosa
la
sua
lenta
e
silenziosa
opera
del
solco
,
metterà
nei
nostri
cuori
quella
stessa
pace
che
ci
dona
quando
passa
nei
versi
di
Virgilio
.
Un
semplice
canto
agreste
ha
sui
nostri
cuori
la
stessa
potenza
,
sebbene
ora
nelle
nostre
orchestre
l
'
intrico
dei
suoni
sia
come
quello
degli
alberi
in
una
foresta
,
dei
loro
rami
e
delle
loro
radici
.
Consideriamo
la
guerra
.
Tutto
sembra
mutato
.
Più
vasti
corpi
di
combattenti
si
muovono
su
più
vasti
spazii
;
è
fra
loro
ciò
che
sarebbe
parso
inverosimile
ai
soldati
antichi
che
si
azzuffavano
:
la
distanza
.
Hanno
una
nuova
forza
di
terrore
:
il
fragore
.
La
rozza
arma
antica
si
è
moltiplicata
in
più
foggie
d
'
armi
,
fatte
dalla
scienza
della
distruzione
,
di
congegni
più
delicati
che
non
abbia
l
'
arnese
del
pacifico
lavoro
.
La
civiltà
più
ingegnosa
e
l
'
opera
di
strage
della
bestialità
primordiale
si
uniscono
.
Ed
ecco
il
fatto
:
non
ostante
tutte
le
mutazioni
e
tutto
quanto
si
è
ingrandito
,
moltiplicato
,
congegnato
,
l
'
uomo
porta
sul
campo
di
battaglia
lo
stesso
animo
di
una
volta
,
l
'
animo
deliberato
a
uccidere
o
a
morire
.
Per
questo
,
leggendo
le
battaglie
degli
achei
e
dei
troiani
nei
libri
d
'
Omero
noi
possiamo
provare
in
fondo
le
medesime
sensazioni
che
leggendo
nei
giornali
la
guerra
russo
-
giapponese
.
StampaQuotidiana ,
Ancora
una
vittoria
.
La
seconda
in
pochi
giorni
,
nell
'
industria
più
moderna
,
nella
forma
più
moderna
della
gara
e
della
forza
di
nervi
e
d
'
animo
necessaria
per
prender
parte
alle
gare
perigliose
.
Due
vittorie
italiane
.
Salutiamole
con
gioia
.
Quest
'
ultima
noi
l
'
attendevamo
da
due
mesi
,
l
'
abbiamo
seguita
giorno
per
giorno
attraverso
l
'
Asia
e
l
'
Europa
,
il
deserto
,
i
fiumi
,
i
torrenti
,
le
montagne
,
le
foreste
,
attraverso
piogge
e
nevi
e
venti
e
ogni
variazione
di
clima
e
ogni
impedimento
e
insidia
del
suolo
e
popolazioni
del
più
vario
sangue
e
orde
fuggitive
della
più
strana
foggia
.
È
stato
uno
spettacolo
stupendo
vedere
giorno
per
giorno
avvicinarsi
verso
la
mèta
,
verso
la
vittoria
,
verso
di
noi
,
la
piccola
macchina
infaticabile
,
fragile
come
la
carne
umana
,
infrangibile
come
la
volontà
dell
'
uomo
eroico
,
la
piccola
macchina
portante
due
uomini
della
nostra
patria
,
degni
di
esser
celebrati
come
campioni
di
due
tra
le
più
belle
virtù
della
nostra
razza
,
bellissime
nella
loro
unione
insolita
,
lo
slancio
e
la
tenacità
,
la
foga
e
la
pazienza
.
Abbiamo
avuto
per
due
mesi
,
tutti
i
giorni
,
il
nostro
quarto
d
'
ora
di
visione
poetica
,
ed
è
difficile
poter
ritrovare
nella
realtà
un
altro
fatto
grande
che
come
questo
compiutosi
oggi
possa
avere
tutti
i
caratteri
della
poesia
,
tutti
i
caratteri
del
sogno
nato
dal
bisogno
di
evocare
dall
'
ignoto
le
immagini
delle
virtù
che
piantano
più
oltre
i
termini
del
possibile
.
È
stato
il
nostro
sogno
attraverso
gli
spazii
,
ed
è
stato
attraverso
i
tempi
,
perché
gli
aspetti
delle
terre
solitarie
e
intatte
,
le
apparizioni
delle
cavalcate
in
fuga
o
in
inseguimento
lungo
la
via
non
tracciata
,
ci
hanno
di
tanto
in
tanto
riprofondati
nelle
età
della
barbarie
,
della
leggenda
,
dei
primordii
.
E
il
sogno
si
è
avvicinato
per
due
mesi
,
di
giorno
in
giorno
,
di
momento
in
momento
,
infaticabilmente
fedele
alla
nostra
attesa
,
finché
oggi
è
giunto
,
oggi
è
realtà
,
è
vittoria
.
È
la
seconda
vittoria
italiana
in
pochi
giorni
.
Salutiamola
con
gioia
.
Il
sommo
poeta
della
nostra
razza
avventurosa
e
paziente
ebbe
già
un
sogno
simile
prima
de
tempi
,
quando
l
'
anima
gli
s
'
apri
a
un
tratto
come
l
'
oceano
e
per
essa
andò
con
la
«
picciola
compagna
»
il
pellegrino
d
'
Itaca
navigando
di
là
dai
«
riguardi
»
segnati
da
Ercole
.
Chi
non
ricorda
il
canto
XXVI
dell
'
Inferno
?
È
il
canto
dove
Dante
Alighieri
è
più
divinatore
dei
tempi
che
sono
venuti
dopo
di
lui
,
dove
più
ha
previssuto
secondo
lo
spirito
della
nostra
età
,
dove
più
è
coetaneo
nostro
e
oltre
.
È
il
canto
dove
fanno
capo
,
per
finire
,
i
viaggi
degli
uomini
per
i
cieli
,
e
dove
fanno
capo
,
per
cominciare
,
i
loro
viaggi
sulla
terra
.
Qui
il
Medioevo
cessa
e
s
'
inizia
l
'
evo
moderno
.
Qui
è
il
principio
del
Rinascimento
.
«
O
frati
,
dissi
,
che
per
cento
milia
perigli
siete
giunti
all
'
Occidente
,
a
questa
tanto
picciola
vigilia
de
'
vostri
sensi
ch
'
è
del
rimanente
,
non
vogliate
negar
l
'
esperienza
,
diretro
al
sol
,
del
mondo
senza
gente
.
Considerate
la
vostra
semenza
:
fatti
non
foste
a
viver
come
bruti
,
ma
per
seguir
virtute
e
conoscenza
»
.
Li
miei
compagni
fec
'
io
sì
acuti
,
con
questa
orazion
picciola
,
al
cammino
,
che
appena
poscia
li
avrei
rattenuti
.
E
volta
nostra
poppa
nel
mattino
,
de
'
remi
facemmo
ale
al
folle
volo
sempre
acquistando
dal
lato
mancino
.
Ebbene
,
non
ostante
tutte
le
differenze
,
spesso
leggendo
della
corsa
Pechino
-
Parigi
mi
sono
ricordato
del
canto
dantesco
.
Invece
della
vastità
degli
oceani
ho
visto
con
gli
occhi
della
mente
la
vastità
dei
continenti
e
invece
del
«
legno
»
l
'
ordignetto
metallico
;
ma
ho
risentita
la
stessa
«
picciola
orazione
»
che
la
coscienza
dice
dell
'
uomo
magnanimo
,
ho
ritrovati
gli
stessi
uomini
che
alla
loro
«
picciola
vigilia
»
non
vogliono
negare
l
'
«
esperienza
del
mondo
senza
gente
»
,
ho
inteso
lo
sguardo
verso
lo
stesso
«
folle
volo
»
.
L
'
Alighieri
creava
il
mito
di
ciò
che
non
era
nato
ancora
.
Oggi
ciò
che
stava
chiuso
nel
suo
genio
come
il
frutto
della
generazione
nell
'
alvo
materno
,
è
diventato
la
storia
vivente
del
mondo
,
storia
di
follia
come
non
fu
mai
così
travolgente
,
storia
d
'
amore
dell
'
esperienza
come
non
fu
mai
così
divorante
,
storia
di
volo
come
non
fu
mai
così
veemente
.
Di
tale
storia
la
corsa
Pechino
-
Parigi
è
l
'
ultima
gesta
.
È
fin
qui
il
volo
più
folle
.
Ed
è
una
vittoria
italiana
.
Fu
già
celebrata
dal
sommo
poeta
della
nostra
razza
.
Sono
più
vittorie
italiane
.
Della
poesia
avventurosa
e
dell
'
industria
,
della
lotta
degli
uomini
con
gli
uomini
e
degli
uomini
con
la
natura
.
La
lotta
franco
-
italiana
quasi
dispare
in
confronto
a
quella
che
italiani
e
francesi
hanno
dovuto
sostenere
con
la
natura
.
C
'
è
qui
una
bella
forma
tutta
moderna
dell
'
azione
agonistica
:
è
parso
che
gli
uomini
abbian
corsa
la
gara
non
tanto
per
vincersi
gli
uni
con
gli
altri
quanto
per
vedere
quali
di
loro
fossero
più
atti
a
vincere
la
natura
.
È
una
scelta
dei
combattenti
migliori
per
il
combattimento
più
moderno
,
qual
è
l
'
assalto
incessante
che
gli
uomini
dànno
alla
natura
,
perché
questa
renda
tutte
le
sue
potenze
,
ed
essi
possano
convertirle
in
istrumenti
della
loro
vita
.
Così
il
folle
volo
frutta
«
esperienza
»
e
il
folle
assalto
potenza
.
Per
due
volte
,
in
pochi
giorni
,
la
nostra
terra
ha
mostrato
di
produrre
valorosissimi
combattenti
.
I
più
moderni
fra
i
combattenti
.
E
dietro
a
costoro
c
'
è
una
vittoria
pratica
,
la
vittoria
dell
'
industria
.
Dietro
agli
uomini
che
volano
attraverso
i
continenti
per
volare
e
per
vedere
,
e
non
per
altro
;
che
superano
deserti
,
foreste
,
fiumi
,
montagne
,
non
per
altro
se
non
per
il
gusto
di
dire
in
faccia
alla
natura
con
l
'
accento
dell
'
eroe
e
del
fanciullo
:
Qui
m
'
impedisci
e
mi
vuoi
spaventare
,
ma
io
passo
!
;
dietro
a
questi
uomini
,
come
c
'
è
la
scienza
che
cerca
sempre
nuove
esperienze
,
per
sempre
nuove
«
conoscenze
»
,
ancora
secondo
il
canto
di
Dante
,
per
sempre
nuove
potenze
della
vita
umana
;
così
c
'
è
l
'
industria
che
di
continuo
rafforza
le
sue
armi
per
soverchiare
la
concorrenza
straniera
e
accumula
per
questo
nostro
popolo
quel
benessere
da
cui
usciranno
poi
le
vinti
e
i
fatti
delle
sue
volontà
maggiori
.
Il
folle
volo
che
s
'
inizia
nel
poema
sacro
,
l
'
amore
dell
'
avventura
che
è
antico
quanto
il
mondo
,
la
moderna
scienza
e
la
modernissima
industria
,
oggi
ottengono
in
una
quattro
vittorie
nella
nostra
patria
.
E
c
'
è
ancora
una
quinta
vittoria
italiana
.
È
quella
dell
'
ingegno
meccanico
che
qui
è
più
agile
e
pronto
nel
concepire
,
e
più
delicato
e
minuzioso
nell
'
eseguire
,
che
non
in
nessun
altro
paese
.
Risplende
il
carattere
della
nostra
razza
animata
e
paziente
'
.
Noi
meritiamo
sempre
lode
,
e
non
di
rado
sopravanziamo
gli
altri
,
per
l
'
arte
di
costruire
i
veicoli
di
terra
e
di
mare
,
le
gigantesche
navi
ed
i
fulminei
automobili
.
Ci
spinge
l
'
istinto
della
velocità
attraverso
la
vastità
.
L
'
istinto
più
moderno
e
così
nostro
da
Roma
in
poi
!
Bisogna
salutare
le
cinque
belle
vittorie
con
gioia
,
e
soprattutto
con
fiducia
.
C
'
è
fra
loro
una
concezione
della
vita
che
giova
spesso
ricordare
.
Consiste
appunto
nel
considerare
la
vita
come
ardua
lotta
e
come
ardua
vittoria
.
Il
vincitore
di
Dieppe
,
ad
uno
che
gli
chiedeva
notizie
della
sua
corsa
,
rispose
:
La
mia
vita
non
contava
più
nulla
in
confronto
della
vittoria
che
mi
pareva
possibile
.
Bisogna
nutrir
fiducia
che
lo
spirito
di
questa
risposta
si
diffonda
e
penetri
addentro
.
Solamente
l
'
avversario
formidabile
e
l
'
animo
generoso
fanno
belle
le
vittorie
.
E
non
si
ricordi
nulla
di
più
in
questo
giorno
di
festa
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Questo
inno
in
prosa
fu
pubblicato
nel
«
Giornale
d
'
Italia
»
l11
agosto
del
1907
,
il
giorno
stesso
dell
'
arrivo
del
Principe
Borghese
e
del
Barzini
a
Parigi
.
Soltanto
due
giorni
dopo
il
«
Corriere
della
sera
»
riportava
le
parole
dette
dal
Principe
ai
suoi
festeggiatori
nelle
sale
del
«
Matin
»
.
Eccole
.
«
Voi
avete
esagerato
,
signori
.
Non
fummo
eroi
,
ma
semplicemente
uomini
pazienti
.
Sì
,
la
nostra
sola
virtù
fu
la
pazienza
.
Forse
ne
avemmo
anche
un
'
altra
:
la
perseveranza
.
Tutto
il
segreto
della
nostra
riuscita
consistette
in
questo
:
che
non
pensammo
mai
alla
meta
finale
da
raggiungere
a
Parigi
.
Ogni
giorno
,
alla
sveglia
,
dicevamo
a
noi
stessi
che
bisognava
compiere
perbene
la
tappa
designata
pel
giorno
stesso
.
E
siccome
ogni
giorno
erano
press
'
a
poco
gli
stessi
ostacoli
che
dovevamo
vincere
e
le
stesse
fatiche
che
dovevamo
sopportare
,
così
venimmo
a
capo
,
per
forza
d
'
abitudine
,
degli
uni
e
delle
altre
»
[
N
.
d
.
A
.
]
.
StampaQuotidiana ,
Signore
e
signori
,
I
maestri
elementari
della
provincia
di
Treviso
mi
hanno
chiesto
s
'
io
volessi
fare
una
conferenza
davanti
a
tanta
eletta
cittadinanza
,
e
a
essi
io
non
poteva
dire
di
no
.
Da
lungo
tempo
ho
in
grandissimo
affetto
questa
classe
di
persone
così
utile
allo
Stato
,
alle
provincie
,
ai
comuni
,
e
a
cui
Stato
,
provincie
e
comuni
danno
retribuzione
così
inferiore
a
quella
che
meriterebbe
per
il
beneficio
prestato
e
che
sempre
si
domanda
da
essa
.
Ma
,
se
la
mia
parola
riuscirà
meno
gradita
di
quanto
desidero
,
ne
darete
colpa
non
ai
maestri
elementari
che
me
l
'
hanno
chiesta
,
bensì
a
me
pel
soggetto
che
ho
scelto
,
come
quello
su
cui
più
si
fermò
la
mia
mente
.
Ché
se
il
soggetto
è
facile
a
concepire
,
è
pur
difficile
a
esser
trattato
,
e
se
sarebbe
facile
ad
altri
il
discorrerne
e
provocare
la
vostra
approvazione
,
potrà
forse
esser
difficile
a
me
.
So
come
alcuni
fanno
a
carezzare
le
umane
passioni
e
a
secondare
i
comuni
pregiudizi
;
quanto
a
me
mi
rivolgo
alla
vostra
ragione
,
e
desidero
che
una
parola
calma
,
tranquilla
e
serena
scenda
nella
vostra
coscienza
;
e
se
in
essa
troverà
una
approvazione
,
io
sarò
abbastanza
contento
.
In
queste
parole
:
religione
,
clericalismo
e
scuole
,
sono
compresi
taluni
dei
maggiori
interessi
della
umana
società
,
e
io
cercherò
di
controbilanciare
il
torto
e
il
diritto
di
ognuno
,
per
poi
misurare
l
'
influenza
di
quella
delle
tre
parole
che
ci
indica
il
bene
e
di
quella
che
ci
indica
il
male
.
Per
misurare
però
quale
sia
l
'
influenza
delle
scuole
e
della
religione
da
una
parte
,
e
del
clericalismo
dall
'
altra
,
bisognerà
,
o
signori
,
che
abbiate
l
'
animo
calmo
come
l
'
ho
io
,
e
che
nel
sentirmi
vi
preoccupiate
,
come
me
,
d
'
esser
chiari
,
precisi
,
giusti
e
soprattutto
sinceri
.
La
maggior
parte
di
coloro
che
discorrono
di
religione
e
di
clericalismo
non
sono
,
a
mio
parere
,
sinceri
.
Alcuni
sono
pieni
di
furore
contro
il
clericalismo
,
e
hanno
ragione
;
ma
il
loro
furore
va
più
in
là
e
offende
la
religione
medesima
.
E
d
'
altra
parte
,
se
i
loro
avversari
gridano
:
«
Religione
!
Religione
!
Dio
!
Dio
!
»
,
in
fondo
del
loro
cuore
tutto
questo
non
c
'
è
.
Non
è
già
per
amor
di
religione
che
parlano
,
non
è
per
Dio
che
si
agitano
,
ma
per
loro
stessi
,
per
le
loro
passioni
mondane
,
pel
desiderio
sfrenato
che
hanno
di
dominare
e
di
farsi
avanti
.
Sono
quindi
due
insincerità
che
si
armano
,
e
furiose
combattono
l
'
una
contro
l
'
altra
,
pur
avendo
ciascuna
delle
due
parti
gran
bisogno
dell
'
altra
.
Ora
noi
dobbiamo
distinguere
la
religione
dal
clericalismo
,
e
dire
apertamente
ciò
che
di
ognuno
si
pensa
.
Religione
e
clericalismo
son
due
cose
ben
differenti
:
non
diverse
,
ma
opposte
.
Il
sentimento
religioso
nasce
con
l
'
uomo
al
primo
urto
che
sente
dalla
natura
in
cui
vive
,
di
questa
natura
della
quale
non
sa
donde
sia
caduta
,
né
dove
vada
.
Il
sentimento
religioso
è
tale
da
unire
l
'
animo
suo
con
tutto
ciò
che
lo
circonda
;
è
un
sentimento
molto
intimo
che
mette
l
'
uomo
in
relazione
con
quello
che
è
sopra
di
lui
,
come
della
stessa
natura
.
E
l
'
uomo
viene
in
grado
di
trovare
una
risposta
alle
terribili
domande
,
alle
quali
ogni
scienza
è
impotente
,
e
delle
quali
oggi
dice
di
non
volersi
curare
,
ma
domani
cercherà
di
rispondervi
.
Col
sentimento
veramente
religioso
l
'
uomo
frena
la
sua
fantasia
che
gli
chiede
:
«
d
'
onde
tu
vieni
?
dove
tu
vai
?
»
;
ed
è
nostra
sventura
aver
sempre
queste
domande
dinanzi
!
E
non
v
'
illudete
,
o
signori
;
questo
sentimento
religioso
assume
necessariamente
forma
di
culto
;
poiché
una
volta
che
l
'
uomo
abbia
concepito
qualche
cosa
al
di
sopra
di
lui
,
è
naturale
egli
domandi
a
se
stesso
come
questo
qualche
cosa
,
che
chiama
Dio
,
debba
o
possa
essere
propiziabile
.
Ed
è
così
,
che
tra
lui
e
questo
Dio
sorge
il
sacerdote
.
Che
cosa
è
il
sacerdote
?
È
l
'
interprete
dell
'
uomo
a
Dio
,
di
Dio
all
'
uomo
;
ma
questo
sacerdote
che
viene
nell
'
umana
società
per
mettere
in
relazione
l
'
uomo
con
Dio
,
corrompe
presto
l
'
ufficio
suo
,
e
,
preso
un
altissimo
posto
nella
umana
coscienza
,
se
n
'
avvantaggia
naturalmente
.
I
sacerdoti
formano
una
classe
,
una
casta
,
portata
alla
ricerca
di
dominio
e
onori
.
Il
sentimento
è
affatto
diverso
da
quello
che
doveva
essere
;
non
ha
più
per
oggetto
Iddio
,
non
la
mediazione
fra
l
'
uomo
e
l
'
idealità
pura
,
ma
il
proprio
interesse
,
la
propria
ambizione
.
Questa
la
corruttela
del
sacerdozio
.
Or
bene
,
o
signori
,
come
quel
primo
sentimento
si
dice
religione
,
questo
secondo
,
con
nome
moderno
,
che
corrisponde
però
a
una
cosa
antica
,
si
dice
clericalismo
.
La
religione
o
il
sentimento
religioso
è
,
come
abbiamo
visto
,
la
relazione
fra
uomo
e
Dio
;
il
clericalismo
surroga
alla
relazione
dell
'
uomo
con
Dio
l
'
interesse
proprio
del
sacerdote
.
E
che
cosa
dobbiamo
fare
?
Questa
è
una
perversione
del
retto
principio
,
è
una
corruttela
.
Come
correggerla
,
come
impedirla
?
Vi
sono
parecchi
i
quali
non
sono
sinceri
,
e
che
gridano
ad
alta
voce
contro
questi
clericali
.
Io
,
per
conto
mio
,
li
lascio
vivere
,
come
lascio
vivere
tutti
;
ma
esamino
loro
come
esamino
tutti
.
Culto
e
Dio
sono
troppo
connessi
fra
loro
perché
si
possano
dividere
e
far
sì
che
uno
venga
scacciato
e
l
'
altro
resti
.
Basta
osservare
che
tutte
le
speculazioni
moderne
,
tutte
le
dottrine
scientifiche
o
filosofiche
,
che
vogliono
acquistare
una
efficacia
pratica
,
hanno
bisogno
d
'
un
culto
.
Il
mio
amico
Coppino
,
ministro
della
pubblica
istruzione
,
nel
suo
discorso
ad
Alba
ha
detto
che
nell
'
avvenire
la
religione
professata
da
tutti
sarà
la
«
religione
del
dovere
»
.
È
una
frase
,
per
quanto
bella
,
e
gli
uomini
di
Stato
più
degli
altri
dovrebbero
guardarsi
dalle
frasi
.
Il
dovere
sarà
la
religione
di
pochi
,
e
anche
in
quei
pochi
questo
dovere
sarà
come
una
voce
che
parlerà
fuori
di
loro
.
Dio
non
si
caccia
dal
mondo
,
no
.
Dio
non
si
caccia
dall
'
umana
coscienza
,
perché
è
quello
che
vi
ha
di
più
profondo
nella
coscienza
stessa
.
Egli
fu
concepito
da
tutti
e
in
tutti
i
popoli
come
un
grande
ideale
di
bontà
,
di
virtù
e
d
'
amore
.
Perché
,
volendo
pensare
che
cosa
dia
la
somma
di
ogni
passione
,
pensiamo
subito
a
Dio
;
perché
questo
Dio
è
l
'
archeo
,
è
il
centro
di
ogni
idealità
umana
,
e
l
'
uomo
lo
pone
dinanzi
a
sé
come
la
meta
sua
naturale
più
elevata
.
Questo
è
Dio
,
ed
esso
si
alza
nella
vostra
coscienza
e
vi
segna
la
via
.
E
se
voi
poteste
cacciare
dalla
umana
società
questo
Dio
,
che
vi
segue
dovunque
,
un
immenso
buio
vi
avvolgerebbe
,
e
invano
cerchereste
di
uscirne
,
in
cerca
di
luce
.
E
sapete
ora
voi
quali
sono
i
nemici
principali
di
questo
Dio
che
vi
riscalda
il
cuore
e
costante
brilla
nel
vostro
pensiero
?
I
clericali
,
sì
,
quei
clericali
di
cui
ho
parlato
poc
'
anzi
;
quei
clericali
che
non
vogliono
Dio
avanti
e
sopra
di
loro
perché
vogliono
un
Dio
,
che
anziché
essere
la
loro
guida
,
sia
mancipio
loro
;
non
che
li
ispiri
ad
amore
del
bello
e
del
buono
,
ma
che
conservi
la
loro
prosperità
mondana
alla
quale
,
per
ogni
via
,
sono
arrivati
.
Eppure
atei
e
cristiani
,
clericali
e
miscredenti
vanno
a
braccetto
:
e
per
quanto
possano
parere
nemici
nei
giornali
e
nei
comizi
,
sono
amici
,
e
gli
uni
operano
gli
stessi
effetti
degli
altri
,
quantunque
siano
opposte
le
mire
.
Il
clericalismo
è
la
negazione
di
Dio
,
è
l
'
abbassamento
di
tutte
le
idealità
che
l
'
umana
coscienza
ha
concepito
in
Dio
.
E
noi
dobbiamo
combatterlo
,
ma
combatterlo
come
pratica
una
società
civile
.
Noi
in
Italia
abbiamo
poi
una
ragione
speciale
che
ne
consiglia
la
lotta
,
ed
è
la
sua
ambiziosa
voglia
di
riacquisto
del
potere
temporale
del
papa
che
il
clericale
non
potrebbe
restaurare
senza
rovina
del
pontefice
stesso
,
che
non
sarebbe
in
grado
di
tener
Roma
neppure
una
settimana
.
E
noi
dobbiamo
combatterlo
perché
questa
Italia
,
come
l
'
abbiamo
fatta
,
una
sul
durevole
fondamento
della
monarchia
,
è
veramente
intangibile
.
Se
però
dobbiamo
distruggere
questo
nemico
,
non
ce
lo
facciamo
in
fantasia
più
grosso
di
quello
che
è
.
Non
facciamolo
più
numeroso
di
quanto
esso
veramente
sia
.
E
ora
,
conosciuti
gli
errori
degli
altri
,
veniamo
a
notarne
anche
qualcheduno
dei
nostri
.
Già
,
se
udite
che
intorno
a
voi
si
levi
il
grido
contro
il
clericale
,
non
dovete
poi
credere
,
come
potrebbe
parere
,
che
ogni
religioso
sia
clericale
,
che
sia
clericale
ogni
prete
.
Una
buona
parte
dei
preti
deplora
il
moderno
indirizzo
della
curia
romana
,
l
'
indirizzo
da
essa
dato
al
clero
minore
;
e
quelli
son
sacerdoti
pii
,
pieni
di
sentimento
veramente
religioso
,
che
vedono
la
corruttela
di
cui
la
curia
romana
sempre
più
si
ricopre
.
Questi
buoni
preti
vedono
fuorviato
l
'
indirizzo
dei
loro
colleghi
,
ma
non
osano
parlare
o
parlano
sottovoce
,
e
non
osano
gridare
per
fermare
questa
fiumana
che
minaccia
di
sommergere
tutto
quello
che
in
più
anni
sono
giunti
a
raccogliere
.
Ma
perché
non
si
adoprano
a
fermarla
?
Perché
non
sono
ancora
riesciti
a
produrre
un
effetto
utile
?
Perché
sono
soli
.
Ogni
qualvolta
pare
debba
aversi
uno
dei
tali
effetti
,
è
allora
che
il
sentimento
religioso
vacilla
.
E
intanto
noi
non
ci
risolviamo
né
ad
apprezzare
né
a
disprezzare
cotali
loro
sentimenti
.
Questa
la
cagione
per
la
quale
i
sacerdoti
hanno
perduto
e
sempre
più
si
allontanano
dall
'
ufficio
loro
.
Questi
messaggeri
di
Dio
conoscono
tutti
il
danno
del
moderno
indirizzo
,
e
pur
lasciano
che
si
confonda
religione
e
clericalismo
.
E
difetto
della
politica
nostra
se
in
essi
non
troviamo
uno
strumento
d
'
aiuto
contro
il
clericalismo
prevalente
nella
maggior
parte
del
clero
e
della
curia
romana
.
Non
perciò
dobbiamo
scoraggiarci
.
La
Chiesa
è
oggi
tutta
nelle
mani
del
pontefice
come
mai
.
Dirò
come
disse
un
vescovo
:
i
parroci
sono
soldati
dei
vescovi
;
i
vescovi
del
sommo
pontefice
.
Tale
organizzazione
della
Chiesa
non
risponde
in
origine
a
nessun
testo
del
Vangelo
,
e
a
capo
di
essa
sta
il
primo
sacerdote
del
mondo
,
che
vuol
essere
il
più
ostinato
clericale
del
mondo
.
Ebbene
,
vedete
,
in
questo
momento
il
nostro
paese
è
contristato
da
un
'
aspra
battaglia
contro
questo
clero
viziato
.
Voi
ne
avete
visto
i
motivi
e
i
primi
scontri
.
Leone
XIII
del
quale
io
parlo
sempre
con
grande
rispetto
ha
pubblicato
un
Breve
a
favore
dei
gesuiti
,
e
il
ministro
guardasigilli
del
quale
io
parlo
sempre
con
grande
libertà
ha
subito
cominciato
a
reagire
,
con
un
gesto
discutibile
,
a
cacciare
tre
o
quattro
monache
dal
convento
della
Sapienza
.
Però
mentre
vediamo
costrette
queste
quattro
monache
a
uscire
dal
loro
convento
,
vediamo
pure
che
al
tempo
stesso
si
fanno
monache
una
ventina
di
giovani
.
Il
ministro
non
ha
autorità
,
né
la
pretende
,
di
impedire
che
giovani
donne
pronuncino
voti
,
e
la
monacazione
in
questo
tempo
di
discordia
è
divenuta
più
grande
di
quanto
fosse
in
addietro
.
Il
ministro
non
ha
con
questo
suo
atto
violata
la
legge
:
egli
invece
più
rigorosamente
l
'
ha
eseguita
,
ma
in
maniera
diversa
di
quanto
ha
fatto
finora
e
troppo
mettendo
il
paese
a
rumore
.
Perché
voi
sapete
che
il
ministro
guardasigilli
ha
un
grande
difetto
.
Egli
non
fa
nulla
senza
trombetta
:
non
sospende
un
pretore
per
una
giornata
senza
avvisarne
tutti
,
o
taluni
almeno
dei
giornali
d
'
Italia
.
Codesta
sua
ultima
azione
è
contraria
a
quella
che
deve
compiere
un
governo
il
quale
voglia
eseguire
la
legge
in
modo
che
dall
'
esecuzione
di
essa
si
possano
ritrarre
i
maggiori
benefizi
che
la
legge
stessa
promette
.
Aggiungiamo
una
osservazione
.
Leone
XIII
e
il
ministro
,
negli
atti
che
ho
ricordato
,
hanno
commesso
il
medesimo
errore
:
quello
di
non
considerare
che
gli
altri
nei
loro
atti
non
guardano
soltanto
quello
che
sono
,
ma
anche
quello
che
sembrano
alla
società
.
Per
non
aver
fatto
ciò
,
ministro
e
pontefice
han
provocato
un
movimento
che
in
un
paese
più
ardente
del
nostro
avrebbe
provocato
conseguenze
,
l
'
estensione
delle
quali
non
sarebbe
possibile
misurare
.
In
un
paese
invece
calmo
come
il
nostro
,
dopo
un
certo
spazio
di
tempo
passerà
tutto
senza
lasciare
traccia
di
sé
,
e
poiché
il
fumo
è
molto
maggiore
della
vampa
,
fra
qualche
giorno
nessuno
ci
penserà
più
.
Ma
le
menti
restano
così
piene
di
confusione
,
e
se
ne
ricava
un
'
impressione
capace
di
promuovere
i
malumori
più
grandi
.
Al
paese
importa
molto
la
battaglia
contro
il
clericalismo
,
ma
l
'
impressione
e
il
moto
troppo
vivi
finiscono
in
nulla
,
come
una
bolla
di
sapone
che
per
un
momento
abbia
brillato
di
vivi
colori
.
Così
non
si
combatte
il
clero
,
a
punti
di
spilla
,
a
dispetti
,
a
piccoli
sdegni
,
che
offendono
non
solo
il
nemico
che
si
dice
di
voler
combattere
,
ma
,
come
ho
detto
,
anche
la
religione
.
Con
queste
piccole
vessazioni
il
clericalismo
si
rinforza
,
perché
questi
atti
,
per
quanto
legali
,
alla
maggior
parte
dei
cittadini
ripugnano
.
Questi
atti
non
fanno
che
generare
risentimenti
,
discreditare
e
togliere
la
fiducia
a
coloro
che
vorrebbero
operar
pel
bene
.
Noi
dobbiamo
convincerci
che
questa
lotta
furiosa
produce
l
'
effetto
opposto
di
quello
che
si
desidera
.
Parecchi
confondono
la
maniera
di
combattere
il
clericalismo
in
un
paese
dispotico
con
quella
buona
in
un
paese
libero
:
la
maniera
propria
d
'
un
paese
in
cui
ognuno
può
parlare
e
fare
a
sua
posta
,
con
quella
delle
società
dove
il
cittadino
deve
trattenere
persino
l
'
espressione
del
proprio
dolore
.
Il
clero
non
si
combatte
con
questi
piccoli
sfoghi
e
io
sono
persuaso
che
l
'
unico
mezzo
per
ottenere
qualcosa
sia
un
'
azione
costante
e
seria
da
parte
dello
Stato
,
a
cui
spetta
però
segnare
il
limite
della
propria
azione
e
le
relazioni
di
esso
con
tutti
gli
altri
organismi
che
vivono
intorno
e
dentro
di
lui
.
Bisogna
che
questa
azione
del
governo
sia
coerente
e
ferma
.
Il
che
però
non
è
facile
in
un
governo
come
il
nostro
troppo
in
balia
dei
partiti
;
bisogna
che
l
'
azione
non
sia
diretta
così
da
produrre
uno
o
l
'
altro
dolore
,
ma
con
perfetta
chiarezza
di
idee
e
senza
inimicizie
verso
tutto
quello
che
nella
Chiesa
vi
può
essere
di
utile
.
Questa
la
forma
teorica
dell
'
azione
dello
Stato
.
Ne
potrei
anche
più
determinare
i
confini
,
ma
sarebbe
troppo
lungo
discorso
:
potrei
segnare
l
'
orbita
di
tutti
questi
organismi
che
riguardano
lo
Stato
e
la
Chiesa
;
ma
qui
mi
ricordo
della
terza
parola
del
tema
che
impresi
a
trattare
,
e
mi
limito
dunque
a
dirvi
l
'
azione
tra
Stato
e
Chiesa
rispetto
alle
scuole
.
La
Chiesa
pretende
di
poter
insegnare
da
sola
,
e
questo
diritto
lo
deriva
da
talune
parole
di
Cristo
.
Ma
se
Cristo
ha
dato
a
essa
l
'
autorità
d
'
insegnare
,
è
chiaro
che
intendeva
alludere
alle
dottrine
che
meglio
fossero
adeguate
a
quelle
che
insegnava
lui
.
D
'
altra
parte
,
quelle
alte
parole
io
le
venero
,
ma
non
credo
che
esse
mi
vietino
di
esaminar
le
moderne
dottrine
religiose
che
non
sono
in
tutto
e
per
tutto
quelle
di
Cristo
.
Così
noi
non
possiamo
in
nessuna
guisa
consentire
che
la
Chiesa
abbia
veramente
diritto
d
'
insegnare
più
che
non
l
'
abbia
lo
Stato
.
Il
quale
,
come
tutore
di
quelli
infiniti
organismi
che
si
muovono
dentro
di
lui
,
ha
anche
il
diritto
di
invigilare
sul
modo
col
quale
da
altri
s
'
insegna
.
Perciò
l
'
autorità
dello
Stato
riguardo
all
'
insegnamento
comprende
tre
grandi
funzioni
:
autorizzare
all
'
insegnamento
quelli
che
abbiano
voglia
di
farlo
,
vigilare
mentre
s
'
insegna
,
accertare
i
frutti
dell
'
insegnamento
dato
dagli
altri
.
Lo
Stato
italiano
non
ha
pur
troppo
un
organismo
capace
di
esercitare
queste
tre
funzioni
,
rispetto
alle
quali
esso
è
ancora
molto
imperfetto
e
deficiente
.
Esso
non
ha
provveduto
in
modo
sicuro
e
sincero
perché
l
'
autorizzazione
sia
data
in
maniera
che
ognuno
che
insegna
dia
garanzia
morale
e
materiale
.
Circa
all
'
invigilare
mentre
s
'
insegna
,
noi
vediamo
come
manchi
tuttora
una
organizzazione
adatta
all
'
uopo
.
Quanto
poi
all
'
accertare
i
frutti
dell
'
insegnamento
possiamo
dire
che
i
mezzi
dei
quali
lo
Stato
si
serve
non
sono
atti
.
Gli
esami
,
ad
esempio
,
non
sono
che
un
vaglio
,
alla
prima
mossa
del
quale
gli
asini
non
passano
,
ma
alla
seconda
passano
tutti
!
Lo
Stato
non
esercita
rispetto
alle
scuole
ecclesiastiche
quel
diritto
che
dovrebbe
,
e
avrebbe
più
d
'
un
valido
motivo
per
intromettersi
nell
'
educazione
delle
scuole
private
e
clericali
del
Regno
.
Lo
Stato
è
obbligato
d
'
insegnar
molto
,
d
'
istruire
,
di
educare
,
eppure
nelle
scuole
dello
Stato
s
'
istruisce
poco
e
si
educa
punto
.
È
assolutamente
necessario
che
esso
riordini
le
sue
scuole
in
una
scuola
elementare
in
cui
non
si
tenga
conto
delle
classi
che
le
stanno
d
'
attorno
;
in
una
scuola
tecnica
che
abbia
,
come
non
ha
ora
,
un
fine
immediato
;
in
un
istituto
tecnico
che
non
dia
ai
frequentatori
di
certe
sezioni
troppe
ore
di
studio
e
a
quelli
delle
altre
troppe
poche
.
Lo
Stato
ha
bisogno
di
riordinare
il
liceo
,
dove
si
dovrebbe
insegnare
a
leggere
l
'
italiano
,
a
scrivere
il
latino
e
a
compitare
il
greco
,
e
dove
invece
si
fa
poco
di
tutto
questo
e
quel
poco
anche
male
.
È
chiaro
che
l
'
impressione
che
lo
Stato
quale
educatore
esercita
nei
padri
di
famiglia
è
la
ragione
diretta
del
seguito
che
hanno
i
maestri
nelle
scuole
clericali
.
Una
delle
principali
ragioni
che
spingono
a
far
disertare
le
scuole
laiche
,
è
certamente
il
cattivo
concetto
che
essi
si
sono
fatti
dell
'
educazione
che
lo
Stato
stesso
impartisce
.
I
padri
di
famiglia
vogliono
che
i
figlioli
ritornino
presso
di
loro
elemento
di
concordia
e
di
pace
;
vogliono
che
nell
'
animo
dei
loro
figlioli
siano
introdotti
sentimenti
che
non
siano
per
nulla
contrari
ai
sentimenti
loro
.
E
l
'
erroneo
indirizzo
delle
nostre
scuole
induce
con
quasi
pieno
convincimento
ad
abbandonarle
per
quelle
clericali
.
È
una
prova
che
l
'
istruzione
nelle
scuole
laiche
non
procede
quale
dovrebbe
,
la
vediamo
nel
fatto
che
taluni
istituti
di
educazione
si
sono
appropriati
la
disciplina
militare
,
che
ha
già
dato
buoni
risultati
.
L
'
esperienza
di
qualche
anno
ha
dimostrato
che
questa
disciplina
produce
in
poco
tempo
gli
stessi
effetti
utili
che
produce
nei
giovani
il
servizio
militare
.
Lasciando
all
'
avvenire
di
risolvere
pienamente
questa
questione
,
l
'
attuale
ministro
della
pubblica
istruzione
ha
visto
e
sentito
intanto
i
difetti
dei
suoi
convitti
;
ed
era
naturale
dovessero
sentirli
e
vederli
anche
i
padri
di
famiglia
.
E
qui
si
presenta
un
altro
mezzo
per
combattere
il
clericalismo
:
quello
di
ordinare
le
scuole
in
modo
che
l
'
educazione
sia
proporzionata
alle
diverse
classi
della
società
,
di
ordinarla
in
modo
che
nella
scuola
non
s
'
insegni
religione
,
ma
non
s
'
insegni
l
'
opposto
,
distruggendo
nell
'
animo
dei
giovani
i
sentimenti
appresi
nelle
famiglie
.
E
la
paura
di
ciò
che
distoglie
i
genitori
dal
mandare
i
figlioli
nelle
nostre
scuole
.
Uno
dei
diritti
dello
Stato
è
quello
di
autorizzare
a
insegnar
,
e
per
questo
lo
Stato
ha
bisogno
di
stabilire
le
condizioni
intellettuali
e
morali
che
debbono
richiedersi
negli
aspiranti
all
'
insegnamento
.
Queste
condizioni
sono
definite
dalle
leggi
,
ma
queste
leggi
sono
troppo
deboli
,
troppo
facili
a
frodarsi
.
Da
noi
le
leggi
sono
fatte
così
:
in
un
articolo
d
'
una
di
esse
è
detto
che
per
esser
dottore
bisogna
fare
questo
e
quest
'
altro
,
e
nell
'
articolo
seguente
si
afferma
che
però
si
può
esser
dottore
anche
senza
aver
fatto
questo
e
quest
'
altro
!
Ecco
la
grande
necessità
di
irrigidire
le
condizioni
predette
.
Lasciamo
pure
a
tutti
il
diritto
d
'
insegnare
,
ma
ciò
soltanto
a
comuni
e
rigide
condizioni
.
Noi
vediamo
sempre
esercitato
l
'
insegnamento
da
un
numero
crescente
di
frati
e
di
preti
.
Bene
,
eleviamo
le
condizioni
stesse
:
è
l
'
unico
mezzo
per
frenare
tanta
ambizione
d
'
insegnamento
.
Ma
sovratutto
rendiamole
tali
che
non
ci
sia
il
modo
di
violarle
o
facilmente
potersene
esimere
.
In
questi
dieci
ultimi
anni
in
cui
voi
sentiste
di
essere
governati
tanto
liberamente
,
sono
state
rilasciate
a
frati
e
a
preti
molte
più
autorizzazioni
d
'
insegnamento
che
non
nei
tempi
addietro
,
e
rilasciate
anche
con
molto
minor
rigore
.
E
vi
lagnate
poi
perché
un
numero
troppo
grande
di
ministri
di
Dio
abbia
ottenuto
tale
facoltà
,
e
vi
chiedete
a
chi
ne
spetti
la
colpa
?
Chiedetelo
ai
deputati
che
privatamente
hanno
insistito
in
favore
di
tali
autorizzazioni
!
Chiedetelo
a
quei
ben
noti
deputati
che
,
mentre
combattono
in
piazza
i
clericali
,
affidano
i
figli
loro
ai
preti
perché
li
educhino
.
Chiedetelo
a
questi
ipocriti
peggiori
dei
clericali
stessi
:
a
codesti
autori
di
un
'
ipocrisia
che
uccide
l
'
anima
del
paese
,
che
insegna
a
non
guardarsi
liberamente
in
viso
:
a
questa
ipocrisia
che
dà
al
paese
il
diritto
di
credere
che
tutto
ciò
che
gli
si
dice
in
pubblico
sia
sfacciata
menzogna
.
L
'
oscillazione
con
cui
procede
lo
Stato
rispetto
alla
Chiesa
,
gli
ha
impedito
di
fermare
il
suo
stesso
pensiero
su
troppe
cose
rilevanti
.
E
l
'
oscillazione
da
esso
discende
ai
liberali
che
si
trovano
combattuti
fra
opposte
correnti
:
da
una
parte
codesti
liberali
quantunque
tale
parola
sia
stata
talmente
usurpata
da
non
saper
più
cosa
voglia
dire
sentono
affermare
che
il
culto
e
i
riti
sono
tutte
cose
vane
e
inutili
,
dall
'
altra
invece
l
'
opposto
.
Invece
bisogna
pensare
a
ciò
che
di
bene
e
di
male
fa
il
clero
per
la
natura
stessa
della
sua
organizzazione
,
e
per
la
intima
relazione
ch
'
esso
ha
,
non
solo
con
la
plebe
,
ma
con
la
classe
più
agiata
:
influenza
morale
che
non
risolverà
né
oggi
né
domani
né
mai
in
un
fatto
sensibile
,
in
una
violazione
qualunque
,
ma
si
esercita
su
tutta
la
società
,
e
tutta
la
penetra
.
Allo
Stato
deve
importare
che
questa
influenza
si
eserciti
possibilmente
in
un
modo
piuttosto
che
in
un
altro
;
e
dico
possibilmente
,
perché
anche
i
clericali
debbono
aver
molta
libertà
di
pensare
.
In
queste
condizioni
lo
Stato
deve
trovare
un
rimedio
al
dominio
del
clericalismo
nell
'
insegnamento
filosofico
,
e
far
in
modo
che
la
scienza
umana
aleggi
,
ventili
,
penetri
nell
'
insegnamento
che
tuttora
si
dà
nei
seminari
.
Bisogna
che
anche
ciò
che
si
insegna
in
quei
collegi
risponda
ai
migliori
principi
della
civiltà
e
della
scienza
;
e
cessi
la
rozzezza
d
'
oggi
,
in
cui
la
maggior
parte
dei
preti
non
conosce
,
quand
'
anche
lo
conosca
,
che
il
breviario
.
Insomma
è
importante
per
lo
Stato
che
la
mente
dei
preti
sia
elevata
,
il
più
possibile
.
Lo
Stato
può
far
questo
in
due
modi
.
La
teologia
è
una
scienza
intorno
alla
quale
si
è
creato
una
vera
enciclopedia
di
scienze
cui
spettano
i
problemi
filosofici
più
alti
dello
scibile
umano
.
Ora
,
mentre
queste
scienze
sono
seriamente
studiate
in
Germania
,
in
Inghilterra
,
in
Francia
,
qui
da
noi
invece
sono
quasi
del
tutto
soppresse
.
Bisogna
rialzarle
adunque
,
e
saranno
feconde
di
libertà
anche
nelle
menti
oggi
schiave
.
Bisogna
che
il
prete
sia
istruito
nella
scienza
propria
e
nel
suo
dovere
:
bisogna
che
il
prete
non
possa
chiamarsi
tale
se
non
dopo
esser
passato
attraverso
a
tutto
quello
studio
che
lo
Stato
crede
più
opportuno
per
la
cultura
generale
del
paese
.
Noi
abbiamo
lasciato
troppo
libera
la
Chiesa
non
intervenendo
nel
formare
la
mente
dei
preti
.
Solo
il
sacerdote
arrivato
al
suo
ufficio
attraverso
una
cultura
laica
potrà
concorrere
a
elevare
la
mente
e
il
cuore
delle
plebi
.
Si
combatte
adunque
il
clericalismo
nelle
scuole
rinvigorendo
i
mezzi
d
'
ispezione
;
rinforzando
le
condizioni
alle
quali
devono
sottostare
gl
'
insegnamenti
;
rendendo
le
scuole
dello
Stato
buone
educatrici
,
pur
non
avendo
il
colore
di
religiose
;
ma
lo
si
combatte
sovrattutto
elevando
l
'
istruzione
del
clero
e
sottraendolo
all
'
influenza
esclusiva
della
gerarchia
ecclesiastica
.
Credo
di
avere
brevemente
percorso
il
soggetto
che
mi
ero
proposto
.
Potrei
essermi
fermato
più
a
lungo
su
ciascuno
di
questi
argomenti
,
ma
avrei
abusato
della
vostra
pazienza
,
e
d
'
altronde
ognuno
di
essi
avrebbe
potuto
e
dovuto
esser
tema
di
una
speciale
conferenza
.
Se
la
mia
parola
vi
è
parsa
scevra
di
odio
,
se
ho
misurato
come
meglio
potevo
il
torto
e
la
ragione
da
una
parte
e
dall
'
altra
,
se
non
ho
nascosto
il
danno
che
il
clericalismo
arreca
al
paese
e
non
ho
lodato
i
mezzi
meschini
e
chiassosi
per
combatterlo
,
se
tutto
ciò
ho
fatto
con
qualche
chiarezza
,
sono
abbastanza
soddisfatto
.
E
prima
di
finire
mi
rivolgo
ai
maestri
elementari
,
ai
quali
in
questa
battaglia
contro
il
clericalismo
,
in
questa
lotta
per
elevare
il
livello
morale
e
intellettuale
del
paese
,
spetta
una
delle
parti
principali
.
Coloro
che
continuano
a
ripetere
che
il
maestro
elementare
ha
vinto
la
battaglia
di
Sadowa
sbagliano
di
grosso
.
I
popoli
civili
furono
più
volte
sommersi
dai
barbari
,
tant
'
è
vero
che
i
Greci
leggevano
meglio
dei
Romani
e
giacquero
sconfitti
.
Le
battaglie
sono
in
generale
vinte
dal
genio
e
dalla
forza
.
Non
aspettino
adunque
i
nostri
maestri
tale
gloria
per
loro
,
ma
una
gloria
più
vera
e
sincera
:
quella
d
'
aver
diffuso
nel
popolo
italiano
la
cultura
e
l
'
amore
della
patria
.
Siano
ministri
di
luce
e
di
pace
,
ma
lascino
allo
Stato
la
missione
di
rendere
le
scuole
,
nelle
quali
essi
si
adoperano
,
più
proporzionate
a
produrre
gli
effetti
che
si
desiderano
,
più
ricche
d
'
insegnamento
,
più
pratiche
e
più
vicine
agli
interessi
e
ai
bisogni
delle
classi
che
le
frequentano
.
Domandate
questo
allo
Stato
,
e
aspettate
che
altri
domandi
per
voi
il
miglioramento
della
vostra
condizione
materiale
.
Già
vedete
che
il
ministro
d
'
istruzione
,
sebbene
ancora
imperfettamente
,
qualcosa
ha
fatto
,
poco
certo
,
dacché
lo
stato
vostro
è
ancora
misero
.
La
vostra
classe
manca
ancora
di
quelle
guarentigie
che
vi
abbisognano
per
attendere
tranquillamente
ai
vostri
doveri
.
I
maestri
sono
più
in
rapporto
con
le
classi
infime
che
più
delle
altre
frequentano
le
scuole
elementari
;
quelle
essi
devono
apparecchiare
ai
sentimenti
indispensabili
a
ogni
società
umana
.
Devono
temperar
le
voglie
di
mutar
queste
condizioni
per
vie
e
modi
che
la
storia
antica
e
moderna
ha
dimostrato
incapaci
di
riuscita
.
Devono
persuadersi
che
non
hanno
l
'
obbligo
dallo
Stato
d
'
insegnar
la
religione
,
ma
devono
pure
guardarsi
dall
'
introdurre
nell
'
animo
degli
allievi
una
inclinazione
irreligiosa
,
perché
non
è
stato
mai
detto
che
la
religione
non
raddolcisca
i
dolori
degli
uomini
.
Sia
missione
loro
,
non
insegnando
religione
,
di
lasciar
l
'
animo
degli
umili
aperto
a
quei
sentimenti
che
con
la
religione
s
'
accompagnano
e
valgono
sempre
a
rendere
meno
invidiabile
chi
sta
in
alto
per
le
ineguaglianze
necessarie
della
vita
.
È
questa
l
'
alta
azione
affidata
sovrattutto
al
maestro
,
che
,
dopo
il
parroco
del
paese
,
è
la
persona
più
intimamente
legata
al
popolo
:
aiutandolo
se
liberale
,
correggendolo
se
clericale
.
I
maestri
siano
per
quanto
possono
ministri
di
luce
e
di
pace
:
di
luce
in
un
mondo
che
dà
ancora
generosi
bagliori
,
di
pace
in
un
mondo
tuttora
combattuto
fra
infiniti
contrasti
.
StampaQuotidiana ,
Noi
deploriamo
che
la
maggioranza
dei
cattolici
e
degli
uomini
d
'
ordine
abbia
in
buona
fede
presa
sul
principio
una
posizione
che
li
ha
poi
condotti
a
trovarsi
in
urto
con
l
'
evidenza
dei
fatti
e
coi
principii
elementari
del
diritto
umano
;
ma
fiat
iustitia
et
pereat
mundus
:
nessuna
avversione
di
razza
o
di
religione
,
nessuna
necessità
di
difesa
politica
legittima
la
soppressione
della
verità
,
il
sacrificio
di
una
vita
,
il
tormento
d
'
un
'
anima
,
il
vilipendio
di
una
famiglia
,
la
morte
civile
d
'
un
colpevole
.
Come
abbiano
potuto
,
con
tanta
ferocia
,
i
nazionalisti
e
gli
antisemiti
assumere
una
causa
così
ripugnante
,
senza
indagare
,
se
mai
nella
loro
lotta
disperata
per
un
ideale
patriottico
contro
la
massoneria
e
il
giudaismo
,
calpestassero
il
fondamento
stesso
del
proprio
programma
e
creassero
agli
avversari
una
posizione
di
favore
,
è
un
fenomeno
che
non
si
spiega
se
non
tenendo
conto
degli
acciecamenti
che
la
passione
produce
:
l
'
avervi
però
persistito
,
e
il
persistervi
tuttora
,
malgrado
tutto
quello
che
di
triste
è
accaduto
,
malgrado
tutta
la
luce
che
si
è
sprigionata
dal
cozzo
terribile
,
malgrado
le
rivelazioni
,
le
confessioni
,
le
inchieste
,
tradisce
una
cecità
irreparabile
.
La
Francia
ha
bisogno
che
questa
brutta
pagina
della
sua
storia
contemporanea
si
chiuda
;
e
a
chiudersi
pare
infatti
vicina
:
ciò
non
accadrà
forse
se
non
attraverso
nuove
convulsioni
:
ma
è
sperabile
che
gli
uomini
onesti
d
'
ogni
partito
si
convincano
finalmente
che
oggi
alla
Francia
occorre
una
cosa
sola
:
far
giustizia
;
giustizia
riparatrice
del
passato
,
giustizia
punitrice
degli
autori
della
sventura
e
dell
'
onta
riversatasi
sul
paese
.
Saggistica ,
LA
CITTÀ
DELL
AMORE
Mancano
a
noi
le
nere
foreste
del
Nord
,
le
nere
foreste
degli
abeti
,
cui
l
uragano
fa
torcere
i
rami
come
braccia
di
colossi
disperati
;
mancano
a
noi
le
bianchezze
immacolate
della
neve
che
dànno
la
vertigine
del
candore
;
mancano
le
rocce
aspre
,
brulle
,
dai
profili
duri
ed
energici
;
manca
il
mare
livido
e
tempestoso
.
Sui
nostri
prati
molli
di
rugiada
non
vengono
gli
elfi
a
danzare
la
ridda
magica
;
non
discendono
dalle
colline
le
peccatrici
walkirie
,
innamorate
degli
uomini
;
non
compaiono
al
limitare
dei
boschi
le
roussalke
bellissime
;
qui
non
battono
i
panni
umidi
le
maledette
lavandaie
,
perfide
allettatrici
del
viandante
;
il
folletto
kelpis
non
salta
in
groppa
al
cavaliere
smarrito
.
Lassù
una
natura
quasi
ideale
,
nebulosa
,
malinconica
,
ispiratrice
agli
uomini
di
strani
delirî
della
fantasia
:
qui
una
natura
reale
,
aperta
,
senza
nebbie
,
ardente
,
secca
,
eternamente
lucida
,
eternamente
bella
che
fa
vivere
l
uomo
nella
gioia
o
nel
dolore
della
realtà
.
Lassù
si
sogna
nella
vita
;
qui
si
vive
in
un
sogno
che
è
vita
.
Lassù
i
solitarî
e
tristi
piaceri
della
immaginazione
che
crea
un
mondo
sovrasensibile
;
qui
la
festa
completa
di
un
mondo
creato
.
E
le
nostre
leggende
hanno
un
carattere
profondamente
umano
,
profondamente
sensibile
che
fa
loro
superare
lo
spazio
ed
il
tempo
.
Soltanto
,
per
ascendere
ad
una
suprema
idealità
,
hanno
bisogno
del
misticismo
:
di
quel
misticismo
che
è
la
follia
dell
anima
,
inebbriata
omicida
del
corpo
,
di
quel
misticismo
che
è
fede
,
pensiero
,
amore
,
arte
,
attraverso
tutti
i
secoli
,
in
ogni
paese
;
di
quel
misticismo
che
è
il
massimo
punto
divino
a
cui
può
giungere
un
esistenza
eccessivamente
umana
.
Ma
a
questo
dramma
,
a
questa
vittoria
cruenta
dello
spirito
sul
corpo
,
vien
dietro
un
altro
dramma
,
più
umano
,
più
potente
,
dove
il
pensiero
ed
il
sentimento
non
vincono
la
vita
,
ma
vi
si
compenetrano
e
vi
si
fondono
;
dove
l
uomo
non
uccide
una
parte
di
sé
per
la
esaltazione
dell
altra
,
ma
dove
tutto
è
esistenza
,
tutto
è
esaltazione
,
tutto
è
trionfo
:
il
dramma
dell
amore
.
Le
nostre
leggende
sono
l
amore
.
E
Napoli
è
stata
creata
dall
amore
.
Cimone
amava
la
fanciulla
greca
.
Invero
ella
era
bellissima
:
era
l
immagine
della
forte
e
vigorosa
bellezza
che
ebbero
Giunone
e
Minerva
,
cui
veniva
rassomigliata
.
La
fronte
bassa
e
limitata
di
dea
,
i
grandi
occhi
neri
,
la
bocca
voluttuosa
,
la
vivida
candidezza
della
carnagione
,
lo
stupendo
accordo
della
grazia
e
della
salute
in
un
corpo
ammirabile
di
forme
,
la
composta
serenità
della
figura
,
la
rendevano
tale
.
Si
chiamava
Parthenope
,
che
nel
dolce
linguaggio
greco
significa
Vergine
.
Ella
godeva
sedere
sull
altissima
roccia
,
fissando
il
fiero
sguardo
sul
mare
,
perdendosi
nella
contemplazione
delle
glauche
lontananze
dello
Ionio
.
Non
si
curava
del
vento
marino
che
le
faceva
sbattere
il
peplo
,
come
ala
di
uccello
spaventato
;
non
udiva
il
sordo
rumore
delle
onde
che
s
incavernavano
sotto
la
roccia
,
scavandola
a
poco
,
a
poco
.
L
anima
cominciava
per
immergersi
in
un
pensiero
;
oltre
quel
mare
,
lontano
lontano
,
dove
l
orizzonte
si
curva
,
altre
regioni
,
altri
paesi
,
l
ignoto
,
il
mirabile
,
l
indefinibile
.
In
questo
pensiero
la
fantasia
si
allargava
in
un
sogno
senza
confine
,
la
fanciulla
sentiva
ingrandire
la
potenza
del
suo
spirito
e
,
sollevata
in
piedi
,
le
pareva
di
toccare
il
cielo
col
capo
e
di
potere
stringere
nel
suo
immenso
amplesso
tutto
il
mondo
.
Ma
presto
questi
sogni
svaniscono
.
Ora
ella
ama
Cimone
,
con
l
unico
possente
,
imperante
amore
della
fanciulla
,
che
si
trasforma
in
donna
.
Nella
notte
di
estate
,
notte
bionda
e
bianca
di
estate
,
Cimone
parla
all
amata
:
Parthenope
,
vuoi
tu
seguirmi
?
Partiamo
,
amore
.
Tuo
padre
ti
rifiuta
al
mio
talamo
,
o
soavissima
:
Eumeo
vuole
egli
per
tuo
sposo
e
suo
figliolo
.
Ami
tu
Eumeo
?
Amo
te
,
Cimone
.
Lode
a
Venere
santa
e
grazie
a
te
,
suo
figliola
!
Pensa
dunque
quale
nero
incubo
sarebbe
la
vita
,
divisi
,
lontani
e
come
,
giovani
ancora
,
aneleremmo
alle
cupe
ombre
dello
Stige
.
Vuoi
tu
partire
meco
,
Parthenope
?
Io
sono
la
tua
schiava
,
amore
.
Pensa
:
dimenticare
la
faccia
di
tuo
padre
,
cancellare
dal
tuo
volto
il
bacio
delle
sorelle
,
fuggire
le
dolci
amiche
,
abbandonare
il
tuo
tetto
...
Partiamo
,
Cimone
.
Partire
,
o
dolcissima
,
partire
per
un
viaggio
lungo
,
penoso
,
sul
mare
traditore
,
per
una
via
ignota
,
ad
una
meta
sconosciuta
;
partire
senza
speranza
di
ritorno
;
affidarsi
ai
flutti
,
sempre
nemici
degli
amanti
;
partire
per
andare
lontano
,
molto
lontano
,
in
terre
inospitali
,
brune
,
dove
è
eterno
l
inverno
,
dove
il
pallido
sole
si
fascia
di
nuvole
,
dove
l
uomo
non
ama
l
uomo
,
dove
non
sono
giardini
,
non
sono
rose
,
non
sono
templi
...
Ma
nei
grandi
occhi
neri
di
Parthenope
è
il
raggio
di
un
amore
insuperabile
e
nella
sua
voce
armoniosa
vibra
la
passione
:
Io
t
amo
ella
dice
,
partiamo
.
Sono
mille
anni
che
il
lido
imbalsamato
li
aspetta
.
Mille
primavere
hanno
gittata
sulle
colline
la
ricchezza
inesausta
,
rinascente
,
dalla
loro
vegetazione
e
dalla
montagna
sino
al
mare
si
spande
il
lusso
irragionevole
,
immenso
,
sfolgorante
di
una
natura
meravigliosa
.
Nascono
i
fiori
,
olezzano
,
muoiono
perché
altri
più
belli
sfoglino
i
loro
petali
sul
suolo
;
milioni
e
milioni
di
piccole
vite
fioriscono
anche
esse
per
amare
,
per
morire
,
per
rinascere
ancora
.
Da
mille
anni
attende
il
mare
innamorato
,
da
mille
anni
attendono
le
stelle
innamorate
.
Quando
i
due
amanti
giungono
al
lido
divino
un
sussulto
di
gioia
fa
fremere
la
terra
,
la
terra
nata
per
l
amore
,
che
senza
amore
è
destinata
a
perire
,
abbruciata
e
distrutta
dal
suo
desiderio
.
Parthenope
e
Cimone
vi
portano
l
amore
.
Dappertutto
,
dappertutto
essi
hanno
amato
.
Stretti
l
uno
all
altra
,
essi
hanno
portato
il
loro
amore
sulle
colline
,
dalla
bellissima
,
eternamente
fiorita
di
Poggioreale
,
alla
stupenda
di
Posillipo
;
essi
hanno
chinato
i
loro
volti
sui
crateri
infiammati
,
paragonando
la
passione
incandescente
della
natura
alla
passione
del
loro
cuore
;
essi
si
sono
perduti
per
le
oscure
caverne
che
rendevano
paurosa
la
spiaggia
Platamonia
;
essi
hanno
errato
nelle
vallate
profonde
che
dalle
colline
scendevano
al
mare
;
essi
hanno
percorso
la
lunga
riva
,
la
sottile
cintura
che
divide
il
mare
dalla
terra
.
Dovunque
hanno
amato
.
Nelle
stellate
notti
di
estate
,
Parthenope
si
è
distesa
sull
arena
del
lido
fissando
lo
sguardo
nel
cielo
,
carezzando
con
la
mano
la
chioma
di
Cimone
che
è
al
suo
fianco
;
nelle
lucide
albe
di
primavera
hanno
raccolto
,
nel
loro
splendido
giardino
,
fiori
e
baci
,
baci
e
fiori
inesauribili
;
ne
tramonti
di
porpora
dell
autunno
,
nella
stagione
che
declina
,
hanno
sentito
crescere
in
essi
più
vivo
l
amore
;
nelle
brevi
e
belle
giornate
invernali
hanno
sorriso
senza
mestizia
,
pur
anelando
alla
novella
primavera
.
La
pianta
secolare
ha
prestata
la
sua
ombra
benevola
a
tanta
gioventù
;
la
contorta
e
bruna
pietra
dei
campi
Flegrei
non
ha
lacerato
il
gentil
piede
di
Parthenope
;
il
mare
si
è
fatto
bonario
ed
ha
cantata
loro
la
canzoncina
d
amore
,
la
natura
leale
non
ha
avuto
agguati
per
essi
;
sugli
azzurri
orizzonti
ha
spiccato
il
profilo
bellissimo
della
fanciulla
,
il
profilo
energico
del
garzone
.
Quando
essi
si
sono
chinati
ed
hanno
baciato
la
terra
benedetta
,
quando
hanno
alzato
lo
sguardo
al
cielo
,
un
palpito
ha
loro
risposto
e
fra
l
uomo
e
la
natura
si
è
affermato
il
profondo
,
l
invincibile
amore
che
li
lega
.
Napoli
,
la
città
della
giovinezza
,
attendeva
Parthenope
e
Cimone
;
ricca
,
ma
solitaria
,
ricca
,
ma
mortale
,
ricca
,
ma
senza
fremiti
.
Parthenope
e
Cimone
hanno
creata
Napoli
immortale
.
Ma
il
destino
non
è
compito
ancora
.
Più
alto
scopo
ha
l
amore
di
Parthenope
.
Ecco
:
dalla
Grecia
giunsero
,
per
amor
di
lei
,
il
padre
e
le
sorelle
e
amici
e
parenti
che
vennero
a
ritrovarla
;
ecco
:
sino
al
lontano
Egitto
,
sino
alla
Fenicia
,
corre
la
voce
misteriosa
di
una
plaga
felice
dove
nella
bella
festa
dei
fiori
e
dei
frutti
,
nella
dolcezza
profumata
dell
aria
,
trascorre
beatissime
la
vita
.
Sulle
fragili
imbarcazioni
accorrono
colonie
di
popoli
lontani
che
portano
seco
i
loro
figliuoli
,
le
immagini
degli
dèi
,
gli
averi
,
le
comuni
risorse
;
alla
capanna
del
pastore
sorge
accanto
quella
del
pescatore
;
la
rozza
e
primitiva
arte
dell
agricoltura
,
le
industrie
manuali
appena
sul
nascere
compiono
fervidamente
la
loro
opera
.
Prima
sorge
sull
altura
,
il
villaggio
a
grado
a
grado
guadagna
la
pianura
;
un
altra
colonia
se
ne
va
sopra
un
altra
collina
ed
il
secondo
villaggio
si
unisce
col
primo
;
le
vie
si
tracciano
,
la
fabbrica
delle
mura
,
cui
tutti
concorrono
,
rinserra
poco
a
poco
nel
suo
cerchio
una
città
.
Tutto
questo
ha
fatto
Parthenope
.
Lei
volle
la
città
.
Non
più
fanciulla
,
ma
ora
donna
completa
e
perfetta
madre
:
dal
suo
forte
seno
dodici
figliuoli
hanno
vista
la
luce
,
dal
suo
forte
cuore
è
venuto
il
consiglio
,
la
guida
,
il
soffio
animatore
.
È
lei
la
donna
per
eccellenza
,
la
madre
del
popolo
,
la
regina
umana
e
clemente
,
da
lei
si
appella
la
città
;
da
lei
la
legge
,
da
lei
il
costume
,
da
lei
il
costante
esempio
della
fede
e
della
pietà
.
Due
templi
sorgono
a
dèe
,
invocate
protettrici
della
città
:
Cerere
e
Venere
.
Ivi
si
prega
,
ivi
,
attraverso
gli
intercolunni
,
sale
al
cielo
il
fumo
dell
olibano
.
Una
pace
profonda
e
costante
è
nel
popolo
su
cui
regna
Parthenope
;
ed
il
lavorìo
operoso
dell
uomo
non
è
che
una
leggiera
spinta
alla
natura
benigna
.
La
più
bella
delle
civiltà
,
quella
dello
spirito
innamorato
;
il
più
grande
dei
sentimenti
,
quello
dell
arte
;
la
fusione
dell
armonia
fisica
con
l
armonia
morale
,
l
amore
efficace
,
fervido
,
onnipossente
è
l
ambiente
vivificante
della
nuova
città
.
Quando
Parthenope
viene
a
sedere
sulla
roccia
del
monte
Echia
,
quando
essa
fissa
lo
sguardo
sul
Tirreno
,
più
fido
dello
Ionio
,
l
anima
sua
si
assorbisce
in
un
pensiero
.
La
regione
ignota
è
raggiunta
,
il
mirabile
,
l
indefinibile
,
ecco
,
è
creato
,
è
reale
,
è
opera
sua
.
E
mentre
la
fantasia
si
allarga
,
si
allarga
in
un
sogno
senza
confine
,
Parthenope
sente
giganteggiare
il
suo
spirito
e
sollevata
in
piedi
le
pare
di
toccare
il
cielo
col
capo
e
di
stringere
il
mondo
in
un
immenso
amplesso
.
Se
interrogate
uno
storico
,
o
buoni
ed
amabili
lettori
,
vi
risponderà
che
la
tomba
della
bella
Parthenope
è
sull
altura
di
San
Giovanni
Maggiore
,
dove
allora
il
mare
lambiva
il
piede
della
montagnola
.
Un
altro
vi
dirà
che
la
tomba
di
Parthenope
è
sull
altura
di
Sant
Aniello
,
verso
la
campagna
,
sotto
Capodimonte
.
Ebbene
,
io
vi
dico
che
non
è
vero
.
Parthenope
non
ha
tomba
,
Parthenope
non
è
morta
.
Ella
vive
,
splendida
,
giovane
e
bella
,
da
cinquemila
anni
.
Ella
corre
ancora
sui
poggi
,
ella
erra
sulla
spiaggia
,
ella
si
affaccia
al
vulcano
,
ella
si
smarrisce
nelle
vallate
.
È
lei
che
rende
la
nostra
città
ebbra
di
luce
e
folle
di
colori
:
è
lei
che
fa
brillare
le
stelle
nelle
notti
serene
;
è
lei
che
rende
irresistibile
il
profumo
dell
arancio
;
è
lei
che
fa
fosforeggiare
il
mare
.
Quando
nelle
giornate
d
aprile
un
aura
calda
c
inonda
di
benessere
è
il
suo
alito
soave
:
quando
nelle
lontananze
verdine
del
bosco
di
Capodimonte
vediamo
comparire
un
ombra
bianca
allacciata
ad
un
altra
ombra
,
è
lei
col
suo
amante
;
quando
sentiamo
nell
aria
un
suono
di
parole
innamorate
;
è
la
sua
voce
che
le
pronunzia
;
quando
un
rumore
di
baci
,
indistinto
,
sommesso
,
ci
fa
trasalire
,
sono
i
suoi
baci
;
quando
un
fruscìo
di
abiti
ci
fa
fremere
al
memore
ricordo
,
è
il
suo
peplo
che
striscia
sull
arena
,
è
il
suo
piede
leggiero
che
sorvola
;
quando
di
lontano
,
noi
stessi
ci
sentiamo
abbruciare
alla
fiamma
di
una
eruzione
spaventosa
,
è
il
suo
fuoco
che
ci
abbrucia
.
È
lei
che
fa
impazzire
la
città
:
è
lei
che
la
fa
languire
ed
impallidire
di
amore
:
è
lei
la
fa
contorcere
di
passione
nelle
giornate
violente
dell
agosto
.
Parthenope
,
la
vergine
,
la
donna
,
non
muore
,
non
ha
tomba
,
è
immortale
,
è
l
amore
.
Napoli
è
la
città
dell
amore
.
VIRGILIO
Oggi
,
domenica
,
festa
degli
Ulivi
.
Cristo
entra
in
Gerusalemme
portando
in
mano
il
ramoscello
della
pace
.
Oggi
,
buon
lettore
,
si
fa
la
pace
.
Vi
è
chi
ha
litigato
con
l
amico
e
chi
con
l
innamorata
:
vi
è
chi
ha
litigato
con
la
persona
indifferente
,
chi
con
quella
che
odia
,
chi
con
quella
che
ama
di
più
:
l
impiegato
ha
litigato
col
suo
capo
di
ufficio
,
il
marito
con
la
moglie
,
l
artista
ha
detto
molti
improperi
all
arte
,
lo
scrittore
si
è
accapigliato
con
la
forma
,
il
portinaio
ha
litigato
col
padron
di
casa
.
Tutti
sono
in
bizza
con
qualcuno
.
Ma
oggi
una
fogliolina
,
un
ramoscello
di
olivo
e
la
pace
è
fatta
.
Anche
io
ho
litigato
,
e
da
tanto
tempo
,
con
una
carissima
persona
,
mentre
ho
continuato
ad
amarla
piamente
,
nel
segreto
del
cuore
,
mentre
la
sua
assenza
ha
resa
deserta
e
triste
la
mia
casa
,
mentre
la
mancanza
del
suo
alito
soave
ha
reso
arido
e
secco
come
la
pomice
quanto
ho
scritto
.
Questa
carissima
persona
,
la
poesia
,
è
da
tanto
tempo
che
non
vuole
saperne
di
me
,
quando
io
la
desidero
ardentemente
e
per
orgoglio
mi
taccio
.
Oggi
che
l
orgoglio
si
smorza
in
una
infinita
tenerezza
,
voglio
tentar
di
far
la
pace
con
la
poesia
mandandole
una
fogliolina
di
ulivo
.
Dopo
Parthenope
,
mito
e
donna
,
vergine
e
sirena
,
misto
singolare
di
fantastico
,
di
ideale
,
di
umano
e
di
divino
,
cui
Napoli
deve
la
sua
poetica
origine
;
dopo
la
poesia
di
Parthenope
,
quasi
-
Dea
,
creatrice
,
sorge
la
poesia
di
Virgilio
,
creatore
,
quasi
-
Divino
.
Noi
conosciamo
Virgilio
il
poeta
delle
Egloghe
,
delle
Georgiche
e
dell
Eneide
;
conosciamo
poco
Virgilio
Mago
che
ha
prodigato
alla
città
diletta
fra
tutte
i
miracoli
del
suo
potere
magico
.
Noi
siamo
ingrati
verso
colui
che
esclama
:
Illo
Virgilium
me
tempore
dulcis
alebat
Parthenope
....
.
eppure
molte
cose
che
allettano
ed
incantano
noi
moderni
e
c
incatenano
nella
indolente
ammirazione
di
questa
bella
ed
oziosa
città
,
molte
cose
la
cronaca
attribuisce
alla
magia
di
Virgilio
.
La
cronaca
è
ingenua
,
semplice
ed
in
buona
fede
.
La
cronaca
farà
sogghignare
gli
scettici
,
poiché
essi
non
hanno
più
la
consolazione
di
sorridere
.
La
cronaca
sarà
qualificata
una
sciocchezza
e
tira
via
.
Ma
l
oscuro
traduttore
e
commentatore
della
cronaca
gode
specialmente
di
queste
ingiurie
e
di
questi
sogghigni
.
Sentite
dunque
quello
che
la
cronaca
dice
.
Virgilio
veniva
di
lontano
,
dal
nord
forse
,
dal
cielo
certamente
;
egli
era
giovane
,
bello
,
alto
nella
persona
,
eretto
nel
busto
,
ma
camminava
con
la
testa
curva
e
mormorando
certe
sue
frasi
,
in
un
linguaggio
strano
che
niuno
poteva
comprendere
.
Egli
abitava
sulla
sponda
del
mare
dove
s
incurva
il
colle
di
Posillipo
,
ma
errava
ogni
giorno
nelle
campagne
che
menano
a
Baia
ed
a
Cuma
;
egli
errava
per
le
colline
che
circondano
Parthenope
,
fissando
,
nella
notte
,
le
lucide
stelle
e
parlando
loro
il
suo
singolare
linguaggio
;
egli
errava
sulle
sponde
del
mare
,
per
la
riva
Platamonia
,
tendendo
l
orecchio
all
armonia
delle
onde
,
quasi
che
elle
dicessero
a
lui
solo
parole
misteriose
.
Onde
fu
detto
Mago
e
molti
furono
i
miracoli
della
sua
magia
.
In
allora
Parthenope
era
molestata
da
una
grande
quantità
di
mosche
,
mosche
che
si
moltiplicavano
in
così
grande
numero
e
davano
tanto
fastidio
,
da
farne
fuggire
i
tranquilli
e
felici
abitatori
.
Virgilio
,
per
rimediare
a
così
grave
sconcio
,
fece
fare
una
mosca
d
oro
,
qualmente
egli
prescrisse
e
dopo
fatta
,
le
insufflò
,
con
magiche
parole
,
la
vita
:
la
quale
mosca
d
oro
se
ne
andava
volando
di
qua
e
di
là
ed
ogni
mosca
vera
che
incontrava
faceva
morire
.
Così
in
poco
tempo
furono
distrutte
tutte
le
mosche
che
affliggevano
la
bella
città
di
Parthenope
.
Altro
miracolo
fu
questo
:
le
molte
paludi
che
allora
si
trovavano
nella
città
,
erano
dannose
,
e
perché
i
miasmi
che
esalavano
guastavano
l
aria
producendo
febbri
,
pestilenze
ed
altre
morie
,
e
perché
erano
infestate
da
pericolosissime
sanguisughe
,
il
cui
morso
feroce
produceva
la
morte
.
Fatto
un
potente
scongiuro
,
Virgilio
fece
morire
le
sanguisughe
,
asciugò
le
paludi
dove
sorsero
case
e
giardini
e
l
aria
vi
divenne
la
più
pura
che
mai
respirar
si
potesse
.
Così
,
giovandosi
del
suo
potere
che
era
infinito
,
un
giorno
egli
salì
sopra
una
collina
e
chiamò
alla
sua
obbedienza
i
venti
ed
ordinò
al
Favonio
che
spirava
nella
città
nel
mese
di
aprile
e
col
suo
caldo
soffio
abbruciava
le
piante
,
i
fiori
,
di
mutare
direzione
:
e
la
flora
primaverile
crebbe
più
bella
e
più
rigogliosa
.
Laggiù
nel
quartiere
che
noi
moderni
chiamiamo
Pendino
,
annidava
un
formidabile
serpente
che
era
lo
spavento
di
ogni
uomo
avendo
già
morsicato
e
strozzato
bambini
e
fanciulle
,
e
quando
si
mettevano
in
molti
per
combatterlo
,
esso
scompariva
rapidamente
nelle
viscere
della
terra
per
poi
ricomparire
più
terribile
che
mai
.
Chiamato
Virgilio
in
soccorso
,
egli
si
avviò
tutto
solo
,
ricusando
ogni
compagnia
,
al
luogo
dove
s
annidava
il
mostro
e
con
le
sue
formule
magiche
l
ebbe
subito
domato
e
morto
.
Anzi
è
da
notarsi
che
,
sebbene
la
città
fosse
eretta
sopra
un
altra
città
,
nera
e
malsana
,
fatta
di
caverne
,
sotterranei
e
cloache
,
dove
potrebbero
allignare
simili
rettili
,
da
quel
tempo
sinora
,
mai
più
ve
ne
furono
.
Quando
un
morbo
fierissimo
invase
la
razza
dei
cavalli
,
Virgilio
fece
fondere
un
grande
cavallo
di
bronzo
,
gli
trasfuse
il
suo
magico
potere
e
ogni
cavallo
condotto
a
fare
tre
giri
intorno
a
quello
di
bronzo
,
era
immancabilmente
guarito
,
non
senza
molta
collera
di
maniscalchi
ed
empirici
che
si
vedevano
superati
e
sbugiardati
.
Certi
pescatori
della
spiaggia
napoletana
e
propriamente
quelli
che
dimoravano
nel
punto
chiamato
in
seguito
Porta
di
Massa
,
andarono
a
Virgilio
,
lagnandosi
della
scarsa
pesca
che
vi
facevano
e
chiedendo
a
lui
un
miracolo
.
Virgilio
li
volle
contentare
e
in
una
grossa
pietra
fece
scolpire
un
piccolo
pesce
,
disse
le
sue
incantagioni
e
piantata
la
pietra
in
quel
punto
,
il
mare
fruttificò
mai
sempre
di
pesci
innumerevoli
.
Virgilio
fece
mettere
sulle
porte
di
Parthenope
,
verso
le
vie
della
Campania
,
due
teste
augurali
ed
incantate
,
una
che
rideva
e
l
altra
che
piangeva
:
onde
colui
che
capitava
a
passare
sotto
la
porta
dove
la
testa
rideva
ne
traeva
buon
augurio
per
i
suoi
affari
che
sempre
riuscivano
a
bene
ed
il
contrario
colui
che
passava
sotto
la
testa
piangente
.
Fu
Virgilio
che
in
poche
notti
fece
eseguire
da
esseri
sovrannaturali
la
grotta
di
Pozzuoli
,
per
facilitare
il
viaggio
agli
abitanti
di
quei
villaggi
che
venivano
in
città
;
fu
Virgilio
che
,
per
la
sua
virtù
magica
,
fece
sorgere
un
orto
di
erbe
salutari
per
le
ferite
ed
ottime
come
condimento
alle
vivande
;
fu
Virgilio
che
insegnò
ai
giovani
i
giuochi
delle
melarance
e
delle
piastrelle
che
s
ignoravano
;
fu
Virgilio
che
di
notte
incantò
le
acque
sorgive
della
riva
Platamonia
e
della
riva
di
Pozzuoli
,
dando
loro
singolare
potenza
per
guarire
ogni
specie
di
malattia
;
fu
Virgilio
che
applicando
certi
suoi
rimedii
e
proferendo
gli
scongiuri
,
sanò
molti
e
molti
ammalati
;
fu
Virgilio
che
volendo
salvare
la
campagna
del
suo
discepolo
Albino
,
svelò
il
mistero
dell
antro
cumano
dove
i
sacerdoti
ingannavano
il
popolo
coi
responsi
falsi
,
prodotti
da
una
naturale
combinazione
di
suoni
.
La
cronaca
soggiunge
che
Virgilio
Mago
fu
amato
,
rispettato
,
idolatrato
quasi
come
un
Dio
,
poiché
giammai
rivolse
la
sua
magia
a
scopo
cattivo
,
sibbene
sempre
a
vantaggio
della
città
e
dell
uomo
.
La
cronaca
non
dice
quando
e
dove
morisse
Virgilio
:
molti
allora
credettero
alla
sua
immoralità
;
qualcuno
alla
sua
morte
su
quel
colle
presso
Avellino
che
chiamasi
Montevergine
,
dove
s
era
ridotto
a
studiare
ed
era
diventato
vecchissimo
.
Ad
ogni
modo
gli
abitanti
di
Parthenope
gli
eressero
un
grande
monumento
che
poi
fu
distrutto
;
quello
che
sorge
all
imboccatura
della
gotta
essendo
un
semplice
colombario
.
Ma
non
ebbero
alcuna
sicuranza
di
fatto
il
sito
e
il
modo
e
l
epoca
della
sua
morte
.
Ebbene
poc
anzi
ho
errato
dicendo
che
noi
non
conoscevamo
Virgilio
Mago
.
Non
vi
è
che
un
solo
Virgilio
:
quello
che
la
favolosa
cronaca
delinea
nelle
ombre
della
magia
è
proprio
il
poeta
.
Invero
egli
non
ha
avuto
che
una
magia
sola
:
la
grandiosa
poesia
del
suo
spirito
.
Nella
cronaca
è
il
poeta
.
Il
poeta
con
le
sue
lunghe
peregrinazioni
per
quella
orrida
,
bella
e
straziata
campagna
che
sono
i
Campi
Flegrei
,
donde
egli
fantasticava
dell
Averno
e
dello
Stige
;
con
le
sue
lunghe
peregrinazioni
nella
Campania
Felice
,
dove
egli
ha
acquistato
quell
amore
profondo
della
natura
,
l
amore
dei
campi
ubertosi
che
si
stendono
all
infinito
sotto
il
sole
,
dei
prati
verdeggianti
dove
pascola
quietamente
il
bove
dai
grandi
occhi
nei
quali
il
cielo
si
riflette
,
l
amore
dei
boschi
oscuri
e
silenziosi
dove
l
anima
si
calma
e
s
assopisce
nella
pace
,
l
amore
dei
colli
aprichi
,
dove
i
liberi
venti
fanno
ondeggiare
tutta
una
coltivazione
di
fiori
;
l
amore
dell
uccello
che
canta
e
vola
via
,
dell
insetto
dorato
che
ronza
,
della
foglia
che
il
turbine
si
porta
,
della
forte
quercia
che
nulla
scuote
:
quell
amore
profondo
della
natura
che
è
il
sentimento
più
alto
del
suo
poema
,
che
è
la
magia
per
cui
ancora
c
incanta
,
che
è
con
una
parola
troppo
moderna
,
ma
vera
la
nostalgia
del
suo
cuore
che
lo
fa
esclamare
...
fortunatos
agricolas
,
che
dà
alla
sua
descrizione
tanto
colore
,
tanta
luce
,
tanta
vita
.
È
il
poeta
che
cerca
ed
interroga
ogni
angolo
oscuro
della
natura
;
è
lui
che
parla
alle
stelle
tremolanti
di
raggi
nelle
notti
estive
;
è
lui
che
ascolta
il
ritmo
del
mare
,
quasi
fosse
il
metro
per
cui
il
suo
verso
scandisce
;
è
il
poeta
che
conosce
la
virtù
dei
semplici
,
è
lui
che
ha
scoverte
certe
leggi
naturali
,
ignote
a
tutti
;
è
il
poeta
civile
che
uccide
le
bestie
,
fa
rasciugare
le
paludi
e
fa
sorgere
a
quel
posto
palagi
e
giardini
;
è
il
poeta
che
insegna
ai
giovani
i
giuochi
dove
il
corpo
si
fortifica
e
l
anima
si
serena
;
è
lui
,
sublime
fantastico
,
che
stabilisce
l
augurio
della
buona
o
della
mala
ventura
;
è
lui
che
come
calamita
fortissima
attrae
a
sé
l
amore
,
l
ossequio
,
il
rispetto
;
è
Virgilio
poeta
.
E
nulla
si
sa
della
sua
morte
.
Come
Parthenope
,
la
donna
,
egli
scompare
.
Il
poeta
non
muore
.
IL
MARE
Voi
errate
lontano
di
qua
,
anima
settentrionale
e
vagabonda
,
e
le
brume
in
cui
si
affissa
il
vostro
malinconico
occhio
,
vi
mettono
intorno
quell
ambiente
monotono
e
triste
in
cui
si
acqueta
ogni
agitazione
.
Ma
nelle
tranquille
divagazioni
dove
il
vostro
spirito
amareggiato
si
disacerba
,
nella
sorridente
mestizia
che
aleggia
in
quello
che
scrivete
,
io
veggo
ogni
tanto
una
divagazione
vivace
.
Voi
non
avete
dimenticato
il
nostro
mare
,
il
nostro
bel
mare
di
Napoli
.
Ancora
vi
appare
e
scompare
rapidissima
innanzi
agli
occhi
una
visione
azzurra
;
ancora
un
molle
suono
,
quasi
indistinto
e
fuggente
,
vi
lusinga
l
orecchio
;
un
profumo
sottile
come
un
ricordo
lontanissimo
vi
fa
dilatare
le
nari
.
Il
mio
bel
golfo
voi
non
lo
avete
dimenticato
.
Io
leggo
quello
che
scrivete
,
ma
indovino
quello
che
pensate
.
Dovete
soffrire
di
una
segreta
nostalgia
che
non
osate
confessare
,
voi
,
esiliato
volontario
.
E
come
l
eco
dolorosa
si
ripercuote
sul
mio
fedele
e
forte
cuore
d
amica
,
così
io
risponderò
a
quello
che
nascondete
invece
che
a
quello
che
palesate
,
e
vi
narrerò
non
la
storia
,
ma
la
leggenda
del
mio
poetico
golfo
.
Ognuno
sa
che
Iddio
,
generoso
,
misericordioso
e
magnifico
Signore
,
ha
guardato
sempre
con
occhio
di
predilezione
la
città
di
Napoli
.
Per
lei
ha
avuto
tutte
le
carezze
di
un
padre
,
di
un
innamorato
,
le
ha
prodigato
i
doni
più
ricchi
,
più
splendidi
che
si
possano
immaginare
.
Le
ha
dato
il
cielo
ridente
ed
aperto
,
raramente
turbato
da
quei
funesti
pensieri
scioglientisi
in
lagrime
che
sono
le
nubi
;
l
aria
leggera
,
benefica
e
vivificante
che
mai
non
diventa
troppo
rude
,
troppo
tagliente
;
le
colline
verdi
,
macchiate
di
case
bianche
e
gialle
,
divise
dai
giardini
sempre
fioriti
;
il
vulcano
fiammeggiante
ed
appassionato
,
gli
uomini
belli
,
buoni
,
indolenti
,
artisti
e
innamorati
;
le
dame
piacenti
,
brune
,
amabili
e
virtuose
;
i
fanciulli
ricciuti
,
dai
grandi
occhi
neri
ed
intelligenti
.
Poi
,
per
suggellare
tanta
grazia
,
le
ha
dato
il
mare
,
ha
saputo
quel
che
si
faceva
.
Quello
che
sarebbero
i
napoletani
,
quello
che
vorrebbero
,
egli
conosceva
bene
e
nel
dar
loro
la
felicità
del
mare
,
ha
pensato
alla
felicità
di
ognuno
.
Questo
immenso
dono
è
saggio
,
è
profondo
,
è
caratteristico
.
Ogni
bisogno
,
ogni
pensiero
,
ogni
corpo
,
ogni
fantasia
,
trova
il
suo
cantuccio
dove
s
appaga
,
il
suo
piccolo
mare
nel
grande
mare
.
Del
passato
,
dell
antichissimo
passato
è
il
mare
del
Carmine
.
Poco
distante
dalla
spiaggia
è
l
antica
porta
di
mare
che
introduce
alla
piazza
;
sulla
piazza
storicamente
famosa
si
eleva
il
bruno
campanile
,
coi
suoi
quattro
ordini
a
finestruole
che
lo
fanno
rassomigliare
stranamente
al
giocattolo
grazioso
di
un
bimbo
gigante
;
le
casupole
attorno
sono
basse
,
meschine
,
dalle
finestre
piccole
,
abitate
da
gente
minuta
.
Il
mare
del
Carmine
è
scuro
,
sempre
agitato
,
continuamente
tormentato
.
Sulla
spiaggia
semideserta
non
vi
è
l
ombra
di
un
pescatore
.
Vi
si
profila
qua
e
là
la
linea
curva
di
una
chiglia
;
la
barca
è
arrovesciata
,
forse
si
asciuga
al
sole
.
Dinanzi
alla
garitta
passeggia
un
doganiere
che
ha
rialzato
il
cappuccio
per
ripararsi
dal
vento
che
vi
soffia
impetuoso
.
Presso
la
riva
una
barcaccia
nera
stenta
a
mantenersi
in
equilibrio
;
dal
ponte
per
mezzo
di
tavole
è
stabilita
una
comunicazione
con
la
terra
;
vi
vanno
e
vengono
facchini
,
curvi
sotto
i
mattoni
rossi
che
scaricano
a
riva
.
Ma
non
si
canta
né
si
grida
.
Il
mare
del
Carmine
non
scherza
.
In
un
temporale
d
estate
portò
via
un
piccolo
stabilimento
di
bagni
;
in
un
temporale
di
inverno
allagò
la
Villa
del
Popolo
,
giardino
infelice
,
dove
crescono
male
fiori
pallidi
e
alberetti
rachitici
.
Qualche
cosa
di
solenne
,
di
maestoso
vi
spira
.
Il
mare
del
Carmine
era
l
antico
porto
di
Parthenope
dove
approdavano
le
galee
fenicie
,
greche
e
romane
,
ma
era
porto
malsicuro
;
esso
ha
visto
avvenimenti
sanguinosi
e
feste
popolari
.
È
un
mare
storico
e
cupo
.
Sulla
piazza
che
quasi
esso
lambiva
,
dieci
,
venti
volte
sono
state
decise
le
sorti
del
popolo
napoletano
.
Le
onde
sue
melanconiche
hanno
dovuto
mormorare
per
molto
tempo
:
Corradino
,
Corradino
.
Le
onde
sue
tempestose
hanno
dovuto
ruggire
per
molto
tempo
:
Masaniello
,
Masaniello
.
È
il
mare
grandioso
e
triste
degli
antichi
che
sgomenta
le
coscienze
piccine
dei
moderni
.
La
sola
voce
del
flutto
rompe
il
silenzio
che
vi
regna
e
qualche
coraggioso
,
solitario
e
meditabondo
spirito
,
vi
passeggia
,
curvando
il
capo
sotto
il
peso
dei
ricordi
,
fissando
l
occhio
sulla
vita
di
quelli
che
furono
.
Ma
ferve
la
gente
e
ferve
la
vita
sul
mare
del
Molo
.
Non
è
spiaggia
,
è
porto
queto
e
profondo
.
L
acqua
non
ha
onde
o
appena
s
increspa
;
è
nera
,
a
fondo
di
carbone
,
un
nero
uniforme
e
smorto
,
dove
nulla
si
riflette
.
Sulla
superficie
galleggiano
pezzi
di
legno
,
brandelli
di
gomene
,
ciabatte
sformate
e
sorci
morti
.
Nel
porto
mercantile
si
stringono
l
una
contro
l
altra
le
barcacce
,
gli
schooners
,
i
brigantini
carichi
di
grano
,
di
farina
,
di
carbone
,
d
indaco
,
non
vi
è
che
una
piccola
linea
di
acqua
sporca
tra
essi
.
Sul
marciapiede
una
grua
eleva
nell
aria
il
suo
unico
braccio
di
ferro
,
che
s
alza
e
s
abbassa
con
uno
stridore
di
lima
.
Uomini
neri
dal
sole
,
di
fatica
e
di
fumo
,
vanno
,
vengono
,
salgono
e
scendono
.
Un
puzzo
di
catrame
è
nell
aria
.
Sulla
banchina
nuova
,
nel
terrapieno
,
sono
infissi
pennoni
a
cui
s
attorcigliano
intorno
grossissime
gomene
che
danno
una
sicurezza
maggiore
ai
vapori
postali
ancorati
in
rada
.
A
destra
c
è
il
porto
militare
,
medesimo
mare
smorto
e
sporco
,
dove
rimangono
immobili
le
corazzate
.
Dappertutto
barchette
che
sfilano
,
zattere
lente
,
imbarcazioni
pesanti
;
le
voci
si
chiamano
,
si
rispondono
,
si
incrociano
.
Il
sole
rischiara
tutto
questo
,
facendo
brulicare
nel
suo
raggio
polvere
di
carbone
,
atomi
di
catene
,
limature
di
ferro
;
la
sera
l
occhio
del
faro
sorveglia
il
Molo
.
Il
mare
del
Molo
è
quello
dei
grossi
negozianti
,
dei
grossi
banchieri
,
degli
spedizionieri
affaccendati
,
dei
marinari
adusti
,
degli
ufficiali
severi
che
corrono
al
loro
dovere
,
dei
viaggiatori
d
affari
che
partono
senza
un
rimpianto
.
È
per
essi
che
il
Signore
ha
fatto
il
lago
nero
del
Molo
.
Del
popolo
e
pel
popolo
è
il
mare
di
Santa
Lucia
.
È
un
mare
azzurro
-
cupo
,
calmo
e
sicuro
.
Una
numerosa
e
brulicante
colonia
di
popolani
vive
su
quella
riva
.
Le
donne
vendono
lo
spassatiempo
,
l
acqua
solfurea
,
i
polpi
cotti
nell
acqua
marina
;
gli
uomini
intrecciano
nasse
,
fanno
reti
,
pescano
,
fumano
la
pipa
,
guidano
le
barchette
,
vendono
i
frutti
di
mare
,
cantano
e
dormono
.
È
un
paesaggio
acceso
e
vivace
.
Le
linee
vi
sono
dure
e
salienti
,
il
sole
ardente
vi
spacca
le
pietre
.
Si
sente
un
profumo
misto
di
alga
,
di
zolfo
e
di
spezierie
soffritte
.
I
bimbi
seminudi
e
bruni
si
rotolano
nella
via
,
cascano
nell
acqua
,
risalgono
alla
superficie
,
scuotendo
il
capo
ricciuto
e
gridando
di
gioia
.
Sulla
riva
un
osteria
lunga
lunga
mette
le
sue
tavole
dalla
biancheria
candida
,
dai
cristalli
lucidi
,
dall
argenteria
brillante
.
Di
sera
vi
s
imbandiscono
le
cene
napoletane
.
Suonatori
ambulanti
di
violino
,
di
chitarra
,
di
flauto
improvvisano
concerti
;
cantatori
affiochiti
si
lamentano
nelle
malinconiche
canzonette
,
il
cui
metro
è
per
lo
più
lento
e
soave
e
la
cui
allegria
ha
qualche
cosa
di
chiassoso
o
di
sforzato
che
cela
il
dolore
;
accattoni
mormorano
senza
fine
la
loro
preghiera
;
le
donne
strillano
la
loro
merce
.
Di
estate
un
vaporetto
scalda
la
sua
macchina
per
andare
a
Casamicciola
,
la
bella
distrutta
,
i
barcaiuoli
offrono
con
insistenza
,
a
piena
voce
,
in
tutte
le
lingue
,
ai
viaggiatori
il
passaggio
fino
al
vaporetto
.
Dieci
o
dodici
stabilimenti
di
bagni
a
camerini
piccoli
e
variopinti
;
si
asciugano
al
sole
,
sbattute
dal
ponente
,
le
lenzuola
;
le
bagnine
hanno
sul
capo
un
fazzoletto
rosso
e
fanno
solecchio
con
la
mano
.
Una
folla
borghese
e
provinciale
assedia
gli
stabilimenti
,
scricchiolano
le
viottole
di
legno
.
Salgono
nell
aria
serena
canti
,
suoni
di
chitarra
,
trilli
d
organino
,
strilli
di
bimbi
,
bestemmie
di
facchini
,
rotolio
di
trams
,
profumi
e
cattivi
odori
;
rifuggono
i
colori
rabbiosi
e
mordenti
;
fiammeggiano
le
albe
riflesse
sul
mare
;
fiammeggiano
meriggi
lenti
e
voluttuosi
,
riflessi
sul
mare
;
s
incendiano
i
tramonti
sanguigni
riflessi
sul
mare
che
pare
di
sangue
.
È
il
mare
del
popolo
,
mare
laborioso
,
fedele
e
fruttifero
,
mare
amante
ed
amato
,
per
cui
vive
e
con
cui
vive
il
popolo
napoletano
.
Eppure
,
a
breve
distanza
,
tutto
cangia
d
aspetto
.
Dalla
strada
larga
e
deserta
si
vede
il
mare
del
Chiatamone
.
La
vista
si
estende
per
quel
vastissimo
piano
,
si
estende
quasi
all
infinito
,
poiché
è
lontanissima
la
curva
dell
orizzonte
.
Quel
piano
d
acqua
è
desolato
,
è
grigio
.
Nulla
vi
è
d
azzurro
e
la
medesima
serenità
ha
qualche
cosa
di
solitario
che
rattrista
.
Le
onde
si
rifrangono
contro
il
muraglione
di
piperno
con
un
rumore
sordo
e
cupo
;
lontano
,
gli
alcioni
bianchi
ne
lambiscono
le
creste
spumanti
.
A
sinistra
s
eleva
sulla
roccia
il
castello
aspro
,
ad
angoli
scabrosi
,
a
finestrelle
ferrate
;
il
castello
spaventoso
dove
tanti
hanno
sofferto
ed
hanno
pianto
;
il
castello
che
cela
il
Vesuvio
.
Contro
le
sue
basi
di
scoglio
le
onde
s
irritano
,
si
slanciano
piene
di
collera
e
ricadono
bianche
e
livide
di
rabbia
impotente
.
Quando
le
nuvole
s
addensano
sul
cielo
e
il
vento
tormentoso
sibila
fra
i
platani
della
villetta
,
allora
la
desolazione
è
completa
,
è
profonda
.
Di
lontano
appare
una
linea
nera
:
è
una
nave
sconosciuta
che
fugge
verso
paesi
ignoti
.
Alla
sera
passa
lentamente
qualche
barca
misteriosa
che
porta
una
fiaccola
di
luce
sanguigna
a
poppa
e
che
mette
una
striscia
rossa
nel
palpito
del
mare
:
sono
pescatori
che
stordiscono
,
con
la
fiaccola
,
il
pesce
.
In
quelle
acqua
un
giovanetto
nuotatore
bello
e
gagliardo
,
vinto
dalle
onde
,
invano
ha
chiamato
aiuto
ed
è
morto
affogato
;
in
una
notte
d
inverno
una
fanciulla
disperata
ha
pronunciata
una
breve
preghiera
e
si
è
lanciata
in
mare
,
donde
l
hanno
tratta
,
orribile
cadavere
sfracellato
e
tumefatto
.
È
il
mare
che
Dio
come
dice
la
vecchia
leggenda
ha
fatto
per
i
malinconici
,
per
gli
ammalati
,
per
i
nostalgici
,
per
gl
innamorati
dell
infinito
.
Invece
ride
il
mare
di
Mergellina
;
ride
nella
luce
rosea
delle
giornate
stupende
;
ride
nelle
morbide
notti
di
estate
,
quando
il
raggio
lunare
pare
diviso
in
sottilissimo
fili
d
argento
,
ride
nelle
vele
bianche
delle
sue
navicelle
che
paiono
giocondi
pensieri
aleggianti
nella
fantasia
.
Sulla
riva
scorre
la
fontana
con
un
cheto
e
allegro
mormorio
;
i
fanciulli
e
le
fantesche
in
abito
succinto
vengono
a
riempirvi
le
loro
brocche
.
Uno
yacht
elegante
,
dall
attrezzeria
sottile
come
un
merletto
,
dalle
velette
candide
orlate
di
rosso
,
si
culla
mollemente
come
una
creola
indolente
,
porta
il
nome
a
lettere
d
oro
,
il
nome
dolce
di
qualche
creatura
celestiale
e
bionda
:
Flavia
.
Uno
stabilimento
di
bagni
,
piccolo
ed
aristocratico
,
si
congiunge
alla
riva
per
una
breve
viottola
,
sulla
viottola
passano
le
belle
fanciulle
vestite
di
bianco
,
coi
grandi
cappelli
di
paglia
coperti
da
una
primavera
di
fiori
,
cogli
ombrellini
dai
colori
splendidi
che
si
accendono
al
sole
;
passano
le
sposine
giovanette
,
gaie
e
fresche
,
attaccate
al
braccio
dello
sposo
innamorato
;
i
bimbi
graziosi
,
dai
volti
ridenti
e
arrossati
dal
caldo
.
E
nel
mare
,
giù
,
è
un
ridere
,
uno
scherzare
,
un
gridio
fra
il
comico
spavento
e
l
allegria
dell
acqua
fredda
,
e
corpi
bianchi
che
scivolano
fra
due
onde
e
braccia
rotonde
che
si
sollevano
e
volti
bruni
dai
capelli
bagnati
.
È
la
festa
di
Mergellina
,
di
Mergellina
la
sorridente
,
fatta
per
coloro
cui
allieta
la
gioventù
,
cui
fiorisce
la
salute
,
fatta
pei
giovani
che
sperano
e
che
amano
,
fatta
per
coloro
cui
la
vita
è
una
ghirlanda
di
rose
che
si
sfogliano
e
rinascono
sempre
vive
e
profumate
.
Ma
il
mare
dove
finisce
il
dolore
è
il
mare
di
Posillipo
,
il
glauco
mare
che
prende
tutte
le
tinte
,
che
si
adorna
di
tutte
le
bellezze
.
Quanto
può
ideare
cervello
umano
per
figurarsi
il
paradiso
,
esso
lo
realizza
.
È
l
armonia
del
cielo
,
delle
stelle
,
della
luce
,
dei
colori
,
l
armonia
del
firmamento
con
la
natura
,
mare
e
terra
.
Si
sfogliano
i
fiori
sulla
sponda
,
canta
l
acqua
penetrando
nelle
grotte
,
l
orizzonte
è
tutto
un
sorriso
.
Posillipo
è
l
altissimo
ideale
che
sfuma
nella
indefinita
e
lontana
linea
dell
avvenire
;
Posillipo
è
tutta
la
vita
,
tutto
quello
che
si
può
desiderare
,
tutto
quello
che
si
può
volere
.
Posillipo
è
l
immagine
della
felicità
piena
,
completa
,
per
tutti
i
sensi
,
per
tutte
le
facoltà
.
È
la
vita
vibrante
,
fremente
,
nervosa
e
lenta
,
placida
e
attiva
.
È
il
punto
massimo
di
ogni
sogno
,
di
ogni
poesia
.
Il
mare
di
Posillipo
è
quello
che
Dio
ha
fatto
per
i
poeti
,
per
i
sognatori
,
per
gl
innamorati
di
quell
ideale
che
informa
e
trasforma
l
esistenza
.
Quando
il
Signore
ebbe
dato
a
noi
il
nostro
bel
golfo
,
udite
quello
che
la
sacrilega
leggenda
gli
fa
dire
:
uditelo
voi
,
anima
glaciale
e
cuore
inerte
.
Egli
disse
:
Sii
felice
per
quello
che
t
ho
dato
,
e
se
non
lo
puoi
,
se
l
incurabile
dolore
ti
traversa
l
anima
,
muori
nelle
onde
glauche
del
mare
.
LA
LEGGENDA
DELL
AMORE
In
questo
pomeriggio
lungo
di
luglio
un
grande
silenzio
regna
intorno
;
nelle
vie
abbruciate
dal
sole
non
passa
alcuno
;
ed
i
cittadini
dormono
nel
pesante
assopimento
dell
estate
;
vicino
,
sotto
la
finestra
,
in
un
tegame
dove
bolle
lo
strutto
,
scoppiettano
e
friggono
certi
peperoncini
verdi
ed
arrabbiati
;
lontano
,
in
una
via
trasversale
,
un
organino
suona
un
valtzer
languido
e
malinconico
;
un
moscone
sussurra
e
dà
di
testa
contro
i
vetri
più
alti
della
finestra
socchiusa
.
Noi
siamo
tristi
,
ed
il
sangue
che
monta
al
capo
,
ci
dà
la
vertigine
:
noi
abbiamo
l
anima
di
piombo
e
la
bocca
amara
;
noi
abbiamo
il
desiderio
dell
ombra
profonda
e
delle
bevande
ghiacciate
perché
invero
ci
è
intorno
la
violenza
di
una
passione
secca
e
rude
,
perché
ci
sembra
assistere
allo
spasimo
e
udire
i
singhiozzi
convulsi
della
natura
che
muore
nell
amore
del
sole
.
Le
vie
sono
bianche
,
polverose
e
fulgide
;
le
case
gialle
,
rosse
e
bianche
rifulgono
;
i
colli
sono
splendidi
di
luce
;
il
mare
brilla
tutto
come
un
migliaio
di
specchi
;
sulla
punta
del
cratere
qualche
cosa
abbrucia
e
fuma
ed
il
cielo
è
cupo
nella
sua
serenità
.
Tutto
è
luce
vivida
,
tutto
è
intensità
di
colore
,
ogni
cosa
si
condensa
;
pare
che
si
debbano
spaccar
le
pietre
,
che
le
case
debbano
sbuzzar
fuori
,
che
le
colline
vogliano
slanciarsi
al
cielo
,
che
il
mare
voglia
cangiarsi
in
metallo
liquefatto
e
che
la
montagna
voglia
eruttare
lave
di
fuoco
e
tutto
rimane
immobile
,
tetro
e
grave
.
È
per
l
amore
:
voi
certamente
sapete
che
tutte
le
cose
in
Napoli
,
dalle
pietre
al
cielo
,
sono
innamorate
.
Non
conoscete
la
storiella
dei
quattro
fratelli
?
Io
ve
la
narrerò
.
Una
volta
,
allora
,
allora
,
nel
tempo
dei
tempi
,
v
erano
quattro
fratelli
che
s
amavano
di
cordialissimo
amore
e
non
si
staccavano
mai
l
uno
dall
altro
.
Erano
belli
,
giovani
,
freschi
,
aitanti
nella
persona
e
sulle
giovani
teste
ben
s
addicevano
le
ghirlande
di
rose
.
Ognun
di
loro
arse
in
segreto
per
una
fanciulla
,
né
se
ne
confidarono
il
nome
;
ma
la
sorte
malaugurata
riunì
tutti
gli
amori
dei
quattro
fratelli
in
una
donna
sola
.
Ella
nessuno
di
quelli
voleva
amare
.
Asperrima
guerra
sarebbe
sorta
tra
loro
e
sangue
fraterno
sarebbe
stato
sparso
,
se
una
notte
la
loro
bella
non
fosse
sparita
per
sempre
.
Ma
essi
,
pazienti
ed
innamorati
,
l
aspettano
da
migliaia
di
anni
:
sono
cangiati
in
quattro
colli
ameni
e
fioriti
che
dal
loro
nome
si
chiamano
Poggioreale
,
di
Capodimonte
,
di
San
Martino
,
del
Vomero
e
l
uno
accanto
all
altro
,
immobilmente
innamorati
,
aspettano
il
ritorno
di
colei
che
amano
.
Fioriscono
le
primavere
sul
loro
capo
,
s
infiamma
l
estate
,
piange
l
autunno
,
s
incupisce
la
nera
stagione
;
ed
i
poggi
non
si
stancano
d
aspettare
.
Ma
l
amore
della
bella
assente
è
scarso
al
confronto
dell
amore
per
una
bella
sempre
presente
e
crudele
.
La
sapete
voi
la
seconda
storiella
?
Vi
fu
una
volta
un
giovanetto
leggiadro
e
gentile
,
nel
cui
volto
si
accoppiava
il
gaio
sorriso
dell
anima
innocente
al
malinconico
riflesso
di
un
cuore
sensibile
;
egli
era
nel
medesimo
tempo
festevole
senza
chiasso
e
serio
senza
durezza
.
Chi
lo
vedeva
lo
amava
;
e
la
gente
accorreva
a
lui
come
ad
amico
,
per
allietarsi
della
sua
compagnia
.
Ma
il
bel
giovanetto
fu
molto
infelice
,
molto
infelice
;
gli
entrò
nell
anima
un
amore
ardente
,
la
cui
fiamma
,
che
saliva
al
cielo
,
non
valse
ad
incendere
il
cuore
della
donna
che
egli
amava
.
Era
costei
una
donna
di
campagna
,
cui
era
stato
dato
in
dono
la
bellezza
del
corpo
,
ma
a
cui
era
stata
negata
quella
dell
anima
:
ella
era
una
di
quelle
donne
incantatrici
,
fredde
e
sprezzose
che
non
possono
né
godere
,
né
soffrire
.
Paiono
fatte
di
pietra
,
di
una
pietra
levigata
,
dura
e
glaciale
;
vanno
in
pezzi
ma
non
si
ammolliscono
;
cadono
fulminate
ma
non
muoiono
.
Tale
era
Nisida
,
colei
che
fu
invano
amata
dal
giovanetto
,
poiché
nulla
valse
a
vincerla
.
Allora
lui
che
si
chiamava
Posillipo
,
amando
invano
la
bella
donna
che
viveva
di
faccia
a
lui
,
per
sfuggire
a
quella
vista
che
era
il
suo
tormento
e
la
sua
seduzione
,
decise
di
precipitarsi
nel
mare
e
finire
così
la
sua
misera
vita
.
Decisero
però
diversamente
i
Fati
e
rimasto
a
mezz
acqua
il
bel
giovanetto
,
vollero
lui
mutato
in
poggio
che
si
bagna
nel
mare
e
lei
in
uno
scoglio
che
gli
è
dirimpetto
:
lui
poggio
bellissimo
dove
accorrono
le
gioconde
brigate
,
in
lui
dilettandosi
,
lei
destinata
ad
albergare
gli
omicidi
ed
i
ladri
che
gli
uomini
condannano
alla
eterna
prigionia
così
eterno
il
premio
,
così
eterno
il
castigo
.
E
vi
è
anche
l
amore
che
è
un
prodigioso
abbagliamento
,
un
miraggio
fatale
,
l
acciecamento
di
colui
che
,
ardito
e
folle
,
ha
voluto
fissare
il
sole
.
Era
un
pescatore
abile
e
fortunato
,
colui
di
cui
vi
narro
,
e
l
intiero
suo
giorno
passava
fra
l
amo
e
le
reti
,
lieto
quando
la
pesca
era
abbondante
,
incollerito
quando
la
tempesta
che
intorbida
le
acque
,
rendeva
inefficace
le
sue
fatiche
.
Era
uomo
semplice
e
buono
,
silenzioso
ed
ignorante
d
amore
:
quando
un
giorno
,
mentre
sedeva
a
riva
ed
immergeva
l
amo
nell
onda
,
dalle
glauche
acque
,
dinanzi
a
lui
sorse
una
Ninfa
marina
,
dal
corpo
bianco
e
provocante
,
dai
lunghi
e
biondi
capelli
che
il
vento
sollevava
,
dallo
sguardo
verde
e
terso
come
il
cristallo
;
ella
cantava
soavemente
e
le
sue
candide
dita
volavano
sulla
cetra
.
Era
così
lusinghiero
,
così
attraente
il
suo
canto
che
il
povero
pescatore
sentì
struggersi
il
cuore
e
non
avendo
che
l
ardente
desiderio
di
raggiungere
la
sirena
e
morire
in
un
supremo
abbraccio
,
precipitò
nel
mare
.
Tre
volte
venne
a
galla
,
tre
volte
scomparve
nel
mare
e
lui
fortunato
se
potette
con
la
morte
pagare
così
infinito
godimento
.
Il
sito
dove
egli
precipitò
fu
chiamato
Mergellina
dal
suo
nome
e
dicesi
ancora
,
nelle
fosforescenti
notti
d
estate
,
vi
ricompaia
la
sirena
.
V
è
poi
la
pietosa
istoria
dell
amore
felice
che
è
combattuto
e
vinto
dalla
morte
:
una
storiella
ingenua
come
tutte
le
altre
.
Vi
si
narra
di
un
ricco
signore
chiamato
Sebeto
,
che
abitava
in
una
campagna
presso
Napoli
,
in
un
palazzo
tutto
di
marmo
.
Egli
per
amore
aveva
menato
in
moglie
una
donna
chiamata
Megera
che
lo
ricambiava
con
egual
tenerezza
.
Egli
teneva
cara
questa
sua
moglie
sopra
tutte
le
cose
e
profondeva
per
lei
tutte
le
sue
ricchezze
:
accadde
che
in
un
giorno
ella
volle
andare
a
diporto
sopra
una
feluca
pel
golfo
di
Napoli
.
Verso
la
riva
Platamonia
,
dove
il
mare
è
sempre
tempestoso
,
mentre
i
marinari
volevano
far
forza
contro
il
vento
,
la
feluca
si
capovolse
e
Megera
si
annegò
diventando
uno
scoglio
.
Alla
orribile
nuova
Sebeto
sentì
spezzarsi
il
cuore
e
per
molto
tempo
si
sciolse
in
amarissime
lagrime
in
modo
che
tutta
la
sua
vita
si
disfece
in
acqua
,
correndo
a
gettarsi
nel
mare
dove
Megera
era
morta
.
E
tutte
le
fontane
di
Napoli
sono
lagrime
:
quella
di
Monteoliveto
è
formata
dalle
lagrime
di
una
pia
monachella
che
pianse
senza
fine
sulla
Passione
di
Gesù
;
quella
dei
Serpi
sono
le
lagrime
di
Belloccia
,
una
serva
fedele
innamorata
del
suo
signore
;
quella
degli
Specchi
è
fatta
delle
lagrime
di
Corbussone
,
cuoco
di
palazzo
e
folle
di
amore
per
la
regina
cui
cucinava
gli
intingoli
;
quella
del
Leone
è
il
pianto
di
un
principe
napoletano
,
cui
unico
e
buon
amico
era
rimasto
un
leone
che
gli
morì
miseramente
;
e
quella
di
fontana
Medina
sono
le
lagrime
di
Nettuno
,
innamorato
di
una
bella
statua
cui
non
arrivò
a
dar
vita
.
Ma
la
passione
è
nell
ultima
storiella
che
ascolterete
.
Vi
si
parla
di
un
nobile
signore
,
appartenente
ad
uno
dei
primi
seggi
della
città
,
e
che
s
innamorò
perdutamente
di
una
fanciulla
di
casa
nemica
;
era
il
cavaliere
di
carattere
violento
,
di
temperamento
focoso
,
pronto
al
risentimento
ed
all
ira
.
Pure
,
per
ottenere
la
donna
che
amava
,
sarebbe
diventato
umile
come
un
poverello
cui
manca
il
pane
.
Ma
l
amore
dei
due
giovani
,
anziché
diminuire
e
lenire
le
collere
di
parte
,
valse
a
rinfocolarle
e
per
preghiere
ed
intercessioni
che
venissero
fatte
,
la
nobile
famiglia
Capri
non
volle
accettare
il
matrimonio
.
Anzi
per
trovar
rimedio
all
amore
dei
due
,
fu
deciso
imbarcare
la
fanciulla
sopra
una
feluca
e
mandarla
in
estranea
contrada
.
Ma
essa
che
si
sentiva
strappar
l
anima
,
allontanandosi
dal
suo
bene
,
come
fu
fuori
del
porto
,
inginocchiatasi
e
pronunciata
una
breve
preghiera
,
si
slanciò
nell
onde
,
donde
uscì
isola
azzurra
e
verdeggiante
.
Ma
non
si
chetava
l
amore
nel
cuore
del
nobile
Vesuvio
,
quale
era
il
nome
del
cavaliere
e
la
collera
gli
bolliva
in
corpo
:
quando
seppe
della
nuova
crudele
,
cominciò
a
gittar
caldi
sospiri
e
lagrime
di
fuoco
,
segno
della
interna
passione
che
lo
agitava
;
e
tanto
si
gonfiò
che
divenne
un
monte
nelle
cui
viscere
arde
un
fuoco
eterno
d
amore
.
Così
egli
è
dirimpetto
alla
sua
bella
Capri
e
non
può
raggiungerla
e
freme
d
amore
e
lampeggia
e
s
incorona
di
fumo
e
il
fuoco
trabocca
in
lava
corruscante
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
O
anime
trafitte
,
o
anime
sconsolate
,
o
voi
che
per
l
amore
portate
nel
cuore
sette
spade
di
dolore
,
non
vi
sorrida
la
speranza
di
guarirvi
qui
.
Qui
amano
anche
le
pietre
:
gli
uomini
sani
s
ammalano
d
amore
e
gli
infermi
ne
muoiono
.
IL
PALAZZO
DONN
ANNA
Il
bigio
palazzo
si
erge
nel
mare
.
Non
è
diroccato
,
ma
non
fu
mai
finito
;
non
cade
,
non
cadrà
,
poiché
la
forte
brezza
marina
solidifica
ed
imbruna
le
muraglie
,
poiché
l
onda
del
mare
non
è
perfida
come
quella
dei
laghi
e
dei
fiumi
,
assalta
ma
non
corrode
.
Le
finestre
alte
,
larghe
,
senza
vetri
,
rassomigliano
ad
occhi
senza
pensiero
;
nei
portoni
dove
sono
scomparsi
gli
scalini
della
soglia
,
entra
scherzando
e
ridendo
il
flutto
azzurro
,
incrosta
sulla
pietra
le
sue
conchiglie
,
mette
l
arena
nei
cortili
,
lasciandovi
la
verde
e
lucida
piantagione
delle
sue
alghe
.
Di
notte
il
palazzo
diventa
nero
,
intensamente
nero
;
si
Serena
il
cielo
Sul
suo
capo
,
rifulgono
le
alte
e
bellissime
stelle
,
fosforeggia
il
mare
di
Posillipo
,
dalle
ville
perdute
nei
boschetti
escono
canti
malinconici
d
'
amore
e
le
monotone
note
del
mandolino
:
il
palazzo
rimane
cupo
e
sotto
le
sue
vòlte
fragoreggia
l
onda
marina
.
Ogni
tanto
par
di
vedere
un
lumicino
passare
lentamente
nelle
sale
e
fantastiche
ombre
disegnarsi
nel
vano
delle
finestre
:
ma
non
fanno
paura
.
Forse
sono
ladri
volgari
che
hanno
trovato
là
un
buon
covo
,
ma
la
nostra
splendida
povertà
non
teme
di
loro
;
forse
sono
mendicanti
che
trovarono
un
tetto
,
ma
noi
ricchi
di
cuore
e
di
cervello
,
ci
abbassiamo
dalla
nostra
altezza
per
compatirli
.
E
forse
sono
fantasmi
e
noi
sorridiamo
e
desideriamo
the
ciò
sia
;
noi
li
amiamo
i
fantasmi
,
noi
viviamo
con
essi
,
noi
sogniamo
per
essi
e
per
essi
noi
moriremo
.
Noi
moriremo
per
essi
,
col
desiderio
di
vagolare
anche
noi
sul
mare
,
per
le
colline
,
sulle
rocce
,
nelle
chiesette
tetre
ed
umide
,
nei
cimiteri
fioriti
,
nelle
fresche
sale
dove
il
medioevo
ha
vissuto
.
Fu
una
sera
e
splendevano
di
luce
vivida
quelle
finestre
;
attorno
attorno
il
palazzo
,
sul
mare
,
si
cullavano
barchette
di
piacere
adorne
di
velluti
che
si
bagnavano
nell
acqua
,
vagamente
illuminate
da
lampioncini
colorati
,
coronate
di
fiori
alla
poppa
;
i
barcaiuoli
si
pavoneggiavano
nelle
ricche
livree
.
Tutta
la
nobiltà
napoletana
,
tutta
la
nobiltà
spagnuola
,
accorreva
ad
una
delle
magnifiche
feste
che
l
'
altiera
Donn
'
Anna
Carafa
,
moglie
del
duca
di
Medina
C
li
,
dava
nel
suo
palazzo
di
Posillipo
.
Nelle
sale
andavano
e
venivano
i
servi
,
i
paggi
dai
colori
rosa
e
grigio
,
i
maggiordomi
dalla
collana
d
'
oro
,
dalle
bacchette
di
ebano
:
giungevano
continuamente
le
bellissime
signore
,
dagli
strascichi
di
broccato
,
dai
grandi
collari
di
merletto
,
donde
sorgeva
come
pistillo
di
fiore
la
testa
graziosa
,
dai
monili
di
perle
,
dai
brillanti
che
cadevano
sui
busti
attillati
e
seducenti
;
giungevano
accompagnate
dai
mariti
,
dai
fratelli
e
qualcuna
,
più
ardita
,
solamente
dall
'
amante
.
Nella
grande
sala
,
sulla
soglia
,
nel
suo
ricchissimo
abito
rosso
,
tessuto
a
lama
d
argento
,
con
un
lieve
sorriso
sulla
bocca
,
il
cui
grosso
labbro
inferiore
s
'
avanzava
quasi
in
atto
di
spregio
,
inchinando
appena
il
fiero
capo
alle
donne
,
dando
la
mano
da
baciare
ai
cavalieri
grandi
di
Spagna
di
prima
classe
come
lei
,
stava
Donna
Anna
di
Medina
C
li
.
L
'
occhio
grigio
dal
lampo
d
'
acciaio
,
simile
a
quello
dell
aquila
,
rivelava
l
interna
soddisfazione
di
quell
'
anima
fatta
d
'
orgoglio
:
ella
godeva
,
godeva
senza
fine
nel
vedere
venire
a
lei
tutti
gli
omaggi
,
tutti
gli
ossequi
,
tutte
le
adulazioni
.
Era
lei
la
più
nobile
,
la
più
potente
,
la
più
ricca
,
la
più
bella
,
la
più
rispettata
,
la
più
temuta
,
lei
duchessa
,
lei
signora
,
lei
regina
di
forza
e
di
grazia
.
Oh
poteva
salire
gloriosa
i
due
scalini
che
facevano
del
suo
seggiolone
quasi
un
trono
;
poteva
levare
la
testa
al
caldo
alito
dell
'
ambizione
appagata
che
le
soffiava
in
volto
.
Le
dame
sedevano
intorno
a
lei
,
facendole
corona
,
minori
tutte
di
lei
:
ella
era
sola
,
maggiore
,
unica
.
In
fondo
al
grande
salone
era
rizzato
un
teatrino
destinato
per
lo
spettacolo
.
Tutta
quella
eletta
schiera
d
'
invitati
dovevano
dapprima
assistere
alla
rappresentazione
di
una
commedia
ed
a
quella
di
una
danza
moresca
;
poi
nelle
sale
si
sarebbero
intrecciate
le
danze
sino
all
'
alba
.
Ma
la
grande
curiosità
della
rappresentazione
era
che
gli
attori
,
per
una
moda
venuta
allora
di
Francia
,
appartenessero
alla
nobiltà
.
Donn
'
Anna
Carafa
di
Medina
disprezzava
i
facili
costumi
francesi
che
corrompevano
la
rigida
corte
spagnuola
,
ma
scrutatrice
dei
cuori
e
apprezzatrice
del
favore
popolare
com
'
era
,
s
'
accorgeva
che
quelle
molli
usanze
piacevano
ed
erano
adottate
con
trasporto
.
Solo
per
questo
ella
aveva
consentito
che
Donna
Mercede
de
las
Torres
,
sua
nipote
di
Spagna
,
sostenesse
una
parte
nella
rappresentazione
.
Donna
Mercede
,
giovane
,
bruna
,
dai
grandi
occhi
lionati
,
dai
neri
capelli
,
le
cui
trecce
le
formavano
un
elmo
sul
capo
,
era
una
spagnuola
vera
.
Ella
rappresentava
nella
commedia
la
parte
di
una
schiava
innamorata
del
suo
padrone
,
una
schiava
che
lo
segue
dappertutto
,
e
lo
serve
fedelmente
sino
a
fargli
da
mezzana
d
'
amore
,
sino
a
morire
per
lui
d
'
un
colpo
di
pugnale
destinato
al
cavaliere
da
un
padre
crudele
.
Ella
recitava
con
un
trasporto
,
con
un
tale
impeto
che
tutta
la
sala
si
commuoveva
allo
sventurato
e
non
corrisposto
amore
della
schiava
Mirza
:
tutti
si
commuovevano
,
salvo
Gaetano
di
Casapesenna
che
faceva
la
parte
del
cavaliere
.
Ma
così
dal
poeta
era
stata
ispirata
ogni
parola
del
cavaliere
,
ed
egli
,
freddo
,
indifferente
,
inconscio
,
non
faceva
che
rimaner
fedele
al
carattere
che
rappresentava
.
Solo
,
alla
fine
della
commedia
,
quando
la
sventurata
Mirza
ferita
a
morte
,
s
'
accomiata
con
parole
d
'
affetto
da
colui
che
fu
la
sua
vita
e
la
sua
morte
,
allora
,
egli
,
cui
appare
finalmente
la
verità
qual
luce
diffusa
meridiana
,
preso
dall
'
amore
,
s
'
abbandona
in
ginocchio
dinanzi
al
corpo
della
poveretta
morente
e
copre
di
baci
quel
volto
pallido
d
'
agonia
.
Invero
,
egli
fu
così
focoso
in
tale
slancio
,
così
patetica
ed
improntata
di
dolore
la
sua
voce
,
così
disordinato
ogni
suo
gesto
,
che
veramente
parve
superiore
ad
ogni
vero
attore
,
e
parve
che
la
verità
animasse
il
suo
spirito
,
sino
al
punto
che
la
sala
intera
scoppiò
in
applausi
.
Sola
,
sul
suo
trono
,
tra
le
sue
gemme
,
sotto
la
sua
corona
ducale
,
Donn
'
Anna
impallidiva
mortalmente
e
si
mordeva
le
labbra
.
Non
era
lei
la
più
amata
.
Le
due
donne
s
'
incontravano
nelle
sale
del
palazzo
Medina
;
si
guardavano
,
Donna
Mercede
fremente
di
gelosia
,
l
'
occhio
nero
covante
fuoco
,
smorta
,
rodendo
un
freno
che
la
sua
libera
anima
aborriva
;
Donna
Anna
,
pallida
di
odio
,
muta
nella
sua
collera
;
si
guardavano
,
impassibile
e
fredda
Donn
'
Anna
,
agitata
e
febbrile
Donna
Mercede
.
Scambiavano
rade
ed
altere
parole
.
Ma
se
la
gelosia
scoppiava
irresistibile
,
l
'
ingiuria
correva
sul
loro
labbro
:
Le
donne
di
Spagna
sono
esse
le
prime
ad
abbandonarsi
all
'
amante
diceva
Donn
'
Anna
,
con
la
sua
voce
dura
e
grave
.
Le
donne
di
Napoli
si
gloriano
del
numero
degli
amanti
rispondeva
vivamente
Donna
Mercede
.
Voi
siete
l
'
amante
di
Gaetano
Casapesenna
,
Donna
Mercede
.
Voi
lo
foste
,
Donn
'
Anna
.
Voi
obliaste
ogni
ritegno
,
ogni
pudore
,
dandoci
vostro
amore
a
spettacolo
,
Donna
Mercede
.
Voi
tradiste
il
duca
di
Medina
C
li
,
mio
nobile
zio
,
Donn
'
Anna
Carafa
.
Voi
amate
ancora
Gaetano
Casapesenna
.
Voi
anche
lo
amate
ed
egli
non
vi
ama
,
Donn
'
Anna
.
Vinceva
la
bollente
spagnuola
e
Donna
Anna
si
consumava
dalla
rabbia
.
Ma
egualmente
l
'
odio
glaciale
della
duchessa
contro
cui
s
'
infrangeva
ogni
slancio
di
Donna
Mercede
,
tormentava
la
spagnuola
.
Esse
avevano
nel
cuore
un
orribile
segreto
;
esse
portavano
nelle
viscere
il
feroce
serpente
della
gelosia
,
esse
morivano
ogni
giorno
di
amore
e
di
odio
.
Donn
'
Anna
celava
il
suo
spasimo
,
ma
Donna
Mercede
lo
rivelava
nelle
convulsioni
del
suo
spirito
e
del
suo
corpo
.
La
duchessa
agonizzava
sorridendo
;
Donna
Mercede
agonizzava
,
piangendo
e
strappandosi
i
neri
capelli
.
Fino
a
che
ella
scomparve
d
'
un
tratto
dal
palazzo
Medina
C
li
e
fu
detto
che
presa
da
improvvisa
vocazione
religiosa
,
avesse
desiderato
la
pace
del
convento
e
fu
narrato
del
misticismo
ond
'
era
stata
presa
quell
'
anima
,
e
delle
lunghe
giornate
passate
in
ginocchio
dinanzi
al
Sacramento
,
e
del
fervore
della
preghiera
e
delle
lagrime
ardenti
:
ma
non
fu
detto
né
il
convento
,
né
il
paese
,
né
il
regno
dove
era
il
convento
.
Invano
Gaetano
di
Casapesenna
cercò
Donna
Mercede
in
Italia
,
in
Francia
,
in
Ispagna
ed
in
Ungheria
,
invano
si
votò
alla
Madonna
di
Loreto
,
a
San
Giacomo
di
Campostella
,
invano
pianse
,
pregò
,
supplicò
.
Mai
più
rivide
la
sua
bella
amante
.
Egli
morì
giovane
,
in
battaglia
,
quale
a
cavaliere
sventurato
si
conviene
.
Altre
feste
seguirono
nel
palazzo
Medina
,
altri
omaggi
salutarono
la
ricca
e
potente
duchessa
Donn
'
Anna
;
ma
ella
sedeva
sul
suo
trono
,
con
l
'
anima
amareggiata
di
fiele
,
col
cuore
arido
e
solitario
.
Quei
fantasmi
sono
quelli
degli
amanti
?
O
divini
,
divini
fantasmi
!
Perché
non
possiamo
anche
noi
,
come
voi
,
spasimare
d
'
amore
anche
dopo
la
morte
?
BARCHETTA
-
FANTASMA
Li
conosci
tu
?
Li
conosci
tu
questi
giorni
fangosi
e
sporchi
,
quando
la
Noia
immortale
prende
il
colore
bigio
,
l
'
odore
nauseante
,
la
pesantezza
opprimente
della
nebbia
invernale
,
quando
il
cielo
è
stupidamente
anemico
,
il
sole
è
una
lanterna
semispenta
e
fumicante
,
i
fiori
impallidiscono
ed
appassiscono
,
le
frutta
imputridiscono
,
le
guance
delle
donne
sembrano
di
cenere
,
la
mano
degli
uomini
pare
di
sughero
,
la
città
patisce
di
acquavite
e
la
campagna
di
siero
?
È
in
questi
giorni
che
la
fantasia
del
mondo
,
esaltata
nella
sua
febbre
,
senza
trovare
più
pascolo
,
senza
avere
più
refrigerio
,
si
nutre
orribilmente
di
se
stessa
,
arroventandosi
o
disseccandosi
.
In
questi
giorni
la
poesia
,
la
delicata
ed
esile
fanciulla
,
irrimediabilmente
ammalata
,
s
'
illanguidisce
,
declina
il
capo
e
muore
senza
un
gemito
,
senza
un
respiro
e
l
'
arte
,
la
robusta
fanciulla
,
colpita
mortalmente
,
agonizza
,
torcendosi
le
braccia
,
effondendo
in
lugubri
lamenti
la
sua
disperazione
.
Invano
l
'
artista
cerca
immergersi
nel
suo
sogno
prediletto
:
il
sogno
è
scomparso
.
Invano
egli
tenta
tutte
le
corde
della
bionda
lira
:
sotto
la
sua
mano
tremante
le
corde
si
spezzano
,
con
un
suono
che
si
prolunga
nell
'
aria
come
un
triste
presagio
.
O
giorni
,
o
giorni
scombuiati
,
feroci
e
maledetti
.
Ma
perché
in
questi
giorni
non
amiamo
noi
,
sino
a
morirne
?
Perché
non
chiudiamo
gli
occhi
,
lasciandoci
rotolare
in
un
abisso
senza
fondo
dove
è
cosi
dolcemente
doloroso
finire
la
vita
?
Perché
non
parliamo
noi
di
amore
sino
a
che
la
voce
si
esaurisca
nella
gola
riarsa
e
la
parola
diventi
un
mormorio
indistinto
?
Vieni
dunque
ad
ascoltarmi
.
Narrerò
a
te
d
'
amore
.
A
te
,
fantasma
fuggevole
ed
inafferrabile
,
essere
divinamente
malvagio
,
umanamente
buono
,
infinitamente
caro
,
bello
come
una
realtà
,
orribile
come
una
illusione
,
sempre
lontano
,
sempre
presente
,
che
vivi
nelle
regioni
sconosciute
,
che
sei
in
me
:
chimera
,
persona
,
nebulosa
,
nome
,
idea
odiosa
ed
adorabile
da
cui
parte
ed
a
cui
ritorna
ogni
minuto
la
mia
vita
!
L
'
hai
tu
mai
vista
la
barchetta
-
fantasma
?
L
'
hai
tu
vista
,
amor
mio
?
....
.
Odimi
.
Io
non
so
quando
avvenne
la
storia
d
'
amore
che
ti
narro
;
l
'
anno
,
il
giorno
e
l
'
ora
,
non
li
conosco
.
Ma
che
importa
?
Oggi
,
ieri
,
domani
,
il
dramma
dell
'
amore
è
multiforme
ed
unico
.
Batta
il
cuore
sino
a
spezzarsi
sotto
una
toga
di
lana
,
una
corazza
di
acciaio
o
un
abito
di
velluto
,
il
suo
palpito
precipitoso
non
rovinerà
meno
o
diversamente
una
esistenza
;
siano
le
braccia
dell
'
amata
cinte
di
bende
sacre
,
nude
,
sotto
le
fasce
dei
braccialetti
,
chiuse
nelle
stoffe
seriche
,
o
seminascoste
nei
merletti
,
esse
non
abbracceranno
con
minore
o
diversa
passione
.
Che
importa
una
cifra
?
Tecla
era
bella
.
Il
suo
volto
era
di
quel
candore
caldo
e
vivo
che
diventa
cereo
sotto
i
baci
;
nei
grandi
e
voluttuosi
occhi
di
leonessa
si
accendevano
strane
scintille
d
'
oro
;
le
labbra
arcuate
erano
fatte
per
quel
sorriso
lungo
,
profondo
e
cosciente
che
poche
donne
conoscono
;
le
trecce
folte
,
brune
,
s
'
incupivano
in
un
nero
azzurro
.
Si
chiamava
Tecla
,
un
nome
duro
e
dolce
,
che
nel
fantasioso
vocabolario
dei
nomi
significa
cuore
colpevole
.
Hanno
la
loro
fatalità
anche
i
nomi
.
Fanciulla
,
Tecla
aveva
ignorato
l
'
amore
,
orgogliosa
ed
indifferente
;
sposa
a
Bruno
,
Tecla
aveva
ignorato
l
'
amore
,
moglie
superba
e
glaciale
.
Eppure
aveva
veduto
struggersi
,
consumarsi
d
'
amore
il
forte
cuore
di
Bruno
,
un
ruvido
ed
aspro
cuore
che
non
aveva
mai
amato
,
ma
quel
soffio
ardente
di
passione
non
l
'
aveva
riscaldata
,
quella
voce
ansiosa
ed
appassionata
non
l
'
aveva
commossa
,
l
'
amore
di
Bruno
era
rimasto
inutile
,
inutile
.
Bruno
se
lo
sapeva
,
Tecla
glielo
aveva
detto
.
Ella
non
mentiva
mai
.
Era
sposa
a
lui
,
senza
odio
,
ma
senza
trasporto
.
Bruno
non
si
rassegnava
,
no
.
Tecla
era
il
cruccio
insoffribile
della
sua
vita
,
il
chiodo
irrugginito
,
ficcato
nel
cervello
,
il
tronco
di
spada
spezzato
ed
incastrato
nel
cuore
.
La
ruga
della
sua
fronte
,
la
crudeltà
del
suo
sguardo
,
il
sogghigno
del
suo
labbro
,
l
'
amarezza
della
sua
bocca
,
il
fiele
del
suo
spirito
era
Tecla
.
Avrebbe
dovuto
morire
,
ma
quando
s
'
ama
non
se
ne
ha
il
coraggio
.
Avrebbe
potuto
uccidere
Tecla
,
ma
non
vi
pensava
.
Non
si
uccide
una
donna
virtuosa
:
Tecla
era
virtuosa
,
di
una
virtù
alta
e
fiera
.
Ma
come
ogni
altezza
ne
trova
un
'
altra
che
la
superi
e
la
vinca
,
fino
a
che
non
si
arrivi
all
'
invincibile
ed
all
'
incommensurabile
,
così
dinanzi
alla
virtù
di
Tecla
giganteggiò
,
immenso
,
l
'
amore
.
Fu
una
grande
sconfitta
;
fu
un
gran
trionfo
.
D
'
un
tratto
la
fierezza
si
annegò
nella
umiltà
,
l
'
orgoglio
fu
ingoiato
,
trovolto
.
Era
singolarmente
bello
Aldo
,
un
fascino
irresistibile
vibrava
nella
sua
voce
armoniosa
,
le
sue
parole
struggevano
come
fuoco
liquido
,
il
suo
sguardo
dominava
,
vinceva
,
metteva
nell
'
anima
uno
,
sgomento
pieno
di
tenerezza
;
ma
se
tutto
questo
non
fosse
stato
,
per
Tecla
egli
era
sempre
,
unico
,
l
'
amore
.
Fu
una
notte
in
una
sala
fulgida
di
lumi
che
si
videro
.
Nulla
seppero
dirsi
.
Pure
fra
quei
due
esseri
che
si
separarono
senza
un
saluto
,
senza
un
sorriso
,
un
legame
indissolubile
era
sorto
.
Camminavano
uno
verso
l
'
altro
,
dovendo
inevitabilmente
incontrarsi
.
Che
fai
tu
alla
finestra
,
Tecla
?
È
un
'
ora
che
guardi
nel
buio
,
quasi
vi
scorgessi
qualche
cosa
.
Guardo
il
mare
,
Bruno
,
rispondeva
lei
con
la
infinita
mestizia
di
chi
comincia
ad
amare
.
La
brezza
della
sera
ti
fa
male
,
Tecla
.
Tu
sei
pallida
come
un
cadavere
.
Lasciami
qui
,
te
ne
prego
.
Tu
sei
triste
,
Tecla
.
A
che
pensi
?
Io
non
penso
,
Bruno
.
Dimmi
,
chi
ti
rattrista
?
Nessuno
può
rattristarmi
.
Tecla
,
la
tua
mano
è
gelata
e
le
tue
labbra
sono
,
ardenti
;
tu
soffri
,
tu
tremi
,
tu
vacilli
...
Muoio
...
Ma
in
una
notte
cupa
e
profonda
,
dopo
venti
notti
che
l
'
insonnia
tormentosa
si
assideva
al
suo
capezzale
bagnato
di
lagrime
,
Tecla
sentì
scuotersi
tutta
,
come
se
un
appello
possente
la
chiamasse
.
Eccomi
mormorò
.
E
muta
,
rigida
,
con
l
'
incesso
uniforme
e
continuo
di
un
automa
,
col
lungo
abito
bianco
che
le
si
trascinava
dietro
come
un
sudario
,
col
passo
ritmico
che
appena
sfiorava
il
suolo
,
coi
lunghi
capelli
disciolti
sugli
omeri
,
con
gli
occhi
spalancati
nell
'
oscurità
,
ella
attraversò
la
casa
ed
uscì
sul
terrazzo
che
dava
sul
mare
.
Aldo
era
là
.
Ella
andò
a
lui
.
Stettero
a
guardarsi
,
nell
'
ombra
.
Non
un
detto
,
non
un
sospiro
.
L
'
amore
condensato
,
potente
,
sdegnoso
di
espansione
,
li
soffocava
.
O
indimenticabili
notti
create
per
l
'
amore
!
O
eternamente
bello
golfo
di
Napoli
,
dall
'
amore
e
per
l
'
amore
creato
!
Nelle
notti
di
primavera
,
quando
il
fermento
della
terra
conturba
i
sensi
e
tenta
l
'
anima
,
quando
nell
'
aria
vi
è
troppo
profumo
di
fiori
,
si
può
discendere
al
mare
,
entrare
nella
barca
,
fuggire
la
costiera
,
e
sdraiati
sui
cuscini
contemplare
l
'
azzurro
cupo
del
cielo
,
l
'
ondeggiamento
voluttuoso
del
flutto
,
il
palpito
vivo
delle
stelle
che
pare
si
vogliano
staccare
per
precipitare
nell
'
immenso
aere
.
Nelle
torbide
notti
estive
che
seguono
le
giornate
violente
e
tormentose
,
quando
la
terra
si
riposa
,
sfiaccolata
,
da
una
passione
di
quattordici
ore
col
sole
,
felice
colui
che
può
farsi
cullare
in
una
barca
,
come
in
un
'
amaca
,
mentre
il
forte
profumo
marino
gli
fa
sognare
il
tropico
,
la
sua
splendida
e
mostruosa
vegetazione
,
e
le
svelte
fanciulle
brune
che
discendono
sotto
gli
archi
dei
tamarindi
.
Nelle
meste
e
bianche
notti
autunnali
,
quando
la
luna
malaticcia
si
unisce
alla
candida
malinconia
del
cielo
,
al
languido
pallore
delle
stelle
,
alla
nebulosità
ideale
delle
colline
,
quando
tutto
il
mondo
diventa
fioccoso
di
spuma
,
vi
è
chi
presceglie
il
mare
per
confidente
e
va
a
narrargli
il
disfacimento
della
sua
vita
che
inclina
a
perdersi
nel
nulla
,
mentre
la
morbida
curva
di
Posillipo
pare
che
si
abbassi
anche
essa
desiderosa
di
scomparire
nel
mare
.
Nelle
notti
tempestose
d
'
inverno
,
quando
il
temporale
della
città
ha
tutta
la
grettezza
e
la
miseria
delle
stradicciuole
strette
e
delle
grondaie
piagnolose
,
quando
l
'
anima
sente
il
bisogno
imperioso
di
una
mano
che
l
'
afferri
,
che
delizioso
ed
infinito
terrore
,
che
impressione
incancellabile
trovarsi
in
alto
mare
,
in
un
ambiente
nero
,
dove
il
pericolo
è
tanto
più
grande
in
quanto
è
indistinto
.
Ma
più
felice
di
tutti
colui
che
godette
queste
notti
carezzando
i
capelli
morbidi
di
una
donna
adorata
,
che
stringendola
al
cuore
,
potette
sognare
di
rapirla
nel
paese
sconosciuto
desiderato
dagli
amanti
,
che
potette
sperare
di
morire
con
lei
,
sotto
il
cielo
che
s
'
incurva
,
nel
mare
che
li
vuole
.
Più
di
tutti
colpevolmente
felici
e
colpevolmente
invidiati
Aldo
e
Tecla
.
Aldo
,
il
mare
è
troppo
nero
.
Io
t
'
amo
,
Tecla
.
Io
t
'
amo
,
Aldo
.
Sostienimi
col
tuo
valido
braccio
,
amore
.
Perché
quel
barcaiuolo
tace
?
Il
suo
lavoro
è
duro
,
forse
.
Gli
daremo
del
denaro
....
.
mi
amerai
sempre
,
sempre
,
Tecla
?
Sempre
.
Aldo
,
quella
fiaccola
gitta
una
luce
sanguigna
sui
nostri
volti
e
sul
mare
.
Pare
che
illumini
due
cadaveri
ed
una
tomba
,
amore
.
Che
temi
tu
dalla
morte
?
Dividermi
da
te
.
Giammai
.
Dio
deve
castigarci
egualmente
.
Un
silenzio
si
prolungò
.
Si
guardavano
,
mentre
alla
loro
passione
si
univa
la
nota
dolce
di
una
tenerezza
grave
come
un
presentimento
.
La
barca
volava
sull
'
acqua
;
il
barcaiuolo
vogava
con
grande
forza
,
senza
volgere
il
capo
a
guardare
gli
amanti
.
Non
ti
sembra
,
Aldo
,
che
siamo
lontani
assai
dalla
sponda
?
Tanto
meglio
,
dolcezza
mia
.
Perché
quel
barcaiuolo
non
parla
?
C
'
invidia
forse
,
Tecla
.
È
giovane
,
amerà
senza
speranza
.
Interrogalo
,
Aldo
.
Domandagli
perché
nasconde
il
suo
volto
.
D
'
un
tratto
il
barcaiuolo
si
volse
.
Era
Bruno
.
Era
la
figura
dell
'
odio
.
Aldo
e
Tecla
si
baciarono
.
E
la
barca
si
capovolse
sul
bacio
degli
amanti
,
sul
grido
di
furore
di
Bruno
.
Tre
volte
vennero
a
galla
gli
amanti
,
abbracciati
,
stretti
con
una
celestiale
beatitudine
nel
viso
,
tre
volte
venne
a
galla
una
faccia
contratta
dalla
collera
.
....
.
Odimi
,
amore
.
In
una
certa
ora
della
notte
,
sulla
bella
riva
di
Posillipo
,
su
quella
gaia
di
Mergellina
,
su
quella
cupa
del
Chiatamone
,
su
quella
fragorosa
di
Santa
Lucia
,
su
quella
sporca
del
Molo
,
su
quella
tempestosa
del
Carmine
,
la
barchetta
fantasma
appare
,
corre
veloce
sull
'
acqua
,
gli
amanti
si
baciano
lentamente
,
la
figura
dello
sposo
si
erge
sdegnata
,
la
barchetta
si
capovolge
.
Ancora
tre
volte
si
rivede
quell
'
eterno
bacio
,
quell
'
eterno
odio
.
Ogni
notte
la
barchetta
-
fantasma
appare
.
Ma
non
tutti
la
vedono
.
Dio
permette
che
solamente
chi
ama
bene
,
chi
ama
intensamente
possa
vederla
.
Apparisce
solamente
per
gli
innamorati
,
i
quali
impallidiscono
a
quell
aspetto
.
È
la
pruova
infallibile
e
singolare
.
L
hai
tu
vista
?
L
hai
tu
vista
,
la
barchetta
-
fantasma
?
O
sciagurata
me
,
se
fui
sola
a
vederla
!
IL
SEGRETO
DEL
MAGO
Nell
'
anno
1220
della
salutifera
Incarnazione
regnando
in
Palermo
ed
in
Napoli
il
grande
e
buon
re
Federico
secondo
di
Svevia
,
accadde
in
Napoli
un
caso
bellissimo
che
non
vi
sarà
discaro
ascoltare
,
trattandosi
di
piacevole
argomento
.
Simil
novella
non
troverete
né
in
istorici
,
né
in
eleganti
narratori
;
io
stessa
la
raccolsi
rozza
ed
informe
dalla
tradizione
popolare
e
voglio
,
narrandola
a
voi
,
consacrarla
in
questa
scrittura
,
affinché
ne
possano
avere
disadorna
ma
chiara
notizia
i
più
tardi
nepoti
,
per
cui
lavora
e
s
affatica
ogni
scrittore
disdegnoso
del
facile
plauso
contemporaneo
.
Ma
senza
più
intrattenervi
in
preliminari
,
avendo
spiegata
chiaramente
la
mia
intenzione
,
ecco
il
caso
.
Nello
stretto
vico
dei
Cortellari
.
che
come
ognuno
sa
,
apparteneva
al
seggio
di
Portanova
,
v
'
era
una
casuccia
magra
ed
alta
,
dalle
piccole
finestre
,
aventi
i
vetri
sporchi
ed
impiombati
.
La
porta
d
'
entrata
era
bassa
e
oscura
;
sporca
e
ripida
la
scala
;
di
rado
si
aprivano
le
finestruole
.
La
gente
vi
passava
dinanzi
frettolosa
,
dando
uno
sguardo
fra
il
collerico
ed
il
pauroso
,
e
borbottando
fra
i
denti
non
so
se
una
preghiera
o
una
maledizione
.
In
verità
,
nella
casuccia
abitava
gente
malfamata
;
al
primo
piano
v
'
era
un
maledetto
giudeo
,
degno
discendente
di
coloro
che
crocifissero
nostro
signore
Gesù
Cristo
,
un
giudeo
ladro
che
dava
il
denaro
ad
usura
e
tosava
le
monete
d
'
oro
;
al
secondo
una
giovane
bella
,
di
quelle
che
sono
la
tentazione
e
la
dannazione
dell
'
uomo
;
al
terzo
un
marito
ed
una
moglie
,
brutti
ceffi
che
il
giorno
eran
fuori
di
casa
a
qualche
ignoto
ed
equivoco
mestiere
e
quando
rincasavano
,
a
notte
piena
,
si
battevano
come
la
lana
.
Quello
che
formava
lo
sgomento
dei
viandanti
non
era
specialmente
l
'
ebreo
cane
,
lo
sguardo
provocante
della
donna
,
o
gli
strilli
della
moglie
bastonata
dal
marito
,
ma
era
tutto
questo
insieme
e
principalmente
il
pensiero
che
all
'
ultimo
piano
della
casa
indiavolata
abitava
Cicho
il
mago
.
Le
anime
timorate
di
Dio
si
facevano
il
segno
della
croce
che
è
anche
quello
della
nostra
salvazione
e
passavano
oltre
;
gli
spiriti
mondani
facevano
le
corna
con
la
mano
,
si
tastavano
il
ginocchio
,
pronunziavano
qualche
scongiuro
e
simili
cose
operavano
che
volgarmente
si
credono
atte
a
disperdere
il
malocchio
.
Sebbene
Cicho
uscisse
molto
raramente
e
raramente
spalancasse
le
imposte
della
sua
finestruola
,
il
popolo
sapendo
della
sua
magia
,
del
suo
potere
sovrumano
,
n
'
avea
timore
grandissimo
.
Senza
dubbio
i
misteriosi
andamenti
di
Cicho
davan
fede
di
verità
a
quanto
di
lui
si
dicea
.
Chi
fosse
non
si
sapea
,
né
donde
venisse
;
sempre
chiuso
in
casa
;
in
apparenza
privo
di
amici
e
di
parenti
:
curvo
nell
'
incedere
,
lento
il
passo
,
l
'
occhio
fisso
a
terra
mormorando
parole
greche
,
latine
o
di
qualche
lingua
demoniaca
;
parco
nel
conversare
,
ma
non
aspro
nei
modi
,
anzi
sorridente
nella
fluente
barba
bianca
;
scuri
ma
netti
i
vestimenti
.
Invano
,
quando
venne
ad
abitare
nel
vico
Cortellari
,
le
femminette
d
'
intorno
s
'
informavano
di
lui
,
chiesero
,
osarono
interrogarlo
,
fermarono
il
suo
servo
e
adoperarono
i
mille
mezzi
che
mai
sempre
consiglia
alla
donna
,
la
gran
maestra
e
signora
,
la
curiosità
.
Nulla
potettero
sapere
e
Cicho
,
la
sua
origine
,
la
sua
famiglia
,
la
sua
vita
rimasero
nelle
tenebre
dello
sconosciuto
.
Ma
in
seguito
,
spiando
,
osservando
,
escogitando
,
si
seppe
che
Cicho
intendeva
a
opere
magiche
;
durante
la
notte
,
mai
si
spegneva
la
lampada
della
stanzuccia
dove
egli
studiava
su
grossi
volumi
di
manoscritti
a
fermaglio
,
tolti
da
una
polverosa
scansia
,
mai
cessava
d
'
uscire
,
dalla
cappa
nera
del
suo
focolare
,
un
filo
di
fumo
e
la
sua
stanza
era
piena
di
storte
,
di
lambicchi
,
di
fornelli
,
di
singolari
coltelli
in
tutte
le
forme
e
di
altri
istrumenti
in
ferro
destinati
ad
usi
paurosi
.
Si
dicea
che
spesso
Cicho
passava
ore
intere
curvato
sopra
un
pentolino
che
bolliva
,
bolliva
e
dove
sicuramente
danzavano
le
maledette
erbe
infernali
che
cagionano
malsania
,
follìa
e
morte
,
sebbene
il
servo
non
comperasse
in
piazza
che
le
erbe
di
cucina
,
come
maggiorana
,
pomidoro
,
basilico
,
prezzemolo
,
cipolle
,
agli
ed
altro
.
Ma
si
sa
che
gli
stregoni
vanno
sui
prati
,
nella
notte
del
sabato
,
incantano
la
luna
,
chiamano
il
diavolo
e
colgono
le
erbacce
malefiche
.
Si
diceva
altresì
che
Cicho
venisse
fuori
sul
suo
piccolo
terrazzino
,
scuotendo
dalle
mani
e
dall
'
abito
una
polvere
bianca
che
certo
doveva
avvelenare
l
'
aria
;
che
spesso
andasse
a
lavarsi
le
mani
macchiate
di
rosso
in
un
tinello
di
cui
l
'
acqua
si
corrompeva
.
Quelle
mani
macchiate
di
rosso
davano
autorità
a
orribili
sospetti
;
tanto
più
che
si
soggiungeva
esservi
spesso
,
nel
laboratorio
di
Cicho
,
sul
pavimento
,
larghe
macchie
di
rossobruno
,
simili
a
pozze
di
sangue
e
che
quello
sciagurato
stregone
di
Cicho
si
occupasse
,
nella
notte
,
a
tagliare
coi
sottili
coltelli
,
sopra
una
grande
tavola
di
marmo
bianco
,
non
so
che
di
delicato
.
Membra
di
bambini
,
o
gambe
di
rana
,
o
pelli
di
serpentelli
ripeteva
la
gente
.
E
quando
camminava
nella
via
,
le
comari
ammiccavano
e
si
davano
delle
gomitate
nei
fianchi
,
dicendo
:
Cicho
il
mago
,
Cicho
il
mago
!
Cerca
il
modo
di
ridiventare
giovane
,
il
secchione
!
Vuol
trovar
l
oro
,
forse
.
O
quella
pietra
per
cui
s
ha
virtù
,
saggezza
e
lunga
vita
.
Che
!
!
Chiama
il
diavolo
per
diventare
Gran
Turco
.
Cicho
ascoltava
e
tirava
via
sorridendo
.
In
fondo
le
comari
,
avendone
paura
,
non
osavano
maledirlo
che
sottovoce
;
a
ammonivano
i
bimbi
ad
usargli
rispetto
.
lo
stregone
,
malgrado
le
voci
temerarie
,
aveva
rispetto
di
galantuomo
e
quella
tale
aria
di
soddisfatto
raccoglimento
di
chi
medita
una
bella
e
feconda
idea
.
Parea
dicesse
:
verrà
,
verrà
il
giorno
mio
,
o
gente
ingrata
.
A
chiarirvi
un
poco
il
mistero
ed
a
denudare
la
sua
vita
di
quella
parte
sovrumana
che
Dio
non
permette
più
sulla
terra
,
poiché
Dio
fa
miracoli
solamente
per
l
anima
e
non
più
per
il
corpo
,
vi
dirò
quanto
segue
.
Cicho
era
stato
a
suo
tempo
ricco
e
gagliardo
e
bel
giovanotto
:
aveva
saputo
goder
bene
della
salute
,
della
gioventù
e
della
ricchezza
;
amante
,
era
stato
amato
;
aveva
avuto
palazzi
,
corridori
di
nobil
sangue
,
pietre
preziose
,
vestimenta
intessute
d
oro
;
aveva
goduto
feste
,
conviti
,
balli
,
tormenti
,
giostre
;
aveva
assaporato
col
più
vivo
piacere
baci
di
donne
,
colpi
di
spada
di
cavaliere
e
vini
poderosi
.
Quando
la
sua
ricchezza
cominciò
a
dileguare
,
come
sempre
accade
,
si
allontanarono
donne
ed
amici
;
ma
Cicho
che
aveva
fatta
sugli
scrittori
antichi
buona
e
larga
provvista
di
filosofia
,
non
se
ne
accorò
.
Sibbene
rimasto
solo
,
con
niuna
opera
da
compiere
,
gli
venne
vaghezza
di
rendersi
utile
agli
uomini
.
E
dopo
aver
escogitato
tutti
i
mezzi
,
ricordando
i
suoi
godimenti
ed
i
suoi
piaceri
,
entrò
nella
persuasione
dover
lui
ritrovare
qualche
cosa
che
concorresse
specialmente
alla
felicità
del
suo
simile
,
felicità
instabile
e
passeggera
a
cui
egli
voleva
dare
un
qualche
solido
fondamento
.
Raffermato
in
questa
intenzione
comperò
pergamene
e
volumi
,
studiò
lungamente
,
tentando
e
ritentando
ogni
giorno
prove
novelle
,
sbagliando
,
ricominciando
da
capo
,
consumando
le
sue
notti
,
il
suo
denaro
ed
il
carbone
dei
suoi
fornelli
.
Per
molto
tempo
la
mala
fortuna
lo
perseguitò
e
le
sue
esperienze
riuscirono
sempre
fallaci
,
ma
non
per
questo
venne
meno
la
sua
costanza
.
Ei
lavorava
per
la
felicità
dell
uomo
e
cotale
altissimo
scopo
gli
era
innanzi
agli
occhi
come
visione
animatrice
;
alla
fine
,
dopo
molti
anni
di
travaglio
,
si
poté
dire
di
aver
raggiunto
la
sua
meta
,
gridando
anche
lui
la
parola
del
greco
Archimede
,
di
fronte
a
tanta
scoperta
.
Poi
,
come
usano
gli
inventori
,
s
occupò
a
vezzeggiare
al
sua
scoperta
,
a
carezzarla
,
a
darle
forme
variate
e
seducenti
,
a
perfezionarla
,
in
modo
da
poter
dire
agli
uomini
:
Eccola
qui
;
io
ve
la
dono
bella
e
completa
.
Ora
accade
che
sul
terrazzino
di
Cicho
il
mago
sporgesse
anche
una
porticina
di
una
stanzuccia
dove
abitava
con
suo
marito
Jovannella
di
Canzio
.
Era
costei
maliziosa
,
astuta
e
linguacciuta
quanto
mai
femmina
possa
essere
;
e
sua
dilettosa
occupazione
era
conoscere
i
fatti
del
vicinato
o
per
trarne
personale
vantaggio
o
per
malignarvi
su
.
non
è
a
dire
se
la
malvagia
Jovannella
spiasse
continuamente
Cicho
il
mago
;
ché
anzi
s
arrovellava
di
giorno
e
non
aveva
tregua
nelle
lenzuola
alla
notte
,
per
la
inappagata
curiosità
;
e
più
non
riusciva
a
saper
nulla
,
più
,
per
dispetto
,
lacerava
la
riputazione
delle
vicine
e
tormentava
il
marito
Giacomo
,
guattero
di
cucina
al
real
palazzo
.
Ma
non
senza
saviezza
corrono
dettami
popolari
esprimenti
che
la
donna
ottiene
sempre
quello
che
vuole
fortemente
e
malgrado
le
precauzioni
di
segretezza
adoperate
da
Cicho
il
mago
,
malgrado
le
porte
chiuse
,
le
finestre
sbarrate
,
la
Jovannella
seppe
il
segreto
dello
stregone
.
Fosse
stato
per
buco
di
serratura
,
per
fessura
di
porta
,
per
foro
nel
muro
,
o
per
altro
,
io
non
so
.
Ma
è
certo
che
un
giorno
la
trionfante
Jovannella
disse
al
guattero
marito
:
Giacomo
,
se
hai
ardire
di
uomo
,
la
fortuna
nostra
è
fatta
.
Sei
tu
diventata
strega
?
Io
mel
sapeva
.
Malann
aggia
la
tua
bocca
sconsacrata
!
Ascolta
.
Vuoi
tu
dire
al
cuoco
di
palazzo
che
io
conosco
una
vivanda
di
così
nuova
e
tanto
squisita
fattura
da
meritare
l
assaggio
del
re
?
Femmina
,
tu
sei
pazza
?
Dio
mi
sradichi
questa
lingua
che
ho
tanto
cara
,
s
io
mento
!
E
con
molte
sue
persuasioni
lo
indusse
a
parlarne
col
cuoco
,
che
a
sia
volta
ne
discusse
col
maggiordomo
,
il
quale
ne
tenne
parola
con
un
conte
,
che
osò
dirne
al
re
.
Piacque
al
re
la
novella
e
dette
ordine
che
la
moglie
del
sguattero
si
recasse
nelle
reali
cucine
e
componesse
la
prelibata
vivanda
:
infatti
la
Jovannella
accorse
prontamente
e
in
tre
ore
ebbe
tutto
fatto
.
Ecco
come
:
prese
prima
fior
di
farina
,
lo
impastò
con
poca
acqua
,
sale
e
uova
,
maneggiando
la
pasta
lungamente
per
raffinarla
e
per
ridurla
sottile
sottile
come
una
tela
;
poi
la
tagliò
con
un
suo
coltellaccio
in
piccole
strisce
,
queste
arrotolò
a
forma
di
piccoli
cannelli
e
fattane
un
a
grande
quantità
,
essendo
morbidi
ed
umidicci
,
li
mise
a
rasciugare
al
sole
.
Poi
mise
in
tegame
strutto
di
porco
,
cipolla
tagliuzzata
finissima
e
sale
;
quando
la
cipolla
fu
soffritta
vi
mise
un
grosso
pezzo
di
carne
;
quando
questa
si
fu
crogiolata
bene
ed
ebbe
acquistato
un
colore
bruno
-
dorato
,
ella
vi
versò
dentro
il
succo
denso
e
rosso
dei
pomidoro
che
aveva
spremuti
in
uno
straccio
;
coprì
il
tegame
e
lasciò
cuocere
,
a
fuoco
lento
,
carne
e
salsa
.
Quando
l
ora
del
pranzo
fu
venuta
,
ella
tenne
preparata
una
caldaia
di
acqua
bollente
dove
rovesciò
i
cannelli
di
pasta
:
intanto
che
cuocevano
,
ella
grattugiò
una
grande
quantità
di
quel
dolce
formaggio
che
ha
nome
da
Parma
e
si
fabbrica
a
lodi
.
Cotta
a
punto
la
pasta
,
la
separò
dall
acqua
ed
in
bacile
di
maiolica
la
condì
mano
mano
con
una
cucchiaiata
di
formaggio
ed
un
cucchiaio
di
salsa
.
Così
fu
la
vivanda
famosa
che
andò
innanzi
al
grande
Federigo
,
il
quale
ne
rimase
meravigliato
e
compiaciuto
;
e
chiamata
a
sé
la
Jovannella
di
Canzio
,
le
chiese
come
avesse
potuto
immaginare
un
connubio
così
armonioso
e
stupendo
.
La
rea
femmina
disse
che
ne
aveva
avuto
rivelazione
in
sogno
,
da
un
angelo
:
il
gran
re
volle
che
il
suo
cuoco
apprendesse
la
ricetta
e
donò
alla
Jovannella
cento
monete
d
oro
dicendo
che
era
molto
da
ricompensarsi
colei
che
per
una
così
grande
parte
aveva
concorso
alla
felicità
dell
uomo
.
Ma
non
fu
questa
solamente
la
fortuna
di
Jovannella
,
poiché
ogni
conte
ed
ogni
dignitario
volle
avere
la
ricetta
e
mandò
il
proprio
cuoco
ad
imparare
da
lei
,
dandole
grosso
premio
;
e
dopo
i
dignitarii
vennero
i
ricchi
borghesi
e
poi
i
mercati
e
poi
i
lavoratori
di
giornata
e
poi
i
poveri
dando
ognuno
alla
donna
quel
che
poteva
.
Nel
corso
di
sei
mesi
tutta
Napoli
si
cibava
dei
deliziosi
maccheroni
da
macarus
,
cibo
divino
e
la
Jovannella
era
ricca
.
Intanto
Cicho
il
mago
,
solo
nella
sua
cameruccia
,
modificava
e
variava
la
sua
scoperta
.
Pregustava
il
momento
in
cui
,
fatto
noto
agli
uomini
il
segreto
,
gliene
sarebbe
venuta
gratitudine
,
ammirazione
e
fortuna
.
Infine
,
non
vale
più
la
scoperta
di
una
nuova
pietanza
che
quella
di
un
teorema
filosofico
?
che
quella
di
una
cometa
?
che
quella
di
u
nuovo
insetto
?
Bene
,
dunque
:
e
lodato
senza
fine
sia
l
uomo
che
la
fa
.
Ma
un
giorno
che
il
termine
era
vicino
,
Cicho
il
mago
uscì
a
respirare
per
la
via
del
Molo
:
arrivato
presso
la
porta
del
Caputo
,
un
noto
odore
gli
ferì
le
nari
.
Egli
tremò
e
volle
rincorarsi
,
pensando
che
era
inganno
.
Ma
roso
dall
ansietà
,
entrò
nella
casa
donde
l
odore
era
venuto
e
domandò
ad
una
donna
che
badava
ad
un
tegame
:
Che
cucini
tu
?
Maccheroni
,
vecchio
.
Chi
te
lo
insegnò
,
donna
?
Jovannella
di
Canzio
.
Ed
a
lei
?
Un
angiolo
,
dicono
.
Ella
ne
cucinò
al
re
;
ne
vollero
i
principi
,
i
conti
,
tutta
Napoli
.
In
qualunque
casa
entrerai
,
o
vecchio
pallido
e
morente
,
troverai
che
vi
si
cucinano
maccheroni
.
Hai
fame
?
Vuoi
tu
cibartene
?
No
.
Addio
.
Entrato
in
varie
case
,
trascinandosi
a
stento
,
Cicho
il
mago
ebbe
certezza
dell
accaduto
e
del
tradimento
di
Jovannella
;
il
custode
del
palazzo
reale
gli
ripeté
la
storiella
.
Allora
,
disperato
d
ogni
cosa
,
tornatosene
alla
sua
casetta
,
rovesciò
lambicchi
,
storte
,
tegami
,
forme
e
coltelli
;
ruppe
,
fracassò
tutto
;
abbruciò
i
libri
di
chimica
.
E
partissene
solo
ed
ignorato
,
senza
che
mai
più
fosse
veduto
ritornare
.
Come
è
naturale
,
la
gente
disse
che
il
diavolo
aveva
portato
via
il
mago
.
Ma
venuta
a
morte
la
Jovannella
dopo
una
vita
felice
,
ricca
ed
onorata
,
come
la
godono
per
lo
più
i
malvagi
,
malgrado
le
massime
morali
in
contrario
,
nella
disperazione
della
sua
agonia
,
confessò
il
suo
peccato
e
morì
urlando
come
una
dannata
.
Neppur
tarda
giustizia
fu
resa
a
Cicho
il
mago
:
solamente
la
leggenda
soggiunge
che
nella
casa
dei
Cortellari
,
dentro
la
stanzuccia
del
mago
,
alla
notte
del
sabato
,
Cicho
il
mago
ritorna
a
tagliare
i
suoi
maccheroni
,
Jovannella
di
Canzio
gira
la
mestola
nella
salsa
del
pomodoro
ed
il
diavolo
con
una
mano
gratta
il
formaggio
e
con
l
altra
soffia
sotto
la
caldaia
.
Ma
diabolica
o
angelica
che
sia
la
scoperta
di
Cicho
,
essa
ha
formato
la
felicità
dei
napoletani
e
nulla
indica
che
non
continui
a
farla
nei
secoli
dei
secoli
.
DONNALBINA
,
DONNA
ROMITA
,
DONNA
REGINA
La
leggenda
di
Donnalbina
,
Donna
Romita
,
Donna
Regina
,
corre
ancora
per
la
lurida
via
di
Mezzocannone
,
per
le
primitive
rampe
del
Salvatore
,
per
quella
pacifica
parte
di
Napoli
vecchia
che
costeggia
la
Sapienza
.
Corre
la
leggenda
per
quelle
vie
,
cade
nel
rigagnolo
,
si
rialza
,
si
eleva
sino
al
cielo
,
discende
,
si
attarda
nelle
umide
ed
oscure
navate
delle
chiese
,
mormora
nei
tristi
giardini
dei
conventi
,
si
disperde
,
si
ritrova
,
si
rinnovella
ed
è
sempre
giovane
,
sempre
fresca
.
Se
voi
volete
,
o
miei
fedeli
ed
amati
lettori
,
io
ve
la
narro
.
Se
volete
per
un
poco
dimenticare
le
nostre
folli
passioni
,
i
nostri
odi
di
taciturni
,
i
nostri
volti
pallidi
,
le
nostre
anime
sconvolte
,
io
vi
parlerò
di
altre
passioni
diversamente
folli
,
di
altri
odii
,
di
altri
pallori
,
di
altre
anime
.
Se
volete
io
vi
narrerò
la
leggenda
delle
tre
sorelle
:
Donnalbina
,
Donna
Romita
,
Donna
Regina
.
Erano
le
tre
figlie
del
barone
Toraldo
,
nobile
del
sedile
di
Nilo
.
La
madre
,
Donna
Gaetana
Scauro
,
di
nobilissimo
parentado
,
era
morta
molto
giovane
:
il
barone
si
crucciava
che
il
suo
nome
dovesse
estinguersi
con
esso
:
pure
,
non
riprese
moglie
.
Ottenne
come
special
favore
dal
re
Roberto
d
'
Angiò
che
la
sua
figliuola
maggiore
,
Donna
Regina
,
potesse
,
passando
a
nozze
,
conservare
il
suo
nome
di
famiglia
e
trasmetterlo
ai
suoi
figliuoli
.
E
nel
1320
si
morì
,
racconsolato
nella
fede
del
Cristo
Signore
.
Donna
Regina
aveva
allora
diciannove
anni
,
Donnalbina
diciassette
,
Donna
Romita
quindici
.
La
maggiore
,
dal
superbo
nome
,
era
anche
una
superba
bellezza
:
bruni
e
lunghi
i
capelli
nella
reticella
di
fil
d
'
argento
,
stretta
e
chiusa
la
fronte
,
gravemente
pensosi
i
grandi
occhi
neri
,
severo
il
profilo
,
smorto
il
volto
,
roseo
-
vivo
il
labbro
,
ma
parco
di
sorrisi
,
parchissimo
di
detti
;
tutta
la
persona
scultorea
,
altera
,
quasi
rigida
nell
'
incesso
,
composta
nel
riposo
.
E
lo
spirito
di
Regina
,
per
quanto
ne
poteva
ricavare
l
'
indiscreto
indagatore
,
rassomigliava
al
corpo
.
Era
in
quell
'
anima
un
'
austerità
precoce
,
un
sentimento
assoluto
del
dovere
,
un
'
alta
idea
del
suo
còmpito
,
una
venerazione
cieca
del
nome
,
delle
tradizioni
,
dei
diritti
,
dei
privilegi
.
Era
lei
il
capo
della
famiglia
,
l
'
erede
,
il
conservatore
del
nobil
sangue
,
dell
'
onore
,
della
gloria
;
era
nel
suo
fragile
cuore
di
donna
che
dovevano
trovare
aiuto
e
sostegno
queste
cose
ed
ella
nel
silenzio
,
nella
solitudine
,
si
adoperava
ad
invigorire
il
suo
cuore
:
a
farvi
nascere
la
costanza
e
la
fermezza
,
a
cancellarvi
ogni
traccia
di
debolezza
.
A
volte
nel
suo
spirito
,
sempre
freddo
,
sempre
teso
,
passava
un
soffio
caldo
e
molle
e
le
sorgevano
in
cuore
vaghi
desiderii
di
amore
,
di
profumi
,
di
colori
abbaglianti
,
di
sorrisi
;
ma
ella
cercava
vincersi
,
s
'
inginocchiava
a
pregare
,
leggeva
nel
vecchio
libro
dove
erano
scritte
le
storie
di
famiglia
e
ridiventava
l
'
inflessibile
giovinetta
,
Donna
Regina
,
baronessa
di
Toraldo
.
Donnalbina
,
la
seconda
sorella
,
veniva
chiamata
cosi
dalla
bianchezza
eccezionale
del
volto
.
Era
una
fanciulla
amabile
,
sorridente
nel
biondo
-
cinereo
della
chioma
,
nel
fulgore
dello
sguardo
intensamente
azzurro
,
nei
morbidi
lineamenti
,
nella
svelta
e
gentile
persona
.
I
tratti
duri
,
fieri
,
di
Donna
Regina
diventavano
femminilmente
graziosi
in
Donnalbina
.
E
veramente
ella
era
la
dolcezza
di
casa
Toraldo
.
Era
lei
che
presenziava
i
lunghi
lavori
delle
sue
donne
sul
broccato
d
'
oro
,
alle
trine
di
lucido
filo
d
'
argento
,
agli
arazzi
istoriati
,
andando
da
un
telaio
all
'
altro
,
curvandosi
sul
ricamo
,
consigliando
,
dirigendo
;
era
lei
,
che
,
in
ogni
sabato
,
attendeva
alla
distribuzione
delle
elemosine
ai
poveri
,
curando
che
niuno
fosse
trattato
con
,
durezza
,
che
niuno
fosse
dimenticato
,
ritta
in
piedi
sul
primo
scalino
della
porta
,
vivente
immagine
della
misericordia
terrestre
.
Era
lei
che
portava
alla
sorella
Regina
le
suppliche
dei
servi
infermi
,
dei
coloni
poveri
,
di
chiunque
chiedesse
una
grazia
,
un
soccorso
.
Nella
sua
affettuosa
e
gaia
natura
,
si
doleva
del
silenzio
di
quella
casa
,
della
austera
gravità
che
vi
regnava
,
dei
corridoi
gelati
,
delle
sale
marmoree
che
niun
raggio
di
sole
valeva
a
riscaldare
;
si
doleva
del
freddo
cuore
di
Regina
che
niun
affetto
faceva
sussultare
se
ne
doleva
per
Donna
Romita
.
Perché
Donna
Romita
era
una
singolare
giovinetta
,
mezzo
bambina
.
Così
il
suo
aspetto
:
i
capelli
biondo
cupo
,
corti
ed
arricciati
,
il
viso
bruno
,
di
quel
bruno
caldo
e
vivo
che
pare
ancora
il
riflesso
del
sole
,
gli
occhi
di
un
bel
verde
smeraldo
,
glauco
e
cangiante
come
quello
del
mare
,
le
labbra
fini
e
rosse
,
la
personcina
esile
e
povera
di
forma
,
bruschi
i
moti
,
irrequieta
sempre
.
Ora
appariva
indifferente
,
glaciale
,
gli
occhi
smorti
,
le
nari
terree
,
quasi
la
vita
fosse
in
lei
sospesa
;
ora
si
agitava
,
una
fiamma
le
coloriva
il
volto
,
le
labbra
fremevano
di
baci
,
di
parole
,
di
sorrisi
,
l
angolo
delle
palpebre
nascondeva
una
scintilla
,
scivolata
dalla
pupilla
viva
;
ora
diventava
irritata
,
superba
,
il
viso
chiuso
,
sbiancato
da
una
collera
interna
.
Nei
giorni
d
'
inverno
,
quando
la
pioggia
sferza
i
vetri
,
il
vento
sibila
per
le
fessure
delle
porte
,
urta
nel
camino
,
del
largo
focolare
,
Donna
Romita
si
rannicchiava
in
un
seggiolone
come
un
uccello
pauroso
ed
ammalato
;
nelle
caldissime
ore
di
estate
,
non
lasciava
le
ombre
del
giardino
,
errando
pei
viali
.
A
volte
rimaneva
lunghe
ore
pensosa
.
Pensava
forse
di
sua
madre
,
cui
le
avevano
detto
rassomigliasse
.
Pure
,
le
tre
sorelle
menavano
placida
vita
.
Erano
regolate
le
ore
dell
'
abbigliamento
,
della
preghiera
,
del
lavoro
,
dell
'
asciolvere
e
della
cena
;
erano
stabilite
equamente
le
occupazioni
di
ogni
settimana
,
di
ogni
mese
.
Dappertutto
Donna
Regina
andava
innanzi
e
le
sorelle
la
seguivano
;
ella
aveva
il
seggiolone
con
la
corona
baronale
,
ella
aveva
le
chiavi
dei
forzieri
dove
erano
rinchiuse
le
insegne
del
suo
grado
ed
i
gioielli
di
famiglia
;
a
mensa
,
ella
presiedeva
,
le
due
sorelle
una
a
diritta
l
'
altra
a
sinistra
,
su
seggi
più
umili
;
all
'
oratorio
ella
intonava
le
laudi
.
La
mattina
e
la
sera
le
due
sorelle
minori
salutavano
la
maggiore
,
inchinandosi
e
baciandole
la
mano
:
ella
le
baciava
in
fronte
.
Di
rado
le
chiamava
a
consiglio
,
essendo
,
in
lei
il
senno
superiore
alla
età
ed
al
sesso
:
ma
se
accadeva
,
le
due
attendevano
pazienti
di
essere
interrogate
.
Era
in
tutte
tre
profondo
ed
innato
il
sentimento
dello
scambievole
rispetto
:
in
Donnalbina
e
in
Donna
Romita
un
ossequio
affettuoso
per
Donna
Regina
.
Le
sue
parole
erano
una
legge
indiscutibile
,
cui
non
si
sarebbero
giammai
ribellate
.
In
fondo
l
'
amavano
,
ma
senza
espansioni
.
Ed
essa
era
troppo
rigida
per
mostrar
loro
il
suo
affetto
,
se
le
amava
.
Un
giorno
re
Roberto
si
degnò
scrivere
di
suo
pugno
a
Donna
Regina
Toraldo
che
le
aveva
destinato
in
isposo
Don
Filippo
Capece
,
cavaliere
della
corte
napoletana
.
Imbruniva
.
Nel
vano
di
un
balcone
sedeva
Donna
Regina
,
col
libro
delle
ore
fra
le
mani
.
Ma
non
leggeva
.
Mi
è
lecito
rimanere
accanto
a
voi
,
sorella
mia
?
chiese
timidamente
Donnalbina
.
Rimanete
,
sorella
disse
brevemente
Regina
.
Regina
era
più
smorta
dell
'
usato
,
un
po
'
abbassata
la
testa
,
errante
lo
sguardo
.
E
Donnalbina
cercava
indovinare
il
pensiero
segreto
di
quella
fronte
severa
.
Mi
ricercavate
di
qualche
cosa
,
Donnalbina
?
chiese
infine
Regina
,
scuotendosi
.
Voleva
dirvi
che
la
nostra
sorella
Donna
Romita
mi
pare
ammalata
.
Non
me
ne
addiedi
.
Mandaste
per
la
medesima
Giovanna
?
No
,
sorella
,
non
mandai
.
E
perché
?
Ahimè
!
sorella
,
dubito
che
i
farmachi
possano
guarire
Donna
Romita
.
E
qual
malore
grave
e
strano
è
il
suo
,
che
non
trovi
rimedio
?
Donna
Romita
soffre
,
sorella
mia
.
Nella
notte
è
angosciosa
la
veglia
ed
agitati
i
suoi
sonni
;
nel
giorno
fugge
la
nostra
compagnia
,
piange
in
qualche
angolo
oscuro
;
passa
ore
ed
ore
nell
'
oratorio
inginocchiata
,
col
capo
su
le
mani
.
Donna
Romita
si
strugge
segretamente
.
E
sapete
voi
la
causa
di
tanto
struggimento
,
Donnalbina
?
chiese
con
voce
aspra
Donna
Regina
.
Io
credo
saperla
rispose
,
facendosi
coraggio
,
la
sorella
minore
.
Ditela
,
dunque
.
Ma
la
vedete
voi
?
Ve
la
chieggo
.
Tardaste
troppo
.
Donna
Romita
si
strugge
d
'
amore
,
o
mia
sorella
.
D
'
amore
,
diceste
?
gridò
Regina
balzando
sul
seggiolone
.
D
'
amore
.
E
che
?
Debbo
io
udire
da
voi
queste
parole
?
Chi
vi
parlò
prima
d
'
amore
?
Chi
vi
ha
insegnato
la
triste
scienza
?
Di
chi
io
debbo
crucciarmi
,
di
Donna
Romita
che
me
lo
cela
,
o
di
voi
,
Donnalbina
,
che
lo
indovinate
e
me
lo
narrate
?
Come
furon
turbati
il
cuore
dell
'
una
,
la
mente
dell
'
altra
?
Sono
stata
io
così
poco
provvida
,
cosi
incapace
da
lasciare
indifesa
la
vostra
giovinezza
.
L
'
amore
è
nella
nostra
vita
rispose
con
dolce
fermezza
Donnalbina
.
Regina
tacque
un
momento
.
Aveva
corrugate
le
sopracciglia
,
quasi
a
ristringere
ed
a
condensare
il
suo
pensiero
.
Il
nome
dell
'
uomo
?
chiese
poi
duramente
.
Donnalbina
tremò
e
non
rispose
.
Il
nome
dell
'
uomo
?
insistette
l
'
altra
.
È
un
giovane
cavaliere
,
un
cavaliere
di
nobil
sangue
,
bello
,
dovizioso
.
Il
suo
nome
?
Donna
Romita
è
stata
affascinata
dalla
eloquente
parola
,
dallo
sguardo
di
fuoco
.
Amò
certo
senza
saperlo
Il
suo
nome
,
vi
dico
.
Debbi
io
pregarvi
?
Oh
!
no
,
sorella
.
Ma
voi
le
perdonerete
,
voi
le
perdonerete
,
non
è
vero
?
E
cercava
prenderle
le
mani
.
Che
cosa
debbo
perdonarle
?
Ditemi
il
nome
del
cavaliere
.
Pietà
per
lei
.
Ella
ama
don
Filippo
Capace
.
No
!
!
Lo
ama
,
lo
ama
,
sorella
.
Chi
non
l
amerebbe
?
Non
è
egli
valoroso
,
galante
con
le
donne
,
seducente
nell
aspetto
?
Quando
egli
mormora
una
parola
d
amore
,
il
cuore
della
fanciulla
deve
struggersi
in
una
dolcissima
felicità
;
quando
il
suo
labbro
sfiora
la
fronte
della
fanciulla
,
può
ella
invidiare
le
gioie
degli
angeli
?
Essere
sua
!
Sogno
benedetto
,
aura
invocata
,
luce
abbagliante
!
Pietà
per
nostra
sorella
!
Essa
lo
ama
e
cadde
ginocchioni
,
balbettando
ancora
vaghe
parole
di
preghiera
.
Ma
per
chi
mi
chiedi
pietà
?
gridò
Donna
Regina
,
rialzando
bruscamente
la
sorella
in
un
impeto
di
collera
per
chi
me
la
chiedi
?
Per
Donna
Romita
rispose
l
altra
smarrita
.
Chiedila
anche
per
te
.
Tu
,
come
lei
,
ami
Filippo
Capace
.
Io
non
lo
dissi
!
esclamò
Albina
folle
di
terrore
.
Tu
l
hai
detto
.
L
ami
.
Ed
io
non
posso
,
non
posso
perdonare
.
Io
amo
Filippo
Capace
dice
con
voce
disperata
Regina
.
Le
ombre
della
notte
involgevano
la
casa
Toraldo
:
una
notte
senza
speranza
di
alba
.
Profondo
è
il
silenzio
nell
'
oratorio
.
La
lampada
di
argento
,
sospesa
davanti
ad
una
Madonna
bruna
,
brucia
il
suo
olio
profumato
,
diradando
il
buio
con
una
luce
piccola
ed
incerta
.
Brilla
una
sola
scintilla
nella
veste
d
'
argento
della
Vergine
.
Se
si
tende
bene
l
'
orecchio
,
si
ode
un
respiro
lieve
lieve
.
Non
sul
velluto
rosso
del
cuscino
,
non
sulla
balaustra
di
legno
lavorato
dell
'
inginocchiatoio
,
ma
sul
marmo
gelido
del
pavimento
è
mezza
distesa
una
forma
umana
;
l
'
abito
bianco
e
lungo
in
cui
è
avvolta
ha
qualche
cosa
di
funebre
.
Donna
Romita
è
là
da
più
ore
,
dimentica
di
tutto
,
nell
'
abbandono
di
tutto
il
suo
essere
,
nel
profondo
assorbimento
dell
'
idea
fissa
.
Ella
non
sente
.
il
freddo
dell
'
ambiente
,
non
vede
l
'
oscurità
,
non
sa
nulla
del
tempo
,
non
sente
lo
spasimo
delle
sue
ginocchia
,
non
sente
lo
spasimo
di
tutta
la
sua
vita
;
ella
non
sente
che
il
suo
pensiero
tormentoso
,
onnipresente
,
onnipotente
.
Madonna
santa
,
toglimi
questo
amore
!
Madonna
santa
,
strappami
il
cuore
!
Madonna
santa
,
fammi
morire
,
fammi
morire
,
fammi
morire
!
Toglimi
questo
amore
!
E
le
invocazioni
si
moltiplicano
;
essa
stende
le
braccia
alla
immagine
sacra
e
torna
a
chiedere
la
morte
.
La
fronte
ardente
si
curva
sino
al
suolo
,
le
labbra
baciano
il
marmo
,
tutto
il
corpo
si
torce
nella
disperazione
.
Ad
un
tratto
un
singhiozzo
interrompe
il
silenzio
.
Chi
piange
presso
di
lei
?
È
forse
l
'
eco
del
suo
dolore
?
È
forse
la
sua
ombra
,
quest
'
altra
fanciulla
vestita
di
bianco
che
piange
e
prega
in
un
angolo
!
Sì
,
è
l
'
eco
del
suo
dolore
,
è
la
sua
ombra
che
si
desola
;
è
Albina
.
Donna
Romita
fugge
,
fugge
invasa
dal
terrore
e
dalla
vergogna
,
lasciando
nell
'
oratorio
un
amore
ed
una
sciagura
simile
alla
sua
.
In
quell
'
ora
medesima
,
nella
vasta
camera
da
letto
,
sola
,
seduta
presso
il
tavolo
di
quercia
,
veglia
Donna
Regina
.
Sta
immobile
,
non
prega
,
non
piange
,
non
trasalisce
.
Tutto
il
volto
pare
scolpito
nel
granito
,
solo
ardono
gli
occhi
di
un
fuoco
consumatore
.
Passano
le
ore
sul
suo
capo
altero
,
passano
le
ore
sul
suo
cuore
straziato
,
ma
pel
loro
passaggio
non
si
cangia
il
suo
strazio
.
Allegre
le
vie
della
vecchia
Napoli
nella
primavera
novella
dell
'
anno
,
per
la
gioia
degli
uomini
;
lieto
lo
scampanìo
delle
chiese
.
È
la
Pasqua
di
Risurrezione
.
La
pace
dal
cielo
scende
sulla
terra
,
nei
fiori
e
nella
luce
primitiva
.
Il
mondo
rivive
,
rinasce
la
sua
gioventù
,
un
istante
sopita
.
Nell
'
aria
si
respira
amore
.
Le
due
sorelle
minori
hanno
chiesto
a
Donna
Regina
un
colloquio
particolare
ed
essa
lo
ha
accordato
;
era
tempo
che
le
tre
sorelle
non
si
vedevano
,
l
'
una
fuggendo
le
altre
,
mettendo
la
mestizia
e
il
duolo
nella
loro
casa
,
lo
scompiglio
tra
i
famigliari
.
Donna
Regina
è
nella
grande
sala
baronale
,
dove
in
antico
si
teneva
corte
di
giustizia
;
è
splendidamente
vestita
;
ha
indosso
i
gioielli
magnifici
di
casa
Toraldo
,
ha
daccanto
,
sovra
un
cuscino
,
la
corona
ingemmata
di
zaffìri
,
di
rubini
e
di
smeraldi
,
lo
scettro
baronale
;
sul
volto
un
'
austerità
calma
,
quasi
decisa
.
Entrano
Donnalbina
e
Donna
Romita
.
Sono
vestite
di
bruno
,
senza
ornamenti
.
La
gaia
giovinezza
di
Donnalbina
è
svanita
,
è
svanito
il
suo
soave
sorriso
,
è
perduta
la
sua
bionda
bellezza
.
Donna
Romita
china
il
capo
,
abbattuta
;
ancora
non
ha
avuto
il
tempo
di
esser
giovane
e
già
si
sente
irresistibilmente
attirata
dalla
morte
.
Esse
s
inchinano
a
Donna
Regina
ed
ella
rende
loro
il
saluto
.
Parlate
anche
per
me
,
Donnalbina
mormora
a
bassa
voce
Donna
Romita
.
Veniamo
a
dirvi
,
sorella
nostra
prende
a
dire
Donnalbina
che
dobbiamo
dividerci
.
Regina
non
trasalisce
,
non
batte
palpebra
,
aspetta
.
È
mia
intenzione
,
è
intenzione
di
Donna
Romita
,
dare
una
metà
della
nostra
dote
ai
poveri
e
l
altra
parte
dedicarla
alla
fondazione
di
un
monastero
,
dove
prenderemo
il
velo
.
Ogni
monaca
di
casa
Toraldo
ha
diritto
di
diventare
badessa
nel
monastero
che
ha
fondato
rispose
Regina
con
tono
severo
.
Sia
pure
.
Attendiamo
le
vostre
risoluzioni
,
sorella
.
Ella
non
rispose
.
Pensava
,
raccolta
in
se
stessa
.
Siateci
generosa
del
vostro
consenso
,
Donna
Regina
.
Troppo
vi
offendiamo
,
è
vero
Desistete
fece
quella
con
un
moto
di
fastidio
.
Non
desistiamo
,
no
riprese
Donnalbina
,
affannandosi
.
Dio
e
voi
offendemmo
.
Grave
il
peccato
,
grave
l
espiazione
.
Ecco
,
ancora
non
giunsero
per
noi
i
venti
anni
e
noi
abbandoniamo
questo
mondo
così
bello
,
così
ridente
;
noi
lasciamo
la
nostra
casa
,
le
nostre
dolci
amiche
,
e
care
abitudini
;
lasciamo
voi
,
sorella
amata
,
per
quanto
offesa
.
Il
chiostro
ne
aspetta
.
a
voi
l
onore
di
conservare
il
nostro
nome
,
a
voi
le
liete
nozze
,
l
amore
dello
sposo
,
il
bacio
dei
figliuoli
Voi
v
ingannate
,
o
sorella
rispose
Donna
Regina
lentamente
.
È
da
tempo
che
ho
deciso
prendere
il
velo
in
un
convento
da
me
fondato
.
Un
silenzio
tristissimo
segue
le
infauste
parole
.
Io
non
posso
sposare
Filippo
Capace
riprese
ella
,
mentre
una
vampa
di
sdegno
le
correva
al
viso
.
Egli
mi
odia
.
Ahimé
!
io
gli
sono
indifferente
mormorò
Donnalbina
.
Io
anelo
al
chiostro
.
Egli
mi
ama
pronunziò
con
voce
rotta
Donna
Romita
.
E
le
due
sorelle
baciarono
Donna
Regina
sulla
guancia
e
ne
furono
baciate
.
Addio
,
sorella
mia
.
Addio
,
sorella
mia
.
Addio
,
sorelle
.
Donna
Regina
si
alzò
,
prese
lo
scettro
d
ebano
torchiato
d
oro
,
e
lo
franse
in
due
pezzi
.
E
rivolgendosi
al
ritratto
dell
ultimo
barone
Toraldo
,
gli
disse
inchinandolo
:
Salute
,
padre
mio
.
La
vostra
nobile
casa
è
morta
!
Non
hanno
parole
le
brune
vòlte
dei
monasteri
,
la
pallida
luce
dei
cere
trasparenti
,
il
profumo
eccessivo
e
pesante
dell
incenso
,
la
profonda
voce
dell
organo
,
le
bige
pietre
sepolcrali
;
non
han
parola
le
fredde
celle
,
il
nudo
e
duro
letto
dove
è
scarso
il
sonno
,
il
cilicio
sanguinoso
,
le
pagine
distrutte
dalle
lagrime
,
i
crocefissi
distrutti
dai
baci
;
non
han
parola
i
volti
ingialliti
,
gli
occhi
cerchiati
di
nero
,
i
corpi
consunti
,
ma
rianimati
sempre
da
una
fiamma
rinascente
;
non
han
parola
le
convulsioni
spasmodiche
,
le
allucinazioni
,
le
estasi
dolorose
.
Altrimenti
storie
meravigliose
e
drammatiche
sarebbero
narrate
al
mondo
;
altrimenti
noi
sapremmo
tutta
la
vita
delle
tre
sorelle
;
altrimenti
noi
sapremmo
il
giorno
che
finì
la
loro
tortura
.
Ma
il
giorno
,
che
importa
?
Sappiamo
noi
se
dopo
non
si
ami
ancora
?
Finisce
,
forse
,
l
amore
?
Noi
non
possiamo
,
non
possiamo
segnare
il
suo
ultimo
giorno
,
né
la
sua
ultima
parola
.
O
MUNACIELLO
La
quale
istoria
fu
così
.
Nell
anno
1445
dalla
fruttifera
Incarnazione
,
regnando
Alfonso
d
Aragona
,
una
fanciulla
a
nome
Caterina
Frezza
,
figlia
di
un
mercante
di
panni
,
si
innamorò
di
un
nobile
garzone
,
Stefano
Mariconda
.
E
com
è
usanza
d
amore
,
il
garzone
la
ricambiò
di
grandissimo
affetto
e
di
rado
fu
vista
coppia
d
amanti
egualmente
innamorata
e
fedele
.
E
ciò
non
senza
molto
loro
cordoglio
,
poiché
per
la
disparità
delle
nascite
che
proibiva
loro
il
nodo
coniugale
,
grande
guerra
ferveva
in
casa
Mariconda
contro
Stefano
e
la
Catarinella
,
in
casa
sua
,
era
con
ogni
sorta
di
tormenti
dal
padre
e
dai
fratelli
torturata
.
Ma
per
tanto
e
continuo
dolore
,
che
si
può
dire
mangiassero
veleno
e
bevessero
lagrime
,
avevano
ore
di
gioia
inestimabile
.
A
tarda
notte
,
quando
nei
chiassuoli
dei
mercanti
non
compariva
viandante
veruno
,
Stefano
Mariconda
avvolto
dal
bruno
mantello
,
che
mai
sempre
protesse
ladri
ed
amanti
,
penetrava
in
andito
nero
ed
angusto
,
saliva
per
una
scala
fangosa
e
dirupata
,
dove
era
facile
il
pericolo
della
rottura
del
collo
,
si
trovava
sopra
un
tetto
e
di
là
scavalcando
,
terrazzo
per
terrazzo
,
con
una
sveltezza
ed
una
sicurezza
che
amore
rinforzava
,
arrivava
sul
terrazzino
dove
lo
aspettava
,
tremante
dalla
paura
,
Catarinella
Frezza
.
Lettor
mio
,
se
mai
fremesti
d
amore
,
immagina
quei
momenti
e
non
chiederne
descrizione
alla
debole
penna
.
Ma
in
una
notte
profonda
,
quando
più
alle
anime
loro
si
schiudeva
la
celestiale
beatitudine
del
paradiso
,
mani
traditrici
e
borghesi
afferrarono
Stefano
alle
spalle
,
e
togliendogli
ogni
difesa
,
dalla
ferriata
lo
precipitarono
nella
via
,
mentre
Catarinella
gridando
e
torcendosi
le
braccia
,
s
aggrappava
ai
panni
degli
assassini
.
Il
bel
corpo
di
Stefano
Mariconda
giacque
,
orribilmente
sfracellato
,
nella
fetida
via
per
una
notte
ed
un
giorno
:
fino
a
che
lo
raccolse
di
là
la
pietà
dei
parenti
,
dandogli
onorata
sepoltura
.
Ma
invero
fu
quella
morte
ignobilmente
violenta
;
e
perché
vi
è
dubbio
sul
destino
di
quell
anima
,
strappata
dalla
terra
e
mandata
innanzi
all
Eterno
carica
di
peccati
,
e
perché
a
gentiluomo
non
conviensi
altra
morte
violenta
che
di
spada
.
La
Catarinella
fuggì
di
casa
,
pazza
di
dolore
,
e
fu
piamente
ricoverata
in
un
monastero
di
monachelle
.
In
un
giorno
,
quando
ancora
il
tempo
assegnato
dalla
ragion
divina
e
dalla
ragion
medica
non
era
scorso
,
ella
dette
alla
luce
un
bimbo
piccino
piccino
,
pallido
e
dagli
occhi
sgomentati
.
Per
pietà
di
quel
piccolo
essere
,
le
suore
lasciarono
la
madre
a
nutrirlo
e
curarlo
.
Ma
col
tempo
che
passava
,
non
cresceva
molto
il
bambino
e
la
madre
,
cui
rimaneva
confitta
nella
mente
la
bella
ed
aitante
persona
di
Stefano
Mariconda
,
se
ne
crucciava
.
Le
suore
la
consigliarono
di
votarsi
alla
Madonna
perché
desse
una
fiorente
salute
al
bambino
;
ed
ella
votossi
e
fece
indossare
al
bimbo
un
abito
nero
e
bianco
da
piccolo
monaco
.
Ma
ben
altro
aveva
disposto
il
Signore
nella
sua
infinita
saggezza
e
la
Catarinella
non
s
ebbe
la
grazia
chiesta
.
Il
figliuoletto
suo
,
crescendo
negli
anni
,
non
crebbe
che
pochissimo
nel
corpo
e
fu
simile
a
quei
graziosi
nani
di
cui
si
allietano
molte
corti
di
sovrani
potenti
.
Sibbene
ella
continuò
a
vestirlo
da
piccolo
monaco
;
onde
è
che
la
gente
chiamava
in
suo
volgare
il
bambino
;
o
munaciello
.
Le
monache
lo
amavano
,
ma
la
gente
della
via
,
ma
i
bottegai
delle
strade
Armieri
,
Lanzieri
,
Cortellari
,
Taffettanari
,
Mercanti
,
si
mostravano
a
dito
il
bambino
troppo
piccolo
,
dalla
testa
troppo
grande
e
quasi
mostruosa
,
dal
volto
terreo
in
cui
gli
occhi
apparivano
anche
più
grandi
,
anche
più
spaventati
,
dall
abituccio
strano
:
e
talvolta
lo
ingiuriavano
,
come
fa
spesso
la
plebe
contro
persona
debole
ed
inerme
.
Quando
o
munaciello
passava
innanzi
la
bottega
dei
Frezza
,
zii
e
cugini
uscivano
sulla
soglia
e
gli
scagliavano
le
imprecazioni
più
orribili
.
Non
è
dato
a
me
indagare
quanto
comprendesse
o
munaciello
degli
sgarbi
e
delle
disoneste
parole
che
gli
venivano
dirette
,
ma
è
certo
che
egli
riedeva
alla
madre
triste
e
melanconico
.
A
volte
un
lampo
di
collera
gli
balenava
negli
occhi
e
allora
la
madre
lo
faceva
inginocchiare
e
gli
dettava
le
sante
parole
dell
orazione
.
A
poco
a
poco
in
quei
bassi
quartieri
dove
egli
muoveva
i
passi
,
si
divulgò
la
voce
che
o
munaciello
avesse
in
sé
qualche
cosa
di
magico
,
di
soprannaturale
.
Ad
incontrarlo
,
la
gente
si
segnava
e
mormorava
parole
di
scongiuro
.
Quando
o
munaciello
portava
il
cappuccetto
rosso
che
la
madre
gli
aveva
tagliato
in
un
pezzetto
di
lana
porpora
,
allora
era
buon
augurio
;
ma
quando
il
cappuccetto
era
nero
,
allora
cattivo
augurio
.
Ma
come
il
cappuccetto
rosso
compariva
molto
raramente
,
o
munaciello
era
bestemmiato
e
maledetto
.
Era
lui
che
attirava
l
aria
mefitica
nei
quartieri
bassi
,
che
vi
portava
la
febbre
e
la
malsania
;
lui
che
,
guardando
nei
pozzi
,
guastava
e
faceva
imputridire
l
acqua
,
lui
che
toccando
i
cani
li
faceva
arrabbiare
,
lui
che
portava
la
mala
fortuna
nei
negozi
ed
il
caro
del
pane
,
lui
che
,
spirito
maligno
,
suggeriva
al
re
nuovi
balzelli
.
Appena
o
munaciello
scantonava
,
a
capo
basso
,
con
l
occhio
diffidente
e
pauroso
,
correndo
o
nascondendosi
fra
la
folla
,
un
coro
di
maledizioni
lo
colpiva
.
Il
fango
della
via
gli
scagliavano
a
insudiciargli
la
tonacella
;
le
bucce
delle
frutte
troppo
mature
lo
ferivano
nel
volto
.
egli
fuggiva
,
senza
parlare
,
arrotando
i
denti
,
tormentato
più
dall
impotenza
della
piccola
persona
che
dal
villano
insulto
di
quella
borghesia
.
Catarinella
Frezza
era
morta
;
non
lo
poteva
consolar
più
.
Le
monache
lo
impiegavano
ai
minuti
servizi
dell
orto
;
ma
,
anche
esse
,
a
vederlo
d
improvviso
,
in
un
corridoio
,
nella
penombra
,
si
sgomentavano
come
per
apparizione
diabolica
.
S
avvalorava
il
detto
della
faccia
cupa
del
munaciello
,
dal
non
averlo
mai
visto
in
chiesa
,
dal
trovarlo
in
tutti
i
luoghi
a
poca
distanza
di
tempo
.
Finché
una
sera
o
munaciello
scomparve
.
Non
mancò
chi
disse
che
il
diavolo
lo
avesse
portato
via
pei
capelli
,
come
è
solito
per
ogni
anima
a
lui
venduta
.
Ma
per
fede
onesta
di
cronista
,
mi
è
d
uopo
aggiungere
che
furono
molto
sospettati
,
e
forse
non
a
torto
,
i
Frezza
d
aver
malamente
strangolato
o
munaciello
e
gittatolo
in
una
cloaca
lì
presso
,
da
certe
ossa
piccine
e
da
un
teschio
grande
che
vi
fu
trovato
.
Il
discernere
le
cose
vere
dalle
false
,
e
lo
speculare
quale
sia
favola
,
quale
verità
,
lascio
e
raccomando
specialmente
alla
prudenza
e
saggezza
del
lettore
.
Questa
qui
è
la
cronaca
.
Ma
nulla
è
finito
soggiungo
io
,
oscuro
commentatore
moderno
con
la
morte
del
munaciello
.
Anzitutto
è
ricominciato
.
La
borghesia
che
vive
nelle
strade
strette
e
buie
e
malinconicamente
larghe
senza
orizzonte
,
che
ignora
l
alba
,
che
ignora
il
tramonto
,
che
ignora
il
mare
,
che
non
sa
nulla
del
cielo
,
nulla
della
poesia
,
nulla
dell
arte
;
questa
borghesia
che
non
conosce
,
che
non
conosce
se
stessa
,
quadrata
,
piatta
,
scialba
,
grassa
,
pesante
,
gonfia
di
vanità
,
gonfia
di
nullaggine
;
questa
borghesia
che
non
ha
,
non
può
avere
,
non
avrà
mai
il
dono
celeste
della
fantasia
,
ha
il
suo
folletto
.
Non
è
lo
gnomo
che
danza
sull
erba
molle
dei
prati
,
non
è
lo
spiritello
che
canta
sulla
riva
del
fiume
;
è
il
maligno
folletto
delle
vecchie
case
di
Napoli
,
è
o
munaciello
.
Non
abita
i
quartieri
aristocratici
di
Chiaia
,
di
S
.
Ferdinando
,
del
Chiatamone
,
di
Toledo
;
non
abita
i
quartieri
nuovi
di
Mergellina
,
Rione
Amedeo
,
Corso
Salvator
Rosa
,
Capodimonte
:
la
parte
ariosa
,
luminosa
,
linda
della
città
non
gli
appartiene
.
Ma
per
i
vicoli
che
da
Toledo
portano
giù
,
per
le
tetre
vie
dei
Tribunali
e
della
Sapienza
,
per
la
triste
strada
di
Foria
,
per
i
quartieri
cupi
e
bassi
di
Vicaria
,
Mercato
,
Porto
e
Pendino
il
folletto
borghese
estende
l
incontrastato
suo
regno
.
Dove
è
stato
vivo
,
s
aggira
come
spirito
;
dove
è
apparso
il
suo
corpo
piccino
,
la
testa
grossa
,
la
faccia
pallida
,
i
grandi
occhi
lucenti
,
la
tonacella
nera
,
la
pazienza
di
lana
bianca
ed
il
cappuccetto
nero
,
lì
ricomparve
;
nella
medesima
parvenza
,
pel
terrore
delle
donne
,
dei
fanciulli
e
degli
uomini
.
Dove
lo
hanno
fatto
soffrire
,
anima
sconosciuta
e
forse
grande
in
un
corpo
rattrappito
,
debole
e
malaticcio
,
là
egli
ritorna
,
spirito
malizioso
e
maligno
,
nel
desiderio
di
una
lunga
e
insaziabile
vendetta
.
Egli
si
vendica
epicamente
,
tormentando
coloro
che
lo
hanno
tormentato
.
Chiedete
ad
un
vecchio
,
ad
una
fanciulla
,
ad
una
madre
,
ad
un
uomo
,
ad
un
bambino
se
veramente
questo
munaciello
esiste
e
scorazza
per
le
case
,
e
vi
faranno
un
brutto
volto
,
come
lo
farebbero
a
chi
offende
la
fede
.
Se
volete
sentirne
delle
storie
,
ne
sentirete
;
se
volete
averne
dei
documenti
autentici
,
ne
avrete
.
Di
tutto
è
capace
il
munaciello
Quando
la
buona
massaia
trova
la
porta
della
dispensa
spalancata
,
la
vescica
dello
strutto
sfondata
,
il
vaso
dell
olio
riverso
e
il
prosciutto
addentato
dalla
gatta
,
è
senza
dubbio
la
malizia
del
munaciello
che
ha
schiusa
quella
porta
e
scagionato
il
disastro
.
Quando
alla
serva
sbadata
cade
di
mano
il
vassoio
ed
i
bicchieri
vanno
in
mille
pezzi
,
colui
che
l
ha
fatta
incespicare
è
proprio
lui
,
lo
spiritello
impertinente
;
è
lui
che
urta
il
gomito
della
fanciulla
borghese
che
lavora
all
uncinetto
e
le
fa
pungere
il
dito
;
è
lui
che
fa
traboccare
il
brodo
dalla
pentola
ed
il
caffè
dalla
cogoma
;
è
lui
che
fa
inacidire
il
vino
dalle
bottiglie
;
è
lui
che
dà
la
iettatura
alle
galline
che
ammiseriscono
e
muoiono
;
è
lui
che
pianta
il
prezzemolo
,
fa
ingiallire
la
maggiorana
e
rosicchia
le
radici
del
basilico
.
Se
la
vendita
in
bottega
va
male
,
se
il
superiore
dell
uffizio
fa
una
rimenata
,
se
un
matrimonio
stabilito
si
disfà
,
se
uno
zio
ricco
muore
lasciando
tutto
alla
parrocchia
,
se
al
lotto
vien
fuori
34
,
62
,
87
invece
di
35
,
61,88
,
è
la
mano
diabolica
del
folletto
che
ha
preparato
queste
sventure
grandi
e
piccole
.
Quando
il
bambino
grida
,
piange
,
non
vuole
andare
a
scuola
,
scalpita
,
corre
,
salta
sui
mobili
,
rompe
i
vetri
e
si
graffia
le
ginocchia
,
è
il
munaciello
che
gli
mette
i
diavoli
in
corpo
;
quando
la
fanciulla
diventa
pallida
e
rossa
senza
ragione
,
s
immalinconisce
,
sorride
guardando
le
stelle
,
sospira
guardando
la
luna
,
e
piange
nelle
tranquille
notti
di
autunno
,
è
il
munaciello
che
le
guasta
così
la
vita
;
quando
il
giovanotto
compra
cravatte
irresistibili
,
mette
il
profumo
nel
fazzoletto
,
e
si
fa
arricciare
i
capelli
,
rincasa
a
tarda
notte
,
col
volto
pallido
e
stanco
,
gli
occhi
pieni
di
visioni
,
l
aspetto
trasognato
,
è
il
munaciello
che
turba
la
sua
esistenza
;
quando
la
moglie
fedele
si
ferma
a
guardar
troppo
il
profilo
aquilino
ed
i
mustacchi
biondi
del
primo
commesso
di
suo
marito
e
,
nelle
fredde
notti
invernali
,
veglia
con
gli
occhi
aperti
nel
vuoto
e
le
labbra
che
invano
tentano
mormorare
la
salvatrice
Avemmaria
,
è
il
munaciello
che
la
tenta
,
è
il
diavolo
che
ha
preso
la
forma
del
munaciello
,
è
il
diavoletto
che
dà
la
marito
il
vago
desiderio
di
dare
un
pizzicotto
alla
serva
MariaFrancesca
;
è
il
folletto
che
fa
cadere
in
convulsioni
le
zitellone
.
È
il
munaciello
che
scombussola
la
casa
,
disordina
i
mobili
,
turba
i
cuori
,
scompiglia
le
menti
,
empiendole
di
paura
.
È
lui
,
lo
spirito
tormentato
e
tormentatore
,
che
porta
il
tumulto
nella
sua
tonacella
nera
,
la
rovina
nel
suo
cappuccetto
nero
.
Ma
la
cronaca
veridica
lo
dice
,
o
buon
lettore
:
quando
il
munaciello
portava
il
cappuccetto
rosso
,
al
sua
venuta
era
di
buon
augurio
.
È
per
questa
sua
strana
mescolanza
di
bene
e
di
male
,
di
cattiveria
e
di
bontà
,
che
il
munaciello
è
rispettato
,
temuto
ed
amato
.
È
per
questo
che
le
fanciulle
innamorate
si
mettono
sotto
la
sua
protezione
perché
non
venga
scoperto
il
gentile
segreto
;
è
per
questo
che
le
zitellone
lo
invocano
a
mezzanotte
,
fuori
il
balcone
,
per
nove
giorni
,
perché
mandi
loro
il
marito
che
si
fa
tanto
aspettare
;
è
per
questo
che
il
disperato
giuocatore
di
lotto
gli
fa
scongiuro
tre
volte
,
per
averne
i
numeri
sicuri
;
è
per
questo
che
i
bambini
gli
parlano
,
dicendogli
di
portar
loro
i
dolci
e
di
balocchi
che
desiderano
.
La
casa
dove
il
munaciello
è
apparso
è
guardata
con
diffidenza
,
ma
non
senza
soddisfazione
;
la
persona
che
,
allucinata
,
ha
visto
il
folletto
,
è
guardata
compassionevolamente
,
ma
non
senza
invidia
.
Ma
colei
che
lo
ha
visto
apparisce
per
lo
più
a
fanciulle
ed
a
bimbi
tiene
per
sé
il
prezioso
segreto
,
forse
apportatore
di
fortuna
.
Infine
il
folletto
della
leggenda
rassomiglia
al
munaciello
della
cronaca
napoletana
:
è
,
vale
adire
,
un
anima
ignota
,
grande
e
sofferente
in
un
corpo
bizzarramente
piccolo
,
in
un
abito
stranamente
piccolo
,
in
un
abito
stranamente
simbolico
;
un
anima
umana
,
dolente
e
rabbiosa
;
un
anima
che
ha
un
pianto
e
fa
piangere
;
che
ha
sorriso
e
fa
sorridere
;
un
bimbo
che
gli
uomini
hanno
torturato
ed
ucciso
come
un
uomo
;
un
folletto
che
tormenta
gli
uomini
come
un
bambino
capriccioso
,
e
li
carezza
,
e
li
consola
come
un
bambino
ingenuo
ed
innocente
.
IL
DIAVOLO
DI
MERGELLINA
Assisa
innanzi
allo
specchio
,
ella
lasciava
che
la
sua
acconciatrice
passasse
il
pettine
nella
ricchezza
dei
capelli
biondo
-
fulvi
,
di
un
colore
acceso
e
voluttuoso
.
Si
guardava
attentamente
nello
specchio
:
sul
volto
di
una
candidezza
abbagliante
,
che
parea
fosse
fulgido
,
non
compariva
traccia
di
roseo
;
nei
grandi
occhi
glauchi
,
cristallini
,
il
lampo
dello
sguardo
era
verde
e
freddo
;
le
labbra
carnose
,
rosse
,
come
il
granato
,
dovevano
essere
dolci
ed
amare
quanto
il
frutto
che
ricordavano
;
il
collo
superbo
,
pieno
e
rotondo
palpitava
lentamente
.
Ella
si
guardò
le
mani
attraverso
la
luce
,
mani
candide
quanto
il
viso
;
si
guardò
le
braccia
sode
e
rasate
come
un
frutto
maturo
in
cui
si
possa
mordere
.
Si
trovava
seducente
,
bellissima
;
ed
un
eroico
sorriso
le
sfiorò
le
labbra
.
Ella
si
adorava
;
idolatrava
la
propria
bellezza
e
vi
abbruciava
ogni
giorno
un
copioso
incenso
che
si
univa
a
quello
di
tutti
coloro
che
l
amavano
.
Una
lettera
per
madonna
Isabella
disse
un
paggio
ricciuto
,
inchinandosi
e
porgendo
il
biglietto
sopra
un
vassoio
d
argento
.
Madonna
Isabella
scórse
la
lettera
.
Messer
Diomede
Carafa
le
scriveva
ancora
d
amore
,
una
lettera
piena
di
fuoco
che
a
volte
scoppiava
nell
impeto
della
disperazione
,
a
volte
si
allentava
e
s
illanguidiva
nelle
divagazioni
di
una
mestizia
insanabile
.
Messer
Diomede
Carafa
sapeva
amare
:
la
sua
anima
nobile
ed
eletta
era
aperta
a
tutte
le
squisite
sensibilità
dell
affetto
,
la
sua
forte
anima
comprendeva
tutti
gli
slanci
di
una
passione
umana
e
potente
;
le
orgogliose
dame
spagnole
della
Corte
vicereale
avrebbero
volentieri
abbandonato
la
loro
fierezza
castigliana
per
esser
amate
da
lui
e
per
amarlo
;
le
fanciulle
dell
aristocrazia
napoletana
,
brune
fanciulle
dagli
occhi
azzurri
,
lo
avrebbero
amato
se
egli
avesse
voluto
amarle
.
Ma
messer
Diomede
non
amava
che
madonna
Isabella
che
aveva
fama
di
donna
crudele
e
disamorata
;
difatti
ella
non
fece
che
sorridere
appena
alle
frasi
amorose
che
messer
Diomede
le
scriveva
.
Nel
grande
salone
del
suo
palazzo
,
madonna
Isabella
,
vestita
di
broccato
rosso
che
faceva
risaltare
il
pallore
del
volto
,
con
una
reticella
di
perle
sulle
fulve
trecce
,
sedeva
a
conversazione
con
messer
Diomede
.
Il
giovane
innamorato
era
seduto
alquanto
discosto
dalla
sua
donna
,
ma
la
fissava
con
l
occhio
intento
e
cupido
,
senza
mai
distogliere
lo
sguardo
da
quella
figura
;
a
seconda
che
la
donna
parlava
,
sul
viso
del
giovane
passavano
onde
di
sangue
che
lo
coloravano
,
o
un
terreo
pallore
vi
si
diffondeva
;
come
il
giovane
si
lasciava
trasportare
dall
amore
,
la
sua
voce
tremava
,
ed
in
essa
passava
la
nota
tenera
e
grave
dell
affetto
,
la
vibrazione
profonda
della
gelosia
,
l
ondulazione
indefinita
della
mestizia
,
la
nota
stridula
dell
ironia
,
tutte
le
variazioni
che
ha
l
amore
.
La
dama
,
placida
,
tranquilla
,
sorridente
,
agitando
il
leggiero
ventaglio
di
piume
,
giocherellava
amabilmente
e
ferocemente
col
cuore
del
giovane
.
Ella
,
a
sua
posta
,
creava
in
lui
lo
sconforto
desolato
o
l
inesauribile
speranza
,
la
cupa
gelosia
o
l
estrema
fiducia
,
la
collera
senza
nome
e
senza
limiti
o
la
gioia
senza
confine
.
Abituata
a
questi
sottili
e
malvagi
godimenti
,
ella
si
compiaceva
stringere
quel
cuore
innamorato
in
una
mano
di
ferro
che
lo
soffocava
a
poco
a
poco
e
poi
ridonargli
la
vita
,
carezzandolo
con
una
mano
leggiera
e
vellutata
;
si
dilettava
far
sussultare
di
dolore
quell
anima
,
gittandola
bruscamente
nella
disperazione
;
gioiva
facendola
esaltare
grado
a
grado
,
sempre
più
,
fino
a
farla
impazzire
nella
vertigine
dell
altissimo
pinnacolo
.
Furono
tali
donne
,
sono
e
saranno
.
Il
mondo
le
maledice
,
le
disprezza
,
paiono
fatte
estranee
alla
soave
comunanza
femminile
,
paiono
odiate
,
esecrate
.
Ma
il
mondo
le
ama
,
ma
l
uomo
le
ama
.
Così
è
sempre
,
così
sempre
sarà
.
Pace
a
voi
,
giovanette
gentili
,
dalle
anime
buone
che
rischiarano
come
luce
di
lampada
familiare
il
corpo
delicato
;
pace
a
voi
,
donne
il
cui
destino
unico
è
l
amore
,
è
il
sagrifizio
:
giammai
sarete
amate
come
quelle
donne
lo
saranno
.
Virtù
,
dolcezza
,
abnegazione
,
serenità
,
calma
,
felicità
sono
vani
nomi
:
l
acre
e
malsano
desiderio
dell
uomo
corre
verso
la
misteriosa
e
temuta
sirena
.
Pace
a
voi
;
amate
,
soffrite
,
morite
:
giammai
sarete
amate
come
quelle
donne
lo
saranno
.
Eppure
fu
un
giorno
in
cui
Diomede
Carafa
credette
di
arrivare
al
culmine
inaccessibile
della
sua
vita
,
al
momento
fatale
in
cui
ogni
facoltà
,
ogni
potenza
fisica
,
ogni
luce
di
ragione
,
ogni
festa
di
fantasia
,
ogni
robustezza
di
fibra
,
si
riuniscono
in
una
sola
,
profonda
,
alta
armonia
che
è
l
'
amore
.
Fu
il
giorno
in
cui
madonna
Isabella
,
all
'
impensata
,
dopo
una
lotta
d
'
un
anno
in
cui
essa
non
aveva
ceduto
di
una
linea
sola
,
presa
da
un
subitaneo
abbandono
e
dominata
da
una
strana
causa
,
disse
d
'
amarlo
.
Oh
!
chi
ha
amato
la
conosce
questa
stagione
calda
ed
esuberante
,
colorita
dal
sole
,
nell
'
azzurro
sconfinato
,
nell
'
infiammato
meriggio
dove
tutto
arde
e
si
consuma
in
una
grande
voluttà
,
quando
i
fiori
nascono
presto
,
vivono
una
vita
rapida
e
soverchiante
,
esalano
profumi
grevi
e
violenti
e
muoiono
per
aver
troppo
vissuto
;
la
stagione
fremente
dove
tutto
è
luce
,
tutto
è
fulgore
,
tutto
è
febbre
che
precipita
il
sangue
;
la
benedetta
stagione
,
la
eccelsa
stagione
dopo
la
quale
tutto
è
cenere
e
fango
.
Chi
ha
amato
sa
la
stagione
d
'
amore
di
Diomede
Carafa
e
non
aspetta
dalla
scialba
parola
del
freddo
e
disanimato
cronista
una
descrizione
.
Chi
ha
amato
evochi
tutti
,
tutti
suoi
ricordi
di
amore
,
riviva
in
quel
passato
pieno
di
una
gioia
e
di
un
dolore
che
non
hanno
l
'
eguale
,
palpiti
,
s
'
agiti
,
abbia
la
convulsione
ed
il
delirio
di
quell
'
amore
e
saprà
di
Diomede
Carafa
.
Le
storie
d
'
amore
non
si
raccontano
,
non
si
descrivono
che
miseramente
:
l
'
arte
istessa
,
la
divina
arte
che
tutto
scopre
,
tutto
rivela
,
non
può
che
dare
una
sola
e
fuggevole
immaginazione
del
proteiforme
amore
.
Breve
stagione
.
Se
durasse
,
il
cuore
morirebbe
nella
esagerazione
di
un
sentimento
che
è
la
follia
.
A
poco
a
poco
,
con
gradazioni
impercettibili
,
madonna
Isabella
fu
meno
felice
,
meno
innamorata
;
il
sorriso
fu
più
scarso
sulla
bocca
,
le
braccia
più
fiacche
nell
'
abbraccio
,
le
labbra
più
gelide
nel
bacio
,
il
palpito
meno
frequente
nell
'
arrivo
e
nel
distacco
.
Diomede
Carafa
,
cieco
,
pazzo
d
'
amore
,
non
vedeva
,
non
comprendeva
.
Madonna
Isabella
discendeva
sempre
più
verso
l
'
indifferenza
che
poi
era
il
suo
stato
abituale
e
la
sua
naturale
ferocia
rinasceva
per
la
tortura
di
quell
'
uomo
.
Ma
Diomede
Carafa
soffriva
e
s
'
inebriava
di
quella
sofferenza
,
piangeva
e
s
'
ubriacava
di
quelle
lagrime
,
era
ammalato
e
si
consolava
di
quel
morbo
ora
gelido
,
ora
infuocato
che
gli
consumava
la
vita
;
era
tormentato
,
oppresso
,
disperato
.
ma
si
estasiava
di
ciò
come
i
martiri
cristiani
del
sangue
che
usciva
dalle
loro
vene
esauste
.
Isabella
si
mostrava
con
lui
chiusa
,
dura
,
sprezzante
e
lui
l
'
amava
anche
così
,
massimamente
così
;
Isabella
si
faceva
volubile
,
leggiera
,
accogliendo
in
casa
i
più
bei
cavalieri
napoletani
e
lui
,
morendo
di
gelosia
,
amava
Isabella
per
la
gelosia
che
aveva
di
lei
.
Egli
gettava
pazzamente
i
suoi
averi
,
obliava
le
prerogative
della
sua
nobiltà
,
non
conosceva
più
amici
,
non
conosceva
più
parentado
,
non
sapeva
più
nulla
di
obblighi
o
di
diritti
:
Isabella
,
Isabella
,
amare
Isabella
.
Fino
a
che
un
giorno
tutta
la
verità
gli
fu
palese
come
parola
di
Dio
e
seppe
del
proprio
avvilimento
,
seppe
del
tradimento
di
Isabella
con
Giovanni
Verrusio
,
amico
suo
e
suo
compagno
d
'
infanzia
.
Egli
nascose
a
tutti
il
dramma
del
suo
spirito
,
sdegnoso
di
compianto
.
Il
crollo
immenso
della
sua
felicità
,
la
rovina
tragica
e
nera
dello
splendido
edificio
non
ebbero
testimonio
.
Meglio
così
.
Che
vale
il
rimpianto
?
Che
cosa
è
la
parola
compassionevole
e
glaciale
?
Foglie
morte
che
il
vento
si
porta
via
,
ed
il
dolore
rimane
eterno
.
Invano
egli
errò
,
viaggiatore
solitario
e
noncurante
,
per
fiorenti
paesi
,
invano
chiese
alle
ricchezze
,
al
lusso
,
ad
altri
amori
,
a
feste
stupende
,
l
'
oblio
;
invano
egli
volle
innamorarsi
delle
vaghe
creazioni
dell
'
arte
per
ritrovare
la
pace
.
Dappertutto
,
in
ogni
paese
,
in
ogni
donna
,
in
ogni
fiore
,
al
fondo
dei
vini
generosi
,
nelle
figure
dei
quadri
,
nelle
figure
delle
statue
,
negli
ondeggiamenti
della
musica
,
egli
ritrovava
Isabella
.
Il
suo
dolore
non
era
più
acuto
e
straziante
,
ma
lento
,
lungo
,
stupefacente
.
egli
sentiva
la
sua
anima
gonfiarsi
di
affetto
ed
i
suoi
occhi
gonfiarsi
di
lagrime
;
egli
provava
il
bisogno
del
sagrificio
,
del
culto
,
dell
'
estasi
...
Dio
,
Dio
ripetette
un
giorno
la
stanca
amica
sua
.
Diomede
Carafa
fu
vescovo
di
Ariano
,
prelato
esemplare
e
amatore
dell
'
arte
.
Leonardo
da
Pistoia
,
pittore
,
fu
suo
amico
.
Per
sua
ordinazione
e
per
la
chiesa
di
Piedigrotta
dove
giace
il
Sannazaro
,
il
Leonardo
fece
il
quadro
bellissimo
di
S
.
Michele
che
atterra
Lucifero
.
Lucifero
vinto
e
bello
e
ancor
folgorante
,
ha
il
volto
di
madonna
Isabella
.
Ed
è
una
donna
il
diavolo
di
Mergellina
.
MEGARIDE
Là
,
dove
il
mare
del
Chiatamone
è
più
tempestoso
,
spumando
contro
le
nere
rocce
che
sono
le
inattaccabili
fondamenta
del
Castello
dell
'
Ovo
,
dove
lo
sguardo
malinconico
del
pensatore
scopre
un
paesaggio
triste
che
gli
fa
gelare
il
cuore
,
era
altre
volte
,
nel
tempo
dei
tempi
,
cento
anni
almeno
prima
la
nascita
del
Cristo
Redentore
,
un
'
isola
larga
e
fiorita
che
veniva
chiamata
Megaride
o
Megara
che
significa
grande
nell
'
idioma
di
Grecia
.
Quel
pezzo
di
terra
s
'
era
staccato
dalla
riva
di
Platamonia
,
ma
non
s
'
era
allontanato
di
molto
:
e
quasi
che
il
fermento
primaverile
passasse
dalla
collina
all
'
isola
,
per
le
onde
del
mare
,
come
la
bella
stagione
coronava
di
rose
e
di
fiori
d
'
arancio
il
colle
,
così
l
'
isola
fioriva
tutta
in
mezzo
al
mare
come
un
gigantesco
gruppo
di
fiori
che
la
natura
vi
facesse
sorgere
,
come
un
altare
elevato
a
Flora
,
la
olezzante
dea
.
Nelle
notti
estive
dall
'
isola
partivano
lievi
concenti
e
sotto
il
raggio
della
luna
pareva
che
le
ninfe
marine
,
ombre
leggiere
,
vi
danzassero
una
danza
sacra
ed
inebriante
;
onde
il
viatore
della
riva
,
colpito
dal
rispetto
alla
divinità
,
torceva
gli
occhi
allontanandosi
,
e
le
coppie
di
amanti
cui
era
bello
errate
abbracciati
sulla
spiaggia
davano
un
saluto
all
'
isola
e
chinavano
lo
sguardo
per
non
turbare
la
sacra
danza
.
Certo
l
'
isola
doveva
essere
abitata
,
ne
suoi
cespugli
verdi
,
nei
suoi
alberi
,
nei
suoi
prati
,
nei
suoi
canneti
,
:
dalle
Nerèidi
e
dalle
Drìadi
:
altrimenti
non
sarebbe
stata
così
gaia
sotto
il
sole
,
così
celestiale
sotto
il
raggio
lunare
,
sempre
colorita
,
sempre
serena
,
sempre
profumata
.
Era
divina
,
poiché
gli
dèi
l
'
abitavano
.
Ma
Lucullo
,
il
forte
guerriero
,
l
'
amico
dei
letterati
,
primo
fra
gli
epicurei
,
abituato
a
soddisfare
ogni
capriccio
,
amava
le
ville
circondate
da
ogni
parte
dall
'
acqua
:
egli
era
mortalmente
stanco
della
sua
casa
splendida
di
Roma
,
della
sua
villa
di
Baja
,
della
sua
dimora
di
Tuscolo
,
della
sua
villa
di
Pompeja
.
Volle
quella
di
Megaride
e
l
'
ebbe
.
Egli
violò
la
dimora
delle
ninfe
oceanine
per
farsene
la
propria
dimora
;
egli
volle
per
sé
i
prati
,
i
boschetti
di
rose
,
i
margini
che
digradavano
lievemente
nel
mare
;
scacciò
le
sirene
e
vi
mise
le
sue
bellissime
schiave
.
Fu
un
pianto
solo
per
le
grotte
di
corallo
tra
le
alghe
verdi
;
e
le
ninfe
si
lamentarono
con
Poseidone
che
non
dette
loro
ascolto
.
Fu
costruita
la
magnifica
villa
,
sorsero
per
incanto
i
giardini
degni
di
un
imperatore
,
nei
vivai
diguazzarono
le
murene
dalla
brutta
testa
di
serpente
e
dalla
carne
delicata
,
nelle
uccelliere
saltellarono
i
più
rari
uccelli
,
pasto
di
stomachi
finissimi
:
sotto
i
portici
della
villa
suonarono
le
cetre
e
le
tiorbe
in
onore
di
Servilia
sorella
di
Catone
,
moglie
di
Lucullo
,
bellissima
fra
le
donne
romane
.
Ivi
danze
festose
,
luminarie
magiche
,
giuochi
,
banchetti
,
come
solo
Lucullo
sapeva
darne
.
Ivi
profumi
di
nardo
,
coppe
di
nitido
cristallo
,
nel
cui
vino
generoso
si
scioglievano
le
perle
:
ivi
toghe
di
porpora
,
pepli
di
bisso
,
gemme
splendide
,
corone
di
rose
;
l
'
eterno
cantico
alla
bellezza
ed
all
'
amore
.
Ivi
accorrevano
per
riscaldarsi
alla
luce
degli
occhi
di
Servilia
i
giovanotti
timidi
che
non
osavano
pronunziar
parola
dinanzi
a
lei
,
i
gagliardi
garzoni
la
cui
parola
superava
d
'
audacia
lo
sguardo
,
gli
uomini
maturi
e
gravi
che
sorridevano
ancora
all
'
amore
,
i
vecchioni
che
sospiravano
la
gioventù
:
e
Servilia
rideva
,
giovane
e
gaia
,
di
questo
incenso
d
'
amore
,
rideva
sempre
,
lusinghiera
e
crudele
,
come
una
sirena
;
e
Lucullo
,
placido
filosofo
e
ancor
più
placido
sposo
,
godeva
dei
trionfi
di
Servilia
.
Egli
amava
le
feste
sontuose
che
durano
dalla
sera
sino
ai
primi
albori
,
i
pranzi
lunghissimi
dove
nèttare
s
'
alterna
a
nèttare
,
dove
la
fantasia
del
cuoco
vince
quella
di
un
poeta
e
fonde
nel
suo
crogiuolo
le
ricchezze
di
un
re
;
egli
amava
conversare
coi
letterati
cui
donava
vasi
d
'
oro
,
animali
preziosi
,
case
e
giardini
per
provar
loro
la
generosità
di
un
privato
.
Servilia
saliva
la
china
ridente
del
piacere
ed
egli
discendeva
,
tranquillo
,
verso
la
pace
della
vecchiaia
.
Per
divertirsi
,
faceva
scavare
un
canale
d
'
acqua
viva
,
faceva
elevare
una
palazzina
,
scacciava
lontano
il
mare
,
allargando
i
limiti
dell
'
isoletta
Megaride
;
Servilia
si
lasciava
profumare
dalle
ornatrici
,
prendeva
bagni
di
latte
d
'
asina
,
portava
alle
gentili
orecchie
due
pesanti
perle
che
le
laceravano
la
carne
,
le
sue
tuniche
parevano
tessute
d
'
aria
,
i
suoi
sandali
costavano
prezzi
favolosi
;
ed
ella
,
assisa
davanti
alla
spera
,
di
acciaio
,
si
contemplava
.
Ella
era
nel
trionfo
della
bellezza
e
della
gioventù
.
Gli
occhi
ardenti
di
coloro
che
l
'
amavano
,
le
davano
una
aureola
di
fuoco
in
cui
ella
camminava
,
graziosa
salamandra
,
senza
scottarsi
:
i
sospiri
di
coloro
che
l
'
amavano
,
formavano
attorno
a
lei
una
nuvola
in
cui
le
piaceva
di
respirare
.
Il
mare
batteva
dolcemente
sulle
sponde
di
Megaride
e
non
osava
tumultuare
;
il
sole
la
carezzava
senza
violenza
e
le
aure
leggiere
ne
facevano
ondeggiare
i
fiori
;
nella
placida
luce
lunare
,
l
'
isola
sembrava
tutta
bianca
,
morbida
e
nevosa
,
in
una
infinita
dolcezza
d
'
aria
e
di
tinte
.
E
Servilia
distesa
sul
lettuccio
,
vestita
di
stoffa
tessuta
d
'
oro
,
lasciandosi
sventolare
dalle
schiave
fremendo
di
piacere
alla
brezza
marina
,
guardando
distrattamente
la
ridda
delle
danzatrici
,
mormora
fra
sé
,
sono
io
,
sono
io
la
sirena
!
E
l
'
aria
mormora
anch
'
essa
,
dopo
aver
scherzato
con
le
chiome
olezzanti
:
è
lei
,
è
lei
la
sirena
.
Servilia
quando
solleva
un
cespo
di
fiori
è
bella
come
Flora
;
Servilia
,
quando
sceglie
in
un
cestello
la
pesca
matura
,
è
bella
quanto
Pomona
;
Servilia
quando
porta
sui
capelli
la
brillante
mezzaluna
e
al
fianco
la
faretra
,
è
bella
quanto
Diana
;
quando
senza
ornamenti
,
coi
capelli
disciolti
,
uscendo
dal
bagno
,
tutta
stillante
profumi
,
si
lascia
asciugare
dalle
schiave
e
s
'
avvolge
nella
tunica
bianca
,
è
...
bella
come
Venere
sussurra
lo
schiavo
innamorato
.
Più
bella
di
Venere
dice
,
col
suo
olimpico
orgoglio
,
Servilia
.
Il
che
è
udito
dalle
attente
ninfe
oceanine
e
Venere
sa
che
Servilia
l
'
ha
offesa
e
Poseidone
questa
volta
dà
ascolto
alla
preghiera
della
sua
bella
amante
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Rosicchia
,
rosicchia
,
o
polpo
molle
,
grigio
,
rassomigliante
ad
un
cencio
!
Incrostati
,
incrostati
ostrica
,
per
minare
le
fondamenta
!
Piantati
,
piantati
,
alga
,
per
strappar
via
una
zolletta
di
terreno
!
Scavate
,
scavate
,
o
piccoli
animaletti
del
corallo
!
Rodi
la
roccia
,
o
costante
onda
marina
,
fa
un
buco
coperto
di
arena
,
coperto
di
piante
,
un
buco
perfido
,
nero
e
profondo
!
Rodete
,
rodete
,
piccole
e
pazienti
potenze
del
mare
!
Piansero
le
Nerèidi
,
piansero
le
Sirene
,
Venere
fu
offesa
e
Poseidone
è
in
collera
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Libiamo
agli
Dei
infernali
disse
tranquillamente
Lucullo
,
nella
sua
villa
di
Tuscolo
,
al
funesto
annunzio
,
e
sparse
sul
terreno
alcune
gocce
dell
'
inebriante
liquore
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Vuoi
tu
scandagliare
la
profondità
dei
mare
,
o
ardito
palombaro
?
Sei
tu
stanco
delle
sirene
della
terra
?
Va
sulla
spiaggia
brulla
del
Chiatamone
,
raccogli
il
tuo
respiro
e
precipitati
nelle
acque
:
in
un
momento
giunto
al
fondo
,
vedrai
gli
archi
della
villa
,
i
giardini
di
Lucullo
e
la
bellissima
moglie
,
che
è
diventata
la
Sirena
del
mare
.
Ma
non
ti
lasciar
sedurre
dalla
visione
e
ritorna
a
galla
,
o
palombaro
ardito
:
sulla
terra
troverai
sirene
come
Servilia
che
non
ti
possono
amare
e
ti
facciano
morire
dal
dolore
.
IL
CRISTO
MORTO
La
cappella
è
glaciale
.
Pavimento
di
marmo
,
marmo
alle
pareti
,
tombe
di
marmo
,
statue
di
marmo
alle
pareti
,
tombe
di
marmo
,
statue
di
marmo
.
Un
marmo
scuro
,
che
ha
preso
una
tinta
malaticcia
ed
umida
pel
tempo
che
è
trascorso
,
pel
sole
che
manca
,
per
la
scialba
luce
che
piove
dalle
vetrate
.
Non
ornamenti
di
oro
,
non
candelabri
,
non
lampade
votive
,
non
fiori
:
invece
fregi
,
ornamenti
,
mosaici
,
iscrizioni
,
palme
,
volute
,
capitelli
in
pietra
bianca
,
grigia
o
nera
,
non
altro
che
pietra
.
Tutto
vi
è
gelido
,
tranquillo
,
serenamente
sepolcrale
.
Altrove
è
vita
la
voce
del
prete
che
prega
,
la
tenue
fiammella
delle
candele
,
lo
squillo
del
campanello
,
lo
scricchiolio
di
una
sedia
,
il
fumo
sottile
dell
'
incenso
;
qui
non
si
prega
,
non
ardono
lumi
,
non
sedie
,
non
suonano
campanelli
,
non
fumano
incensi
.
Non
si
vive
per
pregare
,
si
muore
nello
sfinimento
della
preghiera
che
s
'
arresta
sulle
fredde
labbra
.
Non
è
una
chiesa
,
è
una
tomba
.
Volete
vedere
il
Cristo
morto
?
chiede
la
guida
,
con
la
sua
voce
strascicata
Quella
voce
umana
e
volgare
mi
scuote
.
Eppure
mi
parla
ancora
di
morte
.
Vediamo
la
prima
cappella
mormoro
,
quasi
vergognandomi
di
parlare
.
Coloro
che
vi
giacciono
,
quieti
ed
immobili
,
le
braccia
in
croce
sul
cuore
morto
,
appartengono
alla
nobilissima
fra
le
famiglie
;
Grandi
di
Spagna
di
prima
classe
,
due
volte
principi
,
due
volte
duchi
,
tre
volte
conti
,
cinque
o
sei
volte
marchesi
.
Sulla
porta
di
entrata
è
la
tomba
dell
'
antichissimo
antenato
che
andò
alle
crociate
:
ferito
o
svenuto
in
un
combattimento
,
fu
creduto
morto
e
portato
a
seppellire
,
ma
risvegliatosi
d
'
un
tratto
,
saltò
fuori
dalla
bara
più
animoso
e
sbaragliò
e
sconfisse
il
gruppo
dei
nemici
.
Tombe
dappertutto
.
Pompose
iscrizioni
latine
in
cui
il
sentimento
ed
il
carattere
s
'
affogano
nella
monotona
convenzionalità
dell
'
elogio
.
Solo
le
cifre
hanno
un
malinconico
significato
:
la
vita
non
è
lunga
nella
nobile
casa
Vi
muoiono
presto
le
fanciulle
,
vi
muoiono
presto
i
giovanetti
.
Ogni
tomba
ha
la
statua
grande
di
colui
che
vi
è
sepolto
,
o
almeno
un
medaglione
su
cui
si
disegnano
e
si
rilevano
certi
profili
soavi
,
certe
linee
serenamente
altiere
,
certi
ondeggiamenti
marmorei
di
chiome
disciolte
.
Nella
famiglia
è
tradizionale
una
pura
bellezza
,
più
d
'
espressione
che
di
plastica
.
Ogni
tomba
ha
la
sua
statua
,
ogni
tomba
ha
il
suo
medaglione
.
Volete
vedere
il
Cristo
morto
?
insiste
il
custode
.
Finiamo
di
veder
la
cappella
ripeto
io
,
singolarmente
infastidita
e
colpita
da
quella
insistenza
.
Fra
una
tomba
e
l
'
altra
,
statue
e
gruppi
allegorici
,
sempre
in
quell
'
interno
e
freddo
marmo
.
Ecco
il
Pudore
col
volto
coperto
da
un
velo
,
ecco
la
Fortezza
,
ecco
la
Temperanza
,
ecco
la
Gloria
,
ecco
l
'
Educazione
,
ecco
l
'
Amor
filiale
,
vuote
allegorie
che
non
chiudono
più
alcuna
idea
.
Ultimo
,
poeticamente
ultimo
,
è
il
Disinganno
,
un
uomo
che
cerca
con
uno
sforzo
supremo
districarsi
da
una
fitta
rete
che
l
'
avviluppa
tutto
.
Singolare
chiusura
della
vita
,
termine
singolare
di
tutte
le
sublimità
,
di
tutte
le
passioni
,
di
tutti
gli
amori
.
Il
Disinganno
e
più
altro
.
Perché
questa
tomba
non
ha
medaglione
?
domando
al
custode
.
Egli
non
m
'
ha
udita
,
perché
ricomincia
a
dire
:
Il
Cristo
morto
Vediamo
l
'
altar
maggiore
ripeto
io
,
ostinandomi
.
Sì
,
l
'
ultima
tomba
a
dritta
non
ha
medaglione
.
Manca
il
ritratto
della
nobile
principessa
che
vi
è
sepolta
,
che
è
morta
anch
'
essa
così
giovane
.
Il
medaglione
è
liscio
,
vuoto
,
bianco
,
come
se
ne
avesse
raspata
,
cancellata
l
'
immagine
.
Ed
è
triste
come
nella
sala
ducale
,
a
Venezia
,
il
ritratto
di
Faliero
,
coperto
da
un
velo
nero
.
L
'
altar
maggiore
è
nudo
,
severo
.
Sulla
parete
,
in
fondo
,
n
alto
v
'
è
un
quadro
,
una
Vergine
della
Pietà
,
scolorita
,
che
sostiene
sulle
ginocchia
il
livido
corpo
di
Gesù
.
La
pittura
è
guasta
,
bruna
,
tetra
;
un
sorcio
ha
fatto
un
buco
nero
nel
costato
di
Gesù
.
Più
giù
,
proprio
dall
'
altar
maggiore
,
un
grande
gruppo
in
marmo
che
rappresenta
la
Deposizione
della
Croce
.
Sempre
lo
stesso
soggetto
,
sempre
la
morte
.
Ed
ecco
ripete
trionfalmente
il
custode
,
staccandosi
dall
'
altar
maggiore
il
Cristo
morto
.
Sta
ai
piedi
dell
'
altar
maggiore
,
a
sinistra
.
Sopra
un
largo
piedistallo
è
disteso
un
materasso
marmoreo
;
sopra
questo
letto
gelato
e
funebre
giace
il
Cristo
morto
.
È
grande
quanto
un
uomo
,
un
uomo
vigoroso
e
forte
.
Nella
pienezza
dell
'
età
.
Giace
lungo
disteso
,
abbandonato
,
i
piedi
diritti
,
rigidi
,
uniti
,
le
ginocchia
sollevate
lievemente
,
le
reni
sprofondate
,
il
petto
gonfio
il
collo
stecchito
,
la
testa
sollevata
sui
cuscini
,
ma
piegata
,
sul
lato
diritto
,
le
mani
prosciolte
.
I
capelli
sono
arruffati
,
quasi
madidi
del
sudore
dell
'
agonia
.
Gli
occhi
socchiusi
,
alle
cui
palpebre
tremolano
ancora
le
ultime
e
più
dolorose
lagrime
.
In
fondo
,
sul
materasso
,
sono
gettati
,
con
una
spezzatura
artistica
,
gli
attributi
della
Passione
,
la
corona
di
spine
,
i
chiodi
,
la
spugna
imbevuta
di
fiele
,
il
martello
.
Sul
piedistallo
,
sotto
i
cuscini
,
questa
iscrizione
:
Joseph
Sammartino
,
Neap
.
,
fecit
,
1753
.
E
più
nulla
.
Cioè
no
:
sul
Cristo
morto
,
su
quel
corpo
bello
ma
straziato
,
una
religiosa
e
delicata
pietà
ha
gettato
un
lenzuolo
dalle
pieghe
morbide
e
trasparenti
,
che
vela
senza
nascondere
,
che
non
cela
la
piaga
ma
la
molce
,
che
non
copre
lo
spasimo
ma
lo
addolcisce
.
Sopra
un
corpo
di
marmo
,
che
sembra
di
carne
,
un
lenzuolo
di
marmo
che
la
mano
quasi
vorrebbe
togliere
.
Niente
manca
,
dunque
,
in
questa
profonda
creazione
artistica
:
e
vi
è
il
sentimento
che
fa
palpitare
la
pietra
,
turbando
il
nostro
cuore
,
e
v
'
è
l
'
audacia
del
creatore
che
rompe
ogni
regola
,
e
v
'
è
il
magistero
di
una
forma
eletta
,
pura
,
squisita
.
Quel
corpo
morto
era
poc
'
anzi
vivo
,
si
contorceva
nelle
angosce
di
un
'
agonia
spaventosa
,
giovane
e
robusto
si
ribellava
al
male
,
si
ribellava
alla
morte
.
Non
vi
era
sfinimento
,
non
vi
era
abbattimento
:
le
fibre
non
volevano
morire
,
il
corpo
non
voleva
morire
.
Ma
sotto
le
pieghe
del
lenzuolo
la
testa
ha
un
carattere
stupendo
:
la
fronte
liscia
ha
un
vasto
pensiero
;
piangono
gli
occhi
,
è
vero
,
pel
cruccio
fisico
,
ma
le
labbra
schiuse
hanno
una
traccia
di
sorriso
che
è
una
indefinita
speranza
.
È
vero
.
è
vero
,
il
dolore
è
passato
dal
corpo
all
'
anima
;
è
vero
,
l
'
anima
è
contristata
,
ma
non
è
disperazione
,
ma
non
è
desolazione
.
L
'
anima
come
la
bocca
è
abbeverata
di
fiele
,
ma
una
goccia
di
consolazione
vi
è
stata
.
Tutto
quel
Cristo
è
un
dolore
supremo
,
ma
è
anche
una
suprema
speranza
;
ma
il
mistero
di
quella
testa
divina
è
così
grandioso
,
ma
l
'
ammirazione
per
la
meravigliosa
opera
d
'
arte
è
così
sconfinata
,
ma
la
pietà
del
bellissimo
estinto
è
così
invadente
che
il
pensatore
si
scuote
e
non
frena
più
le
acute
indagini
dalla
sua
mente
,
l
'
artista
s
'
inchina
nella
esaltazione
del
suo
spirito
ed
il
credente
non
può
che
abbandonarsi
,
piangendo
,
sui
piedi
del
morto
,
cospargendoli
di
lagrime
e
di
baci
.
Singolare
anima
d
'
artista
doveva
esser
quella
dello
scultore
che
ha
dato
all
'
arte
questo
Cristo
morto
.
Nell
'
opera
sua
vi
è
tutto
il
suo
spirito
.
Uno
spirito
dove
sorgevano
uguali
,
immensi
,
due
amori
:
quello
per
una
donna
,
quello
per
l
'
arte
.
Infelicissimo
,
terribilmente
doloroso
il
primo
.
Solamente
chi
ha
conosciuto
il
furore
acuto
di
una
sofferenza
senza
nome
può
far
passare
tutta
la
poesia
di
questa
sofferenza
nel
marmo
senza
vita
;
solamente
chi
è
vissuto
nelle
lagrime
,
nell
'
angoscia
,
nella
esaltazione
di
un
'
anima
innamorata
e
solitaria
,
può
infondere
nel
marmo
il
solitario
e
cupo
dolore
di
questo
Cristo
.
Lo
scultore
ha
saputo
,
ha
sentito
.
Ha
saputo
,
ha
sentito
che
cosa
fosse
il
tormento
sottile
che
stride
come
una
sega
piccina
ed
inesorabile
;
la
desolazione
grigia
,
lunga
,
monotona
,
dove
tutto
è
cenere
,
tutto
è
nausea
,
tutto
è
disgusto
:
la
disperazione
larga
e
vasta
e
lenta
come
una
fiumana
di
pianto
;
la
disperazione
fragorosa
e
tumultuante
come
un
torrente
che
tutto
trascina
.
Chi
ha
fatto
quel
Cristo
ha
spasimato
d
amore
;
ha
amato
ed
ha
pianto
;
ha
amato
ed
un
fremito
mortale
gli
ha
travolto
le
fibre
;
ha
amato
ed
una
convulsione
ha
contorta
e
spezzata
la
sua
vita
;
ha
amato
senza
speranza
,
senza
gioia
,
senza
diletto
,
abbruciando
la
propria
esistenza
nella
tormentosa
voluttà
del
dolore
.
Solo
un
uomo
che
ama
può
creare
quel
Cristo
morto
;
solo
colui
che
soffre
col
trasporto
,
con
la
passione
delle
sofferenze
,
può
mettere
in
una
statua
tutta
la
sublime
epopea
del
dolore
.
Ogni
colpo
di
scalpello
che
scheggiava
,
rompeva
,
carezzava
,
curvava
,
ammorbidiva
il
marmo
,
era
una
parola
,
un
gemito
,
un
lamento
,
un
grido
,
uno
scoppio
furente
di
questo
amore
.
La
passione
dell
'
uomo
vivo
creava
la
passione
del
Cristo
morto
.
E
ne
veniva
fuori
un
'
anima
d
'
artista
che
imprimeva
il
suo
carattere
in
un
capolavoro
dell
'
arte
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Perché
quella
tomba
non
ha
ritratto
?
chiesi
di
nuovo
uscendo
dalla
chiesa
,
mentre
il
custode
faceva
tintinnire
le
chiavi
.
Lo
scultore
non
ebbe
tempo
di
finirlo
...
Quale
scultore
?
Il
Sammartino
.
Ah
!
...
...
Morì
prima
di
finirlo
.
Fu
trovato
in
una
straduccia
buia
,
di
notte
,
con
un
pugnale
nel
petto
.
Fu
ucciso
o
s
'
uccise
?
Si
crede
che
si
fosse
ucciso
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Come
nello
strazio
dell
ignota
agonia
,
la
testa
del
morto
scultore
doveva
rassomigliare
a
quella
del
Cristo
morto
!
PROVVIDENZA
,
BUONA
SPERANZA
Sono
belli
i
bimbi
napoletani
e
ridono
e
giocano
come
tutti
gli
altri
bimbi
del
mondo
;
ma
non
vogliono
alla
sera
stare
quieti
sotto
il
lume
della
lampada
,
se
la
giovane
madre
,
o
la
gentile
sorellina
,
o
la
nonna
dagli
occhiali
d
oro
,
o
la
zia
che
lavora
di
calza
,
non
racconta
loro
una
storia
,
una
bella
e
lunga
storia
che
faccia
spalancare
i
loro
occhioni
,
sino
a
che
il
sonno
li
faccia
diventare
piccoli
piccoli
.
Sono
così
tutti
i
bimbi
del
mondo
?
Io
non
lo
so
:
io
conosco
solamente
i
miei
bimbi
napoletani
che
amano
le
storielle
della
sera
.
Vorrei
essere
io
la
madre
ancora
gaia
come
una
fanciulla
,
la
grande
sorella
nel
cui
animo
di
giovinetta
si
forma
la
madre
,
la
nonnina
che
ricorda
il
suo
giocondo
passato
,
la
zia
che
non
ha
avuto
passato
d
amore
,
che
non
ha
presente
e
la
cui
mano
tremante
di
emozione
si
appoggia
timidamente
sul
capo
di
bimbi
non
suoi
:
narrerei
loro
la
storia
di
Provvidenza
,
buona
speranza
.
La
vorranno
essi
ascoltare
da
me
,
che
narro
grosse
e
cattive
storielle
agli
uomini
grandi
e
buoni
?
I
bimbi
sono
belli
,
amano
le
storielle
e
sono
indulgenti
col
narratore
V
era
dunque
una
volta
,
nella
nostra
carissima
Napoli
,
un
uomo
molto
strano
.
Io
non
vi
dico
l
epoca
precisa
in
cui
egli
visse
la
sua
vita
singolare
,
poiché
a
voi
,
bambini
ridenti
,
non
importa
nulla
una
data
,
voi
che
avete
la
fortuna
di
obliare
;
poiché
a
voi
non
interessano
le
cifre
,
voi
la
cui
vita
è
tutta
una
poesia
.
L
epoca
io
la
so
,
poiché
noi
grandi
abbiamo
l
infelicità
di
sapere
troppe
cose
inutili
,
di
accumulare
nella
nostra
testa
tante
notizie
che
a
nulla
ci
valgono
lo
so
e
non
velo
dico
.
A
voi
sicuramente
interessa
di
più
sapere
come
era
fatto
questo
uomo
strano
,
come
vestiva
,
che
cosa
mangiava
,
quali
erano
le
sue
abitudini
ed
in
che
consisteva
la
sua
stranezza
.
Uditemi
tutti
attentamente
che
qui
comincia
il
buono
:
questo
uomo
di
cui
vi
parlo
era
lungo
lungo
come
mai
uomo
può
essere
lungo
,
in
modo
che
il
popolo
diceva
sempre
che
egli
era
cresciuto
all
umido
e
che
la
mamma
aveva
sempre
avuto
cura
ad
annaffiarlo
,
perché
crescesse
,
quasi
che
egli
fosse
un
alberetto
e
non
un
uomo
.
L
uomo
lungo
era
anche
molto
magro
,
con
certe
gambe
che
ballavano
nei
calzoni
,
come
un
fodero
troppo
largo
,
con
certe
braccia
che
sembravano
due
aste
sottili
di
mulino
sempre
in
moto
.
I
mulini
li
avete
visti
,
nevvero
?
Si
?
Va
bene
;
tiro
innanzi
.
L
uomo
lungo
e
magro
non
era
molto
vecchio
,
poiché
aveva
tutti
i
capelli
neri
senza
un
filo
bianco
e
gli
occhi
suoi
,
bruni
come
il
carbone
,
brillavano
come
quelli
di
un
giovanetto
,
ma
la
pelle
del
viso
era
gialla
come
la
cartapecora
dei
libri
di
vostro
nonno
e
si
piegava
tutta
in
mille
rughe
;
il
collo
in
cui
i
tendini
erano
salienti
,
rassomigliava
alla
zampa
secca
di
una
gallina
morta
.
Egli
era
vestito
sempre
di
nero
,
con
certi
pantaloni
lucidi
dal
grande
uso
,
troppo
corti
sul
piede
,
lasciando
scoperti
gli
scarponi
di
cuoio
grosso
e
le
calze
bucate
;
aveva
un
lungo
soprabito
,
le
cui
falde
svolazzavano
,
che
gli
si
adattava
male
alla
vita
,
alle
spalle
,
al
collo
,
di
cui
il
primo
bottone
era
sempre
ficcato
nel
secondo
occhiello
e
così
di
seguito
.
Portava
al
collo
come
cravatta
un
fazzoletto
bianco
;
in
testa
un
cappellaccio
,
rosso
dalla
vergogna
,
tutto
ammaccature
e
sassate
,
in
mano
un
bastone
nodoso
,
dal
pomo
grosso
come
quello
di
un
capo
-
tamburo
.
Questo
uomo
non
si
sapeva
da
nessuno
chi
fosse
,
donde
venisse
,
dove
andasse
;
ma
tutti
lo
conoscevano
poiché
il
giorno
e
la
notte
girava
per
le
strade
di
Napoli
,
figura
allampanata
e
fantastica
che
al
lume
dei
lampioni
assumeva
proporzioni
inverosimili
ed
alla
luce
del
sole
pareva
uno
spettro
che
avesse
smarrita
la
via
del
cimitero
.
L
uomo
si
fermava
a
tutte
le
porte
,
si
fermava
sotto
tutti
i
balconi
e
metteva
fuori
il
suo
grido
,
aspettava
un
momento
,
poi
andava
via
.
Egli
conosceva
tutte
le
case
dove
erano
bambini
e
,
arrestandosi
lì
sotto
,
gridava
con
la
sua
voce
stridula
:
Provvidenza
!
Allora
il
bambino
veniva
,
salutava
l
uomo
e
gli
dava
un
soldetto
,
o
un
frutto
,
o
un
pezzo
di
pane
.
Egli
conosceva
bensì
tutte
le
case
dove
non
erano
bambini
e
vi
si
fermava
sotto
,
gridando
:
Buona
speranza
!
La
sua
voce
suonava
come
un
augurio
e
tutti
coloro
che
hanno
il
desiderio
vano
pei
figli
,
tutti
coloro
che
li
aspettano
,
tutti
coloro
che
amano
i
bimbi
,
davan
l
elemosina
al
mendico
.
Solo
i
cuori
duri
,
quelli
che
sono
egoisti
,
che
non
hanno
mai
voluto
bene
ad
alcuno
,
non
gli
davano
nulla
;
il
mendico
ne
conosceva
le
case
e
non
vi
si
fermava
.
Egli
,
tra
il
frastuono
dei
carri
,
delle
carrozze
,
dei
mestieri
rumorosi
,
dei
venditori
che
strillano
il
prezzo
della
merce
,
gittava
sempre
il
suo
grido
alto
,
a
tutti
superiore
:
Provvidenza
,
buona
speranza
!
Lo
si
udiva
nelle
cantine
profonde
,
dalle
soffitte
altissime
,
dai
giardini
,
dalle
terrazze
:
il
suo
grido
metteva
allegria
.
Il
povero
ammalato
che
,
confitto
nel
letto
,
guarda
volare
le
mosche
,
conta
i
fiorami
delle
pareti
ed
i
travicelli
del
tetto
,
sentiva
volentieri
quelle
parole
che
dalla
via
pareva
gli
dessero
promessa
di
una
pronta
guarigione
:
Provvidenza
,
buona
speranza
!
L
'
operaio
che
nella
sua
bottega
,
nei
calori
soffocanti
dell
'
estate
suda
a
tirare
la
sega
su
e
giù
,
si
rialza
più
vigoroso
,
quasi
animato
da
una
vaga
fiducia
che
il
lavoro
diventasse
meno
duro
,
il
padrone
meno
esigente
ed
il
pane
meno
caro
:
Provvidenza
,
buona
speranza
!
La
madre
solitaria
che
di
notte
agucchia
presso
il
tavolino
,
al
lume
temperato
di
una
lampada
e
pensa
al
figliuolo
marinaio
,
imbarcato
su
una
nave
che
viaggia
nei
lontani
mari
del
Giappone
,
e
trema
al
soffio
del
vento
,
e
ha
gli
occhi
pieni
di
lagrime
allo
scroscio
della
pioggia
,
sorrideva
a
quella
voce
che
nell
'
ombra
le
diceva
sperare
:
Provvidenza
,
buona
speranza
!
Ma
il
mendico
singolare
che
non
parlava
mai
d
'
elemosina
,
s
'
intratteneva
volentieri
coi
bimbi
di
Napoli
,
ne
conosceva
dappertutto
,
ne
sapeva
i
nomi
e
talvolta
anche
i
piccoli
segreti
.
Nella
strada
di
Santa
Lucia
dove
i
bimbi
sono
bruni
,
magri
e
nervosi
e
rassomigliano
ai
pesciolini
svelti
del
mare
,
egli
si
fermava
a
guardare
i
tonfi
che
essi
fanno
nel
mare
,
animandoli
con
la
voce
,
agitando
il
bastone
,
eccitando
i
più
bravi
,
applaudendo
ai
salti
migliori
:
i
bimbi
salivano
a
ridere
con
lui
,
soffregandosi
alle
sue
lunghe
gambe
,
mentre
a
lui
un
riso
bonario
spianava
le
rughe
e
rischiarava
il
volto
.
Nei
quartieri
nobili
di
Chiaia
,
di
Toledo
,
della
Riviera
,
egli
guardava
lungamente
i
bimbi
vestiti
di
velluto
e
di
trine
,
coi
riccioli
ben
pettinati
,
gli
stivalini
nuovi
fiammanti
,
le
manine
inguantate
,
i
bimbi
che
vanno
a
passeggiare
in
carrozza
o
guidati
dalla
mamma
:
i
bei
bimbi
non
avevano
paura
né
ribrezzo
del
mendico
e
talvolta
gli
davano
un
confetto
o
un
pezzettino
di
cioccolatto
che
egli
,
che
nessuno
aveva
mai
veduto
a
mangiarne
,
divorava
con
una
letizia
sorridente
,
col
capo
riverso
indietro
,
con
gli
occhi
lucidi
di
contentezza
.
Nei
quartieri
bassi
del
Pendino
e
del
Mercato
,
dove
i
bambini
sono
pallidi
e
malaticci
pel
cibo
di
frutta
acerbe
,
egli
,
di
nascosto
,
dava
loro
dei
soldetti
e
fuggiva
via
con
le
sue
lunghe
gambe
,
gridando
ed
agitando
il
bastone
.
Su
pei
giardini
delle
colline
,
dove
i
bimbi
sono
floridi
di
ciera
hanno
i
capelli
gialli
pel
sole
ed
i
piedi
nudi
nella
polvere
,
egli
li
chiamava
a
frotte
intorno
a
sé
,
faceva
le
capriole
,
si
buttava
per
terra
come
un
pazzo
e
se
li
faceva
camminare
sulle
gambe
,
sulla
pancia
,
sullo
stomaco
,
ridendo
e
strillando
,
poi
ne
agguantava
un
paio
,
li
baciava
disperatamente
e
scappava
via
per
le
viottole
,
simile
ad
uno
spaventa
-
passeri
.
Di
notte
girava
per
le
vie
della
città
dietro
ai
bimbi
che
cercano
i
mozziconi
dei
sigari
e
tastando
in
terra
col
bastone
,
coi
suoi
occhi
di
gatto
che
bucavano
l
'
oscurità
,
ne
trovava
,
anche
lui
dei
mozziconi
e
li
buttava
tacitamente
nel
cestino
del
piccolo
trovatore
;
si
fermava
sulle
soglie
delle
chiese
dove
giacciono
in
terra
a
dormire
,
arrotondate
come
cani
,
tante
miserabili
creaturine
senza
tetto
e
sollevandole
se
ne
metteva
un
paio
col
capo
in
grembo
,
coprendole
con
le
falde
del
suo
soprabitone
,
rimanendo
immobile
al
freddo
,
seduto
sugli
scalini
,
guardando
i
ricchi
e
gli
agiati
che
rincasano
e
vanno
a
baciare
i
bimbi
che
dormono
nel
calduccio
del
letticciuolo
.
Provvidenza
,
buona
speranza
,
andava
al
mattino
ed
al
pomeriggio
sulla
porta
delle
scuole
a
vedere
i
bambini
che
vanno
o
escono
dalla
scuola
;
negli
otto
giorni
di
ogni
anno
in
cui
l
'
ospizio
dell
'
Annunziata
è
aperto
al
pubblico
,
il
mendico
passeggiava
gravemente
nelle
sale
mirando
i
trovatelli
,
parlando
loro
,
baciucchiandoli
,
palleggiandoli
e
canticchiando
loro
misteriose
canzoni
.
Era
singolare
come
il
mendico
intendesse
il
linguaggio
fatto
a
balbettìi
dei
piccini
piccini
e
le
domande
incoerenti
dei
più
grandetti
ed
i
bimbi
comprendevano
lui
che
non
era
compreso
dagli
uomini
.
Una
notte
Provvidenza
,
buona
speranza
,
scomparve
e
non
si
seppe
più
nulla
di
lui
,
né
fu
più
visto
.
Un
ortolano
di
Capodimonte
narrò
di
averlo
visto
,
nella
notte
,
sopra
un
masso
,
disperarsi
,
salutare
,
mandar
baci
alla
città
immersa
nel
sonno
,
buttarsi
per
terra
col
capo
nella
polvere
,
piangere
,
strapparsi
i
capelli
,
poi
rialzarsi
e
partire
.
Quelli
che
lo
conoscevano
,
si
dispiacquero
di
non
vederlo
più
,
di
non
udire
quel
suo
grido
che
rallegrava
,
i
bimbi
di
Napoli
ci
pensarono
un
par
di
volte
,
e
più
altro
.
Fu
detto
poi
che
Provvidenza
,
buona
speranza
era
un
grande
medico
di
un
paese
lontano
come
la
Svezia
,
Norvegia
o
la
Danimarca
,
che
si
fosse
fatto
amare
dall
'
unica
figliuola
del
re
,
l
'
avesse
sposata
segretamente
e
ne
avesse
avuto
un
bellissimo
bambino
che
il
re
,
saputo
il
fatto
,
fosse
montato
in
una
grande
collera
,
avesse
esiliato
per
sempre
il
medico
,
carcerata
la
figliuola
in
un
appartamento
e
messo
a
balia
il
bimbo
che
il
re
vecchio
,
morto
,
il
medico
fosse
chiamato
accanto
al
re
nuovo
,
suo
cognato
,
a
prendere
il
suo
posto
a
corte
presso
la
moglie
ed
il
figlio
.
Fu
detto
questo
,
ma
in
Napoli
,
fra
le
madri
ed
i
figliuoli
,
fra
i
bimbi
ed
i
popolani
,
è
rimasta
tradizionale
la
figura
di
Provvidenza
,
buona
speranza
e
l
'
annuncio
del
suo
arrivo
serve
ancora
a
calmare
gli
strilli
dei
piccoli
impertinenti
,
ad
asciugare
le
lagrime
dei
piagnolosi
ed
a
far
addormentare
quelli
troppo
vivaci
che
hanno
la
pessima
abitudine
di
vegliate
tardi
,
senza
sapere
che
il
sonno
...
I
bimbi
dormono
.
LEGGENDA
DI
CAPODIMONTE
Lassù
,
sul
colle
,
vive
il
bosco
verdeggiante
dalle
fresche
ombrie
.
I
sentieri
si
allungano
a
perdita
d
'
occhio
sotto
i
grandi
alberi
;
sulla
terra
scricchiolano
lievemente
le
foglie
morte
.
La
vegetazione
sbuca
possente
dal
suolo
,
s
'
ingrossa
nei
tronchi
nodosi
,
si
espande
nei
rami
che
si
intrecciano
,
nelle
innumerevoli
foglie
lucide
e
brune
;
ai
piedi
degli
alberi
cresce
l
'
erba
morbida
e
minuta
,
dalle
foglioline
piccine
.
Nelle
siepi
fiorisce
l
'
anemone
,
e
sfoglia
al
suolo
i
suoi
petali
la
rosa
selvaggia
.
Schizzano
,
sfilano
le
lucertoline
grigio
-
verde
,
dalla
testolina
mobile
ed
intelligente
,
dalla
coda
nervosa
.
Sotto
gli
archi
dei
grandi
.
alberi
:
penetra
temperata
la
luce
;
tra
foglia
e
foglia
il
sole
getta
,
sulla
terra
dei
cerchielli
ridenti
e
luminosi
;
raggi
sottili
e
biondi
passano
tra
i
rami
.
Il
silenzio
è
profondo
;
è
lontana
,
lontana
la
rumorosa
città
.
Un
profumo
vivificante
si
espande
;
ogni
tanto
il
garrito
allegro
di
un
uccello
fa
ondeggiare
le
conche
rosee
dell
'
aria
.
Non
è
,
non
è
la
piccioletta
e
magra
natura
dei
giardini
tagliati
ad
angoli
retti
,
squadrati
,
polverosi
e
malinconici
;
non
sono
le
aiuole
di
fiorellini
variopinti
che
non
dànno
freschezza
,
non
dànno
ombra
,
tirati
su
con
cure
infinite
;
non
è
la
natura
corretta
e
riveduta
,
sfacciata
e
pomposa
che
si
stende
al
sole
senza
vergogna
,
riarsa
,
secca
.
È
la
forte
e
possente
natura
che
irrompe
dalla
terra
vera
,
e
allaga
,
e
inonda
la
campagna
come
oceano
di
verdura
;
è
la
natura
pudica
e
grande
del
bosco
,
che
si
ammanta
di
foglie
,
che
vela
il
volto
divino
,
che
molce
la
passione
delle
sue
nozze
nell
'
ombre
discrete
nei
placidi
silenzi
,
nei
recessi
ignoti
.
È
nell
'
immenso
bosco
che
si
sogna
;
nei
quadrivi
lontani
trapassa
rapidissimo
un
lieve
fantasma
;
nei
bruni
tronchi
apparisce
qualche
leggiadro
volto
di
donna
;
la
foglia
che
cade
sembra
il
rumore
di
un
bacio
scoccato
.
È
nel
discreto
e
amabile
bosco
che
s
'
ama
Egli
errava
nei
viali
,
solo
,
pallido
e
triste
.
La
città
lo
stancava
;
era
incurabile
la
malattia
che
gli
corrompeva
l
'
anima
.
L
'
occhio
vitreo
s
'
affisava
sopra
ogni
cosa
bella
senza
piacere
,
senza
dolore
;
né
festa
di
colori
,
né
capolavoro
d
'
arte
,
né
donna
bellissima
valevano
a
trargli
un
sorriso
sulle
labbra
.
Nella
città
una
fanciulla
sottile
e
pensosa
si
struggeva
lentamente
per
lui
d
'
amore
:
egli
non
l
'
amava
.
Altrove
,
altrove
era
il
suo
amore
.
Lassù
,
forse
nelle
incomparabili
e
lucide
stelle
,
gioielli
glaciali
del
cielo
;
laggiù
,
forse
nelle
bianche
e
verdi
onde
,
il
cui
fragore
rassomiglia
al
metro
di
una
poesia
monotona
ed
uniforme
;
al
polo
,
forse
,
negli
albori
nevosi
,
nelle
atmosfere
frigide
,
dove
il
sole
non
riscalda
e
non
illumina
;
nella
nera
ed
orrenda
Africa
,
forse
,
fra
le
liane
rosse
e
gigantesche
e
fra
i
serpenti
azzurri
dagli
occhi
ammaliatori
.
Egli
amava
lontano
in
un
punto
indefinito
,
in
un
paese
sconosciuto
,
con
un
amore
sconfinato
ed
ignoto
,
una
creatura
misteriosa
che
egli
aveva
creata
.
Non
la
chiamava
,
non
la
voleva
,
non
la
desiderava
:
l
'
anima
sua
nulla
sapeva
di
volontà
e
di
desideri
.
Amava
.
Il
suo
palazzo
rimaneva
vuoto
,
la
madre
si
desolava
nella
solitudine
,
i
servi
dormivano
nelle
anticamere
,
i
nobili
cavalli
scalpitavano
invano
nelle
vaste
scuderie
.
Egli
non
si
ricordava
più
di
tutto
questo
.
Trascinava
la
sua
vita
vagando
nelle
viottole
di
campagna
,
vagando
nei
viali
del
bosco
,
dove
ritrovava
la
pace
;
trascinava
la
lenta
vita
consumandosi
nell
'
amore
.
Il
corpo
s
'
illanguidiva
,
le
gote
scarne
avevano
il
colore
della
morte
,
non
mandavano
più
lampi
di
vitalità
le
pupille
.
È
questa
la
funesta
malattia
che
uccide
gli
umani
;
è
il
fatale
ed
insanabile
amore
dell
'
ideale
.
Nella
nebulosità
di
un
viale
,
dove
si
elevava
un
velo
opalino
ed
iridescente
,
in
un
mattino
d
'
inverno
,
egli
la
vide
.
Era
una
forma
snella
,
senza
contorni
,
fatta
d
'
aria
,
ondeggiante
;
fu
un
balenìo
lieve
,
un
luccicare
,
un
istante
solo
di
luce
.
Egli
corse
,
ansioso
,
rinvigorito
;
nulla
ritrovò
,
la
forma
gentile
era
scomparsa
.
Ma
come
il
suo
cuore
si
pose
a
desiderare
ardentemente
di
rivedere
il
fuggevole
fantasma
,
con
la
possanza
della
volontà
lo
evocò
di
nuovo
.
Sempre
lontano
,
sempre
un
'
ombra
vana
.
Qualche
cosa
di
bianco
e
di
lucido
che
tremolava
,
che
non
toccava
il
suolo
,
che
si
dileguava
nelle
linee
indefinite
dell
'
aria
.
Quello
,
quello
era
il
suo
amore
:
giunto
sul
punto
dove
gli
era
apparso
,
egli
s
'
inginocchiava
e
baciava
la
terra
,
adorando
così
la
immagine
fuggitiva
.
Ogni
giorno
la
divina
creatura
si
concedeva
sempre
più
:
gli
appariva
meno
lontana
,
distinta
,
più
chiara
.
Era
una
creatura
celestiale
,
una
fanciulla
bianca
bianca
,
le
cui
forme
quasi
infantili
si
velavano
in
un
abito
candido
.
Ella
compariva
e
nel
volto
circonfuso
di
luce
,
gli
sorrideva
;
agitando
il
capo
,
lo
salutava
.
Poi
cominciava
a
camminare
,
e
lui
la
seguiva
con
gli
occhi
intenti
,
movendo
i
passi
macchinalmente
,
concentrato
tutto
nell
'
attenzione
;
ella
radeva
appena
la
terra
,
abbandonava
i
sentieri
noti
,
penetrava
tra
gli
alberi
,
appariva
e
scompariva
,
voltandosi
a
sorridere
,
lasciando
che
il
lembo
bianco
del
suo
abito
radesse
l
'
erba
,
con
un
piccolo
e
lusinghiero
mormorìo
.
Egli
non
osava
parlarle
,
tremava
,
la
voce
gli
moriva
nella
gola
;
bastava
alla
sua
felicità
contemplare
ardentemente
,
con
la
fissità
della
follia
,
con
gli
occhi
aridi
che
gli
bruciavano
,
il
suo
amore
che
fuggiva
dinanzi
a
lui
.
Ella
girava
,
girava
pel
bosco
,
arrestandosi
soltanto
un
minuto
,
chinandosi
a
carezzare
i
fiori
,
ma
non
cogliendoli
,
non
lasciando
traccia
sull
'
erbetta
calpestata
;
appena
egli
la
raggiungeva
,
ella
riprendeva
la
sua
corsa
.
Lui
dietro
,
senza
sentire
la
stanchezza
delle
sue
gambe
che
diventavano
pesanti
come
il
piombo
;
lui
dietro
,
sostenuto
dall
'
indomita
volontà
,
eccitato
,
esaltato
,
sospinto
all
'
ultima
e
più
acuta
vibrazione
dei
nervi
.
Fino
a
che
,
approssimandosi
al
castello
,
il
celeste
fantasma
cessava
di
sorridere
,
ed
una
malinconia
si
effondeva
dal
volto
gentile
;
poi
,
entrato
nel
cupo
androne
,
volgevasi
per
l
'
ultima
volta
,
salutava
,
agitando
la
mano
,
e
scompariva
.
Lui
non
osava
gridarle
:
rimani
,
rimani
!
e
s
'
abbandonava
sopra
un
banco
,
spossato
,
abbattuto
,
morto
.
Perché
non
siedi
a
me
daccanto
,
o
dolce
amor
mio
?
Perché
non
mi
ti
accosti
?
Non
temere
,
non
mi
appresserò
troppo
.
Sai
che
t
'
amo
,
so
che
m
'
ami
;
so
che
dobbiamo
troppo
avvicinarci
.
E
neppure
puoi
parlarmi
:
così
vuole
il
destino
.
Ma
io
t
'
amo
;
tu
sei
il
mio
cuore
.
L
'
anima
mia
è
fatta
di
te
;
non
sono
io
,
sono
te
;
se
io
muoio
,
tu
morrai
;
se
tu
muori
,
io
muoio
.
Come
sei
bianca
,
o
divina
fanciulla
!
I
tuoi
occhi
sono
trasparenti
e
chiari
,
non
mi
guardano
;
le
tue
guance
hanno
appena
una
trasparenza
rosea
,
le
tue
labbra
sono
pallide
pallide
,
le
tue
mani
sono
candide
come
la
neve
,
ed
un
fiocco
di
neve
è
il
tuo
manto
.
Hai
tu
freddo
,
cuor
mio
?
Non
sai
che
io
ho
la
febbre
,
che
il
,
sangue
schiuma
e
bolle
nelle
mie
vene
,
come
un
'
onda
impetuosa
?
Sorridi
?
Puoi
calmarmi
così
.
Quest
'
ardor
che
m
'
infiamma
,
questo
incendio
che
divampa
in
me
,
solo
la
carezza
della
tua
gelida
mano
potrebbe
domarlo
,
solo
il
tocco
delle
tue
gelide
labbra
potrebbe
assopirlo
.
No
!
Non
allontanarti
,
resta
,
resta
per
pietà
di
chi
t
'
ama
.
Non
ti
chiederò
più
nulla
,
creatura
bianca
ed
innocente
.
Tu
leggi
in
me
,
vedi
che
sono
puro
,
che
il
mio
cuore
è
candido
come
la
tua
veste
,
che
non
lo
macchia
desiderio
di
fango
.
Non
fuggirmi
,
non
rivolgere
il
,
volto
celestiale
;
quando
tu
m
'
abbandoni
,
ecco
,
la
vita
declina
,
in
me
:
tutto
diventa
buio
,
tutto
diventa
muto
,
ed
io
piango
sul
mio
sogno
distrutto
,
sul
mio
cuore
desolato
.
Donde
vieni
tu
?
Dove
vai
,
quando
mi
lasci
?
E
perché
mi
lasci
?
T
'
amo
,
non
lasciarmi
.
Non
parlava
la
fanciulla
nei
colloqui
i
d
'
amore
.
Ella
ascoltava
immobile
,
bianca
,
pronta
sempre
a
partire
;
ogni
tanto
un
sorriso
indefinito
le
sfiorava
le
labbra
,
una
mestizia
le
compariva
in
volto
;
ma
sorriso
e
mestizia
erano
spostamento
di
linee
,
non
corrugamento
di
fronte
o
espansione
di
labbra
;
era
espressione
,
luce
interna
,
quasi
una
lampada
soave
s
'
accendesse
dietro
un
velo
.
Non
parlava
la
fanciulla
,
ma
ogni
giorno
ella
restava
più
a
lungo
con
colui
che
l
'
amava
.
Egli
le
parlava
lungamente
,
poi
stanco
,
la
voce
gli
si
abbassava
a
poco
a
poco
,
poi
taceva
.
La
contemplava
,
estatico
.
Ella
si
muoveva
per
andarsene
.
Non
partire
,
non
partire
!
supplicava
lui
.
Ella
restava
ferma
innanzi
a
lui
,
i
piedini
bianchi
come
ale
di
colombo
,
appena
posati
a
terra
,
coi
capelli
vagamente
adorni
di
rose
bianche
,
con
un
lembo
di
abito
sostenuto
da
rose
bianche
.
Siedi
,
siedi
accanto
a
me
!
Ella
non
sedeva
,
immota
,
guardando
dinanzi
a
sé
coi
grandi
occhi
senza
pupilla
.
Parlami
,
parlami
mormorava
lui
.
Ella
non
aveva
voce
,
non
si
muovevano
le
labbra
.
Invano
egli
la
pregava
,
la
scongiurava
,
s
'
inginocchiava
,
ella
non
gli
rispondeva
.
Era
inflessibile
e
serena
.
Ma
in
un
crepuscolo
d
'
autunno
,
egli
trovò
le
frasi
più
eloquenti
per
esprimere
la
propria
disperazione
:
batté
la
fronte
a
terra
,
sparse
le
lagrime
più
cocenti
,
adorò
la
fanciulla
.
Ella
parea
si
trasformasse
;
dietro
il
candore
della
pelle
pareva
che
cominciasse
a
correre
il
sangue
.
Egli
,
folle
,
morente
di
amore
,
le
offerse
la
sua
vita
per
una
parola
.
M
'
ami
?
Sì
parve
un
sussurrìo
.
Allora
,
in
un
impeto
di
passione
,
egli
l
'
abbracciò
.
Un
orribile
scricchiolìo
s
'
intese
e
la
divina
fanciulla
cadde
al
suolo
,
frantumata
in
tanti
cocci
di
porcellana
candida
.
Nella
notte
profonda
,
quando
i
custodi
dormivano
,
nella
deserta
sala
delle
porcellane
cominciò
un
mormorìo
,
un
bisbiglio
,
un
'
agitazione
.
Correvano
fremiti
da
una
scansia
all
'
altra
,
attraverso
i
cristalli
;
voci
irose
e
sommesse
si
urtavano
,
fieri
propositi
,
progetti
di
vendetta
cozzavan
l
'
un
contro
l
'
altro
.
Poco
a
poco
la
calma
si
ristabilì
:
tutto
era
deciso
.
La
sfilata
cominciò
.
Prima
fu
l
'
Aurora
bianca
sul
suo
carro
tirato
da
quattro
cavalli
candidi
;
e
discesa
nel
giardino
dove
lui
giaceva
svenuto
accanto
al
suo
idolo
infranto
,
maledisse
per
sempre
le
sue
albe
;
la
seguirono
le
ventiquattro
fanciulle
che
sono
le
Ore
,
e
sfogliarono
rose
avvelenate
sullo
svenuto
;
dopo
vennero
gli
Amorini
,
e
gli
conficcarono
nel
cuore
i
dardi
acuti
e
dolorosi
.
Il
gruppo
passò
.
Secondi
vennero
i
sette
re
di
Francia
,
bianchi
,
sui
cavalli
bianchi
,
Carlomagno
,
S
.
Luigi
,
Francesco
I
,
Enrico
II
,
Enrico
IV
,
Luigi
XIII
,
Luigi
XIV
;
galoppando
pei
viali
,
toccarono
con
lo
scettro
,
con
la
spada
l
'
infelice
,
ed
ogni
colpo
gli
rintronò
nel
cervello
.
Poi
ogni
statuina
s
'
avviò
,
gli
sputò
in
viso
,
lo
insultò
,
lo
calpestò
;
ogni
tazza
fu
piena
per
lui
di
cicuta
,
ogni
vassoio
di
cenere
,
ogni
coppa
da
fiori
contenne
per
lui
fiori
malefici
e
crudeli
.
Ed
infine
si
mosse
il
grande
gruppo
dei
Titani
che
vogliono
scalare
l
'
Olimpo
:
Giove
,
seduto
sull
'
aquila
,
fulminò
il
moribondo
,
ed
i
Titani
lo
seppellirono
sotto
enorme
sepolcro
di
massi
.
Poi
ognuno
riprese
la
sua
via
,
i
gruppi
rientrarono
nelle
scansie
e
vi
rimasero
immobili
.
Fu
questa
la
vendetta
della
fredda
e
candida
porcellana
su
colui
che
aveva
frantumata
la
fanciulla
immortale
.
È
questa
la
storia
eterna
e
fatale
.
L
'
ideale
raggiunto
,
toccato
,
va
in
pezzi
l
'
arte
si
vendica
sulla
vita
e
l
'
anima
muore
sotto
un
immane
sepolcro
.
LEGGENDA
DELL
AVVENIRE
Tu
,
buona
e
baldanzosa
fanciulla
,
giunta
al
termine
delle
mie
fantastiche
storie
,
sorridi
.
Ed
io
,
poveretto
autore
,
condannato
a
leggere
nel
volto
del
suo
lettore
presente
o
ad
indovinare
l
'
animo
del
lettore
assente
,
cerco
di
spiegare
che
significhi
il
lampo
del
tuo
occhio
nero
e
l
arco
ironico
del
tuo
labbro
rosso
come
il
fiore
del
granato
.
E
quasi
o
mia
bella
ed
impenetrabile
sfinge
,
dal
viso
puro
e
colorito
come
il
granito
di
quelle
statue
,
quasi
comprendo
il
senso
del
tuo
riso
muto
ed
intelligente
.
Le
fantastiche
,
istorie
dove
tanta
parte
della
vita
napoletana
si
riflette
,
non
t
'
hanno
spaventata
;
e
se
il
tuo
spirito
è
corso
dietro
all
'
inafferrabile
fantasma
,
al
folletto
piccolino
,
tu
non
ne
hai
avuto
paura
.
Queste
storielle
sono
antiche
,
alcune
antichissime
,
appartengono
al
lontanissimo
passato
che
non
ritorna
più
;
furono
vita
e
morirono
;
furono
dramma
umano
e
sono
parole
vane
,
tradizione
oscura
e
scorretta
.
Rimane
di
esse
talvolta
un
quadro
,
una
statua
,
una
chiesa
una
tomba
,
un
bosco
,
talvolta
una
semplice
idea
,
talvolta
un
,
semplice
nome
,
ma
è
il
passato
.
Tu
,
orgogliosa
giovinetta
sorridi
nel
presente
,
sorridi
all
'
avvenire
,
non
puoi
volgerti
indietro
,
guardi
innanzi
,
dove
è
la
tua
bella
realtà
di
luce
e
di
profumi
.
Tu
leggi
le
storie
del
passato
,
ma
le
sirene
,
i
cavalieri
,
le
dame
,
i
monaci
,
i
grassi
borghesi
,
i
pallidi
poeti
non
ti
destano
che
un
sorriso
di
pietà
;
essi
sono
morti
e
vive
Napoli
bella
ed
immortale
,
vive
la
gioventù
gioconda
,
vive
il
glauco
mare
,
vivono
i
ridenti
poggi
.
Immenso
si
svolge
l
'
avvenire
.
Lo
so
.
Ma
pel
sarcastico
sorriso
con
cui
tu
ti
burli
delle
mie
care
larve
,
evocate
dalla
tradizione
o
dalla
fantasia
popolare
,
io
voglio
castigarti
,
cattiva
fanciulla
.
Io
voglio
far
un
'
opera
crudele
e
disonesta
:
voglio
,
narrandoti
la
fiammeggiante
leggenda
dell
'
avvenire
,
distruggere
il
tuo
mordente
sorriso
,
farti
impallidire
le
guance
e
farti
fremere
ogni
fibra
del
corpo
,
ogni
piega
dell
'
anima
,
pel
raccapriccio
e
per
l
'
orrore
.
Oggi
la
città
è
bella
perché
così
Iddio
la
volle
,
mentre
poco
la
vogliono
così
gli
uomini
.
Ma
quando
nella
morbida
e
indolente
natura
dell
'
uomo
sarà
entrata
quella
vivacità
attiva
ed
operosa
che
non
si
perde
in
vuoto
cicaleccio
,
in
vaghe
aspirazioni
ed
in
sogni
grandiosi
;
quando
alla
lenta
coscienza
che
si
addorme
volentieri
nell
'
ammirazione
sarà
subentrata
l
'
operosa
coscienza
che
tenta
vie
migliori
e
di
niuna
s
'
appaga
e
cerca
raggiungere
l
'
alto
scopo
con
ogni
sforzo
;
quando
alla
fantasia
che
crea
,
alla
mente
che
trova
,
alla
intelligenza
che
indovina
,
non
rimarrà
più
disubbidiente
ed
inerte
il
braccio
che
opera
;
quando
accanto
all
'
artista
che
sogna
sorgerà
il
popolo
che
intende
,
il
borghese
che
pensa
e
l
'
aristocratico
che
sente
:
allora
solamente
la
città
sarà
stupenda
.
Ora
ella
s
'
adorna
di
fiori
,
ma
è
povera
;
ora
ella
sorride
,
ma
appena
appena
il
lacero
vestito
,
che
fu
di
porpora
,
copre
le
belle
membra
;
ora
ella
è
gaia
,
ma
spera
solo
dalle
piogge
benefiche
il
lavacro
,
che
terge
le
sue
strade
nere
e
sporche
,
ora
balla
e
canta
sulle
sue
sponde
odorose
,
dove
il
mare
accompagna
le
sue
danze
e
le
sue
canzoni
,
ma
nel
suo
porto
non
accorrono
ancora
le
navi
dai
gonfi
fianchi
carichi
di
mercanzie
;
ora
.
biancheggiano
le
ville
di
cui
s
'
adornano
i
suoi
colli
,
ma
non
sale
ancora
al
cielo
,
incenso
gradito
,
il
fumo
grigio
dei
mille
opifici
.
Che
importa
!
Questo
giorno
verrà
ed
allora
la
città
sarà
santa
.
Pensa
,
o
poetica
amica
,
al
felice
connubio
dell
arte
con
la
natura
,
pensa
alla
celeste
armonia
fra
l
'
uomo
che
crea
ed
il
mondo
da
lui
creato
,
pensa
alla
città
che
sarà
bella
e
buona
,
tutta
bianca
e
colorita
dal
sole
,
senza
macchie
,
senza
cenci
:
oh
,
allora
,
allora
!
O
lontano
avvenire
,
o
giorno
splendido
che
come
quello
di
Faust
meriteresti
di
essere
fermato
...
Ma
la
divina
città
che
amiamo
deve
morire
;
la
crediamo
immortale
ed
è
sacrata
alla
morte
;
la
crediamo
eterna
e
la
sua
vita
è
tenue
come
quella
di
un
bambino
.
Deve
morire
.
morrà
;
si
dovrà
dire
al
viandante
pensoso
e
malinconico
:
qui
fu
Napoli
.
Tutto
le
potremo
dare
:
il
lavoro
che
la
nobiliti
,
il
commercio
che
l
'
arricchisca
,
l
'
acqua
che
la
lavi
,
il
sole
che
penetri
nelle
larghe
vie
,
ma
non
la
sottrarremo
alla
morte
.
Sarà
ninfa
ridente
,
azzurra
,
rosea
,
bionda
di
sole
,
piena
di
gioventù
,
fremente
di
vita
,
ma
sarà
morente
.
Lo
dice
la
profetica
leggenda
,
ripetuta
di
bocca
in
bocca
,
che
circola
nelle
vie
,
che
entra
nelle
botteghe
,
che
sale
nei
salotti
della
nobiltà
.
Verrà
il
novissimo
giorno
.
Vedi
tu
quella
montagna
ai
cui
piedi
si
stendono
i
bei
villaggi
bagnati
dal
mare
,
sui
cui
fianchi
verdi
cresce
la
vigna
del
vino
generoso
;
vedi
quella
montagna
striata
da
lugubri
fasce
nere
?
È
lei
che
farà
morire
Napoli
:
così
dice
la
leggenda
profetica
.
Arde
il
fuoco
liquido
,
bolle
e
schiuma
nei
fianchi
della
montagna
e
si
accumula
da
secoli
pel
giorno
funesto
;
di
fuori
appena
una
nuvoletta
di
fumo
bianco
ed
innocente
rivela
il
profondo
lavorio
.
Correvano
le
bighe
e
le
quadrighe
per
le
vie
di
Pompeja
la
bella
.
Amavano
al
sole
i
leggiadri
garzoni
dalle
tuniche
bianche
e
le
fanciulle
dai
candidi
pallii
,
si
vestivano
di
bisso
e
si
profumavano
di
nardo
le
seducenti
etere
,
correvano
giovani
e
vecchi
al
foro
,
alle
terme
,
ai
teatri
,
sulle
porte
delle
case
erano
sospese
corone
di
rose
olezzanti
:
la
montagna
volle
e
Pompeja
morì
.
Quando
la
montagna
vorrà
,
Napoli
sarà
distrutta
:
e
il
terribile
e
bel
vicino
che
noi
guardiamo
con
ammirazione
e
quasi
con
affetto
,
poiché
egli
è
tanta
parte
della
bellezza
napoletana
,
sarà
il
carnefice
.
E
nessuno
ne
saprà
l
'
ora
,
né
il
giorno
.
Nella
città
la
gente
tumultuosa
andrà
ai
consueti
uffici
,
correrà
dove
il
piacere
la
chiama
,
dove
la
chiama
il
dolore
,
amerà
,
odierà
,
godrà
,
piangerà
,
vivrà
insomma
come
se
nulla
fosse
.
Nel
cielo
sereno
brilleranno
le
stelle
;
nell
'
aria
calma
s
'
eleverà
la
sottile
penna
di
fumo
.
Poi
,
sul
cratere
,
comparirà
une
punto
rosso
,
come
un
lumicino
acceso
lassù
,
come
un
carboncino
;
i
napoletani
si
stringeranno
nelle
spalle
e
mormoreranno
:
solite
storie
.
L
'
eruzione
crescerà
con
molta
lentezza
e
gli
uomini
di
scienza
d
'
allora
ne
constateranno
i
fenomeni
e
ne
annunzieranno
la
prossima
fine
;
ma
l
'
eruzione
crescerà
sempre
,
continuamente
.
Un
rombo
sotterraneo
comincerà
a
far
tremare
i
vetri
delle
case
;
tre
strisce
vivide
di
lava
scorreranno
lungo
i
fianchi
della
montagna
;
il
cielo
cupo
si
tingerà
di
rosso
,
il
fondo
del
mare
sarà
rosso
;
giungeranno
i
forestieri
a
contemplare
il
mirabile
spettacolo
,
i
napoletani
si
affolleranno
sul
molo
,
a
S
.
Lucia
,
a
Mergellina
,
sui
terrazzi
,
sulle
colline
,
compresi
di
ammirazione
.
Ma
dai
villaggi
che
sono
sotto
il
monte
principierà
a
fuggire
la
gente
spaurita
e
si
riverserà
nella
città
,
dove
sarà
accolta
a
braccia
aperte
e
la
lava
procederà
sempre
.
Nuove
bocche
si
apriranno
.
La
lava
è
a
Resina
.
Ma
i
napoletani
non
temono
:
il
Vesuvio
è
loro
vecchio
amico
,
vuole
scherzare
,
è
un
brontolone
,
ma
presto
tacerà
.
Poi
vi
è
San
Gennaro
,
che
con
le
dita
sollevate
in
atto
d
'
imperio
,
comanda
alla
lava
di
non
avanzarsi
;
le
donne
pregano
il
parroco
della
cattedrale
a
portare
in
piazza
San
Gennaro
di
argento
o
il
prezioso
suo
sangue
che
è
conservato
nelle
ampolline
.
In
qualche
chiesetta
si
prega
.
Una
mattina
il
sole
non
viene
fuori
,
una
fitta
nube
grigia
nasconde
il
cielo
,
piove
cenere
;
i
napoletani
sorridono
ancora
e
vanno
ai
loro
affari
sotto
quella
strana
pioggia
.
Ma
il
giorno
seguente
il
rombo
diviene
tumultuoso
,
le
scosse
di
terremoto
si
succedono
l
'
una
all
'
altra
,
orribili
convulsioni
squassano
il
monte
,
sui
cui
fianchi
si
aprono
dappertutto
bocche
di
fuoco
,
le
lave
si
uniscono
,
si
fondono
,
sono
una
lava
sola
,
è
una
montagna
di
lava
che
cammina
verso
la
città
coi
suoi
ruscelli
di
fuoco
;
soffocanti
fetori
di
zolfo
ammorbano
l
'
aria
,
piove
cenere
calda
e
pesante
,
acqua
bollente
,
piovono
lapilli
infuocati
sulla
città
:
riuniti
al
grande
vulcano
corrispondono
,
con
pauroso
miracolo
ridestati
,
le
eruzioni
dei
monte
Echia
,
dell
'
Epomeo
e
di
Pozzuoli
.
Piove
la
morte
.
Nel
clamore
disperato
dei
morenti
,
nel
fragore
delle
case
che
nel
tuono
del
terremoto
,
nella
spaventosa
tempesta
del
mare
che
si
rizza
incollerito
o
ribelle
,
nel
bagliore
sanguigno
che
capovolge
la
natura
e
le
cose
,
la
lava
entra
in
Napoli
e
Napoli
finisce
di
morire
in
un
incendio
colossale
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
E
che
?
Tu
sorridi
ancora
,
orgogliosa
creatura
?
Ti
comprendo
:
leggo
nel
tuo
pensiero
come
in
un
libro
dalle
pagine
aperte
.
Tu
pensi
quello
che
io
penso
;
tu
sorridi
a
quella
morte
;
questa
Napoli
che
fu
creata
dall
amore
,
che
visse
nella
passione
della
luce
,
dei
colori
smaglianti
,
dei
profumi
violenti
,
delle
notti
innamorate
,
visse
nel
lusso
grandioso
della
natura
e
nella
espansione
superba
del
sentimento
,
questa
città
appassionata
morirà
bene
,
morirà
degnamente
nell
altissima
e
fiammeggiante
apoteosi
di
fuoco
.
StampaQuotidiana ,
Sempre
fedeli
al
nostro
programma
che
difendemmo
omai
sempre
colla
libera
e
feconda
discussione
,
nemici
ognora
della
intransigenza
ma
fermi
fautori
del
progresso
civile
ed
economico
del
nostro
paese
,
vi
rivolgiamo
oggi
la
parola
perché
domani
nel
segreto
delle
urne
voi
deponiate
quel
plebiscito
di
favore
e
di
fiducia
verso
uomini
che
più
volte
vi
diedero
prova
luminosa
di
solerte
e
patriottica
amministrazione
.
Per
forza
di
legge
,
per
le
maggiori
guarentigie
di
libertà
concesse
dallo
Stato
,
per
l
'
allargamento
del
suffragio
popolare
voi
siete
chiamati
domani
a
rinnovare
il
Consiglio
Comunale
ed
eleggere
6
Consiglieri
provinciali
.
Non
potete
errare
nella
scelta
,
imperocché
il
partito
liberale
progressista
,
scevro
da
utopie
politiche
,
nemico
di
ogni
personalità
e
di
maneggi
elettorali
,
si
ripresenta
a
voi
con
grandi
garanzie
:
la
fiducia
della
pubblica
opinione
che
da
vari
anni
lo
ritenne
,
come
difatti
lo
è
moralmente
il
grande
e
benefico
partito
di
maggioranza
il
passato
periodo
di
tempo
speso
unicamente
pel
bene
del
paese
,
al
compimento
di
riforme
,
di
lavori
,
d
'
igiene
e
pubblico
progresso
!
Checché
hanno
sbraitato
e
malignato
gli
avversari
,
l
'
omai
compiuto
acquedotto
di
S
.
Marco
di
acque
pure
e
salutari
,
la
viabilità
interna
ed
esterna
stabilita
,
la
riselciatura
,
le
fontane
,
gli
abbeveratoi
ed
i
cimiteri
rurali
in
tutte
le
frazioni
,
il
pubblico
mattatoio
,
le
opere
di
sventramento
e
di
redenzione
morali
d
'
interi
quartieri
col
rialzamento
del
ponte
di
S
.
Antonio
e
del
taglio
del
palazzo
Marcatili
,
le
strade
obbligatorie
di
Venagrande
e
Casteltrosino
,
la
riforma
scolastica
sia
in
città
che
nelle
ville
,
tutto
ciò
in
parte
è
stato
compiuto
,
in
parte
si
completerà
,
essendo
stato
convalidato
,
come
di
legge
,
sia
la
vendita
dei
beni
comunali
come
la
creazione
del
prestito
straordinario
.
Questo
vasto
ed
importantissimo
programma
,
che
fu
accolto
con
entusiasmo
da
tutta
la
città
,
è
valida
garanzia
di
un
vicinissimo
,
grande
e
lungo
lavoro
,
immediatamente
utile
alle
classi
operaie
.
La
libertà
è
la
vita
della
democrazia
il
governo
di
questo
popolo
laborioso
e
perseverante
sta
nella
forza
,
nel
lavoro
.
Per
cui
se
il
nostro
partito
cittadino
progressista
ha
dato
e
compierà
un
programma
di
civili
riforme
e
di
utili
e
lucrosi
lavori
,
le
classi
operaie
trovano
in
esso
la
vera
democrazia
non
di
declamatori
ma
di
onesti
e
solerti
amministratori
.
Il
paese
è
sempre
più
forte
,
temuto
e
rispettato
,
laddove
il
popolo
lavora
,
s
'
educa
e
s
'
incivilisce
ed
allora
in
esso
la
libertà
è
vivo
fuoco
,
sublime
stimolo
alla
tempra
delle
coscienze
,
alla
patriottica
formazione
del
carattere
italiano
,
unica
base
della
forza
nazionale
.
Nel
Comune
,
istituzione
civile
eminentemente
democratica
,
non
deve
violentare
la
politica
le
idee
superiori
di
Stato
e
di
governo
non
devono
influenzare
l
'
amministrazione
del
circoscritto
territorio
terranno
esse
forti
e
divisi
gli
uomini
nelle
aspirazioni
,
ma
li
manterrà
sempre
uniti
nella
ricerca
del
bene
di
tutti
i
cittadini
.
La
civiltà
dei
tempi
creò
i
Municipi
in
Italia
,
come
la
più
bella
e
democratica
rappresentanza
di
una
grande
famiglia
,
nella
quale
non
vi
devono
essere
cadetti
,
né
primogeniti
del
Medio
Evo
.
Tutti
egualmente
rappresentati
perché
la
vera
forza
del
Comune
sta
nell
'
equilibrio
costante
delle
varie
classi
sociali
.
Il
partito
liberale
progressista
si
ripresenta
alle
urne
fiducioso
di
ritrovare
il
favore
del
corpo
elettorale
promettendo
l
'
immediata
esecuzione
delle
riforme
tutte
,
già
approvate
,
e
di
proseguire
sempre
nella
via
del
progresso
e
della
civiltà
,
senza
fermarsi
,
combattendo
pel
trionfo
della
sua
venerata
bandiera
!
La
lista
che
a
voi
si
presenta
è
composta
di
onesti
e
probi
cittadini
appartenenti
alle
varie
classi
sociali
.
Il
vecchio
partito
progressista
ridotto
a
quindici
consiglieri
viene
rafforzato
da
ottimi
elementi
che
rappresentano
il
censo
,
il
territorio
esterno
,
gli
industriali
,
i
reduci
delle
patrie
battaglie
,
i
professionisti
e
gli
operai
.
Alla
minoranza
,
affermatasi
con
programma
radicale
,
spetta
l
'
obbligo
di
completare
l
'
amministrazione
Comunale
,
perché
si
ottenga
il
vero
bene
del
paese
e
delle
classi
operaie
.
ELETTORI
!
Il
nostro
giornale
che
sostenne
sempre
contro
avversari
intransigenti
,
e
stampe
bugiarde
il
trionfo
di
tutte
le
riforme
cittadine
,
che
si
volevano
gettare
da
prepotenti
ed
interessati
nelle
voragini
di
esercizi
o
di
perdizioni
,
a
danno
del
popolo
ed
a
scorno
degli
operai
vi
raccomanda
caldamente
i
maggiori
suffragi
alla
lista
liberale
progressista
.
Saggistica ,
I
BISOGNA
SVENTRARE
NAPOLI
Efficace
la
frase
,
Voi
non
lo
conoscevate
,
onorevole
Depretis
,
il
ventre
di
Napoli
.
Avevate
torto
,
perchè
voi
siete
il
Governo
e
il
Governo
deve
saper
tutto
.
Non
sono
fatte
pel
Governo
,
certamente
,
le
descrizioncelle
colorite
di
cronisti
con
intenzioni
letterarie
,
che
parlano
della
via
Caracciolo
,
del
mare
glauco
,
del
cielo
di
cobalto
,
delle
signore
incantevoli
e
dei
vapori
violetti
del
tramonto
:
tutta
questa
rettorichetta
a
base
di
golfo
e
di
colline
fiorite
,
di
cui
noi
abbiamo
già
fatto
e
oggi
continuiamo
a
fare
ammenda
onorevole
,
inginocchiati
umilmente
innanzi
alla
patria
che
soffre
;
tutta
questa
minuta
e
facile
letteratura
frammentaria
,
serve
per
quella
parte
di
pubblico
che
non
vuole
essere
seccata
per
racconti
di
miserie
.
Ma
il
governo
doveva
sapere
l
'
altra
parte
;
il
governo
a
cui
arriva
la
statistica
della
mortalità
e
quella
dei
delitti
;
il
governo
a
cui
arrivano
i
rapporti
dei
prefetti
,
dei
questori
,
degli
ispettori
di
polizia
,
dei
delegati
;
il
governo
a
cui
arrivano
i
rapporti
dei
direttori
delle
carceri
;
il
governo
che
sa
tutto
:
quanta
carne
si
consuma
in
un
giorno
e
quanto
vino
si
beve
in
un
anno
,
in
un
paese
;
quante
femmine
disgraziate
,
diciamo
così
,
vi
esistano
,
e
quanti
ammoniti
siano
i
loro
amanti
di
cuore
,
quanti
mendichi
non
possano
entrare
nelle
opere
pie
e
quanti
vagabondi
dormano
in
istrada
,
la
notte
;
quanti
nullatenenti
e
quanti
commercianti
vi
sieno
;
quanto
renda
il
dazio
consumo
,
quanto
la
fondiaria
,
per
quanto
s
'
impegni
al
Monte
di
Pietà
e
quanto
renda
il
lotto
.
Quest
'
altra
parte
,
questo
ventre
di
Napoli
,
se
non
lo
conosce
il
Governo
,
chi
lo
deve
conoscere
?
E
se
non
servono
a
dirvi
tutto
,
a
che
sono
buoni
tutti
questi
impiegati
alti
e
bassi
,
a
che
questo
immenso
ingranaggio
burocratico
che
ci
costa
tanto
?
E
,
se
voi
non
siete
la
intelligenza
suprema
del
paese
che
tutto
conosce
e
a
tutto
provvede
,
perchè
siete
ministro
?
*
*
*
Vi
avranno
fatto
vedere
una
,
due
,
tre
strade
dei
quartieri
bassi
e
ne
avrete
avuto
orrore
.
Ma
non
avete
visto
tutto
;
i
napoletani
istessi
che
vi
conducevano
,
non
conoscono
tutti
i
quartieri
bassi
.
La
via
dei
Mercanti
,
l
'
avete
percorsa
tutta
?
Sarà
larga
quattro
metri
,
tanto
che
le
carrozze
non
vi
possono
passare
,
ed
è
sinuosa
,
si
torce
come
un
budello
:
le
case
altissime
la
immergono
,
durante
le
più
belle
giornate
,
in
una
luce
scialba
e
morta
:
nel
mezzo
della
via
il
ruscello
è
nero
,
fetido
,
non
si
muove
,
impantanato
,
è
fatto
di
liscivia
e
di
saponata
lurida
,
di
acqua
di
maccheroni
e
di
acqua
di
minestra
,
una
miscela
fetente
che
imputridisce
.
In
questa
strada
dei
Mercanti
,
che
è
una
delle
principali
del
quartiere
Porto
,
v
'
è
di
tutto
:
botteghe
oscure
,
dove
si
agitano
delle
ombre
,
a
vendere
di
tutto
,
agenzie
di
pegni
,
banchi
lotto
;
e
ogni
tanto
un
portoncino
nero
,
ogni
tanto
un
angiporto
fangoso
,
ogni
tanto
un
friggitore
,
da
cui
esce
il
fetore
dell
'
olio
cattivo
,
ogni
tanto
un
salumaio
,
dalla
cui
bottega
esce
un
puzzo
di
formaggio
che
fermenta
e
di
lardo
fradicio
.
Da
questa
via
partono
tante
altre
viottole
,
che
portano
i
nomi
delle
arti
:
la
Zabatteria
,
i
Coltellai
,
gli
Spadari
,
i
Taffettanari
,
i
Materassari
,
e
via
di
seguito
.
Sono
,
queste
viottole
-
questa
è
la
sola
differenza
-
molto
più
strette
dei
Mercanti
,
ma
egualmente
sporche
e
oscure
;
e
ognuna
puzza
in
modo
diverso
:
di
cuoio
vecchio
,
di
piombo
fuso
,
di
acido
nitrico
,
di
acido
solforico
.
Varie
strade
conducono
dall
'
alto
al
quartiere
di
Porto
:
sono
ripidissime
,
strette
,
mal
selciate
.
La
via
di
Mezzocannone
è
popolata
tutta
di
tintori
:
in
fondo
a
ogni
bottega
bruna
,
arde
un
fuoco
vivo
sotto
una
grossa
caldaia
nera
,
dove
gli
uomini
seminudi
agitano
una
miscela
fumante
;
sulla
porta
si
asciugano
dei
cenci
rossi
e
violetti
;
sulle
selci
disgiunte
,
cola
sempre
una
feccia
di
tintura
multicolore
.
Un
'
altra
strada
,
le
così
dette
Gradelle
di
Santa
Barbara
,
ha
anche
la
sua
originalità
:
da
una
parte
e
dall
'
altra
abitano
femmine
disgraziate
,
che
ne
hanno
fatto
un
loro
dominio
,
e
,
per
ozio
di
infelici
disoccupate
,
nel
giorno
,
e
per
cupo
odio
contro
l
'
uomo
,
buttano
dalla
finestra
,
su
chi
passa
,
buccie
di
fichi
,
di
cocomero
,
spazzatura
,
torsoli
di
spighe
.
e
tutto
resta
,
su
questi
gradini
,
così
che
la
gente
pulita
non
osa
passarvi
più
.
Vi
è
un
'
altra
strada
,
che
dietro
l
'
educandato
di
San
Marcellino
,
conduce
a
Portanova
,
dove
i
Mercanti
finiscono
e
cominciano
i
Lanzieri
:
veramente
non
è
una
strada
,
è
un
angiporto
,
una
specie
di
canale
nero
,
che
passa
sotto
due
archi
e
dove
pare
raccolta
tutta
la
immondizia
di
un
villaggio
africano
.
Ivi
,
a
un
certo
punto
,
non
si
può
procedere
oltre
:
il
terreno
è
lubrico
e
lo
stomaco
spasima
.
*
*
*
In
sezione
Vicaria
,
vi
siete
stato
?
Sopra
tutte
le
strade
che
la
traversano
,
una
sola
è
pulita
,
la
via
del
Duomo
:
tutte
le
altre
sono
rappresentazioni
della
vecchia
Napoli
,
affogate
,
brune
,
con
le
case
puntellate
,
che
cadono
per
vecchiaia
.
Vi
è
un
vicolo
del
Sole
,
detto
così
perchè
il
sole
non
vi
entra
mai
;
vi
è
un
vicolo
del
Settimo
Cielo
,
appunto
per
l
'
altitudine
di
una
strisciolina
di
cielo
,
che
apparisce
fra
le
altissime
e
antiche
case
.
Attorno
alla
piazzetta
dei
SS
.
Apostoli
vi
sono
tre
o
quattro
stradette
;
Grotta
della
Marra
,
Santa
Maria
a
Vertec
li
,
vicolo
della
Campana
,
dove
vive
una
popolazione
magra
e
pallida
,
appestata
dalla
fabbrica
di
tabacco
che
è
lì
,
appestata
dalla
propria
sudiceria
;
e
tutti
i
dintorni
di
Castelcapuano
,
di
questa
grande
e
storica
Vicaria
,
sembrano
proprio
il
suo
ambiente
,
vale
a
dire
putridume
materiale
e
morale
,
su
cui
sorge
l
'
estremo
portato
di
questa
società
povera
e
necessariamente
corrotta
:
la
galera
.
La
sezione
Mercato
?
Ah
,
già
:
quella
storica
,
dove
Masaniello
ha
fatto
la
rivoluzione
,
dove
hanno
tagliato
il
capo
a
Corradino
di
Svevia
;
sì
,
sì
,
ne
hanno
parlato
drammaturghi
e
poeti
.
Se
ne
traversa
un
lembo
,
venendo
in
carrozza
,
dalla
Ferrovia
,
ma
si
esce
subito
alla
Marina
.
Al
diavolo
la
poesia
e
il
dramma
!
In
sezione
Mercato
,
niuna
strada
è
pulita
;
pare
che
da
anni
non
ci
passi
mai
lo
spazzino
;
ed
è
forse
la
sporcizia
di
un
giorno
.
Ivi
è
il
Lavinaio
,
la
grande
fonte
,
dove
si
lavano
i
cenci
luridi
della
vecchia
e
povera
Napoli
:
il
Lavinaio
,
che
è
il
grande
ruscello
,
dove
il
luridume
viene
a
detergersi
superficialmente
;
tanto
che
per
insultare
bonariamente
un
napoletano
,
sul
proprio
napoletanesimo
,
gli
si
dice
.
-
Sei
proprio
del
Lavinaio
.
Nella
sezione
Mercato
,
vi
sono
i
sette
vicoli
della
Duchesca
,
in
uno
dei
quali
,
ho
letto
un
dispaccio
,
vi
sono
stati
in
un
'
ora
trenta
casi
;
vi
è
il
vicolo
del
Cavalcatoio
;
vi
è
il
vicolo
di
Sant
'
Arcangelo
a
Baiano
.
Io
sono
una
donna
e
non
posso
dirvi
che
sieno
queste
strade
,
poichè
ivi
l
'
abbiezione
diventa
così
profonda
,
così
miseranda
,
la
natura
umana
si
degrada
talmente
,
che
vengono
alla
faccia
le
fiamme
della
vergogna
.
*
*
*
Sventrare
Napoli
?
Credete
che
basterà
?
Vi
lusingate
che
basteranno
tre
,
quattro
strade
,
attraverso
i
quartieri
popolari
,
per
salvarli
?
Vedrete
,
vedrete
,
quando
gli
studi
,
per
questa
santa
opera
di
redenzione
,
saranno
compiuti
,
quale
verità
fulgidissima
risulterà
:
bisogna
rifare
.
Voi
non
potrete
sicuramente
lasciare
in
piedi
le
case
che
sono
lesionate
dalla
umidità
,
dove
al
pianterreno
vi
è
il
fango
e
all
'
ultimo
piano
si
brucia
nell
'
estate
e
si
gela
nell
'
inverno
;
dove
le
scale
sono
ricettacoli
d
'
immondizie
;
nei
cui
pozzi
,
da
cui
si
attinge
acqua
così
penosamente
,
vanno
a
cadere
tutti
i
rifiuti
umani
e
tutti
gli
animali
morti
;
e
che
hanno
tutto
un
pot
-
bouille
,
una
cosidetta
vinella
,
una
corticina
interna
in
cui
le
serve
buttano
tutto
;
il
cui
sistema
di
latrine
,
quando
ci
sono
,
resiste
a
qualunque
disinfezione
.
Voi
non
potrete
lasciare
in
piedi
le
case
,
nelle
cui
piccole
stanze
sono
agglomerate
mai
meno
di
quattro
persone
,
dove
vi
sono
galline
e
piccioni
,
gatti
sfiancati
e
cani
lebbrosi
;
case
in
cui
si
cucina
in
uno
stambugio
,
si
mangia
nella
stanza
da
letto
e
si
muore
nella
medesima
stanza
,
dove
altri
dormono
e
mangiano
,
case
,
i
cui
sottoscala
,
pure
abitati
da
gente
umana
,
rassomigliano
agli
antichi
,
ora
aboliti
,
carceri
criminali
della
Vicaria
,
sotto
il
livello
del
suolo
.
Voi
non
potrete
sicuramente
lasciare
in
piedi
i
cavalcavia
che
congiungono
le
case
;
nè
quelle
ignobili
costruzioni
di
legno
che
si
sospendono
a
certe
muraglie
di
case
,
nè
quei
portoncini
angusti
,
nè
vicoli
ciechi
,
nè
quegli
angiporti
,
nè
quei
supportici
;
voi
non
potrete
lasciare
in
piedi
i
fondaci
.
Voi
non
potrete
lasciare
in
piedi
certe
case
dove
al
primo
piano
è
un
'
agenzia
di
pegni
,
al
secondo
si
affittano
camere
a
studenti
,
al
terzo
si
fabbricano
i
fuochi
artificiali
:
certe
altre
dove
al
pianterreno
vi
è
un
bigliardo
,
al
primo
piano
un
albergo
dove
si
pagano
tre
soldi
per
notte
,
al
secondo
una
raccolta
di
poverette
,
al
terzo
un
deposito
di
cenci
.
Per
distruggere
la
corruzione
materiale
e
quella
morale
,
per
rifare
la
salute
e
la
coscienza
a
quella
povera
gente
,
per
insegnare
loro
come
si
vive
-
essi
sanno
morire
,
come
avete
visto
!
-
per
dir
loro
che
essi
sono
fratelli
nostri
,
che
noi
li
amiamo
efficacemente
,
che
vogliamo
salvarli
,
non
basta
sventrare
Napoli
:
bisogna
quasi
tutta
rifarla
.
II
QUELLO
CHE
GUADAGNANO
Eppure
la
gente
che
abita
in
questi
quattro
quartieri
popolari
,
senz
'
aria
,
senza
luce
,
senza
igiene
,
diguazzando
nei
ruscelli
neri
,
scavalcando
monti
d
'
immondizie
,
respirando
miasmi
e
bevendo
un
'
acqua
corrotta
,
non
è
una
gente
bestiale
,
selvaggia
,
oziosa
;
non
è
tetra
nella
fede
,
non
è
cupa
nel
vizio
,
non
è
collerica
nella
sventura
.
Questo
popolo
,
per
sua
naturale
gentilezza
,
ama
le
case
bianche
e
le
colline
:
onde
il
giorno
di
Ognissanti
,
quando
da
Napoli
,
tutta
la
gente
buona
porta
corone
ai
morti
,
sul
colle
di
Poggioreale
,
in
quel
cimitero
pieno
di
fiori
,
di
uccelli
,
di
profumi
,
di
marmi
,
vi
è
chi
l
'
ha
intesa
gentilmente
esclamare
:
o
Gesù
,
vurria
murì
,
pe
sta
ccà
!
Questo
popolo
ama
i
colori
allegri
,
esso
che
adorna
di
nappe
e
nappine
i
cavalli
dei
carri
,
che
si
adorna
di
pennacchietti
multicolori
nei
giorni
di
festa
,
che
porta
i
fazzoletti
scarlatti
al
collo
,
che
mette
un
pomodoro
sopra
un
sacco
di
farina
,
per
ottenere
un
effetto
pittorico
e
che
ha
creato
un
monumento
di
ottoni
scintillanti
,
di
legni
dipinti
,
di
limoni
fragranti
,
di
bicchieri
e
di
bottiglie
,
un
monumentino
che
è
una
festa
degli
occhi
:
il
banco
dell
'
acquaiuolo
.
Questo
popolo
che
ama
la
musica
e
la
fa
,
che
canta
così
amorosamente
e
malinconiosamente
,
tanto
che
le
sue
canzoni
dànno
uno
struggimento
al
core
e
sono
la
più
invincibile
nostalgia
per
colui
che
è
lontano
,
ha
una
sentimentalità
espansiva
,
che
si
diffonde
nell
'
armonia
musicale
.
Non
è
dunque
una
razza
di
animali
,
che
si
compiace
del
suo
fango
;
non
è
dunque
una
razza
inferiore
che
presceglie
l
'
orrido
fra
il
brutto
e
cerca
volenterosa
il
sudiciume
;
non
si
merita
la
sorte
che
le
cose
gl
'
impongono
;
saprebbe
apprezzare
la
civiltà
,
visto
che
quella
pochina
elargitagli
,
se
l
'
ha
subito
assimilata
;
meriterebbe
di
esser
felice
.
*
*
*
Abita
laggiù
,
per
forza
.
È
la
miseria
sua
,
costituzionale
,
organica
,
così
intensa
,
così
profonda
,
che
cento
Opere
Pie
non
arrivano
a
debellare
,
che
la
carità
privata
,
fluidissima
,
non
arriva
a
vincere
;
non
la
miseria
dell
'
ozioso
,
badate
bene
,
ma
la
miseria
di
colui
che
fatica
quattordici
ore
al
giorno
.
Questo
lavoratore
,
quest
'
operaio
non
può
pagare
un
affitto
di
casa
,
che
superi
le
quindici
lire
il
mese
:
e
deve
essere
un
operaio
fortunato
,
vi
è
chi
ne
paga
dieci
,
chi
ne
paga
sette
,
chi
ne
paga
cinque
;
questi
ultimi
formano
la
grande
massa
del
popolo
.
Anni
fa
,
una
compagnia
cooperativa
edificò
,
verso
Capodimonte
,
un
falansterio
di
case
operaie
,
chiare
,
pulite
,
strettine
,
ma
infine
igieniche
:
per
quanto
restringesse
i
prezzi
,
non
potette
dare
i
suoi
appartamentini
,
a
meno
di
trentaquattro
lire
al
mese
.
Nessuno
operaio
vi
andò
.
Vi
andarono
degli
impiegati
con
le
famiglie
,
qualche
pensionato
,
gli
sposetti
poveri
,
insomma
una
mezza
borghesia
che
vuol
nascondere
la
sua
miseria
e
avere
la
scaletta
di
marmo
.
Quel
grandissimo
edificio
resta
lì
a
far
prova
della
miseria
napoletana
:
anzi
,
gli
scrupolosi
e
borghesi
che
vi
abitano
,
punti
nel
loro
presuntuoso
amor
proprio
,
da
coloro
che
li
accusavano
di
abitare
le
case
operaie
,
hanno
fatto
dipingere
a
grandi
caratteri
questa
scritta
sull
'
ingresso
maggiore
:
le
case
della
Cooperativa
non
sono
case
operaie
.
Iscrizione
crudele
e
superba
.
Trentaquattro
lire
?
Queste
trentaquattro
lire
un
lavoratore
napoletano
le
guadagna
in
un
mese
:
chi
porta
una
lira
di
giornata
a
casa
,
si
stima
felice
.
Le
mercedi
sono
scarsissime
,
in
quasi
tutte
le
professioni
,
in
tutt
'
i
mestieri
.
Napoli
è
il
paese
dove
meno
costa
l
'
opera
tipografica
;
tutti
lo
sanno
:
gli
operai
tipografi
sono
pagati
un
terzo
meno
degli
altri
paesi
.
Quelli
che
guadagnano
cinque
lire
a
Milano
,
quattro
a
Roma
,
ne
guadagnano
due
a
Napoli
,
tanto
che
è
in
questo
benedetto
e
infelice
paese
,
dove
più
facilmente
nascono
e
vivono
certi
giornaletti
poverissimi
,
che
altrove
non
potrebbero
pubblicare
neppure
tre
numeri
.
I
sarti
,
i
calzolai
,
i
muratori
,
i
falegnami
sono
pagati
nella
medesima
misura
;
una
lira
,
venticinque
soldi
,
al
più
,
trenta
soldi
al
giorno
per
dodici
ore
di
lavoro
,
talvolta
penosissimo
.
I
tagliatori
di
guanti
guadagnano
novanta
centesimi
al
giorno
.
E
notate
che
la
gioventù
elegante
di
Napoli
,
è
la
meglio
vestita
d
'
Italia
:
che
a
Napoli
si
fanno
le
più
belle
scarpe
e
i
più
bei
mobili
economici
;
notate
che
Napoli
produce
i
migliori
guanti
.
Altri
mestieri
inferiori
stabiliscono
la
mercede
a
settantacinque
centesimi
,
a
dodici
soldi
,
a
dieci
soldi
.
Per
questo
essi
non
possono
pagare
più
di
cinque
,
sette
,
dieci
lire
il
mese
di
pigione
e
come
la
miseria
incombe
,
la
donna
,
la
moglie
,
la
madre
,
tutte
quelle
che
hanno
già
molto
partorito
,
che
hanno
allattato
,
tutte
quelle
che
dovrebbero
lavorare
in
casa
,
cercano
lavoro
,
fuori
.
Fortunate
quelle
che
trovano
un
posto
alla
Fabbrica
del
tabacco
,
che
sanno
lavorare
e
arrivano
ad
allogarsi
,
come
sarte
,
come
modiste
,
come
fioraie
!
La
mercede
è
miserissima
,
quindici
lire
,
diciassette
,
venti
lire
il
mese
;
pure
sembra
loro
fortuna
.
Ma
sono
poche
:
tutto
il
resto
della
immensa
classe
povera
femminile
,
si
dà
alla
domesticità
.
La
serva
napoletana
si
alloga
per
dieci
lire
il
mese
,
senza
pranzo
:
alla
mattina
fa
due
o
tre
miglia
di
cammino
,
dalla
casa
sua
alla
casa
dei
suoi
padroni
,
scende
le
scale
quaranta
volte
al
giorno
,
cava
dal
pozzo
profondo
venti
secchi
di
acqua
,
compie
le
fatiche
più
estenuanti
,
non
mangia
per
tutta
la
giornata
e
alla
sera
si
trascina
a
casa
sua
,
come
un
'
ombra
affranta
.
Ve
ne
sono
di
quelle
che
pigliano
due
mezzi
servizi
,
a
sei
lire
l
'
uno
e
corrono
continuamente
da
una
casa
all
'
altra
,
continuamente
rimproverate
per
le
tardanze
.
Ne
ho
conosciuta
una
,
io
,
si
chiamava
Annarella
,
faceva
tre
case
al
giorno
,
a
cinque
lire
:
alla
sera
era
inebetita
,
non
mangiava
,
morta
dalla
fatica
,
talvolta
non
si
svestiva
,
per
addormentarsi
subito
.
Queste
serve
trovano
anche
il
tempo
di
dar
latte
a
un
bimbo
,
di
far
la
calza
,
ma
sono
esseri
mostruosi
,
la
pietà
è
uguale
alla
ripugnanza
che
ispirano
.
Hanno
trent
'
anni
e
ne
dimostrano
cinquanta
,
sono
curve
,
hanno
perso
i
capelli
,
hanno
i
denti
gialli
e
neri
,
camminano
come
sciancate
,
portano
un
vestito
quattro
anni
,
un
grembiule
sei
mesi
.
Non
si
lamentano
,
non
piangono
:
vanno
a
morire
,
prima
di
quarant
'
anni
,
all
'
ospedale
,
di
perniciosa
,
di
polmonite
,
di
qualche
orrenda
malattia
.
Quante
ne
avrà
portate
via
il
colera
!
E
tutti
gli
altri
mestieri
ambulanti
femminili
,
lavandaie
,
pettinatrici
,
stiratrici
a
giornata
,
venditrici
di
spassatiempo
,
rimpagliatrici
di
seggiole
(
mpagliaseggie
)
,
mestieri
che
le
espongono
a
tutte
le
intemperie
,
a
tutti
gli
accidenti
,
a
una
quantità
di
malattie
,
mestieri
pesanti
o
nauseanti
,
non
fanno
guadagnare
a
quelle
disgraziate
più
di
dieci
soldi
,
quindici
soldi
al
giorno
.
Quando
guadagnano
una
lira
,
le
miserelle
,
fanno
economia
e
si
maritano
.
Sono
brutte
,
è
vero
:
si
trascurano
,
è
verissimo
:
fanno
schifo
,
talvolta
.
Ma
chi
tanto
ama
la
plastica
,
dovrebbe
entrare
nel
segreto
di
quelle
esistenze
,
che
sono
un
poema
di
martirio
quotidiano
,
di
sacrifici
incalcolabili
,
di
fatiche
sopportate
senza
mormorare
.
Gioventù
,
bellezza
,
vestiti
?
Ebbero
un
minuto
di
bellezza
e
di
gioventù
,
furono
,
amate
,
si
sono
maritate
:
dopo
,
il
marito
e
la
miseria
,
il
lavoro
e
le
busse
,
il
travaglio
e
la
fame
.
Hanno
i
bimbi
e
debbono
abbandonarli
,
il
più
piccolo
affidato
alla
sorellina
,
e
come
tutte
le
altre
madri
,
temono
le
carrozze
,
il
fuoco
,
i
cani
,
le
cadute
.
Sono
sempre
inquiete
,
agitate
,
mentre
servono
.
Me
ne
rammento
una
:
aveva
tre
figli
,
un
piccolino
,
specialmente
,
bellissimo
.
Il
bimbo
aveva
già
due
anni
ed
essa
gli
dava
ancora
il
latte
,
non
aveva
altro
da
dargli
da
mangiare
:
questo
bimbetto
l
'
aspettava
,
ogni
sera
,
seduto
sullo
scalino
del
basso
.
Diceva
il
medico
dell
'
assistenza
pubblica
:
«
Levagli
il
latte
,
chè
ti
si
ammala
.
»
Ella
chinava
il
capo
:
non
poteva
levargli
il
latte
.
Si
ammalò
di
tifo
,
il
bimbo
;
le
morì
.
Ella
mondava
le
patate
,
in
una
cucina
,
e
si
lamentava
,
sottovoce
:
«
figlio
mio
,
figlio
mio
,
io
t
'
aveva
da
accidere
,
io
t
'
aveva
da
fa
murì
!
O
che
mamma
cana
che
ssò
stata
!
Figlio
mio
,
e
chi
m
'
aspetta
cchiù
,
la
sera
,
mocc
'
a
porta
?
»
Il
lavoro
dei
fanciulli
?
Ahimè
,
le
madri
sono
molto
contente
,
quando
un
cocchiere
signorile
vuol
prendere
per
mozzo
un
fanciullo
di
dodici
anni
,
dandogli
solo
da
mangiare
;
sono
molto
contente
,
quando
un
mastro
di
bottega
lo
piglia
,
facendolo
lavorare
come
un
cane
e
dandogli
solo
la
minestra
,
la
sera
;
la
pietosa
madre
gli
dà
un
soldo
per
la
colazione
,
la
mattina
.
Le
sarte
,
le
modiste
,
le
fioraie
,
le
bustaie
,
prendono
per
apprendiste
delle
fanciullette
dodicenni
,
che
sono
,
in
realtà
,
delle
piccole
serve
e
che
guadagnano
cinque
soldi
la
settimana
.
Ma
,
per
lo
più
,
queste
creature
restano
a
casa
o
nella
strada
,
tutto
il
giorno
.
Nelle
campagne
,
il
figlio
è
una
gioia
,
è
un
soccorso
,
è
una
sorgente
di
agiatezza
;
in
Napoli
rappresenta
una
cura
di
più
,
una
pena
materna
,
una
sorgente
di
lagrime
e
di
fame
.
Ascoltate
un
poco
,
quando
una
operaia
napoletana
nomina
i
suoi
figli
.
Dice
:
le
creature
,
e
lo
dice
con
tanta
dolcezza
malinconica
,
con
tanta
materna
pietà
,
con
un
amore
così
doloroso
,
che
vi
par
di
conoscere
tutta
,
acutamente
,
la
intensità
della
miseria
napoletana
.
III
QUELLO
CHE
MANGIANO
Un
giorno
,
un
industriale
napoletano
ebbe
un
'
idea
.
Sapendo
che
la
pizza
è
una
delle
adorazioni
cucinarie
napoletane
,
sapendo
che
la
colonia
napoletana
in
Roma
è
larghissima
,
pensò
di
aprire
una
pizzeria
in
Roma
.
Il
rame
delle
casseruole
e
dei
ruoti
vi
luccicava
,
il
forno
vi
ardeva
sempre
;
tutte
le
pizze
vi
si
trovavano
:
pizza
al
pomidoro
,
pizza
con
muzzarella
e
formaggio
,
pizza
con
alici
e
olio
,
pizza
con
olio
,
origano
e
aglio
.
Sulle
prime
la
folla
vi
accorse
,
poi
andò
scemando
.
La
pizza
,
tolta
al
suo
ambiente
napoletano
,
pareva
una
stonatura
e
rappresentava
una
indigestione
;
il
suo
astro
impallidì
e
tramontò
,
in
Roma
;
pianta
esotica
,
morì
in
questa
solennità
romana
.
*
*
*
È
vero
,
infatti
:
la
pizza
rientra
nella
larga
categoria
dei
commestibili
che
costano
un
soldo
,
e
di
cui
è
formata
la
colazione
o
il
pranzo
,
di
moltissima
parte
del
popolo
napoletano
.
Il
pizzaiuolo
che
ha
bottega
,
nella
notte
,
fa
un
gran
numero
di
queste
schiacciate
rotonde
,
di
una
pasta
densa
,
che
si
brucia
,
ma
non
si
cuoce
,
cariche
di
pomidoro
quasi
crudo
,
di
aglio
,
di
pepe
,
di
origano
:
queste
pizze
in
tanti
settori
da
un
soldo
,
sono
affidate
a
un
garzone
,
che
le
va
a
vendere
in
qualche
angolo
di
strada
,
sovra
un
banchetto
ambulante
e
lì
resta
quasi
tutto
il
giorno
,
con
questi
settori
di
pizza
che
si
gelano
al
freddo
,
che
si
ingialliscono
al
sole
,
mangiati
dalle
mosche
.
Vi
sono
anche
delle
fette
di
due
centesimi
,
pei
bimbi
che
vanno
a
scuola
;
quando
la
provvista
è
finita
,
il
pizzaiuolo
la
rifornisce
,
sino
a
notte
.
Vi
sono
anche
,
per
la
notte
,
dei
garzoni
che
portano
sulla
testa
un
grande
scudo
convesso
di
stagno
,
entro
cui
stanno
queste
fette
di
pizza
e
girano
pei
vicoli
e
dànno
un
grido
speciale
,
dicendo
che
la
pizza
ce
l
'
hanno
col
pomidoro
e
con
l
'
aglio
,
con
la
muzzarella
e
con
le
alici
salate
.
Le
povere
donne
sedute
sullo
scalino
del
basso
,
ne
comprano
e
cenano
,
cioè
pranzano
,
con
questo
soldo
di
pizza
.
Con
un
soldo
,
la
scelta
è
abbastanza
varia
,
pel
pranzo
del
popolo
napoletano
.
Dal
friggitore
si
ha
un
cartoccetto
di
pesciolini
che
si
chiamano
fragaglia
e
che
sono
il
fondo
del
paniere
dei
pescivendoli
:
dallo
stesso
friggitore
si
hanno
per
un
soldo
,
quattro
o
cinque
panzarotti
,
vale
a
dire
delle
frittelline
in
cui
vi
è
un
pezzetto
di
carciofo
,
quando
niuno
vuol
più
saperne
di
carciofi
,
o
un
torsolino
di
cavolo
,
o
un
frammentino
di
alici
.
Per
un
soldo
,
una
vecchia
dà
nove
castagne
allesse
,
denudate
della
prima
buccia
e
nuotanti
in
un
succo
rossastro
:
in
questo
brodo
il
popolo
napoletano
vi
bagna
il
pane
e
mangia
le
castagne
,
come
seconda
pietanza
;
per
un
soldo
,
un
'
altra
vecchia
,
che
si
trascina
dietro
un
calderottino
in
un
carroccio
,
dà
due
spighe
di
granturco
bollite
.
Dall
'
oste
,
per
un
soldo
,
si
può
comperare
una
porzione
di
scapece
;
la
scapece
è
fatta
di
zucchetti
o
melanzane
fritte
nell
'
olio
e
poi
condite
con
aceto
,
pepe
,
origano
,
formaggio
,
pomidoro
,
ed
è
esposta
in
istrada
,
in
un
grande
vaso
profondo
,
in
cui
sta
intasata
,
come
una
conserva
e
da
cui
si
taglia
con
un
cucchiaio
.
Il
popolo
napoletano
porta
il
suo
tozzo
di
pane
,
lo
divide
per
metà
,
e
l
'
oste
vi
versa
sopra
la
scapece
.
Dall
'
oste
,
sempre
per
un
soldo
,
si
compera
la
spiritosa
:
la
spiritosa
è
fatta
di
fette
di
pastinache
gialle
,
cotte
nell
'
acqua
e
poi
messe
in
una
salsa
forte
di
aceto
,
pepe
,
origano
e
peperoni
.
L
'
oste
sta
sulla
porta
e
grida
:
addorosa
,
addorosa
,
'
a
spiritosa
!
Come
è
naturale
,
tutta
questa
roba
è
condita
in
modo
piccantissimo
,
tanto
da
soddisfare
il
più
atonizzato
palato
meridionale
.
*
*
*
Appena
ha
due
soldi
,
il
popolo
napoletano
compra
un
piatto
di
maccheroni
cotti
e
conditi
;
tutte
le
strade
dei
quartieri
popolari
,
hanno
una
di
queste
osterie
che
installano
all
'
aria
aperta
le
loro
caldaie
,
dove
i
maccheroni
bollono
sempre
,
i
tegami
dove
bolle
il
sugo
di
pomidoro
,
le
montagne
di
cacio
grattato
,
un
cacio
piccante
che
viene
da
Cotrone
.
Anzi
tutto
,
quest
'
apparato
è
molto
pittoresco
,
e
dei
pittori
lo
hanno
dipinto
,
ed
è
stato
da
essi
reso
lindo
e
quasi
elegante
con
l
'
oste
che
sembra
un
pastorello
di
Watteau
;
e
nella
collezione
di
fotografie
napoletane
,
che
gl
'
inglesi
comprano
,
accanto
alla
monaca
di
casa
,
al
ladruncolo
di
fazzoletti
,
alla
famiglia
di
pidocchiosi
,
vi
è
anche
il
banco
del
maccaronaro
.
Questi
maccheroni
si
vendono
a
piattelli
di
due
e
di
tre
soldi
;
e
il
popolo
napoletano
li
chiama
brevemente
,
dal
loro
prezzo
:
nu
doie
e
nu
tre
.
La
porzione
è
piccola
e
il
compratore
litiga
con
l
'
oste
,
perchè
vuole
un
po
'
più
di
sugo
,
un
po
'
più
di
formaggio
e
un
po
'
più
di
maccheroni
.
Con
due
soldi
si
compera
un
pezzo
di
polipo
bollito
nell
'
acqua
di
mare
,
condito
con
peperone
fortissimo
:
questo
commercio
lo
fanno
le
donne
,
nella
strada
,
con
un
focolaretto
e
una
piccola
pignatta
;
con
due
soldi
di
maruzze
,
si
hanno
le
lumache
,
il
brodo
e
anche
un
biscotto
intriso
nel
brodo
:
per
due
soldi
l
'
oste
,
da
una
grande
padella
dove
friggono
confusamente
ritagli
di
grasso
di
maiale
e
pezzi
di
coratella
,
cipolline
,
e
frammenti
di
seppia
,
cava
una
grossa
cucchiaiata
di
questa
miscela
e
la
depone
sul
pane
del
compratore
,
badando
bene
a
che
l
'
unto
caldo
e
bruno
non
coli
per
terra
,
che
vada
tutto
sulla
mollica
,
perchè
il
compratore
ci
tiene
.
Appena
ha
tre
soldi
al
giorno
per
pranzare
,
il
buon
popolo
napoletano
,
che
è
corroso
dalla
nostalgia
familiare
,
non
va
più
dall
'
oste
per
comperare
i
commestibili
cotti
,
pranza
a
casa
sua
,
per
terra
,
sulla
soglia
del
basso
,
o
sopra
una
sedia
sfiancata
.
Con
quattro
soldi
si
compone
una
grande
insalata
di
pomidori
crudi
verdastri
e
di
cipolle
;
o
un
'
insalata
di
patate
cotte
e
di
barbabietole
,
o
un
'
insalata
di
broccoli
di
rape
;
o
un
'
insalata
di
citrioli
freschi
.
La
gente
agiata
,
quella
che
può
disporre
di
otto
soldi
al
giorno
,
mangia
dei
grandi
piatti
di
minestra
verde
,
indivia
,
foglie
di
cavolo
,
cicoria
,
o
tutte
queste
erbe
insieme
,
la
cosidetta
minestra
maritata
;
o
una
minestra
,
quando
ne
è
tempo
,
di
zucca
gialla
con
molto
pepe
;
o
una
minestra
di
fagiolini
verdi
,
conditi
col
pomidoro
;
o
una
minestra
di
patate
cotte
nel
pomidoro
.
Ma
per
lo
più
compra
un
rotolo
di
maccheroni
,
una
pasta
nerastra
,
e
di
tutte
le
misure
e
di
tutte
le
grossezze
,
che
è
il
raccogliticcio
,
il
fondiccio
confuso
di
tutti
i
cartoni
di
pasta
,
e
che
si
chiama
efficacemente
monnezzaglia
:
e
la
condisce
con
pomidoro
e
formaggio
.
*
*
*
Il
popolo
napoletano
è
goloso
di
frutta
:
ma
non
spende
mai
più
di
un
soldo
,
alla
volta
.
A
Napoli
,
con
un
soldo
si
hanno
sei
peruzze
un
po
'
bacate
,
ma
non
importa
:
si
ha
mezzo
chilo
di
fichi
,
un
po
'
flosci
dal
sole
:
si
hanno
dieci
o
dodici
di
quelle
piccole
prugne
gialle
,
che
pare
abbiano
l
'
aspetto
della
febbre
;
si
ha
un
grappolo
di
uva
nera
,
si
ha
un
poponcino
giallo
,
piccolo
,
ammaccato
,
un
po
'
fradicio
;
dal
venditore
di
melloni
,
quelli
rossi
,
si
hanno
due
fette
,
di
quelli
che
sono
riusciti
male
,
vale
a
dire
biancastri
.
Ha
anche
qualche
altra
golosità
,
il
popolo
napoletano
:
lo
spassatiempo
,
vale
a
dire
i
semi
di
mellone
o
di
popone
,
le
fave
e
i
ceci
cotti
nel
forno
;
con
un
soldo
si
rosicchia
mezza
giornata
,
la
lingua
punge
e
lo
stomaco
si
gonfia
,
come
se
avesse
mangiato
.
La
massima
golosità
è
il
soffritto
:
dei
ritagli
di
carne
di
maiale
cotti
con
olio
,
pomidoro
,
peperone
rosso
,
condensati
,
che
formano
una
catasta
rossa
,
bellissima
all
'
occhio
,
da
cui
si
tagliano
delle
fette
:
costano
cinque
soldi
.
In
bocca
,
sembra
dinamite
.
*
*
*
Questionario
:
Carne
in
umido
?
-
Il
popolo
napoletano
non
ne
mangia
mai
.
Carne
arrosto
?
-
Qualche
volta
,
alla
domenica
,
o
nelle
grandi
feste
,
ma
è
di
maiale
o
di
agnello
.
Brodo
di
carne
?
-
Il
popolo
napoletano
lo
ignora
.
Vino
?
-
Alla
domenica
,
qualche
volta
:
l
'
asprino
,
a
quattro
soldi
il
litro
,
o
il
maraniello
a
cinque
soldi
:
questo
tinge
di
azzurro
la
tovaglia
.
Acqua
!
-
Sempre
:
e
cattiva
.
IV
GLI
ALTARINI
Vi
meravigliate
degli
altarini
?
Vi
scandalizzate
della
piccola
processione
di
donne
scalze
e
scapigliate
,
che
portano
una
immagine
della
Madonna
e
salmodiano
?
La
superstizione
del
popolo
napoletano
-
oh
,
povera
gente
che
è
vissuta
così
male
e
con
tanta
bonarietà
,
che
muore
in
un
modo
così
miserando
,
con
tanta
rassegnazione
!
-
la
superstizione
di
questo
popolo
ha
fatto
una
dolorosa
impressione
a
tutti
.
La
credevate
cessata
la
superstizione
?
Come
potevate
crederlo
?
Non
vi
rammentate
più
nulla
,
dunque
?
Nel
colera
del
1865
vi
furono
processioni
e
pubbliche
preghiere
;
nel
colera
del
1867
,
più
tremendo
,
più
straziante
,
che
veniva
dopo
la
guerra
,
da
tutte
le
parrocchie
uscirono
le
immagini
della
Vergine
e
quelle
dei
santi
protettori
,
le
processioni
s
'
incontravano
per
le
strade
,
si
mescolavano
:
era
tutto
un
mistero
mediovale
e
meridionale
.
Come
oggi
Umberto
di
Savoia
le
ha
incontrate
,
diciassette
anni
fa
,
le
ha
incontrate
il
gran
re
Vittorio
Emmanuele
.
Nella
spaventosa
eruzione
del
1872
,
per
tre
giorni
di
seguito
una
lava
ha
minacciato
Napoli
:
le
popolane
sono
andate
al
Duomo
per
avere
la
testa
di
san
Gennaro
:
la
volevano
portare
in
giro
,
per
far
arrestare
la
lava
.
Per
un
momento
i
nobili
custodi
delle
reliquie
e
i
canonici
della
cattedrale
,
non
la
dettero
loro
.
Al
quarto
giorno
non
uscì
il
sole
;
una
nuvola
fittissima
di
cenere
copriva
Napoli
,
cominciava
a
piovere
cenere
,
come
a
Pompei
;
le
popolane
,
in
tutti
i
quartieri
,
fecero
delle
processioni
,
piangendo
,
gridando
in
una
tenebra
lugubre
.
Nel
colera
del
1873
,
più
mite
certo
,
ma
sempre
vivissimo
,
nei
quattro
quartieri
popolari
,
fu
portata
in
processione
la
Madonna
dell
'
Aiuto
ai
Banchi
Nuovi
,
la
Madonna
di
Portosalvo
a
Porto
,
il
Gesù
alla
Colonna
,
della
chiesa
nel
vicolo
dell
'
Università
.
O
che
memoria
labile
abbiamo
tutti
!
E
la
vita
quotidiana
?
Solo
a
guardarsi
attorno
,
a
osservare
quello
che
accade
,
anche
superficialmente
,
nessuno
poteva
lusingarsi
che
la
esaltazione
religiosa
del
popolo
napoletano
fosse
cessata
.
Di
questi
altarini
,
con
un
paio
di
ceri
innanzi
,
ve
ne
sono
ad
ogni
angolo
di
strada
,
nei
quartieri
popolari
,
in
certe
tali
feste
.
Li
fanno
i
bimbi
è
vero
:
ma
le
madri
sorvegliano
,
le
sorelle
grandi
chiedono
l
'
obolo
ai
passanti
,
un
po
'
ridendo
,
un
po
'
pregando
.
Per
le
feste
più
grandi
,
con
lampioncini
alla
Ottino
e
festoni
variopinti
,
il
popolino
si
quota
per
un
anno
,
e
un
vicolo
la
vuol
vincere
sull
'
altro
:
accadono
risse
,
corrono
coltellate
per
questa
emulazione
.
Queste
emulazioni
sono
pittoresche
e
fanno
andare
in
estasi
gli
artisti
-
razza
di
egoisti
-
che
se
ne
stanno
immersi
nella
contemplazione
del
loro
Buddha
,
che
è
l
'
arte
.
Ancora
:
quando
una
donna
si
salva
da
una
grande
infermità
,
per
ringraziare
Dio
,
scioglie
il
voto
di
andare
cercando
l
'
elemosina
,
per
tutte
le
case
del
suo
quartiere
;
sale
,
scende
,
con
le
gambe
malferme
,
con
la
faccia
scialba
,
ricevendo
rifiuti
secchi
e
porte
battute
in
faccia
.
Non
importa
,
bisogna
sopportare
,
è
il
voto
.
Tutto
quello
che
raccoglie
,
va
alla
chiesa
.
Quando
un
bimbo
è
malato
,
lo
votano
a
san
Francesco
:
quando
risana
,
lo
vestono
da
monacello
,
con
una
tonaca
grossolana
,
col
cordone
,
coi
piedini
nudi
nei
sandali
,
con
la
chierichetta
rasa
.
Chi
non
ne
ha
incontrati
,
nei
quartieri
popolari
?
*
*
*
Del
miracolo
di
san
Gennaro
,
fate
le
alte
meraviglie
?
Quelle
vecchie
abitanti
del
Molo
che
si
pretendono
sue
discendenti
,
che
invadono
l
'
altare
maggiore
,
che
non
lasciano
accostarsi
nessuno
,
gridano
il
Credo
,
mentre
si
attende
il
miracolo
,
e
ogni
volta
che
ricominciano
,
alzano
il
tono
,
sino
all
'
urlo
,
che
si
dimenano
come
ossesse
,
che
lo
gratificano
di
vecchio
dispettoso
,
vecchio
impertinente
,
faccia
verde
;
vi
stupiscono
?
Vi
è
il
piede
di
sant
'
Anna
che
si
mette
sul
ventre
delle
partorienti
,
che
non
possono
procreare
il
figlio
;
vi
è
l
'
olio
che
arde
nella
lampada
,
innanzi
al
corpo
di
san
Giacomo
della
Marca
,
nella
chiesa
di
Santa
Maria
la
Nuova
,
che
fa
guarire
i
mali
di
testa
;
vi
è
il
Crocifisso
del
Carmine
che
ha
fatto
sangue
dalle
piaghe
;
vi
è
il
bastone
di
san
Pietro
che
si
venera
nella
chiesa
sotterranea
di
Sant
'
Aspreno
,
primo
vescovo
di
Napoli
,
ai
Mercanti
;
vi
è
l
'
acqua
benedetta
di
San
Biagio
ai
Librai
che
guarisce
il
mal
di
gola
;
vi
sono
le
panelle
,
pagnottine
di
pane
benedette
di
San
Nicola
di
Bari
,
che
buttate
in
aria
,
nel
temporale
,
scampano
dalle
folgori
.
Vi
sono
centinaia
di
ossicini
,
di
pezzetti
di
velo
,
di
pezzetti
di
vestito
,
di
frammenti
di
legno
,
che
sono
reliquie
.
Ogni
napoletana
porta
al
collo
o
sospeso
alla
cintura
,
o
ha
sotto
il
cuscino
,
un
sacchettino
di
reliquie
,
di
preghiere
stampate
:
questo
sacchettino
si
attacca
alle
fasce
del
bimbo
,
appena
nato
.
Credete
che
al
napoletano
basti
la
Madonna
del
Carmine
?
Io
ho
contati
duecentocinquanta
appellativi
alla
Vergine
,
e
non
sono
tutti
.
Quattro
o
cinque
tengono
il
primato
.
Quando
una
napoletana
è
ammalata
o
corre
un
grave
pericolo
,
uno
dei
suoi
,
si
vota
a
una
di
queste
Madonne
.
Dopo
scioglie
il
voto
,
portandone
il
vestito
,
un
abito
nuovo
,
benedetto
in
chiesa
,
che
non
si
deve
smettere
,
se
non
quando
è
logoro
.
Per
l
'
Addolorata
il
vestito
è
nero
,
coi
nastri
bianchi
;
per
la
Madonna
del
Carmine
,
è
color
pulce
coi
nastri
bianchi
;
per
l
'
Immacolata
Concezione
,
bianco
coi
nastri
azzurri
;
per
la
Madonna
della
Saletta
,
bianco
coi
nastri
rosa
.
Quando
non
hanno
i
danari
per
farsi
il
vestito
,
si
fanno
il
grembiule
;
quando
mancano
di
sciogliere
il
voto
,
aspettano
delle
sventure
in
casa
.
E
il
sacro
si
mescola
al
profano
.
Per
aver
marito
,
bisogna
fare
la
novena
a
san
Giovanni
,
nove
sere
,
a
mezzanotte
,
fuori
un
balcone
,
e
pregare
con
certe
antifone
speciali
.
Se
si
ha
questo
coraggio
,
alla
nona
sera
si
vede
una
trave
di
fuoco
attraversare
il
cielo
,
sopra
vi
danza
Salomè
,
la
ballerina
maledetta
:
la
voce
che
si
ode
,
subito
dopo
,
pronunzia
il
nome
del
marito
.
Anche
san
Pasquale
è
protettore
delle
ragazze
da
marito
e
bisogna
dirgli
per
nove
sere
l
'
antifona
:
O
beato
san
Pasquale
-
mandatemi
un
marito
-
bello
,
rosso
,
colorito
-
come
voi
tale
e
quale
-
o
beato
san
Pasquale
!
-
Anche
san
Pantaleone
protegge
le
ragazze
,
ma
in
diverso
modo
:
dà
loro
i
numeri
del
lotto
,
perchè
si
facciano
la
dote
,
e
si
possano
maritare
.
Nove
sere
bisogna
pregarlo
,
a
mezzanotte
,
in
una
stanza
,
stando
sola
,
col
balcone
aperto
e
la
porta
aperta
,
e
dopo
gli
Ave
e
i
Pater
dirgli
questa
antifona
:
san
Pantaleone
mio
-
per
la
vostra
castità
-
per
la
mia
verginità
-
datemi
i
numeri
,
per
carità
!
Alla
nona
sera
si
ode
un
passo
,
è
il
santo
che
viene
,
si
odono
dei
colpi
,
sono
i
numeri
che
dà
.
Alla
quarta
o
quinta
sera
di
questi
strani
riti
,
le
ragazze
sono
tanto
esaltate
,
che
hanno
delle
allucinazioni
e
cadono
in
convulsioni
.
Alcune
affermano
di
aver
visto
e
di
aver
udito
qualche
cosa
,
alla
nona
sera
:
ma
che
mancò
loro
la
fede
e
il
miracolo
non
è
riuscito
.
Tutte
le
superstizioni
sparse
pel
mondo
,
sono
raccolte
in
Napoli
e
ingrandite
,
moltiplicate
.
Noi
crediamo
tutti
quanti
alla
jettatura
.
Non
parliamo
dell
'
olio
sparso
,
dello
specchio
rotto
,
del
cucchiaio
in
croce
col
coltello
,
della
sottana
posta
alla
rovescia
che
porta
sfortuna
,
dei
soldi
mercati
(
gobbi
)
,
dei
ragni
,
degli
scorpioni
,
della
gallina
:
superstizioni
vecchie
,
chi
se
ne
occupa
?
I
napoletani
credono
ancora
alle
sibille
:
vi
è
una
Chiara
Stella
alle
Cento
Strade
,
verso
il
Corso
Vittorio
Emmanuele
,
vi
è
una
siè
Grazia
al
Vicolo
Mezzocannone
,
famosissime
;
e
molte
altre
minori
.
Si
compensano
cinquanta
centesimi
,
due
lire
,
cinque
lire
.
I
napoletani
credono
agli
spiriti
.
Lo
spirito
familiare
napoletano
che
circola
in
tutte
le
case
,
è
il
monaciello
,
un
bimbetto
vestito
di
bianco
quando
porta
fortuna
,
vestito
di
rosso
,
quando
porta
sventura
.
Una
quantità
di
gente
mi
ha
affermato
di
averlo
visto
.
In
piena
Napoli
,
alla
salita
di
Santa
Teresa
,
una
bellissima
palazzina
non
si
affitta
mai
:
per
vent
'
anni
l
'
ho
vista
chiusa
,
poichè
è
abitata
dagli
spiriti
.
Il
napoletano
crede
agli
spiriti
che
dànno
i
numeri
,
crede
agli
assistiti
:
gli
assistiti
sono
una
razza
di
gente
stranissima
,
alcuni
in
buona
fede
,
alcuni
scrocconi
,
che
mangiano
poco
,
bevono
acqua
,
parlano
per
enigmi
,
digiunano
prima
di
andare
a
letto
e
hanno
le
visioni
.
Vivono
alle
spalle
dei
giuocatori
:
non
giuocano
mai
.
Talvolta
i
giuocatori
delusi
bastonano
l
'
assistito
,
poi
gli
chiedono
perdono
.
Anche
i
monaci
hanno
le
visioni
.
Ve
n
'
era
uno
famoso
,
a
Marano
presso
Napoli
:
vi
andava
la
gente
in
pellegrinaggio
.
Un
altro
giovane
,
era
al
convento
di
San
Martino
:
anche
famoso
.
Talvolta
i
giuocatori
sequestrano
il
monaco
,
lo
battono
,
lo
torturano
.
Uno
ne
morì
.
Prima
di
spirare
,
pronunziò
dei
numeri
:
li
giuocarono
,
uscirono
,
mezza
Napoli
vinse
al
lotto
,
poichè
un
giornale
aveva
riportati
questi
numeri
.
Il
popolo
napoletano
,
specialmente
le
donne
,
crede
alla
stregoneria
.
La
fattura
trova
apostoli
ferventi
:
le
fattucchiere
,
o
streghe
,
abbondano
.
Una
moglie
vuole
che
suo
marito
,
che
va
lontano
,
le
resti
fedele
?
La
strega
le
dà
una
cordicella
a
nodi
,
bisogna
cucirla
nella
fodera
della
giacchetta
del
marito
.
Si
vuole
avere
l
'
amore
di
un
uomo
?
La
fattucchiera
brucia
una
ciocca
di
capelli
vostri
,
ne
fa
una
polverina
,
con
certi
ingredienti
:
bisogna
farla
bere
nel
vino
,
all
'
uomo
indifferente
.
Si
vuol
vincere
un
processo
?
Bisogna
legare
,
moralmente
,
la
lingua
dell
'
avvocato
contrario
:
fare
quindici
nodi
ad
una
cordicella
,
chiamare
il
diavolo
,
uno
scongiuro
terribile
.
Si
vuol
far
morire
un
amante
infedele
?
Bisogna
colmare
un
pignattino
di
erbe
velenose
,
metterle
a
bollire
innanzi
alla
sua
porta
,
nell
'
ora
di
mezzanotte
.
Si
vuol
far
morire
una
donna
,
una
rivale
?
Bisogna
conficcare
in
un
limone
fresco
tanti
spilli
che
formino
un
disegnino
della
sua
persona
,
e
attaccarvi
un
brano
del
vestito
della
rivale
e
infine
buttare
,
questo
limone
,
nel
suo
pozzo
.
La
fattura
ha
uno
sviluppo
larghissimo
;
letteratura
strana
,
talvolta
ignobile
,
di
scongiuri
,
e
di
preghiere
;
ha
una
classificazione
,
per
le
anime
timide
e
per
le
anime
audaci
:
ha
una
diffusione
in
tutti
i
quartieri
;
ha
un
soccorso
per
tutte
le
necessità
sentimentali
e
brutali
,
per
tutti
i
desideri
gentili
e
cruenti
.
Ecco
tutto
.
Cioè
,
non
è
tutto
.
Esagerate
venti
volte
quello
che
vi
ho
detto
:
forse
,
non
sarete
nel
vero
.
Questo
guazzabuglio
di
fede
e
di
errore
,
di
misticismo
e
di
sensualità
,
questo
culto
esterno
così
pagano
,
questa
idolatria
,
vi
spaventano
?
Vi
dolete
di
queste
cose
,
degne
dei
selvaggi
?
E
chi
ha
fatto
nulla
per
la
coscienza
del
popolo
napoletano
?
Quali
ammaestramenti
,
quali
parole
,
quali
esempi
,
si
è
pensato
di
dare
a
questa
gente
così
espansiva
,
così
facile
a
conquidere
,
così
naturalmente
entusiasta
?
In
verità
,
dalla
miseria
profonda
della
sua
vita
reale
,
essa
non
ha
avuto
altro
conforto
che
nelle
illusioni
della
propria
fantasia
:
e
altro
rifugio
che
in
Dio
.
V
IL
LOTTO
Ebbene
,
a
questo
popolo
eccezionalmente
meridionale
,
nel
cui
sangue
s
'
incrociano
e
si
fondono
tante
gentili
,
poetiche
,
ardenti
eredità
etrusche
,
arabe
,
saracene
,
normanne
,
spagnuole
,
per
cui
questo
ricco
sangue
napoletano
si
arroventa
nell
'
odio
,
brucia
nell
'
amore
e
si
consuma
nel
sogno
:
a
questa
gente
in
cui
l
'
immaginazione
è
la
potenza
dell
'
anima
più
alta
,
più
alacre
,
inesauribile
,
una
grande
fantasticheria
deve
essere
concessa
.
È
gente
umile
,
bonaria
,
che
sarebbe
felice
per
poco
e
invece
non
ha
nulla
per
essere
felice
;
che
,
sopporta
con
dolcezza
,
con
pazienza
,
la
miseria
,
la
fame
quotidiana
,
l
'
indifferenza
di
coloro
che
dovrebbero
amarla
,
l
'
abbandono
di
coloro
che
dovrebbero
sollevarla
.
Felice
per
l
'
esistenza
all
'
aria
aperta
,
eredità
orientale
,
non
ha
aria
;
innamorata
del
sole
,
non
ha
sole
;
appassionata
di
colori
gai
,
vive
nella
tetraggine
;
per
la
memoria
della
bella
civiltà
anteriore
,
greca
,
essa
ama
i
bianchi
portici
che
si
disegnano
sull
'
azzurro
,
e
invece
le
tane
dove
abita
questa
gente
,
non
sembrano
fatte
per
gli
umani
,
e
dei
frutti
della
terra
,
essa
ha
i
peggiori
,
quelli
che
in
campagna
si
dànno
ai
maiali
;
e
vi
sono
vivande
che
non
assaggia
mai
.
Ebbene
,
il
popolo
napoletano
rifà
ogni
settimana
il
suo
grande
sogno
di
felicità
,
vive
per
sei
giorni
in
una
speranza
crescente
,
invadente
,
che
si
allarga
,
si
allarga
,
esce
dai
confini
della
vita
reale
:
per
sei
giorni
,
il
popolo
napoletano
sogna
il
suo
grande
sogno
,
dove
sono
tutte
le
cose
di
cui
è
privato
,
una
casa
pulita
,
dell
'
aria
salubre
e
fresca
,
un
bel
raggio
di
sole
caldo
per
terra
,
un
letto
bianco
e
alto
,
un
comò
lucido
,
i
maccheroni
e
la
carne
ogni
giorno
,
e
il
litro
di
vino
,
e
la
culla
pel
bimbo
e
la
biancheria
per
la
moglie
e
il
cappello
nuovo
per
il
marito
.
Tutte
queste
cose
che
la
vita
reale
non
gli
può
dare
,
che
non
gli
darà
mai
,
esso
le
ha
,
nella
sua
immaginazione
,
dalla
domenica
al
sabato
seguente
;
e
ne
parla
e
ne
è
sicuro
,
e
i
progetti
si
sviluppano
,
diventano
quasi
quasi
una
realtà
,
e
per
essi
marito
e
moglie
litigano
o
si
abbracciano
.
Alle
quattro
del
pomeriggio
,
nel
sabato
,
la
delusione
è
profonda
,
la
desolazione
non
ha
limiti
:
ma
alla
domenica
mattina
,
la
fantasia
si
rialza
,
rinfrancata
,
il
sogno
settimanale
ricomincia
.
Il
lotto
,
il
lotto
è
il
largo
sogno
,
che
consola
la
fantasia
napoletana
:
è
l
'
idea
fissa
di
quei
cervelli
infuocati
;
è
la
grande
visione
felice
che
appaga
la
gente
oppressa
;
è
la
vasta
allucinazione
che
si
prende
le
anime
.
*
*
*
Ed
è
contagiosa
questa
malattia
dello
spirito
:
un
contagio
sottile
e
infallibile
,
inevitabile
,
la
cui
forza
di
diffusione
non
si
può
calcolare
.
Dal
portinaio
ciabattino
che
sta
seduto
al
suo
banchetto
innanzi
al
portoncino
,
il
contagio
del
lotto
si
comunica
alla
povera
cucitrice
che
viene
a
portargli
le
scarpe
vecchie
da
risuolare
;
da
costei
passa
al
suo
innamorato
,
un
garzone
di
cantina
;
costui
lo
porta
all
'
oste
che
lo
dà
a
tutti
gli
avventori
,
i
quali
lo
seminano
nelle
case
,
nelle
officine
,
nelle
altre
osterie
,
fino
nelle
chiese
.
La
serva
del
quinto
piano
,
a
destra
,
giuoca
,
sperando
di
non
far
più
la
serva
;
ma
tutte
le
serve
,
di
tutti
i
piani
,
giuocano
,
tanto
la
cameriera
del
primo
che
ha
le
trenta
lire
al
mese
,
quanto
la
vajassa
del
sesto
,
che
ne
prende
otto
,
con
la
dolce
speranza
di
uscir
dal
servizio
,
così
duro
;
e
si
comunicano
i
loro
numeri
,
fanno
combriccola
sui
pianerottoli
,
se
li
dicono
dalle
finestre
,
se
li
telegrafano
a
segni
.
La
venditrice
di
frutta
,
che
sta
sotto
il
sole
e
sotto
la
pioggia
,
giuoca
,
e
dal
suo
angolo
di
strada
,
in
giù
,
la
moglie
del
sarto
,
che
cuce
sulla
porta
,
la
moglie
dello
stagnino
affogata
dal
fetore
del
piombo
,
la
lavandaia
che
sta
tutto
il
giorno
con
le
mani
nella
saponata
,
la
venditrice
di
castagne
che
si
brucia
la
faccia
e
le
mani
al
vapore
e
al
calore
del
fornello
,
la
venditrice
di
noci
che
ha
le
mani
nere
sino
ai
polsi
per
l
'
acido
gallico
,
tutte
queste
donne
credono
nel
lotto
,
giuocano
fedelmente
,
ardentemente
,
al
lotto
.
Nella
stanza
stretta
,
dove
otto
o
dieci
ragazze
lavorano
da
sarte
,
e
il
bimbo
della
sarta
dorme
nella
culla
e
in
un
angolo
frigge
il
lardo
nel
tegame
sul
focolare
,
una
dà
i
numeri
,
una
seconda
ne
ha
degli
altri
,
la
maesta
sa
i
veri
,
tutte
costoro
giuocano
.
Le
pettinatrici
del
popolo
,
le
cosidette
capere
,
dal
grembiule
arrotolato
attorno
alla
cintura
,
dalla
testa
scapigliata
,
dalle
mani
unte
,
che
pettinano
per
un
soldo
al
giorno
,
portano
in
giro
i
numeri
alle
loro
clienti
,
ne
ricevono
in
cambio
degli
altri
,
sono
il
gran
portavoce
dei
numeri
.
In
tutte
le
officine
dove
gli
operai
napoletani
sono
riuniti
a
un
lavoro
lunghissimo
,
così
male
retribuito
,
il
lotto
mette
radici
profonde
;
in
tutte
le
scuole
popolari
giuocano
le
maestre
e
giuocano
le
alunne
grandicelle
,
in
comitiva
,
riunendo
i
soldi
della
colazione
.
Dove
sono
riunite
,
a
vivere
di
peccato
,
le
disgraziate
donne
di
cui
Napoli
ha
così
grande
copia
,
il
lotto
è
una
delle
più
grandi
speranze
:
speranza
di
redenzione
.
*
*
*
Ma
non
credete
che
il
male
rimanga
nelle
classi
popolari
.
No
,
no
,
esso
ascende
,
assale
le
classi
medie
,
s
'
intromette
in
tutte
le
borghesie
,
in
tutti
i
commerci
,
arriva
sino
all
'
aristocrazia
.
Dove
vi
è
un
vero
bisogno
tenuto
segreto
,
dove
vi
è
uno
spostamento
che
nulla
vale
a
riequilibrare
,
dove
vi
è
una
rovina
finanziaria
celata
ma
imminente
,
dove
vi
è
un
desiderio
che
ha
tutte
le
condizioni
dell
'
impossibilità
,
dove
la
durezza
nascosta
della
vita
più
si
fa
sentire
,
e
dove
solo
il
danaro
può
esser
rimedio
,
ivi
il
giuoco
del
lotto
prende
possesso
,
domina
.
Segretamente
,
giuocano
tutte
le
ragazze
da
marito
che
non
hanno
un
soldo
di
dote
;
giuocano
tutti
i
numerosi
impiegati
al
Municipio
,
alle
Banche
,
all
'
Intendenza
,
al
Dazio
Consumo
;
tutti
i
pensionati
che
non
possono
vivere
con
la
pensione
e
che
non
avendo
nulla
da
fare
fanno
la
cabala
,
studiano
la
scienza
negromantica
del
lotto
,
giuocano
disperatamente
e
hanno
sempre
il
libretto
in
pegno
;
tutti
i
commessi
di
negozio
,
che
guadagnano
quaranta
lire
al
mese
,
sanno
i
numeri
certi
e
li
giuocano
ogni
settimana
.
Grande
reddito
,
al
lotto
,
lo
dànno
i
magistrati
:
pagati
miserevolmente
,
essi
che
rappresentano
la
più
grande
equità
morale
,
esposti
a
tentazioni
che
respingono
con
una
inflessibilità
degna
di
maggior
premio
,
provvisti
di
molti
figli
,
rovinati
dai
traslocamenti
,
la
loro
debolezza
,
la
loro
speranza
consiste
nel
lotto
.
I
piccoli
commercianti
che
si
dibattono
continuamente
con
le
cambiali
e
fanno
una
lotta
quotidiana
col
fallimento
,
finiscono
per
aggrapparsi
a
questa
tavola
così
incerta
del
lotto
;
i
grandi
giuocatori
di
borsa
,
che
vivono
sopra
il
taglio
di
un
rasoio
e
son
capaci
di
ballarvi
sopra
un
waltzer
,
a
furia
di
febbre
del
giuoco
,
assaggiano
volentieri
la
speranza
del
lotto
.
Tutti
questi
sintomi
del
male
saliente
alle
classi
dirigenti
,
mi
constano
,
per
aver
visto
,
udito
,
compreso
e
intuìto
.
Le
signore
dell
'
aristocrazia
giuocano
,
un
po
'
per
burletta
,
un
po
'
con
la
speranza
di
un
nuovo
braccialetto
,
un
po
'
per
l
'
oppressione
di
una
nota
di
sarta
che
il
marito
non
salderà
mai
.
Anche
quelli
che
dovrebbero
esserne
salvi
,
perchè
abituati
al
male
,
perchè
ci
stanno
sempre
in
mezzo
,
gli
impiegati
dei
banchi
-
lotto
,
i
postieri
,
non
possono
resistere
alla
tentazione
.
Onde
,
alle
quattro
del
sabato
,
tutti
quelli
che
sono
più
ammalati
,
non
possono
più
aspettare
,
e
si
recano
all
'
Impresa
,
in
una
stretta
strada
fra
la
via
Pignatelli
e
la
via
di
Santa
Chiara
,
per
assistere
alla
estrazione
dei
numeri
.
Ma
tutte
le
serve
,
le
venditrici
,
le
operaie
e
gli
operai
,
le
ragazze
e
gl
'
impiegati
non
possono
muoversi
di
dove
sono
.
E
allora
un
monello
parte
,
va
al
più
vicino
posto
del
lotto
e
prende
i
numeri
:
tutti
aspettano
.
Le
persone
più
franche
si
fanno
sulla
porta
e
alle
finestre
,
le
vergognose
restano
dentro
,
tendendo
l
'
orecchio
.
Il
ragazzo
torna
correndo
,
affannato
,
si
pianta
alla
bocca
del
vicolo
e
grida
i
numeri
,
con
voce
stentorea
:
"
Vintiquatto
!
"
"
Sissantanove
!
"
"
Quarantanoie
!
"
"
Otto
!
"
"
Sittantacinche
!
"
Silenzio
universale
:
tutti
impallidiscono
.
*
*
*
Ma
come
tutti
i
sogni
troppo
pronunziati
,
il
lotto
conduce
alla
inazione
ed
all
'
ozio
:
come
tutte
le
visioni
,
esso
porta
alla
falsità
e
alla
menzogna
;
come
tutte
le
allucinazioni
,
esso
conduce
alla
crudeltà
e
alla
ferocia
;
come
tutti
i
rimedi
fittizi
che
nascono
dalla
miseria
,
esso
produce
miseria
,
degradazione
,
delitto
.
Il
popolo
napoletano
,
che
è
sobrio
,
non
si
corrompe
per
l
'
acquavite
,
non
muore
di
delirium
tremens
;
esso
si
corrompe
e
muore
pel
lotto
.
Il
lotto
è
l
'
acquavite
di
Napoli
.
VI
ANCORA
IL
LOTTO
Il
lotto
ha
una
prima
forma
letteraria
,
rudimentale
,
analfabeta
,
fondata
sulla
tradizione
orale
come
certe
fiabe
e
certe
leggende
.
Tutti
i
napoletani
che
non
sanno
leggere
,
vecchi
,
bimbi
,
donne
,
specialmente
le
donne
,
conoscono
la
smorfia
,
ossia
la
Chiave
dei
sogni
a
memoria
e
ne
fanno
speditamente
l
'
applicazione
a
qualunque
sogno
o
a
qualunque
cosa
della
vita
reale
.
Avete
sognato
un
morto
?
-
quarantasette
-
ma
parlava
-
allora
quarantotto
-
e
piangeva
-
sessantacinque
-
il
che
vi
ha
fatto
paura
-
novanta
.
Un
giovinotto
ha
una
coltellata
da
una
donna
?
-
diciassette
,
la
disgrazia
-
diciotto
,
il
sangue
-
quarantuno
,
il
coltello
-
novanta
,
il
popolo
.
Cade
una
casseruola
dal
suo
chiodo
,
ammala
un
bimbo
,
fugge
un
cavallo
,
compare
un
grosso
sorcio
:
numeri
,
subito
.
Tutti
gli
avvenimenti
,
grandi
e
piccoli
,
sono
considerati
come
una
misteriosa
sorgente
di
guadagno
.
Muore
una
fanciulletta
di
tifo
;
la
madre
giuoca
i
numeri
,
escono
,
ella
esclama
:
m
'
ha
fatte
bbene
pure
murenne
!
Una
moglie
parla
dell
'
amore
che
le
portava
suo
marito
,
che
è
morto
;
poi
soggiunge
malinconicamente
,
che
se
questo
amore
fosse
stato
grande
,
egli
le
sarebbe
comparso
in
sogno
,
per
darle
i
numeri
;
e
se
n
'
è
scordato
,
è
un
ingrato
,
poichè
egli
lo
sa
che
essa
è
poveretta
e
dovrebbe
aiutarla
.
Salvatore
Daniele
squarta
la
Gazzarra
:
biglietto
;
il
popolo
dice
:
chella
è
mmorta
,
mo
,
almeno
ce
refrescasse
a
nnuie
,
che
simmo
vive
.
Salvatore
Misdea
ammazza
sette
soldati
:
biglietto
.
La
legge
ammazza
Misdea
:
biglietto
.
Su
le
porte
,
nei
bassi
,
alle
cantonate
,
i
numeri
sono
discussi
da
comitati
e
sottocomitati
;
il
biglietto
è
stabilito
.
Non
esce
:
avevano
sbagliato
,
dovevano
mettere
questo
numero
e
quest
'
altro
,
che
sono
usciti
.
Questa
scienza
della
smorfia
è
così
profonda
,
così
abituale
,
che
per
dare
del
pazzo
a
qualcuno
si
dice
:
è
nu
vintiroie
(
ventidue
,
matto
)
,
e
crescendo
man
mano
la
collera
,
tutte
le
ingiurie
avendo
un
numero
relativo
,
si
dicono
in
gergo
del
lotto
.
Una
donna
dà
un
pugno
ad
un
'
altra
,
e
le
rompe
la
faccia
;
davanti
al
giudice
,
si
scolpa
,
dicendo
:
m
'
ha
chiammata
sittantotto
;
il
giudice
deve
prendere
la
smorfia
e
vedere
a
che
corrisponde
di
oltraggioso
quel
numero
.
*
*
*
La
cabala
esiste
più
per
le
classi
superiori
che
per
le
inferiori
:
ma
essa
vi
discende
.
Certo
,
nel
popolo
non
si
comprano
giornali
cabalistici
,
settimanali
,
dagli
strani
titoli
:
il
Vero
amico
,
il
Tesoro
,
il
Fulmine
,
il
Corno
d
'
abbondanza
,
che
costano
dieci
lire
all
'
anno
di
abbonamento
,
compilati
da
una
redazione
ignota
;
nè
il
popolo
corrisponde
con
quei
professori
di
matematica
che
abitano
al
vico
Nocelle
dodici
,
o
a
San
Liborio
,
quarantotto
,
o
a
vico
Zuroli
,
tre
,
e
che
dànno
,
nelle
quarte
pagine
,
la
fortuna
a
chi
paga
le
dieci
lire
.
Ma
qualche
cosa
vi
trapela
:
il
tal
signore
sa
i
numeri
,
lo
aspettano
nella
strada
,
gli
mettono
in
mano
un
paio
di
lire
e
quello
si
contenta
:
è
un
piccolo
affare
.
L
'
assistito
(
dagli
spiriti
)
è
un
cancro
che
rode
le
famiglie
borghesi
,
un
convulsionario
pallido
che
mangia
molto
,
che
finge
di
avere
o
ha
delle
allucinazioni
,
che
non
lavora
,
che
parla
per
enigmi
,
che
fa
credere
a
delle
macerazioni
crudeli
e
che
vive
alle
spalle
di
coloro
che
lo
venerano
.
Ma
,
dalla
casa
borghese
,
per
mezzo
della
cameriera
,
del
servo
,
della
lavandaia
,
la
reputazione
dell
'
assistito
arriva
nel
popolo
;
e
l
'
assistito
vi
estende
la
sua
azione
mistica
,
vi
raccoglie
dei
guadagni
piccoli
,
ma
insperati
,
vi
fa
degli
adepti
e
finisce
per
camminare
nelle
vie
,
circondato
sempre
da
quattro
o
cinque
persone
,
che
lo
corteggiano
e
studiano
tutte
le
sue
parole
.
*
*
*
Ma
il
grande
aiutatore
del
popolo
,
la
provvidenza
del
popolo
,
la
sua
fede
,
la
sua
credenza
incrollabile
,
è
il
monaco
.
Il
monaco
sa
i
numeri
:
questo
è
il
domma
.
Se
non
li
dice
,
è
perchè
il
Signore
gli
ha
proibito
di
aiutare
i
peccatori
;
se
li
dice
,
e
non
escono
,
è
perchè
nel
giuocatore
è
mancata
la
vera
fede
;
se
li
dice
e
vengon
fuori
,
la
novella
si
spande
in
un
minuto
,
il
povero
monaco
diventa
afflitto
da
una
popolarità
pericolosa
.
È
come
l
'
artista
che
ha
fatto
un
capolavoro
:
guai
se
non
continua
a
farne
,
egli
è
perduto
.
Il
monaco
che
ha
solamente
fatto
prendere
un
ambo
,
ha
speranza
di
viver
quieto
:
ma
colui
che
ha
dato
tre
numeri
e
sono
usciti
tutti
tre
,
stia
in
guardia
.
Cercheranno
di
sedurlo
in
tutti
i
modi
,
coi
doni
,
coi
regali
di
denaro
,
con
le
offerte
,
con
le
messe
,
con
le
elemosine
;
lo
faranno
pregare
dai
bimbi
,
dalle
donne
,
dalle
nonne
vecchie
;
l
'
aspetteranno
in
istrada
,
alla
porta
della
chiesa
,
presso
il
confessionale
,
alla
porta
del
convento
;
andranno
a
raccomandarsi
a
sua
madre
,
a
suo
fratello
,
a
sua
zia
;
lo
assedieranno
mattina
e
sera
;
lo
bastoneranno
;
lo
sequestreranno
,
torturandolo
;
lo
lasceranno
morire
di
fame
,
perchè
almeno
in
agonia
dia
i
numeri
.
Sono
cose
accadute
.
Spesso
,
per
salvarsi
,
un
monaco
si
fa
mandare
da
un
paese
all
'
altro
,
dal
suo
superiore
;
scompare
,
il
popolo
dice
che
se
lo
ha
portato
via
la
Madonna
.
*
*
*
Il
popolo
napoletano
giuoca
per
quanto
più
ha
denaro
.
Per
quanto
sia
povero
,
trova
sempre
sei
soldi
,
mezza
lira
,
al
sabato
,
da
giuocare
;
ricorre
a
tutti
gli
espedienti
,
inventa
,
cerca
,
finisce
per
trovare
.
La
sua
massima
miseria
non
consiste
nel
dire
che
non
ha
pranzato
,
consiste
nel
dire
:
Nun
,
m
'
aggio
potuto
jucà
manco
nu
viglietto
;
chi
ascolta
,
ne
resta
spaventato
.
Fra
il
venerdì
sera
e
il
sabato
mattino
,
è
tutto
un
agitarsi
di
gente
che
vuol
giuocare
e
che
non
ha
denaro
;
gli
operai
si
fanno
anticipare
una
giornata
,
le
serve
rubano
orrendamente
sulla
spesa
,
i
mendicanti
nelle
vie
crescono
smisuratamente
dal
venerdì
al
sabato
,
quello
che
si
può
ancora
vendere
,
si
vende
,
quello
che
si
può
impegnare
,
si
impegna
.
Anzitutto
vi
sono
i
biglietti
popolari
da
giuocare
,
quelli
che
si
giuocano
sempre
,
perchè
è
una
tradizione
,
perchè
è
un
obbligo
,
perchè
non
se
ne
può
fare
a
meno
:
l
'
ambo
famoso
,
sei
e
ventidue
;
il
terno
famoso
,
cinque
,
ventotto
,
e
ottantuno
;
il
terno
della
Madonna
,
otto
,
tredici
e
ottantaquattro
.
Questi
terni
,
per
fortuna
del
governo
,
non
escono
che
ogni
venti
anni
:
quando
è
uscito
,
dopo
moltissimi
anni
di
attesa
,
l
'
ambo
sei
e
ventidue
,
il
governo
ha
pagato
due
milioni
di
piccole
vincite
,
di
cinque
e
di
dieci
lire
l
'
una
;
e
tutta
Napoli
si
è
coperta
di
tavolelle
,
vale
a
dire
che
tutti
hanno
pranzato
o
cenato
con
la
vincita
,
per
ricominciare
a
giuocare
,
la
settimana
dopo
,
con
maggior
ardore
.
E
ognuno
ha
il
suo
biglietto
speciale
,
che
gioca
ogni
settimana
,
da
anni
ed
anni
,
con
una
fede
che
mai
non
crolla
:
un
lustrascarpe
ne
giuocava
uno
da
trent
'
anni
e
glielo
aveva
lasciato
in
eredità
suo
padre
,
morendo
,
insieme
con
la
cassetta
per
lustrare
;
erano
usciti
degli
ambi
,
tre
o
quattro
volte
,
in
trent
'
anni
;
il
terno
,
mai
.
Un
portinaio
ne
giuocò
uno
,
per
quarantacinque
anni
,
senza
prender
mai
nulla
:
la
prima
settimana
che
per
un
caso
singolare
,
se
ne
scordò
,
il
terno
uscì
-
il
portinaio
morì
di
dolore
.
E
vi
è
sempre
il
biglietto
del
grande
avvenimento
,
rissa
o
suicidio
,
revolverata
o
veleno
;
e
infine
vi
è
il
biglietto
cabalistico
,
quello
strappato
all
'
assistito
o
al
monaco
.
Questi
quattro
biglietti
bisogna
giuocarli
a
ogni
modo
;
rappresentano
una
media
variabile
da
cinquanta
centesimi
a
due
lire
la
settimana
.
Quando
il
napoletano
non
ha
più
che
due
soldi
,
li
va
a
giuocare
al
gioco
piccolo
,
o
lotto
clandestino
.
*
*
*
Per
lo
più
le
mezzane
di
questa
grande
frode
,
sono
le
donne
.
Una
di
queste
,
sudicia
,
lacera
,
porta
in
una
lunga
tasca
,
sotto
la
gonnella
,
un
registro
:
viene
il
giuocatore
o
la
giocatrice
,
deposita
due
soldi
e
dice
i
numeri
:
in
cambio
ha
un
pezzetto
di
carta
sporca
,
dove
sono
scritti
col
lapis
i
numeri
e
la
promessa
,
invariabile
:
uno
scudo
l
'
ambo
...
quaranta
scudi
il
terno
.
La
donna
compie
il
suo
giro
nel
quartiere
,
tutti
la
conoscono
,
tutti
sanno
che
mestiere
fa
,
tutti
l
'
aspettano
:
denunziarla
?
Nessuno
l
'
oserebbe
,
è
una
benefattrice
.
Questi
introiti
sono
larghi
naturalmente
;
a
furia
di
due
soldi
si
arriva
a
centinaia
e
centinaia
di
lire
:
i
tenitori
di
gioco
piccolo
arricchiscono
quasi
tutti
.
Alla
Riviera
s
'
incontrano
degli
equipaggi
di
ricchi
borghesi
,
arrivati
a
questa
ricchezza
col
lotto
clandestino
;
si
conoscono
perfettamente
le
persone
,
ma
esse
non
compaiono
,
hanno
i
loro
agenti
.
Il
popolano
ha
una
cieca
fede
in
questi
tenitori
di
gioco
piccolo
:
ma
bene
spesso
,
nel
pomeriggio
del
sabato
,
se
il
tenitore
ha
da
pagare
molte
vincite
,
si
affretta
a
sparire
,
con
tutti
i
suoi
registri
,
e
non
paga
nessuno
.
Che
importa
?
La
settimana
appresso
un
'
altra
donna
ricomincia
il
suo
giro
e
la
gente
ci
capita
di
nuovo
,
come
attratta
,
invincibilmente
.
Che
delizia
per
chi
giuoca
e
per
chi
prende
i
quattrini
,
frodare
il
governo
!
Ogni
tanto
la
questura
arresta
quattro
o
cinque
di
questi
agenti
,
di
queste
mezzane
,
essi
sono
condannati
al
carcere
,
alla
multa
;
che
importa
?
Scontano
la
pena
,
pagano
la
multa
,
escono
,
ricominciano
da
capo
,
con
più
ardore
.
Vi
è
chi
è
stato
condannato
cinque
volte
per
gioco
piccolo
:
e
ha
un
palazzo
,
e
si
lagna
della
persecuzione
del
governo
,
e
la
sua
condanna
la
chiama
na
disgrazia
.
L
'
aver
messo
il
biglietto
a
due
soldi
,
non
è
valso
a
nulla
,
pel
governo
:
la
frode
ha
continuato
,
più
fiorente
,
appoggiata
su
questa
grande
allucinazione
.
*
*
*
Ora
la
statistica
porta
:
che
nei
giorni
di
giovedì
,
venerdì
e
sabato
,
avvengono
maggiori
furti
domestici
;
che
in
questi
tre
giorni
si
fanno
più
pegni
al
Monte
di
Pietà
,
che
in
questi
tre
giorni
le
agenzie
private
di
pegni
,
sono
affollatissime
;
che
in
questi
tre
giorni
,
ma
specialmente
nel
pomeriggio
del
sabato
,
avvengono
maggiori
risse
;
che
infine
le
cose
più
brutte
,
più
laide
,
più
ignobili
e
più
violente
avvengono
in
questo
fatale
periodo
,
e
che
in
questi
giorni
il
popolo
napoletano
si
mette
nelle
mani
dell
'
usura
:
il
vero
cancro
,
di
cui
muore
.
VII
L
'
USURA
Una
povera
donna
che
ha
bisogno
di
cinque
lire
per
pagare
il
padrone
di
casa
,
va
a
cercarle
in
prestito
da
donna
Carmela
,
che
dà
il
denaro
cu
a
credenza
.
Prima
di
andarci
,
esita
molto
,
ha
paura
e
vergogna
,
ma
visto
che
non
può
fare
diversamente
si
decide
.
Donna
Carmela
è
una
donna
grassa
e
grossa
che
esercita
per
lo
più
una
professione
di
lusso
,
rammenda
merletti
,
trapuntisce
le
grandi
coltri
di
bambagia
che
si
usano
in
Napoli
,
d
'
inverno
ricama
in
oro
sul
velluto
:
infine
una
professione
per
la
forma
,
che
lascia
godere
di
lunghi
ozii
;
ma
la
sua
vera
professione
è
il
prestar
quattrini
alla
povera
gente
.
Donna
Carmela
è
verbosa
e
affettuosa
in
questo
primo
colloquio
con
la
povera
donna
:
la
rincora
,
la
compatisce
,
se
occorre
,
le
confessa
di
essere
stata
egualmente
alle
strette
,
e
la
manda
via
,
tutta
racconsolata
,
con
le
cinque
lire
,
-
vale
a
dire
con
quattro
lire
e
mezzo
.
Il
prestito
è
fatto
per
otto
giorni
,
l
'
interesse
è
di
due
soldi
per
lira
.
Si
paga
anticipato
:
quindi
,
sulle
cinque
lire
,
la
povera
donna
lascia
cinquanta
centesimi
.
Gli
otto
giorni
passano
,
le
cinque
lire
da
restituire
la
povera
donna
non
le
ha
,
allora
,
tutta
rossa
di
vergogna
,
prega
donna
Carmela
di
contentarsi
di
un
'
altra
settimana
d
'
interesse
,
cinquanta
centesimi
:
donna
Carmela
non
dice
nulla
e
intasca
i
dieci
soldi
.
Così
passano
quattro
,
cinque
,
fino
a
dieci
settimane
,
senza
che
la
povera
donna
abbia
mai
potuto
riunire
le
cinque
lire
:
e
ogni
lunedì
le
tocca
pagare
l
'
interesse
del
dieci
per
cento
per
settimana
,
e
dopo
la
quinta
settimana
donna
Carmela
è
diventata
una
iena
,
bisogna
pregarla
perchè
non
gridi
,
perchè
non
faccia
delle
scene
,
essa
vuole
il
suo
denaro
,
vuole
il
sangue
suo
,
l
'
interesse
non
le
serve
,
le
servono
i
quattrini
del
capitale
.
Sulla
soglia
delle
porte
,
alle
porte
delle
officine
,
ogni
sabato
,
ogni
lunedì
,
si
ode
la
voce
irosa
di
donna
Carmela
:
essa
,
dal
mattino
,
è
in
giro
per
esigere
,
ricoglie
,
e
fa
tremare
uomini
e
donne
,
con
il
suo
tòno
alto
e
imperioso
.
In
un
posto
ha
da
esigere
una
lira
,
in
un
altro
due
,
in
un
altro
cinque
:
e
non
osano
ribellarsi
a
lei
,
non
avendo
da
pagarla
,
non
osano
ribellarsi
,
potendo
aver
sempre
bisogno
di
lei
.
Quella
donna
grassa
è
implacabile
:
sa
la
sua
potenza
:
se
una
serva
non
paga
,
essa
minaccia
di
fare
uno
scandalo
con
la
padrona
,
se
una
donna
non
paga
,
essa
minaccia
di
dirlo
al
marito
,
se
un
operaio
non
paga
,
essa
sa
l
'
indirizzo
del
capo
officina
,
e
cui
va
a
denunciarlo
.
Ella
è
astuta
e
cauta
,
audace
e
sboccata
:
ella
resta
sempre
nella
posizione
di
una
benefattrice
,
a
cui
codesti
ingrati
rodono
le
fibre
e
bevono
il
sangue
.
E
infatti
nessuno
le
dà
una
coltellata
,
nessuno
la
bastona
,
nessuno
la
insulta
,
e
quel
che
è
più
forte
ancora
,
nessuno
ha
il
coraggio
di
negarle
i
quattrini
:
l
'
onestà
del
popolo
napoletano
non
è
neppur
capace
di
truffare
una
usuraia
.
Non
le
danno
neppure
torto
nelle
sue
escandescenze
:
e
cercano
sempre
di
mansuefarla
.
Quando
una
povera
donna
napoletana
ha
bisogno
di
un
grembiule
,
di
un
vestito
,
di
un
fazzoletto
da
collo
,
di
un
paio
di
camicie
,
non
avendo
quattrini
per
comperarle
,
si
decide
ad
andare
da
donna
Raffaela
che
dà
la
robba
cu
a
credenza
.
Quest
'
altra
usuraia
prende
,
a
basso
prezzo
,
tela
e
percallo
e
fazzoletti
di
cotone
dai
negozi
:
e
li
rivende
alla
povera
gente
.
Ogni
oggetto
,
naturalmente
,
è
pagato
molto
più
caro
del
suo
valore
:
primo
guadagno
.
Poi
,
come
all
'
altra
usuraia
,
bisogna
pagare
l
'
interesse
del
dieci
per
cento
alla
settimana
,
sulla
somma
.
Questi
debiti
,
complicati
continuamente
,
pesano
sulla
esistenza
delle
povere
donne
,
per
mesi
e
mesi
:
talchè
,
molto
spesso
,
il
grembiule
si
è
consumato
,
la
veste
è
lacera
,
le
camicie
sono
bucate
,
e
la
povera
donna
ne
ha
pagato
tre
volte
il
valore
,
e
il
debito
rimane
uguale
:
donna
Raffaela
è
furibonda
,
ella
grida
come
una
energumena
,
vuole
strappare
dal
collo
della
donna
il
fazzoletto
che
le
ha
venduto
,
vuole
sciogliere
dai
fianchi
il
grembiule
e
va
gridando
:
Chesta
è
robba
mia
!
T
'
aie
arrobbato
lu
sango
mio
!
Come
l
'
altra
,
ella
finisce
per
incassare
quattro
o
cinque
volte
il
capitale
;
come
l
'
altra
,
ella
è
necessaria
alla
povera
gente
,
la
quale
non
reagisce
mai
contro
queste
violenze
;
come
l
'
altra
,
ella
non
arrischia
mai
che
piccoli
capitali
,
preferendo
di
far
piccoli
e
molti
affari
,
dove
non
vi
sono
rischi
,
a
grossi
affari
che
offrono
sempre
dei
pericoli
.
Le
agenzie
private
di
pegni
rappresentano
l
'
usura
organizzata
in
modo
legale
.
Queste
agenzie
non
sono
succursali
del
Monte
di
Pietà
,
che
debbano
conformarsi
alle
tariffe
del
grande
istituto
di
misericordia
;
ma
sono
speculazioni
debitamente
autorizzate
e
viventi
con
capitali
proprii
.
Per
lo
più
sono
esercitate
da
donne
,
profondamente
sottili
nella
loro
volgarità
,
nella
loro
ignoranza
,
e
vengono
messe
su
con
pochi
capitali
.
Anzitutto
,
in
queste
agenzie
,
l
'
oggetto
è
deprezzato
vilmente
,
specie
se
non
è
oro
:
e
il
primo
guadagno
è
su
questo
.
Vi
si
paga
un
fantastico
diritto
di
registro
,
poi
un
tanto
per
la
cartella
,
poi
l
'
interesse
anticipato
per
un
mese
,
tutto
questo
così
complicato
,
così
bene
salvaguardato
,
così
apparentemente
legale
,
che
queste
agenzie
esigono
il
cinque
per
cento
d
'
interesse
al
mese
,
senza
che
nessuno
abbia
il
diritto
di
lagnarsi
.
So
di
una
moglie
di
impiegato
che
dovette
impegnare
il
suo
unico
vestito
di
seta
,
il
vestito
delle
nozze
,
che
era
costato
duecentocinquanta
lire
,
in
una
di
queste
agenzie
,
tenuta
da
una
grossa
donna
Gabriela
:
n
'
ebbe
trentasei
lire
,
di
cui
ritirò
soltanto
trent
'
una
,
lasciandone
cinque
per
interesse
,
per
la
cartella
ed
il
diritto
di
registro
.
Per
sei
mesi
,
tremando
che
non
le
vendessero
il
suo
vestito
e
non
avendo
le
trentasei
lire
,
le
toccò
pagare
,
ogni
mese
,
cinque
lire
,
vale
a
dire
che
restituì
i
quattrini
presi
:
al
settimo
non
ebbe
neppure
quelle
cinque
lire
ed
il
vestito
fu
venduto
.
Accorse
,
per
vedere
di
prendere
il
di
più
,
poichè
il
vestito
era
nuovo
,
e
si
era
dovuto
vendere
bene
:
invece
era
stato
liberato
per
trenta
lire
;
almeno
così
apparve
dal
libro
.
Ebbe
poi
il
piacere
d
'
incontrare
donna
Gabriela
al
teatro
col
suo
vestito
indosso
e
carico
di
oro
e
di
gioielli
,
ricomprati
dall
'
agenzia
.
Poichè
molte
di
queste
amano
di
sovraccaricarsi
degli
oggetti
che
hanno
in
deposito
,
e
più
di
una
popolana
vede
passare
l
'
impegnatrice
che
va
alla
passeggiata
,
portando
al
collo
il
laccetto
d
'
oro
che
ella
ha
dovuto
impegnare
,
alle
orecchie
gli
orecchini
di
una
vicina
,
e
sulle
spalle
il
mantello
di
velluto
della
signora
del
terzo
piano
:
e
dietro
le
porte
,
dietro
le
finestre
,
quando
l
'
impegnatrice
passa
,
vi
sono
dei
sospiri
repressi
,
delle
lagrime
inghiottite
,
dei
pallori
subitanei
:
l
'
impegnatrice
sembra
un
idolo
indiano
a
cui
si
sacrifichi
oro
e
sangue
.
Alcune
impegnatrici
,
più
astute
e
più
calcolatrici
,
impegnano
di
nuovo
,
ma
al
Banco
,
gli
oggetti
di
oro
e
di
valore
,
guadagnandoci
ancora
,
poichè
il
Banco
dà
onestamente
il
terzo
del
valore
ed
esse
neppure
il
quinto
:
così
aumentano
i
loro
capitali
,
e
mettono
gli
oggetti
al
sicuro
.
Ma
perchè
-
si
domanda
-
la
povera
gente
non
si
rivolge
ai
due
Banchi
dello
Spirito
Santo
e
di
Donnaregina
?
Perchè
si
fa
spogliare
da
queste
agenzie
?
Gli
è
che
a
questi
Banchi
governativi
,
il
tramite
è
molto
lungo
-
e
molta
gente
non
ha
pazienza
,
non
sa
come
fare
,
vuole
sbrigarsi
presto
,
è
presa
da
una
necessità
urgentissima
e
preferisce
entrare
in
una
delle
prime
agenzie
che
trova
dove
la
servono
subito
,
senza
formalità
e
senza
parole
;
gli
è
che
in
questi
Banchi
governativi
,
la
pubblicità
è
sempre
grande
,
e
una
persona
timida
vi
arrossisce
di
vergogna
e
preferisce
entrare
nella
penombra
discreta
delle
agenzie
private
,
dove
tutto
sembra
fatto
con
grande
segretezza
;
gli
è
che
il
venerdì
e
il
sabato
,
poichè
il
popolo
napoletano
deve
giuocare
al
lotto
,
e
ha
giuocato
,
la
folla
è
così
grande
che
i
Banchi
governativi
non
bastano
più
e
il
popolo
si
riversa
nelle
agenzie
private
.
Ora
,
calcolate
.
Ogni
vicolo
ha
la
sua
donna
Carmela
,
ogni
strada
la
sua
donna
Raffaela
,
ogni
angolo
di
piazza
ha
la
sua
agenzia
autorizzata
;
e
in
certe
strade
nere
,
ogni
tre
botteghe
,
s
'
impegna
.
Calcolate
,
moltiplicate
,
pensate
alla
miseria
,
pensate
al
lotto
:
da
un
lato
l
'
avidità
e
la
furberia
:
dall
'
altro
l
'
onestà
e
l
'
ingenuità
,
il
bisogno
,
la
miseria
.
Di
questo
cancro
,
l
'
usura
,
agonizza
in
una
infelicità
infinita
la
gente
napoletana
.
VIII
IL
PITTORESCO
Alla
mattina
,
se
avete
il
sonno
leggiero
,
fra
i
tanti
rumori
napoletani
,
udirete
uno
scampanio
in
cadenza
,
che
ora
tace
,
ora
ricomincia
dopo
breve
intervallo
:
e
insieme
un
aprir
e
chiuder
di
porte
,
uno
schiuder
di
finestre
e
di
balconi
,
un
parlare
,
un
discutere
a
voce
alta
,
dalla
strada
o
dalle
finestre
.
Sono
le
vacche
che
vanno
in
giro
per
un
paio
d
'
ore
,
condotte
,
ognuna
,
da
un
vaccaro
sudicio
,
per
mezzo
di
una
fune
:
le
serve
comprano
i
due
soldi
di
latte
,
attardandosi
sulla
soglia
del
portone
,
litigando
sulla
misura
;
molte
,
per
non
avere
il
fastidio
di
far
le
scale
,
calano
dalla
finestra
un
panierino
dove
è
un
bicchiere
vuoto
e
un
soldo
,
e
da
sopra
protestano
che
è
troppo
poco
,
che
il
vaccaro
è
un
ladro
e
fanno
risalire
il
panierino
con
molta
precauzione
,
per
non
versare
il
latte
;
poi
sbattono
rabbiosamente
le
finestre
.
Queste
vacche
si
fermano
innanzi
a
ogni
porta
,
nel
loro
giro
mattinale
:
dove
le
serve
dormono
ancora
,
il
vaccaro
grida
forte
,
acalate
o
panaro
;
se
non
sentono
,
batte
forte
il
campanaccio
della
vacca
.
È
un
quadro
pittoresco
,
mattinale
;
quelle
vacche
tutte
incrostate
di
fango
,
quel
vaccaro
dalle
mani
nere
che
sporcano
il
bicchiere
,
quelle
serve
scapigliate
e
discinte
,
quelle
comari
dalla
camiciuola
macchiata
di
pomidoro
.
L
'
altro
lato
del
quadro
,
è
nel
pomeriggio
;
dalle
quattro
alle
sei
,
uno
scampanellìo
acuto
e
fitto
:
sono
le
mandre
di
capre
che
scorazzano
per
tutte
le
vie
della
città
,
ogni
branco
guidato
da
un
capraro
,
con
un
bastone
.
A
ogni
portone
il
branco
si
ferma
,
si
butta
a
terra
,
per
riposarsi
,
il
capraro
acchiappa
una
capra
,
e
la
trascina
dentro
il
portone
,
per
mungerla
innanzi
agli
occhi
della
serva
,
che
è
scesa
giù
;
talvolta
la
padrona
è
diffidente
,
non
crede
nè
all
'
onestà
del
capraro
,
nè
a
quella
della
serva
;
allora
capraro
e
capra
salgono
sino
al
terzo
piano
,
e
sul
pianerottolo
si
forma
un
consiglio
di
famiglia
,
per
sorvegliare
la
mungitura
del
latte
.
Il
capraro
e
la
sua
capra
ridiscendono
,
galoppando
,
dando
di
petto
,
contro
qualche
infelice
che
sale
e
che
non
aspetta
questo
incontro
:
giù
,
alla
porta
,
è
un
combattimento
fra
il
capraro
e
le
sue
capre
per
farle
muovere
,
fino
a
che
queste
prendono
una
corsa
sfrenata
,
massime
quando
si
avvicina
la
sera
e
sanno
che
ritornano
sulle
colline
.
In
tutte
le
città
civili
,
queste
mandre
di
bestie
utili
ma
sporche
e
puzzolenti
,
queste
vacche
non
si
vedono
per
le
vie
:
il
latte
si
compra
nelle
botteghe
pulite
e
bianche
di
marmi
.
A
Napoli
,
no
:
è
troppo
pittoresco
il
costume
,
per
abolirlo
.
Nessun
municipio
osa
farlo
.
La
gran
riforma
,
in
venticinque
anni
,
è
stata
che
non
potessero
girare
per
la
città
i
maiali
,
come
era
prima
permesso
.
*
*
*
Un
'
altra
cosa
molto
pittoresca
,
è
il
sequestro
delle
strade
,
fatto
per
opera
dei
piccoli
bottegai
o
dei
rivenditori
ambulanti
.
Che
quadri
di
colore
acceso
,
vivo
,
cangiante
,
che
bella
e
grande
festa
degli
occhi
,
che
descrizione
potente
e
carnosa
,
potrebbero
ispirare
a
uno
dei
moderni
sperimentali
,
troppo
preoccupati
dell
'
ambiente
!
Per
via
Roma
,
la
più
importante
strada
della
città
,
il
tratto
da
San
Nicola
alla
Carità
,
fino
alle
Chianche
della
Carità
,
vale
a
dire
,
due
piazze
,
due
lunghi
marciapiedi
,
sino
alle
otto
della
mattina
,
è
abbandonato
ai
rivenditori
di
frutta
,
di
erbaggi
,
di
legumi
:
un
contrasto
di
fichi
e
di
fave
,
di
uva
e
di
cicoria
,
di
pomidori
e
di
peperoni
;
e
un
buttar
acqua
,
sempre
,
uno
spruzzare
,
uno
scartare
la
roba
fradicia
;
dopo
le
otto
,
quel
tratto
è
un
campo
di
battaglia
di
acque
fetenti
,
di
buccie
,
di
foglie
di
cavolo
,
di
frutta
marcite
,
di
pomidori
crepati
,
tanto
che
,
come
la
mano
fatale
di
lady
Macbeth
,
che
tutte
le
acque
dell
'
Oceano
non
potevano
lavare
,
quel
tratto
di
strada
,
via
Roma
,
malgrado
le
premure
degli
spazzini
,
non
arriva
mai
a
detergersi
.
Intanto
il
grande
mercato
di
Monteoliveto
lì
presso
,
resta
semi
-
vuoto
,
con
la
malinconia
dei
grandi
fabbricati
inutili
;
quello
di
San
Pasquale
a
Chiaia
,
è
addirittura
chiuso
;
il
venditore
napoletano
non
vuole
andarci
,
vuol
vendere
nelle
strade
.
Tutto
il
quartiere
della
Pignasecca
,
dal
largo
della
Carità
,
sino
ai
Ventaglieri
,
passando
per
Montesanto
,
è
ostruito
da
un
mercato
continuo
.
Vi
sono
le
botteghe
,
ma
tutto
si
vende
nella
via
;
i
marciapiedi
sono
scomparsi
,
chi
li
ha
mai
visti
?
I
maccheroni
,
gli
erbaggi
,
i
generi
coloniali
,
le
frutta
,
i
salami
ed
i
formaggi
,
tutto
,
tutto
nella
strada
,
al
sole
,
alle
nuvole
,
alla
pioggia
;
le
casse
,
il
banco
,
le
bilancie
,
le
vetrine
,
tutto
,
tutto
nella
via
;
vi
si
frigge
,
essendovi
una
famosa
friggitrice
;
vi
si
vendono
i
melloni
,
essendovi
un
mellonaro
famoso
per
dar
la
voce
;
vanno
e
vengono
gli
asini
carichi
di
frutta
;
l
'
asino
è
il
padrone
tranquillo
e
potente
della
Pignasecca
.
Qui
il
romanzo
sperimentale
potrebbe
anche
applicare
la
sua
tradizionale
sinfonia
degli
odori
,
poichè
si
subiscono
musiche
inconcepibili
:
l
'
olio
fritto
,
il
salame
rancido
,
il
formaggio
forte
,
il
pepe
pestato
nel
mortaio
,
l
'
aceto
acuto
,
il
baccalà
in
molle
.
Nel
mezzo
della
sinfonia
della
Pignasecca
,
vi
è
il
gran
motivo
profondo
e
che
turba
;
la
vendita
del
pesce
,
specialmente
del
tonno
,
in
pieno
sole
,
su
certi
banchi
inclinati
,
di
marmo
.
Alla
mattina
il
tonno
va
a
ventisei
soldi
e
il
pescivendolo
grida
il
prezzo
con
orgoglio
:
ma
,
come
la
sera
arriva
,
per
il
declinare
dell
'
ora
e
della
merce
,
il
tonno
scende
a
ventiquattro
,
a
una
lira
,
a
diciotto
soldi
;
quando
arriva
a
dodici
soldi
,
la
gran
nota
sinfonica
del
puzzo
ha
raggiunto
il
suo
apogeo
.
La
Pignasecca
non
può
mai
essere
pulita
;
nessun
Municipio
ha
mai
osato
dichiararla
via
di
sbarazzo
.
Il
quartiere
del
Sangue
di
Cristo
,
detto
piuttosto
'
o
sanghe
d
'
e
galline
,
per
rispetto
al
nome
del
Redentore
,
se
ne
ride
del
Municipio
.
Del
resto
,
tutto
questo
è
bellissimo
,
pel
pittore
e
pel
novelliere
.
*
*
*
Nulla
di
più
pittoresco
che
la
strada
di
santa
Lucia
,
di
esclusiva
proprietà
dei
signori
pescatori
e
marinai
,
intrecciatori
di
nasse
e
venditori
di
ostriche
;
nonchè
delle
loro
signore
mogli
,
venditrici
di
acqua
sulfurea
e
di
ciambellette
,
cucinatrici
di
polipi
e
friggitrici
di
peperoni
;
nonchè
dei
loro
signori
figliuoli
,
in
numero
indefinito
,
nudi
e
bruni
come
il
bronzo
.
In
quella
strada
,
all
'
aria
aperta
,
tutto
si
fa
:
il
bucato
e
la
conserva
di
pomidoro
,
la
pettinatura
delle
donne
e
la
spulciatura
dei
gatti
,
la
cucina
e
l
'
amoreggiamento
,
la
partita
a
carte
e
la
partita
alla
morra
.
La
strada
di
santa
Lucia
appartiene
ai
luciani
,
che
fanno
il
loro
comodo
.
Le
quattro
viottole
cieche
che
salgono
da
santa
Lucia
verso
la
collina
,
valgono
i
fondaci
del
quartiere
Mercato
,
per
il
luridume
:
i
cavalcavia
uniscono
le
case
pencolanti
e
sbuzzanti
,
le
cordicelle
vanno
da
un
balcone
all
'
altro
,
un
lumicino
innanzi
a
una
Madonnina
nera
illumina
soltanto
la
viottola
,
dove
va
a
cadere
tutto
il
sudiciume
di
quella
gente
.
Non
vi
è
più
marciapiede
,
verso
il
mare
:
i
luciani
se
lo
pigliano
tutto
,
per
le
nasse
,
e
per
le
fiasche
dell
'
acqua
sulfurea
.
Nell
'
estate
,
anzi
,
dormono
sul
marciapiede
o
sul
parapetto
e
brontolano
contro
colui
che
osa
passare
e
svegliarli
.
Verso
le
case
,
non
vi
si
accosta
nessuno
:
lì
per
scherzo
,
volano
i
torsi
di
spighe
e
le
buccie
di
fichi
e
le
cantine
mettono
le
tavolelle
dei
bevitori
,
nella
via
.
I
luciani
sopportano
che
il
tram
passi
per
la
loro
via
,
ma
vi
bestemmiano
contro
,
spesso
e
volentieri
,
poichè
è
una
usurpazione
della
loro
strada
:
le
venditrici
di
acqua
sulfurea
paiono
tanti
uomini
vestiti
da
donne
,
con
gli
zoccoli
dal
tacco
alto
,
la
gonna
corta
legata
sullo
stomaco
,
le
rosette
di
perle
sostenute
con
un
filo
all
'
orecchio
,
perchè
non
si
spezzi
il
lobo
,
pel
peso
.
Sono
naturalmente
rissose
e
brutali
:
vi
dànno
a
bere
l
'
acqua
per
forza
,
litigano
fra
loro
,
rubandosi
gli
avventori
.
Sono
indomabili
:
per
poterle
governare
,
il
delegato
del
quartiere
deve
essere
anche
un
luciano
,
che
le
pigli
a
male
parole
.
Una
volta
,
due
di
esse
,
bastonarono
fino
all
'
estenuazione
,
una
guardia
municipale
che
voleva
loro
assegnare
una
contravvenzione
:
è
vero
,
però
,
che
il
giorno
seguente
si
quotarono
per
aiutarne
la
vecchia
madre
,
mentre
il
figlio
era
all
'
ospedale
.
Ma
santa
Lucia
,
tutta
pittoresca
,
resta
sempre
fuori
delle
leggi
dell
'
edilizia
e
d
'
igiene
:
è
un
borgo
fortificato
.
Forse
il
colera
non
vi
avrà
fatto
strage
;
vi
è
il
mare
e
vi
è
il
sole
.
Ma
che
mare
nero
,
untuoso
!
Ma
qual
putrefazione
,
non
illumina
quel
sole
!
*
*
*
È
pittoresco
,
per
un
amante
del
colore
,
veder
girare
,
di
sera
,
per
via
Roma
,
un
carretto
disposto
a
mensa
,
su
cui
,
in
tanti
piattelli
,
vedi
dei
castelletti
di
fichi
d
'
India
,
sbucciati
:
un
uomo
spinge
il
carretto
,
una
lampada
a
petrolio
vi
fumiga
,
il
carretto
si
ferma
ogni
tanto
.
Riparte
,
lasciando
dietro
di
sè
le
bucce
spinose
e
sdrucciolevoli
.
È
pittoresco
,
assai
,
per
un
novelliere
,
girare
dopo
mezzanotte
:
e
trovare
degli
uomini
che
dormono
sotto
il
porticato
di
san
Francesco
di
Paola
,
col
capo
appoggiato
alle
basi
delle
colonne
:
degli
uomini
che
dormono
sui
banchi
dei
giardinetti
,
in
piazza
Municipio
;
dei
bimbi
e
delle
bimbe
,
che
dormono
sugli
scalini
delle
chiese
di
san
Ferdinando
,
santa
Brigida
,
la
Madonna
delle
Grazie
,
specialmente
quest
'
ultima
,
che
ha
una
larga
scala
e
certi
poggiuoli
ampli
,
nel
centro
di
via
Roma
.
Può
piacere
all
'
uno
e
all
'
altro
,
che
giusto
a
due
passi
da
via
Roma
,
vi
sia
il
Chiostro
di
San
Tommaso
d
'
Aquino
,
dove
non
vi
sono
più
monaci
,
ma
che
è
un
piccolo
fondaco
,
una
piccola
Corte
dei
Miracoli
,
con
le
sue
vanelle
,
e
le
sue
botteghe
brulicanti
di
ombre
e
le
case
brulicanti
di
poveri
e
d
'
infelici
.
Ma
in
realtà
è
molto
,
molto
crudele
che
tutto
questo
esista
ancora
,
e
che
creature
umane
lo
subiscano
,
e
che
uomini
di
cuore
sopportino
che
questo
sia
.
IX
LA
PIETÀ
Quando
una
popolana
napoletana
non
ha
figli
,
essa
non
si
addolora
segretamente
della
sua
sterilità
,
non
fa
una
cura
mirabile
per
guarirne
,
come
le
sposine
aristocratiche
,
non
alleva
un
cagnolino
o
una
gattina
o
un
pappagallo
,
come
le
sposette
della
borghesia
.
Una
mattina
di
domenica
ella
,
si
avvia
,
con
suo
marito
,
all
'
Annunziata
,
dove
sono
riunite
le
trovatelle
,
e
fra
le
bimbe
e
i
bimbi
,
allora
svezzati
o
grandicelli
,
ella
ne
sceglie
uno
con
cui
ha
più
simpatizzato
,
e
,
fatta
la
dichiarazione
al
governatore
della
pia
opera
,
porta
con
sè
,
trionfante
,
la
piccola
figlia
della
Madonna
.
Questa
creaturina
,
non
sua
,
ella
l
'
ama
come
se
l
'
avesse
messa
al
mondo
;
ella
soffre
di
vederla
soffrire
,
per
malattia
o
per
miseria
,
come
se
fossero
viscere
sue
;
nella
piccola
umanità
infantile
napoletana
,
i
più
battuti
sono
certamente
i
figli
legittimi
;
di
battere
una
figlia
di
Maria
,
ognuno
ha
un
certo
ritegno
;
una
certa
pietà
gentilissima
fa
esclamare
alla
madre
adottiva
:
puverella
,
non
aggio
core
de
la
vattere
,
è
figlia
della
Madonna
.
Se
questa
creatura
fiorisce
in
salute
e
in
bellezza
,
la
madre
ne
va
gloriosa
come
di
opera
sua
,
cerca
di
mandarla
a
scuola
o
almeno
da
una
sarta
per
imparare
a
cucire
,
poichè
certamente
,
per
la
sua
bellezza
,
la
bimba
è
figlia
di
un
principe
;
in
nessun
caso
di
miseria
o
infermità
,
la
madre
adottiva
riporta
,
come
potrebbe
,
la
figliuola
all
'
Annunziata
.
E
l
'
affezione
,
scambievole
,
è
profonda
,
come
se
realmente
fosse
filiale
;
e
a
una
certa
età
il
ricordo
dell
'
Annunziata
scompare
,
e
questa
madre
fittizia
acquista
realmente
una
figliuola
.
*
*
*
Ma
vi
è
di
più
:
una
madre
ha
cinque
figli
.
Il
più
piccolo
ammala
gravemente
,
ella
si
vota
alla
Madonna
,
perchè
suo
figlio
guarisca
;
ella
adotterà
una
creatura
trovatella
.
Il
figlio
muore
;
ma
la
pia
madre
,
portando
il
fazzoletto
nero
che
è
tutto
il
suo
lutto
,
compie
il
voto
,
lagrimando
.
Così
,
a
poco
a
poco
,
la
creatura
viva
e
bella
consola
la
madre
della
creatura
morta
,
e
vi
resta
in
lei
solo
una
dolcezza
di
ricordo
e
vi
fiorisce
una
gratitudine
grande
per
la
figlia
della
Madonna
.
Talvolta
,
il
figlio
guarisce
:
il
primo
giorno
in
cui
può
uscìre
,
la
madre
se
lo
toglie
in
collo
e
lo
porta
alla
chiesa
dell
'
Annunziata
,
gli
fa
baciare
l
'
altare
,
poi
vanno
dentro
a
scegliere
la
sorellina
o
il
fratellino
.
E
fra
i
cinque
o
sei
figli
legittimi
,
la
povera
trovatella
non
sente
mai
di
essere
un
'
intrusa
,
non
è
mai
minacciata
di
essere
cacciata
,
mangia
come
gli
altri
mangiano
,
lavora
come
gli
altri
lavorano
,
i
fratelli
la
sorvegliano
perchè
non
s
'
innamori
di
qualche
scapestrato
,
ella
si
marita
e
piange
dirottamente
,
quando
parte
dalla
casa
e
vi
ritorna
sempre
,
come
a
rifugio
e
a
conforto
.
*
*
*
Un
caso
frequente
di
pietà
è
questo
:
una
madre
troppo
debole
o
infiacchita
dal
lavoro
ha
un
bimbo
,
ma
non
ha
latte
.
Vi
è
sempre
un
'
amica
o
una
vicina
o
qualunque
estranea
pietosa
,
che
offre
il
suo
latte
;
ne
allatterà
due
,
che
importa
?
Il
Signore
penserà
a
mandarle
il
latte
sufficiente
.
Tre
volte
al
giorno
la
madre
dal
seno
arido
,
porta
il
suo
bambino
in
casa
della
madre
felice
:
e
seduta
sulla
soglia
,
guarda
malinconicamente
il
suo
figlio
succhiare
la
vita
.
Bisogna
aver
visto
questa
scena
e
aver
inteso
il
tono
di
voce
sommessa
,
umile
,
riconoscente
,
con
cui
ella
dice
,
riprendendosi
in
collo
il
bambino
:
o
Signore
t
'
o
renne
,
la
carità
che
fai
a
sto
figlio
.
E
la
madre
di
latte
finisce
per
mettere
amore
a
questo
secondo
bimbo
e
,
allo
svezzamento
,
soffre
di
non
vederlo
più
:
e
ogni
tanto
va
a
ritrovarlo
,
a
portargli
un
soldo
di
frutta
,
o
un
amuleto
della
Vergine
:
il
bimbo
ha
due
madri
.
Io
ho
visto
anche
altro
:
una
povera
donna
andava
in
servizio
,
non
poteva
tenere
presso
di
sè
il
suo
bimbo
;
lo
lasciava
a
un
'
altra
povera
donna
,
che
orlava
gli
stivaletti
,
e
lavorava
in
casa
,
cioè
nella
strada
.
Ella
metteva
i
due
bimbi
,
il
suo
e
quello
della
sua
amica
,
nello
stesso
sportone
(
culla
di
vimini
)
,
attaccava
una
funicella
all
'
orlo
dello
sportone
e
dall
'
altra
parte
al
proprio
piede
,
e
mentre
orlava
gli
stivaletti
,
canticchiava
la
ninna
nanna
per
i
due
bimbi
;
mentre
orlava
gli
stivaletti
,
mandava
avanti
e
indietro
il
piede
,
per
cullare
i
due
bimbi
nello
stesso
sportone
.
A
un
'
altra
donna
che
stava
in
servizio
,
un
'
amica
teneva
il
bimbo
;
ma
veniva
a
portarglielo
da
molto
lontano
,
per
farlo
succhiare
,
sudando
,
sotto
il
sole
,
con
quel
bimbo
pesante
in
collo
.
L
'
intervista
accadeva
sul
pianerottolo
o
in
cucina
:
e
accadevano
questi
piccoli
dialoghi
:
-
S
'
è
stato
cuieto
,
almeno
?
-
Cuieto
sì
,
ma
tene
sempe
famme
.
-
Core
de
mamma
soia
!
Poi
l
'
allattamento
finiva
,
l
'
amica
riprendeva
il
bimbo
non
suo
,
dicendogli
:
-
Iammocene
,
a
'
casa
,
ja
'
;
core
de
la
zia
,
saluta
a
mammà
.
E
se
ne
andava
,
tranquillamente
,
senza
mormorare
,
mentre
la
madre
,
dal
finestrino
della
cucina
,
guardava
ancora
una
volta
suo
figlio
.
*
*
*
È
naturale
che
il
popolo
non
possa
far
carità
di
denaro
,
al
più
povero
di
lui
,
non
avendone
;
ma
si
vedono
e
si
sentono
carità
più
squisite
,
più
gentili
.
Una
cuoca
si
metteva
sempre
di
malumore
quando
la
padrona
ordinava
il
brodo
:
era
soltanto
felice
quando
si
ordinavano
maccheroni
o
legumi
,
o
risotto
,
grosse
nutrienti
minestre
.
Fu
lungamente
sospettata
di
ingordigia
,
sebbene
alla
sua
personcina
malandata
,
fosse
più
necessario
il
brodo
che
i
maccheroni
:
in
realtà
ella
dava
la
sua
minestra
,
ogni
giorno
,
ai
due
bimbi
della
portinaia
,
e
preferiva
dar
loro
un
grosso
piatto
,
anzichè
tre
cucchiaiate
di
brodo
:
ella
rimaneva
senza
.
Alla
sera
,
quando
vanno
via
,
tutte
le
serve
portano
un
fagottino
degli
avanzi
del
pranzo
,
quando
la
padrona
ha
la
bontà
di
darli
loro
:
e
non
servono
per
sè
,
sono
per
un
fratellino
,
o
per
un
nipote
o
per
una
madre
vecchia
o
per
qualche
povera
donna
che
non
ha
altro
.
Nessuna
serva
mangia
mai
tutto
quello
che
le
date
:
tre
quarti
,
una
metà
,
talvolta
tutto
,
è
destinato
a
un
'
altra
persona
.
E
gli
ammalati
degli
ospedali
,
la
gente
carcerata
,
trovano
sempre
una
sorella
,
una
zia
,
una
comare
,
un
amica
,
un
'
amante
che
si
torturano
una
settimana
,
per
poter
comperare
al
giovedì
o
alla
domenica
,
quattro
aranci
da
sollevare
la
sete
dell
'
infermo
o
della
inferma
,
che
lavano
di
notte
,
in
fretta
e
in
furia
,
la
camicia
del
carcerato
,
per
potergliela
portare
il
giorno
seguente
,
lavata
e
stirata
.
Bisogna
andare
a
vedere
che
cosa
sono
le
porte
degli
ospedali
,
nei
giorni
di
visita
:
e
che
folla
femminile
vi
si
accalca
,
pallida
e
ansiosa
!
Io
ho
visto
una
moglie
,
a
cui
il
marito
era
morto
all
'
ospedale
,
in
un
giorno
,
andare
dal
direttore
,
da
quanti
medici
potette
avere
l
'
indirizzo
,
dalla
direttrice
delle
suore
,
dalle
suore
,
dagli
inservienti
,
e
piangere
,
e
pregare
,
e
scapigliarsi
e
scongiurarli
,
in
nome
di
Cristo
,
che
non
le
squartassero
il
marito
.
L
'
idea
della
morte
la
sopportava
,
ma
l
'
autopsia
la
esasperava
.
*
*
*
Nessuna
donna
che
mangi
,
nella
strada
,
vede
fermarsi
un
bambino
a
guardare
,
senza
dargli
subito
di
quello
che
mangia
:
e
quando
non
ha
altro
,
gli
dà
del
pane
.
Appena
una
donna
incinta
si
ferma
in
una
via
,
tutti
quelli
che
mangiano
o
che
vendono
qualche
cosa
da
mangiare
,
senza
che
ella
mostri
nessun
desiderio
,
gliene
fanno
parte
,
la
obbligano
a
prenderlo
,
non
vogliono
avere
lo
scrupolo
.
E
i
poveri
che
girano
,
sono
aiutati
alla
meglio
,
da
quella
gente
povera
:
chi
dà
un
pezzo
di
pane
,
chi
due
o
tre
pomidoro
,
chi
una
cipolla
,
chi
un
po
'
d
'
olio
,
chi
due
fichi
,
chi
una
paletta
di
carboncini
accesi
:
una
donna
,
per
fare
la
carità
in
qualche
modo
,
lasciava
che
una
mendicante
venisse
a
cuocere
sul
proprio
fuoco
,
sul
focolaretto
di
tufo
,
il
poco
di
commestibile
che
la
mendicante
aveva
raccattato
.
Tanto
avrebbe
dovuto
perdersi
,
quel
resto
del
fuoco
,
dopo
la
sua
cucina
;
era
meglio
adoperarlo
a
sollevare
una
miserabile
.
Un
'
altra
faceva
una
carità
più
ingegnosa
:
essendo
già
lei
povera
,
mangiava
dei
maccheroni
cotti
nell
'
acqua
e
conditi
solo
con
un
po
'
di
formaggio
piccante
,
ma
la
sua
vicina
,
poverissima
,
non
aveva
che
dei
tozzi
di
pane
secco
,
duro
.
Allora
quella
meno
povera
regalava
alla
sua
vicina
l
'
acqua
dove
erano
stati
cotti
i
maccheroni
,
un
'
acqua
biancastra
che
ella
rovesciava
su
quei
tozzi
di
pane
,
che
si
facevano
molli
e
almeno
avevano
un
certo
sapore
di
maccheroni
.
Una
giovane
cucitrice
era
stata
a
Gesù
e
Maria
,
l
'
ospedale
,
con
una
polmonite
;
poi
si
era
guarita
,
e
pallida
,
esaurita
,
sfinita
,
era
venuta
via
.
Pure
l
'
ospedale
,
per
assisterla
ancora
in
vista
di
una
tisi
probabile
,
le
concedeva
,
ogni
mattina
,
quattro
dita
di
olio
di
fegato
di
merluzzo
,
che
ella
doveva
andare
a
prendere
,
lassù
.
Ella
capitava
ogni
mattina
,
col
suo
bicchiere
,
sino
a
che
fu
rimessa
completamente
in
salute
:
e
allora
le
dissero
che
non
le
avrebbero
più
data
la
medicina
.
Ella
si
confuse
,
impallidì
,
pianse
,
pregò
la
monaca
che
per
carità
,
non
gli
sospendessero
quell
'
olio
-
e
infine
fu
saputo
che
di
quell
'
olio
,
ella
si
privava
per
darlo
in
elemosina
a
una
povera
donna
-
la
quale
per
miseria
,
superato
il
naturale
disgusto
,
lo
adoperava
a
condire
il
pane
o
a
friggerci
un
soldo
di
peperoni
.
*
*
*
E
ancora
un
altro
fatto
mi
rammento
.
Un
giorno
,
al
larghetto
Consiglio
,
una
donna
incinta
,
presa
dalle
doglie
,
si
abbattè
sugli
scalini
e
partorì
nella
strada
.
Il
tumulto
fu
grande
:
ella
taceva
,
ma
per
pietà
,
per
commozione
,
molte
altre
donne
strillavano
e
piangevano
.
E
in
poco
tempo
,
da
tutti
i
bassi
,
da
tutte
le
botteghe
,
da
tutti
i
sottoscala
,
vennero
fuori
camiciole
e
fasce
per
avvolgervi
la
povera
creaturina
,
e
lenzuola
per
la
povera
puerpera
.
Una
madre
offrì
la
culla
del
suo
bimbo
morto
;
un
'
altra
battezzò
il
bimbo
,
facendogli
il
segno
della
croce
sul
visino
;
una
terza
questuò
per
tutte
le
case
del
vicinato
;
una
quarta
,
serva
,
si
offrì
e
andò
a
fare
il
servizio
per
la
povera
puerpera
.
La
moglie
del
fornaio
divise
il
suo
letto
,
con
la
puerpera
:
e
il
fornaio
dormì
sopra
una
tavola
per
dieci
giorni
,
avendo
per
cuscino
un
sacco
.
E
quella
miserella
piangeva
di
emozione
,
ogni
volta
che
baciava
suo
figlio
.
Roma
,
autunno
1884
IL
VENTRE
DI
NAPOLI
(
ADESSO
)
IL
PARAVENTO
L
'
impressione
che
si
aveva
,
entrando
in
Napoli
,
dalla
stazione
ferroviaria
,
venti
anni
or
sono
,
era
di
giungere
in
una
città
angusta
,
male
odorante
,
sporca
,
affogata
di
case
di
tutte
le
altezze
,
di
tutti
i
colori
,
portanti
,
tutte
,
il
marchio
del
decadimento
e
del
sudiciume
.
Se
,
poi
,
trascorso
il
vecchio
Corso
Garibaldi
,
la
carrozzella
del
forastiero
rallentava
un
poco
il
passo
,
in
via
Marina
,
in
quella
strada
eternamente
disselciata
,
dalle
buche
profonde
,
ove
si
trabalzava
così
maledettamente
,
se
il
forastiero
lasciava
il
suo
portamantelli
sul
soffietto
,
o
collocava
il
nècèssaire
da
viaggio
sulla
via
Marina
,
in
quella
strada
eternamente
disselciata
,
dalle
buche
profonde
,
ove
si
trabalzava
così
maledettamente
vi
era
la
rapina
,
quando
non
ne
accadevano
due
o
tre
con
l
'
agile
ladruncolo
che
fuggiva
nelle
viuzze
e
nelle
viottole
,
alle
spalle
della
Marina
.
E
alla
impressione
estetica
assai
deludente
pel
forastiero
che
ancora
non
era
giunto
nel
rione
della
Beltà
,
cioè
verso
la
Riviera
si
univa
un
ribrezzo
morale
,
di
cui
non
solo
le
oneste
e
sincere
guide
Baedeker
erano
l
'
eco
,
ma
di
cui
tutti
i
viaggiatori
formavano
una
larga
e
invincibile
propaganda
.
Niuno
dubbio
che
,
dopo
venti
anni
,
la
impressione
estetica
sia
mutata
completamente
.
La
piazza
della
Stazione
,
ormai
,
ha
una
vastità
degna
di
una
metropoli
e
le
tre
ampie
strade
che
vengono
di
fronte
al
forestiero
,
le
due
enormi
arterie
a
dritta
e
a
sinistra
,
i
grandi
palazzi
che
formano
gli
angoli
della
via
,
tutte
queste
cose
grandi
,
piene
di
luce
,
piene
di
aria
,
tutte
queste
cose
che
hanno
l
'
aspetto
nitido
o
quasi
,
danno
agli
occhi
curiosi
una
prima
visione
gradevole
.
Entrando
,
poi
,
nel
Rettifilo
,
l
'
occhio
un
po
'
distratto
,
un
po
'
stanco
del
viaggiatore
,
scorrendo
rapidamente
,
finisce
per
avere
un
senso
di
ammirazione
,
per
la
larghezza
di
questa
via
,
per
il
suo
disegno
che
,
sino
ad
un
certo
punto
è
bello
.
Mancano
,
è
vero
gli
alberi
,
che
formano
la
poesia
di
tutti
i
paesi
civili
del
mondo
,
anche
escludendo
Parigi
ove
gli
alberi
sono
la
delizia
e
l
'
ammirazione
dei
cittadini
:
mancano
gli
alberi
e
vi
sono
,
in
cambio
,
a
irrisione
nostra
,
alcune
pianticelle
tisiche
,
mal
piantate
,
non
coltivate
,
non
protette
e
,
viceversa
,
esecrate
,
odiate
,
perseguitate
dalle
autorità
istesse
,
dai
cittadini
e
dai
monelli
:
tanto
che
sarebbe
meglio
sradicarle
,
anzi
che
assistere
a
quella
lenta
agonia
di
cui
nessuno
ha
pietà
,
non
il
sindaco
,
non
l
'
assessore
dei
giardini
,
non
i
proprietarii
delle
case
,
non
quelli
dei
magazzini
,
salvo
la
vana
pietà
di
qualche
malinconico
viandante
,
che
rammenta
gli
alberi
,
non
di
Parigi
,
per
l
'
amor
di
Dio
,
ma
quelli
di
Milano
e
di
Torino
,
città
a
cui
il
Signore
non
dette
il
paesaggio
ma
a
cui
,
gli
uomini
,
si
affrettarono
a
dare
il
verde
e
l
'
ombra
dei
begli
alberi
,
riposo
degli
occhi
,
sogno
vago
dell
'
anima
.
Basta
!
Il
Rettifilo
ha
una
linea
maestosa
,
il
suo
insieme
colpisce
specialmente
se
,
traversandolo
rapidamente
,
guardandolo
senza
troppo
analizzarlo
,
non
ci
si
accorge
delle
svariate
bruttezze
degli
svariati
palazzi
nuovissimi
che
vi
sono
sorti
,
dei
loro
colori
diversi
,
alcuni
chiassosi
,
delle
goffe
e
pretenziose
ornamentazioni
di
alcuni
fra
essi
:
questo
,
però
,
è
,
purtroppo
un
male
comune
a
tante
altre
belle
città
italiane
,
dove
accanto
agli
splendori
,
antichi
e
alle
profonde
eleganze
del
gusto
,
gli
architetti
moderni
hanno
elevato
i
monumenti
della
loro
completa
ignoranza
e
della
loro
perfetta
assenza
di
senso
estetico
.
Quando
si
sono
visti
abbattere
i
meravigliosi
sentieri
ombrosi
di
quella
villa
incantevole
che
era
la
Ludovisia
,
a
Roma
,
quando
quel
bosco
sacro
alla
beltà
e
alla
grazia
,
è
sparito
,
per
dar
luogo
ai
quartieri
Ludovisii
,
possiamo
sopportare
in
pace
anche
le
laidezze
di
non
tutti
i
palazzi
del
Rettifilo
;
anche
perchè
,
alcuni
fra
essi
sono
,
se
non
altro
,
semplici
,
poichè
,
fortunatamente
l
'
architetto
non
aveva
fantasia
;
e
qualcuno
,
forse
,
ha
persino
delle
linee
eleganti
.
Non
bisogna
guardar
troppo
,
ecco
tutto
,
bisogna
sogguardare
,
e
così
la
vivezza
della
grande
fontana
,
in
piazza
della
Borsa
,
nasconderà
il
dislivello
famoso
e
incorreggibile
di
via
Guglielmo
Sanfelice
,
mentre
il
solenne
edificio
della
Borsa
gli
farà
credere
,
al
viaggiatore
,
chi
sa
quale
mirabolante
giro
di
affari
e
la
gabbia
aerea
dei
telefoni
,
a
una
rete
di
abbonati
che
serri
tutta
la
città
.
Per
fortuna
,
le
guide
tacciono
su
queste
circostanze
;
il
viaggiatore
non
vede
che
l
'
esterno
;
e
la
messa
in
iscena
del
Rettifilo
,
del
resto
abbastanza
felice
,
ottiene
il
suo
effetto
.
Che
se
,
poi
,
qualche
conoscente
napoletano
,
qualche
compagno
di
viaggio
più
esperto
,
narra
al
viaggiatore
che
il
Rettifilo
ha
tagliato
in
due
il
ventre
di
Napoli
,
attraversando
i
quattro
quartieri
popolari
e
popolosi
di
Mercato
Vicaria
,
Pendino
e
Porto
;
che
questo
Rettifilo
non
è
stato
fatto
solo
per
arrivare
più
presto
e
meglio
alla
stazione
ferroviaria
;
non
è
stato
fatto
solo
per
i
grandi
industriali
che
vendon
tessuti
di
lana
e
di
cotone
;
non
è
stato
fatto
solo
per
avere
una
larghissima
via
;
ma
è
stato
fatto
in
nome
di
un
criterio
assoluto
d
'
igiene
e
quindi
di
civiltà
,
allora
la
sua
impressione
si
viene
sempre
più
migliorando
.
Il
Rettifilo
era
,
doveva
essere
,
dovrebbe
essere
l
'
apportatore
dell
'
aria
,
della
salute
,
della
pulizia
di
migliaia
e
migliaia
di
popolani
napoletani
:
il
suo
ufficio
,
realizzando
una
idealità
di
carità
civile
che
vollero
Umberto
Primo
,
Agostino
Depretis
e
Nicola
Amore
,
era
quello
di
vincere
la
malattia
e
la
morte
,
nel
popolo
napoletano
.
E
allora
,
per
chi
abbia
anima
sensibile
questa
strada
assume
un
simbolo
elettissimo
,
è
l
'
emblema
della
solidarietà
umana
che
,
dall
'
alto
del
trono
,
del
governo
dello
Stato
,
del
governo
della
Città
,
sente
la
necessità
di
elevare
prima
fisicamente
e
poi
moralmente
il
popolo
,
dando
ad
esso
i
beni
primari
della
vita
,
la
luce
,
l
'
aria
,
la
nettezza
,
la
salubrità
,
dandogli
la
via
e
la
casa
,
dandogli
il
modo
di
acquistare
la
sanità
del
corpo
che
è
la
gioia
dell
'
anima
,
sottraendolo
alle
infermità
,
alle
degenerazioni
,
all
'
epidemia
,
e
sottraendolo
,
così
,
anche
alla
disonestà
e
al
vizio
.
Questo
,
nella
mente
di
chi
lo
volle
,
dopo
la
strage
del
1884
,
dopo
la
visita
ai
tugurii
e
alle
catapecchie
fatta
dal
Re
,
dopo
l
'
orrore
che
ne
ebbe
l
'
animo
dei
maggiorenti
,
questo
era
il
compito
del
Rettifilo
,
che
si
è
chiamato
e
si
chiama
Risanamento
,
con
tutto
il
suo
progetto
di
diramazioni
,
di
colmate
,
di
traverse
.
Il
Rettifilo
doveva
salvare
il
popolo
napoletano
:
e
poichè
gli
occhi
che
guardano
poco
e
fugacemente
,
poichè
le
labbra
che
domandano
,
non
sempre
sono
esaudite
da
labbra
che
conoscano
la
verità
,
poichè
il
difetto
di
cui
tutti
siamo
malati
,
è
la
fretta
,
poichè
noi
siamo
,
anche
,
malati
di
superficialità
,
poichè
nessuno
ha
il
tempo
di
fare
quel
che
vorrebbe
,
nel
mondo
,
poichè
nessuno
ha
la
volontà
necessaria
a
eseguire
tutto
quello
che
vorrebbe
,
poichè
tutto
ci
sfugge
,
per
esser
profondi
,
così
,
noi
possiam
credere
che
,
veramente
,
il
Rettifilo
abbia
dato
al
popolo
napoletano
tutto
quello
che
gli
mancava
,
e
,
sovra
tutto
,
lo
posson
credere
tutti
coloro
che
passano
qui
un
giorno
o
un
mese
!
*
*
*
Eppure
,
questa
illusione
non
resisterebbe
a
una
osservazione
più
minuta
.
Alla
seconda
,
alla
terza
,
alla
decima
volta
che
voi
attraversate
questa
magnifica
strada
,
volgendo
gli
occhi
,
a
manca
,
a
dritta
,
lo
scenario
seducente
ha
dei
grandi
strappi
.
Un
imponente
palazzo
,
rossastro
,
pomposo
,
si
pavoneggia
con
le
sue
cento
finestre
:
e
,
accanto
,
voi
scovrite
un
vuoto
,
e
un
muretto
basso
si
prolunga
,
si
prolunga
,
un
muretto
su
cui
la
pubblicità
allegramente
appende
i
suoi
quadri
,
da
anni
e
anni
,
e
dietro
questo
muretto
,
molto
più
indietro
,
sorgono
delle
masse
di
case
lercie
,
cadenti
,
miserabili
,
di
tutte
le
misure
,
macchiate
di
tutte
le
stigmate
della
povertà
e
del
vizio
.
Ciò
sparisce
:
un
'
altra
costruzione
moderna
tenta
ridarvi
una
parvenza
di
civiltà
,
ma
,
fatto
accorto
,
voi
cercate
ficcar
l
'
occhio
,
ai
fianchi
,
alle
spalle
,
e
subito
dietro
,
a
otto
o
dieci
metri
,
ecco
,
di
nuovo
,
un
affogamento
di
topaie
,
dalle
cui
finestrette
pendono
i
cenci
più
indecenti
,
magari
con
la
poesia
del
vaso
di
basilico
e
del
popone
appeso
al
giunco
.
Così
,
otto
,
quindici
,
venti
volte
,
dalle
due
parti
,
ma
sovra
tutto
,
a
diritta
,
andando
verso
la
ferrovia
,
questo
sipario
lacerato
bruscamente
,
vi
mostra
degli
spettacoli
improvvisamente
brutti
,
nauseanti
,
schifosi
:
è
la
cattiva
parola
,
ma
è
la
parola
e
invano
voi
tentate
di
rifare
le
fila
del
vostro
sogno
di
una
via
maestosa
e
ricca
,
di
una
via
nobile
e
purificante
,
di
una
via
che
serva
egualmente
alla
salute
,
alla
fortuna
e
alla
felicità
del
popolo
.
Queste
continue
apparizioni
,
fra
le
enormi
nuove
costruzioni
,
di
quelle
immonde
costruzioni
vecchie
,
non
lontane
,
vicine
,
non
lontane
,
accanto
,
non
lontane
,
alle
spalle
,
vi
hanno
distrutto
tutta
la
vostra
tela
d
'
illusione
.
Cercate
le
traverse
che
dovevano
portare
da
sinistra
,
dai
quartieri
più
alti
al
Rettifilo
,
bonificando
la
regione
che
comincia
a
santa
Maria
la
Nova
e
continua
pei
Banchi
Nuovi
,
san
Giovanni
Maggiore
,
Mezzocannone
,
Università
,
sino
all
'
Annunziata
,
sino
a
Capuana
,
e
non
ne
trovate
che
due
sole
,
complete
,
su
venti
,
quelle
attorno
al
Sedile
di
Porto
,
e
tutte
le
altre
sono
abbozzate
,
sono
pezzi
di
via
,
di
otto
o
dieci
metri
,
con
il
loro
bravo
nome
,
di
un
qualche
nostro
illustre
cittadino
-
e
anche
di
voi
,
o
Francesco
Serao
,
o
avo
mio
!
-
e
niente
altro
,
salvo
,
dopo
questi
dieci
metri
,
che
una
cortina
di
antiche
case
non
abbattute
,
una
cortina
che
chiude
le
comunicazioni
,
che
urta
lo
sguardo
.
Voi
cercate
le
più
belle
traverse
,
quelle
che
dovevan
tagliare
a
diritta
,
dal
Rettifilo
al
mare
,
risanando
i
quartieri
successivamente
di
Porto
,
Mercato
e
Vicaria
.
Su
venti
,
ve
n
'
è
una
sola
,
completa
.
Alcune
altre
,
quattro
o
cinque
sono
come
quelle
a
sinistra
,
appena
cominciate
,
abbandonate
da
anni
,
ottuse
,
traverse
cieche
,
ove
,
in
fondo
,
ma
non
molto
in
fondo
,
sorge
lo
stesso
spettacolo
,
sempre
,
di
case
antichissime
,
mezze
dirute
,
mezze
cadenti
,
nerastre
,
verdastre
,
grigiastre
.
Dopo
,
non
vi
è
più
nulla
.
Cioè
,
vi
sono
dei
vicoletti
che
precipitano
per
mezzo
di
dislivelli
paurosi
,
di
scalette
ripide
,
difese
da
rozze
ringhiere
,
in
tutto
ciò
che
sta
dietro
il
Rettifilo
,
vicoletti
sinuosi
,
vicoletti
neri
,
angoli
dove
due
o
tre
vicoli
s
'
intersecano
dirupandosi
,
tutto
un
disegno
bislacco
e
grottesco
,
accanto
,
sì
,
accanto
,
alle
altitudini
superbe
dei
nuovi
palazzi
.
E
voi
,
verso
la
fine
del
Rettifilo
,
vedendo
fuggire
gli
ultimi
lembi
mirabili
della
vostra
illusione
,
voi
vi
domandate
se
non
siate
vittima
di
un
'
allucinazione
,
se
una
parte
di
quel
che
vedete
non
sia
falso
,
poichè
troppo
forte
è
il
contrasto
,
poichè
non
può
essere
tutto
vero
,
a
pochi
metri
di
distanza
,
il
decente
e
l
'
indecente
,
il
pulito
e
lo
sporco
,
la
pompa
e
l
'
inguaribil
miseria
,
il
lusso
e
la
povertà
più
abbietta
.
Che
cosa
è
falso
,
che
cosa
è
vero
?
Sono
,
forse
il
portato
di
un
incubo
tutte
quelle
masse
di
abitazioni
luride
,
fetide
,
cascanti
,
ove
pare
che
si
moltiplichino
la
tristizie
e
la
tristezza
,
il
morbo
e
il
disonore
,
il
delitto
e
la
morte
?
Sono
forse
gli
spettacoli
che
vi
fecero
inorridire
,
come
uomini
e
come
cristiani
,
venti
anni
prima
,
sono
questi
spettacoli
che
si
rinnovano
,
falsamente
nella
memoria
,
nella
fantasia
,
così
,
come
nei
momenti
di
nostra
malinconia
spirituale
e
di
nostra
debolezza
fisica
?
O
,
forse
è
falsa
l
'
altra
parte
,
cioè
la
parvenza
moderna
del
Rettifilo
e
i
suoi
palazzi
che
vorrebbero
essere
splendidi
,
ma
che
sono
almeno
,
nuovi
,
netti
,
solidi
,
grandi
,
appartengono
al
sogno
?
Non
sono
forse
,
un
lungo
scenario
di
tela
,
su
cui
un
abile
scenografo
abbia
dipinto
a
grandi
tratti
,
una
serie
di
edifici
maestosi
,
e
intanto
,
non
si
sa
come
,
non
si
sa
perchè
,
la
tela
ha
delle
grandi
soluzioni
di
continuità
e
lascia
vedere
l
'
oscurità
,
il
luridume
delle
quinte
,
ove
tutto
è
rancido
,
è
puzzolente
,
è
nauseante
?
O
,
forse
,
non
sono
di
carta
pesta
,
di
legno
dipinto
,
queste
case
,
come
quelle
che
estrae
,
lentamente
,
da
una
scatola
,
la
mano
di
un
bimbo
e
le
dispone
sovra
un
piano
,
ad
angoli
retti
?
Non
è
,
forse
,
a
destra
,
a
sinistra
del
Rettifilo
,
lo
svolgersi
di
un
bizzarro
paravento
,
i
cui
pezzi
non
sono
bene
congiunti
,
anzi
sono
disgiunti
,
e
il
paravento
non
giunge
a
nascondere
,
quel
che
non
si
deve
vedere
?
*
*
*
E
passino
i
vostri
occhi
ricercatori
dalle
cose
alle
persone
del
Rettifilo
,
vi
passino
,
per
conoscer
più
presto
e
meglio
il
motto
dell
'
enigma
.
La
possente
arteria
napoletana
rifluisce
,
in
ogni
ora
,
di
sangue
vivido
:
una
folla
attraversa
costantemente
il
Rettifilo
,
a
piedi
,
in
carrozza
,
in
trams
,
specialmente
sino
a
piazza
Depretis
,
andando
e
venendo
dai
due
rami
di
via
Duomo
.
Folla
di
ogni
qualità
e
,
talvolta
,
anche
,
folla
di
persone
distinte
,
bene
vestite
,
gli
uomini
con
la
catena
di
oro
sul
panciotto
,
le
donne
con
i
ciondoli
sospesi
sul
petto
.
Tutto
questo
mondo
va
,
viene
,
ritorna
,
si
allontana
,
mondo
svariato
,
multiforme
,
multanime
.
Se
voi
siete
abituato
a
discernere
i
volti
e
le
espressioni
,
fra
la
folla
,
se
avete
l
'
ardente
e
dolente
segreto
dell
'
intuizione
,
voi
scorgerete
,
lungo
il
Rettifilo
,
persone
e
faccie
che
vi
daranno
un
fremito
di
sorpresa
e
,
forse
,
di
sgomento
.
Sugli
angoli
di
quelle
viuzze
,
presso
quelle
ringhiere
,
su
quel
limitare
fatidico
fra
il
vecchio
e
il
nuovo
,
e
,
persino
,
nelle
poche
vie
principali
e
non
finite
,
stazionano
sempre
degli
uomini
,
sul
cui
viso
la
delinquenza
è
impressa
e
la
cui
espressione
non
mente
;
stazionano
mendicanti
dei
due
sessi
e
di
tutte
le
età
,
ma
di
una
mendicità
sfrontata
e
ributtante
,
e
stazionano
anche
,
meno
di
mattina
,
molto
più
nel
pomeriggio
,
moltissimo
di
sera
,
le
sventurate
e
sciagurate
femmine
del
popolo
,
che
esercitano
il
più
compassionevole
e
più
atroce
fra
i
mestieri
.
Così
,
sull
'
orlo
della
superba
via
,
sui
due
suoi
lati
,
fiancheggiandola
,
il
vizio
e
la
miseria
,
il
delitto
mettono
la
loro
popolazione
.
La
gente
che
passa
,
è
molta
,
non
guarda
bene
,
non
bada
:
ma
due
,
tre
volte
al
giorno
,
un
ladro
si
slancia
sovra
al
galantuomo
,
sovra
la
signora
,
in
pieno
giorno
,
in
pieno
Rettifilo
,
fra
mille
persone
,
e
gli
strappa
l
'
orologio
,
le
strappa
gli
orecchini
,
il
derubato
grida
,
il
ladro
infila
la
viottola
,
si
gitta
per
un
angiporto
,
è
sparito
,
la
folla
strepita
,
non
vi
sono
guardie
,
i
mendicanti
gridano
e
una
di
quelle
donne
del
vizio
,
dà
una
falsa
indicazione
,
perchè
è
,
forse
,
un
'
amante
,
un
'
amica
,
una
sorella
del
ladro
,
sempre
una
complice
.
Sia
a
piedi
,
sia
in
carrozza
,
la
vittima
,
il
ladro
finisce
sempre
per
fare
il
suo
colpo
,
senza
farsi
arrestare
,
liquefacendosi
come
una
nuvola
,
dietro
una
di
quelle
stradette
:
e
alcune
,
anzi
,
di
quelle
vie
,
hanno
la
loro
fatal
rinomanza
,
come
quella
a
principio
del
Rettifilo
,
la
via
di
santa
Candida
.
Dopo
le
nove
di
sera
,
il
tratto
del
Rettifilo
da
piazza
Depretis
alla
Ferrovia
,
è
poco
percorso
da
gente
:
e
malgrado
le
grosse
lampade
elettriche
,
quel
tratto
è
uno
dei
più
pericolosi
della
città
,
e
i
medesimi
cocchieri
da
nolo
,
affrettano
il
passo
zoppicante
del
loro
povero
cavallo
,
andando
alla
stazione
o
tornandone
,
poichè
sanno
che
il
loro
passaggiero
può
avere
,
forse
e
senza
forse
,
un
'
aggressione
.
In
quell
'
ora
non
si
aggirano
,
colà
,
che
ladruncoli
,
camorristi
,
pregiudicati
e
donne
di
mala
vita
.
Nella
magnifica
strada
:
nella
strada
della
salute
e
della
redenzione
del
popolo
napoletano
!
*
*
*
Ahi
,
che
essa
è
semplicemente
un
paravento
,
ma
leggiero
,
fragile
e
grossolano
paravento
,
un
paravento
che
non
nasconde
neppure
,
a
chi
vuol
saper
tutto
,
tutto
ciò
che
vi
è
dietro
,
di
pietoso
e
di
orribile
!
E
un
'
altra
volta
io
vi
dirò
quel
che
vidi
,
lì
dietro
,
con
una
triste
e
lunga
curiosità
,
con
un
coraggio
disperato
e
,
con
l
'
angoscia
più
opprimente
,
del
mio
umile
ma
fedele
cuore
di
napoletana
!
DIETRO
IL
PARAVENTO
Cominciamo
da
quanto
esiste
,
dietro
il
paravento
a
sinistra
del
Rettifilo
,
venendo
dal
centro
della
città
,
andando
verso
la
ferrovia
:
e
osserviamo
se
si
è
risanato
,
come
era
la
idea
semplice
e
alta
di
tutti
quelli
che
vollero
salvare
il
popolo
napoletano
dalla
sporcizia
,
dal
vizio
,
dalla
epidemia
e
dalla
morte
.
Questo
lato
è
il
meno
orribile
,
quando
lo
si
percorre
,
passo
passo
,
dalle
spalle
di
via
Guglielmo
Sanfelice
,
dalle
spalle
dello
splendido
e
deserto
palazzo
della
Borsa
sino
laggiù
,
laggiù
,
all
'
Annunziata
.
Eppure
!
Camminando
dietro
il
paravento
,
salendo
,
scendendo
,
salvo
due
o
tre
traverse
di
cui
una
sola
è
completata
,
due
compiute
a
metà
,
le
altre
sono
semplicemente
aperte
,
e
alcune
di
esse
non
sono
neppure
accennate
,
restandovi
ancora
,
massime
verso
l
'
Università
i
vicoli
antichi
,
umidi
,
alti
,
tetri
e
sporchi
.
È
il
lato
meno
spaventoso
agli
occhi
,
meno
nauseante
all
'
odorato
,
quello
a
sinistra
;
eppure
!
Sono
restate
intatte
le
oscure
e
malfide
gradelle
di
Santa
Maria
la
Nova
,
le
antiche
gradelle
che
conducevano
al
Cerriglio
e
che
ora
conducono
alla
piazza
della
Borsa
;
intatte
le
strette
,
nere
,
soffocate
,
soffocanti
gradelle
di
Santa
Barbara
,
col
loro
angiporto
che
avrà
duecento
anni
e
che
venti
anni
di
risanamento
edilizio
,
a
due
passi
di
lì
non
hanno
distrutto
,
le
famose
gradelle
di
santa
Barbara
,
celebri
per
il
loro
tarallaro
,
il
biscottaio
popolare
,
ma
celebri
anche
per
il
vizio
diurno
e
notturno
,
che
vi
ha
i
suoi
antri
più
bassi
e
più
tristi
:
nè
,
a
quanto
pare
,
tutto
questo
è
mutato
.
I
miei
occhi
hanno
visto
,
in
questa
lunga
indagine
,
le
donne
appoggiate
agli
angoli
di
questi
angiporti
,
con
le
gonne
attaccate
sullo
stomaco
,
le
pianelle
coi
tacchi
alti
,
le
calzette
rosse
e
le
guancie
cariche
di
belletto
,
mentre
,
nei
loro
occhi
,
vi
è
quella
mortale
fierezza
e
quella
mortale
tristezza
che
è
il
segno
caratteristico
del
peccato
,
del
vizio
,
nelle
donne
del
popolo
napoletano
.
Questo
è
il
lato
migliore
di
dietro
il
paravento
,
le
vie
che
salgono
,
vanno
verso
quartieri
più
borghesi
che
popolari
,
vanno
verso
quartieri
di
commercianti
,
di
professionisti
,
e
lo
spettacolo
non
desta
un
ribrezzo
tanto
profondo
;
eppure
!
Forse
che
è
stato
toccato
,
neppure
in
una
sua
pietra
,
quel
budello
nero
,
storto
,
ripido
,
sdrucciolevole
,
che
è
il
vico
di
Mezzocannone
?
Ah
,
esso
non
è
stato
toccato
,
e
tutta
la
gente
d
'
immaginazione
,
ma
senza
cuore
,
tutti
quelli
che
amano
il
colore
a
scapito
della
civiltà
e
della
decenza
,
tutti
quelli
che
amano
il
carattere
e
non
hanno
compassione
di
chi
muore
,
si
consoli
,
perchè
il
vico
di
Mezzocannone
è
stato
rispettato
e
,
probabilmente
,
non
sarà
mai
toccato
!
Eccolo
,
oscuro
,
fetido
,
pericoloso
alle
gambe
,
pericoloso
alle
gonne
pulite
,
ai
calzoni
puliti
,
eccolo
con
le
sue
case
senz
'
aria
e
senza
sole
,
con
le
sue
botteghe
che
sembrano
dei
sotterranei
,
ove
sono
dei
tintori
,
dei
venditori
di
vino
e
persino
,
lavorando
nella
via
,
delle
ricamatrici
di
oggetti
di
chiesa
,
ricamatrici
in
seta
e
in
oro
:
eccolo
,
col
suo
goffo
re
di
Mezzocannone
,
sovra
una
vecchia
fontana
,
con
quell
'
altro
precipizio
,
di
traverso
,
che
sono
le
gradelle
di
san
Giovanni
Maggiore
:
eccolo
,
il
vero
nostro
vicolo
di
Mezzocannone
,
ce
lo
hanno
lasciato
e
noi
possiamo
ancora
,
turandoci
il
naso
,
attraversarlo
in
fretta
:
il
Risanamento
non
ha
osato
arrivarvi
:
non
vi
arriverà
mai
!
Sul
fronte
del
Rettifilo
si
sta
costruendo
la
facciata
della
nuova
Università
,
nè
appare
molto
bella
,
mentre
l
'
antica
Università
,
via
,
aveva
la
sua
grandezza
e
il
suo
fascino
:
si
sta
costruendo
e
gli
studenti
e
i
professori
e
la
scienza
finiranno
per
esser
allogati
magnificamente
quando
tutto
ciò
sarà
finito
.
E
via
san
Marcellino
?
E
gli
altri
intestini
di
viottole
che
discendono
,
in
quella
regione
,
intestini
ove
si
agita
e
vive
della
gente
,
vi
sono
degli
uomini
,
dei
cristiani
,
accumulati
,
così
,
e
tutte
le
altre
straducce
,
adiacenti
al
Rettifilo
?
Tutto
ciò
che
era
il
vero
risanamento
,
perchè
,
perchè
non
è
stato
risanato
,
mentre
quasi
tutti
i
denari
,
sono
stati
spesi
,
mentre
quei
pochi
che
restano
,
salvati
a
stento
,
basteranno
scarsamente
a
completare
le
due
ali
del
paravento
,
a
destra
e
a
sinistra
,
e
non
si
potrà
nulla
fare
per
tutto
ciò
che
è
dietro
?
Nulla
ci
sta
più
a
cuore
del
decoro
esterno
della
nostra
carissima
città
e
noi
amiamo
che
ci
sia
un
palazzo
della
Borsa
maestoso
,
anche
se
non
vi
si
facciano
affari
,
dentro
;
noi
amiamo
vedere
la
grande
gabbia
aerea
dei
telefoni
,
sull
'
alto
palazzo
,
in
piazza
,
sebbene
siano
così
pochi
gli
abbonati
in
una
città
di
seicentomila
anime
;
noi
amiamo
pensare
una
novissima
Università
,
con
le
sue
cliniche
e
i
suoi
gabinetti
scientifici
,
affollata
dalla
parte
più
geniale
e
più
simpatica
della
nostra
popolazione
,
cioè
gli
studenti
:
sì
!
Ma
che
,
accanto
,
a
dieci
passi
,
viva
nella
lordura
,
nella
miseria
,
nelle
stamberghe
,
nelle
caverne
,
tutta
una
parte
di
popolo
,
per
cui
si
volle
il
risanamento
edilizio
e
igienico
,
che
questa
parte
di
popolo
a
cui
si
destinarono
cento
milioni
,
muoia
di
tutte
le
infezioni
,
dopo
averne
vissuto
,
alle
spalle
di
tutti
i
nuovi
palazzi
:
questo
è
che
fa
sollevare
di
dolore
e
di
rimpianto
il
nostro
cuore
e
ci
fa
sembrare
una
beffarda
ironia
la
maestà
esteriore
dei
nuovi
edificii
,
dietro
i
quali
vi
sono
il
putridume
e
la
cancrena
!
*
*
*
Ma
la
vera
via
crucis
per
l
'
osservatore
che
abbia
un
'
anima
pietosa
,
è
il
percorrere
,
a
piedi
,
dove
può
e
come
può
,
tutto
ciò
che
è
dietro
il
paravento
,
alla
diritta
del
Rettifilo
,
venendo
dal
centro
della
città
,
andando
verso
la
ferrovia
,
principiando
da
quanto
è
alle
spalle
della
via
Niccola
Amore
,
continuando
sino
a
piazza
Mercato
,
sino
a
porta
Nolana
.
Alle
spalle
?
Via
Niccola
Amore
,
a
diritta
,
non
ha
che
un
lungo
e
basso
muretto
e
tutte
le
vecchissime
case
,
in
cui
s
'
imboccava
via
Porto
,
sono
in
piedi
,
alte
,
prepotenti
,
incombenti
,
sfidanti
da
anni
il
piccone
,
che
non
le
tocca
,
che
non
le
toccherà
,
forse
,
giammai
!
Ivi
,
non
vi
è
neppure
il
paravento
:
ivi
,
signoreggiano
,
quasi
spettri
della
miseria
e
dell
'
onta
,
tutte
le
case
di
Basso
Porto
ricetti
di
povertà
inaudite
,
ricetti
di
delitti
e
di
delittuosi
,
ricetti
di
tutte
le
cose
e
le
persone
infami
e
dolenti
.
Guardate
!
Non
avete
che
a
guardare
alla
vostra
diritta
,
passando
,
e
il
Basso
Porto
vi
dirà
che
è
stato
di
vano
,
di
inane
,
di
inutile
quanto
si
è
voluto
fare
e
quanto
non
si
è
fatto
,
quanto
non
si
è
voluto
fare
!
Ma
,
abbiate
una
lugubre
curiosità
e
discendete
,
laggiù
.
Dico
bene
:
discendete
tutto
il
lato
destro
del
Rettifilo
:
le
colmate
sono
restate
un
progetto
fantasioso
,
mai
eseguito
onde
,
laggiù
si
penetra
per
tutti
i
modi
più
rudimentali
,
più
incerti
,
più
infidi
e
più
pericolosi
.
Scalette
di
legno
improvvisate
e
diventate
,
ahimè
,
definitive
;
scalette
di
pietra
,
a
scalini
mal
connessi
e
tremanti
sotto
il
piede
;
scalette
tagliate
nella
terra
,
sì
,
nella
terra
,
come
in
qualche
villaggio
africano
;
rampe
a
scaglioni
;
rampe
di
terra
,
discese
ripide
e
sdrucciolevoli
:
tutte
le
forme
,
infine
,
del
precipizio
,
a
due
passi
dai
grandi
palazzi
.
Qua
e
là
,
qualche
rozza
ringhiera
;
appoggiandovisi
,
guardando
giù
,
par
di
mettere
l
'
occhio
in
una
cantina
,
in
un
pozzo
.
Lo
slivello
fa
paura
.
Le
colmate
dovrebbero
arrivare
ai
primi
piani
di
queste
catapecchie
:
e
a
pianterreno
,
ai
primi
piani
di
queste
catapecchie
,
abita
gente
,
ha
bottega
,
vive
,
muore
;
e
così
sarà
,
per
moltissimi
anni
ancora
,
così
sarà
,
forse
,
per
sempre
!
Lo
slivello
pauroso
si
prosegue
da
Porto
,
a
Vicaria
,
a
Mercato
,
sino
alla
fine
,
e
in
fondo
a
questi
pozzi
,
in
fondo
a
queste
cantine
,
in
fondo
a
questi
sotterranei
esiste
tutto
quello
che
esisteva
prima
,
purtroppo
,
peggiorato
!
Le
antiche
arti
,
gli
Orefici
,
gli
Armieri
,
i
Lanzieri
,
i
Taffettanari
,
son
là
,
coi
loro
piccoli
opificii
malsani
,
oscuri
,
miserabili
;
sono
ancora
lì
le
straduccie
affogate
,
fra
le
case
,
gli
antichi
portoncini
larghi
settantacinque
centimetri
,
le
antiche
finestre
dai
vetri
sporchi
,
gli
antichi
cavalcavia
sui
quali
pare
si
abbattano
le
vecchie
case
crollanti
,
gli
antichi
vicoli
ciechi
,
ricovero
di
ogni
sporcizia
:
tutto
,
tutto
è
restato
com
'
era
,
talmente
sporco
da
fare
schifo
,
senza
mai
uno
spazzino
che
vi
appaia
,
senza
mai
una
guardia
che
vi
faccia
capolino
.
Tutto
si
fa
,
nelle
piazzette
,
nei
vicoletti
:
tutti
vendono
il
vendibile
,
erbe
,
frutta
,
carne
,
pesci
,
nel
fango
eterno
della
strada
;
e
vi
sono
le
antiche
osterie
,
ancora
,
ove
si
vendono
le
zuppe
di
pasta
e
fagioli
,
le
fritture
,
di
cento
cose
fritte
,
dai
panzarotti
ai
peperoni
,
le
insalate
di
scapece
,
il
zoffritto
a
porzione
di
tre
soldi
,
di
due
soldi
,
persino
di
un
soldo
!
Come
un
tempo
!
Peggio
di
un
tempo
!
A
dieci
passi
dal
Rettifilo
,
caldaie
di
patate
,
caldaie
di
polipi
,
caldaie
di
spighe
bollite
,
caldaie
di
castagne
,
e
il
più
acre
odore
,
intorno
,
da
queste
cucine
,
dalle
piccole
fucine
degli
Orefici
,
e
degli
armaioli
,
dalle
marmitte
dei
tintori
!
Pieno
di
colore
?
Già
:
ma
orribile
!
Io
rammento
tre
punti
,
fra
gli
altri
.
Una
piccola
regione
chiamata
Tentella
:
cioè
un
intrico
quasi
verminoso
di
vicoletti
e
vicolucci
,
nerastri
,
ove
la
luce
meridiana
mai
discende
,
ove
mai
il
sole
penetra
,
ove
per
terra
la
mota
è
accumulata
da
anni
,
ove
le
immondizie
sono
a
grandi
mucchi
,
in
ogni
angolo
,
ove
tutto
è
oscuro
e
tutto
è
lubrico
,
ove
,
a
un
crocicchio
,
vi
è
un
'
ostessa
dai
folti
capelli
neri
,
a
un
crocicchio
,
donde
,
in
penombra
si
vede
ancora
il
fondaco
Tentella
,
una
ostessa
che
vende
ogni
sorta
di
mangiare
in
grandi
piatti
di
rame
lucido
,
dalla
fragaglia
fritta
alla
spiritosa
di
pastinache
.
E
m
'
incoraggia
ad
andare
verso
il
fondaco
Tentella
,
l
'
ostessa
,
con
la
bonomia
napoletana
,
m
'
incoraggia
,
poichè
vede
che
io
esito
,
innanzi
a
tutte
quelle
sporcizie
,
lungo
quelle
mura
trasudanti
umidità
,
con
quegli
odori
nauseanti
:
mi
incoraggia
,
mentre
io
esito
,
fissando
gli
occhi
in
quella
oscurità
-
e
siamo
nel
paese
dell
'
azzurro
,
del
sole
!
-
mentre
sul
suo
viso
giallastro
,
sulle
sue
labbra
violette
,
nei
suoi
denti
neri
,
io
leggo
tutte
le
traccie
di
quella
vita
sprofondata
nel
lezzo
e
nei
contatti
costantemente
malsani
,
tre
o
quattro
persone
,
in
una
stanza
,
e
che
stanza
,
e
le
ore
del
giorno
,
in
una
cucina
affumicata
,
a
preparare
le
vivande
male
olenti
,
da
vendere
!
Da
quanti
anni
non
viene
,
qui
,
un
sindaco
,
un
assessore
?
Da
quanti
anni
non
si
lavano
,
queste
vie
?
Da
quanti
mesi
non
si
spazzano
?
Tutto
il
letame
delle
bestie
e
delle
persone
e
delle
case
,
tutto
è
qui
e
nessuno
ce
lo
toglie
,
qui
,
sull
'
orlo
della
civiltà
novella
,
dietro
ai
palazzi
sontuosi
-
andate
laggiù
,
cercate
del
vicolo
Barre
:
esso
dovrebbe
corrispondere
a
una
colmata
che
non
si
è
fatta
,
a
una
traversa
che
non
si
è
mai
aperta
.
È
un
vicolo
strettissimo
,
lunghissimo
,
con
case
altissime
,
disseminate
di
balconi
,
di
finestrelle
:
i
due
lati
sono
legati
fra
loro
da
cavalcavia
,
da
ponti
di
pietre
,
da
ponticelli
di
legno
,
il
che
ne
aumenta
l
'
oscurità
:
i
due
lati
,
anche
,
sono
legati
da
corde
,
da
funicelle
a
cui
pendono
panni
,
di
tutti
i
colori
,
rappezzati
,
stinti
:
e
questo
lunghissimo
vicolo
Barre
,
i
cui
portoncini
sembrano
caverne
,
non
ha
un
lampione
:
è
una
vera
sentina
di
ogni
cosa
più
ignobile
:
ed
è
pericoloso
a
esser
attraversato
anche
di
giorno
,
tutto
abitato
da
donne
di
mala
vita
,
da
camorristi
,
da
ladri
,
e
l
'
orrore
che
ne
proverete
non
sarà
solamente
fisico
,
voi
proverete
uno
di
quegli
avvilimenti
morali
che
provocano
delle
profonde
tristezze
.
E
se
voi
volete
scrivere
un
capitolo
di
un
romanzo
popolare
,
più
innanzi
,
molto
più
innanzi
di
questo
tremendo
vicolo
Barre
,
attraversate
il
vico
dei
Cangiani
,
col
suo
relativo
supportico
.
Esso
è
costeggiato
,
a
manca
e
a
dritta
,
tutto
da
piccole
locande
,
dove
si
pagano
quattro
o
cinque
soldi
per
dormire
,
ove
si
dorme
in
quattro
o
cinque
in
una
sola
stanza
:
queste
locande
hanno
una
clientela
speciale
,
quella
dei
carrettieri
di
Calabria
,
di
Basilicata
,
del
Cilento
,
di
Terra
di
Lavoro
,
coloro
che
si
chiamano
nel
popolo
,
vaticali
,
da
viatico
,
certo
:
e
questi
contadini
stanno
,
di
giorno
,
sui
portoncini
di
queste
locande
da
quattro
soldi
,
stanno
,
vestiti
dei
loro
panni
pesanti
e
di
taglio
contadinesco
,
coi
loro
cappelli
di
strana
foggia
,
coi
loro
mantelli
,
seduti
per
terra
,
seduti
sovra
una
pietra
,
aspettando
di
rimettersi
in
cammino
.
Io
ho
attraversato
questo
vicolo
,
fermandomi
a
guardare
quei
volti
adusti
,
immobili
di
espressione
,
pazienti
sotto
le
fatiche
e
sotto
i
disagi
,
quelle
labbra
mute
:
ho
vissuto
dei
lunghi
minuti
in
questo
vicolo
nerastro
,
tutto
disselciato
,
pieno
di
acque
luride
,
pieno
di
una
melma
attaccaticcia
,
in
questo
vicolo
talmente
tetro
che
sembra
una
tomba
,
e
,
a
un
certo
punto
,
sono
stata
presa
dal
delirio
di
fuggire
,
di
fuggire
,
per
non
vedere
più
,
per
non
udire
più
,
per
non
avere
più
lo
spettacolo
della
più
amara
delusione
,
nel
mio
cuore
di
napoletana
,
per
non
soffrire
delle
sconosciute
sofferenze
altrui
,
da
niuno
consolate
,
poichè
quella
gente
vive
e
muore
,
laggiù
,
alle
spalle
dei
superbi
palazzi
,
ignota
,
obliata
,
disdegnata
,
disprezzata
!
*
*
*
E
,
in
ultimo
,
sapete
che
è
accaduto
?
Che
il
popolo
,
non
potendo
abitare
il
Rettifilo
,
di
cui
le
pigioni
sono
molto
care
,
non
avendo
le
traverse
a
sua
disposizione
,
non
avendo
delle
vere
case
del
popolo
,
è
stato
respinto
,
respinto
,
dietro
il
paravento
!
Così
si
è
accalcato
molto
più
di
prima
;
così
il
Censimento
potrebbe
dirvi
che
tutta
la
facciata
del
Rettifilo
,
è
poco
abitata
,
e
tutto
ciò
che
è
dietro
,
disgraziatamente
,
è
abitato
più
di
prima
;
che
dove
erano
otto
persone
,
ora
sono
dodici
;
che
lo
spazio
è
diminuito
e
le
persone
sono
cresciute
;
che
il
Rettifilo
,
infine
,
ha
fatto
al
popolo
napoletano
più
male
che
bene
!
In
quell
'
intrico
che
va
da
Porto
a
Mercato
,
a
Vicaria
,
si
aggroviglia
una
folla
spaventosa
;
non
vi
sono
che
poche
fontanelle
di
acqua
e
le
case
,
che
debbono
essere
,
demolite
(
?
)
,
ne
mancano
;
non
vi
sono
fognature
regolari
,
non
vi
sono
lampioni
,
poichè
il
piano
stradale
,
è
assolutamente
dissestato
:
tutto
ciò
che
serve
alla
vita
,
vi
manca
.
Se
una
epidemia
,
lontana
sia
,
dovesse
capitarci
,
impossibile
circoscriverla
,
impossibile
dominarla
:
in
quei
quartieri
farebbe
novellamente
strage
,
come
venti
anni
or
sono
;
e
i
nostri
edili
nulla
ne
sanno
;
e
nessuno
vuol
saperne
niente
.
E
quel
popolo
che
è
stato
tradito
,
poichè
non
ha
avuto
quanto
la
nazione
gli
aveva
donato
,
per
redimerlo
igienicamente
e
moralmente
,
quel
popolo
che
è
abbandonato
,
che
lo
sa
,
che
un
po
'
ne
ride
,
un
po
'
ne
sospira
,
un
po
'
ne
digrigna
i
denti
,
questo
grande
popolo
che
noi
dobbiamo
amare
,
che
noi
amiamo
,
perchè
ci
sentiamo
affratellati
con
esso
,
perchè
anche
noi
siamo
popolo
,
perchè
noi
siamo
come
esso
e
figliuoli
del
medesimo
Iddio
di
giustizia
e
di
clemenza
,
questo
popolo
non
resiste
agli
antichi
istinti
,
al
bisogno
di
vivere
come
che
sia
,
al
bisogno
di
vendicarsi
di
questa
società
ingrata
e
traditrice
:
non
resiste
alla
suggestione
del
vizio
,
del
male
:
e
giuoca
:
e
ruba
:
e
si
vende
:
e
ferisce
:
e
uccide
:
e
colà
,
di
giorno
,
di
notte
,
appena
dietro
il
paravento
,
o
nel
Rettifilo
istesso
,
il
crimine
,
il
delitto
,
si
espandono
,
fioriscono
,
eterna
rampogna
,
eterno
rimorso
a
coloro
che
,
fedifraghi
al
Re
,
ad
Agostino
Depretis
,
a
Niccola
Amore
,
a
Guglielmo
Sanfelice
,
alla
Nazione
,
commossa
di
orrore
e
di
pietà
,
mancarono
ai
patti
giurati
e
ruppero
ogni
promessa
,
lasciando
il
popolo
napoletano
a
languire
,
a
struggersi
,
a
patire
,
ad
agonizzare
,
nella
più
profonda
ignavia
del
corpo
e
dell
'
anima
.
LE
CASE
DEL
POPOLO
Una
delle
nobilissime
,
pietose
ma
fallaci
utopie
di
tutti
coloro
che
hanno
voluto
o
vogliono
salvare
il
popolo
napoletano
dalla
miseria
,
dal
vizio
,
dal
delitto
e
dalla
morte
,
è
stata
,
è
quella
di
dare
a
questo
popolo
,
delle
abitazioni
fatte
per
esso
.
E
,
difatti
,
nessuna
compassione
e
nessun
ribrezzo
più
grande
che
il
cacciar
il
viso
a
fondo
in
questi
bassi
ove
vive
e
mal
vive
il
popolo
,
in
questi
bassi
che
sono
già
oscuri
,
oppressi
,
angusti
nelle
vie
più
grandi
e
che
nei
vicoli
,
in
cento
vicoli
,
in
mille
vicoli
diventano
delle
stamberghe
sotterranee
,
quasi
diventano
degli
antri
ove
si
agitano
e
brulicano
le
vite
umane
,
piccole
,
grandi
,
decrepite
.
Il
basso
è
una
bottega
rudimentale
,
un
terraneo
,
piuttosto
,
senza
finestra
,
senza
cesso
,
senz
'
altro
sfogo
che
una
porta
,
talvolta
angusta
che
,
d
'
inverno
,
deve
star
chiusa
,
che
,
di
notte
,
non
può
stare
aperta
;
e
appena
la
primavera
viene
,
chi
lo
abita
,
si
trasporta
nella
via
,
sul
marciapiede
,
vivendo
sulla
soglia
,
fuori
della
soglia
,
occupando
il
terreno
pubblico
,
coi
suoi
figli
,
col
suo
fornello
da
stirare
e
da
cucinare
,
con
la
sua
macchina
da
cucire
,
quando
non
la
occupa
col
suo
banchetto
da
ciabattino
,
col
suo
banchetto
di
venditrice
di
castagne
e
di
spighe
allesse
.
Nel
basso
dormivano
-
dormono
!
-
tre
,
quattro
,
sino
a
sette
persone
e
nelle
notti
estive
,
due
,
tre
di
essi
,
soffocando
di
caldo
,
trascinano
uno
strapuntino
fuori
della
porta
,
mettono
una
sedia
,
o
addirittura
si
gittano
sul
lastrico
,
dormendo
all
'
aria
aperta
.
Non
essendovi
cessi
ognuna
di
queste
persone
,
grandi
e
piccole
,
va
a
scegliere
un
angolo
remoto
,
vicino
o
lontano
,
di
cui
forma
il
proprio
water
closet
e
,
talvolta
,
le
madri
accompagnano
i
piccini
e
le
piccine
,
apposta
,
perchè
non
siano
disturbate
:
così
,
molte
strade
di
Napoli
sono
trasformate
,
appunto
in
water
closet
di
padre
in
figlio
,
immancabilmente
,
senza
che
questa
barbarie
indecente
,
oscena
possa
essere
sradicata
.
Io
citerò
e
mi
si
perdoni
l
'
insistenza
brutale
ma
necessaria
-
la
salita
della
Paggeria
,
le
rampe
di
Brancaccio
,
e
ahimè
,
purtroppo
,
l
'
elegantissimo
parco
Margherita
,
e
le
squisite
traverse
Partenope
,
donde
si
scopre
tanto
divino
paesaggio
di
mare
e
di
cielo
,
sono
anche
destinate
a
tale
uso
.
Io
ho
nominato
solo
quattro
o
cinque
vie
,
perchè
esse
appartengono
,
è
triste
il
dirlo
,
ai
quartieri
più
civili
di
Napoli
,
cioè
di
san
Ferdinando
e
Chiaia
,
poichè
,
essi
appartengono
al
famoso
rione
della
Beltà
,
cioè
dove
abita
la
nobiltà
e
dove
vengono
a
dimorare
i
forestieri
.
Delle
viottole
e
viuzze
ammorbate
,
ammorbanti
dei
quartieri
popolari
,
non
parlo
;
dovrei
nominarne
a
centinaia
.
Ciò
è
immondo
;
ma
è
la
verità
.
Or
dunque
,
ogni
salvatore
di
Napoli
,
tutti
i
salvatori
di
Napoli
hanno
pensato
,
hanno
detto
:
diamo
al
popolo
napoletano
delle
case
al
primo
piano
,
al
secondo
,
al
terzo
,
al
quarto
,
delle
case
piccole
,
pulite
,
con
la
cucinetta
,
col
rubinetto
di
acqua
del
Serino
,
col
cesso
;
diamo
loro
delle
case
ove
entri
l
'
aria
,
entri
il
sole
,
ove
ci
si
possa
lavorare
ampiamente
,
bere
in
abbondanza
,
e
ove
la
primissima
decenza
,
la
primissima
igiene
siano
rispettate
.
E
ciò
è
stato
fatto
;
e
tre
o
quattro
grandi
o
piccoli
quartieri
di
case
pel
popolo
sono
sorti
,
e
ciò
è
stato
fatto
con
tale
imprevidenza
,
con
tale
ignoranza
presuntuosa
,
con
tali
calcoli
sbagliati
,
che
questi
quartieri
non
sono
serviti
a
nulla
,
a
nulla
,
e
sorgono
,
nei
sobborghi
della
città
,
sulla
riva
di
santa
Lucia
,
enormi
,
massicci
,
brutti
,
già
lerci
,
già
quasi
cadenti
,
mentre
il
popolo
non
vi
abita
!
*
*
*
Citiamo
il
Borgo
Marinai
,
a
santa
Lucia
,
posto
che
si
dovevano
abbattere
,
sino
da
venti
anni
,
tutte
le
case
pittoresche
e
sporchissime
dell
'
antico
rione
santa
Lucia
,
case
che
,
oh
ironia
,
si
vanno
abbattendo
solo
da
un
anno
,
e
si
era
preoccupati
dove
si
sarebbero
allogati
quei
pescatori
di
polipi
,
quelle
venditrici
di
acqua
sulfurea
,
quegli
intrecciatori
di
nasse
,
quei
sommozzatori
o
palombari
,
si
pensò
e
si
costruì
,
sulla
lingua
di
terra
che
parte
dalla
sinistra
,
di
Castel
dell
'
Uovo
,
un
gruppo
di
casette
a
un
piano
,
sulla
riva
del
mare
.
Costavano
,
costano
diciotto
lire
,
una
stanzetta
con
la
cucina
,
e
ventisette
lire
due
stanzette
con
la
cucina
.
Irrisione
!
Nonsenso
!
Non
vi
è
pescatore
,
non
vi
è
palombaro
,
non
vi
è
barcaiuolo
di
santa
Lucia
che
guadagni
più
di
venticinque
o
trenta
soldi
al
giorno
e
volete
che
ne
spenda
diciassette
soldi
,
al
giorno
,
solo
per
la
casa
?
Non
vi
è
venditrice
di
acqua
minerale
,
di
noci
,
di
frutta
fracide
,
di
ciambellette
,
di
spassatiempo
che
guadagni
,
quando
li
guadagna
,
più
di
dodici
o
quindici
soldi
al
giorno
e
,
se
è
sola
,
se
è
vedova
,
se
è
abbandonata
dal
marito
,
come
potrebbe
pagarne
diciassette
,
al
giorno
,
per
il
pigione
di
casa
?
In
breve
:
come
era
naturale
,
non
un
solo
luciano
,
non
una
sola
luciana
è
andata
ad
abitare
al
Borgo
Marinai
.
Non
uno
,
una
!
Hanno
preferito
,
ostinatamente
,
le
loro
vecchie
,
dirute
,
sudicissime
case
che
,
per
diciotto
anni
,
hanno
aspettato
il
piccone
,
ove
pagavano
nove
o
dieci
lire
il
mese
,
di
pigione
-
è
TUTTO
ciò
che
può
pagare
il
popolo
napoletano
NOVE
o
DIECI
LIRE
il
mese
!
-
e
negli
ultimi
due
anni
,
man
mano
si
sono
ritirati
più
indietro
,
nelle
medesime
catapecchie
,
e
scacciati
dalle
demolizioni
,
sono
rientrati
,
rientrano
la
notte
ad
abitare
le
rovine
,
e
si
gittano
alle
ginocchia
dei
demolitori
,
per
non
essere
perseguitati
dalle
guardie
,
dai
carabinieri
,
e
piangono
,
e
gridano
,
e
urlano
,
non
vogliono
andar
via
,
non
sanno
andar
via
,
e
alcuni
di
essi
,
o
pietà
grande
,
abitano
,
adesso
,
nelle
grotte
onde
è
forato
il
monte
Echia
che
sovrasta
santa
Lucia
,
e
talvolta
una
di
queste
grotte
frana
sulle
teste
,
sui
corpi
di
questi
miseri
luciani
che
dormono
,
e
li
uccide
.
Intanto
dirimpetto
,
sotto
il
forte
Ovo
,
il
Borgo
Marinai
scintilla
di
lumi
che
si
riflettono
nelle
acque
del
mare
.
Chi
vi
abita
,
chi
vi
vive
,
mai
?
Pittori
che
scelsero
quei
quartini
per
istudio
,
poichè
il
posto
è
pittoresco
;
qualche
loro
modella
;
delle
ballerine
o
delle
chanteuses
del
vicino
cafè
chantant
dell
'
Eldorado
,
che
prendono
in
affitto
,
per
un
mese
,
per
quindici
giorni
,
una
cameretta
con
cucina
;
qualche
donnina
di
facile
vita
e
misera
fortuna
;
e
altra
minuta
gente
,
non
del
popolo
.
In
quanto
alle
botteghe
,
esse
in
un
vasto
angolo
,
sono
tutte
trasformate
in
osterie
grandi
e
piccole
,
alcune
carissime
,
altre
modeste
,
altre
vere
taverne
e
vi
si
aspira
un
'
aria
mefitica
di
cucine
più
o
meno
malsane
,
e
nel
piccolo
porto
cadono
tutti
i
detriti
di
queste
taverne
e
ciò
contrista
,
affligge
,
avvilisce
i
due
eleganti
clubs
dei
canottieri
che
sono
sulla
riva
accanto
.
A
ogni
modo
il
Borgo
Marinai
è
vivido
,
lieto
,
curioso
:
e
inutile
,
infine
,
anche
al
santo
scopo
a
cui
serviva
.
I
luciani
sono
d
'
altra
parte
respinti
di
stamberga
in
stamberga
,
respinti
di
rovina
in
rovina
,
di
grotta
in
grotta
.
E
dopo
,
quando
tutto
,
tutto
sarà
demolito
dove
andranno
questi
superbi
ma
poverissimi
popolani
,
quelle
fiere
,
ma
miserissime
popolane
dove
andranno
?
Lo
sa
Iddio
!
*
*
*
Anche
le
case
del
popolo
costruite
all
'
Arenaccia
,
nel
Quartiere
Orientale
hanno
fallito
completamente
la
meta
.
Il
minor
prezzo
di
ognuno
di
questi
quartini
,
è
ventisette
lire
il
mese
;
si
domandano
due
mesate
anticipate
,
per
regolamento
,
cioè
cinquantaquattro
lire
:
o
si
domanda
un
garante
solido
.
Anzi
tutto
,
dove
è
mai
un
vero
popolano
che
possa
pagare
ventisette
lire
il
mese
,
di
pigione
?
Per
poter
cavare
questa
somma
,
un
napoletano
del
popolo
deve
guadagnare
almeno
due
lire
e
cinquanta
al
giorno
,
o
tre
lire
:
e
allora
,
qui
da
noi
,
non
è
più
un
popolano
,
è
già
un
operaio
,
ma
di
quelli
fortunatissimi
,
di
opera
eletta
,
diciamo
così
:
è
già
un
civile
,
è
già
appartenente
alla
piccola
borghesia
.
Dove
,
dove
è
il
popolano
che
disponga
,
mai
,
nella
sua
vita
di
cinquantaquattro
lire
tutte
insieme
?
Dove
,
dove
è
il
popolano
che
trovi
un
garante
solido
?
Ah
che
nessuno
,
nessuno
si
convince
che
qui
,
il
popolo
nostro
,
vive
di
soldi
e
non
vive
di
lire
,
che
gitta
la
sua
gioventù
,
la
sua
salute
e
la
sua
forza
in
fatiche
compensate
irrisoriamente
,
felice
,
anche
,
di
trovarla
,
questa
fatica
;
che
,
per
istinto
,
poichè
nessuno
pensò
a
educarlo
,
preferisce
spendere
i
suoi
soldi
più
nel
mangiare
,
che
nell
'
aver
una
casa
e
delle
vesti
e
che
quando
ha
venti
soldi
,
quindici
,
almeno
,
gli
servono
pel
suo
pranzo
e
il
resto
,
pel
resto
!
Ventisette
lire
il
mese
!
Cinquantaquattro
lire
di
anticipo
!
Un
garante
solido
!
Quale
ironia
insultante
!
Nelle
case
del
popolo
,
all
'
Arenaccia
,
nel
Quartiere
Orientale
non
abitano
,
dunque
,
che
gli
operai
eleganti
,
diciamo
così
,
e
tutta
la
piccola
borghesia
,
piccoli
impiegati
,
commessi
,
contabili
,
uscieri
,
scritturali
e
,
persino
,
dei
cancellieri
di
tribunale
:
non
abitano
che
tutti
coloro
,
il
cui
bilancio
familiare
fluttua
da
settantacinque
lire
a
cento
lire
il
mese
,
posizione
,
già
molto
brillante
,
in
questo
nostro
paese
.
Borghesia
,
borghesia
minuta
,
modesta
,
innumerevole
come
le
stelle
del
cielo
e
le
arene
del
mare
,
borghesia
lavoratrice
,
onesta
,
ma
,
come
si
vede
,
molto
povera
,
per
la
sua
condizione
:
borghesia
,
non
altro
che
borghesia
,
nelle
case
del
popolo
,
ma
niente
popolo
,
mai
!
Vi
è
di
più
.
Spesso
,
a
questi
operai
fortunati
,
a
questi
oscuri
borghesi
dalla
decente
miseria
,
è
impossibile
pagare
ventisette
lire
al
mese
,
perchè
vi
sono
spesso
,
cioè
,
non
spesso
,
sempre
,
dei
figli
,
e
spesso
,
quasi
sempre
molti
figli
,
poichè
la
fecondità
femminile
,
la
prolificazione
,
sovra
tutto
in
certe
classi
,
assume
proporzioni
assai
patriarcali
,
ma
,
anche
,
terrificanti
.
E
allora
si
trova
il
rimedio
peggiore
e
migliore
;
sono
due
le
famiglie
che
prendono
in
affitto
la
casa
di
ventisette
lire
,
stringendosi
,
stringendosi
,
mettendosi
in
tre
,
in
quattro
in
una
stanza
,
avendo
la
piccola
cucina
comune
e
allora
,
addio
aria
,
addio
luce
,
addio
igiene
!
Spesso
una
famiglia
subaffitta
una
camera
a
studenti
,
a
uomini
soli
e
la
vita
è
comune
e
tanto
nel
primo
,
come
nel
secondo
caso
l
'
agglomerazione
,
i
contatti
,
il
vivere
gli
uni
sugli
altri
,
conduce
,
novellamente
,
alla
sporcizia
,
alla
malattia
,
al
vizio
,
alla
corruzione
e
alla
depravazione
.
In
quei
nuovi
caravanserragli
,
laggiù
,
laggiù
,
in
questi
caravanserragli
già
tutti
deturpati
,
dall
'
aspetto
già
sconquassato
,
dalle
macchie
di
sudiceria
trapelanti
dai
muri
,
dai
vetri
già
appannati
e
dalle
cui
finestre
,
come
nei
quartieri
antichi
,
pendono
le
biancherie
di
dubbio
colore
,
mal
lavate
,
e
i
mazzi
di
pomidoro
e
i
mazzi
di
agli
,
in
questi
derisorii
caravanserragli
che
dovevano
servire
alla
rigenerazione
fisica
e
morale
del
popolo
napoletano
,
si
svolgono
,
ogni
giorno
,
drammi
dolorosi
venuti
,
appunto
,
dalla
povertà
e
dalla
degenerazione
,
si
svolgono
farse
grottesche
e
si
vive
colà
,
male
,
malissimo
,
come
si
viveva
altrove
,
e
per
una
folla
che
,
per
abnegazione
,
per
virtù
naturale
,
per
onestà
natia
conserva
la
decenza
dei
costumi
,
ve
ne
è
un
'
altra
che
ha
trasportato
,
colà
,
tutti
i
suoi
istinti
indomabili
,
indomati
,
che
niuno
ha
cercato
di
domare
,
che
ha
impiantato
,
colà
,
una
novella
vita
brulicante
e
scostumata
come
nei
vecchi
quartieri
,
che
,
infine
,
se
pure
non
ruba
,
se
pure
non
assassina
,
altri
essendo
i
covi
e
le
caverne
del
ladri
e
degli
assassini
,
mette
,
accanto
alla
folla
borghese
e
decente
,
una
nota
di
più
bassa
borghesia
,
indecente
,
rumorosa
,
screanzata
,
villana
,
repugnante
.
Non
popolo
,
non
popolo
!
Il
popolo
napoletano
è
restato
nei
suoi
bassi
dei
vecchi
quartieri
,
nei
suoi
bassi
dei
quartieri
non
risanati
,
nei
bassi
purtroppo
,
del
Vasto
,
dell
'
Arenaccia
,
del
Quartiere
Orientale
;
non
è
mai
salito
,
in
nessun
posto
,
di
Napoli
antica
,
di
Napoli
nuova
,
al
primo
piano
o
all
'
ultimo
piano
,
perchè
non
può
pagare
i
prezzi
,
anche
minimi
che
vi
si
pagano
,
perchè
chi
ha
costruite
quelle
case
non
sapeva
niente
,
ignorava
tutto
e
,
intanto
,
ha
fatto
una
ottima
speculazione
,
poichè
tutte
quelle
case
sono
affittate
,
come
ho
detto
;
ma
lo
ripeto
,
e
lo
ripeterò
sempre
,
il
popolo
napoletano
non
si
è
mosso
dal
suo
basso
,
dovunque
il
basso
si
trovi
,
sia
una
bottega
quasi
pulita
o
sia
un
buco
oscuro
e
insalubre
*
*
*
Così
,
purtroppo
,
tutte
le
grandi
idee
dei
grandi
uomini
,
tutti
i
vasti
progetti
,
a
base
di
milioni
,
tutte
le
intraprese
colossali
,
che
volevano
il
risanamento
igienico
e
morale
di
Napoli
,
bisogna
dirlo
hanno
fatto
fiasco
.
E
non
vi
è
rimedio
,
dunque
?
Non
vi
è
altro
da
fare
?
Nulla
,
proprio
,
di
fronte
a
tante
tristezze
,
a
tanti
disastri
,
a
tanti
pericoli
sociali
?
Chi
sa
!
Vedremo
!
CHE
FARE
?
Se
io
leggo
giornali
,
opuscoli
,
libri
che
si
occupino
delle
grandi
questioni
napoletane
,
se
io
seguo
il
movimento
delle
sue
associazioni
,
se
io
noto
i
voti
dei
congressi
,
se
io
odo
i
lamenti
degli
albergatori
,
non
veggo
da
tutto
questo
che
una
costante
,
nobile
,
ammirevole
ed
esclusiva
preoccupazione
di
rendere
gradito
,
sempre
più
,
il
soggiorno
di
Napoli
,
ai
forestieri
.
Benissimo
!
Ottimamente
!
Tutti
gli
sforzi
per
attirarvi
quì
,
oltre
che
per
il
fascino
di
un
indescrivibile
paesaggio
,
oltre
che
per
la
dolcezza
di
un
clima
soavissimo
,
per
la
civiltà
e
la
grazia
dell
'
ambiente
,
il
grande
mondo
cosmopolita
,
che
tante
delizie
trova
,
in
inverno
,
al
Cairo
e
a
Nizza
,
tutti
questi
esemplari
sforzi
,
fatti
non
solo
per
attirare
,
ma
per
trattenere
quì
,
fra
noi
,
la
ricchissima
ed
elegantissima
società
internazionale
,
sono
degni
del
più
grande
e
profondo
incoraggiamento
.
Sì
,
formiamo
il
rione
della
Beltà
,
ove
,
sulle
sponde
del
mare
,
dal
primo
angolo
di
Santa
Lucia
Nova
a
Mergellina
non
sieno
che
belle
case
,
floridi
giardini
,
magnifici
alberghi
,
botteghe
di
cose
di
arte
:
facciamo
che
queste
vie
sieno
spazzate
bene
,
due
o
tre
volte
al
giorno
,
e
che
il
lastricato
non
costituisca
un
pericolo
per
le
ossa
dei
forestieri
:
otteniamo
che
le
carrozzelle
sieno
meno
sgangherate
,
i
cocchieri
meno
laceri
e
meno
sporchi
e
,
sovra
tutto
,
meno
avidi
e
screanzati
coi
forestieri
:
compiamo
il
miracolo
di
fare
sparire
i
mendicanti
schifosi
,
i
venditori
ambulanti
odiosi
,
i
fiorai
petulanti
e
tanti
altri
individui
anche
più
bassi
,
anche
più
equivoci
da
questo
rione
della
Beltà
:
e
che
i
capitalisti
costruiscano
un
kursaal
a
santa
Lucia
,
aperto
in
inverno
per
gli
stranieri
e
in
estate
per
i
provinciali
:
e
altri
capitalisti
facciano
un
Palais
de
la
jeteè
alla
rotonda
di
via
Caracciolo
,
bello
e
ricco
come
quello
di
Nizza
:
e
vi
sieno
altre
attrattive
più
larghe
e
più
possenti
,
i
cui
progetti
noi
lo
sappiamo
,
fervono
nella
mente
di
coloro
che
amano
Napoli
:
e
,
su
tutto
questo
,
si
strombetti
ai
quattro
venti
della
stampa
dei
due
mondi
,
che
la
salubrità
e
la
igiene
di
Napoli
sono
diventate
di
prim
'
ordine
,
il
che
è
la
verità
,
si
strombetti
che
la
sua
mortalità
è
bassissima
di
fronte
a
quella
di
tante
altre
capitali
europee
e
di
Nizza
e
del
Cairo
,
sovra
tutto
,
il
che
è
la
santissima
verità
;
si
strombetti
,
poichè
nessuno
lo
sa
,
all
'
estero
,
che
la
sua
acqua
di
Serino
è
la
migliore
di
tutte
le
acque
europee
,
come
è
dichiarato
in
tutti
i
bollettini
sanitari
,
con
l
'
analisi
alla
mano
e
che
non
vi
è
bisogno
,
quindi
,
di
ricorrere
,
per
gli
stranieri
,
a
tutte
,
le
acque
minerali
che
bevono
altrove
,
dalla
Saint
-
Galmier
all
'
Apollinaris
,
e
che
domandano
anche
qui
,
perchè
ignorano
il
Serino
:
e
in
ogni
maniera
,
in
ogni
forma
,
si
raddoppi
,
si
triplichi
il
movimento
dei
forestieri
a
Napoli
,
si
renda
loro
il
soggiorno
così
piacevole
qui
,
da
trattenerli
giorni
e
settimane
,
da
imprimere
nel
loro
animo
,
partendo
,
una
nostalgia
invincibile
,
in
modo
che
,
lontani
non
potendo
essi
tornare
,
mandino
da
noi
i
loro
parenti
,
i
loro
amici
,
le
loro
conoscenze
.
Questa
è
opera
civile
questa
è
opera
bella
,
anche
se
confini
troppo
con
la
reclame
industriale
,
anche
se
abbia
troppo
l
'
aria
di
una
speculazione
,
anche
se
tenda
a
trasformare
sempre
più
in
un
enorme
Palace
,
tutta
la
Napoli
che
sale
,
laggiù
,
dal
mare
sino
alle
colline
fiorite
di
Posillipo
e
del
Vomero
!
Quel
che
si
è
fatto
a
Nizza
e
a
Montecarlo
,
ha
formato
la
fortuna
di
tutta
la
Cornice
da
Mentone
a
Hyères
quel
che
si
è
fatto
al
Cairo
,
ha
formato
la
fortuna
di
tutto
l
'
Egitto
:
sia
,
sia
,
questa
opera
buona
,
questa
opera
santa
,
e
in
questo
paese
così
bello
e
così
povero
,
così
affascinante
e
così
pieno
di
miseria
,
in
questo
paese
così
delizioso
e
dove
si
muore
di
fame
,
in
questo
paese
dall
'
incanto
indicibile
,
si
dia
alla
industria
del
forestiero
la
forma
larga
,
felice
,
fortunata
,
che
porti
,
a
Napoli
,
il
solo
modo
di
far
vivere
centinaia
di
migliaia
di
persone
!
*
*
*
Ma
si
permetta
a
un
'
anima
solitaria
e
ardente
di
passione
,
pel
suo
paese
,
come
è
la
mia
,
di
chiedere
una
parte
di
tutto
questo
,
una
povera
,
piccola
parte
per
migliorare
le
condizioni
igieniche
e
morali
del
popolo
napoletano
.
Non
si
chiedono
milioni
,
poichè
i
milioni
hanno
fatto
fiasco
nell
'
opera
del
Risanamento
,
e
nessuno
,
naturalmente
,
vuol
dare
più
milioni
,
quando
i
primi
sono
stati
spesi
male
o
perduti
,
per
fatalità
quasi
che
una
mano
misteriosa
perseguitasse
questo
buon
popolo
nostro
.
Si
chiedono
,
in
nome
di
quel
Dio
giusto
che
volle
fossero
accolti
tutti
i
poveri
,
nel
suo
nome
,
povero
e
vagabondo
egli
medesimo
,
sulla
terra
,
che
alla
redenzione
fisica
e
spirituale
dei
poveri
un
po
'
di
attenzione
,
un
po
'
di
denaro
,
un
po
'
di
cura
sia
dedicata
da
coloro
che
debbono
e
possono
fare
questo
!
Tutto
deve
esser
fatto
con
modeste
ma
tenaci
idee
di
bene
,
con
semplici
ma
ostinati
rimedii
,
con
umili
ma
costanti
intenzioni
di
giovare
.
Bando
alla
rettorica
sociale
,
bando
alla
rettorica
industriale
,
bando
alla
rettorica
amministrativa
,
quella
che
viene
dal
Comune
,
la
peggior
rettorica
perchè
guasta
quanto
di
pratico
,
di
utile
,
di
buono
si
potrebbe
fare
,
dagli
edili
nostri
.
Perchè
dunque
non
si
obbligano
la
società
dei
nuovi
quartieri
al
Vasto
,
all
'
Arenaccia
,
al
Quartiere
Orientale
,
di
ridurre
al
minimo
possibile
le
pigioni
,
in
modo
che
le
case
fatte
pel
popolo
siano
abitate
proprio
da
esso
e
non
dalla
piccola
borghesia
,
in
modo
che
ogni
stanza
non
costi
più
di
nove
o
dieci
lire
e
non
vi
possano
per
regolamento
stare
più
di
due
o
tre
persone
,
quando
vi
sono
bimbi
?
Si
tenti
questo
!
E
se
ciò
non
basta
,
in
tutte
le
nuove
costruzioni
sia
nei
quartieri
popolari
sia
nei
quartieri
più
aristocratici
,
perchè
non
si
obbligano
,
con
legge
,
con
regolamento
,
ad
avere
un
piano
dei
loro
palazzi
,
l
'
ultimo
,
fatto
in
modo
che
la
gente
del
popolo
vi
possa
abitare
,
avendo
delle
stanze
,
delle
soffitte
,
ciò
che
si
chiama
il
suppenno
che
non
costino
,
appunto
,
più
di
nove
o
dieci
lire
al
mese
ogni
stanza
?
E
se
qualche
società
ancora
,
qui
,
vuol
costruire
sulle
colline
,
o
sulla
spiaggia
,
verso
la
ferrovia
o
verso
il
mare
,
perchè
non
la
si
obbliga
,
per
legge
o
per
regolamento
,
se
vuole
tale
concessione
,
a
costruire
al
quarto
o
al
quinto
piano
,
tali
stanze
,
a
cui
si
accederebbe
dalle
scale
di
servizio
?
E
nei
conventi
che
il
Municipio
oramai
possiede
in
gran
numero
,
da
cui
sono
state
discacciate
tante
sventurate
monache
perchè
albergano
solo
dei
grandi
elettori
o
dei
servitori
di
consiglieri
comunali
?
Perchè
,
poichè
le
povere
monacelle
furono
buttate
fuori
alla
strada
,
alla
miseria
e
alla
morte
,
non
si
fa
una
spesa
,
una
santa
spesa
per
pulire
,
per
restaurare
,
questi
numerosi
monasteri
e
non
si
affittano
,
quelle
stanze
,
diventate
nette
e
salubri
al
popolo
napoletano
?
Un
poco
di
questo
denaro
che
dovrebbe
servire
,
per
chiamar
qui
gente
,
dall
'
Europa
e
dalle
Americhe
,
pochissimo
di
questo
denaro
dedicarlo
,
saviamente
,
mitemente
ma
costantemente
,
a
creare
delle
modicissime
,
modestissime
non
case
,
ma
stanze
,
stanze
per
il
popolo
!
*
*
*
E
qualcuno
di
quei
vividi
lampioni
a
gas
che
splendono
nel
Rione
della
Beltà
,
perchè
non
metterlo
laggiù
,
anche
meno
splendido
,
ma
lampione
,
ma
acceso
,
dietro
il
paravento
,
dietro
i
famosi
palazzi
del
Rettifilo
,
alle
cui
spalle
,
nella
notte
,
si
ruba
,
si
commettono
infamie
e
si
uccide
,
nelle
tenebre
profonde
e
paurose
?
Perchè
non
dare
un
poco
di
luce
,
proprio
un
poco
,
perchè
non
si
possa
più
nè
rubare
nè
uccidere
,
almeno
in
alcune
di
quelle
vie
?
Non
è
un
dovere
stretto
,
rigoroso
,
di
qualunque
municipio
,
di
dare
la
luce
,
di
sera
,
di
notte
,
ai
cittadini
?
Questo
rigorosissimo
dovere
,
perchè
non
si
compie
,
in
favore
del
popolo
napoletano
,
dai
due
lati
del
Rettifilo
,
da
Porto
a
Pendino
a
Mercato
a
Vicaria
?
L
'
idea
semplice
:
qualche
lampione
,
o
edili
nostri
!
E
di
questa
schietta
fresca
,
spumante
acqua
di
Serino
,
vanto
di
Napoli
,
salvazione
di
Napoli
,
lavacro
interiore
,
lavacro
esteriore
perchè
laggiù
,
dietro
il
paravento
,
non
vi
è
,
pare
,
neanche
la
conduttura
?
Questo
supremo
beneficio
che
tanto
è
costato
non
era
,
non
deve
essere
fatto
solamente
per
il
volto
e
per
il
ventricolo
dei
ricchi
,
forestieri
,
o
non
forestieri
,
dei
borghesi
,
piccoli
o
grandi
,
ma
chi
lo
volle
,
questo
beneficio
profondo
dell
'
acqua
,
lo
volle
soprattutto
per
il
popolo
e
il
popolo
non
lo
ha
,
dietro
il
Rettifilo
,
non
lo
ha
,
o
lo
ha
scarsissimo
e
beve
e
si
lava
nell
'
acqua
verminosa
dei
pozzi
e
delle
cisterne
:
e
in
un
modo
qualunque
,
provvisorio
,
semi
provvisorio
,
definitivo
,
come
meglio
si
può
,
bisogna
darla
,
darla
questa
buona
acqua
ai
quartieri
popolari
e
non
servirsene
solo
per
innaffiare
la
passeggiata
di
via
Caracciolo
!
E
qualcuno
di
quegli
spazzini
che
dovrebbero
rendere
nitido
come
il
cristallo
il
rione
della
Beltà
,
dopo
aver
spazzato
questo
rione
,
discenda
dove
non
è
mai
stato
,
dove
non
si
spazza
mai
,
e
scrosti
,
tenti
di
scrostare
il
sudiciume
annoso
,
e
trasporti
via
,
oggi
superficialmente
,
domani
meglio
,
fra
un
mese
completamente
,
i
cumuli
invecchiati
e
putridi
d
'
immondizie
.
Vi
sia
un
piccolo
,
piccolo
servizio
di
spazzamento
,
laggiù
,
appaia
la
scopa
,
appaia
il
carretto
,
si
compia
il
dovere
oscuro
ma
preciso
di
nettare
le
vie
,
alla
meglio
,
come
si
può
,
ma
in
qualche
modo
,
ma
ogni
giorno
!
E
qualcuno
di
quei
gloriosi
militi
municipali
che
debbono
tener
lontani
i
pezzenti
,
i
mendicanti
,
i
fiorai
,
per
non
seccare
gli
stranieri
della
Riviera
e
del
Chiatamone
,
penetri
,
penetri
laggiù
,
e
applichi
le
leggi
di
polizia
urbana
,
laggiù
ove
non
vi
è
traccia
di
tutto
questo
,
laggiù
ove
ognuno
fa
quello
che
vuole
,
perchè
niuno
s
'
incarica
di
fargli
fare
quello
che
deve
!
E
i
militi
della
questura
non
si
occupino
solo
a
vegliare
nei
quartieri
aristocratici
che
i
cocchieri
non
vessino
i
viaggiatori
del
Grand
Hotel
e
del
Bertolini
,
ma
qualche
milite
di
essi
si
occupi
a
impedire
,
possibilmente
,
il
vizio
,
l
'
infamia
e
il
delitto
nei
quartieri
popolari
,
dietro
il
Rettifilo
!
*
*
*
Che
chiedo
io
,
infine
,
per
i
miei
fratelli
del
popolo
napoletano
,
che
chiedo
io
come
tutti
quelli
che
hanno
cuore
,
e
anima
,
salvo
che
finisca
l
'
oblio
e
l
'
abbandono
?
Che
chiedo
io
,
in
nome
dell
'
eguaglianza
umana
e
cristiana
,
salvo
che
il
popolo
di
laggiù
sia
trattato
come
tutti
gli
altri
cittadini
,
abbia
una
casa
,
abbia
della
luce
,
nella
notte
,
dell
'
acqua
,
della
nettezza
,
della
sorveglianza
,
sia
guardato
e
protetto
contro
sè
stesso
e
gli
altri
?
Che
chiedo
,
io
,
se
non
l
'
applicazione
della
legge
umana
e
sociale
,
trattar
quelli
come
si
trattano
gli
altri
,
dar
loro
quel
che
spetta
loro
,
come
esseri
viventi
,
come
cittadini
di
una
grande
città
?
Faccia
il
suo
dovere
chiunque
,
non
altro
che
il
suo
dovere
,
verso
il
popolo
napoletano
dei
quattro
grandi
quartieri
,
faccia
il
suo
dovere
come
lo
fa
altrove
,
lo
faccia
con
scrupolo
,
lo
faccia
con
coscienza
e
,
ogni
giorno
,
lentamente
,
costantemente
,
si
andrà
verso
la
soluzione
del
grande
problema
,
senza
milioni
,
senza
società
,
senza
intraprese
,
ogni
giorno
si
andrà
migliorando
,
fino
a
chè
tutto
sarà
trasformato
,
miracolosamente
,
fra
lo
stupore
di
tutti
,
sol
perchè
,
chi
doveva
si
è
scosso
dalla
mancanza
,
dalla
trascuranza
,
dall
'
inerzia
,
dall
'
ignavia
e
ha
fatto
quel
che
doveva
.
Napoli
,
primavera
1904
III
L
'
ANIMA
DI
NAPOLI
L
'
ONORE
Malinconicamente
assiso
presso
un
desco
,
nella
famosa
Osteria
della
Giarrettiera
il
grosso
cavaliere
Falstaff
rumina
il
malizioso
e
audace
affronto
fattogli
dalle
allegre
comari
di
Windsor
,
che
lo
hanno
sepolto
in
un
canestrone
,
sotto
una
montagna
di
biancheria
sporca
e
lo
hanno
calato
nel
Tamigi
.
Con
un
enorme
boccale
di
vino
caldo
,
egli
cerca
di
riscaldare
il
suo
povero
stomaco
,
gelato
dalle
acque
del
fiume
:
con
filosofiche
meditazioni
,
fra
ciniche
e
dolenti
,
egli
cerca
di
rinvigorire
la
sua
anima
depressa
.
Beve
,
Falstaff
,
un
largo
sorso
del
suo
grog
e
dice
con
un
sorriso
amaro
:
«
L
'
onore
?
Che
cosa
è
mai
,
l
'
onore
?
È
forse
,
un
giustacuore
l
'
onore
?
È
un
pajo
di
stivaloni
,
l
'
onore
?
Si
mangia
,
l
'
onore
?
Si
beve
,
forse
,
l
'
onore
?
Che
ne
fai
,
tu
,
dell
'
onore
?
Si
batte
,
moneta
,
forse
con
l
'
onore
?
Di
quale
onore
,
tu
parli
?
Del
mio
?
Del
tuo
?
Il
mio
è
diverso
dal
tuo
!
L
'
onore
?
Una
parola
:
un
soffio
,
veramente
,
non
altro
che
un
soffio
.
»
E
crolla
le
pingui
spalle
,
bevendo
ancora
e
con
la
mano
quadrata
che
posa
il
gotto
,
fa
un
cenno
per
diradare
questo
soffio
che
è
l
'
onore
,
dalla
sua
vita
di
beone
.
Falstaff
,
colui
che
,
giovine
,
era
stato
paggio
del
duca
di
Norfolk
ed
era
in
giovinezza
,
tanto
sottile
da
passare
dentro
un
anello
,
colui
che
era
stato
l
'
amico
di
Harry
Plantagenet
,
principe
ereditario
e
poi
re
d
'
Inghilterra
,
Falstaff
,
diventato
cinquantenne
,
obeso
,
calvo
,
poltrone
,
goloso
,
mangione
,
ubbriacone
,
dissoluto
,
pieno
di
spirito
,
pieno
di
risorse
,
lesto
di
mano
,
imbroglione
famoso
e
pure
piacevole
,
non
mancante
di
chic
,
Falstaff
,
osa
dire
,
in
quel
tempo
,
tutto
il
suo
pensiero
sull
'
onore
.
Egli
ha
tutti
i
vizî
,
salvo
quello
immondo
della
ipocrisia
;
egli
è
capace
di
coprirsi
di
tutti
i
crimini
,
ma
non
di
fingere
la
virtù
:
egli
vive
di
ogni
porcheria
,
ma
lo
dichiara
,
non
può
fare
altrimenti
,
che
commetter
frodi
e
ladrerie
,
visto
che
deve
vivere
,
mangiare
,
bere
,
vestirsi
,
infine
!
Il
grande
William
,
è
così
sincero
,
così
umanamente
sincero
e
persino
brutale
nelle
sue
creature
di
verità
o
di
vita
!
Dal
momento
che
,
con
l
'
onore
,
Falstaff
non
può
aver
nè
un
abito
,
nè
un
pajo
di
scarpe
,
nè
un
boccale
di
claret
,
nè
un
'
oca
farcita
,
nè
un
vasto
letto
per
rotolarvi
la
sua
colossale
persona
,
egli
dichiara
apertamente
che
ci
rinunzia
,
all
'
onore
e
che
disperde
questo
soffio
vano
della
sua
esistenza
.
Altri
tempi
!
Chi
oserebbe
mai
dir
questo
,
ora
,
con
tutte
le
levigature
,
le
lustrature
e
i
seize
reflets
della
società
moderna
?
Quale
cinico
fra
i
più
cinici
finanzieri
moderni
,
o
quale
celeberrimo
avventuriero
farebbe
mai
il
proclama
di
Falstaff
?
Chi
mai
rinnegherebbe
l
'
onore
,
con
tanta
filosofia
crudele
come
il
ventruto
cavalier
di
ventura
inglese
?
Altri
tempi
!
Tanti
,
probabilmente
,
pensano
come
egli
pensa
,
anche
adesso
;
tanti
come
Falstaff
,
nel
segreto
del
loro
spirito
,
sono
convinti
che
non
battendosi
moneta
,
con
l
'
onore
,
e
la
moneta
,
essendo
non
solo
utile
,
ma
necessaria
è
meglio
rinunziare
tacitamente
a
questo
vano
soffio
dell
'
onore
:
tanti
,
e
sono
,
forse
,
i
meno
numerosi
ma
i
più
temibili
,
hanno
cominciato
per
fare
il
glaciale
e
mortale
ragionamento
di
Falstaff
,
anche
prima
di
entrare
nella
lotta
della
vita
.
Altri
tempi
!
La
superficie
umana
è
mutata
:
tutta
l
'
apparenza
sociale
è
diversa
:
e
Falstaff
,
grasso
o
magro
,
fine
paggetto
gentile
o
grosso
capitano
di
ventura
,
può
sempre
sviluppare
i
suoi
istinti
,
sotto
ogni
forma
delle
più
alte
e
delle
più
basse
,
ma
niuno
gli
udrà
mai
dire
che
l
'
onore
è
un
soffio
e
che
non
si
fa
denaro
col
vento
.
*
*
*
Noi
,
però
,
abbiamo
una
idea
solitaria
.
Contrariamente
a
quanto
si
agita
in
fondo
alle
coscienze
attaccate
dal
tarlo
del
bisogno
,
minate
dal
desiderio
di
ogni
ricchezza
e
di
ogni
potenza
,
in
opposizione
a
questo
comodo
e
facile
cinismo
segreto
,
noi
crediamo
che
l
'
onore
non
sia
una
parola
,
non
sia
un
soffio
vano
e
che
non
sia
nè
bello
nè
utile
fare
un
gesto
,
con
la
mano
,
e
scacciarlo
dalla
propria
vita
.
Noi
crediamo
di
più
:
cioè
che
,
con
l
'
onore
,
si
possa
anche
batter
moneta
.
Ci
riesce
impossibile
di
credere
che
solo
i
furfanti
,
solo
i
ladri
si
possano
arricchire
,
nella
società
;
accade
,
questo
è
vero
:
accade
troppo
:
ma
,
dall
'
altra
parte
,
di
fronte
a
tutta
la
gente
di
coscienza
ambigua
,
di
carattere
equìvoco
,
di
tendenze
losche
,
di
fronte
a
tutta
la
gente
che
farebbe
ogni
cosa
,
pur
di
arrivar
a
tutto
,
i
nostri
occhi
mortali
ne
veggono
molt
'
altra
che
,
quìetamente
,
austeramente
,
compie
la
sua
parte
,
nel
mondo
,
crea
la
sua
fortuna
e
quella
altrui
senza
mancare
all
'
onore
.
Di
fronte
a
organismi
finanziarî
che
assidono
la
loro
sorte
sovra
i
mille
calcoli
più
sottilmente
ingannatori
e
di
cui
ogni
manifestazione
economica
rappresenta
un
marchè
de
dupes
,
di
fronte
a
queste
compagini
che
,
ormai
,
si
fanno
sempre
più
rare
,
nel
mondo
,
altre
ne
vediamo
sorgere
,
prosperare
,
fra
noi
,
in
Europa
,
lontano
,
dapertutto
,
in
cui
ogni
atto
è
regolato
dalla
onestà
commerciale
,
dalla
lealtà
industriale
.
Per
chi
vede
il
minuto
presente
,
per
chi
sa
guardare
verso
l
'
orizzonte
,
verso
l
'
avvenire
,
può
sembrare
,
forse
,
che
l
'
onestà
sia
una
cattiva
speculazione
e
che
un
galantuomo
rimanga
povero
:
così
è
:
ma
non
per
tutti
:
ma
non
per
molto
tempo
:
ma
il
galantuomo
o
finisce
per
vincere
il
suo
orribile
destino
,
o
costudisce
,
come
un
tesoro
,
la
sua
perfetta
reputazione
.
Con
l
'
onore
si
batte
anche
moneta
,
per
grazia
di
Dio
!
A
centinaia
,
a
migliaia
ci
confortano
in
questa
fede
piuttosto
solinga
ma
salda
,
gli
esempi
particolari
,
gli
esempi
collettivi
,
in
cui
la
probità
,
la
integrità
,
la
rigorosa
scrupolosità
furono
la
sorgente
di
fortune
individuali
e
di
fortune
sociali
veramente
possenti
;
da
ogni
lato
della
terra
,
nei
libri
,
nei
giornali
,
nelle
cronache
,
nella
vita
,
germogliano
queste
istorie
di
prosperità
talvolta
colossali
,
basate
solo
sul
lavoro
,
sulla
volontà
,
sull
'
intelletto
,
ma
basate
,
sovra
tutto
,
sulla
onestà
personale
o
collettiva
.
Era
naturale
al
pancione
di
Windsor
,
cui
giovava
restar
seduto
sotto
la
pergola
della
taverna
,
bevendo
vino
aromatizzato
e
giuocando
a
dadi
,
di
dir
che
l
'
onore
non
vi
porta
le
aune
di
velluto
per
far
un
giustacuore
o
non
paga
il
conto
dell
'
osteria
:
è
comodo
agli
ambiziosi
moderni
pensare
fra
sè
che
l
'
onore
non
si
tramuta
in
cheques
,
in
palazzi
marmorei
,
in
equìpaggi
smaglianti
,
in
gallerie
di
quadri
e
in
collezioni
di
giojelli
.
È
comodo
:
ma
è
falso
.
Chiunque
ha
scritto
,
scrive
,
o
scriverà
la
storia
della
ricchezza
,
la
storia
dei
ricchi
,
dica
se
non
è
falso
:
e
che
paesi
,
società
,
uomini
,
mille
volte
,
centomila
volte
partirono
dalle
più
umili
volontà
di
bene
e
di
onestà
per
giungere
ai
più
bei
fastigi
della
fortuna
,
senza
aver
traviato
,
giammai
.
*
*
*
Pensino
questo
,
coloro
che
,
oggi
,
si
adunano
,
non
senza
solennità
,
questi
deputati
di
Napoli
,
ardentemente
desiosi
di
fare
il
bene
della
loro
città
.
Lo
pensino
:
non
lascino
vacillare
un
solo
istante
,
la
loro
coscienza
di
galantuomini
:
non
manchi
loro
un
solo
momento
la
fiducia
nella
probità
umana
,
su
cui
la
loro
vita
si
è
formata
e
ha
trovato
la
sua
formola
.
Essi
vogliono
,
i
deputati
napoletani
,
la
prosperità
larga
della
metropoli
mirabile
che
,
dotata
di
tutte
le
bellezze
,
è
ancor
povera
e
triste
;
ma
vogliono
la
sua
prosperità
insieme
all
'
alto
rispetto
del
suo
onore
.
Sia
,
sia
anzi
tutto
,
l
'
onore
:
anzi
tutto
che
coloro
i
quali
saranno
i
prescelti
,
per
sedere
sulle
cose
del
Comune
e
che
,
prescelti
,
saranno
additati
al
voto
popolare
,
abbiano
per
insegna
del
loro
nome
,
la
specchiatezza
del
loro
carattere
:
anzi
tutto
che
,
dinnanzi
all
'
Italia
,
dinnanzi
all
'
Europa
,
ovunque
il
nome
di
Napoli
sia
pronunciato
,
sia
,
oramai
,
per
il
decoro
,
per
la
coscienza
di
chi
la
rappresenta
,
unito
a
quello
della
più
bella
dignità
civile
:
anzitutto
che
,
per
convinzione
,
giammai
più
il
sospetto
,
l
'
accusa
,
la
delazione
possa
colpirla
:
anzitutto
che
ovunque
esso
sia
,
l
'
uomo
onesto
,
intelligente
,
attivo
,
fattivo
,
sia
il
suo
lavoro
dato
a
Napoli
,
giovandole
con
tutte
le
sue
forze
.
Quando
ciò
sia
organizzato
,
con
sapienza
,
con
larghezza
,
prendendo
coloro
che
dovranno
essere
i
futuri
amministratori
,
dovunque
si
trovino
galantuomini
e
uomini
capaci
,
senza
fare
viete
questioni
di
partito
,
di
colore
,
roba
vecchia
,
roba
distrutta
:
quando
ciò
sia
un
fatto
compiuto
,
l
'
onore
di
Napoli
,
che
si
va
lentamente
ricostruendo
,
ma
con
sicurezza
,
questo
onore
di
Napoli
servirà
anche
a
batter
moneta
,
.
Quando
i
capitalisti
dell
'
estero
,
del
nord
,
sapranno
che
,
contro
ogni
ostacolo
,
Napoli
ha
voluto
per
suoi
magistrati
,
comunali
,
i
migliori
suoi
cittadini
,
quando
gli
uomini
di
finanze
di
tutti
i
paesi
,
di
tutte
le
regioni
,
sapranno
che
,
quì
,
il
sentimento
della
probità
sociale
si
è
rifatto
,
nelle
persone
,
nelle
cose
e
nei
costumi
:
quando
gli
industriali
di
ogni
dove
,
comprenderanno
di
poter
avere
fiducia
;
allora
,
sì
,
che
ogni
piccola
o
grande
pianta
della
fortuna
pubblica
,
nascerà
,
germoglierà
,
fruttificherà
in
questo
suolo
fecondo
,
in
questa
terra
di
anime
belle
.
Tutto
si
farà
,
quì
,
dal
momento
che
il
buon
nome
napoletano
,
che
,
il
decoro
della
sua
cittadinanza
,
che
,
tutto
il
suo
onore
,
infine
,
sia
esaltato
:
tutto
sarà
così
facile
,
così
semplice
,
così
naturale
che
il
mondo
si
stupirà
.
E
nell
'
onore
,
in
questa
potenza
tutta
morale
,
in
questo
elemento
più
puro
e
,
diciamo
,
più
etereo
della
coscienza
sociale
,
Napoli
ritroverà
la
sua
vita
,
la
sua
fortuna
,
la
sua
ricchezza
!
IL
RIONE
DELLA
BELLEZZA
Una
delle
cose
più
amenamente
false
,
che
si
dicono
,
si
ripetono
,
si
sostengono
,
per
Napoli
è
la
profonda
miseria
del
suo
Comune
,
è
la
mancanza
della
lira
e
del
soldo
per
tirare
avanti
:
una
di
quelle
leggende
bizzarre
,
grottesche
,
e
ingiuriose
che
moltissimi
illustri
e
oscuri
cittadini
nostri
si
compiacciono
,
dappertutto
,
di
confermare
;
che
le
prove
più
singolari
e
più
fantastiche
.
Sapete
?
Non
vi
è
un
centesimo
per
aprire
una
scuola
:
il
Municipio
può
a
stento
,
pagare
i
suoi
maestri
e
le
sue
maestre
.
Sapete
?
Non
vi
sono
che
quattromila
lire
l
'
anno
,
per
ripiantare
di
alberi
i
giardini
pubblici
e
la
Villa
,
quìndi
,
deve
conservare
,
verso
il
mare
,
quell
'
aspetto
di
orto
devastato
.
Sapete
?
È
impossibile
che
si
colmino
i
buchi
perigliosi
nel
basolato
di
via
Chiaia
:
vi
dovete
rompere
il
collo
:
i
basoli
costano
troppo
,
bisogna
aspettare
il
bilancio
dell
'
anno
venturo
:
allora
,
si
vedrà
.
Di
questo
passo
,
ogni
volta
che
il
Municipio
deve
cavare
cinquanta
centesimi
,
si
risolleva
la
leggenda
della
mendicità
cui
è
ridotto
,
accattone
che
nessun
ospizio
può
ricevere
,
oramai
,
più
:
e
,
su
queste
bugiarde
apparenze
,
su
queste
frasi
fatte
,
da
cui
la
folla
si
fa
così
comodamente
governare
,
nessuno
si
accorge
che
,
al
Municipio
,
piano
piano
,
con
aria
di
nulla
,
i
milioni
presenti
e
futuri
,
ballano
una
ridda
che
,
ogni
giorno
,
diventa
più
vivace
.
Chi
mai
oserà
sostenere
,
se
ha
occhi
e
orecchie
,
che
il
Municipio
di
Napoli
è
povero
,
quando
ha
messo
in
discussione
,
da
uno
o
due
anni
,
delle
somme
enormi
,
ora
per
una
cosa
,
ora
per
l
'
altra
?
Chi
mai
potrà
continuare
a
dir
questo
,
quando
,
man
mano
,
si
verranno
esaminando
tutti
i
progetti
che
sono
sul
tappeto
e
,
ognuno
di
essi
,
costa
molte
centinaja
di
migliaja
di
lire
e
qualcuno
dei
milioni
?
Chi
sosterrà
,
ancora
,
che
non
vi
sono
quattrini
per
gli
asili
,
per
le
scuole
,
per
i
giardini
,
per
lo
spazzamento
,
per
l
'
innaffiamento
,
quando
sono
alle
porte
un
sacco
di
castelli
in
aria
,
tutti
uno
più
costoso
dell
'
altro
?
Chi
dichiarerà
esservi
ben
pochi
milionari
a
Napoli
,
per
dare
l
'
indice
meschino
,
esiguo
,
della
nostra
ricchezza
,
quando
il
primo
milionario
è
,
appunto
,
il
Comune
,
e
,
come
tutti
i
milionari
,
è
un
po
'
folle
,
cioè
lesina
qualche
centinaio
di
lire
,
in
cose
necessarie
e
profonde
il
suo
denaro
,
o
s
'
impegna
a
profonderlo
,
nelle
spese
superflue
?
Il
Municipio
nostro
non
è
,
forse
,
nè
Morgan
,
nè
Carnegie
,
nè
Vanderbilt
,
nè
Rockefeller
;
la
sua
fortuna
è
più
modesta
:
i
suoi
milioni
sono
in
minor
numero
:
ma
esso
ci
gioca
,
oramai
,
come
un
buon
piccolo
milionario
che
fuma
delle
sigarette
da
tre
centesimi
,
ma
che
ha
una
scuderia
da
corse
.
Ho
innanzi
agli
occhi
e
io
spero
di
potervelo
comunicare
,
sempre
che
ne
sia
il
caso
,
un
elenco
di
progetti
,
di
proposte
,
di
cose
mezze
fatte
o
da
farsi
,
ove
la
spesa
,
talvolta
inutile
,
talvolta
stravagante
,
quasi
sempre
imprudente
,
è
fortissima
.
Io
non
sono
il
tutore
del
Comune
,
per
grazia
di
Dio
e
neppure
tu
,
amico
lettore
,
per
tua
fortuna
:
ma
qualche
soldo
,
di
questi
milioni
,
è
tuo
ed
è
mio
.
Interessiamoci
a
questi
pochi
centesimi
,
tuoi
,
miei
,
lettore
,
perchè
essi
sono
una
parte
di
questi
milioni
.
*
*
*
Il
Rione
della
Bellezza
Eccone
uno
,
eccolo
qua
.
Il
suo
nome
è
eminentemente
pretenzioso
:
quando
saprai
bene
che
è
,
questo
rione
,
amico
lettore
e
fratello
mio
,
lo
troverai
anche
eminentemente
ridicolo
.
Si
tratta
di
quel
grande
deserto
di
Santa
Lucia
nuova
,
ove
tutti
gli
innamorati
del
vecchio
Napoli
,
preferivano
,
forse
,
vedere
quel
bel
mare
di
Santa
Lucia
,
l
'
antico
,
il
nostro
mare
:
diamogli
un
sospiro
di
rimpianto
,
in
nome
del
pittoresco
,
consoliamo
gli
stranieri
nella
loro
delusione
e
rinneghiamo
la
civiltà
,
tacitamente
,
nel
nostro
spirito
.
Quando
non
era
stato
inventato
il
rione
della
Bellezza
,
questo
deserto
malinconico
,
atrocemente
triste
,
in
certe
ore
del
giorno
,
fiancheggiato
da
quella
via
polverosa
e
ineguale
,
doveva
esser
popolato
così
,
dalla
Cassa
di
sovvenzioni
genovese
:
cioè
dovevano
sorgervi
tredici
grandissimi
palazzi
,
tredici
caserme
enormi
,
simili
alle
due
già
costruite
,
quella
ove
si
trova
l
'
Hôtel
Santa
Lucia
e
la
seconda
che
è
in
costruzione
.
Nulla
di
più
brutto
,
di
più
goffo
,
di
più
pesante
:
strette
,
le
vie
,
fra
ogni
edificio
:
e
completamente
perduta
,
dietro
,
la
via
di
salita
Lucia
vecchia
.
Quando
queste
caserme
orribili
fossero
sorte
,
un
'
altra
pruova
della
mancanza
di
educazione
estetica
,
sarebbe
venuta
ad
affliggere
il
nostro
spirito
inquìeto
:
e
le
abbominazioni
rettilinee
,
di
cui
parla
Edgar
Poe
,
avrebbero
schiacciato
,
col
loro
orrendo
aspetto
,
la
nostra
fantasia
,
amante
della
beltà
,
della
grazia
,
della
leggerezza
.
Ma
vi
è
un
Dio
,
in
cielo
!
Dato
il
forte
prezzo
a
cui
la
Cassa
di
Sovvenzioni
aveva
messo
e
tiene
ancora
quei
suoli
da
cinque
anni
,
dato
che
per
costruire
,
là
,
dove
vi
è
il
mare
,
sotto
,
ci
vuole
un
prezzo
doppio
e
triplo
di
costruzione
,
nessuno
volle
comperare
quei
terreni
,
nessuno
pensò
di
erigervi
un
palazzo
o
una
palazzina
e
la
società
molto
meno
osò
di
costruirvi
niente
.
Certo
,
la
società
vi
ha
perduto
e
vi
perde
molti
denari
:
ma
questo
non
ci
riguarda
.
Noi
rimpiangiamo
Santa
Lucia
vecchia
,
gli
stabilimenti
di
bagni
,
l
'
acqua
sulfurea
,
le
venditrici
di
acqua
,
gli
ostricari
,
le
trattorie
e
i
tessitori
di
nasse
!
Noi
li
rimpiangeremo
anche
di
più
insieme
,
amico
lettore
,
se
mai
il
rione
della
Bellezza
vi
si
debba
compiere
.
Il
nuovo
progetto
dunque
in
cui
pare
,
quasi
,
che
abbiano
concorso
Raffaello
da
Urbino
,
Michelangelo
Buonarroti
,
Vanvitelli
e
Dante
Gabriele
Rossetti
,
è
questo
:
invece
di
tredici
caserme
,
esse
saranno
undici
e
saranno
divise
da
vie
più
larghette
,
con
file
di
alberi
lungo
le
vie
,
simili
a
quelli
da
cui
è
contristato
il
Rettifilo
e
che
,
certamente
,
verso
il
mare
,
saranno
distrutti
dalle
brezze
marine
,
come
si
dice
,
sieno
stati
distrutti
quelli
della
Villa
.
Questi
undici
edificî
avranno
,
anche
,
attorno
,
un
poco
di
verdura
,
una
piccola
fascia
,
verso
il
mare
.
E
basta
.
Ma
questa
è
dunque
,
la
peregrina
idea
per
cui
il
rione
Santa
Lucia
,
sarà
chiamato
il
rione
della
Bellezza
?
E
il
progettista
,
diciamo
cosi
,
sarà
paragonato
a
Arnolfo
di
Lapo
o
a
Lenôtre
,
architetto
di
Versailles
?
Nossignore
.
Nel
centro
del
nuovo
rione
,
verso
il
mare
,
gli
edifici
si
divideranno
in
semicerchio
e
lasceranno
uno
spazio
,
in
mezzo
,
di
ottomila
metri
quadrati
-
non
t
'
illudere
,
amico
lettore
,
ottomila
metri
quadrati
non
sono
gran
che
-
ove
vi
sarà
un
giardino
,
e
,
in
mezzo
,
pare
impossibile
,
una
fontana
.
Attorno
,
attorno
al
semicerchio
sorgerà
un
porticato
,
di
stile
greco
-
romano
,
dove
sarà
fabbricato
solo
un
primo
piano
,
ad
uso
di
caffè
,
di
birrarie
,
di
cafè
chantant
,
forse
,
sempre
in
istile
greco
.
E
basta
.
Questo
è
il
rione
della
Bellezza
:
non
oltre
:
non
altro
.
Un
giardinetto
,
cioè
,
poco
più
grande
di
quelli
di
piazza
Cavour
,
diletto
ritrovo
di
pezzenti
di
San
Gennaro
,
di
cabalisti
,
di
piccoli
pensionati
del
governo
:
un
giardinetto
che
sarà
due
o
tre
volte
grande
come
quello
di
piazza
Municipio
,
ritrovo
,
questi
,
di
persone
che
è
inutile
quì
menzionare
,
sotto
i
paterni
occhi
chiusi
dei
consiglieri
comunali
,
un
giardinetto
,
con
una
fontana
,
dove
,
probabilmente
,
vi
sarà
uno
zampillo
,
basso
nei
giorni
di
lavoro
e
alto
nei
giorni
di
festa
:
e
,
infine
,
questo
porticato
,
per
rammentare
nella
vita
moderna
,
l
'
origine
di
Partenope
,
per
rifare
un
poco
Pompei
,
dice
il
progettista
.
Anzi
,
egli
voleva
far
tutta
una
passeggiata
pompeiana
,
lì
,
ma
questa
idea
parve
tanto
barocca
,
tanto
sciocca
,
che
se
ne
accorsero
tutte
le
anime
buone
e
distratte
degli
assessori
e
protestarono
.
Non
vi
sarà
la
passeggiata
pompeiana
ma
un
pezzetto
di
Pompei
,
col
porticato
,
l
'
avremo
.
Chi
si
metterà
sotto
questi
portici
:
s
'
ignora
:
neppure
è
certissimo
che
vi
si
costruisca
il
primo
piano
.
Il
rione
della
Bellezza
,
or
dunque
,
si
riassume
in
un
giardino
,
con
fontana
e
con
un
portico
.
Il
suo
nome
,
allora
,
non
ti
sembra
un
poco
esagerato
,
amico
lettore
?
Non
ti
pare
che
la
parola
bellezza
abbia
un
senso
diverso
e
profondo
?
E
che
applicarlo
a
sì
esigua
e
ambigua
cosa
,
sia
una
grande
audacia
?
E
che
il
progetto
e
il
progettista
debbano
soccombere
sotto
il
ridicolo
di
quest
'
audacia
?
*
*
*
Per
aver
questo
giardino
,
con
la
fontanella
e
il
porticato
,
ecco
che
cosa
deve
spendere
il
Municipio
di
Napoli
.
Anzitutto
deve
dare
alla
Cassa
sovvenzioni
di
Genova
la
egregia
somma
di
settecentomila
lire
:
è
vero
che
si
pagano
in
trent
'
anni
,
queste
settecentomila
lire
,
ma
un
debito
è
un
debito
,
anche
se
si
paghi
a
piccole
rate
.
Non
vorrei
affermare
che
il
Comune
debba
corrispondere
anche
l
'
interesse
,
perchè
non
lo
so
:
ma
è
probabile
che
per
avere
la
fontanella
nel
giardinetto
e
il
porticato
,
intorno
,
per
aver
ciò
a
credito
,
qualche
interesse
si
dovrà
pagare
.
Inoltre
,
il
Comune
concede
alla
società
,
di
costruire
un
sesto
piano
a
tutti
gli
undici
edifici
:
calcolato
,
così
,
a
occhio
e
croce
,
un
piano
di
più
,
sovra
undici
immensi
palazzi
,
può
rendere
alla
società
da
novanta
a
centomila
lire
di
maggior
reddito
,
cioè
un
regaluccio
di
oltre
due
milioni
di
capitale
,
sempre
per
aver
quel
che
sapete
.
Quanto
saranno
più
belli
,
più
accoglienti
,
più
estetici
questi
palazzi
di
sei
piani
,
invece
che
di
cinque
,
lo
sa
il
Signore
!
Vi
è
dell
'
altro
:
la
società
ha
il
diritto
di
non
lastricare
più
con
pietre
le
vie
fra
i
suoi
palazzoni
,
poichè
questo
lastricamento
costa
molto
:
allo
scopo
di
facilitarle
ancora
più
la
posizione
,
il
Comune
le
permette
di
adoperare
il
macadam
,
col
risultato
di
aver
del
fango
in
inverno
,
fango
che
macchia
i
vestiti
e
li
rode
;
e
la
polvere
più
acre
,
in
estate
.
Non
basta
ancora
:
la
società
ha
la
concessione
della
sorgente
di
acqua
solfurea
:
non
sarà
gran
che
;
ma
è
qualche
altra
cosa
.
Non
vi
pare
che
,
per
un
giardino
,
una
fontana
e
un
porticato
ciò
costi
molto
,
troppo
,
immensamente
?
E
con
tanti
denari
,
tante
concessioni
,
tante
facilitazioni
,
il
risultato
sarà
questo
:
e
il
rione
presunto
della
Bellezza
,
sarà
mortalmente
brutto
,
se
si
arriva
a
compiere
col
suo
anacronisma
di
Pompei
,
fra
edifici
di
sei
piani
come
in
America
;
che
il
prezzo
dei
suoli
,
restando
sempre
forte
e
le
difficoltà
di
costruzione
essendo
sempre
grandi
,
la
Cassa
Sovvenzioni
,
seguiterà
a
non
vendere
e
seguiterà
a
non
costruire
e
che
alla
fine
del
salmo
il
rione
della
Bellezza
consisterà
in
un
piccolo
giardino
,
in
una
fontana
e
in
un
porticato
vuoto
,
fra
un
vasto
deserto
arido
e
polveroso
.
La
società
si
sarà
rifatta
in
parte
dei
suoi
guai
,
con
quelle
settecentomila
lire
;
il
Comune
dovrà
pagarle
e
passando
per
Santa
Lucia
nuova
,
il
cittadino
inconscio
creperà
dal
ridere
,
a
veder
quella
buffonata
,
e
tu
amico
lettore
e
io
,
cronista
scettico
e
pessimista
,
tu
ed
io
che
non
siamo
inconsci
,
rimpiangeremo
quei
venticinque
o
cinquanta
centesimi
,
parte
tua
e
parte
mia
delle
settecentomila
lire
!
LA
GRAN
VIA
Chi
ha
mai
osato
,
chi
oserà
mai
detronizzare
via
Toledo
dalla
sua
sovranità
cittadina
?
Chi
toccherà
mai
alla
sua
corona
di
gloria
e
di
vita
?
Chi
potrà
mai
eguagliare
,
non
vincere
il
suo
fascino
?
Chi
mai
menomerà
la
sua
forza
e
il
suo
carattere
?
Niente
:
nessuno
.
Non
il
tempo
che
tutto
modifica
e
tutto
trasforma
:
non
gli
uomini
folli
che
delirano
di
mutare
le
cose
,
secondo
il
loro
pensiero
e
il
loro
capriccio
:
non
i
costumi
che
si
cangiano
bizzarramente
,
pur
riapparendo
sotto
novelle
forme
:
non
i
fatti
che
sono
regolati
dalle
misteriose
correnti
del
destino
.
In
questa
profonda
e
palpitante
arteria
,
corre
un
sangue
la
cui
ricchezza
è
magnifica
:
il
suo
battito
può
diventare
tumultuoso
nella
febbre
dei
grandi
giorni
,
non
può
rallentarsi
mai
:
le
sue
pulsazioni
possono
raggiungere
il
culmine
della
gioja
,
mai
il
minimo
della
fiacchezza
:
e
mentre
tutto
l
'
immenso
corpo
della
città
dorme
,
sotto
l
'
arco
stellato
del
cielo
,
sotto
il
lume
freddo
e
molle
della
luna
,
dalle
sue
colline
fiorite
nella
notte
fino
al
mare
immobile
,
la
profonda
arteria
vive
e
spande
il
suo
metro
di
vita
,
nell
'
ombra
tenue
,
fra
le
case
alte
.
Via
Toledo
non
ha
rivali
,
anche
nelle
vie
più
magicamente
belle
di
Napoli
:
non
nel
mirabile
sinuoso
nastro
che
cinge
graziosamente
l
'
alto
della
città
e
che
è
il
Corso
Vittorio
Emanuele
:
non
nell
'
aristocratica
e
oramai
deserta
,
e
sempre
nobile
,
sempre
squisita
Riviera
di
Chiaia
:
non
nella
indescrivibile
via
Caracciolo
,
sogno
di
pittori
e
di
poeti
:
non
nella
possente
via
del
Rettifilo
,
ove
la
modernissima
città
si
sviluppa
:
nessuna
di
queste
è
sua
rivale
,
poichè
queste
vie
possono
avere
la
bellezza
,
la
forza
,
la
grazia
,
la
poesia
,
la
tradizione
,
e
hanno
tutto
questo
e
altre
cose
hanno
,
ancora
,
nella
loro
storia
e
nella
loro
espressione
,
ma
Toledo
ha
tutto
ciò
e
ha
un
'
altra
cosa
,
l
'
altra
cosa
grande
,
imponente
,
fremente
,
multiforme
,
multaninime
,
essa
ha
la
vita
,
essa
è
vita
.
Siate
lontani
,
in
paesi
estranei
:
se
il
vostro
animo
s
'
immergerà
nella
triste
nostalgia
,
è
al
suo
ricordo
che
il
vostro
segreto
rimpianto
sarà
più
amaro
.
Siate
quì
e
la
vostra
esistenza
si
svolga
,
per
forza
di
cose
,
in
regione
cittadina
lontana
:
la
vostra
vita
vi
sembrerà
scialba
e
gelida
.
Uscite
un
giorno
e
non
toccate
questa
via
:
la
vostra
giornata
vi
sembrerà
vuota
.
Siate
infelice
,
annojato
,
stanco
,
sperduto
,
sfiduciato
di
voi
e
di
tutti
:
toccate
le
sue
sacre
pietre
e
come
un
sorso
d
'
inebriante
vino
esalterà
le
vostre
forze
e
si
dilegueranno
tutti
i
fantasmi
angosciosi
e
per
un
istante
,
per
un
'
ora
,
per
un
giorno
,
l
'
esistenza
vi
sembrerà
,
di
nuovo
,
facile
e
lieve
!
*
*
*
Via
Toledo
è
la
vita
istessa
,
poichè
nei
secoli
centinaja
e
centinaja
di
patrizî
,
di
ricchi
,
spesero
le
loro
fortune
per
adornarla
di
maestosi
palazzi
e
vissero
in
questi
palazzi
,
e
vi
tennero
signoria
,
e
vi
lasciarono
quella
impronta
larga
e
nobile
di
magnificenza
che
non
si
cancella
:
è
la
vita
istessa
perchè
nella
felice
mescolanza
delle
classi
che
è
una
delle
buone
e
oneste
cose
nostre
,
accanto
alle
grandi
famiglie
,
migliaja
e
migliaja
di
famiglie
vi
sono
vissute
,
nei
secoli
,
e
nei
tempi
più
vicini
,
e
adesso
,
e
vi
vivranno
ancora
,
in
una
tradizione
borghese
che
ha
la
sua
potenza
,
in
una
tradizione
popolare
che
ha
la
sua
forza
:
è
la
vita
istessa
,
perchè
la
fede
vi
eresse
i
suoi
santuari
,
in
cui
migliaja
e
migliaja
di
anime
sono
venute
,
vengono
e
verranno
,
per
sentieri
noti
,
innanzi
alle
immagini
note
e
care
,
anime
pietose
,
anime
fedeli
,
obbedienti
ad
un
'
antica
e
pur
dolce
consuetudine
:
è
la
vita
istessa
,
perchè
il
commercio
e
la
industria
da
secoli
,
vi
mise
i
suoi
emporî
,
in
una
tradizione
di
lavori
,
di
attività
,
di
onestà
e
di
fortuna
che
,
ora
,
è
giunta
al
massimo
del
suo
splendore
.
Abitare
a
Toledo
,
vivere
a
Toledo
,
aver
bottega
a
Toledo
,
fu
,
è
,
come
una
eredità
degli
avi
,
come
il
rispetto
ad
un
costume
sacro
,
come
la
rinnovazione
di
un
patto
con
i
lontani
antenati
,
come
una
fede
giurata
,
come
una
necessità
familiare
e
pubblica
.
O
cuore
dei
cuori
:
Via
Toledo
!
Il
torrente
dell
'
umanità
,
da
secoli
,
in
ogni
giorno
e
in
ogni
minuto
si
è
svolto
,
ora
mite
,
ora
forte
,
ora
fragoroso
,
ora
clamante
,
sul
tuo
selciato
e
sui
tuoi
marciapiedi
:
e
ogni
uomo
,
ogni
donna
che
vi
è
passato
,
dolente
,
ridente
,
fremente
,
pieno
di
vita
o
pieno
di
morte
,
vi
ha
lasciato
una
traccia
viva
e
ogni
dramma
,
ogni
tragedia
,
ogni
commedia
che
vi
si
è
svolta
,
vi
ha
messo
il
riflesso
di
un
suo
ricordo
:
e
ogni
grande
o
piccolo
fantasma
della
storia
che
vi
è
apparso
,
vi
ha
messo
l
'
ombra
della
sua
grandezza
o
della
sua
piccolezza
:
e
i
nostri
e
noi
vi
abbiamo
lasciato
in
tanti
periodi
della
nostra
esistenza
,
vi
abbiamo
lasciato
il
meglio
di
noi
,
un
pensiero
,
un
sentimento
,
un
sorriso
,
una
lagrima
.
Ah
se
Toledo
è
la
vita
istessa
,
è
perchè
ognuno
le
fece
questo
dono
bello
e
fatale
:
è
perchè
glielo
diedero
i
sovrani
e
il
popolo
,
in
tutti
i
tempi
:
è
perchè
glielo
diedero
i
dittatori
e
la
plebe
:
è
perchè
glielo
diedero
i
poeti
e
gli
amanti
:
è
perchè
tutti
gli
diedero
vita
,
gli
scienziati
,
i
filosofi
,
gli
uomini
di
Stato
,
i
capi
delle
fazioni
,
i
capi
della
folla
:
tutti
,
tutti
,
le
donne
,
gli
uomini
,
i
bimbi
,
i
vecchi
,
i
malati
,
persino
i
morti
di
cui
le
solenni
esequie
lasciarono
la
memoria
di
un
nome
e
di
una
pompa
lugubre
.
Ah
è
la
vita
istessa
,
Toledo
e
tutti
così
l
'
adorano
,
fervida
di
ogni
forma
alta
o
bassa
,
elegante
o
triviale
,
ricca
o
povera
,
florida
o
meschina
:
e
tutti
la
onorano
,
e
tutti
l
'
hanno
onorata
e
non
un
sovrano
,
non
un
imperatore
,
non
un
grande
che
,
quì
giunto
,
non
ne
sentisse
il
primo
palpito
largo
e
forte
,
nei
clamori
della
gente
,
salienti
clamori
sino
al
cielo
sereno
!
*
*
*
Questo
ho
io
ripensato
,
con
meraviglia
,
quando
ho
notato
che
,
per
la
prima
volta
,
un
ospite
sovrano
giungerà
fra
noi
e
penetrerà
nella
Casa
del
Re
,
in
corteo
nobilissimo
,
senza
esser
passato
per
via
Toledo
:
e
questo
sentono
e
se
ne
rattristano
,
profondamente
,
le
migliaja
di
buoni
cittadini
di
via
Toledo
,
delusi
nelle
loro
legittime
speranze
e
centinaja
di
commercianti
e
d
'
industriali
che
,
da
tale
avvenimento
bello
e
popolare
,
attendevano
non
solo
pascolo
agli
occhi
,
ma
onesto
vantaggio
al
loro
lavoro
.
Alte
ragioni
che
noi
ignoriamo
fecero
scegliere
un
itinerario
bello
,
ma
molto
più
breve
:
e
tagliarono
fuori
,
con
involontaria
crudeltà
,
certo
,
la
vita
istessa
napoletana
,
l
'
antichissima
e
fedele
via
di
Toledo
,
quella
che
cosi
lealmente
:
ed
entusiasticamente
festeggiò
i
suoi
re
ed
i
suoi
ospiti
,
quella
che
pure
,
seppe
adornarsi
di
drappi
e
di
ghirlande
e
fece
piover
fiori
sulle
regine
e
sulle
principesse
.
Alte
ragioni
!
Noi
non
le
conosciamo
:
e
debbono
,
certo
,
esser
molto
forti
e
molto
rispettabili
:
nè
l
'
itinerario
,
oramai
,
può
mutarsi
.
Sia
!
Ma
come
a
Parigi
,
subito
dopo
che
i
Sovrani
d
'
Italia
ebbero
attraversata
l
'
Avenue
des
Champs
E1ysèes
e
la
inobliabile
piazza
della
Concordia
,
per
recarsi
al
palazzo
degli
Affari
Esteri
,
senza
toccare
il
centro
di
Parigi
viva
,
il
cuore
di
Parigi
,
la
piazza
dell
'
Opera
,
si
trovò
modo
di
farli
escire
,
novellamente
,
e
di
far
loro
attraversare
l
'
Avenue
de
l
'
Opèra
,
si
trovi
,
anche
quì
,
modo
di
far
traversare
,
ufficialmente
,
a
ora
stabilita
,
il
Presidente
della
Repubblica
,
per
via
Toledo
,
per
tutta
la
via
Toledo
,
tutta
quanta
:
e
questa
cosa
si
promulghi
:
e
si
contentino
,
così
le
giuste
aspettative
di
una
strada
ove
tutto
di
Napoli
si
concentra
e
si
esprime
:
e
si
dia
agli
occhi
curiosi
e
dolci
di
Emile
Loubet
che
viene
da
una
delle
più
belle
città
del
mondo
questo
spettacolo
inarrivabile
.
Se
il
Presidente
della
Repubblica
va
via
,
di
quì
,
senza
aver
visto
la
via
Toledo
,
in
un
pomeriggio
di
primavera
,
gremita
di
gente
,
addobbata
,
imbandierata
,
infiorata
,
e
fluttuante
e
ondeggiante
e
tumultuante
di
folla
,
è
come
se
non
avesse
visto
Napoli
.
GUERRA
AI
LADRI
Un
cattivo
odore
di
stantio
,
di
cose
antiche
e
consunte
,
tenute
troppo
tempo
chiuse
e
tirate
fuori
,
si
è
diffuso
nell
'
aria
che
respiriamo
,
da
qualche
giorno
.
Nei
primi
comizî
,
nei
primi
proclami
,
con
una
certa
finzione
di
serietà
,
anche
,
son
venuti
fuori
dagli
armadi
sgangherati
della
rettorica
amministrativa
:
il
partito
clerico
-
borbonico
,
il
partito
clerico
-
moderato
,
il
partito
socialistoide
,
il
partito
anarcoide
e
,
persino
,
guarda
,
guarda
,
quella
consumatissima
cosa
che
è
il
partito
liberale
.
È
come
un
mucchio
di
ferri
vecchi
polverosi
e
arruginiti
,
tirato
fuori
da
un
camerino
di
sbarazzo
:
come
un
fagottello
di
cenci
sdruciti
e
sporchi
,
disciolto
,
in
terra
.
La
polvere
acre
si
distacca
da
tutto
questo
tritume
:
la
muffa
si
attacca
,
viscida
,
alle
mani
di
chi
vi
si
accosta
:
e
il
libero
aere
ne
è
ammorbato
.
La
gente
passa
,
si
tura
il
naso
,
alza
le
spalle
e
sorride
di
scherno
.
Per
molti
anni
,
queste
parole
,
queste
frasi
,
ebbero
un
contenuto
di
vita
:
ma
il
tempo
è
trascorso
e
i
tempi
si
sono
mutati
:
ma
tutto
questo
è
vuoto
,
è
floscio
,
è
senza
colore
,
è
senza
sangue
,
è
simile
al
palloncino
di
pelle
che
era
leggiero
,
volava
in
aria
,
aveva
i
bei
colori
della
gioja
,
che
il
bimbo
ha
rotto
e
che
è
,
adesso
,
uno
straccetto
ignobile
.
Nulla
di
questo
esiste
,
più
:
nulla
di
questo
risponde
alla
rinovellata
coscienza
moderna
:
nessuna
di
queste
formole
,
ha
più
espressione
e
nessuna
ha
più
influenza
.
Guardate
,
nella
vita
vera
,
piuttosto
!
Osservate
,
nella
vita
vera
,
tutte
le
profonde
trasformazioni
che
stupiscono
.
Vi
sono
dei
cattolici
che
sono
italianissimi
:
vi
sono
degli
anticlericali
che
sono
credenti
,
vi
sono
dei
clericali
che
sono
democratici
:
vi
sono
dei
democratici
che
sono
imperialisti
:
vi
sono
dei
liberali
che
restaurerebbero
la
pena
di
morte
:
vi
sono
dei
repubblicani
autoritarii
e
assolutisti
:
vi
sono
dei
socialisti
che
adorano
il
Re
:
vi
sono
dei
radicali
perfettamente
monarchici
:
vi
sono
dei
monarchici
che
dicono
un
male
orrendo
della
monarchia
:
i
framassoni
che
detestano
il
clero
,
credono
all
'
Architetto
dell
'
Universo
:
e
i
borbonici
,
infine
,
poichè
anche
di
questo
si
parla
,
i
borbonici
si
riassumono
in
quell
'
incantevole
uomo
d
'
età
-
egli
invecchierà
,
più
tardi
-
che
è
il
duca
di
Regina
,
caro
a
tutti
,
riverito
da
tutti
i
partiti
,
sottopartiti
,
frazioni
e
sottofrazioni
.
Il
travolgimento
tumultuario
delle
idee
,
il
turbine
sempre
più
precipitato
delle
opinioni
,
tutto
questo
enorme
cataclisma
morale
,
donde
escirà
,
domani
,
e
già
essa
sorge
splendente
come
l
'
aurora
,
la
coscienza
nova
,
ha
già
così
capovolto
ogni
ordine
di
criteri
e
di
concetti
che
,
veramente
,
coloro
che
,
ancora
,
si
attaccano
al
funesto
ciarpame
del
passato
,
coloro
che
tentano
di
brandire
delle
armi
infrante
e
senza
taglio
,
che
tentano
di
agitare
una
bandiera
stinta
e
a
brandelli
,
destano
un
sorriso
di
ironia
e
di
pietà
!
*
*
*
Ma
in
tanta
bizzarra
confusione
,
il
paese
nostro
,
questa
Napoli
nostra
,
cerca
una
guida
nei
fatti
,
cerca
la
verità
nel
buon
senso
.
Dice
Napoli
,
quietamente
:
ecco
,
io
ho
bisogno
di
risorgere
.
Io
non
solo
debbo
vivere
,
ma
debbo
svolgere
tutte
le
mie
forze
sociali
e
individuali
:
ognuno
dei
miei
cittadini
,
sia
pure
il
più
oscuro
,
il
più
ignoto
deve
aver
lavoro
,
salute
,
protezione
,
educazione
,
e
tutti
i
cittadini
e
,
io
,
Napoli
,
debbo
prendere
il
mio
posto
bello
,
nobile
,
forte
,
nella
vita
operosa
ed
efficace
moderna
.
Non
solo
io
voglio
risorgere
;
ma
,
tutti
gl
'
italiani
che
hanno
cuore
,
vogliono
la
mia
risurrezione
:
ma
tutti
i
miei
fratelli
del
nord
mi
stendono
la
mano
affettuosa
e
salda
,
perchè
io
risorga
:
ma
gli
uomini
del
parlamento
,
ma
gli
uomini
dello
Stato
,
ma
il
Sovrano
vogliono
ardentemente
la
mia
resurrezione
.
Essa
,
però
,
si
deve
compiere
con
tutte
le
forme
più
larghe
,
più
potenti
,
più
limpide
e
più
pure
.
Perchè
io
risorga
debbono
fra
me
giungere
i
capitali
stranieri
e
i
capitali
nordici
e
siano
benedetti
,
purchè
essi
non
trovino
alle
mie
porte
e
fra
le
mie
mura
,
chi
metta
loro
la
taglia
,
se
vogliono
entrare
.
Perchè
io
risorga
debbono
formarsi
,
quì
,
delle
vaste
imprese
industriali
,
ove
chi
è
lavoratore
,
trovi
mercede
onesta
e
aiuto
sociale
,
ove
chi
è
possidente
trovi
onesto
guadagno
,
ove
chi
è
capitalista
,
possa
collocare
onestamente
e
securamente
il
suo
danaro
,
ove
tutte
le
intelligenze
belle
e
vivide
napoletane
possano
trovar
campo
di
azione
,
ove
tutta
questa
forza
simpaticissima
d
'
ingegno
,
possa
manifestarsi
in
opera
utile
,
efficace
:
ma
queste
imprese
industriali
debbono
esser
fatte
alla
luce
del
sole
,
senza
transazioni
equivoche
,
senza
concessioni
losche
,
senza
premî
,
senza
provvigioni
;
e
come
si
è
fatto
altrove
,
a
Milano
,
a
Genova
,
a
Torino
,
ove
centinaja
di
tali
imprese
nacquero
,
vivono
e
prosperano
,
senza
che
sia
stato
loro
necessario
di
corromper
nessuno
,
anche
da
me
,
quì
,
nella
mia
nuova
atmosfera
morale
,
questa
,
cosa
bella
l
'
affare
onesto
,
l
'
affare
semplice
,
l
'
affare
in
cui
non
vi
sono
guadagni
illeciti
o
strabocchevoli
,
da
nessuna
parte
,
ma
in
cui
tutti
possano
prosperare
,
l
'
affare
deve
sorgere
,
svilupparsi
,
dilatarsi
,
portar
bene
ed
esser
parte
integrante
della
mia
risurrezione
.
Perchè
io
risorga
,
completamente
,
debbono
le
banche
che
già
sono
,
quì
,
aiutare
il
mio
popolo
,
aiutare
le
oneste
industrie
,
aiutare
le
oneste
iniziative
e
sottrarre
il
popolo
e
gli
industriali
e
tutti
quelli
che
han
bisogno
del
credito
,
all
'
usura
:
e
altre
banche
si
debbono
fondare
,
ancora
,
con
denari
venuti
di
fuori
,
con
denari
di
quì
,
e
tutte
,
le
nuove
,
le
vecchie
,
non
debbono
pesare
sui
deboli
e
sui
miseri
,
non
debbono
servire
a
scopi
non
bene
definiti
,
ma
avere
,
sì
,
sì
,
anche
le
banche
,
un
criterio
morale
di
assistenza
alla
popolazione
mia
.
Io
invoco
il
lavoro
,
invoco
le
società
,
invoco
le
industrie
,
invoco
le
banche
,
che
dovranno
redimere
la
mia
miseria
,
il
mio
ozio
e
la
mia
inciviltà
:
ma
tutto
questo
deve
esser
fatto
in
un
'
altra
maniera
,
non
più
in
quella
di
prima
,
in
una
maniera
schietta
,
leale
,
franca
,
in
una
forma
delle
più
integre
,
con
,
una
probità
perfetta
,
con
quel
rigore
di
coscienza
,
da
tutte
le
parti
,
che
,
in
tanto
rivolgimento
di
cose
,
è
la
via
della
verità
e
della
vita
E
,
a
proposito
delle
non
imminenti
ma
prossime
elezioni
amministrative
sapete
che
dice
,
Napoli
?
Napoli
dice
questo
:
A
me
importa
poco
che
vadano
al
Consiglio
Comunale
dei
clericali
,
dei
borbonici
,
dei
moderati
,
dei
liberali
,
dei
democratici
,
dei
socialisti
,
o
degli
anarchici
:
tutto
ciò
mi
è
indifferente
.
Io
voglio
degli
uomini
onesti
:
io
voglio
delle
coscienze
secure
:
io
voglio
delle
anime
austere
.
Le
loro
opinioni
politiche
non
mi
riguardano
:
solo
i
loro
sentimenti
morali
m
'
interessano
.
Non
voglio
ladri
,
io
,
al
Comune
;
e
per
ladri
non
intendo
solo
quelli
che
si
mettono
in
tasca
il
denaro
mio
,
il
mio
povero
e
scarso
denaro
,
ma
tutti
quelli
che
aiutano
i
ladri
miei
o
che
permettono
,
chiudendo
gli
occhi
,
che
mi
si
rubi
.
Non
voglio
,
al
Comune
,
nè
affaristi
,
nè
compari
di
affaristi
,
nè
rappresentanti
di
affaristi
,
nè
amici
degli
amici
degli
affaristi
.
Vi
sono
,
fra
i
liberali
degli
onestissimi
uomini
?
Io
lo
vedrò
:
io
avrò
fede
in
loro
,
quando
avrò
veduto
e
saputo
:
e
io
manderò
al
Comune
questi
liberali
onestissimi
.
I
clericali
non
amano
Roma
capitale
,
non
vogliono
festeggiare
il
venti
settembre
,
s
'
irritano
di
dover
riverire
il
Re
:
ma
sono
onesti
?
Io
voterò
per
essi
,
poichè
la
loro
probità
mi
affida
:
e
,
più
tardi
,
penseranno
essi
a
non
urtare
i
miei
sentimenti
d
'
italianità
.
I
socialisti
sono
violenti
,
sono
intemperanti
,
spesso
utopisti
:
ma
sono
onesti
e
vogliono
il
trionfo
della
onestà
,
lo
vogliono
con
tutte
le
loro
forze
,
come
io
lo
voglio
?
Io
voterò
per
essi
,
come
un
sol
uomo
.
Io
voterò
per
chiunque
mi
risulti
,
in
faccia
al
sole
che
egli
sia
un
galantuomo
.
Un
galantuomo
può
sbagliare
,
ma
non
può
tradirmi
,
un
galantuomo
può
errare
,
ma
non
può
vendermi
.
Di
fronte
al
mondo
che
conobbe
le
mie
lunghe
sciagure
,
di
fronte
all
'
Europa
che
si
stupì
di
me
,
come
di
un
covo
di
malfattori
,
di
fronte
all
'
Italia
,
che
mi
guardò
dolorosamente
sorpresa
,
io
debbo
,
ancora
una
volta
e
,
adesso
,
più
che
mai
,
dimostrare
che
le
mie
sciagure
mi
venivano
da
ben
pochi
infami
miei
figliuoli
,
che
il
covo
non
era
che
una
piccola
tana
di
sporchi
rosicanti
,
che
io
ho
migliaja
e
migliaja
di
cittadini
onesti
e
buoni
e
che
,
fra
queste
migliaja
,
io
posso
,
io
voglio
scegliere
ancora
una
volta
,
gli
onesti
che
mi
debbono
amministrare
.
Qualunque
sia
la
veste
di
cui
si
copra
l
'
uomo
dalla
coscienza
infida
,
io
lo
riconoscerò
:
qualunque
sia
la
maschera
che
copra
il
suo
viso
,
io
ne
discioglierò
i
nodi
:
in
qualunque
modo
mi
si
tenti
di
ingannare
,
non
vi
si
giungerà
più
.
Troppo
ho
sofferto
nell
'
onore
e
nella
prosperità
:
troppo
ho
lagrimato
di
vergogna
e
di
indignazione
.
Io
debbo
cominciare
per
salvarmi
,
se
voglio
esser
salvata
da
tutto
,
da
tutti
.
Nelle
mie
mani
è
la
mia
prima
risurrezione
:
cioè
quella
della
mia
esistenza
,
morale
,
cioè
quella
del
mio
decoro
sociale
.
Farò
,
io
,
veder
al
mondo
,
all
'
Europa
,
all
'
Italia
che
di
tutti
i
doni
della
sorte
,
io
sono
degna
,
che
di
tutti
gli
aiuti
fraterni
,
io
sono
degna
,
io
,
Napoli
,
paese
di
gente
onesta
,
mandando
al
Comune
solo
gli
onesti
,
chiedendo
ad
essi
,
che
da
essi
si
prosegua
e
si
esalti
la
mia
riabilitazione
!
CRISTO
DICE
Più
giusto
e
più
opportuno
,
forse
,
è
l
'
ignorare
,
il
voler
ignorare
,
noi
,
in
questo
singolare
,
intenso
e
possente
dissidio
di
Torre
Annunziata
,
che
sia
il
trust
degli
industriali
,
perchè
e
come
sia
sorto
,
su
quali
patti
sia
stato
basato
e
a
quale
ente
finanziario
o
a
quale
persona
vadano
,
divise
o
riuniti
,
i
molti
benefici
del
trust
e
anche
i
suoi
molti
svantaggi
.
Probabilmente
,
certo
,
anzi
,
gli
industriali
di
Torre
Annunziata
non
sono
degli
odiosi
e
crudeli
capitalisti
presi
uno
per
uno
:
anche
essi
,
forse
,
vengono
dal
popolo
laborioso
e
debbono
alla
fatica
e
alla
sorte
bella
dei
loro
genitori
,
debbono
alle
loro
fatiche
e
alla
loro
bella
sorte
,
se
la
fortuna
li
mise
alla
testa
di
una
ricchezza
e
se
così
è
,
non
può
il
loro
memore
cuore
aver
obbliato
donde
i
loro
padri
partirono
,
donde
partirono
essi
,
nella
loro
gioventù
e
questa
memoria
incancellabile
deve
aver
temperato
,
tempera
,
a
ogni
modo
,
la
superbia
e
la
durezza
di
chi
si
trova
dalla
parte
del
denaro
e
del
potere
.
È
anche
certo
che
in
questi
ultimi
due
mesi
di
lotta
veramente
eroica
,
gli
industriali
hanno
sopportato
e
sopportano
gravi
perdite
di
denaro
,
le
cui
conseguenze
non
si
possono
notar
subito
,
poichè
ognuno
di
loro
aveva
la
sua
riserva
e
di
vari
la
fortuna
è
molto
forte
:
è
anche
certo
che
mille
energie
si
sono
disperse
,
mille
occasioni
si
sono
perdute
,
e
che
questi
danni
sono
profondi
,
così
profondi
che
molto
tempo
,
molta
forza
,
molto
lavoro
e
molta
pazienza
sono
necessarî
a
portarvi
dei
rimedî
.
Riveriamo
la
giustizia
,
in
ogni
nostra
parola
,
se
vogliamo
che
la
folla
ci
creda
giusti
e
probi
;
e
non
colpiamo
della
gente
che
è
al
sommo
della
fortuna
sociale
,
con
la
scusa
che
essa
è
ricca
e
che
ciò
offende
il
povero
.
Per
quanto
la
fortuna
tenda
sempre
più
,
dapertutto
,
a
livellare
la
ricchezza
,
a
imporle
,
sovra
tutto
,
tali
leggi
,
tali
doveri
,
tali
obblighi
,
da
venirla
lentamente
diminuendo
,
quasi
togliendole
ogni
possanza
e
ogni
larghezza
,
quasi
mettendole
innanzi
,
constantemente
il
fantasma
dei
meno
felici
,
dei
più
oscuri
,
e
inducendola
a
guardare
e
a
temere
questo
fantasma
,
come
cosa
viva
,
dei
ricchi
esisteranno
sempre
,
nel
mondo
,
e
il
vivo
ingegno
,
la
salda
volontà
,
la
tenacia
ferrea
,
il
cumolo
delle
circostanze
che
noi
chiamiamo
Fortuna
,
avranno
sempre
i
doni
della
terra
e
del
cielo
;
ed
è
ingiusto
punire
costoro
,
semplicemente
perchè
vi
sono
esseri
senza
mentalità
,
senza
volontà
,
miseri
di
anima
e
di
corpo
,
destinati
a
una
vita
umile
,
da
cui
nessuna
legge
,
nessuno
Stato
e
nessun
uomo
può
trarli
.
La
ricchezza
ha
molti
giusti
persecutori
,
quando
essa
è
tirannica
,
aspra
,
orgogliosa
e
senza
pietà
:
essa
ne
ha
anche
,
perchè
è
la
ricchezza
solamente
;
lasciamola
che
si
difenda
come
può
,
se
può
,
se
sa
,
se
vuole
,
se
le
riesce
!
*
*
*
Ma
diamo
tutto
il
nostro
cuore
fraterno
,
pieno
di
un
sentimento
traboccante
di
bene
a
questi
cinquemila
operai
,
che
,
da
circa
settanta
giorni
resistono
a
ogni
tristezza
fisica
e
morale
e
da
Torre
Annunziata
danno
un
esempio
di
fermezza
,
di
costanza
,
di
sacrifizio
veramente
ammirabile
.
Che
gli
occhi
di
tutti
i
lavoratori
del
mondo
si
fissino
sulla
bella
cittadina
che
si
specchia
nel
mare
,
e
che
un
senso
di
rispetto
grande
nasca
per
questi
operai
che
servono
,
con
ogni
privazione
,
non
solo
la
loro
causa
,
ma
la
causa
di
tutti
quelli
che
lavorano
.
Più
di
due
mesi
di
sciopero
essi
stanno
subendo
,
pazienti
vigili
,
inaccessibili
:
e
le
loro
sofferenze
materiali
son
ben
grandi
.
Man
mano
,
i
denari
per
sostenere
lo
sciopero
sono
finiti
ed
essi
si
sono
contentati
di
veder
sempre
più
scarsi
i
soccorsi
della
loro
lega
,
si
sono
contentati
di
pochi
soldi
.
Ogni
tanto
,
qualche
generoso
sussidio
arriva
,
ma
essi
sono
molti
,
i
bisogni
sono
grandi
e
dopo
qualche
giorno
la
ristrettezza
,
la
miseria
,
sì
,
diciamolo
la
miseria
diventa
più
pesante
,
più
lugubre
più
nera
.
Sapete
che
mangiano
molti
di
essi
?
Patate
!
I
contadini
,
i
massari
nelle
campagne
con
animo
misericordioso
,
permettono
che
le
famiglie
degli
operai
vadano
a
raccoglierle
senza
molestarli
;
e
ogni
mattina
con
i
sacchi
sulle
spalle
,
i
ragazzi
degli
operai
vanno
fuori
,
nei
campi
,
negli
orti
,
nelle
masserie
,
a
raccoglier
queste
patate
:
ciò
non
costa
nulla
ed
è
un
cibo
,
almeno
,
un
cibo
caldo
,
cotto
nell
'
acqua
con
cui
si
sfamano
uomini
,
donne
,
bimbi
e
vecchi
.
Cento
episodi
pietosi
,
commoventi
,
si
potrebbero
narrare
,
di
costoro
,
e
in
qual
modo
essi
si
sostengano
scambievolmente
:
e
come
i
più
forti
dieno
forza
ai
più
deboli
:
e
come
le
donne
sieno
più
ardenti
e
più
ferme
:
e
come
non
uno
fallisca
,
non
uno
tradisca
,
non
uno
osi
tradire
.
Cinquemila
,
sono
,
ma
la
volontà
è
una
sola
.
Come
una
barra
di
ferro
che
nulla
fa
deviare
,
che
nulla
smuove
,
che
nulla
rompe
:
e
intanto
,
spesso
,
le
loro
viscere
sono
corrose
dalla
fame
:
spesso
,
non
possono
dare
nulla
ai
loro
figliuoli
:
a
poco
a
poco
tutto
quello
che
avevano
in
casa
,
è
partito
,
impegnato
o
venduto
:
i
loro
amici
,
i
loro
compagni
,
i
loro
confratelli
,
li
hanno
aiutati
,
come
hanno
potuto
,
ma
anche
questi
aiuti
sono
limitati
,
non
possono
consolare
,
sollevare
una
massa
così
enorme
.
Cinquemila
,
sono
e
sembrano
un
solo
uomo
a
cui
la
volontà
invincibile
faccia
compiere
un
miracolo
quotidiano
,
da
settanta
giorni
,
quello
di
subire
ogni
privazione
e
di
non
lagnarsi
e
di
non
cedere
di
una
linea
e
di
credere
,
sì
,
di
credere
nella
propria
vittoria
,
poichè
è
la
fede
nell
'
ideale
quella
che
finisce
,
sempre
,
per
rifulgere
!
Cinquemila
,
sono
,
e
si
sono
votati
,
come
un
uomo
solo
,
al
benessere
della
loro
collettività
al
loro
migliore
avvenire
,
e
in
questo
voto
sociale
che
hanno
fatto
,
danno
,
come
antichi
eroi
,
il
migliore
del
loro
sangue
e
il
migliore
delle
loro
forze
.
Cinquemila
,
sono
,
e
,
oramai
,
con
l
'
alto
loro
coraggio
,
vinti
tutti
gli
ostacoli
,
il
sacrificio
di
tutti
continua
,
sempre
e
non
finirà
senza
trionfo
,
perchè
,
centosei
di
essi
non
restino
nella
strada
,
senza
lavoro
,
senza
pane
!
*
*
*
Il
monte
della
Quarantena
,
in
Palestina
,
sorge
fra
le
floride
pianure
ove
ride
e
corre
il
limpido
fiume
Giordano
e
la
gran
pianura
deserta
ove
fumica
il
plumbeo
Mare
Morto
,
che
seppellì
,
nelle
sue
acque
torbide
e
acri
Sodoma
e
Gomorra
.
Questa
montagna
,
non
alta
,
è
rocciosa
,
asprissima
:
non
vi
nasce
pianta
,
non
vi
nasce
fiore
.
E
Cristo
vi
passò
quaranta
giorni
in
preghiera
,
in
solitudine
,
in
penitenza
,
dopo
che
il
Precursore
,
lo
ebbe
battezzato
nelle
acque
del
Giordano
.
Solo
,
era
,
sulla
montagna
:
e
il
Maligno
lo
tentava
.
Cristo
era
disfatto
dalle
orazioni
e
dal
digiuno
.
Diceva
,
il
Maligno
:
Tu
muori
di
fame
;
se
sei
fìgliuolo
di
Dio
,
fa
un
miracolo
e
cangia
in
pane
queste
pietre
.
Cristo
taceva
.
Fa
,
fa
,
un
miracolo
,
ripeteva
il
Maligno
,
e
cangia
in
pane
le
pietre
!
e
Cristo
,
allora
,
guardandolo
,
gli
disse
:
l
'
uomo
non
vive
solo
di
pane
.
Ah
che
parola
voi
diceste
,
Signore
,
da
questa
montagna
e
come
essa
è
una
delle
più
grandi
,
delle
più
alte
,
delle
più
pure
,
delle
più
fiammeggianti
,
in
tutti
i
tempi
,
in
tutte
le
coscienze
!
Duemila
anni
fa
voi
l
'
avete
pronunziata
,
in
un
'
ora
sacra
alla
elevazione
dell
'
anima
,
combattendo
col
Tentatore
che
vi
offriva
tutti
i
beni
materiali
della
terra
,
sovra
una
montagna
arida
e
nuda
,
in
una
solitudine
senza
eco
,
in
un
momento
supremo
:
e
la
parola
vibra
nel
mondo
degli
spiriti
,
come
un
conforto
e
una
esaltazione
.
È
per
i
poveri
,
per
i
deboli
,
per
gli
infelici
,
per
i
sofferenti
,
che
questa
parola
è
stata
detta
:
è
contro
i
ricchi
,
i
potenti
,
i
superbi
,
i
malvagi
,
che
essa
è
stata
pronunciata
:
è
per
la
guerra
che
sempre
è
stata
,
che
mai
finirà
,
fra
i
miseri
e
gli
epuloni
,
che
questo
è
stato
proclamato
.
Che
importa
la
povertà
,
se
l
'
uomo
non
vive
di
solo
pane
,
ma
di
un
contenuto
spirituale
che
rende
la
sua
anima
lucida
e
formidabile
,
e
vince
le
sue
caducità
fisiche
?
Che
importa
,
la
sofferenza
,
se
non
il
pane
solo
è
pascolo
dell
'
uomo
,
ma
un
conforto
interiore
che
lo
rende
più
forte
di
ogni
tristezza
?
Che
importano
la
privazione
,
lo
stento
,
il
duro
sacrificio
,
quando
per
vincere
queste
torture
,
non
il
pane
è
necessario
,
ma
un
'
energia
morale
che
arriva
sino
all
'
eroismo
?
A
migliaja
,
a
migliaja
,
questi
ignoti
soldati
dell
'
anima
sono
caduti
nel
mondo
,
decimati
dalla
fame
,
dal
freddo
,
dalle
infermità
,
ma
essi
passarono
la
loro
idea
,
la
loro
fiamma
,
la
loro
speranza
ad
altri
combattenti
:
ma
questa
battaglia
contro
tutte
le
tentazioni
basse
e
ignobili
,
questa
battaglia
nel
nome
dello
spirito
trionfante
sulla
carne
,
ha
già
avuto
mille
clamorose
vittorie
.
O
minatori
che
soffocate
nelle
viscere
della
terra
,
o
faticatori
dei
campi
che
vi
curvate
sulla
vanga
,
o
operai
che
vi
accasciate
di
pesante
lavoro
,
nelle
officine
,
la
parola
del
monte
della
Quarantena
è
il
balsamo
che
vi
guarisce
,
vi
vivifica
,
vi
esalta
:
siate
o
non
siate
cristiani
.
Colui
che
era
povero
e
che
amava
solo
i
poveri
,
che
era
oscuro
e
che
perseguitava
i
potenti
,
che
era
umile
e
che
disprezzava
l
'
orgoglio
,
Colui
che
doveva
vivere
e
morire
,
per
tutti
gli
sventurati
,
disse
a
Satana
,
signore
delle
ricchezze
tutte
umane
:
L
'
uomo
non
vive
di
solo
pane
.
Ogni
volta
che
una
creatura
della
terra
preferisce
la
fame
all
'
obbrobrio
,
preferisce
il
freddo
alla
vergogna
,
preferisce
la
morte
alla
viltà
,
ogni
volta
che
una
creatura
umana
in
lotta
con
la
fortuna
altrui
,
con
la
potenza
altrui
,
con
la
tirannia
altrui
,
non
cede
,
non
transige
,
non
si
piega
,
e
talvolta
vince
e
talvolta
muore
,
ma
muore
vincendo
,
il
grande
motto
ha
compiuto
il
suo
miracolo
spirituale
.
IL
PANE
DELL
'
ANIMA
Quando
il
direttore
del
MATTINO
si
trova
,
per
caso
,
in
polemica
col
giornale
ROMA
lo
chiama
,
per
lo
più
,
il
giornale
dei
portinai
.
Ciò
mi
ha
sempre
fatto
sorridere
.
Il
ROMA
potrebbe
essere
il
giornale
dei
portinai
,
come
è
quello
dei
bottegai
che
rientrano
a
pranzo
,
fra
l
'
una
e
le
due
pomeridiane
,
ma
non
è
.
I
portinai
napoletani
non
sanno
leggere
.
Facendo
una
inchiesta
curiosa
e
bizzarra
,
voi
potreste
trovare
,
sovra
un
centinaio
di
guardaportoni
da
quattro
a
cinque
che
sanno
leggere
,
non
di
più
;
e
per
disimpegnare
gli
obblighi
del
proprio
mestiere
,
svariati
e
non
senza
difficoltà
,
i
portinai
napoletani
adoperano
la
sveltezza
naturale
del
loro
ingegno
,
fanno
le
ambasciate
,
distribuiscono
le
carte
da
visita
,
dividono
le
lettere
e
i
giornali
,
ma
non
sanno
leggere
.
Passando
ai
cocchieri
,
gente
sveltissima
se
mai
ve
ne
fu
,
domandate
ad
uno
di
essi
,
per
esempio
,
di
portarvi
a
via
Partenope
,
numero
diciotto
:
anzi
tutto
,
egli
vi
chiederà
se
si
tratta
del
teatro
Partenope
:
e
,
in
secondo
,
quando
sarete
giunti
,
con
la
sua
carrozza
,
a
via
Partenope
,
egli
non
saprà
punto
trovare
il
numero
diciotto
:
il
cocchiere
napoletano
raramente
sa
leggere
e
ignora
quasi
sempre
la
figura
grafica
dei
numeri
,
anche
accanito
giuocatore
di
lotto
,
come
è
.
E
,
passando
di
classe
in
classe
,
non
solo
il
forestiere
si
accorge
e
si
sorprende
e
rimpiange
che
fra
il
popolo
napoletano
,
così
intelligente
,
così
vivido
,
così
rapido
,
sia
innumerevole
il
contingente
di
coloro
che
non
sanno
leggere
,
ma
voi
stesso
,
voi
,
napoletano
,
ogni
volta
che
vi
trovate
di
fronte
a
un
ignorante
,
a
un
analfabeta
,
voi
sentite
il
rammarico
acuto
di
tanta
barbarie
e
di
tanta
oscurità
;
e
,
talvolta
,
vi
assale
il
ribrezzo
di
tanto
oblio
e
di
tanto
abbandono
,
in
cui
è
lasciata
questa
povera
gente
.
E
,
ogni
tanto
,
in
quelle
tristi
interviste
con
qualche
spettro
della
notte
,
che
la
malinconia
della
deambulazione
notturna
vi
procura
,
in
quegli
incontri
singolari
e
tetri
,
con
un
ragazzo
della
malavita
,
con
un
cercatore
di
mozziconi
,
con
un
caffettiere
ambulante
,
voi
udite
il
motto
profondo
,
aspro
,
crudele
,
in
cui
il
popolo
napoletano
riassume
il
suo
profondo
rispetto
per
la
cultura
e
il
dolore
della
propria
ignoranza
,
crudele
motto
che
emana
dall
'
intimo
dell
'
anima
,
come
un
rinfaccio
,
come
amarissimo
rimprovero
alle
classi
più
alte
.
Voi
v
'
interessate
al
guaglione
di
mala
vita
,
al
fantomatico
mozzonaro
,
al
singolare
caffettiere
che
gira
come
un
fantasma
,
esso
,
dall
'
alba
,
per
le
vie
napoletane
e
compiangete
la
sua
sorte
ed
egli
si
compiange
,
così
,
crollando
le
spalle
,
filosoficamente
.
Ma
tu
sai
leggere
?
-
voi
gli
chiedete
.
Egli
vi
guarda
,
risponde
:
Signò
,
si
sapesse
leggere
nun
starria
cca
:
starria
a
Palazzo
.
Per
il
popolo
napoletano
,
chi
sa
leggere
non
può
esser
cercatore
di
mozziconi
,
venditore
di
ulive
,
ladruncolo
notturno
,
ma
può
diventare
Re
o
qualche
cosa
di
simile
al
re
,
abitare
la
Reggia
e
non
un
tugurio
o
gli
scalini
di
una
chiesa
,
comandare
gli
uomini
e
non
finire
in
carcere
o
all
'
ospedale
.
*
*
*
Centinaia
,
migliaia
di
bambini
,
di
bimbe
pullulano
,
si
arrotolano
,
si
aggrovigliano
in
tutte
le
vie
,
dalle
più
aristocratiche
alle
più
popolari
,
creature
seminude
,
scalze
o
malamente
coperte
o
appena
vestite
:
e
non
si
sa
donde
vengano
e
dove
vadano
,
non
si
sa
a
chi
appartengano
,
come
vivano
,
come
muoiano
.
Eppure
hanno
madre
e
padre
,
queste
misere
bimbe
questi
bimbi
miserelli
e
vorrebbero
,
questi
genitori
infelici
,
o
privi
di
lavoro
o
provvisti
di
un
lavoro
mal
remunerato
,
faticosissimo
,
durissimo
,
vorrebbero
,
questi
genitori
,
mandare
,
in
un
asilo
,
in
una
scuola
,
queste
creature
delle
loro
visceri
,
vorrebbero
che
oltre
il
piccolo
e
rude
pane
del
corpo
,
dato
,
ahi
,
con
così
rigorosa
misura
,
fosse
loro
dato
,
da
chi
ne
ha
l
'
obbligo
strettissimo
,
da
chi
ne
ha
il
sacrosanto
dovere
,
il
pane
dell
'
anima
,
l
'
istruzione
.
Desiderio
insano
!
Mancherà
,
spesso
a
questa
immensa
folla
di
piccini
e
di
piccine
,
di
ragazze
e
di
ragazzi
,
il
modo
come
sfamarsi
poichè
,
pare
,
la
povertà
napoletana
sia
molto
pittoresca
e
i
custodi
dell
'
estetica
adorano
questa
manifestazione
possente
e
triste
di
dolore
sociale
:
mancherà
,
senz
'
altro
,
il
pane
dell
'
anima
,
quello
che
dovrebbe
dar
frutto
di
bene
intellettuale
,
di
bene
morale
,
mancherà
senz
'
altro
la
istruzione
.
Vi
è
ancora
fra
il
popolo
,
una
istituzione
strana
e
caratteristica
:
una
specie
di
piccola
scuola
tenuta
,
da
qualche
donnetta
,
in
un
basso
più
spazioso
degli
altri
:
altre
donnette
,
operaie
,
serve
,
lavandaie
,
stiratrici
,
vi
portano
i
loro
figliuoli
e
le
loro
figliuole
,
alla
mattina
,
prima
di
andare
al
lavoro
e
pagano
un
soldo
al
giorno
,
le
più
facoltose
,
diciamo
così
,
venti
soldi
,
e
quindici
soldi
al
mese
,
le
più
sventurate
.
La
donnetta
che
ha
la
scuoletta
,
non
insegna
nulla
a
tutte
quelle
creature
:
le
tiene
raccolte
un
poco
,
poi
,
le
lascia
scorazzare
:
le
sgrida
,
sempre
:
urla
,
dietro
loro
:
le
sculaccia
:
pianti
,
strilli
,
singhiozzi
:
ma
,
infine
,
è
responsabile
,
per
un
soldo
al
giorno
,
per
tre
centesimi
,
per
due
centesimi
,
di
ogni
bimba
,
di
ogni
bimbo
,
sino
alla
sera
.
E
mi
rammento
,
anche
,
la
mia
giovinezza
,
e
un
certo
diploma
di
grado
superiore
che
mi
fu
dato
,
per
tre
anni
,
mentre
raggiungevo
questo
diploma
,
questa
missione
di
dare
il
pane
dell
'
anima
alle
figlie
del
popolo
,
continuamente
rammentata
,
a
ogni
problema
di
aritmetica
sbagliato
:
e
infine
toccato
miracolosamente
questo
scopo
del
massimo
diploma
,
l
'
obbligo
del
tirocinio
di
maestra
,
in
una
di
queste
scuole
,
ove
accorrevano
queste
figlie
del
popolo
,
a
cui
io
doveva
insegnare
a
leggere
e
a
scrivere
E
andai
piena
d
'
interesse
,
di
gentile
ansia
segreta
,
di
emozione
,
persino
,
a
fare
la
tirocinante
e
mi
trovai
fra
molte
bimbe
assai
decentemente
vestite
,
alcune
con
eleganza
.
Una
per
una
le
interrogai
,
queste
figlie
del
popolo
,
chi
fossero
,
donde
venissero
;
e
appresi
,
man
mano
,
che
eran
figliuole
di
professionisti
,
d
'
impiegati
,
di
negozianti
,
di
bottegai
,
e
fra
settantadue
scolare
,
una
solamente
,
una
,
era
una
figlia
del
popolo
,
lacera
,
pallida
,
impertinentissima
,
intelligentissima
,
affascinante
.
Una
!
Più
tardi
,
io
sparvi
dalla
scuola
,
perchè
avevo
finito
di
fare
la
tirocinante
:
la
piccola
Buonfantino
,
indimenticabile
al
mio
cuore
tenerissimo
,
ne
sparve
,
perchè
morì
,
di
tisi
,
a
undici
anni
.
Era
una
figlia
del
popolo
,
quella
:
ma
la
scuola
non
era
fatta
per
essa
*
*
*
E
non
vi
sono
scuole
,
a
Napoli
!
Non
ve
ne
sono
!
Ogni
tanto
,
noi
ci
riuniamo
,
diamo
un
ballo
splendido
,
con
una
lotteria
di
oggetti
d
'
arte
,
tutta
la
grande
società
napoletana
e
la
meno
grande
v
'
interviene
e
la
Croce
Rossa
prende
trentamila
lire
:
ma
le
scuole
mancano
e
migliaia
di
ragazzi
e
ragazze
s
'
imputridiscono
il
corpo
e
l
'
anima
nelle
vie
fangose
.
Non
vi
sono
scuole
:
mentre
noi
per
un
mese
,
organizziamo
una
Kermesse
enorme
,
con
sessanta
dame
nei
chioschi
,
e
gli
ottanta
o
novanta
ciechi
di
Caravaggio
,
che
hanno
già
ereditato
due
o
tre
fortune
,
ricevono
venticinquemila
lire
.
Non
vi
sono
scuole
:
e
altre
dame
della
Società
Margherita
e
io
con
esse
,
organizzano
,
organizziamo
,
conferenze
,
recite
,
gite
,
per
aiutare
ventidue
o
ventisette
ciechi
a
domicilio
,
comprando
loro
un
pianoforte
o
un
fonografo
o
una
biccicletta
!
Non
vi
sono
scuole
,
a
Napoli
,
e
le
maestre
muoiono
di
fame
e
le
ragazze
e
i
ragazzi
del
popolo
vanno
al
vizio
,
alla
corruttela
,
al
disonore
al
crimine
:
e
vi
stupite
delle
statistiche
dell
'
onta
,
del
delitto
,
a
Napoli
,
quando
dimenticate
che
non
vi
sono
scuole
,
che
invano
qualche
anima
buona
di
assessore
grida
,
perchè
se
ne
aprano
delle
altre
,
mentre
il
goffissimo
progetto
del
quartiere
della
bruttezza
,
a
Santa
Lucia
,
chiede
un
milione
e
duecentomila
lire
,
poichè
ciò
fa
comodo
a
un
assessore
qualunque
!
Non
vi
sono
scuole
,
a
Napoli
,
e
questi
cattolici
che
sono
al
Municipio
di
Napoli
,
non
si
vergognano
di
far
perdurare
questa
cosa
infame
,
che
è
l
'
analfabetismo
,
di
cui
tutti
arrossiamo
,
innanzi
non
agli
stranieri
,
solamente
,
che
ne
ridono
ironicamente
,
beffandoci
,
ma
innanzi
agli
italiani
di
Lombardia
e
di
Piemonte
.
Non
so
da
quanti
anni
si
sta
delirando
e
spendendo
intorno
al
Maschio
Angioino
,
sempre
e
la
cancrena
più
ributtante
divora
il
popolo
napoletano
,
confitto
nelle
tenebre
dell
'
ignoranza
:
e
neppure
i
cattolici
che
da
Cristo
Signore
Nostro
avrebbero
dovuto
apprendere
l
'
amore
dei
piccoli
e
degli
oscuri
,
fanno
niente
.
I
socialisti
domandavano
la
refezione
scolastica
:
e
avevano
ragione
,
ma
prima
della
refezione
che
andrebbe
a
figliuoli
delle
persone
agiate
,
aprire
delle
scuole
,
aprirne
altre
cento
,
dappertutto
,
ecco
quella
che
è
la
carità
sociale
,
la
solidarietà
sociale
!
Viceversa
,
noi
ci
occupiamo
se
il
lampadaro
di
S
.
Carlo
toglierà
la
visuale
a
coloro
che
vanno
in
quarta
e
quinta
fila
:
questione
gravissima
.
Costoro
che
si
agitano
per
questa
cosa
bizantina
,
sono
pregati
d
'
informarsi
un
poco
,
così
,
per
sapere
,
quanti
degli
abitanti
ordinarii
delle
carceri
di
San
Francesco
,
di
Sant
'
Eframo
e
di
Santa
Maria
ad
Agnone
sanno
leggere
.
Dopo
,
si
covrano
la
faccia
con
le
mani
:
se
hanno
un
poco
di
rossore
!
IL
PADRE
DEL
POPOLO
I
miei
occhi
hanno
visto
l
'
imponente
e
toccante
spettacolo
;
e
il
fremito
che
danno
le
cose
grandi
e
sincere
,
ha
sconvolto
il
mio
spirito
.
Un
popolo
ha
urlato
di
disperazione
,
ha
gridato
di
collera
,
ha
pianto
di
dolore
,
perchè
Ettore
Ciccotti
non
è
più
deputato
di
Vicaria
:
e
per
tre
giorni
e
tre
notti
,
questo
furore
di
popolo
,
pieno
di
singulti
e
pieno
di
lacrime
,
si
è
espresso
nelle
forme
antiche
,
puerili
e
semplici
,
della
rivolta
popolare
:
il
sasso
raccolto
nelle
vie
suburbane
e
che
fende
l
'
aria
,
fischiando
,
il
pezzo
di
legno
greggio
che
non
è
neppure
un
bastone
ma
che
difende
ed
offende
,
il
vaso
di
fiori
lanciato
dalla
finestretta
del
tugurio
:
e
un
desiderio
folle
,
funebre
,
di
morire
,
spingendosi
avanti
,
contro
le
armi
cariche
e
pronte
a
far
fuoco
,
spingendosi
avanti
,
le
donne
sotto
i
piedi
dei
cavalli
dei
soldati
,
così
,
ebbre
di
morte
!
Se
più
tragica
,
se
infinitamente
più
tragica
non
fu
l
'
avventura
del
popolo
di
Vicaria
,
si
deve
al
medesimo
Ettore
Ciccotti
che
consigliò
,
a
voce
,
per
lettera
,
la
calma
,
la
pace
,
in
nome
del
profondo
vincolo
fra
lui
e
questo
popolo
di
Vicaria
:
si
deve
alla
sua
partenza
,
alla
sua
assenza
,
atto
di
altruismo
tenerissimo
,
con
cui
si
sottrasse
al
terribile
entusiasmo
e
ne
placò
,
così
,
anche
il
disegno
di
rivoluzione
e
di
morte
:
ancora
una
volta
,
egli
salvò
il
quartiere
Vicaria
dal
sangue
e
dalla
strage
.
E
l
'
ira
folle
,
lentamente
,
si
è
sedata
,
poichè
questi
possenti
impeti
delle
masse
non
possono
e
non
debbono
aver
durata
:
ed
è
restato
,
dovunque
serpeggiante
,
in
cento
episodii
commoventi
,
il
dolore
di
aver
perduto
Ettore
Ciccotti
,
come
deputato
di
Vicaria
.
Nei
crocicchi
,
un
organino
si
ferma
e
l
'
uomo
dalla
manovella
,
comincia
a
macinare
una
musica
bizzarra
:
un
altr
'
uomo
canta
:
e
la
canzone
parla
di
Ciccotti
,
il
padre
del
popolo
,
e
tutti
si
mettono
a
cantare
,
un
coro
,
crescendo
la
folla
:
delle
cartoline
col
ritratto
di
Ciccotti
circolano
,
fra
la
gente
:
le
donne
le
afferrano
,
le
baciano
,
le
conservano
nel
seno
.
Un
venditore
di
giornali
passa
,
è
un
vecchio
:
ha
la
testa
fasciata
:
fu
ferito
,
in
una
di
quelle
notti
:
e
camminando
a
passo
lento
,
con
voce
fioca
,
grida
il
giornale
e
aggiunge
,
come
ritornello
:
ànn
'
acciso
'
u
padre
nostro
Ciccotti
.
In
un
angolo
di
Porta
Capuana
,
una
donna
parla
,
fra
un
gruppo
di
donne
:
è
eccitata
,
ha
le
lacrime
agli
occhi
,
narrando
non
so
quale
benefizio
che
ella
ebbe
da
Ciccotti
;
e
le
altre
,
a
poco
a
poco
,
si
mettono
a
gemere
,
intorno
:
e
come
se
qualcuno
fosse
morto
,
esse
esclamano
:
avimmo
perdute
nu
patre
,
nu
patre
!
Altrove
,
un
uomo
vestito
bene
,
un
signore
,
infine
,
ma
noto
nel
quartiere
,
è
circondato
da
altre
donne
,
che
gli
raccontano
le
loro
disgrazie
,
ed
egli
ascolta
,
pensoso
,
crollando
il
capo
:
e
il
ritornello
,
più
malinconico
,
più
triste
,
ricomincia
,
ancora
:
ce
l
'
hanno
levato
,
signò
,
ce
l
'
hanno
levato
!
Entrate
,
non
nelle
botteghe
della
borghesia
di
Vicaria
,
ma
nei
bassi
di
san
Giovani
a
Carbonara
,
di
via
Santi
Apostoli
,
delle
traverse
del
Nuovo
Corso
Garibaldi
,
di
Porta
Capuana
,
e
in
ognuna
di
quelle
tane
ove
manca
l
'
aria
e
manca
la
luce
e
ove
il
popolo
napoletano
vive
,
per
colpa
dei
suoi
mali
governanti
,
come
se
non
fosse
uomini
e
non
fosse
cristiani
,
e
voi
troverete
il
ritratto
di
Ettore
Ciccotti
,
accanto
a
quello
della
Madonna
.
Nominate
a
uno
di
quei
popolani
,
a
una
di
quelle
donne
,
quest
'
uomo
:
e
vedrete
il
volto
loro
infiammarsi
ed
esaltarsi
,
poichè
voi
avrete
loro
nominato
il
padre
,
non
quello
che
dette
loro
la
natura
,
ma
il
padre
della
loro
miseria
,
della
loro
abbiezione
,
del
loro
dolore
!
*
*
*
E
costoro
,
in
Vicaria
,
non
sono
elettori
:
sono
popolo
.
E
un
'
altra
cosa
.
È
una
folla
di
sventurati
che
sono
nati
con
le
mille
eredità
del
morbo
,
della
povertà
e
del
vizio
e
per
cui
nulla
e
nessuno
si
mosse
mai
,
perchè
questi
sventurati
fossero
,
in
nome
di
Dio
,
in
nome
della
natura
,
considerati
come
fratelli
,
più
infelici
,
più
disgraziati
,
ma
fratelli
;
sono
sventurati
;
a
cui
nessuno
pensò
di
dar
pane
e
lavoro
,
poichè
prima
che
il
pane
e
il
lavoro
giungano
sino
ad
essi
,
mille
ladri
eleganti
lo
debbono
sottrarre
o
taglieggiare
:
sono
sventurati
a
cui
nessuno
dà
una
scuola
,
poichè
i
signori
del
Comune
delirano
per
gittare
un
milione
,
a
una
società
che
sta
per
fallire
e
non
provvedono
,
a
che
le
scuole
sieno
aperte
:
sono
sventurati
a
cui
il
lavoro
pesa
,
sulla
vita
,
raro
a
trovarsi
,
difficile
a
durare
,
malissimo
compensato
,
precario
,
incerto
,
irrisorio
:
sono
sventurati
che
spesso
,
vengono
dal
crimine
o
ci
vanno
,
ma
non
per
colpa
loro
,
per
colpa
di
tutta
un
'
altra
società
,
cieca
,
sorda
indifferente
,
dura
come
una
roccia
.
Non
elettori
!
Popolo
:
popolo
vero
,
folto
,
oscuro
,
a
masse
paurose
,
con
volti
ove
si
manifestano
gli
stenti
e
le
tristezze
,
con
voci
roche
,
velate
dalla
fame
e
dalle
malattie
,
con
i
germi
ereditarii
che
un
atavismo
,
ahi
,
di
povertà
,
vi
mise
,
con
gli
istinti
del
male
esaltati
dalla
lunga
esistenza
di
miserie
,
e
di
pianto
,
con
l
'
inclinazione
al
male
sì
,
al
male
,
che
vi
pose
questo
centennale
e
crudele
abbandono
ostinato
della
loro
truce
sorte
;
e
la
Società
infame
si
vela
gli
occhi
per
non
vedere
questo
popolo
,
che
fugge
via
,
per
obbliarne
l
'
esistenza
e
crede
che
la
fuga
sia
la
salvezza
.
Oh
voi
non
fuggiste
,
Cristo
,
Signore
,
questo
popolo
che
,
nel
tempo
dei
tempi
,
era
oppresso
da
ogni
male
e
schiacciato
dai
possenti
e
dai
protervi
!
Voi
lo
cercaste
,
dapertutto
:
ovunque
vi
fosse
un
misero
,
un
sofferente
,
un
peccatore
,
un
malato
,
un
criminale
,
voi
gli
tendeste
la
mano
,
lo
abbracciaste
,
lo
chiamaste
figliuolo
:
voi
lasciaste
che
la
donna
del
male
,
emblema
,
di
tutte
le
peccatrici
,
di
tutte
le
criminali
,
si
curvasse
ai
vostri
piedi
domandando
perdono
e
perdonaste
,
in
lei
,
tutti
i
peccati
delle
povere
creature
muliebri
,
fiacche
,
caduche
,
fragili
,
che
la
virtù
non
le
sorregge
.
Ah
,
non
voi
fuggite
,
questo
popolo
,
o
Leone
Tolstoi
,
o
il
più
cristiano
fra
i
cristiani
,
voi
che
avete
salutato
come
fratelli
,
solo
quelli
che
soffrono
,
voi
che
avete
rinfacciato
alla
società
ipocrita
e
perversa
tutti
i
suoi
inganni
e
tutte
le
sue
infamie
,
voi
che
siete
sceso
in
mezzo
a
tutti
i
disgraziati
e
le
disgraziate
,
e
solo
essi
,
nei
vostri
libri
,
salirono
all
'
onore
della
vostra
pietà
e
della
vostra
tenerezza
.
Padre
del
popolo
,
era
il
Signor
Nostro
Gesù
:
e
padre
fu
ognuno
che
disprezzò
i
ricchi
e
i
malvagi
e
che
curò
le
piaghe
fisiche
morali
degli
infelici
:
e
padre
sarà
chiamato
,
nella
vita
nostra
,
chi
si
curerà
solo
di
asciugar
le
lacrime
di
chi
piange
,
di
sollevar
le
anime
depresse
,
di
ridare
una
coscienza
morale
a
coloro
che
l
'
ebbero
distrutta
,
dal
loro
destino
.
Questo
nome
di
padre
il
popolo
di
Vicaria
,
lo
ha
dato
ad
Ettore
Ciccotti
,
perchè
egli
non
ha
messo
le
mani
sui
suoi
occhi
,
per
non
vedere
l
'
orrore
di
quelle
esistenze
,
perchè
egli
non
è
fuggito
,
via
,
compreso
da
un
senso
di
terrore
e
d
'
impotenza
:
perchè
egli
è
restato
,
coraggioso
,
paziente
,
indulgente
,
dove
consolante
,
dove
beneficante
,
dove
cercando
di
rialzare
lo
spirito
,
dove
soccorrendo
il
corpo
:
perchè
,
egli
ha
avuto
pietà
,
ma
non
una
pietà
pomposa
e
oltraggiosa
,
non
una
pietà
sterile
e
infeconda
,
ma
una
pietà
umile
e
fraterna
,
ma
una
pietà
efficace
e
operosa
,
ma
una
pietà
civile
e
gentile
.
Mille
volte
,
questo
popolo
di
Vicaria
obbliato
,
abbandonato
,
tradito
,
ha
trovato
in
Ettore
Ciccotti
non
l
'
ipocrita
che
mette
mano
al
portafogli
e
dà
due
lire
,
e
compera
due
lire
di
tranquillità
di
coscienza
,
ma
un
cuore
paterno
,
pieno
di
quella
celestiale
indulgenza
che
è
la
forza
dei
soggiogatori
del
popolo
,
ma
un
'
anima
virile
che
,
nell
'
istesso
tempo
,
ha
detto
la
parola
che
solleva
e
ha
prestato
l
'
opera
che
redime
,
che
ha
consolato
il
dolore
e
ha
aperto
gli
spiriti
alla
speranza
di
una
vita
più
cosciente
e
più
civile
.
Non
vi
stupite
se
le
donne
violenti
di
Porta
Capuana
e
le
male
donne
di
via
Martiri
d
'
Otranto
lo
adorino
!
Così
la
Maddalena
adorò
Cristo
:
così
la
Maslova
,
perduta
e
criminale
,
adorò
Tolstoi
.
Il
vincolo
sociale
è
fondato
sull
'
alta
e
nobile
e
riabilitante
carità
fraterna
:
il
miracolo
sociale
,
è
creato
solo
da
un
sublime
e
ardente
sentimento
di
pietà
e
di
amore
.
*
*
*
E
che
gli
importa
di
esser
deputato
di
Vicaria
.
a
Ettore
Ciccotti
?
L
'
uomo
,
in
lui
,
è
superiore
a
questa
carica
tenuta
,
spesso
da
gente
vile
o
sciocca
.
La
beltà
della
sua
anima
non
soffre
miscela
di
ambizione
puerile
:
egli
non
è
un
arrivista
:
il
socialismo
non
gli
è
servito
per
emergere
:
per
cento
altre
forze
intellettuali
e
morali
,
che
sono
in
lui
,
egli
sarebbe
emerso
.
E
non
fu
sempre
socialista
:
e
la
sua
storia
della
sua
via
di
Damasco
,
tutta
a
onor
,
suo
,
è
il
romanzo
di
uno
spirito
retto
e
puro
che
si
ribella
,
d
'
un
colpo
solo
,
alla
infamia
sociale
,
in
tutti
i
ceti
,
infamia
che
non
colpisce
lui
,
ma
chi
sta
intorno
a
lui
:
è
la
ribellione
oscura
e
impetuosa
di
un
altruista
.
Sia
,
sia
,
sempre
il
padre
del
popolo
di
Vicaria
,
Ettore
Ciccotti
!
Non
dimentichi
questo
popolo
che
egli
ha
amato
,
che
lo
ama
:
non
lo
abbandoni
,
di
nuovo
alla
sua
sorte
tetra
e
truce
:
apporti
,
egli
la
luce
della
parola
,
la
bellezza
dell
'
esempio
,
la
efficacia
dell
'
azione
a
quella
gente
sventurata
che
,
pure
,
è
umana
,
è
cristiana
,
ha
i
segni
della
intelligenza
e
del
sentimento
,
nella
persona
.
A
ciò
,
non
serve
esser
deputato
.
E
,
forse
,
domani
,
Ettore
Ciccotti
lo
sarà
di
nuovo
,
se
il
giovine
patrizio
che
ne
prese
il
posto
,
non
si
decida
,
e
forse
è
capace
di
farlo
,
a
diventare
,
di
Ettore
Ciccotti
,
scolaro
,
cooperatore
,
fratello
,
in
quartiere
Vicaria
.
Il
titolo
di
padre
,
è
così
bello
,
è
così
degno
!
Niuno
che
lo
pronunzi
,
senza
esserne
commosso
:
ed
in
bocca
a
un
popolo
,
esso
significa
preghiera
e
benedizione
.
Napoli
,
Novembre
del
1904
UNA
DONNA
Avete
mai
provato
il
sottile
e
malinconico
piacere
,
piene
di
segrete
sorprese
e
d
'
intimi
sussulti
,
di
frugare
fra
i
vecchi
ritratti
in
un
antico
albo
di
cui
da
anni
,
non
si
schiudeva
il
fermaglio
,
una
polverosa
cartella
di
cui
,
da
tanto
tempo
non
si
scioglievano
i
nastri
?
Avete
mai
fissato
gli
occhi
sui
pallidi
ritratti
di
colori
che
sono
morti
,
poichè
,
misteriosamente
,
tutti
i
ritratti
dei
morti
appaiono
scolorati
?
Volti
di
morti
,
volti
di
persone
scomparse
,
che
,
non
rivedrete
mai
più
,
volti
di
creature
che
,
forse
vi
amarono
e
che
voi
amaste
male
,
forse
,
e
,
che
non
vi
amarono
a
tempo
,
forse
,
volti
già
consunti
dalla
tristezza
o
floridi
di
una
beltà
quasi
intangibile
,
volti
di
tanto
vecchi
ritratti
,
di
persone
che
portarono
via
una
parte
del
vostro
cuore
,
che
vi
tolsero
una
luce
dall
'
anima
,
forse
,
o
che
,
forse
,
vi
lasciarono
un
profondo
e
indelebile
ricordo
!
Questo
sottile
piacere
di
scorrere
con
le
dita
trepide
,
fra
gli
antichi
ritratti
,
dalla
malinconia
vi
fa
passare
allo
spasimo
:
e
quando
,
sgomento
dai
fantasmi
che
voi
stessi
avete
evocati
,
lasciate
cader
l
'
albo
e
chiudete
la
cartella
,
onde
di
amarezza
seguitano
a
fluttuare
nel
vostro
sangue
.
O
passato
,
tu
solamente
sei
vero
!
Ecco
,
io
ho
innanzi
un
tanto
antico
ritratto
,
di
una
donna
:
di
una
signora
:
è
una
fotografia
,
che
avrà
trent
'
anni
,
forse
,
e
che
fu
data
alla
donna
che
degnamente
,
io
ho
più
amata
e
venerata
nel
mondo
,
a
mia
madre
.
Questo
ritratto
è
di
Teresa
Ravaschieri
e
già
in
quel
tempo
in
cui
fu
amichevolmente
donato
,
non
era
un
ritratto
nuovo
:
veggo
un
viso
ovale
,
sereno
,
sorridente
,
eminentemente
giovanile
;
e
dei
bruni
e
folti
capelli
neri
,
ove
si
appoggia
un
diadema
prezioso
:
un
vestito
da
festa
che
scovre
un
collo
e
delle
spalle
statuarie
,
adorne
di
una
collana
ricchissima
:
una
testa
da
cameo
,
infine
,
ove
la
purezza
delle
linee
è
animata
dalla
espressione
più
spirituale
nella
luce
dei
cari
occhi
larghi
e
limpidi
,
nel
sorriso
della
bella
bocca
,
in
tutta
la
quiete
viva
e
fresca
della
fisionomia
.
Il
prezioso
ritratto
,
dunque
,
mostra
una
Teresa
Ravaschieri
in
tutta
la
pienezza
della
sua
beltà
e
della
sua
grazia
muliebre
,
quando
la
sua
persona
e
il
suo
intelletto
,
il
suo
fascino
e
la
sua
cultura
attiravano
verso
lei
gli
omaggi
divoti
d
'
italiani
e
di
stranieri
,
quando
il
suo
nome
,
illustre
per
tutti
i
suoi
antenati
,
illustre
per
suo
nonno
,
per
suo
padre
,
rappresentava
,
in
Napoli
,
quello
della
vera
gran
dama
,
la
gran
dama
per
cui
l
'
alta
società
napoletana
,
di
allora
,
era
veramente
alta
.
Prezioso
ritratto
che
ha
fatto
,
che
fa
profondamente
trasalire
l
'
anima
mia
,
che
esalta
,
in
un
sogno
di
bellezza
e
di
bontà
la
mia
fantasia
e
che
dà
al
mio
cuore
,
che
non
sa
obliare
,
con
un
nuovo
fiotto
l
'
inconsolabile
rammarico
,
quello
di
non
aver
visto
,
l
'
anno
scorso
,
trapassar
l
'
anima
grande
di
Teresa
Ravaschieri
,
quello
di
non
aver
potuto
,
in
gramaglia
,
seguire
,
a
piedi
,
il
suo
corteo
funebre
,
quello
di
non
aver
potuto
baciare
,
piangendo
,
la
pietra
marmorea
che
chiude
il
suo
sepolcro
,
come
quello
di
una
seconda
madre
.
*
*
*
Qual
donna
,
mai
,
eguaglierà
costei
?
Chi
oserà
mai
fare
quello
che
essa
fece
?
La
somma
delle
sue
virtù
morali
non
è
,
forse
,
grande
quanto
quella
delle
sue
opere
,
non
ha
essa
,
forse
,
operato
tutto
il
bene
che
ha
pensato
e
che
ha
sentito
?
Chi
mai
realizzò
un
alto
sogno
di
amore
come
ella
volle
e
fece
?
Chi
mai
raggiunse
uno
scopo
più
lontano
,
più
nobile
e
più
puro
,
con
la
sola
volontà
del
bene
?
Dove
non
giunse
il
suo
desiderio
di
carità
e
dove
non
mise
ella
la
testimonianza
del
suo
desiderio
soddisfatto
?
Che
cosa
ella
non
invocò
sui
poveri
,
sugli
afflitti
,
sui
derelitti
e
qual
balsamo
,
per
lei
,
non
sanò
le
crudeli
ferite
di
costoro
?
Balzano
i
ricordi
belli
,
nella
mia
mente
e
Teresa
Ravaschieri
mi
appare
come
in
una
selva
di
vivide
rose
fragranti
,
ed
ognuna
di
esse
è
un
beneficio
,
ognuna
di
esse
è
una
carità
,
ognuna
di
esse
è
un
atto
di
amore
!
Quante
volte
,
al
suo
contatto
spirituale
,
io
sentii
ringagliardire
l
'
affievolita
mia
fede
cristiana
:
poichè
ella
era
una
cristiana
perfetta
,
umile
senza
cecità
,
tenera
senza
leziosaggine
,
speranzosa
senza
baldanza
,
fidente
senza
esitazione
.
Un
giorno
,
parlavamo
di
Galilea
,
insieme
,
e
del
grande
lago
di
Genesareth
,
ove
Cristo
sedò
la
tempesta
,
e
della
montagna
di
Hattine
,
ove
Egli
pronunciò
l
'
inobliabile
sermone
:
e
gli
occhi
di
Teresa
Ravaschieri
si
riempirono
di
sogno
e
come
in
sogno
,
ella
mi
disse
:
senti
,
io
son
certa
che
se
avessi
avuto
la
fortuna
di
vivere
là
,
in
quei
tempi
,
avrei
seguito
Gesù
,
dovunque
,
come
le
Marie
:
ed
era
vero
,
poichè
la
sua
anima
ardente
era
apostolica
,
poichè
ella
amava
diffondere
la
sua
fiamma
vivida
,
e
generatrice
di
vita
dello
spirito
!
Quante
volte
ella
mi
ha
chiamata
a
sè
per
comunicarmi
una
sua
idea
schietta
,
provvida
,
generosa
e
io
,
come
altri
miseri
esseri
,
con
le
mani
e
con
le
anime
legate
dall
'
incertezza
e
dalla
debolezza
,
come
tanti
altri
infelici
che
,
guasti
dal
dubbio
,
temono
di
abbandonarsi
alle
imprese
audaci
,
rischiose
e
magnifiche
,
le
ponevo
,
miserabilmente
,
delle
obbiezioni
meschine
sempre
sgomentandomi
delle
complicazioni
,
in
cui
ella
comprometteva
la
sua
salute
,
la
sua
pace
,
il
suo
tempo
.
Ella
crollava
il
capo
:
sorrideva
:
riconciliava
il
suo
discorso
,
in
cui
tutto
il
suo
progetto
ideale
di
soccorso
,
di
sussidio
,
di
protezione
appariva
magicamente
colorito
:
e
a
un
tratto
,
io
,
come
gli
altri
,
eravamo
colpiti
dalla
grazia
,
e
innanzi
a
lei
ci
sentivamo
stupiti
e
fiacchi
,
e
sentivamo
che
una
volontà
alta
e
bella
ci
trascinava
,
e
tutti
eravamo
travolti
in
un
'
onda
di
bene
che
,
da
lei
emanava
,
che
ci
rendeva
capaci
di
cento
cose
più
forti
di
noi
,
che
ci
dava
la
forza
di
servirla
,
Teresa
Ravaschieri
,
nei
suoi
miracoli
di
tenerezza
che
ci
metteva
dietro
a
lei
,
come
discepoli
di
un
Maestro
divino
.
Ah
Ella
,
sì
,
avrebbe
seguito
,
col
capo
avvolto
nel
manto
e
i
piedi
nudi
nei
sandali
,
Gesù
,
per
le
altitudini
del
Thabor
,
per
le
pianure
di
Elsdrelon
e
per
le
balze
della
Samaria
,
fino
a
Gerusalemme
,
fino
al
Calvario
,
sin
oltre
il
Calvario
:
ma
alla
sua
parola
di
pietà
,
al
suo
sentimento
di
amore
,
a
questa
luce
costante
e
generatrice
di
ogni
bene
che
emanava
da
lei
,
ognuno
di
noi
sarebbe
con
lei
partito
,
dove
ella
volesse
,
con
lei
,
ove
ferveva
il
più
crudele
morbo
,
ove
giacevano
i
morti
del
cataclisma
,
ove
strideva
il
grido
di
guerra
.
Chi
,
chi
mai
dirà
più
a
noi
,
come
Teresa
Ravaschieri
la
diceva
,
la
parola
che
desta
l
'
anima
e
che
la
sospinge
alla
divozione
suprema
?
Chi
più
,
chi
più
indicherà
a
noi
,
con
la
mano
bianca
e
l
'
occhio
scintillante
,
la
via
del
sacrificio
sublime
?
Ah
che
noi
siamo
soli
,
freddi
,
tristi
e
dubbiosi
di
ogni
cosa
e
dubbiosi
di
ogni
persona
,
e
giammai
,
più
udremo
la
voce
che
ci
dava
la
forza
di
vivere
,
l
'
energia
di
vivere
per
gli
altri
,
l
'
abnegazione
di
vivere
per
tutti
gli
altri
,
tutti
,
amici
,
indifferenti
,
estranei
,
nemici
.
Non
è
morta
una
donna
,
l
'
anno
scorso
,
il
dieci
di
settembre
:
si
è
dileguata
la
più
incomparabile
forza
spirituale
:
è
scomparsa
la
miglior
parte
di
noi
,
quella
che
riassumeva
le
tre
virtù
dell
'
anima
,
la
carità
,
la
fede
,
la
speranza
:
abbiamo
perduto
,
con
lei
il
segreto
della
nostra
vita
di
cristiani
operosi
e
di
creature
umane
degne
di
questo
nome
,
il
senso
della
tenerezza
fraterna
,
si
è
spento
,
in
noi
,
poichè
lei
,
l
'
Evocatrice
,
l
'
Animatrice
di
tutte
le
fraterne
tenerezze
,
è
spenta
*
*
*
Giusto
è
che
,
oggi
,
in
un
tempio
,
i
maggiori
cittadini
napoletani
e
le
più
pietose
donne
e
quanti
sono
i
più
noti
che
amarono
e
ammirarono
Teresa
Ravaschieri
,
convengano
per
onorar
la
sua
memoria
e
per
pregar
pace
a
lei
.
Tali
feste
funebri
solenni
,
sono
assai
belle
,
e
commoventi
,
anche
.
Ma
se
io
penso
che
,
in
quel
tempio
,
dovrebbero
entrare
tutti
coloro
che
essa
ha
beneficati
,
esso
è
piccolo
,
troppo
piccolo
,
infinitamente
piccolo
:
la
folla
dei
poveri
,
degli
infelici
,
degli
infermi
,
degli
abbandonati
,
cui
ella
provvide
di
dignitosa
elemosina
,
di
ricovero
,
di
sanità
recuperata
,
di
cure
materne
,
la
folla
,
a
cui
ella
dette
il
suo
amore
e
la
sua
fortuna
,
il
suo
tempo
e
la
sua
anima
,
la
folla
a
cui
ella
dette
sè
stessa
,
in
un
lungo
ed
entusiasta
olocausto
,
è
immensa
.
Niun
tempio
la
potrebbe
contenere
e
ognuno
di
costoro
,
poichè
gli
oscuri
,
i
derelitti
non
dimenticano
,
certo
,
ogni
volta
che
il
suo
spirito
si
effonde
nella
preghiera
,
rammenterà
il
nome
di
Teresa
Ravaschieri
.
Ed
è
,
forse
,
più
giusto
domandare
a
Lei
,
dal
suo
eterno
riposo
che
ella
ci
preghi
pace
:
assai
più
giusto
che
noi
,
combattuti
,
trafitti
,
stanchi
,
oppressi
,
senza
più
guida
nell
'
esistenza
,
chiediamo
pace
a
Lei
.
Ella
lottò
e
vinse
,
nel
nome
di
Dio
e
nel
nome
della
virtù
d
'
amore
che
raccoglie
tutta
l
'
umanità
.
Assai
prima
di
morire
,
ella
era
in
pace
.
Ella
aveva
detto
a
Dio
le
parole
estreme
,
assai
prima
di
morire
:
e
aveva
avuto
il
dono
della
pace
.
È
alla
nostra
nave
pericolante
,
in
gran
tempesta
,
nella
notte
,
che
bisogna
chiedere
l
'
aiuto
di
uno
spirito
orante
,
nella
beatitudine
celeste
:
è
al
nostro
naufragio
che
l
'
anima
eletta
deve
dar
soccorso
,
dal
misterioso
mondo
delle
anime
.
La
grande
anima
aveva
la
consuetudine
dei
miracoli
,
per
la
forza
della
preghiera
,
e
della
bontà
.
Preghiamo
che
Ella
continui
!
Saggistica ,
Parole
non
inutili
...
proverbio
trito
....
chi
fonda
in
sul
popolo
fonda
in
sul
fango
.
MACHIAVELLI
,
Il
Principe
,
Cap
.
IX
.
Era
il
1°
agosto
1876
,
quando
il
periodico
letterario
la
Vita
Nuova
pubblicò
un
saggio
degli
studii
da
me
fatti
intorno
alla
plebe
di
Milano
.
Per
ben
due
anni
m
'
ero
infognato
dove
poteva
meglio
vederla
,
osservarla
,
senza
destare
alcun
sospetto
,
che
mi
togliesse
il
modo
di
studiarla
nella
sua
piena
libertà
.
Diciamolo
tosto
:
la
plebe
è
sospettosissima
di
quanti
vestono
abiti
di
panno
.
Forse
non
ha
tutti
i
torti
.
Ma
lasciamola
lì
.
Avevo
visitate
bettole
,
stamberghe
,
scuole
di
ballo
,
locande
;
e
tutti
i
vizii
e
tutti
i
peccati
veniali
e
mortali
m
'
erano
passati
innanzi
in
tutta
la
loro
sfacciata
bruttezza
.
È
dovere
però
confessare
che
ho
vedute
ancora
miserie
tormentose
,
dolori
quasi
insopportabili
,
abnegazioni
deplorevoli
,
audacie
formidabili
,
sdegni
spaventosi
,
rassegnazioni
ammirande
.
Perle
nel
fango
.
La
plebe
è
corrotta
.
Sicuramente
:
essa
riflette
la
corruzione
delle
classi
così
dette
elevate
,
come
nell
'
immobile
specchio
di
un
'
acqua
stagnante
si
riflettono
gli
alberi
che
intorno
ad
essa
stanno
.
I
popoli
,
cito
l
'
autorità
di
Petruccelli
della
Gattina
,
non
hanno
sentimenti
bassi
,
se
non
quando
si
elevano
alla
borghesia
.
La
plebe
collettiva
ha
sempre
sentimenti
nobili
,
perché
partono
dal
cuore
,
perchè
sono
istinto
.
La
plebe
,
si
potrebbe
dire
mercantilmente
,
è
corrotta
per
conto
terzi
.
E
allora
che
volete
pretendere
dalla
plebe
?
Avete
ragione
di
chiamarla
la
pellagra
sociale
.
"
Si
,
signori
,
vi
dirà
Cesare
Correnti
,
avete
detto
bene
:
la
plebe
è
la
pellagra
sociale
.
"
Chi
mangia
male
e
irregolarmente
,
chi
respira
il
tifo
e
la
colpa
nelle
locande
si
guasta
il
sangue
e
le
idee
.
Effetti
della
segale
cornuta
sul
temperamento
sanguigno
e
dei
sofismi
cornuti
,
commentati
dalla
pancia
vuota
su
una
testa
vuota
.
"
Et
ne
nos
inducas
in
tentationem
.
"
Se
preghiamo
Dio
di
non
metterci
a
male
prove
,
con
quanta
maggiore
logica
non
diremo
noi
alla
società
:
Non
fabbricare
colle
tentazioni
gli
oziosi
,
le
prostitute
,
i
malandrini
Parole
sante
,
che
è
un
peccato
non
averle
pubblicate
prima
d
'
ora
.
Del
resto
la
plebe
di
quel
tempo
non
è
più
la
plebe
de
'
giorni
nostri
.
Gran
parte
è
sparita
dalla
scena
del
mondo
.
La
media
della
vita
de
'
disgraziati
plebei
è
breve
:
gli
stenti
ne
affrettano
la
morte
.
Inoltre
dal
1876
in
poi
la
plebe
milanese
è
diventata
una
tutt
'
altra
cosa
.
I
ladri
sono
stati
soppiantati
dai
truffatori
,
l
'
astuzia
ha
preso
il
posto
del
coraggio
.
Questo
cambiamento
d
'
industria
ha
imposto
un
mutamento
d
'
abitudini
.
E
poi
molti
di
questi
disgraziati
hanno
lasciato
Milano
;
parecchi
hanno
messo
giudizio
qualcun
s
'
è
perfino
ammogliato
ed
è
diventato
un
discreto
padre
di
famiglia
.
-
G
'
hoo
la
donna
,
adess
besogna
che
faga
giudizi
.
-
Bravo
,
bravo
:
n
'
era
tempo
.
Per
vero
dire
anche
la
società
dal
canto
suo
ha
procurato
di
trasformare
i
plebei
,
infatti
ha
eretto
dalle
fondamenta
quel
grande
rifugio
che
è
il
carcere
cellulare
,
e
con
zelo
di
carità
ha
trovato
quell
'
espediente
purgativo
del
domicilio
coatto
.
In
Italia
si
spende
poco
per
le
scuole
,
ma
non
si
bada
a
buttare
il
denaro
quando
si
tratta
di
costrurre
un
carcere
cellulare
...
modello
;
ovvero
a
stipendiare
custodi
,
guardiecarcerarie
,
agenti
di
pubblica
sicurezza
;
infine
per
la
pura
verità
si
pensa
poco
a
prevenire
,
ma
in
quella
vece
si
pensa
molto
a
reprimere
.
Eppure
con
un
po
'
di
carità
si
potrebbero
disarmare
tanti
odii
,
ammansare
tante
ire
,
cancellare
tanti
rancori
tra
classe
e
classe
di
cittadini
,
risuscitare
un
poco
di
affetto
,
ravvivare
de
'
buoni
sentimenti
nascosti
giù
de
'
precordii
tra
la
zavorra
.
Ma
chi
se
ne
occupa
?
Se
ne
occupano
i
preti
e
i
filantropi
dottrinarii
,
Carità
pretensiosa
,
arida
,
infeconda
.
La
plebe
s
'
è
trasformata
di
tendenze
e
di
costumi
:
l
'
odio
verso
le
classi
elevate
è
però
rimasto
lo
stesso
.
Ecco
perchè
gli
studi
da
me
fatti
nel
1876
sulla
plebe
di
Milano
possono
oggi
riveder
la
luce
,
e
corretti
,
e
compiuti
,
cattivarsi
la
curiosità
e
forse
il
giudizio
benevolo
del
cortese
lettore
.
La
sostanza
è
la
stessa
,
gli
accidenti
sono
mutati
,
epperò
ho
dovuto
mutare
la
forma
del
mio
lavoro
.
Ma
siccome
le
durezze
della
miseria
per
la
povera
plebe
sono
oggi
ancora
quello
ch
'
erano
allora
,
così
possiamo
dire
essere
questi
studii
nuovi
...
nuovi
per
la
società
disattenta
e
negligente
.
Altri
ci
ha
seguiti
in
questa
strada
analitica
e
s
'
è
dato
due
anni
più
tardi
a
ripetere
i
nostri
gridi
d
'
allarme
,
collo
stesso
frutto
che
abbiamo
ottenuto
,
allorquando
per
la
prima
volta
li
abbiamo
messi
noi
.
Voglia
la
sorte
che
quando
la
Società
sarà
disposta
ad
ascoltare
i
lamenti
della
plebe
e
ad
esaudirne
i
desiderii
,
la
società
non
abbia
a
dover
riconoscere
quanto
sia
vera
la
sentenza
del
Machiavelli
,
e
cioè
che
"
venendo
con
i
tempi
avversi
le
necessità
,
tu
non
sei
a
tempo
al
male
,
ed
il
bene
che
tu
fai
non
ti
giova
,
perchè
è
giudicato
forzato
,
e
non
se
ne
è
saputo
grado
alcuno
.
"
Noi
facciamo
il
dover
nostro
e
ripetiamo
il
nostro
grido
;
e
se
mai
troppo
affiocata
fosse
la
nostra
voce
,
gioviamoci
di
quella
potentissima
di
Victor
Hugo
che
per
la
Francia
potrebbe
essere
stata
profetica
:
"
Messieurs
,
songez
-
y
,
c
'
est
l
'
anarchie
qui
ouvre
les
abimes
,
mais
c
'
est
la
misère
qui
les
creuse
.
"
Fondacci
L
'
ignoto
è
uno
stimolo
potente
per
l
'
attività
dell
'
uomo
.
Scoprire
!
ecco
il
gran
premio
per
molti
generosi
,
i
quali
affrontano
pericoli
e
disagi
d
'
ogni
fatta
pur
di
rinvenire
ciò
,
che
i
più
neglessero
o
quello
che
alcuni
inutilmente
cercarono
;
e
questo
premio
sembra
ad
essi
tanto
maggiore
,
quanto
la
cosa
scoperta
riesce
più
dissimile
dalle
cose
già
note
,
o
quanto
più
strani
furono
i
mezzi
adoperati
e
le
vie
tenute
per
giungere
a
trovarla
.
Poichè
a
tutto
quello
che
è
strano
e
disforme
dal
proprio
modo
di
vivere
l
'
uomo
presta
il
suo
omaggio
di
ammirazione
,
il
suo
culto
,
e
gli
porge
largo
tributo
di
"
oh
!
"
e
di
"
ah
!
"
.
Le
relazioni
intorno
ai
Papuas
della
nuova
Guinea
dateci
da
Odoardo
Beccari
,
destarono
meraviglia
ed
interesse
vivissimo
in
chi
ebbe
la
fortuna
di
leggerle
;
eppure
con
quegli
ottimi
Papuas
abbiamo
si
scarsi
rapporti
,
che
se
non
fosse
pel
Beccari
,
quasi
non
ci
daremmo
per
intesi
della
loro
esistenza
.
E
quanta
curiosità
non
attrassero
i
due
Akka
che
dal
Miani
furono
destinati
a
rappresentanti
dei
loro
simili
presso
gl
'
Italianì
?
E
infine
per
pochi
mesi
gli
eroi
della
curiosità
pubblica
non
sono
stati
forse
gli
Esquimesi
visitati
da
Giulio
Payer
e
da
Carlo
Weiprecht
?
E
questi
non
furono
forse
eclissati
dal
prof
.
Nordenskjold
e
dal
tenente
Bove
?
E
non
attrassero
poi
l
'
attenzione
dell
'
universale
i
Tunisini
visitati
dal
marchese
Antinori
e
dal
barone
Castelnuovo
?
E
l
'
ammirazione
di
costoro
non
venne
distratta
dalla
narrazione
de
'
viaggi
e
delle
drammatiche
avventure
del
capitano
Cecchi
?
Alcuni
però
s
'
accontentano
di
cercare
e
di
conoscere
cose
assai
più
vicine
e
più
ovvie
,
è
però
leggono
con
soddisfatta
attenzione
le
Escursioni
nei
quartieri
poveri
di
Londra
;
di
L
.
Simonin
,
Les
Ordures
de
Paris
di
Flévy
d
'
Urville
;
Paris
di
Maxime
du
Camp
;
Les
classes
dangereuses
de
la
popolation
dans
les
grandes
villes
dei
Frégier
;
Les
populations
dangereuses
et
les
misères
sociales
di
Paul
Cère
;
Le
sublime
di
Denis
Poulot
;
Intemperance
et
misère
di
J
.
Le
Fort
;
La
Société
et
les
moeurs
allemands
dal
Tissot
;
La
misère
di
J
.
Siegfried
.
Riguardo
ad
ignoranza
e
ad
abbiettezza
la
feccia
plebea
di
qualsiasi
grande
città
può
dare
dei
punti
ai
Papuas
,
agli
Akka
ed
agli
Esquimesi
.
E
la
marmaglia
pullula
e
brulica
in
ogni
grande
città
,
eppure
gli
onesti
cittadini
non
la
curano
,
perchè
non
la
vedono
quasi
mai
,
e
appena
ne
ricordano
talvolta
con
disprezzo
il
nome
.
Di
giorno
essa
appare
di
rado
;
sfogna
per
lo
più
di
notte
,
appare
quando
per
insoliti
avvenimenti
,
il
-
principio
d
'
autorità
viene
fortemente
scosso
da
una
delle
classi
superiori
della
popolazione
,
che
insofferente
dal
giogo
che
porta
,
levasi
contro
la
classe
avversaria
,
ne
calpesta
le
istituzioni
e
ne
crea
di
nuove
,
se
la
fortuna
le
dà
il
trionfo
nella
terribile
lotta
.
La
marmaglia
vive
alla
luce
del
sole
,
quanto
dura
cotesta
lotta
e
talvolta
vi
prende
parte
,
sempre
però
a
favore
della
classe
oppressa
o
ribelle
.
Ma
in
tutte
le
città
d
'
Italia
e
specialmente
in
Milano
,
quando
la
lotta
s
'
impegnò
tra
cittadini
e
stranieri
,
è
dovere
il
dirlo
,
la
marmaglia
si
fece
massacrare
a
nome
del
principio
nazionale
,
ch
'
essa
non
poteva
comprendere
e
dal
trionfo
del
quale
non
poteva
sperare
alcun
vantaggio
.
Perocchè
la
smania
di
far
bottino
non
era
ragion
sufficiente
per
ispronare
i
plebei
a
esporre
la
vita
loro
a
gravissimo
pericolo
;
tanto
più
che
a
cagion
d
'
esempio
,
nella
Rivoluzione
del
1848
,
mentre
più
ferveva
la
lotta
,
non
si
ebbero
a
lamentare
ruberie
e
la
plebe
fece
meravigliare
le
classi
più
elevate
colla
sua
severità
verso
chi
aveva
formato
disegno
di
violare
il
diritto
di
proprietà
.
Forse
la
feccia
era
sostenuta
in
quegli
istanti
supremi
da
un
desiderio
vago
e
indistinto
di
un
migliore
avvenire
,
o
forse
pensava
che
dalla
redenzione
nazionale
potesse
derivare
la
redenzione
individuale
,
e
che
rompendola
colle
vecchie
tradizioni
ancor
essa
potesse
mettersi
per
una
via
conducente
a
non
deplorevole
meta
.
Fors
'
anche
la
lusingava
la
speranza
d
'
un
po
'
di
gratitudine
da
parte
de
'
suoi
connazionali
,
i
quali
avrebbero
posto
in
oblio
le
passate
colpe
per
non
ricordarsi
se
non
dei
servigi
dalla
povera
plebe
resi
alla
patria
.
Ma
comunque
ciò
sia
avvenuto
ed
avvenga
,
è
certo
che
la
plebe
non
partecipa
alla
politica
,
che
durante
gl
'
interregni
e
la
sua
esistenza
pubblica
dura
dalla
caduta
d
'
un
governo
alla
proclamazione
d
'
un
altro
.
Ed
in
quel
frattempo
e
nobiltà
,
e
borghesia
e
popolo
comprendono
il
loro
torto
nell
'
aver
dimenticata
questa
massa
abbastanza
ingente
,
cui
in
quel
punto
temono
soverchiamente
,
perchè
non
conoscono
e
perciò
ne
esagerano
la
tristizie
e
la
potenza
.
Dissi
che
anche
il
popolo
la
teme
,
perchè
nulla
ha
di
comune
con
questa
turba
;
alla
quale
non
potendo
applicare
il
nome
storico
di
plebe
,
daremmo
di
preferenza
quello
di
feccia
,
quantunque
gli
uomini
delle
classi
superiori
con
carità
fraterna
abbiano
trovato
moltissimi
altri
nomi
per
indicarla
,
quali
,
per
citare
i
più
conosciuti
:
maraglia
,
plebaglia
,
popolazzo
,
popolaglia
,
gentaglia
,
bordaglia
,
bruzzaglia
,
canaglia
,
e
via
dicendo
.
Essa
però
non
è
un
triste
privilegio
dei
tempi
nostri
,
ma
un
fenomeno
di
tutti
i
tempi
,
ed
ebbe
sempre
le
stesse
tendenze
le
stesse
passioni
,
la
stessa
natura
.
Tra
la
Suburra
e
la
Villette
e
Ménilmontant
tra
White
-
Chapel
e
la
via
Varese
o
la
via
Legnano
,
o
lo
stretta
Calusca
,
o
il
vicolo
della
Corde
,
nessuna
differenza
ci
corre
.
E
questa
turba
fu
pure
in
ogni
tempo
spregiata
,
giacchè
Sallustio
ve
la
dirà
cupida
sempre
di
nuove
cose
,
e
Machiavelli
per
natura
pronta
a
rallegrarsi
del
male
.
Milano
ha
del
pari
che
tutte
l
'
altre
città
la
sua
feccia
,
la
quale
,
come
ripeto
,
ha
nulla
di
comune
coll
'
ottimo
popolo
operaio
,
che
massime
in
questi
ultimi
tempi
,
è
diventato
massaio
e
previdente
ed
ama
l
'
istruzione
ed
il
lavoro
.
Nè
si
creda
che
questa
genia
sia
composta
di
soli
Milanesi
;
questi
anzi
vi
sono
in
minor
numero
di
quel
che
non
si
creda
,
giacchè
a
formarla
concorrono
tutte
le
città
minori
e
i
villaggi
di
Lombardia
,
che
mandano
a
noi
tutti
i
loro
rifiuti
.
Cosa
questa
non
nuova
,
chè
la
plebe
di
Roma
era
pur
essa
composta
di
gente
venuta
dal
di
fuori
della
città
.
E
Tacito
,
nauseato
dalla
corruzione
della
Roma
de
'
suoi
tempi
,
ne
svela
la
cagione
dicendo
che
in
Roma
"
omnia
turpia
atque
scelesta
confluunt
celebranturque
"
il
che
può
ripetersi
a
buon
diritto
per
la
nostra
Milano
.
In
Parigi
eziandio
,
la
plebe
è
formata
non
solo
dei
déclassés
della
grande
metropoli
,
ma
per
la
maggior
parte
,
dei
provinciali
,
il
qual
fatto
era
già
satato
accennato
da
Jacque
Sanguin
,
prevosto
dei
mercanti
nel
1592
sotto
Enrico
IV
.
"
La
bonne
ville
de
Paris
renferme
deux
populations
bien
dissemblables
et
d
'
esprit
et
de
coeur
.
Le
vrai
populaire
,
né
et
élevé
à
Paris
,
est
le
plus
laborieux
du
monde
,
voire
le
plus
intelligent
;
mais
l
'
autre
est
le
rebut
de
toute
la
France
.
Chaque
ville
des
provinces
a
so
égout
,
qui
amène
ses
impuretés
a
Paris
"
.
Fisionomia
della
plebe
ai
Milano
.
Milano
è
il
gran
mondezzaio
della
Lombardia
,
la
sua
feccia
che
in
sostanza
è
eguale
a
quella
d
'
ogni
altra
città
,
ha
però
note
caratteristiche
del
tutto
speciali
,
le
quali
ci
possono
rendere
più
agevole
il
modo
di
definirla
,
purchè
,
ottimo
lettore
,
tu
non
cerchi
nella
definizione
che
ti
verrà
posta
innanzi
nè
il
genere
prossimo
,
nè
l
'
ultima
differenza
.
Dev
'
essere
una
bella
definizione
davvero
!
Vagabondi
,
giuntatori
,
paltonieri
,
guidoni
,
pitocchi
,
si
mescolano
insieme
a
comporre
la
falange
plebea
.
Il
plebeo
non
vive
in
famiglia
;
esso
ne
trova
o
ne
improvvisa
una
dovunque
,
sulla
piazza
come
nell
'
ospitale
,
nel
postribolo
come
nel
carcere
.
Non
curante
del
domani
,
non
ha
una
stabile
ed
onesta
occupazione
;
dalla
colpa
trae
miseramente
i
mezzi
di
sussistenza
;
il
caso
gli
fornisce
il
vestito
,
e
perciò
quando
la
feccia
sbuca
in
folla
da
'
suoi
covili
la
si
vede
vestita
delle
foggie
più
svariate
e
bizzarre
.
Berretti
e
cappelli
,
abiti
di
panno
logori
e
smunti
,
fusciacche
di
frustagno
,
calzoni
d
'
ogni
taglio
e
d
'
ogni
colore
,
scarpe
e
brodequins
si
vedono
appaiati
in
istrana
mostra
,
offrendo
anche
al
più
superficiale
osservatore
tutti
gli
elementi
per
tessere
una
storia
delle
foggie
d
'
abiti
in
uso
da
dieci
anni
in
poi
presso
la
cittadinanza
,
di
cui
quella
moltitudine
è
parte
ed
alla
quale
essa
in
modo
onesto
od
inonesto
li
ebbe
.
Piccole
stelle
o
buccolette
azzurrine
agli
orechi
,
anelli
in
dito
,
al
collo
foulards
dai
colori
smaglianti
,
ecco
gli
ornamenti
ricercati
dagli
uomini
del
nostro
volgo
.
Le
donne
vestono
pur
troppo
con
apparente
lusso
;
ma
i
lembi
sfilacciati
delle
loro
seriche
gonnelle
segnano
la
distinzione
tra
queste
miserabili
e
le
vere
signore
.
Gli
uomini
sono
magri
e
snelli
,
piuttosto
sparuti
;
la
loro
pelle
ha
un
colorito
terreo
;
hanno
gli
occhi
lustri
,
mobilissimi
ed
investigatori
,
ossa
zigomatiche
assai
sporgenti
,
bocca
atteggiata
al
sarcasmo
ed
all
'
insulto
,
ritengono
nel
sembiante
un
non
so
che
di
provocante
e
insieme
di
spaurito
,
che
rivela
la
condizione
loro
di
dover
sempre
camminare
per
quell
'
angusto
e
pericoloso
sentiero
che
separa
il
delitto
dalla
punizione
.
Dove
abitano
,
come
vivono
e
come
parlano
questi
miserabili
vedremo
in
seguito
.
Osserviamo
finalmente
,
che
se
per
il
suo
sudiciume
la
plebaglia
è
brutta
a
vedersi
,
per
la
sua
selvaggia
rozzezza
è
altrettanto
disgustosa
a
trattarsi
.
Costituisce
una
società
nella
società
,
con
alcune
consuetudini
dagli
interessati
riconosciute
per
leggi
con
lingua
propria
,
con
mestieri
speciali
,
e
con
una
certa
gerarchia
,
di
cui
quelli
che
occupano
gradi
superiori
,
sono
almeno
temuti
se
non
rispettati
od
amati
.
Questi
miserabili
non
hanno
religione
,
sono
schiavi
di
molte
superstizioni
ed
hanno
di
tali
loro
stolte
credenze
,
non
sacerdoti
ma
sacerdotesse
;
essi
hanno
infine
una
importante
caratteristica
,
già
notata
dal
Machiavelli
,
ed
è
che
presi
singolarmente
fanno
schifo
e
ribrezzo
e
veduti
raccolti
in
massa
incutono
spavento
.
Chi
si
mostra
sfegatato
idolatra
della
feccia
,
non
l
'
ha
neppure
vista
da
lunge
.
Gli
aristo
-
democratici
non
l
'
hanno
mai
studiata
dappresso
e
Cassio
la
conosceva
quanto
Marat
,
e
Robespierre
ne
sapeva
quanto
Marco
Bruto
.
Le
illusioni
loro
,
sì
presto
mandate
in
fumo
dalla
plebe
ne
sono
una
prova
.
Sembrami
di
vedere
quel
bravo
giovinotto
di
Cajo
Gracco
attraversare
il
foro
zeppo
dei
partigiani
della
legge
agraria
.
L
'
elegante
figlio
del
patrizio
Sempronio
e
dell
'
unica
ma
ambiziosissima
Cornelia
;
è
appena
uscito
dal
tepidario
,
e
a
stento
può
reggere
al
lezzo
caprino
,
che
esala
dalle
vesti
di
grossa
lana
di
quella
moltitudine
.
Egli
è
costretto
di
portare
alle
nari
la
bulla
piena
di
preziosi
aromi
orientali
,
mentre
ricambia
sorrisi
ed
occhiate
a
destra
e
a
sinistra
,
la
calca
gli
si
pigia
dattorno
e
col
suo
puzzo
l
'
ammorba
,
raccoglie
a
due
mani
la
toga
intento
a
schivare
il
contatto
dei
più
vicini
,
grida
:
«
Popolo
sovrano
,
ti
farò
rendere
giustizia
da
codesti
aristocratici
,
te
lo
promette
Cajo
Gracco
.
Date
il
passo
al
tribuno
della
plebe
.
»
«
Evviva
il
tribuno
!
»
esclama
di
rimando
il
buglione
.
Non
esitiamo
ad
affermare
che
oggidì
avviene
lo
stesso
.
Ma
che
è
oggi
più
scaltra
di
quel
che
non
si
pensi
,
sa
che
quando
un
cittadino
delle
classi
superiori
discende
tra
essa
,
è
segno
che
è
curioso
di
spiarne
la
vita
intima
,
oppure
che
è
bisognoso
dell
'
opera
sua
,
perciò
si
mostra
riottosa
e
diffidente
;
di
modo
che
,
chi
si
cala
ne
'
covili
di
essa
può
a
ragione
credersi
venuto
tra
un
popolo
barbaro
e
selvaggio
,
cento
occhi
gli
sono
tosto
addosso
con
una
certa
espressione
di
tenerezza
,
che
pare
gli
dicano
:
Non
essere
indiscreto
o
ti
facciamo
la
festa
.
Innanzi
di
proceder
oltre
,
conviene
che
qui
riveliamo
il
nome
generico
che
ha
la
plebe
milanese
.
Le
varietà
di
essa
sono
infinite
e
molti
però
sono
i
nomi
che
nel
gergo
o
linguaggio
furbesco
le
si
applicano
,
però
il
nome
generico
,
con
cui
l
'
intiera
classe
designa
chi
le
appartiene
è
quello
di
lôcch
.
Rancidumi
statistici
Ecco
dei
dati
statistici
i
quali
si
possono
dire
archeologici
,
ma
che
non
saranno
per
tornar
utili
per
ragione
di
confronti
.
Portiamoci
col
pensiero
al
1871
.
Le
mura
di
Milano
ricingono
794
ettare
di
terreno
,
su
cui
formicolano
199,009
persone
.
Di
queste
100790
appartengono
al
sesso
mascolino
e
98,219
al
femminino
,
la
quale
prevalenza
fisiologica
dei
maschi
sulle
femmine
venne
anche
,
or
non
ha
molto
,
posta
in
rilievo
dal
dottor
Romolo
Griffini
nella
sua
relazione
sul
Brefotrofio
della
città
nostra
.
Ebbene
,
su
tanta
popolazione
non
possiamo
notare
che
65,365
coniugati
;
il
resto
della
popolazione
si
compone
di
16,735
vedovi
,
ed
horribile
dictu
!
di
116,909
celibi
.
Si
noti
che
un
terzo
della
popolazione
è
manifatturiera
,
un
altro
terzo
è
occupata
in
altri
uffici
,
e
finalmente
l
'
ultimo
terzo
,
dobbiamo
dirlo
?
...
è
senza
professione
.
In
quest
'
ultima
classe
lo
statista
distingue
i
non
poveri
e
di
questi
sono
13,277
i
maschi
e
46,453
le
femmine
e
riduce
i
poveri
senza
professione
a
soli
345
,
di
cui
60
appartengono
al
sesso
forte
e
285
al
sesso
debole
.
E
notisi
che
di
questi
miserabili
22
maschi
e
229
femmine
nacquero
nel
Comune
;
34
maschi
e
55
femmine
nacquero
in
altro
Comune
del
Regno
;
gli
altri
sono
nati
fuori
dello
Stato
.
Questi
dati
statistici
che
desumiamo
dagli
Atti
del
Censimento
1871
pubblicati
dal
nostro
Municipio
c
'
indurrebbero
nell
'
opinione
che
in
Milano
la
miseria
è
una
piccola
magagna
da
non
dar
pensiero
,
ma
pure
tutti
gli
stabilimenti
di
pubblica
e
privata
beneficenza
rigurgitano
d
'
infelici
,
costretti
con
o
senza
loro
colpa
a
giovarsi
di
queste
istituzioni
caritatevoli
chiamate
dai
filantropici
retorici
colla
pomposa
denominazione
di
"
patrimonio
del
povero
.
"
Tra
i
dati
curiosi
non
crediamo
dover
ometterne
alcuni
che
non
sono
senza
relazione
coi
nostri
studi
.
In
Milano
vi
è
maggior
movimento
letterario
che
in
qualsiasi
città
d
'
Italia
,
tant
'
è
che
ben
4000
persone
campan
la
vita
coi
frutti
del
loro
ingegno
,
come
vivano
poi
ve
lo
dicano
i
molti
figli
della
bohème
,
che
discutono
ogni
giorno
,
seriamente
se
debbano
sopprimere
la
colazione
o
il
pranzo
,
e
che
vanno
torturandosi
il
cervello
per
satollarsi
con
esempi
di
abnegazione
e
di
sobrietà
,
non
potendo
nutrire
il
loro
corpaccio
con
qualcosa
di
più
concreto
e
di
più
sostanzioso
.
Vita
poetica
è
quella
della
bohème
!
Ma
come
potrebbe
avvenire
altrimenti
in
una
città
nella
quale
vi
sono
286
mentecatti
,
314
imbecilli
,
453
ciechi
,
migliaia
e
migliaia
d
'
affaristi
,
che
non
leggono
altro
che
il
loro
libro
mastro
e
45,613
individui
che
non
sanno
leggere
nè
scrivere
?
Inoltre
i
5799
individui
che
hanno
dichiarato
nella
scheda
di
censimento
di
saper
soltanto
leggere
è
certo
che
altro
non
leggono
tranne
il
lunario
e
la
cabala
del
lotto
e
questi
per
vero
dire
aumenteranno
di
ben
poco
il
commercio
librario
,
il
che
può
dirsi
ancora
di
moltissimi
indefessi
lettori
di
opere
prese
a
prestito
dagli
amici
e
dai
conoscenti
.
Ma
la
feccia
?
...
E
'
difficile
l
'
affermare
il
numero
preciso
delle
persone
che
la
compongono
.
Dalle
statistiche
ufficiali
questo
non
si
può
rilevare
(
1
)
.
(
1
)
In
questi
studi
mi
sono
giovato
di
statistiche
affatto
private
redatte
diligentemente
e
con
finissimo
criterio
dal
signor
Angelo
Candiani
,
già
comandante
delle
guardie
di
pubblica
sicurezza
al
quale
rendo
le
più
vive
grazie
.
Tributo
pure
cordiali
ringraziamenti
al
già
questore
cav
.
Edoardo
Cossa
e
al
signor
cav
.
Pietro
Fassa
,
già
direttore
delle
carceri
di
Milano
che
mi
procurarono
modo
di
vedere
da
presso
alcune
precipue
fasi
della
vita
plebea
.
Nei
più
bassi
gradi
della
classe
operaia
riscontrasi
qualche
tipo
individuale
che
potrebbe
essere
preso
per
il
trait
d
'
union
fra
il
popolo
e
la
plebe
.
Il
barabba
,
che
è
l
'
operaio
corrotto
,
litigioso
e
beone
,
o
come
altrimenti
il
direbbero
i
toscani
,
sbarazzino
,
può
facilmente
trasformarsi
in
1ôcch;
quindi
la
somma
di
questi
è
un
po
'
incerta
.
Alcuni
la
pretendono
ingente
,
altri
la
riducano
entro
limiti
più
ristretti
,
ma
tanto
i
primi
che
questi
partono
da
criteri
particolari
,
e
perciò
il
loro
giudizio
s
'
allontana
dal
vero
.
Il
lôcch
di
solito
,
nasce
in
un
Brefotrofio
,
passa
l
'
adolescenza
nel
Riformatorio
,
si
sviluppa
e
vive
nel
carcere
e
muore
all
'
ospitale
.
Tra
l
'
uno
e
l
'
altro
stadio
di
vita
passa
i
giorni
nel
postribolo
,
nella
taverna
o
sulla
piazza
.
Dopo
dieci
anni
.
Siamo
nel
1881
e
un
nuovo
censimento
fu
fatto
in
Milano
,
come
in
tutta
Italia
.
La
statistica
,
questa
scrupolosa
analizzatrice
delle
cifre
,
dopo
sei
mesi
dal
giorno
del
censimento
,
non
si
perita
ancora
di
dare
il
suo
responso
e
quasi
per
grazia
vi
permette
sapere
che
entro
le
mura
di
Milano
esiste
una
popolazione
di
fatto
di
214,004
persone
(
e
chi
sa
davvero
quanti
individui
,
non
sono
se
non
persone
o
maschere
nel
significato
latino
del
vocabolo
)
e
che
di
queste
persone
sono
107,075
i
componenti
la
turba
del
sesso
detto
per
ironia
forte
,
mentre
406,929
sono
le
persone
appartenenti
al
sesso
così
detto
gentile
.
Tra
quest
'
ultime
,
nove
su
dieci
sono
proprio
maschere
per
indole
,
per
costume
,
per
educazione
.
E
la
statistica
vi
farà
notare
in
Milano
un
aumento
normale
di
4000
individui
all
'
anno
.
La
popolazione
di
Milano
che
nel
1871
abitava
in
4622
case
,
nel
1881
aumentata
e
statisticamente
riveduta
s
'
annida
in
4689
case
,
e
si
distingue
in
56,934
famiglie
occupanti
56,29
quartieri
o
appartamenti
.
Contansi
poi
1943
individui
che
hanno
dimora
abituale
negli
alberghi
e
nelle
locande
e
al
31
dicembre
dei
1881
ve
n
'
erano
852
che
si
trovavano
in
alberghi
e
locande
ma
solamente
con
dimora
occasionale
.
Se
poi
a
qualcuno
pigliasse
vaghezza
di
sapere
quanti
locali
o
vani
trovansi
nell
'
interno
di
Milano
,
risponderemo
con
una
statistica
particolare
cortesemente
mostrataci
dall
'
assessore
Cambiasi
essere
quelli
252,440
e
di
essi
,
al
31
marzo
1882
erano
vani
realmente
,
perchè
vuoti
,
ben
3459
.
Notiamo
per
incidenza
che
in
quest
'
ultima
cifra
non
sono
compresi
i
locali
di
fresco
fabbricati
e
non
ancora
dichiarati
abitabili
.
In
un
decennio
adunque
la
popolazione
di
Milano
ha
aumentato
di
14995
persone
,
segno
evidente
che
non
è
una
città
che
se
la
dorma
della
grossa
,
come
i
malevoli
tenterebbero
far
credere
.
Milano
vive
vita
febbrilmente
operosa
di
giorno
,
nè
cessa
di
agitarsi
la
notte
.
Il
sesso
forte
non
s
'
accrebbe
che
di
6285
individui
,
mentre
la
volubilità
e
la
grazia
hanno
trovate
ben
8710
nuove
sacerdotesse
.
Intanto
i
116,909
celibi
converrà
ritenerli
116,909
,
finchè
la
statistica
si
compiacerà
di
dirci
l
'
ultimo
oracolo
del
censimento
,
speriamo
che
lo
pronunci
presto
e
soprattutto
che
,
per
l
'
onore
della
riputazione
morale
di
Milano
,
ci
porga
questa
cifra
considerevolmente
diminuita
.
Si
argomenta
già
a
quest
'
ora
che
il
numero
delle
persone
senza
professione
,
grazie
a
certe
distinzioni
che
sì
vogliono
fatte
dalla
Giunta
centrale
di
Statistica
,
sarà
di
gran
lunga
minore
di
quello
che
non
sia
stato
nel
1871
.
Non
potendo
sapere
di
quanto
dal
penultimo
censimento
in
poi
sia
decresciuto
il
numero
dei
ciechi
,
degli
analfabeti
(
i
ciechi
dell
'
intelligenza
)
,
dei
mentecatti
e
degl
'
imbecilli
,
non
osiamo
dire
se
migliorata
siasi
la
condizione
delle
quattromila
persone
che
campano
delle
lettere
,
o
per
dirla
con
una
frase
molto
nota
e
molto
vera
,
col
far
gemere
i
torchii
.
La
feccia
plebea
di
Milano
di
quanti
invidui
adunque
si
compone
?
Non
ci
si
accusi
di
soverchia
pedanteria
,
se
ancora
non
crediamo
di
poter
mettere
fuori
una
cifra
in
proposito
.
La
feccia
sia
poi
di
Milano
o
di
Parigi
o
di
qualsiasi
altra
grande
città
,
offre
difficoltà
grandissime
allo
statista
che
voglia
distinguerla
dal
resto
della
popolazione
,
numerarla
,
classificarla
.
E
perchè
non
crediate
che
questo
sia
un
espediente
qualunque
per
trarmi
d
'
impaccio
,
citerò
a
mia
giustificazione
il
Frégier
,
che
fu
già
capoufficio
alla
Prefettura
della
Senna
ed
egli
vi
dirà
:
«
L
'
Amministrazione
ha
tentato
più
d
'
una
volta
di
conoscere
la
forza
effettiva
della
classe
oziosa
,
errante
e
depravata
,
di
questa
parte
della
popolazione
che
,
a
Parigi
come
nelle
altre
grandi
città
,
forma
il
focolare
di
ciò
che
v
'
è
di
più
abbietto
,
di
più
corrotto
e
di
più
pericoloso
per
la
società
.
I
suoi
sforzi
sono
sempre
stati
infruttuosi
,
chè
essa
non
ha
giammai
potuto
designare
precisamente
gli
elementi
di
questa
classe
mobile
e
misteriosa
;
essa
ha
voluto
dividere
questi
elementi
in
categorie
,
per
conseguire
lo
scopo
che
si
proponeva
;
ma
non
ha
tardato
ad
accorgersi
che
le
più
di
queste
categorie
,
distinte
in
apparenza
,
erano
di
fatto
assolutamente
nulle
.
»
Dal
1810
,
anno
in
cui
il
Frégier
ha
pubblicata
l
'
opera
sua
sulle
classi
pericolose
,
tale
condizione
di
cose
non
ha
punto
mutato
.
E
si
che
soffiarono
sopra
questo
mondaccio
più
di
quarant
'
anni
!
Ciò
è
davvero
sconfortante
.
Intemperanza
.
Abbiamo
veduto
come
si
semini
la
popolazione
pericolosa
,
vediamo
ora
come
la
s
'
inafffi
,
perchè
possa
produrre
i
frutti
del
male
.
La
statistica
ci
corra
in
aiuto
.
E
'
proprio
vero
che
la
sete
viene
bevendo
.
Veggansi
i
dati
seguenti
e
si
facciano
gli
opportuni
confronti
.
Da
essi
rilevasi
il
numero
degli
esercizi
pubblici
esistenti
in
Milano
nel
1874
e
nel
1881
.
1874
1881
Alberghi
45
53
Osterie
255
261
Trattorie
485
593
Bettole
e
cantine
437
570
Caffè
352
320
Liquoristi
497
475
Birrarie
32
39
Numero
totale
degli
esercizii
2103
2311
Da
questi
dati
appare
che
dal
1874
al
1881
si
apersero
208
nuovi
esercizii
,
e
cioè
quasi
1
per
ogni
mille
abitanti
.
Il
numero
totale
degli
esercizii
ci
dà
proporzionalmente
1
circa
per
ogni
100
abitanti
.
Sopra
queste
cifre
porteci
dalla
statistica
si
potrebbero
fare
delle
osservazioni
curiose
.
Il
numero
delle
osterie
,
delle
trattorie
,
delle
bettole
e
delle
cantine
è
andato
aumentando
ogni
anno
,
il
numero
dei
caffè
è
oscillante
e
inclina
piuttosto
a
diminuire
,
finalmente
quello
dei
liquoristi
che
nel
1875
scese
al
minimum
di
428
risalì
nel
1876
al
numero
dì
436
,
nel
1877
a
quello
di
440
sino
a
che
nel
1881
raggiunse
il
numero
di
475
.
E
si
noti
bene
che
in
questi
numeri
non
sono
compresi
i
lattivendoli
,
i
droghieri
,
i
farmacisti
che
da
qualche
tempo
si
sono
dati
allo
spaccio
dei
liquori
.
Se
ne
ingolla
,
per
Bacco
,
dell
'
alcool
e
del
vino
nella
nostra
Milano
!
Su
per
giù
dai
buoni
Milanesi
e
dai
loro
ospiti
e
visitatori
si
berrebbero
274,000
ettolitri
di
vino
all
'
anno
e
forse
un
tre
o
quattromila
ettolitri
di
alcool
,
il
che
non
è
poco
.
Dai
registri
del
dazio
consumo
si
desumerebbe
che
in
Milano
nel
1876
e
nel
1880
si
daziarono
le
seguenti
quantità
di
vino
:
1876
1880
Vino
in
fusti
Ett
.
242,171
Ett
.
235,410
Vino
in
bottiglie
Ett
.
2,549
Ett
.
2,621
Vino
in
mezze
bottiglie
Ett
.
81
Ett
.
77
Mosto
Ett
.
5,776
Ett
.
406
Uva
ridotta
poi
in
vino
Ett
.
24,000
Ett
.
36,000
Totale
Ett
.
274,577
Ett
.
274,514
Avvertiamo
il
lettore
che
non
abbiamo
voluto
prendere
come
termine
di
confronto
l
'
anno
anno
1881
,
perchè
durante
quell
'
anno
ebbe
luogo
in
Milano
l
'
Esposizione
nazionale
che
ha
fatto
succedere
un
aumento
eccezionalmente
sproporzionato
nel
consumo
di
ogni
genere
di
cibi
e
di
bevande
.
Ed
ora
ecco
i
dati
del
consumo
dell
'
alcool
:
1876
1880
Alcool
inferiore
Ett
.
2,953
Ett.2,900
Alcool
superiore
Ett
.
4,362
Ett
.
4,891
Alcool
in
bottiglie
Ett
.
229
Ett
.
311
Alcool
in
mezze
bott
.
Ett
.
21
Ett
.
19
Alcool
fabbr
.
in
città
Ett
.
3,294
Ett
.
4,000
Tot
.
Ett
.
10,859
Ett
.
12,121
Concediamo
che
di
tutto
quest
'
alcool
due
terzi
sia
impiegato
nell
'
industrie
e
nella
chimica
,
ma
un
buon
terzo
,
si
può
quasi
scommettere
,
che
scende
nel
gorgozzule
dei
nostri
concittadini
e
va
a
finire
nel
laboratorio
dello
stomaco
.
Vi
meravigliereste
ora
se
vi
dicessero
,
che
il
vizio
dell
'
ubbriachezza
in
Milano
cresce
,
cresce
,
cresce
?
Ogni
misero
è
re
se
il
vin
lo
scalda
,
ha
detto
Pope
nel
suo
Saggio
sull
'
Uomo
,
epperò
in
mezzo
all
'
aria
repubblicana
,
che
d
'
ogni
intorno
spira
,
il
numero
de
'
re
(
secondo
Pope
)
andrebbe
aumentando
.
Nel
suo
libro
Intemperanza
e
Miseria
il
Léfort
distingue
l
'
ubbriacatura
dall
'
ubbriachezza
,
la
prima
errore
,
la
seconda
vizio
;
ma
invano
egli
vorrebbe
trovare
delle
attenuanti
per
l
'
errore
,
chè
è
per
l
'
appunto
questo
che
avvia
alla
colpevole
abitudine
.
E
'
curioso
che
da
Pitagora
al
Mantegazza
tutti
i
pensatori
hanno
alzata
la
voce
contro
l
'
ubbriachezza
,
ma
non
per
questo
il
brutto
vizio
è
cessato
o
accenna
almeno
a
diminuire
.
Montaigne
ha
sentenziato
che
"
le
pire
estat
da
l
'
homme
c
'
est
ou
il
perd
la
cognoissance
et
gouvernement
de
soy
"
eppure
molti
cercano
nel
vino
e
nei
liquori
l
'
oblio
de
'
mali
,
nè
tutti
sono
da
condannarsi
.
Statistiche
recenti
risguardanti
l
'
ubbriachezza
in
Milano
non
abbiamo
trovato
,
siamo
costretti
pertanto
a
ricorrere
a
dati
vecchi
,
non
per
questo
meno
eloquenti
.
Nel
1868
(
che
è
l
'
anno
di
cui
abbiamo
dati
precisi
)
furono
arrestati
476
ubbriachi
fradici
,
tra
i
quali
392
maschi
e
84
femmine
.
Pur
troppo
soli
406
individui
erano
plebei
,
gli
altri
70
erano
di
condizione
civile
.
Notiamo
ad
abbondanza
che
194
erano
in
età
da
18
a
30
anni
e
282
dai
30
ai
50
anni
.
Nè
questi
furono
i
solo
ubbriachi
caduti
nelle
mani
dell
'
autorità
in
quell
'
anno
,
poichè
148
che
erano
solo
cotticci
vennero
ricondotti
alle
loro
case
dai
pubblici
agenti
,
e
tra
essi
vennero
notati
106
maschi
e
42
femmine
.
Chi
ci
saprebbe
dire
il
numero
degli
altri
ubbriachi
di
Milano
,
dei
quali
non
ha
nè
può
avere
notizia
l
'
autorità
di
pubblica
sicurezza
?
In
genere
però
il
popolo
italiano
e
la
popolazione
milanese
in
ispecie
non
sono
di
tanto
dediti
all
'
ubbriachezza
da
meritare
di
essere
collocati
dal
Léfort
nella
sua
Geografia
e
Statistica
dell
'
intemperanza
.
Consoliamoci
almeno
di
questo
che
in
Europa
ci
sono
dei
popoli
,
che
vantansi
più
civili
e
che
sono
più
ubbriaconi
di
noi
.
Buon
pro
lor
faccia
.
Il
primo
passo
della
Vita
.
Come
si
può
crescere
buoni
e
affezionati
alla
Società
,
se
vostro
padre
,
se
la
vostra
madre
stessa
vi
rifiuta
e
vi
abbandona
non
appena
avete
schiuso
gli
occhi
al
dolore
?
Eccovi
soli
,
con
un
cognome
convenzionale
,
non
corrispondente
a
quello
di
nessuna
persona
che
v
'
ami
,
e
che
vi
fu
dato
capricciosamente
da
un
impiegato
,
il
quale
non
si
è
preoccupato
d
'
altro
se
non
di
questo
che
il
vostro
cognome
incominci
per
la
stessa
lettera
del
nome
che
da
una
suora
vi
è
stato
imposto
al
fonte
,
ove
foste
fatti
cattolici
non
uomini
.
Imperocchè
la
Società
,
la
Società
civile
,
la
Società
progredita
e
progressiva
,
la
Società
magnanima
vi
stampa
in
fronte
il
qualificativo
di
bastardo
,
che
vi
fa
vivere
spregiati
e
tuttavia
poco
curanti
di
questo
ingiusto
disprezzo
,
ma
inquieti
tra
il
desiderio
e
la
tema
di
conoscere
gli
autori
dei
vostri
giorni
.
Potrebbero
infatti
essere
ricchi
o
poveri
,
onesti
o
vituperevoli
,
potrebbero
essere
una
benedizione
o
una
maledizione
per
voi
,
Ma
che
monta
?
Non
pochi
di
coloro
che
creano
siffatti
sventurati
compongono
la
cosi
detta
buona
società
e
se
conoscono
gli
allevatori
dei
loro
bambini
si
recano
da
essi
con
istrani
infingimenti
per
portar
ai
figli
abbandonati
qualche
dolciume
:
ma
la
loro
riputazione
non
dev
'
essere
offuscata
,
ma
la
loro
tranquillità
domestica
non
dev
'
essere
turbata
...
guai
se
il
padre
,
la
madre
,
lo
zio
,
la
zia
risapessero
questo
errore
,
sarebbero
capaci
di
diseredare
chi
l
'
ha
commesso
,
e
allora
!
Epperò
voi
,
poveri
bambini
,
soffrite
,
crescete
incolpevolmente
spregiati
e
quando
la
negligenza
sociale
e
la
snaturatezza
dei
vostri
genitori
vi
hanno
indirizzati
e
quasi
dannati
al
male
,
allora
soltanto
la
società
vi
teme
,
lo
statista
vi
scerne
fra
la
turba
multiforme
dei
delinquenti
e
nota
:
"
Pur
troppo
anche
in
questo
anno
dei
condannati
per
delitti
comuni
il
maggiore
contingente
è
fornito
dai
trovatelli
.
E
'
questa
una
piaga
alla
quale
conviene
che
la
società
ponga
un
rimedio
provvidenziale
ed
efficace
.
"
Ma
intanto
chi
soffre
e
lo
statista
volta
la
pagina
per
fare
altri
calcoli
.
La
sua
voce
est
tamquam
vox
clamantis
in
deserto
.
Qualche
volta
il
gettatello
si
vendica
dei
suoi
snaturati
genitori
a
misura
di
carbone
.
Allorchè
dopo
aver
composte
le
cose
loro
secondo
le
ipocrite
norme
delle
convenienze
sociali
,
il
padre
o
la
madre
,
ricordandosi
di
aver
fatto
consegnare
il
proprio
figlio
al
Brefotrofio
ne
fanno
ricerca
,
il
figlio
al
vedere
i
proprii
genitori
,
vinto
dalla
gratitudine
per
chi
l
'
ha
allevato
,
rifiuta
e
il
nuovo
nome
e
la
nuova
condizione
che
gli
viene
offerta
,
protestando
che
giacchè
è
rimasto
per
anni
molti
senza
che
da
'
suoi
sia
stato
riconosciuto
,
oggi
si
crede
in
diritto
di
non
voler
egli
riconoscere
i
suoi
.
Atroce
eppure
nobile
vendetta
che
priva
il
padre
e
la
madre
dell
'
affetto
de
'
proprii
figliuoli
.
Ma
non
è
qui
il
luogo
di
far
degli
sfoghi
siano
pure
ragionevoli
contro
una
Società
generalmente
corrotta
e
senza
cuore
.
Ripigliamo
in
quella
vece
la
nostra
archeologia
statistica
,
la
quale
ci
può
insegnare
ancora
oggi
qualche
cosa
.
Nel
giorno
del
censimento
del
1871
i
bambini
illegittimi
nati
vivi
furono
1105
,
dei
quali
224
videro
la
luce
nel
Brefotrofio
provinciale
,
istituto
che
nel
solo
1874
accolse
2375
infanti
.
Questa
numerosa
famiglia
darà
più
tardi
i
350
giovanetti
da
ricoverarsi
nel
Riformatorio
di
Parabiago
,
i
150
adulti
da
rifugiare
nell
'
ospizio
del
Patronato
,
e
la
maggior
parte
di
coloro
che
popoleranno
le
762
segrete
del
carcere
cellulare
.
Sono
dati
vecchi
,
ai
quali
gioverà
contrapporre
i
recentissimi
pubblicati
al
pari
di
quelli
dal
dottor
Romolo
Griffini
,
direttore
del
Brefotrofio
di
Milano
.
"
Nell
'
anno
1881
,
scrive
il
Griffini
in
una
sua
accurata
relazione
,
si
raccolsero
nel
Brefotrofio
1408
infanti
di
primo
ingresso
,
contro
1389
entrati
nel
1880
.
Ne
risultò
pel
1881
un
aumento
di
19
infanti
.
Quanto
al
sesso
,
i
nuovi
entrati
si
distinguono
in
728
maschi
e
680
femmine
.
Prevale
,
come
generalmente
suole
,
il
sesso
forte
,
e
quest
'
anno
in
ambe
le
categorie
dei
legittimi
,
e
degli
illegittimi
,
poichè
sopra
354
legittimi
si
hanno
185
maschi
e
169
femmine
,
e
sopra
1051
illegittimi
,
543
maschi
e
511
femmine
.
"
E
volete
sapere
quanti
erano
nel
1881
i
disgraziati
componenti
la
famiglia
a
cui
l
'
Ospizio
provinciale
di
Milano
ha
dovuto
provvedere
?
8439
.
Quanti
dolori
!
C
'
è
da
inorridire
.
E
siamo
sull
'
aumentare
.
Come
si
provveda
poi
a
questi
infelici
è
bello
tacere
.
Nessuno
ne
ha
colpa
,
poichè
la
istituzione
del
Brefotrofio
è
organizzata
,
retta
da
norme
non
facilmente
mutabili
e
da
consuetudini
che
tengono
veci
di
leggi
.
E
poi
la
burocrazia
non
è
la
Provvidenza
.
Gli
esposti
vengono
quasi
tutti
affidati
ad
allevatori
abitanti
in
campagna
.
Si
conta
un
po
'
sulla
moralità
e
sul
buon
cuore
dei
campagnuoli
.
E
anche
per
vero
dire
molti
di
questi
hanno
meno
pregiudizii
dei
cittadini
.
Nel
bambino
quelli
non
vedono
il
bastardo
,
vedono
il
disgraziato
e
se
lo
tengono
caro
.
E
'
una
specie
di
buon
augurio
per
la
famiglia
che
lo
ricetta
e
lo
nutre
.
Il
compenso
che
paga
l
'
Ospizio
non
è
sempre
allettamento
sufficiente
per
indurre
una
famiglia
ad
assumersi
la
cura
di
allevare
un
figliuolo
che
sul
fiore
dell
'
età
può
essere
richiesto
e
portato
via
da
chi
l
'
ha
messo
al
mondo
.
Vi
sono
pure
dei
bambini
che
per
la
loro
bellezza
attraggono
gli
allevatori
,
ma
ve
ne
sono
di
quelli
che
sono
male
aggraziati
,
o
brutti
,
o
infermicci
,
o
colle
membra
contorte
e
rattrappite
e
,
poveretti
,
non
sono
voluti
da
nessuno
.
Fino
a
pochi
anni
or
sono
per
una
vecchia
consuetudine
si
provvedeva
al
loro
collocamento
in
questo
deplorevole
modo
.
Quando
la
Direzione
dell
'
Ospizio
da
sicure
informazioni
era
fatta
certa
che
in
un
determinato
circondario
di
campagna
v
'
erano
parecchie
famiglie
,
che
avrebbero
assunto
l
'
allevamento
di
alcuni
trovatelli
ne
caricava
qualche
dozzina
sopra
un
carretto
e
li
inviava
al
comune
indicato
.
All
'
arrivo
dell
'
infelice
convoglio
si
dava
nella
nota
campana
esattoriale
;
i
terrieri
convenivano
sulla
piazza
e
incominciava
la
scelta
dei
bambini
.
Tolti
i
più
belli
o
i
meno
brutti
restavano
coloro
,
ai
quali
insieme
colle
altre
sventure
toccava
pure
l
'
umiliazione
d
'
essere
rifiutati
.
Chi
ha
appena
un
po
'
di
cuore
pensi
quali
sentimenti
in
quel
punto
dovevano
germinare
negli
animi
di
quei
disgraziati
fanciulli
.
Allora
l
'
agente
dell
'
Ospizio
,
che
voleva
ritornarsene
col
carro
vuoto
,
andava
sollecitando
or
l
'
uno
or
l
'
altro
dei
contadini
presenti
a
prendersi
o
questo
o
quel
bambino
quantunque
storpio
o
deforme
,
chè
l
'
Ospizio
provvedeva
per
essi
al
pagamento
di
una
ragguardevole
ricompensa
all
'
allevatore
.
E
così
a
stento
e
a
fatica
tutti
i
bambini
venivano
accolti
nelle
case
dei
contadini
e
quindi
dopo
un
secondo
rifiuto
s
'
affacciavano
alla
vita
di
famiglia
paurosi
,
sapendo
di
esservi
appena
tollerati
.
Altro
che
notare
nelle
statistiche
penali
che
il
numero
maggiore
dei
delinquenti
è
fornito
dagli
Esposti
!
Non
è
loro
colpa
se
questi
bambini
crescono
male
.
L
'
illustre
prof
.
dott
.
Edoardo
Porro
nel
suo
lavoro
che
risguarda
il
biennio
1869-70
alla
maternità
di
Milano
,
a
pagina
266
,
parla
della
sorte
che
attende
gl
'
infelici
che
hanno
culla
nell'0spizio
,
"
i
quali
sovente
hanno
per
sopraggiunta
la
sventura
di
perdere
nascendo
la
propria
madre
.
La
quale
nell
'
istante
di
dare
alla
luce
il
suo
bambino
è
tormentata
da
gravi
dolori
non
solo
fisici
,
ma
anche
morali
;
pensando
,
come
dice
il
Porro
,
che
la
sua
creatura
troverassi
isolata
e
reietta
dalla
società
,
dannata
ad
un
Brefotrofio
e
ad
un
allevamento
poco
dissimile
da
quello
dei
bruti
.
Chi
ha
pratica
delle
maternità
,
ed
in
ispecie
di
quella
di
Milano
,
non
troverà
esagerate
queste
parole
.
"
Oggi
le
condizioni
dei
ricoverati
da
quest
'
Istituto
debbono
essere
un
cotal
poco
mutate
,
grazie
alla
benefica
influenza
delle
persone
che
ora
lo
dirigono
.
Un
forte
sentimento
di
pietà
si
ridesta
in
ogni
animo
bennato
alla
vista
di
un
povero
gettatello
.
E
il
Giusti
,
descrivendo
scherzosamente
un
suo
viaggio
a
Montecatini
,
osservando
uno
di
questi
sventurati
bambini
,
sente
dentro
il
suo
cuore
vibrare
a
un
tratto
la
corda
del
dolore
e
però
esce
in
un
volo
lirico
,
degno
d
'
essere
riletto
.
Accanto
a
me
dal
lato
delle
brenne
,
Una
povera
donna
montanina
,
Lieta
recava
al
petto
un
trovatello
.
Preso
là
nel
buglione
,
ove
s
'
insacca
Dal
matrimonio
e
dallo
stupro
a
gara
O
legittima
o
no
l
'
umana
carne
.
Oh
benedetta
,
miseri
innocenti
,
La
pubblica
pietà
che
vi
ricovra
Nudi
,
piangenti
,
abbandonati
!
A
voi
il
casto
grembo
della
cara
madre
.
E
del
tetto
paterno
il
santo
asilo
,
Che
dà
l
'
essere
intero
,
e
dolcemente
L
'
animo
leva
a
dignità
di
vita
,
Error
,
vergogna
delitto
e
miseria
Chiuse
per
sempre
!
Crescerete
soli
,
Soli
all
'
affetto
e
mal
securi
in
terra
;
Al
disonor
di
genitori
ignoti
,
Come
la
pianta
che
non
ha
radice
,
Maledicendo
....
...
Poveretti
,
quant
'
era
meglio
per
essi
il
non
nascere
!
I
lôcch
nel
1874
.
Ecco
i
pensieri
che
ci
frullavano
nella
mente
nel
1874
studiando
quella
parte
della
popolazione
di
Milano
negletta
e
pericolosa
che
con
vocabolo
gergale
viene
chiamata
dei
lôcch
.
Son
pochi
i
caffè
,
le
osterie
e
le
bettole
,
tra
i
2000
esercizii
pubblici
,
di
cui
è
disseminata
Milano
,
in
cui
il
plebeo
non
si
periti
di
presentarsi
,
anzi
quand
'
egli
entra
in
un
caffè
di
lusso
in
compagnia
di
qualche
femmina
da
trivio
,
incede
risoluto
e
con
aria
di
sfida
,
e
tutto
si
ringalluzzisce
se
giunge
ad
attrarre
dai
frequentatori
gli
sguardi
,
benevoli
o
malevoli
,
a
lui
poco
importa
.
Ma
la
bettola
è
il
regno
,
del
lôcch
;
quivi
ascolta
i
poco
melodiosi
,
ma
svariatissimi
concerti
dei
200
suonatori
d
'
organetto
,
di
chitarra
,
di
mandolino
e
perfino
del
santo
strumento
dei
profeti
,
per
dirla
coll
'
Aleardi
;
quivi
egli
mangia
,
beve
,
giuoca
,
predica
,
grida
,
schiamazza
,
quivi
ritrova
la
sua
famiglia
la
sua
società
,
la
sua
patria
.
Egli
frequenta
pure
due
caffè
-
danzanti
(
1
)
,
posti
uno
,
in
ciascuno
dei
due
quartieri
dove
la
marmaglia
s
'
annida
,
a
questi
pseudo
caffè
si
può
ben
applicare
il
nome
di
anticamera
del
carcere
,
e
guardinna
come
dai
lôcch
istessi
vengono
chiamati
,
perchè
ivi
i
formigh
de
la
giusta
o
guardie
di
questura
,
attendono
tranquillamente
che
vengano
a
far
di
sè
spontanea
dedizione
i
colpiti
di
cattura
,
aspettazione
che
di
rado
rimane
delusa
per
le
ragioni
che
diremo
in
appresso
.
(
1
)
Uno
di
essi
venne
chiuso
per
ordine
dell
'
autorità
politica
.
Il
proprietario
s
'
era
preso
un
giorno
la
licenza
di
tirare
a
bersaglio
sul
petto
d
'
uno
dei
suoi
avventori
.
L
'
altro
caffè
-
danzante
,
fu
chiuso
per
disordini
gravissimi
in
esso
accaduti
.
Ma
dall
'
allegra
danza
della
bettola
,
o
dalle
conversazioni
chiassose
del
postribolo
si
rifugia
il
miserabile
in
qualcuna
delle
locande
le
più
meschine
,
ove
trova
un
pagliariccio
per
passare
il
resto
della
notte
.
Anche
qui
la
questura
si
reca
a
far
visita
,
e
con
lodevolissima
sollecitudine
nota
i
nomi
di
quanti
ricevono
alloggio
ogni
sera
dai
96
locandieri
muniti
di
regolare
licenza
.
Un
alleato
potente
del
1ôcch
è
il
pignoratario
.
Contansi
in
Milano
47
pignoratarii
(
non
dimentichi
il
lettore
che
ci
riferiamo
al
1874
)
e
prestano
denaro
contro
un
pegno
superiore
di
due
terzi
alla
somma
richiesta
,
e
l
'
interesse
che
si
paga
pel
danaro
,
così
preso
a
prestito
,
ha
un
limite
minimo
del
trenta
per
cento
.
Tra
i
pignoritarii
son
parecchi
cocch
o
manutengoli
che
comperano
la
roba
rubata
per
un
tenuissimo
e
quasi
vorremmo
dire
ridicolo
prezzo
.
Daremo
più
tardi
qualche
tratto
caratteristico
di
siffatta
genia
.
Malgrado
che
i
lôcch
campino
la
vita
con
mezzi
illeciti
,
tuttavia
non
ve
n
'
è
uno
che
non
sappia
all
'
uopo
provare
di
avere
un
'
occupazione
che
gli
provvegga
la
sussistenza
.
Dopochè
improvvidamente
la
legge
di
pubblica
sicurezza
riconobbe
la
libertà
di
commercio
o
per
parlare
seriamente
,
concesse
a
chicchessia
di
fare
il
merciaiuolo
girovago
(
diritto
che
prima
era
consentito
solo
ai
vecchi
ed
agli
impotenti
al
lavoro
)
le
vie
sono
ingombre
di
venditori
di
fiammiferi
,
di
minuterie
,
di
fotografie
di
opuscoli
,
di
bosinate
,
e
tutti
costoro
pretendono
di
far
credere
che
essi
ritraggano
i
mezzi
dì
sussistenza
dal
loro
microscopico
commercio
.
Ma
questi
mestieri
facili
ad
apprendersi
e
ad
esercitarsi
hanno
scossi
ancor
più
i
vincoli
troppo
già
allentati
della
famiglia
plebea
.
Questa
non
ha
più
alcun
vigore
morale
;
e
ad
ogni
piè
sospinto
i
figli
disertano
la
casa
per
discendere
nella
piazza
che
s
'
eleggono
ad
albergo
,
a
scuola
,
a
bottega
.
Nel
solo
anno
1869
(
oltre
il
quale
termine
non
giungono
le
statistiche
private
del
signor
Candiani
)
vennero
denunciati
dai
parenti
203
figliuoli
fuggiti
dalle
rispettive
case
,
e
tra
essi
s
'
annoverano
172
maschi
e
31
femmine
,
ma
ciò
che
è
ancor
più
doloroso
a
notarsi
è
che
nello
stesso
anno
vennero
dall
'
autorità
di
pubblica
sicurezza
arrestati
come
fuggitivi
dal
tetto
paterno
878
figliuoli
,
dei
quali
684
maschi
e
184
femmine
.
Questi
tutti
furono
ammoniti
per
oziosità
e
vagabondaggio
,
vennero
per
qualche
tempo
sostenuti
in
arresto
e
nondimeno
nè
i
loro
genitori
,
nè
alcun
'
altra
persona
si
presentò
a
fare
di
essi
ricerca
.
Eppure
se
416
tra
quelli
erano
in
età
dai
12
ai
16
anni
,
ve
n
'
erano
pure
463
,
l
'
età
dei
quali
stava
ancora
fra
gli
8
ed
i
12
anni
.
Non
dimentichiamo
poi
che
Milano
ha
una
popolazione
fluttuante
di
circa
28,000
individui
non
pochi
dei
quali
concorrono
ad
aumentare
la
folla
della
plebe
,
o
per
parlare
più
correttamente
dei
lôcch
.
Insomma
crediamo
di
non
esser
molto
lontani
dal
vero
,
affermando
che
questa
turba
si
compone
di
più
che
diecimila
persone
.
E
accanto
a
questa
cifra
,
altre
non
meno
dolorose
e
vergognose
dobbiamo
segnare
,
cioè
590
prostitute
(
sempre
secondo
la
statistica
del
1871
)
,
raccolte
in
ben
30
case
di
tolleranze
,
e
forse
altre
1500
femmine
che
esercitano
clandestinamente
il
loro
turpe
commercio
.
Il
numero
delle
prostitute
non
è
registrato
negli
atti
del
censimento
del
1871
e
non
sappiamo
,
per
qual
ragione
il
Comitato
ha
creduto
opportuno
di
ommetterlo
.
Il
mondo
dei
lôcch
al
giorno
d
'
oggi
Il
regno
del
lôcch
oggi
s
'
è
ampliato
,
che
il
numero
delle
bettole
è
andato
e
va
continuamente
crescendo
.
Ma
il
Padiglione
Merati
in
Porta
Garibaldi
e
il
Padiglione
Luciani
nei
pressi
di
San
Vittore
non
esistono
più
.
Non
si
creda
per
questo
che
il
lôcch
nella
stagione
d
'
inverno
non
trovi
modo
di
dar
sfogo
alla
sua
smania
di
ballare
.
Il
lôcch
balla
,
balla
furiosamente
...
nelle
così
dette
scuole
di
ballo
,
nella
sala
(
chiamiamola
così
)
che
venne
aperta
sul
corso
di
Porta
Genova
e
in
quelle
aperte
fuori
di
Porta
Venezia
,
nelle
osterie
e
finalmente
nei
baccalitt
o
spacci
di
vino
e
di
liquori
.
Dapprima
si
sapeva
dove
i
lôcch
si
recavano
a
ballare
,
e
la
Questura
aveva
contro
i
pregiudicati
buon
giuoco
;
oggi
non
se
ne
sa
più
nulla
,
perchè
si
balla
dappertutto
e
il
rintracciare
i
più
pericolosi
riesce
cosa
molto
difficile
.
Le
locande
non
sono
punto
migliorate
da
quello
ch
'
erano
e
per
rispetto
alla
igiene
e
per
rispetto
alla
morale
,
epperò
ce
ne
dovremo
intrattenere
a
lungo
pel
decoro
e
pel
vantaggio
di
Milano
.
Oltre
il
Monte
di
Pietà
,
che
è
pel
lôcch
quello
che
può
essere
la
Banca
Nazionale
per
un
uomo
d
'
affari
,
egli
ha
altrettanti
banchieri
nei
quaranta
pignoratarii
che
esercitano
,
più
o
meno
onestamente
l
'
usura
,
muniti
della
loro
brava
licenza
.
Vi
sono
eziandio
in
Milano
centodieci
rigattieri
,
i
quali
comperano
roba
usata
e
qualche
volta
la
fanno
da
pignoratarii
.
Dal
pignoratario
al
manutengolo
c
'
è
di
mezzo
la
barriera
dell
'
onestà
,
che
bene
spesso
la
cupidigia
di
lucro
può
indurre
a
saltare
.
I
ladri
e
i
frodatori
hanno
i
loro
patroni
naturali
nei
manutengoli
,
che
sfuggono
troppe
volte
alle
ricerche
dell
'
Autorità
di
Pubblica
Sicurezza
.
Il
Carcere
cellulare
e
l
'
isola
(
il
domicilio
coatto
massime
all
'
isola
d
'
Ischia
)
hanno
fatto
sloggiare
da
Milano
molti
di
quei
furfanti
,
i
quali
avevano
contratte
delle
curiose
abitudini
d
'
indifferenza
nel
passare
dalla
vita
del
delitto
alla
vita
dell
'
espiazione
nelle
carceri
a
sistema
di
famiglia
.
Ma
se
gli
individui
che
compongono
la
feccia
di
Milano
hanno
mutata
parvenza
,
coloro
che
vennero
a
sostituirli
non
sono
di
natura
diversi
dagli
altri
e
battono
la
stessa
via
,
se
non
con
più
audacia
,
certo
con
maggiore
astuzia
.
Nè
la
morale
in
Milano
ha
guadagnato
gran
fatto
dal
1874
in
poi
.
E
invero
,
quantunque
in
un
eccesso
di
zelo
,
l
'
Autorità
di
Pubblica
Sicurezza
abbia
fatto
chiudere
parecchie
case
di
prostituzione
(
rimedio
inefficace
contro
l
'
immoralità
ognora
crescente
)
,
tuttavia
Milano
contava
sul
finire
del
1881
ben
28
case
di
tolleranza
,
delle
quali
5
di
prima
,
11
di
seconda
,
6
di
terza
classe
,
oltre
a
6
case
particolari
.
Le
prostitute
iscritte
regolarmente
nel
1881
erano
430
,
delle
quali
45
facevano
di
sè
mercato
in
case
di
prima
,
105
in
case
di
seconda
,
80
in
case
di
terza
classe
.
A
fare
il
numero
di
430
contavansi
ancora
le
prostitute
isolate
e
tra
queste
34
di
prima
,
18
di
seconda
,
98
di
terza
classe
e
finalmente
50
prostitute
vaganti
,
tutte
appartenenti
queste
alla
terza
classe
.
A
tali
cifre
favoriteci
dall
'
egregio
amico
nostro
dott
.
Gaetano
Pini
,
aggiungeremo
queste
notizie
recentissime
,
e
cioè
che
oltre
le
22
case
pubbliche
di
tolleranza
ve
ne
sono
12
private
.
Le
prostitute
iscritte
al
20
giugno
1882
erano
614;
quelle
che
si
presentano
alla
visita
sono
in
media
circa
400
,
delle
quali
80
esercitano
la
prostituzione
clandestinamente
.
Il
Sifilicomio
ne
ricetta
attualmente
52
e
ne
ha
29
in
esperimento
.
Confessiamo
che
quest
'
ultima
espressione
,
pórtaci
da
una
relazione
ufficiale
,
ci
sembra
molto
curiosa
,
se
non
molto
chiara
.
Da
questi
dati
non
si
potrebbe
argomentare
della
moralità
di
Milano
.
Conviene
sapere
per
farsi
un
'
idea
precisa
della
condizione
di
Milano
,
che
forse
duemila
femmine
fanno
copia
di
sè
per
denaro
,
in
barba
a
tutti
i
regolamenti
della
Pubblica
Sicurezza
.
Urge
che
venga
rialzato
il
livello
morale
della
città
nostra
,
perchè
si
corre
verso
la
depravazione
in
modo
ignominioso
.
Nei
postriboli
non
s
'
infognano
solamente
i
lôcch
,
ma
benanco
moltissimi
giovani
di
oneste
famiglie
,
i
quali
incominciano
in
questi
turpi
luoghi
a
mettere
il
piede
sullo
sdrucciolo
del
vizio
,
per
finire
poi
a
precipitare
nel
baratro
del
delitto
.
Dove
dorme
il
lôcch
.
Col
nome
di
locanda
si
designa
dai
Milanesi
un
luogo
dove
la
feccia
riparasi
a
dormire
durante
la
notte
.
Nel
quartiere
di
Porta
Garibaldi
e
ìn
quello
di
Porta
Ticinese
vi
sono
le
locande
peggiori
.
Non
può
credere
quanto
siano
squallide
chi
non
le
abbia
vedute
;
in
loro
confronto
sbiadiscono
le
descrizioni
delle
locande
inglesi
,
porteci
dal
Simonin
.
Rechiamoci
a
visitarne
qualcuna
famosa
nella
cronaca
plebea
,
ma
ricordiamoci
di
andarvi
accompagnato
da
qualche
esperto
brigadiere
di
pubblica
sicurezza
e
colla
scorta
di
un
paio
di
guardìe
,
affinchè
non
c
'
incolga
danno
per
la
nostra
soverchia
curiosità
.
Si
dice
che
queste
locande
fossero
più
tristi
prima
del
1859
.
Noi
per
vero
dire
non
neghiamo
fede
a
tale
asserzione
,
tuttavia
possiamo
affermare
che
sono
pessime
tuttora
.
Eppure
c
'
è
una
Commissione
sanitaria
presso
il
nostro
Municipio
,
la
quale
potrebbe
cooperare
coll
'
autorità
di
pubblica
sicurezza
affine
di
migliorarle
;
e
il
compito
non
sarebbe
forse
nè
infruttuoso
,
nè
scevro
di
soddisfazioni
per
chi
vi
s
'
accingesse
.
E
'
notte
fitta
.
Da
un
paio
d
'
ore
la
folla
che
ingombrava
il
coro
di
Porta
Garibaldi
s
'
è
a
poco
a
poco
dileguata
;
non
vanno
in
volta
che
gli
agenti
dell
'
ordine
e
gli
uomini
del
disordine
.
Dei
miserabili
quelli
senza
danari
hanno
preso
alloggio
all
'
albergo
del
Cappell
Verd
,
cioè
sotto
gli
alberi
piantati
lungo
quella
parte
dell
'
Arena
che
guarda
verso
oriente
;
oppure
stanno
in
Piazza
d
'
Armi
a
combinare
qualche
mala
opera
;
quelli
poi
che
sono
stanchi
,
ma
che
hanno
quattrini
in
tasca
si
sono
ricoverati
nelle
locande
.
Entriamo
per
questa
angusta
porticina
.
Non
giova
che
qui
ripetiamo
il
numero
che
la
segna
,
perchè
vogliamo
narrare
e
descrivere
,
non
già
accusare
o
denunciare
alcuno
.
Per
l
'
androne
lungo
,
stretto
,
basso
,
fangoso
e
grave
olente
,
eccoci
giunti
a
un
piccolo
e
uggioso
cortiletto
.
Sembra
un
fondo
di
torre
.
Anzi
guardando
all
'
insù
,
ci
pare
d
'
esser
chiusi
nel
telescopio
di
Ross
,
con
questa
differenza
che
,
invece
di
vedere
un
'
immensa
plaga
,
non
iscorgiamo
che
alcune
poche
stelle
,
ed
un
pezzetto
di
cielo
,
donde
,
quando
si
ricorda
,
il
padre
eterno
fa
capolino
e
guarda
giù
per
compiacersi
della
sua
creazione
.
Sopra
un
usciaccio
mezzo
scardinato
e
roso
dal
tarlo
,
benemerito
della
patria
indipendenza
,
per
avere
nel
1848
dall
'
alto
d
'
una
barricata
in
un
fiero
combattimento
difeso
i
Milanesi
contro
gli
Austriaci
,
sta
una
vecchia
ed
affumicata
lanterna
a
riverbero
,
colla
fronte
ricoperta
di
carta
untuosa
,
su
cui
sta
scritto
Alogio
pei
forastieri
.
Nessun
Russo
,
Tedesco
o
Francese
pose
mai
il
piede
là
dentro
,
tuttavia
dal
padrone
di
quella
locanda
,
tutti
gli
avventori
,
che
per
lo
più
sono
di
Milano
o
dei
dintorni
,
vengono
qualificati
per
forastieri
.
Entriamo
.
Siamo
in
una
legnaia
.
Una
catasta
di
legna
grossa
a
destra
,
un
mucchio
di
fascine
umide
a
sinistra
,
divise
da
un
sentieruzzo
;
ce
n
'
è
più
che
non
bisogni
per
dar
l
'
idea
ad
un
galantuomo
del
come
dovesse
stare
il
povero
campione
di
frate
Gerolamo
Savonarola
,
nel
momento
che
a
tutto
proprio
rischio
e
per
mero
capriccio
di
quello
,
si
proponeva
di
subire
la
prova
del
fuoco
.
Allo
sbocco
del
sentiero
v
'
è
un
piccolo
spazio
dove
trovasi
una
tavola
che
si
regge
appoggiata
al
muro
,
perchè
una
delle
sue
gambe
è
fasciata
,
ed
il
coperchio
ha
un
colore
indefinito
che
è
il
risultato
della
polvere
e
dell
'
untume
che
da
anni
vi
si
va
sopra
accumulando
.
Al
fianco
della
tavola
sta
una
seggiola
impagliata
o
dirò
meglio
che
va
spagliandosi
;
sovr
'
essa
sta
seduta
la
divinità
del
luogo
una
donnona
corpulenta
e
grassa
,
con
una
faccia
che
sembra
una
meggiona
,
perdonatemi
la
similitudine
un
po
'
sporca
,
ma
la
prendo
di
peso
dal
Giusti
,
quantunque
la
non
abbia
di
Veneranda
nè
la
pulitezza
,
nè
il
placido
sorriso
.
Anzi
è
arcigna
e
ad
ogni
muoversi
dei
saliscendi
ficca
in
fondo
al
sentieruzzo
che
mette
alla
porta
i
suoi
due
occhi
grigi
,
aguzza
le
ciglia
,
sporge
in
fuori
,
stringendole
,
le
tumide
labbra
,
quasi
che
il
riconoscere
la
bontà
dell
'
ospite
che
arriva
sia
per
lei
questione
di
palato
.
Un
bicchierino
di
vetro
sta
sulla
tavola
,
e
dalla
molta
acqua
e
dal
pochissimo
olio
verdastro
sporge
il
capo
un
modesto
e
sventurato
,
lucignolo
che
scoppietta
quasi
domandi
l
'
aiuto
di
qualcuno
che
lo
tragga
da
quel
sozzo
bagno
,
in
cui
sentesi
affogare
.
Non
manda
luce
,
potrebbe
dirsi
piuttosto
che
misura
le
tenebre
e
ne
stabilisce
i
diversi
gradi
,
giacchè
a
qualche
spanna
dal
bicchierino
il
buio
è
perfetto
.
A
chi
entra
,
quel
lumicino
visto
in
fondo
alla
stanzaccia
sembra
un
faro
nel
momento
,
in
cui
lontan
lontano
viene
scorto
sull
'
orizzonte
dal
navigante
,
mentre
questi
pende
incerto
circa
il
punto
verso
il
quale
deve
rivolgere
la
prora
del
suo
legno
.
Eppure
quel
lumicino
rende
parecchi
servigi
,
dà
risalto
alle
rughe
della
vecchia
,
rischiara
un
Sant
'
Antonio
coll
'
inseparabile
compagno
impastato
sulla
negra
parete
,
e
infine
impedisce
a
noi
di
vedere
la
soffitta
della
legnaia
risparmiando
così
al
cortese
lettore
la
noia
di
legerne
la
descrizione
,
cui
altrimenti
gli
porgeremmo
.
La
padrona
ci
mostra
il
registro
dove
stanno
i
nomi
dei
suoi
ospiti
.
Il
brigadiere
,
che
ci
è
compagno
,
prende
lo
scartafaccio
,
lo
scorre
coll
'
occhio
,
in
certi
punti
arriccia
il
naso
,
in
certi
altri
corruga
la
fronte
,
in
altri
infine
alza
ed
abbassa
la
testa
con
moto
uniforme
e
sorride
con
compiacenza
,
come
chi
dicesse
:
Pur
t
'
ho
colto
finalmente
.
-
Abbiamo
ordine
di
visitare
la
locanda
-
dice
il
brigadiere
.
A
questo
frequente
desiderio
dell
'
autorità
,
la
locandiera
risponde
affermativamente
con
un
cenno
del
capo
,
si
reca
dondolando
a
chiuder
l
'
uscio
che
dà
sul
cortiletto
,
va
in
un
angolo
della
stamberga
,
verso
una
mensola
di
legno
,
impugna
una
bottiglia
di
birra
vuota
,
ma
dal
collo
della
quale
esce
un
moccolo
di
sego
,
l
'
accende
con
cautela
,
poi
si
mette
alla
testa
della
schiera
dei
visitatori
.
Su
,
su
,
su
per
una
scaletta
di
legno
ripidissima
;
il
buio
e
la
fretta
con
cui
si
sale
non
lasciano
sentir
altro
che
gli
effetti
degli
scalini
contro
gli
stinchi
delle
nostre
povere
gambe
,
però
ci
dispensiamo
dal
descriverla
di
che
il
lettore
ci
saprà
grado
.
Eccoci
sopra
un
pianerottolo
.
La
locandiera
schiude
un
uscio
,
avanza
il
braccio
armato
del
lume
e
attraverso
al
riscontro
veggonsi
dei
lettucci
disposti
con
un
certo
ordine
,
nulla
scorgesi
che
meriti
d
'
essere
notato
.
-
Questi
pagano
venti
centesimi
per
notte
-
dice
la
padrona
e
richiude
.
A
un
secondo
piano
vediamo
la
stessa
cosa
,
e
ad
un
terzo
altrettanto
:
finalmente
eccoci
al
piede
di
una
scala
a
piuoli
.
Arrampichiamoci
sopra
quest
'
ordigno
più
atto
a
far
rompere
il
collo
,
che
ad
agevolare
la
salita
a
chicchessia
.
Ogni
gradino
scricchiola
,
e
tale
scricchiolio
potrebbe
essere
paragonato
ad
un
gemito
,
che
ci
avverte
che
il
tarlo
ha
scavato
la
sua
dimora
in
quei
piuoli
,
i
quali
minacciano
di
cedere
sotto
la
pressione
che
sovr
'
essi
facciamo
coi
nostri
corpi
.
Su
,
su
,
su
,
finalmente
eccoci
in
cima
.
La
locandiera
schiude
la
porta
....
.
Cielo
,
che
puzzo
orribile
!
Siamo
in
un
abbaino
,
angusto
,
basso
,
il
soffitto
del
quale
declina
da
due
parti
secondo
i
due
pioventi
del
tetto
.
Non
vi
è
alcuna
finestra
.
Luce
e
aria
quest
'
abbaino
dovrebbe
ricevere
dall
'
uscio
,
ma
di
notte
rimane
chiuso
a
chiave
che
vien
serrata
per
di
fuori
.
Coraggio
,
ed
osserviamo
.
Dei
pagliericci
(
prendi
,
o
lettore
,
questa
parola
nello
stretto
senso
etimologico
)
stanno
l
'
uno
accanto
all
'
altro
,
e
sovra
ognun
d
'
essi
giaciono
due
individui
a
capo
e
piedi
.
Non
tutti
dormono
.
Al
nostro
apparire
v
'
è
chi
dorme
davvero
,
chi
invece
finge
di
dormire
.
I
fisionomisti
potrebbero
quivi
far
studi
di
non
lieve
importanza
;
gli
entomologi
vi
troverebbero
di
che
provvedere
un
museo
;
giacchè
la
famiglia
degli
apteri
è
qui
largamente
rappresentata
.
Ci
prese
ribrezzo
in
veder
accucciati
in
quella
guisa
uomini
sui
volti
dei
quali
avevano
impressi
solchi
indelebili
,
vizii
,
passioni
,
sventure
;
uomini
che
passano
su
questa
terra
senza
aspirazioni
,
senza
scopo
;
incapaci
talora
di
acquistarsi
persino
la
triste
riputazione
del
male
.
-
Se
non
ci
fossimo
noi
-
mi
diceva
un
giorno
uno
di
questi
infelici
-
quanta
gente
rimarrebbe
disoccupata
!
Giudici
inquirenti
,
procuratori
del
re
,
avvocati
criminalisti
,
agenti
di
pubblica
sicurezza
,
carcerieri
.
.
.
E
'
questo
un
sofisma
degno
d
'
un
cinico
matricolato
,
eppure
per
molti
di
questi
poveracci
e
la
scusa
della
grama
vita
che
essi
conducono
,
o
per
meglio
dire
è
la
ragione
d
'
essere
,
il
perchè
della
loro
esistenza
.
Se
non
vi
fossero
i
topi
,
a
che
servirebbero
i
gatti
?
In
quest
'
angusta
cella
contai
quindici
ospiti
.
Gli
abiti
loro
spenzolavano
da
chiodi
infissi
nelle
sgretolate
pareti
,
notai
certe
bluse
forse
un
tempo
vestite
da
onesti
operai
,
che
l
'
ubbriachezza
e
l
'
ozio
ridussero
a
mal
partito
.
I
lôcch
indossano
spesso
di
queste
bluse
corte
di
rigatino
bianco
e
azzurro
,
nella
speranza
di
essere
dagli
agenti
di
pubblica
sicurezza
scambiati
per
operai
.
-
Questa
locanda
non
è
delle
peggiori
-
mi
susurra
all
'
orecchio
la
mia
cortese
guida
.
Uscii
di
là
nauseato
e
col
cuore
stretto
da
profonda
tristezza
;
scesi
la
scaletta
,
che
in
quel
punto
non
mi
sembrò
tanto
cattiva
,
e
appena
posto
il
piede
sul
pianerottolo
,
la
locandiera
ci
domandò
se
volevamo
salire
su
per
un
'
altra
scala
,
in
tutto
simile
a
questa
,
conducente
ad
un
'
altra
soffitta
che
fa
degno
riscontro
a
quella
testè
visitata
.
Saputo
però
che
non
vi
avrei
potuto
trovare
alcun
che
di
maggior
rilievo
,
mostrai
desiderio
di
andarmene
,
e
,
fatte
le
opportune
scuse
alla
locandiera
pel
disturbo
arrecatole
,
questa
ci
accompagnò
col
lume
fino
alla
porticina
che
mette
sulla
via
,
e
Quindi
uscimmo
a
riveder
le
stelle
.
Nello
stesso
Corso
di
Porta
Garibaldi
,
una
diecina
di
case
più
in
là
da
quella
testè
descritta
,
vidi
un
'
altra
locanda
,
che
segna
un
notevole
crescendo
nel
lezzume
e
nella
schifezza
.
Ne
è
proprietaria
una
certa
vecchierella
,
la
quale
parve
turbata
dalla
nostra
visita
,
ma
pure
ci
mostrò
con
ossequiosa
premura
ogni
più
riposto
angolo
del
suo
meschino
covile
.
Ma
una
casa
d
'
alloggio
tristissima
e
schifosissima
mi
fu
dato
di
visitare
in
via
Arena
.
Quivi
è
una
casa
di
assai
meschino
aspetto
,
e
che
già
dal
di
fuori
rivela
la
miseria
che
accoglie
nel
suo
interno
.
Non
griglie
difendono
alcuni
buchi
,
i
quali
nel
concetto
architettonico
del
costruttore
vogliono
dire
finestre
;
muri
sgretolati
,
che
non
furono
mai
imbiancati
e
chiazzati
di
macchie
segnatevi
dall
'
umidità
,
tale
presentasi
la
facciata
di
questa
casa
.
Una
portaccia
nana
permette
di
entrarvi
,
ma
due
tavole
antichissime
,
su
cui
Mosè
scrisse
la
mala
copia
del
Decalogo
pare
che
ne
difendano
,
mentre
per
vero
dire
non
fanno
che
ingombrare
l
'
ingresso
.
Per
un
andito
si
giunge
ad
un
cortile
abbastanza
vasto
,
a
sinistra
del
quale
una
scaletta
di
pietra
conduce
ad
un
corridoio
.
Apresi
un
usciale
mediante
un
saliscendi
e
si
entra
in
una
stanzaccia
,
non
iscialbata
chi
sa
da
quant
'
anni
,
anzi
le
pareti
sono
gregge
,
nerastre
ed
umide
;
un
'
afa
intollerabile
vi
si
respira
,
perchè
quella
stanza
non
può
ricevere
aria
che
dalla
porta
d
'
ingresso
,
quando
è
aperta
.
Da
una
grossa
trave
,
che
sta
nel
mezzo
della
soffitta
,
pende
una
lucerna
fatta
con
una
lamina
di
ferro
ricurvata
all
'
intorno
,
riempiuta
d
'
olio
,
con
un
lucignolo
inzuppatovi
,
il
quale
spande
in
gran
copia
fumo
e
puzza
insieme
con
una
fioca
e
fosca
luce
che
si
rifrange
nelle
goccie
d
'
umidità
che
scolano
lungo
le
pareti
e
ben
si
potrebbero
paragonare
queste
goccie
a
gemme
che
cadono
ad
incoronare
il
popolo
sovrano
che
s
'
ammucchia
in
questa
locanda
.
Appena
entrati
,
il
lucignolo
mandò
una
luce
più
viva
che
ci
lasciò
vedere
dei
corpi
sdraiati
qua
e
colà
,
ma
il
soffio
dell
'
aria
,
che
penetrò
là
dentro
all
'
improvviso
,
spense
quella
povera
fiammella
,
per
cui
restammo
immersi
nel
buio
.
Indarno
si
tentò
di
accendere
dei
fiammiferi
soffregandoli
contro
l
'
umido
muro
,
e
intanto
si
sentiva
il
russare
dei
dormienti
,
il
muoversi
di
coloro
ch
'
erano
desti
,
o
che
in
quel
punto
si
erano
svegliati
,
il
fruscìo
della
paglia
,
e
un
ronzìo
confuso
di
animaletti
che
attivamente
si
movevano
nel
buio
secondo
la
loro
abitudine
.
Finalmente
si
potè
accendere
un
fiammifero
di
cera
,
col
quale
potemmo
veder
chiaramente
quanto
ci
stava
dintorno
.
E
già
accosto
al
limitare
dell
'
uscio
un
saccone
ci
sbarrava
il
passo
,
vi
stavano
distesi
due
miserabili
,
un
facchino
e
un
taglialegna
;
scavalcammo
quell
'
ostacolo
,
ed
uno
dei
miei
compagni
accese
di
nuovo
il
lumicino
e
potemmo
così
osservare
con
maggior
nostro
agio
.
In
un
angolo
una
vecchierella
era
distesa
sopra
un
altro
saccone
.
Essa
poteva
contare
un
settant
'
anni
d
'
età
.
Facile
era
il
dirla
una
mendicante
;
nessuna
traccia
le
si
scorgeva
sul
volto
di
quello
che
poteva
essere
stata
un
giorno
;
era
il
viso
di
lei
crespo
,
gli
occhi
infossati
,
aveva
le
ossa
zigomatiche
sporgenti
,
il
naso
adunco
il
mento
aguzzo
e
prominente
,
il
colorito
terreo
,
tutto
insomma
contribuiva
a
renderla
orribile
,
mostruosa
.
Stava
rannicchiata
sotto
i
suoi
abiti
,
che
le
servivano
di
coperta
,
ma
che
abiti
!
una
gonnella
di
cotone
una
volta
a
righe
bianche
e
cineree
,
ora
tutta
a
strappi
e
rappezzata
qua
e
là
con
cenci
di
altro
colore
;
dormiva
,
emettendo
certi
rantoli
ferini
,
che
accennavano
un
sonno
irrequieto
,
forse
rotto
da
sogni
paurosi
,
turbato
da
reminiscenze
o
da
previsioni
dolorose
.
Chi
era
?
Lessi
il
nome
di
lei
sul
registro
della
locanda
;
era
una
bergamasca
,
sensale
di
nutrici
(
marosséra
)
,
non
aveva
nè
casa
,
nè
tetto
;
quei
suoi
cenci
erano
l
'
unico
suo
avere
;
quale
vita
avesse
fin
qui
condotta
,
quale
quella
che
le
era
riserbata
tutto
era
oscuro
intorno
a
lei
;
non
s
'
era
mai
distinta
nel
male
,
forse
aveva
fatto
anche
un
po
'
di
bene
a
questo
mondo
,
ma
siccome
di
quello
non
si
era
accorta
l
'
autorità
,
e
di
questo
nessuno
è
incaricato
di
tener
calcolo
,
così
quella
donna
uscì
dall
'
ignoto
passato
,
viveva
ignoto
il
presente
,
per
rientrare
nell
'
ignoto
,
come
i
miliardi
d
'
atomi
umani
che
sono
dannati
dannati
a
pullulare
e
sparire
sulla
crosta
di
questo
povero
globo
.
Eppure
quella
femminuccia
sarà
stata
un
giorno
un
'
innocente
bambina
,
avrà
avuto
un
padre
o
almeno
una
madre
che
l
'
avranno
amata
;
giovinetta
simpatica
,
se
non
avvenente
,
avrà
vagato
sui
colli
verdeggianti
del
bergamasco
,
avrà
destato
qualche
passione
,
qualche
affetto
,
o
forse
per
sua
sventura
qualche
capriccio
;
poi
caduta
,
reietta
,
disprezzata
,
calò
alla
città
per
nascondere
la
propria
colpa
e
per
trovare
i
mezzi
di
trascinare
la
sua
miserabile
esistenza
;
eppure
anch
'
essa
ne
'
suoi
sogni
di
vergine
avrà
desiderato
uno
sposo
,
una
casa
,
de
'
figliuoli
,
nei
quali
rivivere
,
avrà
precorso
l
'
avvenire
colla
facile
immaginazione
giovanile
e
l
'
avrà
fantasticato
assai
diverso
di
quello
ch
'
esser
doveva
per
lei
,
avrà
sognato
una
vita
di
tranquillità
,
di
pace
,
d
'
amore
una
vecchiezza
onorata
,
rispettata
,
nè
avrebbe
mai
più
pensato
di
dover
passare
le
sue
notti
aggirandosi
di
locanda
in
locanda
,
sola
nel
mondo
,
cenciosa
,
esosa
agli
altri
ed
a
sè
stessa
,
tale
infine
da
non
destar
altro
sentimento
che
dì
compassione
misto
tuttavia
a
schifo
e
ribrezzo
.
Vedi
in
questa
stanzaccia
quattro
altri
sacconi
ravvicinati
e
su
di
essi
cinque
uomini
,
uno
di
questi
affatto
nudo
;
i
suoi
abiti
penzolano
dalla
parete
e
consistono
in
una
camicia
e
in
un
paio
di
calzoni
.
Dalla
prima
alla
seconda
stanza
s
'
accede
per
un
'
apertura
non
munita
munita
di
uscio
;
anche
qui
pareti
sgretolate
e
umide
;
trave
che
divide
in
due
campi
il
soffitto
;
correnti
,
correntini
,
una
scala
a
piuoli
,
attaccata
lungo
la
parete
;
dei
cesti
sulla
soffitta
un
'
accetta
,
una
falce
,
dei
cenci
distesi
sopra
una
corda
,
ecco
l
'
aspetto
della
stanza
.
Una
finestruola
semi
-
aperta
lascia
penetrare
un
filo
d
'
aria
che
alita
sulla
fronte
di
due
donne
di
mezza
età
che
dormono
,
sopra
un
lettuccio
posto
sotto
la
finestra
;
la
padrona
della
locanda
giace
in
un
letto
vicino
alla
parete
,
che
divide
la
seconda
dalla
prima
stanza
;
essa
s
'
è
rizzata
a
sedere
sul
letto
,
ha
nelle
mani
un
candelliere
di
legno
contenente
un
moccolo
di
sego
acceso
,
augura
la
buona
notte
alle
mie
guide
,
che
tosto
riconosce
ed
alle
quali
dice
che
nulla
v
'
è
di
nuovo
,
cioè
degno
di
essere
notato
.
Tuttavia
diamo
uno
sguardo
alle
undici
persone
che
là
dentro
dormono
:
sola
cosa
che
merita
d
'
essere
osservata
è
una
famiglia
di
saltimbanchi
.
Sopra
una
tavola
giaciono
un
uomo
e
una
donna
,
e
al
di
sotto
della
tavola
,
stesi
sopra
un
po
'
di
paglia
,
un
ragazzino
ed
una
ragazzina
.
I
due
piccini
sono
vestiti
di
maglia
incarnatina
con
nastri
di
lustrini
;
sono
belli
,
dormono
tranquilli
,
hanno
un
non
so
che
di
angelico
che
fa
uno
strano
contrasto
colla
luridezza
e
col
laidume
circostanti
.
Notisi
che
l
'
uomo
non
è
il
marito
di
quella
donna
,
che
questa
non
è
la
madre
dei
due
fanciulli
,
e
che
questi
non
sono
fratelli
e
sorella
,
e
che
nessuno
dei
due
,
è
figlio
nè
di
quell
'
uomo
nè
di
quella
donna
,
a
cui
si
sono
associati
.
Questi
quattro
esseri
si
trovarono
nel
mondo
,
s
'
accomunarono
e
però
la
loro
famiglia
è
più
che
altro
una
società
anonima
,
tendente
ad
impedire
che
uno
di
loro
muoia
digiuno
.
L
'
emissione
delle
azioni
è
a
zero
,
non
hanno
spese
d
'
amministrazione
,
riscuotono
e
spendono
quotidianamente
i
loro
dividendi
ed
esercitano
ogni
industria
.
Per
loro
tutti
i
generi
sono
buoni
,
eccetto
quello
che
lascia
un
uomo
morir
di
farne
.
Torniamo
nella
prima
stanza
,
ma
prima
di
abbandonare
questa
locanda
ficchiamo
lo
sguardo
nella
stamberga
a
mano
destra
.
Anche
qui
buio
e
fetore
.
E
'
un
sottoscala
e
vi
stanno
tre
uomini
,
due
dormono
sopra
una
coperta
di
lana
ed
uno
sulla
nuda
terra
.
Accendiamo
un
fiammifero
e
vediamo
che
uno
tiene
appoggiata
la
testa
sull
'
avambraccio
,
fa
coll
'
altra
mano
visiera
agli
occhi
e
sogguarda
.
Viene
interrogato
e
risponde
essere
un
facchino
che
viene
dalla
Valtellina
e
va
a
Genova
.
Il
vicino
si
desta
anch
'
esso
,
viene
interrogato
,
è
un
suonatore
d
'
organetto
;
è
di
Magadino
e
va
a
Corno
.
Non
si
conoscono
,
nè
conoscono
il
loro
terzo
camerata
che
è
un
fruttivendolo
di
Monluè
.
Torniamo
a
scavalcare
il
saccone
,
eccoci
nel
cortile
illuminato
dal
più
bel
chiarore
di
luna
,
che
mai
possa
desiderare
un
poeta
arcadico
..
Ripassiamo
l
'
andito
,
usciamo
dallo
sportello
,
eccoci
in
via
Arena
,
tranquilla
,
silente
,
illuminata
direi
quasi
gaiamente
dalla
luna
.
Respiro
tre
o
quattro
volle
a
pieni
polmoni
,
mi
pare
di
rivivere
,
la
mia
guida
cortese
mi
domanda
:
-
Che
le
pare
?
-
Non
lo
avrei
creduto
,
se
quanto
vidi
me
lo
avesse
narrato
chiunque
,
fosse
pure
la
persona
più
rispettabile
del
mondo
.
-
Che
lezzo
,
che
schifo
,
che
sudiciume
!
-
Ebbene
,
pensi
che
queste
locande
erano
assai
peggiori
negli
anni
andati
.
-
E
'
impossibile
imaginarsi
di
peggio
.
Anzi
,
ripensandoci
,
mi
pare
d
'
aver
detto
una
ridicolaggine
marchiana
,
quando
manifestai
l
'
idea
di
passare
la
notte
in
una
di
codeste
locande
,
nel
caso
non
avessi
potuto
trovare
altro
mezzo
per
poterla
visitare
.
-
Creda
che
questa
poveraglia
sta
di
gran
lunga
meglio
in
prigione
.
Questo
è
appunto
ciò
che
mi
riserbo
di
vedere
.
Haec
olim
.
.
.
otto
anni
or
sono
.
Vediamo
ora
alcune
delle
locande
più
famose
oggi
esistenti
.
Siccome
tutto
muta
in
questo
maledetto
mondo
sublunare
dovevano
quindi
mutare
anche
le
locande
di
Milano
.
Ed
invero
di
qualche
poco
hanno
mutato
.
Le
mie
notizie
sono
recentissime
.
Eccone
la
data
:
27
e
29
giugno
1882
.
Nè
le
mie
notizie
potranno
essere
da
alcuno
smentite
.
Quanto
narro
,
io
stesso
ho
potuto
vedere
,
grazie
alla
cortesia
delle
autorità
di
pubblica
sicurezza
.
I
96
locandieri
del
1874
hanno
disseminato
degli
allievi
ed
oggi
153
sono
gli
affittaletti
con
licenza
debitamente
iscritti
sui
registri
della
questura
.
La
locanda
mantiene
abbondantemente
molti
insetti
parassiti
,
pulci
,
cimici
,
pidocchi
,
blatte
,
e
....
i
locandieri
.
Questi
sono
miserabili
che
trovano
modo
di
vivere
della
miseria
altrui
.
Non
descriverò
locanda
per
locanda
,
perchè
mi
vincerebbe
lo
schifo
;
non
citerò
i
nomi
degli
affittaletti
e
i
numeri
delle
loro
locande
,
perchè
mi
parrebbe
di
commettere
una
mala
azione
,
le
mie
accuse
saranno
generiche
,
ma
perchè
vere
,
dovranno
indurre
l
'
autorità
a
prendere
in
proposito
qualche
provvedimento
.
In
questi
giorni
,
o
per
parlare
più
esattamente
in
queste
notti
,
ho
rivisitate
alcune
locande
da
me
già
studiate
nel
1874
e
ne
ho
vedute
parecchie
di
nuove
.
I
campi
delle
mie
esplorazioni
furono
il
Corso
Garibaldi
,
la
Via
Anfiteatro
,
la
Via
Vetraschi
,
la
Via
Pioppette
,
la
Via
Fabbri
,
la
Via
Vittoria
,
la
Via
Scaldasole
,
la
Via
Arena
.
Locande
orribili
!
Scene
nauseanti
In
una
locanda
di
Via
Anfiteatro
non
abbiamo
potuto
penetrare
pel
contegno
ostile
del
proprietario
.
Ma
da
esatte
informazioni
da
noi
raccolte
,
possiamo
dire
che
in
quella
notte
,
che
noi
volevamo
visitare
quella
locanda
,
essa
era
piena
di
prostitute
e
di
pregiudicati
,
pei
quali
il
proprietario
ha
dei
delicatissimi
riguardi
.
Il
cancello
che
chiude
l
'
imboccatura
della
scala
,
la
quale
conduce
ai
piani
superiori
dà
una
curiosa
caratteristica
di
prigione
a
quella
locanda
.
E
il
fetore
delle
latrine
e
del
mondezzaio
si
fa
sentire
con
tanta
prepotenza
anche
da
chi
si
ferma
soltanto
nel
cortile
,
che
si
può
dire
essere
questa
locanda
una
succursale
della
ditta
Colera
-
morbus
e
compagni
Ed
ora
tiriamo
di
lungo
.
Nelle
locande
ho
dovuto
notare
un
miglioramento
.
In
nessuna
di
quelle
da
me
or
ora
visitate
si
dorme
o
sulla
paglia
o
sopra
un
saccone
posto
sul
suolo
.
I
pagliericci
sono
tutti
collocati
sopra
lettucci
o
sopra
cavalletti
,
il
che
non
era
ancora
nel
1874
.
Si
è
quindi
progredito
ma
piuttosto
nella
apparenza
che
nella
realtà
.
E
per
vero
dire
mancano
di
finestre
moltissime
stanze
e
in
ciascuna
d
'
esse
vi
sono
troppi
letti
e
vi
dorme
un
numero
soverchio
di
persone
,
cosicchè
queste
non
hanno
aria
respirabile
sufficiente
.
Un
fetore
orribile
è
dovunque
.
Raramente
si
trovano
letti
forniti
di
lenzuoli
,
e
dove
questi
vi
sono
,
sembrano
cotti
in
broda
di
fagiuoli
,
come
quelli
di
cui
parla
il
Berni
nel
Capitolo
al
Fracastoro
.
Dormono
due
o
più
persone
in
un
letto
,
e
promiscuamente
abbiamo
veduto
ancora
dormire
uomini
e
donne
;
anzi
in
una
locanda
in
Via
Fabbri
abbiamo
trovato
un
uomo
,
che
giaceva
in
compagnia
di
due
donne
.
A
cagione
del
caldo
soffocante
tutti
dormono
nudi
,
sicchè
entrando
in
uno
di
questi
covili
con
un
lume
acceso
,
si
vedono
risvegliarsi
e
muoversi
lentamente
e
quasi
inconsapevolmente
e
quella
confusione
di
membra
contorcentisi
ne
dà
l
'
imagine
di
un
gigantesco
lombricaio
.
In
Via
Scaldasole
abbiamo
trovato
cinque
uomini
coricati
in
un
piccolo
andito
dal
soffitto
inclinato
e
rivelante
l
'
ossatura
delle
travi
reggenti
il
tetto
.
Un
uomo
non
vi
può
stare
in
piedi
ritto
,
e
bisogna
cammini
curvo
per
non
dar
di
capo
nelle
travi
.
V
'
era
una
finestretta
sola
ed
era
aperta
,
ma
l
'
aria
vi
portava
dentro
l
'
ammorbante
puzzo
di
una
latrina
e
di
un
magazzino
di
galline
e
di
capponi
.
Quella
casa
appartiene
ad
un
pollivendolo
,
il
quale
ha
certo
più
cura
della
salute
de
'
suoi
polli
che
non
di
quella
de
'
suoi
inquilini
.
In
una
locanda
in
Via
Pioppette
da
'
miei
compagni
di
escursione
furono
riconosciuti
tra
gli
alloggiati
ben
nove
tra
ammoniti
e
sorvegliati
.
Ora
se
tre
bastano
a
comporre
ciò
che
in
gergo
legale
si
chiama
un
'
Associazione
di
malfattori
,
quivi
c
'
era
triplicata
e
coloro
,
che
la
miseria
e
il
bisogno
di
riposo
involontariamente
aveva
associati
,
erano
della
specie
più
pericolosa
.
Ma
dormivano
,
ed
un
vecchio
proverbio
dice
:
Chi
dorme
non
pecca
.
Tralasciamo
di
descrivere
le
scene
poco
edificanti
,
sulle
quali
c
'
è
caduto
lo
sguardo
in
queste
nostre
visite
.
Non
scriviamo
a
provocare
la
corruzione
,
ma
ad
eccitare
in
chi
può
e
in
chi
deve
il
desiderio
e
la
volontà
di
porre
rimedio
a
questi
orrori
.
I
quali
non
sono
del
resto
più
deplorevoli
di
quelli
che
riscontransi
in
tutte
le
grandi
città
e
che
anche
noi
abbiamo
avuto
occasione
di
vedere
in
Parigi
.
Ma
siccome
parlando
della
capitale
della
Francia
,
della
capitale
del
mondo
,
si
potrebbe
credere
,
che
uno
stolto
chauvinisme
ci
inducesse
a
sparlarne
,
così
a
dare
valore
al
nostro
dire
ci
gioveremo
dell
'
autorità
di
uomini
,
che
hanno
parlato
per
vero
dire
,
non
per
odio
d
'
altrui
nè
per
disprezzo
.
Nella
capitale
della
civiltà
.
Se
a
Milano
la
classe
povera
dorme
male
a
Parigi
dorme
peggio
.
E
là
non
v
'
è
neppur
oggi
alcun
indizio
di
miglioramento
.
Il
Frégier
fin
dal
1840
dipingeva
,
coll
'
efficacia
della
verità
,
la
condizione
deplorevole
dei
poveri
abitanti
in
Parigi
.
La
popolazione
operaia
vi
era
,
a
suo
dire
,
così
numerosa
che
in
tutte
le
ipotesi
non
si
poteva
sperare
di
provvedere
pur
coll
'
aiuto
degli
stabilimenti
di
beneficenza
,
che
ad
una
picciola
parte
de
'
suoi
bisogni
.
Ed
aggiungeva
:
Il
concorso
dell
'
iniziativa
privata
sarebbe
dunque
indispensabile
,
e
quindi
importerebbe
perfezionare
questo
concorso
.
La
legge
del
22
luglio
1791
determinando
le
regole
della
polizia
municipale
,
ha
sottoposti
(
art
.
5
)
i
locandieri
,
padroni
e
appigionatori
di
camere
ammobigliate
,
all
'
obbligo
di
tenere
un
registro
firmato
e
controllato
dal
commissario
di
polizia
,
per
l
'
iscrizione
di
quanti
alloggiano
presso
di
loro
,
anche
per
una
sola
notte
.
Il
Codice
penale
ha
riprodotto
questa
disposizione
(
art
.
475
)
.
Ma
aggiungendo
molte
nuove
contravvenzioni
ai
casi
previsti
dalla
legge
organica
,
non
ha
prescritta
alcuna
misura
per
assicurare
la
salubrità
delle
locande
.
L
'
ordinanza
di
polizia
del
15
giugno
1882
ha
saviamente
estesa
l
'
applicazione
dell
'
art
.
475
del
Codice
penale
a
quanti
fanno
il
locandiere
abitualmente
o
accidentalmente
.
Essa
è
riuscita
a
ridurre
sotto
la
vigilanza
della
polizia
una
folla
di
locandieri
clandestini
,
che
non
dando
a
pigione
se
non
appartamenti
o
stanze
ammobigliate
,
facevano
le
viste
di
credersi
dispensati
dai
carichi
e
dagli
obblighi
imposti
in
generale
a
coloro
che
fanno
il
mestiere
di
alloggiare
presso
di
sè
persone
,
che
non
hanno
con
loro
vincoli
di
famiglia
.
Nondimeno
quest
'
ordinanza
s
'
è
accontentata
di
occuparsi
del
regime
delle
camere
ammobiliate
sotto
il
rispetto
della
sicurezza
e
della
tranquillità
pubblica
:
essa
non
ha
prescritto
nulla
riguardo
alla
salubrità
interna
di
queste
abitazioni
.
L
'
insufficienza
della
legislazione
ha
forse
costretto
l
'
autore
dell
'
ordinanza
ad
astenersi
in
argomento
da
ogni
prescrizione
che
avrebbe
avuto
per
risultato
d
'
inceppare
l
'
uso
del
diritto
di
proprietà
.
Io
non
saprei
veramente
,
continua
il
Frégier
,
assegnare
un
altro
motivo
al
silenzio
ch
'
egli
ha
serbato
sopra
una
questione
così
importante
;
ma
questa
lacuna
per
forzata
che
possa
essere
,
non
è
meno
deplorevole
,
perciò
che
lascia
senza
rimedio
una
condizione
di
cose
assai
nocevole
alla
salute
degli
abitanti
delle
stanze
ammobigliate
,
e
che
potrebbe
in
caso
di
riapparizione
del
choléra
,
aumentare
sensibilmente
la
sua
influenza
micidiale
.
Sarebbe
cosa
degna
d
'
una
savia
amministrazione
preparare
fin
d
'
ora
i
mezzi
idonei
a
prevenire
questa
possibilità
pericolosa
.
Il
compito
è
difficile
,
senza
dubbio
,
ma
perchè
non
affrontarlo
con
coraggio
,
e
lasciar
sussistere
in
Parigi
,
senza
fare
alcun
sforzo
per
distruggerli
,
tanti
focolari
d
'
infezione
,
che
abbassano
al
livello
degli
animali
i
più
immondi
,
gl
'
infelici
abituati
a
cercarvi
un
rifugio
per
la
notte
?
Sebbene
le
abitazioni
,
delle
quali
stiamo
occupandoci
,
non
offrano
tutte
egualmente
argomento
di
censura
e
di
biasimo
,
tuttavia
le
une
peccano
per
l
'
agglomerazione
degli
alloggiati
,
le
altre
per
il
genere
del
giaciglio
,
le
altre
infine
per
l
'
assenza
d
'
ogni
ventilazione
e
persino
per
mancanza
assoluta
d
'
aria
.
L
'
agglomerazione
è
l
'
inconveniente
che
domina
in
tutte
le
locande
dell
'
infima
classe
e
rende
più
grave
il
triste
risultato
degli
altri
inconvenienti
,
ai
quali
esse
vanno
soggette
.
I
venticinque
o
trentamila
operai
costruttori
,
che
affluiscono
a
Parigi
ogni
anno
da
alcuni
dipartimenti
determinati
,
si
raccolgono
in
camerate
e
vi
si
ricoverano
a
dormire
per
tutte
le
notti
della
stagione
di
lavoro
.
Molte
di
queste
camerate
,
nelle
quali
allogiano
i
manovali
e
i
muratori
,
sono
tenute
da
persone
del
paese
nativo
di
questi
e
i
padroni
di
tali
locande
ve
li
attraggono
colla
loro
probità
riconosciuta
e
per
le
sollecitudini
che
hanno
o
mostrano
di
avere
per
i
loro
affittuali
.
Queste
camerate
abbondano
principalmente
nei
quartieri
dell
'
Hôtel
de
Ville
pei
muratori
e
nel
Faubourg
Saint
-
Martin
pei
legnaiuoli
.
Questi
ottimi
operai
,
per
una
tendenza
che
li
distingue
da
tutti
gli
altri
lavoratori
,
non
mirano
che
al
risparmio
essi
coi
loro
locatori
trattano
in
modo
d
'
ottenere
per
sei
franchi
al
mese
oltre
l
'
alloggio
,
il
bucato
d
'
una
camicia
per
ciascuna
settimana
e
ogni
giorno
una
zuppa
di
cui
essi
però
debbono
fornire
il
pane
.
Quanto
questi
operai
non
impiegano
pel
soddisfacimento
dei
loro
bisogni
generalmente
limitatissimi
,
è
risparmiato
o
pel
mantenimento
delle
loro
famiglie
o
per
l
'
aumento
del
loro
piccolo
patrimonio
.
I
delegati
della
polizia
attestano
unanimemente
regnare
l
'
ordine
e
la
concordia
nelle
camerate
degli
operai
costruttori
e
serbare
essi
una
condotta
che
si
potrebbe
dire
esemplare
.
Non
è
forse
rincrescevole
che
questi
ottimi
operai
dormano
così
agglomerati
in
piccole
stamberghe
?
Avvezzi
a
lavorare
all
'
aria
aperta
,
l
'
angustia
di
tali
alloggi
dev
'
essere
loro
più
penosa
che
non
lo
sia
per
altri
.
Così
le
febbri
tifoidee
sono
troppo
comuni
tra
loro
e
colpiscono
talvolta
delle
camerate
intiere
.
L
'
agglomerazione
e
l
'
insufficiente
arieggiamento
delle
camere
ammobigliate
sono
del
pari
pericolosi
agli
operai
impiegati
nelle
officine
e
nelle
manifatture
.
Essi
infatti
ogni
giorno
passano
da
un
'
abitazione
infetta
ad
un
opificio
,
che
bene
spesso
non
è
meno
di
quella
insalubre
,
e
questi
poveretti
si
trovano
così
predisposti
a
contrarre
facilmente
delle
malattie
contagiose
.
Di
tutti
gli
individui
componenti
la
classe
povera
,
i
cenciaiuoli
e
gli
straccivendoli
sono
quelli
che
abitano
le
stamberghe
più
infette
e
più
nauseanti
.
Si
ha
un
bel
discendere
negli
ultimi
gradi
della
società
,
l
'
ineguaglianza
apparisce
sempre
in
qualche
parte
e
gli
straccivendoli
(
chi
lo
avrebbbe
imaginato
!
)
ne
sono
i
notabili
.
Sono
essi
degli
industriali
un
po
'
più
economici
,
un
po
'
più
ordinati
del
resto
della
marmaglia
e
che
godono
d
'
un
certo
relativo
benestare
.
Gli
uni
,
i
più
scaltri
,
occupano
una
o
due
piccole
camere
che
prendono
a
pigione
per
sè
e
per
le
loro
famiglie
;
gli
altri
possedono
un
pagliericcio
che
loro
serve
per
coricarsi
nella
camerata
di
cui
fanno
parte
;
ma
questo
possesso
,
spesso
collettivo
piuttosto
che
personale
,
è
loro
invidiato
dai
pezzenti
,
che
dormono
entro
specie
di
truogoli
sopra
cenci
o
sopra
poche
manate
di
paglia
sparsa
sull
'
ammattonato
.
Gli
agenti
di
polizia
incaricati
della
vigilanza
delle
locande
destinate
ai
cenciaiuoli
,
ne
fanno
una
pittura
incredibile
.
Ciascun
alloggiato
conserva
presso
di
sè
la
sua
bisaccia
e
la
sua
sporta
,
ricolme
di
lordure
,
e
di
quali
lordure
!
Questi
selvaggi
non
provano
ripugnanza
a
comprendere
nelle
loro
raccolte
persino
animali
morti
e
a
passare
la
notte
presso
questa
preda
puzzolenta
.
Quando
gli
agenti
di
polizia
entrano
in
siffatte
locande
per
le
loro
ispezioni
ordinarie
o
per
ricercarvi
qualche
individuo
sospetto
,
provano
una
soffocazione
che
rassomiglia
molto
all
'
asfissia
.
Essi
ordinano
l
'
apertura
delle
imposte
delle
finestre
,
quando
pure
vi
è
modo
di
aprirle
,
e
le
osservazioni
severe
che
gli
agenti
dirigono
ai
locandieri
sopra
questo
orribile
miscuglio
di
esseri
umani
e
di
animali
in
putrefazione
non
hanno
virtù
di
smoverli
punto
.
I
locandieri
rispondono
che
i
loro
pigionali
ed
ancor
essi
vi
sono
abituati
.
Un
tratto
dei
costumi
speciali
dei
cenciaiuoli
,
e
che
si
potrebbe
chiamare
uno
de
'
loro
passatempi
,
consiste
nel
dar
la
caccia
ai
topi
nei
,
cortili
di
certe
case
ch
'
essi
frequentano
.
I
cenciaiuoli
attraggono
i
topi
coll
'
aiuto
di
certe
sostanze
mangiereccie
che
mescolano
ai
cenci
raccattati
per
le
vie
.
Per
fare
la
loro
caccia
collocano
un
mucchietto
di
tali
cenci
presso
i
crepacci
dei
muri
,
e
quando
possono
supporre
che
i
topi
vi
si
siano
annidati
,
sguinzagliano
nel
cortile
certi
loro
cani
addestrati
a
tale
caccia
e
in
un
batter
d
'
occhio
i
cenciaiuoli
s
'
impadroniscono
di
parecchi
topi
,
di
cui
mangiano
la
carne
e
vendono
la
pelle
.
I
poveri
ai
Parigi
nel
1840
.
Le
locande
di
Parigi
,
che
accolgono
durante
la
notte
il
fango
della
società
,
erano
nel
1840
a
quanto
ne
scriveva
il
Frégier
,
delle
vere
fogne
.
Quelle
stesse
,
osservava
il
diligente
statista
,
che
non
vengono
frequentate
dai
cenciaiuoli
,
sono
per
l
'
agglomerazione
degli
alloggiati
e
per
le
sudicie
abitudini
di
questi
,
dei
focolari
pericolosi
d
'
infezione
.
Vi
sono
camere
,
in
cui
stanno
fino
a
nove
letti
separati
da
piccole
corsie
a
stento
bastevoli
al
passaggio
di
una
persona
,
e
questi
letti
sono
bene
spesso
occupati
da
due
individui
,
che
non
si
conoscono
nè
si
sono
giammai
visti
.
La
differenza
di
sesso
non
è
un
ostacolo
a
queste
coabitazioni
notturne
e
accidentali
,
sebbene
gli
agenti
della
polizia
nulla
trascurino
per
impedire
che
ne
seguano
disordini
.
Tra
le
camerate
destinate
solamente
alle
donne
ve
ne
è
una
nel
quartiere
della
Cité
,
che
è
rinomata
per
l
'
aspetto
rovinoso
e
squallido
che
essa
presenta
.
Le
donne
che
la
occupano
sono
vecchie
ubbriacone
,
molte
delle
quali
sospettasi
vivano
di
ladroneccio
.
La
polizia
ha
l
'
occhio
aperto
sopra
queste
donne
,
come
sopra
tutti
gli
abitanti
di
queste
tristissime
case
.
Accade
qualche
volta
agli
agenti
di
dover
discendere
in
questi
bassi
fondi
allo
spuntar
dei
giorno
.
Non
appena
siano
essi
entrati
nella
casa
dove
si
trova
la
camerata
,
della
quale
abbiamo
testè
parlato
,
che
tutte
le
donne
che
la
occupano
si
mettono
a
sedere
sul
loro
canile
per
facilitare
le
ricerche
di
prammatica
.
Lo
spettacolo
di
siffatte
mummie
animate
ha
qualche
cosa
del
sepolcrale
,
e
si
direbbe
che
il
celebre
autore
di
Gil
-
Blas
,
se
n
'
è
servito
per
abbozzare
il
ritratto
del
Leonardo
.
Bisogna
essersi
occupato
alcun
poco
d
'
anatomia
sociale
con
uno
spirito
serio
d
'
investigazione
per
farsi
una
giusta
idea
della
popolazione
che
vive
nelle
pieghe
le
più
nascoste
della
società
.
L
'
immaginazione
,
malgrado
la
sua
fecondità
e
il
suo
ardire
,
non
saprebbe
mai
raggiungere
in
questa
materia
l
'
altezza
della
realtà
.
Questa
ha
un
carattere
,
una
fisonomia
,
una
stranezza
che
bisogna
aver
osservato
se
non
da
presso
,
il
che
è
dato
soltanto
ai
funzionari
della
polizia
,
almeno
sotto
un
certo
punto
di
vista
prospettico
,
per
poter
assumersi
la
responsabilità
di
storico
esatto
.
Nè
si
accusino
di
imaginarii
e
fantastici
i
tratti
di
costumi
ed
i
particolari
intimi
che
,
dice
il
Frégier
,
io
sono
venuto
fin
qui
additando
.
Sebbene
temperati
dalla
riserva
,
che
ho
dovuto
,
imporre
alla
mia
penna
,
questi
non
sono
in
sostanza
meno
veri
.
Io
ho
sacrificato
la
crudezza
del
tratto
e
del
colore
al
rispetto
verso
la
decenza
.
Ecco
la
sola
infedeltà
,
di
cui
io
mi
accuso
.
Dopo
aver
segnalate
le
cagioni
d
'
insalubrità
esistenti
nelle
locande
abitate
dalla
porzione
la
più
corrotta
e
la
più
miserabile
della
classe
viziosa
,
è
impossibile
non
riflettere
sulla
necessità
di
portare
un
rimedio
efficace
a
uno
stato
di
cose
tanto
contrario
ai
diritti
dell
'
umanità
e
della
civiltà
.
L
'
amministrazione
deve
tollerare
ciò
che
essa
non
può
impedire
;
ecco
perchè
essa
tollera
,
pur
sempre
vigilandole
,
queste
sentine
nelle
grandi
città
;
ma
una
simile
tolleranza
esclude
forse
la
facoltà
di
far
costrurre
delle
case
destinate
specialmente
ad
alloggiare
sia
i
cenciaiuoli
,
sia
quelle
altre
parti
della
popolazione
che
vegetano
negli
ultimi
gradi
della
società
?
Io
non
sono
di
questo
avviso
.
Le
locande
di
quarta
classe
contano
molti
covili
e
molte
fogne
.
Se
l
'
amministrazione
per
viste
d
'
interesse
generale
si
crede
obbligata
a
preparare
un
deflusso
alle
acque
limacciose
d
'
una
città
come
Parigi
per
mezzo
di
opere
costrutte
con
ingente
spesa
,
con
quanta
maggior
ragione
non
deve
essa
padroneggiare
e
regolare
quest
'
altro
pantano
formato
dalla
classe
miserabile
e
viziosa
,
che
formicola
in
questa
vasta
capitale
?
A
non
considerare
che
l
'
igiene
pubblica
,
egli
è
certo
che
la
città
guadagnerebbe
sensibilmente
a
scavare
un
letto
a
questo
pantano
di
nuova
specie
ed
altrettanto
più
pericoloso
,
perchè
non
influisce
meno
sul
morale
che
sul
fisico
delle
popolazioni
.
L
'
esecuzione
di
questo
progetto
non
sarebbe
un
carico
affatto
gratuito
per
l
'
amministrazione
.
Certo
non
ritrarrebbe
l
'
equivalente
del
capitale
impiegatovi
,
ma
potrebbe
rappresentare
una
parte
assai
considerevole
di
questo
interesse
,
e
gli
oneri
che
s
'
avrebbero
a
sopportare
troverebbero
il
loro
compenso
nell
'
assicurato
aumento
di
garanzia
alla
sanità
pubblica
.
Le
osservazioni
di
Paul
Cère
.
Maxime
du
Camp
e
Jules
Siegfried
.
Paul
Cère
in
un
suo
libro
pregevole
per
copia
e
finezza
di
osservazioni
sulle
classi
pericolose
di
Parigi
ci
insegna
che
nel
1872
il
numero
dei
locandieri
"
disposti
a
dare
un
letto
,
ad
ogni
passaggiero
era
considerevole
;
se
ne
contavano
non
meno
di
19226
aventi
un
personale
di
2847
impiegati
.
"
Si
direbbe
che
una
parte
della
popolazione
di
Parigi
non
ha
nè
casa
nè
tetto
,
ed
è
obbligata
a
dormire
alla
ventura
E
Maxime
du
Camp
,
nel
terzo
volume
della
sua
importantissima
opera
intitolata
"
Paris
,
ses
organes
,
ses
fonctions
et
sa
vie
"
dopo
averci
parlato
dei
ladri
,
dei
falsi
giornalieri
,
dei
vagabondi
,
dipingendone
i
costumi
e
additandone
i
vituperevoli
mezzi
di
sussistenza
,
accenna
pure
i
luoghi
,
dove
costoro
vanno
a
sostare
e
a
dormire
.
Molti
tra
essi
sono
dans
leurs
meubles
,
come
si
dice
,
o
alloggiano
presso
quelle
povere
creature
perdute
,
sprofondate
nel
più
basso
della
fogna
sociale
,
chiamate
da
essi
le
loro
operaie
perchè
le
disgraziate
lavorano
,
-
quale
orribile
lavoro
!
-
per
farli
vivere
.
Quelli
sono
i
più
favoriti
ed
eccitano
l
'
invidia
dei
loro
compagni
,
che
per
la
maggior
parte
sono
senza
domicilio
.
Quando
le
notti
sono
aspre
o
piovose
e
quei
miserabili
hanno
qualche
soldo
in
tasca
,
essi
vanno
a
domandare
asilo
a
quelle
locande
di
ultimo
ordine
che
si
chiamano
garnis
à
la
nuit
.
Non
valgono
le
parole
ad
esprimere
l
'
aspetto
ripugnante
e
l
'
odore
nauseabondo
di
queste
stamberghe
.
Il
du
Camp
dichiara
che
nella
sua
vita
di
viaggiatore
lungo
le
rive
del
mar
Rosso
,
presso
gli
Arabi
ababdeh
del
deserto
,
sotto
la
tenda
dei
Beduini
della
CeleSiria
,
nelle
borgate
dell
'
Asia
minore
ha
dormito
in
luogo
orribili
,
sucidi
e
brulicanti
di
vermi
,
eppure
non
ha
mai
visto
nulla
di
simile
allo
spettacolo
che
presentano
questi
bugigattoli
durante
le
ore
della
notte
.
L
'
imaginazione
dei
locandieri
è
inesauribile
,
quando
si
tratta
di
far
tre
o
quattro
camere
di
una
sola
,
di
porre
dei
tramezzi
nei
corridoi
,
di
invadere
i
pianerottoli
o
di
praticare
delle
nicchie
(
è
la
vera
parola
)
propriamente
sotto
i
tetti
in
stanzini
tanto
bassi
e
ristretti
da
non
potervisi
penetrare
che
carponi
.
Le
scale
spiombate
,
le
finestre
senza
imposte
,
le
larghe
fessure
che
solcano
i
muri
danno
a
queste
casupole
l
'
apparenza
di
ruine
.
Nelle
stanze
durante
la
notte
non
v
'
è
lume
;
si
cammina
a
tentoni
in
mezzo
ad
una
atmosfera
grave
,
nella
quale
si
combinano
in
un
odore
insopportabile
l
'
umidità
dei
muri
,
il
lucignolo
spento
,
la
feccia
fermentante
dei
vino
mal
digerito
e
il
sudore
umano
.
Sopra
un
materasso
,
donde
esce
la
lana
mista
a
trucioli
,
un
fascio
di
abiti
logori
e
strappati
si
rotola
in
un
angolo
,
lo
si
spinge
;
quello
si
agita
,
si
alza
.
Si
indietreggia
spaventati
di
vedere
che
una
creatura
vivente
può
respirare
in
quell
'
aria
ammorbata
.
Ah
,
che
si
comprendono
meglio
allora
quelli
che
,
fuggendo
l
'
orrore
di
simili
ricoveri
,
vanno
a
dormire
a
cielo
aperto
alla
mercè
della
pioggia
,
che
può
cadere
,
o
della
ronda
di
polizia
,
che
può
sopravvenire
!
Non
è
tutto
rose
neppure
per
quelli
che
,
dormono
sotto
la
folta
chioma
degli
olmi
dei
Champs
Elysées
o
nelle
cantine
delle
case
in
costruzione
,
poichè
il
più
delle
volte
vanno
a
finire
la
loro
notte
alla
polizia
.
Maggiormente
da
compiangere
sono
coloro
,
che
senza
riflessione
nè
previdenza
,
cercano
un
asilo
sotto
gli
archi
laterali
dei
ponti
sulla
Senna
e
vi
dormono
bagnati
,
sotto
la
sferza
d
'
una
corrente
d
'
aria
fredda
ed
umida
che
paralizza
loro
le
membra
e
li
manda
ben
presto
all
'
ospitale
colpiti
da
reumatismi
articolari
.
Il
luogo
prediletto
dai
vagabondi
e
dai
ladri
furono
per
lungo
tempo
le
fornaci
di
calce
di
Montmartre
,
ma
dopochè
queste
ultime
sono
state
abbandonate
,
essi
si
sono
dispersi
parte
a
Bagnolet
.
e
parte
a
Pantin
.
Vi
è
però
un
luogo
ch
'
essi
frequentano
volentieri
a
Parigi
e
che
è
conosciutissimo
,
perocchè
chicchessia
ha
inteso
certo
parlare
delle
carrières
d
'
Amérique
.
Non
è
là
,
come
si
crederebbe
,
ch
'
essi
si
rintanano
durante
le
notti
d
'
inverno
.
Tali
cave
per
vero
dire
sono
inabitabili
anche
per
uomini
uomini
rotti
a
tutte
le
durezze
della
vita
all
'
aria
aperta
;
sono
dei
lunghi
anditi
,
in
cui
l
'
acqua
cade
a
goccia
a
goccia
su
terreno
così
bagnato
,
che
vi
si
cammina
nel
fango
fino
al
collo
del
piede
.
E
'
là
presso
ch
'
essi
si
rifugiano
,
a
lato
delle
fornaci
di
calce
che
fiammeggiano
giorno
e
notte
e
spandono
un
calore
,
di
cui
i
vagabondi
sanno
apprezzare
i
benefici
.
Là
al
pari
di
altrove
comme
on
fait
son
lit
,
on
couche
.
I
più
accorti
non
arrivano
mai
tardi
,
per
poter
scegliere
dei
buoni
posti
;
si
stendono
sulle
fascine
non
lontano
dalle
fornaci
e
al
riparo
dalle
correnti
d
'
aria
.
Quivi
si
fa
più
che
dormire
,
vi
si
cena
con
de
'
salumi
,
con
della
acquavite
,
tutta
roba
rubata
;
vi
si
danno
dei
convegni
amorosi
;
vi
si
tengono
delle
serate
,
delle
conversazioni
,
vi
si
balla
,
vi
avvengono
lotte
e
duelli
,
e
non
vi
è
stravizio
tanto
repugnante
,
di
cui
questi
luoghi
così
desolati
non
siano
stati
testimonii
.
Tutto
si
sciupa
a
lungo
andare
,
e
le
carrières
d
'
Amérique
hanno
quasi
finito
il
loro
tempo
,
in
ogni
caso
,
le
loro
notti
famose
sono
passate
.
La
polizia
ha
troppo
rivolti
gli
sguardi
in
quelle
parti
,
e
i
vagabondi
più
non
vi
si
recano
che
esitando
,
poichè
è
raro
adesso
che
il
loro
sonno
non
venga
interrotto
.
Verso
le
due
ore
dopo
la
mezzanotte
,
quando
si
crede
che
le
fornaci
sono
occupate
e
che
ognuno
vi
s
'
è
addormentato
,
si
parte
senza
far
rumore
dal
posto
di
polizia
il
più
vicino
.
Gli
agenti
comandati
da
un
ufficiale
di
pace
,
si
dividono
in
quattro
squadre
,
che
,
rasentando
i
muri
,
camminando
in
punta
di
piede
,
circondano
il
nascondiglio
da
tutti
i
lati
,
in
guisa
da
custodirne
le
uscite
.
A
un
dato
segnale
,
le
lanterne
vengono
aperte
e
gli
agenti
si
precipitano
tutti
contemporaneamente
verso
il
grande
dormitorio
improvvisato
sotto
le
volte
biancheggianti
.
Il
risveglio
è
generale
.
I
novizii
cercano
di
fuggire
,
i
vecchi
praticoni
s
'
alzano
stirando
le
braccia
e
si
consegnano
essi
stessi
agli
agenti
.
Nessuno
mai
resiste
e
là
prima
parola
,
significantissima
,
di
ognuno
di
questi
infelici
è
:
"
Non
mi
fate
del
male
!
"
Che
cosa
trovasi
colà
?
Il
rifiuto
di
Parigi
,
vagabondi
,
ladri
,
recidivi
,
miserabili
infine
,
che
non
possono
ispirare
se
non
la
pietà
.
Io
soffro
d
'
asma
,
diceva
un
d
'
essi
,
il
che
mi
impedisce
di
lavorare
;
io
tossisco
molto
e
a
cagione
di
ciò
i
locandieri
mi
mettono
alla
porta
.
Io
vengo
a
dormire
presso
le
fornaci
perché
ciò
mi
solleva
alquanto
.
Colui
è
stato
immediatamente
e
d
'
urgenza
inviato
ad
un
ospitale
,
perchè
gli
fossero
prestate
le
cure
opportune
.
In
questi
covili
vi
si
arrestano
dei
fanciulli
fuggiti
dalla
casa
paterna
e
già
dediti
al
ladroneccio
;
quattro
fra
essi
furono
sorpresi
al
momento
,
in
cui
tenevano
tra
mani
e
mangiavano
un
pane
di
burro
che
avevano
trafugato
al
mercato
.
Queste
razzie
danno
dei
risultati
importanti
;
in
due
giorni
,
il
19
e
il
20
febbraio
1869
,
la
Polizia
si
è
impadronita
di
77
individui
,
di
cui
58
avevano
già
avuto
a
fare
colla
giustizia
.
Quest
'
era
la
punto
invidiabile
condizione
dei
poveri
di
Parigi
nel
1873
,
malgrado
esistano
quivi
la
Société
philantropique
fondata
sino
dal
1780
,
e
l
'
opera
pia
dell
'
Hospitalité
de
nuit
,
istituita
nel
1878
,
le
quali
alacremente
diffondono
i
loro
beneficii
fra
le
classi
più
sfortunate
della
società
.
Un
uomo
benemerito
della
umanità
,
Jules
Siegfried
,
pensatore
profondo
e
filantropo
generoso
,
forse
misurando
dai
prodigiosi
progressi
,
ch
'
egli
ha
fatto
fare
alla
piccola
ma
importante
sua
città
dell
'
Havre
,
i
progressi
che
avrebbe
dovuto
fare
Parigi
in
questi
ultimi
tempi
,
in
un
suo
libro
intitolato
:
La
misère
,
son
histoire
,
ses
causes
,
ses
rémèdes
,
scriveva
:
Le
squallide
casupole
dei
secoli
passati
,
le
cantine
infette
di
certe
città
manifatturiere
,
e
i
solai
insalubri
dove
s
'
agglomerano
delle
famiglie
intiere
,
fanno
posto
gradatamente
ad
abitazioni
più
vaste
e
più
sane
.
Eppure
nel
1878
,
quando
abbiamo
visitato
Parigi
,
avendo
noi
fatte
delle
escursioni
nei
luoghi
in
cui
la
marmaglia
s
'
annida
,
vi
abbiamo
trovato
che
quanto
hanno
scritto
il
Frégier
,
il
Cère
,
il
Du
Camp
vale
ancora
oggi
quanto
per
l
'
appunto
valeva
ai
tempi
in
cui
o
di
cui
essi
hanno
scritto
.
Che
più
?
Avevamo
a
scorta
nelle
nostre
escursioni
Escursioni
notturne
due
sergents
de
ville
,
i
quali
alle
tre
dopo
mezzanotte
quantunque
armati
,
non
si
sono
peritati
a
scendere
dal
quais
e
passare
sotto
il
ponte
dell
'
Alma
,
non
discosto
dal
Trocadero
e
frequentatissimo
di
giorno
,
se
non
quando
poterono
avere
due
altri
sergents
a
ingrossare
la
comitiva
.
Ciò
non
faceva
onore
al
loro
coraggio
,
ma
neppure
allo
spirito
di
rispetto
all
'
autorità
,
per
parte
degli
abitanti
accidentali
del
primo
arco
sulla
destra
della
Senna
.
E
veramente
,
se
si
fosse
trattato
di
fare
a
pugni
con
tutte
le
persone
che
stavano
coricate
sotto
quell
'
arco
,
i
sergents
de
ville
avrebbero
certamente
avuta
la
peggio
.
Dal
1878
in
poi
passarono
parecchi
anni
,
nè
le
cose
sono
punto
mutate
,
giacchè
degli
egregi
pubblicisti
di
Francia
hanno
,
anche
in
questi
ultimi
giorni
alzata
la
voce
per
risvegliare
la
carità
pubblica
e
additarle
di
nuovo
la
turba
immensa
,
che
in
mezzo
al
lusso
della
capitale
del
mondo
civile
non
può
trovare
un
onesto
rifugio
dove
passare
la
notte
.
I
poveri
di
Parigi
ai
tempi
nostri
.
Il
Gaulois
del
giorno
4
maggio
1882
bruciava
la
prima
cartuccia
a
pro
della
causa
degli
indigenti
di
Parigi
.
Esso
incominciò
in
quel
giorno
per
lo
appunto
a
parlare
dei
luoghi
,
ove
abita
la
ingente
classe
povera
di
quella
vasta
metropoli
.
Colla
scorta
di
quel
giornale
cercheremo
di
far
conoscere
a
'
nostri
lettori
le
miserie
di
Parigi
,
quali
si
manifestano
a
'
dì
nostri
.
Noi
potremmo
visitare
,
scriveva
il
Gaulois
,
molti
quartieri
.
Cosa
strana
,
anche
nei
quartieri
ricchi
,
noi
troveremo
dei
miserabili
;
la
stamberga
del
povero
presso
al
palazzo
del
gran
signore
.
Colui
che
domanda
a
Dio
un
po
'
di
sonno
per
isfuggire
alle
torture
della
fame
è
perseguitato
fino
sul
suo
giaciglio
dalla
musica
del
ballo
,
che
suonasi
nel
palazzo
vicino
.
Il
metro
di
terreno
vi
conquista
dei
prezzi
favolosi
.
Andiamo
piuttosto
verso
le
estremità
;
è
là
che
noi
troveremo
delle
viuzze
larghe
due
metri
,
dei
vicoli
ciechi
che
fanno
le
viste
di
condurre
in
qualche
parte
e
che
si
fermano
tosto
,
dei
cortiletti
che
s
'
aprono
capricciosamente
l
'
uno
sull
'
altro
,
delle
vecchie
fabbriche
senza
carattere
,
delle
case
crollanti
,
sebbene
tutte
nuove
;
e
tutto
a
un
tratto
come
contrasto
,
degli
edifici
innalzati
in
tutta
fretta
sopra
lunghi
spazii
per
ammortire
il
prezzo
del
metro
di
terreno
per
mezzo
dell
'
accumulazione
dei
piani
,
casolari
,
capanne
,
città
operaie
immensa
ricchezza
,
ansia
profonda
;
la
miseria
delle
città
accosto
alla
miseria
campagnuola
,
officine
sudanti
il
milione
,
magazzini
ingozzati
di
derrate
e
di
mercanzie
,
circondati
,
oppressi
,
assediati
,
assaliti
da
una
foresta
di
alloggi
insalubri
,
pestilenziali
,
senza
spazio
,
nè
aria
,
nè
fuoco
,
nè
sole
,
nè
acqua
;
più
stretti
e
cento
volte
più
sucidi
che
una
prigione
;
degli
strumenti
di
tortura
piuttosto
che
ricoveri
;
dei
sepolcri
anzi
che
abitazioni
.
Tutto
ciò
nondimeno
a
Parigi
;
nella
capitale
del
lusso
a
due
passi
da
Bullier
.
Si
diceva
,
sotto
l
'
Impero
,
che
il
bosco
di
Vincennes
era
deserto
,
che
le
cocottes
non
vi
andavano
.
Esse
non
volevano
attraversare
il
sobborgo
.
Esse
vi
avevano
paura
.
Paura
degli
abitanti
?
No
,
paura
dì
sè
stesse
.
Paura
dei
proprii
servi
gallonati
,
dei
loro
cavalli
riccamente
bardati
,
paura
della
loro
seta
,
dei
loro
pizzi
,
paura
del
loro
rossetto
e
del
loro
belletto
,
di
fronte
a
tante
donne
mancanti
di
pane
e
di
biancheria
e
che
lavorano
!
Noi
abbiamo
la
scelta
tra
le
rovine
,
che
datano
da
ieri
,
e
quelle
che
risalgono
a
due
secoli
;
tra
il
quartiere
Giovanna
d
'
Arco
che
conta
1200
case
d
'
affitto
e
2000
inquilini
,
dove
le
case
dalla
facciata
larga
tre
metri
,
soffocate
,
schiacciate
dalle
due
case
vicine
e
di
cui
il
quinto
,
o
il
sesto
,
o
il
settimo
piano
non
sono
accessibili
che
mediante
una
scala
a
piuoli
.
Il
quartiere
Giovanna
d
'
Arco
,
nel
tredicesimo
Circondario
,
è
celebre
per
la
sua
lunga
lotta
contro
le
esigenze
della
Commissione
di
vigilanza
sulle
abitazioni
insalubri
;
noi
abbiamo
pure
il
quartiere
dorato
,
che
ha
la
sua
celebrità
particolare
,
la
città
del
Progresso
,
il
quartiere
Maupy
,
e
una
folla
di
altri
quartieri
.
Si
potrebbero
passare
degli
anni
a
visitarli
;
pochi
minuti
basteranno
ai
nostri
lettori
per
giudicaili
.
Molti
dei
fondatori
ci
assicurano
ch
'
essi
si
sono
lasciati
indurre
a
queste
creazioni
da
spirito
di
fratellanza
.
Noi
non
abbiamo
nulla
a
dire
dei
loro
sentimenti
,
nè
delle
loro
persone
:
non
si
tratta
per
noi
che
dei
loro
alloggi
.
Tutte
queste
abitazioni
sono
governate
da
una
formula
,
che
li
condanna
a
rassomigliarsi
o
per
meglio
dire
a
identificarsi
.
Questa
formula
eccola
qui
:
Vendere
al
maggior
prezzo
possibile
la
minor
quantità
possibile
di
spazio
e
d
'
aria
respirabile
.
Entriamo
:
la
chiave
è
sulla
porta
;
non
vi
è
nulla
a
rubare
.
La
maggior
parte
del
tempo
,
l
'
inquilino
non
vi
è
.
L
'
inquilino
non
ama
di
essere
visitato
,
come
una
bestia
nel
suo
covile
,
sotto
pretesto
di
carità
o
di
riforma
.
Ma
noi
non
vi
troveremo
punto
nè
ammalati
,
nè
donne
.
Anzitutto
un
'
abitazione
è
una
stanza
.
Noi
troviamo
,
quasi
dappertutto
più
inquilini
in
una
sola
stanza
;
giammai
due
stanze
per
un
solo
inquilino
.
Qualche
volta
i
locatari
della
stanza
formano
una
famiglia
;
assai
spesso
essi
sono
sconosciuti
gli
uni
agli
altri
;
essi
si
incontrano
nella
loro
stamberga
come
si
possono
incontrare
nella
strada
.
Quanti
metri
per
ogni
persona
?
Il
regolamento
pei
prigionieri
dice
:
a
Londra
metri
cubi
17,98
,
in
Olanda
27
,
a
Friburgo
30
.
Il
regolamento
non
prescrive
,
in
Francia
,
che
15
metri
cubi
.
Nella
pratica
se
ne
danno
20
.
La
cella
modello
esposta
nel
1878
dal
Ministero
dell
'
Interno
e
che
era
presa
per
tipo
,
ne
aveva
30
.
Diciamo
solamente
che
una
cella
nelle
prigioni
cellulari
francesi
ha
venti
metri
cubi
.
E
'
quasi
una
gabbia
:
poichè
non
fa
tre
metri
in
lunghezza
e
tre
metri
in
larghezza
da
percorrere
.
Si
provò
la
Commissione
delle
abitazioni
insalubri
a
trovare
queste
misure
in
tutti
gli
alloggi
.
Ecco
una
misura
presa
a
caso
nel
rapporto
del
signor
Du
Mesnil
:
2,40
+
2,60
+
2,22
=
9,41
.
Sono
dieci
metri
e
sessanta
d
'
aria
e
di
spazio
al
di
sotto
di
quello
che
si
dà
al
prigioniero
,
al
condannato
.
Il
signor
Du
Mesnil
che
noi
abbiamo
interrogato
,
propone
di
fornirci
,
a
centinaia
delle
misure
analoghe
.
L
'
Amministrazione
ha
prescritto
14
metri
cubi
per
persona
,
ma
non
si
tiene
alcun
conto
de
'
suoi
ordini
.
Il
signor
Du
Mesnil
cita
,
dandone
l
'
indirizzo
,
delle
stanzette
che
misurano
otto
metri
cubi
.
Noi
ne
troviamo
una
nel
suo
rapporto
che
ne
ha
6,41
.
Essa
è
abitata
.
In
una
locanda
della
via
Bisson
,
una
stanza
di
metri
cubi
20,92
è
affittata
per
cinque
letti
cioè
5
metri
e
98
per
ciascun
letto
.
Nella
via
Santa
Margherita
,
sopra
una
corte
chiamata
la
Fossa
dei
Leoni
,
perchè
essa
ha
servito
altre
volte
di
scuderia
ad
un
serraglio
,
i
signori
Coudereau
,
Sinaud
e
Grandpierre
additano
due
camerette
aventi
metri
cubi
4
e
80
.
Noi
diciamo
:
Aria
e
spazio
.
E
'
un
orrore
.
Spazio
se
voi
volete
.
Aria
è
un
'
altra
cosa
.
Tutte
le
stanze
non
sono
di
facciata
e
neppure
tutte
guardano
in
qualche
cortile
.
Molte
si
aprono
sulla
scala
o
sopra
un
corridoio
,
che
pure
non
comunica
direttamente
coll
'
esterno
;
le
scale
non
sono
qualche
volta
che
delle
scale
a
piuoli
.
Tali
stanze
o
gabbie
rassomigliano
a
cloache
,
l
'
aria
vi
è
putrefatta
dalle
esalazioni
delle
sozzure
accumulate
sul
suolo
,
è
l
'
aria
vi
è
stagnante
,
pestifera
.
Ordinariamente
non
vi
sono
finestre
che
diano
sulla
scala
.
La
luce
manca
del
pari
che
l
'
aria
respirabile
.
Molte
camere
non
prendono
luce
che
da
un
vano
di
trenta
centimetri
di
larghezza
sopra
sessantadue
di
altezza
.
Il
signor
du
Mesnil
cita
una
stanzuccia
in
rue
Bisson
,
che
non
ha
se
non
un
vano
di
quaranta
per
cinquanta
centimetri
;
in
altre
stanze
non
v
'
è
neppure
l
'
abbaino
;
alcune
non
hanno
altra
apertura
che
la
porta
.
In
queste
si
rinnova
un
po
'
l
'
aria
,
e
si
immette
un
po
'
di
luce
,
lasciandola
semi
-
aperta
.
Il
rapporto
del
signor
Du
Mesnil
descrive
una
camera
situata
sotto
il
piovente
del
tetto
.
Essa
ha
una
porta
e
una
finestra
;
la
porta
ha
cinquanta
centimetri
di
apertura
,
la
finestra
è
un
foro
di
30
X
62
centimetri
.
Il
lato
più
alto
misura
un
metro
cinquantadue
centimetri
,
il
più
basso
misura
un
metro
e
sedici
centimetri
.
Una
donna
di
statura
ordinaria
non
può
andare
in
fondo
alla
stanza
se
non
carponi
,
ed
è
costretta
a
starsi
piegata
sulle
ginocchia
.
Questo
canile
ha
la
capacità
di
dieci
metri
e
cinquantasei
centimetri
cubici
.
Immaginate
ora
uno
stambugio
non
molto
lungo
,
rischiarato
da
una
sola
finestra
e
dove
sono
ammucchiati
molti
letti
.
Sicuramente
,
vi
sono
anche
di
queste
.
L
'
ultimo
letto
non
ha
nè
luce
nè
aria
.
L
'
inquilino
o
il
paziente
,
come
voi
volete
,
non
può
tenersi
a
sedere
sul
letto
.
Per
coricarsi
e
per
levarsi
,
bisogna
che
egli
vi
si
rimpiatti
o
ne
scivoli
.
Rendetevi
conto
dell
'
odore
,
se
potete
,
quando
pure
non
vi
fossero
che
la
stagnazione
dell
'
aria
e
le
respirazioni
ed
espirazioni
umane
;
ma
vi
è
di
più
il
sucidume
indescrivibile
,
orribile
.
L
'
acqua
è
sconosciuta
nella
casa
:
non
recipiente
,
nè
provvisione
.
In
caso
di
incendio
la
casa
brucierebbe
come
uno
zolfanello
.
In
più
d
'
una
di
queste
stamberghe
la
soffitta
è
di
panconcelli
mal
congiunti
,
il
suolo
non
è
sempre
coperto
di
tavole
o
di
mattoni
.
Gli
inquilini
del
pianterreno
camminano
o
giaciono
,
sulla
terra
nuda
,
cioè
nel
fango
o
piuttosto
nelle
lordure
.
Non
v
'
è
caminetto
e
quindi
nessuna
ventilazione
.
Le
pareti
sono
fesse
,
i
tramezzi
screpolati
.
Le
tappezzerie
di
carta
ammuffite
,
cadenti
a
brani
,
coperti
da
un
brulicame
di
insetti
parassiti
d
'
ogni
sorta
.
Coloro
che
dimorano
in
questo
putridume
non
possono
sognare
cure
di
pulitezza
personale
,
e
infatti
essi
non
vi
pensano
nemmeno
.
I
medici
vi
diranno
,
in
quale
stato
è
il
loro
corpo
,
quando
si
portano
malati
o
moribondi
agli
ospitali
.
Bisogna
dir
tutto
;
non
si
tratta
di
esser
delicati
in
parole
e
barbari
in
realtà
.
Ciò
che
vi
è
di
più
spaventevole
in
queste
case
d
'
orrore
sono
i
cessi
.
Si
sentono
prima
di
passare
la
soglia
,
si
sentono
dappertutto
nella
casa
,
le
loro
esalazioni
vi
prendono
alla
gola
;
è
come
una
malattia
,
come
una
peste
.
Il
puzzo
,
che
v
'
ammorba
il
naso
,
vi
fa
nel
medesimo
tempo
lagrimare
.
Sembra
che
a
ciò
gl
'
inquilini
di
queste
case
si
abituino
,
ma
noi
pensiamo
piuttosto
che
ne
muoiono
.
I
cessi
danno
sulle
scale
,
spesso
senza
copertura
o
senza
copertura
sufficiente
;
il
dottor
Du
Mesnil
ne
ha
veduti
di
quelli
che
danno
direttamente
sopra
una
camerata
.
Nessun
modo
di
chiusura
automatica
,
anzi
nessun
modo
di
chiusura
d
'
alcuna
sorta
,
ma
dei
buchi
spalancati
.
Non
vi
è
neppure
deflusso
.
Per
suolo
dei
mattoni
sconnessi
,
delle
tavole
ammuffite
o
della
fanghiglia
;
si
formano
tutto
intorno
dei
pantani
e
dei
depositi
immondi
,
i
tubi
di
caduta
traversano
qualche
volta
le
camerate
allo
scoperto
,
fra
questi
tubi
vi
sono
di
quelli
che
hanno
delle
fessure
o
delle
rotture
,
dalle
quali
sfugge
la
materia
fecale
.
In
un
caseggiato
importante
per
la
sua
estensione
,
certi
depositi
di
immondezze
sono
così
vecchi
che
l
'
erba
vi
è
cresciuta
sopra
.
I
cessi
non
sempre
sono
nemmeno
in
numero
sufficiente
.
In
una
casupola
della
rue
Sainte
-
Marguerite
non
vi
sono
che
due
cessi
per
centododici
inquilini
.
Compreso
della
gravezza
di
siffatta
mostruosa
condizione
di
cose
,
un
egregio
pubblicista
francese
,
con
giusta
indignazione
,
or
non
ha
guari
esclamava
:
"
Ecco
ciò
che
esiste
vicino
a
noi
nella
nostra
città
,
nella
nostra
grande
Parigi
,
nella
nostra
pomposa
Parigi
.
"
Noi
,
scriveva
il
Gaulois
,
vi
abbiamo
descritto
gli
alloggi
insalubri
,
secondo
il
rapporto
della
Commissione
dipartimentale
di
igiene
,
mescolandovi
i
ricordi
di
visite
che
vi
avevamo
fatte
;
ma
noi
temiamo
di
nausearvi
dicendovi
tutto
.
Non
parliamo
della
promiscuità
dei
sessi
e
delle
età
...
Ed
ora
sapete
voi
,
che
in
questi
covili
non
vivono
soltanto
dei
pregiudicati
?
Sapete
voi
che
vi
si
trovano
uomini
buoni
e
donne
oneste
e
fanciulli
in
gran
numero
?
Poveri
fanciulli
!
Trovate
voi
giusto
che
noi
facciamo
tante
discussioni
per
la
politica
,
che
noi
pensiamo
a
tante
cose
,
che
potrebbero
bene
attendere
,
e
non
tentiamo
un
grande
sforzo
per
mettere
fine
a
questa
barbarie
,
a
questo
disonore
?
Sapete
voi
,
cittadini
,
che
l
'
umanità
invoca
un
vero
provvedimento
?
e
sapete
voi
che
in
questi
abituri
vi
sono
per
voi
stessi
dei
germi
di
peste
sociale
e
di
peste
fisica
?
Bada
a
te
,
Gomorra
!
la
tua
noncuranza
e
la
barbarie
ti
uccideranno
.
Ma
non
è
qui
tutto
.
Alla
descrizione
di
tante
brutture
alcuni
possono
gridare
:
Voi
esagerate
.
E
'
terribile
questa
parola
,
leggevasi
nel
Gaulois
.
Essa
dispensa
le
persone
sensate
,
le
persone
a
modo
di
riflettere
,
d
'
agire
,
di
compatire
.
Gl
'
indifferenti
aggiungono
:
Molti
poveri
sono
la
cagione
della
loro
miseria
.
E
così
altri
,
per
sottrarsi
a
qualunque
sacrificio
,
grettamente
ci
dicono
.
Il
fare
la
carità
è
un
incoraggiare
la
pigrizia
.
Queste
sentenze
vengono
proferite
da
uomini
senza
cuore
,
e
di
questi
ve
ne
sono
dappertutto
,
a
Parigi
come
a
Milano
.
Costoro
non
presentono
il
giorno
,
in
cui
questi
disgraziati
si
ricorderanno
,
esservi
persone
che
nuotano
nell
'
abbondanza
e
che
si
rifiutano
di
pensare
a
loro
.
E
che
cosa
risponderete
,
o
ricchi
,
alla
turba
di
questa
poveraglia
,
il
giorno
in
cui
sfonderà
le
dure
,
illustri
porte
,
invaderà
le
vostre
sale
e
pretenderà
da
voi
tutto
irritata
dal
rifiuto
di
una
piccola
porzione
del
vostro
superfluo
,
che
,
donata
spontaneamente
e
a
tempo
,
vi
avrebbe
dato
il
diritto
di
risponderle
:
Il
nostro
dovere
l
'
abbiamo
fatto
.
Oggi
voi
volete
l
'
ingiustizia
.
Qualcuno
forse
ci
dirà
:
Voi
suscitate
dei
risentimenti
,
mettendo
in
mostra
queste
miserie
.
Eh
!
no
,
risponderemo
ancora
coll
'
articolista
del
Gaulois
.
Noi
parliamo
ai
nostri
lettori
,
e
questi
non
abitano
in
locande
insalubri
.
Del
resto
,
come
mai
le
nostre
parole
potrebbero
provocare
dei
risentimenti
?
Noi
nulla
possiamo
insegnare
sulle
locande
insalubri
a
coloro
che
le
abitano
!
Essi
purtroppo
ne
conoscono
tutte
le
miserie
,
nè
hanno
bisogno
che
noi
le
additiamo
loro
.
Ma
fortunatamente
per
Milano
,
città
non
molto
vasta
,
la
cosa
è
senza
troppe
difficoltà
rimediabile
.
Non
così
altrove
,
a
Parigi
,
esempligrazia
,
dove
una
parte
della
popolazione
,
che
vive
non
si
sa
di
che
,
nè
perchè
,
è
stata
dai
Parigini
battezzata
con
qualche
spirito
,
ma
con
poca
carità
:
Krumiri
.
I
Krumiri
di
Parigi
.
I
Krumiri
!
E
'
una
parola
tutta
parigina
.
Sono
gli
operai
dei
sobborghi
che
nell
'
anno
di
grazia
1882
hanno
adoperato
questo
nome
per
designare
i
membri
d
'
una
tribù
,
selvaggia
per
la
sua
condizione
e
per
le
sue
abitudini
,
civile
per
la
sua
origine
,
differente
dai
cittadini
di
Parigi
quasi
quanto
i
Krumiri
dell
'
Africa
.
Costoro
abitano
tra
la
piazza
Pinel
e
la
via
Jenner
nel
decimoterzo
circondario
.
Epperò
sapientemente
il
giornale
di
Parigi
,
dal
quale
attingiamo
queste
notizie
fa
osservare
ai
suoi
concittadini
:
Voi
potete
recarvi
presso
questi
Krumiri
con
una
mezz
'
oretta
di
strada
soltanto
.
I
Krumiri
non
abitano
in
locande
;
non
sono
nè
locatarii
,
nè
proprietarii
.
Essi
sono
proprietarii
della
loro
casa
,
e
locatarii
del
terreno
sul
quale
la
posano
.
E
quel
giornale
aggiunge
:
Notiamo
che
vi
sono
nella
città
dei
Krumiri
,
degl
'
industriali
,
che
hanno
fabbricato
per
subaffittare
...
Il
sublime
del
genere
.
Trattasi
di
Krumiri
che
sono
nello
stesso
tempo
locatori
.
Ma
non
posseggono
nè
case
,
nè
ricoveri
,
posseggono
piuttosto
dei
canili
.
I
Krumiri
d
'
Africa
hanno
una
tenda
,
che
li
ripara
bene
e
ch
'
essi
possono
trasportar
seco
,
quando
cambiano
di
residenza
.
Costoro
.
invece
vivono
da
solitarii
,
da
eremiti
.
Alcuni
di
essi
hanno
con
sè
un
cane
magro
o
un
gatto
,
parecchi
allevano
dei
conigli
.
Nessuno
di
quelli
sa
dove
si
fermerà
,
quando
l
'
ordine
fatale
di
sloggiare
sarà
loro
dato
.
Le
cave
e
le
fornaci
di
calce
non
sono
più
abitabili
;
e
d
'
altra
parte
v
'
è
la
legge
contro
i
vagabondi
.
Quando
si
è
stato
Krumiro
,
e
per
conseguenza
proprietario
,
non
si
vuol
risicare
di
farsi
condannare
per
vagabondaggio
.
La
casa
(
chiamiamo
così
il
covile
del
Krumiro
)
se
nel
giorno
molto
vicino
della
dispersione
non
sarà
un
vantaggio
,
non
sarà
nemmeno
un
imbarazzo
.
Il
Krumiro
ne
uscirà
senza
portarsi
nulla
,
lasciando
al
proprietario
o
al
vento
la
cura
di
spazzarla
via
e
di
farne
sparire
la
traccia
.
I
materiali
,
quando
saranno
abbattuti
a
terra
,
non
si
distingueranno
affatto
dai
detriti
che
oggi
li
circondano
.
Non
sono
che
delle
assicelle
mezzo
ammuffite
,
del
cartone
spalmato
di
bitume
della
terra
,
del
traliccio
da
imballaggio
,
di
quanto
la
fortuna
feconda
fa
capitare
nelle
mani
del
Krumiro
.
Egli
si
rannicchia
sotto
questo
ammasso
di
rimasugli
,
colla
sua
famiglia
,
se
ne
ha
,
oppure
coi
suoi
conigli
e
può
dire
:
Io
sono
in
casa
mia
.
La
sua
casa
non
è
confortevole
più
della
camera
d
'
un
locatario
del
quartiere
Doré
.
Essa
non
è
più
grande
,
nè
più
illuminata
nè
più
difesa
contro
i
torrenti
,
che
cadono
dal
cielo
,
e
contro
quelli
che
in
tempo
d
'
uragano
scorrono
davanti
alla
porta
.
Essa
non
è
abbastanza
solida
:
capita
talvolta
di
cadere
addosso
al
suo
proprietario
,
che
la
rialza
o
la
rifà
all
'
indomani
.
Siccome
all
'
interno
della
stamberga
vi
è
una
specie
di
cucina
,
così
questa
spesso
è
piena
d
'
un
fumo
denso
,
nauseabondo
per
la
natura
dei
combustibili
che
là
dentro
vi
si
bruciano
.
Certi
Krumiri
passano
là
le
loro
giornate
,
poichè
non
hanno
tutti
delle
professioni
ambulanti
,
e
in
mezzo
a
loro
ve
ne
sono
molti
,
che
cominciano
le
proprie
escursioni
al
cadere
della
notte
e
le
terminano
all
'
aurora
.
Quasi
tutti
hanno
davanti
alla
rispettiva
casa
un
giardino
.
Invano
però
vi
cercheresti
o
alberi
,
o
arbusti
,
o
fiori
,
o
legumi
;
non
vi
si
trova
neppure
un
'
umile
zolla
erbosa
.
Siccome
l
'
uso
.
dei
cessi
è
sconosciuto
nel
quartiere
dei
Krumiri
,
e
siccome
vi
sono
delle
specie
di
fogne
e
dei
canaletti
di
scolo
,
così
il
suolo
dei
giardini
come
quello
della
via
riesce
un
composto
d
'
escrementi
,
di
residui
senza
nome
,
di
schifezze
d
'
ogni
sorta
,
emergenti
da
un
pantano
fetido
.
Tali
,
sovrapposizioni
successive
,
alzando
continuamente
il
suolo
dei
giardini
o
dei
cortiletti
,
fa
si
che
il
suolo
del
pian
terreno
è
d
'
altrettanto
più
basso
e
non
tarda
,
grazie
alla
vecchiezza
e
all
'
insufficienza
delle
porte
,
a
trasformarsi
in
vera
cloaca
.
Gli
abitanti
della
città
dolente
hanno
discreto
viso
alla
sera
,
quando
partono
alla
conquista
del
mondo
,
colla
bisaccia
sulle
spalle
,
la
loro
lancia
in
una
mano
e
la
lanterna
nell
'
altra
.
Ma
è
un
triste
spettacolo
vederli
rientrare
come
ombre
ai
primi
albori
del
giorno
,
cogli
occhi
socchiudentisi
,
le
ginocchia
tremanti
,
il
petto
anelante
,
per
spiluccare
le
sozzure
riportate
,
in
mezzo
alle
sozzure
che
li
aspettano
e
colle
quali
si
direbbe
eh
'
essi
vanno
a
confondersi
.
E
questi
Krumiri
sono
Parigini
,
sono
cittadini
,
elettori
ed
eleggibili
.
Tra
costoro
vi
sono
uomini
rispettabili
per
la
loro
triste
sorte
,
e
per
gli
sforzi
che
fanno
per
lottare
contr
'
essa
.
Né
Haussmann
,
nè
i
suoi
successori
non
hanno
certo
impiegato
il
bilancio
della
città
ad
aprir
per
loro
le
vie
,
a
selciarle
,
a
fornirle
di
marciapiedi
,
a
scavare
nel
sottosuolo
dei
tubi
di
scolamento
,
nè
li
hanno
fatti
approfittare
delle
scoperte
di
Jablochkoff
.
Quando
alcuno
si
arrischia
la
notte
a
recarsi
nei
loro
paraggi
,
si
trova
piombato
nell
'
oscurità
la
più
completa
.
Gli
stessi
guardiani
della
pace
,
che
girano
attorno
al
quartiere
dei
Krumiri
,
la
guardano
da
lontano
,
come
una
terra
sconosciuta
e
misteriosa
,
nè
si
curano
di
porvi
il
piede
.
Del
resto
i
Krumiri
sono
d
'
indole
pacifica
;
sono
troppo
stanchi
per
aver
voglia
di
litigare
.
Essi
non
pagano
imposte
;
pagano
solamente
un
tributo
al
loro
feudatario
,
se
così
è
lecito
chiamare
il
proprietario
del
suolo
.
Questo
proprietario
non
è
un
personaggio
di
mediocre
importanza
,
poichè
è
nè
più
nè
meno
che
l
'
amministrazione
generale
de
l
'
Assistance
publique
a
Parigi
.
Chi
ha
richiamata
l
'
attenzione
dell
'
autorità
politica
sopra
l
'
esistenza
dei
Krumiri
in
Parigi
fu
il
proprietario
di
un
grazioso
palazzino
,
costrutto
per
l
'
appunto
sui
confini
del
quartiere
dei
Krumiri
.
Ne
è
stata
sporta
all
'
autorità
querela
o
protesta
il
giorno
8
ottobre
1881
.
Essa
fu
immediatamente
comunicata
all
'
ingegnere
ordinario
ed
all
'
ingegnere
in
capo
del
servizio
stradale
,
che
ne
hanno
fatto
l
'
uno
e
l
'
altro
oggetto
d
'
un
rapporto
.
Nessuno
quindi
può
addurre
a
propria
scusa
l
'
ignoranza
.
Ecco
come
s
'
esprime
l
'
ingegnere
ordinario
:
"
Il
signor
X
...
passaggio
Doré
N
..
.
si
lagna
perchè
l
'
amministrazione
dell
'
Assistance
publique
abbia
lasciato
fabbricare
sopra
un
terreno
,
ch
'
essa
possiede
tra
la
piazza
Pinel
e
la
via
Jenner
,
una
specie
di
quartiere
composto
di
capanne
e
di
case
mal
costrutte
senza
scoli
per
le
acque
,
senza
latrine
,
e
che
sarà
tale
,
per
le
sue
tristi
condizioni
igieniche
,
da
creare
,
al
momento
del
maggior
caldo
,
un
vero
pericolo
per
la
salute
pubblica
.
"
La
condizione
tratteggiata
dal
signor
X
.
.
.
è
sfortunatamente
esatta
,
e
noi
possiamo
ancora
aggiungere
che
la
sua
descrizione
resta
molto
al
disotto
dell
'
impressione
che
abbiamo
provata
,
quando
abbiamo
visitato
quel
quartiere
.
S
'
immagini
un
terreno
di
trenta
metri
di
larghezza
sopra
cento
cinquanta
circa
di
lunghezza
,
inclinato
verso
la
rue
Jenner
,
ma
senza
scolo
d
'
acqua
verso
questa
via
.
In
mezzo
a
questo
terreno
,
vi
è
una
strada
in
terra
grassa
,
molle
alla
minima
pioggia
e
resa
infetta
dai
detriti
e
dalle
deiezioni
d
'
ogni
specie
che
vi
si
sono
incorporate
.
Lungo
questa
strada
,
delle
capanne
o
delle
baracche
costrutte
con
vecchi
materiali
,
con
stoie
,
con
assicelle
,
con
tutto
ciò
che
l
'
ingegnosità
della
più
pungente
miseria
può
raccogliere
e
comporre
insieme
per
difendersi
contro
le
intemperie
delle
stagioni
.
Presso
alcuni
di
questi
ricoveri
,
una
fossa
in
terra
,
qualche
volta
una
botte
sfondata
nel
suolo
,
serve
di
cesso
.
Un
po
'
dappertutto
lordure
,
materie
fecali
,
rimasugli
d
'
ogni
sorta
...
Si
legga
ora
,
e
si
mediti
l
'
avviso
dell
'
ingegnere
in
capo
.
I
funzionarii
pubblici
,
l
'
amministrazione
stessa
de
l
'
Assistance
publique
,
che
noi
non
pensiamo
neppure
a
trarre
in
campo
,
possono
essere
vincolati
dalla
legge
;
ma
i
poteri
pubblici
sono
padroni
di
modificare
la
legge
,
e
noi
presentiamo
loro
questo
dilemma
:
Se
la
legge
basta
,
applicarla
;
se
essa
non
basta
,
rifarla
.
Ecco
l
'
avviso
dell
'
ingegnere
in
capo
:
La
condizione
già
orribile
del
rione
Doré
s
'
è
aggravata
per
la
vicinanza
del
quartiere
dei
Krumiri
,
stabilito
sopra
un
grande
terreno
appartenente
all
'
Assistance
publique
,
il
che
dà
luogo
ad
una
questione
importante
.
Secondo
l
'
Assistance
publique
,
una
parte
dei
suoi
terreni
non
può
essere
venduta
.
Questa
amministrazione
si
limita
ad
affittarli
,
il
più
spesso
senza
canone
serio
,
a
prezzo
vile
.
I
locatarii
subaffittano
alla
loro
volta
a
povera
gente
,
che
innalza
sopra
questi
terreni
delle
costruzioni
sordide
,
le
quali
sono
fabbriche
di
febbri
tifoidee
.
E
'
una
disgrazia
per
una
via
la
vicinanza
dei
terreni
dell
'
Assistance
publique
in
queste
condizioni
.
Non
ci
spetta
indicare
il
rimedio
:
additiamo
il
male
.
L
'
Assistance
publique
possiede
a
Parigi
molti
terreni
poco
o
male
utilizzati
.
Sarebbe
desiderabile
che
questi
terreni
fossero
venduti
,
quando
sono
allo
stato
di
piccole
porzioni
isolate
;
si
potrebbe
così
innalzarvi
delle
costruzioni
salubri
in
luogo
di
baracche
spaventevoli
,
che
vi
si
stabiliscono
contro
tutte
le
regole
dell
'
igiene
e
della
salubrità
fisica
e
morale
.
Vi
è
specialmente
sul
punto
indicato
delle
vere
stamberghe
,
le
quali
producono
una
certa
impressione
,
quando
si
pensa
,
che
sono
fatte
colla
complicità
apparente
d
'
una
amministrazione
,
che
dipende
dalla
prefettura
di
polizia
,
mentre
questa
s
'
adopera
con
grandi
sforzi
ad
assicurare
la
sanità
generale
e
particolare
.
Che
potremmo
noi
aggiungere
a
queste
parole
?
Il
signor
Du
Mesnil
descrive
una
per
una
,
le
trenta
baracche
che
compongono
il
quartiere
dei
Krumiri
.
Esse
sono
,
dice
egli
,
separate
da
una
strada
di
terra
fangosa
,
nella
quale
si
sprofonda
fino
alla
nocca
del
piede
;
questa
strada
è
sparsa
di
larghe
pozze
di
una
fanghiglia
nerastra
e
fetente
.
E
'
insomma
una
cloaca
a
cielo
aperto
.
E
più
innanzi
aggiunge
:
Se
alcuni
casi
di
febbre
tifoidea
apparissero
nel
quartiere
,
sarebbe
impossibile
,
cogli
andamenti
dei
suoi
abitanti
,
di
prevenire
le
stragi
,
che
le
malattie
menerebbero
tra
questa
popolazione
,
nella
quale
la
resistenza
vitale
è
considerevolmente
diminuita
dalle
privazioni
e
dall
'
abitare
in
questi
orribili
stambugi
.
Tutti
gli
esseri
umani
,
che
vi
risiedono
,
presentano
i
caratteri
di
una
decadenza
fisica
molto
avanzata
;
i
fanciulli
vi
sono
pallidi
,
macilenti
,
scrofolosi
;
gli
uomini
e
le
donne
invecchiati
innanzi
tempo
.
In
una
di
queste
case
il
padre
e
un
fanciullo
sono
malati
in
letto
,
e
qual
letto
!
in
un
'
altra
il
marito
è
all
'
ospitale
,
e
la
donna
è
in
casa
sola
con
un
fanciullo
infermiccio
;
più
in
là
vi
è
una
casa
vuota
,
il
fanciullo
è
in
prigione
la
madre
è
morta
di
crepacuore
.
Se
l
'
Assistance
publique
,
dice
più
oltre
il
signor
Du
Mesnil
,
volesse
darsi
la
briga
di
creare
degli
ammalati
per
mantenere
attivi
i
suoi
servizii
ospitalieri
,
essa
non
potrebbe
agire
diversamente
.
Nel
contratto
fatto
col
principale
locatario
,
l
'
amministrazione
s
'
è
riservato
il
diritto
di
rientrare
nel
possesso
del
terreno
prevenendolo
sei
settimane
prima
.
Essa
può
dunque
far
sparire
queste
nefande
costruzioni
.
Il
farà
,
così
dice
,
in
ottobre
,
cioè
dopo
i
grandi
calori
,
dopo
il
pericolo
.
Ecco
quanto
essa
ci
promette
per
rassicurarci
.
L
'
operazione
è
difficilissima
,
e
fu
già
tentata
indarno
una
volta
.
Questi
poveri
sventurati
hanno
gridato
,
come
dei
naufraghi
,
ai
quali
si
volesse
strappare
l
'
ultima
tavola
di
salvezza
,
la
trave
che
li
sostiene
galleggianti
sulle
acque
.
I
Krumiri
hanno
gridato
ad
una
voce
:
Dove
andremo
noi
?
Ecco
il
problema
.
Pericoloso
confine
(
1
)
In
un
libro
di
J
.
Dauby
,
intorno
agli
operai
ed
alla
loro
condizione
,
sono
trattate
maestrevolmente
moltissime
questioni
risguardanti
le
classi
popolari
.
E
'
scritto
da
un
operaio
,
il
quale
col
suo
bell
'
ingegno
e
col
suo
retto
giudizio
,
potè
giungere
ad
un
grado
sociale
sociale
assai
elevato
.
Si
può
dissentire
da
lui
nella
soluzione
di
certi
problemi
,
ma
,
là
dove
ei
non
afferma
che
fatti
,
non
si
può
far
a
meno
di
ammirare
la
sua
perspicacia
e
il
suo
spirito
di
osservazione
.
(
1
)
Gli
operai
e
le
loro
condizioni
di
J
.
Dauby
,
versione
del
prof
.
Manfroni
.
Il
Dauby
tratta
la
causa
degli
operai
con
quella
chiarezza
di
vedute
,
che
solo
può
dare
una
lunga
esperienza
e
una
profonda
conoscenza
dell
'
argomento
,
dimostra
tutte
le
difficoltà
,
che
fanno
impedimento
a
chi
vuol
risolvere
in
astratto
la
questione
sugli
operai
,
dei
quali
vi
ha
una
grandissima
parte
,
che
toccano
quasi
dappresso
la
feccia
plebea
,
e
per
certi
rispetti
con
questa
si
confondono
.
Ecco
quant
'
egli
dice
su
questo
proposito
:
«
.
.
.
Osservate
la
faccia
sparuta
di
quel
l
'
uomo
cencioso
e
dietrogli
la
moglie
e
i
figli
non
meno
pallidi
e
laceri
di
lui
.
Vive
stentatamente
e
a
stento
guadagna
di
che
campare
,
sebbene
egli
dedichi
al
lavoro
sè
stesso
e
la
famiglia
,
il
calore
e
la
forza
dei
loro
corpi
.
Quest
'
infelice
vi
fa
orrore
e
vi
stringe
il
cuore
al
vederlo
un
momento
passare
per
la
via
o
vi
farebbe
assai
più
raccapricciare
,
se
lo
vedeste
con
tutti
i
suoi
dove
si
coricano
tutti
insieme
alla
rinfusa
sopra
il
canile
della
loro
stamberga
oscura
,
umida
,
sprovvista
di
tutto
.
Or
bene
quest
'
uomo
e
questa
famiglia
v
'
offre
uno
degli
aspetti
della
questione
sugli
operai
.
«
Eccovi
una
città
grande
,
Bruxelles
,
Gand
,
Liegi
,
per
esempio
,
ricca
,
bella
,
per
i
suoi
monumenti
,
per
vie
magnifiche
,
ammirate
dal
viaggiatore
che
la
visita
.
Fate
che
una
persona
o
il
caso
vi
conduca
del
pari
in
altri
quartieri
fuor
di
mano
,
i
quali
sembrano
remoti
dagli
altri
quasi
vogliano
nascondere
la
vergogna
o
il
timore
degli
spettacoli
che
straziano
l
'
animo
.
Quivi
trovate
vie
strette
,
oscure
,
quasi
del
continuo
umide
e
fangose
,
con
case
o
piuttosto
topaie
,
donde
esalano
vapori
mefitici
o
molesti
.
Tetre
e
senza
cortine
le
finestre
di
queste
topaie
;
e
ad
esse
pendono
spesso
da
pertiche
o
corde
i
cenci
,
che
non
vedono
il
sole
e
per
asciugarli
ci
vuoi
tempo
.
In
questi
orridi
covili
è
alloggiato
d
'
alto
in
basso
,
dalla
soffitta
alla
cantina
,
un
formicaio
di
gente
somigliante
a
quell
'
infelice
e
a
quella
famiglia
,
il
cui
aspetto
vi
ha
fortemente
commosso
.
Se
penetrate
fra
quelle
case
,
trovate
da
per
tutto
le
stesse
figure
macilente
,
cadaverose
,
dagli
occhi
luccicanti
dove
sembra
essere
ridotta
la
vita
,
corpi
stremati
di
forze
e
quasi
trasparenti
,
donne
spossate
,
fanciulli
magri
e
appenati
.
Nell
'
interno
dell
'
abitazione
la
stessa
miseria
poco
o
nulla
degli
utensili
della
casa
.
Nessun
letto
o
in
luogo
di
questo
un
canile
che
vi
fa
orrore
a
vederlo
.
«
Poca
differenza
nella
condizione
famigliare
,
la
stessa
insufficienza
d
'
alimenti
,
comperi
giorno
per
giorno
a
caro
prezzo
.
Poi
da
queste
bocche
esce
un
parlar
grossolano
,
intramezzato
da
motti
osceni
;
quanto
poi
allo
spirito
ignoranza
e
credulità
cieca
e
volubile
,
sdegno
per
tanti
disagi
e
patimenti
,
e
un
avversare
fieramente
e
minacciare
coloro
che
sono
più
fortunati
e
un
disperare
che
la
propria
sorte
possa
farsi
migliore
.
Ciò
posto
come
lasciar
di
meravigliarsi
,
allorchè
un
travaglio
nella
classe
degli
operai
,
una
diminuzione
di
salario
soppraggiungono
ad
aggravare
questo
deplorevole
stato
di
cose
,
che
per
la
naturale
disposizione
delle
sommosse
facilmente
s
'
informa
dei
modi
simili
ai
già
detti
?
«
Non
basta
.
Molti
di
codesti
disgraziati
sono
così
decaduti
d
'
ogni
speranza
,
ch
'
egli
è
anche
troppo
se
vivono
della
vita
dei
tempo
loro
.
«
Si
palesa
una
calamità
pubblica
?
rimangono
indifferenti
.
Avviene
qualche
festeggiamento
intorno
a
loro
?
Essi
non
hanno
di
che
festeggiare
,
mancano
i
mezzi
;
non
sono
quelle
le
loro
feste
.
«
Che
state
a
ragionar
loro
di
economia
politica
,
della
legge
che
governa
l
'
offerta
e
la
domanda
?
Non
ne
sanno
buccicata
.
Questo
sanno
solamente
,
che
assottigliando
il
salario
,
scemando
il
lavoro
,
introducendo
l
'
uso
d
'
una
nuova
macchina
motrice
,
scema
la
parte
loro
già
scarsa
;
allora
si
mettono
in
isciopero
e
alla
comparsa
dei
gendarmi
,
la
cui
vista
è
bastante
ad
inasprirli
,
scagliare
loro
delle
pietre
.
Di
qui
il
fatto
di
Chatelineau
,
lo
sciopero
del
Borinage
,
la
sommossa
degli
operai
di
Seraing
o
dei
guantai
.
Così
andranno
a
finire
tutti
i
travagli
dell
'
industria
,
fino
a
che
l
'
istruzione
e
un
certo
grado
di
prosperità
,
non
abbiano
messo
in
sicuro
la
numerosa
classe
degli
operai
.
«
Oltracciò
,
in
quei
dì
solenni
,
nei
quali
lo
spirito
di
amor
patrio
si
diffonde
per
tutto
il
paese
e
lo
commove
non
si
vedono
forse
disgraziati
operai
rimanersi
come
sordi
alle
grida
dell
'
universale
,
non
badando
all
'
accalcarsi
della
gente
dinanzi
a
loro
?
A
che
serve
rammemorare
la
patria
?
La
miseria
fa
strazio
della
loro
anima
e
la
strema
di
forze
.
Che
importa
loro
della
patria
?
E
dolore
non
lascia
luogo
ad
altre
sensazioni
.
V
'
hanno
pure
operai
che
,
tranne
il
meccanismo
proprio
della
fabbrica
dove
stanno
a
lavorare
,
non
conoscono
nulla
o
quasi
nulla
di
tutte
le
grandi
scoperte
che
si
attengono
all
'
industria
e
fanno
l
'
onore
e
la
ricchezza
del
nostro
secolo
.
Se
inventaste
cento
volte
a
pochi
passi
da
loro
vie
ferrate
e
telegrafi
elettrici
,
vi
darebbero
sbadatamente
un
'
occhiata
e
senza
cupidigia
,
trattandosi
di
cosa
che
non
fa
per
loro
.
Tutte
queste
opere
meravigliose
non
riforniscono
di
carbone
il
loro
focolare
vuoto
appunto
nella
stagione
che
più
lo
richiede
,
nè
di
pane
la
mensa
che
talvolta
è
deserta
in
quella
appunto
che
più
sentono
lo
stimolo
della
fame
.
«
Freddo
similmente
il
loro
sguardo
all
'
apparire
del
giorno
o
al
tramontare
,
e
,
se
potessero
,
direbbero
certamente
col
poeta
:
Che
fa
a
me
il
sol
?
Dal
tempo
nulla
attendo
.
«
Cresce
il
terrore
se
vi
fate
a
cercar
il
numero
degli
abitanti
di
questi
quartieri
.
Vi
converrà
ammettere
che
sono
a
centinaia
,
a
migliaia
,
gli
uomini
,
le
donne
,
i
fanciulli
,
prossimo
vostro
s
'
intende
,
i
quali
menano
cotal
vita
,
ed
è
la
vita
di
tutti
i
giorni
.
Neri
pensieri
v
'
entrano
in
capo
,
quando
voi
considerate
da
questo
lato
la
questione
sugli
operi
.
Appresso
vi
sfugge
dal
labbro
la
dolorosa
esclamazione
:
Povera
gente
!
-
Sì
,
povera
gente
,
poveri
operai
!
lo
stato
vostro
fa
ben
parer
giusti
gli
sforzi
,
che
fanno
tanti
cuori
generosi
per
cangiarlo
in
meglio
»
.
Questa
descrizione
dello
stato
di
una
grande
parte
degli
operai
non
è
esagerata
,
nè
mendace
.
Il
Dauby
non
è
persona
sospetta
di
simpatie
demagogiche
,
anzi
abbiam
sentito
da
parecchi
tacciar
di
codino
lui
e
il
suo
libro
.
Il
signor
cav
.
J
.
Dauby
,
autore
di
molti
bellissimi
libri
popolari
,
era
nel
1874
amministratore
del
Monitore
Belga
,
ma
fu
un
tempo
semplice
operaio
.
Il
benemerito
tipografo
della
città
nostra
cav
.
Angelo
Colombo
,
amico
ed
ammiratore
di
quello
scrittore
,
ci
narrò
come
quegli
dall
'
umile
sua
condizione
abbia
potuto
salire
tanto
alto
.
Entrato
nel
1840
,
dice
il
cav
.
Colombo
,
per
una
felice
congiuntura
di
poche
ore
,
nella
stamperia
del
signor
G
.
Lesigne
,
vi
rimase
per
ventiquattro
anni
.
Il
suo
padrone
non
tardò
guarì
ad
affidargli
la
direzione
del
suo
stabilimento
,
incombenza
,
alla
quale
in
seguito
aggiunse
la
tenuta
della
contabilità
e
la
correzione
degli
stamponi
.
Fu
in
questo
mezzo
che
il
Dauby
fece
amicizia
con
alcuni
eminenti
personaggi
,
che
gli
professarono
grande
benevolenza
ed
esercitarono
sulla
sua
vita
un
ascendente
per
lui
decisivo
.
Fra
essi
noi
citererno
per
tacer
d
'
altri
,
il
compianto
Edoardo
Ducpetiaux
,
ispettore
generale
delle
carceri
e
degli
stabilimenti
di
beneficenza
dei
Belgio
,
uomo
di
fama
europea
,
ed
il
conte
G
.
Arrivabene
,
divenuto
poi
senatore
del
Regno
d
'
Italia
.
E
Ducpetiaux
,
che
si
occupava
indefessamente
d
'
opere
di
riforma
in
favore
di
quelli
che
la
fortuna
aveva
diseredati
,
organizzò
a
Bruxelles
nel
1856
un
'
Esposizione
internazionale
d
'
economia
domestica
,
ch
'
ebbe
buonissimo
esito
.
Fra
i
pregevoli
oggetti
,
che
quell
'
esposizione
conteneva
,
eravi
pure
la
casa
d
'
un
operaio
,
colle
sue
modeste
supellettili
.
Per
quanto
però
completo
fosse
quel
mobiliar
emodello
,
vi
mancava
nondimeno
una
cosa
necessariissima
:
un
buon
libro
.
Il
Dauby
ne
fece
motto
al
Ducpetiaux
;
e
questi
l
'
incoraggiò
vivamente
a
scrivere
un
tal
libro
;
e
tre
settimane
appresso
,
sulla
tavola
della
casa
-
modello
c
'
era
un
manoscritto
intitolato
:
Il
libro
dell
'
operaio
:
consigli
d
'
un
collega
.
Un
tal
fatto
decise
della
carriera
letteraria
dell
'
autore
.
Il
libro
dell
'
operaio
ottenne
all
'
esposizione
d
'
economia
domestica
la
medaglia
d
'
onore
,
che
fu
rimessa
all
'
autore
,
con
vive
parole
d
'
incoraggiamento
,
dal
duca
di
Brabante
,
oggidì
Leopoldo
II
re
del
Belgio
.
«
Il
libro
dell
'
operaio
incontrò
favorevolissime
accoglienze
,
e
,
pel
rapido
spaccio
,
se
ne
fecero
più
edizioni
,
meritando
di
essere
tradotto
in
varie
lingue
,
tra
le
quali
la
portoghese
,
per
cura
della
Società
d
'
incoraggiamento
del
lavoro
negli
opifici
,
posta
sotto
,
l
'
alta
protezione
del
re
di
Portogallo
.
Il
Dauby
non
può
essere
pertanto
sospetto
di
demagogia
,
ed
il
suo
libro
è
pieno
di
massime
di
una
grandissima
moderazione
.
Eppure
egli
,
descrivendo
in
questo
modo
le
condizioni
degli
operai
,
non
avvertiva
che
parlava
soltanto
d
'
una
parte
della
classe
operaia
,
anzi
per
meglio
dire
di
momenti
speciali
nella
vita
d
'
una
parte
della
classe
operaia
.
Ma
dell
'
operaio
si
può
fare
un
altro
quadro
,
che
non
è
men
vero
di
quello
dipintoci
dal
signor
Dauby
.
In
modeste
stanzuccie
abitano
le
famiglie
degli
operai
.
Ecco
delle
buone
mogli
che
alla
mattina
s
'
alzano
sollecite
per
preparare
un
eccellente
caffè
nero
pel
loro
marito
,
il
quale
non
manca
tuttavia
di
recarsi
appena
uscito
di
casa
,
dal
liquorista
,
presso
cui
convengono
i
suoi
colleghi
.
Qui
si
riscalda
lo
stomaco
con
un
bicchierino
o
due
d
'
acquavite
e
scambia
quattro
idee
coi
suoi
compagni
,
idee
,
che
so
,
io
?
di
politica
,
di
economia
,
di
amministrazione
,
di
filosofia
epicurea
e
d
'
altro
.
Egli
ha
così
soddisfatto
a
due
bisogni
egualmente
legittimi
,
l
'
uno
fisico
e
l
'
altro
morale
.
Poi
si
reca
al
lavoro
.
Se
l
'
operaio
lavora
a
cottimo
,
lo
si
vede
,
massime
nei
primi
giorni
della
settimana
,
porre
mano
al
lavoro
,
poi
smettere
,
poi
uscire
di
fabbrica
,
poi
ricominciare
,
consolandosi
colla
speranza
che
,
lavorando
come
una
bestia
(
è
una
frase
di
prammatica
)
per
quattro
giorni
della
settimana
,
egli
guadagna
più
che
non
ne
richieggano
i
bisogni
della
sua
famiglia
.
Ma
,
sciagurato
,
lo
sforzo
che
fai
nei
quattro
giorni
ti
rovina
la
salute
!
-
E
che
importa
?
Non
c
'
è
l
'
ospitale
?
Non
c
'
è
il
servizio
di
Santa
Corona
che
mi
fornisce
e
medici
e
medicine
?
Non
ho
io
pensato
forse
a
iscrivermi
nella
Società
operaia
per
avere
il
soccorso
in
caso
di
malattia
?
E
poi
non
ho
io
un
padrone
che
anche
quando
sono
ammalato
mi
anticipa
la
pappa
?
Ah
stolto
egoista
!
per
non
fare
al
tuo
mal
talento
una
piccolissima
violenza
,
per
non
vincere
una
mala
abitudine
,
per
non
rinunciare
ad
un
piacere
sciocco
e
passeggero
qual
è
quello
di
ciondolarsi
due
giorni
interi
per
la
fabbrica
,
dando
la
baia
a
quei
pochissimi
,
che
attendono
al
lavoro
,
perchè
son
pagati
a
giornata
,
ah
,
tu
non
guardi
di
nuocere
alla
tua
famiglia
,
di
sciupare
la
pubblica
beneficenza
,
di
scroccare
un
sussidio
a
tutto
danno
dei
fondi
della
società
a
cui
appartieni
,
e
di
giuocare
la
tua
indipendenza
contro
le
anticipazioni
del
tuo
padrone
!
E
per
compensare
costui
della
sua
bontà
cerchi
di
danneggiarlo
in
tutti
i
modi
possibili
?
Cerchi
per
tre
giorni
della
settimana
,
ossia
per
quasi
mezzo
anno
tieni
il
suo
capitale
,
la
macchina
che
ti
presta
per
lavorare
,
nelle
tue
mani
senza
corrispondergli
alcun
frutto
,
e
poi
negli
altri
giorni
lavorando
in
fretta
e
in
furia
gli
rovini
la
macchina
,
ossia
gli
consumi
il
suo
capitale
,
assai
più
che
nol
faresti
se
tu
lavorassi
regolarmente
ogni
giorno
.
E
posto
anche
che
in
quattro
giorni
tu
possa
guadagnare
senza
un
grande
sforzo
di
che
mantenere
la
tua
famiglia
e
avanzare
di
che
scialarla
all
'
osteria
,
non
è
forse
vero
che
lavorando
anche
gli
altri
tre
giorni
della
settimana
potresti
porre
in
disparte
un
bel
gruzzolo
da
depositare
alla
Cassa
di
Risparmio
?
Tu
invece
non
puoi
esser
mai
tranquillo
sul
domani
nè
per
te
,
nè
per
la
tua
famiglia
;
tu
ostenti
indifferenza
per
le
strettezze
che
ti
si
affacciano
nel
futuro
,
conti
sul
lavoro
de
'
tuoi
figli
;
ma
,
nutriti
sregolatamente
,
un
giorno
cioè
indigestione
e
un
giorno
digiuno
,
sono
lì
male
andati
in
salute
e
pare
anche
a
te
che
,
continuando
di
questo
passo
,
non
potranno
certo
giungere
ad
essere
il
bastone
della
tua
vecchiezza
.
Vedi
dunque
che
non
sei
tranquillo
.
T
'
illudi
ma
non
ti
regge
l
'
animo
,
e
talvolta
per
obliare
tuffi
nel
vino
o
nell
'
acquavite
i
tristi
tuoi
presentimenti
.
E
s
'
aggiunge
a
questi
tuoi
dolori
anche
il
lamento
continuo
della
moglie
,
la
quale
s
'
accora
.
.
.
E
di
che
s
'
accorano
la
maggioranza
delle
donne
degli
operai
?
Perchè
anche
domenica
dovrà
andare
all
'
osteria
suburbana
collo
stesso
abito
della
domenica
precedente
,
mentre
le
altre
donne
vi
si
recheranno
con
un
vestito
nuovo
,
fatto
all
'
ultima
moda
,
con
nastri
e
fronzoli
...
E
tutta
la
settimana
tu
vedi
,
caro
operaio
,
tua
moglie
occupata
a
riattare
un
vestito
vecchio
,
taglia
di
qua
,
ritaglia
di
là
,
aggiungi
,
inserisci
,
attacca
,
appendi
,
sovrapponi
,
e
intorno
a
quel
vestito
stanno
tutte
le
casigliane
intente
a
dare
consigli
,
a
prodigare
lodi
al
buon
gusto
,
alla
diligenza
,
alla
laboriosità
della
tua
donna
...
quando
non
ci
sia
qualcuna
di
quelle
,
che
le
faccia
capire
che
a
lei
giovane
e
bella
non
potrebbe
mancare
chi
regalasse
un
bel
vestito
nuovo
ogni
domenica
,
e
che
la
conducesse
nei
principali
alberghi
in
carrozza
,
e
che
le
facesse
bere
di
quelle
bottiglie
di
vino
,
che
al
solo
vederle
fanno
spuntare
sul
ciglio
la
lagrimetta
della
compunzione
...
e
che
ci
sarebbe
il
figlio
del
prestinaio
dirimpetto
,
che
farebbe
pazzie
per
lei
...
Povero
a
te
,
ottimo
operaio
,
se
sei
predestinato
!
Ma
voglio
ammettere
che
tua
moglie
sia
una
donna
onesta
e
in
tali
panie
non
s
'
inveschi
.
Dirà
alla
malvagia
consigliera
:
Ma
,
e
l
'
onore
,
Cecca
?
Quantunque
la
Cecca
potrebbe
farle
sulla
tesi
"
onore
"
dei
sillogismi
sans
nom
assai
curiosi
.
Ammettiamo
adunque
che
la
tua
moglie
sia
una
donna
onesta
.
Non
accadrà
altro
male
che
quello
di
sciupare
un
po
'
di
tempo
.
Ma
sarà
appunto
quel
tempo
prezioso
,
che
essa
non
impiegherà
per
rassettare
la
casa
,
per
raggiustarti
e
stirarti
la
biancheria
,
per
rattoppare
i
poveri
vestitini
de
'
tuoi
figli
,
per
levar
le
frittelle
dall
'
unica
tua
giubba
della
festa
.
La
sua
civetteria
ucciderà
la
felicità
di
tutta
la
famiglia
.
E
tuttociò
ti
pare
forse
poca
cosa
?
E
l
'
operaio
che
lavora
a
giornata
?
Fa
il
meno
che
può
per
tema
d
'
ingrassare
troppo
il
padrone
,
e
si
diverte
a
dirne
poi
tutto
il
male
possibile
.
Ma
,
dal
mezzogiorno
della
domenica
alla
mattina
del
lunedì
,
domandate
all
'
operaio
che
cosa
sia
la
miseria
,
domandategli
che
valore
abbiano
le
lire
,
parlategli
di
economia
politica
(
scienza
di
moda
e
intorno
a
cui
anche
i
lustrascarpe
pretendono
dissertare
largamente
)
citategli
lo
esempio
di
Beniamino
Franklin
,
e
poi
venitemi
a
dire
che
cosa
vi
risponderà
?
Con
quel
risolino
tra
labbro
e
labbro
,
proprio
di
chi
ha
alzato
un
po
'
troppo
il
gomito
,
con
una
strizzatina
d
'
occhio
,
e
con
una
scrollatina
di
capo
a
sinistra
,
vi
dirà
:
Non
ha
nessun
parente
più
prossimo
da
contargli
tutta
questa
bella
roba
?
E
col
dorso
della
destra
si
liscierà
i
baffi
ancora
sgocciolanti
di
vino
.
Alla
domenica
le
osterie
sono
piene
di
operai
,
i
teatri
sono
pieni
d
'
operai
,
i
postriboli
sono
anch
'
essi
pieni
d
'
operai
,
le
vetture
pubbliche
sono
tutte
noleggiate
dagli
operai
;
in
quella
mezza
giornata
la
ghiottornia
,
la
sensualità
,
l
'
imprevidenza
riddano
,
turbinano
intorno
alla
mente
ed
al
cuore
,
del
povero
operaio
,
il
quale
,
trascinato
dal
vortice
delle
passioni
,
crede
che
il
miglior
modo
di
godere
sia
quello
di
stancarsi
senza
saziarsi
un
giorno
,
solo
,
per
restare
poi
digiuno
gli
altri
sei
lunghissimi
giorni
della
settimana
.
Nella
notte
della
domenica
avvengono
per
la
città
liti
indiavolate
e
ne
sono
cagioni
precipue
la
gelosia
,
l
'
ubbriachezza
,
il
giuoco
.
Anche
quest
'
ultima
passione
entra
nelle
abitudini
del
nostro
popolo
.
D
'
estate
,
in
tutte
le
osterie
si
giuoca
da
mattina
a
sera
alle
boccie
e
d
'
inverno
si
giuoca
a
tarocchi
,
a
tresette
,
a
briscola
,
e
infine
alla
mora
.
Questo
giuoco
chiassoso
,
che
Orazio
ben
conosceva
e
che
chiamavasi
a
'
suoi
tempi
popolano
in
digitis
dimicare
,
è
uno
dei
passatempi
più
graditi
pel
milanese
,
giacchè
risponde
meglio
d
'
ogni
altro
alla
sua
indole
ciarliera
ed
urlona
;
serve
alla
ginnastica
del
polmone
,
e
a
far
sentire
sempre
più
il
desiderio
di
ingozzare
del
vino
.
Laonde
la
maggior
parte
degli
osti
sono
anche
giuocatori
di
mora
e
organizzano
partite
nei
loro
negozi
ed
invitano
,
esortano
,
eccitano
i
loro
avventori
a
giuocare
;
sapendo
che
come
tutti
i
salmi
finiscono
col
gloria
,
così
ognuna
di
queste
partite
finisce
coll
'
assorbimento
d
'
un
litro
di
vino
,
il
che
dà
ad
essi
non
piccolo
vantaggio
.
Anzi
,
un
oste
che
sappia
il
suo
mestiere
fa
di
più
:
quando
vede
tranquillamente
seduti
nel
proprio
negozio
uno
qua
uno
là
alcuni
suoi
avventori
,
eglì
li
raccozza
e
si
mette
tra
essi
come
trait
d
'
union
,
affinchè
si
accingano
a
giuocare
e
partecipa
egli
pure
a
qualche
partita
.
Basta
questa
presentazione
dell
'
oste
,
perchè
quei
buoni
avventori
prima
di
notte
siano
amici
e
stiano
tra
loro
come
pane
e
cacio
e
si
promettano
di
ritrovarsi
al
tavoliere
anche
la
sera
seguente
.
La
partecipazione
dell
'
oste
al
giuoco
è
la
garanzia
della
lealtà
dei
singoli
giuocatori
.
Vi
sono
alcuni
operai
,
che
sono
diventati
famosi
quali
giuocatori
di
mora
,
e
tengono
il
campo
in
certe
osterie
,
dalle
quali
i
novellini
stanno
lontani
come
i
topi
dalle
trappole
.
Ma
avvengono
talora
delle
sfide
formali
e
i
giuocatori
che
si
credono
capaci
si
presentano
in
queste
osterie
,
dove
c
'
è
qualche
celebre
morista
,
e
con
lui
si
cimentano
,
e
premio
della
vittoria
non
sono
soltanto
i
litri
e
le
bottiglie
di
vino
che
si
scommettono
in
ciascuna
partita
,
ma
il
vincitore
riporta
anche
una
bandiera
,
ch
'
egli
reputa
premio
tanto
pregevole
quanto
lo
poteva
essere
per
un
romano
la
corona
civica
.
Per
la
mora
el
Togn
l
'
è
in
bandera
,
vale
quanto
dire
che
è
un
invincibile
giuocatore
.
Com
'
è
facile
accorgersi
,
l
'
operaio
consuma
in
brev
'
ora
quanto
si
guadagna
in
parecchie
giornate
di
faticoso
lavoro
,
e
perciò
durante
la
settimana
il
bisogno
l
'
assale
e
allora
i
lamenti
,
i
guai
,
i
litigi
si
succedono
in
famiglia
,
e
quando
la
sventura
viene
a
punirlo
dalla
sua
imprevidenza
,
allora
non
gli
resta
più
che
ricorrere
al
Monte
di
Pietà
,
alla
Congregazione
di
Carità
,
ossia
a
divorarsi
la
speranza
e
a
sciupare
quel
rossore
,
che
lo
stendere
della
mano
,
alla
pubblica
beneficenza
,
richiama
sempre
sul
volto
a
qualunque
galantuomo
.
Eppure
v
'
ha
di
peggio
.
Qualche
operaia
stretto
dal
bisogno
arriva
a
chiudere
un
occhio
sulle
mariuolerie
dei
figli
,
su
certe
colpevoli
relazioni
delle
figliuole
e
persino
della
moglie
,
purchè
queste
vergogne
gli
apportino
in
casa
tanto
da
supplire
ai
bisogni
della
famiglia
.
A
tanto
l
'
imprevidenza
e
la
prodigalità
possono
trascinare
anche
un
onesto
operaio
.
Chi
gli
sapesse
predicare
la
frugalità
e
la
sobrietà
,
chi
rendergli
accetti
i
gusti
semplici
e
fargli
preferire
una
vita
modesta
e
tranquilla
ad
una
vita
turbolenta
e
scialacquatrice
farebbe
davvero
opera
meritoria
.
Ma
dov
'
è
l
'
apostolo
?
Il
carcere
.
La
miseria
,
il
delitto
,
il
rimorso
,
il
sospetto
,
il
timore
continuo
della
punizione
,
non
rendono
così
incresciosa
la
vita
alla
feccia
plebea
quanto
la
perdita
della
libertà
.
E
'
questa
un
bene
tanto
prezioso
che
,
in
qualunque
modo
limitato
,
quanto
ne
resta
è
pur
sempre
un
bene
assai
pregevole
,
e
la
minaccia
e
il
dubbio
continuo
di
perderla
sono
cagione
di
farla
reputare
carissima
.
Fino
a
pochi
anni
or
sono
in
Milano
gli
oziosi
,
i
vagabondi
,
i
ladruncoli
venivano
ritirati
in
carceri
grandiosi
a
sistema
in
comune
o
di
famiglia
come
erano
appunto
le
carceri
di
San
Vittore
.
Quantunque
la
vita
che
vi
si
conduceva
non
fosse
molto
noiosa
,
tuttavia
,
quando
il
lôcch
vi
entrava
,
aveva
la
faccia
rabbuiata
e
stravolta
,
gli
occhi
invetriti
o
mobilissimi
secondo
le
passioni
,
da
cui
era
commosso
.
Sempre
al
momento
d
'
essere
rinchiuso
in
prigione
,
nell
'
animo
del
captivo
sovr
'
ogni
altro
sentimento
domina
non
dirò
il
dolore
,
ma
il
dispetto
per
la
perduta
libertà
.
La
Chiesa
da
'
Cappuccini
di
San
Vittore
da
gran
tempo
era
stata
divisa
in
grandi
celle
,
ciascuna
delle
quali
poteva
capire
fin
cento
individui
.
Queste
prigioni
quasi
sempre
rigurgitavano
di
detenuti
,
perchè
quella
disgraziata
parte
dei
genere
umano
sempre
si
riproduce
,
nè
altrove
si
afforza
tanto
,
quanto
nelle
carceri
che
la
società
costrusse
per
annientarla
.
Le
prigioni
,
tenute
con
questo
sistema
,
non
hanno
mai
raggiunto
lo
scopo
che
per
mezzo
loro
il
legislatore
si
propone
di
ottenere
.
Infatti
la
privazione
della
libertà
è
,
secondo
lo
spirito
della
legge
,
una
pena
,
non
già
una
vendetta
,
e
come
pena
deve
tendere
a
sviare
l
'
animo
dell
'
uomo
dal
delitto
,
verso
il
quale
l
'
uomo
è
spinto
dalle
sue
prave
passioni
.
La
pena
è
in
conclusione
la
controspinta
,
e
perciò
deve
essere
logica
e
morale
.
Il
carcere
a
sistema
di
famiglia
non
è
nè
logico
nè
morale
.
Non
è
logico
,
perchè
per
punire
dei
delinquenti
di
niun
conto
li
accomuna
con
altri
di
peggior
conto
,
e
questi
servono
di
scuola
a
quelli
,
e
quindi
invece
di
reprimere
il
male
lo
favorisce
e
quasi
lo
promuove
;
non
è
morale
,
perchè
impedisce
a
colui
che
fu
arrestato
di
ridiventare
galantuomo
,
giacchè
quando
viene
rilasciato
in
libertà
esce
dal
carcere
inviluppato
da
conoscenze
infami
,
dalle
quali
non
gli
è
facile
liberarsi
.
Poichè
(
diceva
l
'
illustre
Carlo
Cattaneo
riassumendo
alcune
idee
del
Romagnosi
intorno
a
siffatta
materia
)
se
il
progresso
dei
tempi
e
il
predominio
della
ragione
introdussero
nel
carcere
la
disciplina
,
la
salubrità
,
la
nettezza
,
la
luce
,
il
lavoro
,
non
giunsero
ancora
a
togliere
la
convivenza
depravatrice
.
Il
carcere
riceve
il
novizio
del
delitto
,
reo
forse
d
'
una
lieve
infedeltà
,
tutto
ansante
di
vergogna
,
di
spavento
,
di
rimorso
e
lo
dimette
dopo
pochi
mesi
,
indurato
nel
cuore
,
dotto
nei
misteri
dell
'
iniquità
,
abbronzato
nell
'
impudenza
,
consumato
e
disperato
al
pari
de
'
suoi
insegnatori
.
La
promiscuità
fra
giudicati
e
giudicandi
,
fra
colpevoli
e
innocenti
,
fra
i
trasgressori
di
qualche
frivola
disciplina
politica
o
civile
e
gli
esseri
più
abbominevoli
od
infami
non
giova
certo
ad
impedire
il
male
.
La
pena
del
carcere
è
una
tremenda
necessità
sociale
,
bisogna
quindi
ch
'
essa
venga
inflitta
con
criterio
indipendente
da
ogni
passione
e
scevro
da
ogni
pregiudizio
,
affine
di
non
aggravare
l
'
infelice
condizione
di
tanti
sventurati
.
Non
v
'
è
anima
bennata
la
quale
,
pensando
alla
serie
indefinita
di
dolori
,
che
dalla
istituzione
di
siffatta
pena
insino
ad
oggi
si
soffersero
nelle
carceri
senza
la
pausa
d
'
un
'
ora
sola
,
non
senta
quanto
grave
sia
il
còmpito
dell
'
uomo
che
s
'
accinge
a
calcolare
con
austerità
scientifica
la
quantità
di
miseria
e
d
'
angoscia
che
deve
infliggere
a
moltissimi
de
'
suoi
simili
,
come
pena
de
'
loro
mancamenti
,
pena
che
non
sarà
e
non
potrà
dirsi
legittima
,
se
non
quando
la
società
abbia
provvidamente
procurato
di
volgere
al
comun
bene
le
umane
passioni
.
E
la
nostra
società
non
vi
ha
ancora
provveduto
.
Ora
,
scrisse
il
grande
pensatore
testè
citato
,
egli
è
certo
che
gli
allettamenti
e
gli
stimoli
al
mal
fare
sono
maggiori
,
dove
le
plebe
è
disperata
per
miseria
,
o
cresce
ineducata
e
brutale
,
o
i
magistrati
non
vegliano
a
scoprire
i
delitti
,
o
il
braccio
di
una
debole
giustizia
si
abbassa
dinanzi
ai
protetti
del
potente
.
Nè
ciò
basta
,
perchè
dove
gli
uomini
sono
onesti
solo
entro
il
limite
della
paura
,
e
nella
società
non
circola
uno
spirito
largo
e
vigoroso
di
morale
e
di
probità
,
il
fragile
edificio
delle
pene
non
regge
al
peso
morto
della
corruzione
universale
.
Perocchè
bisogna
coltivare
negli
uomini
quell
'
impulso
d
'
onore
che
non
solo
rattiene
dal
delitto
,
ma
ne
rende
insopportabile
il
minimo
sospetto
;
bisogni
infliggere
quanto
più
raramente
si
può
l
'
ignominia
,
e
far
quasi
economia
delle
erubescenze
del
popolo
;
bisogna
promuovere
fra
gli
uomini
i
vincoli
dell
'
azienda
civile
,
perchè
sentano
il
bisogno
della
mano
altrui
e
della
buona
opinione
....
Le
leggi
al
presente
puniscono
ma
non
prevengono
il
delitto
;
e
correrà
gran
tempo
ancora
prima
che
la
società
pensi
al
miglioramento
dei
membri
che
la
compongono
,
e
tuttavia
seguiterà
a
colpire
in
egual
modo
gl
'
infelici
ed
i
colpevoli
.
Giacchè
moltissimi
operai
sono
dalla
miseria
tratti
al
delitto
,
e
molti
fra
essi
ignari
del
valore
assoluto
e
relativo
di
un
'
azione
criminosa
.
La
maggior
parte
dei
delinquenti
sono
analfabeti
;
essi
non
hanno
altra
guida
delle
opere
loro
che
l
'
istinto
,
poichè
nessuno
s
'
è
curato
di
ridestare
in
essi
il
sentimento
morale
,
epperò
trovansi
quasi
alla
condizione
di
bruti
.
Per
costoro
le
leggi
sono
lettera
morta
,
sanno
che
esistono
delle
leggi
,
perchè
tratto
tratto
vengono
dal
rigore
di
esse
colpiti
,
ma
non
sanno
il
perchè
queste
leggi
esistano
,
nè
da
chi
siano
state
fatte
,
meno
poi
se
ve
n
'
ha
qualcuna
che
favorisca
i
miserabili
.
Tratto
tratto
questi
vengono
arrestati
,
poscia
rilasciati
per
essere
indi
a
poco
arrestati
di
nuovo
,
tanto
che
trovandosi
sempre
in
carcere
sono
costretti
a
dire
tra
loro
che
quelli
che
vanno
in
carcere
sono
sempre
gli
stessi
;
quelli
che
vanno
all
'
ospitale
sono
sempre
gli
stessi
;
detti
questi
che
non
si
riducono
ad
altro
che
a
varianti
del
vecchio
adagio
:
Sono
sempre
gli
stracci
che
vanno
alla
folla
.
I
pensatori
assai
di
leggieri
s
'
accorsero
che
la
mescolanza
dei
detenuti
era
dannosa
alla
morale
e
che
la
prigione
invece
di
correggere
i
tristi
,
pervertiva
i
buoni
.
Si
pensò
di
imporre
il
silenzio
a
tutti
i
carcerati
,
e
questo
sistema
punitivo
dalla
città
di
Auburn
,
in
America
,
che
prima
l
'
applicò
,
trasse
il
proprio
nome
.
Ma
il
sistema
di
Auburn
non
raggiunse
lo
scopo
,
perchè
,
se
soppresse
la
voce
,
non
potè
sopprimere
le
relazioni
tra
i
carcerati
,
i
quali
acuirono
sempre
più
il
loro
ingegno
,
affine
di
communicare
tra
loro
,
e
studiarono
e
studiano
tutti
i
mezzi
per
eludere
la
vigilanza
dei
loro
,
custodi
.
Che
più
?
I
dolori
stessi
,
la
stessa
severità
della
pena
ritemprano
l
'
animo
di
que
'
disgraziati
,
i
quali
s
'
avvezzano
a
sopportare
con
alliera
indifferenza
persino
le
sferzate
,
per
non
dare
spettacolo
a
'
compagni
della
loro
timidezza
ed
è
naturale
che
talora
pensino
a
reagire
.
Nel
che
bene
spesso
sono
eccitati
da
qualche
anima
ribelle
e
determinata
a
tutto
osare
,
la
quale
fa
nascere
all
'
impensata
terribili
ribellioni
.
E
lo
spettacolo
della
crudeltà
della
pena
e
la
smania
di
reazione
distruggono
e
sviano
il
carcerato
dal
meditare
sulla
propria
colpa
e
lo
allontanano
dal
pentimento
:
e
il
lavoro
impostogli
quale
aggravio
di
pena
,
gli
riesce
disamabile
anzi
odioso
.
Queste
cose
ben
videro
le
Autorità
preposte
alle
carceri
,
e
perciò
studiarono
il
modo
,
affinchè
fosse
tolta
questa
infame
comunanza
.
Si
cominciò
dal
dividere
i
detenuti
,
oltrechè
per
sesso
,
per
età
,
per
delitti
,
per
disciplina
,
ma
questa
divisione
non
è
sempre
possibile
,
perchè
ad
attuarla
occorrerebbero
carceri
assai
grandiosi
,
giacchè
si
verrebbero
ad
avere
in
tal
guisa
circa
quaranta
classi
di
prigionieri
,
i
quali
difficilmente
poi
potrebbero
ancora
essere
invigilati
.
Inoltre
perchè
la
divisione
sia
ragionevole
,
bisogna
particolareggiare
sempre
più
nella
scelta
dei
prigionieri
destinati
a
restare
insieme
,
e
a
forza
di
suddividerle
è
facile
capire
che
si
è
obbligati
di
concludere
che
il
sistema
più
logico
è
quello
di
tenere
i
detenuti
separati
ad
uno
ad
uno
,
che
è
appunto
ciò
che
fa
il
sistema
segregante
o
di
Filadelfia
detto
anche
di
Pensilvania
,
oppure
di
Cherry
-
Hill
.
Questo
regime
è
il
più
opportuno
pei
condannati
,
il
più
provvido
o
il
più
giusto
pe
'
giudicandi
.
Quelli
possono
riflettere
alle
loro
colpe
o
mettersi
sulla
via
del
bene
,
questi
non
soffrono
l
'
avvilimento
di
trovarsi
con
tristi
,
prima
ancora
che
i
tribunali
abbiano
pronunciata
sopra
di
loro
una
sentenza
di
reità
o
d
'
innocenza
,
nel
quale
ultimo
caso
essi
ritornano
alla
libertà
incontaminati
,
come
quando
per
soddisfare
alle
gelose
ricerche
della
giustizia
furono
gettati
in
carcere
.
Il
condannato
poi
trova
nel
sistema
segregante
il
modo
di
ottenere
il
proprio
miglioramento
morale
.
Abbandonato
a
sè
nella
solitaria
cella
(
nota
Carlo
Cattaneo
)
,
a
prima
giunta
per
lo
più
si
abbandona
al
furore
,
agita
pensieri
di
vendetta
,
e
sfoga
la
sua
rabbia
in
maledizioni
.
Ma
alla
violenza
succede
l
'
esaurimento
e
la
stanchezza
;
il
silenzio
che
segue
ai
vani
suoi
clamori
,
a
poco
a
poco
gli
fa
intendere
quanto
siano
infruttuosi
e
insensati
;
egli
vede
tutta
la
sua
impotenza
e
la
sua
nullità
in
faccia
alla
legge
che
senza
percosse
,
senza
catene
,
senza
insulti
,
con
mano
invisibile
lo
assedia
e
lo
stringe
.
L
'
idea
della
sua
colpa
,
ch
'
egli
fuggiva
,
ch
'
egli
sommergeva
nel
tumulto
della
vita
e
delle
passioni
gli
s
'
affaccia
da
ogni
parte
,
e
a
poco
a
poco
si
allarga
nel
suo
pensiero
,
e
dilegua
tutte
le
vanità
che
lo
ingombravano
.
Tra
il
rimorso
e
l
'
impazienza
e
il
tedio
,
per
sottrarsi
agli
odiosi
pensieri
e
dissiparsi
pure
in
qualunque
modo
che
gli
è
possibile
,
egli
afferra
rabbiosamente
la
proposta
d
'
un
qualsiasi
lavoro
.
Ben
pochi
hanno
la
forza
di
resistere
a
quattro
o
tutt
'
al
più
ad
otto
giorni
di
forzata
inazione
.
E
lavoro
non
viene
inflitto
come
un
supplicio
,
nè
imposto
col
bastone
o
colla
fame
;
ma
vien
concesso
come
un
'
indulgenza
,
come
un
ristoro
,
che
solo
può
rendere
sopportabile
quella
noiosa
vita
.
La
disciplina
non
è
sollecita
di
comandarlo
:
essa
aspetta
tranquilla
il
prigioniero
,
ben
certa
che
tosto
o
tardi
s
'
arrenderà
.
I
signori
De
Tocqueville
e
De
Beaumont
dicono
:
Visitando
il
Penitenziale
di
Filadelfia
ci
siamo
trattenuti
con
tutti
i
singoli
carcerati
;
nessun
d
'
essi
che
non
parlasse
del
lavoro
quasi
con
riconoscenza
e
non
palesasse
la
persuasione
,
che
,
senza
il
conforto
di
una
continua
occupazione
,
non
avrebbe
potuto
resistere
al
peso
della
vita
.
Che
avverrebbe
del
prigioniero
nelle
lunghe
ore
di
solitudine
,
se
,
senza
questo
rifugio
,
fosse
lasciato
a
'
suoi
rimorsi
,
ed
ai
terrori
della
sua
mente
?
Il
lavoro
dà
interesse
alla
solinga
cella
;
affatica
il
corpo
ma
conforta
la
mente
.
E
'
singolare
che
costoro
,
giunti
al
delitto
per
la
via
della
dissipazione
e
dell
'
ozio
,
siano
ridotti
ad
abbracciare
come
unica
loro
consolazione
la
fatica
;
e
costretti
a
sentire
tutto
il
peso
dell
'
ozio
,
imparino
ad
aborrire
quella
primiera
causa
d
'
ogni
loro
calamità
.
Il
confronto
tra
il
lavoro
e
l
'
inazione
ha
tanta
forza
,
che
molti
di
quei
meschini
dissero
,
che
la
domenica
era
per
loro
insopportabilmente
lunga
e
che
non
avrebbero
potuto
vivere
senza
lavoro
.
Questo
bisogno
si
palesa
in
tal
modo
,
che
non
avvenne
mai
di
doverlo
imporre
colla
forza
.
Il
condannato
,
intento
al
suo
lavoro
,
respira
dal
tedio
,
dalla
oppressiva
idea
della
passata
vita
,
e
con
ardor
quasi
puerile
non
ha
per
qualche
tempo
altro
oggetto
alla
sua
mente
;
e
vi
si
dedica
con
solerzia
e
con
amore
,
perchè
gli
è
una
difesa
dai
pensieri
che
gli
rodono
l
'
anima
.
L
'
imperturbato
raccoglimento
e
la
dura
necessità
gli
aprono
la
mente
ad
imparare
;
l
'
istruttore
,
che
viene
a
interrompere
la
sua
solitudine
con
modi
placidi
e
caritatevoli
non
può
a
lungo
riuscirgli
sospetto
ed
odioso
.
Le
parole
che
questi
prudentemente
lascia
cadere
tratto
,
rammentate
poi
nel
silenzio
,
quando
l
'
uniformità
del
lavoro
lascia
errar
la
mente
,
penetrano
l
'
anima
più
rozza
e
selvaggia
.
La
profonda
monotonia
della
cella
dà
peso
e
consistenza
ad
ogni
giusto
pensiero
che
fortuitamente
si
svegli
.
E
una
volta
che
il
prigioniero
ha
potuto
rivolgersi
sopra
di
sè
,
il
lavoro
arresta
più
la
sua
riflessione
.
E
spesso
,
una
repentina
visita
lo
sorprese
immobile
sul
suo
lavoro
,
tutto
chiuso
nel
profondo
della
sua
memoria
,
pensando
forse
alla
carriera
perduta
,
alla
casa
,
ai
congiunti
,
ai
genitori
afflitti
e
disonorati
,
alla
moglie
,
ai
bambini
lasciati
nell
'
abbandono
e
nell
'
abbiezione
.
I
più
sciagurati
che
non
hanno
affetti
,
che
sono
intrisi
di
sangue
,
che
nulla
hanno
in
cuore
che
non
sia
tristo
e
perverso
,
nella
mollezza
di
quella
vita
reclusa
,
tra
il
lungo
silenzio
e
le
parole
caritatevoli
,
e
la
coscienza
che
ricalcitra
e
si
spaventa
,
a
poco
a
poco
sentono
venir
meno
l
'
antica
ferocia
.
E
non
v
'
è
a
lato
del
prigioniero
alcun
essere
malvagio
,
che
ostenti
una
atroce
indifferenza
,
o
lo
guardi
con
ironia
,
e
con
osceni
e
atroci
scherni
rimescoli
la
feccia
delle
sue
passioni
.
Tutto
ciò
che
lo
circonda
gli
rammenta
il
suo
delitto
.
Non
v
'
è
intorno
a
lui
nemmeno
il
fremito
d
'
un
'
industria
comune
,
nè
l
'
affacendata
disciplina
d
'
un
carcere
popoloso
:
il
rumore
stesso
delle
battiture
e
delle
catene
gli
risonerebbe
gradito
in
quella
vita
di
sepolcro
.
Il
lavoro
delle
sue
mani
gli
allevia
bensì
il
tedio
e
il
rimorso
e
lo
rattiene
sull
'
orlo
dell
'
avvilimento
,
e
della
disperazione
;
ma
non
basta
a
dividerlo
affatto
dai
suoi
pensieri
e
fermare
la
corsa
fatale
che
lo
trascina
verso
il
pentimento
.
Nel
silenzio
degli
uomini
e
nel
senno
delle
passioni
,
i
consigli
tante
volte
derisi
,
le
parole
che
sembravano
non
aver
toccata
la
sua
memoria
,
i
terrori
religiosi
,
tutte
le
imagini
e
tutte
le
rimembranze
del
bene
e
del
male
,
risorgono
innanzi
alla
colpevole
coscienza
,
e
si
fanno
ogni
giorno
più
potenti
e
irresistibili
.
Tutte
le
illusioni
sono
sparite
;
in
faccia
a
una
triste
e
severa
realtà
,
nel
profondo
d
'
un
silenzio
di
morte
,
dove
nessuno
lo
vede
e
lo
ascolta
,
una
sola
parola
viva
gli
suona
all
'
orecchio
,
ed
è
una
parola
di
verità
,
che
va
dritta
e
irresistibile
al
secreto
della
sua
coscienza
.
Il
momento
giunge
alfine
,
in
cui
l
'
anima
già
nauseata
dell
'
ozio
,
si
nausea
pure
della
durezza
e
dell
'
importanza
,
e
si
sente
in
balia
d
'
insolite
emozioni
.
Allora
le
alte
verità
della
morale
,
insinuate
con
religioso
affetto
,
possono
ritemprare
e
rifondere
l
'
anima
più
ostinata
;
i
sentimenti
dei
pentito
sono
come
un
metallo
squagliato
,
che
scorre
dovunque
un
'
arte
salutare
lo
guida
.
Chi
passò
per
una
siffatta
prova
,
potrà
,
ritornato
alla
vita
libera
,
precipitarsi
in
nuovi
traviamenti
;
ma
porta
nel
cuore
una
tale
debolezza
,
che
il
solo
nome
del
carcer
basta
a
fermarlo
ed
avvilirlo
in
mezzo
all
'
ebbrezza
del
delitto
.
La
fiera
domata
non
è
più
la
fiera
selvatica
.
E
quella
stessa
potenza
che
arresta
le
ricadute
nel
liberato
,
annunciata
e
divulgata
da
loro
alla
moltitudine
dei
malvagi
,
potrà
render
terribile
anche
l
'
idea
d
'
una
prima
colpa
e
formidabile
la
minaccia
della
legge
.
La
prigione
non
sarà
più
per
essa
un
piccolo
mondo
,
dove
se
vi
sono
i
dolori
della
reclusione
e
dei
flagelli
,
vi
sono
anche
i
piaceri
della
compagnevole
fratellanza
e
le
distrazioni
d
'
una
disciplina
spettacolosa
;
il
carcere
solitario
è
più
disgustoso
e
amaro
per
essi
,
quanto
più
assidua
e
profonda
è
la
sua
calma
.
Pur
troppo
le
incompiute
riforme
che
introdusse
nel
carcere
la
moderna
umanità
,
avevano
tolto
a
questo
unico
strumento
di
pena
ogni
terrore
.
Il
malvagio
scioperato
vi
trovava
ricovero
e
letto
,
e
pane
certo
,
e
lavoro
mite
,
e
compagnia
quale
egli
poteva
desiderarla
:
e
a
molti
onesti
operai
carichi
di
famiglia
,
a
molti
giornalieri
scalzi
e
famelici
in
mezzo
ad
ubertose
campagne
,
il
soggiorno
del
carcere
era
pur
troppo
una
seduzione
.
Ma
posto
il
regime
d
'
un
severa
segregazione
quand
'
anche
la
cella
sia
spaziosa
,
netta
,
chiara
,
ventilata
,
riscaldata
,
provvista
di
tutto
ciò
che
un
modesto
vivere
richiede
,
il
vero
malfattore
preferirà
sempre
il
lezzo
e
il
disagio
d
'
un
sotterraneo
,
il
pavimento
nudo
,
la
catena
,
il
bastone
,
poichè
tutte
queste
cose
non
giungono
a
domargli
l
'
animo
,
e
gli
lasciano
il
tranquillo
possesso
della
sua
scelleratezza
.
Quando
le
antiche
leggi
inventavano
con
atroce
poesia
ogni
modo
di
strazii
pel
corpo
umano
,
ommettevano
,
senza
curarlo
,
un
tormento
più
squisito
e
potente
,
che
piomba
con
tutto
il
peso
sull
'
animo
.
La
solitaria
riflessione
,
la
quale
allora
si
apprezzava
così
poco
,
che
a
richiesta
d
'
un
tutore
impaziente
o
d
'
un
padre
iracondo
,
si
applicava
a
'
giovinetti
svogliati
o
loquaci
,
si
palesò
una
pena
di
tale
intensità
,
che
alcuni
già
la
gridano
soverchia
a
qualsiasi
più
nero
misfatto
e
sproporzionato
alle
forze
dell
'
umana
ragione
.
Gli
antichi
avevano
insegnato
che
il
silenzio
è
fomite
di
sapienza
e
di
virtù
;
ma
non
si
sapeva
che
fosse
un
terribile
punitore
del
delitto
.
Una
filosofia
severa
che
trae
tutto
dalla
riflessione
,
trovò
anche
nella
riflessione
la
forza
penale
,
e
con
una
vasta
esperienza
accertò
la
profonda
sua
induzione
.
Sdegnando
il
corpo
del
malfattore
lasciandogli
pure
tutti
gli
agi
della
vita
materiale
,
essa
assale
di
fronte
l
'
anima
sua
,
la
sua
coscienza
,
il
principio
della
vita
.
Il
patibolo
con
tutto
il
sanguinoso
suo
fasto
si
spiritualizza
nel
silenzio
della
cella
.
Il
mero
dolore
animale
non
è
più
la
suprema
difesa
di
una
società
minacciata
e
vessata
,
ma
un
dolore
,
ch
'
è
tutto
dell
'
uomo
,
anzi
tutto
dell
'
anima
,
una
pena
sociale
per
eccellenza
,
perchè
consiste
nel
negare
le
dolcezze
del
consorzio
sociale
a
coloro
che
ne
turbarono
la
pace
.
Eppure
in
mezzo
ad
una
irresistibile
efficacia
,
questa
pena
così
temuta
dal
malvagio
non
offende
per
nulla
i
diritti
dell
'
umanità
;
essa
non
accorre
ad
ogni
istante
col
ferro
e
col
fuoco
,
nè
contrista
di
dolorose
strida
,
nè
contamina
di
sangue
la
città
.
I
custodi
,
sicuri
di
sè
,
non
feroci
,
nè
sospettosi
,
possono
mostrar
sempre
tutti
la
calma
e
la
dolcezza
;
il
cordoglio
,
che
abbatte
il
prigioniero
,
viene
tutto
dalla
legge
,
non
inasprito
dalla
loro
collera
,
nè
aggravato
dal
loro
arbitrio
.
Egli
soggiace
da
sè
all
'
onnipotenza
della
legge
,
e
riceve
il
trattamento
che
risponde
a
'
tristi
suoi
meriti
,
perchè
lo
riceve
dalle
opere
della
sua
coscienza
.
Gli
ufficiali
non
appaiono
mai
al
suo
cospetto
,
se
non
per
interrompere
il
cruccio
della
sua
solitudine
,
e
provvedere
ai
suoi
bisogni
,
e
dirgli
quelle
parole
che
lo
riconciliano
col
misero
suo
stato
,
e
lo
preparano
ad
uscire
da
quel
fatale
recinto
con
altr
'
animo
ch
'
egli
non
vi
entrava
.
Il
regime
solitario
si
riduce
a
due
fini
:
togliere
il
prigioniero
dal
dannoso
consorzio
dei
suoi
pari
,
e
costringerlo
a
rientrare
in
sé
,
perchè
l
'
esperienza
dimostra
,
che
senza
questo
ritorno
,
la
pena
s
'
infligge
senza
frutto
e
senza
esempio
.
Non
s
'
intende
però
che
il
prigioniero
debba
restar
derelitto
nella
disperazione
d
'
una
tomba
;
poichè
oltre
alla
caritatevole
provvisione
de
'
suoi
bisogni
fisici
in
una
comoda
cella
,
egli
ottiene
il
conforto
del
lavoro
,
del
consiglio
,
dell
'
istruzione
e
della
lettura
.
Gli
si
interdice
la
compagnia
de
'
malvagi
;
ma
gli
si
concede
quella
d
'
uomini
onorati
e
pietosi
.
Ed
è
un
fatto
che
la
disciplina
isolante
gravita
tremendamente
sul
malfattore
inferocito
,
ma
quando
il
tempo
,
il
silenzio
e
le
ammonizioni
hanno
vinto
la
sua
durezza
e
l
'
hanno
,
ridotto
a
sentire
la
stoltezza
della
passata
sua
vita
,
il
tormento
del
suo
carcere
s
'
allevia
e
i
suoi
custodi
e
governatori
trovano
in
lui
una
inattesa
docilità
e
un
assoluto
abbandono
.
Dopo
un
primo
doloroso
intervallo
,
l
'
abitudine
a
poco
a
poco
induce
l
'
animo
alla
quiete
ad
alla
pazienza
;
dimodochè
,
il
malvivente
,
condannato
a
breve
pena
,
ne
sente
tutta
la
gravezza
e
ne
porta
fuori
un
salutare
spavento
;
ma
il
malfattore
condannato
a
molti
anni
di
solitudine
,
può
comporsi
gradatamente
a
quella
tranquillità
,
che
riduce
a
riflessione
anche
le
anime
più
burrascose
.
Non
vi
è
in
quella
disciplina
alcun
risalto
,
alcun
arbitrio
,
alcuna
acerbità
che
accenda
le
sue
male
passioni
:
l
'
odio
,
la
vendetta
.
Quindi
nessun
pericolo
che
l
'
irritazione
mentale
sconvolga
la
ragione
.
Solo
questi
argomenti
possono
consigliare
il
regime
segregante
,
il
quale
è
però
sempre
una
gravissima
pena
.
A
Torino
nei
primi
mesi
dell
'
attivazione
del
carcere
cellulare
,
molti
delinquenti
volgari
non
ressero
alla
solitudine
e
si
uccisero
Si
notò
però
che
da
quella
città
i
ladruncoli
emigrarono
in
massa
,
e
sarebbe
stato
un
bel
vantaggio
,
se
questo
fatto
si
fosse
verificato
anche
in
Milano
.
Nella
nostra
città
venne
pure
costrutto
un
grandioso
carcere
cellulare
,
che
torreggia
severamente
entro
la
cerchia
dei
bastioni
fra
Porta
Genova
e
Porta
Magenta
.
Questo
edificio
,
il
disegno
del
quale
devesi
al
compianto
ingegnere
Francesco
Lucca
,
si
eleva
sopra
un
'
area
di
metri
quadrati
49,695
,
della
forma
di
un
pentagono
,
perfettamente
isolato
e
chiuso
da
una
grossa
muraglia
munita
di
cinque
torri
agli
angoli
,
e
del
fabbricato
di
fronte
della
lunghezza
di
metri
204,50
.
Lo
stile
adottato
fu
quello
del
medio
evo
,
che
risponde
assai
all
'
indole
della
fabbrica
,
di
carattere
grave
e
solenne
.
Il
muro
di
cinta
porta
alla
sua
sommità
un
ballatoio
contenuto
da
parapetti
di
pietra
per
il
servizio
di
guardia
,
facendo
servire
da
garretta
per
le
sentinelle
le
cinque
torri
.
Il
carcere
è
diviso
in
tre
distinti
corpi
di
fabbrica
.
Il
corpo
anteriore
;
la
cui
fronte
è
disposta
sul
lato
del
muro
di
cinta
,
che
prospetta
il
Macello
,
quantunque
faccia
parte
dello
stabilimento
,
non
è
considerato
come
carcere
essendo
destinato
agli
uffici
,
alle
abitazioni
,
al
corpo
di
guardia
,
al
servizio
di
magazzino
e
ad
altri
scopi
.
Esso
ha
l
'
aspetto
di
un
castello
severo
,
le
cui
parti
centrale
e
laterali
sono
munite
di
merlatura
.
Il
secondo
corpo
di
fabbrica
,
parallelo
a
questo
è
distante
venti
metri
dal
precedente
e
collegato
col
medesimo
a
mezzo
di
un
andito
a
semplice
piano
terreno
in
continuazione
al
vestibolo
d
'
ingresso
.
E
'
elevato
a
due
piani
fuori
terra
,
meno
un
breve
tratto
dove
si
praticò
un
ammezzato
che
soverchia
il
tetto
.
Questo
si
suddivide
in
due
parti
,
ciascuna
fornita
di
uno
spazioso
cortile
;
la
destra
costituisce
il
comparto
riservato
alle
donne
carcerate
ed
è
diviso
in
sessanta
celle
,
più
quattordici
altri
locali
di
maggior
ambiente
per
servizio
d
'
infermeria
.
Nella
parte
sinistra
a
terreno
si
trovano
i
locali
per
le
guardie
,
il
parlatorio
speciale
pei
detenuti
di
passaggio
,
per
quelli
appena
entrati
nel
carcere
,
i
bagni
,
i
locali
destinati
alla
visita
ed
alla
iscrizione
dei
detenuti
al
loro
entrare
nel
carcere
,
i
locali
per
la
disinfezione
degli
abiti
e
pei
guardiani
.
Al
primo
piano
nel
lato
verso
oriente
v
'
ha
un
portico
di
disimpegno
di
vari
locali
che
potrebbero
essere
destinati
ai
condannati
ad
una
pena
di
breve
durata
;
al
lato
meridionale
vi
è
un
corridoio
centrale
con
doppio
ordine
di
celle
in
numero
di
venti
.
Ad
occidente
il
cortile
,
un
altro
portico
di
disimpegno
e
dall
'
opposta
parte
altri
locali
di
servizio
.
Nel
secondo
piano
sono
notevoli
due
celle
per
quei
reclusi
che
danno
o
simulano
segni
di
pazzia
.
Queste
celle
sono
disposte
in
modo
che
per
appositi
spiragli
abilmente
mascherati
,
praticati
nella
vôlta
e
nelle
pareti
,
un
guardiano
può
,
non
veduto
,
vigilare
il
detenuto
.
Il
terzo
corpo
di
fabbrica
ha
nel
suo
centro
una
grande
rotonda
,
da
cui
si
diramano
sei
braccia
equidistanti
fra
loro
;
ognuna
di
esse
è
costituita
di
un
grande
corridoio
centrale
che
si
eleva
senz
'
alcuna
divisione
dal
piano
terreno
sino
al
tetto
;
lateralmente
sono
disposti
tre
ordini
di
celle
,
disimpegnati
da
ballatoi
che
corrono
lungo
i
lati
dei
vasto
corritoio
.
La
lunghezza
di
ciascun
braccio
di
fabbrica
è
di
metri
62,50
a
partire
dalla
periferia
interna
della
rotonda
.
A
ciascun
lato
di
tali
braccia
e
per
ogni
piano
sono
disposte
sedici
celle
,
per
cui
si
hanno
novantasei
celle
per
ogni
braccio
e
quindi
i
sei
raggi
daranno
complessivamente
il
numero
di
576
celle
,
senza
contare
ventiquattro
celle
di
punizione
,
cioè
quattro
per
ogni
braccio
.
Le
celle
dell
'
altro
corpo
di
fabbricato
sono
larghe
metri
2,40
,
lunghe
metri
4
,
alte
metri
3,40
circa
;
quelle
del
fabbricato
a
raggi
misurano
la
larghezza
di
metri
2,20
per
4,30
di
lunghezza
e
3
di
altezza
.
Si
accede
alle
celle
per
una
piccola
porta
munita
di
un
apposito
spiatoio
,
affine
di
poter
invigilare
il
detenuto
,
senza
ch
'
egli
se
n
'
avveda
.
A
tale
scopo
lo
spiatoio
è
mascherato
da
un
vetro
colorato
e
si
apre
e
si
rinchiude
a
mezzo
di
un
movimento
a
vite
silenzioso
.
Tutte
le
celle
sono
fornite
di
un
richiamo
ad
un
campanello
elettrico
,
come
ve
ne
sono
alcune
provvedute
di
un
apparecchio
per
l
'
illuminazione
a
gas
.
Mediante
il
campanello
ogni
detenuto
può
,
in
caso
di
urgente
bisogno
,
chiamare
un
guardiano
,
e
perciò
mediante
un
semplicissimo
congegno
,
mentre
suona
il
campanello
discende
davanti
alla
porta
della
cella
una
piccola
bandiera
in
ferro
,
che
indica
esservi
in
quella
cella
il
prigioniero
che
ha
chiamato
.
Il
mobilio
delle
celle
,
secondo
venne
stabilito
dal
Ministero
,
è
costituito
da
un
letto
,
il
quale
di
notte
è
spiegato
trasversalmente
alla
cella
e
di
giorno
trovasi
arrotolato
;
di
due
ripiani
piani
o
sgabelli
situati
in
uno
degli
angoli
della
cella
e
di
un
ripostiglio
.
Serve
di
tavola
il
ripiano
infisso
nel
muro
e
da
sedile
lo
sgabello
mobile
.
Affinchè
i
guardiani
possano
durante
la
notte
,
portarsi
ad
ispezionare
le
inferriate
,
fu
proposto
dal
Ministero
di
infliggere
nel
muro
una
manetta
,
appoggiandosi
alla
quale
può
il
guardiano
far
entrare
una
gamba
nello
spazio
che
si
lascia
,
dalla
parte
de
'
piedi
,
tra
la
estremità
della
branda
distesa
ed
il
muro
e
passare
all
'
altro
lato
della
cella
.
Ogni
cella
oltre
all
'
avere
un
cesso
inodoro
è
eziandio
provvisto
d
'
acqua
a
sufficienza
.
Questa
viene
fornita
da
serbatoi
collocati
nei
sottotetti
e
che
vengono
giornalmente
riempiuti
col
mezzo
di
semplici
pompe
a
mano
.
Da
questi
serbatoi
si
diramano
dei
tubi
,
che
vanno
a
riempiere
tanti
recipienti
,
della
capacità
ciascuno
di
litri
sei
,
quante
sono
le
celle
.
Tali
i
recipienti
sono
posti
tra
i
rinfianchi
del
nascimento
di
ciascuna
vôlta
e
specialmente
nelle
praticate
smussature
degli
angoli
delle
celle
,
e
conformati
in
modo
che
nel
mentre
si
riempiono
con
un
tubo
comune
,
sono
però
gli
uni
dagli
altri
indipendenti
,
sicchè
quando
un
detenuto
per
inavvertenza
o
studiatamente
lasciasse
aperto
il
suo
rubinetto
in
modo
da
disperdere
tutta
l
'
acqua
del
recipiente
a
lui
destinato
,
ciò
non
vada
a
scapito
di
altri
detenuti
e
perciò
si
castiga
esso
stesso
col
privarsi
per
quel
giorno
del
beneficio
dell
'
acqua
,
oltre
a
che
mette
in
avvertenza
il
guardiano
,
coll
'
effettuato
disperdimento
dell
'
acqua
per
la
cella
,
in
una
quantità
però
che
non
può
mai
riuscire
a
danno
del
fabbricato
,
essendo
appunto
limitata
a
sei
litri
,
ma
bastante
per
farlo
punire
.
Stannovi
apposite
bacinelle
per
ricevere
l
'
acqua
da
ogni
rubinetto
,
e
che
ponno
servire
per
far
rinnovare
da
ogni
detenuto
l
'
acqua
nel
sifone
della
latrina
dopo
essersene
servito
per
la
propria
pulizia
.
Le
finestre
che
danno
aria
e
luce
alle
celle
sono
fatte
a
strombo
e
disposte
in
modo
,
che
,
mentre
queste
restano
sufficientemente
illuminate
e
che
il
detenuto
può
godere
della
vista
del
cielo
,
egli
non
può
vedere
di
fronte
in
linea
orizzontale
,
essendo
il
piano
del
parapetto
all
'
esterno
più
alto
di
quattro
centimetri
della
parte
inferiore
del
volto
verso
l
'
interno
della
cella
.
Inoltre
,
affinchè
i
detenuti
possano
giornalmente
respirare
aria
più
libera
e
passeggiare
,
pur
mantenendosi
la
più
severa
segregazione
,
si
disposero
otto
passeggi
.
Essi
sono
formati
da
tanti
piccoli
scomparti
raggiali
divisi
da
muricciuoli
alti
metri
2,40
,
disposti
secondo
la
direzione
del
raggio
e
fanno
prendere
allo
scomparto
stesso
la
forma
trapezia
.
La
parte
centrale
si
eleva
su
tutto
il
resto
,
ed
è
disposta
a
terrazzo
coperto
,
dal
quale
il
guardiano
può
con
facilità
invigilare
i
detenuti
in
tutti
gli
scomparti
che
sono
interamente
scoperti
;
meno
per
un
breve
tratto
in
aderenza
alla
parte
centrale
,
ricoperta
da
un
piccolo
tetto
,
affine
di
difendere
il
detenuto
dalla
pioggia
e
dai
cocenti
raggi
solari
.
Infine
,
la
disposizione
poligonale
e
sporgente
data
alla
estremità
di
ogni
tramezza
,
impedisce
che
i
detenuti
possano
,
allungando
le
braccia
fra
i
vani
del
cancello
,
comunicare
fra
loro
,
come
pure
l
'
essere
tutti
questi
passeggi
coperti
da
una
sottile
rete
di
ferro
,
toglierà
il
pericolo
che
i
detenuti
possano
gettarsi
l
'
un
l
'
altro
degli
scritti
.
Il
numero
totale
delle
celle
a
carcere
è
di
762
.
Al
quale
aggiungendo
i
locali
destinati
a
infermerie
,
si
ha
una
capacità
totale
di
celle
per
800
detenuti
.
Eccovi
descritto
il
carcere
cellulare
che
la
città
nostra
con
grande
dispendio
ha
innalzato
.
Se
esso
era
davvero
un
bisogno
universalmente
sentito
,
rimarrà
come
monumento
delle
deplorevoli
condizioni
morali
di
Milano
a
'
giorni
nostri
.
Stringiamo
i
conti
.
Una
pulitissima
cella
,
fresca
d
'
estate
,
riscaldata
d
'
inverno
,
con
un
letto
discreto
,
sei
litri
d
'
acqua
al
giorno
,
vitto
,
bucato
,
servizio
,
tutto
ciò
si
dà
a
chi
commette
un
delitto
;
mentre
il
povero
che
voglia
vivere
da
galantuomo
è
costretto
ad
abitare
una
stamberga
fredda
d
'
inverno
,
calda
e
soffocante
d
'
estate
,
mangiare
peggio
di
moltissimi
cani
,
infine
stentare
la
vita
.
E
'
proprio
scabra
ed
ingombra
di
spine
la
via
del
Paradiso
,
....
fin
troppo
.
Appio
Claudio
,
irridendo
alla
miseria
della
plebe
romana
,
disse
che
il
carcere
è
l
'
albergo
della
plebe
.
Or
bene
,
per
costrurre
un
tale
albergo
che
i
lôcch
già
battezzarono
per
Grand
Hôtel
Roncoroni
o
anche
Pio
Albergo
Roncoroni
(
dal
nome
di
un
formidato
Ispettore
di
Pubblica
Sicurezza
poscia
divenuto
Questore
)
,
in
Milano
si
sono
spese
due
milioni
e
centoventitrè
mila
lire
.
Aggiungansi
i
denari
che
si
pagano
per
gli
stipendii
del
personale
direttivo
e
di
custodia
,
per
il
mantenimento
dei
carcerati
,
e
poi
dicasi
che
la
società
non
si
prende
cura
della
plebe
.
Chi
però
mi
saprebbe
dire
quanto
spende
la
società
per
migliorare
la
plebe
?
per
prevenire
certe
cadute
morali
,
per
le
quali
un
uomo
onesto
od
una
donna
onesta
trovansi
precipitati
in
cotesto
abisso
senza
uscita
?
Eppure
questo
carcere
segna
un
gran
progresso
in
confronto
di
quello
a
sistema
di
famiglia
.
In
quest
'
ultimo
la
sopraeccitazione
dello
spettacolo
impedisce
la
riflessione
e
quindi
la
riabilitazione
morale
dell
'
individuo
.
Eccovi
un
giovinetto
operaio
arrestato
,
mentre
nell
'
impeto
dell
'
ira
ha
ferito
un
suo
compagno
.
Vien
tratto
al
carcere
e
consegnato
al
custode
ed
ai
guardiani
.
Lo
sdegno
ed
il
dispetto
ancora
lo
agitano
,
risponde
con
poca
buona
grazia
alle
interrogazioni
del
capo
guardiano
,
il
quale
per
punirlo
della
sua
sgarbatezza
lo
fa
mettere
dove
stanno
i
ribaldi
più
facinorosi
.
Appena
il
giovanetto
pone
il
piede
sulla
soglia
del
carcere
,
tosto
l
'
uscio
gli
si
richiude
alle
spalle
,
ed
egli
si
sente
soffocare
sotto
una
coperta
e
si
trova
gettato
a
terra
.
E
perchè
?
mi
domanderà
il
lettore
.
E
'
una
brutta
consuetudine
,
che
ebbe
sempre
vigore
nelle
nostre
prigioni
,
e
che
non
si
è
potuto
far
scomparire
,
se
non
colla
abolizione
del
carcere
a
sistema
di
famiglia
.
Quel
giovanetto
è
stato
atterrato
dai
corsari
.
Sì
,
signori
,
vi
erano
i
corsari
nelle
nostre
carceri
,
e
vi
sono
ancora
dove
non
fu
ancora
applicato
il
sistema
cellulare
.
Sono
questi
due
prigionieri
incaricati
dal
capo
-
stanza
(
che
è
il
più
anziano
tra
i
rinchiusi
in
una
stessa
camera
,
e
bene
spesso
il
più
ribaldo
e
il
più
manesco
)
a
fare
gli
onori
del
ricevimento
al
nuovo
venuto
.
Al
suo
ingresso
,
tutti
si
radunano
nell
'
angolo
della
stanza
il
più
lontano
dall
'
entrata
,
tranne
i
due
corsari
,
che
sì
mettono
l
'
uno
da
una
parte
e
l
'
altro
dall
'
altra
della
porta
,
tenendo
distesa
una
coperta
di
lana
,
colla
quale
imbaccuccano
il
poveretto
che
entra
,
e
lo
trascinano
a
terra
.
Allora
tutti
gli
corrono
addosso
e
chi
gli
toglie
il
moccicchino
,
chi
il
cappello
,
infine
,
quanto
ha
di
meglio
sopra
di
sè
,
tutto
gli
vien
portato
via
.
La
preda
si
consegna
al
capo
della
cella
,
il
quale
pensa
a
farne
spiccioli
.
Immaginiamo
alcune
di
queste
scene
nelle
carceri
soppresse
di
San
Vittore
.
Il
derubato
si
rialza
infuriato
se
è
coraggioso
,
avvilito
se
è
timido
;
in
quest
'
ultimo
caso
va
a
rannicchiarsi
in
un
angolo
della
cella
in
mezzo
alle
più
sconcie
risate
dei
concaptivi
,
nell
'
altro
invece
s
'
avventa
alla
cieca
sul
primo
che
incontra
,
e
,
mentre
con
costui
sta
per
venire
alle
prese
,
gli
saltano
addosso
gli
altri
a
trattenerlo
,
finchè
interviene
colla
propria
autorità
il
capo
-
stanza
a
sedare
il
tumulto
e
a
ristabilire
l
'
ordine
.
Intanto
questi
ha
già
pensato
a
fa
foraggià
la
scelpa
,
ossia
a
far
scomparire
la
preda
.
Nel
carcere
di
San
Vittore
il
negozio
si
conchiudeva
tra
le
due
celle
attigue
,
separate
dal
muro
,
che
le
divideva
imperfettamente
,
giacchè
non
raggiungeva
la
volta
.
Il
commercio
si
fa
tra
i
due
capi
-
stanza
.
Il
venditore
prende
un
pezzetto
di
carta
,
vi
scrive
sopra
la
proposta
di
vendita
,
poi
mette
in
uno
zoccolo
il
vigliettino
che
in
gergo
è
detto
lasagnin
(
al
plurale
lasagnitt
)
,
si
pianta
nel
mezzo
della
prigione
e
grida
:
Casci
?
Si
ode
una
voce
che
risponde
dall
'
altra
cella
:
Cascia
.
Allora
il
venditore
lancia
lo
zoccolo
,
che
supera
il
muro
e
va
a
cadere
nell
'
altra
cella
.
Ma
come
ha
potuto
colui
scrivere
il
bigliettino
?
Un
pezzettino
di
carta
e
un
piccolissimo
pezzetto
di
matita
posseggono
tutti
i
frequentatori
delle
carceri
,
nè
v
'
ha
occhio
per
quanto
esperto
che
giunga
a
scoprire
i
mille
nascondigli
,
che
sa
trovare
o
creare
intorno
a
sè
il
prigioniero
.
Intanto
l
'
altro
capo
-
stanza
ha
radunato
i
carcerati
,
che
hanno
con
sè
denaro
o
ne
hanno
depositato
presso
il
guardiano
per
fondo
di
sussidio
,
e
ha
esibita
la
merce
.
Se
v
'
è
alcuno
,
che
si
offre
di
comperarla
,
il
capo
-
stanza
rimanda
la
risposta
.
La
merce
insieme
colla
domanda
viene
spedita
sempre
per
la
stessa
via
.
La
si
esamina
si
tira
il
prezzo
,
infine
s
'
impiega
una
intiera
giornata
per
concludere
un
affare
di
due
lire
.
E
'
questa
una
gradita
occupazione
per
chi
è
condannato
all
'
ozio
.
Se
il
compratore
ha
seco
il
denaro
,
questo
viene
dato
al
capo
della
cella
,
il
quale
lo
spedisce
al
venditore
detraendone
una
parte
per
tassa
di
mediazione
.
Se
poi
il
compratore
ha
il
denaro
depositato
per
fondo
di
sussidio
,
allora
l
'
affare
si
fa
diversamente
.
Allora
è
necessaria
la
girata
delle
parti.Il
compratore
chiama
un
guardiano
;
questi
apre
el
sfiandrin
,
finestretta
tagliata
nella
porta
stessa
della
carcere
;
il
compratore
ordina
di
porre
a
credito
del
capo
dell
'
attigua
cella
la
somma
stabilita
,
sulla
quale
il
mediatore
ha
sempre
diritto
di
prelevare
a
proprio
vantaggio
una
parte
determinata
.
In
altre
carceri
gli
affari
si
fanno
mediante
la
colomba
,
pezzo
di
cordicella
,
della
quale
si
servono
i
prigionieri
di
una
cella
per
comunicare
con
quelli
d
'
un
'
altra
.
Nessuno
dei
concaptivi
s
'
attenterebbe
di
impedire
o
di
porre
ostacolo
a
siffatte
comunicazioni
,
quando
non
avvengono
per
conto
proprio
,
anzi
sono
in
ciò
d
'
un
mirabile
accordo
e
con
gran
premura
si
prestano
talora
a
mettere
fra
loro
in
comunicazione
due
individui
l
'
uno
dall
'
altro
discostissimi
.
Fa
passà
el
bastiment
,
è
la
frase
tecnica
che
significa
partecipare
una
notizia
.
E
questo
si
fa
,
quando
è
possibile
,
in
gergo
,
oppure
battendo
colla
nocca
delle
dita
,
contro
la
parete
del
carcere
vicino
,
un
certo
numero
di
colpi
,
che
qualcuno
s
'
incarica
di
ripetere
sul
muro
opposto
e
così
via
,
finchè
il
rumore
giunge
all
'
orecchio
di
chi
capisce
il
segnale
e
che
risponde
.
E
così
rifanno
la
stessa
strada
i
rintocchi
di
risposta
con
una
scrupolosa
esattezza
e
con
una
premurosa
prontezza
.
Nelle
carceri
di
Cherry
-
Hill
per
evitare
questo
ultimo
modo
di
comunicazione
,
si
è
pensato
a
dividere
le
celle
mediante
due
tramezzi
,
in
modo
che
il
suono
s
'
ammorza
e
si
perde
nel
vano
delle
pareti
.
E
dal
fondo
del
carcere
si
commettono
le
più
orribili
ingiustizie
,
le
più
nefande
sevizie
,
coll
'
audacia
e
la
brutalità
che
solo
può
ispirare
la
sicurezza
del
silenzio
della
vittima
.
Non
solo
i
più
poveri
sono
condannati
dal
capostanza
a
fare
i
servizi
i
più
umilianti
del
carcere
,
ma
i
più
giovani
sono
talora
trascelti
a
sfogo
di
sozze
passioni
.
Nè
giova
che
uno
per
sottrarsi
mantenga
un
contegno
severo
.
Nei
primi
giorni
vien
lasciato
a
sè
,
e
schernito
con
semplici
appellativi
,
poi
qualcuno
lo
punzecchia
con
parole
di
famigliare
scherzo
ma
dette
in
tono
benevolo
,
e
quando
l
'
altro
annoiato
della
sua
volontaria
solitudine
sente
il
bisogno
di
parlare
,
attratto
dal
vortice
dell
'
allegria
chiassosa
,
che
regna
in
un
carcere
a
sistema
dì
famiglia
,
allora
è
costretto
a
prendere
parte
ai
giuochi
che
vi
si
fanno
,
ed
egli
è
quasi
sempre
la
vittima
degli
scherzi
più
umilianti
e
atrocemente
vergognosi
.
Il
giuoco
del
sarto
,
del
ladro
,
del
soldato
,
sono
tali
oscenità
,
che
non
mi
è
lecito
neppure
il
descrivere
.
La
narrazione
vicendevole
delle
proprie
gesta
serve
a
compiere
l
'
educazione
del
prigioniero
,
il
quale
se
ha
posto
il
piede
nel
carcere
,
traviato
da
una
malvagia
tendenza
,
ne
esce
corrotto
nel
fondo
dell
'
anima
,
abbiettamente
cinico
e
pressochè
abbrutito
dai
vizii
.
A
petto
delle
gravissime
colpe
,
di
cui
ode
il
racconto
,
il
suo
piccolo
fallo
gli
appare
meschino
e
ridicolo
,
sente
il
bisogno
di
elevarsi
fino
al
livello
de
'
suoi
compagni
,
e
,
come
un
poeta
cerca
di
emulare
i
grandi
poeti
,
ed
un
negoziante
cerca
di
gareggiare
co
'
suoi
colleghi
,
nè
questi
pensa
punto
di
acquistare
stima
tra
quelli
,
nè
il
poeta
si
sogna
di
agognare
al
credito
di
negoziante
,
così
anche
il
lôcch
non
aspira
alla
fama
di
galantuomo
,
ma
si
sforza
di
guadagnarsi
tra
'
suoi
nomea
di
briccone
matricolato
.
L
'
ambiente
,
in
cui
vive
,
lo
costringe
a
ciò
,
nè
può
sottrarsi
alla
dura
necessità
che
lo
trascina
.
Quando
uno
non
è
affatto
furfante
,
simula
di
essere
tale
per
guadagnarsi
il
rispetto
degli
altri
concaptivi
,
o
almeno
per
evitare
le
loro
derisioni
;
e
quando
esce
dal
carcere
,
siccome
non
può
aspirare
a
ritornare
tra
galantuomini
,
così
la
compagnia
ch
'
ebbe
là
dentro
,
diventa
la
sua
necessaria
compagnia
,
alla
quale
lo
avvince
un
tacito
obbligo
di
solidarietà
nel
delitto
.
Quand
'
ei
volesse
,
uscito
di
carcere
,
abbandonare
i
suoi
compagni
,
non
rispondere
più
al
loro
saluto
,
egli
si
buscherebbe
il
titolo
di
aristocratico
e
peggio
di
tira
,
che
in
gergo
significa
spia
,
o
peggio
ancora
gli
toccherebbero
delle
busse
,
perchè
tutti
i
bricconi
di
questo
mondo
hanno
per
propria
divisa
,
che
chi
non
è
con
loro
è
contro
di
loro
.
Si
consideri
ora
quale
debba
essere
l
'
angoscia
d
'
un
poveretto
,
che
,
accomunato
per
molto
tempo
con
siffatta
genìa
,
venga
liberato
per
sentenza
dei
tribunali
con
dichiarazione
d
'
innocenza
.
Nè
questo
caso
avviene
raramente
,
perchè
la
giustizia
umana
è
pur
troppo
spesse
volte
fallace
.
Questo
per
quanto
risguarda
le
carceri
dove
s
'
accolgono
gli
uomini
.
Nè
minore
corruzione
riscontrasi
nelle
carceri
delle
donne
,
ove
gli
amori
e
le
gelosie
tra
esse
fornirebbero
il
tema
a
migliaia
di
romanzi
,
del
genere
di
quello
del
Belot
,
Mademoiselle
Giraud
ma
femme
.
Il
chiasso
e
il
ciarlìo
in
un
carcere
a
sistema
di
famiglia
,
è
,
come
ognuno
può
argomentare
,
grandissimo
,
ma
su
d
'
una
sola
cosa
si
serba
da
tutti
il
più
geloso
silenzio
.
Nessuno
parla
della
colpa
,
per
cui
venne
l
'
ultima
volta
arrestato
.
Se
pende
la
procedura
,
un
gran
lavoro
mentale
pel
prigioniero
è
quello
di
prepararsi
agli
interrogatorii
,
e
siccome
è
tradizionale
nel
carcere
il
dubbio
di
poter
aver
a
fianco
dei
tira
,
che
rivelino
ai
giudici
i
discorsi
,
così
ciascun
carcerato
è
su
questo
proposito
d
'
una
eccessiva
,
ma
non
irragionevole
diffidenza
.
Ad
una
domanda
anche
innocente
,
ma
un
cotal
poco
indiscreta
vien
subito
risposto
secco
secco
:
Ogni
detenuu
el
tira
el
so
d
'
on
carr
.
Tra
i
coimputati
vi
è
un
grande
studio
a
non
contraddirsi
vicendevolmente
,
a
non
ismentirsi
,
a
non
iscoprirsi
e
vi
sono
non
iscarsi
esempi
di
uomini
,
che
affrontarono
la
galera
,
piuttosto
che
pronunciare
una
parola
che
poteva
valere
a
propria
discolpa
,
ma
che
sarebbe
stata
un
'
accusa
pel
proprio
compagno
,
la
condizione
del
quale
sarebbesi
naturalmente
peggiorata
.
Ma
se
v
'
è
in
moltissimi
questo
generoso
coraggio
del
silenzio
,
manca
però
in
tutti
il
coraggio
di
accusarsi
,
e
nessuno
si
farebbe
innanzi
ad
assumersi
la
responsabilità
di
un
delitto
,
di
cui
è
realmente
colpevole
per
salvare
anche
il
più
caro
amico
.
La
perdita
della
libertà
è
per
tutti
troppo
dolorosa
e
tutti
cercano
di
evitarla
.
Quando
il
compagno
,
punito
invece
d
'
un
altro
,
rimproverasse
a
quest
'
ultimo
d
'
essersi
sottratto
alla
meritata
pena
e
d
'
aver
lasciato
lui
nei
guai
,
il
compagno
risponderebbegli
domandando
:
Te
me
disarisset
on
stuped
?
A
cui
l
'
altro
dopo
breve
riflessione
aggiungerebbe
:
Te
ghe
reson
.
Incoeu
a
mì
diman
a
tì
.
Paghen
on
mezz
e
che
la
sia
fenida
.
Evviva
nun
e
porchi
i
sciori
,
che
è
il
brindisi
con
cui
i
lôcch
risugellano
la
loro
amicizia
.
Ma
questa
solidarietà
va
scomparendo
a
poco
a
poco
tra
'
detenuti
.
Una
volta
questi
si
soccorrevano
l
'
un
l
'
altro
,
si
assistevano
fraternamente
se
malati
,
si
scambiavano
gli
abiti
affine
di
recarsi
decentemente
vestiti
dinanzi
ai
magistrati
,
per
gl
'
interrogatorii
o
pel
dibattimento
finale
.
Oggi
,
tranne
i
vecchi
frequentatori
del
carcere
,
che
ancora
mutuamente
si
sostengono
,
i
giovani
sono
egoisti
,
e
l
'
uno
verso
l
'
altro
indifferenti
;
sono
capaci
di
rubarsi
tra
loro
il
pane
,
il
che
avviene
spesso
,
e
si
diedero
persino
casi
,
in
cui
detenuti
vecchi
,
avendo
prestati
a
detenuti
giovani
i
pagn
de
libertaa
,
affinchè
non
si
presentassero
ai
giudici
coi
pagn
del
loeugh
,
essendo
stati
assolti
o
rimandati
per
,
mancanza
di
prove
,
non
restituirono
gli
abiti
avuti
in
prestito
;
nè
li
tennero
neppure
per
ritornare
nel
mondo
,
ma
appena
liberi
li
scambiarono
con
altri
cenciosi
e
logori
per
ricavarne
tanto
da
bere
qualche
decilitro
d
'
acquarzente
.
A
tanto
può
giungere
la
depravazione
morale
in
siffatta
gente
,
quantunque
anche
tra
coloro
,
che
si
chiamano
comunemente
galantuomini
,
lo
sconfessare
od
il
tradire
un
benefattore
non
sia
cosa
tanto
rara
,
che
faccia
inarcare
le
ciglia
per
istupore
.
Però
alcuni
frequentatori
del
carcere
in
mezzo
al
rumore
dei
compagni
pigliano
sul
serio
il
vivere
in
prigione
e
si
danno
a
lavori
,
che
pur
troppo
non
sono
da
essi
continuati
,
quando
vengono
restituiti
a
libertà
.
Abbiamo
visto
dei
magnifici
lavori
a
maglia
fatti
con
cannuccie
da
granata
in
luogo
di
ferri
da
calze
,
e
quei
lavori
eseguiti
secondo
un
disegno
capriccioso
a
trafori
,
ci
parvero
degni
veramente
di
lode
,
anzi
di
ammirazione
.
Da
un
carcerato
ci
venne
mostrato
un
lavoro
plastico
fatto
colla
mollica
di
pane
.
Era
un
gruppetto
di
tre
individui
,
un
uomo
,
una
donna
e
un
bambino
negri
posti
su
uno
scoglio
all
'
ombra
di
una
palma
che
intendevano
gli
sguardi
nell
'
orizzonte
,
per
iscorgervi
lontano
lontano
la
patria
perduta
.
V
'
era
in
quel
gruppo
tanto
sentimento
artistico
,
tanta
verità
e
tanta
poesia
,
che
profondamente
ci
commosse
.
Ma
questi
tentativi
isolati
vengono
dai
prigionieri
fatti
per
passare
la
noia
.
Un
lavoro
serio
,
utile
,
intelligente
,
era
stato
organizzato
nelle
carceri
giudiziarie
di
Milano
dall
'
ex
direttore
delle
carceri
stesse
Pietro
Fassa
.
Egli
invitò
e
poscia
incoraggiò
alcuni
intraprenditori
,
perchè
volessero
istituire
degli
opifici
nelle
carceri
.
Abbiamo
visitate
(
era
il
1873
)
l
'
officina
da
fabbro
ferraio
e
la
rilegatoria
di
libri
nelle
carceri
di
San
Vittore
,
abbiamo
veduta
la
calzoleria
delle
carceri
di
Sant
'
Antonio
,
ma
l
'
officina
che
ci
maravigliò
più
di
tutte
le
altre
fu
quella
di
stipettaio
esistente
nelle
carceri
del
Palazzo
di
Giustizia
.
Abbiamo
osservati
i
lavori
d
'
intaglio
per
la
fabbricazione
di
mobili
di
lusso
e
ci
sorprese
la
precisione
,
la
finezza
,
il
buon
gusto
,
con
cui
quei
lavori
erano
eseguiti
.
Non
è
un
lavoro
rozzo
e
materiale
cotesto
e
perciò
diverte
e
nobilita
lo
sventurato
che
a
tale
lavoro
si
dedica
;
e
infatti
in
quelle
carceri
abbiamo
notato
fronti
,
sulle
quali
il
vizio
e
la
colpa
avevano
impresse
rughe
profonde
,
spianarsi
,
e
diremmo
quasi
rasserenarsi
a
un
raggio
di
speranza
nell
'
udire
le
parche
lodi
,
che
loro
dava
l
'
egregio
signor
Leonardo
Virillio
,
allora
vice
direttore
delle
carceri
di
Milano
,
promosso
poscia
a
direttore
di
quelle
di
Messina
,
il
quale
ci
fu
cortesissima
guida
in
questa
nostra
escursione
.
I
lavori
che
si
facevano
in
quelle
carceri
oltre
al
vantaggio
morale
,
che
arrecano
al
prigioniero
,
gli
porgono
un
utile
materiale
e
arrecano
non
picciola
utilità
e
all
'
imprenditore
,
e
al
compratore
,
ed
infine
allo
stabilimento
carcerario
istesso
.
Peccato
che
molti
all
'
uscire
di
carcere
non
continuino
le
abitudini
acquistatesi
;
e
si
diano
invece
nuovamente
al
mal
fare
(
1
)
.
E
nelle
carceri
il
Fassa
aveva
istituito
pure
una
biblioteca
educativa
e
morale
,
ed
oltreché
eranvi
maestri
che
pazientemente
istruivano
gli
analfabeti
,
e
i
cappellani
che
vi
diffondevano
massime
di
religiosa
pietà
,
le
commissioni
per
la
visita
dei
carcerati
porgevano
a
costoro
sussidi
e
conforti
.
(
1
)
Giova
però
tener
conto
che
alcuni
liberati
,
i
quali
non
vogliono
o
non
possono
entrare
nel
Patronato
,
trovansi
ancora
a
contatto
coi
tristi
loro
compagni
,
che
li
trascinano
al
male
;
alcuni
poi
vengono
respinti
dai
capi
fabbrica
non
senza
ragione
diffidenti
,
e
trovansi
costretti
a
commettere
cattive
azioni
per
vivere
,
ed
infine
altri
diconsi
impediti
dalla
sorveglianza
della
Pubblica
Sicurezza
troppo
gravosa
e
,
alcuna
volte
,
per
parte
di
certi
esecutori
,
un
pochino
vessatoria
.
Però
taluni
membri
di
queste
commissioni
,
per
eccessivo
amore
del
bene
e
per
eccessiva
filantropia
,
prodigano
siffattamente
la
loro
protezione
ai
carcerati
da
rendere
difficile
ed
odioso
l
'
ufficio
di
chi
è
deputato
a
mantenere
tra
essi
la
disciplina
ed
il
buon
ordine
,
sicchè
i
detenuti
bene
spesso
abusano
delle
loro
benefiche
parole
e
giuocano
l
'
uno
contro
l
'
altro
,
l
'
autorità
della
Commissione
e
quella
de
'
guardiani
,
ridendosi
dell
'
indulgenza
soverchia
dei
signori
che
compongono
quella
,
e
ribellandosi
legittima
vigilanza
di
questi
.
Abbiamo
sentito
da
alcuni
carcerati
a
deridere
l
'
operato
della
Commissione
e
a
dire
che
i
membri
di
essa
prestano
l
'
opera
loro
per
pura
vanità
,
per
far
parte
dell
'
autorità
ed
essere
menzionati
con
parole
di
lode
nei
diarii
e
negli
annuarii
.
Ed
uno
conchiuse
con
queste
parole
:
«
Questi
signori
ci
schiverebbero
domani
,
quando
ci
vedessero
liberi
per
le
strade
,
ci
scaccerebbero
se
ci
presentassimo
a
domandar
loro
del
lavoro
,
come
un
ricco
industriale
scacciò
me
dalla
sua
fabbrica
la
prima
volta
che
mi
vi
recai
ubbriaco
.
Sorreggere
e
non
rialzare
,
questo
è
il
dovere
dei
signori
,
tener
buoni
i
buoni
operai
,
e
di
noi
caduti
lasciare
la
cura
alla
Provvidenza
»
.
Queste
parole
d
'
amara
censura
contengono
tanta
parte
di
una
dura
,
ma
pur
troppo
importantissima
verità
,
che
non
abbiamo
creduto
doversi
passare
sotto
silenzio
.
Non
crediamo
neppure
inutile
di
dire
che
vi
fu
eziandio
un
editore
filantropo
,
che
pensò
alla
pubblicazione
di
un
giornale
pe
'
carcerati
,
giornale
che
morì
nascendo
,
ma
che
trovò
scrittori
,
scrittrici
,
lodatori
e
lodatrici
.
E
mentre
si
fa
tutto
questo
pe
'
carcerati
,
non
possiamo
tralasciare
di
ripetere
che
nulla
si
fa
per
coloro
che
appena
si
reggono
barcollando
sul
sentiero
della
virtù
;
per
quelli
gli
agi
,
i
sussidi
,
i
conforti
,
l
'
istruzione
,
per
questi
la
miseria
,
il
disprezzo
,
l
'
abbandono
,
l
'
ignoranza
.
Quanti
operai
,
non
ci
stancheremo
di
ripetere
,
desidererebbero
avere
a
un
prezzo
modesto
una
cella
del
carcere
cellulare
ben
illuminata
,
asciutta
,
ariosa
nell
'
estate
,
riscaldata
nell
'
inverno
,
mentre
invece
sono
costretti
a
rifugiarsi
nelle
locande
tra
il
lezzo
,
i
cenci
e
il
sudiciume
?
Quanti
galantuomini
desidererebbero
in
compenso
del
proprio
lavoro
aver
assicurato
giornalmente
per
sè
e
per
la
propria
famiglia
la
minestra
e
il
pane
che
quotidianamente
si
distribuisce
ai
prigionieri
?
Invece
tutti
questi
agi
non
si
possono
acquistare
col
lavoro
onesto
,
bisogna
guadagnarseli
col
delitto
.
Eppure
la
libertà
fa
parere
meno
triste
la
paglia
trita
e
infestata
dagl
'
insetti
,
su
cui
il
miserabile
riposa
la
notte
,
meno
duro
il
tozzo
di
pane
di
granoturco
che
gli
serve
di
nutrimento
,
del
pulito
saccone
e
del
cibo
igienico
che
si
danno
al
carcerato
.
Il
lôcch
suoi
definire
con
un
tragico
motto
la
vita
del
carcere
.
La
paia
la
mangia
la
carna
,
ci
dice
,
volendo
con
ciò
significare
che
il
carcere
distrugge
la
vita
.
Così
pure
dice
che
la
giura
la
sgonfia
,
cioè
che
la
minestra
dei
carcere
gonfia
;
satolla
cioè
ma
non
nutre
.
Egli
distingue
inoltre
con
diverso
nome
il
pane
della
prigione
dal
pane
di
libertà
,
e
chiama
quello
marocch
o
con
vocabolo
del
gergo
ungherese
chigna
e
questo
denomina
boffettôs
.
Curiose
e
degne
di
nota
sono
certe
abitudini
speciali
al
vecchio
detenuto
.
Egli
ha
cura
che
la
cella
sia
sempre
pulita
,
ma
prima
di
scopare
adacqua
il
suolo
,
affinchè
la
polvere
non
si
sollevi
.
La
polvere
,
egli
dice
,
smangia
i
polmoni
,
il
qual
detto
fa
risovvenire
la
polvere
rodente
dell
'
ottimo
Parini
.
Il
vecchio
detenuto
fuma
,
quando
può
,
perchè
a
suo
dire
,
il
fumare
leva
l
'
umidità
Un
'
altra
sua
abitudine
è
quella
di
coricarsi
presto
e
di
alzarsi
prestissimo
,
e
quantunque
,
procuri
sempre
di
cenare
un
paio
d
'
ore
almeno
prima
di
coricarsi
,
pure
egli
va
facilissimamente
soggetto
a
sogni
per
il
desiderio
,
da
cui
è
posseduto
o
di
essere
condannato
a
breve
tempo
,
o
di
andarne
in
libertà
,
od
anche
per
la
speranza
che
il
processo
prenda
quell
'
indirizzo
,
che
a
lui
possa
essere
più
favorevole
,
Epperò
qualunque
sogno
ha
pel
prigioniero
un
significato
o
riferentesi
direttamente
al
sognatore
o
a
qualcuno
di
coloro
,
che
gli
sono
compagni
di
sventura
nell
'
istessa
camera
.
Ecco
l
'
interpretazione
di
alcuni
sogni
,
quale
un
detenuto
ce
l
'
ha
fornita
.
«
Sognare
orologi
ha
significato
di
movimento
:
il
che
nel
gergo
dei
detenuti
significa
essere
chiamato
ad
esame
,
o
a
dibattimento
,
oppure
essere
restituito
a
libertà
,
se
il
sogno
vien
fatto
la
notte
precedente
all
'
udienza
finale
.
Sognare
carta
;
se
è
scritta
,
significa
citazione
ad
esame
o
lettera
in
arrivo
;
se
bianca
,
soccorso
di
biancheria
.
Sognare
maschere
vuol
dire
subire
confronti
nel
processo
.
Sognare
penne
,
cioè
uccelli
o
pollame
,
significa
condanna
.
Notisi
che
in
dialetto
milanese
penn
plurale
di
penna
,
e
penn
plurale
di
pena
si
pronuncia
allo
stesso
modo
.
Sognare
uova
indica
essere
condannati
a
tanti
anni
pari
al
numero
delle
uova
sognate
.
Sognare
denti
significa
disgrazia
domestica
.
Sognare
di
riversare
olio
o
sale
presagisce
pure
disgrazia
.
Sognare
d
'
un
cavallo
nero
vale
novità
.
Sognare
d
'
un
cavallo
bianco
vale
notizia
triste
.
Sognare
d
'
un
soldato
che
fa
fuoco
indica
buona
nuova
.
Sognare
di
escrementi
,
d
'
uva
nera
,
oppure
di
vino
è
presagio
di
prossimo
soccorso
.
Sognare
oro
od
uva
bianca
significa
rabbia
o
tristezza
.
Sognare
argento
dinota
allegria
.
Sognare
pezze
di
lino
significa
soccorso
in
denari
.
Sognare
pane
vale
dover
esercitare
la
pazienza
.
Sognare
scarpe
predice
vicino
un
viaggio
»
.
E
il
detenuto
che
ci
fornì
tali
dati
aggiunse
queste
testuali
parole
:
«
Ed
è
tanta
la
convinzione
che
il
prigioniero
ha
della
veridicità
dei
sogni
,
che
ci
crede
fermamente
;
e
bisogna
pur
dirlo
,
che
se
il
più
delle
volte
si
avvera
la
profezia
,
è
perchè
questa
è
in
correlazione
coll
'
esito
che
,
malgrado
gli
sforzi
che
fa
per
illudersi
,
il
detenuto
stesso
sa
che
devo
avere
la
procedura
contro
di
lui
incoata
»
.
Un
altro
presagio
i
prigionieri
traggono
pure
dalla
minestra
.
Quando
vien
loro
presentato
il
piatto
,
che
la
contiene
,
tosto
la
rimescolano
per
vedere
se
v
'
è
qualche
pezzettino
di
lardo
.
Dicono
essi
che
ogni
pezzetto
di
lardo
,
che
si
trova
nella
minestra
,
significa
un
anno
di
cattività
da
subire
.
Quale
può
essere
la
ragione
,
di
questa
credenza
?
Può
essere
ironia
,
può
essere
astuzia
.
Ironia
,
se
colui
che
prima
divulgò
siffatta
opinione
,
voleva
accennare
allo
scarso
condimento
che
si
mette
nella
minestra
del
prigioniero
;
e
voleva
significare
che
è
sì
difficile
trovare
un
pezzetto
di
lardo
in
quella
minestra
,
che
chi
ve
lo
trovasse
poteva
di
buon
grado
sottomettersi
alla
pena
d
'
un
anno
di
carcere
,
tanto
tale
cosa
gli
pareva
miracolosa
e
quasi
impossibile
.
Astuzia
,
se
,
chi
fu
l
'
autore
di
tale
sentenza
,
approfittando
della
superstizione
,
mirò
collo
spauracchio
d
'
un
triste
presagio
a
porre
un
freno
alla
ghiottornia
del
capo
-
stanza
,
il
quale
ripartisce
la
minestra
fra
i
detenuti
della
propria
cella
.
Vogliasi
o
non
vogliasi
un
pezzetto
di
lardo
nella
minestra
di
un
prigioniero
è
sempre
qualcosa
di
ghiotto
,
e
il
capo
-
stanza
s
'
impadronirebbe
senz
'
altro
di
tutti
i
pezzetti
di
lardo
nuotanti
nella
broda
,
senza
l
'
incubo
del
triste
augurio
che
il
soddisfacimento
della
propria
golosità
trarrebbe
seco
;
tanto
la
prima
che
la
seconda
interpretazione
,
ci
conducono
a
ritenere
un
uomo
di
spirito
chi
imaginò
e
primo
divulgò
siffatta
diceria
.
Un
ultimo
pronostico
.
Se
alcuno
degli
effetti
di
vestiario
del
detenuto
,
appesi
alle
pareti
,
senza
causa
visibile
cade
a
terra
,
si
presagisce
da
questo
fatto
la
libertà
per
qualcuno
,
dei
reclusi
in
quella
camera
e
di
ciò
si
suole
menare
gran
festa
.
Ma
vien
finalmente
il
sospirato
giorno
della
libertà
.
Colui
che
deve
andare
in
libertà
ed
ha
denari
sul
fondo
di
sussidio
,
li
fa
dal
guardiano
convertire
in
vino
,
che
beve
co
'
suoi
camerata
.
E
'
il
bicchiere
della
staffa
,
nè
un
detenuto
di
qualche
conto
vorrebbe
privarsi
del
piacere
di
festeggiare
la
propria
uscita
dal
carcere
.
Un
bel
mattino
si
schiude
l
'
uscio
della
segreta
,
si
chiama
quel
detenuto
,
che
deve
essere
rilasciato
,
tutti
gli
si
fanno
attorno
a
pregarlo
di
commissioni
di
ambasciate
;
egli
esce
,
adempie
ad
alcune
formalità
,
poi
se
non
deve
ricevere
ammonizioni
dall
'
autorità
di
pubblica
sicurezza
,
gli
si
apre
il
cancello
della
guardinna
ed
eccolo
libero
.
Mi
diceva
un
truffatore
avvezzo
ad
uscire
dal
carcere
per
rientrarvi
poco
appresso
:
«
E
però
sempre
una
bella
emozione
.
A
me
fa
un
certo
effetto
...
Quando
sono
in
istrada
mi
pare
di
essere
piccino
piccino
...
»
.
Un
altro
dello
stesso
stampo
mi
diceva
invec
:
«
In
generale
nel
primo
giorno
di
libertà
non
si
conclude
mai
nulla
.
Si
va
a
zonzo
,
si
guarda
in
aria
,
si
cercano
le
piazze
più
larghe
per
respirare
a
pieni
polmoni
,
poi
si
eseguiscono
le
commissioni
date
dai
camerata
,
perchè
bisogna
fare
agli
altri
quello
che
piacerebbe
che
gli
altri
facessero
a
noi
...
poi
si
va
a
trovare
l
'amante...»
.
«
Ma
perchè
non
correte
prima
a
rivedere
la
vostra
famiglia
?
»
l
'
interruppi
io
.
«
Perchè
alcuni
di
noi
non
ne
hanno
mai
avuta
,
altri
l
'
ebbero
per
loro
danno
,
perchè
in
famiglia
trovarono
i
primi
cattivi
esempi
,
i
primi
eccitamenti
al
male
,
altri
perchè
le
loro
famiglie
,
chiuderebbero
loro
l
'
uscio
in
faccia
»
.
«
E
l
'
amante
?
«
L
'
amante
nostra
,
che
in
generale
è
una
femmina
da
conio
,
ci
ama
centuplicatamente
quando
siamo
in
carcere
,
e
se
anche
fosse
capace
di
farci
qualche
torto
,
non
ce
lo
farebbe
per
tutto
l
'
oro
del
mondo
durante
la
nostra
prigionia
.
Sono
le
amanti
che
si
ricordano
di
noi
,
e
mettono
tutta
la
loro
compiacenza
nel
venirci
a
trovare
,
portandoci
un
abbondante
soccorso
.
Andà
a
fà
visita
col
brasc
tiraa
,
è
la
frase
di
cui
si
servono
le
nostre
amanti
per
significare
«
visitare
l
'
amante
prigioniero
e
portargli
dei
copiosi
soccorsi
in
vivande
,
biancherie
e
denari
»
.
Dei
resto
mi
si
disse
,
e
facilmente
prestai
fede
,
non
esservi
gerarchia
,
determinata
dalla
maggiore
o
minore
gravità
del
delitto
,
ed
inoltre
potei
constatare
che
detenuti
vecchi
rimproverarono
dei
giovinetti
caduti
in
colpa
per
la
prima
volta
e
perciò
stati
arrestati
.
«
E
'
una
vergogna
,
diceva
un
vecchio
peccatore
ad
un
ragazzotto
arrestato
per
vagabondaggio
,
tu
sei
giovane
e
puoi
lavorare
e
l
'
ozio
non
ti
ha
ancora
affatto
guasto
.
Se
incomincerai
a
rubare
,
non
potrai
più
correggerti
;
e
poi
,
notato
per
ladro
una
volta
,
sarai
ladro
per
tutta
la
vita
.
S
'
io
potessi
tornare
della
tua
età
!
...
»
.
Questi
consigli
vengono
però
dati
una
volta
,
sola
,
nè
vengono
ripetuti
mai
più
per
lo
stesso
,
individuo
,
quand
'
anche
ritornasse
cento
volte
tra
piedi
a
quel
genio
del
buon
consiglio
incarnato
in
un
veterano
della
colpa
.
Un
'
ultima
osservazione
.
La
statistica
c
'
insegna
che
le
classi
più
corrotte
della
nostra
popolazione
sono
i
manovali
,
i
camerieri
,
i
prestinai
,
i
gridatori
di
giornali
,
i
facchini
,
i
quali
forniscono
il
maggior
contingente
alle
prigioni
.
La
media
delle
colpe
contemplate
dalla
legge
che
vengono
denunciate
ogni
giorno
è
di
trenta
per
ciascun
giorno
.
I
reati
più
in
voga
in
Milano
sono
la
truffa
e
l
'
appropriazione
indebita
;
vengono
in
seguito
in
ordine
di
frequenza
il
ferimento
,
il
furto
,
il
borseggio
,
i
reati
contro
il
buon
costume
.
I
delitti
,
che
vanno
diminuendo
continuamente
.
sono
le
aggressioni
e
le
rapine
.
Rarissimi
sono
tra
noi
i
casi
di
ricatto
e
di
estorsione
.
Ci
siamo
dilungati
assai
su
questo
tema
,
perchè
ci
parve
che
ne
valesse
la
pena
.
Infatti
il
carcere
in
Italia
inghiotte
annualmente
una
grandissima
quantità
di
gente
,
di
cui
la
società
s
'
impadronisce
e
che
rinserra
fra
quattro
mura
;
ma
essa
non
pensa
in
nessun
modo
a
migliorarla
o
almeno
a
prevenirne
le
cadute
.
Per
non
essere
tacciati
di
esagerazione
,
diamo
la
statistica
del
movimento
delle
carceri
italiane
nell
'
anno
1871
:
Entrati
Usciti
Nelle
carceri
giudiziarie
342,476
337,328
Nelle
case
di
pena
5,144
4.960
Nei
Bagni
3,662
2,633
Nelle
case
di
custodia
661
617
Negli
Istituti
di
ricovero
1,054
641
In
statistiche
più
recenti
queste
cifre
sono
aumentate
notevolmente
.
Quante
vittime
dell
'
imprevidenza
sociale
!
Gli
Asili
notturni
.
1
novembre
1884
!
D.F.
Giorno
fausto
davvero
per
Milano
.
Sono
stati
inaugurati
gli
Asili
notturni
in
via
Pasquale
Sottocorno
fondati
dalla
ammirevole
generosità
di
Edoardo
Sonzogno
.
Il
quale
dopo
aver
comperata
l
'
area
,
sulla
quale
erigerli
;
dopo
averli
fatti
edificare
e
arredare
a
tutte
sue
spese
,
non
chiese
altro
al
Comitato
direttivo
,
a
cui
donava
i
due
Asili
,
se
non
che
,
quello
destinato
agli
uomini
si
chiamasse
Lorenzo
,
dal
nome
del
suo
ottimo
padre
,
e
quello
per
le
donne
,
Teresa
,
dal
nome
della
sua
egregia
madre
.
L
'
ingegnere
Mazzocchi
,
con
intelletto
d
'
amore
ha
creato
nel
disegno
di
questi
Asili
un
idillio
architettonico
.
Ecco
l
'
ampio
dormitorio
,
arioso
,
pulito
,
con
quattro
file
di
buoni
letti
di
ferro
,
dove
il
povero
può
col
riposo
rifarsi
le
forze
fisiche
per
sostenere
la
lotta
morale
della
vita
;
ecco
l
'
oasi
,
in
cui
può
rifugiarsi
il
disgraziato
,
che
vacilla
sul
sentiero
della
virtù
purtroppo
deserto
di
consolazioni
,
e
,
per
impulso
del
rio
bisogno
,
sta
per
traboccare
nell
'
abisso
della
colpa
;
ecco
tre
notti
di
carità
confortevole
,
che
permettono
il
raccoglimento
e
la
riflessione
;
ecco
la
salute
,
ecco
la
moralità
,
tutelate
da
un
savio
spirito
di
beneficenza
redentric
;
ecco
infine
il
raggio
della
speranza
nel
buio
della
esistenza
travagliata
dalla
miseria
.
Accorrete
,
o
poveri
,
che
dormite
nei
sottoscala
,
negli
androni
delle
case
,
sulle
gradinate
delle
chiese
,
sulle
panche
di
sasso
o
sotto
gli
alberi
delle
piazze
,
sulle
cascine
dei
dintorni
di
Milano
;
accorrete
,
chè
sono
la
vostra
casa
questi
Asili
,
nè
qui
vi
turberà
il
sonno
la
paura
di
essere
spogliati
dei
pochi
cenci
,
che
costituiscono
la
vostra
proprietà
,
o
di
essere
arrestati
.
Questa
casa
è
sacra
al
riposo
,
e
l
'
ospite
non
trova
in
coloro
,
che
l
'
avvicinano
,
se
non
amici
e
benefattori
.
Ed
oltre
il
grandioso
dormitorio
,
ecco
la
sala
per
coloro
,
la
cui
salute
meritasse
speciali
riguardi
;
ecco
il
bagno
per
stingervi
da
ogni
sudiciume
;
ecco
una
sala
di
lettura
,
con
una
eccellente
libreria
piena
di
opere
,
ricche
di
buone
idee
e
di
generosi
sentimenti
;
qui
potete
intrattenervi
a
leggere
,
qui
potete
scrivere
ai
vostri
cari
,
e
forse
una
preghiera
giunta
ad
essi
in
tempo
,
chi
sa
che
non
possa
procurarvi
l
'
appoggio
d
'
un
congiunto
;
il
soccorso
della
famiglia
.
Nel
Direttore
e
nella
Direttrice
degli
Asili
avrete
un
fratello
e
una
sorella
:
essi
vi
consiglieranno
al
bene
;
vi
aiuteranno
a
cercar
lavoro
;
non
sarete
più
soli
a
combattere
contro
la
miseria
;
il
Comitato
vi
porgerà
un
po
'
di
pane
,
un
po
'
di
minestra
,
se
siete
affamati
;
vi
rifornirà
di
abiti
,
se
all
'
Asilo
vi
presentate
laceri
e
sudici
,
e
l
'
istituzione
degli
Asili
sarà
per
voi
la
Provvidenza
che
vi
proteggerà
e
vi
salverà
dal
male
.
Sabato
8
novembre
1884
.
Nella
strada
è
freddo
e
buio
pesto
:
nei
dormitorii
luce
vivificante
e
tepore
.
E
'
la
prima
notte
,
in
cui
gli
Asili
notturni
debbono
accogliere
i
poveri
ospiti
.
-
Verranno
?
Non
verranno
?
Si
mostreranno
diffidenti
anche
della
carità
?
si
dicono
l
'
un
l
'
altro
i
membri
componenti
il
Comitato
,
pensando
agli
sventurati
,
pei
quali
gli
Asili
sono
stati
fondati
.
Odesi
il
tintinnio
del
campanello
elettrico
dell
'
asilo
Teresa
.
E
'
una
vecchia
campagnuola
nonagenaria
,
la
quale
trovasi
a
Milano
e
vi
dove
pernottare
.
Per
essa
l
'
Asilo
notturno
è
una
vera
benedizione
del
cielo
.
Risuona
di
nuovo
lo
stesso
campanello
.
Chi
è
?
E
'
una
povera
cucitrice
,
senza
casa
nè
tetto
.
-
Cerco
ricovero
per
questa
notte
,
domani
qualche
santo
provvederà
.
Povera
infelice
!
che
vita
a
trentacinque
anni
!
Un
'
intiera
famiglia
,
padre
,
madre
,
due
figliuoli
e
una
bambina
chiedono
ospitalità
.
E
'
un
quadro
miserevole
,
che
stringe
il
core
.
Vengono
da
Bologna
:
il
padre
di
quegli
infelici
è
un
cameriere
disoccupato
.
Poveretto
!
è
macilento
e
smunto
da
far
pietà
!
Ed
è
un
galantuomo
a
tutta
prova
,
come
appare
da
attestati
onorevolissimi
,
che
porta
con
sè
.
Con
tante
ragioni
di
far
del
male
,
egli
non
si
è
lasciato
mai
smuovere
dal
retto
sentiero
del
bene
,
e
un
giorno
che
il
caso
gli
ha
fatto
capitare
tra
mani
un
portafogli
molto
ben
guernito
di
denari
,
trovò
in
sè
stesso
l
'
onesto
coraggio
di
restituirlo
.
Il
padre
coi
due
figliuoli
vengono
ricoverati
nell
'
Asilo
Lorenzo
;
la
madre
colla
bambina
nell
'
Asilo
Teresa
.
Altri
infelici
sopraggiungono
timidi
,
peritosi
;
alcuni
hanno
fame
.
Si
provvede
loro
,
vengono
confortati
;
e
,
scoccata
l
'
ora
stabilita
,
tutti
vanno
a
dormire
.
Sono
molti
,
molti
gli
ospiti
,
non
moltissime
invece
le
ricoverate
.
Tra
le
cagioni
di
questo
fatto
devesi
mettere
anche
la
mancanza
di
coraggio
della
donna
,
la
quale
,
finchè
può
,
a
costo
anche
di
qualunque
vergognoso
sacrificio
,
non
si
lascia
indurre
a
chiedere
la
carità
.
La
donna
non
si
arrende
alla
miseria
,
se
non
quando
ha
acquistata
la
triste
certezza
,
che
essa
più
non
può
piacere
ad
alcuno
.
Ogni
giorno
che
passa
nuovi
beneficii
apportano
ai
poveri
gli
Asili
notturni
.
Centinaia
e
centinaia
di
persone
ogni
settimana
vi
trovano
ricovero
e
soccorsi
.
Molti
degli
ospiti
vengono
occupati
e
col
lavoro
viene
loro
assicurata
una
vita
onesta
e
decorosa
.
Oh
benedetti
gli
Asili
notturni
!
25
dicembre
1884
.
Le
sale
di
lettura
degli
Asili
notturni
sono
tramutate
in
sale
da
pranzo
,
addobbate
di
festoni
di
edera
.
Sono
apparecchiate
le
mense
,
adorne
di
fiori
.
In
questo
giorno
di
gioia
per
tutti
,
non
doveva
mancare
la
consolazione
della
carità
ai
derelitti
.
Chi
non
ha
un
posto
alla
mensa
domestica
o
alla
mensa
di
un
amico
,
ha
qui
il
suo
posto
.
Pace
e
benevolenza
tra
gli
uomini
!
E
'
questo
il
savio
motto
ispiratore
del
banchetto
dei
poveri
.
Perdonate
all
'
ingiustizia
dei
vostri
simili
;
perdonate
a
chi
è
cagione
delle
vostre
miserie
;
riconciliatevi
con
voi
,
se
voi
stessi
foste
per
avventura
la
cagione
della
vostra
infelicità
;
pensate
ad
emendarvi
,
e
a
beneficare
voi
colla
vostra
operosità
.
Ma
intanto
gioite
della
carità
dei
buoni
.
Nella
nostra
Milano
il
povero
non
è
più
tormentato
dall
'
isolamento
;
purchè
il
voglia
ha
una
casa
,
e
qui
,
presso
il
luogo
,
dove
sorgeranno
le
case
per
gli
operai
,
che
coi
loro
risparmii
hanno
potuto
diventare
proprietarii
del
nido
dei
loro
familiari
affetti
,
qui
fu
santo
pensiero
far
sorgere
i
Ricoveri
dei
proletarii
.
L
'
esempio
dell
'
operosità
favorita
dalla
fortuna
,
invoglierà
al
lavoro
coloro
,
a
cui
la
fortuna
ha
voluto
duramente
mostrarsi
matrigna
.
Oh
benedetti
gli
Asili
notturni
!
FINE
.
Saggistica ,
Agli
Editori
.
Egregi
Signori
ed
Amici
,
Quando
pubblicai
per
la
prima
volta
questo
libriccino
avrei
creduto
ad
ogni
cosa
strana
ed
inverosimile
,
prima
che
a
quella
che
mi
sembrava
più
strana
ed
inverosimile
di
tutte
,
*
un
bel
successo
pel
mio
lavoro
.
Fu
uno
dei
pochi
disinganni
piacevoli
che
accadono
a
questo
mondo
,
il
vedere
che
le
mie
«
leggi
di
cortesia
,
»
*
messe
giù
alla
buona
in
meno
d
'
un
mese
,
sotto
la
pressione
d
'
un
contratto
,
che
mi
reclamava
le
pagine
scritte
di
giorno
in
giorno
come
cambiali
a
scadenza
,
*
si
vendevano
ad
un
numero
di
copie
non
mai
sperato
.
Il
merito
non
era
mio
,
ma
delle
buone
regole
di
vita
che
avevo
attinte
ai
migliori
galatei
antichi
e
moderni
,
italiani
e
stranieri
,
ed
alle
usanze
che
avevo
studiato
fra
la
vera
gente
per
bene
,
che
,
se
Dio
vuole
,
va
sempre
più
crescendo
di
numero
.
E
questo
merito
altrui
,
ch
'
io
avevo
soltanto
avuta
l
'
idea
di
ridurre
in
moneta
corrente
raccogliendo
molte
cose
sparse
e
condensandole
nelle
poche
pagine
del
mio
libro
,
mi
fece
apprezzare
il
libro
stesso
per
la
sua
utilità
pratica
,
e
desiderare
di
migliorarlo
,
ampliarlo
un
pochino
,
fare
molte
correzioni
di
stile
e
di
lingua
che
la
critica
intelligente
mi
aveva
suggerite
.
Tutto
questo
l
'
ho
fatto
ora
,
grazie
a
loro
,
per
la
ventiduesima
edizione
;
e
se
questa
incontrerà
il
favore
del
pubblico
quanto
le
altre
,
o
più
delle
altre
lo
dovrò
in
parte
agli
editori
cortesi
,
che
mi
hanno
incoraggiata
alla
fatica
,
assumendone
la
ristampa
.
Io
lo
dedico
adunque
a
loro
il
mio
libro
,
affido
a
loro
la
mia
Gente
per
bene
.
La
trattino
colla
cortesia
cui
hanno
trattato
me
stessa
;
e
se
il
galateo
moderno
non
avrà
per
loro
nulla
da
insegnare
,
la
Gente
per
bene
si
troverà
in
famiglia
,
in
casa
di
gentiluomini
.
Milano
,
1891
LA
MARCHESA
COLOMBI
.
INTRODUZIONE
Le
mie
gentili
lettrici
,
ed
i
miei
gentili
lettori
*
dato
che
vi
sieno
lettori
pel
mio
libriccino
,
e
che
sieno
gentili
,
*
debbono
usarmi
la
cortesia
di
tornare
colla
mente
alla
presentazione
che
l
'
illustre
commediografo
Paolo
Ferrari
fece
loro
di
me
,
Marchesa
Colombi
,
in
una
serata
che
dedicò
a
Parini
ed
alla
satira
.
Si
ricordano
l
'
epoca
di
quella
presentazione
?
Fu
poco
dopo
la
pubblicazione
del
Mattino
di
Parini
,
fatta
,
come
ognuno
sa
,
nel
1763
.
Io
era
giovane
,
giovanissima
allora
,
sposa
da
poco
tempo
.
Non
avevo
che
diciasette
anni
;
non
uno
di
più
.
Ma
,
se
ai
diciasette
che
avevo
allora
,
aggiungo
i
centoventisei
che
sono
trascorsi
,
non
posso
a
meno
di
riconoscere
che
la
mia
fede
di
nascita
deve
attribuirmi
la
venerabile
età
di
143
.
Questo
calcolo
deve
averlo
fatto
*
poco
galantemente
bisogna
convenire
*
il
primo
editore
di
questo
libro
quando
mi
disse
:
"
Lei
,
Marchesa
,
che
vive
da
tanti
e
tanti
anni
nella
società
elegante
,
che
ha
potuto
osservarne
i
costumi
durante
tre
o
quattro
generazioni
,
dovrebbe
scrivermi
un
libro
,
che
trattasse
appunto
dei
doveri
e
delle
convenienze
sociali
.
Una
specie
di
Galateo
moderno
,
che
,
preso
a
studiare
anche
da
una
persona
che
abbia
vissuto
sempre
in
campagna
,
le
servisse
di
guida
,
e
le
insegnasse
a
condursi
ed
a
figurar
bene
in
tutte
le
circostanze
della
vita
.
"
Una
cosa
che
mi
ha
sempre
inspirato
uno
spavento
indicibile
,
e
mi
ha
preservata
dal
peccato
capitale
non
compreso
fra
i
sette
condannati
dalla
Santa
Chiesa
di
far
gemere
i
torchi
,
è
la
critica
.
L
'
idea
di
quei
giudici
ignoti
,
che
sezionano
un
lavoro
,
lo
tagliano
,
lo
spolpano
,
lo
analizzano
,
lo
lambiccano
sotto
gli
occhi
dell
'
autore
,
senza
commoversi
menomamente
allo
strazio
del
suo
cuore
paterno
,
mi
mette
nello
stato
di
sgomento
d
'
un
povero
scolaretto
,
il
quale
deve
esporre
la
sua
pagina
,
il
giorno
degli
esami
,
ad
una
Commissione
esaminatrice
,
che
non
si
compone
dei
suoi
maestri
,
che
gli
è
affatto
ignota
,
che
lui
considera
come
un
tribunale
venerabile
e
pauroso
.
Ora
,
il
genere
di
libro
che
mi
disponevo
a
scrivere
doveva
avere
per
critici
naturali
le
signore
.
E
però
,
dato
anche
che
il
tribunale
supremo
delle
appendici
di
giornali
avesse
voluto
scendere
ad
occuparsi
di
simile
inezia
,
avrebbe
sempre
dovuto
consultare
su
molti
punti
un
giurì
di
signore
,
prima
di
pronunciare
il
suo
terribile
verdetto
.
Ed
io
aveva
tanta
fede
nell
'
indulgenza
delle
signore
,
che
ne
presi
coraggio
,
ed
accettai
l
'
incarico
.
Ai
tempi
remoti
della
mia
giovinezza
,
non
esisteva
ancora
il
bel
Galateo
di
Melchiorre
Gioia
pubblicato
sul
finire
del
secolo
passato
.
E
fra
tutti
gli
altri
libri
dello
stesso
genere
,
pubblicati
prima
e
dopo
di
quello
,
l
'
unico
usato
generalmente
,
era
quello
di
Monsignor
Della
Casa
,
un
vero
gioiello
di
spirito
,
reso
anche
più
ameno
dallo
stile
candidamente
ricercato
e
solenne
,
del
cinquecento
.
Ma
l
'
illustre
prelato
scriveva
il
suo
libro
dedicandolo
ad
un
giovinetto
,
conciossiacosachè
questi
cominciasse
appena
il
viaggio
della
vita
,
che
lui
,
il
Monsignore
,
stava
per
compiere
.
E
però
sentiva
il
dovere
di
ammonirlo
di
non
fare
in
compagnia
cose
laide
o
fetide
,
o
schife
o
stomachevoli
;
di
non
spruzzare
nel
viso
i
circostanti
,
nel
tossire
e
nello
starnutare
;
di
non
urlare
o
ragghiar
come
un
asino
sbadigliando
;
e
,
soffiando
il
naso
,
di
non
aprire
il
moccichino
e
guatarvi
dentro
come
se
perle
e
rubini
dovessero
esser
discesi
dal
celabro
,
ecc
.
,
ecc
.
Tutti
questi
ammaestramenti
negativi
,
sono
pregevolissimi
senza
dubbio
.
Tanto
pregevoli
che
riuscirono
,
con
lungo
andare
,
a
sradicare
completamente
tra
la
gente
per
bene
quelle
straordinarie
abitudini
.
Ma
,
per
ciò
appunto
,
è
affatto
inutile
ch
'
io
mi
occupi
di
particolari
tanto
rudimentali
,
conciossiacosachè
i
miei
lettori
*
se
Dio
vuole
*
non
ne
hanno
bisogno
,
ed
i
Bosiemanni
e
le
Pelli
Rosse
,
a
cui
potrebbero
ancora
giovare
,
dubito
molto
che
mi
vogliano
far
l
'
onore
di
leggermi
.
Il
Galateo
di
Monsignor
Della
Casa
è
completo
,
ragionato
,
tanto
da
elevarsi
quasi
all
'
altezza
d
'
un
trattato
di
morale
.
Io
sono
certa
,
e
rassegnata
a
priori
,
di
non
poter
fare
un
lavoro
,
non
dirò
migliore
,
*
sarebbe
una
pretesa
ridicola
,
*
ma
neppure
che
s
'
avvicini
al
merito
di
quello
.
E
tuttavia
lo
faccio
.
*
Perchè
?
Perchè
vi
sono
certe
cose
speciali
ai
nostri
tempi
,
ai
nostri
costumi
,
che
io
posso
dire
,
perchè
in
questi
costumi
ed
in
questi
tempi
ci
vivo
,
e
che
in
nessun
galateo
antico
si
trovano
,
oppure
vi
si
trovano
differenti
da
quelle
che
pratichiamo
tra
noi
.
Cadono
le
città
,
cadono
i
regni
,
e
cadono
le
costumanze
adottate
fra
la
gente
civile
.
*
Ai
tempi
di
Monsignor
Della
Casa
erano
considerate
inciviltà
parecchie
cose
che
ora
sono
ammesse
.
Invece
non
si
troverà
nulla
nei
galatei
antichi
sullo
scambio
delle
carte
di
visita
,
sulle
partecipazioni
di
matrimoni
,
nascite
,
morti
,
guarigioni
;
sulle
strette
di
mano
;
sul
contegno
da
tenere
in
viaggio
,
e
tante
altre
cose
che
appartengono
alle
nostre
usanze
moderne
.
È
per
questo
soltanto
*
non
per
fare
meglio
di
nessuno
,
ma
per
fare
tutt
'
altro
*
che
imprendo
a
scrivere
il
mio
galateo
moderno
.
Ed
in
esso
intendo
parlare
a
persone
ammodo
che
,
se
possono
ignorare
,
tutte
od
in
parte
,
le
convenienze
sociali
,
non
hanno
bisogno
ch
'
io
insegni
loro
l
'
a
b
c
della
creanza
.
Non
farò
del
mio
libro
un
trattato
di
morale
;
sarebbe
superfluo
il
pretendere
d
'
instillare
in
tutti
gli
animi
i
veri
sentimenti
a
cui
debbono
ispirarsi
le
leggi
della
cortesia
;
sentimenti
che
,
del
resto
,
si
riassumono
tutti
nella
massima
:
«
Non
fate
ad
altri
quello
che
non
vorreste
fosse
fatto
a
voi
.
»
Purtroppo
i
sentimenti
umani
hanno
un
limite
,
e
sono
pochi
i
filantropi
che
possono
largire
una
parte
del
loro
affetto
a
ciascuno
dei
loro
simili
.
Non
serve
negarlo
.
Tutti
possiamo
avere
rapporti
con
persone
che
ci
sono
uggiose
,
antipatiche
,
indifferenti
.
Tutti
gli
argomenti
morali
ch
'
io
potrei
scrivere
non
muterebbero
questi
sentimenti
impulsivi
.
Mi
limiterò
dunque
ad
indicare
quello
scambio
di
cortesie
che
si
praticano
fra
persone
educate
,
e
che
l
'
uso
generale
ha
fatto
passare
in
costume
:
se
saranno
soltanto
cortesie
di
forma
,
pazienza
!
Sarà
sempre
meglio
che
seguire
l
'
impulso
,
e
fare
uno
sgarbo
ad
una
persona
che
non
piace
.
Dai
dieci
comandamenti
del
Decalogo
derivarono
tutti
i
trattati
di
morale
che
si
scrissero
poi
,
con
tutti
i
loro
raffinamenti
e
perfezionamenti
.
E
dalle
prime
regole
di
civiltà
insegnate
da
Monsignor
Della
Casa
,
emerse
la
cortesia
cavalleresca
dei
nostri
babbi
,
quella
un
po
'
più
...
disinvolta
che
usiamo
noi
;
ed
emergerà
pure
la
civiltà
più
gentile
,
lo
spero
,
e
raffinata
,
che
beatificherà
l
'
esistenza
dei
nostri
nepoti
fino
alla
più
remota
discendenza
.
È
là
,
in
quella
parte
di
libriccino
boccaccevole
,
che
ho
imparato
per
la
prima
volta
a
condurmi
coi
miei
simili
,
e
però
,
tutto
quanto
so
delle
convenienze
sociali
,
il
mio
galateo
,
ed
i
galatei
di
tutti
i
tempi
che
verranno
,
non
sono
altro
che
l
'
eredità
di
Monsignor
Della
Casa
.
PARTE
PRIMA
PAGINE
ROSEE
CAPITOLO
I
.
Il
bimbo
.
In
tutte
le
leggi
umane
,
ad
ogni
diritto
fa
riscontro
un
dovere
.
Ma
il
bimbo
,
piccino
,
inconsapevole
,
fragile
come
il
vetro
,
ed
imperioso
come
un
sultano
,
fa
eccezione
alla
legge
generale
.
Per
lui
tutto
è
diritto
,
nulla
è
dovere
.
Gli
inglesi
,
più
serî
,
più
freddi
di
noi
,
malgrado
le
loro
esclamazioni
continue
sulla
famiglia
,
sull
'
Home
,
passano
metà
dell
'
anno
girovagando
in
paesi
stranieri
,
e
pel
poco
tempo
che
rimangono
at
home
,
hanno
provato
il
bisogno
di
inventare
la
nursery
,
una
camera
a
parte
,
dove
relegano
i
bambini
colle
nutrici
e
le
bambinaie
.
Noi
invece
amiamo
meglio
la
famiglia
,
la
casa
in
cui
passiamo
tutta
la
vita
.
I
bimbi
non
ci
disturbano
,
non
li
isoliamo
.
Vivono
con
noi
.
Sono
padroni
di
tutto
l
'
appartamento
.
Impariamo
il
loro
linguaggio
monco
e
,
nell
'
intimità
,
ne
adottiamo
la
nomenclatura
strampalata
;
li
mettiamo
a
tavola
con
noi
;
vegliamo
ai
loro
bisogni
,
li
vezzeggiamo
,
li
chiamiamo
con
nomignoli
graziosi
ed
insensati
.
Ninì
,
Rirì
,
Lolò
;
conosco
un
bimbo
che
ha
nome
Fulvio
,
ed
è
chiamato
Fufù
.
È
il
giorno
di
ricevimento
.
La
signora
ha
molte
visite
.
Ad
un
tratto
risuonano
alte
grida
;
non
ci
si
intende
più
a
discorrere
.
È
Mimì
che
si
desta
;
e
significa
alla
famiglia
,
sulla
quale
regna
,
che
è
stanco
della
posizione
orizzontale
.
La
mamma
sorride
di
beatitudine
;
se
occorre
,
lascia
un
momento
la
compagnia
e
corre
ad
esprimere
con
un
bacio
la
sua
ammirazione
per
quelle
gesta
del
piccolo
despota
.
Nessuno
pensa
a
biasimarlo
;
figurarsi
!
Sono
così
carine
e
commoventi
quelle
note
scordate
d
'
una
vocina
di
bimbo
!
Mimì
fa
il
suo
ingresso
in
sala
nelle
braccia
della
nutrice
.
Qualche
cosa
di
grave
lo
impensierisce
;
s
'
è
sognato
male
,
è
ancora
di
cattivo
umore
.
Non
si
degna
di
salutare
la
compagnia
;
all
'
invito
della
mamma
di
compiere
colla
sua
manina
quell
'
atto
di
civiltà
,
alza
le
spalline
rosee
e
nasconde
il
volto
in
seno
alla
balia
,
presentando
la
sua
personcina
...
dal
rovescio
.
È
ancora
nei
suoi
diritti
.
E
poi
Mimì
è
così
bellino
da
tutte
le
parti
.
Avete
un
amico
di
famiglia
a
pranzo
;
la
mamma
ha
sorvegliato
gli
apparecchi
con
affetto
.
Mimì
troneggia
vestito
di
bianco
sul
seggiolotto
.
Osserva
che
il
babbo
e
la
mamma
fanno
ogni
maniera
di
cortesie
a
quel
vecchio
signore
,
che
sono
felici
di
ospitarlo
.
Pensa
che
lui
pure
deve
,
come
rappresentante
della
famiglia
,
dimostrare
la
sua
deferenza
all
'
ospite
intimo
e
caro
.
E
togliendosi
dai
labbruzzi
il
cucchiaino
non
completamente
vuoto
,
lo
porge
rovesciato
al
vecchio
commensale
.
Tutti
sorridono
.
Mimì
sente
d
'
aver
compreso
bene
il
suo
dovere
,
e
per
incoraggiare
l
'
invitato
ad
accettare
la
sua
offerta
,
gli
carezza
il
volto
colla
manina
unta
....
Com
'
è
gentile
Mimì
!
Eppure
Melchiorre
Gioia
dice
che
è
atto
inurbanissimo
il
palpare
il
volto
ad
un
proprio
eguale
e
peggio
se
maggiore
d
'
età
;
e
su
questo
argomento
non
transige
neppure
cogli
Dei
,
e
scaglia
acerbi
rimproveri
a
Omero
,
per
la
sconvenienza
d
'
averci
rappresentata
Teti
,
in
atto
di
palpare
il
volto
a
Giove
.
Ma
il
bimbo
è
più
padrone
nel
mondo
che
gli
Dei
nell
'
Olimpo
.
La
nutrice
entra
con
Mimì
in
una
chiesa
.
Mimì
ha
il
sentimento
musicale
sviluppatissimo
.
L
'
organo
lo
commove
piacevolmente
;
e
lui
accompagna
con
modulazioni
che
va
improvvisando
quelle
note
solenni
.
Tutti
si
voltano
,
la
nutrice
gli
dice
che
quella
è
la
casa
del
Signore
.
Ma
Mimì
è
superiore
a
queste
considerazioni
.
I
lumicini
dell
'
altare
lo
divertono
,
è
al
colmo
del
tripudio
,
ed
è
troppo
sincero
ed
espansivo
per
dissimularlo
,
e
si
dà
a
far
galloria
con
sussulti
,
e
grida
,
e
contorcimenti
.
Il
sacerdote
intuona
le
litanie
,
il
pubblico
fa
coro
.
Quelle
voci
alte
,
discordi
,
stonate
,
offendono
il
senso
artistico
di
Mimì
.
E
lui
esprime
con
alte
strida
il
suo
disgusto
,
la
sua
disapprovazione
.
La
balia
ha
avuto
torto
di
esporlo
a
quella
contrarietà
.
Ma
Mimì
ha
ragione
.
È
logico
e
schietto
.
La
sua
legge
è
l
'
istinto
.
Non
ne
conosce
altro
.
*
*
*
Finchè
l
'
uomo
non
fruisce
dell
'
intelligenza
e
della
parola
,
i
due
grandi
e
fatali
privilegi
dell
'
umanità
,
il
mondo
non
domanda
nulla
da
lui
.
Ma
guai
ai
primi
passi
,
ai
primi
discorsi
,
alle
prime
riflessioni
!
*
Il
giorno
in
cui
il
bimbo
troverà
una
ragione
qualunque
,
bislacca
fin
che
Dio
vuole
,
per
affermare
un
suo
diritto
,
evocherà
d
'
un
tratto
una
folla
di
doveri
,
che
l
'
accompagneranno
per
tutta
la
vita
crescendo
con
lui
,
e
moltiplicandosi
come
i
germogli
della
vite
,
ed
i
discendenti
della
sposa
evangelica
.
CAPITOLO
II
.
I
fanciulli
.
Coi
parenti
*
Festa
in
famiglia
*
Colle
sorelline
*
Colle
persone
di
servizio
*
A
pranzo
*
Visite
*
Inviti
*
Essendo
ospiti
in
casa
altrui
*
In
iscuola
*
In
serata
*
In
chiesa
.
Così
è
,
signorini
miei
.
Loro
hanno
sei
,
sette
,
otto
anni
;
vestono
la
gonnellina
come
la
mamma
,
o
il
farsettino
come
il
babbo
.
Si
chiamano
Mario
o
Maria
,
Carlo
o
Carolina
,
a
seconda
del
loro
sesso
.
L
'
abito
neutro
,
il
nomignolo
neutro
sono
abdicati
.
S
'
immischiano
di
ragionare
o
di
sragionare
,
il
che
viene
a
dire
lo
stesso
:
hanno
preso
il
loro
posto
in
società
.
Hanno
dunque
,
oltre
l
'
obbligo
della
civiltà
elementare
che
hanno
imparata
dalla
mamma
,
e
direi
quasi
succhiata
col
latte
,
anche
quello
dei
piccoli
doveri
di
società
.
La
prima
società
è
la
famiglia
;
la
più
cara
;
e
,
come
tale
,
quella
che
si
deve
meglio
curare
per
non
turbarne
l
'
armonia
.
*
Buon
giorno
,
mamma
,
buon
giorno
,
babbo
,
buon
giorno
,
buon
giorno
...
Questa
è
la
prima
parola
che
i
ragazzini
educati
debbono
avere
sul
labbro
svegliandosi
;
e
,
possono
crederlo
senza
vanità
,
pronunciata
da
loro
riesce
veramente
di
buon
augurio
pel
cuore
dei
loro
parenti
.
Così
pure
avanti
di
andare
a
tavola
debbono
augurare
a
tutta
la
famiglia
il
buon
appetito
;
avanti
di
coricarsi
la
buona
notte
.
Queste
cose
sono
già
abbastanza
elementari
,
nevvero
?
Eppure
io
so
di
signorini
,
fino
ad
un
certo
punto
educati
,
che
non
commetterebbero
mai
nessuna
delle
sconcezze
accennate
ne
'
primi
consigli
di
Melchiorre
Gioia
,
che
si
dànno
l
'
aria
di
personcine
importanti
,
che
salutano
que
'
di
fuori
e
fanno
de
'
complimenti
per
sentirsi
dire
:
Che
ragazzi
gentili
!
e
poi
in
casa
si
svegliano
domandando
ad
alta
voce
la
colazione
,
o
magari
facendo
il
broncio
e
piagnucolando
:
siedono
a
tavola
prima
de
'
loro
genitori
;
la
sera
si
fanno
dire
dalla
mamma
di
dare
la
buona
notte
al
babbo
;
e
,
quando
escono
a
passeggio
,
hanno
bisogno
che
la
bambinaia
,
la
quale
,
poveretta
,
non
ha
avuta
educazione
,
li
avverta
di
salutare
le
persone
della
famiglia
che
rimangono
in
casa
.
Così
,
dunque
,
mi
hanno
intesa
,
signorini
?
Tutti
i
complimenti
che
si
fanno
cogli
estranei
,
li
debbono
prima
di
tutto
praticare
nella
loro
casa
,
colla
loro
famiglia
.
Questo
per
la
vita
di
tutti
i
giorni
;
ma
vi
sono
giorni
diversi
degli
altri
;
giorni
solenni
.
Il
Natale
,
il
Capo
d
'
anno
,
gli
onomastici
,
i
natalizi
di
famiglia
.
È
allora
che
i
ragazzi
educati
debbono
dar
prova
di
vera
gentilezza
.
Quando
si
tratta
di
festeggiare
il
babbo
,
è
la
mamma
che
consiglia
i
bambini
,
e
loro
non
hanno
che
a
lasciarsi
dirigere
.
Ma
se
sapessero
come
soffre
la
mamma
,
e
che
malagrazia
hanno
loro
stessi
,
quando
reagiscono
contro
la
lettera
da
scrivere
,
contro
il
complimento
da
recitare
,
contro
il
lavoro
da
eseguire
;
e
brontolano
che
non
sanno
cosa
scrivere
;
e
che
il
complimento
è
difficile
da
imparare
a
memoria
;
ed
a
dirlo
poi
...
non
osano
...
E
,
al
momento
di
dirlo
,
quelle
esitazioni
,
que
'
contorcimenti
,
quel
ridere
scemo
,
quasi
che
il
fare
una
manifestazione
d
'
affetto
ai
genitori
fosse
cosa
buffa
,
quegli
straordinari
abbassamenti
di
voce
e
tutto
il
corredo
di
smorfie
,
con
cui
i
fanciulli
sogliono
guastare
le
più
care
scene
di
famiglia
,
lo
sanno
loro
,
signorini
miei
,
come
si
traducono
in
lingua
parlata
?
*
Che
ragazzi
egoisti
!
Come
sono
freddi
pei
loro
genitori
!
Tutto
quello
che
fanno
è
una
formalità
compiuta
per
forza
,
e
non
hanno
neppur
abbastanza
delicatezza
per
non
farsi
scorgere
.
Triste
solennità
per
que
'
genitori
!
E
triste
idea
,
soggiungo
io
,
che
danno
quei
fanciulli
della
loro
educazione
!
Vi
sono
poi
fanciulli
soprammodo
disgraziati
,
che
non
hanno
più
mamma
o
non
hanno
più
babbo
.
Ed
altri
la
cui
sventura
è
più
grande
ancora
:
li
hanno
perduti
entrambi
.
È
un
parente
,
un
'
istitutrice
,
che
tiene
il
luogo
di
que
'
poveri
cari
.
Allora
,
a
quel
parente
,
a
quell
'
istitutrice
,
debbono
gli
stessi
riguardi
che
avrebbero
dovuto
a
'
genitori
.
Se
è
una
sola
persona
che
veglia
su
di
loro
,
debbono
ingegnarsi
a
farle
da
sè
stessi
qualche
improvvisata
che
le
rallegri
i
giorni
solenni
;
poichè
,
naturalmente
,
non
debbono
farsi
consigliare
da
lei
.
Allora
non
vi
sarebbe
più
improvvisata
possibile
.
In
tal
caso
,
un
lavoretto
semplice
che
sappiano
eseguir
bene
,
qualche
fiore
,
poche
parole
scritte
,
venute
schiettamente
dal
loro
cuoricino
,
anche
con
qualche
errore
,
non
importa
,
ecco
quello
a
cui
debbono
attenersi
.
Pregare
un
maestro
oppure
un
conoscente
che
scriva
per
loro
una
lettera
,
sarebbe
quanto
dire
alla
persona
a
cui
fanno
omaggio
,
la
quale
conosce
troppo
la
loro
capacità
per
essere
ingannata
:
*
"
Badi
,
non
ci
avevo
proprio
nulla
nel
cuore
.
Non
ho
trovato
una
parola
per
lei
,
ho
dovuto
farmela
prestare
da
altri
.
"
Dolorosa
novella
questa
,
e
tutt
'
altro
che
fatta
per
allietare
un
giorno
solenne
.
Alle
volte
però
si
possono
recitare
de
'
versi
ed
è
certo
un
pensiero
grazioso
,
sebbene
difficilmente
i
versi
possano
essere
scritti
dal
bambino
che
li
dice
.
Ma
bisogna
che
siano
scritti
appositamente
per
quella
circostanza
;
o
,
quanto
meno
,
che
il
fanciullo
,
leggendoli
in
qualche
buona
raccolta
,
li
abbia
compresi
perfettamente
,
e
vi
abbia
trovato
l
'
espressione
dei
propri
sentimenti
per
la
persona
alla
quale
vuol
dirli
.
Ma
è
assai
difficile
trovare
in
un
libro
i
versi
che
si
adattino
precisamente
a
'
sentimenti
,
a
'
rapporti
sociali
,
alle
qualità
,
alle
circostanze
d
'
una
persona
.
Una
allusione
fuor
di
proposito
basta
a
metter
in
ridicolo
chi
li
dice
,
ed
anche
la
persona
a
cui
sono
rivolti
.
Io
conobbi
,
anni
sono
,
una
bambina
,
che
non
aveva
più
mamma
,
povera
gioia
!
Il
suo
babbo
occupava
una
alta
situazione
,
ed
era
sempre
assorto
in
gravi
lavori
.
L
'
educazione
della
piccina
era
affidata
ad
una
vecchia
signora
nubile
,
buona
senza
dubbio
,
come
lo
sono
tutti
quelli
che
prendono
cura
de
'
bambini
,
ma
d
'
aspetto
tutt
'
altro
che
avvenente
,
di
modi
rigida
,
rigorosa
,
punto
espansiva
,
austera
nel
suo
vestire
che
era
sempre
nero
o
color
tabacco
.
Una
mattina
,
giocando
con
un
calendario
che
stava
sul
camino
,
la
piccola
Gemma
vide
che
quel
giorno
era
San
Gaudenzio
.
L
'
onomastico
della
sua
governante
,
che
si
chiamava
Gaudenzina
.
Cosa
fare
?
Non
lo
aveva
saputo
prima
,
ed
omai
il
babbo
era
andato
allo
studio
,
e
non
c
'
era
speranza
che
rientrasse
fin
all
'
ora
del
pranzo
.
Tuttavia
la
bimba
era
compresa
del
suo
dovere
,
e
si
sarebbe
fatto
uno
scrupolo
di
non
fare
un
complimento
alla
governante
.
Nel
suo
imbarazzo
pensò
di
andare
in
cucina
a
consultare
la
cuoca
.
*
Se
tu
volessi
andar
a
prender
de
'
fiori
,
Margherita
...
insinuò
la
Gemma
colla
voce
supplichevole
.
*
Sie
!
De
'
fiori
ai
ventidue
di
gennaio
;
dove
li
prendo
?
*
Allora
,
aiutami
a
pensare
cosa
debbo
fare
per
la
signorina
;
(
la
signorina
era
l
'
appellativo
con
cui
si
soleva
nominare
la
severa
governante
,
che
non
era
mai
discesa
alla
famigliarità
di
lasciarsi
chiamare
col
suo
nome
)
.
Fu
un
'
ardua
questione
.
La
cuoca
cominciò
col
proporre
alla
bimba
di
fare
un
sonetto
.
La
Gemma
non
sapeva
cosa
fosse
un
sonetto
.
*
Un
sonetto
,
come
quello
lungo
lungo
,
che
ha
recitato
lo
scorso
Natale
al
babbo
,
spiegò
la
cuoca
.
*
Quella
era
una
poesia
.
*
Ebbene
,
una
poesia
è
un
sonetto
.
Ne
faccia
uno
e
lo
reciti
questa
sera
alla
signorina
.
*
Ma
io
non
so
farlo
.
*
Se
scrive
sempre
!
...
*
Sì
,
ma
non
so
come
si
fa
a
far
le
poesie
.
So
soltanto
copiare
.
*
Ne
copii
una
da
un
libro
.
Ne
ha
tanti
!
Era
un
'
idea
.
La
bimba
la
trovò
subblime
,
e
la
proposta
fu
approvata
alla
piccola
unanimità
da
quell
'
ingenua
assemblea
.
La
Gemma
si
mise
a
sfogliare
con
gran
sussiego
il
suo
libro
di
lettura
,
ed
a
leggerne
tutte
le
poesie
.
Non
ne
capiva
gran
cosa
.
Ce
n
'
erano
di
quelle
che
parlavano
della
patria
:
comprese
vagamente
che
non
facevano
al
caso
suo
.
Poi
c
'
erano
delle
favole
:
La
cicala
e
la
formica
;
La
rana
ed
il
bue
;
Il
cane
e
la
fonte
.
*
Ti
pare
che
una
di
queste
possa
andare
?
domandò
alla
cuoca
.
La
cuoca
trovò
che
quelle
storie
di
bestie
erano
fatte
per
raccontarsi
dalle
governanti
a
'
bambini
,
e
non
dai
bambini
alle
governanti
.
*
E
proprio
per
la
signorina
non
dicono
niente
,
soggiunse
.
La
Gemma
continuò
a
cercare
.
Finalmente
trovò
una
poesia
che
le
parve
messa
là
per
lei
.
Non
la
capiva
tanto
bene
,
poverina
:
aveva
appena
sette
anni
,
e
non
capiva
molto
chiaramente
neppure
la
prosa
;
figurarsi
poi
i
versi
!
Ma
quelli
erano
dedicati
ad
una
signora
,
e
le
pareva
ben
chiaro
che
le
facessero
de
'
complimenti
.
La
Gemma
cominciò
a
copiarla
colla
sua
più
bella
scrittura
.
Vi
sciupò
un
quinterno
di
carta
,
con
cui
la
cuoca
fece
un
rogo
per
nascondere
la
cosa
anche
al
padrone
.
Giacchè
la
grande
impresa
era
riuscita
senza
il
suo
concorso
,
bisognava
serbare
l
'
improvvisata
anche
a
lui
.
La
sera
giunsero
parecchi
conoscenti
che
andavano
a
fare
la
partita
alle
carte
col
babbo
della
Gemma
e
la
governante
,
e
quando
quella
signora
fu
seduta
fra
loro
,
cogli
occhiali
d
'
argento
e
con
un
bel
vestito
color
tabacco
,
nuovo
per
la
solennità
della
circostanza
,
la
Gemma
si
fece
innanzi
tutta
trionfante
colla
poesia
scritta
in
mano
,
mentre
la
cuoca
dalla
porta
faceva
capolino
,
per
godere
anche
lei
di
quel
trionfo
dovuto
in
gran
parte
alla
sua
pensata
.
Una
salva
di
elogi
accolse
la
bimba
.
*
Come
!
La
Gemmolina
era
riescita
da
sè
sola
a
combinare
quella
gentilezza
?
Era
una
meraviglia
.
E
dove
l
'
aveva
copiata
?
Nel
libro
di
lettura
?
Ma
che
idea
luminosa
!
*
Via
,
leggila
tu
stessa
la
tua
poesia
,
disse
la
signorina
.
Sarà
più
accetta
a
me
,
e
la
sentiranno
tutti
.
Incoraggiata
così
,
la
Gemma
aperse
la
carta
,
fece
un
bell
'
inchino
,
e
cominciò
a
leggere
:
Bella
,
sul
fior
degli
anni
,
Cinta
d
'
allegri
panni
,
Sopra
un
sentier
di
rose
,
Tu
vai
movendo
il
piè
:
Tutte
le
belle
cose
Hanno
una
vita
,
un
palpito
Un
'
armonia
per
te
.
La
signorina
color
tabacco
aveva
varcata
la
cinquantina
,
e
non
era
per
nulla
superiore
a
questa
disgrazia
.
Lascio
pensare
come
accogliesse
il
complimento
della
bimba
,
ed
in
che
imbarazzo
mettesse
il
babbo
di
lei
,
col
suo
risentimento
.
La
povera
Gemmolina
non
capiva
nulla
di
quel
cambiamento
di
contegno
a
suo
riguardo
.
Lei
non
aveva
mai
pensato
se
la
signorina
fosse
bella
o
brutta
,
giovane
o
vecchia
.
Una
idea
simile
viene
di
rado
ai
bambini
circa
i
loro
superiori
.
Io
aveva
una
mamma
bellissima
,
e
non
lo
seppi
che
tardi
,
dopo
la
sua
morte
,
sentendolo
dire
,
ripensandoci
,
ed
osservando
i
suoi
ritratti
.
Si
dice
:
«
La
mamma
è
bella
»
si
reagisce
contro
quelli
che
fanno
il
cattivo
scherzo
di
dire
:
«
La
tua
mamma
è
brutta
.
»
Ma
non
si
pensa
mai
a
renderci
ragione
d
'
una
cosa
nè
dell
'
altra
.
Mi
ricordo
di
un
servitore
che
s
'
aveva
in
casa
,
il
quale
era
d
'
una
bruttezza
proverbiale
.
Si
diceva
:
Brutto
come
Tommaso
,
per
dire
l
'
ultima
espressione
del
brutto
.
Ma
era
tanto
buono
e
carezzevole
coi
bimbi
!
Io
lo
adorava
;
lo
colmavo
di
carezze
e
di
baci
;
e
quando
udivo
dire
che
Tommaso
era
brutto
mi
mettevo
a
piangere
,
e
protestavo
che
era
bello
,
con
una
convinzione
,
ed
una
fede
che
avrebbe
smosso
i
monti
.
Mi
ricordo
pure
di
una
maestra
che
ebbi
più
tardi
,
la
quale
,
poveretta
,
era
gobba
,
ed
aveva
il
naso
schiacciato
.
Mi
pareva
un
prodigio
di
bellezza
:
era
la
mia
ammirazione
.
Mi
sforzavo
di
tenere
alta
una
spalla
,
e
mi
schiacciavo
il
naso
contro
i
cristalli
delle
finestre
,
nella
speranza
di
rassomigliarle
.
La
Gemmolina
era
nella
stessa
ignoranza
su
quell
'
argomento
;
a
lei
per
complimento
tutti
dicevano
che
era
bella
,
e
le
era
sembrato
giusto
di
dirlo
anche
lei
alla
persona
a
cui
voleva
fare
un
complimento
.
E
,
ad
un
tratto
,
il
babbo
aveva
interrotta
la
sua
lettura
;
la
signora
s
'
era
ritirata
nella
sua
camera
in
collera
:
un
silenzio
glaciale
era
succeduto
a
tutte
le
gentilezze
che
l
'
avevano
accolta
un
momento
prima
,
ed
il
babbo
aveva
finito
col
mandarla
a
coricarsi
col
cuoricino
serrato
.
*
Ma
perchè
?
domandava
alla
cuoca
.
*
Perchè
il
sonetto
diceva
che
la
signorina
è
bella
.
E
la
signorina
è
rimasta
male
perchè
è
brutta
.
*
È
brutta
?
ne
sei
sicura
,
Margherita
?
Fu
un
triste
episodio
per
la
povera
Gemmolina
.
Ora
è
una
piccola
mammina
di
vent
'
anni
;
e
leggendo
questi
ricordi
della
sua
infanzia
,
si
ricorderà
d
'
insegnare
alla
sua
creaturina
,
quando
sarà
in
grado
di
capir
qualche
cosa
,
a
non
recitar
mai
complimenti
,
quando
non
comprenda
bene
cosa
voglion
dire
.
Anche
tra
fratellini
e
sorelline
si
debbono
scambiare
saluti
,
auguri
nelle
circostanze
speciali
,
e
dimostrazioni
d
'
affetto
.
*
*
*
Loro
poi
,
miei
piccoli
lettori
,
dovranno
cercare
d
'
essere
i
primi
a
far
atto
di
cortesia
verso
le
loro
sorelline
.
Un
uomo
,
anche
in
erba
,
deve
essere
sempre
gentile
e
deferente
verso
una
signora
,
anche
se
è
una
sorella
,
e
se
porta
la
gonnellina
corta
.
Ed
alle
amiche
delle
loro
sorelline
debbono
volgere
il
saluto
loro
pei
primi
;
debbono
cedere
i
posti
migliori
,
e
,
quando
cominceranno
a
farsi
grandicelli
,
a
dieci
,
dodici
anni
,
non
le
tratteranno
più
col
tu
,
come
si
usa
tra
bimbi
.
Andando
fuori
di
casa
in
compagnia
,
senza
darsi
l
'
aria
buffa
di
piccoli
galanti
,
nè
offrirsi
di
portare
gli
scialletti
,
i
panieri
,
gli
ombrellini
delle
ragazze
,
cercheranno
di
compiacerle
se
loro
li
pregano
con
discrezione
di
portarli
.
E
,
se
volessero
caricarli
in
modo
,
da
render
loro
faticosa
la
strada
ed
impossibile
di
divertirsi
e
correre
,
dovrebbero
scusarsi
con
buon
garbo
,
offrendosi
però
di
consegnare
quegli
oggetti
al
servitore
o
alla
bambinaia
.
*
*
*
E
,
poichè
ho
accennato
alle
persone
di
servizio
,
debbono
ricordarsi
,
miei
piccoli
lettori
,
*
le
piccole
lettrici
sono
comprese
,
*
che
i
primi
giudici
della
educazione
dei
padroni
sono
i
servitori
.
Li
stiano
a
sentire
quando
discorrono
in
anticamera
colla
cameriera
dei
loro
piccoli
amici
:
*
E
così
come
va
,
Teresita
?
Si
trova
bene
in
questa
casa
?
*
Così
,
così
,
veda
(
cameriera
e
servitori
si
danno
,
sempre
del
lei
)
.
Per
la
signora
,
è
come
servire
la
Madonna
,
il
signore
,
lui
,
non
dice
mai
nulla
.
Ma
i
bambini
,
che
tempesta
!
*
Non
sono
buoni
?
*
Punto
.
E
che
mala
grazia
!
«
Teresita
questo
;
Teresita
quello
;
Va
;
vieni
;
fa
.
»
Comandano
come
sultani
;
e
mai
una
buona
parola
.
*
Ah
!
da
noi
poi
è
differente
.
Tutto
quel
che
domandano
è
per
favore
,
e
per
ogni
servizio
:
«
Grazie
,
Giannotto
.
»
*
Quelli
sono
bambini
per
bene
!
Glì
altri
no
;
hanno
capito
,
miei
piccoli
lettori
?
Dappertutto
c
'
è
da
ìmparare
.
Ma
badino
;
si
parla
ancora
.
Vogliamo
ascoltare
dell
'
altro
?
Chissà
che
ci
sia
ancora
qualche
cosuccia
di
buono
.
È
la
Teresita
che
riprende
:
*
I
padroncini
della
Caterina
sono
buoni
.
*
Oh
!
quelli
poi
sono
troppo
buoni
.
Li
ha
visti
mai
,
Teresita
,
a
passeggio
?
Si
figuri
che
vanno
a
braccetto
della
Caterina
come
fosse
la
loro
mamma
.
*
Ah
!
È
per
questo
poi
che
la
Caterina
non
li
rispetta
,
e
gli
dà
del
tu
.
*
Ma
che
le
pare
,
rispettarli
?
Sono
sempre
in
cucina
,
frugano
nei
piatti
,
le
fanno
dei
dispettacci
,
e
se
ci
arrivano
,
siedono
alla
tavola
della
servitù
.
*
Allora
si
capisce
che
la
Caterina
li
tratti
da
pari
a
pari
.
È
l
'
opposto
de
'
miei
che
sono
d
'un'arroganza.
Io
ho
il
mal
vezzo
di
risponder
brusca
qualche
volta
,
ed
allora
,
sentirli
come
saltano
!
«
E
che
i
padroni
sono
loro
,
e
che
io
sono
una
serva
,
e
che
mi
si
paga
perchè
debba
obbedire
....
»
*
Oh
!
qui
da
noi
di
queste
parole
non
se
ne
sentono
.
Anch
'
io
,
veda
,
ho
un
po
'
il
vizio
di
risponder
male
.
Ed
allora
bisogna
sentire
con
che
pace
e
con
che
serietà
mi
dicono
:
«
Siate
un
po
'
più
cortese
,
Giannotto
.
La
mamma
ne
avrebbe
dispiacere
se
sapesse
che
ci
fate
uno
sgarbo
.
»
La
gli
vada
a
voler
male
a
bambini
educati
a
quella
maniera
!
La
lezione
è
completa
,
signorini
miei
.
Cerchino
di
imitare
i
padroncini
di
Giannotto
:
evitino
gli
errori
di
quelli
della
Caterina
e
della
Teresita
,
e
si
comporteranno
benissimo
colla
gente
di
servizio
.
*
*
*
In
tutte
le
case
dove
c
'
è
o
c
'
è
stato
un
bimbo
,
si
vede
una
sediola
d
'
un
'
altezza
straordinaria
,
stretta
stretta
,
con
due
bracciolini
,
e
qualche
volta
anche
una
sbarra
a
saliscendi
dinanzi
per
assicurare
dalle
cadute
la
personcina
minuscola
che
ci
si
deve
sedere
.
Quel
mobiluccio
,
che
i
Toscani
chiamano
seggiolotto
,
è
il
trono
del
bimbo
.
Finchè
si
mette
a
tavola
inalberato
su
quel
piccolo
trono
,
il
bimbo
regna
sul
mondo
;
ma
,
appena
ne
discende
,
appena
adotta
una
sedia
comune
,
fosse
pure
per
starvi
in
ginocchio
,
perchè
seduto
non
arriverebbe
col
nasino
sopra
la
tavola
,
allora
è
il
mondo
che
regna
su
lui
.
Allora
non
è
più
permesso
pigliare
il
cucchiaino
in
mano
dalla
parte
che
si
mette
in
bocca
;
nè
cacciar
le
manine
sul
piatto
;
nè
accarezzare
in
viso
i
convitati
,
nè
buttare
le
posate
ed
il
pane
per
terra
;
nè
canticchiare
o
parlare
tra
sè
:
nè
esprimere
ad
alta
voce
la
propria
opinione
sopra
un
argomento
qualunque
,
mentre
i
commensali
parlano
di
tutt
'
altra
cosa
.
È
assolutamente
proibito
di
far
qualsiasi
commento
sulla
figura
o
sul
vestire
o
sul
contegno
delle
persone
;
un
errore
in
cui
i
bambini
cadono
ispessissimo
.
Una
volta
c
'
era
in
casa
di
mia
sorella
,
a
pranzo
,
una
buona
e
rispettabilissima
signora
la
quale
era
affetta
da
un
grosso
neo
sulla
punta
del
naso
.
Una
mia
nipotina
,
che
non
aveva
ancora
due
anni
e
parlava
appena
,
impressionata
da
quella
sporgenza
insolita
,
allungò
il
ditino
traverso
la
tavola
,
ed
accennando
quel
naso
disgraziato
,
disse
:
*
Ci
gno
a
ha
bibì
.
La
supponeva
una
malattia
,
ed
aveva
la
buona
intenzione
di
compiangerla
.
Ma
che
mortificazione
avrebbe
risparmiata
a
noi
tutti
,
se
non
avesse
manifestato
così
apertamente
la
sua
opinione
!
Un
'
altra
manìa
dei
bambini
è
di
sindacare
la
distribuzione
che
fa
la
mamma
nel
piatto
pei
loro
fratellini
,
e
di
annunciare
tutti
i
piatti
appena
entrano
in
sala
da
pranzo
,
come
fossero
personaggi
importanti
.
*
La
minestra
!
Mamma
,
mi
permetti
ch
'
io
non
mangi
minestra
?
*
Oh
!
Gigi
non
mangia
minestra
?
Neppur
io
.
*
Neppur
io
allora
!
E
la
mamma
deve
interrompere
ogni
discorso
,
trascurare
gli
ospiti
e
le
persone
della
famiglia
,
per
metter
fine
a
quel
battibecco
.
Alle
frutta
poi
:
*
La
crema
!
Mamma
,
a
me
darai
i
geroglifici
di
cioccolatte
!
*
Anche
a
me
.
*
No
,
l
'
ho
detto
prima
io
.
Nel
loro
profondo
egoismo
,
sono
persuasi
che
il
pranzo
è
fatto
unicamente
per
loro
.
La
questione
è
soltanto
di
sapere
chi
reclamerà
primo
i
bocconi
migliori
.
A
tutti
gli
altri
commensali
debbono
bastare
gli
avanzi
.
E
questo
spettacolo
disgustoso
di
egoismo
e
di
avidità
,
che
merita
così
poco
gli
onori
del
bis
,
è
ripetuto
quasi
ad
ogni
servizio
.
Ma
i
miei
piccoli
lettori
,
se
pure
,
eccitati
dall
'
olezzo
inebbrianti
di
qualche
piatto
favorito
,
sono
caduti
in
tali
sconvenienze
,
arrossiscono
ora
nel
rileggere
qui
a
sangue
freddo
le
loro
parole
.
Vorrebbero
,
senza
dubbio
,
alla
prossima
occasione
comportarsi
in
modo
che
i
loro
parenti
non
abbiano
a
rimanerne
male
.
Ebbene
,
si
persuadano
che
la
loro
parte
non
è
nè
difficile
,
nè
sacrificata
.
La
mamma
non
si
mette
a
mangiare
di
nulla
,
se
non
ha
servito
prima
i
suoi
figliuoli
,
questo
lo
sanno
.
Ma
debbono
pur
sapere
e
tenere
per
certo
,
che
quello
che
lei
mette
loro
davanti
è
calcolato
da
lei
nella
giusta
proporzione
delle
loro
facoltà
digestive
.
Debbono
persuadersi
che
per
le
loro
liti
,
per
le
loro
piccole
opinioni
personali
sul
servizio
,
non
mette
conto
d
'
interrompere
un
discorso
,
e
neppure
di
occupare
un
minuto
l
'
attenzione
della
compagnia
.
Quando
non
sono
in
famiglia
non
prenderanno
mai
l
'
iniziativa
per
dare
il
buon
appetito
.
Basterà
che
lo
diano
piano
ai
loro
genitori
.
Se
sono
interrogati
parlino
,
senza
alzar
la
voce
tanto
da
sbalordire
,
e
senza
abbassarla
in
modo
assurdo
.
Non
si
restringano
ai
monosillabi
sì
e
no
.
Se
una
persona
li
interroga
,
vuol
dire
che
quel
discorso
è
adatto
alla
loro
intelligenza
e
capacità
,
e
vi
possono
prender
parte
liberamente
.
Non
reclamino
mai
nulla
:
non
prendano
il
bicchiere
colle
mani
tanto
unte
da
toglierne
la
trasparenza
;
si
ritirino
quando
la
mamma
lo
dice
,
senza
aver
domandato
di
farlo
prima
,
senza
esitazioni
,
nè
malumori
,
nè
lagnanze
.
Evitino
di
fare
qualsiasi
rumore
colla
bocca
nel
mangiare
;
non
mettano
il
tovagliolo
in
istato
di
fare
schifo
a
vederglielo
disteso
dinanzi
.
Tengano
la
forchetta
dalla
mano
sinistra
,
il
coltello
dalla
destra
;
prendano
il
pane
ogni
volta
che
devono
metterlo
in
bocca
staccandone
soltanto
il
pezzettino
necessario
;
non
posino
mai
le
posate
sporche
sulla
tovaglia
;
se
si
cambiano
ad
ogni
servizio
le
lascino
sul
piatto
;
se
sono
in
case
di
grandissima
confidenza
dove
non
si
cambiano
,
le
posino
sul
reggi
posate
.
Si
rassegnino
a
lasciar
le
salse
nel
piatto
,
malgrado
le
tentazioni
della
gola
,
che
vorrebbe
asciuttarlo
col
pane
come
se
l
'
avesse
leccato
il
gatto
.
A
questo
modo
pranzeranno
bene
,
figureranno
bene
e
non
faranno
indigestioni
vergognose
.
Non
c
'
è
cosa
più
umiliante
che
il
dover
scontare
ogni
pranzo
con
un
citrato
di
magnesia
,
come
fanno
,
purtroppo
,
parecchi
signorini
di
mia
conoscenza
,
i
quali
nutrono
una
tale
tenerezza
pel
loro
piccolo
stomaco
,
da
non
sapergli
rifiutar
nulla
,
anche
quando
i
suoi
desideri
sono
smodati
.
*
*
*
Altre
volte
un
ragazzo
,
levandosi
da
tavola
si
metteva
a
farne
il
giro
domandando
a
ciascun
commensale
se
avesse
pranzato
bene
.
Era
imbarazzante
pei
ragazzi
il
rivolgere
pei
primi
la
parola
a
persone
che
conoscevano
poco
,
o
non
conoscevano
affatto
.
Ed
era
seccante
per
ogni
individuo
interpellato
,
che
si
trovava
nella
necessità
d
'
inventare
un
complimento
nuovo
ad
ogni
bambino
che
veniva
,
e
differente
da
tutti
quelli
detti
dagli
altri
commensali
.
Supposto
sei
ragazzi
che
facessero
a
dodici
convitati
la
stessa
domanda
invariabile
:
«
ha
pranzato
bene
?
»
le
dodici
immaginazioni
dei
convitati
dovevano
fornire
la
bellezza
di
72
(
dico
settantadue
)
risposte
variate
sull
'
unico
tema
:
*
Sì
,
ho
pranzato
,
benissimo
.
*
Perchè
,
naturalmente
,
una
persona
educata
non
può
pranzare
in
casa
d
'
altri
senza
il
superlativo
assoluto
.
Se
poi
gli
invitati
non
erano
gente
molto
immaginosa
,
si
correva
il
rischio
di
udire
72
Ha
pranzato
bene
?
+
72
Benissimo
,
grazie
;
e
tu
?
+
72
Anch
'
io
,
grazie
.
In
tutto
216
frasi
,
da
mandar
a
monte
la
digestione
d
'
uno
struzzo
o
d
'
un
elefante
.
E
però
,
visti
e
considerati
tutti
gli
inconvenienti
sovraesposti
,
quel
viaggio
d
'
esplorazione
intorno
alla
tavola
in
cerca
dell
'
esatta
misura
d
'
appetito
d
'
ogni
convitato
,
fu
abolito
alla
grande
unanimità
.
*
*
*
Alle
volte
accade
che
un
ragazzo
si
trovi
in
salotto
quando
le
persone
di
servizio
introducono
una
visita
,
e
la
lasciano
per
andar
ad
avvertire
la
signora
che
deve
riceverla
.
In
tal
caso
è
ben
difficile
che
il
visitatore
,
o
la
visitatrice
,
lasci
al
bambino
l
'
imbarazzo
di
prendere
la
parola
.
Gli
parla
,
ed
il
bambino
non
ha
che
rispondere
.
Dato
però
che
il
visitatore
non
facesse
quel
primo
passo
,
tocca
al
piccolo
padrone
di
casa
a
farlo
,
sacrificando
la
sua
timidezza
al
dovere
d
'
ospitalità
.
Si
avanzerà
,
ad
ogni
modo
,
verso
il
nuovo
venuto
,
e
se
questi
non
dice
nulla
,
gli
darà
il
buon
giorno
,
e
lo
pregherà
d
'
accomodarsi
.
Da
parte
d
'
un
bambino
è
sempre
meglio
che
si
limiti
a
dare
il
buon
giorno
o
la
buona
sera
;
perchè
questo
obbliga
soltanto
ad
una
risposta
analoga
.
Vi
sono
persone
che
non
amano
discorrere
coi
bambini
;
questo
non
fa
il
loro
elogio
,
ma
vi
sono
.
Risponderanno
:
buon
giorno
;
grazie
:
e
sarà
finita
.
Mentre
invece
,
se
il
bimbo
domanda
«
Come
sta
?
»
si
richiede
la
risposta
circa
la
propria
salute
,
ed
il
ricambio
della
domanda
,
a
cui
il
bimbo
deve
poi
rispondere
alla
sua
volta
.
Senza
contare
che
al
bambino
,
il
quale
non
è
in
grado
di
comprendere
nè
di
compatire
la
sofferenza
di
chicchessia
,
è
affatto
assurdo
di
esporre
il
nostro
stato
di
salute
.
All
'
entrare
della
persona
che
deve
ricevere
la
visita
,
il
bambino
si
ritirerà
,
limitandosi
a
domandarne
il
permesso
.
In
tutte
le
case
però
si
ricevono
visite
,
relativamente
di
confidenza
,
alle
quali
i
bambini
possono
assistere
per
qualche
tempo
.
Allora
,
come
in
tutte
le
circostanze
,
non
debbono
parlare
colle
persone
adulte
se
non
sono
interrogati
.
Quando
però
una
prima
interrogazione
li
ha
invitati
a
discorrere
,
non
debbono
obbligare
il
visitatore
o
la
mamma
a
farli
continuare
il
discorso
a
forza
di
domande
,
come
se
recitassero
il
catechismo
.
Dovranno
prender
parte
alla
conversazione
,
senza
parlar
troppo
nè
forte
,
ma
senza
soggezione
ridicola
,
nè
interruzioni
nè
silenzi
assurdi
,
finchè
il
discorso
sia
esaurito
.
E
non
entreranno
in
un
secondo
argomento
se
non
vi
sono
di
nuovo
invitati
da
una
domanda
diretta
.
Se
i
visitatori
hanno
con
sè
dei
bambini
,
i
piccoli
padroni
di
casa
si
metteranno
accanto
a
loro
dopo
aver
salutato
i
loro
parenti
,
ed
avvieranno
il
loro
discorso
in
modo
da
poterli
invitare
a
giuocare
;
ma
con
naturalezza
,
e
senza
che
appaia
o
un
'
abitudine
imparata
,
o
un
effetto
della
noia
,
che
provano
a
stare
colle
persone
che
sono
nella
sala
.
Vi
sono
bimbi
che
,
chiamati
in
sala
per
una
visita
,
vi
accorrono
tutti
ansimanti
,
investono
i
visitatori
ad
uno
ad
uno
con
un
:
«
Come
sta
?
»
a
bruciapelo
come
se
dicessero
:
«
O
la
borsa
o
la
vita
!
»
e
prima
che
l
'
ultimo
interpellato
abbia
pagata
la
sua
imposta
a
quella
curiosità
simulata
,
si
voltano
ai
bambini
e
dicono
colla
stessa
precipitazione
:
*
Andiamo
a
giocare
.
Bisogna
invitare
il
piccolo
visitatore
a
giocare
,
ma
senza
fretta
,
e
senza
scortesia
verso
la
gente
che
è
in
sala
.
E
quando
il
bimbo
ha
detto
di
sì
,
il
padroncino
di
casa
deve
rivolgersi
a
chi
accompagna
il
suo
giovine
amico
e
domandare
se
permette
che
il
ragazzo
vada
con
lui
a
giocare
.
Una
volta
poi
ottenuto
il
permesso
,
bisognerà
lasciare
la
scelta
dei
giochi
agli
ospiti
;
e
qualunque
sia
quello
che
scelgono
,
cedere
a
loro
la
parte
più
piacevole
.
È
superfluo
il
dire
che
un
bambino
educato
non
deve
mai
nè
domandare
un
giocatolo
nè
accettare
un
dono
qualsiasi
da
un
altro
bambino
,
e
neppure
rispondere
:
«
Se
la
mia
mamma
e
la
tua
lo
permettono
accetterò
»
come
fanno
taluni
,
per
avere
la
coscienza
d
'
aver
agito
bene
,
senza
tuttavia
rinunciare
affatto
alla
speranza
del
dono
.
Bisognerà
rispondere
:
*
Ti
ringrazio
;
ma
sai
pure
che
i
bambini
non
possono
nè
fare
nè
ricevere
doni
.
*
E
se
la
mia
mamma
lo
permette
?
potrebbe
insistere
l
'
altro
.
*
La
tua
mamma
lo
permetterebbe
sicuro
per
non
fare
una
scortesia
alla
mia
mamma
ed
a
me
;
ma
non
bisogna
metterla
in
questa
necessità
.
E
per
nessuna
insistenza
non
deve
cedere
e
prestarsi
a
quella
parte
ridicola
di
giungere
in
sala
ad
esporre
le
sconvenienti
domande
:
*
Mamma
,
sei
contenta
ch
'
io
offra
questo
?
*
Mamma
,
mi
permetti
di
accettar
quello
?
Se
un
bambino
va
colla
famiglia
a
far
una
visita
,
osserverà
le
regole
che
ho
già
accennate
riguardo
al
saluto
,
ed
alla
conversazione
.
Se
nella
casa
dove
va
non
vi
sono
bambini
,
e
gli
tocca
di
assistere
a
tutta
una
serie
di
discorsi
che
non
comprende
e
non
lo
interessano
,
dovrà
rimanere
composto
e
non
dare
il
menomo
segno
di
noia
.
Convengo
che
questo
è
difficile
.
Mi
ricordo
ancora
certe
discussioni
interminabili
a
cui
dovevo
assistere
nella
mia
infanzia
,
tra
la
mia
povera
mamma
ed
una
vecchia
baronessa
inferma
,
che
non
aveva
nessun
bambino
in
casa
,
e
teneva
in
sala
tre
enormi
cani
barboni
.
Si
parlava
sempre
di
quitanze
,
ipoteche
,
usufrutto
,
capitale
ed
interesse
.
Avevo
imparate
a
memoria
quelle
parole
,
e
qualche
volta
mi
sorprendevo
a
canticchiarle
mentre
giocavo
colla
bambola
,
ma
mi
erano
oscure
come
il
Pape
satan
Aleppe
,
che
mi
ha
tanto
fatto
pensare
,
ed
impaurita
nei
miei
primi
anni
di
scuola
.
Un
giorno
dopo
aver
assistito
un
'
ora
a
quei
discorsi
inesplicabili
,
ed
essermi
fatto
dire
parecchie
volte
,
di
non
dimenare
una
gamba
,
di
non
strappar
la
frangia
del
mio
paltoncino
,
di
non
strofinare
i
nastri
del
cappello
,
di
non
agitarmi
sulla
sedia
,
di
non
fare
assolutamente
nessuna
cosa
,
ridotta
all
'
immobilità
d
'
una
piccola
statua
mal
posata
e
punto
artistica
,
sentii
che
la
mia
pazienza
era
completamente
esaurita
;
e
tentai
di
porre
fine
a
quel
supplizio
,
ricorrendo
all
'
atto
più
incivile
che
possa
fare
una
ragazzina
per
bene
;
dissi
coll
'
accento
strisciante
della
noia
:
*
Mamma
,
andiamo
?
Vedo
ancora
,
dopo
tanto
,
tanto
tempo
,
la
vampa
di
rossore
che
salì
al
volto
della
mia
cara
e
bella
mammina
.
Si
rizzò
senza
parlare
.
Era
tanto
educata
,
e
sapeva
che
un
rimprovero
,
fatto
a
me
in
presenza
alla
vecchia
signora
,
avrebbe
fatto
capire
meglio
l
'
idea
inurbana
,
che
avevo
implicitamente
espressa
:
«
Mi
annoio
mortalmente
in
sua
compagnia
.
»
Ma
la
baronessa
non
aveva
bisogno
che
le
si
mettessero
i
punti
sugli
i
.
Si
alzò
a
stento
,
prese
le
mani
della
mia
mamma
nelle
sue
,
e
disse
:
*
Sì
;
va
,
povera
Nina
.
Anche
tu
devi
annoiarti
,
così
giovane
e
bella
,
a
passare
tanto
tempo
con
una
vecchia
;
sono
egoista
quando
ti
prego
di
venire
.
Perdonami
,
cara
la
mia
figliola
;
sono
inferma
e
sola
.
Ma
non
ho
più
molto
da
vivere
;
avrò
presto
finito
di
annoiarti
.
Ed
il
suo
povero
volto
,
tanto
rugoso
,
si
raggrinzava
,
e
le
tremavano
le
labbra
e
la
voce
.
Piangeva
!
La
mia
mamma
non
rispose
,
aveva
gli
occhi
gonfi
.
La
baciò
,
le
strinse
la
mano
,
ed
uscì
tutta
rossa
e
mortificata
,
come
se
quella
villania
l
'
avesse
fatta
lei
.
Non
mi
disse
nulla
.
Non
una
parola
di
rimprovero
.
Capì
che
ero
già
castigata
.
Oh
se
lo
ero
!
Pochi
giorni
dopo
si
disponeva
ad
uscire
,
senza
avermi
detto
nulla
.
*
Non
mi
vuoi
con
te
,
mamma
?
le
domandai
.
*
No
,
vado
dalla
baronessa
.
Chinai
il
capo
avvilita
.
Era
la
mia
punizione
.
Venivo
espulsa
dalla
casa
di
quella
venerabile
amica
di
mia
madre
.
La
baronessa
morì
pochi
mesi
dopo
,
senza
che
l
'
avessi
più
riveduta
.
Ma
passarono
gli
anni
,
mi
feci
donna
,
e
non
ho
mai
dimenticata
quella
scena
dolorosa
.
Ed
anche
ora
,
quando
ci
penso
,
sento
al
cuore
la
stretta
di
un
rimorso
.
Non
si
affligge
impunemente
una
vecchia
buona
!
D
'
allora
non
mi
accadde
mai
piú
di
dimostrare
la
noia
che
provavo
in
compagnia
.
Tuttavia
,
debbo
confessare
che
la
risentivo
ancora
e
spesso
.
Ma
per
evitare
alla
mia
buona
mamma
un
dispiacere
,
come
quello
che
le
avevo
dato
una
volta
,
cercavo
di
non
farmi
scorgere
.
Quando
mi
trovavo
con
parecchi
altri
ragazzi
,
si
aveva
l
'
abitudine
di
raccontar
fole
.
Si
ripetevano
quelle
udite
altrove
,
o
se
ne
inventava
,
se
ci
pareva
di
poterci
mettere
un
po
'
di
costrutto
.
Per
lo
più
era
un
'
illusione
dell
'
amor
proprio
;
ma
infine
....
Mi
venne
l
'
idea
di
scacciar
la
noia
de
'
lunghi
silenzi
miei
,
e
dei
lunghi
discorsi
degli
altri
che
non
comprendevo
durante
le
visite
,
preparandomi
in
mente
le
fole
che
dovevo
dire
.
La
prima
volta
che
mi
provai
,
fui
stupita
quando
la
mamma
si
alzò
per
uscire
.
Mi
pareva
d
'
esser
rimasta
pochissimo
in
quella
casa
,
e
la
fola
era
tutt
'
altro
che
finita
.
Consiglio
questo
rimedio
contro
la
noia
,
ai
miei
piccoli
lettori
.
Oltre
il
vantaggio
di
non
offendere
nessuno
,
s
'
impara
a
fantasticare
ed
a
far
castelli
in
aria
,
e
questa
è
una
ginnastica
che
sviluppa
l
'
immaginazione
,
ed
avvezza
alla
solitudine
,
ed
al
silenzio
.
Mi
ricordo
d
'
aver
fatto
da
bambina
dei
castelli
in
aria
,
che
,
interrotti
e
ripresi
,
hanno
durato
parecchi
giorni
;
e
ne
serbo
ancora
memoria
come
di
cari
avvenimenti
.
Li
creavo
a
modo
mio
.
Il
mio
spirito
non
poteva
esserne
contrariato
,
e
vi
si
manteneva
sereno
.
E
la
serenità
di
spirito
dà
la
pace
al
cuore
e
rende
buoni
.
Ed
il
mio
volto
esprimeva
la
soddisfazione
interna
;
e
quelle
persone
,
se
fossi
stata
ad
ascoltarle
,
coi
loro
discorsi
m
'
avrebbero
dato
noia
,
credevano
d
'
aver
parte
alla
mia
soddisfazione
,
e
ne
erano
contente
,
ed
io
più
di
loro
.
Sovente
da
tutte
quelle
contentezze
risultava
l
'
offerta
di
qualche
chicca
,
la
quale
certo
non
poteva
che
aumentarle
.
*
*
*
Quando
vien
fatto
ad
un
ragazzo
un
invito
perchè
rimanga
a
pranzo
,
o
a
cena
,
o
a
passare
qualche
giorno
in
campagna
presso
una
famiglia
che
non
è
la
sua
,
non
deve
mai
scusarsi
con
quei
complimenti
comuni
e
convenzionali
:
*
Non
vorrei
dar
disturbo
;
*
Grazie
!
non
posso
accettare
;
*
Sarebbe
indiscrezione
se
accettassi
,
ecc
.
Il
bambino
non
è
padrone
di
sè
.
Non
può
disporre
da
sè
,
se
accetterà
o
no
l
'
invito
;
e
però
,
è
inutile
che
si
dia
l
'
aria
di
rifiutarlo
.
Dovrà
limitarsi
a
mostrarsi
molto
lusingato
dell
'
invito
,
rimettendosi
al
genitori
,
o
a
chi
per
loro
,
perchè
decidano
in
proposito
.
Sia
che
accetti
o
rifiuti
,
non
deve
mai
,
nè
colle
persone
che
lo
hanno
invitato
,
nè
coi
ragazzi
della
famiglia
ripetere
le
discussioni
avvenute
in
casa
,
circa
l
'
invito
;
nè
le
osservazioni
,
nè
i
commenti
uditi
.
Può
darsi
che
la
mamma
dica
:
*
No
.
In
quella
casa
non
si
avvezzano
abbastanza
bene
i
ragazzi
.
Non
voglio
che
i
miei
si
vizino
al
cattivo
esempio
.
Questo
lo
dirà
nell
'
intimità
,
col
proprio
marito
,
e
,
di
comune
accordo
,
troveranno
una
scusa
plausibile
per
non
accettare
l
'
invito
senza
offendere
le
persone
,
cortesi
ed
ospitali
,
che
l
'
hanno
fatto
.
Ma
guai
se
un
ragazzo
indiscreto
avesse
il
cattivo
pensiero
di
ripetere
a
'
suoi
piccoli
anici
quell
'
osservazione
!
Basterebbe
a
far
nascere
un
diavolìo
,
a
mettere
la
discordia
fra
due
famiglie
,
a
screditare
sè
stesso
e
l
'
educazione
che
ha
ricevuta
.
Quand
'
anche
dal
ripetere
una
parola
udita
,
non
dovessero
risultare
altri
danni
che
quello
di
fare
un
po
'
ridicolo
il
piccolo
relatore
,
sarebbe
sempre
abbastanza
per
consigliarle
a
non
ripetere
mai
,
se
non
i
discorsi
sui
quali
ha
potuto
acquistare
la
certezza
che
le
stesse
persone
,
da
cui
li
udì
,
non
esiterebbero
a
farli
dove
lui
li
ripete
.
Anche
a
questo
proposito
l
'
infanzia
della
piccola
Gemma
mi
offre
un
esempio
.
Usciva
coll
'
istitutrice
per
andar
in
una
famiglia
dove
spessissimo
la
trattenevano
a
pranzo
.
*
Se
invitano
la
Gemma
a
pranzo
,
posso
lasciarla
?
domandò
l
'
istitutrice
prima
di
uscire
,
al
babbo
della
bambina
.
Il
babbo
che
s
'
annoiava
di
non
averla
a
tavola
,
rispose
:
*
Se
le
fanno
molte
istanze
,
la
lasci
,
altrimenti
veda
di
ricondurla
.
Infatti
la
signora
che
andavano
a
visitare
,
disse
alla
bimba
:
*
Mi
fai
il
regalo
di
rimanere
a
pranzo
,
Gemmolina
?
*
Il
babbo
ha
detto
che
se
mi
fanno
molte
istanze
posso
restare
,
ripetè
quella
pettegolina
,
senza
saper
neppure
cosa
volesse
dire
fare
delle
istanze
.
Le
istanze
reclamate
a
quel
modo
le
furono
fatte
;
sfido
io
!
Ma
l
'
istitutrice
rimase
male
,
ed
il
babbo
pure
quando
lo
seppe
,
al
vedere
rivelato
così
,
che
in
famiglia
s
'
era
quasi
contato
su
quell
'
invito
,
e
si
erano
prese
anticipatamente
delle
disposizioni
in
proposito
.
Sono
cose
che
tutti
fanno
,
ma
non
si
dicono
mai
.
Rimanendo
ospite
in
casa
d
'
altri
,
un
bambino
educato
dovrà
mettersi
in
ischiera
coi
bambini
della
famiglia
,
obbedire
come
loro
,
alzarsi
,
coricarsi
,
mangiare
,
studiare
,
giocare
,
passeggiare
,
alle
ore
fissate
pe
'
suoi
piccoli
compagni
.
Soltanto
,
se
quelli
si
permettono
qualche
indisciplinatezza
o
qualche
capriccio
,
allora
si
guarderà
bene
dall
'
imitarli
.
Andando
in
giardino
,
si
ricorderà
sempre
che
i
frutti
ed
i
fiori
non
sono
proprietà
della
sua
famiglia
,
e
però
non
gli
è
permesso
toccarli
.
Trovando
qualche
mammola
,
qualche
ciclamino
,
o
fragole
selvatiche
,
o
altre
cose
che
,
siccome
vengono
naturalmente
dalla
terra
,
non
si
considerano
proprietà
esclusiva
di
nessuno
,
le
potrà
cogliere
ed
offrire
alla
mamma
,
alla
sorella
,
alla
zia
,
all
'
istitutrice
de
'
suoi
ospiti
.
Ma
deve
ricordarsi
pure
che
le
persone
educate
e
gentili
,
accolgono
con
apparente
soddisfazione
e
con
ringraziamenti
anche
una
cosa
di
cui
non
sanno
che
farne
,
per
puro
riguardo
a
chi
l
'
offre
.
Per
cui
si
guarderà
bene
dall
'
insistere
sulla
stessa
offerta
,
com
'
è
pur
troppo
una
noiosa
abitudine
dei
bambini
,
che
,
se
vedono
una
signora
gradire
un
fiore
,
seguitano
a
portargliene
piene
le
mani
,
pieno
il
grembiulino
,
obbligandola
a
caricarsi
d
'
un
fascio
di
fieno
.
A
tavola
poi
dovranno
osservare
le
stesse
regole
che
ho
indicate
pel
pranzo
in
casa
propria
;
ed
anche
con
maggior
scrupolo
,
perchè
una
sconvenienza
commessa
in
casa
d
'
altri
,
acquista
maggior
gravità
.
Fuori
dalla
loro
famiglia
,
se
appena
non
sono
più
piccolissimi
,
non
saranno
serviti
nel
piatto
dalla
mamma
nè
da
altri
.
Passerà
il
piatto
di
mezzo
davanti
a
loro
come
davanti
agli
altri
commensali
,
e
dovranno
servirsi
da
sè
.
Prendano
un
po
'
di
tutto
,
accettando
il
pezzo
che
vien
più
comodo
,
e
non
istiano
a
fare
una
scelta
accurata
da
piccoli
ghiotti
,
facendo
aspettare
il
vicino
.
E
si
servano
sempre
con
misura
,
in
modo
da
non
lasciare
avanzi
sul
piatto
.
Dimentichino
addirittura
le
parole
:
"
Non
mi
piace
"
come
se
non
esistessero
,
perchè
,
con
quelle
,
sembra
che
vogliano
fare
un
rimprovero
ai
padroni
di
casa
d
'
aver
fatto
servire
una
cosa
che
non
ha
la
fortuna
d
'
incontrare
il
loro
gusto
.
Se
vi
sono
bambini
di
casa
,
i
piccoli
invitati
si
ritireranno
da
tavola
quando
si
ritirano
loro
,
altrimenti
aspetteranno
di
riceverne
un
ordine
diretto
.
Uscendo
da
una
casa
dove
sono
stati
a
pranzo
,
i
bambini
,
come
tutti
gli
invitati
,
sono
tenuti
ad
un
ringraziamento
ai
padroni
di
casa
.
Ma
sono
caldamente
pregati
di
non
cercare
di
fornir
complimenti
imitati
da
qualche
signore
o
signora
,
per
far
il
ragazzo
di
spirito
ed
attirar
l
'
attenzione
.
Riescirebbero
soltanto
ad
apparir
pedanti
,
pretenziosi
e
ridicoli
.
Si
limitano
a
dire
:
Tante
grazie
e
buona
sera
,
o
qualche
cosa
di
simile
;
ma
molto
simile
,
perchè
i
bambini
,
nuovi
al
mondo
,
non
si
rendono
ben
conto
del
valore
delle
parole
,
non
sanno
quello
che
va
detto
,
e
quello
che
non
va
,
e
facilmente
sbagliano
.
Conosco
un
ragazzino
di
sette
anni
e
mezzo
che
,
uscendo
da
una
casa
dove
era
stato
a
pranzo
,
disse
al
padrone
di
casa
,
coll
'
aria
di
un
giudice
supremo
che
decreta
un
'
assolutoria
:
*
Votre
dîner
a
été
bon
.
Je
vous
remercie
.
*
Aveva
la
cattiva
abitudine
di
parlar
francese
anche
in
compagnia
.
Tutti
risero
di
quello
strano
complimento
,
e
lui
si
credette
il
bambino
più
spiritoso
dei
due
mondi
,
mentre
l
'
ilarità
generale
era
nata
dalla
grottesca
figura
che
faceva
erigendosi
lui
,
così
piccino
,
a
giudice
culinario
;
e
dichiarando
implicitamente
,
che
non
avrebbe
ringraziato
se
il
pranzo
non
gli
fosse
sembrato
buono
.
*
*
*
Alla
scuola
,
in
collegio
,
gli
stessi
doveri
che
si
praticano
in
casa
verso
i
genitori
si
debbono
praticare
verso
i
maestri
;
agli
stessi
obblighi
di
civiltà
a
cui
si
è
tenuti
in
società
verso
i
conoscenti
,
si
è
tenuti
verso
i
compagni
.
Nulla
è
più
scortese
che
quel
saluto
gettato
là
dall
'
uscio
della
classe
,
con
una
cadenza
da
lezione
obbligatoria
,
che
è
purtroppo
il
saluto
generale
degli
scolari
ai
maestri
:
*
Riverita
,
signora
maestra
!
E
si
va
in
fretta
a
far
quel
saluto
,
e
si
grida
tutte
in
coro
,
qualche
volta
tra
piccoli
scoppii
di
risa
soffocate
,
e
poi
,
via
correndo
,
come
se
si
dicesse
*
Là
!
anche
questa
è
fatta
.
"
J
'
étais
enfant
;
j
'
étais
petit
;
j
'
étais
cruel
;
"
Tout
homme
sur
la
terre
,
où
l
'
âme
erre
asservie
,
Peut
commencer
ainsi
le
récit
de
sa
vie
.
Così
dice
quel
grande
de
'
grandi
che
è
Victor
Hugo
.
E
dice
il
vero
.
Se
sapessero
i
ragazzi
quanto
sono
crudeli
verso
quel
maestro
dal
quale
fuggono
così
,
senza
una
parola
affettuosa
!
Quel
maestro
vive
per
loro
.
Oh
!
se
si
voltassero
indietro
a
vedere
com
'
è
triste
,
quell
'
essere
solo
in
una
scuola
deserta
!
Il
saluto
al
maestro
deve
essere
fatto
con
calma
,
accostandosi
alla
cattedra
.
Non
si
deve
però
sporgere
la
mano
,
nè
domandare
un
bacio
.
Una
scuola
si
compone
di
trenta
o
quaranta
scolari
,
spesso
di
più
;
sarebbe
indiscrezione
e
da
stupido
imporre
ad
una
persona
quaranta
strette
di
mano
o
quaranta
baci
.
Nulla
è
più
villano
che
il
mettere
in
caricatura
i
propri
maestri
,
anche
quando
non
se
ne
possono
avvedere
.
Io
aveva
questa
pessima
abitudine
.
Quando
mi
riusciva
d
'
impadronirmi
della
cuffia
e
della
tabacchiera
d
'
una
vecchia
maestra
di
disciplina
,
e
d
'
imitarne
il
portamento
ed
i
modi
,
le
mie
compagne
si
divertivano
straordinariamente
.
E
che
applausi
!
Che
ammirazioni
!
Io
credeva
di
fare
qualche
cosa
di
molto
spiritoso
,
ed
una
volta
non
seppi
resistere
al
desiderio
di
mettere
a
parte
la
mia
famiglia
di
quel
mio
talento
peregrino
,
e
dei
miei
trionfi
.
*
Ebbene
,
di
che
cosa
ridete
?
domandò
la
mamma
.
*
Ma
della
signora
maestra
.
*
E
che
cosa
ha
di
ridicolo
la
maestra
?
*
È
vecchia
.
*
E
poi
?
*
E
poi
....
non
altro
.
*
E
allora
cosa
c
'
è
da
ridere
?
Infatti
cosa
c
'
era
da
ridere
?
Ero
stata
cattiva
,
incivile
,
e
stupida
per
giunta
.
*
*
*
Un
ragazzo
che
entra
per
la
prima
volta
in
una
scuola
,
o
in
un
collegio
,
è
dolente
per
la
famiglia
lasciata
;
è
timido
in
quell
'
ambiente
nuovo
,
ed
ha
bisogno
d
'
essere
consolato
,
incoraggiato
.
Invece
per
lo
più
,
appena
esce
alla
ricreazione
,
si
vede
venir
incontro
due
o
tre
monelli
(
o
monelline
)
,
i
più
impertinenti
nella
scuola
,
che
gli
fanno
subire
un
interrogatorio
goffo
,
indiscreto
,
brutale
.
*
Come
ti
chiami
?
I
tuoi
parenti
sono
ricchi
?
Cosa
fa
il
tuo
babbo
?
L
'
abito
di
uniforme
lo
hai
già
fatto
?
È
fine
?
Il
mio
è
dei
più
belli
del
collegio
.
E
questo
era
il
tuo
abito
da
passeggio
?
Di
seta
ne
avevi
?
E
di
velluto
?
E
via
di
questo
passo
un
piccolo
inventario
della
guardaroba
sua
e
della
sua
mamma
,
poi
delle
abitudini
di
famiglia
;
se
si
va
in
campagna
,
e
se
la
campagna
è
bella
,
ed
un
mondo
di
calcoli
insulsi
e
volgari
,
a
cui
i
bambini
non
dovrebbero
nemmanco
pensare
.
E
,
quel
che
è
peggio
,
l
'
accoglienza
che
gli
si
fa
è
misurata
sul
grado
dell
'
agiatezza
della
famiglia
,
che
si
desume
dalle
risposte
del
ragazzo
.
Per
poco
che
un
ragazzo
sia
perspicace
,
sente
l
'
intenzione
dei
piccoli
inquisitori
,
e
,
se
il
suo
animo
non
è
più
che
leale
e
candido
,
s
'
induce
a
mentire
per
evitare
delle
umiliazioni
.
Ho
conosciuta
una
bambina
,
figlia
di
un
mercante
di
mobili
,
che
si
fece
passare
,
durante
i
tre
anni
di
collegio
,
per
figlia
di
un
possidente
.
Otto
anni
dopo
la
rividi
;
eravamo
due
giovinette
.
Sua
madre
pregò
il
mio
babbo
di
lasciarmi
andare
a
passar
alcuni
giorni
a
Vercelli
con
sua
figlia
.
La
poveretta
si
fece
di
brace
e
non
appoggiò
l
'
invito
.
Mio
padre
non
accettò
.
Pochi
giorni
dopo
mi
scrisse
confessandomi
d
'
aver
mentito
la
sua
condizione
in
collegio
,
perchè
s
'
era
accorta
che
esser
figlia
di
gente
che
aveva
bottega
era
la
cosa
più
vergognosa
che
si
potesse
immaginare
nella
nostra
stupida
aristocrazia
da
collegiali
.
Dopo
otto
anni
duravano
ancora
le
funeste
conseguenze
di
una
volgare
abitudine
da
scolarette
.
Un
altro
fatto
anche
più
disgraziato
.
Il
mio
nonno
molte
volte
,
mentre
era
fuori
con
me
,
mi
aveva
fatta
entrare
in
un
botteghino
,
dove
si
provvedeva
di
carta
,
inchiostro
e
tutto
quanto
gli
occorreva
per
lo
studio
.
In
quel
botteghino
,
oltre
la
donnetta
che
serviva
al
banco
,
vedevo
spesso
una
ragazza
lunga
,
allampanata
,
timida
,
che
non
osava
guardarmi
,
e
si
faceva
di
brace
se
la
guardavo
io
.
Quando
fui
in
collegio
,
un
bel
giorno
vidi
entrare
in
classe
un
'
esterna
,
che
riconobbi
subito
per
la
figliola
del
botteghino
,
sebbene
lei
,
tutta
vergognosa
,
fingesse
di
non
conoscermi
.
Allora
,
sempre
dietro
quella
falsa
idea
che
i
bottegai
fossero
bassa
gente
,
e
l
'
avere
bottega
fosse
cosa
umiliante
,
da
vergognarsene
,
mi
venne
l
'
ispirazione
generosa
di
avvertire
tutte
le
esterne
che
la
mamma
di
quella
ragazza
aveva
un
botteghino
da
cartolaio
nella
contrada
del
collegio
;
e
che
si
guardassero
bene
dall
'
andare
là
a
provvedere
i
quaderni
,
ed
i
fogli
da
compiti
,
e
le
penne
.
Avrebbero
potuto
incontrarvi
la
ragazza
,
che
ne
sarebbe
stata
mortificata
...
Era
tanto
timida
...
bisognava
risparmiarle
un
'
umiliazione
.
Le
mie
compagne
,
grulle
quanto
me
,
seguirono
il
generoso
consiglio
.
Ed
io
era
soddisfatta
di
me
,
ed
un
po
'
gloriosa
dell
'
opera
mia
.
Nel
segreto
del
mio
cuore
mi
aspettavo
se
non
un
ringraziamento
,
da
quella
ragazza
,
troppo
timida
per
essere
espansiva
,
uno
sguardo
di
riconoscenza
,
una
stretta
di
mano
,
un
cenno
qualunque
che
mi
provasse
che
non
era
ingrata
.
Invece
mi
parve
che
diventasse
ancora
più
selvatica
,
e
che
,
quando
per
caso
incontravo
i
suoi
occhi
,
mi
guardassero
con
un
'
espressione
di
malevolenza
.
Ne
concepii
una
triste
idea
del
suo
carattere
,
che
non
sentiva
gratitudine
per
la
squisita
delicatezza
del
mio
tratto
,
e
tra
me
e
le
compagne
se
ne
parlava
con
indignazione
.
Ve
ne
furono
alcune
che
dissero
:
*
«
Meriterebbe
che
s
'
andasse
tutte
quante
a
comperare
quaderni
e
ogni
cosa
nel
suo
botteghino
,
per
mortificarla
!
»
Ma
io
,
clemente
,
le
pregai
di
non
farle
subire
un
castigo
così
severo
.
Una
mattina
quella
selvaggia
entrò
in
iscuola
più
rossa
e
timida
del
solito
,
e
passò
alla
cattedra
a
consegnare
una
lettera
alla
maestra
;
poi
,
nel
rasentare
i
nostri
banchi
da
convittrici
per
andare
al
suo
fra
le
esterne
,
che
era
più
indietro
,
mi
volse
un
'
occhiata
addirittura
di
sfida
.
Io
pensava
che
a
questo
mondo
«
si
è
più
sovente
puniti
di
una
buona
azione
che
d
'
una
cattiva
»
;
pensavo
che
a
«
far
bene
si
trova
male
»
ed
altre
riflessioni
sull
'
ingratitudine
umana
,
quando
la
maestra
,
dopo
aver
letta
la
lettera
,
domandò
alle
esterne
se
era
vero
che
avevano
tutte
cessato
di
provvedersi
di
quaderni
alla
bottega
Tale
dei
tali
.
Si
udirono
vari
sì
male
articolati
,
timidi
,
soffocati
,
poi
una
,
la
più
ardita
,
si
alzò
e
rispose
francamente
.
*
Sissignora
.
*
Perchè
?
*
Ma
...
perchè
ora
che
viene
a
scuola
con
noi
la
figlia
della
...
cartolaia
,
non
volevamo
mortificare
una
nostra
compagna
andando
a
comperare
...
non
si
sarebbe
potuto
fingere
di
ignorare
che
la
sua
mamma
ha
una
bottega
....
Io
trovai
quell
'
esterna
indelicata
d
'
aver
detto
tutto
questo
alla
presenza
della
poveretta
,
ma
arrossii
di
modesto
orgoglio
al
pensiero
che
quella
gentilezza
l
'
avevo
immaginata
io
,
e
m
'
aspettavo
un
po
'
confusa
che
la
maestra
cercasse
l
'
origine
della
cosa
,
e
mi
lodasse
pubblicamente
....
Invece
ella
diede
sulla
voce
all
'
esterna
.
*
Ma
che
bisogno
c
'
è
di
ignorare
che
la
sua
mamma
ha
una
bottega
?
Perchè
volete
che
se
ne
debba
mortificare
?
Ne
avete
più
di
grullerie
da
mettervi
in
testa
?
Quella
buona
signora
ha
cercato
apposta
un
negozio
nella
contrada
,
per
aver
la
pratica
della
scuola
,
e
mi
scrive
lagnandosi
di
averla
perduta
,
e
domandandone
il
perchè
.
Sapete
che
la
vostra
stramberia
la
mette
in
tali
imbarazzi
da
farle
quasi
chiudere
il
negozio
?
È
una
crudeltà
quella
che
avete
fatto
,
oltre
ad
essere
una
sciocchezza
.
Il
commercio
,
sia
grande
che
piccolo
,
non
ha
mai
fatto
torto
a
nessuno
....
E
faccio
grazie
del
resto
della
predica
,
che
è
facile
immaginarsi
.
*
*
*
Ai
balli
da
bambini
,
i
piccoli
padroni
di
casa
debbono
sacrificarsi
un
pochino
,
ballando
a
preferenza
con
quelli
che
,
o
per
essere
troppo
piccini
o
troppo
timidi
,
rimangono
trascurati
.
Alle
volte
vi
sono
bimbi
che
non
sanno
ancora
ballare
,
ma
al
vedere
quel
movimento
insolito
,
all
'
udire
la
musica
,
sono
invasi
da
una
grande
smania
di
prender
parte
all
'
agitazione
generale
.
I
parenti
li
trattengono
perchè
non
vadano
ad
impacciare
le
figure
danzanti
;
e
loro
,
se
sono
docili
,
obbediscono
a
malincuore
;
se
sono
indisciplinati
fanno
dei
capricci
;
ad
ogni
modo
,
invece
di
divertirsi
si
trovano
contrariati
ed
infelici
.
Un
po
'
di
abnegazione
da
parte
dei
piccoli
padroni
di
casa
,
che
tratto
tratto
li
vadano
a
prendere
,
e
,
tenendoli
per
le
manine
li
facciano
saltare
in
giro
,
dando
loro
l
'
illusione
di
ballare
come
gli
altri
,
basterebbe
ad
evitare
ogni
guaio
.
E
la
gioia
di
vedere
quelle
piccole
creaturine
col
visetto
infiammato
,
la
bocchina
aperta
in
un
riso
tripudiante
,
e
gli
occhietti
scintillanti
di
piacere
,
darà
a
quei
buoni
figlioli
un
largo
compenso
pel
piccolo
sacrificio
che
fanno
.
È
così
bello
il
sentire
che
abbiamo
in
noi
la
facoltà
di
rendere
qualcheduno
felice
!
Ed
è
così
triste
veder
piangere
quei
cari
piccolini
che
non
sanno
ancora
nulla
della
vita
!
Quest
'
inverno
andai
più
volte
ad
un
ballo
settimanale
pei
bambini
,
dove
c
'
era
sempre
una
povera
fanciulletta
inferma
.
Aveva
sette
anni
e
stava
ancora
in
braccio
alla
bambinaia
;
non
poteva
nè
camminare
nè
moversi
,
e
parlava
con
fatica
.
Ed
era
una
cosa
commovente
e
cara
vedere
alcune
giovinette
che
appena
avevano
cessato
di
ballare
,
non
dimenticavano
mai
d
'
andare
un
momento
a
farla
discorrere
,
a
portarle
un
confetto
,
un
fiore
.
Al
buffet
era
una
nobile
gara
a
chi
prenderebbe
prima
il
gelato
da
offrire
alla
piccola
inferma
;
e
bisognava
vedere
con
che
buon
garbo
glielo
facevano
pigliare
,
*
perchè
non
poteva
fare
da
sè
*
e
come
le
parlavano
di
cose
serene
senza
mai
alludere
alla
sua
disgrazia
.
Debbono
avere
un
bel
cuore
ed
una
buona
mamma
le
bambine
che
sanno
,
nella
foga
d
'
un
divertimento
,
comportarsi
a
questo
modo
.
Udii
una
bellissima
e
giovane
mamma
,
che
esortava
la
sua
bambina
ad
imitarle
.
*
Se
ci
vai
,
le
diceva
,
se
ti
fai
forza
per
vincere
la
tua
timidezza
*
perchè
non
ti
farei
il
torto
di
credere
che
sia
ripugnanza
o
mala
voglia
,
*
più
tardi
ti
troverai
contenta
di
pensare
che
quella
povera
bimba
malata
si
ricorderà
di
te
,
e
ti
vorrà
bene
,
perchè
sarai
stata
cortese
con
lei
e
l
'
avrai
aiutata
con
qualche
buona
parola
a
dimenticare
che
non
può
muoversi
e
divertirsi
come
le
altre
.
La
bambina
esitava
sempre
;
crollava
le
spalline
,
faceva
delle
smorfiette
un
pochino
sprezzanti
,
un
pochino
altere
.
Ah
!
lei
non
sapeva
,
poverina
,
cosa
fossero
malattia
,
privazioni
,
sofferenza
.
Chissà
forse
che
nel
suo
piccolo
cervello
inconsapevole
sentisse
una
certa
vanità
del
proprio
benessere
,
della
propria
bellezza
,
e
credesse
di
umiliarsi
accostandosi
a
quella
bimba
disgraziata
e
sdegnasse
di
farlo
.
Allora
la
bella
e
buona
mammina
fece
il
viso
serio
e
disse
:
*
Io
t
'
ho
dato
un
consiglio
,
t
'
ho
detto
quello
che
sarebbe
tuo
dovere
.
Pensaci
e
fa
come
il
cuore
ti
dice
.
Non
voglio
farti
far
nulla
per
forza
.
Ma
mentre
parlava
era
triste
,
e
poco
dopo
,
non
trovandola
più
accanto
a
me
,
guardai
in
giro
e
la
vidi
inginocchiata
presso
la
bimba
malata
che
la
faceva
discorrere
e
la
divertiva
.
Le
mamme
buone
fanno
come
Gesù
Cristo
;
predicano
colla
parola
e
coll
'
esempio
,
ed
i
bambini
,
fortunati
loro
!
non
hanno
che
imitarle
.
*
*
*
Una
delle
cose
che
incontra
più
resistenza
presso
i
fanciulli
è
l
'
adempimento
dei
doveri
religiosi
.
Non
è
il
caso
di
discorrere
qui
del
grado
di
devozione
che
possono
avere
,
e
tanto
meno
di
discutere
sulla
maggiore
o
minore
utilità
delle
pratiche
religiose
in
rapporto
alla
loro
età
,
ecc
.
Le
modeste
frivole
convenienze
sociali
,
che
formano
il
tema
di
questo
modesto
e
frivolo
libriccino
,
s
'
insuperbirebbero
troppo
di
vedersi
un
momento
innalzare
al
grado
d
'
una
questione
religiosa
;
e
le
famiglie
mi
direbbero
,
con
ragione
,
che
sono
uscita
dalla
linea
di
demarcazione
che
mi
ha
tracciata
il
titolo
del
mio
lavoro
.
Del
resto
,
parlo
ora
ai
fanciulli
;
e
,
per
loro
,
il
sistema
adottato
dalla
loro
famiglia
per
educarli
è
sempre
il
migliore
.
Se
la
mamma
,
il
babbo
,
o
chi
per
loro
,
crede
bene
di
condurli
in
chiesa
,
qualunque
sia
la
disposizione
del
loro
spirito
,
debbono
starci
con
un
contegno
rispettoso
e
tranquillo
.
Non
borbottino
all
'
orecchio
di
chi
li
accompagna
,
non
urtino
col
gomito
i
fratellini
o
gli
amici
,
non
sussurrino
fra
loro
,
non
ridano
,
non
si
voltino
a
guardare
qua
e
là
:
e
quando
si
cantano
salmi
o
litanie
non
strillino
come
matti
per
il
piacere
di
cantare
,
se
sanno
d
'
aver
la
voce
stonata
,
come
è
frequente
nei
bambini
,
che
metterebbe
la
confusione
nel
coro
.
E
qui
debbo
far
punto
.
Sento
dire
che
il
mio
lavoro
non
è
destinato
specialmente
ai
bambini
.
Tutt
'
alpiù
,
è
permesso
loro
di
occupare
le
poche
pagine
che
ho
scritte
fin
,
qui
nel
libro
scritto
per
le
loro
sorelle
,
le
loro
mamme
,
ed
anche
un
poco
pei
loro
babbi
.
Che
farei
,
miei
piccoli
amici
?
Per
ora
dobbiamo
lasciarci
.
Ma
lo
faccio
con
rincrescimento
.
È
vero
,
le
loro
mamme
li
guideranno
assai
meglio
di
me
.
Ma
ciò
non
toglie
che
avrei
voluto
farlo
un
po
'
più
lungamente
anch
'
io
.
Non
ne
ho
forse
il
diritto
,
io
la
bisnonna
centenaria
di
parecchie
generazioni
?
Forse
un
giorno
riprenderò
questo
lavoro
,
lo
amplierò
,
lo
completerò
,
e
ne
farò
un
volume
a
parte
,
dedicato
unicamente
all
'
infanzia
,
ai
volti
rosei
,
alle
testine
bionde
,
che
Dio
le
benedica
!
Intanto
,
quando
,
parlando
alle
mamme
,
avrò
ancora
,
per
inciso
a
parlar
di
loro
,
saranno
le
ore
meno
faticose
,
le
più
care
di
questo
lavoro
,
arduo
per
me
,
e
forse
seccante
per
chi
lo
legga
.
Purchè
non
riesca
inutile
affatto
,
sarà
già
qualche
cosa
.
PARTE
SECONDA
LUCI
ED
OMBRE
CAPITOLO
I
.
La
signorina
.
In
casa
*
Visite
*
Pranzi
*
Balli
*
Ospiti
in
casa
altrui
*
Ai
bagni
ed
in
villa
*
Corrispondenza
.
Quando
penso
che
questo
capitolo
,
dedicato
alle
giovinette
che
sono
tutte
freschezza
,
tutte
azzurro
,
tutte
luce
,
debbo
cominciarlo
brontolando
,
m
'
indispettisco
contro
me
stessa
.
Sono
dunque
tanto
decrepita
,
da
non
saper
più
sorridere
ai
vent
'
anni
sereni
e
biondi
?
Ebbene
no
.
Non
voglio
brontolare
.
C
'
è
sempre
modo
di
dire
con
garbo
anche
le
cose
più
dispiacevoli
.
È
una
scoperta
che
hanno
fatto
i
farmacisti
quando
hanno
inventato
di
inargentare
le
pillole
.
Io
non
posso
inargentare
la
mia
vecchia
persona
.
Ma
mi
riparerò
all
'
ombra
d
'
un
poeta
moderno
e
simpatico
.
Traverso
l
'
azzurro
della
sua
leggenda
,
apparirà
meno
uggiosa
la
tinta
grigia
de
'
miei
consigli
.
*
Sono
state
al
teatro
a
sentire
la
Partita
a
scacchi
,
signorine
?
*
Il
babbo
dice
che
le
signorine
non
debbono
andare
alla
commedia
.
*
È
vero
.
Allora
l
'
avranno
letta
?
Neppure
?
Ebbene
,
in
quella
Partita
a
scacchi
c
'
è
una
fanciulla
giovane
come
loro
,
bella
come
loro
,
bionda
come
le
visioni
dei
poeti
,
placida
come
l
'
innocenza
,
serena
come
un
lembo
di
cielo
.
Si
chiama
Jolanda
.
È
una
figlia
unica
,
ricca
come
una
miniera
,
nobile
come
una
regina
.
Ed
elegante
poi
!
N
'
hanno
voglia
loro
,
mie
giovani
lettrici
,
di
studiare
abbigliature
e
di
mutarle
?
Jolanda
non
avrebbe
che
a
comparire
,
per
ecclissarle
tutte
.
Portava
in
casa
un
abito
lungo
a
strascico
,
di
raso
azzurro
,
guarnito
d
'
ermellino
,
rialzato
da
un
lato
sopra
una
gonna
di
velluto
;
ed
aveva
le
treccie
cadenti
;
due
lunghe
treccie
bionde
,
morbide
,
lucenti
....
Oh
le
belle
treccie
di
Jolanda
!
Non
c
'
era
partito
così
splendido
,
che
fosse
superiore
a
quella
ricchezza
di
treccie
.
E
Jolanda
viveva
solitaria
col
suo
babbo
in
un
vecchio
castello
,
dove
i
giorni
erano
tutti
uguali
,
dove
non
c
'
era
mai
ricevimento
,
punto
feste
,
punto
teatri
,
e
se
capitava
una
visita
,
era
un
avvenimento
.
Loro
pensano
di
certo
:
*
Come
doveva
annoiarsi
,
poverina
!
Ebbene
no
,
signorine
mie
.
E
qui
sta
tutto
il
merito
di
Jolanda
.
Sapeva
amare
la
sua
casa
,
sapeva
starci
.
È
appunto
l
'
argomento
su
cui
ero
disposta
a
brontolare
in
principio
di
questo
capitolo
.
Via
.
Una
mano
alla
coscienza
,
belle
fanciulle
.
Nella
situazione
di
Jolanda
,
in
un
completo
isolamento
dove
,
se
un
poeta
non
gliel
'
avesse
condotto
,
non
sarebbe
capitato
forse
mai
un
giovine
per
apprezzare
la
sua
bellezza
,
come
sarebbero
state
tristi
loro
!
Come
avrebbero
deplorata
la
loro
miseria
,
e
pensato
giorno
e
notte
al
pericolo
tremendo
di
rimaner
zitellone
!
Ed
il
povero
babbo
,
invece
d
'
una
compagna
gioconda
e
serena
,
si
sarebbe
visto
accanto
un
viso
allungato
,
una
fronte
accigliata
;
ed
in
ogni
atto
della
sua
figliola
avrebbe
indovinata
la
noia
della
sua
casa
,
della
sua
compagnia
,
ed
il
desiderio
crudele
d
'
essere
altrove
.
Eppure
Jolanda
non
era
insensibile
nè
senza
aspirazioni
.
Lei
stessa
diceva
una
sera
al
suo
babbo
:
"
Anch
'
io
,
Quando
mi
trovo
sola
meco
stessa
e
con
Dio
,
Sogno
talora
i
gaudi
dell
'
amore
,
e
mi
sento
Addormentarmi
l
'
anima
tutta
in
un
rapimento
.
"
A
quei
tempi
le
signorine
educate
parlavano
in
versi
.
Ora
però
si
può
anche
farne
a
meno
.
E
fingo
che
il
mio
fato
conduca
un
forte
e
bello
A
superar
la
fossa
del
mio
patrio
castello
.
Lo
ascolto
in
tuon
sommesso
mormorarmi
parole
Più
ardenti
e
più
feconde
che
la
luce
del
sole
,
E
lo
sguardo
negli
occhi
che
divampano
fuoco
E
mi
cullo
in
visioni
celesti
...
e
a
poco
a
poco
Mi
risveglio
...
e
le
sale
del
mio
patrio
castello
Non
suonan
mai
dei
passi
di
questo
forte
e
bello
.
Ebbene
,
cosa
importa
?
Il
forte
e
bello
non
compariva
,
e
Jolanda
era
sempre
lieta
ugualmente
come
un
raggio
di
sole
.
Non
parlava
mai
di
quando
sarebbe
maritata
;
il
babbo
le
diceva
:
*
Bada
,
Jolanda
,
non
si
vive
isolati
.
Se
non
accetti
qualche
partito
fra
quelli
che
ti
sono
offerti
,
corri
il
rischio
di
rimanere
zitellona
.
Provvedi
al
tuo
avvenire
.
Jolanda
rispondeva
celiando
:
"
Sì
,
fonderò
un
convento
per
farmene
badessa
.
"
E
discorreva
del
tempo
,
dei
boscaioli
,
delle
vecchie
piante
che
finiscono
nel
focolare
,
e
s
'
interessava
ai
racconti
del
babbo
,
che
le
ripeteva
le
sue
gesta
giovanili
o
le
narrava
una
certa
fiaba
di
Aroldo
e
il
suo
corsiero
;
in
fine
stava
là
in
quelle
antiche
stanze
solitarie
come
un
augello
nel
suo
nido
,
il
quale
vi
si
trova
bene
,
e
vi
si
adagia
come
se
dovesse
rimanervi
tutta
l
'
eternità
,
salvo
a
volarne
via
l
'
indomani
s
'
intende
.
Loro
invece
,
signorine
...
scusino
,
bisogna
pur
venirci
a
questa
conclusione
;
*
le
favole
sarebbero
pur
belle
se
non
avessero
la
morale
in
fondo
,
ma
,
poichè
ce
l
'
hanno
inventata
,
lascino
che
io
la
metta
come
si
faceva
ai
miei
tempi
,
*
loro
dunque
,
non
s
'
adagiano
punto
nella
loro
casa
,
nè
come
l
'
augello
nel
nido
,
nè
come
nessun
'
altra
immagine
di
cosa
adagiata
.
Ci
stanno
,
salvo
il
rispetto
,
come
il
diavolo
in
una
ampolla
.
Sono
irrequiete
,
impensierite
.
La
loro
mente
non
è
lì
.
Ogni
giorno
si
meravigliano
,
si
impazientano
di
esserci
ancora
,
come
se
la
casa
paterna
fosse
un
albergo
,
o
un
ponte
gettato
tra
il
collegio
e
la
casa
coniugale
,
e
da
traversarsi
in
fretta
,
per
paura
che
si
rompa
sotto
i
piedi
.
Non
saranno
tutte
così
;
ne
convengo
,
almeno
lo
spero
.
Ma
conobbi
molte
,
moltissime
fanciulle
;
ed
,
eccettuate
ben
poche
,
tutte
dimostravano
una
tale
impazienza
di
maritarsi
,
da
dar
ragione
al
signor
Achille
Torelli
,
nel
ritratto
poco
lusinghiero
che
ha
fatto
della
Fanciulla
.
Sovente
ho
udito
una
giovinetta
dire
:
*
Quando
sarò
a
casa
mia
,
farò
questo
o
quell
'
altro
;
ed
intendeva
:
quando
sarò
maritata
.
Che
impressione
doveva
fare
al
babbo
,
alla
mamma
,
l
'
udire
che
la
loro
figliola
non
si
sentiva
a
casa
sua
,
in
mezzo
a
loro
e
nella
loro
casa
!
Se
si
tratta
d
'
andare
in
campagna
,
dove
non
c
'
è
altra
compagnia
che
le
persone
di
casa
,
si
mostrano
disgustate
e
non
mancano
di
parlare
di
quella
loro
miseria
,
come
vestali
che
stiano
per
essere
sepolte
vive
.
Ma
i
loro
genitori
cosa
sono
?
Per
riguardo
a
loro
,
e
per
il
rispetto
a
quel
dolore
che
dovranno
provare
,
staccandosi
dalla
loro
figliola
per
darla
ad
uno
sposo
,
una
signorina
educata
non
dovrà
mai
dimostrare
che
desidera
appunto
di
dar
loro
quel
dolore
,
e
che
non
ci
prende
parte
.
Lo
sposo
stesso
,
che
un
giorno
la
piglierà
,
è
già
implicitamente
offeso
da
quella
smania
di
maritarsi
,
che
gli
dice
anticipatamente
:
*
Badi
,
ch
'
io
lo
sposo
perchè
non
vedo
l
'
ora
di
diventare
una
signora
,
e
non
per
lei
.
Se
un
altro
fosse
capitato
prima
,
avrei
preso
quello
.
Senza
contare
poi
il
ridicolo
che
matura
sul
capo
di
quelle
che
,
poverette
,
non
trovano
marito
.
Si
sente
ogni
giorno
dire
dall
'
una
o
dall
'
altra
:
*
La
signorina
tale
ha
già
trentacinque
anni
.
E
non
ha
ancora
marito
!
*
Poveretta
,
dopo
averlo
desiderato
tanto
*
Si
ricorda
lei
?
Diceva
sempre
:
Quando
sarò
maritata
....
*
Ed
il
corredo
che
preparava
?
*
E
quando
si
ricamava
quella
bella
pezzuola
,
quante
volte
ha
detto
:
"
Per
ora
non
lo
porto
;
servirà
per
quando
sarò
,
maritata
.
"
*
Ora
può
servirsene
per
asciugar
le
lagrime
ogni
volta
che
si
marita
qualcun
'
altra
.
Una
signorina
non
dovrebbe
mai
dire
:
"
quando
sarò
maritata
"
se
non
dopo
essere
fidanzata
.
Allora
è
un
fatto
che
si
prepara
;
non
è
più
una
supposizione
nè
una
speranza
,
e
potrà
parlarne
liberamente
.
Prima
no
.
E
se
taluno
le
dicesse
quella
parola
,
dovrebbe
rispondere
:
*
Io
non
so
se
mi
mariterò
.
Non
ci
penso
.
Sto
tanto
bene
in
casa
mia
....
E
debbono
procurare
di
starci
bene
davvero
,
e
di
buon
umore
come
si
conviene
alla
loro
età
.
Credano
a
me
,
il
mostrarsi
desiderose
di
marito
,
annoiate
della
propria
casa
e
della
propria
famiglia
,
ha
fatto
invecchiar
nubili
tante
belle
ragazze
.
E
la
giocondità
,
la
pace
,
l
'
amore
del
nido
paterno
,
non
ha
mai
impedito
ad
un
augello
di
scioglierne
il
volo
,
nè
ad
una
bella
Jolanda
di
udirsi
dire
da
un
paggio
innamorato
,
davanti
a
testimoni
però
:
"
Ti
guardavo
negli
occhi
,
che
sono
tanto
belli
.
"
*
*
*
Qualche
volta
i
babbi
,
i
nonni
sono
molto
vecchi
;
e
,
si
sa
,
i
vecchi
sono
spesso
noiosi
.
Ho
io
bisogno
di
dir
loro
,
signorine
mie
,
che
sarebbe
oltremodo
scortese
il
lasciar
trasparire
,
da
un
atto
,
dalla
fisonomia
,
da
un
momento
di
distrazione
,
il
tedio
che
ispirano
?
L
'
ho
detto
ai
bambini
,
perchè
,
poverini
,
non
sanno
ancora
cosa
sia
mondo
.
Ma
loro
,
signorine
,
ad
educazione
finita
,
non
possono
aver
bisogno
di
questi
insegnamenti
.
So
bene
che
non
si
dimeneranno
sulla
sedia
,
nè
si
divertiranno
a
sciupare
i
nastri
e
le
frangie
dei
vestiti
per
trastullarsi
,
mentre
gli
altri
parlano
di
cose
che
non
le
interessano
;
però
talora
,
me
lo
lascino
dire
,
si
permettono
il
ripiego
che
ho
suggerito
ai
bambini
:
si
distraggono
.
L
'
ho
suggerito
ai
bambini
,
non
per
evitare
i
discorsi
noiosi
che
vengono
fatti
direttamente
a
loro
;
ma
pel
caso
in
cui
altri
parlasse
,
loro
presenti
,
di
cose
che
non
li
riguardano
e
che
non
capiscono
.
Invece
accade
spesso
che
un
vecchio
parente
fa
un
lungo
racconto
ad
una
figlia
,
ad
una
nipote
;
il
racconto
della
sua
giornata
,
o
di
qualche
suo
malanno
.
Ed
intanto
la
signorina
pensa
a
quel
forte
e
bello
di
là
da
venire
,
al
quale
Jolanda
pensava
soltanto
quand
'
era
sola
con
sè
stessa
e
con
Dio
;
ed
il
narratore
domanda
:
*
Che
te
ne
pare
?
Come
ti
regoleresti
tu
?
*
Lo
sposerei
...
Ah
!
scusi
;
sa
,
zio
?
ero
distratta
.
Per
una
signorina
gentile
,
una
simile
confessione
scortese
ad
un
vecchio
dev
'
essere
talmente
umiliante
e
penosa
,
da
farle
ascoltare
con
attenzione
inalterata
tutte
le
lamentazioni
di
Geremia
,
lasciando
al
piagnoloso
profeta
l
'
illusione
di
essere
il
più
ameno
narratore
del
mondo
.
Questa
indifferenza
delle
fanciulle
,
questa
noncuranza
per
tutto
quanto
non
riguarda
il
loro
avvenire
,
si
rivela
in
tutte
le
occasioni
.
Le
grandi
feste
di
famiglia
,
quando
si
raduna
tutta
la
parentela
a
pranzo
,
i
ricordi
che
vi
si
evocano
,
lo
scambio
dei
doni
,
le
occupazioni
del
babbo
,
i
suoi
studi
,
tutto
questo
le
lascia
fredde
.
Ho
vedute
delle
fanciulle
passare
delle
ore
in
famiglia
senza
parlare
,
con
un
fare
svogliato
,
ed
animarsi
soltanto
all
'
entrare
di
un
giovine
visitatore
.
Ne
ho
vedute
altre
ricevere
senza
nessuna
dimostrazione
di
gioia
i
doni
dei
parenti
a
Natale
o
a
capo
d
'
anno
,
senza
neppure
scartocciarli
,
riservandosi
a
guardarli
più
tardi
.
Tutto
questo
è
penoso
a
vedersi
.
Sono
i
servitori
a
cui
si
dà
la
mancia
,
che
non
debbono
osservarla
subito
per
non
aver
l
'
aria
di
contare
i
quattrini
;
ma
un
dono
bisogna
vederlo
ed
ammirarlo
molto
,
e
dichiararlo
magnifico
,
fosse
pure
miserabile
e
di
cattivo
gusto
:
e
ringraziare
con
espansione
.
Ai
vecchi
amici
di
casa
,
ai
vecchi
parenti
ed
a
tutte
le
signorine
della
parentela
o
dell
'
intimità
,
le
giovinette
dovranno
fare
auguri
o
doni
all
'
occasione
dell
'
onomastico
o
del
natalizio
.
Ammetto
che
è
difficile
trovare
ogni
anno
,
e
tante
volte
qualche
cosa
di
nuovo
da
dire
nelle
identiche
circostanze
.
Ma
il
farlo
con
aria
infastidita
non
facilita
la
cosa
.
Il
borbottare
,
il
lagnarsi
di
quel
compito
forzato
,
è
quanto
dire
a
chi
sente
:
*
Vedete
?
Quando
verrà
la
vostra
festa
mi
costerà
tanta
noia
così
il
farvi
gli
auguri
...
E
la
causa
è
sempre
la
stessa
.
È
il
pensiero
costante
dell
'
avvenire
,
di
un
affetto
più
grande
e
più
forte
,
che
impedisce
a
quei
giovani
cuori
di
sentire
l
'
amicizia
,
l
'
amicizia
calma
e
serena
,
che
dura
anche
dopo
l
'
amore
svanito
,
e
ce
ne
consola
.
Se
un
precedente
stabilito
non
ci
fa
sapere
che
un
amico
festeggia
un
natalizio
,
sarà
bene
fargli
gli
auguri
per
l
'
onomastico
,
perchè
questo
non
calcola
l
'
età
come
il
compleanno
indiscreto
,
il
quale
pare
studiato
apposta
per
non
lasciarci
dimenticare
le
tristi
verità
:
che
il
tempo
passa
,
che
s
'
invecchia
,
che
la
morte
s
'
avanza
.
*
*
*
A
'
miei
tempi
,
*
tempi
delle
vecchie
mamme
,
delle
nonne
,
delle
bisnonne
,
*
le
donne
non
ricevevano
l
'
istruzione
che
si
dà
ora
alle
fanciulle
.
Allora
era
generale
l
'
opinione
dell
'
Arnolphe
di
Molière
circa
le
donne
:
"
C
'
est
assez
pour
elle
,
à
vous
en
bien
parler
,
De
savoir
prier
Dieu
,
m
'
aimer
,
coudre
et
filer
.
Ora
le
giovinette
escono
dalle
scuole
dotte
come
tanti
piccoli
professori
.
Guardano
il
mondo
dall
'
alto
della
loro
dottrina
geografica
,
senza
mai
scambiare
un
punto
per
un
altro
.
Sanno
perchè
il
Vesuvio
erutta
vampe
e
lava
,
e
perchè
la
luna
splende
d
'
una
luce
scialba
;
ed
il
sole
abbaglia
coi
suoi
raggi
;
e
dove
scalda
più
e
dove
meno
;
ed
un
mondo
di
cose
alle
quali
,
ai
miei
tempi
,
non
si
pensava
nemmanco
.
E
non
hanno
paura
a
parlar
di
storia
,
nè
di
letteratura
,
e
neppur
d
'
algebra
.
E
se
non
parlano
di
politica
,
è
perchè
sanno
che
è
cosa
uggiosa
;
l
'
hanno
imparato
studiando
gli
uomini
.
E
,
per
un
vezzo
grazioso
,
tutto
femminile
,
dicono
ad
ogni
tratto
:
*
Voi
altri
che
sapete
di
politica
....
Oh
,
io
di
politica
non
ne
capisco
nulla
!
...
C
'
è
ancora
il
sultano
di
Turchia
?
...
Ed
a
San
Marino
hanno
sempre
la
Repubblica
?
Ma
chi
ci
crede
?
Se
volessero
,
con
quelle
piccole
menti
intelligenti
ed
erudite
,
terrebbero
testa
agli
uomini
anche
in
politica
.
Fanno
bene
a
non
tentarlo
,
del
resto
.
Ma
dov
'
eravamo
?
Ah
sì
!
All
'
uscir
della
scuola
.
Le
signorine
con
quel
po
'
di
coltura
,
non
hanno
difficoltà
a
trovare
i
lati
deboli
dell
'
istruzione
delle
mamme
.
Quanta
delicatezza
ci
vuole
per
non
mostrare
di
trovarli
,
e
per
fare
che
lei
stessa
,
la
buona
mamma
,
non
si
avveda
della
superiorità
intellettuale
della
figliola
!
Ho
conosciuto
una
signora
allevata
in
provincia
,
maritata
a
sedici
anni
,
e
subito
divenuta
madre
di
bambini
che
aveva
allattati
tutti
lei
stessa
,
dal
primo
all
'
ottavo
.
Prima
di
maritarsi
aveva
fatte
due
classi
elementari
,
e
poi
non
ci
aveva
pensato
più
.
Poco
aveva
trovato
tempo
di
leggere
con
quel
po
'
di
maternità
.
Per
cui
di
rado
imbroccava
,
quando
voleva
fare
un
discorso
,
altrimenti
che
nel
dialetto
lombardo
al
quale
era
avvezza
.
Un
giorno
,
dopo
aver
letto
non
so
che
cronaca
di
giornale
,
disse
:
*
Si
fabbrica
una
casa
sul
Corso
che
ha
da
essere
una
meraviglia
.
L
'
articolo
che
ne
parlava
cominciava
:
È
delizia
.
E
di
questi
granchi
ne
pescava
sovente
!
Quella
sera
sua
figlia
,
uscita
allora
allora
di
collegio
,
esclamò
ridendo
:
*
Chi
sa
perchè
le
mamme
,
quando
non
parlano
di
cose
casalinghe
,
dicono
sempre
spropositi
?
Credeva
di
essere
una
fanciulla
di
spirito
.
Non
abbiano
mai
dello
spirito
a
questo
prezzo
,
mie
gentili
lettrici
:
la
mamma
diceva
spropositi
,
ma
le
figlie
fanno
uno
sproposito
ben
più
grave
mancando
di
rispetto
alla
madre
ed
umiliandola
.
Se
la
mamma
non
sa
parlare
perfettamente
in
buona
lingua
,
la
figlia
deve
sempre
parlare
il
dialetto
quand
'
è
presente
lei
,
per
evitare
che
sia
messa
nella
necessità
di
prendere
qualche
cantonata
.
E
,
se
ci
casca
,
la
figlia
deve
mutar
discorso
,
affinchè
la
sua
serietà
ed
il
suo
rispetto
,
impediscano
di
ridere
ed
impongano
il
rispetto
anche
agli
altri
.
Ma
per
fortuna
le
signore
tanto
ignoranti
si
fanno
sempre
più
rare
.
Le
signore
anche
attempate
,
in
generale
,
parlano
bene
,
e
suppliscono
col
buon
senso
naturale
,
a
quella
mancanza
di
coltura
che
è
una
conseguenza
del
tempo
in
cui
furono
educate
.
Basterà
che
la
figliola
eviti
di
mettere
il
discorso
su
argomenti
astrusi
,
li
tronchi
se
altri
li
ha
intavolati
,
o
non
vi
prenda
parte
;
e
la
mamma
non
sarà
costretta
ad
astenersi
da
una
conversazione
alla
quale
prende
parte
sua
figlia
o
a
fare
cattiva
figura
.
E
badino
che
,
quando
dico
conversazione
,
non
intendo
soltanto
le
conversazioni
con
estranei
:
ma
anche
quelle
del
focolare
,
dove
importa
più
che
mai
di
mantenere
il
prestigio
della
mamma
presso
i
fratellini
,
e
di
frenare
i
figli
giovinotti
sulla
via
sdrucciola
dell
'
irriverenza
,
sulla
quale
si
avviano
tanto
presto
ai
nostri
giorni
.
Non
posso
credere
che
esista
nel
mondo
incivilito
una
signorina
che
sieda
al
suo
posto
a
tavola
,
prima
che
siano
seduti
il
babbo
e
la
mamma
,
e
le
altre
persone
vecchie
,
e
signore
maritate
che
fanno
parte
della
famiglia
.
Ma
dato
il
caso
,
tutto
è
possibile
a
questo
mondo
,
che
fra
le
mie
lettrici
vi
fosse
una
piccola
ostrogota
,
la
quale
si
trovi
una
simile
macchia
sulla
coscienza
,
non
lo
dica
a
nessuno
per
carità
;
e
si
sorvegli
bene
per
l
'
avvenire
.
In
nessuna
circostanza
,
in
nessuna
età
della
vita
,
bisogna
lasciar
andare
il
proprio
contegno
sulle
massime
volgari
ed
egoistiche
:
«
In
famiglia
ci
si
deve
trattare
in
confidenza
.
In
famiglia
non
si
fanno
complimenti
.
»
È
in
famiglia
che
passiamo
la
massima
parte
della
nostra
vita
,
ed
è
là
,
più
che
altrove
,
che
bisogna
serbare
inalterata
quella
reciprocità
di
riguardi
,
quella
cortesia
squisita
di
modi
,
che
sono
fra
le
migliori
espressioni
dell
'
affetto
,
e
senza
di
cui
non
c
'
è
gentilezza
d
'
animo
possibile
.
Ho
conosciuto
una
signorina
bella
come
un
amore
,
(
non
ne
ho
mai
visti
di
veri
,
ma
parlo
di
quelli
dipinti
)
,
intelligente
,
onestissima
.
Ma
aveva
modi
,
se
non
affatto
aspri
,
asciutti
.
Di
rado
diceva
una
parola
espansiva
;
si
alzava
,
si
coricava
,
usciva
di
casa
,
rientrava
,
senza
mai
gettare
le
braccia
al
collo
ai
suoi
genitori
,
nè
dar
loro
un
bacio
;
colle
amiche
era
fredda
,
aveva
l
'
aria
di
diffidarne
,
di
star
sempre
in
guardia
.
Malgrado
la
sua
bellezza
non
ispirò
mai
nessuna
simpatia
,
rimase
senza
marito
,
fece
il
vuoto
intorno
a
sè
.
Gentilezza
continua
,
inalterata
,
colla
propria
famiglia
;
espansione
,
cordialità
con
tutti
,
sono
le
doti
essenziali
d
'
una
signora
,
la
vera
base
della
civiltà
;
e
sopratutto
deve
saper
interessarsi
anche
delle
cose
che
non
la
riguardano
personalmente
,
delle
occupazioni
,
delle
gioie
e
dei
dolori
degli
altri
.
*
*
*
Vi
sono
paesi
dove
le
signorine
non
prendono
parte
alle
visite
che
riceve
o
che
fa
la
loro
mamma
.
Da
noi
quest
'
ostracismo
per
le
fanciulle
non
è
ammesso
,
e
credo
sia
meglio
.
Dall
'
oggi
al
domani
una
signorina
si
marita
:
se
è
affatto
nuova
alle
visite
,
come
potrà
disimpegnarsene
?
In
Francia
le
signorine
prendono
parte
alle
visite
,
ma
non
parlano
mai
,
se
non
sono
interrogate
,
ed
anche
allora
si
limitano
ad
una
risposta
.
Tutto
questo
è
artificioso
,
forzato
,
è
una
ipocrisia
.
Fra
persone
educate
non
si
tengono
mai
,
presente
una
signorina
,
discorsi
che
lei
non
possa
ascoltare
e
comprendere
senza
arrossire
.
Sarebbe
una
sconvenienza
senza
nome
,
e
nessuna
padrona
di
casa
potrebbe
tollerarla
.
Quale
è
dunque
la
ragione
per
cui
una
signorina
non
potrebbe
prender
parte
alla
conversazione
?
Proprio
non
la
vedo
.
Conosco
molte
signorine
che
discorrono
,
con
moderazione
,
soltanto
delle
cose
di
cui
sanno
di
poter
parlare
*
d
'
arte
,
di
letteratura
,
di
balli
,
di
nuove
della
città
*
senza
mai
scendere
a
pettegolezzi
nè
darsi
arie
dottorali
,
colla
schiettezza
e
la
giocondità
che
sono
proprie
della
giovinezza
,
colla
sua
fede
ed
i
suoi
entusiasmi
;
e
le
trovo
adorabili
,
e
vedo
che
tutte
le
simpatie
si
raccolgono
intorno
a
loro
.
Questo
non
vuol
dire
che
una
signorina
possa
intavolare
lei
un
discorso
,
dove
ci
sono
delle
signore
per
farlo
.
Se
però
fra
le
visitatrici
vi
sono
altre
fanciulle
o
qualche
signora
giovane
di
sua
confidenza
,
potrà
benissimo
la
signorina
di
casa
prendere
l
'
iniziativa
d
'
un
discorso
.
Ricevendo
visite
in
casa
sua
una
giovinetta
non
prende
mai
posto
nè
sul
divano
,
nè
ai
lati
del
camino
.
Si
alzerà
ad
incontrare
tutte
le
signore
,
e
si
collocherà
accanto
a
loro
all
'
ultimo
posto
;
se
c
'
è
una
signorina
le
starà
accosto
;
se
sono
più
d
'
una
,
siederà
in
mezzo
a
loro
.
Quando
una
signora
,
o
anche
un
visitatore
,
si
alza
per
uscire
,
se
la
casa
non
è
abbastanza
ricca
perchè
vi
sia
sempre
qualche
servitore
in
anticamera
,
la
signorina
suonerà
il
campanello
perchè
una
persona
di
servizio
vi
si
trovi
ad
aprire
l
'
uscio
.
Trattandosi
d
'
un
uomo
però
,
dovrà
lasciarsi
salutare
prima
da
seduta
,
e
non
alzarsi
per
suonare
il
campanello
,
se
non
quando
lui
sarà
per
uscir
dalla
sala
.
Le
convenzioni
vogliono
che
una
signorina
non
sia
mai
la
prima
ad
osservare
che
una
visita
è
stata
breve
,
nè
insista
perchè
si
prolunghi
.
Questo
riguarda
sua
madre
.
Non
deve
mai
domandar
conto
alle
visitatrici
dei
loro
figli
,
dei
fratelli
,
dei
cognati
,
quando
sono
giovinotti
.
Si
deve
limitare
ad
informarsi
,
delle
signore
,
dei
vecchi
,
dei
mariti
,
dei
bambini
.
È
una
affettazione
ipocrita
,
ed
io
non
l
'
approvo
.
Ma
l
'
uso
ne
ha
fatta
una
legge
,
che
ora
però
si
va
perdendo
.
E
badino
di
non
dire
a
nessuno
:
Come
sta
il
suo
signor
padre
o
la
sua
signora
madre
,
ecc
.
Non
si
sono
mai
trovate
a
sentire
le
vecchie
commedie
in
cui
i
personaggi
parlano
così
!
A
noi
fa
un
effetto
strano
;
sembra
uno
scherzo
.
Se
la
situazione
sociale
della
persona
a
cui
parliamo
non
è
differente
della
nostra
,
si
dice
semplicemente
il
suo
babbo
,
la
sua
mamma
.
Se
poi
si
tratta
di
persone
di
gran
soggezione
,
invece
di
nominarle
col
titolo
di
parentela
,
si
dirà
:
Come
sta
il
conte
?
La
contessa
?
Il
commendatore
?
Il
presidente
?
Il
duca
?
ecc
.
,
ecc
.
Alle
persone
che
ci
sono
superiori
non
si
mandano
saluti
;
sarebbe
un
atto
di
confidenza
.
S
'
immagini
un
povero
scrittorello
,
un
professorello
,
un
concertista
ricevuto
dalla
Regina
,
il
quale
nel
congedarsi
dicesse
:
Maestà
,
mi
saluti
il
Re
!
Andando
a
far
visite
una
signorina
,
sia
a
piedi
che
in
carrozza
,
lascierà
la
destra
alla
mamma
.
Se
è
col
babbo
,
accetterà
lei
la
destra
,
se
le
è
offerta
.
Non
avrà
carte
da
visita
,
s
'
intende
.
Se
è
figlia
unica
,
può
avere
un
biglietto
collettivo
colla
mamma
:
Signora
e
signorina
tale
.
È
però
un
'
usanza
imitata
affatto
dai
Francesi
.
Da
noi
nessuno
si
chiama
signora
nè
signorina
sulla
carta
di
visita
.
Si
mette
soltanto
nome
,
cognome
e
titolo
,
se
c
'
è
,
e
la
figlia
scrive
a
matita
il
proprio
nome
sotto
quello
della
madre
.
Entrando
in
una
sala
una
signorina
siede
accanto
alla
sua
mamma
,
o
accanto
alla
signorina
di
casa
,
se
c
'
è
.
Se
la
padrona
di
casa
le
accenna
un
posto
,
anche
al
suo
fianco
,
lo
deve
accettare
senza
complimenti
,
in
atto
d
'
obbedienza
.
Questo
genere
di
complimenti
indicano
un
sentimento
di
eguaglianza
,
che
una
giovinetta
non
può
arrogarsi
con
una
signora
.
Cederà
poi
quel
posto
d
'
onore
alla
prima
signora
che
entrerà
.
In
tal
caso
dovrà
evitare
di
impegnare
una
questione
noiosa
.
Dovrà
alzarsi
,
ed
accennando
in
atto
di
offerta
il
sedile
abbandonato
,
andar
subito
a
sedere
presso
sua
madre
.
È
affatto
provinciale
l
'
usanza
di
certe
signorine
,
di
offrire
alle
figlie
delle
visitatrici
di
passare
in
un
'
altra
stanza
,
o
di
andare
con
loro
al
balcone
.
Questo
fa
supporre
discorsi
secreti
,
che
offendono
le
mamme
,
e
fanno
torto
alle
signorine
.
L
'
uscire
sul
balcone
poi
,
perchè
sono
signorine
,
mentre
le
signore
rimangono
in
sala
,
vuol
dire
:
*
"
Dacchè
non
abbiamo
ancora
trovato
un
compratore
,
andiamo
a
metterci
in
mostra
;
chi
sa
?
"
Se
la
signora
di
casa
è
una
di
quelle
adorabili
persone
attempate
,
che
amano
la
gioventù
,
e
la
trattano
con
quell
'
aria
di
dolce
protezione
che
invita
l
'
affetto
,
una
signorina
farà
bene
a
porgere
il
volto
in
atto
di
domandare
un
bacio
nel
congedarsi
.
Altrimenti
cercherà
,
nello
stringerle
la
mano
,
di
accentuar
molto
l
'
inchino
,
in
modo
di
escludere
quel
che
c
'
è
di
confidenziale
in
quell
'
atto
.
Se
una
signorina
non
ha
madre
,
e
fa
o
riceve
visite
colla
istitutrice
,
deve
lasciare
a
lei
il
posto
alla
destra
del
camino
o
del
divano
,
con
quella
deferenza
che
è
sempre
dovuta
da
una
giovinetta
ai
superiori
.
Però
sarà
lei
che
osserverà
che
la
visita
fu
breve
quando
una
signora
si
alza
per
congedarsi
,
e
che
insisterà
presso
le
persone
intime
,
perchè
si
trattengano
più
a
lungo
.
In
tali
circostanze
,
se
c
'
è
qualche
invito
affatto
privato
e
confidenziale
(
non
potrebbero
essere
differenti
,
perchè
in
una
famiglia
senza
signore
non
si
fanno
inviti
)
,
toccherà
alla
signorina
il
farlo
.
Potrà
benissimo
pregare
un
'
amica
di
rimanere
a
pranzo
,
o
a
passare
la
sera
;
o
di
andare
in
campagna
con
lei
.
Ma
non
mancherà
mai
di
dire
che
farà
molto
piacere
anche
al
babbo
ed
all
'
istitutrice
;
e
pregherà
questa
di
unire
le
sue
insistenze
alle
proprie
,
affinchè
la
povera
signora
,
condannata
dalle
circostanze
a
vivere
in
una
casa
che
non
è
la
sua
,
non
se
ne
senta
troppo
estranea
,
e
messa
da
parte
.
Gli
stessi
riguardi
dovrà
usare
ad
una
zia
,
o
ad
una
parente
qualsiasi
che
vivesse
con
lei
.
*
*
*
Una
signorina
potrà
accettare
di
pranzare
da
un
'
amica
,
e
rimanerci
,
anche
sola
,
sotto
la
custodia
della
signora
di
casa
.
Ma
ad
un
pranzo
d
'
invito
non
andrà
se
non
accompagnata
da
una
signora
.
Tutto
quanto
è
bello
,
grazioso
,
rasserena
lo
spirito
;
e
se
c
'
è
momento
in
cui
tutti
desideriamo
di
essere
di
buon
umore
,
e
di
veder
tutti
allegri
e
contenti
,
è
quando
sediamo
a
tavola
.
Per
questa
ragione
io
non
finirò
mai
di
ammirare
l
'
abitudine
degli
Inglesi
,
che
,
anche
in
famiglia
,
non
mancano
mai
di
abbigliarsi
per
andare
a
pranzo
.
E
pure
per
questa
ragione
che
le
abbigliature
da
pranzo
,
parlo
dei
pranzi
d
'
invito
,
anche
tra
noi
si
usa
farle
più
ardite
ed
eleganti
da
quella
da
visita
e
da
passeggio
.
Le
signorine
dovranno
scegliere
fra
i
loro
vestiti
della
stagione
il
più
fresco
e
gaio
.
O
,
se
si
mettono
un
abito
scuro
,
lo
rallegreranno
con
fiocchi
di
nastri
azzurri
,
rosei
o
rossi
o
di
quel
colore
che
la
moda
favorisce
,
in
modo
da
far
iscomparire
la
severità
della
tinta
.
Del
resto
,
non
c
'
è
signora
nè
signorina
che
non
possieda
qualche
abito
bianco
,
e
quello
sta
sempre
bene
ed
è
sempre
elegante
.
Non
dovrei
supporre
che
una
padrona
di
casa
,
dando
un
pranzo
,
possa
commettere
la
sconvenienza
di
collocare
una
signorina
accanto
ad
un
giovinotto
.
Ma
siccome
:
"
Tutto
è
possibile
sotto
il
sole
"
ed
"
Errare
humanum
est
"
ed
"
Error
non
è
frode
"
ed
"
Il
giusto
cade
sette
volte
al
giorno
"
e
mille
altri
proverbi
,
che
non
ripeto
(
perchè
il
dirne
parecchi
è
una
inciviltà
condannata
dai
vecchi
galatei
)
,
potrebbe
darsi
che
una
padrona
di
casa
un
po
'
inesperta
cadesse
in
quell
'
errore
,
tanto
per
dimostrare
ancora
una
volta
che
"
non
tutte
le
ciambelle
riescono
col
buco
.
"
Per
carità
,
signorine
mie
,
se
codesto
accadesse
,
si
guardino
bene
dal
fare
la
menoma
osservazione
e
neppure
un
segno
di
meraviglia
.
Sarebbe
rivolgere
un
rimprovero
crudele
alla
signora
che
le
ha
collocate
così
.
Quando
io
era
giovane
,
in
temporibus
illis
,
fui
invitata
ad
una
sagra
di
villaggio
in
una
famiglia
di
ricchi
proprietarii
.
Dopo
il
pranzo
e
le
feste
del
giorno
,
si
doveva
ballare
,
per
cui
c
'
erano
invitate
molte
signorine
e
molti
giovinotti
.
Quella
buona
padrona
di
casa
provinciale
,
avvezza
alla
semplice
verità
della
natura
in
mezzo
alla
quale
viveva
,
doveva
aver
fatto
questo
ragionamento
:
*
Se
fra
due
ore
i
giovinotti
e
le
fanciulle
che
ho
invitati
dovranno
prendersi
per
le
mani
,
abbraccíarsi
,
e
circolare
appaíati
a
due
a
due
come
colombelle
,
non
ci
può
essere
una
ragione
al
mondo
perchè
si
scandolezzino
di
trovarsi
seduti
accanto
a
tavola
.
Era
una
logica
da
dar
dei
punti
ad
Aristotile
.
E
lei
agì
come
avea
pensato
,
e
collocò
a
tavola
ogni
signorina
accanto
ad
un
giovinotto
.
Tutte
fecero
"
a
mauvais
jeu
bonne
mine
"
,
e
molte
mi
confessarono
che
non
l
'
avevano
trovato
un
troppo
mauvais
jeu
.
Ma
una
,
una
sola
,
una
signorina
di
villaggio
,
che
era
uscita
per
l
'
appunto
di
collegio
,
cominciò
a
guardarsi
intorno
impaurita
,
come
se
i
due
che
aveva
ai
lati
fossero
due
leoni
pronti
a
farla
a
brani
,
o
due
Don
Giovanni
venuti
là
per
rapirla
.
Uno
,
che
non
era
punto
Don
Giovanni
,
ed
ancora
meno
lion
,
si
sentì
tutto
confuso
,
si
fece
rosso
,
e
tirò
in
là
la
sedia
,
come
se
temesse
di
sporcare
quella
signorina
;
ma
l
'
altro
fece
le
viste
di
nulla
,
le
offrì
da
bere
,
e
tutti
i
piccoli
servigi
che
un
uomo
non
manca
mai
di
offrire
ad
una
vicina
di
tavola
.
Bisognava
vedere
l
'
aria
diffidente
e
l
'
esagerazione
di
riserbo
di
cui
s
'
armò
quella
poveretta
!
Parlava
a
monosillabi
.
Rifiutava
tutto
,
era
tutta
sulle
difese
,
pareva
che
fino
i
fiocchi
del
suo
vestito
appuntassero
le
nocche
ed
i
capi
come
armi
difensive
.
Il
suo
babbo
,
dall
'
altro
lato
della
tavola
,
fremeva
,
Finalmente
,
vedendo
che
era
giunta
al
dessert
respingendo
ogni
piatto
,
e
stava
per
rifiutare
le
frutta
che
il
suo
vicino
le
porgeva
,
le
gridò
:
*
Via
,
accetta
una
volta
!
Non
è
veleno
.
*
Ah
!
era
di
questo
che
aveva
paura
,
signorina
?
ed
io
che
mi
lusingavo
che
avesse
paura
di
me
!
le
disse
il
suo
vicino
.
La
lezione
era
meritata
.
È
appunto
in
tali
circostanze
eccezionali
,
che
una
signorina
può
mostrare
di
sapersi
condurre
dignitosamente
senza
darsi
quell
'
aria
di
noli
me
tangere
,
che
la
rende
antipatica
,
e
senza
incoraggiare
una
confidenza
sconveniente
.
Altre
volte
era
di
rigore
che
le
signorine
mangiassero
pochissimo
,
e
non
bevessero
vino
affatto
.
Per
cui
riuscivano
commensali
punto
piacevoli
.
In
qualunque
modo
si
volesse
interpretarla
,
quella
continenza
cenobitica
,
era
una
sciocchezza
.
Le
fanciulle
intendevano
con
quel
mezzo
di
atteggiarsi
ad
un
sentimentalismo
ideale
,
non
d
'
altro
nudrito
che
di
poesia
e
di
sogni
.
Era
un
'
idea
da
précieuses
ridicules
.
Le
mamme
incoraggiavano
quella
manìa
,
ed
all
'
occorrenza
l
'
imponevano
,
volendo
con
quel
mezzo
dire
ai
giovinotti
:
*
Vedano
come
mangia
pochino
la
mia
figliola
.
E
non
beve
punto
.
La
sposino
,
via
.
Non
costa
nulla
a
mantenerla
.
Era
un
calcolo
da
Arpagone
.
Ora
,
se
Dio
vuole
,
il
sentimentalismo
è
passato
di
moda
.
E
,
non
fosse
che
per
quest
'
unica
riforma
,
benedetto
il
realismo
!
Le
giovinette
sono
tornate
ad
esser
loro
stesse
,
col
loro
appetito
giovanile
:
ed
a
tavola
lavorano
coi
loro
dentini
,
che
è
una
benedizione
,
un
'
allegrezza
guardarle
.
Se
qualcuna
delle
mie
lettrici
era
rimasta
in
arretrato
,
ora
lo
sa
.
La
civiltà
vieta
soltanto
di
trasmodare
.
Ma
vieta
altrettanto
severamente
di
rifiutare
ogni
cosa
,
di
mangiare
a
fior
di
labbra
,
di
lasciare
la
roba
nel
piatto
,
di
rifuggire
dai
vini
,
quasi
si
volesse
dire
ai
padroni
di
casa
:
Io
non
so
che
farmene
di
tutto
questo
.
Il
vostro
pranzo
mi
mette
la
nausea
.
Quando
si
è
a
questi
estremi
bisogna
non
accettar
l
'
invito
.
Se
sapessero
come
è
bella
e
come
piace
la
gioventù
robusta
,
e
francamente
allegra
,
che
Dio
la
benedica
!
Se
la
padrona
di
casa
fa
posare
dal
servitore
il
vassoio
del
caffè
,
dopo
che
i
convitati
sono
passati
in
sala
,
ed
offre
lei
stessa
le
tazze
,
le
signorine
debbono
subito
accorrere
ad
aiutarla
.
Dovranno
però
servire
soltanto
le
signore
ed
i
vecchi
.
Una
signorina
non
porge
mai
la
tazza
ad
un
giovine
,
a
meno
che
sia
suo
fratello
.
Ed
ancora
ha
l
'
aria
d
'
uno
scherzo
.
Dopo
aver
assistito
ad
un
pranzo
,
una
signorina
è
tenuta
ad
accompagnare
la
madre
nella
visita
che
rende
,
entro
gli
otto
giorni
,
alla
famiglia
da
cui
ebbe
l
'
invito
:
e
dovrà
anche
lei
lodare
la
compagnia
che
vi
ha
trovata
,
la
disposizione
della
tavola
,
i
fiori
,
l
'
allegrezza
che
si
è
goduta
,
infine
quel
che
c
'
era
da
lodare
....
ed
anche
un
pochino
quel
che
non
c
'
era
*
*
*
In
teatro
una
signorina
non
va
mai
scollata
.
Se
l
'
abito
ha
lo
scollo
,
lo
porta
con
una
modestina
dí
tulle
.
È
verissimo
che
ora
molte
giovinette
vanno
scollate
come
le
signore
;
ma
la
questione
è
dì
sapere
se
fanno
bene
.
Ad
ogni
modo
non
sono
in
regola
colle
convenienze
.
Una
signorina
mi
osserva
a
questo
proposito
che
.
"
È
meglio
errar
con
molti
che
esser
savio
solo
.
"
Ma
io
rispondo
con
un
altro
proverbio
che
dice
:
"
L
'
uso
serve
di
tetto
a
molti
abusi
.
"
E
con
un
altro
ancora
:
"
Cosa
rara
è
la
più
cara
.
"
Così
,
punto
scollature
.
Pochissimi
gioielli
.
I
Francesi
dicono
:
Les
diamants
sont
faits
pour
les
têtes
brunes
;
les
fleurs
sont
faites
pour
les
têtes
blondes
.
Ma
,
finchè
sono
teste
da
fanciulla
,
anche
le
teste
più
brune
debbono
accontentarsi
dei
fiori
.
Per
portare
i
diamanti
ci
vuole
il
permesso
della
Chiesa
,
ed
anche
del
Municipio
.
Ma
credano
a
me
,
signorine
,
non
ci
perdono
nulla
.
Il
diamante
ha
un
pregio
convenzionale
:
il
fiore
è
una
cosa
bella
davvero
.
Le
arti
belle
hanno
sempre
imitati
i
fiori
.
Ma
soltanto
il
commercio
,
che
specula
sulla
vanità
,
ha
imitato
i
brillanti
.
Neppure
la
catenella
dell
'
orologio
è
concessa
ad
una
signorina
che
vuole
osservare
tutte
le
regole
di
convenienza
.
Ed
infatti
,
dacchè
quello
è
il
primo
dono
che
le
deve
offrire
lo
sposo
,
se
l
'
ha
già
portata
fin
allora
,
non
le
fa
più
quell
'
impressione
nuova
;
non
è
più
un
simbolo
.
Quando
si
domanda
:
*
Ma
è
ben
sicuro
che
la
signorina
tale
sia
sposa
?
Altri
risponde
:
*
Pensi
!
Ha
già
la
catena
!
L
'
abbigliatura
d
'
una
giovinetta
dev
'
essere
semplice
.
Ma
badino
certe
signorine
e
certe
mamme
che
hanno
l
'
abitudine
di
prender
le
parole
a
rigor
di
lettera
,
che
semplice
,
quando
si
parla
di
vestiti
,
vuol
dire
appunto
d
'
una
stoffa
di
poco
valore
,
adatta
per
fanciulle
,
senza
trine
antiche
,
senza
ornamenti
costosi
.
Ma
la
semplicità
d
'
un
abito
da
serata
non
ne
esclude
l
'
eleganza
ed
il
gusto
.
In
teatro
,
la
signorina
(
non
scollata
insisto
)
,
cederà
sempre
alla
signora
,
che
l
'
accompagna
,
il
posto
d
'
onore
,
che
è
quello
di
fronte
al
palco
scenico
.
Le
signorine
si
trovano
contentissime
di
questa
combinazione
,
perchè
,
voltando
il
dorso
al
palco
scenico
,
guardano
meglio
nella
platea
e
nei
palchi
,
e
sono
più
in
vista
.
Vedono
ch
'
io
sono
addentro
nei
loro
piccoli
segreti
.
Ebbene
credano
a
me
che
sono
vecchia
,
non
guardino
mai
fisso
nessun
giovine
,
checchè
ne
dica
loro
la
simpatia
.
Non
c
'
è
cosa
più
sconveniente
di
quell
'
ostentare
in
pubblico
una
preferenza
,
che
una
fanciulla
dovrebbe
appena
confessare
,
arrossendo
,
alla
propria
madre
.
Per
gl
'
indifferenti
,
poi
,
c
'
è
la
legge
generale
di
elementare
decoro
,
che
una
fanciulla
non
deve
mai
fissare
in
volto
un
uomo
che
sta
discorrendo
.
Quelle
che
se
ne
emancipano
appunto
in
teatro
,
dove
cento
occhi
sono
là
per
notare
quella
sconvenienza
,
e
cento
bocche
per
ripeterla
,
mi
fanno
ricordare
un
ladro
che
l
'
estate
scorsa
,
rubò
il
soprabito
di
un
avvocato
nel
tribunale
criminale
,
mentre
l
'
avvocato
stesso
stava
perorando
la
causa
d
'
un
ladro
.
Aveva
scelto
male
il
posto
per
farla
in
barba
alla
Questura
.
A
questo
proposito
ricordo
una
letterina
che
ricevetti
pochi
mesi
sono
.
Debbono
sapere
che
la
prima
edizione
di
questo
libro
mi
guadagnò
se
fosse
meritata
o
no
non
saprei
dire
la
fiducia
di
molte
lettrici
,
le
quali
presero
l
'
abitudine
di
rivolgersi
a
me
,
anche
senza
conoscermi
,
nei
loro
piccoli
imbarazzi
.
Un
giorno
il
mio
editore
mi
mandò
una
lettera
d
'
una
signorina
che
doveva
andare
ad
un
ballo
,
e
mi
domandava
:
"
come
dovesse
contenersi
,
sapendo
che
dovrebbe
incontrar
a
quel
ballo
,
e
che
le
verrebbe
presentato
,
un
giovine
il
quale
da
un
mese
la
guardava
,
e
del
quale
ricambiava
gli
sguardi
!
"
Ah
signorine
mie
!
Non
l
'
hanno
capita
che
non
ci
deve
essere
mai
un
giovine
di
cui
una
signorina
ricambia
gli
sguardi
?
E
se
quel
giovine
c
'
è
,
è
un
personaggio
da
romanzo
,
un
errore
;
e
la
signorina
pure
,
è
un
altro
errore
.
Ed
in
tal
caso
,
che
esce
dalla
normalità
,
cerchino
di
tirar
innanzi
il
romanzo
in
modo
che
lo
possano
leggere
anche
le
signorine
.
Regole
di
convenienza
pel
loro
contegno
in
quella
circostanza
non
posso
darne
,
perchè
i
personaggi
da
romanzo
e
le
passioni
da
romanzo
l
'
hanno
sempre
fatta
in
barba
a
tutti
i
galatei
.
Ed
hanno
fatto
bene
,
ma
,
in
mancanza
di
una
regola
di
convenienza
,
posso
dar
loro
un
consiglio
da
amica
.
Vadano
dalla
loro
mamma
e
le
dicano
la
verità
;
confessino
tutto
:
"
Che
da
un
mese
fanno
quell
'
armeggio
d
'
occhiate
;
ed
ora
si
trovano
imbarazzate
all
'
idea
di
trovarsi
in
faccia
a
quel
giovine
....
"
E
se
la
mamma
dirà
,
che
in
tal
caso
è
bene
rinunciare
alla
festa
per
evitare
quell
'
incontro
,
si
picchino
il
petto
e
dicano
Mea
culpa
.
In
teatro
una
signorina
non
porge
mai
la
mano
agli
uomini
che
entrano
a
far
visita
in
palco
,
e
non
dimostra
mai
di
prestare
più
attenzione
agli
spettatori
che
allo
spettacolo
.
Certi
atteggiamenti
indifferenti
ed
annoiati
,
che
affettano
molte
signorine
sono
di
cattivo
gusto
.
Oltre
all
'
offendere
le
persone
che
stanno
con
loro
,
le
fanno
apparire
disilluse
e
già
incapacì
di
divertirsi
.
Oh
giovinezza
!
Si
può
non
divertirsi
a
vent
'
anni
?
All
'
atto
di
ritirarsi
le
signorine
debbono
mettersi
la
sortita
da
sole
,
o
farsi
aìutare
da
una
persona
della
famiglia
;
non
mai
da
un
giovine
.
E
scendendo
le
scale
,
daranno
il
braccio
al
loro
babbo
,
ad
un
fratello
,
oppure
rimarranno
accanto
alla
mamma
.
Così
è
,
signorine
mie
;
i
cavalieri
serventi
sono
come
i
diamanti
.
Non
li
hanno
che
le
signore
.
È
ancora
una
privazione
di
cui
non
posso
compiangerle
.
I
diamanti
hanno
almeno
un
pregio
convenzionale
.
Sono
rarissimi
e
costano
cari
,
quando
sono
veri
brillanti
.
I
cavalieri
serventi
,
invece
,
spesseggiano
come
le
mosche
,
e
sovente
,
non
valgono
di
più
.
Di
brillantì
poi
,
ce
n
'
è
uno
su
mille
.
*
*
*
Ed
ora
,
signorine
mie
,
le
conduco
in
un
luogo
dove
non
sono
mai
state
.
Ed
anche
ora
non
vi
possono
entrare
che
in
ispirito
,
e
sotto
la
mia
seria
tutela
di
nonna
centenaria
;
in
un
circolo
di
giovinotti
.
Ben
inteso
che
,
entrando
in
ispirito
,
loro
non
sono
vedute
;
e
però
non
s
'
interromperanno
i
discorsi
incominciati
....
Oh
!
non
s
'
inquietino
,
signore
mamme
,
so
press
'
a
poco
di
cosa
si
parla
;
ed
anzi
,
ci
conduco
le
loro
figliole
per
questo
;
è
il
domani
d
'
un
ballo
,
di
che
s
'
ha
a
discorrere
?
Per
quanto
meritino
poco
di
essere
elevati
a
questa
dignità
,
i
giudici
delle
signorine
,
alle
feste
da
ballo
,
sono
i
giovinotti
.
È
vero
che
,
in
compenso
,
i
giudici
dei
giovinotti
sono
le
signorine
;
ma
questo
è
un
giurì
non
troppo
accreditato
perchè
pecca
d
'
indulgenza
.
Per
ora
ascoltiamo
l
'
altro
che
non
ha
questa
debolezza
.
*
Non
c
'
era
male
la
signorina
Tizia
,
con
quell
'
abito
azzurro
,
sentenzia
un
piccolo
Giove
Ansuro
,
con
l
'
esperienza
dei
suoi
diciott
'
anni
.
*
Non
c
'
era
male
?
osserva
un
conoscitore
più
esperto
.
Ma
hai
a
dire
che
era
una
bellezza
addirittura
.
Soltanto
che
è
una
bambola
col
meccanismo
;
una
ruota
ed
una
cordicella
per
ogni
monosillabo
o
bisillabo
.
La
mamma
l
'
aveva
caricata
prima
d
'
uscire
,
e
lei
da
brava
bambola
ha
articolato
uno
dei
suoi
monosillabi
o
bisillabi
per
ogni
domanda
,
che
faceva
da
cordicella
:
"
Sì
.
No
.
Grazie
.
Basta
.
Poco
....
"
E
così
via
.
,
*
Doveva
avere
delle
rotelle
anche
ai
piedi
,
perchè
ballava
diritta
,
stecchita
come
un
fantoccio
.
*
Bambola
,
bambola
.
*
E
le
signorine
Sempronie
?
entra
a
dire
un
terzo
.
*
Ah
!
quelle
sono
due
berte
.
Non
sanno
tacere
un
minuto
.
E
che
tono
confidenziale
pigliano
discorrendo
col
ballerino
!
Un
vecchio
gentiluomo
mi
disse
:
"
Quelle
signorine
devono
avere
una
famiglia
numerosissima
.
"
Perchè
?
domandai
compiacentemente
per
fargli
finire
il
suo
motto
.
"
Perchè
tutti
i
giovanotti
con
cui
ballano
mi
sembrano
loro
fratelli
.
"
Infatti
andavano
da
una
sala
all
'
altra
,
ed
al
buffet
con
questo
e
con
quello
,
e
senza
la
loro
mamma
,
e
si
dice
che
ballassero
anche
con
qualcheduno
che
non
era
stato
presentato
.
*
A
te
piaceva
la
signorina
Caia
,
che
ti
si
abbandonava
mollemente
nelle
braccia
,
come
se
fosse
al
quarto
atto
d
'
un
melodramma
....
Avevi
sulla
spalla
dell
'
abito
la
cipria
delle
sue
guancie
.
.
*
Il
color
della
dama
.
Mi
piaceva
per
una
sera
,
però
.
Non
la
vorrei
fra
le
concorrenti
,
quando
mi
decidessi
a
gettare
la
mia
pezzuola
per
trovare
una
sposa
.
*
Io
ho
fatto
un
giro
colla
signorina
Ipsilonne
,
che
,
ad
ogni
complimento
che
le
facevo
me
ne
rispondeva
un
altro
,
come
se
si
giocasse
di
scherma
.
*
Pazienza
,
era
ingenua
....
Tu
avessi
udita
la
signorina
Zeta
,
che
,
per
far
la
spiritosa
,
canzonava
le
tolette
ed
i
modi
delle
altre
signorine
e
dei
giovinotti
!
*
Ah
!
dev
'
essere
stata
curiosa
.
Cosa
t
'
ha
detto
di
me
?
*
E
di
me
?
*
E
di
me
?
*
Ha
detto
che
le
pareva
d
'
essere
una
tazza
di
miele
,
perchè
si
vedeva
ronzare
intorno
tanti
mosconi
.
*
Oh
Dio
!
Che
barba
!
*
Caro
quel
miele
!
*
I
mosconi
volano
anche
intorno
....
Via
;
la
porta
è
chiusa
e
non
si
ode
altro
.
Ma
credo
che
basti
.
Vedono
,
signorine
mie
,
che
ogni
medaglia
ha
il
suo
rovescio
;
ogni
festa
il
suo
dimani
.
"
Ahi
gioie
umane
,
d
'
amarezza
asperse
!
"
La
civiltà
francese
fa
della
fanciulla
una
bambola
muta
,
compassata
,
insignificante
,
tutta
artificio
.
Le
inglesi
sono
severe
,
fredde
,
vaporose
.
Le
americane
sono
emancipate
.
Le
tedesche
sono
libere
.
Loro
sono
italiane
;
hanno
lo
spirito
vivace
,
l
'
immaginazione
pronta
;
sono
entusiaste
ed
espansive
.
Volerle
ridurre
come
automi
modellati
su
figurine
straniere
,
sarebbe
una
profanazione
,
una
finzione
.
Siano
loro
stesse
.
Ma
sappiano
contenersi
in
modo
da
non
meritarsi
le
censure
che
hanno
udite
.
Si
può
essere
amabili
,
schiette
,
allegre
,
anche
senza
staccarsi
da
quella
dignità
di
contegno
che
s
'
addice
ad
una
fanciulla
.
Il
buon
senso
naturale
,
ed
il
naturale
decoro
,
devono
guidarle
.
Io
domando
soltanto
di
scrivere
sul
loro
taccuino
una
massima
di
Victor
Cherbullier
.
La
leggano
sempre
prima
di
andare
ad
un
ballo
,
dove
la
loro
mamma
non
può
udire
tutte
le
parole
che
scambiano
coi
ballerini
:
"
Rien
ne
rafraîchit
plus
le
sang
,
que
le
souvenir
d
'
une
sottise
que
l
'
on
n
'
a
pas
dite
.
"
*
"
Mi
ricordo
quand
'
era
fanciulla
"
come
la
vecchia
Pipelet
di
gioconda
memoria
,
e
nel
carnovale
,
la
mia
zia
,
che
mi
teneva
il
posto
della
povera
mamma
che
avevo
perduta
,
invitava
una
mia
cugina
a
tenermi
compagnia
.
Cara
quella
compagnia
!
Aveva
l
'
abilità
di
sacrificarmi
completamente
.
Non
sapeva
pettinarsi
da
sè
;
bisognava
che
ogni
mattina
la
cameriera
di
casa
perdesse
ad
acconciarle
il
capo
un
tempo
tanto
più
prezioso
,
in
ragione
di
quell
'
aumento
di
personale
in
famiglia
.
Noi
si
faceva
colazione
per
solito
alle
nove
,
ma
la
Teresina
era
alla
toletta
a
quell
'
ora
,
oppure
veniva
a
tavola
spettinata
ed
in
abito
da
camera
.
E
guai
se
la
zia
osservava
,
che
le
signorine
non
debbono
farsi
vedere
in
abito
da
camera
:
che
è
permesso
appena
di
portarlo
nella
loro
stanza
da
letto
!
Diceva
che
a
quell
'
ora
era
materialmente
impossibile
d
'
essere
in
ordine
.
E
bisognava
che
noi
s
'
avesse
pazienza
e
si
differisse
la
colazione
.
Tutte
le
lezioni
,
che
prendevamo
insieme
,
dovevano
pure
spostarsi
per
fare
il
suo
comodo
;
ed
i
miei
maestri
non
le
piacevano
mai
.
Erano
un
branco
di
ignoranti
.
E
tutti
i
mobili
della
casa
avevano
qualche
difetto
o
erano
mal
collocati
.
E
le
mie
amiche
le
erano
antipatiche
.
S
'
io
doveva
far
delle
visite
,
lei
non
poteva
adattarsi
a
venire
da
quelle
signorine
pedanti
,
nè
da
quelle
altre
sguaiate
.
Quando
s
'
andava
in
teatro
o
in
compagnia
,
ipotecava
addirittura
la
cameriera
per
farsi
vestire
,
e
la
zia
ed
io
dovevamo
aiutarci
a
vicenda
.
In
palco
,
poi
,
si
metteva
al
posto
di
contro
alla
zia
,
ed
io
era
relegata
tutta
la
sera
sullo
sgabello
in
mezzo
.
Non
c
'
era
caso
che
mi
offrisse
una
volta
di
cambiar
posto
.
E
,
per
ospitalità
,
non
potevo
domandarglielo
,
nè
fare
osservazioni
.
Bisognava
che
le
offrissi
i
fiori
da
scegliere
prima
.
E
se
li
provava
tanto
in
capo
,
sul
petto
,
e
si
serviva
così
bene
,
che
a
me
rimanevano
degli
avanzi
appassiti
.
In
carrozza
pure
,
prendeva
posto
accanto
alla
zia
,
senza
che
occorresse
neppure
dirglielo
.
Qualche
volta
le
mie
povere
abbigliature
si
sciupavano
tutte
,
strette
così
,
accanto
al
babbo
sulla
panchetta
dinanzi
.
Ma
la
Teresita
si
stendeva
a
suo
agio
,
seppelliva
la
zia
sotto
le
sue
gonne
e
arrivava
fresca
come
una
rosa
.
In
casa
,
poi
si
prendeva
l
'
incarico
di
studiare
tutti
i
caratteri
,
come
se
ci
fosse
venuta
con
quella
missione
.
Io
aveva
quel
difetto
,
e
quel
pregio
;
e
la
zia
era
placida
,
e
troppo
indulgente
;
ed
il
babbo
era
avaro
;
e
le
persone
di
servizio
ci
derubavano
come
tanti
briganti
.
*
Come
!
Voi
spendete
tanto
per
la
carne
?
E
tanto
per
le
ova
?
E
questo
pollo
è
costato
tanto
Ma
buona
gente
!
A
casa
mia
si
mangia
meglio
assai
,
e
si
spende
la
metà
.
Quel
pollo
è
magro
,
tíglioso
.
Si
può
avere
per
trenta
soldi
.
Il
resto
se
l
'
è
tenuto
la
cuoca
.
Io
non
so
come
la
sopportiate
.
Non
sa
cucinare
.
A
casa
mia
le
bistecche
sono
tutt
'
altro
:
queste
sembrano
suole
di
scarpe
.
Ed
ogni
giorno
aveva
fatta
una
scoperta
nuova
sull
'
ordine
della
nostra
casa
,
ed
erano
sempre
indiscrezioni
.
Quando
poi
veniva
in
campagna
l
'
autunno
,
era
un
raddoppiamento
di
biasimo
.
Si
trovava
addirittura
ad
un
bivacco
.
Tutto
era
incomodo
,
tutto
rozzo
.
Quasi
quasi
si
meravigliava
che
nei
sentieri
del
giardino
non
si
stendessero
tappeti
per
farla
camminare
sul
liscio
.
E
combinava
lei
le
gite
,
i
píc
nics
.
Ed
entrava
in
confidenza
coi
vicini
di
villa
,
prima
e
più
di
noi
;
e
passeggiava
cogli
altri
ospiti
,
anche
s
'
erano
giovinotti
,
sola
con
loro
per
delle
ore
in
giardino
,
ed
usciva
quando
noi
si
stava
in
casa
;
e
stava
in
casa
quando
noi
s
'
usciva
.
Mie
giovani
lettrici
,
se
sono
ospiti
in
casa
altrui
,
badino
,
le
prego
,
di
non
lasciarvi
le
tristi
memorie
che
m
'
ha
lasciate
la
Teresina
.
La
persona
ospitata
deve
fare
una
completa
abnegazione
della
propria
volontà
,
delle
proprie
abitudini
,
dei
proprii
gusti
.
È
necessaria
questa
rinuncia
assoluta
,
per
bilanciare
l
'
immensa
deferenza
della
famiglia
che
la
ospita
,
e
metterci
un
limite
,
affinchè
non
abbia
a
diventare
un
sacrificio
di
tutte
le
ore
.
E
qui
mi
viene
a
proposito
di
avvertirle
,
che
nulla
è
più
scortese
di
quell
'
abitudine
tanto
generale
,
pur
troppo
,
di
far
esaurire
tutte
le
formole
di
preghiere
inventate
da
Adamo
in
poi
,
prima
di
aderire
a
sonare
o
a
cantare
,
in
compagnia
.
La
padrona
di
casa
,
che
per
quella
sera
le
ospita
,
è
messa
in
grave
imbarazzo
.
Deve
unire
le
sue
insistenze
alle
altre
,
ed
aver
l
'
aria
di
imporre
un
sacrificio
?
O
deve
astenersene
,
e
dimostrare
che
non
desidera
di
ascoltarle
?
Difficile
alternativa
.
*
*
*
Non
ho
mai
compreso
perchè
le
signorine
,
che
debbono
rimanere
sotto
gelosa
custodia
nella
loro
città
,
dove
sono
note
loro
e
la
famiglia
,
ed
hanno
un
mondo
di
amici
e
conoscenti
intorno
,
debbano
poi
godere
una
libertà
relativa
,
ma
sicuramente
soverchia
,
quando
si
trovano
in
viaggio
o
alle
bagnature
,
ignote
fra
gl
'
ignoti
;
dove
potrebbero
anche
essere
prese
in
fallo
.
Il
nuoto
è
uno
degli
esercizi
prediletti
dagli
Inglesi
e
dagli
Americani
.
Ma
non
credo
necessario
,
per
adottare
la
loro
abitudine
delle
bagnature
,
adottarne
pure
la
flirtation
insidiosa
e
sconveniente
.
To
flirt
,
coqueter
,
sono
parole
che
in
italiano
non
hanno
riscontro
.
Le
traduciamo
:
flirteggiare
,
civettare
;
ma
le
parole
sono
barbarismi
nella
nostra
lingua
,
come
la
cosa
è
un
barbarismo
nei
nostri
costumi
.
Noi
,
espansivi
e
schietti
,
ci
pieghiamo
male
a
quella
meschina
scherma
di
parole
,
che
giocano
su
sentimenti
frivoli
;
e
,
quando
riesciamo
a
scimiottare
le
signore
straniere
,
lo
facciamo
a
scapito
del
nostro
carattere
.
Credano
a
me
,
signorine
,
non
si
lascino
attirare
da
quello
scoppiettìo
di
frasi
leggere
,
brillanti
e
fuggevoli
come
fuochi
d
'
artificio
.
Quando
si
disperdono
e
svaniscono
nell
'
aria
,
portano
sempre
con
sè
qualche
briciola
del
loro
decoro
.
Briciole
appena
visibili
,
atomi
,
ma
che
importa
?
"
Gatta
cavat
lapidem
.
"
In
campagna
come
in
città
,
ai
bagni
come
altrove
,
una
giovinetta
non
deve
mai
uscire
da
sola
,
a
meno
di
trovarsi
in
un
paese
non
frequentato
da
colonie
di
villeggianti
avventizi
.
Nel
contrarre
nuove
relazioni
deve
usare
la
massima
prudenza
e
lasciarsi
dirigere
completamente
da
'
suoi
genitori
.
Alla
tavola
d
'
albergo
,
se
non
ha
due
persone
della
famiglia
fra
le
quali
sedere
,
ed
il
caso
le
colloca
da
un
lato
uno
sconosciuto
,
non
deve
scambiare
con
lui
che
le
parole
strettamente
necessarie
,
finchè
non
sia
stato
presentato
alla
signora
che
l
'
accompagna
,
e
questa
gli
abbia
accordata
la
sua
relazione
.
L
'
unico
punto
su
cui
in
campagna
ed
ai
bagni
le
signorine
possono
permettersi
qualche
libertà
,
è
il
vestire
colori
più
vivaci
,
foggie
più
ardite
,
un
cappellino
un
po
'
bizzarro
o
un
po
'
sull
'
orecchio
,
fori
naturali
in
capo
a
tutte
le
ore
,
ed
anche
passeggiare
a
capo
scoperto
...
Tutto
questo
è
concesso
;
ma
quanto
al
contegno
,
deve
essere
tanto
più
riserbato
in
quanto
che
sono
meno
conosciute
,
e
chi
le
osserva
deve
giudicare
dall
'
apparenza
.
*
*
*
Se
una
signorina
è
stata
ospite
in
una
casa
,
appena
ritornata
in
famiglia
,
dovrà
scrivere
una
lettera
espansiva
alla
signora
od
alla
signorina
che
l
'
ha
ospitata
,
ringraziandola
delle
cortesie
ricevute
.
Non
scrivano
a
molte
persone
,
signorine
mie
.
Oltre
le
lettere
di
dovere
ai
parenti
vecchi
,
alle
maestre
,
possono
tener
corrispondenza
con
qualche
amica
.
Ma
siano
vere
amiche
,
di
quelle
a
cui
si
scrive
non
per
fare
dello
stile
epistolare
,
ma
per
vero
affetto
,
e
col
linguaggio
dell
'
intimità
.
Non
occorre
dire
che
,
in
tutta
la
loro
corrispondenza
non
ci
deve
essere
una
parola
che
la
mamma
non
possa
leggere
.
Quanto
a
formole
,
non
s
'
aspettino
ch
'
io
ne
dia
.
Le
lettere
tengono
luogo
di
discorsi
.
Scrivano
come
discorrerebbero
e
basta
.
L
'
introduzione
,
la
chiusa
,
sono
storie
del
tempo
trapassato
remoto
.
La
lettera
comincia
con
quello
che
s
'
ha
a
dire
,
e
finisce
quando
non
s
'
ha
più
nulla
a
dire
.
Ecco
la
sola
regola
ch
'
io
ammetto
.
Non
si
firmino
mai
serva
,
perchè
le
signore
non
sono
mai
serve
di
nessuno
.
Non
facciano
litanie
di
saluti
in
fine
nè
sfoggio
di
aggettivi
sulla
soprascritta
,
a
tutto
beneficio
del
portalettere
e
dei
portinai
.
Non
usino
carta
colle
iniziali
,
come
non
usano
carte
da
visita
;
siano
semplici
,
schiette
;
se
hanno
dello
spirito
,
non
ne
privino
le
loro
corrispondenti
,
e
lascino
andare
i
loro
giovani
pensieri
come
"
La
rondine
alla
primavera
e
la
preghiera
al
cielo
.
"
CAPITOLO
II
.
La
signorina
matura
.
Pur
troppo
tutto
matura
sotto
il
sole
.
Gli
uomini
le
piante
,
le
mele
rosee
e
le
spighe
dorate
;
e
col
tempo
e
colla
paglia
,
lo
dice
il
proverbio
,
anche
le
sorbe
e
la
canaglia
.
I
bocciuoli
diventano
rose
,
i
quindici
anni
diventano
venticinque
.
La
maturanza
è
un
pregio
.
È
il
massimo
grado
di
perfezione
a
cui
può
giungere
una
cosa
creata
.
Una
fanciulla
matura
è
più
completa
,
più
perfezionata
che
una
giovinetta
.
Ma
è
necessario
che
tutto
sia
maturato
in
lei
in
proporzione
cogli
anni
.
Si
cerca
spesso
di
dissimulare
il
grado
di
maturanza
del
frutto
,
mantenendo
verdi
il
gambo
e
le
frasche
,
al
regime
dell
'
acqua
pura
.
Si
vogliono
dissimulare
i
venticinque
anni
della
fede
di
nascita
,
colla
finta
acerbità
dell
'
ingenua
.
Perchè
?
Basta
così
poco
a
serbare
una
fanciulla
di
venticinque
anni
in
tutto
il
suo
prestigio
!
Lasci
maturare
il
suo
giudizio
come
la
sua
persona
.
Sanno
,
mie
signore
,
qual
è
la
stregua
a
cui
si
conosce
se
un
giudizio
di
fanciulla
è
maturo
?
Quando
accetta
l
'
età
che
le
dà
il
suo
passato
,
senza
false
vergogne
,
e
meschine
dissimulazioni
.
A
conti
fatti
,
in
quell
'
accettazione
una
signorina
ha
tutto
da
guadagnare
.
Non
potrà
ancora
uscire
di
casa
sola
:
ma
potrà
uscire
con
un
fratello
,
con
uno
zio
.
Potrà
andare
alla
commedia
,
proibita
alle
giovinette
.
Vestirà
con
più
ricchezza
;
non
sarà
esclusa
da
nessun
ricevimento
,
da
nessuna
cerimonia
,
neppure
dalle
nozze
e
dai
battesimi
,
dove
le
sue
sorelline
non
vanno
.
Potrà
tenere
a
battesimo
il
figlio
d
'
un
'
amica
o
d
'
una
sorella
.
Potrà
essere
madrina
di
cresima
;
semprechè
,
anche
a
quelle
cerimonie
,
vada
accompagnata
da
sua
madre
,
o
da
un
'
altra
signora
.
Ai
balli
porterà
i
grandi
scolli
come
una
signora
;
in
villeggiatura
potrà
uscire
sola
con
una
compagna
,
o
anche
accompagnare
una
giovinetta
.
Potrà
scrivere
con
maggior
libertà
;
leggere
una
quantità
di
cose
che
pochi
anni
prima
le
erano
proibite
.
Eppure
la
maggior
parte
delle
signorine
mature
rinunciano
a
tali
vantaggi
,
per
non
confessare
di
esserlo
.
Ma
chi
possono
illudere
?
Mi
ricordo
d
'
una
famiglia
in
cui
c
'
erano
tre
sorelle
.
La
maggiore
aveva
ventinove
anni
.
La
più
giovane
ne
aveva
diciasette
.
Si
fece
sposa
per
intromissione
del
mio
babbo
,
mentre
era
uscita
provvisoriamente
di
collegio
per
curare
un
'
oftalmia
.
La
seconda
era
rimasta
in
collegio
.
Quando
si
fecero
le
nozze
,
la
sorella
di
ventinove
anni
venne
in
casa
nostra
a
passare
una
settimana
,
perchè
,
come
signorina
,
non
poteva
assistere
a
nozze
.
Si
tirò
addosso
un
ridicolo
da
cui
non
potè
più
liberarsi
.
Una
signorina
che
a
venticinque
anni
si
desse
l
'
aria
bambina
di
dire
che
non
può
andare
alla
commedia
,
perchè
la
sua
ingenuità
ne
sarebbe
scandolezzata
,
farebbe
ridere
.
Se
vestisse
come
la
sua
sorellina
uscita
appena
dall
'
adolescenza
,
sarebbe
una
caricatura
.
Ma
accetti
francamente
la
sua
età
,
la
sua
condizione
;
vesta
e
si
comporti
come
lo
richiedono
lo
sviluppo
della
sua
persona
,
la
sua
maggiore
serietà
,
la
sua
esperienza
,
e
sarà
una
giovine
interessante
,
amabile
,
e
potrà
ecclissare
tutto
un
collegio
di
giovinette
.
CAPITOLO
III
.
La
zitellona
.
Coraggio
della
sua
situazione
*
Toletta
*
Divertimenti
.
"
E
qui
comincian
le
dolenti
note
!
"
Nessuna
vorrebbe
essere
una
zitellona
.
È
un
nome
che
fa
orrore
.
Perchè
?
Non
l
'
ho
capito
mai
.
Forse
in
causa
di
questo
appellativo
ridicolo
?
Ma
chi
lo
usa
?
Le
signore
che
non
hanno
preso
marito
,
non
sono
ridicole
,
per
questo
.
Io
ne
conosco
di
adorabili
,
la
cui
compagnia
mi
ha
fatti
passare
giorni
deliziosi
,
mi
ha
resa
amena
la
solitudine
d
'
una
campagna
isolata
,
mi
ha
lasciata
una
dolcissima
memoria
,
ed
un
profondo
desiderio
di
sè
.
Tu
lo
comprendi
,
Emilia
,
che
parlo
di
te
,
il
cui
spirito
superiore
non
rifugge
dalla
situazione
che
la
sorte
ti
ha
fatta
,
che
l
'
accetti
con
coraggio
e
serenità
,
e
puoi
servire
di
modello
alle
altre
signore
,
che
una
circostanza
qualunque
ha
obbligate
a
rinunciare
alla
benedizione
della
famiglia
.
Lascia
che
guardi
a
te
,
che
m
'
ispiri
a
te
,
per
insegnare
come
debbono
contenersi
le
altre
.
A
trent
'
anni
,
una
signorina
deve
assolutamente
rinunciare
a
tutti
i
riserbi
esagerati
di
cui
si
sogliono
circondare
le
fanciulle
;
deve
adottare
nella
misura
delle
sue
finanze
,
il
vestire
,
le
abitudini
,
il
contegno
,
il
linguaggio
d
'
una
signora
maritata
;
uscire
sola
,
ricevere
e
fare
visite
,
viaggiare
sola
,
se
non
ha
la
necessità
,
avere
le
sue
carte
da
visita
.
Con
questo
non
s
'
intende
che
,
se
Dio
le
conserva
i
genitori
,
abbia
a
far
vita
a
parte
.
Goda
finchè
può
la
benedizione
di
dar
il
braccio
alla
sua
mamma
.
Ma
lo
faccia
per
godere
di
quella
compagnia
dolcissima
,
non
per
farsene
guidare
e
proteggere
come
una
tortorella
insidiata
.
La
mia
Emilia
ha
goduto
a
lungo
la
fortuna
di
avere
la
mamma
.
E
le
ha
consacrate
tutte
le
sue
ore
,
i
giorni
e
le
notti
,
non
s
'
è
mai
staccata
da
lei
,
senza
una
estrema
necessità
.
L
'
ha
amata
con
entusiasmo
,
l
'
ha
pianta
con
passione
.
E
tuttavia
ha
saputo
farsi
più
presto
ancora
del
tempo
,
una
personalità
seria
,
rispettabile
,
indipendente
,
senza
ardimenti
e
senza
emancipazione
.
Che
una
signora
nubile
si
comporti
così
,
e
sfido
tutti
gli
umoristi
del
mondo
a
farle
passare
sul
capo
neppur
l
'
ombra
del
ridicolo
.
Se
vive
in
famiglia
,
qualunque
sia
la
sua
età
,
non
ha
rappresentanza
;
per
cui
dovrà
astenersi
dal
fare
inviti
lasciando
questa
briga
ai
capi
di
casa
;
e
,
nei
ricevimenti
,
dovrà
assumere
una
parte
secondaria
,
non
avanzarsi
al
saluto
se
non
quando
le
persone
della
famiglia
hanno
accolto
i
loro
ospiti
,
non
offrire
mai
rinfreschi
di
propria
iniziativa
,
ma
appoggiare
con
garbo
le
offerte
che
hanno
fatte
i
padroni
di
casa
.
Si
asterrà
assolutamente
dal
ballare
,
sotto
pena
di
ridicolo
.
Si
adatterà
ad
imparare
i
giuochi
più
in
uso
,
per
potere
,
all
'
occorrenza
fare
il
quarto
in
una
partita
,
e
per
non
restar
sola
e
spostata
in
un
circolo
giovanile
,
dove
avrà
sempre
la
scappatoia
di
sedere
al
gioco
colle
persone
serie
.
Se
in
famiglia
vi
sono
persone
a
pranzo
,
si
collocherà
in
modo
da
non
darsi
nessuna
importanza
,
senza
affettare
tuttavia
di
prender
l
'
ultimo
posto
nè
atteggiarsi
da
vittima
.
*
*
*
Se
una
signorina
nubile
ha
rendita
sufficiente
per
fare
casa
da
sè
,
perduti
i
genitori
,
si
comporterà
precisamente
come
una
vedova
,
potrà
ricevere
,
fare
inviti
a
pranzo
,
tenere
una
serata
fissa
ogni
settimana
per
dare
il
tè
,
accogliere
ospiti
in
campagna
.
In
Francia
si
usa
chiamare
Mademoiselle
una
signorina
fino
all
'
ultima
vecchiaia
.
Noi
abbiamo
la
fortuna
di
poter
evitare
il
ridicolo
di
quell
'
appellativo
comune
colle
giovinette
.
Una
signora
nubile
si
fa
chiamare
«
Signora
»
dalla
gente
di
servizio
,
e
tutte
le
persone
di
tatto
eviteranno
sempre
di
chiamarla
signorina
;
sarebbe
una
canzonatura
.
Soltanto
in
Piemonte
si
ha
l
'
abitudine
francese
,
e
si
dice
Tota
anche
ad
una
donna
di
ottant
'
anni
quando
non
ha
marito
;
è
un
piccolo
ridicolo
che
non
si
può
evitare
,
e
che
fa
molta
impressione
a
chi
non
è
del
paese
.
Mi
ricordo
d
'
essere
giunta
una
volta
a
Torino
per
fare
un
lungo
soggiorno
in
una
famiglia
composta
di
un
babbo
,
d
'
una
bambina
,
e
d
'
uno
zio
prete
che
la
istruiva
.
Il
babbo
era
sempre
fuori
,
la
bimba
passava
molte
ore
collo
zio
allo
studio
.
Per
cui
temevano
ch
'
io
dovessi
annoiarmi
di
rimanere
parecchio
sola
,
e
mi
dissero
fin
dal
primo
momento
:
*
Si
annoierà
forse
un
poco
,
ma
c
'
è
un
'
altra
Tota
che
viene
ogni
sera
da
noi
e
le
farà
compagnia
.
Era
nel
cuore
di
gennaio
.
Faceva
quel
freddo
orribile
degli
inverni
di
Torino
.
Si
abitava
assai
lontani
dal
centro
,
e
poco
mi
sorrideva
l
'
idea
di
uscire
di
casa
.
Per
cui
ero
senza
speranza
di
procurarmi
la
compagnia
di
altre
signore
e
signorine
della
mia
età
.
La
prospettiva
di
quella
Tota
(
signorina
)
che
verrebbe
ogni
sera
a
vegliare
con
me
,
mi
rallegrò
.
Le
fanciulle
hanno
tanta
esuberanza
di
vita
,
tanta
serenità
,
tante
speranze
nel
cuore
!
Mi
figuravo
le
più
liete
serate
.
Aspettai
con
impazienza
che
il
giorno
finisse
.
Quando
Dio
volle
s
'
udì
un
campanello
,
e
la
cameriera
annunciò
:
*
Ai
'
è
tota
Gin
"
È
qui
la
signorina
Gin
"
(
un
diminutivo
che
può
servire
per
Teresa
,
Lucia
,
Luigia
ed
altri
nomi
.
)
Io
saltai
in
piedi
e
corsi
fino
all
'
uscio
del
salotto
per
incontrarla
...
Per
poco
non
caddi
come
corpo
morto
cade
.
Vidi
entrare
una
figura
lunga
,
lunga
,
lunga
,
come
una
guglia
,
ed
allampata
;
con
un
volto
di
pergamena
;
tutta
coperta
d
'
un
involucro
di
panno
color
tonaca
da
frate
;
con
uno
di
quei
cappelli
secolari
che
si
vedono
nelle
vignette
dei
romanzi
inglesi
;
armata
d
'
una
gran
borsa
di
lana
dalla
quale
uscivano
minacciose
le
otto
punte
di
quattro
ferri
da
calza
.
Era
una
buona
signora
,
ed
abbastanza
amena
in
compagnia
.
Ma
quel
maledetto
appellativo
di
Tota
l
'
aveva
demolita
coll
'
immagine
primaverile
che
me
ne
aveva
suggerita
,
e
le
raddoppiava
ai
miei
occhi
tutti
gli
anni
che
aveva
in
più
,
di
quei
tanti
di
meno
che
le
avevo
dati
.
Se
è
ammissibile
un
consiglio
contrario
agli
usi
del
paese
dove
si
vive
,
io
consiglio
le
signore
nubili
piemontesi
a
non
permettere
mai
che
le
chiamino
Tote
quando
hanno
passata
la
quarantina
....
*
*
*
Il
vestire
d
'
una
signora
nubile
(
la
parola
zitellona
,
non
dovrebbe
mai
sonare
sulle
labbra
di
una
persona
educata
)
,
il
vestire
d
'
una
signora
nubile
,
dev
'
essere
,
come
già
dissi
,
quello
stesso
di
una
signora
maritata
.
Potrà
portare
le
pelliccie
di
martora
,
lo
scialle
turco
,
i
diamanti
e
le
trine
.
E
,
finchè
l
'
età
ed
il
grado
di
conservazione
della
sua
figura
glielo
permettono
,
nulla
osta
a
che
vada
in
teatro
con
abiti
scollati
come
un
'
altra
signora
.
*
*
*
Il
teatro
e
la
conversazione
sono
i
divertimenti
che
le
si
addicono
meglio
.
Al
ballo
non
ci
dovrebbe
andare
,
perchè
vi
sarebbe
spostata
,
a
meno
che
vi
dovesse
accompagnare
una
giovinetta
.
Ed
in
tal
caso
il
suo
contegno
dovrebbe
essere
,
a
seconda
della
sua
età
,
quello
d
'
una
sorella
maritata
o
d
'
una
madre
.
Ai
bagni
di
Viareggio
,
pochi
anni
sono
,
c
'
era
una
signora
nubile
,
che
accompagnava
una
nipotina
di
diciotto
anni
.
La
zia
ne
aveva
trentanove
.
Aveva
certi
occhi
,
certi
capelli
neri
,
certi
denti
,
da
far
invidia
ad
una
giovinetta
.
Vestiva
con
grande
eleganza
,
ma
sempre
di
nero
o
di
bianco
.
Discorreva
benissimo
in
francese
coi
francesi
,
in
inglese
cogli
inglesi
,
in
tedesco
coi
tedeschi
,
in
spagnolo
con
una
vecchia
dama
spagnola
.
Ho
desiderato
parecchie
volte
un
Turco
ed
un
Cinese
per
udire
la
zitellona
parlare
in
quelle
due
lingue
.
Era
una
Lombarda
.
Aveva
fatto
molte
conoscenze
;
ma
il
suo
contegno
era
perfetto
.
Accompagnava
sempre
la
nipote
al
ballo
,
ma
non
ballava
mai
.
Ne
era
pregatissima
;
e
tuttavia
non
l
'
ho
udita
rispondere
,
come
fanno
molte
in
simili
circostanze
:
*
"
Non
posso
:
faccio
la
mamma
"
con
accompagnamento
di
smorfiette
e
sorrisi
,
che
vuol
dire
:
"
rinuncio
ai
divertimenti
della
mia
età
,
per
fare
una
parte
da
vecchia
.
"
Perfettamente
ridicolo
!
Lei
diceva
francamente
:
*
Ma
che
le
pare
alla
mia
età
!
Un
giorno
mi
confidò
,
mi
piaceva
tanto
che
me
l
'
era
fatta
amica
,
che
un
signore
,
il
quale
faceva
pensare
e
sospirare
molte
belle
bagnanti
,
dimostrava
di
essere
innamorato
di
sua
nipote
.
Era
quello
che
si
suol
dire
un
brillante
partito
.
Ricchissimo
;
godeva
d
'
una
magnifica
situazione
,
aveva
riputazione
di
uomo
d
'
ingegno
,
e
forse
era
;
ad
ogni
modo
,
aveva
molto
spirito
,
era
perfetto
gentiluomo
,
e
,
per
giunta
,
bell
'
uomo
.
Ma
aveva
trentasei
anni
,
giusto
il
doppio
della
ragazza
.
La
zia
era
impensierita
da
questa
circostanza
;
la
fanciulla
invece
lasciava
indovinare
,
nella
semplicità
del
suo
cuore
,
una
notevole
preferenza
per
quel
bel
signore
.
Quando
giunse
il
babbo
della
ragazza
la
zia
gli
presentò
il
nuovo
conoscente
,
di
cui
aveva
prese
informazioni
e
studiato
il
carattere
,
e
gli
narrò
le
sue
assiduità
,
l
'
accompagnarle
al
passeggio
,
l
'
intrattenersi
tutta
la
sera
con
loro
,
ecc
.
,
ecc
.
Il
babbo
lo
conosceva
di
riputazione
,
ne
fu
soddisfatto
,
e
,
coll
'
accoglienza
cordialissima
,
gli
dimostrò
che
non
sarebbe
rifiutato
.
Il
giorno
dopo
,
con
un
biglietto
da
vero
innamorato
,
il
gentiluomo
gli
scrisse
domandandogli
la
mano
....
di
sua
sorella
.
La
zitellona
!
PARTE
TERZA
UN
LEMBO
DI
CIELO
CAPITOLO
I
.
La
fidanzata
.
Domanda
di
matrimonio
*
Contegno
coi
parenti
*
Colle
amiche
*
Col
fidanzato
.
*
Signorina
,
il
signor
padrone
la
prega
di
favorire
nel
suo
studio
perchè
deve
parlarle
.
È
così
che
,
per
bocca
d
'
una
cameriera
o
d
'
un
servitore
,
hanno
principio
la
massima
parte
delle
proposte
di
matrimonio
.
La
signorina
,
che
è
educata
a
saper
morire
sulla
breccia
anzichè
commettere
l
'
ombra
d
'
una
sconvenienza
,
si
comprime
vivamente
il
cuore
per
rischiuderne
le
orecchiette
curiose
,
che
vorrebbero
interrogare
la
cameriera
su
quel
che
ne
dicano
gli
usci
di
casa
,
che
,
nella
sua
qualità
di
cameriera
perfetta
,
deve
aver
ascoltati
;
si
limita
a
rispondere
che
andrà
subito
;
e
la
congeda
.
Però
i
cuori
delle
signorine
sono
meno
ingenui
di
quanto
si
crede
.
Quel
signore
che
fu
presentato
alcune
sere
prima
in
palco
,
accompagnato
dal
babbo
,
o
dallo
zio
o
dal
fratello
maggiore
,
come
un
bimbo
che
si
presenta
alle
scuole
elementari
,
non
è
passato
inosservato
a
quel
cuoricino
di
fanciulla
.
Lei
ha
veduto
che
il
signore
accompagnato
la
guardava
con
certi
occhi
che
parevano
due
punti
interrogativi
incaricati
di
domandarle
"
Sì
!
o
no
?
"
Ed
ha
veduto
pure
che
gli
occhi
del
signore
accompagnante
sembravano
due
unità
di
misura
,
intente
a
registrare
quanto
lei
fosse
lunga
e
larga
;
e
quale
fosse
il
suo
peso
specifico
;
e
quali
le
proporzioni
esatte
di
gas
che
componevano
la
sua
graziosa
personcina
,
e
se
il
peso
specifico
della
sua
dote
fosse
sufficiente
a
bilanciare
le
irregolarità
risultanti
dall
'
inventario
.
*
Ma
la
signorina
,
educata
con
quella
perfezione
che
non
viene
mai
meno
anche
nelle
circostanze
solenni
,
ha
fatto
come
se
non
avesse
veduto
nulla
,
e
si
è
sempre
mostrata
intenta
alle
estasi
melodiose
di
quel
tenore
innamorato
,
ed
alle
disperazioni
di
quella
infelicissima
prima
donna
(
i
tenori
sono
tutti
innamorati
,
e
le
prime
donne
sono
tutte
infelici
)
,
come
se
quei
due
individui
fossero
la
sola
cura
della
sua
anima
giovinetta
,
e
se
alla
possibilità
d
'
una
certa
domanda
,
non
ci
pensasse
più
che
all
'
eredità
dell
'
imperatore
della
China
.
Così
si
comportano
le
signorine
per
bene
.
Ma
ciò
,
non
toglie
che
il
giorno
del
grande
invito
,
dato
uno
sguardo
rapido
alla
propria
coscienza
per
assicurarsi
che
non
hanno
commesso
nessun
errore
da
provocare
quell
'
ambasciata
paterna
,
vi
accorrono
perfettamente
informate
di
quanto
stanno
per
udire
.
*
Senti
,
bimba
,
dice
il
capo
della
famiglia
.
Ora
hai
finita
la
tua
educazione
.
Gli
abiti
non
ti
si
accorciano
più
ad
ogni
stagione
.
Il
dente
del
giudizio
ce
l
'
hai
;
fa
un
po
'
vedere
?
Sì
,
è
già
completamente
cresciuto
.
Sei
una
donna
e
bisogna
pensare
a
collocarti
.
Qualunque
sia
la
sua
opinione
in
proposito
,
una
signorina
per
bene
si
ricorderà
che
i
genitori
ci
penano
a
mandarla
fuori
di
casa
;
e
non
mancherà
di
dar
loro
una
dimostrazione
d
'
affetto
,
assicurandoli
che
si
trova
tanto
bene
con
loro
,
che
è
felice
,
e
non
desidera
punto
punto
di
maritarsi
,
e
sarebbe
dispiacentissima
di
lasciarli
.
*
Hai
veduto
quel
signore
che
venne
in
palco
l
'
altra
sera
?
riprende
il
capo
di
casa
.
Oh
!
se
l
'
ha
veduto
!
Ma
ad
ogni
modo
si
limita
a
rispondere
freddamente
di
sì
,
che
lo
ricorda
.
*
E
che
ne
dici
?
Ti
piace
?
Quel
signore
ti
converrebbe
perfettamente
dal
lato
dell
'
interesse
e
delle
qualità
morali
,
e
domanda
la
tua
mano
.
Le
alternative
sono
tre
.
Il
signore
può
piacere
,
può
dispiacere
,
e
può
essere
indifferente
.
La
signorina
deve
esprimere
francamente
in
quale
di
questi
tre
casi
si
trova
.
E
se
le
piace
,
deve
dirlo
senza
enfasi
.
E
,
se
le
dispiace
,
senza
disprezzo
,
e
sopra
tutto
senza
fare
mai
la
caricatura
d
'
un
suo
difetto
o
della
sua
professione
.
Uscendo
dallo
studio
del
babbo
,
dopo
avere
rifiutata
una
domanda
di
matrimonio
,
deve
fare
come
se
la
memoria
di
quel
fatto
non
avesse
passata
con
lei
la
soglia
dello
studio
,
e
non
deve
tenerne
parola
con
anima
viva
,
neppure
colla
più
intima
amica
.
Incontrandosi
con
quel
signore
dovrà
trattarlo
come
qualunque
altro
che
le
sia
stato
presentato
;
non
attingere
nessuna
falsa
vanità
della
sua
domanda
,
e
non
attribuirgli
la
menoma
umiliazione
pel
rifiuto
patito
.
Sono
tanto
vecchia
,
ho
tanto
vissuto
,
che
per
ogni
circostanza
,
mi
torna
a
mente
un
avvenimento
che
calza
appuntino
.
Era
una
fanciulla
di
provincia
,
che
non
aveva
genitori
.
Non
era
abbastanza
agiata
per
avere
una
istitutrice
addetta
alla
sua
persona
.
Viveva
sola
con
uno
zio
vecchio
e
severo
.
Per
una
delle
tante
licenze
poetiche
rigorosamente
vietate
da
tutti
i
codici
delle
convenienze
,
s
'
era
fidanzata
di
sua
testa
con
un
compagno
d
'
infanzia
;
e
con
un
coraggio
degno
di
miglior
causa
,
ed
una
fede
idem
,
rifiutava
tutte
le
proposte
di
matrimonio
per
aspettare
che
quel
suo
fidanzato
minuscolo
raggiungesse
una
situazione
non
ancora
determinata
,
che
si
smarriva
nel
più
lontano
avvenire
.
Un
giorno
una
conoscente
di
fuori
città
le
mandò
un
bel
giovine
,
un
vero
giovine
con
baffi
e
basette
,
munito
d
'
una
lettera
di
presentazione
.
Andava
a
stabilirsi
in
quella
provincia
,
e
la
signora
,
amica
della
madre
di
lui
,
voleva
procurargli
qualche
conoscenza
.
Un
'
altra
sconvenienza
.
*
Alle
signorine
senza
mamma
non
si
presentano
giovinotti
.
Ma
quella
signora
sperava
di
veder
combinarsi
un
matrimonio
,
ed
aveva
presa
la
sola
via
che
le
era
aperta
.
I
due
giovani
si
rividero
in
società
,
in
teatro
,
e
,
per
farla
breve
,
perchè
mi
accorgo
d
'
essermi
impegnata
in
una
storia
lunga
,
s
'
innamorarono
come
due
eroi
da
romanzo
,
malgrado
quel
fidanzatino
più
da
romanzo
ancora
.
Un
bel
giorno
il
giovine
si
presentò
in
casa
della
signorina
portandole
una
lettera
della
signora
che
lo
aveva
presentato
a
lei
,
e
che
aveva
riveduta
in
una
sua
gita
a
Torino
.
Lasciò
la
lettera
ed
uscì
.
Lo
zio
era
presente
,
ma
udendo
che
si
trattava
semplicemente
d
'
un
'
epistola
da
signora
,
si
risparmiò
la
briga
di
leggerla
.
Era
quello
appunto
su
cui
il
giovine
aveva
contato
.
La
lettera
era
sua
,
e
,
confessando
sentimenti
che
i
suoi
occhi
ed
il
suo
contegno
avevano
già
rivelati
,
offriva
la
sua
mano
ed
il
suo
cuore
,
e
domandava
alla
signorina
il
consenso
per
chiederla
in
isposa
allo
zio
.
Precisamente
il
contrario
di
quello
che
avrebbe
dovuto
fare
.
Ma
erano
eroi
da
romanzo
e
dovevano
passare
di
sconvenienza
in
sconvenienza
.
Infatti
,
la
fanciulla
non
disse
nulla
allo
zio
,
e
,
lottando
col
proprio
cuore
,
innamorato
del
bel
giovinotto
coi
baffi
,
e
stemperandosi
in
lacrime
,
rispose
segretamente
nella
prossima
visita
,
che
era
fidanzata
,
e
spinse
l
'
eroismo
donchisciottesco
,
fino
a
dirsi
innamorata
di
quell
'
ombra
di
fidanzatino
col
quale
giocava
alla
sposa
.
Il
bel
giovine
fu
desolato
,
pianse
,
prese
atteggiamenti
sentimentali
,
....
poi
si
fece
sposo
con
un
'
altra
.
Ma
la
signorina
,
che
s
'
era
imposto
un
vero
eroismo
per
rifiutarlo
mentre
ne
era
innamorata
,
pensò
che
l
'
eroismo
di
cui
nessuno
è
informato
non
ottiene
il
compenso
d
'
ammirazione
che
gli
è
dovuto
.
E
narrò
la
sua
grande
azione
ad
un
'
amica
in
tutta
confidenza
,
tanto
che
vi
fosse
almeno
una
voce
al
mondo
,
per
rimandare
ai
posteri
la
notizia
di
quel
gran
sacrifizio
che
si
era
compiuto
in
quel
piccolo
cuore
.
Il
segreto
fu
così
ben
custodito
che
si
seppe
in
anticamera
ed
anche
in
cucina
.
Uno
di
quei
casi
,
che
sembrano
fatti
apposta
per
gli
eroi
da
romanzo
,
portò
,
poco
tempo
dopo
,
una
cameriera
che
era
allora
in
casa
della
signorina
eroica
,
a
servire
la
nuova
sposa
del
giovinotto
.
Quella
cameriera
era
una
giovine
invidiosa
e
pettegola
.
E
però
,
appena
ebbe
veduto
lo
sposo
,
profittò
di
quanto
sapeva
per
informare
la
sposa
del
precedente
amore
,
della
precedente
domanda
e
del
precedente
rifiuto
,
tacendo
,
con
malizia
crudele
,
le
lacrime
che
quel
rifiuto
aveva
fatte
spargere
,
e
che
erano
a
tutta
gloria
del
giovine
.
Narrata
così
,
la
cosa
era
d
'
una
trivialità
....
La
povera
sposa
si
vide
nel
pericolo
di
accettare
un
uomo
rifiutato
,
disprezzato
da
un
'
altra
.
(
Oh
!
disprezzato
!
)
E
,
con
quell
'
amor
proprio
che
distingue
,
o
per
dir
meglio
,
accomuna
tutti
gli
esseri
umani
,
dichiarò
che
:
visto
e
considerato
che
il
tale
giorno
del
tale
anno
,
nella
casa
tale
,
il
signorino
aveva
patito
un
rifiuto
,
la
sua
dignità
la
obbligava
a
dargliene
un
altro
.
Ma
i
parenti
della
sposa
non
potevano
lasciar
andare
a
rotoli
un
matrimonio
ben
assortito
,
per
quella
inezia
;
si
misero
intorno
al
povero
giovine
,
e
lo
indussero
a
scrivere
alla
infelice
eroina
del
gran
rifiuto
,
invitandola
a
dichiarare
per
iscritto
,
che
lui
non
le
aveva
mai
fatta
domanda
formale
di
matrimonio
.
"
Da
questo
,
scriveva
,
dipende
per
me
una
questione
vitale
.
"
La
domanda
che
egli
aveva
fatta
,
in
realtà
,
era
tutt
'
altro
che
formale
,
ma
era
una
domanda
di
matrimonio
bella
e
buona
.
Ad
ogni
modo
però
,
quella
povera
fanciulla
aveva
troppo
decoro
,
malgrado
il
suo
curioso
fidanzamento
,
per
non
mostrare
di
aver
dimenticata
tutta
l
'
importanza
che
lui
aveva
data
a
quel
passo
extralegale
.
E
dichiarò
che
mai
in
eterno
lui
aveva
pensato
a
lei
,
che
la
conosceva
appena
,
ecc
.
E
l
'
altro
matrimonio
si
fece
.
Morale
.
Una
parola
imprudente
,
suggerita
dalla
vanità
di
farsi
vedere
desiderata
,
può
offendere
l
'
amor
proprio
di
un
uomo
,
e
far
nascere
un
ginepraio
di
guai
,
in
cui
la
meno
umiliata
e
ferita
non
è
certo
la
signorina
imprudente
.
*
*
*
Se
invece
il
partito
proposto
riesce
simpatico
,
la
risposta
è
favorevole
;
e
si
fissa
un
giorno
per
presentare
il
pretendente
sotto
questo
aspetto
.
Quello
è
il
momento
più
difficile
della
vita
d
'
una
fanciulla
.
Non
sa
che
viso
fare
,
nè
che
contegno
tenere
.
Il
mostrarsi
allegra
e
contenta
è
sconveniente
.
Il
mostrarsi
dolente
è
assurdo
,
perchè
è
lei
che
l
'
ha
voluto
.
Il
mostrarsi
indifferente
è
scortese
.
Ma
tutte
le
difficoltà
scompaiono
,
quando
una
signorina
si
rassegna
a
non
curarsi
affatto
del
come
deve
mostrarsi
,
ed
a
lasciarsi
vedere
nello
stato
in
cui
si
trova
realmente
:
commossa
,
confusa
,
intimidita
.
Così
è
naturalmente
,
e
così
dev
'
essere
.
Tutto
quello
che
può
far
per
dissimulare
il
suo
imbarazzo
riescirà
artificioso
e
sguaiato
.
Allora
sì
,
è
il
caso
di
non
parlare
se
non
è
interrogata
.
E
se
lo
sposo
è
un
po
'
ardito
,
e
si
fa
coraggio
a
dirle
:
"
Spero
di
non
averla
afflitta
colla
mia
domanda
"
oppure
:
"
Mi
lusingo
che
non
sarà
pentita
del
favore
che
mi
ha
accordato
"
o
qualunque
altra
cosa
di
questo
genere
,
la
sposa
non
deve
mai
tornire
una
frase
da
commedia
per
rispondere
in
modo
lusinghiero
.
Risponda
come
le
suggerisce
il
cuore
,
il
quale
in
quelle
circostanze
non
le
suggerisce
altro
che
un
monosillabo
,
una
breve
risposta
.
"
Ma
no
.
"
"
Sa
pure
di
no
.
"
Ma
glieli
suggerisce
uniti
ad
una
confusione
,
ad
un
rossore
,
ad
una
peritanza
dello
guardo
intenerito
,
che
quel
monosillabo
,
quella
risposta
breve
riescono
più
lusinghieri
di
qualunque
discorso
.
Da
quel
momento
lo
sposo
ottiene
l
'
accesso
in
casa
,
e
,
se
è
in
altra
città
,
è
autorizzato
a
scrivere
ogni
giorno
alla
sposa
;
che
è
pure
autorizzata
a
rispondergli
.
Molte
volte
,
invece
d
'
essere
simpatico
,
lo
sposo
è
indifferente
.
E
tuttavia
,
per
qualche
considerazione
,
che
qui
non
è
il
caso
di
discutere
,
viene
accettato
.
Questa
sfumatura
di
sentimento
però
non
cambia
nulla
al
seguito
delle
cose
.
E
dopo
il
consenso
della
signorina
,
i
due
fidanzati
,
che
ieri
non
si
conoscevano
affatto
,
sono
obbligati
a
vedersi
o
scriversi
periodicamente
e
con
intimità
.
Quasi
tutte
le
signorine
si
credono
in
dovere
,
da
quel
momento
,
di
mostrare
una
passione
da
Desdemona
,
di
persuadere
anche
l
'
infelice
,
accettato
per
cento
ragioni
che
non
hanno
nulla
a
che
fare
col
cuore
,
che
l
'
adorano
addirittura
,
"
Fra
quanti
figli
della
terra
il
sole
Veggon
,
e
il
cielo
degli
Dei
stellato
.
"
È
un
errore
che
una
signorina
di
tatto
deve
evitare
.
Le
sue
lettere
ed
i
suoi
discorsi
possono
parlar
d
'
altro
che
d
'
un
amore
che
non
ha
nel
cuore
,
e
che
le
espressioni
forzate
non
faranno
nascere
.
Al
di
sopra
di
tutte
le
regole
di
civiltà
,
di
tutte
le
cortesie
,
di
tutte
le
virtù
,
si
deve
metter
sempre
la
verità
.
Si
può
(
almeno
è
una
cosa
che
accade
)
accettare
uno
sposo
senza
esserne
innamorata
;
ma
non
si
deve
fingere
,
per
ingannarlo
colle
apparenze
d
'
una
passione
che
egli
non
ispira
.
Anzi
,
una
signorina
veramente
per
bene
,
dovrebbe
in
coscienza
rivelare
allo
sposo
che
lo
accetta
,
lo
stima
,
non
ama
un
altro
,
ma
non
è
innamorata
di
lui
.
Ma
tratto
tratto
mi
accorgo
che
è
difficile
tracciare
una
linea
di
demarcazione
tra
le
regole
di
cortesia
e
quelle
dell
'
onestà
,
ed
invado
un
campo
estraneo
al
mio
lavoro
.
Torniamo
alle
inezie
:
La
fidanzata
non
accetta
nessun
dono
;
tutt
'
al
più
,
se
i
genitori
si
tengono
sicuri
che
tutto
procederà
bene
,
possono
permettere
fra
i
due
giovani
lo
scambio
delle
fotografie
.
E
la
gioia
di
poter
vedere
il
fidanzato
in
casa
sua
,
una
signorina
dovrà
pagarla
con
una
rinuncia
assoluta
ai
balli
,
ai
teatri
,
alle
conversazioni
numerose
.
Ben
inteso
che
non
si
lagnerà
mai
di
questa
privazione
.
Non
sarebbe
più
quella
signorina
educata
che
s
'
è
mostrata
sempre
,
se
facesse
sentire
al
fidanzato
il
sacrifizio
che
le
costa
.
E
quello
è
il
minore
degli
atti
d
'
eroismo
che
la
perfetta
convenienza
richiede
dal
suo
giovine
cuore
.
Supponiamo
che
un
giorno
la
mamma
sia
fuori
di
casa
,
oppure
non
sentendosi
bene
,
sia
rimasta
a
letto
.
Ed
il
fidanzato
ha
avvisato
che
a
quell
'
ora
farebbe
la
sua
visita
.
(
Un
fidanzato
ammodo
avvisa
sempre
,
e
non
arriva
,
come
una
tegola
sul
capo
,
quando
meno
lo
si
aspetta
)
.
Eccolo
.
La
signorina
conosce
il
suo
modo
di
sonare
.
È
lui
.
La
cameriera
lo
annuncia
.
Quel
povero
cuoricino
balza
di
gioia
.
Avrebbe
una
cosa
da
dirgli
,
proprio
a
lui
solo
,
e
tornerebbe
tanto
a
proposito
cogliere
quell
'
occasione
...
Ebbene
no
.
Deve
avere
il
coraggio
di
rinunciarvi
.
Una
signorina
non
deve
ricevere
il
fidanzato
quando
è
sola
.
E
dice
alla
cameriera
:
*
Marietta
,
digli
che
la
mamma
non
c
'
è
;
non
posso
riceverlo
.
E
,
quando
lo
rivede
,
le
pare
di
volergli
più
bene
dopo
quella
privazione
che
gli
ha
imposta
.
Poveretto
,
come
deve
averne
sofferto
!
Vorrebbe
compensarlo
con
un
po
'
d
'
espansione
,
chiamarlo
semplicemente
col
suo
nome
.
E
neppure
questo
le
è
concesso
,
dicono
le
regole
di
convenienza
.
Il
loro
modo
di
trattarsi
dev
'
essere
affettuoso
,
amichevole
,
ma
non
mai
confidenziale
.
Bisogna
darsi
del
lei
,
e
non
anticipare
le
espansioni
reciproche
,
nè
i
nomi
di
parentela
alle
future
suocere
,
ai
cognati
.
Un
matrimonio
può
andare
a
monte
,
ed
allora
tutte
quelle
famigliarità
anticipate
rendono
più
difficile
la
situazione
.
Come
si
fa
ad
incontrare
come
un
indifferente
,
senza
arrossire
,
senza
confondersi
,
un
uomo
a
cui
si
è
dato
del
tu
?
Non
anticipi
nulla
,
signorina
.
Lasci
che
il
tempo
maturi
gli
avvenimenti
.
I
frutti
acerbi
hanno
sempre
un
fondo
di
asprezza
,
mentre
sono
tanto
buoni
e
dolci
i
frutti
maturi
.
CAPITOLO
II
.
La
sposa
.
Annuncio
delle
promesse
*
Visite
*
Corredo
*
Doni
nuziali
*
La
sera
del
contratto
*
Circolari
ed
inviti
*
Al
municipio
*
Colazione
*
In
chiesa
*
Viaggio
di
nozze
.
Ecco
;
il
tempo
ha
già
mutate
le
circostanze
.
Omai
i
babbi
hanno
finito
di
parlamentare
a
lungo
in
segreto
col
notaio
.
Sono
perfettamente
d
'
accordo
su
tutti
i
punti
.
Il
contratto
è
tutto
steso
come
si
dovrà
leggere
a
suo
tempo
;
ed
il
matrimonio
è
fissato
a
due
mesi
di
data
.
Non
si
va
ancora
a
teatri
nè
a
feste
.
Ma
la
vita
è
tutta
una
festa
.
Ormai
il
matrimonio
non
è
più
un
segreto
per
nessuno
.
Si
mandano
agli
amici
ed
ai
conoscenti
dei
bei
cartoncini
levigati
sui
quali
è
litografato
in
caratteri
inglesi
:
Elisa
Elisei
*
Bernardo
Bernardi
Promessi
sposi
.
Un
poema
!
E
lo
sposo
ha
già
offerto
alla
sua
futura
compagna
un
ricordo
;
di
poco
valore
ma
tanto
caro
!
E
dietro
l
'
invio
di
quegli
annunci
è
venuta
in
casa
una
pioggia
di
carte
da
visita
colle
iniziali
P
.
C
.
scritte
a
mano
che
vuol
dire
per
congratulazioni
.
*
Profondamente
sentite
come
profondamente
espresse
.
*
Ma
cosa
importa
?
La
sposa
ha
tanta
esuberanza
di
gioia
,
e
d
'
affetto
nel
cuore
,
che
può
metterne
dove
mancano
.
E
tutti
quelli
che
incontra
,
tutti
i
visitatori
si
rallegrano
con
lei
,
e
le
fanno
augurii
,
e
si
mostrano
così
contenti
,
che
finisce
col
persuadersi
che
il
suo
matrimonio
forma
la
felicità
di
mezzo
un
paese
.
E
scrive
la
grande
nuova
alle
amiche
lontane
;
e
tra
lettera
e
lettera
vi
sono
i
mazzi
di
fiori
,
e
le
scatole
di
dolci
che
porta
lo
sposo
,
e
che
lei
può
accettare
,
ormai
,
liberamente
.
E
la
mamma
tratto
tratto
ha
una
piccola
faccenduola
,
che
la
chiama
nella
stanza
vicina
;
è
lì
,
coll
'
uscio
aperto
,
senza
dubbio
;
ma
è
tanto
presto
fatto
dirsi
una
parola
:
*
Non
è
pentita
della
sua
promessa
?
*
Pensi
!
*
Mi
dia
la
mano
.
Dica
,
mi
vuole
un
po
'
di
bene
?
*
Stia
zitto
.
Viene
la
mamma
.
*
Soltanto
una
parola
,
dica
?
*
Lo
sa
pure
.
Tutte
le
dichiarazioni
da
commedia
,
non
riesciranno
mai
a
ritrarre
la
poesia
di
quelle
paroline
esitanti
e
misteriose
.
E
tutto
questo
una
sposa
lo
può
fare
,
senza
la
menoma
sconvenienza
.
Intanto
la
sarta
le
prepara
un
bell
'
abito
nuovo
,
da
signorina
,
ma
più
elegante
di
quelli
che
ha
portati
fin
allora
;
e
la
sposa
,
tutta
ornata
di
quella
nuova
abbigliatura
e
della
nuova
gioia
,
va
colla
mamma
a
presentare
lo
sposo
ai
parenti
ed
agli
amici
più
intimi
.
E
si
fanno
gli
itinerari
pel
viaggio
;
si
può
parlarne
liberamente
.
*
Andremo
qua
,
e
là
,
e
poi
là
.
Staremo
fuori
tanto
tempo
;
vedremo
questo
e
quell
'
altro
.
Ed
il
corredo
?
La
sposa
ne
ha
stesa
la
lista
,
ha
assistito
colla
mamma
a
tutte
le
compere
.
Ha
scelti
lei
tutti
i
modelli
,
le
tele
,
le
guarnizioni
.
E
,
man
mano
che
ne
giunge
una
parte
,
è
lei
che
la
riceve
dalle
mani
delle
operaie
,
ed
esamina
accuratamente
oggetto
per
oggetto
,
prima
di
accettarli
.
Sarebbe
trascurata
una
sposa
che
non
facesse
tutto
questo
.
È
una
dolce
occupazione
,
continuamente
interrotta
da
dolci
improvvisate
.
Tutti
i
parenti
le
mandano
,
o
le
portano
un
dono
.
Lei
non
ha
che
da
accettare
,
ringraziare
,
esser
contenta
,
e
,
ad
ogni
visita
dello
sposo
,
rendergli
conto
di
tutte
quelle
novità
,
ed
esser
contenti
in
due
.
Ma
la
gioia
delle
gioie
l
'
aspetta
la
mattina
del
giorno
fissato
pel
contratto
.
Lo
sposo
le
manda
una
scatola
,
un
cofanetto
,
un
tavolino
da
lavoro
,
un
oggetto
a
sua
scelta
,
che
,
qualunque
ne
sia
la
forma
,
è
sempre
una
cornucopia
della
fortuna
dal
quale
escono
ogni
sorta
di
meraviglie
.
Sono
i
doni
nuziali
,
*
quello
che
i
Francesi
ed
i
Piemontesi
chiamano
il
Panier
galant
,
e
che
,
per
regola
generale
,
deve
rappresentare
un
valore
tra
il
cinque
ed
il
dieci
per
cento
della
dote
della
sposa
.
Ma
una
sposa
per
bene
non
fa
questi
calcoli
:
o
se
ha
il
cattivo
pensiero
di
farli
,
deve
avere
il
buon
gusto
di
non
esprimerli
,
neppure
colla
propria
famiglia
.
In
quel
cofanetto
trova
l
'
abito
bianco
sacramentale
pel
giorno
delle
nozze
,
alcuni
altri
abiti
;
uno
o
più
scialli
turchi
,
e
di
Casimira
.
Se
lo
sposo
possiede
trine
di
famiglia
,
la
loro
tinta
giallognola
apparirà
tra
i
freschi
colori
delle
stoffe
moderne
.
Altrimenti
saranno
due
guarnizioni
di
trine
moderne
e
di
valore
che
faranno
le
veci
;
per
lo
più
una
di
Bruxelles
ed
una
di
Chantilly
.
E
finalmente
una
schiera
di
buste
di
velluto
,
colle
iniziali
del
nuovo
nome
che
la
sposa
sta
per
assumere
,
cioè
del
suo
nome
e
del
cognome
dello
sposo
.
Sono
:
i
brillanti
,
ereditari
o
nuovi
,
che
lo
sposo
può
offrirle
;
un
finimento
completo
d
'
oro
e
pietre
;
parecchi
anelli
;
insomma
i
gioielli
più
o
meno
sfarzosi
,
a
seconda
della
ricchezza
e
generosità
dello
sposo
,
fra
i
quali
primeggerà
la
famosa
catena
coll
'
orologio
,
che
la
sposa
porterà
quella
sera
stessa
al
contratto
.
Qualche
volta
lo
sposo
presenta
in
persona
i
doni
,
ma
è
sconveniente
.
Obbliga
la
sposa
e
la
sua
famiglia
a
fare
meraviglie
e
ringraziamenti
ripetuti
,
per
ogni
oggetto
,
a
misura
che
li
osservano
;
e
mette
sè
stesso
nella
situazione
imbarazzante
di
stare
ad
aspettare
,
ad
una
ad
una
,
quelle
esplosioni
di
riconoscenza
,
e
di
rispondere
a
ciascuna
con
un
complimento
,
che
,
per
l
'
identica
uniformità
del
caso
,
può
avere
ben
poche
varianti
.
Uno
sposo
ammodo
manda
i
doni
il
mattino
,
e
ne
riceve
i
ringraziamenti
,
tutti
in
una
volta
,
più
tardi
,
quando
va
a
fare
la
solita
visita
.
I
doni
vengono
esposti
col
corredo
nella
camera
della
sposa
,
dopo
la
lettura
del
contratto
,
tutti
gli
invitati
sono
condotti
ad
ammirarli
.
È
un
'
usanza
brutale
,
perchè
,
sebbene
in
molti
casi
lusinghi
l
'
amor
proprio
del
donatore
,
stabilisce
sempre
dei
confronti
indelicati
.
Infatti
,
dopo
quelle
esposizioni
,
è
raro
che
non
si
sentano
dei
commenti
di
questo
genere
:
*
Che
spilorceria
il
dono
della
tale
signora
!
*
E
quello
della
tal
'
altra
,
che
cattivo
gusto
!
Ed
in
causa
dell
'
esposizione
i
doni
nuziali
si
fanno
,
più
che
per
islancio
di
cuore
,
per
quello
che
dirà
la
gente
;
le
famiglie
poco
agiate
s
'
impongono
dei
sacrifici
per
far
buona
figura
all
'
esposizione
dei
doni
,
e
difficilmente
combattono
un
vago
risentimento
contro
la
sposa
,
che
fu
la
causa
involontaria
di
uno
squilibrio
nel
loro
bilancio
.
Ed
il
corredo
poi
....
via
,
proprio
non
so
approvare
che
venga
messo
in
mostra
a
quel
modo
.
È
un
fatto
indiscutibile
che
si
usa
.
La
signorina
Rotschild
,
che
maritandosi
ebbe
un
corredo
di
dugento
cinquantamila
lire
in
biancheria
,
aveva
consacrate
parecchie
camere
all
'
esposizione
delle
camicie
,
delle
gonnelle
,
dei
calzoni
.
I
giornali
ne
fecero
minute
descrizioni
.
Ma
,
dopo
aver
adempito
al
mio
debito
accennando
quest
'
uso
,
sento
il
bisogno
di
aggiungere
,
a
titolo
di
consiglio
,
che
sarebbe
meglio
non
seguirlo
.
Mi
sembra
che
quelle
biancherie
,
tanto
intimamente
personali
,
debbono
avere
il
loro
pudore
,
o
piuttosto
,
che
facciano
parte
del
nostro
.
Una
giovinetta
non
può
a
meno
di
arrossire
,
mostrando
ad
un
uomo
le
sue
camicie
.
Io
conosco
una
bella
sposina
,
maritata
da
parecchi
anni
;
la
vigilia
delle
sue
nozze
,
un
giovinotto
,
che
frequentava
la
casa
,
mi
descrisse
il
corredo
,
poi
soggiunse
:
*
Mi
ha
fatto
veder
tutto
.
Fino
le
calze
che
metterà
domani
.
Non
ho
mai
potuto
dimenticare
quella
circostanza
.
La
confidenza
,
fatta
ad
un
giovine
,
delle
proprie
calze
,
mi
ha
spoetizzata
.
Ancora
adesso
,
quando
incontro
per
via
quella
bella
donnina
,
comunque
sia
vestita
,
traverso
il
velluto
,
il
raso
,
la
seta
,
un
'
illusione
ottica
mi
fa
vedere
le
sue
calze
.
E
sarei
pronta
a
scommettere
che
quel
giovinotto
prova
la
stessa
illusione
.
Cosa
ne
penserebbe
la
bella
signora
se
lo
sapesse
?
E
,
sopratutto
,
cosa
ne
penserebbe
suo
marito
?
Lo
sposo
dovrà
mandare
un
dono
anche
alle
sorelle
ed
ai
fratelli
nubili
della
sposa
;
e
la
famiglia
di
lui
ne
offrirà
alla
futura
parente
.
Quella
sera
la
sposa
distribuirà
i
suoi
gioielli
da
signorina
alle
sue
amiche
più
intime
.
Nè
la
sposa
,
nè
la
sua
famiglia
,
debbono
far
doni
allo
sposo
.
Però
vi
sono
paesi
in
cui
la
futura
moglie
deve
offrire
al
futuro
marito
uno
spillo
di
brillanti
,
in
segno
di
unione
.
Pare
che
là
non
conoscano
il
proverbio
:
"
Dono
che
punge
,
l
'
amor
disgiunge
.
"
Ad
ogni
modo
,
in
questa
,
come
in
tutte
le
circostanze
in
cui
vi
sono
formalità
convenzionali
da
compiere
,
la
perfetta
convenienza
sta
nell
'
uniformarsi
agli
usi
del
paese
dove
si
vive
,
e
non
a
quelli
del
paese
proprio
,
quando
se
ne
vive
lontano
;
poichè
nulla
è
più
indelicato
ed
egoistico
,
che
il
respingere
i
costumi
della
città
dove
siamo
ospitati
.
Il
contratto
nuziale
viene
letto
dal
notaio
,
ad
alta
voce
e
per
intero
,
alle
persone
invitate
,
e
,
dopo
la
lettura
,
lo
sposo
deve
essere
il
primo
a
sottoscriverlo
.
Porge
poi
la
penna
alla
sposa
;
in
seguito
firmano
i
parenti
,
ed
ultimi
gl
'
invitati
,
cominciando
dalle
persone
più
ragguardevoli
per
età
e
grado
sociale
.
Tutte
le
persone
che
firmano
il
contratto
,
se
non
lo
hanno
fatto
prima
,
sono
in
dovere
di
mandare
un
ricordo
alla
sposa
.
Debbo
aggiungere
,
e
confesso
che
lo
aggiungo
con
piacere
,
che
,
da
qualche
tempo
,
le
persone
d
'
animo
raffinato
vanno
smettendo
quest
'
usanza
indiscreta
di
leggere
i
fatti
loro
dinanzi
ad
una
numerosa
società
.
Può
darsi
che
la
sposa
abbia
una
dote
modestissima
,
che
il
babbo
,
un
po
'
avaro
,
le
abbia
ristretta
oltremodo
la
somma
destinata
al
corredo
.
Quegli
indifferenti
invitati
,
che
sono
là
per
divertirsi
,
si
divertiranno
facendo
commenti
:
"
Per
quella
dote
avrebbe
l
'
obbligo
d
'
essere
un
po
'
più
bella
....
la
legge
di
compensazione
.
"
Duemila
lire
di
corredo
!
Ma
se
farà
una
malattia
le
verranno
meno
le
lenzuola
.
"
Oppure
è
lo
sposo
che
non
ha
un
patrimonio
corrispondente
alla
dote
,
e
patisce
un
'
umiliazione
,
che
la
delicatezza
della
sposa
deve
sapergli
risparmiare
,
sopprimendo
la
formalità
della
lettura
del
contratto
.
Anche
quando
tutto
è
perfettamente
equilibrato
,
c
'
è
sempre
,
se
non
altro
,
il
gergo
notarile
che
fa
ridere
.
Ultimamente
ho
assistito
ad
un
contratto
;
lo
sposo
aveva
varcato
il
mezzo
secolo
,
e
la
sposa
gli
stava
indietro
di
poco
.
E
quel
buon
uomo
di
notaio
non
la
finiva
di
ripetere
che
erano
maggiorenni
.
Oh
mio
Dio
!
Chi
ne
dubitava
?
Udii
un
cugino
della
sposa
che
diceva
ad
un
altro
cuginetto
di
diciott
'
anni
:
"
Come
!
Rita
è
già
maggiorenne
?
Ed
io
che
ti
avevo
preso
pel
suo
tutore
!
"
In
quello
stesso
contratto
,
descrivendo
le
proprietà
dello
sposo
,
il
notaio
leggeva
d
'
una
casa
"
ed
annesso
giardino
con
cinta
di
muro
,
chiuso
da
doppio
cancello
.
"
"
Sfido
!
dicevano
gl
'
invitati
,
con
una
sposina
appena
maggiorenne
le
precauzioni
non
sono
mai
troppe
.
Ai
due
cancelli
bisogna
mettere
due
catenacci
.
"
*
*
*
Otto
giorni
prima
del
matrimonio
,
si
mandano
le
circolari
alle
persone
che
si
vogliono
invitare
,
indicando
l
'
ora
in
cui
si
andrà
al
municipio
,
alla
chiesa
,
ecc
.
L
'
invito
deve
essere
su
cartoncino
lucido
,
diviso
per
metà
da
una
linea
verticale
.
Alla
destra
,
sarà
stampato
l
'
invito
a
nome
dei
parenti
della
sposa
,
a
sinistra
quello
dei
parenti
dello
sposo
.
Le
signorine
mature
,
che
vivono
sole
,
faranno
l
'
invito
a
nome
proprio
;
ed
in
tal
caso
lo
sposo
,
anche
avendo
i
genitori
,
dovrà
fare
altrettanto
.
Oppure
la
sposa
si
fa
fare
,
per
la
prima
volta
,
delle
carte
da
visita
col
suo
nome
da
signorina
,
(
è
l
'
unica
circostanza
in
cui
le
sono
permesse
)
e
si
mandano
ai
conoscenti
le
carte
da
visita
dei
due
sposi
,
unite
da
un
anellino
d
'
argento
o
d
'
oro
.
Però
quest
'
uso
,
nato
pochi
anni
sono
,
è
già
quasi
abbandonato
.
Ed
infatti
,
perchè
voler
fare
da
sè
,
e
mettere
da
parte
i
genitori
,
che
hanno
sempre
annunciato
loro
i
matrimonii
dei
loro
figlioli
?
Sembra
che
gli
sposi
si
vogliano
emancipare
con
quelle
carte
da
visita
personali
.
Si
emancipano
già
col
matrimonio
;
perchè
togliere
a
genitori
quell
'
ultimo
atto
di
tutela
,
che
non
impone
nessun
vincolo
,
ed
è
un
segno
di
rispetto
?
Io
lascerei
le
carte
da
visita
alle
vedove
ed
alle
zitellone
orfane
.
Ma
finchè
una
sposa
ha
i
genitori
,
qualunque
sia
la
sua
età
,
sono
loro
che
la
maritano
,
è
da
loro
che
lei
riceve
la
mano
dello
sposo
che
ama
,
o
che
non
ama
;
e
tocca
a
loro
annunciarlo
alla
società
.
*
*
*
Nell
'
epoca
di
positivismo
in
cui
viviamo
,
si
usa
fare
prima
il
matrimonio
civile
,
e
dopo
l
'
ecclesiastico
;
prima
il
contratto
,
poi
la
cerimonia
;
prima
la
prosa
,
poi
la
poesia
.
Per
recarsi
al
municipio
la
sposa
fa
una
toletta
,
elegante
quanto
vuole
,
ma
sempre
una
toletta
da
visita
,
col
cappellino
assortito
.
La
sposa
,
che
quel
giorno
è
il
personaggio
più
importante
,
siede
a
destra
nella
prima
carrozza
,
a
sinistra
sua
madre
,
o
quella
parente
che
ne
fa
le
veci
.
Sulla
panchina
dinanzi
siedono
,
in
faccia
alla
sposa
,
il
suo
babbo
,
in
faccia
alla
madre
,
il
testimonio
della
sposa
.
Nella
seconda
carrozza
si
mette
lo
sposo
coi
suoi
genitori
,
o
se
non
li
ha
,
con
quel
parente
che
li
ha
suppliti
nella
domanda
di
matrimonio
,
e
la
signora
che
l
'
ha
assistito
nella
compera
de
'
doni
,
e
nell
'
allestimento
della
casa
;
con
loro
deve
entrare
il
testimonio
dello
sposo
.
Nelle
altre
carrozze
si
collocano
i
parenti
e
gli
invitati
.
Tutto
il
corteggio
parte
dalla
casa
della
sposa
.
Per
lo
più
,
tornando
dal
municipio
,
si
offre
agli
invitati
una
colazione
,
che
deve
dare
la
famiglia
della
sposa
in
casa
sua
.
A
tavola
gli
sposi
siedono
vicini
;
a
destra
dello
sposo
la
suocera
,
a
destra
della
sposa
il
suocero
.
Dopo
la
colazione
la
sposa
cambia
d
'
abito
.
Si
veste
di
bianco
col
velo
ed
i
fiori
d
'
arancio
;
oppure
toglie
solamente
il
cappello
e
si
mette
il
velo
bianco
.
Ed
all
'
ora
stabilita
,
coll
'
ordine
di
prima
si
parte
pel
matrimonio
ecclesiastico
.
La
sposa
entra
in
chiesa
dando
il
braccio
a
suo
padre
,
e
ne
esce
dando
il
braccio
al
padre
dello
sposo
.
Lo
sposo
entra
accompagnando
la
suocera
.
Il
babbo
,
che
rimane
libero
,
dà
il
braccio
alla
mamma
che
rimane
libera
in
tutti
e
due
i
casi
.
E
nel
ritorno
,
la
sposa
entra
in
carrozza
colla
suocera
,
ma
non
prende
più
la
destra
.
La
cerimonia
è
compiuta
,
passata
.
Ella
cessa
d
'
essere
nella
situazione
eccezionale
di
sposa
:
è
una
giovine
signora
,
e
deve
alla
suocera
,
ed
alla
vecchia
signora
,
il
riguardo
di
cederle
la
destra
in
carrozza
.
Il
suocero
si
colloca
in
faccia
alla
sposa
;
lo
sposo
in
faccia
alla
propria
madre
.
In
molti
casi
si
differisce
il
matrimonio
ecclesiastico
fino
alla
sera
o
al
mattino
seguente
,
ed
allora
invece
d
'
una
colazione
,
la
famiglia
della
sposa
offre
un
pranzo
.
Le
spose
che
hanno
passato
i
venticinque
anni
non
si
vestono
di
bianco
.
Ed
ora
l
'
indifferenza
scettica
da
cui
siamo
dominati
va
abolendo
quel
costume
anche
nelle
giovani
,
ed
accade
di
vedere
giovinette
di
sedici
o
diciott
'
anni
che
vanno
a
marito
senza
l
'
abito
bianco
nuziale
.
Non
posso
a
meno
di
dire
che
fanno
male
.
Capisco
le
prime
.
La
loro
età
richiede
una
serietà
maggiore
.
Ma
una
giovine
sposa
perchè
toglierebbe
una
parte
di
solennità
a
quella
cerimonia
che
è
la
più
importante
della
sua
vita
?
Ho
conosciuto
una
signorina
,
che
per
una
serie
di
circostanze
troppo
lunghe
a
ripetersi
,
dovette
maritarsi
sull
'
alto
d
'
una
montagna
,
dove
possedeva
un
villino
,
e
nel
cuore
dell
'
inverno
.
Il
suo
villino
non
aveva
cappella
,
e
c
'
erano
due
miglia
di
strada
,
impraticabile
alle
carrozze
,
per
scendere
ad
una
chiesuola
del
villaggio
.
E
tuttavia
si
vestì
di
bianco
,
e
fece
,
in
quel
gelido
costume
,
la
lunga
strada
sulla
neve
,
per
inginocchiarsi
in
abito
nuziale
accanto
al
suo
sposo
,
che
anche
lui
era
rigorosamente
in
abito
nero
.
Confesso
che
,
quando
mi
narrò
questo
particolare
delicato
,
ne
fui
profondamente
commossa
.
Le
signorine
mature
,
per
lo
più
,
semplificano
la
cerimonia
andando
prima
al
municipio
,
e
di
là
direttamente
alla
chiesa
in
completo
costume
da
viaggio
.
Vanno
alla
colazione
così
,
e
partono
senza
cambiar
toletta
.
Le
vedove
che
si
maritano
devono
fare
lo
stesso
.
Nel
matrimonio
d
'
una
vedova
,
qualunque
pompa
è
della
massima
sconvenienza
.
In
chiesa
una
vedova
deve
fare
il
matrimonio
a
porte
chiuse
;
non
deve
mandare
prima
delle
nozze
la
partecipazione
della
promessa
;
non
fa
inviti
.
Dopo
il
matrimonio
,
entro
otto
giorni
,
si
mandano
le
circolari
coll
'
annuncio
che
il
matrimonio
ha
avuto
luogo
.
Le
partecipazioni
dopo
le
nozze
sono
di
primissima
necessità
,
e
si
deve
essere
larghi
nel
distribuirle
anche
alle
lontane
conoscenze
.
È
un
riguardo
che
lo
sposo
deve
a
sua
moglie
,
per
non
esporla
ad
incontrarsi
,
essendo
al
suo
braccio
,
con
qualche
compagno
di
gioventù
di
lui
,
che
la
prenda
in
fallo
,
o
con
qualche
signora
che
esiti
a
salutarla
.
Tutte
le
conoscenze
dello
sposo
debbono
essere
informate
del
cambiamento
,
avvenuto
nella
sua
situazione
,
ed
aspettarsi
d
'
incontrarlo
colla
moglie
,
per
essere
pronte
a
salutarla
come
tale
.
Per
questo
riguardo
anche
le
vedove
debbono
mandare
le
partecipazioni
del
matrimonio
compiuto
.
Tutte
le
spese
del
matrimonio
,
comprese
le
carrozze
,
se
le
rimesse
delle
famiglie
non
le
forniscono
,
sono
a
carico
dello
sposo
.
Una
volta
era
,
se
non
un
obbligo
,
un
'
abitudine
per
la
sposa
di
sciogliersi
in
lacrime
nell
'
andare
all
'
altare
.
Gli
occhi
umidi
ed
accesi
,
le
labbra
tumide
,
il
naso
rosso
come
una
ciriegia
,
facevano
parte
della
tenuta
di
rigore
per
una
sposina
ammodo
.
Lo
sposo
,
se
non
altro
per
amore
di
simmetria
,
non
doveva
mostrarsi
lieto
,
in
faccia
a
tanto
dolore
;
si
atteggiava
al
più
profondo
compianto
,
dinanzi
alla
lacrimevole
situazione
della
fanciulla
.
Il
sacerdote
,
compreso
della
necessità
di
mettersi
all
'
unisono
,
recitava
un
predicozzo
straziante
ai
due
sventurati
giovani
,
e
tutte
le
signore
lacrimavano
nelle
pezzuole
ricamate
.
Se
un
indiano
fosse
entrato
in
una
chiesa
durante
la
cerimonia
nuziale
,
al
vedere
il
pubblico
,
e
specialmente
la
sposa
in
quello
stato
di
desolazione
,
l
'
avrebbe
creduta
una
suttie
,
da
ardere
sul
rogo
del
marito
estinto
.
La
prima
sposa
giovane
che
fu
veduta
maritarsi
senza
piangere
,
fu
la
principessa
Margherita
.
Tutti
sanno
che
a
Torino
vi
sono
,
o
vi
erano
allora
quattro
signorine
di
famiglie
patrizie
,
le
quali
avevano
il
gentile
diritto
di
accompagnare
all
'
altare
le
principesse
della
casa
reale
e
di
portare
poi
in
capo
quando
andavano
a
marito
,
gli
stessi
fiori
portati
dall
'
augusta
sposa
.
Ereditando
i
fiori
della
principessa
Margherita
,
quelle
signorine
ne
ereditarono
naturalmente
il
diritto
di
non
piangere
.
Ed
infatti
la
cronaca
assicura
che
quando
si
sposarono
non
si
presentarono
cogli
occhi
gonfi
e
col
naso
rosso
.
Fin
d
'
allora
dunque
le
lacrime
furono
messe
da
banda
,
a
grande
soddisfazione
degli
sposi
,
che
s
'
accomodavano
male
di
quelle
scene
in
cui
facevano
la
parte
di
necrofori
,
seppellitori
di
Vestali
.
Questo
non
vuol
dire
che
le
signorine
amino
meno
la
loro
famiglia
,
e
ne
sentano
meno
il
distacco
.
Si
sono
fatte
più
coraggiose
e
ragionevoli
;
hanno
compreso
che
le
loro
lacrime
non
farebbero
che
affliggere
maggiormente
i
loro
cari
,
e
che
infine
,
per
un
matrimonio
accettato
da
loro
,
e
con
pieno
aggradimento
,
quell
'
atteggiarsi
da
vittime
sarebbe
un
'
incoerenza
.
Al
momento
poi
di
dire
addio
al
babbo
,
alla
mamma
,
alla
casa
paterna
,
di
entrare
in
carrozza
e
di
partire
,
se
i
singhiozzi
fanno
gruppo
alla
gola
,
se
le
lacrime
fanno
violenza
alle
ciglia
,
lascino
che
il
loro
cuore
si
sfoghi
:
non
è
che
un
istante
.
I
cavalli
scalpitano
,
i
bauli
sono
già
alla
stazione
;
fra
pochi
minuti
il
fischio
della
macchina
a
vapore
dirà
alla
mamma
commossa
,
che
la
portiera
del
coupè
s
'
è
chiusa
sui
due
viaggiatori
,
e
che
il
primo
bacio
di
sposa
ha
cancellato
quelle
ultime
lacrime
di
fanciulla
.
*
*
*
Nota
dell
'
autrice
.
Nel
correggere
le
bozze
mi
accorgo
che
il
periodo
seguente
non
ha
nulla
a
che
fare
colle
leggi
di
convenienza
.
A
scarico
di
coscienza
ne
prevengo
lealmente
le
lettrici
.
Se
,
come
credo
,
non
si
curano
punto
delle
mie
opinioni
personali
sul
viaggio
di
nozze
,
possono
saltare
queste
pagine
senza
offendere
nè
me
,
né
il
mio
libro
.
LA
MARCHESA
COLOMBI
.
Ho
udito
alcuni
sentimentali
vaporosi
,
esclamare
che
il
viaggio
di
nozze
è
una
profanazione
;
che
:
"
si
vanno
disseminando
le
più
care
memorie
nelle
camere
d
'
albergo
!
Vorrebbero
la
villetta
isolata
,
e
rinchiudervisi
:
"
solo
con
sola
Dido
Enea
ridotto
.
"
E
ripetersi
giorno
e
notte
:
*
Amoris
tui
solum
et
dives
sum
satis
;
e
quando
se
ne
vanno
pei
fatti
loro
,
le
più
care
memorie
,
rinchiuderle
tutte
là
sotto
chiave
.
Sono
spiriti
unilaterali
,
e
non
comprendono
che
una
felicità
unilaterale
.
La
felicità
del
viaggio
di
nozze
invece
è
un
prisma
.
In
viaggio
gli
sposi
si
studiano
,
si
conoscono
,
si
apprezzano
sotto
mille
aspetti
diversi
.
Pensano
:
*
Come
saprà
adattarsi
agli
inconvenienti
del
viaggio
questa
persona
che
ha
vissuto
sempre
fra
le
agiatezze
?
Saprà
resistere
alle
fatiche
delle
lunghe
corse
,
delle
abbigliature
mattutine
,
delle
visite
assidue
alle
chiese
,
ai
musei
?
Ed
i
suoi
gusti
artistici
?
Cosa
dirà
di
quel
quadro
?
di
quella
statua
?
Che
impressione
le
farà
quella
musica
,
quel
dramma
?
Come
saprà
discorrere
nell
'
espansione
della
vita
intima
?
Capirà
,
gusterà
le
bellezze
della
natura
?
Avrà
impeti
entusiastici
,
calore
d
'
ammirazione
e
quella
dolce
bontà
indulgente
che
porta
a
vedere
alla
prima
il
lato
bello
e
buono
di
ogni
cosa
?
Ed
avrà
spirito
d
'
osservazione
,
intelligenza
critica
,
e
carattere
pieghevole
?
Oh
,
le
delizie
del
viaggio
di
nozze
!
Avere
innanzi
a
sè
una
lunga
serie
di
giorni
,
completamente
liberi
da
qualunque
cura
,
all
'
infuori
del
proprio
amore
e
delle
proprie
gioie
.
Andar
incontro
all
'
ignoto
che
si
annuncia
con
tinte
color
di
rosa
,
come
il
sole
col
crepuscolo
!
E
sentirsi
nell
'
anima
la
convinzione
che
inebria
e
riposa
,
d
'
avere
un
essere
sulla
terra
pel
quale
siamo
il
primo
pensiero
,
il
primo
affetto
ed
anche
il
primo
dovere
.
E
con
quest
'
essere
amante
e
caro
,
prendersi
allegramente
a
braccetto
,
ed
affrettarsi
per
le
strade
,
unendo
il
passo
e
parlandosi
con
abbandono
;
e
poter
ripetere
a
se
stessi
:
Abbiamo
diritto
d
'
amarci
!
Lo
neghino
pure
i
romanzieri
,
ma
il
diritto
di
amarsi
alla
luce
del
sole
,
senza
menzogne
,
senza
rossori
,
sarà
sempre
la
poesia
dell
'
amore
.
Ed
a
poco
a
poco
si
comprende
che
quelle
ore
di
espansione
e
di
delizia
non
sono
più
misurate
dalla
durata
d
'
una
visita
;
che
si
ripetono
senza
interrompersi
,
e
si
ripeteranno
sempre
,
per
un
tempo
lungo
,
infinito
.
L
'
ora
del
pranzo
,
l
'
ora
del
riposo
non
li
separa
più
.
Oh
la
dolce
prosa
della
vita
materiale
!
Sedere
insieme
ad
una
mensa
d
'
albergo
interrogandosi
a
vicenda
sui
propri
gusti
,
confessando
di
aver
appetito
,
mangiando
allegramente
*
à
la
guerre
comme
à
la
guerre
,
*
dandosi
del
tu
presente
una
quantità
di
persone
,
pagando
il
conto
colla
borsa
comune
!
Tutto
il
resto
può
parere
un
sogno
poetico
da
menti
innamorate
;
ma
il
primo
pranzo
all
'
albergo
,
è
pretta
realtà
.
Dopo
il
primo
pranzo
soltanto
gli
sposi
sentono
che
quella
felicità
è
vera
,
positiva
,
che
le
loro
esistenze
si
sono
congiunte
per
la
vita
vera
,
con
tutto
il
suo
corredo
di
spirito
e
di
materia
,
di
poesia
e
di
prosa
.
E
poi
vi
sono
le
ore
in
cui
non
sono
soli
:
al
teatro
,
al
caffè
.
E
nella
piena
libertà
del
viaggio
da
nozze
rigustano
il
mistero
d
'
una
stretta
al
braccio
,
d
'
una
mano
presa
furtivamente
,
del
lungo
sguardo
appassionato
che
narra
un
'
illiade
di
desideri
,
dello
sguardo
fuggevole
e
lampeggiante
,
che
dà
il
fremito
e
l
'
ebbrezza
d
'
un
bacio
.
A
traverso
quel
turbine
di
godimenti
,
in
quel
sogno
di
delizie
,
vedono
azzurreggiare
,
in
un
prossimo
avvenire
la
placida
promessa
d
'
una
casetta
tranquilla
,
dove
saranno
padroni
e
soli
,
e
dove
si
vedranno
sotto
un
aspetto
nuovo
,
nell
'
uniformità
della
vita
casalinga
...
È
un
'
altra
serie
d
'
incanti
,
che
promette
loro
quel
dolce
riposo
dopo
tanto
movimento
.
I
sentimentalisti
che
,
pel
culto
delle
memorie
,
hanno
cominciato
dalla
fine
e
si
sono
isolati
,
hanno
sacrificate
tutte
le
immense
dolcezze
del
viaggio
e
non
le
ritroveranno
più
tardi
,
perchè
il
viaggio
di
nozze
è
un
frutto
che
fuori
stagione
non
si
gusta
più
.
È
vero
che
non
hanno
disperse
le
memorie
care
negli
alberghi
,
e
le
hanno
gelosamente
rinchiuse
;
ma
son
ben
certi
che
,
a
lungo
andare
,
non
ci
sia
entrata
la
sazietà
o
la
noia
,
a
metterle
in
fuga
come
una
nidiata
di
passeri
?
Per
quell
'
affetto
che
m
'
ispirano
le
mie
lettrici
le
consiglio
,
qualunque
sia
la
loro
età
,
il
loro
grado
di
agiatezza
,
non
rinunzino
al
viaggio
di
nozze
,
anche
a
costo
di
qualche
sacrifizio
d
'
interesse
,
di
qualche
privazione
.
Tutte
le
felicità
che
potrà
dar
loro
l
'
avvenire
,
non
le
compenseranno
mai
di
quella
immensa
gioia
perduta
.
PARTE
QUARTA
A
mezzo
del
cammin
di
nostra
vita
.
CAPITOLO
I
.
La
Signora
.
Ritorno
dal
viaggio
*
In
famiglia
*
Visite
*
Pranzi
in
casa
propria
*
Pranzi
d
'
invito
*
Ricevimenti
*
Balli
*
Teatri
*
Ai
balli
*
In
campagna
*
Corrispondenza
.
*
Ma
,
marchesa
,
io
non
ci
sono
giunta
ancora
a
mezzo
del
cammin
di
nostra
vita
.
*
Scusi
,
ha
marito
?
*
Sissignora
,
ma
ho
appena
diciasette
anni
.
*
Non
importa
.
Se
ha
marito
,
questa
parte
del
mio
libro
la
riguarda
.
S
'
è
maritata
assai
presto
;
ma
questo
non
toglie
che
,
dal
giorno
in
cui
è
diventata
una
signora
,
la
parte
ingenua
,
ridente
,
spensierata
della
sua
esistenza
è
passata
.
Non
vadano
in
collera
,
signori
mariti
;
non
protestino
.
Non
intendo
dire
che
il
matrimonio
non
abbia
le
sue
grandi
gioie
,
che
il
loro
affetto
di
sposi
non
dia
alle
loro
compagne
soddisfazioni
forse
,
e
senza
forse
,
maggiori
di
quelle
vaporose
e
inconsapevoli
che
ebbero
da
fanciulle
.
Ma
loro
sanno
che
una
signora
maritata
,
qualunque
sia
la
sua
età
,
assume
il
governo
della
casa
,
riceve
il
grave
deposito
di
un
nome
di
cui
è
responsabile
,
risponde
dell
'
onore
di
quel
nome
,
e
del
decoro
della
famiglia
.
I
misteri
che
ha
scoperti
hanno
sfrondate
molte
delle
sue
illusioni
e
le
hanno
insegnate
delle
verità
dolci
e
tremende
.
D
'
allora
la
spensieratezza
non
le
è
più
possibile
.
È
entrata
nel
periodo
serio
della
sua
esistenza
,
ed
avesse
pure
quindici
anni
soltanto
,
ha
acquistate
tutte
le
responsabilità
,
tutti
i
doveri
d
'
una
persona
che
è
giunta
"
A
mezzo
del
cammin
di
nostra
vita
"
*
*
*
La
vecchiaia
concede
privilegi
straordinari
.
Io
mi
valgo
della
mia
cuffia
e
dei
miei
occhiali
,
per
introdurmi
nel
nido
della
sposa
appena
tornata
dal
viaggio
ed
assicurarmi
co
'
miei
occhi
,
se
sa
essere
una
signora
,
com
'
è
stata
una
signorina
veramente
ammodo
.
Verifichiamo
prima
di
tutto
gli
arretrati
.
*
Ha
scritto
ogni
giorno
alla
suocera
ed
alla
mamma
durante
il
viaggio
di
nozze
?
*
Un
giorno
a
Firenze
,
ero
stata
a
San
Miniato
....
ero
così
stanca
non
ho
proprio
potuto
.
Ed
un
'
altra
volta
a
Livorno
....
*
Ebbene
,
bisognerà
farne
delle
scuse
,
e
riconoscere
d
'
aver
mancato
ad
un
dovere
,
verso
la
suocera
;
quanto
alla
mamma
....
*
Oh
!
alla
mamma
ho
scritto
sempre
.
Me
lo
figuravo
.
Eppure
là
l
'
indulgenza
era
sicura
,
l
'
affetto
non
correva
pericolo
.
Quella
che
va
trattata
sempre
in
modo
da
guadagnarne
il
cuore
,
è
la
suocera
,
sono
i
parenti
del
marito
,
che
nutrono
sempre
una
vaga
ostilità
contro
quella
giovine
,
la
quale
,
arrivata
ultima
,
s
'
è
fatto
il
posto
più
largo
nell
'
animo
del
loro
figliolo
,
se
lo
è
accaparrato
,
l
'
ha
fatto
suo
,
e
d
'
un
balzo
ha
messo
tutti
gli
altri
affetti
al
secondo
posto
;
ed
a
che
distanza
anche
!
La
mamma
è
già
venuta
lei
a
vederla
?
Era
alla
stazione
ad
incontrarla
?
Oh
le
mamme
!
Ebbene
,
la
sua
prima
visita
,
ora
ha
da
essere
per
la
suocera
.
Vediamo
i
bauli
.
Vi
sono
i
doni
per
la
famiglia
del
marito
?
Benissimo
.
Bisognerà
mandarli
subito
,
ed
al
tempo
stesso
,
annunciare
alla
suocera
che
andrà
con
suo
marito
a
salutarla
in
giornata
.
È
venuto
un
fascio
,
una
pioggia
di
carte
da
visita
,
in
risposta
alle
partecipazioni
.
Si
deve
fare
una
scelta
d
'
accordo
col
marito
,
una
scelta
accurata
delle
famiglie
colle
quali
si
vuol
mantenersi
in
relazione
.
A
quelle
non
si
manda
una
carta
,
ma
ci
si
va
in
persona
col
marito
o
con
una
signora
della
famiglia
di
lui
.
Alle
altre
,
l
'
invio
d
'
una
semplice
carta
dei
due
sposi
,
dice
urbanamente
che
sono
grati
della
loro
memoria
,
ma
non
intendono
continuar
le
visite
.
Quelle
sono
le
così
dette
relazioni
di
saluto
.
Si
conoscono
,
s
'
inchinano
per
via
,
si
scambiano
parole
scontrandole
in
compagnia
;
ma
tutto
finisce
lì
.
*
*
*
Alcuni
anni
or
sono
ricevetti
una
lettera
da
uno
dei
miei
molti
nipoti
,
nella
quale
mi
diceva
,
dopo
tante
belle
cose
:
"....e
ti
confesso
che
il
mio
secondo
anno
di
nozze
fu
assai
meno
beato
del
primo
.
E
sì
,
che
ci
ho
Ninì
,
il
mio
dolce
amorino
biondo
color
di
rosa
,
che
comincia
a
dire
bab
...
bo
.
Nelle
mie
ore
di
noia
ho
fatto
una
scoperta
che
non
può
essere
senza
importanza
per
la
società
.
Ho
trovata
la
vera
causa
della
poca
devozione
degli
uomini
pel
settimo
sacramento
.
È
una
specie
di
malattia
nervosa
,
che
si
sviluppa
,
dopo
la
luna
di
miele
,
nelle
facoltà
visive
del
marito
,
e
gli
fa
apparire
tutte
le
mogli
degli
altri
più
attraenti
della
propria
.
Se
tu
trovassi
un
buon
oculista
,
che
volesse
occuparsi
di
questa
oftalmia
maritale
....
"
Partii
immediatamente
per
Torino
,
senza
medico
oculista
,
s
'
intende
.
Sotto
il
melanconico
umorismo
di
mio
nipote
,
c
'
era
qualche
cosa
di
amaro
,
che
mi
fece
temere
per
la
felicità
avvenire
di
quella
famiglia
.
Tuttavia
avevo
un
vago
presentimento
che
,
a
guarire
la
malattia
di
Primo
,
basterebbe
la
mia
vecchia
esperienza
.
Giunsi
inaspettata
.
Primo
era
fuori
.
La
cameriera
mi
disse
:
*
La
signora
è
rientrata
or
ora
dalle
visite
;
si
sta
mettendo
in
libertà
.
Mettersi
in
libertà
!
Era
la
chiave
del
mistero
!
la
prima
causa
della
malattia
del
marito
.
Guai
,
alle
mogli
che
si
credono
in
diritto
di
mettersi
in
libertà
quando
sono
in
casa
!
Ordinai
alla
cameriera
di
lasciarla
fare
,
di
non
annunciarmi
;
passai
ad
aspettarla
in
sala
da
pranzo
,
dov
'
era
già
apparecchiata
la
tavola
.
L
'
Emma
entrò
poco
dopo
.
Era
in
abito
da
camera
ed
in
pianelle
.
Una
grazia
di
abito
da
camera
;
ma
era
un
abito
da
camera
;
e
portato
con
tutta
comodità
,
discinto
;
e
là
sotto
la
sposa
non
aveva
fascetta
.
Le
pianelle
di
raso
azzurro
,
ricamate
di
perline
rosee
,
sembravano
quelle
di
Cenerentola
che
avessero
finito
coll
'
incontrarsi
per
fare
il
paio
.
Ma
erano
pianelle
.
E
quella
toletta
mattinale
,
calzata
in
fretta
,
era
mal
completata
da
un
foulard
bianco
annodato
intorno
al
collo
.
*
Tuo
marito
non
viene
a
pranzo
?
le
domandai
.
*
Sì
,
verrà
a
momenti
.
*
E
ti
metti
a
tavola
a
quella
maniera
?
*
Scusi
,
nonna
;
non
prevedevo
la
fortuna
della
sua
visita
;
e
,
sa
,
in
casa
....
siamo
soltanto
noi
....
*
In
casa
!
...
soltanto
noi
!
soltanto
!
quando
siete
tu
e
tuo
marito
?
Ma
la
tua
casa
è
il
tuo
regno
;
ma
tuo
marito
è
il
tuo
mondo
.
Cosa
ci
guadagni
se
le
persone
a
cui
hai
fatto
visita
,
e
quelle
che
ti
hanno
scontrata
per
via
ti
trovano
bella
?
Nulla
.
Ma
se
ti
trova
bella
tuo
marito
;
se
gli
piaci
,
è
il
suo
amore
che
guadagni
;
è
la
felicità
della
tua
vita
.
Una
lettrice
:
*
Ah
Marchesa
!
Questa
è
la
storia
d
'
uno
dei
sette
peccati
capitali
di
Eugenio
Sue
;
La
.
*
Ho
capito
.
Non
occorre
dirne
il
titolo
.
Il
mio
libro
lo
possono
leggere
anche
le
signorine
.
È
per
questo
che
cercavo
di
dare
un
'
altra
forma
alla
tesi
di
quel
racconto
,
ma
non
voglio
che
mi
si
accusi
di
plagio
.
Ho
dato
all
'
Emma
quel
romanzo
e
lei
v
'
imparò
che
una
signora
ammodo
non
deve
mai
trascurare
il
proprio
vestire
davanti
al
marito
.
Deve
tenere
gli
abiti
da
camera
per
le
ore
mattutine
o
per
la
tarda
sera
in
camera
da
letto
.
Ma
durante
il
giorno
deve
portare
abiti
attillati
,
eleganti
nella
loro
casalinga
semplicità
,
oppure
,
il
che
è
anche
meglio
,
abiti
da
casa
chiari
,
di
forma
speciale
che
non
si
possano
portare
fuori
di
casa
,
che
non
siano
nè
il
compassato
costume
da
passeggio
o
da
visite
,
nè
il
trascurato
abito
da
camera
.
Qualche
cosa
di
speciale
,
che
le
donnine
di
gusto
sanno
immaginare
tanto
bene
coll
'
aiuto
d
'
una
buona
sarta
,
e
nel
quale
non
manca
una
buona
dose
di
civetteria
,
a
tutto
beneficio
del
marito
.
E
questa
toletta
da
casa
dev
'
essere
portata
con
tutti
quegli
accessori
che
costituiscono
l
'
ordine
:
calze
bene
assortite
(
nere
sotto
un
abito
bianco
,
carnicine
o
azzurre
sotto
un
abito
turchino
,
rosa
pallido
sotto
un
abito
rosa
,
ecc
.
)
,
qualche
braccialetto
,
un
nastro
al
collo
o
una
cravatta
.
È
così
che
un
uomo
è
avvezzo
a
vedere
le
mogli
degli
altri
,
e
se
la
sua
è
meno
accurata
,
ne
viene
di
conseguenza
quella
tale
malattia
agli
occhi
,
per
cui
si
vedono
tutte
le
donne
più
attraenti
della
propria
.
L
'
accuratezza
,
l
'
eleganza
bene
intesa
,
sono
una
specie
di
nobiltà
individuale
.
Ad
una
persona
che
vediamo
trascurata
e
dimessa
,
finiamo
per
attribuire
una
specie
d
'
inferiorità
;
ed
al
confronto
delle
altre
,
la
trattiamo
con
quella
stessa
noncuranza
con
cui
si
tratta
lei
stessa
.
Vi
sono
molte
signore
che
,
come
hanno
abbigliature
di
casa
ed
abbigliature
per
uscire
,
hanno
pure
un
tono
di
voce
,
delle
maniere
,
ed
un
'
educazione
di
casa
;
ed
altre
di
gala
.
E
,
pur
troppo
,
quelle
di
casa
sono
rozze
ed
elementari
come
una
vera
tenuta
di
fatica
.
*
Vuoi
bere
?
domanda
il
marito
a
tavola
.
Sì
.
No
.
Oppure
porge
il
bicchiere
in
silenzio
.
*
Dio
!
quanto
mi
dà
sui
nervi
questo
tintinnìo
della
forchetta
sul
piatto
!
*
Oh
che
noioso
!
risponde
la
signora
,
la
quale
avrebbe
ai
suoi
ordini
tutto
un
frasario
di
scuse
,
se
,
invece
che
a
suo
marito
,
avesse
urtato
i
nervi
ad
un
primo
venuto
qualunque
.
E
sorbisce
la
minestra
con
un
rumore
da
tromba
aspirante
.
E
,
dimenticando
completamente
la
regola
severa
del
collegio
,
di
masticar
sempre
a
bocca
chiusa
,
lascia
sonare
quei
mcia
mcia
pastosi
che
rivoltano
lo
stomaco
a
chiunque
ha
la
disgrazia
di
mangiare
con
lei
.
Se
avrà
invitati
,
o
se
andrà
a
pranzo
fuori
non
lo
farà
;
ma
in
famiglia
!
Alla
famiglia
s
'
ha
diritto
di
rivoltar
le
budella
,
pur
di
fare
i
propri
comodi
.
Sono
queste
signore
che
hanno
inventata
la
frase
volgare
:
*
"
In
famiglia
non
si
fanno
complimenti
.
"
Perchè
non
se
n
'
hanno
a
fare
?
Non
è
in
famiglia
che
si
deve
amare
più
e
meglio
,
che
fra
semplici
conoscenti
?
Ed
i
complimenti
non
sono
espressioni
di
sentimenti
gentili
ed
affettuosi
?
Eppure
quelle
stesse
signore
non
rifiniscono
di
curare
la
propria
camera
,
di
ammonticchiar
materassa
sul
loro
letto
,
e
dicono
:
*
Si
può
soffrire
un
cattivo
letto
in
un
albergo
,
perchè
ci
si
sta
qualche
notte
di
passaggio
.
Ma
dove
s
'
ha
da
dormire
tutta
la
vita
,
si
vuole
che
sia
comodo
.
Ebbene
:
i
loro
conoscenti
le
vedono
soltanto
di
passaggio
;
ma
è
il
marito
che
s
'
ha
da
sedere
a
mensa
con
loro
per
tutta
la
vita
e
per
tutta
la
vita
deve
tenersele
al
fianco
,
e
render
loro
mille
piccoli
servigi
.
Perchè
non
cercano
di
rendergli
morbide
le
loro
maniere
,
di
appianare
le
asprezze
del
carattere
,
di
addolcire
la
voce
per
lui
,
colla
stessa
cura
con
cui
ammorbidiscono
il
letto
a
sè
stesse
?
Dipende
da
loro
che
il
matrimonio
riesca
un
letto
di
piume
,
o
un
letto
di
Procuste
.
Se
sapessero
come
le
ingentiliscono
quelle
paroline
di
cortesia
:
Grazie
;
scusa
;
quanto
sei
gentile
;
non
disturbarti
,
ecc
.
,
ecc
.
Senza
contare
che
gli
uomini
,
meno
graziosi
,
per
natura
,
inclinano
sempre
ad
esagerare
per
proprio
conto
il
grado
di
emancipazione
dalla
civiltà
,
che
la
moglie
accorda
a
sè
stessa
.
E
se
lei
riceve
un
favore
senza
ringraziarlo
,
e
va
a
colazione
spettinata
,
lui
si
crederà
autorizzato
a
passeggiare
per
la
casa
in
mutande
ed
a
fumarle
sul
naso
con
una
pipa
di
gesso
;
troppo
fortunata
ancora
,
se
l
'
età
o
la
calvizie
non
gli
suggerisce
di
beatificarsi
la
giornata
colle
delizie
d
'
un
berretto
da
notte
.
Una
moglie
,
a
meno
che
sia
in
una
delle
grandi
situazioni
sociali
in
cui
una
signora
rimane
quasi
estranea
alle
modeste
cure
della
famiglia
,
non
deve
mai
affidare
ad
una
cameriera
nè
ad
altri
la
cura
di
sorvegliare
la
guardaroba
di
suo
marito
.
Sarebbe
dimostrargli
un
'
indifferenza
scortese
.
Non
deve
abusare
della
sua
compiacenza
offrendolo
troppo
per
cavaliere
alle
signore
che
non
hanno
chi
le
accompagni
,
tanto
più
se
la
signora
a
cui
lo
offre
non
può
ispirarle
nessuna
gelosia
.
Se
crede
di
poterlo
fare
senza
dargli
noia
,
potrà
dire
:
"
Mio
marito
avrà
il
piacere
di
accompagnarla
.
"
Ma
lascerà
a
lui
la
libertà
d
'
insistere
più
o
meno
su
quell
'
offerta
.
Nulla
è
più
ridicolo
di
quelle
mogli
che
dispongono
così
del
marito
come
d
'
una
proprietà
e
ne
fanno
il
cavalier
servente
di
tutte
le
signore
che
non
ne
trovano
altri
.
Dovrà
pure
evitare
di
dargli
certi
consigli
:
*
Dà
il
braccio
alla
signora
Tale
.
Oppure
a
tavola
:
*
Versa
da
bere
alla
tua
vicina
.
Avvisi
salutari
,
senza
dubbio
,
ma
che
fanno
supporre
che
quella
signora
sia
avvezza
a
vedere
il
marito
mancar
di
cortesia
,
e
perciò
si
creda
in
obbligo
di
suggerirgli
le
cose
più
elementari
.
Qualche
volta
dovrà
farlo
,
se
vede
una
vera
mancanza
;
ma
avrà
cura
di
volgere
la
cosa
in
ischerzo
,
mettendola
sul
conto
della
distrazione
e
mostrandosene
abbastanza
stupita
per
non
lasciar
credere
che
quello
sia
il
modo
abituale
con
cui
il
suo
marito
tratta
le
signore
cominciando
da
lei
.
Sarebbe
quanto
dire
:
*
Vedono
che
zotico
ho
sposato
!
Se
non
foss
'
io
,
ad
insegnargli
la
creanza
!
Se
una
signora
,
entrando
a
far
visita
in
una
casa
,
vi
trova
suo
marito
,
dovrà
salutarlo
porgendogli
la
mano
,
subito
dopo
aver
salutati
i
padroni
di
casa
e
le
altre
signore
,
e
prima
d
'
ogni
altro
uomo
.
Se
lui
arriva
in
campagna
o
ai
bagni
dopo
un
certo
tempo
di
separazione
,
e
lei
si
trova
ad
accoglierlo
alla
presenza
di
altre
persone
,
non
eviterà
per
questo
di
corrergli
incontro
e
di
abbracciarlo
;
se
non
lo
facesse
mostrerebbe
di
vergognarsi
di
dargli
una
dimostrazione
d
'
affetto
.
Ma
dopo
quella
prima
accoglienza
dovrà
subito
ricordarsi
dei
doveri
di
cortesia
e
d
'
ospitalità
,
e
presentare
il
marito
alle
persone
che
non
conosce
ancora
,
se
ce
ne
sono
o
ad
ogni
modo
lasciare
che
faccia
i
saluti
e
complimenti
che
crede
,
e
non
accaparrarlo
tutto
per
sè
,
e
non
domandargli
particolari
di
famiglia
di
cui
gli
altri
non
sono
informati
o
non
si
curano
,
e
serbare
le
espansioni
ed
i
discorsi
intimi
per
più
tardi
,
quando
sarà
sola
con
lui
o
in
famiglia
.
Se
il
marito
le
offre
un
divertimento
qualunque
,
una
serata
,
un
viaggio
,
l
'
accoglierlo
con
freddezza
,
il
mostrarvisi
indifferente
per
far
pompa
di
gusti
casalinghi
,
è
una
mancanza
di
tatto
,
che
tende
a
diminuire
il
pregio
dell
'
offerta
ed
umilia
chi
la
fa
.
Qualche
volta
il
marito
approfitta
del
Natale
,
del
capo
d
'
anno
,
dell
'
onomastico
,
d
'
una
festa
di
famiglia
,
per
offrire
in
dono
alla
sposa
un
oggetto
che
avrebbe
dovuto
provvederle
.
Il
farne
l
'
osservazione
sarebbe
addirittura
villano
,
come
pure
il
calcolare
sul
prezzo
della
cosa
offerta
,
e
considerare
quella
spesa
nel
bilancio
di
famiglia
.
Un
dono
si
accetta
sempre
come
un
dono
,
con
elogi
,
ringraziamenti
,
e
si
mostra
alle
persone
intime
,
e
si
ripete
,
che
è
una
gentilezza
del
marito
,
precisamente
come
fosse
d
'
un
'
altra
persona
.
Al
marito
ed
ai
suoceri
si
deve
il
riguardo
di
aspettarli
sempre
prima
di
mettersi
a
tavola
,
e
non
si
deve
spiegare
il
tovagliolo
che
quando
sono
seduti
.
La
moglie
,
alla
tavola
di
famiglia
,
tiene
sempre
la
destra
del
marito
;
ma
se
c
'
è
una
suocera
,
le
cede
il
diritto
di
servirsi
per
la
prima
,
e
le
risparmia
tutte
le
brighe
del
servizio
,
il
tagliare
,
il
mescere
,
ecc
.
Gli
stessi
riguardi
deve
pure
accennare
di
usarli
anche
al
suocero
,
per
deferenza
alla
sua
età
,
ma
non
insistere
se
,
come
uomo
,
rifiuta
d
'
accettarli
.
Infine
una
signora
educata
non
deve
ammettere
altra
differenza
tra
il
contegno
che
usa
in
società
,
e
quello
che
tiene
in
casa
fuorchè
un
grado
maggiore
di
espansione
.
*
*
*
Il
giorno
fisso
per
ricevere
,
per
quanto
si
sia
cercato
di
bandirlo
,
si
è
radicato
nei
nostri
usi
.
Alcune
signore
stabiliscono
una
data
ora
ogni
giorno
,
ed
è
ugualmente
bene
.
Anticamente
sarebbe
stata
un
'
impertinenza
.
Erano
soltanto
i
principi
e
le
autorità
,
che
potevano
fissare
un
giorno
od
un
'
ora
alle
persone
a
cui
volevano
far
l
'
onore
di
riceverle
.
Ma
i
semplici
privati
dovevano
mostrarsi
sempre
pronti
ad
accogliere
in
qualunque
giorno
i
loro
eguali
,
che
avevano
la
gentilezza
di
andarli
a
visitare
.
Accadeva
però
,
che
,
mostrandosi
sempre
pronti
ad
accoglierli
,
erano
sempre
fuori
,
e
non
li
accoglievano
mai
.
Per
cui
si
dovette
adattarsi
a
dare
alle
visite
quella
specie
di
regolamento
burocratico
che
è
il
giorno
fisso
.
Parlando
ad
un
'
altra
signora
,
si
potrà
domandare
in
che
giorno
riceve
.
Ma
parlando
di
noi
stessi
bisogna
dire
:
"
Sto
in
casa
il
tal
giorno
"
per
non
darsi
l
'
aria
importante
d
'
una
piccola
potenza
,
che
tiene
ricevimento
ufficiale
.
Una
signora
che
riceve
non
deve
mettersi
un
abito
di
gala
,
ma
neppure
può
tenere
un
abito
troppo
dimesso
;
deve
avere
una
toletta
da
casa
elegante
per
mostrare
ai
suoi
visitatori
che
ha
pensato
a
loro
,
che
s
'
è
preparata
ad
accoglierli
.
Le
persone
di
buon
gusto
hanno
abolito
l
'
usanza
di
far
annunciare
le
visite
dai
servitori
.
Che
Dio
le
benedica
!
È
la
cosa
più
inurbana
che
si
possa
immaginare
per
mettere
una
signora
nell
'
imbarazzo
.
Entrare
in
una
casa
,
e
trovare
un
servitore
che
ci
domanda
il
nostro
nome
come
un
avvocato
fiscale
che
deve
istituire
un
processo
!
E
dover
rispondere
a
quella
potenza
d
'
anticamera
,
la
quale
ci
guarda
con
meraviglia
,
se
ci
permettiamo
di
far
annunziare
un
nome
qualunque
,
senza
un
po
'
di
marchesa
o
di
contessa
davanti
!
Ed
entrare
in
una
sala
presentate
da
un
servitore
!
Fu
un
pensiero
gentile
che
fece
dire
alle
padrone
di
casa
moderne
:
*
Le
persone
che
vengono
a
farmi
visita
sono
invitate
da
mio
marito
o
da
me
,
e
però
sono
gente
ammodo
.
Entrino
dunque
senza
trovare
inquisizioni
per
via
,
e
sarò
io
stessa
che
dirò
il
loro
nome
agli
altri
visitatori
,
senza
obbligarle
a
declinarmelo
prima
.
Tuttavia
vi
sono
ancora
famiglie
,
che
per
fare
una
grandezza
,
continuano
a
far
annunciare
.
In
tal
caso
una
visitatrice
,
entrando
nell
'
antisala
,
dovrà
dire
spontaneamente
il
proprio
cognome
senza
nessun
titolo
,
prima
che
il
servitore
,
per
adempire
al
suo
incarico
,
sia
costretto
a
rivolgerle
la
parola
.
La
destra
del
camino
,
o
del
divano
,
durante
le
visite
,
è
riservata
alla
padrona
di
casa
.
E
per
regola
generale
non
la
cede
mai
.
Ma
non
deve
dimenticare
che
non
vi
sono
regole
senza
eccezioni
.
Un
giorno
parlando
d
'
una
signora
io
dissi
:
*
È
molto
giovine
.
Credo
che
non
abbia
ancora
vent
'
anni
.
*
Davvero
?
mi
osservò
un
vecchio
signore
.
Avrei
creduto
che
ne
avesse
almeno
settantuno
.
Lo
sproposito
era
così
grande
,
che
lo
presi
per
uno
scherzo
e
lo
pregai
che
mi
spiegasse
il
perchè
di
quell
'
unità
su
tante
decine
.
*
Perchè
non
ha
ceduto
la
destra
del
camino
a
mia
moglie
che
ne
ha
settanta
.
Vi
sono
poi
certe
superiorità
d
'
età
,
di
grado
,
di
meriti
,
così
incontestabili
,
davanti
alle
quali
anche
una
signora
deve
inchinarsi
.
Una
mia
amica
,
di
un
tatto
squisito
,
incapace
di
commettere
neppure
l
'
ombra
d
'
una
sconvenienza
,
mi
confessava
d
'
essersi
alzata
in
piedi
nel
suo
palco
,
quando
le
fu
presentato
Paolo
Ferrari
,
alla
prima
rappresentazione
del
Cantoniere
.
*
Cosa
vuoi
?
mi
diceva
;
quella
sera
era
la
figura
principale
del
teatro
.
Ci
dominava
tutti
.
Ci
alziamo
pure
quando
entra
il
Re
.
Lui
rimase
imbarazzato
sai
;
ma
io
no
.
Ed
aveva
ragione
.
Era
un
'
irregolarità
,
ma
una
bella
irregolarità
;
felix
culpa
;
e
provava
che
lei
possedeva
meglio
di
tutte
il
sentimento
dell
'
arte
;
che
il
suo
animo
era
più
gentile
.
Dopo
aver
presentata
l
'
ultima
venuta
alle
altre
persone
che
sono
in
sala
,
una
padrona
di
casa
deve
rivolgerle
la
parola
direttamente
,
per
far
cessare
la
confusione
che
la
presentazione
ha
potuto
ispirarle
e
,
soltanto
dopo
averla
fatta
parlare
un
momento
,
riprenderà
il
discorso
interrotto
dalla
sua
venuta
,
avendo
cura
di
metternela
a
parte
.
Per
congedarsi
dalle
signore
,
la
padrona
di
casa
si
alza
,
e
le
accompagna
fino
all
'
uscio
della
sala
,
e
là
ripete
la
stretta
di
mano
e
l
'
inchino
,
senza
fermarsi
in
complimenti
che
la
terrebbero
troppo
a
lungo
lontana
dagli
altri
visitatori
.
Credo
di
non
dover
aggiungere
che
non
deve
mai
dir
nulla
fuorchè
bene
delle
persone
che
sono
uscite
.
Questa
è
la
civiltà
più
elementare
.
Se
agisse
altrimenti
,
autorizzerebbe
chi
l
'
ascolta
a
domandarle
:
*
E
perchè
riceve
,
e
ci
espone
a
trovarci
al
contatto
di
persone
,
che
non
meritano
la
sua
stima
?
Qualche
volta
accade
che
appunto
quando
vi
sono
altre
visite
,
capiti
una
di
quelle
tante
sfortunate
che
si
presentano
alle
signore
per
qualche
raccomandazione
;
per
trovare
un
impiego
,
delle
lezioni
,
ecc
.
La
menoma
freddezza
nel
modo
di
accogliere
la
persona
disgraziata
farebbe
torto
alla
padrona
di
casa
.
Quanto
più
la
situazione
di
chi
viene
a
raccomandarsi
è
imbarazzante
,
altrettanto
una
signora
per
bene
deve
cercare
di
rassicurarla
,
usandole
modi
affabili
e
cortesi
,
presentandola
ai
suoi
visitatori
come
un
'
eguale
,
rivolgendo
il
discorso
a
lei
come
agli
altri
,
e
studiandosi
di
persuaderla
,
non
colle
parole
ma
col
tratto
,
che
la
sua
sventura
non
è
che
un
titolo
maggiore
alla
simpatia
delle
anime
gentili
.
*
*
*
"
Souvenez
vous
toujours
dans
le
cours
de
la
vie
,
Qu
'
un
dîner
sans
façon
est
une
perfidie
.
Assolutamente
una
perfidia
,
non
voglio
ammetterlo
;
non
arrivo
fin
là
.
Ma
credano
pure
,
signore
mie
,
che
il
prender
troppo
sul
serio
la
preghiera
degli
amici
intimi
di
dar
loro
il
pranzo
di
famiglia
,
non
è
il
favore
più
grande
che
possano
fare
ai
loro
convitati
.
Il
pranzo
di
famiglia
,
sia
;
ma
con
qualche
aggiunta
.
Un
buon
antipasto
;
il
piatto
del
compenso
,
ed
il
piatto
del
complimento
,
ed
una
bottiglia
con
tanto
di
polvere
;
ed
allora
pazienza
,
il
pranzo
di
famiglia
sarà
bene
accetto
.
Altrimenti
si
corre
il
pericolo
di
ricevere
la
lezione
che
si
ebbe
un
certo
avaro
,
il
quale
invitò
parecchi
amici
a
pranzo
e
fece
servire
:
una
minestra
di
riso
al
brodo
,
un
lesso
di
manzo
,
un
piatto
di
spinacci
,
formaggio
e
pere
.
Dopo
pranzo
disse
ai
convitati
:
*
Vedono
che
proprio
non
ho
fatto
complimenti
.
*
Via
,
rispose
uno
di
quegli
infelici
,
non
doveva
poi
obbedirci
tanto
strettamente
.
Del
resto
,
per
questi
pranzi
d
'
amici
intimi
,
basta
ricordare
quanto
diceva
Brillat
Savarin
,
gastronomo
di
grande
rinomanza
:
"
Invitare
una
persona
,
equivale
ad
assumere
l
'
incarico
della
sua
felicità
per
tutto
il
tempo
che
deve
passare
in
casa
nostra
.
"
Ci
si
metta
cordialità
ed
affetto
,
e
basta
.
Ma
dove
si
richiede
tutta
l
'
intelligenza
d
'
una
buona
padrona
di
casa
,
è
ai
pranzi
più
o
meno
di
gala
.
Lo
stesso
Brillat
Savarin
diceva
che
,
perchè
un
pranzo
riesca
bene
,
i
commensali
debbono
essere
non
meno
delle
Grazie
,
e
non
più
delle
Muse
.
Per
verità
io
credo
che
,
senza
uscire
dalla
mitologia
,
si
possa
salire
fino
al
numero
delle
Ore
,
senza
inconvenienti
.
Purchè
sia
proporzionato
il
numero
degli
uomini
e
delle
signore
.
Una
vicina
gentile
,
che
potrebbe
agitarsi
,
od
anche
cadere
svenuta
se
nascesse
una
discussione
,
basterà
sempre
ad
impedire
ad
un
uomo
educato
di
impegnarsi
in
quei
discorsi
di
politica
,
di
religione
,
che
fanno
bollire
il
sangue
facilmente
.
Bisogna
calcolare
il
numero
di
persone
che
possono
stare
alla
tavola
,
a
tutt
'
agio
con
uno
spazio
non
minore
ai
sessanta
e
non
maggiore
di
settanta
centimetri
per
ciascuna
.
Così
non
saranno
nè
strette
nè
isolate
.
E
sopra
tutto
,
per
tutti
i
santi
del
paradiso
,
che
non
sieno
tredici
!
Lei
,
mia
signora
,
non
ha
questi
pregiudizi
;
suo
marito
neppure
.
Ma
qualcuno
de
'
commensali
potrebbe
averli
;
e
quello
là
sarà
infelice
,
non
per
quel
giorno
soltanto
,
ma
per
tutto
un
anno
,
in
capo
al
quale
dev
'
essere
morto
il
più
vecchio
o
il
più
giovine
della
triste
compagnia
.
Aggiunga
che
conterà
spietatamente
gli
anni
in
viso
a
tutti
i
suoi
invitati
,
non
escluse
le
signore
;
e
se
gli
resta
il
dubbio
d
'
essere
lui
stesso
uno
dei
due
in
pericoli
,
sarà
capace
di
correre
il
domani
alle
dodici
parocchie
a
prendere
la
fede
di
nascita
di
tutti
i
commensali
,
per
rassicurarsi
.
E
ci
penserà
tanto
e
se
ne
cruccerà
tanto
,
che
non
sarà
meraviglia
se
entro
l
'
anno
finirà
per
morirne
davvero
.
Non
si
deve
mai
,
per
vincere
un
pregiudizio
,
compromettere
la
pace
d
'
un
nostro
simile
.
Se
,
per
una
circostanza
imprevista
,
il
giorno
stesso
del
pranzo
manca
un
invitato
su
quattordici
,
si
corre
a
pregare
un
amico
intimo
di
supplirlo
.
Si
prega
il
primo
venuto
,
il
lustrascarpe
della
via
,
uno
spazzacamino
,
ma
non
si
condannano
i
nostri
ospiti
a
sedere
a
tavola
in
tredici
.
Un
giovinotto
che
da
vero
lion
,
era
avvezzo
a
pranzare
tardissimo
,
passeggiava
una
sera
verso
le
sei
in
cerca
d
'
appetito
,
e
forse
di
qualche
bella
crestaina
,
che
,
tornando
dal
lavoro
,
consentisse
a
fargli
compagnia
,
quando
vide
un
signore
ammodo
passargli
accanto
,
guardarlo
,
riguardarlo
con
occhio
d
'
amore
,
gironzargli
intorno
,
fargli
la
corte
come
avrebbe
fatto
lui
stesso
con
quella
tale
crestaina
,
se
l
'
avesse
trovata
.
*
Che
mi
prenda
per
una
donna
americana
,
di
quelle
che
portano
i
calzoni
?
pensava
il
giovinotto
:
e
si
carezzava
le
basette
per
metterle
in
evidenza
.
Ma
l
'
altro
non
si
scoraggiava
per
così
poco
.
Anzi
parve
farsi
più
ardito
a
quell
'
atto
,
tanto
che
gli
si
fece
accosto
,
e
,
salutandolo
con
uno
sguardo
che
avrebbe
sedotta
una
vestale
,
gli
disse
:
*
Signore
;
non
si
offenda
per
amor
del
cielo
.
Debbo
farle
una
proposta
indiscreta
,
impertinente
addirittura
....
Il
giovinotto
si
pose
una
mano
sull
'
orologio
,
un
'
altra
sul
portamonete
,
e
rispose
:
*
Se
non
può
farne
a
meno
...
parli
.
*
Se
lei
vedesse
un
uomo
in
pericolo
di
annegarsi
,
si
getterebbe
in
acqua
per
salvarlo
?
*
No
?
*
Mi
faccio
l
'
onore
di
crederlo
.
*
Ebbene
,
io
sto
per
annegare
in
un
mare
di
guai
.
Ho
invitati
parecchi
amici
a
pranzo
.
Dovevamo
essere
quattordici
,
ed
uno
è
mancato
.
Ho
una
zia
,
una
zia
tremenda
che
ha
paura
del
numero
tredici
.
È
capace
d
'
andarsene
,
di
non
perdonarmi
più
.
Un
uomo
che
si
getterebbe
nell
'
acqua
per
salvare
un
altro
,
non
potrebbe
spingere
l
'
eroismo
fino
a
gettarsi
alla
mia
povera
tavola
?
Il
giovine
rideva
tanto
di
cuore
,
che
non
seppe
rifiutare
.
Quella
povera
tavola
era
sontuosa
;
e
per
giunta
quel
signore
aveva
una
bella
figliola
,
che
piacque
a
prima
vista
al
fortunato
giovinotto
.
Due
mesi
dopo
le
faceva
il
primo
dono
da
sposo
;
un
braccialettino
d
'
oro
niellato
sul
quale
era
inciso
il
proverbio
:
"
È
meglio
imbattersi
che
cercarsi
apposta
.
"
*
*
*
Stabilito
il
numero
delle
persone
che
si
vogliono
invitare
,
si
mandano
gl
'
inviti
:
stampati
se
è
un
pranzo
di
lusso
,
scritti
se
non
ci
si
vuol
dare
troppa
importanza
.
Oppure
si
fa
l
'
invito
verbalmente
.
Ben
inteso
che
,
volendo
pregare
un
superiore
di
favorirci
alla
nostra
mensa
,
dobbiamo
andare
in
persona
ad
invitarlo
;
perchè
gli
inviti
scritti
o
stampati
non
si
fanno
che
tra
eguali
.
A
meno
che
si
tratti
d
'
un
pranzo
tra
persone
intime
,
l
'
invito
dev
'
essere
fatto
otto
giorni
prima
del
pranzo
.
Se
qualcuno
risponde
che
non
può
accettare
,
e
si
vuol
supplirlo
,
bisogna
affrettarsi
a
pregare
un
conoscente
,
e
se
è
possibile
non
fargli
sapere
che
riempie
un
vuoto
.
Però
,
se
altri
ne
è
informato
,
e
se
c
'
è
il
pericolo
che
anche
l
'
invitato
per
via
di
discorso
venga
a
saperlo
più
tardi
,
è
meglio
dirgli
la
cosa
francamente
.
La
tavola
dev
'
essere
coperta
da
un
grosso
tappeto
sotto
la
tovaglia
,
per
evitare
ogni
rumore
nel
deporvi
le
posate
ed
i
piatti
.
Il
tappeto
però
dev
'
essere
corto
e
non
s
'
ha
da
vedere
pendere
sotto
la
tovaglia
.
La
biancheria
da
tavola
può
essere
di
fiandra
ricca
senza
guarnizioni
come
usava
altre
volte
,
può
essere
ricamata
in
giro
,
oppure
ai
due
capi
alla
moda
del
medio
evo
e
può
essere
guarnita
di
grossa
trina
di
filo
,
secondo
l
'
ultimo
figurino
.
In
questi
due
casi
non
sarà
di
tovagliato
,
ma
di
fina
tela
di
lino
.
Ad
ogni
modo
deve
avere
le
iniziali
del
padrone
di
casa
,
ricamate
.
I
tovaglioli
si
piegano
semplicemente
in
quadrato
colla
cifra
in
evidenza
.
Tutti
gli
altri
artifici
di
piegature
sono
volgarità
da
locanda
.
Le
sottocoppe
,
pel
momento
,
si
usano
non
più
d
'
argento
,
nè
di
porcellana
,
ma
assortite
alla
biancheria
da
tavola
,
rotonde
o
quadrate
colla
cifra
in
mezzo
.
Una
striscia
lunga
,
assortita
alla
tovaglia
,
ma
sempre
ricamata
a
colori
,
si
mette
ora
in
diagonale
traverso
la
tovaglia
bianca
.
È
l
'
ultima
novità
.
Il
servizio
di
cristalleria
dev
'
essere
tutto
assortito
colle
cifre
,
se
è
moderno
.
Ma
chi
ha
cristalli
antichi
di
pregio
ha
sempre
una
cosa
superiore
.
Ogni
convitato
deve
avere
dinanzi
un
numero
di
bicchieri
,
non
meno
di
quattro
,
di
varie
dimensioni
,
adatti
ai
vini
che
si
debbono
servire
.
Il
vino
da
pasto
è
il
solo
che
si
mette
in
tavola
nelle
bottiglie
bianche
di
cristallo
del
servizio
.
Gli
altri
vini
sono
versati
in
giro
dalla
servitù
,
eccetto
lo
sciampagna
che
gode
il
privilegio
di
posare
in
tavola
col
suo
secchiello
d
'
argento
.
Per
l
'
acqua
si
possono
mettere
piccole
anfore
di
vetro
colorate
con
dei
fiori
legati
al
manico
;
una
per
ciascun
commensale
.
Accanto
alla
schiera
dei
bicchieri
ci
deve
essere
una
larga
coppa
assortita
al
servizio
,
dove
si
metterà
l
'
acqua
pura
per
bagnarvi
la
punta
delle
dita
alla
fine
del
pranzo
.
Un
'
operazione
che
non
va
fatta
in
modo
da
disgustare
nessuno
,
con
ripetute
immersioni
,
con
sgocciolamenti
,
ecc
.
Ho
veduto
un
servizio
nuovo
di
corte
;
è
di
vetro
opalizzato
cogli
orli
dorati
,
collo
stemma
reale
in
colori
.
Se
credono
,
signorine
mie
....
La
padrona
di
casa
può
mettere
in
tavola
fiori
quanti
ne
vuole
,
purchè
eviti
le
magnolie
e
tutti
i
fiori
che
hanno
un
'
acutezza
di
profumo
da
dar
l
'
emicrania
ai
commensali
.
Ed
invece
di
quegli
uggiosi
mazzi
stretti
,
serrati
,
in
cui
i
fiori
sono
disposti
a
disegno
e
figurano
nell
'
insieme
un
pezzo
di
tappeto
,
li
ponga
sciolti
coi
loro
gambi
e
le
foglie
nelle
coppe
.
Sono
un
ornamento
elegante
ed
artistico
.
La
padrona
di
casa
stabilisce
i
posti
tenendo
conto
delle
simpatie
,
delle
analogie
,
ecc
.
,
fra
i
suoi
convitati
;
scrive
il
nome
di
ciascuno
sul
cartoncino
apposito
,
e
lo
fa
collocare
sul
tovagliolo
.
Accanto
alla
posata
di
ciascun
uomo
si
usa
collocare
la
noticina
dei
piatti
che
saranno
serviti
.
Badino
,
che
dico
si
usa
,
ma
non
dico
che
sia
bello
.
Ha
un
'
aria
da
osteria
;
mi
pare
sempre
che
,
giunti
in
fondo
,
si
debba
tirar
la
somma
e
pagare
il
conto
.
Quelli
che
sono
molto
devoti
al
culto
dello
stomaco
però
,
sono
fanatici
di
questa
moda
,
che
permette
loro
di
prendere
le
debite
misure
,
e
di
far
il
posto
più
largo
ai
piatti
che
preferiscono
.
Il
padrone
e
la
padrona
di
casa
stanno
nel
centro
della
tavola
,
ai
due
lati
,
uno
in
faccia
all
'
altro
.
Alla
destra
della
moglie
si
mette
l
'
uomo
che
si
vuol
onorare
di
più
;
ed
alla
destra
del
marito
la
signora
di
maggior
riguardo
:
i
due
posti
alla
loro
sinistra
sono
ancora
posti
d
'
onore
.
Sotto
la
tavola
vanno
messi
gli
scaldapiedi
per
le
signore
freddolose
se
è
inverno
.
Gli
sgabelli
per
le
eroine
che
sfidano
il
gelo
.
La
camera
dev
'
essere
stata
ben
riscaldata
prima
;
e
durante
il
pranzo
si
lascia
spegnere
la
stufa
per
non
rialzar
troppo
la
temperatura
.
Nella
sala
da
pranzo
si
prepara
sulla
credenza
una
tovaglia
lunga
,
assortita
al
servizio
della
biancheria
da
tavola
,
o
,
se
questo
è
bianco
,
assortita
alla
traversa
diagonale
,
e
sovr
'
essa
una
quantità
di
posate
,
avendo
cura
che
vi
siano
quelle
di
forma
apposita
pel
pesce
,
quelle
pei
legumi
,
per
le
frutta
,
i
cucchiaini
a
spatola
pei
gelati
,
il
coltello
d
'
argento
a
due
tagli
pei
gelati
e
le
torte
,
ecc
.
,
ecc
.
;
più
i
piatti
pel
servizio
,
le
bottiglie
dei
vini
scelti
ed
un
certo
numero
di
tovaglioli
e
di
bicchieri
per
il
caso
di
qualche
inconveniente
che
richiedesse
di
sostituirli
a
quelli
già
posti
in
tavola
.
L
'
illuminazione
sarà
splendida
.
Che
i
cristalli
e
l
'
argenteria
scintillino
allegramente
.
In
mezzo
alla
tavola
si
mettono
soltanto
i
dolci
e
le
frutta
,
ornati
di
fiori
.
La
padrona
di
casa
si
mette
un
abito
elegante
,
scollato
o
no
,
a
seconda
che
il
suo
pranzo
è
più
o
meno
di
gala
,
e
riceve
gli
invitati
in
sala
.
In
Francia
si
usa
far
annunciare
:
"
Madame
est
servie
.
"
Da
noi
il
servitore
apre
l
'
uscio
e
dice
:
"
È
servito
"
,
sottinteso
il
pranzo
.
In
molte
famiglie
adottano
la
formola
francese
.
Ma
è
inutile
,
poichè
si
può
farne
a
meno
.
La
padrona
di
casa
si
rivolgerà
lei
stessa
al
signore
che
dovrà
sedere
alla
sua
destra
,
e
lo
inviterà
ad
accompagnarla
in
sala
da
pranzo
.
Se
però
fosse
un
sacerdote
(
e
tengano
bene
a
mente
che
,
se
s
'
invita
un
prete
,
bisogna
dargli
il
posto
d
'
onore
,
altrimenti
bisogna
far
a
meno
d
'
invitarlo
)
,
se
è
un
sacerdote
,
la
signora
non
gli
prenderà
il
braccio
,
e
si
limiterà
a
metterglisi
accanto
,
ed
a
discorrere
con
lui
,
per
fargli
capire
che
dev
'
essere
il
suo
vicino
di
destra
.
Il
padrone
di
casa
darà
il
braccio
alla
signora
che
deve
stargli
vicina
,
e
s
'
incamminerà
pel
primo
.
Dietro
lui
seguiranno
gli
invitati
,
tutti
gli
uomini
accompagnando
le
signore
,
ed
evitando
i
complimenti
sull
'
uscio
,
per
non
far
attendere
la
padrona
di
casa
,
che
deve
rimaner
l
'
ultima
.
Se
la
signora
che
dà
il
pranzo
è
vedova
,
o
nubile
,
in
faccia
a
sè
metterà
un
vecchio
parente
od
amico
.
Mai
un
giovinotto
,
a
meno
che
lei
fosse
francamente
vecchia
.
È
soltanto
nei
pranzi
di
gran
confidenza
che
si
può
scalcare
in
tavola
;
ed
allora
è
il
padrone
di
casa
che
si
assume
quell
'
incarico
.
Del
resto
,
i
piatti
vengono
recati
interi
,
e
poi
ritolti
e
tagliati
dal
servitore
ad
hoc
sopra
una
tavola
a
parte
,
nella
stessa
sala
,
e
portati
in
giro
ai
commensali
.
Il
primo
giro
comincia
dalla
signora
che
è
a
destra
del
padrone
di
casa
.
Il
secondo
dalla
signora
alla
sua
sinistra
.
I
giri
seguenti
cominciano
man
mano
dalle
signore
che
vengono
di
seguito
,
in
modo
che
ciascuna
signora
alla
sua
volta
sia
prima
a
servirsi
.
Nel
servizio
alla
francese
,
è
il
padrone
di
casa
che
taglia
e
manda
dal
servitore
a
ciascun
commensale
il
piatto
servito
.
Non
faccio
che
accennare
quest
'
uso
e
raccomandare
caldamente
di
non
adottarlo
mai
.
Sono
i
locandieri
che
servono
a
porzioni
;
quanto
a
noi
possiamo
farle
sui
piatti
dei
servitori
.
Ma
ai
nostri
ospiti
dobbiamo
lasciare
almeno
la
libertà
di
servirsi
da
sè
.
Gli
scaldavivande
in
tavola
sono
affatto
fuori
di
moda
;
e
non
occorre
spender
parole
a
descrivere
quel
genere
di
servizio
strano
,
che
mandava
tanto
calore
e
tanti
odori
da
dare
il
mal
di
capo
e
la
nausea
a
tutti
i
convitati
.
Va
pure
passando
di
moda
l
'
uso
stomachevole
di
servire
i
vasi
d
'
acqua
tiepida
per
lavare
la
bocca
.
Doveva
avere
uno
stomaco
a
prova
di
bomba
quegli
che
ha
imaginato
di
offrirsi
quello
spettacolo
d
'
una
dozzina
di
persone
che
gargarizzano
e
rivomitano
l
'
acqua
nella
coppa
,
appunto
al
momento
di
finire
il
pranzo
e
cominciare
la
digestione
.
Certe
cose
è
inconcepibile
che
si
osi
farle
in
pubblico
.
Non
è
più
civile
il
risciacquarsi
la
bocca
,
che
il
fare
un
pediluvio
alla
presenza
della
gente
.
Cosa
ne
penserebbe
il
povero
Monsignor
della
Casa
,
la
cui
suscettività
era
tale
,
che
non
poteva
soffrire
neppure
che
altri
tenesse
in
bocca
lo
stuzzicadenti
"
come
l
'
uccello
che
va
a
fare
il
suo
nido
?
"
E
,
le
prego
,
signore
padrone
di
casa
,
non
infilzino
un
interminabile
rosario
di
piatti
.
Non
è
il
numero
,
ma
la
squisitezza
delle
vivande
,
che
fa
il
lusso
ed
il
pregio
del
trattamento
.
Io
penso
ancora
con
raccapriccio
a
certi
pranzi
di
provincia
,
dove
ebbi
il
supplizio
di
vedermi
sfilare
davanti
trenta
,
trentacinque
e
persino
quaranta
piatti
.
Si
stava
a
tavola
tre
,
quattro
ore
;
veniva
il
granchio
alle
gambe
,
e
si
provava
una
smania
,
una
frenesia
di
prendere
un
capo
della
tovaglia
e
di
buttar
tutto
all
'
aria
,
e
danzare
sulle
rovine
per
isgranchirsi
.
Durante
il
pranzo
i
discorsi
debbono
essere
alternati
in
modo
che
ciascuno
possa
collocare
la
sua
parola
,
e
fare
la
sua
figura
.
A
questo
deve
vegliare
la
padrona
di
casa
.
E
se
un
argomento
prende
il
campo
e
minaccia
di
non
cessare
finchè
se
n
'
è
visto
il
fondo
,
o
se
nasce
una
discussione
,
la
padrona
di
casa
deve
avere
abbastanza
spirito
per
troncarli
.
Basterà
una
parola
:
*
Signori
miei
,
non
sanno
che
noi
signore
,
della
loro
politica
non
ci
divertiamo
punto
?
...
*
Badiamo
che
non
s
'
avessero
a
sfidare
in
casa
mia
....
Non
cerchino
dei
ripieghi
.
Non
gioverebbero
a
nulla
.
Una
signora
aveva
letto
in
un
galateo
moderno
pubblicato
alcuni
anni
fa
,
non
so
che
bislacca
storia
d
'
una
contessa
,
che
per
far
cessare
una
discussione
politica
molto
animata
,
aveva
trovato
il
sublime
ripiego
di
rompere
un
piatto
.
Quella
poveretta
l
'
aveva
presa
sul
serio
,
e
vedendo
due
signori
riscaldarsi
in
una
questione
alla
sua
tavola
,
s
'
affrettò
a
gettare
in
terra
una
magnifica
salsiera
di
porcellana
.
Sciupò
il
suo
abito
,
i
calzoni
del
vicino
;
ma
era
troppo
educata
per
dar
importanza
a
quel
disastro
.
*
Via
non
ci
badino
;
è
cosa
da
nulla
,
disse
.
Ed
i
due
oratori
ripresero
il
discorso
al
punto
,
preciso
dov
'
era
rimasto
:
*
E
come
le
dicevo
,
la
Prussia
è
una
nazione
che
pensa
;
una
nazione
filosofica
....
*
Ma
lasci
stare
!
La
Francia
è
la
prima
nazione
del
mondo
....
Un
momento
dopo
erano
più
animati
di
prima
,
e
la
signora
si
credette
in
obbligo
di
rompere
una
fruttiera
,
più
tardi
una
tazza
da
caffè
senza
ottener
altro
risultato
,
che
l
'
interruzione
di
un
momento
.
Se
li
avesse
interrotti
con
garbo
,
ma
francamente
,
la
questione
sarebbe
finita
senza
lasciare
sul
campo
la
rovina
di
due
servizi
.
All
'
opposto
,
bisogna
aver
grande
cura
noi
stessi
,
e
raccomandare
caldamente
ai
servitori
,
di
evitare
,
per
amor
del
cielo
,
quei
disgustosissimi
incidenti
,
di
rovesciamenti
,
di
rotture
,
che
obbligano
sempre
una
persona
a
fare
un
atto
eroico
,
per
dimostrare
uno
stoicismo
sovrumano
,
dinanzi
ad
un
servizio
guasto
od
un
abito
sciupato
.
Alzandosi
da
tavola
la
padrona
di
casa
dà
il
braccio
non
più
al
suo
vicino
di
destra
,
ma
a
quello
di
sinistra
,
e
s
'
avvia
per
la
prima
alla
sala
dove
si
deve
prendere
il
caffè
,
che
servirà
in
persona
aiutata
dalle
signorine
.
Gli
invitati
la
seguono
ed
in
ultimo
viene
il
padrone
di
casa
colla
sua
vicina
di
sinistra
.
*
*
*
Se
una
signora
riceve
un
invito
a
pranzo
,
risponde
subito
ringraziando
e
dicendo
se
accetta
.
O
,
se
deve
rifiutare
,
adduce
una
scusa
plausibile
,
senza
por
tempo
in
mezzo
,
affinchè
si
possa
,
volendo
offrire
il
suo
posto
in
tempo
ad
un
'
altra
persona
.
E
,
sia
che
abbia
accettato
o
no
,
dovrà
entro
otto
giorni
fare
una
visita
alla
signora
che
l
'
ha
invitata
.
Regolerà
la
sua
abbigliatura
da
pranzo
sulla
forma
dell
'
invito
.
Se
è
stampato
,
si
metterà
in
abito
di
gala
.
Se
è
manoscritto
,
un
po
'
meno
.
Giungerà
all
'
ora
indicata
,
nè
prima
nè
dopo
:
e
piuttosto
prima
che
dopo
.
Il
quarto
legale
è
una
concessione
di
chi
invita
,
ma
l
'
invitato
non
deve
farsene
un
diritto
.
Gli
antichi
Romani
non
pagavano
i
servitori
.
E
quando
davano
un
pranzo
li
facevano
schierare
ai
due
lati
della
porta
,
affinchè
i
commensali
,
uscendo
,
porgessero
man
mano
a
ciascuno
una
mancia
.
Era
un
onore
non
indifferente
.
È
vero
però
che
ne
era
compensato
da
un
uso
strambo
,
il
quale
dava
diritto
a
ciascun
invitato
di
togliere
tre
pietanze
dalla
mensa
e
mandarle
in
dono
ai
propri
amici
.
Supposto
che
s
'
avessero
dieci
commensali
,
si
dovevano
preparare
trenta
pietanze
di
troppo
affinchè
si
potessero
togliere
,
senza
che
il
pranzo
ne
patisse
.
Noi
non
usiamo
portar
via
nulla
dalla
casa
che
ci
ospita
.
Ma
non
affettiamo
neppure
,
con
una
mancia
ai
servitori
,
di
volerci
sdebitare
del
pranzo
ricevuto
.
Sarebbe
un
'
impertinenza
.
Per
dare
la
mancia
alla
servitù
d
'
una
casa
che
non
è
la
nostra
,
bisogna
averci
passato
almeno
una
notte
.
Tuttavia
,
se
in
una
casa
si
va
a
pranzo
sovente
,
o
a
passar
la
sera
con
assiduità
,
il
giorno
di
capo
d
'
anno
si
darà
una
mancia
alle
persone
di
servizio
,
che
si
trovano
all
'
entrata
,
senza
mai
cercare
di
quelle
che
sono
assenti
,
il
che
parrebbe
un
mezzo
di
far
conoscere
ai
padroni
che
si
vuol
fare
una
generosità
.
Per
quanto
meschino
,
strano
,
assurdo
possa
essere
il
servizio
d
'
un
pranzo
,
una
signora
ammodo
si
guarderà
bene
dal
censurarlo
,
o
dal
metterlo
in
caricatura
.
Gli
anfitrioni
soltanto
debbono
avere
in
mente
i
due
versi
che
ho
messi
per
epigrafe
a
questo
capitolo
;
gli
invitati
invece
debbono
ricordarsi
che
l
'
ospitalità
non
consiste
nell
'
offrir
molto
,
ma
nell
'
offrire
quello
che
si
ha
.
*
*
*
Ricevendo
di
sera
,
se
la
conversazione
è
numerosa
,
è
indispensabile
di
far
annunciare
alla
porta
le
persone
che
entrano
,
perchè
la
padrona
di
casa
non
potrebbe
,
dopo
aver
presentato
un
nuovo
venuto
,
ripetergli
tutta
la
litania
dei
nomi
dei
suoi
ospiti
,
e
ricominciare
la
medesima
seccatura
ad
ogni
persona
che
entra
.
Allora
le
presentazioni
saranno
parziali
,
ed
il
tatto
della
signora
soltanto
dovrà
dirigerle
,
regolandosi
sui
rapporti
di
gusti
,
di
professione
,
d
'
età
,
in
modo
che
le
persone
che
ha
presentate
le
une
alle
altre
si
trovin
bene
insieme
.
Sa
che
una
signora
ha
grande
ammirazione
per
un
poeta
?
presenterà
quel
poeta
all
'
ammiratrice
.
Due
persone
che
hanno
viaggiato
molto
le
saranno
grate
se
le
riunirà
per
discorrer
delle
loro
impressioni
.
Tutti
i
melomani
saranno
lusingati
d
'
essere
presentati
alle
notabilità
musicali
.
Fuorchè
nel
caso
in
cui
si
balli
,
non
presenterà
mai
un
giovinotto
ad
una
signorina
ed
in
nessun
caso
presenterà
mai
una
signora
ad
un
uomo
;
ma
sempre
l
'
uomo
alla
signora
;
a
meno
che
si
trattasse
d
'
un
uomo
tanto
vecchio
da
poter
ricevere
lui
quell
'
atto
di
deferenza
.
Gian
Giacomo
Rousseau
ha
detto
:
"
A
la
manière
dont
les
gens
du
monde
passent
leur
temps
,
on
dirait
qu
'
ils
ont
peur
de
n
'
être
pas
assez
bêtes
.
"
Quando
una
padrona
di
casa
non
sa
condur
bene
la
conversazione
,
mi
accade
sempre
di
ricordarmi
quel
motto
.
Domina
un
'
atmosfera
di
soggezione
.
Ogni
persona
che
parla
,
sembra
affrettata
di
finire
,
perchè
si
sgomenta
ad
udir
echeggiare
la
propria
voce
.
Poi
succedono
quei
minuti
di
silenzio
imbarazzante
,
e
quell
'
infelice
che
deve
romperlo
,
prova
l
'
impressione
di
slanciarsi
sopra
un
lago
di
ghiaccio
per
spezzarne
la
crosta
.
Oppure
un
argomento
domina
tutta
la
sera
,
e
le
persone
che
non
vi
si
interessano
sono
ridotte
al
silenzio
.
Lascerò
allo
stesso
Gian
Giacomo
Rousseau
che
ha
condannato
il
modo
d
'
agire
delle
persone
del
gran
mondo
,
la
cura
d
'
insegnare
come
debbono
regolarsi
.
Non
c
'
è
miglior
medico
,
per
curare
un
male
,
di
quello
che
l
'
ha
scoperto
:
"
Una
conversazione
ben
intesa
*
dice
Rousseau
*
dev
'
essere
scorrevole
,
naturale
.
Nè
pesante
nè
frivola
;
dotta
senza
pedanteria
,
allegra
senza
tumulto
,
civile
senz
'
affettazione
,
galante
senza
sguaiatezza
,
faceta
senza
equivoco
.
Non
si
fanno
nè
dissertazioni
,
nè
epigrammi
;
vi
si
ragiona
senza
argomentare
;
vi
si
scherza
senza
freddure
;
vi
si
associa
con
arte
lo
spirito
e
la
ragione
,
le
massime
e
le
arguzie
,
i
motti
ingegnosi
,
e
la
morale
austera
.
"
Vi
si
parla
di
tutto
,
affinchè
ciascuno
possa
dire
qualche
cosa
.
"
Non
si
approfondiscono
le
questioni
per
non
annoiare
;
si
propongono
di
volo
,
si
trattano
rapidamente
;
dalla
precisione
risulta
l
'
eleganza
.
Ognuno
,
dice
il
suo
parere
,
e
l
'
afferma
con
poche
parole
.
Nessuno
si
oppone
vivamente
al
parere
di
un
altro
,
nessuno
difende
con
ostinazione
il
proprio
;
si
discute
per
imparare
;
ma
non
bisogna
spingere
troppo
la
discussione
.
Tutti
s
'
istruiscono
;
tutti
si
divertono
;
tutti
se
ne
vanno
contenti
;
ed
anche
il
savio
può
raccogliere
in
quei
trattenimenti
,
degli
argomenti
degni
d
'
esser
meditati
in
silenzio
.
"
Lo
spirito
è
il
dono
più
pericoloso
che
la
sorte
possa
fare
ad
una
signora
.
È
come
quei
talenti
della
parabola
che
eran
tanto
difficili
ad
impiegar
bene
.
Bisogna
possedere
un
'
abnegazione
eroica
,
per
saper
sacrificare
lo
spirito
alla
cortesia
.
Viene
alle
labbra
un
motto
;
è
un
motto
assassino
;
quella
persona
ne
soffrirà
:
ma
quell
'
altra
lo
apprezzerà
:
lo
andrà
ripetendo
.
La
convenienza
è
in
lotta
colla
vanità
,
ma
pur
troppo
è
questa
che
vince
.
È
nota
la
conseguenza
fatale
d
'
un
motto
di
Danton
.
Disse
di
Saint
Just
,
il
quale
camminava
diritto
tutto
d
'
un
pezzo
come
camminerebbe
,
se
camminasse
,
un
turco
impalato
:
Il
porte
sa
tête
comme
le
Saint
Sacrement
.
Saint
Just
,
lo
seppe
,
e
rispose
:
Je
lui
ferais
porter
la
sienne
comme
Saint
Denis
.
Tutti
sanno
che
S
.
Dionigi
decapitato
,
fece
il
miracolo
di
passeggiare
colla
propria
testa
in
mano
.
Danton
non
fece
il
miracolo
,
ma
fu
decapitato
per
opera
di
Saint
Just
.
Certo
erano
nemici
politici
,
e
non
fu
per
quel
motto
che
Danton
fu
condannato
.
Ma
è
certo
altresì
,
che
quel
motto
ha
posto
la
sua
goccia
di
fiele
in
quell
'
odio
implacabile
.
Ho
udito
io
stessa
un
motto
che
non
ebbe
conseguenze
tragiche
,
ma
fece
nascere
un
'
iliade
di
guai
.
Una
signorina
di
spirito
era
fidanzata
con
un
giovinotto
che
amava
con
passione
;
ma
non
doveva
sposarlo
che
fra
un
anno
;
però
,
volendo
tenere
segreta
la
cosa
,
non
si
erano
stabilite
relazioni
d
'
amicizia
tra
le
due
famiglie
,
ed
i
fidanzati
andavano
in
società
e
si
trattavano
come
semplici
conoscenti
.
Una
sera
la
fidanzata
si
trovò
ad
una
riunione
danzante
accanto
ad
una
signora
,
la
quale
aveva
una
paura
così
orribile
dei
trent
'
anni
,
che
sebbene
fosse
prossima
alla
quarantina
,
si
ostinava
di
rimaner
alla
porta
della
terza
decina
senza
entrarvi
mai
.
E
,
come
tutte
le
persone
in
simili
disposizioni
di
spirito
....
e
di
fede
di
nascita
,
parlava
sempre
della
sua
età
per
informare
il
pubblico
di
quella
che
voleva
avere
.
Non
danza
?
le
disse
un
suo
conoscente
.
*
Che
le
pare
!
Alla
mia
età
!
Presto
presto
avrò
compiti
i
trent
'
anni
.
*
Tarda
assai
a
compirli
!
disse
la
fidanzata
al
suo
ballerino
,
abbastanza
forte
perchè
tutti
i
vicini
l
'
udissero
,
compresa
la
signora
,
la
quale
si
fece
di
brace
.
Poco
dopo
venne
suo
fratello
a
prenderla
.
Era
il
fidanzato
della
signora
di
spirito
;
lei
non
conosceva
neppure
di
vista
quella
futura
cognata
,
maritata
fuori
di
Milano
,
e
giunta
pochi
giorni
prima
per
passare
un
po
'
di
tempo
in
famiglia
.
Da
quella
sera
,
i
genitori
del
giovine
posero
tanti
bastoni
nelle
ruote
che
il
matrimonio
non
si
fece
più
fin
dopo
la
loro
morte
.
Le
due
cognate
non
si
vedono
ancora
.
Boccaccio
ha
detto
:
*
Il
motto
deve
mordere
come
la
pecora
,
non
come
il
cane
.
*
*
*
Perchè
una
serata
riesca
gradevole
bisogna
provvedere
in
modo
che
tutti
possano
divertirsi
alla
loro
maniera
.
La
conversazione
è
ottima
per
chi
ama
conversare
:
ma
non
basta
.
Ci
devono
essere
un
pianoforte
pei
dilettanti
;
delle
tavole
da
gioco
pei
giocatori
seri
di
scacchi
,
di
dama
,
di
tarocchi
;
qualche
altro
gioco
meno
serio
per
la
gioventù
.
I
pedanti
nutrono
un
profondo
orrore
per
le
signore
e
signorine
,
che
non
rifuggono
dalle
tavole
da
gioco
,
come
il
diavolo
dall
'
acqua
santa
.
*
Vi
si
provano
commozioni
pericolose
,
esclamano
;
e
consigliano
ancora
e
sempre
i
giochi
innocenti
.
Ebbene
,
confesso
che
sono
del
parer
contrario
dei
signori
pedanti
,
e
non
è
la
prima
volta
.
Io
non
mi
sgomento
affatto
al
veder
una
signorina
od
una
signora
esposta
alla
terribile
commozione
di
perdere
o
di
guadagnare
qualche
soldo
,
o
anche
qualche
lira
;
ma
mi
mortifica
,
mi
affligge
il
vederle
impegnate
in
quei
giuochi
pieni
d
'
equivoci
che
sembrano
inventati
apposta
per
farle
arrossire
,
sebbene
si
chiamino
innocenti
.
Mi
ricordo
una
sera
in
cui
si
faceva
quello
stupido
gioco
degli
spropositi
.
S
'
erano
date
le
domande
:
Dove
?
Quando
?
Perchè
?
Quali
saranno
le
conseguenze
?
Le
risposte
furono
scritte
a
caso
senza
saper
le
domande
.
Una
signora
maritata
senza
figli
,
supponendo
le
domande
frequentissime
:
Che
cosa
desidera
?
Chi
è
più
bello
?
Qual
'
è
la
cosa
più
gentile
?
ecc
.
,
rispose
:
Un
bambino
.
Si
posero
nell
'
urna
le
domande
e
le
risposte
.
Si
appaiarono
a
caso
,
ed
aperti
i
biglietti
risultò
:
*
Dove
?
*
Nell
'
ombra
.
*
Quando
?
*
A
piacere
.
*
Perchè
?
*
Debolezze
umane
!
*
Quali
saranno
le
conseguenze
?
*
Un
bambino
.
Quella
che
leggeva
era
una
giovinetta
.
Via
,
confessino
,
signore
mie
,
che
sarebbero
state
meno
pericolose
le
emozioni
d
'
una
partita
di
tresette
o
di
tombola
;
credo
che
in
tutta
la
sua
vita
quella
giovine
non
avrà
più
occasione
di
arrossire
come
in
quel
gioco
innocente
.
*
*
*
Il
trattamento
da
offrire
in
una
serata
è
arbitrario
.
Il
più
generalmente
adottato
è
il
té
;
ma
è
altresì
il
più
economico
,
ed
il
meno
accetto
.
Non
è
ancora
abbastanza
entrato
nelle
nostre
abitudini
,
ed
una
grande
quantità
di
persone
non
possono
prenderlo
senza
soffrirne
una
veglia
nervosa
.
Una
padrona
di
casa
non
può
offrire
una
seconda
sera
il
té
ad
una
persona
che
l
'
ha
rifiutato
la
prima
per
questa
ragione
.
Lo
zabajone
,
la
cioccolata
,
il
vino
caldo
,
il
ponce
,
i
vini
fini
,
i
liquori
dolci
,
sono
tutte
bevande
che
si
possono
offrire
.
Le
paste
più
adatte
sono
i
picnics
,
i
muffins
,
le
sugar
wafers
,
e
sopratutto
i
petits
fours
,
e
soltanto
col
té
e
coi
vini
si
accoppiano
bene
i
sandwichs
.
Col
ponce
e
col
vino
caldo
vanno
egregiamente
le
brioches
,
il
babà
.
Cogli
altri
servizi
tutte
le
paste
dolci
,
non
escluso
il
panettone
....
e
che
Dio
,
il
signor
Fanfani
ed
il
signor
Rigutini
mi
perdonino
il
linguaggio
ostrogoto
di
questi
particolari
gastronomici
.
Per
quanto
la
mia
ignoranza
mi
consigli
ad
aggrapparmi
al
detto
di
Voltaire
:
Le
puriste
est
toujours
pauvre
d
'
idées
,
non
posso
farmi
l
'
illusione
che
il
valore
di
queste
idee
ghiotte
sia
tale
da
farmi
perdonare
la
barbarie
della
nomenclatura
.
Se
un
artista
di
professione
,
uomo
o
donna
,
ha
fatto
ad
una
signora
la
gentilezza
di
cantare
o
sonare
ad
una
serata
d
'
invito
,
senza
un
accordo
di
compenso
,
la
padrona
di
casa
deve
mandargli
un
dono
a
titolo
di
ringraziamento
.
*
*
*
Se
la
serata
offerta
è
un
ballo
,
si
debbono
mandare
gli
inviti
almeno
otto
giorni
prima
,
per
dar
tempo
alle
signore
di
preparare
le
abbigliature
.
Oltre
le
sale
smobigliate
,
ornate
di
fiori
ed
illuminate
per
la
danza
,
ci
dev
'
essere
un
salotto
ben
riscaldato
,
dove
si
accoglieranno
i
primi
invitati
,
e
dove
potranno
ripararsi
dal
gelo
le
signore
che
non
danzano
,
qualche
sala
da
gioco
,
e
,
se
si
vuole
,
un
gabinetto
pei
fumatori
;
una
moda
che
altre
volte
sarebbe
sembrata
un
po
'
soldatesca
,
ma
di
cui
gli
uomini
tengono
gran
conto
;
e
serbano
riconoscenza
alla
padrona
di
casa
;
del
resto
è
adottata
anche
a
Corte
.
Non
bisogna
trascurare
di
mettere
un
ordine
scrupoloso
nel
regolamento
della
guardaroba
,
affinchè
ognuno
possa
con
sicurezza
deporre
il
soprabito
ed
il
cappello
,
i
mantelli
ed
i
cappucci
delle
signore
,
ricevere
un
riscontrino
numerizzato
,
e
riavere
tutte
le
cose
sue
quando
lo
ripresenterà
nell
'
uscire
.
Gli
immensi
strascichi
,
la
leggerezza
degli
abiti
da
ballo
,
e
i
movimenti
vivaci
della
danza
,
danno
luogo
ad
una
quantità
d
'
inconvenienti
,
per
cui
si
dovrà
destinare
una
camera
per
le
signore
,
dove
rimanga
tutta
la
notte
una
cameriera
munita
di
aghi
,
spilli
,
sete
d
'
ogni
colore
,
per
accomodare
gli
abiti
lacerati
,
rimettere
a
posto
i
fiori
caduti
,
rifare
le
pettinature
.
Sarei
ben
meravigliata
se
una
signora
uscisse
di
là
senza
aver
cercato
collo
sguardo
una
scatola
di
cipria
;
e
consiglio
la
padrona
di
casa
a
non
lasciar
mancare
quest
'
oggetto
,
che
le
signore
considerano
di
prima
necessità
.
Se
durante
la
notte
si
dà
una
cena
,
tutto
deve
essere
apparecchiato
sopra
una
tavola
a
cui
siederanno
soltanto
le
signore
,
nel
caso
che
non
ci
fosse
posto
per
tutti
,
lasciando
gli
uomini
stessi
,
se
la
cena
è
di
confidenza
,
incaricati
di
servire
le
signore
.
Non
si
servono
che
cibi
freddi
.
Ho
letto
in
un
romanzo
del
padre
Bresciani
d
'
un
giovinotto
innamorato
,
che
profittò
di
quell
'
occasione
per
mettersi
in
tasca
,
a
titolo
di
ricordo
,
i
torsi
,
i
noccioli
e
le
bucce
della
frutta
che
la
sua
bella
aveva
mangiate
.
Non
posso
consigliar
le
signore
d
'
ingoiare
quelle
reliquie
,
per
non
correre
il
rischio
di
trovarne
il
profumo
e
le
tracce
succulente
sugli
abiti
del
loro
ballerino
.
E
non
mi
sembra
neppure
il
caso
d
'
incoraggiarle
a
nasconderle
dove
Rebecca
nascose
i
suoi
idoli
alle
ricerche
di
Labano
.
Ma
se
sanno
di
avere
un
adoratore
capace
di
spingere
la
devozione
a
tali
estremi
,
non
si
lascino
servire
che
da
un
fratello
,
o
dal
proprio
marito
.
Sgraziatamente
vi
sono
troppo
spesso
nelle
adunanze
numerose
dei
raccoglitori
,
che
tendono
a
compromettere
non
le
signore
ma
il
buffet
,
empiendosi
le
tasche
di
tutt
'
altro
che
di
torsoli
.
Per
costoro
ogni
parola
sarebbe
superflua
.
Sono
troppo
teneri
dei
loro
gusti
per
cercare
nel
mio
libro
insegnamenti
che
li
combattono
.
Ma
una
signora
che
,
per
disgrazia
,
avesse
un
marito
di
quel
genere
,
dovrà
astenersi
assolutamente
dal
farsi
accompagnare
in
qualsiasi
luogo
,
dove
possa
scontrarsi
in
una
tentazione
.
Quanto
alla
padrona
di
casa
,
dovrà
imporre
silenzio
alla
delicatezza
de
'
suoi
gusti
,
oltraggiata
da
tanta
volgarità
,
e
non
dimostrare
menomamente
la
ripugnanza
che
prova
per
l
'
individuo
sconveniente
ed
esoso
,
salvo
ben
inteso
,
a
non
invitarlo
mai
più
.
Se
non
si
vuole
apprestare
nè
una
cena
,
nè
un
buffet
si
faranno
portare
in
giro
le
stesse
cose
che
si
offrirebbero
ad
una
semplice
serata
ripetendole
parecchie
volte
;
e
tra
l
'
una
e
l
'
altra
non
si
cesserà
di
far
offrire
acque
sciroppate
e
gelati
.
Per
chi
dà
un
ballo
,
è
un
'
indiscrezione
il
contare
sulla
compiacenza
dei
dilettanti
per
la
musica
.
Questa
parte
tanto
importante
d
'
una
festa
da
ballo
è
troppo
sovente
trascurata
dai
padroni
di
casa
.
Una
signora
che
voglia
fare
le
cose
bene
,
si
rivolgerà
al
suo
maestro
di
pianoforte
,
e
lo
pregherà
di
procurarle
dei
buoni
suonatori
.
E
li
accoglierà
con
quella
cordialità
con
cui
le
persone
educate
e
di
buon
gusto
accolgono
sempre
gli
artisti
.
Haydn
ha
suonato
tante
volte
per
far
danzare
;
e
che
povera
gente
anche
!
Una
signora
,
che
lo
avesse
trattato
con
alterezza
,
sarebbe
stata
ridotta
più
tardi
a
piangere
di
vergogna
.
Lesinare
sul
compenso
che
è
loro
dovuto
,
limitarne
i
rinfreschi
,
farli
cenare
alla
tavola
di
servizio
,
sono
volgarità
da
villani
rifatti
.
Debbono
avere
una
tavola
a
parte
ed
un
trattamento
uguale
a
quello
degli
invitati
.
Se
i
sonatori
fossero
i
maestri
della
padrona
di
casa
,
di
suo
marito
o
dei
suoi
figli
,
nulla
può
dispensarla
dal
farli
sedere
a
cena
alla
sua
stessa
tavola
e
dal
rivolger
loro
la
parola
spesso
durante
la
notte
.
La
padrona
di
casa
,
se
è
giovine
apre
il
ballo
con
una
quadriglia
,
nella
quale
deve
avere
in
faccia
suo
marito
.
Se
i
padroni
di
casa
non
ballano
,
scelgono
una
coppia
giovine
nella
loro
parentela
o
nei
più
intimi
amici
,
e
la
pregano
di
rappresentarli
.
Durante
il
ballo
la
padrona
di
casa
non
accetterà
mai
di
ballare
,
quando
rimangono
altre
ballerine
sedute
e
procurerà
di
mandar
loro
dei
ballerini
.
Non
occorre
dire
che
deve
incaricarsi
,
unitamente
a
suo
marito
,
delle
presentazioni
.
Il
dare
un
ballo
in
casa
propria
è
un
lungo
e
penoso
sacrifizio
.
È
vero
che
si
semina
per
raccogliere
.
Ma
la
seminagione
è
laboriosa
e
difficile
;
il
raccolto
incerto
,
e
non
sempre
proporzionato
a
quanto
è
costato
.
*
*
*
E
,
poichè
ci
siamo
,
parliamo
di
quel
raccolto
,
che
consiste
in
un
ricambio
d
'
inviti
,
ai
quali
,
s
'
accettino
o
no
,
si
risponde
sempre
con
una
carta
di
visita
unita
a
quella
del
marito
.
È
affatto
inutile
d
'
affrettarsi
per
giungere
ad
un
ballo
;
si
arriva
sempre
a
tempo
.
È
parimenti
superfluo
il
mostrarsi
impensierita
della
propria
abbigliatura
,
rialzare
lo
strascico
,
assicurarsi
tratto
tratto
se
i
gioielli
sono
al
loro
posto
.
Ogni
signora
procuri
di
esser
vestita
bene
e
solidamente
,
ed
alla
guardia
di
Dio
!
E
se
l
'
abito
si
lacera
,
passi
a
farlo
accomodare
,
senza
fermarsi
a
gemere
doglianze
ed
a
verificare
i
danni
.
E
se
un
vezzo
di
brillanti
si
spezza
lo
lasci
spezzare
,
e
riponga
la
parte
staccata
senza
altri
discorsi
.
Nulla
è
più
plateale
di
quella
continua
cura
dei
propri
averi
.
Una
vera
signora
deve
saperli
portare
con
nobile
indifferenza
.
Sarebbe
un
malcreato
chiunque
pregasse
una
signora
di
accordargli
un
ballo
,
senza
esserle
stato
presentato
,
ma
se
il
malcreato
ci
fosse
,
la
signora
dovrebbe
rifiutargli
il
favore
.
Volendo
passare
dalla
sala
da
ballo
al
buffet
bisogna
farsi
accompagnare
dal
proprio
marito
,
e
le
signore
vedove
e
nubili
ci
andranno
col
babbo
,
lo
zio
,
o
il
marito
della
signora
colla
quale
si
sono
accompagnate
.
Le
dimenticanze
,
i
doppi
impegni
di
balli
,
i
rifiuti
non
giustificati
,
le
preferenze
evidenti
,
tutto
quanto
può
far
nascere
quistioni
,
dissapori
o
commenti
,
è
sconvenientissimo
da
parte
d
'
una
signora
,
e
dà
una
idea
meschina
della
sua
educazione
.
Se
una
signora
che
non
ama
il
ballo
,
è
afflitta
dalla
disgrazia
suprema
d
'
un
marito
maniaco
per
la
danza
,
si
sacrifichi
a
Tersicore
,
e
balli
anche
lei
ad
ogni
costo
.
Il
più
grottesco
di
tutti
i
ridicoli
che
brulicano
sotto
il
sole
,
è
il
marito
danzante
d
'
una
signora
che
non
balla
.
In
Francia
nella
casa
in
cui
si
dà
un
ballo
si
usa
fermare
tutti
gli
orologi
.
Non
si
contano
le
ore
alla
gioia
.
Si
è
là
per
passare
il
tempo
allegramente
,
non
per
misurarlo
.
Questa
precauzione
non
serve
a
nulla
,
perchè
ogni
ballerino
ha
un
orologio
in
tasca
.
(
Ai
tempi
della
marchesa
Colombi
ne
avevano
due
)
.
Ma
.
è
un
pensiero
grazioso
.
*
*
*
In
teatro
una
signora
occupa
sempre
il
posto
d
'
onore
.
Se
sono
due
nello
stesso
palco
,
maritate
e
giovani
entrambe
,
cambieranno
posto
una
volta
durante
la
serata
,
non
di
più
.
Sono
le
provinciali
che
si
credono
in
obbligo
di
alternarsi
ad
ogni
atto
,
per
mutar
prospettiva
,
come
se
facessero
parte
dello
spettacolo
.
Le
signorine
di
provincia
non
crederebbero
d
'
esser
ben
equipaggiate
pel
teatro
,
se
non
si
munissero
di
un
mazzo
di
fiori
,
di
due
o
tre
cartocci
di
caramelle
,
d
'
una
scatola
di
pastiglie
di
menta
,
d
'
un
sacchetto
di
zuccherini
e
cioccolatta
,
come
se
partissero
per
un
lungo
viaggio
in
paesi
deserti
.
Nulla
di
tutto
codesto
.
Se
il
marito
,
un
parente
,
un
amico
intimo
,
ha
il
gentil
pensiero
d
'
offrire
qualche
fiore
o
qualche
dolce
ad
una
signora
,
li
accetterà
in
teatro
;
altrimenti
ne
faccia
a
meno
;
ma
non
arrivi
,
per
carità
,
colle
sue
provvigioni
da
bocca
come
un
soldato
al
bivacco
.
Ricevendo
visite
in
palco
,
la
signora
dovrà
salutare
,
sostenere
la
conversazione
durante
gli
intermezzi
,
e
frenarla
durante
la
rappresentazione
per
non
esporsi
alla
vergogna
di
farsi
zittire
.
Tutti
gli
uomini
educati
sanno
che
,
entrando
,
debbono
occupare
l
'
ultimo
posto
ed
avanzarsi
man
mano
,
per
diritto
d
'
anzianità
,
a
misura
che
un
primo
venuto
si
congeda
,
finchè
siano
giunti
a
tenere
alla
loro
volta
uno
dei
posti
accanto
alla
signora
.
Di
tutto
questo
lei
non
dovrà
occuparsi
affatto
.
Qualunque
sia
l
'
entusiasmo
che
le
ferve
nel
cuore
,
una
signora
non
applaude
mai
.
Le
dimostrazioni
opposte
non
sono
convenienti
neppure
per
gli
uomini
.
Davanti
ad
una
signora
poi
,
non
vi
potrebbe
essere
altri
che
un
mascalzone
capace
di
voler
fischiare
.
Ed
i
mascalzoni
non
vanno
nei
palchi
delle
signore
.
È
di
buon
gusto
il
non
uscir
mai
dal
teatro
in
un
momento
in
cui
lo
spettacolo
interessa
vivamente
il
pubblico
,
o
almeno
di
uscire
in
gran
silenzio
per
non
disturbare
lo
spettacolo
.
Quando
entrano
in
teatro
il
re
,
la
regina
o
altri
personaggi
della
casa
reale
,
anche
le
signore
si
alzano
e
rimangono
in
piedi
finchè
il
personaggio
illustre
è
seduto
.
Ai
concerti
,
ai
ritrovi
d
'
ogni
sorta
dove
la
famiglia
reale
siede
in
posti
speciali
,
chiunque
dovesse
passare
a
lato
delle
Loro
Altezze
dovrà
fermarsi
e
fare
un
inchino
.
Questo
si
deve
fare
anche
in
istrada
quando
passa
una
carrozza
di
corte
.
Agire
altrimenti
sarebbe
una
dimostrazione
ostile
.
*
*
*
Cessati
i
piaceri
della
città
,
chiusi
i
teatri
,
e
le
serate
divenute
tanto
brevi
che
non
c
'
è
più
tempo
alle
riunioni
,
una
signora
elegante
non
ha
altro
di
meglio
a
fare
che
ammalarsi
.
Oh
!
una
malattia
senza
gravità
,
che
non
ne
alteri
la
freschezza
,
che
non
la
obblighi
a
star
in
casa
,
nè
a
nessun
'
altra
privazione
.
*
Un
'
emicrania
periodica
,
che
verrebbe
ogni
otto
giorni
....
se
venisse
.
Un
prurito
nervoso
sotto
l
'
unghia
del
dito
mignolo
.
Un
'
avversione
pronunciatissima
a
tutti
i
colori
delle
tappezzerie
di
casa
.
Una
lieve
difficoltà
a
digerire
peperoni
crudi
e
corteccie
di
limone
.
Infine
una
malattia
comoda
purchessia
,
la
quale
porti
con
sè
la
certezza
che
la
sua
guarigione
sta
nelle
acque
del
tal
paese
,
o
nei
bagni
del
tal
altro
.
Naturalmente
,
la
civiltà
moderna
non
ammette
che
esista
sulla
terra
un
marito
così
barbaro
,
così
pelle
rossa
,
così
basci
bazouk
,
il
quale
rifiuti
di
sacrificare
tutti
i
suoi
risparmi
,
di
alienare
se
occorre
il
suo
patrimonio
,
d
'
impegnare
l
'
argenteria
di
casa
,
di
vendere
fin
i
ciondoli
del
suo
orologio
ed
i
suoi
sigari
d
'
avana
,
pur
di
ricuperare
la
salute
pericolante
di
sua
moglie
,
colla
cura
delle
acque
indicate
...
dalla
moda
.
Se
lui
non
può
accompagnarla
,
non
importa
.
Sua
moglie
è
pronta
a
sacrificarsi
.
Andrà
sola
.
Oh
le
mogli
sono
d
'
una
generosità
!
...
le
bagnature
sono
tutte
popolate
di
signore
senza
mariti
e
di
uomini
senza
signore
.
Appena
giunte
alle
bagnature
,
le
donnine
più
ammodo
aprono
una
nobile
gara
a
chi
riuscirà
meglio
a
farsi
prender
in
fallo
.
Abiti
stravaganti
;
cappellini
impossibili
;
acconciature
sguaiate
.
Tutte
approvano
il
canto
del
dott
.
Brown
,
la
marsigliese
delle
emancipatrici
:
"
Freedom
of
speech
from
what
we
think
,
And
freedom
too
in
dress
;
"
che
io
traduco
liberamente
:
"
Libero
il
dir
quanto
ci
passa
in
testa
,
Ed
alle
ortiche
la
toletta
onesta
!
"
Le
più
modeste
ladies
,
che
cadrebbero
coscienziosamente
svenute
se
il
loro
marito
osasse
chiamare
col
suo
vero
nome
quella
parte
del
loro
vestiario
che
loro
definiscono
pudicamente
gli
inesprimibili
,
non
esitano
a
mostrarsi
sulla
spiaggia
,
succintamente
vestite
di
inesprimibili
anche
loro
lasciando
all
'
estremità
delle
gambe
che
ne
sporgono
,
tutta
la
cura
di
predicare
la
rinuncia
al
mondo
ed
al
demonio
,
com
'
esse
hanno
rinunciato
alla
carne
.
E
si
scende
a
colazione
in
accappatoio
come
se
si
stesse
alla
sponda
,
o
come
direbbe
il
signor
Rigutini
,
nel
corsello
del
proprio
letto
.
E
,
con
quell
'
abito
svolazzante
ed
i
capelli
sciolti
,
si
siede
o
si
passeggia
flirteggiando
con
un
ignoto
qualunque
,
di
cui
è
molto
se
si
conosce
il
nome
ed
il
colore
dei
guanti
;
la
sera
si
scende
scollate
nelle
sale
di
compagnia
;
o
,
sole
,
sissignore
;
ai
bagni
è
permesso
.
Fanno
tutte
così
.
*
Sa
cantare
,
signora
?
*
Un
poco
.
*
Conosce
il
duetto
degli
Ugonotti
?
Di
'
che
m
'
aaami
diii
....
*
Sissignore
.
*
Vorrebbe
cantarlo
con
me
?
*
Chi
me
?
Lui
;
chiunque
;
non
importa
;
ai
bagni
si
parla
,
si
balla
,
si
canta
con
tutti
.
Freedom
of
speech
.
Che
meraviglia
poi
,
se
,
per
farsi
conoscere
meglio
,
quell
'
ignoto
s
'
affretta
a
dimostrare
di
che
misura
d
'
impertinenza
lo
ha
dotato
l
'
educazione
moderna
?
Eppure
se
la
cosa
viene
ad
orecchio
al
marito
,
dovrà
mettere
durlindana
al
vento
,
e
se
occorre
,
fare
col
proprio
sangue
la
quietanza
all
'
oltraggio
che
ha
ricevuto
sua
moglie
.
Ma
!
così
si
usa
.
Perchè
?
Per
evitare
il
ridicolo
?
Già
.
Però
dopo
il
duello
sarà
più
ridicolo
di
prima
.
Oh
!
la
libertà
delle
signore
,
che
vuole
le
sue
piccole
cospirazioni
,
che
suscita
i
suoi
piccoli
odii
,
ed
i
suoi
piccoli
amori
,
e
le
sue
guerre
in
diciottesimo
come
la
libertà
dei
popoli
,
piccolo
serpente
che
seduce
le
pronipoti
della
vecchia
Eva
!
Dov
'
è
la
Madonna
che
gli
schiacci
il
capo
?
Si
comportano
come
ho
accennato
più
sopra
,
mie
gentili
lettrici
,
quando
vanno
alle
bagnature
?
In
tal
caso
hanno
sbagliato
strada
.
Smettano
un
poco
il
rigore
delle
presentazioni
che
si
deve
serbare
in
città
,
se
sono
col
loro
marito
;
ma
se
sono
sole
,
richiedano
più
che
mai
quella
guarentigia
prima
di
entrare
in
relazione
con
chicchessia
.
Cerchino
di
giungere
con
una
lettera
pel
proprietario
dello
stabilimento
,
e
lui
avrà
di
presentar
loro
le
persone
di
cui
crederà
di
poter
rispondere
.
Cogli
ignoti
scambino
le
parole
di
stretta
cortesia
,
e
non
altro
.
Procurino
di
essere
sempre
in
tempo
alla
tavola
comune
,
per
evitare
ai
conoscenti
la
noia
di
aspettarle
e
se
tarda
una
signora
con
cui
hanno
stretta
relazione
e
che
ha
il
posto
vicino
a
loro
ed
è
solita
a
pranzare
discorrendo
insieme
come
fossero
in
casa
,
le
usino
la
cortesia
d
'
aspettarla
un
poco
.
Se
sono
ai
bagni
per
fare
una
cura
non
parlino
a
tavola
dei
loro
malanni
.
Vi
sono
persone
a
cui
i
discorsi
di
malinconie
tolgono
l
'
appetito
.
E
se
per
caso
è
un
altro
che
fa
la
descrizione
delle
proprie
sofferenze
,
non
se
ne
mostrino
disgustate
.
Appena
conoscono
qualche
signora
,
si
associno
con
lei
per
le
partite
di
piacere
,
le
passeggiate
,
le
chiacchiere
all
'
ombra
,
i
giuochi
.
E
non
vadan
mai
sole
passeggiando
fra
le
ombre
del
giardino
:
"
Ove
in
disparte
bisbigliando
errano
(
Nè
patto
umano
nè
destin
ferreo
L
'
un
dall
'
altro
divelle
)
I
poeti
e
le
belle
.
*
*
*
Dove
una
signora
può
veramente
permettersi
una
maggior
libertà
,
è
in
campagna
.
Prima
di
tutto
potrà
ricevere
degli
ospiti
per
un
tempo
più
o
meno
lungo
.
Sono
conoscenti
di
famiglia
,
e
per
essere
invitati
debbono
godere
un
certo
grado
d
'
intimità
.
Lei
sa
con
chi
tratta
,
ed
è
sicura
che
le
sue
parole
e
le
sue
azioni
non
possono
venir
interpretate
malignamente
.
I
vicini
di
villa
,
o
sono
proprietari
che
tutto
il
circondario
conosce
;
o
sono
inquilini
le
cui
informazioni
hanno
già
soddisfatto
il
proprietario
,
che
ha
creduto
di
potere
con
tutta
fiducia
affittar
loro
la
sua
villa
.
E
sono
istallati
là
per
un
certo
tempo
.
Non
sono
la
popolazione
nomade
dei
bagni
.
Si
può
aspettare
alcuni
giorni
,
osservare
le
loro
abitudini
,
prima
di
decidere
se
convenga
o
no
incontrarne
la
relazione
.
Ogni
villeggiante
è
tenuta
a
fare
una
visita
agli
ultimi
vicini
venuti
;
ben
inteso
quando
vi
sono
signore
.
Se
è
ricambiata
con
una
visita
entro
otto
giorni
,
vuol
dire
che
la
relazione
è
accettata
,
ed
allora
lei
ritorna
,
e
si
stabiliscono
quei
rapporti
frequenti
ed
amichevoli
che
sono
uno
dei
piaceri
della
campagna
.
Se
riceve
invece
una
carta
di
visita
,
deve
comprendere
che
i
nuovi
venuti
desiderano
viver
soli
,
ed
allora
li
lascia
in
pace
.
In
villa
si
hanno
maggiori
doveri
che
in
città
verso
i
visitatori
.
Non
basta
farli
sedere
,
metter
loro
uno
sgabello
sotto
i
piedi
se
sono
signore
,
ed
intrattenerli
a
discorrere
.
Bisogna
pensare
che
hanno
fatto
un
tratto
di
strada
in
campagna
col
caldo
e
la
polvere
,
che
forse
vengono
da
lontano
,
e
,
senza
spingere
le
cose
fino
a
far
loro
un
pediluvio
come
si
usava
nell
'
eccessiva
ospitalità
dei
patriarchi
,
bisognerà
offrir
qualche
cosa
da
bere
,
un
rinfresco
.
E
badino
,
signore
mie
,
a
non
interrogare
i
visitatori
prima
di
dare
quell
'
ordine
,
o
prima
di
mandare
in
giro
le
tazze
.
Il
domandare
:
"
Vogliono
bere
?
Prendono
qualche
cosa
?
"
è
come
obbligarli
a
dire
di
no
per
cerimonia
.
Mi
trovai
una
volta
con
una
brigata
numerosa
nella
villa
d
'
una
sposina
giovanissima
,
che
faceva
gli
onori
di
casa
con
tutta
l
'
inesperienza
de
'
suoi
sedici
anni
,
ed
un
po
'
di
mala
grazia
per
giunta
.
Aveva
fatto
posare
il
vassoio
col
ghiaccio
,
le
brocche
,
le
tazze
e
tutto
sopra
una
tavola
,
e
là
,
piantata
dinanzi
al
servizio
,
si
pose
a
fare
l
'
appello
come
un
ufficiale
alla
sua
compagnia
:
*
Signora
A
,
prende
caffè
?
La
signora
A
aveva
molta
sete
,
ma
per
complimento
dovette
dire
:
*
La
ringrazio
,
non
si
disturbi
.
*
Signora
B
?
*
No
davvero
,
la
prego
;
non
si
stia
ad
incomodare
.
E
così
giunse
all
'
ultima
persona
senza
immolare
all
'
ospitalità
neppure
una
goccia
di
quel
caffè
prezioso
,
ed
obbligandoci
a
ringraziarla
di
nulla
mentre
si
ripartiva
assetati
!
Quando
s
'
invita
un
ospite
,
è
di
buon
gusto
andarla
ad
incontrare
al
suo
arrivo
,
per
mostrargli
che
è
aspettato
con
impazienza
.
Se
vi
sono
altri
ospiti
in
casa
,
che
possano
associarsi
a
quella
passeggiata
,
la
padrona
di
casa
ne
farà
la
proposta
.
Se
invece
avesse
con
sè
persone
di
suggezione
o
attempate
non
le
lascerà
.
Procurerà
di
mandare
suo
marito
,
suo
figlio
,
una
sorella
maritata
,
qualcuno
della
famiglia
incontro
ai
nuovi
venuti
,
che
per
lo
più
scendendo
allo
scalo
hanno
bisogno
d
'
una
carrozza
o
d
'
una
guida
.
E
se
la
signora
fosse
sola
,
manderà
la
carrozza
,
se
l
'
ha
,
colla
propria
cameriera
:
oppure
un
servitore
a
piedi
,
ed
in
mancanza
d
'
ogni
altro
lusso
,
un
massaio
;
ed
appena
i
viaggiatori
giungeranno
in
vista
della
casa
,
correrà
ad
incontrarli
,
ed
addurrà
le
vere
cause
che
le
impedirono
di
andar
prima
e
più
lontano
,
e
se
ne
scuserà
.
Quando
avrà
offerti
agli
ospiti
tutti
quei
rinfreschi
di
cui
possono
aver
bisogno
dopo
il
viaggio
,
li
condurrà
nella
camera
che
avrà
destinata
per
loro
.
Ma
per
carità
non
trascini
una
persona
stanca
a
far
l
'
inventario
di
tutta
la
villa
;
è
un
complimento
opprimente
.
Più
tardi
,
il
domani
,
quando
il
suo
forastiero
sarà
riposato
,
avrà
tempo
a
veder
tutto
.
Ed
anche
allora
lasci
che
vada
da
sè
.
I
padroni
di
casa
sono
i
più
incomodi
e
gravosi
fra
i
ciceroni
.
Gli
altri
si
pagano
uno
scudo
,
e
si
acquista
il
diritto
di
bestemmiare
loro
sul
muso
magari
che
San
Pietro
in
Roma
è
una
chiesuola
da
villaggio
,
e
che
il
Mosè
di
Michelangelo
è
un
fantoccio
.
Per
quello
scudo
abdicano
ogni
suscettibilità
artistica
e
patriottica
.
Ma
ai
padroni
di
casa
si
deve
un
aggettivo
ammirativo
per
ogni
cosa
che
ci
mostrano
,
fortunati
ancora
noi
,
se
ci
fanno
grazia
del
superlativo
.
L
'
esposizione
della
casa
dev
'
essere
stupenda
e
saluberrima
.
I
quattro
punti
cardinali
hanno
fatto
delle
transazioni
colla
cosmografia
,
per
aggiustarsi
in
modo
che
quella
casa
potesse
goderli
tutti
:
*
È
solida
questa
costruzione
,
sebbene
sul
colle
.
Senta
che
saldezza
di
pavimenti
.
Faccia
un
salto
.
Così
.
Un
altro
!
*
Ed
il
padrone
di
casa
salta
lui
pel
primo
,
e
bisogna
saltare
,
e
trasecolare
per
meraviglia
di
non
avere
sfondata
la
casa
.
*
E
le
mie
cantine
!
Sono
fresche
come
ghiacciai
.
*
Sono
persuaso
....
si
capisce
dalla
posizione
....
dal
terreno
....
*
Ma
no
,
deve
vederle
.
Sentirà
che
freddo
.
C
'
è
da
pigliarsi
un
'
infreddatura
.
Il
signor
Tale
che
è
sceso
ieri
,
oggi
ha
una
tosse
!
...
ed
il
signor
Tal
altro
ha
sternutato
otto
volte
di
seguito
nell
'
entrarci
.
Il
meno
che
possa
fare
il
nuovo
venuto
è
di
sternutare
dieci
volte
per
cortesia
,
e
prendere
una
bronchite
.
*
Ed
i
cavoli
dell
'
orto
!
Una
meraviglia
!
*
Ed
i
peperoni
!
Un
prodigio
.
*
Per
i
fiori
:
*
bello
,
molto
bello
,
bellissimo
,
stupendo
!
...
guai
se
vengono
meno
gli
aggettivi
.
L
'
amor
proprio
del
padrone
di
casa
è
ferito
.
Doveva
essere
un
triste
ospite
Voltaire
,
il
quale
diceva
che
*
"
l
'
aggettivo
è
il
maggior
nemico
del
sostantivo
anche
quando
s
'
accordano
in
genere
,
numero
e
caso
...
"
Dunque
,
signore
mie
,
risparmino
ai
loro
invitati
la
via
crucis
del
loro
podere
.
Accordino
loro
la
massima
libertà
d
'
azione
.
Tocca
all
'
ospite
di
non
goderne
e
di
associarsi
completamente
alle
abitudini
della
famiglia
.
Se
per
caso
l
'
ospite
è
un
maestro
o
un
dilettante
di
musica
,
non
gli
addossino
l
'
incarico
di
divertire
e
far
danzare
tutto
il
vicinato
.
Se
è
un
pittore
,
non
lo
condannino
a
ritrattare
tutta
la
famiglia
,
dal
capo
di
casa
fino
al
gatto
.
Se
è
un
avvocato
non
lo
obblighino
a
dare
una
serie
di
consulti
legali
sui
fatti
loro
,
e
se
è
un
medico
non
lo
tormentino
coll
'
illiade
dei
loro
piccoli
e
grandi
malanni
.
L
'
ospite
è
un
amico
,
lo
trattino
come
amico
soltanto
,
ed
alla
sua
presenza
,
signore
massaie
,
lascino
andare
tutti
i
discorsi
d
'
economia
.
Sì
,
il
vitto
è
caro
;
la
carne
ha
un
prezzo
esagerato
;
e
le
frutta
poi
,
un
'
immoralità
.
È
verissimo
.
Tutto
questo
lo
diranno
al
loro
marito
,
lo
scriveranno
a
me
se
hanno
bisogno
di
sfogarsi
un
poco
.
Ma
per
chi
vive
in
casa
loro
,
capiranno
che
certi
calcoli
si
potrebbero
tradurre
in
volgare
:
*
Quanto
mi
costa
ospitarli
,
signori
miei
!
Mi
sono
debitori
di
tanto
e
tanto
....
e
poi
ancora
tanto
!
Quando
un
invitato
annuncia
che
vuol
partire
,
dev
'
essere
sempre
troppo
presto
per
la
padrona
di
casa
.
Le
sembra
che
sia
giunto
allora
!
Però
si
guarderà
bene
da
quelle
dimostrazioni
di
amicizia
imperiosa
ed
aggressiva
,
che
nasconde
le
valigie
,
manda
indietro
le
sfere
degli
orologi
,
fa
perdere
i
treni
,
violenta
gli
ospiti
in
ogni
maniera
,
e
li
obbliga
ad
una
lotta
corpo
a
corpo
per
ricuperare
la
loro
libertà
.
Lo
crederebbero
,
signore
mie
,
che
esistono
a
questo
mondo
,
a
questo
stesso
mondo
in
cui
vivono
loro
,
così
educate
e
gentili
,
certe
padrone
di
casa
che
quando
i
loro
invitati
hanno
voltate
le
spalle
domandano
alle
persone
di
servizio
quanto
hanno
dato
di
mancia
?
*
OOOh
!
!
!
Così
è
.
Loro
non
ne
conoscono
.
Io
neppure
,
se
Dio
vuole
.
Ma
se
mai
sentissero
dire
che
la
signora
Trestelle
,
o
Quattro
Asterischi
ha
questa
volgare
abitudine
,
facciano
in
modo
di
smarrire
questo
mio
volumetto
alla
porta
della
sua
casa
.
Per
quella
signora
là
soltanto
,
io
noto
qui
che
le
padrone
di
casa
debbono
astenersi
assolutamente
dall
'
entrare
in
certi
particolari
,
e
se
una
persona
di
servizio
troppo
famigliare
volesse
raccontarli
,
tocca
alla
signora
insegnarle
il
rispetto
che
le
deve
.
Sono
i
padroni
di
bottega
che
domandano
conto
delle
mancie
;
e
quelli
sono
giustificati
dalla
necessità
di
ripartirle
equamente
fra
i
loro
garzoni
.
*
*
*
A
misura
che
l
'
istruzione
delle
signore
si
raffina
,
la
loro
corrispondenza
si
fa
più
estesa
ed
importante
.
In
questo
anno
di
grazia
,
e
di
scuole
superiori
,
mille
ottocentonovantadue
,
sarebbe
ridicolo
che
io
mi
mettessi
ad
insegnare
alle
signore
come
si
scrivono
le
lettere
.
Ho
detto
su
questo
proposito
il
mio
parere
alle
signorine
e
basta
.
Ne
parlo
unicamente
per
la
parte
che
riguarda
le
convenienze
.
Una
signora
deve
avere
la
carta
colle
sue
cifre
,
e
la
corona
,
se
l
'
almanacco
di
Gota
non
ci
ha
nulla
in
contrario
.
La
forma
della
carta
è
soggetta
ai
capricci
della
moda
,
come
pure
il
colore
.
Costa
così
poco
l
'
uniformarvisi
,
ed
è
tanto
bello
il
vedere
che
tutto
quanto
parte
da
una
signora
è
grazioso
,
elegante
,
moderno
come
lei
,
che
non
esito
a
consigliarle
di
seguire
la
moda
se
possono
.
Ora
l
'
ultimissima
moda
è
d
'
avere
un
motto
latino
.
Da
tempi
immemorabili
questo
si
è
usato
da
qualcuno
.
Ma
ora
si
va
generalizzando
,
e
non
c
'
è
persona
raffinata
che
non
abbia
il
suo
motto
in
testa
alla
carta
da
lettere
.
È
un
uso
che
mi
sembra
buono
.
Per
un
sentimento
di
onestà
si
studia
un
motto
che
risponda
ad
un
nostro
principio
,
ad
una
nostra
passione
alta
e
nobile
;
ad
un
nostro
proposito
,
e
per
lo
stesso
sentimento
di
onestà
,
si
è
portati
a
non
ismentire
il
motto
colle
nostre
azioni
;
per
cui
è
quasi
un
impegno
che
ci
assumiamo
di
mettere
in
pratica
il
motto
adottato
.
Ma
,
badino
,
la
carta
colla
cifra
e
collo
stemma
o
col
motto
,
non
si
adopera
mai
per
mandar
commissioni
alla
sarta
,
alla
modista
,
al
mercante
,
al
calzolaio
.
Possono
figurarsi
,
un
calzolaio
,
che
riceve
una
lettera
precisamente
uguale
a
quella
che
manderebbero
alla
loro
più
intima
amica
?
Sarebbe
come
farlo
sedere
alla
loro
tavola
e
questo
non
si
usa
.
Il
più
democratico
dei
deputati
di
sinistra
,
un
arruffapopolo
addirittura
,
stringerà
la
mano
al
suo
portinaio
,
ma
non
trincherà
insieme
,
e
non
gli
farà
di
cappello
come
ad
un
ministro
.
La
corrispondenza
d
'
una
signora
è
più
estesa
che
quella
di
una
signorina
;
e
le
presenta
un
più
vasto
campo
per
far
apprezzare
il
suo
spirito
,
le
sue
osservazioni
,
la
sua
originalità
d
'
idee
;
bisogna
avere
,
come
ho
la
fortuna
d
'
avere
io
,
un
'
immensa
corrispondenza
colle
signore
,
per
farsi
un
'
idea
del
gusto
,
della
grazia
,
dell
'
eleganza
che
ci
mettono
.
Nella
loro
modestia
,
alcune
di
quelle
lettere
sono
piccoli
capolavori
.
Ed
i
pedanti
ed
i
puristi
vanno
dicendo
che
in
Italia
non
si
sa
scrivere
!
Chi
non
sa
scrivere
?
Loro
,
e
noi
,
letterati
e
letteratucoli
mi
metto
fra
questi
,
che
,
a
forza
di
studiare
parole
nei
vocabolari
,
perdiamo
il
filo
delle
idee
,
e
diventiamo
imbecilli
.
Ma
torniamo
a
bomba
,
come
dicono
i
letterati
.
Le
lettere
di
dovere
per
una
signora
si
suppliscono
,
volendo
,
con
una
carta
da
visita
.
E
di
queste
avrà
una
larga
distribuzione
da
fare
.
Avrà
cura
di
esserne
sempre
ben
provveduta
.
Al
capo
d
'
anno
,
dopo
aver
scritto
ai
parenti
ed
amici
lontani
e
visitate
personalmente
quelle
persone
,
verso
le
quali
i
riguardi
di
grado
sociale
e
d
'
età
non
le
permettono
di
disimpegnarsi
con
una
semplice
carta
,
manderà
la
carta
da
visita
alle
sue
conoscenti
.
Una
delle
sue
,
ed
una
del
marito
bastano
per
una
vedova
,
per
una
signora
sola
,
per
una
madre
con
una
o
più
signorine
.
Per
due
sorelle
o
due
cognate
,
vedove
o
attempate
entrambe
,
manderà
due
carte
proprie
e
due
del
marito
.
Ad
una
signora
maritata
manderà
una
carta
sua
e
due
del
marito
,
il
quale
deve
far
auguri
all
'
amica
della
moglie
,
ed
al
marito
di
lei
.
In
una
casa
in
cui
vi
fossero
oltre
al
marito
colla
moglie
(
i
figli
non
contano
)
,
un
suocero
,
una
suocera
,
una
cognata
,
ecc
.
,
la
signora
manderà
tante
carte
quante
sono
le
signore
in
famiglia
;
il
marito
tante
carte
quanto
sono
gli
uomini
,
più
una
per
la
padrona
di
casa
.
Dato
che
una
famiglia
sia
molto
numerosa
,
il
moltiplicare
esattamente
le
carte
di
visita
che
vi
si
devono
mandare
,
sarebbe
una
pedanteria
.
Allora
si
mandano
soltanto
ai
coniugi
che
sono
capi
di
casa
.
Ricevendo
un
annuncio
di
matrimonio
,
si
risponde
con
una
carta
dei
due
coniugi
ai
genitori
della
sposa
,
ed
una
pure
d
'
entrambi
,
ai
genitori
dello
sposo
.
Se
si
è
assistito
ad
un
matrimonio
,
subito
dopo
si
mandano
le
carte
da
visita
,
una
della
signora
e
due
del
marito
ai
nuovi
sposi
.
Ricevendo
l
'
annuncio
d
'
un
battesimo
o
d
'
una
morte
,
si
risponde
colle
proprie
carte
alla
famiglia
.
In
entrambi
i
casi
,
come
pure
per
nozze
,
molti
usano
le
lettere
P
.
C
.
Vuol
dire
ugualmente
per
condoglianza
,
e
per
congratulazione
.
Conosco
un
signore
che
le
ha
fatte
incidere
addirittura
sulle
sue
carte
.
Dice
che
sono
un
tesoro
quelle
due
iniziali
,
perchè
sanno
interpretare
tutti
i
sentimenti
.
Secondo
lui
,
in
caso
di
morte
,
i
superstiti
che
hanno
ereditato
non
mancano
mai
di
leggere
per
congratulazione
;
e
,
sempre
secondo
lui
,
gli
sposi
,
che
possono
averle
soltanto
tornando
dal
viaggio
,
leggono
quasi
sempre
per
condoglianza
.
Quando
si
ammala
una
persona
di
conoscenza
si
deve
subito
mandare
a
domandarne
nuove
;
e
la
prima
volta
la
persona
di
servizio
dovrà
presentarsi
con
carta
di
chi
la
manda
alla
quale
si
aggiungeranno
le
parole
:
"
Per
prender
nuove
"
o
le
iniziali
p
.
p
.
n
.
Questo
perchè
la
persona
di
servizio
sia
conosciuta
,
e
possa
essere
informata
ogni
giorno
.
All
'
annuncio
che
l
'
ammalato
entra
in
convalescenza
,
si
deve
mandargli
la
carta
"
Per
congratulazione
.
"
Se
,
come
si
usa
da
molti
,
la
famiglia
dell
'
ammalato
mette
nella
portineria
giornalmente
il
bollettino
del
medico
,
gli
amici
dovranno
passare
in
persona
almeno
ogni
tre
giorni
a
sottoscriversi
,
e
quando
non
vanno
,
mandare
una
persona
di
servizio
,
che
dovrà
sottoscrivere
:
"
per
il
signore
o
la
signora
tale
,
"
senz
'
altro
.
Il
convalescente
manderà
subito
a
tutti
quanti
si
sono
sottoscritti
,
o
hanno
mandato
a
prendere
nuove
,
la
sua
carta
colle
iniziali
p
.
r
.
,
ed
appena
potrà
uscire
,
dovrà
fare
una
visita
a
tutti
.
Trattandosi
di
un
personaggio
illustre
,
alla
cui
porta
,
in
caso
di
malattia
,
vanno
a
sottoscriversi
conoscenti
lontani
,
ammiratori
ignoti
,
basterà
la
carta
di
visita
;
ma
invece
delle
succinte
e
poco
cordiali
iniziali
p
r
dovrà
contenere
alcune
parole
di
ringraziamento
.
Se
s
'
è
avuta
una
disgrazia
in
famiglia
,
si
risponde
a
tutte
le
carte
da
visita
ricevute
con
le
carte
dei
capi
di
casa
,
o
quelle
della
vedova
su
cui
si
scrive
P
R
(
per
ringraziamento
)
salvo
a
ricevere
e
ricambiare
le
visite
di
condoglianza
dopo
quindici
giorni
almeno
.
Non
debbono
mai
essere
le
persone
dolenti
che
si
incaricano
personalmente
di
mandare
le
carte
.
Sarebbe
dimostrar
che
la
loro
afflizione
le
impensierisce
ben
poco
,
se
lascia
loro
testa
da
pensare
a
tanta
gente
.
Assentandosi
dal
paese
dove
si
abita
,
o
dove
s
'
è
passato
qualche
tempo
si
mandano
ai
conoscenti
le
carte
di
visita
colle
iniziali
p
p
c
(
per
prender
congedo
)
.
Tornando
dalla
campagna
o
da
un
viaggio
,
si
manda
la
carta
di
visita
senza
iniziali
.
In
questo
caso
aggiungere
quella
del
marito
sarebbe
ridicolo
,
perchè
la
carta
è
incaricata
di
dire
che
la
signora
è
pronta
a
ricevere
e
non
è
ammesso
che
un
uomo
possa
dare
la
stessa
nuova
,
senza
essere
un
principe
;
ed
i
principi
sono
dispensati
da
questa
formalità
verso
i
semplici
mortali
.
In
tutte
le
circostanze
una
signora
non
rende
mai
la
carta
ai
giovani
soli
,
a
meno
di
essere
francamente
vecchia
.
Ad
ogni
figlio
che
ha
perduto
il
padre
o
la
madre
,
anche
una
signora
giovine
manda
la
sua
carta
;
ma
dicono
i
galatei
francesi
,
vi
aggiunge
due
parole
di
condoglianza
.
Oh
Dio
!
Anche
in
quel
momento
solenne
si
diffida
di
lui
!
Potrebbe
abusare
della
carta
di
una
signora
!
Le
condoglianze
scritte
non
sono
condoglianze
,
sono
una
guarentigia
che
non
potrà
farsi
bello
di
quell
'
invio
,
senza
che
si
giustifichi
da
sè
stesso
con
quelle
parole
.
Oh
mondo
pessimista
!
Oh
mondo
pedante
!
Un
figlio
che
ha
perduta
sua
madre
!
Ma
inginocchiatevi
dinanzi
a
lui
per
consolarlo
.
È
per
la
sua
cara
morta
il
vostro
omaggio
;
e
egli
è
sacro
.
Non
dubitiamo
dell
'
amore
dei
figli
.
In
che
cosa
crederemo
più
,
allora
?
No
,
non
voglio
dubitarne
;
è
triste
il
pessimismo
e
spoetizza
il
cuore
.
Parliamo
d
'
altro
.
In
Francia
le
carte
di
visita
di
una
signora
non
portano
mai
il
suo
nome
di
battesimo
.
Si
usa
dire
la
signora
Emilio
di
Girardin
;
la
signora
Vittorio
,
e
la
signora
Carlo
Hugo
.
I
galatei
francesi
sono
in
ammirazione
dinanzi
a
questa
trovata
;
secondo
loro
è
l
'
ultima
espressione
del
decoro
,
perchè
il
nome
di
battesimo
di
una
signora
non
deve
esporsi
ad
esser
conosciuto
dai
profani
:
"
Non
debbono
saperlo
,
lessi
in
uno
di
quei
galatei
formalisti
,
che
il
marito
,
il
babbo
o
il
fratello
.
"
Confesso
d
'
aver
visto
in
Italia
,
scritte
in
italiano
,
alcune
carte
di
visita
con
quella
combinazione
bislacca
di
nome
maschile
e
titolo
femminile
.
Ma
se
Dio
vuole
non
è
ammesso
dai
nostri
costumi
.
È
un
oltraggio
al
buon
senso
,
ed
è
affatto
inutile
.
Che
torto
può
fare
ad
una
signora
che
si
sappia
il
suo
nome
?
Lucrezia
romana
la
moglie
modello
,
Susanna
tanto
casta
....
coi
vecchioni
,
la
vergine
Maria
,
hanno
serbata
una
riputazione
immacolata
,
malgrado
tanti
popoli
e
tante
generazioni
in
possesso
del
loro
nome
Ma
i
Francesi
non
ci
credono
;
e
per
dimostrare
il
loro
rispetto
a
Maria
,
sentono
il
bisogno
di
chiamarla
Notre
Dame
.
CAPITOLO
II
.
La
madre
.
Annuncio
della
nascita
d
'
un
bimbo
*
Battesimo
*
Ricevimento
*
Ai
pranzi
*
Presentazione
dei
bimbi
ai
conoscenti
*
Presentazioni
delle
figliole
in
società
*
Civiltà
verso
i
maestri
dei
figli
*
Verso
i
loro
amici
*
Lutto
*
Casi
riservati
.
"
Oggi
ci
è
nato
un
parvolo
Ci
fu
largito
un
figlio
..
"
Ed
ha
trovato
tutto
in
punto
per
l
'
inaugurazione
della
sua
vita
,
il
piccolo
amore
?
Non
vorrei
che
avesse
a
mancare
nè
un
nastrino
ad
una
cuffietta
,
nè
un
bottone
ad
un
bavaglino
.
Sarebbe
una
trascuratezza
da
parte
delle
mamme
,
alle
quali
il
Padre
Eterno
,
nella
sua
provvidenza
infinita
,
ha
lasciato
nove
mesi
di
tempo
per
la
cucitura
del
corredino
.
Gli
annunci
no
,
non
vanno
preparati
.
Quello
è
il
compito
del
babbo
.
Ma
lui
è
sempre
cosí
assorto
negli
affari
,
che
non
si
occupa
affatto
di
simili
formalità
;
e
,
giunto
il
momento
,
si
troverebbe
intricato
come
un
pulcino
nella
stoppa
,
se
la
sua
sposa
non
avesse
pensato
prima
ad
istruirlo
,
che
il
giorno
stesso
in
cui
la
gioia
della
paternità
fa
sussultare
il
suo
cuore
,
dovrà
informare
i
conoscenti
con
una
circolare
.
Altre
volte
agiva
per
conto
proprio
e
della
moglie
.
Erano
loro
che
comunicavano
la
nuova
della
nascita
del
loro
bimbo
.
Ma
ora
anche
i
bambini
s
'
emancipano
.
Sono
loro
che
annunciano
la
propria
venuta
in
hac
lacrymarum
valle
.
Il
babbo
non
è
che
il
loro
incaricato
di
affari
.
Provvede
i
cartoncini
lucidi
col
contorno
dorato
e
vi
fa
incidere
per
esempio
:
Guerrino
Meschino
saluta
col
suo
primo
vagito
gli
amici
della
mamma
e
del
babbo
.
Tal
paese
,
giorno
tale
,
anno
tale
,
ore
tante
.
oppure
:
Il
babbo
e
la
mamma
m
'
incaricano
di
dirle
,
signore
(
o
signora
)
,
ch
'
io
venni
al
mondo
ieri
,
ed
ho
bisogno
della
loro
amicizia
.
Guerrino
Meschino
,
e
la
data
.
Soltanto
alle
persone
che
si
vogliono
invitare
al
battesimo
si
manda
una
parola
d
'
invito
manoscritta
,
a
nome
del
babbo
e
della
mamma
.
Ma
prima
di
parlar
del
battesimo
,
mi
lascino
dire
,
signore
mie
,
che
dà
una
gran
buona
idea
dell
'
educazione
d
'
una
signora
,
l
'
udire
dalle
persone
che
ricevono
le
circolari
questi
commenti
:
*
Come
!
quella
signora
cuciva
un
corredino
?
Si
faceva
scorgere
così
poco
.
Non
ne
parlava
mai
.
Non
so
se
mi
spiego
,
e
non
vorrei
spiegarmi
troppo
in
questo
libro
.
Ma
debbono
comprendere
,
che
le
noie
ed
i
disturbi
che
accompagnano
le
fatiche
d
'
un
corredino
,
non
sono
argomento
interessante
nè
piacevole
in
compagnia
.
Debbono
tenerli
per
sè
,
come
un
ammalato
deve
serbare
a
sè
ed
al
suo
medico
le
geremiadi
delle
sue
sofferenze
.
Nulla
è
più
sconveniente
di
quelle
persone
sempre
discinte
,
sempre
sdraiate
,
che
intrattengono
tutti
delle
loro
nausee
,
delle
loro
piaghe
,
e
condannano
gli
amici
ed
i
figliuoli
degli
amici
,
a
certi
studi
fisiologici
o
patologici
,
non
compresi
nel
programma
della
loro
educazione
.
Quando
il
bambino
è
nato
bisogna
pensare
a
battezzarlo
.
Il
compare
e
la
comare
debbono
esser
stati
scelti
ed
avvertiti
da
un
pezzo
;
almeno
due
mesi
prima
.
È
un
incarico
che
impone
una
quantità
di
oneri
,
epperò
non
lo
si
deve
offrire
che
a
parenti
o
amici
intimi
,
di
quelli
che
si
può
essere
certi
che
lo
accetteranno
di
cuore
e
con
gioia
.
Bisogna
evitare
ugualmente
le
persone
d
'
una
ricchezza
troppo
superiore
a
quella
della
famiglia
del
bimbo
,
per
non
far
supporre
che
si
conti
sulle
loro
larghezze
;
e
quelle
troppo
ristrette
per
non
metterle
in
un
impegno
superiore
ai
loro
mezzi
.
*
*
*
Un
giovinotto
chiamato
una
volta
a
quella
cerimonia
,
mi
diceva
:
*
Ho
tanto
speso
perchè
quel
piccolo
monello
rinunciasse
alla
carne
,
che
mi
sono
ridotto
io
stesso
,
al
regime
dell
'
estratto
di
Liebig
.
Quando
però
una
persona
si
offre
di
fare
da
compare
o
da
comare
,
a
meno
d
'
aver
già
un
impegno
precedente
,
non
la
si
rifiuta
mai
.
Se
una
signora
,
pregata
di
far
da
comare
,
per
una
ragione
qualsiasi
,
non
può
accettare
;
deve
scusarsene
colla
massima
cortesia
,
esprimendo
i
motivi
del
rifiuto
,
in
modo
che
questo
non
si
possa
attribuire
a
cattiva
volontà
.
Per
lo
più
la
famiglia
del
nascituro
lascia
alla
comare
la
scelta
del
compare
.
Una
signorina
,
in
questo
caso
,
non
sceglie
mai
un
giovinotto
;
e
,
per
non
escludere
tutti
i
giovani
parenti
ed
amici
del
suo
futuro
figlioccio
,
rifiuterà
di
fare
quella
scelta
,
accettando
il
compare
che
la
famiglia
del
bambino
sceglierà
.
Le
signore
maritate
accetteranno
il
diritto
di
scelta
,
e
daranno
la
preferenza
a
quel
compare
che
potrà
,
a
loro
credere
,
essere
più
utile
al
bambino
,
e
più
accetto
ai
parenti
;
sempre
però
nella
cerchia
di
persone
che
le
verranno
indicate
come
disposte
ad
accettare
quell
'
incarico
.
La
comare
è
in
dovere
di
offrire
al
figlioccio
una
medaglia
d
'
oro
o
d
'
argento
,
con
un
bel
nastro
,
al
momento
del
battesimo
.
Dopo
tre
mesi
dovrà
regalargli
un
intero
costume
,
il
suo
primo
costume
da
passeggio
;
e
più
tardi
il
denteruolo
d
'
avorio
montato
in
argento
o
in
oro
,
col
nastro
per
portarlo
al
collo
.
Volendo
essere
più
generosa
,
potrà
,
alla
medaglia
,
offrire
anche
l
'
abito
da
battesimo
,
ed
il
guancialone
(
porte
enfant
.
)
Ma
questo
si
fa
soltanto
in
parentela
o
nella
massima
intimità
.
Ed
in
tal
caso
,
tutto
sarà
bianco
,
guarnito
con
nastri
color
di
rosa
per
una
bimba
,
azzurri
per
un
maschio
.
Non
essendo
in
molta
confidenza
,
e
volendo
abbondare
nei
doni
,
la
comare
darà
al
bambino
la
ciotola
d
'
argento
col
cucchiaino
e
la
sottocoppa
e
tutto
il
servizietto
delle
sue
pappe
future
.
La
comare
non
ha
obbligo
di
fare
doni
alla
partoriente
;
ma
,
ricevuta
la
nuova
del
parto
,
deve
mandarle
subito
un
mazzo
di
fiori
di
bulgaro
.
Il
compare
deve
regalare
alla
partoriente
una
coppa
colla
sottocoppa
ed
il
cucchiaio
,
ed
un
ovajolo
col
cucchiaino
da
ova
;
il
tutto
di
metallo
più
o
meno
prezioso
o
di
porcellana
,
a
seconda
dei
suoi
mezzi
e
della
sua
generosità
;
l
'
ovaiolo
sarà
con
vantaggio
mutato
in
un
intero
servizio
per
le
ova
.
In
parentela
e
nell
'
intimità
si
può
mutare
arbitrariamente
il
dono
,
tanto
più
se
si
tratta
d
'
una
madre
di
famiglia
,
che
ha
già
ricevute
tante
coppe
quante
sono
i
suoi
figli
,
e
non
può
essere
molto
contenta
di
veder
aumentarsi
quella
inutile
collezione
.
In
tal
caso
si
può
offrirle
una
cuffietta
di
trina
antica
o
moderna
,
per
le
visite
dei
quaranta
giorni
che
si
ricevono
in
cuffia
,
oppure
un
gioiello
colla
data
del
giorno
in
cui
è
nato
il
bimbo
.
In
alcuni
paesi
il
compare
fa
un
dono
alla
comare
,
ed
allora
la
comare
o
chi
per
lei
,
dà
un
pranzo
di
invito
in
onore
del
compare
,
e
questi
prende
posto
,
a
tavola
alla
destra
della
signora
o
della
signorina
,
che
gli
ha
fatto
l
'
onore
di
tenere
un
battesimo
con
lui
.
Il
dono
del
compare
deve
limitarsi
ad
una
confettiera
piena
di
dolci
,
che
può
essere
tanto
dì
cartone
e
raso
,
come
un
oggetto
d
'
arte
inapprezzabile
,
o
un
cofanetto
di
metallo
prezioso
,
ma
sempre
una
confettiera
.
Ad
un
battesimo
come
ad
un
matrimonio
una
signora
non
deve
mai
presentarsi
vestita
di
nero
,
si
diceva
fino
a
ieri
.
Da
oggi
la
moda
è
cambiata
;
ed
il
nero
è
quasi
il
colore
preferito
in
quelle
circostanze
.
La
durerà
questa
moda
?
Ne
dubito
.
Il
compare
,
uscendo
di
chiesa
,
dà
una
mancia
al
sagrestano
;
e
,
rientrando
in
casa
,
dice
qualche
parola
alla
nutrice
o
alla
bambinaia
raccomandandole
il
suo
figlioccio
,
e
le
pone
in
mano
un
dono
in
denaro
.
Lo
stesso
farà
colla
levatrice
.
Prima
della
cerimonia
,
compare
e
comare
debbono
imparar
bene
le
risposte
da
dare
al
sacerdote
,
le
formule
di
rinuncia
da
fare
in
nome
del
battezzato
,
gli
atti
di
rito
,
le
imposizioni
delle
mani
,
ecc
.
Sarebbe
scortese
verso
i
genitori
del
bambino
e
dimostrerebbe
di
prestarsi
di
mala
voglia
alla
cerimonia
chi
vi
andasse
senza
esservi
preparato
.
Generalmente
la
mamma
è
ammalata
quando
si
celebra
il
battesimo
,
per
cui
non
s
'
invitano
che
i
parenti
e
le
persone
di
grande
intimità
,
affine
di
evitare
i
rumori
che
le
riescirebbero
fatali
.
Se
il
battesimo
dev
'
essere
fatto
con
pompa
,
si
dà
l
'
acqua
al
bambino
,
e
si
differisce
la
cerimonia
fino
a
che
la
madre
sia
abbastanza
guarita
per
assistervi
.
Però
questo
non
si
fa
da
molti
.
Quelle
esistenze
pargolette
sono
così
fragili
,
che
difficilmente
una
mamma
si
mette
in
pericolo
di
veder
morire
il
suo
bambolìno
senza
battesimo
,
sebbene
alla
crudeltà
del
limbo
le
mamme
non
ci
credano
,
e
si
tengano
sicure
,
che
tutte
le
porte
del
paradiso
si
spalancherebbero
dinanzi
al
piccolo
innocente
,
per
lasciarvelo
svolazzare
nella
forma
idealmente
pura
d
'
una
testina
alata
.
La
mamma
non
è
obbligata
a
ricevere
il
compare
in
camera
finchè
sta
a
letto
.
Se
crede
però
di
farlo
nessun
riguardo
di
convenienza
vi
si
oppone
.
Ad
ogni
modo
sarà
il
solo
uomo
che
godrà
un
tale
privilegio
,
al
quale
la
comare
ha
diritto
.
Dopo
il
battesimo
,
il
padre
del
bambino
offrirà
un
rinfresco
al
compare
,
alla
comare
ed
agli
invitati
.
In
alcuni
paesi
si
suol
dare
un
pranzo
;
ma
da
noi
non
si
usa
prolungare
dei
complimenti
,
che
terrebbero
il
marito
lontano
dalla
moglie
in
momenti
,
in
cui
sentono
più
che
mai
l
'
uno
e
l
'
altra
il
bisogno
di
stare
uniti
,
di
comunicarsi
le
impressioni
di
quel
nuovo
amore
,
che
è
venuto
a
vincolare
maggiormente
le
loro
esistenze
.
Oltre
alle
carte
di
visita
in
risposta
all
'
annunzio
,
la
mamma
riceverà
una
visita
dalle
persone
più
intime
,
fra
quelle
a
cui
ha
comunicata
la
felice
novella
.
Se
la
sua
salute
glielo
permette
comincierà
a
ricevere
dopo
tre
settimane
dalla
nascita
del
bambino
.
Non
in
sala
però
,
ma
in
camera
da
letto
,
o
in
un
salottino
accanto
.
La
mamma
deve
avere
un
abito
sciolto
ad
accappatoio
,
ed
una
cuffietta
.
Nella
sua
abbigliatura
deve
dominare
l
'
azzurro
se
il
piccolo
angelo
che
dorme
accanto
a
lei
è
un
bambino
;
il
roseo
,
se
è
una
bambina
.
Il
personaggio
minuscolo
dovrà
essere
in
ordine
per
venir
presentato
alle
visitatrici
.
Lui
però
non
dovrà
darsene
pensiero
,
nè
prendersi
disturbo
di
sorta
.
Basta
che
,
steso
tra
i
merletti
della
sua
culla
,
si
degni
di
lasciarsi
ammirare
;
del
resto
può
gridare
,
dormire
,
e
fare
il
suo
comodo
in
tutta
l
'
estensione
del
termine
.
La
prima
visita
della
mamma
,
dopo
essere
stata
in
chiesa
a
rientrare
in
santo
,
dev
'
essere
per
la
comare
.
In
seguito
andrà
da
tutte
le
persone
che
sono
state
a
vederla
.
E
,
più
tardi
,
quando
il
bambino
comincerà
ad
uscire
,
dovrà
andare
con
lui
portato
dalla
nutrice
o
dalla
bambinaia
,
da
tutte
le
persone
che
hanno
salutato
con
una
visita
la
sua
venuta
nel
mondo
.
Per
riguardo
al
bambino
,
a
cui
si
debbono
evitare
gli
urti
dei
passeggieri
affrettati
,
la
signora
,
andando
a
piedi
in
istrada
,
cederà
sempre
la
destra
alla
persona
che
porta
il
suo
tesoro
.
*
*
*
Ed
il
bimbo
cresce
;
comincia
a
balbettare
;
ed
è
una
delizia
averlo
a
tavola
dove
mangia
un
po
'
di
tutto
,
e
discorre
....
E
tuttavia
se
si
hanno
persone
a
pranzo
che
non
siano
di
grande
intimità
,
mi
duole
il
dirlo
,
e
confesso
che
mi
duole
anche
il
vederlo
fare
,
non
l
'
approvo
,
ma
tuttavia
è
un
fatto
che
i
bimbi
non
si
mettono
a
tavola
.
Che
farci
?
Vi
sono
persone
intolleranti
,
a
cui
tutto
dà
fastidio
.
Un
bambino
durante
un
pranzo
,
fa
cadere
almeno
una
dozzina
di
volte
il
cucchiaino
,
il
pane
,
e
tutto
quello
che
ha
intorno
.
Vuol
pigliare
il
bicchiere
e
la
sua
manina
,
piccina
,
unta
,
inesperta
,
lo
lascia
scivolare
sulla
tovaglia
.
Se
qualche
cosa
gli
dà
noia
,
piange
.
Se
è
di
buon
umore
,
si
mette
a
galloriare
rumorosamente
,
senza
curarsi
d
'
interrompere
i
discorsi
;
anzi
,
più
la
conversazione
è
animata
più
grida
anche
lui
.
Per
me
,
tutte
queste
sono
delizie
,
e
non
pranzo
mai
tanto
bene
,
come
quando
vedo
la
tavola
contornata
di
testine
bionde
.
Ma
pare
che
sia
una
manìa
speciale
a
me
sola
,
o
a
ben
pochi
.
La
generalità
trova
che
i
bambini
disturbano
,
e
la
convenienza
vuole
che
non
si
mettano
a
tavola
se
non
si
è
in
famiglia
o
nella
massima
confidenza
;
e
così
sia
!
Si
fanno
però
entrare
alle
frutta
.
*
*
*
Ho
la
disgrazia
di
conoscere
una
signora
che
ha
sette
figli
.
La
maggiore
è
una
bimba
di
tredici
anni
;
il
più
piccino
è
un
baby
di
tre
anni
e
mezzo
.
La
natura
ha
data
a
tutta
quella
cara
marmaglia
una
memoria
straordinaria
,
per
la
massima
afflizione
degli
amici
di
casa
.
Si
esce
col
proposito
di
fare
almeno
quattro
visite
.
Ma
è
sabato
.
La
signora
Feconda
riceve
.
Si
sale
prima
da
lei
.
Dopo
un
quarto
d
'
ora
si
vorrebbe
congedarsi
.
*
No
;
aspetti
un
momento
.
Le
faccio
vedere
Lotto
(
Carlo
,
Carlotto
,
Lotto
)
e
Vevè
(
Vincenzo
,
derivazione
inesplicabile
)
che
non
sono
a
scuola
.
I
due
signorini
entrano
invariabilmente
col
naso
sporco
.
*
Salutate
la
signora
.
Come
si
dice
?
Buongiorno
,
ma
non
basta
,
Cosa
si
fa
?
Si
dà
un
bacio
alla
signora
.
La
signora
esita
un
momento
.
La
mamma
se
ne
accorge
.
*
Oh
ma
che
naso
avete
!
e
colla
sua
pezzuola
fa
la
pulizia
di
tutti
i
piccoli
nasi
,
e
non
transige
sul
bacio
.
*
Ed
ora
fatele
sentire
una
poesia
.
Prima
tu
,
Lotto
.
*
No
,
*
Sì
.
*
No
....
*
Dilla
,
e
la
signora
ti
dà
la
chicca
.
La
signora
non
ha
chicche
e
resta
mortificata
.
Intanto
tornano
gli
altri
cinque
figli
dalla
scuola
.
Un
bis
di
presentazioni
,
di
saluti
,
di
pulitura
di
nasi
;
e
poi
la
mamma
in
possesso
di
tutta
la
compagnia
,
dispone
le
cose
in
modo
,
che
,
col
buon
esempio
dei
grandi
destando
l
'
emulazione
nei
piccini
,
riesce
a
far
udire
,
alla
visitatrice
tutto
il
repertorio
delle
poesie
,
da
Lotto
che
diverte
balbettando
in
francese
:
"
Je
suis
un
enfant
gâté
De
jolie
figure
.
"
fino
alla
primogenita
,
che
fa
addormentare
recitando
tutta
la
Passione
di
Manzoni
,
di
cui
non
capisce
il
gran
nulla
.
Intanto
sono
le
cinque
;
le
altre
visite
sono
andate
a
monte
e
la
visitatrice
deve
ancora
leticare
colla
signora
Feconda
,
la
quale
vorrebbe
farle
sentire
che
la
signorina
dice
il
Natale
ancora
meglio
che
la
Passione
e
poi
eseguisce
una
sonata
....
e
che
Vevè
,
oltre
all
'
Ode
all
'
Italia
di
Leopardi
,
che
ha
declamata
,
sa
tutta
La
Charité
di
Victor
Hugo
in
francese
.
E
la
lascia
partire
a
stento
promettendo
però
di
renderle
visita
accompagnata
da
tutta
la
sua
dotta
prole
,
per
darle
una
rappresentazione
a
domicilio
.
Ah
signore
mamme
!
Lo
sanno
pure
quanto
noi
siamo
di
difficile
contentatura
in
fatto
di
recitazione
!
Io
confesso
che
,
prima
di
decidere
se
prenderò
l
'
abbonamento
al
Manzoni
ho
bisogno
di
sapere
chi
sono
tutti
gli
artisti
della
compagnia
....
Si
figurino
se
posso
divertirmi
alle
declamazioni
delle
loro
piccole
gioie
!
Udrò
sempre
volentieri
l
'
enfant
gâté
de
jolie
figure
a
dirmi
:
"
J
'
aime
les
petits
pâtés
et
les
confitures
,
Si
vous
voulez
m
'
en
donner
Je
saurai
bien
les
manger
.
"
Ma
,
lo
ripeto
,
io
faccio
eccezione
per
la
passione
che
ebbi
sempre
pei
bambini
.
Stiano
certi
che
alla
generalità
i
loro
bimbi
saranno
tanto
più
accetti
e
simpatici
quanto
meno
reciteranno
,
e
quanto
più
brevi
saranno
le
loro
permanenze
in
salotto
.
Da
qualche
tempo
gl
'
italiani
si
sono
accorti
che
la
nostra
lingua
è
bella
,
armoniosa
e
ricca
,
e
sopratutto
che
è
la
nostra
lingua
,
e
prima
di
guastare
la
pronunzia
dei
bambini
avvezzandoli
alle
lingue
straniere
,
li
avvezzano
a
parlar
bene
l
'
italiano
.
È
un
uso
da
raccomandarsi
caldamente
.
Come
pure
è
da
raccomandare
che
non
si
facciano
parlare
ai
figlioli
le
lingue
straniere
che
sanno
o
che
imparano
,
quando
sono
presenti
persone
estranee
alla
famiglia
.
Oltre
ad
essere
un
'
affettazione
vana
,
può
anche
darsi
il
caso
che
metta
nell
'
imbarazzo
un
fior
di
galantuomo
che
senza
valer
meno
di
nessuno
per
intelligenza
,
non
ha
imparate
le
lingue
straniere
.
*
*
*
Ed
ora
le
loro
bimbe
si
sono
fatte
grandi
.
Sono
signorine
.
Bisogna
aver
pazienza
,
signore
mamme
,
e
cangiar
modo
di
vivere
.
L
'
abbonamento
alla
commedia
bisogna
lasciarlo
,
le
signorine
non
vanno
alla
commedia
,
ed
una
mamma
per
bene
,
non
le
lascia
sole
tutta
la
serata
in
casa
per
andarci
lei
.
Può
condurla
al
pattinaggio
,
al
gioco
del
lawn
-
tennis
,
all
'
opera
;
ai
balli
di
famiglia
,
e
dopo
i
sedici
anni
,
anche
ai
grandi
balli
.
*
Ma
,
*
scusino
,
mi
rincresce
dirlo
,
so
che
è
un
sacrifizio
;
*
tuttavia
....
che
farci
.
Una
mamma
che
accompagna
una
signorina
non
deve
nè
ballare
,
nè
pattinare
,
nè
giocare
al
lawn
tennis
.
*
Quando
è
decrepita
forse
?
Nossignora
,
anche
quando
non
lo
è
.
*
Ma
io
sono
tutt
'
altro
che
vecchia
....
*
Lo
so
,
si
figuri
!
Chi
mai
è
vecchio
a
questo
mondo
?
Ma
lei
accompagna
una
signorina
....
*
Ma
io
non
ho
che
trentanove
anni
,
undici
mesi
e
ventinove
giorni
.
*
Ma
accompagna
....
*
Una
signorina
,
ho
capito
;
ma
,
dacchè
son
giovine
anch
'
io
....
*
Ma
!
Del
resto
possono
ballare
,
se
vogliono
,
e
giocare
e
pattinare
.
Chiunque
possiede
due
gambe
,
e
due
braccia
,
può
fare
tutte
queste
cose
.
Ma
allora
non
mi
domandino
se
è
conveniente
.
Altrimenti
sono
costretta
a
dire
di
no
.
Una
signora
che
accompagna
una
signorina
non
deve
prendere
parte
attiva
ai
divertimenti
giovanili
ai
quali
prende
parte
sua
figlia
;
eccettuato
alle
commedie
da
salotto
ed
ai
concerti
se
sa
di
musica
perchè
l
'
arte
è
di
tutte
le
età
.
*
*
*
I
maestri
a
cui
una
madre
affida
l
'
istruzione
ed
in
parte
l
'
educazione
dei
suoi
figli
,
debbono
godere
tutta
la
sua
stima
e
la
sua
fiducia
.
Dovrà
dunque
accompagnare
in
persona
per
la
prima
volta
i
fanciulli
alla
scuola
,
ed
in
seguito
fare
ai
maestri
quelle
visite
di
dovere
,
che
fa
ai
vecchi
parenti
ed
ai
superiori
.
Se
i
professori
dei
figli
sono
giovani
e
la
madre
pure
è
ancora
giovine
,
supplirà
alle
visite
di
dovere
che
non
può
fare
,
invitandoli
alle
sue
riunioni
.
Molte
signore
,
che
sono
pure
educate
e
gentili
,
hanno
l
'
imprudenza
d
'
incaricare
i
loro
bambini
stessi
di
presentare
ai
maestri
i
doni
che
vogliono
offrir
loro
in
segno
di
riconoscenza
,
al
capo
d
'
anno
o
al
finire
delle
scuole
.
Ed
i
bambini
ne
fanno
un
mondo
di
piccoli
pettegolezzi
.
*
Tu
cos
'
hai
portato
alla
maestra
?
*
Un
ventaglio
d
'
avorio
.
E
tu
?
*
Oh
,
io
le
ho
dato
un
braccialetto
;
costa
tanto
.
*
Io
l
'
orologio
colla
catena
.
Coi
maestri
bisogna
esser
generosi
se
si
vogliono
avere
i
premi
.
L
'
ha
detto
la
mia
mamma
.
Quante
cose
dicono
le
mamme
che
farebbero
assai
meglio
a
tenere
per
sè
!
Che
i
bambini
non
odano
mai
discorrere
dell
'
onorario
dei
maestri
,
del
prezzo
delle
lezioni
,
Se
v
'
ha
un
punto
su
cui
sono
inclinata
a
convenire
con
Rousseau
,
nella
sua
idea
che
l
'
uomo
nasce
con
tutti
gli
istinti
buoni
,
e
la
società
lo
corrompe
,
è
l
'
apprezzamento
del
denaro
.
Non
so
se
tutti
i
bambini
siano
come
eravamo
le
mie
compagne
ed
io
.
Ma
noi
mentre
nutrivamo
un
'
ammirazione
stupida
per
la
ricchezza
,
come
idea
astratta
e
nelle
sue
manifestazioni
di
lusso
,
avevamo
una
specie
di
ribrezzo
pel
denaro
.
Ci
umiliava
come
un
errore
,
ci
faceva
arrossire
come
una
vergogna
.
Una
volta
andai
con
altre
fanciulle
della
mia
età
,
ad
un
breve
corso
di
lezioni
di
rammendo
.
Erano
otto
lezioni
.
All
'
ultima
la
mia
mamma
,
che
era
sofferente
e
non
poteva
uscire
,
mi
diede
i
denari
da
consegnare
alla
maestra
.
Le
mamme
delle
mie
compagne
avevano
fatto
lo
stesso
colle
loro
figlie
.
Quella
maestra
nomade
,
uccello
di
passaggio
,
autorizzava
forse
ai
loro
occhi
un
tratto
meno
delicato
.
Noi
ci
consultammo
prima
della
lezione
:
*
Tu
come
fai
?
Osi
darle
il
denaro
in
mano
?
*
Io
no
,
non
oso
.
*
E
neppur
io
.
E
neppur
io
.
Ci
sembrava
di
avvilirla
.
Come
fare
?
La
maestra
aveva
una
piccola
scrivania
.
*
Se
mettessimo
il
denaro
qui
dentro
?
dissi
io
.
Lo
troverebbe
da
sè
e
noi
non
s
'
avrebbe
la
vergogna
di
darglielo
.
Tutte
d
'
accordo
mettemmo
i
quattrini
sotto
la
ribalta
della
scrivania
e
non
ci
pensammo
più
.
Due
giorni
dopo
la
maestra
,
che
doveva
partire
,
mandò
a
tutti
i
nostri
parenti
la
carta
di
visita
pregandoli
a
voler
saldare
la
loro
piccola
partita
.
*
Cos
'
era
stato
?
Cos
'
era
avvenuto
dei
denari
?
Come
!
Li
avevamo
messi
là
,
in
un
luogo
aperto
?
Alla
guardia
di
Dio
?
E
si
era
figurato
tutti
male
presso
quella
maestra
,
che
aveva
dovuto
domandare
il
suo
compenso
....
Grande
agitazione
nelle
famiglie
.
Il
fatto
era
che
la
maestra
aveva
fatto
imballare
la
scrivania
senza
sollevarne
la
ribalta
,
ed
i
quattrini
dormivano
là
dentro
al
sicuro
d
'
ogni
pericolo
.
Ma
a
noi
fece
un
'
impressione
punto
poetica
,
il
vedere
genitori
e
maestra
,
in
tanta
agitazione
per
quella
miserabile
questione
di
dare
e
d
'
avere
.
E
,
sopportando
i
loro
rimproveri
,
avevamo
un
'
idea
vaga
che
vi
fosse
più
nobiltà
nella
nostra
sprezzante
noncuranza
,
che
nella
loro
esattezza
.
I
fanciulli
non
possono
farsi
un
'
idea
delle
necessità
materiali
dei
maestri
,
che
vedono
vestire
e
trattarsi
come
i
loro
parenti
.
E
,
se
quell
'
idea
se
la
facessero
,
il
prestigio
dei
maestri
sarebbe
distrutto
.
Tocca
alle
mamme
il
conservarlo
intatto
non
immischiando
mai
i
loro
figli
nei
rapporti
d
'
interesse
coi
loro
superiori
.
Se
i
figlioli
sono
in
collegio
fuori
di
paese
,
la
mamma
supplirà
con
lettere
e
carte
da
visita
alle
cortesie
che
dovrebbe
fare
personalmente
ai
maestri
.
Le
lettere
dirette
ai
figli
ed
ai
maestri
non
dovranno
mai
essere
chiuse
nella
stessa
busta
;
e
scrivendo
ai
fanciulli
non
si
accennerà
mai
ai
doni
che
si
possono
aver
fatti
ai
loro
superiori
.
Oltre
l
'
educazione
della
scuola
e
del
collegio
,
le
signorine
hanno
le
lezioni
di
musica
,
di
disegno
,
di
lingue
straniere
,
che
prendono
a
domicilio
,
e
continuano
fino
a
tempo
indeterminato
.
Molte
signore
,
che
escluderebbero
con
orrore
dall
'
amicizia
delle
loro
figliole
una
signorina
,
di
cui
si
dicesse
che
riceve
visite
di
uomini
quando
sua
madre
non
è
in
casa
,
lasciano
poi
quelle
figliuole
impeccabili
,
sole
durante
un
'
ora
col
maestro
di
pianoforte
e
di
lingua
inglese
.
È
troppo
spingere
la
fiducia
ed
il
rispetto
,
signore
mie
.
I
maestri
sono
uomini
come
gli
altri
,
ed
una
madre
per
bene
non
deve
mai
mancare
di
assistere
alle
lezioni
delle
sue
figlie
.
Se
è
occupata
,
se
ha
una
visita
,
si
fa
supplire
all
'
assistenza
della
lezione
,
o
la
differisce
.
*
*
*
Nei
collegi
si
fanno
le
conoscenze
senza
tante
formalità
,
per
cui
accade
spesso
che
due
giovinetti
o
due
giovinette
stringano
una
relazione
intima
sebbene
le
loro
famiglie
non
si
conoscano
.
In
tal
caso
,
quando
i
ragazzi
escono
di
collegio
,
prese
le
debite
informazioni
,
toccherà
alla
madre
più
attempata
,
o
a
quella
che
occupa
una
situazione
più
elevata
,
a
fare
il
primo
passo
,
mandando
la
carta
di
visita
con
qualche
parola
d
'
invito
all
'
altra
mamma
,
la
quale
risponderà
subito
con
una
visita
;
non
mai
con
una
carta
.
Se
una
signora
invita
delle
signorine
a
passar
qualche
tempo
in
casa
sua
,
dovrà
esercitare
su
di
loro
la
stessa
sorveglianza
che
esercita
sulle
sue
figlie
:
assistere
alle
loro
lezioni
,
accompagnarle
;
e
se
ha
dei
figli
grandi
,
vigilarne
il
contegno
rigorosamente
,
in
modo
che
le
ospiti
non
abbiano
a
trovarsi
,
neppur
un
momento
,
in
una
falsa
situazione
.
La
regola
più
sicura
e
migliore
è
di
non
offrire
ospitalità
a
signorine
quando
si
hanno
in
casa
giovinotti
,
e
di
non
offrire
ospitalità
a
giovinotti
quando
si
hanno
in
casa
signorine
.
Se
poi
è
sua
figlia
che
accetta
l
'
ospitalità
in
casa
altrui
,
la
mamma
deve
provvederla
di
denaro
,
perchè
possa
largheggiare
di
mance
colle
persone
di
servizio
.
Su
questo
punto
,
nessuna
economia
.
Non
dimenticherò
mai
un
signore
molto
ricco
,
il
quale
venne
a
passare
dieci
giorni
in
una
villa
dove
ero
ospite
anch
'
io
.
Nel
partire
avvertì
pomposamente
la
cameriera
,
in
modo
che
tutti
potessero
udire
,
che
aveva
lasciato
in
camera
qualche
cosa
per
lei
.
Ed
infatti
trovò
venti
centesimi
accuratamente
avvolti
in
una
carta
.
La
padrona
di
casa
era
una
persona
educatissima
,
che
non
si
sarebbe
mai
immischiata
di
certi
particolari
.
Ma
quella
volta
non
seppe
resistere
.
Quando
la
cameriera
,
sicura
del
successo
,
osò
venire
nel
salotto
,
dove
stavamo
lavorando
,
a
dirci
quella
novella
,
vi
fu
uno
scoppio
d
'
ilarità
spontanea
e
generale
,
in
barba
alle
convenienze
.
Quell
'
ospite
aveva
fatto
il
primo
passo
,
e
le
sconvenienze
sono
come
le
ciliege
,
una
tira
l
'
altra
,
e
non
si
sa
più
dove
si
va
a
finire
.
*
*
*
"
Otez
de
la
vie
le
c
ur
qui
vous
aime
,
qu
'
en
reste
t
il
?
"
Cosa
ci
resta
,
mie
signore
,
quando
si
perde
lo
sposo
a
cui
eravamo
unite
per
la
vita
,
i
genitori
che
furono
il
primo
dei
nostri
amori
,
i
figli
che
furono
l
'
ultimo
?
Cosa
ci
resta
?
Nulla
.
Il
dolore
e
null
'
altro
.
Eppure
si
lesina
il
tempo
al
lutto
dei
più
prossimi
,
de
'
più
cari
.
Il
lutto
che
si
usa
da
noi
è
scarso
.
Una
vedova
,
un
vedovo
,
parlo
della
Lombardia
,
portano
il
lutto
un
anno
.
Un
anno
!
Tutti
gli
anni
del
nostro
avvenire
che
avevamo
promessi
,
giurati
ad
uno
sposo
,
glieli
ritogliamo
,
perchè
la
sventura
l
'
ha
colpito
,
perchè
non
è
più
a
pagarceli
con
altrettanto
del
suo
tempo
,
del
suo
amore
.
Un
anno
solo
!
e
dopo
un
anno
le
vedove
possono
danzare
,
i
vedovi
possono
vestire
la
casacca
d
'
arlecchino
.
Chi
muor
muore
,
e
chi
vive
si
fa
cuore
.
Oh
!
chi
mi
rende
l
'
eroica
poesia
del
rogo
,
e
le
vedove
entusiaste
che
si
bruciano
sul
cadavere
del
marito
?
A
patto
ben
inteso
,
che
i
vedovi
si
brucino
un
pochino
anche
loro
sul
rogo
delle
mogli
.
Ma
per
tornare
alle
convenienze
sociali
,
le
vedove
che
non
desiderano
di
bruciarsi
,
possono
farne
a
meno
senza
mancare
di
civiltà
.
E
,
quanto
al
lutto
,
possono
uniformarsi
agli
usi
del
paese
dove
vivono
.
Sono
libere
però
di
prolungarlo
,
non
di
abbreviarlo
.
In
Francia
,
ed
anche
in
Piemonte
,
il
lutto
da
vedova
è
di
due
anni
.
Il
primo
anno
tutto
in
lana
nero
,
con
gran
velo
vedovile
che
copre
quasi
tutta
la
persona
.
È
sempre
il
costume
del
rogo
;
nobile
,
pittoresco
,
solenne
,
senza
gale
,
senza
vetro
nero
lucente
;
la
tetra
divisa
del
dolore
.
È
così
ch
'
io
comprendo
la
sposa
d
'
un
morto
.
Ma
il
secondo
anno
,
anche
in
Francia
e
dappertutto
,
comincia
un
crescendo
di
luce
,
di
tinte
:
il
velo
scompare
,
le
gramaglie
cedono
il
posto
alla
faglia
di
Lione
,
al
taffetà
di
Napoli
,
neri
,
ma
lucidi
;
e
comincia
a
fremere
in
fondo
una
gala
e
poi
un
'
altra
.
Poi
,
dopo
sei
mesi
,
compare
un
solino
bianco
,
coi
relativi
polsini
:
e
dopo
tre
mesi
ancora
,
un
abito
bigio
,
violetto
....
E
poi
è
finito
.
Ci
si
mette
un
anno
di
più
,
ma
ci
si
arriva
sempre
alla
casacca
d
'
arlecchino
.
*
Ma
cosa
pretende
,
marchesa
?
Che
si
vesta
di
nero
tutto
il
resto
dei
nostri
giorni
,
perchè
s
'
è
avuto
la
disgrazia
....
*
Io
?
Chi
lo
ha
detto
?
Nemmen
per
sogno
.
Io
non
ho
opinioni
.
Cito
le
regole
,
e
basta
.
Da
noi
il
lutto
da
vedova
è
d
'
un
anno
.
Si
può
fare
il
secondo
semestre
col
mezzo
lutto
.
Ma
non
è
più
di
moda
.
Dunque
un
anno
di
lutto
;
e
non
c
'
è
morto
per
bene
che
abbia
diritto
di
lagnarsi
della
propria
moglie
.
Il
lutto
pel
babbo
,
la
mamma
,
i
nonni
è
pure
d
'
un
anno
.
Pei
fratelli
,
le
sorelle
,
gli
zii
,
è
di
sei
mesi
.
Pei
cugini
,
i
cognati
,
tre
mesi
soltanto
.
Per
una
persona
da
cui
si
eredita
si
porta
un
lutto
almeno
di
tre
mesi
.
La
servitù
d
'
una
famiglia
in
lutto
grave
,
deve
pure
essere
in
lutto
.
E
questo
si
fa
,
beninteso
,
a
spese
dei
padroni
.
*
Scusi
,
marchesa
,
non
ha
parlato
della
somma
delle
sventure
:
una
madre
a
cui
muore
un
bimbo
....
*
Ebbene
,
lo
fa
seppellire
.
*
Ma
il
lutto
?
*
Il
lutto
?
Ma
che
,
le
pare
?
Non
si
usa
.
Se
lei
,
signora
lettrice
,
dovesse
perdere
quel
suo
cherubino
biondo
,
il
giorno
dopo
si
vestirebbe
come
il
giorno
prima
.
I
selvaggi
,
gli
Esquimesi
,
ed
anche
i
chimpansé
,
quando
perdono
i
loro
figli
si
rotolano
per
terra
,
si
coprono
il
capo
di
polvere
.
Sono
i
loro
segni
di
lutto
,
e
,
da
veri
barbari
,
li
dànno
pei
figli
come
pei
padri
.
Ma
noi
,
gente
civile
,
abbiam
trovato
il
pelo
nell
'
ovo
.
Noi
sappiamo
che
i
genitori
sono
superiori
ai
loro
figli
,
ed
i
superiori
non
portano
il
lutto
per
gli
inferiori
.
Superiori
?
Inferiori
?
Davanti
ad
un
morto
?
Ed
una
madre
potrà
pensar
questo
?
E
non
si
coprirà
tutta
di
nero
!
e
non
si
circonderà
di
un
lutto
rigoroso
,
lei
che
ha
nel
cuore
il
più
grande
dei
lutti
umani
,
il
più
grande
degli
umani
dolori
?
"
Oh
mondo
bello
,
tu
sei
pien
d
'
orror
!
"
Ma
mi
perdonino
questa
scappatina
di
sentimento
.
Il
mio
compito
era
soltanto
di
dire
,
che
le
mamme
ed
i
babbi
non
hanno
nessun
dovere
di
portare
il
lutto
pei
loro
figli
;
però
,
se
arbitrariamente
volessero
portarlo
,
come
molti
fanno
,
i
codici
non
hanno
pena
speciale
per
questo
delitto
.
Oltre
ai
lutti
di
famiglia
vi
sono
lutti
di
circostanza
.
Una
signora
,
invitata
alle
esequie
d
'
un
conoscente
,
deve
andarci
tutta
vestita
di
nero
,
e
se
la
stagione
lo
permette
,
col
velo
invece
del
cappello
.
Altrimenti
coprirà
il
cappello
con
un
velo
nero
.
Quando
si
ha
la
disgrazia
di
portare
un
lutto
nazionale
,
la
durata
del
lutto
per
una
signora
dipende
in
gran
parte
dalla
situazione
del
marito
.
Ad
ogni
modo
però
,
non
essendovi
una
regola
prestabilita
per
queste
dolorose
circostanze
,
sarà
bene
uniformarsi
alle
disposizioni
che
sono
prese
al
momento
dalla
generalità
,
e
peccare
piuttosto
per
eccesso
che
per
difetto
.
Il
lutto
quaresimale
si
porta
rigorosamente
soltanto
nella
settimana
santa
.
Vi
sono
alcune
signore
che
vestono
di
nero
tutta
la
quaresima
.
In
tal
caso
però
bisogna
astenersi
dalle
feste
e
dai
balli
,
oppure
deporre
il
lutto
in
quelle
circostanze
.
Il
ballo
non
è
certamente
in
nessuna
epoca
una
mortificazione
quaresimale
,
e
sarebbe
assurdo
portarvi
un
abito
di
penitenza
e
di
divozione
,
che
vi
figurerebbe
come
un
arlecchino
a
servire
la
Messa
.
*
*
*
Per
le
mamme
,
come
pei
confessori
,
vi
sono
dei
casi
riservati
.
Non
per
tutte
,
fortunatamente
,
ma
pur
troppo
per
alcune
.
Cominciano
sempre
da
una
scoperta
dalla
mamma
,
a
cui
tiene
dietro
la
recitazione
,
a
porte
chiuse
,
di
pochi
versi
di
Molière
:
"
La
mamma
.
Le
deviez
vous
aimer
,
impertinente
?
La
figliola
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Hélas
!
Est
ce
que
j
'
en
puis
mais
?
Lui
seul
en
est
la
cause
Et
je
n
'
y
songeais
pas
lorsque
se
fit
la
chose
.
"
Ed
intanto
una
letterina
della
figliola
,
o
magari
la
sua
fotografia
,
sono
nelle
mani
d
'
un
giovane
che
potrebbe
essere
imprudente
,
e
che
,
ad
ogni
modo
,
se
non
la
domanda
in
isposa
,
non
ha
nessuna
ragione
di
tenerle
.
E
la
ragazza
ci
pensa
,
e
ne
soffre
per
quell
'
implacabile
"
Amor
che
a
nullo
amato
amar
perdona
.
"
In
tal
caso
una
madre
veramente
ammodo
non
ne
parla
a
suo
marito
per
non
esporlo
a
quistioni
.
Non
ricorre
a
terze
persone
che
,
per
quanto
parenti
od
amiche
,
sono
sempre
di
troppo
in
un
segreto
,
in
cui
è
impegnato
il
decoro
di
sua
figlia
"
Io
della
vita
nella
dubbia
via
Il
peso
porterò
delle
tue
pene
.
"
È
la
santa
missione
della
madre
.
Tocca
a
lei
sola
quel
peso
.
Deve
scrivere
al
giovine
,
parlargli
a
cuore
aperto
:
"
Avete
tolta
alla
mia
figliola
la
pace
del
cuore
.
Avete
fatto
male
.
E
lei
pure
ha
fatto
male
scrivendovi
.
Ma
voi
avete
più
esperienza
di
lei
.
Voi
sapete
che
,
senza
averla
domandata
a
suo
padre
,
e
senza
esserle
fidanzato
non
avete
diritto
a
quella
corrispondenza
.
So
che
non
abusereste
dell
'
imprudenza
d
'
una
giovinetta
per
comprometterla
;
ma
una
lettera
si
può
perdere
,
è
cosa
troppo
delicata
.
Siate
generoso
.
Rendetela
a
me
....
"
Non
bisogna
incoraggiarlo
(
pregarlo
sarebbe
una
enormità
)
a
domandare
la
fanciulla
in
isposa
.
Una
madre
non
offre
mai
sua
figlia
a
nessuno
.
Se
n
'
è
innamorato
davvero
,
nel
restituire
la
corrispondenza
clandestina
alla
madre
,
il
giovinotto
le
scriverà
delle
scuse
,
una
confessione
generale
,
e
le
chiederà
il
permesso
di
domandare
a
suo
marito
la
mano
della
figlia
;
o
,
se
la
signora
è
vedova
,
la
domanderà
a
lei
stessa
.
Se
è
innamorato
,
ed
ha
cercato
d
'
illudere
una
giovinetta
senza
scopo
e
senza
passione
,
è
meglio
che
se
ne
vada
:
un
uomo
sleale
non
sarebbe
mai
un
buon
marito
.
Ad
ogni
modo
,
il
passo
fatto
dalla
mamma
non
può
essere
infruttuoso
,
nè
compromettente
.
Ho
conosciuto
dei
giovani
che
hanno
abusato
delle
lettere
d
'
una
signorina
.
Non
ne
ho
conosciuto
mai
nessuno
capace
di
abusare
di
quella
di
sua
madre
.
E
se
un
simile
essere
,
per
una
mostruosa
eccezione
,
esistesse
,
per
fortuna
non
viviamo
tra
i
barbari
;
alla
prima
parola
troverebbe
un
gentiluomo
per
dargli
una
buona
lezione
.
Io
stessa
ebbi
qualche
volta
l
'
occasione
di
assumere
quel
penoso
incarico
per
giovinette
amiche
prive
di
madre
,
e
,
sia
detto
ad
onore
dei
nostri
giovinotti
,
fui
corrisposta
sempre
con
cortesia
,
lealtà
,
rispetto
.
Dopo
un
fatto
simile
,
dovunque
si
scontri
col
giovine
imprudente
,
una
signora
dovrà
essere
la
prima
a
fargli
comprendere
che
è
disposta
a
salutarlo
.
Nel
caso
in
cui
un
matrimonio
si
sciogliesse
dopo
che
la
sposa
ha
già
ricevuti
i
doni
,
toccherà
alla
madre
il
rimandarli
allo
sposo
,
con
tutti
quelli
che
lui
avesse
offerti
agli
altri
membri
della
famiglia
,
e
con
un
suo
biglietto
dignitoso
,
in
cui
lo
dispensa
,
per
riguardi
che
deve
comprendere
,
da
qualunque
visita
o
saluto
.
Cesserà
pure
dalle
visite
alla
famiglia
ed
ai
parenti
di
lui
;
non
manderà
più
a
loro
carte
,
nè
annunci
in
nessuna
circostanza
,
finchè
la
fanciulla
non
sarà
maritata
;
però
,
scontrandoli
,
non
eviterà
di
salutarli
.
PARTE
QUINTA
CAPELLI
BIANCHI
CAPITOLO
UNICO
.
La
vecchia
.
Invecchiare
*
Toletta
*
Suocera
*
Divertimenti
*
Ospitalità
.
Quando
la
vecchiezza
si
annuncia
francamente
,
quando
accetta
con
coraggio
i
suoi
capelli
bianchi
e
le
sue
rughe
,
chi
non
l
'
ammira
?
chi
non
l
'
ama
?
chi
non
le
si
inginocchia
dinanzi
,
per
ripeterle
con
un
poeta
gentile
:
"
Oh
lieta
casa
!
Oh
nido
fortunato
Su
cui
tu
stendi
l
'
ali
!
"
Sgraziatamente
,
le
signore
che
sanno
invecchiare
decorosamente
sono
così
poche
....
Ve
ne
sono
di
quelle
che
credono
ringiovanire
vestendosi
come
l
'
ultimo
figurino
,
o
imponendo
ai
poveri
ballerini
di
trascinarle
in
giro
nelle
feste
da
ballo
....
Altre
ripetono
a
tutte
le
ore
che
si
sono
maritate
giovani
,
giovanissime
,
bambine
;
se
ne
ricordano
appena
,
anzi
,
non
se
ne
ricordano
affatto
;
non
farebbe
loro
meraviglia
,
se
udissero
dire
che
sono
nate
maritate
.
E
così
si
diventa
mamme
all
'
età
di
giocare
alla
bambola
,
si
è
nonne
a
vent
'
anni
,
e
s
'
invecchia
presto
.
Tutte
Nonne
scellerate
.
Poi
vi
sono
quelle
che
propongono
di
non
parlar
mai
dei
propri
anni
,
come
se
quel
silenzio
dovesse
impedire
agli
altri
di
pensarci
.
E
poi
quelle
che
,
all
'
opposto
,
si
scelgono
una
età
primaverile
e
ne
parlano
continuamente
,
persuase
che
,
a
forza
di
sentirla
dire
,
si
finirà
per
crederci
.
È
un
risultato
che
ottengono
unicamente
sopra
se
stesse
.
Quasi
sempre
riescono
a
credere
davvero
di
avere
l
'
età
che
confessano
,
ed
agiscono
giovanilmente
che
è
una
pietà
.
Ho
udita
non
poche
volte
una
signora
di
settantacinque
anni
,
dire
con
molte
smorfiette
graziose
:
*
Eh
!
non
sono
più
giovine
,
cara
signora
.
Quando
si
è
fra
i
trentacinque
e
i
quaranta
...
!
Aveva
spezzata
la
cifra
e
vi
si
era
posta
in
mezzo
;
ed
erano
per
lo
meno
dieci
anni
che
stava
in
quel
bivio
,
fra
i
trentacinque
ed
i
quaranta
,
senza
aver
il
coraggio
di
riunirli
.
E
quando
fu
per
morire
chiamò
il
suo
figlio
primogenito
(
aveva
dei
figli
!
)
e
gli
espose
la
sua
ultima
volontà
:
che
sulla
lapide
,
sull
'
epitaffio
,
sugli
annunci
funebri
non
le
si
attribuissero
più
di
quarantacinque
anni
.
Povera
donna
!
Davanti
alla
solennità
della
morte
aveva
varcato
il
Rubicone
,
aveva
accettato
un
lustro
di
più
....
Ma
non
aveva
potuto
andare
più
in
là
.
Si
può
morire
,
ma
non
invecchiare
.
Del
resto
,
è
una
debolezza
innocente
.
Alle
volte
accade
che
col
passare
degli
anni
le
forze
non
diminuiscono
,
sovente
la
salute
si
rinfranca
;
i
figlioli
,
cresciuti
bene
,
danno
minori
pensieri
e
maggiori
gioie
,
le
condizioni
finanziarie
migliorano
,
e
la
mamma
,
la
nonna
sessagenaria
,
si
sente
ancora
piena
d
'
energia
,
di
buon
umore
;
si
sente
giovine
....
Chi
ha
sofferto
per
le
debolezze
peggiori
dell
'
umanità
,
che
si
chiamano
invidia
,
odio
,
calunnia
,
menzogna
,
che
inducono
ad
atti
ignobili
e
perfidi
,
si
sente
il
cuore
pieno
d
'
indulgenza
pei
peccati
veniali
delle
povere
donne
,
che
,
senza
far
male
a
nessuno
,
vorrebbero
galvanizzare
la
bellezza
e
la
gioventù
:
le
due
fonti
di
ogni
umana
gioia
!
Ma
senza
arrogarmi
il
diritto
di
giudicarle
,
cito
qui
,
per
adempiere
al
compito
assunto
,
le
regole
che
i
galatei
stabiliscono
per
le
signore
che
hanno
varcata
la
sessantina
.
Una
signora
vecchia
dovrebbe
avere
il
coraggio
di
confessarsi
vecchia
,
di
parlare
,
di
agire
come
tale
.
Le
mode
non
sono
fatte
pei
capelli
bianchi
.
Non
è
necessario
che
una
vecchia
si
vesta
come
un
figurino
antico
;
no
,
ma
non
deve
vestire
come
nessun
figurino
.
Abiti
scuri
,
lisci
,
per
uscire
;
abiti
neri
o
bianchi
lunghissimi
per
casa
.
Nulla
s
'
adatta
meglio
alla
vecchiaia
che
la
maestà
dello
strascico
,
ed
il
bianco
non
disdice
a
nessuna
età
.
Le
bizzarrie
di
rigonfi
,
di
groppe
,
di
cerchi
,
di
toupé
,
che
appaiono
tratto
tratto
nelle
nostre
mode
,
le
esagerazioni
d
'
ogni
maniera
,
sono
sempre
ridicole
per
una
vecchia
:
la
moda
non
la
giustifica
di
portarle
.
L
'
unica
moda
delle
vecchie
,
sempre
uguale
,
sempre
bella
è
la
dignità
.
Una
cuffietta
quand
'
è
in
casa
.
Mantelletto
ampio
o
scialle
per
uscire
,
e
cappello
serio
.
Un
cappello
di
dimensioni
giuste
,
che
calzi
,
che
copra
gli
orecchi
.
Vogliono
crederlo
a
me
,
che
ho
più
d
'
un
secolo
d
'
osservazione
,
e
che
amo
e
venero
la
vecchiaia
?
Ebbene
,
vestite
così
sembrano
avere
dieci
anni
di
meno
;
e
vestite
alla
moda
,
grazie
al
penoso
contrasto
tra
la
novità
del
vestire
e
l
'
antichità
della
persona
,
acquistano
dieci
anni
di
più
.
*
*
*
La
grande
rinomanza
di
Noemi
per
l
'
affetto
che
seppe
ispirare
a
Ruth
,
ci
prova
quanto
siano
rare
le
signore
che
sanno
comprendere
bene
la
loro
situazione
di
suocera
.
Eppure
sarebbe
tanto
facile
....
accettare
pienamente
la
loro
parte
di
maternità
verso
la
nuora
.
Non
altro
.
Ma
la
parte
di
maternità
invecchia
.
L
'
ostacolo
è
sempre
là
.
Col
proprio
figlio
non
appariva
.
Un
uomo
è
un
'
altra
cosa
.
E
poi
l
'
amore
di
madre
accomoda
tutto
.
Ma
quella
signora
giovine
,
che
viene
a
metterle
un
confronto
accanto
....
Eppure
una
suocera
deve
accettare
dalla
nuora
tutti
quegli
atti
di
deferenza
,
che
si
devono
dalla
gioventù
alle
persone
attempate
.
La
destra
a
passeggio
,
sia
a
piedi
che
in
carrozza
,
il
passo
quando
si
tratta
di
entrare
in
qualche
luogo
,
la
preminenza
del
saluto
dai
visitatori
,
la
destra
del
camino
o
del
divano
nei
ricevimenti
.
La
suocera
deve
astenersi
di
mettersi
in
terzo
nelle
visite
,
nelle
passeggiate
,
nei
divertimenti
dei
due
sposi
;
ma
deve
accompagnare
la
nuora
,
all
'
occorrenza
,
quando
è
sola
,
presentarla
ai
conoscenti
a
cui
non
può
presentarla
il
marito
.
La
suocera
che
vive
in
casa
col
figlio
ammogliato
,
cede
alla
nuora
il
maneggio
di
casa
,
e
,
dal
momento
che
suo
figlio
ha
moglie
,
si
mette
a
riposo
.
Malgrado
l
'
età
,
malgrado
l
'
anzianità
dei
diritti
,
davanti
alla
società
la
padrona
di
casa
è
la
nuora
,
e
la
suocera
deve
saperlo
riconoscere
con
quella
doverosa
rinunzia
.
Agendo
altrimenti
,
usurperebbe
un
diritto
che
non
le
spetta
,
si
arrogherebbe
una
padronanza
in
casa
del
figlio
e
della
nuora
,
mancherebbe
di
delicatezza
.
*
*
*
I
divertimenti
delle
vecchie
signore
sono
,
oltre
ai
viaggi
,
la
conversazione
ed
il
teatro
.
Nella
conversazione
possono
tenere
il
primato
;
la
loro
esperienza
e
la
libertà
dei
discorsi
che
l
'
età
concede
,
rendono
piacevole
ed
interessante
la
loro
compagnia
.
Possono
prender
parte
ai
giochi
seri
se
sanno
di
farlo
bene
.
Il
giocare
a
caso
e
male
,
è
un
'
ingenua
inesperienza
che
alla
loro
età
non
si
perdona
.
Dai
balli
una
vecchia
signora
dovrebbe
sempre
tenersi
lontana
.
E
se
ci
va
per
accompagnare
una
nuora
,
una
figlia
,
una
nipote
,
dovrà
vestire
riccamente
,
ma
colla
massima
serietà
;
e
non
mai
scollata
.
Un
abito
liscio
di
velluto
nero
o
di
trina
,
una
cuffietta
di
tulle
,
orecchini
e
spillone
di
brillanti
,
è
la
migliore
delle
abbigliature
serie
.
E
se
ha
qualche
acciacco
,
qualche
malanno
,
lo
lasci
con
Dio
,
e
non
rattristi
la
gioventù
con
racconti
penosi
.
Si
mostri
contenta
della
compagnia
che
la
circonda
,
indulgente
e
tollerante
;
sopratutto
tollerante
.
Lasci
stare
quel
benedetto
a
'
miei
tempi
,
che
in
bocca
dei
vecchi
è
un
perpetuo
rimprovero
alle
abitudini
della
generazione
nuova
.
I
suoi
tempi
sono
passati
e
non
tornano
più
.
Accetti
i
tempi
moderni
.
senza
rimpianti
,
senza
pedanterie
.
Creda
a
me
,
tutti
i
tempi
hanno
avuto
la
loro
porzione
nella
grande
somma
dì
beni
e
di
mali
che
debbono
consolare
od
affliggere
l
'
umanità
.
Tutte
le
preminenze
che
le
si
accordano
per
riguardo
alla
sua
età
deve
accettarle
,
senza
orgoglio
,
ma
senza
cerimonie
.
L
'
età
è
una
superiorità
,
e
quei
riguardi
le
sono
dovuti
.
In
teatro
invece
,
dove
i
posti
d
'
onore
sono
fatti
per
mettersi
in
evidenza
,
una
signora
vecchia
li
cede
sempre
alle
giovani
,
fossero
pure
signorine
.
Può
andare
al
teatro
sempre
,
perchè
l
'
arte
si
ama
a
tutte
le
età
.
Ma
il
suo
posto
è
nell
'
ombra
.
Ci
va
per
udire
e
vedere
.
Non
per
essere
veduta
.
Una
vecchia
signora
può
benissimo
tenere
ricevimenti
,
e
dare
anche
feste
da
ballo
,
per
far
divertire
la
gioventù
.
Sarà
un
atto
di
generosità
e
di
abnegazione
,
che
le
guadagnerà
tutte
le
simpatie
.
Ricevendo
ospiti
in
campagna
,
toccherà
a
lei
di
combinare
le
partite
di
caccia
,
le
lunghe
gite
e
tutti
quei
piaceri
dai
quali
i
suoi
invitati
si
asterrebbero
se
lei
non
può
prendervi
parte
.
Deve
mostrarsi
desiderosa
che
li
godano
loro
,
e
fare
cordialmente
la
sua
parte
di
vecchia
castellana
,
di
fornire
tutto
l
'
occorrente
,
congedare
e
riaccogliere
la
comitiva
alla
soglia
della
casa
,
presiedere
alla
mensa
.
Se
poi
le
sue
forze
lo
permettono
,
può
benissimo
fare
anche
delle
gite
alpine
senza
che
nessuno
lo
trovi
fuori
di
proposito
.
È
una
questione
di
salute
.
E
le
feste
solenni
portino
il
dono
della
nonna
ai
nepoti
,
ai
figli
,
alle
nuore
,
alle
giovani
amiche
.
E
sia
accompagnato
da
parole
d
'
affetto
materno
,
da
benedizioni
.
Quelle
benedizioni
,
quell
'
affetto
le
torneranno
centuplicati
,
e
faranno
un
'
aureola
di
serenità
alla
sua
fronte
canuta
.
PARTE
SESTA
PAROLE
AL
VENTO
Gli
uomini
.
Non
si
mettano
sulle
difese
,
signori
.
Io
non
ho
la
menoma
intenzione
di
dare
degli
insegnamenti
agli
uomini
sul
modo
di
vivere
.
Figurarsi
!
So
bene
che
nella
divisione
dei
doni
della
Provvidenza
,
l
'
intelligenza
è
toccata
tutta
a
loro
.
Si
sarebbero
per
caso
degnati
,
"
Annebbiando
il
cipiglio
Tra
l
'
inno
e
lo
sbadiglio
,
"
di
leggere
l
'
epigrafe
che
ho
messa
in
fronte
a
questo
libretto
?
È
messa
là
per
loro
.
Una
volta
,
la
Viscontessa
Giovanna
d
'
Albret
,
madre
di
Enrico
IV
,
traviata
dalle
chiacchere
emancipatrici
,
remotamente
future
,
dell
'
onorevole
Salvatore
Morelli
,
ebbe
la
curiosa
idea
di
salire
in
pulpito
,
nell
'
oratorio
d
'
un
convento
di
Limoges
a
predicare
la
riforma
.
Tant
'
è
vero
che
nulla
è
nuovo
sotto
il
sole
,
neppure
le
signore
mitingaie
che
noi
crediamo
una
nuova
produzione
del
suolo
americano
.
Si
figurino
l
'
indignazione
di
quei
frati
!
Bruciarono
il
pulpito
,
scomunicato
dalla
presenza
d
'
una
donna
;
poi
scarabocchiarono
in
un
cattivo
quadro
la
caricatura
di
quella
scena
di
predicazione
,
e
vi
scrissero
sotto
quella
massima
d
'
oro
:
"
Mal
sont
les
gens
endoctrinés
Quand
par
femme
sont
sermonnés
.
"
Io
me
la
sono
mandata
a
memoria
religiosamente
,
e
,
come
vedono
,
l
'
ho
posta
in
fronte
a
questo
lavoruccio
,
come
professione
di
fede
,
persuasa
che
essa
sola
potrebbe
ottenermi
la
loro
indulgenza
;
perchè
so
bene
che
non
tutti
gli
uomini
sono
frati
;
ma
so
altresì
che
i
frati
non
sono
che
uomini
.
Dunque
,
io
non
ho
punto
,
ma
punto
la
presunzione
di
voler
insegnar
loro
la
menoma
cosa
.
Mi
limito
ad
osservare
quello
che
vedo
ogni
giorno
in
società
,
ed
a
dirne
il
mio
debole
parere
,
sempre
in
rapporto
a
quelle
tali
leggi
di
convenienza
,
che
,
modificandosi
secondo
i
tempi
,
sono
venute
fino
a
noi
traverso
tante
e
tante
generazioni
.
I
giovinetti
sono
una
compagnia
geniale
,
ed
in
tutte
le
case
sono
bene
accolti
,
perchè
,
giovani
e
senza
cure
d
'
affari
nè
di
famiglia
,
portano
con
sè
l
'
allegria
.
Un
giovinetto
a
modo
non
dovrebbe
mai
mostrare
quelle
ritrosie
di
cattivo
genere
,
di
rifiutare
ogni
offerta
come
se
temesse
di
contrarre
un
'
obbligazione
,
di
farsi
pregare
per
accettare
un
pranzo
,
di
promettere
una
visita
e
non
farla
,
di
stare
delle
settimane
senza
farsi
vedere
dalle
persone
che
gli
furono
cortesi
,
insomma
di
far
cadere
dall
'
alto
i
suoi
favori
,
a
rischio
che
,
nella
caduta
,
si
spezzino
e
perdano
ogni
pregio
.
Quando
un
giovinetto
non
si
dà
delle
arie
da
prezioso
,
è
tale
l
'
onda
di
giocondità
e
di
buon
umore
che
emana
dalla
sua
compagnia
,
che
le
signore
,
anche
le
mamme
più
sussiegate
,
hanno
per
lui
una
indulgenza
somma
.
Una
volta
che
una
signora
gli
ha
accordato
il
titolo
tanto
lusinghiero
di
amico
di
casa
,
egli
può
darle
del
voi
,
presentarsi
a
tutte
le
ore
in
cui
riceve
,
anche
più
volte
in
un
giorno
,
trattenersi
lungamente
,
annunciare
egli
stesso
che
si
ferma
a
pranzo
o
a
colazione
,
organizzare
giochi
e
passatempi
,
e
,
nell
'
entusiasmo
dei
giochi
mettere
anche
un
po
'
sossopra
la
casa
per
combinare
scene
e
travestimenti
.
Ma
tanta
cortesia
non
si
ottiene
senza
compenso
.
In
compenso
il
giovine
amico
deve
prestarsi
di
buon
grado
a
fare
qualche
commissione
o
qualche
facile
ambasciata
che
la
signora
gli
affidasse
,
accompagnarla
se
occorre
,
non
rifiutarsi
mai
alle
partite
di
divertimenti
,
o
di
viaggi
,
o
di
campagna
che
gli
vengono
proposte
,
se
non
sono
incompatibili
colle
sue
occupazioni
.
Deve
saper
tollerare
scherzi
ed
osservazioni
,
e
se
qualche
signora
,
non
troppo
gentile
,
ha
l
'
indiscrezione
di
rinfacciargli
qualche
suo
difetto
,
deve
rassegnarsi
,
volgere
la
cosa
in
burla
e
non
risponderle
per
le
rime
,
nè
rinfacciarle
i
suoi
.
Per
quanto
intimo
di
una
famiglia
,
commette
sempre
una
sconvenienza
un
uomo
che
,
alla
presenza
dei
padroni
,
rivolge
il
discorso
alla
cameriera
che
attira
la
sua
attenzione
.
Se
una
signora
che
gli
concede
la
sua
amicizia
è
ammalata
,
un
uomo
non
deve
mandare
un
servitore
a
prender
nuove
,
ma
deve
andarci
assiduamente
in
persona
,
e
,
appena
può
essere
ricevuto
,
non
essere
avaro
di
visite
,
renderle
in
tanta
compagnia
ed
in
tante
premure
,
le
cortesie
ricevute
da
lei
.
Se
vede
in
teatro
una
signora
di
sua
conoscenza
non
deve
mancare
d
'
andare
a
salutarla
in
palco
,
a
meno
che
la
sapesse
invitata
nel
palco
di
altre
persone
,
presenti
,
che
egli
non
conosce
.
A
tutte
le
feste
*
natalizi
,
onomastici
,
solennità
,
anniversari
*
che
si
celebrano
in
una
famiglia
amica
,
un
giovanotto
dovrà
prendere
parte
non
solo
intervenendo
alla
festa
,
ma
mandando
dei
fiori
o
dei
dolci
,
o
un
ricordo
qualunque
,
non
di
valore
,
ma
che
riveli
una
cura
gentile
in
chi
lo
scelse
.
In
tutti
i
giochi
,
in
tutti
gli
esercizi
che
richiedono
forza
,
come
l
'
alpinismo
,
il
pattinaggio
,
il
lawn
tennis
,
il
criquet
,
la
caccia
,
il
bigliardo
,
l
'
equitazione
,
ecc
.
,
un
giovinotto
di
buon
gusto
,
senza
affettare
di
lasciarsi
vincere
per
una
svenevole
galanteria
,
non
deve
ostentare
colle
signore
la
superiorità
della
sua
forza
,
obbligandole
ad
una
soverchia
fatica
per
non
sfigurare
al
suo
confronto
.
È
superfluo
il
dire
che
certi
discorsi
di
belle
donnine
,
o
anche
soltanto
di
sport
affatto
maschile
,
si
debbono
evitare
colle
signore
,
le
quali
possono
trovarli
o
sconvenienti
o
noiosi
.
Alle
feste
da
ballo
un
giovine
gentiluomo
deve
saper
essere
cortese
fino
alla
galanteria
colle
signore
e
specialmente
colle
signorine
,
senza
mai
varcare
quella
misura
oltre
la
quale
la
maldicenza
lo
aspetterebbe
al
varco
per
fare
le
sue
osservazioni
.
Per
conseguenza
,
non
insistere
a
domandare
troppo
sovente
il
ballo
alla
stessa
dama
,
non
farle
una
corte
troppo
esclusiva
e
manifesta
,
non
condurre
le
signorine
sole
al
buffet
,
non
isolarsi
sopra
un
canapè
con
una
signorina
mentre
non
si
balla
,
ecc
.
,
ecc
.
Capisco
che
questi
errori
hanno
per
lo
più
origine
dalle
passioni
,
alle
quali
non
si
può
fare
la
legge
;
ma
finchè
la
passione
non
c
'
entra
,
finchè
domina
la
ragione
,
un
uomo
è
inescusabile
se
col
suo
contegno
compromette
una
signora
.
In
qualunque
luogo
si
trovi
,
un
giovine
deve
sempre
usare
alle
signore
ogni
sorta
di
riguardi
,
senza
lasciarsene
distogliere
dall
'
età
avanzata
o
dalla
figura
poco
attraente
.
In
questo
sta
il
merito
della
cortesia
.
*
*
*
Gli
uomini
,
un
po
'
più
positivi
delle
signore
,
si
abbandonano
più
facilmente
ai
loro
gusti
,
e
diventano
più
presto
abitudinari
.
Uno
non
può
discorrere
il
mattino
appena
svegliato
e
vincere
un
certo
malumore
che
gli
rimane
dopo
il
sonno
,
e
dovunque
sia
,
in
viaggio
con
amici
,
ospite
in
casa
altrui
,
o
nella
propria
famiglia
,
resterà
imbronciato
e
brutto
,
finchè
il
malumore
mattutino
si
sia
dissipato
con
tutto
comodo
.
Un
altro
non
può
soffrire
certi
piatti
a
tavola
,
e
non
saprà
imporsi
il
menomo
sacrificio
per
nascondere
la
sua
ripugnanza
agli
ospiti
che
l
'
hanno
invitato
;
e
se
un
vino
non
è
di
suo
gusto
,
lo
lascerà
scorgere
con
una
lieve
smorfia
,
o
almeno
lo
lascerà
nel
bicchiere
con
ostentazione
.
Alcuni
sono
avvezzi
ad
una
temperatura
molto
alta
,
e
si
fregano
le
mani
,
si
raggrinzano
,
si
accartocciano
inurbanamente
in
un
salotto
,
che
,
secondo
loro
,
non
è
riscaldato
a
sufficienza
;
oppure
sono
calorosi
,
e
smaniano
,
soffiano
,
sbuffano
come
locomotive
,
se
l
'
ambiente
è
troppo
caldo
.
Vi
sono
degli
scapoli
avvezzi
a
pranzar
soli
,
che
si
fanno
tirare
gli
orecchi
,
per
accettare
un
pranzo
in
casa
altrui
e
non
sanno
nascondere
che
s
'
impongono
un
sacrificio
.
Ad
un
pranzo
d
'
invito
un
signore
è
naturalmente
il
cavaliere
della
signora
che
ha
accanto
,
e
non
trascurerà
menomamente
questa
parte
,
troppo
comune
perchè
metta
conto
di
ricordargliela
.
Non
è
però
inutile
rammentargli
che
dopo
aver
pranzato
con
persone
che
gli
furono
presentate
per
la
prima
volta
,
dovrà
entro
le
24
ore
portare
in
persona
una
carta
di
visita
alla
porta
di
quei
commensali
.
Soltanto
nel
caso
che
le
commensali
fossero
delle
signorine
,
la
formalità
si
dovrebbe
tralasciare
.
Un
dono
poi
li
offende
addirittura
,
lo
rifiutano
,
o
lo
accettano
come
per
forza
e
di
mala
grazia
,
poi
lo
ricambiano
troppo
presto
e
con
ostentazione
,
come
per
far
capire
che
non
vogliono
accettar
nulla
da
nessuno
.
C
'
è
alle
volte
più
generosità
nell
'
accettare
che
nel
dare
,
ed
un
gentiluomo
deve
saper
accogliere
con
garbo
e
con
riconoscenza
gli
inviti
ed
i
doni
,
e
ricambiarli
con
tatto
,
senza
fretta
,
per
scambio
di
cortesia
,
non
per
sdebitarsi
.
Molti
hanno
contratta
la
dolce
abitudine
di
abbandonarsi
ad
un
pisolino
riconfortante
durante
il
chilo
;
e
subito
dopo
un
pranzo
,
in
compagnia
,
cominciano
ad
inghiottire
sbadigli
con
ogni
sorta
di
boccacce
come
se
ruminassero
,
se
pure
non
cedono
al
bisogno
prepotente
di
lasciarli
partire
come
razzi
,
comunicandoli
a
tutta
la
società
,
che
finisce
per
sbadigliare
in
coro
fino
a
smontarsi
le
mandibole
.
Questi
signori
abitudinari
,
che
hanno
il
loro
lato
buono
,
perchè
facendo
tutto
per
abitudine
,
anche
l
'
amore
,
sono
dei
modelli
di
costanza
,
debbono
essere
gli
inventori
di
quel
motto
che
è
la
quintessenza
dell
'
egoismo
:
"
Il
primo
prossimo
è
se
stesso
.
"
Ma
sarebbero
assai
più
amabili
se
si
ricordassero
un
pochino
delle
giuste
suscettività
dell
'
altro
prossimo
,
il
secondo
.
Se
un
signore
sa
di
dover
essere
presentato
ad
un
pittore
,
ad
uno
scultore
,
ad
un
musicista
,
ad
un
autore
,
ad
un
uomo
politico
,
ad
un
'
illustrazione
del
teatro
,
deve
se
non
li
conosce
già
,
informarsi
dei
quadri
,
delle
statue
,
delle
opere
,
dei
libri
,
delle
opinioni
e
gesta
dei
trionfi
del
nuovo
personaggio
,
per
poterne
parlare
con
cognizione
,
e
non
con
quegli
accenni
vaghi
,
quegli
elogi
generici
e
banali
che
fanno
parer
stupido
lui
,
ed
offendono
l
'
altro
.
Si
rammenti
a
questo
proposito
la
bella
storiella
di
quelle
vicine
del
signor
De
Amicis
,
che
gli
fecero
dire
che
desideravano
di
conoscerlo
,
perchè
ammiravano
tanto
i
suoi
lavori
..
e
poi
quando
lo
videro
gli
dissero
:
"
Lei
si
diverte
a
scrivere
,
nevvero
?
Ma
bravo
!
bravo
!
"
e
nel
congedarsi
gli
ripetevano
:
"
Scriva
sa
,
scriva
!
"
Ed
era
chiaro
che
de
'
suoi
lavori
non
conoscevano
che
il
titolo
,
o
tutt
'
al
più
la
copertina
,
soltanto
di
vista
.
*
*
*
Vi
sono
degli
uomini
,
non
avvezzi
alla
società
,
pei
quali
una
visita
ad
una
signora
è
un
vero
supplizio
,
non
per
inurbanità
,
ma
perchè
vi
si
trovano
impacciati
,
e
non
sanno
come
contenersi
.
Entrano
col
cappello
fra
le
mani
,
e
lo
tengono
sulle
ginocchia
,
lo
voltano
,
lo
rivoltano
,
lo
mettono
sotto
la
sedia
quando
vogliono
aver
libere
le
mani
,
lo
riprendono
,
gesticolano
allungando
la
mano
che
tiene
il
cappello
come
un
povero
che
domanda
un
soldo
,
precisamente
come
vedono
fare
ai
lions
.
È
l
'
usanza
,
ed
io
non
posso
che
ammirarli
d
'
averla
imparata
così
bene
.
Ma
vi
sono
delle
signore
che
non
s
'
accontentano
di
dire
al
visitatore
:
"
Posi
il
cappello
,
"
lasciando
poi
che
non
lo
posi
se
non
vuole
.
Si
credono
in
dovere
d
'
insistere
,
dicono
al
loro
figliuolo
o
ad
una
ragazzina
di
prendere
il
cappello
al
signore
.
In
questo
caso
un
gentiluomo
cede
per
non
far
scene
.
Ma
il
provinciale
,
che
ha
imparato
dai
lions
a
far
visita
con
quel
disimpegno
tra
le
mani
non
sa
privarsene
,
e
difende
energicamente
il
suo
cappello
come
difenderebbe
la
borsa
e
la
vita
,
e
s
'
impegna
in
una
lotta
di
cortesia
,
che
sembra
una
vera
battaglia
,
e
mette
lo
scompiglio
fra
i
visitatori
.
In
tale
circostanza
gli
raccomando
un
po
'
meno
di
tenerezza
per
quella
parte
suprema
del
suo
vestiario
.
Sarà
un
po
'
più
imbarazzato
ne
'
gesti
,
ma
in
compenso
non
avrà
fatto
nascere
tutto
quel
buscherio
.
E
quando
qualcuno
lo
presenta
a
signore
o
signorine
,
non
spinga
la
dimostrazione
di
cortesia
fino
a
stender
subito
la
mano
.
I
mariti
ed
i
babbi
avrebbero
ragione
di
dirgli
:
"
Et
surtout
pas
trop
de
zèle
.
"
Non
vorrei
neppure
che
quel
provinciale
,
nella
sua
semplicità
,
prendesse
troppo
sul
serio
il
piacere
con
cui
altri
mostra
di
ricevere
la
sua
visita
e
si
credesse
obbligato
a
prolungare
quel
piacere
finchè
il
servitore
vada
a
chiamare
la
signora
in
tavola
.
Il
tempo
e
la
conversazione
di
una
signora
sono
troppo
preziosi
,
perchè
la
cortesia
non
debba
suggerire
a
chi
non
è
intimo
della
casa
,
di
lasciarne
un
pochino
anche
per
gli
altri
.
Ne
goda
venti
minuti
,
una
mezz
'
ora
,
via
,
e
s
'
accontenti
.
E
durante
quel
tempo
se
ci
sono
altre
persone
non
cerchi
di
accaparrare
l
'
attenzione
della
signora
per
sè
solo
.
Quando
si
va
in
società
bisogna
lasciare
l
'
egoismo
a
casa
,
e
portarci
invece
un
po
'
d
'
abnegazione
.
È
a
questo
patto
soltanto
che
si
può
essere
veramente
cortesi
.
*
*
*
Alle
volte
accade
che
un
giovine
rimane
colpito
come
un
eroe
da
romanzo
,
da
un
bel
visetto
di
fanciulla
che
passa
per
la
via
accanto
ad
un
buon
viso
di
mamma
.
Se
è
proprio
un
colpo
....
da
morire
,
allora
cerchi
di
sapere
chi
è
la
fanciulla
,
e
di
giungere
a
lei
per
la
via
retta
della
presentazione
e
della
domanda
ai
parenti
.
Ma
se
è
di
quei
colpi
che
non
lasciano
la
traccia
a
lungo
,
e
lui
non
si
sente
inclinato
alla
via
retta
,
un
gentiluomo
non
deve
pigliare
quella
storta
.
A
cosa
conduce
per
lo
più
?
A
mettere
una
signorina
nell
'
imbarazzo
,
a
farle
commettere
delle
imprudenze
,
a
comprometterla
,
qualche
volta
persino
a
impedire
che
trovi
marito
,
senza
contare
le
pene
di
cuore
che
a
quell
'
età
sono
crudeli
.
E
tutto
questo
per
il
misero
gusto
di
mandare
e
ricevere
delle
letterine
dolci
che
sa
a
memoria
prima
che
sieno
scritte
,
e
che
dovrà
restituire
in
una
scena
da
romanzo
,
ad
epistolario
finito
.
Mantenendo
le
signorine
in
quel
grado
di
semplicità
e
d
'
inesperienza
che
è
una
delle
loro
attrattive
,
lasciando
loro
la
fede
,
gli
entusiasmi
della
gioventù
,
serbandole
ingenue
,
confidenti
per
lo
sposo
a
cui
saranno
destinate
,
le
famiglie
contano
sulla
cortesia
dei
giovani
che
non
profitteranno
di
quella
preziosa
ignoranza
,
per
indurre
una
signorina
ad
imprudenze
,
delle
quali
non
può
apprezzare
la
portata
.
Se
ogni
gentiluomo
rispettasse
in
ogni
signorina
la
futura
sposa
d
'
un
altro
,
non
accadrebbe
a
nessuno
di
scoprire
più
tardi
,
da
qualche
pettegolezzo
maledico
,
che
un
altro
non
ha
rispettata
la
sua
.
Seguire
una
signora
o
una
signorina
in
istrada
,
passeggiare
sotto
le
sue
finestre
,
mandarle
ambasciate
dalle
persone
di
servizio
,
sono
impertinenze
indegne
di
un
uomo
educato
.
E
gli
antichi
,
che
hanno
dipinto
l
'
Amore
con
una
benda
,
hanno
voluto
dire
che
le
donne
innamorate
sono
cieche
se
non
distinguono
quanto
c
'
è
d
'
offensivo
in
certe
galanterie
punto
raffinate
.
Ad
un
ballo
un
ballerino
non
darà
mai
la
mano
alla
ballerina
per
condurla
in
figura
.
Basta
offrirle
il
braccio
.
E
mentre
aspetteranno
il
loro
giro
potrà
intrattenerla
a
discorrere
.
È
ancora
un
atto
di
fiducia
che
gli
fanno
le
famiglie
,
le
quali
non
odono
i
discorsi
che
può
tenere
alle
loro
figliole
.
Se
ne
abusasse
sarebbe
una
enormità
.
Credo
che
l
'
abuso
di
fiducia
sia
un
aggravante
di
molti
delitti
nel
codice
penale
.
E
nel
codice
delle
convenienze
pure
.
Se
la
signora
a
cui
domanda
un
ballo
rispondesse
che
ha
un
impegno
,
il
ballerino
non
dovrebbe
mai
rivolgersi
a
quella
che
sta
accanto
e
che
ha
potuto
udire
quel
rifiuto
.
Sarebbe
quanto
dirle
che
la
prende
per
ripiego
.
Quando
,
fra
le
signore
che
ballano
,
vi
sono
la
padrona
di
casa
o
le
sue
figliole
,
la
prima
domanda
d
'
un
giovine
educato
deve
essere
rivolta
a
loro
.
Dopo
una
festa
in
casa
privata
tutti
gli
uomini
che
vi
sono
intervenuti
sono
in
obbligo
d
'
una
visita
alla
padrona
di
casa
,
e
la
faranno
entro
la
settimana
nel
suo
giorno
di
ricevimento
.
*
*
*
Un
giovinotto
che
in
viaggio
si
trovasse
in
vagone
con
una
signora
non
accompagnata
,
darà
una
buona
idea
della
sua
educazione
se
sorveglierà
i
suoi
discorsi
cogli
altri
uomini
,
come
se
fosse
in
un
salotto
,
se
le
userà
quelle
piccole
attenzioni
che
si
usano
in
viaggio
,
di
alzare
un
cristallo
,
tirare
una
cortina
,
aprire
o
chiudere
una
portiera
,
reggere
e
mettere
a
posto
una
valigia
,
senza
insistere
troppo
per
entrare
in
discorso
se
la
signora
vi
si
mostra
restia
.
Si
danno
però
casi
in
cui
la
civiltà
diverrebbe
eroismo
.
Un
viaggiatore
,
che
abbia
fatto
tutte
le
cose
sue
in
fretta
,
si
sia
alzato
di
buon
mattino
,
abbia
fatta
una
colazione
spiccia
,
per
giungere
in
tempo
a
pigliare
un
posto
d
'
angolo
nel
vagone
dove
possa
appoggiarsi
al
riparo
dalla
polvere
e
dal
sole
,
dovrebbe
essere
due
volte
gentiluomo
per
cedere
tutti
questi
vantaggi
ad
una
signora
,
la
quale
per
fare
il
suo
comodo
,
è
giunta
dopo
di
lui
,
e
magari
non
ha
uno
di
quei
visi
che
incoraggiano
al
sagrificio
.
No
;
sarebbe
troppo
pretendere
dalla
cortesia
d
'
un
debole
mortale
.
Basta
che
le
usi
i
riguardi
dovuti
,
che
non
le
fumi
sul
viso
,
che
non
pigli
atteggiamenti
troppo
comodi
per
dormirle
dinanzi
;
del
resto
,
quanto
a
'
posti
pagati
non
c
'
è
diritto
di
sesso
che
valga
;
tutti
i
sessi
sono
uguali
in
faccia
a
'
vagoni
della
strada
ferrata
.
Ai
tempi
di
Monsignor
della
Casa
,
ed
anche
a
quelli
del
Gioia
,
quegli
scrittori
di
galatei
avevano
bisogno
di
raccomandare
a
'
mariti
di
non
parlare
continuamente
delle
loro
mogli
,
di
non
tesserne
l
'
elogio
ad
ogni
momento
.
Povere
mogli
!
Ora
la
fortuna
ha
girata
la
ruota
;
è
venuta
la
moda
insulsa
di
affettare
l
'
indifferenza
,
e
bisognerebbe
raccomandare
precisamente
il
contrario
.
I
Turchi
si
offendono
se
altri
nomina
le
loro
donne
anche
per
domandar
nuove
della
loro
salute
,
o
per
incaricarli
d
'
un
'
imbasciata
cortese
.
Essi
si
vergognano
dell
'
amor
coniugale
,
sia
che
abbiano
parecchie
mogli
,
sia
che
ne
abbiano
una
sola
,
e
lo
nascondono
come
una
spudoratezza
.
Lessi
nel
Constantinople
di
Theophile
Gauthier
che
la
moglie
d
'
un
console
francese
a
Costantinopoli
,
conoscendo
questa
debolezza
,
ed
essendo
donna
di
molto
tatto
,
nel
presentare
delle
stoffe
da
signora
,
ad
un
personaggio
illustre
del
paese
,
gli
disse
:
*
Voi
saprete
a
che
uso
destinarle
.
Sapeva
che
lo
avrebbe
fatto
arrossire
e
confondere
nominandogli
sua
moglie
.
Conosco
parecchi
mariti
,
non
molti
per
fortuna
,
che
,
sotto
questo
rapporto
,
potrebbero
passare
per
Turchi
.
Ho
delle
conoscenti
(
tanto
gentili
che
mi
perdoneranno
di
vedersi
accennate
qui
)
che
vedo
da
parecchi
anni
,
e
non
so
tuttavia
che
viso
abbiano
i
loro
mariti
.
Esse
mi
dicono
:
.
*
Mi
scuserà
,
marchesa
,
mio
marito
è
un
uomo
serio
;
non
fa
visite
....
*
Si
figurino
,
se
lo
scuso
,
poverine
!
Ma
loro
,
signori
uomini
seri
,
credono
veramente
che
vi
sia
più
serietà
nel
mancare
de
'
riguardi
elementari
verso
le
conoscenti
della
loro
sposa
,
che
nel
mostrare
,
accompagnandola
almeno
una
volta
da
ciascuna
,
che
la
curano
abbastanza
per
volere
sapere
dove
va
,
e
con
chi
tratta
?
Via
;
la
mano
sulla
coscienza
;
lo
credono
davvero
?
Così
accadrà
loro
d
'
incontrare
per
la
strada
delle
signore
che
la
loro
moglie
vede
ogni
settimana
,
a
cui
dà
del
tu
,
e
non
le
saluteranno
.
E
quelle
signore
non
diranno
certo
:
*
È
un
uomo
serio
;
è
occupato
di
cose
troppo
gravi
ed
alte
per
curarsi
di
noi
....
Punto
,
signori
miei
;
me
ne
duole
pel
loro
amor
proprio
;
ma
le
ho
udite
molte
volte
dire
con
un
sorriso
che
non
era
d
'
ammirazione
:
*
È
il
marito
della
signora
tale
.
Uno
screanzato
.
Non
conosce
neppure
le
relazioni
di
sua
moglie
,
poveretta
!
Io
mi
rallegro
coi
nostri
uomini
,
che
non
passino
la
loro
giornata
metà
ad
azzimarsi
,
e
l
'
altra
metà
in
visite
galanti
,
come
i
cavalieri
serventi
dell
'
altro
secolo
.
Ma
da
un
eccesso
all
'
altro
ci
corre
;
ed
almeno
una
volta
all
'
anno
,
come
il
minimum
della
confessione
,
un
marito
dovrebbe
fare
una
visita
a
tutte
le
relazioni
di
sua
moglie
.
Nelle
famiglie
modeste
che
hanno
due
,
tre
persone
di
servizio
al
più
,
alle
volte
anche
una
sola
,
la
moglie
si
trova
nel
caso
di
rendere
al
marito
una
quantità
di
piccoli
servigi
;
preparargli
tutto
l
'
occorrente
quando
deve
vestirsi
,
provvedergli
i
piccoli
oggetti
di
toletta
,
fargli
trovar
pronta
la
colazione
,
servirgli
il
caffè
,
o
una
bibita
d
'
abitudine
,
fargli
,
a
pranzo
,
l
'
improvvisata
dei
piatti
che
preferisce
,
cucirgli
la
biancheria
,
ecc
.
,
ecc
.
Queste
cose
per
la
moglie
possono
essere
una
delizia
che
tiene
luogo
d
'
ogni
altro
piacere
o
possono
venirle
a
noia
al
punto
da
trascurarle
o
farle
di
mala
voglia
.
Tutto
dipende
dal
compenso
che
ne
riceve
.
Se
il
marito
non
dimentica
mai
che
la
moglie
è
sua
uguale
,
che
è
debole
,
che
ha
bisogno
da
lui
il
coraggio
che
le
manca
per
affrontare
le
piccole
e
grandi
miserie
della
vita
,
accoglierà
quei
servigi
intimi
e
affettuosi
come
altrettanti
favori
,
e
li
compenserà
con
una
buona
parola
,
con
un
ringraziamento
,
con
qualche
elogio
.
Oh
,
se
lo
sapessero
tutti
gli
uomini
,
che
largo
compenso
possono
dare
con
una
parola
amorevole
e
cortese
!
Ma
se
tutto
quello
che
fa
è
ricevuto
in
silenzio
,
come
un
tributo
che
lei
deve
per
obbligo
al
suo
signore
e
padrone
,
se
lui
non
si
dà
la
briga
di
mostrare
che
avverte
le
sue
cure
e
le
apprezza
,
anche
la
moglie
più
devota
si
stanca
,
e
pensa
:
*
A
cosa
serve
?
Da
questo
derivano
le
tante
piccole
mancanze
,
i
bottoni
staccati
,
i
guanti
scuciti
,
il
pranzo
in
ritardo
e
poco
accurato
,
e
talvolta
il
disamore
della
casa
nella
moglie
,
il
malcontento
nel
marito
,
la
tristezza
in
famiglia
,
la
pace
perduta
.
Perchè
?
Per
un
'
inezia
.
Perchè
il
capo
di
casa
,
che
deve
dare
l
'
esempio
del
modo
di
vivere
,
ha
dimenticato
che
nè
l
'
affetto
nè
l
'
intimità
non
dispensano
dalla
cortesia
.
Perchè
ha
lasciata
andare
a
poco
a
poco
la
buona
e
dolce
abitudine
della
gentilezza
,
ha
preso
a
trattare
in
casa
come
non
tratterebbe
fuori
,
e
,
senza
avvedersene
,
è
arrivato
ad
essere
quasi
inurbano
,
a
ricevere
un
atto
gentile
senza
ringraziare
,
a
lasciar
parlare
senza
rispondere
o
a
rispondere
con
asprezza
se
non
è
di
buonumore
,
o
a
rimproverare
senza
tutti
quei
riguardi
di
delicatezza
che
si
devono
ad
una
signora
,
la
quale
,
al
pari
di
lui
,
è
padrona
di
casa
.
Un
capo
di
casa
deve
insegnare
alla
famiglia
il
rispetto
dovuto
alla
propria
moglie
.
A
lei
deve
il
primo
saluto
entrando
in
casa
;
a
lei
deve
offrire
prima
i
piatti
in
tavola
,
e
lasciare
la
destra
al
passeggio
ed
in
carrozza
,
ed
uscendo
insieme
,
di
sera
od
in
campagna
,
deve
offrirle
il
braccio
,
ed
usarle
tutte
le
attenzioni
che
userebbe
ad
un
'
altra
signora
.
Se
vi
sono
dispareri
tra
loro
,
se
deve
farle
qualche
osservazione
,
avrà
cura
di
chiamarla
in
disparte
e
di
risparmiarle
qualunque
umiliazione
davanti
alle
persone
di
casa
anche
alle
più
intime
,
anche
ai
suoi
genitori
.
Deve
tener
conto
delle
sue
delicatezze
di
donna
,
e
neppure
le
piccole
critiche
sopra
un
abito
o
una
pettinatura
,
non
deve
farle
presente
a
terzi
per
non
obbligarla
ad
arrossire
.
Una
volta
sarebbe
cascato
il
mondo
se
una
signora
avesse
fatto
un
viaggio
da
sola
.
Allora
il
marito
doveva
sempre
accompagnare
la
moglie
in
viaggio
,
e
da
ciò
risultava
che
si
viaggiava
pochissimo
.
Ora
la
grande
facilità
dei
mezzi
di
trasporto
,
la
maggior
istruzione
,
che
va
abolendo
una
quantità
di
pregiudizi
,
hanno
reso
il
viaggiare
assai
comune
,
e
gli
uomini
che
hanno
delle
occupazioni
possono
,
senza
essere
ineducati
,
lasciare
che
la
moglie
vada
sola
da
un
paese
all
'
altro
,
se
le
circostanze
lo
esigono
.
Ma
,
per
carità
,
non
spingano
la
fiducia
fino
all
'
indifferenza
.
Il
marito
deve
mostrarsi
interessato
dell
'
itinerario
del
viaggio
,
dell
'
orario
più
o
meno
comodo
;
deve
accompagnare
la
signora
alla
stazione
,
non
abbandonarla
prima
d
'
averla
veduta
a
posto
nel
vagone
,
risparmiarle
tutte
le
noie
del
bagaglio
,
del
biglietto
di
ferrovia
,
ecc
.
,
raccomandarla
a
qualche
conoscente
pel
viaggio
se
è
possibile
,
ed
assicurarsi
bene
che
sia
aspettata
dove
giunga
.
Se
la
signora
va
ai
bagni
o
alle
acque
,
deve
scrivere
lui
stesso
al
medico
o
al
proprietario
dello
stabilimento
per
avvertire
dell
'
arrivo
,
e
raccomandare
che
si
usino
a
sua
moglie
tutti
i
riguardi
possibili
.
Ed
al
suo
ritorno
deve
trovarsi
ad
aspettarla
alla
stazione
,
se
non
foss
'
altro
perchè
i
compagni
di
viaggio
,
dei
quali
ha
potuto
attirare
l
'
attenzione
,
vedendola
andare
sola
come
la
donna
di
nessuno
,
non
facciano
sul
suo
conto
giudizi
temerari
.
Vi
sono
mariti
che
non
si
dànno
nessuna
di
queste
brighe
,
e
cercano
di
scusare
la
loro
trascuranza
dicendo
:
*
Ho
troppa
stima
di
mia
moglie
per
aver
bisogno
di
curarla
.
So
che
sa
regolarsi
bene
da
sè
.
Questo
eccesso
di
stima
tradotto
in
buon
volgare
vuol
dire
:
*
Non
credo
che
valga
la
pena
di
custodirla
:
non
me
ne
curo
.
Le
donne
,
signori
miei
,
hanno
la
loro
parte
di
amor
proprio
.
Preferiscono
un
Otello
che
le
strangoli
,
ad
un
marito
placido
che
le
stimi
a
quel
modo
.
Una
moglie
che
viene
abbandonata
a
se
stessa
è
come
un
gioiello
che
si
lascia
sopra
una
tavola
d
'
anticamera
,
coll
'
uscio
aperto
.
Non
importa
che
venga
rubato
,
o
si
giudica
talmente
privo
di
valore
,
da
non
poter
attirare
nessun
ladro
.
E
qualche
volta
il
bisogno
di
affermare
il
proprio
valore
al
marito
,
che
non
lo
riconosce
,
induce
la
moglie
a
lasciar
venire
il
ladro
.
Quando
una
signora
va
ad
un
ballo
il
marito
deve
accompagnarla
;
e
se
non
può
farlo
,
deve
persuaderla
a
rinunciarvi
anche
lei
.
Soltanto
nel
caso
in
cui
vi
fossero
delle
figliole
grandi
,
per
non
privarle
di
quel
divertimento
tanto
caro
alla
loro
età
,
se
anche
il
capo
di
casa
è
nell
'
impossibilità
di
accompagnarle
,
potrà
permettere
alla
moglie
d
'
andarvi
colle
signorine
,
purchè
vi
sia
un
fratello
maggiore
,
o
un
parente
a
cui
affidarle
.
Se
una
signora
ha
una
serata
per
ricevere
il
marito
dovrà
trovarsi
in
casa
almeno
una
mezz
'
ora
,
tanto
da
mostrare
che
gradisce
la
presenza
degli
ospiti
in
casa
sua
,
e
non
si
considera
estraneo
alle
conoscenze
della
sua
signora
.
Giungendo
in
campagna
dove
la
moglie
passa
l
'
estate
,
o
tornando
da
un
viaggio
,
chiunque
siano
le
persone
che
si
trovano
al
suo
arrivo
la
prima
a
salutare
sarà
sempre
la
moglie
,
poi
i
figli
.
Uno
che
credesse
di
mostrarsi
cortese
salutando
prima
i
forastieri
,
mostrerebbe
che
la
sua
cortesia
è
superficiale
e
non
ha
radice
nel
sentimento
.
E
si
farebbe
torto
,
perchè
,
credano
signori
lettori
,
per
quanto
queste
possano
sembrare
semplici
formalità
o
leggerezze
,
la
vera
cortesia
è
strettamente
legata
ai
sentimenti
di
umanità
.
Non
c
'
è
atto
cortese
che
non
s
'
inspiri
ad
un
buon
sentimento
.
Non
c
'
è
scortesia
che
non
ferisca
qualche
cuore
.
Un
amico
che
ci
trascuri
,
che
non
ci
visiti
,
che
non
ci
scriva
a
tempo
,
che
ci
manchi
di
un
riguardo
,
non
possiamo
considerarlo
un
uomo
superiore
che
non
si
curi
di
quegli
atti
gentili
perchè
li
crede
pure
formalità
,
e
si
riservi
a
dimostrare
la
sua
amicizia
nelle
grandi
circostanze
.
Le
grandi
circostanze
,
il
caso
di
buttarsi
nell
'
acqua
o
nel
fuoco
per
salvarci
,
o
di
scendere
in
campo
chiuso
a
spezzare
delle
lancie
in
nostro
favore
non
accadono
mai
;
quasi
tutti
si
traversa
la
vita
senza
trovarsi
nel
caso
di
mettere
un
uomo
a
quella
prova
eroica
.
Ma
si
può
apprezzarne
ogni
giorno
la
sua
gentilezza
d
'
animo
,
nelle
piccole
cortesie
,
e
si
può
soffrire
ogni
giorno
della
sua
rozzezza
nelle
scortesie
che
non
sono
mai
piccole
.
E
non
serve
la
scusa
pretenziosa
ed
assurda
alla
quale
alcuni
si
aggrappano
:
*
Sono
un
originale
!
Saranno
originali
,
sì
,
ma
brutti
originali
ed
è
da
desiderare
che
non
abbiano
copie
.
Del
resto
,
quegli
originali
là
non
saranno
quelli
di
certo
che
mi
avranno
fatto
l
'
onore
di
arrivare
fino
a
questa
pagina
230
del
mio
libro
;
ed
è
per
questo
appunto
che
ho
intitolato
il
capitolo
:
Parole
al
vento
.
Quanto
agli
altri
,
agli
uomini
gentili
di
animo
e
di
modi
,
se
l
'
hanno
letto
,
e
se
vi
hanno
trovato
qualche
cosuccia
di
buono
,
raccomandino
il
mio
lavoro
alle
loro
mamme
,
alle
loro
spose
,
alle
loro
figliole
;
ed
io
,
che
apprezzo
ed
ambisco
l
'
approvazione
delle
graziose
lettrici
,
ne
sarò
riconoscente
"
Finchè
il
sole
Risplenderà
sulle
sciagure
umane
.
"
Se
al
contrario
non
vi
hanno
trovato
nulla
,
proprio
nulla
,
che
metta
conto
d
'
esser
letto
,
non
lo
dicano
a
nessuno
;
non
mi
tolgano
la
simpatia
delle
signore
,
che
ne
'
miei
pochi
lavori
mi
sono
studiata
di
guadagnare
,
e
di
cui
vado
superba
.
Che
male
ho
fatto
infine
?
Un
libro
inutile
?
Dappoco
?
Una
sciocchezza
?
Ma
pensino
che
se
si
avessero
a
punire
tutti
quelli
che
hanno
scritto
delle
sciocchezze
,
più
di
mezzo
mondo
ne
patirebbe
,
perchè
,
come
tutti
sanno
,
"
Les
sots
,
depuis
Adam
,
sont
en
majorité
.
"
FINE
.
Saggistica ,
ÿþIL
PIANETA
MARTE
.
Nelle
belle
sere
dell
'
autunno
passato
una
grande
stella
rossa
fu
veduta
per
più
mesi
brillare
sull
'
orizzonte
meridionale
del
cielo
;
era
il
pianeta
Marte
,
che
si
accostava
per
qualche
tempo
alla
Terra
in
una
delle
sue
apparizioni
,
solite
a
ripetersi
ad
intervalli
di
780
giorni
.
Nella
schiera
degli
otto
pianeti
principali
Marte
occupa
,
per
volume
,
il
penultimo
luogo
;
il
solo
Mercurio
è
più
piccolo
di
lui
.
Ma
in
certe
posizioni
,
in
cui
egli
ritorna
ad
intervalli
di
sedici
anni
,
Marte
può
avvicinarsi
alla
Terra
più
dell
'
usato
,
brillando
più
di
ogni
altro
pianeta
,
Venere
sola
eccettuata
;
ed
in
tali
contingenze
tanto
arde
di
luce
rossa
,
da
meritare
il
nome
,
che
i
Greci
gli
diedero
,
di
Pyrois
(
infocato
)
.
Nei
tempi
ormai
per
sempre
passati
,
quando
si
pretendeva
di
leggere
in
cielo
l
'
avvenire
degli
umani
eventi
,
queste
grandi
apparizioni
di
Marte
erano
lo
spavento
dei
popoli
,
e
davano
molto
da
fare
agli
astrologi
,
ai
quali
incombeva
il
compito
,
non
sempre
facile
,
di
studiare
l
'
influsso
del
pianeta
sulle
vicende
guerresche
e
sulle
costellazioni
politiche
del
momento
.
Anche
ora
la
grande
apparizione
testè
avvenuta
di
Marte
ha
destato
il
pubblico
interesse
;
ma
per
una
ragione
ben
diversa
.
Oggi
è
nata
presso
alcuni
la
speranza
,
che
da
osservazioni
diligenti
fatte
sulla
sua
superficie
con
giganteschi
telescopi
,
si
possa
ottenere
quando
che
sia
la
soluzione
di
un
gran
problema
cosmologico
;
arrivar
cioè
a
sapere
,
se
i
corpi
celesti
possano
dirsi
sede
di
esseri
intelligenti
,
o
,
almeno
,
di
esseri
organizzati
.
L
'
idea
di
popolare
gli
astri
e
le
sfere
celesti
d
'
intelligenze
pure
o
corporee
,
di
animali
e
di
piante
,
non
è
nuova
;
ed
una
curiosa
rassegna
sarebbe
a
farsi
di
tutti
gli
scrittori
antichi
e
moderni
che
si
esercitarono
su
questo
tema
,
incominciando
dal
Sogno
di
Scipione
di
Cicerone
,
e
dalla
Storia
veridica
di
Luciano
Samosatese
,
e
venendo
già
per
Dante
,
Giordano
Bruno
,
Ugenio
e
Kircher
a
quegli
eleganti
novellatori
francesi
Cyrano
di
Bergorac
,
Fontenelle
,
Voltaire
,
i
quali
posero
negli
spazi
celesti
il
teatro
delle
loro
argute
o
satiriche
descrizioni
,
per
arrivare
in
ultimo
al
celebre
Hans
Pfaal
d
'
Amsterdam
,
ben
noto
ai
lettori
di
Edgar
Poe
.
La
maggior
parte
di
questi
scritti
però
o
professano
di
esser
pure
immaginazioni
poetiche
,
o
sono
scherzi
di
ingegno
dei
quali
il
vero
pregio
deve
cercarsi
in
tutt
'
altra
parte
che
in
una
seria
discussione
dell
'
argomento
di
cui
stiamo
discorrendo
.
Ma
nel
presente
secolo
diversi
scrittori
tentarono
di
elevare
la
pluralità
dei
mondi
abitati
alla
dignità
di
questione
filosofica
.
Lasciando
da
parte
le
sedicenti
rivelazioni
degli
spiritisti
,
che
ai
nostri
tempi
hanno
rinnovato
ed
anzi
superato
le
visioni
di
Swedenborg
,
basterà
nominare
Giovanni
Reynaud
(
Terre
et
Ciel
)
e
Davide
Brewster
(
More
Worlds
than
one
)
i
quali
collocarono
negli
astri
le
speranze
della
nostra
vita
futura
e
seppero
trovare
,
non
dirò
dimostrazioni
(
che
in
questa
materia
non
ve
n
'
è
)
ma
pensieri
ed
aspirazioni
che
ebbero
e
sempre
avranno
eco
vivissima
nel
sentimento
di
molti
.
Metafisica
per
metafisica
,
preferiamo
questa
ai
dogmi
brutali
e
scoraggianti
del
materialismo
.
Quanto
ai
teologi
cristiani
,
essi
,
seguendo
l
'
esempio
di
San
Tommaso
,
quasi
tutti
osteggiarono
l
'
idea
che
possano
esistere
altri
mondi
simili
al
mondo
terrestre
.
Dico
,
quasi
tutti
,
perchè
noi
leggiamo
in
uno
di
loro
,
a
cui
certamente
nessuno
ha
potuto
far
rimprovero
d
'
empietà
,
le
parole
seguenti
(
)
«
Il
creato
,
che
contempla
l
'
astronomo
,
non
è
un
semplice
ammasso
di
materia
luminosa
;
è
un
prodigioso
organismo
,
in
cui
,
dove
cessa
l
'
incandescenza
della
materia
,
incomincia
la
vita
.
Benchè
questa
non
sia
penetrabile
ai
suoi
telescopii
,
tuttavia
,
dall
'
analogia
del
nostro
globo
,
possiamo
argomentarne
la
generale
esistenza
negli
altri
.
La
costituzione
atmosferica
degli
altri
pianeti
,
che
in
alcuno
è
cotanto
simile
alla
nostra
,
e
la
struttura
e
la
composizione
delle
stelle
simile
a
quella
del
nostro
sole
,
ci
persuadono
che
essi
,
o
sono
in
uno
stadio
simile
al
presente
del
nostro
sistema
,
o
percorrono
taluno
di
quei
periodi
,
che
esso
già
percorse
,
o
è
destinato
a
percorrere
.
Dall
'
immensa
varietà
delle
creature
che
furono
già
e
che
sono
sul
nostro
globo
,
possiamo
argomentare
le
diversità
di
quelle
che
possono
esistere
in
altri
.
Se
da
noi
l
'
aria
,
l
'
acqua
e
la
terra
sono
popolate
da
tante
varietà
di
esse
,
che
si
cambiarono
le
tante
volte
al
mutare
delle
semplici
circostanze
di
clima
e
di
mezzo
;
quante
più
se
ne
devon
trovare
in
quegli
sterminati
sistemi
,
ove
gli
astri
secondarii
son
rischiarati
talora
non
da
uno
,
ma
da
più
Soli
alternativamente
,
e
dove
le
vicende
climateriche
succedentisi
del
caldo
e
del
freddo
devono
essere
estreme
per
le
eccentricità
delle
orbite
,
e
per
le
varie
intensità
assolute
delle
loro
radiazioni
,
da
cui
neppure
il
nostro
Sole
è
esente
!
«
Sarebbe
però
ben
angusta
veduta
quella
di
voler
modellato
l
'
Universo
tutto
sul
tipo
del
nostro
piccolo
globo
,
mentre
il
nostro
stesso
relativamente
microscopico
sistema
ci
presenta
tante
varietà
;
nè
è
filosofico
il
pretendere
che
ogni
astro
debba
esser
abitato
come
il
nostro
,
e
che
in
ogni
sistema
la
vita
sia
limitata
ai
satelliti
oscuri
.
È
vero
,
che
essa
da
noi
non
può
esistere
che
entro
confini
di
temperatura
assai
limitati
,
cioè
tra
0°
e
40°-45°
gradi
centesimali
,
ma
chi
può
sapere
se
questi
non
sono
limiti
solo
pei
nostri
organismi
?
Tuttavia
,
anche
con
questi
limiti
,
se
essa
non
potrebbe
esistere
negli
astri
infiammati
,
questi
astri
maggiori
avrebbero
sempre
nella
creazione
il
grande
ufficio
di
sostenerla
,
regolando
il
corso
dei
corpi
secondarii
mediante
l
'
attrazione
delle
loro
masse
,
e
di
avvivarle
colla
luce
e
col
calore
.
E
qual
sorpresa
sarebbe
,
se
fra
tanti
milioni
,
anche
molti
e
molti
di
questi
sistemi
fossero
deserti
?
Non
vediamo
noi
che
sul
nostro
globo
regioni
,
in
proporzioni
assai
estese
,
sono
incapaci
di
vita
?
L
'
immensità
della
fabbrica
,
non
verrebbe
perciò
meno
alla
sua
dignità
,
nè
allo
scopo
inteso
dell
'
Architetto
.
«
La
vita
empie
l
'
universo
,
e
colla
vita
va
associata
l
'
intelligenza
;
e
come
abbondano
gli
esseri
a
noi
inferiori
,
così
possono
in
altre
condizioni
esisterne
di
quelli
immensamente
più
capaci
di
noi
.
Fra
il
debole
lume
di
questo
raggio
divino
,
che
rifulge
nel
nostro
fragile
composto
,
mercè
del
quale
potemmo
pur
conoscere
tante
meraviglie
,
e
la
sapienza
dell
'
autore
di
tutte
le
cose
è
una
infinita
distanza
,
che
può
essere
intercalata
da
gradi
infiniti
delle
sue
creature
,
per
le
quali
i
teoremi
,
che
per
noi
son
frutto
di
ardui
studi
potrebbero
essere
semplici
intuizioni
»
.
Mi
son
permesso
di
trascrivere
questo
passo
del
Secchi
,
perchè
è
difficile
dir
più
e
meglio
in
sì
poche
parole
.
Ai
nostri
tempi
la
dottrina
della
pluralità
dei
mondi
abitati
da
esseri
viventi
ed
intelligenti
ha
trovato
un
ardente
apostolo
in
Camillo
Flammarion
.
Questo
dotto
ed
immaginoso
scrittore
,
nel
quale
la
scienza
copiosa
ed
ordinata
dei
fatti
d
'
osservazione
non
impedisce
l
'
esercizio
di
una
fantasia
potente
e
della
più
seducente
eloquenza
,
già
da
trent
'
anni
va
svolgendo
la
questione
sotto
i
suoi
varii
aspetti
in
diverse
opere
,
le
quali
e
da
chi
consente
,
e
da
chi
dubita
si
fanno
leggere
assai
volentieri
(
)
.
Egli
si
è
proposto
di
sottrarre
questo
tema
alla
fantasia
dei
poeti
ed
all
'
arbitrio
dei
novellieri
,
e
di
circondare
l
'
ipotesi
della
pluralità
dei
mondi
abitati
con
tutto
l
'
apparato
scientifico
,
che
oggi
è
possibile
chiamare
in
suo
soccorso
;
di
darle
così
tutto
quel
grado
di
logica
consistenza
e
di
probabilità
empirica
di
cui
è
capare
.
«
Faire
converger
toutes
les
lumières
de
la
science
vers
ce
grand
point
,
la
Vie
universelle
;
l
'
éclairer
dans
son
aspect
réel
;
établir
ses
rayonnements
immenses
et
montrer
qu
'
il
est
le
but
mystérieux
autour
du
quel
gravite
la
création
toute
entière
;
agrandir
ainsi
jusque
par
de
là
les
bornes
du
visible
le
domaine
de
l
'
existence
vitale
,
si
longtemps
confiné
à
l
'
atome
terrestre
;
déchirer
les
voiles
qui
nous
cachaient
le
règne
de
l
'
existence
à
la
surface
des
mondes
;
et
sur
la
vie
à
l
'
infini
répandue
permettre
à
la
pensée
de
planer
dans
son
auréole
glorieuse
;
c
'
est
là
,
selon
nous
,
un
problème
,
dont
la
solution
importe
à
notre
temps
»
.
Questo
è
lo
splendido
programma
al
quale
il
cosmologo
francese
ha
consacrato
il
suo
ingegno
e
la
sua
varia
coltura
.
Leggendo
le
sue
pagine
animate
da
calda
eloquenza
ed
ardenti
del
desiderio
dell
'
ignoto
,
si
è
tratti
ad
esclamare
coll
'
Ettore
virgiliano
:
Si
Pergama
dextra
Defendi
possent
,
certe
hoc
defensa
fuissent
Se
fosse
stato
possibile
dimostrare
la
esistenza
della
vita
e
dell
'
intelligenza
nei
globi
celesti
con
altri
argomenti
,
che
con
quelli
della
diretta
osservazione
,
nessuno
più
del
Flammarion
avrebbe
meritato
di
farlo
.
Ma
pur
troppo
è
da
confessare
che
,
quanto
a
risultati
di
osservazione
,
finora
abbiamo
poche
speranze
e
nessun
fatto
.
La
Luna
,
che
di
tutti
gli
astri
è
senza
paragone
il
più
prossimo
a
noi
,
e
nella
quale
oggetti
di
400
e
500
metri
di
diametro
sono
visibili
senza
troppa
difficoltà
nei
potenti
telescopi
del
tempo
moderno
,
la
Luna
non
ha
dato
fatti
,
e
non
dà
neppure
speranze
.
Più
la
si
esamina
,
e
più
si
ha
ragione
di
credere
,
che
sia
un
deserto
di
aride
rupi
,
privo
d
'
ogni
elemento
necessario
alla
vita
organica
.
Nè
fatti
,
nè
speranze
si
possono
avere
dallo
studio
della
superficie
di
Venere
,
che
fra
tutti
i
pianeti
è
quello
che
può
avvicinarsi
maggiormente
alla
Terra
.
La
sua
atmosfera
è
perpetuamente
ingombra
di
dense
nuvole
,
le
quali
finora
hanno
impedito
,
ed
impediranno
probabilmente
ancora
per
lunghi
secoli
(
se
non
per
sempre
)
di
conoscere
i
particolari
del
suo
corpo
solido
,
e
quanto
su
di
esso
avviene
.
Per
ragioni
non
dissimili
(
a
cui
si
aggiunge
la
grande
lontananza
)
nulla
avremo
a
sperare
in
quest
'
ordine
di
idee
dallo
studio
dei
grandi
pianeti
superiori
,
Giove
,
Saturno
,
Urano
,
e
Nettuno
.
Quanto
a
Mercurio
,
le
sue
osservazioni
sono
di
una
estrema
difficoltà
,
avviluppato
com
'
egli
è
di
continuo
nella
luce
del
Sole
;
tanto
,
che
solamente
negli
ultimi
anni
è
stato
possibile
discernervi
entro
qualche
macchia
con
sufficiente
frequenza
e
determinare
il
vero
periodo
della
sua
rotazione
.
Non
parliamo
nè
del
Sole
,
nè
delle
stelle
,
nè
delle
comete
,
nè
delle
nebule
;
tutti
corpi
,
dei
quali
la
costituzione
fisica
non
sembra
propria
alla
produzione
e
alla
conservazione
della
vita
,
almeno
nelle
forme
con
cui
noi
l
'
intendiamo
.
Tutte
le
nostre
speranze
si
sono
quindi
poco
a
poco
concentrate
su
Marte
il
solo
astro
che
possa
giustificarle
sino
ad
un
certo
punto
,
siccome
or
ora
si
vedrà
.
Tali
speranze
si
sono
accresciute
ed
hanno
raggiunto
anzi
presso
alcuni
un
grado
di
esaltazione
quasi
febbrile
,
dopo
che
un
esame
accurato
di
quel
pianeta
ha
fatto
scoprire
in
esso
alcuni
cambiamenti
,
e
un
sistema
di
misteriose
configurazioni
,
in
cui
con
un
po
'
di
buona
volontà
si
potrebbe
congetturare
piuttosto
il
lavoro
di
esseri
intelligenti
,
anzi
che
la
semplice
opera
delle
forze
naturali
inorganiche
.
L
'
ultima
grande
apparizione
di
Marte
ha
dato
origine
ad
espressioni
entusiastiche
di
tali
speranze
,
specialmente
presso
i
Nordamericani
;
i
quali
,
possedendo
nel
loro
Osservatorio
di
California
il
più
gran
cannocchiale
che
mai
sia
stato
costrutto
,
avrebbero
tutto
il
diritto
al
vanto
di
aver
scoperto
non
solo
un
nuovo
mondo
,
ma
anche
una
nuova
umanità
.
Ma
in
Francia
l
'
agitazione
delle
menti
ispirata
dal
Flammarion
ha
prodotto
effetti
anche
più
straordinari
:
ivi
con
tutta
serietà
sono
proposte
ingenti
somme
come
premio
a
chi
sarà
primo
a
dimostrare
,
per
mezzo
della
diretta
osservazione
,
che
esistono
in
alcuno
degli
astri
indizî
certi
di
esseri
intelligenti
.
In
America
poi
ed
in
Francia
si
sta
macchinando
la
costruzione
di
nuovi
telescopi
d
'
inusata
potenza
,
il
costo
dei
quali
si
conterà
per
milioni
.
Fra
tanti
segni
dei
tempi
questo
almeno
ci
dà
diritto
a
sperar
bene
dell
'
avvenire
.
L
'
ansietà
con
cui
molti
guardano
alle
tenebre
del
futuro
non
mi
sembra
in
ogni
parte
giustificata
.
Non
è
vero
che
l
'
età
presente
,
più
delle
passate
,
manchi
di
elevati
principi
e
di
aspirazioni
ideali
.
Il
secolo
decimonono
può
considerare
con
orgoglio
quello
che
ha
fatto
;
il
suo
posto
negli
annali
del
progresso
umano
non
sarà
senza
gloria
.
A
costo
d
'
incredibili
fatiche
e
di
eroici
sacrifizi
esso
ha
compiuto
ormai
l
'
esplorazione
di
tutta
la
superficie
terrestre
,
sulle
cui
carte
non
restano
che
poche
lacune
.
Penetrando
nelle
viscere
del
nostro
pianeta
,
ha
mostrato
la
storia
delle
trasformazioni
a
cui
fu
soggetto
,
ed
ha
rievocato
dal
loro
sepolcro
le
infinite
generazioni
che
lo
popolarono
per
milioni
di
anni
.
Coll
'
investigazione
archeologica
,
collo
studio
dell
'
etnografia
e
della
filologia
ha
ritrovato
i
veri
titoli
di
nobiltà
del
genere
umano
,
e
fatto
risorgere
alla
luce
del
giorno
i
primi
prodotti
delle
sue
civiltà
.
Con
estese
associazioni
di
pazienti
e
di
instancabili
osservatori
ha
iniziato
lo
studio
dell
'
atmosfera
,
e
delle
sue
leggi
,
che
sarà
uno
dei
grandi
problemi
del
secolo
XX
.
Ma
tutto
questo
non
gli
è
bastato
;
e
dopo
aver
proseguito
energicamente
nello
studio
dei
cieli
,
della
materia
,
e
delle
forze
naturali
l
'
opera
dei
secoli
anteriori
e
fondata
la
chimica
degli
astri
,
di
cui
prima
pareva
follia
parlare
;
ora
aspira
a
più
alta
meta
,
e
ansiosamente
comincia
a
spiare
,
se
qualche
voce
di
simpatia
e
di
fratellanza
non
ci
possa
venir
dalle
profondità
cosmiche
;
e
per
ottenerne
indizio
è
pronto
a
spender
per
un
solo
telescopio
più
somme
,
di
quante
ne
abbian
spese
in
favore
della
scienza
pura
tutti
i
secoli
precedenti
insieme
considerati
.
Ecco
uno
,
un
solo
dei
tanti
aspetti
nobili
,
moralmente
grandiosi
,
poetici
,
sotto
cui
si
presenterà
alla
posterità
imparziale
quel
secolo
,
che
allo
spettatore
unilaterale
sembra
essere
per
eccellenza
il
secolo
della
prosa
,
dell
'
egoismo
,
della
meccanica
brutale
,
dei
godimenti
materiali
.
Noi
siamo
migliori
di
quello
che
crediamo
essere
!
La
stessa
difficoltà
che
proviamo
ad
esser
contenti
e
soddisfatti
di
noi
medesimi
,
è
un
segno
di
progresso
e
di
forza
.
Ma
torniamo
al
nostro
argomento
.
II
.
Nella
scala
delle
orbite
planetarie
,
la
Terra
occupa
,
a
partir
dal
Sole
,
il
terzo
posto
e
Marte
il
quarto
.
L
'
orbita
di
Marte
comprende
quindi
dentro
di
sè
l
'
orbita
della
Terra
;
ed
è
di
essa
più
grande
nel
rapporto
di
circa
3
a
2
.
Ambedue
le
orbite
sono
di
forma
leggermente
ovale
,
ma
così
per
l
'
una
come
per
l
'
altra
la
differenza
fra
il
più
grande
e
il
più
piccolo
diametro
è
relativamente
trascurabile
:
in
altre
parole
,
la
differenza
di
queste
orbite
da
un
circolo
perfetto
è
assai
poca
,
tanto
che
occorrebbero
disegni
in
molto
grande
scala
per
renderla
sensibile
a
misure
fatte
col
compasso
.
Il
Sole
non
si
trova
nel
centro
nè
dell
'
una
,
nè
dell
'
altra
,
e
questo
difetto
di
centratura
è
assai
maggiore
per
Marte
che
per
la
Terra
.
La
Terra
gira
intorno
al
Sole
in
ragione
di
30
chilometri
per
minuto
secondo
;
Marte
in
ragione
di
24
chilometri
.
Essendo
questi
più
lento
,
e
dovendo
percorrere
un
circolo
più
grande
,
impiega
,
a
far
il
suo
giro
completo
intorno
al
Sole
,
687
giorni
,
quasi
il
doppio
dei
365
che
impiega
la
Terra
a
fare
il
proprio
.
Quindi
appare
subito
manifesta
la
ragione
per
cui
così
di
raro
Marte
rifulge
in
tutto
il
suo
splendore
.
Movendosi
i
due
astri
intorno
al
Sole
in
periodi
così
differenti
,
per
lo
più
si
troveranno
in
parti
molto
distanti
dello
spazio
celeste
,
e
soltanto
saranno
vicini
,
quando
l
'
uno
e
l
'
altro
giaceranno
nella
medesima
direzione
a
partir
dal
sole
.
Trovandosi
allora
i
tre
corpi
(
Sole
,
Terra
,
Marte
)
in
linea
retta
,
e
la
Terra
(
come
quella
che
è
più
vicina
al
Sole
)
occupando
il
posto
di
mezzo
,
allo
spettatore
terrestre
,
Marte
ed
il
Sole
appariranno
in
plaghe
opposte
al
cielo
;
e
questo
intendono
dire
gli
astronomi
quando
parlano
di
Marte
in
opposizione
col
Sole
.
Le
epoche
adunque
in
cui
Marte
si
presenta
a
noi
più
vicino
,
sono
quelle
delle
opposizioni
,
le
quali
ricorrono
ad
intervalli
di
circa
ventisei
mesi
,
o
780
giorni
.
Ma
non
in
tutte
le
opposizioni
Marte
giunge
ad
avvicinarsi
alla
Terra
in
egual
misura
.
Mentre
l
'
orbita
della
Terra
è
quasi
esattamente
centrata
sul
Sole
,
quella
di
Marte
è
invece
notabilmente
eccentrica
:
la
loro
proporzione
e
disposizione
può
vedersi
rappresentata
nella
figura
qui
a
lato
,
dove
S
rappresenta
il
Sole
,
il
circolo
minore
è
quello
della
Terra
,
il
maggiore
quello
di
Marte
.
Ora
si
vede
subito
,
che
quando
i
due
pianeti
si
avvicinano
fra
loro
nella
parte
più
serrata
dell
'
intervallo
fra
le
due
orbite
,
la
Terra
essendo
in
T
e
Marte
in
M
,
si
ha
il
massimo
avvicinamento
possibile
,
siccome
(
con
poca
differenza
)
è
accaduto
nel
1877
e
nel
1892
,
e
di
nuovo
accadrà
nel
1909
.
Queste
,
che
ricorrono
ad
intervalli
alternati
di
15
e
di
17
anni
,
diconsi
le
grandi
opposizioni
.
Marte
allora
è
veramente
stupendo
a
considerare
coll
'
occhio
nudo
,
ma
più
ancora
col
telescopio
.
Tuttavia
anche
in
tale
favorevolissima
posizione
il
suo
diametro
apparente
non
supera
la
settantacinquesima
parte
del
diametro
apparente
del
Sole
o
della
Luna
:
così
che
occorre
un
telescopio
amplificante
75
volte
perchè
in
esso
Marte
si
presenti
come
la
Luna
all
'
occhio
nudo
.
Ma
nelle
comuni
opposizioni
non
si
arriva
neppure
a
tanto
:
e
quando
i
due
pianeti
occupano
i
punti
designati
sulla
figura
con
T
'
M
'
,
la
minima
loro
distanza
T
'
M
'
è
quasi
doppia
della
TM
.
In
queste
opposizioni
meno
fortunate
il
massimo
diametro
apparente
a
cui
Marte
può
arrivare
non
supera
1/150
del
diametro
lunare
,
ed
è
necessario
amplificarlo
150
volte
per
vederlo
come
la
Luna
ad
occhio
nudo
.
La
sua
superficie
apparente
e
la
sua
luce
sono
allora
soltanto
il
quarto
di
quella
che
si
vede
nelle
grandi
opposizioni
.
Non
conviene
dunque
illudersi
su
questi
,
che
abbiam
chiamato
avvicinamenti
di
Marte
alla
Terra
;
sono
vicinanze
relative
,
e
la
Luna
,
che
pure
dista
da
noi
trenta
diametri
del
globo
terrestre
,
ha
ancora
su
Marte
un
grandissimo
vantaggio
.
Il
2
Settembre
1877
e
il
6
Agosto
1892
,
giorni
delle
ultime
grandi
opposizioni
,
ebbe
luogo
la
minima
distanza
possibile
del
pianeta
,
che
fu
di
quasi
57
milioni
di
chilometri
e
di
146
volte
la
distanza
della
Luna
.
Mentre
adunque
in
questa
un
telescopio
di
mediocre
potenza
è
capace
di
rilevare
montagne
,
valli
,
circhi
e
crateri
senza
numero
ed
un
'
infinità
di
altri
particolari
topografici
(
)
,
ben
altro
potere
ottico
sarà
necessario
,
perchè
si
possano
vedere
distintamente
in
Marte
anche
soltanto
le
configurazioni
delle
macchie
principali
.
L
'
esperienza
ha
fatto
vedere
che
non
è
difficile
di
rilevar
nella
Luna
,
col
soccorso
dei
maggiori
telescopi
,
un
oggetto
rotondeggiante
di
mezzo
chilometro
di
diametro
,
o
una
striscia
di
200
metri
di
larghezza
.
In
Marte
si
può
arrivare
a
distinguere
come
punto
un
oggetto
rotondeggiante
di
60
a
70
chilometri
di
diametro
,
e
come
linea
sottile
una
striscia
di
30
chilometri
di
larghezza
.
Il
corso
di
un
fiume
come
il
Po
sarebbe
facile
a
distinguersi
nella
Luna
su
quasi
tutta
la
sua
lunghezza
,
ma
nessuno
dei
maggiori
fiumi
della
Terra
riuscirebbe
a
noi
visibile
in
Marte
.
E
mentre
nella
Luna
una
città
come
Milano
(
od
anche
soltanto
Pavia
)
sarebbe
già
un
oggetto
ben
vidibile
a
noi
,
in
Marte
non
potremmo
sperare
di
vedere
neppure
Parigi
e
Londra
,
ed
appena
con
molta
attenzione
sarebbe
possibile
distinguervi
isole
rotondeggianti
della
grandezza
di
Majorca
,
od
isole
allungate
,
grandi
come
Candia
e
Cipro
.
Non
farà
dunque
meraviglia
,
che
Galileo
,
i
cui
telescopi
non
superarono
mai
l
'
amplificazione
di
30
diametri
,
non
abbia
potuto
fare
in
Marte
alcuna
scoperta
.
Primo
ad
osservare
con
qualche
sicurezza
le
macchie
di
questo
pianeta
fu
il
celebre
Ugenio
,
che
le
vide
coll
'
aiuto
di
telescopi
lavorati
da
lui
stesso
,
assai
più
perfetti
e
più
grandi
di
quelli
di
Galileo
(
1656-1659
)
.
Pochi
anni
dopo
,
Domenico
Cassini
a
Bologna
(
1666
)
non
solo
riconobbe
diverse
macchie
,
ma
dal
loro
rapido
spostarsi
sul
disco
fu
condotto
a
scoprire
la
rotazione
del
pianeta
intorno
ad
un
asse
obliquo
,
a
similitudine
della
Terra
:
dalla
qual
rotazione
definì
la
durata
in
24
ore
e
40
minuti
.
I
telescopi
usati
da
Cassini
erano
lavorati
in
Roma
dal
più
celebre
artefice
ottico
di
quei
tempi
,
Giuseppe
Campani
,
i
cui
lavori
godettero
di
un
incontrastabile
primato
per
quasi
cent
'
anni
,
fino
a
che
per
opera
di
Short
,
di
Dollond
e
di
Herschel
tale
vanto
passò
per
qualche
tempo
all
'
Inghilterra
.
E
con
telescopi
di
Campani
fece
Bianchini
in
Verona
nel
1719
i
primi
disegni
alquanto
accurati
delle
macchie
di
Marte
,
scoprendo
in
esse
particolari
abbastanza
difficili
,
quale
per
esempio
la
sottile
penisola
che
nella
carta
annessa
porta
il
nome
di
Hesperia
.
Verso
la
fine
del
secolo
scorso
Herschel
e
Schroeter
dallo
studio
delle
candide
macchie
polari
del
pianeta
dedussero
l
'
obliquità
del
suo
asse
di
rotazione
rispetto
al
piano
dell
'
orbita
,
quell
'
angolo
,
cioè
,
che
per
la
Terra
costituisce
l
'
obliquità
dell
'
eclittica
,
ed
è
poco
diverso
nell
'
uno
e
nell
'
altro
pianeta
.
Così
fu
determinato
anche
per
i
due
emisferi
di
Marte
il
corso
periodico
delle
stagioni
,
e
la
legge
delle
variazioni
dei
climi
,
che
tanta
analogia
mostrano
con
le
nostre
.
Tutte
queste
osservazioni
però
non
erano
sufficienti
a
dare
una
descrizione
completa
della
superficie
di
Marte
.
Come
vero
fondatore
dell
'
Areografia
(
)
dobbiamo
considerare
il
tedesco
Maedler
,
il
quale
nel
1830
,
valendosi
di
un
perfettissimo
telescopio
di
Fraunhofer
(
celebre
ottico
di
Monaco
,
per
cui
opera
il
primato
nella
costruzione
dei
telescopi
passò
verso
il
1820
alla
Germania
)
,
vide
e
descrisse
le
macchie
del
pianeta
incomparabilmente
meglio
che
tutti
gli
astronomi
anteriori
.
Maedler
fu
il
primo
a
determinare
con
misure
bene
ordinate
la
posizione
di
un
certo
numero
di
punti
principali
sulla
superficie
di
Marte
rispetto
all
'
equatore
e
ad
un
primo
meridiano
,
che
è
quello
notato
zero
sull
'
annessa
carta
.
Ordinando
rispetto
a
questi
punti
le
diverse
particolarità
topografiche
riuscì
a
costruire
la
prima
carta
areografica
:
la
quale
,
comechè
ancora
incompleta
e
necessariamente
limitata
a
poche
macchie
principali
,
è
tuttavia
monumento
onorevole
della
sua
cura
e
diligenza
,
e
rappresenta
per
la
descrizione
di
Marte
quello
che
2000
anni
fa
la
carta
di
Eratostene
fu
per
la
geografia
terrestre
.
Questa
carta
per
più
di
30
anni
fu
non
soltanto
la
migliore
,
ma
anzi
l
'
unica
;
e
soltanto
verso
il
1860
si
cominciò
a
fare
nello
studio
del
pianeta
qualche
progresso
ulteriore
,
specialmente
per
le
osservazioni
di
Secchi
,
Dawes
,
Kaiser
,
e
Lockyer
.
Da
quell
'
epoca
e
specialmente
a
partire
dalla
grande
opposizione
del
1862
quei
progressi
si
vennero
accelerando
,
ed
a
ciò
contribuirono
non
poco
i
grandissimi
telescopi
,
che
negli
ultimi
tempi
gli
ottici
,
specialmente
quelli
d
'
America
,
hanno
imparato
a
costruire
(
)
.
Dalla
comparazione
di
tutte
le
nuove
ed
antiche
osservazioni
risultò
come
primo
fatto
importante
,
che
la
forma
e
disposizione
delle
macchie
del
pianeta
è
invariabile
nei
suoi
tratti
principali
,
com
'
è
sulla
Terra
la
distribuzione
dei
mari
e
della
parte
asciutta
.
Noi
possiamo
,
per
esempio
,
riconoscere
nei
disegni
di
Ugenio
(
1659
)
il
golfo
appellato
Gran
Sirte
(
vedi
l
'
annessa
carta
)
;
nei
disegni
di
Maraldi
(
1704
)
il
Mare
Cimmerio
e
il
Mare
delle
Sirene
;
nei
disegni
di
Bianchini
(
1719
)
il
Mare
Tirreno
e
la
penisola
Esperia
.
Anche
le
posizioni
dei
punti
principali
determinate
da
Maedler
(
1830
)
,
da
Kaiser
(
1862
)
e
da
me
(
1877-1879
)
si
accordano
fra
loro
in
modo
da
escludere
affatto
l
'
idea
di
Schroeter
,
che
le
macchie
di
Marte
siano
nuvole
o
formazioni
atmosferiche
transitorie
,
come
certamente
sono
quelle
di
Giove
e
di
Saturno
.
Marte
ha
dunque
una
topografia
stabile
,
come
la
Terra
e
la
Luna
,
e
per
quanto
si
può
sapere
,
anche
Mercurio
.
Tale
stabilità
si
ravvisa
tuttavia
per
Marte
soltanto
nelle
forme
generali
,
e
non
si
estende
agli
ultimi
particolari
.
Osservazioni
continuate
han
posto
fuor
d
'
ogni
dubbio
negli
ultimi
tempi
che
molte
regioni
mutano
di
colore
fra
certi
limiti
,
secondo
la
stagione
che
domina
su
quei
luoghi
,
e
secondo
l
'
inclinazione
,
con
cui
sono
percossi
dai
raggi
solari
.
Tali
mutazioni
di
colori
hanno
certamente
luogo
anche
per
molte
parti
della
Terra
,
e
sarebbero
visibili
ad
uno
spettatore
collocato
in
Marte
.
Ma
si
osserva
in
questo
una
cosa
,
che
certamente
sulla
Terra
non
ha
luogo
:
i
contorni
delle
grandi
macchie
possono
subire
cioè
leggiere
mutazioni
,
piccole
rispetto
alle
dimensioni
delle
macchie
stesse
,
ma
pur
tuttavia
abbastanza
grandi
per
rendersi
cospicue
anche
a
noi
.
Anche
questi
contorni
non
sono
sempre
ugualmente
ben
definiti
.
Molte
minutissime
particolarità
si
vedono
meglio
in
certe
epoche
,
e
meno
bene
in
certe
altre
;
e
possono
da
un
tempo
all
'
altro
anche
variar
d
'
aspetto
e
di
forma
,
senza
che
tuttavia
si
possa
concepire
alcun
dubbio
sulla
loro
identità
.
E
finalmente
è
da
notare
,
che
Marte
ha
un
'
atmosfera
abbastanza
densa
,
ed
una
propria
meteorologia
,
come
sarà
spiegato
più
innanzi
.
Tutte
queste
variazioni
annunziano
un
sistema
grandioso
di
processi
naturali
,
che
conferisce
allo
studio
di
Marte
un
interesse
molto
più
grande
di
quello
che
deriverebbe
dal
semplice
studio
topografico
di
una
superficie
immutabile
ed
inerte
,
come
sembra
esser
quella
della
Luna
.
Insomma
il
pianeta
non
è
un
deserto
di
arido
sasso
;
esso
vive
,
e
la
sua
vita
si
manifesta
alla
superficie
con
un
insieme
molto
complicato
di
fenomeni
,
ed
una
parte
di
questi
fenomeni
si
sviluppa
su
scala
abbastanza
grande
per
riuscire
osservabile
agli
abitatori
della
Terra
.
Vi
è
in
Marte
un
mondo
intiero
di
cose
nuove
da
studiare
,
eminentemente
proprie
a
destare
la
curiosità
degli
osservatori
e
dei
filosofi
,
le
quali
daranno
da
lavorare
a
molti
telescopi
per
molti
anni
,
e
saranno
un
grande
impulso
al
perfezionamento
dell
'
Ottica
.
Tale
è
la
varietà
e
la
complicazione
dei
fenomeni
,
che
soltanto
uno
studio
completo
e
paziente
potrà
rischiarare
le
leggi
secondo
cui
quelli
si
producono
,
e
condurre
a
conclusioni
sicure
e
definite
sulla
costituzione
fisica
di
un
mondo
tanto
analogo
al
nostro
sotto
certi
rispetti
,
e
pur
sotto
altri
tanto
diverso
.
Non
si
creda
tuttavia
di
poter
accedere
a
questo
studio
così
attraente
senza
aiuto
ottico
proporzionato
alla
difficoltà
della
cosa
.
La
sempre
grande
distanza
del
pianeta
,
e
la
piccolezza
relativa
(
)
del
medesimo
non
permettono
di
usare
con
molto
frutto
amplificazioni
inferiori
a
200
e
300
,
nè
telescopi
di
lente
obbiettiva
inferiore
in
diametro
a
20
centimetri
:
questo
nelle
grandi
opposizioni
,
come
quelle
del
1877
e
del
1892
.
Ma
nelle
opposizioni
meno
favorevoli
(
ed
in
quelle
appunto
suole
Marte
dispiegare
i
suoi
fenomeni
più
curiosi
)
lo
studio
dei
più
delicati
particolari
non
si
può
far
bene
con
amplificazioni
minori
di
500
e
600
diametri
,
quali
si
possono
avere
soltanto
da
telescopi
dell
'
apertura
di
40
centimetri
o
più
.
Le
due
carte
annesse
sono
state
fatte
appunto
con
istrumenti
della
forza
che
ho
detto
.
L
'
emisfero
australe
,
il
quale
a
causa
dell
'
inclinato
asse
di
Marte
suole
presentarsi
meglio
alla
nostra
vista
nelle
grandi
opposizioni
,
che
nelle
altre
,
è
stato
rilevato
principalmente
negli
anni
1877-1879
,
con
un
telescopio
di
22
centimetri
d
'
apertura
.
Ma
per
l
'
emisfero
boreale
,
che
si
presenta
in
prospettiva
conveniente
soltanto
nelle
opposizioni
meno
favorevoli
,
si
è
potuto
negli
anni
1888
e
1890
approfittare
di
un
istrumento
molto
più
grande
,
il
cui
vetro
obbiettivo
ha
49
centimetri
di
diametro
,
e
permette
di
spingere
l
'
amplificazione
di
Marte
fino
a
500
e
650
.
Non
senza
qualche
interesse
vedrà
il
lettore
rappresentato
nell
'
annessa
pagina
quest
'
ultimo
istrumento
,
il
più
potente
che
sia
uscito
delle
officine
di
Germania
.
La
sua
collocazione
a
Brera
fu
decretata
dal
Re
e
dal
Parlamento
nel
1878;
ogni
volta
che
lo
consideriamo
esso
richiama
a
noi
la
memoria
di
quell
'
uomo
non
facilmente
dimenticabile
,
che
fu
Quintino
Sella
,
ai
cui
uffici
la
Specola
di
Milano
deve
questo
suo
principale
ornamento
.
La
lente
obbiettiva
,
lavorata
in
Monaco
da
Merz
successore
di
Fraunhofer
,
ha
49
centimetri
di
diametro
nella
parte
libera
;
la
macchina
che
porta
il
telescopio
e
permette
di
dirigere
con
tutta
facilità
in
cinque
minuti
la
gran
mole
verso
qualunque
plaga
del
cielo
,
è
un
vero
prodigio
della
meccanica
moderna
e
fu
lavorata
in
Amburgo
dai
fratelli
Repsold
.
La
sua
parte
mobile
(
che
son
parecchie
tonnellate
di
metallo
)
può
essere
mossa
dalla
pressione
di
un
dito
ed
aggiustato
su
qualunque
astro
colla
stessa
esattezza
che
si
potrebbe
ottenere
per
il
più
delicato
microscopio
.
Un
meccanismo
d
'
orologio
la
porta
in
giro
insieme
al
cielo
intorno
all
'
asse
del
mondo
,
per
guisa
,
che
diretto
il
telescopio
ad
un
astro
,
segue
di
questo
la
rivoluzione
diurna
,
e
l
'
astro
appare
immobile
nel
campo
telescopico
per
tutto
il
tempo
che
si
vuole
.
I
molti
organi
sussidiari
,
che
si
veggono
nella
parte
inferiore
del
tubo
a
portata
dell
'
osservatore
,
servono
alle
diverse
specie
di
operazioni
,
che
con
questo
strumento
si
devono
compiere
.
È
questo
il
massimo
dei
telescopi
esistenti
in
Italia
(
)
ma
otto
o
dieci
altri
di
esso
maggiori
sono
stati
costrutti
o
si
stanno
costruendo
in
diverse
parti
.
Fra
tutti
giganteggia
quello
dell
'
Osservatorio
di
California
,
eretto
sulla
cima
del
Monte
Hamilton
,
presso
S
.
Francisco
per
legato
di
James
Lick
,
ricco
negoziante
,
che
in
tal
modo
volle
assicurata
presso
i
posteri
la
sua
memoria
.
L
'
obbiettivo
di
questo
colosso
dell
'
ottica
moderna
ha
91
1/2
centimetri
di
diametro
,
e
da
sè
solo
è
costato
l
'
egregia
somma
di
50
mila
dollari
(
275000
lire
a
un
dipresso
)
.
Tutto
l
'
istrumento
è
,
nella
sua
generale
disposizione
,
poco
dissimile
da
quello
che
qui
sopra
fu
descritto
,
ma
è
due
volte
più
grande
in
ogni
dimensione
.
Ma
fra
non
molto
il
telescopio
Californiano
sarà
superato
da
un
altro
,
per
il
quale
già
si
hanno
fusi
i
vetri
in
America
:
questo
avrà
non
meno
di
102
centimetri
d
'
apertura
,
ed
il
suo
costo
è
calcolato
in
200
mila
dollari
(1.100.000
lire
)
.
E
sarà
collocato
,
non
già
nei
climi
variabili
della
nostra
zona
temperata
,
e
tanto
meno
poi
in
mezzo
al
fumo
e
alla
luce
elettrica
di
una
città
grande
;
ma
sopra
una
mediocre
elevazione
delle
Ande
peruviane
,
in
un
clima
sereno
,
di
aria
tranquilla
e
temperata
,
benchè
posto
nella
zona
torrida
.
Quanto
al
telescopio
di
tre
metri
di
diametro
che
si
vuoi
preparare
in
Francia
per
l
'
esposizione
del
1900
,
e
sul
quale
già
si
è
mosso
tanto
rumore
,
aspetteremo
a
parlarne
quando
sarà
fatto
.
Non
ha
da
essere
un
telescopio
a
vetri
,
come
i
precedenti
,
ma
un
telescopio
riflettore
nel
quale
la
lente
obbiettiva
sarà
surrogata
da
un
grande
specchio
.
Senza
dubbio
,
la
maggior
facilità
e
la
minore
spesa
di
questa
maniera
di
telescopio
permetterà
di
raggiungere
dimensioni
molto
maggiori
che
colle
lenti
di
vetro
:
anzi
esistono
già
in
Inghilterra
ed
in
Francia
parecchi
di
tali
strumenti
da
uno
a
due
metri
di
diametro
,
i
quali
prestano
utillissimi
servizi
in
molte
ricerche
e
segnatamente
in
tutte
quelle
che
richiedono
gran
copia
di
luce
senza
molto
riguardo
alla
precisione
dell
'
immagine
ottica
:
per
esempio
nello
studio
del
calore
lunare
e
nella
chimica
celeste
.
Ma
quanto
a
visione
distinta
,
gli
specchi
di
grande
dimensione
finora
si
son
dimostrati
troppo
inferiori
alle
lenti
di
corrispondente
potenza
:
e
riguardo
all
'
esplorazione
dei
mondi
planetari
non
sarà
permesso
di
fondare
sul
futuro
telescopio
di
Parigi
molto
grandi
speranze
.
III
.
Già
i
primi
Astronomi
,
che
studiarono
Marte
col
telescopio
,
ebbero
occasione
di
notare
sul
contorno
del
suo
disco
due
macchie
bianco
-
splendenti
di
forma
rotondeggiante
e
di
estensione
variabile
.
In
progresso
di
tempo
fu
osservato
,
che
mentre
le
macchie
comuni
di
Marte
si
spostano
rapidamente
in
conseguenza
della
sua
rotazione
diurna
,
mutando
in
poche
ore
di
posizione
e
di
prospettiva
;
quelle
due
macchie
bianche
rimangono
sensibilmente
immobili
al
loro
posto
.
Si
concluse
giustamente
da
questo
,
dover
esse
occupare
i
poli
di
rotazione
del
pianeta
,
o
almeno
trovarsi
molto
prossime
a
quei
poli
.
Perciò
furono
designate
col
nome
di
macchie
o
calotte
polari
.
E
non
senza
fondamento
si
è
congetturato
,
dover
esse
rappresentare
per
Marte
quelle
immense
congerie
di
nevi
e
di
ghiacci
,
che
ancor
oggi
impediscono
ai
navigatori
di
giungere
ai
poli
della
terra
.
A
ciò
conduce
non
solo
l
'
analogia
d
'
aspetto
e
di
luogo
,
ma
anche
un
'
altra
osservazione
importante
.
Come
è
noto
dai
principî
di
cosmografia
,
l
'
asse
della
terra
è
inclinato
sul
piano
dell
'
orbe
che
essa
descrive
intorno
al
sole
;
l
'
equatore
pertanto
non
coincide
al
piano
di
detto
orbe
,
ma
è
inclinato
rispetto
ad
esso
piano
dell
'
angolo
di
23
1/2
gradi
,
detto
l
'
obliquità
dello
zodiaco
o
dell
'
eclittica
.
Ed
è
noto
pure
,
come
da
questa
semplice
e
quasi
accidentale
circostanza
tragga
origine
una
varietà
di
fatti
,
che
sono
del
più
grande
influsso
sui
climi
dei
diversi
paesi
,
producendo
l
'
estate
e
l
'
inverno
,
e
la
diversa
durata
dei
giorni
e
delle
notti
.
Ora
lo
stesso
precisamente
avviene
in
Marte
.
Il
suo
equatore
è
inclinato
rispetto
al
piano
dell
'
orbita
di
quasi
25
gradi
;
e
da
tal
disposizione
ha
origine
la
stessa
vicenda
delle
stagioni
e
dell
'
irradiamento
solare
,
la
stessa
varietà
di
climi
e
di
giorni
,
che
ha
luogo
sulla
Terra
.
Marte
ha
dunque
le
sue
zone
climatiche
,
i
suoi
equinozi
e
i
suoi
solstizi
,
e
simili
vicende
d
'
illuminazione
.
Per
quanto
concerne
la
durata
dei
giorni
e
delle
notti
il
parallelismo
è
quasi
completo
nella
zona
torrida
e
nelle
temperate
:
perchè
mentre
il
giorno
terrestre
solare
è
di
24
ore
,
il
giorno
solare
di
Marte
è
di
24
ore
e
quaranta
minuti
prossimamente
.
Circa
l
'
andamento
delle
stagioni
e
delle
lunghe
giornate
e
notti
del
polo
vi
è
questa
differenza
,
che
le
nostre
stagioni
durano
tre
mesi
ciascuna
,
quelle
di
Marte
hanno
una
durata
poco
men
che
doppia
,
di
171
giorni
in
media
:
e
i
giorni
e
le
notti
del
polo
,
che
presso
di
noi
sono
di
sei
mesi
a
un
dipresso
in
Marte
durano
per
un
medio
undici
mesi
(
)
.
Tal
differenza
è
dovuta
a
questo
principalmente
,
che
l
'
anno
di
Marte
è
di
687
giorni
terrestri
,
mentre
il
nostro
è
di
soli
365
.
Così
stando
le
cose
,
è
manifesto
,
che
se
le
suddette
macchie
bianche
polari
di
Marte
rappresentano
nevi
e
ghiacci
,
dovranno
andar
decrescendo
di
ampiezza
col
sopravvenire
dell
'
estate
in
quei
luoghi
,
ed
accrescersi
durante
l
'
inverno
.
Or
questo
appunto
si
osserva
nel
modo
più
evidente
.
Nel
secondo
semestre
dell
'
anno
decorso
1892
fu
in
prospetto
la
calotta
del
polo
australe
;
durante
quell
'
intervallo
,
e
specialmente
nei
mesi
di
Luglio
e
d
'
Agosto
,
anche
osservando
con
cannocchiali
affatto
comuni
era
chiarissima
di
settimana
in
settimana
la
sua
rapida
diminuzione
;
quelle
nevi
(
ora
ben
possiamo
chiamarle
tali
)
,
che
da
principio
giungevano
fino
al
70.°
parallelo
di
latitudine
,
e
formavano
una
calotta
di
oltre
2000
chilometri
di
diametro
,
si
vennero
progressivamente
ritraendo
al
punto
,
che
due
o
tre
mesi
dopo
pochissimo
più
ne
rimaneva
,
una
estensione
di
forse
300
chilometri
al
maximum
;
e
anche
meno
se
ne
vede
adesso
,
negli
ultimi
giorni
del
1892
.
In
questi
mesi
l
'
emisfero
australe
di
Marte
ebbe
la
sua
estate
;
il
solstizio
estivo
essendo
avvenuto
il
13
Ottobre
.
Corrispondentemente
ha
dovuto
accrescersi
la
massa
delle
nevi
intorno
al
polo
boreale
;
ma
il
fatto
non
fu
osservabile
,
trovandosi
quel
polo
nell
'
emisfero
di
Marte
opposto
a
quello
che
riguarda
la
Terra
.
Lo
squagliarsi
delle
nevi
boreali
è
stato
invece
osservabile
negli
anni
1882
,
1884
,
1886
.
Queste
osservazioni
del
crescere
e
decrescere
alterno
delle
nevi
polari
,
abbastanza
facili
anche
con
cannocchiali
di
mediocre
potenza
,
diventano
molto
più
interessanti
ed
istruttive
,
quando
se
ne
seguano
assiduamente
le
vicende
nei
più
minuti
particolari
,
usando
di
strumenti
maggiori
.
Si
vede
allora
lo
strato
nevoso
sfaldarsi
successivamente
agli
orli
;
buchi
neri
e
larghe
fessure
formarsi
nel
suo
interno
;
grandi
pezzi
isolati
,
lunghi
e
larghi
molte
miglia
staccarsi
dalla
massa
principale
,
e
sparire
sciogliendosi
poco
dopo
.
Si
vedono
insomma
presentarsi
qui
d
'
un
colpo
d
'
occhio
quelle
divisioni
e
quei
movimenti
dei
campi
ghiacciati
,
che
succedono
durante
l
'
estate
delle
nostre
regioni
artiche
secondo
le
descrizioni
degli
esploratori
.
Le
nevi
australi
offrono
questa
particolarità
,
che
il
centro
della
loro
figura
irregolarmente
rotondeggiante
non
cade
proprio
sul
polo
,
ma
in
un
altro
punto
,
che
è
sempre
press
'
a
poco
il
medesimo
,
e
dista
dal
polo
di
circa
300
chilometri
nella
direzione
del
Mare
Eritreo
.
Da
questo
deriva
,
che
quando
l
'
estensione
delle
nevi
è
ridotta
ai
minimi
termini
,
il
polo
australe
di
Marte
ne
rimane
scoperto
;
e
quindi
forse
il
problema
di
raggiungerlo
è
su
quel
pianeta
più
facile
che
sulla
Terra
.
Le
nevi
australi
sono
in
mezzo
di
una
gran
macchia
oscura
,
che
colle
sue
ramificazioni
occupa
circa
un
terzo
di
tutta
la
superficie
di
Marte
,
e
si
suppone
rappresenti
l
'
Oceano
principale
di
esso
.
Se
questo
è
,
l
'
analogia
con
le
nostre
nevi
artiche
ed
antartiche
si
può
dire
completa
,
e
specialmente
colle
antartiche
.
La
massa
delle
nevi
boreali
di
Marte
è
invece
centrata
quasi
esattamente
sul
polo
;
essa
è
collocata
nelle
regioni
di
color
giallo
,
che
soglionsi
considerare
come
i
continenti
del
pianeta
.
Da
ciò
nascono
fenomeni
singolari
,
che
non
hanno
sulla
Terra
alcun
confronto
.
Allo
squagliarsi
delle
nevi
accumulate
su
quel
polo
durante
la
lunghissima
notte
di
dieci
mesi
e
più
,
le
masse
liquide
prodotte
in
tale
operazione
si
diffondono
sulla
circonferenza
della
regione
nevata
,
convertendo
in
mare
temporaneo
una
larga
zona
di
terreno
circostante
;
e
riempiendo
tutte
le
regioni
più
basse
producono
una
gigantesca
inondazione
,
la
quale
ad
alcuni
osservatori
diede
motivo
di
supporre
in
quella
parte
un
altro
Oceano
,
che
però
in
quel
luogo
non
esiste
,
almeno
come
mare
permanente
.
Vedesi
allora
(
l
'
ultima
occasione
a
ciò
opportuna
fu
nel
1884
)
la
macchia
bianca
delle
nevi
circondata
da
una
zona
oscura
,
la
quale
segue
il
perimetro
delle
nevi
nella
loro
progressiva
diminuzione
,
e
va
con
esso
restringendosi
sopra
una
circonferenza
sempre
più
angusta
.
Questa
zona
si
ramifica
dalla
parte
esterna
con
strisce
oscure
,
le
quali
occupano
tutta
la
regione
circostante
,
e
sembrano
essere
i
canali
distributori
,
per
cui
le
masse
liquide
ritornano
alle
loro
sedi
naturali
.
Nascono
in
quelle
parti
laghi
assai
estesi
,
come
quello
segnato
sulla
carta
col
nome
di
Lacus
Hyperboreus
;
il
vicino
mare
interno
detto
Mare
Acidalio
,
diventa
più
nero
e
più
appariscente
.
Ed
è
a
ritenere
come
cosa
assai
probabile
,
che
lo
scolo
di
queste
nevi
liquefatte
sia
la
causa
che
determina
principalmente
lo
stato
idrografico
del
pianeta
,
e
le
vicende
che
nel
suo
aspetto
periodicamente
si
osservano
.
Qualche
cosa
di
simile
si
vedrebbe
sulla
Terra
,
quando
uno
dei
nostri
poli
venisse
a
collocarsi
subitamente
nel
centro
dell
'
Asia
o
dell
'
Africa
.
Come
stanno
oggi
le
cose
,
possiamo
trovare
un
'
immagine
microscopica
di
questi
fatti
nel
gonfiarsi
che
si
osserva
dei
nostri
torrenti
allo
sciogliersi
dei
nevai
alpini
.
I
viaggiatori
delle
regioni
artiche
hanno
frequente
occasione
di
notare
,
come
lo
stato
dei
ghiacci
polari
nel
principio
della
state
,
ed
ancor
al
principio
di
Luglio
,
è
sempre
poco
favorevole
al
progresso
dei
viaggiatori
;
la
stagione
migliore
per
le
esplorazioni
è
nel
mese
di
Agosto
,
e
Settembre
è
il
mese
,
in
cui
l
'
ingombro
dei
ghiacci
è
minimo
.
Così
pure
nel
Settembre
sogliono
essere
le
nostre
Alpi
più
praticabili
che
in
ogni
altra
epoca
.
E
la
ragione
ne
è
chiara
;
lo
scioglimento
delle
nevi
richiede
tempo
;
non
basta
l
'
alta
temperatura
,
bisogna
che
essa
continui
,
ed
il
suo
effetto
sarà
tanto
maggiore
,
quanto
più
prolungato
.
Se
quindi
noi
potessimo
rallentare
il
corso
delle
stagioni
,
così
che
ogni
mese
durasse
sessanta
giorni
invece
di
trenta
;
nell
'
estate
in
tal
modo
raddoppiata
lo
scioglimento
dei
ghiacci
progredirebbe
molto
di
più
e
forse
non
sarebbe
esagerazione
il
dire
che
la
calotta
polare
al
fine
della
calda
stagione
andrebbe
interamente
distrutta
.
Ma
non
si
può
dubitare
ad
ogni
modo
,
che
la
parte
stabile
di
tale
calotta
sarebbe
ridotta
a
termini
molto
più
angusti
,
che
oggi
non
si
veda
.
Ora
questo
appunto
succede
in
Marte
.
Il
lunghissimo
anno
quasi
doppio
del
nostro
permette
ai
ghiacci
di
accumularsi
durante
la
notte
polare
di
10
o
12
mesi
in
modo
,
da
scendere
sotto
forma
di
strato
continuo
fino
al
parallelo
70°
ed
anche
più
basso
;
ma
nel
giorno
che
segue
di
12
o
10
mesi
il
Sole
ha
tempo
di
liquefare
tutta
o
quasi
tutta
quella
neve
di
recente
formazione
,
riducendola
a
sì
poca
estensione
,
da
sembrare
a
noi
nulla
più
che
un
punto
bianchissimo
.
E
forse
tali
nevi
si
struggono
intieramente
,
ma
di
questo
finora
non
si
ha
alcuna
sicura
osservazione
.
Altre
macchie
bianche
di
carattere
transitorio
e
di
disposizione
meno
regolare
si
formano
sull
'
emisfero
australe
nelle
isole
vicine
al
polo
;
e
così
pure
nell
'
emisfero
opposto
regioni
biancheggianti
appaiono
talvolta
intorno
al
polo
boreale
fino
al
50°
e
55°
parallelo
.
Sono
forse
nevicate
effimere
,
simili
a
quelle
che
si
osservano
nelle
nostre
latitudini
.
Ma
anche
nella
zona
torrida
di
Marte
si
vedono
talora
piccolissime
macchie
bianche
più
o
meno
persistenti
,
fra
le
quali
una
fu
da
me
veduta
in
tre
opposizioni
consecutive
(
1877-1882
)
nel
punto
segnato
sui
nostri
planisferi
dalla
longitudine
268°
e
dalla
latitudine
16°
nord
.
Forse
è
permesso
congetturare
in
questi
luoghi
la
esistenza
di
montagne
capaci
di
nutrire
vasti
ghiacciai
.
L
'
esistenza
di
tali
montagne
è
stata
supposta
anche
da
alcuni
recenti
osservatori
,
sul
fondamento
di
altri
fatti
.
Quanto
si
è
narrato
delle
nevi
polari
di
Marte
prova
in
modo
incontrastabile
,
che
questo
pianeta
,
come
la
Terra
,
è
circondato
da
un
'
atmosfera
capace
di
trasportar
vapori
da
un
luogo
all
'
altro
.
Quelle
nevi
infatti
sono
precipitazioni
di
vapori
condensati
dal
freddo
e
colà
successivamente
portati
;
ora
come
portati
,
se
non
per
via
di
movimenti
atmosferici
?
L
'
esistenza
di
un
'
atmosfera
carica
di
vapori
è
stata
confermata
anche
dalle
osservazioni
spettrali
,
principalmente
da
quelle
di
Vogel
;
secondo
il
quale
tale
atmosfera
sarebbe
di
composizione
poco
diversa
dalla
nostra
,
e
sopratutto
molto
ricca
di
vapore
acqueo
.
Fatto
questo
sommamente
importante
,
perchè
ci
dà
il
diritto
di
affermare
con
molta
probabilità
,
che
d
'
acqua
e
non
d
'
altro
liquido
siano
i
mari
di
Marte
e
le
sue
nevi
polari
.
Quando
sarà
assicurata
sopra
ogni
dubbio
questa
conclusione
,
un
'
altra
ne
discenderà
non
meno
grave
;
che
le
temperature
dei
climi
marziali
,
malgrado
la
maggior
distanza
dal
Sole
,
sono
del
medesimo
ordine
che
le
temperature
terrestri
.
Perchè
se
fosse
vero
quanto
fu
supposto
da
alcuni
investigatori
,
che
la
temperatura
di
Marte
sia
in
media
molto
bassa
(
di
50°
a
60°
sotto
lo
zero
!
)
non
potrebbe
più
il
vapor
acqueo
essere
uno
degli
elementi
principali
dell
'
atmosfera
di
Marte
,
nè
potrebbe
l
'
acqua
essere
uno
dei
fattori
importanti
delle
sue
vicende
fisiche
;
ma
dovrebbe
lasciare
il
luogo
all
'
acido
carbonico
o
ad
altro
liquido
,
il
cui
punto
di
congelazione
sia
molto
più
basso
.
Gli
elementi
della
meteorologia
di
Marte
sembrano
dunque
aver
molta
analogia
con
quelli
della
meteorologia
terrestre
.
Non
mancano
però
,
come
è
da
aspettarsi
,
le
cause
di
dissomiglianza
.
Anche
qui
,
da
circostanze
di
piccol
momento
trae
la
Natura
un
'
infinita
varietà
nelle
sue
operazioni
.
Di
grandissima
influenza
dev
'
esser
la
diversa
maniera
,
con
cui
in
Marte
e
sulla
Terra
veggonsi
ordinati
i
mari
ed
i
continenti
;
su
di
che
uno
sguardo
alla
carta
dice
più
che
non
si
farebbe
con
molte
parole
.
Già
abbiamo
accennato
al
fatto
delle
straordinarie
inondazioni
periodiche
,
che
ad
ogni
rivoluzione
di
Marte
ne
allagano
le
regioni
polari
boreali
allo
sciogliersi
delle
nevi
:
aggiungeremo
ora
,
che
queste
inondazioni
diramate
a
grandi
distanze
per
una
rete
di
numerosi
canali
,
forse
costituiscono
il
meccanismo
principale
(
se
non
unico
)
,
per
cui
l
'
acqua
(
e
con
essa
la
vita
organica
)
può
diffondersi
sulla
superficie
asciutta
del
pianeta
.
Perchè
infatti
su
Marte
piove
molto
raramente
,
o
forse
anche
non
piove
affatto
.
Ed
eccone
la
prova
.
Portiamoci
coll
'
immaginazione
nello
spazio
celeste
,
in
un
punto
distante
dalla
Terra
così
,
da
poterla
abbracciare
d
'
un
solo
colpo
d
'
occhio
.
Molto
andrebbe
errato
colui
,
che
sperasse
veder
di
là
riprodotta
in
grande
scala
la
immagine
dei
nostri
continenti
coi
loro
golfi
ed
isole
e
coi
mari
che
li
circondano
,
quale
si
vede
nei
nostri
globi
artificiali
.
Qua
e
là
senza
dubbio
si
vedrebbero
trasparire
sotto
un
velo
vaporoso
le
note
forme
,
o
parti
di
esse
.
Ma
una
buona
parte
(
forse
la
metà
)
della
superficie
sarebbe
fatta
invisibile
da
immensi
campi
di
nuvole
,
continuamente
variabili
di
densità
,
di
forma
e
di
estensione
.
Tale
ingombro
,
più
frequente
e
più
continuato
nelle
regioni
polari
,
impedirebbe
ancora
per
circa
la
metà
del
tempo
,
la
vista
delle
regioni
temperate
,
distribuendosi
su
di
esse
in
capricciose
e
perpetuamente
variate
configurazioni
;
sui
mari
della
zona
torrida
si
vedrebbe
disposto
in
lunghe
fasce
parallele
,
corrispondenti
alle
zone
delle
calme
equatoriali
e
tropicali
.
Per
uno
spettatore
posto
nella
Luna
,
lo
studio
della
nostra
geografia
non
sarebbe
un
'
impresa
tanto
semplice
,
quanto
si
potrebbe
immaginare
.
Nulla
di
questo
in
Marte
.
In
ogni
clima
e
sotto
ogni
zona
la
sua
atmosfera
è
quasi
perpetuamente
serena
e
trasparente
abbastanza
per
lasciar
riconoscere
a
qualunque
momento
i
contorni
dei
mari
e
dei
continenti
,
e
per
lo
più
anche
le
configurazioni
minori
.
Non
già
che
manchino
vapori
di
un
certo
grado
di
opacità
;
ma
ben
poco
impedimento
danno
essi
allo
studio
della
topografia
del
pianeta
.
Qua
e
là
vedonsi
comparire
di
quando
in
quando
alcune
chiazze
biancastre
,
mutar
di
posizione
e
di
forma
,
di
raro
estendersi
sopra
aree
alquanto
ampie
;
esse
prediligono
di
preferenza
alcune
regioni
,
come
le
isole
del
Mare
Australe
e
sui
continenti
le
parti
segnate
sulla
carta
coi
nomi
di
Elysium
e
di
Tempe
.
Il
loro
candore
generalmente
diminuisce
e
scompare
nelle
ore
meridiane
del
luogo
,
e
si
rinforza
la
mattina
e
la
sera
con
vicenda
molto
spiccata
.
È
possibile
che
siano
strati
di
nuvole
,
perchè
così
bianche
appajono
pure
le
nubi
terrestri
nella
parte
superiore
illuminata
dal
Sole
.
Però
diverse
osservazioni
conducono
a
pensare
,
che
si
tratti
piuttosto
di
sottili
veli
di
nebbia
,
anzichè
di
veri
nembi
apportatori
di
temporali
e
di
piogge
:
se
pure
non
sono
temporanee
condensazioni
di
vapore
sotto
forma
di
rugiada
o
di
brina
.
Adunque
,
per
quanto
è
lecito
argomentare
dalle
cose
osservate
,
il
clima
di
Marte
nel
suo
generale
complesso
dovrebbe
rassomigliare
a
quello
delle
giornate
serene
nelle
alte
montagne
.
Di
giorno
un
'
insolazione
fortissima
,
quasi
punto
mitigata
da
nuvole
o
da
vapori
;
di
notte
una
copiosa
irradiazione
del
suolo
verso
lo
spazio
celeste
,
e
quindi
un
grande
raffreddamento
.
Da
ciò
un
clima
eccessivo
e
grandi
sbalzi
di
temperatura
dal
giorno
alla
notte
e
da
una
stagione
all
'
altra
.
E
come
sulla
Terra
ad
altezze
di
5000
e
6000
metri
i
vapori
dell
'
atmosfera
più
non
si
condensano
che
sotto
forma
solida
,
formando
quelle
masse
biancastre
di
diacciuoli
sospesi
,
che
si
chiamano
cirri
;
così
nell
'
atmosfera
di
Marte
saranno
raramente
possibili
(
od
anche
non
saranno
possibili
)
vere
agglomerazioni
di
nuvole
capaci
di
dar
luogo
a
piogge
di
qualche
momento
.
Lo
squilibrio
di
temperatura
fra
una
stagione
ed
un
'
altra
sarà
poi
accresciuto
notabilmente
dalla
lunga
durata
delle
medesime
;
e
così
si
comprende
la
grande
coagulazione
e
dissoluzione
di
nevi
,
che
si
rinnova
intorno
ai
poli
ad
ogni
rivoluzione
compiuta
dal
pianeta
intorno
al
Sole
.
IV
.
Come
le
nostre
carte
dimostrano
(
)
,
nella
sua
generale
topografia
Marte
non
presenta
alcuna
analogia
colla
Terra
.
Un
terzo
della
sua
superficie
è
occupato
dal
gran
Mare
Australe
,
che
è
sparso
di
molte
isole
,
e
spinge
entro
ai
continenti
golfi
e
ramificazioni
di
varia
forma
;
al
suo
sistema
appartiene
un
'
intiera
serie
di
piccoli
mari
interni
,
dei
quali
l
'
Adriatico
ed
il
Tirreno
comunicano
con
esso
per
ampie
bocche
,
mentre
il
Cimmerio
,
quello
delle
Sirene
,
e
il
Lago
del
Sole
non
hanno
con
esso
relazione
che
per
mezzo
di
angusti
canali
.
Si
noterà
nei
quattro
primi
una
disposizione
parallela
,
che
certo
non
è
accidentale
,
come
pure
non
senza
ragione
è
la
corrispondente
positura
delle
penisole
Ausonia
,
Esperia
ed
Atlantide
.
Il
colore
dei
mari
di
Marte
è
generalmente
bruno
misto
di
grigio
,
non
sempre
però
di
uguale
intensità
in
tutti
i
luoghi
,
nè
nel
medesimo
luogo
è
uguale
in
ogni
tempo
.
Dal
nero
completo
si
può
scendere
al
grigio
chiaro
ed
al
cinereo
.
Tal
diversità
di
colore
può
aver
origine
da
varie
cause
,
e
non
è
senza
analogia
anche
sulla
Terra
,
dove
è
noto
che
i
mari
delle
zone
calde
sogliono
essere
più
oscuri
che
i
mari
più
vicini
al
polo
.
Le
acque
del
Baltico
,
per
esempio
,
hanno
un
color
luteo
chiaro
,
che
non
si
osserva
nel
Mediterraneo
.
E
così
pure
nei
mari
di
Marte
si
vede
il
colore
farsi
più
cupo
quando
il
sole
si
avvicina
alla
loro
verticale
e
l
'
estate
comincia
a
dominare
in
quelle
regioni
.
Tutto
il
resto
del
pianeta
fino
al
polo
Nord
è
occupato
dalle
masse
dei
continenti
,
nelle
quali
,
salvo
alcune
aree
di
estensione
relativamente
piccola
,
predomina
il
colore
aranciato
,
che
talvolta
sale
al
rosso
più
cupo
,
altre
volte
scende
al
giallo
ed
al
biancastro
.
La
varietà
di
questa
colorazione
è
in
parte
d
'
origine
meteorica
,
in
parte
può
dipendere
dalla
diversa
natura
del
suolo
,
e
sulle
sue
cause
ancora
non
è
possibile
appoggiare
ipotesi
molto
fondate
.
Neppure
è
nota
la
causa
di
questo
predominio
delle
tinte
rosse
e
gialle
sulla
superficie
del
vecchio
Pyrois
.
Alcuno
ha
creduto
di
attribuire
questa
colorazione
all
'
atmosfera
del
pianeta
,
attraverso
alla
quale
si
vedrebbe
colorata
la
superficie
di
Marte
,
come
rosso
diventa
un
oggetto
terrestre
qualsiasi
,
veduto
a
traverso
vetri
di
tal
colore
.
Ma
a
ciò
si
oppongono
più
fatti
,
fra
gli
altri
questo
,
che
le
nevi
polari
appajono
sempre
del
bianco
più
puro
,
benchè
i
raggi
di
luce
da
esse
derivati
attraversino
due
volte
l
'
atmosfera
di
Marte
sotto
una
grande
obliquità
.
Noi
dobbiamo
dunque
concludere
che
i
continenti
marziali
ci
appajono
rossi
e
gialli
,
perchè
tali
veramente
sono
.
Oltre
a
queste
regioni
oscure
e
luminose
,
che
noi
abbiamo
qualificato
per
mari
e
continenti
,
e
la
cui
natura
ormai
non
lascia
luogo
che
a
poco
dubbio
,
alcune
altre
ne
esistono
,
veramente
poco
estese
,
di
natura
anfibia
,
le
quali
talvolta
ingialliscono
e
sembrano
continenti
,
in
altri
tempi
vestono
il
bruno
(
anche
il
nero
in
certi
casi
)
e
assumono
l
'
apparenza
dei
mari
;
mentre
in
altre
epoche
la
loro
colorazione
intermedia
lascia
dubitare
a
qual
classe
di
regioni
esse
appartengano
.
Quasi
tutte
le
isole
sparse
nel
Mare
Australe
e
nel
Mare
Eritreo
appartengono
a
questa
categoria
,
così
pure
le
lunghe
penisole
chiamate
Regioni
di
Deucalione
e
di
Pirra
,
e
in
contiguità
del
Mare
Acidalio
le
regioni
sognate
coi
nomi
di
Baltia
e
di
Nerigos
.
L
'
idea
più
naturale
e
più
conforme
all
'
analogia
sembra
quella
di
supporre
in
esse
vaste
lagune
,
su
cui
variando
le
profondità
dell
'
acqua
si
produca
la
diversità
del
colore
,
predominando
il
giallo
in
quelle
parti
dove
la
profondità
del
velo
liquido
è
ridotta
a
poco
od
anche
a
niente
,
e
il
colore
bruno
più
o
meno
oscuro
nei
luoghi
dove
le
acque
sono
tanto
alte
da
assorbire
molta
luce
e
da
rendere
più
o
meno
invisibile
il
fondo
.
Che
l
'
acqua
del
mare
o
qualsiasi
acqua
profonda
e
trasparente
veduta
dall
'
alto
appaja
tanto
più
oscura
quanto
maggiore
è
l
'
altezza
dello
strato
liquido
,
e
che
le
terre
in
confronto
di
esse
appajano
chiare
sotto
l
'
illuminazione
del
Sole
,
è
cosa
nota
e
confermata
da
certissime
ragioni
fisiche
.
Chi
viaggia
nelle
Alpi
spesso
ha
occasione
di
convincersene
,
vedendo
dalle
cime
neri
come
l
'
inchiostro
stendersi
sotto
i
suoi
piedi
i
profondi
laghetti
di
cui
sono
seminate
,
in
confronto
dei
quali
luminose
appajono
anche
le
rupi
più
nereggianti
percosse
dal
sole
(
)
.
Non
senza
fondamento
adunque
abbiamo
finora
attribuito
alle
macchie
oscure
di
Marte
la
parte
di
mari
e
quella
di
continenti
alle
aree
rosseggianti
che
occupano
quasi
i
due
terzi
di
tutto
il
pianeta
,
e
troveremo
più
tardi
altre
ragioni
che
confermano
tal
modo
di
vedere
.
I
continenti
formano
nell
'
emisfero
boreale
una
massa
quasi
unica
e
continua
,
sola
eccezione
importante
essendo
il
gran
lago
detto
Mare
Acidalio
,
del
quale
l
'
estensione
pare
mutarsi
secondo
i
tempi
e
connettersi
in
qualche
modo
colle
inondazioni
che
dicemmo
prodotte
dallo
sciogliersi
delle
nevi
intorno
al
polo
boreale
.
Al
sistema
del
Mare
Acidalio
appartiene
senza
dubbio
il
lago
temporario
denominato
Iperboreo
ed
il
Lago
Niliaco
:
quest
'
ultimo
ordinariamente
separato
dal
Mare
Acidalio
per
mezzo
di
un
istmo
o
diga
regolare
,
la
cui
continuità
soltanto
nel
1888
fu
vista
interrompersi
per
qualche
tempo
.
Altre
macchie
oscure
minori
si
trovano
qua
e
là
nella
parte
continentale
,
le
quali
potrebbero
rappresentare
dei
laghi
,
ma
non
certo
laghi
permanenti
come
i
nostri
;
tanto
sono
variabili
d
'
aspetto
e
di
grandezza
secondo
le
stagioni
,
al
punto
da
scomparire
affatto
in
date
circostanze
.
Il
Lago
Ismenio
,
quello
della
Luna
,
il
Trivio
di
Caronte
e
la
Propontide
sono
i
più
cospicui
e
i
più
durevoli
.
Ve
ne
sono
di
piccolissimi
,
quali
il
Lago
Meride
e
il
Fonte
di
Gioventù
,
che
nella
loro
maggiore
appariscenza
non
superano
i
100
o
150
chilometri
di
diametro
e
contano
fra
gli
oggetti
più
difficili
del
pianeta
.
Tutta
la
vasta
estensione
dei
continenti
è
solcata
per
ogni
verso
da
una
rete
di
numerose
linee
o
strisce
sottili
di
color
oscuro
più
o
meno
pronunziato
,
delle
quali
l
'
aspetto
è
molto
variabile
.
Esse
percorrono
sul
pianeta
spazi
talvolta
lunghissimi
con
corso
regolare
,
che
in
nulla
rassomiglia
l
'
andamento
serpeggiante
dei
nostri
fiumi
;
alcune
più
brevi
non
arrivano
a
500
chilometri
,
altre
invece
si
estendono
a
più
migliaja
,
occupando
un
quarto
ed
anche
talvolta
un
terzo
di
tutto
il
giro
del
pianeta
.
Alcuna
di
esse
è
abbastanza
facile
a
vedere
,
e
più
di
tutte
quella
che
è
presso
l
'
estremo
limite
sinistro
delle
nostre
carte
,
designata
col
nome
di
Nilosyrtis
:
altre
invece
sono
estremamente
difficili
,
e
rassomigliano
a
tenuissimi
fili
di
ragno
tesi
attraverso
al
disco
.
Quindi
molto
varia
è
altresì
la
loro
larghezza
,
che
può
raggiungere
200
od
anche
300
chilometri
per
la
Nilosirte
,
mentre
per
altre
forse
non
arriva
a
30
chilometri
.
Queste
linee
o
strisce
sono
i
famosi
canali
di
Marte
,
di
cui
tanto
si
è
parlato
.
Per
quanto
si
è
fino
ad
oggi
potuto
osservare
,
sono
certamente
configurazioni
stabili
del
pianeta
;
la
Nilosirte
è
stata
veduta
in
quel
luogo
da
quasi
cent
'
anni
,
ed
alcune
altre
da
trent
'
anni
almeno
.
La
loro
lunghezza
e
giacitura
è
costante
,
o
non
varia
che
entro
strettissimi
limiti
;
ognuna
di
esse
comincia
e
finisce
sempre
fra
i
medesimi
termini
.
Ma
il
loro
aspetto
e
il
loro
grado
di
visibilità
sono
assai
variabili
per
tutte
da
un
'
opposizione
ad
un
altra
,
anzi
talvolta
da
una
settimana
all
'
altra
;
e
tali
variazioni
non
hanno
luogo
simultaneamente
e
con
ugual
legge
per
tutte
,
ma
nel
più
dei
casi
succedono
quasi
a
capriccio
,
od
almeno
secondo
regole
non
abbastanza
semplici
per
essere
subito
intese
da
noi
.
Spesso
una
o
più
diventano
indistinte
od
anche
affatto
invisibili
,
mentre
altre
loro
vicine
ingrossano
al
punto
da
diventar
evidenti
anche
in
cannocchiali
di
mediocre
potenza
.
La
prima
delle
nostre
carte
presenta
tutte
quelle
che
sono
state
vedute
in
una
lunga
serie
di
osservazioni
;
essa
tuttavia
non
corrisponde
all
'
aspetto
di
Marte
in
alcuna
epoca
,
perchè
generalmente
soltanto
poche
sono
visibili
di
un
tratto
(
)
Ogni
canale
(
per
ora
chiamiamoli
così
)
alle
sue
estremità
sbocca
o
in
un
mare
,
od
in
un
lago
,
od
in
un
altro
canale
,
o
nell
'
intersezione
di
più
altri
canali
.
Non
si
è
mai
veduto
uno
di
essi
rimaner
troncato
nel
mezzo
del
continente
,
rimanendo
senza
uscita
e
senza
continuazione
.
Questo
fatto
è
della
più
alta
importanza
.
I
canali
possono
intersecarsi
fra
di
loro
sotto
tutti
gli
angoli
possibili
;
ma
di
preferenza
convergono
verso
le
piccole
macchie
cui
abbiamo
dato
il
nome
di
laghi
.
Per
esempio
sette
se
ne
veggono
convergere
nel
Lago
della
Fenice
,
otto
nel
Trivio
di
Caronte
,
sei
nel
Lago
della
Luna
,
sei
nel
Lago
Ismenio
.
L
'
aspetto
normale
di
un
canale
è
quello
di
una
striscia
quasi
uniforme
nera
o
almeno
di
colore
oscuro
simile
a
quello
dei
mari
,
in
cui
la
regolarità
del
generale
andamento
non
esclude
piccole
diversità
di
larghezza
e
piccole
sinuosità
nei
due
contorni
laterali
.
Spesso
avviene
che
tal
filetto
oscuro
,
mettendo
capo
al
mare
,
si
allarghi
in
forma
di
tromba
,
formando
una
vasta
baja
,
simile
agli
estuari
di
certi
fiumi
terrestri
:
il
Golfo
delle
Perle
,
il
Golfo
Aonio
,
il
Golfo
dell
'
Aurora
,
e
i
due
corni
del
Golfo
Sabeo
sono
così
formati
dalla
foce
di
uno
o
più
canali
sboccanti
nel
Mare
Eritreo
o
nel
Mare
Australe
.
L
'
esempio
più
grandioso
di
tali
golfi
è
la
Gran
Sirte
,
formata
dalla
vastissima
foce
della
Nilosirte
già
nominata
;
questo
golfo
non
ha
manco
di
1800
chilometri
di
larghezza
e
quasi
altrettanti
di
profondità
nel
senso
longitudinale
,
e
la
sua
superficie
è
di
poco
minore
che
quella
del
golfo
di
Bengala
.
In
questi
casi
si
vede
manifestamente
la
superficie
oscura
del
mare
continuarsi
senza
apparente
interruzione
in
quella
del
canale
;
quindi
,
ammesso
che
le
superficie
chiamate
mari
siano
veramente
espansioni
liquide
,
non
si
può
dubitare
che
i
canali
siano
di
esse
un
semplice
prolungamento
a
traverso
delle
aree
gialle
,
o
dei
continenti
.
Che
del
resto
le
linee
dette
canali
siano
veramente
grandi
solchi
o
depressioni
delle
superficie
del
pianeta
destinate
al
passaggio
di
masse
liquide
,
e
costituiscano
su
di
esso
un
vero
sistema
idrografico
,
è
dimostrato
dai
fenomeni
che
in
quelli
si
osservano
durante
lo
struggersi
delle
nevi
boreali
.
Già
dicemmo
che
queste
,
nello
sciogliersi
appaiono
circondate
da
una
zona
oscura
,
formante
una
specie
di
mare
temporario
.
In
tale
epoca
i
canali
delle
regioni
circostanti
si
fanno
più
neri
e
più
larghi
,
ingrossando
al
punto
da
ridurre
,
in
un
certo
momento
,
ad
isole
di
poca
estensione
tutto
le
aree
gialle
comprese
fra
l
'
orlo
della
neve
e
il
60°
parallelo
nord
.
Tale
stato
di
cose
non
cessa
,
se
non
quando
le
nevi
,
ridotte
ormai
al
loro
minimo
di
estensione
,
cessano
di
struggersi
.
Si
attenuano
allora
le
larghezze
dei
canali
,
scompare
il
mare
temporario
,
e
le
aree
gialle
riprendono
l
'
estensione
primitiva
.
Le
diverse
fasi
di
questa
grandiosa
operazione
si
rinnovano
ad
ogni
giro
di
stagioni
ed
i
loro
particolari
si
son
potuti
osservare
con
molta
evidenza
nelle
opposizioni
1882
,
1884
,
1886
,
quando
il
pianeta
presentava
allo
spettatore
terrestre
il
suo
polo
boreale
.
L
'
interpretazione
più
naturale
e
più
semplice
è
quella
che
abbiam
riferito
,
di
una
grande
inondazione
prodotta
dallo
squagliarsi
delle
nevi
;
essa
è
interamente
logica
,
e
sostenuta
da
evidenti
analogie
con
fenomeni
terrestri
.
Concludiamo
pertanto
,
che
i
canali
son
tali
di
fatto
,
e
non
solo
di
nome
.
La
rete
da
essi
formata
probabilmente
fu
determinata
in
origine
dallo
stato
geologico
del
pianeta
,
e
si
è
venuta
lentamente
elaborando
nel
corso
dei
secoli
.
Non
occorre
suppor
qui
l
'
opera
di
esseri
intelligenti
;
e
malgrado
l
'
apparenza
quasi
geometrica
di
tutto
il
loro
sistema
,
per
ora
incliniamo
a
credere
che
essi
siano
prodotti
dell
'
evoluzione
del
pianeta
,
appunto
come
sulla
Terra
il
canale
della
Manica
e
quello
di
Mozambico
.
Sarà
un
problema
non
men
curioso
che
complicato
e
difficile
lo
studiare
il
regime
di
questi
immensi
corsi
d
'
acqua
,
da
cui
forse
dipende
principalmente
la
vita
organica
sul
pianeta
,
dato
che
vita
organica
vi
sia
.
Le
variazioni
del
loro
aspetto
dimostrano
che
questo
regime
non
è
costante
:
quando
scompaiono
o
lasciano
di
loro
traccie
dubbie
e
mal
definite
è
lecito
supporre
,
che
siano
in
magra
,
od
asciutti
affatto
.
Allora
nel
luogo
dei
canali
rimane
o
niente
,
oppure
al
più
una
striscia
di
colore
giallastro
poco
diverso
dal
fondo
circostante
.
Talvolta
prendono
un
aspetto
nebuloso
,
di
cui
per
ora
non
si
saprebbe
assegnar
la
ragione
.
Altre
volte
invece
producono
veri
allagamenti
,
espandendosi
a
100
,
200
o
più
chilometri
di
larghezza
,
e
questo
avviene
anche
per
canali
molto
lontani
dal
polo
boreale
secondo
norme
fin
qui
sconosciute
.
Così
è
avvenuto
dell
'
Idaspe
nel
1864
,
del
Simoenta
nel
1879
,
dell
'
Acheronte
nel
1884
,
del
Tritone
nel
1888
.
Lo
studio
diligente
e
minuto
delle
trasformazioni
di
ciascun
canale
condurrà
più
tardi
a
conoscere
le
cause
di
questi
fatti
.
Ma
il
fenomeno
più
sorprendente
dei
canali
di
Marte
è
la
loro
geminazione
;
la
quale
sembra
prodursi
principalmente
nei
mesi
che
precedono
e
in
quelli
che
seguono
la
grande
inondazione
boreale
,
intorno
alle
epoche
degli
equinozi
.
In
conseguenza
di
un
rapido
processo
,
che
certamente
dura
pochissimi
giorni
,
od
anche
forse
solo
poche
ore
,
e
del
quale
i
particolari
non
si
sono
ancora
potuti
afferrare
con
sicurezza
,
un
dato
canale
muta
d
'
aspetto
e
d
'
un
tratto
si
trova
trasformato
su
tutta
la
sua
lunghezza
in
due
linee
o
strisce
uniformi
,
per
lo
più
parallele
fra
di
loro
,
che
corrono
dritte
ed
uguali
con
tracciamento
geometricamente
tanto
esatto
,
quanto
suole
esser
presso
di
noi
quello
di
due
rotaje
di
ferrovia
.
Ma
questo
esatto
andamento
è
il
solo
termine
di
rassomiglianza
colle
dette
rotaje
:
perchè
nelle
dimensioni
non
vi
è
alcun
paragone
possibile
,
come
del
resto
è
facile
immaginare
.
Le
due
linee
seguono
a
un
dipresso
la
direzione
del
primitivo
canale
,
e
terminano
nei
luoghi
dov
'
esso
terminava
.
L
'
una
di
esse
spesso
si
sovrappone
quanto
più
è
possibile
all
'
antica
linea
,
l
'
altra
essendo
di
nuovo
tracciamento
;
ma
anche
in
questo
caso
l
'
antica
linea
perde
tutte
le
piccole
irregolarità
e
curvature
che
poteva
avere
.
Ma
accade
ancora
,
che
ambe
le
linee
geminate
occupino
dalle
due
parti
dell
'
ex
canale
un
terreno
interamente
nuovo
.
La
distanza
fra
le
due
linee
è
diversa
nelle
diverse
geminazioni
,
e
da
600
chilometri
e
più
scende
fino
all
'
ultimo
limite
,
in
cui
due
linee
possono
apparir
separate
nei
grandi
occhi
telescopici
,
meno
di
50
chilometri
d
'
intervallo
;
la
larghezza
di
ciascuna
striscia
per
sè
può
variare
dal
limite
di
visibilità
,
che
supponiamo
30
chilometri
,
fino
a
più
di
100
.
Il
colore
delle
due
linee
varia
dal
nero
ad
un
rosso
scialbo
,
che
appena
si
distingue
dal
fondo
giallo
generale
delle
superficie
continentali
;
l
'
intervallo
è
per
lo
più
di
questo
giallo
,
ma
in
più
casi
è
sembrato
bianco
.
Le
geminazioni
poi
non
sono
necessariamente
legate
ai
soli
canali
,
ma
tendono
anche
prodursi
sui
laghi
.
Spesso
si
vede
uno
di
questi
trasformarsi
in
due
brevi
e
larghe
liste
oscure
fra
loro
parallele
,
tramezzate
da
una
lista
gialla
.
In
questi
casi
naturalmente
la
geminazione
è
breve
,
e
non
esce
dai
limiti
del
lago
primitivo
.
Le
geminazioni
non
si
manifestano
tutte
insieme
,
ma
arrivata
la
loro
stagione
cominciano
a
prodursi
or
qua
,
or
là
,
isolate
in
modo
irregolare
,
o
almeno
senza
ordine
facilmente
riconoscibile
.
Per
molti
canali
mancano
affatto
(
come
per
la
Nilosirte
,
a
cagion
d
'
esempio
)
,
o
sono
poco
visibili
.
Dopo
aver
durato
qualche
mese
,
si
affievoliscono
gradatamente
e
scompajono
fino
ad
una
nuova
stagione
egualmente
propizia
a
questo
fenomeno
.
Così
avviene
che
in
certe
altre
stagioni
(
specialmente
presso
il
solstizio
australe
del
pianeta
)
se
ne
vedono
poche
,
od
anche
non
se
ne
vede
affatto
.
In
diverse
apparizioni
la
geminazione
del
medesimo
canale
può
presentare
diversi
aspetti
quanto
a
larghezza
,
intensità
e
disposizione
delle
due
strisce
:
anche
in
qualche
caso
la
direzione
delle
linee
può
mutarsi
,
benchè
di
pochissima
quantità
;
sempre
però
deviando
di
piccolo
spazio
dal
canale
con
cui
è
associata
strettamente
.
Da
questa
importante
circostanza
si
comprende
immediatamente
,
che
le
geminazioni
non
possono
essere
formazioni
stabili
della
superficie
di
Marte
,
e
di
carattere
geografico
,
come
i
canali
.
La
seconda
delle
nostre
carte
può
dare
un
'
idea
approssimativa
dell
'
aspetto
che
presentano
queste
singolarissime
formazioni
.
Essa
comprende
tutte
le
geminazioni
osservate
dal
1882
fino
al
presente
;
nel
riguardarla
bisogna
tener
a
mente
,
che
non
di
tutte
l
'
apparizione
è
stata
simultanea
,
e
che
pertanto
quella
carta
non
rappresenta
lo
stato
di
Marte
in
nessun
'
epoca
;
essa
non
è
che
una
specie
di
registro
topografico
delle
osservazioni
finora
fatte
in
diversi
tempi
su
quel
fenomeno
.
L
'
osservazione
delle
geminazioni
è
una
delle
più
difficili
,
e
non
può
farsi
che
da
un
occhio
bene
esercitato
,
ajutato
da
un
telescopio
di
accurata
costruzione
e
di
grande
potenza
.
Ciò
spiega
perchè
non
siano
state
vedute
prima
del
1882
.
Nei
dieci
anni
trascorsi
da
quel
tempo
esse
sono
state
vedute
e
descritte
da
otto
o
dieci
osservatori
.
Nondimeno
alcuni
ancora
negano
che
siano
fenomeni
reali
e
tacciano
d
'
illusione
(
o
anche
d
'
impostura
)
coloro
che
affermano
d
'
averle
osservate
.
Il
loro
singolare
aspetto
e
l
'
esser
disegnate
con
assoluta
precisione
geometrica
,
come
se
fossero
lavori
di
riga
o
di
compasso
,
ha
indotto
alcuni
a
ravvisare
nelle
medesime
l
'
opera
di
esseri
intelligenti
,
abitatori
del
pianeta
.
Io
mi
guarderò
bene
dal
combattere
questa
supposizione
,
la
quale
nulla
include
d
'
impossibile
.
Notisi
però
che
in
ogni
caso
non
potrebbero
essere
opere
di
carattere
permanente
,
essendo
certo
,
che
una
stessa
geminazione
può
cambiare
di
aspetto
e
di
misura
da
una
stagione
all
'
altra
.
Si
possono
tuttavia
assumere
opere
tali
,
da
cui
una
certa
variabilità
non
sia
esclusa
,
per
esempio
,
lavori
estesi
di
coltura
e
di
irrigazione
su
larga
scala
.
Aggiungerò
ancora
,
che
l
'
intervento
di
esseri
intelligenti
può
spiegare
l
'
apparenza
geometrica
delle
geminazioni
,
ma
non
è
punto
necessario
a
tale
intento
.
La
geometria
della
Natura
si
manifesta
in
molti
altri
fatti
,
dai
quali
è
esclusa
l
'
idea
di
un
lavoro
artificiale
qualunque
.
Gli
sferoidi
così
perfetti
dei
corpi
celesti
e
l
'
anello
di
Saturno
non
furon
lavorati
al
tornio
,
e
non
è
col
compasso
che
Iride
descrive
nelle
nubi
i
suoi
archi
così
belli
e
così
regolari
;
e
che
diremo
delle
infinite
varietà
di
bellissimi
e
regolarissimi
poliedri
onde
è
ricco
il
mondo
dei
cristalli
?
E
nel
mondo
organico
,
non
è
geometria
bella
e
buona
quella
che
presiede
alla
distribuzione
delle
foglie
di
certe
piante
,
che
ordina
in
figure
stellate
così
simmetriche
tanti
fiori
del
prato
,
tanti
animali
del
mare
;
che
produce
nelle
conchiglie
quelle
spirali
coniche
così
eleganti
,
da
disgradarne
ciò
che
di
più
bello
ha
fatto
l
'
architettura
gotica
?
In
tutte
queste
cose
le
forme
geometriche
sono
conseguenze
semplici
e
necessarie
di
principi
e
di
leggi
che
governano
il
mondo
fisico
e
fisiologico
.
Che
poi
questi
principi
e
queste
leggi
siano
esplicazioni
di
una
potenza
intelligente
superiore
,
possiamo
ammetterlo
;
ma
ciò
nulla
fa
al
presente
argomento
.
In
omaggio
dunque
al
principio
,
che
nella
spiegazione
dei
fatti
naturali
convenga
sempre
cominciare
dalle
supposizioni
più
semplici
,
le
prime
ipotesi
proposte
sulla
natura
e
sulla
causa
delle
geminazioni
hanno
per
lo
più
messo
in
opera
solamente
le
azioni
della
natura
inorganica
.
Sono
o
effetti
di
luce
nell
'
atmosfera
di
Marte
,
o
illusioni
ottiche
prodotte
da
vapori
in
vario
modo
,
o
fenomeni
glaciali
d
'
un
inverno
perpetuo
a
cui
sarebbe
condannato
tutto
il
pianeta
,
o
crepature
raddoppiate
nella
superficie
di
esso
,
o
crepature
semplici
,
di
cui
si
duplica
l
'
immagine
per
effetto
di
fumo
eruttato
su
lunghe
linee
e
spostato
lateralmente
dal
vento
.
L
'
esame
di
questi
ingegnosi
tentativi
conduce
tuttavia
a
concludere
,
che
nessuno
di
essi
sembra
corrispondere
per
intiero
ai
fatti
osservati
nel
loro
insieme
e
nei
particolari
.
Alcune
di
tali
ipotesi
non
sarebbero
neppur
nate
,
se
i
loro
Autori
avessero
potuto
esaminare
le
geminazioni
coi
proprii
occhi
.
Che
se
alcuno
di
questi
,
ragionando
ad
hominem
,
mi
domandasse
:
sapete
voi
immaginar
qualche
cosa
di
meglio
?
risponderei
candidamente
di
no
.
Più
facile
sarebbe
il
compito
,
se
volessimo
introdurre
forze
appartenenti
alla
natura
organica
.
Qui
è
immenso
il
campo
delle
supposizioni
plausibili
,
potendosi
immaginare
infinite
combinazioni
capaci
di
soddisfare
alle
apparenze
,
anche
con
piccoli
e
semplici
mezzi
.
Vicende
di
vegetazione
su
vaste
aree
e
generazioni
d
'
animali
anche
minimi
in
enorme
moltitudine
potrebbero
benissimo
rendersi
visibili
a
tanta
distanza
.
A
quel
modo
che
un
osservatore
posto
nella
Luna
potrebbe
avvedersi
delle
epoche
,
in
cui
sulle
nostre
vaste
pianure
succede
l
'
aratura
dei
campi
,
il
nascere
e
la
messe
del
frumento
;
a
quel
modo
che
il
fiorir
dell
'
erba
nelle
vastissime
steppe
dell
'
Europa
e
dell
'
Asia
deve
rendersi
sensibile
anche
alla
distanza
di
Marte
per
una
varietà
di
colorazione
;
così
può
certamente
rendersi
visibile
a
noi
un
eguale
sistema
di
operazioni
che
si
produca
in
quegli
astri
.
Ma
come
difficilmente
i
Lunari
ed
i
Marziali
potrebbero
immaginare
le
vere
cause
di
tali
mutazioni
d
'
aspetto
senza
aver
prima
qualche
conoscenza
almeno
superficiale
della
natura
terrestre
:
così
anche
per
noi
,
che
tanto
poco
conosciamo
dello
stato
fisico
di
Marte
e
nulla
del
suo
mondo
organico
,
la
grande
libertà
di
supposizioni
possibili
rende
arbitrarie
tutte
le
spiegazioni
di
tal
genere
,
e
costituisce
il
più
grave
ostacolo
all
'
acquisto
di
nozioni
fondate
.
Tutto
quello
che
possiamo
sperare
è
,
che
col
tempo
si
diminuisca
gradatamente
l
'
indeterminazione
del
problema
,
dimostrando
,
se
non
quello
che
le
geminazioni
sono
,
almeno
quello
che
non
possono
essere
.
Dobbiamo
anche
confidare
un
poco
in
ciò
,
che
Galileo
chiamava
la
cortesia
della
Natura
,
in
grazia
della
quale
talvolta
da
parte
inaspettata
sorge
un
raggio
di
luce
ad
illuminare
argomenti
prima
creduti
inaccessibili
alle
nostre
speculazioni
;
di
che
un
bell
'
esempio
abbiamo
nella
chimica
celeste
.
Speriamo
adunque
,
e
studiamo
.
GIOVANNI
SCHIAPARELLI
.
G
.
SCHIAPPARELLI
LA
VITA
SUL
PIANETA
MARTE
Estratto
dal
fascicolo
N
.
°
11
Anno
IV
-
1895
della
Rivista
«
Natura
ed
Arte
»
Semel
in
anno
licet
insanire
Il
singolar
globo
di
Marte
,
che
sotto
più
riguardi
tanto
rassomiglia
al
nostro
,
e
nel
quale
sembrano
celarsi
così
interessanti
misteri
,
ogni
giorno
più
chiama
a
sè
l
'
attenzione
pubblica
,
e
sempre
più
è
fatto
oggetto
di
accurati
studi
e
di
ardite
speculazioni
.
Esso
non
è
intieramente
sconosciuto
ai
lettori
di
Natura
ed
Arte
,
i
quali
ricorderanno
senza
dubbio
la
descrizione
accompagnata
da
disegni
,
che
ne
fu
pubblicata
nei
due
fascicoli
di
febbraio
1893
.
Non
senza
ammirazione
essi
han
potuto
vedere
quelle
macchie
oscure
e
quelle
regioni
più
chiare
della
sua
superficie
,
che
si
considerano
come
rappresentanti
mari
e
continenti
;
le
misteriose
linee
,
dette
canali
,
or
semplici
or
doppie
,
che
lo
solcano
per
ogni
verso
in
forma
di
fitto
reticolato
;
le
vicissitudini
del
clima
nei
suoi
due
emisferi
;
e
specialmente
le
nevi
che
biancheggiano
intorno
ai
suoi
poli
,
e
con
alterna
vece
crescono
e
decrescono
secondo
le
stagioni
,
nè
più
nè
meno
di
quello
che
si
osserva
nelle
regioni
agghiacciate
che
occupano
le
zone
polari
del
nostro
globo
.
Nell
'
anno
decorso
1894
il
pianeta
essendosi
molto
avvicinato
alla
Terra
(
siccome
suol
fare
periodicamente
ad
intervalli
di
circa
26
mesi
)
,
si
trovò
a
buona
portata
dei
grandi
telescopi
astronomici
;
e
così
fu
possibile
di
fare
alcune
osservazioni
importanti
.
Durante
l
'
epoca
del
massimo
avvicinamento
(
che
fu
nei
mesi
di
settembre
e
di
ottobre
)
la
posizione
dell
'
asse
di
Marte
rispetto
al
sole
,
e
le
stagioni
dei
suoi
emisferi
furono
press
'
a
poco
quelle
che
han
luogo
per
la
Terra
ogni
anno
durante
il
mese
di
gennaio
.
Per
l
'
emisfero
boreale
di
Marte
era
appena
passato
il
solstizio
d
'
inverno
;
l
'
emisfero
australe
,
invece
,
che
si
trovava
principalmente
in
vista
,
era
nelle
condizioni
atmosferiche
che
noi
esperimentiamo
nel
mese
di
luglio
,
cioè
al
principio
e
al
colmo
della
state
.
Le
regioni
polari
australi
e
il
polo
antartico
del
pianeta
brillavano
nell
'
illuminazione
perpetua
;
e
sotto
la
sferza
incessante
del
sole
le
nevi
di
quel
polo
parvero
decrescere
a
colpo
d
'
occhio
.
Le
prime
osservazioni
si
fecero
in
Australia
alla
fine
di
maggio
col
gran
telescopio
dell
'
osservatorio
di
Melbourne
,
essendo
il
pianeta
ancora
a
grande
distanza
della
terra
.
Il
25
maggio
(
epoca
,
che
per
l
'
emisfero
australe
di
Marte
corrispondeva
press
'
a
poco
alla
metà
della
primavera
)
i
ghiacci
si
estendevano
tutt
'
intorno
al
polo
australe
fino
a
67°
di
latitudine
;
l
'
area
nevosa
formava
una
calotta
ben
terminata
e
simmetrica
di
2800
chilometri
di
diametro
.
A
partir
da
quel
punto
fino
alla
metà
d
'
agosto
,
per
lo
spazio
di
80
giorni
e
più
,
l
'
orlo
circolare
della
regione
nevata
andò
restringendosi
con
molta
regolarità
,
avvicinandosi
al
polo
in
ragione
di
13
chilometri
al
giorno
:
così
che
a
mezzo
agosto
il
diametro
delle
nevi
da
2800
chilometri
si
trovò
ridotto
a
600
.
Durante
questo
intervallo
,
e
precisamente
verso
la
fine
di
giugno
,
si
manifestò
nella
calotta
bianca
una
grande
spaccatura
,
che
ne
separava
un
segmento
di
considerabile
ampiezza
.
Quest
'
ultimo
scomparve
presto
,
e
non
restò
che
la
massa
principale
,
notabilmente
diminuita
.
Da
mezzo
agosto
alla
fine
di
settembre
la
diminuzione
delle
nevi
intieramente
si
arrestò
,
quantunque
appunto
in
quell
'
intervallo
avesse
luogo
il
solstizio
australe
del
pianeta
(
31
agosto
)
e
con
esso
la
massima
irradiazione
del
Sole
su
quelle
regioni
.
Il
24
di
settembre
l
'
area
circolare
nevosa
aveva
ancora
quasi
lo
stesso
diametro
di
600
chilometri
,
che
era
stato
misurato
il
13
di
agosto
.
La
causa
sconosciuta
,
che
produsse
questo
arresto
nel
ritirarsi
dei
ghiacci
,
parve
cessare
negli
ultimi
giorni
di
settembre
;
il
limite
delle
nevi
continuò
a
progredire
verso
il
polo
,
questa
volta
in
ragione
di
dieci
chilometri
al
giorno
;
e
non
fini
che
colla
distruzione
totale
delle
nevi
stesse
,
la
quale
da
diversi
osservatori
fu
assegnata
ad
epoche
alquanto
diverse
,
ma
si
può
stimare
che
avesse
luogo
intorno
al
23
ottobre
,
coll
'
incertezza
di
alcuni
giorni
in
più
od
in
meno
.
Così
rimase
il
polo
australe
di
Marte
affatto
nudo
di
ghiacci
fino
a
questo
giorno
in
cui
scrivo
(
4
aprile
1895
)
.
Nell
'
intervallo
si
videro
bensì
di
quando
in
quando
comparire
certe
macchie
bianche
in
molta
vicinanza
del
polo
;
nessuna
di
queste
però
è
stata
permanente
,
e
si
deve
credere
che
rappresentassero
nevicate
di
carattere
locale
e
transitorio
.
Quale
fortuna
sarebbe
pei
nostri
geografi
,
se
un
simile
scioglimento
completo
dei
ghiacci
si
producesse
anche
una
sola
volta
sopra
ciascuno
dei
due
poli
della
Terra
!
Da
che
si
è
incominciato
a
studiar
Marte
con
qualche
attenzione
,
è
questa
la
prima
volta
in
cui
è
accaduto
di
osservare
la
completa
dissoluzione
delle
sue
nevi
antartiche
.
Essa
si
può
stimare
avvenuta
circa
55
giorni
dopo
il
solstizio
australe
,
cioè
dopo
l
'
epoca
,
in
cui
la
massima
intensità
della
radiazione
solare
si
fece
sentire
in
quella
regione
.
Nel
1862
,
trovandosi
il
pianeta
in
una
stagione
identica
,
Lassell
vide
quelle
medesime
nevi
ancora
molto
estese
:
94
giorni
dopo
il
solstizio
australe
il
loro
diametro
non
era
minore
di
500
chilometri
.
Nell
'
anno
1880
io
le
vidi
ancora
a
Brera
144
giorni
dopo
il
solstizio
australe
.
Possiamo
argomentare
da
questo
,
che
in
Marte
,
come
sulla
Terra
,
il
corso
delle
stagioni
non
è
perfettamente
il
medesimo
in
tutti
gli
anni
,
e
che
si
danno
colà
,
come
presso
di
noi
,
estati
più
lunghe
o
più
calde
,
ed
altre
più
brevi
o
più
fresche
.
La
rapida
fusione
di
così
ingenti
quantità
di
neve
non
può
essere
senza
conseguenze
sulle
condizioni
idrografiche
del
pianeta
.
Sulla
terra
la
fusione
delle
nevi
artiche
ed
antartiche
non
può
essere
di
molta
conseguenza
,
prima
perchè
le
aree
ghiacciate
polari
sono
ambedue
circondate
dal
medesimo
mare
,
il
quale
,
se
cresce
di
livello
per
lo
sciogliersi
di
una
parte
delle
nevi
artiche
,
d
'
altrettanto
decresce
pel
contemporaneo
coagularsi
di
nuove
nevi
antartiche
.
Una
simil
compensazione
non
può
aver
luogo
su
Marte
in
modo
così
semplice
od
immediato
,
essendo
il
maggior
mare
,
che
circonda
il
polo
antartico
,
intieramente
separato
da
quegli
altri
mari
assai
minori
o
piuttosto
laghi
,
che
stanno
vicino
al
polo
artico
;
siccome
si
può
vedere
dando
uno
sguardo
alla
carta
di
Marte
qui
unita
(
)
.
L
'
equilibrio
nelle
masse
liquide
dei
due
emisferi
può
stabilirsi
soltanto
per
mezzo
di
deflusso
attraverso
ai
continenti
che
occupano
le
regioni
intermedie
;
e
questa
è
la
causa
per
cui
all
'
alternato
coagularsi
e
dissolversi
dello
nevi
intorno
ai
due
poli
sono
da
attribuire
in
gran
parte
le
mutazioni
che
si
osservano
nel
sistema
idraulico
del
pianeta
.
Mutazioni
,
che
ai
nostri
telescopi
son
rese
manifeste
dalla
modificata
estensione
dei
mari
,
e
dalla
varietà
d
'
aspetto
di
quelle
strisce
oscure
che
segnano
le
zone
d
'
inondazione
e
di
deflusso
;
le
quali
pertanto
non
senza
un
po
'
di
ragione
furon
chiamate
canali
,
quantunque
tal
nome
si
debba
intendere
in
senso
assai
largo
.
Piuttosto
che
veri
canali
della
forma
a
noi
più
familiare
,
dobbiamo
immaginarci
depressioni
del
suolo
non
molto
profonde
,
estese
in
direzione
rettilinea
per
migliaia
di
chilometri
,
sopra
larghezza
di
100
,
200
chilometri
od
anche
più
.
Io
ho
già
fatto
notare
altra
volta
,
che
,
mancando
sopra
Marte
le
pioggie
,
questi
canali
probabilmente
costituiscono
il
meccanismo
principale
,
con
cui
l
'
acqua
(
e
con
essa
la
vita
organica
)
può
diffondersi
sulla
superficie
asciutta
del
pianeta
.
Non
è
un
problema
privo
d
'
interesse
quello
di
rendersi
conto
del
modo
,
con
cui
può
avvenire
una
tale
diffusione
.
II
.
Sulla
terra
le
vicende
delle
stagioni
si
corrispondono
nei
due
emisferi
con
effetti
quasi
intieramente
simmetrici
nella
loro
alternativa
.
I
periodi
di
freddo
e
di
caldo
,
di
siccità
e
di
pioggia
si
producono
con
fasi
alternate
,
ma
analoghe
,
ad
intervalli
di
sei
mesi
,
sotto
paralleli
di
ugual
latitudine
ai
due
lati
dell
'
equatore
.
Le
diversità
di
clima
,
che
si
osservano
in
tal
caso
,
sono
di
carattere
puramente
locale
,
dovute
per
lo
più
a
condizioni
accidentali
di
natura
topografica
.
Qualche
piccola
differenza
nella
meteorologia
dei
due
emisferi
veramente
si
manifesta
a
chi
consideri
le
cose
con
molta
precisione
;
differenza
principalmente
derivata
da
ciò
,
che
nell
'
emisfero
australe
le
aree
continentali
sono
meno
estese
che
nell
'
emisfero
boreale
.
Ma
questo
fatto
,
quantunque
degno
di
studio
per
il
suo
carattere
generale
,
praticamente
è
di
poca
importanza
nella
considerazione
del
clima
di
una
data
regione
australe
o
boreale
della
Terra
.
In
Marte
le
cose
sembrano
proceder
molto
diversamente
.
Come
dimostra
uno
sguardo
dato
alla
carta
,
tutto
o
quasi
tutto
l
'
Oceano
è
concentrato
intorno
al
polo
australe
,
al
quale
per
conseguenza
,
e
alle
circostanti
regioni
deve
corrispondere
una
vasta
depressione
nel
suolo
solido
del
pianeta
.
Al
contrario
,
dall
'
esser
l
'
emisfero
boreale
quasi
tutto
occupato
da
un
gran
continente
non
interrotto
,
siamo
indotti
ragionevolmente
a
credere
,
che
da
quella
parte
si
abbian
le
regioni
più
elevate
,
e
che
più
alti
di
tutti
siano
i
paesi
circostanti
al
polo
nord
.
Questa
disposizione
di
cose
fa
si
,
che
lo
sciogliersi
delle
nevi
polari
può
avere
,
pel
clima
e
per
la
vita
organica
,
conseguenze
ben
diverse
,
secondo
che
si
tratta
delle
nevi
australi
o
delle
nevi
boreali
.
È
questo
un
punto
,
il
quale
merita
di
essere
esaminato
con
qualche
cura
.
Consideriamo
dapprima
la
calotta
dei
ghiacci
australi
,
che
tutta
si
forma
entro
all
'
Oceano
di
Marte
,
e
può
giungere
ad
occupare
di
questo
Oceano
una
parte
considerabile
,
forse
un
terzo
od
un
quarto
.
Lo
sciogliersi
progressivo
della
medesima
avrà
per
ultimo
risultato
un
innalzamento
del
livello
generale
di
tutto
l
'
Oceano
,
e
dei
mari
interni
minori
,
che
lo
circondano
come
appendici
.
Tale
elevazione
potrà
bastare
ad
inondare
tutte
le
parti
più
basse
dei
continenti
e
specialmente
quelle
che
all
'
Oceano
sono
più
vicine
.
In
tale
stagione
infatti
si
vedono
molto
più
marcati
ed
oscuri
,
non
solo
i
mani
interni
segnati
col
nome
di
Adriatico
,
Tirreno
,
Cimmerio
,
Sirenio
,
ecc
..
ma
anche
gli
stretti
più
o
meno
spaziosi
che
li
uniscono
all
'
Oceano
,
e
l
'
Oceano
stesso
.
I
golfi
,
onde
appare
frastagliato
il
continente
,
diventano
più
visibili
,
e
con
essi
anche
taluno
dei
grandi
canali
che
dall
'
Oceano
direttamente
si
spingono
entro
terra
,
per
esempio
la
Gran
Sirte
e
la
Nilosirte
,
che
da
essa
procede
.
Questa
maggior
espansione
dell
'
Oceano
però
non
arriva
nelle
parti
più
interne
dei
continenti
e
nelle
regioni
boreali
;
impedita
a
quanto
sembra
dalla
troppo
grande
elevazione
di
queste
.
L
'
effetto
dello
sciogliersi
delle
nevi
australi
è
dunque
di
far
uscire
il
mare
dai
suoi
confini
,
e
di
produrre
qua
e
là
parziali
inondazioni
del
medesimo
sopra
alcuni
lembi
del
continente
.
Ora
è
molto
dubbio
,
se
un
tal
fenomeno
possa
riuscire
di
molto
vantaggio
per
la
vita
organica
,
e
sopratutto
pei
supposti
abitatori
del
pianeta
.
Simili
usurpazioni
periodiche
del
mare
sul
continente
hanno
anche
luogo
presso
di
noi
in
conseguenza
del
flusso
e
del
riflusso
:
e
,
quantunque
siano
di
periodo
breve
e
si
facciano
su
piccolissima
scala
,
non
credo
si
possano
considerare
come
una
benedizione
pei
paesi
dove
si
producono
(
Olanda
,
Frisia
,
litorale
nord
-
ovest
della
Germania
)
:
vediamo
anzi
gli
abitanti
tentare
di
difendersene
con
immense
dighe
.
Per
Marte
molto
dipenderà
dalla
natura
chimica
delle
sostanze
disciolte
nell
'
Oceano
.
Se
,
per
esempio
,
quelle
acque
fossero
salate
come
quelle
dei
mari
terrestri
,
la
zona
delle
aree
invase
dal
mare
ad
ogni
ritorno
dell
'
estate
(
che
si
fa
su
Marte
a
periodi
di
23
mesi
circa
dei
nostri
)
potrebbe
servire
alla
formazione
di
vaste
saline
,
o
dar
luogo
a
vegetazioni
di
carattere
speciale
.
In
nessun
caso
potrebbero
quelle
acquo
supplire
alla
coltivazione
delle
aree
continentali
,
ed
ai
bisogni
dell
'
agricoltura
quale
noi
l
'
intendiamo
.
Ben
diverso
è
lo
stato
di
cose
che
ci
si
presenta
allo
sciogliersi
delle
nevi
boreali
.
Essendo
queste
collocate
nel
centro
del
continente
,
le
masse
liquide
prodotte
dalla
liquefazione
si
diffondono
sulla
circonferenza
della
regione
nevata
,
convertendo
in
mare
temporaneo
una
larga
zona
del
terreno
circostante
;
e
,
correndo
verso
le
regioni
più
basse
,
producono
una
gigantesca
inondazione
molto
bene
osservabile
ai
nostri
telescopi
.
Tale
inondazione
si
estende
per
molte
e
grosse
ramificazioni
sopra
terre
prima
asciutte
,
formando
presso
il
polo
nord
laghi
molto
estesi
,
che
la
carta
nostra
designa
sotto
i
nomi
di
Mare
Acidalio
e
di
Lago
Iperboreo
.
Da
tal
regione
inondata
si
diramano
grosse
strisce
oscure
,
rappresentanti
al
nostro
sguardo
altrettante
larghe
correnti
,
per
le
quali
le
nevi
liquefatte
ritornano
,
o
tendono
almeno
a
ritornare
verso
la
loro
sede
naturale
che
sta
nell
'
altro
emisfero
,
cioè
verso
le
bassure
australi
occupate
dall
'
Oceano
.
Riflettiamo
ora
,
che
la
neve
è
il
prodotto
di
una
distillazione
atmosferica
,
nella
quale
l
'
acqua
si
riduce
alla
purezza
quasi
completa
.
Se
ciò
non
fosse
,
l
'
evaporazione
dei
nostri
mari
condurrebbe
alla
formazione
di
pioggie
d
'
acqua
salata
,
e
di
nevi
salate
;
dove
tutti
sanno
,
che
l
'
acqua
piovana
caduta
a
traverso
di
una
atmosfera
non
inquinata
è
acqua
quasi
assolutamente
pura
,
come
assolutamente
pura
o
quasi
è
l
'
acqua
delle
nostre
nevi
.
Adunque
la
grande
inondazione
boreale
di
Marte
,
risultando
dallo
scioglimento
di
nevi
cadute
in
terreno
prima
asciutto
,
e
non
essendo
mescolata
alle
acque
di
un
Oceano
,
sarà
libera
da
quei
sali
e
da
quelle
mescolanze
,
da
cui
non
si
può
dubitare
che
sia
inquinato
l
'
Oceano
australe
del
pianeta
.
Ne
possiamo
concludere
,
che
se
nelle
parti
asciutte
o
continentali
della
superficie
di
Marte
vi
è
vita
organica
,
gli
è
esclusivamente
o
quasi
esclusivamente
allo
sciogliersi
delle
nevi
boreali
che
deve
la
sua
esistenza
:
gli
è
dalla
giusta
e
opportuna
ripartizione
delle
acque
venenti
dal
polo
nord
,
che
dipende
il
suo
progresso
e
il
suo
sviluppo
.
E
se
in
Marte
esiste
una
popolazione
di
esseri
ragionevoli
capace
di
vincere
la
Natura
e
di
costringerla
a
servire
ai
propri
intenti
,
la
regolata
distribuzione
di
quelle
acque
sopra
le
regioni
atte
a
coltura
deve
costituire
il
problema
principale
e
la
continua
preoccupazione
degli
ingegneri
e
degli
statisti
.
III
.
Fino
a
questo
punto
abbiam
potuto
arrivare
,
combinando
il
risultato
delle
osservazioni
telescopiche
con
probabili
deduzioni
tratte
da
principi
conosciuti
della
Fisica
,
e
da
plausibili
analogie
.
Concediamo
ora
alla
fantasia
un
più
libero
volo
;
sempre
appoggiati
,
per
quanto
è
concesso
,
al
fondamento
sicuro
dell
'
osservazione
e
del
ragionamento
,
tentiamo
di
renderci
conto
del
modo
,
con
cui
sarebbe
possibile
in
Marte
l
'
esistenza
e
lo
sviluppo
di
una
popolazione
d
'
esseri
intelligenti
,
dotati
di
qualità
e
soggetti
a
necessità
non
troppo
diverse
dalle
nostre
:
e
sotto
quali
condizioni
si
potrebbe
ammettere
,
che
i
fenomeni
dei
così
detti
canali
e
delle
loro
geminazioni
possano
rappresentare
il
lavoro
di
una
simil
popolazione
.
Ciò
che
diremo
non
avrà
il
valore
di
un
risultato
scientifico
,
ed
anzi
confinerà
in
parte
col
romanzo
.
Ma
le
probabilità
a
cui
per
tal
modo
arriveremo
non
saranno
minori
che
per
tanti
altri
romanzi
più
audaci
e
meno
innocui
,
che
sotto
il
sacro
nome
di
scienza
si
stampano
nei
libri
e
si
predicano
nelle
assemblee
e
nelle
Università
.
Comparando
il
globo
della
Terra
con
quello
di
Marte
sotto
il
rispetto
della
loro
costituzione
meteorologica
ed
idrografica
,
subito
ci
appare
manifesto
,
dalle
cose
dette
di
sopra
,
quanto
il
primo
dei
due
sia
meglio
disposto
per
accogliere
la
vita
organica
e
per
favorirne
lo
sviluppo
nelle
sue
forme
superiori
.
Ai
fortunati
terricoli
l
'
acqua
fecondatrice
è
distribuita
gratuitamente
dalla
periodica
e
regolare
operazione
del
gran
meccanismo
atmosferico
.
Piove
sui
nostri
campi
senza
alcun
nostro
merito
:
per
noi
,
senza
alcuna
nostra
fatica
si
condensa
sulle
montagne
il
liquido
prezioso
,
che
per
mezzo
dei
ruscelli
e
dei
fiumi
può
in
molti
modi
esser
rivolto
a
nostro
vantaggio
,
coll
'
irrigazione
,
colla
navigazione
interna
,
colle
macchine
idrauliche
:
e
senza
di
questo
dono
,
che
sarebbe
il
genere
umano
?
Assai
più
dure
condizioni
di
esistenza
ha
fatto
la
Natura
ai
poveri
Marziali
.
Dove
rare
sono
le
nuvole
e
mille
le
pioggie
,
ivi
mancano
certamente
le
fonti
ed
i
corsi
d
'
acqua
(
)
.
Tutto
per
loro
sembra
dipendere
,
come
già
si
è
accennato
,
dalla
grande
inondazione
prodotta
nello
sciogliersi
delle
nevi
polari
boreali
.
La
loro
conservazione
o
la
loro
prosperità
richiede
ad
ogni
costo
,
che
siano
arrestate
nella
maggior
quantità
possibile
,
e
trattenute
per
tutto
il
tempo
necessario
quelle
acque
,
prima
che
vadano
a
perdersi
nel
mare
australe
;
che
se
ne
approfitti
nel
modo
più
efficace
alla
coltura
di
aree
abbastanza
vaste
per
assicurare
durante
un
intero
anno
Marziale
(
23
mesi
nostri
)
l
'
esistenza
di
tutto
ciò
che
vive
sul
pianeta
.
Problema
forse
non
tanto
facile
e
non
tanto
semplice
!
perchè
la
somma
di
acqua
disponibile
è
al
più
quella
che
hanno
formato
le
nevi
boreali
d
'
una
sola
invernata
;
quantità
certamente
assai
grande
,
la
quale
però
,
ripartita
sopra
tutti
i
continenti
,
potrebbe
presto
diventare
insufficiente
,
anche
non
tenendo
conto
delle
perdite
inevitabili
per
evaporazione
,
filtrazione
,
errori
di
distribuzione
,
ecc
.
Bastan
questi
riflessi
a
persuaderci
,
che
le
molte
strisce
oscure
,
onde
il
pianeta
è
solcato
per
ogni
verso
,
larghe
talvolta
quanto
il
Mar
Adriatico
od
il
Mar
Rosso
e
quasi
sempre
assai
più
lunghe
,
non
possono
,
malgrado
il
nome
da
noi
loro
assegnato
di
canali
,
rappresentare
nella
loro
vera
larghezza
arterie
di
deflusso
delle
acque
boreali
.
Se
tali
fossero
,
basterebbero
a
dar
passo
in
poche
ore
a
tutta
quanta
la
grande
inondazione
.
Non
solo
le
acque
non
potrebbero
esser
impiegate
a
colture
che
richiedessero
la
durata
di
alcuni
mesi
,
ma
giungerebbero
al
mare
e
vi
si
perderebbero
prima
che
un
vantaggio
qualunque
se
ne
potesse
trarre
.
Certo
per
le
vie
segnate
da
quelle
strisce
ha
luogo
un
deflusso
,
ma
non
tutte
intiere
quelle
strisce
servono
al
deflusso
.
La
loro
larghezza
è
per
tale
scopo
eccessiva
,
nè
a
questo
scopo
corrisponde
bene
il
loro
variabile
aspetto
,
e
la
loro
geminazione
.
Ciò
che
noi
vediamo
là
,
o
che
finora
abbiam
chiamati
canali
,
non
sono
larghissimi
corsi
d
'
acqua
,
come
da
alcuno
fu
creduto
.
L
'
ipotesi
più
plausibile
è
quella
di
considerarle
come
zone
di
vegetazione
,
estese
a
destra
e
a
sinistra
dei
veri
canali
,
i
quali
esistono
sì
lungo
le
medesime
linee
,
ma
non
sono
abbastanza
larghi
da
poter
esser
veduti
dalla
Terra
(
)
.
Queste
zone
di
vegetazione
facilmente
si
distaccano
sulle
circostanti
regioni
del
pianeta
per
un
colore
più
cupo
,
dovuto
,
com
'
è
da
credere
,
al
fatto
stesso
dell
'
inaffiatura
(
si
sa
che
il
terreno
bagnato
è
di
color
più
oscuro
che
l
'
asciutto
e
disseccato
dal
sole
)
e
anche
in
parte
senza
dubbio
alla
presenza
stessa
della
vegetazione
;
mentre
per
le
aree
aride
e
condannate
a
perpetua
sterilità
rimane
invariato
il
color
giallo
uniforme
che
predomina
su
tutti
i
continenti
.
Questo
colore
dobbiamo
d
'
or
innanzi
considerare
come
rappresentante
il
deserto
puro
ed
assoluto
;
e
pur
troppo
si
può
far
stima
,
che
i
nove
decimi
della
superficie
continentale
di
Marte
ad
esso
appartengano
.
Proseguendo
nelle
nostre
deduzioni
arriveremo
a
comprendere
senza
difficoltà
,
che
,
regnando
in
Marte
il
potere
della
gravità
,
quantunque
in
misura
assai
minore
che
sulla
Terra
(
)
,
i
liquidi
diffusi
alla
superficie
del
pianeta
tenderanno
a
scendere
ai
luoghi
più
bassi
;
e
che
le
zone
oscure
destinate
alla
vegetazione
saranno
più
basse
delle
aree
luminose
circostanti
,
in
cui
l
'
acqua
non
può
penetrare
.
Quello
pertanto
che
a
noi
appare
sotto
aspetto
di
striscia
oscura
,
e
che
da
tutti
finora
si
è
chiamato
canale
,
sarà
un
grande
avvallamento
della
superficie
,
esteso
secondo
la
linea
retta
o
secondo
il
circolo
massimo
,
sopra
larghezze
e
lunghezze
comparabili
a
quelle
del
Mar
Rosso
.
D
'
or
innanzi
daremo
ad
esso
il
nome
più
proprio
di
valle
.
La
larghezza
di
una
tal
valle
è
in
tutti
i
casi
presso
che
uniforme
,
e
tale
dobbiamo
credere
ne
sia
pure
la
profondità
,
che
diverse
ragioni
c
'
inducono
a
credere
molto
piccola
,
e
certamente
poi
molte
volte
minore
della
larghezza
.
L
'
osservazione
ci
accerta
che
una
tal
valle
fa
sempre
capo
co
'
suoi
estremi
o
ad
un
mare
,
o
ad
un
lago
,
o
ad
un
'
altra
valle
consimile
.
E
poichè
il
color
oscuro
,
effetto
della
vegetazione
e
dell
'
irrigazione
,
ne
occupa
tutta
l
'
apparente
larghezza
,
dobbiamo
ritenere
,
che
i
due
pendii
laterali
siano
accessibili
alle
acque
tanto
bene
quanto
il
fondo
.
Quale
poi
sia
stata
l
'
origine
di
tali
valli
così
numerose
ed
intrecciate
,
come
si
vede
sulla
carta
,
non
è
ora
opportuno
discutere
;
però
l
'
enorme
loro
larghezza
non
ci
dà
confidenza
di
soscrivere
all
'
opinione
di
coloro
,
che
le
credono
prodotto
di
uno
scavo
artificiale
.
La
mente
nostra
non
è
avvezza
a
concepire
tali
grandiose
opere
come
effetto
di
potenze
comparabili
a
quella
dell
'
uomo
.
Quando
però
dalla
considerazione
generale
di
questi
fatti
si
scende
allo
studio
minuto
dei
loro
particolari
,
e
sopratutto
si
ferma
l
'
attenzione
sopra
le
misteriose
geminazioni
e
sulla
straordinaria
regolarità
di
forma
ch
'
esse
presentano
,
l
'
idea
che
qualche
parte
almeno
secondaria
vi
possa
avere
una
razza
di
esseri
intelligenti
non
può
esser
considerata
come
intieramente
assurda
.
Anzi
,
al
punto
in
cui
siamo
giunti
,
e
data
la
verità
delle
cose
sin
qui
esposte
,
tale
supposizione
perde
quel
carattere
d
'
audacia
che
ci
spaventava
da
principio
,
e
diventa
quasi
una
conseguenza
necessaria
.
Poniamo
infatti
per
un
momento
,
che
lassù
tutto
si
faccia
per
conseguenza
cieca
di
leggi
fisiche
,
senza
intervento
alcuno
di
mente
direttiva
.
Le
nevi
del
polo
boreale
,
a
misura
che
saranno
disciolte
,
correranno
all
'
Oceano
seguendo
le
ampie
valli
,
che
loro
offrono
la
strada
più
facile
.
Se
il
fondo
delle
valli
è
concavo
(
come
nella
maggior
parte
delle
nostre
)
,
l
'
acqua
vi
si
riunirà
in
una
corrente
di
larghezza
molto
limitata
,
e
non
potrà
occupare
i
pendii
laterali
,
nè
produrre
sopra
di
essi
l
'
innaffiamento
e
le
vegetazioni
che
soli
possono
renderli
a
noi
visibili
.
Il
corso
d
'
acqua
o
canale
esisterà
,
ma
difficilmente
prenderà
tale
ampiezza.da
rendersi
sensibile
al
telescopio
.
Insomma
noi
non
ne
vedremmo
nulla
.
Perchè
l
'
acqua
e
la
vegetazione
potessero
espandersi
sopra
larghezze
di
100
e
200
chilometri
,
bisognerebbe
che
il
fondo
della
valle
fosse
piano
e
quasi
assolutamente
uniforme
.
Avremo
allora
qualche
cosa
di
simile
ad
un
vasto
impaludamento
,
nel
quale
potrebbero
ottimamente
svolgersi
una
flora
ed
una
fauna
somiglianti
a
quelle
della
nostra
epoca
carbonifera
.
Con
tali
ipotesi
è
possibile
renderci
conto
delle
strisce
oscure
semplici
;
rimane
però
inesplicato
il
fenomeno
della
loro
temporanea
geminazione
.
Non
si
riesce
a
comprendere
perchè
in
una
medesima
valle
l
'
innaffiamento
e
la
vegetazione
si
faccian
talvolta
sopra
una
linea
unica
,
tal
'
altra
invece
si
dividano
sopra
due
linee
parallele
di
larghezza
e
d
'
intervallo
non
sempre
eguale
in
ogni
tempo
,
tra
le
quali
resta
uno
spazio
infecondo
o
almeno
non
irrigato
.
Qui
la
supposizione
di
un
intervento
intelligente
è
più
che
mai
indicata
.
E
il
modo
di
questo
intervento
dev
'
esser
determinato
dalle
condizioni
particolari
fatte
dalla
natura
ai
supposti
abitatori
del
pianeta
.
Ora
prego
il
lettore
di
considerare
l
'
annessa
figura
,
nella
quale
si
è
inteso
di
rappresentare
il
taglio
o
sezione
traversale
di
una
delle
larghe
valli
di
Marte
.
In
A
A
sono
le
sponde
della
valle
,
in
B
il
suo
fondo
.
Se
al
giungere
delle
inondazioni
s
'
immettesse
l
'
acqua
nella
valle
senza
altro
apparato
,
essa
si
raccoglierebbe
tutta
al
fondo
sotto
forma
di
un
gran
fiume
in
quantità
probabilmente
eccessiva
,
mentre
i
pendii
laterali
rimarrebbero
asciutti
.
Per
dare
a
tutta
la
valle
la
irrigazione
necessaria
così
in
quantità
come
in
durata
,
i
nostri
ingegneri
avrebbero
scavato
(
e
così
dobbiam
supporre
abbiano
fatto
anche
gl
'
ingegneri
di
Marte
)
a
diverse
altezze
sui
due
pendii
una
serie
di
canali
paralleli
fra
loro
e
paralleli
alle
sponde
della
valle
;
canali
di
dimensioni
comparabili
alla
nostra
Muzza
,
al
Canale
Cavour
,
al
gran
Canale
del
Gange
(
)
.
Simili
canali
,
di
cui
non
è
necessario
qui
precisare
il
numero
,
sono
rappresentati
sulla
figura
dallo
incavature
segnate
colle
lettere
m
,
n
,
p
...
Fra
due
canali
contigui
il
terreno
segue
il
pendio
naturale
verso
l
'
asse
della
valle
,
in
modo
che
l
'
acqua
da
un
canale
più
alto
(
come
quello
segnato
m
)
possa
arrivare
a
quello
che
gli
sta
sotto
(
come
quello
segnato
n
)
espandendosi
gradatamente
su
tutta
la
zona
coltivata
intermedia
m
n
.
I
due
canali
più
bassi
serviranno
ad
irrigare
la
zona
più
bassa
di
coltivazione
,
che
occupa
il
fondo
della
valle
.
All
'
estremità
boreale
di
questa
stanno
i
robusti
argini
,
che
trattengono
entro
i
dovuti
limiti
,
e
fino
al
tempo
opportuno
,
le
acque
della
grande
inondazione
;
ivi
si
chiudono
e
si
aprono
le
porte
d
'
afflusso
:
mentre
per
l
'
estremità
australe
e
più
bassa
accadrà
l
'
uscita
delle
acque
residue
,
che
vanno
a
raccogliersi
nell
'
Oceano
australe
.
Già
si
è
accennato
,
che
la
copia
d
'
acque
provenienti
dalle
nevi
di
una
sola
invernata
sembra
piuttosto
inferiore
che
superiore
ai
bisogni
dell
'
irrigazione
;
la
poca
area
delle
superficie
coltivate
in
confronto
colle
deserte
favorisce
questa
conclusione
.
L
'
apertura
dei
canali
e
l
'
immissione
delle
acque
nelle
campagne
di
una
data
valle
non
si
potranno
quindi
fare
a
caso
,
ma
dovranno
succedersi
con
certa
regola
,
onde
tutte
le
zone
,
anche
le
più
alte
,
possano
ricevere
il
fluido
benefico
e
conservarlo
per
tanto
tempo
,
quanto
ne
richiede
il
ciclo
vegetativo
delle
colture
adottate
.
Male
si
provvederebbe
a
questo
,
se
,
per
esempio
,
prima
che
la
grande
inondazione
sia
giunta
al
colmo
,
si
cominciasse
a
consumar
l
'
acqua
per
uso
delle
zone
più
basse
:
perchè
in
tal
modo
potrebbe
avvenire
che
l
'
inondazione
non
raggiungesse
il
livello
necessario
per
irrigare
le
zone
più
alte
.
Queste
ultime
pertanto
dovranno
avere
la
precedenza
in
ogni
caso
.
Così
stando
dunque
disposte
le
cose
;
essendo
giunta
l
'
estate
dell
'
emisfero
Nord
,
e
la
grande
inondazione
boreale
essendo
arrivata
alla
massima
altezza
;
il
Gran
Prefetto
dell
'
Agricoltura
ordina
che
si
apran
le
chiuse
più
alte
,
e
che
sia
immessa
l
'
acqua
nei
due
canali
più
elevati
a
destra
e
a
sinistra
della
valle
(
segnati
colle
lettere
m
m
'
nella
figura
qui
sopra
)
.
L
'
irrigazione
si
estenderà
sopra
le
due
zone
laterali
più
alte
(
cioè
mn
m
'
n
'
)
;
la
superficie
della
valle
cambierà
colore
in
queste
due
zone
,
l
'
abitante
della
Terra
vedrà
due
strisce
parallele
colorate
,
cioè
una
geminazione
.
Trascorso
il
tempo
sufficiente
per
assicurare
il
completo
ciclo
vegetativo
in
quelle
due
prime
zone
,
e
la
grande
inondazione
boreale
essendo
già
in
sul
decrescere
,
si
aprono
le
chiuse
conducenti
a
due
canali
più
bassi
n
n
'
,
i
quali
frattanto
avranno
ricevuto
anche
i
residui
delle
due
zone
già
irrigate
.
Così
sarà
aperta
alle
acque
la
via
per
fecondare
due
altre
zone
fra
loro
parallele
,
np
n
'
p
'
le
quali
a
loro
volta
diventeranno
visibili
all
'
osservatore
terrestre
.
A
quest
'
ultimo
la
geminazione
sembrerà
or
composta
di
due
linee
più
larghe
,
l
'
una
proveniente
dall
'
insieme
delle
due
zone
irrigate
di
destra
,
l
'
altra
dall
'
insieme
delle
due
zone
irrigate
di
sinistra
.
Ma
col
cessare
della
vegetazione
nelle
zone
più
alte
,
mn
m
'
n
'
,
queste
riprenderanno
il
loro
colore
primitivo
,
e
cesseranno
d
'
esser
visibili
;
onde
a
un
dato
momento
nel
telescopio
non
si
vedranno
che
le
sole
zone
np
n
'
p
'
più
interne
;
la
geminazione
sarà
di
nuovo
composta
di
due
linee
sottili
,
ma
l
'
intervallo
fra
queste
sarà
minore
di
quanto
fosse
in
principio
,
quando
erano
irrigate
le
sole
zone
mn
m
'
n
'
.
Così
di
grado
in
grado
,
abbassandosi
le
acque
della
grande
inondazione
,
si
passerà
ad
irrigare
zone
sempre
più
basse
;
da
ultimo
,
esaurite
ormai
quelle
acque
,
se
ne
profitterà
per
immetterle
nella
zona
che
forma
il
fondo
della
valle
,
cioè
nell
'
intervallo
rappresentato
con
pp
'
.
Allo
spettatore
terrestre
apparirà
una
striscia
sola
;
la
geminazione
avrà
cessato
di
esistere
.
E
quando
il
ciclo
vegetativo
sarà
compiuto
su
tutte
le
zone
della
valle
,
allora
soltanto
si
potranno
aprire
le
porte
inferiori
per
lasciare
l
'
uscita
alle
acque
residue
,
non
senza
prima
aver
riempito
i
vasti
serbatoi
necessari
all
'
uso
quotidiano
di
quegli
abitanti
,
e
alla
coltura
dei
giardini
durante
l
'
intervallo
della
lunga
siccità
.
Dell
'
irrigazione
avvenuta
non
rimarrà
che
qualche
traccia
accidentale
,
il
terreno
ritornerà
arido
,
e
l
'
osservatore
terrestre
o
non
vedrà
più
affatto
la
valle
,
o
appena
ne
discernerà
qualche
lieve
indizio
.
Questo
piano
d
'
operazioni
,
che
io
ho
descritto
qui
per
fissare
le
idee
su
di
un
caso
concreto
,
non
sarà
probabilmente
il
solo
ad
esser
praticato
.
Non
è
necessario
che
l
'
ordine
d
'
irrigazione
delle
successive
zone
sia
sempre
ed
ovunque
così
completo
e
così
regolare
.
Se
,
per
esempio
per
le
colture
di
Marte
fosse
necessaria
la
pratica
del
maggese
,
qualche
zona
dovrebbe
esser
lasciata
senza
irrigazione
.
A
norma
poi
delle
diverse
specie
di
coltura
dovendo
l
'
irrigazione
esser
più
lunga
o
più
breve
,
non
si
avrà
sempre
la
completa
simmetria
sui
due
pendii
della
valle
;
ma
potrà
tale
irrigazione
esser
più
estesa
e
più
durevole
or
da
una
parte
or
dall
'
altra
,
od
anche
da
una
parte
mancar
totalmente
.
E
sul
fondo
della
valle
,
che
sarebbe
il
luogo
più
opportuno
per
boschi
,
si
cercherebbe
di
mantenere
l
'
umidità
per
il
tempo
più
lungo
che
sia
possibile
.
Così
potrebbe
anche
nascere
una
zona
permanente
di
vegetazione
,
sempre
più
o
meno
osservabile
dai
telescopi
terrestri
.
In
tal
modo
senza
supporre
cose
miracolose
e
senza
vagare
all
'
impazzata
nei
campi
dell
'
ignoto
,
con
sobrio
uso
d
'
analogie
e
con
plausibili
deduzioni
,
possiamo
spiegarci
non
solo
la
varia
lunghezza
e
il
vario
aspetto
sotto
cui
ci
appaiono
i
così
detti
canali
,
cioè
le
valli
coltivate
di
Marte
;
ma
ancora
dalle
necessità
pratiche
della
vita
degl
'
ipotetici
suoi
abitanti
possiamo
dedurre
e
l
'
esistenza
delle
geminazioni
,
e
la
varia
larghezza
delle
linee
che
le
compongono
,
le
mutazioni
del
loro
intervallo
.
E
si
riesce
a
comprendere
perchè
le
strisce
,
dette
canali
,
qualche
volta
sembrano
portarsi
più
verso
destra
,
e
qualche
altra
volta
più
verso
sinistra
,
sempre
conservando
il
medesimo
orientamento
.
Ammesse
le
linee
principali
del
nostro
quadro
,
non
sarà
difficile
il
compierlo
nei
particolari
,
e
disegnare
coll
'
immaginazione
i
grandiosi
argini
necessari
per
contenere
nei
giusti
limiti
l
'
inondazione
boreale
;
i
laghi
o
serbatoi
secondari
di
distribuzione
,
necessari
per
dare
le
acque
a
quelle
valli
,
che
non
fanno
capo
direttamente
a
quella
inondazione
;
le
opere
occorrenti
per
regolare
la
distribuzione
secondo
il
tempo
e
secondo
il
luogo
;
i
canali
di
primo
,
secondo
,
terzo
...
ordine
destinati
a
condurre
le
acque
su
tutto
il
terreno
irrigabile
;
i
numerosi
opifici
,
a
cui
le
acque
potranno
dar
moto
nel
loro
scendere
dai
ciglioni
laterali
della
valle
al
fondo
della
medesima
.
Marte
dev
'
esser
certamente
il
paradiso
degli
idraulici
!
E
passando
ad
un
ordine
più
elevato
d
'
idee
,
interessante
sarà
ricercare
qual
forma
d
'
ordinamento
sociale
sia
più
conveniente
ad
un
tale
stato
di
cose
,
quale
abbiamo
descritto
;
se
l
'
intreccio
,
anzi
la
comunità
d
'
interessi
,
onde
son
fra
loro
inevitabilmente
legati
gli
abitanti
d
'
ogni
valle
,
non
rendano
qui
assai
più
pratica
e
più
opportuna
,
che
sulla
Terra
non
sia
,
l
'
istituzione
del
socialismo
collettivo
,
formando
di
ciascuna
valle
e
dei
suoi
abitanti
qualche
cosa
di
simile
ad
un
colossale
falanstero
,
per
cui
Marte
potrebbe
diventare
anche
il
paradiso
dei
socialisti
.
Bello
altresì
sarà
indagare
,
se
sia
meglio
ordinar
politicamente
il
pianeta
in
una
gran
federazione
,
di
cui
ogni
valle
costituisca
uno
stato
indipendente
,
oppure
se
forse
,
a
reggere
quel
grande
organismo
idraulico
da
cui
dipende
la
vita
di
tutti
,
e
a
conciliare
le
diverse
necessità
delle
diverse
valli
,
non
sia
forse
più
opportuna
la
monarchia
universale
di
Dante
.
Ed
ancora
si
potrà
discutere
,
a
quale
rigorosa
logica
dovrà
essere
subordinata
la
legislazione
destinata
a
regolare
un
così
grandioso
,
vario
e
complicato
complesso
d
'
affari
:
quali
progressi
debbano
aver
fatto
colà
la
Matematica
,
la
Meteorologia
,
la
Fisica
,
l
'
Idraulica
e
l
'
arte
delle
costruzioni
,
per
arrivare
alla
soluzione
dei
problemi
estremamente
difficili
e
varii
,
che
si
presentano
ad
ogni
tratto
.
Qual
singolare
disciplina
,
concordia
,
osservanza
dello
leggi
e
dei
diritti
altrui
debba
regnare
sopra
un
pianeta
,
dove
la
salute
di
ciascuno
è
così
intimamente
legata
alla
salute
di
tutti
;
dove
son
certamente
sconosciuti
i
dissidii
internazionali
e
le
guerre
:
dove
quella
somma
ingente
di
studio
e
di
lavoro
e
di
mezzi
,
che
i
pazzi
abitanti
d
'
un
altro
globo
vicino
consumano
nel
nuocersi
reciprocamente
,
è
tutta
rivolta
a
combattere
il
comune
nemico
,
cioè
le
difficoltà
che
l
'
avara
Natura
oppone
ad
ogni
passo
.
Di
tutto
questo
,
o
caro
lettore
,
lascio
a
te
l
'
ulteriore
considerazione
.
Io
scendo
dall
'
Ippogrifo
;
tu
,
se
ti
aggrada
,
puoi
continuare
la
volata
.
Messo
t
'
ho
innanzi
,
omai
per
te
ti
ciba
.
G
.
SCHIAPARELLI
.
GIOVANNI
V
.
SCHIAPARELLI
IL
PIANETA
MARTE
Estratto
dalla
rivista
Natura
ed
Arte
,
Anno
XIX
,
n
°
1,1°
dicembre
1909
Come
suol
fare
a
periodi
alternati
ora
di
15
anni
,
ora
di
17
anni
,
il
pianeta
Marte
nell
'
autunno
scorso
passò
ad
una
delle
sue
minori
distanze
da
noi
,
avvicinandosi
alla
Terra
fino
a
47
milioni
di
chilometri
,
ed
apparve
luminoso
e
magnifico
più
che
mai
non
sia
stato
dal
1877
a
questa
parto
.
A
quella
distanza
,
il
globo
di
Marte
,
di
cui
il
diametro
arriva
a
circa
7600
chilometri
,
sottendeva
nell
'
occhio
dell
'
osservatore
terrestre
un
angolo
di
25
"
.
Sopra
un
tal
globo
ed
a
tale
distanza
si
possono
discernere
,
con
telescopi
di
sufficiente
potenza
,
le
configurazioni
topografiche
del
pianeta
con
un
grado
di
minutezza
e
di
precisione
di
cui
si
può
avere
un
'
idea
dai
qui
annessi
disegni
.
E
reciprocamente
,
ad
uno
spettatore
collocato
in
Marte
non
riuscirebbe
troppo
difficile
distinguere
sulla
Terra
particolarità
del
medesimo
ordine
di
grandezza
.
L
'
esperienza
dimostra
,
che
con
un
istrumento
di
dimensioni
affatto
comuni
,
munito
di
una
lente
obbiettiva
di
20
centimetri
di
diametro
,
una
macchia
luminosa
su
fondo
oscuro
(
od
oscura
su
fondo
luminoso
)
si
può
distinguere
senza
troppa
difficoltà
in
Marte
alla
sopradetta
distanza
di
47
milioni
di
chilometri
,
quando
ad
un
discreto
contrasto
di
colore
essa
congiunga
un
diametro
reale
uguale
a
1/50
del
diametro
del
pianeta
,
cioè
a
153
chilometri
.
Epperciò
,
usando
sufficiente
diligenza
,
si
potranno
scoprire
in
Marte
,
con
un
obbiettivo
della
detta
dimensione
,
tutte
le
isole
non
minori
della
Sicilia
e
tutti
i
laghi
non
minori
del
Ladoga
,
isole
come
l
'
Islanda
e
Ceylan
;
laghi
come
quello
di
Aral
ed
il
Victoria
Nyanza
devono
esser
molto
cospicui
.
Similmente
una
striscia
luminosa
su
fondo
più
oscuro
,
secondo
le
fatte
esperienze
,
dovrebbe
essere
ancora
visibile
quando
la
sua
larghezza
non
fosso
minore
di
1/100
del
diametro
di
Marte
,
cioè
di
80
chilometri
o
giù
di
lì
.
Quindi
lingue
di
Terra
od
isole
oblunghe
come
la
Jutlandia
e
Cuba
e
l
'
istmo
centrale
Americano
;
stretti
di
mare
e
laghi
oblunghi
come
il
Tanganyika
,
il
Nyassa
od
il
Mar
Vermiglio
di
California
dovrebbero
esser
visibili
da
un
ipotetico
abitante
di
Marte
,
che
vi
ponesse
molta
attenzione
.
Facilissimi
dovrebbero
essere
per
lui
oggetti
come
l
'
Italia
,
l
'
Adriatico
,
il
Mar
Rosso
,
Sumatra
e
Nippon
.
Tali
sono
press
'
a
poco
i
limiti
a
cui
può
arrivare
la
visione
dei
particolari
di
Marte
esaminato
con
una
lente
obbiettiva
di
20
centimetri
in
quelle
occasioni
,
in
cui
si
trova
alla
minor
possibile
sua
distanza
da
noi
.
Negli
ultimi
tempi
tuttavia
gli
ottici
hanno
imparato
a
costruire
lenti
obbiettive
di
molto
maggior
potenza
così
per
riguardo
alla
amplificazione
,
come
per
riguardo
alla
precisione
delle
immagini
;
quindi
i
limiti
sovra
accennati
sono
stati
spesso
oltrepassati
,
malgrado
che
le
difficoltà
di
esatta
costruzione
crescano
in
misura
assai
maggiore
che
le
dimensioni
di
questi
telescopi
giganti
.
La
superficie
di
Marte
presenta
un
insieme
di
macchie
diversamente
colorate
,
che
costituiscono
un
sistema
topografico
sotto
certi
rispetti
analogo
a
ciò
che
si
vede
sulla
terra
,
sotto
altri
invece
molto
differente
.
Marte
ruota
intorno
ad
un
asse
come
la
Terra
,
ed
ai
due
poli
si
veggono
per
lo
più
brillare
di
luce
vivissima
due
macchie
bianche
,
le
quali
presentano
vicende
periodiche
di
grandezza
,
e
alternamente
crescono
e
diminuiscono
secondo
il
ciclo
delle
stagioni
,
che
per
Marte
è
di
687
giorni
,
mentre
per
noi
è
un
poco
più
di
365
.
Appena
si
può
dubitare
che
tali
macchie
bianche
polari
siano
immense
estensioni
di
nevi
o
di
ghiacci
.
Non
sono
esse
da
confondere
con
altre
macchie
di
candore
per
lo
più
meno
puro
e
meno
intenso
,
che
talvolta
appajono
qua
e
là
in
tutte
le
latitudini
,
prediligendo
anche
certe
regioni
della
superficie
,
e
che
sono
state
interpretato
talvolta
come
nuvole
,
o
strati
di
nebbia
o
condensazioni
simili
alla
nostra
brina
;
si
vedono
or
qua
or
là
senza
regola
manifesta
,
e
coprono
talora
vastissime
estensioni
.
Fuori
di
queste
regioni
bianche
o
biancastre
la
superficie
del
pianeta
non
è
tutta
di
colore
uniforme
;
nella
maggior
parte
dei
luoghi
il
fondo
è
formato
da
diverse
gradazioni
di
rosso
chiaro
,
o
di
aranciato
o
di
giallo
.
Quello
che
rimane
è
occupato
da
vere
macchie
,
in
cui
dominano
colori
di
un
tipo
più
scuro
,
diversi
in
diversa
località
,
con
intensità
differente
.
Prevalgono
il
grigio
,
il
bruno
,
qualche
volta
il
nero
,
ma
solo
sopra
linee
o
strisce
di
poca
ampiezza
.
Spesso
le
aree
coperte
da
colori
differenti
sono
divise
da
una
netta
linea
di
separazione
;
ma
non
di
raro
accade
che
dall
'
un
colore
all
'
altro
v
'
è
un
passaggio
graduale
,
quello
che
si
dice
una
sfumatura
.
Tutto
l
'
insieme
dà
l
'
idea
di
un
magnifico
e
ricco
musaico
di
gemme
sparse
su
fondo
d
'
oro
diversamente
ombreggiato
,
che
nessun
pittore
fino
ad
oggi
ha
saputo
rappresentare
nemmeno
con
lontana
approssimazione
.
Le
immagini
di
Marte
che
gli
astronomi
disegnano
il
meglio
che
sanno
stando
ai
loro
telescopi
,
oltre
all
'
imitazione
quasi
sempre
molto
imperfetta
della
linea
,
per
difficoltà
che
qui
sarebbe
lungo
e
inutile
descrivere
,
non
danno
alcuna
esatta
idea
dei
colori
.
Ciò
che
si
stampa
nei
libri
sono
figure
assai
imperfette
,
per
lo
più
assai
lontane
dal
vero
,
e
trattate
in
semplice
chiaroscuro
:
da
esse
altro
non
si
può
ricavare
che
un
'
idea
approssimata
della
grandezza
e
della
disposizione
delle
macchie
più
salienti
,
senza
che
dei
colori
si
possa
dedurne
alcuna
notizia
.
Nè
bisogna
immaginarsi
di
veder
sempre
in
Marte
le
medesime
cose
;
e
che
,
messo
il
pianeta
nel
campo
telescopico
,
ad
altro
non
si
debba
pensare
,
che
a
far
un
ritratto
somigliante
più
o
meno
a
quello
che
si
vede
nel
suo
dischetto
.
Appena
cominciato
il
suo
lavoro
,
l
'
osservatore
si
avvede
ben
presto
che
le
macchie
,
le
linee
e
tutto
il
resto
vanno
cambiando
d
'
aspetto
lentamente
,
ma
pur
in
modo
sensibile
in
capo
ad
una
mezz
'
ora
;
la
scena
dopo
tre
o
quattro
ore
si
trova
intieramente
diversa
,
nuove
cose
compajono
mentre
gli
oggetti
di
prima
o
sono
scomparsi
,
oppure
se
ancora
si
vedono
,
sono
talmente
cambiati
di
posto
,
e
deformati
nel
loro
contorno
,
da
esser
appena
riconoscibili
.
Questa
è
una
conseguenza
della
rotazione
di
Marte
intorno
al
suo
asse
,
la
quale
si
compie
in
24
ore
e
40
minuti
:
ed
è
facile
vedere
quale
imbarazzo
nasca
da
questo
fatto
a
chi
debba
rappresentare
tante
particolarità
a
misura
d
'
occhio
.
Considerando
le
cose
in
massa
,
si
distinguono
nella
superficie
di
Marte
le
regioni
di
color
più
chiaro
,
le
quali
sono
anche
le
più
luminose
;
ad
esse
,
in
conformità
di
ciò
che
si
usa
anche
per
la
Luna
,
si
suole
dare
la
qualificazione
di
terre
o
di
continenti
,
mentre
alle
parti
ombreggiate
con
tinte
più
oscure
si
assegna
il
nome
,
egualmente
convenzionale
,
di
mari
e
di
laghi
.
Questi
nomi
non
servono
che
per
uso
di
classificazione
non
interamente
rigorosa
,
essendovi
(
oltre
alle
bianche
calotte
polari
)
alcune
regioni
di
carattere
intermedio
.
Vi
sono
anche
regioni
di
colore
variabile
,
che
sembrano
appartenere
ora
all
'
una
ora
all
'
altra
classe
secondo
la
direzione
in
cui
il
Sole
le
illumina
,
o
secondo
la
direzione
in
cui
son
vedute
dall
'
osservatore
,
in
dipendenza
di
cause
per
adesso
ancora
sconosciute
.
Tali
variazioni
possono
farsi
entro
limiti
estesissimi
,
che
dal
bianco
puro
possono
andare
sino
al
nero
assoluto
,
passando
per
gradazioni
diverse
di
rosso
,
di
giallo
,
di
grigio
e
di
bruno
.
Di
tali
vicende
alcune
si
ripetono
ad
ogni
rotazione
del
pianeta
con
una
certa
regolarità
,
altre
hanno
un
andamento
parallelo
alla
stagione
che
domina
nella
località
considerata
del
pianeta
.
Il
quale
è
soggetto
alle
stesse
varietà
di
riscaldamento
e
d
'
illuminazione
che
ha
luogo
nelle
diverse
regioni
della
Terra
.
Alcune
di
tali
vicende
d
'
aspetto
sono
in
diretta
connessione
collo
stato
meteorologico
e
termico
,
ed
è
possibile
che
vi
si
rendano
in
qualche
modo
visibili
a
noi
i
diversi
stadi
di
un
ciclo
vegetativo
,
secondo
un
'
ipotesi
abbastanza
probabile
,
studiata
e
propugnata
principalmente
dall
'
astronomo
americano
Lowell
.
Ma
l
'
osservazione
prolungata
per
molti
anni
ha
fatto
riconoscere
un
'
altra
classe
di
fenomeni
che
non
sembrano
dipendere
dal
periodo
delle
stagioni
,
e
potrebbero
anche
essere
irregolari
.
In
certe
località
un
dato
aspetto
di
cose
che
sembrava
permanente
,
viene
a
mutarsi
d
'
un
tratto
per
intervalli
,
dà
luogo
ad
altre
combinazioni
,
che
scompajono
alla
loro
volta
,
per
dar
luogo
ad
un
rinnovamento
più
o
meno
esatto
del
primitivo
stato
di
cose
;
tutto
questo
saltuariamente
ed
in
modo
che
si
potrebbe
dire
accidentale
.
La
carta
annessa
può
dare
un
'
idea
approssimata
del
modo
con
cui
sono
distribuite
le
macchie
principali
di
Marte
e
la
loro
disposizione
rispetto
ai
poli
ed
all
'
equatore
del
pianeta
.
Essa
è
divisa
in
due
emisferi
al
modo
dei
mappamondi
ordinari
,
in
maniera
però
da
collocare
in
alto
il
polo
australe
ed
in
basso
il
polo
boreale
;
ciò
per
render
più
facile
la
comparazione
con
quello
che
si
vede
nel
telescopio
astronomico
.
In
questo
,
infatti
,
che
rovescia
le
immagini
degli
oggetti
,
suole
il
polo
nord
apparire
nelle
parti
inferiori
del
disco
,
e
il
polo
sud
nelle
parti
superiori
(
)
.
La
figura
è
di
carattere
schematico
,
come
accade
nelle
nostre
carte
geografiche
;
essa
non
ha
per
iscopo
di
dare
una
pittura
imitante
l
'
aspetto
del
pianeta
come
se
si
volesse
farne
un
ritratto
,
ma
serve
soltanto
a
facilitarne
l
'
esposizione
descrittiva
.
Astraendo
dalle
regioni
polari
,
le
quali
sono
sempre
o
quasi
sempre
occupate
dal
bianco
polare
,
si
vede
subito
che
le
aree
più
o
meno
ombreggiate
,
dette
mari
,
occupano
forse
un
terzo
della
superficie
intiera
di
Marte
,
e
sono
divise
in
due
parti
o
gruppi
molto
disuguali
.
In
basso
abbiamo
il
Mar
Boreo
,
che
circonda
quasi
da
ogni
parte
il
polo
nord
,
e
da
una
parte
si
avvicina
all
'
equatore
fin
quasi
al
parallelo
40°
.
In
alto
abbiamo
il
Mare
Australe
che
è
molto
più
vasto
e
spinge
entro
le
aree
continentali
una
gran
quantità
di
ramificazioni
denominate
sulla
carta
coi
nomi
di
Gran
Sirte
,
Mare
Eritreo
,
Golfo
delle
Perle
,
Mare
Cimmerio
,
Mare
Tirreno
,
Lago
del
Sole
,
ecc
.
Fra
quei
due
mari
Boreo
ed
Australe
si
stende
la
zona
continentale
,
sparsa
qua
e
là
di
linee
e
di
macchie
più
oscure
.
Entro
i
due
grandi
mari
poi
sono
sparse
regioni
che
si
mostrano
come
grandi
isole
o
penisole
,
quali
Hesperia
,
Atlantis
,
Hellas
,
Argyre
,
Baltià
,
Nerigos
,
colorate
in
giallo
per
lo
più
,
ma
non
in
modo
permanente
;
talora
impallidiscono
,
ed
anche
si
oscurano
e
prendono
il
colore
grigiastro
o
bruno
delle
macchie
propriamente
dette
;
solo
mostrano
questo
colore
con
minor
intensità
.
Già
verso
la
metà
del
secolo
passato
molti
particolari
di
questa
topografia
areografica
erano
stati
esplorati
o
disegnati
da
abili
osservatori
,
quali
Secchi
,
Dawes
,
Kaiser
,
Maedler
,
Lockyer
,
ed
alcuno
di
essi
aveva
anche
intraveduto
qua
e
là
curiose
configurazioni
di
macchiette
o
di
linee
:
ma
non
erano
riusciti
ad
afferrarne
con
evidenza
la
forma
.
Soltanto
nel
1877
,
trovandosi
il
pianeta
in
una
delle
sue
maggiori
vicinanze
alla
Terra
(
in
posizione
poco
diversa
da
quella
occupata
nell
'
autunno
ora
decorso
)
,
si
ebbe
l
'
opportunità
di
studiare
in
buone
condizioni
e
con
maggior
successo
quei
particolari
prima
confusamente
intraveduti
e
di
convincersi
che
tutta
la
superficie
di
Marte
,
ma
più
specialmente
le
aree
luminose
continentali
,
sono
occupate
da
un
reticolato
di
linee
sottili
,
formanti
una
specie
di
triangolazione
o
di
poligonazione
,
come
si
può
vedere
nella
carta
qui
annessa
.
Queste
linee
sono
tracciate
sulla
superficie
del
pianeta
o
forse
entro
la
sua
atmosfera
;
ognuna
d
'
esse
corre
per
lunghissimi
tratti
,
serbando
per
lo
più
una
direzione
costante
senza
angoli
nè
curvature
violente
,
formando
anzi
(
rigorosamente
o
almeno
prossimamente
)
sul
globo
di
Marte
ciò
che
i
geometri
chiamano
un
circolo
massimo
.
Il
loro
corso
appare
continuo
,
senza
lacune
apprezzabili
alla
visione
telescopica
,
e
si
estende
da
pochi
gradi
(
un
grado
di
Marte
equivale
press
'
a
poco
a
60
dei
nostri
chilometri
)
,
fino
ad
occupare
talvolta
in
lunghezza
un
terzo
od
un
quarto
della
circonferenza
totale
del
pianeta
(
la
quale
è
di
21.600
chilometri
)
.
La
larghezza
è
molto
varia
;
per
alcuni
giunge
a
100
o
200
chilometri
,
altri
ad
alcune
decine
di
chilometri
,
per
alcuni
più
sottili
e
più
difficili
a
vedere
la
larghezza
non
supera
che
alcune
unità
della
stessa
misura
.
Perciò
assai
diversa
è
la
facilità
con
cui
si
possono
riconoscere
e
figurare
con
disegno
;
e
bisogna
aggiungere
,
che
questa
facilità
è
molto
variabile
secondo
il
tempo
e
sembra
dipendere
in
molti
casi
dalla
stagione
che
domina
lungo
il
loro
corso
.
Spesso
si
vede
qualcuno
di
essi
traversare
una
delle
nevi
polari
,
formando
una
traccia
nerissima
,
che
ha
tutto
l
'
aspetto
di
una
spaccatura
di
esse
nevi
.
Queste
linee
sono
i
così
detti
canali
di
Marte
,
così
denominati
per
pura
convenzione
analoga
a
quella
per
cui
alle
grandi
macchie
si
è
dato
il
nome
di
mari
e
di
continenti
.
Ma
della
loro
natura
finora
poco
o
niente
si
è
potuto
accertare
.
Il
nome
di
canali
però
e
la
regolarità
loro
apparente
ha
indotto
molti
uomini
di
calda
fantasia
a
ravvisare
in
essi
opere
artificiali
gigantesche
di
esseri
intelligenti
;
ipotesi
questa
che
per
ora
non
è
ancora
stato
possibile
dimostrare
che
sia
vera
o
falsa
.
Gli
spiriti
scettici
hanno
poi
facilmente
troncato
la
questione
,
negando
a
queste
formazioni
ogni
esistenza
obbiettiva
,
e
dichiarandole
come
fantasmi
creati
dall
'
immaginazione
sulla
base
di
visione
confusa
ed
imperfetta
.
Quando
un
canale
è
collocato
in
modo
da
attraversare
il
disco
di
Marte
nel
suo
centro
,
appare
come
una
linea
retta
formante
un
diametro
.
Ma
girando
il
pianeta
intorno
al
suo
asse
,
in
capo
ad
una
o
più
ore
,
il
canale
si
presenta
in
prospettiva
molto
diversa
,
e
s
'
incurva
tanto
più
fortemente
in
apparenza
,
quanto
più
è
distante
dal
centro
.
Queste
variazioni
di
forma
e
di
curvatura
apparente
si
possono
spiegare
esattamente
secondo
lo
regole
della
prospettiva
facendo
l
'
ipotesi
,
che
i
canali
siano
aderenti
alla
superficie
del
pianeta
,
o
almeno
pochissimo
distanti
;
la
concordanza
è
tale
,
che
di
quell
'
ipotesi
nessuno
può
dubitare
.
Questo
fatto
,
che
è
stato
verificato
centinaja
e
migliaja
di
volte
,
basta
da
solo
a
dissipare
qualunque
dubbio
potesse
nascere
intorno
alla
realtà
dei
canali
,
e
non
lascia
luogo
a
parlar
d
'
illusioni
ottiche
.
Tutti
i
canali
hanno
la
proprietà
di
correre
da
un
mare
ad
un
altro
,
o
dal
mare
ad
un
lago
o
fra
due
laghi
,
o
finalmente
da
un
canale
ad
un
altro
.
Non
si
ha
esempio
di
un
canale
,
di
cui
un
'
estremità
sia
libera
e
termini
isolata
nello
spazio
continentale
che
la
circonda
,
senza
connettersi
da
qualche
parte
con
un
mare
,
o
con
un
lago
,
o
con
un
canale
o
con
un
gruppo
d
'
intersezione
di
più
canali
.
Anzi
tutte
lo
estremità
dei
canali
là
dove
terminano
in
uno
dei
mari
o
dei
laghi
,
sogliono
esser
molto
ben
definite
e
spesso
sono
segnate
da
una
macchia
oscura
,
che
in
molti
casi
presenta
l
'
aspetto
di
una
larga
foce
in
forma
di
tromba
,
per
cui
l
'
ipotetico
canale
potrebbe
dirsi
sboccare
nell
'
ipotetico
mare
vicino
,
o
nell
'
ipotetico
lago
vicino
.
E
similmente
quando
due
canali
s
'
incontrano
,
spesso
nella
loro
intersezione
si
vede
una
piccola
macchia
oscura
,
per
lo
più
di
aspetto
rotondeggiante
e
di
diametro
non
molto
superiore
alla
larghezza
dei
canali
medesimi
.
Simili
macchiette
sono
denominate
fonti
,
per
analogia
col
resto
della
nomenclatura
.
Il
loro
numero
è
assai
variabile
,
in
alcuni
anni
se
ne
videro
non
più
di
due
o
tre
,
in
altri
anni
più
decine
e
sembrano
trovarsi
frequenti
in
certe
regioni
del
pianeta
a
preferenza
di
certe
altre
.
Nel
1907
la
fotografia
ne
ha
rivelato
un
gran
numero
di
nuovi
,
mentre
altri
prima
evidenti
cessarono
di
esser
visibili
.
Quando
un
canale
ne
incontra
parecchi
altri
,
avviene
qualche
volta
che
nelle
sue
intersezioni
con
questi
si
vedono
lungh
'
esso
allineati
molti
di
questi
punti
oscuri
,
i
quali
formano
una
serie
bene
ordinata
,
come
perle
infilzate
in
un
filo
.
È
da
credere
,
che
tutte
queste
fonti
o
piccole
macchie
rotondeggianti
siano
ciascuna
il
risultato
dell
'
incontro
di
due
canali
;
ma
ciò
non
risulta
con
evidenza
dall
'
osservazione
,
essendo
frequenti
i
casi
in
cui
essi
appajono
isolati
affatto
nel
mezzo
dei
continenti
senza
alcuna
connessione
.
Ma
è
probabile
che
la
connessione
esista
e
si
faccia
per
canali
troppo
sottili
per
esser
veduti
coi
nostri
attuali
telescopi
.
In
parecchi
luoghi
della
superficie
dei
continenti
,
i
canali
s
'
incontrano
tre
o
quattro
o
più
insieme
formando
piccolo
poligonazioni
e
dando
luogo
ad
un
insieme
di
macchie
più
complicate
.
Nascono
allora
macchie
oscure
per
lo
più
irregolari
del
diametro
di
più
centinaja
di
chilometri
,
e
si
vedono
sulla
carta
designati
con
nomi
speciali
,
come
Lago
del
Sole
,
Trivio
di
Caronte
,
Propontide
,
ecc
.
Sono
di
forma
più
o
meno
regolare
,
secondo
che
i
canali
da
cui
sono
formati
concorrono
più
o
meno
esattamente
in
un
medesimo
punto
.
Questi
laghi
sono
anch
'
essi
molto
variabili
di
colore
,
di
forma
e
di
estensione
;
talvolta
scompajono
affatto
,
o
si
dividono
in
più
parti
,
e
presentano
fenomeni
singolarissimi
.
Ma
riguardo
ai
canali
e
ai
laghi
il
fenomeno
più
generale
e
più
notabile
,
e
che
nel
mondo
degli
scettici
ha
provocato
il
maggiore
scandalo
è
quello
assai
frequente
del
loro
sdoppiarsi
,
quando
formano
ciò
che
si
chiama
geminazione
.
Un
canale
che
prima
appariva
come
linea
schiettamente
semplice
,
d
'
un
tratto
si
trasforma
in
un
sistema
di
due
linee
,
quasi
sempre
uguali
e
parallele
fra
di
loro
.
L
'
intervallo
fra
le
due
linee
è
diverso
da
un
caso
all
'
altro
,
come
pure
la
sua
proporzione
alla
grossezza
delle
linee
stesse
.
Anche
queste
geminazioni
sono
variabili
col
tempo
.
Non
solo
sembra
esser
diverso
in
diversi
tempi
l
'
intervallo
fra
le
due
linee
,
ma
la
visibilità
di
essa
è
soggetta
a
vicende
,
di
cui
non
è
ancora
stato
possibile
scoprire
la
norma
.
Talvolta
una
linea
diventa
più
debole
dell
'
altra
e
finisce
per
sparire
,
l
'
altra
rimanendo
immutata
e
visibile
come
canale
isolato
.
I
fenomeni
che
accompagnano
la
formazione
delle
geminazioni
non
si
sono
ancora
potuti
completamente
studiare
;
ma
la
durata
del
processo
non
è
mai
molto
lunga
;
le
geminazioni
compajono
tali
da
un
giorno
all
'
altro
,
durano
qualche
giorno
o
qualche
settimana
,
poi
si
riducono
di
nuovo
a
canali
semplici
,
od
anche
entrambi
i
loro
canali
scompajono
affatto
.
La
loro
apparizione
succede
in
diverse
epoche
con
diversa
frequenza
;
talora
mancano
affatto
o
sono
in
piccol
numero
,
in
altre
epoche
il
pianeta
ne
è
quasi
tutto
occupato
,
ed
in
certe
occasioni
se
ne
son
viste
fino
a
30
simultaneamente
.
Esse
mancarono
affatto
nel
1877
:
frequentissime
invece
si
mostrarono
nel
1882
,
nel
1888
ed
in
altre
epoche
.
Nell
'
apparizione
dell
'
autunno
passato
(
per
quanto
risulta
dalle
notizie
fino
ad
oggi
pubblicate
)
esse
non
sono
mancate
,
ma
non
sembra
fossero
molto
abbondanti
.
Un
certo
numero
se
ne
trova
pure
nelle
splendide
fotografie
di
Marte
,
che
il
professor
Lowell
ottenne
durante
l
'
apparizione
del
1907
.
Di
tutti
i
svariati
e
complicati
fenomeni
di
Marte
quello
delle
geminazioni
è
il
più
singolare
ed
anche
,
a
quanto
sembra
,
il
più
difficile
a
interpretare
.
Ad
esso
correlativo
,
e
quasi
contrapposto
è
un
altro
,
l
'
apparizione
e
disparizione
dei
ponti
.
Sono
striscie
luminose
,
regolari
,
rettilinee
ed
uniformi
,
che
di
quando
in
quando
compajono
attraverso
dei
mari
e
dei
laghi
,
formando
di
essi
una
separazione
completa
.
Il
più
facile
e
più
visibile
di
tutti
è
quello
designato
sulla
carta
col
nome
di
Ponte
di
Achille
,
che
rassomiglia
ad
un
argine
o
una
diga
posta
fra
il
Lago
Niliaco
e
quella
parte
del
Mar
Boreo
che
è
distinta
col
nome
di
Golfo
Acidalio
.
Il
Ponte
d
'
Achille
è
largo
forse
200
chilometri
e
lungo
poco
meno
di
1000
.
È
quasi
permanente
,
ma
talvolta
si
vede
interrotto
più
o
meno
completamente
,
come
è
avvenuto
nel
1888
.
Un
altro
ponte
divide
in
due
parti
quasi
uguali
il
Lago
del
Sole
,
ma
non
è
sempre
visibile
:
esso
è
apparso
nel
1890
ed
ultimamente
nel
1907
.
Queste
zone
luminose
in
campo
oscuro
sembrano
aver
qualche
relazione
con
le
zone
luminose
,
che
nelle
geminazioni
separano
l
'
una
dall
'
altra
le
due
linee
oscure
che
costituiscono
la
geminazione
.
Lo
studio
di
tutti
questi
enigmi
è
appena
cominciato
;
nulla
ancora
vi
ha
di
certo
sui
principi
a
cui
si
dovrà
appoggiare
una
razionale
interpretazione
dei
medesimi
.
Tutto
dipenderà
dai
progressi
che
farà
nei
prossimi
anni
la
rappresentazione
fotografica
di
Marte
.
La
questione
farà
un
gran
passo
quando
si
otterranno
fotografie
tali
,
che
sopra
di
esso
sia
possibile
prendere
misure
precise
.
Un
altro
passo
importante
è
stato
fatto
dal
signor
Lowell
,
inaugurando
lo
studio
spettroscopico
dell
'
atmosfera
di
Marte
(
)
.
Egli
dimostrò
che
quest
'
atmosfera
comprende
,
fra
i
suoi
componenti
il
vapor
d
'
acqua
e
l
'
ossigeno
.
Con
queste
scoperte
egli
ha
trovato
un
importante
argomento
in
favore
dell
'
ipotesi
da
lui
con
molto
ingegno
e
con
gran
copia
di
osservazioni
sostenuta
,
che
Marte
sia
pur
sede
della
vita
,
come
la
Terra
;
e
che
i
fenomeni
di
variazione
osservati
sul
pianeta
sian
dovuti
principalmente
alla
vegetazione
razionalmente
governata
da
esseri
intelligenti
.