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> anno_i:[1880 TO 1910}
LA VITA CHE NON MUTA ( CORRADINI ENRICO , 1904 )
StampaQuotidiana ,
Qualche giorno fa apparve la notizia che il ministro Orlando aveva pronta la relazione sul decreto ministeriale per la scelta del greco e delle matematiche nei licei . E la notizia è poi stata confermata dai giornali ufficiosi . Il decreto in sostanza è questo : fin qui lo studio del greco era di cinque anni ; ora i giovani possono ridurlo a tre optando per le matematiche invece del greco appena giunti al secondo anno di liceo . Tale decreto mostra una tendenza che va rilevata : è un primo passo verso la soppressione graduale dell ' insegnamento classico . Oggi si è ancora oscillanti e vacillanti fra il desiderio di rinnovare e quello di conservare , domani non sarà più così , e si abolirà il vecchio per il semplice motivo che si è smarrito il sentimento del suo valore vero . Questo dunque è necessario : illuminare la coscienza pubblica sul valore degli studii classici . Tali studii , hanno contro di sé i modernisti , cioè tutti coloro che fanno incominciare il mondo dal giorno della loro nascita . C ' è una speciale vanità dell ' uomo contemporaneo , ed è quella della modernità ; per la quale la maggior parte de ' nostri simili cólti , od ignoranti che si credon cólti , di niente altro è vaga quanto di dare un calcio ai molti secoli ed ai varii millenni di storia che ci hanno preceduti . La divina legge della continuità della vita attraverso i secoli e attraverso i millenni , per la quale la durata dell ' uomo è tanto più lunga dell ' esistenza dell ' individuo , e che è quasi la nostra immortalità terrena ; questa divina legge per la quale la vita dei popoli ci appare intessuta di generazioni , come si lega punto con punto , e noi ci sentiamo contemporanei de ’ nostri padri e respiranti dello stesso respiro nella stessa aria ; questa divina legge per cui l ' anima umana si sente vivere di là dall ' attimo e dall ' atomo che sono la sua proprietà e la sua miseria , è oggi posta in oblio o è disprezzata . Vi è un momento in cui per i modernisti tutto ciò che fu , finisce , e incomincia tutto ciò che ora è ; di là da quello la morte , di qua la vita , la cosiddetta vita moderna . E quel momento è quello che io ho detto segnato dal giorno della loro nascita . E potrebbe dirsi dalla Rivoluzione francese , o dalla invenzione del treno o del telegrafo , o da Darwin , o da Carlo Marx . I modernisti hanno visto come siano stati inventati il telegrafo , il treno e tante altre meraviglie , e come si siano diffuse le teorie dell ' evoluzione , del socialismo , e i venerandi principi dell'89 , ed hanno concluso : – Oggi il mondo è tutt ' altra cosa ; la vita , l ' umanità , la coscienza , la sapienza , la civiltà , il progresso sono tutt ' altra cosa – . E che cosa sono ? Sono la modernità . E così la leggenda , il dogma , la religione della modernità , cioè di un nostro modo di essere profondamente diverso da quello dei nostri antenati , si sono stabiliti e sono in onore . È il pedantismo e il fanatismo di moda , dei quali , come è naturale , i greci ed i romani non hanno più fieri nemici . Contro le cosiddette lingue e letterature morte i modernisti gridano come i giacobini di Francia gridavano contro l ' « Ancien Régime » . Greco , latino , vecchia accademia , avanzo di « Ancien Régime » , via ! È il grido della nuova rettorica . Ebbene , questa nuova rettorica ha torto , e lo ha perché confonde molte cose . Confonde la vita con alcune sue forme esteriori , con alcune sue condizioni materiali . Si pensi ciò che si vuole , ma solo alcune condizioni materiali , solo alcune forme esteriori sono mutate ; la vita , l ' anima umana , l ' umanità no . È della vita , dell ' anima umana , dell ' umanità , lo stesso che dell ' arte ; e come non si può dire che l ' arte abbia mutato sostanza e sia progredita da Omero a Dante , da Dante a non so quale grande poeta de ' giorni nostri , così non si può dire di questo nostro essere animato e vivente ( che ha nell ' arte e nella storia il suo specchio ) dalla civiltà dei romani a quella dei popoli contemporanei . Io non conosco una invenzione morale , per così dire , della umanità di oggi o della umanità di ieri , la quale veramente agisca sopra la sua sostanza psichica e valga a mutarla . Conosco molte vecchie ciarlatanerie che vogliono passare per nuove verità . Le nuove verità e le invenzioni sono quelle della scienza che ha fornito la vita esteriore e materiale di nuovi istrumenti più potenti degli antichi . Tali istrumenti ci hanno fatto queste nuove condizioni : maggiore velocità e maggiore varietà . Noi abbiamo per le nostre notti una copia senza paragone più grande di luce e un numero più grande di lumi , e abbiamo veicoli che ci trasportano da un capo all ' altro del mondo con una velocità che tenta emulare quella de ' nostri pensieri , e abbiamo macchine che lavorano per noi . Abbiamo qualche alleato e qualche schiavo di più nella natura , e mentre gli antichi avevano soltanto qualche animale domestico , il vento per la vela e il fuoco , noi abbiamo e animali domestici e il vento e il fuoco e la forza dei fulmini e le forze di altri elementi in nostro potere . La luce è stata sforzata sino all ' incendio , il suono e la musica sino al fragore , la velocità sino alla vertigine ; le città son diventate popolazioni di regni , il lavoro della pace frenetico come il tumulto della guerra . Se vi è una novità è l ' eccesso e la frenesia dell ' eccesso . Se vi è una novità è questa : nello sforzo tragico ed epico che l ' uomo ha sempre fatto e sempre farà per eguagliare la sua volontà col suo atto , perché il suo braccio sia attivo come la sua mente ; noi siamo giunti al punto che gli istrumenti di quello sforzo , se ancora sono men repentini del nostro animo , sono però di già superiori alla resistenza dei nostri muscoli e dei nostri nervi . Ma l ' uomo è lo stesso . Ponete l ' uomo in Parigi , in Londra , in New York , in Roma moderna , o nella Roma antica , in Atene , in Babilonia , in Cartagine , e che si chiami o Cesare , o Napoleone , o Chamberlain , Eschilo o Shakespeare , Enrico Ferri o non so quale dei demagoghi ateniesi o quiriti ; l ' uomo è lo stesso . L ' uomo è la moltitudine . L ' uomo , la moltitudine e le loro passioni . Le passioni operaie , del bene e del male , furie dell ' uomo e dei popoli , tali sono quali furono . L ' amore , il desiderio , l ' ambizione ardono oggi come arsero nel sangue e nelle ossa dei nostri padri e dei padri dei nostri padri . E l ' ammirazione delle cose naturali e della bellezza creata dagli uomini , l ' arte , l ' eloquenza e la magnanimità e il saper morire per una idea , e il tendere con gli atti e con i fatti verso le visioni dell ' idea , e tutte le numerose forme dell ' umana virtù , quali furono un tempo tali sono oggi . Noi usciamo da un ' officina delle nostre città , dove turbinano e strepitano cento macchine ; ma se andiamo in campagna , la vista di un aratro che sembra continui da una giornata perduta in una antichità favolosa la sua lenta e silenziosa opera del solco , metterà nei nostri cuori quella stessa pace che ci dona quando passa nei versi di Virgilio . Un semplice canto agreste ha sui nostri cuori la stessa potenza , sebbene ora nelle nostre orchestre l ' intrico dei suoni sia come quello degli alberi in una foresta , dei loro rami e delle loro radici . Consideriamo la guerra . Tutto sembra mutato . Più vasti corpi di combattenti si muovono su più vasti spazii ; è fra loro ciò che sarebbe parso inverosimile ai soldati antichi che si azzuffavano : la distanza . Hanno una nuova forza di terrore : il fragore . La rozza arma antica si è moltiplicata in più foggie d ' armi , fatte dalla scienza della distruzione , di congegni più delicati che non abbia l ' arnese del pacifico lavoro . La civiltà più ingegnosa e l ' opera di strage della bestialità primordiale si uniscono . Ed ecco il fatto : non ostante tutte le mutazioni e tutto quanto si è ingrandito , moltiplicato , congegnato , l ' uomo porta sul campo di battaglia lo stesso animo di una volta , l ' animo deliberato a uccidere o a morire . Per questo , leggendo le battaglie degli achei e dei troiani nei libri d ' Omero noi possiamo provare in fondo le medesime sensazioni che leggendo nei giornali la guerra russo - giapponese .
«IL FOLLE VOLO» ( CORRADINI ENRICO , 1907 )
StampaQuotidiana ,
Ancora una vittoria . La seconda in pochi giorni , nell ' industria più moderna , nella forma più moderna della gara e della forza di nervi e d ' animo necessaria per prender parte alle gare perigliose . Due vittorie italiane . Salutiamole con gioia . Quest ' ultima noi l ' attendevamo da due mesi , l ' abbiamo seguita giorno per giorno attraverso l ' Asia e l ' Europa , il deserto , i fiumi , i torrenti , le montagne , le foreste , attraverso piogge e nevi e venti e ogni variazione di clima e ogni impedimento e insidia del suolo e popolazioni del più vario sangue e orde fuggitive della più strana foggia . È stato uno spettacolo stupendo vedere giorno per giorno avvicinarsi verso la mèta , verso la vittoria , verso di noi , la piccola macchina infaticabile , fragile come la carne umana , infrangibile come la volontà dell ' uomo eroico , la piccola macchina portante due uomini della nostra patria , degni di esser celebrati come campioni di due tra le più belle virtù della nostra razza , bellissime nella loro unione insolita , lo slancio e la tenacità , la foga e la pazienza . Abbiamo avuto per due mesi , tutti i giorni , il nostro quarto d ' ora di visione poetica , ed è difficile poter ritrovare nella realtà un altro fatto grande che come questo compiutosi oggi possa avere tutti i caratteri della poesia , tutti i caratteri del sogno nato dal bisogno di evocare dall ' ignoto le immagini delle virtù che piantano più oltre i termini del possibile . È stato il nostro sogno attraverso gli spazii , ed è stato attraverso i tempi , perché gli aspetti delle terre solitarie e intatte , le apparizioni delle cavalcate in fuga o in inseguimento lungo la via non tracciata , ci hanno di tanto in tanto riprofondati nelle età della barbarie , della leggenda , dei primordii . E il sogno si è avvicinato per due mesi , di giorno in giorno , di momento in momento , infaticabilmente fedele alla nostra attesa , finché oggi è giunto , oggi è realtà , è vittoria . È la seconda vittoria italiana in pochi giorni . Salutiamola con gioia . Il sommo poeta della nostra razza avventurosa e paziente ebbe già un sogno simile prima de ’ tempi , quando l ' anima gli s ' apri a un tratto come l ' oceano e per essa andò con la « picciola compagna » il pellegrino d ' Itaca navigando di là dai « riguardi » segnati da Ercole . Chi non ricorda il canto XXVI dell ' Inferno ? È il canto dove Dante Alighieri è più divinatore dei tempi che sono venuti dopo di lui , dove più ha previssuto secondo lo spirito della nostra età , dove più è coetaneo nostro e oltre . È il canto dove fanno capo , per finire , i viaggi degli uomini per i cieli , e dove fanno capo , per cominciare , i loro viaggi sulla terra . Qui il Medioevo cessa e s ' inizia l ' evo moderno . Qui è il principio del Rinascimento . « O frati , dissi , che per cento milia perigli siete giunti all ' Occidente , a questa tanto picciola vigilia de ' vostri sensi ch ' è del rimanente , non vogliate negar l ' esperienza , diretro al sol , del mondo senza gente . Considerate la vostra semenza : fatti non foste a viver come bruti , ma per seguir virtute e conoscenza » . Li miei compagni fec ' io sì acuti , con questa orazion picciola , al cammino , che appena poscia li avrei rattenuti . E volta nostra poppa nel mattino , de ' remi facemmo ale al folle volo sempre acquistando dal lato mancino . Ebbene , non ostante tutte le differenze , spesso leggendo della corsa Pechino - Parigi mi sono ricordato del canto dantesco . Invece della vastità degli oceani ho visto con gli occhi della mente la vastità dei continenti e invece del « legno » l ' ordignetto metallico ; ma ho risentita la stessa « picciola orazione » che la coscienza dice dell ' uomo magnanimo , ho ritrovati gli stessi uomini che alla loro « picciola vigilia » non vogliono negare l ' « esperienza del mondo senza gente » , ho inteso lo sguardo verso lo stesso « folle volo » . L ' Alighieri creava il mito di ciò che non era nato ancora . Oggi ciò che stava chiuso nel suo genio come il frutto della generazione nell ' alvo materno , è diventato la storia vivente del mondo , storia di follia come non fu mai così travolgente , storia d ' amore dell ' esperienza come non fu mai così divorante , storia di volo come non fu mai così veemente . Di tale storia la corsa Pechino - Parigi è l ' ultima gesta . È fin qui il volo più folle . Ed è una vittoria italiana . Fu già celebrata dal sommo poeta della nostra razza . Sono più vittorie italiane . Della poesia avventurosa e dell ' industria , della lotta degli uomini con gli uomini e degli uomini con la natura . La lotta franco - italiana quasi dispare in confronto a quella che italiani e francesi hanno dovuto sostenere con la natura . C ' è qui una bella forma tutta moderna dell ' azione agonistica : è parso che gli uomini abbian corsa la gara non tanto per vincersi gli uni con gli altri quanto per vedere quali di loro fossero più atti a vincere la natura . È una scelta dei combattenti migliori per il combattimento più moderno , qual è l ' assalto incessante che gli uomini dànno alla natura , perché questa renda tutte le sue potenze , ed essi possano convertirle in istrumenti della loro vita . Così il folle volo frutta « esperienza » e il folle assalto potenza . Per due volte , in pochi giorni , la nostra terra ha mostrato di produrre valorosissimi combattenti . I più moderni fra i combattenti . E dietro a costoro c ' è una vittoria pratica , la vittoria dell ' industria . Dietro agli uomini che volano attraverso i continenti per volare e per vedere , e non per altro ; che superano deserti , foreste , fiumi , montagne , non per altro se non per il gusto di dire in faccia alla natura con l ' accento dell ' eroe e del fanciullo : – Qui m ' impedisci e mi vuoi spaventare , ma io passo ! – ; dietro a questi uomini , come c ' è la scienza che cerca sempre nuove esperienze , per sempre nuove « conoscenze » , ancora secondo il canto di Dante , per sempre nuove potenze della vita umana ; così c ' è l ' industria che di continuo rafforza le sue armi per soverchiare la concorrenza straniera e accumula per questo nostro popolo quel benessere da cui usciranno poi le vinti e i fatti delle sue volontà maggiori . Il folle volo che s ' inizia nel poema sacro , l ' amore dell ' avventura che è antico quanto il mondo , la moderna scienza e la modernissima industria , oggi ottengono in una quattro vittorie nella nostra patria . E c ' è ancora una quinta vittoria italiana . È quella dell ' ingegno meccanico che qui è più agile e pronto nel concepire , e più delicato e minuzioso nell ' eseguire , che non in nessun altro paese . Risplende il carattere della nostra razza animata e paziente ' . Noi meritiamo sempre lode , e non di rado sopravanziamo gli altri , per l ' arte di costruire i veicoli di terra e di mare , le gigantesche navi ed i fulminei automobili . Ci spinge l ' istinto della velocità attraverso la vastità . L ' istinto più moderno e così nostro da Roma in poi ! Bisogna salutare le cinque belle vittorie con gioia , e soprattutto con fiducia . C ' è fra loro una concezione della vita che giova spesso ricordare . Consiste appunto nel considerare la vita come ardua lotta e come ardua vittoria . Il vincitore di Dieppe , ad uno che gli chiedeva notizie della sua corsa , rispose : – La mia vita non contava più nulla in confronto della vittoria che mi pareva possibile – . Bisogna nutrir fiducia che lo spirito di questa risposta si diffonda e penetri addentro . Solamente l ' avversario formidabile e l ' animo generoso fanno belle le vittorie . E non si ricordi nulla di più in questo giorno di festa . - - - - - - - - - - - - Questo inno in prosa fu pubblicato nel « Giornale d ' Italia » l’11 agosto del 1907 , il giorno stesso dell ' arrivo del Principe Borghese e del Barzini a Parigi . Soltanto due giorni dopo il « Corriere della sera » riportava le parole dette dal Principe ai suoi festeggiatori nelle sale del « Matin » . Eccole . « Voi avete esagerato , signori . Non fummo eroi , ma semplicemente uomini pazienti . Sì , la nostra sola virtù fu la pazienza . Forse ne avemmo anche un ' altra : la perseveranza . Tutto il segreto della nostra riuscita consistette in questo : che non pensammo mai alla meta finale da raggiungere a Parigi . Ogni giorno , alla sveglia , dicevamo a noi stessi che bisognava compiere perbene la tappa designata pel giorno stesso . E siccome ogni giorno erano press ' a poco gli stessi ostacoli che dovevamo vincere e le stesse fatiche che dovevamo sopportare , così venimmo a capo , per forza d ' abitudine , degli uni e delle altre » [ N . d . A . ] .
RELIGIONE, CLERICALISMO E SCUOLE ( BONGHI RUGGIERO , 1886 )
StampaQuotidiana ,
Signore e signori , I maestri elementari della provincia di Treviso mi hanno chiesto s ' io volessi fare una conferenza davanti a tanta eletta cittadinanza , e a essi io non poteva dire di no . Da lungo tempo ho in grandissimo affetto questa classe di persone così utile allo Stato , alle provincie , ai comuni , e a cui Stato , provincie e comuni danno retribuzione così inferiore a quella che meriterebbe per il beneficio prestato e che sempre si domanda da essa . Ma , se la mia parola riuscirà meno gradita di quanto desidero , ne darete colpa non ai maestri elementari che me l ' hanno chiesta , bensì a me pel soggetto che ho scelto , come quello su cui più si fermò la mia mente . Ché se il soggetto è facile a concepire , è pur difficile a esser trattato , e se sarebbe facile ad altri il discorrerne e provocare la vostra approvazione , potrà forse esser difficile a me . So come alcuni fanno a carezzare le umane passioni e a secondare i comuni pregiudizi ; quanto a me mi rivolgo alla vostra ragione , e desidero che una parola calma , tranquilla e serena scenda nella vostra coscienza ; e se in essa troverà una approvazione , io sarò abbastanza contento . In queste parole : religione , clericalismo e scuole , sono compresi taluni dei maggiori interessi della umana società , e io cercherò di controbilanciare il torto e il diritto di ognuno , per poi misurare l ' influenza di quella delle tre parole che ci indica il bene e di quella che ci indica il male . Per misurare però quale sia l ' influenza delle scuole e della religione da una parte , e del clericalismo dall ' altra , bisognerà , o signori , che abbiate l ' animo calmo come l ' ho io , e che nel sentirmi vi preoccupiate , come me , d ' esser chiari , precisi , giusti e soprattutto sinceri . La maggior parte di coloro che discorrono di religione e di clericalismo non sono , a mio parere , sinceri . Alcuni sono pieni di furore contro il clericalismo , e hanno ragione ; ma il loro furore va più in là e offende la religione medesima . E d ' altra parte , se i loro avversari gridano : « Religione ! Religione ! Dio ! Dio ! » , in fondo del loro cuore tutto questo non c ' è . Non è già per amor di religione che parlano , non è per Dio che si agitano , ma per loro stessi , per le loro passioni mondane , pel desiderio sfrenato che hanno di dominare e di farsi avanti . Sono quindi due insincerità che si armano , e furiose combattono l ' una contro l ' altra , pur avendo ciascuna delle due parti gran bisogno dell ' altra . Ora noi dobbiamo distinguere la religione dal clericalismo , e dire apertamente ciò che di ognuno si pensa . Religione e clericalismo son due cose ben differenti : non diverse , ma opposte . Il sentimento religioso nasce con l ' uomo al primo urto che sente dalla natura in cui vive , di questa natura della quale non sa donde sia caduta , né dove vada . Il sentimento religioso è tale da unire l ' animo suo con tutto ciò che lo circonda ; è un sentimento molto intimo che mette l ' uomo in relazione con quello che è sopra di lui , come della stessa natura . E l ' uomo viene in grado di trovare una risposta alle terribili domande , alle quali ogni scienza è impotente , e delle quali oggi dice di non volersi curare , ma domani cercherà di rispondervi . Col sentimento veramente religioso l ' uomo frena la sua fantasia che gli chiede : « d ' onde tu vieni ? dove tu vai ? » ; ed è nostra sventura aver sempre queste domande dinanzi ! E non v ' illudete , o signori ; questo sentimento religioso assume necessariamente forma di culto ; poiché una volta che l ' uomo abbia concepito qualche cosa al di sopra di lui , è naturale egli domandi a se stesso come questo qualche cosa , che chiama Dio , debba o possa essere propiziabile . Ed è così , che tra lui e questo Dio sorge il sacerdote . Che cosa è il sacerdote ? È l ' interprete dell ' uomo a Dio , di Dio all ' uomo ; ma questo sacerdote che viene nell ' umana società per mettere in relazione l ' uomo con Dio , corrompe presto l ' ufficio suo , e , preso un altissimo posto nella umana coscienza , se n ' avvantaggia naturalmente . I sacerdoti formano una classe , una casta , portata alla ricerca di dominio e onori . Il sentimento è affatto diverso da quello che doveva essere ; non ha più per oggetto Iddio , non la mediazione fra l ' uomo e l ' idealità pura , ma il proprio interesse , la propria ambizione . Questa la corruttela del sacerdozio . Or bene , o signori , come quel primo sentimento si dice religione , questo secondo , con nome moderno , che corrisponde però a una cosa antica , si dice clericalismo . La religione o il sentimento religioso è , come abbiamo visto , la relazione fra uomo e Dio ; il clericalismo surroga alla relazione dell ' uomo con Dio l ' interesse proprio del sacerdote . E che cosa dobbiamo fare ? Questa è una perversione del retto principio , è una corruttela . Come correggerla , come impedirla ? Vi sono parecchi i quali non sono sinceri , e che gridano ad alta voce contro questi clericali . Io , per conto mio , li lascio vivere , come lascio vivere tutti ; ma esamino loro come esamino tutti . Culto e Dio sono troppo connessi fra loro perché si possano dividere e far sì che uno venga scacciato e l ' altro resti . Basta osservare che tutte le speculazioni moderne , tutte le dottrine scientifiche o filosofiche , che vogliono acquistare una efficacia pratica , hanno bisogno d ' un culto . Il mio amico Coppino , ministro della pubblica istruzione , nel suo discorso ad Alba ha detto che nell ' avvenire la religione professata da tutti sarà la « religione del dovere » . È una frase , per quanto bella , e gli uomini di Stato più degli altri dovrebbero guardarsi dalle frasi . Il dovere sarà la religione di pochi , e anche in quei pochi questo dovere sarà come una voce che parlerà fuori di loro . Dio non si caccia dal mondo , no . Dio non si caccia dall ' umana coscienza , perché è quello che vi ha di più profondo nella coscienza stessa . Egli fu concepito da tutti e in tutti i popoli come un grande ideale di bontà , di virtù e d ' amore . Perché , volendo pensare che cosa dia la somma di ogni passione , pensiamo subito a Dio ; perché questo Dio è l ' archeo , è il centro di ogni idealità umana , e l ' uomo lo pone dinanzi a sé come la meta sua naturale più elevata . Questo è Dio , ed esso si alza nella vostra coscienza e vi segna la via . E se voi poteste cacciare dalla umana società questo Dio , che vi segue dovunque , un immenso buio vi avvolgerebbe , e invano cerchereste di uscirne , in cerca di luce . E sapete ora voi quali sono i nemici principali di questo Dio che vi riscalda il cuore e costante brilla nel vostro pensiero ? I clericali , sì , quei clericali di cui ho parlato poc ' anzi ; quei clericali che non vogliono Dio avanti e sopra di loro perché vogliono un Dio , che anziché essere la loro guida , sia mancipio loro ; non che li ispiri ad amore del bello e del buono , ma che conservi la loro prosperità mondana alla quale , per ogni via , sono arrivati . Eppure atei e cristiani , clericali e miscredenti vanno a braccetto : e per quanto possano parere nemici nei giornali e nei comizi , sono amici , e gli uni operano gli stessi effetti degli altri , quantunque siano opposte le mire . Il clericalismo è la negazione di Dio , è l ' abbassamento di tutte le idealità che l ' umana coscienza ha concepito in Dio . E noi dobbiamo combatterlo , ma combatterlo come pratica una società civile . Noi in Italia abbiamo poi una ragione speciale che ne consiglia la lotta , ed è la sua ambiziosa voglia di riacquisto del potere temporale del papa che il clericale non potrebbe restaurare senza rovina del pontefice stesso , che non sarebbe in grado di tener Roma neppure una settimana . E noi dobbiamo combatterlo perché questa Italia , come l ' abbiamo fatta , una sul durevole fondamento della monarchia , è veramente intangibile . Se però dobbiamo distruggere questo nemico , non ce lo facciamo in fantasia più grosso di quello che è . Non facciamolo più numeroso di quanto esso veramente sia . E ora , conosciuti gli errori degli altri , veniamo a notarne anche qualcheduno dei nostri . Già , se udite che intorno a voi si levi il grido contro il clericale , non dovete poi credere , come potrebbe parere , che ogni religioso sia clericale , che sia clericale ogni prete . Una buona parte dei preti deplora il moderno indirizzo della curia romana , l ' indirizzo da essa dato al clero minore ; e quelli son sacerdoti pii , pieni di sentimento veramente religioso , che vedono la corruttela di cui la curia romana sempre più si ricopre . Questi buoni preti vedono fuorviato l ' indirizzo dei loro colleghi , ma non osano parlare o parlano sottovoce , e non osano gridare per fermare questa fiumana che minaccia di sommergere tutto quello che in più anni sono giunti a raccogliere . Ma perché non si adoprano a fermarla ? Perché non sono ancora riesciti a produrre un effetto utile ? Perché sono soli . Ogni qualvolta pare debba aversi uno dei tali effetti , è allora che il sentimento religioso vacilla . E intanto noi non ci risolviamo né ad apprezzare né a disprezzare cotali loro sentimenti . Questa la cagione per la quale i sacerdoti hanno perduto e sempre più si allontanano dall ' ufficio loro . Questi messaggeri di Dio conoscono tutti il danno del moderno indirizzo , e pur lasciano che si confonda religione e clericalismo . E difetto della politica nostra se in essi non troviamo uno strumento d ' aiuto contro il clericalismo prevalente nella maggior parte del clero e della curia romana . Non perciò dobbiamo scoraggiarci . La Chiesa è oggi tutta nelle mani del pontefice come mai . Dirò come disse un vescovo : i parroci sono soldati dei vescovi ; i vescovi del sommo pontefice . Tale organizzazione della Chiesa non risponde in origine a nessun testo del Vangelo , e a capo di essa sta il primo sacerdote del mondo , che vuol essere il più ostinato clericale del mondo . Ebbene , vedete , in questo momento il nostro paese è contristato da un ' aspra battaglia contro questo clero viziato . Voi ne avete visto i motivi e i primi scontri . Leone XIII – del quale io parlo sempre con grande rispetto – ha pubblicato un Breve a favore dei gesuiti , e il ministro guardasigilli del quale io parlo sempre con grande libertà ha subito cominciato a reagire , con un gesto discutibile , a cacciare tre o quattro monache dal convento della Sapienza . Però mentre vediamo costrette queste quattro monache a uscire dal loro convento , vediamo pure che al tempo stesso si fanno monache una ventina di giovani . Il ministro non ha autorità , né la pretende , di impedire che giovani donne pronuncino voti , e la monacazione in questo tempo di discordia è divenuta più grande di quanto fosse in addietro . Il ministro non ha con questo suo atto violata la legge : egli invece più rigorosamente l ' ha eseguita , ma in maniera diversa di quanto ha fatto finora e troppo mettendo il paese a rumore . Perché voi sapete che il ministro guardasigilli ha un grande difetto . Egli non fa nulla senza trombetta : non sospende un pretore per una giornata senza avvisarne tutti , o taluni almeno dei giornali d ' Italia . Codesta sua ultima azione è contraria a quella che deve compiere un governo il quale voglia eseguire la legge in modo che dall ' esecuzione di essa si possano ritrarre i maggiori benefizi che la legge stessa promette . Aggiungiamo una osservazione . Leone XIII e il ministro , negli atti che ho ricordato , hanno commesso il medesimo errore : quello di non considerare che gli altri nei loro atti non guardano soltanto quello che sono , ma anche quello che sembrano alla società . Per non aver fatto ciò , ministro e pontefice han provocato un movimento che in un paese più ardente del nostro avrebbe provocato conseguenze , l ' estensione delle quali non sarebbe possibile misurare . In un paese invece calmo come il nostro , dopo un certo spazio di tempo passerà tutto senza lasciare traccia di sé , e poiché il fumo è molto maggiore della vampa , fra qualche giorno nessuno ci penserà più . Ma le menti restano così piene di confusione , e se ne ricava un ' impressione capace di promuovere i malumori più grandi . Al paese importa molto la battaglia contro il clericalismo , ma l ' impressione e il moto troppo vivi finiscono in nulla , come una bolla di sapone che per un momento abbia brillato di vivi colori . Così non si combatte il clero , a punti di spilla , a dispetti , a piccoli sdegni , che offendono non solo il nemico che si dice di voler combattere , ma , come ho detto , anche la religione . Con queste piccole vessazioni il clericalismo si rinforza , perché questi atti , per quanto legali , alla maggior parte dei cittadini ripugnano . Questi atti non fanno che generare risentimenti , discreditare e togliere la fiducia a coloro che vorrebbero operar pel bene . Noi dobbiamo convincerci che questa lotta furiosa produce l ' effetto opposto di quello che si desidera . Parecchi confondono la maniera di combattere il clericalismo in un paese dispotico con quella buona in un paese libero : la maniera propria d ' un paese in cui ognuno può parlare e fare a sua posta , con quella delle società dove il cittadino deve trattenere persino l ' espressione del proprio dolore . Il clero non si combatte con questi piccoli sfoghi e io sono persuaso che l ' unico mezzo per ottenere qualcosa sia un ' azione costante e seria da parte dello Stato , a cui spetta però segnare il limite della propria azione e le relazioni di esso con tutti gli altri organismi che vivono intorno e dentro di lui . Bisogna che questa azione del governo sia coerente e ferma . Il che però non è facile in un governo come il nostro troppo in balia dei partiti ; bisogna che l ' azione non sia diretta così da produrre uno o l ' altro dolore , ma con perfetta chiarezza di idee e senza inimicizie verso tutto quello che nella Chiesa vi può essere di utile . Questa la forma teorica dell ' azione dello Stato . Ne potrei anche più determinare i confini , ma sarebbe troppo lungo discorso : potrei segnare l ' orbita di tutti questi organismi che riguardano lo Stato e la Chiesa ; ma qui mi ricordo della terza parola del tema che impresi a trattare , e mi limito dunque a dirvi l ' azione tra Stato e Chiesa rispetto alle scuole . La Chiesa pretende di poter insegnare da sola , e questo diritto lo deriva da talune parole di Cristo . Ma se Cristo ha dato a essa l ' autorità d ' insegnare , è chiaro che intendeva alludere alle dottrine che meglio fossero adeguate a quelle che insegnava lui . D ' altra parte , quelle alte parole io le venero , ma non credo che esse mi vietino di esaminar le moderne dottrine religiose che non sono in tutto e per tutto quelle di Cristo . Così noi non possiamo in nessuna guisa consentire che la Chiesa abbia veramente diritto d ' insegnare più che non l ' abbia lo Stato . Il quale , come tutore di quelli infiniti organismi che si muovono dentro di lui , ha anche il diritto di invigilare sul modo col quale da altri s ' insegna . Perciò l ' autorità dello Stato riguardo all ' insegnamento comprende tre grandi funzioni : autorizzare all ' insegnamento quelli che abbiano voglia di farlo , vigilare mentre s ' insegna , accertare i frutti dell ' insegnamento dato dagli altri . Lo Stato italiano non ha pur troppo un organismo capace di esercitare queste tre funzioni , rispetto alle quali esso è ancora molto imperfetto e deficiente . Esso non ha provveduto in modo sicuro e sincero perché l ' autorizzazione sia data in maniera che ognuno che insegna dia garanzia morale e materiale . Circa all ' invigilare mentre s ' insegna , noi vediamo come manchi tuttora una organizzazione adatta all ' uopo . Quanto poi all ' accertare i frutti dell ' insegnamento possiamo dire che i mezzi dei quali lo Stato si serve non sono atti . Gli esami , ad esempio , non sono che un vaglio , alla prima mossa del quale gli asini non passano , ma alla seconda passano tutti ! Lo Stato non esercita rispetto alle scuole ecclesiastiche quel diritto che dovrebbe , e avrebbe più d ' un valido motivo per intromettersi nell ' educazione delle scuole private e clericali del Regno . Lo Stato è obbligato d ' insegnar molto , d ' istruire , di educare , eppure nelle scuole dello Stato s ' istruisce poco e si educa punto . È assolutamente necessario che esso riordini le sue scuole in una scuola elementare in cui non si tenga conto delle classi che le stanno d ' attorno ; in una scuola tecnica che abbia , come non ha ora , un fine immediato ; in un istituto tecnico che non dia ai frequentatori di certe sezioni troppe ore di studio e a quelli delle altre troppe poche . Lo Stato ha bisogno di riordinare il liceo , dove si dovrebbe insegnare a leggere l ' italiano , a scrivere il latino e a compitare il greco , e dove invece si fa poco di tutto questo e quel poco anche male . È chiaro che l ' impressione che lo Stato quale educatore esercita nei padri di famiglia è la ragione diretta del seguito che hanno i maestri nelle scuole clericali . Una delle principali ragioni che spingono a far disertare le scuole laiche , è certamente il cattivo concetto che essi si sono fatti dell ' educazione che lo Stato stesso impartisce . I padri di famiglia vogliono che i figlioli ritornino presso di loro elemento di concordia e di pace ; vogliono che nell ' animo dei loro figlioli siano introdotti sentimenti che non siano per nulla contrari ai sentimenti loro . E l ' erroneo indirizzo delle nostre scuole induce con quasi pieno convincimento ad abbandonarle per quelle clericali . È una prova che l ' istruzione nelle scuole laiche non procede quale dovrebbe , la vediamo nel fatto che taluni istituti di educazione si sono appropriati la disciplina militare , che ha già dato buoni risultati . L ' esperienza di qualche anno ha dimostrato che questa disciplina produce in poco tempo gli stessi effetti utili che produce nei giovani il servizio militare . Lasciando all ' avvenire di risolvere pienamente questa questione , l ' attuale ministro della pubblica istruzione ha visto e sentito intanto i difetti dei suoi convitti ; ed era naturale dovessero sentirli e vederli anche i padri di famiglia . E qui si presenta un altro mezzo per combattere il clericalismo : quello di ordinare le scuole in modo che l ' educazione sia proporzionata alle diverse classi della società , di ordinarla in modo che nella scuola non s ' insegni religione , ma non s ' insegni l ' opposto , distruggendo nell ' animo dei giovani i sentimenti appresi nelle famiglie . E la paura di ciò che distoglie i genitori dal mandare i figlioli nelle nostre scuole . Uno dei diritti dello Stato è quello di autorizzare a insegnar , e per questo lo Stato ha bisogno di stabilire le condizioni intellettuali e morali che debbono richiedersi negli aspiranti all ' insegnamento . Queste condizioni sono definite dalle leggi , ma queste leggi sono troppo deboli , troppo facili a frodarsi . Da noi le leggi sono fatte così : in un articolo d ' una di esse è detto che per esser dottore bisogna fare questo e quest ' altro , e nell ' articolo seguente si afferma che però si può esser dottore anche senza aver fatto questo e quest ' altro ! Ecco la grande necessità di irrigidire le condizioni predette . Lasciamo pure a tutti il diritto d ' insegnare , ma ciò soltanto a comuni e rigide condizioni . Noi vediamo sempre esercitato l ' insegnamento da un numero crescente di frati e di preti . Bene , eleviamo le condizioni stesse : è l ' unico mezzo per frenare tanta ambizione d ' insegnamento . Ma sovratutto rendiamole tali che non ci sia il modo di violarle o facilmente potersene esimere . In questi dieci ultimi anni in cui voi sentiste di essere governati tanto liberamente , sono state rilasciate a frati e a preti molte più autorizzazioni d ' insegnamento che non nei tempi addietro , e rilasciate anche con molto minor rigore . E vi lagnate poi perché un numero troppo grande di ministri di Dio abbia ottenuto tale facoltà , e vi chiedete a chi ne spetti la colpa ? Chiedetelo ai deputati che privatamente hanno insistito in favore di tali autorizzazioni ! Chiedetelo a quei ben noti deputati che , mentre combattono in piazza i clericali , affidano i figli loro ai preti perché li educhino . Chiedetelo a questi ipocriti peggiori dei clericali stessi : a codesti autori di un ' ipocrisia che uccide l ' anima del paese , che insegna a non guardarsi liberamente in viso : a questa ipocrisia che dà al paese il diritto di credere che tutto ciò che gli si dice in pubblico sia sfacciata menzogna . L ' oscillazione con cui procede lo Stato rispetto alla Chiesa , gli ha impedito di fermare il suo stesso pensiero su troppe cose rilevanti . E l ' oscillazione da esso discende ai liberali che si trovano combattuti fra opposte correnti : da una parte codesti liberali – quantunque tale parola sia stata talmente usurpata da non saper più cosa voglia dire – sentono affermare che il culto e i riti sono tutte cose vane e inutili , dall ' altra invece l ' opposto . Invece bisogna pensare a ciò che di bene e di male fa il clero per la natura stessa della sua organizzazione , e per la intima relazione ch ' esso ha , non solo con la plebe , ma con la classe più agiata : influenza morale che non risolverà né oggi né domani né mai in un fatto sensibile , in una violazione qualunque , ma si esercita su tutta la società , e tutta la penetra . Allo Stato deve importare che questa influenza si eserciti possibilmente in un modo piuttosto che in un altro ; e dico possibilmente , perché anche i clericali debbono aver molta libertà di pensare . In queste condizioni lo Stato deve trovare un rimedio al dominio del clericalismo nell ' insegnamento filosofico , e far in modo che la scienza umana aleggi , ventili , penetri nell ' insegnamento che tuttora si dà nei seminari . Bisogna che anche ciò che si insegna in quei collegi risponda ai migliori principi della civiltà e della scienza ; e cessi la rozzezza d ' oggi , in cui la maggior parte dei preti non conosce , quand ' anche lo conosca , che il breviario . Insomma è importante per lo Stato che la mente dei preti sia elevata , il più possibile . Lo Stato può far questo in due modi . La teologia è una scienza intorno alla quale si è creato una vera enciclopedia di scienze cui spettano i problemi filosofici più alti dello scibile umano . Ora , mentre queste scienze sono seriamente studiate in Germania , in Inghilterra , in Francia , qui da noi invece sono quasi del tutto soppresse . Bisogna rialzarle adunque , e saranno feconde di libertà anche nelle menti oggi schiave . Bisogna che il prete sia istruito nella scienza propria e nel suo dovere : bisogna che il prete non possa chiamarsi tale se non dopo esser passato attraverso a tutto quello studio che lo Stato crede più opportuno per la cultura generale del paese . Noi abbiamo lasciato troppo libera la Chiesa non intervenendo nel formare la mente dei preti . Solo il sacerdote arrivato al suo ufficio attraverso una cultura laica potrà concorrere a elevare la mente e il cuore delle plebi . Si combatte adunque il clericalismo nelle scuole rinvigorendo i mezzi d ' ispezione ; rinforzando le condizioni alle quali devono sottostare gl ' insegnamenti ; rendendo le scuole dello Stato buone educatrici , pur non avendo il colore di religiose ; ma lo si combatte sovrattutto elevando l ' istruzione del clero e sottraendolo all ' influenza esclusiva della gerarchia ecclesiastica . Credo di avere brevemente percorso il soggetto che mi ero proposto . Potrei essermi fermato più a lungo su ciascuno di questi argomenti , ma avrei abusato della vostra pazienza , e d ' altronde ognuno di essi avrebbe potuto e dovuto esser tema di una speciale conferenza . Se la mia parola vi è parsa scevra di odio , se ho misurato come meglio potevo il torto e la ragione da una parte e dall ' altra , se non ho nascosto il danno che il clericalismo arreca al paese e non ho lodato i mezzi meschini e chiassosi per combatterlo , se tutto ciò ho fatto con qualche chiarezza , sono abbastanza soddisfatto . E prima di finire mi rivolgo ai maestri elementari , ai quali in questa battaglia contro il clericalismo , in questa lotta per elevare il livello morale e intellettuale del paese , spetta una delle parti principali . Coloro che continuano a ripetere che il maestro elementare ha vinto la battaglia di Sadowa sbagliano di grosso . I popoli civili furono più volte sommersi dai barbari , tant ' è vero che i Greci leggevano meglio dei Romani e giacquero sconfitti . Le battaglie sono in generale vinte dal genio e dalla forza . Non aspettino adunque i nostri maestri tale gloria per loro , ma una gloria più vera e sincera : quella d ' aver diffuso nel popolo italiano la cultura e l ' amore della patria . Siano ministri di luce e di pace , ma lascino allo Stato la missione di rendere le scuole , nelle quali essi si adoperano , più proporzionate a produrre gli effetti che si desiderano , più ricche d ' insegnamento , più pratiche e più vicine agli interessi e ai bisogni delle classi che le frequentano . Domandate questo allo Stato , e aspettate che altri domandi per voi il miglioramento della vostra condizione materiale . Già vedete che il ministro d ' istruzione , sebbene ancora imperfettamente , qualcosa ha fatto , poco certo , dacché lo stato vostro è ancora misero . La vostra classe manca ancora di quelle guarentigie che vi abbisognano per attendere tranquillamente ai vostri doveri . I maestri sono più in rapporto con le classi infime che più delle altre frequentano le scuole elementari ; quelle essi devono apparecchiare ai sentimenti indispensabili a ogni società umana . Devono temperar le voglie di mutar queste condizioni per vie e modi che la storia antica e moderna ha dimostrato incapaci di riuscita . Devono persuadersi che non hanno l ' obbligo dallo Stato d ' insegnar la religione , ma devono pure guardarsi dall ' introdurre nell ' animo degli allievi una inclinazione irreligiosa , perché non è stato mai detto che la religione non raddolcisca i dolori degli uomini . Sia missione loro , non insegnando religione , di lasciar l ' animo degli umili aperto a quei sentimenti che con la religione s ' accompagnano e valgono sempre a rendere meno invidiabile chi sta in alto per le ineguaglianze necessarie della vita . È questa l ' alta azione affidata sovrattutto al maestro , che , dopo il parroco del paese , è la persona più intimamente legata al popolo : aiutandolo se liberale , correggendolo se clericale . I maestri siano per quanto possono ministri di luce e di pace : di luce in un mondo che dà ancora generosi bagliori , di pace in un mondo tuttora combattuto fra infiniti contrasti .
StampaQuotidiana ,
Noi deploriamo che la maggioranza dei cattolici e degli uomini d ' ordine abbia in buona fede presa sul principio una posizione che li ha poi condotti a trovarsi in urto con l ' evidenza dei fatti e coi principii elementari del diritto umano ; ma fiat iustitia et pereat mundus : nessuna avversione di razza o di religione , nessuna necessità di difesa politica legittima la soppressione della verità , il sacrificio di una vita , il tormento d ' un ' anima , il vilipendio di una famiglia , la morte civile d ' un colpevole . Come abbiano potuto , con tanta ferocia , i nazionalisti e gli antisemiti assumere una causa così ripugnante , senza indagare , se mai nella loro lotta disperata per un ideale patriottico contro la massoneria e il giudaismo , calpestassero il fondamento stesso del proprio programma e creassero agli avversari una posizione di favore , è un fenomeno che non si spiega se non tenendo conto degli acciecamenti che la passione produce : l ' avervi però persistito , e il persistervi tuttora , malgrado tutto quello che di triste è accaduto , malgrado tutta la luce che si è sprigionata dal cozzo terribile , malgrado le rivelazioni , le confessioni , le inchieste , tradisce una cecità irreparabile . La Francia ha bisogno che questa brutta pagina della sua storia contemporanea si chiuda ; e a chiudersi pare infatti vicina : ciò non accadrà forse se non attraverso nuove convulsioni : ma è sperabile che gli uomini onesti d ' ogni partito si convincano finalmente che oggi alla Francia occorre una cosa sola : far giustizia ; giustizia riparatrice del passato , giustizia punitrice degli autori della sventura e dell ' onta riversatasi sul paese .
LEGGENDE NAPOLETANE ( SERAO MATILDE , 1881 )
Saggistica ,
LA CITTÀ DELL ’ AMORE Mancano a noi le nere foreste del Nord , le nere foreste degli abeti , cui l ’ uragano fa torcere i rami come braccia di colossi disperati ; mancano a noi le bianchezze immacolate della neve che dànno la vertigine del candore ; mancano le rocce aspre , brulle , dai profili duri ed energici ; manca il mare livido e tempestoso . Sui nostri prati molli di rugiada non vengono gli elfi a danzare la ridda magica ; non discendono dalle colline le peccatrici walkirie , innamorate degli uomini ; non compaiono al limitare dei boschi le roussalke bellissime ; qui non battono i panni umidi le maledette lavandaie , perfide allettatrici del viandante ; il folletto kelpis non salta in groppa al cavaliere smarrito . Lassù una natura quasi ideale , nebulosa , malinconica , ispiratrice agli uomini di strani delirî della fantasia : qui una natura reale , aperta , senza nebbie , ardente , secca , eternamente lucida , eternamente bella che fa vivere l ’ uomo nella gioia o nel dolore della realtà . Lassù si sogna nella vita ; qui si vive in un sogno che è vita . Lassù i solitarî e tristi piaceri della immaginazione che crea un mondo sovrasensibile ; qui la festa completa di un mondo creato . E le nostre leggende hanno un carattere profondamente umano , profondamente sensibile che fa loro superare lo spazio ed il tempo . Soltanto , per ascendere ad una suprema idealità , hanno bisogno del misticismo : di quel misticismo che è la follia dell ’ anima , inebbriata omicida del corpo , di quel misticismo che è fede , pensiero , amore , arte , attraverso tutti i secoli , in ogni paese ; di quel misticismo che è il massimo punto divino a cui può giungere un ’ esistenza eccessivamente umana . Ma a questo dramma , a questa vittoria cruenta dello spirito sul corpo , vien dietro un altro dramma , più umano , più potente , dove il pensiero ed il sentimento non vincono la vita , ma vi si compenetrano e vi si fondono ; dove l ’ uomo non uccide una parte di sé per la esaltazione dell ’ altra , ma dove tutto è esistenza , tutto è esaltazione , tutto è trionfo : il dramma dell ’ amore . Le nostre leggende sono l ’ amore . E Napoli è stata creata dall ’ amore . Cimone amava la fanciulla greca . Invero ella era bellissima : era l ’ immagine della forte e vigorosa bellezza che ebbero Giunone e Minerva , cui veniva rassomigliata . La fronte bassa e limitata di dea , i grandi occhi neri , la bocca voluttuosa , la vivida candidezza della carnagione , lo stupendo accordo della grazia e della salute in un corpo ammirabile di forme , la composta serenità della figura , la rendevano tale . Si chiamava Parthenope , che nel dolce linguaggio greco significa Vergine . Ella godeva sedere sull ’ altissima roccia , fissando il fiero sguardo sul mare , perdendosi nella contemplazione delle glauche lontananze dello Ionio . Non si curava del vento marino che le faceva sbattere il peplo , come ala di uccello spaventato ; non udiva il sordo rumore delle onde che s ’ incavernavano sotto la roccia , scavandola a poco , a poco . L ’ anima cominciava per immergersi in un pensiero ; oltre quel mare , lontano lontano , dove l ’ orizzonte si curva , altre regioni , altri paesi , l ’ ignoto , il mirabile , l ’ indefinibile . In questo pensiero la fantasia si allargava in un sogno senza confine , la fanciulla sentiva ingrandire la potenza del suo spirito e , sollevata in piedi , le pareva di toccare il cielo col capo e di potere stringere nel suo immenso amplesso tutto il mondo . Ma presto questi sogni svaniscono . Ora ella ama Cimone , con l ’ unico possente , imperante amore della fanciulla , che si trasforma in donna . Nella notte di estate , notte bionda e bianca di estate , Cimone parla all ’ amata : – Parthenope , vuoi tu seguirmi ? – Partiamo , amore . – Tuo padre ti rifiuta al mio talamo , o soavissima : Eumeo vuole egli per tuo sposo e suo figliolo . Ami tu Eumeo ? – Amo te , Cimone . – Lode a Venere santa e grazie a te , suo figliola ! Pensa dunque quale nero incubo sarebbe la vita , divisi , lontani – e come , giovani ancora , aneleremmo alle cupe ombre dello Stige . Vuoi tu partire meco , Parthenope ? – Io sono la tua schiava , amore . – Pensa : dimenticare la faccia di tuo padre , cancellare dal tuo volto il bacio delle sorelle , fuggire le dolci amiche , abbandonare il tuo tetto ... – Partiamo , Cimone . – Partire , o dolcissima , partire per un viaggio lungo , penoso , sul mare traditore , per una via ignota , ad una meta sconosciuta ; partire senza speranza di ritorno ; affidarsi ai flutti , sempre nemici degli amanti ; partire per andare lontano , molto lontano , in terre inospitali , brune , dove è eterno l ’ inverno , dove il pallido sole si fascia di nuvole , dove l ’ uomo non ama l ’ uomo , dove non sono giardini , non sono rose , non sono templi ... Ma nei grandi occhi neri di Parthenope è il raggio di un amore insuperabile e nella sua voce armoniosa vibra la passione : – Io t ’ amo – ella dice – , partiamo . Sono mille anni che il lido imbalsamato li aspetta . Mille primavere hanno gittata sulle colline la ricchezza inesausta , rinascente , dalla loro vegetazione – e dalla montagna sino al mare si spande il lusso irragionevole , immenso , sfolgorante di una natura meravigliosa . Nascono i fiori , olezzano , muoiono perché altri più belli sfoglino i loro petali sul suolo ; milioni e milioni di piccole vite fioriscono anche esse per amare , per morire , per rinascere ancora . Da mille anni attende il mare innamorato , da mille anni attendono le stelle innamorate . Quando i due amanti giungono al lido divino un sussulto di gioia fa fremere la terra , la terra nata per l ’ amore , che senza amore è destinata a perire , abbruciata e distrutta dal suo desiderio . Parthenope e Cimone vi portano l ’ amore . Dappertutto , dappertutto essi hanno amato . Stretti l ’ uno all ’ altra , essi hanno portato il loro amore sulle colline , dalla bellissima , eternamente fiorita di Poggioreale , alla stupenda di Posillipo ; essi hanno chinato i loro volti sui crateri infiammati , paragonando la passione incandescente della natura alla passione del loro cuore ; essi si sono perduti per le oscure caverne che rendevano paurosa la spiaggia Platamonia ; essi hanno errato nelle vallate profonde che dalle colline scendevano al mare ; essi hanno percorso la lunga riva , la sottile cintura che divide il mare dalla terra . Dovunque hanno amato . Nelle stellate notti di estate , Parthenope si è distesa sull ’ arena del lido fissando lo sguardo nel cielo , carezzando con la mano la chioma di Cimone che è al suo fianco ; nelle lucide albe di primavera hanno raccolto , nel loro splendido giardino , fiori e baci , baci e fiori inesauribili ; ne ’ tramonti di porpora dell ’ autunno , nella stagione che declina , hanno sentito crescere in essi più vivo l ’ amore ; nelle brevi e belle giornate invernali hanno sorriso senza mestizia , pur anelando alla novella primavera . La pianta secolare ha prestata la sua ombra benevola a tanta gioventù ; la contorta e bruna pietra dei campi Flegrei non ha lacerato il gentil piede di Parthenope ; il mare si è fatto bonario ed ha cantata loro la canzoncina d ’ amore , la natura leale non ha avuto agguati per essi ; sugli azzurri orizzonti ha spiccato il profilo bellissimo della fanciulla , il profilo energico del garzone . Quando essi si sono chinati ed hanno baciato la terra benedetta , quando hanno alzato lo sguardo al cielo , un palpito ha loro risposto e fra l ’ uomo e la natura si è affermato il profondo , l ’ invincibile amore che li lega . Napoli , la città della giovinezza , attendeva Parthenope e Cimone ; ricca , ma solitaria , ricca , ma mortale , ricca , ma senza fremiti . Parthenope e Cimone hanno creata Napoli immortale . Ma il destino non è compito ancora . Più alto scopo ha l ’ amore di Parthenope . Ecco : dalla Grecia giunsero , per amor di lei , il padre e le sorelle e amici e parenti che vennero a ritrovarla ; ecco : sino al lontano Egitto , sino alla Fenicia , corre la voce misteriosa di una plaga felice dove nella bella festa dei fiori e dei frutti , nella dolcezza profumata dell ’ aria , trascorre beatissime la vita . Sulle fragili imbarcazioni accorrono colonie di popoli lontani che portano seco i loro figliuoli , le immagini degli dèi , gli averi , le comuni risorse ; alla capanna del pastore sorge accanto quella del pescatore ; la rozza e primitiva arte dell ’ agricoltura , le industrie manuali appena sul nascere compiono fervidamente la loro opera . Prima sorge sull ’ altura , il villaggio a grado a grado guadagna la pianura ; un ’ altra colonia se ne va sopra un ’ altra collina ed il secondo villaggio si unisce col primo ; le vie si tracciano , la fabbrica delle mura , cui tutti concorrono , rinserra poco a poco nel suo cerchio una città . Tutto questo ha fatto Parthenope . Lei volle la città . Non più fanciulla , ma ora donna completa e perfetta madre : dal suo forte seno dodici figliuoli hanno vista la luce , dal suo forte cuore è venuto il consiglio , la guida , il soffio animatore . È lei la donna per eccellenza , la madre del popolo , la regina umana e clemente , da lei si appella la città ; da lei la legge , da lei il costume , da lei il costante esempio della fede e della pietà . Due templi sorgono a dèe , invocate protettrici della città : Cerere e Venere . Ivi si prega , ivi , attraverso gli intercolunni , sale al cielo il fumo dell ’ olibano . Una pace profonda e costante è nel popolo su cui regna Parthenope ; ed il lavorìo operoso dell ’ uomo non è che una leggiera spinta alla natura benigna . La più bella delle civiltà , quella dello spirito innamorato ; il più grande dei sentimenti , quello dell ’ arte ; la fusione dell ’ armonia fisica con l ’ armonia morale , l ’ amore efficace , fervido , onnipossente è l ’ ambiente vivificante della nuova città . Quando Parthenope viene a sedere sulla roccia del monte Echia , quando essa fissa lo sguardo sul Tirreno , più fido dello Ionio , l ’ anima sua si assorbisce in un pensiero . La regione ignota è raggiunta , il mirabile , l ’ indefinibile , ecco , è creato , è reale , è opera sua . E mentre la fantasia si allarga , si allarga in un sogno senza confine , Parthenope sente giganteggiare il suo spirito e sollevata in piedi le pare di toccare il cielo col capo e di stringere il mondo in un immenso amplesso . Se interrogate uno storico , o buoni ed amabili lettori , vi risponderà che la tomba della bella Parthenope è sull ’ altura di San Giovanni Maggiore , dove allora il mare lambiva il piede della montagnola . Un altro vi dirà che la tomba di Parthenope è sull ’ altura di Sant ’ Aniello , verso la campagna , sotto Capodimonte . Ebbene , io vi dico che non è vero . Parthenope non ha tomba , Parthenope non è morta . Ella vive , splendida , giovane e bella , da cinquemila anni . Ella corre ancora sui poggi , ella erra sulla spiaggia , ella si affaccia al vulcano , ella si smarrisce nelle vallate . È lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori : è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene ; è lei che rende irresistibile il profumo dell ’ arancio ; è lei che fa fosforeggiare il mare . Quando nelle giornate d ’ aprile un ’ aura calda c ’ inonda di benessere è il suo alito soave : quando nelle lontananze verdine del bosco di Capodimonte vediamo comparire un ’ ombra bianca allacciata ad un ’ altra ombra , è lei col suo amante ; quando sentiamo nell ’ aria un suono di parole innamorate ; è la sua voce che le pronunzia ; quando un rumore di baci , indistinto , sommesso , ci fa trasalire , sono i suoi baci ; quando un fruscìo di abiti ci fa fremere al memore ricordo , è il suo peplo che striscia sull ’ arena , è il suo piede leggiero che sorvola ; quando di lontano , noi stessi ci sentiamo abbruciare alla fiamma di una eruzione spaventosa , è il suo fuoco che ci abbrucia . È lei che fa impazzire la città : è lei che la fa languire ed impallidire di amore : è lei la fa contorcere di passione nelle giornate violente dell ’ agosto . Parthenope , la vergine , la donna , non muore , non ha tomba , è immortale , è l ’ amore . Napoli è la città dell ’ amore . VIRGILIO Oggi , domenica , festa degli Ulivi . Cristo entra in Gerusalemme portando in mano il ramoscello della pace . Oggi , buon lettore , si fa la pace . Vi è chi ha litigato con l ’ amico e chi con l ’ innamorata : vi è chi ha litigato con la persona indifferente , chi con quella che odia , chi con quella che ama di più : l ’ impiegato ha litigato col suo capo di ufficio , il marito con la moglie , l ’ artista ha detto molti improperi all ’ arte , lo scrittore si è accapigliato con la forma , il portinaio ha litigato col padron di casa . Tutti sono in bizza con qualcuno . Ma oggi una fogliolina , un ramoscello di olivo e la pace è fatta . Anche io ho litigato , e da tanto tempo , con una carissima persona , mentre ho continuato ad amarla piamente , nel segreto del cuore , mentre la sua assenza ha resa deserta e triste la mia casa , mentre la mancanza del suo alito soave ha reso arido e secco come la pomice quanto ho scritto . Questa carissima persona , la poesia , è da tanto tempo che non vuole saperne di me , quando io la desidero ardentemente e per orgoglio mi taccio . Oggi che l ’ orgoglio si smorza in una infinita tenerezza , voglio tentar di far la pace con la poesia mandandole una fogliolina di ulivo . Dopo Parthenope , mito e donna , vergine e sirena , misto singolare di fantastico , di ideale , di umano e di divino , cui Napoli deve la sua poetica origine ; dopo la poesia di Parthenope , quasi - Dea , creatrice , sorge la poesia di Virgilio , creatore , quasi - Divino . Noi conosciamo Virgilio il poeta delle “ Egloghe ” , delle “ Georgiche ” e dell ’ “ Eneide ” ; conosciamo poco Virgilio Mago che ha prodigato alla città diletta fra tutte i miracoli del suo potere magico . Noi siamo ingrati verso colui che esclama : Illo Virgilium me tempore dulcis alebat Parthenope .... . eppure molte cose che allettano ed incantano noi moderni e c ’ incatenano nella indolente ammirazione di questa bella ed oziosa città , molte cose la cronaca attribuisce alla magia di Virgilio . La cronaca è ingenua , semplice ed in buona fede . La cronaca farà sogghignare gli scettici , poiché essi non hanno più la consolazione di sorridere . La cronaca sarà qualificata una sciocchezza – e tira via . Ma l ’ oscuro traduttore e commentatore della cronaca gode specialmente di queste ingiurie e di questi sogghigni . Sentite dunque quello che la cronaca dice . Virgilio veniva di lontano , dal nord forse , dal cielo certamente ; egli era giovane , bello , alto nella persona , eretto nel busto , ma camminava con la testa curva e mormorando certe sue frasi , in un linguaggio strano che niuno poteva comprendere . Egli abitava sulla sponda del mare dove s ’ incurva il colle di Posillipo , ma errava ogni giorno nelle campagne che menano a Baia ed a Cuma ; egli errava per le colline che circondano Parthenope , fissando , nella notte , le lucide stelle e parlando loro il suo singolare linguaggio ; egli errava sulle sponde del mare , per la riva Platamonia , tendendo l ’ orecchio all ’ armonia delle onde , quasi che elle dicessero a lui solo parole misteriose . Onde fu detto Mago e molti furono i miracoli della sua magia . In allora Parthenope era molestata da una grande quantità di mosche , mosche che si moltiplicavano in così grande numero e davano tanto fastidio , da farne fuggire i tranquilli e felici abitatori . Virgilio , per rimediare a così grave sconcio , fece fare una mosca d ’ oro , qualmente egli prescrisse – e dopo fatta , le insufflò , con magiche parole , la vita : la quale mosca d ’ oro se ne andava volando di qua e di là ed ogni mosca vera che incontrava faceva morire . Così in poco tempo furono distrutte tutte le mosche che affliggevano la bella città di Parthenope . Altro miracolo fu questo : le molte paludi che allora si trovavano nella città , erano dannose , e perché i miasmi che esalavano guastavano l ’ aria producendo febbri , pestilenze ed altre morie , e perché erano infestate da pericolosissime sanguisughe , il cui morso feroce produceva la morte . Fatto un potente scongiuro , Virgilio fece morire le sanguisughe , asciugò le paludi dove sorsero case e giardini e l ’ aria vi divenne la più pura che mai respirar si potesse . Così , giovandosi del suo potere che era infinito , un giorno egli salì sopra una collina e chiamò alla sua obbedienza i venti ed ordinò al Favonio che spirava nella città nel mese di aprile e col suo caldo soffio abbruciava le piante , i fiori , di mutare direzione : e la flora primaverile crebbe più bella e più rigogliosa . Laggiù nel quartiere che noi moderni chiamiamo Pendino , annidava un formidabile serpente che era lo spavento di ogni uomo avendo già morsicato e strozzato bambini e fanciulle , e quando si mettevano in molti per combatterlo , esso scompariva rapidamente nelle viscere della terra per poi ricomparire più terribile che mai . Chiamato Virgilio in soccorso , egli si avviò tutto solo , ricusando ogni compagnia , al luogo dove s ’ annidava il mostro e con le sue formule magiche l ’ ebbe subito domato e morto . Anzi è da notarsi che , sebbene la città fosse eretta sopra un ’ altra città , nera e malsana , fatta di caverne , sotterranei e cloache , dove potrebbero allignare simili rettili , da quel tempo sinora , mai più ve ne furono . Quando un morbo fierissimo invase la razza dei cavalli , Virgilio fece fondere un grande cavallo di bronzo , gli trasfuse il suo magico potere e ogni cavallo condotto a fare tre giri intorno a quello di bronzo , era immancabilmente guarito , non senza molta collera di maniscalchi ed empirici che si vedevano superati e sbugiardati . Certi pescatori della spiaggia napoletana e propriamente quelli che dimoravano nel punto chiamato in seguito Porta di Massa , andarono a Virgilio , lagnandosi della scarsa pesca che vi facevano e chiedendo a lui un miracolo . Virgilio li volle contentare e in una grossa pietra fece scolpire un piccolo pesce , disse le sue incantagioni e piantata la pietra in quel punto , il mare fruttificò mai sempre di pesci innumerevoli . Virgilio fece mettere sulle porte di Parthenope , verso le vie della Campania , due teste augurali ed incantate , una che rideva e l ’ altra che piangeva : onde colui che capitava a passare sotto la porta dove la testa rideva ne traeva buon augurio per i suoi affari che sempre riuscivano a bene ed il contrario colui che passava sotto la testa piangente . Fu Virgilio che in poche notti fece eseguire da esseri sovrannaturali la grotta di Pozzuoli , per facilitare il viaggio agli abitanti di quei villaggi che venivano in città ; fu Virgilio che , per la sua virtù magica , fece sorgere un orto di erbe salutari per le ferite ed ottime come condimento alle vivande ; fu Virgilio che insegnò ai giovani i giuochi delle melarance e delle piastrelle che s ’ ignoravano ; fu Virgilio che di notte incantò le acque sorgive della riva Platamonia e della riva di Pozzuoli , dando loro singolare potenza per guarire ogni specie di malattia ; fu Virgilio che applicando certi suoi rimedii e proferendo gli scongiuri , sanò molti e molti ammalati ; fu Virgilio che volendo salvare la campagna del suo discepolo Albino , svelò il mistero dell ’ antro cumano dove i sacerdoti ingannavano il popolo coi responsi falsi , prodotti da una naturale combinazione di suoni . La cronaca soggiunge che Virgilio Mago fu amato , rispettato , idolatrato quasi come un Dio , poiché giammai rivolse la sua magia a scopo cattivo , sibbene sempre a vantaggio della città e dell ’ uomo . La cronaca non dice quando e dove morisse Virgilio : molti allora credettero alla sua immoralità ; qualcuno alla sua morte su quel colle presso Avellino che chiamasi Montevergine , dove s ’ era ridotto a studiare ed era diventato vecchissimo . Ad ogni modo gli abitanti di Parthenope gli eressero un grande monumento che poi fu distrutto ; quello che sorge all ’ imboccatura della gotta essendo un semplice colombario . Ma non ebbero alcuna sicuranza di fatto il sito e il modo e l ’ epoca della sua morte . Ebbene poc ’ anzi ho errato dicendo che noi non conoscevamo Virgilio Mago . Non vi è che un solo Virgilio : quello che la favolosa cronaca delinea nelle ombre della magia è proprio il poeta . Invero egli non ha avuto che una magia sola : la grandiosa poesia del suo spirito . Nella cronaca è il poeta . Il poeta con le sue lunghe peregrinazioni per quella orrida , bella e straziata campagna che sono i Campi Flegrei , donde egli fantasticava dell ’ Averno e dello Stige ; con le sue lunghe peregrinazioni nella Campania Felice , dove egli ha acquistato quell ’ amore profondo della natura , l ’ amore dei campi ubertosi che si stendono all ’ infinito sotto il sole , dei prati verdeggianti dove pascola quietamente il bove dai grandi occhi nei quali il cielo si riflette , l ’ amore dei boschi oscuri e silenziosi dove l ’ anima si calma e s ’ assopisce nella pace , l ’ amore dei colli aprichi , dove i liberi venti fanno ondeggiare tutta una coltivazione di fiori ; l ’ amore dell ’ uccello che canta e vola via , dell ’ insetto dorato che ronza , della foglia che il turbine si porta , della forte quercia che nulla scuote : quell ’ amore profondo della natura che è il sentimento più alto del suo poema , che è la magia per cui ancora c ’ incanta , che è – con una parola troppo moderna , ma vera – la nostalgia del suo cuore che lo fa esclamare ... “ fortunatos agricolas ” , che dà alla sua descrizione tanto colore , tanta luce , tanta vita . È il poeta che cerca ed interroga ogni angolo oscuro della natura ; è lui che parla alle stelle tremolanti di raggi nelle notti estive ; è lui che ascolta il ritmo del mare , quasi fosse il metro per cui il suo verso scandisce ; è il poeta che conosce la virtù dei semplici , è lui che ha scoverte certe leggi naturali , ignote a tutti ; è il poeta civile che uccide le bestie , fa rasciugare le paludi e fa sorgere a quel posto palagi e giardini ; è il poeta che insegna ai giovani i giuochi dove il corpo si fortifica e l ’ anima si serena ; è lui , sublime fantastico , che stabilisce l ’ augurio della buona o della mala ventura ; è lui che come calamita fortissima attrae a sé l ’ amore , l ’ ossequio , il rispetto ; è Virgilio poeta . E nulla si sa della sua morte . Come Parthenope , la donna , egli scompare . Il poeta non muore . IL MARE Voi errate lontano di qua , anima settentrionale e vagabonda , e le brume in cui si affissa il vostro malinconico occhio , vi mettono intorno quell ’ ambiente monotono e triste in cui si acqueta ogni agitazione . Ma nelle tranquille divagazioni dove il vostro spirito amareggiato si disacerba , nella sorridente mestizia che aleggia in quello che scrivete , io veggo ogni tanto una divagazione vivace . Voi non avete dimenticato il nostro mare , il nostro bel mare di Napoli . Ancora vi appare e scompare rapidissima innanzi agli occhi una visione azzurra ; ancora un molle suono , quasi indistinto e fuggente , vi lusinga l ’ orecchio ; un profumo sottile come un ricordo lontanissimo vi fa dilatare le nari . Il mio bel golfo voi non lo avete dimenticato . Io leggo quello che scrivete , ma indovino quello che pensate . Dovete soffrire di una segreta nostalgia che non osate confessare , voi , esiliato volontario . E come l ’ eco dolorosa si ripercuote sul mio fedele e forte cuore d ’ amica , così io risponderò a quello che nascondete invece che a quello che palesate , e vi narrerò non la storia , ma la leggenda del mio poetico golfo . Ognuno sa che Iddio , generoso , misericordioso e magnifico Signore , ha guardato sempre con occhio di predilezione la città di Napoli . Per lei ha avuto tutte le carezze di un padre , di un innamorato , le ha prodigato i doni più ricchi , più splendidi che si possano immaginare . Le ha dato il cielo ridente ed aperto , raramente turbato da quei funesti pensieri scioglientisi in lagrime che sono le nubi ; l ’ aria leggera , benefica e vivificante che mai non diventa troppo rude , troppo tagliente ; le colline verdi , macchiate di case bianche e gialle , divise dai giardini sempre fioriti ; il vulcano fiammeggiante ed appassionato , gli uomini belli , buoni , indolenti , artisti e innamorati ; le dame piacenti , brune , amabili e virtuose ; i fanciulli ricciuti , dai grandi occhi neri ed intelligenti . Poi , per suggellare tanta grazia , le ha dato il mare , ha saputo quel che si faceva . Quello che sarebbero i napoletani , quello che vorrebbero , egli conosceva bene e nel dar loro la felicità del mare , ha pensato alla felicità di ognuno . Questo immenso dono è saggio , è profondo , è caratteristico . Ogni bisogno , ogni pensiero , ogni corpo , ogni fantasia , trova il suo cantuccio dove s ’ appaga , il suo piccolo mare nel grande mare . Del passato , dell ’ antichissimo passato è il mare del Carmine . Poco distante dalla spiaggia è l ’ antica porta di mare che introduce alla piazza ; sulla piazza storicamente famosa si eleva il bruno campanile , coi suoi quattro ordini a finestruole che lo fanno rassomigliare stranamente al giocattolo grazioso di un bimbo gigante ; le casupole attorno sono basse , meschine , dalle finestre piccole , abitate da gente minuta . Il mare del Carmine è scuro , sempre agitato , continuamente tormentato . Sulla spiaggia semideserta non vi è l ’ ombra di un pescatore . Vi si profila qua e là la linea curva di una chiglia ; la barca è arrovesciata , forse si asciuga al sole . Dinanzi alla garitta passeggia un doganiere che ha rialzato il cappuccio per ripararsi dal vento che vi soffia impetuoso . Presso la riva una barcaccia nera stenta a mantenersi in equilibrio ; dal ponte per mezzo di tavole è stabilita una comunicazione con la terra ; vi vanno e vengono facchini , curvi sotto i mattoni rossi che scaricano a riva . Ma non si canta né si grida . Il mare del Carmine non scherza . In un temporale d ’ estate portò via un piccolo stabilimento di bagni ; in un temporale di inverno allagò la Villa del Popolo , giardino infelice , dove crescono male fiori pallidi e alberetti rachitici . Qualche cosa di solenne , di maestoso vi spira . Il mare del Carmine era l ’ antico porto di Parthenope dove approdavano le galee fenicie , greche e romane , ma era porto malsicuro ; esso ha visto avvenimenti sanguinosi e feste popolari . È un mare storico e cupo . Sulla piazza che quasi esso lambiva , dieci , venti volte sono state decise le sorti del popolo napoletano . Le onde sue melanconiche hanno dovuto mormorare per molto tempo : Corradino , Corradino . Le onde sue tempestose hanno dovuto ruggire per molto tempo : Masaniello , Masaniello . È il mare grandioso e triste degli antichi che sgomenta le coscienze piccine dei moderni . La sola voce del flutto rompe il silenzio che vi regna e qualche coraggioso , solitario e meditabondo spirito , vi passeggia , curvando il capo sotto il peso dei ricordi , fissando l ’ occhio sulla vita di quelli che furono . Ma ferve la gente e ferve la vita sul mare del Molo . Non è spiaggia , è porto queto e profondo . L ’ acqua non ha onde o appena s ’ increspa ; è nera , a fondo di carbone , un nero uniforme e smorto , dove nulla si riflette . Sulla superficie galleggiano pezzi di legno , brandelli di gomene , ciabatte sformate e sorci morti . Nel porto mercantile si stringono l ’ una contro l ’ altra le barcacce , gli schooners , i brigantini carichi di grano , di farina , di carbone , d ’ indaco , non vi è che una piccola linea di acqua sporca tra essi . Sul marciapiede una grua eleva nell ’ aria il suo unico braccio di ferro , che s ’ alza e s ’ abbassa con uno stridore di lima . Uomini neri dal sole , di fatica e di fumo , vanno , vengono , salgono e scendono . Un puzzo di catrame è nell ’ aria . Sulla banchina nuova , nel terrapieno , sono infissi pennoni a cui s ’ attorcigliano intorno grossissime gomene che danno una sicurezza maggiore ai vapori postali ancorati in rada . A destra c ’ è il porto militare , medesimo mare smorto e sporco , dove rimangono immobili le corazzate . Dappertutto barchette che sfilano , zattere lente , imbarcazioni pesanti ; le voci si chiamano , si rispondono , si incrociano . Il sole rischiara tutto questo , facendo brulicare nel suo raggio polvere di carbone , atomi di catene , limature di ferro ; la sera l ’ occhio del faro sorveglia il Molo . Il mare del Molo è quello dei grossi negozianti , dei grossi banchieri , degli spedizionieri affaccendati , dei marinari adusti , degli ufficiali severi che corrono al loro dovere , dei viaggiatori d ’ affari che partono senza un rimpianto . È per essi che il Signore ha fatto il lago nero del Molo . Del popolo e pel popolo è il mare di Santa Lucia . È un mare azzurro - cupo , calmo e sicuro . Una numerosa e brulicante colonia di popolani vive su quella riva . Le donne vendono lo spassatiempo , l ’ acqua solfurea , i polpi cotti nell ’ acqua marina ; gli uomini intrecciano nasse , fanno reti , pescano , fumano la pipa , guidano le barchette , vendono i frutti di mare , cantano e dormono . È un paesaggio acceso e vivace . Le linee vi sono dure e salienti , il sole ardente vi spacca le pietre . Si sente un profumo misto di alga , di zolfo e di spezierie soffritte . I bimbi seminudi e bruni si rotolano nella via , cascano nell ’ acqua , risalgono alla superficie , scuotendo il capo ricciuto e gridando di gioia . Sulla riva un ’ osteria lunga lunga mette le sue tavole dalla biancheria candida , dai cristalli lucidi , dall ’ argenteria brillante . Di sera vi s ’ imbandiscono le cene napoletane . Suonatori ambulanti di violino , di chitarra , di flauto improvvisano concerti ; cantatori affiochiti si lamentano nelle malinconiche canzonette , il cui metro è per lo più lento e soave e la cui allegria ha qualche cosa di chiassoso o di sforzato che cela il dolore ; accattoni mormorano senza fine la loro preghiera ; le donne strillano la loro merce . Di estate un vaporetto scalda la sua macchina per andare a Casamicciola , la bella distrutta , i barcaiuoli offrono con insistenza , a piena voce , in tutte le lingue , ai viaggiatori il passaggio fino al vaporetto . Dieci o dodici stabilimenti di bagni a camerini piccoli e variopinti ; si asciugano al sole , sbattute dal ponente , le lenzuola ; le bagnine hanno sul capo un fazzoletto rosso e fanno solecchio con la mano . Una folla borghese e provinciale assedia gli stabilimenti , scricchiolano le viottole di legno . Salgono nell ’ aria serena canti , suoni di chitarra , trilli d ’ organino , strilli di bimbi , bestemmie di facchini , rotolio di trams , profumi e cattivi odori ; rifuggono i colori rabbiosi e mordenti ; fiammeggiano le albe riflesse sul mare ; fiammeggiano meriggi lenti e voluttuosi , riflessi sul mare ; s ’ incendiano i tramonti sanguigni riflessi sul mare che pare di sangue . È il mare del popolo , mare laborioso , fedele e fruttifero , mare amante ed amato , per cui vive e con cui vive il popolo napoletano . Eppure , a breve distanza , tutto cangia d ’ aspetto . Dalla strada larga e deserta si vede il mare del Chiatamone . La vista si estende per quel vastissimo piano , si estende quasi all ’ infinito , poiché è lontanissima la curva dell ’ orizzonte . Quel piano d ’ acqua è desolato , è grigio . Nulla vi è d ’ azzurro e la medesima serenità ha qualche cosa di solitario che rattrista . Le onde si rifrangono contro il muraglione di piperno con un rumore sordo e cupo ; lontano , gli alcioni bianchi ne lambiscono le creste spumanti . A sinistra s ’ eleva sulla roccia il castello aspro , ad angoli scabrosi , a finestrelle ferrate ; il castello spaventoso dove tanti hanno sofferto ed hanno pianto ; il castello che cela il Vesuvio . Contro le sue basi di scoglio le onde s ’ irritano , si slanciano piene di collera e ricadono bianche e livide di rabbia impotente . Quando le nuvole s ’ addensano sul cielo e il vento tormentoso sibila fra i platani della villetta , allora la desolazione è completa , è profonda . Di lontano appare una linea nera : è una nave sconosciuta che fugge verso paesi ignoti . Alla sera passa lentamente qualche barca misteriosa che porta una fiaccola di luce sanguigna a poppa e che mette una striscia rossa nel palpito del mare : sono pescatori che stordiscono , con la fiaccola , il pesce . In quelle acqua un giovanetto nuotatore bello e gagliardo , vinto dalle onde , invano ha chiamato aiuto ed è morto affogato ; in una notte d ’ inverno una fanciulla disperata ha pronunciata una breve preghiera e si è lanciata in mare , donde l ’ hanno tratta , orribile cadavere sfracellato e tumefatto . È il mare che Dio – come dice la vecchia leggenda – ha fatto per i malinconici , per gli ammalati , per i nostalgici , per gl ’ innamorati dell ’ infinito . Invece ride il mare di Mergellina ; ride nella luce rosea delle giornate stupende ; ride nelle morbide notti di estate , quando il raggio lunare pare diviso in sottilissimo fili d ’ argento , ride nelle vele bianche delle sue navicelle che paiono giocondi pensieri aleggianti nella fantasia . Sulla riva scorre la fontana con un cheto e allegro mormorio ; i fanciulli e le fantesche in abito succinto vengono a riempirvi le loro brocche . Uno yacht elegante , dall ’ attrezzeria sottile come un merletto , dalle velette candide orlate di rosso , si culla mollemente come una creola indolente , porta il nome a lettere d ’ oro , il nome dolce di qualche creatura celestiale e bionda : Flavia . Uno stabilimento di bagni , piccolo ed aristocratico , si congiunge alla riva per una breve viottola , sulla viottola passano le belle fanciulle vestite di bianco , coi grandi cappelli di paglia coperti da una primavera di fiori , cogli ombrellini dai colori splendidi che si accendono al sole ; passano le sposine giovanette , gaie e fresche , attaccate al braccio dello sposo innamorato ; i bimbi graziosi , dai volti ridenti e arrossati dal caldo . E nel mare , giù , è un ridere , uno scherzare , un gridio fra il comico spavento e l ’ allegria dell ’ acqua fredda , e corpi bianchi che scivolano fra due onde e braccia rotonde che si sollevano e volti bruni dai capelli bagnati . È la festa di Mergellina , di Mergellina la sorridente , fatta per coloro cui allieta la gioventù , cui fiorisce la salute , fatta pei giovani che sperano e che amano , fatta per coloro cui la vita è una ghirlanda di rose che si sfogliano e rinascono sempre vive e profumate . Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo , il glauco mare che prende tutte le tinte , che si adorna di tutte le bellezze . Quanto può ideare cervello umano per figurarsi il paradiso , esso lo realizza . È l ’ armonia del cielo , delle stelle , della luce , dei colori , l ’ armonia del firmamento con la natura , mare e terra . Si sfogliano i fiori sulla sponda , canta l ’ acqua penetrando nelle grotte , l ’ orizzonte è tutto un sorriso . Posillipo è l ’ altissimo ideale che sfuma nella indefinita e lontana linea dell ’ avvenire ; Posillipo è tutta la vita , tutto quello che si può desiderare , tutto quello che si può volere . Posillipo è l ’ immagine della felicità piena , completa , per tutti i sensi , per tutte le facoltà . È la vita vibrante , fremente , nervosa e lenta , placida e attiva . È il punto massimo di ogni sogno , di ogni poesia . Il mare di Posillipo è quello che Dio ha fatto per i poeti , per i sognatori , per gl ’ innamorati di quell ’ ideale che informa e trasforma l ’ esistenza . Quando il Signore ebbe dato a noi il nostro bel golfo , udite quello che la sacrilega leggenda gli fa dire : uditelo voi , anima glaciale e cuore inerte . Egli disse : Sii felice per quello che t ’ ho dato , e se non lo puoi , se l ’ incurabile dolore ti traversa l ’ anima , muori nelle onde glauche del mare . LA LEGGENDA DELL ’ AMORE In questo pomeriggio lungo di luglio un grande silenzio regna intorno ; nelle vie abbruciate dal sole non passa alcuno ; ed i cittadini dormono nel pesante assopimento dell ’ estate ; vicino , sotto la finestra , in un tegame dove bolle lo strutto , scoppiettano e friggono certi peperoncini verdi ed arrabbiati ; lontano , in una via trasversale , un organino suona un valtzer languido e malinconico ; un moscone sussurra e dà di testa contro i vetri più alti della finestra socchiusa . Noi siamo tristi , ed il sangue che monta al capo , ci dà la vertigine : noi abbiamo l ’ anima di piombo e la bocca amara ; noi abbiamo il desiderio dell ’ ombra profonda e delle bevande ghiacciate – perché invero ci è intorno la violenza di una passione secca e rude , perché ci sembra assistere allo spasimo e udire i singhiozzi convulsi della natura che muore nell ’ amore del sole . Le vie sono bianche , polverose e fulgide ; le case gialle , rosse e bianche rifulgono ; i colli sono splendidi di luce ; il mare brilla tutto come un migliaio di specchi ; sulla punta del cratere qualche cosa abbrucia e fuma ed il cielo è cupo nella sua serenità . Tutto è luce vivida , tutto è intensità di colore , ogni cosa si condensa ; pare che si debbano spaccar le pietre , che le case debbano sbuzzar fuori , che le colline vogliano slanciarsi al cielo , che il mare voglia cangiarsi in metallo liquefatto e che la montagna voglia eruttare lave di fuoco – e tutto rimane immobile , tetro e grave . È per l ’ amore : voi certamente sapete che tutte le cose in Napoli , dalle pietre al cielo , sono innamorate . Non conoscete la storiella dei quattro fratelli ? Io ve la narrerò . Una volta , allora , allora , nel tempo dei tempi , v ’ erano quattro fratelli che s ’ amavano di cordialissimo amore e non si staccavano mai l ’ uno dall ’ altro . Erano belli , giovani , freschi , aitanti nella persona e sulle giovani teste ben s ’ addicevano le ghirlande di rose . Ognun di loro arse in segreto per una fanciulla , né se ne confidarono il nome ; ma la sorte malaugurata riunì tutti gli amori dei quattro fratelli in una donna sola . Ella nessuno di quelli voleva amare . Asperrima guerra sarebbe sorta tra loro e sangue fraterno sarebbe stato sparso , se una notte la loro bella non fosse sparita per sempre . Ma essi , pazienti ed innamorati , l ’ aspettano da migliaia di anni : sono cangiati in quattro colli ameni e fioriti che dal loro nome si chiamano Poggioreale , di Capodimonte , di San Martino , del Vomero – e l ’ uno accanto all ’ altro , immobilmente innamorati , aspettano il ritorno di colei che amano . Fioriscono le primavere sul loro capo , s ’ infiamma l ’ estate , piange l ’ autunno , s ’ incupisce la nera stagione ; ed i poggi non si stancano d ’ aspettare . Ma l ’ amore della bella assente è scarso al confronto dell ’ amore per una bella sempre presente e crudele . La sapete voi la seconda storiella ? Vi fu una volta un giovanetto leggiadro e gentile , nel cui volto si accoppiava il gaio sorriso dell ’ anima innocente al malinconico riflesso di un cuore sensibile ; egli era nel medesimo tempo festevole senza chiasso e serio senza durezza . Chi lo vedeva lo amava ; e la gente accorreva a lui come ad amico , per allietarsi della sua compagnia . Ma il bel giovanetto fu molto infelice , molto infelice ; gli entrò nell ’ anima un amore ardente , la cui fiamma , che saliva al cielo , non valse ad incendere il cuore della donna che egli amava . Era costei una donna di campagna , cui era stato dato in dono la bellezza del corpo , ma a cui era stata negata quella dell ’ anima : ella era una di quelle donne incantatrici , fredde e sprezzose che non possono né godere , né soffrire . Paiono fatte di pietra , di una pietra levigata , dura e glaciale ; vanno in pezzi ma non si ammolliscono ; cadono fulminate ma non muoiono . Tale era Nisida , colei che fu invano amata dal giovanetto , poiché nulla valse a vincerla . Allora lui che si chiamava Posillipo , amando invano la bella donna che viveva di faccia a lui , per sfuggire a quella vista che era il suo tormento e la sua seduzione , decise di precipitarsi nel mare e finire così la sua misera vita . Decisero però diversamente i Fati e rimasto a mezz ’ acqua il bel giovanetto , vollero lui mutato in poggio che si bagna nel mare e lei in uno scoglio che gli è dirimpetto : lui poggio bellissimo dove accorrono le gioconde brigate , in lui dilettandosi , lei destinata ad albergare gli omicidi ed i ladri che gli uomini condannano alla eterna prigionia – così eterno il premio , così eterno il castigo . E vi è anche l ’ amore che è un prodigioso abbagliamento , un miraggio fatale , l ’ acciecamento di colui che , ardito e folle , ha voluto fissare il sole . Era un pescatore abile e fortunato , colui di cui vi narro , e l ’ intiero suo giorno passava fra l ’ amo e le reti , lieto quando la pesca era abbondante , incollerito quando la tempesta che intorbida le acque , rendeva inefficace le sue fatiche . Era uomo semplice e buono , silenzioso ed ignorante d ’ amore : quando un giorno , mentre sedeva a riva ed immergeva l ’ amo nell ’ onda , dalle glauche acque , dinanzi a lui sorse una Ninfa marina , dal corpo bianco e provocante , dai lunghi e biondi capelli che il vento sollevava , dallo sguardo verde e terso come il cristallo ; ella cantava soavemente e le sue candide dita volavano sulla cetra . Era così lusinghiero , così attraente il suo canto che il povero pescatore sentì struggersi il cuore e non avendo che l ’ ardente desiderio di raggiungere la sirena e morire in un supremo abbraccio , precipitò nel mare . Tre volte venne a galla , tre volte scomparve nel mare – e lui fortunato se potette con la morte pagare così infinito godimento . Il sito dove egli precipitò fu chiamato Mergellina dal suo nome e dicesi ancora , nelle fosforescenti notti d ’ estate , vi ricompaia la sirena . V ’ è poi la pietosa istoria dell ’ amore felice che è combattuto e vinto dalla morte : una storiella ingenua come tutte le altre . Vi si narra di un ricco signore chiamato Sebeto , che abitava in una campagna presso Napoli , in un palazzo tutto di marmo . Egli per amore aveva menato in moglie una donna chiamata Megera che lo ricambiava con egual tenerezza . Egli teneva cara questa sua moglie sopra tutte le cose e profondeva per lei tutte le sue ricchezze : accadde che in un giorno ella volle andare a diporto sopra una feluca pel golfo di Napoli . Verso la riva Platamonia , dove il mare è sempre tempestoso , mentre i marinari volevano far forza contro il vento , la feluca si capovolse e Megera si annegò diventando uno scoglio . Alla orribile nuova Sebeto sentì spezzarsi il cuore e per molto tempo si sciolse in amarissime lagrime in modo che tutta la sua vita si disfece in acqua , correndo a gettarsi nel mare dove Megera era morta . E tutte le fontane di Napoli sono lagrime : quella di Monteoliveto è formata dalle lagrime di una pia monachella che pianse senza fine sulla Passione di Gesù ; quella dei Serpi sono le lagrime di Belloccia , una serva fedele innamorata del suo signore ; quella degli Specchi è fatta delle lagrime di Corbussone , cuoco di palazzo e folle di amore per la regina cui cucinava gli intingoli ; quella del Leone è il pianto di un principe napoletano , cui unico e buon amico era rimasto un leone che gli morì miseramente ; e quella di fontana Medina sono le lagrime di Nettuno , innamorato di una bella statua cui non arrivò a dar vita . Ma la passione è nell ’ ultima storiella che ascolterete . Vi si parla di un nobile signore , appartenente ad uno dei primi seggi della città , e che s ’ innamorò perdutamente di una fanciulla di casa nemica ; era il cavaliere di carattere violento , di temperamento focoso , pronto al risentimento ed all ’ ira . Pure , per ottenere la donna che amava , sarebbe diventato umile come un poverello cui manca il pane . Ma l ’ amore dei due giovani , anziché diminuire e lenire le collere di parte , valse a rinfocolarle – e per preghiere ed intercessioni che venissero fatte , la nobile famiglia Capri non volle accettare il matrimonio . Anzi per trovar rimedio all ’ amore dei due , fu deciso imbarcare la fanciulla sopra una feluca e mandarla in estranea contrada . Ma essa che si sentiva strappar l ’ anima , allontanandosi dal suo bene , come fu fuori del porto , inginocchiatasi e pronunciata una breve preghiera , si slanciò nell ’ onde , donde uscì isola azzurra e verdeggiante . Ma non si chetava l ’ amore nel cuore del nobile Vesuvio , quale era il nome del cavaliere e la collera gli bolliva in corpo : quando seppe della nuova crudele , cominciò a gittar caldi sospiri e lagrime di fuoco , segno della interna passione che lo agitava ; e tanto si gonfiò che divenne un monte nelle cui viscere arde un fuoco eterno d ’ amore . Così egli è dirimpetto alla sua bella Capri e non può raggiungerla e freme d ’ amore e lampeggia e s ’ incorona di fumo e il fuoco trabocca in lava corruscante … . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . O anime trafitte , o anime sconsolate , o voi che per l ’ amore portate nel cuore sette spade di dolore , non vi sorrida la speranza di guarirvi qui . Qui amano anche le pietre : gli uomini sani s ’ ammalano d ’ amore e gli infermi ne muoiono . IL PALAZZO DONN ’ ANNA Il bigio palazzo si erge nel mare . Non è diroccato , ma non fu mai finito ; non cade , non cadrà , poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie , poiché l ’ onda del mare non è perfida come quella dei laghi e dei fiumi , assalta ma non corrode . Le finestre alte , larghe , senza vetri , rassomigliano ad occhi senza pensiero ; nei portoni dove sono scomparsi gli scalini della soglia , entra scherzando e ridendo il flutto azzurro , incrosta sulla pietra le sue conchiglie , mette l ’ arena nei cortili , lasciandovi la verde e lucida piantagione delle sue alghe . Di notte il palazzo diventa nero , intensamente nero ; si Serena il cielo Sul suo capo , rifulgono le alte e bellissime stelle , fosforeggia il mare di Posillipo , dalle ville perdute nei boschetti escono canti malinconici d ' amore e le monotone note del mandolino : il palazzo rimane cupo e sotto le sue vòlte fragoreggia l ’ onda marina . Ogni tanto par di vedere un lumicino passare lentamente nelle sale e fantastiche ombre disegnarsi nel vano delle finestre : ma non fanno paura . Forse sono ladri volgari che hanno trovato là un buon covo , ma la nostra splendida povertà non teme di loro ; forse sono mendicanti che trovarono un tetto , ma noi ricchi di cuore e di cervello , ci abbassiamo dalla nostra altezza per compatirli . E forse sono fantasmi e noi sorridiamo e desideriamo the ciò sia ; noi li amiamo i fantasmi , noi viviamo con essi , noi sogniamo per essi e per essi noi moriremo . Noi moriremo per essi , col desiderio di vagolare anche noi sul mare , per le colline , sulle rocce , nelle chiesette tetre ed umide , nei cimiteri fioriti , nelle fresche sale dove il medioevo ha vissuto . Fu una sera e splendevano di luce vivida quelle finestre ; attorno attorno il palazzo , sul mare , si cullavano barchette di piacere adorne di velluti che si bagnavano nell ’ acqua , vagamente illuminate da lampioncini colorati , coronate di fiori alla poppa ; i barcaiuoli si pavoneggiavano nelle ricche livree . Tutta la nobiltà napoletana , tutta la nobiltà spagnuola , accorreva ad una delle magnifiche feste che l ' altiera Donn ' Anna Carafa , moglie del duca di Medina C œ li , dava nel suo palazzo di Posillipo . Nelle sale andavano e venivano i servi , i paggi dai colori rosa e grigio , i maggiordomi dalla collana d ' oro , dalle bacchette di ebano : giungevano continuamente le bellissime signore , dagli strascichi di broccato , dai grandi collari di merletto , donde sorgeva come pistillo di fiore la testa graziosa , dai monili di perle , dai brillanti che cadevano sui busti attillati e seducenti ; giungevano accompagnate dai mariti , dai fratelli e qualcuna , più ardita , solamente dall ' amante . Nella grande sala , sulla soglia , nel suo ricchissimo abito rosso , tessuto a lama d ’ argento , con un lieve sorriso sulla bocca , il cui grosso labbro inferiore s ' avanzava quasi in atto di spregio , inchinando appena il fiero capo alle donne , dando la mano da baciare ai cavalieri grandi di Spagna di prima classe come lei , stava Donna Anna di Medina C œ li . L ' occhio grigio dal lampo d ' acciaio , simile a quello dell ’ aquila , rivelava l ’ interna soddisfazione di quell ' anima fatta d ' orgoglio : ella godeva , godeva senza fine nel vedere venire a lei tutti gli omaggi , tutti gli ossequi , tutte le adulazioni . Era lei la più nobile , la più potente , la più ricca , la più bella , la più rispettata , la più temuta , lei duchessa , lei signora , lei regina di forza e di grazia . Oh poteva salire gloriosa i due scalini che facevano del suo seggiolone quasi un trono ; poteva levare la testa al caldo alito dell ' ambizione appagata che le soffiava in volto . Le dame sedevano intorno a lei , facendole corona , minori tutte di lei : ella era sola , maggiore , unica . In fondo al grande salone era rizzato un teatrino destinato per lo spettacolo . Tutta quella eletta schiera d ' invitati dovevano dapprima assistere alla rappresentazione di una commedia ed a quella di una danza moresca ; poi nelle sale si sarebbero intrecciate le danze sino all ' alba . Ma la grande curiosità della rappresentazione era che gli attori , per una moda venuta allora di Francia , appartenessero alla nobiltà . Donn ' Anna Carafa di Medina disprezzava i facili costumi francesi che corrompevano la rigida corte spagnuola , ma scrutatrice dei cuori e apprezzatrice del favore popolare com ' era , s ' accorgeva che quelle molli usanze piacevano ed erano adottate con trasporto . Solo per questo ella aveva consentito che Donna Mercede de las Torres , sua nipote di Spagna , sostenesse una parte nella rappresentazione . Donna Mercede , giovane , bruna , dai grandi occhi lionati , dai neri capelli , le cui trecce le formavano un elmo sul capo , era una spagnuola vera . Ella rappresentava nella commedia la parte di una schiava innamorata del suo padrone , una schiava che lo segue dappertutto , e lo serve fedelmente sino a fargli da mezzana d ' amore , sino a morire per lui d ' un colpo di pugnale destinato al cavaliere da un padre crudele . Ella recitava con un trasporto , con un tale impeto che tutta la sala si commuoveva allo sventurato e non corrisposto amore della schiava Mirza : tutti si commuovevano , salvo Gaetano di Casapesenna che faceva la parte del cavaliere . Ma così dal poeta era stata ispirata ogni parola del cavaliere , ed egli , freddo , indifferente , inconscio , non faceva che rimaner fedele al carattere che rappresentava . Solo , alla fine della commedia , quando la sventurata Mirza ferita a morte , s ' accomiata con parole d ' affetto da colui che fu la sua vita e la sua morte , allora , egli , cui appare finalmente la verità qual luce diffusa meridiana , preso dall ' amore , s ' abbandona in ginocchio dinanzi al corpo della poveretta morente e copre di baci quel volto pallido d ' agonia . Invero , egli fu così focoso in tale slancio , così patetica ed improntata di dolore la sua voce , così disordinato ogni suo gesto , che veramente parve superiore ad ogni vero attore , e parve che la verità animasse il suo spirito , sino al punto che la sala intera scoppiò in applausi . Sola , sul suo trono , tra le sue gemme , sotto la sua corona ducale , Donn ' Anna impallidiva mortalmente e si mordeva le labbra . Non era lei la più amata . Le due donne s ' incontravano nelle sale del palazzo Medina ; si guardavano , Donna Mercede fremente di gelosia , l ' occhio nero covante fuoco , smorta , rodendo un freno che la sua libera anima aborriva ; Donna Anna , pallida di odio , muta nella sua collera ; si guardavano , impassibile e fredda Donn ' Anna , agitata e febbrile Donna Mercede . Scambiavano rade ed altere parole . Ma se la gelosia scoppiava irresistibile , l ' ingiuria correva sul loro labbro : – Le donne di Spagna sono esse le prime ad abbandonarsi all ' amante – diceva Donn ' Anna , con la sua voce dura e grave . – Le donne di Napoli si gloriano del numero degli amanti – rispondeva vivamente Donna Mercede . – Voi siete l ' amante di Gaetano Casapesenna , Donna Mercede . – Voi lo foste , Donn ' Anna . – Voi obliaste ogni ritegno , ogni pudore , dandoci vostro amore a spettacolo , Donna Mercede . – Voi tradiste il duca di Medina C œ li , mio nobile zio , Donn ' Anna Carafa . – Voi amate ancora Gaetano Casapesenna . – Voi anche lo amate ed egli non vi ama , Donn ' Anna . Vinceva la bollente spagnuola e Donna Anna si consumava dalla rabbia . Ma egualmente l ' odio glaciale della duchessa contro cui s ' infrangeva ogni slancio di Donna Mercede , tormentava la spagnuola . Esse avevano nel cuore un orribile segreto ; esse portavano nelle viscere il feroce serpente della gelosia , esse morivano ogni giorno di amore e di odio . Donn ' Anna celava il suo spasimo , ma Donna Mercede lo rivelava nelle convulsioni del suo spirito e del suo corpo . La duchessa agonizzava sorridendo ; Donna Mercede agonizzava , piangendo e strappandosi i neri capelli . Fino a che ella scomparve d ' un tratto dal palazzo Medina C œ li e fu detto che presa da improvvisa vocazione religiosa , avesse desiderato la pace del convento e fu narrato del misticismo ond ' era stata presa quell ' anima , e delle lunghe giornate passate in ginocchio dinanzi al Sacramento , e del fervore della preghiera e delle lagrime ardenti : ma non fu detto né il convento , né il paese , né il regno dove era il convento . Invano Gaetano di Casapesenna cercò Donna Mercede in Italia , in Francia , in Ispagna ed in Ungheria , invano si votò alla Madonna di Loreto , a San Giacomo di Campostella , invano pianse , pregò , supplicò . Mai più rivide la sua bella amante . Egli morì giovane , in battaglia , quale a cavaliere sventurato si conviene . Altre feste seguirono nel palazzo Medina , altri omaggi salutarono la ricca e potente duchessa Donn ' Anna ; ma ella sedeva sul suo trono , con l ' anima amareggiata di fiele , col cuore arido e solitario . Quei fantasmi sono quelli degli amanti ? O divini , divini fantasmi ! Perché non possiamo anche noi , come voi , spasimare d ' amore anche dopo la morte ? BARCHETTA - FANTASMA Li conosci tu ? Li conosci tu questi giorni fangosi e sporchi , quando la Noia immortale prende il colore bigio , l ' odore nauseante , la pesantezza opprimente della nebbia invernale , quando il cielo è stupidamente anemico , il sole è una lanterna semispenta e fumicante , i fiori impallidiscono ed appassiscono , le frutta imputridiscono , le guance delle donne sembrano di cenere , la mano degli uomini pare di sughero , la città patisce di acquavite e la campagna di siero ? È in questi giorni che la fantasia del mondo , esaltata nella sua febbre , senza trovare più pascolo , senza avere più refrigerio , si nutre orribilmente di se stessa , arroventandosi o disseccandosi . In questi giorni la poesia , la delicata ed esile fanciulla , irrimediabilmente ammalata , s ' illanguidisce , declina il capo e muore senza un gemito , senza un respiro – e l ' arte , la robusta fanciulla , colpita mortalmente , agonizza , torcendosi le braccia , effondendo in lugubri lamenti la sua disperazione . Invano l ' artista cerca immergersi nel suo sogno prediletto : il sogno è scomparso . Invano egli tenta tutte le corde della bionda lira : sotto la sua mano tremante le corde si spezzano , con un suono che si prolunga nell ' aria come un triste presagio . O giorni , o giorni scombuiati , feroci e maledetti . Ma perché in questi giorni non amiamo noi , sino a morirne ? Perché non chiudiamo gli occhi , lasciandoci rotolare in un abisso senza fondo dove è cosi dolcemente doloroso finire la vita ? Perché non parliamo noi di amore sino a che la voce si esaurisca nella gola riarsa e la parola diventi un mormorio indistinto ? Vieni dunque ad ascoltarmi . Narrerò a te d ' amore . A te , fantasma fuggevole ed inafferrabile , essere divinamente malvagio , umanamente buono , infinitamente caro , bello come una realtà , orribile come una illusione , sempre lontano , sempre presente , che vivi nelle regioni sconosciute , che sei in me : chimera , persona , nebulosa , nome , idea odiosa ed adorabile da cui parte ed a cui ritorna ogni minuto la mia vita ! L ' hai tu mai vista la barchetta - fantasma ? L ' hai tu vista , amor mio ? .... . Odimi . Io non so quando avvenne la storia d ' amore che ti narro ; l ' anno , il giorno e l ' ora , non li conosco . Ma che importa ? Oggi , ieri , domani , il dramma dell ' amore è multiforme ed unico . Batta il cuore sino a spezzarsi sotto una toga di lana , una corazza di acciaio o un abito di velluto , il suo palpito precipitoso non rovinerà meno o diversamente una esistenza ; siano le braccia dell ' amata cinte di bende sacre , nude , sotto le fasce dei braccialetti , chiuse nelle stoffe seriche , o seminascoste nei merletti , esse non abbracceranno con minore o diversa passione . Che importa una cifra ? Tecla era bella . Il suo volto era di quel candore caldo e vivo che diventa cereo sotto i baci ; nei grandi e voluttuosi occhi di leonessa si accendevano strane scintille d ' oro ; le labbra arcuate erano fatte per quel sorriso lungo , profondo e cosciente che poche donne conoscono ; le trecce folte , brune , s ' incupivano in un nero azzurro . Si chiamava Tecla , un nome duro e dolce , che nel fantasioso vocabolario dei nomi significa cuore colpevole . Hanno la loro fatalità anche i nomi . Fanciulla , Tecla aveva ignorato l ' amore , orgogliosa ed indifferente ; sposa a Bruno , Tecla aveva ignorato l ' amore , moglie superba e glaciale . Eppure aveva veduto struggersi , consumarsi d ' amore il forte cuore di Bruno , un ruvido ed aspro cuore che non aveva mai amato , ma quel soffio ardente di passione non l ' aveva riscaldata , quella voce ansiosa ed appassionata non l ' aveva commossa , l ' amore di Bruno era rimasto inutile , inutile . Bruno se lo sapeva , Tecla glielo aveva detto . Ella non mentiva mai . Era sposa a lui , senza odio , ma senza trasporto . Bruno non si rassegnava , no . Tecla era il cruccio insoffribile della sua vita , il chiodo irrugginito , ficcato nel cervello , il tronco di spada spezzato ed incastrato nel cuore . La ruga della sua fronte , la crudeltà del suo sguardo , il sogghigno del suo labbro , l ' amarezza della sua bocca , il fiele del suo spirito era Tecla . Avrebbe dovuto morire , ma quando s ' ama non se ne ha il coraggio . Avrebbe potuto uccidere Tecla , ma non vi pensava . Non si uccide una donna virtuosa : Tecla era virtuosa , di una virtù alta e fiera . Ma come ogni altezza ne trova un ' altra che la superi e la vinca , fino a che non si arrivi all ' invincibile ed all ' incommensurabile , così dinanzi alla virtù di Tecla giganteggiò , immenso , l ' amore . Fu una grande sconfitta ; fu un gran trionfo . D ' un tratto la fierezza si annegò nella umiltà , l ' orgoglio fu ingoiato , trovolto . Era singolarmente bello Aldo , un fascino irresistibile vibrava nella sua voce armoniosa , le sue parole struggevano come fuoco liquido , il suo sguardo dominava , vinceva , metteva nell ' anima uno , sgomento pieno di tenerezza ; ma se tutto questo non fosse stato , per Tecla egli era sempre , unico , l ' amore . Fu una notte in una sala fulgida di lumi che si videro . Nulla seppero dirsi . Pure fra quei due esseri che si separarono senza un saluto , senza un sorriso , un legame indissolubile era sorto . Camminavano uno verso l ' altro , dovendo inevitabilmente incontrarsi . – Che fai tu alla finestra , Tecla ? È un ' ora che guardi nel buio , quasi vi scorgessi qualche cosa . – Guardo il mare , Bruno , rispondeva lei con la infinita mestizia di chi comincia ad amare . – La brezza della sera ti fa male , Tecla . Tu sei pallida come un cadavere . – Lasciami qui , te ne prego . – Tu sei triste , Tecla . A che pensi ? – Io non penso , Bruno . – Dimmi , chi ti rattrista ? – Nessuno può rattristarmi . – Tecla , la tua mano è gelata e le tue labbra sono , ardenti ; tu soffri , tu tremi , tu vacilli ... – Muoio ... Ma in una notte cupa e profonda , dopo venti notti che l ' insonnia tormentosa si assideva al suo capezzale bagnato di lagrime , Tecla sentì scuotersi tutta , come se un appello possente la chiamasse . – Eccomi – mormorò . E muta , rigida , con l ' incesso uniforme e continuo di un automa , col lungo abito bianco che le si trascinava dietro come un sudario , col passo ritmico che appena sfiorava il suolo , coi lunghi capelli disciolti sugli omeri , con gli occhi spalancati nell ' oscurità , ella attraversò la casa ed uscì sul terrazzo che dava sul mare . Aldo era là . Ella andò a lui . Stettero a guardarsi , nell ' ombra . Non un detto , non un sospiro . L ' amore condensato , potente , sdegnoso di espansione , li soffocava . O indimenticabili notti create per l ' amore ! O eternamente bello golfo di Napoli , dall ' amore e per l ' amore creato ! Nelle notti di primavera , quando il fermento della terra conturba i sensi e tenta l ' anima , quando nell ' aria vi è troppo profumo di fiori , si può discendere al mare , entrare nella barca , fuggire la costiera , e sdraiati sui cuscini contemplare l ' azzurro cupo del cielo , l ' ondeggiamento voluttuoso del flutto , il palpito vivo delle stelle che pare si vogliano staccare per precipitare nell ' immenso aere . Nelle torbide notti estive che seguono le giornate violente e tormentose , quando la terra si riposa , sfiaccolata , da una passione di quattordici ore col sole , felice colui che può farsi cullare in una barca , come in un ' amaca , mentre il forte profumo marino gli fa sognare il tropico , la sua splendida e mostruosa vegetazione , e le svelte fanciulle brune che discendono sotto gli archi dei tamarindi . Nelle meste e bianche notti autunnali , quando la luna malaticcia si unisce alla candida malinconia del cielo , al languido pallore delle stelle , alla nebulosità ideale delle colline , quando tutto il mondo diventa fioccoso di spuma , vi è chi presceglie il mare per confidente e va a narrargli il disfacimento della sua vita che inclina a perdersi nel nulla , mentre la morbida curva di Posillipo pare che si abbassi anche essa desiderosa di scomparire nel mare . Nelle notti tempestose d ' inverno , quando il temporale della città ha tutta la grettezza e la miseria delle stradicciuole strette e delle grondaie piagnolose , quando l ' anima sente il bisogno imperioso di una mano che l ' afferri , che delizioso ed infinito terrore , che impressione incancellabile trovarsi in alto mare , in un ambiente nero , dove il pericolo è tanto più grande in quanto è indistinto . Ma più felice di tutti colui che godette queste notti carezzando i capelli morbidi di una donna adorata , che stringendola al cuore , potette sognare di rapirla nel paese sconosciuto desiderato dagli amanti , che potette sperare di morire con lei , sotto il cielo che s ' incurva , nel mare che li vuole . Più di tutti colpevolmente felici e colpevolmente invidiati Aldo e Tecla . – Aldo , il mare è troppo nero . – Io t ' amo , Tecla . – Io t ' amo , Aldo . Sostienimi col tuo valido braccio , amore . Perché quel barcaiuolo tace ? – Il suo lavoro è duro , forse . Gli daremo del denaro – .... . mi amerai sempre , sempre , Tecla ? – Sempre . Aldo , quella fiaccola gitta una luce sanguigna sui nostri volti e sul mare . Pare che illumini due cadaveri ed una tomba , amore . – Che temi tu dalla morte ? – Dividermi da te . – Giammai . Dio deve castigarci egualmente . Un silenzio si prolungò . Si guardavano , mentre alla loro passione si univa la nota dolce di una tenerezza grave come un presentimento . La barca volava sull ' acqua ; il barcaiuolo vogava con grande forza , senza volgere il capo a guardare gli amanti . – Non ti sembra , Aldo , che siamo lontani assai dalla sponda ? – Tanto meglio , dolcezza mia . – Perché quel barcaiuolo non parla ? – C ' invidia forse , Tecla . È giovane , amerà senza speranza . – Interrogalo , Aldo . Domandagli perché nasconde il suo volto . D ' un tratto il barcaiuolo si volse . Era Bruno . Era la figura dell ' odio . Aldo e Tecla si baciarono . E la barca si capovolse sul bacio degli amanti , sul grido di furore di Bruno . Tre volte vennero a galla gli amanti , abbracciati , stretti con una celestiale beatitudine nel viso , tre volte venne a galla una faccia contratta dalla collera . .... . Odimi , amore . In una certa ora della notte , sulla bella riva di Posillipo , su quella gaia di Mergellina , su quella cupa del Chiatamone , su quella fragorosa di Santa Lucia , su quella sporca del Molo , su quella tempestosa del Carmine , la barchetta fantasma appare , corre veloce sull ' acqua , gli amanti si baciano lentamente , la figura dello sposo si erge sdegnata , la barchetta si capovolge . Ancora tre volte si rivede quell ' eterno bacio , quell ' eterno odio . Ogni notte la barchetta - fantasma appare . Ma non tutti la vedono . Dio permette che solamente chi ama bene , chi ama intensamente possa vederla . Apparisce solamente per gli innamorati , i quali impallidiscono a quell ’ aspetto . È la pruova infallibile e singolare . L ’ hai tu vista ? L ’ hai tu vista , la barchetta - fantasma ? O sciagurata me , se fui sola a vederla ! IL SEGRETO DEL MAGO Nell ' anno 1220 della salutifera Incarnazione regnando in Palermo ed in Napoli il grande e buon re Federico secondo di Svevia , accadde in Napoli un caso bellissimo che non vi sarà discaro ascoltare , trattandosi di piacevole argomento . Simil novella non troverete né in istorici , né in eleganti narratori ; io stessa la raccolsi rozza ed informe dalla tradizione popolare e voglio , narrandola a voi , consacrarla in questa scrittura , affinché ne possano avere disadorna ma chiara notizia i più tardi nepoti , per cui lavora e s ’ affatica ogni scrittore disdegnoso del facile plauso contemporaneo . Ma senza più intrattenervi in preliminari , avendo spiegata chiaramente la mia intenzione , ecco il caso . Nello stretto vico dei Cortellari . che come ognuno sa , apparteneva al seggio di Portanova , v ' era una casuccia magra ed alta , dalle piccole finestre , aventi i vetri sporchi ed impiombati . La porta d ' entrata era bassa e oscura ; sporca e ripida la scala ; di rado si aprivano le finestruole . La gente vi passava dinanzi frettolosa , dando uno sguardo fra il collerico ed il pauroso , e borbottando fra i denti non so se una preghiera o una maledizione . In verità , nella casuccia abitava gente malfamata ; al primo piano v ' era un maledetto giudeo , degno discendente di coloro che crocifissero nostro signore Gesù Cristo , un giudeo ladro che dava il denaro ad usura e tosava le monete d ' oro ; al secondo una giovane bella , di quelle che sono la tentazione e la dannazione dell ' uomo ; al terzo un marito ed una moglie , brutti ceffi che il giorno eran fuori di casa a qualche ignoto ed equivoco mestiere e quando rincasavano , a notte piena , si battevano come la lana . Quello che formava lo sgomento dei viandanti non era specialmente l ' ebreo cane , lo sguardo provocante della donna , o gli strilli della moglie bastonata dal marito , ma era tutto questo insieme e principalmente il pensiero che all ' ultimo piano della casa indiavolata abitava Cicho il mago . Le anime timorate di Dio si facevano il segno della croce che è anche quello della nostra salvazione e passavano oltre ; gli spiriti mondani facevano le corna con la mano , si tastavano il ginocchio , pronunziavano qualche scongiuro e simili cose operavano che volgarmente si credono atte a disperdere il malocchio . Sebbene Cicho uscisse molto raramente e raramente spalancasse le imposte della sua finestruola , il popolo sapendo della sua magia , del suo potere sovrumano , n ' avea timore grandissimo . Senza dubbio i misteriosi andamenti di Cicho davan fede di verità a quanto di lui si dicea . Chi fosse non si sapea , né donde venisse ; sempre chiuso in casa ; in apparenza privo di amici e di parenti : curvo nell ' incedere , lento il passo , l ' occhio fisso a terra mormorando parole greche , latine o di qualche lingua demoniaca ; parco nel conversare , ma non aspro nei modi , anzi sorridente nella fluente barba bianca ; scuri ma netti i vestimenti . Invano , quando venne ad abitare nel vico Cortellari , le femminette d ' intorno s ' informavano di lui , chiesero , osarono interrogarlo , fermarono il suo servo e adoperarono i mille mezzi che mai sempre consiglia alla donna , la gran maestra e signora , la curiosità . Nulla potettero sapere e Cicho , la sua origine , la sua famiglia , la sua vita rimasero nelle tenebre dello sconosciuto . Ma in seguito , spiando , osservando , escogitando , si seppe che Cicho intendeva a opere magiche ; durante la notte , mai si spegneva la lampada della stanzuccia dove egli studiava su grossi volumi di manoscritti a fermaglio , tolti da una polverosa scansia , mai cessava d ' uscire , dalla cappa nera del suo focolare , un filo di fumo e la sua stanza era piena di storte , di lambicchi , di fornelli , di singolari coltelli in tutte le forme e di altri istrumenti in ferro destinati ad usi paurosi . Si dicea che spesso Cicho passava ore intere curvato sopra un pentolino che bolliva , bolliva e dove sicuramente danzavano le maledette erbe infernali che cagionano malsania , follìa e morte , sebbene il servo non comperasse in piazza che le erbe di cucina , come maggiorana , pomidoro , basilico , prezzemolo , cipolle , agli ed altro . Ma si sa che gli stregoni vanno sui prati , nella notte del sabato , incantano la luna , chiamano il diavolo e colgono le erbacce malefiche . Si diceva altresì che Cicho venisse fuori sul suo piccolo terrazzino , scuotendo dalle mani e dall ' abito una polvere bianca che certo doveva avvelenare l ' aria ; che spesso andasse a lavarsi le mani macchiate di rosso in un tinello di cui l ' acqua si corrompeva . Quelle mani macchiate di rosso davano autorità a orribili sospetti ; tanto più che si soggiungeva esservi spesso , nel laboratorio di Cicho , sul pavimento , larghe macchie di rossobruno , simili a pozze di sangue e che quello sciagurato stregone di Cicho si occupasse , nella notte , a tagliare coi sottili coltelli , sopra una grande tavola di marmo bianco , non so che di delicato . Membra di bambini , o gambe di rana , o pelli di serpentelli – ripeteva la gente . E quando camminava nella via , le comari ammiccavano e si davano delle gomitate nei fianchi , dicendo : – Cicho il mago , Cicho il mago ! – Cerca il modo di ridiventare giovane , il secchione ! – Vuol trovar l ’ oro , forse . – O quella pietra per cui s ’ ha virtù , saggezza e lunga vita . – Che ! ! Chiama il diavolo per diventare Gran Turco . Cicho ascoltava e tirava via sorridendo . In fondo le comari , avendone paura , non osavano maledirlo che sottovoce ; a ammonivano i bimbi ad usargli rispetto . lo stregone , malgrado le voci temerarie , aveva rispetto di galantuomo e quella tale aria di soddisfatto raccoglimento di chi medita una bella e feconda idea . Parea dicesse : verrà , verrà il giorno mio , o gente ingrata . A chiarirvi un poco il mistero ed a denudare la sua vita di quella parte sovrumana che Dio non permette più sulla terra , poiché Dio fa miracoli solamente per l ’ anima e non più per il corpo , vi dirò quanto segue . Cicho era stato a suo tempo ricco e gagliardo e bel giovanotto : aveva saputo goder bene della salute , della gioventù e della ricchezza ; amante , era stato amato ; aveva avuto palazzi , corridori di nobil sangue , pietre preziose , vestimenta intessute d ’ oro ; aveva goduto feste , conviti , balli , tormenti , giostre ; aveva assaporato col più vivo piacere baci di donne , colpi di spada di cavaliere e vini poderosi . Quando la sua ricchezza cominciò a dileguare , come sempre accade , si allontanarono donne ed amici ; ma Cicho che aveva fatta sugli scrittori antichi buona e larga provvista di filosofia , non se ne accorò . Sibbene rimasto solo , con niuna opera da compiere , gli venne vaghezza di rendersi utile agli uomini . E dopo aver escogitato tutti i mezzi , ricordando i suoi godimenti ed i suoi piaceri , entrò nella persuasione dover lui ritrovare qualche cosa che concorresse specialmente alla felicità del suo simile , felicità instabile e passeggera a cui egli voleva dare un qualche solido fondamento . Raffermato in questa intenzione comperò pergamene e volumi , studiò lungamente , tentando e ritentando ogni giorno prove novelle , sbagliando , ricominciando da capo , consumando le sue notti , il suo denaro ed il carbone dei suoi fornelli . Per molto tempo la mala fortuna lo perseguitò e le sue esperienze riuscirono sempre fallaci , ma non per questo venne meno la sua costanza . Ei lavorava per la felicità dell ’ uomo e cotale altissimo scopo gli era innanzi agli occhi come visione animatrice ; alla fine , dopo molti anni di travaglio , si poté dire di aver raggiunto la sua meta , gridando anche lui la parola del greco Archimede , di fronte a tanta scoperta . Poi , come usano gli inventori , s ’ occupò a vezzeggiare al sua scoperta , a carezzarla , a darle forme variate e seducenti , a perfezionarla , in modo da poter dire agli uomini : Eccola qui ; io ve la dono bella e completa . Ora accade che sul terrazzino di Cicho il mago sporgesse anche una porticina di una stanzuccia dove abitava con suo marito Jovannella di Canzio . Era costei maliziosa , astuta e linguacciuta quanto mai femmina possa essere ; e sua dilettosa occupazione era conoscere i fatti del vicinato o per trarne personale vantaggio o per malignarvi su . non è a dire se la malvagia Jovannella spiasse continuamente Cicho il mago ; ché anzi s ’ arrovellava di giorno e non aveva tregua nelle lenzuola alla notte , per la inappagata curiosità ; e più non riusciva a saper nulla , più , per dispetto , lacerava la riputazione delle vicine e tormentava il marito Giacomo , guattero di cucina al real palazzo . Ma non senza saviezza corrono dettami popolari esprimenti che la donna ottiene sempre quello che vuole fortemente – e malgrado le precauzioni di segretezza adoperate da Cicho il mago , malgrado le porte chiuse , le finestre sbarrate , la Jovannella seppe il segreto dello stregone . Fosse stato per buco di serratura , per fessura di porta , per foro nel muro , o per altro , io non so . Ma è certo che un giorno la trionfante Jovannella disse al guattero marito : – Giacomo , se hai ardire di uomo , la fortuna nostra è fatta . – Sei tu diventata strega ? Io mel sapeva . – Malann ’ aggia la tua bocca sconsacrata ! Ascolta . Vuoi tu dire al cuoco di palazzo che io conosco una vivanda di così nuova e tanto squisita fattura da meritare l ’ assaggio del re ? – Femmina , tu sei pazza ? – Dio mi sradichi questa lingua che ho tanto cara , s ’ io mento ! E con molte sue persuasioni lo indusse a parlarne col cuoco , che a sia volta ne discusse col maggiordomo , il quale ne tenne parola con un conte , che osò dirne al re . Piacque al re la novella e dette ordine che la moglie del sguattero si recasse nelle reali cucine e componesse la prelibata vivanda : infatti la Jovannella accorse prontamente e in tre ore ebbe tutto fatto . Ecco come : prese prima fior di farina , lo impastò con poca acqua , sale e uova , maneggiando la pasta lungamente per raffinarla e per ridurla sottile sottile come una tela ; poi la tagliò con un suo coltellaccio in piccole strisce , queste arrotolò a forma di piccoli cannelli e fattane un a grande quantità , essendo morbidi ed umidicci , li mise a rasciugare al sole . Poi mise in tegame strutto di porco , cipolla tagliuzzata finissima e sale ; quando la cipolla fu soffritta vi mise un grosso pezzo di carne ; quando questa si fu crogiolata bene ed ebbe acquistato un colore bruno - dorato , ella vi versò dentro il succo denso e rosso dei pomidoro che aveva spremuti in uno straccio ; coprì il tegame e lasciò cuocere , a fuoco lento , carne e salsa . Quando l ’ ora del pranzo fu venuta , ella tenne preparata una caldaia di acqua bollente dove rovesciò i cannelli di pasta : intanto che cuocevano , ella grattugiò una grande quantità di quel dolce formaggio che ha nome da Parma e si fabbrica a lodi . Cotta a punto la pasta , la separò dall ’ acqua ed in bacile di maiolica la condì mano mano con una cucchiaiata di formaggio ed un cucchiaio di salsa . Così fu la vivanda famosa che andò innanzi al grande Federigo , il quale ne rimase meravigliato e compiaciuto ; e chiamata a sé la Jovannella di Canzio , le chiese come avesse potuto immaginare un connubio così armonioso e stupendo . La rea femmina disse che ne aveva avuto rivelazione in sogno , da un angelo : il gran re volle che il suo cuoco apprendesse la ricetta e donò alla Jovannella cento monete d ’ oro dicendo che era molto da ricompensarsi colei che per una così grande parte aveva concorso alla felicità dell ’ uomo . Ma non fu questa solamente la fortuna di Jovannella , poiché ogni conte ed ogni dignitario volle avere la ricetta e mandò il proprio cuoco ad imparare da lei , dandole grosso premio ; e dopo i dignitarii vennero i ricchi borghesi e poi i mercati e poi i lavoratori di giornata e poi i poveri dando ognuno alla donna quel che poteva . Nel corso di sei mesi tutta Napoli si cibava dei deliziosi maccheroni – da macarus , cibo divino – e la Jovannella era ricca . Intanto Cicho il mago , solo nella sua cameruccia , modificava e variava la sua scoperta . Pregustava il momento in cui , fatto noto agli uomini il segreto , gliene sarebbe venuta gratitudine , ammirazione e fortuna . Infine , non vale più la scoperta di una nuova pietanza che quella di un teorema filosofico ? che quella di una cometa ? che quella di u nuovo insetto ? Bene , dunque : e lodato senza fine sia l ’ uomo che la fa . Ma un giorno che il termine era vicino , Cicho il mago uscì a respirare per la via del Molo : arrivato presso la porta del Caputo , un noto odore gli ferì le nari . Egli tremò e volle rincorarsi , pensando che era inganno . Ma roso dall ’ ansietà , entrò nella casa donde l ’ odore era venuto e domandò ad una donna che badava ad un tegame : – Che cucini tu ? – Maccheroni , vecchio . – Chi te lo insegnò , donna ? – Jovannella di Canzio . – Ed a lei ? – Un angiolo , dicono . Ella ne cucinò al re ; ne vollero i principi , i conti , tutta Napoli . In qualunque casa entrerai , o vecchio pallido e morente , troverai che vi si cucinano maccheroni . Hai fame ? Vuoi tu cibartene ? – No . Addio . Entrato in varie case , trascinandosi a stento , Cicho il mago ebbe certezza dell ’ accaduto e del tradimento di Jovannella ; il custode del palazzo reale gli ripeté la storiella . Allora , disperato d ’ ogni cosa , tornatosene alla sua casetta , rovesciò lambicchi , storte , tegami , forme e coltelli ; ruppe , fracassò tutto ; abbruciò i libri di chimica . E partissene solo ed ignorato , senza che mai più fosse veduto ritornare . Come è naturale , la gente disse che il diavolo aveva portato via il mago . Ma venuta a morte la Jovannella dopo una vita felice , ricca ed onorata , come la godono per lo più i malvagi , malgrado le massime morali in contrario , nella disperazione della sua agonia , confessò il suo peccato e morì urlando come una dannata . Neppur tarda giustizia fu resa a Cicho il mago : solamente la leggenda soggiunge che nella casa dei Cortellari , dentro la stanzuccia del mago , alla notte del sabato , Cicho il mago ritorna a tagliare i suoi maccheroni , Jovannella di Canzio gira la mestola nella salsa del pomodoro ed il diavolo con una mano gratta il formaggio e con l ’ altra soffia sotto la caldaia . Ma diabolica o angelica che sia la scoperta di Cicho , essa ha formato la felicità dei napoletani e nulla indica che non continui a farla nei secoli dei secoli . DONNALBINA , DONNA ROMITA , DONNA REGINA La leggenda di Donnalbina , Donna Romita , Donna Regina , corre ancora per la lurida via di Mezzocannone , per le primitive rampe del Salvatore , per quella pacifica parte di Napoli vecchia che costeggia la Sapienza . Corre la leggenda per quelle vie , cade nel rigagnolo , si rialza , si eleva sino al cielo , discende , si attarda nelle umide ed oscure navate delle chiese , mormora nei tristi giardini dei conventi , si disperde , si ritrova , si rinnovella – ed è sempre giovane , sempre fresca . Se voi volete , o miei fedeli ed amati lettori , io ve la narro . Se volete per un poco dimenticare le nostre folli passioni , i nostri odi di taciturni , i nostri volti pallidi , le nostre anime sconvolte , io vi parlerò di altre passioni diversamente folli , di altri odii , di altri pallori , di altre anime . Se volete io vi narrerò la leggenda delle tre sorelle : Donnalbina , Donna Romita , Donna Regina . Erano le tre figlie del barone Toraldo , nobile del sedile di Nilo . La madre , Donna Gaetana Scauro , di nobilissimo parentado , era morta molto giovane : il barone si crucciava che il suo nome dovesse estinguersi con esso : pure , non riprese moglie . Ottenne come special favore dal re Roberto d ' Angiò che la sua figliuola maggiore , Donna Regina , potesse , passando a nozze , conservare il suo nome di famiglia e trasmetterlo ai suoi figliuoli . E nel 1320 si morì , racconsolato nella fede del Cristo Signore . Donna Regina aveva allora diciannove anni , Donnalbina diciassette , Donna Romita quindici . La maggiore , dal superbo nome , era anche una superba bellezza : bruni e lunghi i capelli nella reticella di fil d ' argento , stretta e chiusa la fronte , gravemente pensosi i grandi occhi neri , severo il profilo , smorto il volto , roseo - vivo il labbro , ma parco di sorrisi , parchissimo di detti ; tutta la persona scultorea , altera , quasi rigida nell ' incesso , composta nel riposo . E lo spirito di Regina , per quanto ne poteva ricavare l ' indiscreto indagatore , rassomigliava al corpo . Era in quell ' anima un ' austerità precoce , un sentimento assoluto del dovere , un ' alta idea del suo còmpito , una venerazione cieca del nome , delle tradizioni , dei diritti , dei privilegi . Era lei il capo della famiglia , l ' erede , il conservatore del nobil sangue , dell ' onore , della gloria ; era nel suo fragile cuore di donna che dovevano trovare aiuto e sostegno queste cose – ed ella nel silenzio , nella solitudine , si adoperava ad invigorire il suo cuore : a farvi nascere la costanza e la fermezza , a cancellarvi ogni traccia di debolezza . A volte nel suo spirito , sempre freddo , sempre teso , passava un soffio caldo e molle – e le sorgevano in cuore vaghi desiderii di amore , di profumi , di colori abbaglianti , di sorrisi ; ma ella cercava vincersi , s ' inginocchiava a pregare , leggeva nel vecchio libro dove erano scritte le storie di famiglia e ridiventava l ' inflessibile giovinetta , Donna Regina , baronessa di Toraldo . Donnalbina , la seconda sorella , veniva chiamata cosi dalla bianchezza eccezionale del volto . Era una fanciulla amabile , sorridente nel biondo - cinereo della chioma , nel fulgore dello sguardo intensamente azzurro , nei morbidi lineamenti , nella svelta e gentile persona . I tratti duri , fieri , di Donna Regina diventavano femminilmente graziosi in Donnalbina . E veramente ella era la dolcezza di casa Toraldo . Era lei che presenziava i lunghi lavori delle sue donne sul broccato d ' oro , alle trine di lucido filo d ' argento , agli arazzi istoriati , andando da un telaio all ' altro , curvandosi sul ricamo , consigliando , dirigendo ; era lei , che , in ogni sabato , attendeva alla distribuzione delle elemosine ai poveri , curando che niuno fosse trattato con , durezza , che niuno fosse dimenticato , ritta in piedi sul primo scalino della porta , vivente immagine della misericordia terrestre . Era lei che portava alla sorella Regina le suppliche dei servi infermi , dei coloni poveri , di chiunque chiedesse una grazia , un soccorso . Nella sua affettuosa e gaia natura , si doleva del silenzio di quella casa , della austera gravità che vi regnava , dei corridoi gelati , delle sale marmoree che niun raggio di sole valeva a riscaldare ; si doleva del freddo cuore di Regina che niun affetto faceva sussultare – se ne doleva per Donna Romita . Perché Donna Romita era una singolare giovinetta , mezzo bambina . Così il suo aspetto : i capelli biondo cupo , corti ed arricciati , il viso bruno , di quel bruno caldo e vivo che pare ancora il riflesso del sole , gli occhi di un bel verde smeraldo , glauco e cangiante come quello del mare , le labbra fini e rosse , la personcina esile e povera di forma , bruschi i moti , irrequieta sempre . Ora appariva indifferente , glaciale , gli occhi smorti , le nari terree , quasi la vita fosse in lei sospesa ; ora si agitava , una fiamma le coloriva il volto , le labbra fremevano di baci , di parole , di sorrisi , l ’ angolo delle palpebre nascondeva una scintilla , scivolata dalla pupilla viva ; ora diventava irritata , superba , il viso chiuso , sbiancato da una collera interna . Nei giorni d ' inverno , quando la pioggia sferza i vetri , il vento sibila per le fessure delle porte , urta nel camino , del largo focolare , Donna Romita si rannicchiava in un seggiolone come un uccello pauroso ed ammalato ; nelle caldissime ore di estate , non lasciava le ombre del giardino , errando pei viali . A volte rimaneva lunghe ore pensosa . Pensava forse di sua madre , cui le avevano detto rassomigliasse . Pure , le tre sorelle menavano placida vita . Erano regolate le ore dell ' abbigliamento , della preghiera , del lavoro , dell ' asciolvere e della cena ; erano stabilite equamente le occupazioni di ogni settimana , di ogni mese . Dappertutto Donna Regina andava innanzi e le sorelle la seguivano ; ella aveva il seggiolone con la corona baronale , ella aveva le chiavi dei forzieri dove erano rinchiuse le insegne del suo grado ed i gioielli di famiglia ; a mensa , ella presiedeva , le due sorelle una a diritta l ' altra a sinistra , su ’ seggi più umili ; all ' oratorio ella intonava le laudi . La mattina e la sera le due sorelle minori salutavano la maggiore , inchinandosi e baciandole la mano : ella le baciava in fronte . Di rado le chiamava a consiglio , essendo , in lei il senno superiore alla età ed al sesso : ma se accadeva , le due attendevano pazienti di essere interrogate . Era in tutte tre profondo ed innato il sentimento dello scambievole rispetto : in Donnalbina e in Donna Romita un ossequio affettuoso per Donna Regina . Le sue parole erano una legge indiscutibile , cui non si sarebbero giammai ribellate . In fondo l ' amavano , ma senza espansioni . Ed essa era troppo rigida per mostrar loro il suo affetto , se le amava . Un giorno re Roberto si degnò scrivere di suo pugno a Donna Regina Toraldo che le aveva destinato in isposo Don Filippo Capece , cavaliere della corte napoletana . Imbruniva . Nel vano di un balcone sedeva Donna Regina , col libro delle ore fra le mani . Ma non leggeva . – Mi è lecito rimanere accanto a voi , sorella mia ? – chiese timidamente Donnalbina . – Rimanete , sorella – disse brevemente Regina . Regina era più smorta dell ' usato , un po ' abbassata la testa , errante lo sguardo . E Donnalbina cercava indovinare il pensiero segreto di quella fronte severa . – Mi ricercavate di qualche cosa , Donnalbina ? – chiese infine Regina , scuotendosi . – Voleva dirvi che la nostra sorella Donna Romita mi pare ammalata . – Non me ne addiedi . Mandaste per la medesima Giovanna ? – No , sorella , non mandai . – E perché ? – Ahimè ! sorella , dubito che i farmachi possano guarire Donna Romita . – E qual malore grave e strano è il suo , che non trovi rimedio ? – Donna Romita soffre , sorella mia . Nella notte è angosciosa la veglia ed agitati i suoi sonni ; nel giorno fugge la nostra compagnia , piange in qualche angolo oscuro ; passa ore ed ore nell ' oratorio inginocchiata , col capo su le mani . Donna Romita si strugge segretamente . – E sapete voi la causa di tanto struggimento , Donnalbina ? – chiese con voce aspra Donna Regina . – Io credo saperla – rispose , facendosi coraggio , la sorella minore . – Ditela , dunque . – Ma la vedete voi ? – Ve la chieggo . Tardaste troppo . – Donna Romita si strugge d ' amore , o mia sorella . – D ' amore , diceste ? – gridò Regina balzando sul seggiolone . – D ' amore . – E che ? Debbo io udire da voi queste parole ? Chi vi parlò prima d ' amore ? Chi vi ha insegnato la triste scienza ? Di chi io debbo crucciarmi , di Donna Romita che me lo cela , o di voi , Donnalbina , che lo indovinate e me lo narrate ? Come furon turbati il cuore dell ' una , la mente dell ' altra ? Sono stata io così poco provvida , cosi incapace da lasciare indifesa la vostra giovinezza . – L ' amore è nella nostra vita – rispose con dolce fermezza Donnalbina . Regina tacque un momento . Aveva corrugate le sopracciglia , quasi a ristringere ed a condensare il suo pensiero . – Il nome dell ' uomo ? – chiese poi duramente . Donnalbina tremò e non rispose . – Il nome dell ' uomo ? – insistette l ' altra . – È un giovane cavaliere , un cavaliere di nobil sangue , bello , dovizioso . – Il suo nome ? – Donna Romita è stata affascinata dalla eloquente parola , dallo sguardo di fuoco . Amò certo senza saperlo … – Il suo nome , vi dico . Debbi io pregarvi ? – Oh ! no , sorella . Ma voi le perdonerete , voi le perdonerete , non è vero ? E cercava prenderle le mani . – Che cosa debbo perdonarle ? Ditemi il nome del cavaliere . – Pietà per lei . Ella ama don Filippo Capace . – No ! ! – Lo ama , lo ama , sorella . Chi non l ’ amerebbe ? Non è egli valoroso , galante con le donne , seducente nell ’ aspetto ? Quando egli mormora una parola d ’ amore , il cuore della fanciulla deve struggersi in una dolcissima felicità ; quando il suo labbro sfiora la fronte della fanciulla , può ella invidiare le gioie degli angeli ? Essere sua ! Sogno benedetto , aura invocata , luce abbagliante ! Pietà per nostra sorella ! Essa lo ama – e cadde ginocchioni , balbettando ancora vaghe parole di preghiera . – Ma per chi mi chiedi pietà ? – gridò Donna Regina , rialzando bruscamente la sorella in un impeto di collera – per chi me la chiedi ? – Per Donna Romita … – rispose l ’ altra smarrita . – Chiedila anche per te . Tu , come lei , ami Filippo Capace . – Io non lo dissi ! – esclamò Albina folle di terrore . – Tu l ’ hai detto . L ’ ami . Ed io non posso , non posso perdonare . Io amo Filippo Capace – dice con voce disperata Regina . Le ombre della notte involgevano la casa Toraldo : una notte senza speranza di alba . Profondo è il silenzio nell ' oratorio . La lampada di argento , sospesa davanti ad una Madonna bruna , brucia il suo olio profumato , diradando il buio con una luce piccola ed incerta . Brilla una sola scintilla nella veste d ' argento della Vergine . Se si tende bene l ' orecchio , si ode un respiro lieve lieve . Non sul velluto rosso del cuscino , non sulla balaustra di legno lavorato dell ' inginocchiatoio , ma sul marmo gelido del pavimento è mezza distesa una forma umana ; l ' abito bianco e lungo in cui è avvolta ha qualche cosa di funebre . Donna Romita è là da più ore , dimentica di tutto , nell ' abbandono di tutto il suo essere , nel profondo assorbimento dell ' idea fissa . Ella non sente . il freddo dell ' ambiente , non vede l ' oscurità , non sa nulla del tempo , non sente lo spasimo delle sue ginocchia , non sente lo spasimo di tutta la sua vita ; ella non sente che il suo pensiero tormentoso , onnipresente , onnipotente . – Madonna santa , toglimi questo amore ! Madonna santa , strappami il cuore ! Madonna santa , fammi morire , fammi morire , fammi morire ! Toglimi questo amore ! E le invocazioni si moltiplicano ; essa stende le braccia alla immagine sacra e torna a chiedere la morte . La fronte ardente si curva sino al suolo , le labbra baciano il marmo , tutto il corpo si torce nella disperazione . Ad un tratto un singhiozzo interrompe il silenzio . Chi piange presso di lei ? È forse l ' eco del suo dolore ? È forse la sua ombra , quest ' altra fanciulla vestita di bianco che piange e prega in un angolo ! Sì , è l ' eco del suo dolore , è la sua ombra che si desola ; è Albina . Donna Romita fugge , fugge invasa dal terrore e dalla vergogna , lasciando nell ' oratorio un amore ed una sciagura simile alla sua . In quell ' ora medesima , nella vasta camera da letto , sola , seduta presso il tavolo di quercia , veglia Donna Regina . Sta immobile , non prega , non piange , non trasalisce . Tutto il volto pare scolpito nel granito , solo ardono gli occhi di un fuoco consumatore . Passano le ore sul suo capo altero , passano le ore sul suo cuore straziato , ma pel loro passaggio non si cangia il suo strazio . Allegre le vie della vecchia Napoli nella primavera novella dell ' anno , per la gioia degli uomini ; lieto lo scampanìo delle chiese . È la Pasqua di Risurrezione . La pace dal cielo scende sulla terra , nei fiori e nella luce primitiva . Il mondo rivive , rinasce la sua gioventù , un istante sopita . Nell ' aria si respira amore . Le due sorelle minori hanno chiesto a Donna Regina un colloquio particolare ed essa lo ha accordato ; era tempo che le tre sorelle non si vedevano , l ' una fuggendo le altre , mettendo la mestizia e il duolo nella loro casa , lo scompiglio tra i famigliari . Donna Regina è nella grande sala baronale , dove in antico si teneva corte di giustizia ; è splendidamente vestita ; ha indosso i gioielli magnifici di casa Toraldo , ha daccanto , sovra un cuscino , la corona ingemmata di zaffìri , di rubini e di smeraldi , lo scettro baronale ; sul volto un ' austerità calma , quasi decisa . Entrano Donnalbina e Donna Romita . Sono vestite di bruno , senza ornamenti . La gaia giovinezza di Donnalbina è svanita , è svanito il suo soave sorriso , è perduta la sua bionda bellezza . Donna Romita china il capo , abbattuta ; ancora non ha avuto il tempo di esser giovane e già si sente irresistibilmente attirata dalla morte . Esse s ’ inchinano a Donna Regina ed ella rende loro il saluto . – Parlate anche per me , Donnalbina – mormora a bassa voce Donna Romita . – Veniamo a dirvi , sorella nostra – prende a dire Donnalbina – che dobbiamo dividerci . Regina non trasalisce , non batte palpebra , aspetta . – È mia intenzione , è intenzione di Donna Romita , dare una metà della nostra dote ai poveri e l ’ altra parte dedicarla alla fondazione di un monastero , dove prenderemo il velo . – Ogni monaca di casa Toraldo ha diritto di diventare badessa nel monastero che ha fondato – rispose Regina con tono severo . – Sia pure . Attendiamo le vostre risoluzioni , sorella . Ella non rispose . Pensava , raccolta in se stessa . – Siateci generosa del vostro consenso , Donna Regina . Troppo vi offendiamo , è vero … – Desistete – fece quella con un moto di fastidio . – Non desistiamo , no – riprese Donnalbina , affannandosi . – Dio e voi offendemmo . Grave il peccato , grave l ’ espiazione . Ecco , ancora non giunsero per noi i venti anni e noi abbandoniamo questo mondo così bello , così ridente ; noi lasciamo la nostra casa , le nostre dolci amiche , e care abitudini ; lasciamo voi , sorella amata , per quanto offesa . Il chiostro ne aspetta . a voi l ’ onore di conservare il nostro nome , a voi le liete nozze , l ’ amore dello sposo , il bacio dei figliuoli … – Voi v ’ ingannate , o sorella – rispose Donna Regina lentamente . – È da tempo che ho deciso prendere il velo in un convento da me fondato . Un silenzio tristissimo segue le infauste parole . – Io non posso sposare Filippo Capace – riprese ella , mentre una vampa di sdegno le correva al viso . – Egli mi odia . – Ahimé ! io gli sono indifferente – mormorò Donnalbina . – Io anelo al chiostro . Egli mi ama – pronunziò con voce rotta Donna Romita . E le due sorelle baciarono Donna Regina sulla guancia e ne furono baciate . – Addio , sorella mia . – Addio , sorella mia . – Addio , sorelle . Donna Regina si alzò , prese lo scettro d ’ ebano torchiato d ’ oro , e lo franse in due pezzi . E rivolgendosi al ritratto dell ’ ultimo barone Toraldo , gli disse inchinandolo : – Salute , padre mio . La vostra nobile casa è morta ! Non hanno parole le brune vòlte dei monasteri , la pallida luce dei cere trasparenti , il profumo eccessivo e pesante dell ’ incenso , la profonda voce dell ’ organo , le bige pietre sepolcrali ; non han parola le fredde celle , il nudo e duro letto dove è scarso il sonno , il cilicio sanguinoso , le pagine distrutte dalle lagrime , i crocefissi distrutti dai baci ; non han parola i volti ingialliti , gli occhi cerchiati di nero , i corpi consunti , ma rianimati sempre da una fiamma rinascente ; non han parola le convulsioni spasmodiche , le allucinazioni , le estasi dolorose . Altrimenti storie meravigliose e drammatiche sarebbero narrate al mondo ; altrimenti noi sapremmo tutta la vita delle tre sorelle ; altrimenti noi sapremmo il giorno che finì la loro tortura . Ma il giorno , che importa ? Sappiamo noi se dopo non si ami ancora ? Finisce , forse , l ’ amore ? Noi non possiamo , non possiamo segnare il suo ultimo giorno , né la sua ultima parola . ‘ O MUNACIELLO La quale istoria fu così . Nell ’ anno 1445 dalla fruttifera Incarnazione , regnando Alfonso d ’ Aragona , una fanciulla a nome Caterina Frezza , figlia di un mercante di panni , si innamorò di un nobile garzone , Stefano Mariconda . E com ’ è usanza d ’ amore , il garzone la ricambiò di grandissimo affetto e di rado fu vista coppia d ’ amanti egualmente innamorata e fedele . E ciò non senza molto loro cordoglio , poiché per la disparità delle nascite che proibiva loro il nodo coniugale , grande guerra ferveva in casa Mariconda contro Stefano – e la Catarinella , in casa sua , era con ogni sorta di tormenti dal padre e dai fratelli torturata . Ma per tanto e continuo dolore , che si può dire mangiassero veleno e bevessero lagrime , avevano ore di gioia inestimabile . A tarda notte , quando nei chiassuoli dei mercanti non compariva viandante veruno , Stefano Mariconda avvolto dal bruno mantello , che mai sempre protesse ladri ed amanti , penetrava in andito nero ed angusto , saliva per una scala fangosa e dirupata , dove era facile il pericolo della rottura del collo , si trovava sopra un tetto e di là scavalcando , terrazzo per terrazzo , con una sveltezza ed una sicurezza che amore rinforzava , arrivava sul terrazzino dove lo aspettava , tremante dalla paura , Catarinella Frezza . Lettor mio , se mai fremesti d ’ amore , immagina quei momenti e non chiederne descrizione alla debole penna . Ma in una notte profonda , quando più alle anime loro si schiudeva la celestiale beatitudine del paradiso , mani traditrici e borghesi afferrarono Stefano alle spalle , e togliendogli ogni difesa , dalla ferriata lo precipitarono nella via , mentre Catarinella gridando e torcendosi le braccia , s ’ aggrappava ai panni degli assassini . Il bel corpo di Stefano Mariconda giacque , orribilmente sfracellato , nella fetida via per una notte ed un giorno : fino a che lo raccolse di là la pietà dei parenti , dandogli onorata sepoltura . Ma invero fu quella morte ignobilmente violenta ; e perché vi è dubbio sul destino di quell ’ anima , strappata dalla terra e mandata innanzi all ’ Eterno carica di peccati , e perché a gentiluomo non conviensi altra morte violenta che di spada . La Catarinella fuggì di casa , pazza di dolore , e fu piamente ricoverata in un monastero di monachelle . In un giorno , quando ancora il tempo assegnato dalla ragion divina e dalla ragion medica non era scorso , ella dette alla luce un bimbo piccino piccino , pallido e dagli occhi sgomentati . Per pietà di quel piccolo essere , le suore lasciarono la madre a nutrirlo e curarlo . Ma col tempo che passava , non cresceva molto il bambino e la madre , cui rimaneva confitta nella mente la bella ed aitante persona di Stefano Mariconda , se ne crucciava . Le suore la consigliarono di votarsi alla Madonna perché desse una fiorente salute al bambino ; ed ella votossi e fece indossare al bimbo un abito nero e bianco da piccolo monaco . Ma ben altro aveva disposto il Signore nella sua infinita saggezza e la Catarinella non s ’ ebbe la grazia chiesta . Il figliuoletto suo , crescendo negli anni , non crebbe che pochissimo nel corpo e fu simile a quei graziosi nani di cui si allietano molte corti di sovrani potenti . Sibbene ella continuò a vestirlo da piccolo monaco ; onde è che la gente chiamava in suo volgare il bambino ; ‘ o munaciello . Le monache lo amavano , ma la gente della via , ma i bottegai delle strade Armieri , Lanzieri , Cortellari , Taffettanari , Mercanti , si mostravano a dito il bambino troppo piccolo , dalla testa troppo grande e quasi mostruosa , dal volto terreo in cui gli occhi apparivano anche più grandi , anche più spaventati , dall ’ abituccio strano : e talvolta lo ingiuriavano , come fa spesso la plebe contro persona debole ed inerme . Quando ‘ o munaciello passava innanzi la bottega dei Frezza , zii e cugini uscivano sulla soglia e gli scagliavano le imprecazioni più orribili . Non è dato a me indagare quanto comprendesse ‘ o munaciello degli sgarbi e delle disoneste parole che gli venivano dirette , ma è certo che egli riedeva alla madre triste e melanconico . A volte un lampo di collera gli balenava negli occhi e allora la madre lo faceva inginocchiare e gli dettava le sante parole dell ’ orazione . A poco a poco in quei bassi quartieri dove egli muoveva i passi , si divulgò la voce che ‘ o munaciello avesse in sé qualche cosa di magico , di soprannaturale . Ad incontrarlo , la gente si segnava e mormorava parole di scongiuro . Quando ‘ o munaciello portava il cappuccetto rosso che la madre gli aveva tagliato in un pezzetto di lana porpora , allora era buon augurio ; ma quando il cappuccetto era nero , allora cattivo augurio . Ma come il cappuccetto rosso compariva molto raramente , ‘ o munaciello era bestemmiato e maledetto . Era lui che attirava l ’ aria mefitica nei quartieri bassi , che vi portava la febbre e la malsania ; lui che , guardando nei pozzi , guastava e faceva imputridire l ’ acqua , lui che toccando i cani li faceva arrabbiare , lui che portava la mala fortuna nei negozi ed il caro del pane , lui che , spirito maligno , suggeriva al re nuovi balzelli . Appena ‘ o munaciello scantonava , a capo basso , con l ’ occhio diffidente e pauroso , correndo o nascondendosi fra la folla , un coro di maledizioni lo colpiva . Il fango della via gli scagliavano a insudiciargli la tonacella ; le bucce delle frutte troppo mature lo ferivano nel volto . egli fuggiva , senza parlare , arrotando i denti , tormentato più dall ’ impotenza della piccola persona che dal villano insulto di quella borghesia . Catarinella Frezza era morta ; non lo poteva consolar più . Le monache lo impiegavano ai minuti servizi dell ’ orto ; ma , anche esse , a vederlo d ’ improvviso , in un corridoio , nella penombra , si sgomentavano come per apparizione diabolica . S ’ avvalorava il detto della faccia cupa del munaciello , dal non averlo mai visto in chiesa , dal trovarlo in tutti i luoghi a poca distanza di tempo . Finché una sera ‘ o munaciello scomparve . Non mancò chi disse che il diavolo lo avesse portato via pei capelli , come è solito per ogni anima a lui venduta . Ma per fede onesta di cronista , mi è d ’ uopo aggiungere che furono molto sospettati , e forse non a torto , i Frezza d ’ aver malamente strangolato ‘ o munaciello e gittatolo in una cloaca lì presso , da certe ossa piccine e da un teschio grande che vi fu trovato . Il discernere le cose vere dalle false , e lo speculare quale sia favola , quale verità , lascio e raccomando specialmente alla prudenza e saggezza del lettore . Questa qui è la cronaca . Ma nulla è finito – soggiungo io , oscuro commentatore moderno – con la morte del munaciello . Anzitutto è ricominciato . La borghesia che vive nelle strade strette e buie e malinconicamente larghe senza orizzonte , che ignora l ’ alba , che ignora il tramonto , che ignora il mare , che non sa nulla del cielo , nulla della poesia , nulla dell ’ arte ; questa borghesia che non conosce , che non conosce se stessa , quadrata , piatta , scialba , grassa , pesante , gonfia di vanità , gonfia di nullaggine ; questa borghesia che non ha , non può avere , non avrà mai il dono celeste della fantasia , ha il suo folletto . Non è lo gnomo che danza sull ’ erba molle dei prati , non è lo spiritello che canta sulla riva del fiume ; è il maligno folletto delle vecchie case di Napoli , è ‘ o munaciello . Non abita i quartieri aristocratici di Chiaia , di S . Ferdinando , del Chiatamone , di Toledo ; non abita i quartieri nuovi di Mergellina , Rione Amedeo , Corso Salvator Rosa , Capodimonte : la parte ariosa , luminosa , linda della città non gli appartiene . Ma per i vicoli che da Toledo portano giù , per le tetre vie dei Tribunali e della Sapienza , per la triste strada di Foria , per i quartieri cupi e bassi di Vicaria , Mercato , Porto e Pendino il folletto borghese estende l ’ incontrastato suo regno . Dove è stato vivo , s ’ aggira come spirito ; dove è apparso il suo corpo piccino , la testa grossa , la faccia pallida , i grandi occhi lucenti , la tonacella nera , la pazienza di lana bianca ed il cappuccetto nero , lì ricomparve ; nella medesima parvenza , pel terrore delle donne , dei fanciulli e degli uomini . Dove lo hanno fatto soffrire , anima sconosciuta e forse grande in un corpo rattrappito , debole e malaticcio , là egli ritorna , spirito malizioso e maligno , nel desiderio di una lunga e insaziabile vendetta . Egli si vendica epicamente , tormentando coloro che lo hanno tormentato . Chiedete ad un vecchio , ad una fanciulla , ad una madre , ad un uomo , ad un bambino se veramente questo munaciello esiste e scorazza per le case , e vi faranno un brutto volto , come lo farebbero a chi offende la fede . Se volete sentirne delle storie , ne sentirete ; se volete averne dei documenti autentici , ne avrete . Di tutto è capace il munaciello … Quando la buona massaia trova la porta della dispensa spalancata , la vescica dello strutto sfondata , il vaso dell ’ olio riverso e il prosciutto addentato dalla gatta , è senza dubbio la malizia del munaciello che ha schiusa quella porta e scagionato il disastro . Quando alla serva sbadata cade di mano il vassoio ed i bicchieri vanno in mille pezzi , colui che l ’ ha fatta incespicare è proprio lui , lo spiritello impertinente ; è lui che urta il gomito della fanciulla borghese che lavora all ’ uncinetto e le fa pungere il dito ; è lui che fa traboccare il brodo dalla pentola ed il caffè dalla cogoma ; è lui che fa inacidire il vino dalle bottiglie ; è lui che dà la iettatura alle galline che ammiseriscono e muoiono ; è lui che pianta il prezzemolo , fa ingiallire la maggiorana e rosicchia le radici del basilico . Se la vendita in bottega va male , se il superiore dell ’ uffizio fa una rimenata , se un matrimonio stabilito si disfà , se uno zio ricco muore lasciando tutto alla parrocchia , se al lotto vien fuori 34 , 62 , 87 invece di 35 , 61,88 , è la mano diabolica del folletto che ha preparato queste sventure grandi e piccole . Quando il bambino grida , piange , non vuole andare a scuola , scalpita , corre , salta sui mobili , rompe i vetri e si graffia le ginocchia , è il munaciello che gli mette i diavoli in corpo ; quando la fanciulla diventa pallida e rossa senza ragione , s ’ immalinconisce , sorride guardando le stelle , sospira guardando la luna , e piange nelle tranquille notti di autunno , è il munaciello che le guasta così la vita ; quando il giovanotto compra cravatte irresistibili , mette il profumo nel fazzoletto , e si fa arricciare i capelli , rincasa a tarda notte , col volto pallido e stanco , gli occhi pieni di visioni , l ’ aspetto trasognato , è il munaciello che turba la sua esistenza ; quando la moglie fedele si ferma a guardar troppo il profilo aquilino ed i mustacchi biondi del primo commesso di suo marito e , nelle fredde notti invernali , veglia con gli occhi aperti nel vuoto e le labbra che invano tentano mormorare la salvatrice Avemmaria , è il munaciello che la tenta , è il diavolo che ha preso la forma del munaciello , è il diavoletto che dà la marito il vago desiderio di dare un pizzicotto alla serva MariaFrancesca ; è il folletto che fa cadere in convulsioni le zitellone . È il munaciello che scombussola la casa , disordina i mobili , turba i cuori , scompiglia le menti , empiendole di paura . È lui , lo spirito tormentato e tormentatore , che porta il tumulto nella sua tonacella nera , la rovina nel suo cappuccetto nero . Ma la cronaca veridica lo dice , o buon lettore : quando il munaciello portava il cappuccetto rosso , al sua venuta era di buon augurio . È per questa sua strana mescolanza di bene e di male , di cattiveria e di bontà , che il munaciello è rispettato , temuto ed amato . È per questo che le fanciulle innamorate si mettono sotto la sua protezione perché non venga scoperto il gentile segreto ; è per questo che le zitellone lo invocano a mezzanotte , fuori il balcone , per nove giorni , perché mandi loro il marito che si fa tanto aspettare ; è per questo che il disperato giuocatore di lotto gli fa scongiuro tre volte , per averne i numeri sicuri ; è per questo che i bambini gli parlano , dicendogli di portar loro i dolci e di balocchi che desiderano . La casa dove il munaciello è apparso è guardata con diffidenza , ma non senza soddisfazione ; la persona che , allucinata , ha visto il folletto , è guardata compassionevolamente , ma non senza invidia . Ma colei che lo ha visto – apparisce per lo più a fanciulle ed a bimbi – tiene per sé il prezioso segreto , forse apportatore di fortuna . Infine il folletto della leggenda rassomiglia al munaciello della cronaca napoletana : è , vale adire , un ’ anima ignota , grande e sofferente in un corpo bizzarramente piccolo , in un abito stranamente piccolo , in un abito stranamente simbolico ; un ’ anima umana , dolente e rabbiosa ; un ’ anima che ha un pianto e fa piangere ; che ha sorriso e fa sorridere ; un bimbo che gli uomini hanno torturato ed ucciso come un uomo ; un folletto che tormenta gli uomini come un bambino capriccioso , e li carezza , e li consola come un bambino ingenuo ed innocente . IL DIAVOLO DI MERGELLINA Assisa innanzi allo specchio , ella lasciava che la sua acconciatrice passasse il pettine nella ricchezza dei capelli biondo - fulvi , di un colore acceso e voluttuoso . Si guardava attentamente nello specchio : sul volto di una candidezza abbagliante , che parea fosse fulgido , non compariva traccia di roseo ; nei grandi occhi glauchi , cristallini , il lampo dello sguardo era verde e freddo ; le labbra carnose , rosse , come il granato , dovevano essere dolci ed amare quanto il frutto che ricordavano ; il collo superbo , pieno e rotondo palpitava lentamente . Ella si guardò le mani attraverso la luce , mani candide quanto il viso ; si guardò le braccia sode e rasate come un frutto maturo in cui si possa mordere . Si trovava seducente , bellissima ; ed un eroico sorriso le sfiorò le labbra . Ella si adorava ; idolatrava la propria bellezza e vi abbruciava ogni giorno un copioso incenso che si univa a quello di tutti coloro che l ’ amavano . – Una lettera per madonna Isabella – disse un paggio ricciuto , inchinandosi e porgendo il biglietto sopra un vassoio d ’ argento . Madonna Isabella scórse la lettera . Messer Diomede Carafa le scriveva ancora d ’ amore , una lettera piena di fuoco che a volte scoppiava nell ’ impeto della disperazione , a volte si allentava e s ’ illanguidiva nelle divagazioni di una mestizia insanabile . Messer Diomede Carafa sapeva amare : la sua anima nobile ed eletta era aperta a tutte le squisite sensibilità dell ’ affetto , la sua forte anima comprendeva tutti gli slanci di una passione umana e potente ; le orgogliose dame spagnole della Corte vicereale avrebbero volentieri abbandonato la loro fierezza castigliana per esser amate da lui e per amarlo ; le fanciulle dell ’ aristocrazia napoletana , brune fanciulle dagli occhi azzurri , lo avrebbero amato se egli avesse voluto amarle . Ma messer Diomede non amava che madonna Isabella che aveva fama di donna crudele e disamorata ; difatti ella non fece che sorridere appena alle frasi amorose che messer Diomede le scriveva . Nel grande salone del suo palazzo , madonna Isabella , vestita di broccato rosso che faceva risaltare il pallore del volto , con una reticella di perle sulle fulve trecce , sedeva a conversazione con messer Diomede . Il giovane innamorato era seduto alquanto discosto dalla sua donna , ma la fissava con l ’ occhio intento e cupido , senza mai distogliere lo sguardo da quella figura ; a seconda che la donna parlava , sul viso del giovane passavano onde di sangue che lo coloravano , o un terreo pallore vi si diffondeva ; come il giovane si lasciava trasportare dall ’ amore , la sua voce tremava , ed in essa passava la nota tenera e grave dell ’ affetto , la vibrazione profonda della gelosia , l ’ ondulazione indefinita della mestizia , la nota stridula dell ’ ironia , tutte le variazioni che ha l ’ amore . La dama , placida , tranquilla , sorridente , agitando il leggiero ventaglio di piume , giocherellava amabilmente e ferocemente col cuore del giovane . Ella , a sua posta , creava in lui lo sconforto desolato o l ’ inesauribile speranza , la cupa gelosia o l ’ estrema fiducia , la collera senza nome e senza limiti o la gioia senza confine . Abituata a questi sottili e malvagi godimenti , ella si compiaceva stringere quel cuore innamorato in una mano di ferro che lo soffocava a poco a poco e poi ridonargli la vita , carezzandolo con una mano leggiera e vellutata ; si dilettava far sussultare di dolore quell ’ anima , gittandola bruscamente nella disperazione ; gioiva facendola esaltare grado a grado , sempre più , fino a farla impazzire nella vertigine dell ’ altissimo pinnacolo . Furono tali donne , sono e saranno . Il mondo le maledice , le disprezza , paiono fatte estranee alla soave comunanza femminile , paiono odiate , esecrate . Ma il mondo le ama , ma l ’ uomo le ama . Così è sempre , così sempre sarà . Pace a voi , giovanette gentili , dalle anime buone che rischiarano come luce di lampada familiare il corpo delicato ; pace a voi , donne il cui destino unico è l ’ amore , è il sagrifizio : giammai sarete amate come quelle donne lo saranno . Virtù , dolcezza , abnegazione , serenità , calma , felicità sono vani nomi : l ’ acre e malsano desiderio dell ’ uomo corre verso la misteriosa e temuta sirena . Pace a voi ; amate , soffrite , morite : giammai sarete amate come quelle donne lo saranno . Eppure fu un giorno in cui Diomede Carafa credette di arrivare al culmine inaccessibile della sua vita , al momento fatale in cui ogni facoltà , ogni potenza fisica , ogni luce di ragione , ogni festa di fantasia , ogni robustezza di fibra , si riuniscono in una sola , profonda , alta armonia che è l ' amore . Fu il giorno in cui madonna Isabella , all ' impensata , dopo una lotta d ' un anno in cui essa non aveva ceduto di una linea sola , presa da un subitaneo abbandono e dominata da una strana causa , disse d ' amarlo . Oh ! chi ha amato la conosce questa stagione calda ed esuberante , colorita dal sole , nell ' azzurro sconfinato , nell ' infiammato meriggio dove tutto arde e si consuma in una grande voluttà , quando i fiori nascono presto , vivono una vita rapida e soverchiante , esalano profumi grevi e violenti e muoiono per aver troppo vissuto ; la stagione fremente dove tutto è luce , tutto è fulgore , tutto è febbre che precipita il sangue ; la benedetta stagione , la eccelsa stagione dopo la quale tutto è cenere e fango . Chi ha amato sa la stagione d ' amore di Diomede Carafa e non aspetta dalla scialba parola del freddo e disanimato cronista una descrizione . Chi ha amato evochi tutti , tutti suoi ricordi di amore , riviva in quel passato pieno di una gioia e di un dolore che non hanno l ' eguale , palpiti , s ' agiti , abbia la convulsione ed il delirio di quell ' amore e saprà di Diomede Carafa . Le storie d ' amore non si raccontano , non si descrivono che miseramente : l ' arte istessa , la divina arte che tutto scopre , tutto rivela , non può che dare una sola e fuggevole immaginazione del proteiforme amore . Breve stagione . Se durasse , il cuore morirebbe nella esagerazione di un sentimento che è la follia . A poco a poco , con gradazioni impercettibili , madonna Isabella fu meno felice , meno innamorata ; il sorriso fu più scarso sulla bocca , le braccia più fiacche nell ' abbraccio , le labbra più gelide nel bacio , il palpito meno frequente nell ' arrivo e nel distacco . Diomede Carafa , cieco , pazzo d ' amore , non vedeva , non comprendeva . Madonna Isabella discendeva sempre più verso l ' indifferenza che poi era il suo stato abituale e la sua naturale ferocia rinasceva per la tortura di quell ' uomo . Ma Diomede Carafa soffriva e s ' inebriava di quella sofferenza , piangeva e s ' ubriacava di quelle lagrime , era ammalato e si consolava di quel morbo ora gelido , ora infuocato che gli consumava la vita ; era tormentato , oppresso , disperato . ma si estasiava di ciò come i martiri cristiani del sangue che usciva dalle loro vene esauste . Isabella si mostrava con lui chiusa , dura , sprezzante e lui l ' amava anche così , massimamente così ; Isabella si faceva volubile , leggiera , accogliendo in casa i più bei cavalieri napoletani e lui , morendo di gelosia , amava Isabella per la gelosia che aveva di lei . Egli gettava pazzamente i suoi averi , obliava le prerogative della sua nobiltà , non conosceva più amici , non conosceva più parentado , non sapeva più nulla di obblighi o di diritti : Isabella , Isabella , amare Isabella . Fino a che un giorno tutta la verità gli fu palese come parola di Dio e seppe del proprio avvilimento , seppe del tradimento di Isabella con Giovanni Verrusio , amico suo e suo compagno d ' infanzia . Egli nascose a tutti il dramma del suo spirito , sdegnoso di compianto . Il crollo immenso della sua felicità , la rovina tragica e nera dello splendido edificio non ebbero testimonio . Meglio così . Che vale il rimpianto ? Che cosa è la parola compassionevole e glaciale ? Foglie morte che il vento si porta via , ed il dolore rimane eterno . Invano egli errò , viaggiatore solitario e noncurante , per fiorenti paesi , invano chiese alle ricchezze , al lusso , ad altri amori , a feste stupende , l ' oblio ; invano egli volle innamorarsi delle vaghe creazioni dell ' arte per ritrovare la pace . Dappertutto , in ogni paese , in ogni donna , in ogni fiore , al fondo dei vini generosi , nelle figure dei quadri , nelle figure delle statue , negli ondeggiamenti della musica , egli ritrovava Isabella . Il suo dolore non era più acuto e straziante , ma lento , lungo , stupefacente . egli sentiva la sua anima gonfiarsi di affetto ed i suoi occhi gonfiarsi di lagrime ; egli provava il bisogno del sagrificio , del culto , dell ' estasi ... – Dio , Dio – ripetette un giorno la stanca amica sua . Diomede Carafa fu vescovo di Ariano , prelato esemplare e amatore dell ' arte . Leonardo da Pistoia , pittore , fu suo amico . Per sua ordinazione e per la chiesa di Piedigrotta dove giace il Sannazaro , il Leonardo fece il quadro bellissimo di S . Michele che atterra Lucifero . Lucifero vinto e bello e ancor folgorante , ha il volto di madonna Isabella . Ed è una donna il diavolo di Mergellina . MEGARIDE Là , dove il mare del Chiatamone è più tempestoso , spumando contro le nere rocce che sono le inattaccabili fondamenta del Castello dell ' Ovo , dove lo sguardo malinconico del pensatore scopre un paesaggio triste che gli fa gelare il cuore , era altre volte , nel tempo dei tempi , cento anni almeno prima la nascita del Cristo Redentore , un ' isola larga e fiorita che veniva chiamata Megaride o Megara che significa grande nell ' idioma di Grecia . Quel pezzo di terra s ' era staccato dalla riva di Platamonia , ma non s ' era allontanato di molto : e quasi che il fermento primaverile passasse dalla collina all ' isola , per le onde del mare , come la bella stagione coronava di rose e di fiori d ' arancio il colle , così l ' isola fioriva tutta in mezzo al mare come un gigantesco gruppo di fiori che la natura vi facesse sorgere , come un altare elevato a Flora , la olezzante dea . Nelle notti estive dall ' isola partivano lievi concenti e sotto il raggio della luna pareva che le ninfe marine , ombre leggiere , vi danzassero una danza sacra ed inebriante ; onde il viatore della riva , colpito dal rispetto alla divinità , torceva gli occhi allontanandosi , e le coppie di amanti cui era bello errate abbracciati sulla spiaggia davano un saluto all ' isola e chinavano lo sguardo per non turbare la sacra danza . Certo l ' isola doveva essere abitata , ne ’ suoi cespugli verdi , nei suoi alberi , nei suoi prati , nei suoi canneti , : dalle Nerèidi e dalle Drìadi : altrimenti non sarebbe stata così gaia sotto il sole , così celestiale sotto il raggio lunare , sempre colorita , sempre serena , sempre profumata . Era divina , poiché gli dèi l ' abitavano . Ma Lucullo , il forte guerriero , l ' amico dei letterati , primo fra gli epicurei , abituato a soddisfare ogni capriccio , amava le ville circondate da ogni parte dall ' acqua : egli era mortalmente stanco della sua casa splendida di Roma , della sua villa di Baja , della sua dimora di Tuscolo , della sua villa di Pompeja . Volle quella di Megaride e l ' ebbe . Egli violò la dimora delle ninfe oceanine per farsene la propria dimora ; egli volle per sé i prati , i boschetti di rose , i margini che digradavano lievemente nel mare ; scacciò le sirene e vi mise le sue bellissime schiave . Fu un pianto solo per le grotte di corallo tra le alghe verdi ; e le ninfe si lamentarono con Poseidone che non dette loro ascolto . Fu costruita la magnifica villa , sorsero per incanto i giardini degni di un imperatore , nei vivai diguazzarono le murene dalla brutta testa di serpente e dalla carne delicata , nelle uccelliere saltellarono i più rari uccelli , pasto di stomachi finissimi : sotto i portici della villa suonarono le cetre e le tiorbe in onore di Servilia sorella di Catone , moglie di Lucullo , bellissima fra le donne romane . Ivi danze festose , luminarie magiche , giuochi , banchetti , come solo Lucullo sapeva darne . Ivi profumi di nardo , coppe di nitido cristallo , nel cui vino generoso si scioglievano le perle : ivi toghe di porpora , pepli di bisso , gemme splendide , corone di rose ; l ' eterno cantico alla bellezza ed all ' amore . Ivi accorrevano per riscaldarsi alla luce degli occhi di Servilia i giovanotti timidi che non osavano pronunziar parola dinanzi a lei , i gagliardi garzoni la cui parola superava d ' audacia lo sguardo , gli uomini maturi e gravi che sorridevano ancora all ' amore , i vecchioni che sospiravano la gioventù : e Servilia rideva , giovane e gaia , di questo incenso d ' amore , rideva sempre , lusinghiera e crudele , come una sirena ; e Lucullo , placido filosofo e ancor più placido sposo , godeva dei trionfi di Servilia . Egli amava le feste sontuose che durano dalla sera sino ai primi albori , i pranzi lunghissimi dove nèttare s ' alterna a nèttare , dove la fantasia del cuoco vince quella di un poeta e fonde nel suo crogiuolo le ricchezze di un re ; egli amava conversare coi letterati cui donava vasi d ' oro , animali preziosi , case e giardini per provar loro la generosità di un privato . Servilia saliva la china ridente del piacere ed egli discendeva , tranquillo , verso la pace della vecchiaia . Per divertirsi , faceva scavare un canale d ' acqua viva , faceva elevare una palazzina , scacciava lontano il mare , allargando i limiti dell ' isoletta Megaride ; Servilia si lasciava profumare dalle ornatrici , prendeva bagni di latte d ' asina , portava alle gentili orecchie due pesanti perle che le laceravano la carne , le sue tuniche parevano tessute d ' aria , i suoi sandali costavano prezzi favolosi ; ed ella , assisa davanti alla spera , di acciaio , si contemplava . Ella era nel trionfo della bellezza e della gioventù . Gli occhi ardenti di coloro che l ' amavano , le davano una aureola di fuoco in cui ella camminava , graziosa salamandra , senza scottarsi : i sospiri di coloro che l ' amavano , formavano attorno a lei una nuvola in cui le piaceva di respirare . Il mare batteva dolcemente sulle sponde di Megaride e non osava tumultuare ; il sole la carezzava senza violenza e le aure leggiere ne facevano ondeggiare i fiori ; nella placida luce lunare , l ' isola sembrava tutta bianca , morbida e nevosa , in una infinita dolcezza d ' aria e di tinte . E Servilia distesa sul lettuccio , vestita di stoffa tessuta d ' oro , lasciandosi sventolare dalle schiave fremendo di piacere alla brezza marina , guardando distrattamente la ridda delle danzatrici , mormora fra sé , sono io , sono io la sirena ! E l ' aria mormora anch ' essa , dopo aver scherzato con le chiome olezzanti : è lei , è lei la sirena . Servilia quando solleva un cespo di fiori è bella come Flora ; Servilia , quando sceglie in un cestello la pesca matura , è bella quanto Pomona ; Servilia quando porta sui capelli la brillante mezzaluna e al fianco la faretra , è bella quanto Diana ; quando senza ornamenti , coi capelli disciolti , uscendo dal bagno , tutta stillante profumi , si lascia asciugare dalle schiave e s ' avvolge nella tunica bianca , è ... – … bella come Venere – sussurra lo schiavo innamorato . – Più bella di Venere – dice , col suo olimpico orgoglio , Servilia . Il che è udito dalle attente ninfe oceanine e Venere sa che Servilia l ' ha offesa e Poseidone questa volta dà ascolto alla preghiera della sua bella amante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rosicchia , rosicchia , o polpo molle , grigio , rassomigliante ad un cencio ! Incrostati , incrostati ostrica , per minare le fondamenta ! Piantati , piantati , alga , per strappar via una zolletta di terreno ! Scavate , scavate , o piccoli animaletti del corallo ! Rodi la roccia , o costante onda marina , fa un buco coperto di arena , coperto di piante , un buco perfido , nero e profondo ! Rodete , rodete , piccole e pazienti potenze del mare ! Piansero le Nerèidi , piansero le Sirene , Venere fu offesa e Poseidone è in collera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . – Libiamo agli Dei infernali – disse tranquillamente Lucullo , nella sua villa di Tuscolo , al funesto annunzio , e sparse sul terreno alcune gocce dell ' inebriante liquore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vuoi tu scandagliare la profondità dei mare , o ardito palombaro ? Sei tu stanco delle sirene della terra ? Va sulla spiaggia brulla del Chiatamone , raccogli il tuo respiro e precipitati nelle acque : in un momento giunto al fondo , vedrai gli archi della villa , i giardini di Lucullo e la bellissima moglie , che è diventata la Sirena del mare . Ma non ti lasciar sedurre dalla visione e ritorna a galla , o palombaro ardito : sulla terra troverai sirene come Servilia che non ti possono amare e ti facciano morire dal dolore . IL CRISTO MORTO La cappella è glaciale . Pavimento di marmo , marmo alle pareti , tombe di marmo , statue di marmo alle pareti , tombe di marmo , statue di marmo . Un marmo scuro , che ha preso una tinta malaticcia ed umida pel tempo che è trascorso , pel sole che manca , per la scialba luce che piove dalle vetrate . Non ornamenti di oro , non candelabri , non lampade votive , non fiori : invece fregi , ornamenti , mosaici , iscrizioni , palme , volute , capitelli in pietra bianca , grigia o nera , non altro che pietra . Tutto vi è gelido , tranquillo , serenamente sepolcrale . Altrove è vita la voce del prete che prega , la tenue fiammella delle candele , lo squillo del campanello , lo scricchiolio di una sedia , il fumo sottile dell ' incenso ; qui non si prega , non ardono lumi , non sedie , non suonano campanelli , non fumano incensi . Non si vive per pregare , si muore nello sfinimento della preghiera che s ' arresta sulle fredde labbra . Non è una chiesa , è una tomba . – Volete vedere il Cristo morto ? – chiede la guida , con la sua voce strascicata Quella voce umana e volgare mi scuote . Eppure mi parla ancora di morte . – Vediamo la prima cappella – mormoro , quasi vergognandomi di parlare . Coloro che vi giacciono , quieti ed immobili , le braccia in croce sul cuore morto , appartengono alla nobilissima fra le famiglie ; Grandi di Spagna di prima classe , due volte principi , due volte duchi , tre volte conti , cinque o sei volte marchesi . Sulla porta di entrata è la tomba dell ' antichissimo antenato che andò alle crociate : ferito o svenuto in un combattimento , fu creduto morto e portato a seppellire , ma risvegliatosi d ' un tratto , saltò fuori dalla bara più animoso e sbaragliò e sconfisse il gruppo dei nemici . Tombe dappertutto . Pompose iscrizioni latine in cui il sentimento ed il carattere s ' affogano nella monotona convenzionalità dell ' elogio . Solo le cifre hanno un malinconico significato : la vita non è lunga nella nobile casa Vi muoiono presto le fanciulle , vi muoiono presto i giovanetti . Ogni tomba ha la statua grande di colui che vi è sepolto , o almeno un medaglione su cui si disegnano e si rilevano certi profili soavi , certe linee serenamente altiere , certi ondeggiamenti marmorei di chiome disciolte . Nella famiglia è tradizionale una pura bellezza , più d ' espressione che di plastica . Ogni tomba ha la sua statua , ogni tomba ha il suo medaglione . – Volete vedere il Cristo morto ? – insiste il custode . – Finiamo di veder la cappella – ripeto io , singolarmente infastidita e colpita da quella insistenza . Fra una tomba e l ' altra , statue e gruppi allegorici , sempre in quell ' interno e freddo marmo . Ecco il Pudore col volto coperto da un velo , ecco la Fortezza , ecco la Temperanza , ecco la Gloria , ecco l ' Educazione , ecco l ' Amor filiale , vuote allegorie che non chiudono più alcuna idea . Ultimo , poeticamente ultimo , è il Disinganno , un uomo che cerca con uno sforzo supremo districarsi da una fitta rete che l ' avviluppa tutto . Singolare chiusura della vita , termine singolare di tutte le sublimità , di tutte le passioni , di tutti gli amori . Il Disinganno – e più altro . – Perché questa tomba non ha medaglione ? – domando al custode . Egli non m ' ha udita , perché ricomincia a dire : – Il Cristo morto … – Vediamo l ' altar maggiore – ripeto io , ostinandomi . Sì , l ' ultima tomba a dritta non ha medaglione . Manca il ritratto della nobile principessa che vi è sepolta , che è morta anch ' essa così giovane . Il medaglione è liscio , vuoto , bianco , come se ne avesse raspata , cancellata l ' immagine . Ed è triste come nella sala ducale , a Venezia , il ritratto di Faliero , coperto da un velo nero . L ' altar maggiore è nudo , severo . Sulla parete , in fondo , n alto v ' è un quadro , una Vergine della Pietà , scolorita , che sostiene sulle ginocchia il livido corpo di Gesù . La pittura è guasta , bruna , tetra ; un sorcio ha fatto un buco nero nel costato di Gesù . Più giù , proprio dall ' altar maggiore , un grande gruppo in marmo che rappresenta la Deposizione della Croce . Sempre lo stesso soggetto , sempre la morte . – Ed ecco – ripete trionfalmente il custode , staccandosi dall ' altar maggiore – il Cristo morto . Sta ai piedi dell ' altar maggiore , a sinistra . Sopra un largo piedistallo è disteso un materasso marmoreo ; sopra questo letto gelato e funebre giace il Cristo morto . È grande quanto un uomo , un uomo vigoroso e forte . Nella pienezza dell ' età . Giace lungo disteso , abbandonato , i piedi diritti , rigidi , uniti , le ginocchia sollevate lievemente , le reni sprofondate , il petto gonfio il collo stecchito , la testa sollevata sui cuscini , ma piegata , sul lato diritto , le mani prosciolte . I capelli sono arruffati , quasi madidi del sudore dell ' agonia . Gli occhi socchiusi , alle cui palpebre tremolano ancora le ultime e più dolorose lagrime . In fondo , sul materasso , sono gettati , con una spezzatura artistica , gli attributi della Passione , la corona di spine , i chiodi , la spugna imbevuta di fiele , il martello . Sul piedistallo , sotto i cuscini , questa iscrizione : Joseph Sammartino , Neap . , fecit , 1753 . E più nulla . Cioè no : sul Cristo morto , su quel corpo bello ma straziato , una religiosa e delicata pietà ha gettato un lenzuolo dalle pieghe morbide e trasparenti , che vela senza nascondere , che non cela la piaga ma la molce , che non copre lo spasimo ma lo addolcisce . Sopra un corpo di marmo , che sembra di carne , un lenzuolo di marmo che la mano quasi vorrebbe togliere . Niente manca , dunque , in questa profonda creazione artistica : e vi è il sentimento che fa palpitare la pietra , turbando il nostro cuore , e v ' è l ' audacia del creatore che rompe ogni regola , e v ' è il magistero di una forma eletta , pura , squisita . Quel corpo morto era poc ' anzi vivo , si contorceva nelle angosce di un ' agonia spaventosa , giovane e robusto si ribellava al male , si ribellava alla morte . Non vi era sfinimento , non vi era abbattimento : le fibre non volevano morire , il corpo non voleva morire . Ma sotto le pieghe del lenzuolo la testa ha un carattere stupendo : la fronte liscia ha un vasto pensiero ; piangono gli occhi , è vero , pel cruccio fisico , ma le labbra schiuse hanno una traccia di sorriso che è una indefinita speranza . È vero . è vero , il dolore è passato dal corpo all ' anima ; è vero , l ' anima è contristata , ma non è disperazione , ma non è desolazione . L ' anima come la bocca è abbeverata di fiele , ma una goccia di consolazione vi è stata . Tutto quel Cristo è un dolore supremo , ma è anche una suprema speranza ; ma il mistero di quella testa divina è così grandioso , ma l ' ammirazione per la meravigliosa opera d ' arte è così sconfinata , ma la pietà del bellissimo estinto è così invadente che il pensatore si scuote e non frena più le acute indagini dalla sua mente , l ' artista s ' inchina nella esaltazione del suo spirito ed il credente non può che abbandonarsi , piangendo , sui piedi del morto , cospargendoli di lagrime e di baci . Singolare anima d ' artista doveva esser quella dello scultore che ha dato all ' arte questo Cristo morto . Nell ' opera sua vi è tutto il suo spirito . Uno spirito dove sorgevano uguali , immensi , due amori : quello per una donna , quello per l ' arte . Infelicissimo , terribilmente doloroso il primo . Solamente chi ha conosciuto il furore acuto di una sofferenza senza nome può far passare tutta la poesia di questa sofferenza nel marmo senza vita ; solamente chi è vissuto nelle lagrime , nell ' angoscia , nella esaltazione di un ' anima innamorata e solitaria , può infondere nel marmo il solitario e cupo dolore di questo Cristo . Lo scultore ha saputo , ha sentito . Ha saputo , ha sentito che cosa fosse il tormento sottile che stride come una sega piccina ed inesorabile ; la desolazione grigia , lunga , monotona , dove tutto è cenere , tutto è nausea , tutto è disgusto : la disperazione larga e vasta e lenta come una fiumana di pianto ; la disperazione fragorosa e tumultuante come un torrente che tutto trascina . Chi ha fatto quel Cristo ha spasimato d ’ amore ; ha amato ed ha pianto ; ha amato ed un fremito mortale gli ha travolto le fibre ; ha amato ed una convulsione ha contorta e spezzata la sua vita ; ha amato senza speranza , senza gioia , senza diletto , abbruciando la propria esistenza nella tormentosa voluttà del dolore . Solo un uomo che ama può creare quel Cristo morto ; solo colui che soffre col trasporto , con la passione delle sofferenze , può mettere in una statua tutta la sublime epopea del dolore . Ogni colpo di scalpello che scheggiava , rompeva , carezzava , curvava , ammorbidiva il marmo , era una parola , un gemito , un lamento , un grido , uno scoppio furente di questo amore . La passione dell ' uomo vivo creava la passione del Cristo morto . E ne veniva fuori un ' anima d ' artista che imprimeva il suo carattere in un capolavoro dell ' arte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . – Perché quella tomba non ha ritratto ? – chiesi di nuovo uscendo dalla chiesa , mentre il custode faceva tintinnire le chiavi . – Lo scultore non ebbe tempo di finirlo ... – Quale scultore ? – Il Sammartino . – Ah ! ... – ... Morì prima di finirlo . Fu trovato in una straduccia buia , di notte , con un pugnale nel petto . – Fu ucciso o s ' uccise ? – Si crede che si fosse ucciso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Come nello strazio dell ’ ignota agonia , la testa del morto scultore doveva rassomigliare a quella del Cristo morto ! PROVVIDENZA , BUONA SPERANZA Sono belli i bimbi napoletani e ridono e giocano come tutti gli altri bimbi del mondo ; ma non vogliono alla sera stare quieti sotto il lume della lampada , se la giovane madre , o la gentile sorellina , o la nonna dagli occhiali d ’ oro , o la zia che lavora di calza , non racconta loro una storia , una bella e lunga storia che faccia spalancare i loro occhioni , sino a che il sonno li faccia diventare piccoli piccoli . Sono così tutti i bimbi del mondo ? Io non lo so : io conosco solamente i miei bimbi napoletani che amano le storielle della sera . Vorrei essere io la madre ancora gaia come una fanciulla , la grande sorella nel cui animo di giovinetta si forma la madre , la nonnina che ricorda il suo giocondo passato , la zia che non ha avuto passato d ’ amore , che non ha presente e la cui mano tremante di emozione si appoggia timidamente sul capo di bimbi non suoi : narrerei loro la storia di Provvidenza , buona speranza . La vorranno essi ascoltare da me , che narro grosse e cattive storielle agli uomini grandi e buoni ? I bimbi sono belli , amano le storielle e sono indulgenti col narratore … V ’ era dunque una volta , nella nostra carissima Napoli , un uomo molto strano . Io non vi dico l ’ epoca precisa in cui egli visse la sua vita singolare , poiché a voi , bambini ridenti , non importa nulla una data , voi che avete la fortuna di obliare ; poiché a voi non interessano le cifre , voi la cui vita è tutta una poesia . L ’ epoca io la so , poiché noi grandi abbiamo l ’ infelicità di sapere troppe cose inutili , di accumulare nella nostra testa tante notizie che a nulla ci valgono – lo so e non velo dico . A voi sicuramente interessa di più sapere come era fatto questo uomo strano , come vestiva , che cosa mangiava , quali erano le sue abitudini ed in che consisteva la sua stranezza . Uditemi tutti attentamente che qui comincia il buono : questo uomo di cui vi parlo era lungo lungo come mai uomo può essere lungo , in modo che il popolo diceva sempre che egli era cresciuto all ’ umido e che la mamma aveva sempre avuto cura ad annaffiarlo , perché crescesse , quasi che egli fosse un alberetto e non un uomo . L ’ uomo lungo era anche molto magro , con certe gambe che ballavano nei calzoni , come un fodero troppo largo , con certe braccia che sembravano due aste sottili di mulino sempre in moto . I mulini li avete visti , nevvero ? Si ? Va bene ; tiro innanzi . L ’ uomo lungo e magro non era molto vecchio , poiché aveva tutti i capelli neri senza un filo bianco e gli occhi suoi , bruni come il carbone , brillavano come quelli di un giovanetto , ma la pelle del viso era gialla come la cartapecora dei libri di vostro nonno e si piegava tutta in mille rughe ; il collo in cui i tendini erano salienti , rassomigliava alla zampa secca di una gallina morta . Egli era vestito sempre di nero , con certi pantaloni lucidi dal grande uso , troppo corti sul piede , lasciando scoperti gli scarponi di cuoio grosso e le calze bucate ; aveva un lungo soprabito , le cui falde svolazzavano , che gli si adattava male alla vita , alle spalle , al collo , di cui il primo bottone era sempre ficcato nel secondo occhiello e così di seguito . Portava al collo come cravatta un fazzoletto bianco ; in testa un cappellaccio , rosso dalla vergogna , tutto ammaccature e sassate , in mano un bastone nodoso , dal pomo grosso come quello di un capo - tamburo . Questo uomo non si sapeva da nessuno chi fosse , donde venisse , dove andasse ; ma tutti lo conoscevano poiché il giorno e la notte girava per le strade di Napoli , figura allampanata e fantastica che al lume dei lampioni assumeva proporzioni inverosimili ed alla luce del sole pareva uno spettro che avesse smarrita la via del cimitero . L ’ uomo si fermava a tutte le porte , si fermava sotto tutti i balconi e metteva fuori il suo grido , aspettava un momento , poi andava via . Egli conosceva tutte le case dove erano bambini e , arrestandosi lì sotto , gridava con la sua voce stridula : Provvidenza ! Allora il bambino veniva , salutava l ’ uomo e gli dava un soldetto , o un frutto , o un pezzo di pane . Egli conosceva bensì tutte le case dove non erano bambini e vi si fermava sotto , gridando : Buona speranza ! La sua voce suonava come un augurio e tutti coloro che hanno il desiderio vano pei figli , tutti coloro che li aspettano , tutti coloro che amano i bimbi , davan l ’ elemosina al mendico . Solo i cuori duri , quelli che sono egoisti , che non hanno mai voluto bene ad alcuno , non gli davano nulla ; il mendico ne conosceva le case e non vi si fermava . Egli , tra il frastuono dei carri , delle carrozze , dei mestieri rumorosi , dei venditori che strillano il prezzo della merce , gittava sempre il suo grido alto , a tutti superiore : Provvidenza , buona speranza ! Lo si udiva nelle cantine profonde , dalle soffitte altissime , dai giardini , dalle terrazze : il suo grido metteva allegria . Il povero ammalato che , confitto nel letto , guarda volare le mosche , conta i fiorami delle pareti ed i travicelli del tetto , sentiva volentieri quelle parole che dalla via pareva gli dessero promessa di una pronta guarigione : Provvidenza , buona speranza ! L ' operaio che nella sua bottega , nei calori soffocanti dell ' estate suda a tirare la sega su e giù , si rialza più vigoroso , quasi animato da una vaga fiducia che il lavoro diventasse meno duro , il padrone meno esigente ed il pane meno caro : Provvidenza , buona speranza ! La madre solitaria che di notte agucchia presso il tavolino , al lume temperato di una lampada e pensa al figliuolo marinaio , imbarcato su una nave che viaggia nei lontani mari del Giappone , e trema al soffio del vento , e ha gli occhi pieni di lagrime allo scroscio della pioggia , sorrideva a quella voce che nell ' ombra le diceva sperare : Provvidenza , buona speranza ! Ma il mendico singolare che non parlava mai d ' elemosina , s ' intratteneva volentieri coi bimbi di Napoli , ne conosceva dappertutto , ne sapeva i nomi e talvolta anche i piccoli segreti . Nella strada di Santa Lucia dove i bimbi sono bruni , magri e nervosi e rassomigliano ai pesciolini svelti del mare , egli si fermava a guardare i tonfi che essi fanno nel mare , animandoli con la voce , agitando il bastone , eccitando i più bravi , applaudendo ai salti migliori : i bimbi salivano a ridere con lui , soffregandosi alle sue lunghe gambe , mentre a lui un riso bonario spianava le rughe e rischiarava il volto . Nei quartieri nobili di Chiaia , di Toledo , della Riviera , egli guardava lungamente i bimbi vestiti di velluto e di trine , coi riccioli ben pettinati , gli stivalini nuovi fiammanti , le manine inguantate , i bimbi che vanno a passeggiare in carrozza o guidati dalla mamma : i bei bimbi non avevano paura né ribrezzo del mendico e talvolta gli davano un confetto o un pezzettino di cioccolatto che egli , che nessuno aveva mai veduto a mangiarne , divorava con una letizia sorridente , col capo riverso indietro , con gli occhi lucidi di contentezza . Nei quartieri bassi del Pendino e del Mercato , dove i bambini sono pallidi e malaticci pel cibo di frutta acerbe , egli , di nascosto , dava loro dei soldetti e fuggiva via con le sue lunghe gambe , gridando ed agitando il bastone . Su pei giardini delle colline , dove i bimbi sono floridi di ciera hanno i capelli gialli pel sole ed i piedi nudi nella polvere , egli li chiamava a frotte intorno a sé , faceva le capriole , si buttava per terra come un pazzo e se li faceva camminare sulle gambe , sulla pancia , sullo stomaco , ridendo e strillando , poi ne agguantava un paio , li baciava disperatamente e scappava via per le viottole , simile ad uno spaventa - passeri . Di notte girava per le vie della città dietro ai bimbi che cercano i mozziconi dei sigari e tastando in terra col bastone , coi suoi occhi di gatto che bucavano l ' oscurità , ne trovava , anche lui dei mozziconi e li buttava tacitamente nel cestino del piccolo trovatore ; si fermava sulle soglie delle chiese dove giacciono in terra a dormire , arrotondate come cani , tante miserabili creaturine senza tetto e sollevandole se ne metteva un paio col capo in grembo , coprendole con le falde del suo soprabitone , rimanendo immobile al freddo , seduto sugli scalini , guardando i ricchi e gli agiati che rincasano e vanno a baciare i bimbi che dormono nel calduccio del letticciuolo . Provvidenza , buona speranza , andava al mattino ed al pomeriggio sulla porta delle scuole a vedere i bambini che vanno o escono dalla scuola ; negli otto giorni di ogni anno in cui l ' ospizio dell ' Annunziata è aperto al pubblico , il mendico passeggiava gravemente nelle sale mirando i trovatelli , parlando loro , baciucchiandoli , palleggiandoli e canticchiando loro misteriose canzoni . Era singolare come il mendico intendesse il linguaggio fatto a balbettìi dei piccini piccini e le domande incoerenti dei più grandetti ed i bimbi comprendevano lui che non era compreso dagli uomini . Una notte Provvidenza , buona speranza , scomparve e non si seppe più nulla di lui , né fu più visto . Un ortolano di Capodimonte narrò di averlo visto , nella notte , sopra un masso , disperarsi , salutare , mandar baci alla città immersa nel sonno , buttarsi per terra col capo nella polvere , piangere , strapparsi i capelli , poi rialzarsi e partire . Quelli che lo conoscevano , si dispiacquero di non vederlo più , di non udire quel suo grido che rallegrava , i bimbi di Napoli ci pensarono un par di volte , e più altro . Fu detto poi che Provvidenza , buona speranza era un grande medico di un paese lontano come la Svezia , Norvegia o la Danimarca , che si fosse fatto amare dall ' unica figliuola del re , l ' avesse sposata segretamente e ne avesse avuto un bellissimo bambino – che il re , saputo il fatto , fosse montato in una grande collera , avesse esiliato per sempre il medico , carcerata la figliuola in un appartamento e messo a balia il bimbo – che il re vecchio , morto , il medico fosse chiamato accanto al re nuovo , suo cognato , a prendere il suo posto a corte presso la moglie ed il figlio . Fu detto questo , ma in Napoli , fra le madri ed i figliuoli , fra i bimbi ed i popolani , è rimasta tradizionale la figura di Provvidenza , buona speranza e l ' annuncio del suo arrivo serve ancora a calmare gli strilli dei piccoli impertinenti , ad asciugare le lagrime dei piagnolosi ed a far addormentare quelli troppo vivaci che hanno la pessima abitudine di vegliate tardi , senza sapere che il sonno ... I bimbi dormono . LEGGENDA DI CAPODIMONTE Lassù , sul colle , vive il bosco verdeggiante dalle fresche ombrie . I sentieri si allungano a perdita d ' occhio sotto i grandi alberi ; sulla terra scricchiolano lievemente le foglie morte . La vegetazione sbuca possente dal suolo , s ' ingrossa nei tronchi nodosi , si espande nei rami che si intrecciano , nelle innumerevoli foglie lucide e brune ; ai piedi degli alberi cresce l ' erba morbida e minuta , dalle foglioline piccine . Nelle siepi fiorisce l ' anemone , e sfoglia al suolo i suoi petali la rosa selvaggia . Schizzano , sfilano le lucertoline grigio - verde , dalla testolina mobile ed intelligente , dalla coda nervosa . Sotto gli archi dei grandi . alberi : penetra temperata la luce ; tra foglia e foglia il sole getta , sulla terra dei cerchielli ridenti e luminosi ; raggi sottili e biondi passano tra i rami . Il silenzio è profondo ; è lontana , lontana la rumorosa città . Un profumo vivificante si espande ; ogni tanto il garrito allegro di un uccello fa ondeggiare le conche rosee dell ' aria . Non è , non è la piccioletta e magra natura dei giardini tagliati ad angoli retti , squadrati , polverosi e malinconici ; non sono le aiuole di fiorellini variopinti che non dànno freschezza , non dànno ombra , tirati su con cure infinite ; non è la natura corretta e riveduta , sfacciata e pomposa che si stende al sole senza vergogna , riarsa , secca . È la forte e possente natura che irrompe dalla terra vera , e allaga , e inonda la campagna come oceano di verdura ; è la natura pudica e grande del bosco , che si ammanta di foglie , che vela il volto divino , che molce la passione delle sue nozze nell ' ombre discrete nei placidi silenzi , nei recessi ignoti . È nell ' immenso bosco che si sogna ; nei quadrivi lontani trapassa rapidissimo un lieve fantasma ; nei bruni tronchi apparisce qualche leggiadro volto di donna ; la foglia che cade sembra il rumore di un bacio scoccato . È nel discreto e amabile bosco che s ' ama … Egli errava nei viali , solo , pallido e triste . La città lo stancava ; era incurabile la malattia che gli corrompeva l ' anima . L ' occhio vitreo s ' affisava sopra ogni cosa bella senza piacere , senza dolore ; né festa di colori , né capolavoro d ' arte , né donna bellissima valevano a trargli un sorriso sulle labbra . Nella città una fanciulla sottile e pensosa si struggeva lentamente per lui d ' amore : egli non l ' amava . Altrove , altrove era il suo amore . Lassù , forse nelle incomparabili e lucide stelle , gioielli glaciali del cielo ; laggiù , forse nelle bianche e verdi onde , il cui fragore rassomiglia al metro di una poesia monotona ed uniforme ; al polo , forse , negli albori nevosi , nelle atmosfere frigide , dove il sole non riscalda e non illumina ; nella nera ed orrenda Africa , forse , fra le liane rosse e gigantesche e fra i serpenti azzurri dagli occhi ammaliatori . Egli amava lontano in un punto indefinito , in un paese sconosciuto , con un amore sconfinato ed ignoto , una creatura misteriosa che egli aveva creata . Non la chiamava , non la voleva , non la desiderava : l ' anima sua nulla sapeva di volontà e di desideri . Amava . Il suo palazzo rimaneva vuoto , la madre si desolava nella solitudine , i servi dormivano nelle anticamere , i nobili cavalli scalpitavano invano nelle vaste scuderie . Egli non si ricordava più di tutto questo . Trascinava la sua vita vagando nelle viottole di campagna , vagando nei viali del bosco , dove ritrovava la pace ; trascinava la lenta vita consumandosi nell ' amore . Il corpo s ' illanguidiva , le gote scarne avevano il colore della morte , non mandavano più lampi di vitalità le pupille . È questa la funesta malattia che uccide gli umani ; è il fatale ed insanabile amore dell ' ideale . Nella nebulosità di un viale , dove si elevava un velo opalino ed iridescente , in un mattino d ' inverno , egli la vide . Era una forma snella , senza contorni , fatta d ' aria , ondeggiante ; fu un balenìo lieve , un luccicare , un istante solo di luce . Egli corse , ansioso , rinvigorito ; nulla ritrovò , la forma gentile era scomparsa . Ma come il suo cuore si pose a desiderare ardentemente di rivedere il fuggevole fantasma , con la possanza della volontà lo evocò di nuovo . Sempre lontano , sempre un ' ombra vana . Qualche cosa di bianco e di lucido che tremolava , che non toccava il suolo , che si dileguava nelle linee indefinite dell ' aria . Quello , quello era il suo amore : giunto sul punto dove gli era apparso , egli s ' inginocchiava e baciava la terra , adorando così la immagine fuggitiva . Ogni giorno la divina creatura si concedeva sempre più : gli appariva meno lontana , distinta , più chiara . Era una creatura celestiale , una fanciulla bianca bianca , le cui forme quasi infantili si velavano in un abito candido . Ella compariva e nel volto circonfuso di luce , gli sorrideva ; agitando il capo , lo salutava . Poi cominciava a camminare , e lui la seguiva con gli occhi intenti , movendo i passi macchinalmente , concentrato tutto nell ' attenzione ; ella radeva appena la terra , abbandonava i sentieri noti , penetrava tra gli alberi , appariva e scompariva , voltandosi a sorridere , lasciando che il lembo bianco del suo abito radesse l ' erba , con un piccolo e lusinghiero mormorìo . Egli non osava parlarle , tremava , la voce gli moriva nella gola ; bastava alla sua felicità contemplare ardentemente , con la fissità della follia , con gli occhi aridi che gli bruciavano , il suo amore che fuggiva dinanzi a lui . Ella girava , girava pel bosco , arrestandosi soltanto un minuto , chinandosi a carezzare i fiori , ma non cogliendoli , non lasciando traccia sull ' erbetta calpestata ; appena egli la raggiungeva , ella riprendeva la sua corsa . Lui dietro , senza sentire la stanchezza delle sue gambe che diventavano pesanti come il piombo ; lui dietro , sostenuto dall ' indomita volontà , eccitato , esaltato , sospinto all ' ultima e più acuta vibrazione dei nervi . Fino a che , approssimandosi al castello , il celeste fantasma cessava di sorridere , ed una malinconia si effondeva dal volto gentile ; poi , entrato nel cupo androne , volgevasi per l ' ultima volta , salutava , agitando la mano , e scompariva . Lui non osava gridarle : rimani , rimani ! e s ' abbandonava sopra un banco , spossato , abbattuto , morto . – Perché non siedi a me daccanto , o dolce amor mio ? Perché non mi ti accosti ? Non temere , non mi appresserò troppo . Sai che t ' amo , so che m ' ami ; so che dobbiamo troppo avvicinarci . E neppure puoi parlarmi : così vuole il destino . Ma io t ' amo ; tu sei il mio cuore . L ' anima mia è fatta di te ; non sono io , sono te ; se io muoio , tu morrai ; se tu muori , io muoio . Come sei bianca , o divina fanciulla ! I tuoi occhi sono trasparenti e chiari , non mi guardano ; le tue guance hanno appena una trasparenza rosea , le tue labbra sono pallide pallide , le tue mani sono candide come la neve , ed un fiocco di neve è il tuo manto . Hai tu freddo , cuor mio ? Non sai che io ho la febbre , che il , sangue schiuma e bolle nelle mie vene , come un ' onda impetuosa ? Sorridi ? Puoi calmarmi così . Quest ' ardor che m ' infiamma , questo incendio che divampa in me , solo la carezza della tua gelida mano potrebbe domarlo , solo il tocco delle tue gelide labbra potrebbe assopirlo . No ! Non allontanarti , resta , resta per pietà di chi t ' ama . Non ti chiederò più nulla , creatura bianca ed innocente . Tu leggi in me , vedi che sono puro , che il mio cuore è candido come la tua veste , che non lo macchia desiderio di fango . Non fuggirmi , non rivolgere il , volto celestiale ; quando tu m ' abbandoni , ecco , la vita declina , in me : tutto diventa buio , tutto diventa muto , ed io piango sul mio sogno distrutto , sul mio cuore desolato . Donde vieni tu ? Dove vai , quando mi lasci ? E perché mi lasci ? T ' amo , non lasciarmi . Non parlava la fanciulla nei colloqui i d ' amore . Ella ascoltava immobile , bianca , pronta sempre a partire ; ogni tanto un sorriso indefinito le sfiorava le labbra , una mestizia le compariva in volto ; ma sorriso e mestizia erano spostamento di linee , non corrugamento di fronte o espansione di labbra ; era espressione , luce interna , quasi una lampada soave s ' accendesse dietro un velo . Non parlava la fanciulla , ma ogni giorno ella restava più a lungo con colui che l ' amava . Egli le parlava lungamente , poi stanco , la voce gli si abbassava a poco a poco , poi taceva . La contemplava , estatico . Ella si muoveva per andarsene . – Non partire , non partire ! – supplicava lui . Ella restava ferma innanzi a lui , i piedini bianchi come ale di colombo , appena posati a terra , coi capelli vagamente adorni di rose bianche , con un lembo di abito sostenuto da rose bianche . – Siedi , siedi accanto a me ! Ella non sedeva , immota , guardando dinanzi a sé coi grandi occhi senza pupilla . – Parlami , parlami – mormorava lui . Ella non aveva voce , non si muovevano le labbra . Invano egli la pregava , la scongiurava , s ' inginocchiava , ella non gli rispondeva . Era inflessibile e serena . Ma in un crepuscolo d ' autunno , egli trovò le frasi più eloquenti per esprimere la propria disperazione : batté la fronte a terra , sparse le lagrime più cocenti , adorò la fanciulla . Ella parea si trasformasse ; dietro il candore della pelle pareva che cominciasse a correre il sangue . Egli , folle , morente di amore , le offerse la sua vita per una parola . – M ' ami ? – Sì – parve un sussurrìo . Allora , in un impeto di passione , egli l ' abbracciò . Un orribile scricchiolìo s ' intese e la divina fanciulla cadde al suolo , frantumata in tanti cocci di porcellana candida . Nella notte profonda , quando i custodi dormivano , nella deserta sala delle porcellane cominciò un mormorìo , un bisbiglio , un ' agitazione . Correvano fremiti da una scansia all ' altra , attraverso i cristalli ; voci irose e sommesse si urtavano , fieri propositi , progetti di vendetta cozzavan l ' un contro l ' altro . Poco a poco la calma si ristabilì : tutto era deciso . La sfilata cominciò . Prima fu l ' Aurora bianca sul suo carro tirato da quattro cavalli candidi ; e discesa nel giardino dove lui giaceva svenuto accanto al suo idolo infranto , maledisse per sempre le sue albe ; la seguirono le ventiquattro fanciulle che sono le Ore , e sfogliarono rose avvelenate sullo svenuto ; dopo vennero gli Amorini , e gli conficcarono nel cuore i dardi acuti e dolorosi . Il gruppo passò . Secondi vennero i sette re di Francia , bianchi , sui cavalli bianchi , Carlomagno , S . Luigi , Francesco I , Enrico II , Enrico IV , Luigi XIII , Luigi XIV ; galoppando pei viali , toccarono con lo scettro , con la spada l ' infelice , ed ogni colpo gli rintronò nel cervello . Poi ogni statuina s ' avviò , gli sputò in viso , lo insultò , lo calpestò ; ogni tazza fu piena per lui di cicuta , ogni vassoio di cenere , ogni coppa da fiori contenne per lui fiori malefici e crudeli . Ed infine si mosse il grande gruppo dei Titani che vogliono scalare l ' Olimpo : Giove , seduto sull ' aquila , fulminò il moribondo , ed i Titani lo seppellirono sotto enorme sepolcro di massi . Poi ognuno riprese la sua via , i gruppi rientrarono nelle scansie e vi rimasero immobili . Fu questa la vendetta della fredda e candida porcellana su colui che aveva frantumata la fanciulla immortale . È questa la storia eterna e fatale . L ' ideale raggiunto , toccato , va in pezzi – – l ' arte si vendica sulla vita – e l ' anima muore sotto un immane sepolcro . LEGGENDA DELL ’ AVVENIRE Tu , buona e baldanzosa fanciulla , giunta al termine delle mie fantastiche storie , sorridi . Ed io , poveretto autore , condannato a leggere nel volto del suo lettore presente o ad indovinare l ' animo del lettore assente , cerco di spiegare che significhi il lampo del tuo occhio nero e l ’ arco ironico del tuo labbro rosso come il fiore del granato . E quasi o mia bella ed impenetrabile sfinge , dal viso puro e colorito come il granito di quelle statue , quasi comprendo il senso del tuo riso muto ed intelligente . Le fantastiche , istorie dove tanta parte della vita napoletana si riflette , non t ' hanno spaventata ; e se il tuo spirito è corso dietro all ' inafferrabile fantasma , al folletto piccolino , tu non ne hai avuto paura . Queste storielle sono antiche , alcune antichissime , appartengono al lontanissimo passato che non ritorna più ; furono vita e morirono ; furono dramma umano e sono parole vane , tradizione oscura e scorretta . Rimane di esse talvolta un quadro , una statua , una chiesa una tomba , un bosco , talvolta una semplice idea , talvolta un , semplice nome , ma è il passato . Tu , orgogliosa giovinetta sorridi nel presente , sorridi all ' avvenire , non puoi volgerti indietro , guardi innanzi , dove è la tua bella realtà di luce e di profumi . Tu leggi le storie del passato , ma le sirene , i cavalieri , le dame , i monaci , i grassi borghesi , i pallidi poeti non ti destano che un sorriso di pietà ; essi sono morti e vive Napoli bella ed immortale , vive la gioventù gioconda , vive il glauco mare , vivono i ridenti poggi . Immenso si svolge l ' avvenire . Lo so . Ma pel sarcastico sorriso con cui tu ti burli delle mie care larve , evocate dalla tradizione o dalla fantasia popolare , io voglio castigarti , cattiva fanciulla . Io voglio far un ' opera crudele e disonesta : voglio , narrandoti la fiammeggiante leggenda dell ' avvenire , distruggere il tuo mordente sorriso , farti impallidire le guance e farti fremere ogni fibra del corpo , ogni piega dell ' anima , pel raccapriccio e per l ' orrore . Oggi la città è bella perché così Iddio la volle , mentre poco la vogliono così gli uomini . Ma quando nella morbida e indolente natura dell ' uomo sarà entrata quella vivacità attiva ed operosa che non si perde in vuoto cicaleccio , in vaghe aspirazioni ed in sogni grandiosi ; quando alla lenta coscienza che si addorme volentieri nell ' ammirazione sarà subentrata l ' operosa coscienza che tenta vie migliori e di niuna s ' appaga e cerca raggiungere l ' alto scopo con ogni sforzo ; quando alla fantasia che crea , alla mente che trova , alla intelligenza che indovina , non rimarrà più disubbidiente ed inerte il braccio che opera ; quando accanto all ' artista che sogna sorgerà il popolo che intende , il borghese che pensa e l ' aristocratico che sente : allora solamente la città sarà stupenda . Ora ella s ' adorna di fiori , ma è povera ; ora ella sorride , ma appena appena il lacero vestito , che fu di porpora , copre le belle membra ; ora ella è gaia , ma spera solo dalle piogge benefiche il lavacro , che terge le sue strade nere e sporche , ora balla e canta sulle sue sponde odorose , dove il mare accompagna le sue danze e le sue canzoni , ma nel suo porto non accorrono ancora le navi dai gonfi fianchi carichi di mercanzie ; ora . biancheggiano le ville di cui s ' adornano i suoi colli , ma non sale ancora al cielo , incenso gradito , il fumo grigio dei mille opifici . Che importa ! Questo giorno verrà ed allora la città sarà santa . Pensa , o poetica amica , al felice connubio dell ’ arte con la natura , pensa alla celeste armonia fra l ' uomo che crea ed il mondo da lui creato , pensa alla città che sarà bella e buona , tutta bianca e colorita dal sole , senza macchie , senza cenci : oh , allora , allora ! O lontano avvenire , o giorno splendido che come quello di Faust meriteresti di essere fermato ... Ma la divina città che amiamo deve morire ; la crediamo immortale ed è sacrata alla morte ; la crediamo eterna e la sua vita è tenue come quella di un bambino . Deve morire . morrà ; si dovrà dire al viandante pensoso e malinconico : qui fu Napoli . Tutto le potremo dare : il lavoro che la nobiliti , il commercio che l ' arricchisca , l ' acqua che la lavi , il sole che penetri nelle larghe vie , ma non la sottrarremo alla morte . Sarà ninfa ridente , azzurra , rosea , bionda di sole , piena di gioventù , fremente di vita , ma sarà morente . Lo dice la profetica leggenda , ripetuta di bocca in bocca , che circola nelle vie , che entra nelle botteghe , che sale nei salotti della nobiltà . Verrà il novissimo giorno . Vedi tu quella montagna ai cui piedi si stendono i bei villaggi bagnati dal mare , sui cui fianchi verdi cresce la vigna del vino generoso ; vedi quella montagna striata da lugubri fasce nere ? È lei che farà morire Napoli : così dice la leggenda profetica . Arde il fuoco liquido , bolle e schiuma nei fianchi della montagna e si accumula da secoli pel giorno funesto ; di fuori appena una nuvoletta di fumo bianco ed innocente rivela il profondo lavorio . Correvano le bighe e le quadrighe per le vie di Pompeja la bella . Amavano al sole i leggiadri garzoni dalle tuniche bianche e le fanciulle dai candidi pallii , si vestivano di bisso e si profumavano di nardo le seducenti etere , correvano giovani e vecchi al foro , alle terme , ai teatri , sulle porte delle case erano sospese corone di rose olezzanti : la montagna volle e Pompeja morì . Quando la montagna vorrà , Napoli sarà distrutta : e il terribile e bel vicino che noi guardiamo con ammirazione e quasi con affetto , poiché egli è tanta parte della bellezza napoletana , sarà il carnefice . E nessuno ne saprà l ' ora , né il giorno . Nella città la gente tumultuosa andrà ai consueti uffici , correrà dove il piacere la chiama , dove la chiama il dolore , amerà , odierà , godrà , piangerà , vivrà insomma come se nulla fosse . Nel cielo sereno brilleranno le stelle ; nell ' aria calma s ' eleverà la sottile penna di fumo . Poi , sul cratere , comparirà une punto rosso , come un lumicino acceso lassù , come un carboncino ; i napoletani si stringeranno nelle spalle e mormoreranno : solite storie . L ' eruzione crescerà con molta lentezza e gli uomini di scienza d ' allora ne constateranno i fenomeni e ne annunzieranno la prossima fine ; ma l ' eruzione crescerà sempre , continuamente . Un rombo sotterraneo comincerà a far tremare i vetri delle case ; tre strisce vivide di lava scorreranno lungo i fianchi della montagna ; il cielo cupo si tingerà di rosso , il fondo del mare sarà rosso ; giungeranno i forestieri a contemplare il mirabile spettacolo , i napoletani si affolleranno sul molo , a S . Lucia , a Mergellina , sui terrazzi , sulle colline , compresi di ammirazione . Ma dai villaggi che sono sotto il monte principierà a fuggire la gente spaurita e si riverserà nella città , dove sarà accolta a braccia aperte – e la lava procederà sempre . Nuove bocche si apriranno . La lava è a Resina . Ma i napoletani non temono : il Vesuvio è loro vecchio amico , vuole scherzare , è un brontolone , ma presto tacerà . Poi vi è San Gennaro , che con le dita sollevate in atto d ' imperio , comanda alla lava di non avanzarsi ; le donne pregano il parroco della cattedrale a portare in piazza San Gennaro di argento o il prezioso suo sangue che è conservato nelle ampolline . In qualche chiesetta si prega . Una mattina il sole non viene fuori , una fitta nube grigia nasconde il cielo , piove cenere ; i napoletani sorridono ancora e vanno ai loro affari sotto quella strana pioggia . Ma il giorno seguente il rombo diviene tumultuoso , le scosse di terremoto si succedono l ' una all ' altra , orribili convulsioni squassano il monte , sui cui fianchi si aprono dappertutto bocche di fuoco , le lave si uniscono , si fondono , sono una lava sola , è una montagna di lava che cammina verso la città coi suoi ruscelli di fuoco ; soffocanti fetori di zolfo ammorbano l ' aria , piove cenere calda e pesante , acqua bollente , piovono lapilli infuocati sulla città : riuniti al grande vulcano corrispondono , con pauroso miracolo ridestati , le eruzioni dei monte Echia , dell ' Epomeo e di Pozzuoli . Piove la morte . Nel clamore disperato dei morenti , nel fragore delle case che nel tuono del terremoto , nella spaventosa tempesta del mare che si rizza incollerito o ribelle , nel bagliore sanguigno che capovolge la natura e le cose , la lava entra in Napoli e Napoli finisce di morire in un incendio colossale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . E che ? Tu sorridi ancora , orgogliosa creatura ? Ti comprendo : leggo nel tuo pensiero come in un libro dalle pagine aperte . Tu pensi quello che io penso ; tu sorridi a quella morte ; questa Napoli che fu creata dall ’ amore , che visse nella passione della luce , dei colori smaglianti , dei profumi violenti , delle notti innamorate , visse nel lusso grandioso della natura e nella espansione superba del sentimento , questa città appassionata morirà bene , morirà degnamente nell ’ altissima e fiammeggiante apoteosi di fuoco .
StampaQuotidiana ,
Sempre fedeli al nostro programma che difendemmo omai sempre colla libera e feconda discussione , nemici ognora della intransigenza ma fermi fautori del progresso civile ed economico del nostro paese , vi rivolgiamo oggi la parola perché domani nel segreto delle urne voi deponiate quel plebiscito di favore e di fiducia verso uomini che più volte vi diedero prova luminosa di solerte e patriottica amministrazione . Per forza di legge , per le maggiori guarentigie di libertà concesse dallo Stato , per l ' allargamento del suffragio popolare voi siete chiamati domani a rinnovare il Consiglio Comunale ed eleggere 6 Consiglieri provinciali . Non potete errare nella scelta , imperocché il partito liberale progressista , scevro da utopie politiche , nemico di ogni personalità e di maneggi elettorali , si ripresenta a voi con grandi garanzie : la fiducia della pubblica opinione che da vari anni lo ritenne , come difatti lo è moralmente il grande e benefico partito di maggioranza – il passato periodo di tempo speso unicamente pel bene del paese , al compimento di riforme , di lavori , d ' igiene e pubblico progresso ! Checché hanno sbraitato e malignato gli avversari , l ' omai compiuto acquedotto di S . Marco di acque pure e salutari , la viabilità interna ed esterna stabilita , la riselciatura , le fontane , gli abbeveratoi ed i cimiteri rurali in tutte le frazioni , il pubblico mattatoio , le opere di sventramento e di redenzione morali d ' interi quartieri col rialzamento del ponte di S . Antonio e del taglio del palazzo Marcatili , le strade obbligatorie di Venagrande e Casteltrosino , la riforma scolastica sia in città che nelle ville , tutto ciò in parte è stato compiuto , in parte si completerà , essendo stato convalidato , come di legge , sia la vendita dei beni comunali come la creazione del prestito straordinario . Questo vasto ed importantissimo programma , che fu accolto con entusiasmo da tutta la città , è valida garanzia di un vicinissimo , grande e lungo lavoro , immediatamente utile alle classi operaie . La libertà è la vita della democrazia – il governo di questo popolo laborioso e perseverante sta nella forza , nel lavoro . Per cui se il nostro partito cittadino progressista ha dato e compierà un programma di civili riforme e di utili e lucrosi lavori , le classi operaie trovano in esso la vera democrazia non di declamatori ma di onesti e solerti amministratori . Il paese è sempre più forte , temuto e rispettato , laddove il popolo lavora , s ' educa e s ' incivilisce ed allora in esso la libertà è vivo fuoco , sublime stimolo alla tempra delle coscienze , alla patriottica formazione del carattere italiano , unica base della forza nazionale . Nel Comune , istituzione civile eminentemente democratica , non deve violentare la politica le idee superiori di Stato e di governo non devono influenzare l ' amministrazione del circoscritto territorio – terranno esse forti e divisi gli uomini nelle aspirazioni , ma li manterrà sempre uniti nella ricerca del bene di tutti i cittadini . La civiltà dei tempi creò i Municipi in Italia , come la più bella e democratica rappresentanza di una grande famiglia , nella quale non vi devono essere cadetti , né primogeniti del Medio Evo . Tutti egualmente rappresentati perché la vera forza del Comune sta nell ' equilibrio costante delle varie classi sociali . Il partito liberale progressista si ripresenta alle urne fiducioso di ritrovare il favore del corpo elettorale promettendo l ' immediata esecuzione delle riforme tutte , già approvate , e di proseguire sempre nella via del progresso e della civiltà , senza fermarsi , combattendo pel trionfo della sua venerata bandiera ! La lista che a voi si presenta è composta di onesti e probi cittadini appartenenti alle varie classi sociali . Il vecchio partito progressista ridotto a quindici consiglieri viene rafforzato da ottimi elementi che rappresentano il censo , il territorio esterno , gli industriali , i reduci delle patrie battaglie , i professionisti e gli operai . Alla minoranza , affermatasi con programma radicale , spetta l ' obbligo di completare l ' amministrazione Comunale , perché si ottenga il vero bene del paese e delle classi operaie . ELETTORI ! Il nostro giornale che sostenne sempre contro avversari intransigenti , e stampe bugiarde il trionfo di tutte le riforme cittadine , che si volevano gettare da prepotenti ed interessati nelle voragini di esercizi o di perdizioni , a danno del popolo ed a scorno degli operai vi raccomanda caldamente i maggiori suffragi alla lista liberale progressista .
IL VENTRE DI NAPOLI ( SERAO MATILDE , 1884 )
Saggistica ,
I – – – BISOGNA SVENTRARE NAPOLI Efficace la frase , Voi non lo conoscevate , onorevole Depretis , il ventre di Napoli . Avevate torto , perchè voi siete il Governo e il Governo deve saper tutto . Non sono fatte pel Governo , certamente , le descrizioncelle colorite di cronisti con intenzioni letterarie , che parlano della via Caracciolo , del mare glauco , del cielo di cobalto , delle signore incantevoli e dei vapori violetti del tramonto : tutta questa rettorichetta a base di golfo e di colline fiorite , di cui noi abbiamo già fatto e oggi continuiamo a fare ammenda onorevole , inginocchiati umilmente innanzi alla patria che soffre ; tutta questa minuta e facile letteratura frammentaria , serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata per racconti di miserie . Ma il governo doveva sapere l ' altra parte ; il governo a cui arriva la statistica della mortalità e quella dei delitti ; il governo a cui arrivano i rapporti dei prefetti , dei questori , degli ispettori di polizia , dei delegati ; il governo a cui arrivano i rapporti dei direttori delle carceri ; il governo che sa tutto : quanta carne si consuma in un giorno e quanto vino si beve in un anno , in un paese ; quante femmine disgraziate , diciamo così , vi esistano , e quanti ammoniti siano i loro amanti di cuore , quanti mendichi non possano entrare nelle opere pie e quanti vagabondi dormano in istrada , la notte ; quanti nullatenenti e quanti commercianti vi sieno ; quanto renda il dazio consumo , quanto la fondiaria , per quanto s ' impegni al Monte di Pietà e quanto renda il lotto . Quest ' altra parte , questo ventre di Napoli , se non lo conosce il Governo , chi lo deve conoscere ? E se non servono a dirvi tutto , a che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi , a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto ? E , se voi non siete la intelligenza suprema del paese che tutto conosce e a tutto provvede , perchè siete ministro ? * * * Vi avranno fatto vedere una , due , tre strade dei quartieri bassi e ne avrete avuto orrore . Ma non avete visto tutto ; i napoletani istessi che vi conducevano , non conoscono tutti i quartieri bassi . La via dei Mercanti , l ' avete percorsa tutta ? Sarà larga quattro metri , tanto che le carrozze non vi possono passare , ed è sinuosa , si torce come un budello : le case altissime la immergono , durante le più belle giornate , in una luce scialba e morta : nel mezzo della via il ruscello è nero , fetido , non si muove , impantanato , è fatto di liscivia e di saponata lurida , di acqua di maccheroni e di acqua di minestra , una miscela fetente che imputridisce . In questa strada dei Mercanti , che è una delle principali del quartiere Porto , v ' è di tutto : botteghe oscure , dove si agitano delle ombre , a vendere di tutto , agenzie di pegni , banchi lotto ; e ogni tanto un portoncino nero , ogni tanto un angiporto fangoso , ogni tanto un friggitore , da cui esce il fetore dell ' olio cattivo , ogni tanto un salumaio , dalla cui bottega esce un puzzo di formaggio che fermenta e di lardo fradicio . Da questa via partono tante altre viottole , che portano i nomi delle arti : la Zabatteria , i Coltellai , gli Spadari , i Taffettanari , i Materassari , e via di seguito . Sono , queste viottole - questa è la sola differenza - molto più strette dei Mercanti , ma egualmente sporche e oscure ; e ognuna puzza in modo diverso : di cuoio vecchio , di piombo fuso , di acido nitrico , di acido solforico . Varie strade conducono dall ' alto al quartiere di Porto : sono ripidissime , strette , mal selciate . La via di Mezzocannone è popolata tutta di tintori : in fondo a ogni bottega bruna , arde un fuoco vivo sotto una grossa caldaia nera , dove gli uomini seminudi agitano una miscela fumante ; sulla porta si asciugano dei cenci rossi e violetti ; sulle selci disgiunte , cola sempre una feccia di tintura multicolore . Un ' altra strada , le così dette Gradelle di Santa Barbara , ha anche la sua originalità : da una parte e dall ' altra abitano femmine disgraziate , che ne hanno fatto un loro dominio , e , per ozio di infelici disoccupate , nel giorno , e per cupo odio contro l ' uomo , buttano dalla finestra , su chi passa , buccie di fichi , di cocomero , spazzatura , torsoli di spighe . e tutto resta , su questi gradini , così che la gente pulita non osa passarvi più . Vi è un ' altra strada , che dietro l ' educandato di San Marcellino , conduce a Portanova , dove i Mercanti finiscono e cominciano i Lanzieri : veramente non è una strada , è un angiporto , una specie di canale nero , che passa sotto due archi e dove pare raccolta tutta la immondizia di un villaggio africano . Ivi , a un certo punto , non si può procedere oltre : il terreno è lubrico e lo stomaco spasima . * * * In sezione Vicaria , vi siete stato ? Sopra tutte le strade che la traversano , una sola è pulita , la via del Duomo : tutte le altre sono rappresentazioni della vecchia Napoli , affogate , brune , con le case puntellate , che cadono per vecchiaia . Vi è un vicolo del Sole , detto così perchè il sole non vi entra mai ; vi è un vicolo del Settimo Cielo , appunto per l ' altitudine di una strisciolina di cielo , che apparisce fra le altissime e antiche case . Attorno alla piazzetta dei SS . Apostoli vi sono tre o quattro stradette ; Grotta della Marra , Santa Maria a Vertec œ li , vicolo della Campana , dove vive una popolazione magra e pallida , appestata dalla fabbrica di tabacco che è lì , appestata dalla propria sudiceria ; e tutti i dintorni di Castelcapuano , di questa grande e storica Vicaria , sembrano proprio il suo ambiente , vale a dire putridume materiale e morale , su cui sorge l ' estremo portato di questa società povera e necessariamente corrotta : la galera . La sezione Mercato ? Ah , già : quella storica , dove Masaniello ha fatto la rivoluzione , dove hanno tagliato il capo a Corradino di Svevia ; sì , sì , ne hanno parlato drammaturghi e poeti . Se ne traversa un lembo , venendo in carrozza , dalla Ferrovia , ma si esce subito alla Marina . Al diavolo la poesia e il dramma ! In sezione Mercato , niuna strada è pulita ; pare che da anni non ci passi mai lo spazzino ; ed è forse la sporcizia di un giorno . Ivi è il Lavinaio , la grande fonte , dove si lavano i cenci luridi della vecchia e povera Napoli : il Lavinaio , che è il grande ruscello , dove il luridume viene a detergersi superficialmente ; tanto che per insultare bonariamente un napoletano , sul proprio napoletanesimo , gli si dice . - Sei proprio del Lavinaio . Nella sezione Mercato , vi sono i sette vicoli della Duchesca , in uno dei quali , ho letto un dispaccio , vi sono stati in un ' ora trenta casi ; vi è il vicolo del Cavalcatoio ; vi è il vicolo di Sant ' Arcangelo a Baiano . Io sono una donna e non posso dirvi che sieno queste strade , poichè ivi l ' abbiezione diventa così profonda , così miseranda , la natura umana si degrada talmente , che vengono alla faccia le fiamme della vergogna . * * * Sventrare Napoli ? Credete che basterà ? Vi lusingate che basteranno tre , quattro strade , attraverso i quartieri popolari , per salvarli ? Vedrete , vedrete , quando gli studi , per questa santa opera di redenzione , saranno compiuti , quale verità fulgidissima risulterà : bisogna rifare . Voi non potrete sicuramente lasciare in piedi le case che sono lesionate dalla umidità , dove al pianterreno vi è il fango e all ' ultimo piano si brucia nell ' estate e si gela nell ' inverno ; dove le scale sono ricettacoli d ' immondizie ; nei cui pozzi , da cui si attinge acqua così penosamente , vanno a cadere tutti i rifiuti umani e tutti gli animali morti ; e che hanno tutto un pot - bouille , una cosidetta vinella , una corticina interna in cui le serve buttano tutto ; il cui sistema di latrine , quando ci sono , resiste a qualunque disinfezione . Voi non potrete lasciare in piedi le case , nelle cui piccole stanze sono agglomerate mai meno di quattro persone , dove vi sono galline e piccioni , gatti sfiancati e cani lebbrosi ; case in cui si cucina in uno stambugio , si mangia nella stanza da letto e si muore nella medesima stanza , dove altri dormono e mangiano , case , i cui sottoscala , pure abitati da gente umana , rassomigliano agli antichi , ora aboliti , carceri criminali della Vicaria , sotto il livello del suolo . Voi non potrete sicuramente lasciare in piedi i cavalcavia che congiungono le case ; nè quelle ignobili costruzioni di legno che si sospendono a certe muraglie di case , nè quei portoncini angusti , nè vicoli ciechi , nè quegli angiporti , nè quei supportici ; voi non potrete lasciare in piedi i fondaci . Voi non potrete lasciare in piedi certe case dove al primo piano è un ' agenzia di pegni , al secondo si affittano camere a studenti , al terzo si fabbricano i fuochi artificiali : certe altre dove al pianterreno vi è un bigliardo , al primo piano un albergo dove si pagano tre soldi per notte , al secondo una raccolta di poverette , al terzo un deposito di cenci . Per distruggere la corruzione materiale e quella morale , per rifare la salute e la coscienza a quella povera gente , per insegnare loro come si vive - essi sanno morire , come avete visto ! - per dir loro che essi sono fratelli nostri , che noi li amiamo efficacemente , che vogliamo salvarli , non basta sventrare Napoli : bisogna quasi tutta rifarla . II QUELLO CHE GUADAGNANO Eppure la gente che abita in questi quattro quartieri popolari , senz ' aria , senza luce , senza igiene , diguazzando nei ruscelli neri , scavalcando monti d ' immondizie , respirando miasmi e bevendo un ' acqua corrotta , non è una gente bestiale , selvaggia , oziosa ; non è tetra nella fede , non è cupa nel vizio , non è collerica nella sventura . Questo popolo , per sua naturale gentilezza , ama le case bianche e le colline : onde il giorno di Ognissanti , quando da Napoli , tutta la gente buona porta corone ai morti , sul colle di Poggioreale , in quel cimitero pieno di fiori , di uccelli , di profumi , di marmi , vi è chi l ' ha intesa gentilmente esclamare : o Gesù , vurria murì , pe sta ccà ! Questo popolo ama i colori allegri , esso che adorna di nappe e nappine i cavalli dei carri , che si adorna di pennacchietti multicolori nei giorni di festa , che porta i fazzoletti scarlatti al collo , che mette un pomodoro sopra un sacco di farina , per ottenere un effetto pittorico e che ha creato un monumento di ottoni scintillanti , di legni dipinti , di limoni fragranti , di bicchieri e di bottiglie , un monumentino che è una festa degli occhi : il banco dell ' acquaiuolo . Questo popolo che ama la musica e la fa , che canta così amorosamente e malinconiosamente , tanto che le sue canzoni dànno uno struggimento al core e sono la più invincibile nostalgia per colui che è lontano , ha una sentimentalità espansiva , che si diffonde nell ' armonia musicale . Non è dunque una razza di animali , che si compiace del suo fango ; non è dunque una razza inferiore che presceglie l ' orrido fra il brutto e cerca volenterosa il sudiciume ; non si merita la sorte che le cose gl ' impongono ; saprebbe apprezzare la civiltà , visto che quella pochina elargitagli , se l ' ha subito assimilata ; meriterebbe di esser felice . * * * Abita laggiù , per forza . È la miseria sua , costituzionale , organica , così intensa , così profonda , che cento Opere Pie non arrivano a debellare , che la carità privata , fluidissima , non arriva a vincere ; non la miseria dell ' ozioso , badate bene , ma la miseria di colui che fatica quattordici ore al giorno . Questo lavoratore , quest ' operaio non può pagare un affitto di casa , che superi le quindici lire il mese : e deve essere un operaio fortunato , vi è chi ne paga dieci , chi ne paga sette , chi ne paga cinque ; questi ultimi formano la grande massa del popolo . Anni fa , una compagnia cooperativa edificò , verso Capodimonte , un falansterio di case operaie , chiare , pulite , strettine , ma infine igieniche : per quanto restringesse i prezzi , non potette dare i suoi appartamentini , a meno di trentaquattro lire al mese . Nessuno operaio vi andò . Vi andarono degli impiegati con le famiglie , qualche pensionato , gli sposetti poveri , insomma una mezza borghesia che vuol nascondere la sua miseria e avere la scaletta di marmo . Quel grandissimo edificio resta lì a far prova della miseria napoletana : anzi , gli scrupolosi e borghesi che vi abitano , punti nel loro presuntuoso amor proprio , da coloro che li accusavano di abitare le case operaie , hanno fatto dipingere a grandi caratteri questa scritta sull ' ingresso maggiore : le case della Cooperativa non sono case operaie . Iscrizione crudele e superba . Trentaquattro lire ? Queste trentaquattro lire un lavoratore napoletano le guadagna in un mese : chi porta una lira di giornata a casa , si stima felice . Le mercedi sono scarsissime , in quasi tutte le professioni , in tutt ' i mestieri . Napoli è il paese dove meno costa l ' opera tipografica ; tutti lo sanno : gli operai tipografi sono pagati un terzo meno degli altri paesi . Quelli che guadagnano cinque lire a Milano , quattro a Roma , ne guadagnano due a Napoli , tanto che è in questo benedetto e infelice paese , dove più facilmente nascono e vivono certi giornaletti poverissimi , che altrove non potrebbero pubblicare neppure tre numeri . I sarti , i calzolai , i muratori , i falegnami sono pagati nella medesima misura ; una lira , venticinque soldi , al più , trenta soldi al giorno per dodici ore di lavoro , talvolta penosissimo . I tagliatori di guanti guadagnano novanta centesimi al giorno . E notate che la gioventù elegante di Napoli , è la meglio vestita d ' Italia : che a Napoli si fanno le più belle scarpe e i più bei mobili economici ; notate che Napoli produce i migliori guanti . Altri mestieri inferiori stabiliscono la mercede a settantacinque centesimi , a dodici soldi , a dieci soldi . Per questo essi non possono pagare più di cinque , sette , dieci lire il mese di pigione e come la miseria incombe , la donna , la moglie , la madre , tutte quelle che hanno già molto partorito , che hanno allattato , tutte quelle che dovrebbero lavorare in casa , cercano lavoro , fuori . Fortunate quelle che trovano un posto alla Fabbrica del tabacco , che sanno lavorare e arrivano ad allogarsi , come sarte , come modiste , come fioraie ! La mercede è miserissima , quindici lire , diciassette , venti lire il mese ; pure sembra loro fortuna . Ma sono poche : tutto il resto della immensa classe povera femminile , si dà alla domesticità . La serva napoletana si alloga per dieci lire il mese , senza pranzo : alla mattina fa due o tre miglia di cammino , dalla casa sua alla casa dei suoi padroni , scende le scale quaranta volte al giorno , cava dal pozzo profondo venti secchi di acqua , compie le fatiche più estenuanti , non mangia per tutta la giornata e alla sera si trascina a casa sua , come un ' ombra affranta . Ve ne sono di quelle che pigliano due mezzi servizi , a sei lire l ' uno e corrono continuamente da una casa all ' altra , continuamente rimproverate per le tardanze . Ne ho conosciuta una , io , si chiamava Annarella , faceva tre case al giorno , a cinque lire : alla sera era inebetita , non mangiava , morta dalla fatica , talvolta non si svestiva , per addormentarsi subito . Queste serve trovano anche il tempo di dar latte a un bimbo , di far la calza , ma sono esseri mostruosi , la pietà è uguale alla ripugnanza che ispirano . Hanno trent ' anni e ne dimostrano cinquanta , sono curve , hanno perso i capelli , hanno i denti gialli e neri , camminano come sciancate , portano un vestito quattro anni , un grembiule sei mesi . Non si lamentano , non piangono : vanno a morire , prima di quarant ' anni , all ' ospedale , di perniciosa , di polmonite , di qualche orrenda malattia . Quante ne avrà portate via il colera ! E tutti gli altri mestieri ambulanti femminili , lavandaie , pettinatrici , stiratrici a giornata , venditrici di spassatiempo , rimpagliatrici di seggiole ( mpagliaseggie ) , mestieri che le espongono a tutte le intemperie , a tutti gli accidenti , a una quantità di malattie , mestieri pesanti o nauseanti , non fanno guadagnare a quelle disgraziate più di dieci soldi , quindici soldi al giorno . Quando guadagnano una lira , le miserelle , fanno economia e si maritano . Sono brutte , è vero : si trascurano , è verissimo : fanno schifo , talvolta . Ma chi tanto ama la plastica , dovrebbe entrare nel segreto di quelle esistenze , che sono un poema di martirio quotidiano , di sacrifici incalcolabili , di fatiche sopportate senza mormorare . Gioventù , bellezza , vestiti ? Ebbero un minuto di bellezza e di gioventù , furono , amate , si sono maritate : dopo , il marito e la miseria , il lavoro e le busse , il travaglio e la fame . Hanno i bimbi e debbono abbandonarli , il più piccolo affidato alla sorellina , e come tutte le altre madri , temono le carrozze , il fuoco , i cani , le cadute . Sono sempre inquiete , agitate , mentre servono . Me ne rammento una : aveva tre figli , un piccolino , specialmente , bellissimo . Il bimbo aveva già due anni ed essa gli dava ancora il latte , non aveva altro da dargli da mangiare : questo bimbetto l ' aspettava , ogni sera , seduto sullo scalino del basso . Diceva il medico dell ' assistenza pubblica : « Levagli il latte , chè ti si ammala . » Ella chinava il capo : non poteva levargli il latte . Si ammalò di tifo , il bimbo ; le morì . Ella mondava le patate , in una cucina , e si lamentava , sottovoce : « figlio mio , figlio mio , io t ' aveva da accidere , io t ' aveva da fa murì ! O che mamma cana che ssò stata ! Figlio mio , e chi m ' aspetta cchiù , la sera , mocc ' a porta ? » Il lavoro dei fanciulli ? Ahimè , le madri sono molto contente , quando un cocchiere signorile vuol prendere per mozzo un fanciullo di dodici anni , dandogli solo da mangiare ; sono molto contente , quando un mastro di bottega lo piglia , facendolo lavorare come un cane e dandogli solo la minestra , la sera ; la pietosa madre gli dà un soldo per la colazione , la mattina . Le sarte , le modiste , le fioraie , le bustaie , prendono per apprendiste delle fanciullette dodicenni , che sono , in realtà , delle piccole serve e che guadagnano cinque soldi la settimana . Ma , per lo più , queste creature restano a casa o nella strada , tutto il giorno . Nelle campagne , il figlio è una gioia , è un soccorso , è una sorgente di agiatezza ; in Napoli rappresenta una cura di più , una pena materna , una sorgente di lagrime e di fame . Ascoltate un poco , quando una operaia napoletana nomina i suoi figli . Dice : le creature , e lo dice con tanta dolcezza malinconica , con tanta materna pietà , con un amore così doloroso , che vi par di conoscere tutta , acutamente , la intensità della miseria napoletana . III QUELLO CHE MANGIANO Un giorno , un industriale napoletano ebbe un ' idea . Sapendo che la pizza è una delle adorazioni cucinarie napoletane , sapendo che la colonia napoletana in Roma è larghissima , pensò di aprire una pizzeria in Roma . Il rame delle casseruole e dei ruoti vi luccicava , il forno vi ardeva sempre ; tutte le pizze vi si trovavano : pizza al pomidoro , pizza con muzzarella e formaggio , pizza con alici e olio , pizza con olio , origano e aglio . Sulle prime la folla vi accorse , poi andò scemando . La pizza , tolta al suo ambiente napoletano , pareva una stonatura e rappresentava una indigestione ; il suo astro impallidì e tramontò , in Roma ; pianta esotica , morì in questa solennità romana . * * * È vero , infatti : la pizza rientra nella larga categoria dei commestibili che costano un soldo , e di cui è formata la colazione o il pranzo , di moltissima parte del popolo napoletano . Il pizzaiuolo che ha bottega , nella notte , fa un gran numero di queste schiacciate rotonde , di una pasta densa , che si brucia , ma non si cuoce , cariche di pomidoro quasi crudo , di aglio , di pepe , di origano : queste pizze in tanti settori da un soldo , sono affidate a un garzone , che le va a vendere in qualche angolo di strada , sovra un banchetto ambulante e lì resta quasi tutto il giorno , con questi settori di pizza che si gelano al freddo , che si ingialliscono al sole , mangiati dalle mosche . Vi sono anche delle fette di due centesimi , pei bimbi che vanno a scuola ; quando la provvista è finita , il pizzaiuolo la rifornisce , sino a notte . Vi sono anche , per la notte , dei garzoni che portano sulla testa un grande scudo convesso di stagno , entro cui stanno queste fette di pizza e girano pei vicoli e dànno un grido speciale , dicendo che la pizza ce l ' hanno col pomidoro e con l ' aglio , con la muzzarella e con le alici salate . Le povere donne sedute sullo scalino del basso , ne comprano e cenano , cioè pranzano , con questo soldo di pizza . Con un soldo , la scelta è abbastanza varia , pel pranzo del popolo napoletano . Dal friggitore si ha un cartoccetto di pesciolini che si chiamano fragaglia e che sono il fondo del paniere dei pescivendoli : dallo stesso friggitore si hanno per un soldo , quattro o cinque panzarotti , vale a dire delle frittelline in cui vi è un pezzetto di carciofo , quando niuno vuol più saperne di carciofi , o un torsolino di cavolo , o un frammentino di alici . Per un soldo , una vecchia dà nove castagne allesse , denudate della prima buccia e nuotanti in un succo rossastro : in questo brodo il popolo napoletano vi bagna il pane e mangia le castagne , come seconda pietanza ; per un soldo , un ' altra vecchia , che si trascina dietro un calderottino in un carroccio , dà due spighe di granturco bollite . Dall ' oste , per un soldo , si può comperare una porzione di scapece ; la scapece è fatta di zucchetti o melanzane fritte nell ' olio e poi condite con aceto , pepe , origano , formaggio , pomidoro , ed è esposta in istrada , in un grande vaso profondo , in cui sta intasata , come una conserva e da cui si taglia con un cucchiaio . Il popolo napoletano porta il suo tozzo di pane , lo divide per metà , e l ' oste vi versa sopra la scapece . Dall ' oste , sempre per un soldo , si compera la spiritosa : la spiritosa è fatta di fette di pastinache gialle , cotte nell ' acqua e poi messe in una salsa forte di aceto , pepe , origano e peperoni . L ' oste sta sulla porta e grida : addorosa , addorosa , ' a spiritosa ! Come è naturale , tutta questa roba è condita in modo piccantissimo , tanto da soddisfare il più atonizzato palato meridionale . * * * Appena ha due soldi , il popolo napoletano compra un piatto di maccheroni cotti e conditi ; tutte le strade dei quartieri popolari , hanno una di queste osterie che installano all ' aria aperta le loro caldaie , dove i maccheroni bollono sempre , i tegami dove bolle il sugo di pomidoro , le montagne di cacio grattato , un cacio piccante che viene da Cotrone . Anzi tutto , quest ' apparato è molto pittoresco , e dei pittori lo hanno dipinto , ed è stato da essi reso lindo e quasi elegante con l ' oste che sembra un pastorello di Watteau ; e nella collezione di fotografie napoletane , che gl ' inglesi comprano , accanto alla monaca di casa , al ladruncolo di fazzoletti , alla famiglia di pidocchiosi , vi è anche il banco del maccaronaro . Questi maccheroni si vendono a piattelli di due e di tre soldi ; e il popolo napoletano li chiama brevemente , dal loro prezzo : nu doie e nu tre . La porzione è piccola e il compratore litiga con l ' oste , perchè vuole un po ' più di sugo , un po ' più di formaggio e un po ' più di maccheroni . Con due soldi si compera un pezzo di polipo bollito nell ' acqua di mare , condito con peperone fortissimo : questo commercio lo fanno le donne , nella strada , con un focolaretto e una piccola pignatta ; con due soldi di maruzze , si hanno le lumache , il brodo e anche un biscotto intriso nel brodo : per due soldi l ' oste , da una grande padella dove friggono confusamente ritagli di grasso di maiale e pezzi di coratella , cipolline , e frammenti di seppia , cava una grossa cucchiaiata di questa miscela e la depone sul pane del compratore , badando bene a che l ' unto caldo e bruno non coli per terra , che vada tutto sulla mollica , perchè il compratore ci tiene . Appena ha tre soldi al giorno per pranzare , il buon popolo napoletano , che è corroso dalla nostalgia familiare , non va più dall ' oste per comperare i commestibili cotti , pranza a casa sua , per terra , sulla soglia del basso , o sopra una sedia sfiancata . Con quattro soldi si compone una grande insalata di pomidori crudi verdastri e di cipolle ; o un ' insalata di patate cotte e di barbabietole , o un ' insalata di broccoli di rape ; o un ' insalata di citrioli freschi . La gente agiata , quella che può disporre di otto soldi al giorno , mangia dei grandi piatti di minestra verde , indivia , foglie di cavolo , cicoria , o tutte queste erbe insieme , la cosidetta minestra maritata ; o una minestra , quando ne è tempo , di zucca gialla con molto pepe ; o una minestra di fagiolini verdi , conditi col pomidoro ; o una minestra di patate cotte nel pomidoro . Ma per lo più compra un rotolo di maccheroni , una pasta nerastra , e di tutte le misure e di tutte le grossezze , che è il raccogliticcio , il fondiccio confuso di tutti i cartoni di pasta , e che si chiama efficacemente monnezzaglia : e la condisce con pomidoro e formaggio . * * * Il popolo napoletano è goloso di frutta : ma non spende mai più di un soldo , alla volta . A Napoli , con un soldo si hanno sei peruzze un po ' bacate , ma non importa : si ha mezzo chilo di fichi , un po ' flosci dal sole : si hanno dieci o dodici di quelle piccole prugne gialle , che pare abbiano l ' aspetto della febbre ; si ha un grappolo di uva nera , si ha un poponcino giallo , piccolo , ammaccato , un po ' fradicio ; dal venditore di melloni , quelli rossi , si hanno due fette , di quelli che sono riusciti male , vale a dire biancastri . Ha anche qualche altra golosità , il popolo napoletano : lo spassatiempo , vale a dire i semi di mellone o di popone , le fave e i ceci cotti nel forno ; con un soldo si rosicchia mezza giornata , la lingua punge e lo stomaco si gonfia , come se avesse mangiato . La massima golosità è il soffritto : dei ritagli di carne di maiale cotti con olio , pomidoro , peperone rosso , condensati , che formano una catasta rossa , bellissima all ' occhio , da cui si tagliano delle fette : costano cinque soldi . In bocca , sembra dinamite . * * * Questionario : Carne in umido ? - Il popolo napoletano non ne mangia mai . Carne arrosto ? - Qualche volta , alla domenica , o nelle grandi feste , ma è di maiale o di agnello . Brodo di carne ? - Il popolo napoletano lo ignora . Vino ? - Alla domenica , qualche volta : l ' asprino , a quattro soldi il litro , o il maraniello a cinque soldi : questo tinge di azzurro la tovaglia . Acqua ! - Sempre : e cattiva . IV GLI ALTARINI Vi meravigliate degli altarini ? Vi scandalizzate della piccola processione di donne scalze e scapigliate , che portano una immagine della Madonna e salmodiano ? La superstizione del popolo napoletano - oh , povera gente che è vissuta così male e con tanta bonarietà , che muore in un modo così miserando , con tanta rassegnazione ! - la superstizione di questo popolo ha fatto una dolorosa impressione a tutti . La credevate cessata la superstizione ? Come potevate crederlo ? Non vi rammentate più nulla , dunque ? Nel colera del 1865 vi furono processioni e pubbliche preghiere ; nel colera del 1867 , più tremendo , più straziante , che veniva dopo la guerra , da tutte le parrocchie uscirono le immagini della Vergine e quelle dei santi protettori , le processioni s ' incontravano per le strade , si mescolavano : era tutto un mistero mediovale e meridionale . Come oggi Umberto di Savoia le ha incontrate , diciassette anni fa , le ha incontrate il gran re Vittorio Emmanuele . Nella spaventosa eruzione del 1872 , per tre giorni di seguito una lava ha minacciato Napoli : le popolane sono andate al Duomo per avere la testa di san Gennaro : la volevano portare in giro , per far arrestare la lava . Per un momento i nobili custodi delle reliquie e i canonici della cattedrale , non la dettero loro . Al quarto giorno non uscì il sole ; una nuvola fittissima di cenere copriva Napoli , cominciava a piovere cenere , come a Pompei ; le popolane , in tutti i quartieri , fecero delle processioni , piangendo , gridando in una tenebra lugubre . Nel colera del 1873 , più mite certo , ma sempre vivissimo , nei quattro quartieri popolari , fu portata in processione la Madonna dell ' Aiuto ai Banchi Nuovi , la Madonna di Portosalvo a Porto , il Gesù alla Colonna , della chiesa nel vicolo dell ' Università . O che memoria labile abbiamo tutti ! E la vita quotidiana ? Solo a guardarsi attorno , a osservare quello che accade , anche superficialmente , nessuno poteva lusingarsi che la esaltazione religiosa del popolo napoletano fosse cessata . Di questi altarini , con un paio di ceri innanzi , ve ne sono ad ogni angolo di strada , nei quartieri popolari , in certe tali feste . Li fanno i bimbi è vero : ma le madri sorvegliano , le sorelle grandi chiedono l ' obolo ai passanti , un po ' ridendo , un po ' pregando . Per le feste più grandi , con lampioncini alla Ottino e festoni variopinti , il popolino si quota per un anno , e un vicolo la vuol vincere sull ' altro : accadono risse , corrono coltellate per questa emulazione . Queste emulazioni sono pittoresche e fanno andare in estasi gli artisti - razza di egoisti - che se ne stanno immersi nella contemplazione del loro Buddha , che è l ' arte . Ancora : quando una donna si salva da una grande infermità , per ringraziare Dio , scioglie il voto di andare cercando l ' elemosina , per tutte le case del suo quartiere ; sale , scende , con le gambe malferme , con la faccia scialba , ricevendo rifiuti secchi e porte battute in faccia . Non importa , bisogna sopportare , è il voto . Tutto quello che raccoglie , va alla chiesa . Quando un bimbo è malato , lo votano a san Francesco : quando risana , lo vestono da monacello , con una tonaca grossolana , col cordone , coi piedini nudi nei sandali , con la chierichetta rasa . Chi non ne ha incontrati , nei quartieri popolari ? * * * Del miracolo di san Gennaro , fate le alte meraviglie ? Quelle vecchie abitanti del Molo che si pretendono sue discendenti , che invadono l ' altare maggiore , che non lasciano accostarsi nessuno , gridano il Credo , mentre si attende il miracolo , e ogni volta che ricominciano , alzano il tono , sino all ' urlo , che si dimenano come ossesse , che lo gratificano di vecchio dispettoso , vecchio impertinente , faccia verde ; vi stupiscono ? Vi è il piede di sant ' Anna che si mette sul ventre delle partorienti , che non possono procreare il figlio ; vi è l ' olio che arde nella lampada , innanzi al corpo di san Giacomo della Marca , nella chiesa di Santa Maria la Nuova , che fa guarire i mali di testa ; vi è il Crocifisso del Carmine che ha fatto sangue dalle piaghe ; vi è il bastone di san Pietro che si venera nella chiesa sotterranea di Sant ' Aspreno , primo vescovo di Napoli , ai Mercanti ; vi è l ' acqua benedetta di San Biagio ai Librai che guarisce il mal di gola ; vi sono le panelle , pagnottine di pane benedette di San Nicola di Bari , che buttate in aria , nel temporale , scampano dalle folgori . Vi sono centinaia di ossicini , di pezzetti di velo , di pezzetti di vestito , di frammenti di legno , che sono reliquie . Ogni napoletana porta al collo o sospeso alla cintura , o ha sotto il cuscino , un sacchettino di reliquie , di preghiere stampate : questo sacchettino si attacca alle fasce del bimbo , appena nato . Credete che al napoletano basti la Madonna del Carmine ? Io ho contati duecentocinquanta appellativi alla Vergine , e non sono tutti . Quattro o cinque tengono il primato . Quando una napoletana è ammalata o corre un grave pericolo , uno dei suoi , si vota a una di queste Madonne . Dopo scioglie il voto , portandone il vestito , un abito nuovo , benedetto in chiesa , che non si deve smettere , se non quando è logoro . Per l ' Addolorata il vestito è nero , coi nastri bianchi ; per la Madonna del Carmine , è color pulce coi nastri bianchi ; per l ' Immacolata Concezione , bianco coi nastri azzurri ; per la Madonna della Saletta , bianco coi nastri rosa . Quando non hanno i danari per farsi il vestito , si fanno il grembiule ; quando mancano di sciogliere il voto , aspettano delle sventure in casa . E il sacro si mescola al profano . Per aver marito , bisogna fare la novena a san Giovanni , nove sere , a mezzanotte , fuori un balcone , e pregare con certe antifone speciali . Se si ha questo coraggio , alla nona sera si vede una trave di fuoco attraversare il cielo , sopra vi danza Salomè , la ballerina maledetta : la voce che si ode , subito dopo , pronunzia il nome del marito . Anche san Pasquale è protettore delle ragazze da marito e bisogna dirgli per nove sere l ' antifona : O beato san Pasquale - mandatemi un marito - bello , rosso , colorito - come voi tale e quale - o beato san Pasquale ! - Anche san Pantaleone protegge le ragazze , ma in diverso modo : dà loro i numeri del lotto , perchè si facciano la dote , e si possano maritare . Nove sere bisogna pregarlo , a mezzanotte , in una stanza , stando sola , col balcone aperto e la porta aperta , e dopo gli Ave e i Pater dirgli questa antifona : san Pantaleone mio - per la vostra castità - per la mia verginità - datemi i numeri , per carità ! Alla nona sera si ode un passo , è il santo che viene , si odono dei colpi , sono i numeri che dà . Alla quarta o quinta sera di questi strani riti , le ragazze sono tanto esaltate , che hanno delle allucinazioni e cadono in convulsioni . Alcune affermano di aver visto e di aver udito qualche cosa , alla nona sera : ma che mancò loro la fede e il miracolo non è riuscito . Tutte le superstizioni sparse pel mondo , sono raccolte in Napoli e ingrandite , moltiplicate . Noi crediamo tutti quanti alla jettatura . Non parliamo dell ' olio sparso , dello specchio rotto , del cucchiaio in croce col coltello , della sottana posta alla rovescia che porta sfortuna , dei soldi mercati ( gobbi ) , dei ragni , degli scorpioni , della gallina : superstizioni vecchie , chi se ne occupa ? I napoletani credono ancora alle sibille : vi è una Chiara Stella alle Cento Strade , verso il Corso Vittorio Emmanuele , vi è una siè Grazia al Vicolo Mezzocannone , famosissime ; e molte altre minori . Si compensano cinquanta centesimi , due lire , cinque lire . I napoletani credono agli spiriti . Lo spirito familiare napoletano che circola in tutte le case , è il monaciello , un bimbetto vestito di bianco quando porta fortuna , vestito di rosso , quando porta sventura . Una quantità di gente mi ha affermato di averlo visto . In piena Napoli , alla salita di Santa Teresa , una bellissima palazzina non si affitta mai : per vent ' anni l ' ho vista chiusa , poichè è abitata dagli spiriti . Il napoletano crede agli spiriti che dànno i numeri , crede agli assistiti : gli assistiti sono una razza di gente stranissima , alcuni in buona fede , alcuni scrocconi , che mangiano poco , bevono acqua , parlano per enigmi , digiunano prima di andare a letto e hanno le visioni . Vivono alle spalle dei giuocatori : non giuocano mai . Talvolta i giuocatori delusi bastonano l ' assistito , poi gli chiedono perdono . Anche i monaci hanno le visioni . Ve n ' era uno famoso , a Marano presso Napoli : vi andava la gente in pellegrinaggio . Un altro giovane , era al convento di San Martino : anche famoso . Talvolta i giuocatori sequestrano il monaco , lo battono , lo torturano . Uno ne morì . Prima di spirare , pronunziò dei numeri : li giuocarono , uscirono , mezza Napoli vinse al lotto , poichè un giornale aveva riportati questi numeri . Il popolo napoletano , specialmente le donne , crede alla stregoneria . La fattura trova apostoli ferventi : le fattucchiere , o streghe , abbondano . Una moglie vuole che suo marito , che va lontano , le resti fedele ? La strega le dà una cordicella a nodi , bisogna cucirla nella fodera della giacchetta del marito . Si vuole avere l ' amore di un uomo ? La fattucchiera brucia una ciocca di capelli vostri , ne fa una polverina , con certi ingredienti : bisogna farla bere nel vino , all ' uomo indifferente . Si vuol vincere un processo ? Bisogna legare , moralmente , la lingua dell ' avvocato contrario : fare quindici nodi ad una cordicella , chiamare il diavolo , uno scongiuro terribile . Si vuol far morire un amante infedele ? Bisogna colmare un pignattino di erbe velenose , metterle a bollire innanzi alla sua porta , nell ' ora di mezzanotte . Si vuol far morire una donna , una rivale ? Bisogna conficcare in un limone fresco tanti spilli che formino un disegnino della sua persona , e attaccarvi un brano del vestito della rivale e infine buttare , questo limone , nel suo pozzo . La fattura ha uno sviluppo larghissimo ; letteratura strana , talvolta ignobile , di scongiuri , e di preghiere ; ha una classificazione , per le anime timide e per le anime audaci : ha una diffusione in tutti i quartieri ; ha un soccorso per tutte le necessità sentimentali e brutali , per tutti i desideri gentili e cruenti . Ecco tutto . Cioè , non è tutto . Esagerate venti volte quello che vi ho detto : forse , non sarete nel vero . Questo guazzabuglio di fede e di errore , di misticismo e di sensualità , questo culto esterno così pagano , questa idolatria , vi spaventano ? Vi dolete di queste cose , degne dei selvaggi ? E chi ha fatto nulla per la coscienza del popolo napoletano ? Quali ammaestramenti , quali parole , quali esempi , si è pensato di dare a questa gente così espansiva , così facile a conquidere , così naturalmente entusiasta ? In verità , dalla miseria profonda della sua vita reale , essa non ha avuto altro conforto che nelle illusioni della propria fantasia : e altro rifugio che in Dio . V IL LOTTO Ebbene , a questo popolo eccezionalmente meridionale , nel cui sangue s ' incrociano e si fondono tante gentili , poetiche , ardenti eredità etrusche , arabe , saracene , normanne , spagnuole , per cui questo ricco sangue napoletano si arroventa nell ' odio , brucia nell ' amore e si consuma nel sogno : a questa gente in cui l ' immaginazione è la potenza dell ' anima più alta , più alacre , inesauribile , una grande fantasticheria deve essere concessa . È gente umile , bonaria , che sarebbe felice per poco e invece non ha nulla per essere felice ; che , sopporta con dolcezza , con pazienza , la miseria , la fame quotidiana , l ' indifferenza di coloro che dovrebbero amarla , l ' abbandono di coloro che dovrebbero sollevarla . Felice per l ' esistenza all ' aria aperta , eredità orientale , non ha aria ; innamorata del sole , non ha sole ; appassionata di colori gai , vive nella tetraggine ; per la memoria della bella civiltà anteriore , greca , essa ama i bianchi portici che si disegnano sull ' azzurro , e invece le tane dove abita questa gente , non sembrano fatte per gli umani , e dei frutti della terra , essa ha i peggiori , quelli che in campagna si dànno ai maiali ; e vi sono vivande che non assaggia mai . Ebbene , il popolo napoletano rifà ogni settimana il suo grande sogno di felicità , vive per sei giorni in una speranza crescente , invadente , che si allarga , si allarga , esce dai confini della vita reale : per sei giorni , il popolo napoletano sogna il suo grande sogno , dove sono tutte le cose di cui è privato , una casa pulita , dell ' aria salubre e fresca , un bel raggio di sole caldo per terra , un letto bianco e alto , un comò lucido , i maccheroni e la carne ogni giorno , e il litro di vino , e la culla pel bimbo e la biancheria per la moglie e il cappello nuovo per il marito . Tutte queste cose che la vita reale non gli può dare , che non gli darà mai , esso le ha , nella sua immaginazione , dalla domenica al sabato seguente ; e ne parla e ne è sicuro , e i progetti si sviluppano , diventano quasi quasi una realtà , e per essi marito e moglie litigano o si abbracciano . Alle quattro del pomeriggio , nel sabato , la delusione è profonda , la desolazione non ha limiti : ma alla domenica mattina , la fantasia si rialza , rinfrancata , il sogno settimanale ricomincia . Il lotto , il lotto è il largo sogno , che consola la fantasia napoletana : è l ' idea fissa di quei cervelli infuocati ; è la grande visione felice che appaga la gente oppressa ; è la vasta allucinazione che si prende le anime . * * * Ed è contagiosa questa malattia dello spirito : un contagio sottile e infallibile , inevitabile , la cui forza di diffusione non si può calcolare . Dal portinaio ciabattino che sta seduto al suo banchetto innanzi al portoncino , il contagio del lotto si comunica alla povera cucitrice che viene a portargli le scarpe vecchie da risuolare ; da costei passa al suo innamorato , un garzone di cantina ; costui lo porta all ' oste che lo dà a tutti gli avventori , i quali lo seminano nelle case , nelle officine , nelle altre osterie , fino nelle chiese . La serva del quinto piano , a destra , giuoca , sperando di non far più la serva ; ma tutte le serve , di tutti i piani , giuocano , tanto la cameriera del primo che ha le trenta lire al mese , quanto la vajassa del sesto , che ne prende otto , con la dolce speranza di uscir dal servizio , così duro ; e si comunicano i loro numeri , fanno combriccola sui pianerottoli , se li dicono dalle finestre , se li telegrafano a segni . La venditrice di frutta , che sta sotto il sole e sotto la pioggia , giuoca , e dal suo angolo di strada , in giù , la moglie del sarto , che cuce sulla porta , la moglie dello stagnino affogata dal fetore del piombo , la lavandaia che sta tutto il giorno con le mani nella saponata , la venditrice di castagne che si brucia la faccia e le mani al vapore e al calore del fornello , la venditrice di noci che ha le mani nere sino ai polsi per l ' acido gallico , tutte queste donne credono nel lotto , giuocano fedelmente , ardentemente , al lotto . Nella stanza stretta , dove otto o dieci ragazze lavorano da sarte , e il bimbo della sarta dorme nella culla e in un angolo frigge il lardo nel tegame sul focolare , una dà i numeri , una seconda ne ha degli altri , la maesta sa i veri , tutte costoro giuocano . Le pettinatrici del popolo , le cosidette capere , dal grembiule arrotolato attorno alla cintura , dalla testa scapigliata , dalle mani unte , che pettinano per un soldo al giorno , portano in giro i numeri alle loro clienti , ne ricevono in cambio degli altri , sono il gran portavoce dei numeri . In tutte le officine dove gli operai napoletani sono riuniti a un lavoro lunghissimo , così male retribuito , il lotto mette radici profonde ; in tutte le scuole popolari giuocano le maestre e giuocano le alunne grandicelle , in comitiva , riunendo i soldi della colazione . Dove sono riunite , a vivere di peccato , le disgraziate donne di cui Napoli ha così grande copia , il lotto è una delle più grandi speranze : speranza di redenzione . * * * Ma non credete che il male rimanga nelle classi popolari . No , no , esso ascende , assale le classi medie , s ' intromette in tutte le borghesie , in tutti i commerci , arriva sino all ' aristocrazia . Dove vi è un vero bisogno tenuto segreto , dove vi è uno spostamento che nulla vale a riequilibrare , dove vi è una rovina finanziaria celata ma imminente , dove vi è un desiderio che ha tutte le condizioni dell ' impossibilità , dove la durezza nascosta della vita più si fa sentire , e dove solo il danaro può esser rimedio , ivi il giuoco del lotto prende possesso , domina . Segretamente , giuocano tutte le ragazze da marito che non hanno un soldo di dote ; giuocano tutti i numerosi impiegati al Municipio , alle Banche , all ' Intendenza , al Dazio Consumo ; tutti i pensionati che non possono vivere con la pensione e che non avendo nulla da fare fanno la cabala , studiano la scienza negromantica del lotto , giuocano disperatamente e hanno sempre il libretto in pegno ; tutti i commessi di negozio , che guadagnano quaranta lire al mese , sanno i numeri certi e li giuocano ogni settimana . Grande reddito , al lotto , lo dànno i magistrati : pagati miserevolmente , essi che rappresentano la più grande equità morale , esposti a tentazioni che respingono con una inflessibilità degna di maggior premio , provvisti di molti figli , rovinati dai traslocamenti , la loro debolezza , la loro speranza consiste nel lotto . I piccoli commercianti che si dibattono continuamente con le cambiali e fanno una lotta quotidiana col fallimento , finiscono per aggrapparsi a questa tavola così incerta del lotto ; i grandi giuocatori di borsa , che vivono sopra il taglio di un rasoio e son capaci di ballarvi sopra un waltzer , a furia di febbre del giuoco , assaggiano volentieri la speranza del lotto . Tutti questi sintomi del male saliente alle classi dirigenti , mi constano , per aver visto , udito , compreso e intuìto . Le signore dell ' aristocrazia giuocano , un po ' per burletta , un po ' con la speranza di un nuovo braccialetto , un po ' per l ' oppressione di una nota di sarta che il marito non salderà mai . Anche quelli che dovrebbero esserne salvi , perchè abituati al male , perchè ci stanno sempre in mezzo , gli impiegati dei banchi - lotto , i postieri , non possono resistere alla tentazione . Onde , alle quattro del sabato , tutti quelli che sono più ammalati , non possono più aspettare , e si recano all ' Impresa , in una stretta strada fra la via Pignatelli e la via di Santa Chiara , per assistere alla estrazione dei numeri . Ma tutte le serve , le venditrici , le operaie e gli operai , le ragazze e gl ' impiegati non possono muoversi di dove sono . E allora un monello parte , va al più vicino posto del lotto e prende i numeri : tutti aspettano . Le persone più franche si fanno sulla porta e alle finestre , le vergognose restano dentro , tendendo l ' orecchio . Il ragazzo torna correndo , affannato , si pianta alla bocca del vicolo e grida i numeri , con voce stentorea : " Vintiquatto ! " " Sissantanove ! " " Quarantanoie ! " " Otto ! " " Sittantacinche ! " Silenzio universale : tutti impallidiscono . * * * Ma come tutti i sogni troppo pronunziati , il lotto conduce alla inazione ed all ' ozio : come tutte le visioni , esso porta alla falsità e alla menzogna ; come tutte le allucinazioni , esso conduce alla crudeltà e alla ferocia ; come tutti i rimedi fittizi che nascono dalla miseria , esso produce miseria , degradazione , delitto . Il popolo napoletano , che è sobrio , non si corrompe per l ' acquavite , non muore di delirium tremens ; esso si corrompe e muore pel lotto . Il lotto è l ' acquavite di Napoli . VI ANCORA IL LOTTO Il lotto ha una prima forma letteraria , rudimentale , analfabeta , fondata sulla tradizione orale come certe fiabe e certe leggende . Tutti i napoletani che non sanno leggere , vecchi , bimbi , donne , specialmente le donne , conoscono la smorfia , ossia la Chiave dei sogni a memoria e ne fanno speditamente l ' applicazione a qualunque sogno o a qualunque cosa della vita reale . Avete sognato un morto ? - quarantasette - ma parlava - allora quarantotto - e piangeva - sessantacinque - il che vi ha fatto paura - novanta . Un giovinotto ha una coltellata da una donna ? - diciassette , la disgrazia - diciotto , il sangue - quarantuno , il coltello - novanta , il popolo . Cade una casseruola dal suo chiodo , ammala un bimbo , fugge un cavallo , compare un grosso sorcio : numeri , subito . Tutti gli avvenimenti , grandi e piccoli , sono considerati come una misteriosa sorgente di guadagno . Muore una fanciulletta di tifo ; la madre giuoca i numeri , escono , ella esclama : m ' ha fatte bbene pure murenne ! Una moglie parla dell ' amore che le portava suo marito , che è morto ; poi soggiunge malinconicamente , che se questo amore fosse stato grande , egli le sarebbe comparso in sogno , per darle i numeri ; e se n ' è scordato , è un ingrato , poichè egli lo sa che essa è poveretta e dovrebbe aiutarla . Salvatore Daniele squarta la Gazzarra : biglietto ; il popolo dice : chella è mmorta , mo , almeno ce refrescasse a nnuie , che simmo vive . Salvatore Misdea ammazza sette soldati : biglietto . La legge ammazza Misdea : biglietto . Su le porte , nei bassi , alle cantonate , i numeri sono discussi da comitati e sottocomitati ; il biglietto è stabilito . Non esce : avevano sbagliato , dovevano mettere questo numero e quest ' altro , che sono usciti . Questa scienza della smorfia è così profonda , così abituale , che per dare del pazzo a qualcuno si dice : è nu vintiroie ( ventidue , matto ) , e crescendo man mano la collera , tutte le ingiurie avendo un numero relativo , si dicono in gergo del lotto . Una donna dà un pugno ad un ' altra , e le rompe la faccia ; davanti al giudice , si scolpa , dicendo : m ' ha chiammata sittantotto ; il giudice deve prendere la smorfia e vedere a che corrisponde di oltraggioso quel numero . * * * La cabala esiste più per le classi superiori che per le inferiori : ma essa vi discende . Certo , nel popolo non si comprano giornali cabalistici , settimanali , dagli strani titoli : il Vero amico , il Tesoro , il Fulmine , il Corno d ' abbondanza , che costano dieci lire all ' anno di abbonamento , compilati da una redazione ignota ; nè il popolo corrisponde con quei professori di matematica che abitano al vico Nocelle dodici , o a San Liborio , quarantotto , o a vico Zuroli , tre , e che dànno , nelle quarte pagine , la fortuna a chi paga le dieci lire . Ma qualche cosa vi trapela : il tal signore sa i numeri , lo aspettano nella strada , gli mettono in mano un paio di lire e quello si contenta : è un piccolo affare . L ' assistito ( dagli spiriti ) è un cancro che rode le famiglie borghesi , un convulsionario pallido che mangia molto , che finge di avere o ha delle allucinazioni , che non lavora , che parla per enigmi , che fa credere a delle macerazioni crudeli e che vive alle spalle di coloro che lo venerano . Ma , dalla casa borghese , per mezzo della cameriera , del servo , della lavandaia , la reputazione dell ' assistito arriva nel popolo ; e l ' assistito vi estende la sua azione mistica , vi raccoglie dei guadagni piccoli , ma insperati , vi fa degli adepti e finisce per camminare nelle vie , circondato sempre da quattro o cinque persone , che lo corteggiano e studiano tutte le sue parole . * * * Ma il grande aiutatore del popolo , la provvidenza del popolo , la sua fede , la sua credenza incrollabile , è il monaco . Il monaco sa i numeri : questo è il domma . Se non li dice , è perchè il Signore gli ha proibito di aiutare i peccatori ; se li dice , e non escono , è perchè nel giuocatore è mancata la vera fede ; se li dice e vengon fuori , la novella si spande in un minuto , il povero monaco diventa afflitto da una popolarità pericolosa . È come l ' artista che ha fatto un capolavoro : guai se non continua a farne , egli è perduto . Il monaco che ha solamente fatto prendere un ambo , ha speranza di viver quieto : ma colui che ha dato tre numeri e sono usciti tutti tre , stia in guardia . Cercheranno di sedurlo in tutti i modi , coi doni , coi regali di denaro , con le offerte , con le messe , con le elemosine ; lo faranno pregare dai bimbi , dalle donne , dalle nonne vecchie ; l ' aspetteranno in istrada , alla porta della chiesa , presso il confessionale , alla porta del convento ; andranno a raccomandarsi a sua madre , a suo fratello , a sua zia ; lo assedieranno mattina e sera ; lo bastoneranno ; lo sequestreranno , torturandolo ; lo lasceranno morire di fame , perchè almeno in agonia dia i numeri . Sono cose accadute . Spesso , per salvarsi , un monaco si fa mandare da un paese all ' altro , dal suo superiore ; scompare , il popolo dice che se lo ha portato via la Madonna . * * * Il popolo napoletano giuoca per quanto più ha denaro . Per quanto sia povero , trova sempre sei soldi , mezza lira , al sabato , da giuocare ; ricorre a tutti gli espedienti , inventa , cerca , finisce per trovare . La sua massima miseria non consiste nel dire che non ha pranzato , consiste nel dire : Nun , m ' aggio potuto jucà manco nu viglietto ; chi ascolta , ne resta spaventato . Fra il venerdì sera e il sabato mattino , è tutto un agitarsi di gente che vuol giuocare e che non ha denaro ; gli operai si fanno anticipare una giornata , le serve rubano orrendamente sulla spesa , i mendicanti nelle vie crescono smisuratamente dal venerdì al sabato , quello che si può ancora vendere , si vende , quello che si può impegnare , si impegna . Anzitutto vi sono i biglietti popolari da giuocare , quelli che si giuocano sempre , perchè è una tradizione , perchè è un obbligo , perchè non se ne può fare a meno : l ' ambo famoso , sei e ventidue ; il terno famoso , cinque , ventotto , e ottantuno ; il terno della Madonna , otto , tredici e ottantaquattro . Questi terni , per fortuna del governo , non escono che ogni venti anni : quando è uscito , dopo moltissimi anni di attesa , l ' ambo sei e ventidue , il governo ha pagato due milioni di piccole vincite , di cinque e di dieci lire l ' una ; e tutta Napoli si è coperta di tavolelle , vale a dire che tutti hanno pranzato o cenato con la vincita , per ricominciare a giuocare , la settimana dopo , con maggior ardore . E ognuno ha il suo biglietto speciale , che gioca ogni settimana , da anni ed anni , con una fede che mai non crolla : un lustrascarpe ne giuocava uno da trent ' anni e glielo aveva lasciato in eredità suo padre , morendo , insieme con la cassetta per lustrare ; erano usciti degli ambi , tre o quattro volte , in trent ' anni ; il terno , mai . Un portinaio ne giuocò uno , per quarantacinque anni , senza prender mai nulla : la prima settimana che per un caso singolare , se ne scordò , il terno uscì - il portinaio morì di dolore . E vi è sempre il biglietto del grande avvenimento , rissa o suicidio , revolverata o veleno ; e infine vi è il biglietto cabalistico , quello strappato all ' assistito o al monaco . Questi quattro biglietti bisogna giuocarli a ogni modo ; rappresentano una media variabile da cinquanta centesimi a due lire la settimana . Quando il napoletano non ha più che due soldi , li va a giuocare al gioco piccolo , o lotto clandestino . * * * Per lo più le mezzane di questa grande frode , sono le donne . Una di queste , sudicia , lacera , porta in una lunga tasca , sotto la gonnella , un registro : viene il giuocatore o la giocatrice , deposita due soldi e dice i numeri : in cambio ha un pezzetto di carta sporca , dove sono scritti col lapis i numeri e la promessa , invariabile : uno scudo l ' ambo ... quaranta scudi il terno . La donna compie il suo giro nel quartiere , tutti la conoscono , tutti sanno che mestiere fa , tutti l ' aspettano : denunziarla ? Nessuno l ' oserebbe , è una benefattrice . Questi introiti sono larghi naturalmente ; a furia di due soldi si arriva a centinaia e centinaia di lire : i tenitori di gioco piccolo arricchiscono quasi tutti . Alla Riviera s ' incontrano degli equipaggi di ricchi borghesi , arrivati a questa ricchezza col lotto clandestino ; si conoscono perfettamente le persone , ma esse non compaiono , hanno i loro agenti . Il popolano ha una cieca fede in questi tenitori di gioco piccolo : ma bene spesso , nel pomeriggio del sabato , se il tenitore ha da pagare molte vincite , si affretta a sparire , con tutti i suoi registri , e non paga nessuno . Che importa ? La settimana appresso un ' altra donna ricomincia il suo giro e la gente ci capita di nuovo , come attratta , invincibilmente . Che delizia per chi giuoca e per chi prende i quattrini , frodare il governo ! Ogni tanto la questura arresta quattro o cinque di questi agenti , di queste mezzane , essi sono condannati al carcere , alla multa ; che importa ? Scontano la pena , pagano la multa , escono , ricominciano da capo , con più ardore . Vi è chi è stato condannato cinque volte per gioco piccolo : e ha un palazzo , e si lagna della persecuzione del governo , e la sua condanna la chiama na disgrazia . L ' aver messo il biglietto a due soldi , non è valso a nulla , pel governo : la frode ha continuato , più fiorente , appoggiata su questa grande allucinazione . * * * Ora la statistica porta : che nei giorni di giovedì , venerdì e sabato , avvengono maggiori furti domestici ; che in questi tre giorni si fanno più pegni al Monte di Pietà , che in questi tre giorni le agenzie private di pegni , sono affollatissime ; che in questi tre giorni , ma specialmente nel pomeriggio del sabato , avvengono maggiori risse ; che infine le cose più brutte , più laide , più ignobili e più violente avvengono in questo fatale periodo , e che in questi giorni il popolo napoletano si mette nelle mani dell ' usura : il vero cancro , di cui muore . VII L ' USURA Una povera donna che ha bisogno di cinque lire per pagare il padrone di casa , va a cercarle in prestito da donna Carmela , che dà il denaro cu a credenza . Prima di andarci , esita molto , ha paura e vergogna , ma visto che non può fare diversamente si decide . Donna Carmela è una donna grassa e grossa che esercita per lo più una professione di lusso , rammenda merletti , trapuntisce le grandi coltri di bambagia che si usano in Napoli , d ' inverno ricama in oro sul velluto : infine una professione per la forma , che lascia godere di lunghi ozii ; ma la sua vera professione è il prestar quattrini alla povera gente . Donna Carmela è verbosa e affettuosa in questo primo colloquio con la povera donna : la rincora , la compatisce , se occorre , le confessa di essere stata egualmente alle strette , e la manda via , tutta racconsolata , con le cinque lire , - vale a dire con quattro lire e mezzo . Il prestito è fatto per otto giorni , l ' interesse è di due soldi per lira . Si paga anticipato : quindi , sulle cinque lire , la povera donna lascia cinquanta centesimi . Gli otto giorni passano , le cinque lire da restituire la povera donna non le ha , allora , tutta rossa di vergogna , prega donna Carmela di contentarsi di un ' altra settimana d ' interesse , cinquanta centesimi : donna Carmela non dice nulla e intasca i dieci soldi . Così passano quattro , cinque , fino a dieci settimane , senza che la povera donna abbia mai potuto riunire le cinque lire : e ogni lunedì le tocca pagare l ' interesse del dieci per cento per settimana , e dopo la quinta settimana donna Carmela è diventata una iena , bisogna pregarla perchè non gridi , perchè non faccia delle scene , essa vuole il suo denaro , vuole il sangue suo , l ' interesse non le serve , le servono i quattrini del capitale . Sulla soglia delle porte , alle porte delle officine , ogni sabato , ogni lunedì , si ode la voce irosa di donna Carmela : essa , dal mattino , è in giro per esigere , ricoglie , e fa tremare uomini e donne , con il suo tòno alto e imperioso . In un posto ha da esigere una lira , in un altro due , in un altro cinque : e non osano ribellarsi a lei , non avendo da pagarla , non osano ribellarsi , potendo aver sempre bisogno di lei . Quella donna grassa è implacabile : sa la sua potenza : se una serva non paga , essa minaccia di fare uno scandalo con la padrona , se una donna non paga , essa minaccia di dirlo al marito , se un operaio non paga , essa sa l ' indirizzo del capo officina , e cui va a denunciarlo . Ella è astuta e cauta , audace e sboccata : ella resta sempre nella posizione di una benefattrice , a cui codesti ingrati rodono le fibre e bevono il sangue . E infatti nessuno le dà una coltellata , nessuno la bastona , nessuno la insulta , e quel che è più forte ancora , nessuno ha il coraggio di negarle i quattrini : l ' onestà del popolo napoletano non è neppur capace di truffare una usuraia . Non le danno neppure torto nelle sue escandescenze : e cercano sempre di mansuefarla . Quando una povera donna napoletana ha bisogno di un grembiule , di un vestito , di un fazzoletto da collo , di un paio di camicie , non avendo quattrini per comperarle , si decide ad andare da donna Raffaela che dà la robba cu a credenza . Quest ' altra usuraia prende , a basso prezzo , tela e percallo e fazzoletti di cotone dai negozi : e li rivende alla povera gente . Ogni oggetto , naturalmente , è pagato molto più caro del suo valore : primo guadagno . Poi , come all ' altra usuraia , bisogna pagare l ' interesse del dieci per cento alla settimana , sulla somma . Questi debiti , complicati continuamente , pesano sulla esistenza delle povere donne , per mesi e mesi : talchè , molto spesso , il grembiule si è consumato , la veste è lacera , le camicie sono bucate , e la povera donna ne ha pagato tre volte il valore , e il debito rimane uguale : donna Raffaela è furibonda , ella grida come una energumena , vuole strappare dal collo della donna il fazzoletto che le ha venduto , vuole sciogliere dai fianchi il grembiule e va gridando : Chesta è robba mia ! T ' aie arrobbato lu sango mio ! Come l ' altra , ella finisce per incassare quattro o cinque volte il capitale ; come l ' altra , ella è necessaria alla povera gente , la quale non reagisce mai contro queste violenze ; come l ' altra , ella non arrischia mai che piccoli capitali , preferendo di far piccoli e molti affari , dove non vi sono rischi , a grossi affari che offrono sempre dei pericoli . Le agenzie private di pegni rappresentano l ' usura organizzata in modo legale . Queste agenzie non sono succursali del Monte di Pietà , che debbano conformarsi alle tariffe del grande istituto di misericordia ; ma sono speculazioni debitamente autorizzate e viventi con capitali proprii . Per lo più sono esercitate da donne , profondamente sottili nella loro volgarità , nella loro ignoranza , e vengono messe su con pochi capitali . Anzitutto , in queste agenzie , l ' oggetto è deprezzato vilmente , specie se non è oro : e il primo guadagno è su questo . Vi si paga un fantastico diritto di registro , poi un tanto per la cartella , poi l ' interesse anticipato per un mese , tutto questo così complicato , così bene salvaguardato , così apparentemente legale , che queste agenzie esigono il cinque per cento d ' interesse al mese , senza che nessuno abbia il diritto di lagnarsi . So di una moglie di impiegato che dovette impegnare il suo unico vestito di seta , il vestito delle nozze , che era costato duecentocinquanta lire , in una di queste agenzie , tenuta da una grossa donna Gabriela : n ' ebbe trentasei lire , di cui ritirò soltanto trent ' una , lasciandone cinque per interesse , per la cartella ed il diritto di registro . Per sei mesi , tremando che non le vendessero il suo vestito e non avendo le trentasei lire , le toccò pagare , ogni mese , cinque lire , vale a dire che restituì i quattrini presi : al settimo non ebbe neppure quelle cinque lire ed il vestito fu venduto . Accorse , per vedere di prendere il di più , poichè il vestito era nuovo , e si era dovuto vendere bene : invece era stato liberato per trenta lire ; almeno così apparve dal libro . Ebbe poi il piacere d ' incontrare donna Gabriela al teatro col suo vestito indosso e carico di oro e di gioielli , ricomprati dall ' agenzia . Poichè molte di queste amano di sovraccaricarsi degli oggetti che hanno in deposito , e più di una popolana vede passare l ' impegnatrice che va alla passeggiata , portando al collo il laccetto d ' oro che ella ha dovuto impegnare , alle orecchie gli orecchini di una vicina , e sulle spalle il mantello di velluto della signora del terzo piano : e dietro le porte , dietro le finestre , quando l ' impegnatrice passa , vi sono dei sospiri repressi , delle lagrime inghiottite , dei pallori subitanei : l ' impegnatrice sembra un idolo indiano a cui si sacrifichi oro e sangue . Alcune impegnatrici , più astute e più calcolatrici , impegnano di nuovo , ma al Banco , gli oggetti di oro e di valore , guadagnandoci ancora , poichè il Banco dà onestamente il terzo del valore ed esse neppure il quinto : così aumentano i loro capitali , e mettono gli oggetti al sicuro . Ma perchè - si domanda - la povera gente non si rivolge ai due Banchi dello Spirito Santo e di Donnaregina ? Perchè si fa spogliare da queste agenzie ? Gli è che a questi Banchi governativi , il tramite è molto lungo - e molta gente non ha pazienza , non sa come fare , vuole sbrigarsi presto , è presa da una necessità urgentissima e preferisce entrare in una delle prime agenzie che trova dove la servono subito , senza formalità e senza parole ; gli è che in questi Banchi governativi , la pubblicità è sempre grande , e una persona timida vi arrossisce di vergogna e preferisce entrare nella penombra discreta delle agenzie private , dove tutto sembra fatto con grande segretezza ; gli è che il venerdì e il sabato , poichè il popolo napoletano deve giuocare al lotto , e ha giuocato , la folla è così grande che i Banchi governativi non bastano più e il popolo si riversa nelle agenzie private . Ora , calcolate . Ogni vicolo ha la sua donna Carmela , ogni strada la sua donna Raffaela , ogni angolo di piazza ha la sua agenzia autorizzata ; e in certe strade nere , ogni tre botteghe , s ' impegna . Calcolate , moltiplicate , pensate alla miseria , pensate al lotto : da un lato l ' avidità e la furberia : dall ' altro l ' onestà e l ' ingenuità , il bisogno , la miseria . Di questo cancro , l ' usura , agonizza in una infelicità infinita la gente napoletana . VIII IL PITTORESCO Alla mattina , se avete il sonno leggiero , fra i tanti rumori napoletani , udirete uno scampanio in cadenza , che ora tace , ora ricomincia dopo breve intervallo : e insieme un aprir e chiuder di porte , uno schiuder di finestre e di balconi , un parlare , un discutere a voce alta , dalla strada o dalle finestre . Sono le vacche che vanno in giro per un paio d ' ore , condotte , ognuna , da un vaccaro sudicio , per mezzo di una fune : le serve comprano i due soldi di latte , attardandosi sulla soglia del portone , litigando sulla misura ; molte , per non avere il fastidio di far le scale , calano dalla finestra un panierino dove è un bicchiere vuoto e un soldo , e da sopra protestano che è troppo poco , che il vaccaro è un ladro e fanno risalire il panierino con molta precauzione , per non versare il latte ; poi sbattono rabbiosamente le finestre . Queste vacche si fermano innanzi a ogni porta , nel loro giro mattinale : dove le serve dormono ancora , il vaccaro grida forte , acalate o panaro ; se non sentono , batte forte il campanaccio della vacca . È un quadro pittoresco , mattinale ; quelle vacche tutte incrostate di fango , quel vaccaro dalle mani nere che sporcano il bicchiere , quelle serve scapigliate e discinte , quelle comari dalla camiciuola macchiata di pomidoro . L ' altro lato del quadro , è nel pomeriggio ; dalle quattro alle sei , uno scampanellìo acuto e fitto : sono le mandre di capre che scorazzano per tutte le vie della città , ogni branco guidato da un capraro , con un bastone . A ogni portone il branco si ferma , si butta a terra , per riposarsi , il capraro acchiappa una capra , e la trascina dentro il portone , per mungerla innanzi agli occhi della serva , che è scesa giù ; talvolta la padrona è diffidente , non crede nè all ' onestà del capraro , nè a quella della serva ; allora capraro e capra salgono sino al terzo piano , e sul pianerottolo si forma un consiglio di famiglia , per sorvegliare la mungitura del latte . Il capraro e la sua capra ridiscendono , galoppando , dando di petto , contro qualche infelice che sale e che non aspetta questo incontro : giù , alla porta , è un combattimento fra il capraro e le sue capre per farle muovere , fino a che queste prendono una corsa sfrenata , massime quando si avvicina la sera e sanno che ritornano sulle colline . In tutte le città civili , queste mandre di bestie utili ma sporche e puzzolenti , queste vacche non si vedono per le vie : il latte si compra nelle botteghe pulite e bianche di marmi . A Napoli , no : è troppo pittoresco il costume , per abolirlo . Nessun municipio osa farlo . La gran riforma , in venticinque anni , è stata che non potessero girare per la città i maiali , come era prima permesso . * * * Un ' altra cosa molto pittoresca , è il sequestro delle strade , fatto per opera dei piccoli bottegai o dei rivenditori ambulanti . Che quadri di colore acceso , vivo , cangiante , che bella e grande festa degli occhi , che descrizione potente e carnosa , potrebbero ispirare a uno dei moderni sperimentali , troppo preoccupati dell ' ambiente ! Per via Roma , la più importante strada della città , il tratto da San Nicola alla Carità , fino alle Chianche della Carità , vale a dire , due piazze , due lunghi marciapiedi , sino alle otto della mattina , è abbandonato ai rivenditori di frutta , di erbaggi , di legumi : un contrasto di fichi e di fave , di uva e di cicoria , di pomidori e di peperoni ; e un buttar acqua , sempre , uno spruzzare , uno scartare la roba fradicia ; dopo le otto , quel tratto è un campo di battaglia di acque fetenti , di buccie , di foglie di cavolo , di frutta marcite , di pomidori crepati , tanto che , come la mano fatale di lady Macbeth , che tutte le acque dell ' Oceano non potevano lavare , quel tratto di strada , via Roma , malgrado le premure degli spazzini , non arriva mai a detergersi . Intanto il grande mercato di Monteoliveto lì presso , resta semi - vuoto , con la malinconia dei grandi fabbricati inutili ; quello di San Pasquale a Chiaia , è addirittura chiuso ; il venditore napoletano non vuole andarci , vuol vendere nelle strade . Tutto il quartiere della Pignasecca , dal largo della Carità , sino ai Ventaglieri , passando per Montesanto , è ostruito da un mercato continuo . Vi sono le botteghe , ma tutto si vende nella via ; i marciapiedi sono scomparsi , chi li ha mai visti ? I maccheroni , gli erbaggi , i generi coloniali , le frutta , i salami ed i formaggi , tutto , tutto nella strada , al sole , alle nuvole , alla pioggia ; le casse , il banco , le bilancie , le vetrine , tutto , tutto nella via ; vi si frigge , essendovi una famosa friggitrice ; vi si vendono i melloni , essendovi un mellonaro famoso per dar la voce ; vanno e vengono gli asini carichi di frutta ; l ' asino è il padrone tranquillo e potente della Pignasecca . Qui il romanzo sperimentale potrebbe anche applicare la sua tradizionale sinfonia degli odori , poichè si subiscono musiche inconcepibili : l ' olio fritto , il salame rancido , il formaggio forte , il pepe pestato nel mortaio , l ' aceto acuto , il baccalà in molle . Nel mezzo della sinfonia della Pignasecca , vi è il gran motivo profondo e che turba ; la vendita del pesce , specialmente del tonno , in pieno sole , su certi banchi inclinati , di marmo . Alla mattina il tonno va a ventisei soldi e il pescivendolo grida il prezzo con orgoglio : ma , come la sera arriva , per il declinare dell ' ora e della merce , il tonno scende a ventiquattro , a una lira , a diciotto soldi ; quando arriva a dodici soldi , la gran nota sinfonica del puzzo ha raggiunto il suo apogeo . La Pignasecca non può mai essere pulita ; nessun Municipio ha mai osato dichiararla via di sbarazzo . Il quartiere del Sangue di Cristo , detto piuttosto ' o sanghe d ' e galline , per rispetto al nome del Redentore , se ne ride del Municipio . Del resto , tutto questo è bellissimo , pel pittore e pel novelliere . * * * Nulla di più pittoresco che la strada di santa Lucia , di esclusiva proprietà dei signori pescatori e marinai , intrecciatori di nasse e venditori di ostriche ; nonchè delle loro signore mogli , venditrici di acqua sulfurea e di ciambellette , cucinatrici di polipi e friggitrici di peperoni ; nonchè dei loro signori figliuoli , in numero indefinito , nudi e bruni come il bronzo . In quella strada , all ' aria aperta , tutto si fa : il bucato e la conserva di pomidoro , la pettinatura delle donne e la spulciatura dei gatti , la cucina e l ' amoreggiamento , la partita a carte e la partita alla morra . La strada di santa Lucia appartiene ai luciani , che fanno il loro comodo . Le quattro viottole cieche che salgono da santa Lucia verso la collina , valgono i fondaci del quartiere Mercato , per il luridume : i cavalcavia uniscono le case pencolanti e sbuzzanti , le cordicelle vanno da un balcone all ' altro , un lumicino innanzi a una Madonnina nera illumina soltanto la viottola , dove va a cadere tutto il sudiciume di quella gente . Non vi è più marciapiede , verso il mare : i luciani se lo pigliano tutto , per le nasse , e per le fiasche dell ' acqua sulfurea . Nell ' estate , anzi , dormono sul marciapiede o sul parapetto e brontolano contro colui che osa passare e svegliarli . Verso le case , non vi si accosta nessuno : lì per scherzo , volano i torsi di spighe e le buccie di fichi e le cantine mettono le tavolelle dei bevitori , nella via . I luciani sopportano che il tram passi per la loro via , ma vi bestemmiano contro , spesso e volentieri , poichè è una usurpazione della loro strada : le venditrici di acqua sulfurea paiono tanti uomini vestiti da donne , con gli zoccoli dal tacco alto , la gonna corta legata sullo stomaco , le rosette di perle sostenute con un filo all ' orecchio , perchè non si spezzi il lobo , pel peso . Sono naturalmente rissose e brutali : vi dànno a bere l ' acqua per forza , litigano fra loro , rubandosi gli avventori . Sono indomabili : per poterle governare , il delegato del quartiere deve essere anche un luciano , che le pigli a male parole . Una volta , due di esse , bastonarono fino all ' estenuazione , una guardia municipale che voleva loro assegnare una contravvenzione : è vero , però , che il giorno seguente si quotarono per aiutarne la vecchia madre , mentre il figlio era all ' ospedale . Ma santa Lucia , tutta pittoresca , resta sempre fuori delle leggi dell ' edilizia e d ' igiene : è un borgo fortificato . Forse il colera non vi avrà fatto strage ; vi è il mare e vi è il sole . Ma che mare nero , untuoso ! Ma qual putrefazione , non illumina quel sole ! * * * È pittoresco , per un amante del colore , veder girare , di sera , per via Roma , un carretto disposto a mensa , su cui , in tanti piattelli , vedi dei castelletti di fichi d ' India , sbucciati : un uomo spinge il carretto , una lampada a petrolio vi fumiga , il carretto si ferma ogni tanto . Riparte , lasciando dietro di sè le bucce spinose e sdrucciolevoli . È pittoresco , assai , per un novelliere , girare dopo mezzanotte : e trovare degli uomini che dormono sotto il porticato di san Francesco di Paola , col capo appoggiato alle basi delle colonne : degli uomini che dormono sui banchi dei giardinetti , in piazza Municipio ; dei bimbi e delle bimbe , che dormono sugli scalini delle chiese di san Ferdinando , santa Brigida , la Madonna delle Grazie , specialmente quest ' ultima , che ha una larga scala e certi poggiuoli ampli , nel centro di via Roma . Può piacere all ' uno e all ' altro , che giusto a due passi da via Roma , vi sia il Chiostro di San Tommaso d ' Aquino , dove non vi sono più monaci , ma che è un piccolo fondaco , una piccola Corte dei Miracoli , con le sue vanelle , e le sue botteghe brulicanti di ombre e le case brulicanti di poveri e d ' infelici . Ma in realtà è molto , molto crudele che tutto questo esista ancora , e che creature umane lo subiscano , e che uomini di cuore sopportino che questo sia . IX LA PIETÀ Quando una popolana napoletana non ha figli , essa non si addolora segretamente della sua sterilità , non fa una cura mirabile per guarirne , come le sposine aristocratiche , non alleva un cagnolino o una gattina o un pappagallo , come le sposette della borghesia . Una mattina di domenica ella , si avvia , con suo marito , all ' Annunziata , dove sono riunite le trovatelle , e fra le bimbe e i bimbi , allora svezzati o grandicelli , ella ne sceglie uno con cui ha più simpatizzato , e , fatta la dichiarazione al governatore della pia opera , porta con sè , trionfante , la piccola figlia della Madonna . Questa creaturina , non sua , ella l ' ama come se l ' avesse messa al mondo ; ella soffre di vederla soffrire , per malattia o per miseria , come se fossero viscere sue ; nella piccola umanità infantile napoletana , i più battuti sono certamente i figli legittimi ; di battere una figlia di Maria , ognuno ha un certo ritegno ; una certa pietà gentilissima fa esclamare alla madre adottiva : puverella , non aggio core de la vattere , è figlia della Madonna . Se questa creatura fiorisce in salute e in bellezza , la madre ne va gloriosa come di opera sua , cerca di mandarla a scuola o almeno da una sarta per imparare a cucire , poichè certamente , per la sua bellezza , la bimba è figlia di un principe ; in nessun caso di miseria o infermità , la madre adottiva riporta , come potrebbe , la figliuola all ' Annunziata . E l ' affezione , scambievole , è profonda , come se realmente fosse filiale ; e a una certa età il ricordo dell ' Annunziata scompare , e questa madre fittizia acquista realmente una figliuola . * * * Ma vi è di più : una madre ha cinque figli . Il più piccolo ammala gravemente , ella si vota alla Madonna , perchè suo figlio guarisca ; ella adotterà una creatura trovatella . Il figlio muore ; ma la pia madre , portando il fazzoletto nero che è tutto il suo lutto , compie il voto , lagrimando . Così , a poco a poco , la creatura viva e bella consola la madre della creatura morta , e vi resta in lei solo una dolcezza di ricordo e vi fiorisce una gratitudine grande per la figlia della Madonna . Talvolta , il figlio guarisce : il primo giorno in cui può uscìre , la madre se lo toglie in collo e lo porta alla chiesa dell ' Annunziata , gli fa baciare l ' altare , poi vanno dentro a scegliere la sorellina o il fratellino . E fra i cinque o sei figli legittimi , la povera trovatella non sente mai di essere un ' intrusa , non è mai minacciata di essere cacciata , mangia come gli altri mangiano , lavora come gli altri lavorano , i fratelli la sorvegliano perchè non s ' innamori di qualche scapestrato , ella si marita e piange dirottamente , quando parte dalla casa e vi ritorna sempre , come a rifugio e a conforto . * * * Un caso frequente di pietà è questo : una madre troppo debole o infiacchita dal lavoro ha un bimbo , ma non ha latte . Vi è sempre un ' amica o una vicina o qualunque estranea pietosa , che offre il suo latte ; ne allatterà due , che importa ? Il Signore penserà a mandarle il latte sufficiente . Tre volte al giorno la madre dal seno arido , porta il suo bambino in casa della madre felice : e seduta sulla soglia , guarda malinconicamente il suo figlio succhiare la vita . Bisogna aver visto questa scena e aver inteso il tono di voce sommessa , umile , riconoscente , con cui ella dice , riprendendosi in collo il bambino : o Signore t ' o renne , la carità che fai a sto figlio . E la madre di latte finisce per mettere amore a questo secondo bimbo e , allo svezzamento , soffre di non vederlo più : e ogni tanto va a ritrovarlo , a portargli un soldo di frutta , o un amuleto della Vergine : il bimbo ha due madri . Io ho visto anche altro : una povera donna andava in servizio , non poteva tenere presso di sè il suo bimbo ; lo lasciava a un ' altra povera donna , che orlava gli stivaletti , e lavorava in casa , cioè nella strada . Ella metteva i due bimbi , il suo e quello della sua amica , nello stesso sportone ( culla di vimini ) , attaccava una funicella all ' orlo dello sportone e dall ' altra parte al proprio piede , e mentre orlava gli stivaletti , canticchiava la ninna nanna per i due bimbi ; mentre orlava gli stivaletti , mandava avanti e indietro il piede , per cullare i due bimbi nello stesso sportone . A un ' altra donna che stava in servizio , un ' amica teneva il bimbo ; ma veniva a portarglielo da molto lontano , per farlo succhiare , sudando , sotto il sole , con quel bimbo pesante in collo . L ' intervista accadeva sul pianerottolo o in cucina : e accadevano questi piccoli dialoghi : - S ' è stato cuieto , almeno ? - Cuieto sì , ma tene sempe famme . - Core de mamma soia ! Poi l ' allattamento finiva , l ' amica riprendeva il bimbo non suo , dicendogli : - Iammocene , a ' casa , ja ' ; core de la zia , saluta a mammà . E se ne andava , tranquillamente , senza mormorare , mentre la madre , dal finestrino della cucina , guardava ancora una volta suo figlio . * * * È naturale che il popolo non possa far carità di denaro , al più povero di lui , non avendone ; ma si vedono e si sentono carità più squisite , più gentili . Una cuoca si metteva sempre di malumore quando la padrona ordinava il brodo : era soltanto felice quando si ordinavano maccheroni o legumi , o risotto , grosse nutrienti minestre . Fu lungamente sospettata di ingordigia , sebbene alla sua personcina malandata , fosse più necessario il brodo che i maccheroni : in realtà ella dava la sua minestra , ogni giorno , ai due bimbi della portinaia , e preferiva dar loro un grosso piatto , anzichè tre cucchiaiate di brodo : ella rimaneva senza . Alla sera , quando vanno via , tutte le serve portano un fagottino degli avanzi del pranzo , quando la padrona ha la bontà di darli loro : e non servono per sè , sono per un fratellino , o per un nipote o per una madre vecchia o per qualche povera donna che non ha altro . Nessuna serva mangia mai tutto quello che le date : tre quarti , una metà , talvolta tutto , è destinato a un ' altra persona . E gli ammalati degli ospedali , la gente carcerata , trovano sempre una sorella , una zia , una comare , un amica , un ' amante che si torturano una settimana , per poter comperare al giovedì o alla domenica , quattro aranci da sollevare la sete dell ' infermo o della inferma , che lavano di notte , in fretta e in furia , la camicia del carcerato , per potergliela portare il giorno seguente , lavata e stirata . Bisogna andare a vedere che cosa sono le porte degli ospedali , nei giorni di visita : e che folla femminile vi si accalca , pallida e ansiosa ! Io ho visto una moglie , a cui il marito era morto all ' ospedale , in un giorno , andare dal direttore , da quanti medici potette avere l ' indirizzo , dalla direttrice delle suore , dalle suore , dagli inservienti , e piangere , e pregare , e scapigliarsi e scongiurarli , in nome di Cristo , che non le squartassero il marito . L ' idea della morte la sopportava , ma l ' autopsia la esasperava . * * * Nessuna donna che mangi , nella strada , vede fermarsi un bambino a guardare , senza dargli subito di quello che mangia : e quando non ha altro , gli dà del pane . Appena una donna incinta si ferma in una via , tutti quelli che mangiano o che vendono qualche cosa da mangiare , senza che ella mostri nessun desiderio , gliene fanno parte , la obbligano a prenderlo , non vogliono avere lo scrupolo . E i poveri che girano , sono aiutati alla meglio , da quella gente povera : chi dà un pezzo di pane , chi due o tre pomidoro , chi una cipolla , chi un po ' d ' olio , chi due fichi , chi una paletta di carboncini accesi : una donna , per fare la carità in qualche modo , lasciava che una mendicante venisse a cuocere sul proprio fuoco , sul focolaretto di tufo , il poco di commestibile che la mendicante aveva raccattato . Tanto avrebbe dovuto perdersi , quel resto del fuoco , dopo la sua cucina ; era meglio adoperarlo a sollevare una miserabile . Un ' altra faceva una carità più ingegnosa : essendo già lei povera , mangiava dei maccheroni cotti nell ' acqua e conditi solo con un po ' di formaggio piccante , ma la sua vicina , poverissima , non aveva che dei tozzi di pane secco , duro . Allora quella meno povera regalava alla sua vicina l ' acqua dove erano stati cotti i maccheroni , un ' acqua biancastra che ella rovesciava su quei tozzi di pane , che si facevano molli e almeno avevano un certo sapore di maccheroni . Una giovane cucitrice era stata a Gesù e Maria , l ' ospedale , con una polmonite ; poi si era guarita , e pallida , esaurita , sfinita , era venuta via . Pure l ' ospedale , per assisterla ancora in vista di una tisi probabile , le concedeva , ogni mattina , quattro dita di olio di fegato di merluzzo , che ella doveva andare a prendere , lassù . Ella capitava ogni mattina , col suo bicchiere , sino a che fu rimessa completamente in salute : e allora le dissero che non le avrebbero più data la medicina . Ella si confuse , impallidì , pianse , pregò la monaca che per carità , non gli sospendessero quell ' olio - e infine fu saputo che di quell ' olio , ella si privava per darlo in elemosina a una povera donna - la quale per miseria , superato il naturale disgusto , lo adoperava a condire il pane o a friggerci un soldo di peperoni . * * * E ancora un altro fatto mi rammento . Un giorno , al larghetto Consiglio , una donna incinta , presa dalle doglie , si abbattè sugli scalini e partorì nella strada . Il tumulto fu grande : ella taceva , ma per pietà , per commozione , molte altre donne strillavano e piangevano . E in poco tempo , da tutti i bassi , da tutte le botteghe , da tutti i sottoscala , vennero fuori camiciole e fasce per avvolgervi la povera creaturina , e lenzuola per la povera puerpera . Una madre offrì la culla del suo bimbo morto ; un ' altra battezzò il bimbo , facendogli il segno della croce sul visino ; una terza questuò per tutte le case del vicinato ; una quarta , serva , si offrì e andò a fare il servizio per la povera puerpera . La moglie del fornaio divise il suo letto , con la puerpera : e il fornaio dormì sopra una tavola per dieci giorni , avendo per cuscino un sacco . E quella miserella piangeva di emozione , ogni volta che baciava suo figlio . Roma , autunno 1884 IL VENTRE DI NAPOLI ( ADESSO ) IL PARAVENTO L ' impressione che si aveva , entrando in Napoli , dalla stazione ferroviaria , venti anni or sono , era di giungere in una città angusta , male odorante , sporca , affogata di case di tutte le altezze , di tutti i colori , portanti , tutte , il marchio del decadimento e del sudiciume . Se , poi , trascorso il vecchio Corso Garibaldi , la carrozzella del forastiero rallentava un poco il passo , in via Marina , in quella strada eternamente disselciata , dalle buche profonde , ove si trabalzava così maledettamente , se il forastiero lasciava il suo portamantelli sul soffietto , o collocava il nècèssaire da viaggio sulla via Marina , in quella strada eternamente disselciata , dalle buche profonde , ove si trabalzava così maledettamente vi era la rapina , quando non ne accadevano due o tre con l ' agile ladruncolo che fuggiva nelle viuzze e nelle viottole , alle spalle della Marina . E alla impressione estetica assai deludente pel forastiero che ancora non era giunto nel rione della Beltà , cioè verso la Riviera si univa un ribrezzo morale , di cui non solo le oneste e sincere guide Baedeker erano l ' eco , ma di cui tutti i viaggiatori formavano una larga e invincibile propaganda . Niuno dubbio che , dopo venti anni , la impressione estetica sia mutata completamente . La piazza della Stazione , ormai , ha una vastità degna di una metropoli e le tre ampie strade che vengono di fronte al forestiero , le due enormi arterie a dritta e a sinistra , i grandi palazzi che formano gli angoli della via , tutte queste cose grandi , piene di luce , piene di aria , tutte queste cose che hanno l ' aspetto nitido o quasi , danno agli occhi curiosi una prima visione gradevole . Entrando , poi , nel Rettifilo , l ' occhio un po ' distratto , un po ' stanco del viaggiatore , scorrendo rapidamente , finisce per avere un senso di ammirazione , per la larghezza di questa via , per il suo disegno che , sino ad un certo punto è bello . Mancano , è vero gli alberi , che formano la poesia di tutti i paesi civili del mondo , anche escludendo Parigi ove gli alberi sono la delizia e l ' ammirazione dei cittadini : mancano gli alberi e vi sono , in cambio , a irrisione nostra , alcune pianticelle tisiche , mal piantate , non coltivate , non protette e , viceversa , esecrate , odiate , perseguitate dalle autorità istesse , dai cittadini e dai monelli : tanto che sarebbe meglio sradicarle , anzi che assistere a quella lenta agonia di cui nessuno ha pietà , non il sindaco , non l ' assessore dei giardini , non i proprietarii delle case , non quelli dei magazzini , salvo la vana pietà di qualche malinconico viandante , che rammenta gli alberi , non di Parigi , per l ' amor di Dio , ma quelli di Milano e di Torino , città a cui il Signore non dette il paesaggio ma a cui , gli uomini , si affrettarono a dare il verde e l ' ombra dei begli alberi , riposo degli occhi , sogno vago dell ' anima . Basta ! Il Rettifilo ha una linea maestosa , il suo insieme colpisce specialmente se , traversandolo rapidamente , guardandolo senza troppo analizzarlo , non ci si accorge delle svariate bruttezze degli svariati palazzi nuovissimi che vi sono sorti , dei loro colori diversi , alcuni chiassosi , delle goffe e pretenziose ornamentazioni di alcuni fra essi : questo , però , è , purtroppo un male comune a tante altre belle città italiane , dove accanto agli splendori , antichi e alle profonde eleganze del gusto , gli architetti moderni hanno elevato i monumenti della loro completa ignoranza e della loro perfetta assenza di senso estetico . Quando si sono visti abbattere i meravigliosi sentieri ombrosi di quella villa incantevole che era la Ludovisia , a Roma , quando quel bosco sacro alla beltà e alla grazia , è sparito , per dar luogo ai quartieri Ludovisii , possiamo sopportare in pace anche le laidezze di non tutti i palazzi del Rettifilo ; anche perchè , alcuni fra essi sono , se non altro , semplici , poichè , fortunatamente l ' architetto non aveva fantasia ; e qualcuno , forse , ha persino delle linee eleganti . Non bisogna guardar troppo , ecco tutto , bisogna sogguardare , e così la vivezza della grande fontana , in piazza della Borsa , nasconderà il dislivello famoso e incorreggibile di via Guglielmo Sanfelice , mentre il solenne edificio della Borsa gli farà credere , al viaggiatore , chi sa quale mirabolante giro di affari e la gabbia aerea dei telefoni , a una rete di abbonati che serri tutta la città . Per fortuna , le guide tacciono su queste circostanze ; il viaggiatore non vede che l ' esterno ; e la messa in iscena del Rettifilo , del resto abbastanza felice , ottiene il suo effetto . Che se , poi , qualche conoscente napoletano , qualche compagno di viaggio più esperto , narra al viaggiatore che il Rettifilo ha tagliato in due il ventre di Napoli , attraversando i quattro quartieri popolari e popolosi di Mercato Vicaria , Pendino e Porto ; che questo Rettifilo non è stato fatto solo per arrivare più presto e meglio alla stazione ferroviaria ; non è stato fatto solo per i grandi industriali che vendon tessuti di lana e di cotone ; non è stato fatto solo per avere una larghissima via ; ma è stato fatto in nome di un criterio assoluto d ' igiene e quindi di civiltà , allora la sua impressione si viene sempre più migliorando . Il Rettifilo era , doveva essere , dovrebbe essere l ' apportatore dell ' aria , della salute , della pulizia di migliaia e migliaia di popolani napoletani : il suo ufficio , realizzando una idealità di carità civile che vollero Umberto Primo , Agostino Depretis e Nicola Amore , era quello di vincere la malattia e la morte , nel popolo napoletano . E allora , per chi abbia anima sensibile questa strada assume un simbolo elettissimo , è l ' emblema della solidarietà umana che , dall ' alto del trono , del governo dello Stato , del governo della Città , sente la necessità di elevare prima fisicamente e poi moralmente il popolo , dando ad esso i beni primari della vita , la luce , l ' aria , la nettezza , la salubrità , dandogli la via e la casa , dandogli il modo di acquistare la sanità del corpo che è la gioia dell ' anima , sottraendolo alle infermità , alle degenerazioni , all ' epidemia , e sottraendolo , così , anche alla disonestà e al vizio . Questo , nella mente di chi lo volle , dopo la strage del 1884 , dopo la visita ai tugurii e alle catapecchie fatta dal Re , dopo l ' orrore che ne ebbe l ' animo dei maggiorenti , questo era il compito del Rettifilo , che si è chiamato e si chiama Risanamento , con tutto il suo progetto di diramazioni , di colmate , di traverse . Il Rettifilo doveva salvare il popolo napoletano : e poichè gli occhi che guardano poco e fugacemente , poichè le labbra che domandano , non sempre sono esaudite da labbra che conoscano la verità , poichè il difetto di cui tutti siamo malati , è la fretta , poichè noi siamo , anche , malati di superficialità , poichè nessuno ha il tempo di fare quel che vorrebbe , nel mondo , poichè nessuno ha la volontà necessaria a eseguire tutto quello che vorrebbe , poichè tutto ci sfugge , per esser profondi , così , noi possiam credere che , veramente , il Rettifilo abbia dato al popolo napoletano tutto quello che gli mancava , e , sovra tutto , lo posson credere tutti coloro che passano qui un giorno o un mese ! * * * Eppure , questa illusione non resisterebbe a una osservazione più minuta . Alla seconda , alla terza , alla decima volta che voi attraversate questa magnifica strada , volgendo gli occhi , a manca , a dritta , lo scenario seducente ha dei grandi strappi . Un imponente palazzo , rossastro , pomposo , si pavoneggia con le sue cento finestre : e , accanto , voi scovrite un vuoto , e un muretto basso si prolunga , si prolunga , un muretto su cui la pubblicità allegramente appende i suoi quadri , da anni e anni , e dietro questo muretto , molto più indietro , sorgono delle masse di case lercie , cadenti , miserabili , di tutte le misure , macchiate di tutte le stigmate della povertà e del vizio . Ciò sparisce : un ' altra costruzione moderna tenta ridarvi una parvenza di civiltà , ma , fatto accorto , voi cercate ficcar l ' occhio , ai fianchi , alle spalle , e subito dietro , a otto o dieci metri , ecco , di nuovo , un affogamento di topaie , dalle cui finestrette pendono i cenci più indecenti , magari con la poesia del vaso di basilico e del popone appeso al giunco . Così , otto , quindici , venti volte , dalle due parti , ma sovra tutto , a diritta , andando verso la ferrovia , questo sipario lacerato bruscamente , vi mostra degli spettacoli improvvisamente brutti , nauseanti , schifosi : è la cattiva parola , ma è la parola e invano voi tentate di rifare le fila del vostro sogno di una via maestosa e ricca , di una via nobile e purificante , di una via che serva egualmente alla salute , alla fortuna e alla felicità del popolo . Queste continue apparizioni , fra le enormi nuove costruzioni , di quelle immonde costruzioni vecchie , non lontane , vicine , non lontane , accanto , non lontane , alle spalle , vi hanno distrutto tutta la vostra tela d ' illusione . Cercate le traverse che dovevano portare da sinistra , dai quartieri più alti al Rettifilo , bonificando la regione che comincia a santa Maria la Nova e continua pei Banchi Nuovi , san Giovanni Maggiore , Mezzocannone , Università , sino all ' Annunziata , sino a Capuana , e non ne trovate che due sole , complete , su venti , quelle attorno al Sedile di Porto , e tutte le altre sono abbozzate , sono pezzi di via , di otto o dieci metri , con il loro bravo nome , di un qualche nostro illustre cittadino - e anche di voi , o Francesco Serao , o avo mio ! - e niente altro , salvo , dopo questi dieci metri , che una cortina di antiche case non abbattute , una cortina che chiude le comunicazioni , che urta lo sguardo . Voi cercate le più belle traverse , quelle che dovevan tagliare a diritta , dal Rettifilo al mare , risanando i quartieri successivamente di Porto , Mercato e Vicaria . Su venti , ve n ' è una sola , completa . Alcune altre , quattro o cinque sono come quelle a sinistra , appena cominciate , abbandonate da anni , ottuse , traverse cieche , ove , in fondo , ma non molto in fondo , sorge lo stesso spettacolo , sempre , di case antichissime , mezze dirute , mezze cadenti , nerastre , verdastre , grigiastre . Dopo , non vi è più nulla . Cioè , vi sono dei vicoletti che precipitano per mezzo di dislivelli paurosi , di scalette ripide , difese da rozze ringhiere , in tutto ciò che sta dietro il Rettifilo , vicoletti sinuosi , vicoletti neri , angoli dove due o tre vicoli s ' intersecano dirupandosi , tutto un disegno bislacco e grottesco , accanto , sì , accanto , alle altitudini superbe dei nuovi palazzi . E voi , verso la fine del Rettifilo , vedendo fuggire gli ultimi lembi mirabili della vostra illusione , voi vi domandate se non siate vittima di un ' allucinazione , se una parte di quel che vedete non sia falso , poichè troppo forte è il contrasto , poichè non può essere tutto vero , a pochi metri di distanza , il decente e l ' indecente , il pulito e lo sporco , la pompa e l ' inguaribil miseria , il lusso e la povertà più abbietta . Che cosa è falso , che cosa è vero ? Sono , forse il portato di un incubo tutte quelle masse di abitazioni luride , fetide , cascanti , ove pare che si moltiplichino la tristizie e la tristezza , il morbo e il disonore , il delitto e la morte ? Sono forse gli spettacoli che vi fecero inorridire , come uomini e come cristiani , venti anni prima , sono questi spettacoli che si rinnovano , falsamente nella memoria , nella fantasia , così , come nei momenti di nostra malinconia spirituale e di nostra debolezza fisica ? O , forse è falsa l ' altra parte , cioè la parvenza moderna del Rettifilo e i suoi palazzi che vorrebbero essere splendidi , ma che sono almeno , nuovi , netti , solidi , grandi , appartengono al sogno ? Non sono forse , un lungo scenario di tela , su cui un abile scenografo abbia dipinto a grandi tratti , una serie di edifici maestosi , e intanto , non si sa come , non si sa perchè , la tela ha delle grandi soluzioni di continuità e lascia vedere l ' oscurità , il luridume delle quinte , ove tutto è rancido , è puzzolente , è nauseante ? O , forse , non sono di carta pesta , di legno dipinto , queste case , come quelle che estrae , lentamente , da una scatola , la mano di un bimbo e le dispone sovra un piano , ad angoli retti ? Non è , forse , a destra , a sinistra del Rettifilo , lo svolgersi di un bizzarro paravento , i cui pezzi non sono bene congiunti , anzi sono disgiunti , e il paravento non giunge a nascondere , quel che non si deve vedere ? * * * E passino i vostri occhi ricercatori dalle cose alle persone del Rettifilo , vi passino , per conoscer più presto e meglio il motto dell ' enigma . La possente arteria napoletana rifluisce , in ogni ora , di sangue vivido : una folla attraversa costantemente il Rettifilo , a piedi , in carrozza , in trams , specialmente sino a piazza Depretis , andando e venendo dai due rami di via Duomo . Folla di ogni qualità e , talvolta , anche , folla di persone distinte , bene vestite , gli uomini con la catena di oro sul panciotto , le donne con i ciondoli sospesi sul petto . Tutto questo mondo va , viene , ritorna , si allontana , mondo svariato , multiforme , multanime . Se voi siete abituato a discernere i volti e le espressioni , fra la folla , se avete l ' ardente e dolente segreto dell ' intuizione , voi scorgerete , lungo il Rettifilo , persone e faccie che vi daranno un fremito di sorpresa e , forse , di sgomento . Sugli angoli di quelle viuzze , presso quelle ringhiere , su quel limitare fatidico fra il vecchio e il nuovo , e , persino , nelle poche vie principali e non finite , stazionano sempre degli uomini , sul cui viso la delinquenza è impressa e la cui espressione non mente ; stazionano mendicanti dei due sessi e di tutte le età , ma di una mendicità sfrontata e ributtante , e stazionano anche , meno di mattina , molto più nel pomeriggio , moltissimo di sera , le sventurate e sciagurate femmine del popolo , che esercitano il più compassionevole e più atroce fra i mestieri . Così , sull ' orlo della superba via , sui due suoi lati , fiancheggiandola , il vizio e la miseria , il delitto mettono la loro popolazione . La gente che passa , è molta , non guarda bene , non bada : ma due , tre volte al giorno , un ladro si slancia sovra al galantuomo , sovra la signora , in pieno giorno , in pieno Rettifilo , fra mille persone , e gli strappa l ' orologio , le strappa gli orecchini , il derubato grida , il ladro infila la viottola , si gitta per un angiporto , è sparito , la folla strepita , non vi sono guardie , i mendicanti gridano e una di quelle donne del vizio , dà una falsa indicazione , perchè è , forse , un ' amante , un ' amica , una sorella del ladro , sempre una complice . Sia a piedi , sia in carrozza , la vittima , il ladro finisce sempre per fare il suo colpo , senza farsi arrestare , liquefacendosi come una nuvola , dietro una di quelle stradette : e alcune , anzi , di quelle vie , hanno la loro fatal rinomanza , come quella a principio del Rettifilo , la via di santa Candida . Dopo le nove di sera , il tratto del Rettifilo da piazza Depretis alla Ferrovia , è poco percorso da gente : e malgrado le grosse lampade elettriche , quel tratto è uno dei più pericolosi della città , e i medesimi cocchieri da nolo , affrettano il passo zoppicante del loro povero cavallo , andando alla stazione o tornandone , poichè sanno che il loro passaggiero può avere , forse e senza forse , un ' aggressione . In quell ' ora non si aggirano , colà , che ladruncoli , camorristi , pregiudicati e donne di mala vita . Nella magnifica strada : nella strada della salute e della redenzione del popolo napoletano ! * * * Ahi , che essa è semplicemente un paravento , ma leggiero , fragile e grossolano paravento , un paravento che non nasconde neppure , a chi vuol saper tutto , tutto ciò che vi è dietro , di pietoso e di orribile ! E un ' altra volta io vi dirò quel che vidi , lì dietro , con una triste e lunga curiosità , con un coraggio disperato e , con l ' angoscia più opprimente , del mio umile ma fedele cuore di napoletana ! DIETRO IL PARAVENTO Cominciamo da quanto esiste , dietro il paravento a sinistra del Rettifilo , venendo dal centro della città , andando verso la ferrovia : e osserviamo se si è risanato , come era la idea semplice e alta di tutti quelli che vollero salvare il popolo napoletano dalla sporcizia , dal vizio , dalla epidemia e dalla morte . Questo lato è il meno orribile , quando lo si percorre , passo passo , dalle spalle di via Guglielmo Sanfelice , dalle spalle dello splendido e deserto palazzo della Borsa sino laggiù , laggiù , all ' Annunziata . Eppure ! Camminando dietro il paravento , salendo , scendendo , salvo due o tre traverse di cui una sola è completata , due compiute a metà , le altre sono semplicemente aperte , e alcune di esse non sono neppure accennate , restandovi ancora , massime verso l ' Università i vicoli antichi , umidi , alti , tetri e sporchi . È il lato meno spaventoso agli occhi , meno nauseante all ' odorato , quello a sinistra ; eppure ! Sono restate intatte le oscure e malfide gradelle di Santa Maria la Nova , le antiche gradelle che conducevano al Cerriglio e che ora conducono alla piazza della Borsa ; intatte le strette , nere , soffocate , soffocanti gradelle di Santa Barbara , col loro angiporto che avrà duecento anni e che venti anni di risanamento edilizio , a due passi di lì non hanno distrutto , le famose gradelle di santa Barbara , celebri per il loro tarallaro , il biscottaio popolare , ma celebri anche per il vizio diurno e notturno , che vi ha i suoi antri più bassi e più tristi : nè , a quanto pare , tutto questo è mutato . I miei occhi hanno visto , in questa lunga indagine , le donne appoggiate agli angoli di questi angiporti , con le gonne attaccate sullo stomaco , le pianelle coi tacchi alti , le calzette rosse e le guancie cariche di belletto , mentre , nei loro occhi , vi è quella mortale fierezza e quella mortale tristezza che è il segno caratteristico del peccato , del vizio , nelle donne del popolo napoletano . Questo è il lato migliore di dietro il paravento , le vie che salgono , vanno verso quartieri più borghesi che popolari , vanno verso quartieri di commercianti , di professionisti , e lo spettacolo non desta un ribrezzo tanto profondo ; eppure ! Forse che è stato toccato , neppure in una sua pietra , quel budello nero , storto , ripido , sdrucciolevole , che è il vico di Mezzocannone ? Ah , esso non è stato toccato , e tutta la gente d ' immaginazione , ma senza cuore , tutti quelli che amano il colore a scapito della civiltà e della decenza , tutti quelli che amano il carattere e non hanno compassione di chi muore , si consoli , perchè il vico di Mezzocannone è stato rispettato e , probabilmente , non sarà mai toccato ! Eccolo , oscuro , fetido , pericoloso alle gambe , pericoloso alle gonne pulite , ai calzoni puliti , eccolo con le sue case senz ' aria e senza sole , con le sue botteghe che sembrano dei sotterranei , ove sono dei tintori , dei venditori di vino e persino , lavorando nella via , delle ricamatrici di oggetti di chiesa , ricamatrici in seta e in oro : eccolo , col suo goffo re di Mezzocannone , sovra una vecchia fontana , con quell ' altro precipizio , di traverso , che sono le gradelle di san Giovanni Maggiore : eccolo , il vero nostro vicolo di Mezzocannone , ce lo hanno lasciato e noi possiamo ancora , turandoci il naso , attraversarlo in fretta : il Risanamento non ha osato arrivarvi : non vi arriverà mai ! Sul fronte del Rettifilo si sta costruendo la facciata della nuova Università , nè appare molto bella , mentre l ' antica Università , via , aveva la sua grandezza e il suo fascino : si sta costruendo e gli studenti e i professori e la scienza finiranno per esser allogati magnificamente quando tutto ciò sarà finito . E via san Marcellino ? E gli altri intestini di viottole che discendono , in quella regione , intestini ove si agita e vive della gente , vi sono degli uomini , dei cristiani , accumulati , così , e tutte le altre straducce , adiacenti al Rettifilo ? Tutto ciò che era il vero risanamento , perchè , perchè non è stato risanato , mentre quasi tutti i denari , sono stati spesi , mentre quei pochi che restano , salvati a stento , basteranno scarsamente a completare le due ali del paravento , a destra e a sinistra , e non si potrà nulla fare per tutto ciò che è dietro ? Nulla ci sta più a cuore del decoro esterno della nostra carissima città e noi amiamo che ci sia un palazzo della Borsa maestoso , anche se non vi si facciano affari , dentro ; noi amiamo vedere la grande gabbia aerea dei telefoni , sull ' alto palazzo , in piazza , sebbene siano così pochi gli abbonati in una città di seicentomila anime ; noi amiamo pensare una novissima Università , con le sue cliniche e i suoi gabinetti scientifici , affollata dalla parte più geniale e più simpatica della nostra popolazione , cioè gli studenti : sì ! Ma che , accanto , a dieci passi , viva nella lordura , nella miseria , nelle stamberghe , nelle caverne , tutta una parte di popolo , per cui si volle il risanamento edilizio e igienico , che questa parte di popolo a cui si destinarono cento milioni , muoia di tutte le infezioni , dopo averne vissuto , alle spalle di tutti i nuovi palazzi : questo è che fa sollevare di dolore e di rimpianto il nostro cuore e ci fa sembrare una beffarda ironia la maestà esteriore dei nuovi edificii , dietro i quali vi sono il putridume e la cancrena ! * * * Ma la vera via crucis per l ' osservatore che abbia un ' anima pietosa , è il percorrere , a piedi , dove può e come può , tutto ciò che è dietro il paravento , alla diritta del Rettifilo , venendo dal centro della città , andando verso la ferrovia , principiando da quanto è alle spalle della via Niccola Amore , continuando sino a piazza Mercato , sino a porta Nolana . Alle spalle ? Via Niccola Amore , a diritta , non ha che un lungo e basso muretto e tutte le vecchissime case , in cui s ' imboccava via Porto , sono in piedi , alte , prepotenti , incombenti , sfidanti da anni il piccone , che non le tocca , che non le toccherà , forse , giammai ! Ivi , non vi è neppure il paravento : ivi , signoreggiano , quasi spettri della miseria e dell ' onta , tutte le case di Basso Porto ricetti di povertà inaudite , ricetti di delitti e di delittuosi , ricetti di tutte le cose e le persone infami e dolenti . Guardate ! Non avete che a guardare alla vostra diritta , passando , e il Basso Porto vi dirà che è stato di vano , di inane , di inutile quanto si è voluto fare e quanto non si è fatto , quanto non si è voluto fare ! Ma , abbiate una lugubre curiosità e discendete , laggiù . Dico bene : discendete tutto il lato destro del Rettifilo : le colmate sono restate un progetto fantasioso , mai eseguito onde , laggiù si penetra per tutti i modi più rudimentali , più incerti , più infidi e più pericolosi . Scalette di legno improvvisate e diventate , ahimè , definitive ; scalette di pietra , a scalini mal connessi e tremanti sotto il piede ; scalette tagliate nella terra , sì , nella terra , come in qualche villaggio africano ; rampe a scaglioni ; rampe di terra , discese ripide e sdrucciolevoli : tutte le forme , infine , del precipizio , a due passi dai grandi palazzi . Qua e là , qualche rozza ringhiera ; appoggiandovisi , guardando giù , par di mettere l ' occhio in una cantina , in un pozzo . Lo slivello fa paura . Le colmate dovrebbero arrivare ai primi piani di queste catapecchie : e a pianterreno , ai primi piani di queste catapecchie , abita gente , ha bottega , vive , muore ; e così sarà , per moltissimi anni ancora , così sarà , forse , per sempre ! Lo slivello pauroso si prosegue da Porto , a Vicaria , a Mercato , sino alla fine , e in fondo a questi pozzi , in fondo a queste cantine , in fondo a questi sotterranei esiste tutto quello che esisteva prima , purtroppo , peggiorato ! Le antiche arti , gli Orefici , gli Armieri , i Lanzieri , i Taffettanari , son là , coi loro piccoli opificii malsani , oscuri , miserabili ; sono ancora lì le straduccie affogate , fra le case , gli antichi portoncini larghi settantacinque centimetri , le antiche finestre dai vetri sporchi , gli antichi cavalcavia sui quali pare si abbattano le vecchie case crollanti , gli antichi vicoli ciechi , ricovero di ogni sporcizia : tutto , tutto è restato com ' era , talmente sporco da fare schifo , senza mai uno spazzino che vi appaia , senza mai una guardia che vi faccia capolino . Tutto si fa , nelle piazzette , nei vicoletti : tutti vendono il vendibile , erbe , frutta , carne , pesci , nel fango eterno della strada ; e vi sono le antiche osterie , ancora , ove si vendono le zuppe di pasta e fagioli , le fritture , di cento cose fritte , dai panzarotti ai peperoni , le insalate di scapece , il zoffritto a porzione di tre soldi , di due soldi , persino di un soldo ! Come un tempo ! Peggio di un tempo ! A dieci passi dal Rettifilo , caldaie di patate , caldaie di polipi , caldaie di spighe bollite , caldaie di castagne , e il più acre odore , intorno , da queste cucine , dalle piccole fucine degli Orefici , e degli armaioli , dalle marmitte dei tintori ! Pieno di colore ? Già : ma orribile ! Io rammento tre punti , fra gli altri . Una piccola regione chiamata Tentella : cioè un intrico quasi verminoso di vicoletti e vicolucci , nerastri , ove la luce meridiana mai discende , ove mai il sole penetra , ove per terra la mota è accumulata da anni , ove le immondizie sono a grandi mucchi , in ogni angolo , ove tutto è oscuro e tutto è lubrico , ove , a un crocicchio , vi è un ' ostessa dai folti capelli neri , a un crocicchio , donde , in penombra si vede ancora il fondaco Tentella , una ostessa che vende ogni sorta di mangiare in grandi piatti di rame lucido , dalla fragaglia fritta alla spiritosa di pastinache . E m ' incoraggia ad andare verso il fondaco Tentella , l ' ostessa , con la bonomia napoletana , m ' incoraggia , poichè vede che io esito , innanzi a tutte quelle sporcizie , lungo quelle mura trasudanti umidità , con quegli odori nauseanti : mi incoraggia , mentre io esito , fissando gli occhi in quella oscurità - e siamo nel paese dell ' azzurro , del sole ! - mentre sul suo viso giallastro , sulle sue labbra violette , nei suoi denti neri , io leggo tutte le traccie di quella vita sprofondata nel lezzo e nei contatti costantemente malsani , tre o quattro persone , in una stanza , e che stanza , e le ore del giorno , in una cucina affumicata , a preparare le vivande male olenti , da vendere ! Da quanti anni non viene , qui , un sindaco , un assessore ? Da quanti anni non si lavano , queste vie ? Da quanti mesi non si spazzano ? Tutto il letame delle bestie e delle persone e delle case , tutto è qui e nessuno ce lo toglie , qui , sull ' orlo della civiltà novella , dietro ai palazzi sontuosi - andate laggiù , cercate del vicolo Barre : esso dovrebbe corrispondere a una colmata che non si è fatta , a una traversa che non si è mai aperta . È un vicolo strettissimo , lunghissimo , con case altissime , disseminate di balconi , di finestrelle : i due lati sono legati fra loro da cavalcavia , da ponti di pietre , da ponticelli di legno , il che ne aumenta l ' oscurità : i due lati , anche , sono legati da corde , da funicelle a cui pendono panni , di tutti i colori , rappezzati , stinti : e questo lunghissimo vicolo Barre , i cui portoncini sembrano caverne , non ha un lampione : è una vera sentina di ogni cosa più ignobile : ed è pericoloso a esser attraversato anche di giorno , tutto abitato da donne di mala vita , da camorristi , da ladri , e l ' orrore che ne proverete non sarà solamente fisico , voi proverete uno di quegli avvilimenti morali che provocano delle profonde tristezze . E se voi volete scrivere un capitolo di un romanzo popolare , più innanzi , molto più innanzi di questo tremendo vicolo Barre , attraversate il vico dei Cangiani , col suo relativo supportico . Esso è costeggiato , a manca e a dritta , tutto da piccole locande , dove si pagano quattro o cinque soldi per dormire , ove si dorme in quattro o cinque in una sola stanza : queste locande hanno una clientela speciale , quella dei carrettieri di Calabria , di Basilicata , del Cilento , di Terra di Lavoro , coloro che si chiamano nel popolo , vaticali , da viatico , certo : e questi contadini stanno , di giorno , sui portoncini di queste locande da quattro soldi , stanno , vestiti dei loro panni pesanti e di taglio contadinesco , coi loro cappelli di strana foggia , coi loro mantelli , seduti per terra , seduti sovra una pietra , aspettando di rimettersi in cammino . Io ho attraversato questo vicolo , fermandomi a guardare quei volti adusti , immobili di espressione , pazienti sotto le fatiche e sotto i disagi , quelle labbra mute : ho vissuto dei lunghi minuti in questo vicolo nerastro , tutto disselciato , pieno di acque luride , pieno di una melma attaccaticcia , in questo vicolo talmente tetro che sembra una tomba , e , a un certo punto , sono stata presa dal delirio di fuggire , di fuggire , per non vedere più , per non udire più , per non avere più lo spettacolo della più amara delusione , nel mio cuore di napoletana , per non soffrire delle sconosciute sofferenze altrui , da niuno consolate , poichè quella gente vive e muore , laggiù , alle spalle dei superbi palazzi , ignota , obliata , disdegnata , disprezzata ! * * * E , in ultimo , sapete che è accaduto ? Che il popolo , non potendo abitare il Rettifilo , di cui le pigioni sono molto care , non avendo le traverse a sua disposizione , non avendo delle vere case del popolo , è stato respinto , respinto , dietro il paravento ! Così si è accalcato molto più di prima ; così il Censimento potrebbe dirvi che tutta la facciata del Rettifilo , è poco abitata , e tutto ciò che è dietro , disgraziatamente , è abitato più di prima ; che dove erano otto persone , ora sono dodici ; che lo spazio è diminuito e le persone sono cresciute ; che il Rettifilo , infine , ha fatto al popolo napoletano più male che bene ! In quell ' intrico che va da Porto a Mercato , a Vicaria , si aggroviglia una folla spaventosa ; non vi sono che poche fontanelle di acqua e le case , che debbono essere , demolite ( ? ) , ne mancano ; non vi sono fognature regolari , non vi sono lampioni , poichè il piano stradale , è assolutamente dissestato : tutto ciò che serve alla vita , vi manca . Se una epidemia , lontana sia , dovesse capitarci , impossibile circoscriverla , impossibile dominarla : in quei quartieri farebbe novellamente strage , come venti anni or sono ; e i nostri edili nulla ne sanno ; e nessuno vuol saperne niente . E quel popolo che è stato tradito , poichè non ha avuto quanto la nazione gli aveva donato , per redimerlo igienicamente e moralmente , quel popolo che è abbandonato , che lo sa , che un po ' ne ride , un po ' ne sospira , un po ' ne digrigna i denti , questo grande popolo che noi dobbiamo amare , che noi amiamo , perchè ci sentiamo affratellati con esso , perchè anche noi siamo popolo , perchè noi siamo come esso e figliuoli del medesimo Iddio di giustizia e di clemenza , questo popolo non resiste agli antichi istinti , al bisogno di vivere come che sia , al bisogno di vendicarsi di questa società ingrata e traditrice : non resiste alla suggestione del vizio , del male : e giuoca : e ruba : e si vende : e ferisce : e uccide : e colà , di giorno , di notte , appena dietro il paravento , o nel Rettifilo istesso , il crimine , il delitto , si espandono , fioriscono , eterna rampogna , eterno rimorso a coloro che , fedifraghi al Re , ad Agostino Depretis , a Niccola Amore , a Guglielmo Sanfelice , alla Nazione , commossa di orrore e di pietà , mancarono ai patti giurati e ruppero ogni promessa , lasciando il popolo napoletano a languire , a struggersi , a patire , ad agonizzare , nella più profonda ignavia del corpo e dell ' anima . LE CASE DEL POPOLO Una delle nobilissime , pietose ma fallaci utopie di tutti coloro che hanno voluto o vogliono salvare il popolo napoletano dalla miseria , dal vizio , dal delitto e dalla morte , è stata , è quella di dare a questo popolo , delle abitazioni fatte per esso . E , difatti , nessuna compassione e nessun ribrezzo più grande che il cacciar il viso a fondo in questi bassi ove vive e mal vive il popolo , in questi bassi che sono già oscuri , oppressi , angusti nelle vie più grandi e che nei vicoli , in cento vicoli , in mille vicoli diventano delle stamberghe sotterranee , quasi diventano degli antri ove si agitano e brulicano le vite umane , piccole , grandi , decrepite . Il basso è una bottega rudimentale , un terraneo , piuttosto , senza finestra , senza cesso , senz ' altro sfogo che una porta , talvolta angusta che , d ' inverno , deve star chiusa , che , di notte , non può stare aperta ; e appena la primavera viene , chi lo abita , si trasporta nella via , sul marciapiede , vivendo sulla soglia , fuori della soglia , occupando il terreno pubblico , coi suoi figli , col suo fornello da stirare e da cucinare , con la sua macchina da cucire , quando non la occupa col suo banchetto da ciabattino , col suo banchetto di venditrice di castagne e di spighe allesse . Nel basso dormivano - dormono ! - tre , quattro , sino a sette persone e nelle notti estive , due , tre di essi , soffocando di caldo , trascinano uno strapuntino fuori della porta , mettono una sedia , o addirittura si gittano sul lastrico , dormendo all ' aria aperta . Non essendovi cessi ognuna di queste persone , grandi e piccole , va a scegliere un angolo remoto , vicino o lontano , di cui forma il proprio water closet e , talvolta , le madri accompagnano i piccini e le piccine , apposta , perchè non siano disturbate : così , molte strade di Napoli sono trasformate , appunto in water closet di padre in figlio , immancabilmente , senza che questa barbarie indecente , oscena possa essere sradicata . Io citerò e mi si perdoni l ' insistenza brutale ma necessaria - la salita della Paggeria , le rampe di Brancaccio , e ahimè , purtroppo , l ' elegantissimo parco Margherita , e le squisite traverse Partenope , donde si scopre tanto divino paesaggio di mare e di cielo , sono anche destinate a tale uso . Io ho nominato solo quattro o cinque vie , perchè esse appartengono , è triste il dirlo , ai quartieri più civili di Napoli , cioè di san Ferdinando e Chiaia , poichè , essi appartengono al famoso rione della Beltà , cioè dove abita la nobiltà e dove vengono a dimorare i forestieri . Delle viottole e viuzze ammorbate , ammorbanti dei quartieri popolari , non parlo ; dovrei nominarne a centinaia . Ciò è immondo ; ma è la verità . Or dunque , ogni salvatore di Napoli , tutti i salvatori di Napoli hanno pensato , hanno detto : diamo al popolo napoletano delle case al primo piano , al secondo , al terzo , al quarto , delle case piccole , pulite , con la cucinetta , col rubinetto di acqua del Serino , col cesso ; diamo loro delle case ove entri l ' aria , entri il sole , ove ci si possa lavorare ampiamente , bere in abbondanza , e ove la primissima decenza , la primissima igiene siano rispettate . E ciò è stato fatto ; e tre o quattro grandi o piccoli quartieri di case pel popolo sono sorti , e ciò è stato fatto con tale imprevidenza , con tale ignoranza presuntuosa , con tali calcoli sbagliati , che questi quartieri non sono serviti a nulla , a nulla , e sorgono , nei sobborghi della città , sulla riva di santa Lucia , enormi , massicci , brutti , già lerci , già quasi cadenti , mentre il popolo non vi abita ! * * * Citiamo il Borgo Marinai , a santa Lucia , posto che si dovevano abbattere , sino da venti anni , tutte le case pittoresche e sporchissime dell ' antico rione santa Lucia , case che , oh ironia , si vanno abbattendo solo da un anno , e si era preoccupati dove si sarebbero allogati quei pescatori di polipi , quelle venditrici di acqua sulfurea , quegli intrecciatori di nasse , quei sommozzatori o palombari , si pensò e si costruì , sulla lingua di terra che parte dalla sinistra , di Castel dell ' Uovo , un gruppo di casette a un piano , sulla riva del mare . Costavano , costano diciotto lire , una stanzetta con la cucina , e ventisette lire due stanzette con la cucina . Irrisione ! Nonsenso ! Non vi è pescatore , non vi è palombaro , non vi è barcaiuolo di santa Lucia che guadagni più di venticinque o trenta soldi al giorno e volete che ne spenda diciassette soldi , al giorno , solo per la casa ? Non vi è venditrice di acqua minerale , di noci , di frutta fracide , di ciambellette , di spassatiempo che guadagni , quando li guadagna , più di dodici o quindici soldi al giorno e , se è sola , se è vedova , se è abbandonata dal marito , come potrebbe pagarne diciassette , al giorno , per il pigione di casa ? In breve : come era naturale , non un solo luciano , non una sola luciana è andata ad abitare al Borgo Marinai . Non uno , una ! Hanno preferito , ostinatamente , le loro vecchie , dirute , sudicissime case che , per diciotto anni , hanno aspettato il piccone , ove pagavano nove o dieci lire il mese , di pigione - è TUTTO ciò che può pagare il popolo napoletano NOVE o DIECI LIRE il mese ! - e negli ultimi due anni , man mano si sono ritirati più indietro , nelle medesime catapecchie , e scacciati dalle demolizioni , sono rientrati , rientrano la notte ad abitare le rovine , e si gittano alle ginocchia dei demolitori , per non essere perseguitati dalle guardie , dai carabinieri , e piangono , e gridano , e urlano , non vogliono andar via , non sanno andar via , e alcuni di essi , o pietà grande , abitano , adesso , nelle grotte onde è forato il monte Echia che sovrasta santa Lucia , e talvolta una di queste grotte frana sulle teste , sui corpi di questi miseri luciani che dormono , e li uccide . Intanto dirimpetto , sotto il forte Ovo , il Borgo Marinai scintilla di lumi che si riflettono nelle acque del mare . Chi vi abita , chi vi vive , mai ? Pittori che scelsero quei quartini per istudio , poichè il posto è pittoresco ; qualche loro modella ; delle ballerine o delle chanteuses del vicino cafè chantant dell ' Eldorado , che prendono in affitto , per un mese , per quindici giorni , una cameretta con cucina ; qualche donnina di facile vita e misera fortuna ; e altra minuta gente , non del popolo . In quanto alle botteghe , esse in un vasto angolo , sono tutte trasformate in osterie grandi e piccole , alcune carissime , altre modeste , altre vere taverne e vi si aspira un ' aria mefitica di cucine più o meno malsane , e nel piccolo porto cadono tutti i detriti di queste taverne e ciò contrista , affligge , avvilisce i due eleganti clubs dei canottieri che sono sulla riva accanto . A ogni modo il Borgo Marinai è vivido , lieto , curioso : e inutile , infine , anche al santo scopo a cui serviva . I luciani sono d ' altra parte respinti di stamberga in stamberga , respinti di rovina in rovina , di grotta in grotta . E dopo , quando tutto , tutto sarà demolito dove andranno questi superbi ma poverissimi popolani , quelle fiere , ma miserissime popolane dove andranno ? Lo sa Iddio ! * * * Anche le case del popolo costruite all ' Arenaccia , nel Quartiere Orientale hanno fallito completamente la meta . Il minor prezzo di ognuno di questi quartini , è ventisette lire il mese ; si domandano due mesate anticipate , per regolamento , cioè cinquantaquattro lire : o si domanda un garante solido . Anzi tutto , dove è mai un vero popolano che possa pagare ventisette lire il mese , di pigione ? Per poter cavare questa somma , un napoletano del popolo deve guadagnare almeno due lire e cinquanta al giorno , o tre lire : e allora , qui da noi , non è più un popolano , è già un operaio , ma di quelli fortunatissimi , di opera eletta , diciamo così : è già un civile , è già appartenente alla piccola borghesia . Dove , dove è il popolano che disponga , mai , nella sua vita di cinquantaquattro lire tutte insieme ? Dove , dove è il popolano che trovi un garante solido ? Ah che nessuno , nessuno si convince che qui , il popolo nostro , vive di soldi e non vive di lire , che gitta la sua gioventù , la sua salute e la sua forza in fatiche compensate irrisoriamente , felice , anche , di trovarla , questa fatica ; che , per istinto , poichè nessuno pensò a educarlo , preferisce spendere i suoi soldi più nel mangiare , che nell ' aver una casa e delle vesti e che quando ha venti soldi , quindici , almeno , gli servono pel suo pranzo e il resto , pel resto ! Ventisette lire il mese ! Cinquantaquattro lire di anticipo ! Un garante solido ! Quale ironia insultante ! Nelle case del popolo , all ' Arenaccia , nel Quartiere Orientale non abitano , dunque , che gli operai eleganti , diciamo così , e tutta la piccola borghesia , piccoli impiegati , commessi , contabili , uscieri , scritturali e , persino , dei cancellieri di tribunale : non abitano che tutti coloro , il cui bilancio familiare fluttua da settantacinque lire a cento lire il mese , posizione , già molto brillante , in questo nostro paese . Borghesia , borghesia minuta , modesta , innumerevole come le stelle del cielo e le arene del mare , borghesia lavoratrice , onesta , ma , come si vede , molto povera , per la sua condizione : borghesia , non altro che borghesia , nelle case del popolo , ma niente popolo , mai ! Vi è di più . Spesso , a questi operai fortunati , a questi oscuri borghesi dalla decente miseria , è impossibile pagare ventisette lire al mese , perchè vi sono spesso , cioè , non spesso , sempre , dei figli , e spesso , quasi sempre molti figli , poichè la fecondità femminile , la prolificazione , sovra tutto in certe classi , assume proporzioni assai patriarcali , ma , anche , terrificanti . E allora si trova il rimedio peggiore e migliore ; sono due le famiglie che prendono in affitto la casa di ventisette lire , stringendosi , stringendosi , mettendosi in tre , in quattro in una stanza , avendo la piccola cucina comune e allora , addio aria , addio luce , addio igiene ! Spesso una famiglia subaffitta una camera a studenti , a uomini soli e la vita è comune e tanto nel primo , come nel secondo caso l ' agglomerazione , i contatti , il vivere gli uni sugli altri , conduce , novellamente , alla sporcizia , alla malattia , al vizio , alla corruzione e alla depravazione . In quei nuovi caravanserragli , laggiù , laggiù , in questi caravanserragli già tutti deturpati , dall ' aspetto già sconquassato , dalle macchie di sudiceria trapelanti dai muri , dai vetri già appannati e dalle cui finestre , come nei quartieri antichi , pendono le biancherie di dubbio colore , mal lavate , e i mazzi di pomidoro e i mazzi di agli , in questi derisorii caravanserragli che dovevano servire alla rigenerazione fisica e morale del popolo napoletano , si svolgono , ogni giorno , drammi dolorosi venuti , appunto , dalla povertà e dalla degenerazione , si svolgono farse grottesche e si vive colà , male , malissimo , come si viveva altrove , e per una folla che , per abnegazione , per virtù naturale , per onestà natia conserva la decenza dei costumi , ve ne è un ' altra che ha trasportato , colà , tutti i suoi istinti indomabili , indomati , che niuno ha cercato di domare , che ha impiantato , colà , una novella vita brulicante e scostumata come nei vecchi quartieri , che , infine , se pure non ruba , se pure non assassina , altri essendo i covi e le caverne del ladri e degli assassini , mette , accanto alla folla borghese e decente , una nota di più bassa borghesia , indecente , rumorosa , screanzata , villana , repugnante . Non popolo , non popolo ! Il popolo napoletano è restato nei suoi bassi dei vecchi quartieri , nei suoi bassi dei quartieri non risanati , nei bassi purtroppo , del Vasto , dell ' Arenaccia , del Quartiere Orientale ; non è mai salito , in nessun posto , di Napoli antica , di Napoli nuova , al primo piano o all ' ultimo piano , perchè non può pagare i prezzi , anche minimi che vi si pagano , perchè chi ha costruite quelle case non sapeva niente , ignorava tutto e , intanto , ha fatto una ottima speculazione , poichè tutte quelle case sono affittate , come ho detto ; ma lo ripeto , e lo ripeterò sempre , il popolo napoletano non si è mosso dal suo basso , dovunque il basso si trovi , sia una bottega quasi pulita o sia un buco oscuro e insalubre * * * Così , purtroppo , tutte le grandi idee dei grandi uomini , tutti i vasti progetti , a base di milioni , tutte le intraprese colossali , che volevano il risanamento igienico e morale di Napoli , bisogna dirlo hanno fatto fiasco . E non vi è rimedio , dunque ? Non vi è altro da fare ? Nulla , proprio , di fronte a tante tristezze , a tanti disastri , a tanti pericoli sociali ? Chi sa ! Vedremo ! CHE FARE ? Se io leggo giornali , opuscoli , libri che si occupino delle grandi questioni napoletane , se io seguo il movimento delle sue associazioni , se io noto i voti dei congressi , se io odo i lamenti degli albergatori , non veggo da tutto questo che una costante , nobile , ammirevole ed esclusiva preoccupazione di rendere gradito , sempre più , il soggiorno di Napoli , ai forestieri . Benissimo ! Ottimamente ! Tutti gli sforzi per attirarvi quì , oltre che per il fascino di un indescrivibile paesaggio , oltre che per la dolcezza di un clima soavissimo , per la civiltà e la grazia dell ' ambiente , il grande mondo cosmopolita , che tante delizie trova , in inverno , al Cairo e a Nizza , tutti questi esemplari sforzi , fatti non solo per attirare , ma per trattenere quì , fra noi , la ricchissima ed elegantissima società internazionale , sono degni del più grande e profondo incoraggiamento . Sì , formiamo il rione della Beltà , ove , sulle sponde del mare , dal primo angolo di Santa Lucia Nova a Mergellina non sieno che belle case , floridi giardini , magnifici alberghi , botteghe di cose di arte : facciamo che queste vie sieno spazzate bene , due o tre volte al giorno , e che il lastricato non costituisca un pericolo per le ossa dei forestieri : otteniamo che le carrozzelle sieno meno sgangherate , i cocchieri meno laceri e meno sporchi e , sovra tutto , meno avidi e screanzati coi forestieri : compiamo il miracolo di fare sparire i mendicanti schifosi , i venditori ambulanti odiosi , i fiorai petulanti e tanti altri individui anche più bassi , anche più equivoci da questo rione della Beltà : e che i capitalisti costruiscano un kursaal a santa Lucia , aperto in inverno per gli stranieri e in estate per i provinciali : e altri capitalisti facciano un Palais de la jeteè alla rotonda di via Caracciolo , bello e ricco come quello di Nizza : e vi sieno altre attrattive più larghe e più possenti , i cui progetti noi lo sappiamo , fervono nella mente di coloro che amano Napoli : e , su tutto questo , si strombetti ai quattro venti della stampa dei due mondi , che la salubrità e la igiene di Napoli sono diventate di prim ' ordine , il che è la verità , si strombetti che la sua mortalità è bassissima di fronte a quella di tante altre capitali europee e di Nizza e del Cairo , sovra tutto , il che è la santissima verità ; si strombetti , poichè nessuno lo sa , all ' estero , che la sua acqua di Serino è la migliore di tutte le acque europee , come è dichiarato in tutti i bollettini sanitari , con l ' analisi alla mano e che non vi è bisogno , quindi , di ricorrere , per gli stranieri , a tutte , le acque minerali che bevono altrove , dalla Saint - Galmier all ' Apollinaris , e che domandano anche qui , perchè ignorano il Serino : e in ogni maniera , in ogni forma , si raddoppi , si triplichi il movimento dei forestieri a Napoli , si renda loro il soggiorno così piacevole qui , da trattenerli giorni e settimane , da imprimere nel loro animo , partendo , una nostalgia invincibile , in modo che , lontani non potendo essi tornare , mandino da noi i loro parenti , i loro amici , le loro conoscenze . Questa è opera civile questa è opera bella , anche se confini troppo con la reclame industriale , anche se abbia troppo l ' aria di una speculazione , anche se tenda a trasformare sempre più in un enorme Palace , tutta la Napoli che sale , laggiù , dal mare sino alle colline fiorite di Posillipo e del Vomero ! Quel che si è fatto a Nizza e a Montecarlo , ha formato la fortuna di tutta la Cornice da Mentone a Hyères quel che si è fatto al Cairo , ha formato la fortuna di tutto l ' Egitto : sia , sia , questa opera buona , questa opera santa , e in questo paese così bello e così povero , così affascinante e così pieno di miseria , in questo paese così delizioso e dove si muore di fame , in questo paese dall ' incanto indicibile , si dia alla industria del forestiero la forma larga , felice , fortunata , che porti , a Napoli , il solo modo di far vivere centinaia di migliaia di persone ! * * * Ma si permetta a un ' anima solitaria e ardente di passione , pel suo paese , come è la mia , di chiedere una parte di tutto questo , una povera , piccola parte per migliorare le condizioni igieniche e morali del popolo napoletano . Non si chiedono milioni , poichè i milioni hanno fatto fiasco nell ' opera del Risanamento , e nessuno , naturalmente , vuol dare più milioni , quando i primi sono stati spesi male o perduti , per fatalità quasi che una mano misteriosa perseguitasse questo buon popolo nostro . Si chiedono , in nome di quel Dio giusto che volle fossero accolti tutti i poveri , nel suo nome , povero e vagabondo egli medesimo , sulla terra , che alla redenzione fisica e spirituale dei poveri un po ' di attenzione , un po ' di denaro , un po ' di cura sia dedicata da coloro che debbono e possono fare questo ! Tutto deve esser fatto con modeste ma tenaci idee di bene , con semplici ma ostinati rimedii , con umili ma costanti intenzioni di giovare . Bando alla rettorica sociale , bando alla rettorica industriale , bando alla rettorica amministrativa , quella che viene dal Comune , la peggior rettorica perchè guasta quanto di pratico , di utile , di buono si potrebbe fare , dagli edili nostri . Perchè dunque non si obbligano la società dei nuovi quartieri al Vasto , all ' Arenaccia , al Quartiere Orientale , di ridurre al minimo possibile le pigioni , in modo che le case fatte pel popolo siano abitate proprio da esso e non dalla piccola borghesia , in modo che ogni stanza non costi più di nove o dieci lire e non vi possano per regolamento stare più di due o tre persone , quando vi sono bimbi ? Si tenti questo ! E se ciò non basta , in tutte le nuove costruzioni sia nei quartieri popolari sia nei quartieri più aristocratici , perchè non si obbligano , con legge , con regolamento , ad avere un piano dei loro palazzi , l ' ultimo , fatto in modo che la gente del popolo vi possa abitare , avendo delle stanze , delle soffitte , ciò che si chiama il suppenno che non costino , appunto , più di nove o dieci lire al mese ogni stanza ? E se qualche società ancora , qui , vuol costruire sulle colline , o sulla spiaggia , verso la ferrovia o verso il mare , perchè non la si obbliga , per legge o per regolamento , se vuole tale concessione , a costruire al quarto o al quinto piano , tali stanze , a cui si accederebbe dalle scale di servizio ? E nei conventi che il Municipio oramai possiede in gran numero , da cui sono state discacciate tante sventurate monache perchè albergano solo dei grandi elettori o dei servitori di consiglieri comunali ? Perchè , poichè le povere monacelle furono buttate fuori alla strada , alla miseria e alla morte , non si fa una spesa , una santa spesa per pulire , per restaurare , questi numerosi monasteri e non si affittano , quelle stanze , diventate nette e salubri al popolo napoletano ? Un poco di questo denaro che dovrebbe servire , per chiamar qui gente , dall ' Europa e dalle Americhe , pochissimo di questo denaro dedicarlo , saviamente , mitemente ma costantemente , a creare delle modicissime , modestissime non case , ma stanze , stanze per il popolo ! * * * E qualcuno di quei vividi lampioni a gas che splendono nel Rione della Beltà , perchè non metterlo laggiù , anche meno splendido , ma lampione , ma acceso , dietro il paravento , dietro i famosi palazzi del Rettifilo , alle cui spalle , nella notte , si ruba , si commettono infamie e si uccide , nelle tenebre profonde e paurose ? Perchè non dare un poco di luce , proprio un poco , perchè non si possa più nè rubare nè uccidere , almeno in alcune di quelle vie ? Non è un dovere stretto , rigoroso , di qualunque municipio , di dare la luce , di sera , di notte , ai cittadini ? Questo rigorosissimo dovere , perchè non si compie , in favore del popolo napoletano , dai due lati del Rettifilo , da Porto a Pendino a Mercato a Vicaria ? L ' idea semplice : qualche lampione , o edili nostri ! E di questa schietta fresca , spumante acqua di Serino , vanto di Napoli , salvazione di Napoli , lavacro interiore , lavacro esteriore perchè laggiù , dietro il paravento , non vi è , pare , neanche la conduttura ? Questo supremo beneficio che tanto è costato non era , non deve essere fatto solamente per il volto e per il ventricolo dei ricchi , forestieri , o non forestieri , dei borghesi , piccoli o grandi , ma chi lo volle , questo beneficio profondo dell ' acqua , lo volle soprattutto per il popolo e il popolo non lo ha , dietro il Rettifilo , non lo ha , o lo ha scarsissimo e beve e si lava nell ' acqua verminosa dei pozzi e delle cisterne : e in un modo qualunque , provvisorio , semi provvisorio , definitivo , come meglio si può , bisogna darla , darla questa buona acqua ai quartieri popolari e non servirsene solo per innaffiare la passeggiata di via Caracciolo ! E qualcuno di quegli spazzini che dovrebbero rendere nitido come il cristallo il rione della Beltà , dopo aver spazzato questo rione , discenda dove non è mai stato , dove non si spazza mai , e scrosti , tenti di scrostare il sudiciume annoso , e trasporti via , oggi superficialmente , domani meglio , fra un mese completamente , i cumuli invecchiati e putridi d ' immondizie . Vi sia un piccolo , piccolo servizio di spazzamento , laggiù , appaia la scopa , appaia il carretto , si compia il dovere oscuro ma preciso di nettare le vie , alla meglio , come si può , ma in qualche modo , ma ogni giorno ! E qualcuno di quei gloriosi militi municipali che debbono tener lontani i pezzenti , i mendicanti , i fiorai , per non seccare gli stranieri della Riviera e del Chiatamone , penetri , penetri laggiù , e applichi le leggi di polizia urbana , laggiù ove non vi è traccia di tutto questo , laggiù ove ognuno fa quello che vuole , perchè niuno s ' incarica di fargli fare quello che deve ! E i militi della questura non si occupino solo a vegliare nei quartieri aristocratici che i cocchieri non vessino i viaggiatori del Grand Hotel e del Bertolini , ma qualche milite di essi si occupi a impedire , possibilmente , il vizio , l ' infamia e il delitto nei quartieri popolari , dietro il Rettifilo ! * * * Che chiedo io , infine , per i miei fratelli del popolo napoletano , che chiedo io come tutti quelli che hanno cuore , e anima , salvo che finisca l ' oblio e l ' abbandono ? Che chiedo io , in nome dell ' eguaglianza umana e cristiana , salvo che il popolo di laggiù sia trattato come tutti gli altri cittadini , abbia una casa , abbia della luce , nella notte , dell ' acqua , della nettezza , della sorveglianza , sia guardato e protetto contro sè stesso e gli altri ? Che chiedo , io , se non l ' applicazione della legge umana e sociale , trattar quelli come si trattano gli altri , dar loro quel che spetta loro , come esseri viventi , come cittadini di una grande città ? Faccia il suo dovere chiunque , non altro che il suo dovere , verso il popolo napoletano dei quattro grandi quartieri , faccia il suo dovere come lo fa altrove , lo faccia con scrupolo , lo faccia con coscienza e , ogni giorno , lentamente , costantemente , si andrà verso la soluzione del grande problema , senza milioni , senza società , senza intraprese , ogni giorno si andrà migliorando , fino a chè tutto sarà trasformato , miracolosamente , fra lo stupore di tutti , sol perchè , chi doveva si è scosso dalla mancanza , dalla trascuranza , dall ' inerzia , dall ' ignavia e ha fatto quel che doveva . Napoli , primavera 1904 III L ' ANIMA DI NAPOLI L ' ONORE Malinconicamente assiso presso un desco , nella famosa Osteria della Giarrettiera il grosso cavaliere Falstaff rumina il malizioso e audace affronto fattogli dalle allegre comari di Windsor , che lo hanno sepolto in un canestrone , sotto una montagna di biancheria sporca e lo hanno calato nel Tamigi . Con un enorme boccale di vino caldo , egli cerca di riscaldare il suo povero stomaco , gelato dalle acque del fiume : con filosofiche meditazioni , fra ciniche e dolenti , egli cerca di rinvigorire la sua anima depressa . Beve , Falstaff , un largo sorso del suo grog e dice con un sorriso amaro : « L ' onore ? Che cosa è mai , l ' onore ? È forse , un giustacuore l ' onore ? È un pajo di stivaloni , l ' onore ? Si mangia , l ' onore ? Si beve , forse , l ' onore ? Che ne fai , tu , dell ' onore ? Si batte , moneta , forse con l ' onore ? Di quale onore , tu parli ? Del mio ? Del tuo ? Il mio è diverso dal tuo ! L ' onore ? Una parola : un soffio , veramente , non altro che un soffio . » E crolla le pingui spalle , bevendo ancora e con la mano quadrata che posa il gotto , fa un cenno per diradare questo soffio che è l ' onore , dalla sua vita di beone . Falstaff , colui che , giovine , era stato paggio del duca di Norfolk ed era in giovinezza , tanto sottile da passare dentro un anello , colui che era stato l ' amico di Harry Plantagenet , principe ereditario e poi re d ' Inghilterra , Falstaff , diventato cinquantenne , obeso , calvo , poltrone , goloso , mangione , ubbriacone , dissoluto , pieno di spirito , pieno di risorse , lesto di mano , imbroglione famoso e pure piacevole , non mancante di chic , Falstaff , osa dire , in quel tempo , tutto il suo pensiero sull ' onore . Egli ha tutti i vizî , salvo quello immondo della ipocrisia ; egli è capace di coprirsi di tutti i crimini , ma non di fingere la virtù : egli vive di ogni porcheria , ma lo dichiara , non può fare altrimenti , che commetter frodi e ladrerie , visto che deve vivere , mangiare , bere , vestirsi , infine ! Il grande William , è così sincero , così umanamente sincero e persino brutale nelle sue creature di verità o di vita ! Dal momento che , con l ' onore , Falstaff non può aver nè un abito , nè un pajo di scarpe , nè un boccale di claret , nè un ' oca farcita , nè un vasto letto per rotolarvi la sua colossale persona , egli dichiara apertamente che ci rinunzia , all ' onore e che disperde questo soffio vano della sua esistenza . Altri tempi ! Chi oserebbe mai dir questo , ora , con tutte le levigature , le lustrature e i seize reflets della società moderna ? Quale cinico fra i più cinici finanzieri moderni , o quale celeberrimo avventuriero farebbe mai il proclama di Falstaff ? Chi mai rinnegherebbe l ' onore , con tanta filosofia crudele come il ventruto cavalier di ventura inglese ? Altri tempi ! Tanti , probabilmente , pensano come egli pensa , anche adesso ; tanti come Falstaff , nel segreto del loro spirito , sono convinti che non battendosi moneta , con l ' onore , e la moneta , essendo non solo utile , ma necessaria è meglio rinunziare tacitamente a questo vano soffio dell ' onore : tanti , e sono , forse , i meno numerosi ma i più temibili , hanno cominciato per fare il glaciale e mortale ragionamento di Falstaff , anche prima di entrare nella lotta della vita . Altri tempi ! La superficie umana è mutata : tutta l ' apparenza sociale è diversa : e Falstaff , grasso o magro , fine paggetto gentile o grosso capitano di ventura , può sempre sviluppare i suoi istinti , sotto ogni forma delle più alte e delle più basse , ma niuno gli udrà mai dire che l ' onore è un soffio e che non si fa denaro col vento . * * * Noi , però , abbiamo una idea solitaria . Contrariamente a quanto si agita in fondo alle coscienze attaccate dal tarlo del bisogno , minate dal desiderio di ogni ricchezza e di ogni potenza , in opposizione a questo comodo e facile cinismo segreto , noi crediamo che l ' onore non sia una parola , non sia un soffio vano e che non sia nè bello nè utile fare un gesto , con la mano , e scacciarlo dalla propria vita . Noi crediamo di più : cioè che , con l ' onore , si possa anche batter moneta . Ci riesce impossibile di credere che solo i furfanti , solo i ladri si possano arricchire , nella società ; accade , questo è vero : accade troppo : ma , dall ' altra parte , di fronte a tutta la gente di coscienza ambigua , di carattere equìvoco , di tendenze losche , di fronte a tutta la gente che farebbe ogni cosa , pur di arrivar a tutto , i nostri occhi mortali ne veggono molt ' altra che , quìetamente , austeramente , compie la sua parte , nel mondo , crea la sua fortuna e quella altrui senza mancare all ' onore . Di fronte a organismi finanziarî che assidono la loro sorte sovra i mille calcoli più sottilmente ingannatori e di cui ogni manifestazione economica rappresenta un marchè de dupes , di fronte a queste compagini che , ormai , si fanno sempre più rare , nel mondo , altre ne vediamo sorgere , prosperare , fra noi , in Europa , lontano , dapertutto , in cui ogni atto è regolato dalla onestà commerciale , dalla lealtà industriale . Per chi vede il minuto presente , per chi sa guardare verso l ' orizzonte , verso l ' avvenire , può sembrare , forse , che l ' onestà sia una cattiva speculazione e che un galantuomo rimanga povero : così è : ma non per tutti : ma non per molto tempo : ma il galantuomo o finisce per vincere il suo orribile destino , o costudisce , come un tesoro , la sua perfetta reputazione . Con l ' onore si batte anche moneta , per grazia di Dio ! A centinaia , a migliaia ci confortano in questa fede piuttosto solinga ma salda , gli esempi particolari , gli esempi collettivi , in cui la probità , la integrità , la rigorosa scrupolosità furono la sorgente di fortune individuali e di fortune sociali veramente possenti ; da ogni lato della terra , nei libri , nei giornali , nelle cronache , nella vita , germogliano queste istorie di prosperità talvolta colossali , basate solo sul lavoro , sulla volontà , sull ' intelletto , ma basate , sovra tutto , sulla onestà personale o collettiva . Era naturale al pancione di Windsor , cui giovava restar seduto sotto la pergola della taverna , bevendo vino aromatizzato e giuocando a dadi , di dir che l ' onore non vi porta le aune di velluto per far un giustacuore o non paga il conto dell ' osteria : è comodo agli ambiziosi moderni pensare fra sè che l ' onore non si tramuta in cheques , in palazzi marmorei , in equìpaggi smaglianti , in gallerie di quadri e in collezioni di giojelli . È comodo : ma è falso . Chiunque ha scritto , scrive , o scriverà la storia della ricchezza , la storia dei ricchi , dica se non è falso : e che paesi , società , uomini , mille volte , centomila volte partirono dalle più umili volontà di bene e di onestà per giungere ai più bei fastigi della fortuna , senza aver traviato , giammai . * * * Pensino questo , coloro che , oggi , si adunano , non senza solennità , questi deputati di Napoli , ardentemente desiosi di fare il bene della loro città . Lo pensino : non lascino vacillare un solo istante , la loro coscienza di galantuomini : non manchi loro un solo momento la fiducia nella probità umana , su cui la loro vita si è formata e ha trovato la sua formola . Essi vogliono , i deputati napoletani , la prosperità larga della metropoli mirabile che , dotata di tutte le bellezze , è ancor povera e triste ; ma vogliono la sua prosperità insieme all ' alto rispetto del suo onore . Sia , sia anzi tutto , l ' onore : anzi tutto che coloro i quali saranno i prescelti , per sedere sulle cose del Comune e che , prescelti , saranno additati al voto popolare , abbiano per insegna del loro nome , la specchiatezza del loro carattere : anzi tutto che , dinnanzi all ' Italia , dinnanzi all ' Europa , ovunque il nome di Napoli sia pronunciato , sia , oramai , per il decoro , per la coscienza di chi la rappresenta , unito a quello della più bella dignità civile : anzitutto che , per convinzione , giammai più il sospetto , l ' accusa , la delazione possa colpirla : anzitutto che ovunque esso sia , l ' uomo onesto , intelligente , attivo , fattivo , sia il suo lavoro dato a Napoli , giovandole con tutte le sue forze . Quando ciò sia organizzato , con sapienza , con larghezza , prendendo coloro che dovranno essere i futuri amministratori , dovunque si trovino galantuomini e uomini capaci , senza fare viete questioni di partito , di colore , roba vecchia , roba distrutta : quando ciò sia un fatto compiuto , l ' onore di Napoli , che si va lentamente ricostruendo , ma con sicurezza , questo onore di Napoli servirà anche a batter moneta , . Quando i capitalisti dell ' estero , del nord , sapranno che , contro ogni ostacolo , Napoli ha voluto per suoi magistrati , comunali , i migliori suoi cittadini , quando gli uomini di finanze di tutti i paesi , di tutte le regioni , sapranno che , quì , il sentimento della probità sociale si è rifatto , nelle persone , nelle cose e nei costumi : quando gli industriali di ogni dove , comprenderanno di poter avere fiducia ; allora , sì , che ogni piccola o grande pianta della fortuna pubblica , nascerà , germoglierà , fruttificherà in questo suolo fecondo , in questa terra di anime belle . Tutto si farà , quì , dal momento che il buon nome napoletano , che , il decoro della sua cittadinanza , che , tutto il suo onore , infine , sia esaltato : tutto sarà così facile , così semplice , così naturale che il mondo si stupirà . E nell ' onore , in questa potenza tutta morale , in questo elemento più puro e , diciamo , più etereo della coscienza sociale , Napoli ritroverà la sua vita , la sua fortuna , la sua ricchezza ! IL RIONE DELLA BELLEZZA Una delle cose più amenamente false , che si dicono , si ripetono , si sostengono , per Napoli è la profonda miseria del suo Comune , è la mancanza della lira e del soldo per tirare avanti : una di quelle leggende bizzarre , grottesche , e ingiuriose che moltissimi illustri e oscuri cittadini nostri si compiacciono , dappertutto , di confermare ; che le prove più singolari e più fantastiche . Sapete ? Non vi è un centesimo per aprire una scuola : il Municipio può a stento , pagare i suoi maestri e le sue maestre . Sapete ? Non vi sono che quattromila lire l ' anno , per ripiantare di alberi i giardini pubblici e la Villa , quìndi , deve conservare , verso il mare , quell ' aspetto di orto devastato . Sapete ? È impossibile che si colmino i buchi perigliosi nel basolato di via Chiaia : vi dovete rompere il collo : i basoli costano troppo , bisogna aspettare il bilancio dell ' anno venturo : allora , si vedrà . Di questo passo , ogni volta che il Municipio deve cavare cinquanta centesimi , si risolleva la leggenda della mendicità cui è ridotto , accattone che nessun ospizio può ricevere , oramai , più : e , su queste bugiarde apparenze , su queste frasi fatte , da cui la folla si fa così comodamente governare , nessuno si accorge che , al Municipio , piano piano , con aria di nulla , i milioni presenti e futuri , ballano una ridda che , ogni giorno , diventa più vivace . Chi mai oserà sostenere , se ha occhi e orecchie , che il Municipio di Napoli è povero , quando ha messo in discussione , da uno o due anni , delle somme enormi , ora per una cosa , ora per l ' altra ? Chi mai potrà continuare a dir questo , quando , man mano , si verranno esaminando tutti i progetti che sono sul tappeto e , ognuno di essi , costa molte centinaja di migliaja di lire e qualcuno dei milioni ? Chi sosterrà , ancora , che non vi sono quattrini per gli asili , per le scuole , per i giardini , per lo spazzamento , per l ' innaffiamento , quando sono alle porte un sacco di castelli in aria , tutti uno più costoso dell ' altro ? Chi dichiarerà esservi ben pochi milionari a Napoli , per dare l ' indice meschino , esiguo , della nostra ricchezza , quando il primo milionario è , appunto , il Comune , e , come tutti i milionari , è un po ' folle , cioè lesina qualche centinaio di lire , in cose necessarie e profonde il suo denaro , o s ' impegna a profonderlo , nelle spese superflue ? Il Municipio nostro non è , forse , nè Morgan , nè Carnegie , nè Vanderbilt , nè Rockefeller ; la sua fortuna è più modesta : i suoi milioni sono in minor numero : ma esso ci gioca , oramai , come un buon piccolo milionario che fuma delle sigarette da tre centesimi , ma che ha una scuderia da corse . Ho innanzi agli occhi e io spero di potervelo comunicare , sempre che ne sia il caso , un elenco di progetti , di proposte , di cose mezze fatte o da farsi , ove la spesa , talvolta inutile , talvolta stravagante , quasi sempre imprudente , è fortissima . Io non sono il tutore del Comune , per grazia di Dio e neppure tu , amico lettore , per tua fortuna : ma qualche soldo , di questi milioni , è tuo ed è mio . Interessiamoci a questi pochi centesimi , tuoi , miei , lettore , perchè essi sono una parte di questi milioni . * * * Il Rione della Bellezza Eccone uno , eccolo qua . Il suo nome è eminentemente pretenzioso : quando saprai bene che è , questo rione , amico lettore e fratello mio , lo troverai anche eminentemente ridicolo . Si tratta di quel grande deserto di Santa Lucia nuova , ove tutti gli innamorati del vecchio Napoli , preferivano , forse , vedere quel bel mare di Santa Lucia , l ' antico , il nostro mare : diamogli un sospiro di rimpianto , in nome del pittoresco , consoliamo gli stranieri nella loro delusione e rinneghiamo la civiltà , tacitamente , nel nostro spirito . Quando non era stato inventato il rione della Bellezza , questo deserto malinconico , atrocemente triste , in certe ore del giorno , fiancheggiato da quella via polverosa e ineguale , doveva esser popolato così , dalla Cassa di sovvenzioni genovese : cioè dovevano sorgervi tredici grandissimi palazzi , tredici caserme enormi , simili alle due già costruite , quella ove si trova l ' Hôtel Santa Lucia e la seconda che è in costruzione . Nulla di più brutto , di più goffo , di più pesante : strette , le vie , fra ogni edificio : e completamente perduta , dietro , la via di salita Lucia vecchia . Quando queste caserme orribili fossero sorte , un ' altra pruova della mancanza di educazione estetica , sarebbe venuta ad affliggere il nostro spirito inquìeto : e le abbominazioni rettilinee , di cui parla Edgar Poe , avrebbero schiacciato , col loro orrendo aspetto , la nostra fantasia , amante della beltà , della grazia , della leggerezza . Ma vi è un Dio , in cielo ! Dato il forte prezzo a cui la Cassa di Sovvenzioni aveva messo e tiene ancora quei suoli da cinque anni , dato che per costruire , là , dove vi è il mare , sotto , ci vuole un prezzo doppio e triplo di costruzione , nessuno volle comperare quei terreni , nessuno pensò di erigervi un palazzo o una palazzina e la società molto meno osò di costruirvi niente . Certo , la società vi ha perduto e vi perde molti denari : ma questo non ci riguarda . Noi rimpiangiamo Santa Lucia vecchia , gli stabilimenti di bagni , l ' acqua sulfurea , le venditrici di acqua , gli ostricari , le trattorie e i tessitori di nasse ! Noi li rimpiangeremo anche di più insieme , amico lettore , se mai il rione della Bellezza vi si debba compiere . Il nuovo progetto dunque in cui pare , quasi , che abbiano concorso Raffaello da Urbino , Michelangelo Buonarroti , Vanvitelli e Dante Gabriele Rossetti , è questo : invece di tredici caserme , esse saranno undici e saranno divise da vie più larghette , con file di alberi lungo le vie , simili a quelli da cui è contristato il Rettifilo e che , certamente , verso il mare , saranno distrutti dalle brezze marine , come si dice , sieno stati distrutti quelli della Villa . Questi undici edificî avranno , anche , attorno , un poco di verdura , una piccola fascia , verso il mare . E basta . Ma questa è dunque , la peregrina idea per cui il rione Santa Lucia , sarà chiamato il rione della Bellezza ? E il progettista , diciamo cosi , sarà paragonato a Arnolfo di Lapo o a Lenôtre , architetto di Versailles ? Nossignore . Nel centro del nuovo rione , verso il mare , gli edifici si divideranno in semicerchio e lasceranno uno spazio , in mezzo , di ottomila metri quadrati - non t ' illudere , amico lettore , ottomila metri quadrati non sono gran che - ove vi sarà un giardino , e , in mezzo , pare impossibile , una fontana . Attorno , attorno al semicerchio sorgerà un porticato , di stile greco - romano , dove sarà fabbricato solo un primo piano , ad uso di caffè , di birrarie , di cafè chantant , forse , sempre in istile greco . E basta . Questo è il rione della Bellezza : non oltre : non altro . Un giardinetto , cioè , poco più grande di quelli di piazza Cavour , diletto ritrovo di pezzenti di San Gennaro , di cabalisti , di piccoli pensionati del governo : un giardinetto che sarà due o tre volte grande come quello di piazza Municipio , ritrovo , questi , di persone che è inutile quì menzionare , sotto i paterni occhi chiusi dei consiglieri comunali , un giardinetto , con una fontana , dove , probabilmente , vi sarà uno zampillo , basso nei giorni di lavoro e alto nei giorni di festa : e , infine , questo porticato , per rammentare nella vita moderna , l ' origine di Partenope , per rifare un poco Pompei , dice il progettista . Anzi , egli voleva far tutta una passeggiata pompeiana , lì , ma questa idea parve tanto barocca , tanto sciocca , che se ne accorsero tutte le anime buone e distratte degli assessori e protestarono . Non vi sarà la passeggiata pompeiana ma un pezzetto di Pompei , col porticato , l ' avremo . Chi si metterà sotto questi portici : s ' ignora : neppure è certissimo che vi si costruisca il primo piano . Il rione della Bellezza , or dunque , si riassume in un giardino , con fontana e con un portico . Il suo nome , allora , non ti sembra un poco esagerato , amico lettore ? Non ti pare che la parola bellezza abbia un senso diverso e profondo ? E che applicarlo a sì esigua e ambigua cosa , sia una grande audacia ? E che il progetto e il progettista debbano soccombere sotto il ridicolo di quest ' audacia ? * * * Per aver questo giardino , con la fontanella e il porticato , ecco che cosa deve spendere il Municipio di Napoli . Anzitutto deve dare alla Cassa sovvenzioni di Genova la egregia somma di settecentomila lire : è vero che si pagano in trent ' anni , queste settecentomila lire , ma un debito è un debito , anche se si paghi a piccole rate . Non vorrei affermare che il Comune debba corrispondere anche l ' interesse , perchè non lo so : ma è probabile che per avere la fontanella nel giardinetto e il porticato , intorno , per aver ciò a credito , qualche interesse si dovrà pagare . Inoltre , il Comune concede alla società , di costruire un sesto piano a tutti gli undici edifici : calcolato , così , a occhio e croce , un piano di più , sovra undici immensi palazzi , può rendere alla società da novanta a centomila lire di maggior reddito , cioè un regaluccio di oltre due milioni di capitale , sempre per aver quel che sapete . Quanto saranno più belli , più accoglienti , più estetici questi palazzi di sei piani , invece che di cinque , lo sa il Signore ! Vi è dell ' altro : la società ha il diritto di non lastricare più con pietre le vie fra i suoi palazzoni , poichè questo lastricamento costa molto : allo scopo di facilitarle ancora più la posizione , il Comune le permette di adoperare il macadam , col risultato di aver del fango in inverno , fango che macchia i vestiti e li rode ; e la polvere più acre , in estate . Non basta ancora : la società ha la concessione della sorgente di acqua solfurea : non sarà gran che ; ma è qualche altra cosa . Non vi pare che , per un giardino , una fontana e un porticato ciò costi molto , troppo , immensamente ? E con tanti denari , tante concessioni , tante facilitazioni , il risultato sarà questo : e il rione presunto della Bellezza , sarà mortalmente brutto , se si arriva a compiere col suo anacronisma di Pompei , fra edifici di sei piani come in America ; che il prezzo dei suoli , restando sempre forte e le difficoltà di costruzione essendo sempre grandi , la Cassa Sovvenzioni , seguiterà a non vendere e seguiterà a non costruire e che alla fine del salmo il rione della Bellezza consisterà in un piccolo giardino , in una fontana e in un porticato vuoto , fra un vasto deserto arido e polveroso . La società si sarà rifatta in parte dei suoi guai , con quelle settecentomila lire ; il Comune dovrà pagarle e passando per Santa Lucia nuova , il cittadino inconscio creperà dal ridere , a veder quella buffonata , e tu amico lettore e io , cronista scettico e pessimista , tu ed io che non siamo inconsci , rimpiangeremo quei venticinque o cinquanta centesimi , parte tua e parte mia delle settecentomila lire ! LA GRAN VIA Chi ha mai osato , chi oserà mai detronizzare via Toledo dalla sua sovranità cittadina ? Chi toccherà mai alla sua corona di gloria e di vita ? Chi potrà mai eguagliare , non vincere il suo fascino ? Chi mai menomerà la sua forza e il suo carattere ? Niente : nessuno . Non il tempo che tutto modifica e tutto trasforma : non gli uomini folli che delirano di mutare le cose , secondo il loro pensiero e il loro capriccio : non i costumi che si cangiano bizzarramente , pur riapparendo sotto novelle forme : non i fatti che sono regolati dalle misteriose correnti del destino . In questa profonda e palpitante arteria , corre un sangue la cui ricchezza è magnifica : il suo battito può diventare tumultuoso nella febbre dei grandi giorni , non può rallentarsi mai : le sue pulsazioni possono raggiungere il culmine della gioja , mai il minimo della fiacchezza : e mentre tutto l ' immenso corpo della città dorme , sotto l ' arco stellato del cielo , sotto il lume freddo e molle della luna , dalle sue colline fiorite nella notte fino al mare immobile , la profonda arteria vive e spande il suo metro di vita , nell ' ombra tenue , fra le case alte . Via Toledo non ha rivali , anche nelle vie più magicamente belle di Napoli : non nel mirabile sinuoso nastro che cinge graziosamente l ' alto della città e che è il Corso Vittorio Emanuele : non nell ' aristocratica e oramai deserta , e sempre nobile , sempre squisita Riviera di Chiaia : non nella indescrivibile via Caracciolo , sogno di pittori e di poeti : non nella possente via del Rettifilo , ove la modernissima città si sviluppa : nessuna di queste è sua rivale , poichè queste vie possono avere la bellezza , la forza , la grazia , la poesia , la tradizione , e hanno tutto questo e altre cose hanno , ancora , nella loro storia e nella loro espressione , ma Toledo ha tutto ciò e ha un ' altra cosa , l ' altra cosa grande , imponente , fremente , multiforme , multaninime , essa ha la vita , essa è vita . Siate lontani , in paesi estranei : se il vostro animo s ' immergerà nella triste nostalgia , è al suo ricordo che il vostro segreto rimpianto sarà più amaro . Siate quì e la vostra esistenza si svolga , per forza di cose , in regione cittadina lontana : la vostra vita vi sembrerà scialba e gelida . Uscite un giorno e non toccate questa via : la vostra giornata vi sembrerà vuota . Siate infelice , annojato , stanco , sperduto , sfiduciato di voi e di tutti : toccate le sue sacre pietre e come un sorso d ' inebriante vino esalterà le vostre forze e si dilegueranno tutti i fantasmi angosciosi e per un istante , per un ' ora , per un giorno , l ' esistenza vi sembrerà , di nuovo , facile e lieve ! * * * Via Toledo è la vita istessa , poichè nei secoli centinaja e centinaja di patrizî , di ricchi , spesero le loro fortune per adornarla di maestosi palazzi e vissero in questi palazzi , e vi tennero signoria , e vi lasciarono quella impronta larga e nobile di magnificenza che non si cancella : è la vita istessa perchè nella felice mescolanza delle classi che è una delle buone e oneste cose nostre , accanto alle grandi famiglie , migliaja e migliaja di famiglie vi sono vissute , nei secoli , e nei tempi più vicini , e adesso , e vi vivranno ancora , in una tradizione borghese che ha la sua potenza , in una tradizione popolare che ha la sua forza : è la vita istessa , perchè la fede vi eresse i suoi santuari , in cui migliaja e migliaja di anime sono venute , vengono e verranno , per sentieri noti , innanzi alle immagini note e care , anime pietose , anime fedeli , obbedienti ad un ' antica e pur dolce consuetudine : è la vita istessa , perchè il commercio e la industria da secoli , vi mise i suoi emporî , in una tradizione di lavori , di attività , di onestà e di fortuna che , ora , è giunta al massimo del suo splendore . Abitare a Toledo , vivere a Toledo , aver bottega a Toledo , fu , è , come una eredità degli avi , come il rispetto ad un costume sacro , come la rinnovazione di un patto con i lontani antenati , come una fede giurata , come una necessità familiare e pubblica . O cuore dei cuori : Via Toledo ! Il torrente dell ' umanità , da secoli , in ogni giorno e in ogni minuto si è svolto , ora mite , ora forte , ora fragoroso , ora clamante , sul tuo selciato e sui tuoi marciapiedi : e ogni uomo , ogni donna che vi è passato , dolente , ridente , fremente , pieno di vita o pieno di morte , vi ha lasciato una traccia viva e ogni dramma , ogni tragedia , ogni commedia che vi si è svolta , vi ha messo il riflesso di un suo ricordo : e ogni grande o piccolo fantasma della storia che vi è apparso , vi ha messo l ' ombra della sua grandezza o della sua piccolezza : e i nostri e noi vi abbiamo lasciato in tanti periodi della nostra esistenza , vi abbiamo lasciato il meglio di noi , un pensiero , un sentimento , un sorriso , una lagrima . Ah se Toledo è la vita istessa , è perchè ognuno le fece questo dono bello e fatale : è perchè glielo diedero i sovrani e il popolo , in tutti i tempi : è perchè glielo diedero i dittatori e la plebe : è perchè glielo diedero i poeti e gli amanti : è perchè tutti gli diedero vita , gli scienziati , i filosofi , gli uomini di Stato , i capi delle fazioni , i capi della folla : tutti , tutti , le donne , gli uomini , i bimbi , i vecchi , i malati , persino i morti di cui le solenni esequie lasciarono la memoria di un nome e di una pompa lugubre . Ah è la vita istessa , Toledo e tutti così l ' adorano , fervida di ogni forma alta o bassa , elegante o triviale , ricca o povera , florida o meschina : e tutti la onorano , e tutti l ' hanno onorata e non un sovrano , non un imperatore , non un grande che , quì giunto , non ne sentisse il primo palpito largo e forte , nei clamori della gente , salienti clamori sino al cielo sereno ! * * * Questo ho io ripensato , con meraviglia , quando ho notato che , per la prima volta , un ospite sovrano giungerà fra noi e penetrerà nella Casa del Re , in corteo nobilissimo , senza esser passato per via Toledo : e questo sentono e se ne rattristano , profondamente , le migliaja di buoni cittadini di via Toledo , delusi nelle loro legittime speranze e centinaja di commercianti e d ' industriali che , da tale avvenimento bello e popolare , attendevano non solo pascolo agli occhi , ma onesto vantaggio al loro lavoro . Alte ragioni che noi ignoriamo fecero scegliere un itinerario bello , ma molto più breve : e tagliarono fuori , con involontaria crudeltà , certo , la vita istessa napoletana , l ' antichissima e fedele via di Toledo , quella che cosi lealmente : ed entusiasticamente festeggiò i suoi re ed i suoi ospiti , quella che pure , seppe adornarsi di drappi e di ghirlande e fece piover fiori sulle regine e sulle principesse . Alte ragioni ! Noi non le conosciamo : e debbono , certo , esser molto forti e molto rispettabili : nè l ' itinerario , oramai , può mutarsi . Sia ! Ma come a Parigi , subito dopo che i Sovrani d ' Italia ebbero attraversata l ' Avenue des Champs E1ysèes e la inobliabile piazza della Concordia , per recarsi al palazzo degli Affari Esteri , senza toccare il centro di Parigi viva , il cuore di Parigi , la piazza dell ' Opera , si trovò modo di farli escire , novellamente , e di far loro attraversare l ' Avenue de l ' Opèra , si trovi , anche quì , modo di far traversare , ufficialmente , a ora stabilita , il Presidente della Repubblica , per via Toledo , per tutta la via Toledo , tutta quanta : e questa cosa si promulghi : e si contentino , così le giuste aspettative di una strada ove tutto di Napoli si concentra e si esprime : e si dia agli occhi curiosi e dolci di Emile Loubet che viene da una delle più belle città del mondo questo spettacolo inarrivabile . Se il Presidente della Repubblica va via , di quì , senza aver visto la via Toledo , in un pomeriggio di primavera , gremita di gente , addobbata , imbandierata , infiorata , e fluttuante e ondeggiante e tumultuante di folla , è come se non avesse visto Napoli . GUERRA AI LADRI Un cattivo odore di stantio , di cose antiche e consunte , tenute troppo tempo chiuse e tirate fuori , si è diffuso nell ' aria che respiriamo , da qualche giorno . Nei primi comizî , nei primi proclami , con una certa finzione di serietà , anche , son venuti fuori dagli armadi sgangherati della rettorica amministrativa : il partito clerico - borbonico , il partito clerico - moderato , il partito socialistoide , il partito anarcoide e , persino , guarda , guarda , quella consumatissima cosa che è il partito liberale . È come un mucchio di ferri vecchi polverosi e arruginiti , tirato fuori da un camerino di sbarazzo : come un fagottello di cenci sdruciti e sporchi , disciolto , in terra . La polvere acre si distacca da tutto questo tritume : la muffa si attacca , viscida , alle mani di chi vi si accosta : e il libero aere ne è ammorbato . La gente passa , si tura il naso , alza le spalle e sorride di scherno . Per molti anni , queste parole , queste frasi , ebbero un contenuto di vita : ma il tempo è trascorso e i tempi si sono mutati : ma tutto questo è vuoto , è floscio , è senza colore , è senza sangue , è simile al palloncino di pelle che era leggiero , volava in aria , aveva i bei colori della gioja , che il bimbo ha rotto e che è , adesso , uno straccetto ignobile . Nulla di questo esiste , più : nulla di questo risponde alla rinovellata coscienza moderna : nessuna di queste formole , ha più espressione e nessuna ha più influenza . Guardate , nella vita vera , piuttosto ! Osservate , nella vita vera , tutte le profonde trasformazioni che stupiscono . Vi sono dei cattolici che sono italianissimi : vi sono degli anticlericali che sono credenti , vi sono dei clericali che sono democratici : vi sono dei democratici che sono imperialisti : vi sono dei liberali che restaurerebbero la pena di morte : vi sono dei repubblicani autoritarii e assolutisti : vi sono dei socialisti che adorano il Re : vi sono dei radicali perfettamente monarchici : vi sono dei monarchici che dicono un male orrendo della monarchia : i framassoni che detestano il clero , credono all ' Architetto dell ' Universo : e i borbonici , infine , poichè anche di questo si parla , i borbonici si riassumono in quell ' incantevole uomo d ' età - egli invecchierà , più tardi - che è il duca di Regina , caro a tutti , riverito da tutti i partiti , sottopartiti , frazioni e sottofrazioni . Il travolgimento tumultuario delle idee , il turbine sempre più precipitato delle opinioni , tutto questo enorme cataclisma morale , donde escirà , domani , e già essa sorge splendente come l ' aurora , la coscienza nova , ha già così capovolto ogni ordine di criteri e di concetti che , veramente , coloro che , ancora , si attaccano al funesto ciarpame del passato , coloro che tentano di brandire delle armi infrante e senza taglio , che tentano di agitare una bandiera stinta e a brandelli , destano un sorriso di ironia e di pietà ! * * * Ma in tanta bizzarra confusione , il paese nostro , questa Napoli nostra , cerca una guida nei fatti , cerca la verità nel buon senso . Dice Napoli , quietamente : ecco , io ho bisogno di risorgere . Io non solo debbo vivere , ma debbo svolgere tutte le mie forze sociali e individuali : ognuno dei miei cittadini , sia pure il più oscuro , il più ignoto deve aver lavoro , salute , protezione , educazione , e tutti i cittadini e , io , Napoli , debbo prendere il mio posto bello , nobile , forte , nella vita operosa ed efficace moderna . Non solo io voglio risorgere ; ma , tutti gl ' italiani che hanno cuore , vogliono la mia risurrezione : ma tutti i miei fratelli del nord mi stendono la mano affettuosa e salda , perchè io risorga : ma gli uomini del parlamento , ma gli uomini dello Stato , ma il Sovrano vogliono ardentemente la mia resurrezione . Essa , però , si deve compiere con tutte le forme più larghe , più potenti , più limpide e più pure . Perchè io risorga debbono fra me giungere i capitali stranieri e i capitali nordici e siano benedetti , purchè essi non trovino alle mie porte e fra le mie mura , chi metta loro la taglia , se vogliono entrare . Perchè io risorga debbono formarsi , quì , delle vaste imprese industriali , ove chi è lavoratore , trovi mercede onesta e aiuto sociale , ove chi è possidente trovi onesto guadagno , ove chi è capitalista , possa collocare onestamente e securamente il suo danaro , ove tutte le intelligenze belle e vivide napoletane possano trovar campo di azione , ove tutta questa forza simpaticissima d ' ingegno , possa manifestarsi in opera utile , efficace : ma queste imprese industriali debbono esser fatte alla luce del sole , senza transazioni equivoche , senza concessioni losche , senza premî , senza provvigioni ; e come si è fatto altrove , a Milano , a Genova , a Torino , ove centinaja di tali imprese nacquero , vivono e prosperano , senza che sia stato loro necessario di corromper nessuno , anche da me , quì , nella mia nuova atmosfera morale , questa , cosa bella l ' affare onesto , l ' affare semplice , l ' affare in cui non vi sono guadagni illeciti o strabocchevoli , da nessuna parte , ma in cui tutti possano prosperare , l ' affare deve sorgere , svilupparsi , dilatarsi , portar bene ed esser parte integrante della mia risurrezione . Perchè io risorga , completamente , debbono le banche che già sono , quì , aiutare il mio popolo , aiutare le oneste industrie , aiutare le oneste iniziative e sottrarre il popolo e gli industriali e tutti quelli che han bisogno del credito , all ' usura : e altre banche si debbono fondare , ancora , con denari venuti di fuori , con denari di quì , e tutte , le nuove , le vecchie , non debbono pesare sui deboli e sui miseri , non debbono servire a scopi non bene definiti , ma avere , sì , sì , anche le banche , un criterio morale di assistenza alla popolazione mia . Io invoco il lavoro , invoco le società , invoco le industrie , invoco le banche , che dovranno redimere la mia miseria , il mio ozio e la mia inciviltà : ma tutto questo deve esser fatto in un ' altra maniera , non più in quella di prima , in una maniera schietta , leale , franca , in una forma delle più integre , con , una probità perfetta , con quel rigore di coscienza , da tutte le parti , che , in tanto rivolgimento di cose , è la via della verità e della vita E , a proposito delle non imminenti ma prossime elezioni amministrative sapete che dice , Napoli ? Napoli dice questo : A me importa poco che vadano al Consiglio Comunale dei clericali , dei borbonici , dei moderati , dei liberali , dei democratici , dei socialisti , o degli anarchici : tutto ciò mi è indifferente . Io voglio degli uomini onesti : io voglio delle coscienze secure : io voglio delle anime austere . Le loro opinioni politiche non mi riguardano : solo i loro sentimenti morali m ' interessano . Non voglio ladri , io , al Comune ; e per ladri non intendo solo quelli che si mettono in tasca il denaro mio , il mio povero e scarso denaro , ma tutti quelli che aiutano i ladri miei o che permettono , chiudendo gli occhi , che mi si rubi . Non voglio , al Comune , nè affaristi , nè compari di affaristi , nè rappresentanti di affaristi , nè amici degli amici degli affaristi . Vi sono , fra i liberali degli onestissimi uomini ? Io lo vedrò : io avrò fede in loro , quando avrò veduto e saputo : e io manderò al Comune questi liberali onestissimi . I clericali non amano Roma capitale , non vogliono festeggiare il venti settembre , s ' irritano di dover riverire il Re : ma sono onesti ? Io voterò per essi , poichè la loro probità mi affida : e , più tardi , penseranno essi a non urtare i miei sentimenti d ' italianità . I socialisti sono violenti , sono intemperanti , spesso utopisti : ma sono onesti e vogliono il trionfo della onestà , lo vogliono con tutte le loro forze , come io lo voglio ? Io voterò per essi , come un sol uomo . Io voterò per chiunque mi risulti , in faccia al sole che egli sia un galantuomo . Un galantuomo può sbagliare , ma non può tradirmi , un galantuomo può errare , ma non può vendermi . Di fronte al mondo che conobbe le mie lunghe sciagure , di fronte all ' Europa che si stupì di me , come di un covo di malfattori , di fronte all ' Italia , che mi guardò dolorosamente sorpresa , io debbo , ancora una volta e , adesso , più che mai , dimostrare che le mie sciagure mi venivano da ben pochi infami miei figliuoli , che il covo non era che una piccola tana di sporchi rosicanti , che io ho migliaja e migliaja di cittadini onesti e buoni e che , fra queste migliaja , io posso , io voglio scegliere ancora una volta , gli onesti che mi debbono amministrare . Qualunque sia la veste di cui si copra l ' uomo dalla coscienza infida , io lo riconoscerò : qualunque sia la maschera che copra il suo viso , io ne discioglierò i nodi : in qualunque modo mi si tenti di ingannare , non vi si giungerà più . Troppo ho sofferto nell ' onore e nella prosperità : troppo ho lagrimato di vergogna e di indignazione . Io debbo cominciare per salvarmi , se voglio esser salvata da tutto , da tutti . Nelle mie mani è la mia prima risurrezione : cioè quella della mia esistenza , morale , cioè quella del mio decoro sociale . Farò , io , veder al mondo , all ' Europa , all ' Italia che di tutti i doni della sorte , io sono degna , che di tutti gli aiuti fraterni , io sono degna , io , Napoli , paese di gente onesta , mandando al Comune solo gli onesti , chiedendo ad essi , che da essi si prosegua e si esalti la mia riabilitazione ! CRISTO DICE … Più giusto e più opportuno , forse , è l ' ignorare , il voler ignorare , noi , in questo singolare , intenso e possente dissidio di Torre Annunziata , che sia il trust degli industriali , perchè e come sia sorto , su quali patti sia stato basato e a quale ente finanziario o a quale persona vadano , divise o riuniti , i molti benefici del trust e anche i suoi molti svantaggi . Probabilmente , certo , anzi , gli industriali di Torre Annunziata non sono degli odiosi e crudeli capitalisti presi uno per uno : anche essi , forse , vengono dal popolo laborioso e debbono alla fatica e alla sorte bella dei loro genitori , debbono alle loro fatiche e alla loro bella sorte , se la fortuna li mise alla testa di una ricchezza e se così è , non può il loro memore cuore aver obbliato donde i loro padri partirono , donde partirono essi , nella loro gioventù e questa memoria incancellabile deve aver temperato , tempera , a ogni modo , la superbia e la durezza di chi si trova dalla parte del denaro e del potere . È anche certo che in questi ultimi due mesi di lotta veramente eroica , gli industriali hanno sopportato e sopportano gravi perdite di denaro , le cui conseguenze non si possono notar subito , poichè ognuno di loro aveva la sua riserva e di vari la fortuna è molto forte : è anche certo che mille energie si sono disperse , mille occasioni si sono perdute , e che questi danni sono profondi , così profondi che molto tempo , molta forza , molto lavoro e molta pazienza sono necessarî a portarvi dei rimedî . Riveriamo la giustizia , in ogni nostra parola , se vogliamo che la folla ci creda giusti e probi ; e non colpiamo della gente che è al sommo della fortuna sociale , con la scusa che essa è ricca e che ciò offende il povero . Per quanto la fortuna tenda sempre più , dapertutto , a livellare la ricchezza , a imporle , sovra tutto , tali leggi , tali doveri , tali obblighi , da venirla lentamente diminuendo , quasi togliendole ogni possanza e ogni larghezza , quasi mettendole innanzi , constantemente il fantasma dei meno felici , dei più oscuri , e inducendola a guardare e a temere questo fantasma , come cosa viva , dei ricchi esisteranno sempre , nel mondo , e il vivo ingegno , la salda volontà , la tenacia ferrea , il cumolo delle circostanze che noi chiamiamo Fortuna , avranno sempre i doni della terra e del cielo ; ed è ingiusto punire costoro , semplicemente perchè vi sono esseri senza mentalità , senza volontà , miseri di anima e di corpo , destinati a una vita umile , da cui nessuna legge , nessuno Stato e nessun uomo può trarli . La ricchezza ha molti giusti persecutori , quando essa è tirannica , aspra , orgogliosa e senza pietà : essa ne ha anche , perchè è la ricchezza solamente ; lasciamola che si difenda come può , se può , se sa , se vuole , se le riesce ! * * * Ma diamo tutto il nostro cuore fraterno , pieno di un sentimento traboccante di bene a questi cinquemila operai , che , da circa settanta giorni resistono a ogni tristezza fisica e morale e da Torre Annunziata danno un esempio di fermezza , di costanza , di sacrifizio veramente ammirabile . Che gli occhi di tutti i lavoratori del mondo si fissino sulla bella cittadina che si specchia nel mare , e che un senso di rispetto grande nasca per questi operai che servono , con ogni privazione , non solo la loro causa , ma la causa di tutti quelli che lavorano . Più di due mesi di sciopero essi stanno subendo , pazienti vigili , inaccessibili : e le loro sofferenze materiali son ben grandi . Man mano , i denari per sostenere lo sciopero sono finiti ed essi si sono contentati di veder sempre più scarsi i soccorsi della loro lega , si sono contentati di pochi soldi . Ogni tanto , qualche generoso sussidio arriva , ma essi sono molti , i bisogni sono grandi e dopo qualche giorno la ristrettezza , la miseria , sì , diciamolo la miseria diventa più pesante , più lugubre più nera . Sapete che mangiano molti di essi ? Patate ! I contadini , i massari nelle campagne con animo misericordioso , permettono che le famiglie degli operai vadano a raccoglierle senza molestarli ; e ogni mattina con i sacchi sulle spalle , i ragazzi degli operai vanno fuori , nei campi , negli orti , nelle masserie , a raccoglier queste patate : ciò non costa nulla ed è un cibo , almeno , un cibo caldo , cotto nell ' acqua con cui si sfamano uomini , donne , bimbi e vecchi . Cento episodi pietosi , commoventi , si potrebbero narrare , di costoro , e in qual modo essi si sostengano scambievolmente : e come i più forti dieno forza ai più deboli : e come le donne sieno più ardenti e più ferme : e come non uno fallisca , non uno tradisca , non uno osi tradire . Cinquemila , sono , ma la volontà è una sola . Come una barra di ferro che nulla fa deviare , che nulla smuove , che nulla rompe : e intanto , spesso , le loro viscere sono corrose dalla fame : spesso , non possono dare nulla ai loro figliuoli : a poco a poco tutto quello che avevano in casa , è partito , impegnato o venduto : i loro amici , i loro compagni , i loro confratelli , li hanno aiutati , come hanno potuto , ma anche questi aiuti sono limitati , non possono consolare , sollevare una massa così enorme . Cinquemila , sono e sembrano un solo uomo a cui la volontà invincibile faccia compiere un miracolo quotidiano , da settanta giorni , quello di subire ogni privazione e di non lagnarsi e di non cedere di una linea e di credere , sì , di credere nella propria vittoria , poichè è la fede nell ' ideale quella che finisce , sempre , per rifulgere ! Cinquemila , sono , e si sono votati , come un uomo solo , al benessere della loro collettività al loro migliore avvenire , e in questo voto sociale che hanno fatto , danno , come antichi eroi , il migliore del loro sangue e il migliore delle loro forze . Cinquemila , sono , e , oramai , con l ' alto loro coraggio , vinti tutti gli ostacoli , il sacrificio di tutti continua , sempre e non finirà senza trionfo , perchè , centosei di essi non restino nella strada , senza lavoro , senza pane ! * * * Il monte della Quarantena , in Palestina , sorge fra le floride pianure ove ride e corre il limpido fiume Giordano e la gran pianura deserta ove fumica il plumbeo Mare Morto , che seppellì , nelle sue acque torbide e acri Sodoma e Gomorra . Questa montagna , non alta , è rocciosa , asprissima : non vi nasce pianta , non vi nasce fiore . E Cristo vi passò quaranta giorni in preghiera , in solitudine , in penitenza , dopo che il Precursore , lo ebbe battezzato nelle acque del Giordano . Solo , era , sulla montagna : e il Maligno lo tentava . Cristo era disfatto dalle orazioni e dal digiuno . Diceva , il Maligno : Tu muori di fame ; se sei fìgliuolo di Dio , fa un miracolo e cangia in pane queste pietre . Cristo taceva . Fa , fa , un miracolo , ripeteva il Maligno , e cangia in pane le pietre ! e Cristo , allora , guardandolo , gli disse : l ' uomo non vive solo di pane . Ah che parola voi diceste , Signore , da questa montagna e come essa è una delle più grandi , delle più alte , delle più pure , delle più fiammeggianti , in tutti i tempi , in tutte le coscienze ! Duemila anni fa voi l ' avete pronunziata , in un ' ora sacra alla elevazione dell ' anima , combattendo col Tentatore che vi offriva tutti i beni materiali della terra , sovra una montagna arida e nuda , in una solitudine senza eco , in un momento supremo : e la parola vibra nel mondo degli spiriti , come un conforto e una esaltazione . È per i poveri , per i deboli , per gli infelici , per i sofferenti , che questa parola è stata detta : è contro i ricchi , i potenti , i superbi , i malvagi , che essa è stata pronunciata : è per la guerra che sempre è stata , che mai finirà , fra i miseri e gli epuloni , che questo è stato proclamato . Che importa la povertà , se l ' uomo non vive di solo pane , ma di un contenuto spirituale che rende la sua anima lucida e formidabile , e vince le sue caducità fisiche ? Che importa , la sofferenza , se non il pane solo è pascolo dell ' uomo , ma un conforto interiore che lo rende più forte di ogni tristezza ? Che importano la privazione , lo stento , il duro sacrificio , quando per vincere queste torture , non il pane è necessario , ma un ' energia morale che arriva sino all ' eroismo ? A migliaja , a migliaja , questi ignoti soldati dell ' anima sono caduti nel mondo , decimati dalla fame , dal freddo , dalle infermità , ma essi passarono la loro idea , la loro fiamma , la loro speranza ad altri combattenti : ma questa battaglia contro tutte le tentazioni basse e ignobili , questa battaglia nel nome dello spirito trionfante sulla carne , ha già avuto mille clamorose vittorie . O minatori che soffocate nelle viscere della terra , o faticatori dei campi che vi curvate sulla vanga , o operai che vi accasciate di pesante lavoro , nelle officine , la parola del monte della Quarantena è il balsamo che vi guarisce , vi vivifica , vi esalta : siate o non siate cristiani . Colui che era povero e che amava solo i poveri , che era oscuro e che perseguitava i potenti , che era umile e che disprezzava l ' orgoglio , Colui che doveva vivere e morire , per tutti gli sventurati , disse a Satana , signore delle ricchezze tutte umane : L ' uomo non vive di solo pane . Ogni volta che una creatura della terra preferisce la fame all ' obbrobrio , preferisce il freddo alla vergogna , preferisce la morte alla viltà , ogni volta che una creatura umana in lotta con la fortuna altrui , con la potenza altrui , con la tirannia altrui , non cede , non transige , non si piega , e talvolta vince e talvolta muore , ma muore vincendo , il grande motto ha compiuto il suo miracolo spirituale . IL PANE DELL ' ANIMA Quando il direttore del MATTINO si trova , per caso , in polemica col giornale ROMA lo chiama , per lo più , il giornale dei portinai . Ciò mi ha sempre fatto sorridere . Il ROMA potrebbe essere il giornale dei portinai , come è quello dei bottegai che rientrano a pranzo , fra l ' una e le due pomeridiane , ma non è . I portinai napoletani non sanno leggere . Facendo una inchiesta curiosa e bizzarra , voi potreste trovare , sovra un centinaio di guardaportoni da quattro a cinque che sanno leggere , non di più ; e per disimpegnare gli obblighi del proprio mestiere , svariati e non senza difficoltà , i portinai napoletani adoperano la sveltezza naturale del loro ingegno , fanno le ambasciate , distribuiscono le carte da visita , dividono le lettere e i giornali , ma non sanno leggere . Passando ai cocchieri , gente sveltissima se mai ve ne fu , domandate ad uno di essi , per esempio , di portarvi a via Partenope , numero diciotto : anzi tutto , egli vi chiederà se si tratta del teatro Partenope : e , in secondo , quando sarete giunti , con la sua carrozza , a via Partenope , egli non saprà punto trovare il numero diciotto : il cocchiere napoletano raramente sa leggere e ignora quasi sempre la figura grafica dei numeri , anche accanito giuocatore di lotto , come è . E , passando di classe in classe , non solo il forestiere si accorge e si sorprende e rimpiange che fra il popolo napoletano , così intelligente , così vivido , così rapido , sia innumerevole il contingente di coloro che non sanno leggere , ma voi stesso , voi , napoletano , ogni volta che vi trovate di fronte a un ignorante , a un analfabeta , voi sentite il rammarico acuto di tanta barbarie e di tanta oscurità ; e , talvolta , vi assale il ribrezzo di tanto oblio e di tanto abbandono , in cui è lasciata questa povera gente . E , ogni tanto , in quelle tristi interviste con qualche spettro della notte , che la malinconia della deambulazione notturna vi procura , in quegli incontri singolari e tetri , con un ragazzo della malavita , con un cercatore di mozziconi , con un caffettiere ambulante , voi udite il motto profondo , aspro , crudele , in cui il popolo napoletano riassume il suo profondo rispetto per la cultura e il dolore della propria ignoranza , crudele motto che emana dall ' intimo dell ' anima , come un rinfaccio , come amarissimo rimprovero alle classi più alte . Voi v ' interessate al guaglione di mala vita , al fantomatico mozzonaro , al singolare caffettiere che gira come un fantasma , esso , dall ' alba , per le vie napoletane e compiangete la sua sorte ed egli si compiange , così , crollando le spalle , filosoficamente . Ma tu sai leggere ? - voi gli chiedete . Egli vi guarda , risponde : Signò , si sapesse leggere nun starria cca : starria a Palazzo . Per il popolo napoletano , chi sa leggere non può esser cercatore di mozziconi , venditore di ulive , ladruncolo notturno , ma può diventare Re o qualche cosa di simile al re , abitare la Reggia e non un tugurio o gli scalini di una chiesa , comandare gli uomini e non finire in carcere o all ' ospedale . * * * Centinaia , migliaia di bambini , di bimbe pullulano , si arrotolano , si aggrovigliano in tutte le vie , dalle più aristocratiche alle più popolari , creature seminude , scalze o malamente coperte o appena vestite : e non si sa donde vengano e dove vadano , non si sa a chi appartengano , come vivano , come muoiano . Eppure hanno madre e padre , queste misere bimbe questi bimbi miserelli e vorrebbero , questi genitori infelici , o privi di lavoro o provvisti di un lavoro mal remunerato , faticosissimo , durissimo , vorrebbero , questi genitori , mandare , in un asilo , in una scuola , queste creature delle loro visceri , vorrebbero che oltre il piccolo e rude pane del corpo , dato , ahi , con così rigorosa misura , fosse loro dato , da chi ne ha l ' obbligo strettissimo , da chi ne ha il sacrosanto dovere , il pane dell ' anima , l ' istruzione . Desiderio insano ! Mancherà , spesso a questa immensa folla di piccini e di piccine , di ragazze e di ragazzi , il modo come sfamarsi poichè , pare , la povertà napoletana sia molto pittoresca e i custodi dell ' estetica adorano questa manifestazione possente e triste di dolore sociale : mancherà , senz ' altro , il pane dell ' anima , quello che dovrebbe dar frutto di bene intellettuale , di bene morale , mancherà senz ' altro la istruzione . Vi è ancora fra il popolo , una istituzione strana e caratteristica : una specie di piccola scuola tenuta , da qualche donnetta , in un basso più spazioso degli altri : altre donnette , operaie , serve , lavandaie , stiratrici , vi portano i loro figliuoli e le loro figliuole , alla mattina , prima di andare al lavoro e pagano un soldo al giorno , le più facoltose , diciamo così , venti soldi , e quindici soldi al mese , le più sventurate . La donnetta che ha la scuoletta , non insegna nulla a tutte quelle creature : le tiene raccolte un poco , poi , le lascia scorazzare : le sgrida , sempre : urla , dietro loro : le sculaccia : pianti , strilli , singhiozzi : ma , infine , è responsabile , per un soldo al giorno , per tre centesimi , per due centesimi , di ogni bimba , di ogni bimbo , sino alla sera . E mi rammento , anche , la mia giovinezza , e un certo diploma di grado superiore che mi fu dato , per tre anni , mentre raggiungevo questo diploma , questa missione di dare il pane dell ' anima alle figlie del popolo , continuamente rammentata , a ogni problema di aritmetica sbagliato : e infine toccato miracolosamente questo scopo del massimo diploma , l ' obbligo del tirocinio di maestra , in una di queste scuole , ove accorrevano queste figlie del popolo , a cui io doveva insegnare a leggere e a scrivere E andai piena d ' interesse , di gentile ansia segreta , di emozione , persino , a fare la tirocinante e mi trovai fra molte bimbe assai decentemente vestite , alcune con eleganza . Una per una le interrogai , queste figlie del popolo , chi fossero , donde venissero ; e appresi , man mano , che eran figliuole di professionisti , d ' impiegati , di negozianti , di bottegai , e fra settantadue scolare , una solamente , una , era una figlia del popolo , lacera , pallida , impertinentissima , intelligentissima , affascinante . Una ! Più tardi , io sparvi dalla scuola , perchè avevo finito di fare la tirocinante : la piccola Buonfantino , indimenticabile al mio cuore tenerissimo , ne sparve , perchè morì , di tisi , a undici anni . Era una figlia del popolo , quella : ma la scuola non era fatta per essa * * * E non vi sono scuole , a Napoli ! Non ve ne sono ! Ogni tanto , noi ci riuniamo , diamo un ballo splendido , con una lotteria di oggetti d ' arte , tutta la grande società napoletana e la meno grande v ' interviene e la Croce Rossa prende trentamila lire : ma le scuole mancano e migliaia di ragazzi e ragazze s ' imputridiscono il corpo e l ' anima nelle vie fangose . Non vi sono scuole : mentre noi per un mese , organizziamo una Kermesse enorme , con sessanta dame nei chioschi , e gli ottanta o novanta ciechi di Caravaggio , che hanno già ereditato due o tre fortune , ricevono venticinquemila lire . Non vi sono scuole : e altre dame della Società Margherita e io con esse , organizzano , organizziamo , conferenze , recite , gite , per aiutare ventidue o ventisette ciechi a domicilio , comprando loro un pianoforte o un fonografo o una biccicletta ! Non vi sono scuole , a Napoli , e le maestre muoiono di fame e le ragazze e i ragazzi del popolo vanno al vizio , alla corruttela , al disonore al crimine : e vi stupite delle statistiche dell ' onta , del delitto , a Napoli , quando dimenticate che non vi sono scuole , che invano qualche anima buona di assessore grida , perchè se ne aprano delle altre , mentre il goffissimo progetto del quartiere della bruttezza , a Santa Lucia , chiede un milione e duecentomila lire , poichè ciò fa comodo a un assessore qualunque ! Non vi sono scuole , a Napoli , e questi cattolici che sono al Municipio di Napoli , non si vergognano di far perdurare questa cosa infame , che è l ' analfabetismo , di cui tutti arrossiamo , innanzi non agli stranieri , solamente , che ne ridono ironicamente , beffandoci , ma innanzi agli italiani di Lombardia e di Piemonte . Non so da quanti anni si sta delirando e spendendo intorno al Maschio Angioino , sempre e la cancrena più ributtante divora il popolo napoletano , confitto nelle tenebre dell ' ignoranza : e neppure i cattolici che da Cristo Signore Nostro avrebbero dovuto apprendere l ' amore dei piccoli e degli oscuri , fanno niente . I socialisti domandavano la refezione scolastica : e avevano ragione , ma prima della refezione che andrebbe a figliuoli delle persone agiate , aprire delle scuole , aprirne altre cento , dappertutto , ecco quella che è la carità sociale , la solidarietà sociale ! Viceversa , noi ci occupiamo se il lampadaro di S . Carlo toglierà la visuale a coloro che vanno in quarta e quinta fila : questione gravissima . Costoro che si agitano per questa cosa bizantina , sono pregati d ' informarsi un poco , così , per sapere , quanti degli abitanti ordinarii delle carceri di San Francesco , di Sant ' Eframo e di Santa Maria ad Agnone sanno leggere . Dopo , si covrano la faccia con le mani : se hanno un poco di rossore ! IL PADRE DEL POPOLO I miei occhi hanno visto l ' imponente e toccante spettacolo ; e il fremito che danno le cose grandi e sincere , ha sconvolto il mio spirito . Un popolo ha urlato di disperazione , ha gridato di collera , ha pianto di dolore , perchè Ettore Ciccotti non è più deputato di Vicaria : e per tre giorni e tre notti , questo furore di popolo , pieno di singulti e pieno di lacrime , si è espresso nelle forme antiche , puerili e semplici , della rivolta popolare : il sasso raccolto nelle vie suburbane e che fende l ' aria , fischiando , il pezzo di legno greggio che non è neppure un bastone ma che difende ed offende , il vaso di fiori lanciato dalla finestretta del tugurio : e un desiderio folle , funebre , di morire , spingendosi avanti , contro le armi cariche e pronte a far fuoco , spingendosi avanti , le donne sotto i piedi dei cavalli dei soldati , così , ebbre di morte ! Se più tragica , se infinitamente più tragica non fu l ' avventura del popolo di Vicaria , si deve al medesimo Ettore Ciccotti che consigliò , a voce , per lettera , la calma , la pace , in nome del profondo vincolo fra lui e questo popolo di Vicaria : si deve alla sua partenza , alla sua assenza , atto di altruismo tenerissimo , con cui si sottrasse al terribile entusiasmo e ne placò , così , anche il disegno di rivoluzione e di morte : ancora una volta , egli salvò il quartiere Vicaria dal sangue e dalla strage . E l ' ira folle , lentamente , si è sedata , poichè questi possenti impeti delle masse non possono e non debbono aver durata : ed è restato , dovunque serpeggiante , in cento episodii commoventi , il dolore di aver perduto Ettore Ciccotti , come deputato di Vicaria . Nei crocicchi , un organino si ferma e l ' uomo dalla manovella , comincia a macinare una musica bizzarra : un altr ' uomo canta : e la canzone parla di Ciccotti , il padre del popolo , e tutti si mettono a cantare , un coro , crescendo la folla : delle cartoline col ritratto di Ciccotti circolano , fra la gente : le donne le afferrano , le baciano , le conservano nel seno . Un venditore di giornali passa , è un vecchio : ha la testa fasciata : fu ferito , in una di quelle notti : e camminando a passo lento , con voce fioca , grida il giornale e aggiunge , come ritornello : ànn ' acciso ' u padre nostro Ciccotti . In un angolo di Porta Capuana , una donna parla , fra un gruppo di donne : è eccitata , ha le lacrime agli occhi , narrando non so quale benefizio che ella ebbe da Ciccotti ; e le altre , a poco a poco , si mettono a gemere , intorno : e come se qualcuno fosse morto , esse esclamano : avimmo perdute nu patre , nu patre ! Altrove , un uomo vestito bene , un signore , infine , ma noto nel quartiere , è circondato da altre donne , che gli raccontano le loro disgrazie , ed egli ascolta , pensoso , crollando il capo : e il ritornello , più malinconico , più triste , ricomincia , ancora : ce l ' hanno levato , signò , ce l ' hanno levato ! Entrate , non nelle botteghe della borghesia di Vicaria , ma nei bassi di san Giovani a Carbonara , di via Santi Apostoli , delle traverse del Nuovo Corso Garibaldi , di Porta Capuana , e in ognuna di quelle tane ove manca l ' aria e manca la luce e ove il popolo napoletano vive , per colpa dei suoi mali governanti , come se non fosse uomini e non fosse cristiani , e voi troverete il ritratto di Ettore Ciccotti , accanto a quello della Madonna . Nominate a uno di quei popolani , a una di quelle donne , quest ' uomo : e vedrete il volto loro infiammarsi ed esaltarsi , poichè voi avrete loro nominato il padre , non quello che dette loro la natura , ma il padre della loro miseria , della loro abbiezione , del loro dolore ! * * * E costoro , in Vicaria , non sono elettori : sono popolo . E un ' altra cosa . È una folla di sventurati che sono nati con le mille eredità del morbo , della povertà e del vizio e per cui nulla e nessuno si mosse mai , perchè questi sventurati fossero , in nome di Dio , in nome della natura , considerati come fratelli , più infelici , più disgraziati , ma fratelli ; sono sventurati ; a cui nessuno pensò di dar pane e lavoro , poichè prima che il pane e il lavoro giungano sino ad essi , mille ladri eleganti lo debbono sottrarre o taglieggiare : sono sventurati a cui nessuno dà una scuola , poichè i signori del Comune delirano per gittare un milione , a una società che sta per fallire e non provvedono , a che le scuole sieno aperte : sono sventurati a cui il lavoro pesa , sulla vita , raro a trovarsi , difficile a durare , malissimo compensato , precario , incerto , irrisorio : sono sventurati che spesso , vengono dal crimine o ci vanno , ma non per colpa loro , per colpa di tutta un ' altra società , cieca , sorda indifferente , dura come una roccia . Non elettori ! Popolo : popolo vero , folto , oscuro , a masse paurose , con volti ove si manifestano gli stenti e le tristezze , con voci roche , velate dalla fame e dalle malattie , con i germi ereditarii che un atavismo , ahi , di povertà , vi mise , con gli istinti del male esaltati dalla lunga esistenza di miserie , e di pianto , con l ' inclinazione al male sì , al male , che vi pose questo centennale e crudele abbandono ostinato della loro truce sorte ; e la Società infame si vela gli occhi per non vedere questo popolo , che fugge via , per obbliarne l ' esistenza e crede che la fuga sia la salvezza . Oh voi non fuggiste , Cristo , Signore , questo popolo che , nel tempo dei tempi , era oppresso da ogni male e schiacciato dai possenti e dai protervi ! Voi lo cercaste , dapertutto : ovunque vi fosse un misero , un sofferente , un peccatore , un malato , un criminale , voi gli tendeste la mano , lo abbracciaste , lo chiamaste figliuolo : voi lasciaste che la donna del male , emblema , di tutte le peccatrici , di tutte le criminali , si curvasse ai vostri piedi domandando perdono e perdonaste , in lei , tutti i peccati delle povere creature muliebri , fiacche , caduche , fragili , che la virtù non le sorregge . Ah , non voi fuggite , questo popolo , o Leone Tolstoi , o il più cristiano fra i cristiani , voi che avete salutato come fratelli , solo quelli che soffrono , voi che avete rinfacciato alla società ipocrita e perversa tutti i suoi inganni e tutte le sue infamie , voi che siete sceso in mezzo a tutti i disgraziati e le disgraziate , e solo essi , nei vostri libri , salirono all ' onore della vostra pietà e della vostra tenerezza . Padre del popolo , era il Signor Nostro Gesù : e padre fu ognuno che disprezzò i ricchi e i malvagi e che curò le piaghe fisiche morali degli infelici : e padre sarà chiamato , nella vita nostra , chi si curerà solo di asciugar le lacrime di chi piange , di sollevar le anime depresse , di ridare una coscienza morale a coloro che l ' ebbero distrutta , dal loro destino . Questo nome di padre il popolo di Vicaria , lo ha dato ad Ettore Ciccotti , perchè egli non ha messo le mani sui suoi occhi , per non vedere l ' orrore di quelle esistenze , perchè egli non è fuggito , via , compreso da un senso di terrore e d ' impotenza : perchè egli è restato , coraggioso , paziente , indulgente , dove consolante , dove beneficante , dove cercando di rialzare lo spirito , dove soccorrendo il corpo : perchè , egli ha avuto pietà , ma non una pietà pomposa e oltraggiosa , non una pietà sterile e infeconda , ma una pietà umile e fraterna , ma una pietà efficace e operosa , ma una pietà civile e gentile . Mille volte , questo popolo di Vicaria obbliato , abbandonato , tradito , ha trovato in Ettore Ciccotti non l ' ipocrita che mette mano al portafogli e dà due lire , e compera due lire di tranquillità di coscienza , ma un cuore paterno , pieno di quella celestiale indulgenza che è la forza dei soggiogatori del popolo , ma un ' anima virile che , nell ' istesso tempo , ha detto la parola che solleva e ha prestato l ' opera che redime , che ha consolato il dolore e ha aperto gli spiriti alla speranza di una vita più cosciente e più civile . Non vi stupite se le donne violenti di Porta Capuana e le male donne di via Martiri d ' Otranto lo adorino ! Così la Maddalena adorò Cristo : così la Maslova , perduta e criminale , adorò Tolstoi . Il vincolo sociale è fondato sull ' alta e nobile e riabilitante carità fraterna : il miracolo sociale , è creato solo da un sublime e ardente sentimento di pietà e di amore . * * * E che gli importa di esser deputato di Vicaria . a Ettore Ciccotti ? L ' uomo , in lui , è superiore a questa carica tenuta , spesso da gente vile o sciocca . La beltà della sua anima non soffre miscela di ambizione puerile : egli non è un arrivista : il socialismo non gli è servito per emergere : per cento altre forze intellettuali e morali , che sono in lui , egli sarebbe emerso . E non fu sempre socialista : e la sua storia della sua via di Damasco , tutta a onor , suo , è il romanzo di uno spirito retto e puro che si ribella , d ' un colpo solo , alla infamia sociale , in tutti i ceti , infamia che non colpisce lui , ma chi sta intorno a lui : è la ribellione oscura e impetuosa di un altruista . Sia , sia , sempre il padre del popolo di Vicaria , Ettore Ciccotti ! Non dimentichi questo popolo che egli ha amato , che lo ama : non lo abbandoni , di nuovo alla sua sorte tetra e truce : apporti , egli la luce della parola , la bellezza dell ' esempio , la efficacia dell ' azione a quella gente sventurata che , pure , è umana , è cristiana , ha i segni della intelligenza e del sentimento , nella persona . A ciò , non serve esser deputato . E , forse , domani , Ettore Ciccotti lo sarà di nuovo , se il giovine patrizio che ne prese il posto , non si decida , e forse è capace di farlo , a diventare , di Ettore Ciccotti , scolaro , cooperatore , fratello , in quartiere Vicaria . Il titolo di padre , è così bello , è così degno ! Niuno che lo pronunzi , senza esserne commosso : ed in bocca a un popolo , esso significa preghiera e benedizione . Napoli , Novembre del 1904 UNA DONNA Avete mai provato il sottile e malinconico piacere , piene di segrete sorprese e d ' intimi sussulti , di frugare fra i vecchi ritratti in un antico albo di cui da anni , non si schiudeva il fermaglio , una polverosa cartella di cui , da tanto tempo non si scioglievano i nastri ? Avete mai fissato gli occhi sui pallidi ritratti di colori che sono morti , poichè , misteriosamente , tutti i ritratti dei morti appaiono scolorati ? Volti di morti , volti di persone scomparse , che , non rivedrete mai più , volti di creature che , forse vi amarono e che voi amaste male , forse , e , che non vi amarono a tempo , forse , volti già consunti dalla tristezza o floridi di una beltà quasi intangibile , volti di tanto vecchi ritratti , di persone che portarono via una parte del vostro cuore , che vi tolsero una luce dall ' anima , forse , o che , forse , vi lasciarono un profondo e indelebile ricordo ! Questo sottile piacere di scorrere con le dita trepide , fra gli antichi ritratti , dalla malinconia vi fa passare allo spasimo : e quando , sgomento dai fantasmi che voi stessi avete evocati , lasciate cader l ' albo e chiudete la cartella , onde di amarezza seguitano a fluttuare nel vostro sangue . O passato , tu solamente sei vero ! Ecco , io ho innanzi un tanto antico ritratto , di una donna : di una signora : è una fotografia , che avrà trent ' anni , forse , e che fu data alla donna che degnamente , io ho più amata e venerata nel mondo , a mia madre . Questo ritratto è di Teresa Ravaschieri e già in quel tempo in cui fu amichevolmente donato , non era un ritratto nuovo : veggo un viso ovale , sereno , sorridente , eminentemente giovanile ; e dei bruni e folti capelli neri , ove si appoggia un diadema prezioso : un vestito da festa che scovre un collo e delle spalle statuarie , adorne di una collana ricchissima : una testa da cameo , infine , ove la purezza delle linee è animata dalla espressione più spirituale nella luce dei cari occhi larghi e limpidi , nel sorriso della bella bocca , in tutta la quiete viva e fresca della fisionomia . Il prezioso ritratto , dunque , mostra una Teresa Ravaschieri in tutta la pienezza della sua beltà e della sua grazia muliebre , quando la sua persona e il suo intelletto , il suo fascino e la sua cultura attiravano verso lei gli omaggi divoti d ' italiani e di stranieri , quando il suo nome , illustre per tutti i suoi antenati , illustre per suo nonno , per suo padre , rappresentava , in Napoli , quello della vera gran dama , la gran dama per cui l ' alta società napoletana , di allora , era veramente alta . Prezioso ritratto che ha fatto , che fa profondamente trasalire l ' anima mia , che esalta , in un sogno di bellezza e di bontà la mia fantasia e che dà al mio cuore , che non sa obliare , con un nuovo fiotto l ' inconsolabile rammarico , quello di non aver visto , l ' anno scorso , trapassar l ' anima grande di Teresa Ravaschieri , quello di non aver potuto , in gramaglia , seguire , a piedi , il suo corteo funebre , quello di non aver potuto baciare , piangendo , la pietra marmorea che chiude il suo sepolcro , come quello di una seconda madre . * * * Qual donna , mai , eguaglierà costei ? Chi oserà mai fare quello che essa fece ? La somma delle sue virtù morali non è , forse , grande quanto quella delle sue opere , non ha essa , forse , operato tutto il bene che ha pensato e che ha sentito ? Chi mai realizzò un alto sogno di amore come ella volle e fece ? Chi mai raggiunse uno scopo più lontano , più nobile e più puro , con la sola volontà del bene ? Dove non giunse il suo desiderio di carità e dove non mise ella la testimonianza del suo desiderio soddisfatto ? Che cosa ella non invocò sui poveri , sugli afflitti , sui derelitti e qual balsamo , per lei , non sanò le crudeli ferite di costoro ? Balzano i ricordi belli , nella mia mente e Teresa Ravaschieri mi appare come in una selva di vivide rose fragranti , ed ognuna di esse è un beneficio , ognuna di esse è una carità , ognuna di esse è un atto di amore ! Quante volte , al suo contatto spirituale , io sentii ringagliardire l ' affievolita mia fede cristiana : poichè ella era una cristiana perfetta , umile senza cecità , tenera senza leziosaggine , speranzosa senza baldanza , fidente senza esitazione . Un giorno , parlavamo di Galilea , insieme , e del grande lago di Genesareth , ove Cristo sedò la tempesta , e della montagna di Hattine , ove Egli pronunciò l ' inobliabile sermone : e gli occhi di Teresa Ravaschieri si riempirono di sogno e come in sogno , ella mi disse : senti , io son certa che se avessi avuto la fortuna di vivere là , in quei tempi , avrei seguito Gesù , dovunque , come le Marie : ed era vero , poichè la sua anima ardente era apostolica , poichè ella amava diffondere la sua fiamma vivida , e generatrice di vita dello spirito ! Quante volte ella mi ha chiamata a sè per comunicarmi una sua idea schietta , provvida , generosa e io , come altri miseri esseri , con le mani e con le anime legate dall ' incertezza e dalla debolezza , come tanti altri infelici che , guasti dal dubbio , temono di abbandonarsi alle imprese audaci , rischiose e magnifiche , le ponevo , miserabilmente , delle obbiezioni meschine sempre sgomentandomi delle complicazioni , in cui ella comprometteva la sua salute , la sua pace , il suo tempo . Ella crollava il capo : sorrideva : riconciliava il suo discorso , in cui tutto il suo progetto ideale di soccorso , di sussidio , di protezione appariva magicamente colorito : e a un tratto , io , come gli altri , eravamo colpiti dalla grazia , e innanzi a lei ci sentivamo stupiti e fiacchi , e sentivamo che una volontà alta e bella ci trascinava , e tutti eravamo travolti in un ' onda di bene che , da lei emanava , che ci rendeva capaci di cento cose più forti di noi , che ci dava la forza di servirla , Teresa Ravaschieri , nei suoi miracoli di tenerezza che ci metteva dietro a lei , come discepoli di un Maestro divino . Ah Ella , sì , avrebbe seguito , col capo avvolto nel manto e i piedi nudi nei sandali , Gesù , per le altitudini del Thabor , per le pianure di Elsdrelon e per le balze della Samaria , fino a Gerusalemme , fino al Calvario , sin oltre il Calvario : ma alla sua parola di pietà , al suo sentimento di amore , a questa luce costante e generatrice di ogni bene che emanava da lei , ognuno di noi sarebbe con lei partito , dove ella volesse , con lei , ove ferveva il più crudele morbo , ove giacevano i morti del cataclisma , ove strideva il grido di guerra . Chi , chi mai dirà più a noi , come Teresa Ravaschieri la diceva , la parola che desta l ' anima e che la sospinge alla divozione suprema ? Chi più , chi più indicherà a noi , con la mano bianca e l ' occhio scintillante , la via del sacrificio sublime ? Ah che noi siamo soli , freddi , tristi e dubbiosi di ogni cosa e dubbiosi di ogni persona , e giammai , più udremo la voce che ci dava la forza di vivere , l ' energia di vivere per gli altri , l ' abnegazione di vivere per tutti gli altri , tutti , amici , indifferenti , estranei , nemici . Non è morta una donna , l ' anno scorso , il dieci di settembre : si è dileguata la più incomparabile forza spirituale : è scomparsa la miglior parte di noi , quella che riassumeva le tre virtù dell ' anima , la carità , la fede , la speranza : abbiamo perduto , con lei il segreto della nostra vita di cristiani operosi e di creature umane degne di questo nome , il senso della tenerezza fraterna , si è spento , in noi , poichè lei , l ' Evocatrice , l ' Animatrice di tutte le fraterne tenerezze , è spenta * * * Giusto è che , oggi , in un tempio , i maggiori cittadini napoletani e le più pietose donne e quanti sono i più noti che amarono e ammirarono Teresa Ravaschieri , convengano per onorar la sua memoria e per pregar pace a lei . Tali feste funebri solenni , sono assai belle , e commoventi , anche . Ma se io penso che , in quel tempio , dovrebbero entrare tutti coloro che essa ha beneficati , esso è piccolo , troppo piccolo , infinitamente piccolo : la folla dei poveri , degli infelici , degli infermi , degli abbandonati , cui ella provvide di dignitosa elemosina , di ricovero , di sanità recuperata , di cure materne , la folla , a cui ella dette il suo amore e la sua fortuna , il suo tempo e la sua anima , la folla a cui ella dette sè stessa , in un lungo ed entusiasta olocausto , è immensa . Niun tempio la potrebbe contenere e ognuno di costoro , poichè gli oscuri , i derelitti non dimenticano , certo , ogni volta che il suo spirito si effonde nella preghiera , rammenterà il nome di Teresa Ravaschieri . Ed è , forse , più giusto domandare a Lei , dal suo eterno riposo che ella ci preghi pace : assai più giusto che noi , combattuti , trafitti , stanchi , oppressi , senza più guida nell ' esistenza , chiediamo pace a Lei . Ella lottò e vinse , nel nome di Dio e nel nome della virtù d ' amore che raccoglie tutta l ' umanità . Assai prima di morire , ella era in pace . Ella aveva detto a Dio le parole estreme , assai prima di morire : e aveva avuto il dono della pace . È alla nostra nave pericolante , in gran tempesta , nella notte , che bisogna chiedere l ' aiuto di uno spirito orante , nella beatitudine celeste : è al nostro naufragio che l ' anima eletta deve dar soccorso , dal misterioso mondo delle anime . La grande anima aveva la consuetudine dei miracoli , per la forza della preghiera , e della bontà . Preghiamo che Ella continui !
MILANO IN OMBRA. ABISSI PLEBEI ( CORIO LODOVICO , 1885 )
Saggistica ,
Parole non inutili ... proverbio trito .... chi fonda in sul popolo fonda in sul fango . MACHIAVELLI , Il Principe , Cap . IX . Era il 1° agosto 1876 , quando il periodico letterario la Vita Nuova pubblicò un saggio degli studii da me fatti intorno alla plebe di Milano . Per ben due anni m ' ero infognato dove poteva meglio vederla , osservarla , senza destare alcun sospetto , che mi togliesse il modo di studiarla nella sua piena libertà . Diciamolo tosto : la plebe è sospettosissima di quanti vestono abiti di panno . Forse non ha tutti i torti . Ma lasciamola lì . Avevo visitate bettole , stamberghe , scuole di ballo , locande ; e tutti i vizii e tutti i peccati veniali e mortali m ' erano passati innanzi in tutta la loro sfacciata bruttezza . È dovere però confessare che ho vedute ancora miserie tormentose , dolori quasi insopportabili , abnegazioni deplorevoli , audacie formidabili , sdegni spaventosi , rassegnazioni ammirande . Perle nel fango . La plebe è corrotta . Sicuramente : essa riflette la corruzione delle classi così dette elevate , come nell ' immobile specchio di un ' acqua stagnante si riflettono gli alberi che intorno ad essa stanno . I popoli , cito l ' autorità di Petruccelli della Gattina , non hanno sentimenti bassi , se non quando si elevano alla borghesia . La plebe collettiva ha sempre sentimenti nobili , perché partono dal cuore , perchè sono istinto . La plebe , si potrebbe dire mercantilmente , è corrotta per conto terzi . E allora che volete pretendere dalla plebe ? Avete ragione di chiamarla la pellagra sociale . " Si , signori , vi dirà Cesare Correnti , avete detto bene : la plebe è la pellagra sociale . " Chi mangia male e irregolarmente , chi respira il tifo e la colpa nelle locande si guasta il sangue e le idee . Effetti della segale cornuta sul temperamento sanguigno e dei sofismi cornuti , commentati dalla pancia vuota su una testa vuota . " Et ne nos inducas in tentationem . " Se preghiamo Dio di non metterci a male prove , con quanta maggiore logica non diremo noi alla società : Non fabbricare colle tentazioni gli oziosi , le prostitute , i malandrini Parole sante , che è un peccato non averle pubblicate prima d ' ora . Del resto la plebe di quel tempo non è più la plebe de ' giorni nostri . Gran parte è sparita dalla scena del mondo . La media della vita de ' disgraziati plebei è breve : gli stenti ne affrettano la morte . Inoltre dal 1876 in poi la plebe milanese è diventata una tutt ' altra cosa . I ladri sono stati soppiantati dai truffatori , l ' astuzia ha preso il posto del coraggio . Questo cambiamento d ' industria ha imposto un mutamento d ' abitudini . E poi molti di questi disgraziati hanno lasciato Milano ; parecchi hanno messo giudizio qualcun s ' è perfino ammogliato ed è diventato un discreto padre di famiglia . - G ' hoo la donna , adess besogna che faga giudizi . - Bravo , bravo : n ' era tempo . Per vero dire anche la società dal canto suo ha procurato di trasformare i plebei , infatti ha eretto dalle fondamenta quel grande rifugio che è il carcere cellulare , e con zelo di carità ha trovato quell ' espediente purgativo del domicilio coatto . In Italia si spende poco per le scuole , ma non si bada a buttare il denaro quando si tratta di costrurre un carcere cellulare ... modello ; ovvero a stipendiare custodi , guardiecarcerarie , agenti di pubblica sicurezza ; infine per la pura verità si pensa poco a prevenire , ma in quella vece si pensa molto a reprimere . Eppure con un po ' di carità si potrebbero disarmare tanti odii , ammansare tante ire , cancellare tanti rancori tra classe e classe di cittadini , risuscitare un poco di affetto , ravvivare de ' buoni sentimenti nascosti giù de ' precordii tra la zavorra . Ma chi se ne occupa ? Se ne occupano i preti e i filantropi dottrinarii , Carità pretensiosa , arida , infeconda . La plebe s ' è trasformata di tendenze e di costumi : l ' odio verso le classi elevate è però rimasto lo stesso . Ecco perchè gli studi da me fatti nel 1876 sulla plebe di Milano possono oggi riveder la luce , e corretti , e compiuti , cattivarsi la curiosità e forse il giudizio benevolo del cortese lettore . La sostanza è la stessa , gli accidenti sono mutati , epperò ho dovuto mutare la forma del mio lavoro . Ma siccome le durezze della miseria per la povera plebe sono oggi ancora quello ch ' erano allora , così possiamo dire essere questi studii nuovi ... nuovi per la società disattenta e negligente . Altri ci ha seguiti in questa strada analitica e s ' è dato due anni più tardi a ripetere i nostri gridi d ' allarme , collo stesso frutto che abbiamo ottenuto , allorquando per la prima volta li abbiamo messi noi . Voglia la sorte che quando la Società sarà disposta ad ascoltare i lamenti della plebe e ad esaudirne i desiderii , la società non abbia a dover riconoscere quanto sia vera la sentenza del Machiavelli , e cioè che " venendo con i tempi avversi le necessità , tu non sei a tempo al male , ed il bene che tu fai non ti giova , perchè è giudicato forzato , e non se ne è saputo grado alcuno . " Noi facciamo il dover nostro e ripetiamo il nostro grido ; e se mai troppo affiocata fosse la nostra voce , gioviamoci di quella potentissima di Victor Hugo che per la Francia potrebbe essere stata profetica : " Messieurs , songez - y , c ' est l ' anarchie qui ouvre les abimes , mais c ' est la misère qui les creuse . " Fondacci L ' ignoto è uno stimolo potente per l ' attività dell ' uomo . Scoprire ! ecco il gran premio per molti generosi , i quali affrontano pericoli e disagi d ' ogni fatta pur di rinvenire ciò , che i più neglessero o quello che alcuni inutilmente cercarono ; e questo premio sembra ad essi tanto maggiore , quanto la cosa scoperta riesce più dissimile dalle cose già note , o quanto più strani furono i mezzi adoperati e le vie tenute per giungere a trovarla . Poichè a tutto quello che è strano e disforme dal proprio modo di vivere l ' uomo presta il suo omaggio di ammirazione , il suo culto , e gli porge largo tributo di " oh ! " e di " ah ! " . Le relazioni intorno ai Papuas della nuova Guinea dateci da Odoardo Beccari , destarono meraviglia ed interesse vivissimo in chi ebbe la fortuna di leggerle ; eppure con quegli ottimi Papuas abbiamo si scarsi rapporti , che se non fosse pel Beccari , quasi non ci daremmo per intesi della loro esistenza . E quanta curiosità non attrassero i due Akka che dal Miani furono destinati a rappresentanti dei loro simili presso gl ' Italianì ? E infine per pochi mesi gli eroi della curiosità pubblica non sono stati forse gli Esquimesi visitati da Giulio Payer e da Carlo Weiprecht ? E questi non furono forse eclissati dal prof . Nordenskjold e dal tenente Bove ? E non attrassero poi l ' attenzione dell ' universale i Tunisini visitati dal marchese Antinori e dal barone Castelnuovo ? E l ' ammirazione di costoro non venne distratta dalla narrazione de ' viaggi e delle drammatiche avventure del capitano Cecchi ? Alcuni però s ' accontentano di cercare e di conoscere cose assai più vicine e più ovvie , è però leggono con soddisfatta attenzione le Escursioni nei quartieri poveri di Londra ; di L . Simonin , Les Ordures de Paris di Flévy d ' Urville ; Paris di Maxime du Camp ; Les classes dangereuses de la popolation dans les grandes villes dei Frégier ; Les populations dangereuses et les misères sociales di Paul Cère ; Le sublime di Denis Poulot ; Intemperance et misère di J . Le Fort ; La Société et les moeurs allemands dal Tissot ; La misère di J . Siegfried . Riguardo ad ignoranza e ad abbiettezza la feccia plebea di qualsiasi grande città può dare dei punti ai Papuas , agli Akka ed agli Esquimesi . E la marmaglia pullula e brulica in ogni grande città , eppure gli onesti cittadini non la curano , perchè non la vedono quasi mai , e appena ne ricordano talvolta con disprezzo il nome . Di giorno essa appare di rado ; sfogna per lo più di notte , appare quando per insoliti avvenimenti , il - principio d ' autorità viene fortemente scosso da una delle classi superiori della popolazione , che insofferente dal giogo che porta , levasi contro la classe avversaria , ne calpesta le istituzioni e ne crea di nuove , se la fortuna le dà il trionfo nella terribile lotta . La marmaglia vive alla luce del sole , quanto dura cotesta lotta e talvolta vi prende parte , sempre però a favore della classe oppressa o ribelle . Ma in tutte le città d ' Italia e specialmente in Milano , quando la lotta s ' impegnò tra cittadini e stranieri , è dovere il dirlo , la marmaglia si fece massacrare a nome del principio nazionale , ch ' essa non poteva comprendere e dal trionfo del quale non poteva sperare alcun vantaggio . Perocchè la smania di far bottino non era ragion sufficiente per ispronare i plebei a esporre la vita loro a gravissimo pericolo ; tanto più che a cagion d ' esempio , nella Rivoluzione del 1848 , mentre più ferveva la lotta , non si ebbero a lamentare ruberie e la plebe fece meravigliare le classi più elevate colla sua severità verso chi aveva formato disegno di violare il diritto di proprietà . Forse la feccia era sostenuta in quegli istanti supremi da un desiderio vago e indistinto di un migliore avvenire , o forse pensava che dalla redenzione nazionale potesse derivare la redenzione individuale , e che rompendola colle vecchie tradizioni ancor essa potesse mettersi per una via conducente a non deplorevole meta . Fors ' anche la lusingava la speranza d ' un po ' di gratitudine da parte de ' suoi connazionali , i quali avrebbero posto in oblio le passate colpe per non ricordarsi se non dei servigi dalla povera plebe resi alla patria . Ma comunque ciò sia avvenuto ed avvenga , è certo che la plebe non partecipa alla politica , che durante gl ' interregni e la sua esistenza pubblica dura dalla caduta d ' un governo alla proclamazione d ' un altro . Ed in quel frattempo e nobiltà , e borghesia e popolo comprendono il loro torto nell ' aver dimenticata questa massa abbastanza ingente , cui in quel punto temono soverchiamente , perchè non conoscono e perciò ne esagerano la tristizie e la potenza . Dissi che anche il popolo la teme , perchè nulla ha di comune con questa turba ; alla quale non potendo applicare il nome storico di plebe , daremmo di preferenza quello di feccia , quantunque gli uomini delle classi superiori con carità fraterna abbiano trovato moltissimi altri nomi per indicarla , quali , per citare i più conosciuti : maraglia , plebaglia , popolazzo , popolaglia , gentaglia , bordaglia , bruzzaglia , canaglia , e via dicendo . Essa però non è un triste privilegio dei tempi nostri , ma un fenomeno di tutti i tempi , ed ebbe sempre le stesse tendenze le stesse passioni , la stessa natura . Tra la Suburra e la Villette e Ménilmontant tra White - Chapel e la via Varese o la via Legnano , o lo stretta Calusca , o il vicolo della Corde , nessuna differenza ci corre . E questa turba fu pure in ogni tempo spregiata , giacchè Sallustio ve la dirà cupida sempre di nuove cose , e Machiavelli per natura pronta a rallegrarsi del male . Milano ha del pari che tutte l ' altre città la sua feccia , la quale , come ripeto , ha nulla di comune coll ' ottimo popolo operaio , che massime in questi ultimi tempi , è diventato massaio e previdente ed ama l ' istruzione ed il lavoro . Nè si creda che questa genia sia composta di soli Milanesi ; questi anzi vi sono in minor numero di quel che non si creda , giacchè a formarla concorrono tutte le città minori e i villaggi di Lombardia , che mandano a noi tutti i loro rifiuti . Cosa questa non nuova , chè la plebe di Roma era pur essa composta di gente venuta dal di fuori della città . E Tacito , nauseato dalla corruzione della Roma de ' suoi tempi , ne svela la cagione dicendo che in Roma " omnia turpia atque scelesta confluunt celebranturque " il che può ripetersi a buon diritto per la nostra Milano . In Parigi eziandio , la plebe è formata non solo dei déclassés della grande metropoli , ma per la maggior parte , dei provinciali , il qual fatto era già satato accennato da Jacque Sanguin , prevosto dei mercanti nel 1592 sotto Enrico IV . " La bonne ville de Paris renferme deux populations bien dissemblables et d ' esprit et de coeur . Le vrai populaire , né et élevé à Paris , est le plus laborieux du monde , voire le plus intelligent ; mais l ' autre est le rebut de toute la France . Chaque ville des provinces a so égout , qui amène ses impuretés a Paris " . Fisionomia della plebe ai Milano . Milano è il gran mondezzaio della Lombardia , la sua feccia che in sostanza è eguale a quella d ' ogni altra città , ha però note caratteristiche del tutto speciali , le quali ci possono rendere più agevole il modo di definirla , purchè , ottimo lettore , tu non cerchi nella definizione che ti verrà posta innanzi nè il genere prossimo , nè l ' ultima differenza . Dev ' essere una bella definizione davvero ! Vagabondi , giuntatori , paltonieri , guidoni , pitocchi , si mescolano insieme a comporre la falange plebea . Il plebeo non vive in famiglia ; esso ne trova o ne improvvisa una dovunque , sulla piazza come nell ' ospitale , nel postribolo come nel carcere . Non curante del domani , non ha una stabile ed onesta occupazione ; dalla colpa trae miseramente i mezzi di sussistenza ; il caso gli fornisce il vestito , e perciò quando la feccia sbuca in folla da ' suoi covili la si vede vestita delle foggie più svariate e bizzarre . Berretti e cappelli , abiti di panno logori e smunti , fusciacche di frustagno , calzoni d ' ogni taglio e d ' ogni colore , scarpe e brodequins si vedono appaiati in istrana mostra , offrendo anche al più superficiale osservatore tutti gli elementi per tessere una storia delle foggie d ' abiti in uso da dieci anni in poi presso la cittadinanza , di cui quella moltitudine è parte ed alla quale essa in modo onesto od inonesto li ebbe . Piccole stelle o buccolette azzurrine agli orechi , anelli in dito , al collo foulards dai colori smaglianti , ecco gli ornamenti ricercati dagli uomini del nostro volgo . Le donne vestono pur troppo con apparente lusso ; ma i lembi sfilacciati delle loro seriche gonnelle segnano la distinzione tra queste miserabili e le vere signore . Gli uomini sono magri e snelli , piuttosto sparuti ; la loro pelle ha un colorito terreo ; hanno gli occhi lustri , mobilissimi ed investigatori , ossa zigomatiche assai sporgenti , bocca atteggiata al sarcasmo ed all ' insulto , ritengono nel sembiante un non so che di provocante e insieme di spaurito , che rivela la condizione loro di dover sempre camminare per quell ' angusto e pericoloso sentiero che separa il delitto dalla punizione . Dove abitano , come vivono e come parlano questi miserabili vedremo in seguito . Osserviamo finalmente , che se per il suo sudiciume la plebaglia è brutta a vedersi , per la sua selvaggia rozzezza è altrettanto disgustosa a trattarsi . Costituisce una società nella società , con alcune consuetudini dagli interessati riconosciute per leggi con lingua propria , con mestieri speciali , e con una certa gerarchia , di cui quelli che occupano gradi superiori , sono almeno temuti se non rispettati od amati . Questi miserabili non hanno religione , sono schiavi di molte superstizioni ed hanno di tali loro stolte credenze , non sacerdoti ma sacerdotesse ; essi hanno infine una importante caratteristica , già notata dal Machiavelli , ed è che presi singolarmente fanno schifo e ribrezzo e veduti raccolti in massa incutono spavento . Chi si mostra sfegatato idolatra della feccia , non l ' ha neppure vista da lunge . Gli aristo - democratici non l ' hanno mai studiata dappresso e Cassio la conosceva quanto Marat , e Robespierre ne sapeva quanto Marco Bruto . Le illusioni loro , sì presto mandate in fumo dalla plebe ne sono una prova . Sembrami di vedere quel bravo giovinotto di Cajo Gracco attraversare il foro zeppo dei partigiani della legge agraria . L ' elegante figlio del patrizio Sempronio e dell ' unica ma ambiziosissima Cornelia ; è appena uscito dal tepidario , e a stento può reggere al lezzo caprino , che esala dalle vesti di grossa lana di quella moltitudine . Egli è costretto di portare alle nari la bulla piena di preziosi aromi orientali , mentre ricambia sorrisi ed occhiate a destra e a sinistra , la calca gli si pigia dattorno e col suo puzzo l ' ammorba , raccoglie a due mani la toga intento a schivare il contatto dei più vicini , grida : « Popolo sovrano , ti farò rendere giustizia da codesti aristocratici , te lo promette Cajo Gracco . Date il passo al tribuno della plebe . » « Evviva il tribuno ! » esclama di rimando il buglione . Non esitiamo ad affermare che oggidì avviene lo stesso . Ma che è oggi più scaltra di quel che non si pensi , sa che quando un cittadino delle classi superiori discende tra essa , è segno che è curioso di spiarne la vita intima , oppure che è bisognoso dell ' opera sua , perciò si mostra riottosa e diffidente ; di modo che , chi si cala ne ' covili di essa può a ragione credersi venuto tra un popolo barbaro e selvaggio , cento occhi gli sono tosto addosso con una certa espressione di tenerezza , che pare gli dicano : Non essere indiscreto o ti facciamo la festa . Innanzi di proceder oltre , conviene che qui riveliamo il nome generico che ha la plebe milanese . Le varietà di essa sono infinite e molti però sono i nomi che nel gergo o linguaggio furbesco le si applicano , però il nome generico , con cui l ' intiera classe designa chi le appartiene è quello di lôcch . Rancidumi statistici Ecco dei dati statistici i quali si possono dire archeologici , ma che non saranno per tornar utili per ragione di confronti . Portiamoci col pensiero al 1871 . Le mura di Milano ricingono 794 ettare di terreno , su cui formicolano 199,009 persone . Di queste 100790 appartengono al sesso mascolino e 98,219 al femminino , la quale prevalenza fisiologica dei maschi sulle femmine venne anche , or non ha molto , posta in rilievo dal dottor Romolo Griffini nella sua relazione sul Brefotrofio della città nostra . Ebbene , su tanta popolazione non possiamo notare che 65,365 coniugati ; il resto della popolazione si compone di 16,735 vedovi , ed horribile dictu ! di 116,909 celibi . Si noti che un terzo della popolazione è manifatturiera , un altro terzo è occupata in altri uffici , e finalmente l ' ultimo terzo , dobbiamo dirlo ? ... è senza professione . In quest ' ultima classe lo statista distingue i non poveri e di questi sono 13,277 i maschi e 46,453 le femmine e riduce i poveri senza professione a soli 345 , di cui 60 appartengono al sesso forte e 285 al sesso debole . E notisi che di questi miserabili 22 maschi e 229 femmine nacquero nel Comune ; 34 maschi e 55 femmine nacquero in altro Comune del Regno ; gli altri sono nati fuori dello Stato . Questi dati statistici che desumiamo dagli Atti del Censimento 1871 pubblicati dal nostro Municipio c ' indurrebbero nell ' opinione che in Milano la miseria è una piccola magagna da non dar pensiero , ma pure tutti gli stabilimenti di pubblica e privata beneficenza rigurgitano d ' infelici , costretti con o senza loro colpa a giovarsi di queste istituzioni caritatevoli chiamate dai filantropici retorici colla pomposa denominazione di " patrimonio del povero . " Tra i dati curiosi non crediamo dover ometterne alcuni che non sono senza relazione coi nostri studi . In Milano vi è maggior movimento letterario che in qualsiasi città d ' Italia , tant ' è che ben 4000 persone campan la vita coi frutti del loro ingegno , come vivano poi ve lo dicano i molti figli della bohème , che discutono ogni giorno , seriamente se debbano sopprimere la colazione o il pranzo , e che vanno torturandosi il cervello per satollarsi con esempi di abnegazione e di sobrietà , non potendo nutrire il loro corpaccio con qualcosa di più concreto e di più sostanzioso . Vita poetica è quella della bohème ! Ma come potrebbe avvenire altrimenti in una città nella quale vi sono 286 mentecatti , 314 imbecilli , 453 ciechi , migliaia e migliaia d ' affaristi , che non leggono altro che il loro libro mastro e 45,613 individui che non sanno leggere nè scrivere ? Inoltre i 5799 individui che hanno dichiarato nella scheda di censimento di saper soltanto leggere è certo che altro non leggono tranne il lunario e la cabala del lotto e questi per vero dire aumenteranno di ben poco il commercio librario , il che può dirsi ancora di moltissimi indefessi lettori di opere prese a prestito dagli amici e dai conoscenti . Ma la feccia ? ... E ' difficile l ' affermare il numero preciso delle persone che la compongono . Dalle statistiche ufficiali questo non si può rilevare ( 1 ) . ( 1 ) In questi studi mi sono giovato di statistiche affatto private redatte diligentemente e con finissimo criterio dal signor Angelo Candiani , già comandante delle guardie di pubblica sicurezza al quale rendo le più vive grazie . Tributo pure cordiali ringraziamenti al già questore cav . Edoardo Cossa e al signor cav . Pietro Fassa , già direttore delle carceri di Milano che mi procurarono modo di vedere da presso alcune precipue fasi della vita plebea . Nei più bassi gradi della classe operaia riscontrasi qualche tipo individuale che potrebbe essere preso per il trait d ' union fra il popolo e la plebe . Il barabba , che è l ' operaio corrotto , litigioso e beone , o come altrimenti il direbbero i toscani , sbarazzino , può facilmente trasformarsi in 1ôcch; quindi la somma di questi è un po ' incerta . Alcuni la pretendono ingente , altri la riducano entro limiti più ristretti , ma tanto i primi che questi partono da criteri particolari , e perciò il loro giudizio s ' allontana dal vero . Il lôcch di solito , nasce in un Brefotrofio , passa l ' adolescenza nel Riformatorio , si sviluppa e vive nel carcere e muore all ' ospitale . Tra l ' uno e l ' altro stadio di vita passa i giorni nel postribolo , nella taverna o sulla piazza . Dopo dieci anni . Siamo nel 1881 e un nuovo censimento fu fatto in Milano , come in tutta Italia . La statistica , questa scrupolosa analizzatrice delle cifre , dopo sei mesi dal giorno del censimento , non si perita ancora di dare il suo responso e quasi per grazia vi permette sapere che entro le mura di Milano esiste una popolazione di fatto di 214,004 persone ( e chi sa davvero quanti individui , non sono se non persone o maschere nel significato latino del vocabolo ) e che di queste persone sono 107,075 i componenti la turba del sesso detto per ironia forte , mentre 406,929 sono le persone appartenenti al sesso così detto gentile . Tra quest ' ultime , nove su dieci sono proprio maschere per indole , per costume , per educazione . E la statistica vi farà notare in Milano un aumento normale di 4000 individui all ' anno . La popolazione di Milano che nel 1871 abitava in 4622 case , nel 1881 aumentata e statisticamente riveduta s ' annida in 4689 case , e si distingue in 56,934 famiglie occupanti 56,29 quartieri o appartamenti . Contansi poi 1943 individui che hanno dimora abituale negli alberghi e nelle locande e al 31 dicembre dei 1881 ve n ' erano 852 che si trovavano in alberghi e locande ma solamente con dimora occasionale . Se poi a qualcuno pigliasse vaghezza di sapere quanti locali o vani trovansi nell ' interno di Milano , risponderemo con una statistica particolare cortesemente mostrataci dall ' assessore Cambiasi essere quelli 252,440 e di essi , al 31 marzo 1882 erano vani realmente , perchè vuoti , ben 3459 . Notiamo per incidenza che in quest ' ultima cifra non sono compresi i locali di fresco fabbricati e non ancora dichiarati abitabili . In un decennio adunque la popolazione di Milano ha aumentato di 14995 persone , segno evidente che non è una città che se la dorma della grossa , come i malevoli tenterebbero far credere . Milano vive vita febbrilmente operosa di giorno , nè cessa di agitarsi la notte . Il sesso forte non s ' accrebbe che di 6285 individui , mentre la volubilità e la grazia hanno trovate ben 8710 nuove sacerdotesse . Intanto i 116,909 celibi converrà ritenerli 116,909 , finchè la statistica si compiacerà di dirci l ' ultimo oracolo del censimento , speriamo che lo pronunci presto e soprattutto che , per l ' onore della riputazione morale di Milano , ci porga questa cifra considerevolmente diminuita . Si argomenta già a quest ' ora che il numero delle persone senza professione , grazie a certe distinzioni che sì vogliono fatte dalla Giunta centrale di Statistica , sarà di gran lunga minore di quello che non sia stato nel 1871 . Non potendo sapere di quanto dal penultimo censimento in poi sia decresciuto il numero dei ciechi , degli analfabeti ( i ciechi dell ' intelligenza ) , dei mentecatti e degl ' imbecilli , non osiamo dire se migliorata siasi la condizione delle quattromila persone che campano delle lettere , o per dirla con una frase molto nota e molto vera , col far gemere i torchii . La feccia plebea di Milano di quanti invidui adunque si compone ? Non ci si accusi di soverchia pedanteria , se ancora non crediamo di poter mettere fuori una cifra in proposito . La feccia sia poi di Milano o di Parigi o di qualsiasi altra grande città , offre difficoltà grandissime allo statista che voglia distinguerla dal resto della popolazione , numerarla , classificarla . E perchè non crediate che questo sia un espediente qualunque per trarmi d ' impaccio , citerò a mia giustificazione il Frégier , che fu già capoufficio alla Prefettura della Senna ed egli vi dirà : « L ' Amministrazione ha tentato più d ' una volta di conoscere la forza effettiva della classe oziosa , errante e depravata , di questa parte della popolazione che , a Parigi come nelle altre grandi città , forma il focolare di ciò che v ' è di più abbietto , di più corrotto e di più pericoloso per la società . I suoi sforzi sono sempre stati infruttuosi , chè essa non ha giammai potuto designare precisamente gli elementi di questa classe mobile e misteriosa ; essa ha voluto dividere questi elementi in categorie , per conseguire lo scopo che si proponeva ; ma non ha tardato ad accorgersi che le più di queste categorie , distinte in apparenza , erano di fatto assolutamente nulle . » Dal 1810 , anno in cui il Frégier ha pubblicata l ' opera sua sulle classi pericolose , tale condizione di cose non ha punto mutato . E si che soffiarono sopra questo mondaccio più di quarant ' anni ! Ciò è davvero sconfortante . Intemperanza . Abbiamo veduto come si semini la popolazione pericolosa , vediamo ora come la s ' inafffi , perchè possa produrre i frutti del male . La statistica ci corra in aiuto . E ' proprio vero che la sete viene bevendo . Veggansi i dati seguenti e si facciano gli opportuni confronti . Da essi rilevasi il numero degli esercizi pubblici esistenti in Milano nel 1874 e nel 1881 . 1874 1881 Alberghi 45 53 Osterie 255 261 Trattorie 485 593 Bettole e cantine 437 570 Caffè 352 320 Liquoristi 497 475 Birrarie 32 39 Numero totale degli esercizii 2103 2311 Da questi dati appare che dal 1874 al 1881 si apersero 208 nuovi esercizii , e cioè quasi 1 per ogni mille abitanti . Il numero totale degli esercizii ci dà proporzionalmente 1 circa per ogni 100 abitanti . Sopra queste cifre porteci dalla statistica si potrebbero fare delle osservazioni curiose . Il numero delle osterie , delle trattorie , delle bettole e delle cantine è andato aumentando ogni anno , il numero dei caffè è oscillante e inclina piuttosto a diminuire , finalmente quello dei liquoristi che nel 1875 scese al minimum di 428 risalì nel 1876 al numero dì 436 , nel 1877 a quello di 440 sino a che nel 1881 raggiunse il numero di 475 . E si noti bene che in questi numeri non sono compresi i lattivendoli , i droghieri , i farmacisti che da qualche tempo si sono dati allo spaccio dei liquori . Se ne ingolla , per Bacco , dell ' alcool e del vino nella nostra Milano ! Su per giù dai buoni Milanesi e dai loro ospiti e visitatori si berrebbero 274,000 ettolitri di vino all ' anno e forse un tre o quattromila ettolitri di alcool , il che non è poco . Dai registri del dazio consumo si desumerebbe che in Milano nel 1876 e nel 1880 si daziarono le seguenti quantità di vino : 1876 1880 Vino in fusti Ett . 242,171 Ett . 235,410 Vino in bottiglie Ett . 2,549 Ett . 2,621 Vino in mezze bottiglie Ett . 81 Ett . 77 Mosto Ett . 5,776 Ett . 406 Uva ridotta poi in vino Ett . 24,000 Ett . 36,000 Totale Ett . 274,577 Ett . 274,514 Avvertiamo il lettore che non abbiamo voluto prendere come termine di confronto l ' anno anno 1881 , perchè durante quell ' anno ebbe luogo in Milano l ' Esposizione nazionale che ha fatto succedere un aumento eccezionalmente sproporzionato nel consumo di ogni genere di cibi e di bevande . Ed ora ecco i dati del consumo dell ' alcool : 1876 1880 Alcool inferiore Ett . 2,953 Ett.2,900 Alcool superiore Ett . 4,362 Ett . 4,891 Alcool in bottiglie Ett . 229 Ett . 311 Alcool in mezze bott . Ett . 21 Ett . 19 Alcool fabbr . in città Ett . 3,294 Ett . 4,000 Tot . Ett . 10,859 Ett . 12,121 Concediamo che di tutto quest ' alcool due terzi sia impiegato nell ' industrie e nella chimica , ma un buon terzo , si può quasi scommettere , che scende nel gorgozzule dei nostri concittadini e va a finire nel laboratorio dello stomaco . Vi meravigliereste ora se vi dicessero , che il vizio dell ' ubbriachezza in Milano cresce , cresce , cresce ? Ogni misero è re se il vin lo scalda , ha detto Pope nel suo Saggio sull ' Uomo , epperò in mezzo all ' aria repubblicana , che d ' ogni intorno spira , il numero de ' re ( secondo Pope ) andrebbe aumentando . Nel suo libro Intemperanza e Miseria il Léfort distingue l ' ubbriacatura dall ' ubbriachezza , la prima errore , la seconda vizio ; ma invano egli vorrebbe trovare delle attenuanti per l ' errore , chè è per l ' appunto questo che avvia alla colpevole abitudine . E ' curioso che da Pitagora al Mantegazza tutti i pensatori hanno alzata la voce contro l ' ubbriachezza , ma non per questo il brutto vizio è cessato o accenna almeno a diminuire . Montaigne ha sentenziato che " le pire estat da l ' homme c ' est ou il perd la cognoissance et gouvernement de soy " eppure molti cercano nel vino e nei liquori l ' oblio de ' mali , nè tutti sono da condannarsi . Statistiche recenti risguardanti l ' ubbriachezza in Milano non abbiamo trovato , siamo costretti pertanto a ricorrere a dati vecchi , non per questo meno eloquenti . Nel 1868 ( che è l ' anno di cui abbiamo dati precisi ) furono arrestati 476 ubbriachi fradici , tra i quali 392 maschi e 84 femmine . Pur troppo soli 406 individui erano plebei , gli altri 70 erano di condizione civile . Notiamo ad abbondanza che 194 erano in età da 18 a 30 anni e 282 dai 30 ai 50 anni . Nè questi furono i solo ubbriachi caduti nelle mani dell ' autorità in quell ' anno , poichè 148 che erano solo cotticci vennero ricondotti alle loro case dai pubblici agenti , e tra essi vennero notati 106 maschi e 42 femmine . Chi ci saprebbe dire il numero degli altri ubbriachi di Milano , dei quali non ha nè può avere notizia l ' autorità di pubblica sicurezza ? In genere però il popolo italiano e la popolazione milanese in ispecie non sono di tanto dediti all ' ubbriachezza da meritare di essere collocati dal Léfort nella sua Geografia e Statistica dell ' intemperanza . Consoliamoci almeno di questo che in Europa ci sono dei popoli , che vantansi più civili e che sono più ubbriaconi di noi . Buon pro lor faccia . Il primo passo della Vita . Come si può crescere buoni e affezionati alla Società , se vostro padre , se la vostra madre stessa vi rifiuta e vi abbandona non appena avete schiuso gli occhi al dolore ? Eccovi soli , con un cognome convenzionale , non corrispondente a quello di nessuna persona che v ' ami , e che vi fu dato capricciosamente da un impiegato , il quale non si è preoccupato d ' altro se non di questo che il vostro cognome incominci per la stessa lettera del nome che da una suora vi è stato imposto al fonte , ove foste fatti cattolici non uomini . Imperocchè la Società , la Società civile , la Società progredita e progressiva , la Società magnanima vi stampa in fronte il qualificativo di bastardo , che vi fa vivere spregiati e tuttavia poco curanti di questo ingiusto disprezzo , ma inquieti tra il desiderio e la tema di conoscere gli autori dei vostri giorni . Potrebbero infatti essere ricchi o poveri , onesti o vituperevoli , potrebbero essere una benedizione o una maledizione per voi , Ma che monta ? Non pochi di coloro che creano siffatti sventurati compongono la cosi detta buona società e se conoscono gli allevatori dei loro bambini si recano da essi con istrani infingimenti per portar ai figli abbandonati qualche dolciume : ma la loro riputazione non dev ' essere offuscata , ma la loro tranquillità domestica non dev ' essere turbata ... guai se il padre , la madre , lo zio , la zia risapessero questo errore , sarebbero capaci di diseredare chi l ' ha commesso , e allora ! Epperò voi , poveri bambini , soffrite , crescete incolpevolmente spregiati e quando la negligenza sociale e la snaturatezza dei vostri genitori vi hanno indirizzati e quasi dannati al male , allora soltanto la società vi teme , lo statista vi scerne fra la turba multiforme dei delinquenti e nota : " Pur troppo anche in questo anno dei condannati per delitti comuni il maggiore contingente è fornito dai trovatelli . E ' questa una piaga alla quale conviene che la società ponga un rimedio provvidenziale ed efficace . " Ma intanto chi soffre e lo statista volta la pagina per fare altri calcoli . La sua voce est tamquam vox clamantis in deserto . Qualche volta il gettatello si vendica dei suoi snaturati genitori a misura di carbone . Allorchè dopo aver composte le cose loro secondo le ipocrite norme delle convenienze sociali , il padre o la madre , ricordandosi di aver fatto consegnare il proprio figlio al Brefotrofio ne fanno ricerca , il figlio al vedere i proprii genitori , vinto dalla gratitudine per chi l ' ha allevato , rifiuta e il nuovo nome e la nuova condizione che gli viene offerta , protestando che giacchè è rimasto per anni molti senza che da ' suoi sia stato riconosciuto , oggi si crede in diritto di non voler egli riconoscere i suoi . Atroce eppure nobile vendetta che priva il padre e la madre dell ' affetto de ' proprii figliuoli . Ma non è qui il luogo di far degli sfoghi siano pure ragionevoli contro una Società generalmente corrotta e senza cuore . Ripigliamo in quella vece la nostra archeologia statistica , la quale ci può insegnare ancora oggi qualche cosa . Nel giorno del censimento del 1871 i bambini illegittimi nati vivi furono 1105 , dei quali 224 videro la luce nel Brefotrofio provinciale , istituto che nel solo 1874 accolse 2375 infanti . Questa numerosa famiglia darà più tardi i 350 giovanetti da ricoverarsi nel Riformatorio di Parabiago , i 150 adulti da rifugiare nell ' ospizio del Patronato , e la maggior parte di coloro che popoleranno le 762 segrete del carcere cellulare . Sono dati vecchi , ai quali gioverà contrapporre i recentissimi pubblicati al pari di quelli dal dottor Romolo Griffini , direttore del Brefotrofio di Milano . " Nell ' anno 1881 , scrive il Griffini in una sua accurata relazione , si raccolsero nel Brefotrofio 1408 infanti di primo ingresso , contro 1389 entrati nel 1880 . Ne risultò pel 1881 un aumento di 19 infanti . Quanto al sesso , i nuovi entrati si distinguono in 728 maschi e 680 femmine . Prevale , come generalmente suole , il sesso forte , e quest ' anno in ambe le categorie dei legittimi , e degli illegittimi , poichè sopra 354 legittimi si hanno 185 maschi e 169 femmine , e sopra 1051 illegittimi , 543 maschi e 511 femmine . " E volete sapere quanti erano nel 1881 i disgraziati componenti la famiglia a cui l ' Ospizio provinciale di Milano ha dovuto provvedere ? 8439 . Quanti dolori ! C ' è da inorridire . E siamo sull ' aumentare . Come si provveda poi a questi infelici è bello tacere . Nessuno ne ha colpa , poichè la istituzione del Brefotrofio è organizzata , retta da norme non facilmente mutabili e da consuetudini che tengono veci di leggi . E poi la burocrazia non è la Provvidenza . Gli esposti vengono quasi tutti affidati ad allevatori abitanti in campagna . Si conta un po ' sulla moralità e sul buon cuore dei campagnuoli . E anche per vero dire molti di questi hanno meno pregiudizii dei cittadini . Nel bambino quelli non vedono il bastardo , vedono il disgraziato e se lo tengono caro . E ' una specie di buon augurio per la famiglia che lo ricetta e lo nutre . Il compenso che paga l ' Ospizio non è sempre allettamento sufficiente per indurre una famiglia ad assumersi la cura di allevare un figliuolo che sul fiore dell ' età può essere richiesto e portato via da chi l ' ha messo al mondo . Vi sono pure dei bambini che per la loro bellezza attraggono gli allevatori , ma ve ne sono di quelli che sono male aggraziati , o brutti , o infermicci , o colle membra contorte e rattrappite e , poveretti , non sono voluti da nessuno . Fino a pochi anni or sono per una vecchia consuetudine si provvedeva al loro collocamento in questo deplorevole modo . Quando la Direzione dell ' Ospizio da sicure informazioni era fatta certa che in un determinato circondario di campagna v ' erano parecchie famiglie , che avrebbero assunto l ' allevamento di alcuni trovatelli ne caricava qualche dozzina sopra un carretto e li inviava al comune indicato . All ' arrivo dell ' infelice convoglio si dava nella nota campana esattoriale ; i terrieri convenivano sulla piazza e incominciava la scelta dei bambini . Tolti i più belli o i meno brutti restavano coloro , ai quali insieme colle altre sventure toccava pure l ' umiliazione d ' essere rifiutati . Chi ha appena un po ' di cuore pensi quali sentimenti in quel punto dovevano germinare negli animi di quei disgraziati fanciulli . Allora l ' agente dell ' Ospizio , che voleva ritornarsene col carro vuoto , andava sollecitando or l ' uno or l ' altro dei contadini presenti a prendersi o questo o quel bambino quantunque storpio o deforme , chè l ' Ospizio provvedeva per essi al pagamento di una ragguardevole ricompensa all ' allevatore . E così a stento e a fatica tutti i bambini venivano accolti nelle case dei contadini e quindi dopo un secondo rifiuto s ' affacciavano alla vita di famiglia paurosi , sapendo di esservi appena tollerati . Altro che notare nelle statistiche penali che il numero maggiore dei delinquenti è fornito dagli Esposti ! Non è loro colpa se questi bambini crescono male . L ' illustre prof . dott . Edoardo Porro nel suo lavoro che risguarda il biennio 1869-70 alla maternità di Milano , a pagina 266 , parla della sorte che attende gl ' infelici che hanno culla nell'0spizio , " i quali sovente hanno per sopraggiunta la sventura di perdere nascendo la propria madre . La quale nell ' istante di dare alla luce il suo bambino è tormentata da gravi dolori non solo fisici , ma anche morali ; pensando , come dice il Porro , che la sua creatura troverassi isolata e reietta dalla società , dannata ad un Brefotrofio e ad un allevamento poco dissimile da quello dei bruti . Chi ha pratica delle maternità , ed in ispecie di quella di Milano , non troverà esagerate queste parole . " Oggi le condizioni dei ricoverati da quest ' Istituto debbono essere un cotal poco mutate , grazie alla benefica influenza delle persone che ora lo dirigono . Un forte sentimento di pietà si ridesta in ogni animo bennato alla vista di un povero gettatello . E il Giusti , descrivendo scherzosamente un suo viaggio a Montecatini , osservando uno di questi sventurati bambini , sente dentro il suo cuore vibrare a un tratto la corda del dolore e però esce in un volo lirico , degno d ' essere riletto . Accanto a me dal lato delle brenne , Una povera donna montanina , Lieta recava al petto un trovatello . Preso là nel buglione , ove s ' insacca Dal matrimonio e dallo stupro a gara O legittima o no l ' umana carne . Oh benedetta , miseri innocenti , La pubblica pietà che vi ricovra Nudi , piangenti , abbandonati ! A voi il casto grembo della cara madre . E del tetto paterno il santo asilo , Che dà l ' essere intero , e dolcemente L ' animo leva a dignità di vita , Error , vergogna delitto e miseria Chiuse per sempre ! Crescerete soli , Soli all ' affetto e mal securi in terra ; Al disonor di genitori ignoti , Come la pianta che non ha radice , Maledicendo .... ... Poveretti , quant ' era meglio per essi il non nascere ! I lôcch nel 1874 . Ecco i pensieri che ci frullavano nella mente nel 1874 studiando quella parte della popolazione di Milano negletta e pericolosa che con vocabolo gergale viene chiamata dei lôcch . Son pochi i caffè , le osterie e le bettole , tra i 2000 esercizii pubblici , di cui è disseminata Milano , in cui il plebeo non si periti di presentarsi , anzi quand ' egli entra in un caffè di lusso in compagnia di qualche femmina da trivio , incede risoluto e con aria di sfida , e tutto si ringalluzzisce se giunge ad attrarre dai frequentatori gli sguardi , benevoli o malevoli , a lui poco importa . Ma la bettola è il regno , del lôcch ; quivi ascolta i poco melodiosi , ma svariatissimi concerti dei 200 suonatori d ' organetto , di chitarra , di mandolino e perfino del santo strumento dei profeti , per dirla coll ' Aleardi ; quivi egli mangia , beve , giuoca , predica , grida , schiamazza , quivi ritrova la sua famiglia la sua società , la sua patria . Egli frequenta pure due caffè - danzanti ( 1 ) , posti uno , in ciascuno dei due quartieri dove la marmaglia s ' annida , a questi pseudo caffè si può ben applicare il nome di anticamera del carcere , e guardinna come dai lôcch istessi vengono chiamati , perchè ivi i formigh de la giusta o guardie di questura , attendono tranquillamente che vengano a far di sè spontanea dedizione i colpiti di cattura , aspettazione che di rado rimane delusa per le ragioni che diremo in appresso . ( 1 ) Uno di essi venne chiuso per ordine dell ' autorità politica . Il proprietario s ' era preso un giorno la licenza di tirare a bersaglio sul petto d ' uno dei suoi avventori . L ' altro caffè - danzante , fu chiuso per disordini gravissimi in esso accaduti . Ma dall ' allegra danza della bettola , o dalle conversazioni chiassose del postribolo si rifugia il miserabile in qualcuna delle locande le più meschine , ove trova un pagliariccio per passare il resto della notte . Anche qui la questura si reca a far visita , e con lodevolissima sollecitudine nota i nomi di quanti ricevono alloggio ogni sera dai 96 locandieri muniti di regolare licenza . Un alleato potente del 1ôcch è il pignoratario . Contansi in Milano 47 pignoratarii ( non dimentichi il lettore che ci riferiamo al 1874 ) e prestano denaro contro un pegno superiore di due terzi alla somma richiesta , e l ' interesse che si paga pel danaro , così preso a prestito , ha un limite minimo del trenta per cento . Tra i pignoritarii son parecchi cocch o manutengoli che comperano la roba rubata per un tenuissimo e quasi vorremmo dire ridicolo prezzo . Daremo più tardi qualche tratto caratteristico di siffatta genia . Malgrado che i lôcch campino la vita con mezzi illeciti , tuttavia non ve n ' è uno che non sappia all ' uopo provare di avere un ' occupazione che gli provvegga la sussistenza . Dopochè improvvidamente la legge di pubblica sicurezza riconobbe la libertà di commercio o per parlare seriamente , concesse a chicchessia di fare il merciaiuolo girovago ( diritto che prima era consentito solo ai vecchi ed agli impotenti al lavoro ) le vie sono ingombre di venditori di fiammiferi , di minuterie , di fotografie di opuscoli , di bosinate , e tutti costoro pretendono di far credere che essi ritraggano i mezzi dì sussistenza dal loro microscopico commercio . Ma questi mestieri facili ad apprendersi e ad esercitarsi hanno scossi ancor più i vincoli troppo già allentati della famiglia plebea . Questa non ha più alcun vigore morale ; e ad ogni piè sospinto i figli disertano la casa per discendere nella piazza che s ' eleggono ad albergo , a scuola , a bottega . Nel solo anno 1869 ( oltre il quale termine non giungono le statistiche private del signor Candiani ) vennero denunciati dai parenti 203 figliuoli fuggiti dalle rispettive case , e tra essi s ' annoverano 172 maschi e 31 femmine , ma ciò che è ancor più doloroso a notarsi è che nello stesso anno vennero dall ' autorità di pubblica sicurezza arrestati come fuggitivi dal tetto paterno 878 figliuoli , dei quali 684 maschi e 184 femmine . Questi tutti furono ammoniti per oziosità e vagabondaggio , vennero per qualche tempo sostenuti in arresto e nondimeno nè i loro genitori , nè alcun ' altra persona si presentò a fare di essi ricerca . Eppure se 416 tra quelli erano in età dai 12 ai 16 anni , ve n ' erano pure 463 , l ' età dei quali stava ancora fra gli 8 ed i 12 anni . Non dimentichiamo poi che Milano ha una popolazione fluttuante di circa 28,000 individui non pochi dei quali concorrono ad aumentare la folla della plebe , o per parlare più correttamente dei lôcch . Insomma crediamo di non esser molto lontani dal vero , affermando che questa turba si compone di più che diecimila persone . E accanto a questa cifra , altre non meno dolorose e vergognose dobbiamo segnare , cioè 590 prostitute ( sempre secondo la statistica del 1871 ) , raccolte in ben 30 case di tolleranze , e forse altre 1500 femmine che esercitano clandestinamente il loro turpe commercio . Il numero delle prostitute non è registrato negli atti del censimento del 1871 e non sappiamo , per qual ragione il Comitato ha creduto opportuno di ommetterlo . Il mondo dei lôcch al giorno d ' oggi Il regno del lôcch oggi s ' è ampliato , che il numero delle bettole è andato e va continuamente crescendo . Ma il Padiglione Merati in Porta Garibaldi e il Padiglione Luciani nei pressi di San Vittore non esistono più . Non si creda per questo che il lôcch nella stagione d ' inverno non trovi modo di dar sfogo alla sua smania di ballare . Il lôcch balla , balla furiosamente ... nelle così dette scuole di ballo , nella sala ( chiamiamola così ) che venne aperta sul corso di Porta Genova e in quelle aperte fuori di Porta Venezia , nelle osterie e finalmente nei baccalitt o spacci di vino e di liquori . Dapprima si sapeva dove i lôcch si recavano a ballare , e la Questura aveva contro i pregiudicati buon giuoco ; oggi non se ne sa più nulla , perchè si balla dappertutto e il rintracciare i più pericolosi riesce cosa molto difficile . Le locande non sono punto migliorate da quello ch ' erano e per rispetto alla igiene e per rispetto alla morale , epperò ce ne dovremo intrattenere a lungo pel decoro e pel vantaggio di Milano . Oltre il Monte di Pietà , che è pel lôcch quello che può essere la Banca Nazionale per un uomo d ' affari , egli ha altrettanti banchieri nei quaranta pignoratarii che esercitano , più o meno onestamente l ' usura , muniti della loro brava licenza . Vi sono eziandio in Milano centodieci rigattieri , i quali comperano roba usata e qualche volta la fanno da pignoratarii . Dal pignoratario al manutengolo c ' è di mezzo la barriera dell ' onestà , che bene spesso la cupidigia di lucro può indurre a saltare . I ladri e i frodatori hanno i loro patroni naturali nei manutengoli , che sfuggono troppe volte alle ricerche dell ' Autorità di Pubblica Sicurezza . Il Carcere cellulare e l ' isola ( il domicilio coatto massime all ' isola d ' Ischia ) hanno fatto sloggiare da Milano molti di quei furfanti , i quali avevano contratte delle curiose abitudini d ' indifferenza nel passare dalla vita del delitto alla vita dell ' espiazione nelle carceri a sistema di famiglia . Ma se gli individui che compongono la feccia di Milano hanno mutata parvenza , coloro che vennero a sostituirli non sono di natura diversi dagli altri e battono la stessa via , se non con più audacia , certo con maggiore astuzia . Nè la morale in Milano ha guadagnato gran fatto dal 1874 in poi . E invero , quantunque in un eccesso di zelo , l ' Autorità di Pubblica Sicurezza abbia fatto chiudere parecchie case di prostituzione ( rimedio inefficace contro l ' immoralità ognora crescente ) , tuttavia Milano contava sul finire del 1881 ben 28 case di tolleranza , delle quali 5 di prima , 11 di seconda , 6 di terza classe , oltre a 6 case particolari . Le prostitute iscritte regolarmente nel 1881 erano 430 , delle quali 45 facevano di sè mercato in case di prima , 105 in case di seconda , 80 in case di terza classe . A fare il numero di 430 contavansi ancora le prostitute isolate e tra queste 34 di prima , 18 di seconda , 98 di terza classe e finalmente 50 prostitute vaganti , tutte appartenenti queste alla terza classe . A tali cifre favoriteci dall ' egregio amico nostro dott . Gaetano Pini , aggiungeremo queste notizie recentissime , e cioè che oltre le 22 case pubbliche di tolleranza ve ne sono 12 private . Le prostitute iscritte al 20 giugno 1882 erano 614; quelle che si presentano alla visita sono in media circa 400 , delle quali 80 esercitano la prostituzione clandestinamente . Il Sifilicomio ne ricetta attualmente 52 e ne ha 29 in esperimento . Confessiamo che quest ' ultima espressione , pórtaci da una relazione ufficiale , ci sembra molto curiosa , se non molto chiara . Da questi dati non si potrebbe argomentare della moralità di Milano . Conviene sapere per farsi un ' idea precisa della condizione di Milano , che forse duemila femmine fanno copia di sè per denaro , in barba a tutti i regolamenti della Pubblica Sicurezza . Urge che venga rialzato il livello morale della città nostra , perchè si corre verso la depravazione in modo ignominioso . Nei postriboli non s ' infognano solamente i lôcch , ma benanco moltissimi giovani di oneste famiglie , i quali incominciano in questi turpi luoghi a mettere il piede sullo sdrucciolo del vizio , per finire poi a precipitare nel baratro del delitto . Dove dorme il lôcch . Col nome di locanda si designa dai Milanesi un luogo dove la feccia riparasi a dormire durante la notte . Nel quartiere di Porta Garibaldi e ìn quello di Porta Ticinese vi sono le locande peggiori . Non può credere quanto siano squallide chi non le abbia vedute ; in loro confronto sbiadiscono le descrizioni delle locande inglesi , porteci dal Simonin . Rechiamoci a visitarne qualcuna famosa nella cronaca plebea , ma ricordiamoci di andarvi accompagnato da qualche esperto brigadiere di pubblica sicurezza e colla scorta di un paio di guardìe , affinchè non c ' incolga danno per la nostra soverchia curiosità . Si dice che queste locande fossero più tristi prima del 1859 . Noi per vero dire non neghiamo fede a tale asserzione , tuttavia possiamo affermare che sono pessime tuttora . Eppure c ' è una Commissione sanitaria presso il nostro Municipio , la quale potrebbe cooperare coll ' autorità di pubblica sicurezza affine di migliorarle ; e il compito non sarebbe forse nè infruttuoso , nè scevro di soddisfazioni per chi vi s ' accingesse . E ' notte fitta . Da un paio d ' ore la folla che ingombrava il coro di Porta Garibaldi s ' è a poco a poco dileguata ; non vanno in volta che gli agenti dell ' ordine e gli uomini del disordine . Dei miserabili quelli senza danari hanno preso alloggio all ' albergo del Cappell Verd , cioè sotto gli alberi piantati lungo quella parte dell ' Arena che guarda verso oriente ; oppure stanno in Piazza d ' Armi a combinare qualche mala opera ; quelli poi che sono stanchi , ma che hanno quattrini in tasca si sono ricoverati nelle locande . Entriamo per questa angusta porticina . Non giova che qui ripetiamo il numero che la segna , perchè vogliamo narrare e descrivere , non già accusare o denunciare alcuno . Per l ' androne lungo , stretto , basso , fangoso e grave olente , eccoci giunti a un piccolo e uggioso cortiletto . Sembra un fondo di torre . Anzi guardando all ' insù , ci pare d ' esser chiusi nel telescopio di Ross , con questa differenza che , invece di vedere un ' immensa plaga , non iscorgiamo che alcune poche stelle , ed un pezzetto di cielo , donde , quando si ricorda , il padre eterno fa capolino e guarda giù per compiacersi della sua creazione . Sopra un usciaccio mezzo scardinato e roso dal tarlo , benemerito della patria indipendenza , per avere nel 1848 dall ' alto d ' una barricata in un fiero combattimento difeso i Milanesi contro gli Austriaci , sta una vecchia ed affumicata lanterna a riverbero , colla fronte ricoperta di carta untuosa , su cui sta scritto Alogio pei forastieri . Nessun Russo , Tedesco o Francese pose mai il piede là dentro , tuttavia dal padrone di quella locanda , tutti gli avventori , che per lo più sono di Milano o dei dintorni , vengono qualificati per forastieri . Entriamo . Siamo in una legnaia . Una catasta di legna grossa a destra , un mucchio di fascine umide a sinistra , divise da un sentieruzzo ; ce n ' è più che non bisogni per dar l ' idea ad un galantuomo del come dovesse stare il povero campione di frate Gerolamo Savonarola , nel momento che a tutto proprio rischio e per mero capriccio di quello , si proponeva di subire la prova del fuoco . Allo sbocco del sentiero v ' è un piccolo spazio dove trovasi una tavola che si regge appoggiata al muro , perchè una delle sue gambe è fasciata , ed il coperchio ha un colore indefinito che è il risultato della polvere e dell ' untume che da anni vi si va sopra accumulando . Al fianco della tavola sta una seggiola impagliata o dirò meglio che va spagliandosi ; sovr ' essa sta seduta la divinità del luogo una donnona corpulenta e grassa , con una faccia che sembra una meggiona , perdonatemi la similitudine un po ' sporca , ma la prendo di peso dal Giusti , quantunque la non abbia di Veneranda nè la pulitezza , nè il placido sorriso . Anzi è arcigna e ad ogni muoversi dei saliscendi ficca in fondo al sentieruzzo che mette alla porta i suoi due occhi grigi , aguzza le ciglia , sporge in fuori , stringendole , le tumide labbra , quasi che il riconoscere la bontà dell ' ospite che arriva sia per lei questione di palato . Un bicchierino di vetro sta sulla tavola , e dalla molta acqua e dal pochissimo olio verdastro sporge il capo un modesto e sventurato , lucignolo che scoppietta quasi domandi l ' aiuto di qualcuno che lo tragga da quel sozzo bagno , in cui sentesi affogare . Non manda luce , potrebbe dirsi piuttosto che misura le tenebre e ne stabilisce i diversi gradi , giacchè a qualche spanna dal bicchierino il buio è perfetto . A chi entra , quel lumicino visto in fondo alla stanzaccia sembra un faro nel momento , in cui lontan lontano viene scorto sull ' orizzonte dal navigante , mentre questi pende incerto circa il punto verso il quale deve rivolgere la prora del suo legno . Eppure quel lumicino rende parecchi servigi , dà risalto alle rughe della vecchia , rischiara un Sant ' Antonio coll ' inseparabile compagno impastato sulla negra parete , e infine impedisce a noi di vedere la soffitta della legnaia risparmiando così al cortese lettore la noia di legerne la descrizione , cui altrimenti gli porgeremmo . La padrona ci mostra il registro dove stanno i nomi dei suoi ospiti . Il brigadiere , che ci è compagno , prende lo scartafaccio , lo scorre coll ' occhio , in certi punti arriccia il naso , in certi altri corruga la fronte , in altri infine alza ed abbassa la testa con moto uniforme e sorride con compiacenza , come chi dicesse : Pur t ' ho colto finalmente . - Abbiamo ordine di visitare la locanda - dice il brigadiere . A questo frequente desiderio dell ' autorità , la locandiera risponde affermativamente con un cenno del capo , si reca dondolando a chiuder l ' uscio che dà sul cortiletto , va in un angolo della stamberga , verso una mensola di legno , impugna una bottiglia di birra vuota , ma dal collo della quale esce un moccolo di sego , l ' accende con cautela , poi si mette alla testa della schiera dei visitatori . Su , su , su per una scaletta di legno ripidissima ; il buio e la fretta con cui si sale non lasciano sentir altro che gli effetti degli scalini contro gli stinchi delle nostre povere gambe , però ci dispensiamo dal descriverla di che il lettore ci saprà grado . Eccoci sopra un pianerottolo . La locandiera schiude un uscio , avanza il braccio armato del lume e attraverso al riscontro veggonsi dei lettucci disposti con un certo ordine , nulla scorgesi che meriti d ' essere notato . - Questi pagano venti centesimi per notte - dice la padrona e richiude . A un secondo piano vediamo la stessa cosa , e ad un terzo altrettanto : finalmente eccoci al piede di una scala a piuoli . Arrampichiamoci sopra quest ' ordigno più atto a far rompere il collo , che ad agevolare la salita a chicchessia . Ogni gradino scricchiola , e tale scricchiolio potrebbe essere paragonato ad un gemito , che ci avverte che il tarlo ha scavato la sua dimora in quei piuoli , i quali minacciano di cedere sotto la pressione che sovr ' essi facciamo coi nostri corpi . Su , su , su , finalmente eccoci in cima . La locandiera schiude la porta .... . Cielo , che puzzo orribile ! Siamo in un abbaino , angusto , basso , il soffitto del quale declina da due parti secondo i due pioventi del tetto . Non vi è alcuna finestra . Luce e aria quest ' abbaino dovrebbe ricevere dall ' uscio , ma di notte rimane chiuso a chiave che vien serrata per di fuori . Coraggio , ed osserviamo . Dei pagliericci ( prendi , o lettore , questa parola nello stretto senso etimologico ) stanno l ' uno accanto all ' altro , e sovra ognun d ' essi giaciono due individui a capo e piedi . Non tutti dormono . Al nostro apparire v ' è chi dorme davvero , chi invece finge di dormire . I fisionomisti potrebbero quivi far studi di non lieve importanza ; gli entomologi vi troverebbero di che provvedere un museo ; giacchè la famiglia degli apteri è qui largamente rappresentata . Ci prese ribrezzo in veder accucciati in quella guisa uomini sui volti dei quali avevano impressi solchi indelebili , vizii , passioni , sventure ; uomini che passano su questa terra senza aspirazioni , senza scopo ; incapaci talora di acquistarsi persino la triste riputazione del male . - Se non ci fossimo noi - mi diceva un giorno uno di questi infelici - quanta gente rimarrebbe disoccupata ! Giudici inquirenti , procuratori del re , avvocati criminalisti , agenti di pubblica sicurezza , carcerieri . . . E ' questo un sofisma degno d ' un cinico matricolato , eppure per molti di questi poveracci e la scusa della grama vita che essi conducono , o per meglio dire è la ragione d ' essere , il perchè della loro esistenza . Se non vi fossero i topi , a che servirebbero i gatti ? In quest ' angusta cella contai quindici ospiti . Gli abiti loro spenzolavano da chiodi infissi nelle sgretolate pareti , notai certe bluse forse un tempo vestite da onesti operai , che l ' ubbriachezza e l ' ozio ridussero a mal partito . I lôcch indossano spesso di queste bluse corte di rigatino bianco e azzurro , nella speranza di essere dagli agenti di pubblica sicurezza scambiati per operai . - Questa locanda non è delle peggiori - mi susurra all ' orecchio la mia cortese guida . Uscii di là nauseato e col cuore stretto da profonda tristezza ; scesi la scaletta , che in quel punto non mi sembrò tanto cattiva , e appena posto il piede sul pianerottolo , la locandiera ci domandò se volevamo salire su per un ' altra scala , in tutto simile a questa , conducente ad un ' altra soffitta che fa degno riscontro a quella testè visitata . Saputo però che non vi avrei potuto trovare alcun che di maggior rilievo , mostrai desiderio di andarmene , e , fatte le opportune scuse alla locandiera pel disturbo arrecatole , questa ci accompagnò col lume fino alla porticina che mette sulla via , e Quindi uscimmo a riveder le stelle . Nello stesso Corso di Porta Garibaldi , una diecina di case più in là da quella testè descritta , vidi un ' altra locanda , che segna un notevole crescendo nel lezzume e nella schifezza . Ne è proprietaria una certa vecchierella , la quale parve turbata dalla nostra visita , ma pure ci mostrò con ossequiosa premura ogni più riposto angolo del suo meschino covile . Ma una casa d ' alloggio tristissima e schifosissima mi fu dato di visitare in via Arena . Quivi è una casa di assai meschino aspetto , e che già dal di fuori rivela la miseria che accoglie nel suo interno . Non griglie difendono alcuni buchi , i quali nel concetto architettonico del costruttore vogliono dire finestre ; muri sgretolati , che non furono mai imbiancati e chiazzati di macchie segnatevi dall ' umidità , tale presentasi la facciata di questa casa . Una portaccia nana permette di entrarvi , ma due tavole antichissime , su cui Mosè scrisse la mala copia del Decalogo pare che ne difendano , mentre per vero dire non fanno che ingombrare l ' ingresso . Per un andito si giunge ad un cortile abbastanza vasto , a sinistra del quale una scaletta di pietra conduce ad un corridoio . Apresi un usciale mediante un saliscendi e si entra in una stanzaccia , non iscialbata chi sa da quant ' anni , anzi le pareti sono gregge , nerastre ed umide ; un ' afa intollerabile vi si respira , perchè quella stanza non può ricevere aria che dalla porta d ' ingresso , quando è aperta . Da una grossa trave , che sta nel mezzo della soffitta , pende una lucerna fatta con una lamina di ferro ricurvata all ' intorno , riempiuta d ' olio , con un lucignolo inzuppatovi , il quale spande in gran copia fumo e puzza insieme con una fioca e fosca luce che si rifrange nelle goccie d ' umidità che scolano lungo le pareti e ben si potrebbero paragonare queste goccie a gemme che cadono ad incoronare il popolo sovrano che s ' ammucchia in questa locanda . Appena entrati , il lucignolo mandò una luce più viva che ci lasciò vedere dei corpi sdraiati qua e colà , ma il soffio dell ' aria , che penetrò là dentro all ' improvviso , spense quella povera fiammella , per cui restammo immersi nel buio . Indarno si tentò di accendere dei fiammiferi soffregandoli contro l ' umido muro , e intanto si sentiva il russare dei dormienti , il muoversi di coloro ch ' erano desti , o che in quel punto si erano svegliati , il fruscìo della paglia , e un ronzìo confuso di animaletti che attivamente si movevano nel buio secondo la loro abitudine . Finalmente si potè accendere un fiammifero di cera , col quale potemmo veder chiaramente quanto ci stava dintorno . E già accosto al limitare dell ' uscio un saccone ci sbarrava il passo , vi stavano distesi due miserabili , un facchino e un taglialegna ; scavalcammo quell ' ostacolo , ed uno dei miei compagni accese di nuovo il lumicino e potemmo così osservare con maggior nostro agio . In un angolo una vecchierella era distesa sopra un altro saccone . Essa poteva contare un settant ' anni d ' età . Facile era il dirla una mendicante ; nessuna traccia le si scorgeva sul volto di quello che poteva essere stata un giorno ; era il viso di lei crespo , gli occhi infossati , aveva le ossa zigomatiche sporgenti , il naso adunco il mento aguzzo e prominente , il colorito terreo , tutto insomma contribuiva a renderla orribile , mostruosa . Stava rannicchiata sotto i suoi abiti , che le servivano di coperta , ma che abiti ! una gonnella di cotone una volta a righe bianche e cineree , ora tutta a strappi e rappezzata qua e là con cenci di altro colore ; dormiva , emettendo certi rantoli ferini , che accennavano un sonno irrequieto , forse rotto da sogni paurosi , turbato da reminiscenze o da previsioni dolorose . Chi era ? Lessi il nome di lei sul registro della locanda ; era una bergamasca , sensale di nutrici ( marosséra ) , non aveva nè casa , nè tetto ; quei suoi cenci erano l ' unico suo avere ; quale vita avesse fin qui condotta , quale quella che le era riserbata tutto era oscuro intorno a lei ; non s ' era mai distinta nel male , forse aveva fatto anche un po ' di bene a questo mondo , ma siccome di quello non si era accorta l ' autorità , e di questo nessuno è incaricato di tener calcolo , così quella donna uscì dall ' ignoto passato , viveva ignoto il presente , per rientrare nell ' ignoto , come i miliardi d ' atomi umani che sono dannati dannati a pullulare e sparire sulla crosta di questo povero globo . Eppure quella femminuccia sarà stata un giorno un ' innocente bambina , avrà avuto un padre o almeno una madre che l ' avranno amata ; giovinetta simpatica , se non avvenente , avrà vagato sui colli verdeggianti del bergamasco , avrà destato qualche passione , qualche affetto , o forse per sua sventura qualche capriccio ; poi caduta , reietta , disprezzata , calò alla città per nascondere la propria colpa e per trovare i mezzi di trascinare la sua miserabile esistenza ; eppure anch ' essa ne ' suoi sogni di vergine avrà desiderato uno sposo , una casa , de ' figliuoli , nei quali rivivere , avrà precorso l ' avvenire colla facile immaginazione giovanile e l ' avrà fantasticato assai diverso di quello ch ' esser doveva per lei , avrà sognato una vita di tranquillità , di pace , d ' amore una vecchiezza onorata , rispettata , nè avrebbe mai più pensato di dover passare le sue notti aggirandosi di locanda in locanda , sola nel mondo , cenciosa , esosa agli altri ed a sè stessa , tale infine da non destar altro sentimento che dì compassione misto tuttavia a schifo e ribrezzo . Vedi in questa stanzaccia quattro altri sacconi ravvicinati e su di essi cinque uomini , uno di questi affatto nudo ; i suoi abiti penzolano dalla parete e consistono in una camicia e in un paio di calzoni . Dalla prima alla seconda stanza s ' accede per un ' apertura non munita munita di uscio ; anche qui pareti sgretolate e umide ; trave che divide in due campi il soffitto ; correnti , correntini , una scala a piuoli , attaccata lungo la parete ; dei cesti sulla soffitta un ' accetta , una falce , dei cenci distesi sopra una corda , ecco l ' aspetto della stanza . Una finestruola semi - aperta lascia penetrare un filo d ' aria che alita sulla fronte di due donne di mezza età che dormono , sopra un lettuccio posto sotto la finestra ; la padrona della locanda giace in un letto vicino alla parete , che divide la seconda dalla prima stanza ; essa s ' è rizzata a sedere sul letto , ha nelle mani un candelliere di legno contenente un moccolo di sego acceso , augura la buona notte alle mie guide , che tosto riconosce ed alle quali dice che nulla v ' è di nuovo , cioè degno di essere notato . Tuttavia diamo uno sguardo alle undici persone che là dentro dormono : sola cosa che merita d ' essere osservata è una famiglia di saltimbanchi . Sopra una tavola giaciono un uomo e una donna , e al di sotto della tavola , stesi sopra un po ' di paglia , un ragazzino ed una ragazzina . I due piccini sono vestiti di maglia incarnatina con nastri di lustrini ; sono belli , dormono tranquilli , hanno un non so che di angelico che fa uno strano contrasto colla luridezza e col laidume circostanti . Notisi che l ' uomo non è il marito di quella donna , che questa non è la madre dei due fanciulli , e che questi non sono fratelli e sorella , e che nessuno dei due , è figlio nè di quell ' uomo nè di quella donna , a cui si sono associati . Questi quattro esseri si trovarono nel mondo , s ' accomunarono e però la loro famiglia è più che altro una società anonima , tendente ad impedire che uno di loro muoia digiuno . L ' emissione delle azioni è a zero , non hanno spese d ' amministrazione , riscuotono e spendono quotidianamente i loro dividendi ed esercitano ogni industria . Per loro tutti i generi sono buoni , eccetto quello che lascia un uomo morir di farne . Torniamo nella prima stanza , ma prima di abbandonare questa locanda ficchiamo lo sguardo nella stamberga a mano destra . Anche qui buio e fetore . E ' un sottoscala e vi stanno tre uomini , due dormono sopra una coperta di lana ed uno sulla nuda terra . Accendiamo un fiammifero e vediamo che uno tiene appoggiata la testa sull ' avambraccio , fa coll ' altra mano visiera agli occhi e sogguarda . Viene interrogato e risponde essere un facchino che viene dalla Valtellina e va a Genova . Il vicino si desta anch ' esso , viene interrogato , è un suonatore d ' organetto ; è di Magadino e va a Corno . Non si conoscono , nè conoscono il loro terzo camerata che è un fruttivendolo di Monluè . Torniamo a scavalcare il saccone , eccoci nel cortile illuminato dal più bel chiarore di luna , che mai possa desiderare un poeta arcadico .. Ripassiamo l ' andito , usciamo dallo sportello , eccoci in via Arena , tranquilla , silente , illuminata direi quasi gaiamente dalla luna . Respiro tre o quattro volle a pieni polmoni , mi pare di rivivere , la mia guida cortese mi domanda : - Che le pare ? - Non lo avrei creduto , se quanto vidi me lo avesse narrato chiunque , fosse pure la persona più rispettabile del mondo . - Che lezzo , che schifo , che sudiciume ! - Ebbene , pensi che queste locande erano assai peggiori negli anni andati . - E ' impossibile imaginarsi di peggio . Anzi , ripensandoci , mi pare d ' aver detto una ridicolaggine marchiana , quando manifestai l ' idea di passare la notte in una di codeste locande , nel caso non avessi potuto trovare altro mezzo per poterla visitare . - Creda che questa poveraglia sta di gran lunga meglio in prigione . Questo è appunto ciò che mi riserbo di vedere . Haec olim . . . otto anni or sono . Vediamo ora alcune delle locande più famose oggi esistenti . Siccome tutto muta in questo maledetto mondo sublunare dovevano quindi mutare anche le locande di Milano . Ed invero di qualche poco hanno mutato . Le mie notizie sono recentissime . Eccone la data : 27 e 29 giugno 1882 . Nè le mie notizie potranno essere da alcuno smentite . Quanto narro , io stesso ho potuto vedere , grazie alla cortesia delle autorità di pubblica sicurezza . I 96 locandieri del 1874 hanno disseminato degli allievi ed oggi 153 sono gli affittaletti con licenza debitamente iscritti sui registri della questura . La locanda mantiene abbondantemente molti insetti parassiti , pulci , cimici , pidocchi , blatte , e .... i locandieri . Questi sono miserabili che trovano modo di vivere della miseria altrui . Non descriverò locanda per locanda , perchè mi vincerebbe lo schifo ; non citerò i nomi degli affittaletti e i numeri delle loro locande , perchè mi parrebbe di commettere una mala azione , le mie accuse saranno generiche , ma perchè vere , dovranno indurre l ' autorità a prendere in proposito qualche provvedimento . In questi giorni , o per parlare più esattamente in queste notti , ho rivisitate alcune locande da me già studiate nel 1874 e ne ho vedute parecchie di nuove . I campi delle mie esplorazioni furono il Corso Garibaldi , la Via Anfiteatro , la Via Vetraschi , la Via Pioppette , la Via Fabbri , la Via Vittoria , la Via Scaldasole , la Via Arena . Locande orribili ! Scene nauseanti In una locanda di Via Anfiteatro non abbiamo potuto penetrare pel contegno ostile del proprietario . Ma da esatte informazioni da noi raccolte , possiamo dire che in quella notte , che noi volevamo visitare quella locanda , essa era piena di prostitute e di pregiudicati , pei quali il proprietario ha dei delicatissimi riguardi . Il cancello che chiude l ' imboccatura della scala , la quale conduce ai piani superiori dà una curiosa caratteristica di prigione a quella locanda . E il fetore delle latrine e del mondezzaio si fa sentire con tanta prepotenza anche da chi si ferma soltanto nel cortile , che si può dire essere questa locanda una succursale della ditta Colera - morbus e compagni Ed ora tiriamo di lungo . Nelle locande ho dovuto notare un miglioramento . In nessuna di quelle da me or ora visitate si dorme o sulla paglia o sopra un saccone posto sul suolo . I pagliericci sono tutti collocati sopra lettucci o sopra cavalletti , il che non era ancora nel 1874 . Si è quindi progredito ma piuttosto nella apparenza che nella realtà . E per vero dire mancano di finestre moltissime stanze e in ciascuna d ' esse vi sono troppi letti e vi dorme un numero soverchio di persone , cosicchè queste non hanno aria respirabile sufficiente . Un fetore orribile è dovunque . Raramente si trovano letti forniti di lenzuoli , e dove questi vi sono , sembrano cotti in broda di fagiuoli , come quelli di cui parla il Berni nel Capitolo al Fracastoro . Dormono due o più persone in un letto , e promiscuamente abbiamo veduto ancora dormire uomini e donne ; anzi in una locanda in Via Fabbri abbiamo trovato un uomo , che giaceva in compagnia di due donne . A cagione del caldo soffocante tutti dormono nudi , sicchè entrando in uno di questi covili con un lume acceso , si vedono risvegliarsi e muoversi lentamente e quasi inconsapevolmente e quella confusione di membra contorcentisi ne dà l ' imagine di un gigantesco lombricaio . In Via Scaldasole abbiamo trovato cinque uomini coricati in un piccolo andito dal soffitto inclinato e rivelante l ' ossatura delle travi reggenti il tetto . Un uomo non vi può stare in piedi ritto , e bisogna cammini curvo per non dar di capo nelle travi . V ' era una finestretta sola ed era aperta , ma l ' aria vi portava dentro l ' ammorbante puzzo di una latrina e di un magazzino di galline e di capponi . Quella casa appartiene ad un pollivendolo , il quale ha certo più cura della salute de ' suoi polli che non di quella de ' suoi inquilini . In una locanda in Via Pioppette da ' miei compagni di escursione furono riconosciuti tra gli alloggiati ben nove tra ammoniti e sorvegliati . Ora se tre bastano a comporre ciò che in gergo legale si chiama un ' Associazione di malfattori , quivi c ' era triplicata e coloro , che la miseria e il bisogno di riposo involontariamente aveva associati , erano della specie più pericolosa . Ma dormivano , ed un vecchio proverbio dice : Chi dorme non pecca . Tralasciamo di descrivere le scene poco edificanti , sulle quali c ' è caduto lo sguardo in queste nostre visite . Non scriviamo a provocare la corruzione , ma ad eccitare in chi può e in chi deve il desiderio e la volontà di porre rimedio a questi orrori . I quali non sono del resto più deplorevoli di quelli che riscontransi in tutte le grandi città e che anche noi abbiamo avuto occasione di vedere in Parigi . Ma siccome parlando della capitale della Francia , della capitale del mondo , si potrebbe credere , che uno stolto chauvinisme ci inducesse a sparlarne , così a dare valore al nostro dire ci gioveremo dell ' autorità di uomini , che hanno parlato per vero dire , non per odio d ' altrui nè per disprezzo . Nella capitale della civiltà . Se a Milano la classe povera dorme male a Parigi dorme peggio . E là non v ' è neppur oggi alcun indizio di miglioramento . Il Frégier fin dal 1840 dipingeva , coll ' efficacia della verità , la condizione deplorevole dei poveri abitanti in Parigi . La popolazione operaia vi era , a suo dire , così numerosa che in tutte le ipotesi non si poteva sperare di provvedere pur coll ' aiuto degli stabilimenti di beneficenza , che ad una picciola parte de ' suoi bisogni . Ed aggiungeva : Il concorso dell ' iniziativa privata sarebbe dunque indispensabile , e quindi importerebbe perfezionare questo concorso . La legge del 22 luglio 1791 determinando le regole della polizia municipale , ha sottoposti ( art . 5 ) i locandieri , padroni e appigionatori di camere ammobigliate , all ' obbligo di tenere un registro firmato e controllato dal commissario di polizia , per l ' iscrizione di quanti alloggiano presso di loro , anche per una sola notte . Il Codice penale ha riprodotto questa disposizione ( art . 475 ) . Ma aggiungendo molte nuove contravvenzioni ai casi previsti dalla legge organica , non ha prescritta alcuna misura per assicurare la salubrità delle locande . L ' ordinanza di polizia del 15 giugno 1882 ha saviamente estesa l ' applicazione dell ' art . 475 del Codice penale a quanti fanno il locandiere abitualmente o accidentalmente . Essa è riuscita a ridurre sotto la vigilanza della polizia una folla di locandieri clandestini , che non dando a pigione se non appartamenti o stanze ammobigliate , facevano le viste di credersi dispensati dai carichi e dagli obblighi imposti in generale a coloro che fanno il mestiere di alloggiare presso di sè persone , che non hanno con loro vincoli di famiglia . Nondimeno quest ' ordinanza s ' è accontentata di occuparsi del regime delle camere ammobiliate sotto il rispetto della sicurezza e della tranquillità pubblica : essa non ha prescritto nulla riguardo alla salubrità interna di queste abitazioni . L ' insufficienza della legislazione ha forse costretto l ' autore dell ' ordinanza ad astenersi in argomento da ogni prescrizione che avrebbe avuto per risultato d ' inceppare l ' uso del diritto di proprietà . Io non saprei veramente , continua il Frégier , assegnare un altro motivo al silenzio ch ' egli ha serbato sopra una questione così importante ; ma questa lacuna per forzata che possa essere , non è meno deplorevole , perciò che lascia senza rimedio una condizione di cose assai nocevole alla salute degli abitanti delle stanze ammobigliate , e che potrebbe in caso di riapparizione del choléra , aumentare sensibilmente la sua influenza micidiale . Sarebbe cosa degna d ' una savia amministrazione preparare fin d ' ora i mezzi idonei a prevenire questa possibilità pericolosa . Il compito è difficile , senza dubbio , ma perchè non affrontarlo con coraggio , e lasciar sussistere in Parigi , senza fare alcun sforzo per distruggerli , tanti focolari d ' infezione , che abbassano al livello degli animali i più immondi , gl ' infelici abituati a cercarvi un rifugio per la notte ? Sebbene le abitazioni , delle quali stiamo occupandoci , non offrano tutte egualmente argomento di censura e di biasimo , tuttavia le une peccano per l ' agglomerazione degli alloggiati , le altre per il genere del giaciglio , le altre infine per l ' assenza d ' ogni ventilazione e persino per mancanza assoluta d ' aria . L ' agglomerazione è l ' inconveniente che domina in tutte le locande dell ' infima classe e rende più grave il triste risultato degli altri inconvenienti , ai quali esse vanno soggette . I venticinque o trentamila operai costruttori , che affluiscono a Parigi ogni anno da alcuni dipartimenti determinati , si raccolgono in camerate e vi si ricoverano a dormire per tutte le notti della stagione di lavoro . Molte di queste camerate , nelle quali allogiano i manovali e i muratori , sono tenute da persone del paese nativo di questi e i padroni di tali locande ve li attraggono colla loro probità riconosciuta e per le sollecitudini che hanno o mostrano di avere per i loro affittuali . Queste camerate abbondano principalmente nei quartieri dell ' Hôtel de Ville pei muratori e nel Faubourg Saint - Martin pei legnaiuoli . Questi ottimi operai , per una tendenza che li distingue da tutti gli altri lavoratori , non mirano che al risparmio essi coi loro locatori trattano in modo d ' ottenere per sei franchi al mese oltre l ' alloggio , il bucato d ' una camicia per ciascuna settimana e ogni giorno una zuppa di cui essi però debbono fornire il pane . Quanto questi operai non impiegano pel soddisfacimento dei loro bisogni generalmente limitatissimi , è risparmiato o pel mantenimento delle loro famiglie o per l ' aumento del loro piccolo patrimonio . I delegati della polizia attestano unanimemente regnare l ' ordine e la concordia nelle camerate degli operai costruttori e serbare essi una condotta che si potrebbe dire esemplare . Non è forse rincrescevole che questi ottimi operai dormano così agglomerati in piccole stamberghe ? Avvezzi a lavorare all ' aria aperta , l ' angustia di tali alloggi dev ' essere loro più penosa che non lo sia per altri . Così le febbri tifoidee sono troppo comuni tra loro e colpiscono talvolta delle camerate intiere . L ' agglomerazione e l ' insufficiente arieggiamento delle camere ammobigliate sono del pari pericolosi agli operai impiegati nelle officine e nelle manifatture . Essi infatti ogni giorno passano da un ' abitazione infetta ad un opificio , che bene spesso non è meno di quella insalubre , e questi poveretti si trovano così predisposti a contrarre facilmente delle malattie contagiose . Di tutti gli individui componenti la classe povera , i cenciaiuoli e gli straccivendoli sono quelli che abitano le stamberghe più infette e più nauseanti . Si ha un bel discendere negli ultimi gradi della società , l ' ineguaglianza apparisce sempre in qualche parte e gli straccivendoli ( chi lo avrebbbe imaginato ! ) ne sono i notabili . Sono essi degli industriali un po ' più economici , un po ' più ordinati del resto della marmaglia e che godono d ' un certo relativo benestare . Gli uni , i più scaltri , occupano una o due piccole camere che prendono a pigione per sè e per le loro famiglie ; gli altri possedono un pagliericcio che loro serve per coricarsi nella camerata di cui fanno parte ; ma questo possesso , spesso collettivo piuttosto che personale , è loro invidiato dai pezzenti , che dormono entro specie di truogoli sopra cenci o sopra poche manate di paglia sparsa sull ' ammattonato . Gli agenti di polizia incaricati della vigilanza delle locande destinate ai cenciaiuoli , ne fanno una pittura incredibile . Ciascun alloggiato conserva presso di sè la sua bisaccia e la sua sporta , ricolme di lordure , e di quali lordure ! Questi selvaggi non provano ripugnanza a comprendere nelle loro raccolte persino animali morti e a passare la notte presso questa preda puzzolenta . Quando gli agenti di polizia entrano in siffatte locande per le loro ispezioni ordinarie o per ricercarvi qualche individuo sospetto , provano una soffocazione che rassomiglia molto all ' asfissia . Essi ordinano l ' apertura delle imposte delle finestre , quando pure vi è modo di aprirle , e le osservazioni severe che gli agenti dirigono ai locandieri sopra questo orribile miscuglio di esseri umani e di animali in putrefazione non hanno virtù di smoverli punto . I locandieri rispondono che i loro pigionali ed ancor essi vi sono abituati . Un tratto dei costumi speciali dei cenciaiuoli , e che si potrebbe chiamare uno de ' loro passatempi , consiste nel dar la caccia ai topi nei , cortili di certe case ch ' essi frequentano . I cenciaiuoli attraggono i topi coll ' aiuto di certe sostanze mangiereccie che mescolano ai cenci raccattati per le vie . Per fare la loro caccia collocano un mucchietto di tali cenci presso i crepacci dei muri , e quando possono supporre che i topi vi si siano annidati , sguinzagliano nel cortile certi loro cani addestrati a tale caccia e in un batter d ' occhio i cenciaiuoli s ' impadroniscono di parecchi topi , di cui mangiano la carne e vendono la pelle . I poveri ai Parigi nel 1840 . Le locande di Parigi , che accolgono durante la notte il fango della società , erano nel 1840 a quanto ne scriveva il Frégier , delle vere fogne . Quelle stesse , osservava il diligente statista , che non vengono frequentate dai cenciaiuoli , sono per l ' agglomerazione degli alloggiati e per le sudicie abitudini di questi , dei focolari pericolosi d ' infezione . Vi sono camere , in cui stanno fino a nove letti separati da piccole corsie a stento bastevoli al passaggio di una persona , e questi letti sono bene spesso occupati da due individui , che non si conoscono nè si sono giammai visti . La differenza di sesso non è un ostacolo a queste coabitazioni notturne e accidentali , sebbene gli agenti della polizia nulla trascurino per impedire che ne seguano disordini . Tra le camerate destinate solamente alle donne ve ne è una nel quartiere della Cité , che è rinomata per l ' aspetto rovinoso e squallido che essa presenta . Le donne che la occupano sono vecchie ubbriacone , molte delle quali sospettasi vivano di ladroneccio . La polizia ha l ' occhio aperto sopra queste donne , come sopra tutti gli abitanti di queste tristissime case . Accade qualche volta agli agenti di dover discendere in questi bassi fondi allo spuntar dei giorno . Non appena siano essi entrati nella casa dove si trova la camerata , della quale abbiamo testè parlato , che tutte le donne che la occupano si mettono a sedere sul loro canile per facilitare le ricerche di prammatica . Lo spettacolo di siffatte mummie animate ha qualche cosa del sepolcrale , e si direbbe che il celebre autore di Gil - Blas , se n ' è servito per abbozzare il ritratto del Leonardo . Bisogna essersi occupato alcun poco d ' anatomia sociale con uno spirito serio d ' investigazione per farsi una giusta idea della popolazione che vive nelle pieghe le più nascoste della società . L ' immaginazione , malgrado la sua fecondità e il suo ardire , non saprebbe mai raggiungere in questa materia l ' altezza della realtà . Questa ha un carattere , una fisonomia , una stranezza che bisogna aver osservato se non da presso , il che è dato soltanto ai funzionari della polizia , almeno sotto un certo punto di vista prospettico , per poter assumersi la responsabilità di storico esatto . Nè si accusino di imaginarii e fantastici i tratti di costumi ed i particolari intimi che , dice il Frégier , io sono venuto fin qui additando . Sebbene temperati dalla riserva , che ho dovuto , imporre alla mia penna , questi non sono in sostanza meno veri . Io ho sacrificato la crudezza del tratto e del colore al rispetto verso la decenza . Ecco la sola infedeltà , di cui io mi accuso . Dopo aver segnalate le cagioni d ' insalubrità esistenti nelle locande abitate dalla porzione la più corrotta e la più miserabile della classe viziosa , è impossibile non riflettere sulla necessità di portare un rimedio efficace a uno stato di cose tanto contrario ai diritti dell ' umanità e della civiltà . L ' amministrazione deve tollerare ciò che essa non può impedire ; ecco perchè essa tollera , pur sempre vigilandole , queste sentine nelle grandi città ; ma una simile tolleranza esclude forse la facoltà di far costrurre delle case destinate specialmente ad alloggiare sia i cenciaiuoli , sia quelle altre parti della popolazione che vegetano negli ultimi gradi della società ? Io non sono di questo avviso . Le locande di quarta classe contano molti covili e molte fogne . Se l ' amministrazione per viste d ' interesse generale si crede obbligata a preparare un deflusso alle acque limacciose d ' una città come Parigi per mezzo di opere costrutte con ingente spesa , con quanta maggior ragione non deve essa padroneggiare e regolare quest ' altro pantano formato dalla classe miserabile e viziosa , che formicola in questa vasta capitale ? A non considerare che l ' igiene pubblica , egli è certo che la città guadagnerebbe sensibilmente a scavare un letto a questo pantano di nuova specie ed altrettanto più pericoloso , perchè non influisce meno sul morale che sul fisico delle popolazioni . L ' esecuzione di questo progetto non sarebbe un carico affatto gratuito per l ' amministrazione . Certo non ritrarrebbe l ' equivalente del capitale impiegatovi , ma potrebbe rappresentare una parte assai considerevole di questo interesse , e gli oneri che s ' avrebbero a sopportare troverebbero il loro compenso nell ' assicurato aumento di garanzia alla sanità pubblica . Le osservazioni di Paul Cère . Maxime du Camp e Jules Siegfried . Paul Cère in un suo libro pregevole per copia e finezza di osservazioni sulle classi pericolose di Parigi ci insegna che nel 1872 il numero dei locandieri " disposti a dare un letto , ad ogni passaggiero era considerevole ; se ne contavano non meno di 19226 aventi un personale di 2847 impiegati . " Si direbbe che una parte della popolazione di Parigi non ha nè casa nè tetto , ed è obbligata a dormire alla ventura E Maxime du Camp , nel terzo volume della sua importantissima opera intitolata " Paris , ses organes , ses fonctions et sa vie " dopo averci parlato dei ladri , dei falsi giornalieri , dei vagabondi , dipingendone i costumi e additandone i vituperevoli mezzi di sussistenza , accenna pure i luoghi , dove costoro vanno a sostare e a dormire . Molti tra essi sono dans leurs meubles , come si dice , o alloggiano presso quelle povere creature perdute , sprofondate nel più basso della fogna sociale , chiamate da essi le loro operaie perchè le disgraziate lavorano , - quale orribile lavoro ! - per farli vivere . Quelli sono i più favoriti ed eccitano l ' invidia dei loro compagni , che per la maggior parte sono senza domicilio . Quando le notti sono aspre o piovose e quei miserabili hanno qualche soldo in tasca , essi vanno a domandare asilo a quelle locande di ultimo ordine che si chiamano garnis à la nuit . Non valgono le parole ad esprimere l ' aspetto ripugnante e l ' odore nauseabondo di queste stamberghe . Il du Camp dichiara che nella sua vita di viaggiatore lungo le rive del mar Rosso , presso gli Arabi ababdeh del deserto , sotto la tenda dei Beduini della CeleSiria , nelle borgate dell ' Asia minore ha dormito in luogo orribili , sucidi e brulicanti di vermi , eppure non ha mai visto nulla di simile allo spettacolo che presentano questi bugigattoli durante le ore della notte . L ' imaginazione dei locandieri è inesauribile , quando si tratta di far tre o quattro camere di una sola , di porre dei tramezzi nei corridoi , di invadere i pianerottoli o di praticare delle nicchie ( è la vera parola ) propriamente sotto i tetti in stanzini tanto bassi e ristretti da non potervisi penetrare che carponi . Le scale spiombate , le finestre senza imposte , le larghe fessure che solcano i muri danno a queste casupole l ' apparenza di ruine . Nelle stanze durante la notte non v ' è lume ; si cammina a tentoni in mezzo ad una atmosfera grave , nella quale si combinano in un odore insopportabile l ' umidità dei muri , il lucignolo spento , la feccia fermentante dei vino mal digerito e il sudore umano . Sopra un materasso , donde esce la lana mista a trucioli , un fascio di abiti logori e strappati si rotola in un angolo , lo si spinge ; quello si agita , si alza . Si indietreggia spaventati di vedere che una creatura vivente può respirare in quell ' aria ammorbata . Ah , che si comprendono meglio allora quelli che , fuggendo l ' orrore di simili ricoveri , vanno a dormire a cielo aperto alla mercè della pioggia , che può cadere , o della ronda di polizia , che può sopravvenire ! Non è tutto rose neppure per quelli che , dormono sotto la folta chioma degli olmi dei Champs Elysées o nelle cantine delle case in costruzione , poichè il più delle volte vanno a finire la loro notte alla polizia . Maggiormente da compiangere sono coloro , che senza riflessione nè previdenza , cercano un asilo sotto gli archi laterali dei ponti sulla Senna e vi dormono bagnati , sotto la sferza d ' una corrente d ' aria fredda ed umida che paralizza loro le membra e li manda ben presto all ' ospitale colpiti da reumatismi articolari . Il luogo prediletto dai vagabondi e dai ladri furono per lungo tempo le fornaci di calce di Montmartre , ma dopochè queste ultime sono state abbandonate , essi si sono dispersi parte a Bagnolet . e parte a Pantin . Vi è però un luogo ch ' essi frequentano volentieri a Parigi e che è conosciutissimo , perocchè chicchessia ha inteso certo parlare delle carrières d ' Amérique . Non è là , come si crederebbe , ch ' essi si rintanano durante le notti d ' inverno . Tali cave per vero dire sono inabitabili anche per uomini uomini rotti a tutte le durezze della vita all ' aria aperta ; sono dei lunghi anditi , in cui l ' acqua cade a goccia a goccia su terreno così bagnato , che vi si cammina nel fango fino al collo del piede . E ' là presso ch ' essi si rifugiano , a lato delle fornaci di calce che fiammeggiano giorno e notte e spandono un calore , di cui i vagabondi sanno apprezzare i benefici . Là al pari di altrove comme on fait son lit , on couche . I più accorti non arrivano mai tardi , per poter scegliere dei buoni posti ; si stendono sulle fascine non lontano dalle fornaci e al riparo dalle correnti d ' aria . Quivi si fa più che dormire , vi si cena con de ' salumi , con della acquavite , tutta roba rubata ; vi si danno dei convegni amorosi ; vi si tengono delle serate , delle conversazioni , vi si balla , vi avvengono lotte e duelli , e non vi è stravizio tanto repugnante , di cui questi luoghi così desolati non siano stati testimonii . Tutto si sciupa a lungo andare , e le carrières d ' Amérique hanno quasi finito il loro tempo , in ogni caso , le loro notti famose sono passate . La polizia ha troppo rivolti gli sguardi in quelle parti , e i vagabondi più non vi si recano che esitando , poichè è raro adesso che il loro sonno non venga interrotto . Verso le due ore dopo la mezzanotte , quando si crede che le fornaci sono occupate e che ognuno vi s ' è addormentato , si parte senza far rumore dal posto di polizia il più vicino . Gli agenti comandati da un ufficiale di pace , si dividono in quattro squadre , che , rasentando i muri , camminando in punta di piede , circondano il nascondiglio da tutti i lati , in guisa da custodirne le uscite . A un dato segnale , le lanterne vengono aperte e gli agenti si precipitano tutti contemporaneamente verso il grande dormitorio improvvisato sotto le volte biancheggianti . Il risveglio è generale . I novizii cercano di fuggire , i vecchi praticoni s ' alzano stirando le braccia e si consegnano essi stessi agli agenti . Nessuno mai resiste e là prima parola , significantissima , di ognuno di questi infelici è : " Non mi fate del male ! " Che cosa trovasi colà ? Il rifiuto di Parigi , vagabondi , ladri , recidivi , miserabili infine , che non possono ispirare se non la pietà . Io soffro d ' asma , diceva un d ' essi , il che mi impedisce di lavorare ; io tossisco molto e a cagione di ciò i locandieri mi mettono alla porta . Io vengo a dormire presso le fornaci perché ciò mi solleva alquanto . Colui è stato immediatamente e d ' urgenza inviato ad un ospitale , perchè gli fossero prestate le cure opportune . In questi covili vi si arrestano dei fanciulli fuggiti dalla casa paterna e già dediti al ladroneccio ; quattro fra essi furono sorpresi al momento , in cui tenevano tra mani e mangiavano un pane di burro che avevano trafugato al mercato . Queste razzie danno dei risultati importanti ; in due giorni , il 19 e il 20 febbraio 1869 , la Polizia si è impadronita di 77 individui , di cui 58 avevano già avuto a fare colla giustizia . Quest ' era la punto invidiabile condizione dei poveri di Parigi nel 1873 , malgrado esistano quivi la Société philantropique fondata sino dal 1780 , e l ' opera pia dell ' Hospitalité de nuit , istituita nel 1878 , le quali alacremente diffondono i loro beneficii fra le classi più sfortunate della società . Un uomo benemerito della umanità , Jules Siegfried , pensatore profondo e filantropo generoso , forse misurando dai prodigiosi progressi , ch ' egli ha fatto fare alla piccola ma importante sua città dell ' Havre , i progressi che avrebbe dovuto fare Parigi in questi ultimi tempi , in un suo libro intitolato : La misère , son histoire , ses causes , ses rémèdes , scriveva : Le squallide casupole dei secoli passati , le cantine infette di certe città manifatturiere , e i solai insalubri dove s ' agglomerano delle famiglie intiere , fanno posto gradatamente ad abitazioni più vaste e più sane . Eppure nel 1878 , quando abbiamo visitato Parigi , avendo noi fatte delle escursioni nei luoghi in cui la marmaglia s ' annida , vi abbiamo trovato che quanto hanno scritto il Frégier , il Cère , il Du Camp vale ancora oggi quanto per l ' appunto valeva ai tempi in cui o di cui essi hanno scritto . Che più ? Avevamo a scorta nelle nostre escursioni Escursioni notturne due sergents de ville , i quali alle tre dopo mezzanotte quantunque armati , non si sono peritati a scendere dal quais e passare sotto il ponte dell ' Alma , non discosto dal Trocadero e frequentatissimo di giorno , se non quando poterono avere due altri sergents a ingrossare la comitiva . Ciò non faceva onore al loro coraggio , ma neppure allo spirito di rispetto all ' autorità , per parte degli abitanti accidentali del primo arco sulla destra della Senna . E veramente , se si fosse trattato di fare a pugni con tutte le persone che stavano coricate sotto quell ' arco , i sergents de ville avrebbero certamente avuta la peggio . Dal 1878 in poi passarono parecchi anni , nè le cose sono punto mutate , giacchè degli egregi pubblicisti di Francia hanno , anche in questi ultimi giorni alzata la voce per risvegliare la carità pubblica e additarle di nuovo la turba immensa , che in mezzo al lusso della capitale del mondo civile non può trovare un onesto rifugio dove passare la notte . I poveri di Parigi ai tempi nostri . Il Gaulois del giorno 4 maggio 1882 bruciava la prima cartuccia a pro della causa degli indigenti di Parigi . Esso incominciò in quel giorno per lo appunto a parlare dei luoghi , ove abita la ingente classe povera di quella vasta metropoli . Colla scorta di quel giornale cercheremo di far conoscere a ' nostri lettori le miserie di Parigi , quali si manifestano a ' dì nostri . Noi potremmo visitare , scriveva il Gaulois , molti quartieri . Cosa strana , anche nei quartieri ricchi , noi troveremo dei miserabili ; la stamberga del povero presso al palazzo del gran signore . Colui che domanda a Dio un po ' di sonno per isfuggire alle torture della fame è perseguitato fino sul suo giaciglio dalla musica del ballo , che suonasi nel palazzo vicino . Il metro di terreno vi conquista dei prezzi favolosi . Andiamo piuttosto verso le estremità ; è là che noi troveremo delle viuzze larghe due metri , dei vicoli ciechi che fanno le viste di condurre in qualche parte e che si fermano tosto , dei cortiletti che s ' aprono capricciosamente l ' uno sull ' altro , delle vecchie fabbriche senza carattere , delle case crollanti , sebbene tutte nuove ; e tutto a un tratto come contrasto , degli edifici innalzati in tutta fretta sopra lunghi spazii per ammortire il prezzo del metro di terreno per mezzo dell ' accumulazione dei piani , casolari , capanne , città operaie immensa ricchezza , ansia profonda ; la miseria delle città accosto alla miseria campagnuola , officine sudanti il milione , magazzini ingozzati di derrate e di mercanzie , circondati , oppressi , assediati , assaliti da una foresta di alloggi insalubri , pestilenziali , senza spazio , nè aria , nè fuoco , nè sole , nè acqua ; più stretti e cento volte più sucidi che una prigione ; degli strumenti di tortura piuttosto che ricoveri ; dei sepolcri anzi che abitazioni . Tutto ciò nondimeno a Parigi ; nella capitale del lusso a due passi da Bullier . Si diceva , sotto l ' Impero , che il bosco di Vincennes era deserto , che le cocottes non vi andavano . Esse non volevano attraversare il sobborgo . Esse vi avevano paura . Paura degli abitanti ? No , paura dì sè stesse . Paura dei proprii servi gallonati , dei loro cavalli riccamente bardati , paura della loro seta , dei loro pizzi , paura del loro rossetto e del loro belletto , di fronte a tante donne mancanti di pane e di biancheria e che lavorano ! Noi abbiamo la scelta tra le rovine , che datano da ieri , e quelle che risalgono a due secoli ; tra il quartiere Giovanna d ' Arco che conta 1200 case d ' affitto e 2000 inquilini , dove le case dalla facciata larga tre metri , soffocate , schiacciate dalle due case vicine e di cui il quinto , o il sesto , o il settimo piano non sono accessibili che mediante una scala a piuoli . Il quartiere Giovanna d ' Arco , nel tredicesimo Circondario , è celebre per la sua lunga lotta contro le esigenze della Commissione di vigilanza sulle abitazioni insalubri ; noi abbiamo pure il quartiere dorato , che ha la sua celebrità particolare , la città del Progresso , il quartiere Maupy , e una folla di altri quartieri . Si potrebbero passare degli anni a visitarli ; pochi minuti basteranno ai nostri lettori per giudicaili . Molti dei fondatori ci assicurano ch ' essi si sono lasciati indurre a queste creazioni da spirito di fratellanza . Noi non abbiamo nulla a dire dei loro sentimenti , nè delle loro persone : non si tratta per noi che dei loro alloggi . Tutte queste abitazioni sono governate da una formula , che li condanna a rassomigliarsi o per meglio dire a identificarsi . Questa formula eccola qui : Vendere al maggior prezzo possibile la minor quantità possibile di spazio e d ' aria respirabile . Entriamo : la chiave è sulla porta ; non vi è nulla a rubare . La maggior parte del tempo , l ' inquilino non vi è . L ' inquilino non ama di essere visitato , come una bestia nel suo covile , sotto pretesto di carità o di riforma . Ma noi non vi troveremo punto nè ammalati , nè donne . Anzitutto un ' abitazione è una stanza . Noi troviamo , quasi dappertutto più inquilini in una sola stanza ; giammai due stanze per un solo inquilino . Qualche volta i locatari della stanza formano una famiglia ; assai spesso essi sono sconosciuti gli uni agli altri ; essi si incontrano nella loro stamberga come si possono incontrare nella strada . Quanti metri per ogni persona ? Il regolamento pei prigionieri dice : a Londra metri cubi 17,98 , in Olanda 27 , a Friburgo 30 . Il regolamento non prescrive , in Francia , che 15 metri cubi . Nella pratica se ne danno 20 . La cella modello esposta nel 1878 dal Ministero dell ' Interno e che era presa per tipo , ne aveva 30 . Diciamo solamente che una cella nelle prigioni cellulari francesi ha venti metri cubi . E ' quasi una gabbia : poichè non fa tre metri in lunghezza e tre metri in larghezza da percorrere . Si provò la Commissione delle abitazioni insalubri a trovare queste misure in tutti gli alloggi . Ecco una misura presa a caso nel rapporto del signor Du Mesnil : 2,40 + 2,60 + 2,22 = 9,41 . Sono dieci metri e sessanta d ' aria e di spazio al di sotto di quello che si dà al prigioniero , al condannato . Il signor Du Mesnil che noi abbiamo interrogato , propone di fornirci , a centinaia delle misure analoghe . L ' Amministrazione ha prescritto 14 metri cubi per persona , ma non si tiene alcun conto de ' suoi ordini . Il signor Du Mesnil cita , dandone l ' indirizzo , delle stanzette che misurano otto metri cubi . Noi ne troviamo una nel suo rapporto che ne ha 6,41 . Essa è abitata . In una locanda della via Bisson , una stanza di metri cubi 20,92 è affittata per cinque letti cioè 5 metri e 98 per ciascun letto . Nella via Santa Margherita , sopra una corte chiamata la Fossa dei Leoni , perchè essa ha servito altre volte di scuderia ad un serraglio , i signori Coudereau , Sinaud e Grandpierre additano due camerette aventi metri cubi 4 e 80 . Noi diciamo : Aria e spazio . E ' un orrore . Spazio se voi volete . Aria è un ' altra cosa . Tutte le stanze non sono di facciata e neppure tutte guardano in qualche cortile . Molte si aprono sulla scala o sopra un corridoio , che pure non comunica direttamente coll ' esterno ; le scale non sono qualche volta che delle scale a piuoli . Tali stanze o gabbie rassomigliano a cloache , l ' aria vi è putrefatta dalle esalazioni delle sozzure accumulate sul suolo , è l ' aria vi è stagnante , pestifera . Ordinariamente non vi sono finestre che diano sulla scala . La luce manca del pari che l ' aria respirabile . Molte camere non prendono luce che da un vano di trenta centimetri di larghezza sopra sessantadue di altezza . Il signor du Mesnil cita una stanzuccia in rue Bisson , che non ha se non un vano di quaranta per cinquanta centimetri ; in altre stanze non v ' è neppure l ' abbaino ; alcune non hanno altra apertura che la porta . In queste si rinnova un po ' l ' aria , e si immette un po ' di luce , lasciandola semi - aperta . Il rapporto del signor Du Mesnil descrive una camera situata sotto il piovente del tetto . Essa ha una porta e una finestra ; la porta ha cinquanta centimetri di apertura , la finestra è un foro di 30 X 62 centimetri . Il lato più alto misura un metro cinquantadue centimetri , il più basso misura un metro e sedici centimetri . Una donna di statura ordinaria non può andare in fondo alla stanza se non carponi , ed è costretta a starsi piegata sulle ginocchia . Questo canile ha la capacità di dieci metri e cinquantasei centimetri cubici . Immaginate ora uno stambugio non molto lungo , rischiarato da una sola finestra e dove sono ammucchiati molti letti . Sicuramente , vi sono anche di queste . L ' ultimo letto non ha nè luce nè aria . L ' inquilino o il paziente , come voi volete , non può tenersi a sedere sul letto . Per coricarsi e per levarsi , bisogna che egli vi si rimpiatti o ne scivoli . Rendetevi conto dell ' odore , se potete , quando pure non vi fossero che la stagnazione dell ' aria e le respirazioni ed espirazioni umane ; ma vi è di più il sucidume indescrivibile , orribile . L ' acqua è sconosciuta nella casa : non recipiente , nè provvisione . In caso di incendio la casa brucierebbe come uno zolfanello . In più d ' una di queste stamberghe la soffitta è di panconcelli mal congiunti , il suolo non è sempre coperto di tavole o di mattoni . Gli inquilini del pianterreno camminano o giaciono , sulla terra nuda , cioè nel fango o piuttosto nelle lordure . Non v ' è caminetto e quindi nessuna ventilazione . Le pareti sono fesse , i tramezzi screpolati . Le tappezzerie di carta ammuffite , cadenti a brani , coperti da un brulicame di insetti parassiti d ' ogni sorta . Coloro che dimorano in questo putridume non possono sognare cure di pulitezza personale , e infatti essi non vi pensano nemmeno . I medici vi diranno , in quale stato è il loro corpo , quando si portano malati o moribondi agli ospitali . Bisogna dir tutto ; non si tratta di esser delicati in parole e barbari in realtà . Ciò che vi è di più spaventevole in queste case d ' orrore sono i cessi . Si sentono prima di passare la soglia , si sentono dappertutto nella casa , le loro esalazioni vi prendono alla gola ; è come una malattia , come una peste . Il puzzo , che v ' ammorba il naso , vi fa nel medesimo tempo lagrimare . Sembra che a ciò gl ' inquilini di queste case si abituino , ma noi pensiamo piuttosto che ne muoiono . I cessi danno sulle scale , spesso senza copertura o senza copertura sufficiente ; il dottor Du Mesnil ne ha veduti di quelli che danno direttamente sopra una camerata . Nessun modo di chiusura automatica , anzi nessun modo di chiusura d ' alcuna sorta , ma dei buchi spalancati . Non vi è neppure deflusso . Per suolo dei mattoni sconnessi , delle tavole ammuffite o della fanghiglia ; si formano tutto intorno dei pantani e dei depositi immondi , i tubi di caduta traversano qualche volta le camerate allo scoperto , fra questi tubi vi sono di quelli che hanno delle fessure o delle rotture , dalle quali sfugge la materia fecale . In un caseggiato importante per la sua estensione , certi depositi di immondezze sono così vecchi che l ' erba vi è cresciuta sopra . I cessi non sempre sono nemmeno in numero sufficiente . In una casupola della rue Sainte - Marguerite non vi sono che due cessi per centododici inquilini . Compreso della gravezza di siffatta mostruosa condizione di cose , un egregio pubblicista francese , con giusta indignazione , or non ha guari esclamava : " Ecco ciò che esiste vicino a noi nella nostra città , nella nostra grande Parigi , nella nostra pomposa Parigi . " Noi , scriveva il Gaulois , vi abbiamo descritto gli alloggi insalubri , secondo il rapporto della Commissione dipartimentale di igiene , mescolandovi i ricordi di visite che vi avevamo fatte ; ma noi temiamo di nausearvi dicendovi tutto . Non parliamo della promiscuità dei sessi e delle età ... Ed ora sapete voi , che in questi covili non vivono soltanto dei pregiudicati ? Sapete voi che vi si trovano uomini buoni e donne oneste e fanciulli in gran numero ? Poveri fanciulli ! Trovate voi giusto che noi facciamo tante discussioni per la politica , che noi pensiamo a tante cose , che potrebbero bene attendere , e non tentiamo un grande sforzo per mettere fine a questa barbarie , a questo disonore ? Sapete voi , cittadini , che l ' umanità invoca un vero provvedimento ? e sapete voi che in questi abituri vi sono per voi stessi dei germi di peste sociale e di peste fisica ? Bada a te , Gomorra ! la tua noncuranza e la barbarie ti uccideranno . Ma non è qui tutto . Alla descrizione di tante brutture alcuni possono gridare : Voi esagerate . E ' terribile questa parola , leggevasi nel Gaulois . Essa dispensa le persone sensate , le persone a modo di riflettere , d ' agire , di compatire . Gl ' indifferenti aggiungono : Molti poveri sono la cagione della loro miseria . E così altri , per sottrarsi a qualunque sacrificio , grettamente ci dicono . Il fare la carità è un incoraggiare la pigrizia . Queste sentenze vengono proferite da uomini senza cuore , e di questi ve ne sono dappertutto , a Parigi come a Milano . Costoro non presentono il giorno , in cui questi disgraziati si ricorderanno , esservi persone che nuotano nell ' abbondanza e che si rifiutano di pensare a loro . E che cosa risponderete , o ricchi , alla turba di questa poveraglia , il giorno in cui sfonderà le dure , illustri porte , invaderà le vostre sale e pretenderà da voi tutto irritata dal rifiuto di una piccola porzione del vostro superfluo , che , donata spontaneamente e a tempo , vi avrebbe dato il diritto di risponderle : Il nostro dovere l ' abbiamo fatto . Oggi voi volete l ' ingiustizia . Qualcuno forse ci dirà : Voi suscitate dei risentimenti , mettendo in mostra queste miserie . Eh ! no , risponderemo ancora coll ' articolista del Gaulois . Noi parliamo ai nostri lettori , e questi non abitano in locande insalubri . Del resto , come mai le nostre parole potrebbero provocare dei risentimenti ? Noi nulla possiamo insegnare sulle locande insalubri a coloro che le abitano ! Essi purtroppo ne conoscono tutte le miserie , nè hanno bisogno che noi le additiamo loro . Ma fortunatamente per Milano , città non molto vasta , la cosa è senza troppe difficoltà rimediabile . Non così altrove , a Parigi , esempligrazia , dove una parte della popolazione , che vive non si sa di che , nè perchè , è stata dai Parigini battezzata con qualche spirito , ma con poca carità : Krumiri . I Krumiri di Parigi . I Krumiri ! E ' una parola tutta parigina . Sono gli operai dei sobborghi che nell ' anno di grazia 1882 hanno adoperato questo nome per designare i membri d ' una tribù , selvaggia per la sua condizione e per le sue abitudini , civile per la sua origine , differente dai cittadini di Parigi quasi quanto i Krumiri dell ' Africa . Costoro abitano tra la piazza Pinel e la via Jenner nel decimoterzo circondario . Epperò sapientemente il giornale di Parigi , dal quale attingiamo queste notizie fa osservare ai suoi concittadini : Voi potete recarvi presso questi Krumiri con una mezz ' oretta di strada soltanto . I Krumiri non abitano in locande ; non sono nè locatarii , nè proprietarii . Essi sono proprietarii della loro casa , e locatarii del terreno sul quale la posano . E quel giornale aggiunge : Notiamo che vi sono nella città dei Krumiri , degl ' industriali , che hanno fabbricato per subaffittare ... Il sublime del genere . Trattasi di Krumiri che sono nello stesso tempo locatori . Ma non posseggono nè case , nè ricoveri , posseggono piuttosto dei canili . I Krumiri d ' Africa hanno una tenda , che li ripara bene e ch ' essi possono trasportar seco , quando cambiano di residenza . Costoro . invece vivono da solitarii , da eremiti . Alcuni di essi hanno con sè un cane magro o un gatto , parecchi allevano dei conigli . Nessuno di quelli sa dove si fermerà , quando l ' ordine fatale di sloggiare sarà loro dato . Le cave e le fornaci di calce non sono più abitabili ; e d ' altra parte v ' è la legge contro i vagabondi . Quando si è stato Krumiro , e per conseguenza proprietario , non si vuol risicare di farsi condannare per vagabondaggio . La casa ( chiamiamo così il covile del Krumiro ) se nel giorno molto vicino della dispersione non sarà un vantaggio , non sarà nemmeno un imbarazzo . Il Krumiro ne uscirà senza portarsi nulla , lasciando al proprietario o al vento la cura di spazzarla via e di farne sparire la traccia . I materiali , quando saranno abbattuti a terra , non si distingueranno affatto dai detriti che oggi li circondano . Non sono che delle assicelle mezzo ammuffite , del cartone spalmato di bitume della terra , del traliccio da imballaggio , di quanto la fortuna feconda fa capitare nelle mani del Krumiro . Egli si rannicchia sotto questo ammasso di rimasugli , colla sua famiglia , se ne ha , oppure coi suoi conigli e può dire : Io sono in casa mia . La sua casa non è confortevole più della camera d ' un locatario del quartiere Doré . Essa non è più grande , nè più illuminata nè più difesa contro i torrenti , che cadono dal cielo , e contro quelli che in tempo d ' uragano scorrono davanti alla porta . Essa non è abbastanza solida : capita talvolta di cadere addosso al suo proprietario , che la rialza o la rifà all ' indomani . Siccome all ' interno della stamberga vi è una specie di cucina , così questa spesso è piena d ' un fumo denso , nauseabondo per la natura dei combustibili che là dentro vi si bruciano . Certi Krumiri passano là le loro giornate , poichè non hanno tutti delle professioni ambulanti , e in mezzo a loro ve ne sono molti , che cominciano le proprie escursioni al cadere della notte e le terminano all ' aurora . Quasi tutti hanno davanti alla rispettiva casa un giardino . Invano però vi cercheresti o alberi , o arbusti , o fiori , o legumi ; non vi si trova neppure un ' umile zolla erbosa . Siccome l ' uso . dei cessi è sconosciuto nel quartiere dei Krumiri , e siccome vi sono delle specie di fogne e dei canaletti di scolo , così il suolo dei giardini come quello della via riesce un composto d ' escrementi , di residui senza nome , di schifezze d ' ogni sorta , emergenti da un pantano fetido . Tali , sovrapposizioni successive , alzando continuamente il suolo dei giardini o dei cortiletti , fa si che il suolo del pian terreno è d ' altrettanto più basso e non tarda , grazie alla vecchiezza e all ' insufficienza delle porte , a trasformarsi in vera cloaca . Gli abitanti della città dolente hanno discreto viso alla sera , quando partono alla conquista del mondo , colla bisaccia sulle spalle , la loro lancia in una mano e la lanterna nell ' altra . Ma è un triste spettacolo vederli rientrare come ombre ai primi albori del giorno , cogli occhi socchiudentisi , le ginocchia tremanti , il petto anelante , per spiluccare le sozzure riportate , in mezzo alle sozzure che li aspettano e colle quali si direbbe eh ' essi vanno a confondersi . E questi Krumiri sono Parigini , sono cittadini , elettori ed eleggibili . Tra costoro vi sono uomini rispettabili per la loro triste sorte , e per gli sforzi che fanno per lottare contr ' essa . Né Haussmann , nè i suoi successori non hanno certo impiegato il bilancio della città ad aprir per loro le vie , a selciarle , a fornirle di marciapiedi , a scavare nel sottosuolo dei tubi di scolamento , nè li hanno fatti approfittare delle scoperte di Jablochkoff . Quando alcuno si arrischia la notte a recarsi nei loro paraggi , si trova piombato nell ' oscurità la più completa . Gli stessi guardiani della pace , che girano attorno al quartiere dei Krumiri , la guardano da lontano , come una terra sconosciuta e misteriosa , nè si curano di porvi il piede . Del resto i Krumiri sono d ' indole pacifica ; sono troppo stanchi per aver voglia di litigare . Essi non pagano imposte ; pagano solamente un tributo al loro feudatario , se così è lecito chiamare il proprietario del suolo . Questo proprietario non è un personaggio di mediocre importanza , poichè è nè più nè meno che l ' amministrazione generale de l ' Assistance publique a Parigi . Chi ha richiamata l ' attenzione dell ' autorità politica sopra l ' esistenza dei Krumiri in Parigi fu il proprietario di un grazioso palazzino , costrutto per l ' appunto sui confini del quartiere dei Krumiri . Ne è stata sporta all ' autorità querela o protesta il giorno 8 ottobre 1881 . Essa fu immediatamente comunicata all ' ingegnere ordinario ed all ' ingegnere in capo del servizio stradale , che ne hanno fatto l ' uno e l ' altro oggetto d ' un rapporto . Nessuno quindi può addurre a propria scusa l ' ignoranza . Ecco come s ' esprime l ' ingegnere ordinario : " Il signor X ... passaggio Doré N .. . si lagna perchè l ' amministrazione dell ' Assistance publique abbia lasciato fabbricare sopra un terreno , ch ' essa possiede tra la piazza Pinel e la via Jenner , una specie di quartiere composto di capanne e di case mal costrutte senza scoli per le acque , senza latrine , e che sarà tale , per le sue tristi condizioni igieniche , da creare , al momento del maggior caldo , un vero pericolo per la salute pubblica . " La condizione tratteggiata dal signor X . . . è sfortunatamente esatta , e noi possiamo ancora aggiungere che la sua descrizione resta molto al disotto dell ' impressione che abbiamo provata , quando abbiamo visitato quel quartiere . S ' immagini un terreno di trenta metri di larghezza sopra cento cinquanta circa di lunghezza , inclinato verso la rue Jenner , ma senza scolo d ' acqua verso questa via . In mezzo a questo terreno , vi è una strada in terra grassa , molle alla minima pioggia e resa infetta dai detriti e dalle deiezioni d ' ogni specie che vi si sono incorporate . Lungo questa strada , delle capanne o delle baracche costrutte con vecchi materiali , con stoie , con assicelle , con tutto ciò che l ' ingegnosità della più pungente miseria può raccogliere e comporre insieme per difendersi contro le intemperie delle stagioni . Presso alcuni di questi ricoveri , una fossa in terra , qualche volta una botte sfondata nel suolo , serve di cesso . Un po ' dappertutto lordure , materie fecali , rimasugli d ' ogni sorta ... Si legga ora , e si mediti l ' avviso dell ' ingegnere in capo . I funzionarii pubblici , l ' amministrazione stessa de l ' Assistance publique , che noi non pensiamo neppure a trarre in campo , possono essere vincolati dalla legge ; ma i poteri pubblici sono padroni di modificare la legge , e noi presentiamo loro questo dilemma : Se la legge basta , applicarla ; se essa non basta , rifarla . Ecco l ' avviso dell ' ingegnere in capo : La condizione già orribile del rione Doré s ' è aggravata per la vicinanza del quartiere dei Krumiri , stabilito sopra un grande terreno appartenente all ' Assistance publique , il che dà luogo ad una questione importante . Secondo l ' Assistance publique , una parte dei suoi terreni non può essere venduta . Questa amministrazione si limita ad affittarli , il più spesso senza canone serio , a prezzo vile . I locatarii subaffittano alla loro volta a povera gente , che innalza sopra questi terreni delle costruzioni sordide , le quali sono fabbriche di febbri tifoidee . E ' una disgrazia per una via la vicinanza dei terreni dell ' Assistance publique in queste condizioni . Non ci spetta indicare il rimedio : additiamo il male . L ' Assistance publique possiede a Parigi molti terreni poco o male utilizzati . Sarebbe desiderabile che questi terreni fossero venduti , quando sono allo stato di piccole porzioni isolate ; si potrebbe così innalzarvi delle costruzioni salubri in luogo di baracche spaventevoli , che vi si stabiliscono contro tutte le regole dell ' igiene e della salubrità fisica e morale . Vi è specialmente sul punto indicato delle vere stamberghe , le quali producono una certa impressione , quando si pensa , che sono fatte colla complicità apparente d ' una amministrazione , che dipende dalla prefettura di polizia , mentre questa s ' adopera con grandi sforzi ad assicurare la sanità generale e particolare . Che potremmo noi aggiungere a queste parole ? Il signor Du Mesnil descrive una per una , le trenta baracche che compongono il quartiere dei Krumiri . Esse sono , dice egli , separate da una strada di terra fangosa , nella quale si sprofonda fino alla nocca del piede ; questa strada è sparsa di larghe pozze di una fanghiglia nerastra e fetente . E ' insomma una cloaca a cielo aperto . E più innanzi aggiunge : Se alcuni casi di febbre tifoidea apparissero nel quartiere , sarebbe impossibile , cogli andamenti dei suoi abitanti , di prevenire le stragi , che le malattie menerebbero tra questa popolazione , nella quale la resistenza vitale è considerevolmente diminuita dalle privazioni e dall ' abitare in questi orribili stambugi . Tutti gli esseri umani , che vi risiedono , presentano i caratteri di una decadenza fisica molto avanzata ; i fanciulli vi sono pallidi , macilenti , scrofolosi ; gli uomini e le donne invecchiati innanzi tempo . In una di queste case il padre e un fanciullo sono malati in letto , e qual letto ! in un ' altra il marito è all ' ospitale , e la donna è in casa sola con un fanciullo infermiccio ; più in là vi è una casa vuota , il fanciullo è in prigione la madre è morta di crepacuore . Se l ' Assistance publique , dice più oltre il signor Du Mesnil , volesse darsi la briga di creare degli ammalati per mantenere attivi i suoi servizii ospitalieri , essa non potrebbe agire diversamente . Nel contratto fatto col principale locatario , l ' amministrazione s ' è riservato il diritto di rientrare nel possesso del terreno prevenendolo sei settimane prima . Essa può dunque far sparire queste nefande costruzioni . Il farà , così dice , in ottobre , cioè dopo i grandi calori , dopo il pericolo . Ecco quanto essa ci promette per rassicurarci . L ' operazione è difficilissima , e fu già tentata indarno una volta . Questi poveri sventurati hanno gridato , come dei naufraghi , ai quali si volesse strappare l ' ultima tavola di salvezza , la trave che li sostiene galleggianti sulle acque . I Krumiri hanno gridato ad una voce : Dove andremo noi ? Ecco il problema . Pericoloso confine ( 1 ) In un libro di J . Dauby , intorno agli operai ed alla loro condizione , sono trattate maestrevolmente moltissime questioni risguardanti le classi popolari . E ' scritto da un operaio , il quale col suo bell ' ingegno e col suo retto giudizio , potè giungere ad un grado sociale sociale assai elevato . Si può dissentire da lui nella soluzione di certi problemi , ma , là dove ei non afferma che fatti , non si può far a meno di ammirare la sua perspicacia e il suo spirito di osservazione . ( 1 ) Gli operai e le loro condizioni di J . Dauby , versione del prof . Manfroni . Il Dauby tratta la causa degli operai con quella chiarezza di vedute , che solo può dare una lunga esperienza e una profonda conoscenza dell ' argomento , dimostra tutte le difficoltà , che fanno impedimento a chi vuol risolvere in astratto la questione sugli operai , dei quali vi ha una grandissima parte , che toccano quasi dappresso la feccia plebea , e per certi rispetti con questa si confondono . Ecco quant ' egli dice su questo proposito : « . . . Osservate la faccia sparuta di quel l ' uomo cencioso e dietrogli la moglie e i figli non meno pallidi e laceri di lui . Vive stentatamente e a stento guadagna di che campare , sebbene egli dedichi al lavoro sè stesso e la famiglia , il calore e la forza dei loro corpi . Quest ' infelice vi fa orrore e vi stringe il cuore al vederlo un momento passare per la via o vi farebbe assai più raccapricciare , se lo vedeste con tutti i suoi dove si coricano tutti insieme alla rinfusa sopra il canile della loro stamberga oscura , umida , sprovvista di tutto . Or bene quest ' uomo e questa famiglia v ' offre uno degli aspetti della questione sugli operai . « Eccovi una città grande , Bruxelles , Gand , Liegi , per esempio , ricca , bella , per i suoi monumenti , per vie magnifiche , ammirate dal viaggiatore che la visita . Fate che una persona o il caso vi conduca del pari in altri quartieri fuor di mano , i quali sembrano remoti dagli altri quasi vogliano nascondere la vergogna o il timore degli spettacoli che straziano l ' animo . Quivi trovate vie strette , oscure , quasi del continuo umide e fangose , con case o piuttosto topaie , donde esalano vapori mefitici o molesti . Tetre e senza cortine le finestre di queste topaie ; e ad esse pendono spesso da pertiche o corde i cenci , che non vedono il sole e per asciugarli ci vuoi tempo . In questi orridi covili è alloggiato d ' alto in basso , dalla soffitta alla cantina , un formicaio di gente somigliante a quell ' infelice e a quella famiglia , il cui aspetto vi ha fortemente commosso . Se penetrate fra quelle case , trovate da per tutto le stesse figure macilente , cadaverose , dagli occhi luccicanti dove sembra essere ridotta la vita , corpi stremati di forze e quasi trasparenti , donne spossate , fanciulli magri e appenati . Nell ' interno dell ' abitazione la stessa miseria poco o nulla degli utensili della casa . Nessun letto o in luogo di questo un canile che vi fa orrore a vederlo . « Poca differenza nella condizione famigliare , la stessa insufficienza d ' alimenti , comperi giorno per giorno a caro prezzo . Poi da queste bocche esce un parlar grossolano , intramezzato da motti osceni ; quanto poi allo spirito ignoranza e credulità cieca e volubile , sdegno per tanti disagi e patimenti , e un avversare fieramente e minacciare coloro che sono più fortunati e un disperare che la propria sorte possa farsi migliore . Ciò posto come lasciar di meravigliarsi , allorchè un travaglio nella classe degli operai , una diminuzione di salario soppraggiungono ad aggravare questo deplorevole stato di cose , che per la naturale disposizione delle sommosse facilmente s ' informa dei modi simili ai già detti ? « Non basta . Molti di codesti disgraziati sono così decaduti d ' ogni speranza , ch ' egli è anche troppo se vivono della vita dei tempo loro . « Si palesa una calamità pubblica ? rimangono indifferenti . Avviene qualche festeggiamento intorno a loro ? Essi non hanno di che festeggiare , mancano i mezzi ; non sono quelle le loro feste . « Che state a ragionar loro di economia politica , della legge che governa l ' offerta e la domanda ? Non ne sanno buccicata . Questo sanno solamente , che assottigliando il salario , scemando il lavoro , introducendo l ' uso d ' una nuova macchina motrice , scema la parte loro già scarsa ; allora si mettono in isciopero e alla comparsa dei gendarmi , la cui vista è bastante ad inasprirli , scagliare loro delle pietre . Di qui il fatto di Chatelineau , lo sciopero del Borinage , la sommossa degli operai di Seraing o dei guantai . Così andranno a finire tutti i travagli dell ' industria , fino a che l ' istruzione e un certo grado di prosperità , non abbiano messo in sicuro la numerosa classe degli operai . « Oltracciò , in quei dì solenni , nei quali lo spirito di amor patrio si diffonde per tutto il paese e lo commove non si vedono forse disgraziati operai rimanersi come sordi alle grida dell ' universale , non badando all ' accalcarsi della gente dinanzi a loro ? A che serve rammemorare la patria ? La miseria fa strazio della loro anima e la strema di forze . Che importa loro della patria ? E dolore non lascia luogo ad altre sensazioni . V ' hanno pure operai che , tranne il meccanismo proprio della fabbrica dove stanno a lavorare , non conoscono nulla o quasi nulla di tutte le grandi scoperte che si attengono all ' industria e fanno l ' onore e la ricchezza del nostro secolo . Se inventaste cento volte a pochi passi da loro vie ferrate e telegrafi elettrici , vi darebbero sbadatamente un ' occhiata e senza cupidigia , trattandosi di cosa che non fa per loro . Tutte queste opere meravigliose non riforniscono di carbone il loro focolare vuoto appunto nella stagione che più lo richiede , nè di pane la mensa che talvolta è deserta in quella appunto che più sentono lo stimolo della fame . « Freddo similmente il loro sguardo all ' apparire del giorno o al tramontare , e , se potessero , direbbero certamente col poeta : Che fa a me il sol ? Dal tempo nulla attendo . « Cresce il terrore se vi fate a cercar il numero degli abitanti di questi quartieri . Vi converrà ammettere che sono a centinaia , a migliaia , gli uomini , le donne , i fanciulli , prossimo vostro s ' intende , i quali menano cotal vita , ed è la vita di tutti i giorni . Neri pensieri v ' entrano in capo , quando voi considerate da questo lato la questione sugli operi . Appresso vi sfugge dal labbro la dolorosa esclamazione : Povera gente ! - Sì , povera gente , poveri operai ! lo stato vostro fa ben parer giusti gli sforzi , che fanno tanti cuori generosi per cangiarlo in meglio » . Questa descrizione dello stato di una grande parte degli operai non è esagerata , nè mendace . Il Dauby non è persona sospetta di simpatie demagogiche , anzi abbiam sentito da parecchi tacciar di codino lui e il suo libro . Il signor cav . J . Dauby , autore di molti bellissimi libri popolari , era nel 1874 amministratore del Monitore Belga , ma fu un tempo semplice operaio . Il benemerito tipografo della città nostra cav . Angelo Colombo , amico ed ammiratore di quello scrittore , ci narrò come quegli dall ' umile sua condizione abbia potuto salire tanto alto . Entrato nel 1840 , dice il cav . Colombo , per una felice congiuntura di poche ore , nella stamperia del signor G . Lesigne , vi rimase per ventiquattro anni . Il suo padrone non tardò guarì ad affidargli la direzione del suo stabilimento , incombenza , alla quale in seguito aggiunse la tenuta della contabilità e la correzione degli stamponi . Fu in questo mezzo che il Dauby fece amicizia con alcuni eminenti personaggi , che gli professarono grande benevolenza ed esercitarono sulla sua vita un ascendente per lui decisivo . Fra essi noi citererno per tacer d ' altri , il compianto Edoardo Ducpetiaux , ispettore generale delle carceri e degli stabilimenti di beneficenza dei Belgio , uomo di fama europea , ed il conte G . Arrivabene , divenuto poi senatore del Regno d ' Italia . E Ducpetiaux , che si occupava indefessamente d ' opere di riforma in favore di quelli che la fortuna aveva diseredati , organizzò a Bruxelles nel 1856 un ' Esposizione internazionale d ' economia domestica , ch ' ebbe buonissimo esito . Fra i pregevoli oggetti , che quell ' esposizione conteneva , eravi pure la casa d ' un operaio , colle sue modeste supellettili . Per quanto però completo fosse quel mobiliar emodello , vi mancava nondimeno una cosa necessariissima : un buon libro . Il Dauby ne fece motto al Ducpetiaux ; e questi l ' incoraggiò vivamente a scrivere un tal libro ; e tre settimane appresso , sulla tavola della casa - modello c ' era un manoscritto intitolato : Il libro dell ' operaio : consigli d ' un collega . Un tal fatto decise della carriera letteraria dell ' autore . Il libro dell ' operaio ottenne all ' esposizione d ' economia domestica la medaglia d ' onore , che fu rimessa all ' autore , con vive parole d ' incoraggiamento , dal duca di Brabante , oggidì Leopoldo II re del Belgio . « Il libro dell ' operaio incontrò favorevolissime accoglienze , e , pel rapido spaccio , se ne fecero più edizioni , meritando di essere tradotto in varie lingue , tra le quali la portoghese , per cura della Società d ' incoraggiamento del lavoro negli opifici , posta sotto , l ' alta protezione del re di Portogallo . Il Dauby non può essere pertanto sospetto di demagogia , ed il suo libro è pieno di massime di una grandissima moderazione . Eppure egli , descrivendo in questo modo le condizioni degli operai , non avvertiva che parlava soltanto d ' una parte della classe operaia , anzi per meglio dire di momenti speciali nella vita d ' una parte della classe operaia . Ma dell ' operaio si può fare un altro quadro , che non è men vero di quello dipintoci dal signor Dauby . In modeste stanzuccie abitano le famiglie degli operai . Ecco delle buone mogli che alla mattina s ' alzano sollecite per preparare un eccellente caffè nero pel loro marito , il quale non manca tuttavia di recarsi appena uscito di casa , dal liquorista , presso cui convengono i suoi colleghi . Qui si riscalda lo stomaco con un bicchierino o due d ' acquavite e scambia quattro idee coi suoi compagni , idee , che so , io ? di politica , di economia , di amministrazione , di filosofia epicurea e d ' altro . Egli ha così soddisfatto a due bisogni egualmente legittimi , l ' uno fisico e l ' altro morale . Poi si reca al lavoro . Se l ' operaio lavora a cottimo , lo si vede , massime nei primi giorni della settimana , porre mano al lavoro , poi smettere , poi uscire di fabbrica , poi ricominciare , consolandosi colla speranza che , lavorando come una bestia ( è una frase di prammatica ) per quattro giorni della settimana , egli guadagna più che non ne richieggano i bisogni della sua famiglia . Ma , sciagurato , lo sforzo che fai nei quattro giorni ti rovina la salute ! - E che importa ? Non c ' è l ' ospitale ? Non c ' è il servizio di Santa Corona che mi fornisce e medici e medicine ? Non ho io pensato forse a iscrivermi nella Società operaia per avere il soccorso in caso di malattia ? E poi non ho io un padrone che anche quando sono ammalato mi anticipa la pappa ? Ah stolto egoista ! per non fare al tuo mal talento una piccolissima violenza , per non vincere una mala abitudine , per non rinunciare ad un piacere sciocco e passeggero qual è quello di ciondolarsi due giorni interi per la fabbrica , dando la baia a quei pochissimi , che attendono al lavoro , perchè son pagati a giornata , ah , tu non guardi di nuocere alla tua famiglia , di sciupare la pubblica beneficenza , di scroccare un sussidio a tutto danno dei fondi della società a cui appartieni , e di giuocare la tua indipendenza contro le anticipazioni del tuo padrone ! E per compensare costui della sua bontà cerchi di danneggiarlo in tutti i modi possibili ? Cerchi per tre giorni della settimana , ossia per quasi mezzo anno tieni il suo capitale , la macchina che ti presta per lavorare , nelle tue mani senza corrispondergli alcun frutto , e poi negli altri giorni lavorando in fretta e in furia gli rovini la macchina , ossia gli consumi il suo capitale , assai più che nol faresti se tu lavorassi regolarmente ogni giorno . E posto anche che in quattro giorni tu possa guadagnare senza un grande sforzo di che mantenere la tua famiglia e avanzare di che scialarla all ' osteria , non è forse vero che lavorando anche gli altri tre giorni della settimana potresti porre in disparte un bel gruzzolo da depositare alla Cassa di Risparmio ? Tu invece non puoi esser mai tranquillo sul domani nè per te , nè per la tua famiglia ; tu ostenti indifferenza per le strettezze che ti si affacciano nel futuro , conti sul lavoro de ' tuoi figli ; ma , nutriti sregolatamente , un giorno cioè indigestione e un giorno digiuno , sono lì male andati in salute e pare anche a te che , continuando di questo passo , non potranno certo giungere ad essere il bastone della tua vecchiezza . Vedi dunque che non sei tranquillo . T ' illudi ma non ti regge l ' animo , e talvolta per obliare tuffi nel vino o nell ' acquavite i tristi tuoi presentimenti . E s ' aggiunge a questi tuoi dolori anche il lamento continuo della moglie , la quale s ' accora . . . E di che s ' accorano la maggioranza delle donne degli operai ? Perchè anche domenica dovrà andare all ' osteria suburbana collo stesso abito della domenica precedente , mentre le altre donne vi si recheranno con un vestito nuovo , fatto all ' ultima moda , con nastri e fronzoli ... E tutta la settimana tu vedi , caro operaio , tua moglie occupata a riattare un vestito vecchio , taglia di qua , ritaglia di là , aggiungi , inserisci , attacca , appendi , sovrapponi , e intorno a quel vestito stanno tutte le casigliane intente a dare consigli , a prodigare lodi al buon gusto , alla diligenza , alla laboriosità della tua donna ... quando non ci sia qualcuna di quelle , che le faccia capire che a lei giovane e bella non potrebbe mancare chi regalasse un bel vestito nuovo ogni domenica , e che la conducesse nei principali alberghi in carrozza , e che le facesse bere di quelle bottiglie di vino , che al solo vederle fanno spuntare sul ciglio la lagrimetta della compunzione ... e che ci sarebbe il figlio del prestinaio dirimpetto , che farebbe pazzie per lei ... Povero a te , ottimo operaio , se sei predestinato ! Ma voglio ammettere che tua moglie sia una donna onesta e in tali panie non s ' inveschi . Dirà alla malvagia consigliera : Ma , e l ' onore , Cecca ? Quantunque la Cecca potrebbe farle sulla tesi " onore " dei sillogismi sans nom assai curiosi . Ammettiamo adunque che la tua moglie sia una donna onesta . Non accadrà altro male che quello di sciupare un po ' di tempo . Ma sarà appunto quel tempo prezioso , che essa non impiegherà per rassettare la casa , per raggiustarti e stirarti la biancheria , per rattoppare i poveri vestitini de ' tuoi figli , per levar le frittelle dall ' unica tua giubba della festa . La sua civetteria ucciderà la felicità di tutta la famiglia . E tuttociò ti pare forse poca cosa ? E l ' operaio che lavora a giornata ? Fa il meno che può per tema d ' ingrassare troppo il padrone , e si diverte a dirne poi tutto il male possibile . Ma , dal mezzogiorno della domenica alla mattina del lunedì , domandate all ' operaio che cosa sia la miseria , domandategli che valore abbiano le lire , parlategli di economia politica ( scienza di moda e intorno a cui anche i lustrascarpe pretendono dissertare largamente ) citategli lo esempio di Beniamino Franklin , e poi venitemi a dire che cosa vi risponderà ? Con quel risolino tra labbro e labbro , proprio di chi ha alzato un po ' troppo il gomito , con una strizzatina d ' occhio , e con una scrollatina di capo a sinistra , vi dirà : Non ha nessun parente più prossimo da contargli tutta questa bella roba ? E col dorso della destra si liscierà i baffi ancora sgocciolanti di vino . Alla domenica le osterie sono piene di operai , i teatri sono pieni d ' operai , i postriboli sono anch ' essi pieni d ' operai , le vetture pubbliche sono tutte noleggiate dagli operai ; in quella mezza giornata la ghiottornia , la sensualità , l ' imprevidenza riddano , turbinano intorno alla mente ed al cuore , del povero operaio , il quale , trascinato dal vortice delle passioni , crede che il miglior modo di godere sia quello di stancarsi senza saziarsi un giorno , solo , per restare poi digiuno gli altri sei lunghissimi giorni della settimana . Nella notte della domenica avvengono per la città liti indiavolate e ne sono cagioni precipue la gelosia , l ' ubbriachezza , il giuoco . Anche quest ' ultima passione entra nelle abitudini del nostro popolo . D ' estate , in tutte le osterie si giuoca da mattina a sera alle boccie e d ' inverno si giuoca a tarocchi , a tresette , a briscola , e infine alla mora . Questo giuoco chiassoso , che Orazio ben conosceva e che chiamavasi a ' suoi tempi popolano in digitis dimicare , è uno dei passatempi più graditi pel milanese , giacchè risponde meglio d ' ogni altro alla sua indole ciarliera ed urlona ; serve alla ginnastica del polmone , e a far sentire sempre più il desiderio di ingozzare del vino . Laonde la maggior parte degli osti sono anche giuocatori di mora e organizzano partite nei loro negozi ed invitano , esortano , eccitano i loro avventori a giuocare ; sapendo che come tutti i salmi finiscono col gloria , così ognuna di queste partite finisce coll ' assorbimento d ' un litro di vino , il che dà ad essi non piccolo vantaggio . Anzi , un oste che sappia il suo mestiere fa di più : quando vede tranquillamente seduti nel proprio negozio uno qua uno là alcuni suoi avventori , eglì li raccozza e si mette tra essi come trait d ' union , affinchè si accingano a giuocare e partecipa egli pure a qualche partita . Basta questa presentazione dell ' oste , perchè quei buoni avventori prima di notte siano amici e stiano tra loro come pane e cacio e si promettano di ritrovarsi al tavoliere anche la sera seguente . La partecipazione dell ' oste al giuoco è la garanzia della lealtà dei singoli giuocatori . Vi sono alcuni operai , che sono diventati famosi quali giuocatori di mora , e tengono il campo in certe osterie , dalle quali i novellini stanno lontani come i topi dalle trappole . Ma avvengono talora delle sfide formali e i giuocatori che si credono capaci si presentano in queste osterie , dove c ' è qualche celebre morista , e con lui si cimentano , e premio della vittoria non sono soltanto i litri e le bottiglie di vino che si scommettono in ciascuna partita , ma il vincitore riporta anche una bandiera , ch ' egli reputa premio tanto pregevole quanto lo poteva essere per un romano la corona civica . Per la mora el Togn l ' è in bandera , vale quanto dire che è un invincibile giuocatore . Com ' è facile accorgersi , l ' operaio consuma in brev ' ora quanto si guadagna in parecchie giornate di faticoso lavoro , e perciò durante la settimana il bisogno l ' assale e allora i lamenti , i guai , i litigi si succedono in famiglia , e quando la sventura viene a punirlo dalla sua imprevidenza , allora non gli resta più che ricorrere al Monte di Pietà , alla Congregazione di Carità , ossia a divorarsi la speranza e a sciupare quel rossore , che lo stendere della mano , alla pubblica beneficenza , richiama sempre sul volto a qualunque galantuomo . Eppure v ' ha di peggio . Qualche operaia stretto dal bisogno arriva a chiudere un occhio sulle mariuolerie dei figli , su certe colpevoli relazioni delle figliuole e persino della moglie , purchè queste vergogne gli apportino in casa tanto da supplire ai bisogni della famiglia . A tanto l ' imprevidenza e la prodigalità possono trascinare anche un onesto operaio . Chi gli sapesse predicare la frugalità e la sobrietà , chi rendergli accetti i gusti semplici e fargli preferire una vita modesta e tranquilla ad una vita turbolenta e scialacquatrice farebbe davvero opera meritoria . Ma dov ' è l ' apostolo ? Il carcere . La miseria , il delitto , il rimorso , il sospetto , il timore continuo della punizione , non rendono così incresciosa la vita alla feccia plebea quanto la perdita della libertà . E ' questa un bene tanto prezioso che , in qualunque modo limitato , quanto ne resta è pur sempre un bene assai pregevole , e la minaccia e il dubbio continuo di perderla sono cagione di farla reputare carissima . Fino a pochi anni or sono in Milano gli oziosi , i vagabondi , i ladruncoli venivano ritirati in carceri grandiosi a sistema in comune o di famiglia come erano appunto le carceri di San Vittore . Quantunque la vita che vi si conduceva non fosse molto noiosa , tuttavia , quando il lôcch vi entrava , aveva la faccia rabbuiata e stravolta , gli occhi invetriti o mobilissimi secondo le passioni , da cui era commosso . Sempre al momento d ' essere rinchiuso in prigione , nell ' animo del captivo sovr ' ogni altro sentimento domina non dirò il dolore , ma il dispetto per la perduta libertà . La Chiesa da ' Cappuccini di San Vittore da gran tempo era stata divisa in grandi celle , ciascuna delle quali poteva capire fin cento individui . Queste prigioni quasi sempre rigurgitavano di detenuti , perchè quella disgraziata parte dei genere umano sempre si riproduce , nè altrove si afforza tanto , quanto nelle carceri che la società costrusse per annientarla . Le prigioni , tenute con questo sistema , non hanno mai raggiunto lo scopo che per mezzo loro il legislatore si propone di ottenere . Infatti la privazione della libertà è , secondo lo spirito della legge , una pena , non già una vendetta , e come pena deve tendere a sviare l ' animo dell ' uomo dal delitto , verso il quale l ' uomo è spinto dalle sue prave passioni . La pena è in conclusione la controspinta , e perciò deve essere logica e morale . Il carcere a sistema di famiglia non è nè logico nè morale . Non è logico , perchè per punire dei delinquenti di niun conto li accomuna con altri di peggior conto , e questi servono di scuola a quelli , e quindi invece di reprimere il male lo favorisce e quasi lo promuove ; non è morale , perchè impedisce a colui che fu arrestato di ridiventare galantuomo , giacchè quando viene rilasciato in libertà esce dal carcere inviluppato da conoscenze infami , dalle quali non gli è facile liberarsi . Poichè ( diceva l ' illustre Carlo Cattaneo riassumendo alcune idee del Romagnosi intorno a siffatta materia ) se il progresso dei tempi e il predominio della ragione introdussero nel carcere la disciplina , la salubrità , la nettezza , la luce , il lavoro , non giunsero ancora a togliere la convivenza depravatrice . Il carcere riceve il novizio del delitto , reo forse d ' una lieve infedeltà , tutto ansante di vergogna , di spavento , di rimorso e lo dimette dopo pochi mesi , indurato nel cuore , dotto nei misteri dell ' iniquità , abbronzato nell ' impudenza , consumato e disperato al pari de ' suoi insegnatori . La promiscuità fra giudicati e giudicandi , fra colpevoli e innocenti , fra i trasgressori di qualche frivola disciplina politica o civile e gli esseri più abbominevoli od infami non giova certo ad impedire il male . La pena del carcere è una tremenda necessità sociale , bisogna quindi ch ' essa venga inflitta con criterio indipendente da ogni passione e scevro da ogni pregiudizio , affine di non aggravare l ' infelice condizione di tanti sventurati . Non v ' è anima bennata la quale , pensando alla serie indefinita di dolori , che dalla istituzione di siffatta pena insino ad oggi si soffersero nelle carceri senza la pausa d ' un ' ora sola , non senta quanto grave sia il còmpito dell ' uomo che s ' accinge a calcolare con austerità scientifica la quantità di miseria e d ' angoscia che deve infliggere a moltissimi de ' suoi simili , come pena de ' loro mancamenti , pena che non sarà e non potrà dirsi legittima , se non quando la società abbia provvidamente procurato di volgere al comun bene le umane passioni . E la nostra società non vi ha ancora provveduto . Ora , scrisse il grande pensatore testè citato , egli è certo che gli allettamenti e gli stimoli al mal fare sono maggiori , dove le plebe è disperata per miseria , o cresce ineducata e brutale , o i magistrati non vegliano a scoprire i delitti , o il braccio di una debole giustizia si abbassa dinanzi ai protetti del potente . Nè ciò basta , perchè dove gli uomini sono onesti solo entro il limite della paura , e nella società non circola uno spirito largo e vigoroso di morale e di probità , il fragile edificio delle pene non regge al peso morto della corruzione universale . Perocchè bisogna coltivare negli uomini quell ' impulso d ' onore che non solo rattiene dal delitto , ma ne rende insopportabile il minimo sospetto ; bisogni infliggere quanto più raramente si può l ' ignominia , e far quasi economia delle erubescenze del popolo ; bisogna promuovere fra gli uomini i vincoli dell ' azienda civile , perchè sentano il bisogno della mano altrui e della buona opinione .... Le leggi al presente puniscono ma non prevengono il delitto ; e correrà gran tempo ancora prima che la società pensi al miglioramento dei membri che la compongono , e tuttavia seguiterà a colpire in egual modo gl ' infelici ed i colpevoli . Giacchè moltissimi operai sono dalla miseria tratti al delitto , e molti fra essi ignari del valore assoluto e relativo di un ' azione criminosa . La maggior parte dei delinquenti sono analfabeti ; essi non hanno altra guida delle opere loro che l ' istinto , poichè nessuno s ' è curato di ridestare in essi il sentimento morale , epperò trovansi quasi alla condizione di bruti . Per costoro le leggi sono lettera morta , sanno che esistono delle leggi , perchè tratto tratto vengono dal rigore di esse colpiti , ma non sanno il perchè queste leggi esistano , nè da chi siano state fatte , meno poi se ve n ' ha qualcuna che favorisca i miserabili . Tratto tratto questi vengono arrestati , poscia rilasciati per essere indi a poco arrestati di nuovo , tanto che trovandosi sempre in carcere sono costretti a dire tra loro che quelli che vanno in carcere sono sempre gli stessi ; quelli che vanno all ' ospitale sono sempre gli stessi ; detti questi che non si riducono ad altro che a varianti del vecchio adagio : Sono sempre gli stracci che vanno alla folla . I pensatori assai di leggieri s ' accorsero che la mescolanza dei detenuti era dannosa alla morale e che la prigione invece di correggere i tristi , pervertiva i buoni . Si pensò di imporre il silenzio a tutti i carcerati , e questo sistema punitivo dalla città di Auburn , in America , che prima l ' applicò , trasse il proprio nome . Ma il sistema di Auburn non raggiunse lo scopo , perchè , se soppresse la voce , non potè sopprimere le relazioni tra i carcerati , i quali acuirono sempre più il loro ingegno , affine di communicare tra loro , e studiarono e studiano tutti i mezzi per eludere la vigilanza dei loro , custodi . Che più ? I dolori stessi , la stessa severità della pena ritemprano l ' animo di que ' disgraziati , i quali s ' avvezzano a sopportare con alliera indifferenza persino le sferzate , per non dare spettacolo a ' compagni della loro timidezza ed è naturale che talora pensino a reagire . Nel che bene spesso sono eccitati da qualche anima ribelle e determinata a tutto osare , la quale fa nascere all ' impensata terribili ribellioni . E lo spettacolo della crudeltà della pena e la smania di reazione distruggono e sviano il carcerato dal meditare sulla propria colpa e lo allontanano dal pentimento : e il lavoro impostogli quale aggravio di pena , gli riesce disamabile anzi odioso . Queste cose ben videro le Autorità preposte alle carceri , e perciò studiarono il modo , affinchè fosse tolta questa infame comunanza . Si cominciò dal dividere i detenuti , oltrechè per sesso , per età , per delitti , per disciplina , ma questa divisione non è sempre possibile , perchè ad attuarla occorrerebbero carceri assai grandiosi , giacchè si verrebbero ad avere in tal guisa circa quaranta classi di prigionieri , i quali difficilmente poi potrebbero ancora essere invigilati . Inoltre perchè la divisione sia ragionevole , bisogna particolareggiare sempre più nella scelta dei prigionieri destinati a restare insieme , e a forza di suddividerle è facile capire che si è obbligati di concludere che il sistema più logico è quello di tenere i detenuti separati ad uno ad uno , che è appunto ciò che fa il sistema segregante o di Filadelfia detto anche di Pensilvania , oppure di Cherry - Hill . Questo regime è il più opportuno pei condannati , il più provvido o il più giusto pe ' giudicandi . Quelli possono riflettere alle loro colpe o mettersi sulla via del bene , questi non soffrono l ' avvilimento di trovarsi con tristi , prima ancora che i tribunali abbiano pronunciata sopra di loro una sentenza di reità o d ' innocenza , nel quale ultimo caso essi ritornano alla libertà incontaminati , come quando per soddisfare alle gelose ricerche della giustizia furono gettati in carcere . Il condannato poi trova nel sistema segregante il modo di ottenere il proprio miglioramento morale . Abbandonato a sè nella solitaria cella ( nota Carlo Cattaneo ) , a prima giunta per lo più si abbandona al furore , agita pensieri di vendetta , e sfoga la sua rabbia in maledizioni . Ma alla violenza succede l ' esaurimento e la stanchezza ; il silenzio che segue ai vani suoi clamori , a poco a poco gli fa intendere quanto siano infruttuosi e insensati ; egli vede tutta la sua impotenza e la sua nullità in faccia alla legge che senza percosse , senza catene , senza insulti , con mano invisibile lo assedia e lo stringe . L ' idea della sua colpa , ch ' egli fuggiva , ch ' egli sommergeva nel tumulto della vita e delle passioni gli s ' affaccia da ogni parte , e a poco a poco si allarga nel suo pensiero , e dilegua tutte le vanità che lo ingombravano . Tra il rimorso e l ' impazienza e il tedio , per sottrarsi agli odiosi pensieri e dissiparsi pure in qualunque modo che gli è possibile , egli afferra rabbiosamente la proposta d ' un qualsiasi lavoro . Ben pochi hanno la forza di resistere a quattro o tutt ' al più ad otto giorni di forzata inazione . E lavoro non viene inflitto come un supplicio , nè imposto col bastone o colla fame ; ma vien concesso come un ' indulgenza , come un ristoro , che solo può rendere sopportabile quella noiosa vita . La disciplina non è sollecita di comandarlo : essa aspetta tranquilla il prigioniero , ben certa che tosto o tardi s ' arrenderà . I signori De Tocqueville e De Beaumont dicono : Visitando il Penitenziale di Filadelfia ci siamo trattenuti con tutti i singoli carcerati ; nessun d ' essi che non parlasse del lavoro quasi con riconoscenza e non palesasse la persuasione , che , senza il conforto di una continua occupazione , non avrebbe potuto resistere al peso della vita . Che avverrebbe del prigioniero nelle lunghe ore di solitudine , se , senza questo rifugio , fosse lasciato a ' suoi rimorsi , ed ai terrori della sua mente ? Il lavoro dà interesse alla solinga cella ; affatica il corpo ma conforta la mente . E ' singolare che costoro , giunti al delitto per la via della dissipazione e dell ' ozio , siano ridotti ad abbracciare come unica loro consolazione la fatica ; e costretti a sentire tutto il peso dell ' ozio , imparino ad aborrire quella primiera causa d ' ogni loro calamità . Il confronto tra il lavoro e l ' inazione ha tanta forza , che molti di quei meschini dissero , che la domenica era per loro insopportabilmente lunga e che non avrebbero potuto vivere senza lavoro . Questo bisogno si palesa in tal modo , che non avvenne mai di doverlo imporre colla forza . Il condannato , intento al suo lavoro , respira dal tedio , dalla oppressiva idea della passata vita , e con ardor quasi puerile non ha per qualche tempo altro oggetto alla sua mente ; e vi si dedica con solerzia e con amore , perchè gli è una difesa dai pensieri che gli rodono l ' anima . L ' imperturbato raccoglimento e la dura necessità gli aprono la mente ad imparare ; l ' istruttore , che viene a interrompere la sua solitudine con modi placidi e caritatevoli non può a lungo riuscirgli sospetto ed odioso . Le parole che questi prudentemente lascia cadere tratto , rammentate poi nel silenzio , quando l ' uniformità del lavoro lascia errar la mente , penetrano l ' anima più rozza e selvaggia . La profonda monotonia della cella dà peso e consistenza ad ogni giusto pensiero che fortuitamente si svegli . E una volta che il prigioniero ha potuto rivolgersi sopra di sè , il lavoro arresta più la sua riflessione . E spesso , una repentina visita lo sorprese immobile sul suo lavoro , tutto chiuso nel profondo della sua memoria , pensando forse alla carriera perduta , alla casa , ai congiunti , ai genitori afflitti e disonorati , alla moglie , ai bambini lasciati nell ' abbandono e nell ' abbiezione . I più sciagurati che non hanno affetti , che sono intrisi di sangue , che nulla hanno in cuore che non sia tristo e perverso , nella mollezza di quella vita reclusa , tra il lungo silenzio e le parole caritatevoli , e la coscienza che ricalcitra e si spaventa , a poco a poco sentono venir meno l ' antica ferocia . E non v ' è a lato del prigioniero alcun essere malvagio , che ostenti una atroce indifferenza , o lo guardi con ironia , e con osceni e atroci scherni rimescoli la feccia delle sue passioni . Tutto ciò che lo circonda gli rammenta il suo delitto . Non v ' è intorno a lui nemmeno il fremito d ' un ' industria comune , nè l ' affacendata disciplina d ' un carcere popoloso : il rumore stesso delle battiture e delle catene gli risonerebbe gradito in quella vita di sepolcro . Il lavoro delle sue mani gli allevia bensì il tedio e il rimorso e lo rattiene sull ' orlo dell ' avvilimento , e della disperazione ; ma non basta a dividerlo affatto dai suoi pensieri e fermare la corsa fatale che lo trascina verso il pentimento . Nel silenzio degli uomini e nel senno delle passioni , i consigli tante volte derisi , le parole che sembravano non aver toccata la sua memoria , i terrori religiosi , tutte le imagini e tutte le rimembranze del bene e del male , risorgono innanzi alla colpevole coscienza , e si fanno ogni giorno più potenti e irresistibili . Tutte le illusioni sono sparite ; in faccia a una triste e severa realtà , nel profondo d ' un silenzio di morte , dove nessuno lo vede e lo ascolta , una sola parola viva gli suona all ' orecchio , ed è una parola di verità , che va dritta e irresistibile al secreto della sua coscienza . Il momento giunge alfine , in cui l ' anima già nauseata dell ' ozio , si nausea pure della durezza e dell ' importanza , e si sente in balia d ' insolite emozioni . Allora le alte verità della morale , insinuate con religioso affetto , possono ritemprare e rifondere l ' anima più ostinata ; i sentimenti dei pentito sono come un metallo squagliato , che scorre dovunque un ' arte salutare lo guida . Chi passò per una siffatta prova , potrà , ritornato alla vita libera , precipitarsi in nuovi traviamenti ; ma porta nel cuore una tale debolezza , che il solo nome del carcer basta a fermarlo ed avvilirlo in mezzo all ' ebbrezza del delitto . La fiera domata non è più la fiera selvatica . E quella stessa potenza che arresta le ricadute nel liberato , annunciata e divulgata da loro alla moltitudine dei malvagi , potrà render terribile anche l ' idea d ' una prima colpa e formidabile la minaccia della legge . La prigione non sarà più per essa un piccolo mondo , dove se vi sono i dolori della reclusione e dei flagelli , vi sono anche i piaceri della compagnevole fratellanza e le distrazioni d ' una disciplina spettacolosa ; il carcere solitario è più disgustoso e amaro per essi , quanto più assidua e profonda è la sua calma . Pur troppo le incompiute riforme che introdusse nel carcere la moderna umanità , avevano tolto a questo unico strumento di pena ogni terrore . Il malvagio scioperato vi trovava ricovero e letto , e pane certo , e lavoro mite , e compagnia quale egli poteva desiderarla : e a molti onesti operai carichi di famiglia , a molti giornalieri scalzi e famelici in mezzo ad ubertose campagne , il soggiorno del carcere era pur troppo una seduzione . Ma posto il regime d ' un severa segregazione quand ' anche la cella sia spaziosa , netta , chiara , ventilata , riscaldata , provvista di tutto ciò che un modesto vivere richiede , il vero malfattore preferirà sempre il lezzo e il disagio d ' un sotterraneo , il pavimento nudo , la catena , il bastone , poichè tutte queste cose non giungono a domargli l ' animo , e gli lasciano il tranquillo possesso della sua scelleratezza . Quando le antiche leggi inventavano con atroce poesia ogni modo di strazii pel corpo umano , ommettevano , senza curarlo , un tormento più squisito e potente , che piomba con tutto il peso sull ' animo . La solitaria riflessione , la quale allora si apprezzava così poco , che a richiesta d ' un tutore impaziente o d ' un padre iracondo , si applicava a ' giovinetti svogliati o loquaci , si palesò una pena di tale intensità , che alcuni già la gridano soverchia a qualsiasi più nero misfatto e sproporzionato alle forze dell ' umana ragione . Gli antichi avevano insegnato che il silenzio è fomite di sapienza e di virtù ; ma non si sapeva che fosse un terribile punitore del delitto . Una filosofia severa che trae tutto dalla riflessione , trovò anche nella riflessione la forza penale , e con una vasta esperienza accertò la profonda sua induzione . Sdegnando il corpo del malfattore lasciandogli pure tutti gli agi della vita materiale , essa assale di fronte l ' anima sua , la sua coscienza , il principio della vita . Il patibolo con tutto il sanguinoso suo fasto si spiritualizza nel silenzio della cella . Il mero dolore animale non è più la suprema difesa di una società minacciata e vessata , ma un dolore , ch ' è tutto dell ' uomo , anzi tutto dell ' anima , una pena sociale per eccellenza , perchè consiste nel negare le dolcezze del consorzio sociale a coloro che ne turbarono la pace . Eppure in mezzo ad una irresistibile efficacia , questa pena così temuta dal malvagio non offende per nulla i diritti dell ' umanità ; essa non accorre ad ogni istante col ferro e col fuoco , nè contrista di dolorose strida , nè contamina di sangue la città . I custodi , sicuri di sè , non feroci , nè sospettosi , possono mostrar sempre tutti la calma e la dolcezza ; il cordoglio , che abbatte il prigioniero , viene tutto dalla legge , non inasprito dalla loro collera , nè aggravato dal loro arbitrio . Egli soggiace da sè all ' onnipotenza della legge , e riceve il trattamento che risponde a ' tristi suoi meriti , perchè lo riceve dalle opere della sua coscienza . Gli ufficiali non appaiono mai al suo cospetto , se non per interrompere il cruccio della sua solitudine , e provvedere ai suoi bisogni , e dirgli quelle parole che lo riconciliano col misero suo stato , e lo preparano ad uscire da quel fatale recinto con altr ' animo ch ' egli non vi entrava . Il regime solitario si riduce a due fini : togliere il prigioniero dal dannoso consorzio dei suoi pari , e costringerlo a rientrare in sé , perchè l ' esperienza dimostra , che senza questo ritorno , la pena s ' infligge senza frutto e senza esempio . Non s ' intende però che il prigioniero debba restar derelitto nella disperazione d ' una tomba ; poichè oltre alla caritatevole provvisione de ' suoi bisogni fisici in una comoda cella , egli ottiene il conforto del lavoro , del consiglio , dell ' istruzione e della lettura . Gli si interdice la compagnia de ' malvagi ; ma gli si concede quella d ' uomini onorati e pietosi . Ed è un fatto che la disciplina isolante gravita tremendamente sul malfattore inferocito , ma quando il tempo , il silenzio e le ammonizioni hanno vinto la sua durezza e l ' hanno , ridotto a sentire la stoltezza della passata sua vita , il tormento del suo carcere s ' allevia e i suoi custodi e governatori trovano in lui una inattesa docilità e un assoluto abbandono . Dopo un primo doloroso intervallo , l ' abitudine a poco a poco induce l ' animo alla quiete ad alla pazienza ; dimodochè , il malvivente , condannato a breve pena , ne sente tutta la gravezza e ne porta fuori un salutare spavento ; ma il malfattore condannato a molti anni di solitudine , può comporsi gradatamente a quella tranquillità , che riduce a riflessione anche le anime più burrascose . Non vi è in quella disciplina alcun risalto , alcun arbitrio , alcuna acerbità che accenda le sue male passioni : l ' odio , la vendetta . Quindi nessun pericolo che l ' irritazione mentale sconvolga la ragione . Solo questi argomenti possono consigliare il regime segregante , il quale è però sempre una gravissima pena . A Torino nei primi mesi dell ' attivazione del carcere cellulare , molti delinquenti volgari non ressero alla solitudine e si uccisero Si notò però che da quella città i ladruncoli emigrarono in massa , e sarebbe stato un bel vantaggio , se questo fatto si fosse verificato anche in Milano . Nella nostra città venne pure costrutto un grandioso carcere cellulare , che torreggia severamente entro la cerchia dei bastioni fra Porta Genova e Porta Magenta . Questo edificio , il disegno del quale devesi al compianto ingegnere Francesco Lucca , si eleva sopra un ' area di metri quadrati 49,695 , della forma di un pentagono , perfettamente isolato e chiuso da una grossa muraglia munita di cinque torri agli angoli , e del fabbricato di fronte della lunghezza di metri 204,50 . Lo stile adottato fu quello del medio evo , che risponde assai all ' indole della fabbrica , di carattere grave e solenne . Il muro di cinta porta alla sua sommità un ballatoio contenuto da parapetti di pietra per il servizio di guardia , facendo servire da garretta per le sentinelle le cinque torri . Il carcere è diviso in tre distinti corpi di fabbrica . Il corpo anteriore ; la cui fronte è disposta sul lato del muro di cinta , che prospetta il Macello , quantunque faccia parte dello stabilimento , non è considerato come carcere essendo destinato agli uffici , alle abitazioni , al corpo di guardia , al servizio di magazzino e ad altri scopi . Esso ha l ' aspetto di un castello severo , le cui parti centrale e laterali sono munite di merlatura . Il secondo corpo di fabbrica , parallelo a questo è distante venti metri dal precedente e collegato col medesimo a mezzo di un andito a semplice piano terreno in continuazione al vestibolo d ' ingresso . E ' elevato a due piani fuori terra , meno un breve tratto dove si praticò un ammezzato che soverchia il tetto . Questo si suddivide in due parti , ciascuna fornita di uno spazioso cortile ; la destra costituisce il comparto riservato alle donne carcerate ed è diviso in sessanta celle , più quattordici altri locali di maggior ambiente per servizio d ' infermeria . Nella parte sinistra a terreno si trovano i locali per le guardie , il parlatorio speciale pei detenuti di passaggio , per quelli appena entrati nel carcere , i bagni , i locali destinati alla visita ed alla iscrizione dei detenuti al loro entrare nel carcere , i locali per la disinfezione degli abiti e pei guardiani . Al primo piano nel lato verso oriente v ' ha un portico di disimpegno di vari locali che potrebbero essere destinati ai condannati ad una pena di breve durata ; al lato meridionale vi è un corridoio centrale con doppio ordine di celle in numero di venti . Ad occidente il cortile , un altro portico di disimpegno e dall ' opposta parte altri locali di servizio . Nel secondo piano sono notevoli due celle per quei reclusi che danno o simulano segni di pazzia . Queste celle sono disposte in modo che per appositi spiragli abilmente mascherati , praticati nella vôlta e nelle pareti , un guardiano può , non veduto , vigilare il detenuto . Il terzo corpo di fabbrica ha nel suo centro una grande rotonda , da cui si diramano sei braccia equidistanti fra loro ; ognuna di esse è costituita di un grande corridoio centrale che si eleva senz ' alcuna divisione dal piano terreno sino al tetto ; lateralmente sono disposti tre ordini di celle , disimpegnati da ballatoi che corrono lungo i lati dei vasto corritoio . La lunghezza di ciascun braccio di fabbrica è di metri 62,50 a partire dalla periferia interna della rotonda . A ciascun lato di tali braccia e per ogni piano sono disposte sedici celle , per cui si hanno novantasei celle per ogni braccio e quindi i sei raggi daranno complessivamente il numero di 576 celle , senza contare ventiquattro celle di punizione , cioè quattro per ogni braccio . Le celle dell ' altro corpo di fabbricato sono larghe metri 2,40 , lunghe metri 4 , alte metri 3,40 circa ; quelle del fabbricato a raggi misurano la larghezza di metri 2,20 per 4,30 di lunghezza e 3 di altezza . Si accede alle celle per una piccola porta munita di un apposito spiatoio , affine di poter invigilare il detenuto , senza ch ' egli se n ' avveda . A tale scopo lo spiatoio è mascherato da un vetro colorato e si apre e si rinchiude a mezzo di un movimento a vite silenzioso . Tutte le celle sono fornite di un richiamo ad un campanello elettrico , come ve ne sono alcune provvedute di un apparecchio per l ' illuminazione a gas . Mediante il campanello ogni detenuto può , in caso di urgente bisogno , chiamare un guardiano , e perciò mediante un semplicissimo congegno , mentre suona il campanello discende davanti alla porta della cella una piccola bandiera in ferro , che indica esservi in quella cella il prigioniero che ha chiamato . Il mobilio delle celle , secondo venne stabilito dal Ministero , è costituito da un letto , il quale di notte è spiegato trasversalmente alla cella e di giorno trovasi arrotolato ; di due ripiani piani o sgabelli situati in uno degli angoli della cella e di un ripostiglio . Serve di tavola il ripiano infisso nel muro e da sedile lo sgabello mobile . Affinchè i guardiani possano durante la notte , portarsi ad ispezionare le inferriate , fu proposto dal Ministero di infliggere nel muro una manetta , appoggiandosi alla quale può il guardiano far entrare una gamba nello spazio che si lascia , dalla parte de ' piedi , tra la estremità della branda distesa ed il muro e passare all ' altro lato della cella . Ogni cella oltre all ' avere un cesso inodoro è eziandio provvisto d ' acqua a sufficienza . Questa viene fornita da serbatoi collocati nei sottotetti e che vengono giornalmente riempiuti col mezzo di semplici pompe a mano . Da questi serbatoi si diramano dei tubi , che vanno a riempiere tanti recipienti , della capacità ciascuno di litri sei , quante sono le celle . Tali i recipienti sono posti tra i rinfianchi del nascimento di ciascuna vôlta e specialmente nelle praticate smussature degli angoli delle celle , e conformati in modo che nel mentre si riempiono con un tubo comune , sono però gli uni dagli altri indipendenti , sicchè quando un detenuto per inavvertenza o studiatamente lasciasse aperto il suo rubinetto in modo da disperdere tutta l ' acqua del recipiente a lui destinato , ciò non vada a scapito di altri detenuti e perciò si castiga esso stesso col privarsi per quel giorno del beneficio dell ' acqua , oltre a che mette in avvertenza il guardiano , coll ' effettuato disperdimento dell ' acqua per la cella , in una quantità però che non può mai riuscire a danno del fabbricato , essendo appunto limitata a sei litri , ma bastante per farlo punire . Stannovi apposite bacinelle per ricevere l ' acqua da ogni rubinetto , e che ponno servire per far rinnovare da ogni detenuto l ' acqua nel sifone della latrina dopo essersene servito per la propria pulizia . Le finestre che danno aria e luce alle celle sono fatte a strombo e disposte in modo , che , mentre queste restano sufficientemente illuminate e che il detenuto può godere della vista del cielo , egli non può vedere di fronte in linea orizzontale , essendo il piano del parapetto all ' esterno più alto di quattro centimetri della parte inferiore del volto verso l ' interno della cella . Inoltre , affinchè i detenuti possano giornalmente respirare aria più libera e passeggiare , pur mantenendosi la più severa segregazione , si disposero otto passeggi . Essi sono formati da tanti piccoli scomparti raggiali divisi da muricciuoli alti metri 2,40 , disposti secondo la direzione del raggio e fanno prendere allo scomparto stesso la forma trapezia . La parte centrale si eleva su tutto il resto , ed è disposta a terrazzo coperto , dal quale il guardiano può con facilità invigilare i detenuti in tutti gli scomparti che sono interamente scoperti ; meno per un breve tratto in aderenza alla parte centrale , ricoperta da un piccolo tetto , affine di difendere il detenuto dalla pioggia e dai cocenti raggi solari . Infine , la disposizione poligonale e sporgente data alla estremità di ogni tramezza , impedisce che i detenuti possano , allungando le braccia fra i vani del cancello , comunicare fra loro , come pure l ' essere tutti questi passeggi coperti da una sottile rete di ferro , toglierà il pericolo che i detenuti possano gettarsi l ' un l ' altro degli scritti . Il numero totale delle celle a carcere è di 762 . Al quale aggiungendo i locali destinati a infermerie , si ha una capacità totale di celle per 800 detenuti . Eccovi descritto il carcere cellulare che la città nostra con grande dispendio ha innalzato . Se esso era davvero un bisogno universalmente sentito , rimarrà come monumento delle deplorevoli condizioni morali di Milano a ' giorni nostri . Stringiamo i conti . Una pulitissima cella , fresca d ' estate , riscaldata d ' inverno , con un letto discreto , sei litri d ' acqua al giorno , vitto , bucato , servizio , tutto ciò si dà a chi commette un delitto ; mentre il povero che voglia vivere da galantuomo è costretto ad abitare una stamberga fredda d ' inverno , calda e soffocante d ' estate , mangiare peggio di moltissimi cani , infine stentare la vita . E ' proprio scabra ed ingombra di spine la via del Paradiso , .... fin troppo . Appio Claudio , irridendo alla miseria della plebe romana , disse che il carcere è l ' albergo della plebe . Or bene , per costrurre un tale albergo che i lôcch già battezzarono per Grand Hôtel Roncoroni o anche Pio Albergo Roncoroni ( dal nome di un formidato Ispettore di Pubblica Sicurezza poscia divenuto Questore ) , in Milano si sono spese due milioni e centoventitrè mila lire . Aggiungansi i denari che si pagano per gli stipendii del personale direttivo e di custodia , per il mantenimento dei carcerati , e poi dicasi che la società non si prende cura della plebe . Chi però mi saprebbe dire quanto spende la società per migliorare la plebe ? per prevenire certe cadute morali , per le quali un uomo onesto od una donna onesta trovansi precipitati in cotesto abisso senza uscita ? Eppure questo carcere segna un gran progresso in confronto di quello a sistema di famiglia . In quest ' ultimo la sopraeccitazione dello spettacolo impedisce la riflessione e quindi la riabilitazione morale dell ' individuo . Eccovi un giovinetto operaio arrestato , mentre nell ' impeto dell ' ira ha ferito un suo compagno . Vien tratto al carcere e consegnato al custode ed ai guardiani . Lo sdegno ed il dispetto ancora lo agitano , risponde con poca buona grazia alle interrogazioni del capo guardiano , il quale per punirlo della sua sgarbatezza lo fa mettere dove stanno i ribaldi più facinorosi . Appena il giovanetto pone il piede sulla soglia del carcere , tosto l ' uscio gli si richiude alle spalle , ed egli si sente soffocare sotto una coperta e si trova gettato a terra . E perchè ? mi domanderà il lettore . E ' una brutta consuetudine , che ebbe sempre vigore nelle nostre prigioni , e che non si è potuto far scomparire , se non colla abolizione del carcere a sistema di famiglia . Quel giovanetto è stato atterrato dai corsari . Sì , signori , vi erano i corsari nelle nostre carceri , e vi sono ancora dove non fu ancora applicato il sistema cellulare . Sono questi due prigionieri incaricati dal capo - stanza ( che è il più anziano tra i rinchiusi in una stessa camera , e bene spesso il più ribaldo e il più manesco ) a fare gli onori del ricevimento al nuovo venuto . Al suo ingresso , tutti si radunano nell ' angolo della stanza il più lontano dall ' entrata , tranne i due corsari , che sì mettono l ' uno da una parte e l ' altro dall ' altra della porta , tenendo distesa una coperta di lana , colla quale imbaccuccano il poveretto che entra , e lo trascinano a terra . Allora tutti gli corrono addosso e chi gli toglie il moccicchino , chi il cappello , infine , quanto ha di meglio sopra di sè , tutto gli vien portato via . La preda si consegna al capo della cella , il quale pensa a farne spiccioli . Immaginiamo alcune di queste scene nelle carceri soppresse di San Vittore . Il derubato si rialza infuriato se è coraggioso , avvilito se è timido ; in quest ' ultimo caso va a rannicchiarsi in un angolo della cella in mezzo alle più sconcie risate dei concaptivi , nell ' altro invece s ' avventa alla cieca sul primo che incontra , e , mentre con costui sta per venire alle prese , gli saltano addosso gli altri a trattenerlo , finchè interviene colla propria autorità il capo - stanza a sedare il tumulto e a ristabilire l ' ordine . Intanto questi ha già pensato a fa foraggià la scelpa , ossia a far scomparire la preda . Nel carcere di San Vittore il negozio si conchiudeva tra le due celle attigue , separate dal muro , che le divideva imperfettamente , giacchè non raggiungeva la volta . Il commercio si fa tra i due capi - stanza . Il venditore prende un pezzetto di carta , vi scrive sopra la proposta di vendita , poi mette in uno zoccolo il vigliettino che in gergo è detto lasagnin ( al plurale lasagnitt ) , si pianta nel mezzo della prigione e grida : Casci ? Si ode una voce che risponde dall ' altra cella : Cascia . Allora il venditore lancia lo zoccolo , che supera il muro e va a cadere nell ' altra cella . Ma come ha potuto colui scrivere il bigliettino ? Un pezzettino di carta e un piccolissimo pezzetto di matita posseggono tutti i frequentatori delle carceri , nè v ' ha occhio per quanto esperto che giunga a scoprire i mille nascondigli , che sa trovare o creare intorno a sè il prigioniero . Intanto l ' altro capo - stanza ha radunato i carcerati , che hanno con sè denaro o ne hanno depositato presso il guardiano per fondo di sussidio , e ha esibita la merce . Se v ' è alcuno , che si offre di comperarla , il capo - stanza rimanda la risposta . La merce insieme colla domanda viene spedita sempre per la stessa via . La si esamina si tira il prezzo , infine s ' impiega una intiera giornata per concludere un affare di due lire . E ' questa una gradita occupazione per chi è condannato all ' ozio . Se il compratore ha seco il denaro , questo viene dato al capo della cella , il quale lo spedisce al venditore detraendone una parte per tassa di mediazione . Se poi il compratore ha il denaro depositato per fondo di sussidio , allora l ' affare si fa diversamente . Allora è necessaria la girata delle parti.Il compratore chiama un guardiano ; questi apre el sfiandrin , finestretta tagliata nella porta stessa della carcere ; il compratore ordina di porre a credito del capo dell ' attigua cella la somma stabilita , sulla quale il mediatore ha sempre diritto di prelevare a proprio vantaggio una parte determinata . In altre carceri gli affari si fanno mediante la colomba , pezzo di cordicella , della quale si servono i prigionieri di una cella per comunicare con quelli d ' un ' altra . Nessuno dei concaptivi s ' attenterebbe di impedire o di porre ostacolo a siffatte comunicazioni , quando non avvengono per conto proprio , anzi sono in ciò d ' un mirabile accordo e con gran premura si prestano talora a mettere fra loro in comunicazione due individui l ' uno dall ' altro discostissimi . Fa passà el bastiment , è la frase tecnica che significa partecipare una notizia . E questo si fa , quando è possibile , in gergo , oppure battendo colla nocca delle dita , contro la parete del carcere vicino , un certo numero di colpi , che qualcuno s ' incarica di ripetere sul muro opposto e così via , finchè il rumore giunge all ' orecchio di chi capisce il segnale e che risponde . E così rifanno la stessa strada i rintocchi di risposta con una scrupolosa esattezza e con una premurosa prontezza . Nelle carceri di Cherry - Hill per evitare questo ultimo modo di comunicazione , si è pensato a dividere le celle mediante due tramezzi , in modo che il suono s ' ammorza e si perde nel vano delle pareti . E dal fondo del carcere si commettono le più orribili ingiustizie , le più nefande sevizie , coll ' audacia e la brutalità che solo può ispirare la sicurezza del silenzio della vittima . Non solo i più poveri sono condannati dal capostanza a fare i servizi i più umilianti del carcere , ma i più giovani sono talora trascelti a sfogo di sozze passioni . Nè giova che uno per sottrarsi mantenga un contegno severo . Nei primi giorni vien lasciato a sè , e schernito con semplici appellativi , poi qualcuno lo punzecchia con parole di famigliare scherzo ma dette in tono benevolo , e quando l ' altro annoiato della sua volontaria solitudine sente il bisogno di parlare , attratto dal vortice dell ' allegria chiassosa , che regna in un carcere a sistema dì famiglia , allora è costretto a prendere parte ai giuochi che vi si fanno , ed egli è quasi sempre la vittima degli scherzi più umilianti e atrocemente vergognosi . Il giuoco del sarto , del ladro , del soldato , sono tali oscenità , che non mi è lecito neppure il descrivere . La narrazione vicendevole delle proprie gesta serve a compiere l ' educazione del prigioniero , il quale se ha posto il piede nel carcere , traviato da una malvagia tendenza , ne esce corrotto nel fondo dell ' anima , abbiettamente cinico e pressochè abbrutito dai vizii . A petto delle gravissime colpe , di cui ode il racconto , il suo piccolo fallo gli appare meschino e ridicolo , sente il bisogno di elevarsi fino al livello de ' suoi compagni , e , come un poeta cerca di emulare i grandi poeti , ed un negoziante cerca di gareggiare co ' suoi colleghi , nè questi pensa punto di acquistare stima tra quelli , nè il poeta si sogna di agognare al credito di negoziante , così anche il lôcch non aspira alla fama di galantuomo , ma si sforza di guadagnarsi tra ' suoi nomea di briccone matricolato . L ' ambiente , in cui vive , lo costringe a ciò , nè può sottrarsi alla dura necessità che lo trascina . Quando uno non è affatto furfante , simula di essere tale per guadagnarsi il rispetto degli altri concaptivi , o almeno per evitare le loro derisioni ; e quando esce dal carcere , siccome non può aspirare a ritornare tra galantuomini , così la compagnia ch ' ebbe là dentro , diventa la sua necessaria compagnia , alla quale lo avvince un tacito obbligo di solidarietà nel delitto . Quand ' ei volesse , uscito di carcere , abbandonare i suoi compagni , non rispondere più al loro saluto , egli si buscherebbe il titolo di aristocratico e peggio di tira , che in gergo significa spia , o peggio ancora gli toccherebbero delle busse , perchè tutti i bricconi di questo mondo hanno per propria divisa , che chi non è con loro è contro di loro . Si consideri ora quale debba essere l ' angoscia d ' un poveretto , che , accomunato per molto tempo con siffatta genìa , venga liberato per sentenza dei tribunali con dichiarazione d ' innocenza . Nè questo caso avviene raramente , perchè la giustizia umana è pur troppo spesse volte fallace . Questo per quanto risguarda le carceri dove s ' accolgono gli uomini . Nè minore corruzione riscontrasi nelle carceri delle donne , ove gli amori e le gelosie tra esse fornirebbero il tema a migliaia di romanzi , del genere di quello del Belot , Mademoiselle Giraud ma femme . Il chiasso e il ciarlìo in un carcere a sistema di famiglia , è , come ognuno può argomentare , grandissimo , ma su d ' una sola cosa si serba da tutti il più geloso silenzio . Nessuno parla della colpa , per cui venne l ' ultima volta arrestato . Se pende la procedura , un gran lavoro mentale pel prigioniero è quello di prepararsi agli interrogatorii , e siccome è tradizionale nel carcere il dubbio di poter aver a fianco dei tira , che rivelino ai giudici i discorsi , così ciascun carcerato è su questo proposito d ' una eccessiva , ma non irragionevole diffidenza . Ad una domanda anche innocente , ma un cotal poco indiscreta vien subito risposto secco secco : Ogni detenuu el tira el so d ' on carr . Tra i coimputati vi è un grande studio a non contraddirsi vicendevolmente , a non ismentirsi , a non iscoprirsi e vi sono non iscarsi esempi di uomini , che affrontarono la galera , piuttosto che pronunciare una parola che poteva valere a propria discolpa , ma che sarebbe stata un ' accusa pel proprio compagno , la condizione del quale sarebbesi naturalmente peggiorata . Ma se v ' è in moltissimi questo generoso coraggio del silenzio , manca però in tutti il coraggio di accusarsi , e nessuno si farebbe innanzi ad assumersi la responsabilità di un delitto , di cui è realmente colpevole per salvare anche il più caro amico . La perdita della libertà è per tutti troppo dolorosa e tutti cercano di evitarla . Quando il compagno , punito invece d ' un altro , rimproverasse a quest ' ultimo d ' essersi sottratto alla meritata pena e d ' aver lasciato lui nei guai , il compagno risponderebbegli domandando : Te me disarisset on stuped ? A cui l ' altro dopo breve riflessione aggiungerebbe : Te ghe reson . Incoeu a mì diman a tì . Paghen on mezz e che la sia fenida . Evviva nun e porchi i sciori , che è il brindisi con cui i lôcch risugellano la loro amicizia . Ma questa solidarietà va scomparendo a poco a poco tra ' detenuti . Una volta questi si soccorrevano l ' un l ' altro , si assistevano fraternamente se malati , si scambiavano gli abiti affine di recarsi decentemente vestiti dinanzi ai magistrati , per gl ' interrogatorii o pel dibattimento finale . Oggi , tranne i vecchi frequentatori del carcere , che ancora mutuamente si sostengono , i giovani sono egoisti , e l ' uno verso l ' altro indifferenti ; sono capaci di rubarsi tra loro il pane , il che avviene spesso , e si diedero persino casi , in cui detenuti vecchi , avendo prestati a detenuti giovani i pagn de libertaa , affinchè non si presentassero ai giudici coi pagn del loeugh , essendo stati assolti o rimandati per , mancanza di prove , non restituirono gli abiti avuti in prestito ; nè li tennero neppure per ritornare nel mondo , ma appena liberi li scambiarono con altri cenciosi e logori per ricavarne tanto da bere qualche decilitro d ' acquarzente . A tanto può giungere la depravazione morale in siffatta gente , quantunque anche tra coloro , che si chiamano comunemente galantuomini , lo sconfessare od il tradire un benefattore non sia cosa tanto rara , che faccia inarcare le ciglia per istupore . Però alcuni frequentatori del carcere in mezzo al rumore dei compagni pigliano sul serio il vivere in prigione e si danno a lavori , che pur troppo non sono da essi continuati , quando vengono restituiti a libertà . Abbiamo visto dei magnifici lavori a maglia fatti con cannuccie da granata in luogo di ferri da calze , e quei lavori eseguiti secondo un disegno capriccioso a trafori , ci parvero degni veramente di lode , anzi di ammirazione . Da un carcerato ci venne mostrato un lavoro plastico fatto colla mollica di pane . Era un gruppetto di tre individui , un uomo , una donna e un bambino negri posti su uno scoglio all ' ombra di una palma che intendevano gli sguardi nell ' orizzonte , per iscorgervi lontano lontano la patria perduta . V ' era in quel gruppo tanto sentimento artistico , tanta verità e tanta poesia , che profondamente ci commosse . Ma questi tentativi isolati vengono dai prigionieri fatti per passare la noia . Un lavoro serio , utile , intelligente , era stato organizzato nelle carceri giudiziarie di Milano dall ' ex direttore delle carceri stesse Pietro Fassa . Egli invitò e poscia incoraggiò alcuni intraprenditori , perchè volessero istituire degli opifici nelle carceri . Abbiamo visitate ( era il 1873 ) l ' officina da fabbro ferraio e la rilegatoria di libri nelle carceri di San Vittore , abbiamo veduta la calzoleria delle carceri di Sant ' Antonio , ma l ' officina che ci maravigliò più di tutte le altre fu quella di stipettaio esistente nelle carceri del Palazzo di Giustizia . Abbiamo osservati i lavori d ' intaglio per la fabbricazione di mobili di lusso e ci sorprese la precisione , la finezza , il buon gusto , con cui quei lavori erano eseguiti . Non è un lavoro rozzo e materiale cotesto e perciò diverte e nobilita lo sventurato che a tale lavoro si dedica ; e infatti in quelle carceri abbiamo notato fronti , sulle quali il vizio e la colpa avevano impresse rughe profonde , spianarsi , e diremmo quasi rasserenarsi a un raggio di speranza nell ' udire le parche lodi , che loro dava l ' egregio signor Leonardo Virillio , allora vice direttore delle carceri di Milano , promosso poscia a direttore di quelle di Messina , il quale ci fu cortesissima guida in questa nostra escursione . I lavori che si facevano in quelle carceri oltre al vantaggio morale , che arrecano al prigioniero , gli porgono un utile materiale e arrecano non picciola utilità e all ' imprenditore , e al compratore , ed infine allo stabilimento carcerario istesso . Peccato che molti all ' uscire di carcere non continuino le abitudini acquistatesi ; e si diano invece nuovamente al mal fare ( 1 ) . E nelle carceri il Fassa aveva istituito pure una biblioteca educativa e morale , ed oltreché eranvi maestri che pazientemente istruivano gli analfabeti , e i cappellani che vi diffondevano massime di religiosa pietà , le commissioni per la visita dei carcerati porgevano a costoro sussidi e conforti . ( 1 ) Giova però tener conto che alcuni liberati , i quali non vogliono o non possono entrare nel Patronato , trovansi ancora a contatto coi tristi loro compagni , che li trascinano al male ; alcuni poi vengono respinti dai capi fabbrica non senza ragione diffidenti , e trovansi costretti a commettere cattive azioni per vivere , ed infine altri diconsi impediti dalla sorveglianza della Pubblica Sicurezza troppo gravosa e , alcuna volte , per parte di certi esecutori , un pochino vessatoria . Però taluni membri di queste commissioni , per eccessivo amore del bene e per eccessiva filantropia , prodigano siffattamente la loro protezione ai carcerati da rendere difficile ed odioso l ' ufficio di chi è deputato a mantenere tra essi la disciplina ed il buon ordine , sicchè i detenuti bene spesso abusano delle loro benefiche parole e giuocano l ' uno contro l ' altro , l ' autorità della Commissione e quella de ' guardiani , ridendosi dell ' indulgenza soverchia dei signori che compongono quella , e ribellandosi legittima vigilanza di questi . Abbiamo sentito da alcuni carcerati a deridere l ' operato della Commissione e a dire che i membri di essa prestano l ' opera loro per pura vanità , per far parte dell ' autorità ed essere menzionati con parole di lode nei diarii e negli annuarii . Ed uno conchiuse con queste parole : « Questi signori ci schiverebbero domani , quando ci vedessero liberi per le strade , ci scaccerebbero se ci presentassimo a domandar loro del lavoro , come un ricco industriale scacciò me dalla sua fabbrica la prima volta che mi vi recai ubbriaco . Sorreggere e non rialzare , questo è il dovere dei signori , tener buoni i buoni operai , e di noi caduti lasciare la cura alla Provvidenza » . Queste parole d ' amara censura contengono tanta parte di una dura , ma pur troppo importantissima verità , che non abbiamo creduto doversi passare sotto silenzio . Non crediamo neppure inutile di dire che vi fu eziandio un editore filantropo , che pensò alla pubblicazione di un giornale pe ' carcerati , giornale che morì nascendo , ma che trovò scrittori , scrittrici , lodatori e lodatrici . E mentre si fa tutto questo pe ' carcerati , non possiamo tralasciare di ripetere che nulla si fa per coloro che appena si reggono barcollando sul sentiero della virtù ; per quelli gli agi , i sussidi , i conforti , l ' istruzione , per questi la miseria , il disprezzo , l ' abbandono , l ' ignoranza . Quanti operai , non ci stancheremo di ripetere , desidererebbero avere a un prezzo modesto una cella del carcere cellulare ben illuminata , asciutta , ariosa nell ' estate , riscaldata nell ' inverno , mentre invece sono costretti a rifugiarsi nelle locande tra il lezzo , i cenci e il sudiciume ? Quanti galantuomini desidererebbero in compenso del proprio lavoro aver assicurato giornalmente per sè e per la propria famiglia la minestra e il pane che quotidianamente si distribuisce ai prigionieri ? Invece tutti questi agi non si possono acquistare col lavoro onesto , bisogna guadagnarseli col delitto . Eppure la libertà fa parere meno triste la paglia trita e infestata dagl ' insetti , su cui il miserabile riposa la notte , meno duro il tozzo di pane di granoturco che gli serve di nutrimento , del pulito saccone e del cibo igienico che si danno al carcerato . Il lôcch suoi definire con un tragico motto la vita del carcere . La paia la mangia la carna , ci dice , volendo con ciò significare che il carcere distrugge la vita . Così pure dice che la giura la sgonfia , cioè che la minestra dei carcere gonfia ; satolla cioè ma non nutre . Egli distingue inoltre con diverso nome il pane della prigione dal pane di libertà , e chiama quello marocch o con vocabolo del gergo ungherese chigna e questo denomina boffettôs . Curiose e degne di nota sono certe abitudini speciali al vecchio detenuto . Egli ha cura che la cella sia sempre pulita , ma prima di scopare adacqua il suolo , affinchè la polvere non si sollevi . La polvere , egli dice , smangia i polmoni , il qual detto fa risovvenire la polvere rodente dell ' ottimo Parini . Il vecchio detenuto fuma , quando può , perchè a suo dire , il fumare leva l ' umidità Un ' altra sua abitudine è quella di coricarsi presto e di alzarsi prestissimo , e quantunque , procuri sempre di cenare un paio d ' ore almeno prima di coricarsi , pure egli va facilissimamente soggetto a sogni per il desiderio , da cui è posseduto o di essere condannato a breve tempo , o di andarne in libertà , od anche per la speranza che il processo prenda quell ' indirizzo , che a lui possa essere più favorevole , Epperò qualunque sogno ha pel prigioniero un significato o riferentesi direttamente al sognatore o a qualcuno di coloro , che gli sono compagni di sventura nell ' istessa camera . Ecco l ' interpretazione di alcuni sogni , quale un detenuto ce l ' ha fornita . « Sognare orologi ha significato di movimento : il che nel gergo dei detenuti significa essere chiamato ad esame , o a dibattimento , oppure essere restituito a libertà , se il sogno vien fatto la notte precedente all ' udienza finale . Sognare carta ; se è scritta , significa citazione ad esame o lettera in arrivo ; se bianca , soccorso di biancheria . Sognare maschere vuol dire subire confronti nel processo . Sognare penne , cioè uccelli o pollame , significa condanna . Notisi che in dialetto milanese penn plurale di penna , e penn plurale di pena si pronuncia allo stesso modo . Sognare uova indica essere condannati a tanti anni pari al numero delle uova sognate . Sognare denti significa disgrazia domestica . Sognare di riversare olio o sale presagisce pure disgrazia . Sognare d ' un cavallo nero vale novità . Sognare d ' un cavallo bianco vale notizia triste . Sognare d ' un soldato che fa fuoco indica buona nuova . Sognare di escrementi , d ' uva nera , oppure di vino è presagio di prossimo soccorso . Sognare oro od uva bianca significa rabbia o tristezza . Sognare argento dinota allegria . Sognare pezze di lino significa soccorso in denari . Sognare pane vale dover esercitare la pazienza . Sognare scarpe predice vicino un viaggio » . E il detenuto che ci fornì tali dati aggiunse queste testuali parole : « Ed è tanta la convinzione che il prigioniero ha della veridicità dei sogni , che ci crede fermamente ; e bisogna pur dirlo , che se il più delle volte si avvera la profezia , è perchè questa è in correlazione coll ' esito che , malgrado gli sforzi che fa per illudersi , il detenuto stesso sa che devo avere la procedura contro di lui incoata » . Un altro presagio i prigionieri traggono pure dalla minestra . Quando vien loro presentato il piatto , che la contiene , tosto la rimescolano per vedere se v ' è qualche pezzettino di lardo . Dicono essi che ogni pezzetto di lardo , che si trova nella minestra , significa un anno di cattività da subire . Quale può essere la ragione , di questa credenza ? Può essere ironia , può essere astuzia . Ironia , se colui che prima divulgò siffatta opinione , voleva accennare allo scarso condimento che si mette nella minestra del prigioniero ; e voleva significare che è sì difficile trovare un pezzetto di lardo in quella minestra , che chi ve lo trovasse poteva di buon grado sottomettersi alla pena d ' un anno di carcere , tanto tale cosa gli pareva miracolosa e quasi impossibile . Astuzia , se , chi fu l ' autore di tale sentenza , approfittando della superstizione , mirò collo spauracchio d ' un triste presagio a porre un freno alla ghiottornia del capo - stanza , il quale ripartisce la minestra fra i detenuti della propria cella . Vogliasi o non vogliasi un pezzetto di lardo nella minestra di un prigioniero è sempre qualcosa di ghiotto , e il capo - stanza s ' impadronirebbe senz ' altro di tutti i pezzetti di lardo nuotanti nella broda , senza l ' incubo del triste augurio che il soddisfacimento della propria golosità trarrebbe seco ; tanto la prima che la seconda interpretazione , ci conducono a ritenere un uomo di spirito chi imaginò e primo divulgò siffatta diceria . Un ultimo pronostico . Se alcuno degli effetti di vestiario del detenuto , appesi alle pareti , senza causa visibile cade a terra , si presagisce da questo fatto la libertà per qualcuno , dei reclusi in quella camera e di ciò si suole menare gran festa . Ma vien finalmente il sospirato giorno della libertà . Colui che deve andare in libertà ed ha denari sul fondo di sussidio , li fa dal guardiano convertire in vino , che beve co ' suoi camerata . E ' il bicchiere della staffa , nè un detenuto di qualche conto vorrebbe privarsi del piacere di festeggiare la propria uscita dal carcere . Un bel mattino si schiude l ' uscio della segreta , si chiama quel detenuto , che deve essere rilasciato , tutti gli si fanno attorno a pregarlo di commissioni di ambasciate ; egli esce , adempie ad alcune formalità , poi se non deve ricevere ammonizioni dall ' autorità di pubblica sicurezza , gli si apre il cancello della guardinna ed eccolo libero . Mi diceva un truffatore avvezzo ad uscire dal carcere per rientrarvi poco appresso : « E ’ però sempre una bella emozione . A me fa un certo effetto ... Quando sono in istrada mi pare di essere piccino piccino ... » . Un altro dello stesso stampo mi diceva invec : « In generale nel primo giorno di libertà non si conclude mai nulla . Si va a zonzo , si guarda in aria , si cercano le piazze più larghe per respirare a pieni polmoni , poi si eseguiscono le commissioni date dai camerata , perchè bisogna fare agli altri quello che piacerebbe che gli altri facessero a noi ... poi si va a trovare l 'amante...» . « Ma perchè non correte prima a rivedere la vostra famiglia ? » l ' interruppi io . « Perchè alcuni di noi non ne hanno mai avuta , altri l ' ebbero per loro danno , perchè in famiglia trovarono i primi cattivi esempi , i primi eccitamenti al male , altri perchè le loro famiglie , chiuderebbero loro l ' uscio in faccia » . « E l ' amante ? « L ' amante nostra , che in generale è una femmina da conio , ci ama centuplicatamente quando siamo in carcere , e se anche fosse capace di farci qualche torto , non ce lo farebbe per tutto l ' oro del mondo durante la nostra prigionia . Sono le amanti che si ricordano di noi , e mettono tutta la loro compiacenza nel venirci a trovare , portandoci un abbondante soccorso . Andà a fà visita col brasc tiraa , è la frase di cui si servono le nostre amanti per significare « visitare l ' amante prigioniero e portargli dei copiosi soccorsi in vivande , biancherie e denari » . Dei resto mi si disse , e facilmente prestai fede , non esservi gerarchia , determinata dalla maggiore o minore gravità del delitto , ed inoltre potei constatare che detenuti vecchi rimproverarono dei giovinetti caduti in colpa per la prima volta e perciò stati arrestati . « E ' una vergogna , diceva un vecchio peccatore ad un ragazzotto arrestato per vagabondaggio , tu sei giovane e puoi lavorare e l ' ozio non ti ha ancora affatto guasto . Se incomincerai a rubare , non potrai più correggerti ; e poi , notato per ladro una volta , sarai ladro per tutta la vita . S ' io potessi tornare della tua età ! ... » . Questi consigli vengono però dati una volta , sola , nè vengono ripetuti mai più per lo stesso , individuo , quand ' anche ritornasse cento volte tra piedi a quel genio del buon consiglio incarnato in un veterano della colpa . Un ' ultima osservazione . La statistica c ' insegna che le classi più corrotte della nostra popolazione sono i manovali , i camerieri , i prestinai , i gridatori di giornali , i facchini , i quali forniscono il maggior contingente alle prigioni . La media delle colpe contemplate dalla legge che vengono denunciate ogni giorno è di trenta per ciascun giorno . I reati più in voga in Milano sono la truffa e l ' appropriazione indebita ; vengono in seguito in ordine di frequenza il ferimento , il furto , il borseggio , i reati contro il buon costume . I delitti , che vanno diminuendo continuamente . sono le aggressioni e le rapine . Rarissimi sono tra noi i casi di ricatto e di estorsione . Ci siamo dilungati assai su questo tema , perchè ci parve che ne valesse la pena . Infatti il carcere in Italia inghiotte annualmente una grandissima quantità di gente , di cui la società s ' impadronisce e che rinserra fra quattro mura ; ma essa non pensa in nessun modo a migliorarla o almeno a prevenirne le cadute . Per non essere tacciati di esagerazione , diamo la statistica del movimento delle carceri italiane nell ' anno 1871 : Entrati Usciti Nelle carceri giudiziarie 342,476 337,328 Nelle case di pena 5,144 4.960 Nei Bagni 3,662 2,633 Nelle case di custodia 661 617 Negli Istituti di ricovero 1,054 641 In statistiche più recenti queste cifre sono aumentate notevolmente . Quante vittime dell ' imprevidenza sociale ! Gli Asili notturni . 1 novembre 1884 ! D.F. Giorno fausto davvero per Milano . Sono stati inaugurati gli Asili notturni in via Pasquale Sottocorno fondati dalla ammirevole generosità di Edoardo Sonzogno . Il quale dopo aver comperata l ' area , sulla quale erigerli ; dopo averli fatti edificare e arredare a tutte sue spese , non chiese altro al Comitato direttivo , a cui donava i due Asili , se non che , quello destinato agli uomini si chiamasse Lorenzo , dal nome del suo ottimo padre , e quello per le donne , Teresa , dal nome della sua egregia madre . L ' ingegnere Mazzocchi , con intelletto d ' amore ha creato nel disegno di questi Asili un idillio architettonico . Ecco l ' ampio dormitorio , arioso , pulito , con quattro file di buoni letti di ferro , dove il povero può col riposo rifarsi le forze fisiche per sostenere la lotta morale della vita ; ecco l ' oasi , in cui può rifugiarsi il disgraziato , che vacilla sul sentiero della virtù purtroppo deserto di consolazioni , e , per impulso del rio bisogno , sta per traboccare nell ' abisso della colpa ; ecco tre notti di carità confortevole , che permettono il raccoglimento e la riflessione ; ecco la salute , ecco la moralità , tutelate da un savio spirito di beneficenza redentric ; ecco infine il raggio della speranza nel buio della esistenza travagliata dalla miseria . Accorrete , o poveri , che dormite nei sottoscala , negli androni delle case , sulle gradinate delle chiese , sulle panche di sasso o sotto gli alberi delle piazze , sulle cascine dei dintorni di Milano ; accorrete , chè sono la vostra casa questi Asili , nè qui vi turberà il sonno la paura di essere spogliati dei pochi cenci , che costituiscono la vostra proprietà , o di essere arrestati . Questa casa è sacra al riposo , e l ' ospite non trova in coloro , che l ' avvicinano , se non amici e benefattori . Ed oltre il grandioso dormitorio , ecco la sala per coloro , la cui salute meritasse speciali riguardi ; ecco il bagno per stingervi da ogni sudiciume ; ecco una sala di lettura , con una eccellente libreria piena di opere , ricche di buone idee e di generosi sentimenti ; qui potete intrattenervi a leggere , qui potete scrivere ai vostri cari , e forse una preghiera giunta ad essi in tempo , chi sa che non possa procurarvi l ' appoggio d ' un congiunto ; il soccorso della famiglia . Nel Direttore e nella Direttrice degli Asili avrete un fratello e una sorella : essi vi consiglieranno al bene ; vi aiuteranno a cercar lavoro ; non sarete più soli a combattere contro la miseria ; il Comitato vi porgerà un po ' di pane , un po ' di minestra , se siete affamati ; vi rifornirà di abiti , se all ' Asilo vi presentate laceri e sudici , e l ' istituzione degli Asili sarà per voi la Provvidenza che vi proteggerà e vi salverà dal male . Sabato 8 novembre 1884 . Nella strada è freddo e buio pesto : nei dormitorii luce vivificante e tepore . E ' la prima notte , in cui gli Asili notturni debbono accogliere i poveri ospiti . - Verranno ? Non verranno ? Si mostreranno diffidenti anche della carità ? si dicono l ' un l ' altro i membri componenti il Comitato , pensando agli sventurati , pei quali gli Asili sono stati fondati . Odesi il tintinnio del campanello elettrico dell ' asilo Teresa . E ' una vecchia campagnuola nonagenaria , la quale trovasi a Milano e vi dove pernottare . Per essa l ' Asilo notturno è una vera benedizione del cielo . Risuona di nuovo lo stesso campanello . Chi è ? E ' una povera cucitrice , senza casa nè tetto . - Cerco ricovero per questa notte , domani qualche santo provvederà . Povera infelice ! che vita a trentacinque anni ! Un ' intiera famiglia , padre , madre , due figliuoli e una bambina chiedono ospitalità . E ' un quadro miserevole , che stringe il core . Vengono da Bologna : il padre di quegli infelici è un cameriere disoccupato . Poveretto ! è macilento e smunto da far pietà ! Ed è un galantuomo a tutta prova , come appare da attestati onorevolissimi , che porta con sè . Con tante ragioni di far del male , egli non si è lasciato mai smuovere dal retto sentiero del bene , e un giorno che il caso gli ha fatto capitare tra mani un portafogli molto ben guernito di denari , trovò in sè stesso l ' onesto coraggio di restituirlo . Il padre coi due figliuoli vengono ricoverati nell ' Asilo Lorenzo ; la madre colla bambina nell ' Asilo Teresa . Altri infelici sopraggiungono timidi , peritosi ; alcuni hanno fame . Si provvede loro , vengono confortati ; e , scoccata l ' ora stabilita , tutti vanno a dormire . Sono molti , molti gli ospiti , non moltissime invece le ricoverate . Tra le cagioni di questo fatto devesi mettere anche la mancanza di coraggio della donna , la quale , finchè può , a costo anche di qualunque vergognoso sacrificio , non si lascia indurre a chiedere la carità . La donna non si arrende alla miseria , se non quando ha acquistata la triste certezza , che essa più non può piacere ad alcuno . Ogni giorno che passa nuovi beneficii apportano ai poveri gli Asili notturni . Centinaia e centinaia di persone ogni settimana vi trovano ricovero e soccorsi . Molti degli ospiti vengono occupati e col lavoro viene loro assicurata una vita onesta e decorosa . Oh benedetti gli Asili notturni ! 25 dicembre 1884 . Le sale di lettura degli Asili notturni sono tramutate in sale da pranzo , addobbate di festoni di edera . Sono apparecchiate le mense , adorne di fiori . In questo giorno di gioia per tutti , non doveva mancare la consolazione della carità ai derelitti . Chi non ha un posto alla mensa domestica o alla mensa di un amico , ha qui il suo posto . Pace e benevolenza tra gli uomini ! E ' questo il savio motto ispiratore del banchetto dei poveri . Perdonate all ' ingiustizia dei vostri simili ; perdonate a chi è cagione delle vostre miserie ; riconciliatevi con voi , se voi stessi foste per avventura la cagione della vostra infelicità ; pensate ad emendarvi , e a beneficare voi colla vostra operosità . Ma intanto gioite della carità dei buoni . Nella nostra Milano il povero non è più tormentato dall ' isolamento ; purchè il voglia ha una casa , e qui , presso il luogo , dove sorgeranno le case per gli operai , che coi loro risparmii hanno potuto diventare proprietarii del nido dei loro familiari affetti , qui fu santo pensiero far sorgere i Ricoveri dei proletarii . L ' esempio dell ' operosità favorita dalla fortuna , invoglierà al lavoro coloro , a cui la fortuna ha voluto duramente mostrarsi matrigna . Oh benedetti gli Asili notturni ! FINE .
LA GENTE PER BENE ( LA MARCHESA COLOMBI , 1893 )
Saggistica ,
Agli Editori . Egregi Signori ed Amici , Quando pubblicai per la prima volta questo libriccino avrei creduto ad ogni cosa strana ed inverosimile , prima che a quella che mi sembrava più strana ed inverosimile di tutte , * un bel successo pel mio lavoro . Fu uno dei pochi disinganni piacevoli che accadono a questo mondo , il vedere che le mie « leggi di cortesia , » * messe giù alla buona in meno d ' un mese , sotto la pressione d ' un contratto , che mi reclamava le pagine scritte di giorno in giorno come cambiali a scadenza , * si vendevano ad un numero di copie non mai sperato . Il merito non era mio , ma delle buone regole di vita che avevo attinte ai migliori galatei antichi e moderni , italiani e stranieri , ed alle usanze che avevo studiato fra la vera gente per bene , che , se Dio vuole , va sempre più crescendo di numero . E questo merito altrui , ch ' io avevo soltanto avuta l ' idea di ridurre in moneta corrente raccogliendo molte cose sparse e condensandole nelle poche pagine del mio libro , mi fece apprezzare il libro stesso per la sua utilità pratica , e desiderare di migliorarlo , ampliarlo un pochino , fare molte correzioni di stile e di lingua che la critica intelligente mi aveva suggerite . Tutto questo l ' ho fatto ora , grazie a loro , per la ventiduesima edizione ; e se questa incontrerà il favore del pubblico quanto le altre , o più delle altre lo dovrò in parte agli editori cortesi , che mi hanno incoraggiata alla fatica , assumendone la ristampa . Io lo dedico adunque a loro il mio libro , affido a loro la mia Gente per bene . La trattino colla cortesia cui hanno trattato me stessa ; e se il galateo moderno non avrà per loro nulla da insegnare , la Gente per bene si troverà in famiglia , in casa di gentiluomini . Milano , 1891 LA MARCHESA COLOMBI . INTRODUZIONE Le mie gentili lettrici , ed i miei gentili lettori * dato che vi sieno lettori pel mio libriccino , e che sieno gentili , * debbono usarmi la cortesia di tornare colla mente alla presentazione che l ' illustre commediografo Paolo Ferrari fece loro di me , Marchesa Colombi , in una serata che dedicò a Parini ed alla satira . Si ricordano l ' epoca di quella presentazione ? Fu poco dopo la pubblicazione del Mattino di Parini , fatta , come ognuno sa , nel 1763 . Io era giovane , giovanissima allora , sposa da poco tempo . Non avevo che diciasette anni ; non uno di più . Ma , se ai diciasette che avevo allora , aggiungo i centoventisei che sono trascorsi , non posso a meno di riconoscere che la mia fede di nascita deve attribuirmi la venerabile età di 143 . Questo calcolo deve averlo fatto * poco galantemente bisogna convenire * il primo editore di questo libro quando mi disse : " Lei , Marchesa , che vive da tanti e tanti anni nella società elegante , che ha potuto osservarne i costumi durante tre o quattro generazioni , dovrebbe scrivermi un libro , che trattasse appunto dei doveri e delle convenienze sociali . Una specie di Galateo moderno , che , preso a studiare anche da una persona che abbia vissuto sempre in campagna , le servisse di guida , e le insegnasse a condursi ed a figurar bene in tutte le circostanze della vita . " Una cosa che mi ha sempre inspirato uno spavento indicibile , e mi ha preservata dal peccato capitale non compreso fra i sette condannati dalla Santa Chiesa di far gemere i torchi , è la critica . L ' idea di quei giudici ignoti , che sezionano un lavoro , lo tagliano , lo spolpano , lo analizzano , lo lambiccano sotto gli occhi dell ' autore , senza commoversi menomamente allo strazio del suo cuore paterno , mi mette nello stato di sgomento d ' un povero scolaretto , il quale deve esporre la sua pagina , il giorno degli esami , ad una Commissione esaminatrice , che non si compone dei suoi maestri , che gli è affatto ignota , che lui considera come un tribunale venerabile e pauroso . Ora , il genere di libro che mi disponevo a scrivere doveva avere per critici naturali le signore . E però , dato anche che il tribunale supremo delle appendici di giornali avesse voluto scendere ad occuparsi di simile inezia , avrebbe sempre dovuto consultare su molti punti un giurì di signore , prima di pronunciare il suo terribile verdetto . Ed io aveva tanta fede nell ' indulgenza delle signore , che ne presi coraggio , ed accettai l ' incarico . Ai tempi remoti della mia giovinezza , non esisteva ancora il bel Galateo di Melchiorre Gioia pubblicato sul finire del secolo passato . E fra tutti gli altri libri dello stesso genere , pubblicati prima e dopo di quello , l ' unico usato generalmente , era quello di Monsignor Della Casa , un vero gioiello di spirito , reso anche più ameno dallo stile candidamente ricercato e solenne , del cinquecento . Ma l ' illustre prelato scriveva il suo libro dedicandolo ad un giovinetto , conciossiacosachè questi cominciasse appena il viaggio della vita , che lui , il Monsignore , stava per compiere . E però sentiva il dovere di ammonirlo di non fare in compagnia cose laide o fetide , o schife o stomachevoli ; di non spruzzare nel viso i circostanti , nel tossire e nello starnutare ; di non urlare o ragghiar come un asino sbadigliando ; e , soffiando il naso , di non aprire il moccichino e guatarvi dentro come se perle e rubini dovessero esser discesi dal celabro , ecc . , ecc . Tutti questi ammaestramenti negativi , sono pregevolissimi senza dubbio . Tanto pregevoli che riuscirono , con lungo andare , a sradicare completamente tra la gente per bene quelle straordinarie abitudini . Ma , per ciò appunto , è affatto inutile ch ' io mi occupi di particolari tanto rudimentali , conciossiacosachè i miei lettori * se Dio vuole * non ne hanno bisogno , ed i Bosiemanni e le Pelli Rosse , a cui potrebbero ancora giovare , dubito molto che mi vogliano far l ' onore di leggermi . Il Galateo di Monsignor Della Casa è completo , ragionato , tanto da elevarsi quasi all ' altezza d ' un trattato di morale . Io sono certa , e rassegnata a priori , di non poter fare un lavoro , non dirò migliore , * sarebbe una pretesa ridicola , * ma neppure che s ' avvicini al merito di quello . E tuttavia lo faccio . * Perchè ? Perchè vi sono certe cose speciali ai nostri tempi , ai nostri costumi , che io posso dire , perchè in questi costumi ed in questi tempi ci vivo , e che in nessun galateo antico si trovano , oppure vi si trovano differenti da quelle che pratichiamo tra noi . Cadono le città , cadono i regni , e cadono le costumanze adottate fra la gente civile . * Ai tempi di Monsignor Della Casa erano considerate inciviltà parecchie cose che ora sono ammesse . Invece non si troverà nulla nei galatei antichi sullo scambio delle carte di visita , sulle partecipazioni di matrimoni , nascite , morti , guarigioni ; sulle strette di mano ; sul contegno da tenere in viaggio , e tante altre cose che appartengono alle nostre usanze moderne . È per questo soltanto * non per fare meglio di nessuno , ma per fare tutt ' altro * che imprendo a scrivere il mio galateo moderno . Ed in esso intendo parlare a persone ammodo che , se possono ignorare , tutte od in parte , le convenienze sociali , non hanno bisogno ch ' io insegni loro l ' a b c della creanza . Non farò del mio libro un trattato di morale ; sarebbe superfluo il pretendere d ' instillare in tutti gli animi i veri sentimenti a cui debbono ispirarsi le leggi della cortesia ; sentimenti che , del resto , si riassumono tutti nella massima : « Non fate ad altri quello che non vorreste fosse fatto a voi . » Purtroppo i sentimenti umani hanno un limite , e sono pochi i filantropi che possono largire una parte del loro affetto a ciascuno dei loro simili . Non serve negarlo . Tutti possiamo avere rapporti con persone che ci sono uggiose , antipatiche , indifferenti . Tutti gli argomenti morali ch ' io potrei scrivere non muterebbero questi sentimenti impulsivi . Mi limiterò dunque ad indicare quello scambio di cortesie che si praticano fra persone educate , e che l ' uso generale ha fatto passare in costume : se saranno soltanto cortesie di forma , pazienza ! Sarà sempre meglio che seguire l ' impulso , e fare uno sgarbo ad una persona che non piace . Dai dieci comandamenti del Decalogo derivarono tutti i trattati di morale che si scrissero poi , con tutti i loro raffinamenti e perfezionamenti . E dalle prime regole di civiltà insegnate da Monsignor Della Casa , emerse la cortesia cavalleresca dei nostri babbi , quella un po ' più ... disinvolta che usiamo noi ; ed emergerà pure la civiltà più gentile , lo spero , e raffinata , che beatificherà l ' esistenza dei nostri nepoti fino alla più remota discendenza . È là , in quella parte di libriccino boccaccevole , che ho imparato per la prima volta a condurmi coi miei simili , e però , tutto quanto so delle convenienze sociali , il mio galateo , ed i galatei di tutti i tempi che verranno , non sono altro che l ' eredità di Monsignor Della Casa . PARTE PRIMA PAGINE ROSEE CAPITOLO I . Il bimbo . In tutte le leggi umane , ad ogni diritto fa riscontro un dovere . Ma il bimbo , piccino , inconsapevole , fragile come il vetro , ed imperioso come un sultano , fa eccezione alla legge generale . Per lui tutto è diritto , nulla è dovere . Gli inglesi , più serî , più freddi di noi , malgrado le loro esclamazioni continue sulla famiglia , sull ' Home , passano metà dell ' anno girovagando in paesi stranieri , e pel poco tempo che rimangono at home , hanno provato il bisogno di inventare la nursery , una camera a parte , dove relegano i bambini colle nutrici e le bambinaie . Noi invece amiamo meglio la famiglia , la casa in cui passiamo tutta la vita . I bimbi non ci disturbano , non li isoliamo . Vivono con noi . Sono padroni di tutto l ' appartamento . Impariamo il loro linguaggio monco e , nell ' intimità , ne adottiamo la nomenclatura strampalata ; li mettiamo a tavola con noi ; vegliamo ai loro bisogni , li vezzeggiamo , li chiamiamo con nomignoli graziosi ed insensati . Ninì , Rirì , Lolò ; conosco un bimbo che ha nome Fulvio , ed è chiamato Fufù . È il giorno di ricevimento . La signora ha molte visite . Ad un tratto risuonano alte grida ; non ci si intende più a discorrere . È Mimì che si desta ; e significa alla famiglia , sulla quale regna , che è stanco della posizione orizzontale . La mamma sorride di beatitudine ; se occorre , lascia un momento la compagnia e corre ad esprimere con un bacio la sua ammirazione per quelle gesta del piccolo despota . Nessuno pensa a biasimarlo ; figurarsi ! Sono così carine e commoventi quelle note scordate d ' una vocina di bimbo ! Mimì fa il suo ingresso in sala nelle braccia della nutrice . Qualche cosa di grave lo impensierisce ; s ' è sognato male , è ancora di cattivo umore . Non si degna di salutare la compagnia ; all ' invito della mamma di compiere colla sua manina quell ' atto di civiltà , alza le spalline rosee e nasconde il volto in seno alla balia , presentando la sua personcina ... dal rovescio . È ancora nei suoi diritti . E poi Mimì è così bellino da tutte le parti . Avete un amico di famiglia a pranzo ; la mamma ha sorvegliato gli apparecchi con affetto . Mimì troneggia vestito di bianco sul seggiolotto . Osserva che il babbo e la mamma fanno ogni maniera di cortesie a quel vecchio signore , che sono felici di ospitarlo . Pensa che lui pure deve , come rappresentante della famiglia , dimostrare la sua deferenza all ' ospite intimo e caro . E togliendosi dai labbruzzi il cucchiaino non completamente vuoto , lo porge rovesciato al vecchio commensale . Tutti sorridono . Mimì sente d ' aver compreso bene il suo dovere , e per incoraggiare l ' invitato ad accettare la sua offerta , gli carezza il volto colla manina unta .... Com ' è gentile Mimì ! Eppure Melchiorre Gioia dice che è atto inurbanissimo il palpare il volto ad un proprio eguale e peggio se maggiore d ' età ; e su questo argomento non transige neppure cogli Dei , e scaglia acerbi rimproveri a Omero , per la sconvenienza d ' averci rappresentata Teti , in atto di palpare il volto a Giove . Ma il bimbo è più padrone nel mondo che gli Dei nell ' Olimpo . La nutrice entra con Mimì in una chiesa . Mimì ha il sentimento musicale sviluppatissimo . L ' organo lo commove piacevolmente ; e lui accompagna con modulazioni che va improvvisando quelle note solenni . Tutti si voltano , la nutrice gli dice che quella è la casa del Signore . Ma Mimì è superiore a queste considerazioni . I lumicini dell ' altare lo divertono , è al colmo del tripudio , ed è troppo sincero ed espansivo per dissimularlo , e si dà a far galloria con sussulti , e grida , e contorcimenti . Il sacerdote intuona le litanie , il pubblico fa coro . Quelle voci alte , discordi , stonate , offendono il senso artistico di Mimì . E lui esprime con alte strida il suo disgusto , la sua disapprovazione . La balia ha avuto torto di esporlo a quella contrarietà . Ma Mimì ha ragione . È logico e schietto . La sua legge è l ' istinto . Non ne conosce altro . * * * Finchè l ' uomo non fruisce dell ' intelligenza e della parola , i due grandi e fatali privilegi dell ' umanità , il mondo non domanda nulla da lui . Ma guai ai primi passi , ai primi discorsi , alle prime riflessioni ! * Il giorno in cui il bimbo troverà una ragione qualunque , bislacca fin che Dio vuole , per affermare un suo diritto , evocherà d ' un tratto una folla di doveri , che l ' accompagneranno per tutta la vita crescendo con lui , e moltiplicandosi come i germogli della vite , ed i discendenti della sposa evangelica . CAPITOLO II . I fanciulli . Coi parenti * Festa in famiglia * Colle sorelline * Colle persone di servizio * A pranzo * Visite * Inviti * Essendo ospiti in casa altrui * In iscuola * In serata * In chiesa . Così è , signorini miei . Loro hanno sei , sette , otto anni ; vestono la gonnellina come la mamma , o il farsettino come il babbo . Si chiamano Mario o Maria , Carlo o Carolina , a seconda del loro sesso . L ' abito neutro , il nomignolo neutro sono abdicati . S ' immischiano di ragionare o di sragionare , il che viene a dire lo stesso : hanno preso il loro posto in società . Hanno dunque , oltre l ' obbligo della civiltà elementare che hanno imparata dalla mamma , e direi quasi succhiata col latte , anche quello dei piccoli doveri di società . La prima società è la famiglia ; la più cara ; e , come tale , quella che si deve meglio curare per non turbarne l ' armonia . * Buon giorno , mamma , buon giorno , babbo , buon giorno , buon giorno ... Questa è la prima parola che i ragazzini educati debbono avere sul labbro svegliandosi ; e , possono crederlo senza vanità , pronunciata da loro riesce veramente di buon augurio pel cuore dei loro parenti . Così pure avanti di andare a tavola debbono augurare a tutta la famiglia il buon appetito ; avanti di coricarsi la buona notte . Queste cose sono già abbastanza elementari , nevvero ? Eppure io so di signorini , fino ad un certo punto educati , che non commetterebbero mai nessuna delle sconcezze accennate ne ' primi consigli di Melchiorre Gioia , che si dànno l ' aria di personcine importanti , che salutano que ' di fuori e fanno de ' complimenti per sentirsi dire : Che ragazzi gentili ! e poi in casa si svegliano domandando ad alta voce la colazione , o magari facendo il broncio e piagnucolando : siedono a tavola prima de ' loro genitori ; la sera si fanno dire dalla mamma di dare la buona notte al babbo ; e , quando escono a passeggio , hanno bisogno che la bambinaia , la quale , poveretta , non ha avuta educazione , li avverta di salutare le persone della famiglia che rimangono in casa . Così , dunque , mi hanno intesa , signorini ? Tutti i complimenti che si fanno cogli estranei , li debbono prima di tutto praticare nella loro casa , colla loro famiglia . Questo per la vita di tutti i giorni ; ma vi sono giorni diversi degli altri ; giorni solenni . Il Natale , il Capo d ' anno , gli onomastici , i natalizi di famiglia . È allora che i ragazzi educati debbono dar prova di vera gentilezza . Quando si tratta di festeggiare il babbo , è la mamma che consiglia i bambini , e loro non hanno che a lasciarsi dirigere . Ma se sapessero come soffre la mamma , e che malagrazia hanno loro stessi , quando reagiscono contro la lettera da scrivere , contro il complimento da recitare , contro il lavoro da eseguire ; e brontolano che non sanno cosa scrivere ; e che il complimento è difficile da imparare a memoria ; ed a dirlo poi ... non osano ... E , al momento di dirlo , quelle esitazioni , que ' contorcimenti , quel ridere scemo , quasi che il fare una manifestazione d ' affetto ai genitori fosse cosa buffa , quegli straordinari abbassamenti di voce e tutto il corredo di smorfie , con cui i fanciulli sogliono guastare le più care scene di famiglia , lo sanno loro , signorini miei , come si traducono in lingua parlata ? * Che ragazzi egoisti ! Come sono freddi pei loro genitori ! Tutto quello che fanno è una formalità compiuta per forza , e non hanno neppur abbastanza delicatezza per non farsi scorgere . Triste solennità per que ' genitori ! E triste idea , soggiungo io , che danno quei fanciulli della loro educazione ! Vi sono poi fanciulli soprammodo disgraziati , che non hanno più mamma o non hanno più babbo . Ed altri la cui sventura è più grande ancora : li hanno perduti entrambi . È un parente , un ' istitutrice , che tiene il luogo di que ' poveri cari . Allora , a quel parente , a quell ' istitutrice , debbono gli stessi riguardi che avrebbero dovuto a ' genitori . Se è una sola persona che veglia su di loro , debbono ingegnarsi a farle da sè stessi qualche improvvisata che le rallegri i giorni solenni ; poichè , naturalmente , non debbono farsi consigliare da lei . Allora non vi sarebbe più improvvisata possibile . In tal caso , un lavoretto semplice che sappiano eseguir bene , qualche fiore , poche parole scritte , venute schiettamente dal loro cuoricino , anche con qualche errore , non importa , ecco quello a cui debbono attenersi . Pregare un maestro oppure un conoscente che scriva per loro una lettera , sarebbe quanto dire alla persona a cui fanno omaggio , la quale conosce troppo la loro capacità per essere ingannata : * " Badi , non ci avevo proprio nulla nel cuore . Non ho trovato una parola per lei , ho dovuto farmela prestare da altri . " Dolorosa novella questa , e tutt ' altro che fatta per allietare un giorno solenne . Alle volte però si possono recitare de ' versi ed è certo un pensiero grazioso , sebbene difficilmente i versi possano essere scritti dal bambino che li dice . Ma bisogna che siano scritti appositamente per quella circostanza ; o , quanto meno , che il fanciullo , leggendoli in qualche buona raccolta , li abbia compresi perfettamente , e vi abbia trovato l ' espressione dei propri sentimenti per la persona alla quale vuol dirli . Ma è assai difficile trovare in un libro i versi che si adattino precisamente a ' sentimenti , a ' rapporti sociali , alle qualità , alle circostanze d ' una persona . Una allusione fuor di proposito basta a metter in ridicolo chi li dice , ed anche la persona a cui sono rivolti . Io conobbi , anni sono , una bambina , che non aveva più mamma , povera gioia ! Il suo babbo occupava una alta situazione , ed era sempre assorto in gravi lavori . L ' educazione della piccina era affidata ad una vecchia signora nubile , buona senza dubbio , come lo sono tutti quelli che prendono cura de ' bambini , ma d ' aspetto tutt ' altro che avvenente , di modi rigida , rigorosa , punto espansiva , austera nel suo vestire che era sempre nero o color tabacco . Una mattina , giocando con un calendario che stava sul camino , la piccola Gemma vide che quel giorno era San Gaudenzio . L ' onomastico della sua governante , che si chiamava Gaudenzina . Cosa fare ? Non lo aveva saputo prima , ed omai il babbo era andato allo studio , e non c ' era speranza che rientrasse fin all ' ora del pranzo . Tuttavia la bimba era compresa del suo dovere , e si sarebbe fatto uno scrupolo di non fare un complimento alla governante . Nel suo imbarazzo pensò di andare in cucina a consultare la cuoca . * Se tu volessi andar a prender de ' fiori , Margherita ... insinuò la Gemma colla voce supplichevole . * Sie ! De ' fiori ai ventidue di gennaio ; dove li prendo ? * Allora , aiutami a pensare cosa debbo fare per la signorina ; ( la signorina era l ' appellativo con cui si soleva nominare la severa governante , che non era mai discesa alla famigliarità di lasciarsi chiamare col suo nome ) . Fu un ' ardua questione . La cuoca cominciò col proporre alla bimba di fare un sonetto . La Gemma non sapeva cosa fosse un sonetto . * Un sonetto , come quello lungo lungo , che ha recitato lo scorso Natale al babbo , spiegò la cuoca . * Quella era una poesia . * Ebbene , una poesia è un sonetto . Ne faccia uno e lo reciti questa sera alla signorina . * Ma io non so farlo . * Se scrive sempre ! ... * Sì , ma non so come si fa a far le poesie . So soltanto copiare . * Ne copii una da un libro . Ne ha tanti ! Era un ' idea . La bimba la trovò subblime , e la proposta fu approvata alla piccola unanimità da quell ' ingenua assemblea . La Gemma si mise a sfogliare con gran sussiego il suo libro di lettura , ed a leggerne tutte le poesie . Non ne capiva gran cosa . Ce n ' erano di quelle che parlavano della patria : comprese vagamente che non facevano al caso suo . Poi c ' erano delle favole : La cicala e la formica ; La rana ed il bue ; Il cane e la fonte . * Ti pare che una di queste possa andare ? domandò alla cuoca . La cuoca trovò che quelle storie di bestie erano fatte per raccontarsi dalle governanti a ' bambini , e non dai bambini alle governanti . * E proprio per la signorina non dicono niente , soggiunse . La Gemma continuò a cercare . Finalmente trovò una poesia che le parve messa là per lei . Non la capiva tanto bene , poverina : aveva appena sette anni , e non capiva molto chiaramente neppure la prosa ; figurarsi poi i versi ! Ma quelli erano dedicati ad una signora , e le pareva ben chiaro che le facessero de ' complimenti . La Gemma cominciò a copiarla colla sua più bella scrittura . Vi sciupò un quinterno di carta , con cui la cuoca fece un rogo per nascondere la cosa anche al padrone . Giacchè la grande impresa era riuscita senza il suo concorso , bisognava serbare l ' improvvisata anche a lui . La sera giunsero parecchi conoscenti che andavano a fare la partita alle carte col babbo della Gemma e la governante , e quando quella signora fu seduta fra loro , cogli occhiali d ' argento e con un bel vestito color tabacco , nuovo per la solennità della circostanza , la Gemma si fece innanzi tutta trionfante colla poesia scritta in mano , mentre la cuoca dalla porta faceva capolino , per godere anche lei di quel trionfo dovuto in gran parte alla sua pensata . Una salva di elogi accolse la bimba . * Come ! La Gemmolina era riescita da sè sola a combinare quella gentilezza ? Era una meraviglia . E dove l ' aveva copiata ? Nel libro di lettura ? Ma che idea luminosa ! * Via , leggila tu stessa la tua poesia , disse la signorina . Sarà più accetta a me , e la sentiranno tutti . Incoraggiata così , la Gemma aperse la carta , fece un bell ' inchino , e cominciò a leggere : Bella , sul fior degli anni , Cinta d ' allegri panni , Sopra un sentier di rose , Tu vai movendo il piè : Tutte le belle cose Hanno una vita , un palpito Un ' armonia per te . La signorina color tabacco aveva varcata la cinquantina , e non era per nulla superiore a questa disgrazia . Lascio pensare come accogliesse il complimento della bimba , ed in che imbarazzo mettesse il babbo di lei , col suo risentimento . La povera Gemmolina non capiva nulla di quel cambiamento di contegno a suo riguardo . Lei non aveva mai pensato se la signorina fosse bella o brutta , giovane o vecchia . Una idea simile viene di rado ai bambini circa i loro superiori . Io aveva una mamma bellissima , e non lo seppi che tardi , dopo la sua morte , sentendolo dire , ripensandoci , ed osservando i suoi ritratti . Si dice : « La mamma è bella » si reagisce contro quelli che fanno il cattivo scherzo di dire : « La tua mamma è brutta . » Ma non si pensa mai a renderci ragione d ' una cosa nè dell ' altra . Mi ricordo di un servitore che s ' aveva in casa , il quale era d ' una bruttezza proverbiale . Si diceva : Brutto come Tommaso , per dire l ' ultima espressione del brutto . Ma era tanto buono e carezzevole coi bimbi ! Io lo adorava ; lo colmavo di carezze e di baci ; e quando udivo dire che Tommaso era brutto mi mettevo a piangere , e protestavo che era bello , con una convinzione , ed una fede che avrebbe smosso i monti . Mi ricordo pure di una maestra che ebbi più tardi , la quale , poveretta , era gobba , ed aveva il naso schiacciato . Mi pareva un prodigio di bellezza : era la mia ammirazione . Mi sforzavo di tenere alta una spalla , e mi schiacciavo il naso contro i cristalli delle finestre , nella speranza di rassomigliarle . La Gemmolina era nella stessa ignoranza su quell ' argomento ; a lei per complimento tutti dicevano che era bella , e le era sembrato giusto di dirlo anche lei alla persona a cui voleva fare un complimento . E , ad un tratto , il babbo aveva interrotta la sua lettura ; la signora s ' era ritirata nella sua camera in collera : un silenzio glaciale era succeduto a tutte le gentilezze che l ' avevano accolta un momento prima , ed il babbo aveva finito col mandarla a coricarsi col cuoricino serrato . * Ma perchè ? domandava alla cuoca . * Perchè il sonetto diceva che la signorina è bella . E la signorina è rimasta male perchè è brutta . * È brutta ? ne sei sicura , Margherita ? Fu un triste episodio per la povera Gemmolina . Ora è una piccola mammina di vent ' anni ; e leggendo questi ricordi della sua infanzia , si ricorderà d ' insegnare alla sua creaturina , quando sarà in grado di capir qualche cosa , a non recitar mai complimenti , quando non comprenda bene cosa voglion dire . Anche tra fratellini e sorelline si debbono scambiare saluti , auguri nelle circostanze speciali , e dimostrazioni d ' affetto . * * * Loro poi , miei piccoli lettori , dovranno cercare d ' essere i primi a far atto di cortesia verso le loro sorelline . Un uomo , anche in erba , deve essere sempre gentile e deferente verso una signora , anche se è una sorella , e se porta la gonnellina corta . Ed alle amiche delle loro sorelline debbono volgere il saluto loro pei primi ; debbono cedere i posti migliori , e , quando cominceranno a farsi grandicelli , a dieci , dodici anni , non le tratteranno più col tu , come si usa tra bimbi . Andando fuori di casa in compagnia , senza darsi l ' aria buffa di piccoli galanti , nè offrirsi di portare gli scialletti , i panieri , gli ombrellini delle ragazze , cercheranno di compiacerle se loro li pregano con discrezione di portarli . E , se volessero caricarli in modo , da render loro faticosa la strada ed impossibile di divertirsi e correre , dovrebbero scusarsi con buon garbo , offrendosi però di consegnare quegli oggetti al servitore o alla bambinaia . * * * E , poichè ho accennato alle persone di servizio , debbono ricordarsi , miei piccoli lettori , * le piccole lettrici sono comprese , * che i primi giudici della educazione dei padroni sono i servitori . Li stiano a sentire quando discorrono in anticamera colla cameriera dei loro piccoli amici : * E così come va , Teresita ? Si trova bene in questa casa ? * Così , così , veda ( cameriera e servitori si danno , sempre del lei ) . Per la signora , è come servire la Madonna , il signore , lui , non dice mai nulla . Ma i bambini , che tempesta ! * Non sono buoni ? * Punto . E che mala grazia ! « Teresita questo ; Teresita quello ; Va ; vieni ; fa . » Comandano come sultani ; e mai una buona parola . … * Ah ! da noi poi è differente . Tutto quel che domandano è per favore , e per ogni servizio : « Grazie , Giannotto . » * Quelli sono bambini per bene ! Glì altri no ; hanno capito , miei piccoli lettori ? Dappertutto c ' è da ìmparare . Ma badino ; si parla ancora . Vogliamo ascoltare dell ' altro ? Chissà che ci sia ancora qualche cosuccia di buono . È la Teresita che riprende : * I padroncini della Caterina sono buoni . * Oh ! quelli poi sono troppo buoni . Li ha visti mai , Teresita , a passeggio ? Si figuri che vanno a braccetto della Caterina come fosse la loro mamma . * Ah ! È per questo poi che la Caterina non li rispetta , e gli dà del tu . * Ma che le pare , rispettarli ? Sono sempre in cucina , frugano nei piatti , le fanno dei dispettacci , e se ci arrivano , siedono alla tavola della servitù . * Allora si capisce che la Caterina li tratti da pari a pari . È l ' opposto de ' miei che sono d 'un'arroganza.… Io ho il mal vezzo di risponder brusca qualche volta , ed allora , sentirli come saltano ! « E che i padroni sono loro , e che io sono una serva , e che mi si paga perchè debba obbedire .... » * Oh ! qui da noi di queste parole non se ne sentono . Anch ' io , veda , ho un po ' il vizio di risponder male . Ed allora bisogna sentire con che pace e con che serietà mi dicono : « Siate un po ' più cortese , Giannotto . La mamma ne avrebbe dispiacere se sapesse che ci fate uno sgarbo . » La gli vada a voler male a bambini educati a quella maniera ! La lezione è completa , signorini miei . Cerchino di imitare i padroncini di Giannotto : evitino gli errori di quelli della Caterina e della Teresita , e si comporteranno benissimo colla gente di servizio . * * * In tutte le case dove c ' è o c ' è stato un bimbo , si vede una sediola d ' un ' altezza straordinaria , stretta stretta , con due bracciolini , e qualche volta anche una sbarra a saliscendi dinanzi per assicurare dalle cadute la personcina minuscola che ci si deve sedere . Quel mobiluccio , che i Toscani chiamano seggiolotto , è il trono del bimbo . Finchè si mette a tavola inalberato su quel piccolo trono , il bimbo regna sul mondo ; ma , appena ne discende , appena adotta una sedia comune , fosse pure per starvi in ginocchio , perchè seduto non arriverebbe col nasino sopra la tavola , allora è il mondo che regna su lui . Allora non è più permesso pigliare il cucchiaino in mano dalla parte che si mette in bocca ; nè cacciar le manine sul piatto ; nè accarezzare in viso i convitati , nè buttare le posate ed il pane per terra ; nè canticchiare o parlare tra sè : nè esprimere ad alta voce la propria opinione sopra un argomento qualunque , mentre i commensali parlano di tutt ' altra cosa . È assolutamente proibito di far qualsiasi commento sulla figura o sul vestire o sul contegno delle persone ; un errore in cui i bambini cadono ispessissimo . Una volta c ' era in casa di mia sorella , a pranzo , una buona e rispettabilissima signora la quale era affetta da un grosso neo sulla punta del naso . Una mia nipotina , che non aveva ancora due anni e parlava appena , impressionata da quella sporgenza insolita , allungò il ditino traverso la tavola , ed accennando quel naso disgraziato , disse : * Ci gno a ha bibì . La supponeva una malattia , ed aveva la buona intenzione di compiangerla . Ma che mortificazione avrebbe risparmiata a noi tutti , se non avesse manifestato così apertamente la sua opinione ! Un ' altra manìa dei bambini è di sindacare la distribuzione che fa la mamma nel piatto pei loro fratellini , e di annunciare tutti i piatti appena entrano in sala da pranzo , come fossero personaggi importanti . * La minestra ! Mamma , mi permetti ch ' io non mangi minestra ? * Oh ! Gigi non mangia minestra ? Neppur io . * Neppur io allora ! E la mamma deve interrompere ogni discorso , trascurare gli ospiti e le persone della famiglia , per metter fine a quel battibecco . Alle frutta poi : * La crema ! Mamma , a me darai i geroglifici di cioccolatte ! * Anche a me . * No , l ' ho detto prima io . Nel loro profondo egoismo , sono persuasi che il pranzo è fatto unicamente per loro . La questione è soltanto di sapere chi reclamerà primo i bocconi migliori . A tutti gli altri commensali debbono bastare gli avanzi . E questo spettacolo disgustoso di egoismo e di avidità , che merita così poco gli onori del bis , è ripetuto quasi ad ogni servizio . Ma i miei piccoli lettori , se pure , eccitati dall ' olezzo inebbrianti di qualche piatto favorito , sono caduti in tali sconvenienze , arrossiscono ora nel rileggere qui a sangue freddo le loro parole . Vorrebbero , senza dubbio , alla prossima occasione comportarsi in modo che i loro parenti non abbiano a rimanerne male . Ebbene , si persuadano che la loro parte non è nè difficile , nè sacrificata . La mamma non si mette a mangiare di nulla , se non ha servito prima i suoi figliuoli , questo lo sanno . Ma debbono pur sapere e tenere per certo , che quello che lei mette loro davanti è calcolato da lei nella giusta proporzione delle loro facoltà digestive . Debbono persuadersi che per le loro liti , per le loro piccole opinioni personali sul servizio , non mette conto d ' interrompere un discorso , e neppure di occupare un minuto l ' attenzione della compagnia . Quando non sono in famiglia non prenderanno mai l ' iniziativa per dare il buon appetito . Basterà che lo diano piano ai loro genitori . Se sono interrogati parlino , senza alzar la voce tanto da sbalordire , e senza abbassarla in modo assurdo . Non si restringano ai monosillabi sì e no . Se una persona li interroga , vuol dire che quel discorso è adatto alla loro intelligenza e capacità , e vi possono prender parte liberamente . Non reclamino mai nulla : non prendano il bicchiere colle mani tanto unte da toglierne la trasparenza ; si ritirino quando la mamma lo dice , senza aver domandato di farlo prima , senza esitazioni , nè malumori , nè lagnanze . Evitino di fare qualsiasi rumore colla bocca nel mangiare ; non mettano il tovagliolo in istato di fare schifo a vederglielo disteso dinanzi . Tengano la forchetta dalla mano sinistra , il coltello dalla destra ; prendano il pane ogni volta che devono metterlo in bocca staccandone soltanto il pezzettino necessario ; non posino mai le posate sporche sulla tovaglia ; se si cambiano ad ogni servizio le lascino sul piatto ; se sono in case di grandissima confidenza dove non si cambiano , le posino sul reggi posate . Si rassegnino a lasciar le salse nel piatto , malgrado le tentazioni della gola , che vorrebbe asciuttarlo col pane come se l ' avesse leccato il gatto . A questo modo pranzeranno bene , figureranno bene e non faranno indigestioni vergognose . Non c ' è cosa più umiliante che il dover scontare ogni pranzo con un citrato di magnesia , come fanno , purtroppo , parecchi signorini di mia conoscenza , i quali nutrono una tale tenerezza pel loro piccolo stomaco , da non sapergli rifiutar nulla , anche quando i suoi desideri sono smodati . * * * Altre volte un ragazzo , levandosi da tavola si metteva a farne il giro domandando a ciascun commensale se avesse pranzato bene . Era imbarazzante pei ragazzi il rivolgere pei primi la parola a persone che conoscevano poco , o non conoscevano affatto . Ed era seccante per ogni individuo interpellato , che si trovava nella necessità d ' inventare un complimento nuovo ad ogni bambino che veniva , e differente da tutti quelli detti dagli altri commensali . Supposto sei ragazzi che facessero a dodici convitati la stessa domanda invariabile : « ha pranzato bene ? » le dodici immaginazioni dei convitati dovevano fornire la bellezza di 72 ( dico settantadue ) risposte variate sull ' unico tema : * Sì , ho pranzato , benissimo . * Perchè , naturalmente , una persona educata non può pranzare in casa d ' altri senza il superlativo assoluto . Se poi gli invitati non erano gente molto immaginosa , si correva il rischio di udire 72 Ha pranzato bene ? + 72 Benissimo , grazie ; e tu ? + 72 Anch ' io , grazie . In tutto 216 frasi , da mandar a monte la digestione d ' uno struzzo o d ' un elefante . E però , visti e considerati tutti gli inconvenienti sovraesposti , quel viaggio d ' esplorazione intorno alla tavola in cerca dell ' esatta misura d ' appetito d ' ogni convitato , fu abolito alla grande unanimità . * * * Alle volte accade che un ragazzo si trovi in salotto quando le persone di servizio introducono una visita , e la lasciano per andar ad avvertire la signora che deve riceverla . In tal caso è ben difficile che il visitatore , o la visitatrice , lasci al bambino l ' imbarazzo di prendere la parola . Gli parla , ed il bambino non ha che rispondere . Dato però che il visitatore non facesse quel primo passo , tocca al piccolo padrone di casa a farlo , sacrificando la sua timidezza al dovere d ' ospitalità . Si avanzerà , ad ogni modo , verso il nuovo venuto , e se questi non dice nulla , gli darà il buon giorno , e lo pregherà d ' accomodarsi . Da parte d ' un bambino è sempre meglio che si limiti a dare il buon giorno o la buona sera ; perchè questo obbliga soltanto ad una risposta analoga . Vi sono persone che non amano discorrere coi bambini ; questo non fa il loro elogio , ma vi sono . Risponderanno : buon giorno ; grazie : e sarà finita . Mentre invece , se il bimbo domanda « Come sta ? » si richiede la risposta circa la propria salute , ed il ricambio della domanda , a cui il bimbo deve poi rispondere alla sua volta . Senza contare che al bambino , il quale non è in grado di comprendere nè di compatire la sofferenza di chicchessia , è affatto assurdo di esporre il nostro stato di salute . All ' entrare della persona che deve ricevere la visita , il bambino si ritirerà , limitandosi a domandarne il permesso . In tutte le case però si ricevono visite , relativamente di confidenza , alle quali i bambini possono assistere per qualche tempo . Allora , come in tutte le circostanze , non debbono parlare colle persone adulte se non sono interrogati . Quando però una prima interrogazione li ha invitati a discorrere , non debbono obbligare il visitatore o la mamma a farli continuare il discorso a forza di domande , come se recitassero il catechismo . Dovranno prender parte alla conversazione , senza parlar troppo nè forte , ma senza soggezione ridicola , nè interruzioni nè silenzi assurdi , finchè il discorso sia esaurito . E non entreranno in un secondo argomento se non vi sono di nuovo invitati da una domanda diretta . Se i visitatori hanno con sè dei bambini , i piccoli padroni di casa si metteranno accanto a loro dopo aver salutato i loro parenti , ed avvieranno il loro discorso in modo da poterli invitare a giuocare ; ma con naturalezza , e senza che appaia o un ' abitudine imparata , o un effetto della noia , che provano a stare colle persone che sono nella sala . Vi sono bimbi che , chiamati in sala per una visita , vi accorrono tutti ansimanti , investono i visitatori ad uno ad uno con un : « Come sta ? » a bruciapelo come se dicessero : « O la borsa o la vita ! » e prima che l ' ultimo interpellato abbia pagata la sua imposta a quella curiosità simulata , si voltano ai bambini e dicono colla stessa precipitazione : * Andiamo a giocare . Bisogna invitare il piccolo visitatore a giocare , ma senza fretta , e senza scortesia verso la gente che è in sala . E quando il bimbo ha detto di sì , il padroncino di casa deve rivolgersi a chi accompagna il suo giovine amico e domandare se permette che il ragazzo vada con lui a giocare . Una volta poi ottenuto il permesso , bisognerà lasciare la scelta dei giochi agli ospiti ; e qualunque sia quello che scelgono , cedere a loro la parte più piacevole . È superfluo il dire che un bambino educato non deve mai nè domandare un giocatolo nè accettare un dono qualsiasi da un altro bambino , e neppure rispondere : « Se la mia mamma e la tua lo permettono accetterò » come fanno taluni , per avere la coscienza d ' aver agito bene , senza tuttavia rinunciare affatto alla speranza del dono . Bisognerà rispondere : * Ti ringrazio ; ma sai pure che i bambini non possono nè fare nè ricevere doni . * E se la mia mamma lo permette ? potrebbe insistere l ' altro . * La tua mamma lo permetterebbe sicuro per non fare una scortesia alla mia mamma ed a me ; ma non bisogna metterla in questa necessità . E per nessuna insistenza non deve cedere e prestarsi a quella parte ridicola di giungere in sala ad esporre le sconvenienti domande : * Mamma , sei contenta ch ' io offra questo ? * Mamma , mi permetti di accettar quello ? Se un bambino va colla famiglia a far una visita , osserverà le regole che ho già accennate riguardo al saluto , ed alla conversazione . Se nella casa dove va non vi sono bambini , e gli tocca di assistere a tutta una serie di discorsi che non comprende e non lo interessano , dovrà rimanere composto e non dare il menomo segno di noia . Convengo che questo è difficile . Mi ricordo ancora certe discussioni interminabili a cui dovevo assistere nella mia infanzia , tra la mia povera mamma ed una vecchia baronessa inferma , che non aveva nessun bambino in casa , e teneva in sala tre enormi cani barboni . Si parlava sempre di quitanze , ipoteche , usufrutto , capitale ed interesse . Avevo imparate a memoria quelle parole , e qualche volta mi sorprendevo a canticchiarle mentre giocavo colla bambola , ma mi erano oscure come il Pape satan Aleppe , che mi ha tanto fatto pensare , ed impaurita nei miei primi anni di scuola . Un giorno dopo aver assistito un ' ora a quei discorsi inesplicabili , ed essermi fatto dire parecchie volte , di non dimenare una gamba , di non strappar la frangia del mio paltoncino , di non strofinare i nastri del cappello , di non agitarmi sulla sedia , di non fare assolutamente nessuna cosa , ridotta all ' immobilità d ' una piccola statua mal posata e punto artistica , sentii che la mia pazienza era completamente esaurita ; e tentai di porre fine a quel supplizio , ricorrendo all ' atto più incivile che possa fare una ragazzina per bene ; dissi coll ' accento strisciante della noia : * Mamma , andiamo ? Vedo ancora , dopo tanto , tanto tempo , la vampa di rossore che salì al volto della mia cara e bella mammina . Si rizzò senza parlare . Era tanto educata , e sapeva che un rimprovero , fatto a me in presenza alla vecchia signora , avrebbe fatto capire meglio l ' idea inurbana , che avevo implicitamente espressa : « Mi annoio mortalmente in sua compagnia . » Ma la baronessa non aveva bisogno che le si mettessero i punti sugli i . Si alzò a stento , prese le mani della mia mamma nelle sue , e disse : * Sì ; va , povera Nina . Anche tu devi annoiarti , così giovane e bella , a passare tanto tempo con una vecchia ; sono egoista quando ti prego di venire . Perdonami , cara la mia figliola ; sono inferma e sola . Ma non ho più molto da vivere ; avrò presto finito di annoiarti . Ed il suo povero volto , tanto rugoso , si raggrinzava , e le tremavano le labbra e la voce . Piangeva ! La mia mamma non rispose , aveva gli occhi gonfi . La baciò , le strinse la mano , ed uscì tutta rossa e mortificata , come se quella villania l ' avesse fatta lei . Non mi disse nulla . Non una parola di rimprovero . Capì che ero già castigata . Oh se lo ero ! Pochi giorni dopo si disponeva ad uscire , senza avermi detto nulla . * Non mi vuoi con te , mamma ? le domandai . * No , vado dalla baronessa . Chinai il capo avvilita . Era la mia punizione . Venivo espulsa dalla casa di quella venerabile amica di mia madre . La baronessa morì pochi mesi dopo , senza che l ' avessi più riveduta . Ma passarono gli anni , mi feci donna , e non ho mai dimenticata quella scena dolorosa . Ed anche ora , quando ci penso , sento al cuore la stretta di un rimorso . Non si affligge impunemente una vecchia buona ! D ' allora non mi accadde mai piú di dimostrare la noia che provavo in compagnia . Tuttavia , debbo confessare che la risentivo ancora e spesso . Ma per evitare alla mia buona mamma un dispiacere , come quello che le avevo dato una volta , cercavo di non farmi scorgere . Quando mi trovavo con parecchi altri ragazzi , si aveva l ' abitudine di raccontar fole . Si ripetevano quelle udite altrove , o se ne inventava , se ci pareva di poterci mettere un po ' di costrutto . Per lo più era un ' illusione dell ' amor proprio ; ma infine .... Mi venne l ' idea di scacciar la noia de ' lunghi silenzi miei , e dei lunghi discorsi degli altri che non comprendevo durante le visite , preparandomi in mente le fole che dovevo dire . La prima volta che mi provai , fui stupita quando la mamma si alzò per uscire . Mi pareva d ' esser rimasta pochissimo in quella casa , e la fola era tutt ' altro che finita . Consiglio questo rimedio contro la noia , ai miei piccoli lettori . Oltre il vantaggio di non offendere nessuno , s ' impara a fantasticare ed a far castelli in aria , e questa è una ginnastica che sviluppa l ' immaginazione , ed avvezza alla solitudine , ed al silenzio . Mi ricordo d ' aver fatto da bambina dei castelli in aria , che , interrotti e ripresi , hanno durato parecchi giorni ; e ne serbo ancora memoria come di cari avvenimenti . Li creavo a modo mio . Il mio spirito non poteva esserne contrariato , e vi si manteneva sereno . E la serenità di spirito dà la pace al cuore e rende buoni . Ed il mio volto esprimeva la soddisfazione interna ; e quelle persone , se fossi stata ad ascoltarle , coi loro discorsi m ' avrebbero dato noia , credevano d ' aver parte alla mia soddisfazione , e ne erano contente , ed io più di loro . Sovente da tutte quelle contentezze risultava l ' offerta di qualche chicca , la quale certo non poteva che aumentarle . * * * Quando vien fatto ad un ragazzo un invito perchè rimanga a pranzo , o a cena , o a passare qualche giorno in campagna presso una famiglia che non è la sua , non deve mai scusarsi con quei complimenti comuni e convenzionali : * Non vorrei dar disturbo ; * Grazie ! non posso accettare ; * Sarebbe indiscrezione se accettassi , ecc . Il bambino non è padrone di sè . Non può disporre da sè , se accetterà o no l ' invito ; e però , è inutile che si dia l ' aria di rifiutarlo . Dovrà limitarsi a mostrarsi molto lusingato dell ' invito , rimettendosi al genitori , o a chi per loro , perchè decidano in proposito . Sia che accetti o rifiuti , non deve mai , nè colle persone che lo hanno invitato , nè coi ragazzi della famiglia ripetere le discussioni avvenute in casa , circa l ' invito ; nè le osservazioni , nè i commenti uditi . Può darsi che la mamma dica : * No . In quella casa non si avvezzano abbastanza bene i ragazzi . Non voglio che i miei si vizino al cattivo esempio . Questo lo dirà nell ' intimità , col proprio marito , e , di comune accordo , troveranno una scusa plausibile per non accettare l ' invito senza offendere le persone , cortesi ed ospitali , che l ' hanno fatto . Ma guai se un ragazzo indiscreto avesse il cattivo pensiero di ripetere a ' suoi piccoli anici quell ' osservazione ! Basterebbe a far nascere un diavolìo , a mettere la discordia fra due famiglie , a screditare sè stesso e l ' educazione che ha ricevuta . Quand ' anche dal ripetere una parola udita , non dovessero risultare altri danni che quello di fare un po ' ridicolo il piccolo relatore , sarebbe sempre abbastanza per consigliarle a non ripetere mai , se non i discorsi sui quali ha potuto acquistare la certezza che le stesse persone , da cui li udì , non esiterebbero a farli dove lui li ripete . Anche a questo proposito l ' infanzia della piccola Gemma mi offre un esempio . Usciva coll ' istitutrice per andar in una famiglia dove spessissimo la trattenevano a pranzo . * Se invitano la Gemma a pranzo , posso lasciarla ? domandò l ' istitutrice prima di uscire , al babbo della bambina . Il babbo che s ' annoiava di non averla a tavola , rispose : * Se le fanno molte istanze , la lasci , altrimenti veda di ricondurla . Infatti la signora che andavano a visitare , disse alla bimba : * Mi fai il regalo di rimanere a pranzo , Gemmolina ? * Il babbo ha detto che se mi fanno molte istanze posso restare , ripetè quella pettegolina , senza saper neppure cosa volesse dire fare delle istanze . Le istanze reclamate a quel modo le furono fatte ; sfido io ! Ma l ' istitutrice rimase male , ed il babbo pure quando lo seppe , al vedere rivelato così , che in famiglia s ' era quasi contato su quell ' invito , e si erano prese anticipatamente delle disposizioni in proposito . Sono cose che tutti fanno , ma non si dicono mai . Rimanendo ospite in casa d ' altri , un bambino educato dovrà mettersi in ischiera coi bambini della famiglia , obbedire come loro , alzarsi , coricarsi , mangiare , studiare , giocare , passeggiare , alle ore fissate pe ' suoi piccoli compagni . Soltanto , se quelli si permettono qualche indisciplinatezza o qualche capriccio , allora si guarderà bene dall ' imitarli . Andando in giardino , si ricorderà sempre che i frutti ed i fiori non sono proprietà della sua famiglia , e però non gli è permesso toccarli . Trovando qualche mammola , qualche ciclamino , o fragole selvatiche , o altre cose che , siccome vengono naturalmente dalla terra , non si considerano proprietà esclusiva di nessuno , le potrà cogliere ed offrire alla mamma , alla sorella , alla zia , all ' istitutrice de ' suoi ospiti . Ma deve ricordarsi pure che le persone educate e gentili , accolgono con apparente soddisfazione e con ringraziamenti anche una cosa di cui non sanno che farne , per puro riguardo a chi l ' offre . Per cui si guarderà bene dall ' insistere sulla stessa offerta , com ' è pur troppo una noiosa abitudine dei bambini , che , se vedono una signora gradire un fiore , seguitano a portargliene piene le mani , pieno il grembiulino , obbligandola a caricarsi d ' un fascio di fieno . A tavola poi dovranno osservare le stesse regole che ho indicate pel pranzo in casa propria ; ed anche con maggior scrupolo , perchè una sconvenienza commessa in casa d ' altri , acquista maggior gravità . Fuori dalla loro famiglia , se appena non sono più piccolissimi , non saranno serviti nel piatto dalla mamma nè da altri . Passerà il piatto di mezzo davanti a loro come davanti agli altri commensali , e dovranno servirsi da sè . Prendano un po ' di tutto , accettando il pezzo che vien più comodo , e non istiano a fare una scelta accurata da piccoli ghiotti , facendo aspettare il vicino . E si servano sempre con misura , in modo da non lasciare avanzi sul piatto . Dimentichino addirittura le parole : " Non mi piace " come se non esistessero , perchè , con quelle , sembra che vogliano fare un rimprovero ai padroni di casa d ' aver fatto servire una cosa che non ha la fortuna d ' incontrare il loro gusto . Se vi sono bambini di casa , i piccoli invitati si ritireranno da tavola quando si ritirano loro , altrimenti aspetteranno di riceverne un ordine diretto . Uscendo da una casa dove sono stati a pranzo , i bambini , come tutti gli invitati , sono tenuti ad un ringraziamento ai padroni di casa . Ma sono caldamente pregati di non cercare di fornir complimenti imitati da qualche signore o signora , per far il ragazzo di spirito ed attirar l ' attenzione . Riescirebbero soltanto ad apparir pedanti , pretenziosi e ridicoli . Si limitano a dire : Tante grazie e buona sera , o qualche cosa di simile ; ma molto simile , perchè i bambini , nuovi al mondo , non si rendono ben conto del valore delle parole , non sanno quello che va detto , e quello che non va , e facilmente sbagliano . Conosco un ragazzino di sette anni e mezzo che , uscendo da una casa dove era stato a pranzo , disse al padrone di casa , coll ' aria di un giudice supremo che decreta un ' assolutoria : * Votre dîner a été bon . Je vous remercie . * Aveva la cattiva abitudine di parlar francese anche in compagnia . Tutti risero di quello strano complimento , e lui si credette il bambino più spiritoso dei due mondi , mentre l ' ilarità generale era nata dalla grottesca figura che faceva erigendosi lui , così piccino , a giudice culinario ; e dichiarando implicitamente , che non avrebbe ringraziato se il pranzo non gli fosse sembrato buono . * * * Alla scuola , in collegio , gli stessi doveri che si praticano in casa verso i genitori si debbono praticare verso i maestri ; agli stessi obblighi di civiltà a cui si è tenuti in società verso i conoscenti , si è tenuti verso i compagni . Nulla è più scortese che quel saluto gettato là dall ' uscio della classe , con una cadenza da lezione obbligatoria , che è purtroppo il saluto generale degli scolari ai maestri : * Riverita , signora maestra ! E si va in fretta a far quel saluto , e si grida tutte in coro , qualche volta tra piccoli scoppii di risa soffocate , e poi , via correndo , come se si dicesse * Là ! anche questa è fatta . " J ' étais enfant ; j ' étais petit ; j ' étais cruel ; " Tout homme sur la terre , où l ' âme erre asservie , Peut commencer ainsi le récit de sa vie . Così dice quel grande de ' grandi che è Victor Hugo . E dice il vero . Se sapessero i ragazzi quanto sono crudeli verso quel maestro dal quale fuggono così , senza una parola affettuosa ! Quel maestro vive per loro . Oh ! se si voltassero indietro a vedere com ' è triste , quell ' essere solo in una scuola deserta ! Il saluto al maestro deve essere fatto con calma , accostandosi alla cattedra . Non si deve però sporgere la mano , nè domandare un bacio . Una scuola si compone di trenta o quaranta scolari , spesso di più ; sarebbe indiscrezione e da stupido imporre ad una persona quaranta strette di mano o quaranta baci . Nulla è più villano che il mettere in caricatura i propri maestri , anche quando non se ne possono avvedere . Io aveva questa pessima abitudine . Quando mi riusciva d ' impadronirmi della cuffia e della tabacchiera d ' una vecchia maestra di disciplina , e d ' imitarne il portamento ed i modi , le mie compagne si divertivano straordinariamente . E che applausi ! Che ammirazioni ! Io credeva di fare qualche cosa di molto spiritoso , ed una volta non seppi resistere al desiderio di mettere a parte la mia famiglia di quel mio talento peregrino , e dei miei trionfi . * Ebbene , di che cosa ridete ? domandò la mamma . * Ma della signora maestra . * E che cosa ha di ridicolo la maestra ? * È vecchia . * E poi ? * E poi .... non altro . * E allora cosa c ' è da ridere ? Infatti cosa c ' era da ridere ? Ero stata cattiva , incivile , e stupida per giunta . * * * Un ragazzo che entra per la prima volta in una scuola , o in un collegio , è dolente per la famiglia lasciata ; è timido in quell ' ambiente nuovo , ed ha bisogno d ' essere consolato , incoraggiato . Invece per lo più , appena esce alla ricreazione , si vede venir incontro due o tre monelli ( o monelline ) , i più impertinenti nella scuola , che gli fanno subire un interrogatorio goffo , indiscreto , brutale . * Come ti chiami ? I tuoi parenti sono ricchi ? Cosa fa il tuo babbo ? L ' abito di uniforme lo hai già fatto ? È fine ? Il mio è dei più belli del collegio . E questo era il tuo abito da passeggio ? Di seta ne avevi ? E di velluto ? E via di questo passo un piccolo inventario della guardaroba sua e della sua mamma , poi delle abitudini di famiglia ; se si va in campagna , e se la campagna è bella , ed un mondo di calcoli insulsi e volgari , a cui i bambini non dovrebbero nemmanco pensare . E , quel che è peggio , l ' accoglienza che gli si fa è misurata sul grado dell ' agiatezza della famiglia , che si desume dalle risposte del ragazzo . Per poco che un ragazzo sia perspicace , sente l ' intenzione dei piccoli inquisitori , e , se il suo animo non è più che leale e candido , s ' induce a mentire per evitare delle umiliazioni . Ho conosciuta una bambina , figlia di un mercante di mobili , che si fece passare , durante i tre anni di collegio , per figlia di un possidente . Otto anni dopo la rividi ; eravamo due giovinette . Sua madre pregò il mio babbo di lasciarmi andare a passar alcuni giorni a Vercelli con sua figlia . La poveretta si fece di brace e non appoggiò l ' invito . Mio padre non accettò . Pochi giorni dopo mi scrisse confessandomi d ' aver mentito la sua condizione in collegio , perchè s ' era accorta che esser figlia di gente che aveva bottega era la cosa più vergognosa che si potesse immaginare nella nostra stupida aristocrazia da collegiali . Dopo otto anni duravano ancora le funeste conseguenze di una volgare abitudine da scolarette . Un altro fatto anche più disgraziato . Il mio nonno molte volte , mentre era fuori con me , mi aveva fatta entrare in un botteghino , dove si provvedeva di carta , inchiostro e tutto quanto gli occorreva per lo studio . In quel botteghino , oltre la donnetta che serviva al banco , vedevo spesso una ragazza lunga , allampanata , timida , che non osava guardarmi , e si faceva di brace se la guardavo io . Quando fui in collegio , un bel giorno vidi entrare in classe un ' esterna , che riconobbi subito per la figliola del botteghino , sebbene lei , tutta vergognosa , fingesse di non conoscermi . Allora , sempre dietro quella falsa idea che i bottegai fossero bassa gente , e l ' avere bottega fosse cosa umiliante , da vergognarsene , mi venne l ' ispirazione generosa di avvertire tutte le esterne che la mamma di quella ragazza aveva un botteghino da cartolaio nella contrada del collegio ; e che si guardassero bene dall ' andare là a provvedere i quaderni , ed i fogli da compiti , e le penne . Avrebbero potuto incontrarvi la ragazza , che ne sarebbe stata mortificata ... Era tanto timida ... bisognava risparmiarle un ' umiliazione . Le mie compagne , grulle quanto me , seguirono il generoso consiglio . Ed io era soddisfatta di me , ed un po ' gloriosa dell ' opera mia . Nel segreto del mio cuore mi aspettavo se non un ringraziamento , da quella ragazza , troppo timida per essere espansiva , uno sguardo di riconoscenza , una stretta di mano , un cenno qualunque che mi provasse che non era ingrata . Invece mi parve che diventasse ancora più selvatica , e che , quando per caso incontravo i suoi occhi , mi guardassero con un ' espressione di malevolenza . Ne concepii una triste idea del suo carattere , che non sentiva gratitudine per la squisita delicatezza del mio tratto , e tra me e le compagne se ne parlava con indignazione . Ve ne furono alcune che dissero : * « Meriterebbe che s ' andasse tutte quante a comperare quaderni e ogni cosa nel suo botteghino , per mortificarla ! » Ma io , clemente , le pregai di non farle subire un castigo così severo . Una mattina quella selvaggia entrò in iscuola più rossa e timida del solito , e passò alla cattedra a consegnare una lettera alla maestra ; poi , nel rasentare i nostri banchi da convittrici per andare al suo fra le esterne , che era più indietro , mi volse un ' occhiata addirittura di sfida . Io pensava che a questo mondo « si è più sovente puniti di una buona azione che d ' una cattiva » ; pensavo che a « far bene si trova male » ed altre riflessioni sull ' ingratitudine umana , quando la maestra , dopo aver letta la lettera , domandò alle esterne se era vero che avevano tutte cessato di provvedersi di quaderni alla bottega Tale dei tali . Si udirono vari sì male articolati , timidi , soffocati , poi una , la più ardita , si alzò e rispose francamente . * Sissignora . * Perchè ? * Ma ... perchè ora che viene a scuola con noi la figlia della ... cartolaia , non volevamo mortificare una nostra compagna andando a comperare ... non si sarebbe potuto fingere di ignorare che la sua mamma ha una bottega .... Io trovai quell ' esterna indelicata d ' aver detto tutto questo alla presenza della poveretta , ma arrossii di modesto orgoglio al pensiero che quella gentilezza l ' avevo immaginata io , e m ' aspettavo un po ' confusa che la maestra cercasse l ' origine della cosa , e mi lodasse pubblicamente .... Invece ella diede sulla voce all ' esterna . * Ma che bisogno c ' è di ignorare che la sua mamma ha una bottega ? Perchè volete che se ne debba mortificare ? Ne avete più di grullerie da mettervi in testa ? Quella buona signora ha cercato apposta un negozio nella contrada , per aver la pratica della scuola , e mi scrive lagnandosi di averla perduta , e domandandone il perchè . Sapete che la vostra stramberia la mette in tali imbarazzi da farle quasi chiudere il negozio ? È una crudeltà quella che avete fatto , oltre ad essere una sciocchezza . Il commercio , sia grande che piccolo , non ha mai fatto torto a nessuno .... E faccio grazie del resto della predica , che è facile immaginarsi . * * * Ai balli da bambini , i piccoli padroni di casa debbono sacrificarsi un pochino , ballando a preferenza con quelli che , o per essere troppo piccini o troppo timidi , rimangono trascurati . Alle volte vi sono bimbi che non sanno ancora ballare , ma al vedere quel movimento insolito , all ' udire la musica , sono invasi da una grande smania di prender parte all ' agitazione generale . I parenti li trattengono perchè non vadano ad impacciare le figure danzanti ; e loro , se sono docili , obbediscono a malincuore ; se sono indisciplinati fanno dei capricci ; ad ogni modo , invece di divertirsi si trovano contrariati ed infelici . Un po ' di abnegazione da parte dei piccoli padroni di casa , che tratto tratto li vadano a prendere , e , tenendoli per le manine li facciano saltare in giro , dando loro l ' illusione di ballare come gli altri , basterebbe ad evitare ogni guaio . E la gioia di vedere quelle piccole creaturine col visetto infiammato , la bocchina aperta in un riso tripudiante , e gli occhietti scintillanti di piacere , darà a quei buoni figlioli un largo compenso pel piccolo sacrificio che fanno . È così bello il sentire che abbiamo in noi la facoltà di rendere qualcheduno felice ! Ed è così triste veder piangere quei cari piccolini che non sanno ancora nulla della vita ! Quest ' inverno andai più volte ad un ballo settimanale pei bambini , dove c ' era sempre una povera fanciulletta inferma . Aveva sette anni e stava ancora in braccio alla bambinaia ; non poteva nè camminare nè moversi , e parlava con fatica . Ed era una cosa commovente e cara vedere alcune giovinette che appena avevano cessato di ballare , non dimenticavano mai d ' andare un momento a farla discorrere , a portarle un confetto , un fiore . Al buffet era una nobile gara a chi prenderebbe prima il gelato da offrire alla piccola inferma ; e bisognava vedere con che buon garbo glielo facevano pigliare , * perchè non poteva fare da sè * e come le parlavano di cose serene senza mai alludere alla sua disgrazia . Debbono avere un bel cuore ed una buona mamma le bambine che sanno , nella foga d ' un divertimento , comportarsi a questo modo . Udii una bellissima e giovane mamma , che esortava la sua bambina ad imitarle . * Se ci vai , le diceva , se ti fai forza per vincere la tua timidezza * perchè non ti farei il torto di credere che sia ripugnanza o mala voglia , * più tardi ti troverai contenta di pensare che quella povera bimba malata si ricorderà di te , e ti vorrà bene , perchè sarai stata cortese con lei e l ' avrai aiutata con qualche buona parola a dimenticare che non può muoversi e divertirsi come le altre . La bambina esitava sempre ; crollava le spalline , faceva delle smorfiette un pochino sprezzanti , un pochino altere . Ah ! lei non sapeva , poverina , cosa fossero malattia , privazioni , sofferenza . Chissà forse che nel suo piccolo cervello inconsapevole sentisse una certa vanità del proprio benessere , della propria bellezza , e credesse di umiliarsi accostandosi a quella bimba disgraziata e sdegnasse di farlo . Allora la bella e buona mammina fece il viso serio e disse : * Io t ' ho dato un consiglio , t ' ho detto quello che sarebbe tuo dovere . Pensaci e fa come il cuore ti dice . Non voglio farti far nulla per forza . Ma mentre parlava era triste , e poco dopo , non trovandola più accanto a me , guardai in giro e la vidi inginocchiata presso la bimba malata che la faceva discorrere e la divertiva . Le mamme buone fanno come Gesù Cristo ; predicano colla parola e coll ' esempio , ed i bambini , fortunati loro ! non hanno che imitarle . * * * Una delle cose che incontra più resistenza presso i fanciulli è l ' adempimento dei doveri religiosi . Non è il caso di discorrere qui del grado di devozione che possono avere , e tanto meno di discutere sulla maggiore o minore utilità delle pratiche religiose in rapporto alla loro età , ecc . Le modeste frivole convenienze sociali , che formano il tema di questo modesto e frivolo libriccino , s ' insuperbirebbero troppo di vedersi un momento innalzare al grado d ' una questione religiosa ; e le famiglie mi direbbero , con ragione , che sono uscita dalla linea di demarcazione che mi ha tracciata il titolo del mio lavoro . Del resto , parlo ora ai fanciulli ; e , per loro , il sistema adottato dalla loro famiglia per educarli è sempre il migliore . Se la mamma , il babbo , o chi per loro , crede bene di condurli in chiesa , qualunque sia la disposizione del loro spirito , debbono starci con un contegno rispettoso e tranquillo . Non borbottino all ' orecchio di chi li accompagna , non urtino col gomito i fratellini o gli amici , non sussurrino fra loro , non ridano , non si voltino a guardare qua e là : e quando si cantano salmi o litanie non strillino come matti per il piacere di cantare , se sanno d ' aver la voce stonata , come è frequente nei bambini , che metterebbe la confusione nel coro . E qui debbo far punto . Sento dire che il mio lavoro non è destinato specialmente ai bambini . Tutt ' alpiù , è permesso loro di occupare le poche pagine che ho scritte fin , qui nel libro scritto per le loro sorelle , le loro mamme , ed anche un poco pei loro babbi . Che farei , miei piccoli amici ? Per ora dobbiamo lasciarci . Ma lo faccio con rincrescimento . È vero , le loro mamme li guideranno assai meglio di me . Ma ciò non toglie che avrei voluto farlo un po ' più lungamente anch ' io . Non ne ho forse il diritto , io la bisnonna centenaria di parecchie generazioni ? Forse un giorno riprenderò questo lavoro , lo amplierò , lo completerò , e ne farò un volume a parte , dedicato unicamente all ' infanzia , ai volti rosei , alle testine bionde , che Dio le benedica ! Intanto , quando , parlando alle mamme , avrò ancora , per inciso a parlar di loro , saranno le ore meno faticose , le più care di questo lavoro , arduo per me , e forse seccante per chi lo legga . Purchè non riesca inutile affatto , sarà già qualche cosa . PARTE SECONDA LUCI ED OMBRE CAPITOLO I . La signorina . In casa * Visite * Pranzi * Balli * Ospiti in casa altrui * Ai bagni ed in villa * Corrispondenza . Quando penso che questo capitolo , dedicato alle giovinette che sono tutte freschezza , tutte azzurro , tutte luce , debbo cominciarlo brontolando , m ' indispettisco contro me stessa . Sono dunque tanto decrepita , da non saper più sorridere ai vent ' anni sereni e biondi ? Ebbene no . Non voglio brontolare . C ' è sempre modo di dire con garbo anche le cose più dispiacevoli . È una scoperta che hanno fatto i farmacisti quando hanno inventato di inargentare le pillole . Io non posso inargentare la mia vecchia persona . Ma mi riparerò all ' ombra d ' un poeta moderno e simpatico . Traverso l ' azzurro della sua leggenda , apparirà meno uggiosa la tinta grigia de ' miei consigli . * Sono state al teatro a sentire la Partita a scacchi , signorine ? * Il babbo dice che le signorine non debbono andare alla commedia . * È vero . Allora l ' avranno letta ? Neppure ? Ebbene , in quella Partita a scacchi c ' è una fanciulla giovane come loro , bella come loro , bionda come le visioni dei poeti , placida come l ' innocenza , serena come un lembo di cielo . Si chiama Jolanda . È una figlia unica , ricca come una miniera , nobile come una regina . Ed elegante poi ! N ' hanno voglia loro , mie giovani lettrici , di studiare abbigliature e di mutarle ? Jolanda non avrebbe che a comparire , per ecclissarle tutte . Portava in casa un abito lungo a strascico , di raso azzurro , guarnito d ' ermellino , rialzato da un lato sopra una gonna di velluto ; ed aveva le treccie cadenti ; due lunghe treccie bionde , morbide , lucenti .... Oh le belle treccie di Jolanda ! Non c ' era partito così splendido , che fosse superiore a quella ricchezza di treccie . E Jolanda viveva solitaria col suo babbo in un vecchio castello , dove i giorni erano tutti uguali , dove non c ' era mai ricevimento , punto feste , punto teatri , e se capitava una visita , era un avvenimento . Loro pensano di certo : * Come doveva annoiarsi , poverina ! Ebbene no , signorine mie . E qui sta tutto il merito di Jolanda . Sapeva amare la sua casa , sapeva starci . È appunto l ' argomento su cui ero disposta a brontolare in principio di questo capitolo . Via . Una mano alla coscienza , belle fanciulle . Nella situazione di Jolanda , in un completo isolamento dove , se un poeta non gliel ' avesse condotto , non sarebbe capitato forse mai un giovine per apprezzare la sua bellezza , come sarebbero state tristi loro ! Come avrebbero deplorata la loro miseria , e pensato giorno e notte al pericolo tremendo di rimaner zitellone ! Ed il povero babbo , invece d ' una compagna gioconda e serena , si sarebbe visto accanto un viso allungato , una fronte accigliata ; ed in ogni atto della sua figliola avrebbe indovinata la noia della sua casa , della sua compagnia , ed il desiderio crudele d ' essere altrove . Eppure Jolanda non era insensibile nè senza aspirazioni . Lei stessa diceva una sera al suo babbo : " Anch ' io , Quando mi trovo sola meco stessa e con Dio , Sogno talora i gaudi dell ' amore , e mi sento Addormentarmi l ' anima tutta in un rapimento . " A quei tempi le signorine educate parlavano in versi . Ora però si può anche farne a meno . E fingo che il mio fato conduca un forte e bello A superar la fossa del mio patrio castello . Lo ascolto in tuon sommesso mormorarmi parole Più ardenti e più feconde che la luce del sole , E lo sguardo negli occhi che divampano fuoco E mi cullo in visioni celesti ... e a poco a poco Mi risveglio ... e le sale del mio patrio castello Non suonan mai dei passi di questo forte e bello . Ebbene , cosa importa ? Il forte e bello non compariva , e Jolanda era sempre lieta ugualmente come un raggio di sole . Non parlava mai di quando sarebbe maritata ; il babbo le diceva : * Bada , Jolanda , non si vive isolati . Se non accetti qualche partito fra quelli che ti sono offerti , corri il rischio di rimanere zitellona . Provvedi al tuo avvenire . Jolanda rispondeva celiando : " Sì , fonderò un convento per farmene badessa . " E discorreva del tempo , dei boscaioli , delle vecchie piante che finiscono nel focolare , e s ' interessava ai racconti del babbo , che le ripeteva le sue gesta giovanili o le narrava una certa fiaba di Aroldo e il suo corsiero ; in fine stava là in quelle antiche stanze solitarie come un augello nel suo nido , il quale vi si trova bene , e vi si adagia come se dovesse rimanervi tutta l ' eternità , salvo a volarne via l ' indomani s ' intende . Loro invece , signorine ... scusino , bisogna pur venirci a questa conclusione ; * le favole sarebbero pur belle se non avessero la morale in fondo , ma , poichè ce l ' hanno inventata , lascino che io la metta come si faceva ai miei tempi , * loro dunque , non s ' adagiano punto nella loro casa , nè come l ' augello nel nido , nè come nessun ' altra immagine di cosa adagiata . Ci stanno , salvo il rispetto , come il diavolo in una ampolla . Sono irrequiete , impensierite . La loro mente non è lì . Ogni giorno si meravigliano , si impazientano di esserci ancora , come se la casa paterna fosse un albergo , o un ponte gettato tra il collegio e la casa coniugale , e da traversarsi in fretta , per paura che si rompa sotto i piedi . Non saranno tutte così ; ne convengo , almeno lo spero . Ma conobbi molte , moltissime fanciulle ; ed , eccettuate ben poche , tutte dimostravano una tale impazienza di maritarsi , da dar ragione al signor Achille Torelli , nel ritratto poco lusinghiero che ha fatto della Fanciulla . Sovente ho udito una giovinetta dire : * Quando sarò a casa mia , farò questo o quell ' altro ; ed intendeva : quando sarò maritata . Che impressione doveva fare al babbo , alla mamma , l ' udire che la loro figliola non si sentiva a casa sua , in mezzo a loro e nella loro casa ! Se si tratta d ' andare in campagna , dove non c ' è altra compagnia che le persone di casa , si mostrano disgustate e non mancano di parlare di quella loro miseria , come vestali che stiano per essere sepolte vive . Ma i loro genitori cosa sono ? Per riguardo a loro , e per il rispetto a quel dolore che dovranno provare , staccandosi dalla loro figliola per darla ad uno sposo , una signorina educata non dovrà mai dimostrare che desidera appunto di dar loro quel dolore , e che non ci prende parte . Lo sposo stesso , che un giorno la piglierà , è già implicitamente offeso da quella smania di maritarsi , che gli dice anticipatamente : * Badi , ch ' io lo sposo perchè non vedo l ' ora di diventare una signora , e non per lei . Se un altro fosse capitato prima , avrei preso quello . Senza contare poi il ridicolo che matura sul capo di quelle che , poverette , non trovano marito . Si sente ogni giorno dire dall ' una o dall ' altra : * La signorina tale ha già trentacinque anni . E non ha ancora marito ! * Poveretta , dopo averlo desiderato tanto * Si ricorda lei ? Diceva sempre : Quando sarò maritata .... * Ed il corredo che preparava ? * E quando si ricamava quella bella pezzuola , quante volte ha detto : " Per ora non lo porto ; servirà per quando sarò , maritata . " * Ora può servirsene per asciugar le lagrime ogni volta che si marita qualcun ' altra . Una signorina non dovrebbe mai dire : " quando sarò maritata " se non dopo essere fidanzata . Allora è un fatto che si prepara ; non è più una supposizione nè una speranza , e potrà parlarne liberamente . Prima no . E se taluno le dicesse quella parola , dovrebbe rispondere : * Io non so se mi mariterò . Non ci penso . Sto tanto bene in casa mia .... E debbono procurare di starci bene davvero , e di buon umore come si conviene alla loro età . Credano a me , il mostrarsi desiderose di marito , annoiate della propria casa e della propria famiglia , ha fatto invecchiar nubili tante belle ragazze . E la giocondità , la pace , l ' amore del nido paterno , non ha mai impedito ad un augello di scioglierne il volo , nè ad una bella Jolanda di udirsi dire da un paggio innamorato , davanti a testimoni però : " Ti guardavo negli occhi , che sono tanto belli . " * * * Qualche volta i babbi , i nonni sono molto vecchi ; e , si sa , i vecchi sono spesso noiosi . Ho io bisogno di dir loro , signorine mie , che sarebbe oltremodo scortese il lasciar trasparire , da un atto , dalla fisonomia , da un momento di distrazione , il tedio che ispirano ? L ' ho detto ai bambini , perchè , poverini , non sanno ancora cosa sia mondo . Ma loro , signorine , ad educazione finita , non possono aver bisogno di questi insegnamenti . So bene che non si dimeneranno sulla sedia , nè si divertiranno a sciupare i nastri e le frangie dei vestiti per trastullarsi , mentre gli altri parlano di cose che non le interessano ; però talora , me lo lascino dire , si permettono il ripiego che ho suggerito ai bambini : si distraggono . L ' ho suggerito ai bambini , non per evitare i discorsi noiosi che vengono fatti direttamente a loro ; ma pel caso in cui altri parlasse , loro presenti , di cose che non li riguardano e che non capiscono . Invece accade spesso che un vecchio parente fa un lungo racconto ad una figlia , ad una nipote ; il racconto della sua giornata , o di qualche suo malanno . Ed intanto la signorina pensa a quel forte e bello di là da venire , al quale Jolanda pensava soltanto quand ' era sola con sè stessa e con Dio ; ed il narratore domanda : * Che te ne pare ? Come ti regoleresti tu ? * Lo sposerei ... Ah ! scusi ; sa , zio ? ero distratta . Per una signorina gentile , una simile confessione scortese ad un vecchio dev ' essere talmente umiliante e penosa , da farle ascoltare con attenzione inalterata tutte le lamentazioni di Geremia , lasciando al piagnoloso profeta l ' illusione di essere il più ameno narratore del mondo . Questa indifferenza delle fanciulle , questa noncuranza per tutto quanto non riguarda il loro avvenire , si rivela in tutte le occasioni . Le grandi feste di famiglia , quando si raduna tutta la parentela a pranzo , i ricordi che vi si evocano , lo scambio dei doni , le occupazioni del babbo , i suoi studi , tutto questo le lascia fredde . Ho vedute delle fanciulle passare delle ore in famiglia senza parlare , con un fare svogliato , ed animarsi soltanto all ' entrare di un giovine visitatore . Ne ho vedute altre ricevere senza nessuna dimostrazione di gioia i doni dei parenti a Natale o a capo d ' anno , senza neppure scartocciarli , riservandosi a guardarli più tardi . Tutto questo è penoso a vedersi . Sono i servitori a cui si dà la mancia , che non debbono osservarla subito per non aver l ' aria di contare i quattrini ; ma un dono bisogna vederlo ed ammirarlo molto , e dichiararlo magnifico , fosse pure miserabile e di cattivo gusto : e ringraziare con espansione . Ai vecchi amici di casa , ai vecchi parenti ed a tutte le signorine della parentela o dell ' intimità , le giovinette dovranno fare auguri o doni all ' occasione dell ' onomastico o del natalizio . Ammetto che è difficile trovare ogni anno , e tante volte qualche cosa di nuovo da dire nelle identiche circostanze . Ma il farlo con aria infastidita non facilita la cosa . Il borbottare , il lagnarsi di quel compito forzato , è quanto dire a chi sente : * Vedete ? Quando verrà la vostra festa mi costerà tanta noia così il farvi gli auguri ... E la causa è sempre la stessa . È il pensiero costante dell ' avvenire , di un affetto più grande e più forte , che impedisce a quei giovani cuori di sentire l ' amicizia , l ' amicizia calma e serena , che dura anche dopo l ' amore svanito , e ce ne consola . Se un precedente stabilito non ci fa sapere che un amico festeggia un natalizio , sarà bene fargli gli auguri per l ' onomastico , perchè questo non calcola l ' età come il compleanno indiscreto , il quale pare studiato apposta per non lasciarci dimenticare le tristi verità : che il tempo passa , che s ' invecchia , che la morte s ' avanza . * * * A ' miei tempi , * tempi delle vecchie mamme , delle nonne , delle bisnonne , * le donne non ricevevano l ' istruzione che si dà ora alle fanciulle . Allora era generale l ' opinione dell ' Arnolphe di Molière circa le donne : " C ' est assez pour elle , à vous en bien parler , De savoir prier Dieu , m ' aimer , coudre et filer . Ora le giovinette escono dalle scuole dotte come tanti piccoli professori . Guardano il mondo dall ' alto della loro dottrina geografica , senza mai scambiare un punto per un altro . Sanno perchè il Vesuvio erutta vampe e lava , e perchè la luna splende d ' una luce scialba ; ed il sole abbaglia coi suoi raggi ; e dove scalda più e dove meno ; ed un mondo di cose alle quali , ai miei tempi , non si pensava nemmanco . E non hanno paura a parlar di storia , nè di letteratura , e neppur d ' algebra . E se non parlano di politica , è perchè sanno che è cosa uggiosa ; l ' hanno imparato studiando gli uomini . E , per un vezzo grazioso , tutto femminile , dicono ad ogni tratto : * Voi altri che sapete di politica .... Oh , io di politica non ne capisco nulla ! ... C ' è ancora il sultano di Turchia ? ... Ed a San Marino hanno sempre la Repubblica ? Ma chi ci crede ? Se volessero , con quelle piccole menti intelligenti ed erudite , terrebbero testa agli uomini anche in politica . Fanno bene a non tentarlo , del resto . Ma dov ' eravamo ? Ah sì ! All ' uscir della scuola . Le signorine con quel po ' di coltura , non hanno difficoltà a trovare i lati deboli dell ' istruzione delle mamme . Quanta delicatezza ci vuole per non mostrare di trovarli , e per fare che lei stessa , la buona mamma , non si avveda della superiorità intellettuale della figliola ! Ho conosciuto una signora allevata in provincia , maritata a sedici anni , e subito divenuta madre di bambini che aveva allattati tutti lei stessa , dal primo all ' ottavo . Prima di maritarsi aveva fatte due classi elementari , e poi non ci aveva pensato più . Poco aveva trovato tempo di leggere con quel po ' di maternità . Per cui di rado imbroccava , quando voleva fare un discorso , altrimenti che nel dialetto lombardo al quale era avvezza . Un giorno , dopo aver letto non so che cronaca di giornale , disse : * Si fabbrica una casa sul Corso che ha da essere una meraviglia . L ' articolo che ne parlava cominciava : È delizia . E di questi granchi ne pescava sovente ! Quella sera sua figlia , uscita allora allora di collegio , esclamò ridendo : * Chi sa perchè le mamme , quando non parlano di cose casalinghe , dicono sempre spropositi ? Credeva di essere una fanciulla di spirito . Non abbiano mai dello spirito a questo prezzo , mie gentili lettrici : la mamma diceva spropositi , ma le figlie fanno uno sproposito ben più grave mancando di rispetto alla madre ed umiliandola . Se la mamma non sa parlare perfettamente in buona lingua , la figlia deve sempre parlare il dialetto quand ' è presente lei , per evitare che sia messa nella necessità di prendere qualche cantonata . E , se ci casca , la figlia deve mutar discorso , affinchè la sua serietà ed il suo rispetto , impediscano di ridere ed impongano il rispetto anche agli altri . Ma per fortuna le signore tanto ignoranti si fanno sempre più rare . Le signore anche attempate , in generale , parlano bene , e suppliscono col buon senso naturale , a quella mancanza di coltura che è una conseguenza del tempo in cui furono educate . Basterà che la figliola eviti di mettere il discorso su argomenti astrusi , li tronchi se altri li ha intavolati , o non vi prenda parte ; e la mamma non sarà costretta ad astenersi da una conversazione alla quale prende parte sua figlia o a fare cattiva figura . E badino che , quando dico conversazione , non intendo soltanto le conversazioni con estranei : ma anche quelle del focolare , dove importa più che mai di mantenere il prestigio della mamma presso i fratellini , e di frenare i figli giovinotti sulla via sdrucciola dell ' irriverenza , sulla quale si avviano tanto presto ai nostri giorni . Non posso credere che esista nel mondo incivilito una signorina che sieda al suo posto a tavola , prima che siano seduti il babbo e la mamma , e le altre persone vecchie , e signore maritate che fanno parte della famiglia . Ma dato il caso , tutto è possibile a questo mondo , che fra le mie lettrici vi fosse una piccola ostrogota , la quale si trovi una simile macchia sulla coscienza , non lo dica a nessuno per carità ; e si sorvegli bene per l ' avvenire . In nessuna circostanza , in nessuna età della vita , bisogna lasciar andare il proprio contegno sulle massime volgari ed egoistiche : « In famiglia ci si deve trattare in confidenza . In famiglia non si fanno complimenti . » È in famiglia che passiamo la massima parte della nostra vita , ed è là , più che altrove , che bisogna serbare inalterata quella reciprocità di riguardi , quella cortesia squisita di modi , che sono fra le migliori espressioni dell ' affetto , e senza di cui non c ' è gentilezza d ' animo possibile . Ho conosciuto una signorina bella come un amore , ( non ne ho mai visti di veri , ma parlo di quelli dipinti ) , intelligente , onestissima . Ma aveva modi , se non affatto aspri , asciutti . Di rado diceva una parola espansiva ; si alzava , si coricava , usciva di casa , rientrava , senza mai gettare le braccia al collo ai suoi genitori , nè dar loro un bacio ; colle amiche era fredda , aveva l ' aria di diffidarne , di star sempre in guardia . Malgrado la sua bellezza non ispirò mai nessuna simpatia , rimase senza marito , fece il vuoto intorno a sè . Gentilezza continua , inalterata , colla propria famiglia ; espansione , cordialità con tutti , sono le doti essenziali d ' una signora , la vera base della civiltà ; e sopratutto deve saper interessarsi anche delle cose che non la riguardano personalmente , delle occupazioni , delle gioie e dei dolori degli altri . * * * Vi sono paesi dove le signorine non prendono parte alle visite che riceve o che fa la loro mamma . Da noi quest ' ostracismo per le fanciulle non è ammesso , e credo sia meglio . Dall ' oggi al domani una signorina si marita : se è affatto nuova alle visite , come potrà disimpegnarsene ? In Francia le signorine prendono parte alle visite , ma non parlano mai , se non sono interrogate , ed anche allora si limitano ad una risposta . Tutto questo è artificioso , forzato , è una ipocrisia . Fra persone educate non si tengono mai , presente una signorina , discorsi che lei non possa ascoltare e comprendere senza arrossire . Sarebbe una sconvenienza senza nome , e nessuna padrona di casa potrebbe tollerarla . Quale è dunque la ragione per cui una signorina non potrebbe prender parte alla conversazione ? Proprio non la vedo . Conosco molte signorine che discorrono , con moderazione , soltanto delle cose di cui sanno di poter parlare * d ' arte , di letteratura , di balli , di nuove della città * senza mai scendere a pettegolezzi nè darsi arie dottorali , colla schiettezza e la giocondità che sono proprie della giovinezza , colla sua fede ed i suoi entusiasmi ; e le trovo adorabili , e vedo che tutte le simpatie si raccolgono intorno a loro . Questo non vuol dire che una signorina possa intavolare lei un discorso , dove ci sono delle signore per farlo . Se però fra le visitatrici vi sono altre fanciulle o qualche signora giovane di sua confidenza , potrà benissimo la signorina di casa prendere l ' iniziativa d ' un discorso . Ricevendo visite in casa sua una giovinetta non prende mai posto nè sul divano , nè ai lati del camino . Si alzerà ad incontrare tutte le signore , e si collocherà accanto a loro all ' ultimo posto ; se c ' è una signorina le starà accosto ; se sono più d ' una , siederà in mezzo a loro . Quando una signora , o anche un visitatore , si alza per uscire , se la casa non è abbastanza ricca perchè vi sia sempre qualche servitore in anticamera , la signorina suonerà il campanello perchè una persona di servizio vi si trovi ad aprire l ' uscio . Trattandosi d ' un uomo però , dovrà lasciarsi salutare prima da seduta , e non alzarsi per suonare il campanello , se non quando lui sarà per uscir dalla sala . Le convenzioni vogliono che una signorina non sia mai la prima ad osservare che una visita è stata breve , nè insista perchè si prolunghi . Questo riguarda sua madre . Non deve mai domandar conto alle visitatrici dei loro figli , dei fratelli , dei cognati , quando sono giovinotti . Si deve limitare ad informarsi , delle signore , dei vecchi , dei mariti , dei bambini . È una affettazione ipocrita , ed io non l ' approvo . Ma l ' uso ne ha fatta una legge , che ora però si va perdendo . E badino di non dire a nessuno : Come sta il suo signor padre o la sua signora madre , ecc . Non si sono mai trovate a sentire le vecchie commedie in cui i personaggi parlano così ! A noi fa un effetto strano ; sembra uno scherzo . Se la situazione sociale della persona a cui parliamo non è differente della nostra , si dice semplicemente il suo babbo , la sua mamma . Se poi si tratta di persone di gran soggezione , invece di nominarle col titolo di parentela , si dirà : Come sta il conte ? La contessa ? Il commendatore ? Il presidente ? Il duca ? ecc . , ecc . Alle persone che ci sono superiori non si mandano saluti ; sarebbe un atto di confidenza . S ' immagini un povero scrittorello , un professorello , un concertista ricevuto dalla Regina , il quale nel congedarsi dicesse : Maestà , mi saluti il Re ! Andando a far visite una signorina , sia a piedi che in carrozza , lascierà la destra alla mamma . Se è col babbo , accetterà lei la destra , se le è offerta . Non avrà carte da visita , s ' intende . Se è figlia unica , può avere un biglietto collettivo colla mamma : Signora e signorina tale . È però un ' usanza imitata affatto dai Francesi . Da noi nessuno si chiama signora nè signorina sulla carta di visita . Si mette soltanto nome , cognome e titolo , se c ' è , e la figlia scrive a matita il proprio nome sotto quello della madre . Entrando in una sala una signorina siede accanto alla sua mamma , o accanto alla signorina di casa , se c ' è . Se la padrona di casa le accenna un posto , anche al suo fianco , lo deve accettare senza complimenti , in atto d ' obbedienza . Questo genere di complimenti indicano un sentimento di eguaglianza , che una giovinetta non può arrogarsi con una signora . Cederà poi quel posto d ' onore alla prima signora che entrerà . In tal caso dovrà evitare di impegnare una questione noiosa . Dovrà alzarsi , ed accennando in atto di offerta il sedile abbandonato , andar subito a sedere presso sua madre . È affatto provinciale l ' usanza di certe signorine , di offrire alle figlie delle visitatrici di passare in un ' altra stanza , o di andare con loro al balcone . Questo fa supporre discorsi secreti , che offendono le mamme , e fanno torto alle signorine . L ' uscire sul balcone poi , perchè sono signorine , mentre le signore rimangono in sala , vuol dire : * " Dacchè non abbiamo ancora trovato un compratore , andiamo a metterci in mostra ; chi sa ? " Se la signora di casa è una di quelle adorabili persone attempate , che amano la gioventù , e la trattano con quell ' aria di dolce protezione che invita l ' affetto , una signorina farà bene a porgere il volto in atto di domandare un bacio nel congedarsi . Altrimenti cercherà , nello stringerle la mano , di accentuar molto l ' inchino , in modo di escludere quel che c ' è di confidenziale in quell ' atto . Se una signorina non ha madre , e fa o riceve visite colla istitutrice , deve lasciare a lei il posto alla destra del camino o del divano , con quella deferenza che è sempre dovuta da una giovinetta ai superiori . Però sarà lei che osserverà che la visita fu breve quando una signora si alza per congedarsi , e che insisterà presso le persone intime , perchè si trattengano più a lungo . In tali circostanze , se c ' è qualche invito affatto privato e confidenziale ( non potrebbero essere differenti , perchè in una famiglia senza signore non si fanno inviti ) , toccherà alla signorina il farlo . Potrà benissimo pregare un ' amica di rimanere a pranzo , o a passare la sera ; o di andare in campagna con lei . Ma non mancherà mai di dire che farà molto piacere anche al babbo ed all ' istitutrice ; e pregherà questa di unire le sue insistenze alle proprie , affinchè la povera signora , condannata dalle circostanze a vivere in una casa che non è la sua , non se ne senta troppo estranea , e messa da parte . Gli stessi riguardi dovrà usare ad una zia , o ad una parente qualsiasi che vivesse con lei . * * * Una signorina potrà accettare di pranzare da un ' amica , e rimanerci , anche sola , sotto la custodia della signora di casa . Ma ad un pranzo d ' invito non andrà se non accompagnata da una signora . Tutto quanto è bello , grazioso , rasserena lo spirito ; e se c ' è momento in cui tutti desideriamo di essere di buon umore , e di veder tutti allegri e contenti , è quando sediamo a tavola . Per questa ragione io non finirò mai di ammirare l ' abitudine degli Inglesi , che , anche in famiglia , non mancano mai di abbigliarsi per andare a pranzo . E pure per questa ragione che le abbigliature da pranzo , parlo dei pranzi d ' invito , anche tra noi si usa farle più ardite ed eleganti da quella da visita e da passeggio . Le signorine dovranno scegliere fra i loro vestiti della stagione il più fresco e gaio . O , se si mettono un abito scuro , lo rallegreranno con fiocchi di nastri azzurri , rosei o rossi o di quel colore che la moda favorisce , in modo da far iscomparire la severità della tinta . Del resto , non c ' è signora nè signorina che non possieda qualche abito bianco , e quello sta sempre bene ed è sempre elegante . Non dovrei supporre che una padrona di casa , dando un pranzo , possa commettere la sconvenienza di collocare una signorina accanto ad un giovinotto . Ma siccome : " Tutto è possibile sotto il sole " ed " Errare humanum est " ed " Error non è frode " ed " Il giusto cade sette volte al giorno " e mille altri proverbi , che non ripeto ( perchè il dirne parecchi è una inciviltà condannata dai vecchi galatei ) , potrebbe darsi che una padrona di casa un po ' inesperta cadesse in quell ' errore , tanto per dimostrare ancora una volta che " non tutte le ciambelle riescono col buco . " Per carità , signorine mie , se codesto accadesse , si guardino bene dal fare la menoma osservazione e neppure un segno di meraviglia . Sarebbe rivolgere un rimprovero crudele alla signora che le ha collocate così . Quando io era giovane , in temporibus illis , fui invitata ad una sagra di villaggio in una famiglia di ricchi proprietarii . Dopo il pranzo e le feste del giorno , si doveva ballare , per cui c ' erano invitate molte signorine e molti giovinotti . Quella buona padrona di casa provinciale , avvezza alla semplice verità della natura in mezzo alla quale viveva , doveva aver fatto questo ragionamento : * Se fra due ore i giovinotti e le fanciulle che ho invitati dovranno prendersi per le mani , abbraccíarsi , e circolare appaíati a due a due come colombelle , non ci può essere una ragione al mondo perchè si scandolezzino di trovarsi seduti accanto a tavola . Era una logica da dar dei punti ad Aristotile . E lei agì come avea pensato , e collocò a tavola ogni signorina accanto ad un giovinotto . Tutte fecero " a mauvais jeu bonne mine " , e molte mi confessarono che non l ' avevano trovato un troppo mauvais jeu . Ma una , una sola , una signorina di villaggio , che era uscita per l ' appunto di collegio , cominciò a guardarsi intorno impaurita , come se i due che aveva ai lati fossero due leoni pronti a farla a brani , o due Don Giovanni venuti là per rapirla . Uno , che non era punto Don Giovanni , ed ancora meno lion , si sentì tutto confuso , si fece rosso , e tirò in là la sedia , come se temesse di sporcare quella signorina ; ma l ' altro fece le viste di nulla , le offrì da bere , e tutti i piccoli servigi che un uomo non manca mai di offrire ad una vicina di tavola . Bisognava vedere l ' aria diffidente e l ' esagerazione di riserbo di cui s ' armò quella poveretta ! Parlava a monosillabi . Rifiutava tutto , era tutta sulle difese , pareva che fino i fiocchi del suo vestito appuntassero le nocche ed i capi come armi difensive . Il suo babbo , dall ' altro lato della tavola , fremeva , Finalmente , vedendo che era giunta al dessert respingendo ogni piatto , e stava per rifiutare le frutta che il suo vicino le porgeva , le gridò : * Via , accetta una volta ! Non è veleno . * Ah ! era di questo che aveva paura , signorina ? ed io che mi lusingavo che avesse paura di me ! le disse il suo vicino . La lezione era meritata . È appunto in tali circostanze eccezionali , che una signorina può mostrare di sapersi condurre dignitosamente senza darsi quell ' aria di noli me tangere , che la rende antipatica , e senza incoraggiare una confidenza sconveniente . Altre volte era di rigore che le signorine mangiassero pochissimo , e non bevessero vino affatto . Per cui riuscivano commensali punto piacevoli . In qualunque modo si volesse interpretarla , quella continenza cenobitica , era una sciocchezza . Le fanciulle intendevano con quel mezzo di atteggiarsi ad un sentimentalismo ideale , non d ' altro nudrito che di poesia e di sogni . Era un ' idea da précieuses ridicules . Le mamme incoraggiavano quella manìa , ed all ' occorrenza l ' imponevano , volendo con quel mezzo dire ai giovinotti : * Vedano come mangia pochino la mia figliola . E non beve punto . La sposino , via . Non costa nulla a mantenerla . Era un calcolo da Arpagone . Ora , se Dio vuole , il sentimentalismo è passato di moda . E , non fosse che per quest ' unica riforma , benedetto il realismo ! Le giovinette sono tornate ad esser loro stesse , col loro appetito giovanile : ed a tavola lavorano coi loro dentini , che è una benedizione , un ' allegrezza guardarle . Se qualcuna delle mie lettrici era rimasta in arretrato , ora lo sa . La civiltà vieta soltanto di trasmodare . Ma vieta altrettanto severamente di rifiutare ogni cosa , di mangiare a fior di labbra , di lasciare la roba nel piatto , di rifuggire dai vini , quasi si volesse dire ai padroni di casa : Io non so che farmene di tutto questo . Il vostro pranzo mi mette la nausea . Quando si è a questi estremi bisogna non accettar l ' invito . Se sapessero come è bella e come piace la gioventù robusta , e francamente allegra , che Dio la benedica ! Se la padrona di casa fa posare dal servitore il vassoio del caffè , dopo che i convitati sono passati in sala , ed offre lei stessa le tazze , le signorine debbono subito accorrere ad aiutarla . Dovranno però servire soltanto le signore ed i vecchi . Una signorina non porge mai la tazza ad un giovine , a meno che sia suo fratello . Ed ancora ha l ' aria d ' uno scherzo . Dopo aver assistito ad un pranzo , una signorina è tenuta ad accompagnare la madre nella visita che rende , entro gli otto giorni , alla famiglia da cui ebbe l ' invito : e dovrà anche lei lodare la compagnia che vi ha trovata , la disposizione della tavola , i fiori , l ' allegrezza che si è goduta , infine quel che c ' era da lodare .... ed anche un pochino quel che non c ' era * * * In teatro una signorina non va mai scollata . Se l ' abito ha lo scollo , lo porta con una modestina dí tulle . È verissimo che ora molte giovinette vanno scollate come le signore ; ma la questione è dì sapere se fanno bene . Ad ogni modo non sono in regola colle convenienze . Una signorina mi osserva a questo proposito che . " È meglio errar con molti che esser savio solo . " Ma io rispondo con un altro proverbio che dice : " L ' uso serve di tetto a molti abusi . " E con un altro ancora : " Cosa rara è la più cara . " Così , punto scollature . Pochissimi gioielli . I Francesi dicono : Les diamants sont faits pour les têtes brunes ; les fleurs sont faites pour les têtes blondes . Ma , finchè sono teste da fanciulla , anche le teste più brune debbono accontentarsi dei fiori . Per portare i diamanti ci vuole il permesso della Chiesa , ed anche del Municipio . Ma credano a me , signorine , non ci perdono nulla . Il diamante ha un pregio convenzionale : il fiore è una cosa bella davvero . Le arti belle hanno sempre imitati i fiori . Ma soltanto il commercio , che specula sulla vanità , ha imitato i brillanti . Neppure la catenella dell ' orologio è concessa ad una signorina che vuole osservare tutte le regole di convenienza . Ed infatti , dacchè quello è il primo dono che le deve offrire lo sposo , se l ' ha già portata fin allora , non le fa più quell ' impressione nuova ; non è più un simbolo . Quando si domanda : * Ma è ben sicuro che la signorina tale sia sposa ? Altri risponde : * Pensi ! Ha già la catena ! L ' abbigliatura d ' una giovinetta dev ' essere semplice . Ma badino certe signorine e certe mamme che hanno l ' abitudine di prender le parole a rigor di lettera , che semplice , quando si parla di vestiti , vuol dire appunto d ' una stoffa di poco valore , adatta per fanciulle , senza trine antiche , senza ornamenti costosi . Ma la semplicità d ' un abito da serata non ne esclude l ' eleganza ed il gusto . In teatro , la signorina ( non scollata insisto ) , cederà sempre alla signora , che l ' accompagna , il posto d ' onore , che è quello di fronte al palco scenico . Le signorine si trovano contentissime di questa combinazione , perchè , voltando il dorso al palco scenico , guardano meglio nella platea e nei palchi , e sono più in vista . Vedono ch ' io sono addentro nei loro piccoli segreti . Ebbene credano a me che sono vecchia , non guardino mai fisso nessun giovine , checchè ne dica loro la simpatia . Non c ' è cosa più sconveniente di quell ' ostentare in pubblico una preferenza , che una fanciulla dovrebbe appena confessare , arrossendo , alla propria madre . Per gl ' indifferenti , poi , c ' è la legge generale di elementare decoro , che una fanciulla non deve mai fissare in volto un uomo che sta discorrendo . Quelle che se ne emancipano appunto in teatro , dove cento occhi sono là per notare quella sconvenienza , e cento bocche per ripeterla , mi fanno ricordare un ladro che l ' estate scorsa , rubò il soprabito di un avvocato nel tribunale criminale , mentre l ' avvocato stesso stava perorando la causa d ' un ladro . Aveva scelto male il posto per farla in barba alla Questura . A questo proposito ricordo una letterina che ricevetti pochi mesi sono . Debbono sapere che la prima edizione di questo libro mi guadagnò se fosse meritata o no non saprei dire la fiducia di molte lettrici , le quali presero l ' abitudine di rivolgersi a me , anche senza conoscermi , nei loro piccoli imbarazzi . Un giorno il mio editore mi mandò una lettera d ' una signorina che doveva andare ad un ballo , e mi domandava : " come dovesse contenersi , sapendo che dovrebbe incontrar a quel ballo , e che le verrebbe presentato , un giovine il quale da un mese la guardava , e del quale ricambiava gli sguardi ! " Ah signorine mie ! Non l ' hanno capita che non ci deve essere mai un giovine di cui una signorina ricambia gli sguardi ? E se quel giovine c ' è , è un personaggio da romanzo , un errore ; e la signorina pure , è un altro errore . Ed in tal caso , che esce dalla normalità , cerchino di tirar innanzi il romanzo in modo che lo possano leggere anche le signorine . Regole di convenienza pel loro contegno in quella circostanza non posso darne , perchè i personaggi da romanzo e le passioni da romanzo l ' hanno sempre fatta in barba a tutti i galatei . Ed hanno fatto bene , ma , in mancanza di una regola di convenienza , posso dar loro un consiglio da amica . Vadano dalla loro mamma e le dicano la verità ; confessino tutto : " Che da un mese fanno quell ' armeggio d ' occhiate ; ed ora si trovano imbarazzate all ' idea di trovarsi in faccia a quel giovine .... " E se la mamma dirà , che in tal caso è bene rinunciare alla festa per evitare quell ' incontro , si picchino il petto e dicano Mea culpa . In teatro una signorina non porge mai la mano agli uomini che entrano a far visita in palco , e non dimostra mai di prestare più attenzione agli spettatori che allo spettacolo . Certi atteggiamenti indifferenti ed annoiati , che affettano molte signorine sono di cattivo gusto . Oltre all ' offendere le persone che stanno con loro , le fanno apparire disilluse e già incapacì di divertirsi . Oh giovinezza ! Si può non divertirsi a vent ' anni ? All ' atto di ritirarsi le signorine debbono mettersi la sortita da sole , o farsi aìutare da una persona della famiglia ; non mai da un giovine . E scendendo le scale , daranno il braccio al loro babbo , ad un fratello , oppure rimarranno accanto alla mamma . Così è , signorine mie ; i cavalieri serventi sono come i diamanti . Non li hanno che le signore . È ancora una privazione di cui non posso compiangerle . I diamanti hanno almeno un pregio convenzionale . Sono rarissimi e costano cari , quando sono veri brillanti . I cavalieri serventi , invece , spesseggiano come le mosche , e sovente , non valgono di più . Di brillantì poi , ce n ' è uno su mille . * * * Ed ora , signorine mie , le conduco in un luogo dove non sono mai state . Ed anche ora non vi possono entrare che in ispirito , e sotto la mia seria tutela di nonna centenaria ; in un circolo di giovinotti . Ben inteso che , entrando in ispirito , loro non sono vedute ; e però non s ' interromperanno i discorsi incominciati .... Oh ! non s ' inquietino , signore mamme , so press ' a poco di cosa si parla ; ed anzi , ci conduco le loro figliole per questo ; è il domani d ' un ballo , di che s ' ha a discorrere ? Per quanto meritino poco di essere elevati a questa dignità , i giudici delle signorine , alle feste da ballo , sono i giovinotti . È vero che , in compenso , i giudici dei giovinotti sono le signorine ; ma questo è un giurì non troppo accreditato perchè pecca d ' indulgenza . Per ora ascoltiamo l ' altro che non ha questa debolezza . * Non c ' era male la signorina Tizia , con quell ' abito azzurro , sentenzia un piccolo Giove Ansuro , con l ' esperienza dei suoi diciott ' anni . * Non c ' era male ? osserva un conoscitore più esperto . Ma hai a dire che era una bellezza addirittura . Soltanto che è una bambola col meccanismo ; una ruota ed una cordicella per ogni monosillabo o bisillabo . La mamma l ' aveva caricata prima d ' uscire , e lei da brava bambola ha articolato uno dei suoi monosillabi o bisillabi per ogni domanda , che faceva da cordicella : " Sì . No . Grazie . Basta . Poco .... " E così via . , * Doveva avere delle rotelle anche ai piedi , perchè ballava diritta , stecchita come un fantoccio . * Bambola , bambola . * E le signorine Sempronie ? entra a dire un terzo . * Ah ! quelle sono due berte . Non sanno tacere un minuto . E che tono confidenziale pigliano discorrendo col ballerino ! Un vecchio gentiluomo mi disse : " Quelle signorine devono avere una famiglia numerosissima . " Perchè ? domandai compiacentemente per fargli finire il suo motto . " Perchè tutti i giovanotti con cui ballano mi sembrano loro fratelli . " Infatti andavano da una sala all ' altra , ed al buffet con questo e con quello , e senza la loro mamma , e si dice che ballassero anche con qualcheduno che non era stato presentato . * A te piaceva la signorina Caia , che ti si abbandonava mollemente nelle braccia , come se fosse al quarto atto d ' un melodramma .... Avevi sulla spalla dell ' abito la cipria delle sue guancie . . * Il color della dama . Mi piaceva per una sera , però . Non la vorrei fra le concorrenti , quando mi decidessi a gettare la mia pezzuola per trovare una sposa . * Io ho fatto un giro colla signorina Ipsilonne , che , ad ogni complimento che le facevo me ne rispondeva un altro , come se si giocasse di scherma . * Pazienza , era ingenua .... Tu avessi udita la signorina Zeta , che , per far la spiritosa , canzonava le tolette ed i modi delle altre signorine e dei giovinotti ! * Ah ! dev ' essere stata curiosa . Cosa t ' ha detto di me ? * E di me ? * E di me ? * Ha detto che le pareva d ' essere una tazza di miele , perchè si vedeva ronzare intorno tanti mosconi . * Oh Dio ! Che barba ! * Caro quel miele ! * I mosconi volano anche intorno .... Via ; la porta è chiusa e non si ode altro . Ma credo che basti . Vedono , signorine mie , che ogni medaglia ha il suo rovescio ; ogni festa il suo dimani . " Ahi gioie umane , d ' amarezza asperse ! " La civiltà francese fa della fanciulla una bambola muta , compassata , insignificante , tutta artificio . Le inglesi sono severe , fredde , vaporose . Le americane sono emancipate . Le tedesche sono libere . Loro sono italiane ; hanno lo spirito vivace , l ' immaginazione pronta ; sono entusiaste ed espansive . Volerle ridurre come automi modellati su figurine straniere , sarebbe una profanazione , una finzione . Siano loro stesse . Ma sappiano contenersi in modo da non meritarsi le censure che hanno udite . Si può essere amabili , schiette , allegre , anche senza staccarsi da quella dignità di contegno che s ' addice ad una fanciulla . Il buon senso naturale , ed il naturale decoro , devono guidarle . Io domando soltanto di scrivere sul loro taccuino una massima di Victor Cherbullier . La leggano sempre prima di andare ad un ballo , dove la loro mamma non può udire tutte le parole che scambiano coi ballerini : " Rien ne rafraîchit plus le sang , que le souvenir d ' une sottise que l ' on n ' a pas dite . " * " Mi ricordo quand ' era fanciulla " come la vecchia Pipelet di gioconda memoria , e nel carnovale , la mia zia , che mi teneva il posto della povera mamma che avevo perduta , invitava una mia cugina a tenermi compagnia . Cara quella compagnia ! Aveva l ' abilità di sacrificarmi completamente . Non sapeva pettinarsi da sè ; bisognava che ogni mattina la cameriera di casa perdesse ad acconciarle il capo un tempo tanto più prezioso , in ragione di quell ' aumento di personale in famiglia . Noi si faceva colazione per solito alle nove , ma la Teresina era alla toletta a quell ' ora , oppure veniva a tavola spettinata ed in abito da camera . E guai se la zia osservava , che le signorine non debbono farsi vedere in abito da camera : che è permesso appena di portarlo nella loro stanza da letto ! Diceva che a quell ' ora era materialmente impossibile d ' essere in ordine . E bisognava che noi s ' avesse pazienza e si differisse la colazione . Tutte le lezioni , che prendevamo insieme , dovevano pure spostarsi per fare il suo comodo ; ed i miei maestri non le piacevano mai . Erano un branco di ignoranti . E tutti i mobili della casa avevano qualche difetto o erano mal collocati . E le mie amiche le erano antipatiche . S ' io doveva far delle visite , lei non poteva adattarsi a venire da quelle signorine pedanti , nè da quelle altre sguaiate . Quando s ' andava in teatro o in compagnia , ipotecava addirittura la cameriera per farsi vestire , e la zia ed io dovevamo aiutarci a vicenda . In palco , poi , si metteva al posto di contro alla zia , ed io era relegata tutta la sera sullo sgabello in mezzo . Non c ' era caso che mi offrisse una volta di cambiar posto . E , per ospitalità , non potevo domandarglielo , nè fare osservazioni . Bisognava che le offrissi i fiori da scegliere prima . E se li provava tanto in capo , sul petto , e si serviva così bene , che a me rimanevano degli avanzi appassiti . In carrozza pure , prendeva posto accanto alla zia , senza che occorresse neppure dirglielo . Qualche volta le mie povere abbigliature si sciupavano tutte , strette così , accanto al babbo sulla panchetta dinanzi . Ma la Teresita si stendeva a suo agio , seppelliva la zia sotto le sue gonne e arrivava fresca come una rosa . In casa , poi si prendeva l ' incarico di studiare tutti i caratteri , come se ci fosse venuta con quella missione . Io aveva quel difetto , e quel pregio ; e la zia era placida , e troppo indulgente ; ed il babbo era avaro ; e le persone di servizio ci derubavano come tanti briganti . * Come ! Voi spendete tanto per la carne ? E tanto per le ova ? E questo pollo è costato tanto Ma buona gente ! A casa mia si mangia meglio assai , e si spende la metà . Quel pollo è magro , tíglioso . Si può avere per trenta soldi . Il resto se l ' è tenuto la cuoca . Io non so come la sopportiate . Non sa cucinare . A casa mia le bistecche sono tutt ' altro : queste sembrano suole di scarpe . Ed ogni giorno aveva fatta una scoperta nuova sull ' ordine della nostra casa , ed erano sempre indiscrezioni . Quando poi veniva in campagna l ' autunno , era un raddoppiamento di biasimo . Si trovava addirittura ad un bivacco . Tutto era incomodo , tutto rozzo . Quasi quasi si meravigliava che nei sentieri del giardino non si stendessero tappeti per farla camminare sul liscio . E combinava lei le gite , i píc nics . Ed entrava in confidenza coi vicini di villa , prima e più di noi ; e passeggiava cogli altri ospiti , anche s ' erano giovinotti , sola con loro per delle ore in giardino , ed usciva quando noi si stava in casa ; e stava in casa quando noi s ' usciva . Mie giovani lettrici , se sono ospiti in casa altrui , badino , le prego , di non lasciarvi le tristi memorie che m ' ha lasciate la Teresina . La persona ospitata deve fare una completa abnegazione della propria volontà , delle proprie abitudini , dei proprii gusti . È necessaria questa rinuncia assoluta , per bilanciare l ' immensa deferenza della famiglia che la ospita , e metterci un limite , affinchè non abbia a diventare un sacrificio di tutte le ore . E qui mi viene a proposito di avvertirle , che nulla è più scortese di quell ' abitudine tanto generale , pur troppo , di far esaurire tutte le formole di preghiere inventate da Adamo in poi , prima di aderire a sonare o a cantare , in compagnia . La padrona di casa , che per quella sera le ospita , è messa in grave imbarazzo . Deve unire le sue insistenze alle altre , ed aver l ' aria di imporre un sacrificio ? O deve astenersene , e dimostrare che non desidera di ascoltarle ? Difficile alternativa . * * * Non ho mai compreso perchè le signorine , che debbono rimanere sotto gelosa custodia nella loro città , dove sono note loro e la famiglia , ed hanno un mondo di amici e conoscenti intorno , debbano poi godere una libertà relativa , ma sicuramente soverchia , quando si trovano in viaggio o alle bagnature , ignote fra gl ' ignoti ; dove potrebbero anche essere prese in fallo . Il nuoto è uno degli esercizi prediletti dagli Inglesi e dagli Americani . Ma non credo necessario , per adottare la loro abitudine delle bagnature , adottarne pure la flirtation insidiosa e sconveniente . To flirt , coqueter , sono parole che in italiano non hanno riscontro . Le traduciamo : flirteggiare , civettare ; ma le parole sono barbarismi nella nostra lingua , come la cosa è un barbarismo nei nostri costumi . Noi , espansivi e schietti , ci pieghiamo male a quella meschina scherma di parole , che giocano su sentimenti frivoli ; e , quando riesciamo a scimiottare le signore straniere , lo facciamo a scapito del nostro carattere . Credano a me , signorine , non si lascino attirare da quello scoppiettìo di frasi leggere , brillanti e fuggevoli come fuochi d ' artificio . Quando si disperdono e svaniscono nell ' aria , portano sempre con sè qualche briciola del loro decoro . Briciole appena visibili , atomi , ma che importa ? " Gatta cavat lapidem . " In campagna come in città , ai bagni come altrove , una giovinetta non deve mai uscire da sola , a meno di trovarsi in un paese non frequentato da colonie di villeggianti avventizi . Nel contrarre nuove relazioni deve usare la massima prudenza e lasciarsi dirigere completamente da ' suoi genitori . Alla tavola d ' albergo , se non ha due persone della famiglia fra le quali sedere , ed il caso le colloca da un lato uno sconosciuto , non deve scambiare con lui che le parole strettamente necessarie , finchè non sia stato presentato alla signora che l ' accompagna , e questa gli abbia accordata la sua relazione . L ' unico punto su cui in campagna ed ai bagni le signorine possono permettersi qualche libertà , è il vestire colori più vivaci , foggie più ardite , un cappellino un po ' bizzarro o un po ' sull ' orecchio , fori naturali in capo a tutte le ore , ed anche passeggiare a capo scoperto ... Tutto questo è concesso ; ma quanto al contegno , deve essere tanto più riserbato in quanto che sono meno conosciute , e chi le osserva deve giudicare dall ' apparenza . * * * Se una signorina è stata ospite in una casa , appena ritornata in famiglia , dovrà scrivere una lettera espansiva alla signora od alla signorina che l ' ha ospitata , ringraziandola delle cortesie ricevute . Non scrivano a molte persone , signorine mie . Oltre le lettere di dovere ai parenti vecchi , alle maestre , possono tener corrispondenza con qualche amica . Ma siano vere amiche , di quelle a cui si scrive non per fare dello stile epistolare , ma per vero affetto , e col linguaggio dell ' intimità . Non occorre dire che , in tutta la loro corrispondenza non ci deve essere una parola che la mamma non possa leggere . Quanto a formole , non s ' aspettino ch ' io ne dia . Le lettere tengono luogo di discorsi . Scrivano come discorrerebbero e basta . L ' introduzione , la chiusa , sono storie del tempo trapassato remoto . La lettera comincia con quello che s ' ha a dire , e finisce quando non s ' ha più nulla a dire . Ecco la sola regola ch ' io ammetto . Non si firmino mai serva , perchè le signore non sono mai serve di nessuno . Non facciano litanie di saluti in fine nè sfoggio di aggettivi sulla soprascritta , a tutto beneficio del portalettere e dei portinai . Non usino carta colle iniziali , come non usano carte da visita ; siano semplici , schiette ; se hanno dello spirito , non ne privino le loro corrispondenti , e lascino andare i loro giovani pensieri come " La rondine alla primavera e la preghiera al cielo . " CAPITOLO II . La signorina matura . Pur troppo tutto matura sotto il sole . Gli uomini le piante , le mele rosee e le spighe dorate ; e col tempo e colla paglia , lo dice il proverbio , anche le sorbe e la canaglia . I bocciuoli diventano rose , i quindici anni diventano venticinque . La maturanza è un pregio . È il massimo grado di perfezione a cui può giungere una cosa creata . Una fanciulla matura è più completa , più perfezionata che una giovinetta . Ma è necessario che tutto sia maturato in lei in proporzione cogli anni . Si cerca spesso di dissimulare il grado di maturanza del frutto , mantenendo verdi il gambo e le frasche , al regime dell ' acqua pura . Si vogliono dissimulare i venticinque anni della fede di nascita , colla finta acerbità dell ' ingenua . Perchè ? Basta così poco a serbare una fanciulla di venticinque anni in tutto il suo prestigio ! Lasci maturare il suo giudizio come la sua persona . Sanno , mie signore , qual è la stregua a cui si conosce se un giudizio di fanciulla è maturo ? Quando accetta l ' età che le dà il suo passato , senza false vergogne , e meschine dissimulazioni . A conti fatti , in quell ' accettazione una signorina ha tutto da guadagnare . Non potrà ancora uscire di casa sola : ma potrà uscire con un fratello , con uno zio . Potrà andare alla commedia , proibita alle giovinette . Vestirà con più ricchezza ; non sarà esclusa da nessun ricevimento , da nessuna cerimonia , neppure dalle nozze e dai battesimi , dove le sue sorelline non vanno . Potrà tenere a battesimo il figlio d ' un ' amica o d ' una sorella . Potrà essere madrina di cresima ; semprechè , anche a quelle cerimonie , vada accompagnata da sua madre , o da un ' altra signora . Ai balli porterà i grandi scolli come una signora ; in villeggiatura potrà uscire sola con una compagna , o anche accompagnare una giovinetta . Potrà scrivere con maggior libertà ; leggere una quantità di cose che pochi anni prima le erano proibite . Eppure la maggior parte delle signorine mature rinunciano a tali vantaggi , per non confessare di esserlo . Ma chi possono illudere ? Mi ricordo d ' una famiglia in cui c ' erano tre sorelle . La maggiore aveva ventinove anni . La più giovane ne aveva diciasette . Si fece sposa per intromissione del mio babbo , mentre era uscita provvisoriamente di collegio per curare un ' oftalmia . La seconda era rimasta in collegio . Quando si fecero le nozze , la sorella di ventinove anni venne in casa nostra a passare una settimana , perchè , come signorina , non poteva assistere a nozze . Si tirò addosso un ridicolo da cui non potè più liberarsi . Una signorina che a venticinque anni si desse l ' aria bambina di dire che non può andare alla commedia , perchè la sua ingenuità ne sarebbe scandolezzata , farebbe ridere . Se vestisse come la sua sorellina uscita appena dall ' adolescenza , sarebbe una caricatura . Ma accetti francamente la sua età , la sua condizione ; vesta e si comporti come lo richiedono lo sviluppo della sua persona , la sua maggiore serietà , la sua esperienza , e sarà una giovine interessante , amabile , e potrà ecclissare tutto un collegio di giovinette . CAPITOLO III . La zitellona . Coraggio della sua situazione * Toletta * Divertimenti . " E qui comincian le dolenti note ! " Nessuna vorrebbe essere una zitellona . È un nome che fa orrore . Perchè ? Non l ' ho capito mai . Forse in causa di questo appellativo ridicolo ? Ma chi lo usa ? Le signore che non hanno preso marito , non sono ridicole , per questo . Io ne conosco di adorabili , la cui compagnia mi ha fatti passare giorni deliziosi , mi ha resa amena la solitudine d ' una campagna isolata , mi ha lasciata una dolcissima memoria , ed un profondo desiderio di sè . Tu lo comprendi , Emilia , che parlo di te , il cui spirito superiore non rifugge dalla situazione che la sorte ti ha fatta , che l ' accetti con coraggio e serenità , e puoi servire di modello alle altre signore , che una circostanza qualunque ha obbligate a rinunciare alla benedizione della famiglia . Lascia che guardi a te , che m ' ispiri a te , per insegnare come debbono contenersi le altre . A trent ' anni , una signorina deve assolutamente rinunciare a tutti i riserbi esagerati di cui si sogliono circondare le fanciulle ; deve adottare nella misura delle sue finanze , il vestire , le abitudini , il contegno , il linguaggio d ' una signora maritata ; uscire sola , ricevere e fare visite , viaggiare sola , se non ha la necessità , avere le sue carte da visita . Con questo non s ' intende che , se Dio le conserva i genitori , abbia a far vita a parte . Goda finchè può la benedizione di dar il braccio alla sua mamma . Ma lo faccia per godere di quella compagnia dolcissima , non per farsene guidare e proteggere come una tortorella insidiata . La mia Emilia ha goduto a lungo la fortuna di avere la mamma . E le ha consacrate tutte le sue ore , i giorni e le notti , non s ' è mai staccata da lei , senza una estrema necessità . L ' ha amata con entusiasmo , l ' ha pianta con passione . E tuttavia ha saputo farsi più presto ancora del tempo , una personalità seria , rispettabile , indipendente , senza ardimenti e senza emancipazione . Che una signora nubile si comporti così , e sfido tutti gli umoristi del mondo a farle passare sul capo neppur l ' ombra del ridicolo . Se vive in famiglia , qualunque sia la sua età , non ha rappresentanza ; per cui dovrà astenersi dal fare inviti lasciando questa briga ai capi di casa ; e , nei ricevimenti , dovrà assumere una parte secondaria , non avanzarsi al saluto se non quando le persone della famiglia hanno accolto i loro ospiti , non offrire mai rinfreschi di propria iniziativa , ma appoggiare con garbo le offerte che hanno fatte i padroni di casa . Si asterrà assolutamente dal ballare , sotto pena di ridicolo . Si adatterà ad imparare i giuochi più in uso , per potere , all ' occorrenza fare il quarto in una partita , e per non restar sola e spostata in un circolo giovanile , dove avrà sempre la scappatoia di sedere al gioco colle persone serie . Se in famiglia vi sono persone a pranzo , si collocherà in modo da non darsi nessuna importanza , senza affettare tuttavia di prender l ' ultimo posto nè atteggiarsi da vittima . * * * Se una signorina nubile ha rendita sufficiente per fare casa da sè , perduti i genitori , si comporterà precisamente come una vedova , potrà ricevere , fare inviti a pranzo , tenere una serata fissa ogni settimana per dare il tè , accogliere ospiti in campagna . In Francia si usa chiamare Mademoiselle una signorina fino all ' ultima vecchiaia . Noi abbiamo la fortuna di poter evitare il ridicolo di quell ' appellativo comune colle giovinette . Una signora nubile si fa chiamare « Signora » dalla gente di servizio , e tutte le persone di tatto eviteranno sempre di chiamarla signorina ; sarebbe una canzonatura . Soltanto in Piemonte si ha l ' abitudine francese , e si dice Tota anche ad una donna di ottant ' anni quando non ha marito ; è un piccolo ridicolo che non si può evitare , e che fa molta impressione a chi non è del paese . Mi ricordo d ' essere giunta una volta a Torino per fare un lungo soggiorno in una famiglia composta di un babbo , d ' una bambina , e d ' uno zio prete che la istruiva . Il babbo era sempre fuori , la bimba passava molte ore collo zio allo studio . Per cui temevano ch ' io dovessi annoiarmi di rimanere parecchio sola , e mi dissero fin dal primo momento : * Si annoierà forse un poco , ma c ' è un ' altra Tota che viene ogni sera da noi e le farà compagnia . Era nel cuore di gennaio . Faceva quel freddo orribile degli inverni di Torino . Si abitava assai lontani dal centro , e poco mi sorrideva l ' idea di uscire di casa . Per cui ero senza speranza di procurarmi la compagnia di altre signore e signorine della mia età . La prospettiva di quella Tota ( signorina ) che verrebbe ogni sera a vegliare con me , mi rallegrò . Le fanciulle hanno tanta esuberanza di vita , tanta serenità , tante speranze nel cuore ! Mi figuravo le più liete serate . Aspettai con impazienza che il giorno finisse . Quando Dio volle s ' udì un campanello , e la cameriera annunciò : * Ai ' è tota Gin " È qui la signorina Gin " ( un diminutivo che può servire per Teresa , Lucia , Luigia ed altri nomi . ) Io saltai in piedi e corsi fino all ' uscio del salotto per incontrarla ... Per poco non caddi come corpo morto cade . Vidi entrare una figura lunga , lunga , lunga , come una guglia , ed allampata ; con un volto di pergamena ; tutta coperta d ' un involucro di panno color tonaca da frate ; con uno di quei cappelli secolari che si vedono nelle vignette dei romanzi inglesi ; armata d ' una gran borsa di lana dalla quale uscivano minacciose le otto punte di quattro ferri da calza . Era una buona signora , ed abbastanza amena in compagnia . Ma quel maledetto appellativo di Tota l ' aveva demolita coll ' immagine primaverile che me ne aveva suggerita , e le raddoppiava ai miei occhi tutti gli anni che aveva in più , di quei tanti di meno che le avevo dati . Se è ammissibile un consiglio contrario agli usi del paese dove si vive , io consiglio le signore nubili piemontesi a non permettere mai che le chiamino Tote quando hanno passata la quarantina .... * * * Il vestire d ' una signora nubile ( la parola zitellona , non dovrebbe mai sonare sulle labbra di una persona educata ) , il vestire d ' una signora nubile , dev ' essere , come già dissi , quello stesso di una signora maritata . Potrà portare le pelliccie di martora , lo scialle turco , i diamanti e le trine . E , finchè l ' età ed il grado di conservazione della sua figura glielo permettono , nulla osta a che vada in teatro con abiti scollati come un ' altra signora . * * * Il teatro e la conversazione sono i divertimenti che le si addicono meglio . Al ballo non ci dovrebbe andare , perchè vi sarebbe spostata , a meno che vi dovesse accompagnare una giovinetta . Ed in tal caso il suo contegno dovrebbe essere , a seconda della sua età , quello d ' una sorella maritata o d ' una madre . Ai bagni di Viareggio , pochi anni sono , c ' era una signora nubile , che accompagnava una nipotina di diciotto anni . La zia ne aveva trentanove . Aveva certi occhi , certi capelli neri , certi denti , da far invidia ad una giovinetta . Vestiva con grande eleganza , ma sempre di nero o di bianco . Discorreva benissimo in francese coi francesi , in inglese cogli inglesi , in tedesco coi tedeschi , in spagnolo con una vecchia dama spagnola . Ho desiderato parecchie volte un Turco ed un Cinese per udire la zitellona parlare in quelle due lingue . Era una Lombarda . Aveva fatto molte conoscenze ; ma il suo contegno era perfetto . Accompagnava sempre la nipote al ballo , ma non ballava mai . Ne era pregatissima ; e tuttavia non l ' ho udita rispondere , come fanno molte in simili circostanze : * " Non posso : faccio la mamma " con accompagnamento di smorfiette e sorrisi , che vuol dire : " rinuncio ai divertimenti della mia età , per fare una parte da vecchia . " Perfettamente ridicolo ! Lei diceva francamente : * Ma che le pare alla mia età ! Un giorno mi confidò , – mi piaceva tanto che me l ' era fatta amica , – che un signore , il quale faceva pensare e sospirare molte belle bagnanti , dimostrava di essere innamorato di sua nipote . Era quello che si suol dire un brillante partito . Ricchissimo ; godeva d ' una magnifica situazione , aveva riputazione di uomo d ' ingegno , e forse era ; ad ogni modo , aveva molto spirito , era perfetto gentiluomo , e , per giunta , bell ' uomo . Ma aveva trentasei anni , giusto il doppio della ragazza . La zia era impensierita da questa circostanza ; la fanciulla invece lasciava indovinare , nella semplicità del suo cuore , una notevole preferenza per quel bel signore . Quando giunse il babbo della ragazza la zia gli presentò il nuovo conoscente , di cui aveva prese informazioni e studiato il carattere , e gli narrò le sue assiduità , l ' accompagnarle al passeggio , l ' intrattenersi tutta la sera con loro , ecc . , ecc . Il babbo lo conosceva di riputazione , ne fu soddisfatto , e , coll ' accoglienza cordialissima , gli dimostrò che non sarebbe rifiutato . Il giorno dopo , con un biglietto da vero innamorato , il gentiluomo gli scrisse domandandogli la mano .... di sua sorella . La zitellona ! PARTE TERZA UN LEMBO DI CIELO CAPITOLO I . La fidanzata . Domanda di matrimonio * Contegno coi parenti * Colle amiche * Col fidanzato . * Signorina , il signor padrone la prega di favorire nel suo studio perchè deve parlarle . È così che , per bocca d ' una cameriera o d ' un servitore , hanno principio la massima parte delle proposte di matrimonio . La signorina , che è educata a saper morire sulla breccia anzichè commettere l ' ombra d ' una sconvenienza , si comprime vivamente il cuore per rischiuderne le orecchiette curiose , che vorrebbero interrogare la cameriera su quel che ne dicano gli usci di casa , che , nella sua qualità di cameriera perfetta , deve aver ascoltati ; si limita a rispondere che andrà subito ; e la congeda . Però i cuori delle signorine sono meno ingenui di quanto si crede . Quel signore che fu presentato alcune sere prima in palco , accompagnato dal babbo , o dallo zio o dal fratello maggiore , come un bimbo che si presenta alle scuole elementari , non è passato inosservato a quel cuoricino di fanciulla . Lei ha veduto che il signore accompagnato la guardava con certi occhi che parevano due punti interrogativi incaricati di domandarle " Sì ! o no ? " Ed ha veduto pure che gli occhi del signore accompagnante sembravano due unità di misura , intente a registrare quanto lei fosse lunga e larga ; e quale fosse il suo peso specifico ; e quali le proporzioni esatte di gas che componevano la sua graziosa personcina , e se il peso specifico della sua dote fosse sufficiente a bilanciare le irregolarità risultanti dall ' inventario . * Ma la signorina , educata con quella perfezione che non viene mai meno anche nelle circostanze solenni , ha fatto come se non avesse veduto nulla , e si è sempre mostrata intenta alle estasi melodiose di quel tenore innamorato , ed alle disperazioni di quella infelicissima prima donna ( i tenori sono tutti innamorati , e le prime donne sono tutte infelici ) , come se quei due individui fossero la sola cura della sua anima giovinetta , e se alla possibilità d ' una certa domanda , non ci pensasse più che all ' eredità dell ' imperatore della China . Così si comportano le signorine per bene . Ma ciò , non toglie che il giorno del grande invito , dato uno sguardo rapido alla propria coscienza per assicurarsi che non hanno commesso nessun errore da provocare quell ' ambasciata paterna , vi accorrono perfettamente informate di quanto stanno per udire . * Senti , bimba , dice il capo della famiglia . Ora hai finita la tua educazione . Gli abiti non ti si accorciano più ad ogni stagione . Il dente del giudizio ce l ' hai ; fa un po ' vedere ? Sì , è già completamente cresciuto . Sei una donna e bisogna pensare a collocarti . Qualunque sia la sua opinione in proposito , una signorina per bene si ricorderà che i genitori ci penano a mandarla fuori di casa ; e non mancherà di dar loro una dimostrazione d ' affetto , assicurandoli che si trova tanto bene con loro , che è felice , e non desidera punto punto di maritarsi , e sarebbe dispiacentissima di lasciarli . * Hai veduto quel signore che venne in palco l ' altra sera ? riprende il capo di casa . Oh ! se l ' ha veduto ! Ma ad ogni modo si limita a rispondere freddamente di sì , che lo ricorda . * E che ne dici ? Ti piace ? Quel signore ti converrebbe perfettamente dal lato dell ' interesse e delle qualità morali , e domanda la tua mano . Le alternative sono tre . Il signore può piacere , può dispiacere , e può essere indifferente . La signorina deve esprimere francamente in quale di questi tre casi si trova . E se le piace , deve dirlo senza enfasi . E , se le dispiace , senza disprezzo , e sopra tutto senza fare mai la caricatura d ' un suo difetto o della sua professione . Uscendo dallo studio del babbo , dopo avere rifiutata una domanda di matrimonio , deve fare come se la memoria di quel fatto non avesse passata con lei la soglia dello studio , e non deve tenerne parola con anima viva , neppure colla più intima amica . Incontrandosi con quel signore dovrà trattarlo come qualunque altro che le sia stato presentato ; non attingere nessuna falsa vanità della sua domanda , e non attribuirgli la menoma umiliazione pel rifiuto patito . Sono tanto vecchia , ho tanto vissuto , che per ogni circostanza , mi torna a mente un avvenimento che calza appuntino . Era una fanciulla di provincia , che non aveva genitori . Non era abbastanza agiata per avere una istitutrice addetta alla sua persona . Viveva sola con uno zio vecchio e severo . Per una delle tante licenze poetiche rigorosamente vietate da tutti i codici delle convenienze , s ' era fidanzata di sua testa con un compagno d ' infanzia ; e con un coraggio degno di miglior causa , ed una fede idem , rifiutava tutte le proposte di matrimonio per aspettare che quel suo fidanzato minuscolo raggiungesse una situazione non ancora determinata , che si smarriva nel più lontano avvenire . Un giorno una conoscente di fuori città le mandò un bel giovine , un vero giovine con baffi e basette , munito d ' una lettera di presentazione . Andava a stabilirsi in quella provincia , e la signora , amica della madre di lui , voleva procurargli qualche conoscenza . Un ' altra sconvenienza . * Alle signorine senza mamma non si presentano giovinotti . Ma quella signora sperava di veder combinarsi un matrimonio , ed aveva presa la sola via che le era aperta . I due giovani si rividero in società , in teatro , e , per farla breve , perchè mi accorgo d ' essermi impegnata in una storia lunga , s ' innamorarono come due eroi da romanzo , malgrado quel fidanzatino più da romanzo ancora . Un bel giorno il giovine si presentò in casa della signorina portandole una lettera della signora che lo aveva presentato a lei , e che aveva riveduta in una sua gita a Torino . Lasciò la lettera ed uscì . Lo zio era presente , ma udendo che si trattava semplicemente d ' un ' epistola da signora , si risparmiò la briga di leggerla . Era quello appunto su cui il giovine aveva contato . La lettera era sua , e , confessando sentimenti che i suoi occhi ed il suo contegno avevano già rivelati , offriva la sua mano ed il suo cuore , e domandava alla signorina il consenso per chiederla in isposa allo zio . Precisamente il contrario di quello che avrebbe dovuto fare . Ma erano eroi da romanzo e dovevano passare di sconvenienza in sconvenienza . Infatti , la fanciulla non disse nulla allo zio , e , lottando col proprio cuore , innamorato del bel giovinotto coi baffi , e stemperandosi in lacrime , rispose segretamente nella prossima visita , che era fidanzata , e spinse l ' eroismo donchisciottesco , fino a dirsi innamorata di quell ' ombra di fidanzatino col quale giocava alla sposa . Il bel giovine fu desolato , pianse , prese atteggiamenti sentimentali , .... poi si fece sposo con un ' altra . Ma la signorina , che s ' era imposto un vero eroismo per rifiutarlo mentre ne era innamorata , pensò che l ' eroismo di cui nessuno è informato non ottiene il compenso d ' ammirazione che gli è dovuto . E narrò la sua grande azione ad un ' amica in tutta confidenza , tanto che vi fosse almeno una voce al mondo , per rimandare ai posteri la notizia di quel gran sacrifizio che si era compiuto in quel piccolo cuore . Il segreto fu così ben custodito che si seppe in anticamera ed anche in cucina . Uno di quei casi , che sembrano fatti apposta per gli eroi da romanzo , portò , poco tempo dopo , una cameriera che era allora in casa della signorina eroica , a servire la nuova sposa del giovinotto . Quella cameriera era una giovine invidiosa e pettegola . E però , appena ebbe veduto lo sposo , profittò di quanto sapeva per informare la sposa del precedente amore , della precedente domanda e del precedente rifiuto , tacendo , con malizia crudele , le lacrime che quel rifiuto aveva fatte spargere , e che erano a tutta gloria del giovine . Narrata così , la cosa era d ' una trivialità .... La povera sposa si vide nel pericolo di accettare un uomo rifiutato , disprezzato da un ' altra . ( Oh ! disprezzato ! ) E , con quell ' amor proprio che distingue , o per dir meglio , accomuna tutti gli esseri umani , dichiarò che : visto e considerato che il tale giorno del tale anno , nella casa tale , il signorino aveva patito un rifiuto , la sua dignità la obbligava a dargliene un altro . Ma i parenti della sposa non potevano lasciar andare a rotoli un matrimonio ben assortito , per quella inezia ; si misero intorno al povero giovine , e lo indussero a scrivere alla infelice eroina del gran rifiuto , invitandola a dichiarare per iscritto , che lui non le aveva mai fatta domanda formale di matrimonio . " Da questo , scriveva , dipende per me una questione vitale . " La domanda che egli aveva fatta , in realtà , era tutt ' altro che formale , ma era una domanda di matrimonio bella e buona . Ad ogni modo però , quella povera fanciulla aveva troppo decoro , malgrado il suo curioso fidanzamento , per non mostrare di aver dimenticata tutta l ' importanza che lui aveva data a quel passo extralegale . E dichiarò che mai in eterno lui aveva pensato a lei , che la conosceva appena , ecc . E l ' altro matrimonio si fece . Morale . Una parola imprudente , suggerita dalla vanità di farsi vedere desiderata , può offendere l ' amor proprio di un uomo , e far nascere un ginepraio di guai , in cui la meno umiliata e ferita non è certo la signorina imprudente . * * * Se invece il partito proposto riesce simpatico , la risposta è favorevole ; e si fissa un giorno per presentare il pretendente sotto questo aspetto . Quello è il momento più difficile della vita d ' una fanciulla . Non sa che viso fare , nè che contegno tenere . Il mostrarsi allegra e contenta è sconveniente . Il mostrarsi dolente è assurdo , perchè è lei che l ' ha voluto . Il mostrarsi indifferente è scortese . Ma tutte le difficoltà scompaiono , quando una signorina si rassegna a non curarsi affatto del come deve mostrarsi , ed a lasciarsi vedere nello stato in cui si trova realmente : commossa , confusa , intimidita . Così è naturalmente , e così dev ' essere . Tutto quello che può far per dissimulare il suo imbarazzo riescirà artificioso e sguaiato . Allora sì , è il caso di non parlare se non è interrogata . E se lo sposo è un po ' ardito , e si fa coraggio a dirle : " Spero di non averla afflitta colla mia domanda " oppure : " Mi lusingo che non sarà pentita del favore che mi ha accordato " o qualunque altra cosa di questo genere , la sposa non deve mai tornire una frase da commedia per rispondere in modo lusinghiero . Risponda come le suggerisce il cuore , il quale in quelle circostanze non le suggerisce altro che un monosillabo , una breve risposta . " Ma no . " " Sa pure di no . " Ma glieli suggerisce uniti ad una confusione , ad un rossore , ad una peritanza dello guardo intenerito , che quel monosillabo , quella risposta breve riescono più lusinghieri di qualunque discorso . Da quel momento lo sposo ottiene l ' accesso in casa , e , se è in altra città , è autorizzato a scrivere ogni giorno alla sposa ; che è pure autorizzata a rispondergli . Molte volte , invece d ' essere simpatico , lo sposo è indifferente . E tuttavia , per qualche considerazione , che qui non è il caso di discutere , viene accettato . Questa sfumatura di sentimento però non cambia nulla al seguito delle cose . E dopo il consenso della signorina , i due fidanzati , che ieri non si conoscevano affatto , sono obbligati a vedersi o scriversi periodicamente e con intimità . Quasi tutte le signorine si credono in dovere , da quel momento , di mostrare una passione da Desdemona , di persuadere anche l ' infelice , accettato per cento ragioni che non hanno nulla a che fare col cuore , che l ' adorano addirittura , " Fra quanti figli della terra il sole Veggon , e il cielo degli Dei stellato . " È un errore che una signorina di tatto deve evitare . Le sue lettere ed i suoi discorsi possono parlar d ' altro che d ' un amore che non ha nel cuore , e che le espressioni forzate non faranno nascere . Al di sopra di tutte le regole di civiltà , di tutte le cortesie , di tutte le virtù , si deve metter sempre la verità . Si può ( almeno è una cosa che accade ) accettare uno sposo senza esserne innamorata ; ma non si deve fingere , per ingannarlo colle apparenze d ' una passione che egli non ispira . Anzi , una signorina veramente per bene , dovrebbe in coscienza rivelare allo sposo che lo accetta , lo stima , non ama un altro , ma non è innamorata di lui . Ma tratto tratto mi accorgo che è difficile tracciare una linea di demarcazione tra le regole di cortesia e quelle dell ' onestà , ed invado un campo estraneo al mio lavoro . Torniamo alle inezie : La fidanzata non accetta nessun dono ; tutt ' al più , se i genitori si tengono sicuri che tutto procederà bene , possono permettere fra i due giovani lo scambio delle fotografie . E la gioia di poter vedere il fidanzato in casa sua , una signorina dovrà pagarla con una rinuncia assoluta ai balli , ai teatri , alle conversazioni numerose . Ben inteso che non si lagnerà mai di questa privazione . Non sarebbe più quella signorina educata che s ' è mostrata sempre , se facesse sentire al fidanzato il sacrifizio che le costa . E quello è il minore degli atti d ' eroismo che la perfetta convenienza richiede dal suo giovine cuore . Supponiamo che un giorno la mamma sia fuori di casa , oppure non sentendosi bene , sia rimasta a letto . Ed il fidanzato ha avvisato che a quell ' ora farebbe la sua visita . ( Un fidanzato ammodo avvisa sempre , e non arriva , come una tegola sul capo , quando meno lo si aspetta ) . Eccolo . La signorina conosce il suo modo di sonare . È lui . La cameriera lo annuncia . Quel povero cuoricino balza di gioia . Avrebbe una cosa da dirgli , proprio a lui solo , e tornerebbe tanto a proposito cogliere quell ' occasione ... Ebbene no . Deve avere il coraggio di rinunciarvi . Una signorina non deve ricevere il fidanzato quando è sola . E dice alla cameriera : * Marietta , digli che la mamma non c ' è ; non posso riceverlo . E , quando lo rivede , le pare di volergli più bene dopo quella privazione che gli ha imposta . Poveretto , come deve averne sofferto ! Vorrebbe compensarlo con un po ' d ' espansione , chiamarlo semplicemente col suo nome . E neppure questo le è concesso , dicono le regole di convenienza . Il loro modo di trattarsi dev ' essere affettuoso , amichevole , ma non mai confidenziale . Bisogna darsi del lei , e non anticipare le espansioni reciproche , nè i nomi di parentela alle future suocere , ai cognati . Un matrimonio può andare a monte , ed allora tutte quelle famigliarità anticipate rendono più difficile la situazione . Come si fa ad incontrare come un indifferente , senza arrossire , senza confondersi , un uomo a cui si è dato del tu ? Non anticipi nulla , signorina . Lasci che il tempo maturi gli avvenimenti . I frutti acerbi hanno sempre un fondo di asprezza , mentre sono tanto buoni e dolci i frutti maturi . CAPITOLO II . La sposa . Annuncio delle promesse * Visite * Corredo * Doni nuziali * La sera del contratto * Circolari ed inviti * Al municipio * Colazione * In chiesa * Viaggio di nozze . Ecco ; il tempo ha già mutate le circostanze . Omai i babbi hanno finito di parlamentare a lungo in segreto col notaio . Sono perfettamente d ' accordo su tutti i punti . Il contratto è tutto steso come si dovrà leggere a suo tempo ; ed il matrimonio è fissato a due mesi di data . Non si va ancora a teatri nè a feste . Ma la vita è tutta una festa . Ormai il matrimonio non è più un segreto per nessuno . Si mandano agli amici ed ai conoscenti dei bei cartoncini levigati sui quali è litografato in caratteri inglesi : Elisa Elisei * Bernardo Bernardi Promessi sposi . Un poema ! E lo sposo ha già offerto alla sua futura compagna un ricordo ; di poco valore ma tanto caro ! E dietro l ' invio di quegli annunci è venuta in casa una pioggia di carte da visita colle iniziali P . C . scritte a mano che vuol dire per congratulazioni . * Profondamente sentite come profondamente espresse . * Ma cosa importa ? La sposa ha tanta esuberanza di gioia , e d ' affetto nel cuore , che può metterne dove mancano . E tutti quelli che incontra , tutti i visitatori si rallegrano con lei , e le fanno augurii , e si mostrano così contenti , che finisce col persuadersi che il suo matrimonio forma la felicità di mezzo un paese . E scrive la grande nuova alle amiche lontane ; e tra lettera e lettera vi sono i mazzi di fiori , e le scatole di dolci che porta lo sposo , e che lei può accettare , ormai , liberamente . E la mamma tratto tratto ha una piccola faccenduola , che la chiama nella stanza vicina ; è lì , coll ' uscio aperto , senza dubbio ; ma è tanto presto fatto dirsi una parola : * Non è pentita della sua promessa ? * Pensi ! * Mi dia la mano . Dica , mi vuole un po ' di bene ? * Stia zitto . Viene la mamma . * Soltanto una parola , dica ? * Lo sa pure . Tutte le dichiarazioni da commedia , non riesciranno mai a ritrarre la poesia di quelle paroline esitanti e misteriose . E tutto questo una sposa lo può fare , senza la menoma sconvenienza . Intanto la sarta le prepara un bell ' abito nuovo , da signorina , ma più elegante di quelli che ha portati fin allora ; e la sposa , tutta ornata di quella nuova abbigliatura e della nuova gioia , va colla mamma a presentare lo sposo ai parenti ed agli amici più intimi . E si fanno gli itinerari pel viaggio ; si può parlarne liberamente . * Andremo qua , e là , e poi là . Staremo fuori tanto tempo ; vedremo questo e quell ' altro . Ed il corredo ? La sposa ne ha stesa la lista , ha assistito colla mamma a tutte le compere . Ha scelti lei tutti i modelli , le tele , le guarnizioni . E , man mano che ne giunge una parte , è lei che la riceve dalle mani delle operaie , ed esamina accuratamente oggetto per oggetto , prima di accettarli . Sarebbe trascurata una sposa che non facesse tutto questo . È una dolce occupazione , continuamente interrotta da dolci improvvisate . Tutti i parenti le mandano , o le portano un dono . Lei non ha che da accettare , ringraziare , esser contenta , e , ad ogni visita dello sposo , rendergli conto di tutte quelle novità , ed esser contenti in due . Ma la gioia delle gioie l ' aspetta la mattina del giorno fissato pel contratto . Lo sposo le manda una scatola , un cofanetto , un tavolino da lavoro , un oggetto a sua scelta , che , qualunque ne sia la forma , è sempre una cornucopia della fortuna dal quale escono ogni sorta di meraviglie . Sono i doni nuziali , * quello che i Francesi ed i Piemontesi chiamano il Panier galant , e che , per regola generale , deve rappresentare un valore tra il cinque ed il dieci per cento della dote della sposa . Ma una sposa per bene non fa questi calcoli : o se ha il cattivo pensiero di farli , deve avere il buon gusto di non esprimerli , neppure colla propria famiglia . In quel cofanetto trova l ' abito bianco sacramentale pel giorno delle nozze , alcuni altri abiti ; uno o più scialli turchi , e di Casimira . Se lo sposo possiede trine di famiglia , la loro tinta giallognola apparirà tra i freschi colori delle stoffe moderne . Altrimenti saranno due guarnizioni di trine moderne e di valore che faranno le veci ; per lo più una di Bruxelles ed una di Chantilly . E finalmente una schiera di buste di velluto , colle iniziali del nuovo nome che la sposa sta per assumere , cioè del suo nome e del cognome dello sposo . Sono : i brillanti , ereditari o nuovi , che lo sposo può offrirle ; un finimento completo d ' oro e pietre ; parecchi anelli ; insomma i gioielli più o meno sfarzosi , a seconda della ricchezza e generosità dello sposo , fra i quali primeggerà la famosa catena coll ' orologio , che la sposa porterà quella sera stessa al contratto . Qualche volta lo sposo presenta in persona i doni , ma è sconveniente . Obbliga la sposa e la sua famiglia a fare meraviglie e ringraziamenti ripetuti , per ogni oggetto , a misura che li osservano ; e mette sè stesso nella situazione imbarazzante di stare ad aspettare , ad una ad una , quelle esplosioni di riconoscenza , e di rispondere a ciascuna con un complimento , che , per l ' identica uniformità del caso , può avere ben poche varianti . Uno sposo ammodo manda i doni il mattino , e ne riceve i ringraziamenti , tutti in una volta , più tardi , quando va a fare la solita visita . I doni vengono esposti col corredo nella camera della sposa , dopo la lettura del contratto , tutti gli invitati sono condotti ad ammirarli . È un ' usanza brutale , perchè , sebbene in molti casi lusinghi l ' amor proprio del donatore , stabilisce sempre dei confronti indelicati . Infatti , dopo quelle esposizioni , è raro che non si sentano dei commenti di questo genere : * Che spilorceria il dono della tale signora ! * E quello della tal ' altra , che cattivo gusto ! Ed in causa dell ' esposizione i doni nuziali si fanno , più che per islancio di cuore , per quello che dirà la gente ; le famiglie poco agiate s ' impongono dei sacrifici per far buona figura all ' esposizione dei doni , e difficilmente combattono un vago risentimento contro la sposa , che fu la causa involontaria di uno squilibrio nel loro bilancio . Ed il corredo poi .... via , proprio non so approvare che venga messo in mostra a quel modo . È un fatto indiscutibile che si usa . La signorina Rotschild , che maritandosi ebbe un corredo di dugento cinquantamila lire in biancheria , aveva consacrate parecchie camere all ' esposizione delle camicie , delle gonnelle , dei calzoni . I giornali ne fecero minute descrizioni . Ma , dopo aver adempito al mio debito accennando quest ' uso , sento il bisogno di aggiungere , a titolo di consiglio , che sarebbe meglio non seguirlo . Mi sembra che quelle biancherie , tanto intimamente personali , debbono avere il loro pudore , o piuttosto , che facciano parte del nostro . Una giovinetta non può a meno di arrossire , mostrando ad un uomo le sue camicie . Io conosco una bella sposina , maritata da parecchi anni ; la vigilia delle sue nozze , un giovinotto , che frequentava la casa , mi descrisse il corredo , poi soggiunse : * Mi ha fatto veder tutto . Fino le calze che metterà domani . Non ho mai potuto dimenticare quella circostanza . La confidenza , fatta ad un giovine , delle proprie calze , mi ha spoetizzata . Ancora adesso , quando incontro per via quella bella donnina , comunque sia vestita , traverso il velluto , il raso , la seta , un ' illusione ottica mi fa vedere le sue calze . E sarei pronta a scommettere che quel giovinotto prova la stessa illusione . Cosa ne penserebbe la bella signora se lo sapesse ? E , sopratutto , cosa ne penserebbe suo marito ? Lo sposo dovrà mandare un dono anche alle sorelle ed ai fratelli nubili della sposa ; e la famiglia di lui ne offrirà alla futura parente . Quella sera la sposa distribuirà i suoi gioielli da signorina alle sue amiche più intime . Nè la sposa , nè la sua famiglia , debbono far doni allo sposo . Però vi sono paesi in cui la futura moglie deve offrire al futuro marito uno spillo di brillanti , in segno di unione . Pare che là non conoscano il proverbio : " Dono che punge , l ' amor disgiunge . " Ad ogni modo , in questa , come in tutte le circostanze in cui vi sono formalità convenzionali da compiere , la perfetta convenienza sta nell ' uniformarsi agli usi del paese dove si vive , e non a quelli del paese proprio , quando se ne vive lontano ; poichè nulla è più indelicato ed egoistico , che il respingere i costumi della città dove siamo ospitati . Il contratto nuziale viene letto dal notaio , ad alta voce e per intero , alle persone invitate , e , dopo la lettura , lo sposo deve essere il primo a sottoscriverlo . Porge poi la penna alla sposa ; in seguito firmano i parenti , ed ultimi gl ' invitati , cominciando dalle persone più ragguardevoli per età e grado sociale . Tutte le persone che firmano il contratto , se non lo hanno fatto prima , sono in dovere di mandare un ricordo alla sposa . Debbo aggiungere , e confesso che lo aggiungo con piacere , che , da qualche tempo , le persone d ' animo raffinato vanno smettendo quest ' usanza indiscreta di leggere i fatti loro dinanzi ad una numerosa società . Può darsi che la sposa abbia una dote modestissima , che il babbo , un po ' avaro , le abbia ristretta oltremodo la somma destinata al corredo . Quegli indifferenti invitati , che sono là per divertirsi , si divertiranno facendo commenti : " Per quella dote avrebbe l ' obbligo d ' essere un po ' più bella .... la legge di compensazione . " Duemila lire di corredo ! Ma se farà una malattia le verranno meno le lenzuola . " Oppure è lo sposo che non ha un patrimonio corrispondente alla dote , e patisce un ' umiliazione , che la delicatezza della sposa deve sapergli risparmiare , sopprimendo la formalità della lettura del contratto . Anche quando tutto è perfettamente equilibrato , c ' è sempre , se non altro , il gergo notarile che fa ridere . Ultimamente ho assistito ad un contratto ; lo sposo aveva varcato il mezzo secolo , e la sposa gli stava indietro di poco . E quel buon uomo di notaio non la finiva di ripetere che erano maggiorenni . Oh mio Dio ! Chi ne dubitava ? Udii un cugino della sposa che diceva ad un altro cuginetto di diciott ' anni : " Come ! Rita è già maggiorenne ? Ed io che ti avevo preso pel suo tutore ! " In quello stesso contratto , descrivendo le proprietà dello sposo , il notaio leggeva d ' una casa " ed annesso giardino con cinta di muro , chiuso da doppio cancello . " " Sfido ! dicevano gl ' invitati , con una sposina appena maggiorenne le precauzioni non sono mai troppe . Ai due cancelli bisogna mettere due catenacci . " * * * Otto giorni prima del matrimonio , si mandano le circolari alle persone che si vogliono invitare , indicando l ' ora in cui si andrà al municipio , alla chiesa , ecc . L ' invito deve essere su cartoncino lucido , diviso per metà da una linea verticale . Alla destra , sarà stampato l ' invito a nome dei parenti della sposa , a sinistra quello dei parenti dello sposo . Le signorine mature , che vivono sole , faranno l ' invito a nome proprio ; ed in tal caso lo sposo , anche avendo i genitori , dovrà fare altrettanto . Oppure la sposa si fa fare , per la prima volta , delle carte da visita col suo nome da signorina , ( è l ' unica circostanza in cui le sono permesse ) e si mandano ai conoscenti le carte da visita dei due sposi , unite da un anellino d ' argento o d ' oro . Però quest ' uso , nato pochi anni sono , è già quasi abbandonato . Ed infatti , perchè voler fare da sè , e mettere da parte i genitori , che hanno sempre annunciato loro i matrimonii dei loro figlioli ? Sembra che gli sposi si vogliano emancipare con quelle carte da visita personali . Si emancipano già col matrimonio ; perchè togliere a genitori quell ' ultimo atto di tutela , che non impone nessun vincolo , ed è un segno di rispetto ? Io lascerei le carte da visita alle vedove ed alle zitellone orfane . Ma finchè una sposa ha i genitori , qualunque sia la sua età , sono loro che la maritano , è da loro che lei riceve la mano dello sposo che ama … , o che non ama ; e tocca a loro annunciarlo alla società . * * * Nell ' epoca di positivismo in cui viviamo , si usa fare prima il matrimonio civile , e dopo l ' ecclesiastico ; prima il contratto , poi la cerimonia ; prima la prosa , poi la poesia . Per recarsi al municipio la sposa fa una toletta , elegante quanto vuole , ma sempre una toletta da visita , col cappellino assortito . La sposa , che quel giorno è il personaggio più importante , siede a destra nella prima carrozza , a sinistra sua madre , o quella parente che ne fa le veci . Sulla panchina dinanzi siedono , in faccia alla sposa , il suo babbo , in faccia alla madre , il testimonio della sposa . Nella seconda carrozza si mette lo sposo coi suoi genitori , o se non li ha , con quel parente che li ha suppliti nella domanda di matrimonio , e la signora che l ' ha assistito nella compera de ' doni , e nell ' allestimento della casa ; con loro deve entrare il testimonio dello sposo . Nelle altre carrozze si collocano i parenti e gli invitati . Tutto il corteggio parte dalla casa della sposa . Per lo più , tornando dal municipio , si offre agli invitati una colazione , che deve dare la famiglia della sposa in casa sua . A tavola gli sposi siedono vicini ; a destra dello sposo la suocera , a destra della sposa il suocero . Dopo la colazione la sposa cambia d ' abito . Si veste di bianco col velo ed i fiori d ' arancio ; oppure toglie solamente il cappello e si mette il velo bianco . Ed all ' ora stabilita , coll ' ordine di prima si parte pel matrimonio ecclesiastico . La sposa entra in chiesa dando il braccio a suo padre , e ne esce dando il braccio al padre dello sposo . Lo sposo entra accompagnando la suocera . Il babbo , che rimane libero , dà il braccio alla mamma che rimane libera in tutti e due i casi . E nel ritorno , la sposa entra in carrozza colla suocera , ma non prende più la destra . La cerimonia è compiuta , passata . Ella cessa d ' essere nella situazione eccezionale di sposa : è una giovine signora , e deve alla suocera , ed alla vecchia signora , il riguardo di cederle la destra in carrozza . Il suocero si colloca in faccia alla sposa ; lo sposo in faccia alla propria madre . In molti casi si differisce il matrimonio ecclesiastico fino alla sera o al mattino seguente , ed allora invece d ' una colazione , la famiglia della sposa offre un pranzo . Le spose che hanno passato i venticinque anni non si vestono di bianco . Ed ora l ' indifferenza scettica da cui siamo dominati va abolendo quel costume anche nelle giovani , ed accade di vedere giovinette di sedici o diciott ' anni che vanno a marito senza l ' abito bianco nuziale . Non posso a meno di dire che fanno male . Capisco le prime . La loro età richiede una serietà maggiore . Ma una giovine sposa perchè toglierebbe una parte di solennità a quella cerimonia che è la più importante della sua vita ? Ho conosciuto una signorina , che per una serie di circostanze troppo lunghe a ripetersi , dovette maritarsi sull ' alto d ' una montagna , dove possedeva un villino , e nel cuore dell ' inverno . Il suo villino non aveva cappella , e c ' erano due miglia di strada , impraticabile alle carrozze , per scendere ad una chiesuola del villaggio . E tuttavia si vestì di bianco , e fece , in quel gelido costume , la lunga strada sulla neve , per inginocchiarsi in abito nuziale accanto al suo sposo , che anche lui era rigorosamente in abito nero . Confesso che , quando mi narrò questo particolare delicato , ne fui profondamente commossa . Le signorine mature , per lo più , semplificano la cerimonia andando prima al municipio , e di là direttamente alla chiesa in completo costume da viaggio . Vanno alla colazione così , e partono senza cambiar toletta . Le vedove che si maritano devono fare lo stesso . Nel matrimonio d ' una vedova , qualunque pompa è della massima sconvenienza . In chiesa una vedova deve fare il matrimonio a porte chiuse ; non deve mandare prima delle nozze la partecipazione della promessa ; non fa inviti . Dopo il matrimonio , entro otto giorni , si mandano le circolari coll ' annuncio che il matrimonio ha avuto luogo . Le partecipazioni dopo le nozze sono di primissima necessità , e si deve essere larghi nel distribuirle anche alle lontane conoscenze . È un riguardo che lo sposo deve a sua moglie , per non esporla ad incontrarsi , essendo al suo braccio , con qualche compagno di gioventù di lui , che la prenda in fallo , o con qualche signora che esiti a salutarla . Tutte le conoscenze dello sposo debbono essere informate del cambiamento , avvenuto nella sua situazione , ed aspettarsi d ' incontrarlo colla moglie , per essere pronte a salutarla come tale . Per questo riguardo anche le vedove debbono mandare le partecipazioni del matrimonio compiuto . Tutte le spese del matrimonio , comprese le carrozze , se le rimesse delle famiglie non le forniscono , sono a carico dello sposo . Una volta era , se non un obbligo , un ' abitudine per la sposa di sciogliersi in lacrime nell ' andare all ' altare . Gli occhi umidi ed accesi , le labbra tumide , il naso rosso come una ciriegia , facevano parte della tenuta di rigore per una sposina ammodo . Lo sposo , se non altro per amore di simmetria , non doveva mostrarsi lieto , in faccia a tanto dolore ; si atteggiava al più profondo compianto , dinanzi alla lacrimevole situazione della fanciulla . Il sacerdote , compreso della necessità di mettersi all ' unisono , recitava un predicozzo straziante ai due sventurati giovani , e tutte le signore lacrimavano nelle pezzuole ricamate . Se un indiano fosse entrato in una chiesa durante la cerimonia nuziale , al vedere il pubblico , e specialmente la sposa in quello stato di desolazione , l ' avrebbe creduta una suttie , da ardere sul rogo del marito estinto . La prima sposa giovane che fu veduta maritarsi senza piangere , fu la principessa Margherita . Tutti sanno che a Torino vi sono , o vi erano allora quattro signorine di famiglie patrizie , le quali avevano il gentile diritto di accompagnare all ' altare le principesse della casa reale e di portare poi in capo quando andavano a marito , gli stessi fiori portati dall ' augusta sposa . Ereditando i fiori della principessa Margherita , quelle signorine ne ereditarono naturalmente il diritto di non piangere . Ed infatti la cronaca assicura che quando si sposarono non si presentarono cogli occhi gonfi e col naso rosso . Fin d ' allora dunque le lacrime furono messe da banda , a grande soddisfazione degli sposi , che s ' accomodavano male di quelle scene in cui facevano la parte di necrofori , seppellitori di Vestali . Questo non vuol dire che le signorine amino meno la loro famiglia , e ne sentano meno il distacco . Si sono fatte più coraggiose e ragionevoli ; hanno compreso che le loro lacrime non farebbero che affliggere maggiormente i loro cari , e che infine , per un matrimonio accettato da loro , e con pieno aggradimento , quell ' atteggiarsi da vittime sarebbe un ' incoerenza . Al momento poi di dire addio al babbo , alla mamma , alla casa paterna , di entrare in carrozza e di partire , se i singhiozzi fanno gruppo alla gola , se le lacrime fanno violenza alle ciglia , lascino che il loro cuore si sfoghi : non è che un istante . I cavalli scalpitano , i bauli sono già alla stazione ; fra pochi minuti il fischio della macchina a vapore dirà alla mamma commossa , che la portiera del coupè s ' è chiusa sui due viaggiatori , e che il primo bacio di sposa ha cancellato quelle ultime lacrime di fanciulla . * * * Nota dell ' autrice . Nel correggere le bozze mi accorgo che il periodo seguente non ha nulla a che fare colle leggi di convenienza . A scarico di coscienza ne prevengo lealmente le lettrici . Se , come credo , non si curano punto delle mie opinioni personali sul viaggio di nozze , possono saltare queste pagine senza offendere nè me , né il mio libro . LA MARCHESA COLOMBI . Ho udito alcuni sentimentali vaporosi , esclamare che il viaggio di nozze è una profanazione ; che : " si vanno disseminando le più care memorie nelle camere d ' albergo ! Vorrebbero la villetta isolata , e rinchiudervisi : " solo con sola Dido Enea ridotto . " E ripetersi giorno e notte : * Amoris tui solum et dives sum satis ; e quando se ne vanno pei fatti loro , le più care memorie , rinchiuderle tutte là sotto chiave . Sono spiriti unilaterali , e non comprendono che una felicità unilaterale . La felicità del viaggio di nozze invece è un prisma . In viaggio gli sposi si studiano , si conoscono , si apprezzano sotto mille aspetti diversi . Pensano : * Come saprà adattarsi agli inconvenienti del viaggio questa persona che ha vissuto sempre fra le agiatezze ? Saprà resistere alle fatiche delle lunghe corse , delle abbigliature mattutine , delle visite assidue alle chiese , ai musei ? Ed i suoi gusti artistici ? Cosa dirà di quel quadro ? di quella statua ? Che impressione le farà quella musica , quel dramma ? Come saprà discorrere nell ' espansione della vita intima ? Capirà , gusterà le bellezze della natura ? Avrà impeti entusiastici , calore d ' ammirazione e quella dolce bontà indulgente che porta a vedere alla prima il lato bello e buono di ogni cosa ? Ed avrà spirito d ' osservazione , intelligenza critica , e carattere pieghevole ? Oh , le delizie del viaggio di nozze ! Avere innanzi a sè una lunga serie di giorni , completamente liberi da qualunque cura , all ' infuori del proprio amore e delle proprie gioie . Andar incontro all ' ignoto che si annuncia con tinte color di rosa , come il sole col crepuscolo ! E sentirsi nell ' anima la convinzione che inebria e riposa , d ' avere un essere sulla terra pel quale siamo il primo pensiero , il primo affetto ed anche il primo dovere . E con quest ' essere amante e caro , prendersi allegramente a braccetto , ed affrettarsi per le strade , unendo il passo e parlandosi con abbandono ; e poter ripetere a se stessi : Abbiamo diritto d ' amarci ! Lo neghino pure i romanzieri , ma il diritto di amarsi alla luce del sole , senza menzogne , senza rossori , sarà sempre la poesia dell ' amore . Ed a poco a poco si comprende che quelle ore di espansione e di delizia non sono più misurate dalla durata d ' una visita ; che si ripetono senza interrompersi , e si ripeteranno sempre , per un tempo lungo , infinito . L ' ora del pranzo , l ' ora del riposo non li separa più . Oh la dolce prosa della vita materiale ! Sedere insieme ad una mensa d ' albergo interrogandosi a vicenda sui propri gusti , confessando di aver appetito , mangiando allegramente * à la guerre comme à la guerre , * dandosi del tu presente una quantità di persone , pagando il conto colla borsa comune ! Tutto il resto può parere un sogno poetico da menti innamorate ; ma il primo pranzo all ' albergo , è pretta realtà . Dopo il primo pranzo soltanto gli sposi sentono che quella felicità è vera , positiva , che le loro esistenze si sono congiunte per la vita vera , con tutto il suo corredo di spirito e di materia , di poesia e di prosa . E poi vi sono le ore in cui non sono soli : al teatro , al caffè . E nella piena libertà del viaggio da nozze rigustano il mistero d ' una stretta al braccio , d ' una mano presa furtivamente , del lungo sguardo appassionato che narra un ' illiade di desideri , dello sguardo fuggevole e lampeggiante , che dà il fremito e l ' ebbrezza d ' un bacio . A traverso quel turbine di godimenti , in quel sogno di delizie , vedono azzurreggiare , in un prossimo avvenire la placida promessa d ' una casetta tranquilla , dove saranno padroni e soli , e dove si vedranno sotto un aspetto nuovo , nell ' uniformità della vita casalinga ... È un ' altra serie d ' incanti , che promette loro quel dolce riposo dopo tanto movimento . I sentimentalisti che , pel culto delle memorie , hanno cominciato dalla fine e si sono isolati , hanno sacrificate tutte le immense dolcezze del viaggio e non le ritroveranno più tardi , perchè il viaggio di nozze è un frutto che fuori stagione non si gusta più . È vero che non hanno disperse le memorie care negli alberghi , e le hanno gelosamente rinchiuse ; ma son ben certi che , a lungo andare , non ci sia entrata la sazietà o la noia , a metterle in fuga come una nidiata di passeri ? Per quell ' affetto che m ' ispirano le mie lettrici le consiglio , qualunque sia la loro età , il loro grado di agiatezza , non rinunzino al viaggio di nozze , anche a costo di qualche sacrifizio d ' interesse , di qualche privazione . Tutte le felicità che potrà dar loro l ' avvenire , non le compenseranno mai di quella immensa gioia perduta . PARTE QUARTA A mezzo del cammin di nostra vita . CAPITOLO I . La Signora . Ritorno dal viaggio * In famiglia * Visite * Pranzi in casa propria * Pranzi d ' invito * Ricevimenti * Balli * Teatri * Ai balli * In campagna * Corrispondenza . * Ma , marchesa , io non ci sono giunta ancora a mezzo del cammin di nostra vita . * Scusi , ha marito ? * Sissignora , ma ho appena diciasette anni . * Non importa . Se ha marito , questa parte del mio libro la riguarda . S ' è maritata assai presto ; ma questo non toglie che , dal giorno in cui è diventata una signora , la parte ingenua , ridente , spensierata della sua esistenza è passata . Non vadano in collera , signori mariti ; non protestino . Non intendo dire che il matrimonio non abbia le sue grandi gioie , che il loro affetto di sposi non dia alle loro compagne soddisfazioni forse , e senza forse , maggiori di quelle vaporose e inconsapevoli che ebbero da fanciulle . Ma loro sanno che una signora maritata , qualunque sia la sua età , assume il governo della casa , riceve il grave deposito di un nome di cui è responsabile , risponde dell ' onore di quel nome , e del decoro della famiglia . I misteri che ha scoperti hanno sfrondate molte delle sue illusioni e le hanno insegnate delle verità dolci e tremende . D ' allora la spensieratezza non le è più possibile . È entrata nel periodo serio della sua esistenza , ed avesse pure quindici anni soltanto , ha acquistate tutte le responsabilità , tutti i doveri d ' una persona che è giunta " A mezzo del cammin di nostra vita " * * * La vecchiaia concede privilegi straordinari . Io mi valgo della mia cuffia e dei miei occhiali , per introdurmi nel nido della sposa appena tornata dal viaggio ed assicurarmi co ' miei occhi , se sa essere una signora , com ' è stata una signorina veramente ammodo . Verifichiamo prima di tutto gli arretrati . * Ha scritto ogni giorno alla suocera ed alla mamma durante il viaggio di nozze ? * Un giorno a Firenze , ero stata a San Miniato .... ero così stanca non ho proprio potuto . Ed un ' altra volta a Livorno .... * Ebbene , bisognerà farne delle scuse , e riconoscere d ' aver mancato ad un dovere , verso la suocera ; quanto alla mamma .... * Oh ! alla mamma ho scritto sempre . Me lo figuravo . Eppure là l ' indulgenza era sicura , l ' affetto non correva pericolo . Quella che va trattata sempre in modo da guadagnarne il cuore , è la suocera , sono i parenti del marito , che nutrono sempre una vaga ostilità contro quella giovine , la quale , arrivata ultima , s ' è fatto il posto più largo nell ' animo del loro figliolo , se lo è accaparrato , l ' ha fatto suo , e d ' un balzo ha messo tutti gli altri affetti al secondo posto ; ed a che distanza anche ! La mamma è già venuta lei a vederla ? Era alla stazione ad incontrarla ? Oh le mamme ! Ebbene , la sua prima visita , ora ha da essere per la suocera . Vediamo i bauli . Vi sono i doni per la famiglia del marito ? Benissimo . Bisognerà mandarli subito , ed al tempo stesso , annunciare alla suocera che andrà con suo marito a salutarla in giornata . È venuto un fascio , una pioggia di carte da visita , in risposta alle partecipazioni . Si deve fare una scelta d ' accordo col marito , una scelta accurata delle famiglie colle quali si vuol mantenersi in relazione . A quelle non si manda una carta , ma ci si va in persona col marito o con una signora della famiglia di lui . Alle altre , l ' invio d ' una semplice carta dei due sposi , dice urbanamente che sono grati della loro memoria , ma non intendono continuar le visite . Quelle sono le così dette relazioni di saluto . Si conoscono , s ' inchinano per via , si scambiano parole scontrandole in compagnia ; ma tutto finisce lì . * * * Alcuni anni or sono ricevetti una lettera da uno dei miei molti nipoti , nella quale mi diceva , dopo tante belle cose : "....e ti confesso che il mio secondo anno di nozze fu assai meno beato del primo . E sì , che ci ho Ninì , il mio dolce amorino biondo color di rosa , che comincia a dire bab ... bo . Nelle mie ore di noia ho fatto una scoperta che non può essere senza importanza per la società . Ho trovata la vera causa della poca devozione degli uomini pel settimo sacramento . È una specie di malattia nervosa , che si sviluppa , dopo la luna di miele , nelle facoltà visive del marito , e gli fa apparire tutte le mogli degli altri più attraenti della propria . Se tu trovassi un buon oculista , che volesse occuparsi di questa oftalmia maritale .... " Partii immediatamente per Torino , senza medico oculista , s ' intende . Sotto il melanconico umorismo di mio nipote , c ' era qualche cosa di amaro , che mi fece temere per la felicità avvenire di quella famiglia . Tuttavia avevo un vago presentimento che , a guarire la malattia di Primo , basterebbe la mia vecchia esperienza . Giunsi inaspettata . Primo era fuori . La cameriera mi disse : * La signora è rientrata or ora dalle visite ; si sta mettendo in libertà . Mettersi in libertà ! Era la chiave del mistero ! la prima causa della malattia del marito . Guai , alle mogli che si credono in diritto di mettersi in libertà quando sono in casa ! Ordinai alla cameriera di lasciarla fare , di non annunciarmi ; passai ad aspettarla in sala da pranzo , dov ' era già apparecchiata la tavola . L ' Emma entrò poco dopo . Era in abito da camera ed in pianelle . Una grazia di abito da camera ; ma era un abito da camera ; e portato con tutta comodità , discinto ; e là sotto la sposa non aveva fascetta . Le pianelle di raso azzurro , ricamate di perline rosee , sembravano quelle di Cenerentola che avessero finito coll ' incontrarsi per fare il paio . Ma erano pianelle . E quella toletta mattinale , calzata in fretta , era mal completata da un foulard bianco annodato intorno al collo . * Tuo marito non viene a pranzo ? le domandai . * Sì , verrà a momenti . * E ti metti a tavola a quella maniera ? * Scusi , nonna ; non prevedevo la fortuna della sua visita ; e , sa , in casa .... siamo soltanto noi .... * In casa ! ... soltanto noi ! soltanto ! quando siete tu e tuo marito ? Ma la tua casa è il tuo regno ; ma tuo marito è il tuo mondo . Cosa ci guadagni se le persone a cui hai fatto visita , e quelle che ti hanno scontrata per via ti trovano bella ? Nulla . Ma se ti trova bella tuo marito ; se gli piaci , è il suo amore che guadagni ; è la felicità della tua vita . Una lettrice : * Ah Marchesa ! Questa è la storia d ' uno dei sette peccati capitali di Eugenio Sue ; La … . * Ho capito . Non occorre dirne il titolo . Il mio libro lo possono leggere anche le signorine . È per questo che cercavo di dare un ' altra forma alla tesi di quel racconto , ma non voglio che mi si accusi di plagio . Ho dato all ' Emma quel romanzo e lei v ' imparò che una signora ammodo non deve mai trascurare il proprio vestire davanti al marito . Deve tenere gli abiti da camera per le ore mattutine o per la tarda sera in camera da letto . Ma durante il giorno deve portare abiti attillati , eleganti nella loro casalinga semplicità , oppure , il che è anche meglio , abiti da casa chiari , di forma speciale che non si possano portare fuori di casa , che non siano nè il compassato costume da passeggio o da visite , nè il trascurato abito da camera . Qualche cosa di speciale , che le donnine di gusto sanno immaginare tanto bene coll ' aiuto d ' una buona sarta , e nel quale non manca una buona dose di civetteria , a tutto beneficio del marito . E questa toletta da casa dev ' essere portata con tutti quegli accessori che costituiscono l ' ordine : calze bene assortite ( nere sotto un abito bianco , carnicine o azzurre sotto un abito turchino , rosa pallido sotto un abito rosa , ecc . ) , qualche braccialetto , un nastro al collo o una cravatta . È così che un uomo è avvezzo a vedere le mogli degli altri , e se la sua è meno accurata , ne viene di conseguenza quella tale malattia agli occhi , per cui si vedono tutte le donne più attraenti della propria . L ' accuratezza , l ' eleganza bene intesa , sono una specie di nobiltà individuale . Ad una persona che vediamo trascurata e dimessa , finiamo per attribuire una specie d ' inferiorità ; ed al confronto delle altre , la trattiamo con quella stessa noncuranza con cui si tratta lei stessa . Vi sono molte signore che , come hanno abbigliature di casa ed abbigliature per uscire , hanno pure un tono di voce , delle maniere , ed un ' educazione di casa ; ed altre di gala . E , pur troppo , quelle di casa sono rozze ed elementari come una vera tenuta di fatica . * Vuoi bere ? domanda il marito a tavola . Sì . No . Oppure porge il bicchiere in silenzio . * Dio ! quanto mi dà sui nervi questo tintinnìo della forchetta sul piatto ! * Oh che noioso ! risponde la signora , la quale avrebbe ai suoi ordini tutto un frasario di scuse , se , invece che a suo marito , avesse urtato i nervi ad un primo venuto qualunque . E sorbisce la minestra con un rumore da tromba aspirante . E , dimenticando completamente la regola severa del collegio , di masticar sempre a bocca chiusa , lascia sonare quei mcia mcia pastosi che rivoltano lo stomaco a chiunque ha la disgrazia di mangiare con lei . Se avrà invitati , o se andrà a pranzo fuori non lo farà ; ma in famiglia ! Alla famiglia s ' ha diritto di rivoltar le budella , pur di fare i propri comodi . Sono queste signore che hanno inventata la frase volgare : * " In famiglia non si fanno complimenti . " Perchè non se n ' hanno a fare ? Non è in famiglia che si deve amare più e meglio , che fra semplici conoscenti ? Ed i complimenti non sono espressioni di sentimenti gentili ed affettuosi ? Eppure quelle stesse signore non rifiniscono di curare la propria camera , di ammonticchiar materassa sul loro letto , e dicono : * Si può soffrire un cattivo letto in un albergo , perchè ci si sta qualche notte di passaggio . Ma dove s ' ha da dormire tutta la vita , si vuole che sia comodo . Ebbene : i loro conoscenti le vedono soltanto di passaggio ; ma è il marito che s ' ha da sedere a mensa con loro per tutta la vita e per tutta la vita deve tenersele al fianco , e render loro mille piccoli servigi . Perchè non cercano di rendergli morbide le loro maniere , di appianare le asprezze del carattere , di addolcire la voce per lui , colla stessa cura con cui ammorbidiscono il letto a sè stesse ? Dipende da loro che il matrimonio riesca un letto di piume , o un letto di Procuste . Se sapessero come le ingentiliscono quelle paroline di cortesia : Grazie ; scusa ; quanto sei gentile ; non disturbarti , ecc . , ecc . Senza contare che gli uomini , meno graziosi , per natura , inclinano sempre ad esagerare per proprio conto il grado di emancipazione dalla civiltà , che la moglie accorda a sè stessa . E se lei riceve un favore senza ringraziarlo , e va a colazione spettinata , lui si crederà autorizzato a passeggiare per la casa in mutande ed a fumarle sul naso con una pipa di gesso ; troppo fortunata ancora , se l ' età o la calvizie non gli suggerisce di beatificarsi la giornata colle delizie d ' un berretto da notte . Una moglie , a meno che sia in una delle grandi situazioni sociali in cui una signora rimane quasi estranea alle modeste cure della famiglia , non deve mai affidare ad una cameriera nè ad altri la cura di sorvegliare la guardaroba di suo marito . Sarebbe dimostrargli un ' indifferenza scortese . Non deve abusare della sua compiacenza offrendolo troppo per cavaliere alle signore che non hanno chi le accompagni , tanto più se la signora a cui lo offre non può ispirarle nessuna gelosia . Se crede di poterlo fare senza dargli noia , potrà dire : " Mio marito avrà il piacere di accompagnarla . " Ma lascerà a lui la libertà d ' insistere più o meno su quell ' offerta . Nulla è più ridicolo di quelle mogli che dispongono così del marito come d ' una proprietà e ne fanno il cavalier servente di tutte le signore che non ne trovano altri . Dovrà pure evitare di dargli certi consigli : * Dà il braccio alla signora Tale . Oppure a tavola : * Versa da bere alla tua vicina . Avvisi salutari , senza dubbio , ma che fanno supporre che quella signora sia avvezza a vedere il marito mancar di cortesia , e perciò si creda in obbligo di suggerirgli le cose più elementari . Qualche volta dovrà farlo , se vede una vera mancanza ; ma avrà cura di volgere la cosa in ischerzo , mettendola sul conto della distrazione e mostrandosene abbastanza stupita per non lasciar credere che quello sia il modo abituale con cui il suo marito tratta le signore cominciando da lei . Sarebbe quanto dire : * Vedono che zotico ho sposato ! Se non foss ' io , ad insegnargli la creanza ! Se una signora , entrando a far visita in una casa , vi trova suo marito , dovrà salutarlo porgendogli la mano , subito dopo aver salutati i padroni di casa e le altre signore , e prima d ' ogni altro uomo . Se lui arriva in campagna o ai bagni dopo un certo tempo di separazione , e lei si trova ad accoglierlo alla presenza di altre persone , non eviterà per questo di corrergli incontro e di abbracciarlo ; se non lo facesse mostrerebbe di vergognarsi di dargli una dimostrazione d ' affetto . Ma dopo quella prima accoglienza dovrà subito ricordarsi dei doveri di cortesia e d ' ospitalità , e presentare il marito alle persone che non conosce ancora , se ce ne sono o ad ogni modo lasciare che faccia i saluti e complimenti che crede , e non accaparrarlo tutto per sè , e non domandargli particolari di famiglia di cui gli altri non sono informati o non si curano , e serbare le espansioni ed i discorsi intimi per più tardi , quando sarà sola con lui o in famiglia . Se il marito le offre un divertimento qualunque , una serata , un viaggio , l ' accoglierlo con freddezza , il mostrarvisi indifferente per far pompa di gusti casalinghi , è una mancanza di tatto , che tende a diminuire il pregio dell ' offerta ed umilia chi la fa . Qualche volta il marito approfitta del Natale , del capo d ' anno , dell ' onomastico , d ' una festa di famiglia , per offrire in dono alla sposa un oggetto che avrebbe dovuto provvederle . Il farne l ' osservazione sarebbe addirittura villano , come pure il calcolare sul prezzo della cosa offerta , e considerare quella spesa nel bilancio di famiglia . Un dono si accetta sempre come un dono , con elogi , ringraziamenti , e si mostra alle persone intime , e si ripete , che è una gentilezza del marito , precisamente come fosse d ' un ' altra persona . Al marito ed ai suoceri si deve il riguardo di aspettarli sempre prima di mettersi a tavola , e non si deve spiegare il tovagliolo che quando sono seduti . La moglie , alla tavola di famiglia , tiene sempre la destra del marito ; ma se c ' è una suocera , le cede il diritto di servirsi per la prima , e le risparmia tutte le brighe del servizio , il tagliare , il mescere , ecc . Gli stessi riguardi deve pure accennare di usarli anche al suocero , per deferenza alla sua età , ma non insistere se , come uomo , rifiuta d ' accettarli . Infine una signora educata non deve ammettere altra differenza tra il contegno che usa in società , e quello che tiene in casa fuorchè un grado maggiore di espansione . * * * Il giorno fisso per ricevere , per quanto si sia cercato di bandirlo , si è radicato nei nostri usi . Alcune signore stabiliscono una data ora ogni giorno , ed è ugualmente bene . Anticamente sarebbe stata un ' impertinenza . Erano soltanto i principi e le autorità , che potevano fissare un giorno od un ' ora alle persone a cui volevano far l ' onore di riceverle . Ma i semplici privati dovevano mostrarsi sempre pronti ad accogliere in qualunque giorno i loro eguali , che avevano la gentilezza di andarli a visitare . Accadeva però , che , mostrandosi sempre pronti ad accoglierli , erano sempre fuori , e non li accoglievano mai . Per cui si dovette adattarsi a dare alle visite quella specie di regolamento burocratico che è il giorno fisso . Parlando ad un ' altra signora , si potrà domandare in che giorno riceve . Ma parlando di noi stessi bisogna dire : " Sto in casa il tal giorno " per non darsi l ' aria importante d ' una piccola potenza , che tiene ricevimento ufficiale . Una signora che riceve non deve mettersi un abito di gala , ma neppure può tenere un abito troppo dimesso ; deve avere una toletta da casa elegante per mostrare ai suoi visitatori che ha pensato a loro , che s ' è preparata ad accoglierli . Le persone di buon gusto hanno abolito l ' usanza di far annunciare le visite dai servitori . Che Dio le benedica ! È la cosa più inurbana che si possa immaginare per mettere una signora nell ' imbarazzo . Entrare in una casa , e trovare un servitore che ci domanda il nostro nome come un avvocato fiscale che deve istituire un processo ! E dover rispondere a quella potenza d ' anticamera , la quale ci guarda con meraviglia , se ci permettiamo di far annunziare un nome qualunque , senza un po ' di marchesa o di contessa davanti ! Ed entrare in una sala presentate da un servitore ! Fu un pensiero gentile che fece dire alle padrone di casa moderne : * Le persone che vengono a farmi visita sono invitate da mio marito o da me , e però sono gente ammodo . Entrino dunque senza trovare inquisizioni per via , e sarò io stessa che dirò il loro nome agli altri visitatori , senza obbligarle a declinarmelo prima . Tuttavia vi sono ancora famiglie , che per fare una grandezza , continuano a far annunciare . In tal caso una visitatrice , entrando nell ' antisala , dovrà dire spontaneamente il proprio cognome senza nessun titolo , prima che il servitore , per adempire al suo incarico , sia costretto a rivolgerle la parola . La destra del camino , o del divano , durante le visite , è riservata alla padrona di casa . E per regola generale non la cede mai . Ma non deve dimenticare che non vi sono regole senza eccezioni . Un giorno parlando d ' una signora io dissi : * È molto giovine . Credo che non abbia ancora vent ' anni . * Davvero ? mi osservò un vecchio signore . Avrei creduto che ne avesse almeno settantuno . Lo sproposito era così grande , che lo presi per uno scherzo e lo pregai che mi spiegasse il perchè di quell ' unità su tante decine . * Perchè non ha ceduto la destra del camino a mia moglie che ne ha settanta . Vi sono poi certe superiorità d ' età , di grado , di meriti , così incontestabili , davanti alle quali anche una signora deve inchinarsi . Una mia amica , di un tatto squisito , incapace di commettere neppure l ' ombra d ' una sconvenienza , mi confessava d ' essersi alzata in piedi nel suo palco , quando le fu presentato Paolo Ferrari , alla prima rappresentazione del Cantoniere . * Cosa vuoi ? mi diceva ; quella sera era la figura principale del teatro . Ci dominava tutti . Ci alziamo pure quando entra il Re . Lui rimase imbarazzato sai ; ma io no . Ed aveva ragione . Era un ' irregolarità , ma una bella irregolarità ; felix culpa ; e provava che lei possedeva meglio di tutte il sentimento dell ' arte ; che il suo animo era più gentile . Dopo aver presentata l ' ultima venuta alle altre persone che sono in sala , una padrona di casa deve rivolgerle la parola direttamente , per far cessare la confusione che la presentazione ha potuto ispirarle e , soltanto dopo averla fatta parlare un momento , riprenderà il discorso interrotto dalla sua venuta , avendo cura di metternela a parte . Per congedarsi dalle signore , la padrona di casa si alza , e le accompagna fino all ' uscio della sala , e là ripete la stretta di mano e l ' inchino , senza fermarsi in complimenti che la terrebbero troppo a lungo lontana dagli altri visitatori . Credo di non dover aggiungere che non deve mai dir nulla fuorchè bene delle persone che sono uscite . Questa è la civiltà più elementare . Se agisse altrimenti , autorizzerebbe chi l ' ascolta a domandarle : * E perchè riceve , e ci espone a trovarci al contatto di persone , che non meritano la sua stima ? Qualche volta accade che appunto quando vi sono altre visite , capiti una di quelle tante sfortunate che si presentano alle signore per qualche raccomandazione ; per trovare un impiego , delle lezioni , ecc . La menoma freddezza nel modo di accogliere la persona disgraziata farebbe torto alla padrona di casa . Quanto più la situazione di chi viene a raccomandarsi è imbarazzante , altrettanto una signora per bene deve cercare di rassicurarla , usandole modi affabili e cortesi , presentandola ai suoi visitatori come un ' eguale , rivolgendo il discorso a lei come agli altri , e studiandosi di persuaderla , non colle parole ma col tratto , che la sua sventura non è che un titolo maggiore alla simpatia delle anime gentili . * * * " Souvenez vous toujours dans le cours de la vie , Qu ' un dîner sans façon est une perfidie . Assolutamente una perfidia , non voglio ammetterlo ; non arrivo fin là . Ma credano pure , signore mie , che il prender troppo sul serio la preghiera degli amici intimi di dar loro il pranzo di famiglia , non è il favore più grande che possano fare ai loro convitati . Il pranzo di famiglia , sia ; ma con qualche aggiunta . Un buon antipasto ; il piatto del compenso , ed il piatto del complimento , ed una bottiglia con tanto di polvere ; ed allora pazienza , il pranzo di famiglia sarà bene accetto . Altrimenti si corre il pericolo di ricevere la lezione che si ebbe un certo avaro , il quale invitò parecchi amici a pranzo e fece servire : una minestra di riso al brodo , un lesso di manzo , un piatto di spinacci , formaggio e pere . Dopo pranzo disse ai convitati : * Vedono che proprio non ho fatto complimenti . * Via , rispose uno di quegli infelici , non doveva poi obbedirci tanto strettamente . Del resto , per questi pranzi d ' amici intimi , basta ricordare quanto diceva Brillat Savarin , gastronomo di grande rinomanza : " Invitare una persona , equivale ad assumere l ' incarico della sua felicità per tutto il tempo che deve passare in casa nostra . " Ci si metta cordialità ed affetto , e basta . Ma dove si richiede tutta l ' intelligenza d ' una buona padrona di casa , è ai pranzi più o meno di gala . Lo stesso Brillat Savarin diceva che , perchè un pranzo riesca bene , i commensali debbono essere non meno delle Grazie , e non più delle Muse . Per verità io credo che , senza uscire dalla mitologia , si possa salire fino al numero delle Ore , senza inconvenienti . Purchè sia proporzionato il numero degli uomini e delle signore . Una vicina gentile , che potrebbe agitarsi , od anche cadere svenuta se nascesse una discussione , basterà sempre ad impedire ad un uomo educato di impegnarsi in quei discorsi di politica , di religione , che fanno bollire il sangue facilmente . Bisogna calcolare il numero di persone che possono stare alla tavola , a tutt ' agio con uno spazio non minore ai sessanta e non maggiore di settanta centimetri per ciascuna . Così non saranno nè strette nè isolate . E sopra tutto , per tutti i santi del paradiso , che non sieno tredici ! Lei , mia signora , non ha questi pregiudizi ; suo marito neppure . Ma qualcuno de ' commensali potrebbe averli ; e quello là sarà infelice , non per quel giorno soltanto , ma per tutto un anno , in capo al quale dev ' essere morto il più vecchio o il più giovine della triste compagnia . Aggiunga che conterà spietatamente gli anni in viso a tutti i suoi invitati , non escluse le signore ; e se gli resta il dubbio d ' essere lui stesso uno dei due in pericoli , sarà capace di correre il domani alle dodici parocchie a prendere la fede di nascita di tutti i commensali , per rassicurarsi . E ci penserà tanto e se ne cruccerà tanto , che non sarà meraviglia se entro l ' anno finirà per morirne davvero . Non si deve mai , per vincere un pregiudizio , compromettere la pace d ' un nostro simile . Se , per una circostanza imprevista , il giorno stesso del pranzo manca un invitato su quattordici , si corre a pregare un amico intimo di supplirlo . Si prega il primo venuto , il lustrascarpe della via , uno spazzacamino , ma non si condannano i nostri ospiti a sedere a tavola in tredici . Un giovinotto che da vero lion , era avvezzo a pranzare tardissimo , passeggiava una sera verso le sei in cerca d ' appetito , e forse di qualche bella crestaina , che , tornando dal lavoro , consentisse a fargli compagnia , quando vide un signore ammodo passargli accanto , guardarlo , riguardarlo con occhio d ' amore , gironzargli intorno , fargli la corte come avrebbe fatto lui stesso con quella tale crestaina , se l ' avesse trovata . * Che mi prenda per una donna americana , di quelle che portano i calzoni ? pensava il giovinotto : e si carezzava le basette per metterle in evidenza . Ma l ' altro non si scoraggiava per così poco . Anzi parve farsi più ardito a quell ' atto , tanto che gli si fece accosto , e , salutandolo con uno sguardo che avrebbe sedotta una vestale , gli disse : * Signore ; non si offenda per amor del cielo . Debbo farle una proposta indiscreta , impertinente addirittura .... Il giovinotto si pose una mano sull ' orologio , un ' altra sul portamonete , e rispose : * Se non può farne a meno ... parli . * Se lei vedesse un uomo in pericolo di annegarsi , si getterebbe in acqua per salvarlo ? * No ? * Mi faccio l ' onore di crederlo . * Ebbene , io sto per annegare in un mare di guai . Ho invitati parecchi amici a pranzo . Dovevamo essere quattordici , ed uno è mancato . Ho una zia , una zia tremenda che ha paura del numero tredici . È capace d ' andarsene , di non perdonarmi più . Un uomo che si getterebbe nell ' acqua per salvare un altro , non potrebbe spingere l ' eroismo fino a gettarsi alla mia povera tavola ? Il giovine rideva tanto di cuore , che non seppe rifiutare . Quella povera tavola era sontuosa ; e per giunta quel signore aveva una bella figliola , che piacque a prima vista al fortunato giovinotto . Due mesi dopo le faceva il primo dono da sposo ; un braccialettino d ' oro niellato sul quale era inciso il proverbio : " È meglio imbattersi che cercarsi apposta . " * * * Stabilito il numero delle persone che si vogliono invitare , si mandano gl ' inviti : stampati se è un pranzo di lusso , scritti se non ci si vuol dare troppa importanza . Oppure si fa l ' invito verbalmente . Ben inteso che , volendo pregare un superiore di favorirci alla nostra mensa , dobbiamo andare in persona ad invitarlo ; perchè gli inviti scritti o stampati non si fanno che tra eguali . A meno che si tratti d ' un pranzo tra persone intime , l ' invito dev ' essere fatto otto giorni prima del pranzo . Se qualcuno risponde che non può accettare , e si vuol supplirlo , bisogna affrettarsi a pregare un conoscente , e se è possibile non fargli sapere che riempie un vuoto . Però , se altri ne è informato , e se c ' è il pericolo che anche l ' invitato per via di discorso venga a saperlo più tardi , è meglio dirgli la cosa francamente . La tavola dev ' essere coperta da un grosso tappeto sotto la tovaglia , per evitare ogni rumore nel deporvi le posate ed i piatti . Il tappeto però dev ' essere corto e non s ' ha da vedere pendere sotto la tovaglia . La biancheria da tavola può essere di fiandra ricca senza guarnizioni come usava altre volte , può essere ricamata in giro , oppure ai due capi alla moda del medio evo e può essere guarnita di grossa trina di filo , secondo l ' ultimo figurino . In questi due casi non sarà di tovagliato , ma di fina tela di lino . Ad ogni modo deve avere le iniziali del padrone di casa , ricamate . I tovaglioli si piegano semplicemente in quadrato colla cifra in evidenza . Tutti gli altri artifici di piegature sono volgarità da locanda . Le sottocoppe , pel momento , si usano non più d ' argento , nè di porcellana , ma assortite alla biancheria da tavola , rotonde o quadrate colla cifra in mezzo . Una striscia lunga , assortita alla tovaglia , ma sempre ricamata a colori , si mette ora in diagonale traverso la tovaglia bianca . È l ' ultima novità . Il servizio di cristalleria dev ' essere tutto assortito colle cifre , se è moderno . Ma chi ha cristalli antichi di pregio ha sempre una cosa superiore . Ogni convitato deve avere dinanzi un numero di bicchieri , non meno di quattro , di varie dimensioni , adatti ai vini che si debbono servire . Il vino da pasto è il solo che si mette in tavola nelle bottiglie bianche di cristallo del servizio . Gli altri vini sono versati in giro dalla servitù , eccetto lo sciampagna che gode il privilegio di posare in tavola col suo secchiello d ' argento . Per l ' acqua si possono mettere piccole anfore di vetro colorate con dei fiori legati al manico ; una per ciascun commensale . Accanto alla schiera dei bicchieri ci deve essere una larga coppa assortita al servizio , dove si metterà l ' acqua pura per bagnarvi la punta delle dita alla fine del pranzo . Un ' operazione che non va fatta in modo da disgustare nessuno , con ripetute immersioni , con sgocciolamenti , ecc . Ho veduto un servizio nuovo di corte ; è di vetro opalizzato cogli orli dorati , collo stemma reale in colori . Se credono , signorine mie .... La padrona di casa può mettere in tavola fiori quanti ne vuole , purchè eviti le magnolie e tutti i fiori che hanno un ' acutezza di profumo da dar l ' emicrania ai commensali . Ed invece di quegli uggiosi mazzi stretti , serrati , in cui i fiori sono disposti a disegno e figurano nell ' insieme un pezzo di tappeto , li ponga sciolti coi loro gambi e le foglie nelle coppe . Sono un ornamento elegante ed artistico . La padrona di casa stabilisce i posti tenendo conto delle simpatie , delle analogie , ecc . , fra i suoi convitati ; scrive il nome di ciascuno sul cartoncino apposito , e lo fa collocare sul tovagliolo . Accanto alla posata di ciascun uomo si usa collocare la noticina dei piatti che saranno serviti . Badino , che dico si usa , ma non dico che sia bello . Ha un ' aria da osteria ; mi pare sempre che , giunti in fondo , si debba tirar la somma e pagare il conto . Quelli che sono molto devoti al culto dello stomaco però , sono fanatici di questa moda , che permette loro di prendere le debite misure , e di far il posto più largo ai piatti che preferiscono . Il padrone e la padrona di casa stanno nel centro della tavola , ai due lati , uno in faccia all ' altro . Alla destra della moglie si mette l ' uomo che si vuol onorare di più ; ed alla destra del marito la signora di maggior riguardo : i due posti alla loro sinistra sono ancora posti d ' onore . Sotto la tavola vanno messi gli scaldapiedi per le signore freddolose se è inverno . Gli sgabelli per le eroine che sfidano il gelo . La camera dev ' essere stata ben riscaldata prima ; e durante il pranzo si lascia spegnere la stufa per non rialzar troppo la temperatura . Nella sala da pranzo si prepara sulla credenza una tovaglia lunga , assortita al servizio della biancheria da tavola , o , se questo è bianco , assortita alla traversa diagonale , e sovr ' essa una quantità di posate , avendo cura che vi siano quelle di forma apposita pel pesce , quelle pei legumi , per le frutta , i cucchiaini a spatola pei gelati , il coltello d ' argento a due tagli pei gelati e le torte , ecc . , ecc . ; più i piatti pel servizio , le bottiglie dei vini scelti ed un certo numero di tovaglioli e di bicchieri per il caso di qualche inconveniente che richiedesse di sostituirli a quelli già posti in tavola . L ' illuminazione sarà splendida . Che i cristalli e l ' argenteria scintillino allegramente . In mezzo alla tavola si mettono soltanto i dolci e le frutta , ornati di fiori . La padrona di casa si mette un abito elegante , scollato o no , a seconda che il suo pranzo è più o meno di gala , e riceve gli invitati in sala . In Francia si usa far annunciare : " Madame est servie . " Da noi il servitore apre l ' uscio e dice : " È servito " , sottinteso il pranzo . In molte famiglie adottano la formola francese . Ma è inutile , poichè si può farne a meno . La padrona di casa si rivolgerà lei stessa al signore che dovrà sedere alla sua destra , e lo inviterà ad accompagnarla in sala da pranzo . Se però fosse un sacerdote ( e tengano bene a mente che , se s ' invita un prete , bisogna dargli il posto d ' onore , altrimenti bisogna far a meno d ' invitarlo ) , se è un sacerdote , la signora non gli prenderà il braccio , e si limiterà a metterglisi accanto , ed a discorrere con lui , per fargli capire che dev ' essere il suo vicino di destra . Il padrone di casa darà il braccio alla signora che deve stargli vicina , e s ' incamminerà pel primo . Dietro lui seguiranno gli invitati , tutti gli uomini accompagnando le signore , ed evitando i complimenti sull ' uscio , per non far attendere la padrona di casa , che deve rimaner l ' ultima . Se la signora che dà il pranzo è vedova , o nubile , in faccia a sè metterà un vecchio parente od amico . Mai un giovinotto , a meno che lei fosse francamente vecchia . È soltanto nei pranzi di gran confidenza che si può scalcare in tavola ; ed allora è il padrone di casa che si assume quell ' incarico . Del resto , i piatti vengono recati interi , e poi ritolti e tagliati dal servitore ad hoc sopra una tavola a parte , nella stessa sala , e portati in giro ai commensali . Il primo giro comincia dalla signora che è a destra del padrone di casa . Il secondo dalla signora alla sua sinistra . I giri seguenti cominciano man mano dalle signore che vengono di seguito , in modo che ciascuna signora alla sua volta sia prima a servirsi . Nel servizio alla francese , è il padrone di casa che taglia e manda dal servitore a ciascun commensale il piatto servito . Non faccio che accennare quest ' uso e raccomandare caldamente di non adottarlo mai . Sono i locandieri che servono a porzioni ; quanto a noi possiamo farle sui piatti dei servitori . Ma ai nostri ospiti dobbiamo lasciare almeno la libertà di servirsi da sè . Gli scaldavivande in tavola sono affatto fuori di moda ; e non occorre spender parole a descrivere quel genere di servizio strano , che mandava tanto calore e tanti odori da dare il mal di capo e la nausea a tutti i convitati . Va pure passando di moda l ' uso stomachevole di servire i vasi d ' acqua tiepida per lavare la bocca . Doveva avere uno stomaco a prova di bomba quegli che ha imaginato di offrirsi quello spettacolo d ' una dozzina di persone che gargarizzano e rivomitano l ' acqua nella coppa , appunto al momento di finire il pranzo e cominciare la digestione . Certe cose è inconcepibile che si osi farle in pubblico . Non è più civile il risciacquarsi la bocca , che il fare un pediluvio alla presenza della gente . Cosa ne penserebbe il povero Monsignor della Casa , la cui suscettività era tale , che non poteva soffrire neppure che altri tenesse in bocca lo stuzzicadenti " come l ' uccello che va a fare il suo nido ? " E , le prego , signore padrone di casa , non infilzino un interminabile rosario di piatti . Non è il numero , ma la squisitezza delle vivande , che fa il lusso ed il pregio del trattamento . Io penso ancora con raccapriccio a certi pranzi di provincia , dove ebbi il supplizio di vedermi sfilare davanti trenta , trentacinque e persino quaranta piatti . Si stava a tavola tre , quattro ore ; veniva il granchio alle gambe , e si provava una smania , una frenesia di prendere un capo della tovaglia e di buttar tutto all ' aria , e danzare sulle rovine per isgranchirsi . Durante il pranzo i discorsi debbono essere alternati in modo che ciascuno possa collocare la sua parola , e fare la sua figura . A questo deve vegliare la padrona di casa . E se un argomento prende il campo e minaccia di non cessare finchè se n ' è visto il fondo , o se nasce una discussione , la padrona di casa deve avere abbastanza spirito per troncarli . Basterà una parola : * Signori miei , non sanno che noi signore , della loro politica non ci divertiamo punto ? ... * Badiamo che non s ' avessero a sfidare in casa mia .... Non cerchino dei ripieghi . Non gioverebbero a nulla . Una signora aveva letto in un galateo moderno pubblicato alcuni anni fa , non so che bislacca storia d ' una contessa , che per far cessare una discussione politica molto animata , aveva trovato il sublime ripiego di rompere un piatto . Quella poveretta l ' aveva presa sul serio , e vedendo due signori riscaldarsi in una questione alla sua tavola , s ' affrettò a gettare in terra una magnifica salsiera di porcellana . Sciupò il suo abito , i calzoni del vicino ; ma era troppo educata per dar importanza a quel disastro . * Via non ci badino ; è cosa da nulla , disse . Ed i due oratori ripresero il discorso al punto , preciso dov ' era rimasto : * E come le dicevo , la Prussia è una nazione che pensa ; una nazione filosofica .... * Ma lasci stare ! La Francia è la prima nazione del mondo .... Un momento dopo erano più animati di prima , e la signora si credette in obbligo di rompere una fruttiera , più tardi una tazza da caffè senza ottener altro risultato , che l ' interruzione di un momento . Se li avesse interrotti con garbo , ma francamente , la questione sarebbe finita senza lasciare sul campo la rovina di due servizi . All ' opposto , bisogna aver grande cura noi stessi , e raccomandare caldamente ai servitori , di evitare , per amor del cielo , quei disgustosissimi incidenti , di rovesciamenti , di rotture , che obbligano sempre una persona a fare un atto eroico , per dimostrare uno stoicismo sovrumano , dinanzi ad un servizio guasto od un abito sciupato . Alzandosi da tavola la padrona di casa dà il braccio non più al suo vicino di destra , ma a quello di sinistra , e s ' avvia per la prima alla sala dove si deve prendere il caffè , che servirà in persona aiutata dalle signorine . Gli invitati la seguono ed in ultimo viene il padrone di casa colla sua vicina di sinistra . * * * Se una signora riceve un invito a pranzo , risponde subito ringraziando e dicendo se accetta . O , se deve rifiutare , adduce una scusa plausibile , senza por tempo in mezzo , affinchè si possa , volendo offrire il suo posto in tempo ad un ' altra persona . E , sia che abbia accettato o no , dovrà entro otto giorni fare una visita alla signora che l ' ha invitata . Regolerà la sua abbigliatura da pranzo sulla forma dell ' invito . Se è stampato , si metterà in abito di gala . Se è manoscritto , un po ' meno . Giungerà all ' ora indicata , nè prima nè dopo : e piuttosto prima che dopo . Il quarto legale è una concessione di chi invita , ma l ' invitato non deve farsene un diritto . Gli antichi Romani non pagavano i servitori . E quando davano un pranzo li facevano schierare ai due lati della porta , affinchè i commensali , uscendo , porgessero man mano a ciascuno una mancia . Era un onore non indifferente . È vero però che ne era compensato da un uso strambo , il quale dava diritto a ciascun invitato di togliere tre pietanze dalla mensa e mandarle in dono ai propri amici . Supposto che s ' avessero dieci commensali , si dovevano preparare trenta pietanze di troppo affinchè si potessero togliere , senza che il pranzo ne patisse . Noi non usiamo portar via nulla dalla casa che ci ospita . Ma non affettiamo neppure , con una mancia ai servitori , di volerci sdebitare del pranzo ricevuto . Sarebbe un ' impertinenza . Per dare la mancia alla servitù d ' una casa che non è la nostra , bisogna averci passato almeno una notte . Tuttavia , se in una casa si va a pranzo sovente , o a passar la sera con assiduità , il giorno di capo d ' anno si darà una mancia alle persone di servizio , che si trovano all ' entrata , senza mai cercare di quelle che sono assenti , il che parrebbe un mezzo di far conoscere ai padroni che si vuol fare una generosità . Per quanto meschino , strano , assurdo possa essere il servizio d ' un pranzo , una signora ammodo si guarderà bene dal censurarlo , o dal metterlo in caricatura . Gli anfitrioni soltanto debbono avere in mente i due versi che ho messi per epigrafe a questo capitolo ; gli invitati invece debbono ricordarsi che l ' ospitalità non consiste nell ' offrir molto , ma nell ' offrire quello che si ha . * * * Ricevendo di sera , se la conversazione è numerosa , è indispensabile di far annunciare alla porta le persone che entrano , perchè la padrona di casa non potrebbe , dopo aver presentato un nuovo venuto , ripetergli tutta la litania dei nomi dei suoi ospiti , e ricominciare la medesima seccatura ad ogni persona che entra . Allora le presentazioni saranno parziali , ed il tatto della signora soltanto dovrà dirigerle , regolandosi sui rapporti di gusti , di professione , d ' età , in modo che le persone che ha presentate le une alle altre si trovin bene insieme . Sa che una signora ha grande ammirazione per un poeta ? presenterà quel poeta all ' ammiratrice . Due persone che hanno viaggiato molto le saranno grate se le riunirà per discorrer delle loro impressioni . Tutti i melomani saranno lusingati d ' essere presentati alle notabilità musicali . Fuorchè nel caso in cui si balli , non presenterà mai un giovinotto ad una signorina ed in nessun caso presenterà mai una signora ad un uomo ; ma sempre l ' uomo alla signora ; a meno che si trattasse d ' un uomo tanto vecchio da poter ricevere lui quell ' atto di deferenza . Gian Giacomo Rousseau ha detto : " A la manière dont les gens du monde passent leur temps , on dirait qu ' ils ont peur de n ' être pas assez bêtes . " Quando una padrona di casa non sa condur bene la conversazione , mi accade sempre di ricordarmi quel motto . Domina un ' atmosfera di soggezione . Ogni persona che parla , sembra affrettata di finire , perchè si sgomenta ad udir echeggiare la propria voce . Poi succedono quei minuti di silenzio imbarazzante , e quell ' infelice che deve romperlo , prova l ' impressione di slanciarsi sopra un lago di ghiaccio per spezzarne la crosta . Oppure un argomento domina tutta la sera , e le persone che non vi si interessano sono ridotte al silenzio . Lascerò allo stesso Gian Giacomo Rousseau che ha condannato il modo d ' agire delle persone del gran mondo , la cura d ' insegnare come debbono regolarsi . Non c ' è miglior medico , per curare un male , di quello che l ' ha scoperto : " Una conversazione ben intesa * dice Rousseau * dev ' essere scorrevole , naturale . Nè pesante nè frivola ; dotta senza pedanteria , allegra senza tumulto , civile senz ' affettazione , galante senza sguaiatezza , faceta senza equivoco . Non si fanno nè dissertazioni , nè epigrammi ; vi si ragiona senza argomentare ; vi si scherza senza freddure ; vi si associa con arte lo spirito e la ragione , le massime e le arguzie , i motti ingegnosi , e la morale austera . " Vi si parla di tutto , affinchè ciascuno possa dire qualche cosa . " Non si approfondiscono le questioni per non annoiare ; si propongono di volo , si trattano rapidamente ; dalla precisione risulta l ' eleganza . Ognuno , dice il suo parere , e l ' afferma con poche parole . Nessuno si oppone vivamente al parere di un altro , nessuno difende con ostinazione il proprio ; si discute per imparare ; ma non bisogna spingere troppo la discussione . Tutti s ' istruiscono ; tutti si divertono ; tutti se ne vanno contenti ; ed anche il savio può raccogliere in quei trattenimenti , degli argomenti degni d ' esser meditati in silenzio . " Lo spirito è il dono più pericoloso che la sorte possa fare ad una signora . È come quei talenti della parabola che eran tanto difficili ad impiegar bene . Bisogna possedere un ' abnegazione eroica , per saper sacrificare lo spirito alla cortesia . Viene alle labbra un motto ; è un motto assassino ; quella persona ne soffrirà : ma quell ' altra lo apprezzerà : lo andrà ripetendo . La convenienza è in lotta colla vanità , ma pur troppo è questa che vince . È nota la conseguenza fatale d ' un motto di Danton . Disse di Saint Just , il quale camminava diritto tutto d ' un pezzo come camminerebbe , se camminasse , un turco impalato : Il porte sa tête comme le Saint Sacrement . Saint Just , lo seppe , e rispose : Je lui ferais porter la sienne comme Saint Denis . Tutti sanno che S . Dionigi decapitato , fece il miracolo di passeggiare colla propria testa in mano . Danton non fece il miracolo , ma fu decapitato per opera di Saint Just . Certo erano nemici politici , e non fu per quel motto che Danton fu condannato . Ma è certo altresì , che quel motto ha posto la sua goccia di fiele in quell ' odio implacabile . Ho udito io stessa un motto che non ebbe conseguenze tragiche , ma fece nascere un ' iliade di guai . Una signorina di spirito era fidanzata con un giovinotto che amava con passione ; ma non doveva sposarlo che fra un anno ; però , volendo tenere segreta la cosa , non si erano stabilite relazioni d ' amicizia tra le due famiglie , ed i fidanzati andavano in società e si trattavano come semplici conoscenti . Una sera la fidanzata si trovò ad una riunione danzante accanto ad una signora , la quale aveva una paura così orribile dei trent ' anni , che sebbene fosse prossima alla quarantina , si ostinava di rimaner alla porta della terza decina senza entrarvi mai . E , come tutte le persone in simili disposizioni di spirito .... e di fede di nascita , parlava sempre della sua età per informare il pubblico di quella che voleva avere . Non danza ? le disse un suo conoscente . * Che le pare ! Alla mia età ! Presto presto avrò compiti i trent ' anni . * Tarda assai a compirli ! disse la fidanzata al suo ballerino , abbastanza forte perchè tutti i vicini l ' udissero , compresa la signora , la quale si fece di brace . Poco dopo venne suo fratello a prenderla . Era il fidanzato della signora di spirito ; lei non conosceva neppure di vista quella futura cognata , maritata fuori di Milano , e giunta pochi giorni prima per passare un po ' di tempo in famiglia . Da quella sera , i genitori del giovine posero tanti bastoni nelle ruote che il matrimonio non si fece più fin dopo la loro morte . Le due cognate non si vedono ancora . Boccaccio ha detto : * Il motto deve mordere come la pecora , non come il cane . * * * Perchè una serata riesca gradevole bisogna provvedere in modo che tutti possano divertirsi alla loro maniera . La conversazione è ottima per chi ama conversare : ma non basta . Ci devono essere un pianoforte pei dilettanti ; delle tavole da gioco pei giocatori seri di scacchi , di dama , di tarocchi ; qualche altro gioco meno serio per la gioventù . I pedanti nutrono un profondo orrore per le signore e signorine , che non rifuggono dalle tavole da gioco , come il diavolo dall ' acqua santa . * Vi si provano commozioni pericolose , esclamano ; e consigliano ancora e sempre i giochi innocenti . Ebbene , confesso che sono del parer contrario dei signori pedanti , e non è la prima volta . Io non mi sgomento affatto al veder una signorina od una signora esposta alla terribile commozione di perdere o di guadagnare qualche soldo , o anche qualche lira ; ma mi mortifica , mi affligge il vederle impegnate in quei giuochi pieni d ' equivoci che sembrano inventati apposta per farle arrossire , sebbene si chiamino innocenti . Mi ricordo una sera in cui si faceva quello stupido gioco degli spropositi . S ' erano date le domande : Dove ? Quando ? Perchè ? Quali saranno le conseguenze ? Le risposte furono scritte a caso senza saper le domande . Una signora maritata senza figli , supponendo le domande frequentissime : Che cosa desidera ? Chi è più bello ? Qual ' è la cosa più gentile ? ecc . , rispose : Un bambino . Si posero nell ' urna le domande e le risposte . Si appaiarono a caso , ed aperti i biglietti risultò : * Dove ? * Nell ' ombra . * Quando ? * A piacere . * Perchè ? * Debolezze umane ! * Quali saranno le conseguenze ? * Un bambino . Quella che leggeva era una giovinetta . Via , confessino , signore mie , che sarebbero state meno pericolose le emozioni d ' una partita di tresette o di tombola ; credo che in tutta la sua vita quella giovine non avrà più occasione di arrossire come in quel gioco innocente . * * * Il trattamento da offrire in una serata è arbitrario . Il più generalmente adottato è il té ; ma è altresì il più economico , ed il meno accetto . Non è ancora abbastanza entrato nelle nostre abitudini , ed una grande quantità di persone non possono prenderlo senza soffrirne una veglia nervosa . Una padrona di casa non può offrire una seconda sera il té ad una persona che l ' ha rifiutato la prima per questa ragione . Lo zabajone , la cioccolata , il vino caldo , il ponce , i vini fini , i liquori dolci , sono tutte bevande che si possono offrire . Le paste più adatte sono i picnics , i muffins , le sugar wafers , e sopratutto i petits fours , e soltanto col té e coi vini si accoppiano bene i sandwichs . Col ponce e col vino caldo vanno egregiamente le brioches , il babà . Cogli altri servizi tutte le paste dolci , non escluso il panettone .... e che Dio , il signor Fanfani ed il signor Rigutini mi perdonino il linguaggio ostrogoto di questi particolari gastronomici . Per quanto la mia ignoranza mi consigli ad aggrapparmi al detto di Voltaire : Le puriste est toujours pauvre d ' idées , non posso farmi l ' illusione che il valore di queste idee ghiotte sia tale da farmi perdonare la barbarie della nomenclatura . Se un artista di professione , uomo o donna , ha fatto ad una signora la gentilezza di cantare o sonare ad una serata d ' invito , senza un accordo di compenso , la padrona di casa deve mandargli un dono a titolo di ringraziamento . * * * Se la serata offerta è un ballo , si debbono mandare gli inviti almeno otto giorni prima , per dar tempo alle signore di preparare le abbigliature . Oltre le sale smobigliate , ornate di fiori ed illuminate per la danza , ci dev ' essere un salotto ben riscaldato , dove si accoglieranno i primi invitati , e dove potranno ripararsi dal gelo le signore che non danzano , qualche sala da gioco , e , se si vuole , un gabinetto pei fumatori ; una moda che altre volte sarebbe sembrata un po ' soldatesca , ma di cui gli uomini tengono gran conto ; e serbano riconoscenza alla padrona di casa ; del resto è adottata anche a Corte . Non bisogna trascurare di mettere un ordine scrupoloso nel regolamento della guardaroba , affinchè ognuno possa con sicurezza deporre il soprabito ed il cappello , i mantelli ed i cappucci delle signore , ricevere un riscontrino numerizzato , e riavere tutte le cose sue quando lo ripresenterà nell ' uscire . Gli immensi strascichi , la leggerezza degli abiti da ballo , e i movimenti vivaci della danza , danno luogo ad una quantità d ' inconvenienti , per cui si dovrà destinare una camera per le signore , dove rimanga tutta la notte una cameriera munita di aghi , spilli , sete d ' ogni colore , per accomodare gli abiti lacerati , rimettere a posto i fiori caduti , rifare le pettinature . Sarei ben meravigliata se una signora uscisse di là senza aver cercato collo sguardo una scatola di cipria ; e consiglio la padrona di casa a non lasciar mancare quest ' oggetto , che le signore considerano di prima necessità . Se durante la notte si dà una cena , tutto deve essere apparecchiato sopra una tavola a cui siederanno soltanto le signore , nel caso che non ci fosse posto per tutti , lasciando gli uomini stessi , se la cena è di confidenza , incaricati di servire le signore . Non si servono che cibi freddi . Ho letto in un romanzo del padre Bresciani d ' un giovinotto innamorato , che profittò di quell ' occasione per mettersi in tasca , a titolo di ricordo , i torsi , i noccioli e le bucce della frutta che la sua bella aveva mangiate . Non posso consigliar le signore d ' ingoiare quelle reliquie , per non correre il rischio di trovarne il profumo e le tracce succulente sugli abiti del loro ballerino . E non mi sembra neppure il caso d ' incoraggiarle a nasconderle dove Rebecca nascose i suoi idoli alle ricerche di Labano . Ma se sanno di avere un adoratore capace di spingere la devozione a tali estremi , non si lascino servire che da un fratello , o dal proprio marito . Sgraziatamente vi sono troppo spesso nelle adunanze numerose dei raccoglitori , che tendono a compromettere non le signore ma il buffet , empiendosi le tasche di tutt ' altro che di torsoli . Per costoro ogni parola sarebbe superflua . Sono troppo teneri dei loro gusti per cercare nel mio libro insegnamenti che li combattono . Ma una signora che , per disgrazia , avesse un marito di quel genere , dovrà astenersi assolutamente dal farsi accompagnare in qualsiasi luogo , dove possa scontrarsi in una tentazione . Quanto alla padrona di casa , dovrà imporre silenzio alla delicatezza de ' suoi gusti , oltraggiata da tanta volgarità , e non dimostrare menomamente la ripugnanza che prova per l ' individuo sconveniente ed esoso , salvo ben inteso , a non invitarlo mai più . Se non si vuole apprestare nè una cena , nè un buffet si faranno portare in giro le stesse cose che si offrirebbero ad una semplice serata ripetendole parecchie volte ; e tra l ' una e l ' altra non si cesserà di far offrire acque sciroppate e gelati . Per chi dà un ballo , è un ' indiscrezione il contare sulla compiacenza dei dilettanti per la musica . Questa parte tanto importante d ' una festa da ballo è troppo sovente trascurata dai padroni di casa . Una signora che voglia fare le cose bene , si rivolgerà al suo maestro di pianoforte , e lo pregherà di procurarle dei buoni suonatori . E li accoglierà con quella cordialità con cui le persone educate e di buon gusto accolgono sempre gli artisti . Haydn ha suonato tante volte per far danzare ; e che povera gente anche ! Una signora , che lo avesse trattato con alterezza , sarebbe stata ridotta più tardi a piangere di vergogna . Lesinare sul compenso che è loro dovuto , limitarne i rinfreschi , farli cenare alla tavola di servizio , sono volgarità da villani rifatti . Debbono avere una tavola a parte ed un trattamento uguale a quello degli invitati . Se i sonatori fossero i maestri della padrona di casa , di suo marito o dei suoi figli , nulla può dispensarla dal farli sedere a cena alla sua stessa tavola e dal rivolger loro la parola spesso durante la notte . La padrona di casa , se è giovine apre il ballo con una quadriglia , nella quale deve avere in faccia suo marito . Se i padroni di casa non ballano , scelgono una coppia giovine nella loro parentela o nei più intimi amici , e la pregano di rappresentarli . Durante il ballo la padrona di casa non accetterà mai di ballare , quando rimangono altre ballerine sedute e procurerà di mandar loro dei ballerini . Non occorre dire che deve incaricarsi , unitamente a suo marito , delle presentazioni . Il dare un ballo in casa propria è un lungo e penoso sacrifizio . È vero che si semina per raccogliere . Ma la seminagione è laboriosa e difficile ; il raccolto incerto , e non sempre proporzionato a quanto è costato . * * * E , poichè ci siamo , parliamo di quel raccolto , che consiste in un ricambio d ' inviti , ai quali , s ' accettino o no , si risponde sempre con una carta di visita unita a quella del marito . È affatto inutile d ' affrettarsi per giungere ad un ballo ; si arriva sempre a tempo . È parimenti superfluo il mostrarsi impensierita della propria abbigliatura , rialzare lo strascico , assicurarsi tratto tratto se i gioielli sono al loro posto . Ogni signora procuri di esser vestita bene e solidamente , ed alla guardia di Dio ! E se l ' abito si lacera , passi a farlo accomodare , senza fermarsi a gemere doglianze ed a verificare i danni . E se un vezzo di brillanti si spezza lo lasci spezzare , e riponga la parte staccata senza altri discorsi . Nulla è più plateale di quella continua cura dei propri averi . Una vera signora deve saperli portare con nobile indifferenza . Sarebbe un malcreato chiunque pregasse una signora di accordargli un ballo , senza esserle stato presentato , ma se il malcreato ci fosse , la signora dovrebbe rifiutargli il favore . Volendo passare dalla sala da ballo al buffet bisogna farsi accompagnare dal proprio marito , e le signore vedove e nubili ci andranno col babbo , lo zio , o il marito della signora colla quale si sono accompagnate . Le dimenticanze , i doppi impegni di balli , i rifiuti non giustificati , le preferenze evidenti , tutto quanto può far nascere quistioni , dissapori o commenti , è sconvenientissimo da parte d ' una signora , e dà una idea meschina della sua educazione . Se una signora che non ama il ballo , è afflitta dalla disgrazia suprema d ' un marito maniaco per la danza , si sacrifichi a Tersicore , e balli anche lei ad ogni costo . Il più grottesco di tutti i ridicoli che brulicano sotto il sole , è il marito danzante d ' una signora che non balla . In Francia nella casa in cui si dà un ballo si usa fermare tutti gli orologi . Non si contano le ore alla gioia . Si è là per passare il tempo allegramente , non per misurarlo . Questa precauzione non serve a nulla , perchè ogni ballerino ha un orologio in tasca . ( Ai tempi della marchesa Colombi ne avevano due ) . Ma . è un pensiero grazioso . * * * In teatro una signora occupa sempre il posto d ' onore . Se sono due nello stesso palco , maritate e giovani entrambe , cambieranno posto una volta durante la serata , non di più . Sono le provinciali che si credono in obbligo di alternarsi ad ogni atto , per mutar prospettiva , come se facessero parte dello spettacolo . Le signorine di provincia non crederebbero d ' esser ben equipaggiate pel teatro , se non si munissero di un mazzo di fiori , di due o tre cartocci di caramelle , d ' una scatola di pastiglie di menta , d ' un sacchetto di zuccherini e cioccolatta , come se partissero per un lungo viaggio in paesi deserti . Nulla di tutto codesto . Se il marito , un parente , un amico intimo , ha il gentil pensiero d ' offrire qualche fiore o qualche dolce ad una signora , li accetterà in teatro ; altrimenti ne faccia a meno ; ma non arrivi , per carità , colle sue provvigioni da bocca come un soldato al bivacco . Ricevendo visite in palco , la signora dovrà salutare , sostenere la conversazione durante gli intermezzi , e frenarla durante la rappresentazione per non esporsi alla vergogna di farsi zittire . Tutti gli uomini educati sanno che , entrando , debbono occupare l ' ultimo posto ed avanzarsi man mano , per diritto d ' anzianità , a misura che un primo venuto si congeda , finchè siano giunti a tenere alla loro volta uno dei posti accanto alla signora . Di tutto questo lei non dovrà occuparsi affatto . Qualunque sia l ' entusiasmo che le ferve nel cuore , una signora non applaude mai . Le dimostrazioni opposte non sono convenienti neppure per gli uomini . Davanti ad una signora poi , non vi potrebbe essere altri che un mascalzone capace di voler fischiare . Ed i mascalzoni non vanno nei palchi delle signore . È di buon gusto il non uscir mai dal teatro in un momento in cui lo spettacolo interessa vivamente il pubblico , o almeno di uscire in gran silenzio per non disturbare lo spettacolo . Quando entrano in teatro il re , la regina o altri personaggi della casa reale , anche le signore si alzano e rimangono in piedi finchè il personaggio illustre è seduto . Ai concerti , ai ritrovi d ' ogni sorta dove la famiglia reale siede in posti speciali , chiunque dovesse passare a lato delle Loro Altezze dovrà fermarsi e fare un inchino . Questo si deve fare anche in istrada quando passa una carrozza di corte . Agire altrimenti sarebbe una dimostrazione ostile . * * * Cessati i piaceri della città , chiusi i teatri , e le serate divenute tanto brevi che non c ' è più tempo alle riunioni , una signora elegante non ha altro di meglio a fare che ammalarsi . Oh ! una malattia senza gravità , che non ne alteri la freschezza , che non la obblighi a star in casa , nè a nessun ' altra privazione . * Un ' emicrania periodica , che verrebbe ogni otto giorni .... se venisse . Un prurito nervoso sotto l ' unghia del dito mignolo . Un ' avversione pronunciatissima a tutti i colori delle tappezzerie di casa . Una lieve difficoltà a digerire peperoni crudi e corteccie di limone . Infine una malattia comoda purchessia , la quale porti con sè la certezza che la sua guarigione sta nelle acque del tal paese , o nei bagni del tal altro . Naturalmente , la civiltà moderna non ammette che esista sulla terra un marito così barbaro , così pelle rossa , così basci bazouk , il quale rifiuti di sacrificare tutti i suoi risparmi , di alienare se occorre il suo patrimonio , d ' impegnare l ' argenteria di casa , di vendere fin i ciondoli del suo orologio ed i suoi sigari d ' avana , pur di ricuperare la salute pericolante di sua moglie , colla cura delle acque indicate ... dalla moda . Se lui non può accompagnarla , non importa . Sua moglie è pronta a sacrificarsi . Andrà sola . Oh le mogli sono d ' una generosità ! ... le bagnature sono tutte popolate di signore senza mariti e di uomini senza signore . Appena giunte alle bagnature , le donnine più ammodo aprono una nobile gara a chi riuscirà meglio a farsi prender in fallo . Abiti stravaganti ; cappellini impossibili ; acconciature sguaiate . Tutte approvano il canto del dott . Brown , la marsigliese delle emancipatrici : " Freedom of speech from what we think , And freedom too in dress ; " che io traduco liberamente : " Libero il dir quanto ci passa in testa , Ed alle ortiche la toletta onesta ! " Le più modeste ladies , che cadrebbero coscienziosamente svenute se il loro marito osasse chiamare col suo vero nome quella parte del loro vestiario che loro definiscono pudicamente gli inesprimibili , non esitano a mostrarsi sulla spiaggia , succintamente vestite di inesprimibili anche loro lasciando all ' estremità delle gambe che ne sporgono , tutta la cura di predicare la rinuncia al mondo ed al demonio , com ' esse hanno rinunciato alla carne . E si scende a colazione in accappatoio come se si stesse alla sponda , o come direbbe il signor Rigutini , nel corsello del proprio letto . E , con quell ' abito svolazzante ed i capelli sciolti , si siede o si passeggia flirteggiando con un ignoto qualunque , di cui è molto se si conosce il nome ed il colore dei guanti ; la sera si scende scollate nelle sale di compagnia ; o , sole , sissignore ; ai bagni è permesso . Fanno tutte così . * Sa cantare , signora ? * Un poco . * Conosce il duetto degli Ugonotti ? Di ' che m ' aaami diii .... * Sissignore . * Vorrebbe cantarlo con me ? * Chi me ? Lui ; chiunque ; non importa ; ai bagni si parla , si balla , si canta con tutti . Freedom of speech . Che meraviglia poi , se , per farsi conoscere meglio , quell ' ignoto s ' affretta a dimostrare di che misura d ' impertinenza lo ha dotato l ' educazione moderna ? Eppure se la cosa viene ad orecchio al marito , dovrà mettere durlindana al vento , e se occorre , fare col proprio sangue la quietanza all ' oltraggio che ha ricevuto sua moglie . Ma ! così si usa . Perchè ? Per evitare il ridicolo ? Già . Però dopo il duello sarà più ridicolo di prima . Oh ! la libertà delle signore , che vuole le sue piccole cospirazioni , che suscita i suoi piccoli odii , ed i suoi piccoli amori , e le sue guerre in diciottesimo come la libertà dei popoli , piccolo serpente che seduce le pronipoti della vecchia Eva ! Dov ' è la Madonna che gli schiacci il capo ? Si comportano come ho accennato più sopra , mie gentili lettrici , quando vanno alle bagnature ? In tal caso hanno sbagliato strada . Smettano un poco il rigore delle presentazioni che si deve serbare in città , se sono col loro marito ; ma se sono sole , richiedano più che mai quella guarentigia prima di entrare in relazione con chicchessia . Cerchino di giungere con una lettera pel proprietario dello stabilimento , e lui avrà di presentar loro le persone di cui crederà di poter rispondere . Cogli ignoti scambino le parole di stretta cortesia , e non altro . Procurino di essere sempre in tempo alla tavola comune , per evitare ai conoscenti la noia di aspettarle e se tarda una signora con cui hanno stretta relazione e che ha il posto vicino a loro ed è solita a pranzare discorrendo insieme come fossero in casa , le usino la cortesia d ' aspettarla un poco . Se sono ai bagni per fare una cura non parlino a tavola dei loro malanni . Vi sono persone a cui i discorsi di malinconie tolgono l ' appetito . E se per caso è un altro che fa la descrizione delle proprie sofferenze , non se ne mostrino disgustate . Appena conoscono qualche signora , si associno con lei per le partite di piacere , le passeggiate , le chiacchiere all ' ombra , i giuochi . E non vadan mai sole passeggiando fra le ombre del giardino : " Ove in disparte bisbigliando errano ( Nè patto umano nè destin ferreo L ' un dall ' altro divelle ) I poeti e le belle . * * * Dove una signora può veramente permettersi una maggior libertà , è in campagna . Prima di tutto potrà ricevere degli ospiti per un tempo più o meno lungo . Sono conoscenti di famiglia , e per essere invitati debbono godere un certo grado d ' intimità . Lei sa con chi tratta , ed è sicura che le sue parole e le sue azioni non possono venir interpretate malignamente . I vicini di villa , o sono proprietari che tutto il circondario conosce ; o sono inquilini le cui informazioni hanno già soddisfatto il proprietario , che ha creduto di potere con tutta fiducia affittar loro la sua villa . E sono istallati là per un certo tempo . Non sono la popolazione nomade dei bagni . Si può aspettare alcuni giorni , osservare le loro abitudini , prima di decidere se convenga o no incontrarne la relazione . Ogni villeggiante è tenuta a fare una visita agli ultimi vicini venuti ; ben inteso quando vi sono signore . Se è ricambiata con una visita entro otto giorni , vuol dire che la relazione è accettata , ed allora lei ritorna , e si stabiliscono quei rapporti frequenti ed amichevoli che sono uno dei piaceri della campagna . Se riceve invece una carta di visita , deve comprendere che i nuovi venuti desiderano viver soli , ed allora li lascia in pace . In villa si hanno maggiori doveri che in città verso i visitatori . Non basta farli sedere , metter loro uno sgabello sotto i piedi se sono signore , ed intrattenerli a discorrere . Bisogna pensare che hanno fatto un tratto di strada in campagna col caldo e la polvere , che forse vengono da lontano , e , senza spingere le cose fino a far loro un pediluvio come si usava nell ' eccessiva ospitalità dei patriarchi , bisognerà offrir qualche cosa da bere , un rinfresco . E badino , signore mie , a non interrogare i visitatori prima di dare quell ' ordine , o prima di mandare in giro le tazze . Il domandare : " Vogliono bere ? Prendono qualche cosa ? " è come obbligarli a dire di no per cerimonia . Mi trovai una volta con una brigata numerosa nella villa d ' una sposina giovanissima , che faceva gli onori di casa con tutta l ' inesperienza de ' suoi sedici anni , ed un po ' di mala grazia per giunta . Aveva fatto posare il vassoio col ghiaccio , le brocche , le tazze e tutto sopra una tavola , e là , piantata dinanzi al servizio , si pose a fare l ' appello come un ufficiale alla sua compagnia : * Signora A , prende caffè ? La signora A aveva molta sete , ma per complimento dovette dire : * La ringrazio , non si disturbi . * Signora B ? * No davvero , la prego ; non si stia ad incomodare . E così giunse all ' ultima persona senza immolare all ' ospitalità neppure una goccia di quel caffè prezioso , ed obbligandoci a ringraziarla di nulla mentre si ripartiva assetati ! Quando s ' invita un ospite , è di buon gusto andarla ad incontrare al suo arrivo , per mostrargli che è aspettato con impazienza . Se vi sono altri ospiti in casa , che possano associarsi a quella passeggiata , la padrona di casa ne farà la proposta . Se invece avesse con sè persone di suggezione o attempate non le lascerà . Procurerà di mandare suo marito , suo figlio , una sorella maritata , qualcuno della famiglia incontro ai nuovi venuti , che per lo più scendendo allo scalo hanno bisogno d ' una carrozza o d ' una guida . E se la signora fosse sola , manderà la carrozza , se l ' ha , colla propria cameriera : oppure un servitore a piedi , ed in mancanza d ' ogni altro lusso , un massaio ; ed appena i viaggiatori giungeranno in vista della casa , correrà ad incontrarli , ed addurrà le vere cause che le impedirono di andar prima e più lontano , e se ne scuserà . Quando avrà offerti agli ospiti tutti quei rinfreschi di cui possono aver bisogno dopo il viaggio , li condurrà nella camera che avrà destinata per loro . Ma per carità non trascini una persona stanca a far l ' inventario di tutta la villa ; è un complimento opprimente . Più tardi , il domani , quando il suo forastiero sarà riposato , avrà tempo a veder tutto . Ed anche allora lasci che vada da sè . I padroni di casa sono i più incomodi e gravosi fra i ciceroni . Gli altri si pagano uno scudo , e si acquista il diritto di bestemmiare loro sul muso magari che San Pietro in Roma è una chiesuola da villaggio , e che il Mosè di Michelangelo è un fantoccio . Per quello scudo abdicano ogni suscettibilità artistica e patriottica . Ma ai padroni di casa si deve un aggettivo ammirativo per ogni cosa che ci mostrano , fortunati ancora noi , se ci fanno grazia del superlativo . L ' esposizione della casa dev ' essere stupenda e saluberrima . I quattro punti cardinali hanno fatto delle transazioni colla cosmografia , per aggiustarsi in modo che quella casa potesse goderli tutti : * È solida questa costruzione , sebbene sul colle . Senta che saldezza di pavimenti . Faccia un salto . Così . Un altro ! * Ed il padrone di casa salta lui pel primo , e bisogna saltare , e trasecolare per meraviglia di non avere sfondata la casa . * E le mie cantine ! Sono fresche come ghiacciai . * Sono persuaso .... si capisce dalla posizione .... dal terreno .... * Ma no , deve vederle . Sentirà che freddo . C ' è da pigliarsi un ' infreddatura . Il signor Tale che è sceso ieri , oggi ha una tosse ! ... ed il signor Tal altro ha sternutato otto volte di seguito nell ' entrarci . Il meno che possa fare il nuovo venuto è di sternutare dieci volte per cortesia , e prendere una bronchite . * Ed i cavoli dell ' orto ! Una meraviglia ! * Ed i peperoni ! Un prodigio . * Per i fiori : * bello , molto bello , bellissimo , stupendo ! ... guai se vengono meno gli aggettivi . L ' amor proprio del padrone di casa è ferito . Doveva essere un triste ospite Voltaire , il quale diceva che * " l ' aggettivo è il maggior nemico del sostantivo anche quando s ' accordano in genere , numero e caso ... " Dunque , signore mie , risparmino ai loro invitati la via crucis del loro podere . Accordino loro la massima libertà d ' azione . Tocca all ' ospite di non goderne e di associarsi completamente alle abitudini della famiglia . Se per caso l ' ospite è un maestro o un dilettante di musica , non gli addossino l ' incarico di divertire e far danzare tutto il vicinato . Se è un pittore , non lo condannino a ritrattare tutta la famiglia , dal capo di casa fino al gatto . Se è un avvocato non lo obblighino a dare una serie di consulti legali sui fatti loro , e se è un medico non lo tormentino coll ' illiade dei loro piccoli e grandi malanni . L ' ospite è un amico , lo trattino come amico soltanto , ed alla sua presenza , signore massaie , lascino andare tutti i discorsi d ' economia . Sì , il vitto è caro ; la carne ha un prezzo esagerato ; e le frutta poi , un ' immoralità . È verissimo . Tutto questo lo diranno al loro marito , lo scriveranno a me se hanno bisogno di sfogarsi un poco . Ma per chi vive in casa loro , capiranno che certi calcoli si potrebbero tradurre in volgare : * Quanto mi costa ospitarli , signori miei ! Mi sono debitori di tanto e tanto .... e poi ancora tanto ! Quando un invitato annuncia che vuol partire , dev ' essere sempre troppo presto per la padrona di casa . Le sembra che sia giunto allora ! Però si guarderà bene da quelle dimostrazioni di amicizia imperiosa ed aggressiva , che nasconde le valigie , manda indietro le sfere degli orologi , fa perdere i treni , violenta gli ospiti in ogni maniera , e li obbliga ad una lotta corpo a corpo per ricuperare la loro libertà . Lo crederebbero , signore mie , che esistono a questo mondo , a questo stesso mondo in cui vivono loro , così educate e gentili , certe padrone di casa che quando i loro invitati hanno voltate le spalle domandano alle persone di servizio quanto hanno dato di mancia ? * OOOh ! ! ! Così è . Loro non ne conoscono . Io neppure , se Dio vuole . Ma se mai sentissero dire che la signora Trestelle , o Quattro Asterischi ha questa volgare abitudine , facciano in modo di smarrire questo mio volumetto alla porta della sua casa . Per quella signora là soltanto , io noto qui che le padrone di casa debbono astenersi assolutamente dall ' entrare in certi particolari , e se una persona di servizio troppo famigliare volesse raccontarli , tocca alla signora insegnarle il rispetto che le deve . Sono i padroni di bottega che domandano conto delle mancie ; e quelli sono giustificati dalla necessità di ripartirle equamente fra i loro garzoni . * * * A misura che l ' istruzione delle signore si raffina , la loro corrispondenza si fa più estesa ed importante . In questo anno di grazia , e di scuole superiori , mille ottocentonovantadue , sarebbe ridicolo che io mi mettessi ad insegnare alle signore come si scrivono le lettere . Ho detto su questo proposito il mio parere alle signorine e basta . Ne parlo unicamente per la parte che riguarda le convenienze . Una signora deve avere la carta colle sue cifre , e la corona , se l ' almanacco di Gota non ci ha nulla in contrario . La forma della carta è soggetta ai capricci della moda , come pure il colore . Costa così poco l ' uniformarvisi , ed è tanto bello il vedere che tutto quanto parte da una signora è grazioso , elegante , moderno come lei , che non esito a consigliarle di seguire la moda se possono . Ora l ' ultimissima moda è d ' avere un motto latino . Da tempi immemorabili questo si è usato da qualcuno . Ma ora si va generalizzando , e non c ' è persona raffinata che non abbia il suo motto in testa alla carta da lettere . È un uso che mi sembra buono . Per un sentimento di onestà si studia un motto che risponda ad un nostro principio , ad una nostra passione alta e nobile ; ad un nostro proposito , e per lo stesso sentimento di onestà , si è portati a non ismentire il motto colle nostre azioni ; per cui è quasi un impegno che ci assumiamo di mettere in pratica il motto adottato . Ma , badino , la carta colla cifra e collo stemma o col motto , non si adopera mai per mandar commissioni alla sarta , alla modista , al mercante , al calzolaio . Possono figurarsi , un calzolaio , che riceve una lettera precisamente uguale a quella che manderebbero alla loro più intima amica ? Sarebbe come farlo sedere alla loro tavola e questo non si usa . Il più democratico dei deputati di sinistra , un arruffapopolo addirittura , stringerà la mano al suo portinaio , ma non trincherà insieme , e non gli farà di cappello come ad un ministro . La corrispondenza d ' una signora è più estesa che quella di una signorina ; e le presenta un più vasto campo per far apprezzare il suo spirito , le sue osservazioni , la sua originalità d ' idee ; bisogna avere , come ho la fortuna d ' avere io , un ' immensa corrispondenza colle signore , per farsi un ' idea del gusto , della grazia , dell ' eleganza che ci mettono . Nella loro modestia , alcune di quelle lettere sono piccoli capolavori . Ed i pedanti ed i puristi vanno dicendo che in Italia non si sa scrivere ! Chi non sa scrivere ? Loro , e noi , letterati e letteratucoli mi metto fra questi , che , a forza di studiare parole nei vocabolari , perdiamo il filo delle idee , e diventiamo imbecilli . Ma torniamo a bomba , come dicono i letterati . Le lettere di dovere per una signora si suppliscono , volendo , con una carta da visita . E di queste avrà una larga distribuzione da fare . Avrà cura di esserne sempre ben provveduta . Al capo d ' anno , dopo aver scritto ai parenti ed amici lontani e visitate personalmente quelle persone , verso le quali i riguardi di grado sociale e d ' età non le permettono di disimpegnarsi con una semplice carta , manderà la carta da visita alle sue conoscenti . Una delle sue , ed una del marito bastano per una vedova , per una signora sola , per una madre con una o più signorine . Per due sorelle o due cognate , vedove o attempate entrambe , manderà due carte proprie e due del marito . Ad una signora maritata manderà una carta sua e due del marito , il quale deve far auguri all ' amica della moglie , ed al marito di lei . In una casa in cui vi fossero oltre al marito colla moglie ( i figli non contano ) , un suocero , una suocera , una cognata , ecc . , la signora manderà tante carte quante sono le signore in famiglia ; il marito tante carte quanto sono gli uomini , più una per la padrona di casa . Dato che una famiglia sia molto numerosa , il moltiplicare esattamente le carte di visita che vi si devono mandare , sarebbe una pedanteria . Allora si mandano soltanto ai coniugi che sono capi di casa . Ricevendo un annuncio di matrimonio , si risponde con una carta dei due coniugi ai genitori della sposa , ed una pure d ' entrambi , ai genitori dello sposo . Se si è assistito ad un matrimonio , subito dopo si mandano le carte da visita , una della signora e due del marito ai nuovi sposi . Ricevendo l ' annuncio d ' un battesimo o d ' una morte , si risponde colle proprie carte alla famiglia . In entrambi i casi , come pure per nozze , molti usano le lettere P . C . Vuol dire ugualmente per condoglianza , e per congratulazione . Conosco un signore che le ha fatte incidere addirittura sulle sue carte . Dice che sono un tesoro quelle due iniziali , perchè sanno interpretare tutti i sentimenti . Secondo lui , in caso di morte , i superstiti che hanno ereditato non mancano mai di leggere per congratulazione ; e , sempre secondo lui , gli sposi , che possono averle soltanto tornando dal viaggio , leggono quasi sempre per condoglianza . Quando si ammala una persona di conoscenza si deve subito mandare a domandarne nuove ; e la prima volta la persona di servizio dovrà presentarsi con carta di chi la manda alla quale si aggiungeranno le parole : " Per prender nuove " o le iniziali p . p . n . Questo perchè la persona di servizio sia conosciuta , e possa essere informata ogni giorno . All ' annuncio che l ' ammalato entra in convalescenza , si deve mandargli la carta " Per congratulazione . " Se , come si usa da molti , la famiglia dell ' ammalato mette nella portineria giornalmente il bollettino del medico , gli amici dovranno passare in persona almeno ogni tre giorni a sottoscriversi , e quando non vanno , mandare una persona di servizio , che dovrà sottoscrivere : " per il signore o la signora tale , " senz ' altro . Il convalescente manderà subito a tutti quanti si sono sottoscritti , o hanno mandato a prendere nuove , la sua carta colle iniziali p . r . , ed appena potrà uscire , dovrà fare una visita a tutti . Trattandosi di un personaggio illustre , alla cui porta , in caso di malattia , vanno a sottoscriversi conoscenti lontani , ammiratori ignoti , basterà la carta di visita ; ma invece delle succinte e poco cordiali iniziali p r dovrà contenere alcune parole di ringraziamento . Se s ' è avuta una disgrazia in famiglia , si risponde a tutte le carte da visita ricevute con le carte dei capi di casa , o quelle della vedova su cui si scrive P R ( per ringraziamento ) salvo a ricevere e ricambiare le visite di condoglianza dopo quindici giorni almeno . Non debbono mai essere le persone dolenti che si incaricano personalmente di mandare le carte . Sarebbe dimostrar che la loro afflizione le impensierisce ben poco , se lascia loro testa da pensare a tanta gente . Assentandosi dal paese dove si abita , o dove s ' è passato qualche tempo si mandano ai conoscenti le carte di visita colle iniziali p p c ( per prender congedo ) . Tornando dalla campagna o da un viaggio , si manda la carta di visita senza iniziali . In questo caso aggiungere quella del marito sarebbe ridicolo , perchè la carta è incaricata di dire che la signora è pronta a ricevere e non è ammesso che un uomo possa dare la stessa nuova , senza essere un principe ; ed i principi sono dispensati da questa formalità verso i semplici mortali . In tutte le circostanze una signora non rende mai la carta ai giovani soli , a meno di essere francamente vecchia . Ad ogni figlio che ha perduto il padre o la madre , anche una signora giovine manda la sua carta ; ma dicono i galatei francesi , vi aggiunge due parole di condoglianza . Oh Dio ! Anche in quel momento solenne si diffida di lui ! Potrebbe abusare della carta di una signora ! Le condoglianze scritte non sono condoglianze , sono una guarentigia che non potrà farsi bello di quell ' invio , senza che si giustifichi da sè stesso con quelle parole . Oh mondo pessimista ! Oh mondo pedante ! Un figlio che ha perduta sua madre ! Ma inginocchiatevi dinanzi a lui per consolarlo . È per la sua cara morta il vostro omaggio ; e egli è sacro . Non dubitiamo dell ' amore dei figli . In che cosa crederemo più , allora ? No , non voglio dubitarne ; è triste il pessimismo e spoetizza il cuore . Parliamo d ' altro . In Francia le carte di visita di una signora non portano mai il suo nome di battesimo . Si usa dire la signora Emilio di Girardin ; la signora Vittorio , e la signora Carlo Hugo . I galatei francesi sono in ammirazione dinanzi a questa trovata ; secondo loro è l ' ultima espressione del decoro , perchè il nome di battesimo di una signora non deve esporsi ad esser conosciuto dai profani : " Non debbono saperlo , lessi in uno di quei galatei formalisti , che il marito , il babbo o il fratello . " Confesso d ' aver visto in Italia , scritte in italiano , alcune carte di visita con quella combinazione bislacca di nome maschile e titolo femminile . Ma se Dio vuole non è ammesso dai nostri costumi . È un oltraggio al buon senso , ed è affatto inutile . Che torto può fare ad una signora che si sappia il suo nome ? Lucrezia romana la moglie modello , Susanna tanto casta .... coi vecchioni , la vergine Maria , hanno serbata una riputazione immacolata , malgrado tanti popoli e tante generazioni in possesso del loro nome Ma i Francesi non ci credono ; e per dimostrare il loro rispetto a Maria , sentono il bisogno di chiamarla Notre Dame . CAPITOLO II . La madre . Annuncio della nascita d ' un bimbo * Battesimo * Ricevimento * Ai pranzi * Presentazione dei bimbi ai conoscenti * Presentazioni delle figliole in società * Civiltà verso i maestri dei figli * Verso i loro amici * Lutto * Casi riservati . " Oggi ci è nato un parvolo Ci fu largito un figlio .. " Ed ha trovato tutto in punto per l ' inaugurazione della sua vita , il piccolo amore ? Non vorrei che avesse a mancare nè un nastrino ad una cuffietta , nè un bottone ad un bavaglino . Sarebbe una trascuratezza da parte delle mamme , alle quali il Padre Eterno , nella sua provvidenza infinita , ha lasciato nove mesi di tempo per la cucitura del corredino . Gli annunci no , non vanno preparati . Quello è il compito del babbo . Ma lui è sempre cosí assorto negli affari , che non si occupa affatto di simili formalità ; e , giunto il momento , si troverebbe intricato come un pulcino nella stoppa , se la sua sposa non avesse pensato prima ad istruirlo , che il giorno stesso in cui la gioia della paternità fa sussultare il suo cuore , dovrà informare i conoscenti con una circolare . Altre volte agiva per conto proprio e della moglie . Erano loro che comunicavano la nuova della nascita del loro bimbo . Ma ora anche i bambini s ' emancipano . Sono loro che annunciano la propria venuta in hac lacrymarum valle . Il babbo non è che il loro incaricato di affari . Provvede i cartoncini lucidi col contorno dorato e vi fa incidere per esempio : Guerrino Meschino saluta col suo primo vagito gli amici della mamma e del babbo . Tal paese , giorno tale , anno tale , ore tante . oppure : Il babbo e la mamma m ' incaricano di dirle , signore ( o signora ) , ch ' io venni al mondo ieri , ed ho bisogno della loro amicizia . Guerrino Meschino , e la data . Soltanto alle persone che si vogliono invitare al battesimo si manda una parola d ' invito manoscritta , a nome del babbo e della mamma . Ma prima di parlar del battesimo , mi lascino dire , signore mie , che dà una gran buona idea dell ' educazione d ' una signora , l ' udire dalle persone che ricevono le circolari questi commenti : * Come ! quella signora cuciva un corredino ? Si faceva scorgere così poco . Non ne parlava mai . Non so se mi spiego , e non vorrei spiegarmi troppo in questo libro . Ma debbono comprendere , che le noie ed i disturbi che accompagnano le fatiche d ' un corredino , non sono argomento interessante nè piacevole in compagnia . Debbono tenerli per sè , come un ammalato deve serbare a sè ed al suo medico le geremiadi delle sue sofferenze . Nulla è più sconveniente di quelle persone sempre discinte , sempre sdraiate , che intrattengono tutti delle loro nausee , delle loro piaghe , e condannano gli amici ed i figliuoli degli amici , a certi studi fisiologici o patologici , non compresi nel programma della loro educazione . Quando il bambino è nato bisogna pensare a battezzarlo . Il compare e la comare debbono esser stati scelti ed avvertiti da un pezzo ; almeno due mesi prima . È un incarico che impone una quantità di oneri , epperò non lo si deve offrire che a parenti o amici intimi , di quelli che si può essere certi che lo accetteranno di cuore e con gioia . Bisogna evitare ugualmente le persone d ' una ricchezza troppo superiore a quella della famiglia del bimbo , per non far supporre che si conti sulle loro larghezze ; e quelle troppo ristrette per non metterle in un impegno superiore ai loro mezzi . * * * Un giovinotto chiamato una volta a quella cerimonia , mi diceva : * Ho tanto speso perchè quel piccolo monello rinunciasse alla carne , che mi sono ridotto io stesso , al regime dell ' estratto di Liebig . Quando però una persona si offre di fare da compare o da comare , a meno d ' aver già un impegno precedente , non la si rifiuta mai . Se una signora , pregata di far da comare , per una ragione qualsiasi , non può accettare ; deve scusarsene colla massima cortesia , esprimendo i motivi del rifiuto , in modo che questo non si possa attribuire a cattiva volontà . Per lo più la famiglia del nascituro lascia alla comare la scelta del compare . Una signorina , in questo caso , non sceglie mai un giovinotto ; e , per non escludere tutti i giovani parenti ed amici del suo futuro figlioccio , rifiuterà di fare quella scelta , accettando il compare che la famiglia del bambino sceglierà . Le signore maritate accetteranno il diritto di scelta , e daranno la preferenza a quel compare che potrà , a loro credere , essere più utile al bambino , e più accetto ai parenti ; sempre però nella cerchia di persone che le verranno indicate come disposte ad accettare quell ' incarico . La comare è in dovere di offrire al figlioccio una medaglia d ' oro o d ' argento , con un bel nastro , al momento del battesimo . Dopo tre mesi dovrà regalargli un intero costume , il suo primo costume da passeggio ; e più tardi il denteruolo d ' avorio montato in argento o in oro , col nastro per portarlo al collo . Volendo essere più generosa , potrà , alla medaglia , offrire anche l ' abito da battesimo , ed il guancialone ( porte enfant . ) Ma questo si fa soltanto in parentela o nella massima intimità . Ed in tal caso , tutto sarà bianco , guarnito con nastri color di rosa per una bimba , azzurri per un maschio . Non essendo in molta confidenza , e volendo abbondare nei doni , la comare darà al bambino la ciotola d ' argento col cucchiaino e la sottocoppa e tutto il servizietto delle sue pappe future . La comare non ha obbligo di fare doni alla partoriente ; ma , ricevuta la nuova del parto , deve mandarle subito un mazzo di fiori di bulgaro . Il compare deve regalare alla partoriente una coppa colla sottocoppa ed il cucchiaio , ed un ovajolo col cucchiaino da ova ; il tutto di metallo più o meno prezioso o di porcellana , a seconda dei suoi mezzi e della sua generosità ; l ' ovaiolo sarà con vantaggio mutato in un intero servizio per le ova . In parentela e nell ' intimità si può mutare arbitrariamente il dono , tanto più se si tratta d ' una madre di famiglia , che ha già ricevute tante coppe quante sono i suoi figli , e non può essere molto contenta di veder aumentarsi quella inutile collezione . In tal caso si può offrirle una cuffietta di trina antica o moderna , per le visite dei quaranta giorni che si ricevono in cuffia , oppure un gioiello colla data del giorno in cui è nato il bimbo . In alcuni paesi il compare fa un dono alla comare , ed allora la comare o chi per lei , dà un pranzo di invito in onore del compare , e questi prende posto , a tavola alla destra della signora o della signorina , che gli ha fatto l ' onore di tenere un battesimo con lui . Il dono del compare deve limitarsi ad una confettiera piena di dolci , che può essere tanto dì cartone e raso , come un oggetto d ' arte inapprezzabile , o un cofanetto di metallo prezioso , ma sempre una confettiera . Ad un battesimo come ad un matrimonio una signora non deve mai presentarsi vestita di nero , si diceva fino a ieri . Da oggi la moda è cambiata ; ed il nero è quasi il colore preferito in quelle circostanze . La durerà questa moda ? Ne dubito . Il compare , uscendo di chiesa , dà una mancia al sagrestano ; e , rientrando in casa , dice qualche parola alla nutrice o alla bambinaia raccomandandole il suo figlioccio , e le pone in mano un dono in denaro . Lo stesso farà colla levatrice . Prima della cerimonia , compare e comare debbono imparar bene le risposte da dare al sacerdote , le formule di rinuncia da fare in nome del battezzato , gli atti di rito , le imposizioni delle mani , ecc . Sarebbe scortese verso i genitori del bambino e dimostrerebbe di prestarsi di mala voglia alla cerimonia chi vi andasse senza esservi preparato . Generalmente la mamma è ammalata quando si celebra il battesimo , per cui non s ' invitano che i parenti e le persone di grande intimità , affine di evitare i rumori che le riescirebbero fatali . Se il battesimo dev ' essere fatto con pompa , si dà l ' acqua al bambino , e si differisce la cerimonia fino a che la madre sia abbastanza guarita per assistervi . Però questo non si fa da molti . Quelle esistenze pargolette sono così fragili , che difficilmente una mamma si mette in pericolo di veder morire il suo bambolìno senza battesimo , sebbene alla crudeltà del limbo le mamme non ci credano , e si tengano sicure , che tutte le porte del paradiso si spalancherebbero dinanzi al piccolo innocente , per lasciarvelo svolazzare nella forma idealmente pura d ' una testina alata . La mamma non è obbligata a ricevere il compare in camera finchè sta a letto . Se crede però di farlo nessun riguardo di convenienza vi si oppone . Ad ogni modo sarà il solo uomo che godrà un tale privilegio , al quale la comare ha diritto . Dopo il battesimo , il padre del bambino offrirà un rinfresco al compare , alla comare ed agli invitati . In alcuni paesi si suol dare un pranzo ; ma da noi non si usa prolungare dei complimenti , che terrebbero il marito lontano dalla moglie in momenti , in cui sentono più che mai l ' uno e l ' altra il bisogno di stare uniti , di comunicarsi le impressioni di quel nuovo amore , che è venuto a vincolare maggiormente le loro esistenze . Oltre alle carte di visita in risposta all ' annunzio , la mamma riceverà una visita dalle persone più intime , fra quelle a cui ha comunicata la felice novella . Se la sua salute glielo permette comincierà a ricevere dopo tre settimane dalla nascita del bambino . Non in sala però , ma in camera da letto , o in un salottino accanto . La mamma deve avere un abito sciolto ad accappatoio , ed una cuffietta . Nella sua abbigliatura deve dominare l ' azzurro se il piccolo angelo che dorme accanto a lei è un bambino ; il roseo , se è una bambina . Il personaggio minuscolo dovrà essere in ordine per venir presentato alle visitatrici . Lui però non dovrà darsene pensiero , nè prendersi disturbo di sorta . Basta che , steso tra i merletti della sua culla , si degni di lasciarsi ammirare ; del resto può gridare , dormire , e fare il suo comodo in tutta l ' estensione del termine . La prima visita della mamma , dopo essere stata in chiesa a rientrare in santo , dev ' essere per la comare . In seguito andrà da tutte le persone che sono state a vederla . E , più tardi , quando il bambino comincerà ad uscire , dovrà andare con lui portato dalla nutrice o dalla bambinaia , da tutte le persone che hanno salutato con una visita la sua venuta nel mondo . Per riguardo al bambino , a cui si debbono evitare gli urti dei passeggieri affrettati , la signora , andando a piedi in istrada , cederà sempre la destra alla persona che porta il suo tesoro . * * * Ed il bimbo cresce ; comincia a balbettare ; ed è una delizia averlo a tavola dove mangia un po ' di tutto , e discorre .... E tuttavia se si hanno persone a pranzo che non siano di grande intimità , mi duole il dirlo , e confesso che mi duole anche il vederlo fare , non l ' approvo , ma tuttavia è un fatto che i bimbi non si mettono a tavola . Che farci ? Vi sono persone intolleranti , a cui tutto dà fastidio . Un bambino durante un pranzo , fa cadere almeno una dozzina di volte il cucchiaino , il pane , e tutto quello che ha intorno . Vuol pigliare il bicchiere e la sua manina , piccina , unta , inesperta , lo lascia scivolare sulla tovaglia . Se qualche cosa gli dà noia , piange . Se è di buon umore , si mette a galloriare rumorosamente , senza curarsi d ' interrompere i discorsi ; anzi , più la conversazione è animata più grida anche lui . Per me , tutte queste sono delizie , e non pranzo mai tanto bene , come quando vedo la tavola contornata di testine bionde . Ma pare che sia una manìa speciale a me sola , o a ben pochi . La generalità trova che i bambini disturbano , e la convenienza vuole che non si mettano a tavola se non si è in famiglia o nella massima confidenza ; e così sia ! Si fanno però entrare alle frutta . * * * Ho la disgrazia di conoscere una signora che ha sette figli . La maggiore è una bimba di tredici anni ; il più piccino è un baby di tre anni e mezzo . La natura ha data a tutta quella cara marmaglia una memoria straordinaria , per la massima afflizione degli amici di casa . Si esce col proposito di fare almeno quattro visite . Ma è sabato . La signora Feconda riceve . Si sale prima da lei . Dopo un quarto d ' ora si vorrebbe congedarsi . * No ; aspetti un momento . Le faccio vedere Lotto ( Carlo , Carlotto , Lotto ) e Vevè ( Vincenzo , derivazione inesplicabile ) che non sono a scuola . I due signorini entrano invariabilmente col naso sporco . * Salutate la signora . Come si dice ? Buongiorno , ma non basta , Cosa si fa ? Si dà un bacio alla signora . La signora esita un momento . La mamma se ne accorge . * Oh ma che naso avete ! e colla sua pezzuola fa la pulizia di tutti i piccoli nasi , e non transige sul bacio . * Ed ora fatele sentire una poesia . Prima tu , Lotto . * No , * Sì . * No .... * Dilla , e la signora ti dà la chicca . La signora non ha chicche e resta mortificata . Intanto tornano gli altri cinque figli dalla scuola . Un bis di presentazioni , di saluti , di pulitura di nasi ; e poi la mamma in possesso di tutta la compagnia , dispone le cose in modo , che , col buon esempio dei grandi destando l ' emulazione nei piccini , riesce a far udire , alla visitatrice tutto il repertorio delle poesie , da Lotto che diverte balbettando in francese : " Je suis un enfant gâté De jolie figure . " fino alla primogenita , che fa addormentare recitando tutta la Passione di Manzoni , di cui non capisce il gran nulla . Intanto sono le cinque ; le altre visite sono andate a monte e la visitatrice deve ancora leticare colla signora Feconda , la quale vorrebbe farle sentire che la signorina dice il Natale ancora meglio che la Passione e poi eseguisce una sonata .... e che Vevè , oltre all ' Ode all ' Italia di Leopardi , che ha declamata , sa tutta La Charité di Victor Hugo in francese . E la lascia partire a stento promettendo però di renderle visita accompagnata da tutta la sua dotta prole , per darle una rappresentazione a domicilio . Ah signore mamme ! Lo sanno pure quanto noi siamo di difficile contentatura in fatto di recitazione ! Io confesso che , prima di decidere se prenderò l ' abbonamento al Manzoni ho bisogno di sapere chi sono tutti gli artisti della compagnia .... Si figurino se posso divertirmi alle declamazioni delle loro piccole gioie ! Udrò sempre volentieri l ' enfant gâté de jolie figure a dirmi : " J ' aime les petits pâtés et les confitures , Si vous voulez m ' en donner Je saurai bien les manger . " Ma , lo ripeto , io faccio eccezione per la passione che ebbi sempre pei bambini . Stiano certi che alla generalità i loro bimbi saranno tanto più accetti e simpatici quanto meno reciteranno , e quanto più brevi saranno le loro permanenze in salotto . Da qualche tempo gl ' italiani si sono accorti che la nostra lingua è bella , armoniosa e ricca , e sopratutto che è la nostra lingua , e prima di guastare la pronunzia dei bambini avvezzandoli alle lingue straniere , li avvezzano a parlar bene l ' italiano . È un uso da raccomandarsi caldamente . Come pure è da raccomandare che non si facciano parlare ai figlioli le lingue straniere che sanno o che imparano , quando sono presenti persone estranee alla famiglia . Oltre ad essere un ' affettazione vana , può anche darsi il caso che metta nell ' imbarazzo un fior di galantuomo che senza valer meno di nessuno per intelligenza , non ha imparate le lingue straniere . * * * Ed ora le loro bimbe si sono fatte grandi . Sono signorine . Bisogna aver pazienza , signore mamme , e cangiar modo di vivere . L ' abbonamento alla commedia bisogna lasciarlo , le signorine non vanno alla commedia , ed una mamma per bene , non le lascia sole tutta la serata in casa per andarci lei . Può condurla al pattinaggio , al gioco del lawn - tennis , all ' opera ; ai balli di famiglia , e dopo i sedici anni , anche ai grandi balli . * Ma , * scusino , mi rincresce dirlo , so che è un sacrifizio ; * tuttavia .... che farci . Una mamma che accompagna una signorina non deve nè ballare , nè pattinare , nè giocare al lawn tennis . * Quando è decrepita forse ? Nossignora , anche quando non lo è . * Ma io sono tutt ' altro che vecchia .... * Lo so , si figuri ! Chi mai è vecchio a questo mondo ? Ma lei accompagna una signorina .... * Ma io non ho che trentanove anni , undici mesi e ventinove giorni . * Ma accompagna .... * Una signorina , ho capito ; ma , dacchè son giovine anch ' io .... * Ma ! Del resto possono ballare , se vogliono , e giocare e pattinare . Chiunque possiede due gambe , e due braccia , può fare tutte queste cose . Ma allora non mi domandino se è conveniente . Altrimenti sono costretta a dire di no . Una signora che accompagna una signorina non deve prendere parte attiva ai divertimenti giovanili ai quali prende parte sua figlia ; eccettuato alle commedie da salotto ed ai concerti se sa di musica perchè l ' arte è di tutte le età . * * * I maestri a cui una madre affida l ' istruzione ed in parte l ' educazione dei suoi figli , debbono godere tutta la sua stima e la sua fiducia . Dovrà dunque accompagnare in persona per la prima volta i fanciulli alla scuola , ed in seguito fare ai maestri quelle visite di dovere , che fa ai vecchi parenti ed ai superiori . Se i professori dei figli sono giovani e la madre pure è ancora giovine , supplirà alle visite di dovere che non può fare , invitandoli alle sue riunioni . Molte signore , che sono pure educate e gentili , hanno l ' imprudenza d ' incaricare i loro bambini stessi di presentare ai maestri i doni che vogliono offrir loro in segno di riconoscenza , al capo d ' anno o al finire delle scuole . Ed i bambini ne fanno un mondo di piccoli pettegolezzi . * Tu cos ' hai portato alla maestra ? * Un ventaglio d ' avorio . E tu ? * Oh , io le ho dato un braccialetto ; costa tanto . * Io l ' orologio colla catena . Coi maestri bisogna esser generosi se si vogliono avere i premi . L ' ha detto la mia mamma . Quante cose dicono le mamme che farebbero assai meglio a tenere per sè ! Che i bambini non odano mai discorrere dell ' onorario dei maestri , del prezzo delle lezioni , Se v ' ha un punto su cui sono inclinata a convenire con Rousseau , nella sua idea che l ' uomo nasce con tutti gli istinti buoni , e la società lo corrompe , è l ' apprezzamento del denaro . Non so se tutti i bambini siano come eravamo le mie compagne ed io . Ma noi mentre nutrivamo un ' ammirazione stupida per la ricchezza , come idea astratta e nelle sue manifestazioni di lusso , avevamo una specie di ribrezzo pel denaro . Ci umiliava come un errore , ci faceva arrossire come una vergogna . Una volta andai con altre fanciulle della mia età , ad un breve corso di lezioni di rammendo . Erano otto lezioni . All ' ultima la mia mamma , che era sofferente e non poteva uscire , mi diede i denari da consegnare alla maestra . Le mamme delle mie compagne avevano fatto lo stesso colle loro figlie . Quella maestra nomade , uccello di passaggio , autorizzava forse ai loro occhi un tratto meno delicato . Noi ci consultammo prima della lezione : * Tu come fai ? Osi darle il denaro in mano ? * Io no , non oso . * E neppur io . E neppur io . Ci sembrava di avvilirla . Come fare ? La maestra aveva una piccola scrivania . * Se mettessimo il denaro qui dentro ? dissi io . Lo troverebbe da sè e noi non s ' avrebbe la vergogna di darglielo . Tutte d ' accordo mettemmo i quattrini sotto la ribalta della scrivania e non ci pensammo più . Due giorni dopo la maestra , che doveva partire , mandò a tutti i nostri parenti la carta di visita pregandoli a voler saldare la loro piccola partita . * Cos ' era stato ? Cos ' era avvenuto dei denari ? Come ! Li avevamo messi là , in un luogo aperto ? Alla guardia di Dio ? E si era figurato tutti male presso quella maestra , che aveva dovuto domandare il suo compenso .... Grande agitazione nelle famiglie . Il fatto era che la maestra aveva fatto imballare la scrivania senza sollevarne la ribalta , ed i quattrini dormivano là dentro al sicuro d ' ogni pericolo . Ma a noi fece un ' impressione punto poetica , il vedere genitori e maestra , in tanta agitazione per quella miserabile questione di dare e d ' avere . E , sopportando i loro rimproveri , avevamo un ' idea vaga che vi fosse più nobiltà nella nostra sprezzante noncuranza , che nella loro esattezza . I fanciulli non possono farsi un ' idea delle necessità materiali dei maestri , che vedono vestire e trattarsi come i loro parenti . E , se quell ' idea se la facessero , il prestigio dei maestri sarebbe distrutto . Tocca alle mamme il conservarlo intatto non immischiando mai i loro figli nei rapporti d ' interesse coi loro superiori . Se i figlioli sono in collegio fuori di paese , la mamma supplirà con lettere e carte da visita alle cortesie che dovrebbe fare personalmente ai maestri . Le lettere dirette ai figli ed ai maestri non dovranno mai essere chiuse nella stessa busta ; e scrivendo ai fanciulli non si accennerà mai ai doni che si possono aver fatti ai loro superiori . Oltre l ' educazione della scuola e del collegio , le signorine hanno le lezioni di musica , di disegno , di lingue straniere , che prendono a domicilio , e continuano fino a tempo indeterminato . Molte signore , che escluderebbero con orrore dall ' amicizia delle loro figliole una signorina , di cui si dicesse che riceve visite di uomini quando sua madre non è in casa , lasciano poi quelle figliuole impeccabili , sole durante un ' ora col maestro di pianoforte e di lingua inglese . È troppo spingere la fiducia ed il rispetto , signore mie . I maestri sono uomini come gli altri , ed una madre per bene non deve mai mancare di assistere alle lezioni delle sue figlie . Se è occupata , se ha una visita , si fa supplire all ' assistenza della lezione , o la differisce . * * * Nei collegi si fanno le conoscenze senza tante formalità , per cui accade spesso che due giovinetti o due giovinette stringano una relazione intima sebbene le loro famiglie non si conoscano . In tal caso , quando i ragazzi escono di collegio , prese le debite informazioni , toccherà alla madre più attempata , o a quella che occupa una situazione più elevata , a fare il primo passo , mandando la carta di visita con qualche parola d ' invito all ' altra mamma , la quale risponderà subito con una visita ; non mai con una carta . Se una signora invita delle signorine a passar qualche tempo in casa sua , dovrà esercitare su di loro la stessa sorveglianza che esercita sulle sue figlie : assistere alle loro lezioni , accompagnarle ; e se ha dei figli grandi , vigilarne il contegno rigorosamente , in modo che le ospiti non abbiano a trovarsi , neppur un momento , in una falsa situazione . La regola più sicura e migliore è di non offrire ospitalità a signorine quando si hanno in casa giovinotti , e di non offrire ospitalità a giovinotti quando si hanno in casa signorine . Se poi è sua figlia che accetta l ' ospitalità in casa altrui , la mamma deve provvederla di denaro , perchè possa largheggiare di mance colle persone di servizio . Su questo punto , nessuna economia . Non dimenticherò mai un signore molto ricco , il quale venne a passare dieci giorni in una villa dove ero ospite anch ' io . Nel partire avvertì pomposamente la cameriera , in modo che tutti potessero udire , che aveva lasciato in camera qualche cosa per lei . Ed infatti trovò venti centesimi accuratamente avvolti in una carta . La padrona di casa era una persona educatissima , che non si sarebbe mai immischiata di certi particolari . Ma quella volta non seppe resistere . Quando la cameriera , sicura del successo , osò venire nel salotto , dove stavamo lavorando , a dirci quella novella , vi fu uno scoppio d ' ilarità spontanea e generale , in barba alle convenienze . Quell ' ospite aveva fatto il primo passo , e le sconvenienze sono come le ciliege , una tira l ' altra , e non si sa più dove si va a finire . * * * " Otez de la vie le c œ ur qui vous aime , qu ' en reste t il ? " Cosa ci resta , mie signore , quando si perde lo sposo a cui eravamo unite per la vita , i genitori che furono il primo dei nostri amori , i figli che furono l ' ultimo ? Cosa ci resta ? Nulla . Il dolore e null ' altro . Eppure si lesina il tempo al lutto dei più prossimi , de ' più cari . Il lutto che si usa da noi è scarso . Una vedova , un vedovo , parlo della Lombardia , portano il lutto un anno . Un anno ! Tutti gli anni del nostro avvenire che avevamo promessi , giurati ad uno sposo , glieli ritogliamo , perchè la sventura l ' ha colpito , perchè non è più a pagarceli con altrettanto del suo tempo , del suo amore . Un anno solo ! e dopo un anno le vedove possono danzare , i vedovi possono vestire la casacca d ' arlecchino . Chi muor muore , e chi vive si fa cuore . Oh ! chi mi rende l ' eroica poesia del rogo , e le vedove entusiaste che si bruciano sul cadavere del marito ? A patto ben inteso , che i vedovi si brucino un pochino anche loro sul rogo delle mogli . Ma per tornare alle convenienze sociali , le vedove che non desiderano di bruciarsi , possono farne a meno senza mancare di civiltà . E , quanto al lutto , possono uniformarsi agli usi del paese dove vivono . Sono libere però di prolungarlo , non di abbreviarlo . In Francia , ed anche in Piemonte , il lutto da vedova è di due anni . Il primo anno tutto in lana nero , con gran velo vedovile che copre quasi tutta la persona . È sempre il costume del rogo ; nobile , pittoresco , solenne , senza gale , senza vetro nero lucente ; la tetra divisa del dolore . È così ch ' io comprendo la sposa d ' un morto . Ma il secondo anno , anche in Francia e dappertutto , comincia un crescendo di luce , di tinte : il velo scompare , le gramaglie cedono il posto alla faglia di Lione , al taffetà di Napoli , neri , ma lucidi ; e comincia a fremere in fondo una gala e poi un ' altra . Poi , dopo sei mesi , compare un solino bianco , coi relativi polsini : e dopo tre mesi ancora , un abito bigio , violetto .... E poi è finito . Ci si mette un anno di più , ma ci si arriva sempre alla casacca d ' arlecchino . * Ma cosa pretende , marchesa ? Che si vesta di nero tutto il resto dei nostri giorni , perchè s ' è avuto la disgrazia .... * Io ? Chi lo ha detto ? Nemmen per sogno . Io non ho opinioni . Cito le regole , e basta . Da noi il lutto da vedova è d ' un anno . Si può fare il secondo semestre col mezzo lutto . Ma non è più di moda . Dunque un anno di lutto ; e non c ' è morto per bene che abbia diritto di lagnarsi della propria moglie . Il lutto pel babbo , la mamma , i nonni è pure d ' un anno . Pei fratelli , le sorelle , gli zii , è di sei mesi . Pei cugini , i cognati , tre mesi soltanto . Per una persona da cui si eredita si porta un lutto almeno di tre mesi . La servitù d ' una famiglia in lutto grave , deve pure essere in lutto . E questo si fa , beninteso , a spese dei padroni . * Scusi , marchesa , non ha parlato della somma delle sventure : una madre a cui muore un bimbo .... * Ebbene , lo fa seppellire . * Ma il lutto ? * Il lutto ? Ma che , le pare ? Non si usa . Se lei , signora lettrice , dovesse perdere quel suo cherubino biondo , il giorno dopo si vestirebbe come il giorno prima . I selvaggi , gli Esquimesi , ed anche i chimpansé , quando perdono i loro figli si rotolano per terra , si coprono il capo di polvere . Sono i loro segni di lutto , e , da veri barbari , li dànno pei figli come pei padri . Ma noi , gente civile , abbiam trovato il pelo nell ' ovo . Noi sappiamo che i genitori sono superiori ai loro figli , ed i superiori non portano il lutto per gli inferiori . Superiori ? Inferiori ? Davanti ad un morto ? Ed una madre potrà pensar questo ? E non si coprirà tutta di nero ! e non si circonderà di un lutto rigoroso , lei che ha nel cuore il più grande dei lutti umani , il più grande degli umani dolori ? " Oh mondo bello , tu sei pien d ' orror ! " Ma mi perdonino questa scappatina di sentimento . Il mio compito era soltanto di dire , che le mamme ed i babbi non hanno nessun dovere di portare il lutto pei loro figli ; però , se arbitrariamente volessero portarlo , come molti fanno , i codici non hanno pena speciale per questo delitto . Oltre ai lutti di famiglia vi sono lutti di circostanza . Una signora , invitata alle esequie d ' un conoscente , deve andarci tutta vestita di nero , e se la stagione lo permette , col velo invece del cappello . Altrimenti coprirà il cappello con un velo nero . Quando si ha la disgrazia di portare un lutto nazionale , la durata del lutto per una signora dipende in gran parte dalla situazione del marito . Ad ogni modo però , non essendovi una regola prestabilita per queste dolorose circostanze , sarà bene uniformarsi alle disposizioni che sono prese al momento dalla generalità , e peccare piuttosto per eccesso che per difetto . Il lutto quaresimale si porta rigorosamente soltanto nella settimana santa . Vi sono alcune signore che vestono di nero tutta la quaresima . In tal caso però bisogna astenersi dalle feste e dai balli , oppure deporre il lutto in quelle circostanze . Il ballo non è certamente in nessuna epoca una mortificazione quaresimale , e sarebbe assurdo portarvi un abito di penitenza e di divozione , che vi figurerebbe come un arlecchino a servire la Messa . * * * Per le mamme , come pei confessori , vi sono dei casi riservati . Non per tutte , fortunatamente , ma pur troppo per alcune . Cominciano sempre da una scoperta dalla mamma , a cui tiene dietro la recitazione , a porte chiuse , di pochi versi di Molière : " La mamma . Le deviez vous aimer , impertinente ? La figliola . . . . . . . . . . . . . . . . . Hélas ! Est ce que j ' en puis mais ? Lui seul en est la cause Et je n ' y songeais pas lorsque se fit la chose . " Ed intanto una letterina della figliola , o magari la sua fotografia , sono nelle mani d ' un giovane che potrebbe essere imprudente , e che , ad ogni modo , se non la domanda in isposa , non ha nessuna ragione di tenerle . E la ragazza ci pensa , e ne soffre per quell ' implacabile " Amor che a nullo amato amar perdona . " In tal caso una madre veramente ammodo non ne parla a suo marito per non esporlo a quistioni . Non ricorre a terze persone che , per quanto parenti od amiche , sono sempre di troppo in un segreto , in cui è impegnato il decoro di sua figlia " Io della vita nella dubbia via Il peso porterò delle tue pene . " È la santa missione della madre . Tocca a lei sola quel peso . Deve scrivere al giovine , parlargli a cuore aperto : " Avete tolta alla mia figliola la pace del cuore . Avete fatto male . E lei pure ha fatto male scrivendovi . Ma voi avete più esperienza di lei . Voi sapete che , senza averla domandata a suo padre , e senza esserle fidanzato non avete diritto a quella corrispondenza . So che non abusereste dell ' imprudenza d ' una giovinetta per comprometterla ; ma una lettera si può perdere , è cosa troppo delicata . Siate generoso . Rendetela a me .... " Non bisogna incoraggiarlo ( pregarlo sarebbe una enormità ) a domandare la fanciulla in isposa . Una madre non offre mai sua figlia a nessuno . Se n ' è innamorato davvero , nel restituire la corrispondenza clandestina alla madre , il giovinotto le scriverà delle scuse , una confessione generale , e le chiederà il permesso di domandare a suo marito la mano della figlia ; o , se la signora è vedova , la domanderà a lei stessa . Se è innamorato , ed ha cercato d ' illudere una giovinetta senza scopo e senza passione , è meglio che se ne vada : un uomo sleale non sarebbe mai un buon marito . Ad ogni modo , il passo fatto dalla mamma non può essere infruttuoso , nè compromettente . Ho conosciuto dei giovani che hanno abusato delle lettere d ' una signorina . Non ne ho conosciuto mai nessuno capace di abusare di quella di sua madre . E se un simile essere , per una mostruosa eccezione , esistesse , per fortuna non viviamo tra i barbari ; alla prima parola troverebbe un gentiluomo per dargli una buona lezione . Io stessa ebbi qualche volta l ' occasione di assumere quel penoso incarico per giovinette amiche prive di madre , e , sia detto ad onore dei nostri giovinotti , fui corrisposta sempre con cortesia , lealtà , rispetto . Dopo un fatto simile , dovunque si scontri col giovine imprudente , una signora dovrà essere la prima a fargli comprendere che è disposta a salutarlo . Nel caso in cui un matrimonio si sciogliesse dopo che la sposa ha già ricevuti i doni , toccherà alla madre il rimandarli allo sposo , con tutti quelli che lui avesse offerti agli altri membri della famiglia , e con un suo biglietto dignitoso , in cui lo dispensa , per riguardi che deve comprendere , da qualunque visita o saluto . Cesserà pure dalle visite alla famiglia ed ai parenti di lui ; non manderà più a loro carte , nè annunci in nessuna circostanza , finchè la fanciulla non sarà maritata ; però , scontrandoli , non eviterà di salutarli . PARTE QUINTA CAPELLI BIANCHI CAPITOLO UNICO . La vecchia . Invecchiare * Toletta * Suocera * Divertimenti * Ospitalità . Quando la vecchiezza si annuncia francamente , quando accetta con coraggio i suoi capelli bianchi e le sue rughe , chi non l ' ammira ? chi non l ' ama ? chi non le si inginocchia dinanzi , per ripeterle con un poeta gentile : " Oh lieta casa ! Oh nido fortunato Su cui tu stendi l ' ali ! … " Sgraziatamente , le signore che sanno invecchiare decorosamente sono così poche .... Ve ne sono di quelle che credono ringiovanire vestendosi come l ' ultimo figurino , o imponendo ai poveri ballerini di trascinarle in giro nelle feste da ballo .... Altre ripetono a tutte le ore che si sono maritate giovani , giovanissime , bambine ; se ne ricordano appena , anzi , non se ne ricordano affatto ; non farebbe loro meraviglia , se udissero dire che sono nate maritate . E così si diventa mamme all ' età di giocare alla bambola , si è nonne a vent ' anni , e s ' invecchia presto . Tutte Nonne scellerate . Poi vi sono quelle che propongono di non parlar mai dei propri anni , come se quel silenzio dovesse impedire agli altri di pensarci . E poi quelle che , all ' opposto , si scelgono una età primaverile e ne parlano continuamente , persuase che , a forza di sentirla dire , si finirà per crederci . È un risultato che ottengono unicamente sopra se stesse . Quasi sempre riescono a credere davvero di avere l ' età che confessano , ed agiscono giovanilmente che è una pietà . Ho udita non poche volte una signora di settantacinque anni , dire con molte smorfiette graziose : * Eh ! non sono più giovine , cara signora . Quando si è fra i trentacinque e i quaranta ... ! Aveva spezzata la cifra e vi si era posta in mezzo ; ed erano per lo meno dieci anni che stava in quel bivio , fra i trentacinque ed i quaranta , senza aver il coraggio di riunirli . E quando fu per morire chiamò il suo figlio primogenito ( aveva dei figli ! ) e gli espose la sua ultima volontà : che sulla lapide , sull ' epitaffio , sugli annunci funebri non le si attribuissero più di quarantacinque anni . Povera donna ! Davanti alla solennità della morte aveva varcato il Rubicone , aveva accettato un lustro di più .... Ma non aveva potuto andare più in là . Si può morire , ma non invecchiare . Del resto , è una debolezza innocente . Alle volte accade che col passare degli anni le forze non diminuiscono , sovente la salute si rinfranca ; i figlioli , cresciuti bene , danno minori pensieri e maggiori gioie , le condizioni finanziarie migliorano , e la mamma , la nonna sessagenaria , si sente ancora piena d ' energia , di buon umore ; si sente giovine .... Chi ha sofferto per le debolezze peggiori dell ' umanità , che si chiamano invidia , odio , calunnia , menzogna , che inducono ad atti ignobili e perfidi , si sente il cuore pieno d ' indulgenza pei peccati veniali delle povere donne , che , senza far male a nessuno , vorrebbero galvanizzare la bellezza e la gioventù : le due fonti di ogni umana gioia ! Ma senza arrogarmi il diritto di giudicarle , cito qui , per adempiere al compito assunto , le regole che i galatei stabiliscono per le signore che hanno varcata la sessantina . Una signora vecchia dovrebbe avere il coraggio di confessarsi vecchia , di parlare , di agire come tale . Le mode non sono fatte pei capelli bianchi . Non è necessario che una vecchia si vesta come un figurino antico ; no , ma non deve vestire come nessun figurino . Abiti scuri , lisci , per uscire ; abiti neri o bianchi lunghissimi per casa . Nulla s ' adatta meglio alla vecchiaia che la maestà dello strascico , ed il bianco non disdice a nessuna età . Le bizzarrie di rigonfi , di groppe , di cerchi , di toupé , che appaiono tratto tratto nelle nostre mode , le esagerazioni d ' ogni maniera , sono sempre ridicole per una vecchia : la moda non la giustifica di portarle . L ' unica moda delle vecchie , sempre uguale , sempre bella è la dignità . Una cuffietta quand ' è in casa . Mantelletto ampio o scialle per uscire , e cappello serio . Un cappello di dimensioni giuste , che calzi , che copra gli orecchi . Vogliono crederlo a me , che ho più d ' un secolo d ' osservazione , e che amo e venero la vecchiaia ? Ebbene , vestite così sembrano avere dieci anni di meno ; e vestite alla moda , grazie al penoso contrasto tra la novità del vestire e l ' antichità della persona , acquistano dieci anni di più . * * * La grande rinomanza di Noemi per l ' affetto che seppe ispirare a Ruth , ci prova quanto siano rare le signore che sanno comprendere bene la loro situazione di suocera . Eppure sarebbe tanto facile .... accettare pienamente la loro parte di maternità verso la nuora . Non altro . Ma la parte di maternità invecchia . L ' ostacolo è sempre là . Col proprio figlio non appariva . Un uomo è un ' altra cosa . E poi l ' amore di madre accomoda tutto . Ma quella signora giovine , che viene a metterle un confronto accanto .... Eppure una suocera deve accettare dalla nuora tutti quegli atti di deferenza , che si devono dalla gioventù alle persone attempate . La destra a passeggio , sia a piedi che in carrozza , il passo quando si tratta di entrare in qualche luogo , la preminenza del saluto dai visitatori , la destra del camino o del divano nei ricevimenti . La suocera deve astenersi di mettersi in terzo nelle visite , nelle passeggiate , nei divertimenti dei due sposi ; ma deve accompagnare la nuora , all ' occorrenza , quando è sola , presentarla ai conoscenti a cui non può presentarla il marito . La suocera che vive in casa col figlio ammogliato , cede alla nuora il maneggio di casa , e , dal momento che suo figlio ha moglie , si mette a riposo . Malgrado l ' età , malgrado l ' anzianità dei diritti , davanti alla società la padrona di casa è la nuora , e la suocera deve saperlo riconoscere con quella doverosa rinunzia . Agendo altrimenti , usurperebbe un diritto che non le spetta , si arrogherebbe una padronanza in casa del figlio e della nuora , mancherebbe di delicatezza . * * * I divertimenti delle vecchie signore sono , oltre ai viaggi , la conversazione ed il teatro . Nella conversazione possono tenere il primato ; la loro esperienza e la libertà dei discorsi che l ' età concede , rendono piacevole ed interessante la loro compagnia . Possono prender parte ai giochi seri se sanno di farlo bene . Il giocare a caso e male , è un ' ingenua inesperienza che alla loro età non si perdona . Dai balli una vecchia signora dovrebbe sempre tenersi lontana . E se ci va per accompagnare una nuora , una figlia , una nipote , dovrà vestire riccamente , ma colla massima serietà ; e non mai scollata . Un abito liscio di velluto nero o di trina , una cuffietta di tulle , orecchini e spillone di brillanti , è la migliore delle abbigliature serie . E se ha qualche acciacco , qualche malanno , lo lasci con Dio , e non rattristi la gioventù con racconti penosi . Si mostri contenta della compagnia che la circonda , indulgente e tollerante ; sopratutto tollerante . Lasci stare quel benedetto a ' miei tempi , che in bocca dei vecchi è un perpetuo rimprovero alle abitudini della generazione nuova . I suoi tempi sono passati e non tornano più . Accetti i tempi moderni . senza rimpianti , senza pedanterie . Creda a me , tutti i tempi hanno avuto la loro porzione nella grande somma dì beni e di mali che debbono consolare od affliggere l ' umanità . Tutte le preminenze che le si accordano per riguardo alla sua età deve accettarle , senza orgoglio , ma senza cerimonie . L ' età è una superiorità , e quei riguardi le sono dovuti . In teatro invece , dove i posti d ' onore sono fatti per mettersi in evidenza , una signora vecchia li cede sempre alle giovani , fossero pure signorine . Può andare al teatro sempre , perchè l ' arte si ama a tutte le età . Ma il suo posto è nell ' ombra . Ci va per udire e vedere . Non per essere veduta . Una vecchia signora può benissimo tenere ricevimenti , e dare anche feste da ballo , per far divertire la gioventù . Sarà un atto di generosità e di abnegazione , che le guadagnerà tutte le simpatie . Ricevendo ospiti in campagna , toccherà a lei di combinare le partite di caccia , le lunghe gite e tutti quei piaceri dai quali i suoi invitati si asterrebbero se lei non può prendervi parte . Deve mostrarsi desiderosa che li godano loro , e fare cordialmente la sua parte di vecchia castellana , di fornire tutto l ' occorrente , congedare e riaccogliere la comitiva alla soglia della casa , presiedere alla mensa . Se poi le sue forze lo permettono , può benissimo fare anche delle gite alpine senza che nessuno lo trovi fuori di proposito . È una questione di salute . E le feste solenni portino il dono della nonna ai nepoti , ai figli , alle nuore , alle giovani amiche . E sia accompagnato da parole d ' affetto materno , da benedizioni . Quelle benedizioni , quell ' affetto le torneranno centuplicati , e faranno un ' aureola di serenità alla sua fronte canuta . PARTE SESTA PAROLE AL VENTO Gli uomini . Non si mettano sulle difese , signori . Io non ho la menoma intenzione di dare degli insegnamenti agli uomini sul modo di vivere . Figurarsi ! So bene che nella divisione dei doni della Provvidenza , l ' intelligenza è toccata tutta a loro . Si sarebbero per caso degnati , " Annebbiando il cipiglio Tra l ' inno e lo sbadiglio , " di leggere l ' epigrafe che ho messa in fronte a questo libretto ? È messa là per loro . Una volta , la Viscontessa Giovanna d ' Albret , madre di Enrico IV , traviata dalle chiacchere emancipatrici , remotamente future , dell ' onorevole Salvatore Morelli , ebbe la curiosa idea di salire in pulpito , nell ' oratorio d ' un convento di Limoges a predicare la riforma . Tant ' è vero che nulla è nuovo sotto il sole , neppure le signore mitingaie che noi crediamo una nuova produzione del suolo americano . Si figurino l ' indignazione di quei frati ! Bruciarono il pulpito , scomunicato dalla presenza d ' una donna ; poi scarabocchiarono in un cattivo quadro la caricatura di quella scena di predicazione , e vi scrissero sotto quella massima d ' oro : " Mal sont les gens endoctrinés Quand par femme sont sermonnés . " Io me la sono mandata a memoria religiosamente , e , come vedono , l ' ho posta in fronte a questo lavoruccio , come professione di fede , persuasa che essa sola potrebbe ottenermi la loro indulgenza ; perchè so bene che non tutti gli uomini sono frati ; ma so altresì che i frati non sono che uomini . Dunque , io non ho punto , ma punto la presunzione di voler insegnar loro la menoma cosa . Mi limito ad osservare quello che vedo ogni giorno in società , ed a dirne il mio debole parere , sempre in rapporto a quelle tali leggi di convenienza , che , modificandosi secondo i tempi , sono venute fino a noi traverso tante e tante generazioni . I giovinetti sono una compagnia geniale , ed in tutte le case sono bene accolti , perchè , giovani e senza cure d ' affari nè di famiglia , portano con sè l ' allegria . Un giovinetto a modo non dovrebbe mai mostrare quelle ritrosie di cattivo genere , di rifiutare ogni offerta come se temesse di contrarre un ' obbligazione , di farsi pregare per accettare un pranzo , di promettere una visita e non farla , di stare delle settimane senza farsi vedere dalle persone che gli furono cortesi , insomma di far cadere dall ' alto i suoi favori , a rischio che , nella caduta , si spezzino e perdano ogni pregio . Quando un giovinetto non si dà delle arie da prezioso , è tale l ' onda di giocondità e di buon umore che emana dalla sua compagnia , che le signore , anche le mamme più sussiegate , hanno per lui una indulgenza somma . Una volta che una signora gli ha accordato il titolo tanto lusinghiero di amico di casa , egli può darle del voi , presentarsi a tutte le ore in cui riceve , anche più volte in un giorno , trattenersi lungamente , annunciare egli stesso che si ferma a pranzo o a colazione , organizzare giochi e passatempi , e , nell ' entusiasmo dei giochi mettere anche un po ' sossopra la casa per combinare scene e travestimenti . Ma tanta cortesia non si ottiene senza compenso . In compenso il giovine amico deve prestarsi di buon grado a fare qualche commissione o qualche facile ambasciata che la signora gli affidasse , accompagnarla se occorre , non rifiutarsi mai alle partite di divertimenti , o di viaggi , o di campagna che gli vengono proposte , se non sono incompatibili colle sue occupazioni . Deve saper tollerare scherzi ed osservazioni , e se qualche signora , non troppo gentile , ha l ' indiscrezione di rinfacciargli qualche suo difetto , deve rassegnarsi , volgere la cosa in burla e non risponderle per le rime , nè rinfacciarle i suoi . Per quanto intimo di una famiglia , commette sempre una sconvenienza un uomo che , alla presenza dei padroni , rivolge il discorso alla cameriera che attira la sua attenzione . Se una signora che gli concede la sua amicizia è ammalata , un uomo non deve mandare un servitore a prender nuove , ma deve andarci assiduamente in persona , e , appena può essere ricevuto , non essere avaro di visite , renderle in tanta compagnia ed in tante premure , le cortesie ricevute da lei . Se vede in teatro una signora di sua conoscenza non deve mancare d ' andare a salutarla in palco , a meno che la sapesse invitata nel palco di altre persone , presenti , che egli non conosce . A tutte le feste * natalizi , onomastici , solennità , anniversari * che si celebrano in una famiglia amica , un giovanotto dovrà prendere parte non solo intervenendo alla festa , ma mandando dei fiori o dei dolci , o un ricordo qualunque , non di valore , ma che riveli una cura gentile in chi lo scelse . In tutti i giochi , in tutti gli esercizi che richiedono forza , come l ' alpinismo , il pattinaggio , il lawn tennis , il criquet , la caccia , il bigliardo , l ' equitazione , ecc . , un giovinotto di buon gusto , senza affettare di lasciarsi vincere per una svenevole galanteria , non deve ostentare colle signore la superiorità della sua forza , obbligandole ad una soverchia fatica per non sfigurare al suo confronto . È superfluo il dire che certi discorsi di belle donnine , o anche soltanto di sport affatto maschile , si debbono evitare colle signore , le quali possono trovarli o sconvenienti o noiosi . Alle feste da ballo un giovine gentiluomo deve saper essere cortese fino alla galanteria colle signore e specialmente colle signorine , senza mai varcare quella misura oltre la quale la maldicenza lo aspetterebbe al varco per fare le sue osservazioni . Per conseguenza , non insistere a domandare troppo sovente il ballo alla stessa dama , non farle una corte troppo esclusiva e manifesta , non condurre le signorine sole al buffet , non isolarsi sopra un canapè con una signorina mentre non si balla , ecc . , ecc . Capisco che questi errori hanno per lo più origine dalle passioni , alle quali non si può fare la legge ; ma finchè la passione non c ' entra , finchè domina la ragione , un uomo è inescusabile se col suo contegno compromette una signora . In qualunque luogo si trovi , un giovine deve sempre usare alle signore ogni sorta di riguardi , senza lasciarsene distogliere dall ' età avanzata o dalla figura poco attraente . In questo sta il merito della cortesia . * * * Gli uomini , un po ' più positivi delle signore , si abbandonano più facilmente ai loro gusti , e diventano più presto abitudinari . Uno non può discorrere il mattino appena svegliato e vincere un certo malumore che gli rimane dopo il sonno , e dovunque sia , in viaggio con amici , ospite in casa altrui , o nella propria famiglia , resterà imbronciato e brutto , finchè il malumore mattutino si sia dissipato con tutto comodo . Un altro non può soffrire certi piatti a tavola , e non saprà imporsi il menomo sacrificio per nascondere la sua ripugnanza agli ospiti che l ' hanno invitato ; e se un vino non è di suo gusto , lo lascerà scorgere con una lieve smorfia , o almeno lo lascerà nel bicchiere con ostentazione . Alcuni sono avvezzi ad una temperatura molto alta , e si fregano le mani , si raggrinzano , si accartocciano inurbanamente in un salotto , che , secondo loro , non è riscaldato a sufficienza ; oppure sono calorosi , e smaniano , soffiano , sbuffano come locomotive , se l ' ambiente è troppo caldo . Vi sono degli scapoli avvezzi a pranzar soli , che si fanno tirare gli orecchi , per accettare un pranzo in casa altrui e non sanno nascondere che s ' impongono un sacrificio . Ad un pranzo d ' invito un signore è naturalmente il cavaliere della signora che ha accanto , e non trascurerà menomamente questa parte , troppo comune perchè metta conto di ricordargliela . Non è però inutile rammentargli che dopo aver pranzato con persone che gli furono presentate per la prima volta , dovrà entro le 24 ore portare in persona una carta di visita alla porta di quei commensali . Soltanto nel caso che le commensali fossero delle signorine , la formalità si dovrebbe tralasciare . Un dono poi li offende addirittura , lo rifiutano , o lo accettano come per forza e di mala grazia , poi lo ricambiano troppo presto e con ostentazione , come per far capire che non vogliono accettar nulla da nessuno . C ' è alle volte più generosità nell ' accettare che nel dare , ed un gentiluomo deve saper accogliere con garbo e con riconoscenza gli inviti ed i doni , e ricambiarli con tatto , senza fretta , per scambio di cortesia , non per sdebitarsi . Molti hanno contratta la dolce abitudine di abbandonarsi ad un pisolino riconfortante durante il chilo ; e subito dopo un pranzo , in compagnia , cominciano ad inghiottire sbadigli con ogni sorta di boccacce come se ruminassero , se pure non cedono al bisogno prepotente di lasciarli partire come razzi , comunicandoli a tutta la società , che finisce per sbadigliare in coro fino a smontarsi le mandibole . Questi signori abitudinari , che hanno il loro lato buono , perchè facendo tutto per abitudine , anche l ' amore , sono dei modelli di costanza , debbono essere gli inventori di quel motto che è la quintessenza dell ' egoismo : " Il primo prossimo è se stesso . " Ma sarebbero assai più amabili se si ricordassero un pochino delle giuste suscettività dell ' altro prossimo , il secondo . Se un signore sa di dover essere presentato ad un pittore , ad uno scultore , ad un musicista , ad un autore , ad un uomo politico , ad un ' illustrazione del teatro , deve se non li conosce già , informarsi dei quadri , delle statue , delle opere , dei libri , delle opinioni e gesta dei trionfi del nuovo personaggio , per poterne parlare con cognizione , e non con quegli accenni vaghi , quegli elogi generici e banali che fanno parer stupido lui , ed offendono l ' altro . Si rammenti a questo proposito la bella storiella di quelle vicine del signor De Amicis , che gli fecero dire che desideravano di conoscerlo , perchè ammiravano tanto i suoi lavori … .. e poi quando lo videro gli dissero : " Lei si diverte a scrivere , nevvero ? Ma bravo ! bravo ! " e nel congedarsi gli ripetevano : " Scriva sa , scriva ! " Ed era chiaro che de ' suoi lavori non conoscevano che il titolo , o tutt ' al più la copertina , soltanto di vista . * * * Vi sono degli uomini , non avvezzi alla società , pei quali una visita ad una signora è un vero supplizio , non per inurbanità , ma perchè vi si trovano impacciati , e non sanno come contenersi . Entrano col cappello fra le mani , e lo tengono sulle ginocchia , lo voltano , lo rivoltano , lo mettono sotto la sedia quando vogliono aver libere le mani , lo riprendono , gesticolano allungando la mano che tiene il cappello come un povero che domanda un soldo , precisamente come vedono fare ai lions . È l ' usanza , ed io non posso che ammirarli d ' averla imparata così bene . Ma vi sono delle signore che non s ' accontentano di dire al visitatore : " Posi il cappello , " lasciando poi che non lo posi se non vuole . Si credono in dovere d ' insistere , dicono al loro figliuolo o ad una ragazzina di prendere il cappello al signore . In questo caso un gentiluomo cede per non far scene . Ma il provinciale , che ha imparato dai lions a far visita con quel disimpegno tra le mani non sa privarsene , e difende energicamente il suo cappello come difenderebbe la borsa e la vita , e s ' impegna in una lotta di cortesia , che sembra una vera battaglia , e mette lo scompiglio fra i visitatori . In tale circostanza gli raccomando un po ' meno di tenerezza per quella parte suprema del suo vestiario . Sarà un po ' più imbarazzato ne ' gesti , ma in compenso non avrà fatto nascere tutto quel buscherio . E quando qualcuno lo presenta a signore o signorine , non spinga la dimostrazione di cortesia fino a stender subito la mano . I mariti ed i babbi avrebbero ragione di dirgli : " Et surtout pas trop de zèle . " Non vorrei neppure che quel provinciale , nella sua semplicità , prendesse troppo sul serio il piacere con cui altri mostra di ricevere la sua visita e si credesse obbligato a prolungare quel piacere finchè il servitore vada a chiamare la signora in tavola . Il tempo e la conversazione di una signora sono troppo preziosi , perchè la cortesia non debba suggerire a chi non è intimo della casa , di lasciarne un pochino anche per gli altri . Ne goda venti minuti , una mezz ' ora , via , e s ' accontenti . E durante quel tempo se ci sono altre persone non cerchi di accaparrare l ' attenzione della signora per sè solo . Quando si va in società bisogna lasciare l ' egoismo a casa , e portarci invece un po ' d ' abnegazione . È a questo patto soltanto che si può essere veramente cortesi . * * * Alle volte accade che un giovine rimane colpito come un eroe da romanzo , da un bel visetto di fanciulla che passa per la via accanto ad un buon viso di mamma . Se è proprio un colpo .... da morire , allora cerchi di sapere chi è la fanciulla , e di giungere a lei per la via retta della presentazione e della domanda ai parenti . Ma se è di quei colpi che non lasciano la traccia a lungo , e lui non si sente inclinato alla via retta , un gentiluomo non deve pigliare quella storta . A cosa conduce per lo più ? A mettere una signorina nell ' imbarazzo , a farle commettere delle imprudenze , a comprometterla , qualche volta persino a impedire che trovi marito , senza contare le pene di cuore che a quell ' età sono crudeli . E tutto questo per il misero gusto di mandare e ricevere delle letterine dolci che sa a memoria prima che sieno scritte , e che dovrà restituire in una scena da romanzo , ad epistolario finito . Mantenendo le signorine in quel grado di semplicità e d ' inesperienza che è una delle loro attrattive , lasciando loro la fede , gli entusiasmi della gioventù , serbandole ingenue , confidenti per lo sposo a cui saranno destinate , le famiglie contano sulla cortesia dei giovani che non profitteranno di quella preziosa ignoranza , per indurre una signorina ad imprudenze , delle quali non può apprezzare la portata . Se ogni gentiluomo rispettasse in ogni signorina la futura sposa d ' un altro , non accadrebbe a nessuno di scoprire più tardi , da qualche pettegolezzo maledico , che un altro non ha rispettata la sua . Seguire una signora o una signorina in istrada , passeggiare sotto le sue finestre , mandarle ambasciate dalle persone di servizio , sono impertinenze indegne di un uomo educato . E gli antichi , che hanno dipinto l ' Amore con una benda , hanno voluto dire che le donne innamorate sono cieche se non distinguono quanto c ' è d ' offensivo in certe galanterie punto raffinate . Ad un ballo un ballerino non darà mai la mano alla ballerina per condurla in figura . Basta offrirle il braccio . E mentre aspetteranno il loro giro potrà intrattenerla a discorrere . È ancora un atto di fiducia che gli fanno le famiglie , le quali non odono i discorsi che può tenere alle loro figliole . Se ne abusasse sarebbe una enormità . Credo che l ' abuso di fiducia sia un aggravante di molti delitti nel codice penale . E nel codice delle convenienze pure . Se la signora a cui domanda un ballo rispondesse che ha un impegno , il ballerino non dovrebbe mai rivolgersi a quella che sta accanto e che ha potuto udire quel rifiuto . Sarebbe quanto dirle che la prende per ripiego . Quando , fra le signore che ballano , vi sono la padrona di casa o le sue figliole , la prima domanda d ' un giovine educato deve essere rivolta a loro . Dopo una festa in casa privata tutti gli uomini che vi sono intervenuti sono in obbligo d ' una visita alla padrona di casa , e la faranno entro la settimana nel suo giorno di ricevimento . * * * Un giovinotto che in viaggio si trovasse in vagone con una signora non accompagnata , darà una buona idea della sua educazione se sorveglierà i suoi discorsi cogli altri uomini , come se fosse in un salotto , se le userà quelle piccole attenzioni che si usano in viaggio , di alzare un cristallo , tirare una cortina , aprire o chiudere una portiera , reggere e mettere a posto una valigia , senza insistere troppo per entrare in discorso se la signora vi si mostra restia . Si danno però casi in cui la civiltà diverrebbe eroismo . Un viaggiatore , che abbia fatto tutte le cose sue in fretta , si sia alzato di buon mattino , abbia fatta una colazione spiccia , per giungere in tempo a pigliare un posto d ' angolo nel vagone dove possa appoggiarsi al riparo dalla polvere e dal sole , dovrebbe essere due volte gentiluomo per cedere tutti questi vantaggi ad una signora , la quale per fare il suo comodo , è giunta dopo di lui , e magari non ha uno di quei visi che incoraggiano al sagrificio . No ; sarebbe troppo pretendere dalla cortesia d ' un debole mortale . Basta che le usi i riguardi dovuti , che non le fumi sul viso , che non pigli atteggiamenti troppo comodi per dormirle dinanzi ; del resto , quanto a ' posti pagati non c ' è diritto di sesso che valga ; tutti i sessi sono uguali in faccia a ' vagoni della strada ferrata . Ai tempi di Monsignor della Casa , ed anche a quelli del Gioia , quegli scrittori di galatei avevano bisogno di raccomandare a ' mariti di non parlare continuamente delle loro mogli , di non tesserne l ' elogio ad ogni momento . Povere mogli ! Ora la fortuna ha girata la ruota ; è venuta la moda insulsa di affettare l ' indifferenza , e bisognerebbe raccomandare precisamente il contrario . I Turchi si offendono se altri nomina le loro donne anche per domandar nuove della loro salute , o per incaricarli d ' un ' imbasciata cortese . Essi si vergognano dell ' amor coniugale , sia che abbiano parecchie mogli , sia che ne abbiano una sola , e lo nascondono come una spudoratezza . Lessi nel Constantinople di Theophile Gauthier che la moglie d ' un console francese a Costantinopoli , conoscendo questa debolezza , ed essendo donna di molto tatto , nel presentare delle stoffe da signora , ad un personaggio illustre del paese , gli disse : * Voi saprete a che uso destinarle . Sapeva che lo avrebbe fatto arrossire e confondere nominandogli sua moglie . Conosco parecchi mariti , non molti per fortuna , che , sotto questo rapporto , potrebbero passare per Turchi . Ho delle conoscenti ( tanto gentili che mi perdoneranno di vedersi accennate qui ) che vedo da parecchi anni , e non so tuttavia che viso abbiano i loro mariti . Esse mi dicono : . * Mi scuserà , marchesa , mio marito è un uomo serio ; non fa visite .... * Si figurino , se lo scuso , poverine ! Ma loro , signori uomini seri , credono veramente che vi sia più serietà nel mancare de ' riguardi elementari verso le conoscenti della loro sposa , che nel mostrare , accompagnandola almeno una volta da ciascuna , che la curano abbastanza per volere sapere dove va , e con chi tratta ? Via ; la mano sulla coscienza ; lo credono davvero ? Così accadrà loro d ' incontrare per la strada delle signore che la loro moglie vede ogni settimana , a cui dà del tu , e non le saluteranno . E quelle signore non diranno certo : * È un uomo serio ; è occupato di cose troppo gravi ed alte per curarsi di noi .... Punto , signori miei ; me ne duole pel loro amor proprio ; ma le ho udite molte volte dire con un sorriso che non era d ' ammirazione : * È il marito della signora tale . Uno screanzato . Non conosce neppure le relazioni di sua moglie , poveretta ! Io mi rallegro coi nostri uomini , che non passino la loro giornata metà ad azzimarsi , e l ' altra metà in visite galanti , come i cavalieri serventi dell ' altro secolo . Ma da un eccesso all ' altro ci corre ; ed almeno una volta all ' anno , come il minimum della confessione , un marito dovrebbe fare una visita a tutte le relazioni di sua moglie . Nelle famiglie modeste che hanno due , tre persone di servizio al più , alle volte anche una sola , la moglie si trova nel caso di rendere al marito una quantità di piccoli servigi ; preparargli tutto l ' occorrente quando deve vestirsi , provvedergli i piccoli oggetti di toletta , fargli trovar pronta la colazione , servirgli il caffè , o una bibita d ' abitudine , fargli , a pranzo , l ' improvvisata dei piatti che preferisce , cucirgli la biancheria , ecc . , ecc . Queste cose per la moglie possono essere una delizia che tiene luogo d ' ogni altro piacere o possono venirle a noia al punto da trascurarle o farle di mala voglia . Tutto dipende dal compenso che ne riceve . Se il marito non dimentica mai che la moglie è sua uguale , che è debole , che ha bisogno da lui il coraggio che le manca per affrontare le piccole e grandi miserie della vita , accoglierà quei servigi intimi e affettuosi come altrettanti favori , e li compenserà con una buona parola , con un ringraziamento , con qualche elogio . Oh , se lo sapessero tutti gli uomini , che largo compenso possono dare con una parola amorevole e cortese ! Ma se tutto quello che fa è ricevuto in silenzio , come un tributo che lei deve per obbligo al suo signore e padrone , se lui non si dà la briga di mostrare che avverte le sue cure e le apprezza , anche la moglie più devota si stanca , e pensa : * A cosa serve ? Da questo derivano le tante piccole mancanze , i bottoni staccati , i guanti scuciti , il pranzo in ritardo e poco accurato , e talvolta il disamore della casa nella moglie , il malcontento nel marito , la tristezza in famiglia , la pace perduta . Perchè ? Per un ' inezia . Perchè il capo di casa , che deve dare l ' esempio del modo di vivere , ha dimenticato che nè l ' affetto nè l ' intimità non dispensano dalla cortesia . Perchè ha lasciata andare a poco a poco la buona e dolce abitudine della gentilezza , ha preso a trattare in casa come non tratterebbe fuori , e , senza avvedersene , è arrivato ad essere quasi inurbano , a ricevere un atto gentile senza ringraziare , a lasciar parlare senza rispondere o a rispondere con asprezza se non è di buonumore , o a rimproverare senza tutti quei riguardi di delicatezza che si devono ad una signora , la quale , al pari di lui , è padrona di casa . Un capo di casa deve insegnare alla famiglia il rispetto dovuto alla propria moglie . A lei deve il primo saluto entrando in casa ; a lei deve offrire prima i piatti in tavola , e lasciare la destra al passeggio ed in carrozza , ed uscendo insieme , di sera od in campagna , deve offrirle il braccio , ed usarle tutte le attenzioni che userebbe ad un ' altra signora . Se vi sono dispareri tra loro , se deve farle qualche osservazione , avrà cura di chiamarla in disparte e di risparmiarle qualunque umiliazione davanti alle persone di casa anche alle più intime , anche ai suoi genitori . Deve tener conto delle sue delicatezze di donna , e neppure le piccole critiche sopra un abito o una pettinatura , non deve farle presente a terzi per non obbligarla ad arrossire . Una volta sarebbe cascato il mondo se una signora avesse fatto un viaggio da sola . Allora il marito doveva sempre accompagnare la moglie in viaggio , e da ciò risultava che si viaggiava pochissimo . Ora la grande facilità dei mezzi di trasporto , la maggior istruzione , che va abolendo una quantità di pregiudizi , hanno reso il viaggiare assai comune , e gli uomini che hanno delle occupazioni possono , senza essere ineducati , lasciare che la moglie vada sola da un paese all ' altro , se le circostanze lo esigono . Ma , per carità , non spingano la fiducia fino all ' indifferenza . Il marito deve mostrarsi interessato dell ' itinerario del viaggio , dell ' orario più o meno comodo ; deve accompagnare la signora alla stazione , non abbandonarla prima d ' averla veduta a posto nel vagone , risparmiarle tutte le noie del bagaglio , del biglietto di ferrovia , ecc . , raccomandarla a qualche conoscente pel viaggio se è possibile , ed assicurarsi bene che sia aspettata dove giunga . Se la signora va ai bagni o alle acque , deve scrivere lui stesso al medico o al proprietario dello stabilimento per avvertire dell ' arrivo , e raccomandare che si usino a sua moglie tutti i riguardi possibili . Ed al suo ritorno deve trovarsi ad aspettarla alla stazione , se non foss ' altro perchè i compagni di viaggio , dei quali ha potuto attirare l ' attenzione , vedendola andare sola come la donna di nessuno , non facciano sul suo conto giudizi temerari . Vi sono mariti che non si dànno nessuna di queste brighe , e cercano di scusare la loro trascuranza dicendo : * Ho troppa stima di mia moglie per aver bisogno di curarla . So che sa regolarsi bene da sè . Questo eccesso di stima tradotto in buon volgare vuol dire : * Non credo che valga la pena di custodirla : non me ne curo . Le donne , signori miei , hanno la loro parte di amor proprio . Preferiscono un Otello che le strangoli , ad un marito placido che le stimi a quel modo . Una moglie che viene abbandonata a se stessa è come un gioiello che si lascia sopra una tavola d ' anticamera , coll ' uscio aperto . Non importa che venga rubato , o si giudica talmente privo di valore , da non poter attirare nessun ladro . E qualche volta il bisogno di affermare il proprio valore al marito , che non lo riconosce , induce la moglie a lasciar venire il ladro . Quando una signora va ad un ballo il marito deve accompagnarla ; e se non può farlo , deve persuaderla a rinunciarvi anche lei . Soltanto nel caso in cui vi fossero delle figliole grandi , per non privarle di quel divertimento tanto caro alla loro età , se anche il capo di casa è nell ' impossibilità di accompagnarle , potrà permettere alla moglie d ' andarvi colle signorine , purchè vi sia un fratello maggiore , o un parente a cui affidarle . Se una signora ha una serata per ricevere il marito dovrà trovarsi in casa almeno una mezz ' ora , tanto da mostrare che gradisce la presenza degli ospiti in casa sua , e non si considera estraneo alle conoscenze della sua signora . Giungendo in campagna dove la moglie passa l ' estate , o tornando da un viaggio , chiunque siano le persone che si trovano al suo arrivo la prima a salutare sarà sempre la moglie , poi i figli . Uno che credesse di mostrarsi cortese salutando prima i forastieri , mostrerebbe che la sua cortesia è superficiale e non ha radice nel sentimento . E si farebbe torto , perchè , credano signori lettori , per quanto queste possano sembrare semplici formalità o leggerezze , la vera cortesia è strettamente legata ai sentimenti di umanità . Non c ' è atto cortese che non s ' inspiri ad un buon sentimento . Non c ' è scortesia che non ferisca qualche cuore . Un amico che ci trascuri , che non ci visiti , che non ci scriva a tempo , che ci manchi di un riguardo , non possiamo considerarlo un uomo superiore che non si curi di quegli atti gentili perchè li crede pure formalità , e si riservi a dimostrare la sua amicizia nelle grandi circostanze . Le grandi circostanze , il caso di buttarsi nell ' acqua o nel fuoco per salvarci , o di scendere in campo chiuso a spezzare delle lancie in nostro favore non accadono mai ; quasi tutti si traversa la vita senza trovarsi nel caso di mettere un uomo a quella prova eroica . Ma si può apprezzarne ogni giorno la sua gentilezza d ' animo , nelle piccole cortesie , e si può soffrire ogni giorno della sua rozzezza nelle scortesie che non sono mai piccole . E non serve la scusa pretenziosa ed assurda alla quale alcuni si aggrappano : * Sono un originale ! Saranno originali , sì , ma brutti originali ed è da desiderare che non abbiano copie . Del resto , quegli originali là non saranno quelli di certo che mi avranno fatto l ' onore di arrivare fino a questa pagina 230 del mio libro ; ed è per questo appunto che ho intitolato il capitolo : Parole al vento . Quanto agli altri , agli uomini gentili di animo e di modi , se l ' hanno letto , e se vi hanno trovato qualche cosuccia di buono , raccomandino il mio lavoro alle loro mamme , alle loro spose , alle loro figliole ; ed io , che apprezzo ed ambisco l ' approvazione delle graziose lettrici , ne sarò riconoscente " Finchè il sole Risplenderà sulle sciagure umane . " Se al contrario non vi hanno trovato nulla , proprio nulla , che metta conto d ' esser letto , non lo dicano a nessuno ; non mi tolgano la simpatia delle signore , che ne ' miei pochi lavori mi sono studiata di guadagnare , e di cui vado superba . Che male ho fatto infine ? Un libro inutile ? Dappoco ? Una sciocchezza ? Ma pensino che se si avessero a punire tutti quelli che hanno scritto delle sciocchezze , più di mezzo mondo ne patirebbe , perchè , come tutti sanno , " Les sots , depuis Adam , sont en majorité . " FINE .
LA VITA SUL PIANETA MARTE ( SCHIAPARELLI GIOVANNI VIRGINIO , 1893 )
Saggistica ,
ÿþIL PIANETA MARTE . Nelle belle sere dell ' autunno passato una grande stella rossa fu veduta per più mesi brillare sull ' orizzonte meridionale del cielo ; era il pianeta Marte , che si accostava per qualche tempo alla Terra in una delle sue apparizioni , solite a ripetersi ad intervalli di 780 giorni . Nella schiera degli otto pianeti principali Marte occupa , per volume , il penultimo luogo ; il solo Mercurio è più piccolo di lui . Ma in certe posizioni , in cui egli ritorna ad intervalli di sedici anni , Marte può avvicinarsi alla Terra più dell ' usato , brillando più di ogni altro pianeta , Venere sola eccettuata ; ed in tali contingenze tanto arde di luce rossa , da meritare il nome , che i Greci gli diedero , di Pyrois ( infocato ) . Nei tempi ormai per sempre passati , quando si pretendeva di leggere in cielo l ' avvenire degli umani eventi , queste grandi apparizioni di Marte erano lo spavento dei popoli , e davano molto da fare agli astrologi , ai quali incombeva il compito , non sempre facile , di studiare l ' influsso del pianeta sulle vicende guerresche e sulle costellazioni politiche del momento . Anche ora la grande apparizione testè avvenuta di Marte ha destato il pubblico interesse ; ma per una ragione ben diversa . Oggi è nata presso alcuni la speranza , che da osservazioni diligenti fatte sulla sua superficie con giganteschi telescopi , si possa ottenere quando che sia la soluzione di un gran problema cosmologico ; arrivar cioè a sapere , se i corpi celesti possano dirsi sede di esseri intelligenti , o , almeno , di esseri organizzati . L ' idea di popolare gli astri e le sfere celesti d ' intelligenze pure o corporee , di animali e di piante , non è nuova ; ed una curiosa rassegna sarebbe a farsi di tutti gli scrittori antichi e moderni che si esercitarono su questo tema , incominciando dal Sogno di Scipione di Cicerone , e dalla Storia veridica di Luciano Samosatese , e venendo già per Dante , Giordano Bruno , Ugenio e Kircher a quegli eleganti novellatori francesi Cyrano di Bergorac , Fontenelle , Voltaire , i quali posero negli spazi celesti il teatro delle loro argute o satiriche descrizioni , per arrivare in ultimo al celebre Hans Pfaal d ' Amsterdam , ben noto ai lettori di Edgar Poe . La maggior parte di questi scritti però o professano di esser pure immaginazioni poetiche , o sono scherzi di ingegno dei quali il vero pregio deve cercarsi in tutt ' altra parte che in una seria discussione dell ' argomento di cui stiamo discorrendo . Ma nel presente secolo diversi scrittori tentarono di elevare la pluralità dei mondi abitati alla dignità di questione filosofica . Lasciando da parte le sedicenti rivelazioni degli spiritisti , che ai nostri tempi hanno rinnovato ed anzi superato le visioni di Swedenborg , basterà nominare Giovanni Reynaud ( Terre et Ciel ) e Davide Brewster ( More Worlds than one ) i quali collocarono negli astri le speranze della nostra vita futura e seppero trovare , non dirò dimostrazioni ( che in questa materia non ve n ' è ) ma pensieri ed aspirazioni che ebbero e sempre avranno eco vivissima nel sentimento di molti . Metafisica per metafisica , preferiamo questa ai dogmi brutali e scoraggianti del materialismo . Quanto ai teologi cristiani , essi , seguendo l ' esempio di San Tommaso , quasi tutti osteggiarono l ' idea che possano esistere altri mondi simili al mondo terrestre . Dico , quasi tutti , perchè noi leggiamo in uno di loro , a cui certamente nessuno ha potuto far rimprovero d ' empietà , le parole seguenti ( ) « Il creato , che contempla l ' astronomo , non è un semplice ammasso di materia luminosa ; è un prodigioso organismo , in cui , dove cessa l ' incandescenza della materia , incomincia la vita . Benchè questa non sia penetrabile ai suoi telescopii , tuttavia , dall ' analogia del nostro globo , possiamo argomentarne la generale esistenza negli altri . La costituzione atmosferica degli altri pianeti , che in alcuno è cotanto simile alla nostra , e la struttura e la composizione delle stelle simile a quella del nostro sole , ci persuadono che essi , o sono in uno stadio simile al presente del nostro sistema , o percorrono taluno di quei periodi , che esso già percorse , o è destinato a percorrere . Dall ' immensa varietà delle creature che furono già e che sono sul nostro globo , possiamo argomentare le diversità di quelle che possono esistere in altri . Se da noi l ' aria , l ' acqua e la terra sono popolate da tante varietà di esse , che si cambiarono le tante volte al mutare delle semplici circostanze di clima e di mezzo ; quante più se ne devon trovare in quegli sterminati sistemi , ove gli astri secondarii son rischiarati talora non da uno , ma da più Soli alternativamente , e dove le vicende climateriche succedentisi del caldo e del freddo devono essere estreme per le eccentricità delle orbite , e per le varie intensità assolute delle loro radiazioni , da cui neppure il nostro Sole è esente ! « Sarebbe però ben angusta veduta quella di voler modellato l ' Universo tutto sul tipo del nostro piccolo globo , mentre il nostro stesso relativamente microscopico sistema ci presenta tante varietà ; nè è filosofico il pretendere che ogni astro debba esser abitato come il nostro , e che in ogni sistema la vita sia limitata ai satelliti oscuri . È vero , che essa da noi non può esistere che entro confini di temperatura assai limitati , cioè tra 0° e 40°-45° gradi centesimali , ma chi può sapere se questi non sono limiti solo pei nostri organismi ? Tuttavia , anche con questi limiti , se essa non potrebbe esistere negli astri infiammati , questi astri maggiori avrebbero sempre nella creazione il grande ufficio di sostenerla , regolando il corso dei corpi secondarii mediante l ' attrazione delle loro masse , e di avvivarle colla luce e col calore . E qual sorpresa sarebbe , se fra tanti milioni , anche molti e molti di questi sistemi fossero deserti ? Non vediamo noi che sul nostro globo regioni , in proporzioni assai estese , sono incapaci di vita ? L ' immensità della fabbrica , non verrebbe perciò meno alla sua dignità , nè allo scopo inteso dell ' Architetto . « La vita empie l ' universo , e colla vita va associata l ' intelligenza ; e come abbondano gli esseri a noi inferiori , così possono in altre condizioni esisterne di quelli immensamente più capaci di noi . Fra il debole lume di questo raggio divino , che rifulge nel nostro fragile composto , mercè del quale potemmo pur conoscere tante meraviglie , e la sapienza dell ' autore di tutte le cose è una infinita distanza , che può essere intercalata da gradi infiniti delle sue creature , per le quali i teoremi , che per noi son frutto di ardui studi potrebbero essere semplici intuizioni » . Mi son permesso di trascrivere questo passo del Secchi , perchè è difficile dir più e meglio in sì poche parole . Ai nostri tempi la dottrina della pluralità dei mondi abitati da esseri viventi ed intelligenti ha trovato un ardente apostolo in Camillo Flammarion . Questo dotto ed immaginoso scrittore , nel quale la scienza copiosa ed ordinata dei fatti d ' osservazione non impedisce l ' esercizio di una fantasia potente e della più seducente eloquenza , già da trent ' anni va svolgendo la questione sotto i suoi varii aspetti in diverse opere , le quali e da chi consente , e da chi dubita si fanno leggere assai volentieri ( ) . Egli si è proposto di sottrarre questo tema alla fantasia dei poeti ed all ' arbitrio dei novellieri , e di circondare l ' ipotesi della pluralità dei mondi abitati con tutto l ' apparato scientifico , che oggi è possibile chiamare in suo soccorso ; di darle così tutto quel grado di logica consistenza e di probabilità empirica di cui è capare . « Faire converger toutes les lumières de la science vers ce grand point , la Vie universelle ; l ' éclairer dans son aspect réel ; établir ses rayonnements immenses et montrer qu ' il est le but mystérieux autour du quel gravite la création toute entière ; agrandir ainsi jusque par de là les bornes du visible le domaine de l ' existence vitale , si longtemps confiné à l ' atome terrestre ; déchirer les voiles qui nous cachaient le règne de l ' existence à la surface des mondes ; et sur la vie à l ' infini répandue permettre à la pensée de planer dans son auréole glorieuse ; c ' est là , selon nous , un problème , dont la solution importe à notre temps » . Questo è lo splendido programma al quale il cosmologo francese ha consacrato il suo ingegno e la sua varia coltura . Leggendo le sue pagine animate da calda eloquenza ed ardenti del desiderio dell ' ignoto , si è tratti ad esclamare coll ' Ettore virgiliano : Si Pergama dextra Defendi possent , certe hoc defensa fuissent Se fosse stato possibile dimostrare la esistenza della vita e dell ' intelligenza nei globi celesti con altri argomenti , che con quelli della diretta osservazione , nessuno più del Flammarion avrebbe meritato di farlo . Ma pur troppo è da confessare che , quanto a risultati di osservazione , finora abbiamo poche speranze e nessun fatto . La Luna , che di tutti gli astri è senza paragone il più prossimo a noi , e nella quale oggetti di 400 e 500 metri di diametro sono visibili senza troppa difficoltà nei potenti telescopi del tempo moderno , la Luna non ha dato fatti , e non dà neppure speranze . Più la si esamina , e più si ha ragione di credere , che sia un deserto di aride rupi , privo d ' ogni elemento necessario alla vita organica . Nè fatti , nè speranze si possono avere dallo studio della superficie di Venere , che fra tutti i pianeti è quello che può avvicinarsi maggiormente alla Terra . La sua atmosfera è perpetuamente ingombra di dense nuvole , le quali finora hanno impedito , ed impediranno probabilmente ancora per lunghi secoli ( se non per sempre ) di conoscere i particolari del suo corpo solido , e quanto su di esso avviene . Per ragioni non dissimili ( a cui si aggiunge la grande lontananza ) nulla avremo a sperare in quest ' ordine di idee dallo studio dei grandi pianeti superiori , Giove , Saturno , Urano , e Nettuno . Quanto a Mercurio , le sue osservazioni sono di una estrema difficoltà , avviluppato com ' egli è di continuo nella luce del Sole ; tanto , che solamente negli ultimi anni è stato possibile discernervi entro qualche macchia con sufficiente frequenza e determinare il vero periodo della sua rotazione . Non parliamo nè del Sole , nè delle stelle , nè delle comete , nè delle nebule ; tutti corpi , dei quali la costituzione fisica non sembra propria alla produzione e alla conservazione della vita , almeno nelle forme con cui noi l ' intendiamo . Tutte le nostre speranze si sono quindi poco a poco concentrate su Marte il solo astro che possa giustificarle sino ad un certo punto , siccome or ora si vedrà . Tali speranze si sono accresciute ed hanno raggiunto anzi presso alcuni un grado di esaltazione quasi febbrile , dopo che un esame accurato di quel pianeta ha fatto scoprire in esso alcuni cambiamenti , e un sistema di misteriose configurazioni , in cui con un po ' di buona volontà si potrebbe congetturare piuttosto il lavoro di esseri intelligenti , anzi che la semplice opera delle forze naturali inorganiche . L ' ultima grande apparizione di Marte ha dato origine ad espressioni entusiastiche di tali speranze , specialmente presso i Nordamericani ; i quali , possedendo nel loro Osservatorio di California il più gran cannocchiale che mai sia stato costrutto , avrebbero tutto il diritto al vanto di aver scoperto non solo un nuovo mondo , ma anche una nuova umanità . Ma in Francia l ' agitazione delle menti ispirata dal Flammarion ha prodotto effetti anche più straordinari : ivi con tutta serietà sono proposte ingenti somme come premio a chi sarà primo a dimostrare , per mezzo della diretta osservazione , che esistono in alcuno degli astri indizî certi di esseri intelligenti . In America poi ed in Francia si sta macchinando la costruzione di nuovi telescopi d ' inusata potenza , il costo dei quali si conterà per milioni . Fra tanti segni dei tempi questo almeno ci dà diritto a sperar bene dell ' avvenire . L ' ansietà con cui molti guardano alle tenebre del futuro non mi sembra in ogni parte giustificata . Non è vero che l ' età presente , più delle passate , manchi di elevati principi e di aspirazioni ideali . Il secolo decimonono può considerare con orgoglio quello che ha fatto ; il suo posto negli annali del progresso umano non sarà senza gloria . A costo d ' incredibili fatiche e di eroici sacrifizi esso ha compiuto ormai l ' esplorazione di tutta la superficie terrestre , sulle cui carte non restano che poche lacune . Penetrando nelle viscere del nostro pianeta , ha mostrato la storia delle trasformazioni a cui fu soggetto , ed ha rievocato dal loro sepolcro le infinite generazioni che lo popolarono per milioni di anni . Coll ' investigazione archeologica , collo studio dell ' etnografia e della filologia ha ritrovato i veri titoli di nobiltà del genere umano , e fatto risorgere alla luce del giorno i primi prodotti delle sue civiltà . Con estese associazioni di pazienti e di instancabili osservatori ha iniziato lo studio dell ' atmosfera , e delle sue leggi , che sarà uno dei grandi problemi del secolo XX . Ma tutto questo non gli è bastato ; e dopo aver proseguito energicamente nello studio dei cieli , della materia , e delle forze naturali l ' opera dei secoli anteriori e fondata la chimica degli astri , di cui prima pareva follia parlare ; ora aspira a più alta meta , e ansiosamente comincia a spiare , se qualche voce di simpatia e di fratellanza non ci possa venir dalle profondità cosmiche ; e per ottenerne indizio è pronto a spender per un solo telescopio più somme , di quante ne abbian spese in favore della scienza pura tutti i secoli precedenti insieme considerati . Ecco uno , un solo dei tanti aspetti nobili , moralmente grandiosi , poetici , sotto cui si presenterà alla posterità imparziale quel secolo , che allo spettatore unilaterale sembra essere per eccellenza il secolo della prosa , dell ' egoismo , della meccanica brutale , dei godimenti materiali . Noi siamo migliori di quello che crediamo essere ! La stessa difficoltà che proviamo ad esser contenti e soddisfatti di noi medesimi , è un segno di progresso e di forza . Ma torniamo al nostro argomento . II . Nella scala delle orbite planetarie , la Terra occupa , a partir dal Sole , il terzo posto e Marte il quarto . L ' orbita di Marte comprende quindi dentro di sè l ' orbita della Terra ; ed è di essa più grande nel rapporto di circa 3 a 2 . Ambedue le orbite sono di forma leggermente ovale , ma così per l ' una come per l ' altra la differenza fra il più grande e il più piccolo diametro è relativamente trascurabile : in altre parole , la differenza di queste orbite da un circolo perfetto è assai poca , tanto che occorrebbero disegni in molto grande scala per renderla sensibile a misure fatte col compasso . Il Sole non si trova nel centro nè dell ' una , nè dell ' altra , e questo difetto di centratura è assai maggiore per Marte che per la Terra . La Terra gira intorno al Sole in ragione di 30 chilometri per minuto secondo ; Marte in ragione di 24 chilometri . Essendo questi più lento , e dovendo percorrere un circolo più grande , impiega , a far il suo giro completo intorno al Sole , 687 giorni , quasi il doppio dei 365 che impiega la Terra a fare il proprio . Quindi appare subito manifesta la ragione per cui così di raro Marte rifulge in tutto il suo splendore . Movendosi i due astri intorno al Sole in periodi così differenti , per lo più si troveranno in parti molto distanti dello spazio celeste , e soltanto saranno vicini , quando l ' uno e l ' altro giaceranno nella medesima direzione a partir dal sole . Trovandosi allora i tre corpi ( Sole , Terra , Marte ) in linea retta , e la Terra ( come quella che è più vicina al Sole ) occupando il posto di mezzo , allo spettatore terrestre , Marte ed il Sole appariranno in plaghe opposte al cielo ; e questo intendono dire gli astronomi quando parlano di Marte in opposizione col Sole . Le epoche adunque in cui Marte si presenta a noi più vicino , sono quelle delle opposizioni , le quali ricorrono ad intervalli di circa ventisei mesi , o 780 giorni . Ma non in tutte le opposizioni Marte giunge ad avvicinarsi alla Terra in egual misura . Mentre l ' orbita della Terra è quasi esattamente centrata sul Sole , quella di Marte è invece notabilmente eccentrica : la loro proporzione e disposizione può vedersi rappresentata nella figura qui a lato , dove S rappresenta il Sole , il circolo minore è quello della Terra , il maggiore quello di Marte . Ora si vede subito , che quando i due pianeti si avvicinano fra loro nella parte più serrata dell ' intervallo fra le due orbite , la Terra essendo in T e Marte in M , si ha il massimo avvicinamento possibile , siccome ( con poca differenza ) è accaduto nel 1877 e nel 1892 , e di nuovo accadrà nel 1909 . Queste , che ricorrono ad intervalli alternati di 15 e di 17 anni , diconsi le grandi opposizioni . Marte allora è veramente stupendo a considerare coll ' occhio nudo , ma più ancora col telescopio . Tuttavia anche in tale favorevolissima posizione il suo diametro apparente non supera la settantacinquesima parte del diametro apparente del Sole o della Luna : così che occorre un telescopio amplificante 75 volte perchè in esso Marte si presenti come la Luna all ' occhio nudo . Ma nelle comuni opposizioni non si arriva neppure a tanto : e quando i due pianeti occupano i punti designati sulla figura con T ' M ' , la minima loro distanza T ' M ' è quasi doppia della TM . In queste opposizioni meno fortunate il massimo diametro apparente a cui Marte può arrivare non supera 1/150 del diametro lunare , ed è necessario amplificarlo 150 volte per vederlo come la Luna ad occhio nudo . La sua superficie apparente e la sua luce sono allora soltanto il quarto di quella che si vede nelle grandi opposizioni . Non conviene dunque illudersi su questi , che abbiam chiamato avvicinamenti di Marte alla Terra ; sono vicinanze relative , e la Luna , che pure dista da noi trenta diametri del globo terrestre , ha ancora su Marte un grandissimo vantaggio . Il 2 Settembre 1877 e il 6 Agosto 1892 , giorni delle ultime grandi opposizioni , ebbe luogo la minima distanza possibile del pianeta , che fu di quasi 57 milioni di chilometri e di 146 volte la distanza della Luna . Mentre adunque in questa un telescopio di mediocre potenza è capace di rilevare montagne , valli , circhi e crateri senza numero ed un ' infinità di altri particolari topografici ( ) , ben altro potere ottico sarà necessario , perchè si possano vedere distintamente in Marte anche soltanto le configurazioni delle macchie principali . L ' esperienza ha fatto vedere che non è difficile di rilevar nella Luna , col soccorso dei maggiori telescopi , un oggetto rotondeggiante di mezzo chilometro di diametro , o una striscia di 200 metri di larghezza . In Marte si può arrivare a distinguere come punto un oggetto rotondeggiante di 60 a 70 chilometri di diametro , e come linea sottile una striscia di 30 chilometri di larghezza . Il corso di un fiume come il Po sarebbe facile a distinguersi nella Luna su quasi tutta la sua lunghezza , ma nessuno dei maggiori fiumi della Terra riuscirebbe a noi visibile in Marte . E mentre nella Luna una città come Milano ( od anche soltanto Pavia ) sarebbe già un oggetto ben vidibile a noi , in Marte non potremmo sperare di vedere neppure Parigi e Londra , ed appena con molta attenzione sarebbe possibile distinguervi isole rotondeggianti della grandezza di Majorca , od isole allungate , grandi come Candia e Cipro . Non farà dunque meraviglia , che Galileo , i cui telescopi non superarono mai l ' amplificazione di 30 diametri , non abbia potuto fare in Marte alcuna scoperta . Primo ad osservare con qualche sicurezza le macchie di questo pianeta fu il celebre Ugenio , che le vide coll ' aiuto di telescopi lavorati da lui stesso , assai più perfetti e più grandi di quelli di Galileo ( 1656-1659 ) . Pochi anni dopo , Domenico Cassini a Bologna ( 1666 ) non solo riconobbe diverse macchie , ma dal loro rapido spostarsi sul disco fu condotto a scoprire la rotazione del pianeta intorno ad un asse obliquo , a similitudine della Terra : dalla qual rotazione definì la durata in 24 ore e 40 minuti . I telescopi usati da Cassini erano lavorati in Roma dal più celebre artefice ottico di quei tempi , Giuseppe Campani , i cui lavori godettero di un incontrastabile primato per quasi cent ' anni , fino a che per opera di Short , di Dollond e di Herschel tale vanto passò per qualche tempo all ' Inghilterra . E con telescopi di Campani fece Bianchini in Verona nel 1719 i primi disegni alquanto accurati delle macchie di Marte , scoprendo in esse particolari abbastanza difficili , quale per esempio la sottile penisola che nella carta annessa porta il nome di Hesperia . Verso la fine del secolo scorso Herschel e Schroeter dallo studio delle candide macchie polari del pianeta dedussero l ' obliquità del suo asse di rotazione rispetto al piano dell ' orbita , quell ' angolo , cioè , che per la Terra costituisce l ' obliquità dell ' eclittica , ed è poco diverso nell ' uno e nell ' altro pianeta . Così fu determinato anche per i due emisferi di Marte il corso periodico delle stagioni , e la legge delle variazioni dei climi , che tanta analogia mostrano con le nostre . Tutte queste osservazioni però non erano sufficienti a dare una descrizione completa della superficie di Marte . Come vero fondatore dell ' Areografia ( ) dobbiamo considerare il tedesco Maedler , il quale nel 1830 , valendosi di un perfettissimo telescopio di Fraunhofer ( celebre ottico di Monaco , per cui opera il primato nella costruzione dei telescopi passò verso il 1820 alla Germania ) , vide e descrisse le macchie del pianeta incomparabilmente meglio che tutti gli astronomi anteriori . Maedler fu il primo a determinare con misure bene ordinate la posizione di un certo numero di punti principali sulla superficie di Marte rispetto all ' equatore e ad un primo meridiano , che è quello notato zero sull ' annessa carta . Ordinando rispetto a questi punti le diverse particolarità topografiche riuscì a costruire la prima carta areografica : la quale , comechè ancora incompleta e necessariamente limitata a poche macchie principali , è tuttavia monumento onorevole della sua cura e diligenza , e rappresenta per la descrizione di Marte quello che 2000 anni fa la carta di Eratostene fu per la geografia terrestre . Questa carta per più di 30 anni fu non soltanto la migliore , ma anzi l ' unica ; e soltanto verso il 1860 si cominciò a fare nello studio del pianeta qualche progresso ulteriore , specialmente per le osservazioni di Secchi , Dawes , Kaiser , e Lockyer . Da quell ' epoca e specialmente a partire dalla grande opposizione del 1862 quei progressi si vennero accelerando , ed a ciò contribuirono non poco i grandissimi telescopi , che negli ultimi tempi gli ottici , specialmente quelli d ' America , hanno imparato a costruire ( ) . Dalla comparazione di tutte le nuove ed antiche osservazioni risultò come primo fatto importante , che la forma e disposizione delle macchie del pianeta è invariabile nei suoi tratti principali , com ' è sulla Terra la distribuzione dei mari e della parte asciutta . Noi possiamo , per esempio , riconoscere nei disegni di Ugenio ( 1659 ) il golfo appellato Gran Sirte ( vedi l ' annessa carta ) ; nei disegni di Maraldi ( 1704 ) il Mare Cimmerio e il Mare delle Sirene ; nei disegni di Bianchini ( 1719 ) il Mare Tirreno e la penisola Esperia . Anche le posizioni dei punti principali determinate da Maedler ( 1830 ) , da Kaiser ( 1862 ) e da me ( 1877-1879 ) si accordano fra loro in modo da escludere affatto l ' idea di Schroeter , che le macchie di Marte siano nuvole o formazioni atmosferiche transitorie , come certamente sono quelle di Giove e di Saturno . Marte ha dunque una topografia stabile , come la Terra e la Luna , e per quanto si può sapere , anche Mercurio . Tale stabilità si ravvisa tuttavia per Marte soltanto nelle forme generali , e non si estende agli ultimi particolari . Osservazioni continuate han posto fuor d ' ogni dubbio negli ultimi tempi che molte regioni mutano di colore fra certi limiti , secondo la stagione che domina su quei luoghi , e secondo l ' inclinazione , con cui sono percossi dai raggi solari . Tali mutazioni di colori hanno certamente luogo anche per molte parti della Terra , e sarebbero visibili ad uno spettatore collocato in Marte . Ma si osserva in questo una cosa , che certamente sulla Terra non ha luogo : i contorni delle grandi macchie possono subire cioè leggiere mutazioni , piccole rispetto alle dimensioni delle macchie stesse , ma pur tuttavia abbastanza grandi per rendersi cospicue anche a noi . Anche questi contorni non sono sempre ugualmente ben definiti . Molte minutissime particolarità si vedono meglio in certe epoche , e meno bene in certe altre ; e possono da un tempo all ' altro anche variar d ' aspetto e di forma , senza che tuttavia si possa concepire alcun dubbio sulla loro identità . E finalmente è da notare , che Marte ha un ' atmosfera abbastanza densa , ed una propria meteorologia , come sarà spiegato più innanzi . Tutte queste variazioni annunziano un sistema grandioso di processi naturali , che conferisce allo studio di Marte un interesse molto più grande di quello che deriverebbe dal semplice studio topografico di una superficie immutabile ed inerte , come sembra esser quella della Luna . Insomma il pianeta non è un deserto di arido sasso ; esso vive , e la sua vita si manifesta alla superficie con un insieme molto complicato di fenomeni , ed una parte di questi fenomeni si sviluppa su scala abbastanza grande per riuscire osservabile agli abitatori della Terra . Vi è in Marte un mondo intiero di cose nuove da studiare , eminentemente proprie a destare la curiosità degli osservatori e dei filosofi , le quali daranno da lavorare a molti telescopi per molti anni , e saranno un grande impulso al perfezionamento dell ' Ottica . Tale è la varietà e la complicazione dei fenomeni , che soltanto uno studio completo e paziente potrà rischiarare le leggi secondo cui quelli si producono , e condurre a conclusioni sicure e definite sulla costituzione fisica di un mondo tanto analogo al nostro sotto certi rispetti , e pur sotto altri tanto diverso . Non si creda tuttavia di poter accedere a questo studio così attraente senza aiuto ottico proporzionato alla difficoltà della cosa . La sempre grande distanza del pianeta , e la piccolezza relativa ( ) del medesimo non permettono di usare con molto frutto amplificazioni inferiori a 200 e 300 , nè telescopi di lente obbiettiva inferiore in diametro a 20 centimetri : questo nelle grandi opposizioni , come quelle del 1877 e del 1892 . Ma nelle opposizioni meno favorevoli ( ed in quelle appunto suole Marte dispiegare i suoi fenomeni più curiosi ) lo studio dei più delicati particolari non si può far bene con amplificazioni minori di 500 e 600 diametri , quali si possono avere soltanto da telescopi dell ' apertura di 40 centimetri o più . Le due carte annesse sono state fatte appunto con istrumenti della forza che ho detto . L ' emisfero australe , il quale a causa dell ' inclinato asse di Marte suole presentarsi meglio alla nostra vista nelle grandi opposizioni , che nelle altre , è stato rilevato principalmente negli anni 1877-1879 , con un telescopio di 22 centimetri d ' apertura . Ma per l ' emisfero boreale , che si presenta in prospettiva conveniente soltanto nelle opposizioni meno favorevoli , si è potuto negli anni 1888 e 1890 approfittare di un istrumento molto più grande , il cui vetro obbiettivo ha 49 centimetri di diametro , e permette di spingere l ' amplificazione di Marte fino a 500 e 650 . Non senza qualche interesse vedrà il lettore rappresentato nell ' annessa pagina quest ' ultimo istrumento , il più potente che sia uscito delle officine di Germania . La sua collocazione a Brera fu decretata dal Re e dal Parlamento nel 1878; ogni volta che lo consideriamo esso richiama a noi la memoria di quell ' uomo non facilmente dimenticabile , che fu Quintino Sella , ai cui uffici la Specola di Milano deve questo suo principale ornamento . La lente obbiettiva , lavorata in Monaco da Merz successore di Fraunhofer , ha 49 centimetri di diametro nella parte libera ; la macchina che porta il telescopio e permette di dirigere con tutta facilità in cinque minuti la gran mole verso qualunque plaga del cielo , è un vero prodigio della meccanica moderna e fu lavorata in Amburgo dai fratelli Repsold . La sua parte mobile ( che son parecchie tonnellate di metallo ) può essere mossa dalla pressione di un dito ed aggiustato su qualunque astro colla stessa esattezza che si potrebbe ottenere per il più delicato microscopio . Un meccanismo d ' orologio la porta in giro insieme al cielo intorno all ' asse del mondo , per guisa , che diretto il telescopio ad un astro , segue di questo la rivoluzione diurna , e l ' astro appare immobile nel campo telescopico per tutto il tempo che si vuole . I molti organi sussidiari , che si veggono nella parte inferiore del tubo a portata dell ' osservatore , servono alle diverse specie di operazioni , che con questo strumento si devono compiere . È questo il massimo dei telescopi esistenti in Italia ( ) ma otto o dieci altri di esso maggiori sono stati costrutti o si stanno costruendo in diverse parti . Fra tutti giganteggia quello dell ' Osservatorio di California , eretto sulla cima del Monte Hamilton , presso S . Francisco per legato di James Lick , ricco negoziante , che in tal modo volle assicurata presso i posteri la sua memoria . L ' obbiettivo di questo colosso dell ' ottica moderna ha 91 1/2 centimetri di diametro , e da sè solo è costato l ' egregia somma di 50 mila dollari ( 275000 lire a un dipresso ) . Tutto l ' istrumento è , nella sua generale disposizione , poco dissimile da quello che qui sopra fu descritto , ma è due volte più grande in ogni dimensione . Ma fra non molto il telescopio Californiano sarà superato da un altro , per il quale già si hanno fusi i vetri in America : questo avrà non meno di 102 centimetri d ' apertura , ed il suo costo è calcolato in 200 mila dollari (1.100.000 lire ) . E sarà collocato , non già nei climi variabili della nostra zona temperata , e tanto meno poi in mezzo al fumo e alla luce elettrica di una città grande ; ma sopra una mediocre elevazione delle Ande peruviane , in un clima sereno , di aria tranquilla e temperata , benchè posto nella zona torrida . Quanto al telescopio di tre metri di diametro che si vuoi preparare in Francia per l ' esposizione del 1900 , e sul quale già si è mosso tanto rumore , aspetteremo a parlarne quando sarà fatto . Non ha da essere un telescopio a vetri , come i precedenti , ma un telescopio riflettore nel quale la lente obbiettiva sarà surrogata da un grande specchio . Senza dubbio , la maggior facilità e la minore spesa di questa maniera di telescopio permetterà di raggiungere dimensioni molto maggiori che colle lenti di vetro : anzi esistono già in Inghilterra ed in Francia parecchi di tali strumenti da uno a due metri di diametro , i quali prestano utillissimi servizi in molte ricerche e segnatamente in tutte quelle che richiedono gran copia di luce senza molto riguardo alla precisione dell ' immagine ottica : per esempio nello studio del calore lunare e nella chimica celeste . Ma quanto a visione distinta , gli specchi di grande dimensione finora si son dimostrati troppo inferiori alle lenti di corrispondente potenza : e riguardo all ' esplorazione dei mondi planetari non sarà permesso di fondare sul futuro telescopio di Parigi molto grandi speranze . III . Già i primi Astronomi , che studiarono Marte col telescopio , ebbero occasione di notare sul contorno del suo disco due macchie bianco - splendenti di forma rotondeggiante e di estensione variabile . In progresso di tempo fu osservato , che mentre le macchie comuni di Marte si spostano rapidamente in conseguenza della sua rotazione diurna , mutando in poche ore di posizione e di prospettiva ; quelle due macchie bianche rimangono sensibilmente immobili al loro posto . Si concluse giustamente da questo , dover esse occupare i poli di rotazione del pianeta , o almeno trovarsi molto prossime a quei poli . Perciò furono designate col nome di macchie o calotte polari . E non senza fondamento si è congetturato , dover esse rappresentare per Marte quelle immense congerie di nevi e di ghiacci , che ancor oggi impediscono ai navigatori di giungere ai poli della terra . A ciò conduce non solo l ' analogia d ' aspetto e di luogo , ma anche un ' altra osservazione importante . Come è noto dai principî di cosmografia , l ' asse della terra è inclinato sul piano dell ' orbe che essa descrive intorno al sole ; l ' equatore pertanto non coincide al piano di detto orbe , ma è inclinato rispetto ad esso piano dell ' angolo di 23 1/2 gradi , detto l ' obliquità dello zodiaco o dell ' eclittica . Ed è noto pure , come da questa semplice e quasi accidentale circostanza tragga origine una varietà di fatti , che sono del più grande influsso sui climi dei diversi paesi , producendo l ' estate e l ' inverno , e la diversa durata dei giorni e delle notti . Ora lo stesso precisamente avviene in Marte . Il suo equatore è inclinato rispetto al piano dell ' orbita di quasi 25 gradi ; e da tal disposizione ha origine la stessa vicenda delle stagioni e dell ' irradiamento solare , la stessa varietà di climi e di giorni , che ha luogo sulla Terra . Marte ha dunque le sue zone climatiche , i suoi equinozi e i suoi solstizi , e simili vicende d ' illuminazione . Per quanto concerne la durata dei giorni e delle notti il parallelismo è quasi completo nella zona torrida e nelle temperate : perchè mentre il giorno terrestre solare è di 24 ore , il giorno solare di Marte è di 24 ore e quaranta minuti prossimamente . Circa l ' andamento delle stagioni e delle lunghe giornate e notti del polo vi è questa differenza , che le nostre stagioni durano tre mesi ciascuna , quelle di Marte hanno una durata poco men che doppia , di 171 giorni in media : e i giorni e le notti del polo , che presso di noi sono di sei mesi a un dipresso in Marte durano per un medio undici mesi ( ) . Tal differenza è dovuta a questo principalmente , che l ' anno di Marte è di 687 giorni terrestri , mentre il nostro è di soli 365 . Così stando le cose , è manifesto , che se le suddette macchie bianche polari di Marte rappresentano nevi e ghiacci , dovranno andar decrescendo di ampiezza col sopravvenire dell ' estate in quei luoghi , ed accrescersi durante l ' inverno . Or questo appunto si osserva nel modo più evidente . Nel secondo semestre dell ' anno decorso 1892 fu in prospetto la calotta del polo australe ; durante quell ' intervallo , e specialmente nei mesi di Luglio e d ' Agosto , anche osservando con cannocchiali affatto comuni era chiarissima di settimana in settimana la sua rapida diminuzione ; quelle nevi ( ora ben possiamo chiamarle tali ) , che da principio giungevano fino al 70.° parallelo di latitudine , e formavano una calotta di oltre 2000 chilometri di diametro , si vennero progressivamente ritraendo al punto , che due o tre mesi dopo pochissimo più ne rimaneva , una estensione di forse 300 chilometri al maximum ; e anche meno se ne vede adesso , negli ultimi giorni del 1892 . In questi mesi l ' emisfero australe di Marte ebbe la sua estate ; il solstizio estivo essendo avvenuto il 13 Ottobre . Corrispondentemente ha dovuto accrescersi la massa delle nevi intorno al polo boreale ; ma il fatto non fu osservabile , trovandosi quel polo nell ' emisfero di Marte opposto a quello che riguarda la Terra . Lo squagliarsi delle nevi boreali è stato invece osservabile negli anni 1882 , 1884 , 1886 . Queste osservazioni del crescere e decrescere alterno delle nevi polari , abbastanza facili anche con cannocchiali di mediocre potenza , diventano molto più interessanti ed istruttive , quando se ne seguano assiduamente le vicende nei più minuti particolari , usando di strumenti maggiori . Si vede allora lo strato nevoso sfaldarsi successivamente agli orli ; buchi neri e larghe fessure formarsi nel suo interno ; grandi pezzi isolati , lunghi e larghi molte miglia staccarsi dalla massa principale , e sparire sciogliendosi poco dopo . Si vedono insomma presentarsi qui d ' un colpo d ' occhio quelle divisioni e quei movimenti dei campi ghiacciati , che succedono durante l ' estate delle nostre regioni artiche secondo le descrizioni degli esploratori . Le nevi australi offrono questa particolarità , che il centro della loro figura irregolarmente rotondeggiante non cade proprio sul polo , ma in un altro punto , che è sempre press ' a poco il medesimo , e dista dal polo di circa 300 chilometri nella direzione del Mare Eritreo . Da questo deriva , che quando l ' estensione delle nevi è ridotta ai minimi termini , il polo australe di Marte ne rimane scoperto ; e quindi forse il problema di raggiungerlo è su quel pianeta più facile che sulla Terra . Le nevi australi sono in mezzo di una gran macchia oscura , che colle sue ramificazioni occupa circa un terzo di tutta la superficie di Marte , e si suppone rappresenti l ' Oceano principale di esso . Se questo è , l ' analogia con le nostre nevi artiche ed antartiche si può dire completa , e specialmente colle antartiche . La massa delle nevi boreali di Marte è invece centrata quasi esattamente sul polo ; essa è collocata nelle regioni di color giallo , che soglionsi considerare come i continenti del pianeta . Da ciò nascono fenomeni singolari , che non hanno sulla Terra alcun confronto . Allo squagliarsi delle nevi accumulate su quel polo durante la lunghissima notte di dieci mesi e più , le masse liquide prodotte in tale operazione si diffondono sulla circonferenza della regione nevata , convertendo in mare temporaneo una larga zona di terreno circostante ; e riempiendo tutte le regioni più basse producono una gigantesca inondazione , la quale ad alcuni osservatori diede motivo di supporre in quella parte un altro Oceano , che però in quel luogo non esiste , almeno come mare permanente . Vedesi allora ( l ' ultima occasione a ciò opportuna fu nel 1884 ) la macchia bianca delle nevi circondata da una zona oscura , la quale segue il perimetro delle nevi nella loro progressiva diminuzione , e va con esso restringendosi sopra una circonferenza sempre più angusta . Questa zona si ramifica dalla parte esterna con strisce oscure , le quali occupano tutta la regione circostante , e sembrano essere i canali distributori , per cui le masse liquide ritornano alle loro sedi naturali . Nascono in quelle parti laghi assai estesi , come quello segnato sulla carta col nome di Lacus Hyperboreus ; il vicino mare interno detto Mare Acidalio , diventa più nero e più appariscente . Ed è a ritenere come cosa assai probabile , che lo scolo di queste nevi liquefatte sia la causa che determina principalmente lo stato idrografico del pianeta , e le vicende che nel suo aspetto periodicamente si osservano . Qualche cosa di simile si vedrebbe sulla Terra , quando uno dei nostri poli venisse a collocarsi subitamente nel centro dell ' Asia o dell ' Africa . Come stanno oggi le cose , possiamo trovare un ' immagine microscopica di questi fatti nel gonfiarsi che si osserva dei nostri torrenti allo sciogliersi dei nevai alpini . I viaggiatori delle regioni artiche hanno frequente occasione di notare , come lo stato dei ghiacci polari nel principio della state , ed ancor al principio di Luglio , è sempre poco favorevole al progresso dei viaggiatori ; la stagione migliore per le esplorazioni è nel mese di Agosto , e Settembre è il mese , in cui l ' ingombro dei ghiacci è minimo . Così pure nel Settembre sogliono essere le nostre Alpi più praticabili che in ogni altra epoca . E la ragione ne è chiara ; lo scioglimento delle nevi richiede tempo ; non basta l ' alta temperatura , bisogna che essa continui , ed il suo effetto sarà tanto maggiore , quanto più prolungato . Se quindi noi potessimo rallentare il corso delle stagioni , così che ogni mese durasse sessanta giorni invece di trenta ; nell ' estate in tal modo raddoppiata lo scioglimento dei ghiacci progredirebbe molto di più e forse non sarebbe esagerazione il dire che la calotta polare al fine della calda stagione andrebbe interamente distrutta . Ma non si può dubitare ad ogni modo , che la parte stabile di tale calotta sarebbe ridotta a termini molto più angusti , che oggi non si veda . Ora questo appunto succede in Marte . Il lunghissimo anno quasi doppio del nostro permette ai ghiacci di accumularsi durante la notte polare di 10 o 12 mesi in modo , da scendere sotto forma di strato continuo fino al parallelo 70° ed anche più basso ; ma nel giorno che segue di 12 o 10 mesi il Sole ha tempo di liquefare tutta o quasi tutta quella neve di recente formazione , riducendola a sì poca estensione , da sembrare a noi nulla più che un punto bianchissimo . E forse tali nevi si struggono intieramente , ma di questo finora non si ha alcuna sicura osservazione . Altre macchie bianche di carattere transitorio e di disposizione meno regolare si formano sull ' emisfero australe nelle isole vicine al polo ; e così pure nell ' emisfero opposto regioni biancheggianti appaiono talvolta intorno al polo boreale fino al 50° e 55° parallelo . Sono forse nevicate effimere , simili a quelle che si osservano nelle nostre latitudini . Ma anche nella zona torrida di Marte si vedono talora piccolissime macchie bianche più o meno persistenti , fra le quali una fu da me veduta in tre opposizioni consecutive ( 1877-1882 ) nel punto segnato sui nostri planisferi dalla longitudine 268° e dalla latitudine 16° nord . Forse è permesso congetturare in questi luoghi la esistenza di montagne capaci di nutrire vasti ghiacciai . L ' esistenza di tali montagne è stata supposta anche da alcuni recenti osservatori , sul fondamento di altri fatti . Quanto si è narrato delle nevi polari di Marte prova in modo incontrastabile , che questo pianeta , come la Terra , è circondato da un ' atmosfera capace di trasportar vapori da un luogo all ' altro . Quelle nevi infatti sono precipitazioni di vapori condensati dal freddo e colà successivamente portati ; ora come portati , se non per via di movimenti atmosferici ? L ' esistenza di un ' atmosfera carica di vapori è stata confermata anche dalle osservazioni spettrali , principalmente da quelle di Vogel ; secondo il quale tale atmosfera sarebbe di composizione poco diversa dalla nostra , e sopratutto molto ricca di vapore acqueo . Fatto questo sommamente importante , perchè ci dà il diritto di affermare con molta probabilità , che d ' acqua e non d ' altro liquido siano i mari di Marte e le sue nevi polari . Quando sarà assicurata sopra ogni dubbio questa conclusione , un ' altra ne discenderà non meno grave ; che le temperature dei climi marziali , malgrado la maggior distanza dal Sole , sono del medesimo ordine che le temperature terrestri . Perchè se fosse vero quanto fu supposto da alcuni investigatori , che la temperatura di Marte sia in media molto bassa ( di 50° a 60° sotto lo zero ! ) non potrebbe più il vapor acqueo essere uno degli elementi principali dell ' atmosfera di Marte , nè potrebbe l ' acqua essere uno dei fattori importanti delle sue vicende fisiche ; ma dovrebbe lasciare il luogo all ' acido carbonico o ad altro liquido , il cui punto di congelazione sia molto più basso . Gli elementi della meteorologia di Marte sembrano dunque aver molta analogia con quelli della meteorologia terrestre . Non mancano però , come è da aspettarsi , le cause di dissomiglianza . Anche qui , da circostanze di piccol momento trae la Natura un ' infinita varietà nelle sue operazioni . Di grandissima influenza dev ' esser la diversa maniera , con cui in Marte e sulla Terra veggonsi ordinati i mari ed i continenti ; su di che uno sguardo alla carta dice più che non si farebbe con molte parole . Già abbiamo accennato al fatto delle straordinarie inondazioni periodiche , che ad ogni rivoluzione di Marte ne allagano le regioni polari boreali allo sciogliersi delle nevi : aggiungeremo ora , che queste inondazioni diramate a grandi distanze per una rete di numerosi canali , forse costituiscono il meccanismo principale ( se non unico ) , per cui l ' acqua ( e con essa la vita organica ) può diffondersi sulla superficie asciutta del pianeta . Perchè infatti su Marte piove molto raramente , o forse anche non piove affatto . Ed eccone la prova . Portiamoci coll ' immaginazione nello spazio celeste , in un punto distante dalla Terra così , da poterla abbracciare d ' un solo colpo d ' occhio . Molto andrebbe errato colui , che sperasse veder di là riprodotta in grande scala la immagine dei nostri continenti coi loro golfi ed isole e coi mari che li circondano , quale si vede nei nostri globi artificiali . Qua e là senza dubbio si vedrebbero trasparire sotto un velo vaporoso le note forme , o parti di esse . Ma una buona parte ( forse la metà ) della superficie sarebbe fatta invisibile da immensi campi di nuvole , continuamente variabili di densità , di forma e di estensione . Tale ingombro , più frequente e più continuato nelle regioni polari , impedirebbe ancora per circa la metà del tempo , la vista delle regioni temperate , distribuendosi su di esse in capricciose e perpetuamente variate configurazioni ; sui mari della zona torrida si vedrebbe disposto in lunghe fasce parallele , corrispondenti alle zone delle calme equatoriali e tropicali . Per uno spettatore posto nella Luna , lo studio della nostra geografia non sarebbe un ' impresa tanto semplice , quanto si potrebbe immaginare . Nulla di questo in Marte . In ogni clima e sotto ogni zona la sua atmosfera è quasi perpetuamente serena e trasparente abbastanza per lasciar riconoscere a qualunque momento i contorni dei mari e dei continenti , e per lo più anche le configurazioni minori . Non già che manchino vapori di un certo grado di opacità ; ma ben poco impedimento danno essi allo studio della topografia del pianeta . Qua e là vedonsi comparire di quando in quando alcune chiazze biancastre , mutar di posizione e di forma , di raro estendersi sopra aree alquanto ampie ; esse prediligono di preferenza alcune regioni , come le isole del Mare Australe e sui continenti le parti segnate sulla carta coi nomi di Elysium e di Tempe . Il loro candore generalmente diminuisce e scompare nelle ore meridiane del luogo , e si rinforza la mattina e la sera con vicenda molto spiccata . È possibile che siano strati di nuvole , perchè così bianche appajono pure le nubi terrestri nella parte superiore illuminata dal Sole . Però diverse osservazioni conducono a pensare , che si tratti piuttosto di sottili veli di nebbia , anzichè di veri nembi apportatori di temporali e di piogge : se pure non sono temporanee condensazioni di vapore sotto forma di rugiada o di brina . Adunque , per quanto è lecito argomentare dalle cose osservate , il clima di Marte nel suo generale complesso dovrebbe rassomigliare a quello delle giornate serene nelle alte montagne . Di giorno un ' insolazione fortissima , quasi punto mitigata da nuvole o da vapori ; di notte una copiosa irradiazione del suolo verso lo spazio celeste , e quindi un grande raffreddamento . Da ciò un clima eccessivo e grandi sbalzi di temperatura dal giorno alla notte e da una stagione all ' altra . E come sulla Terra ad altezze di 5000 e 6000 metri i vapori dell ' atmosfera più non si condensano che sotto forma solida , formando quelle masse biancastre di diacciuoli sospesi , che si chiamano cirri ; così nell ' atmosfera di Marte saranno raramente possibili ( od anche non saranno possibili ) vere agglomerazioni di nuvole capaci di dar luogo a piogge di qualche momento . Lo squilibrio di temperatura fra una stagione ed un ' altra sarà poi accresciuto notabilmente dalla lunga durata delle medesime ; e così si comprende la grande coagulazione e dissoluzione di nevi , che si rinnova intorno ai poli ad ogni rivoluzione compiuta dal pianeta intorno al Sole . IV . Come le nostre carte dimostrano ( ) , nella sua generale topografia Marte non presenta alcuna analogia colla Terra . Un terzo della sua superficie è occupato dal gran Mare Australe , che è sparso di molte isole , e spinge entro ai continenti golfi e ramificazioni di varia forma ; al suo sistema appartiene un ' intiera serie di piccoli mari interni , dei quali l ' Adriatico ed il Tirreno comunicano con esso per ampie bocche , mentre il Cimmerio , quello delle Sirene , e il Lago del Sole non hanno con esso relazione che per mezzo di angusti canali . Si noterà nei quattro primi una disposizione parallela , che certo non è accidentale , come pure non senza ragione è la corrispondente positura delle penisole Ausonia , Esperia ed Atlantide . Il colore dei mari di Marte è generalmente bruno misto di grigio , non sempre però di uguale intensità in tutti i luoghi , nè nel medesimo luogo è uguale in ogni tempo . Dal nero completo si può scendere al grigio chiaro ed al cinereo . Tal diversità di colore può aver origine da varie cause , e non è senza analogia anche sulla Terra , dove è noto che i mari delle zone calde sogliono essere più oscuri che i mari più vicini al polo . Le acque del Baltico , per esempio , hanno un color luteo chiaro , che non si osserva nel Mediterraneo . E così pure nei mari di Marte si vede il colore farsi più cupo quando il sole si avvicina alla loro verticale e l ' estate comincia a dominare in quelle regioni . Tutto il resto del pianeta fino al polo Nord è occupato dalle masse dei continenti , nelle quali , salvo alcune aree di estensione relativamente piccola , predomina il colore aranciato , che talvolta sale al rosso più cupo , altre volte scende al giallo ed al biancastro . La varietà di questa colorazione è in parte d ' origine meteorica , in parte può dipendere dalla diversa natura del suolo , e sulle sue cause ancora non è possibile appoggiare ipotesi molto fondate . Neppure è nota la causa di questo predominio delle tinte rosse e gialle sulla superficie del vecchio Pyrois . Alcuno ha creduto di attribuire questa colorazione all ' atmosfera del pianeta , attraverso alla quale si vedrebbe colorata la superficie di Marte , come rosso diventa un oggetto terrestre qualsiasi , veduto a traverso vetri di tal colore . Ma a ciò si oppongono più fatti , fra gli altri questo , che le nevi polari appajono sempre del bianco più puro , benchè i raggi di luce da esse derivati attraversino due volte l ' atmosfera di Marte sotto una grande obliquità . Noi dobbiamo dunque concludere che i continenti marziali ci appajono rossi e gialli , perchè tali veramente sono . Oltre a queste regioni oscure e luminose , che noi abbiamo qualificato per mari e continenti , e la cui natura ormai non lascia luogo che a poco dubbio , alcune altre ne esistono , veramente poco estese , di natura anfibia , le quali talvolta ingialliscono e sembrano continenti , in altri tempi vestono il bruno ( anche il nero in certi casi ) e assumono l ' apparenza dei mari ; mentre in altre epoche la loro colorazione intermedia lascia dubitare a qual classe di regioni esse appartengano . Quasi tutte le isole sparse nel Mare Australe e nel Mare Eritreo appartengono a questa categoria , così pure le lunghe penisole chiamate Regioni di Deucalione e di Pirra , e in contiguità del Mare Acidalio le regioni sognate coi nomi di Baltia e di Nerigos . L ' idea più naturale e più conforme all ' analogia sembra quella di supporre in esse vaste lagune , su cui variando le profondità dell ' acqua si produca la diversità del colore , predominando il giallo in quelle parti dove la profondità del velo liquido è ridotta a poco od anche a niente , e il colore bruno più o meno oscuro nei luoghi dove le acque sono tanto alte da assorbire molta luce e da rendere più o meno invisibile il fondo . Che l ' acqua del mare o qualsiasi acqua profonda e trasparente veduta dall ' alto appaja tanto più oscura quanto maggiore è l ' altezza dello strato liquido , e che le terre in confronto di esse appajano chiare sotto l ' illuminazione del Sole , è cosa nota e confermata da certissime ragioni fisiche . Chi viaggia nelle Alpi spesso ha occasione di convincersene , vedendo dalle cime neri come l ' inchiostro stendersi sotto i suoi piedi i profondi laghetti di cui sono seminate , in confronto dei quali luminose appajono anche le rupi più nereggianti percosse dal sole ( ) . Non senza fondamento adunque abbiamo finora attribuito alle macchie oscure di Marte la parte di mari e quella di continenti alle aree rosseggianti che occupano quasi i due terzi di tutto il pianeta , e troveremo più tardi altre ragioni che confermano tal modo di vedere . I continenti formano nell ' emisfero boreale una massa quasi unica e continua , sola eccezione importante essendo il gran lago detto Mare Acidalio , del quale l ' estensione pare mutarsi secondo i tempi e connettersi in qualche modo colle inondazioni che dicemmo prodotte dallo sciogliersi delle nevi intorno al polo boreale . Al sistema del Mare Acidalio appartiene senza dubbio il lago temporario denominato Iperboreo ed il Lago Niliaco : quest ' ultimo ordinariamente separato dal Mare Acidalio per mezzo di un istmo o diga regolare , la cui continuità soltanto nel 1888 fu vista interrompersi per qualche tempo . Altre macchie oscure minori si trovano qua e là nella parte continentale , le quali potrebbero rappresentare dei laghi , ma non certo laghi permanenti come i nostri ; tanto sono variabili d ' aspetto e di grandezza secondo le stagioni , al punto da scomparire affatto in date circostanze . Il Lago Ismenio , quello della Luna , il Trivio di Caronte e la Propontide sono i più cospicui e i più durevoli . Ve ne sono di piccolissimi , quali il Lago Meride e il Fonte di Gioventù , che nella loro maggiore appariscenza non superano i 100 o 150 chilometri di diametro e contano fra gli oggetti più difficili del pianeta . Tutta la vasta estensione dei continenti è solcata per ogni verso da una rete di numerose linee o strisce sottili di color oscuro più o meno pronunziato , delle quali l ' aspetto è molto variabile . Esse percorrono sul pianeta spazi talvolta lunghissimi con corso regolare , che in nulla rassomiglia l ' andamento serpeggiante dei nostri fiumi ; alcune più brevi non arrivano a 500 chilometri , altre invece si estendono a più migliaja , occupando un quarto ed anche talvolta un terzo di tutto il giro del pianeta . Alcuna di esse è abbastanza facile a vedere , e più di tutte quella che è presso l ' estremo limite sinistro delle nostre carte , designata col nome di Nilosyrtis : altre invece sono estremamente difficili , e rassomigliano a tenuissimi fili di ragno tesi attraverso al disco . Quindi molto varia è altresì la loro larghezza , che può raggiungere 200 od anche 300 chilometri per la Nilosirte , mentre per altre forse non arriva a 30 chilometri . Queste linee o strisce sono i famosi canali di Marte , di cui tanto si è parlato . Per quanto si è fino ad oggi potuto osservare , sono certamente configurazioni stabili del pianeta ; la Nilosirte è stata veduta in quel luogo da quasi cent ' anni , ed alcune altre da trent ' anni almeno . La loro lunghezza e giacitura è costante , o non varia che entro strettissimi limiti ; ognuna di esse comincia e finisce sempre fra i medesimi termini . Ma il loro aspetto e il loro grado di visibilità sono assai variabili per tutte da un ' opposizione ad un altra , anzi talvolta da una settimana all ' altra ; e tali variazioni non hanno luogo simultaneamente e con ugual legge per tutte , ma nel più dei casi succedono quasi a capriccio , od almeno secondo regole non abbastanza semplici per essere subito intese da noi . Spesso una o più diventano indistinte od anche affatto invisibili , mentre altre loro vicine ingrossano al punto da diventar evidenti anche in cannocchiali di mediocre potenza . La prima delle nostre carte presenta tutte quelle che sono state vedute in una lunga serie di osservazioni ; essa tuttavia non corrisponde all ' aspetto di Marte in alcuna epoca , perchè generalmente soltanto poche sono visibili di un tratto ( ) Ogni canale ( per ora chiamiamoli così ) alle sue estremità sbocca o in un mare , od in un lago , od in un altro canale , o nell ' intersezione di più altri canali . Non si è mai veduto uno di essi rimaner troncato nel mezzo del continente , rimanendo senza uscita e senza continuazione . Questo fatto è della più alta importanza . I canali possono intersecarsi fra di loro sotto tutti gli angoli possibili ; ma di preferenza convergono verso le piccole macchie cui abbiamo dato il nome di laghi . Per esempio sette se ne veggono convergere nel Lago della Fenice , otto nel Trivio di Caronte , sei nel Lago della Luna , sei nel Lago Ismenio . L ' aspetto normale di un canale è quello di una striscia quasi uniforme nera o almeno di colore oscuro simile a quello dei mari , in cui la regolarità del generale andamento non esclude piccole diversità di larghezza e piccole sinuosità nei due contorni laterali . Spesso avviene che tal filetto oscuro , mettendo capo al mare , si allarghi in forma di tromba , formando una vasta baja , simile agli estuari di certi fiumi terrestri : il Golfo delle Perle , il Golfo Aonio , il Golfo dell ' Aurora , e i due corni del Golfo Sabeo sono così formati dalla foce di uno o più canali sboccanti nel Mare Eritreo o nel Mare Australe . L ' esempio più grandioso di tali golfi è la Gran Sirte , formata dalla vastissima foce della Nilosirte già nominata ; questo golfo non ha manco di 1800 chilometri di larghezza e quasi altrettanti di profondità nel senso longitudinale , e la sua superficie è di poco minore che quella del golfo di Bengala . In questi casi si vede manifestamente la superficie oscura del mare continuarsi senza apparente interruzione in quella del canale ; quindi , ammesso che le superficie chiamate mari siano veramente espansioni liquide , non si può dubitare che i canali siano di esse un semplice prolungamento a traverso delle aree gialle , o dei continenti . Che del resto le linee dette canali siano veramente grandi solchi o depressioni delle superficie del pianeta destinate al passaggio di masse liquide , e costituiscano su di esso un vero sistema idrografico , è dimostrato dai fenomeni che in quelli si osservano durante lo struggersi delle nevi boreali . Già dicemmo che queste , nello sciogliersi appaiono circondate da una zona oscura , formante una specie di mare temporario . In tale epoca i canali delle regioni circostanti si fanno più neri e più larghi , ingrossando al punto da ridurre , in un certo momento , ad isole di poca estensione tutto le aree gialle comprese fra l ' orlo della neve e il 60° parallelo nord . Tale stato di cose non cessa , se non quando le nevi , ridotte ormai al loro minimo di estensione , cessano di struggersi . Si attenuano allora le larghezze dei canali , scompare il mare temporario , e le aree gialle riprendono l ' estensione primitiva . Le diverse fasi di questa grandiosa operazione si rinnovano ad ogni giro di stagioni ed i loro particolari si son potuti osservare con molta evidenza nelle opposizioni 1882 , 1884 , 1886 , quando il pianeta presentava allo spettatore terrestre il suo polo boreale . L ' interpretazione più naturale e più semplice è quella che abbiam riferito , di una grande inondazione prodotta dallo squagliarsi delle nevi ; essa è interamente logica , e sostenuta da evidenti analogie con fenomeni terrestri . Concludiamo pertanto , che i canali son tali di fatto , e non solo di nome . La rete da essi formata probabilmente fu determinata in origine dallo stato geologico del pianeta , e si è venuta lentamente elaborando nel corso dei secoli . Non occorre suppor qui l ' opera di esseri intelligenti ; e malgrado l ' apparenza quasi geometrica di tutto il loro sistema , per ora incliniamo a credere che essi siano prodotti dell ' evoluzione del pianeta , appunto come sulla Terra il canale della Manica e quello di Mozambico . Sarà un problema non men curioso che complicato e difficile lo studiare il regime di questi immensi corsi d ' acqua , da cui forse dipende principalmente la vita organica sul pianeta , dato che vita organica vi sia . Le variazioni del loro aspetto dimostrano che questo regime non è costante : quando scompaiono o lasciano di loro traccie dubbie e mal definite è lecito supporre , che siano in magra , od asciutti affatto . Allora nel luogo dei canali rimane o niente , oppure al più una striscia di colore giallastro poco diverso dal fondo circostante . Talvolta prendono un aspetto nebuloso , di cui per ora non si saprebbe assegnar la ragione . Altre volte invece producono veri allagamenti , espandendosi a 100 , 200 o più chilometri di larghezza , e questo avviene anche per canali molto lontani dal polo boreale secondo norme fin qui sconosciute . Così è avvenuto dell ' Idaspe nel 1864 , del Simoenta nel 1879 , dell ' Acheronte nel 1884 , del Tritone nel 1888 . Lo studio diligente e minuto delle trasformazioni di ciascun canale condurrà più tardi a conoscere le cause di questi fatti . Ma il fenomeno più sorprendente dei canali di Marte è la loro geminazione ; la quale sembra prodursi principalmente nei mesi che precedono e in quelli che seguono la grande inondazione boreale , intorno alle epoche degli equinozi . In conseguenza di un rapido processo , che certamente dura pochissimi giorni , od anche forse solo poche ore , e del quale i particolari non si sono ancora potuti afferrare con sicurezza , un dato canale muta d ' aspetto e d ' un tratto si trova trasformato su tutta la sua lunghezza in due linee o strisce uniformi , per lo più parallele fra di loro , che corrono dritte ed uguali con tracciamento geometricamente tanto esatto , quanto suole esser presso di noi quello di due rotaje di ferrovia . Ma questo esatto andamento è il solo termine di rassomiglianza colle dette rotaje : perchè nelle dimensioni non vi è alcun paragone possibile , come del resto è facile immaginare . Le due linee seguono a un dipresso la direzione del primitivo canale , e terminano nei luoghi dov ' esso terminava . L ' una di esse spesso si sovrappone quanto più è possibile all ' antica linea , l ' altra essendo di nuovo tracciamento ; ma anche in questo caso l ' antica linea perde tutte le piccole irregolarità e curvature che poteva avere . Ma accade ancora , che ambe le linee geminate occupino dalle due parti dell ' ex canale un terreno interamente nuovo . La distanza fra le due linee è diversa nelle diverse geminazioni , e da 600 chilometri e più scende fino all ' ultimo limite , in cui due linee possono apparir separate nei grandi occhi telescopici , meno di 50 chilometri d ' intervallo ; la larghezza di ciascuna striscia per sè può variare dal limite di visibilità , che supponiamo 30 chilometri , fino a più di 100 . Il colore delle due linee varia dal nero ad un rosso scialbo , che appena si distingue dal fondo giallo generale delle superficie continentali ; l ' intervallo è per lo più di questo giallo , ma in più casi è sembrato bianco . Le geminazioni poi non sono necessariamente legate ai soli canali , ma tendono anche prodursi sui laghi . Spesso si vede uno di questi trasformarsi in due brevi e larghe liste oscure fra loro parallele , tramezzate da una lista gialla . In questi casi naturalmente la geminazione è breve , e non esce dai limiti del lago primitivo . Le geminazioni non si manifestano tutte insieme , ma arrivata la loro stagione cominciano a prodursi or qua , or là , isolate in modo irregolare , o almeno senza ordine facilmente riconoscibile . Per molti canali mancano affatto ( come per la Nilosirte , a cagion d ' esempio ) , o sono poco visibili . Dopo aver durato qualche mese , si affievoliscono gradatamente e scompajono fino ad una nuova stagione egualmente propizia a questo fenomeno . Così avviene che in certe altre stagioni ( specialmente presso il solstizio australe del pianeta ) se ne vedono poche , od anche non se ne vede affatto . In diverse apparizioni la geminazione del medesimo canale può presentare diversi aspetti quanto a larghezza , intensità e disposizione delle due strisce : anche in qualche caso la direzione delle linee può mutarsi , benchè di pochissima quantità ; sempre però deviando di piccolo spazio dal canale con cui è associata strettamente . Da questa importante circostanza si comprende immediatamente , che le geminazioni non possono essere formazioni stabili della superficie di Marte , e di carattere geografico , come i canali . La seconda delle nostre carte può dare un ' idea approssimativa dell ' aspetto che presentano queste singolarissime formazioni . Essa comprende tutte le geminazioni osservate dal 1882 fino al presente ; nel riguardarla bisogna tener a mente , che non di tutte l ' apparizione è stata simultanea , e che pertanto quella carta non rappresenta lo stato di Marte in nessun ' epoca ; essa non è che una specie di registro topografico delle osservazioni finora fatte in diversi tempi su quel fenomeno . L ' osservazione delle geminazioni è una delle più difficili , e non può farsi che da un occhio bene esercitato , ajutato da un telescopio di accurata costruzione e di grande potenza . Ciò spiega perchè non siano state vedute prima del 1882 . Nei dieci anni trascorsi da quel tempo esse sono state vedute e descritte da otto o dieci osservatori . Nondimeno alcuni ancora negano che siano fenomeni reali e tacciano d ' illusione ( o anche d ' impostura ) coloro che affermano d ' averle osservate . Il loro singolare aspetto e l ' esser disegnate con assoluta precisione geometrica , come se fossero lavori di riga o di compasso , ha indotto alcuni a ravvisare nelle medesime l ' opera di esseri intelligenti , abitatori del pianeta . Io mi guarderò bene dal combattere questa supposizione , la quale nulla include d ' impossibile . Notisi però che in ogni caso non potrebbero essere opere di carattere permanente , essendo certo , che una stessa geminazione può cambiare di aspetto e di misura da una stagione all ' altra . Si possono tuttavia assumere opere tali , da cui una certa variabilità non sia esclusa , per esempio , lavori estesi di coltura e di irrigazione su larga scala . Aggiungerò ancora , che l ' intervento di esseri intelligenti può spiegare l ' apparenza geometrica delle geminazioni , ma non è punto necessario a tale intento . La geometria della Natura si manifesta in molti altri fatti , dai quali è esclusa l ' idea di un lavoro artificiale qualunque . Gli sferoidi così perfetti dei corpi celesti e l ' anello di Saturno non furon lavorati al tornio , e non è col compasso che Iride descrive nelle nubi i suoi archi così belli e così regolari ; e che diremo delle infinite varietà di bellissimi e regolarissimi poliedri onde è ricco il mondo dei cristalli ? E nel mondo organico , non è geometria bella e buona quella che presiede alla distribuzione delle foglie di certe piante , che ordina in figure stellate così simmetriche tanti fiori del prato , tanti animali del mare ; che produce nelle conchiglie quelle spirali coniche così eleganti , da disgradarne ciò che di più bello ha fatto l ' architettura gotica ? In tutte queste cose le forme geometriche sono conseguenze semplici e necessarie di principi e di leggi che governano il mondo fisico e fisiologico . Che poi questi principi e queste leggi siano esplicazioni di una potenza intelligente superiore , possiamo ammetterlo ; ma ciò nulla fa al presente argomento . In omaggio dunque al principio , che nella spiegazione dei fatti naturali convenga sempre cominciare dalle supposizioni più semplici , le prime ipotesi proposte sulla natura e sulla causa delle geminazioni hanno per lo più messo in opera solamente le azioni della natura inorganica . Sono o effetti di luce nell ' atmosfera di Marte , o illusioni ottiche prodotte da vapori in vario modo , o fenomeni glaciali d ' un inverno perpetuo a cui sarebbe condannato tutto il pianeta , o crepature raddoppiate nella superficie di esso , o crepature semplici , di cui si duplica l ' immagine per effetto di fumo eruttato su lunghe linee e spostato lateralmente dal vento . L ' esame di questi ingegnosi tentativi conduce tuttavia a concludere , che nessuno di essi sembra corrispondere per intiero ai fatti osservati nel loro insieme e nei particolari . Alcune di tali ipotesi non sarebbero neppur nate , se i loro Autori avessero potuto esaminare le geminazioni coi proprii occhi . Che se alcuno di questi , ragionando ad hominem , mi domandasse : sapete voi immaginar qualche cosa di meglio ? risponderei candidamente di no . Più facile sarebbe il compito , se volessimo introdurre forze appartenenti alla natura organica . Qui è immenso il campo delle supposizioni plausibili , potendosi immaginare infinite combinazioni capaci di soddisfare alle apparenze , anche con piccoli e semplici mezzi . Vicende di vegetazione su vaste aree e generazioni d ' animali anche minimi in enorme moltitudine potrebbero benissimo rendersi visibili a tanta distanza . A quel modo che un osservatore posto nella Luna potrebbe avvedersi delle epoche , in cui sulle nostre vaste pianure succede l ' aratura dei campi , il nascere e la messe del frumento ; a quel modo che il fiorir dell ' erba nelle vastissime steppe dell ' Europa e dell ' Asia deve rendersi sensibile anche alla distanza di Marte per una varietà di colorazione ; così può certamente rendersi visibile a noi un eguale sistema di operazioni che si produca in quegli astri . Ma come difficilmente i Lunari ed i Marziali potrebbero immaginare le vere cause di tali mutazioni d ' aspetto senza aver prima qualche conoscenza almeno superficiale della natura terrestre : così anche per noi , che tanto poco conosciamo dello stato fisico di Marte e nulla del suo mondo organico , la grande libertà di supposizioni possibili rende arbitrarie tutte le spiegazioni di tal genere , e costituisce il più grave ostacolo all ' acquisto di nozioni fondate . Tutto quello che possiamo sperare è , che col tempo si diminuisca gradatamente l ' indeterminazione del problema , dimostrando , se non quello che le geminazioni sono , almeno quello che non possono essere . Dobbiamo anche confidare un poco in ciò , che Galileo chiamava la cortesia della Natura , in grazia della quale talvolta da parte inaspettata sorge un raggio di luce ad illuminare argomenti prima creduti inaccessibili alle nostre speculazioni ; di che un bell ' esempio abbiamo nella chimica celeste . Speriamo adunque , e studiamo . GIOVANNI SCHIAPARELLI . G . SCHIAPPARELLI LA VITA SUL PIANETA MARTE Estratto dal fascicolo N . ° 11 Anno IV - 1895 della Rivista « Natura ed Arte » Semel in anno licet insanire Il singolar globo di Marte , che sotto più riguardi tanto rassomiglia al nostro , e nel quale sembrano celarsi così interessanti misteri , ogni giorno più chiama a sè l ' attenzione pubblica , e sempre più è fatto oggetto di accurati studi e di ardite speculazioni . Esso non è intieramente sconosciuto ai lettori di Natura ed Arte , i quali ricorderanno senza dubbio la descrizione accompagnata da disegni , che ne fu pubblicata nei due fascicoli di febbraio 1893 . Non senza ammirazione essi han potuto vedere quelle macchie oscure e quelle regioni più chiare della sua superficie , che si considerano come rappresentanti mari e continenti ; le misteriose linee , dette canali , or semplici or doppie , che lo solcano per ogni verso in forma di fitto reticolato ; le vicissitudini del clima nei suoi due emisferi ; e specialmente le nevi che biancheggiano intorno ai suoi poli , e con alterna vece crescono e decrescono secondo le stagioni , nè più nè meno di quello che si osserva nelle regioni agghiacciate che occupano le zone polari del nostro globo . Nell ' anno decorso 1894 il pianeta essendosi molto avvicinato alla Terra ( siccome suol fare periodicamente ad intervalli di circa 26 mesi ) , si trovò a buona portata dei grandi telescopi astronomici ; e così fu possibile di fare alcune osservazioni importanti . Durante l ' epoca del massimo avvicinamento ( che fu nei mesi di settembre e di ottobre ) la posizione dell ' asse di Marte rispetto al sole , e le stagioni dei suoi emisferi furono press ' a poco quelle che han luogo per la Terra ogni anno durante il mese di gennaio . Per l ' emisfero boreale di Marte era appena passato il solstizio d ' inverno ; l ' emisfero australe , invece , che si trovava principalmente in vista , era nelle condizioni atmosferiche che noi esperimentiamo nel mese di luglio , cioè al principio e al colmo della state . Le regioni polari australi e il polo antartico del pianeta brillavano nell ' illuminazione perpetua ; e sotto la sferza incessante del sole le nevi di quel polo parvero decrescere a colpo d ' occhio . Le prime osservazioni si fecero in Australia alla fine di maggio col gran telescopio dell ' osservatorio di Melbourne , essendo il pianeta ancora a grande distanza della terra . Il 25 maggio ( epoca , che per l ' emisfero australe di Marte corrispondeva press ' a poco alla metà della primavera ) i ghiacci si estendevano tutt ' intorno al polo australe fino a 67° di latitudine ; l ' area nevosa formava una calotta ben terminata e simmetrica di 2800 chilometri di diametro . A partir da quel punto fino alla metà d ' agosto , per lo spazio di 80 giorni e più , l ' orlo circolare della regione nevata andò restringendosi con molta regolarità , avvicinandosi al polo in ragione di 13 chilometri al giorno : così che a mezzo agosto il diametro delle nevi da 2800 chilometri si trovò ridotto a 600 . Durante questo intervallo , e precisamente verso la fine di giugno , si manifestò nella calotta bianca una grande spaccatura , che ne separava un segmento di considerabile ampiezza . Quest ' ultimo scomparve presto , e non restò che la massa principale , notabilmente diminuita . Da mezzo agosto alla fine di settembre la diminuzione delle nevi intieramente si arrestò , quantunque appunto in quell ' intervallo avesse luogo il solstizio australe del pianeta ( 31 agosto ) e con esso la massima irradiazione del Sole su quelle regioni . Il 24 di settembre l ' area circolare nevosa aveva ancora quasi lo stesso diametro di 600 chilometri , che era stato misurato il 13 di agosto . La causa sconosciuta , che produsse questo arresto nel ritirarsi dei ghiacci , parve cessare negli ultimi giorni di settembre ; il limite delle nevi continuò a progredire verso il polo , questa volta in ragione di dieci chilometri al giorno ; e non fini che colla distruzione totale delle nevi stesse , la quale da diversi osservatori fu assegnata ad epoche alquanto diverse , ma si può stimare che avesse luogo intorno al 23 ottobre , coll ' incertezza di alcuni giorni in più od in meno . Così rimase il polo australe di Marte affatto nudo di ghiacci fino a questo giorno in cui scrivo ( 4 aprile 1895 ) . Nell ' intervallo si videro bensì di quando in quando comparire certe macchie bianche in molta vicinanza del polo ; nessuna di queste però è stata permanente , e si deve credere che rappresentassero nevicate di carattere locale e transitorio . Quale fortuna sarebbe pei nostri geografi , se un simile scioglimento completo dei ghiacci si producesse anche una sola volta sopra ciascuno dei due poli della Terra ! Da che si è incominciato a studiar Marte con qualche attenzione , è questa la prima volta in cui è accaduto di osservare la completa dissoluzione delle sue nevi antartiche . Essa si può stimare avvenuta circa 55 giorni dopo il solstizio australe , cioè dopo l ' epoca , in cui la massima intensità della radiazione solare si fece sentire in quella regione . Nel 1862 , trovandosi il pianeta in una stagione identica , Lassell vide quelle medesime nevi ancora molto estese : 94 giorni dopo il solstizio australe il loro diametro non era minore di 500 chilometri . Nell ' anno 1880 io le vidi ancora a Brera 144 giorni dopo il solstizio australe . Possiamo argomentare da questo , che in Marte , come sulla Terra , il corso delle stagioni non è perfettamente il medesimo in tutti gli anni , e che si danno colà , come presso di noi , estati più lunghe o più calde , ed altre più brevi o più fresche . La rapida fusione di così ingenti quantità di neve non può essere senza conseguenze sulle condizioni idrografiche del pianeta . Sulla terra la fusione delle nevi artiche ed antartiche non può essere di molta conseguenza , prima perchè le aree ghiacciate polari sono ambedue circondate dal medesimo mare , il quale , se cresce di livello per lo sciogliersi di una parte delle nevi artiche , d ' altrettanto decresce pel contemporaneo coagularsi di nuove nevi antartiche . Una simil compensazione non può aver luogo su Marte in modo così semplice od immediato , essendo il maggior mare , che circonda il polo antartico , intieramente separato da quegli altri mari assai minori o piuttosto laghi , che stanno vicino al polo artico ; siccome si può vedere dando uno sguardo alla carta di Marte qui unita ( ) . L ' equilibrio nelle masse liquide dei due emisferi può stabilirsi soltanto per mezzo di deflusso attraverso ai continenti che occupano le regioni intermedie ; e questa è la causa per cui all ' alternato coagularsi e dissolversi dello nevi intorno ai due poli sono da attribuire in gran parte le mutazioni che si osservano nel sistema idraulico del pianeta . Mutazioni , che ai nostri telescopi son rese manifeste dalla modificata estensione dei mari , e dalla varietà d ' aspetto di quelle strisce oscure che segnano le zone d ' inondazione e di deflusso ; le quali pertanto non senza un po ' di ragione furon chiamate canali , quantunque tal nome si debba intendere in senso assai largo . Piuttosto che veri canali della forma a noi più familiare , dobbiamo immaginarci depressioni del suolo non molto profonde , estese in direzione rettilinea per migliaia di chilometri , sopra larghezza di 100 , 200 chilometri od anche più . Io ho già fatto notare altra volta , che , mancando sopra Marte le pioggie , questi canali probabilmente costituiscono il meccanismo principale , con cui l ' acqua ( e con essa la vita organica ) può diffondersi sulla superficie asciutta del pianeta . Non è un problema privo d ' interesse quello di rendersi conto del modo , con cui può avvenire una tale diffusione . II . Sulla terra le vicende delle stagioni si corrispondono nei due emisferi con effetti quasi intieramente simmetrici nella loro alternativa . I periodi di freddo e di caldo , di siccità e di pioggia si producono con fasi alternate , ma analoghe , ad intervalli di sei mesi , sotto paralleli di ugual latitudine ai due lati dell ' equatore . Le diversità di clima , che si osservano in tal caso , sono di carattere puramente locale , dovute per lo più a condizioni accidentali di natura topografica . Qualche piccola differenza nella meteorologia dei due emisferi veramente si manifesta a chi consideri le cose con molta precisione ; differenza principalmente derivata da ciò , che nell ' emisfero australe le aree continentali sono meno estese che nell ' emisfero boreale . Ma questo fatto , quantunque degno di studio per il suo carattere generale , praticamente è di poca importanza nella considerazione del clima di una data regione australe o boreale della Terra . In Marte le cose sembrano proceder molto diversamente . Come dimostra uno sguardo dato alla carta , tutto o quasi tutto l ' Oceano è concentrato intorno al polo australe , al quale per conseguenza , e alle circostanti regioni deve corrispondere una vasta depressione nel suolo solido del pianeta . Al contrario , dall ' esser l ' emisfero boreale quasi tutto occupato da un gran continente non interrotto , siamo indotti ragionevolmente a credere , che da quella parte si abbian le regioni più elevate , e che più alti di tutti siano i paesi circostanti al polo nord . Questa disposizione di cose fa si , che lo sciogliersi delle nevi polari può avere , pel clima e per la vita organica , conseguenze ben diverse , secondo che si tratta delle nevi australi o delle nevi boreali . È questo un punto , il quale merita di essere esaminato con qualche cura . Consideriamo dapprima la calotta dei ghiacci australi , che tutta si forma entro all ' Oceano di Marte , e può giungere ad occupare di questo Oceano una parte considerabile , forse un terzo od un quarto . Lo sciogliersi progressivo della medesima avrà per ultimo risultato un innalzamento del livello generale di tutto l ' Oceano , e dei mari interni minori , che lo circondano come appendici . Tale elevazione potrà bastare ad inondare tutte le parti più basse dei continenti e specialmente quelle che all ' Oceano sono più vicine . In tale stagione infatti si vedono molto più marcati ed oscuri , non solo i mani interni segnati col nome di Adriatico , Tirreno , Cimmerio , Sirenio , ecc .. ma anche gli stretti più o meno spaziosi che li uniscono all ' Oceano , e l ' Oceano stesso . I golfi , onde appare frastagliato il continente , diventano più visibili , e con essi anche taluno dei grandi canali che dall ' Oceano direttamente si spingono entro terra , per esempio la Gran Sirte e la Nilosirte , che da essa procede . Questa maggior espansione dell ' Oceano però non arriva nelle parti più interne dei continenti e nelle regioni boreali ; impedita a quanto sembra dalla troppo grande elevazione di queste . L ' effetto dello sciogliersi delle nevi australi è dunque di far uscire il mare dai suoi confini , e di produrre qua e là parziali inondazioni del medesimo sopra alcuni lembi del continente . Ora è molto dubbio , se un tal fenomeno possa riuscire di molto vantaggio per la vita organica , e sopratutto pei supposti abitatori del pianeta . Simili usurpazioni periodiche del mare sul continente hanno anche luogo presso di noi in conseguenza del flusso e del riflusso : e , quantunque siano di periodo breve e si facciano su piccolissima scala , non credo si possano considerare come una benedizione pei paesi dove si producono ( Olanda , Frisia , litorale nord - ovest della Germania ) : vediamo anzi gli abitanti tentare di difendersene con immense dighe . Per Marte molto dipenderà dalla natura chimica delle sostanze disciolte nell ' Oceano . Se , per esempio , quelle acque fossero salate come quelle dei mari terrestri , la zona delle aree invase dal mare ad ogni ritorno dell ' estate ( che si fa su Marte a periodi di 23 mesi circa dei nostri ) potrebbe servire alla formazione di vaste saline , o dar luogo a vegetazioni di carattere speciale . In nessun caso potrebbero quelle acquo supplire alla coltivazione delle aree continentali , ed ai bisogni dell ' agricoltura quale noi l ' intendiamo . Ben diverso è lo stato di cose che ci si presenta allo sciogliersi delle nevi boreali . Essendo queste collocate nel centro del continente , le masse liquide prodotte dalla liquefazione si diffondono sulla circonferenza della regione nevata , convertendo in mare temporaneo una larga zona del terreno circostante ; e , correndo verso le regioni più basse , producono una gigantesca inondazione molto bene osservabile ai nostri telescopi . Tale inondazione si estende per molte e grosse ramificazioni sopra terre prima asciutte , formando presso il polo nord laghi molto estesi , che la carta nostra designa sotto i nomi di Mare Acidalio e di Lago Iperboreo . Da tal regione inondata si diramano grosse strisce oscure , rappresentanti al nostro sguardo altrettante larghe correnti , per le quali le nevi liquefatte ritornano , o tendono almeno a ritornare verso la loro sede naturale che sta nell ' altro emisfero , cioè verso le bassure australi occupate dall ' Oceano . Riflettiamo ora , che la neve è il prodotto di una distillazione atmosferica , nella quale l ' acqua si riduce alla purezza quasi completa . Se ciò non fosse , l ' evaporazione dei nostri mari condurrebbe alla formazione di pioggie d ' acqua salata , e di nevi salate ; dove tutti sanno , che l ' acqua piovana caduta a traverso di una atmosfera non inquinata è acqua quasi assolutamente pura , come assolutamente pura o quasi è l ' acqua delle nostre nevi . Adunque la grande inondazione boreale di Marte , risultando dallo scioglimento di nevi cadute in terreno prima asciutto , e non essendo mescolata alle acque di un Oceano , sarà libera da quei sali e da quelle mescolanze , da cui non si può dubitare che sia inquinato l ' Oceano australe del pianeta . Ne possiamo concludere , che se nelle parti asciutte o continentali della superficie di Marte vi è vita organica , gli è esclusivamente o quasi esclusivamente allo sciogliersi delle nevi boreali che deve la sua esistenza : gli è dalla giusta e opportuna ripartizione delle acque venenti dal polo nord , che dipende il suo progresso e il suo sviluppo . E se in Marte esiste una popolazione di esseri ragionevoli capace di vincere la Natura e di costringerla a servire ai propri intenti , la regolata distribuzione di quelle acque sopra le regioni atte a coltura deve costituire il problema principale e la continua preoccupazione degli ingegneri e degli statisti . III . Fino a questo punto abbiam potuto arrivare , combinando il risultato delle osservazioni telescopiche con probabili deduzioni tratte da principi conosciuti della Fisica , e da plausibili analogie . Concediamo ora alla fantasia un più libero volo ; sempre appoggiati , per quanto è concesso , al fondamento sicuro dell ' osservazione e del ragionamento , tentiamo di renderci conto del modo , con cui sarebbe possibile in Marte l ' esistenza e lo sviluppo di una popolazione d ' esseri intelligenti , dotati di qualità e soggetti a necessità non troppo diverse dalle nostre : e sotto quali condizioni si potrebbe ammettere , che i fenomeni dei così detti canali e delle loro geminazioni possano rappresentare il lavoro di una simil popolazione . Ciò che diremo non avrà il valore di un risultato scientifico , ed anzi confinerà in parte col romanzo . Ma le probabilità a cui per tal modo arriveremo non saranno minori che per tanti altri romanzi più audaci e meno innocui , che sotto il sacro nome di scienza si stampano nei libri e si predicano nelle assemblee e nelle Università . Comparando il globo della Terra con quello di Marte sotto il rispetto della loro costituzione meteorologica ed idrografica , subito ci appare manifesto , dalle cose dette di sopra , quanto il primo dei due sia meglio disposto per accogliere la vita organica e per favorirne lo sviluppo nelle sue forme superiori . Ai fortunati terricoli l ' acqua fecondatrice è distribuita gratuitamente dalla periodica e regolare operazione del gran meccanismo atmosferico . Piove sui nostri campi senza alcun nostro merito : per noi , senza alcuna nostra fatica si condensa sulle montagne il liquido prezioso , che per mezzo dei ruscelli e dei fiumi può in molti modi esser rivolto a nostro vantaggio , coll ' irrigazione , colla navigazione interna , colle macchine idrauliche : e senza di questo dono , che sarebbe il genere umano ? Assai più dure condizioni di esistenza ha fatto la Natura ai poveri Marziali . Dove rare sono le nuvole e mille le pioggie , ivi mancano certamente le fonti ed i corsi d ' acqua ( ) . Tutto per loro sembra dipendere , come già si è accennato , dalla grande inondazione prodotta nello sciogliersi delle nevi polari boreali . La loro conservazione o la loro prosperità richiede ad ogni costo , che siano arrestate nella maggior quantità possibile , e trattenute per tutto il tempo necessario quelle acque , prima che vadano a perdersi nel mare australe ; che se ne approfitti nel modo più efficace alla coltura di aree abbastanza vaste per assicurare durante un intero anno Marziale ( 23 mesi nostri ) l ' esistenza di tutto ciò che vive sul pianeta . Problema forse non tanto facile e non tanto semplice ! perchè la somma di acqua disponibile è al più quella che hanno formato le nevi boreali d ' una sola invernata ; quantità certamente assai grande , la quale però , ripartita sopra tutti i continenti , potrebbe presto diventare insufficiente , anche non tenendo conto delle perdite inevitabili per evaporazione , filtrazione , errori di distribuzione , ecc . Bastan questi riflessi a persuaderci , che le molte strisce oscure , onde il pianeta è solcato per ogni verso , larghe talvolta quanto il Mar Adriatico od il Mar Rosso e quasi sempre assai più lunghe , non possono , malgrado il nome da noi loro assegnato di canali , rappresentare nella loro vera larghezza arterie di deflusso delle acque boreali . Se tali fossero , basterebbero a dar passo in poche ore a tutta quanta la grande inondazione . Non solo le acque non potrebbero esser impiegate a colture che richiedessero la durata di alcuni mesi , ma giungerebbero al mare e vi si perderebbero prima che un vantaggio qualunque se ne potesse trarre . Certo per le vie segnate da quelle strisce ha luogo un deflusso , ma non tutte intiere quelle strisce servono al deflusso . La loro larghezza è per tale scopo eccessiva , nè a questo scopo corrisponde bene il loro variabile aspetto , e la loro geminazione . Ciò che noi vediamo là , o che finora abbiam chiamati canali , non sono larghissimi corsi d ' acqua , come da alcuno fu creduto . L ' ipotesi più plausibile è quella di considerarle come zone di vegetazione , estese a destra e a sinistra dei veri canali , i quali esistono sì lungo le medesime linee , ma non sono abbastanza larghi da poter esser veduti dalla Terra ( ) . Queste zone di vegetazione facilmente si distaccano sulle circostanti regioni del pianeta per un colore più cupo , dovuto , com ' è da credere , al fatto stesso dell ' inaffiatura ( si sa che il terreno bagnato è di color più oscuro che l ' asciutto e disseccato dal sole ) e anche in parte senza dubbio alla presenza stessa della vegetazione ; mentre per le aree aride e condannate a perpetua sterilità rimane invariato il color giallo uniforme che predomina su tutti i continenti . Questo colore dobbiamo d ' or innanzi considerare come rappresentante il deserto puro ed assoluto ; e pur troppo si può far stima , che i nove decimi della superficie continentale di Marte ad esso appartengano . Proseguendo nelle nostre deduzioni arriveremo a comprendere senza difficoltà , che , regnando in Marte il potere della gravità , quantunque in misura assai minore che sulla Terra ( ) , i liquidi diffusi alla superficie del pianeta tenderanno a scendere ai luoghi più bassi ; e che le zone oscure destinate alla vegetazione saranno più basse delle aree luminose circostanti , in cui l ' acqua non può penetrare . Quello pertanto che a noi appare sotto aspetto di striscia oscura , e che da tutti finora si è chiamato canale , sarà un grande avvallamento della superficie , esteso secondo la linea retta o secondo il circolo massimo , sopra larghezze e lunghezze comparabili a quelle del Mar Rosso . D ' or innanzi daremo ad esso il nome più proprio di valle . La larghezza di una tal valle è in tutti i casi presso che uniforme , e tale dobbiamo credere ne sia pure la profondità , che diverse ragioni c ' inducono a credere molto piccola , e certamente poi molte volte minore della larghezza . L ' osservazione ci accerta che una tal valle fa sempre capo co ' suoi estremi o ad un mare , o ad un lago , o ad un ' altra valle consimile . E poichè il color oscuro , effetto della vegetazione e dell ' irrigazione , ne occupa tutta l ' apparente larghezza , dobbiamo ritenere , che i due pendii laterali siano accessibili alle acque tanto bene quanto il fondo . Quale poi sia stata l ' origine di tali valli così numerose ed intrecciate , come si vede sulla carta , non è ora opportuno discutere ; però l ' enorme loro larghezza non ci dà confidenza di soscrivere all ' opinione di coloro , che le credono prodotto di uno scavo artificiale . La mente nostra non è avvezza a concepire tali grandiose opere come effetto di potenze comparabili a quella dell ' uomo . Quando però dalla considerazione generale di questi fatti si scende allo studio minuto dei loro particolari , e sopratutto si ferma l ' attenzione sopra le misteriose geminazioni e sulla straordinaria regolarità di forma ch ' esse presentano , l ' idea che qualche parte almeno secondaria vi possa avere una razza di esseri intelligenti non può esser considerata come intieramente assurda . Anzi , al punto in cui siamo giunti , e data la verità delle cose sin qui esposte , tale supposizione perde quel carattere d ' audacia che ci spaventava da principio , e diventa quasi una conseguenza necessaria . Poniamo infatti per un momento , che lassù tutto si faccia per conseguenza cieca di leggi fisiche , senza intervento alcuno di mente direttiva . Le nevi del polo boreale , a misura che saranno disciolte , correranno all ' Oceano seguendo le ampie valli , che loro offrono la strada più facile . Se il fondo delle valli è concavo ( come nella maggior parte delle nostre ) , l ' acqua vi si riunirà in una corrente di larghezza molto limitata , e non potrà occupare i pendii laterali , nè produrre sopra di essi l ' innaffiamento e le vegetazioni che soli possono renderli a noi visibili . Il corso d ' acqua o canale esisterà , ma difficilmente prenderà tale ampiezza.da rendersi sensibile al telescopio . Insomma noi non ne vedremmo nulla . Perchè l ' acqua e la vegetazione potessero espandersi sopra larghezze di 100 e 200 chilometri , bisognerebbe che il fondo della valle fosse piano e quasi assolutamente uniforme . Avremo allora qualche cosa di simile ad un vasto impaludamento , nel quale potrebbero ottimamente svolgersi una flora ed una fauna somiglianti a quelle della nostra epoca carbonifera . Con tali ipotesi è possibile renderci conto delle strisce oscure semplici ; rimane però inesplicato il fenomeno della loro temporanea geminazione . Non si riesce a comprendere perchè in una medesima valle l ' innaffiamento e la vegetazione si faccian talvolta sopra una linea unica , tal ' altra invece si dividano sopra due linee parallele di larghezza e d ' intervallo non sempre eguale in ogni tempo , tra le quali resta uno spazio infecondo o almeno non irrigato . Qui la supposizione di un intervento intelligente è più che mai indicata . E il modo di questo intervento dev ' esser determinato dalle condizioni particolari fatte dalla natura ai supposti abitatori del pianeta . Ora prego il lettore di considerare l ' annessa figura , nella quale si è inteso di rappresentare il taglio o sezione traversale di una delle larghe valli di Marte . In A A sono le sponde della valle , in B il suo fondo . Se al giungere delle inondazioni s ' immettesse l ' acqua nella valle senza altro apparato , essa si raccoglierebbe tutta al fondo sotto forma di un gran fiume in quantità probabilmente eccessiva , mentre i pendii laterali rimarrebbero asciutti . Per dare a tutta la valle la irrigazione necessaria così in quantità come in durata , i nostri ingegneri avrebbero scavato ( e così dobbiam supporre abbiano fatto anche gl ' ingegneri di Marte ) a diverse altezze sui due pendii una serie di canali paralleli fra loro e paralleli alle sponde della valle ; canali di dimensioni comparabili alla nostra Muzza , al Canale Cavour , al gran Canale del Gange ( ) . Simili canali , di cui non è necessario qui precisare il numero , sono rappresentati sulla figura dallo incavature segnate colle lettere m , n , p ... Fra due canali contigui il terreno segue il pendio naturale verso l ' asse della valle , in modo che l ' acqua da un canale più alto ( come quello segnato m ) possa arrivare a quello che gli sta sotto ( come quello segnato n ) espandendosi gradatamente su tutta la zona coltivata intermedia m n . I due canali più bassi serviranno ad irrigare la zona più bassa di coltivazione , che occupa il fondo della valle . All ' estremità boreale di questa stanno i robusti argini , che trattengono entro i dovuti limiti , e fino al tempo opportuno , le acque della grande inondazione ; ivi si chiudono e si aprono le porte d ' afflusso : mentre per l ' estremità australe e più bassa accadrà l ' uscita delle acque residue , che vanno a raccogliersi nell ' Oceano australe . Già si è accennato , che la copia d ' acque provenienti dalle nevi di una sola invernata sembra piuttosto inferiore che superiore ai bisogni dell ' irrigazione ; la poca area delle superficie coltivate in confronto colle deserte favorisce questa conclusione . L ' apertura dei canali e l ' immissione delle acque nelle campagne di una data valle non si potranno quindi fare a caso , ma dovranno succedersi con certa regola , onde tutte le zone , anche le più alte , possano ricevere il fluido benefico e conservarlo per tanto tempo , quanto ne richiede il ciclo vegetativo delle colture adottate . Male si provvederebbe a questo , se , per esempio , prima che la grande inondazione sia giunta al colmo , si cominciasse a consumar l ' acqua per uso delle zone più basse : perchè in tal modo potrebbe avvenire che l ' inondazione non raggiungesse il livello necessario per irrigare le zone più alte . Queste ultime pertanto dovranno avere la precedenza in ogni caso . Così stando dunque disposte le cose ; essendo giunta l ' estate dell ' emisfero Nord , e la grande inondazione boreale essendo arrivata alla massima altezza ; il Gran Prefetto dell ' Agricoltura ordina che si apran le chiuse più alte , e che sia immessa l ' acqua nei due canali più elevati a destra e a sinistra della valle ( segnati colle lettere m m ' nella figura qui sopra ) . L ' irrigazione si estenderà sopra le due zone laterali più alte ( cioè mn m ' n ' ) ; la superficie della valle cambierà colore in queste due zone , l ' abitante della Terra vedrà due strisce parallele colorate , cioè una geminazione . Trascorso il tempo sufficiente per assicurare il completo ciclo vegetativo in quelle due prime zone , e la grande inondazione boreale essendo già in sul decrescere , si aprono le chiuse conducenti a due canali più bassi n n ' , i quali frattanto avranno ricevuto anche i residui delle due zone già irrigate . Così sarà aperta alle acque la via per fecondare due altre zone fra loro parallele , np n ' p ' le quali a loro volta diventeranno visibili all ' osservatore terrestre . A quest ' ultimo la geminazione sembrerà or composta di due linee più larghe , l ' una proveniente dall ' insieme delle due zone irrigate di destra , l ' altra dall ' insieme delle due zone irrigate di sinistra . Ma col cessare della vegetazione nelle zone più alte , mn m ' n ' , queste riprenderanno il loro colore primitivo , e cesseranno d ' esser visibili ; onde a un dato momento nel telescopio non si vedranno che le sole zone np n ' p ' più interne ; la geminazione sarà di nuovo composta di due linee sottili , ma l ' intervallo fra queste sarà minore di quanto fosse in principio , quando erano irrigate le sole zone mn m ' n ' . Così di grado in grado , abbassandosi le acque della grande inondazione , si passerà ad irrigare zone sempre più basse ; da ultimo , esaurite ormai quelle acque , se ne profitterà per immetterle nella zona che forma il fondo della valle , cioè nell ' intervallo rappresentato con pp ' . Allo spettatore terrestre apparirà una striscia sola ; la geminazione avrà cessato di esistere . E quando il ciclo vegetativo sarà compiuto su tutte le zone della valle , allora soltanto si potranno aprire le porte inferiori per lasciare l ' uscita alle acque residue , non senza prima aver riempito i vasti serbatoi necessari all ' uso quotidiano di quegli abitanti , e alla coltura dei giardini durante l ' intervallo della lunga siccità . Dell ' irrigazione avvenuta non rimarrà che qualche traccia accidentale , il terreno ritornerà arido , e l ' osservatore terrestre o non vedrà più affatto la valle , o appena ne discernerà qualche lieve indizio . Questo piano d ' operazioni , che io ho descritto qui per fissare le idee su di un caso concreto , non sarà probabilmente il solo ad esser praticato . Non è necessario che l ' ordine d ' irrigazione delle successive zone sia sempre ed ovunque così completo e così regolare . Se , per esempio per le colture di Marte fosse necessaria la pratica del maggese , qualche zona dovrebbe esser lasciata senza irrigazione . A norma poi delle diverse specie di coltura dovendo l ' irrigazione esser più lunga o più breve , non si avrà sempre la completa simmetria sui due pendii della valle ; ma potrà tale irrigazione esser più estesa e più durevole or da una parte or dall ' altra , od anche da una parte mancar totalmente . E sul fondo della valle , che sarebbe il luogo più opportuno per boschi , si cercherebbe di mantenere l ' umidità per il tempo più lungo che sia possibile . Così potrebbe anche nascere una zona permanente di vegetazione , sempre più o meno osservabile dai telescopi terrestri . In tal modo senza supporre cose miracolose e senza vagare all ' impazzata nei campi dell ' ignoto , con sobrio uso d ' analogie e con plausibili deduzioni , possiamo spiegarci non solo la varia lunghezza e il vario aspetto sotto cui ci appaiono i così detti canali , cioè le valli coltivate di Marte ; ma ancora dalle necessità pratiche della vita degl ' ipotetici suoi abitanti possiamo dedurre e l ' esistenza delle geminazioni , e la varia larghezza delle linee che le compongono , le mutazioni del loro intervallo . E si riesce a comprendere perchè le strisce , dette canali , qualche volta sembrano portarsi più verso destra , e qualche altra volta più verso sinistra , sempre conservando il medesimo orientamento . Ammesse le linee principali del nostro quadro , non sarà difficile il compierlo nei particolari , e disegnare coll ' immaginazione i grandiosi argini necessari per contenere nei giusti limiti l ' inondazione boreale ; i laghi o serbatoi secondari di distribuzione , necessari per dare le acque a quelle valli , che non fanno capo direttamente a quella inondazione ; le opere occorrenti per regolare la distribuzione secondo il tempo e secondo il luogo ; i canali di primo , secondo , terzo ... ordine destinati a condurre le acque su tutto il terreno irrigabile ; i numerosi opifici , a cui le acque potranno dar moto nel loro scendere dai ciglioni laterali della valle al fondo della medesima . Marte dev ' esser certamente il paradiso degli idraulici ! E passando ad un ordine più elevato d ' idee , interessante sarà ricercare qual forma d ' ordinamento sociale sia più conveniente ad un tale stato di cose , quale abbiamo descritto ; se l ' intreccio , anzi la comunità d ' interessi , onde son fra loro inevitabilmente legati gli abitanti d ' ogni valle , non rendano qui assai più pratica e più opportuna , che sulla Terra non sia , l ' istituzione del socialismo collettivo , formando di ciascuna valle e dei suoi abitanti qualche cosa di simile ad un colossale falanstero , per cui Marte potrebbe diventare anche il paradiso dei socialisti . Bello altresì sarà indagare , se sia meglio ordinar politicamente il pianeta in una gran federazione , di cui ogni valle costituisca uno stato indipendente , oppure se forse , a reggere quel grande organismo idraulico da cui dipende la vita di tutti , e a conciliare le diverse necessità delle diverse valli , non sia forse più opportuna la monarchia universale di Dante . Ed ancora si potrà discutere , a quale rigorosa logica dovrà essere subordinata la legislazione destinata a regolare un così grandioso , vario e complicato complesso d ' affari : quali progressi debbano aver fatto colà la Matematica , la Meteorologia , la Fisica , l ' Idraulica e l ' arte delle costruzioni , per arrivare alla soluzione dei problemi estremamente difficili e varii , che si presentano ad ogni tratto . Qual singolare disciplina , concordia , osservanza dello leggi e dei diritti altrui debba regnare sopra un pianeta , dove la salute di ciascuno è così intimamente legata alla salute di tutti ; dove son certamente sconosciuti i dissidii internazionali e le guerre : dove quella somma ingente di studio e di lavoro e di mezzi , che i pazzi abitanti d ' un altro globo vicino consumano nel nuocersi reciprocamente , è tutta rivolta a combattere il comune nemico , cioè le difficoltà che l ' avara Natura oppone ad ogni passo . Di tutto questo , o caro lettore , lascio a te l ' ulteriore considerazione . Io scendo dall ' Ippogrifo ; tu , se ti aggrada , puoi continuare la volata . Messo t ' ho innanzi , omai per te ti ciba . G . SCHIAPARELLI . GIOVANNI V . SCHIAPARELLI IL PIANETA MARTE Estratto dalla rivista Natura ed Arte , Anno XIX , n ° 1,1° dicembre 1909 Come suol fare a periodi alternati ora di 15 anni , ora di 17 anni , il pianeta Marte nell ' autunno scorso passò ad una delle sue minori distanze da noi , avvicinandosi alla Terra fino a 47 milioni di chilometri , ed apparve luminoso e magnifico più che mai non sia stato dal 1877 a questa parto . A quella distanza , il globo di Marte , di cui il diametro arriva a circa 7600 chilometri , sottendeva nell ' occhio dell ' osservatore terrestre un angolo di 25 " . Sopra un tal globo ed a tale distanza si possono discernere , con telescopi di sufficiente potenza , le configurazioni topografiche del pianeta con un grado di minutezza e di precisione di cui si può avere un ' idea dai qui annessi disegni . E reciprocamente , ad uno spettatore collocato in Marte non riuscirebbe troppo difficile distinguere sulla Terra particolarità del medesimo ordine di grandezza . L ' esperienza dimostra , che con un istrumento di dimensioni affatto comuni , munito di una lente obbiettiva di 20 centimetri di diametro , una macchia luminosa su fondo oscuro ( od oscura su fondo luminoso ) si può distinguere senza troppa difficoltà in Marte alla sopradetta distanza di 47 milioni di chilometri , quando ad un discreto contrasto di colore essa congiunga un diametro reale uguale a 1/50 del diametro del pianeta , cioè a 153 chilometri . Epperciò , usando sufficiente diligenza , si potranno scoprire in Marte , con un obbiettivo della detta dimensione , tutte le isole non minori della Sicilia e tutti i laghi non minori del Ladoga , isole come l ' Islanda e Ceylan ; laghi come quello di Aral ed il Victoria Nyanza devono esser molto cospicui . Similmente una striscia luminosa su fondo più oscuro , secondo le fatte esperienze , dovrebbe essere ancora visibile quando la sua larghezza non fosso minore di 1/100 del diametro di Marte , cioè di 80 chilometri o giù di lì . Quindi lingue di Terra od isole oblunghe come la Jutlandia e Cuba e l ' istmo centrale Americano ; stretti di mare e laghi oblunghi come il Tanganyika , il Nyassa od il Mar Vermiglio di California dovrebbero esser visibili da un ipotetico abitante di Marte , che vi ponesse molta attenzione . Facilissimi dovrebbero essere per lui oggetti come l ' Italia , l ' Adriatico , il Mar Rosso , Sumatra e Nippon . Tali sono press ' a poco i limiti a cui può arrivare la visione dei particolari di Marte esaminato con una lente obbiettiva di 20 centimetri in quelle occasioni , in cui si trova alla minor possibile sua distanza da noi . Negli ultimi tempi tuttavia gli ottici hanno imparato a costruire lenti obbiettive di molto maggior potenza così per riguardo alla amplificazione , come per riguardo alla precisione delle immagini ; quindi i limiti sovra accennati sono stati spesso oltrepassati , malgrado che le difficoltà di esatta costruzione crescano in misura assai maggiore che le dimensioni di questi telescopi giganti . La superficie di Marte presenta un insieme di macchie diversamente colorate , che costituiscono un sistema topografico sotto certi rispetti analogo a ciò che si vede sulla terra , sotto altri invece molto differente . Marte ruota intorno ad un asse come la Terra , ed ai due poli si veggono per lo più brillare di luce vivissima due macchie bianche , le quali presentano vicende periodiche di grandezza , e alternamente crescono e diminuiscono secondo il ciclo delle stagioni , che per Marte è di 687 giorni , mentre per noi è un poco più di 365 . Appena si può dubitare che tali macchie bianche polari siano immense estensioni di nevi o di ghiacci . Non sono esse da confondere con altre macchie di candore per lo più meno puro e meno intenso , che talvolta appajono qua e là in tutte le latitudini , prediligendo anche certe regioni della superficie , e che sono state interpretato talvolta come nuvole , o strati di nebbia o condensazioni simili alla nostra brina ; si vedono or qua or là senza regola manifesta , e coprono talora vastissime estensioni . Fuori di queste regioni bianche o biancastre la superficie del pianeta non è tutta di colore uniforme ; nella maggior parte dei luoghi il fondo è formato da diverse gradazioni di rosso chiaro , o di aranciato o di giallo . Quello che rimane è occupato da vere macchie , in cui dominano colori di un tipo più scuro , diversi in diversa località , con intensità differente . Prevalgono il grigio , il bruno , qualche volta il nero , ma solo sopra linee o strisce di poca ampiezza . Spesso le aree coperte da colori differenti sono divise da una netta linea di separazione ; ma non di raro accade che dall ' un colore all ' altro v ' è un passaggio graduale , quello che si dice una sfumatura . Tutto l ' insieme dà l ' idea di un magnifico e ricco musaico di gemme sparse su fondo d ' oro diversamente ombreggiato , che nessun pittore fino ad oggi ha saputo rappresentare nemmeno con lontana approssimazione . Le immagini di Marte che gli astronomi disegnano il meglio che sanno stando ai loro telescopi , oltre all ' imitazione quasi sempre molto imperfetta della linea , per difficoltà che qui sarebbe lungo e inutile descrivere , non danno alcuna esatta idea dei colori . Ciò che si stampa nei libri sono figure assai imperfette , per lo più assai lontane dal vero , e trattate in semplice chiaroscuro : da esse altro non si può ricavare che un ' idea approssimata della grandezza e della disposizione delle macchie più salienti , senza che dei colori si possa dedurne alcuna notizia . Nè bisogna immaginarsi di veder sempre in Marte le medesime cose ; e che , messo il pianeta nel campo telescopico , ad altro non si debba pensare , che a far un ritratto somigliante più o meno a quello che si vede nel suo dischetto . Appena cominciato il suo lavoro , l ' osservatore si avvede ben presto che le macchie , le linee e tutto il resto vanno cambiando d ' aspetto lentamente , ma pur in modo sensibile in capo ad una mezz ' ora ; la scena dopo tre o quattro ore si trova intieramente diversa , nuove cose compajono mentre gli oggetti di prima o sono scomparsi , oppure se ancora si vedono , sono talmente cambiati di posto , e deformati nel loro contorno , da esser appena riconoscibili . Questa è una conseguenza della rotazione di Marte intorno al suo asse , la quale si compie in 24 ore e 40 minuti : ed è facile vedere quale imbarazzo nasca da questo fatto a chi debba rappresentare tante particolarità a misura d ' occhio . Considerando le cose in massa , si distinguono nella superficie di Marte le regioni di color più chiaro , le quali sono anche le più luminose ; ad esse , in conformità di ciò che si usa anche per la Luna , si suole dare la qualificazione di terre o di continenti , mentre alle parti ombreggiate con tinte più oscure si assegna il nome , egualmente convenzionale , di mari e di laghi . Questi nomi non servono che per uso di classificazione non interamente rigorosa , essendovi ( oltre alle bianche calotte polari ) alcune regioni di carattere intermedio . Vi sono anche regioni di colore variabile , che sembrano appartenere ora all ' una ora all ' altra classe secondo la direzione in cui il Sole le illumina , o secondo la direzione in cui son vedute dall ' osservatore , in dipendenza di cause per adesso ancora sconosciute . Tali variazioni possono farsi entro limiti estesissimi , che dal bianco puro possono andare sino al nero assoluto , passando per gradazioni diverse di rosso , di giallo , di grigio e di bruno . Di tali vicende alcune si ripetono ad ogni rotazione del pianeta con una certa regolarità , altre hanno un andamento parallelo alla stagione che domina nella località considerata del pianeta . Il quale è soggetto alle stesse varietà di riscaldamento e d ' illuminazione che ha luogo nelle diverse regioni della Terra . Alcune di tali vicende d ' aspetto sono in diretta connessione collo stato meteorologico e termico , ed è possibile che vi si rendano in qualche modo visibili a noi i diversi stadi di un ciclo vegetativo , secondo un ' ipotesi abbastanza probabile , studiata e propugnata principalmente dall ' astronomo americano Lowell . Ma l ' osservazione prolungata per molti anni ha fatto riconoscere un ' altra classe di fenomeni che non sembrano dipendere dal periodo delle stagioni , e potrebbero anche essere irregolari . In certe località un dato aspetto di cose che sembrava permanente , viene a mutarsi d ' un tratto per intervalli , dà luogo ad altre combinazioni , che scompajono alla loro volta , per dar luogo ad un rinnovamento più o meno esatto del primitivo stato di cose ; tutto questo saltuariamente ed in modo che si potrebbe dire accidentale . La carta annessa può dare un ' idea approssimata del modo con cui sono distribuite le macchie principali di Marte e la loro disposizione rispetto ai poli ed all ' equatore del pianeta . Essa è divisa in due emisferi al modo dei mappamondi ordinari , in maniera però da collocare in alto il polo australe ed in basso il polo boreale ; ciò per render più facile la comparazione con quello che si vede nel telescopio astronomico . In questo , infatti , che rovescia le immagini degli oggetti , suole il polo nord apparire nelle parti inferiori del disco , e il polo sud nelle parti superiori ( ) . La figura è di carattere schematico , come accade nelle nostre carte geografiche ; essa non ha per iscopo di dare una pittura imitante l ' aspetto del pianeta come se si volesse farne un ritratto , ma serve soltanto a facilitarne l ' esposizione descrittiva . Astraendo dalle regioni polari , le quali sono sempre o quasi sempre occupate dal bianco polare , si vede subito che le aree più o meno ombreggiate , dette mari , occupano forse un terzo della superficie intiera di Marte , e sono divise in due parti o gruppi molto disuguali . In basso abbiamo il Mar Boreo , che circonda quasi da ogni parte il polo nord , e da una parte si avvicina all ' equatore fin quasi al parallelo 40° . In alto abbiamo il Mare Australe che è molto più vasto e spinge entro le aree continentali una gran quantità di ramificazioni denominate sulla carta coi nomi di Gran Sirte , Mare Eritreo , Golfo delle Perle , Mare Cimmerio , Mare Tirreno , Lago del Sole , ecc . Fra quei due mari Boreo ed Australe si stende la zona continentale , sparsa qua e là di linee e di macchie più oscure . Entro i due grandi mari poi sono sparse regioni che si mostrano come grandi isole o penisole , quali Hesperia , Atlantis , Hellas , Argyre , Baltià , Nerigos , colorate in giallo per lo più , ma non in modo permanente ; talora impallidiscono , ed anche si oscurano e prendono il colore grigiastro o bruno delle macchie propriamente dette ; solo mostrano questo colore con minor intensità . Già verso la metà del secolo passato molti particolari di questa topografia areografica erano stati esplorati o disegnati da abili osservatori , quali Secchi , Dawes , Kaiser , Maedler , Lockyer , ed alcuno di essi aveva anche intraveduto qua e là curiose configurazioni di macchiette o di linee : ma non erano riusciti ad afferrarne con evidenza la forma . Soltanto nel 1877 , trovandosi il pianeta in una delle sue maggiori vicinanze alla Terra ( in posizione poco diversa da quella occupata nell ' autunno ora decorso ) , si ebbe l ' opportunità di studiare in buone condizioni e con maggior successo quei particolari prima confusamente intraveduti e di convincersi che tutta la superficie di Marte , ma più specialmente le aree luminose continentali , sono occupate da un reticolato di linee sottili , formanti una specie di triangolazione o di poligonazione , come si può vedere nella carta qui annessa . Queste linee sono tracciate sulla superficie del pianeta o forse entro la sua atmosfera ; ognuna d ' esse corre per lunghissimi tratti , serbando per lo più una direzione costante senza angoli nè curvature violente , formando anzi ( rigorosamente o almeno prossimamente ) sul globo di Marte ciò che i geometri chiamano un circolo massimo . Il loro corso appare continuo , senza lacune apprezzabili alla visione telescopica , e si estende da pochi gradi ( un grado di Marte equivale press ' a poco a 60 dei nostri chilometri ) , fino ad occupare talvolta in lunghezza un terzo od un quarto della circonferenza totale del pianeta ( la quale è di 21.600 chilometri ) . La larghezza è molto varia ; per alcuni giunge a 100 o 200 chilometri , altri ad alcune decine di chilometri , per alcuni più sottili e più difficili a vedere la larghezza non supera che alcune unità della stessa misura . Perciò assai diversa è la facilità con cui si possono riconoscere e figurare con disegno ; e bisogna aggiungere , che questa facilità è molto variabile secondo il tempo e sembra dipendere in molti casi dalla stagione che domina lungo il loro corso . Spesso si vede qualcuno di essi traversare una delle nevi polari , formando una traccia nerissima , che ha tutto l ' aspetto di una spaccatura di esse nevi . Queste linee sono i così detti canali di Marte , così denominati per pura convenzione analoga a quella per cui alle grandi macchie si è dato il nome di mari e di continenti . Ma della loro natura finora poco o niente si è potuto accertare . Il nome di canali però e la regolarità loro apparente ha indotto molti uomini di calda fantasia a ravvisare in essi opere artificiali gigantesche di esseri intelligenti ; ipotesi questa che per ora non è ancora stato possibile dimostrare che sia vera o falsa . Gli spiriti scettici hanno poi facilmente troncato la questione , negando a queste formazioni ogni esistenza obbiettiva , e dichiarandole come fantasmi creati dall ' immaginazione sulla base di visione confusa ed imperfetta . Quando un canale è collocato in modo da attraversare il disco di Marte nel suo centro , appare come una linea retta formante un diametro . Ma girando il pianeta intorno al suo asse , in capo ad una o più ore , il canale si presenta in prospettiva molto diversa , e s ' incurva tanto più fortemente in apparenza , quanto più è distante dal centro . Queste variazioni di forma e di curvatura apparente si possono spiegare esattamente secondo lo regole della prospettiva facendo l ' ipotesi , che i canali siano aderenti alla superficie del pianeta , o almeno pochissimo distanti ; la concordanza è tale , che di quell ' ipotesi nessuno può dubitare . Questo fatto , che è stato verificato centinaja e migliaja di volte , basta da solo a dissipare qualunque dubbio potesse nascere intorno alla realtà dei canali , e non lascia luogo a parlar d ' illusioni ottiche . Tutti i canali hanno la proprietà di correre da un mare ad un altro , o dal mare ad un lago o fra due laghi , o finalmente da un canale ad un altro . Non si ha esempio di un canale , di cui un ' estremità sia libera e termini isolata nello spazio continentale che la circonda , senza connettersi da qualche parte con un mare , o con un lago , o con un canale o con un gruppo d ' intersezione di più canali . Anzi tutte lo estremità dei canali là dove terminano in uno dei mari o dei laghi , sogliono esser molto ben definite e spesso sono segnate da una macchia oscura , che in molti casi presenta l ' aspetto di una larga foce in forma di tromba , per cui l ' ipotetico canale potrebbe dirsi sboccare nell ' ipotetico mare vicino , o nell ' ipotetico lago vicino . E similmente quando due canali s ' incontrano , spesso nella loro intersezione si vede una piccola macchia oscura , per lo più di aspetto rotondeggiante e di diametro non molto superiore alla larghezza dei canali medesimi . Simili macchiette sono denominate fonti , per analogia col resto della nomenclatura . Il loro numero è assai variabile , in alcuni anni se ne videro non più di due o tre , in altri anni più decine e sembrano trovarsi frequenti in certe regioni del pianeta a preferenza di certe altre . Nel 1907 la fotografia ne ha rivelato un gran numero di nuovi , mentre altri prima evidenti cessarono di esser visibili . Quando un canale ne incontra parecchi altri , avviene qualche volta che nelle sue intersezioni con questi si vedono lungh ' esso allineati molti di questi punti oscuri , i quali formano una serie bene ordinata , come perle infilzate in un filo . È da credere , che tutte queste fonti o piccole macchie rotondeggianti siano ciascuna il risultato dell ' incontro di due canali ; ma ciò non risulta con evidenza dall ' osservazione , essendo frequenti i casi in cui essi appajono isolati affatto nel mezzo dei continenti senza alcuna connessione . Ma è probabile che la connessione esista e si faccia per canali troppo sottili per esser veduti coi nostri attuali telescopi . In parecchi luoghi della superficie dei continenti , i canali s ' incontrano tre o quattro o più insieme formando piccolo poligonazioni e dando luogo ad un insieme di macchie più complicate . Nascono allora macchie oscure per lo più irregolari del diametro di più centinaja di chilometri , e si vedono sulla carta designati con nomi speciali , come Lago del Sole , Trivio di Caronte , Propontide , ecc . Sono di forma più o meno regolare , secondo che i canali da cui sono formati concorrono più o meno esattamente in un medesimo punto . Questi laghi sono anch ' essi molto variabili di colore , di forma e di estensione ; talvolta scompajono affatto , o si dividono in più parti , e presentano fenomeni singolarissimi . Ma riguardo ai canali e ai laghi il fenomeno più generale e più notabile , e che nel mondo degli scettici ha provocato il maggiore scandalo è quello assai frequente del loro sdoppiarsi , quando formano ciò che si chiama geminazione . Un canale che prima appariva come linea schiettamente semplice , d ' un tratto si trasforma in un sistema di due linee , quasi sempre uguali e parallele fra di loro . L ' intervallo fra le due linee è diverso da un caso all ' altro , come pure la sua proporzione alla grossezza delle linee stesse . Anche queste geminazioni sono variabili col tempo . Non solo sembra esser diverso in diversi tempi l ' intervallo fra le due linee , ma la visibilità di essa è soggetta a vicende , di cui non è ancora stato possibile scoprire la norma . Talvolta una linea diventa più debole dell ' altra e finisce per sparire , l ' altra rimanendo immutata e visibile come canale isolato . I fenomeni che accompagnano la formazione delle geminazioni non si sono ancora potuti completamente studiare ; ma la durata del processo non è mai molto lunga ; le geminazioni compajono tali da un giorno all ' altro , durano qualche giorno o qualche settimana , poi si riducono di nuovo a canali semplici , od anche entrambi i loro canali scompajono affatto . La loro apparizione succede in diverse epoche con diversa frequenza ; talora mancano affatto o sono in piccol numero , in altre epoche il pianeta ne è quasi tutto occupato , ed in certe occasioni se ne son viste fino a 30 simultaneamente . Esse mancarono affatto nel 1877 : frequentissime invece si mostrarono nel 1882 , nel 1888 ed in altre epoche . Nell ' apparizione dell ' autunno passato ( per quanto risulta dalle notizie fino ad oggi pubblicate ) esse non sono mancate , ma non sembra fossero molto abbondanti . Un certo numero se ne trova pure nelle splendide fotografie di Marte , che il professor Lowell ottenne durante l ' apparizione del 1907 . Di tutti i svariati e complicati fenomeni di Marte quello delle geminazioni è il più singolare ed anche , a quanto sembra , il più difficile a interpretare . Ad esso correlativo , e quasi contrapposto è un altro , l ' apparizione e disparizione dei ponti . Sono striscie luminose , regolari , rettilinee ed uniformi , che di quando in quando compajono attraverso dei mari e dei laghi , formando di essi una separazione completa . Il più facile e più visibile di tutti è quello designato sulla carta col nome di Ponte di Achille , che rassomiglia ad un argine o una diga posta fra il Lago Niliaco e quella parte del Mar Boreo che è distinta col nome di Golfo Acidalio . Il Ponte d ' Achille è largo forse 200 chilometri e lungo poco meno di 1000 . È quasi permanente , ma talvolta si vede interrotto più o meno completamente , come è avvenuto nel 1888 . Un altro ponte divide in due parti quasi uguali il Lago del Sole , ma non è sempre visibile : esso è apparso nel 1890 ed ultimamente nel 1907 . Queste zone luminose in campo oscuro sembrano aver qualche relazione con le zone luminose , che nelle geminazioni separano l ' una dall ' altra le due linee oscure che costituiscono la geminazione . Lo studio di tutti questi enigmi è appena cominciato ; nulla ancora vi ha di certo sui principi a cui si dovrà appoggiare una razionale interpretazione dei medesimi . Tutto dipenderà dai progressi che farà nei prossimi anni la rappresentazione fotografica di Marte . La questione farà un gran passo quando si otterranno fotografie tali , che sopra di esso sia possibile prendere misure precise . Un altro passo importante è stato fatto dal signor Lowell , inaugurando lo studio spettroscopico dell ' atmosfera di Marte ( ) . Egli dimostrò che quest ' atmosfera comprende , fra i suoi componenti il vapor d ' acqua e l ' ossigeno . Con queste scoperte egli ha trovato un importante argomento in favore dell ' ipotesi da lui con molto ingegno e con gran copia di osservazioni sostenuta , che Marte sia pur sede della vita , come la Terra ; e che i fenomeni di variazione osservati sul pianeta sian dovuti principalmente alla vegetazione razionalmente governata da esseri intelligenti .